Narrativa ,
I
L
'
arrivo
del
"
Senegal
"
Alle
tre
,
quando
la
campana
annunziò
la
fine
della
lezione
,
il
professore
Domenico
Perez
non
lasciò
liberi
,
come
avrebbe
dovuto
,
i
suoi
discepoli
.
Spiegava
da
due
ore
un
atto
dell
'
Edipo
Re
e
non
voleva
interromperlo
.
Dominando
con
la
voce
ferma
e
severa
i
moti
d
'
impazienza
della
classe
,
andò
avanti
per
un
'
altra
diecina
di
minuti
,
sino
alla
fine
;
poi
pronunziò
la
frase
sacramentale
:
-
Basterà
per
oggi
.
Appena
uscito
nel
corridoio
,
in
compagnia
degli
alunni
più
diligenti
che
gli
rivolgevano
ancora
domande
intorno
alle
cose
udite
,
si
vide
accostare
da
Baldassare
,
il
bidello
.
-
Signor
professore
,
c
'
è
un
signore
che
lo
aspetta
.
-
Chi
è
?
-
Non
ha
detto
il
nome
...
Dice
che
è
venuto
da
Firenze
apposta
per
lei
.
-
Da
Firenze
?
...
Dov
'
è
?
-
L
'
ho
fatto
accomodare
nella
sala
di
convegno
...
Vi
è
rimasto
un
pezzo
a
dormire
,
sul
divano
!
...
Prima
di
sonare
la
campana
sono
andato
ad
avvertirlo
;
allora
è
sceso
giù
nel
cortile
!
...
Ha
un
'
aria
...
una
cert
'
aria
...
Perez
sorrise
vedendo
la
smorfia
con
la
quale
Baldassare
intendeva
esprimere
l
'
aria
dello
sconosciuto
,
e
s
'
affacciò
dal
ballatoio
.
Non
distinguendo
nessuno
in
mezzo
alla
folla
degli
scolari
sciamanti
giù
per
la
corte
,
discese
le
scale
;
sull
'
ultimo
ripiano
,
scorgendo
il
visitatore
che
pareva
appostato
per
attenderlo
al
varco
-
una
figura
alta
e
smilza
,
un
paio
di
gambe
lunghe
chiuse
in
calzoni
strettissimi
,
una
faccia
magra
tagliata
da
due
baffi
chiari
uncinati
-
esclamò
:
-
Bertini
!
...
Ma
come
?
Sei
tu
,
Lodovico
?
-
Sono
io
.
-
Senza
avvertirmi
?
...
Senza
scrivermi
una
parola
?
...
-
soggiunse
,
buttandogli
le
braccia
al
collo
e
baciandolo
con
grande
effusione
sulle
due
guance
.
-
Non
importa
;
grazie
egualmente
!
...
Che
piacere
!
...
Sai
che
non
ci
vediamo
da
Valsorrisa
?
...
Quant
'
è
?
Due
anni
!
...
Quando
sei
arrivato
?
-
Da
un
'
ora
.
-
E
sei
venuto
per
me
?
Che
bravo
!
Andiamo
via
!
Sono
libero
.
Sono
tutto
per
te
.
Quanto
ti
tratterrai
?
-
Riparto
stasera
.
-
Come
?
-
protestò
l
'
altro
,
fermandosi
,
tra
stupito
e
crucciato
,
sul
punto
di
varcare
il
portone
del
Liceo
.
-
Ma
niente
affatto
!
...
Dopo
due
anni
che
aspetto
questa
tua
visita
,
vieni
per
mezza
giornata
?
Che
dico
?
Per
qualche
ora
appena
!
-
Non
posso
fermarmi
di
più
.
-
Hai
da
fare
?
Che
hai
da
fare
?
Non
ammetto
pretesti
!
Ti
sequestro
.
Almeno
sino
a
domani
.
-
Ti
prego
non
insistere
.
Non
posso
.
Perez
gli
fermò
addosso
lo
sguardo
.
Nel
primo
momento
,
nella
sorpresa
del
riconoscimento
,
non
aveva
fatto
attenzione
all
'
aspetto
dell
'
amico
suo
;
ora
,
udendo
quella
risposta
proferita
brevemente
,
in
tono
che
non
ammetteva
replica
,
e
rammentando
le
parole
di
Baldassare
sullo
strano
atteggiamento
del
visitatore
,
scorgeva
realmente
qualche
cosa
d
'
insolito
in
lui
.
Magrissimo
era
sempre
stato
,
ma
d
'
una
magrezza
sana
,
ossea
e
nervosa
;
ora
il
suo
viso
lungo
ed
affilato
pareva
emaciato
come
dopo
una
malattia
;
le
tempie
,
dove
i
capelli
cominciavano
a
incanutire
,
eran
solcate
da
vene
inturgidite
;
gli
occhi
si
volgevano
intorno
esitanti
,
inquieti
,
quasi
sospettosi
;
anche
il
passo
era
malfermo
.
-
Sia
come
vuoi
,
-
concesse
Perez
,
tenendo
temporaneamente
per
sé
quelle
osservazioni
,
ma
proponendosi
di
cogliere
o
di
far
nascere
più
tardi
l
'
occasione
di
manifestarle
.
-
Vieni
a
casa
mia
?
-
Per
fare
?
-
Niente
!
Sono
libero
,
ti
ripeto
;
posso
dedicarti
tutto
il
pomeriggio
.
Dicevo
così
,
nel
caso
che
volessi
riposarti
.
Sei
all
'
albergo
?
-
No
,
ho
lasciato
la
valigia
alla
stazione
.
-
Dovresti
essere
stanco
;
ho
sentito
che
ti
sei
addormentato
,
aspettandomi
.
-
Ora
sono
riposato
.
-
Va
bene
;
allora
verrai
da
noi
a
pranzo
stasera
:
è
inteso
.
La
mamma
sarà
felice
di
vederti
.
Per
il
momento
vogliamo
andare
al
caffè
?
-
Grazie
;
io
non
prendo
nulla
.
-
Allora
...
-
fece
Perez
,
un
poco
imbarazzato
,
cercando
che
cosa
potesse
piacere
all
'
amico
;
-
allora
...
montiamo
in
carrozza
e
giriamo
un
poco
in
città
o
in
campagna
?
Solo
quell
'
offerta
riuscì
gradita
all
'
invitato
.
-
Andiamo
al
mare
?
-
propose
.
-
Dove
tu
vuoi
!
...
Vetturino
!
...
-
chiamò
,
fermando
con
un
gesto
del
braccio
una
carrozza
che
passava
loro
dinanzi
in
quel
momento
.
-
Monta
su
,
caro
,
ti
prego
...
Vetturino
,
alla
Gettata
!
...
-
Poi
,
accomodatosi
nel
suo
cantuccio
,
battendo
con
la
mano
sul
ginocchio
dell
'
amico
,
esclamò
giocondamente
:
-
E
così
?
-
E
così
?
-
ripeté
l
'
altro
,
come
un
'
eco
.
Cavata
di
tasca
la
borsa
del
tabacco
e
cominciando
ad
arrotolare
una
sigaretta
,
soggiunse
:
-
Che
fai
?
...
Sei
contento
?
...
Lavori
?
-
Lavoro
,
sì
.
E
tu
?
-
A
che
lavori
?
-
insisté
l
'
interrogato
,
come
se
non
avesse
udito
la
domanda
.
-
Vuoi
?
-
concluse
,
offrendogli
da
fumare
.
-
Grazie
!
Ti
dirò
che
sono
in
un
periodo
di
grande
fecondità
.
Mentre
la
carrozza
attraversava
i
quartieri
popolari
,
arrestandosi
tratto
tratto
per
l
'
ingombro
dei
tram
,
delle
automobili
,
dei
legni
,
dei
carri
,
dei
veicoli
d
'
ogni
sorta
,
Perez
cominciò
a
parlare
delle
sue
occupazioni
letterarie
.
Scrittore
di
commedie
prima
che
insegnante
di
lettere
greche
,
egli
adempiva
con
tutta
coscienza
l
'
ufficio
scolastico
;
ma
più
che
la
cattedra
lo
attirava
il
palcoscenico
,
dove
aveva
raccolto
e
raccoglieva
ancora
i
premî
più
ambiti
.
Quanti
ammiravano
in
lui
l
'
artista
geniale
,
l
'
arguto
dipintore
dei
costumi
contemporanei
,
non
riuscivano
a
spiegarsi
come
egli
potesse
essere
anche
un
dotto
cultore
delle
classiche
discipline
;
in
realtà
,
il
giovane
aveva
sofferto
d
'
un
intimo
disagio
vivendo
con
la
mente
,
per
ragioni
di
studio
,
in
tempi
tanto
remoti
e
disformi
da
quello
nel
quale
era
nato
,
del
quale
osservava
,
intendeva
ed
amava
i
caratteri
,
nella
vita
reale
;
ma
il
disagio
era
finito
,
e
le
due
occupazioni
si
erano
conciliate
,
perché
l
'
amore
della
modernità
gli
aveva
impedito
di
isterilirsi
nel
fanatismo
del
passato
e
gli
aveva
fatto
ricercare
ed
intendere
nelle
antiche
letterature
solo
ciò
che
vi
resta
di
veramente
vivo
,
di
eternamente
giovane
e
fresco
.
Proprio
in
quei
giorni
,
dopo
una
vivace
polemica
sostenuta
con
un
Tedesco
erudito
e
pedante
,
egli
aveva
concepito
l
'
idea
d
'
un
saggio
intorno
alle
"
Forme
letterarie
fossili
"
,
e
nell
'
esporre
all
'
amico
gli
argomenti
coi
quali
si
accingeva
a
sostenere
la
propria
tesi
,
si
animava
ed
accalorava
:
piccolo
,
vivacissimo
,
tutto
fuoco
,
roteava
gli
occhi
e
mulinava
con
le
braccia
come
sostenendo
un
assalto
contro
avversarî
invisibili
,
bucava
l
'
aria
con
l
'
indice
disteso
come
per
trapassare
da
parte
a
parte
gli
autori
incriminati
.
-
Nel
mondo
della
creazione
artistica
,
come
nella
natura
vivente
,
le
specie
appariscono
,
vivono
più
o
meno
a
lungo
e
poi
dànno
luogo
ad
altre
più
o
meno
diverse
.
Il
poema
e
la
tragedia
hanno
fatto
il
loro
tempo
come
gl
'
ittiosauri
e
i
teromorfi
;
sono
finiti
con
gli
elmi
e
gli
scudi
,
coi
manti
e
le
corone
:
roba
da
museo
.
Al
giorno
d
'
oggi
che
i
re
,
quelli
che
restano
,
portano
il
cappello
a
cencio
e
le
scarpe
con
le
gomme
,
e
i
militari
si
vestono
di
grigio
per
non
lasciarsi
scorgere
da
lontano
,
e
gli
eroi
si
trovano
,
quando
si
trovano
,
nel
corpo
dei
pompieri
o
tra
i
casellanti
delle
strade
ferrate
,
non
vi
sono
altre
forme
possibili
che
il
romanzo
o
la
novella
e
il
dramma
o
la
commedia
.
Il
naturalista
ricostruisce
con
senso
religioso
i
formidabili
giganti
della
fauna
antica
,
ma
non
nutre
la
folle
idea
di
richiamarli
in
vita
.
Io
m
'
inginocchio
dinanzi
a
Sofocle
,
ma
rido
di
chi
presume
mettere
al
mondo
nuovi
"
Edipi
"
.
Le
commedie
nostre
saranno
benissimo
semplici
coccodrilli
,
e
se
vuoi
umilissime
lucertole
a
petto
dei
colossi
antidiluviani
;
ma
la
colpa
non
è
nostra
se
quegli
stampi
sono
andati
distrutti
.
-
E
le
tue
commedie
nuove
?
-
Tre
,
mio
caro
;
non
meno
di
tre
:
omne
trinum
...
E
tre
casi
di
adulterio
,
uno
dopo
l
'
altro
!
I
critici
e
i
commissarî
dei
concorsi
governativi
mi
lapideranno
,
ma
il
pubblico
verrà
a
sentire
.
Non
dico
ad
applaudire
.
Può
darsi
benissimo
che
mi
fischi
di
santa
ragione
;
ma
la
colpa
sarà
stata
mia
,
non
dell
'
argomento
.
Non
ne
conosco
altri
che
appassionino
tanto
le
platee
,
perché
nessun
altro
offre
una
così
intima
associazione
del
comico
col
drammatico
,
e
se
vuoi
col
tragico
,
ma
nel
senso
moderno
della
parola
.
La
nostra
civiltà
ha
preteso
disciplinare
l
'
indisciplinabile
,
quel
sentimento
che
il
mito
antico
,
più
accorto
,
aveva
simboleggiato
in
un
fanciullo
,
bendato
per
giunta
,
cioè
due
volte
cieco
,
doppiamente
irresponsabile
.
Il
matrimonio
,
l
'
unione
eterna
e
indissolubile
,
è
il
più
bel
tentativo
di
correggere
la
realtà
,
di
realizzare
l
'
ideale
;
ma
la
natura
,
che
noi
disconosciamo
,
si
prende
giuoco
di
noi
,
scombussola
i
nostri
piani
,
sconvolge
la
nostra
vita
.
Dico
la
nostra
,
e
non
la
loro
,
della
gente
coniugata
:
perché
,
sentimentalmente
,
la
situazione
è
la
stessa
,
sia
nelle
giuste
nozze
,
sia
negli
amori
liberi
.
Quante
volte
hai
giurato
ad
una
donna
,
con
tutta
la
sincerità
del
cuore
,
con
tutto
il
convincimento
della
volontà
,
che
l
'
ami
unicamente
,
che
l
'
amerai
sempre
?
E
quante
volte
,
con
quanto
dolore
,
ti
sei
accorto
dell
'
inganno
?
Bertini
,
rivoltatosi
bruscamente
,
buttò
via
la
sigaretta
non
ancora
finita
di
fumare
;
poi
,
raddrizzatosi
sul
sedile
incrociò
le
braccia
e
chinò
il
capo
.
Perez
,
senza
aspettare
risposta
alle
domande
espresse
non
tanto
per
curiosità
di
sapere
quanto
per
bisogno
di
affermare
,
riprese
:
-
La
poesia
ha
inventato
l
'
anima
sorella
,
l
'
anima
gemella
,
che
andiamo
cercando
,
che
presto
o
tardi
incontriamo
e
che
allora
ci
prende
tutti
per
sé
;
ma
la
natura
,
quando
crediamo
di
esserci
assortiti
con
la
creatura
predestinata
,
ce
ne
sospinge
dinanzi
,
un
bel
giorno
,
a
nostra
insaputa
,
un
'
altra
che
ci
piace
di
più
,
che
ci
par
fatta
per
noi
meglio
dell
'
altra
,
che
distrugge
il
prestigio
dell
'
altra
,
che
vogliamo
e
dobbiamo
ottenere
,
a
qualunque
costo
di
morirne
,
salvo
a
ricrederci
ancora
una
volta
,
quando
ci
troviamo
esposti
ad
una
terza
seduzione
ancora
più
forte
,
o
semplicemente
diversa
.
Sai
che
lo
ha
detto
anche
Napoleone
;
il
matrimonio
non
è
istituzione
fondata
su
leggi
di
natura
,
e
Balzac
lo
ha
scritto
in
fronte
alla
sua
"
Fisiologia
"
.
La
natura
non
vuole
amori
unici
ed
eterni
;
esige
anzi
,
per
il
conseguimento
dei
suoi
fini
,
il
più
gran
numero
di
amori
.
Noi
siamo
come
i
germi
che
essa
sparpaglia
a
milioni
per
l
'
aria
,
sulla
terra
,
nelle
acque
,
per
moltiplicare
le
probabilità
che
s
'
incontrino
e
si
fecondino
e
si
schiudano
in
nuove
forme
di
vita
.
Uomini
e
donne
,
tutti
quanti
siamo
,
nonostante
i
nostri
codici
scritti
e
la
nostra
morale
intima
,
che
altro
facciamo
,
io
ti
domando
,
se
non
cercarci
per
sedurci
,
se
non
sfoggiare
ed
accrescere
le
nostre
doti
per
suscitare
il
più
gran
numero
di
desiderî
dai
quali
deriveranno
il
più
gran
numero
di
accostamenti
?
Perché
mai
tu
scolpisci
le
tue
statue
,
ed
io
scrivo
le
mie
commedie
,
e
il
nostro
Natali
dipinge
i
suoi
quadri
,
e
Luigi
Albani
compone
le
sue
musiche
,
se
non
per
abbagliare
queste
signore
con
l
'
aureola
della
gloria
?
E
queste
signore
perché
mai
passano
metà
della
loro
vita
dalla
sarta
e
dinanzi
allo
specchio
,
se
non
per
fulminarci
col
fulgore
della
loro
bellezza
?
In
tutti
i
loro
rapporti
,
in
quelli
che
sembrano
più
innocenti
,
uomini
e
donne
non
fanno
altro
che
scherzare
col
fuoco
:
la
fedeltà
dei
mariti
,
delle
mogli
e
degli
amanti
è
un
miracolo
altrettanto
grande
quanto
la
preservazione
di
una
santabarbara
fra
il
grandinare
delle
granate
.
-
L
'
albergo
di
Francia
è
in
questa
via
?
L
'
oratore
si
sentì
così
bruscamente
interrotto
nel
bel
mezzo
dell
'
argomentazione
da
quella
domanda
,
che
per
un
momento
rimase
senza
parola
.
-
L
'
albergo
di
Francia
?
...
Qui
siamo
sul
corso
Vittorio
Emanuele
;
l
'
albergo
di
Francia
è
nella
via
Cavour
.
-
Passiamo
di
là
,
se
non
ti
dispiace
.
-
Vetturino
,
per
via
Cavour
...
Ma
sai
che
sei
un
bel
tipo
?
-
esclamò
poi
,
fra
crucciato
e
sorridente
.
-
Mi
fai
sgolare
senza
darmi
retta
,
e
non
mi
narri
nulla
di
te
,
delle
cose
tue
!
Perché
hai
trasferito
lo
studio
a
Firenze
?
-
Per
finire
il
monumento
a
Mazzini
:
te
lo
scrissi
.
-
Un
tempo
non
potevi
lavorare
fuori
della
pace
di
Promonte
...
Come
sta
tua
sorella
?
Il
dottore
tuo
cognato
?
I
tuoi
nipotini
?
-
Stanno
bene
,
grazie
.
-
Che
desiderio
di
tornare
lassù
!
Bisogna
che
scriva
alla
signora
Laura
.
Il
tuo
monumento
,
dalle
figure
che
ne
ho
viste
sui
fogli
illustrati
,
è
una
bellezza
.
So
che
vi
hai
lavorato
molto
;
forse
troppo
?
Sei
un
poco
affaticato
?
-
Un
poco
.
-
Si
vede
.
Te
lo
volevo
dire
.
Non
sei
stato
sofferente
?
-
Un
poco
.
-
Perché
non
ti
riposi
?
Perché
non
ti
fermi
con
noi
?
Ti
prometto
di
farti
divagare
.
Hai
qui
tanti
ammiratori
!
E
non
poche
ammiratrici
,
sai
?
Ecco
l
'
albergo
di
Francia
.
Ferma
,
vetturino
...
-
No
!
no
!
-
protestò
vivacemente
Bertini
,
trattenendo
col
braccio
il
braccio
dell
'
amico
,
ed
ordinando
poi
al
cocchiere
,
con
voce
breve
:
-
Via
!
E
mentre
la
carrozza
trascorreva
dinanzi
alla
facciata
dell
'
albergo
,
vi
fermò
lo
sguardo
,
rivoltandosi
a
guardarvi
anche
dopo
che
l
'
edificio
fu
oltrepassato
.
Perez
era
rimasto
in
silenzio
,
non
comprendendo
.
-
Se
ti
decidessi
a
restare
-
riprese
poi
,
tanto
per
dire
-
non
ti
consiglierei
quest
'
albergo
,
né
gli
altri
del
centro
.
Sono
i
più
frequentati
dalla
gente
danarosa
,
ma
c
'
è
troppo
frastuono
intorno
.
Dovresti
andare
all
'
Hotel
Monsalvato
,
sul
Colle
d
'
Elsa
,
a
quattrocento
metri
sul
livello
della
baraonda
cittadina
;
è
un
incanto
.
-
Forse
andrò
in
Val
d
'
Aosta
,
dai
Mauri
.
-
Ah
,
i
Mauri
!
Che
brava
gente
!
Vi
andrò
probabilmente
anche
io
,
quest
'
ottobre
.
Sai
che
Aurelia
è
sposa
?
Allora
il
discorso
si
volse
sul
tema
degli
amici
comuni
.
Quantunque
neanche
ora
Bertini
fosse
molto
loquace
,
Perez
non
volle
sforzarlo
con
osservazioni
che
potevano
riuscire
indiscrete
.
Serbava
inappagata
la
curiosità
di
sapere
che
cosa
lo
occupasse
,
perché
mai
avesse
voluto
esaminare
la
facciata
e
passare
a
rassegna
le
finestre
dell
'
albergo
di
Francia
.
E
continuò
a
discorrere
per
due
,
evocando
i
ricordi
d
'
altri
tempi
,
quando
,
giunta
la
carrozza
sulla
Gettata
,
in
faccia
al
mare
,
Lodovico
lo
interruppe
ancora
una
volta
:
-
Vogliamo
passare
dal
semaforo
,
se
non
ti
dispiace
?
-
Non
mi
dispiace
niente
affatto
.
Ma
prima
di
tutto
,
scusa
,
che
vuoi
farvi
,
al
semaforo
?
Aspetti
telegrammi
con
telegrafo
senza
fili
?
Un
ambiguo
sorriso
,
un
sorriso
veramente
strano
,
increspò
le
labbra
di
Lodovico
.
-
Forse
!
-
E
poi
,
perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Il
semaforo
non
è
al
mare
,
è
sulla
collina
di
San
Rocco
.
-
Andiamo
sulla
collina
.
-
A
San
Rocco
!
La
carrozza
prese
un
'
altra
direzione
,
e
la
conversazione
dei
due
amici
,
o
piuttosto
il
monologo
di
Perez
,
anch
'
esso
.
Ora
lo
scrittore
dimostrava
allo
statuario
,
con
un
senso
di
compiacimento
,
l
'
enorme
sviluppo
preso
dalla
città
industre
,
i
quartieri
sorti
come
per
incanto
sul
lido
orientale
,
verso
la
cinta
delle
vecchie
fortificazioni
.
-
Guarda
quante
ville
e
quanti
fumaioli
!
...
Vedi
quelle
caserme
?
Sono
le
case
degli
operai
:
il
primo
tentativo
di
risolvere
seriamente
questa
parte
del
gran
problema
sociale
...
Un
borgo
marinaro
sulla
riva
,
un
rione
industriale
dalla
parte
opposta
:
in
mezzo
la
città
vecchia
che
si
va
rinnovando
!
Vedi
quella
selva
di
antenne
?
È
il
porto
...
-
Sapranno
al
semaforo
-
domandò
ad
un
tratto
Bertini
-
a
che
ora
arriverà
il
"
Senegal
"
?
-
Ma
come
?
-
esclamò
Perez
,
con
aria
di
stupore
.
-
Volevi
salire
fin
lassù
solo
per
questo
?
Ma
gli
arrivi
dei
piroscafi
sono
annunziati
alle
Messaggerie
!
C
'
è
di
meglio
:
basta
passare
dalla
Vedetta
!
...
Vetturino
,
torna
indietro
.
Alla
Vedetta
marittima
.
Ancora
una
volta
la
carrozza
cambiò
rotta
.
Perez
restò
un
pezzo
in
silenzio
aspettando
che
il
suo
compagno
dicesse
qualche
cosa
;
poi
,
vedendolo
assorto
,
con
lo
sguardo
vagante
per
il
panorama
della
città
,
domandò
a
bruciapelo
:
-
Aspetti
un
amico
,
con
questo
"
Senegal
"
?
Lo
stesso
sorriso
,
sottile
e
falso
,
spuntò
sulle
labbra
dello
scultore
.
-
Sì
!
-
Chi
,
se
è
lecito
?
L
'
interrogato
non
rispose
subito
.
Mosse
il
capo
con
un
breve
atto
d
'
imbarazzo
,
lo
volse
a
guardare
dietro
di
sé
,
esitante
e
sospettoso
;
poi
,
afferrata
la
mano
di
Perez
,
proferì
:
-
Lo
saprai
fra
poco
...
Non
mi
chieder
nulla
,
per
ora
...
Il
bidello
non
s
'
era
ingannato
:
c
'
era
qualcosa
di
molto
strano
nell
'
aspetto
di
Bertini
,
un
pensiero
molesto
che
corrugava
la
sua
fronte
e
fermava
il
suo
sguardo
,
una
inquietudine
che
rendeva
nervosi
i
suoi
minimi
gesti
.
Perez
rispettò
la
preghiera
;
non
interrogò
,
non
disse
più
nulla
,
mentre
la
carrozza
rotolava
sordamente
sull
'
inghiaiato
della
riviera
Margherita
,
domandando
solo
a
se
stesso
da
che
parte
del
mondo
veniva
quel
piroscafo
,
quale
persona
restituiva
in
Italia
che
stesse
tanto
a
cuore
a
Lodovico
.
Una
donna
,
probabilmente
?
La
vita
intima
dello
scultore
era
stata
sempre
molto
mossa
:
egli
aveva
nutrito
passioni
gagliarde
e
tempestose
.
Non
era
più
giovane
,
certo
;
doveva
ormai
aver
varcato
la
quarantina
.
L
'
aveva
varcata
senza
meno
:
due
anni
addietro
,
a
Valsorrisa
,
non
ne
aveva
annunziato
l
'
arrivo
imminente
?
Ma
per
una
natura
appassionata
come
la
sua
,
non
era
ancora
l
'
età
della
rinunzia
;
era
anzi
la
più
pericolosa
.
Proprio
a
Valsorrisa
,
nelle
poche
settimane
che
vi
avevano
trascorse
insieme
,
non
si
era
infiammato
per
la
bella
signora
Lariani
?
Poco
dopo
,
nell
'
autunno
,
era
andato
improvvisamente
a
porre
il
suo
studio
a
Firenze
,
per
finire
-
aveva
detto
-
il
monumento
a
Mazzini
:
verità
,
o
non
piuttosto
semplice
pretesto
?
Cominciata
infatti
a
Promonte
e
destinata
a
Palermo
,
perché
mai
quell
'
opera
doveva
esser
compiuta
proprio
in
Toscana
?
Qualche
grossa
novità
era
sopravvenuta
nella
vita
dell
'
artista
:
nonostante
il
suo
silenzio
,
Perez
ne
aveva
pur
avuto
qualche
sentore
,
aveva
udito
parlare
di
una
signora
,
straniera
,
per
la
quale
l
'
amico
suo
doveva
aver
fatto
una
nuova
passione
.
Forse
costei
aveva
dovuto
lasciarlo
,
era
andata
lontano
,
ed
ora
tornava
a
lui
?
Ma
nel
suo
aspetto
,
nelle
sue
parole
,
non
c
'
era
la
gioia
,
se
pur
e
ansiosa
,
di
chi
aspetta
una
persona
cara
;
c
'
era
l
'
inquietudine
,
l
'
ambascia
,
una
specie
di
paura
...
-
D
'
ordinario
,
i
postali
dall
'
Africa
arrivano
nel
pomeriggio
?
L
'
improvvisa
domanda
distolse
Perez
dalle
sue
riflessioni
.
-
Non
lo
so
-
rispose
,
comprendendo
confusamente
che
dall
'
Africa
Lodovico
non
poteva
aspettare
un
'
amante
.
-
Ma
ti
caverai
la
curiosità
fra
due
minuti
.
Stiamo
per
arrivare
.
La
carrozza
si
era
messa
al
passo
,
per
la
rampa
di
Bevagna
.
Lo
scultore
non
levava
gli
occhi
dall
'
immensa
distesa
delle
acque
,
liquido
smeraldo
sotto
le
balze
della
costa
,
d
'
un
azzurro
carico
come
inchiostro
più
oltre
,
fino
all
'
estremo
orizzonte
.
-
Ecco
la
Vedetta
.
Scesero
entrambi
dinanzi
al
gabbiotto
di
legno
dipinto
di
verde
con
pretese
da
chiosco
orientale
.
Dall
'
uscio
socchiuso
si
scorgeva
un
cannocchiale
girevole
sopra
un
treppiedi
piantato
nel
centro
del
bussolotto
.
Una
tabellina
di
lavagna
,
sull
'
entrata
,
portava
scritto
col
gesso
:
"
Il
piroscafo
"
Senegal
"
arriverà
oggi
alle
ore
17
"
.
Bertini
,
consultato
l
'
orologio
,
osservò
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Dovrebbe
essere
in
vista
.
L
'
uomo
di
guardia
rispose
:
-
Sissignore
.
Già
si
scorge
a
occhio
nudo
.
Guardi
in
direzione
della
punta
di
Platania
.
Lo
scultore
si
accostò
alla
ringhiera
che
correva
lungo
l
'
orlo
della
balza
e
vi
si
afferrò
con
tutte
e
due
le
mani
sprofondando
lo
sguardo
nella
direzione
indicata
.
Perez
guardò
anch
'
egli
verso
quel
punto
,
ma
non
distinse
nulla
.
Ad
occidente
era
tutto
uno
sfolgorio
d
'
oro
,
nel
cielo
dove
il
sole
rutilava
,
nel
mare
dove
l
'
immensa
scaglia
del
suo
riflesso
si
stemperava
tremolando
.
-
Lodovico
!
-
gridò
a
un
tratto
Perez
,
riportando
lo
sguardo
verso
il
compagno
e
vedendolo
talmente
piegato
sulla
ringhiera
,
che
un
altro
poco
e
sarebbe
precipitato
nell
'
abisso
.
-
Lodovico
,
bada
!
...
Non
facciamo
scherzi
!
...
L
'
altro
si
ritrasse
,
guardando
gli
scogli
della
riva
sottoposta
,
bruni
e
brulli
a
fiore
delle
acque
smeraldine
.
-
Quanto
sarà
alto
?
...
-
disse
.
-
Trenta
metri
?
...
Quaranta
?
...
Temi
che
non
sarebbe
igienico
tuffarsi
in
mare
da
qui
?
...
Senza
rilevare
la
lugubre
facezia
,
Perez
rispose
con
un
'
altra
domanda
:
-
Dove
vuoi
andare
,
ora
?
-
Vorrei
andare
al
porto
,
ma
non
in
carrozza
.
Congeda
il
vetturino
.
-
Come
ti
piace
...
Ecco
fatto
-
soggiunse
,
dopo
aver
pagato
la
corsa
.
-
Andiamo
?
Mentre
la
carrozza
se
ne
tornava
in
città
dalla
parte
alta
,
essi
discesero
la
china
.
Bertini
si
voltava
tratto
tratto
,
guardando
il
mare
della
Platania
,
dove
una
nubecola
di
fumo
rivelava
ormai
la
corsa
del
"
Senegal
"
.
Perez
restò
ancora
un
poco
senza
dir
nulla
;
a
un
tratto
,
prendendo
il
braccio
dell
'
amico
,
con
voce
di
dolce
rimprovero
,
esclamò
,
piano
:
-
Allora
,
senti
,
io
non
crederò
più
che
tu
sia
venuto
per
i
miei
begli
occhi
!
...
-
E
ancora
più
piano
,
con
tono
di
affettuosa
confidenza
:
-
Chi
aspetti
?
...
Che
hai
?
...
Bertini
si
fermò
,
si
tolse
il
cappello
passandosi
la
destra
sulla
fronte
,
se
lo
ripose
in
capo
con
un
gesto
brusco
,
poi
disse
:
-
No
,
Domenico
;
non
sono
venuto
per
te
...
Sono
venuto
da
te
perché
non
posso
sentirmi
solo
,
in
quest
'
ora
d
'
angoscia
;
perché
ho
bisogno
di
udire
una
voce
fraterna
,
di
appoggiarmi
ad
un
braccio
sicuro
...
-
Eccomi
qua
!
...
-
esclamò
Perez
,
chinandosi
verso
di
lui
,
offrendogli
il
braccio
,
che
egli
prese
un
momento
e
poi
lasciò
.
-
Che
posso
fare
per
alleviare
la
tua
pena
?
Non
dirmene
nulla
,
se
ti
costa
...
-
Mi
costa
tacere
!
...
Ho
bisogno
di
gridare
!
...
Perdonami
se
non
ti
ho
dato
retta
...
Ma
ti
ho
udito
bene
,
sai
!
Certe
tue
proposizioni
mi
hanno
fatto
fremere
,
tanto
parevano
dette
per
me
:
tutto
quanto
hai
enunziato
,
a
proposito
dei
tuoi
lavori
,
intorno
all
'
amore
,
al
matrimonio
,
all
'
adulterio
...
Pronunziò
questi
nomi
con
voce
vibrante
,
stridente
,
quasi
acre
,
come
se
gli
scottassero
le
labbra
;
poi
,
dopo
una
pausa
,
più
tranquillamente
,
ma
anche
più
dolorosamente
:
-
No
,
che
non
c
'
è
differenza
,
quando
si
ama
,
fra
le
unioni
che
il
mondo
giudica
libere
,
e
quelle
che
sanziona
con
le
sue
leggi
!
Quando
pare
che
nessuna
legge
ci
governi
,
il
cuore
impone
le
sue
,
e
sono
le
ferree
...
Guarda
,
-
soggiunse
sopra
un
altro
tono
,
esitando
,
fermandosi
,
rivoltandosi
verso
l
'
amico
:
-
Guarda
...
come
farò
a
spiegarti
la
situazione
in
cui
mi
trovo
?
...
C
'
è
una
donna
che
m
'
appartiene
,
perché
si
è
data
a
me
,
perché
mi
sono
dato
a
lei
,
perché
ci
amiamo
,
perché
tale
è
la
sua
e
la
mia
volontà
:
va
bene
?
Ora
questa
donna
,
mia
da
tre
anni
oramai
,
il
cui
possesso
io
mi
sono
assicurato
con
la
fedeltà
più
cieca
e
l
'
adorazione
più
devota
,
che
mi
è
rimasta
anche
lei
fedele
strenuamente
,
sinceramente
;
questa
donna
,
oggi
,
stasera
,
fra
qualche
ora
mi
tradirà
.
Fra
poco
,
prima
di
notte
,
quando
sarà
giunto
il
"
Senegal
"
,
questa
donna
cadrà
fra
le
braccia
di
un
altro
,
all
'
albergo
di
Francia
:
capisci
?
Io
sono
qui
per
vedere
arrivare
questo
"
Senegal
"
,
per
passare
sotto
le
finestre
di
questo
albergo
dove
l
'
infamia
sarà
consumata
.
Né
io
,
né
tu
,
né
alcuno
può
nulla
per
impedirlo
:
nulla
capisci
?
Io
posso
fare
una
cosa
sola
,
quella
che
tu
m
'
hai
consigliata
:
restarmene
qui
,
fino
a
domani
.
Questo
sì
,
posso
farlo
.
Posso
scendere
,
anzi
,
all
'
albergo
di
Francia
,
precisamente
;
cercare
anzi
di
avere
una
camera
attigua
alla
loro
,
passare
la
notte
lì
,
dietro
l
'
uscio
che
ci
dividerà
.
Eccolo
,
quel
che
posso
fare
,
se
tu
persisti
a
trattenermi
!
Perez
non
disse
verbo
,
turbato
dall
'
espressione
quasi
iraconda
con
la
quale
Lodovico
aveva
proferito
le
ultime
parole
.
La
conferma
,
improvvisamente
ottenuta
,
delle
sue
supposizioni
intorno
alla
natura
tutta
sentimentale
delle
inquietudini
dell
'
amico
non
gli
procurava
il
più
piccolo
compiacimento
per
la
propria
perspicacia
,
tanto
il
caso
si
rivelava
grave
.
Molte
domande
gli
salivano
alle
labbra
:
"
Perché
ti
tradisce
?
...
Non
t
'
ama
più
?
...
Vi
siete
lasciati
?
...
Chi
arriva
col
"Senegal"?..."
ma
l
'
altro
non
gli
diede
il
tempo
di
formularle
.
Facendoglisi
accosto
con
un
nuovo
moto
di
confidenza
,
riprendendo
a
parlare
con
voce
ancora
grossa
,
ma
più
pacata
,
riprese
:
-
Capisci
ora
perché
me
ne
vado
?
Capisci
che
stanotte
non
posso
restar
qui
,
che
ho
bisogno
di
sentirmi
portar
via
,
non
importa
dove
,
col
treno
più
rapido
che
mi
trascini
il
più
lontano
possibile
?
-
E
ad
un
moto
di
Perez
,
che
si
era
rivoltato
per
interromperlo
:
-
Che
cosa
vorresti
dirmi
?
Che
debbo
rassegnarmi
,
se
non
c
'
è
da
far
nulla
?
Eh
,
lo
vedi
,
mi
rassegno
!
...
Hai
temuto
che
volessi
buttarmi
in
mare
?
...
Non
aver
paura
!
...
Non
sarei
venuto
a
cercarti
,
se
avessi
voluto
spiccare
il
salto
!
...
Non
ho
armi
addosso
:
prova
un
po
'
;
non
sono
venuto
per
ammazzare
nessuno
...
Niente
ammazzamenti
,
se
anche
quella
donna
fosse
mia
moglie
...
Noi
non
siamo
di
quelli
che
ammazzano
,
né
le
mogli
né
le
amanti
,
è
vero
?
...
Perché
si
ammazzano
anche
le
amanti
,
è
vero
?
non
le
sole
mogli
!
...
Ah
,
come
hai
ben
detto
che
non
c
'
è
nessuna
differenza
,
per
il
sentimento
,
fra
l
'
unione
libera
e
il
matrimonio
!
Se
questa
donna
fosse
mia
moglie
,
io
non
potrei
infrangere
il
vincolo
coniugale
in
un
paese
come
il
nostro
che
non
ammette
il
divorzio
;
potrei
infrangerlo
altrove
;
ma
divorziato
o
separato
,
forse
che
soffrirei
più
di
quanto
soffro
adesso
,
per
aver
perduta
la
creatura
che
fu
mia
,
che
volevo
mia
?
...
Se
fosse
mia
moglie
,
vedi
,
e
sapessi
che
oggi
,
qui
,
in
quest
'
albergo
,
ella
avesse
un
convegno
con
un
altro
uomo
...
se
fosse
mia
moglie
,
ecco
,
non
potendo
assassinare
né
lei
né
lui
,
non
dovendo
ammazzarmi
,
non
volendo
chiamare
un
commissario
e
due
guardie
che
frenerebbero
le
risa
accertando
la
mia
disgrazia
,
qual
altra
cosa
potrei
fare
,
se
non
quella
che
faccio
:
spiare
l
'
arrivo
dell
'
uomo
che
viene
a
portarmela
via
,
aggirarmi
per
i
luoghi
del
loro
incontro
,
immaginare
,
antivedere
,
non
veder
altro
con
gli
occhi
della
mente
fuorché
i
loro
abbracciamenti
,
e
quando
l
'
infamia
starà
per
compiersi
fuggire
,
fuggire
,
fuggire
?
...
-
No
,
scusa
!
-
proruppe
finalmente
Perez
,
non
appena
la
voce
di
Bertini
perdette
qualche
cosa
della
sua
veemenza
;
-
scusa
,
non
crederò
mai
che
,
marito
o
amante
,
un
uomo
nella
tua
condizione
non
possa
fare
altro
!
Come
hai
scoperto
che
sta
per
tradirti
?
-
Non
l
'
ho
scoperto
!
Me
l
'
ha
detto
lei
stessa
!
-
E
tu
non
hai
parlato
,
non
hai
pregato
,
non
hai
ingiunto
,
non
sei
riuscito
a
trattenerla
?
E
chi
è
costui
che
viene
dagli
antipodi
a
portartela
via
?
Un
tuo
predecessore
,
naturalmente
?
Un
primo
amante
a
cui
ora
ritorna
?
No
?
...
Ma
non
l
'
avrà
mica
sedotta
per
lettera
o
per
mezzo
degli
annunzî
economici
di
qualche
giornale
!
La
conosce
?
Come
la
conosce
?
Lodovico
si
voltò
a
guardarlo
,
con
espressione
di
stupore
e
d
'
impazienza
,
quasi
non
potendo
spiegarsi
come
mai
l
'
amico
non
comprendesse
.
-
È
suo
marito
.
Perez
ammutolì
.
Avrebbe
voluto
domandare
:
"
Perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Perché
non
l
'
hai
detto
subito
?
Come
potevo
sospettarlo
,
se
parlavi
della
possibilità
che
fosse
tua
moglie
?..."
.
Gli
pareva
che
il
narratore
fosse
stato
reticente
,
che
avesse
posto
una
specie
di
studio
nel
mantenere
,
nel
prolungare
l
'
equivoco
.
Ma
non
si
sentiva
di
rimproverarlo
,
vedendolo
tanto
eccitato
,
in
preda
a
un
così
angoscioso
tormento
.
-
Ah
,
suo
marito
!
...
-
ripeté
soltanto
,
sommessamente
,
meccanicamente
,
dopo
che
entrambi
ebbero
mossi
lunghi
passi
senza
dire
una
sillaba
.
-
E
tu
non
lo
conosci
?
-
soggiunse
dopo
un
altro
silenzio
.
-
Non
lo
conosco
,
non
credetti
neppure
che
esistesse
,
quando
la
incontrai
.
Era
un
marito
così
lontano
,
invisibile
,
introvabile
!
Viveva
nell
'
Africa
australe
,
in
uno
Stato
nuovo
,
mezzo
barbaro
,
quasi
selvaggio
,
lo
Stato
libero
della
Stanlesia
,
dove
era
andato
ad
ordinare
l
'
esercito
,
lasciando
quello
inglese
,
a
cui
prima
apparteneva
.
Mi
parve
sul
principio
che
un
marito
di
questa
fatta
fosse
un
personaggio
da
pochade
,
inventato
per
coonestare
una
situazione
illegale
,
per
attribuire
un
padre
putativo
a
creature
innocenti
...
-
Vi
sono
figli
?
-
Ve
ne
sono
due
,
ma
il
più
grandicello
era
ed
è
in
collegio
a
Calcutta
,
io
ne
conobbi
uno
solo
,
il
piccolino
che
ella
aveva
seco
.
-
A
Valsorrisa
?
-
domandò
rapidamente
Perez
,
ripensando
alla
Lariani
,
che
Lodovico
aveva
corteggiata
lassù
.
-
A
Valsorrisa
:
te
ne
rammenti
?
-
E
come
!
La
signora
Rosanna
Lariani
?
-
Lei
...
-
confermò
il
dolente
,
così
piano
che
Perez
comprese
piuttosto
dal
moto
del
capo
che
dal
suono
della
parola
.
-
È
dunque
lei
la
straniera
di
cui
mi
avevano
parlato
!
...
Sarà
certamente
più
conosciuta
col
nome
del
marito
?
...
-
Harrington
,
sì
.
-
Ma
,
in
verità
,
allora
non
mi
parve
...
-
Tu
andasti
via
troppo
presto
-
riprese
il
narratore
,
senza
lasciargli
esprimere
il
suo
pensiero
;
-
partisti
pochi
giorni
dopo
il
suo
arrivo
,
non
sapesti
quel
che
seppi
di
lei
,
da
lei
stessa
.
Nessuno
la
conosceva
.
Mi
narrò
la
storia
complicata
del
suo
matrimonio
,
con
questo
capitano
inglese
,
diventato
di
botto
colonnello
nella
Stanlesia
,
dove
ella
aveva
seguito
il
padre
,
ingegnere
italiano
emigrato
anche
lui
per
cercare
lavoro
nelle
miniere
laggiù
,
ai
primi
tempi
della
costituzione
di
quello
Stato
...
Nessuno
la
conosceva
a
Valsorrisa
;
nessuno
poteva
confermare
o
smentire
quella
narrazione
,
il
romanzesco
episodio
del
loro
incontro
sotto
la
tenda
,
mentre
il
padre
di
lei
agonizzava
,
assassinato
da
un
minatore
cinese
;
il
cavalleresco
aiuto
offertole
dal
colonnello
in
quella
terribile
circostanza
,
la
salvezza
che
il
matrimonio
propostole
ed
accettato
era
stata
per
lei
,
orfana
e
sola
in
mezzo
ad
un
mondo
ignoto
ed
ostile
.
Dovevo
credere
che
ella
avesse
lasciato
questo
marito
laggiù
a
causa
del
clima
?
Che
costui
si
contentasse
di
vederla
durante
i
pochi
mesi
di
permesso
che
quel
Governo
gli
accordava
ogni
quattro
anni
?
...
Chi
ha
conosciute
donne
italiane
che
hanno
sposato
ufficiali
inglesi
al
servizio
della
Stanlesia
,
e
che
se
ne
rimangono
in
Europa
,
andando
e
venendo
dall
'
Inghilterra
in
Italia
e
dall
'
Italia
in
Inghilterra
,
vagabondando
per
le
stazioni
climatiche
,
senz
'
altra
compagnia
tranne
quella
di
un
bambino
?
...
Ma
sì
,
ma
sì
;
vi
fu
un
momento
in
cui
credetti
di
aver
da
fare
con
un
'
avventuriera
!
Non
mi
costa
dirti
la
nuda
e
cruda
verità
,
dopo
averla
detta
tale
e
quale
a
lei
stessa
!
...
Ella
mi
diede
la
prova
del
mio
inganno
,
ed
il
rimorso
degl
'
ingiuriosi
sospetti
cominciò
a
stringermi
a
lei
.
Prima
era
stato
desiderio
,
appetito
,
ammirazione
professionale
per
la
sua
bellezza
statuaria
.
Poi
fu
stupore
e
fascino
per
la
singolarità
della
sua
persona
morale
.
Hai
mai
sognato
di
trovare
una
donna
a
cui
poter
dire
tutto
,
capace
di
comprendere
tutto
,
di
scusare
le
tue
debolezze
,
di
perdonare
i
tuoi
difetti
,
di
ammettere
la
fatalità
delle
tue
colpe
,
di
amarti
nonostante
le
tue
infamie
?
Una
donna
che
si
mostri
a
te
come
tu
ti
mostri
a
lei
,
senza
veli
,
fino
all
'
ultimo
fondo
del
cervello
e
del
cuore
?
Dev
'
esser
proprio
vero
che
la
parola
ci
fu
data
per
nascondere
i
nostri
pensieri
,
tante
sono
le
menzogne
piccole
e
grandi
che
andiamo
spacciando
,
anche
quando
crediamo
di
essere
più
sinceri
,
per
apparire
più
belli
,
più
leali
,
più
generosi
,
più
amabili
.
Sì
,
lo
hai
detto
:
noi
lavoriamo
continuamente
all
'
opera
di
seduzione
;
ma
non
soltanto
con
gli
sforzi
dell
'
ingegno
e
gli
artifizî
della
toletta
;
ma
anche
,
e
più
,
con
la
mascherata
del
sentimento
.
Ed
hai
mai
pensato
che
forse
solo
gli
amanti
criminali
,
le
coppie
delle
prostitute
e
degli
assassini
si
conoscono
quali
sono
realmente
?
Noi
,
nella
nostra
società
timorata
e
pudibonda
,
c
'
incontriamo
,
ci
uniamo
,
restiamo
più
o
meno
a
lungo
congiunti
,
e
ci
lasciamo
conoscendoci
meno
di
prima
.
Nessuno
riesce
a
leggere
nell
'
altro
,
perché
ciascuno
si
studia
di
nascondersi
.
Quando
il
grave
abito
della
menzogna
ci
opprime
,
quando
vorremmo
buttarlo
via
,
la
paura
di
scoprirci
dinanzi
a
chi
resta
protetto
,
di
disarmarci
dinanzi
a
chi
resta
agguerrito
,
ci
fa
sopportare
la
maschera
della
finzione
,
la
cappa
dell
'
ipocrisia
.
Ora
,
con
questa
donna
,
dopo
quarant
'
anni
di
bugie
dette
alle
altre
ed
a
me
stesso
,
io
ho
potuto
essere
finalmente
sincero
.
Più
che
con
lei
,
con
me
stesso
.
Ora
,
questa
volta
,
la
prima
volta
,
ho
visto
un
'
anima
nuda
.
E
non
credere
che
te
ne
voglia
tessere
l
'
elogio
,
da
innamorato
,
da
cieco
.
Ho
visto
le
sue
bruttezze
,
sai
,
e
non
sono
poche
.
Ma
forse
ella
non
ne
è
responsabile
;
forse
la
vita
dura
,
un
'
esperienza
precoce
,
infinitamente
rara
alla
sua
età
e
nel
suo
sesso
,
l
'
ha
fatta
così
.
Non
è
una
scuola
di
idealità
lo
spettacolo
della
lotta
per
l
'
esistenza
,
tra
la
schiuma
della
emigrazione
europea
in
Africa
,
nelle
miniere
della
Stanlesia
,
con
la
febbre
dell
'
oro
,
la
follia
delle
ricchezze
,
la
cecità
della
fortuna
,
lo
scatenamento
di
tutti
gl
'
istinti
peggiori
.
Forse
ella
sarebbe
stata
un
'
altra
,
se
non
avesse
perduto
bambina
la
mamma
sua
,
se
il
padre
non
l
'
avesse
condotta
seco
laggiù
,
se
non
fosse
vissuta
in
mezzo
ad
una
natura
primitiva
e
ad
una
umanità
imbestialita
,
se
non
avesse
dovuto
difendersi
armata
mano
contro
la
concupiscenza
di
qualcuno
,
che
non
potendo
comprarla
con
un
pugno
di
diamanti
,
tentava
di
sottoporla
per
forza
di
muscoli
...
E
poi
,
quand
'
anche
ella
portasse
dalla
nascita
i
suoi
difetti
,
potrei
io
esser
severo
con
lei
dopo
averle
rivelato
la
feccia
del
mio
pensiero
e
del
mio
sentimento
?
Io
e
tu
e
tutti
quanti
siamo
,
non
abbiamo
i
nostri
torti
ed
i
nostri
vizî
?
Una
bellezza
rara
e
divina
riscatta
i
suoi
:
la
schiettezza
,
la
sincerità
,
la
semplicità
con
le
quali
si
è
svelata
...
La
passione
vibrava
,
tremava
,
fremeva
nella
voce
di
Lodovico
,
lo
traeva
fuori
del
filo
del
ragionamento
:
né
Perez
diceva
nulla
per
rimetterlo
in
carreggiata
,
vinto
dal
calore
di
quella
parola
,
preso
dall
'
interesse
di
quella
confessione
.
-
Ma
che
volevo
dirti
?
-
esclamò
lo
stesso
confidente
,
arrestandosi
,
come
non
ritrovandosi
più
,
come
sovvenendosi
di
qualche
cosa
dimenticata
.
-
Ah
,
questo
:
che
anche
quando
l
'
evidenza
mi
costrinse
ad
ammettere
l
'
esistenza
del
marito
,
io
non
lo
conobbi
,
non
vidi
com
'
era
fatto
,
lo
seppi
assente
,
lontano
,
in
un
'
altra
parte
del
mondo
,
dove
ella
non
sarebbe
mai
più
andata
,
di
dove
egli
forse
sarebbe
tornato
,
ma
non
si
sapeva
quando
,
tardi
certamente
,
non
prima
di
tre
anni
,
forse
quando
l
'
amor
mio
per
lei
sarebbe
finito
,
poiché
io
le
dichiaravo
che
sarebbe
finito
!
ed
ella
lo
sapeva
!
come
sapeva
e
dichiarava
che
sarebbe
finito
il
suo
per
me
Quando
ti
dico
che
abbiamo
rinunziato
alle
finzioni
,
che
abbiamo
guardato
in
faccia
la
realtà
,
la
più
triste
,
la
più
dolorosa
,
la
più
malvagia
!
Ma
vedi
:
la
verità
è
salutare
.
Noi
andiamo
continuamente
giurando
che
ogni
nostro
amore
è
eterno
,
perché
questo
giuramento
ci
è
richiesto
,
perché
noi
stessi
crediamo
di
far
bella
figura
dichiarandoci
capaci
di
amare
eternamente
.
Ma
ogni
volta
che
giuri
,
nello
stesso
preciso
momento
che
le
parole
solenni
ti
escono
dalle
labbra
,
sentendo
dentro
di
te
che
giuri
il
falso
,
che
prometti
l
'
impossibile
,
un
senso
di
fastidio
,
un
impeto
di
ribellione
non
comincia
a
menomare
l
'
amor
tuo
?
Con
lei
,
con
questa
donna
,
ammettendo
entrambi
l
'
amara
verità
,
riconoscendo
che
l
'
amor
nostro
,
che
ogni
amore
è
mortale
,
io
mi
sono
sentito
invece
come
dinanzi
a
una
creatura
cara
i
cui
giorni
sono
contati
,
per
la
quale
daremmo
tutto
il
nostro
sangue
,
alla
quale
ci
afferriamo
con
l
'
ardore
della
disperazione
.
Ora
,
vedi
,
in
questa
trepidazione
dell
'
anima
,
in
questo
terrore
di
poterla
perdere
,
di
doverla
perdere
,
ecco
,
un
bel
giorno
una
lettera
dall
'
Africa
annunzia
che
suo
marito
s
'
imbarca
,
che
fra
un
mese
sarà
di
ritorno
con
l
'
altro
figlio
.
Oggi
,
vedi
,
egli
arriva
;
ed
ella
è
venuta
naturalmente
ad
incontrarlo
,
perché
questo
è
il
suo
piacere
,
di
lui
;
perché
questo
è
il
dovere
di
lei
,
e
perché
io
non
ho
il
diritto
di
impedirlo
.
Io
non
posso
impedir
nulla
,
perché
una
volta
,
quando
si
parlò
,
ipoteticamente
,
della
possibilità
che
ella
fosse
libera
,
le
dissi
che
non
l
'
avrei
sposata
,
ed
ella
mi
fu
grata
della
mia
schiettezza
.
No
,
ella
non
può
sottrarsi
per
me
a
quest
'
uomo
che
le
ha
dato
il
suo
nome
,
i
suoi
figli
,
che
le
dà
l
'
agiatezza
della
vita
,
la
sicurezza
del
domani
;
ma
quando
riconosco
questa
necessità
,
quando
penso
che
ella
doveva
pure
un
giorno
o
l
'
altro
essermi
portata
via
,
allora
immagino
anche
che
cosa
accadrà
di
lei
,
oggi
stesso
,
dal
momento
che
sarà
ricongiunta
a
quell
'
uomo
;
e
allora
,
no
,
non
voglio
che
un
altro
me
la
prenda
!
Che
m
'
importa
se
è
suo
marito
?
Perché
è
suo
marito
non
deve
farmi
nulla
che
me
la
porti
via
?
-
Vi
sono
molti
...
-
fece
per
dire
Perez
;
ma
l
'
infervorato
gli
troncò
la
frase
sulle
labbra
,
riprendendo
con
nuovo
impeto
:
-
Lo
so
,
lo
so
,
vi
sono
molti
,
vi
sono
tanti
che
non
ne
soffrirebbero
,
che
si
compiacerebbero
anzi
pensando
:
"
In
fin
dei
conti
,
questa
donna
io
stesso
l
'
ho
portata
via
al
suo
possessore
legittimo
"
.
Bravo
!
Lo
so
!
Ma
perché
potessi
acquetarmi
a
questo
pensiero
,
come
ci
acqueta
ordinariamente
,
bisognava
averla
conosciuta
nelle
circostanze
ordinarie
,
insieme
con
l
'
uomo
a
cui
appartiene
.
Quando
tu
t
'
innamori
della
donna
d
'
un
altro
,
cominci
col
vedere
costui
al
suo
fianco
,
lo
hai
già
visto
prima
d
'
innamorarti
,
lo
hai
udito
chiamarla
per
nome
,
dirle
parole
dolci
,
trattarla
come
cosa
propria
:
tu
non
puoi
dunque
dolerti
di
questa
condizione
preesistente
,
conosciuta
ed
inevitabile
.
Puoi
soffrire
,
più
tardi
,
quando
quella
creatura
è
tua
,
perché
non
è
tutta
tua
;
ma
ti
rassegni
,
naturalmente
;
non
ti
costa
troppo
rinunziare
al
possesso
esclusivo
,
ad
un
bene
impossibile
,
che
immagini
soltanto
,
che
non
hai
provato
.
E
allora
il
pensiero
egoista
,
il
sentimento
volgare
,
il
compiacimento
del
ladro
che
ride
del
derubato
,
ti
è
conforto
;
allora
tu
pensi
che
se
un
altro
,
esercitando
il
suo
diritto
di
proprietà
,
t
'
impedisce
d
'
avere
tutta
per
te
la
creatura
amata
,
tu
lo
punisci
,
ti
vendichi
,
ingannandolo
,
portandogli
via
una
parte
del
suo
bene
.
Ma
io
,
pensa
,
io
non
le
ho
visto
mai
nessuno
d
'
intorno
,
non
ho
neppure
creduto
sulle
prime
che
fosse
d
'
un
altro
,
e
quando
l
'
ho
dovuto
ammettere
,
ho
saputo
che
costui
era
lontano
,
enormemente
,
in
un
paese
quasi
favoloso
,
ubi
sunt
leones
.
Io
non
posso
persuadermi
d
'
averla
portata
via
a
nessuno
,
se
l
'
ho
trovata
sola
,
abbandonata
a
se
stessa
,
padrona
delle
sue
mosse
,
se
non
ho
dovuto
nascondermi
da
nessuno
,
se
ho
dovuto
trionfare
della
sua
resistenza
soltanto
.
Che
ella
appartenesse
ad
un
altro
,
non
è
stato
mai
per
me
un
fatto
presente
,
visibile
,
tangibile
:
è
stata
una
cosa
perduta
nel
passato
e
nel
futuro
,
nel
tempo
lontano
del
suo
matrimonio
,
quando
non
la
conoscevo
ancora
,
in
quello
di
là
da
venire
della
loro
riunione
.
La
sola
cosa
presente
,
visibile
,
tangibile
,
è
stato
il
mio
possesso
.
Io
ho
avuto
questa
donna
per
me
,
ti
dico
;
tutta
,
per
me
solo
,
due
anni
;
io
sono
andato
a
stabilirmi
a
Firenze
per
averla
accanto
,
per
lavorare
a
riprodurre
la
sua
forma
divina
.
Attraversavo
una
crisi
terribile
,
col
cuore
vuoto
ed
il
cervello
esausto
;
non
sapevo
fare
più
nulla
,
mi
sentivo
vecchio
ed
inutile
,
avevo
un
cimitero
dentro
di
me
e
la
morte
dinanzi
.
Non
credevo
mai
più
di
finire
il
monumento
a
Mazzini
;
covavo
da
anni
un
germe
d
'
idea
per
la
statua
dell
'
"
Azione
"
senza
potergli
dare
il
grado
di
calore
necessario
perché
si
schiudesse
,
senza
trovare
il
modello
che
incarnasse
il
tipo
immaginato
.
Ella
è
stata
la
mia
ispirazione
,
mi
ha
ridato
la
fiducia
,
l
'
energia
,
tutta
una
nuova
giovinezza
.
L
'
"
Azione
"
,
è
lei
;
la
"
Diana
"
dell
'
esposizione
di
Venezia
è
lei
,
la
"
Valchiria
"
di
Monaco
è
lei
,
la
"
Forza
"
e
la
"
Volontà
"
del
monumento
a
Bismarck
per
il
concorso
internazionale
di
Amburgo
sono
lei
;
tutti
questi
corpi
di
donna
robusti
ed
agili
,
tutte
questa
membra
possenti
e
delicate
,
tutte
le
purezze
di
queste
fronti
,
tutti
gli
slanci
di
questi
atteggiamenti
sono
suoi
,
di
lei
.
La
natura
e
la
vita
l
'
hanno
fatta
così
,
nel
corpo
e
nell
'
anima
,
forte
e
soave
,
superba
e
gentile
;
così
come
l
'
ho
vista
,
io
l
'
ho
riprodotta
ed
eternata
nel
marmo
e
nel
bronzo
.
Queste
sono
cose
visibili
e
tangibili
,
che
non
ammettono
dubbie
interpretazioni
.
Questo
è
il
fondamento
dei
miei
diritti
su
lei
e
dei
suoi
su
me
stesso
.
Suo
marito
?
Che
importa
se
colui
che
sta
per
arrivare
è
suo
marito
?
Marito
,
amante
,
è
un
altro
a
cui
io
non
posso
disputarla
,
a
cui
ella
va
ad
offrirsi
.
Marito
,
amante
:
che
cosa
significano
queste
parole
?
Che
valore
hanno
queste
convinzioni
?
Il
marito
sono
io
,
sono
stato
io
,
quando
ho
colmato
la
sua
solitudine
,
quando
ho
condiviso
la
sua
vita
,
quando
ho
palpitato
e
gioito
e
sofferto
e
creato
per
lei
;
l
'
amante
,
il
rivale
,
il
ladro
,
è
lui
che
viene
a
rubarmela
!
...
-
Ma
lei
?
-
domandò
finalmente
Perez
,
che
non
aveva
più
tentato
di
interromperlo
,
rispettoso
della
sua
ambascia
;
-
ma
lei
,
con
che
cuore
gli
va
incontro
?
Se
t
'
ama
ancora
,
se
va
a
lui
per
semplice
dovere
,
di
che
ti
lagni
?
-
Ah
,
sì
:
di
che
mi
lagno
!
Se
mi
ama
ancora
,
dovrebbe
bastarmi
,
non
dovrei
chieder
altro
!
Perché
indagare
quale
specie
di
dovere
,
quale
gradazione
di
sentimento
,
quale
sfumatura
di
affetto
la
lega
a
lui
?
È
una
curiosità
indiscreta
,
va
bene
?
Ma
se
capisco
,
se
vedo
,
se
sento
che
egli
non
esercita
un
semplice
diritto
legale
,
riprendendola
;
che
vanta
diritti
anche
sul
cuore
di
lei
?
...
Quando
tu
ami
le
donne
d
'
altri
,
lo
sai
cosa
ti
induce
a
sopportare
di
non
averle
tutte
per
te
?
Oltre
all
'
impossibilità
d
'
evitare
il
possesso
promiscuo
,
ti
piega
e
ti
placa
la
fiducia
che
esse
ti
ispirano
,
assicurandoti
d
'
amare
te
soltanto
,
di
provare
antipatia
,
ripugnanza
,
disprezzo
e
ribrezzo
per
l
'
altro
.
Molte
volte
tu
hai
per
l
'
appunto
trionfato
perché
hai
trovato
donne
la
cui
anima
è
stata
offesa
,
il
cui
corpo
è
stato
profanato
,
la
cui
vita
è
stata
spezzata
da
mariti
brutali
,
indegni
,
malvagi
.
Che
sentimento
di
gelosia
puoi
tu
concepire
per
opera
di
costoro
,
ai
quali
le
creature
dolorose
si
sottopongono
perché
non
possono
fare
altrimenti
,
perché
una
stolta
legge
sancisce
l
'
iniqua
necessità
?
Agguagliate
a
semplici
cose
,
a
proprietà
materiali
,
private
dell
'
esercizio
della
volontà
e
della
libertà
,
esse
sono
sopraffatte
nello
stato
d
'
inerzia
,
d
'
incoscienza
,
di
sorda
e
cupa
e
disperata
ribellione
:
tu
non
puoi
provare
gelosia
,
ma
ira
,
sdegno
e
pietà
.
Lo
so
:
qualche
altra
volta
ti
hanno
mentito
,
giurandoti
di
amare
te
soltanto
,
di
restar
fredde
e
insensibili
fra
le
braccia
dell
'
altro
;
ma
non
ti
sei
accorto
della
menzogna
,
l
'
hai
creduta
perché
ti
giovava
crederla
,
e
te
ne
sei
compiaciuto
e
inorgoglito
.
Io
sono
dinanzi
a
una
creatura
a
cui
ho
chiesto
,
da
cui
ho
ottenuto
sempre
e
soltanto
la
verità
.
Non
solamente
ella
non
mi
ha
detto
che
detesta
suo
marito
,
mi
ha
confessato
di
amarlo
.
Di
amarlo
,
ti
dico
,
e
non
sarai
tu
quello
che
ti
stupirai
perché
ci
ama
entrambi
.
Tu
sai
le
complicazioni
reali
del
cuore
,
così
diverse
dalla
schematica
semplicità
che
gli
attribuisce
la
convenzione
,
la
presunzione
,
l
'
ipocrisia
.
Lo
ama
,
d
'
un
amor
senza
dubbio
diverso
dal
mio
:
ma
che
importa
?
Che
consolazione
me
ne
può
venire
?
Io
ho
dovuto
udire
l
'
elogio
di
suo
marito
,
per
l
'
affetto
profondo
che
le
porta
,
per
le
prove
che
gliene
ha
date
e
gliene
dà
,
per
la
condiscendenza
con
cui
,
nonostante
il
suo
orgoglio
britannico
,
ha
lasciato
che
uno
dei
figli
,
il
più
piccolo
,
sia
da
lei
educato
in
Italia
,
all
'
italiana
;
per
la
fedeltà
che
le
serba
,
laggiù
,
nella
Stanlesia
,
non
ostante
la
facilità
di
avere
quante
donne
gli
piacerebbero
...
Allora
,
sì
,
ho
pensato
che
la
menzogna
ha
del
buono
,
che
la
verità
è
talvolta
insopportabile
.
Ma
ella
non
è
donna
da
mentire
né
da
disdirsi
.
La
sua
volontà
è
forte
,
tenace
,
ostinata
.
Come
dice
ciò
che
pensa
,
così
fa
ciò
che
vuole
.
Le
ho
chiesto
almeno
una
cosa
,
una
sola
:
di
non
venire
fin
qui
ad
incontrarlo
,
di
aspettarlo
a
casa
,
a
Firenze
.
Non
potendo
impedire
che
egli
ve
la
raggiungesse
,
mi
sarei
rassegnato
per
forza
;
all
'
idea
che
ella
stessa
si
movesse
per
andare
ad
offrirglisi
mi
ribellavo
.
Ella
ha
detto
di
no
,
che
non
può
,
che
ha
promesso
,
che
ha
fatto
così
tutte
le
altre
volte
,
prima
di
me
;
che
io
pretendo
troppo
,
ciò
che
non
può
darmi
,
l
'
assurdo
:
ed
eccomi
qui
per
assistere
al
loro
incontro
,
in
queste
condizioni
,
con
queste
certezze
:
capisci
ora
,
capisci
?
...
Egli
gridò
le
ultime
parole
;
a
un
tratto
,
guardandosi
intorno
,
come
uscendo
da
un
sogno
,
domandò
ansiosamente
:
-
Dove
siamo
?
Che
ora
è
?
Anche
Perez
volse
intorno
lo
sguardo
.
Entrambi
avevano
smarrito
la
nozione
del
luogo
e
del
tempo
;
lo
sfondo
del
paesaggio
,
giù
per
il
vallone
della
Marcia
,
più
oltre
fino
alla
riviera
delle
Palme
,
era
sfilato
loro
dinanzi
senza
che
lo
riconoscessero
;
ora
si
ritrovavano
nel
rione
di
Mezzo
,
dove
la
folla
,
il
movimento
della
città
ricominciavano
a
circondarli
.
-
Sono
le
quattro
e
un
quarto
-
disse
Perez
.
-
Le
quattro
e
un
quarto
!
...
Via
,
al
porto
!
...
Sarà
troppo
tardi
!
...
Perez
lo
seguì
senza
dir
nulla
.
Fu
sul
punto
di
proporgli
di
cercare
un
'
altra
carrozza
,
ma
poi
pensò
che
avrebbero
fatto
più
presto
a
piedi
,
prima
di
andare
alla
stazione
più
vicina
.
Lodovico
,
con
l
'
ansia
che
lo
sospingeva
,
col
suo
lungo
passo
,
lo
sopravvanzava
;
tratto
tratto
si
rivoltava
bensì
,
ma
per
domandargli
,
senza
fermarsi
:
"
Dove
siamo
?
...
Quanto
manca
ancora
?
...
A
destra
o
a
sinistra
?..."
.
E
Perez
gli
dava
le
indicazioni
richieste
,
affrettandosi
anch
'
egli
,
quantunque
la
ragione
gli
suggerisse
di
opporsi
al
disegno
dell
'
appassionato
,
di
trascinarlo
altrove
per
impedirgli
di
assistere
a
quell
'
incontro
.
Ma
la
certezza
che
ogni
tentativo
sarebbe
riuscito
vano
,
che
Lodovico
sarebbe
andato
solo
se
egli
avesse
rifiutato
di
accompagnarlo
,
gli
chiudeva
la
bocca
.
Un
senso
di
curiosità
,
anche
,
il
bisogno
istintivo
di
sapere
qualche
altra
cosa
,
di
conoscere
altre
circostanze
dell
'
avventura
,
di
indagare
le
intenzioni
dell
'
amico
,
lo
tratteneva
.
Quali
accordi
avevano
presi
gli
amanti
?
Quel
marito
che
veniva
dalla
Stanlesia
in
Europa
a
così
rari
intervalli
,
quanto
sarebbe
rimasto
presso
la
moglie
?
Presto
o
tardi
non
sarebbe
ripartito
?
...
-
Torna
per
sempre
?
-
non
poté
trattenersi
dal
domandare
,
quando
il
dubbio
gli
si
affacciò
.
Parve
che
la
domanda
traesse
troppo
violentemente
il
cogitabondo
dai
suoi
pensieri
e
gli
riuscisse
incomprensibile
;
perché
,
volgendosi
di
scatto
,
rispose
:
-
Chi
?
-
Poi
,
senza
aspettare
la
spiegazione
,
riprendendo
la
via
,
soggiunse
:
-
Non
so
.
Andrà
a
Londra
.
-
Solo
,
o
con
lei
?
-
Non
so
.
A
destra
?
-
A
destra
.
Allora
,
quando
la
rivedrai
?
-
Quando
le
piacerà
.
Mi
ha
imposto
di
non
lasciarmi
vedere
finché
sarà
con
lui
.
-
Ha
ragione
!
-
Di
allontanarmi
da
Firenze
,
di
andarmene
a
Promonte
,
dai
miei
,
finché
non
mi
richiamerà
lei
stessa
.
-
È
prudenza
.
E
tu
cominci
a
disubbidirle
troppo
presto
,
seguendola
fin
qui
!
-
No
!
-
replicò
con
forza
.
-
Questo
l
'
ho
ottenuto
!
Questo
l
'
ho
messo
come
patto
!
-
Perché
?
-
Perché
così
!
Non
si
arriva
mai
?
-
Ci
siamo
.
Oltrepassata
la
riviera
,
erano
giunti
dinanzi
al
porto
,
infatti
;
ma
Perez
sostò
,
esitante
.
-
Bisogna
sapere
a
quale
calata
dirigerci
.
Guardandosi
intorno
vide
un
gruppo
di
scaricatori
di
carbone
,
con
le
labbra
rosseggianti
e
gli
occhi
lucenti
sulle
facce
da
negri
.
-
Dove
si
attracca
il
"
Senegal
"
?
-
Al
ponte
della
Boa
.
-
Grazie
!
Ripresero
la
via
,
e
il
ponte
apparve
,
oltre
la
strada
ferrata
,
sbarrato
da
una
cancellata
,
ingombro
in
fondo
dalla
folla
che
aspettava
l
'
arrivo
del
piroscafo
.
Perez
vide
che
il
cancello
era
chiuso
,
che
un
gruppo
di
tre
o
quattro
persone
parlamentavano
col
doganiere
posto
a
guardia
dell
'
entrata
.
Lodovico
doveva
aver
veduto
anch
'
egli
,
perché
affrettò
ancora
il
passo
,
procedendo
verso
il
cancello
che
si
schiudeva
in
quel
punto
.
-
Dove
va
?
Non
si
può
!
...
-
disse
la
guardia
,
arrestandolo
con
un
gesto
della
mano
,
dopo
aver
lasciato
passare
gli
altri
.
-
Perché
?
Quei
signori
sono
pure
entrati
!
...
-
Ha
il
permesso
?
Occorre
il
permesso
della
Capitaneria
.
-
Dov
'
è
questa
Capitaneria
?
Ma
un
fischio
lungo
e
rauco
lo
fece
rivolgere
:
la
prora
del
piroscafo
spuntava
dietro
la
fila
dei
legni
dell
'
àncora
,
tutto
il
corpo
della
nave
si
veniva
avanzando
,
a
piccolo
moto
.
-
Non
siamo
più
a
tempo
...
Lasciateci
passare
...
Che
vi
fa
?
-
Non
si
può
.
-
Ma
lasciateci
passare
,
vi
dico
!
...
Il
tono
della
voce
,
l
'
espressione
del
viso
impaurirono
Perez
.
Fece
per
intervenire
,
ma
già
Lodovico
,
visto
un
graduato
sopraggiungere
,
gli
si
accostava
dicendo
,
con
altro
tono
,
di
preghiera
,
quasi
di
supplicazione
:
-
Senta
,
brigadiere
...
Non
abbiamo
avuto
il
tempo
di
fornirci
di
permesso
...
Aspettiamo
persone
care
...
Ci
consenta
di
entrare
...
Il
graduato
rivolse
alla
guardia
un
cenno
d
'
assenso
:
i
due
amici
penetrarono
nel
recinto
.
Per
un
lungo
tratto
esso
era
sgombro
;
la
folla
si
stringeva
in
fondo
,
contro
la
seconda
cancellata
.
Vi
era
gente
d
'
ogni
grado
ed
età
,
signori
,
popolani
,
contadini
,
marinai
,
donne
,
vecchi
,
bambini
,
facchini
coi
carretti
pronti
per
lo
sbarco
dei
bagagli
,
emigranti
seduti
sulle
casse
e
sui
sacchi
delle
povere
masserizie
,
dame
riparate
dal
sole
sotto
le
cupolette
dei
variopinti
ombrellini
.
Perez
vide
Lodovico
fermarsi
a
un
tratto
,
trasalendo
.
-
Che
hai
?
-
Eccola
.
Taci
.
Seguendo
lo
sguardo
dell
'
amico
egli
scorse
una
signora
vestita
tutta
di
bianco
,
col
cappello
rosso
e
l
'
ombrellino
dello
stesso
colore
.
Quasi
avvertita
da
un
senso
magnetico
,
ella
si
volse
verso
i
due
sopravvenuti
,
ma
non
un
muscolo
del
suo
viso
si
contrasse
,
non
il
più
piccolo
moto
la
tradì
.
Perez
riconobbe
subito
la
figura
ammirata
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
:
meravigliosamente
bella
nel
corpo
e
nel
viso
,
alta
e
flessuosa
come
Diana
,
come
la
Valchiria
,
con
un
prezioso
volume
di
bionde
chiome
lucenti
sulla
nuca
e
sulla
fronte
,
dove
,
come
in
tutto
il
viso
,
il
riflesso
dell
'
ala
del
cappello
e
dell
'
ombrellino
diffondeva
un
chiaror
caldo
di
fiamma
.
Dopo
aver
rivolto
ai
due
amici
lo
sguardo
inespressivo
e
quasi
cieco
con
cui
si
guardano
gli
sconosciuti
,
ella
si
voltò
verso
una
donna
che
le
stava
da
presso
tenendo
per
mano
un
bambino
:
la
governante
ed
il
figlio
.
Chinatasi
a
dire
qualche
cosa
al
fanciullo
,
si
raddrizzò
,
tornò
a
rivoltarsi
verso
il
piroscafo
.
La
massa
enorme
del
"
Senegal
"
si
avanzava
ancora
più
lentamente
,
di
fianco
;
si
udivano
i
fischi
del
comando
,
si
vedeva
a
prora
il
gruppo
dei
marinai
pronti
alla
manovra
dell
'
àncora
,
dominati
dall
'
ufficiale
che
faceva
cenni
verso
la
plancia
.
La
barca
del
pilota
,
con
la
stessa
bandiera
azzurra
e
stellata
che
sventolava
all
'
albero
maestro
della
nave
,
la
precedeva
guidandola
;
a
un
nuovo
fischio
,
a
un
ordine
:
"
Mòlla
!
"
l
'
àncora
si
staccò
dal
fianco
possente
,
scivolò
col
fragore
delle
ferre
catene
,
precipitò
in
mare
sollevando
una
nappa
di
spuma
.
Tutt
'
intorno
,
dalle
murate
dei
piroscafi
attraccati
,
marinai
e
passeggeri
seguivano
curiosamente
la
manovra
;
la
folla
era
densa
a
bordo
d
'
un
grosso
transatlantico
tedesco
,
il
"
Braunschweig
"
,
che
aveva
issato
la
bandiera
di
partenza
,
e
le
cui
gru
stridevano
tirando
a
bordo
balle
e
bauli
,
e
per
le
cui
scale
era
un
continuo
andirivieni
.
Più
fitto
ancora
era
il
formicolio
a
bordo
del
"
Senegal
"
,
e
dalla
riva
alla
nave
,
come
dalla
nave
alla
riva
,
gli
avidi
sguardi
degli
arrivanti
e
degli
aspettanti
si
cercavano
,
si
incrociavano
,
e
già
qualche
fazzoletto
sventolava
,
ai
primi
riconoscimenti
.
Con
la
macchina
ormai
ferma
,
per
la
sola
forza
acquisita
,
il
"
Senegal
"
si
avanzò
ancora
un
poco
,
girò
su
se
stesso
mentre
la
barca
del
pilota
portava
a
terra
,
alle
prese
d
'
ormeggio
,
le
gomene
che
i
marinai
vi
annodavano
;
poi
gli
argani
stridettero
tesandole
,
e
la
nave
si
dispose
lungo
la
calata
.
La
folla
si
rimescolò
,
ciascuno
percorse
la
banchina
in
su
e
in
giù
,
cercando
di
avvicinarsi
il
più
possibile
alle
persone
care
,
chiamandole
per
nome
,
e
saluti
e
notizie
brevi
cominciarono
a
scambiarsi
.
Nei
movimenti
confusi
di
quella
massa
di
persone
lo
sguardo
di
Lodovico
seguiva
intento
ed
ardente
la
cupoletta
dell
'
ombrellino
rosso
,
ed
anche
Perez
non
la
perdeva
d
'
occhio
,
cercando
di
scoprire
in
mezzo
ai
passeggeri
affacciati
dal
ponte
della
prima
classe
chi
fosse
l
'
aspettato
da
quella
donna
.
A
un
tratto
l
'
ombrellino
si
abbassò
e
rialzò
due
o
tre
volte
,
come
una
bandiera
,
in
segno
di
saluto
,
e
dal
piroscafo
,
dall
'
angolo
della
scala
,
un
uomo
rispose
con
un
gesto
del
braccio
,
ed
un
giovinetto
che
gli
stava
a
fianco
agitò
festosamente
il
fazzoletto
.
Perez
sentì
afferrarsi
la
mano
come
dentro
una
morsa
e
udì
la
voce
rauca
dell
'
amico
esclamare
:
-
Eccolo
...
È
lui
!
Liberato
dalla
stretta
,
egli
considerò
attentamente
quell
'
uomo
.
Era
alto
e
robusto
,
con
un
petto
largo
su
cui
la
folta
barba
castana
appena
brizzolata
si
diffondeva
a
ventaglio
;
aveva
un
nobile
portamento
;
tutta
la
persona
rigidamente
composta
nel
costume
da
viaggio
,
con
la
tunica
a
cintola
,
i
calzoni
corti
,
le
gambe
strette
dalle
lunghe
uose
,
rivelava
l
'
abito
del
comando
,
la
professione
marziale
.
Fermo
contro
la
murata
,
non
si
sporgeva
,
portava
soltanto
la
mano
all
'
orecchio
per
cogliere
le
parole
che
la
moglie
ed
il
figlioletto
gli
rivolgevano
dalla
riva
,
e
rispondeva
con
qualche
monosillabo
,
od
a
brevi
cenni
del
capo
e
della
mano
,
mentre
l
'
adolescente
che
era
seco
,
un
collegiale
di
forse
dieci
anni
,
gridava
saluti
e
domande
al
fratellino
ed
alla
madre
.
Costei
,
addossata
ad
una
presa
d
'
ormeggio
,
riparata
contro
il
sole
dall
'
ombrellino
appoggiato
alla
spalla
,
non
si
rivoltava
,
pareva
non
sospettasse
neppure
la
presenza
dei
due
amici
,
dell
'
amante
,
e
Perez
era
talmente
compreso
dall
'
ambascia
di
quest
'
ultimo
,
che
temeva
di
doverla
vedere
da
un
momento
all
'
altro
prorompere
.
Con
le
mascelle
contratte
,
coi
pugni
chiusi
,
Lodovico
guardava
così
fisso
il
nuovo
arrivato
,
che
costui
avrebbe
finito
con
l
'
accorgersene
;
ed
ecco
:
già
pareva
a
Perez
che
se
ne
fosse
accorto
,
che
volgesse
su
loro
uno
sguardo
inquieto
e
sospettoso
.
-
Moviamoci
...
Vieni
da
questa
parte
...
-
propose
all
'
amico
,
trascinandolo
qualche
passo
più
lontano
,
guardando
qua
e
là
sul
ponte
del
piroscafo
,
per
darsi
un
contegno
,
per
fingere
di
cercare
qualcuno
tra
i
passeggeri
,
impaziente
di
uscire
da
quella
situazione
pericolosa
;
ma
a
bordo
,
compiute
le
operazioni
di
ormeggio
,
abbassati
i
pontili
,
i
viaggiatori
che
tentavano
di
scendere
erano
trattenuti
dai
marinai
di
guardia
alle
scale
,
per
lasciar
libero
il
passo
ai
facchini
.
I
bagagli
avevano
la
precedenza
su
gli
uomini
,
e
fremiti
d
'
impazienza
e
sospiri
d
'
ansia
passavano
tra
i
circostanti
,
mentre
sfilavano
i
bauli
di
tutte
le
fogge
e
grandezze
,
le
casse
,
le
valigie
,
le
scatole
,
i
cesti
,
le
cappelliere
.
Le
creature
umane
anelanti
di
riabbracciarsi
dopo
separazioni
lunghe
e
crudeli
erano
ancora
costrette
a
guardarsi
da
lontano
,
a
farsi
cenno
con
la
mano
,
a
soffocare
l
'
impeto
degli
affetti
;
né
tutte
le
anime
erano
in
festa
;
si
vedevano
molti
con
gli
occhi
arrossati
al
pensiero
di
dover
partecipare
o
ricevere
le
nuove
delle
sciagure
sopravvenute
,
dei
disinganni
patiti
nel
tempo
della
solitudine
.
Un
gruppo
di
donne
,
anziane
,
giovani
e
adolescenti
,
tutte
egualmente
vestite
di
lutto
greve
,
piangevano
silenziosamente
,
evitando
di
guardarsi
,
senza
guardar
neppure
verso
la
nave
:
certo
,
essa
non
recava
loro
la
persona
diletta
,
perduta
lontano
,
di
là
dai
mari
,
ma
fredde
e
inerti
reliquie
.
A
bordo
i
viaggiatori
,
affratellati
dalla
convivenza
,
si
salutavano
commossi
sul
punto
di
disperdersi
per
il
vasto
mondo
senza
probabilità
di
mai
più
rivedersi
,
e
l
'
enorme
casa
galleggiante
continuava
a
vuotarsi
delle
sue
masserizie
,
pareva
destinata
a
spopolarsi
,
come
un
luogo
infausto
,
colpito
dalla
sciagura
.
Un
baule
stretto
e
lungo
come
un
feretro
era
tratto
fuori
da
due
uomini
che
lo
reggevano
dai
due
capi
,
e
Perez
sentiva
il
contagio
di
quella
tristezza
diffusa
tutt
'
intorno
,
del
dramma
che
martoriava
il
cuore
dell
'
amico
suo
,
che
doveva
certamente
turbare
quello
della
donna
;
quando
a
un
tratto
i
suoni
fragorosi
e
giocondi
d
'
una
fanfara
squillarono
:
la
musica
del
"
Braunschweig
"
,
nel
punto
che
l
'
enorme
nave
stava
per
salpare
,
intonava
una
marcia
militare
,
quasi
a
stordire
le
altre
anime
più
afflitte
degli
espatrianti
che
trascinava
verso
l
'
ignoto
,
forse
verso
la
morte
,
strappandoli
ai
congiunti
lacrimosi
sulla
riva
materna
.
-
Quando
finiranno
?
-
esclamò
lo
scrittore
,
irritato
da
quei
suoni
,
smanioso
ormai
di
andar
via
;
ma
Lodovico
non
rispose
.
Non
rompeva
il
silenzio
dal
momento
che
aveva
riconosciuto
il
marito
,
e
i
suoi
sguardi
non
lasciavano
la
figura
di
quell
'
uomo
,
sempre
immobile
accanto
al
figlio
,
se
non
per
rivolgersi
verso
il
punto
dove
la
fiamma
dell
'
ombrellino
rivelava
la
presenza
della
donna
accanto
all
'
altra
creaturina
.
Ma
egli
non
si
esponeva
più
come
prima
,
si
ritraeva
anzi
,
studiava
di
nascondersi
dietro
gli
altri
spettatori
;
e
non
già
per
la
prudenza
consigliata
da
Perez
,
bensì
per
un
improvviso
impaccio
,
per
un
senso
di
timidezza
e
quasi
d
'
umiliazione
sorto
dapprima
confusamente
nell
'
anima
sua
,
poi
cresciuto
e
divenuto
insopportabile
.
Tutti
i
diritti
poc
'
anzi
vantati
nel
narrare
la
sua
storia
,
tutte
le
ragioni
addotte
per
dimostrare
all
'
amico
ed
a
se
stesso
che
quella
donna
gli
apparteneva
,
si
rivelavano
ora
arbitrarî
e
sofistici
,
si
disperdevano
dinanzi
ad
una
verità
lampante
e
crudele
:
egli
era
un
estraneo
,
un
intruso
,
tra
quei
coniugi
che
si
ritrovavano
,
tra
quei
figli
e
quei
genitori
che
ricostituivano
l
'
unità
della
famiglia
.
Tanto
tempo
e
tanto
spazio
li
avevano
divisi
,
ed
ecco
:
si
tendevano
le
braccia
;
un
istante
ancora
,
ed
avrebbero
tornato
a
formare
un
vivente
complesso
dal
quale
egli
era
escluso
.
Che
stava
a
far
lì
?
Quella
donna
non
era
sua
,
se
ora
egli
non
poteva
avanzarsi
verso
di
lei
e
portarsela
via
;
quell
'
uomo
non
era
un
ladro
che
gliela
involava
,
se
veniva
a
prendersela
alla
luce
del
sole
,
dinanzi
alla
folla
;
il
ladro
era
lui
stesso
,
che
doveva
trarsi
in
disparte
e
farsi
piccolo
per
non
lasciarsi
scorgere
.
Egli
era
un
intruso
,
una
spia
,
un
frodolento
.
Nella
mortificazione
e
nell
'
avvilimento
che
occupavano
il
suo
cuore
,
la
stessa
memoria
del
possesso
esercitato
fino
al
giorno
innanzi
si
ritraeva
in
un
passato
lontano
,
si
annebbiava
e
attenuava
come
quella
d
'
una
finzione
.
Il
passato
,
remoto
o
prossimo
,
era
passato
;
solo
l
'
ora
presente
esisteva
,
e
in
quell
'
ora
il
suo
possesso
era
distrutto
.
-
Andiamo
via
!
...
-
suggerì
Perez
,
smanioso
.
-
Fermiamoci
alla
dogana
,
fammi
il
piacere
!
-
No
!
-
gli
rispose
con
voce
dura
,
che
non
ammetteva
insistenze
.
Voleva
restare
,
doveva
vedere
.
Una
forza
superiore
a
quella
della
ragione
,
una
specie
di
fascino
lo
inchiodava
lì
,
dietro
la
siepe
degli
aspettanti
,
sollevato
sulla
punta
dei
piedi
,
coi
muscoli
del
collo
irrigiditi
,
tutti
i
nervi
tesi
.
Più
forte
del
dolore
,
più
forte
dell
'
umiliazione
era
l
'
avidità
di
vedere
,
la
necessità
di
non
perdere
un
solo
particolare
di
quella
scena
.
Un
ferro
aguzzo
e
tagliente
gli
ricercava
le
carni
,
recideva
le
vive
fibre
del
legame
che
aveva
fatto
di
lui
e
di
quella
donna
un
corpo
solo
,
un
essere
solo
;
ma
sul
punto
di
sentirsi
mutilato
non
voleva
perdere
la
coscienza
di
sé
,
resisteva
alle
esortazioni
dell
'
amico
come
avrebbe
respinto
un
torpente
sopra
un
letto
operatorio
,
per
assistere
allo
scempio
.
E
già
,
finito
lo
sbarco
dei
bagagli
,
le
guardie
lasciavano
i
loro
posti
,
i
primi
viaggiatori
si
affollavano
verso
le
scale
non
più
vietate
.
Egli
vide
il
marito
avanzarsi
,
ma
senza
fretta
,
dando
una
mano
al
giovinetto
,
dividendosi
con
l
'
altra
la
barba
sul
petto
.
L
'
ombrellino
rosso
si
mosse
anch
'
esso
,
ed
egli
stesso
fece
un
passo
;
ma
allora
,
col
coraggio
della
paura
,
Perez
esclamò
a
voce
bassa
e
concitata
:
-
Lodovico
,
ti
prego
!
...
Non
commettere
imprudenze
!
...
Resta
lì
:
siamo
già
troppo
vicini
.
La
governante
e
il
bambino
possono
riconoscerti
.
Obbedì
,
si
fermò
,
vide
a
poco
a
poco
diminuire
la
distanza
che
separava
i
due
gruppi
:
la
donna
col
figlio
e
la
familiare
avanzarsi
in
prima
linea
,
sull
'
orlo
della
banchina
,
il
padre
e
l
'
altro
figlio
scendere
i
gradini
della
scala
di
bordo
e
porre
il
piede
a
terra
.
Oltre
il
gruppo
delle
donne
piangenti
,
dietro
un
carro
carico
di
bauli
,
avvenne
finalmente
l
'
incontro
.
Egli
trattenne
il
respiro
,
e
lo
stesso
moto
del
suo
cuore
parve
arrestarsi
un
istante
;
ma
il
sangue
gli
rifluì
rapidamente
per
tutte
le
arterie
e
il
petto
gli
si
gonfiò
al
soffio
dell
'
aria
,
in
un
improvviso
senso
di
sollievo
,
quasi
di
gioia
,
di
timida
e
incredula
gioia
,
vedendo
che
quell
'
uomo
non
si
stringeva
con
impeto
alla
donna
sua
ritrovata
dopo
tanto
corso
di
tempo
,
non
l
'
abbracciava
con
tutta
la
forza
delle
sue
braccia
nerborute
,
non
restava
a
guardarla
negli
occhi
per
riconoscerne
e
possederne
l
'
anima
;
ma
le
dava
due
baci
sulle
due
guance
,
due
baci
calmi
,
appena
fraterni
,
quasi
distratti
,
e
subito
dopo
si
volgeva
,
prima
ancora
di
abbracciare
il
figliuoletto
,
a
cercare
i
bagagli
.
Per
un
momento
,
a
quella
vista
che
aveva
temuta
atroce
e
insostenibile
,
tutta
l
'
oppressura
,
tutta
la
mortificazione
dell
'
anima
si
disperse
,
tutta
la
coscienza
della
sua
forza
e
del
suo
diritto
tornò
ad
assicurarlo
.
Quella
donna
era
sua
per
quel
che
gli
costava
di
fremiti
,
di
spasimi
,
di
estasi
,
di
pianti
;
gliel
'
aveva
guadagnata
,
gliel
'
aveva
meritata
il
fuoco
divampato
nel
suo
cuore
,
la
fiamma
dell
'
estro
accesa
nel
suo
pensiero
e
nella
sua
fantasia
.
Ella
gli
si
era
accordata
perché
si
era
sentita
necessaria
a
lui
,
perché
quegli
ardori
,
quelle
febbri
si
erano
comunicati
a
lei
,
rivelandole
tutto
un
mondo
,
tutta
una
vita
dei
quali
non
aveva
sospettato
l
'
esistenza
accanto
a
quell
'
uomo
freddo
e
misurato
.
Un
moto
d
'
orgoglio
,
un
senso
di
trionfo
lo
animò
;
ma
fu
un
lampo
.
Già
ella
si
stringeva
all
'
altro
figlio
,
già
i
figli
si
stringevano
ai
genitori
formando
un
cerchio
dal
quale
la
stessa
domestica
si
teneva
lontana
.
Era
lì
,
sotto
i
suoi
occhi
,
la
famiglia
riunita
,
il
nucleo
umano
primordiale
,
il
cardine
d
'
ogni
consorzio
;
e
nessuno
,
e
tanto
meno
lui
,
poteva
penetrare
in
quella
intimità
fondata
sulla
perpetuazione
della
carne
e
del
sangue
...
Allora
,
mentre
Perez
non
faceva
e
non
diceva
più
nulla
per
porre
termine
a
quello
spettacolo
,
egli
stesso
,
afferrato
bruscamente
un
braccio
dell
'
amico
e
stringendolo
forte
,
esclamò
con
voce
arrochita
:
-
Via
!
...
Andiamo
via
!
...
Si
allontanarono
,
infatti
,
facendosi
strada
tra
la
folla
,
schivando
i
carri
,
passando
accanto
a
quello
dove
il
marito
riconosceva
la
sua
roba
,
mentre
dava
ai
facchini
l
'
indirizzo
dell
'
albergo
di
Francia
.
Quando
furono
nello
spazio
libero
affrettarono
il
passo
;
ma
usciti
fuori
della
cancellata
e
giunti
presso
la
dogana
,
Lodovico
si
fermò
voltandosi
a
guardare
indietro
.
-
Che
fai
lì
?
-
domandò
Perez
,
irritato
;
-
non
ne
hai
abbastanza
?
-
No
:
taci
;
aspetta
.
I
coniugi
,
distaccatisi
dalla
folla
,
preceduti
dal
facchino
coi
bauli
,
seguiti
dalla
governante
coi
figli
,
si
avanzavano
:
il
marito
non
si
appendeva
al
braccio
della
moglie
,
non
le
dava
il
braccio
;
le
andava
accanto
,
parlando
senza
gesti
;
ella
era
invece
tutta
animata
,
diceva
qualcosa
con
espressione
vivace
.
Vedendoli
avvicinarsi
,
Perez
sentì
rinascere
,
con
la
paura
,
un
senso
di
ribellione
contro
l
'
audace
che
sfidava
il
pericolo
d
'
essere
riconosciuto
e
quasi
si
compiaceva
dell
'
ambascia
propria
e
di
quella
che
infliggeva
;
e
quando
la
coppia
fu
giunta
al
loro
fianco
,
tremò
vedendo
il
marito
fermare
lo
sguardo
su
Lodovico
,
quasi
leggendogli
in
faccia
il
suo
secreto
,
mentre
la
compagna
passava
senza
neppure
guardarli
,
come
non
accorgendosi
di
loro
.
Per
buona
sorte
il
figlio
più
piccolo
,
intento
a
narrare
qualche
cosa
al
fratello
,
non
levò
gli
occhi
,
distrasse
anche
l
'
attenzione
della
governante
rivolgendole
una
domanda
;
e
solo
dopo
che
la
comitiva
si
fu
allontanata
avviandosi
alla
dogana
,
il
trepidante
trasse
liberamente
il
respiro
.
-
Io
domando
se
questa
è
una
cosa
ragionevole
!
...
Che
gusto
tormentarsi
così
!
...
Vogliamo
ora
andar
via
una
buona
volta
,
in
nome
di
Dio
?
-
No
.
Aspetta
.
Volle
ancora
indugiarsi
,
ostinato
,
inflessibile
,
sordo
;
aspettò
sinché
la
famiglia
non
riuscì
dalla
dogana
e
non
ebbe
preso
posto
nell
'
omnibus
dell
'
albergo
,
sinché
il
pesante
carrozzone
non
si
scosse
,
non
si
mosse
verso
la
città
,
non
fu
scomparso
dietro
una
fila
di
carri
di
merci
allungati
sul
binario
.
Allora
soltanto
Perez
poté
finalmente
trascinarlo
presso
una
carrozza
e
spingerlo
a
prendervi
posto
.
-
Vieni
a
casa
mia
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
...
-
Ma
sì
...
Non
ti
trattengo
!
...
Te
ne
andrai
appena
ti
sarai
rimesso
...
Per
ora
vieni
con
me
...
Sei
troppo
agitato
...
Aspetta
di
calmarti
...
Vieni
un
istante
!
-
soggiunse
,
accostando
le
mani
in
atto
di
preghiera
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
II
Il
convegno
-
Castelmaggiore
!
...
A
Castelmaggiore
!
Il
treno
,
entrato
rapido
e
strepitoso
sotto
la
tettoia
,
rallentò
improvvisamente
la
corsa
,
stridendo
per
tutte
le
ferree
giunture
;
la
voce
del
conduttore
risonò
annunziando
il
nome
della
città
,
e
Lodovico
Bertini
sorse
in
piedi
,
nello
scompartimento
deserto
,
e
si
accostò
allo
sportello
.
Un
facchino
,
un
vecchio
a
cui
la
candida
barba
scendeva
fin
sul
petto
del
camiciotto
di
lavoro
,
lo
aperse
togliendo
di
mano
al
viaggiatore
la
valigia
e
la
borsa
.
-
Dove
va
il
signore
?
All
'
albergo
?
-
No
;
mi
fermo
qui
,
al
Caffè
.
Riparto
col
direttissimo
delle
9
e
15;
verrete
a
riprendere
il
bagaglio
qualche
minuto
prima
dell
'
arrivo
del
treno
.
-
Stia
tranquillo
:
alle
9
e
10
sarò
da
lei
.
I
viaggiatori
in
partenza
si
affollavano
dinanzi
alle
carrozze
;
gli
arrivati
facevano
ressa
all
'
entrata
del
ristorante
,
intorno
al
bancone
con
le
vivande
e
le
bevande
;
il
carro
coi
sacchi
della
posta
cigolava
sulle
tre
ruote
,
spinto
a
mano
da
un
fattorino
che
avvertiva
di
far
largo
;
il
capostazione
esaminava
un
foglio
alla
luce
di
una
delle
grandi
lampade
ad
arco
.
Entrato
nella
sala
,
Bertini
udì
le
voci
del
personale
di
servizio
richiamare
al
loro
posto
i
partenti
,
lo
sbattere
degli
sportelli
,
il
fischio
della
locomotiva
;
quando
sedette
dinanzi
al
tavolino
di
marmo
vide
il
convoglio
sfilare
col
suo
carico
di
vite
,
con
le
sue
luci
fioche
dietro
i
vetri
appannati
e
le
tendine
abbassate
.
Un
cameriere
gli
si
presentò
,
domandando
:
-
Comanda
?
-
Tè
e
latte
,
con
qualche
biscotto
.
Quantunque
non
avesse
desinato
prima
di
mettersi
per
via
,
sentiva
di
non
poter
prendere
cibo
.
Aveva
la
gola
stretta
e
la
testa
in
fiamme
.
Dalle
grandi
arcate
aperte
sotto
la
tettoia
veniva
una
brezza
frizzante
che
gli
faceva
passare
qualche
brivido
per
il
corpo
senza
rinfrescargli
la
fronte
.
Quando
il
vassoio
con
le
cogome
,
il
piattello
,
la
chicchera
e
la
salvietta
gli
fu
posto
dinanzi
,
egli
non
toccò
nessuna
di
quelle
cose
:
trasse
dalla
tasca
interna
dell
'
abito
il
portafogli
e
ne
cavò
la
lettera
ricevuta
due
sere
innanzi
,
per
espresso
.
Appena
due
sere
innanzi
,
dopo
un
mese
e
mezzo
di
silenzio
,
cinquanta
giorni
dopo
l
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
egli
aveva
rivisto
i
caratteri
di
Rosanna
!
Sette
settimane
erano
trascorse
senza
che
ella
avesse
trovato
modo
di
fargli
pervenire
una
parola
,
lasciandolo
solo
col
suo
dolore
,
vagante
di
luogo
in
luogo
,
senza
casa
,
senza
pace
,
senza
tregua
.
Fuggito
la
stessa
sera
dell
'
arrivo
del
piroscafo
,
non
si
era
sentito
capace
di
ridursi
,
secondo
le
prescrizioni
di
lei
,
a
Promonte
,
sul
lago
,
presso
i
parenti
.
Come
portare
nella
casa
paterna
l
'
ambascia
che
lo
struggeva
?
Come
spiegare
alla
sorella
,
al
cognato
,
la
tempesta
scatenatasi
nel
suo
cuore
?
In
quei
luoghi
dove
pure
aveva
tanto
vissuto
,
dove
aveva
dato
forma
alle
sue
concezioni
più
vaste
,
ora
sentiva
che
gli
sarebbe
mancato
il
respiro
.
Che
avrebbe
fatto
,
non
potendo
più
lavorare
?
Che
avrebbe
detto
,
non
potendo
parlare
se
non
di
lei
?
...
Alla
verde
conca
del
lago
meraviglioso
,
sulle
vette
dominatrici
della
terra
,
adunatrici
di
nembi
,
nelle
valli
inargentate
dalle
acque
spumose
,
sotto
i
boschi
solenni
,
egli
aveva
sognato
di
tornare
;
ma
con
lei
,
per
molto
o
per
poco
,
pur
di
farla
partecipe
di
quelle
bellezze
,
pur
di
associarla
ai
ricordi
della
sua
prima
vita
.
Ma
ella
si
era
negata
,
adducendo
di
non
poter
entrare
nella
sua
casa
,
di
non
voler
presentarsi
ai
suoi
parenti
,
a
sua
sorella
,
che
doveva
conoscere
o
sospettare
i
loro
rapporti
,
e
che
l
'
avrebbe
severamente
giudicata
;
e
,
come
sempre
,
nulla
era
valso
a
farla
ricredere
.
Troppo
,
a
quell
'
ora
,
gli
sarebbe
stato
grave
chiudersi
lassù
,
mentre
non
solo
il
suo
sogno
si
disperdeva
,
ma
anch
'
ella
era
come
perduta
per
lui
;
e
col
bisogno
di
stordirsi
,
di
evitare
quanto
potesse
rammentargli
la
sua
condizione
sciagurata
,
di
fuggire
da
se
stesso
,
era
andato
dove
nessuno
lo
conosceva
,
dove
nessuno
gli
avrebbe
chiesto
che
cosa
lo
martoriasse
:
in
Isvizzera
,
errando
per
monti
e
per
valli
,
saltando
dai
treni
sui
piroscafi
e
dai
piroscafi
sui
treni
,
riparando
dalle
città
rumorose
negli
alpestri
villaggi
,
tornando
dalle
alte
solitudini
alla
baraonda
dei
grandi
alberghi
e
dei
"
Kursaal
"
,
cercando
ovunque
invano
di
dimenticare
i
pensieri
molesti
e
di
dissipare
le
immagini
odiose
.
Disperando
di
riuscirvi
,
non
sapendo
che
fare
della
sua
vita
,
era
ridisceso
in
Italia
per
ridursi
finalmente
,
secondo
il
volere
di
lei
,
al
paese
natale
,
presso
i
congiunti
,
sostenuto
dalla
superstiziosa
lusinga
che
lì
,
dove
ella
gli
aveva
raccomandato
di
recarsi
e
promesso
di
scrivergli
,
la
sua
lettera
sarebbe
arrivata
più
presto
.
Ma
,
sul
punto
di
eseguire
i
suoi
comandamenti
,
la
tentazione
di
rivederla
,
non
fosse
che
da
lontano
,
di
sfuggita
,
un
istante
,
passando
secretamente
da
Firenze
,
si
era
impadronita
del
suo
spirito
e
lo
aveva
soggiogato
.
Andato
a
nascondersi
nello
studio
ancora
tutto
odorante
di
lei
,
tutto
pieno
dei
ricordi
di
lei
,
dei
fiori
secchi
,
delle
trine
,
dei
ventagli
,
dei
ritratti
,
delle
crete
dove
egli
aveva
riprodotto
la
stupenda
sua
forma
,
si
era
tenuto
lontano
dai
ritrovi
degli
amici
e
dei
conoscenti
,
aveva
poi
cominciato
ad
aggirarsi
cautamente
intorno
ai
luoghi
dove
avrebbe
potuto
incontrarla
:
invano
.
Una
notte
s
'
era
spinto
fin
sotto
la
sua
casa
,
ma
il
domani
all
'
alba
era
fuggito
ancora
una
volta
,
per
aver
visto
e
immaginato
con
gli
occhi
della
mente
,
dietro
quelle
finestre
chiuse
,
dietro
quei
muri
ciechi
,
un
altro
al
suo
posto
,
accanto
a
lei
,
carezzare
la
sua
fronte
,
baciare
le
sue
labbra
,
vivere
la
sua
vita
.
Allora
,
allora
soltanto
si
era
rifugiato
a
Promonte
,
per
rintanarsi
nel
suo
covo
come
una
bestia
ferita
.
Aveva
il
cuore
lacerato
e
sanguinante
.
Invano
la
ragione
gli
rappresentava
che
questo
era
lo
scotto
inevitabile
del
bene
fruito
;
invano
l
'
egoismo
gli
consigliava
di
aspettare
tranquillamente
il
giorno
in
cui
ella
lo
avrebbe
richiamato
.
Non
era
più
sicuro
di
riacquistare
la
felicità
di
prima
.
Quand
'
anche
null
'
altro
dovesse
sopravvenire
a
distruggerla
,
il
ricordo
delle
pene
sofferte
l
'
avrebbe
intorbidata
.
Al
pensiero
che
la
creatura
amata
era
stata
di
un
altro
,
un
moto
di
repugnanza
,
repugnanza
fisica
,
lo
arretrava
.
Ma
non
solamente
sentiva
che
ella
era
stata
contaminata
nel
corpo
,
vedeva
che
anche
l
'
anima
sua
gli
sfuggiva
.
Per
aver
lasciato
passare
tanto
tempo
senza
rammentarglisi
,
bisogna
che
un
rivolgimento
fosse
avvenuto
nel
suo
cuore
,
nella
sua
vita
.
Come
negare
,
contro
l
'
evidenza
,
la
forza
degli
affetti
,
dei
doveri
e
degli
interessi
che
lo
avevano
prodotto
?
L
'
uomo
che
le
aveva
dato
il
proprio
nome
,
che
dedicava
alla
casa
fondata
con
lei
tutte
le
sue
energie
,
che
le
assicurava
un
'
esistenza
facile
e
larga
,
godeva
di
privilegi
indistruttibili
;
ne
godeva
il
figlio
tornato
a
lei
,
forse
più
che
l
'
altro
vissuto
sempre
al
suo
fianco
.
Di
questa
creaturina
,
del
posto
che
aveva
occupato
nel
cuore
della
madre
,
egli
era
stato
geloso
.
Ora
la
gelosia
impotente
lo
rodeva
,
lo
umiliava
al
pensiero
che
la
madre
era
tutta
dei
figli
,
la
moglie
tutta
del
marito
.
Parlandole
o
scrivendole
,
egli
avrebbe
potuto
farsi
valere
,
rammentarle
le
parole
dettegli
e
le
prove
dategli
,
contrastarla
a
tutti
coloro
che
la
riprendevano
,
vincerla
ancora
una
volta
;
da
lontano
,
costretto
al
silenzio
,
doveva
incrociare
le
braccia
,
abbandonare
indifesa
la
causa
dalla
quale
dipendeva
la
sua
vita
.
O
forse
insistere
,
contraddirla
,
contrariarla
,
sarebbe
stato
inutile
,
come
era
stato
inutile
tutto
quanto
le
aveva
detto
perché
non
andasse
incontro
al
marito
,
perché
si
contentasse
di
aspettarlo
a
casa
sua
.
Che
cosa
era
dunque
il
bene
che
gli
voleva
,
se
non
la
faceva
capace
di
arrendersi
a
un
suo
desiderio
,
sia
pure
smodato
?
...
Poi
pensava
che
anch
'
egli
l
'
aveva
ferita
,
una
volta
,
molto
più
profondamente
,
dicendole
che
,
libera
,
non
l
'
avrebbe
sposata
;
e
allora
riconosceva
che
entrambi
si
erano
mantenuti
fedeli
al
proponimento
di
esser
sinceri
,
di
uniformarsi
alla
realtà
esteriore
ed
intima
,
alla
verità
necessaria
ed
amabile
.
Ma
ora
,
no
;
ora
non
più
;
ora
non
riconosceva
altra
verità
fuorché
il
suo
dolore
,
altra
realtà
fuorché
il
bisogno
di
lenirlo
;
ora
non
chiedeva
,
non
aspettava
,
non
cercava
altro
che
una
menzogna
,
ma
pietosa
e
salutare
.
E
non
ne
trovava
,
e
non
ne
sperava
.
Ella
non
gli
avrebbe
mai
scritto
,
come
non
gli
aveva
mai
detto
:
"
Amo
te
solo
,
odio
mio
marito
"
.
Una
simile
certezza
lo
avrebbe
forse
pacificato
,
gli
avrebbe
dato
forza
per
sopportare
le
separazioni
,
le
contrarietà
,
la
partecipazione
di
un
altro
al
possesso
di
quel
corpo
la
cui
anima
sarebbe
stata
tutta
sua
.
Egli
doveva
invece
contentarsi
di
una
parte
di
quella
vita
,
della
minor
parte
.
L
'
avrebbe
forse
totalmente
perduta
,
se
il
marito
non
fosse
andato
più
via
.
Non
era
questo
il
pericolo
?
Che
fare
per
evitarlo
,
come
riprendersi
il
suo
bene
,
senza
che
nessuno
mai
più
glielo
potesse
contendere
?
...
Talvolta
egli
aveva
tentato
di
reagire
contro
la
passione
,
di
resisterle
,
di
contenerla
.
Altri
amori
giudicati
necessarî
alla
sua
vita
non
erano
finiti
senza
che
egli
ne
fosse
morto
?
Prima
non
si
era
appagato
di
ciò
che
le
donne
altrui
avevano
potuto
o
voluto
accordargli
?
All
'
idea
di
prenderne
una
per
sé
non
si
era
sempre
ribellato
?
Due
o
tre
volte
,
bensì
,
nella
prima
giovinezza
,
la
tentazione
era
stata
fortissima
,
avvalorata
dai
consigli
dei
parenti
,
dalle
esortazioni
della
madre
;
ma
non
si
era
sempre
vinto
,
e
sua
madre
non
era
morta
col
dolore
di
lasciarlo
solo
?
La
libertà
non
gli
era
sembrata
un
bene
tanto
grande
da
potersi
pagare
con
qualche
cosa
di
più
penoso
ancora
che
non
la
solitudine
?
Nel
matrimonio
non
aveva
visto
una
convenzione
micidiale
all
'
amore
,
e
dell
'
amore
non
aveva
sempre
avuto
bisogno
per
le
sue
ispirazioni
d
'
artista
?
...
Ma
il
ragionamento
,
il
ricordo
della
tenacissima
opinione
di
tutta
la
sua
vita
restavano
inefficaci
contro
il
dolore
.
Nel
suo
dolore
egli
riconosceva
ora
che
il
legame
indissolubile
,
sempre
evitato
come
il
più
grave
dei
danni
,
non
era
un
ostacolo
alla
felicità
,
se
altri
ora
se
ne
giovava
per
distruggere
la
felicità
sua
.
Quella
convenzione
giudicata
funesta
all
'
amore
era
il
patto
che
garentiva
il
possesso
.
La
sua
condizione
di
amante
costretto
a
nascondersi
,
a
fuggire
,
a
cedere
il
posto
usurpato
,
a
vedere
un
altro
occuparlo
da
padrone
legittimo
,
era
sciagurata
e
intollerabile
.
I
giorni
e
le
settimane
erano
passati
lenti
,
eterni
,
numerati
ad
uno
ad
uno
,
misurati
ad
ora
ad
ora
,
senza
che
egli
sapesse
che
cosa
accadeva
della
creatura
diletta
,
che
cosa
potesse
fare
egli
stesso
per
averne
notizie
:
se
tornare
a
Firenze
,
se
scrivere
a
qualche
amico
,
se
scriverle
direttamente
,
a
rischio
di
tradirla
.
La
paura
che
il
caso
l
'
avesse
tradita
,
che
suo
marito
avesse
scoperto
il
loro
secreto
,
trovando
una
lettera
,
udendo
qualche
parola
sfuggita
al
bambino
od
ai
servi
,
arrestava
il
moto
del
suo
cuore
;
ma
quantunque
il
sospetto
non
fosse
da
escludere
,
qualche
altra
cosa
,
una
voce
interiore
,
un
oscuro
presentimento
gli
diceva
che
no
,
che
nulla
era
stato
scoperto
,
che
ella
era
al
sicuro
,
che
il
suo
silenzio
dipendeva
unicamente
dalla
sua
volontà
.
Infinitamente
più
che
l
'
impossibilità
di
far
nulla
per
avere
qualche
notizia
,
per
uscire
da
quell
'
ansia
,
lo
umiliava
,
lo
mortificava
e
lo
avviliva
l
'
idea
che
la
volontà
di
lei
fosse
determinata
da
ragioni
che
egli
non
poteva
combattere
.
Il
bisogno
di
signoreggiare
quella
vita
,
di
occuparla
tutta
di
sé
,
di
uniformare
alla
propria
volontà
quella
volontà
forte
e
tenace
,
alimentava
il
fuoco
della
sua
passione
.
Nessun
'
altra
donna
lo
aveva
avvinto
con
le
blandizie
,
con
le
lusinghe
,
con
le
illusioni
,
quanto
costei
con
la
resistenza
e
l
'
ostilità
.
Tutto
quanto
aveva
fatto
,
nei
primi
tempi
,
per
vincerla
,
era
stato
invano
:
ella
gli
si
era
accordata
,
inaspettatamente
,
quando
aveva
voluto
,
quando
egli
ne
aveva
perduto
la
speranza
.
Nonostante
la
dedizione
,
dopo
il
possesso
,
con
tutte
le
prove
d
'
amore
ottenute
,
egli
aveva
più
volte
sentito
di
non
essere
penetrato
fino
agli
ultimi
recessi
dell
'
anima
sua
.
Ora
che
un
altro
gliela
contendeva
,
ora
che
egli
non
poteva
vivere
senza
trionfare
di
costui
,
senza
saperla
sua
interamente
,
perdutamente
,
come
una
cosa
inerte
,
come
la
cera
duttile
,
come
la
creta
malleabile
,
ora
ella
si
dava
tutta
a
quell
'
altro
,
restava
lontana
,
chiusa
,
inaccessibile
.
La
tentazione
di
fuggirla
,
piuttosto
che
contentarsi
del
poco
che
gli
avrebbe
concesso
,
si
era
insinuata
allora
nel
suo
pensiero
,
lo
aveva
investito
e
dominato
.
Non
era
giustizia
,
no
,
che
egli
spasimasse
così
,
mentre
nella
nuova
vita
che
ella
ora
viveva
non
trovava
modo
d
'
infondergli
fede
,
di
dargli
speranza
e
coraggio
...
Improvvisamente
,
la
sua
lettera
era
giunta
,
quella
lettera
sulla
quale
si
era
precipitato
avidamente
,
che
aveva
letta
e
riletta
tanto
da
poterla
ripetere
senza
dimenticarne
una
sillaba
,
e
che
,
nondimeno
,
ora
,
nel
silenzio
della
stazione
deserta
,
tornava
a
rileggere
ancora
una
volta
.
La
lettera
diceva
:
Partirò
posdomani
,
sola
,
col
direttissimo
delle
7
e
25
per
arrivare
a
Milano
il
giorno
dopo
,
alle
7
e
50
.
Torna
domani
a
Firenze
,
prenota
due
cabine
della
"
Sleeping
"
facendoti
dare
due
biglietti
separati
,
e
mandami
il
mio
.
Riparti
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
scendi
alla
stazione
di
Castelmaggiore
e
aspetta
alle
9
e
15
il
passaggio
del
mio
treno
,
dove
salirai
a
raggiungermi
.
Alla
stazione
di
Milano
mi
lascerai
:
mio
marito
ritorna
da
Londra
.
Tutto
era
stato
puntualmente
eseguito
.
Lasciato
immediatamente
Promonte
,
egli
era
corso
a
Firenze
,
all
'
ufficio
della
Compagnia
dei
"
Wagons
-
Lits
"
.
Il
commesso
aveva
voluto
rilasciare
un
solo
biglietto
per
le
due
cabine
,
non
comprendendo
come
persone
che
dovevano
viaggiare
insieme
avessero
bisogno
di
biglietti
separati
;
ma
poi
glieli
aveva
pur
dati
,
ed
egli
aveva
spedito
a
Rosanna
,
in
lettera
raccomandata
,
quello
che
doveva
servire
per
lei
.
Era
partito
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
aspettava
ora
il
passaggio
del
direttissimo
;
ma
,
rileggendo
quella
lettera
,
come
quando
l
'
aveva
letta
la
prima
volta
,
tutte
queste
istruzioni
,
tutte
le
circostanze
nelle
quali
le
aveva
effettuate
,
sparivano
dalla
sua
memoria
:
i
suoi
occhi
e
il
suo
pensiero
si
fermavano
sulle
parole
dell
'
ultimo
rigo
:
"
Mio
marito
ritorna
da
Londra
"
.
Per
tornarne
,
doveva
esservi
andato
;
se
ella
gli
moveva
ora
incontro
,
non
ve
lo
aveva
accompagnato
;
era
dunque
rimasta
solo
per
qualche
tempo
,
poco
o
molto
,
non
poteva
dir
quanto
,
una
settimana
per
lo
meno
:
e
di
quel
tempo
di
libertà
non
aveva
saputo
o
voluto
profittare
per
richiamarlo
,
per
rivederlo
,
dovunque
,
comunque
!
Lo
richiamava
ora
,
sul
punto
di
andare
ancora
una
volta
incontro
a
quell
'
uomo
,
per
rivederlo
un
giorno
più
presto
!
...
A
un
fischio
di
locomotiva
,
breve
,
acuto
,
lontano
,
egli
si
riscosse
,
si
guardò
intorno
.
La
stazione
era
ancora
deserta
;
il
padrone
del
Caffè
sonnecchiava
dentro
un
bussolotto
illuminato
dalla
fiamma
gialla
d
'
una
lampada
a
gas
;
il
cameriere
;
dinanzi
al
banco
delle
vivande
,
parlottava
con
un
manovratore
.
Egli
ripiegò
la
lettera
e
la
richiuse
nel
portafogli
.
Si
versò
un
poco
di
latte
e
di
tè
,
ne
assaggiò
un
sorso
,
e
ripose
la
chicchera
.
L
'
orologio
,
sul
quadro
dell
'
orario
,
segnava
le
otto
e
un
quarto
.
A
quell
'
ora
ella
doveva
essere
già
partita
,
il
treno
che
la
portava
già
correva
verso
di
lui
.
Un
senso
di
gioia
,
trepida
ma
grande
,
lo
invase
a
quella
certezza
;
egli
sentì
il
suo
rancore
dissiparsi
.
All
'
idea
che
fra
un
'
ora
sarebbe
giunta
,
che
l
'
avrebbe
avuta
tutta
una
notte
per
sé
,
che
avrebbe
potuto
finalmente
sfogare
la
piena
dei
sentimenti
accumulati
nel
suo
cuore
,
l
'
immobilità
gli
riuscì
intollerabile
.
Chiamato
il
cameriere
e
pagatolo
,
si
alzò
,
uscì
fuori
della
sala
,
sotto
la
pensilina
.
I
binarî
liberi
si
dilungavano
,
convergendo
nella
lontananza
,
perdendosi
verso
le
masse
scure
delle
cabine
e
dei
depositi
,
verso
le
linee
rigide
formate
dalle
colonne
delle
carrozze
e
dei
carri
mobili
sotto
il
fioco
lume
della
luna
non
ancora
al
primo
quarto
.
Gli
ufficî
erano
quasi
tutti
chiusi
;
solo
quelli
del
capostazione
,
del
telegrafo
e
dei
biglietti
proiettavano
sul
marciapiedi
la
luce
delle
loro
lampade
incappucciate
di
verde
.
Due
o
tre
commessi
stavano
curvi
sulle
scrivanie
,
dinanzi
a
grossi
registri
ed
a
fogli
di
carta
stampata
;
non
si
udiva
altro
rumore
fuorché
il
ticchettare
degli
apparecchi
telegrafici
.
Chiuse
le
sale
d
'
aspetto
,
tranne
quella
della
terza
classe
,
sopra
i
cui
nudi
banchi
il
facchino
dalla
barba
candida
ed
un
suo
compagno
erano
distesi
a
dormire
.
Per
ingannare
il
tempo
egli
si
mise
a
percorrere
la
fronte
della
stazione
,
da
un
capo
all
'
altro
;
poi
riattraversò
la
sala
del
Caffè
ed
uscì
sul
piazzale
.
Non
una
carrozza
,
non
un
passante
,
non
un
rumore
.
Sulla
facciata
esteriore
dell
'
edifizio
erano
aperti
l
'
ufficio
del
Dazio
,
dove
due
impiegati
chiacchieravano
fumando
nelle
pipe
,
e
il
passaggio
d
'
entrata
,
col
gabbiotto
della
giornalaia
:
una
vecchietta
sonnecchiante
in
mezzo
alla
mostra
dei
fogli
illustrati
,
aperti
nelle
pagine
più
vistose
,
fra
le
grosse
intestazioni
dei
quotidiani
e
le
copertine
dei
libercoli
pornografici
.
Le
pozzanghere
formate
dall
'
acquazzone
del
pomeriggio
rendevano
malagevole
l
'
avventurarsi
oltre
il
marciapiedi
;
rinunziando
ad
entrare
in
città
,
egli
cominciò
a
misurarlo
tra
i
due
cancelli
che
lo
chiudevano
,
come
aveva
fatto
dell
'
altro
.
Il
tempo
scorreva
con
una
lentezza
disperante
.
Passando
e
ripassando
dinanzi
al
Dazio
,
i
suoi
occhi
erano
attratti
dall
'
orologio
i
cui
indici
parevano
immobili
;
per
vederli
un
poco
spostati
verso
l
'
ora
attesa
con
la
febbre
nei
polsi
,
egli
prometteva
a
se
stesso
di
non
guardarli
troppo
spesso
;
ma
poi
,
quando
li
fissava
dopo
aver
voltato
le
spalle
più
volte
,
trovava
che
era
trascorso
qualche
minuto
appena
.
Fermandosi
,
chiudendo
gli
occhi
,
tentava
raffigurarsi
la
donna
amata
come
doveva
essere
atteggiata
in
quel
momento
:
raccolta
in
un
angolo
della
carrozza
sussultante
nella
corsa
vertiginosa
,
sotto
la
luce
della
lampada
elettrica
,
col
viso
ravvolto
in
un
velo
,
col
capo
appoggiato
alla
mano
guantata
,
con
gli
occhi
allo
sportello
,
immobile
nella
persona
,
ma
con
l
'
anima
tesa
verso
di
lui
;
e
allora
la
tenerezza
e
il
rancore
,
l
'
amore
e
la
gelosia
,
il
bisogno
di
stringersela
al
cuore
e
l
'
impeto
di
respingerla
si
avvicendavano
tanto
tumultuosamente
da
confondersi
in
un
unico
fremito
,
in
uno
spasimo
solo
.
Le
nove
meno
un
quarto
.
Ancora
quaranta
minuti
.
La
stazione
restava
deserta
:
si
udiva
soltanto
qualche
fischio
rauco
,
soffocato
,
di
macchine
manovranti
lontano
;
qualche
passo
risonava
,
ma
di
persone
che
uscivano
,
avviandosi
alla
città
.
Nessun
viaggiatore
sarebbe
venuto
a
prendere
quel
treno
della
notte
?
Nessun
parente
od
amico
sarebbe
sopraggiunto
ad
aspettare
qualcuno
?
...
Alle
nove
,
mancando
mezz
'
ora
all
'
arrivo
del
treno
,
egli
entrò
per
vedere
se
l
'
ufficio
dei
biglietti
fosse
aperto
.
Era
ancora
chiuso
;
il
facchino
dormiva
ancora
sulla
panca
della
sala
d
'
aspetto
.
La
vendita
sarebbe
forse
cominciata
solo
venti
minuti
prima
dell
'
arrivo
del
treno
?
L
'
attesa
di
quegli
altri
dieci
minuti
fu
eterna
.
Pareva
che
il
tempo
si
fosse
arrestato
,
che
non
potesse
più
scorrere
,
che
la
stazione
fosse
abbandonata
,
che
la
vicina
città
fosse
morta
.
L
'
arrivo
di
due
o
tre
persone
,
silenziose
,
senza
bagaglio
,
gli
parve
un
avvenimento
,
un
ritorno
alla
vita
.
Ma
nessuno
sportello
si
schiudeva
ancora
,
nulla
preannunziava
la
partenza
,
neanche
ora
che
mancavano
venti
minuti
soltanto
,
che
ne
mancavano
diciannove
.
Che
cosa
avveniva
?
Quand
'
anche
il
treno
fosse
in
ritardo
,
la
vendita
dei
biglietti
non
doveva
cominciare
all
'
ora
regolare
?
Forse
gli
orologi
esterni
anticipavano
su
quello
del
capostazione
?
Per
quale
incantesimo
nessuno
appariva
?
Non
era
egli
in
preda
ad
un
incubo
?
Aveva
realmente
ricevuto
una
lettera
di
lei
?
Era
una
cosa
reale
,
quel
convegno
in
treno
?
Non
era
una
stravaganza
,
una
immaginazione
,
una
irragionevole
speranza
?
...
Diciotto
minuti
soltanto
-
e
gli
sportelli
restavano
ancora
sbarrati
...
Allora
,
per
uscire
da
quell
'
incubo
,
per
udire
una
voce
,
per
sapere
qualcosa
,
s
'
avvicino
alla
giornalaia
.
-
Il
direttissimo
non
arriva
alle
nove
e
un
quarto
?
-
Alle
nove
e
un
quarto
,
sissignore
.
-
Ma
allora
perché
non
aprono
la
biglietteria
?
La
vecchia
inforcò
gli
occhiali
,
guardò
un
suo
grosso
orologio
di
acciaio
,
e
disse
:
-
Ecco
:
apriranno
a
momenti
.
Ma
passò
ancora
un
altro
minuto
,
ne
passarono
due
,
senza
che
gli
sportelli
si
schiudessero
.
E
a
un
tratto
due
uomini
uscirono
dall
'
interno
della
stazione
,
uno
dei
quali
diceva
all
'
altro
:
-
Non
si
parte
fino
a
domani
.
Egli
credé
d
'
aver
frainteso
.
Poi
il
sangue
gli
rifluì
tutto
al
cuore
e
la
vista
gli
si
offuscò
.
Con
passo
dapprima
malfermo
,
poi
precipitato
,
rientrò
sotto
la
tettoia
nel
punto
che
alcuni
manovali
attraversavano
i
binarî
e
gruppi
di
commessi
si
formavano
dinanzi
agli
ufficî
,
scambiando
notizie
e
domande
e
commenti
.
-
Al
bivio
del
Saliceto
...
La
linea
è
ingombra
...
Si
appronta
il
carro
-
attrezzi
...
Una
falsa
manovra
dello
scambio
...
Il
treno
merci
è
rovesciato
...
E
il
direttissimo
?
Una
fiamma
gli
salì
al
viso
,
il
suolo
gli
mancò
sotto
i
piedi
.
Corse
all
'
ufficio
del
capostazione
,
non
lo
riconobbe
perché
tutti
gli
usci
erano
aperti
,
ormai
,
e
tutte
le
stanze
illuminate
;
domandò
a
un
uomo
seduto
dinanzi
ad
una
scrivania
:
-
Scusi
,
signore
:
mi
vuol
dire
che
cosa
è
accaduto
?
-
Non
so
precisamente
;
la
linea
è
ingombra
.
Riuscì
,
trovò
finalmente
il
capo
sulla
soglia
del
suo
ufficio
,
intento
a
rimproverare
uno
dei
suoi
dipendenti
.
-
Non
ho
bisogno
delle
vostre
osservazioni
!
...
Andate
al
vostro
posto
senza
tante
chiacchiere
...
Desidera
?
-
domandò
poi
,
con
voce
appena
meno
brusca
,
al
viaggiatore
che
portava
la
mano
al
cappello
.
-
Vuol
favorire
di
dirmi
che
cosa
è
accaduto
?
Io
aspetto
il
direttissimo
delle
nove
e
un
quarto
...
-
La
linea
è
stata
ostruita
da
un
treno
merci
che
manovrava
al
bivio
del
Saliceto
.
-
Ma
il
direttissimo
?
-
Il
direttissimo
sarà
avvertito
e
fermato
a
tempo
e
luogo
...
Poi
,
voltategli
le
spalle
ed
avvicinatosi
al
telefono
,
gridò
nel
portavoce
:
-
Signor
ingegnere
?
...
Sì
,
la
seconda
squadra
sarà
pronta
a
momenti
...
Com
'
è
?
...
La
gru
sta
in
consegna
al
Movimento
...
Prenda
le
binde
da
otto
tonnellate
...
Va
bene
?
...
Sissignore
:
alla
cabina
numero
8
...
Come
?
...
Ha
deragliato
?
...
Perdio
!
...
Vengo
subito
!
...
Lasciato
l
'
apparecchio
,
lanciò
un
ordine
al
sottocapo
:
-
Trattenga
l'842
a
Santa
Rufina
,
telegrafi
che
per
linea
ingombra
non
lo
posso
ricevere
.
Mi
mandi
subito
la
seconda
squadra
.
E
s
'
allontanò
rapidamente
,
scavalcando
le
linee
dei
binari
,
facendo
cenno
con
tutt
'
e
due
le
mani
di
seguirlo
agli
uomini
schierati
sul
marciapiedi
centrale
.
Stordito
,
smarrito
,
Bertini
volse
intorno
lo
sguardo
.
Che
cosa
era
avvenuto
?
Nessuno
glielo
avrebbe
spiegato
?
Un
brivido
gli
passò
per
la
schiena
al
pensiero
del
pericolo
che
minacciava
la
creatura
diletta
,
al
disastro
che
forse
era
già
avvenuto
.
Non
era
forviato
il
convoglio
che
la
trasportava
?
O
il
treno
che
facevano
fermare
a
Santa
Rufina
era
il
suo
?
-
Per
favore
!
...
Sentite
!
...
-
disse
ad
un
guardasala
,
fermandolo
mentre
gli
passava
dinanzi
.
-
Qual
è
il
numero
del
direttissimo
che
si
aspettava
per
le
nove
e
un
quarto
?
-
28.35
,
signore
.
-
Siete
sicuro
che
non
sia
l'842
?
-
Sicurissimo
!
L'842
è
un
misto
che
dovrebbe
arrivare
alle
9
e
42
,
ma
che
sarà
fermato
a
Santa
Rufina
.
-
E
il
direttissimo
?
-
Era
già
transitato
da
Santa
Rufina
quando
è
sopravvenuto
l
'
accidente
al
treno
merci
.
-
Ma
allora
come
e
dove
sarà
avvertito
del
pericolo
?
-
È
stata
formata
la
correntale
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
Ogni
guardiano
va
al
casello
vicino
trasmettendo
al
compagno
la
notizia
dell
'
accidente
e
l
'
ordine
di
disporre
i
segnali
di
fermata
.
-
E
quanto
occorrerà
per
liberare
la
linea
?
-
Signor
mio
,
chi
può
dirlo
?
...
Due
ore
potevano
bastare
;
ma
forse
non
ne
basteranno
quattro
...
Il
capotecnico
e
il
capodeposito
avevano
subito
avvertito
il
Servizio
trazione
;
il
signor
ingegnere
con
la
prima
squadra
era
subito
accorso
sopra
una
macchina
,
il
carro
-
attrezzi
era
già
pronto
;
ma
quando
hanno
fatto
per
attaccarlo
alla
macchina
ha
deragliato
.
Se
lo
vuol
vedere
,
vada
laggiù
in
fondo
,
presso
il
castelletto
idraulico
,
dove
c
'
è
quel
chiaro
...
Lavorano
a
soccorrere
il
carro
di
soccorso
!
...
E
sorrise
discretamente
,
gettando
intorno
una
cauta
occhiata
,
per
paura
che
l
'
avessero
udito
.
Bertini
corse
nella
direzione
indicata
.
La
fatalità
si
complicava
,
una
volontà
ostile
e
maligna
pareva
volesse
accumulare
gli
ostacoli
,
moltiplicare
i
pericoli
.
Alla
luce
fumosa
delle
torce
a
vento
si
vedeva
il
carro
degli
attrezzi
pencolare
fuori
delle
rotaie
:
la
piattaforma
dalla
quale
doveva
essere
spinto
nella
buona
direzione
non
era
stata
assicurata
,
non
aveva
le
rotaie
combinanti
con
quelle
del
binario
,
e
poco
era
mancato
che
la
massa
pesante
non
si
fosse
rovesciata
.
-
Via
le
leve
!
-
gridava
il
capostazione
agli
uomini
intenti
alla
manovra
.
-
Tofano
e
Giacomelli
,
montate
su
a
scaricare
le
binde
...
Quelle
da
quattro
basteranno
...
Animo
,
via
!
...
Gli
uomini
si
arrampicarono
sul
carro
carico
d
'
ogni
sorta
d
'
ordegni
e
di
congegni
:
argani
,
morse
,
chiavi
,
martelli
,
mazze
,
una
fucina
,
ruote
di
cordami
,
spessori
di
legno
,
torce
a
vento
,
fiaccole
a
petrolio
.
Sollevata
una
binda
da
quattro
tonnellate
,
la
passarono
oltre
il
parapetto
,
porgendola
ai
compagni
.
-
A
noi
,
svelti
!
-
ordinò
ancora
il
capo
.
-
Disponetela
fra
la
testata
e
il
traversone
...
Più
su
,
più
su
:
all
'
angolo
,
ho
detto
...
Ma
qui
,
perdio
,
sotto
lo
spigolo
,
o
parlo
turco
?
...
Così
...
Forza
di
braccia
!
Le
braccia
nerborute
girarono
il
manubrio
della
macchina
,
dapprima
agevolmente
,
poi
,
quando
essa
affrontò
il
peso
del
carro
,
con
una
tensione
violenta
,
con
uno
sforzo
penoso
.
Sotto
la
spinta
possente
il
carro
si
scosse
un
poco
,
si
sollevò
di
qualche
centimetro
;
a
un
tratto
traballò
scricchiolando
.
-
Ferma
!
Tolta
una
fiaccola
di
mano
a
un
operaio
,
il
capo
si
cacciò
sotto
le
prime
ruote
,
ne
esaminò
la
posizione
;
poi
percorse
tutto
il
fianco
fino
a
quelle
posteriori
.
-
Un
'
altra
binda
qui
,
al
centro
del
traversone
...
-
Ma
udendo
improvvisamente
un
lontano
tintinnare
di
campanello
,
si
volse
a
chiamare
:
-
Marziani
!
...
Il
capotecnico
?
-
Eccomi
,
signor
capo
.
-
Diriga
lei
l
'
operazione
.
Io
vado
a
ricevere
l
'
accelerato
.
Un
treno
sopravveniva
infatti
dall
'
altra
parte
della
linea
,
dove
nessun
ostacolo
si
era
frapposto
;
e
Bertini
domandava
tra
sé
per
quale
fatalità
l
'
accidente
aveva
dovuto
prodursi
dalla
parte
di
Firenze
,
nel
preciso
momento
in
cui
,
dopo
tanta
pena
,
egli
aspettava
Rosanna
.
E
in
un
improvviso
ritorno
dell
'
ansia
sopita
dinanzi
allo
spettacolo
dello
sforzo
sostenuto
dai
lavoratori
,
si
volse
ad
uno
degli
astanti
:
-
Il
direttissimo
è
stato
fermato
?
-
Certamente
,
a
quest
'
ora
...
Se
no
,
sarebbe
andato
a
sfondare
il
treno
merci
,
deragliato
.
-
Come
si
saprebbe
?
-
domandò
ancora
,
trepidante
.
-
Eh
!
Le
male
nuove
le
porta
il
vento
.
-
A
che
distanza
da
qui
è
il
bivio
del
Saliceto
?
-
A
quattro
chilometri
e
mezzo
.
-
E
Santa
Rufina
?
-
A
dodici
chilometri
.
Restava
sapere
in
qual
punto
della
via
interposta
fosse
fermato
il
convoglio
.
Certo
,
in
aperta
campagna
,
lontano
dalle
stazioni
,
senza
precise
notizie
dell
'
accaduto
,
del
pericolo
corso
,
della
durata
della
sosta
.
Come
far
sapere
qualche
cosa
a
Rosanna
?
Come
rassicurarla
?
Egli
si
struggeva
di
non
poter
far
nulla
,
invidiava
gli
operai
sudanti
a
mettere
in
piano
il
carro
,
si
torceva
le
mani
per
non
poterle
adoperare
com
'
essi
,
per
non
potersi
cacciare
sotto
le
ruote
a
rimetterle
al
posto
,
con
la
febbre
di
veder
rimossi
gli
ostacoli
,
quel
primo
ostacolo
.
Le
notizie
dell
'
accidente
passavano
ora
di
bocca
in
bocca
,
con
più
precisi
particolari
:
il
deviatore
della
cabina
numero
quattro
,
per
un
falso
segnale
del
manovratore
,
aveva
aperto
lo
scambio
al
treno
merci
mentre
la
colonna
era
in
moto
;
l
'
ago
si
era
spostato
fra
un
'
asse
e
l
'
altra
del
primo
carro
,
dando
la
diramazione
sopra
il
binario
per
il
quale
doveva
transitare
il
direttissimo
,
ostruendo
la
linea
di
corsa
:
l
'
ingegnere
dell
'
ufficio
di
trazione
,
con
una
squadra
di
operai
raccolta
alla
prima
notizia
,
era
sul
posto
,
ma
non
poteva
far
nulla
senza
gli
attrezzi
.
E
dalla
stazione
,
cessato
lo
squillare
del
campanello
,
veniva
il
rombo
del
treno
accelerato
arrivante
a
tutto
vapore
,
fischiando
e
stridendo
,
condannato
poi
anch
'
esso
a
restarsene
inerte
,
ad
aspettare
la
liberazione
del
binario
e
l
'
arrivo
del
direttissimo
.
La
macchina
si
staccava
e
si
allontanava
;
i
viaggiatori
,
avvertiti
dell
'
accaduto
,
si
sparpagliavano
in
folla
sotto
la
tettoia
,
entravano
nel
Caffè
,
si
spingevano
verso
la
piattaforma
attratti
dal
chiarore
delle
torce
,
e
Bertini
vide
fra
gli
altri
una
coppia
di
giovani
sposi
in
costume
da
viaggio
,
il
marito
appoggiato
al
braccio
della
moglie
,
stretto
a
lei
,
sfiorante
con
la
falda
del
berretto
basco
il
velo
che
ella
teneva
sollevato
sulla
fronte
e
che
lasciava
scoperto
un
visetto
rotondo
,
grazioso
,
infantile
.
-
Largo
!
...
Indietro
!
...
Favoriscano
di
sgombrare
!
Il
capo
,
sopravvenuto
,
faceva
scostare
i
curiosi
con
aspra
voce
di
comando
;
Bertini
dovette
obbedire
in
preda
ad
un
nuovo
cruccio
,
quasi
ricacciato
più
lontano
da
Rosanna
,
quasi
impedito
di
affrettare
con
la
tensione
della
volontà
e
l
'
impeto
del
desiderio
la
liberazione
del
carro
.
Sotto
la
tettoia
crocchi
di
viaggiatori
si
scambiavano
le
notizie
,
commentandole
aspramente
;
alcuni
stranieri
volgevano
intorno
sguardi
incerti
e
sospettosi
;
visi
inquieti
di
donne
si
vedevano
spiare
dai
finestrini
del
treno
immobile
;
il
Caffè
era
invaso
,
tutti
i
tavolini
occupati
da
gente
rumorosa
e
contrariata
;
solo
i
due
giovani
sposi
,
l
'
uomo
sempre
al
braccio
della
donna
,
si
sorridevano
,
fermi
dinanzi
al
banco
,
scegliendo
nei
quadri
mobili
delle
cartoline
illustrate
quelle
con
le
vedute
di
Castelmaggiore
:
liberato
il
braccio
della
moglie
,
il
marito
le
offriva
una
penna
col
serbatoio
,
ed
ella
riempiva
i
cartoncini
uno
dopo
l
'
altro
,
curva
sopra
un
angolo
del
banco
,
passandoli
poi
al
compagno
che
vi
aggiungeva
la
propria
firma
.
Un
moto
d
'
irritazione
cacciò
Bertini
lontano
dallo
spettacolo
di
quella
felicità
.
Riavvicinandosi
alla
piattaforma
,
vide
le
luci
muoversi
e
una
colonna
di
candido
vapore
sprigionarsi
dal
fumaiolo
della
macchina
,
mentre
un
fischio
breve
ed
acuto
lacerava
l
'
aria
:
il
carro
,
finalmente
liberato
,
era
trainato
verso
il
luogo
del
bisogno
.
Allora
,
come
trascinato
anch
'
egli
da
quella
forza
bruta
,
come
attratto
da
un
potere
occulto
,
s
'
avviò
lungo
i
binarî
deserti
diramantisi
a
ventaglio
gli
uni
dagli
altri
.
Non
sapeva
fin
dove
sarebbe
andato
,
ma
si
sentiva
sospinto
nella
direzione
del
convoglio
immobile
in
mezzo
alla
campagna
deserta
.
Secondo
che
avanzava
,
oltre
gli
edifizî
e
le
cabine
e
i
castelli
idraulici
,
il
ventaglio
si
restringeva
,
le
stecche
d
'
acciaio
rientravano
una
nell
'
altra
,
riducendosi
al
doppio
binario
di
corsa
.
Fitte
siepi
lo
fiancheggiavano
,
una
bassa
e
intricata
vegetazione
di
robinie
,
dalla
quale
emergevano
i
fusti
frondosi
degli
eucalitti
;
tratto
tratto
un
cancelletto
vi
si
apriva
,
oltre
il
quale
si
vedeva
la
campagna
bagnata
dal
lume
della
luna
vicina
al
tramonto
:
un
chiarore
scialbo
ed
umido
avvolgente
i
filari
dei
gelsi
e
dei
salici
,
qua
e
là
riverberato
da
pozze
d
'
acqua
.
Non
una
bava
di
vento
,
non
una
voce
nel
silenzio
grave
dell
'
alta
notte
;
solo
l
'
arpeggio
eolio
dei
fili
telegrafici
,
in
prossimità
dei
pali
risonanti
come
casse
di
strumenti
armonici
.
Le
rotaie
d
'
acciaio
si
distendevano
rigide
e
diritte
,
sempre
più
lontano
;
parevano
rincorrersi
a
perdita
di
vista
,
verso
l
'
infinito
,
verso
l
'
inarrivabile
.
Bertini
procedeva
per
la
solitudine
,
con
gli
occhi
,
gli
orecchi
,
tutti
i
sensi
aperti
ed
intenti
a
cogliere
segni
di
vita
,
credendo
di
udire
l
'
eco
dei
fischi
della
locomotiva
di
soccorso
,
di
scorgere
il
chiarore
delle
fiaccole
rischiaranti
il
lavoro
dei
manovali
;
ma
nulla
si
scorgeva
ancora
,
nulla
si
udiva
.
La
vista
della
stazione
e
dei
fabbricati
che
l
'
attorniavano
era
anch
'
essa
perduta
nella
lontananza
:
solo
una
punta
di
vivo
fuoco
rosseggiava
in
cima
a
un
disco
.
Fremente
,
febbricitante
,
egli
andava
,
andava
,
col
proposito
,
col
bisogno
di
raggiungere
il
bivio
del
Saliceto
,
di
sapere
qualche
cosa
di
preciso
;
ma
più
s
'
inoltrava
,
più
l
'
inquietudine
,
l
'
ansia
,
la
paura
gli
facevano
tremare
il
cuore
.
Quantunque
la
via
ferrata
fosse
una
guida
infallibile
,
gli
pareva
di
non
poter
più
trovare
quel
bivio
,
d
'
essersi
avviato
sopra
un
altro
binario
,
d
'
aver
lasciato
la
buona
strada
.
Perduta
la
nozione
del
tempo
,
credeva
d
'
aver
percorso
chilometri
e
chilometri
,
d
'
essersi
dilungato
enormemente
,
d
'
aver
marciato
da
ore
:
l
'
orologio
,
che
aveva
dimenticato
di
rimontare
,
non
andava
più
.
La
linea
non
doveva
essere
libera
,
ormai
?
Il
convoglio
non
stava
per
sopravvenire
,
precipitoso
,
inarrestabile
,
portandosi
via
la
creatura
amata
,
lasciandolo
solo
in
mezzo
alla
campagna
muta
ed
oscura
?
La
prudenza
consigliava
di
tornare
indietro
,
di
raggiungere
la
stazione
,
di
aspettare
lì
,
tranquillamente
,
come
gli
altri
viaggiatori
,
come
i
due
sposi
in
viaggio
di
nozze
;
ma
allora
,
rivedendo
con
la
mente
quella
coppia
felice
,
egli
sentiva
più
acuta
,
più
tormentosa
,
più
intollerabile
tutta
la
propria
pena
.
Spasimava
da
due
mesi
,
dal
giorno
in
cui
era
giunto
l
'
avviso
dell
'
arrivo
del
marito
,
ma
non
mai
come
ora
.
Se
per
un
istante
,
al
pensiero
dell
'
imminente
incontro
con
la
diletta
,
aveva
potuto
illudersi
sperando
nel
ritorno
dei
giorni
felici
,
ora
,
nelle
tenebre
addensate
col
tramonto
della
falce
lunare
,
nel
sonno
silenzioso
della
terra
,
nella
solitudine
inanimata
di
quegli
ignoti
luoghi
,
l
'
inganno
riusciva
evidente
.
Che
vita
era
questa
che
lo
sbalestrava
fuori
della
sua
casa
,
fuori
del
suo
paese
,
che
lo
faceva
errare
a
quell
'
ora
per
la
campagna
,
aspettando
un
treno
arrestato
da
un
improvviso
pericolo
?
Superato
quello
,
quali
altri
,
quanti
altri
sarebbero
sorti
?
Rosanna
andava
a
raggiungere
ancora
una
volta
il
marito
:
dove
,
come
,
quando
,
per
quanto
tempo
l
'
avrebbe
rivista
?
Quell
'
uomo
sarebbe
ripartito
,
forse
,
ma
per
ritornare
;
il
tempo
della
sua
lontananza
se
ne
sarebbe
volato
via
,
come
se
n
'
era
volato
tant
'
altro
.
La
serena
fiducia
,
la
certezza
del
possesso
assoluto
,
della
comunione
perfetta
non
era
possibile
senza
l
'
unione
che
egli
aveva
dichiarato
di
non
voler
contrarre
neppure
ipoteticamente
,
e
che
sempre
,
prima
di
quell
'
amore
,
aveva
giudicata
odiosa
e
repugnante
.
Allora
tutta
la
sua
vita
sentimentale
,
dai
primi
albori
,
dagli
ingenui
amori
dell
'
adolescenza
alle
fiamme
della
giovinezza
,
gli
passò
per
la
memoria
:
quante
prove
fallaci
,
quante
illusioni
perdute
,
ritrovate
,
riperdute
ancora
,
fino
a
quest
'
ultima
!
Stanco
,
vecchio
,
morto
,
il
suo
cuore
aveva
palpitato
ancora
una
volta
grazie
alla
creatura
miracolosa
;
egli
aveva
gioito
,
sofferto
,
vissuto
per
lei
;
comprendeva
che
dopo
di
lei
non
avrebbe
potuto
ricominciare
,
e
che
,
quand
'
anche
,
mai
più
avrebbe
trovato
un
'
anima
simile
a
quella
;
sentiva
che
tutti
questi
motivi
lo
spingevano
ad
afferrarsi
a
lei
,
disperatamente
;
ed
a
quell
'
ora
,
con
quell
'
ansia
nel
cuore
,
ecco
,
finalmente
riconosceva
che
il
legame
solenne
,
sancito
,
benedetto
,
era
il
solo
che
potesse
umanamente
garantire
il
possesso
;
e
nulla
gli
pareva
più
desiderabile
e
degno
che
prendersi
Rosanna
,
unirsi
a
lei
per
la
vita
e
per
la
morte
,
dare
al
mondo
lo
spettacolo
della
loro
felicità
come
lo
davano
quegli
sposi
in
viaggio
di
nozze
,
sorridenti
della
contrarietà
sopravvenuta
,
noncuranti
di
giungere
un
poco
più
presto
o
un
poco
più
tardi
,
certi
di
portare
con
sé
tutto
il
proprio
bene
.
Perché
non
era
ella
libera
?
Che
cosa
occorreva
perché
si
liberasse
?
...
Allora
,
come
al
bagliore
di
lampi
interiori
,
i
recessi
più
tenebrosi
del
suo
pensiero
si
illuminavano
,
quelli
dove
appariscono
le
possibilità
più
chimeriche
,
dove
sorgono
le
tentazioni
inconfessabili
...
Un
chiarore
lontano
,
incerto
,
sorto
dal
fondo
della
linea
,
fermò
ad
un
tratto
la
sua
attenzione
.
Un
uomo
con
una
lanterna
in
mano
si
veniva
avanzando
;
la
lanterna
,
pendente
dal
braccio
disteso
lungo
il
fianco
,
lasciava
in
ombra
il
viso
del
sopravveniente
,
bagnandogli
i
piedi
di
luce
.
-
Venite
dal
bivio
di
Saliceto
?
-
domandò
Bertini
quando
colui
,
un
cantoniere
,
gli
giunse
dinanzi
e
alzò
la
lanterna
per
guardarlo
in
faccia
.
-
Nossignore
,
vengo
dal
casello
374
.
-
Dove
è
stato
fermato
il
direttissimo
?
-
Al
passaggio
a
livello
del
Fossone
.
-
Quanto
manca
perché
la
linea
si
sgombri
?
-
La
linea
è
sgombra
;
vado
a
...
-
È
sgombra
?
Egli
non
udì
altro
,
voltò
le
spalle
al
guardiano
,
corse
verso
la
stazione
,
con
la
folle
paura
di
non
giungervi
in
tempo
.
Sull
'
angusto
passaggio
dove
s
'
era
avanzato
agevolmente
a
brevi
passi
,
riusciva
malagevole
correre
;
più
volte
sul
punto
di
perdere
l
'
equilibrio
,
più
volte
distese
le
braccia
per
ripararsi
dall
'
imminente
caduta
.
Con
le
orecchie
fischianti
,
gli
pareva
di
udire
il
lontano
rombo
del
treno
in
moto
,
si
rivoltava
un
istante
a
guardare
indietro
,
poi
riprendeva
la
corsa
,
rassicurato
per
poco
.
Al
pensiero
che
la
notizia
non
era
ancora
giunta
alla
stazione
,
moderò
l
'
andatura
,
riprese
a
correre
col
timore
che
le
disposizioni
per
ricevere
il
convoglio
fossero
state
trasmesse
per
telegrafo
o
per
telefono
.
Una
voce
,
sul
punto
che
passava
dinanzi
a
un
casello
,
gridò
:
-
Ferma
!
...
Chi
è
?
...
Non
rispose
,
non
si
fermò
,
spronato
dalla
vista
del
riverbero
diffuso
lontanamente
dai
lumi
della
stazione
.
Quando
vi
giunse
,
trafelato
,
ansante
,
il
campanello
annunziante
che
il
disco
era
aperto
cominciava
a
squillare
;
i
viaggiatori
rimasti
a
terra
riprendevano
i
loro
posti
sull
'
accelerato
,
si
udivano
voci
di
richiamo
,
gli
sportelli
sbattere
con
colpi
secchi
:
-
In
vettura
!
...
In
vettura
!
...
Non
c
'
erano
più
facchini
;
egli
si
rivolse
al
cameriere
del
Caffè
perché
gli
portasse
le
valigie
.
E
finalmente
i
fanali
del
treno
,
i
grossi
occhi
roventi
apparvero
nella
distanza
,
s
'
ingrossarono
sulla
metallica
fronte
della
locomotiva
spinta
a
tutta
forza
,
vomitante
dense
volute
di
nero
fumo
squarciate
dal
candido
vapore
del
fischio
lungo
,
insistente
,
interminabile
.
Figure
di
uomini
e
di
donne
in
piedi
si
profilarono
nei
vani
luminosi
delle
finestre
,
nessuno
nella
carrozza
coi
letti
,
tutta
chiusa
,
come
deserta
.
Un
dubbio
attraversò
il
pensiero
di
Bertini
:
Rosanna
non
c
'
era
?
Se
non
era
partita
,
per
un
contrattempo
,
per
un
caso
imprevedibile
?
-
Il
signore
ha
la
cabina
7
e
8
?
-
gli
domandò
il
conduttore
aiutandolo
a
montare
sul
terrazzino
.
-
Sì
.
Da
che
parte
?
-
Favorisca
...
-
Avete
saputo
dell
'
accidente
?
-
E
come
!
...
Siamo
rimasti
più
di
tre
ore
fermi
in
aperta
campagna
!
...
Ecco
la
sua
cabina
.
Desidera
che
le
prepari
il
letto
?
Gli
rispose
di
sì
dopo
un
istante
di
esitazione
,
pensando
che
il
breve
indugio
lo
avrebbe
liberato
per
sempre
da
quell
'
uomo
.
Cercò
di
sporgersi
da
un
finestrino
per
vedere
l
'
ora
all
'
orologio
della
stazione
e
regolare
il
suo
:
i
vetri
erano
rialzati
e
fermati
.
-
L
'
ora
,
per
piacere
?
-
È
la
una
meno
un
quarto
.
Già
la
macchina
,
dopo
la
rapida
sosta
,
lanciava
un
nuovo
fischio
:
la
carrozza
si
scosse
,
cominciò
la
corsa
.
E
non
appena
il
conduttore
lo
lasciò
solo
,
egli
apri
l
'
uscio
del
gabinetto
di
toletta
.
Vedendo
apparire
una
figura
maschile
,
trasalì
indietreggiando
per
istinto
;
poi
riconobbe
se
stesso
nel
giuoco
degli
specchi
.
Portò
la
mano
ancora
tremante
alla
maniglia
dell
'
altro
uscio
,
lo
aperse
.
Vide
gli
occhi
di
Rosanna
cercare
i
suoi
.
Era
seduta
sul
lettuccio
,
col
velo
rialzato
sulla
fronte
,
le
mani
nude
congiunte
in
grembo
.
Le
cadde
in
ginocchio
dinanzi
,
le
prese
le
mani
,
se
le
strinse
al
petto
.
Soffocato
dal
tempestoso
pulsare
delle
arterie
,
non
poté
nel
primo
istante
articolare
una
parola
,
poi
balbettò
:
-
Sei
tu
?
...
Sei
tu
?
...
-
Che
è
stato
?
Siamo
in
ritardo
?
-
Come
?
...
Non
sai
?
...
Quattro
ore
,
quattro
ore
che
aspetto
,
tremando
,
fremendo
al
pensiero
del
tuo
pericolo
...
Non
ti
sei
accorta
di
nulla
?
...
Dormivi
?
...
-
Ho
dormito
,
sì
:
ero
tanto
stanca
.
Ma
tra
veglia
e
sonno
m
'
accorgevo
che
il
treno
era
immobile
,
udivo
rumore
di
passi
,
voci
di
sconosciuti
...
Che
è
stato
?
-
La
linea
ingombra
,
ostruita
da
un
treno
merci
...
Ma
che
importa
?
Tanto
meglio
,
se
non
hai
saputo
...
Sei
tu
?
Sei
tu
?
Sei
tu
?
...
Lasciati
guardare
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
non
ti
vedo
?
...
Che
luce
fioca
mandano
queste
lampade
!
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
ti
aspetto
?
Lo
sai
che
ti
credevo
perduta
?
Lo
sai
che
non
ti
vo
'
perdere
?
Anch
'
ella
alzò
lo
sguardo
luminoso
al
grappolo
delle
lampadine
elettriche
.
La
cabina
,
con
la
levigatezza
del
suo
mogano
,
con
la
lucentezza
dei
suoi
ottoni
,
aveva
l
'
aspetto
di
un
mobile
,
di
un
grande
armadio
rotolante
.
Quantunque
nel
fracasso
della
corsa
vertiginosa
nessuno
potesse
udire
dal
prossimo
scompartimento
,
egli
abbassò
ancora
la
voce
,
le
domandò
quasi
all
'
orecchio
:
-
Sei
tu
?
E
sei
mia
?
Sei
mia
,
di
'
?
...
Rivoltatasi
verso
di
lui
,
passandogli
una
mano
sulla
fronte
,
ella
rispose
:
-
Non
vedi
che
cosa
faccio
per
te
?
Allora
tutta
la
sua
passione
soffocata
,
umiliata
,
disconosciuta
,
traboccò
.
Scotendo
la
testa
,
con
voce
amara
,
egli
protestò
:
-
Che
fai
?
Sei
rimasta
sola
,
non
so
quanto
,
mentre
quell
'
uomo
era
a
Londra
,
e
mi
chiami
ora
soltanto
,
ora
che
vai
ad
incontrarlo
un
'
altra
volta
!
Ella
non
rispose
.
-
Mentre
una
cosa
sola
confortava
il
mio
dolore
,
l
'
idea
che
non
fossi
libera
,
che
ti
torturassi
come
me
per
non
potermi
vedere
,
per
non
poter
dir
nulla
,
tu
eri
padrona
di
te
stessa
,
e
non
mi
chiamavi
,
non
mi
scrivevi
!
...
E
ora
ti
stupisci
dei
miei
dubbi
!
...
Non
sai
dunque
,
non
capisci
,
non
intuisci
quel
che
ho
sofferto
,
quel
che
soffro
,
dal
giorno
che
ti
lasciai
dinanzi
al
"
Senegal
"
,
da
quando
ti
vidi
al
fianco
di
quell
'
uomo
,
ricongiunta
a
lui
,
baciata
da
lui
?
All
'
evocazione
del
ricordo
,
la
gioia
di
averla
ritrovata
,
di
sentirsela
vicina
,
cadde
repentinamente
;
il
dolore
,
la
gelosia
,
il
corruccio
,
tutte
le
immagini
esasperanti
e
tutti
i
pensieri
maligni
tornarono
a
invaderlo
.
-
Che
hai
fatto
?
Dove
sei
stato
?
-
domandò
ella
,
dolcemente
,
prendendogli
una
mano
,
come
per
placarlo
.
-
Non
lo
so
,
che
cosa
ho
fatto
;
non
lo
so
ridire
,
come
ho
vissuto
.
Sono
stato
a
Promonte
,
ma
prima
a
Firenze
,
per
tentar
di
vederti
...
Rimproverami
,
anche
!
-
esclamò
con
più
forza
,
vedendola
accigliarsi
.
-
I
torti
sono
miei
,
anche
!
Io
dovevo
starmene
tranquillo
,
dovevo
sentirmi
sicuro
e
felice
,
dopo
averti
vista
laggiù
,
sulla
banchina
,
tutta
occupata
di
quell
'
uomo
e
dei
vostri
figli
,
senza
un
saluto
,
un
cenno
,
uno
sguardo
per
me
;
dopo
essermi
nascosto
da
voi
,
da
te
,
come
una
spia
,
come
un
ladro
!
Non
so
,
non
so
;
senza
l
'
amico
che
mi
stava
accanto
,
non
so
come
,
non
so
dove
avrei
trovato
la
forza
di
padroneggiarmi
.
-
Era
Perez
?
Non
le
rispose
a
voce
,
assentì
con
un
breve
moto
del
capo
,
incalzando
:
-
Mi
passasti
accanto
,
dinanzi
al
cancello
,
e
non
mi
guardasti
neppure
;
non
t
'
accorgesti
neppure
allora
di
me
che
fremevo
e
spasimavo
,
tutta
infervorata
non
so
da
che
,
non
so
perché
!
-
Ti
vidi
.
-
Che
gli
dicevi
?
-
Non
mi
rammento
.
-
Non
ti
rammenti
!
Ma
mi
rammento
io
,
io
che
ti
vidi
sparire
in
quel
carrozzone
d
'
albergo
,
io
che
mi
sentii
a
un
tratto
divenuto
estraneo
a
te
,
solo
,
abbandonato
,
perduto
,
senza
saper
che
fare
della
mia
vita
,
con
la
folle
tentazione
di
seguirti
ancora
,
di
raggiungerti
per
afferrarti
e
portarti
via
,
sotto
i
suoi
occhi
,
sotto
gli
occhi
dei
tuoi
figli
,
dinanzi
a
tutti
;
poi
col
bisogno
di
fuggire
,
di
non
restare
più
un
solo
istante
in
quei
luoghi
,
quella
sera
,
quella
notte
,
la
notte
della
contaminazione
...
Con
voce
grave
,
guardandolo
negli
occhi
,
ella
disse
:
-
Fosti
tu
che
volesti
seguirmi
.
Non
ti
pregai
di
rinunziare
a
quest
'
idea
?
Che
vi
hai
guadagnato
?
Egli
rispose
duramente
:
-
Avrei
sofferto
peggio
se
non
vi
avessi
visti
.
E
mi
pento
di
non
aver
preso
una
stanza
in
quell
'
albergo
!
Avrei
meglio
misurato
tutta
la
tua
capacità
di
fingere
!
E
lasciò
la
sua
mano
,
la
respinse
,
si
ritrasse
.
-
Perché
?
Ella
era
calma
,
serena
,
sicura
di
se
stessa
;
il
tono
della
sua
voce
nel
muovere
la
domanda
rivelava
una
curiosità
che
non
teneva
molto
ad
essere
appagata
.
Egli
la
guardò
un
tratto
senza
dir
nulla
.
Il
convoglio
precipitava
la
sua
corsa
,
si
sprofondava
nelle
tenebre
,
rombando
e
strepitando
,
come
quello
che
lo
aveva
portato
via
la
notte
della
contaminazione
.
Egli
non
fuggiva
questa
volta
,
come
allora
;
si
vedeva
anzi
al
fianco
la
donna
che
aveva
allora
lasciata
ad
un
altro
;
ma
il
ricordo
dell
'
incubo
risorse
nella
sua
memoria
.
Si
rivide
con
la
fronte
ardente
al
gelido
vetro
,
con
gli
occhi
sbarrati
nelle
tenebre
fuggenti
,
o
fisi
all
'
orologio
,
per
calcolare
il
momento
nel
quale
la
coppia
sarebbe
rimasta
.
sola
:
"
Alle
dieci
...
o
forse
alle
undici
...
fra
un
'
ora
...
fra
mezz
'
ora
...
Ora
!
"
.
Una
pesantezza
plumbea
lo
aveva
abbattuto
sul
sedile
,
moti
di
nausea
gli
erano
saliti
dalle
viscere
alla
gola
nei
tempestosi
scotimenti
di
quella
corsa
pazza
,
traendolo
dallo
stuporoso
assopimento
.
Poche
altre
notti
erano
tanto
durate
nella
sua
vita
;
nessuna
luce
egli
aveva
tanto
spiata
come
quella
del
nuovo
giorno
,
con
la
quale
ella
sarebbe
finalmente
uscita
dalle
braccia
di
quell
'
uomo
;
ma
né
il
nuovo
giorno
,
né
i
tanti
altri
che
erano
seguiti
,
né
tutti
quelli
che
seguirebbero
potevano
dissipare
interamente
l
'
incubo
e
ridargli
le
fede
perduta
.
Ecco
:
Rosanna
era
lì
,
accanto
a
lui
,
sola
con
lui
nella
carrozza
lanciata
attraverso
lo
spazio
,
ma
egli
sentiva
di
non
averla
per
sé
.
Ella
diceva
,
tranquillamente
:
-
Che
cosa
pretendevi
?
Volevi
che
non
mi
occupassi
di
mio
marito
per
badare
a
te
?
Volevi
che
mi
sottraessi
al
suo
abbraccio
,
ai
suoi
baci
,
che
non
li
ricambiassi
?
Per
qual
motivo
?
Con
quale
pretesto
?
Egli
stese
le
braccia
,
alzò
il
viso
,
proruppe
con
voce
tremante
di
tenerezza
amara
,
di
timido
rimprovero
,
di
passione
umiliata
:
-
Perché
sei
mia
,
perché
sei
l
'
amor
mio
,
la
donna
mia
...
-
Non
è
vero
.
-
Non
è
vero
?
Ella
fece
per
replicare
con
altrettanta
vivacità
;
poi
parve
farsi
forza
,
stringendosi
una
mano
nell
'
altra
.
Dopo
una
pausa
,
tranquillamente
,
lentamente
,
spiegò
:
-
Lo
sai
,
qual
è
la
verità
,
e
non
dovrei
aver
bisogno
di
ripeterla
,
ora
.
Per
il
mondo
,
per
la
legge
,
per
i
miei
figli
,
io
sono
di
mio
marito
.
La
fatalità
mi
ti
sospinse
dinanzi
un
giorno
,
quando
ero
sola
,
quando
cercavo
un
amico
.
Cercavo
un
amico
,
ed
ho
preso
un
amante
...
Ma
no
,
non
credere
che
io
vada
mendicando
attenuanti
.
Ti
avrei
preso
anche
se
non
fossi
stata
sola
.
Mi
turbasti
troppo
,
mi
piacesti
troppo
:
anche
questa
è
verità
.
Forse
altre
avrebbero
resistito
alla
tentazione
;
io
provai
,
ma
non
vi
riuscii
.
Pago
la
mia
debolezza
,
sai
!
O
credi
d
'
essere
il
solo
a
soffrire
,
con
la
tua
gelosia
?
Io
soffro
della
falsità
in
cui
vivo
,
delle
menzogne
che
dico
,
degli
inganni
che
ordisco
.
Tu
ti
senti
ingannato
,
ed
hai
ragione
,
sì
;
perché
se
ti
amassi
come
nei
romanzi
o
sul
teatro
,
avvelenerei
mio
marito
,
piuttosto
che
sottopormi
alle
sue
carezze
!
Ti
senti
ingannato
,
ne
soffri
,
e
nel
tuo
dolore
non
pensi
all
'
altro
inganno
che
io
infliggo
,
al
tradimento
che
commetto
,
infinitamente
più
grave
.
-
No
,
perché
egli
non
sa
.
Chi
non
sa
non
soffre
.
-
Hai
ragione
;
perché
io
non
conto
.
Che
importa
se
soffro
io
?
Vi
era
tanto
rimprovero
nella
calma
apparente
della
sua
risposta
,
che
Lodovico
chinò
la
fronte
,
con
l
'
atteggiamento
di
chi
sente
il
proprio
torto
senza
potere
o
volere
confessarlo
.
Dopo
un
breve
silenzio
le
riprese
la
mano
,
appoggiò
la
fronte
sulla
sua
spalla
,
mormorando
:
-
Mi
perdoni
,
Rosanna
?
-
Di
che
?
-
fece
ella
,
scotendo
il
capo
,
con
un
sorriso
ironico
e
indulgente
insieme
.
-
Di
che
?
Di
volermi
bene
?
-
Lo
capisci
,
lo
sai
,
lo
senti
che
se
dico
queste
cose
,
se
soffro
questi
tormenti
,
è
perché
ti
voglio
bene
?
-
A
voce
più
bassa
,
ma
più
fervida
,
più
appassionata
,
soggiunse
:
-
Te
ne
voglio
più
che
non
credessi
,
sai
!
Non
te
ne
ho
voluto
mai
tanto
.
Ora
,
ora
soltanto
conosco
e
misuro
quanto
te
ne
voglio
.
Appressatosi
a
lei
,
spinto
addosso
a
lei
dagli
sbattimenti
del
treno
serpeggiante
precipitosamente
per
vie
curve
,
si
sentì
tutto
aderire
al
suo
fianco
soave
.
La
cinse
con
le
braccia
,
le
ricercò
con
la
bocca
la
bocca
.
Ella
si
ritrasse
,
sciolse
il
nodo
delle
mani
intrecciatesi
alla
sua
vita
:
-
No
,
lasciami
.
La
sua
voce
era
sommessa
e
dolce
,
ma
ferma
e
risoluta
.
Egli
obbedì
,
tacitamente
.
-
Tu
misuri
ora
soltanto
-
riprese
ella
-
il
bene
che
mi
vuoi
,
io
misuro
ora
soltanto
la
colpa
che
ho
commessa
.
Quando
mi
vincesti
,
quando
mi
diedi
a
te
,
la
prima
volta
,
non
provai
nulla
del
rimorso
che
avrebbe
dovuto
invadermi
.
Ti
rammenti
che
te
lo
dissi
,
ti
rammenti
,
di
'
?
-
Sì
.
-
Guardai
dentro
di
me
,
dissi
a
me
stessa
:
"
Ho
tradito
la
fede
giurata
,
sono
adultera
,
adultera
"
.
Ma
queste
parole
non
ebbero
nulla
del
loro
senso
.
E
non
già
perché
mi
fossi
assuefatta
all
'
idea
della
caduta
.
Mi
conosci
.
Te
lo
direi
.
Mi
ero
anzi
creduta
padrona
di
me
stessa
,
mi
pareva
moralmente
e
materialmente
impossibile
tradire
mio
marito
.
Perché
lo
avrei
tradito
?
Perché
era
lontano
?
Per
appagare
un
appetito
,
allora
?
...
Ma
quando
ti
conobbi
,
quando
ti
amai
,
mi
parve
altrettanto
impossibile
resistere
a
questo
amore
.
Tu
dubitasti
dell
'
esistenza
di
mio
marito
perché
era
assente
;
io
me
ne
dimenticai
.
Come
tu
non
t
'
inquietasti
al
pensiero
che
un
giorno
sarebbe
tornato
,
così
non
vi
pensai
neanch
'
io
.
Noi
abbiamo
sempre
coraggio
per
affrontare
i
pericoli
lontani
.
Ora
egli
è
qui
.
Io
sono
caduta
nelle
sue
braccia
uscendo
dalle
tue
...
Egli
domandò
furiosamente
:
-
Di
'
,
che
ti
ha
fatto
?
Ma
senza
lasciarle
il
tempo
di
rispondere
una
sillaba
,
ingiunse
con
mal
contenuta
violenza
,
chiudendole
la
bocca
:
-
No
!
Taci
!
Ella
rise
d
'
un
riso
sottile
ed
ambiguo
.
Voleva
dire
che
non
avrebbe
parlato
,
anche
senza
il
divieto
?
O
che
egli
stesso
,
fra
poco
,
avrebbe
ripetuta
la
domanda
?
O
che
parlare
e
tacere
era
tutt
'
uno
?
-
Ora
vedi
-
riprese
pacatamente
,
-
io
so
che
cosa
è
il
tradimento
.
Lo
so
ora
,
che
v
'
inganno
entrambi
.
-
No
!
-
scattò
egli
ancora
.
-
Tu
non
lo
inganni
,
lui
!
-
No
?
-
O
non
lo
inganni
più
,
perché
sei
tornata
a
lui
e
ti
sottrai
a
me
,
e
sei
pentita
d
'
esserti
data
a
me
,
perché
lo
ami
;
o
ricominci
ad
amarlo
,
mentre
non
mi
ami
più
,
se
pure
mi
amasti
mai
!
Dapprima
ella
scosse
il
capo
,
poi
fece
un
gesto
d
'
assenso
,
poi
ripeté
:
-
Non
ti
amo
;
non
t
'
ho
mai
amato
.
Naturalmente
.
-
Mi
ami
?
Mi
ami
ancora
?
D
'
amore
,
ami
me
solo
?
-
No
.
-
Ci
ami
entrambi
?
Come
puoi
amare
due
uomini
a
una
volta
?
Ami
in
lui
il
tuo
protettore
,
il
padre
dei
tuoi
figli
?
Di
quali
sofistiche
distinzioni
sei
capace
?
Parla
,
rispondi
!
Che
cosa
ti
sentiresti
di
fare
per
provarmi
l
'
amore
che
dici
di
portarmi
?
-
Che
cosa
vorresti
che
facessi
?
-
Lascialo
,
seguimi
,
dammi
tutta
la
tua
vita
!
L
'
espressione
del
sentimento
pervenuto
al
parossismo
,
della
necessità
intuita
negli
interminabili
giorni
vissuti
insopportabilmente
lontano
da
lei
,
riconosciuta
un
'
ora
innanzi
,
al
sorgere
del
mortale
pericolo
sulla
via
ignota
,
in
mezzo
alle
tenebre
,
gli
era
salita
alle
labbra
impetuosa
,
irrefrenabile
,
irrevocabile
.
Stretto
alle
braccia
di
lei
,
con
gli
occhi
perduti
negli
occhi
di
lei
,
aspettava
ora
la
parola
che
avrebbe
segnato
il
suo
destino
.
Con
l
'
animo
sospeso
,
sentì
che
il
treno
rallentava
,
in
prossimità
di
una
stazione
:
attenuandosi
il
frastuono
,
arrestandosi
la
corsa
,
gli
parve
che
anche
quel
formidabile
ed
incosciente
congegno
partecipasse
all
'
ansiosa
sua
aspettazione
.
Ella
indugiava
a
rispondere
.
Lo
guardava
fiso
,
negli
occhi
,
nell
'
anima
.
Mentre
le
voci
dei
conduttori
annunziavano
un
nome
incomprensibile
,
disse
finalmente
,
pianissimo
,
passandosi
una
mano
sulla
fronte
:
-
Vuoi
che
lo
lasci
?
...
Lo
vuoi
proprio
?
...
Sarebbe
molto
più
facile
che
tu
non
creda
.
Sulle
prime
egli
non
comprese
.
Poi
,
come
un
lampo
,
un
dubbio
gli
attraversò
la
mente
,
il
dubbio
antico
,
dei
primi
giorni
:
ella
non
doveva
essere
unita
legalmente
a
quell
'
uomo
.
Tutti
i
sospetti
concepiti
due
anni
innanzi
,
nell
'
incontrarla
sola
,
in
un
albergo
di
montagna
,
lo
invasero
,
confusamente
;
rivide
in
lei
l
'
avventuriera
sospettata
,
riprovò
il
moto
di
diffidenza
che
lo
aveva
fatto
indietreggiare
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
proferì
,
dopo
una
lunga
pausa
,
mentre
il
suono
soffocato
della
cornetta
e
il
fischio
della
locomotiva
annunziavano
la
ripresa
della
corsa
.
-
Dico
che
la
nostra
unione
non
è
indissolubile
.
-
Non
siete
maritati
?
L
'
ambiguo
sorriso
tornò
ad
incresparle
l
'
angolo
della
bocca
.
-
Siamo
maritati
.
-
Allora
?
Ella
si
prese
la
sinistra
nella
destra
,
considerando
il
cerchietto
d
'
oro
dell
'
anello
nuziale
lucente
nella
penombra
.
Lo
fece
girare
un
poco
nel
dito
eburneo
,
poi
lo
trasse
,
lo
guardò
contro
la
luce
.
-
Allora
,
possiamo
divorziare
.
Quando
ti
domandai
se
,
libera
,
mi
avresti
sposata
,
ti
spiegai
che
la
mia
domanda
non
t
'
impegnava
a
nulla
,
perché
la
legge
della
Stanlesia
non
ammette
il
divorzio
.
Ti
nascosi
la
verità
...
quella
volta
sola
!
...
Nella
Stanlesia
il
divorzio
è
ammesso
;
come
negli
Stati
più
liberali
dell
'
America
del
Nord
,
si
può
pronunziare
per
dodici
motivi
diversi
...
Questo
anello
si
può
spezzare
,
io
posso
tornare
libera
,
sposare
chi
voglio
...
E
lo
guardò
.
Considerando
anch
'
egli
il
cerchietto
d
'
oro
,
sentì
lo
sguardo
di
lei
pesargli
addosso
.
Comprendeva
di
dover
dire
,
con
impeto
:
"
Sì
,
è
ciò
che
sognavo
,
è
ciò
che
volevo
,
è
ciò
che
voglio
;
la
soluzione
insperata
,
la
felicità
assicurata
.
Perché
non
me
lo
hai
detto
prima
?
Perché
non
mi
hai
risparmiato
tante
pene
?..."
.
Ma
una
specie
di
afasia
gli
impediva
di
proferir
verbo
.
Sentiva
di
doverle
strappare
quell
'
anello
,
di
dover
fare
il
gesto
di
buttarlo
via
;
ma
una
specie
di
paralisi
gli
saliva
dalla
mano
al
braccio
,
come
un
gelo
.
Il
suo
lungo
dolore
degli
ultimi
mesi
,
il
suo
spasimo
di
un
'
ora
addietro
per
la
campagna
oscura
e
taciturna
,
la
sua
decisione
d
'
un
istante
prima
,
cadevano
,
si
disperdevano
,
nel
crescere
e
nell
'
aggravarsi
di
un
senso
di
diffidenza
ostile
.
Un
dubbio
gli
balenava
nella
mente
:
non
aveva
ella
taciuto
finora
per
calcolo
,
per
esasperarlo
,
per
portarlo
al
grado
della
follia
...
?
Lo
aveva
ingelosito
per
ridurlo
docile
,
inerte
,
pronto
ai
suoi
voleri
.
Voleva
essere
sposata
.
Non
gli
aveva
chiesto
una
prima
volta
,
come
per
misurare
l
'
amor
suo
,
se
,
libera
,
l
'
avrebbe
sposata
?
Questo
era
,
evidentemente
,
il
suo
scopo
!
Ed
egli
che
un
momento
prima
si
sarebbe
legate
le
mani
e
i
piedi
pur
di
averla
tutta
e
per
sempre
sua
,
ora
,
a
un
tratto
,
poiché
la
proposta
veniva
da
lei
,
ma
non
francamente
pronunziata
,
insinuata
piuttosto
,
come
una
semplice
possibilità
;
ora
che
ella
gli
poneva
dinanzi
,
quasi
per
adescarlo
,
il
cerchietto
d
'
oro
lucente
,
il
simbolo
della
catena
,
ora
egli
si
ribellava
,
sentendosi
preso
come
in
un
tranello
.
Di
no
,
di
no
,
doveva
rispondere
di
no
,
spiegando
tutto
il
suo
pensiero
,
poiché
si
era
proposto
di
dir
sempre
la
verità
,
poiché
l
'
aveva
detta
e
l
'
aveva
pretesa
da
lei
;
ma
quando
alzò
gli
occhi
,
quando
si
vide
guardato
negli
occhi
,
gli
mancò
il
coraggio
di
significare
una
verità
della
quale
comprendeva
la
bruttezza
.
-
Egli
consentirebbe
?
-
domandò
,
per
indugiare
ancora
un
poco
prima
di
dire
la
menzogna
.
-
Se
saprà
che
ho
un
amante
,
domanderà
egli
stesso
il
divorzio
.
-
Perché
non
m
'
hai
detto
prima
che
avevamo
questa
via
d
'
uscita
?
Con
la
fronte
e
le
sopracciglia
un
poco
corrugate
nello
sforzo
di
fissare
gli
occhi
negli
occhi
di
lui
,
ella
rispose
domandando
a
sua
volta
:
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
mentre
egli
era
lontano
e
tu
tranquillo
?
-
Hai
ragione
!
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
quando
mi
dichiaravi
che
la
libertà
ti
era
troppo
cara
?
-
Hai
ragione
!
Ed
io
sono
stato
punito
di
quella
risposta
!
Ma
benedico
le
mie
sofferenze
perché
mi
hanno
preparato
quest
'
ora
di
gioia
.
Tu
spezzerai
questo
anello
,
ne
porterai
un
altro
,
il
mio
,
fino
alla
morte
.
Senza
lasciarlo
con
gli
occhi
,
stringendosi
ancora
più
a
lui
,
ella
insisté
:
-
Vuoi
?
...
Proprio
,
vuoi
?
-
Ne
dubiti
?
-
Non
lo
dici
per
condiscendenza
?
Ti
senti
di
legarti
per
sempre
?
Sei
sincero
come
le
altre
volte
?
Non
mi
nascondi
nulla
,
in
fondo
all
'
anima
?
Dopo
un
istante
di
lotta
interiore
,
egli
confessò
:
-
Sì
,
ti
ho
nascosto
qualche
cosa
...
Non
sono
stato
sincero
.
Mi
è
parso
...
ho
creduto
...
non
so
...
Ti
giuro
che
mi
sarebbe
sembrato
un
sogno
,
se
m
'
avessero
detto
che
potevi
ancora
liberarti
da
quell
'
uomo
...
Ma
ora
...
quando
l
'
hai
annunziato
tu
stessa
...
Non
so
...
il
nostro
cuore
è
così
complicato
...
-
È
vero
.
Hai
temuto
ch
'
io
ti
sforzassi
?
-
No
,
non
questo
precisamente
.
Perché
mi
sforzeresti
?
Tu
hai
tutto
da
perdere
lasciando
tuo
marito
...
Egli
ti
ama
ragionevolmente
,
ti
lascia
sola
per
anni
,
ha
cieca
fiducia
in
te
.
Della
mia
gelosia
,
delle
mie
esigenze
,
sai
già
qualche
cosa
...
Egli
lavora
per
te
,
ti
assicura
una
vita
molto
più
larga
che
io
non
potrei
...
Ma
sì
,
lasciami
dire
:
bisogna
metter
nel
conto
anche
questo
,
se
bisogna
dir
tutto
...
Se
mi
proponi
di
sciogliere
il
tuo
matrimonio
per
unirti
a
me
,
null
'
altro
può
guidarti
fuorché
l
'
amore
che
mi
porti
.
Ti
chiedevo
una
prova
dell
'
amor
tuo
:
me
la
dài
.
Grazie
,
Rosanna
!
Una
gran
tenerezza
gli
faceva
tremare
un
poco
la
voce
.
Tutti
quegli
argomenti
egli
non
li
aveva
cercati
,
non
li
aveva
accattati
come
pretesti
:
erano
vere
ragioni
emerse
spontaneamente
dal
fondo
del
suo
pensiero
,
come
espressioni
di
verità
lampanti
.
I
cattivi
sospetti
erano
stolti
.
Dopo
averlo
riconosciuto
,
dopo
aver
confessato
il
moto
di
diffidenza
,
si
sentiva
migliore
,
degno
del
suo
perdono
.
-
Rosanna
,
tu
m
'
hai
compreso
e
perdonato
.
È
vero
che
mi
credi
senza
che
io
aggiunga
altre
parole
?
-
Sì
,
ti
credo
,
-
proferì
ella
,
gravemente
.
Egli
si
abbandonò
.
Passata
una
mano
alla
sua
vita
,
stringendosi
al
suo
fianco
,
aderendo
a
lei
,
guancia
contro
guancia
,
mormorò
:
-
Rosanna
,
è
detto
.
Da
due
mesi
,
dal
giorno
che
mi
annunziasti
il
suo
ritorno
,
questo
è
il
primo
momento
che
traggo
liberamente
il
respiro
.
Se
mi
avessi
annunziato
prima
la
possibilità
di
questa
soluzione
...
No
:
non
ti
rimprovero
!
Forse
avrei
tentato
di
resistere
,
come
ho
resistito
ora
...
Ma
non
te
ne
dolere
:
è
una
prova
;
vuol
dire
che
il
bisogno
di
averti
tutta
per
me
è
tanto
forte
da
trionfare
delle
mie
inveterate
consuetudini
di
vita
e
di
pensiero
.
Io
non
volli
mai
legarmi
ad
una
donna
,
neanche
a
te
:
lo
sai
,
te
lo
dissi
.
Ma
in
questi
due
mesi
di
spasimi
insopportabili
,
una
rivoluzione
è
avvenuta
nella
mia
vita
;
a
poco
a
poco
,
ogni
giorno
,
ogni
ora
che
passavo
lontano
da
te
,
sentivo
sorgere
,
ingigantire
ed
urlare
la
necessità
di
farti
mia
,
di
farmi
tuo
,
per
sempre
.
Stanotte
,
qualche
ora
addietro
,
quando
ti
ho
aspettata
struggendomi
di
desiderio
doloroso
,
quando
ho
udito
che
un
pericolo
terribile
era
sorto
sulla
tua
via
,
compresi
che
questa
vita
non
è
più
possibile
.
Rosanna
,
la
legge
sociale
e
morale
vuole
che
ogni
uomo
abbia
una
sua
propria
donna
:
io
l
'
ho
trasgredita
,
ma
perché
non
avevo
ancora
trovato
chi
prendermi
.
È
venuta
la
mia
ora
,
l
'
ora
della
crisi
,
della
rinnovazione
.
Grazie
a
Dio
non
è
troppo
tardi
,
ma
non
è
neanche
presto
,
e
non
ho
più
tempo
da
perdere
.
Affretta
il
giorno
della
tua
liberazione
,
e
di
qui
ad
allora
ti
giuro
che
non
farò
più
nulla
che
ti
dispiaccia
.
Se
vuoi
che
non
ti
veda
più
,
che
non
ti
scriva
più
,
che
sparisca
,
non
mi
costerà
nulla
obbedirti
,
sorretto
dalla
divina
speranza
,
dalla
certezza
beata
.
Andrò
ad
aspettarti
in
capo
al
mondo
,
o
a
Promonte
.
Ci
sposeremo
lassù
,
vedrai
finalmente
il
mio
paese
,
entrerai
da
padrona
nella
mia
casa
;
ci
sposeremo
nella
chiesa
dove
si
sposò
la
mamma
mia
...
Sentì
che
ella
scoteva
la
testa
.
Si
volse
a
guardarla
.
Ella
diceva
di
no
,
con
una
mossa
del
capo
,
tacitamente
.
-
Non
a
Promonte
?
In
un
altro
sito
?
...
Dove
tu
vorrai
!
-
No
.
-
Come
?
...
Non
vuoi
?
...
Non
mi
credi
?
...
-
Ti
credo
,
te
l
'
ho
già
detto
.
Ma
perché
questo
matrimonio
si
sciolga
,
perché
io
torni
libera
di
contrarne
un
altro
con
te
,
c
'
è
ancora
una
difficoltà
.
-
Quale
?
Ella
sorse
in
piedi
.
Lungo
le
strette
curve
sulle
quali
il
treno
volava
,
la
carrozza
era
scossa
,
urtata
,
sbattuta
così
violentemente
,
che
riusciva
molto
difficile
mantenersi
ritti
.
Afferrata
con
la
sinistra
all
'
orlo
della
cuccetta
superiore
,
ella
distese
la
destra
a
cercare
qualche
cosa
in
mezzo
alle
borse
ed
alle
scatole
che
vi
erano
sparpagliate
.
-
Che
ti
occorre
?
-
domandò
egli
,
sorgendo
a
sua
volta
.
-
La
borsetta
a
mano
.
-
Quella
di
cuoio
?
-
No
,
quella
di
maglia
.
-
Eccola
.
Frugatovi
dentro
,
tra
il
fazzolettino
di
pizzo
,
le
fialette
,
il
portamonete
,
ne
trasse
una
lettera
,
gliela
porse
senza
dir
nulla
e
si
lasciò
ricadere
sul
lettuccio
.
Egli
rimase
in
piedi
,
addossato
alla
parete
,
per
leggere
sotto
la
lampada
.
La
lettera
portava
un
francobollo
inglese
,
con
la
stampiglia
dell
'
ufficio
di
Londra
;
sulla
busta
,
il
nome
e
l
'
indirizzo
di
Rosanna
,
scritti
con
caratteri
grandi
,
larghi
,
forti
:
la
scrittura
del
marito
,
che
egli
riconobbe
per
averla
vista
sopra
un
'
altra
lettera
odiosa
:
quella
annunziante
il
suo
ritorno
.
Il
testo
,
in
inglese
,
diceva
:
Cara
Rosanna
,
mia
cara
moglie
,
ti
avverto
che
ripartirò
per
l
'
Italia
lunedì
prossimo
e
che
arriverò
a
Milano
martedì
,
col
treno
delle
7
e
55
del
mattino
.
Come
mi
promettesti
,
ti
aspetto
laggiù
per
tornare
insieme
con
te
a
casa
nostra
,
dove
passeremo
gli
ultimi
giorni
prima
della
cerimonia
.
Io
sono
pronto
,
e
non
dubito
che
anche
tu
abbia
tutto
preparato
.
Ho
molto
piacere
che
tu
abbia
scelto
un
paesetto
del
lago
dove
nessun
indiscreto
ci
disturberà
;
approvo
pienamente
che
i
ragazzi
siano
affidati
alla
famiglia
di
tua
cugina
.
Cara
moglie
mia
,
a
ben
presto
e
per
sempre
.
Dopo
aver
letto
,
egli
rilesse
ancora
,
per
comprendere
,
ascrivendo
alla
sua
imperfetta
conoscenza
della
lingua
l
'
oscurità
di
quelle
espressioni
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
le
domandò
poi
,
abbassando
il
foglio
,
senza
tornarle
a
fianco
.
-
Non
hai
capito
?
-
Io
no
...
Tranne
...
-
Tranne
?
-
Che
tu
non
m
'
abbia
ingannato
,
assicurandomi
che
siete
legalmente
uniti
.
-
Non
ti
ho
ingannato
.
Ma
ti
ho
spiegato
che
ci
maritammo
con
una
legge
che
consente
il
divorzio
,
che
lo
pronunzia
molto
facilmente
,
per
molti
motivi
,
compreso
il
consenso
reciproco
.
-
Allora
?
-
Allora
,
quella
cerimonia
i
cui
effetti
si
possono
annullare
con
un
semplice
atto
di
volontà
,
quel
matrimonio
contratto
fuori
del
mondo
civile
,
dinanzi
ad
un
giudice
di
pace
mezzo
selvaggio
,
non
ci
sembrò
la
cosa
solenne
che
dovrebbe
essere
,
che
è
per
tutti
gli
altri
.
Allora
,
siccome
mio
marito
è
cattolico
,
e
più
che
cattolico
,
credente
,
fu
stabilito
che
avremmo
celebrato
un
giorno
il
rito
religioso
in
Europa
,
per
santificare
la
nostra
unione
,
per
renderla
veramente
indissolubile
.
-
E
non
ci
avete
pensato
ancora
?
-
Non
ancora
.
-
E
lo
celebrerete
ora
?
-
Sì
.
-
Egli
è
venuto
apposta
?
-
No
.
Io
stessa
gli
ho
chiesto
di
effettuare
il
nostro
antico
proponimento
.
-
Tu
?
Quando
?
Ora
?
-
pronunziò
egli
con
impeto
.
-
Ora
.
La
guardò
,
poi
si
guardò
intorno
,
come
non
sapendo
dove
fosse
,
come
cercando
qualche
cosa
intorno
a
sé
.
Nella
corsa
sempre
più
turbinosa
,
pareva
che
da
un
momento
all
'
altro
le
lucide
e
fragili
pareti
della
cabina
dovessero
sfasciarsi
,
che
il
pesante
carrozzone
dovesse
forviare
e
frantumarsi
.
Ora
,
sotto
una
lunga
successione
di
interminabili
gallerie
,
il
fracasso
era
talmente
assordante
come
se
intere
montagne
franassero
.
-
Tu
?
...
-
ripeté
l
'
esterrefatto
,
pianissimo
,
quasi
in
un
soffio
,
chinandosi
verso
di
lei
,
afferrandola
agli
omeri
,
figgendole
gli
occhi
nell
'
anima
,
trapassandola
con
lo
sguardo
infiammato
.
-
Sì
,
io
.
-
Tu
,
ora
?
Dopo
aver
visto
la
mia
pena
al
solo
pensiero
del
ritorno
di
quell
'
uomo
?
Quando
c
'
era
una
via
d
'
uscita
da
quest
'
inferno
,
tu
stessa
l
'
hai
chiusa
?
Mi
dirai
almeno
perché
?
E
le
strinse
così
forte
le
mani
,
che
ella
disse
,
con
un
ritorno
dell
'
ambiguo
sorriso
:
-
Mi
fai
male
,
sai
!
-
Ti
spezzo
!
-
scattò
egli
,
esasperato
dal
suo
sorriso
,
improvvisamente
e
confusamente
sovvenendosi
dei
suoi
lunghi
dinieghi
,
delle
sue
resistenze
,
delle
sue
ostilità
,
con
l
'
impeto
folle
di
trarne
vendetta
,
d
'
infrangere
le
morbide
forme
di
quell
'
anima
dura
ed
avversa
.
-
Se
tu
persisti
in
questo
proposito
,
se
non
dichiari
a
quell
'
uomo
che
hai
mutato
idea
,
ti
spezzo
,
ti
uccido
piuttosto
.
Ella
rise
più
sottilmente
ancora
,
dicendo
:
-
Via
,
non
esagerare
...
Noi
non
ci
amiamo
fino
al
delitto
.
Improvvisamente
egli
la
lasciò
,
le
voltò
le
spalle
,
mosse
un
passo
,
afferrò
la
maniglia
dell
'
uscio
per
ripassare
nella
propria
cabina
.
La
voce
di
lei
lo
trattenne
:
la
voce
non
più
fredda
e
incisiva
,
ma
tenera
e
dolce
come
nei
momenti
migliori
.
-
Sei
capace
di
riconoscere
la
verità
?
-
Che
cosa
vuoi
dirmi
?
-
proruppe
egli
ancora
.
-
Che
recito
?
Che
recitiamo
entrambi
?
Che
recitano
tutti
?
Che
l
'
amor
nostro
,
che
tutto
l
'
amore
è
una
finzione
,
che
tutta
la
vita
è
un
inganno
?
Grazie
.
Lo
so
.
Ella
gli
stese
le
due
mani
,
prese
le
sue
,
se
lo
trasse
a
fianco
.
-
Stammi
a
sentire
...
Vienimi
qui
vicino
,
così
...
Stammi
a
sentire
senza
interrompermi
...
La
vita
è
quella
che
è
.
Così
com
'
è
,
una
logica
rigorosa
la
governa
...
Un
giorno
tu
mi
dicesti
che
non
mi
avresti
sposata
,
e
fosti
sincero
.
Zitto
,
lasciami
parlare
:
non
voglio
essere
interrotta
,
ti
dico
!
...
Fosti
sincero
,
fosti
nella
logica
della
situazione
d
'
allora
.
Io
ero
sola
;
nessuno
ti
dava
ombra
;
perché
avresti
menomata
la
tua
libertà
?
...
Sai
perché
ti
feci
quella
domanda
?
Per
vedere
se
avresti
mentito
.
Mentii
io
stessa
,
ti
nascosi
la
possibilità
di
sciogliere
il
mio
matrimonio
,
per
proporti
il
caso
astratto
,
per
leggere
nel
fondo
del
tuo
pensiero
.
Una
promessa
bugiarda
mi
avrebbe
fatto
dubitare
di
tutte
le
altre
tue
parole
.
Fosti
sincero
,
e
mi
piacesti
,
e
te
ne
fui
grata
.
Ora
dici
che
mi
sposeresti
,
ora
ti
duoli
perché
voglio
escluderne
la
possibilità
,
e
sei
sincero
ancora
.
Con
la
tua
gelosia
contro
l
'
uomo
che
viene
a
riprendermi
,
non
trovi
,
non
puoi
trovare
altra
uscita
fuorché
nel
rompere
questo
legame
e
nell
'
accettare
di
unirti
con
me
.
Anche
questa
è
logica
,
anche
ora
dici
quel
che
senti
,
quel
che
devi
sentire
:
io
non
dubito
delle
tue
parole
.
Ma
se
ciò
che
ora
ti
seduce
si
avverasse
,
se
io
fossi
tua
moglie
,
sai
quale
sarebbe
la
logica
della
situazione
nuova
?
Quando
mio
marito
non
fosse
più
mio
marito
,
quando
non
avesse
più
nessun
diritto
su
me
,
quando
non
si
frapponesse
più
fra
noi
,
tu
non
saresti
più
geloso
di
lui
,
ma
probabilmente
di
altri
;
e
allora
ti
pentiresti
di
avere
rinunziato
alla
possibilità
di
lasciarmi
se
io
ti
tradissi
,
o
più
semplicemente
il
giorno
in
cui
l
'
amor
nostro
fosse
finito
;
perché
lo
sai
,
è
vero
?
che
l
'
amore
,
come
ogni
altra
cosa
,
finisce
?
Un
uomo
giunto
all
'
età
tua
senza
avere
provato
il
bisogno
di
prender
moglie
,
può
ridursi
a
portar
via
quella
d
'
un
altro
,
ma
per
pentirsene
poi
,
per
accusare
di
sciocchezza
se
stesso
e
di
calcolo
quell
'
altra
...
-
Che
dici
?
-
tentò
di
interrompere
egli
,
in
un
impeto
di
protesta
.
-
Non
io
;
lo
hai
già
sospettato
tu
stesso
,
or
ora
...
-
Non
m
'
hai
compreso
!
Non
m
'
hai
perdonato
!
-
Ma
sì
,
ma
sì
:
ho
compreso
benissimo
.
Nulla
di
più
naturale
ed
umano
...
-
Ma
non
sai
che
un
'
altra
donna
,
nella
tua
condizione
...
-
Lo
so
:
altre
donne
,
nella
mia
condizione
,
darebbero
qualche
anno
di
vita
per
la
possibilità
di
unirsi
indissolubilmente
all
'
amante
.
Lo
so
:
vi
sono
mogli
che
per
raggiungere
questo
scopo
fanno
l
'
impossibile
,
affrontano
lunghi
processi
,
adducono
le
più
tristi
e
penose
menzogne
,
rinnegano
la
patria
...
E
stammi
a
sentire
:
finché
non
ti
avevo
incontrato
,
io
mi
rallegravo
del
mio
privilegio
.
Non
ammettevo
di
dover
tradire
mio
marito
;
ma
pensavo
pure
talvolta
,
leggendo
un
romanzo
,
udendo
una
musica
,
ricordando
i
sogni
della
prima
gioventù
,
che
un
giorno
avrei
potuto
essere
esposta
ad
una
tentazione
irresistibile
...
Quel
giorno
avrei
potuto
mettere
d
'
accordo
il
mio
cuore
e
la
mia
coscienza
,
con
la
facilità
di
ottenere
il
divorzio
dalla
legge
africana
.
E
se
alla
nostra
unione
manca
ancora
la
consacrazione
religiosa
,
dopo
tanti
anni
,
ciò
non
è
stato
già
per
la
lontananza
di
mio
marito
,
per
i
troppo
brevi
suoi
ritorni
;
ma
perché
io
stessa
ho
indugiato
pensando
che
fosse
stolto
rinunziare
alla
via
d
'
uscita
,
nel
caso
che
avessi
amato
un
altro
uomo
.
-
E
vi
rinunzi
ora
che
mi
ami
?
-
disse
egli
,
interrompendola
violentemente
,
torcendole
una
mano
.
Ella
rispose
,
guardandolo
in
faccia
:
-
Sì
,
perché
ti
amo
.
Per
un
momento
egli
rimase
attonito
,
senza
fiato
,
come
sospeso
in
un
dubbio
oscuro
.
Ella
gli
prese
la
testa
fra
le
mani
,
gli
accostò
la
bocca
alla
bocca
.
-
Perché
t
'
amo
,
capisci
?
mio
malgrado
,
contro
ragione
,
non
so
come
,
non
so
quanto
;
e
perché
questo
è
il
solo
modo
d
'
amarti
ancora
e
d
'
essere
amata
da
te
.
Tu
m
'
amerai
finché
sarò
d
'
un
altro
:
che
m
'
importa
del
tuo
tormento
?
Finché
sarai
geloso
,
mi
amerai
,
da
morirne
;
il
giorno
che
fossi
tua
moglie
l
'
amor
tuo
finirebbe
nella
sicurezza
,
nella
sazietà
.
Io
sono
orgogliosa
anche
,
sai
,
e
non
voglio
doverti
nulla
.
Anche
se
fossi
povero
e
mi
dessi
il
solo
tuo
nome
,
ti
resterei
obbligata
,
e
non
voglio
!
Voglio
obbligarti
io
,
invece
;
voglio
che
tu
stesso
debba
a
me
qualche
cosa
,
poco
o
molto
,
non
importa
,
non
foss
'
altro
ciò
che
l
'
amor
mio
è
stato
finora
nella
tua
vita
d
'
uomo
e
d
'
artista
.
Allora
egli
tremò
,
abbagliato
dalla
nuova
bellezza
diffusa
nel
viso
di
Rosanna
,
dalla
luce
sfolgorante
nel
suo
sguardo
,
oppresso
e
come
impaurito
dall
'
ebbrezza
prodotta
dalle
parole
di
lei
,
dal
ritrovare
in
lei
finalmente
,
dopo
i
lunghi
dubbi
e
gli
sconforti
e
le
disperazioni
,
la
donna
amante
che
gli
si
era
concessa
dopo
una
lunga
resistenza
,
ma
senza
falsi
pudori
,
senza
ipocrisie
,
senza
calcoli
,
per
impeto
di
simpatia
,
per
forza
di
desiderio
,
per
slancio
di
passione
;
allora
,
col
cuore
stretto
dalla
vergogna
per
i
sospetti
concepiti
un
momento
prima
,
con
l
'
anima
chiusa
dal
dolore
nel
vedere
dileguarsi
per
volere
di
lei
l
'
insperata
possibilità
,
egli
pianse
.
Non
una
parola
gli
uscì
dalla
gola
stretta
nello
spasmo
,
dalle
labbra
bagnate
dalle
grosse
lacrime
che
gli
rigavano
il
volto
.
-
Non
voglio
che
tu
pianga
!
-
disse
ella
,
accigliandosi
,
ritraendosi
.
-
Non
mi
piace
il
pianto
d
'
un
uomo
.
E
poi
,
di
che
ti
lagni
?
Hai
dimenticato
ciò
che
mi
dicesti
una
volta
?
Egli
la
guardò
senza
rispondere
,
senza
comprendere
.
Tante
cose
le
aveva
dette
!
A
quale
alludeva
?
-
Non
ti
rammenti
che
prevedendo
la
fine
dell
'
amor
nostro
,
io
previdi
anche
che
dopo
di
te
avrei
preso
necessariamente
un
altro
amante
,
e
poi
un
terzo
,
e
poi
un
quarto
,
e
che
mi
sarei
a
poco
a
poco
ridotta
come
le
donne
che
hanno
perduto
ogni
diritto
al
rispetto
?
Il
ricordo
atroce
irruppe
nella
sua
mente
.
Infatti
!
...
Senza
una
parola
né
un
accento
di
rimprovero
,
accertando
semplicemente
una
verità
patente
ed
una
legge
ineluttabile
,
ella
aveva
affermato
l
'
impossibilità
di
fermarsi
nella
via
degli
errori
;
gli
aveva
riferito
il
giudizio
letto
in
un
libro
:
"
Si
trovano
donne
che
non
hanno
avuto
mai
amanti
,
non
se
ne
trovano
che
ne
abbiano
avuto
uno
solo
"
.
Atroce
,
atroce
la
pena
allora
sofferta
.
Ella
non
gli
aveva
rimproverato
di
averla
sospinta
per
la
lubrica
china
,
ma
egli
stesso
ne
aveva
provato
un
rimorso
acutissimo
.
Una
gelosia
inaudita
,
la
gelosia
contro
gli
ignoti
ancora
a
lei
stessa
,
in
braccio
ai
quali
ella
sarebbe
caduta
,
lo
aveva
morso
.
Per
evitare
l
'
estremo
avvilimento
di
quella
creatura
,
per
evitare
a
se
stesso
il
rimorso
intollerabile
,
per
salvare
le
anime
loro
,
egli
le
aveva
proposto
di
lasciarsi
,
piuttosto
,
in
piena
passione
,
di
amarsi
da
lontano
,
dolorosamente
ma
puramente
,
di
non
amarsi
piuttosto
in
nessun
modo
,
se
a
questo
patto
ella
si
sarebbe
sentita
sicura
da
nuove
cadute
.
-
Non
ti
rammenti
che
mi
offristi
di
rinunziare
a
me
,
per
salvarmi
?
...
Te
ne
rammenti
,
è
vero
?
...
E
allora
,
non
ti
lagnare
!
Lasciami
stringere
a
mio
marito
:
è
il
mezzo
di
garentirmi
contro
nuovi
pericoli
e
di
vivere
solo
,
eternamente
,
nella
mia
memoria
.
Egli
chinò
il
capo
,
chiudendosi
la
bocca
col
fazzoletto
,
per
reprimere
il
nuovo
impeto
di
pianto
.
-
Non
piangere
!
-
ingiunse
ella
ancora
.
-
Tu
che
comprendi
tante
cose
,
-
le
rispose
,
amaramente
,
con
voce
rotta
,
-
non
comprendi
il
mio
dolore
?
...
Non
comprendi
che
io
darei
la
vita
per
averti
conosciuta
prima
,
quando
nessun
'
ombra
aveva
sfiorato
questa
tua
anima
,
quando
nulla
avrebbe
potuto
impedirti
di
accettare
il
mio
nome
?
Ella
tacque
un
poco
,
a
capo
chino
,
con
lo
sguardo
fiso
;
poi
disse
,
piano
:
-
Sì
,
prima
...
forse
...
-
Ed
anche
ora
!
-
insisté
egli
,
stendendo
le
braccia
,
cercando
di
stringerla
a
sé
,
di
vincerla
con
la
forza
dei
muscoli
e
l
'
impeto
delle
parole
.
-
Ed
anche
ora
,
Rosanna
;
se
tu
vuoi
,
se
credi
all
'
amor
mio
,
se
sei
capace
di
leggermi
nel
cuore
,
di
vedervi
la
fiamma
che
lo
investe
e
lo
brucia
.
Se
non
vuoi
che
il
rimorso
avveleni
tutta
la
mia
vita
,
dimmi
di
sì
,
dimmi
di
sì
;
altrimenti
dovrò
credere
che
tu
intenda
punirmi
,
giustamente
,
perché
quando
mi
proponesti
la
prima
volta
l
'
ipotesi
della
nostra
unione
,
ricusai
di
accoglierla
.
Sii
generosa
,
non
mi
serbare
rancore
...
-
Non
te
ne
serbo
.
-
Allora
non
t
'
impegnare
,
Rosanna
!
Sei
ancora
in
tempo
!
Non
ti
chiedo
altro
che
d
'
aspettare
ancora
un
poco
,
per
rassicurarti
,
per
provarti
che
non
posso
mutare
,
qualunque
cosa
avvenga
;
che
abbandonarmi
a
te
,
riposare
in
te
,
darti
quanto
mi
resta
di
sentimento
,
di
ingegno
e
di
vita
,
è
l
'
unico
mio
desiderio
,
l
'
ultimo
mio
bisogno
...
Ella
scosse
il
capo
,
senza
rialzarlo
.
-
No
.
Mai
.
Egli
si
premé
tra
le
mani
la
fronte
scottante
;
poi
,
levatosi
,
si
appressò
al
finestrino
,
col
petto
oppresso
,
il
respiro
mozzato
dall
'
aria
ormai
greve
della
cabina
,
avido
di
ristorarsi
al
soffio
della
flotte
.
Restò
invaso
dallo
stupore
alzando
la
tenda
:
albeggiava
,
il
cielo
impallidiva
sulla
terra
ancora
avvolta
nell
'
ombra
,
le
masse
vegetali
profilavano
dense
e
nere
sul
lividore
dell
'
orizzonte
.
Oltre
la
linea
della
siepe
fuggente
e
stormente
al
soffio
impetuoso
prodotto
dalla
corsa
del
treno
,
i
campi
rigati
dai
solchi
delle
piantagioni
,
pezzati
dalle
culture
,
divisi
dai
fossi
;
i
casolari
vigilati
dagli
alberi
d
'
alto
fusto
,
nel
mezzo
dei
chiusi
,
dormivano
ancora
,
parevano
abbandonati
,
deserti
,
senza
forme
viventi
,
senza
chiarori
alle
finestre
,
senza
fumi
ai
comignoli
:
solo
nelle
profondità
dello
spazio
ricominciava
la
vita
col
dramma
eterno
della
notte
e
del
giorno
,
con
la
tacita
pugna
della
luce
e
delle
tenebre
personificata
nei
miti
antichissimi
,
perpetuantesi
nel
tempo
interminabile
Il
convoglio
fuggiva
verso
la
notte
in
fuga
,
come
nella
folle
intenzione
di
raggiungerla
,
e
gli
occhi
del
dolente
tentavano
di
rifugiarvisi
,
gonfi
di
nuove
lacrime
dinanzi
all
'
agonia
di
quella
notte
d
'
amore
e
di
dolore
.
-
È
giorno
?
La
voce
di
lei
,
la
mano
di
lei
appoggiatasi
alla
sua
spalla
lo
fecero
trasalire
.
-
Di
già
!
Poi
,
scorgendo
gli
occhi
lacrimanti
:
-
Ancora
?
-
soggiunse
,
crucciata
.
Egli
disse
,
in
tono
di
amara
preghiera
,
scrollando
il
capo
:
-
Che
ti
fa
?
...
Lasciami
piangere
!
Il
suo
pianto
era
queto
e
dolce
,
senza
singhiozzi
.
Piangendo
le
passò
un
braccio
attorno
al
collo
,
posò
la
fronte
sulla
sua
spalla
.
Sempre
tentando
d
'
infrenare
l
'
impeto
della
commozione
,
disse
:
-
Capisco
...
capisco
...
Forse
hai
ragione
...
forse
l
'
amore
finirebbe
se
ti
avessi
tutta
per
me
...
Tristo
cuore
,
il
nostro
...
Tristo
amore
,
che
ha
bisogno
di
sentirsi
insidiato
,
di
lottare
per
vivere
...
-
Tutta
la
vita
è
lotta
.
-
È
vero
.
È
vero
.
Di
momento
in
momento
la
luce
si
diffondeva
vittoriosa
;
il
cielo
dell
'
orizzonte
già
splendeva
con
un
'
immensa
lastra
d
'
argento
tagliata
da
un
fuso
di
nubi
che
s
'
indorava
dalla
parte
del
sole
imminente
.
Egli
volse
lo
sguardo
da
quello
spettacolo
agli
occhi
della
donna
.
Anche
in
lei
,
anche
nell
'
anima
sua
,
un
contrasto
di
luci
e
d
'
ombre
,
fulgori
di
bellezze
e
oscurità
profonde
.
Come
giudicarla
,
se
anch
'
egli
aveva
il
sentimento
della
propria
miseria
,
se
temeva
di
spingere
lo
sguardo
nelle
oscure
profondità
della
propria
coscienza
?
...
-
Che
ore
saranno
?
...
-
domandò
la
sua
voce
.
Egli
trasse
l
'
orologio
.
-
Sono
le
sei
e
dieci
.
-
Milano
è
vicina
!
...
Rientra
nella
tua
cabina
.
Ho
bisogno
di
restar
sola
.
-
Vado
.
Mi
richiamerai
?
-
Sì
.
Le
sfiorò
la
fronte
con
un
bacio
lieve
,
e
la
lasciò
.
Ancora
il
giuoco
degli
specchi
,
nel
passaggio
,
lo
fece
sussultare
;
poi
,
aperto
il
finestrino
della
sua
cabina
,
si
abbandonò
sul
lettuccio
.
Con
gli
occhi
alla
luce
trionfante
,
abbacinato
,
cullato
dal
moto
del
treno
dopo
la
notte
insonne
,
sentì
il
suo
pensiero
annebbiarsi
.
Era
partito
la
sera
precedente
?
Non
era
passato
un
tempo
lunghissimo
,
dal
momento
che
aveva
ricevuto
la
lettera
di
Rosanna
?
Quante
cose
,
nel
giro
di
poche
ore
!
L
'
attesa
alla
stazione
,
il
pericolo
sulla
linea
ingombra
,
la
corsa
lungo
il
binario
...
Ma
quanti
maggiori
mutamenti
nelle
disposizioni
del
suo
cuore
,
quanti
più
gravi
avvenimenti
nella
sua
intima
vita
!
Dalla
gioia
al
pensiero
di
rivederla
dopo
tanta
separazione
,
al
proposito
di
rimproverarla
acremente
per
il
lungo
abbandono
;
dalla
paura
di
perderla
spaventosamente
in
uno
scontro
di
treni
,
all
'
ebbrezza
di
stringersela
viva
sul
vivo
cuore
;
dalla
rivelazione
della
possibilità
del
divorzio
,
alla
inesorabile
deliberazione
del
ribadimento
della
catena
...
Di
un
altro
!
Di
un
altro
!
Era
d
'
un
altro
,
restava
d
'
un
altro
,
sarebbe
sempre
stata
d
'
un
altro
.
Il
treno
la
trasportava
con
la
velocità
del
vento
incontro
a
quell
'
uomo
,
traversava
senza
fermarsi
le
stazioni
minori
,
sostava
un
istante
nelle
più
importanti
,
riprendeva
la
sua
corsa
fatale
verso
la
mèta
.
Ora
non
più
ostacoli
lungo
la
via
ferrata
,
libera
fino
all
'
estremo
orizzonte
sui
pingui
campi
ridestati
dal
sole
.
Così
fossero
sorti
altri
ostacoli
!
Se
almeno
quel
convoglio
si
fosse
infranto
contro
un
altro
,
se
si
fosse
precipitato
in
un
abisso
,
se
si
fosse
bruciato
tra
le
fiamme
d
'
un
incendio
inestinguibile
!
Null
'
altro
avrebbe
potuto
impedire
che
Rosanna
raggiungesse
suo
marito
,
che
rendesse
più
stretto
il
nodo
coniugale
.
Meglio
la
morte
,
meglio
morire
schiacciato
,
arso
,
annientato
con
lei
,
dopo
avere
intravvisto
la
possibilità
di
farla
sua
!
...
Ecco
,
roteanti
nella
corsa
del
treno
,
le
case
del
suburbio
milanese
;
ecco
il
conduttore
apparire
sull
'
uscio
:
"
Siamo
a
Londra
,
signore
"
.
A
Londra
?
Come
mai
tanto
lontano
?
Ma
via
,
giù
dal
letto
per
entrare
nella
cabina
di
lei
,
a
darle
l
'
ultimo
bacio
.
Vuota
,
la
cabina
;
ella
stava
fuori
,
nel
corridoio
,
in
piedi
dinanzi
ad
una
finestra
,
fra
gli
altri
viaggiatori
pronti
a
discendere
;
e
non
uno
sguardo
per
lui
,
quasi
fosse
divenuto
un
estraneo
,
quasi
non
lo
avesse
mai
conosciuto
.
Non
si
conoscevano
più
,
come
sotto
il
"
Senegal
"
:
ella
era
d
'
un
altro
.
Ecco
:
quell
'
altro
aspettava
sotto
la
tettoia
,
faceva
cenni
di
saluto
alla
donna
sua
;
ma
allora
ella
si
rivoltava
,
rientrava
un
istante
nella
cabina
e
traendolo
a
sé
lo
baciava
sulla
bocca
...
Il
bacio
lo
destò
.
Il
sogno
non
era
stato
tutto
ingannatore
;
ella
era
china
su
di
lui
,
sorridente
,
odorante
,
fresca
dopo
il
lavacro
mattutino
.
-
Lèvati
,
dormiglione
:
siamo
a
Milano
.
Distese
le
braccia
per
stringerla
a
sé
ma
ad
un
tratto
udì
picchiare
.
Rialzatasi
rapidamente
,
ella
sparì
dietro
l
'
uscio
del
gabinetto
.
-
Avanti
,
chi
è
?
Il
conduttore
entrò
annunziando
:
-
Siamo
arrivati
,
signore
.
-
Grazie
.
Va
bene
.
Pensate
alle
mie
valigie
.
Si
alzò
,
si
ricompose
,
uscì
nei
corridoio
.
Ella
vi
era
già
,
gli
sorrise
,
gli
stese
la
mano
,
come
riconoscendolo
in
quel
punto
.
-
Avete
dormito
bene
,
Bertini
?
..
-
A
voce
più
bassa
soggiunse
:
-
Ti
permetto
di
accompagnarmi
.
Egli
dubitò
di
avere
udito
male
.
Non
gli
aveva
scritto
che
alla
stazione
di
Milano
doveva
lasciarla
,
che
dovevano
fingere
di
non
conoscersi
.
Ma
poiché
ella
si
rivoltava
,
quasi
a
richiamarlo
,
ad
attirarlo
presso
di
sé
,
la
raggiunse
e
l
'
aiutò
a
discendere
.
Un
altro
treno
sopraggiungeva
in
quel
momento
,
empiva
la
tettoia
di
frastuono
e
di
fumo
.
-
Chiasso
?
-
domandò
ella
al
facchino
.
-
Chiasso
,
sissignora
.
Ella
cercò
tra
la
folla
dei
viaggiatori
attraversanti
i
binarî
,
avviantisi
alle
scale
d
'
uscita
.
-
Eccolo
!
...
-
disse
,
riconoscendo
l
'
alta
figura
del
marito
,
intento
anch
'
egli
a
guardarsi
intorno
;
poi
ingiunse
:
-
Seguimi
.
Lodovico
la
seguì
macchinalmente
.
Prima
che
potesse
riflettere
,
che
potesse
considerare
quale
fosse
la
nuova
volontà
di
lei
,
la
vide
scambiare
un
bacio
col
consorte
e
poi
rivolgendosi
verso
di
lui
:
-
Francesco
,
ho
il
piacere
di
presentarti
il
signor
Bertini
...
un
grande
scultore
italiano
...
un
mio
buon
amico
,
col
quale
ho
fatto
insieme
il
viaggio
...
III
Sul
lago
Acque
grigie
,
cielo
grigio
,
veli
di
nebbie
erranti
sulle
coste
dei
monti
,
solitudine
e
silenzio
sulle
rive
fuggenti
dinanzi
al
battello
vibrante
e
pulsante
.
Ai
rintocchi
della
campana
del
timoniere
,
Perez
,
ritto
a
poppa
con
gli
sguardi
verso
le
lontananze
vaporose
del
bacino
di
Morganella
,
si
rivolse
,
vide
il
pontile
sporgente
dalla
sponda
sinistra
,
lesse
col
cannocchiale
il
nome
scritto
sull
'
arco
dell
'
approdo
:
"
Promonte
-
Fraida
"
,
e
andò
a
cercare
la
sua
valigia
,
deposta
sotto
coperta
per
timore
che
venisse
a
piovere
.
Il
"
Ticino
"
era
mezzo
vuoto
,
in
quella
uggiosa
mattinata
d
'
autunno
;
nessun
forestiere
tra
gli
scarsi
viaggiatori
della
prima
classe
;
popolata
solo
la
seconda
,
di
paesani
:
fattori
di
campagna
con
sacchi
e
fagotti
,
operai
con
gli
strumenti
del
mestiere
,
qualche
contadina
col
capo
avvolto
nel
fazzoletto
vistoso
,
due
preti
che
si
preparavano
a
scendere
mentre
il
moto
delle
ruote
si
arrestava
,
per
riprendere
subito
dopo
in
senso
inverso
.
Sul
pontile
non
c
'
erano
né
viaggiatori
né
curiosi
:
solo
due
marinai
della
"
Lacustre
"
pronti
ad
afferrare
le
gomene
lanciate
dai
loro
compagni
di
bordo
.
Sbarcato
con
la
sua
valigia
in
mano
,
Perez
si
guardò
intorno
,
un
poco
imbarazzato
:
Lodovico
gli
aveva
scritto
che
lo
avrebbe
rilevato
all
'
approdo
,
e
non
si
vedeva
nessuno
.
-
Non
c
'
è
una
carrozza
?
Un
omnibus
dall
'
albergo
?
-
domandò
a
uno
dei
marinai
.
-
Nossignore
.
A
questa
stagione
c
'
è
aperto
il
solo
"
Grand
-
Hôtel
"
,
alla
Fraida
;
ma
l
'
omnibus
scende
soltanto
alla
stazione
della
ferrovia
,
a
Gozzana
.
-
Si
troverà
almeno
qualcuno
che
mi
porti
la
valigia
e
mi
insegni
la
via
?
-
Dove
va
?
-
Dal
signor
Bertini
,
il
cognato
del
dottor
Salfi
...
-
Ah
,
bene
!
-
rispose
quell
'
uomo
,
con
espressione
di
rispetto
,
udendo
pronunziare
i
due
nomi
.
-
Aspetti
un
momento
che
il
battello
sia
ripartito
:
proveremo
all
'
osteria
del
Morello
;
e
se
mai
,
sono
qua
io
.
Ma
quando
il
"
Ticino
"
liberato
dalle
gomene
,
fischiò
sul
punto
di
riprendere
la
corsa
,
Perez
udì
il
fischio
prolungarsi
in
un
tintinnìo
di
sonagliere
.
Rivoltatosi
,
vide
un
calessino
avanzarsi
a
tutta
carriera
,
arrestarsi
di
botto
dinanzi
al
pontile
:
Lodovico
lo
guidava
.
-
Manca
di
funicolari
,
questa
tua
Promonte
!
-
gli
disse
allegramente
,
caricando
la
valigia
sullo
svelto
veicolo
.
-
Quando
si
sta
fra
le
nubi
,
si
fa
trovare
almeno
un
ippogrifo
!
-
Scusami
,
-
rispose
l
'
altro
.
-
Ho
calcolato
male
il
tempo
.
Ti
prego
di
scusarmi
.
-
Non
ti
scuso
niente
affatto
:
ti
ringrazio
.
Almeno
una
volta
in
vita
mia
avrò
potuto
pronunziare
una
parola
regale
:
"
Poco
mancò
non
mi
toccasse
aspettare
!..."
.
Rise
della
propria
facezia
;
poi
,
osservando
il
cavallino
fremente
per
la
corsa
vertiginosa
e
carezzandolo
sulla
groppa
in
sudore
,
esclamò
:
-
Ma
guarda
questa
povera
bestiola
,
come
l
'
hanno
conciata
!
...
Ma
che
maniera
di
guidare
!
...
Denunzieremo
il
signor
padrone
alla
Società
zoofila
del
capoluogo
!
Quando
ebbe
preso
posto
accanto
all
'
ospite
,
quando
il
legnetto
s
'
avviò
per
la
salita
,
gli
mancò
il
cuore
di
scherzare
.
Se
non
avesse
visto
l
'
amico
suo
da
tre
anni
invece
che
da
tre
soli
mesi
,
l
'
opera
del
tempo
avrebbe
spiegato
la
trasformazione
operatasi
in
lui
;
il
solo
dolore
dell
'
anima
non
poteva
averla
prodotta
.
I
capelli
delle
tempie
erano
quasi
tutti
incanutiti
;
sul
viso
scarnito
e
soffuso
d
'
un
lividore
malsano
le
occhiaie
si
erano
gonfiate
d
'
umore
,
come
negl
'
infermi
di
nefrite
;
i
solchi
delle
rughe
erano
più
profondi
,
le
vene
temporali
più
turgide
e
serpiginose
.
Bisognava
domandargli
:
"
Soffri
?
Perché
non
ti
curi
?..."
ma
le
parole
gli
morivano
sulle
labbra
,
per
paura
di
toccare
la
piaga
secreta
di
quell
'
anima
in
pena
.
Egli
stesso
ruppe
il
silenzio
per
domandargli
:
-
Sei
partito
iersera
?
-
Iersera
.
-
Hai
fatto
colazione
?
-
Sì
,
male
,
a
bordo
.
-
Prenderai
qualche
cosa
arrivando
.
-
No
,
grazie
;
aspetterò
il
pranzo
,
oramai
.
Il
cavallino
scodinzolava
,
dondolava
la
testa
,
annitriva
,
quasi
scacciandosi
di
dosso
la
stanchezza
per
vincere
l
'
erta
della
via
tagliata
sul
vivo
e
nudo
fianco
della
montagna
.
-
Che
vista
!
...
-
esclamò
Perez
,
volgendo
lo
sguardo
al
lago
,
che
dall
'
altezza
gradatamente
crescente
si
slargava
,
svelando
tutte
le
sinuosità
delle
sue
coste
,
tutte
le
macchie
dei
paeselli
adagiati
sulle
rive
o
inerpicati
su
per
le
frastagliate
pendici
.
-
Una
lastra
d
'
acciaio
,
-
riprese
lo
spettatore
ammirato
ed
estatico
,
-
in
fondo
a
una
conca
di
lavagna
:
guarda
che
stupenda
intonazione
!
...
È
questo
il
punto
da
dove
prendesti
il
bozzetto
che
mi
mandasti
dopo
la
prima
rappresentazione
del
"
Fascino
"
?
...
Ma
nel
tuo
quadretto
c
'
è
il
sole
,
c
'
è
l
'
azzurro
,
c
'
è
il
verde
...
Tacque
,
per
la
rinnovata
paura
di
toccare
un
tasto
falso
.
Dopo
un
'
altra
lunga
pausa
domandò
:
-
A
casa
tua
stanno
tutti
bene
?
-
Bene
,
grazie
.
Come
affrontare
l
'
argomento
scottante
?
Come
riprendere
la
conversazione
interrotta
da
tre
mesi
,
all
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
dopo
quanto
aveva
saputo
?
...
Accompagnato
l
'
amico
alla
stazione
,
quella
sera
,
con
vane
parole
di
esortazione
alla
calma
,
con
la
viva
raccomandazione
di
non
lasciarlo
almeno
senza
notizie
,
non
aveva
più
ricevuto
da
lui
se
non
qualche
cartolina
illustrata
da
diverse
città
e
stazioni
climatiche
svizzere
.
Gli
aveva
scritto
egli
stesso
;
ma
la
sua
lettera
,
diretta
alla
posta
di
Lucerna
,
non
doveva
essergli
pervenuta
,
perché
era
rimasta
senza
risposta
.
Aveva
chiesto
di
lui
a
sua
sorella
,
a
Promonte
,
ed
ella
gli
aveva
fatto
sapere
che
era
tornato
lassù
,
con
lei
,
ma
in
condizioni
di
salute
e
di
spirito
che
la
impensierivano
.
Si
era
proposto
di
chiedere
qualche
giorno
di
licenza
per
andarlo
a
trovare
,
quando
una
strana
lettera
gli
aveva
preannunziato
l
'
imminente
scioglimento
del
dramma
.
Sulla
busta
,
con
l
'
intestazione
del
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
-
una
frazione
di
Promonte
,
dall
'
altra
parte
del
lago
-
la
scrittura
dell
'
indirizzo
gli
era
riuscita
ignota
.
Cercata
,
prima
di
leggere
,
la
sottoscrizione
,
il
nome
di
Rosanna
Lariani
lo
aveva
stupito
.
Che
mai
poteva
volere
da
lui
?
...
Ella
gli
si
rammentava
,
evocando
rapidamente
i
ricordi
di
Valsorrisa
;
poi
gli
chiedeva
senz
'
altro
un
favore
.
Al
suo
matrimonio
,
contratto
civilmente
nella
Stanlesia
,
era
mancata
-
narrava
-
la
benedizione
religiosa
;
un
po
'
tardi
,
ma
in
tempo
,
aveva
deciso
,
d
'
accordo
col
marito
,
di
accostarsi
all
'
altare
;
per
evitare
l
'
indiscreta
curiosità
dei
conoscenti
,
sarebbero
andati
a
sposarsi
in
un
paesetto
fuori
mano
,
a
Promonte
sul
Lago
,
la
terra
natale
del
comune
amico
Bertini
;
e
poiché
questi
aveva
accettato
di
essere
suo
testimonio
,
ella
chiedeva
a
lui
stesso
se
voleva
servire
da
testimonio
al
marito
;
in
caso
affermativo
,
lo
pregava
di
trovarsi
lassù
per
la
mattina
del
27
ottobre
,
alle
7;
la
cerimonia
si
sarebbe
celebrata
,
beninteso
,
con
estrema
semplicità
,
senza
la
minima
concessione
alle
consuetudini
mondane
,
senza
nessun
altro
spettatore
fuorché
i
due
amici
testimoni
,
ai
quali
era
data
viva
preghiera
di
astenersi
da
ogni
formalità
,
di
non
darsi
altro
disturbo
fuorché
quello
di
assistere
al
compimento
del
rito
...
Naturalmente
egli
aveva
risposto
accettando
,
annunziando
anche
a
Lodovico
che
sarebbe
arrivato
con
la
seconda
corsa
del
26
.
Nulla
gli
aveva
chiesto
di
spiegargli
,
come
se
avesse
compreso
ogni
cosa
;
e
in
verità
,
quantunque
ignorasse
quanto
era
sopravvenuto
,
aveva
intuito
la
gravità
della
crisi
.
Per
ribadire
l
'
anello
che
la
legava
al
marito
,
bisognava
che
quella
donna
volesse
sottrarsi
all
'
amante
;
ma
perché
mai
,
allora
,
proprio
l
'
amante
doveva
assistere
a
quelle
nozze
?
Un
secreto
accordo
era
intervenuto
fra
loro
?
Ma
allora
che
cosa
crucciava
,
quale
pena
rodeva
l
'
amico
suo
?
-
Volendo
ripartire
domani
,
-
gli
domandò
,
per
dire
qualche
cosa
,
per
interrompere
il
silenzio
penoso
,
-
quale
corsa
mi
conviene
prendere
?
-
Quella
del
pomeriggio
.
La
mattina
il
battello
in
discesa
passa
alle
5;
bisognerebbe
levarsi
alle
3
per
giungere
in
tempo
.
-
No
,
non
ho
furia
;
preferisco
aspettare
.
Tacque
ancora
;
poi
ridomandò
:
-
E
tu
,
ti
tratterrai
un
pezzo
quassù
?
...
Tornerai
a
Firenze
?
...
Che
cosa
ti
proponi
di
fare
?
L
'
interrogato
si
voltò
a
guardarlo
con
espressione
di
meraviglia
.
-
Mi
tratterrò
?
...
Dove
andrò
?
...
Che
cosa
farò
?
...
Pareva
in
preda
a
un
grande
stupore
,
come
se
le
domande
fossero
troppo
bizzarre
e
stravaganti
.
-
E
tu
,
lo
sai
che
cosa
farai
?
...
Lo
sa
nessuno
,
quel
che
farà
?
...
Conosci
qualcuno
che
faccia
ciò
che
vuole
?
...
Ah
,
sì
!
...
Un
carro
in
discesa
era
apparso
da
una
svoltata
e
s
'
avanzava
incrociandosi
col
calessino
.
L
'
uomo
che
lo
guidava
,
un
contadino
di
dubbia
età
,
con
le
labbra
sottili
interamente
sbarbate
,
gli
occhietti
lucenti
,
il
collo
avvolto
in
un
fazzoletto
,
salutò
profondamente
,
cavandosi
il
berretto
.
-
Riverisco
,
signoria
!
-
Ciao
,
Pin
!
...
-
gli
gridò
lo
scultore
,
improvvisamente
animato
,
con
un
sorriso
ed
un
gesto
vivace
.
-
Tien
duro
,
Pin
!
...
Non
mollare
!
...
Vendiamolo
caro
,
quel
seme
.
-
Stia
pur
sicuro
!
...
-
gridò
a
sua
volta
il
passante
,
con
un
riso
sonoro
.
-
A
Pinella
Scórcola
non
la
fanno
mica
!
...
-
Bravo
Pinella
!
...
Ma
gettata
quella
voce
d
'
approvazione
all
'
uomo
già
lontano
,
lo
sguardo
del
dolente
si
spense
.
-
Quel
bruto
,
sì
,
fa
ciò
che
vuole
;
sa
quanto
deve
vendere
il
suo
raccolto
,
come
può
frodare
il
compratore
.
-
Dando
un
colpo
di
frusta
al
cavallo
che
trasalì
e
quasi
s
'
impennò
all
'
inusato
maltrattamento
,
soggiunse
:
-
Tu
lo
sai
ciò
che
vuoi
:
arrivare
presto
alla
stalla
,
mangiare
il
tuo
sacco
di
biada
...
Ma
io
,
ma
noi
...
-
È
vero
!
-
mormorò
Perez
,
chinando
il
capo
,
pensando
alla
stranezza
del
caso
che
lo
faceva
salire
su
quell
'
alpe
per
assistere
alle
rinnovate
nozze
d
'
un
uomo
che
non
conosceva
e
della
donna
per
cui
l
'
amico
suo
spasimava
.
Ma
Lodovico
,
con
voce
rauca
,
strozzata
da
un
colpo
di
tosse
,
ribatté
:
-
È
vero
,
che
cosa
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
vero
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
reale
?
...
Io
ti
domando
se
questa
scena
che
ci
sta
dinanzi
esiste
,
se
noi
che
parliamo
esistiamo
,
se
l
'
universo
e
la
vita
hanno
nulla
di
consistente
...
Divago
?
Hai
paura
che
mi
giri
?
-
Vedo
che
soffri
.
-
Ora
?
In
questo
momento
?
No
.
Ora
non
soffro
.
Perez
tentò
di
prendergli
la
mano
guantata
che
stringeva
le
redini
,
esclamando
:
-
Lodovico
,
lasciami
dire
...
Ma
egli
continuò
,
come
se
non
avesse
udito
l
'
interruzione
:
-
Ora
mi
par
di
sognare
...
Ti
giuro
che
il
solo
sentimento
ancora
vivo
in
me
è
lo
stupore
...
Non
mi
riconosco
,
non
riconosco
niente
intorno
a
me
...
Tutto
ha
un
senso
nuovo
,
insolito
,
impenetrabile
...
La
memoria
m
'
inganna
...
Ho
tardato
a
ordinare
che
attaccassero
perché
non
pensavo
più
che
tu
dovessi
arrivare
a
quest
'
ora
...
quantunque
il
motivo
del
tuo
viaggio
...
quello
,
no
,
non
mi
fosse
uscito
di
mente
!
...
Rise
d
'
un
riso
così
doloroso
,
che
Perez
ripeté
con
una
nuova
effusione
il
gesto
,
gli
strinse
con
più
forza
la
mano
ed
espresse
finalmente
tutta
la
sua
inquieta
curiosità
domandando
,
a
frasi
rotte
,
per
accenni
:
-
Ma
perché
?
...
Che
cosa
significa
?
...
Siete
d
'
accordo
?
...
Con
quale
intenzione
?
...
Abbandonate
le
redini
per
rispondere
alla
stretta
della
mano
amica
,
Lodovico
mormorò
,
battendo
le
ciglia
sugli
occhi
stanchi
:
-
Perché
!
...
Perché
questa
è
la
logica
,
dice
,
della
nostra
situazione
...
Perché
il
nodo
che
la
stringe
a
suo
marito
è
troppo
saldo
,
perché
quell
'
uomo
soffrirebbe
troppo
nel
perderla
,
perché
i
figli
non
possono
essere
abbandonati
...
-
Va
bene
;
ma
quale
necessità
di
compiere
la
nuova
cerimonia
?
...
-
Non
potendo
disfare
questo
nodo
,
bisogna
,
dice
,
rinsaldarlo
.
Si
sono
sentiti
,
dice
,
poco
maritati
dalla
legge
africana
,
che
consente
il
divorzio
con
estrema
facilità
;
vogliono
,
vuole
,
una
conferma
irrevocabile
.
-
E
tu
,
proprio
tu
,
devi
servirle
da
testimonio
?
-
Io
.
E
la
cerimonia
deve
celebrarsi
proprio
qui
,
nella
chiesa
del
mio
paese
;
e
tu
,
il
mio
migliore
amico
,
il
mio
confidente
,
anche
tu
devi
esser
presente
.
-
Lo
so
,
ma
non
capisco
.
Perché
?
-
Perché
!
Forse
perché
io
non
possa
dubitare
che
il
suo
proponimento
è
stato
attuato
;
perché
neanche
in
sogno
io
creda
più
alla
possibilità
che
torni
libera
.
-
Ma
dunque
...
volevi
che
divorziasse
?
Il
dolente
strinse
anche
più
forte
la
mano
fraterna
.
-
Non
posso
vivere
senza
di
lei
.
-
Volevi
sposarla
?
...
-
insisté
Perez
,
stupito
.
-
Ti
pare
incredibile
?
Non
te
ne
sai
dare
ragione
?
...
Ma
capisci
ora
la
parte
che
questa
donna
ha
presa
nella
mia
vita
?
...
Sì
,
ho
voluto
unirla
a
me
,
per
sempre
...
E
la
perdo
,
invece
,
per
volontà
sua
,
unicamente
.
E
non
posso
maledirla
...
Tu
che
studi
il
cuore
umano
,
studia
questo
caso
:
ella
mi
sfugge
perché
mi
ama
.
Questa
è
,
dice
,
la
più
gran
prova
d
'
amore
che
m
'
abbia
data
.
Ascolta
,
tu
che
passi
come
me
la
vita
a
cercare
immagini
di
bellezza
:
io
le
dissi
un
giorno
,
ai
primi
tempi
dell
'
amor
nostro
,
che
bisognava
fare
una
cosa
bella
di
questo
nostro
amore
,
che
bisognava
salvarlo
dalla
corruzione
,
dalle
volgarità
...
Quando
mi
è
parso
che
la
dissoluzione
del
suo
matrimonio
e
la
nostra
unione
fossero
ciò
che
di
meglio
potessimo
fare
per
la
bellezza
dell
'
esempio
che
avremmo
dato
al
mondo
,
ella
ha
sdegnosamente
sorriso
,
mi
ha
dimostrato
che
ci
saremmo
odiati
il
domani
delle
nostre
nozze
;
mentre
,
dal
momento
che
ci
saremo
uniformati
alla
necessità
,
che
avremo
sacrificato
il
nostro
piacere
al
dovere
,
che
avrò
assistito
alla
benedizione
del
suo
anello
nuziale
,
la
nostra
fiamma
purificata
arderà
più
alta
,
la
stessa
memoria
dell
'
amor
nostro
sarà
benedetta
...
La
sua
voce
si
spense
in
un
brivido
.
Lasciata
la
mano
del
compagno
,
riafferrò
le
redini
,
le
trasse
forte
a
sé
,
fece
arrestare
la
bestia
e
balzò
a
terra
.
-
Lodovico
!
Che
fai
?
-
Nulla
:
mi
muovo
.
Perez
scese
anche
lui
,
gli
si
pose
a
fianco
,
incapace
di
proferir
parola
.
Sentiva
l
'
inutilità
di
qualunque
commento
,
l
'
intimo
accordo
dei
loro
giudizi
nel
riconoscere
che
quella
soluzione
era
veramente
la
più
degna
,
la
sola
degna
.
Soltanto
,
mentre
egli
la
considerava
teoricamente
,
da
spettatore
disinteressato
,
il
cuore
dell
'
amico
suo
sanguinava
.
Come
confortarlo
?
Che
dirgli
?
Il
cavallo
,
nonostante
la
minor
gravezza
della
soma
e
la
minore
pendenza
della
strada
già
presso
al
termine
,
non
aveva
modificato
l
'
andatura
.
Ora
il
lago
era
scomparso
dietro
le
spalle
dei
viandanti
,
in
una
insenatura
della
montagna
si
scorgeva
il
paesetto
con
le
sue
casette
bianche
sparse
come
un
gregge
intorno
ad
una
massa
alta
e
scura
:
la
chiesa
.
Fra
poche
ore
,
lassù
,
si
sarebbe
compiuto
il
rito
.
Come
avrebbe
Lodovico
sostenuto
la
commozione
ineffabile
,
se
il
solo
pensiero
di
ciò
che
si
preparava
lo
turbava
così
?
E
che
cosa
sarebbe
poi
avvenuto
dei
due
amanti
?
L
'
intenzione
di
attingere
nella
benedizione
nuziale
nuova
forza
per
resistere
alla
tentazione
e
tornare
al
suo
ufficio
di
moglie
e
di
madre
,
chiudendo
nel
cuore
la
fiamma
del
sentimento
vietato
,
deponeva
senza
dubbio
in
favore
di
quella
donna
;
ma
i
migliori
proponimenti
sarebbero
poi
valsi
contro
l
'
abito
contratto
,
contro
la
forza
dei
ricordi
?
Che
ostacolo
avrebbe
ella
potuto
trovare
nel
compimento
della
cerimonia
religiosa
al
proseguimento
dei
loro
secreti
rapporti
?
Vedendo
l
'
angoscia
dell
'
amico
,
Perez
pensava
di
confortarlo
con
questo
argomento
:
"
Non
ti
disperare
:
costei
che
ti
dà
una
prova
d
'
amore
rifiutando
di
unirsi
a
te
,
ma
per
restare
tua
con
la
memoria
,
col
cuore
,
tornerà
a
te
,
nell
'
altro
modo
,
quando
vorrai
...
"
ma
uno
scrupolo
lo
tratteneva
,
un
senso
come
di
pudore
all
'
idea
di
negare
una
cosa
bella
,
la
saldezza
dei
buoni
propositi
di
lei
,
la
possibilità
che
entrambi
perseverassero
nel
sacrifizio
.
-
Partiranno
subito
?
-
domandò
tuttavia
,
per
dedurne
quando
e
dove
avrebbero
potuto
rivedersi
.
-
Subito
...
Scenderanno
a
Gozzana
per
prendere
il
treno
delle
undici
e
cinque
.
-
Tornano
a
Firenze
?
-
Per
prendere
i
figli
.
Ripartono
per
l
'
Inghilterra
.
-
Suo
marito
non
torna
in
Africa
?
Lodovico
rispose
di
no
con
una
mossa
del
capo
.
-
No
?
Non
vi
torna
più
?
Con
uno
sforzo
su
se
stesso
,
l
'
interrogato
proferì
:
-
No
....
Si
è
dimesso
...
Si
stabiliscono
a
Londra
...
A
quell
'
annunzio
,
improvvisamente
,
Perez
ebbe
la
piena
coscienza
del
proprio
torto
.
Il
sacrifizio
era
totale
,
per
volontà
di
lei
,
evidentemente
;
ella
aveva
sentito
che
non
bastava
unirsi
spiritualmente
al
marito
,
ma
che
doveva
restare
al
suo
fianco
,
materialmente
,
vigilata
dal
suo
affetto
,
lontana
dalla
tentazione
.
Nulla
restava
da
dire
per
consolare
l
'
afflitto
;
nulla
,
fuorché
lodare
la
bellezza
di
quell
'
anima
;
ma
ogni
parola
di
lode
non
avrebbe
aperto
una
nuova
ferita
nell
'
anima
dell
'
amante
?
Procedettero
ancora
un
pezzo
in
silenzio
;
poi
,
alla
Croce
del
Calvario
,
scoprendosi
il
panorama
della
Valsilvana
,
simile
ad
uno
squarcio
enorme
nel
fianco
della
terra
,
con
le
vene
denudate
del
Borchio
e
della
Marsaglia
,
Perez
sostò
un
momento
,
volgendo
lo
sguardo
per
il
paesaggio
.
-
E
questo
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
?
-
domandò
all
'
amico
.
-
Io
non
me
ne
rammento
.
-
Dall
'
altra
parte
della
montagna
,
oltre
il
bosco
dei
larici
.
-
La
conosco
,
Fraida
;
dico
che
questo
albergo
due
anni
addietro
non
c
'
era
.
-
È
nuovo
,
dell
'
altro
anno
.
Superato
l
'
ultimo
tratto
dell
'
erta
,
il
cavallo
s
'
arrestò
al
principio
d
'
un
viale
piano
e
diritto
.
Pareva
che
l
'
intelligente
animale
volesse
significare
:
"
È
ora
di
risalire
"
.
Lodovico
,
infatti
,
riprese
il
proprio
posto
,
seguito
dall
'
amico
.
Appena
sentì
le
redini
in
mano
al
padrone
,
la
bestia
ripartì
al
piccolo
trotto
,
con
la
testa
alta
,
scodinzolando
.
In
pochi
minuti
percorse
il
viale
,
sino
in
fondo
alla
piazza
La
chiesa
la
dominava
da
una
specie
di
alta
terrazza
alla
quale
si
saliva
per
una
larga
gradinata
:
una
chiesa
severa
come
un
castello
,
munita
di
due
campanili
che
parevano
torri
,
coi
muri
disadorni
anneriti
dall
'
età
,
umidi
e
rivestiti
di
musco
alla
base
.
Un
poco
più
in
alto
della
chiesa
,
di
fianco
,
tra
una
folta
macchia
di
alberi
,
un
vasto
e
basso
casamento
,
con
una
specie
di
rustico
portico
,
formato
da
colonne
di
mattoni
:
la
vecchia
casa
dei
Bertini
.
Il
cavallo
s
'
avviò
lentamente
per
la
ripidissima
viottola
che
portava
lassù
.
Sotto
il
portico
i
parenti
dell
'
ospite
aspettavano
:
la
sorella
,
il
cognato
i
nipoti
.
-
Benvenuto
!
...
Bentornato
fra
noi
!
...
-
esclamo
il
dottore
,
con
un
sorriso
cordiale
sulla
faccia
barbuta
,
stendendo
le
braccia
nerborute
a
prendere
la
valigia
,
a
stringere
le
due
mani
dell
'
ospite
.
-
Da
quanto
tempo
ci
aveva
promesso
questa
desideratissima
visita
!
...
-
Si
vede
-
soggiunse
la
sorella
,
scrollando
il
capo
precocemente
bianco
di
chiome
;
ma
roseo
e
fresco
di
carnagione
-
che
il
nostro
paese
non
gli
piace
,
e
forse
neanche
la
nostra
casa
!
Perez
protestò
vivacemente
:
-
Signora
Laura
,
non
mi
mortifichi
,
adesso
!
...
Sarei
di
difficile
contentatura
se
non
giudicassi
il
paese
semplicemente
meraviglioso
;
e
quanto
alla
loro
casa
,
è
proprio
sicura
che
sia
tutta
loro
,
dopo
che
io
vi
sono
venuto
?
-
Questo
è
anche
vero
!
Ma
se
non
esercitate
la
vostra
parte
di
proprietà
,
c
'
è
il
caso
d
'
incappare
nella
prescrizione
!
-
Eccomi
qui
ad
interromperla
!
...
Come
cresce
questa
gioventù
!
...
-
esclamò
poi
,
rivolgendosi
ai
due
adolescenti
,
posando
la
mano
sulle
loro
spalle
,
e
fermandosi
estatico
dinanzi
alla
piccola
Rita
.
-
Ma
guardate
un
poco
come
ci
siamo
fatte
grandi
e
belle
,
zitte
zitte
,
senza
dirne
nulla
allo
zio
del
cuore
!
...
Non
te
ne
rammenti
più
,
dello
zio
del
cuore
?
...
Abbiamo
perduto
un
poco
di
memoria
,
intanto
che
ci
siamo
fatte
signorine
?
...
La
bimba
avvampò
.
Bruna
con
gli
occhi
azzurri
,
il
viso
magro
e
allungato
dei
Bertini
,
la
personcina
slanciata
,
l
'
espressione
dolce
e
patetica
,
pareva
una
figura
spiccata
da
un
quadro
.
-
Se
lo
zio
del
cuore
vuol
vedere
la
stanza
che
gli
abbiamo
preparata
...
-
Sicuro
che
voglio
vederla
!
E
bada
bene
che
se
non
è
bella
come
quella
dell
'
altra
volta
,
mi
prenderò
la
tua
!
Era
ancora
la
stessa
,
all
'
angolo
di
mezzogiorno
e
di
levante
,
con
le
sue
finestre
aperte
sulle
vedute
della
valle
e
del
lago
:
un
grosso
mazzo
di
violette
,
in
un
vaso
di
cristallo
sulla
scrivania
,
la
profumava
.
Egli
vi
si
trattenne
il
tempo
di
disfare
la
valigia
,
di
mettere
in
ordine
le
sue
cose
e
cambiarsi
;
subito
dopo
uscì
nel
salotto
in
cerca
di
Lodovico
.
-
Mio
fratello
è
andato
un
momento
fuori
-
gli
disse
la
signora
Laura
.
-
Se
avete
bisogno
di
qualche
cosa
...
-
Grazie
!
Di
nulla
!
...
Non
sarà
nello
studio
?
...
-
Oh
,
nello
studio
!
...
-
esclamò
l
'
interrogata
,
con
espressione
di
profondo
rammarico
.
-
Non
vi
ha
posto
piede
da
che
è
qui
;
non
ne
ha
neppure
cercato
la
chiave
!
-
Non
se
ne
dolga
.
Lo
lasci
riposare
.
-
È
quel
che
ho
detto
per
iscusarlo
,
a
chi
si
lagna
della
sua
inerzia
.
Vi
ha
parlato
almeno
del
monumento
sull
'
Antalba
?
-
No
.
-
Vedete
?
...
Il
suo
nome
fu
concordemente
suggerito
da
tutti
,
quando
sorse
l
'
idea
d
'
innalzare
una
grande
immagine
sacra
su
quella
vetta
.
Si
sono
raccolte
più
di
trentamila
lire
:
somma
ragguardevole
,
se
pensate
che
il
nostro
paese
non
è
ricco
,
e
che
,
naturalmente
,
questo
denaro
dovrà
servire
alle
sole
spese
vive
.
Per
la
scelta
del
tema
si
sono
interamente
affidati
alla
sua
fantasia
d
'
artista
;
monsignor
Garbarini
,
il
nostro
vescovo
,
gli
ha
fatto
sapere
che
se
i
fondi
disponibili
non
basteranno
allo
svolgimento
di
un
'
idea
grandiosa
,
supplirà
del
suo
.
Ma
dopo
molte
promesse
,
dopo
le
calde
sollecitazioni
rivoltegli
da
Don
Pietro
Castelli
,
il
nostro
vecchio
e
buon
curato
orgoglioso
di
lui
più
che
un
padre
del
figlio
,
egli
non
parla
neppure
di
mettersi
al
lavoro
.
Aveva
detto
che
doveva
risalire
su
quel
monte
,
per
ispirarsi
:
dacché
è
qui
,
è
uscito
oggi
la
prima
volta
,
per
venirvi
incontro
.
-
Ha
lavorato
tanto
,
a
Firenze
...
-
Non
è
il
lavoro
quello
che
lo
abbatte
così
;
io
so
di
quali
sforzi
è
capace
quando
ha
sereno
lo
spirito
...
Sentite
,
Perez
,
giacché
siamo
su
questo
doloroso
argomento
...
Noi
abbiamo
aspettato
con
tanta
impazienza
questa
vostra
visita
perché
speriamo
molto
in
voi
...
Non
vedete
com
'
è
ridotto
il
mio
povero
Lodovico
?
-
Mi
pare
un
poco
sofferente
,
infatti
.
Che
ha
?
-
Lo
sappiamo
,
forse
?
...
Mio
marito
non
è
riuscito
ad
osservarlo
,
non
gli
ha
potuto
strappare
una
sola
parola
.
Dichiara
che
sta
benissimo
!
E
non
digerisce
,
passa
le
notti
insonni
...
-
Neurastenia
,
dispepsia
nervosa
,
probabilmente
.
-
Poterlo
credere
!
...
Noi
facciamo
assegnamento
su
voi
,
Perez
,
che
gli
siete
tanto
amico
,
che
avete
la
sua
confidenza
...
Con
noi
è
chiuso
,
irritabile
a
un
grado
che
non
posso
dirvi
...
Interrogatelo
,
diteci
che
ha
,
che
cosa
possiamo
fare
per
lui
;
fate
voi
stesso
qualche
cosa
per
guarirlo
;
per
divagarlo
...
-
Proverò
,
signora
Laura
;
ma
bisognerebbe
aver
tempo
,
e
disgraziatamente
i
giorni
della
mia
licenza
sono
contati
.
-
Già
,
dimenticavo
che
siete
venuto
per
la
cerimonia
di
domani
,
non
per
noi
...
Siete
molto
più
amico
di
quei
signori
che
nostro
!
L
'
espressione
di
fiduciosa
preghiera
,
di
cordiale
abbandono
che
aveva
animato
il
suo
viso
e
la
sua
voce
diede
luogo
,
mentre
ella
proferiva
queste
ultime
parole
,
a
un
senso
di
riserva
,
quasi
di
diffidenza
.
-
Amico
no
,
davvero
!
...
-
protestò
Perez
.
-
No
?
-
Conobbi
la
signora
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
,
quando
passammo
la
stagione
lassù
con
Lodovico
.
-
Giovane
?
Bella
?
-
domandò
l
'
altra
,
a
denti
stretti
.
-
Ma
come
?
Non
la
conosce
?
-
Io
no
.
-
Non
sono
qui
col
marito
,
alla
Fraida
?
-
Sì
,
ho
sentito
che
vi
sono
tornati
da
qualche
giorno
,
dopo
esservi
stati
un
mese
fa
,
per
la
richiesta
delle
pubblicazioni
;
ma
io
non
li
ho
visti
,
né
allora
né
ora
...
Perez
tacque
un
poco
;
poi
,
come
spiegando
la
cosa
a
se
stesso
,
riprese
:
-
Senza
dubbio
,
nella
loro
condizione
particolarissima
,
hanno
bisogno
di
solitudine
,
di
raccoglimento
...
-
Senza
dubbio
!
-
ripeté
la
signora
Laura
.
-
Nessun
indiscreto
-
soggiunse
,
sottolineando
la
parola
con
l
'
intonazione
della
voce
e
un
gesto
della
mano
-
li
disturberà
.
-
Però
,
con
loro
...
coi
parenti
di
Lodovico
...
-
Ma
già
:
è
quel
che
si
potrebbe
pensare
,
se
gli
sono
tanto
amici
da
scegliere
proprio
il
suo
paese
per
compiervi
questa
...
Non
pronunziò
la
parola
;
dopo
una
breve
reticenza
riprese
:
-
Non
mancavano
certamente
siti
fuori
mano
,
in
Toscana
...
se
stanno
a
Firenze
...
-
Vi
sta
la
signora
.
Il
marito
è
rimasto
finora
in
Africa
,
nella
Stanlesia
...
Suo
fratello
non
le
ha
narrato
?
-
Lodovico
non
è
stato
mai
molto
loquace
;
ora
,
poi
...
Parve
che
ella
volesse
aggiungere
qualche
cosa
,
ma
si
rivoltò
a
un
tratto
udendo
rumore
di
passi
:
lo
scultore
apparve
sull
'
uscio
.
-
Laura
-
disse
alla
sorella
-
non
mi
riesce
di
trovar
la
chiave
dello
studio
.
Dove
l
'
avranno
cacciata
?
-
L
'
ho
serbata
io
.
Ti
serve
?
-
Bisognerebbe
aprirlo
per
mettervi
un
po
'
d
'
ordine
.
-
Subito
.
Faccio
da
me
,
o
vieni
anche
tu
?
-
No
,
io
resto
con
Perez
.
I
due
amici
uscirono
sulla
terrazza
.
Il
velo
della
nebbia
si
era
sollevato
un
poco
;
un
sole
pallido
,
senza
raggi
,
pendeva
sulla
cima
Antalba
.
-
Ho
sentito
del
monumento
sacro
che
vogliono
innalzare
lassù
-
disse
Perez
-
Ti
disponi
a
lavorare
?
-
Io
?
...
Se
mi
dài
un
'
idea
,
se
mi
spieghi
che
cosa
debbo
fare
!
...
Si
appoggiò
a
una
delle
colonne
,
strappò
alcune
foglie
gialle
dalla
vite
che
vi
si
attorcigliava
,
e
soggiunse
,
pianissimo
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Domattina
verrà
qui
.
-
Ho
sentito
che
tua
sorella
non
la
conosce
ancora
.
-
No
.
Non
ha
voluto
conoscere
nessuno
dei
miei
,
non
ha
voluto
entrare
in
questa
casa
,
prima
della
funzione
sacra
...
Perez
chinò
il
capo
in
atto
d
'
approvazione
,
senza
pronunziare
le
parole
di
lode
che
gli
venivano
alle
labbra
.
-
A
proposito
!
...
-
esclamò
poi
,
-
vorrei
dirti
una
cosa
...
La
signora
Lariani
mi
scrisse
di
astenermi
dalle
solite
formalità
;
ma
fiori
vorrei
pure
mandarne
...
anche
come
annunzio
che
sono
arrivato
.
Lodovico
rispose
,
con
lo
stesso
tono
raccolto
:
-
Fiori
,
sì
.
Li
mando
anch
'
io
...
-
Ne
avete
sempre
tanti
,
in
giardino
?
Tuo
cognato
li
coltiva
con
la
stessa
passione
?
-
Sempre
...
La
piccola
Rita
attraversava
in
quel
momento
la
terrazza
correndo
.
Visti
i
due
amici
,
si
fermò
di
botto
.
-
Rita
,
-
le
domandò
lo
zio
,
-
dov
'
è
tuo
padre
?
-
L
'
hanno
mandato
a
chiamare
da
Cecco
della
Gervasa
...
Dice
che
sta
molto
male
.
-
E
tu
dove
vai
?
-
In
giardino
,
a
coglier
fiori
per
la
cappella
del
Redentore
.
-
Lasciane
,
dei
belli
...
Ne
ho
bisogno
.
-
Eh
!
...
-
rispose
la
bimba
,
facendo
col
braccino
un
gesto
largo
.
-
Prima
che
li
colga
tutti
!
...
Ma
se
vuoi
scegliere
,
perché
non
vieni
con
me
?
-
Mi
pare
che
la
mia
nipotina
del
cuore
abbia
proprio
ragione
-
approvo
Perez
.
-
Andiamo
anche
noi
.
Si
avviarono
.
Dietro
l
'
edificio
principale
,
oltre
la
corte
interna
,
dirimpetto
ai
corpi
rustici
,
il
vecchio
granaio
che
lo
scultore
aveva
trasformato
e
adattato
a
studio
già
mostrava
il
grande
uscio
e
le
finestre
spalancate
La
signora
Laura
,
vedendo
passare
la
piccola
brigata
,
venne
innanzi
sulla
soglia
.
-
Dove
andate
?
-
In
giardino
-
rispose
Rita
.
-
Laura
,
-
soggiunse
lo
scultore
,
-
io
e
Perez
abbiamo
bisogno
di
fiori
,
per
stasera
.
-
Ma
...
-
fece
ella
,
esitante
,
e
quasi
con
un
moto
di
contrarietà
.
-
Domani
,
veramente
,
bisognerebbe
ornare
la
cappella
,
alla
Guardiola
.
Un
lampo
passò
nello
sguardo
di
Lodovico
.
Egli
rispose
,
con
voce
dura
:
-
Se
bisogna
ornare
la
cappella
,
cercheremo
altrove
...
-
Ma
no
,
ma
no
...
fa
'
pure
...
ce
ne
sarà
per
tutti
...
-
soggiunse
tosto
la
signora
Laura
,
riguardosa
a
un
tratto
,
e
come
pentita
delle
prime
parole
mentre
suo
fratello
,
voltatosi
verso
la
bambina
,
le
ingiungeva
brevemente
:
-
Rita
,
andiamo
!
La
bimba
,
quasi
comprendendo
il
secreto
dissenso
dei
parenti
,
si
voltò
a
guardare
la
madre
coi
grandi
occhi
inquieti
,
poi
si
mosse
dietro
allo
zio
.
Allora
,
con
voce
concitata
e
dolente
,
la
signora
Laura
trattenne
un
istante
l
'
amico
.
-
Vedete
,
Perez
?
...
Ha
preso
fuoco
...
Che
gli
ho
detto
?
-
Sst
!
...
Stia
zitta
!
...
Venga
,
venga
con
noi
...
-
E
procedendo
a
brevi
passi
,
in
modo
da
far
crescere
la
distanza
dai
due
che
li
precedevano
,
l
'
ospite
riprese
:
-
Scusi
,
mia
buona
amica
,
ma
neanche
a
me
sembra
che
la
nostra
richiesta
le
abbia
fatto
molto
piacere
...
Vivacemente
,
schiettamente
,
ella
confessò
:
-
È
vero
,
sì
...
e
ve
ne
chiedo
scusa
!
...
Ma
che
volete
!
...
Se
dovessi
dirvi
che
vediamo
con
molta
simpatia
questa
donna
,
non
sarei
punto
sincera
.
-
Mi
permette
di
dirle
che
ha
torto
?
-
Perché
è
venuta
qui
?
Perché
si
nasconde
da
noi
?
Che
cosa
significa
questo
tardivo
matrimonio
religioso
?
Che
cosa
vuole
da
mio
fratello
?
...
No
,
Perez
:
bisogna
che
vi
dica
tutto
,
una
buona
volta
..
Io
sento
che
il
male
di
Lodovico
viene
da
lei
.
Egli
rispose
,
con
voce
grave
:
-
Il
male
,
ma
forse
anche
il
bene
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
Erano
sulla
soglia
del
giardino
,
dove
lo
scultore
e
la
sua
nipotina
cominciavano
ad
aggirarsi
,
chinati
sulle
aiuole
,
sui
vasi
,
sulle
piccole
tettoie
che
riparavano
le
piante
più
delicate
dalle
intemperie
.
-
Signora
Laura
,
a
una
donna
d
'
alti
sentimenti
come
lei
si
può
,
si
deve
anzi
dir
tutto
,
affinché
giudichi
serenamente
...
La
signora
Lariani
è
stata
una
grande
passione
di
Lodovico
;
non
è
mancato
per
lui
se
,
invece
di
rendere
indissolubile
il
nodo
coniugale
,
ella
non
lo
ha
sciolto
,
chiedendo
ed
ottenendo
il
divorzio
in
Africa
per
sposare
suo
fratello
.
Lei
stessa
si
è
opposta
a
questo
disegno
;
lei
stessa
,
stringendosi
al
padre
dei
propri
figli
,
rende
impossibile
la
pazzia
che
Lodovico
avrebbe
commessa
a
cuor
leggero
.
Non
ha
voluto
lei
stessa
conoscere
nessuno
di
loro
,
finché
la
benedizione
nuziale
non
avrà
cancellato
il
ricordo
del
legame
colpevole
e
riscattato
l
'
errore
.
-
Ah
!
...
-
fece
la
signora
Laura
,
fermandosi
e
guardando
l
'
ospite
con
un
senso
d
'
immenso
stupore
.
-
Domani
,
dopo
la
cerimonia
,
prima
di
partire
per
l
'
Inghilterra
,
dove
vanno
a
stabilirsi
,
verrà
qui
.
Veda
lei
,
nella
sua
bontà
,
nella
sua
giustizia
,
se
merita
di
essere
accolta
ostilmente
...
IV
Il
rito
Il
domani
,
all
'
alba
,
mentre
ancora
tutta
la
casa
era
immersa
nel
sonno
,
Perez
fu
destato
dalla
cameriera
che
venne
a
portargli
il
caffè
.
Si
levò
,
si
vestì
rapidamente
,
e
andò
a
picchiare
all
'
uscio
di
Lodovico
.
Lo
trovò
seduto
alla
scrivania
,
con
la
testa
fra
le
mani
:
vedendo
il
letto
non
ancora
disfatto
e
le
molte
carte
strappate
nel
cestino
,
comprese
che
aveva
passata
la
notte
a
scrivere
ed
a
stracciare
i
suoi
scritti
.
-
Se
la
cerimonia
è
per
le
sette
,
-
gli
disse
,
senza
dare
a
dividere
d
'
essersi
accorto
di
nulla
,
-
non
abbiamo
molto
tempo
da
perdere
.
-
Sono
pronto
.
Uscirono
insieme
nella
corte
,
montarono
sul
calessino
già
attaccato
,
guidato
questa
volta
dal
fattore
,
che
prese
la
via
della
Fraida
.
Non
scambiarono
una
parola
durante
il
breve
percorso
,
sotto
il
bosco
dei
larici
.
La
nebbia
si
era
riaddensata
,
nella
notte
,
ma
un
vento
fresco
che
cominciava
a
levarsi
la
discacciava
ora
lungo
le
coste
dei
monti
,
la
faceva
svaporare
dalla
valle
come
da
una
immensa
caldaia
.
Una
carrozza
a
quattro
posti
stava
ferma
dinanzi
al
cancello
del
"
Grand
-
Hôtel
"
;
gli
sposi
aspettavano
nel
salottino
del
pian
terreno
rialzato
.
In
un
semplicissimo
abito
da
viaggio
,
di
color
grigio
,
senza
trine
,
senza
nastri
,
con
una
sola
spilla
al
colletto
,
formata
da
tre
serpentelli
annodati
in
un
triplice
simbolo
di
eternità
,
la
signora
Lariani
,
in
piedi
accanto
alla
finestra
,
leggeva
un
libro
che
posò
sul
davanzale
per
volgersi
ai
sopravvenuti
.
-
Grazie
dei
fiori
!
-
disse
,
mostrando
i
mazzi
disposti
in
due
grandi
vasi
sul
pianoforte
.
-
Grazie
a
voi
,
Perez
,
d
'
avere
accettato
...
-
Rivolta
al
marito
,
presentò
:
-
Domenico
Perez
,
Francesco
;
il
dotto
e
l
'
artista
di
cui
ti
ho
tanto
parlato
,
che
ci
fa
il
piacere
di
esser
tuo
testimonio
.
Il
colonnello
Harrington
gli
strinse
la
mano
,
dicendo
in
un
italiano
alquanto
dentale
:
-
Le
sono
molto
grato
dell
'
onore
che
mi
fate
.
-
Lieto
e
fortunato
io
stesso
...
-
Sono
le
sette
precise
,
-
riprese
ella
,
dopo
aver
guardato
l
'
orologio
,
e
rivolgendosi
allo
scultore
,
a
cui
il
colonnello
si
era
avvicinato
,
salutandolo
con
molta
cordialità
.
-
Non
si
potrebbe
essere
più
puntuali
!
Il
tempo
di
prendere
una
tazza
di
tè
:
volete
?
-
Grazie
,
no
...
-
si
scusò
egli
,
inchinandosi
.
-
Allora
voi
,
Perez
?
-
Volentieri
,
signora
.
-
Poco
latte
o
molto
?
-
Moltissimo
.
-
Quante
altre
volte
siete
venuto
quassù
?
-
gli
domandò
ancora
,
servendolo
.
-
Tre
o
quattro
;
ma
non
mi
sono
bastate
.
Bisognerebbe
viverci
tutta
la
vita
.
-
Tutta
è
forse
troppo
;
ma
pochi
luoghi
,
veramente
,
ho
visto
di
una
bellezza
così
perfetta
.
È
vero
,
Francesco
?
-
Sicuramente
,
-
confermò
l
'
interrogato
,
cominciando
ad
infilarsi
i
guanti
.
-
Vi
sono
paesaggi
di
più
maestà
,
ma
nessuno
così
...
così
graceful
.
-
Ben
detto
,
-
approvò
Perez
.
-
La
grazia
è
propriamente
la
qualità
di
queste
linee
.
-
Do
you
speak
english
?
-
Yes
,
Sir
.
-
I
am
very
glad
...
Mentre
essi
parlavano
in
inglese
,
ella
s
'
avvicinò
a
Bertini
,
che
sfogliava
il
libretto
da
lei
lasciato
sul
davanzale
della
finestra
.
Era
un
opuscolo
di
poche
decine
di
pagine
,
legato
di
tela
verde
con
fregi
d
'
oro
;
sul
fronte
miniato
si
leggeva
:
"
Il
Matrimonio
cristiano
,
con
l
'
aggiunta
della
Messa
per
gli
sposi
"
.
Ogni
pagina
,
inquadrata
di
rosso
,
era
divisa
in
due
colonne
:
una
per
il
testo
,
l
'
altra
per
la
traduzione
della
Benedictio
anuli
e
della
Missa
pro
sponso
et
sponsa
.
-
Io
non
sono
dotta
come
voi
,
-
spiegò
ella
,
con
un
sorriso
di
scusa
.
-
Ho
bisogno
di
aiuto
per
comprendere
le
formole
del
rituale
.
Egli
rispose
,
senza
alzare
lo
sguardo
,
continuando
a
sfogliare
macchinalmente
le
pagine
:
-
È
un
latino
molto
facile
.
-
Sì
,
quello
della
messa
comune
lo
conosco
anch
'
io
;
ma
vi
sono
parti
nuove
,
in
quelle
che
andiamo
ad
ascoltare
...
A
questo
proposito
...
S
'
interruppe
,
sollevò
le
mani
,
si
trasse
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
e
glielo
porse
.
Egli
depose
il
libro
,
senza
stendere
la
mano
.
Il
suo
sguardo
pareva
cieco
;
il
viso
era
livido
e
inespressivo
come
una
maschera
.
-
Prendete
,
custoditelo
;
tocca
a
voi
consegnarlo
al
sacerdote
.
La
mano
che
egli
sollevò
lentamente
tremava
;
quando
ella
vi
ebbe
deposto
il
cerchietto
d
'
oro
,
si
abbassò
come
gravata
d
'
un
peso
insostenibile
.
-
Stanlesia
has
been
founded
twenty
years
ago
-
spiegava
il
colonnello
a
Perez
;
-
it
is
a
free
State
of
english
speaking
people
...
-
Se
non
vi
dispiace
,
-
diss
'
ella
,
volgendosi
dalla
loro
parte
,
-
continuerete
la
vostra
conversazione
in
carrozza
;
ora
è
tempo
d
'
andare
...
Raccolse
da
una
poltrona
i
guanti
e
il
mantello
,
che
Perez
corse
a
reggerle
;
poi
,
preso
il
libretto
della
messa
nuziale
,
disse
a
Bertini
che
chiudeva
con
un
gesto
automatico
l
'
anello
nel
portamonete
:
-
Datemi
il
braccio
.
Si
avviarono
così
,
a
fianco
l
'
uno
dell
'
altra
.
Ella
era
,
come
sempre
,
perfettamente
padrona
di
sé
,
sciolta
nelle
mosse
,
serena
nel
viso
.
Il
braccio
di
lui
tremava
tanto
,
il
suo
passo
era
così
malfermo
,
che
ella
sostò
un
momento
,
nel
giardino
.
-
La
mattinata
è
fresca
.
Vi
levate
mai
così
presto
?
-
Talvolta
...
Tremava
anche
la
sua
voce
,
pareva
che
egli
non
potesse
più
dominarsi
.
Ella
si
volse
a
guardare
dietro
di
sé
.
Perez
,
rimasto
solo
mentre
il
colonnello
dava
ordini
al
portinaio
ed
al
cameriere
,
si
avanzava
a
raggiungerli
.
-
Quanto
tempo
è
,
Perez
,
gli
domandò
-
che
assisteste
in
duello
il
vostro
amico
?
-
Molti
anni
,
signora
;
troppi
anni
!
...
-
Sottolineando
con
l
'
espressione
della
voce
e
dello
sguardo
l
'
esortazione
al
coraggio
che
era
nell
'
allusione
di
lei
,
soggiunse
:
-
Ti
rammenti
,
Lodovico
?
Sopraggiunto
il
marito
,
salirono
in
carrozza
:
ella
prima
,
additando
a
Bertini
il
posto
accanto
al
suo
;
Perez
e
il
colonnello
poi
,
sedendo
sui
posti
dirimpetto
.
Il
vento
,
ringagliardito
,
aveva
squarciato
il
velo
della
nebbia
;
candidi
lembi
ne
rimanevano
ancora
attaccati
alle
asperità
delle
montagne
,
simili
a
brandelli
d
'
una
gran
veste
lacerata
;
fiocchi
di
vapori
s
'
insinuavano
fra
i
solchi
della
terra
in
modo
da
porne
in
evidenza
tutta
la
plastica
.
-
La
cima
Antalba
è
quella
?
-
domandò
ella
,
rivolta
a
Bertini
,
e
additando
la
vetta
più
alta
della
Gobba
del
Cammello
.
-
Sì
.
-
Lassù
dovrebbe
sorgere
il
vostro
monumento
?
Egli
rispose
con
una
impercettibile
scossa
delle
spalle
.
Riprendendo
l
'
animato
discorso
in
inglese
col
marito
,
Perez
non
lasciava
con
gli
occhi
l
'
amico
,
e
il
ricordo
evocato
dalla
signora
Lariani
si
precisava
ora
nella
sua
memoria
.
Nella
prima
gioventù
,
forse
più
di
venti
anni
addietro
,
in
seguito
a
una
discussione
artistica
invelenitasi
e
degenerata
in
diverbio
,
egli
aveva
assistito
Lodovico
sul
terreno
,
a
Roma
.
In
una
simile
mattinata
autunnale
,
lungo
la
via
Appia
,
si
era
trovato
seduto
come
ora
dinanzi
al
compagno
in
procinto
di
battersi
;
ma
il
pericolo
a
cui
il
giovane
andava
allora
incontro
lo
aveva
reso
loquace
,
ilare
,
quasi
felice
,
mentre
l
'
uomo
maturo
pareva
ora
smarrito
all
'
appressarsi
dell
'
ultimo
atto
della
sua
ultima
passione
.
Salita
e
girata
dalla
parte
del
monte
,
la
carrozza
venne
ad
arrestarsi
dinanzi
alla
porticina
destra
della
chiesa
:
la
sola
aperta
,
delle
tre
.
Le
poche
persone
che
stavano
giù
nella
piazza
volsero
appena
il
capo
:
certamente
la
curiosità
di
assistere
ad
una
cerimonia
nuziale
le
avrebbe
spinte
a
raggiungere
la
comitiva
;
ma
nessuno
sospettò
che
a
quell
'
ora
,
senza
apparato
,
si
stesse
per
celebrare
un
matrimonio
:
evidentemente
i
forestieri
accompagnati
dal
signor
Bertini
andavano
visitando
le
cose
notevoli
di
Promonte
.
Dall
'
interno
,
il
tendone
di
pelle
imbottita
che
difendeva
l
'
entrata
della
porticina
si
sollevò
:
il
vecchio
custode
apparve
,
inchinandosi
a
tutti
,
salutando
con
rispettosa
cordialità
lo
scultore
.
-
Signor
Lodovico
,
suo
servo
.
Ella
domandò
entrando
:
-
Non
vi
è
qui
un
'
opera
del
signor
Bertini
?
-
Eccola
!
-
rispose
il
vecchio
,
additando
l
'
acquasantaio
.
Un
grande
angelo
,
con
le
ali
raccolte
,
lo
sguardo
al
cielo
,
le
braccia
protese
ed
arcuate
,
reggeva
con
ambe
le
mani
un
'
anfora
antica
.
Le
forme
disegnate
sotto
il
peplo
leggero
erano
quelle
d
'
un
adolescente
,
senza
sesso
,
o
piuttosto
ambiguamente
partecipe
dei
caratteri
dei
due
sessi
:
un
divino
ermafrodito
,
agile
e
forte
come
un
efebo
,
coi
fianchi
e
il
seno
soavi
d
'
una
giovinetta
canefora
,
il
viso
d
'
una
bellezza
ideale
e
propriamente
oltreumana
.
-
Pare
un
Donatello
,
-
disse
il
colonnello
,
rompendo
il
silenzio
.
-
Infatti
!
-
rispose
Perez
,
molto
stupito
d
'
udire
un
così
sagace
giudizio
artistico
in
bocca
ad
un
uomo
d
'
arme
piovuto
dall
'
estrema
Africa
orrenda
.
Il
vecchio
,
con
voce
tremante
di
orgoglio
e
di
tenerezza
insieme
,
soggiunse
:
-
Il
signor
Lodovico
aveva
appena
vent
'
anni
quando
lavorò
per
la
sua
chiesa
...
Questa
è
la
chiesa
del
signor
Bertini
...
Qui
sono
sepolti
i
suoi
nonni
,
qui
si
sposarono
i
suoi
genitori
,
qui
fu
tenuto
a
battesimo
...
Me
ne
rammento
come
fosse
ieri
,
e
se
ne
rammenta
Don
Pietro
...
Lì
,
dinanzi
al
fonte
...
la
sua
sorellina
e
gli
altri
bambini
che
reggevano
i
ceri
...
ed
era
buono
anche
nelle
fasce
,
il
nostro
signor
Lodovico
...
Lo
scultore
pareva
non
udisse
,
considerando
il
marmo
;
ma
non
pareva
neanche
che
vi
riconoscesse
l
'
opera
propria
,
tanto
il
suo
sguardo
era
attonito
.
-
Ora
si
aspetta
la
statua
che
lavorerà
per
la
cima
Antalba
...
L
'
ha
promessa
a
Monsignore
!
...
Chi
sa
che
bellezza
...
Perez
tagliò
corto
,
osservando
:
-
Non
facciamo
aspettare
il
signor
curato
.
Per
la
navata
di
destra
,
nella
cui
penombra
splendevano
le
luci
delle
lampade
votive
,
la
comitiva
s
'
avviò
alla
sacristia
.
Don
Pietro
,
già
vestito
del
camice
e
della
pianeta
,
finiva
di
cingere
la
stola
ed
il
manipolo
:
vecchissimo
,
con
una
tenue
aureola
di
capelli
bianchi
intorno
alla
fronte
ed
alla
nuca
che
parevano
scolpite
nell
'
avorio
antico
,
egli
manteneva
ancora
diritta
l
'
alta
persona
,
e
solo
le
sue
mani
tremavano
un
poco
.
Le
distese
ai
sopravvenuti
,
chinando
la
bella
testa
in
atto
di
saluto
,
e
disse
:
-
Se
gli
sposi
vogliono
udire
la
lettura
del
"
Contrahant
"
,
non
resterà
poi
che
apporre
la
loro
firma
,
con
quella
dei
testimoni
,
dopo
la
cerimonia
.
Assentendo
tutti
,
prese
dalle
mani
del
chierico
il
foglio
e
lesse
la
formula
di
consentimento
dell
'
autorità
ecclesiastica
.
Poi
chiese
:
-
L
'
anello
?
Ella
si
volse
a
Bertini
:
ma
poiché
pareva
che
questi
non
comprendesse
,
spiegò
:
-
Bertini
,
volete
dare
l
'
anello
al
reverendo
?
Allora
soltanto
egli
trasse
il
cerchietto
d
'
oro
e
lo
consegnò
al
sacerdote
.
Tutti
tornarono
in
chiesa
.
Non
vi
erano
se
non
due
donne
,
due
contadine
,
inginocchiate
sotto
il
pergamo
.
Gli
ori
dell
'
altare
rifulgevano
alla
luce
dei
ceri
che
il
sacrista
veniva
accendendo
.
Due
inginocchiatoi
stavano
disposti
sopra
un
breve
tappeto
,
poco
discosti
dal
primo
gradino
,
per
gli
sposi
;
più
indietro
,
due
sedie
per
i
testimoni
.
Il
celebrante
salì
sull
'
altare
,
lentamente
,
sostando
ad
ogni
gradino
.
Fece
l
'
atto
di
genuflettersi
,
distese
le
braccia
,
chinò
la
fronte
e
baciò
la
tovaglia
.
Poi
,
ridisceso
,
si
appressò
agli
sposi
.
Nel
silenzio
augusto
domandò
con
voce
solenne
:
-
Voi
,
Francesco
Patrizio
Harrington
,
volete
prendere
per
vostra
legittima
moglie
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Rosanna
Lariani
?
Rigidamente
composto
,
come
dinanzi
ad
un
capo
,
come
sulla
fronte
del
suo
reggimento
,
l
'
interrogato
si
sciolse
dall
'
atteggiamento
marziale
,
s
'
inchinò
e
disse
con
voce
vibrante
di
commozione
contenuta
:
-
Sì
.
-
E
voi
,
Rosanna
Lariani
,
volete
prendere
per
vostro
legittimo
marito
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Francesco
Patrizio
Harrington
?
Ella
che
reggeva
con
le
due
mani
intrecciate
il
libretto
,
a
testa
china
,
prosciolse
le
braccia
,
rialzò
la
fronte
e
rispose
fermamente
:
-
Sì
.
Un
senso
d
'
indefinibile
inquietudine
guadagnò
l
'
animo
di
Perez
.
Senza
volgere
il
capo
egli
guardò
con
la
coda
dell
'
occhio
alla
sua
destra
.
Lodovico
,
ritto
dietro
la
seggiola
,
ne
aveva
strettamente
afferrata
la
spalliera
con
una
mano
;
l
'
altra
,
con
la
quale
reggeva
il
cappello
,
era
scossa
da
un
tremito
violento
.
Col
viso
cadaverico
,
le
mascelle
contratte
,
lo
sguardo
fiso
e
ardente
,
era
evidente
che
faceva
uno
sforzo
straordinario
per
non
tradirsi
.
Ma
già
,
alzate
le
braccia
paterne
,
distese
le
venerabili
mani
tremolanti
,
socchiusi
i
miti
occhi
,
il
sacerdote
pronunziava
con
voce
ispirata
le
parole
irrevocabili
:
-
Ego
coniungo
vos
in
matrimonium
,
in
nomine
Patris
,
et
Filii
,
et
Spiritus
Sancti
.
L
'
inquietudine
,
la
commozione
,
il
turbamento
di
Perez
,
al
pensiero
della
tempesta
che
imperversava
in
quel
punto
nel
cuore
dell
'
amico
,
divennero
insostenibili
;
col
bisogno
di
reagire
,
di
scuotersi
,
di
far
qualche
cosa
,
depose
il
cappello
sulla
seggiola
e
cominciò
a
cavarsi
i
guanti
.
Ora
,
risalito
sull
'
altare
,
il
sacerdote
iniziava
la
cerimonia
della
Benedizione
,
proferiva
le
formule
alle
quali
l
'
accolito
dava
le
dovute
risposte
.
-
Adiutorum
nostrum
in
nomine
Domini
.
-
Qui
fecit
coelum
et
terram
.
-
Domine
,
exaudi
orationem
meam
.
-
Et
clamor
meus
ad
te
veniat
...
Quale
secreta
virtù
possedevano
le
parole
antiche
,
le
formule
che
per
secoli
e
secoli
erano
state
ripetute
dalle
anime
pie
,
che
per
secoli
e
secoli
avrebbero
echeggiato
sotto
le
volte
sacre
al
raccoglimento
ed
alla
penitenza
,
sopra
le
culle
e
sopra
le
bare
?
Appartenevano
ad
una
lingua
non
più
parlata
dagli
uomini
,
ma
eternamente
viva
,
come
la
più
propria
espressione
della
preghiera
.
E
il
significato
ne
era
così
chiaro
,
si
traduceva
così
facilmente
anche
agli
ignari
:
-
Benedici
,
Signore
,
questo
anello
che
noi
nel
tuo
nome
benediciamo
,
affinché
colei
che
lo
porterà
,
tenendo
integra
fede
al
suo
sposo
,
rimanga
in
pace
e
nella
volontà
tua
,
ed
in
carità
scambievole
sempre
viva
.
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Il
cerchietto
d
'
oro
era
stato
deposto
in
un
vassoio
d
'
argento
.
Curvata
l
'
alta
persona
a
prendere
l
'
aspersorio
che
l
'
accolito
gli
porgeva
,
il
sacerdote
tracciò
con
mano
non
più
tremante
un
segno
di
croce
sul
simbolo
;
poi
lo
consegnò
allo
sposo
,
che
lo
passò
all
'
anulare
sinistro
della
donna
sua
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
-
Così
sia
.
-
Conferma
,
Signore
,
ciò
che
noi
operammo
.
-
Dal
tempio
santo
tuo
che
è
in
Gerusalemme
.
-
Kyrie
eleison
...
Allora
accadde
una
cosa
terribile
.
Come
un
brivido
sonoro
,
come
l
'
anelito
e
il
gemito
d
'
un
'
anima
ferita
e
penante
echeggiò
sotto
le
volte
della
vecchia
chiesa
;
poi
la
voce
potente
dell
'
organo
si
affermò
,
si
modulò
,
si
svolse
nelle
note
lunghe
e
gravi
d
'
un
canto
solenne
.
Perez
si
sentì
opprimere
il
petto
e
mozzare
il
fiato
e
velare
lo
sguardo
da
una
commozione
veemente
,
che
un
repentino
moto
di
collera
soffocò
e
poi
disperse
.
Chi
aveva
ordinata
quella
musica
?
Alla
cerimonia
da
celebrare
con
estrema
semplicità
,
chi
aveva
aggiunto
l
'
irresistibile
prestigio
di
quel
canto
d
'
implorazione
,
di
fede
e
di
speranza
?
Non
bastava
il
tormento
inflitto
allo
spettatore
di
quelle
nozze
;
bisognava
anche
,
per
colmo
di
raffinatezza
,
esasperarlo
con
la
sottile
e
profonda
malìa
dei
suoni
e
dei
ritmi
?
...
E
col
cuore
tremante
di
carità
imponente
,
sapendo
di
non
poter
far
altro
che
appagare
il
secreto
senso
di
curiosità
sempre
vigile
nel
suo
spirito
indagatore
,
egli
si
volse
a
guardare
l
'
amico
.
Lodovico
Bertini
era
rimasto
nello
stesso
atteggiamento
,
con
la
destra
alla
spalliera
,
con
l
'
altro
braccio
pendente
lungo
il
fianco
;
ma
non
tremava
più
,
non
si
stringeva
con
la
forza
di
prima
al
sostegno
.
Pareva
che
tutte
le
sue
membra
rilassate
si
fossero
rapprese
in
quella
positura
;
soltanto
la
fronte
si
era
abbassata
,
e
dalle
palpebre
gonfie
le
lacrime
sgorgavano
,
solcavano
le
guance
emaciate
,
stillavano
a
terra
.
I
coniugi
gli
voltavano
le
spalle
;
l
'
officiante
,
sull
'
altare
,
era
intento
alla
celebrazione
del
rito
:
nessuno
poteva
scorgere
il
suo
pianto
.
Se
anche
lo
avessero
scorto
,
egli
non
sarebbe
riuscito
a
frenarlo
.
Non
piangeva
da
tanto
tempo
,
dalla
notte
passata
in
viaggio
,
sul
treno
,
con
lei
.
Non
aveva
più
pianto
,
alla
stazione
di
Milano
,
vedendola
andar
via
con
quell
'
uomo
a
cui
aveva
dovuto
stringere
la
mano
e
rivolgere
parole
senza
nesso
né
significato
.
Non
aveva
pianto
neanche
dopo
averli
riveduti
entrambi
,
alla
Fraida
,
invitato
da
lei
,
quando
vi
erano
venuti
per
le
pubblicazioni
;
dopo
averla
udita
annunziare
che
,
insieme
con
Perez
,
egli
,
egli
stesso
,
sarebbe
stato
testimonio
alle
nozze
,
e
che
,
compiuta
la
cerimonia
e
ripresi
i
figli
a
Firenze
,
sarebbero
andati
a
stabilirsi
in
Inghilterra
.
Tutte
queste
cose
lo
avevano
troppo
stordito
,
come
colpi
di
mazza
sulla
nuca
.
Le
poche
parole
scambiate
da
solo
a
sola
con
lei
,
in
un
momento
di
libertà
,
gli
avevano
dimostrato
che
nulla
gli
restava
da
fare
se
non
obbedirla
,
fino
all
'
ultimo
,
covando
il
suo
corruccio
,
nutrendosi
del
suo
dolore
.
Durante
l
'
ultima
notte
aveva
vegliato
,
tentando
di
significarlo
,
per
lei
;
cercando
parole
che
non
sarebbero
più
uscite
dalla
memoria
,
che
le
avrebbero
eternamente
attestato
la
forza
della
sua
passione
,
che
l
'
avrebbero
implacabilmente
accompagnata
,
come
la
voce
del
rimorso
,
come
il
rantolo
dell
'
agonia
;
ma
aveva
lacerato
tutte
le
sue
scritture
,
non
trovando
neppur
una
espressione
capace
di
rendere
tutto
il
suo
pensiero
,
giudicando
vana
la
ricerca
,
artificioso
lo
studio
,
riconoscendo
l
'
inutilità
d
'
ogni
tentativo
di
influire
in
qualunque
modo
su
quell
'
anima
risoluta
ed
inflessibile
.
Era
rimasto
inchiodato
sulla
poltrona
,
innanzi
alla
scrivania
,
con
le
membra
di
piombo
,
con
gli
occhi
aridi
e
bruciati
.
Aveva
trasalito
all
'
arrivo
dell
'
amico
,
rabbrividito
al
freddo
dell
'
alba
autunnale
,
tremato
entrando
nell
'
albergo
,
ritrovandosi
dinanzi
a
lei
ed
all
'
uomo
che
gliela
portava
via
senza
speranza
più
di
ritorno
.
Quando
ella
si
era
tolto
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
affidandoglielo
,
per
poco
non
lo
aveva
lasciato
cadere
,
ma
non
già
in
un
impeto
di
ribellione
,
bensì
dalla
violenza
dello
stordimento
.
Egli
,
egli
stesso
,
che
aveva
voluto
spezzare
quell
'
anello
e
dargliene
uno
suo
,
per
la
vita
e
per
la
morte
,
egli
stesso
doveva
ora
custodirlo
affinché
un
altro
lo
ripassasse
,
benedetto
,
al
suo
dito
,
per
la
vita
e
per
la
morte
?
...
Nulla
aveva
più
avuto
senso
,
durante
il
ritorno
a
Promonte
,
in
carrozza
,
in
chiesa
,
dinanzi
all
'
opera
giovanile
,
alla
statua
scolpita
da
qualcuno
di
cui
si
era
rammentato
confusamente
,
come
di
una
conoscenza
perduta
,
come
di
un
morto
.
Delle
parole
del
custode
non
aveva
compreso
altro
che
l
'
evocazione
dei
suoi
morti
,
rivedendo
le
salme
deposte
su
quel
livido
marmo
,
in
un
tempo
lontano
,
o
forse
ieri
.
Nello
spirito
ottenebrato
,
nell
'
anima
smarrita
,
i
preparativi
della
cerimonia
,
le
figure
e
i
gesti
e
le
voci
avevano
assunto
un
carattere
irreale
,
come
nei
sogni
.
Sì
,
ella
aveva
risposto
di
sì
,
inevitabilmente
,
come
negli
incubi
,
quando
nulla
si
può
fare
per
impedire
che
le
fatalità
si
compiano
,
quando
non
si
può
accorrere
,
quando
non
si
può
gridare
.
E
l
'
anello
nuziale
che
era
stato
in
suo
potere
era
tornato
al
dito
di
lei
,
per
mano
d
'
un
altro
!
A
un
tratto
,
udendo
gli
accordi
dell
'
organo
,
riconoscendo
la
voce
delle
vecchie
canne
armoniose
come
gole
umane
,
la
voce
che
aveva
impetrato
requie
eterna
ai
suoi
morti
,
che
cantava
requie
alla
sua
speranza
,
il
suo
pianto
troppo
a
lungo
contenuto
traboccò
.
La
voce
diceva
:
"
La
speranza
è
morta
,
la
gioia
è
finita
,
la
stessa
tua
vita
finisce
:
esala
gli
ultimi
sospiri
qui
dove
traesti
i
primi
vagiti
;
aspetta
di
raggiungere
colei
che
lungamente
invano
sognò
di
vederti
un
giorno
dinanzi
a
questo
altare
,
accanto
alla
tua
sposa
,
di
udirti
pronunziare
la
sillaba
del
consenso
,
la
sillaba
che
ella
stessa
disse
all
'
uomo
col
quale
ti
generò
;
paga
ora
i
tuoi
errori
,
sconta
la
tua
gioia
effimera
e
peccaminosa
;
nascondi
lo
strazio
dell
'
anima
tua
all
'
uomo
che
offendesti
e
che
riprende
i
suoi
diritti
;
piangi
tutte
le
tue
lacrime
perché
il
tuo
sogno
è
svanito
senza
ritorno
mai
più
,
china
la
fronte
superba
dinanzi
alla
divina
maestà
d
'
una
legge
che
disconoscesti
e
calpestasti
,
ai
giorni
del
folle
orgoglio
,
della
baldanza
cieca
...
"
Poi
il
canto
solenne
e
potente
del
Kyrie
si
abbassò
di
tono
,
si
spezzò
nelle
frasi
d
'
un
mottetto
accompagnante
la
recitazione
del
Pater
:
-
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
,
santificato
il
nome
tuo
,
venga
a
noi
il
tuo
regno
,
sia
la
tua
volontà
...
Una
volontà
fatale
si
compiva
,
infatti
.
Contesa
da
due
affetti
,
quella
donna
tornava
necessariamente
al
primo
.
Egli
non
assisteva
semplicemente
alla
consacrazione
di
quelle
nozze
,
ma
vi
contribuiva
per
una
necessità
evidente
.
Ogni
atto
ed
ogni
gesto
,
dinanzi
a
quell
'
altare
,
avevano
un
significato
recondito
che
egli
ora
discopriva
;
rendendo
l
'
anello
,
egli
rendeva
al
possessore
legittimo
la
donna
già
stata
sua
.
Colui
che
l
'
aveva
impalmata
e
poi
perduta
,
la
riotteneva
ora
da
lui
.
Non
era
soltanto
necessario
ma
giusto
.
Nella
vita
di
quella
donna
egli
era
stato
un
episodio
,
un
'
illusione
,
un
errore
:
errore
anch
'
esso
fatale
,
ma
emendabile
...
-
Dànne
il
nostro
pane
...
non
indurne
in
tentazione
...
La
preghiera
aveva
anch
'
essa
un
senso
profondo
:
chiedendo
di
non
essere
tentate
,
le
creature
umane
confessavano
tutta
la
debolezza
loro
.
Ella
era
caduta
,
come
tante
altre
;
ma
per
rialzarsi
,
come
poche
altre
.
Ed
il
Pater
noster
di
quella
Benedizione
nuziale
non
si
chiudeva
come
l
'
ordinario
:
la
voce
dell
'
accolito
si
sposava
a
quella
del
prete
,
implorando
ancora
:
-
Liberane
dal
male
.
-
Salva
i
tuoi
servi
.
-
In
te
,
mio
Dio
,
speranti
.
-
Manda
loro
,
Signore
,
un
santo
aiuto
.
-
E
da
Sionne
custodiscili
.
-
Sii
ad
essi
,
Signore
,
torre
di
fortezza
.
-
Contro
la
faccia
del
nemico
.
-
Signore
,
esaudisci
la
mia
prece
.
-
E
salga
a
te
la
voce
mia
.
-
Il
Signore
sia
con
voi
.
-
E
con
lo
Spirito
tuo
.
Il
canto
tacque
,
e
le
labbra
del
dolente
cessarono
di
tremare
e
gli
occhi
di
piangere
.
Tutta
la
sua
attenzione
era
diretta
a
comprendere
le
formule
sacre
,
a
non
perderne
una
sillaba
sola
.
Rivolto
ancora
ai
coniugi
,
il
sacerdote
ora
supplicava
:
-
Volgiti
in
grazia
,
Signore
,
sopra
questi
tuoi
servi
,
ed
agli
istituti
tuoi
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
dell
'
umano
genere
,
benignamente
assisti
,
affinché
coloro
che
dall
'
autorità
tua
sono
congiunti
,
col
tuo
ausilio
ti
servano
.
Era
giusto
che
sull
'
amore
fecondo
di
quegli
sposi
,
di
quei
genitori
,
si
stendesse
la
benedizione
divina
.
L
'
amor
suo
era
stato
invece
condannato
alla
sterilità
;
tutti
i
suoi
amori
fuori
legge
erano
stati
senza
frutto
,
spasimi
vani
,
adulterazioni
dell
'
ufficio
di
natura
.
I
suoi
occhi
inariditi
si
fermarono
sul
corpo
della
donna
genuflessa
ora
dinanzi
all
'
altare
,
con
lo
sguardo
sulle
pagine
del
libro
sacro
.
Nella
positura
abbattuta
,
dietro
l
'
ampio
giro
della
veste
cadente
,
le
sue
forme
parevano
scomparse
;
né
la
memoria
gliele
rappresentava
ormai
più
.
Aveva
egli
premuto
quel
corpo
con
le
mani
tremanti
di
desiderio
,
con
le
labbra
ardenti
di
febbre
?
A
quell
'
ora
lo
stesso
ricordo
del
possesso
un
tempo
esercitato
era
svanito
;
come
non
vedeva
il
corpo
di
lei
,
egli
non
sentiva
più
il
proprio
,
assiderato
,
congelato
nella
rigidità
del
dolore
.
-
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Finita
la
Benedizione
,
cominciava
ora
la
Messa
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
Mi
accosterò
all
'
altare
di
Dio
.
-
A
Dio
che
è
letizia
della
giovinezza
mia
.
La
voce
dell
'
organo
accompagnò
la
recitazione
del
Salmo
;
un
supplice
ardore
,
uno
slancio
di
tutta
l
'
anima
sulle
ali
della
speranza
;
poi
queruli
gridi
soffocati
di
dolore
e
rimorso
,
la
prostrazione
,
l
'
abbattimento
;
e
poi
ancora
il
richiamo
potente
della
fede
sicura
,
squilli
di
gloria
trionfale
.
"
Giudicami
,
Signore
,
e
scerni
la
causa
mia
da
quella
della
gente
non
santa
...
Poiché
tu
sei
,
Dio
,
mia
fortezza
,
come
mai
m
'
allontani
da
te
?
...
Canterò
al
suono
della
cetra
le
vostre
lodi
,
mio
Dio
;
perché
sei
triste
,
anima
mia
,
e
perché
mi
conturbi
?
Confida
nel
Signore
,
poiché
lo
loderò
ancora
come
mia
salute
e
mio
Dio
...
Mi
confesso
a
Dio
onnipotente
...
Abbia
misericordia
di
voi
l
'
onnipotente
Iddio
,
e
perdonàti
i
vostri
peccati
vi
conduca
alla
vita
eterna
...
Dimostrane
,
Signore
,
la
tua
misericordia
e
concedine
la
grazia
tua
salutare
"
...
Baciato
l
'
altare
,
il
sacerdote
recitò
una
preghiera
sommessa
;
poi
,
con
voce
ispirata
,
disse
agli
sposi
il
passo
di
Tobia
:
-
Il
Dio
d
'
Israello
vi
unisca
ed
egli
stesso
sia
con
voi
.
Fa
'
,
Signore
,
che
da
oggi
questi
due
più
che
prima
ti
benedicano
.
Beati
coloro
che
temono
il
Signore
e
procedono
per
le
sue
vie
.
Sia
gloria
al
Padre
,
al
Figlio
ed
allo
Spirito
Santo
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Christe
eleison
.
-
Christe
eleison
.
Una
gran
voce
,
un
coro
di
voci
clamanti
percosse
l
'
aria
,
fece
tremare
i
vetri
delle
alte
finestre
.
Al
più
rapido
ritmo
il
penitente
sentì
slargarsi
il
petto
oppresso
,
riaffrettarsi
il
debole
polso
,
un
'
onda
di
sangue
salirgli
al
viso
ed
alla
fronte
.
-
Esaudiscine
,
onnipotente
e
misericordioso
Iddio
,
affinché
ciò
che
per
nostro
ufficio
è
amministrato
,
dalla
tua
benedizione
sia
meglio
adempiuto
.
Per
Cristo
Signore
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
La
muta
voce
dell
'
anima
vinta
assentì
:
"
Così
sia
"
.
La
ribellione
era
vana
,
la
rassegnazione
inevitabile
.
Egli
non
ne
era
più
avvilito
,
come
una
volta
.
Nelle
frasi
dell
'
Epistola
agli
Efesini
,
che
il
sacerdote
ora
leggeva
,
lo
spirito
stanco
riconosceva
verità
necessarie
,
attuali
ed
eterne
.
"
Siano
le
donne
soggette
ai
loro
sposi
come
a
Dio
,
poiché
l
'
uomo
è
capo
della
donna
...
"
ed
era
bastato
che
quell
'
uomo
si
fosse
presentato
perché
tosto
riprendesse
la
donna
sua
...
"
Uomini
,
amate
le
vostre
spose
...
"
e
colui
amava
la
consorte
d
'
un
amore
sincero
,
sicuro
,
costante
,
senza
convulsioni
,
senza
follie
.
"
Chi
ama
la
sua
sposa
ama
se
stesso
...
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
suo
e
la
madre
sua
,
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
...
"
.
L
'
immagine
di
quelle
due
carni
aderenti
,
la
visione
di
quei
due
corpi
accoppiati
,
la
gelosia
fisica
delle
voluttà
procurate
a
quella
donna
da
un
altro
,
ora
non
lo
torturavano
più
,
egli
non
presumeva
più
che
ella
ne
fosse
stata
contaminata
.
Il
salmo
del
Graduale
e
del
Tratto
risonarono
in
mezzo
a
una
melodia
dolce
e
lene
,
ad
un
fremito
d
'
ale
che
finì
in
un
clangore
di
trombe
e
di
tube
.
-
La
tua
sposa
sia
come
una
vite
abbondante
tra
le
mura
della
tua
casa
.
Siano
i
tuoi
figli
come
novelle
piante
d
'
olivo
nel
cerchio
della
tua
mensa
.
Alleluja
!
Alleluja
!
Mandi
a
voi
il
Signore
aiuto
dal
suo
santuario
,
e
da
Sionne
vi
custodisca
.
Alleluja
!
Ecco
così
sarà
benedetto
l
'
uomo
che
teme
il
Signore
.
Ti
benedica
il
Signore
da
Sionne
,
e
vedrai
i
beni
di
Gerusalemme
per
tutti
i
giorni
della
vita
tua
,
e
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
.
Pace
sopra
Israello
...
Le
formole
sacre
si
ripetevano
,
ritornavano
più
e
più
volte
,
integralmente
,
o
appena
modificate
,
quasi
perché
s
'
incidessero
profondamente
sulle
fronti
,
nei
cuori
,
come
un
indelebile
stampo
di
fuoco
.
La
Sequentia
dell
'
Evangelo
di
San
Matteo
diceva
:
"
In
quel
tempo
si
accostarono
a
Gesù
i
Farisei
tentatori
e
dissero
:
È
lecito
all
'
uomo
abbandonare
la
donna
sua
per
qualsivoglia
cagione
?
Il
quale
rispose
loro
:
Non
leggeste
che
chi
creò
l
'
uomo
in
principio
li
fece
maschio
e
femmina
?
E
disse
:
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
e
la
madre
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
.
Talmente
che
non
sono
due
,
ma
una
carne
.
Ciò
dunque
che
Iddio
congiunse
,
l
'
uomo
non
divida
"
.
Era
stato
il
sogno
d
'
un
'
ora
,
poter
disgiungere
quegli
sposi
,
distruggere
quella
famiglia
per
crearsene
una
sulle
rovine
.
Ella
aveva
avuto
ragione
di
opporsi
,
di
frapporre
l
'
ostacolo
insuperabile
.
Era
troppo
tardi
,
oramai
,
e
bisognava
passare
sopra
troppi
dolori
per
giungere
ad
una
gioia
dubbiosa
e
insidiata
.
Lasciare
quella
donna
al
suo
destino
,
andare
incontro
al
proprio
,
null
'
altro
era
possibile
.
Le
vie
che
essi
seguivano
si
erano
incrociate
,
per
poi
divergere
sempre
più
,
nella
vastità
del
mondo
e
della
vita
.
Era
l
'
ultim
'
ora
dell
'
incontro
;
che
cosa
sarebbe
accaduto
di
lui
,
da
quell
'
ora
in
avanti
?
-
In
te
sperai
,
Signore
;
dissi
a
me
stesso
:
tu
sei
il
mio
Dio
,
nelle
tue
mani
stanno
i
giorni
miei
.
Allora
,
dalle
più
intime
fibre
,
dalle
viscere
più
profonde
,
il
fremito
percorritore
dell
'
ispirazione
si
propagò
per
tutto
l
'
essere
suo
.
Mentre
il
celebrante
prendeva
dalla
patena
e
sollevava
l
'
ostia
,
l
'
opera
alla
quale
egli
aveva
pensato
invano
,
le
immagini
da
collocare
sulla
cima
Antalba
,
gli
balenarono
dinanzi
agli
occhi
della
mente
;
un
asceta
con
la
fronte
al
cielo
,
una
penitente
coi
ginocchi
sulla
terra
,
prossimi
e
pur
separati
,
concordi
ed
uniti
solo
nell
'
adorazione
dell
'
ignota
potenza
che
governa
l
'
universo
.
Mentre
il
sacerdote
deponeva
l
'
ostia
sul
corporale
e
mesceva
il
vino
e
l
'
acqua
nel
calice
,
e
l
'
offeriva
,
e
si
chinava
davanti
all
'
altare
,
mentre
l
'
organo
distendeva
sulla
trama
dell
'
Offertorio
un
tenue
ricamo
di
sospiri
melodiosi
,
le
immagini
si
precisarono
:
egli
vide
in
se
stesso
l
'
uomo
lontano
ormai
dalle
vie
del
mondo
,
inaccessibile
alle
cupidità
dei
sensi
,
consunto
da
un
interno
ardore
;
vide
in
lei
la
creatura
ancora
bisognosa
di
soccorso
,
ancora
genuflessa
per
implorare
aiuto
nelle
prove
della
vita
.
-
Con
spirito
d
'
umiltà
ed
animo
contrito
,
accogline
,
Signore
,
e
sia
tale
il
nostro
sacrifizio
oggi
nel
tuo
cospetto
,
che
piaccia
a
te
,
Dio
Signore
.
Il
senso
recondito
della
volontà
di
lei
,
nel
costringerlo
a
prender
parte
a
quella
cerimonia
,
si
manifestava
ora
chiaramente
:
rinunziando
entrambi
alla
gioia
contesa
,
mortificando
entrambi
la
loro
passione
,
entrambi
dovevano
farne
olocausto
ai
piedi
dell
'
altare
,
entrambi
dovevano
attinger
forza
e
trovar
pace
nel
pensiero
di
Dio
.
-
Laverò
le
mie
mani
fra
gl
'
innocenti
e
circonderò
il
tuo
altare
,
o
Signore
,
per
udire
la
voce
delle
tue
lodi
e
narrare
le
universe
tue
meraviglie
.
Ella
aveva
fatto
assegnamento
sulla
santità
del
luogo
,
sulla
solennità
del
rito
,
per
compiere
l
'
opera
di
persuasione
;
sulle
parole
,
gli
accenti
,
i
gesti
del
celebrante
;
sulle
melodie
e
le
armonie
dell
'
organo
,
sulle
luci
velate
filtranti
dalle
finestre
istoriate
,
sulle
faci
ardenti
dinanzi
alle
immagini
sante
.
-
O
Signore
,
amai
lo
splendore
della
tua
casa
e
il
luogo
ove
abita
la
gloria
tua
.
Non
fare
che
si
perda
con
gli
empi
,
Dio
,
l
'
anima
mia
...
E
come
un
'
onda
venuta
di
lontano
,
sospinta
ed
incalzata
da
soffi
gagliardi
,
ingrossata
nella
corsa
rapida
e
fragorosa
;
come
la
piena
d
'
un
torrente
improvvisamente
gonfio
dei
mille
rivoli
d
'
una
lunga
pioggia
dirotta
,
la
memoria
della
fede
nutrita
nella
remota
adolescenza
,
delle
preghiere
recitate
con
cuore
sincero
,
delle
paure
e
delle
speranze
per
la
salute
dell
'
anima
invasero
lo
spirito
suo
Le
parole
della
Secreta
,
mormorate
dal
celebrante
a
capo
chino
,
non
si
udirono
;
ma
nelle
supplicazioni
del
Canone
,
nel
pietoso
Memento
dei
vivi
e
dei
morti
,
nel
mistero
della
Consacrazione
e
dell
'
Elevazione
,
tutto
ciò
che
di
più
dolente
e
di
più
grandioso
,
di
più
mortificato
e
di
più
trionfale
era
nell
'
immortale
poesia
dei
Salmi
,
toccò
una
viva
fibra
del
suo
cuore
,
tradusse
un
pensiero
della
sua
mente
.
Tutta
la
sua
vita
trascorsa
,
le
sue
gioie
e
i
suoi
dolori
,
le
sue
lusinghe
e
i
suoi
disinganni
,
le
sue
aspettazioni
e
i
suoi
rimpianti
,
gli
parvero
un
punto
:
nell
'
estremo
tratto
di
via
che
ancora
gli
restava
da
percorrere
vide
e
sentì
che
due
cose
sole
poteva
e
doveva
fare
:
meditare
il
formidabile
enimma
del
destino
umano
,
significarlo
con
l
'
arte
sua
.
Ed
era
ancora
merito
di
lei
:
all
'
inizio
dell
'
amor
loro
,
come
nel
punto
del
distacco
,
ella
lo
ispirava
,
gli
additava
il
suo
ufficio
,
gli
suggeriva
visioni
di
bellezza
e
di
nobiltà
.
-
Preghiamo
.
Da
salutari
precetti
ammoniti
,
ed
alla
divina
istituzione
uniformati
,
osiamo
dire
:
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
...
Ogni
parola
della
reiterata
preghiera
gli
passò
nell
'
anima
come
un
elettuario
che
irrita
al
primo
contatto
la
nuda
carne
della
piaga
,
per
diffondere
subito
dopo
un
senso
di
refrigerio
.
Ma
il
sacerdote
,
prima
di
soggiungere
il
Libera
,
rivolto
nuovamente
agli
sposi
dal
lato
dell
'
Evangelo
,
implorò
con
nuovo
slancio
:
-
Sii
propizio
,
Signore
,
alle
preci
nostre
;
ed
a
questi
tuoi
istituti
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
del
genere
umano
,
presta
la
tua
benigna
assistenza
,
affinché
quanto
da
te
è
congiunto
col
tuo
aiuto
sia
serbato
.
O
Dio
che
per
virtù
della
tua
potenza
dal
nulla
il
tutto
creasti
;
che
,
ordinati
i
principi
dell
'
universo
,
e
fatto
l
'
uomo
a
tua
immagine
,
fondasti
l
'
inseparabile
aiuto
della
donna
,
in
modo
che
originando
il
corpo
femmineo
dalla
stessa
carne
virile
,
c
'
insegnasti
mai
non
esser
lecito
disgiungere
ciò
che
da
un
sol
corpo
ti
piacque
formare
;
Dio
che
con
tanto
eccellente
mistero
l
'
amplesso
coniugale
consacrasti
,
che
nell
'
alleanza
nuziale
predesignasti
il
sacramento
di
Cristo
e
della
Chiesa
;
Dio
,
per
cui
la
donna
si
unisce
all
'
uomo
,
e
questa
società
,
fin
dal
principio
ordinata
,
si
munì
della
sola
benedizione
non
cancellata
né
per
la
pena
del
peccato
originale
né
per
la
sentenza
del
diluvio
:
volgi
lo
sguardo
sopra
questa
tua
serva
che
dovendosi
unire
in
coniugale
consorzio
chiede
d
'
essere
munita
della
tua
protezione
.
Era
la
benedizione
delle
vergini
spose
proferita
altra
volta
da
quelle
stesse
labbra
per
le
nozze
della
sorella
sua
.
La
sorella
era
stata
ostile
a
quella
creatura
,
aveva
visto
in
lei
la
colpevole
,
la
seduttrice
,
colei
che
lo
aveva
indotto
in
tentazione
e
trascinato
al
peccato
:
non
sapeva
che
il
tentatore
era
stato
lui
stesso
;
nella
calma
imperturbata
della
sua
virtù
ignorava
e
non
ammetteva
le
tempeste
che
sconvolgono
le
vite
umane
.
-
Sia
in
essa
il
giogo
dell
'
amore
e
della
pace
;
fedele
e
casta
si
sposi
in
Gesù
Cristo
e
viva
imitatrice
delle
donne
sante
.
Sia
amabile
allo
sposo
suo
come
Rachele
,
saggia
come
Rebecca
,
longeva
e
fedele
come
Sara
.
Nulla
di
lei
,
degli
atti
di
lei
,
usurpi
l
'
autore
della
prevaricazione
.
Sia
ferma
nella
fede
e
nei
comandamenti
,
stretta
ad
un
solo
talamo
,
fugga
i
contatti
illeciti
,
munisca
la
sua
debolezza
con
la
forza
della
disciplina
;
sia
rispettabile
per
verecondia
,
venerabile
per
pudore
,
erudita
nelle
dottrine
celesti
,
feconda
nella
prole
,
laudabile
ed
innocente
,
e
giunga
al
riposo
dei
beati
ed
al
regno
celeste
,
e
vedano
entrambi
i
figli
dei
figli
loro
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
e
pervengano
alla
desiderata
vecchiezza
...
Era
come
un
lavacro
,
come
una
redenzione
.
L
'
errore
antico
doveva
esserle
rimesso
in
nome
di
Colui
che
difese
l
'
adultera
.
Si
era
confessata
,
infatti
,
ed
era
stata
assolta
,
poiché
il
celebrante
,
dopo
avere
recitato
il
Libera
,
dopo
avere
portato
il
calice
alle
labbra
per
bere
un
sorso
del
vino
mistico
,
si
accingeva
a
comunicarla
.
Chiuso
il
libro
,
levata
la
fronte
dalla
mano
con
la
quale
l
'
aveva
sorretta
,
ella
protendeva
ora
il
capo
per
ricevere
l
'
ostia
che
il
prete
,
discesi
i
gradini
dell
'
altare
,
e
paternamente
chinato
verso
di
lei
,
le
offriva
mentre
l
'
organo
cantava
il
suo
più
alato
canto
.
-
Ecco
sia
così
benedetto
ogni
uomo
che
teme
il
Signore
,
e
tu
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
:
pace
sopra
Israello
.
Qualche
cosa
di
quella
benedizione
,
di
quella
pace
piamente
invocata
,
scese
su
di
lui
;
poiché
,
nel
proferire
la
formula
,
il
sacerdote
lo
guardò
.
Egli
si
sentì
leggere
nell
'
anima
dallo
sguardo
limpido
e
dolce
,
si
sentì
compreso
e
compatito
e
perdonato
dal
vecchio
prete
che
lo
aveva
asperso
,
bambino
,
dell
'
acqua
lustrale
.
-
Ti
preghiamo
,
onnipotente
Iddio
,
di
accompagnare
con
benigno
favore
le
istituzioni
della
tua
provvidenza
,
sicché
coloro
che
unisci
in
legittima
società
conservi
in
lunga
pace
.
Per
Cristo
Signor
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
-
Benediciamo
il
Signore
.
Anche
la
messa
era
finita
.
Restava
ancora
l
'
ultima
formula
.
Ancora
una
volta
dirigendo
la
parola
agli
sposi
,
il
prete
invocò
:
-
Il
Dio
di
Abramo
,
il
Dio
d
'
Isacco
e
il
Dio
di
Giacobbe
sia
con
voi
,
affinché
vediate
i
figli
dei
figli
vostri
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
,
e
poscia
abbiate
vita
eterna
senza
fine
,
con
l
'
aiuto
del
Signore
nostro
Gesù
Cristo
,
che
insieme
col
Padre
e
con
lo
Spirito
Santo
vive
e
regna
,
unico
Dio
,
per
tutti
i
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Con
parola
libera
,
non
più
costretta
nelle
formule
liturgiche
,
il
celebrante
riprese
:
-
Sposi
cristiani
,
l
'
esempio
che
avete
dato
accostandovi
all
'
altare
,
santificando
la
vostra
unione
,
non
resterà
infecondo
.
Così
possiate
serbare
intatto
il
tesoro
della
fede
e
amarvi
scambievolmente
e
vivere
nel
timore
di
Dio
.
Preso
ancora
l
'
aspersorio
,
li
benedisse
:
-
Piaccia
a
te
,
Santa
Trinità
...
-
poi
lesse
le
parole
del
Vangelo
di
San
Giovanni
:
-
In
principio
era
il
Verbo
...
-
Lodovico
...
Il
suono
del
suo
nome
,
mormorato
da
Perez
,
lo
scosse
.
Voltatosi
,
vide
che
la
chiesa
non
era
più
tutta
deserta
come
prima
:
alcune
donne
venute
a
compiere
le
consuete
devozioni
,
qualche
curioso
attratto
dal
suono
dell
'
organo
,
erano
sparsi
qua
e
là
,
dinanzi
alle
cappelle
,
intorno
all
'
altare
maggiore
.
Ma
già
tutta
la
cerimonia
era
finita
:
il
sacerdote
,
raccolto
il
calice
,
inchinatosi
dinanzi
all
'
altare
,
s
'
avviava
alla
sacristia
.
Perez
mosse
un
passo
verso
la
sposa
,
stendendole
la
mano
:
-
Tutti
i
miei
rallegramenti
!
Ella
rispose
,
ricambiando
la
stretta
:
-
Grazie
,
Perez
.
Mentre
questi
rinnovava
il
gesto
col
marito
,
ella
offerse
la
mano
al
suo
testimonio
:
-
Bertini
,
grazie
.
La
sua
voce
era
grave
,
l
'
espressione
del
suo
viso
serena
,
la
stretta
di
mano
franca
e
forte
come
quella
d
'
un
amico
,
d
'
un
buon
camerata
.
Anche
il
marito
strinse
cordialmente
la
mano
ai
due
amici
;
poi
,
a
un
invito
del
custode
,
tutti
ripassarono
nella
sacristia
.
-
Poiché
abbiamo
dato
lettura
dell
'
atto
nuziale
,
-
disse
Don
Pietro
,
-
non
resta
se
non
che
questi
signori
lo
firmino
.
Piegò
il
foglio
in
due
,
per
il
lungo
,
e
scrisse
sul
fianco
,
sillabando
le
parole
che
veniva
tracciando
lentamente
:
-
I
sotto
-
scritti
sposi
hanno
pre
-
stato
il
loro
mutuo
con
-
senso
dinanzi
a
me
cu
-
rato
ed
ai
sotto
-
scritti
testi
-
monî
...
Il
marito
firmò
primo
,
poi
la
moglie
,
poi
Perez
,
da
ultimo
Bertini
.
-
Ed
ora
non
occorre
altro
,
-
disse
Don
Pietro
,
spargendo
di
sabbia
rossa
la
fresca
scrittura
.
-
Il
Signore
vi
abbia
nella
sua
santa
custodia
.
Mille
anni
felici
!
Ella
gli
baciò
la
mano
,
il
colonnello
gliela
strinse
,
prendendo
poi
a
parte
il
sacrista
ed
il
custode
per
distribuire
del
denaro
.
Mentre
Perez
intratteneva
la
sposa
dopo
essersi
inchinato
al
sacerdote
,
questi
fermò
lo
scultore
che
gli
aveva
anch
'
egli
baciato
la
mano
.
-
Lodovico
,
figliuolo
mio
,
quando
ci
darai
l
'
opera
promessa
?
...
Guarda
che
il
tempo
passa
,
e
che
gl
'
iniziatori
sono
impazienti
di
vedere
attuato
il
loro
disegno
.
-
Non
so
,
Padre
...
Mi
dia
ancora
qualche
tempo
.
-
Possibile
che
tu
non
abbia
fatto
nulla
,
sinora
?
...
Neanche
un
abbozzo
?
...
Un
lavoratore
instancabile
come
te
!
-
Bisogna
che
m
'
intenda
con
lei
...
Forse
ho
trovato
qualche
cosa
...
Quando
potrò
vederla
?
-
Quando
vorrai
.
Lo
sai
che
per
te
qualunque
ora
è
buona
.
-
Grazie
,
Padre
...
Allora
,
arrivederla
presto
.
-
Arrivederci
presto
,
figliuolo
mio
.
V
L
'
addio
Sulla
spianata
,
dinanzi
alla
chiesa
,
il
cocchiere
che
aspettava
il
ritorno
degli
sposi
,
fumando
,
spense
il
sigaro
e
lo
intascò
,
vedendo
uscire
la
comitiva
,
la
moglie
a
braccio
del
marito
,
i
due
testimonî
ai
due
lati
della
coppia
;
e
cavatosi
il
cappello
,
già
apriva
lo
sportello
della
carrozza
perché
tutti
vi
rimontassero
,
quando
la
signora
gli
disse
:
-
No
,
non
ancora
:
aspettate
...
Sentite
Bertini
,
-
soggiunse
rivolta
allo
scultore
,
-
mio
marito
ed
io
saremmo
lieti
di
salutare
un
momento
i
vostri
parenti
...
-
Saranno
essi
lietissimi
...
Per
il
sentiero
serpeggiante
sul
dorso
della
montagna
,
chiuso
tra
bassi
muricciuoli
dai
quali
sporgevano
le
siepi
di
vitalba
,
si
avviarono
tutti
alla
casa
.
Il
cielo
si
era
ancora
più
schiarito
,
le
ultime
volute
dei
vapori
si
diffondevano
come
chiome
disciolte
e
ondeggianti
al
vento
,
canute
nella
bassa
conca
del
lago
,
bionde
nel
sole
delle
altitudini
.
-
Vi
fermate
a
lungo
?
-
domandò
ella
a
Perez
,
col
quale
procedeva
ora
avanti
.
-
Non
tanto
quanto
vorrei
.
Debbo
purtroppo
tornare
alla
scuola
.
-
Tenete
compagnia
al
vostro
amico
,
-
soggiunse
;
poi
,
dopo
una
breve
pausa
,
con
voce
più
bassa
ma
con
più
calore
d
'
accento
:
-
Ne
ha
bisogno
.
In
fondo
al
sentiero
,
tra
le
sbarre
di
un
cancelletto
di
legno
,
si
vide
una
testolina
affacciarsi
,
poi
ad
un
tratto
sparire
con
un
breve
grido
di
sorpresa
.
-
La
vostra
nipotina
?
-
domandò
ella
,
voltandosi
verso
Bertini
.
-
E
la
mia
,
del
cuore
!
-
rispose
Perez
.
Ora
il
cancello
si
schiudeva
,
e
la
bimba
,
precedendo
il
babbo
,
la
mamma
ed
i
fratelli
,
si
avanzava
con
le
manine
incrociate
sul
seno
per
reggere
un
enorme
fascio
di
fiori
e
di
fronde
,
una
messe
tanto
copiosa
che
la
vestiva
tutta
e
quasi
le
nascondeva
il
visino
.
Giunta
dinanzi
alla
sposa
si
fermò
,
la
guardò
con
gli
occhi
color
di
cielo
,
e
disse
:
-
Signora
,
la
mamma
ed
io
...
Ma
già
ella
si
chinava
su
di
lei
,
quasi
in
ginocchio
,
tenendole
le
braccia
,
attirandola
a
sé
:
-
Cara
,
cara
,
bimba
mia
cara
...
Fu
una
cosa
difficile
raccogliere
quei
fiori
,
ricomporli
,
staccare
i
gambi
delle
rose
impigliati
nelle
pieghe
della
vesticciuola
della
donatrice
.
La
signora
Laura
vi
diede
mano
,
dicendo
in
tono
d
'
amabile
rimprovero
:
-
Ma
bisognava
ripulirli
e
legarli
...
Non
si
offrono
i
fiori
a
questo
modo
...
-
Lasci
,
lasci
!
...
Sono
anzi
più
belli
!
Scambiarono
così
le
prime
parole
prima
della
presentazione
:
poi
,
quando
lo
scultore
ebbe
pronunziato
:
"
Mia
sorella
...
"
la
signora
Laura
stese
la
mano
alla
visitatrice
dicendo
con
un
sorriso
di
grande
gentilezza
e
di
profonda
bontà
:
-
Sia
la
benvenuta
fra
noi
.
Mi
permetta
di
esprimerle
i
nostri
auguri
più
sinceri
...
-
La
ringrazio
,
signora
.
Creda
che
sono
fra
i
più
graditi
.
Compita
la
presentazione
,
scambiati
gli
inchini
e
le
strette
di
mano
,
i
padroni
di
casa
lasciarono
il
passo
agli
ospiti
.
-
Rita
!
...
-
chiamò
la
straniera
,
volgendosi
alla
bambina
.
-
Ti
chiami
Rita
,
lo
so
!
...
Dammi
la
tua
manina
.
La
fanciulletta
parve
tutta
orgogliosa
di
tornare
a
casa
stringendo
la
destra
della
sposa
,
che
reggeva
con
l
'
altra
mano
i
fiori
offerti
da
lei
.
Traversata
la
terrazza
,
dato
uno
sguardo
al
panorama
,
tutti
entrarono
nel
salotto
.
-
Bertini
,
io
interpreto
il
desiderio
di
mio
marito
ed
esprimo
il
mio
direttamente
,
chiedendovi
di
farci
vedere
il
vostro
studio
.
-
Sì
,
signora
!
-
rispose
pronta
la
minuscola
donnina
.
-
Lo
zio
non
vi
lavora
più
dacché
è
a
Firenze
,
ma
vi
sono
dentro
tante
belle
cose
...
C
'
è
anche
la
mia
statua
,
di
quando
ero
piccina
...
-
Ah
,
sì
?
-
rispose
ella
sorridendo
.
-
Rappresenterà
un
angioletto
!
...
Andiamo
a
vederla
.
Lo
studio
,
vastissimo
,
tutto
illuminato
da
un
largo
lucernario
,
ingombro
nel
mezzo
da
una
forte
impalcatura
,
pieno
di
gessi
,
di
cere
,
di
crete
,
con
le
pareti
nascoste
da
pezzi
di
scultura
antica
,
da
modelli
anatomici
,
da
quadri
,
da
bozzetti
,
da
stampe
,
da
stoffe
,
da
armi
,
aveva
un
solo
angolo
ospitale
,
dietro
un
paravento
:
un
largo
divano
basso
,
qualche
sgabello
,
un
tavolino
a
due
palchetti
sovraccarico
di
albi
e
di
libri
d
'
arte
.
Ma
gli
ospiti
non
vi
si
fermarono
;
guidati
dalle
due
donne
,
girarono
per
lo
stanzone
,
esaminando
le
opere
che
vi
erano
disseminate
.
-
Questo
è
il
bozzetto
dell
'
acquasantaio
?
...
Questo
è
il
gesso
del
"
Fiore
della
memoria
"
?
...
Il
busto
del
"
Leopardi
"
...
L
'
amica
dell
'
artista
riconosceva
ad
una
ad
una
tutte
le
sue
opere
e
le
additava
al
marito
,
che
le
considerava
da
vicino
per
esaminarne
la
fattura
,
e
poi
se
ne
discostava
per
coglierne
l
'
effetto
totale
.
-
E
questa
statua
di
quando
eri
piccina
?
-
Eccola
,
signora
:
venga
con
me
.
In
un
angolo
,
sopra
un
tripode
,
la
statuina
di
bronzo
,
alta
poco
più
di
un
palmo
,
rappresentava
la
piccoletta
,
ritta
in
piedi
,
con
la
testolina
piegata
,
le
braccine
protese
,
le
manine
dischiuse
,
nell
'
atto
di
offrirsi
ad
una
persona
diletta
.
-
Che
mossa
!
...
Che
vita
!
...
-
esclamò
Perez
.
-
Se
non
par
che
si
muova
!
-
È
la
vita
fermata
nel
metallo
-
confermò
il
colonnello
.
Ella
disse
soltanto
:
-
È
molto
bella
.
-
Mi
permettete
di
offrirvela
?
-
E
come
,
Bertini
!
...
Sono
permessi
che
si
accordano
molto
volentieri
...
Ma
non
vorrei
privare
i
vostri
cari
...
-
No
,
signora
,
-
soggiunse
la
sorella
,
-
noi
abbiamo
la
nostra
copia
,
in
sala
da
pranzo
.
Il
dottore
colse
l
'
occasione
per
proporre
:
-
Se
vogliono
gradire
una
tazza
di
cioccolata
...
-
Grazie
,
dottore
;
ma
abbiamo
i
minuti
contati
,
e
vorremmo
ancora
vedere
tutte
queste
altre
cose
belle
.
-
Prendono
il
battello
delle
10
e
15
?
-
No
,
scendiamo
a
Gozzana
,
prendiamo
il
treno
delle
11
.
-
Ma
si
potrebbe
anche
fare
un
'
altra
cosa
,
-
soggiunse
la
signora
Laura
:
-
far
servire
qui
stesso
la
cioccolata
...
Mentre
ella
andava
a
dare
gli
ordini
,
la
visita
continuò
.
Gli
ospiti
passarono
dinanzi
a
tutto
ciò
che
restava
degli
antichi
lavori
dello
scultore
,
copie
od
abbozzi
.
Non
vi
era
frammento
che
l
'
amica
non
riconoscesse
-
Questo
è
uno
studio
per
la
"
Giovanna
d
'
Arco
"
?
...
La
prima
idea
dell
'
"
Amerigo
Vespucci
"
...
Aveste
ragione
di
modificare
quelle
figure
di
selvaggi
:
rammentavano
troppo
i
mori
del
monumento
mediceo
di
Livorno
.
Si
aggirò
per
ogni
angolo
,
vide
ogni
cosa
,
rimosse
tutti
i
cavalletti
girevoli
,
lesse
tutte
le
firme
dei
bozzetti
pittorici
,
tutti
i
titoli
dei
libri
sul
tavolino
.
Vedendo
sopra
una
mensoletta
un
calice
da
fiori
,
vuoto
,
disse
alla
piccola
Rita
:
-
Ma
come
?
Tu
lasci
senza
fiori
lo
studio
dello
zio
,
e
ne
dài
tanti
agli
estranei
?
E
mentre
la
piccina
balbettava
qualche
confusa
parola
di
scusa
,
ella
stessa
scelse
tre
rose
dal
fascio
,
una
bianca
,
una
gialla
ed
una
rossa
,
e
le
dispose
nel
calice
.
-
Ricordati
che
sono
senz
'
acqua
,
pensa
a
dar
loro
nuova
vita
.
Quando
il
servizio
fu
pronto
sul
tavolino
sbarazzato
dai
libri
,
la
conversazione
,
divenuta
generale
,
sfiorò
molti
argomenti
:
la
floricoltura
del
dottore
,
il
movimento
dei
forestieri
sul
lago
,
le
bellezze
della
natura
e
dell
'
arte
italiana
.
-
Ora
,
-
ella
disse
,
levandosi
,
dando
il
segno
dell
'
addio
,
-
non
bisogna
dormire
sugli
allori
,
Bertini
!
-
Glielo
dica
lei
,
signora
!
-
soggiunse
la
sorella
.
-
Forse
le
sue
raccomandazioni
riusciranno
più
efficaci
delle
nostre
.
-
Di
questo
gruppo
sacro
,
sulla
cima
Antalba
,
guardate
che
vogliamo
avere
presto
notizia
!
Non
è
possibile
che
quassù
,
dinanzi
a
questo
sublime
spettacolo
,
non
troviate
motivi
d
'
ispirazione
.
Erano
di
nuovo
usciti
sulla
terrazza
;
dopo
una
breve
sosta
,
ridiscesero
tutti
,
ospiti
e
padroni
di
casa
,
verso
la
chiesa
.
Tutte
le
nebbie
erano
ormai
disciolte
,
nel
trionfo
del
sole
;
solo
un
ultimo
fiocco
ne
restava
,
sull
'
Antalba
,
piegato
dal
vento
in
modo
da
simulare
il
fumo
d
'
un
vulcano
.
Pareva
veramente
che
,
per
un
'
improvvisa
eruzione
,
dalle
viscere
del
monte
esalasse
un
ardente
fiato
.
-
Meraviglioso
!
Divino
!
...
-
mormorò
ella
ancora
,
girando
lo
sguardo
per
la
conca
lacustre
,
quasi
a
raccogliere
e
imprimersi
nella
mente
tutti
i
particolari
di
quella
visione
,
come
aveva
fatto
di
ogni
angolo
e
di
ogni
opera
dello
studio
.
Poi
,
rivolta
alla
padrona
di
casa
:
-
Signora
...
-
disse
,
stendendole
la
mano
.
Si
tennero
un
momento
per
mano
,
guardandosi
;
poi
,
con
moto
concorde
,
si
accostarono
,
si
baciarono
sulle
due
guance
.
Chinatasi
sulla
piccina
,
la
straniera
le
prese
la
testolina
fra
le
mani
,
la
baciò
sulla
fronte
.
-
Rammenta
tu
allo
zio
che
vogliamo
vedere
altre
statue
.
Digli
che
ti
scolpisca
lassù
!
...
Strinse
la
mano
a
lui
da
ultimo
,
dopo
aver
preso
congedo
da
tutti
gli
altri
.
-
Fate
contenti
i
vostri
cari
e
i
vostri
amici
!
...
Avete
un
dovere
,
se
non
dinanzi
ad
essi
,
dinanzi
all
'
Arte
che
aspetta
grandi
cose
da
voi
.
Egli
non
poté
rispondere
;
chinò
soltanto
il
capo
,
per
nascondere
l
'
ultima
contrazione
del
viso
.
Quando
fu
in
carrozza
,
dopo
che
la
frusta
schioccò
e
i
cavalli
si
mossero
,
ella
salutò
ancora
,
con
la
mano
,
col
capo
;
lanciò
ancora
un
'
ultima
esortazione
:
-
Siamo
intesi
,
Bertini
!
...
Al
lavoro
!
...
Buon
lavoro
!
...
Miscellanea ,
melanconica
alba
lunare
.
V
In
cui
Ciuffettino
per
le
sue
birichinate
si
trova
a
dover
passare
la
notte
nel
COSIMA ( DELEDDA GRAZIA , 1937 )
Narrativa ,
La
casa
era
semplice
,
ma
comoda
:
due
camere
per
piano
,
grandi
,
un
po
'
basse
,
coi
pianciti
e
i
soffitti
di
legno
;
imbiancate
con
la
calce
;
l
'
ingresso
diviso
in
mezzo
da
una
parete
:
a
destra
la
scala
,
la
prima
rampata
di
scalini
di
granito
,
il
resto
di
ardesia
;
a
sinistra
alcuni
gradini
che
scendevano
nella
cantina
.
Il
portoncino
solido
,
fermato
con
un
grosso
gancio
di
ferro
,
aveva
un
battente
che
picchiava
come
un
martello
,
e
un
catenaccio
e
una
serratura
con
la
chiave
grande
come
quella
di
un
castello
.
La
stanza
a
sinistra
dell
'
ingresso
era
adibita
a
molti
usi
,
con
un
letto
alto
e
duro
,
uno
scrittoio
,
un
armadio
ampio
,
di
noce
,
sedie
quasi
rustiche
,
impagliate
,
verniciate
allegramente
di
azzurro
:
quella
a
destra
era
la
sala
da
pranzo
,
con
un
tavolo
di
castagno
,
sedie
come
le
altre
,
un
camino
col
pavimento
battuto
.
Null
'
altro
.
Un
uscio
solido
pur
esso
e
fermato
da
ganci
e
catenacci
,
metteva
nella
cucina
.
E
la
cucina
era
,
come
in
tutte
le
case
ancora
patriarcali
,
l
'
ambiente
più
abitato
,
più
tiepido
di
vita
e
d
'
intimità
.
C
'
era
il
camino
,
ma
anche
un
focolare
centrale
,
segnato
da
quattro
liste
di
pietra
:
e
sopra
,
ad
altezza
d
'
uomo
,
attaccato
con
quattro
corde
di
pelo
,
alle
grosse
travi
del
soffitto
di
canne
annerite
dal
fumo
,
un
graticcio
di
un
metro
quadrato
circa
,
sul
quale
stavano
quasi
sempre
,
esposte
al
fumo
che
le
induriva
,
piccole
forme
di
cacio
pecorino
,
delle
quali
l
'
odore
si
spandeva
tutto
intorno
.
E
attaccata
a
sua
volta
a
uno
spigolo
del
graticcio
,
pendeva
una
lucerna
primitiva
,
di
ferro
nero
,
a
quattro
becchi
;
una
specie
di
padellina
quadrata
,
nel
cui
olio
allo
scoperto
nuotava
il
lucignolo
che
si
affacciava
a
uno
dei
becchi
.
Del
resto
tutto
era
semplice
e
antico
nella
cucina
abbastanza
grande
,
alta
,
bene
illuminata
da
una
finestra
che
dava
sull
'
orto
e
da
uno
sportello
mobile
dell
'
uscio
sul
cortile
.
Nell
'
angolo
vicino
alla
finestra
sorgeva
il
forno
monumentale
,
col
tubo
in
muratura
e
tre
fornelli
sull
'
orlo
:
in
un
braciere
accanto
a
questi
si
conservava
,
giorno
e
notte
accesa
e
coperta
di
cenere
,
un
po
'
di
brace
,
e
sotto
l
'
acquaio
di
pietra
,
presso
la
finestra
,
non
mancava
mai
,
in
una
piccola
conca
di
sughero
,
un
po
'
di
carbone
;
ma
per
lo
più
le
vivande
si
cucinavano
con
la
fiamma
del
camino
o
del
focolare
,
su
grossi
treppiedi
di
ferro
che
potevano
servire
da
sedili
.
Tutto
era
grande
e
solido
,
nelle
masserizie
della
cucina
;
la
padella
di
rame
accuratamente
stagnate
,
le
sedie
basse
intorno
al
camino
,
le
panche
,
la
scansia
per
le
stoviglie
,
il
mortaio
di
marmo
per
pestare
il
sale
,
la
tavola
e
la
mensola
sulla
quale
,
oltre
alle
pentole
,
stava
un
recipiente
di
legno
sempre
pieno
di
formaggio
grattato
,
e
un
canestro
di
asfodelo
col
pane
d
'
orzo
e
il
companatico
per
i
servi
.
Gli
oggetti
più
caratteristici
erano
sulla
scansia
;
ecco
una
fila
di
lumi
di
ottone
,
e
accanto
l
'
oliera
per
riempirli
,
col
lungo
becco
e
simile
a
un
arnese
di
alchimista
:
e
il
piccolo
orcio
di
terra
con
l
'
olio
buono
,
e
un
armamento
di
caffettiere
,
e
le
antiche
tazze
rosse
e
gialle
,
e
i
piatti
di
stagno
che
parevano
anch
'
essi
venuti
da
qualche
scavo
delle
età
preistoriche
:
e
infine
il
tagliere
pastorale
,
cioè
un
vassoio
di
legno
,
con
l
'
incavo
,
in
un
angolo
,
per
il
sale
.
Altri
oggetti
paesani
davano
all
'
ambiente
un
colore
inconfondibile
:
ecco
una
sella
attaccata
alla
parete
accanto
alla
porta
,
e
accanto
un
lungo
sacco
di
tessuto
grezzo
di
lana
,
che
serviva
da
mantello
e
da
coperta
al
servo
:
e
la
bisaccia
anch
'
essa
di
lana
,
sulla
quale
alla
notte
dormiva
,
quando
era
in
paese
,
lo
stesso
servo
,
pastore
o
contadino
che
fosse
.
Sull
'
acquaio
non
mancava
mai
un
paiolino
di
rame
pieno
d
'
acqua
attinta
al
pozzo
del
cortile
,
e
su
una
panca
l
'
anfora
di
creta
con
l
'
acqua
potabile
,
faticosamente
portata
dalla
fontana
distante
dall
'
abitato
.
L
'
acqua
era
allora
un
problema
,
e
se
ne
misurava
,
d
'
estate
,
ogni
stilla
;
a
meno
che
non
sopraggiungesse
un
buon
acquazzone
a
riempire
la
tinozza
collocata
sotto
il
tubo
di
scolo
dei
tetti
:
eppure
la
pulizia
più
diligente
,
praticata
a
secco
,
rendeva
piacevole
tutta
la
casa
.
Dalla
finestra
,
munita
d
'
inferriata
,
come
tutte
le
altre
del
piano
terreno
,
si
vedeva
il
verde
dell
'
orto
;
e
fra
questo
verde
il
grigio
e
l
'
azzurro
dei
monti
.
La
porta
invece
,
come
si
è
detto
,
dava
sul
cortile
triangolare
,
piuttosto
lungo
e
occupata
quasi
a
metà
da
una
rustica
tettoia
dalla
quale
,
per
un
usciolino
,
si
andava
nell
'
orto
.
In
fondo
c
'
era
il
pozzo
,
e
,
sotto
il
muro
alto
di
cinta
,
una
catasta
di
legna
da
ardere
,
rifugio
di
numerosi
gatti
e
delle
galline
che
vi
nascondevano
il
nido
delle
uova
.
Un
'
asse
appoggiata
su
due
ceppi
,
accanto
al
muro
laterale
della
casa
,
ancora
grezzo
e
sul
quale
,
al
primo
piano
,
si
apriva
una
sola
finestra
(
le
finestre
erano
tutte
senza
persiane
)
,
serviva
da
sedile
.
E
un
grande
portone
fermato
anch
'
esso
da
ganci
e
stanghe
,
tinto
di
un
color
marrone
scuro
,
dava
sulla
strada
.
Di
giorno
era
quasi
socchiuso
,
e
,
più
che
il
portoncino
della
facciata
,
serviva
per
il
passaggio
degli
abitanti
e
degli
amici
della
casa
.
A
questo
portone
,
una
mattina
di
maggio
,
si
affaccia
una
bambina
bruna
,
seria
,
con
gli
occhi
castanei
,
limpidi
e
grandi
,
le
mani
e
i
piedi
minuscoli
,
vestita
di
un
grembiale
grigiastro
con
le
tasche
,
con
le
calze
di
grosso
cotone
grezzo
e
le
scarpe
rustiche
a
lacci
,
più
paesana
che
borghese
,
e
aspetta
,
dondolandosi
,
che
passi
qualcuno
o
qualcuno
si
affacci
a
una
finestra
di
fronte
,
per
comunicare
una
notizia
importante
.
Ma
la
strada
,
stretta
e
sterrata
,
in
quell
'
ora
fresca
del
mattino
è
ancora
deserta
come
un
sentiero
di
campagna
,
e
nella
vecchia
casa
di
contro
,
anch
'
essa
con
l
'
alto
muro
di
un
cortile
a
fianco
e
un
portone
rossastro
,
non
si
vede
nessuno
.
Questa
casa
è
abitata
da
un
canonico
,
un
lungo
e
nero
asceta
taciturno
,
e
da
una
sua
giovane
nipote
intelligente
,
che
avrebbe
voluto
farsi
suora
,
ma
dopo
qualche
mese
di
noviziato
è
stata
rimandata
a
casa
per
la
sua
cagionevole
salute
.
Gente
per
bene
,
semplice
e
austera
.
Il
canonico
si
lamenta
che
nessuno
,
per
la
strada
,
lo
saluti
:
è
lui
,
invece
,
che
cammina
sempre
ad
occhi
bassi
e
assorto
nelle
sue
speculazioni
religiose
:
la
nipote
,
visto
che
Dio
non
l
'
ha
voluta
in
sposa
,
si
compiace
della
corte
discreta
di
un
bel
giovane
ebanista
,
decisa
però
a
non
sposarlo
perché
non
è
un
proprietario
o
un
funzionario
come
converrebbe
a
lei
.
La
bambina
sul
portone
,
sa
queste
cose
,
e
considera
i
suoi
vicini
di
casa
come
personaggi
straordinari
.
Tutto
,
del
resto
,
è
straordinario
per
lei
:
pare
venuta
da
un
mondo
diverso
da
quello
dove
vive
,
e
la
sua
fantasia
è
piena
di
ricordi
confusi
di
quel
mondo
di
sogno
,
mentre
la
realtà
di
questo
non
le
dispiace
,
se
la
guarda
a
modo
suo
,
cioè
anch
'
esso
copi
colori
della
sua
fantasia
.
Odori
di
campagna
vengono
dal
fondo
della
strada
;
il
silenzio
è
profondo
,
e
solo
il
rintocco
delle
ore
e
dei
quarti
suonati
dall
'
orologio
della
cattedrale
,
lo
interrompono
.
Passano
le
rondini
a
volo
,
sul
cielo
azzurro
denso
,
un
po
'
basso
come
nei
paesaggi
dei
pittori
spagnoli
,
ma
anche
le
rondini
sono
silenziose
.
Finalmente
una
finestra
si
apre
nella
casa
di
fronte
,
e
un
viso
bruno
,
coi
grandi
occhi
velati
dei
miopi
,
si
sporge
a
guardare
qua
e
là
negli
sfondi
della
strada
.
È
la
signorina
Peppina
,
la
nipote
del
canonico
.
La
bambina
si
solleva
tutta
,
afferrandosi
allo
spigolo
del
portone
per
allungarsi
meglio
,
e
grida
la
notizia
per
lei
importantissima
:
-
Signora
Peppina
,
abbiamo
un
bambino
nuovo
:
un
Sebastianino
.
Risultò
poi
che
era
una
femmina
:
ma
la
bambina
desiderava
un
fratellino
;
e
se
lo
era
inventato
,
col
nome
e
tutto
.
Soddisfatta
,
rientrò
nella
cucina
e
aspettò
che
la
serva
finisse
di
cuocere
il
latte
per
la
colazione
.
Bisogna
dire
due
parole
di
questa
serva
,
che
,
a
ricordarla
,
sembra
anch
'
essa
una
invenzione
fuori
della
realtà
.
Si
chiamava
Nanna
;
e
adesso
siede
certamente
alla
destra
di
Dio
,
fedele
ancora
ai
suoi
padroni
,
nella
schiera
dei
Patriarchi
.
Da
venti
anni
era
al
servizio
della
casa
,
altri
venti
ne
doveva
trascorrere
.
Aveva
allora
trent
'
anni
;
era
venuta
bambina
,
da
un
tugurio
di
santi
poveri
,
per
badare
al
primo
bambino
dei
padroni
,
che
era
morto
dopo
pochi
mesi
dalla
nascita
,
ma
lasciando
il
posto
nella
culla
ad
un
altro
.
Primitiva
era
anche
questa
culla
,
come
scavata
nel
tronco
d
'
un
noce
,
senza
veli
né
ornamenti
,
e
non
rimaneva
mai
vuota
.
Nanna
era
ancora
una
bella
donna
,
con
gli
occhi
castanei
di
cane
buono
,
un
mazzetto
di
peli
all
'
angolo
destro
della
bocca
,
i
seni
lunghi
e
bassi
delle
razze
schiave
.
Schiava
non
era
certo
,
in
quella
casa
,
e
tutto
le
veniva
affidato
,
compresi
i
bambini
,
che
dormivano
con
lei
,
e
che
lei
si
trascinava
appresso
quando
andava
per
le
commissioni
.
Se
lavorava
giorno
e
notte
lo
faceva
volontariamente
:
andava
a
prendere
l
'
acqua
alla
fontana
,
a
lavare
i
panni
lontano
,
dove
si
trovasse
qualche
rigagnolo
,
puliva
la
farina
e
faceva
,
con
la
padrona
,
il
pane
di
frumento
e
quello
di
orzo
:
andava
a
battere
gli
olivi
nel
podere
,
a
cogliere
ghiande
per
il
maiale
,
nel
bosco
della
montagna
;
spaccava
la
legna
,
dava
da
mangiare
al
cavallo
;
le
toccava
anche
di
spazzare
il
tratto
di
strada
davanti
alla
casa
,
poiché
il
Comune
non
se
ne
incaricava
;
e
al
tempo
della
vendemmia
pigiava
l
'
uva
coi
suoi
forti
piedi
nudi
rivestiti
d
'
una
pelle
che
sembrava
conciata
.
E
lo
stipendio
glielo
serbava
il
padrone
,
che
lo
metteva
a
frutto
:
quando
ella
aveva
avuto
venti
anni
ed
era
bella
e
quasi
bionda
i
maligni
dicevano
che
il
padrone
aveva
un
debole
per
lei
;
ma
erano
chiacchiere
e
il
tempo
le
dissipò
.
Ecco
adesso
ella
cuoce
attenta
il
latte
sul
fornello
sopra
il
forno
grande
:
per
l
'
occasione
del
parto
della
padrona
si
è
messa
le
scarpe
,
senza
calze
s
'
intende
,
pronta
a
tutti
gli
ordini
:
una
ruga
le
solca
la
fronte
e
le
sue
orecchie
sono
tese
come
quelle
delle
lepri
.
La
responsabilità
della
casa
è
adesso
tutta
sua
,
ed
ella
profitta
della
sua
padronanza
solo
per
sorbirsi
qualche
tazzina
di
caffè
in
più
,
sola
sua
passione
.
I
ragazzi
vengono
uno
ad
uno
a
prendere
il
caffè
e
latte
,
che
ella
versa
nelle
rotonde
tazze
di
creta
gialla
e
rossa
:
anche
i
più
grandi
,
che
sono
maschi
e
frequentano
già
il
ginnasio
della
piccola
città
.
Il
maggiore
,
Santus
,
è
un
bel
ragazzo
col
profilo
e
gli
occhi
grandi
,
d
'
un
grigio
celeste
,
dalla
sclerotica
azzurra
:
ha
un
'
aria
pensosa
e
leale
,
veste
già
con
qualche
ricercatezza
,
e
mentre
beve
il
suo
caffè
e
latte
finisce
di
ripassare
la
lezione
di
latino
.
L
'
avvenimento
della
casa
non
lo
sorprende
né
lo
turba
:
ne
conosce
il
mistero
e
lo
accetta
come
una
cosa
naturale
.
I
suoi
sensi
sono
calmi
,
quasi
freddi
:
la
fantasia
misurata
.
Non
ama
le
donne
,
non
pensa
che
a
studiare
,
approfondire
le
cose
della
vita
,
ma
attraverso
i
libri
.
No
,
non
ho
fantasia
,
ma
forse
anche
lui
è
un
po
'
visionario
,
come
la
sorella
piccola
,
e
viene
da
un
mondo
lontano
dalla
cruda
realtà
.
Ha
fretta
di
andare
a
scuola
,
coi
libri
ben
legati
con
una
cinghia
,
e
non
si
preoccupa
se
l
'
altro
fratello
invece
ritarda
e
forse
dorme
ancora
nella
loro
camera
all
'
ultimo
piano
che
ha
due
finestre
,
una
sulla
facciata
,
l
'
altra
sui
tetti
sottostanti
della
dispensa
e
della
rimessa
e
di
altri
ripostigli
.
E
infatti
prima
di
lui
scendono
le
due
sorelle
maggiori
,
Enza
e
Giovanna
,
che
vanno
anch
'
esse
a
scuola
,
piccole
di
statura
,
quasi
eguali
come
due
gemelle
,
con
gli
occhi
celesti
e
i
capelli
neri
stretti
stretti
in
una
treccia
che
finisce
con
un
ricciolo
.
I
loro
vestiti
sono
davvero
buffi
,
con
la
sottana
larga
e
lunga
allacciata
alla
vita
intorno
alla
camicetta
a
sprone
con
le
maniche
abbondanti
:
il
tutto
di
un
tessuto
a
striscie
colorate
:
della
stessa
stoffa
è
la
borsa
per
i
libri
:
hanno
anch
'
esse
le
calze
bianche
e
gli
scarponcini
coi
chiodi
;
e
in
testa
fazzoletti
di
seta
che
già
però
esse
annodano
con
civetteria
sulla
guancia
sinistra
,
lasciando
scoperti
i
capelli
fino
a
metà
testa
.
La
piccola
,
Cosima
,
che
ancora
non
ha
l
'
età
di
andare
a
scuola
,
le
guarda
con
ammirazione
e
invidia
,
ma
anche
con
un
certo
timore
,
poiché
esse
,
specialmente
Enza
,
non
solo
non
giocano
volentieri
con
lei
,
ma
le
prodigano
pugni
,
spintoni
e
bòtte
e
parolacce
:
tutta
roba
imparata
dalle
compagne
di
scuola
.
Più
buono
,
con
lei
,
è
il
fratello
Andrea
.
Ecco
che
,
quando
le
due
sorelle
sono
già
anch
'
esse
avviate
a
scuola
,
il
ragazzo
scende
,
ma
disdegna
di
prendere
il
caffè
e
latte
;
roba
di
donnicciuole
,
dice
.
Lui
mangerebbe
già
una
fetta
di
carne
rossa
mezzo
cruda
,
e
non
essendoci
questa
si
contenta
di
tirar
giù
il
canestro
dei
servi
e
rosicchia
coi
suoi
forti
denti
il
pane
duro
e
una
crosta
di
formaggio
.
Nanna
gli
va
appresso
supplichevole
,
con
la
tazza
colma
in
mano
:
poiché
questo
Andrea
è
il
suo
idolo
maggiore
,
il
suo
affanno
e
la
sua
preoccupazione
.
-
Mi
sembri
un
pastore
,
-
dice
,
mettendogli
davanti
la
tazza
.
-
Prendi
questo
;
prendi
,
agnello
;
il
maestro
ti
sentirà
l
'
odore
di
formaggio
.
-
E
lui
,
chi
è
?
Io
sono
un
pastore
ricco
,
ma
lui
è
un
povero
accattone
,
un
ubriacone
pidocchioso
.
Così
parla
Andrea
del
suo
professore
di
latino
;
e
lo
dice
con
convinzione
poiché
tutta
la
gente
che
vive
di
lavoro
intellettuale
è
per
lui
più
povera
dei
mandriani
e
dei
manovali
.
La
sua
mentalità
è
davvero
da
ricco
pastore
,
che
fa
una
vita
rude
ma
ha
bestiame
,
terre
e
denaro
;
e
sopra
tutto
libertà
di
azione
,
tanto
per
il
bene
come
per
il
male
.
Anche
la
sua
persona
è
tozza
,
squadrata
,
le
vesti
trasandate
;
ma
la
testa
è
caratteristica
,
possente
,
tutta
capelli
nerissimi
;
il
profilo
è
camuso
,
con
le
labbra
sensuali
;
gli
occhi
d
'
un
grigio
dorato
,
corruscanti
come
quelli
del
falco
.
Non
ama
lo
studio
,
ed
è
felice
solo
quando
può
scappare
di
casa
,
a
cavallo
,
come
un
centauro
adolescente
.
Nessuno
gli
ha
insegnato
a
cavalcare
:
eppure
egli
monta
anche
senza
sella
sui
puledri
indomiti
,
e
i
suoi
urli
per
aizzarli
gareggiano
coi
loro
nitriti
.
Nell
'
accorgersi
di
Cosima
,
che
se
ne
stava
quieta
seduta
su
una
seggiolina
bassa
,
con
la
scodella
in
grembo
,
le
sorrise
e
prima
di
uscire
le
si
avvicinò
dicendole
sottovoce
,
con
un
accento
sommesso
di
complicità
:
-
Domenica
ti
porterò
,
a
cavallo
,
al
Monte
:
ma
zitta
,
eh
!
I
grandi
occhi
di
lei
si
aprirono
,
lucenti
di
gioia
e
di
speranza
:
e
questa
promessa
del
fratello
,
piena
di
lusinghe
e
di
visioni
straordinarie
,
si
mischiò
alle
sue
fantasticherie
,
intorno
al
mistero
della
creatura
nata
quella
notte
in
casa
,
venuta
non
si
sa
di
dove
,
come
,
né
perché
.
Questa
nascita
,
inoltre
,
portava
un
certo
cambiamento
di
vita
.
Le
due
sorelle
maggiori
dovevano
sistemarsi
nella
camera
alta
,
per
lasciare
posto
,
nel
letto
di
Nanna
,
a
lei
Cosima
,
e
alla
piccola
Beppa
che
ancora
dormiva
nella
culla
in
camera
dei
genitori
.
Beppa
aveva
circa
tre
anni
,
ma
ne
dimostrava
di
meno
e
ancora
non
parlava
bene
perché
aveva
la
cartilagine
sotto
la
lingua
più
corta
del
solito
:
e
si
parlava
di
fare
un
piccolo
taglio
per
sciogliere
la
lingua
dal
suo
impaccio
.
Ecco
che
anche
lei
fa
comparsa
in
cucina
,
portata
a
mano
dalla
nonna
.
La
nonna
non
viveva
con
loro
ma
aveva
passato
la
notte
in
casa
per
assistere
,
lei
,
col
solo
aiuto
di
Nanna
,
la
figlia
partoriente
.
E
tutto
era
andato
bene
,
senza
strepiti
,
senza
disordine
.
Adesso
la
puerpera
e
la
bambina
riposavano
,
e
anche
il
padre
,
che
aveva
vegliato
tutta
la
notte
leggendo
o
passeggiando
silenzioso
nella
camera
attigua
a
quella
della
moglie
,
s
'
era
addormentato
su
un
vecchio
sofà
.
La
nonna
invece
non
sentiva
il
bisogno
di
dormire
,
sebbene
fosse
una
piccolissima
donna
fragile
,
quasi
nana
,
con
mani
e
piedi
da
bambina
;
e
anche
gli
occhi
color
nocciola
,
con
lunghe
ciglia
nere
,
erano
pieni
d
'
innocenza
,
come
mai
avessero
veduto
l
'
ombra
del
male
.
Una
cuffietta
di
panno
nero
le
raccoglieva
i
capelli
già
bianchi
,
ma
qualche
ricciolo
scappava
sulla
nuca
e
sulle
orecchie
,
e
le
dava
un
'
aria
sbarazzina
.
Le
nipotine
la
consideravano
come
una
loro
eguale
,
mentre
avevano
suggezione
della
madre
,
e
Cosima
provava
uno
strano
senso
di
sogno
quando
la
vedeva
comparire
d
'
improvviso
.
Ma
più
che
di
sogno
era
un
senso
fisico
di
ricordo
inafferrabile
,
una
lieve
vertigine
,
come
un
baleno
sanguigno
,
che
più
tardi
ella
si
spiegò
col
crederlo
un
affiorare
e
subito
di
nuovo
sommergersi
di
vita
anteriore
rimasta
o
rinata
nel
subcosciente
.
La
nonna
,
poi
,
le
ricordava
,
-
ma
questo
un
po
'
volontariamente
,
-
certe
donnine
favolose
,
o
piccole
fate
,
buone
o
cattive
secondo
l
'
occasione
,
che
la
leggenda
popolare
affermava
abitassero
un
tempo
in
piccole
case
di
pietra
,
scavate
nella
roccia
,
specialmente
negli
altipiani
granitici
del
luogo
.
E
queste
minuscole
abitazioni
preistoriche
esistevano
ed
esistono
ancora
,
monumenti
megalitici
che
risalgono
a
epoche
remote
,
chiamati
appunto
le
Case
delle
piccole
Fate
.
La
nonnina
prese
il
caffè
,
fece
mangiare
e
poi
lavò
la
piccola
,
e
infine
mandò
la
serva
a
fare
la
spesa
:
spesa
presto
fatta
,
poiché
in
casa
c
'
erano
tutte
le
provviste
,
compreso
il
pane
,
e
non
si
trattava
che
di
comprare
la
carne
per
il
brodo
,
o
un
po
'
di
pesce
,
se
per
caso
raro
venuto
dalla
spiaggia
orientale
dell
'
isola
.
Cosima
,
con
la
sua
scodella
vuota
,
era
incerta
se
seguire
la
serva
nella
breve
uscita
mattutina
,
o
eseguire
un
suo
progetto
.
Voleva
penetrare
nella
camera
della
mamma
e
vedere
la
bambina
;
profittò
quindi
del
momento
in
cui
la
nonna
attingeva
l
'
acqua
dal
pozzo
,
per
infilarsi
nelle
scale
silenziose
.
Dopo
la
prima
rampata
,
tutta
di
scalini
di
granito
,
su
un
piccolo
pianerottolo
si
apriva
l
'
uscio
di
una
specie
di
dispensa
,
col
pavimento
di
legno
e
il
soffitto
,
come
quello
della
cucina
,
di
canne
che
formavano
un
graticcio
solido
e
fresco
.
Di
solito
l
'
uscio
era
chiuso
a
chiave
:
questa
volta
,
nella
confusione
della
notte
,
era
stato
lasciato
aperto
.
E
prima
di
proseguire
verso
la
sua
mèta
,
Cosima
non
esitò
ad
esplorare
la
grande
stanza
,
che
anch
'
essa
rappresentava
per
lei
un
ripostiglio
di
misteri
.
E
ce
n
'
era
ragione
:
poiché
le
cose
e
gli
oggetti
più
disparati
stavano
raccolti
là
dentro
,
in
una
vaga
luce
che
penetrava
dallo
sportello
di
una
finestra
tutta
d
'
un
pezzo
,
aperto
su
un
lontano
sfondo
di
orizzonte
montuoso
.
Mucchi
di
frumento
,
di
orzo
,
di
mandorle
,
di
patate
,
occupavano
gli
angoli
,
mentre
una
tavola
lunga
era
sovraccarica
di
lardo
e
di
salumi
,
e
intorno
i
cestini
di
asfodelo
pieni
di
fave
,
fagiuoli
,
lenticchie
e
ceci
,
facevano
corte
agli
orci
di
strutto
,
di
conserve
,
di
pomidori
secchi
e
salati
.
Ma
quello
che
più
attirava
la
bramosia
di
Cosima
erano
alcuni
grappoli
d
'
uva
e
di
pere
raggrinzite
che
ancora
pendevano
da
una
delle
travi
di
sostegno
del
soffitto
:
un
'
ape
,
o
una
vespa
che
fosse
,
vi
ronzava
intorno
beata
,
mentre
a
lei
non
era
permesso
di
toccare
un
acino
:
sapeva
però
che
c
'
era
una
canna
,
spaccata
in
cima
,
per
staccare
il
giunco
che
legava
i
grappolo
e
tirarli
giù
in
salvamento
:
la
trovò
,
dietro
l
'
uscio
,
la
sollevò
come
lo
scaccino
quando
accende
in
alto
le
candele
:
l
'
ape
volò
via
,
un
grappolo
fu
afferrato
,
ma
a
metà
discesa
scappò
dei
denti
della
canna
,
cadde
,
si
sciolse
sul
pavimento
come
una
collana
rotta
.
Sulle
prime
ella
si
sbigottì
;
poi
pensò
che
la
mamma
,
la
più
severa
della
casa
,
non
poteva
accorgersi
del
piccolo
disastro
;
e
con
una
pazienza
di
volontà
che
lei
sola
possedeva
,
raccolse
uno
per
uno
gli
acini
,
li
mise
dentro
il
suo
fazzoletto
,
fece
sparire
i
raspi
e
il
giunco
,
ripose
la
canna
,
e
quando
ogni
traccia
del
danno
scomparve
,
pensò
che
sarebbe
anche
lei
stata
buona
,
come
sentiva
raccontare
dai
servi
quando
ritornavano
di
campagna
,
a
commettere
un
furto
,
un
abigeato
,
e
farne
sparire
le
traccie
in
modo
che
nessuno
avrebbe
mai
sospettato
il
vero
colpevole
.
Queste
fantasie
barbariche
non
le
mancavano
nella
mente
;
ma
erano
gli
stessi
servi
e
gli
altri
paesani
che
frequentavano
la
casa
,
e
spesso
anche
i
borghesi
,
i
parenti
,
gli
amici
del
babbo
,
gli
ospiti
che
venivano
dai
paesi
dei
monti
e
delle
valli
,
a
seminarle
nei
fanciulli
curiosi
e
sensibili
coi
racconti
delle
avventure
brigantesche
che
allora
fiorivano
come
un
residuo
di
imprese
e
di
guerriglie
medioevali
,
in
un
raggio
di
chilometri
e
chilometri
intorno
.
Con
questi
fermenti
,
i
ragazzi
però
venivano
su
anche
coraggiosi
,
pronti
a
combattere
coi
malviventi
,
e
le
ragazza
,
anche
se
piccole
,
come
Cosima
,
avevano
già
istinti
di
amazzoni
.
La
educazione
materna
,
tutta
religione
e
austerità
,
smorzava
fin
che
poteva
la
vivezza
interiore
dei
figli
;
e
più
ancora
avrebbe
fatto
quella
paterna
,
poiché
il
capo
della
famiglia
,
il
signor
Antonio
,
era
l
'
uomo
più
mite
e
giusto
della
regione
:
ma
egli
era
troppo
occupato
nei
suoi
affari
,
spinto
dal
bisogno
di
assicurare
una
solida
agiatezza
ai
figli
,
per
potersi
dedicare
anche
alla
loro
ricchezza
spirituale
.
Li
mandava
a
scuola
,
è
vero
,
e
in
sua
presenza
essi
,
sia
per
rispetto
e
affetto
naturali
verso
di
lui
,
sia
per
ipocrisia
,
si
mostravano
buoni
e
beneducati
.
Cosima
,
poi
,
sentiva
per
lui
un
senso
sconfinato
di
confidenza
e
qualche
volta
anche
di
ammirazione
.
Non
si
preoccupò
,
quindi
,
nel
vederlo
apparire
in
alto
,
sul
pianerottolo
del
primo
piano
,
mentre
ella
saliva
il
secondo
rampante
delle
scale
.
Adesso
gli
scalini
erano
di
lavagna
,
bene
illuminati
dalla
finestra
del
pianerottolo
:
e
questo
era
grande
come
una
camera
,
con
un
armadio
a
muro
ricoperto
da
una
tendina
di
percalle
,
la
macchina
da
cucire
e
alcune
sedie
;
e
vi
si
aprivano
gli
usci
della
camera
matrimoniale
e
di
un
'
altra
che
serviva
anch
'
essa
per
gli
ospiti
,
quando
erano
più
di
uno
,
il
che
avveniva
spesso
.
Da
questa
camera
,
che
era
la
meglio
arredata
della
casa
,
con
due
finestre
,
una
sulla
strada
l
'
altra
sul
cortile
,
il
sofà
e
un
tavolino
rotondo
intarsiato
di
legno
bianco
,
usciva
appunto
in
quel
momento
il
signor
Antonio
,
fermandosi
ad
origliare
all
'
uscio
della
moglie
.
Nell
'
accorgersi
della
piccola
Cosima
le
accennò
di
non
far
rumore
:
ed
ella
si
fermò
appoggiata
alla
parte
della
scala
,
intimidita
ma
non
troppo
.
Il
babbo
era
sopra
di
lei
;
le
sembrava
alto
,
quasi
gigantesco
,
mentre
invece
era
piccolo
e
un
po
'
grasso
.
Ma
se
le
gambe
erano
corte
,
il
busto
era
forte
,
grande
,
e
la
testa
grossa
,
calva
,
con
una
ghirlandina
di
ricciolo
già
grigi
che
dalle
orecchie
rosee
pendeva
intorno
alla
nuca
possente
.
E
anche
il
viso
sembrava
a
Cosima
il
più
straordinario
di
tutti
quelli
che
conosceva
:
un
viso
in
realtà
pieno
di
carattere
,
con
la
fronte
alta
,
il
naso
corto
a
scarpa
,
la
bocca
piccola
e
stretta
fra
il
grande
labbro
superiore
e
il
mento
quadrato
.
Glabro
ma
sempre
con
un
po
'
di
prepotente
peluria
sulle
guancie
larghe
,
aveva
,
quel
viso
semplice
di
paesano
diventato
borghese
,
i
segni
e
i
solchi
di
una
intelligenza
e
di
una
saggezza
non
comuni
;
e
gli
occhi
grigi
o
azzurri
o
verdastri
secondo
la
luce
del
momento
,
potevano
essere
quelli
di
un
santo
ma
anche
quelli
di
un
guerriero
.
In
quel
momento
erano
azzurri
,
quasi
riflettendo
il
colore
del
cielo
sopra
la
finestra
,
e
ammiccavano
infantilmente
verso
la
bambina
appoggiata
alla
parete
;
ma
subito
si
fecero
grigi
,
poiché
nella
camera
si
udiva
un
vagito
.
Allora
accennò
a
Cosima
di
salire
e
aprì
l
'
uscio
.
La
bambina
si
sentì
battere
il
cuore
.
Come
faceva
il
padre
a
indovinare
il
suo
desiderio
?
Si
trovò
nella
camera
,
dietro
di
lui
,
e
rivide
le
note
cose
:
il
letto
grande
con
una
sopracoperta
di
percalle
a
fiori
,
la
consolle
di
noce
,
che
era
il
mobile
più
elegante
della
casa
,
i
quadri
,
il
caminetto
bianco
:
ma
tutto
le
parve
mutato
,
come
se
una
luce
di
miracolo
avesse
dato
alle
cose
un
aspetto
diverso
,
d
'
incantamento
,
come
quando
si
vedono
riflesse
nell
'
acqua
od
anche
sui
vetro
spalancati
di
una
finestra
;
e
quel
riverbero
si
spandeva
da
una
fonte
straordinaria
:
da
un
canestro
di
asfodelo
,
deposto
sulla
pietra
del
camino
,
e
dove
,
fra
cuscini
e
pannolini
,
era
la
neonata
.
Fasciata
con
le
manine
dentro
,
come
allora
si
usava
,
aveva
la
testina
coperta
da
una
cuffietta
di
trina
rosa
;
e
da
questa
cuffietta
il
viso
rosso
,
gonfio
,
con
la
bocca
già
spalancata
al
pianto
,
dava
l
'
idea
di
un
boccio
che
si
spacca
per
fiorire
.
Per
Cosima
fu
una
delusione
:
poiché
ella
si
era
immaginata
la
nuova
sorellina
già
tutta
ricciuta
,
bionda
e
levigata
come
il
bambino
che
nel
quadro
sopra
il
letto
era
tenuto
in
braccio
da
un
bonario
e
rossastri
san
Giuseppe
,
e
da
qualunque
parte
lo
si
guardasse
volgeva
gli
occhioni
celesti
come
un
pargolo
vivo
.
La
madre
sonnecchiava
:
lei
sola
non
era
cambiata
,
col
suo
pallido
viso
dal
naso
un
po
'
aquilino
,
la
bocca
già
appassita
e
i
capelli
già
grigi
:
né
giovane
né
vecchia
,
come
la
bambina
l
'
aveva
sempre
conosciuta
;
né
allegra
né
triste
,
quasi
impassibile
e
quasi
enigmatica
.
Quando
al
padre
parve
che
Cosima
avesse
soddisfatto
la
sua
curiosità
,
le
accennò
di
andarsene
;
ed
ella
se
ne
andò
,
ma
profittando
sempre
dell
'
occasione
continuò
ad
esplorare
la
casa
.
Visitò
la
camera
dall
'
altro
lato
del
pianerottolo
;
passò
il
dito
sugli
intarsi
del
vecchio
sofà
le
cui
molle
si
erano
abbassate
.
Le
piacevano
i
mobili
diversi
dai
soliti
di
casa
;
e
invero
anche
le
sedie
imbottite
,
di
noce
e
di
stoffa
verdastra
,
che
completavano
l
'
arredamento
di
quella
camera
quasi
signorile
,
erano
interessanti
;
poiché
il
sedile
era
mobile
e
si
poteva
toglierlo
dal
fondo
della
sedia
per
spazzolarlo
con
comodo
.
Ecco
che
ella
ne
solleva
uno
piano
piano
,
osservandone
l
'
imbottitura
interna
sostenuta
da
striscie
di
grossa
tela
;
e
pensa
che
se
avesse
qualche
cosa
da
nascondere
,
quello
sarebbe
il
posto
migliore
.
Nascondere
!
Questa
,
anche
,
era
una
delle
sue
più
segrete
e
forti
aspirazioni
,
e
questa
,
anche
,
si
spiegò
più
tardi
,
collegandola
all
'
istinto
degli
avi
che
vivevano
sulle
montagne
e
nascondevano
le
loro
cose
per
sottrarle
alla
rapina
dei
nemici
.
Poi
ritornò
sulla
scala
;
altre
cose
interessanti
,
per
lei
,
erano
una
finestrina
vuota
aperta
sulla
parete
interna
fra
una
rampata
e
l
'
altra
,
e
,
affaciandovisi
,
ella
fantasticava
un
precipizio
,
una
cascata
di
lava
soffermatasi
con
quei
gradini
azzurrognolo
;
e
sopra
tutto
una
finestra
più
grande
,
segnata
ma
non
aperta
sull
'
alto
della
parere
che
finiva
sul
soffitto
.
Chi
aveva
segnato
quell
'
apertura
che
non
si
apriva
,
quel
rettangolo
scavato
sul
muro
che
,
se
sfondato
,
avrebbe
lasciato
vedere
un
grande
orizzonte
di
cielo
e
di
lontananza
?
Forse
era
stato
un
capriccio
del
muratore
,
forse
si
pensava
a
una
sopraelevazione
della
casa
,
cui
sarebbe
stata
poi
utile
quell
'
apertura
:
ad
ogni
modo
,
Cosima
si
incantava
ogni
volta
a
guardarla
;
l
'
apriva
con
la
sua
fantasia
,
e
mai
in
vita
sua
vide
un
orizzonte
più
ampio
e
favoloso
di
quello
che
si
immaginava
nello
sfondo
di
quel
segno
polveroso
e
pieno
di
ragnatele
.
Però
,
anche
l
'
armadio
a
muro
del
pianerottolo
,
era
della
stessa
famiglia
;
e
poiché
nella
camera
della
madre
s
'
era
di
nuovo
fatto
silenzio
,
ella
ridiscese
cauta
,
e
sollevò
la
tendina
di
percalle
a
fiori
rossi
e
gialli
.
Tante
cose
straordinarie
arricchivano
le
due
mensole
trasversali
:
a
quella
più
alta
Cosima
non
poteva
arrivarci
,
e
doveva
allontanarsi
di
due
passi
per
vederci
bene
;
ed
era
giusto
che
le
cose
lassù
non
dovessero
toccarsi
,
come
non
si
toccano
i
sacri
oggetti
dell
'
altare
.
Con
l
'
altare
la
mensola
aveva
qualche
rassomiglianza
,
coi
quattro
candelabri
in
fila
,
due
di
ottone
,
due
di
rame
;
e
in
mezzo
un
vaso
di
vetro
;
ma
l
'
oggetto
più
meraviglioso
era
un
grande
piatto
di
cristallo
,
finemente
inciso
come
nel
diamante
appoggiato
alla
parete
di
fondo
;
Cosima
non
ricordava
di
averlo
mai
veduto
adoperare
,
e
neppure
aveva
un
'
idea
dell
'
uso
che
poteva
farsene
;
questo
lo
rendeva
più
raro
,
quasi
misterioso
:
le
pareva
,
vagamente
,
un
simbolo
,
un
piatto
sacro
,
proveniente
da
antichi
tesori
,
e
magari
una
immagine
del
sole
,
della
luna
,
dell
'
ostensorio
quando
il
sacerdote
lo
innalza
e
lo
fa
vedere
alle
folle
adoranti
.
E
lei
lo
adorava
davvero
quel
piatto
,
alto
,
intoccabile
;
lo
adorava
,
-
e
questo
anche
lo
capì
molto
più
tardi
,
-
perché
rappresentava
l
'
arte
e
la
bellezza
.
Nella
mensola
di
sotto
c
'
erano
stoviglie
,
ampolle
,
e
alcune
tazze
per
caffè
,
bellissime
anch
'
esse
,
dipinte
di
rose
pallide
e
dorature
delicate
;
e
i
relativi
cucchiaini
di
ottone
,
col
manico
lavorato
;
fin
qui
il
dito
di
Cosima
poteva
arrivare
,
ma
solo
il
dito
,
per
sfiorare
una
rosellina
sul
candore
della
porcellana
,
come
si
sfiora
una
rosa
vera
che
è
proibito
di
cogliere
;
poi
la
tenda
ricade
,
come
un
sipario
,
su
quell
'
altare
,
su
quel
giardino
;
ed
ella
ritorna
sulla
scala
,
conta
i
gradini
,
è
sull
'
ultimo
pianerottolo
,
quasi
eguale
a
quello
di
sotto
;
ma
invece
dell
'
armadio
a
muro
c
'
è
qui
un
'
altra
comodità
:
due
fornelli
,
caso
mai
si
dovesse
un
giorno
servirsi
di
quell
'
ambiente
per
uso
di
cucina
.
E
la
piccola
sognatrice
pensa
che
un
giorno
dovrà
anche
lei
sposarsi
,
come
la
madre
,
come
le
zie
,
e
abitare
lassù
.
E
in
quei
fornelli
manipolare
i
cibi
per
sé
e
la
famiglia
.
Per
adesso
le
due
camere
,
a
destra
e
a
sinistra
,
coi
pavimenti
di
legno
quasi
ancora
grezzo
,
sono
le
più
povere
della
casa
;
con
lettini
di
ferro
,
i
paglierecci
pieni
di
foglie
crepitanti
di
granone
,
una
tavola
,
alcune
sedie
.
Ma
in
quella
dei
ragazzi
esiste
pure
una
grande
ricchezza
;
uno
scaffale
pieno
di
libri
:
libri
vecchi
e
libri
nuovi
,
alcuni
di
scuola
,
altri
comprati
da
Santus
nell
'
unica
libreria
della
piccola
città
.
Cosima
non
sa
ancora
leggere
,
ma
capisce
le
figure
,
e
sebbene
anche
qui
sia
proibito
di
toccare
,
apre
piano
piano
un
grande
libro
di
fogli
grossi
,
anzi
di
cartoni
color
cilestrino
,
tutti
segnati
di
punti
gialli
,
ch
'
ella
sa
che
cosa
sono
:
sono
le
stelle
,
nell
'
atlante
celeste
.
Dopo
di
che
non
le
rimane
che
guardare
dalle
finestre
aperte
;
una
sulla
strada
,
l
'
altra
sullo
spazio
dell
'
orto
e
poi
su
degli
orti
attigui
,
fin
dove
questi
scendono
alla
valle
invisibile
,
dalla
quale
si
sollevano
i
monti
:
monti
grigi
vicini
,
con
macchie
di
boschi
,
con
profili
marcati
di
roccie
,
con
torri
di
granito
:
monti
più
lontani
,
di
calcare
azzurrognolo
,
quasi
luminosi
al
sole
di
maggio
;
e
altri
monti
ancora
,
più
alti
,
più
azzurri
,
evanescenti
,
monti
di
leggenda
e
di
sogno
.
La
finestra
che
guarda
è
meno
pittoresca
,
ma
anch
'
essa
interessante
e
viva
.
Solo
un
breve
marciapiede
corre
davanti
la
casa
:
il
resto
della
strada
è
selciato
di
ciottoli
,
con
una
cunetta
centrale
per
lo
scolo
dell
'
acqua
piovana
.
Le
case
sono
abbastanza
civili
;
appartengono
quasi
tutte
ai
parenti
del
signor
Antonio
.
Quella
in
fondo
è
del
fratello
prete
,
don
Ignazio
tabaccone
e
trasandato
;
poi
viene
quella
di
zia
Paolina
,
vedova
benestante
con
figli
pastori
e
agricoltore
;
poi
anche
quella
di
zia
Tonia
,
anche
lei
benestante
,
con
un
figlio
che
studia
per
droghiere
.
Il
padre
di
questo
ragazzo
è
morto
,
tuttavia
zia
Tonia
non
è
vedova
;
poiché
ha
preso
un
secondo
marito
,
ma
dopo
un
mese
di
matrimonio
lo
ha
cacciato
via
di
casa
,
e
infine
si
è
separata
legalmente
da
lui
;
è
una
donna
simpatica
,
energica
,
intelligente
,
e
le
persone
più
gioviali
del
quartiere
la
visitano
giornalmente
nelle
ore
di
riposo
;
giocano
a
carte
,
discutono
,
combinano
burle
,
mascherate
di
carnevale
,
tengono
allegro
tutto
il
vicinato
.
La
casa
più
importante
è
però
quella
abitata
dal
canonico
,
di
fronte
:
un
vero
fortilizio
,
con
cortili
e
giardini
interni
,
uno
dei
quali
,
quasi
pensile
,
pieno
di
rose
,
di
melograni
,
con
un
gelso
alto
carico
di
piccolo
frutti
violetti
.
Di
là
si
stende
un
panorama
di
case
e
casupole
che
formano
il
quartiere
più
caratteristico
e
popolare
della
piccola
città
,
e
il
campanile
bianco
della
chiesa
del
Rosario
emerge
sopra
i
tetti
bassi
e
scuri
come
un
faro
tra
gli
scogli
.
Adesso
il
signor
Antonio
è
nella
stanza
al
pianterreno
,
seduto
allo
scrittoio
,
e
sbriga
la
sua
corrispondenza
,
adoperando
certi
grandi
fogli
a
quadretti
che
,
scritta
con
la
sua
nitida
e
sobria
calligrafia
la
lettera
,
egli
piega
in
modo
da
formare
una
busta
e
questa
ferma
e
sigilla
con
certe
piccole
ostie
colorate
che
sono
una
delle
altre
attrazioni
di
Cosima
.
La
corrispondenza
riguarda
quasi
tutta
affari
abbastanza
ingenti
;
una
delle
lettere
è
indirizzata
a
uno
spedizioniere
della
costa
,
che
si
occupa
di
caricare
su
un
battello
mercantile
partite
di
carbone
vegetale
e
di
cenere
spedite
dal
signor
Antonio
;
un
'
altra
per
un
proprietario
che
vuol
vendere
un
bosco
,
appunto
per
il
taglio
da
ridurre
a
carbone
e
cenere
;
un
'
altra
ad
un
capomacchia
dell
'
Appennino
pistoiese
,
che
deve
arrivare
con
un
nucleo
di
operai
sul
posto
,
specializzati
per
la
lavorazione
delle
carbonaie
.
Ma
c
'
è
anche
una
lettera
di
amicizia
,
per
il
signor
Francesco
,
possidente
,
di
un
paese
distante
cinque
ore
di
viaggio
a
cavallo
dalla
piccola
città
.
Da
tanti
anni
il
signor
Antonio
e
il
signor
Francesco
sono
amici
,
anzi
compari
,
poiché
il
secondo
ha
tenuto
a
battesimo
la
piccola
Cosima
;
adesso
l
'
amico
gli
scrive
per
annunziargli
la
nascita
dell
'
ultima
bambina
,
e
lo
invita
per
la
nuova
festa
battesimale
.
Poi
cominciarono
ad
arrivare
le
visite
.
Dapprima
fu
don
Sebastiano
,
il
fratello
della
puerpera
.
In
quel
tempo
i
preti
sceglievano
la
loro
carriera
per
non
saper
che
altro
fare
;
ma
lo
zio
Sebastiano
,
sebbene
di
famiglia
povera
,
aveva
scelta
la
sua
per
vocazione
sincera
.
Era
un
uomo
intelligente
e
anche
colto
,
che
sapeva
di
lettere
e
di
latino
,
tanto
che
una
volta
,
essendo
stato
a
Roma
,
con
un
sacerdote
polacco
che
non
conosceva
l
'
italiano
si
erano
perfettamente
intesi
nella
lingua
di
Cicerone
.
Al
contrario
dell
'
altro
prete
di
famiglia
,
don
Ignazio
,
fratello
del
signor
Antonio
,
egli
amava
la
povertà
,
era
di
umore
allegro
,
e
l
'
unica
sua
debolezza
era
di
mandar
giù
,
fin
dalla
mattina
,
bicchierini
di
acquavite
e
di
vino
buono
.
Fu
Cosima
a
riceverlo
,
poiché
il
padre
finiva
le
sue
lettere
:
egli
sedette
a
gambe
aperte
,
nella
stanza
da
pranzo
,
tirando
su
la
sottana
sui
pantaloni
neri
sui
quali
pendevano
due
larghe
tasche
colme
di
carte
,
di
libri
e
di
altre
cose
;
mise
il
cappello
sulla
sedia
accanto
e
il
suo
viso
roseo
e
sodo
,
col
naso
corto
,
s
'
illuminò
di
gioia
quando
la
serva
gli
portò
un
calice
di
vino
bianco
.
Anche
la
manina
piccola
gli
si
era
avvicinata
con
confidenza
,
e
tirava
una
di
quelle
tasche
misteriose
che
attiravano
a
lui
i
fanciulli
come
comandava
Gesù
:
anzi
,
la
manina
di
lei
s
'
introdusse
nella
spaccatura
di
quella
specie
di
bisaccia
,
e
ne
trasse
un
piccolo
dolce
schiacciato
nel
suo
involucro
di
carta
velina
.
Cosima
volle
sgridarla
;
le
diede
un
colpettino
sulla
mano
,
ma
avrebbe
voluto
frugare
anche
lei
,
e
più
a
fondo
,
nelle
tasche
dello
zio
.
Egli
lasciava
fare
,
ridendo
;
poi
prese
entrambe
le
bambine
fra
le
sue
gambe
e
le
strinse
piuttosto
forte
,
mentre
traeva
dolci
,
frutta
secche
e
giuggiole
dalla
profondità
delle
saccocce
.
Ne
trasse
anche
due
numeri
della
Unità
cattolica
,
il
giornale
listato
a
nero
per
il
lutto
del
perduto
potere
temporale
del
pontefice
,
e
li
porse
al
signor
Antonio
,
entrato
in
qual
momento
.
Era
il
solo
giornale
che
essi
leggevano
,
passandoselo
uno
con
l
'
altro
;
e
anche
quella
mattina
discussero
l
'
articolo
di
fondo
di
don
Margotti
,
e
poi
la
critica
acerba
che
si
faceva
alla
moglie
di
un
ministro
del
Governo
usurpatore
;
poiché
la
signora
era
intervenuta
ad
una
festa
da
ballo
con
un
vestito
che
si
diceva
costasse
la
favolosa
somma
di
venti
mila
lire
.
Poi
andarono
tutti
,
comprese
le
bambine
che
si
attaccavano
alla
sottana
dello
zio
come
a
quella
di
una
donna
,
a
vedere
la
puerpera
.
Fu
,
quello
,
un
inverno
lungo
e
crudelissimo
,
quale
mai
non
s
'
era
conosciuto
.
Prima
venne
una
gran
neve
che
seppellì
i
monti
e
i
paesi
;
davanti
alla
casa
si
alzò
,
in
una
notte
,
oltre
un
metro
e
si
dovette
praticare
una
scia
,
in
mezzo
,
per
poter
passare
senza
affondarsi
.
I
ragazzi
,
sulle
prime
,
erano
felici
,
specialmente
quelli
che
avevano
la
scusa
di
non
andare
a
scuola
.
Andrea
fece
nell
'
orto
una
grande
statua
monumentale
,
con
due
castagne
per
pupille
e
un
berretto
di
pelo
in
testa
:
Santus
invece
tentò
di
andare
a
scuola
,
ma
dovette
tornare
indietro
perché
le
Scuole
erano
in
un
antico
Convento
al
limite
estremo
della
cittadina
e
la
neve
era
così
alta
che
non
ci
si
poteva
arrivare
.
Allora
lo
studente
si
chiuse
nella
camera
alta
,
con
un
freddo
siberiano
,
e
si
mise
a
studiare
.
Quella
che
più
si
divertiva
era
Cosima
.
Per
la
prima
volta
vedeva
la
neve
in
tutta
la
sua
terribile
bellezza
,
e
le
cose
le
sembravano
infinitamente
grandi
,
trasformate
in
nuvole
.
Un
altro
spettacolo
per
lei
meraviglioso
era
il
fuoco
.
Tutti
i
camini
erano
accesi
e
anche
il
focolare
centrale
della
cucina
;
pareva
che
la
fiamma
scaturisse
naturale
dal
pavimento
,
piegandosi
di
qua
e
di
là
curiosa
e
quasi
desiderosa
di
staccarsi
e
correre
intorno
;
il
fumo
saliva
verso
il
soffitto
e
verso
ogni
apertura
,
ma
tornava
indietro
come
respinto
dal
freddo
di
fuori
,
e
allora
si
faceva
dispettoso
e
annoiava
la
gente
.
Per
fortuna
un
servo
era
tornato
il
giorno
prima
dal
seminerio
,
cioè
dai
campi
ove
seminava
il
grano
,
e
adesso
,
bloccato
dalla
neve
,
restava
in
casa
e
si
rendeva
utile
in
cento
modi
:
spezzava
la
legna
sotto
la
tettoia
,
badava
al
cavallo
confinato
nella
stalla
,
al
maiale
e
alle
galline
rattrappite
dal
freddo
,
attizzava
il
fuoco
,
attingeva
l
'
acqua
dal
pozzo
,
e
infine
andò
anche
in
cerca
di
un
po
'
di
carne
per
fare
il
brodo
ai
padroni
.
Le
altre
provviste
erano
tutte
in
casa
,
e
non
c
'
era
da
aver
paura
anche
se
la
neve
durava
per
settimane
intere
.
Verso
sera
infatti
ricominciò
a
cadere
,
fitta
e
incessante
;
furono
chiuse
e
sprangate
porte
e
finestre
,
quasi
contro
un
nemico
,
e
nel
silenzio
profondo
le
voci
della
casa
vibrarono
come
in
un
rifugio
di
montagna
.
Nella
stanza
da
pranzo
,
c
'
era
anche
un
braciere
intorno
al
quale
sedevano
la
madre
e
le
bambine
:
Cosima
cercò
di
prender
posto
fra
le
sorelle
,
ma
le
due
,
al
solito
,
la
respinsero
e
la
punzecchiarono
,
nonostante
i
rimproveri
della
madre
:
paziente
e
silenziosa
ella
si
ritrasse
e
se
ne
andò
in
cucina
.
Lì
si
stava
forse
meglio
,
sebbene
il
fumo
continuasse
a
velare
l
'
ambiente
.
La
serva
sedeva
davanti
al
camino
e
già
sonnecchiava
,
mentre
il
servo
stava
lontano
dal
fuoco
,
poiché
un
uomo
forte
non
ha
e
non
deve
avere
freddo
,
e
,
per
spirito
d
'
imitazione
,
Andrea
gli
sedeva
accanto
,
entrambi
su
due
seggioline
basse
.
Cosima
a
sua
volta
sedette
a
fianco
della
serva
e
le
posò
la
testa
sul
grembo
un
po
'
grasso
e
tiepido
.
Il
servo
era
un
uomo
dei
paesi
:
si
chiamava
Proto
;
basso
e
tozzo
,
con
una
gran
barba
rossiccia
quadrata
e
gli
occhi
verdognoli
,
aveva
un
aspetto
quasi
fratesco
;
e
infatti
era
molto
religioso
e
semplice
,
di
una
innata
bontà
francescana
;
raccontava
sempre
storie
di
Santi
,
sebbene
Andrea
e
la
stessa
Cosima
preferissero
leggende
o
racconti
briganteschi
:
ma
questi
egli
li
lasciava
all
'
altro
servo
,
che
era
amico
dei
latitanti
ed
anche
dei
banditi
:
per
contentare
i
padroncini
Proto
sceglieva
una
via
di
mezzo
e
narrava
certe
lunghe
favole
che
sembravano
romanzi
.
-
Questa
,
-
diceva
quella
sera
,
-
non
è
inventata
:
è
proprio
vera
,
ed
è
accaduta
quando
io
ero
bambino
.
Al
mio
paese
l
'
inverno
è
più
lungo
e
rigido
di
questo
,
perché
stiamo
sui
monti
,
e
i
pastori
devono
scendere
con
le
greggie
a
svernare
in
pianura
,
le
donne
non
escono
mai
di
casa
,
i
mufloni
scendono
dalle
cime
in
cerca
di
cibo
.
-
Anche
i
lupi
?
-
domanda
Andrea
.
-
No
,
lupi
non
ce
ne
sono
.
Siamo
gente
buona
,
noi
,
e
anche
le
bestie
sono
buone
.
Non
c
'
è
animale
più
dolce
del
muflone
,
che
è
una
specie
di
capra
selvatica
,
ma
più
bello
e
agile
della
capra
;
e
assolutamente
innocuo
.
I
cacciatori
che
lo
prendono
,
e
vengono
anche
molto
di
lontano
per
questo
,
sono
più
crudeli
del
più
selvatico
di
essi
.
Una
volta
,
dunque
,
uno
di
questi
buoni
animali
,
spinto
dalla
fame
,
scese
fino
all
'
ultima
casa
del
paese
e
vi
si
aggirò
intorno
tutta
la
notte
.
Ora
dovete
sapere
che
in
quella
casa
viveva
una
fanciulla
il
cui
fidanzato
,
ricco
pastore
di
pecore
,
era
un
mese
avanti
partito
per
i
pascoli
del
sud
:
ma
durante
il
viaggio
si
era
ammalato
,
di
polmonite
,
e
adesso
giaceva
in
un
paese
lontano
,
mentre
i
suoi
servi
continuavano
il
viaggio
col
gregge
.
Il
dolore
più
grave
opprimeva
la
ragazza
:
avrebbe
voluto
raggiungere
il
fidanzato
,
ma
i
genitori
non
lo
permettevano
.
Quindi
piangeva
sempre
e
alla
notte
non
dormiva
.
Sentì
dunque
il
lieve
fruscìo
che
il
muflone
destava
intorno
alla
casa
.
Sulle
prime
si
spaventò
,
credendo
fossero
i
ladri
;
poi
pensò
che
forse
il
fidanzato
era
morto
e
il
suo
spirito
,
ritornato
nei
luoghi
della
loro
felicità
,
la
cercasse
.
Allora
si
alzò
e
aprì
la
finestra
.
La
notte
era
fredda
,
ma
serena
e
senza
neve
.
La
luna
illuminava
la
china
del
monte
,
che
scendeva
fino
alla
casa
:
e
in
quel
chiarore
la
ragazza
vide
il
muflone
,
che
frugava
qua
e
là
in
cerca
di
cibo
:
era
una
graziosa
bestia
,
col
pelo
color
rame
lucidato
dal
freddo
,
gli
occhi
grandi
e
dolci
scintillanti
alla
luna
.
Ella
pensò
:
è
certamente
il
suo
spirito
,
che
ha
preso
questa
forma
e
viene
a
salutarmi
prima
di
andarsene
all
'
altro
mondo
.
Scese
al
pian
terreno
e
socchiuse
la
porta
:
la
bestia
,
però
,
fuggì
.
Allora
lei
si
mise
il
cappuccio
e
andò
verso
una
muriccia
sotto
la
china
del
monte
:
il
muflone
non
tornava
,
ed
ella
si
persuase
che
non
era
lo
spirito
.
Rientrò
in
casa
,
e
mise
fuori
della
porta
un
canestro
con
fieno
ed
orzo
:
e
poco
dopo
sentì
il
ruminare
del
muflone
affamato
.
La
notte
dopo
fu
la
stessa
cosa
.
La
terza
notte
ella
lasciò
la
porta
aperta
e
mise
il
canestro
sulla
soglia
.
Seduta
accanto
al
focolare
,
vide
la
bestia
avanzarsi
,
tornare
indietro
,
avanzarsi
ancora
e
mangiare
.
Alla
quarta
notte
mise
il
canestro
nell
'
interno
della
cucina
,
accanto
alla
porta
spalancata
:
e
la
bestia
si
fece
coraggio
ed
entrò
.
Così
,
un
po
'
alla
volta
,
divennero
amici
;
ed
ella
si
affezionò
talmente
al
suo
protetto
,
che
provò
quasi
sollievo
alla
sua
pena
.
Lo
aspettava
tutte
le
notti
,
come
un
innamorato
,
e
se
esso
tardava
s
'
inquietava
per
lui
.
Non
raccontava
a
nessuno
l
'
avventura
,
per
timore
che
qualcuno
molestasse
la
bestia
:
la
raccontò
solo
al
fidanzato
,
quando
tornò
,
guarito
,
in
primavera
;
e
Alessio
,
così
si
chiamava
il
giovine
,
divenne
stranamente
geloso
.
Ma
il
muflone
,
adesso
,
non
scendeva
più
dai
monti
:
non
aveva
più
fame
;
inoltre
,
nel
tempo
bello
la
gente
stava
fuori
e
poteva
dargli
la
caccia
.
La
fanciulla
credette
di
non
rivederlo
più
:
si
sposò
in
autunno
;
e
ai
primi
d
'
inverno
lo
sposo
dovette
ripartire
con
la
greggia
,
i
servi
,
i
cani
.
Ed
ecco
,
la
notte
stessa
,
freddissima
notte
di
gelo
,
il
muflone
ritornò
:
ella
lo
sentì
battere
le
corna
alla
porta
e
scese
ad
aprire
col
cuore
che
le
pulsava
come
per
un
appuntamento
clandestino
.
La
storia
ricominciò
:
il
muflone
si
aggirava
famigliarmente
nella
cucina
,
come
un
cane
,
si
avvicinava
al
fuoco
;
e
la
sposa
gli
raccontava
sottovoce
tutte
le
sue
vicende
.
Ella
non
era
superstiziosa
;
non
credeva
,
come
altre
donne
del
paese
,
che
gli
spiriti
e
spesso
anche
gli
uomini
vivi
si
trasformino
in
bestie
,
specialmente
di
notte
:
ci
aveva
creduto
un
momento
,
al
primo
apparire
del
muflone
,
quando
si
sentiva
infelice
per
la
malattia
del
fidanzato
;
ma
adesso
che
era
felice
pensava
che
la
bestia
per
sé
stessa
era
una
creatura
straordinaria
,
sì
,
ma
semplicemente
bestia
,
che
le
voleva
bene
.
E
anche
lei
gliene
voleva
;
avrebbe
voluto
tenerselo
in
casa
;
le
dispiaceva
però
tenerlo
prigioniero
e
così
,
dopo
la
solita
visita
,
gli
riapriva
la
porta
.
E
adesso
viene
la
cosa
importante
.
Per
Natale
tornò
lo
sposo
.
Ella
fu
incerta
se
raccontargli
o
no
la
sua
avventura
:
però
non
nascose
una
certa
inquietudine
,
e
,
come
nelle
prime
notti
,
mise
il
canestro
col
fieno
e
l
'
orzo
fuori
della
porta
.
Il
mattino
dopo
lo
trovò
intatto
:
segno
che
la
bestia
non
era
venuta
.
E
non
tornò
,
per
tutte
le
notti
che
lo
sposo
restò
in
paese
.
Allora
un
senso
di
superstizione
riprese
la
giovine
donna
.
Si
,
certo
,
il
muflone
doveva
avere
qualche
cosa
di
umano
:
dimostrava
troppa
intelligenza
per
essere
solamente
un
animale
selvatico
.
D
'
altra
parte
ella
pensava
che
potevano
averlo
ucciso
,
e
ne
provava
un
vago
dolore
.
Lo
sposo
se
ne
accorgeva
,
e
non
sapeva
se
riderne
o
irritarsi
:
poiché
qualcuno
gli
aveva
riferito
che
una
voce
correva
in
paese
:
cioè
che
la
sposa
,
sebbene
da
così
poche
settimane
maritata
,
apriva
la
notte
la
porta
a
un
uomo
misterioso
,
venuto
di
lontano
,
che
correva
in
modo
da
non
lasciarsi
distinguere
.
Ed
ecco
il
giovane
marito
riparte
;
la
casetta
rimane
di
nuovo
triste
senza
di
lui
;
il
paese
è
coperto
di
neve
.
La
sposa
veglia
;
aspetta
il
suo
amico
,
ma
senza
troppa
speranza
di
rivederlo
.
Invece
il
muflone
,
come
avvertito
da
un
istinto
sovrannaturale
,
ritorna
:
ella
lo
accoglie
tremante
,
lo
nutre
,
lo
accarezza
,
lo
sente
palpitare
e
ansare
,
quasi
aspetta
di
sentirlo
parlare
.
E
osserva
che
la
bestia
,
questa
volta
,
non
ha
fretta
di
andarsene
.
E
ancora
ella
è
tentata
di
tenerselo
in
casa
;
che
male
ci
sarebbe
!
Finalmente
si
decide
a
riaprire
la
porta
,
e
l
'
amico
riparte
:
un
minuto
,
e
di
dietro
dalla
muriccia
bianca
di
neve
parte
un
colpo
di
fucile
:
la
bestia
cade
;
nel
silenzio
grande
si
sentono
i
cani
abbaiare
e
qualche
finestrina
si
apre
:
la
sposa
ha
un
presentimento
;
aspetta
che
tutto
sia
di
nuovo
quieto
;
esce
;
al
chiarore
della
neve
si
avanza
fino
alla
muriccia
e
trova
il
muflone
ucciso
,
con
gli
occhioni
spalancati
che
brillano
ancora
di
dolore
.
Ella
lo
coprì
di
neve
,
con
le
sue
mani
;
poi
tutta
la
notte
pianse
.
Non
si
accennò
all
'
avventura
;
e
quando
le
nevi
si
sciolsero
e
fu
ritrovata
la
spoglia
del
muflone
lo
si
credette
morto
di
fame
e
di
assideramento
.
Non
se
ne
parlò
più
;
neppure
col
marito
,
quando
egli
fu
di
ritorno
;
ma
una
cosa
terribile
accadde
.
In
settembre
nacque
alla
giovane
sposa
un
bambino
:
era
bello
,
coi
capelli
color
rame
e
gli
occhi
grandi
e
dolci
come
quelli
del
muflone
:
ma
era
sordomuto
.
La
storia
piacque
a
Cosima
.
Col
capo
appoggiato
al
grembo
della
serva
,
credeva
di
sognare
:
vedeva
il
paese
di
Proto
,
con
le
case
coperte
di
assi
annerite
dal
tempo
,
e
i
monti
scintillanti
di
neve
e
di
luna
;
ma
sopra
tutto
le
destava
una
impressione
profonda
,
quasi
fisica
,
il
mistero
della
favola
,
quel
silenzio
finale
,
grave
di
cose
davvero
grandiose
e
terribili
,
il
mito
di
una
giustizia
sovrannaturale
,
l
'
eterna
storia
dell
'
errore
,
del
castigo
,
del
dolore
umano
.
La
neve
durò
parecchi
giorni
;
più
disastroso
fu
un
periodo
di
pioggie
torrenziali
che
per
quattordici
giorni
diluviarono
ininterrottamente
,
accompagnate
da
raffiche
di
scirocco
quasi
calde
.
Adesso
il
fumo
non
tentava
neppure
di
uscire
dalla
cucina
;
la
pioggia
penetrava
dalle
finestre
,
sgocciolava
dai
tetti
;
una
vera
sorgente
scaturì
dalla
cantina
e
il
signor
Antonio
dovette
in
fretta
far
costruire
dal
fabbro
-
stagnaio
un
tubo
di
ferro
e
prendere
due
uomini
per
scaricare
l
'
acqua
della
cantina
nella
strada
.
Anche
la
strada
era
diventata
un
torrente
;
l
'
orto
uno
stagno
:
si
aveva
l
'
impressione
di
essere
in
una
barca
che
faceva
acqua
da
tutte
le
parti
.
Poi
le
ragazze
si
ammalarono
:
anche
Cosima
si
sentì
stringere
la
gola
,
fu
assalita
da
una
febbre
altissima
e
cominciò
a
sognare
le
cose
più
strane
e
spaventose
.
Giaceva
nel
letto
della
camera
a
pian
terreno
,
e
nei
momenti
di
lucidità
vedeva
il
viso
pallido
della
madre
piegarsi
sul
suo
e
ne
provava
un
senso
di
frescura
come
se
una
ninfea
umida
la
sfiorasse
:
ma
un
giorno
,
il
giorno
di
Sant
'
Antonio
,
grosse
gocce
di
rugiada
parvero
cadere
da
quel
fiore
:
era
ardente
,
però
,
quella
rugiada
;
e
Cosima
ne
sentì
anche
il
sapore
salato
:
il
sapore
del
più
grande
dolore
che
possa
colpire
una
donna
.
Venne
una
parente
,
per
domandare
come
stavano
le
ragazze
;
entrando
,
per
non
dimostrare
inquietudine
,
domandò
con
voce
allegra
:
-
Oggi
è
la
festa
del
padrone
di
casa
:
farete
banchetto
:
dov
'
è
il
porcellino
di
latte
?
-
Il
porcellino
per
la
festa
è
su
,
in
camera
delle
bambine
,
-
disse
la
madre
,
con
voce
rauca
.
E
la
parente
andò
a
vedere
:
era
morta
Giovanna
,
la
più
bella
di
tutte
le
cinque
sorelline
.
Dopo
la
morte
di
Giovanna
,
l
'
umore
della
mamma
cambiò
.
Era
stata
sempre
seria
;
adesso
diveniva
melanconica
,
taciturna
,
chiusa
in
un
mondo
tutto
suo
;
badava
ai
figli
e
alle
cose
domestiche
,
ma
con
una
freddezza
quasi
meccanica
,
con
scrupoli
di
un
dovere
dal
quale
non
si
aspetta
nessun
premio
.
Era
giovane
ancora
,
bella
,
ben
fatta
,
sebbene
di
piccola
statura
;
ma
a
volte
sembrava
vecchia
,
piegata
,
stanca
.
Forse
il
mistero
della
sua
tristezza
derivava
dal
fatto
ch
'
ella
si
era
sposata
senza
amore
,
ad
un
uomo
di
venti
anni
più
vecchio
di
lei
,
che
la
circondava
di
cure
,
che
viveva
solo
per
lei
e
la
famiglia
,
ma
non
poteva
darle
la
soddisfazione
e
il
piacere
dei
quali
tutte
le
donne
giovani
hanno
bisogno
.
Ed
ella
non
poteva
procurarseli
fuori
del
recinto
domestico
:
non
poteva
,
per
dovere
innato
.
Aveva
una
volta
amato
?
Si
diceva
che
,
sì
,
prima
di
sposarsi
,
avesse
corrisposto
ad
un
giovine
povero
:
nessuno
sapeva
però
chi
era
,
e
forse
neppure
esisteva
.
Ci
sono
mole
donne
che
vivono
del
ricordo
di
un
amore
fantastico
;
e
l
'
amore
vero
è
per
esse
un
mistero
grande
e
inafferrabile
come
quello
della
divinità
.
Inoltre
la
famiglia
della
mamma
era
tutta
un
po
'
strana
.
Il
padre
,
d
'
origine
straniera
,
chi
diceva
genovese
,
chi
addirittura
spagnuolo
,
aveva
fatto
un
po
'
tutti
i
mestieri
:
in
ultimo
,
proprietario
di
una
casa
e
di
un
piccolo
podere
nella
valle
,
si
era
ritirato
in
questo
,
in
una
capanna
,
e
viveva
da
eremita
,
coltivando
la
poca
terra
e
allevando
uccelli
e
gatti
selvatici
.
Eppure
i
figli
erano
venuti
su
bene
,
perché
la
loro
piccola
madre
li
educava
santamente
:
uno
era
prete
,
l
'
altro
segretario
comunale
in
un
paese
del
circondario
:
le
figlie
sposate
:
ma
tutti
avevano
un
carattere
diverso
da
quello
degli
abitanti
del
luogo
;
mattoidi
,
li
chiamavano
,
questi
altri
abitanti
beffardi
e
scrutatori
,
mentre
i
figli
dell
'
eremita
erano
distratti
e
sognatori
e
quando
parlavano
dicevano
sempre
parole
di
tagliente
verità
.
Fra
questa
gente
e
in
questo
ambiente
è
cresciuta
dunque
la
piccola
Cosima
:
adesso
ha
sette
anni
e
va
anche
lei
a
scuola
,
con
la
sorella
maggiore
che
ripete
la
quarta
elementare
.
Il
viaggio
,
per
arrivare
al
Convento
che
serve
da
scuola
,
è
tutto
avventuroso
per
lei
:
bisogna
scendere
per
strade
anguste
male
selciate
,
attraverso
casette
di
povera
gente
,
fino
alla
piazza
,
dove
è
il
quartiere
aristocratico
,
con
case
alte
,
balconi
,
tende
inamidate
alle
finestre
.
Siedono
per
terra
,
in
un
lato
della
piazza
,
le
erbivendole
coi
loro
cestini
di
verdura
:
per
lo
più
sono
serve
,
che
vendono
i
prodotti
degli
orti
dei
loro
padroni
,
e
raccontano
i
fatti
di
questi
;
a
volte
c
'
è
anche
un
carro
che
viene
dai
paesi
della
costa
,
carico
di
pesce
,
o
di
cocomeri
e
di
melloni
;
allora
è
un
accorrere
di
compratori
golosi
,
e
lo
stesso
signor
Antonio
,
se
gli
capita
,
acquista
un
chilogramma
di
cefali
o
un
popone
fragrante
e
lo
porta
a
casa
dentro
il
fazzolettone
a
scacchi
.
Dalla
piazza
lo
stradone
provinciale
,
che
attraversa
il
paese
,
prende
il
nome
di
Via
Maggiore
:
c
'
è
un
lungo
palazzo
signorile
,
che
con
le
sue
logge
e
i
suoi
cornicioni
forma
la
meraviglia
di
Cosima
;
c
'
è
,
più
giù
,
il
caffè
con
le
porte
vetrate
e
,
dentro
,
gli
specchi
e
i
divani
,
altra
meraviglia
di
Cosima
:
e
qua
e
là
negozi
e
mercerie
,
botteghe
di
panno
e
botteghe
di
commestibili
:
ma
quella
che
più
interessa
la
nostra
scolaretta
è
la
libreria
del
signor
Carlino
,
dove
si
vendono
i
quaderni
,
l
'
inchiostro
,
i
pennini
;
tutte
quelle
cose
magiche
,
insomma
,
con
le
quali
si
può
tradurre
in
segni
la
parola
,
e
più
che
la
parola
il
pensiero
dell
'
uomo
.
Qualcuno
di
questi
segni
straordinarii
Cosima
lo
sa
già
tracciare
,
perché
lo
zio
Sebastiano
glielo
ha
insegnato
;
in
modo
che
ella
non
va
alla
prima
,
ma
addirittura
alla
seconda
elementare
.
Il
Convento
ha
due
ingressi
,
uno
per
i
maschi
e
l
'
altro
per
le
femmine
:
a
questo
si
sale
per
una
breve
scaletta
esterna
,
e
si
entra
in
un
lungo
corridoio
chiaro
e
pulito
sul
quale
si
aprono
le
aule
:
piccole
aule
che
sanno
ancora
di
odore
claustrale
,
con
le
finestre
munite
d
'
inferriata
,
dalle
quali
però
si
vede
il
verde
degli
orti
e
si
sente
il
fruscìo
dei
pioppi
e
delle
canne
della
valle
sottostante
.
Uccellini
verdognoli
si
posano
sui
davanzali
,
le
nuvole
color
di
rame
dei
primi
giorni
di
ottobre
passano
sul
ciclo
basso
di
un
azzurro
intenso
eppure
luminoso
,
e
la
voce
della
maestra
risona
nel
silenzio
come
quella
del
mandriano
che
su
una
china
alpestre
richiama
le
caprette
sbandate
.
E
delle
caprette
dai
grandi
occhi
liquidi
di
un
colore
azzurrognolo
,
le
ragazzine
,
una
quindicina
in
tutto
,
hanno
la
voglia
di
evadere
dal
recinto
,
ove
si
pascola
l
'
erba
del
sapere
,
per
precipitarsi
nei
meandri
della
valle
e
arrampicarsi
sui
pioppi
lungo
il
torrentello
ancora
asciutto
.
Sono
quasi
tutte
ragazzine
un
po
'
selvatiche
,
sebbene
alcune
,
come
Cosima
,
di
famiglie
benestanti
e
quasi
signorili
:
le
sue
compagne
di
banco
sono
però
figlie
una
di
pastori
,
l
'
altra
di
un
fabbro
che
venuto
da
un
paese
lontano
sulle
prime
dovette
,
per
la
sua
grande
povertà
,
prendere
alloggio
in
una
grotta
poco
distante
dal
paese
,
poi
a
poco
a
poco
fece
fortuna
e
adesso
ha
una
bella
casa
e
un
'
officina
che
lavora
giorno
e
notte
.
Anche
la
maestra
non
è
del
luogo
;
anzi
viene
di
molto
lontano
,
d
'
oltre
mare
,
e
la
chiamano
appunto
la
Continentale
:
è
una
donna
ancora
bella
,
coi
capelli
biondi
crespi
,
ma
irascibile
e
nervosa
.
Cosima
sola
ha
da
lei
una
accoglienza
buona
e
gentile
:
la
bambina
però
,
istintiva
,
prova
subito
un
senso
di
diffidenza
per
quella
signora
dalla
voce
grossa
e
gli
occhi
vuoti
,
e
rimane
ferma
,
rigida
,
al
suo
posto
accanto
alla
finestra
.
Per
nove
mesi
dell
'
anno
ella
occupò
quel
posto
,
profittando
delle
lezioni
più
di
ogni
altra
scolaretta
;
era
una
delle
più
piccole
,
ma
la
più
brava
,
e
quando
veniva
l
'
ispettore
era
sempre
lei
l
'
interrogata
.
E
faceva
bella
figura
,
sebbene
l
'
uomo
,
con
una
grossa
testa
carducciana
,
scuro
il
viso
,
le
destasse
un
brivido
di
spavento
:
ma
anche
di
ammirazione
:
poiché
egli
era
l
'
arca
santa
del
sapere
,
colui
che
davvero
poteva
interpretare
le
carte
scritte
e
le
pagine
stampate
come
i
sacerdoti
i
libri
sacri
.
E
Cosima
aveva
una
gran
voglia
di
sapere
:
più
che
i
giocattoli
l
'
attiravano
i
quaderni
;
e
la
lavagna
della
classe
,
con
quei
segni
bianchi
che
la
maestra
vi
tracciava
,
e
che
aveva
per
lei
il
fascino
di
una
finestra
aperta
sull
'
azzurro
scuro
di
una
notte
stellata
.
Fu
promossa
senza
esame
:
la
maestra
le
consegno
una
letterina
per
il
signor
Antonio
,
con
la
fausta
notizia
;
ed
ella
la
portò
a
casa
sventolandola
ogni
tanto
come
una
bandiera
di
trionfo
;
tanto
che
la
sorella
maggiore
le
dava
,
per
il
dispetto
,
pizzicotti
e
spintoni
;
ma
quando
il
padre
aprì
il
messaggio
rimase
piuttosto
freddo
,
ed
anzi
un
sorriso
sarcastico
gli
strinse
le
labbra
sottili
:
poiché
la
signora
maestra
,
il
cui
marito
era
un
noto
ubriacone
,
e
anche
lei
,
si
diceva
,
non
sdegnava
qualche
bicchierotto
di
vino
buono
,
gli
chiedeva
denari
in
prestito
.
Questa
fu
una
delle
prime
commediole
tragiche
della
realtà
che
diede
a
Cosima
una
lezione
pratica
della
vita
.
Gli
altri
anni
di
scuola
passarono
presto
:
tre
in
tutto
,
poiché
la
quarta
classe
fu
ripetuta
,
ed
ella
ebbe
facilmente
il
primo
premio
,
consistente
in
un
libro
del
Tommaseo
con
la
copertina
bianca
fregiata
di
oro
.
Adesso
aveva
dieci
anni
,
e
la
sua
precocità
gliene
accresceva
qualcun
altro
.
Due
bizzarre
famiglie
,
disordinate
e
forestiere
tutte
e
due
,
erano
intanto
venute
ad
abitare
nel
piccolo
quartiere
;
una
era
quella
di
un
armaiolo
,
cacciatore
infaticato
,
che
quando
era
in
casa
faceva
rintronare
i
dintorni
con
gli
urli
contro
la
moglie
e
le
figlie
giovinette
.
Da
queste
ragazze
,
che
già
avevano
girato
un
bel
po
'
di
mondo
,
Cosima
apprese
i
misteri
che
fanno
della
donna
e
dell
'
uomo
un
essere
solo
:
non
ne
fu
molto
turbata
,
perché
i
suoi
sensi
erano
chiusi
ancora
in
un
boccio
che
la
vita
castissima
della
sua
famiglia
non
tendeva
certo
a
far
fiorire
.
Ma
le
cose
,
specialmente
della
natura
,
le
apparvero
già
in
un
barlume
nuovo
,
come
di
aurora
che
segue
l
'
incerto
biancore
dell
'
alba
.
Ecco
,
più
che
le
confidenze
a
bassa
voce
delle
sue
amichette
straniere
,
la
colpiscono
i
diversi
profumi
del
piccolo
orto
;
quello
dei
gigli
,
sopra
tutto
,
e
delle
rose
;
ella
chiude
gli
occhi
nel
piegare
il
viso
sui
fiori
appena
sbocciati
,
e
quel
misterioso
senso
subcosciente
di
una
vita
anteriore
,
che
prova
nel
vedere
la
nonnina
,
la
riprende
più
forte
.
Già
ella
ne
capiva
qualche
cosa
,
e
tentava
di
spiegarsela
,
vagamente
,
come
si
cerca
d
'
interpretare
i
sogni
.
Anche
leggendo
già
di
nascosto
i
libri
del
fratello
maggiore
,
e
quelli
che
esistevano
in
casa
,
pensava
a
una
vita
lontana
,
diversa
dalla
sua
,
e
che
pure
le
sembrava
di
aver
un
giorno
conosciuto
.
Così
,
a
quell
'
età
,
lesse
i
primi
romanzi
:
uno
dei
quali
era
I
Martiri
di
Chateaubriand
,
che
lasciò
nella
sua
fantasia
una
traccia
profonda
.
Non
è
detto
però
che
anche
nel
suo
ambiente
la
vita
non
cominciasse
a
mostrarle
la
faccia
della
realtà
,
e
gli
avvenimenti
non
prendessero
,
a
volte
,
colori
e
movimenti
insoliti
.
Uno
dei
fatti
più
impressionanti
e
dolorosi
fu
la
scoperta
fatta
un
giorno
dal
padre
,
di
denari
che
mancavano
dal
suo
cassetto
chiuso
a
chiave
.
Egli
non
si
ingannò
un
attimo
solo
:
chiamò
il
figlio
Andrea
,
che
allora
aveva
sedici
anni
,
e
lo
interrogò
a
lungo
.
Andrea
era
rimasto
un
ragazzo
basso
e
robusto
,
senza
voglia
di
studiare
,
e
frequentava
altri
ragazzi
di
famiglie
paesane
,
benestanti
e
prepotenti
.
Alcune
donne
di
malaffare
,
appollaiate
in
certe
casupole
del
quartiere
di
San
Pietro
,
il
più
schiettamente
popolare
della
cittadina
,
attiravano
questi
giovanetti
esuberanti
di
vita
e
abbandonati
a
se
stessi
.
Il
signor
Antonio
,
un
po
'
tardi
,
si
avvedeva
di
aver
dato
anche
lui
troppa
libertà
al
ragazzo
,
buono
e
generoso
in
fondo
,
ma
con
tutti
gli
istinti
di
una
razza
ancora
primitiva
.
Un
furore
muto
,
alimentato
di
rimorso
,
di
paura
per
l
'
avvenire
,
di
propositi
di
fermezza
e
di
repressione
ad
ogni
costo
,
lo
sostenne
nel
lungo
interrogatorio
che
fece
ad
Andrea
.
Il
giovane
negava
di
aver
preso
i
denari
:
allora
il
padre
lo
perquisì
;
gli
trovò
alcune
monete
e
la
chiave
che
apriva
il
cassetto
.
Andrea
continuava
a
negare
.
Allora
il
signor
Antonio
prese
una
corda
e
la
lanciò
ad
una
trave
della
cucina
:
chiuse
le
porte
e
le
finestre
,
mandò
fuori
le
donne
.
Disse
con
calma
:
-
Vedi
,
Andrea
:
io
stesso
farò
giustizia
immediatamente
,
se
tu
non
riconosci
la
tua
colpa
.
Ti
impiccherò
con
le
mie
mani
.
E
l
'
altro
confessò
.
Tutto
parve
cancellato
:
eppure
un
'
ombra
rimase
sopra
la
famiglia
:
poiché
padre
e
figlio
erano
d
'
improvviso
apparsi
in
una
luce
di
terrore
e
di
morte
.
La
madre
si
fece
ancora
più
triste
:
Cosima
si
piegò
come
uno
dei
suoi
gigli
sciupati
dal
vento
.
Ma
il
giovane
parve
immediatamente
emendarsi
.
Dichiarò
che
non
voleva
proseguire
inutilmente
gli
studi
,
e
desiderava
lavorare
.
Allora
il
padre
pensò
di
associarlo
ai
suoi
affari
:
lo
mandò
a
sorvegliare
le
lavorazioni
di
carbone
e
di
cenere
che
aveva
sui
boschi
della
montagna
,
non
solo
,
ma
lo
fece
partire
per
un
viaggio
d
'
istruzione
commerciale
,
con
lettere
di
presentazione
e
raccomandazioni
ai
suoi
corrispondenti
di
Napoli
e
di
Livorno
.
Anche
Santus
era
fuori
:
già
da
due
anni
frequentava
il
liceo
di
Cagliari
,
e
prometteva
di
diventare
un
bravo
dottore
in
lettere
o
in
medicina
.
Preferì
quest
'
ultima
,
pure
non
abbandonando
i
suoi
studi
e
i
suoi
gusti
letterari
.
Quando
tornava
per
le
vacanze
era
un
ampio
respiro
di
nuova
vita
che
animava
la
casa
.
Portava
libri
e
regali
,
ed
era
vestito
con
modesta
ma
accurata
eleganza
.
Ed
era
bello
,
col
viso
fine
che
sembrava
quello
di
una
razza
diversa
dalla
sua
,
i
grandi
occhi
chiari
,
trasparenti
di
intelligenza
e
di
bontà
.
Non
parlava
molto
,
ma
parlava
bene
,
e
aveva
già
una
cultura
larga
e
profonda
,
aiutata
da
una
memoria
straordinaria
.
E
quello
che
più
stupiva
in
lui
era
la
serietà
,
quasi
l
'
austerità
dei
costumi
:
non
fumava
,
non
beveva
,
non
guardava
le
donne
:
studiava
sempre
,
anche
durante
le
vacanze
.
Qualche
volta
veniva
a
cercarlo
un
suo
compagno
di
studi
;
Antonino
,
si
chiamava
,
un
bellissimo
giovane
bruno
dall
'
aria
un
po
'
beffarda
,
vestito
inappuntabilmente
alla
moda
di
allora
,
-
cappellino
di
paglia
con
nastro
di
tulle
e
veletta
all
'
estate
,
mantello
azzurro
d
'
inverno
,
drappeggiato
con
eleganza
dannunziana
,
-
(
almeno
così
Antonino
dava
ad
intendere
,
chiamando
fraternamente
col
solo
nome
di
Gabriele
il
giovanissimo
poeta
che
aveva
degnato
di
una
sua
visita
il
paese
di
Cosima
)
.
Anche
lui
,
Antonino
,
apparteneva
ad
una
famiglia
mista
,
fra
borghese
e
paesana
:
la
madre
e
le
sorelle
vestivano
in
costume
,
mentre
lui
e
i
fratelli
,
tutti
studenti
,
avevano
quasi
un
'
aria
aristocratica
.
Il
padre
,
veramente
,
era
esattore
d
'
imposte
,
un
uomo
rude
,
taciturno
,
poco
pratico
della
lingua
italiana
(
come
i
maggiori
signori
del
resto
)
,
di
mirabile
animo
e
nobiltà
.
Ben
caratteristica
era
la
loro
abitazione
,
l
'
ultima
del
paese
,
costituita
da
fabbricati
bassi
che
davano
su
un
cortile
chiuso
,
e
dove
,
oltre
la
loro
famiglia
,
vivevano
altri
parenti
,
con
numerosi
ragazzi
:
una
specie
di
clan
,
ma
di
gente
incivilita
,
anzi
,
intelligentissima
.
I
ragazzi
studiavano
tutti
,
ed
erano
caustici
,
osservatori
,
beffardi
.
Una
bella
vigna
che
guardava
sulla
valle
e
verso
i
monti
a
nord
,
in
dolce
pendìo
,
era
attigua
alla
casa
:
più
tardi
il
padre
di
Antonino
costruì
in
un
angolo
di
questa
vigna
una
casina
alta
,
dove
lo
studente
,
nelle
poche
settimane
che
rimaneva
in
paese
,
viveva
come
in
una
torre
d
'
avorio
,
studiando
,
o
fingendo
di
studiare
.
Fu
il
primo
,
il
lungo
amore
di
Cosima
.
Quando
egli
veniva
a
cercare
Santus
,
ella
si
nascondeva
,
presa
dal
terrore
che
egli
potesse
rivolgerle
un
semplice
sguardo
.
Ma
non
c
'
era
pericolo
:
egli
passava
accanto
a
lei
e
alle
altre
ragazze
anche
maggiori
e
più
belle
ed
esperte
di
lei
,
senza
neppure
vederle
;
e
se
veniva
a
cercare
Santus
era
perché
con
lui
poteva
parlare
delle
cose
e
delle
persone
conosciute
nella
città
dei
loro
studi
;
e
perché
Santus
,
poi
,
lo
attirava
con
la
sua
singolare
intelligenza
e
la
sua
originalità
.
Adesso
,
poi
,
il
futuro
medico
,
si
dedica
insolitamente
ad
altre
cose
all
'
infuori
dei
suoi
studi
.
Costruisce
,
per
esempio
,
un
pallone
volante
,
come
li
chiamavano
allora
,
e
riesce
a
meraviglia
:
nessuno
conosce
il
segreto
del
suo
apparecchio
;
ma
è
certo
che
il
pallone
,
di
carta
-
seta
,
per
il
cui
finanziamento
Santus
è
riuscito
a
farsi
dare
qualche
sussidio
dalla
madre
,
un
bel
giorno
sale
dal
cortile
della
casa
,
leggero
e
colorato
come
una
grande
bolla
di
sapone
;
vola
sopra
il
paese
,
richiamando
l
'
attenzione
e
l
'
ammirazione
di
tutti
,
sparisce
,
non
ritorna
.
Qualche
giorno
dopo
si
seppe
che
era
sceso
,
senza
incendiarsi
,
in
un
angolo
della
montagna
.
Alcuni
piccoli
pastori
di
capre
lo
avevano
veduto
librarsi
sopra
le
roccie
,
illuminato
dal
tramonto
,
credendolo
una
cosa
sovrannaturale
,
e
,
nel
vederlo
scendere
,
si
erano
inginocchiati
presi
da
terrore
superstizioso
,
gridando
:
È
lo
Spirito
Santo
,
è
lo
Spirito
Santo
.
Lusingato
da
questo
successo
,
lo
studente
ne
tentò
un
altro
.
Costruì
una
ruota
pirotecnica
,
che
doveva
innalzarsi
come
il
pallone
e
accendersi
con
fuochi
artificiali
di
sorprendente
effetto
.
Alcuni
razzi
di
prova
riuscirono
bene
:
guizzarono
in
alto
,
una
sera
di
agosto
,
si
aprirono
in
meravigliosi
getti
di
fiori
incandescenti
:
ma
quando
si
trattò
di
issare
e
far
funzionare
la
ruota
,
questa
s
'
incendiò
,
con
grande
spavento
della
famiglia
,
e
il
giovine
inventore
ne
ebbe
una
mano
e
un
braccio
gravemente
ustionati
.
L
'
insuccesso
e
il
male
lo
avvilirono
:
dovette
mettersi
a
letto
,
e
per
placargli
le
sofferenze
e
farlo
dormire
,
il
dottore
gli
ordinò
una
miscela
alla
quale
era
mescolato
del
cognac
.
Egli
si
addormentò
;
ma
come
se
gli
avessero
propinato
una
bevanda
magica
,
si
svegliò
stordito
,
e
quando
le
sofferenze
della
sua
scottatura
lo
tormentavano
,
si
preparava
la
bevanda
e
ricadeva
in
sopore
.
Il
suo
umore
cambiò
:
divenne
irascibile
e
pigro
,
trascurò
i
suoi
libri
,
si
assentò
per
intere
giornate
da
casa
senza
dire
dove
andava
.
Solo
la
compagnia
di
Antonino
pareva
piacergli
:
si
chiudevano
per
lunghe
ore
nella
camera
alta
della
casa
,
e
se
Cosima
,
con
la
forza
della
curiosità
e
della
passione
,
riusciva
a
mettersi
in
ascolto
nel
pianerottolo
li
sentiva
leggere
ad
alta
voce
e
commentare
e
discutere
di
cose
letterarie
.
Antonino
recitava
i
versi
ultimi
del
suo
diletto
poeta
:
una
mattina
la
sua
voce
risonò
più
alta
del
solito
,
e
nell
'
umile
sereno
silenzio
della
piccola
casa
patriarcale
,
si
diffuse
come
una
musica
che
raccontava
di
città
lontane
,
luminose
di
fontane
,
di
statue
,
di
giardini
,
popolate
solo
di
amanti
,
di
donne
bellissime
,
di
gente
felice
.
Quante
volte
,
in
su
'
mattini
chiari
e
tiepidi
io
l
'
aspetto
!
Ella
ancora
ne
'
l
suo
letto
ride
ai
sogni
mattutini
.
Su
la
piazza
Barberini
s
'
apre
il
ciel
,
zaffiro
schietto
.
Il
Tritone
del
Bernini
leva
il
candido
suo
getto
.
Intorno
a
quel
tempo
morì
la
nonnina
.
L
'
estate
era
certamente
stagione
più
felice
.
C
'
erano
giornate
caldissime
,
ma
era
un
caldo
fermo
,
quasi
lucido
,
e
l
'
azzurro
del
cielo
,
un
po
'
basso
,
sembrava
quello
dei
quadri
di
Zuloaga
.
Qualche
servo
tornava
dalla
mietitura
,
abbrustolito
come
da
un
incendio
,
e
si
buttava
,
febbricitante
di
malaria
,
su
una
stuoia
nell
'
angolo
della
tettoia
:
in
cambio
le
donne
che
,
all
'
ombra
del
cortile
,
spezzavano
mucchi
di
mandorle
che
un
incettatore
veniva
tutti
gli
anni
a
comprare
,
ridevano
e
cantavano
stornelli
paesani
che
facevano
un
contrasto
ben
curioso
coi
rondò
preziosissimi
recitati
da
Antonino
nella
camera
di
Santus
.
Erano
gridi
di
passione
,
profonda
e
ardente
come
quel
cielo
sopra
la
terra
bruciata
dal
sole
:
e
chi
,
di
quelle
donne
giovani
e
brune
che
non
pensavano
ad
altro
che
all
'
amore
,
si
lamentava
di
vivere
in
mezzo
alle
spine
,
per
un
solo
innamorato
:
chi
diceva
all
'
amante
:
a
cara
bellu
ja
ses
,
traitore
che
a
Zudas
:
bello
di
viso
,
traditore
come
Giuda
;
chi
invitava
un
altro
a
succhiarle
il
sangue
vivo
dal
cuore
;
qualche
volta
la
voce
di
una
donna
disillusa
si
alzava
però
ad
ammonire
le
appassionate
,
e
allora
il
coro
femminile
taceva
,
con
una
pausa
quasi
spaventata
.
L
'
ammonimento
diceva
:
Su
sordadu
in
sa
gherra
nan
chi
s
'
est
,
olvidadu
;
no
s
'
ammentat
,
de
Deus
.
Torrat
,
su
corpus
meu
,
pustis
chi
es
,
sepultadu
,
a
sett
'
unzas
de
terra
.
Il
soldato
,
nella
guerra
,
-
dicono
che
si
è
dimenticato
,
-
non
si
ricorda
di
Dio
.
-
Ritorna
il
corpo
mio
,
-
dopo
che
è
seppellito
,
-
a
sette
oncie
di
terra
.
Verso
sera
,
andate
via
le
donne
,
raccolte
entro
sacchi
puliti
le
mandorle
sgusciate
,
la
serva
,
le
ragazze
,
qualche
volta
la
madre
,
sedevano
al
fresco
del
cortile
,
sotto
le
grandi
stelle
dell
'
Orsa
le
cui
ruote
viaggiavano
verso
un
paese
di
sogno
.
Il
servo
malarico
,
riavutosi
alquanto
,
si
sollevava
e
prendeva
parte
alle
chiacchiere
famigliari
.
Era
un
bel
giovine
,
lontano
parente
del
signor
Antonio
,
olivastro
e
coi
denti
bianchissimi
:
pareva
un
etiope
,
ed
anche
il
suo
modo
di
pensare
aveva
un
colore
barbarico
.
Parlava
sempre
di
banditi
e
delle
loro
imprese
brigantesche
.
Bisogna
dire
che
,
in
quel
tempo
,
il
banditismo
locale
aveva
ancora
un
carattere
quasi
epico
.
Odî
di
famiglia
,
sete
di
vendetta
,
pregiudizî
di
onore
erano
per
lo
più
l
'
origine
di
questi
episodî
di
sangue
che
funestavano
la
vita
del
paese
e
di
intere
contrade
.
Il
giovane
servo
,
poi
,
abbelliva
le
avventure
dei
banditi
con
la
sua
fantasia
,
e
lui
stesso
si
lasciava
travolgere
da
una
suggestione
malefica
che
lo
spingeva
a
farneticare
sogni
di
libertà
,
di
imprese
ove
,
più
che
altro
,
il
ribelle
alle
leggi
sociali
,
ha
modo
di
spiegare
il
suo
coraggio
,
la
sua
abilità
,
la
sua
forza
d
'
animo
,
il
disprezzo
per
il
pericolo
e
la
morte
.
Era
,
infine
,
una
specie
di
anarchico
,
che
non
potendo
eguagliare
la
sorte
degli
uomini
liberi
e
svincolarsi
dal
suo
destino
di
servo
,
intendeva
distruggere
il
bene
degli
altri
e
crearsi
una
potenza
,
una
regola
di
vita
diversa
da
quella
usuale
.
In
quel
tempo
,
specialmente
una
banda
di
uomini
armati
di
tutto
punto
,
decisi
a
tutto
,
protetti
anche
,
o
per
amicizia
,
o
per
complicità
,
o
per
paura
,
da
una
vasta
rete
di
favoreggiatori
,
infieriva
nel
Circondario
.
I
capi
erano
due
fratelli
,
giovanissimi
,
terribili
,
si
diceva
anche
feroci
:
la
radice
del
loro
odio
contro
la
società
era
una
ingiustizia
da
loro
subita
,
una
condanna
per
un
reato
del
quale
erano
innocenti
:
condanna
alla
quale
d
'
altronde
sfuggivano
con
la
loro
latitanza
.
Bisogna
dire
però
che
,
o
per
istinto
,
o
esasperati
dalla
loro
mala
sorte
,
non
rispettavano
la
roba
altrui
;
così
che
in
pochi
anni
s
'
erano
fatti
un
patrimonio
:
possedevano
terre
,
case
,
bestiame
,
servi
e
pastori
.
Un
giorno
,
durante
quell
'
ultima
estate
,
una
giovane
donna
,
quasi
fanciulla
,
si
presentò
di
mattina
nella
casa
del
signor
Antonio
e
chiese
di
parlargli
.
Egli
la
ricevette
nella
stanza
dove
sbrigava
i
suoi
affari
,
e
le
domandò
benevolmente
che
cosa
desiderava
.
Ella
era
vestita
in
costume
:
aveva
un
viso
pallido
e
fine
,
con
due
grandi
;
occhi
neri
sormontati
da
sopracciglia
foltissime
,
rivelatrici
di
un
carattere
forte
.
Disse
,
con
una
certa
umiltà
:
-
Lei
possiede
,
sul
Monte
Orthobene
,
un
bosco
di
lecci
,
che
tutti
gli
anni
affitta
per
il
pascolo
delle
ghiande
ai
porci
.
Si
vorrebbe
averlo
noi
in
affitto
,
questa
prossima
stagione
.
-
È
già
affittato
-
dice
il
signor
Antonio
;
-
per
tre
anni
lo
ha
esclusivamente
il
proprietario
di
bestiame
Elias
Porcu
.
-
Elias
lo
cederà
volentieri
,
se
vossignoria
lo
permette
.
-
Non
credo
possa
cederlo
volentieri
:
ne
ha
bisogno
assoluto
.
-
Se
vossignoria
glielo
impone
,
Elias
lo
cederà
immediatamente
.
Calmo
e
fermo
,
col
piccolo
pugno
bianco
sul
tavolo
,
l
'
uomo
replica
:
-
Io
non
ho
mai
imposto
a
nessuno
cosa
che
non
fosse
giusta
.
-
Ma
anche
adesso
sarebbe
una
cosa
giusta
.
Poiché
i
miei
fratelli
hanno
bisogno
,
per
il
loro
branco
di
suini
,
di
un
pascolo
di
ghiande
;
e
tutti
i
proprietari
dicono
di
averli
già
affittati
,
mentre
non
è
vero
.
-
Io
non
so
quello
che
possono
dire
gli
altri
proprietari
;
ciò
che
so
è
che
il
mio
bosco
è
già
affittato
:
e
basta
!
-
concluse
,
sollevando
il
pugno
;
ma
subito
lo
riposò
sul
tavolo
senza
picchiarvi
sopra
:
i
suoi
occhi
però
avevano
preso
la
luce
argentea
e
lucente
dell
'
acciaio
affilato
.
La
ragazza
non
cedeva
:
anche
i
suoi
occhi
brillarono
,
tuttavia
cupi
sotto
le
tempestose
sopracciglia
.
-
Vossignoria
sa
chi
sono
i
miei
fratelli
?
-
E
poiché
l
'
altro
non
dimostrava
curiosità
,
aggiunse
con
fierezza
,
quasi
vantasse
una
parentela
di
eroi
:
-
Sono
i
fratelli
...
-
e
pronunziò
un
nome
.
-
I
banditi
.
Allora
il
signor
Antonio
sorrise
.
-
Fossero
pure
i
sette
fratelli
della
favola
,
i
banditi
che
diedero
il
loro
nome
ai
monti
sui
quali
si
nascondevano
,
io
non
manco
di
impegno
con
Elias
Porcu
.
E
basta
!
-
ripeté
;
e
questa
volta
batté
il
pugno
,
come
quando
sigillava
una
lettera
con
le
ostie
colorate
.
La
ragazza
si
alzò
:
non
proferì
una
minaccia
,
ma
se
ne
andò
senza
salutare
.
Il
signor
Antonio
non
disse
nulla
in
famiglia
,
sebbene
tutti
si
fossero
accorti
della
visita
e
ne
provassero
inquietudine
.
E
un
fatto
strano
accadde
la
sera
stessa
,
a
ora
tarda
,
quando
tutti
erano
già
a
letto
,
e
solo
il
padrone
vegliava
ancora
nella
stanza
da
pranzo
,
leggendo
un
numero
arretrato
della
sua
prediletta
nerolistata
Unità
cattolica
.
D
'
un
tratto
qualcuno
bussò
lievemente
alla
porta
.
Il
signor
Antonio
aprì
,
e
neppure
per
un
attimo
si
illuse
sullo
scopo
di
quella
visita
insolita
.
La
strada
era
buia
,
ma
al
chiarore
che
,
per
il
corridoio
d
'
ingresso
,
arrivava
alla
porta
,
egli
vide
,
nel
vano
di
questa
,
come
in
un
quadro
a
fondo
scuro
,
una
figura
gigantesca
,
con
un
ruvido
costume
nero
dalle
brache
giallastre
,
che
aveva
qualche
cosa
di
demoniaco
.
Il
viso
color
bronzo
era
circondato
da
una
barba
a
collare
,
di
un
nero
corvino
,
che
lasciava
scoperte
le
grosse
labbra
sanguigne
:
gli
occhi
,
con
le
sopracciglia
come
quelle
della
sorella
dei
banditi
,
ma
esageratamente
più
abbondanti
,
avevano
la
pupilla
grande
e
la
sclerotica
azzurra
.
Sono
perduto
,
pensò
il
signor
Antonio
,
ma
non
finse
neppure
di
sorridere
per
nascondere
la
sua
forza
.
Fece
entrare
l
'
uomo
,
e
notò
che
costui
,
nonostante
la
mole
massiccia
della
sua
persona
,
camminava
silenzioso
e
leggero
come
un
daino
:
aveva
ai
grandi
piedi
calzari
di
pelle
grezza
,
allacciati
sotto
le
uose
di
orbace
:
calzari
da
uomo
che
usa
correre
furtivo
e
allontanarsi
in
poche
ore
dal
luogo
del
suo
misfatto
,
in
modo
da
procurarsi
un
infallibile
alibi
.
Questo
,
stanotte
mi
strozza
,
pensa
il
signor
Antonio
;
tuttavia
lo
fa
entrare
nella
stanza
ospitale
,
gli
assegna
il
posto
d
'
onore
davanti
alla
tavola
,
ma
non
si
affretta
a
offrirgli
da
bere
per
dimostrargli
la
sua
sicurezza
.
Anche
prima
di
essere
interrogato
,
l
'
uomo
comincia
a
parlare
:
la
sua
voce
e
bassa
e
quieta
;
la
parola
lenta
,
prudente
.
E
subito
il
signor
Antonio
respira
:
poiché
tutto
nell
'
uomo
,
anche
l
'
occhio
,
può
mentire
:
mai
la
voce
,
anche
se
egli
cerchi
di
mascherarla
.
E
la
voce
di
quell
'
uomo
che
pareva
un
ciclope
venuto
giù
dai
monti
pietrosi
per
abbattere
qualche
cosa
che
non
gli
andava
a
genio
,
era
quella
di
un
saggio
.
L
'
argomento
era
quello
:
l
'
affitto
del
bosco
ghiandifero
ai
banditi
.
Egli
non
disse
che
era
un
loro
favoreggiatore
,
anzi
un
loro
complice
,
ancora
a
piede
libero
perché
troppo
furbo
e
prudente
per
lasciarsi
scoprire
;
narrò
che
era
un
loro
amico
,
perché
i
disgraziati
erano
pur
degni
di
avere
amici
,
fra
tanti
nemici
che
li
perseguitavano
come
i
cacciatori
i
cinghiali
,
colpevoli
solo
della
loro
fiera
indipendenza
:
questi
nemici
arrivavano
al
punto
di
impedire
ai
due
fratelli
di
far
pascolare
le
loro
greggie
e
i
loro
branchi
di
porci
in
terre
di
cristiani
:
onde
il
signor
Antonio
era
pregato
di
aver
compassione
delle
bestie
e
dei
loro
padroni
.
-
Questo
è
il
denaro
:
due
,
trecento
scudi
;
quello
che
vuole
,
signor
Antonio
.
Trasse
dal
petto
un
portafogli
legato
con
una
correggia
,
e
fece
atto
di
toglierne
il
denaro
:
la
mano
bianca
dell
'
altro
fermò
la
sua
,
e
non
se
ne
staccò
,
mentre
gli
occhi
chiari
del
galantuomo
cercavano
di
penetrare
in
quelli
scuri
del
colosso
come
un
fanciullo
fiducioso
che
si
avanza
in
un
bosco
spinoso
certo
di
trovarci
un
sentiero
.
Disse
:
-
Amico
,
voi
sapete
che
la
cosa
è
impossibile
.
Quel
contatto
,
quello
sguardo
,
sopra
tutto
la
parola
amico
pronunziata
in
quel
modo
e
in
quel
momento
,
operarono
,
come
l
'
uomo
ebbe
a
dire
più
tardi
,
un
vero
miracolo
.
Egli
rimise
il
portafogli
,
ma
insisté
nella
sua
richiesta
,
calcando
,
forse
con
sincerità
da
parte
sua
,
sul
bisogno
assoluto
che
i
fratelli
S
.
avevano
di
protezione
e
di
soccorso
da
parte
delle
buone
persone
che
conoscevano
le
loro
disavventure
.
-
L
'
unico
soccorso
che
io
posso
suggerire
ai
due
sviati
,
è
che
si
costituiscano
subito
alle
autorità
,
-
disse
il
signor
Antonio
:
-
prima
che
sia
tardi
per
loro
,
ed
anche
per
i
loro
amici
.
L
'
uomo
ha
un
sogghigno
:
il
suo
viso
rassomiglia
proprio
,
in
quel
momento
,
a
quello
del
diavolo
.
Ma
l
'
altro
continua
:
-
Noi
un
giorno
ci
rivedremo
;
e
allora
mi
darete
ragione
.
Quei
due
giovani
sono
come
due
pietruzze
staccatesi
dalla
cima
di
una
roccia
:
cadono
,
ne
travolgono
altre
,
precipitano
sulla
china
,
diventano
una
valanga
,
finiscono
nell
'
abisso
.
-
Certo
,
se
nessuno
li
aiuta
,
-
brontola
il
gigante
.
-
È
facile
parlare
così
,
seduti
davanti
a
una
tavola
tranquilla
,
col
foglio
in
mano
.
Bisogna
però
trovarsi
nel
loro
covo
,
nelle
loro
difficoltà
,
per
pensare
in
altro
modo
.
E
bisognerebbe
parlare
con
loro
,
non
coi
loro
ambasciatori
.
-
Io
sono
disposto
a
parlare
con
loro
,
e
convincerli
a
cambiare
strada
.
Procuratemi
un
abboccamento
,
dove
e
quando
essi
vogliono
;
parlerò
ai
due
disgraziati
ragazzi
come
fossi
il
padre
loro
.
Pensando
forse
che
essi
invece
,
noti
anche
per
la
loro
loquela
impetuosa
e
appassionata
,
avrebbero
convinto
lui
,
procurandosi
in
tal
modo
un
nuovo
amico
e
protettore
potente
per
la
sua
sola
bontà
e
la
fama
della
sua
rettitudine
,
l
'
uomo
della
montagna
si
animò
insolitamente
.
Accettò
il
bicchiere
di
vino
che
l
'
ospite
gli
offriva
,
e
sene
andò
silenzioso
,
dopo
aver
promesso
di
tornare
.
Tornò
,
infatti
,
ma
per
il
colloquio
coi
S
.
non
si
poté
concludere
nulla
.
I
banditi
erano
diffidenti
,
e
i
discorsi
romantici
del
signor
Antonio
li
facevano
ridere
.
Costituirsi
?
Può
un
guerriero
barbaro
,
che
difende
la
sua
libertà
e
la
sua
sanguigna
fame
di
vivere
,
darsi
prigioniero
al
nemico
?
Eppure
la
profezia
del
signor
Antonio
si
avverò
.
Di
delitto
in
delitto
,
di
rapina
in
rapina
,
essi
e
la
loro
banda
precipitarono
in
un
abisso
.
Fra
gli
illusi
da
loro
travolti
,
vi
fu
anche
,
con
dolore
del
signor
Antonio
,
e
di
tutta
la
famiglia
,
anche
il
giovane
servo
,
malarico
e
visionario
,
Juanniccu
,
che
,
senza
aver
commesso
la
più
lieve
colpa
,
solo
per
spirito
di
avventura
,
si
unì
negli
ultimi
tempi
alla
banda
e
fu
con
loro
preso
.
In
compenso
l
'
uomo
della
montagna
tornò
spesso
dal
signor
Antonio
,
e
diventò
il
suo
pastore
porcaro
.
Per
lunghi
anni
fu
uno
dei
dipendenti
più
fedeli
e
affezionati
al
signor
Antonio
.
E
confessò
che
quella
notte
era
venuto
con
la
sinistra
intenzione
di
sopprimerlo
,
se
non
si
piegava
ai
voleri
dei
malvagi
.
Giusto
e
buono
era
il
signor
Antonio
,
e
tutti
lo
amavano
.
Esercitava
,
senza
volerlo
,
senza
accorgersene
,
un
fascino
benefico
su
tutti
quelli
che
lo
avvicinavano
.
Eppure
la
sua
parola
era
semplice
,
disadorna
;
ma
il
suono
della
sua
voce
che
saliva
profondo
dall
'
anima
tutta
fatta
di
verità
e
d
'
indulgenza
,
era
come
una
musica
che
esprimeva
l
'
inesprimibile
.
Del
resto
egli
aveva
una
certa
cultura
,
ed
era
,
in
fondo
,
un
poeta
.
Aveva
studiato
a
Cagliari
,
quando
ancora
si
viaggiava
da
una
città
all
'
altra
a
cavallo
,
e
aveva
portato
i
suoi
libri
e
le
sue
provviste
entro
le
bisaccie
,
come
un
pastore
o
un
contadino
che
va
a
seminare
il
grano
in
luoghi
lontani
.
Aveva
studiato
ciò
che
in
quel
tempo
si
chiamava
Rettorica
,
o
preso
il
diploma
di
procuratore
.
A
dire
il
vero
non
esercitava
questa
nobile
professione
,
ma
molti
ricorrevano
a
lui
per
consigli
e
consultazioni
legali
,
profondamente
persuasi
della
sua
saggezza
e
sopra
tutto
della
sua
rettitudine
.
Il
commercio
lo
aveva
quasi
arricchito
.
Ma
,
come
un
umanista
primitivo
,
egli
coltivava
anche
gli
studi
poetici
:
le
sue
poesie
erano
dialettali
,
tuttavia
in
una
forma
che
si
avvicinava
alla
lingua
italiana
.
Bravo
anche
come
poeta
estemporaneo
,
raccoglieva
a
volte
intorno
a
sé
altri
campioni
famosi
in
quelle
gare
,
e
competeva
coi
più
bravi
e
inspirati
.
E
aveva
iniziative
geniali
,
anche
come
proprietario
e
come
agricoltore
.
Tentò
piantagioni
di
agrumi
,
di
sommaco
,
di
barbabietole
:
l
'
aridità
della
terra
rocciosa
,
bruciata
da
lunghe
siccità
,
frustrò
i
suoi
tentativi
.
Impiantò
anche
una
piccola
tipografia
e
stampò
a
sue
spese
un
giornaletto
,
e
le
poesie
sue
e
dei
suoi
amici
:
fallimento
completo
anche
questo
.
Nelle
ore
di
riposo
,
alla
bella
stagione
,
sedeva
all
'
ombra
della
casa
,
davanti
alla
porta
,
leggendo
i
giornali
.
Tutti
quelli
che
passavano
lo
salutavano
o
si
fermavano
addirittura
a
conversare
con
lui
.
E
se
passava
una
donna
bisognosa
,
egli
traeva
in
silenzio
dal
taschino
una
moneta
e
gliela
porgeva
,
accennandole
,
col
dito
sulla
bocca
,
di
non
fiatare
.
Così
,
tutti
si
allontanavano
consolati
.
Oltre
ad
Antonino
,
frequentava
la
casa
un
altro
giovanissimo
studente
,
già
compagno
di
scuola
di
Andrea
.
Era
un
ragazzo
smilzo
,
dal
profilo
rapace
,
gli
occhi
inquieti
e
diffidenti
,
orgoglioso
e
ambizioso
,
e
di
una
serietà
insolita
alla
sua
età
.
Ma
anche
lui
apparteneva
ad
una
famiglia
mista
,
che
non
era
borghese
ma
neppure
esclusivamente
paesana
,
che
anzi
vantava
essere
di
pura
e
antica
razza
locale
:
abitavano
in
una
casa
buia
,
in
fondo
a
un
cortile
chiuso
,
quasi
murato
come
una
prigione
;
e
tutti
della
famiglia
,
il
padre
alto
e
già
quasi
vecchio
,
i
fratelli
,
le
sorelle
,
delle
quali
una
bellissima
e
con
rari
occhi
celesti
,
erano
di
una
rigidità
quasi
tragica
.
Scarso
il
patrimonio
,
tanto
che
quando
si
trattò
di
mandare
il
ragazzo
a
studiare
a
Cagliari
,
si
dovette
fare
sacrifici
.
Ma
Gioanmario
,
lo
studente
,
dava
buone
promesse
.
Durante
quelle
ultime
vacanze
,
mentre
si
preparava
a
partire
,
le
sue
visite
diventarono
più
frequenti
.
Tutte
le
sere
cercava
di
Andrea
,
pur
sapendo
che
l
'
amico
non
era
in
casa
,
e
coglieva
tutte
le
scuse
per
attardarsi
con
le
ragazze
.
I
suoi
discorsi
le
interessavano
:
per
lo
più
egli
riportava
le
notizie
del
paese
,
i
pettegolezzi
,
le
storielle
di
innocenti
amori
fra
studenti
e
fanciulle
del
luogo
:
Cosima
e
sopra
tutto
Enza
lo
ascoltavano
incantate
.
Enza
era
già
quasi
una
signorina
,
un
po
'
strana
,
a
volte
taciturna
a
volte
di
una
allegria
insolente
e
isterica
.
Non
si
tardò
ad
accorgersi
che
lei
e
Gioanmario
si
erano
stretti
con
un
legame
d
'
amore
;
trovarono
il
modo
di
vedersi
in
segreto
e
l
'
opposizione
della
famiglia
di
lei
,
che
sperava
in
un
matrimonio
più
sollecito
e
solido
,
aumentò
la
loro
passione
.
Fu
una
vera
passione
,
alimentata
dal
carattere
quasi
violento
dei
due
ragazzi
.
Gioanmario
si
mise
a
studiare
con
dura
tenacia
,
e
in
soli
due
anni
superò
gli
esami
del
liceo
,
inscrivendosi
poi
alla
facoltà
di
legge
.
Ma
lo
studio
,
le
privazioni
,
l
'
orgoglio
punto
dalla
persistente
ostilità
della
famiglia
di
Enza
,
lo
rendevano
cupo
e
nervoso
.
A
volte
i
suoi
occhi
erano
venati
di
rosso
,
e
la
voce
aspra
,
le
parole
amare
.
Vennero
però
tristi
giorni
anche
per
la
famiglia
di
Cosima
:
Andrea
non
andava
bene
:
si
diceva
che
già
avesse
un
figlio
,
da
una
bella
ragazza
del
popolo
,
e
che
giocasse
coi
suoi
amici
scapestrati
.
Invano
il
signor
Antonio
cercava
di
richiamarlo
sulla
buona
strada
:
lo
mandava
a
sorvegliare
i
lavori
delle
carbonaie
,
a
vigilare
i
poderi
.
Andrea
obbediva
;
era
,
come
si
disse
,
buono
e
molto
generoso
,
ma
anche
lui
trascinato
da
istinti
di
razza
,
sensuale
e
impulsivo
.
E
anche
l
'
altro
,
il
maggiore
,
si
era
,
dopo
la
disgrazia
dei
fuochi
artificiali
,
come
incrinato
.
Incrinato
:
come
s
'
incrina
ad
un
urto
una
tazza
di
cristallo
,
un
vaso
di
porcellana
.
Continuava
i
suoi
studi
,
all
'
Università
di
Cagliari
,
mentre
Antonino
aveva
ottenuto
,
poiché
la
sua
famiglia
ne
aveva
a
sufficienza
i
mezzi
,
di
andare
a
Roma
.
Forse
anche
la
lontananza
dell
'
amico
fu
per
Santus
dannosa
:
egli
cominciò
a
frequentare
compagni
meno
intelligenti
e
fini
,
e
a
domandare
denari
più
del
necessario
.
Anche
di
lui
si
seppe
che
studiava
sempre
meno
,
e
che
beveva
.
Questo
fu
un
grave
dispiacere
per
tutti
.
Il
signor
Antonio
divenne
pensieroso
;
la
madre
sempre
più
taciturna
e
melanconica
.
Che
fare
?
La
vita
segue
il
suo
corso
fluviale
,
inesorabile
:
vi
sono
tempi
di
calma
e
tempi
torbidi
,
a
cui
nulla
può
mettere
riparo
:
e
invano
si
tenta
di
arginarla
,
di
opporsi
anche
di
traverso
nella
corrente
per
impedire
che
altri
venga
travolto
.
Forze
occulte
.
Fatali
,
spingono
l
'
uomo
al
bene
o
al
male
;
la
natura
stessa
,
che
sembra
perfetta
,
è
sconvolta
dalle
violenze
di
una
sorte
ineluttabile
.
Il
signor
Antonio
,
e
più
di
lui
la
signora
Francesca
,
si
piegavano
sulla
china
che
pareva
franasse
sotto
i
piedi
dei
loro
figliuoli
:
si
rimproveravano
,
ciascuno
però
per
conto
proprio
,
di
non
aver
saputo
creare
,
con
l
'
educazione
,
l
'
energia
,
la
costanza
,
il
sacrificio
di
tutte
le
ore
,
un
terreno
più
solido
e
sicuro
per
il
cammino
dei
loro
figli
:
il
signor
Antonio
aveva
loro
comprato
terreni
e
greggi
,
la
signora
Francesca
aveva
per
loro
risparmiato
anche
il
centesimo
:
che
valeva
?
Anzi
valeva
forse
dannosamente
,
perché
,
senza
il
benessere
e
l
'
avvenire
assicurato
,
i
ragazzi
sarebbero
stati
costretti
a
lavorare
e
crearsi
da
loro
una
posizione
.
Fantasie
,
forse
,
anche
queste
:
poiché
c
'
erano
intorno
esempi
di
gente
povera
,
o
mediocre
,
che
tuttavia
era
spinta
da
un
destino
di
dolore
e
di
colpa
,
molto
più
triste
di
quello
dei
fratelli
di
Cosima
.
Se
n
'
era
avuto
un
caso
nel
disgraziato
Juanniccu
.
E
un
altro
caso
anche
più
doloroso
colpì
un
cugino
,
figlio
di
una
sorella
del
signor
Antonio
,
severa
e
intelligentissima
donna
,
rimasta
vedova
in
giovine
età
con
parecchi
figli
da
allevare
:
possedeva
,
è
vero
,
una
certa
sostanza
,
e
non
le
mancava
l
'
aiuto
dell
'
altro
fratello
sacerdote
che
conviveva
con
lei
;
ma
era
una
donna
litigiosa
,
che
per
motivi
da
nulla
intentava
causa
ai
suoi
vicini
e
confinanti
di
terra
e
di
domicilio
,
e
si
faceva
mangiare
buona
parte
delle
sue
entrate
dagli
avvocati
e
dalle
spese
di
giustizia
.
Da
piccoli
proprietari
che
erano
,
i
figli
custodivano
personalmente
il
loro
patrimonio
;
ma
il
cugino
era
sanguigno
,
ambizioso
e
violento
,
e
cominciò
con
l
'
appropriarsi
di
qualche
capo
di
bestiame
per
aumentare
il
suo
gregge
.
Scoperto
,
fu
punito
.
Aveva
venticinque
anni
:
era
bello
,
alto
,
robusto
;
in
guerra
sarebbe
stato
un
ottimo
condottiero
.
Ma
la
vita
,
l
'
ambiente
,
il
destino
,
erano
così
.
E
anche
nella
casa
di
Cosima
s
'
era
introdotto
il
male
,
subdolo
,
velenoso
,
forse
inevitabile
,
come
tutti
i
mali
del
mondo
.
Anche
Andrea
fu
trascinato
,
una
notte
,
ad
una
impresa
di
quelle
che
certi
giovani
facevano
più
per
spacconeria
che
per
malvagità
.
Rubarono
galline
:
ma
furono
anch
'
essi
presi
.
Un
lutto
più
che
mortale
ottenebrò
la
famiglia
del
signor
Antonio
:
egli
si
accorò
talmente
che
,
fatto
ogni
più
grave
sforzo
per
salvare
il
figliuolo
,
si
accasciò
e
si
ammalò
.
Furono
mesi
e
mesi
di
dolore
rodente
,
quasi
di
disperazione
.
Finché
l
'
uomo
buono
,
l
'
uomo
saggio
e
giusto
,
cadde
,
e
la
famiglia
rimase
come
l
'
umile
erba
tremante
all
'
ombra
della
quercia
fulminata
.
E
poiché
la
famiglia
era
in
questo
cerchio
d
'
ombra
,
restava
rassegnata
,
in
attesa
di
vederla
un
giorno
diradare
.
Con
la
morte
del
padre
,
Andrea
parve
metter
giudizio
;
prese
lui
ad
amministrare
il
patrimonio
rimasto
ancora
in
comune
;
ma
ne
profittava
largamente
,
in
modo
che
rimaneva
appena
il
tanto
per
aiutare
negli
studi
l
'
altro
fratello
,
e
per
pagare
le
tasse
.
La
madre
si
lamentava
sempre
,
per
queste
tasse
,
e
se
ne
preoccupava
tanto
da
non
dormire
la
notte
.
Per
fortuna
nella
casa
c
'
era
ogni
provvista
,
e
le
ragazze
si
contentavano
di
nulla
.
Il
lutto
per
il
padre
fu
lungo
:
per
mesi
interi
le
finestre
rimasero
chiuse
e
nessuna
delle
donne
,
tranne
la
serva
,
metteva
il
piede
fuori
della
porta
:
ma
Enza
si
consolava
scrivendo
lettere
interminabili
al
suo
Gioanmario
e
le
tre
piccole
,
intelligentissime
,
leggevano
sempre
,
chiacchierando
e
anche
discutendo
fra
di
loro
,
in
perfetto
accordo
.
Chi
non
andava
bene
era
Santus
.
La
morte
del
padre
,
invece
di
richiamarlo
in
sé
,
parve
sprofondarlo
di
più
nella
china
abissale
dove
di
giorno
in
giorno
precipitava
.
Studiò
fino
ad
arrivare
al
quarto
anno
di
medicina
:
ma
beveva
.
Durante
le
ultime
vacanze
fu
trascurato
anche
da
Antonino
,
che
non
andò
più
a
cercarlo
:
né
lui
parve
preoccuparsene
,
chiuso
sempre
in
una
sua
indifferenza
da
animale
malato
.
Se
ne
stava
nella
sua
camera
,
chiuso
a
chiave
,
-
poiché
Andrea
s
'
era
stabilito
in
quella
che
doveva
funzionare
da
salotto
,
-
e
non
usciva
se
non
per
andare
a
cercare
da
bere
.
Del
resto
era
innocuo
;
non
molestava
nessuno
;
nelle
ore
buone
scendeva
in
cortile
e
fabbricava
giocattoli
con
la
ferula
,
per
i
bambini
del
vicinato
;
tutti
gli
volevano
bene
,
ma
la
sua
ombra
gravava
intorno
e
accresceva
il
lutto
della
madre
e
delle
sorelle
.
Dopo
quelle
ultime
vacanze
,
verso
ottobre
,
parve
svegliarsi
dal
suo
malefico
incantesimo
;
preparò
i
suoi
libri
,
disse
che
avrebbe
fatto
ogni
sforzo
per
compiere
entro
l
'
anno
scolastico
il
resto
degli
studi
e
laurearsi
.
L
'
arcobaleno
della
speranza
illuminò
il
grigio
orizzonte
della
famiglia
:
fu
raccolto
il
gruzzolo
necessario
per
fa
sua
partenza
,
e
la
madre
,
anzi
,
gli
diede
i
pochi
risparmi
che
teneva
nascosti
per
riserva
,
in
caso
di
bisogni
impreveduti
.
Fu
una
festa
,
la
partenza
di
lui
,
e
anche
un
senso
di
liberazione
per
la
casa
;
alla
sua
camera
fu
data
aria
,
come
a
quella
di
uno
che
è
morto
o
guarito
dopo
lunga
malattia
,
e
finalmente
fu
vista
la
madre
sorridere
e
prender
parte
alle
conversazioni
animate
delle
ragazze
.
Sei
notti
dopo
la
partenza
di
Santus
,
fu
sentito
,
sul
tardi
,
qualcuno
bussare
replicatamente
alla
porta
.
Dopo
mezzo
secolo
di
vita
,
Cosima
ricorda
ancora
quel
picchiare
come
di
tamburo
che
annunzia
una
disgrazia
:
lo
sente
ancora
rimbombare
dentro
il
suo
cuore
;
è
il
suono
più
terribile
che
abbia
mai
udito
,
più
funebre
di
quello
che
annunzia
la
morte
,
più
del
suono
della
campana
che
chiama
a
spegnere
un
incendio
.
La
buona
serva
si
alza
;
ma
prima
di
aprire
ascolta
,
con
ansia
paurosa
.
Chi
può
essere
?
Un
bandito
,
un
ladro
,
un
uomo
della
giustizia
?
Anche
un
fantasma
può
essere
,
un
morto
che
passa
nella
strada
e
bussa
alle
porte
per
avvertire
i
viventi
che
l
'
inferno
li
aspetta
.
Era
qualche
cosa
di
peggio
ancora
:
un
morto
vivente
che
annunziava
l
'
inferno
,
sì
,
ma
prima
della
morte
,
nella
vita
stessa
.
Era
Santus
,
con
gli
occhi
azzurri
velati
,
la
lingua
legata
.
Per
misurare
la
gravità
di
queste
disgrazie
bisogna
considerare
anche
l
'
intransigenza
malevola
dell
'
ambiente
dove
si
svolgevano
.
Tutti
si
conoscevano
,
nella
piccola
città
,
tutti
si
giudicavano
severamente
,
e
quelli
che
meno
avrebbero
dovuto
scagliare
la
prima
pietra
erano
i
più
inesorabili
.
Quando
si
seppe
del
ritorno
e
della
perdizione
di
Santus
,
fu
un
lungo
compiacersi
e
sogghignare
,
fra
i
conoscenti
della
famiglia
;
e
i
più
cattivi
erano
i
parenti
.
C
'
erano
due
cugine
della
signora
Francesca
,
due
vecchie
zitelle
che
facevano
pensione
a
un
canonico
,
-
questo
veramente
santo
,
-
e
stavano
sempre
in
chiesa
.
Ogni
tanto
si
presentavano
nella
casa
di
Cosima
,
rigide
e
composte
,
dure
come
due
mummie
;
non
parlavano
molto
,
ma
ogni
loro
parola
era
una
frecciata
:
e
di
tutto
,
anche
quando
le
cose
andavano
egregiamente
,
trovavano
da
ridire
,
persino
se
le
ragazze
avevano
un
abituccio
nuovo
,
o
si
ornavano
di
un
nastro
economico
ritagliato
magari
da
un
fazzoletto
di
seta
logoro
.
Piombarono
in
casa
il
giorno
dopo
del
ritorno
di
Santus
,
e
fecero
piangere
la
signora
Francesca
,
addossandole
tutta
la
colpa
del
disordine
famigliare
.
Tutto
,
intorno
,
per
loro
,
era
una
tragedia
;
e
lo
era
,
sì
,
ma
forse
,
almeno
per
le
ragazze
,
non
irreparabile
.
Irreparabile
lo
era
per
le
due
vecchie
zitelle
,
che
,
istintivamente
,
senza
precisa
cattiveria
,
riversavano
sul
destino
degli
altri
il
proprio
squilibrio
.
Una
carica
particolare
,
quasi
non
bastasse
la
prima
,
fu
fatta
contro
Enza
,
della
quale
si
conoscevano
gli
amori
segreti
e
palesi
con
Gioanmario
:
per
le
due
acri
e
sterili
zie
,
che
mai
avevano
conosciuto
l
'
amore
,
il
romanzo
innocente
e
in
fondo
melanconico
dei
due
giovani
innamorati
era
tragico
e
terribile
quasi
come
quello
di
Isotta
la
bionda
e
Tristano
,
o
di
Paolo
e
Francesca
.
Predissero
le
cose
più
sinistre
per
l
'
immorale
e
sfrontata
ragazza
,
mormorarono
che
per
causa
di
lei
la
famiglia
e
l
'
intero
parentado
erano
scherniti
e
disprezzati
da
tutta
la
gente
benpensante
,
e
che
il
disonore
ricadeva
anche
sulle
sorelle
che
mai
avrebbero
trovato
marito
.
La
madre
piangeva
:
che
altro
poteva
fare
?
E
,
certo
,
neppure
lei
era
contenta
per
la
storia
di
Enza
,
sebbene
,
dopo
le
ultime
disgrazie
famigliari
,
la
sua
ostilità
verso
Gioanmario
fosse
diminuita
,
e
pensasse
che
un
uomo
ordinato
ed
energico
,
in
casa
,
sarebbe
stato
di
grande
aiuto
:
ma
non
rispondeva
alle
insinuazioni
vituperose
delle
cugine
,
e
tale
sua
quasi
accondiscendenza
fu
quella
che
più
esasperò
Enza
,
la
quale
naturalmente
origliava
all
'
uscio
.
D
'
un
tratto
si
sentirono
alte
grida
ululanti
,
e
il
tonfo
d
'
un
corpo
che
cade
.
Era
lei
,
l
'
infelice
ragazza
,
presa
da
un
attacco
isterico
,
quasi
epilettico
.
Allora
la
madre
si
sollevò
,
come
la
cerbiatta
alla
quale
vien
ferito
il
figlio
,
e
trovò
l
'
energia
di
cacciar
via
le
donne
e
di
sollevare
e
confortare
la
sua
bambina
.
Poiché
tutti
i
figli
,
per
lei
,
compreso
il
più
traviato
,
anzi
lui
forse
più
degli
altri
,
erano
ancora
deboli
creature
che
il
Signore
avrebbe
fatto
crescere
e
rinsavire
.
Il
risultato
fu
che
Gioanmario
fu
riconosciuto
come
fidanzato
di
Enza
,
e
si
fissarono
le
nozze
per
l
'
estate
seguente
,
appena
egli
si
fosse
laureato
.
Nozze
umili
e
quasi
tristi
;
non
quali
il
padre
aveva
sognate
e
preparate
per
le
sue
figliuole
.
Ai
due
giovani
sposi
fu
assegnata
una
modesta
rendita
,
e
concessa
per
abitazione
una
vecchia
casa
che
la
famiglia
possedeva
in
un
quartiere
eccentrico
della
cittadina
.
Ma
era
una
casa
troppo
grande
,
con
una
scala
erta
,
le
camere
vaste
dai
pavimenti
di
legno
,
le
finestre
piccole
,
le
pareti
imbiancate
con
la
calce
;
Enza
ci
si
immelanconì
e
si
strapazzò
a
pulirla
e
renderla
abitabile
,
aiutata
solo
da
una
donna
a
mezzo
servizio
.
Presto
cominciarono
i
guai
.
Gioanmario
,
entrato
nello
studio
di
un
avvocato
,
vi
rimaneva
tutto
il
giorno
,
e
ancora
senza
compenso
.
Il
dover
vivere
con
la
piccola
rendita
della
moglie
lo
umiliava
e
lo
esasperava
.
Provocato
dal
malumore
di
lei
cominciò
a
rinfacciarle
la
fretta
di
essersi
voluta
sposare
:
ella
rispondeva
aspra
:
litigi
violenti
scoppiavano
fra
di
loro
,
seguiti
da
riconciliazioni
che
duravano
poco
,
da
fughe
di
lui
che
rimaneva
assente
il
più
possibile
.
Una
triste
mattina
,
la
donna
che
andava
da
loro
per
i
servizi
,
corse
spaventata
a
casa
dei
parenti
,
dicendo
che
aveva
trovato
la
piccola
padrona
stesa
a
letto
senza
sensi
,
fredda
come
una
morta
.
L
'
aveva
fatta
rinvenire
;
ma
temeva
che
la
cosa
fosse
grave
.
La
signora
Francesca
era
sofferente
anch
'
essa
,
per
un
male
alle
reni
,
e
le
ragazze
giudicarono
di
non
spaventarla
con
le
notizie
di
Enza
.
Cosima
,
che
spesso
andava
dai
giovani
sposi
ed
era
al
corrente
della
loro
disordinata
e
dolorosa
vita
,
corse
lei
con
la
speranza
che
si
trattasse
di
uno
dei
soliti
disturbi
nervosi
della
sorella
.
La
trovò
insolitamente
calma
,
troppo
calma
,
abbandonata
sul
letto
pallidissima
,
coi
grandi
occhi
spauriti
.
Non
parlava
,
non
si
moveva
;
ma
un
odore
sgradevole
e
caldo
esalava
dal
letto
,
e
quando
Cosima
,
con
un
coraggio
superiore
alla
sua
età
,
cercò
di
scoprire
il
mistero
si
accorse
che
l
'
infelice
Enza
giaceva
in
una
pozza
di
sangue
nero
.
Arrivò
il
medico
e
disse
che
si
trattava
di
un
aborto
.
Alla
meglio
tentarono
di
riparare
:
ma
era
tardi
:
prima
che
il
marito
tornasse
da
una
seduta
al
Tribunale
,
Enza
era
morta
.
Morta
,
senza
dolore
,
senza
coscienza
,
vuota
di
tutto
il
suo
sangue
malato
e
turbolento
:
adesso
era
bianca
,
bella
,
purificata
,
come
una
statua
di
marmo
scolpita
sul
suo
modello
.
Prima
di
avvertire
la
madre
e
le
sorelle
,
prima
ancora
che
Gioanmario
rientrasse
,
Cosima
,
da
sola
,
chiuse
i
grandi
occhi
vitrei
di
Enza
,
ne
lavo
il
corpo
,
trasportato
in
un
lettuccio
della
camera
attigua
a
quella
matrimoniale
;
lo
profumò
;
compose
i
bei
capelli
castani
intorno
al
viso
diafano
,
e
infine
la
rivestì
del
modesto
abito
bianco
di
sposa
e
le
calzò
anche
le
scarpette
di
raso
.
Agiva
sotto
l
'
impulso
di
una
forza
quasi
sovrannaturale
,
come
in
uno
stato
di
ebbrezza
.
Ebbrezza
di
dolore
,
di
disinganno
,
di
spavento
della
vita
,
che
,
come
tutte
le
ubriachezze
violente
,
le
lasciò
un
fondo
di
amarezza
,
anzi
di
terrore
;
un
terrore
che
non
l
'
abbandonò
mai
più
,
sebbene
accuratamente
sepolto
da
lei
in
fondo
al
cuore
come
il
segreto
di
una
colpa
misteriosa
e
involontaria
:
l
'
antica
colpa
dei
primi
padri
,
quella
che
attirò
sul
mondo
il
dolore
e
ricade
indistintamente
su
tutti
gli
uomini
.
Adesso
Cosima
aveva
quattordici
anni
,
e
conosceva
dunque
la
vita
nelle
sue
più
fatali
manifestazioni
.
Ma
nonostante
quella
paura
misteriosa
della
fatalità
che
si
era
annidata
nel
suo
cuore
,
poiché
questo
cuore
era
poi
fisicamente
e
moralmente
forte
,
ella
aveva
ereditato
dal
padre
e
dagli
avi
paterni
,
quasi
tutti
agricoltori
e
pastori
,
quindi
patriarcalmente
unici
alla
terra
e
alla
natura
,
un
fondo
di
bontà
,
d
'
intelligenza
,
di
filosofia
,
e
sentiva
profonda
la
gioia
di
vivere
.
Durante
l
'
infanzia
aveva
avuto
le
malattie
comuni
a
tutti
i
bambini
,
ma
adesso
era
,
sebbene
gracile
e
magra
,
sana
e
relativamente
agile
e
forte
.
Piccola
di
statura
,
con
la
testa
piuttosto
grossa
,
mani
e
piedi
minuscoli
,
con
tutte
le
caratteristiche
fisiche
sedentarie
delle
donne
della
sua
razza
,
forse
d
'
origine
libica
,
con
lo
stesso
profilo
un
po
'
camuso
,
i
denti
selvaggi
e
il
labbro
superiore
molto
allungato
;
aveva
però
una
carnagione
chiara
e
vellutata
,
bellissimi
capelli
neri
lievemente
ondulati
e
gli
occhi
grandi
,
a
mandorla
,
di
un
nero
dorato
e
a
volte
verdognolo
,
con
la
grande
pupilla
appunto
delle
donne
di
razza
camitica
,
che
un
poeta
latino
chiamò
doppia
pupilla
,
di
un
fascino
passionale
,
irresistibile
.
Per
la
morte
di
Enza
fu
ripreso
il
lutto
,
chiuse
ancora
le
finestre
,
ripresa
una
vita
veramente
claustrale
.
Ma
un
lievito
di
vita
,
un
germogliare
di
passioni
e
una
fioritura
freschissima
d
'
intelligenza
simile
a
quella
dei
prati
cosparsi
di
fiori
selvatici
a
volte
più
belli
di
quelli
dei
giardini
,
univa
le
tre
sorelle
in
una
specie
di
danza
silenziosa
piena
di
grazia
e
di
poesia
.
Le
due
piccole
,
Pina
e
Coletta
,
leggevano
già
anch
'
esse
avidamente
tutto
quello
che
loro
capitava
in
mano
,
e
,
quando
erano
sole
con
Cosima
,
si
abbandonavano
insieme
a
commenti
e
discussioni
che
uscivano
dal
loro
ambiente
e
dalle
ristrettezze
della
loro
vita
quotidiana
.
E
Cosima
,
come
costretta
da
una
forza
sotterranea
,
scriveva
versi
e
novelle
.
Da
sua
parte
Andrea
aveva
molti
difetti
,
ma
era
anche
generoso
e
gioviale
.
Forse
troppo
:
e
la
sua
generosità
era
alimentata
da
un
po
'
di
amor
proprio
,
di
vanità
,
di
boria
:
ma
spesso
era
schietta
e
istintiva
:
aveva
,
poi
,
impeti
di
vero
entusiasmo
per
cose
che
agli
altri
sembravano
degne
di
poco
aiuto
,
se
non
proprio
di
essere
contrariate
;
e
allora
gli
sembrava
di
fare
atto
di
giustizia
mettendosi
dalla
parte
del
debole
.
Così
,
quando
si
venne
a
sapere
che
la
sua
sorellina
Cosima
,
quella
ragazzina
di
quattordici
anni
che
ne
dimostrava
meno
e
sembrava
selvaggia
e
timida
come
una
piccola
cerbiatta
,
era
invece
una
specie
di
ribelle
a
tutte
le
abitudini
,
le
tradizioni
,
gli
usi
della
famiglia
e
anzi
della
razza
,
poiché
s
'
era
messa
a
scrivere
versi
e
novelle
,
e
tutti
cominciarono
a
guardarla
con
una
certa
stupita
diffidenza
,
se
non
pure
a
sbeffeggiarla
e
prevedere
per
lei
un
quasi
losco
avvenire
,
Andrea
prese
a
proteggerla
e
tentò
,
in
modo
invero
molto
intelligente
ed
efficace
,
ad
aiutarla
.
Egli
aveva
fatto
solo
il
ginnasio
,
e
sebbene
avesse
appena
ventidue
anni
si
occupava
adesso
dell
'
amministrazione
dei
beni
lasciati
dal
padre
,
traendone
,
è
vero
,
molto
profitto
per
sé
e
per
i
suoi
divertimenti
;
ma
leggeva
,
anche
,
e
in
certo
modo
era
al
corrente
degli
avvenimenti
letterarî
.
L
'
eco
di
questi
era
sempre
portata
alla
piccola
città
da
Antonino
,
lo
studente
di
lettere
del
più
intimo
amico
di
Andrea
.
Questo
fratello
si
chiamava
Salvatore
,
e
aveva
anche
lui
preferito
allo
studio
la
vita
beata
del
piccolo
proprietario
sempre
a
cavallo
per
i
suoi
campi
ad
aizzare
il
lavoro
dei
servi
e
a
divertirsi
poi
con
le
belle
e
ardenti
ragazze
del
paese
:
e
si
beffava
,
pur
ammirandolo
in
segreto
,
di
Antonino
,
che
aveva
le
mani
bianche
e
affusolate
di
donna
e
gli
occhi
pieni
di
sogni
;
e
non
era
buono
neppure
a
montare
sulla
giumenta
sulla
quale
balzavano
d
'
un
salto
le
servette
di
casa
per
andare
a
prender
l
'
acqua
alla
fontana
:
come
nei
suoi
eterni
studi
,
nelle
Università
più
celebri
del
Continente
,
spendendo
tutti
i
risparmi
della
famiglia
,
non
riusciva
o
non
voleva
riuscire
a
prendere
la
laurea
.
Ad
ogni
modo
questo
bellissimo
,
questo
elegante
e
quasi
principesco
studente
(
e
in
quei
tempi
e
in
quel
luogo
la
parola
studente
significava
ancora
un
essere
superiore
:
un
uomo
al
quale
potevano
essere
assegnati
i
più
alti
e
potenti
destini
della
terra
)
portava
davvero
nella
cerchia
familiare
,
primitiva
,
isolata
,
quasi
condannata
a
un
esilio
dal
mondo
grande
,
un
soffio
di
quella
grandezza
tanto
più
luminosa
quanto
più
lontana
.
Egli
parlava
di
Re
,
di
Regine
,
di
alti
personaggi
politici
,
di
artisti
e
di
letterati
,
come
fossero
tutti
suoi
intimi
amici
.
Sulla
figura
di
Gabriele
d
'
Annunzio
,
allora
in
tutto
il
suo
più
radioso
splendore
,
circonfusa
inoltre
dall
'
aureola
di
notizie
leggendarie
,
egli
si
appoggiava
sopra
tutto
,
come
il
credente
si
appoggia
alla
colonna
del
tempio
per
riceverne
forza
e
maestà
.
Le
cose
raccontate
dal
buono
,
dall
'
epico
Antonino
,
infiammavano
di
folli
sogni
il
cuore
del
rude
,
ma
anche
lui
a
suo
modo
epico
Andrea
.
Egli
cominciò
a
fantasticare
sulla
piccola
Cosima
.
Bisognava
pertanto
aiutarla
.
La
mandò
a
prendere
lezioni
d
'
italiano
,
poiché
a
dire
il
vero
ella
scriveva
più
in
dialetto
che
in
lingua
,
da
un
professore
di
ginnasio
.
Queste
lezioni
accrebbero
il
senso
di
ostilità
istintiva
che
la
piccola
scrittrice
provava
per
ogni
genere
di
studi
libreschi
,
a
meno
che
non
fossero
romanzi
o
poesie
.
Più
efficaci
furono
le
lezioni
pratiche
che
il
fratello
volonteroso
le
procurò
facendole
conoscere
tipi
di
vecchi
pastori
che
raccontavano
storie
più
mirabili
di
quelle
scritte
sui
libri
,
e
portandola
in
giro
,
nei
villaggi
più
caratteristici
della
contrada
,
alle
feste
campestri
,
agli
ovili
sparsi
nei
pascoli
solitari
e
nascosti
come
nidi
nelle
conche
boscose
della
montagna
.
Una
di
queste
gite
fu
meravigliosa
,
anche
perché
fatta
in
buona
compagnia
.
Oltre
al
fratello
di
Antonino
,
c
'
erano
altri
amici
di
Andrea
,
quasi
tutti
studenti
mancati
,
che
ai
tormentosi
fasti
del
vocabolario
preferivano
quelli
della
fisarmonica
e
la
Odissea
,
se
la
creavano
da
sé
prendendosi
a
pugni
per
qualche
bella
giovane
paesana
e
poi
riconciliandosi
in
banchetti
ove
le
ossa
degli
agnelli
arrostiti
alla
viva
fiamma
si
ammucchiavano
ai
loro
piedi
come
sotto
le
mense
degli
eroi
e
conti
di
Re
Carlo
.
Uno
di
questi
banchetti
fu
apprestato
quel
giorno
,
nell
'
ovile
delle
tancas
paterne
di
Andrea
e
di
Cosima
.
Ai
pastori
porcari
,
che
avevano
finito
la
loro
stagione
,
erano
seguiti
quelli
di
pecore
e
di
capre
.
Le
pecore
brucavano
l
'
asfodelo
secco
,
i
cui
lunghi
steli
dorati
scrocchiavano
fra
i
denti
delle
bestie
come
grissini
,
e
le
capre
nere
,
dalle
teste
diaboliche
,
si
profilavano
sulla
madreperla
delle
cime
rocciose
.
Quel
giorno
Cosima
imparò
più
cose
che
in
dieci
lezioni
del
professore
di
belle
lettere
.
Imparò
a
distinguere
la
foglia
dentellata
della
quercia
da
quella
lanceolata
del
leccio
,
e
il
fiore
aromatico
del
tasso
barbasso
da
quello
del
vilucchio
.
E
da
un
castello
di
macigni
sopra
i
quali
volteggiavano
i
falchi
che
parevano
attirati
dal
sole
come
le
farfalle
notturne
dalle
lampade
,
vide
una
grande
spada
luccicante
messa
ai
piedi
di
una
scogliera
come
in
segno
che
l
'
isola
era
stata
tagliata
dal
continente
e
tale
doveva
restare
per
l
'
eternità
.
Era
il
mare
che
Cosima
vedeva
per
la
prima
volta
.
Certo
,
fu
una
giornata
indimenticabile
,
come
quella
della
cresima
,
quando
un
fanciullo
che
crede
fermamente
in
Dio
si
sente
più
vicino
a
lui
,
lavato
del
tutto
dal
peccato
originale
.
Tutto
pareva
straordinario
a
Cosima
,
persino
il
grido
rapace
delle
ghiandaie
e
i
cardi
spinosi
fra
le
pietre
arse
:
ma
invece
di
esaltarsi
si
sentiva
piccola
e
umile
accanto
alle
rocce
che
scintillavano
come
rivestite
di
scaglie
,
e
ai
lecci
millenari
che
sembravano
più
antichi
delle
stesse
rocce
.
L
'
ombra
era
fitta
,
e
se
qualche
nuvoletta
solcava
il
cielo
sembrava
si
afferrasse
alle
cime
più
alte
,
in
certi
piccoli
squarci
del
bosco
,
come
i
fanciulli
che
guardano
in
fondo
a
un
pozzo
.
Ma
il
banchetto
fu
servito
in
una
radura
,
per
terra
s
'
intende
,
tutta
circondata
da
un
colonnato
di
tronchi
come
un
salone
regale
:
per
Cosima
Andrea
preparò
con
una
sella
e
una
bisaccia
una
comoda
poltrona
;
e
i
migliori
bocconi
furono
per
lei
:
per
lei
il
rognone
dell
'
agnello
,
tenero
e
dolce
come
una
sorba
matura
;
per
lei
il
cocuzzolo
del
formaggello
arrostito
allo
spiedo
,
per
lei
il
più
bel
grappolo
d
'
uva
primaticcia
portata
appositamente
dal
fratello
premuroso
.
Si
accorsero
,
i
convitati
,
di
queste
gentilezze
quasi
galanti
,
e
cominciarono
a
urtarsi
coi
gomiti
;
e
come
se
una
parola
d
'
ordine
si
trasmettesse
fra
loro
con
questo
gesto
,
un
bel
momento
tutti
sporsero
verso
Cosima
le
loro
curiose
forchette
di
stecchi
di
legno
,
e
ad
esse
infilati
pezzetti
di
carne
,
di
pane
,
di
cacio
,
di
tutte
le
vivande
che
si
trovavano
sulla
mensa
.
Ella
arrossì
,
ma
non
pronunziò
una
parola
:
non
aveva
mai
aperto
bocca
,
del
resto
,
durante
tutto
il
tempo
del
banchetto
,
e
pareva
una
estranea
,
sulla
sua
sella
ricoperta
dal
drappo
arcaico
della
bisaccia
,
coi
suoi
grandi
occhi
silenziosi
,
oscuri
del
cupo
verde
dell
'
ombra
del
bosco
:
come
una
delle
piccole
fate
ambigue
,
non
sai
se
buone
o
cattive
,
che
popolano
le
grotte
del
monte
e
da
millennii
vi
tessono
,
dentro
,
nei
loro
telai
d
'
oro
reti
per
imprigionare
i
falchi
,
i
venti
,
le
nuvole
,
i
sogni
degli
uomini
.
Era
un
po
'
stizzita
,
però
,
che
il
fratello
l
'
avesse
esposta
alla
beffa
,
per
quanto
rispettosa
,
dei
compagni
;
e
non
toccò
più
cibo
,
e
,
appena
sfuggita
all
'
attenzione
dei
convitati
,
si
volse
di
fianco
e
parve
balzare
dalla
sella
come
da
un
cavallo
in
corsa
.
Si
allontanò
rapida
tra
le
felci
della
radura
,
sfiorandole
con
le
braccia
aperte
,
come
una
rondine
che
vola
basso
all
'
avvicinarsi
del
temporale
,
e
tornò
poi
in
cima
al
dirupo
donde
si
vedeva
il
mare
.
Il
mare
:
il
grande
mistero
,
la
landa
di
cespugli
azzurri
,
con
a
riva
una
siepe
di
biancospini
fioriti
;
il
deserto
che
la
rondine
sognava
di
trasvolare
verso
le
meravigliose
regioni
del
Continente
.
Se
non
altro
ella
avrebbe
voluto
restare
lì
sullo
spalto
dei
macigni
,
come
la
castellana
nel
solitario
maniero
,
a
guardare
l
'
orizzonte
in
attesa
che
una
vela
vi
apparisse
con
i
segni
della
speranza
,
o
sulla
riva
balzasse
,
vestito
dei
colori
del
mare
,
il
Principe
dell
'
amore
.
Le
grida
dei
giovani
nella
radura
la
richiamavano
alla
realtà
:
si
udivano
anche
i
fischi
dei
pastori
che
radunavano
il
gregge
,
e
ogni
voce
,
ogni
suono
vibrava
nel
grande
silenzio
con
un
'
eco
limpida
come
in
una
casa
di
cristallo
.
Il
sole
calava
dalla
parte
opposta
,
sopra
le
montagne
di
là
della
pianura
,
e
già
le
capre
,
ancora
arrampicate
sulle
vette
,
avevano
gli
occhi
rossi
come
quelli
dei
falchi
.
Era
tempo
di
ritornare
a
casa
;
e
ricordando
le
sue
giornate
ancora
fanciullesche
,
rallegrate
solo
dalle
storielle
ch
'
ella
raccontava
a
sé
stessa
,
ella
si
sentiva
al
cospetto
del
mare
e
sopra
i
grandi
precipizi
rossi
di
tramonto
,
come
la
capretta
sulla
vetta
merlata
della
roccia
,
che
vorrebbe
imitare
il
volo
del
falco
e
invece
,
al
fischio
del
pastore
,
deve
ritornare
allo
stabbio
.
E
,
invece
,
un
fischio
,
più
acuto
e
diverso
dagli
altri
,
le
arrivò
come
una
freccia
,
seguito
da
altri
che
lo
imitavano
beffardi
.
Era
Andrea
che
la
chiamava
,
avvertendola
che
non
bisognava
abusare
della
sua
indulgenza
di
guardiano
:
e
l
'
irrisione
dei
compagni
le
ricordava
meglio
ancora
che
le
sue
scorribande
non
erano
sopportate
che
una
volta
sola
dalle
leggi
della
comunità
dov
'
ella
era
destinata
a
vivere
.
Allora
ella
si
alzò
,
ma
scosse
di
nuovo
le
braccia
,
verso
il
mare
,
sembrandole
di
sfiorare
le
onde
come
poco
prima
aveva
sfiorato
le
felci
della
radura
,
quale
rondine
che
migra
,
dopo
l
'
inverno
caldo
,
sì
,
ma
sterile
,
degli
altipiani
libici
,
verso
le
terre
del
sole
,
i
rossi
crepuscoli
estivi
,
l
'
amore
che
solo
concede
il
dono
dell
'
eternità
.
Questo
sogno
,
da
allora
,
non
l
'
abbandonò
mai
più
.
Quando
nelle
sere
d
'
inverno
,
accanto
al
braciere
e
alla
luce
di
due
lampadine
ad
olio
(
qualche
volta
ne
accendeva
anche
tre
)
,
o
nei
mattini
di
primavera
,
nell
'
orticello
fiorito
di
rose
e
ronzante
di
mosconi
,
e
poi
d
'
estate
nella
camera
su
in
alto
col
paesaggio
sonnolento
dei
monti
alla
finestra
,
poteva
aver
fra
le
mani
una
rivista
illustrata
,
ne
studiava
a
lungo
le
figure
,
specialmente
le
riproduzioni
fotografiche
di
strade
,
monumenti
,
palazzi
di
grandi
città
.
Roma
era
la
sua
mèta
:
lo
sentiva
.
Non
sapeva
ancora
come
sarebbe
riuscita
ad
andarci
:
non
c
'
era
nessuna
speranza
,
nessuna
probabilità
:
non
l
'
illusione
di
un
matrimonio
che
l
'
avrebbe
condotta
laggiù
:
eppure
sentiva
che
ci
sarebbe
arrivata
.
Ma
non
era
ambizione
mondana
,
la
sua
,
non
pensava
a
Roma
per
i
suoi
splendori
:
era
una
specie
di
città
santa
,
Gerusalemme
dell
'
arte
,
il
luogo
dove
si
è
più
vicini
a
Dio
,
e
alla
gloria
.
Come
giungessero
fino
a
lei
i
giornali
illustrati
non
si
sa
:
forse
era
Santus
,
o
lo
stesso
Andrea
a
procurarli
:
il
fatto
è
che
allora
,
nella
capitale
,
dopo
l
'
aristocratico
editore
Sommaruga
,
era
venuto
su
,
da
operaio
di
tipografia
,
un
editore
popolare
che
fra
molte
pubblicazioni
di
cattivo
gusto
ne
aveva
buone
,
quasi
fini
,
e
sapeva
divulgarle
anche
nei
paesi
più
lontani
della
penisola
.
Arrivavano
anche
nella
casa
di
Cosima
;
erano
giornali
per
ragazzi
,
riviste
agili
e
bene
figurate
,
giornali
di
varietà
e
di
moda
.
Sicuro
,
l
'
Ultima
Moda
,
coi
suoi
figurini
di
donna
dall
'
alta
pettinatura
imbottita
,
la
vita
sottile
e
il
paniere
prominente
,
l
'
ombrellino
grande
a
merletti
come
quello
del
Santissimo
Sacramento
,
e
i
ventagli
di
piume
simili
a
quelli
del
Sultano
,
era
la
gioia
,
il
tormento
,
la
corruzione
delle
ragazze
.
Nelle
ultime
pagine
c
'
era
sempre
una
novella
,
scritta
bene
,
spesso
con
una
grande
firma
:
non
solo
,
ma
il
direttore
del
giornale
era
un
uomo
di
gusto
,
un
poeta
,
un
letterato
a
quei
tempi
notissimo
,
della
schiera
scampata
al
naufragio
del
Sommaruga
e
rifugiatasi
in
parte
nella
barcaccia
dell
'
editore
Perino
.
E
dunque
alla
nostra
Cosima
salta
nella
testa
chiusa
ma
ardita
di
mandare
una
novella
al
giornale
di
mode
,
con
una
letterina
piena
di
graziose
esibizioni
,
come
,
per
esempio
,
la
sommaria
pittura
della
sua
vita
,
del
suo
ambiente
,
delle
sue
aspirazioni
,
e
sopra
tutto
con
forti
e
prodi
promesse
per
il
suo
avvenire
letterario
.
E
forse
,
più
che
la
composizione
letteraria
,
dove
del
resto
si
raccontava
di
una
fanciulla
quasi
simile
a
lei
,
fu
questa
prima
epistola
ad
aprirle
il
cuore
del
buon
poeta
che
presiedeva
al
mondo
femminile
artificiosetto
del
giornale
di
mode
,
e
con
il
cuore
di
lui
le
porte
della
fama
.
Fama
che
come
una
bella
medaglia
aveva
il
suo
rovescio
segnato
da
una
croce
dolorosa
:
poiché
se
il
direttore
dell
'
Ultima
Moda
,
nel
pubblicare
la
novella
presentò
al
mondo
dell
'
arte
,
con
nobile
slancio
,
la
piccola
scrittrice
,
e
subito
la
invitò
a
mandare
altri
lavori
,
in
paese
la
notizia
che
il
nome
di
lei
era
apparso
stampato
sotto
due
colonne
di
prosa
ingenuamente
dialettale
,
e
che
,
per
maggiore
scandalo
,
parlavano
di
avventure
arrischiate
,
destò
una
esecrazione
unanime
e
implacabile
.
Ed
ecco
le
zie
,
le
due
vecchie
zitelle
,
che
non
sapevano
leggere
e
bruciavano
i
fogli
con
le
figure
di
peccatori
e
di
donne
maledette
,
precipitarsi
nella
casa
malaugurata
,
spargendovi
il
terrore
delle
loro
critiche
e
delle
peggiori
profezie
.
Ne
fu
scosso
persino
Andrea
:
i
suoi
sogni
sull
'
avvenire
di
Cosima
si
velarono
di
vaghe
paure
:
ad
ogni
modo
consigliò
la
sorella
di
non
scrivere
più
storie
d
'
amore
,
tanto
più
che
alla
sua
età
,
con
la
sua
poca
esperienza
in
materia
,
oltre
a
farla
passare
per
una
ragazza
precoce
e
già
corrotta
,
non
potevano
essere
del
tutto
verosimili
.
L
'
estate
era
certamente
la
stagione
più
bella
,
per
Cosima
sopra
tutto
.
Grande
era
il
caldo
,
a
giorni
,
ma
un
caldo
secco
,
che
alla
notte
si
placava
in
un
senso
di
straordinaria
dolcezza
.
Arrivavano
allora
,
dalla
valle
e
dai
campi
mietuti
,
odori
di
stoppia
,
di
cespugli
aromatici
;
e
le
voci
delle
donne
accoccolate
nella
strada
a
godere
il
fresco
risonavano
con
bassi
accordi
musicali
.
Lunghi
erano
i
vesperi
,
rossi
,
glauchi
,
violetti
sopra
la
montagna
,
e
se
la
luna
spuntava
sopra
le
roccie
il
suo
chiarore
si
fondeva
con
quello
dell
'
ultimo
giorno
in
un
crepuscolo
quasi
orientale
.
E
poi
era
la
stagione
in
cui
Antonino
tornava
per
le
vacanze
.
Cosima
aspettava
questo
ritorno
come
altri
aspettano
la
primavera
o
il
fare
del
giorno
.
Quell
'
anno
,
poi
,
alla
sua
attesa
si
mischiava
una
vaga
paura
:
paura
che
Antonino
avesse
saputo
la
grande
novità
,
che
anche
lei
era
diventata
una
scrittrice
,
una
candidata
alla
gloria
,
e
che
sorridesse
di
lei
,
con
quel
suo
ironico
sorriso
di
famiglia
,
velato
però
,
in
lui
,
da
una
finissima
melanconia
,
come
quella
dei
grandi
,
dei
veramente
grandi
e
forti
,
per
i
piccoli
e
deboli
.
In
fondo
non
le
importava
gran
che
,
ferma
nella
sua
ambiziosa
sicurezza
di
non
aver
bisogno
di
forze
diverse
dalle
sue
per
andar
diritta
nella
strada
che
Dio
stesso
le
aveva
tracciata
:
e
da
Antonino
non
sperava
niente
,
non
solo
,
ma
non
voleva
niente
,
neppure
che
egli
sospettasse
del
suo
amore
per
lui
.
Amore
.
La
parola
era
finalmente
sbocciata
,
nel
cuore
e
sopra
tutto
nella
coscienza
di
lei
,
da
quel
giorno
sulle
rocce
:
come
sboccia
la
rosa
rossa
e
fragrante
che
basta
a
illuminare
un
giardino
desolato
.
Eppure
il
corpo
di
Antonino
non
esisteva
per
lei
;
e
neppure
il
lontano
desiderio
,
neppure
per
istinto
,
di
un
solo
bacio
di
lui
,
le
vibrava
nel
sangue
.
Di
lui
non
conosceva
che
la
linea
,
una
linea
quasi
azzurra
,
poiché
egli
vestiva
quasi
sempre
di
colore
turchino
chiaro
,
quasi
soffusa
del
chiarore
della
lontananza
in
cui
egli
le
appariva
,
anche
se
in
realtà
la
sua
figura
spuntava
in
fondo
alla
strada
solitaria
.
Egli
doveva
attraversare
per
forza
quella
strada
,
per
scendere
dalla
sua
casa
al
centro
del
paese
:
ella
lo
sapeva
,
e
lo
aspettava
alla
finestra
,
ma
appena
la
figura
di
lui
appariva
ella
si
nascondeva
.
Ma
questa
volta
ella
lo
vede
sotto
una
luce
diversa
,
su
uno
sfondo
che
ha
del
fantastico
.
Era
andata
,
con
la
sorella
Pina
,
a
trovare
le
loro
amiche
,
cugine
di
Antonino
.
La
serva
le
ha
accompagnate
,
consegnandole
alla
signora
Lucia
,
con
la
promessa
che
sarebbe
andata
a
riprenderle
verso
sera
.
È
poco
,
eppure
è
una
festa
per
Cosima
,
che
può
respirare
l
'
aria
del
cortile
e
della
vigna
di
Antonino
.
Come
si
è
detto
,
le
case
delle
quattro
famiglie
si
aprono
tutte
su
questo
grande
cortile
arioso
,
lastricato
bene
,
con
panchine
di
granito
poggiate
al
muro
,
accanto
alle
porte
.
Quella
della
signora
Lucia
è
a
un
solo
pianterreno
,
ma
le
stanze
sono
comode
,
e
c
'
è
anche
il
salotto
,
col
tavolino
rotondo
in
mezzo
,
e
il
sofà
con
la
spalliera
ricoperta
da
una
trina
all
'
uncinetto
.
Le
ragazze
vi
si
raccolgono
e
cominciano
a
pigolare
:
anche
l
'
amica
di
Cosima
e
quella
di
Pina
,
della
stessa
età
,
sono
piccoline
,
brune
,
intelligenti
e
lingue
lunghe
.
Finito
di
parlar
male
delle
comuni
conoscenze
,
cominciano
a
punzecchiarsi
scambievolmente
,
con
istintive
malignità
e
derisioni
.
Le
due
ragazze
M
.
vestono
bene
,
perché
il
padre
è
impiegato
al
Tribunale
ed
ha
una
sorella
a
Sassari
,
dove
spesso
le
ragazze
passano
qualche
settimana
e
apprendono
le
eleganze
cittadine
.
Oggetto
della
loro
beffa
sono
quindi
i
goffi
vestitini
delle
altre
due
,
fatti
dalla
sarta
paesana
.
Giallo
,
con
guarnizioni
rosse
,
quello
di
Cosima
,
che
parrebbe
ridicolo
e
pure
dà
risalto
al
suo
viso
pallido
e
ai
folti
capelli
neri
.
-
Sembri
una
ciliegia
che
comincia
a
maturare
,
-
le
dice
l
'
amica
Lenedda
,
e
Cosima
arrossisce
e
tace
,
ma
la
sorella
Pina
,
squadrando
il
vestito
verde
e
nero
dell
'
altra
,
ribatte
:
-
E
tu
sembri
una
vipera
.
L
'
altra
ride
;
dice
:
-
Non
mi
ricordavo
che
ti
hanno
tagliato
il
filo
della
lingua
.
Infatti
era
vero
:
da
piccola
Pina
balbutiva
poiché
lo
scilinguagnolo
sotto
la
sua
lingua
era
eccessivamente
corto
:
e
le
fu
tagliato
;
cosa
che
tutti
,
per
il
resto
della
vita
,
le
rinfacciarono
.
-
A
te
non
occorreva
tagliartelo
,
il
filo
della
lingua
:
anzi
bisognerebbe
ricucirlo
.
Risero
,
le
ragazze
,
perché
in
fondo
erano
allegre
e
si
divertivano
delle
loro
stesse
malizie
:
fu
portato
il
caffè
,
e
si
riprese
a
parlar
male
delle
altre
cugine
,
le
sorelle
di
Antonino
,
che
spiavano
dalle
finestre
di
faccia
,
ma
non
si
degnavano
di
venire
a
salutare
le
piccole
borghesi
.
Poiché
esse
vestivano
in
costume
,
sì
,
ma
in
modo
sfarzoso
,
ed
erano
più
ricche
delle
altre
,
in
modo
che
la
loro
madre
diceva
convinta
:
-
Per
le
mie
figlie
occorrono
uomini
in
alto
,
fieri
e
potenti
.
Invece
la
maggiore
,
molti
anni
più
tardi
,
sposò
un
possidente
paesano
,
e
la
minore
un
ricco
commerciante
.
Quel
giorno
,
esse
non
si
unirono
alla
compagnia
delle
nostre
ragazze
neppure
quando
,
verso
il
tramonto
,
le
quattro
amiche
uscirono
nella
vigna
attigua
alla
casa
.
Bellissimo
era
il
luogo
in
pendìo
sopra
la
valle
,
in
faccia
ai
monti
arrossati
dal
sole
calante
:
un
muricciuolo
lo
separava
dal
sentiero
che
andava
a
perdersi
verso
i
pendii
di
un
'
altra
valle
,
a
nord
,
e
su
questo
muricciuolo
,
di
contro
uno
sfondo
di
cielo
abbagliante
come
una
lamina
d
'
oro
,
sedeva
,
con
un
giornale
in
mano
,
l
'
agile
Antonino
.
Quando
dal
fondo
del
vialetto
della
vigna
Cosima
lo
vide
,
si
piegò
in
avanti
come
dovesse
cadere
,
chiudendo
gli
occhi
quasi
con
angoscia
.
Ella
non
sapeva
che
era
tornato
,
come
del
resto
non
lo
sapevano
neppure
le
cugine
di
lui
,
che
lo
guardarono
con
curiosità
insolente
e
gli
corsero
incontro
senza
salutarlo
battendogli
i
pugni
sulle
ginocchia
.
Egli
le
respinse
,
preoccupato
solo
per
la
piega
dei
suoi
pantaloni
,
e
non
avrebbe
neppure
smesso
di
leggere
senza
la
presenza
delle
altre
due
ragazze
.
Stentò
un
po
'
a
ricordarsi
chi
erano
,
ma
quando
ebbe
riconosciuto
bene
Cosima
balzò
in
piedi
e
la
salutò
,
con
quel
suo
sorriso
dolce
,
stanco
e
beffardo
che
gli
sollevava
il
labbro
sopra
i
denti
luminosi
.
Tutto
era
luminoso
,
in
lui
,
in
quel
momento
,
e
la
luce
d
'
oro
del
tramonto
pareva
scaturisse
dai
suoi
occhi
,
dal
suo
viso
bruno
,
dai
capelli
raggianti
.
Per
tutta
la
sua
vita
Cosima
lo
ricordò
così
:
e
basta
ancora
che
pensi
a
lui
per
sentire
una
gioia
misteriosa
,
fatta
di
luce
e
di
angoscia
,
come
si
prova
soltanto
al
primo
rivelarsi
della
vita
cosciente
,
anche
se
l
'
immagine
della
vita
sorrida
come
in
quell
'
attimo
sorrideva
Antonino
.
Eppure
,
in
fondo
al
suo
pensiero
rimaneva
il
ricordo
delle
sue
prime
esperienze
d
'
arte
,
e
aspettava
con
orgoglio
che
il
giovane
accennasse
alla
sua
novella
,
pronta
a
difendersi
se
gliela
derideva
.
Ma
pareva
ch
'
egli
non
sapesse
nulla
:
o
almeno
non
accennò
nulla
.
Domandò
solo
di
Santus
,
e
disse
che
sarebbe
andato
a
trovarlo
.
Cosima
arrossì
;
egli
se
ne
accorse
e
non
insisté
.
Poi
le
due
ragazze
minori
essendosi
allontanate
,
rimasero
accanto
al
muricciuolo
le
due
maggiori
,
e
Lenedda
cominciò
a
stuzzicare
Antonino
,
permettendosi
di
pigliarlo
in
giro
,
per
il
modo
con
cui
vestiva
,
e
perché
i
capelli
gli
lucevano
troppo
.
-
Ti
sei
messo
l
'
olio
di
lentischio
,
come
le
donne
di
Oliena
.
A
chi
vuoi
piacere
,
in
questo
paese
di
selvaggi
?
Qui
,
dame
non
ce
ne
sono
.
Cosima
abbassava
gli
occhi
.
La
speranza
ch
'
egli
volesse
rispondere
alla
cugina
,
sull
'
argomento
scottante
,
le
faceva
battere
il
cuore
:
ma
egli
non
badava
a
Lenedda
più
che
alle
pietre
del
muro
sul
quale
si
appoggiava
:
però
si
passava
la
mano
bianca
,
con
le
unghie
che
riflettevano
l
'
oro
del
tramonto
,
sui
capelli
divisi
da
un
lato
da
una
sottile
scriminatura
candida
,
e
se
li
tormentava
come
per
dimostrare
che
non
erano
lucidi
per
artifizio
.
-
E
poi
,
perché
non
hai
il
corpetto
?
L
'
hai
perduto
?
La
tua
camicia
sembra
la
camicetta
di
una
donna
.
Cosima
taceva
,
mortificata
e
offesa
per
lui
,
e
provò
una
gioia
cattiva
quando
egli
allungò
il
giornale
e
lo
sbatté
più
volte
sulla
testa
della
cuginetta
insolente
:
ma
non
fu
tutto
:
allorché
Lenedda
,
con
un
piccolo
salto
felino
tentò
di
tirargli
i
capelli
,
egli
l
'
afferrò
per
un
braccio
,
la
fece
girare
intorno
a
sé
come
una
trottola
,
la
spinse
costringendola
a
scendere
di
precipizio
nel
vialetto
in
declino
.
Ella
strillava
come
una
ghiandaia
,
e
lui
non
rideva
,
tutt
'
altro
,
anzi
stringeva
un
po
'
crudelmente
i
denti
,
e
continuava
ad
agitare
il
giornale
,
come
avesse
un
gran
caldo
.
Cosima
stava
lì
quasi
tramortita
,
e
avrebbe
voluto
non
assistere
a
quella
scena
.
Poiché
il
suo
idolo
si
scomponeva
alquanto
;
eppure
se
egli
avesse
fatto
su
di
lei
lo
scempio
toccato
alla
cugina
,
ne
sarebbe
stata
paurosamente
felice
.
Egli
però
le
mostrava
,
pur
con
la
sua
indifferenza
,
il
massimo
rispetto
;
non
solo
,
ma
ella
aveva
l
'
impressione
che
la
lezione
data
a
Lenedda
fosse
in
suo
omaggio
,
per
non
essere
diminuito
agli
occhi
di
lei
.
Ad
ogni
modo
ella
respirò
quando
egli
,
dopo
averla
salutata
con
un
lieve
cenno
del
capo
se
ne
andò
senza
far
più
caso
degli
strilli
della
cugina
.
Ma
ella
doveva
incontrarlo
ancora
in
condizioni
più
felici
,
insperate
e
quasi
favolose
.
Sopra
la
piccola
città
,
che
era
già
a
seicento
metri
sul
livello
del
mare
,
sulla
cima
dell
'
Orthobene
,
sovrastante
fra
boschi
di
lecci
e
rocce
di
granito
,
poco
distante
dalla
proprietà
della
famiglia
di
Cosima
e
da
dove
per
la
prima
volta
ella
aveva
veduto
il
mare
lontano
,
sorgeva
una
piccola
chiesa
detta
appunto
Madonna
del
Monte
,
su
uno
spiazzo
sollevato
e
recinto
di
massi
.
Piccole
stanzette
erano
addossate
alla
chiesa
,
sotto
lo
stesso
tetto
,
e
una
specie
di
portichetto
si
apriva
davanti
alle
due
porte
,
una
a
mezzodì
l
'
altra
a
ponente
,
con
sedili
in
muratura
tutto
intorno
.
Nelle
stanzette
dimoravano
i
fedeli
,
durante
il
periodo
della
novena
e
della
festa
della
piccola
Madonna
.
La
leggenda
raccontava
che
un
vescovo
,
forse
di
Pisa
,
nel
viaggiare
per
la
sua
visita
pastorale
nell
'
isola
,
colto
da
tempesta
,
aveva
promesso
,
se
il
naviglio
si
salvava
,
di
erigere
un
santuario
sulla
prima
cima
di
montagna
apparsa
all
'
orizzonte
.
E
immediatamente
il
mare
si
era
calmato
,
e
una
cima
rocciosa
era
emersa
fra
le
nuvole
sopra
l
'
isola
.
Lo
zio
di
Cosima
,
il
tabaccoso
prete
Ignazio
,
che
aveva
una
parrucca
rossa
con
la
chierica
,
fungeva
da
cappellano
della
chiesetta
.
La
sorella
Paola
lo
accompagnava
:
avevano
per
loro
uso
,
oltre
la
piccola
sagrestia
,
nel
cui
armadietto
zia
Paola
nascondeva
i
dolci
per
sottrarli
all
'
avidità
dei
ragazzi
,
una
stanzetta
pulita
per
il
prete
,
con
una
branda
e
il
materasso
,
e
una
vasta
grezza
stanza
col
pavimento
sterrato
e
tanti
piuoli
fissi
al
muro
per
attaccarvi
le
robe
.
In
questo
primitivo
ambiente
,
che
aveva
della
capanna
e
della
caverna
,
e
riceveva
luce
solo
dalla
porticina
aperta
sul
bosco
,
Cosima
quell
'
anno
,
poiché
la
zia
Paola
l
'
aveva
invitata
con
le
sorelle
a
trascorrere
con
lei
il
tempo
della
novena
,
passò
i
giorni
più
belli
della
sua
vita
.
Fu
proprio
un
sogno
,
bello
,
completo
,
pieno
di
cose
misteriose
,
come
i
veri
sogni
.
Il
viaggio
,
circa
due
ore
di
salita
per
un
sentiero
appena
tracciato
fra
i
dirupi
,
gli
avvallamenti
,
il
basco
,
fu
attraversato
a
piedi
dalle
ragazze
pazzamente
felici
ed
ebbre
di
quella
meravigliosa
mattina
di
agosto
,
mentre
un
carro
tirato
da
buoi
e
carico
di
masserizie
e
provviste
,
le
seguiva
traballando
sui
sassi
e
gli
sterpi
.
La
prima
sosta
,
breve
,
fatta
non
per
stanchezza
ma
per
divertimento
,
fu
al
cominciare
del
bosco
fitto
,
sotto
una
strana
pietra
poggiata
su
altre
e
detta
la
tomba
del
gigante
.
Sembrava
una
grande
bara
,
di
granito
,
coperta
da
un
drappo
di
musco
,
solenne
nella
vasta
solitudine
del
luogo
.
Un
tempo
,
diceva
la
leggenda
,
i
giganti
abitavano
la
montagna
,
e
uno
di
essi
,
a
turno
,
vigilava
l
'
ingresso
della
foresta
:
l
'
ultimo
,
si
stese
per
morire
sulla
pietra
di
confine
,
che
si
richiuse
su
di
lui
e
ancora
custodisce
il
suo
corpo
.
Era
davvero
,
quello
,
l
'
ingresso
al
mondo
degli
eroi
,
dei
forti
,
di
quelli
che
non
possono
concepire
pensieri
meschini
;
e
Cosima
toccò
il
masso
,
come
in
altri
luoghi
,
abbelliti
di
leggende
sacre
,
si
tocca
la
pietra
dove
si
sia
riposato
qualche
santo
.
Il
sogno
confuso
della
fanciulla
era
già
illuminato
da
un
desiderio
,
oltre
che
di
purezza
,
di
cose
grandi
,
al
di
sopra
delle
difficoltà
quotidiane
:
e
le
sembrava
davvero
,
riprendendo
a
salire
il
sentiero
tra
le
felci
e
le
chine
già
morbide
di
capelvenere
e
di
sottilissime
erbe
di
montagna
,
all
'
ombra
dei
grandi
elci
patriarcali
,
di
evadere
dal
suo
piccolo
mondo
e
ritrovarsi
fra
i
giganti
che
vivono
alti
sino
quasi
al
cielo
,
compagni
dei
venti
,
del
sole
e
degli
astri
.
Una
seconda
tappa
fu
alla
sorgente
d
'
acqua
pura
e
luminosa
come
il
diamante
,
che
scaturiva
in
una
piccola
conca
di
pietre
e
si
spandeva
modesta
e
quasi
furtiva
fra
l
'
erba
calpestata
e
fangosa
,
in
un
cerchio
di
lecci
qua
e
là
arrampicati
sulle
cime
azzurre
.
Già
si
sentiva
il
grido
delle
ghiandaie
,
e
l
'
aria
sembrava
un
liquore
profumato
di
menta
.
Le
ragazze
s
'
inginocchiarono
sulla
pietra
e
si
protesero
a
bere
nella
fontana
:
e
nel
piccolo
specchio
d
'
onice
dell
'
acqua
in
ombra
Cosima
vide
i
suoi
occhi
che
le
parvero
della
stessa
miracolosa
luce
:
luce
che
scaturiva
dalla
profondità
della
sua
terra
e
aveva
un
giorno
riflesso
davvero
l
'
anima
assetata
di
divinità
dei
suoi
avi
pastori
e
poeti
.
La
realtà
doveva
consistere
nell
'
abitazione
che
,
simile
alla
capanna
scavata
fra
le
rocce
dai
medesimi
avi
,
aspettava
questa
nuova
tribù
di
fanciulle
che
anelavano
allo
spazio
del
mondo
lontano
,
alle
città
affollate
e
rumorose
.
E
le
sorelle
di
Cosima
si
rivoltarono
,
sul
principio
,
nel
vedere
che
il
giaciglio
,
in
comune
con
la
zia
Paola
,
era
steso
per
terra
,
fatto
di
uno
strato
di
felci
,
di
coperte
,
cuscini
e
grosse
lenzuola
;
che
gli
armadii
erano
i
piuoli
e
,
per
lavarsi
,
c
'
era
in
un
angolo
,
su
una
panchina
di
pietra
,
accanto
alla
brocca
per
bere
,
un
vaso
di
creta
;
e
per
ribellarsi
,
ma
anche
divertirsi
,
cominciarono
a
rotolarsi
sul
giaciglio
,
scovarono
la
parrucca
dello
zio
Ignazio
,
che
viveva
nella
stanzetta
accanto
,
e
ne
fecero
scempio
.
Ma
poi
uscirono
nel
bosco
e
si
confortarono
con
lo
sfarzo
del
meraviglioso
luogo
pieno
di
recessi
,
di
divani
coperti
di
musco
,
di
quadri
e
broccati
mai
visti
così
belli
,
dei
quali
erano
ricchi
gli
sfondi
.
Solo
Cosima
non
era
disillusa
:
anzi
l
'
interno
dell
'
abitazione
,
col
suo
odore
di
umido
e
di
felci
,
coi
suoi
arnesi
trogloditici
,
con
quella
porticina
coperta
dalla
tenda
sul
verdone
del
bosco
,
quei
sedili
di
pietra
grezza
,
quell
'
anfora
di
creta
e
i
recipienti
pastorali
fatti
di
sughero
e
di
corno
,
le
diedero
uno
strano
senso
di
ricordanze
remote
,
come
quello
che
provava
da
bambina
incosciente
nel
veder
apparire
la
piccola
nonna
materna
,
-
la
nonnina
che
partecipava
della
natura
delle
fate
nane
della
tradizione
locale
,
che
abitavano
nelle
casette
di
granito
in
mezzo
ai
monti
e
sugli
altipiani
rocciosi
:
-
e
prima
di
raggiungere
le
sorelle
si
diede
da
fare
per
rendere
più
abitabile
la
primordiale
dimora
.
Cominciò
con
l
'
appendere
i
pochi
vestiti
suoi
e
delle
sorelle
ai
piuoli
,
coprendoli
con
uno
scialle
per
preservarli
dalla
polvere
e
dalla
curiosità
degli
estranei
;
stese
davanti
al
giaciglio
,
dalla
parte
dove
avrebbero
dormito
loro
,
a
mo
'
di
tappeto
,
un
lungo
sacco
di
lana
che
invero
ne
aveva
lo
spessore
;
nascose
le
scarpe
in
un
cestino
,
e
infine
,
con
un
piccolo
specchio
e
una
mensoletta
che
aveva
previdentemente
portato
da
casa
sua
,
preparò
la
toeletta
.
Intanto
,
fuori
,
il
servo
di
zia
Paola
costruiva
una
capanna
di
frasche
,
abbastanza
alta
e
larga
,
che
doveva
servire
da
cucina
.
Avevano
portato
un
fornello
a
mano
e
un
sacco
di
carbone
;
ma
la
serva
volle
dietro
la
capanna
,
in
un
angolo
riparato
,
una
specie
di
focolare
di
pietre
e
dichiarò
che
avrebbe
cucinato
col
fuoco
di
legna
.
E
queste
non
mancavano
davvero
a
portata
di
mano
,
quali
erano
e
pronte
ad
accendersi
come
torcie
.
Anche
alcune
sedie
e
un
tavolo
erano
stati
portati
sul
carro
;
e
il
tavolo
avrebbe
dovuto
servire
per
i
pasti
e
per
scrittoio
a
prete
Ignazio
,
ma
egli
non
intendeva
perdere
neppure
un
minuto
per
impugnare
la
penna
;
e
così
il
tavolo
fu
collocato
nella
stanza
grande
,
accanto
alla
luce
della
porta
e
servi
,
sì
,
per
i
pasti
,
ma
anche
da
scrittoio
a
Cosima
.
Oh
,
e
ben
il
calamaio
ella
aveva
portato
,
avvolto
in
uno
straccio
nero
e
ficcato
dentro
una
scarpa
perché
nel
transito
non
si
rovesciasse
;
e
trovò
anche
,
nella
primordiale
dimora
,
una
specie
di
nicchia
,
che
avrebbe
dovuto
servire
per
qualche
lumino
e
qualche
immagine
sacra
,
e
della
quale
,
invece
,
ella
si
servì
per
deporvi
il
calamaio
,
la
penna
,
il
suo
scartafaccio
e
alcuni
libri
,
formandone
così
un
altarino
per
i
suoi
misteri
d
'
arte
.
Poi
raggiunse
le
sorelle
nel
bosco
;
e
furono
ore
e
poi
giorni
di
appassionata
gioia
.
Non
fu
tutto
un
sogno
?
Uno
di
quei
sogni
che
bastano
a
illuminare
una
vita
,
anche
negli
angoli
più
ombrosi
,
come
il
sole
e
la
luna
illuminavano
,
in
quei
favolosi
giorni
di
agosto
,
la
boscaglia
di
elci
intorno
alla
miracolosa
chiesetta
.
Che
importava
l
'
umiltà
e
la
rozza
accoglienza
della
capanna
?
Serviva
di
rifugio
solo
nella
notte
,
e
a
Cosima
nelle
ore
delle
sue
scritture
;
il
rumorio
del
bosco
la
copriva
col
suo
suono
di
organo
,
e
la
luna
col
suo
drappo
d
'
argento
.
E
le
ragazze
dormivano
cullate
da
quella
musica
che
non
aveva
l
'
eguale
poiché
era
la
musica
della
fanciullezza
che
risuona
una
sola
volta
nella
vita
.
Ma
per
Cosima
era
qualche
cosa
di
più
grande
e
trepido
:
era
tutta
una
rete
di
mistero
,
uno
svolgersi
di
cose
sorprendenti
,
come
se
ella
galleggiasse
in
un
fondo
oceanico
,
circondata
,
non
dal
selvaggio
bosco
di
elci
e
dalle
roccie
fantastiche
,
ma
da
tutte
le
meraviglie
delle
foreste
sottomarine
.
E
tutto
questo
,
oltre
la
reale
dolcezza
del
soggiorno
,
allietato
dalla
libertà
e
dallo
spazio
del
luogo
,
dalla
bellezza
del
paesaggio
e
delle
lontananze
e
dai
semplici
svaghi
della
poca
gente
che
dimorava
intorno
alla
chiesetta
,
dipendeva
dalla
presenza
,
in
una
delle
stanze
verso
la
parte
opposta
di
quella
del
cappellano
,
della
famiglia
di
Antonino
.
Egli
non
c
'
era
,
ma
doveva
pure
qualche
giorno
venirci
,
come
tutti
gli
altri
giovani
della
città
,
che
anche
se
i
loro
parenti
non
erano
lassù
,
combinavano
gite
e
passavano
anche
la
notte
nel
luogo
incantevole
,
accendendo
grandi
fuochi
,
combinando
cene
e
balli
,
bivaccando
sotto
gli
alberi
e
facendo
la
corte
alle
ragazze
;
doveva
arrivare
;
e
la
sola
speranza
di
vederlo
,
anche
alla
sfuggita
,
in
quello
sfondo
che
era
lo
sfondo
stesso
della
Poesia
,
riempiva
l
'
animo
di
Cosima
di
una
gioia
senza
limiti
.
Ma
ella
non
andava
mai
dalla
parte
ove
la
famiglia
di
lui
abitava
,
e
ne
sfuggiva
le
sorelle
come
per
paura
che
indovinassero
il
suo
segreto
e
la
sbeffeggiassero
,
o
semplicemente
perché
il
suo
segreto
era
per
lei
grande
e
sacro
come
un
tabernacolo
che
nessuno
doveva
profanare
.
Ed
ecco
egli
arriva
davvero
,
un
giorno
:
è
solo
,
a
piedi
,
con
una
fronda
in
una
mano
e
il
cappello
di
paglia
nell
'
altra
.
Cosima
,
che
vigilava
sempre
sul
sentiero
dall
'
alto
di
una
roccia
,
lo
vede
salire
un
po
'
stanco
,
frustando
le
felci
con
la
sua
fronda
:
le
sembra
scontento
e
disincantato
,
e
pensa
che
,
certo
,
il
luogo
,
per
quanto
pittoresco
,
non
è
degno
di
lui
:
per
lui
occorrono
i
parchi
coi
viali
lisci
come
il
velluto
,
le
scalee
e
le
terrazze
delle
ville
principesche
,
le
fontane
e
le
grotte
artificiali
dei
giardini
settecenteschi
,
come
ella
li
ammirava
nelle
riviste
illustrate
.
E
sentì
quasi
pietà
di
lui
,
decisa
a
nascondersi
per
non
aumentargli
il
malumore
che
doveva
provare
.
Eppure
la
sola
idea
che
egli
era
lì
,
nell
'
umile
portico
dove
le
sorelle
gli
servivano
il
caffè
,
illuminava
ancora
di
più
,
se
era
possibile
,
il
paesaggio
intorno
:
e
le
felci
toccate
da
lui
scintillavano
come
palme
dorate
,
e
il
cielo
era
più
vasto
e
azzurro
.
Incantesimi
della
fanciullezza
,
che
nel
ricordo
dànno
un
'
idea
di
quello
che
debba
essere
un
giorno
,
per
l
'
anima
che
ci
crede
e
lo
aspetta
in
ricompensa
degli
innumerevoli
disinganni
della
vita
,
il
regno
di
Dio
sulla
terra
.
Adesso
Cosima
è
di
nuovo
nella
sua
casa
melanconica
,
dove
ogni
cosa
,
dopo
il
ritorno
dalla
montagna
,
ha
preso
un
aspetto
più
triste
,
quasi
di
decadenza
,
o
meglio
di
appassimento
,
un
colore
umido
di
autunno
,
un
odore
funebre
di
crisantemi
.
Ella
ha
freddo
,
nell
'
alta
stanza
dalla
cui
finestra
si
vede
il
Monte
,
già
anch
'
esso
coperto
di
nebbia
:
il
grido
dei
corvi
annunzia
l
'
inverno
.
Ma
ancora
ci
sono
,
per
lei
,
momenti
nei
quali
il
cielo
torna
a
spalancarsi
,
e
un
tepore
primaverile
le
scalda
il
sangue
.
Ella
scrive
:
piegata
sul
suo
scartafaccio
,
quando
le
sorelle
tengono
a
bada
la
madre
,
e
Andrea
è
fuori
in
campagna
,
e
Santus
dorme
uno
dei
suoi
soliti
terribili
sonni
,
ella
si
slancia
nel
mondo
delle
sue
fantasie
,
e
scrive
,
scrive
,
per
un
bisogno
fisico
,
come
altre
adolescenti
corrono
per
i
viali
dei
giardini
,
o
vanno
a
un
luogo
loro
proibito
;
se
possono
,
a
un
convegno
d
'
amore
.
Anche
lei
,
nelle
sue
scritture
,
combina
convegni
di
amore
:
è
una
storia
,
la
sua
,
dove
la
protagonista
è
lei
,
il
mondo
è
il
suo
,
il
sangue
dei
personaggi
,
la
loro
ingenuità
,
le
loro
innocenti
follie
sono
le
sue
.
Il
titolo
del
libro
non
può
essere
che
quello
che
è
:
Rosa
di
macchia
.
E
un
giorno
,
quando
è
finito
,
ella
lo
sente
palpitare
vivo
fra
le
sue
mani
fredde
,
come
un
uccello
che
le
sguscia
fremente
fra
le
dita
e
vola
a
batter
le
ali
contro
i
vetri
chiusi
della
finestra
.
Ella
non
esita
a
cercare
il
modo
di
liberarlo
,
lasciarlo
andar
via
per
gli
spazi
infiniti
.
Scrive
all
'
editore
della
rivista
di
mode
,
e
l
'
uomo
,
che
ha
l
'
intelligenza
istintiva
e
il
cuore
grande
del
lavoratore
sbocciato
dal
popolo
,
capisce
con
chi
ha
da
fare
.
Risponde
che
gli
mandi
il
manoscritto
.
Cosima
si
stacca
con
dolore
ed
orgoglio
dalla
famiglia
dei
suoi
personaggi
,
e
la
manda
per
il
vasto
mondo
.
Il
plico
del
manoscritto
è
accuratamente
involto
in
tela
e
carta
,
con
una
rete
di
spaghi
che
deve
resistere
al
lungo
viaggio
di
terra
e
di
mare
:
ed
è
anche
raccomandato
:
tutte
spese
che
Cosima
non
può
sopportare
col
suo
scarno
bilancio
personale
composto
dai
pochi
centesimi
che
la
madre
le
dà
ogni
domenica
.
Ma
poiché
è
necessario
andare
avanti
a
tutti
i
costi
,
ecco
che
la
scrittrice
,
la
poetessa
,
la
creatura
delle
nuvole
,
scende
in
cantina
e
ruba
un
litro
d
'
olio
:
è
facile
,
questa
ladroneria
,
perché
lei
e
le
sorelle
,
quando
la
madre
e
la
serva
sono
occupate
in
cucina
,
e
qualche
donna
viene
a
comprare
olio
o
vino
,
non
sdegnano
di
servirla
.
Arriva
dunque
la
donna
di
servizio
della
famiglia
del
cancelliere
del
Tribunale
,
che
abita
da
pochi
giorni
la
casa
della
zia
Paola
,
in
fondo
alla
strada
,
e
compra
un
fiasco
d
'
olio
:
Cosima
riceve
la
somma
,
in
piccole
monete
di
argento
da
mezza
lira
l
'
una
:
a
lungo
,
andata
via
la
donna
,
ella
tiene
quei
semi
bianchi
entro
il
pugno
,
fino
a
scaldarli
;
ha
scrupolo
,
ha
paura
,
anche
un
po
'
di
vergogna
;
ma
poi
pensa
che
un
familiare
non
esita
a
intascare
metà
del
fitto
del
bosco
e
del
provento
delle
mandorle
,
per
sprecarlo
col
gioco
e
con
le
donne
,
e
divide
anche
lei
le
monete
:
metà
alla
casa
,
metà
alla
gloria
.
È
vero
che
poi
rivelò
il
peccato
al
confessore
,
dicendo
di
aver
rubato
,
senza
però
riferirne
il
motivo
:
e
per
penitenza
digiunò
il
venerdì
e
il
sabato
.
Presto
arrivarono
le
bozze
di
stampa
del
romanzo
.
Cosima
non
sapeva
con
precisione
di
che
si
trattasse
:
credette
che
l
'
editore
le
mandasse
un
campione
,
e
si
meravigliò
che
le
pagine
fossero
lunghe
come
le
colonne
di
stampa
dei
giornali
.
Le
tenne
lì
,
trovando
buffo
e
quasi
allucinante
quel
trasformarsi
del
suo
lavoro
.
Il
suo
nome
,
in
cima
,
sovrastante
al
titolo
,
le
dava
quasi
soggezione
:
le
pareva
fosse
troppo
esposto
alla
curiosità
del
lettore
.
Non
vedendo
ritornare
le
bozze
l
'
editore
scrisse
quasi
seccato
,
richiedendole
corrette
.
Allora
Cosima
si
decise
a
correggere
i
molti
errori
di
stampa
,
e
sentì
la
prima
tortura
di
ricercare
le
doppie
lettere
sul
frusto
vocabolario
che
era
appartenuto
a
suo
padre
e
ancora
aveva
odore
e
macchie
di
tabacco
da
naso
:
ma
le
correzioni
ella
le
fece
in
un
modo
nuovo
,
mai
veduto
,
cioè
non
sul
margine
del
foglio
,
sibbene
sul
corpo
stesso
delle
parole
errate
;
talché
ne
germogliò
una
fioritura
selvatica
di
sgorbi
,
un
groviglio
che
terrorizzò
il
tipografo
destinato
a
sbrogliarlo
.
L
'
editore
decise
di
non
mandare
le
ulteriori
bozze
alla
scrittrice
,
ma
le
richiese
una
fotografia
da
mettere
sulla
porta
del
romanzo
.
Di
fotografie
Cosima
ne
possedeva
solo
una
,
che
era
stata
anch
'
essa
una
delle
prime
sue
disillusioni
personali
.
S
'
era
voluta
fotografare
coi
capelli
sciolti
,
col
vestito
nuovo
color
viola
di
mezzo
lutto
e
il
fermaglio
d
'
argento
al
collo
:
ne
era
venuta
una
immagine
torva
,
corrucciata
,
con
gli
occhi
selvaggi
,
la
bocca
sdegnosa
,
il
petto
legnoso
;
la
prima
deformazione
della
sua
personalità
spirituale
,
che
sotto
le
asprezze
fisiche
dell
'
adolescenza
ella
sentiva
invece
bella
e
fina
.
Era
abbastanza
vanitosa
per
non
pensar
neppure
di
mandare
quel
cupo
ritratto
di
sé
stessa
ad
affacciarsi
all
'
apertura
del
suo
libro
di
sogni
:
ma
farne
un
altro
era
un
po
'
difficile
,
ed
anche
dispendioso
.
Forza
e
coraggio
,
e
sopra
tutto
astuzia
:
altri
mezzi
litri
di
olio
e
di
vino
furono
sottratti
al
bilancio
domestico
:
fu
combinata
una
gita
ad
un
orto
di
proprietà
della
famiglia
,
vicino
alla
casa
del
fotografo
,
e
tutto
,
questa
volta
,
riuscì
bene
:
la
testa
di
Cosima
emergeva
da
un
grande
ventaglio
di
piume
di
struzzo
nere
,
ch
'
ella
aveva
con
arte
aperto
sul
suo
scarno
petto
:
emergeva
come
da
un
'
ala
,
che
poteva
anche
avere
un
simbolo
;
e
gli
occhi
avevano
il
loro
languore
orientale
,
un
po
'
esagerato
,
il
viso
tutto
dolce
,
sornione
,
un
po
'
per
volontà
di
lei
,
un
po
'
per
abilità
del
fotografo
intelligente
,
che
aveva
capito
a
modo
suo
di
che
si
trattava
.
Aveva
capito
che
quell
'
immagine
era
destinata
a
un
amatore
,
a
qualcuno
che
Cosima
voleva
attirare
per
passione
,
ma
anche
per
arte
:
e
questo
primo
innamorato
lontano
,
ricco
come
un
re
e
forse
anche
più
potente
,
era
il
pubblico
dei
lettori
,
specialmente
giovani
,
intelligenti
e
affini
all
'
anima
e
alle
fantasie
di
lei
.
Il
libro
invece
ebbe
un
successo
femminile
:
lo
lessero
le
fanciulle
,
e
vi
si
ritrovarono
,
coi
loro
amori
più
libreschi
che
reali
,
coi
loro
convegni
notturni
immaginari
,
con
le
loro
finte
ali
di
struzzo
che
non
possono
volare
.
L
'
editore
mandò
cento
copie
del
volume
,
per
tutto
compenso
dell
'
opera
:
il
valore
non
superava
quello
dell
'
olio
e
del
vino
rubati
in
cantina
;
e
il
grosso
pacco
piombò
in
casa
come
un
bolide
sconquassatore
.
La
madre
ne
fu
atterrita
,
la
sera
gli
girò
attorno
con
la
diffidenza
spaventata
di
un
cane
che
vede
un
animale
sconosciuto
:
per
fortuna
Cosima
ricordò
che
un
suo
cugino
in
terzo
grado
aveva
una
bottega
di
barbiere
e
spacciava
giornali
e
riviste
.
Era
un
intellettuale
anche
lui
,
a
modo
suo
,
perché
mandava
la
corrispondenza
locale
al
giornale
del
capoluogo
:
e
la
proposta
di
Cosima
,
di
spacciare
qualche
copia
del
romanzo
,
fu
da
lui
accolta
con
disinteresse
assoluto
.
Ma
per
la
scrittrice
fu
un
disastro
morale
completo
:
non
solo
le
zie
inacidite
,
ma
i
ben
pensanti
del
paese
,
e
le
donne
che
non
sapevano
leggere
ma
consideravano
i
romanzi
come
libri
proibiti
,
tutti
si
rivoltarono
contro
la
fanciulla
:
fu
un
rogo
di
malignità
,
di
supposizioni
scandalose
,
di
profezie
libertine
:
la
voce
del
Battista
che
dalla
prigione
opaca
della
sua
selvaggia
castità
urlava
contro
Erodiade
era
meno
inesorabile
.
Lo
stesso
Andrea
era
scontento
:
non
così
aveva
sognato
la
gloria
della
sorella
:
della
sorella
che
si
vedeva
minacciata
dal
pericolo
di
non
trovare
marito
.
Ma
a
consolare
l
'
umiliazione
sdegnosa
di
Cosima
arrivarono
le
prime
lettere
delle
sue
ammiratrici
,
ed
anche
di
qualche
giovanissimo
ammiratore
,
cosa
che
maggiormente
la
confortò
.
Uno
le
mandò
,
da
Roma
,
-
da
Roma
!
-
una
piccola
poesia
d
'
amore
,
musicata
,
dedicata
a
lei
.
Ella
aveva
già
un
certo
spirito
critico
per
giudicare
puerili
e
sgrammaticati
i
versi
,
-
non
più
dei
suoi
,
ma
incoraggiò
la
propria
vanità
col
credere
che
la
musica
fosse
migliore
;
per
conto
suo
non
conosceva
una
nota
,
e
di
musica
aveva
finora
sentito
quella
della
chitarra
e
della
fisarmonica
e
quella
dell
'
organo
della
cattedrale
:
ma
quello
che
più
la
lusingava
e
la
cullava
in
una
risonanza
immaginaria
,
era
il
fatto
che
l
'
omaggio
veniva
da
un
giovane
,
forse
un
ragazzo
,
un
ragazzo
che
se
sapeva
comporre
musica
,
oltre
a
poesia
,
doveva
essere
di
condizione
civile
,
di
gente
educata
;
forse
era
un
Antonino
ancora
acerbo
,
forse
anzi
in
via
d
'
evoluzione
più
raffinata
di
quella
dell
'
esteta
locale
;
e
aveva
su
di
questi
il
vantaggio
di
essere
meno
indifferente
,
e
di
pensare
dunque
a
lei
,
di
essere
all
'
altra
riva
del
solitario
oceano
di
sogni
dov
'
ella
viveva
.
Fu
il
suo
primo
amore
lontano
,
tutto
suo
,
poiché
dell
'
ignoto
musicista
non
seppe
mai
l
'
indirizzo
,
neppure
il
nome
,
-
e
se
ne
sapeva
l
'
età
e
il
sesso
era
perché
i
versi
li
svelavano
:
-
ed
egli
non
scrisse
,
non
parlò
,
non
cantò
più
.
Fu
come
un
grido
d
'
uccello
nella
notte
,
un
richiamo
passeggero
di
usignuolo
,
illuso
anche
lui
dal
chiarore
delle
lontananze
;
la
serenata
di
un
fantasma
di
trovatore
sceso
dalla
foresta
lunare
delle
pagine
di
un
libro
romantico
.
Questo
fatto
cominciò
a
staccarla
da
Antonino
,
tanto
più
che
egli
non
diede
il
minimo
segno
di
essersi
accorto
di
quello
che
per
lei
,
certo
,
era
un
avvenimento
straordinario
.
Un
filo
di
dispetto
si
intrecciò
ai
ricordo
di
lui
,
anzi
fu
come
una
trama
che
si
rompe
,
in
un
tessuto
prezioso
,
e
a
poco
a
poco
tira
le
altre
,
irrimediabilmente
.
Poi
un
'
altra
cosa
accadde
:
un
altro
poeta
si
accorse
di
lei
:
e
questo
era
vicino
e
accostabile
:
oh
,
anche
troppo
,
accostabile
,
poiché
egli
faceva
di
tutto
per
esserlo
.
Ma
,
ahimè
!
era
un
ben
piccolo
e
triste
e
meschino
poeta
,
in
tutto
.
Era
zoppo
,
fin
dalla
nascita
;
non
poteva
studiare
per
mancanza
di
mezzi
,
non
riusciva
a
trovare
un
posto
decoroso
per
mancanza
di
studio
:
era
il
figlio
illegittimo
del
cancelliere
,
quello
venuto
ad
abitare
in
fondo
alla
strada
,
e
,
si
diceva
,
del
cancelliere
stesso
,
che
non
lo
riconosceva
ma
se
lo
tirava
appresso
,
lo
manteneva
,
gli
faceva
fare
il
copista
,
e
gli
permetteva
di
scrivere
versi
.
Il
cancelliere
era
vedovo
:
aveva
due
figlie
già
anziane
,
una
tutta
riccioli
neri
,
tinti
e
grassi
,
l
'
altra
di
un
biondo
di
stoppia
bruciata
,
con
una
guancia
pelosa
come
quella
di
un
gatto
.
Si
volevano
tutti
bene
:
le
ragazze
sognavano
un
ricco
matrimonio
per
il
presunto
fratello
.
Fortunio
,
si
chiamava
,
ed
esse
speravano
che
il
nome
gli
portasse
fortuna
:
ed
era
anche
bello
di
viso
,
con
due
grandi
occhi
castanei
,
femminei
,
i
capelli
lisci
,
dello
stesso
colore
,
quasi
della
stessa
lucentezza
,
un
non
so
che
di
carezzevole
e
languido
in
tutta
la
persona
,
anche
nel
modo
di
trascinare
la
gamba
storta
con
la
scarpa
che
pareva
di
ferro
.
Le
sorelle
riuscirono
a
fare
amicizia
con
Cosima
;
un
'
amicizia
un
po
'
sostenuta
e
cerimoniosa
,
però
;
mandavano
la
serva
a
domandare
quando
potevano
,
senza
disturbo
,
far
visita
,
e
arrivavano
puntuali
,
coi
vestiti
nuovi
,
i
cappellini
che
sembravano
spoglie
di
pappagalli
;
e
trovavano
sempre
il
modo
di
parlare
di
Fortunio
:
sì
,
anche
Fortunio
aveva
pubblicato
un
volumetto
di
versi
;
anche
Fortunio
scriveva
un
romanzo
;
anche
Fortunio
riceveva
e
spediva
tante
lettere
.
Ne
mandò
una
anche
a
lei
,
con
la
serva
,
e
istintivamente
Cosima
la
nascose
:
ma
quando
l
'
aprì
rise
,
un
po
'
delusa
,
poiché
il
collega
la
pregava
di
tradurgli
in
italiano
una
parola
dialettale
molto
usata
nella
città
,
ma
della
quale
egli
non
sapeva
con
precisione
il
significato
.
Ella
rispose
:
egli
scrisse
ancora
,
ringraziando
.
Le
loro
lettere
avevano
le
impronte
oleose
delle
dita
della
serva
.
Poi
l
'
amicizia
si
strinse
:
Cosima
andò
con
le
sorelle
a
visitare
le
nuove
amiche
e
osservò
che
la
loro
casa
era
povera
,
disordinata
,
quasi
sudicia
:
e
quei
riccioli
neri
unti
,
quella
frangia
di
stoppia
che
ricadeva
fin
sugli
occhi
bianchi
della
più
vecchia
delle
zitelle
,
le
destarono
un
senso
di
diffidenza
,
quasi
di
ripugnanza
.
Che
si
ingrandì
questo
senso
,
quando
,
non
seppe
come
,
le
due
streghe
trovarono
il
modo
di
condurre
le
ragazze
più
piccole
a
vedere
un
vaso
di
gerani
nella
loggetta
della
casa
,
e
nella
stanzetta
che
serviva
da
pranzo
e
da
ricevere
entrò
come
per
caso
lo
zoppo
.
Ella
che
s
'
era
piegata
a
guardare
sul
tavolo
coperto
da
un
tappeto
fatto
con
orribili
ritagli
di
scatole
di
fiammiferi
,
alcune
di
quelle
immagini
con
paesaggi
,
sentì
la
scarpa
di
lui
come
la
zampata
di
un
cavallo
che
si
ferma
davanti
ad
un
ostacolo
:
e
balzò
in
piedi
rossa
e
spaventata
.
A
dire
il
vero
anche
lui
arrossì
e
le
sue
labbra
tremarono
:
ma
ciò
valse
a
far
notare
a
Cosima
che
egli
aveva
una
bella
bocca
,
carnosa
ma
non
sensuale
,
o
,
se
mai
,
di
una
sensualità
sana
e
attraente
come
quella
di
un
frutto
maturo
.
Per
la
prima
volta
ella
ebbe
la
sensazione
di
ciò
che
doveva
essere
un
bacio
,
la
sensazione
fisica
;
un
bacio
carnale
,
fra
due
che
si
desiderano
e
sono
spinti
ad
attaccarsi
l
'
uno
all
'
altro
da
una
terribile
forza
di
natura
:
e
anche
la
sua
bocca
tremò
,
ma
come
quella
di
un
bambino
che
sta
per
piangere
e
neppur
lui
sa
perché
.
Fortunio
fu
certo
,
almeno
in
apparenza
,
fortunato
con
Cosima
.
Ma
lo
fu
perché
era
audace
e
spinto
,
in
fondo
,
da
un
misterioso
senso
di
odio
verso
di
lei
e
verso
tutta
la
classe
boriosa
e
orgogliosa
senza
motivo
alla
quale
ella
apparteneva
.
Ella
era
quasi
ricca
,
quasi
nobile
,
e
nonostante
le
gravi
pecche
dei
fratelli
,
considerata
una
ragazza
di
rango
superiore
.
La
sua
stessa
ambigua
qualità
di
scrittrice
le
attirava
,
dopo
tutto
,
l
'
attenzione
di
un
intero
paese
,
e
di
gente
più
lontana
ancora
:
e
Fortunio
era
abbastanza
intelligente
per
capire
ch
'
ella
giocava
una
carta
:
poteva
perdere
ma
poteva
anche
vincere
.
Lui
sapeva
benissimo
,
meglio
di
quelli
del
paese
,
che
un
vero
artista
non
manca
mai
al
suo
avvenire
.
E
in
Cosima
egli
sentiva
l
'
artista
;
mentre
lui
era
diseredato
in
tutto
,
anche
nelle
sue
velleità
di
intellettuale
.
La
passione
che
egli
cominciò
a
provare
sul
serio
per
lei
era
in
parte
sincera
,
in
parte
avida
e
interessata
.
Le
lettere
che
cominciò
arditamente
a
scriverle
,
facendogliele
pervenire
incollate
nelle
copertine
dei
libri
che
si
scambiavano
apertamente
,
erano
belle
,
poetiche
,
sensuali
;
forse
le
cose
migliori
che
egli
scrisse
in
tutta
la
sua
,
d
'
altronde
breve
,
carriera
di
scrittore
:
Cosima
se
le
sorbiva
con
avidità
,
e
le
nascondeva
ben
bene
per
il
terrore
che
venissero
scoperte
da
Andrea
:
se
Andrea
le
avesse
scoperte
sarebbero
successi
certamente
dei
guai
.
Poiché
Fortunio
era
per
lui
un
essere
assolutamente
inferiore
,
socialmente
e
fisicamente
:
era
peggio
di
un
servo
,
peggio
di
un
suonatore
ambulante
,
e
come
tale
gli
perdonava
,
anche
perché
nulla
ancora
di
sospetto
gli
passava
nella
mente
,
le
serenate
che
,
con
chitarra
e
relative
appassionate
canzoni
dialettali
,
il
giovane
zoppo
,
con
altri
suoi
amici
,
si
permetteva
di
eseguire
sotto
le
finestre
di
casa
.
Era
un
uso
locale
,
abbastanza
antico
sebbene
del
tutto
diverso
da
quello
delle
vere
serenate
popolari
composte
di
cori
vocali
e
di
canzoni
arcaiche
,
quello
delle
serenate
diremo
borghesi
,
combinate
da
studenti
e
giovanotti
della
classe
non
esclusivamente
paesana
.
Canzoni
semi
-
dotte
accompagnate
dalla
musica
della
chitarra
,
del
mandolino
,
anche
della
fisarmonica
,
facevano
sollevare
la
testa
dai
loro
guanciali
quasi
monastici
,
alle
fanciulle
sognanti
:
ma
era
un
po
'
difficile
identificare
a
chi
la
voce
appassionata
che
rompeva
il
silenzio
notturno
coi
suoi
richiami
d
'
amore
,
era
diretta
:
poiché
l
'
amatore
,
per
lo
più
ostacolato
nelle
sue
aspirazioni
amorose
,
per
crearsi
una
specie
di
impunità
non
si
fermava
,
con
la
sua
compagnia
solo
sotto
le
finestre
dell
'
amata
,
ma
sotto
molte
altre
dove
c
'
erano
fanciulle
:
così
che
il
suo
sfogo
poteva
passare
per
quello
di
un
dilettante
di
serenate
,
di
uno
spirito
innamorato
del
suo
universale
sogno
d
'
amore
:
o
anche
di
un
artista
in
esercizio
di
canto
e
di
notturne
melodie
.
Cosima
non
si
ingannò
un
istante
quando
una
notte
sentì
,
dapprima
lontana
,
poi
sempre
più
vicina
e
quasi
tempestosa
e
tiepida
,
quasi
palpabile
,
come
appunto
il
levarsi
del
vento
dalle
lontananze
del
mare
e
poi
dalla
valle
,
nelle
notti
di
marzo
,
il
vento
che
porta
dalle
terre
d
'
Oriente
l
'
annunzio
della
primavera
,
la
voce
di
Fortunio
.
Bisogna
dirlo
,
era
una
voce
potente
,
calda
,
un
po
'
raffreddata
come
quella
di
un
vero
tenore
,
-
e
anche
su
questa
le
sorelle
di
Fortunio
contavano
,
sperando
di
far
di
lui
un
cantante
;
-
ed
egli
sapeva
scegliere
,
aggiustandole
con
anelli
di
sua
invenzione
,
le
poesie
più
adatte
a
penetrare
come
in
sogno
nel
letto
delle
fanciulle
,
ad
avvolgerle
con
ali
d
'
angelo
sempre
più
calde
,
sempre
più
strette
,
fino
a
tramutarsi
in
un
abbraccio
umano
appassionato
.
Cosima
tenta
di
reagire
:
in
fondo
non
è
romantica
e
già
,
per
tante
prove
crudeli
,
conosce
la
vita
;
ma
la
monotonia
dei
giorni
senza
speranza
di
notevole
mutamento
le
gravava
intorno
come
una
ingiusta
condanna
,
-
antica
condanna
delle
donne
della
sua
stirpe
,
-
e
lei
ardeva
tutta
di
desideri
di
volo
,
di
più
vasti
orizzonti
,
di
vita
movimentata
.
Così
diede
ascolto
alla
voce
lusingatrice
,
sebbene
Fortunio
le
destasse
diffidenza
e
quasi
disprezzo
.
Un
giorno
,
in
maggio
,
quando
le
prime
ebbrezze
della
sua
avventura
letteraria
erano
dileguate
,
per
lasciar
posto
,
in
lei
,
ad
uno
scoraggiamento
pesante
,
per
colmo
di
disdetta
,
le
arriva
una
lunga
critica
,
manoscritta
,
della
sua
povera
ma
sincera
fatica
:
il
romanzo
,
la
novella
,
persino
un
timido
racconto
per
bambini
pubblicato
in
una
rivistina
per
ragazzi
,
tutto
e
stroncato
,
e
non
con
debole
malizia
,
ma
a
vigorosi
colpi
di
accetta
:
tutto
,
con
logica
,
con
coscienza
:
tutto
ridotto
a
scheggie
,
buone
,
-
conclude
il
critico
,
-
per
accendere
il
fuoco
del
forno
ove
la
madre
di
Cosima
cuoce
il
pane
.
Torni
,
torni
,
la
piccola
grafomane
,
nel
limite
dell
'
orticello
paterno
,
a
coltivare
i
garofani
e
la
madreselva
;
torni
a
fare
la
calza
,
a
crescere
,
ad
aspettare
un
buon
marito
,
a
prepararsi
ad
un
avvenire
sano
di
affetti
famigliari
e
di
maternità
.
Cosima
piange
;
di
rabbia
,
di
umiliazione
:
piange
,
ma
in
fondo
si
sente
tutta
scossa
,
ha
coscienza
di
aver
sbagliato
strada
,
decide
di
ritornare
davvero
al
chiuso
esilio
del
suo
vero
destino
.
Strappa
il
foglio
di
condanna
,
e
riprende
i
suoi
lavori
di
ricamo
,
di
cucina
,
le
passeggiate
con
le
sorelle
,
le
gite
confortevoli
nelle
belle
campagne
rallegrate
dalla
fastosa
primavera
.
Ad
una
di
queste
gite
presero
parte
anche
le
sorelle
di
Fortunio
:
anzi
furono
loro
che
portarono
le
provviste
per
fare
una
merenda
sull
'
erba
,
accanto
alla
sorgente
dell
'
acqua
che
scaturiva
da
una
roccia
alle
falde
del
monte
.
E
furono
ore
di
schietta
,
innocente
allegria
;
e
Cosima
poté
anche
,
contemplando
il
tramonto
sulle
cime
opposte
della
valle
,
sopra
gli
oliveti
sognanti
,
mettere
da
parte
i
tenebrosi
propositi
di
abbandonare
i
suoi
sogni
di
poesia
;
la
ferita
si
chiudeva
,
ed
ella
provava
come
una
gioia
di
convalescenza
,
quando
,
a
stendere
un
'
ombra
sulla
luce
del
suo
cuore
,
-
la
sola
luce
ch
'
ella
sentiva
di
essere
vera
,
limpida
e
dissetante
come
la
sorgente
della
roccia
,
-
apparve
,
sulla
strada
sovrastante
,
la
figura
di
Fortunio
.
Al
solito
,
pareva
che
egli
fosse
sopraggiunto
per
caso
.
Dall
'
alto
del
paracarri
si
affacciò
e
parlamentò
con
le
sorelle
,
che
lo
invitavano
ad
avvicinarsi
,
a
prender
parte
alla
merenda
,
con
un
certo
diritto
,
poiché
la
roba
l
'
avevano
portata
loro
:
ma
egli
rifiutò
,
severo
e
triste
,
conscio
,
anche
lui
,
del
posto
che
gli
spettava
:
affacciato
al
parapetto
dello
stradone
in
modo
che
la
sua
gamba
storta
non
si
vedesse
,
e
risaltasse
la
bella
testa
con
gli
occhi
e
le
vivide
fresche
labbra
lucenti
al
riflesso
del
tramonto
,
guardava
con
tristezza
lontano
,
e
appoggiava
la
guancia
alla
mano
fina
,
dalle
unghie
che
parevano
di
alabastro
rosa
.
A
Cosima
pareva
una
di
quelle
figure
romantiche
che
le
piacevano
nelle
vignette
di
qualche
antica
edizione
di
Chateaubriand
,
possedute
da
Santus
;
così
,
un
giovine
sventurato
,
preso
da
una
segreta
passione
,
che
si
smarrisce
nella
solitudine
di
un
tramonto
campestre
e
appoggiato
al
riparo
di
un
precipizio
,
o
seduto
sul
tronco
abbattuto
di
una
quercia
,
fra
tralci
d
'
edera
e
rupi
coperte
dal
fiore
del
muschio
,
medita
sulla
sua
triste
sorte
.
Triste
,
certo
,
era
la
sorte
del
giovine
Fortunio
,
e
il
cuore
di
Cosima
non
poteva
non
accoglierne
l
'
eco
,
fra
le
voci
poetiche
che
le
raccontavano
l
'
eterna
poesia
del
dolore
umano
:
e
così
,
quando
la
comitiva
prese
la
via
del
ritorno
,
lasciando
lo
sventurato
poeta
solo
appoggiato
alla
roccia
della
sorgente
,
intento
a
sentirne
anche
lui
il
mormorio
melanconico
,
fra
le
ombre
già
dorate
del
crepuscolo
,
ella
si
sbandava
,
a
capo
chino
,
mentre
le
compagne
si
ricorrevano
nello
stradone
e
cantavano
e
ridevano
come
figlie
di
contadini
,
al
ritorno
dal
lavoro
dei
campi
.
Sorge
la
luna
,
fra
i
denti
del
monte
,
sopra
i
macigni
che
dànno
l
'
illusione
delle
rovine
di
un
castello
:
il
suo
chiarore
lilla
si
fonde
con
quello
arancione
dell
'
orizzonte
;
l
'
odore
della
vegetazione
inumidisce
l
'
aria
tiepida
;
canti
lontani
rispondono
a
quelli
delle
fanciulle
che
accompagnano
e
trasportano
sull
'
ala
del
loro
coro
la
tristezza
indistinta
di
Cosima
.
Che
cosa
vuole
,
Cosima
?
Non
lo
sa
bene
neppure
lei
:
vorrebbe
fermarsi
,
non
tornare
nella
sua
casa
soffocante
,
appoggiarsi
anche
lei
al
parapetto
dello
stradone
,
sopra
la
valle
piena
di
mistero
,
seguire
il
corso
della
luna
sul
cielo
sempre
più
chiaro
e
luminoso
.
Le
compagne
non
badavano
a
lei
:
le
sorelle
,
stordite
dall
'
allegria
delle
amiche
,
si
lasciavano
trascinare
avanti
,
e
lei
rimaneva
sola
,
sperduta
,
come
dimenticata
nella
strada
e
nel
mondo
.
Sopraggiungeva
qualche
carro
di
contadini
,
trainato
dai
buoi
sonnolenti
,
qualche
uomo
a
cavallo
,
qualche
tarda
donnicciuola
che
ritornava
dall
'
aver
lavato
i
panni
al
torrente
:
le
ombre
si
allungavano
di
traverso
sulla
strada
bianca
,
le
voci
e
i
passi
risonavano
dolci
nell
'
aria
molle
e
profumata
.
Ed
ecco
un
passo
diverso
dagli
altri
,
con
qualche
cosa
di
ambiguo
,
come
il
passo
di
un
essere
fantastico
,
uno
gnomo
,
un
gigante
che
tenta
di
non
far
rumore
,
o
un
Belfagor
fatale
,
o
un
arcangelo
che
con
un
batter
d
'
ali
può
trasportarti
fra
le
torri
d
'
argento
e
gli
spalti
lunari
della
montagna
.
È
Fortunio
:
sarebbe
stato
più
in
carattere
con
la
chitarra
a
tracolla
,
come
un
trovatore
sceso
appunto
dai
boschi
d
'
elci
che
circondavano
gli
illusorii
castelli
dell
'
orizzonte
:
ad
ogni
buon
fine
aveva
ancora
un
libro
in
mano
:
un
libro
che
biancheggiava
alla
luna
,
con
le
parole
magiche
che
aprono
la
porta
dei
sogni
.
Versi
;
versi
d
'
amore
.
Raggiunse
Cosima
e
le
si
mise
a
fianco
,
silenzioso
.
Ella
non
si
stupì
:
tutto
doveva
procedere
così
;
e
quando
egli
le
cinse
lievemente
le
spalle
col
braccio
che
tremava
ella
non
protestò
,
non
cercò
di
liberarsi
.
Tutto
doveva
procedere
così
:
era
una
cosa
ordita
dalle
sorelle
maliziose
di
Fortunio
,
ma
pareva
anche
un
incantesimo
prodotto
dall
'
ora
,
dal
luogo
,
dalla
sorte
che
protegge
gl
'
innamorati
.
Anche
l
'
ombra
folta
che
si
stendeva
al
margine
dello
stradone
,
in
una
svolta
ove
le
rocce
scendevano
fino
al
paracarri
,
parve
una
tenda
di
velluto
,
che
avvolse
i
due
giovani
poeti
e
permise
ai
loro
freschi
volti
di
formarne
uno
solo
:
il
volto
dell
'
amore
.
Tutto
sembrava
proteggerli
:
il
modo
facile
di
scambiarsi
le
lettere
,
la
strada
in
comune
,
la
vicinanza
dei
loro
orti
.
E
dell
'
orto
di
Cosima
,
di
notte
,
quando
si
sapeva
che
la
madre
e
le
sorelle
riposavano
,
la
prima
avvolta
anche
nel
sonno
dal
suo
velo
di
sofferenza
e
di
preghiere
,
le
seconde
nei
loro
sogni
ancora
bianchi
di
innocenza
,
Fortunio
riusciva
,
nonostante
la
sua
infermità
,
a
scavalcare
il
muricciuolo
,
e
ritrovare
,
sinceramente
ansante
e
appassionato
,
all
'
ombra
di
un
angolo
protettore
,
la
sua
piccola
amica
che
sembrava
,
così
sbalordita
e
silenziosa
,
il
fantasma
di
sé
stessa
.
Ella
si
lasciava
baciare
da
lui
,
ne
sentiva
il
calore
della
persona
,
i
fremiti
e
gli
ànsiti
di
eroe
incatenato
,
la
violenza
impotente
con
la
quale
egli
avrebbe
voluto
portarsela
via
;
ma
una
fredda
,
quasi
malvagia
potenza
di
analisi
la
sosteneva
in
quella
specie
di
lotta
dei
sensi
contro
sé
stessa
e
contro
l
'
altro
;
e
ne
usciva
stanca
,
disgustata
,
amara
di
umiliazione
e
di
rimorso
.
Anche
di
rimorso
:
poiché
credeva
,
fra
le
altre
cose
,
di
commettere
peccato
:
ella
non
avrebbe
mai
sposato
Fortunio
.
Finché
la
vicenda
non
trapelò
,
destando
una
nuova
ondata
di
scandalo
fra
la
gente
per
bene
del
luogo
.
Eh
!
si
capiva
;
Cosima
sola
era
capace
di
quelle
avventure
,
con
uno
storpio
,
un
bastardo
,
un
rinnegato
dalla
sorte
.
E
un
giorno
Andrea
disse
,
in
pubblica
piazza
,
che
avrebbe
fracassato
col
bastone
l
'
altra
gamba
del
suonatore
di
chitarra
;
e
a
Cosima
somministrò
una
dose
di
schiaffi
e
pugni
che
oltre
le
membra
le
pestarono
l
'
anima
come
il
sale
nel
mortaio
.
Anche
questa
lezione
le
servì
per
la
scuola
della
vita
;
sentì
che
ella
davvero
non
rassomigliava
e
non
doveva
rassomigliare
alle
ragazze
di
buona
famiglia
,
che
commettono
incoscienti
ma
astute
i
loro
peccatucci
d
'
amore
;
che
Dio
le
aveva
dato
una
intelligenza
superiore
alla
comune
e
sopra
tutto
una
coscienza
limpida
e
profonda
come
un
'
acqua
nella
quale
si
vede
ogni
filo
di
luce
e
di
ombra
,
per
guidarsi
da
sola
nella
strada
della
verità
.
Il
castigo
per
il
suo
capriccio
con
Fortunio
,
capriccio
di
curiosità
sentimentale
,
ma
anche
sensuale
,
le
parve
giusto
;
e
decise
di
sorvegliarsi
,
di
vivere
con
una
sua
certa
religione
.
Anche
il
pensiero
per
Antonino
le
si
svelò
,
ad
un
tratto
,
quasi
morboso
.
Perché
perseguire
una
chimera
inutile
e
,
in
fondo
,
per
lei
,
umiliante
?
Non
si
mise
più
alla
finestra
,
per
aspettare
il
passaggio
della
meteora
:
non
andò
più
,
con
le
sorelle
,
a
far
visite
alle
amiche
;
si
chiuse
in
un
cerchio
di
silenzio
,
di
rassegnazione
,
di
lavoro
.
E
poi
la
vita
quotidiana
incalzava
,
i
giorni
si
facevano
scuri
e
arcigni
come
per
un
inverno
che
doveva
durare
a
lungo
.
Una
notte
si
sentì
,
nella
casa
uno
strano
lamento
,
poi
la
voce
di
Andrea
che
cercava
di
convincere
il
fratello
Santus
a
mettersi
a
letto
e
calmarsi
;
ma
il
disgraziato
si
dibatteva
,
gridando
che
sotto
il
suo
letto
c
'
era
un
uomo
nero
che
voleva
strangolarlo
;
poi
toccava
le
pareti
urlando
che
erano
piene
di
tarantole
e
di
scolopendre
.
In
un
attimo
la
madre
,
la
serva
e
le
ragazze
furono
in
piedi
,
circondarono
i
due
fratelli
,
si
avvidero
che
Santus
,
pallido
,
tutto
preso
da
un
tremito
convulso
e
con
gli
occhi
grandi
,
metallici
,
allucinati
,
delirava
.
Ma
era
un
delirio
terribile
il
suo
;
peggiore
del
delirio
di
un
moribondo
o
di
un
idrofobo
:
Andrea
lo
capiva
.
Un
terrore
mai
prima
conosciuto
invase
Cosima
,
come
se
davvero
la
casa
fosse
piena
di
uomini
neri
e
abbominevoli
nascosti
e
pronti
ad
ogni
crudeltà
,
e
,
le
pareti
brulicassero
di
rettili
velenosi
.
La
madre
credette
che
Santus
fosse
invaso
dallo
spirito
maligno
,
e
pensò
di
mandare
a
chiamare
uno
dei
preti
di
casa
per
esorcizzarlo
.
Ma
Andrea
sogghignava
;
riuscì
a
far
ritornare
a
letto
il
fratello
,
e
lo
vegliò
tutta
la
notte
.
Notte
di
angoscia
indimenticabile
,
durante
la
quale
Cosima
conobbe
un
'
altra
pagina
del
libro
terribile
della
vita
.
Invece
del
prete
venne
il
dottore
,
il
quale
consigliò
che
Santus
e
Andrea
,
il
quale
si
offrì
di
sorvegliare
il
fratello
,
andassero
ad
abitare
in
una
casupola
che
la
famiglia
possedeva
in
un
orto
non
molto
distante
dalla
casa
.
Furono
riattate
e
ammobiliate
alla
meglio
,
le
povere
stanzette
terrene
,
che
di
buono
avevano
solo
alcune
finestrine
dalle
quali
si
vedevano
i
monti
lontani
:
e
Santus
vi
si
lasciò
condurre
docilmente
:
era
buono
e
mite
,
in
fondo
,
e
il
primo
ad
essere
mortalmente
triste
del
suo
vizio
,
che
il
dottore
aveva
dichiarato
essere
null
'
altro
che
una
malattia
dalla
quale
il
paziente
non
può
,
anche
con
tutta
la
sua
volontà
,
mai
guarire
,
era
lui
.
Un
dolore
profondo
gli
si
leggeva
negli
occhi
chiari
:
di
tanto
in
tanto
pareva
sollevarsi
,
smetteva
,
e
tentava
di
lavorare
:
ma
poi
ricadeva
,
come
un
virgulto
stroncato
,
non
ancora
morto
nelle
radici
ma
irrimediabilmente
inutile
a
se
stesso
e
dannoso
agli
altri
.
Nella
casa
delle
fanciulle
ci
fu
una
relativa
tranquillità
:
ma
l
'
ombra
del
dolore
la
velava
;
e
la
madre
si
fece
ancora
più
silenziosa
,
pallida
,
e
qualche
volta
inquieta
,
di
quell
'
inquietudine
di
uno
che
ha
smarrito
qualche
cosa
di
prezioso
.
Cominciò
anche
a
diventare
un
po
'
strana
:
a
volte
usciva
di
casa
furtiva
,
con
qualche
oggetto
o
qualche
pacco
nascosto
sotto
lo
scialle
:
andava
nella
casetta
dei
figli
;
a
portar
loro
da
mangiare
e
da
vestirsi
.
Non
che
ad
essi
nulla
mancasse
,
anzi
,
quando
l
'
altro
era
tranquillo
,
Andrea
tornava
a
mangiare
con
la
famiglia
,
ed
entrambi
frequentavano
giornalmente
la
casa
:
ma
la
madre
aveva
paura
che
essi
mancassero
del
necessario
:
pensava
a
loro
come
a
bambini
smarriti
nel
bosco
,
e
andava
a
cercarli
,
e
si
smarriva
anche
lei
nelle
ombre
di
una
selva
pericolosa
:
quella
della
disperazione
.
Attiguo
alla
casetta
dei
fratelli
,
c
'
era
,
anch
'
esso
di
proprietà
della
famiglia
,
un
frantoio
per
olive
:
era
un
lungo
stanzone
irregolare
,
scuro
eppure
lucido
,
come
scavato
in
una
montagna
di
schisto
:
nero
,
come
unto
anch
'
esso
,
era
il
forte
cavallo
paziente
che
faceva
girare
la
ruota
dentro
la
vasca
rotonda
dove
venivano
pestate
le
olive
:
la
pasta
violacea
di
queste
,
versata
entro
sporte
rotonde
,
la
spremeva
il
torchio
di
ferro
;
ma
il
torchio
,
collocato
in
una
specie
di
nicchia
scavata
nella
parete
,
erano
gli
uomini
che
lo
manovravano
,
con
una
stanga
:
il
mugnaio
o
un
suo
aiutante
.
L
'
olio
cadeva
nero
e
grasso
entro
un
grande
paiuolo
,
e
le
sanse
,
finita
di
spremere
la
pasta
,
venivano
buttate
da
una
larga
finestra
giù
nell
'
orto
,
formando
un
monticello
odoroso
che
a
suo
tempo
veniva
acquistato
dallo
stesso
negoziante
che
in
estate
comprava
le
mandorle
della
famiglia
:
ed
era
una
discreta
rendita
,
assieme
con
quella
dell
'
olio
,
che
i
proprietari
delle
olive
lasciavano
in
compenso
per
la
manipolazione
.
Ma
bisognava
stare
molto
attenti
,
perché
il
mugnaio
,
un
piccolo
uomo
religioso
con
due
occhi
di
vero
santo
,
che
serviva
da
anni
e
anni
la
famiglia
,
e
le
era
sinceramente
affezionato
,
rubava
a
man
salva
,
tanto
ai
clienti
quanto
ai
padroni
.
Il
luogo
era
sempre
pieno
di
gente
,
anche
perché
in
un
angolo
,
tra
la
finestra
e
il
torchio
,
ardeva
sempre
un
grande
fuoco
con
su
un
paiuolo
d
'
acqua
bollente
,
dove
venivano
immerse
e
lavate
le
sporte
:
e
intorno
a
questo
fuoco
si
riuniva
un
gruppo
d
'
individui
che
,
verso
sera
specialmente
,
formavano
un
quadro
degno
di
Rembrandt
.
Erano
tutti
disoccupati
e
poveri
,
ma
di
una
strana
povertà
dovuta
più
a
loro
stessi
che
alla
sorte
:
e
venivano
lì
a
riscaldarsi
,
a
confortarsi
l
'
uno
col
contatto
dell
'
altro
.
Capo
fila
era
un
uomo
rossiccio
,
che
era
stato
ricco
e
aveva
dilapidato
la
sua
sostanza
con
le
donne
e
il
vino
:
poi
un
vecchione
con
la
barba
di
patriarca
,
anche
lui
decaduto
,
che
faceva
il
giardiniere
a
tempo
perso
e
viveva
con
la
caccia
dei
gatti
,
dei
quali
si
nutriva
;
e
altri
reietti
,
che
non
sdegnavano
di
unirsi
con
i
bravi
contadini
e
i
piccoli
proprietari
che
portavano
a
macinare
le
loro
olive
,
e
lo
stesso
padrone
del
frantoio
,
Andrea
,
che
capitava
ogni
tanto
per
sorvegliare
il
mugnaio
.
Santus
,
poi
,
non
mancava
mai
,
e
quando
appariva
lui
tutti
si
scostavano
per
fargli
posto
;
camminava
anche
lui
nella
fatale
scia
dei
miserabili
compagnoni
raccolti
intorno
al
fuoco
,
ma
tutti
ancora
lo
rispettavano
,
perché
ancora
la
sua
famiglia
lo
sostentava
ed
egli
aveva
un
rifugio
e
la
protezione
del
fratello
;
anzi
,
sapendolo
generoso
,
cercavano
la
sua
amicizia
per
potergli
spillare
un
po
'
di
quattrini
;
ma
egli
,
nonostante
la
torbida
incoscienza
in
cui
spesso
affondava
,
capiva
il
suo
stato
,
conosceva
il
cuore
del
prossimo
,
e
amava
solo
la
compagnia
dei
rinnegati
del
frantoio
perché
appunto
si
sentiva
già
loro
compagno
di
fatalità
.
Non
si
creda
che
queste
riunioni
fossero
melanconiche
.
Tutt
'
altro
.
Quando
il
fuoco
aveva
seccato
addosso
i
poveri
vestiti
,
spesso
bagnati
dalla
pioggia
,
di
questa
specie
di
vagabondi
,
e
,
per
benignità
della
sorte
,
essi
erano
riusciti
a
bere
vino
,
o
meglio
ancora
acquavite
,
l
'
allegria
più
infantile
regnava
fra
loro
:
uno
di
essi
arrivava
a
cantare
pezzi
d
'
opera
,
un
altro
tirava
fuori
un
pane
,
lo
spaccava
,
si
faceva
facilmente
versare
sulla
mollica
un
filo
d
'
olio
,
e
lo
abbrustoliva
sulla
brace
,
dividendolo
poi
fraternamente
coi
compagni
.
E
Santus
mandava
a
comprare
un
fiasco
di
vino
,
che
bevevano
alla
salute
di
tutti
.
Salute
e
lunghi
anni
:
la
vita
è
di
chi
si
contenta
di
viverla
.
Le
giornate
erano
quasi
sempre
grigie
,
nel
freddo
mattino
del
tardo
autunno
:
ma
a
poco
a
poco
il
cielo
si
schiariva
e
si
sollevava
sopra
i
monti
che
prendevano
una
lucentezza
opaca
di
stagno
,
e
sull
'
alto
si
apriva
l
'
occhio
,
bianco
prima
,
poi
perlato
del
sole
,
come
di
un
dormiente
che
dopo
aver
lottato
con
un
triste
sogno
si
sveglia
ridente
alla
dolce
realtà
.
Allora
tutto
prendeva
colore
;
il
cielo
sembrava
un
mare
sparso
d
'
isolette
rocciose
,
sui
rami
degli
alberi
le
ultime
foglie
palpitavano
come
farfalle
d
'
oro
e
i
monti
riprendevano
le
loro
tinte
azzurre
e
rosee
.
Quando
il
tempo
era
bello
capitavano
nell
'
orto
la
padrona
che
non
sdegnava
di
coltivare
i
cavoli
e
i
carciofi
,
e
le
bambine
.
Cosima
aveva
già
venti
anni
;
ma
a
volte
ne
dimostrava
di
meno
,
a
volte
di
più
.
Il
viso
bianco
,
corrucciato
,
gli
occhi
che
sembravano
selvaggi
,
la
fronte
coi
capelli
tirati
su
e
stretti
con
la
noncuranza
delle
donne
vecchie
,
si
aprivano
e
illuminavano
come
il
cielo
in
quelle
ambigue
mattine
,
quando
il
riso
schietto
le
sgorgava
dai
denti
stretti
con
la
violenza
d
'
un
'
acqua
sorgiva
dalla
roccia
.
Ora
,
nelle
assenze
di
Andrea
,
spesso
costretto
a
recarsi
in
campagna
per
sorvegliare
chi
lavorava
,
sapendo
che
di
Santus
il
mugnaio
poteva
,
con
l
'
aiuto
diabolico
dell
'
acquavite
,
farne
quello
che
voleva
,
ella
penetrava
con
coraggio
nel
frantoio
,
e
faceva
le
sue
brave
ispezioni
.
C
'
era
,
anche
nella
cameruccia
di
Andrea
,
un
registro
dove
venivano
segnate
le
macinate
delle
olive
;
ogni
macinata
sette
quarti
di
ettolitro
di
olive
;
compenso
due
litri
d
'
olio
grezzo
lasciato
nel
paiuolo
apposito
o
,
se
il
proprietario
preferiva
,
due
lire
in
contanti
.
Molti
lasciavano
correre
il
tempo
,
prima
di
pagare
,
e
allora
il
conto
rimaneva
aperto
.
Ed
ecco
Cosima
,
seduta
al
tavolo
dove
c
'
erano
gli
avanzi
del
pane
e
dei
cibi
dei
fratelli
,
sfogliare
l
'
unto
registro
e
segnare
in
fila
i
nomi
e
il
numero
delle
macinate
;
era
una
poesia
anche
quella
,
e
il
sole
,
che
sbaragliava
le
ultime
rocciose
nuvolette
e
splendeva
alto
sui
monti
,
dorava
il
foglio
dove
lei
scriveva
e
lucidava
i
suoi
capelli
severi
.
Così
ella
veniva
a
contatto
col
popolo
,
col
vero
popolo
,
laborioso
e
mite
,
che
se
pure
poteva
,
come
il
mugnaio
,
mettere
le
grinfie
sulla
piccola
roba
del
prossimo
,
lo
faceva
con
parsimonia
e
poi
andava
a
confessarsene
.
Magari
anche
la
confessione
era
un
po
'
fraudolenta
,
come
quella
del
famoso
contadino
che
tentò
d
'
ingannare
il
confessore
dicendogli
di
aver
rubato
una
corda
,
e
alle
insistenti
inquisizioni
dell
'
uomo
di
Dio
,
finì
col
dire
che
alla
corda
c
'
era
attaccato
un
bue
:
ad
ogni
modo
tutta
gente
buona
:
donnine
rispettose
e
sornione
,
uomini
che
dovevano
combattere
con
la
terra
ingrata
e
solitaria
e
i
venti
e
gli
uccelli
e
le
volpi
per
strappare
il
grano
e
il
vino
,
dei
quali
si
nutrivano
come
il
sacerdote
nella
Messa
.
Cosima
li
osservava
,
li
studiava
,
ne
imparava
il
linguaggio
,
le
superstizioni
,
le
maledizioni
e
le
preghiere
:
e
dal
suo
posto
di
osservazione
vedeva
anche
il
quadro
e
le
figure
del
frantoio
:
sentiva
le
storielle
che
vi
si
raccontavano
,
le
canzoni
dell
'
ubriaco
,
e
se
le
doleva
il
cuore
o
piegava
la
testa
umiliata
nel
vedere
Santus
,
il
fratello
nato
per
grandi
destini
,
intagliare
carrettini
di
ferula
per
i
bambini
del
mugnaio
,
o
spolpare
le
ossa
di
un
arrosto
di
gatto
con
gli
altri
compagnoni
,
pensava
che
solo
la
pietà
può
sollevare
l
'
anima
piegata
dal
male
degli
altri
,
e
portarla
sulle
sue
ali
fino
alle
altissime
soglie
di
un
mondo
ove
un
giorno
tutti
saremo
eguali
nella
gioia
di
Dio
.
Fra
un
segno
e
l
'
altro
del
registro
i
clienti
del
frantoio
le
raccontavano
i
loro
guai
,
i
loro
drammi
:
qualcuno
la
pregava
di
scrivergli
una
lettera
o
una
supplica
:
così
le
venne
lo
spunto
per
un
nuovo
romanzo
;
attinto
dal
vero
:
attinto
come
la
pasta
nera
delle
olive
dalla
vasca
del
frantoio
,
che
si
mutava
in
olio
,
in
balsamo
,
in
luce
:
e
mise
un
titolo
grigio
,
che
sotto
però
nascondeva
anch
'
esso
il
seme
del
fuoco
:
lo
intitolò
Rami
caduti
.
Questa
volta
la
fortuna
le
arrise
compiuta
.
Ella
tentò
presso
un
editore
di
una
certa
notorietà
,
che
non
solo
accettò
e
pubblicò
il
romanzo
,
ma
lo
fece
accompagnare
dalla
prefazione
di
uno
scrittore
illustre
:
ed
ecco
d
'
un
tratto
la
figura
di
Cosima
balzò
sull
'
orizzonte
letterario
,
circonfusa
d
'
un
'
aureola
quasi
di
mistero
.
Mistero
creato
dalla
lontananza
di
lei
e
della
sua
terra
,
dalle
vaghe
notizie
sulla
sua
vita
quasi
selvatica
,
ma
sopra
tutto
dalla
forza
ingenua
e
nello
stesso
tempo
vigorosa
del
suo
racconto
,
dalla
sua
prosa
scorretta
e
primitiva
eppure
efficace
,
e
dall
'
evidenza
dei
suoi
personaggi
.
D
'
un
colpo
ella
diventa
celebre
:
giornali
e
riviste
le
domandano
novelle
:
e
l
'
editore
manda
denari
.
Non
molti
,
ma
tanti
quanti
a
lei
bastano
per
non
frodare
più
la
cantina
,
e
comprarsi
un
bel
vestito
di
setina
nera
a
puntini
d
'
oro
e
un
boa
di
piume
di
struzzo
nere
e
bianche
che
ha
del
serpente
e
dell
'
uccello
.
Quando
apparve
,
con
le
sorelle
alle
quali
aveva
regalato
per
confortarle
eleganti
sciarpe
di
velo
,
alla
Messa
celebrata
dal
Vescovo
,
in
una
brillante
mattina
di
autunno
,
una
schiera
di
giovanotti
,
i
più
intellettuali
e
spregiudicati
del
luogo
,
che
andavano
in
chiesa
solo
per
sbirciare
le
donne
,
si
allineò
fra
una
navata
e
l
'
altra
della
bella
Cattedrale
,
e
i
loro
occhi
la
serrarono
in
un
nutrito
fuoco
di
fila
.
Anche
le
donne
la
guardavano
,
alle
spalle
,
affascinate
,
più
che
altro
,
dal
suo
vestito
e
dal
suo
boa
dai
colori
di
notte
stellata
,
piegata
sul
suo
libro
di
preghiere
.
Ella
volava
:
le
pareva
di
essere
una
rondine
;
sentiva
voglia
di
piangere
;
era
un
rigurgito
di
gioia
,
di
trionfo
,
ma
anche
di
dolore
profondo
;
e
se
sollevava
gli
occhi
umidi
e
vedeva
i
finestroni
alti
sotto
la
volta
della
chiesa
,
azzurri
di
miraggi
quasi
marini
,
pensava
allo
sfondo
della
finestra
del
frantoio
e
alle
povere
donne
unte
di
olio
nuovo
che
le
raccontavano
le
loro
pene
.
Allora
una
lieve
vertigine
le
saliva
dalle
radici
dell
'
anima
,
come
quando
bambina
l
'
immagine
della
nonna
le
rimescolava
nel
subcosciente
un
mondo
atavico
avventuroso
e
fiabesco
.
La
cerimonia
e
la
musica
accrescevano
l
'
incanto
.
Il
Vescovo
era
alto
,
aristocratico
;
ricordava
i
prelati
pittoreschi
dei
grandi
romanzi
francesi
dell
'
Ottocento
;
solo
la
sua
voce
era
un
po
'
aspra
,
ma
si
sperdeva
,
col
fumo
dell
'
incenso
,
nel
rombare
nostalgico
dell
'
organo
,
che
suonava
il
coro
del
Nabucco
:
Va
pensiero
su
l
'
ali
dorate
E
tutto
,
luce
,
suoni
,
colori
,
accresceva
la
luminosa
illusione
di
Cosima
,
che
si
vedeva
trasportata
in
un
mondo
fantastico
.
Fu
proprio
da
quei
tempo
che
la
sua
vita
prese
un
ritmo
fiabesco
.
I
giornali
parlavano
di
lei
.
Arrivò
persino
,
fino
alla
casa
di
lei
,
da
una
città
lontana
,
un
alto
,
grasso
,
biondo
giornalista
,
la
cui
presenza
mise
in
subbuglio
tutto
il
vicinato
.
In
Cosima
quella
visita
suscitò
il
più
alto
orgoglio
e
la
più
cocente
umiliazione
.
Umiliazione
di
doverlo
ricevere
in
quella
stanza
terrena
quasi
povera
,
dove
nella
vecchia
libreria
si
vedevano
ancora
le
carte
d
'
affari
del
padre
morto
;
però
,
le
sorelle
avevano
steso
un
'
antica
tovaglietta
di
pizzo
sul
tavolino
dove
fu
servito
il
caffè
:
ella
aveva
indossato
il
suo
vestito
di
seta
stellata
,
ma
non
sapeva
che
dire
,
mentre
l
'
uomo
biondo
la
scrutava
coi
piccoli
occhi
verdognoli
che
,
a
guardarli
di
sfuggita
,
quasi
con
spavento
,
a
lei
ricordavano
quelli
dei
gatti
selvatici
in
agguato
contro
gli
uccellini
di
primo
volo
.
Egli
però
fu
gentile
,
e
nel
suo
giornale
scrisse
che
la
scrittrice
pallida
,
piccola
,
nervosa
,
(
nervosa
?
non
sapeva
che
cosa
questa
parola
significasse
:
tuttavia
la
lusingò
)
questa
fragile
creatura
che
,
senza
mai
essere
uscita
dal
suo
quieto
nido
,
conosce
tuttavia
,
in
modo
che
fa
quasi
sbalordire
,
i
misteri
del
cuore
umano
eccetera
.
(
Oh
,
grande
uomo
biondo
che
vivi
nella
metropoli
,
a
contatto
col
mondo
più
tumultuoso
,
tu
non
saprai
mai
per
tua
esperienza
quello
che
Cosima
conosce
attraverso
la
propria
)
.
L
'
intervista
fu
commentata
,
riprodotta
,
colorita
.
Il
libro
di
Cosima
si
vendeva
;
altri
articoli
lo
resero
quasi
di
moda
.
Ella
,
al
solito
,
nonostante
appunto
le
sue
esperienze
e
i
suoi
saggi
propositi
,
ricominciò
a
fantasticare
:
perché
non
avrebbe
potuto
sposare
il
biondo
gigante
?
:
l
'
avrebbe
portata
nel
turbine
della
vita
.
Gli
scrisse
per
ringraziarlo
;
egli
rispose
:
la
chiamava
piccola
grande
amica
parve
farle
la
corte
:
tanto
che
un
giorno
Andrea
intercettò
una
lettera
,
ma
ne
fu
contento
.
Ecco
uno
che
finalmente
andava
bene
per
la
sorellina
.
E
lei
passeggiava
intorno
all
'
orticello
,
come
un
'
aquiletta
catturata
,
pronta
a
spiccare
il
lungo
volo
appena
avesse
potuto
.
L
'
orticello
era
tutto
in
fiore
:
rose
paesane
,
gigli
e
garofani
vi
spandevano
un
profumo
di
altare
quando
si
celebra
il
mese
di
Maria
.
Anche
per
lei
era
arrivato
il
mese
della
sua
gloria
.
Scrisse
finalmente
anche
quel
superbone
di
Antonino
,
che
continuava
a
studiare
per
poter
vivere
in
città
:
faceva
i
complimenti
e
gli
auguri
a
Cosima
,
e
le
domandava
anche
notizie
di
Santus
.
Ella
non
rispose
,
ma
conservò
il
biglietto
di
lui
fra
i
ricordi
che
la
seguirono
nelle
strade
della
vita
.
Adesso
pensava
all
'
altro
,
al
grande
biondo
dagli
occhi
tigreschi
:
e
dopo
una
lunga
ambigua
corrispondenza
,
egli
un
giorno
le
mandò
,
una
lettera
strana
,
dove
,
fra
le
altre
cose
spiacevoli
,
le
diceva
che
ella
gli
era
sembrata
quasi
una
nana
.
Pertanto
le
esperienze
di
Cosima
continuavano
.
Vi
furono
giorni
di
nuovo
fulgore
.
Arrivarono
contemporaneamente
due
lettere
:
e
una
veniva
di
molto
lontano
,
dal
castello
di
un
principe
tedesco
,
col
sigillo
d
'
argento
e
su
impressa
appunto
una
corona
di
principe
.
Forse
era
il
suo
segretario
,
che
aveva
letto
il
romanzo
di
Cosima
e
le
scriveva
ancora
turbato
,
dicendole
chiaramente
,
in
ultimo
fi
amo
,
signorina
,
fi
amo
.
Lo
credette
il
segretario
,
poiché
il
nome
era
comune
,
e
Cosima
era
corazzata
di
inguaribile
diffidenza
:
ma
perché
non
poteva
esser
lui
,
il
principe
?
Ella
rispose
,
ringraziando
;
ma
poi
,
immaginandoselo
anche
lui
biondo
e
alto
e
con
gli
occhi
felini
come
il
crudele
giornalista
,
e
per
di
più
principe
o
granduca
,
non
mandò
la
lettera
.
All
'
altra
invece
rispose
.
Ed
era
anche
questa
di
un
principe
di
diversa
specie
;
era
di
un
giovine
di
ventidue
anni
,
che
doveva
essere
molto
ricco
perché
le
scriveva
che
stava
per
partire
,
con
mezzi
suoi
,
per
una
spedizione
nell
'
America
ancora
inesplorata
;
e
le
chiedeva
il
permesso
di
mettere
il
suo
nome
alla
regione
che
egli
avrebbe
attraversata
per
il
primo
:
e
le
dava
l
'
indirizzo
della
estrema
città
dell
'
America
del
Sud
ove
si
sarebbe
fermato
per
formare
la
carovana
.
Ah
,
sì
,
Cosima
adesso
risponde
,
con
lettera
raccomandata
,
e
non
si
proibisce
di
abbandonarsi
con
la
fantasia
,
come
un
angelo
viaggiante
,
al
seguito
dell
'
avventuroso
suo
cavaliere
.
Le
pare
di
vivere
al
tempo
delle
Crociate
:
egli
va
,
col
nome
di
lei
nel
cuore
,
a
combattere
contro
i
pagani
,
i
pellirosse
,
i
serpenti
,
le
foreste
vergini
,
le
erbe
che
uccidono
.
Furono
i
giorni
più
belli
della
vita
di
Cosima
,
più
belli
ancora
di
quelli
passati
sul
Monte
,
a
respirare
l
'
aria
che
respirava
Antonino
.
Era
il
sogno
vivo
,
adesso
,
l
'
avventura
epica
,
alla
quale
ella
prendeva
parte
cavalcando
sulle
nuvole
rosse
dell
'
orizzonte
,
sui
glauchi
mari
delle
sere
di
luna
.
Tutto
le
sembrava
grande
e
luminoso
.
Nella
casa
di
faccia
alla
sua
,
essendo
morto
il
nero
canonico
medioevale
e
sposata
a
un
vecchio
cugino
la
nipote
,
era
venuto
ad
abitare
un
ricco
attempato
,
ma
ancora
sanguigno
e
forte
negoziante
di
scorze
d
'
albero
e
di
sugheri
.
Era
anche
un
cacciatore
famoso
e
ogni
tanto
radunava
gli
amici
per
una
partita
di
caccia
grossa
.
Scalpitavano
i
cavalli
,
nella
strada
stupita
da
tanta
animazione
quasi
guerresca
,
e
i
cavalieri
,
armati
di
tutto
punto
,
alcuni
smilzi
e
dritti
in
sella
,
altri
,
già
anziani
,
barbuti
,
grassi
e
un
po
'
cascanti
,
ma
col
viso
duro
e
deciso
come
di
vetusti
razziatori
abituati
a
far
preda
,
aspettavano
che
il
gruppo
fosse
al
completo
,
mentre
i
cani
s
'
incontravano
e
facevano
,
fra
le
zampe
dei
cavalli
,
una
schermaglia
rintronante
di
guaiti
e
latrati
;
e
appena
usciva
dal
portone
spalancato
il
cacciatore
rosso
dalle
coscie
possenti
e
dagli
occhi
verdi
brillanti
di
gioia
beffarda
e
feroce
,
sul
suo
balzano
quasi
ancora
indomito
,
la
comitiva
si
slanciava
al
galoppo
inondando
la
strada
come
un
'
orda
diretta
alla
conquista
di
un
luogo
nemico
:
i
passi
dei
cavalli
risonavano
a
lungo
,
anche
quando
la
strada
ritornava
deserta
,
e
pareva
uno
scalpitio
di
treno
che
s
'
allontanava
:
Cosima
,
alla
finestra
,
mentre
ritirava
,
dopo
averlo
sgrullato
,
il
piccolo
soppedaneo
del
suo
lettuccio
,
s
'
incontrava
a
seguire
nell
'
aria
l
'
eco
della
cavalcata
:
e
pensava
al
suo
esploratore
,
alla
caccia
dei
selvaggi
;
e
si
sentiva
anche
lei
in
corpo
una
smania
di
amazzone
,
un
ardore
di
eroina
da
avventure
audaci
;
ma
poi
le
toccava
rifare
i
letti
e
pulire
le
camere
,
e
,
per
risalire
a
galla
da
questo
stagno
di
realtà
,
aspettare
almeno
il
passaggio
del
portalettere
.
Era
un
uomo
rude
,
il
portalettere
,
anche
lui
rosso
di
pelo
e
di
pelle
;
e
quando
passava
,
con
le
sue
grosse
scarpe
,
battendo
alle
porte
dei
cittadini
e
gridando
forte
:
posta
,
posta
,
tutti
gli
echi
intorno
si
risvegliavano
,
persino
i
cani
abbaiavano
,
l
'
aria
prendeva
un
colore
di
inquietudine
.
Per
Cosima
rappresentava
un
personaggio
quasi
mitologico
,
apportatore
di
bene
e
di
male
,
e
quando
ne
sentiva
la
voce
di
lontano
tremava
come
se
il
destino
fosse
in
cammino
verso
di
lei
.
Era
stato
lui
,
in
fatti
,
a
portarle
le
lettere
di
gloria
e
di
amore
,
di
umiliazione
e
di
speranza
,
e
il
vaglia
,
e
i
giornali
col
suo
nome
scritto
come
su
lapidi
che
le
parevano
eterne
.
Adesso
ella
aspettava
notizie
da
un
mondo
misterioso
,
lontano
,
quasi
di
là
dai
confini
del
mondo
reale
:
lettere
dell
'
esploratore
,
che
a
quel
suo
mondo
nuovo
voleva
mettere
il
nome
di
lei
.
Ma
il
portalettere
passava
con
la
borsa
,
che
faceva
un
rumorino
speciale
,
sulla
cinghia
di
cuoio
,
come
quello
dei
carnieri
dei
cacciatori
,
e
picchiava
con
violenza
il
battente
della
porta
del
negoziante
di
scorze
,
traendo
dalla
borsa
un
pacco
di
lettere
e
di
giornali
.
E
a
lei
nulla
:
e
la
voce
aspra
dell
'
uomo
della
sorte
che
si
andava
affievolendo
le
pareva
si
burlasse
crudelmente
di
lei
.
Così
passò
la
bella
stagione
:
ella
non
si
curava
più
neppure
di
Antonino
.
Di
nessuno
si
curava
,
tranne
che
delle
sue
scritture
,
illuminate
dalla
luce
di
quel
sogno
che
era
il
più
bello
dei
romanzi
che
ella
avrebbe
mai
potuto
scrivere
.
In
ottobre
ci
fu
,
come
al
solito
,
la
vendemmia
.
No
,
non
come
al
solito
,
poiché
la
madre
,
d
'
accordo
con
Andrea
,
aveva
fatto
costruire
una
piccola
casa
di
pietra
nella
vigna
,
sotto
un
pino
che
vigilava
solitario
la
grande
distesa
quasi
tutta
selvaggia
come
una
landa
,
e
dichiarò
che
la
voleva
abitare
per
qualche
settimana
.
Solo
la
vigna
rallegrava
coi
suoi
quadrati
verdi
e
gialli
,
con
qualche
filare
di
grandi
fichi
bassi
,
la
dolce
triste
solitudine
del
luogo
:
i
monti
lontani
innalzavano
una
muraglia
azzurra
intorno
all
'
orizzonte
.
Un
colono
del
Continente
coltivava
,
fin
dal
tempo
in
cui
era
vivo
il
padre
di
Cosima
,
la
vigna
da
lui
piantata
,
e
un
grande
orto
che
godeva
di
un
rivolo
d
'
acqua
raccolto
in
una
vasca
ampia
come
un
laghetto
,
circondata
di
giunchi
,
canne
e
salici
selvaggi
.
Il
luogo
era
bello
:
una
specie
di
oasi
nella
desolazione
della
pianura
incolta
e
pietrosa
,
saettata
,
nell
'
estate
,
da
un
sole
implacabile
.
Ed
ecco
,
adesso
,
la
casetta
di
pietra
lo
rendeva
più
pittoresco
ed
ospitale
:
erano
appena
due
stanze
,
addossate
ad
un
'
altra
,
piccola
,
che
fino
a
quel
tempo
era
stata
l
'
abitazione
del
solitario
colono
,
il
quale
non
si
moveva
mai
dal
posto
,
rifornito
ogni
tanto
di
pane
e
altri
viveri
da
Andrea
,
che
di
ritorno
portava
a
casa
i
prodotti
dell
'
orto
.
Erano
per
lo
più
patate
,
legumi
,
verze
,
zucche
e
insalate
,
e
qualche
volta
anche
poponi
e
cocomeri
.
E
nella
stagione
l
'
uva
,
quasi
tutta
da
vino
,
quel
vino
leggero
ma
saporoso
che
aveva
aiutato
Cosima
a
comprar
francobolli
e
spedir
manoscritti
.
Fu
dunque
mandato
un
carro
di
mobili
,
come
si
usava
per
andare
al
Monte
:
e
Cosima
si
offrì
ad
accompagnare
la
madre
,
mentre
le
sorelle
,
che
non
volevano
neanche
sentir
parlare
di
un
luogo
sperduto
come
quello
,
sarebbero
rimaste
a
casa
sotto
la
sorveglianza
della
serva
fedele
.
Il
servo
che
accompagnava
il
carro
sarebbe
rimasto
nella
vigna
,
e
anche
Andrea
vi
avrebbe
passato
la
notte
per
maggior
sicurezza
delle
donne
.
Ma
il
luogo
era
tranquillo
;
non
si
era
mai
sentito
parlare
di
vicende
spiacevoli
:
l
'
aperta
e
nuda
pianura
non
permetteva
neppure
il
passaggio
di
malviventi
,
tanto
che
il
colono
non
aveva
un
arma
,
un
cane
.
Ad
ogni
modo
una
pattuglia
dl
carabinieri
a
cavallo
adibita
alla
sicurezza
stradale
,
percorreva
ogni
giorno
lo
stradone
comunale
che
attraversava
quella
specie
di
altipiano
selvaggio
.
Cosima
e
la
madre
s
'
incamminarono
,
a
piedi
,
lungo
lo
stradone
,
dopo
aver
oltrepassato
le
ultime
case
del
paese
.
La
giornata
era
limpida
,
tiepida
:
un
acquazzone
aveva
rinfrescato
i
campi
,
e
gli
stessi
cespugli
e
le
erbe
già
inariditi
della
distesa
intorno
alla
vigna
avevano
ripreso
il
verde
:
le
ginestre
fiorivano
ancora
,
ancora
qualche
sambuco
nano
,
dove
il
terreno
era
umido
,
apriva
le
sue
ombrella
d
'
argento
filigranato
.
Il
pino
,
sopra
la
casetta
che
ancora
odorava
di
calce
,
vibrava
tutto
di
canti
d
'
uccelli
:
ce
n
'
erano
di
ogni
specie
,
sopra
tutto
di
passeracei
,
poiché
era
l
'
unico
rifugio
del
luogo
,
e
il
loro
chiassoso
concerto
strideva
anche
di
voci
di
battaglia
:
tutti
però
,
d
'
accordo
nello
scavare
i
fichi
nella
vigna
e
a
piluccare
l
'
uva
,
nonostante
gli
spauracchi
drizzati
qua
e
là
dall
'
ingegnoso
colono
.
Del
resto
anche
lui
aveva
l
'
aspetto
di
uno
spaventapasseri
,
alto
,
scarno
,
dinoccolato
,
con
gli
enormi
piedi
scalzi
nodosi
,
i
calzoni
logori
di
fustagno
rimboccati
sulle
caviglie
rosse
,
e
altrettanto
le
maniche
sulle
braccia
che
,
se
egli
stringeva
i
grossi
pugni
,
sembravano
clave
.
Tutto
il
suo
aspetto
tra
,
più
che
di
contadino
,
di
vecchio
marinaio
,
di
lupo
di
mare
,
per
il
viso
arso
,
di
terracotta
,
i
capelli
irsuti
di
colore
del
sale
,
e
come
scarmigliati
dal
vento
:
ma
specialmente
per
gli
occhi
piccoli
,
stretti
,
dei
quali
si
vedeva
quasi
solo
la
pupilla
verdognola
.
Quando
arrivarono
le
padrone
egli
aiutava
il
servo
a
scaricare
la
roba
dal
carro
,
e
non
rispondeva
alle
domande
e
agli
scherzi
dell
'
altro
:
pareva
sordo
,
anzi
anche
muto
,
perché
salutò
solo
con
un
cenno
del
capo
,
e
non
aprì
la
lunga
bocca
rientrante
,
quasi
invisibile
.
In
cambio
parlava
molto
il
servo
,
un
giovinotto
bruno
tutto
occhi
e
denti
,
che
ogni
tanto
si
aggiustava
la
cintura
e
rideva
per
nulla
:
la
sua
presenza
metteva
allegria
,
e
quasi
egli
piaceva
alla
signorina
:
lo
trovava
per
lo
meno
della
sua
razza
,
uno
schietto
contadino
,
figlio
della
stessa
terra
,
mentre
il
colono
,
-
già
per
il
nome
stesso
,
che
gli
era
stato
consacrato
dal
vecchio
padrone
,
-
rappresentava
uno
straniero
,
un
lavoratore
di
terre
lontane
,
d
'
origine
ignota
se
non
quasi
misteriosa
.
Infatti
nessuno
aveva
mai
saputo
la
sua
provenienza
,
anche
perché
nessuno
,
dopo
il
tempo
in
cui
,
finita
la
sorveglianza
della
polizia
,
era
stato
assunto
in
servizio
dal
signor
Antonio
e
confinato
lì
nella
vigna
solitaria
,
nessuno
se
ne
era
più
curato
:
neppure
Andrea
,
che
come
il
corvo
ad
Elia
,
gli
portava
il
pane
.
E
infatti
l
'
uomo
si
chiamava
Elia
.
Dopo
che
ebbero
messo
a
posto
,
nelle
due
stanzette
,
i
lettucci
,
due
tavolini
,
alcune
sedie
,
un
attaccapanni
e
qualche
arnese
di
cucina
,
i
due
uomini
se
ne
andarono
a
lavorare
,
a
togliere
i
pampini
superflui
alle
viti
,
perché
l
'
uva
finisse
di
maturare
;
il
giovine
servo
si
mise
a
cantare
,
e
la
sua
voce
sonora
ma
monodica
si
sperdeva
come
nella
vastità
di
una
chiesa
deserta
.
Allora
Cosima
,
come
già
aveva
fatto
sul
Monte
,
cominciò
a
riordinare
e
abbellire
quella
che
,
per
far
sorridere
la
madre
,
chiamava
la
villa
.
La
madre
non
sorrideva
:
come
sempre
era
taciturna
e
chiusa
in
una
tutta
sua
segreta
preoccupazione
:
ma
gli
occhi
le
si
erano
un
po
'
illuminati
,
e
il
da
fare
che
si
diede
,
per
preparare
un
po
'
di
cibo
nel
camino
della
prima
stanzetta
,
adibita
a
cucina
,
sala
da
pranzo
e
da
ricevere
,
la
distrasse
.
Si
sarebbe
potuto
usufruire
,
per
gli
usi
più
comuni
,
della
cameretta
del
colono
,
dove
c
'
era
un
vecchio
e
grande
camino
che
tirava
molto
bene
;
ma
la
padrona
intendeva
rispettare
gli
antichi
privilegi
del
dipendente
,
che
con
la
sua
sola
opera
si
era
costruito
quel
rifugio
da
quando
aveva
assunto
servizio
nella
vigna
,
e
vi
teneva
i
suoi
stracci
e
il
suo
giaciglio
.
Cosima
d
'
altronde
ci
sentiva
odore
di
selvatico
e
non
le
sarebbe
piaciuto
neppure
di
guardare
dentro
se
il
vecchio
non
avesse
attirato
la
sua
curiosa
attenzione
,
interessata
,
di
osservatrice
di
tipi
fuori
del
comune
,
con
la
nebulosità
del
suo
passato
e
la
sagoma
della
sua
figura
.
Egli
avrebbe
forse
potuto
,
ad
esplorarlo
,
a
farlo
diventare
docile
e
confidente
,
raccontarle
qualche
cosa
d
'
interessante
,
con
un
colore
diverso
dal
locale
,
qualche
cosa
da
mettersi
sulla
carta
e
trasformarlo
in
materia
d
'
arte
.
Appena
dunque
l
'
abitazione
fu
in
ordine
,
ella
andò
nella
vigna
,
dove
i
due
uomini
lavoravano
,
e
diede
ascolto
ai
discorsi
del
servo
paesano
,
poiché
l
'
altro
conservava
il
suo
assoluto
e
impassibile
mutismo
.
-
Speriamo
,
-
diceva
il
giovinotto
,
-
che
la
vostra
mutria
si
cambi
in
buon
umore
fra
una
settimana
,
quando
verranno
le
ragazze
a
vendemmiare
.
Verranno
due
mie
cugine
:
ma
quelle
dovete
contentarvi
di
guardarle
da
lontano
e
di
non
toccarle
neppure
con
una
canna
:
le
altre
,
che
la
padrona
sceglierà
di
suo
gusto
,
ve
le
lascio
liberamente
,
vecchio
cinghiale
.
Il
vecchio
cinghiale
pareva
non
lo
sentisse
neppure
:
solo
,
all
'
accenno
di
una
donna
,
una
vedova
già
anziana
,
che
un
tempo
si
diceva
avesse
avuto
relazioni
con
l
'
esiliato
,
i
suoi
occhi
si
allargarono
un
poco
,
ed
egli
scosse
il
mazzo
di
foglie
di
viti
che
teneva
in
mano
:
ma
non
aprì
bocca
,
non
si
volse
a
guardare
Cosima
che
era
arrivata
in
mezzo
al
filare
e
lo
osservava
silenziosa
.
Né
più
fruttuosi
furono
gli
altri
approcci
durante
quella
prima
giornata
,
sebbene
ai
due
uomini
fosse
servito
un
pasto
certo
per
loro
insolito
,
preparato
dalla
padrona
,
e
anche
lei
tentasse
di
attaccare
discorso
col
vecchio
taciturno
.
Egli
rispondeva
sì
e
no
alle
domande
di
lei
,
riguardanti
l
'
orto
e
la
vigna
;
nel
vederla
si
alzava
e
si
piegava
con
segni
di
un
rispetto
quasi
esagerato
:
null
'
altro
.
-
È
un
idiota
,
-
disse
il
servo
,
quando
l
'
altro
non
poteva
sentirlo
.
-
Ma
è
anche
malizioso
,
e
la
sa
lunga
.
E
raccontò
della
vedova
,
che
un
tempo
veniva
a
trovarlo
nella
vigna
,
e
accennò
al
lontano
passato
di
lui
.
Pare
che
avesse
tentato
di
derubare
un
suo
ricchissimo
parente
,
nelle
cui
terre
lavorava
:
sebbene
il
parente
avesse
rimesso
la
querela
,
Elia
era
stato
condannato
.
Poi
la
voce
cambiava
;
il
parente
diventava
un
banchiere
,
o
addirittura
una
banca
,
che
era
stata
svaligiata
da
un
gruppo
di
ladri
,
dopo
narcotizzato
il
custode
,
e
fra
i
manigoldi
era
Elia
.
Disse
la
padrona
:
-
Se
fosse
stato
così
,
il
mio
povero
marito
non
l
'
avrebbe
assunto
al
suo
servizio
.
-
Oh
,
il
signor
Antonio
era
buono
:
era
un
santo
,
di
quelli
che
non
ne
nascono
più
,
-
disse
il
servo
.
Nel
pomeriggio
arrivò
,
a
cavallo
,
Andrea
.
Fra
le
altre
cose
portava
un
giornale
e
una
lettera
per
Cosima
.
Una
lettera
!
Ella
la
prese
,
come
faceva
sempre
,
trepidando
:
le
pareva
,
ogni
volta
,
di
afferrare
un
uccello
a
volo
,
l
'
uccello
favoloso
della
fortuna
e
della
felicità
.
Ma
questa
era
una
semplice
lettera
d
'
invito
a
mandare
i
suoi
libri
a
un
giornaletto
,
che
prometteva
di
parlarne
ai
suoi
lettori
.
Ed
ella
la
lasciò
andare
,
come
appunto
si
lascia
andare
un
uccellino
che
non
serve
a
niente
.
Ad
ogni
modo
la
giornata
finì
bene
:
il
tramonto
arrossava
la
vigna
,
la
vasca
e
i
salici
scintillavano
;
le
distese
della
pianura
avevano
la
calma
e
melanconica
poesia
della
steppa
,
come
Cosima
l
'
aveva
intraveduta
in
qualche
racconto
russo
:
ma
il
punto
centrale
del
paesaggio
,
il
più
bello
,
era
il
pino
solitario
entro
il
quale
vibravano
le
fiamme
del
sole
che
pareva
vi
si
annidasse
come
un
grande
uccello
di
porpora
.
E
Cosima
se
ne
andò
per
un
sentiero
della
brughiera
dove
avrebbe
potuto
camminare
finché
voleva
,
poiché
non
c
'
era
pericolo
di
sperdersi
,
e
dalla
vigna
potevano
sorvegliarla
con
un
solo
sguardo
.
Le
erbe
sembravano
colore
di
rosa
,
ogni
seme
,
ogni
fiorellino
,
ogni
bacca
,
aveva
come
un
occhio
d
'
oro
che
rispondeva
al
suo
sguardo
:
e
i
monti
lontani
,
color
d
'
acquamarina
,
svaporavano
nel
cielo
arancione
e
verde
e
rosso
che
a
poco
a
poco
trascolorava
e
cambiava
tinta
.
Una
coccinella
salì
,
da
un
cespuglio
,
sulla
veste
di
Cosima
,
come
su
un
cespuglio
più
alto
:
andò
su
,
su
,
tranquilla
,
fino
al
braccio
di
lei
,
fino
alla
sua
mano
.
Era
un
essere
meraviglioso
e
quasi
terribile
:
sul
piccolo
dorso
piatto
,
d
'
un
rosso
scuro
di
lacca
,
era
disegnato
in
nero
un
viso
umano
perfetto
,
con
gli
occhi
,
il
naso
,
la
bocca
,
tutti
un
po
'
obliqui
come
nelle
maschere
giapponesi
:
parve
a
Cosima
che
quegli
occhi
la
guardassero
,
con
la
stessa
meraviglia
misteriosa
con
cui
lei
li
guardava
.
Arrivata
all
'
estremità
del
dito
medio
,
sull
'
unghia
rosea
di
tramonto
,
la
coccinella
aprì
due
piccole
ali
iridate
e
volò
via
.
Cosima
avrebbe
voluto
imitarla
,
ma
i
suoi
piedi
erano
legati
alla
terra
,
ed
ella
avrebbe
dovuto
camminare
fino
all
'
estremità
del
mondo
per
potersi
slanciare
così
.
Quando
il
sole
sparì
,
uno
stupore
quasi
infantile
parve
incantare
ogni
cosa
:
il
cielo
si
fece
trasparente
come
l
'
acqua
,
e
la
stella
che
apparve
sull
'
orizzonte
vi
tremolò
come
appunto
riflessa
dal
mare
.
Mai
Cosima
,
neppure
sul
limite
dei
boschi
e
delle
roccie
del
Monte
,
davanti
ai
sontuosi
tramonti
visti
dall
'
alto
,
aveva
provato
una
malia
simile
a
questa
che
l
'
avvolgeva
in
mezzo
alla
terra
incolta
,
guardata
solo
da
Dio
.
Invece
di
sentirsi
piccola
,
e
poiché
era
impotente
a
volare
,
le
parve
di
essere
alta
,
alta
fino
a
toccare
con
la
fronte
la
stella
della
sera
:
eppure
in
quel
momento
dimenticava
tutte
le
sue
ambizioni
,
i
suoi
vani
sogni
,
la
sua
attesa
di
avvenimenti
straordinari
.
La
vita
era
bella
così
,
anche
fra
gli
umili
steli
nati
da
sé
,
fra
le
cose
create
da
Dio
per
la
gioia
del
cuore
che
è
vicino
a
lui
come
il
cuore
del
bambino
e
quello
della
madre
:
ed
ella
ne
ebbe
quasi
la
prima
rivelazione
,
e
si
sentì
uno
scalino
ancora
più
in
alto
,
nella
scala
di
Giacobbe
che
doveva
essere
la
sua
vita
.
Così
,
per
nulla
:
solo
perché
vedeva
la
stella
della
sera
brillare
sopra
i
monti
non
meno
e
non
più
meravigliosa
della
coccinella
,
e
le
erbe
selvatiche
odoravano
al
suo
passaggio
.
Decise
di
non
aspettare
più
nulla
che
le
arrivasse
dall
'
esterno
,
dal
mondo
agitato
degli
uomini
;
ma
tutto
da
sé
stessa
,
dal
mistero
della
sua
vita
interiore
.
Così
,
ebbe
fine
l
'
attesa
delle
notizie
dell
'
esploratore
:
e
anche
lui
,
del
resto
,
non
scrisse
più
Eppure
un
fatto
che
aveva
dell
'
inverosimile
,
le
avvenne
:
un
fatto
che
superò
tutte
le
altre
vicende
accadute
fino
a
quel
tempo
,
che
a
lei
parevano
,
ma
forse
non
erano
,
straordinarie
.
Erano
passati
tre
giorni
da
che
si
trovavano
nella
vigna
,
tutti
e
tre
eguali
,
limpidi
,
sereni
.
Ella
s
'
era
rimessa
a
scrivere
,
sul
tavolinetto
della
camera
da
letto
,
davanti
alla
piccola
finestra
nel
cui
vano
ronzavano
le
vespe
senza
però
venire
dentro
.
Inutile
,
fino
a
quel
momento
,
intervistare
Elia
:
pareva
un
uomo
meccanico
,
Elia
:
si
piegava
,
si
sollevava
,
lavorando
,
senza
muovere
un
muscolo
del
viso
.
E
lingua
in
bocca
,
-
come
diceva
il
servo
che
chiacchierava
per
tutti
e
due
,
ma
per
dir
frasi
,
proverbi
,
canzonette
e
scempiaggini
che
non
interessavano
Cosima
.
Solo
le
mani
di
Elia
avevano
,
a
osservarle
quando
egli
non
se
ne
accorgeva
,
una
strana
sensibilità
:
mani
scure
e
nodose
,
con
le
falangi
coperte
di
peli
,
ma
piccole
,
per
un
uomo
così
alto
e
lavoratore
,
a
volte
adunche
come
artigli
,
a
volte
aperte
e
quasi
molli
,
come
snodate
.
Con
quelle
mani
egli
era
capace
ancora
di
fare
qualsiasi
lavoro
che
gli
venisse
richiesto
o
che
gli
fosse
necessario
.
Infatti
si
cuciva
da
sé
le
vesti
,
lavava
,
si
faceva
le
scarpe
,
gli
occhiali
,
gli
arnesi
di
lavoro
,
preparava
la
conserva
dei
pomidori
e
seccava
i
fichi
,
fabbricava
,
con
una
certa
creta
da
lui
scovata
fra
i
giunchi
,
vasi
e
pentole
:
e
lavorava
anche
da
stagnaio
e
da
falegname
.
La
sua
stanzetta
sembrava
un
museo
archeologico
,
con
una
raccolta
persino
di
pietre
cercate
nella
brughiera
,
che
sembravano
tartarughe
,
conchiglie
,
ossa
fossilizzate
.
E
stava
zitto
,
rispondendo
solo
sì
e
no
alle
domande
della
padrona
,
che
anche
lei
,
del
resto
,
cavava
fuori
le
parole
con
diffidenza
sospettosa
,
come
gemme
da
uno
scrigno
.
Or
dunque
,
quale
non
fu
la
meraviglia
di
Cosima
,
quando
la
sera
del
terzo
giorno
,
ritornando
dalla
solita
passeggiata
,
sentì
che
i
due
taciturni
parlavano
fra
di
loro
.
Stavano
nella
prima
delle
stanzette
e
la
madre
cucinava
qualche
cosa
nel
camino
.
La
porta
era
aperta
,
ed
essi
non
si
accorsero
della
presenza
di
Cosima
,
che
,
ferma
fuori
,
ascoltava
.
Del
resto
il
discorso
era
semplice
:
ma
il
suo
tono
amichevole
,
nella
voce
di
quei
due
,
un
po
'
lamentoso
nella
padrona
,
confortante
in
quella
del
servo
,
sorprese
la
fanciulla
.
La
madre
non
le
aveva
mai
parlato
in
quel
modo
:
e
d
'
altronde
era
proprio
di
lei
che
si
lagnava
.
Diceva
:
-
Andrea
tarda
,
stasera
:
speriamo
non
sia
accaduto
nulla
,
laggiù
:
ho
sempre
paura
.
E
anche
quella
stordita
che
se
ne
va
in
giro
come
una
capra
.
-
Non
abbia
timore
,
-
rispose
l
'
uomo
,
con
una
voce
fra
roca
e
dolce
,
ma
anche
quasi
canora
,
che
la
padroncina
non
gli
conosceva
;
-
c
'
è
Ippolito
che
è
andato
a
raccogliere
sterpi
per
il
fuoco
,
e
la
sorveglia
.
Poi
non
si
è
quasi
mai
sentito
niente
,
in
questi
posti
.
Chi
vuole
che
veda
la
signorina
?
E
poi
è
tanto
savia
,
quella
:
non
c
'
è
pericolo
che
abbia
dato
appuntamento
all
'
innamorato
.
-
Non
si
sa
mai
,
insisteva
la
madre
:
e
Cosima
pensò
in
sua
coscienza
che
realmente
,
su
questo
punto
,
si
potevano
elevare
dubbi
.
-
Le
ragazze
sono
tutte
stordite
:
quella
,
poi
,
ha
certe
idee
in
testa
.
Tutte
quelle
scritture
,
quei
cattivi
libri
,
quelle
lettere
che
riceve
.
E
non
è
venuto
anche
,
a
trovarla
,
un
omaccione
rosso
come
la
volpe
?
e
da
lontano
,
è
venuto
,
e
poi
ha
scritto
di
lei
sui
giornali
?
La
gente
mormora
.
Cosima
non
troverà
mai
da
sposarsi
cristianamente
:
e
anche
le
sorelle
ne
risentiranno
,
perché
in
famiglia
tutto
sta
a
sposar
bene
la
primogenita
.
È
vero
che
-
giunse
con
ancora
più
lamentosa
,
-
ci
sono
anche
i
fratelli
,
che
non
ci
fanno
troppo
da
sostegno
:
oh
,
tu
lo
sai
bene
,
Elia
.
Egli
lo
sapeva
:
eppure
aveva
una
fede
cieca
,
un
attaccamento
appassionato
per
il
signorino
Andrea
:
ed
anche
la
sua
voce
tremolò
quasi
di
pianto
quando
ne
parlò
.
-
No
,
padrona
,
non
si
lamenti
troppo
del
signorino
Andrea
.
È
buono
,
posso
dire
,
quasi
quanto
lo
era
il
signor
Antonio
:
solo
,
è
troppo
generoso
;
è
troppo
amico
di
cattivi
amici
.
Ma
del
resto
bada
alla
roba
,
e
ama
le
sorelle
in
modo
particolare
.
-
Bada
alla
roba
?
Sì
,
ma
per
pigliarsi
lui
quasi
tutta
la
rendita
:
e
gioca
,
e
va
con
le
male
donne
.
Questa
la
chiami
bontà
?
Lo
chiami
amore
per
la
famiglia
?
Andrea
ci
lascia
appena
il
tanto
per
pagare
i
servi
e
le
tasse
.
Io
non
dormo
,
un
giorno
o
l
'
altro
l
'
esattore
verrà
in
casa
a
sequestrare
:
lo
vedo
in
sogno
,
ne
ho
paura
come
del
demonio
.
Oh
,
oh
:
Elia
;
e
tutto
questo
perché
i
miei
figlioli
hanno
abbandonato
le
vie
del
Signore
.
-
Lei
esagera
,
padrona
:
ci
sono
figli
peggiori
:
tutte
le
famiglie
hanno
la
loro
croce
.
Il
signorino
Andrea
,
dopo
tutto
,
bada
alla
roba
e
la
fa
fruttare
:
è
,
dirò
così
,
come
un
fattore
,
che
si
piglia
la
porzione
maggiore
.
Ma
poi
metterà
giudizio
.
-
No
,
Elia
,
non
lo
spero
.
D
'
altronde
,
che
si
fa
?
Siamo
povere
donne
sole
,
con
quel
castigo
terribile
di
Santus
:
e
bisogna
pure
appoggiarsi
ad
Andrea
.
Tante
volte
penso
di
dividere
il
patrimonio
:
a
ciascun
figlio
il
suo
:
ma
sarebbe
peggio
,
poiché
il
disgraziato
Santus
in
pochi
mesi
cadrebbe
nella
miseria
,
e
anche
il
tuo
signorino
Andrea
si
giocherebbe
la
sua
parte
.
Non
c
'
è
via
di
uscita
:
bisogna
soffrire
.
E
poi
io
voglio
bene
ai
miei
figli
:
troppo
bene
gli
voglio
;
più
sono
disgraziati
più
li
amo
e
li
compatisco
.
Ma
quella
Cosima
!
È
quella
che
più
mi
dà
pensiero
.
-
E
invece
sarà
quella
che
più
le
darà
consolazioni
:
vedrà
.
Ma
la
madre
,
mentre
rimuginava
nella
padella
le
patate
che
lentamente
si
arrossavano
e
spandevano
un
buon
odore
,
continuava
a
sospirare
.
-
Non
è
questo
,
Elia
,
io
non
ho
bisogno
di
consolazione
:
la
mia
strada
è
finita
,
e
nulla
esiste
più
per
me
tranne
il
bene
dei
miei
figli
.
Ma
essi
non
seguono
la
via
giusta
,
quella
che
abbiamo
percorsa
io
e
il
padre
loro
,
benedetto
sia
.
Sarà
mia
la
colpa
:
sono
una
donna
senza
forza
e
senza
volontà
;
ma
loro
dovrebbero
capirlo
.
E
se
parlo
così
con
te
,
questa
sera
,
Elia
,
è
perché
so
che
tu
solo
puoi
compatirmi
.
-
Oh
,
padrona
!
-
egli
esclamò
:
e
una
commozione
sincera
,
piena
di
sorpresa
e
di
gratitudine
,
gli
vibrava
nella
voce
:
probabilmente
nessuno
,
da
molto
tempo
,
gli
aveva
parlato
così
.
E
intese
forse
quello
che
la
padrona
voleva
dirgli
,
che
anche
lui
aveva
peccato
e
sofferto
,
ma
era
rientrato
nella
giusta
via
,
perché
aggiunse
:
-
Le
strade
del
Signore
sono
tante
,
ed
Egli
aiuta
sempre
i
buoni
cristiani
.
-
Tu
,
dunque
,
credi
in
Dio
?
Io
,
vedi
,
a
volte
,
non
ci
credo
più
.
-
Non
so
:
anche
io
non
vado
a
messa
da
venti
anni
.
Non
so
:
non
so
:
ma
so
che
ad
essere
buoni
e
pazienti
ci
si
guadagna
sempre
.
E
,
dunque
,
padrona
,
coraggio
.
Tacquero
un
momento
:
si
sentiva
il
friggere
sommesso
della
padella
sulla
fiamma
:
un
odore
di
gente
umile
ma
rassegnata
usciva
da
quella
stanzetta
solitaria
.
Il
pino
vibrava
ancora
di
fruscii
,
di
pigolii
,
di
vaghi
lamenti
,
e
dallo
stradone
arrivava
il
rumore
di
un
passo
di
cavallo
:
Andrea
.
Cosima
sentiva
voglia
di
appoggiarsi
al
muro
e
piangere
:
in
quel
momento
avrebbe
rinunziato
a
tutti
i
suoi
sogni
,
pur
di
consolare
la
madre
:
pensò
che
bisognava
almeno
darle
il
conforto
della
speranza
di
un
buon
matrimonio
,
fra
lei
e
un
qualche
bravo
giovane
del
luogo
,
e
passò
in
rassegna
tutti
i
proprietari
,
i
professionisti
,
gli
impiegati
di
sua
conoscenza
.
Ma
essi
erano
tutti
imbevuti
del
pregiudizio
che
ella
non
potesse
,
con
quella
sua
passione
dei
libri
,
diventare
una
buona
moglie
:
né
,
d
'
altronde
,
ella
voleva
più
umiliarsi
con
nessuno
.
E
fu
in
quel
momento
che
le
venne
l
'
idea
di
muoversi
,
di
uscire
dal
ristretto
ambiente
della
piccola
città
,
e
andare
in
cerca
di
fortuna
.
Per
dare
consolazione
alla
madre
.
Intanto
continuava
a
scrivere
,
davanti
alla
piccola
finestra
ronzante
di
vespe
.
Ma
era
un
po
'
disorientata
,
per
le
parole
della
madre
e
perché
non
trovava
un
vivo
argomento
ai
suoi
nuovi
racconti
.
La
vita
le
sembrava
piatta
,
incolore
,
sebbene
invece
dentro
di
lei
sentisse
muoversi
un
dramma
di
incertezze
,
di
scrupoli
,
di
melanconia
.
Le
pareva
di
esser
già
vecchia
,
piena
di
esperienza
e
col
fiore
della
speranza
già
appassito
fra
le
dita
.
Pensava
fosse
effetto
della
solitudine
,
della
povertà
del
luogo
e
della
sua
stessa
vita
:
e
disperava
di
poter
ritrovare
una
occasione
di
guardare
la
vita
altrui
,
ricca
di
dolori
,
di
miserie
,
di
esaltazioni
e
di
umanità
umile
e
grande
nello
stesso
tempo
,
come
nel
cerchio
nero
del
molino
di
olive
.
Non
contava
più
in
Elia
,
e
neppure
nel
movimento
della
vicina
vendemmia
,
della
quale
aveva
già
conosciuto
i
colori
d
'
idillio
,
e
li
aveva
anche
già
riversati
in
qualche
sua
novella
.
Invece
un
piccolo
accidente
accadde
,
mentre
le
donne
venute
apposta
per
la
faccenda
,
spinte
e
pizzicate
da
Ippolito
,
coglievano
l
'
uva
deponendola
in
cestini
a
doppia
ansa
,
che
poi
trasportavano
in
due
,
dondolandoli
come
culle
,
versandone
i
grappoli
in
un
carro
apposito
,
foderato
di
stuoie
,
che
appena
colmo
veniva
portato
in
città
per
la
manipolazione
del
vino
.
Una
di
queste
donne
aveva
portato
un
bambino
,
che
per
un
po
'
s
'
era
trastullato
tra
i
filari
delle
viti
,
poi
,
scomparso
,
s
'
era
ad
un
tratto
sentito
piangere
e
gridare
.
Tutti
si
slanciarono
a
cercarlo
,
con
urli
di
richiamo
e
di
spavento
:
solo
Elia
non
aprì
bocca
,
ma
andò
dritto
alla
vasca
e
vi
si
gettò
,
vestito
,
traendo
il
bambino
che
scosse
e
fece
sgocciolare
come
uno
straccio
bagnato
.
Fu
solo
un
po
'
di
paura
:
ma
alla
sera
il
vecchio
ebbe
qualche
brivido
di
febbre
,
e
si
fece
più
rigido
del
solito
.
All
'
alba
però
già
era
all
'
opera
nella
vigna
:
finita
la
vendemmia
le
donne
se
ne
andarono
,
ed
anche
la
padrona
dichiarò
che
voleva
tornare
a
casa
per
presiedere
alla
pigiatura
dell
'
uva
:
senonché
Elia
s
'
era
d
'
improvviso
buttato
giù
sul
suo
giaciglio
e
pareva
un
cadavere
.
Non
si
poteva
abbandonarlo
così
;
anzi
si
pensò
di
far
venire
un
dottore
,
e
se
il
servo
si
aggravava
di
portarlo
in
paese
.
Queste
premure
parvero
scuoterlo
e
ravvivarlo
.
Cosima
gli
offrì
una
tazza
di
caffè
,
gli
aggiustò
il
giaciglio
,
rimise
in
ordine
la
stanzetta
.
E
ogni
tanto
lo
guardava
con
occhi
pietosi
,
senza
dimostrare
ripugnanza
per
quel
lungo
corpo
ricoperto
di
stracci
maleodoranti
come
quello
di
un
mendicante
,
coi
grossi
piedi
scalzi
terrosi
e
tutti
tagliuzzati
per
cicatrici
di
sterpi
e
spine
,
che
pareva
avessero
camminato
attraverso
interminabili
lande
per
arrivare
a
quel
piccolo
rifugio
ospitale
.
Egli
stava
ad
occhi
chiusi
;
ma
d
'
improvviso
li
aprì
,
un
po
'
febbrili
e
lucidi
,
e
la
guardò
come
un
cane
malato
.
Uno
sguardo
,
solo
,
ma
Cosima
vide
un
misterioso
balenìo
in
fondo
alle
pupille
che
non
erano
quelle
del
duro
e
freddo
Elia
,
ma
di
un
uomo
disperato
,
che
aveva
paura
di
morire
solo
,
abbandonato
,
come
un
vecchio
cane
.
Gli
si
avvicinò
e
disse
:
-
Come
vi
sentite
?
Faremo
venire
il
dottore
,
o
vi
porteremo
a
casa
.
Egli
accennò
di
no
,
di
no
:
per
quanto
solo
e
malato
,
non
voleva
il
dottore
e
non
voleva
muoversi
dalla
sua
tana
:
ma
l
'
occhio
gli
si
era
rischiarato
,
pieno
di
una
dolcezza
,
quasi
di
un
sorriso
infantile
.
-
Andate
,
andate
pure
,
-
disse
,
-
Vadano
pure
a
casa
,
signorina
,
lei
e
la
signora
padrona
:
bisogna
pigiare
l
'
uva
e
metterla
nel
tino
.
-
Eh
,
non
la
pigiamo
noi
,
coi
nostri
piedi
,
-
disse
Cosima
,
tentando
di
scherzare
.
-
C
'
è
poi
Andrea
,
che
ci
bada
:
non
pensateci
.
E
poi
il
tempo
si
cambia
:
minaccia
di
piovere
.
Non
vogliamo
lasciarti
così
,
zio
Elia
.
Ella
lo
chiamava
così
,
come
si
usava
con
tutti
i
vecchi
servi
;
ma
era
la
prima
volta
che
egli
si
sentiva
accomunato
agli
altri
,
come
fosse
nato
nella
stessa
terra
e
tutto
il
suo
passato
sprofondasse
quasi
in
una
vita
anteriore
.
Tuttavia
non
parlò
,
non
dimostrò
la
sua
gratitudine
:
anzi
fece
un
po
'
indispettire
la
padroncina
col
rispondere
sempre
con
un
cenno
negativo
del
capo
a
tutte
le
sue
domande
premurose
.
No
,
egli
non
voleva
il
dottore
,
non
voleva
muoversi
,
non
voleva
che
nessuno
si
disturbasse
per
lui
.
Vecchio
testardo
.
Pareva
volesse
morire
solo
,
come
solo
era
vissuto
.
Ma
le
padrone
restarono
,
finché
arrivò
Andrea
che
portò
del
chinino
:
si
discusse
però
se
si
doveva
o
no
somministrarlo
al
malato
:
e
del
resto
la
discussione
fu
vana
,
perché
egli
dichiarò
che
non
avrebbe
preso
nessuna
medicina
.
Durante
la
notte
si
scatenò
una
forte
bufera
:
la
grandine
mitragliava
la
piccola
casa
,
e
il
pino
urlava
come
un
mostro
.
Dietro
gli
scurini
mal
connessi
i
vetri
della
finestra
parvero
spaccarsi
e
spargersi
in
frammenti
d
'
oro
e
d
'
ametista
,
con
un
rombo
spaventoso
.
Lampi
e
tuoni
.
Non
c
'
è
da
nascondere
che
Cosima
aveva
paura
e
la
madre
tremava
come
una
fronda
sbattuta
dal
vento
.
Storie
spaventose
di
banditi
e
malfattori
,
che
in
notti
simili
sbucano
come
demoni
dalla
tempesta
e
assalgono
le
dimore
solitarie
,
tornavano
in
mente
alle
donne
:
e
il
fatto
che
il
servo
e
Andrea
erano
rimasti
sul
posto
,
non
le
rassicurava
.
Il
vento
gridava
e
piangeva
nella
pianura
come
nel
mare
,
e
solo
il
pino
pareva
potesse
combattere
con
l
'
uragano
come
un
eroe
inferocito
contro
un
intero
esercito
.
Nel
suo
giaciglio
Elia
,
con
la
febbre
alta
,
ricordava
come
il
signor
Antonio
lo
aveva
accolto
benevolmente
quando
lui
si
era
presentato
in
cerca
di
lavoro
,
mentre
nessun
altro
dei
diffidenti
proprietari
del
luogo
aveva
accettato
la
sua
offerta
;
e
il
padrone
gli
aveva
affidato
la
vigna
nuova
,
l
'
orto
,
fa
terra
intorno
.
Adesso
il
vecchio
amava
questa
terra
con
una
passione
tenace
;
era
diventata
la
sua
nuova
patria
,
la
sua
famiglia
;
e
il
solo
pensiero
che
i
padroni
giovani
avrebbero
potuto
mandarlo
via
,
come
una
vecchia
bestia
che
non
può
più
lavorare
,
lo
colmava
di
tristezza
;
non
per
la
probabile
ventura
povertà
,
ma
per
l
'
amore
alla
terra
che
oramai
faceva
parte
della
sua
carne
e
del
suo
sangue
.
Ed
ecco
,
invece
,
la
padrona
e
la
signorina
,
e
lo
stesso
Andrea
,
si
mostravano
benevoli
,
fino
al
punto
di
restare
vicino
a
lui
in
quella
notte
tempestosa
mentre
avrebbero
potuto
già
essere
nella
loro
casa
tranquilla
.
E
non
lo
avrebbero
cacciato
,
no
:
lo
sentiva
;
lo
aveva
sentito
nella
voce
di
Cosima
,
e
gli
sembrava
che
questa
voce
fosse
l
'
unica
medicina
che
potesse
guarirlo
.
E
la
certezza
che
un
giorno
forse
avrebbe
potuto
dimostrarle
la
sua
riconoscenza
,
già
lo
alleviava
dal
male
.
All
'
alba
il
tempo
si
calmò
,
d
'
un
tratto
,
dopo
un
tuono
formidabile
che
parve
un
ordine
militare
:
la
battaglia
doveva
cessare
.
Solo
il
pino
continuò
in
un
suo
lieve
brontolio
,
quasi
pensieroso
.
Cosima
lo
sentiva
nel
sonno
lieve
del
mattino
:
e
le
pareva
che
il
pino
mormorasse
:
Perché
tutto
questo
?
Si
combatte
,
si
soffre
,
ci
si
tormenta
per
nulla
:
la
forza
del
vento
è
vana
;
tutto
è
vano
e
vuoto
;
eppure
bisogna
combattere
perché
così
vuole
Dio
.
Poi
tacque
anche
l
'
albero
;
ma
quando
Cosima
aprì
la
finestruola
vide
uno
spettacolo
indimenticabile
:
centinaia
di
uccelli
svolazzavano
sui
rami
battuti
dal
sole
,
e
parevano
d
'
oro
e
d
'
argento
:
ogni
loro
battere
d
'
ali
faceva
cadere
goccie
simili
a
scintille
:
e
ad
ogni
ago
delle
foglie
era
infilata
una
perla
dai
colori
dell
'
iride
.
Pareva
un
albero
magico
,
fatto
di
uccelli
,
di
rubini
,
smeraldi
e
diamanti
.
E
fu
certo
una
giornata
di
miracolo
quella
.
Tutto
sembrava
trasformato
;
tutto
,
nell
'
orto
,
nella
vigna
sebbene
spoglia
,
nella
brughiera
riarsa
,
tutto
riluceva
e
sorrideva
.
Dio
era
passato
con
un
corteo
di
tuoni
e
fulmini
,
ma
trovando
gli
uomini
di
buona
volontà
si
placava
e
ritornava
paterno
.
Andrea
ripartì
la
mattina
presto
,
con
la
promessa
di
tornare
nel
pomeriggio
e
passare
la
notte
nella
casetta
,
per
sorvegliare
il
malato
,
mentre
la
madre
e
Cosima
col
servo
sarebbero
tornati
in
città
.
Cosima
portò
il
caffè
ad
Elia
,
che
si
mise
a
sedere
sul
giaciglio
,
e
prese
la
tazza
con
le
mani
tremanti
.
-
Che
,
avete
freddo
?
-
domandò
la
signorina
.
-
Buon
segno
:
vuol
dire
che
la
febbre
passa
:
fatemi
sentire
.
E
gli
toccò
la
grande
orecchia
destra
,
scura
e
dura
come
la
facciata
di
una
grotta
.
Al
contatto
della
piccola
mano
,
egli
rabbrividì
,
come
per
il
solletico
:
i
suoi
occhi
ebbero
di
nuovo
un
balenìo
d
'
occhi
di
cane
accarezzato
.
-
Siete
fresco
come
rosa
,
zio
Elia
:
camperete
ancora
cento
anni
,
quando
anche
la
nostra
memoria
sarà
dispersa
.
Egli
sorbiva
il
caffè
,
versò
nella
tazzina
quello
che
s
'
era
versato
nel
piattino
e
raschiò
il
residuo
dello
zucchero
,
come
fanno
i
bambini
:
ma
anche
dopo
rimase
col
viso
piegato
,
guardando
il
fondo
della
chicchera
come
ci
vedesse
qualche
immagine
.
-
Dov
'
è
la
padrona
?
-
domandò
sottovoce
.
E
Cosima
ebbe
l
'
impressione
che
egli
volesse
dirle
qualche
cosa
,
ma
senza
pericolo
di
essere
ascoltati
.
La
padrona
era
affacendata
nelle
stanzette
attigue
:
ed
egli
disse
:
-
Si
sarà
spaventata
,
stanotte
,
povera
padrona
.
Per
colpa
mia
:
e
anche
lei
.
-
Ma
no
,
zio
Elia
:
anzi
ho
avuto
quasi
piacere
:
non
avevo
mai
sentito
un
diavolìo
così
,
e
in
piena
campagna
poi
.
Oh
,
io
non
sono
paurosa
:
se
in
casa
sento
un
rumore
,
di
notte
,
mi
alzo
e
scendo
anche
in
cantina
esplorando
se
ci
sono
i
ladri
.
Ma
adesso
rimettetevi
giù
e
state
quieto
:
vi
copro
io
,
perché
oggi
fa
freschetto
.
Egli
si
rimise
giù
,
ma
sembrava
meno
quieto
e
duro
del
giorno
avanti
:
anche
perché
si
sentiva
meglio
.
Avrebbe
voluto
alzarsi
e
tornare
al
lavoro
,
ma
Ippolito
,
che
gli
voleva
bene
a
modo
suo
,
minacciò
di
negarlo
se
si
moveva
.
E
la
padroncina
gli
servì
il
brodo
,
con
l
'
uovo
sbattuto
dentro
,
e
anche
un
bicchiere
di
vino
.
Egli
però
lasciò
il
bicchiere
intatto
,
con
una
vespa
che
vi
ronzava
attorno
incantata
.
Il
sole
era
caldo
;
dal
finestrino
si
vedeva
l
'
orizzonte
,
coi
monti
lontani
di
un
azzurro
liquido
d
'
acquamarina
.
Una
quiete
profonda
regnava
dappertutto
e
dalla
brughiera
veniva
un
odore
tiepido
di
erbe
come
nei
meriggi
di
primavera
.
Il
servo
lavorava
nell
'
orto
e
la
padrona
era
andata
fino
alla
vasca
a
lavare
i
panni
.
Cosima
pensò
di
raggiungerla
e
pregarla
di
smettere
e
di
portare
la
roba
sporca
in
paese
;
nel
passare
davanti
al
finestrino
di
Elia
guardò
dentro
;
e
vide
che
il
vecchio
,
seduto
sul
giaciglio
,
le
accennava
di
entrare
,
Entrò
:
si
accorse
che
egli
aveva
bevuto
il
vino
e
aveva
il
viso
lievemente
colorito
e
gli
occhi
insolitamente
bene
aperti
.
-
Dov
'
è
la
padrona
?
-
tornò
nuovamente
a
domandare
.
Saputo
che
lavava
i
panni
,
parve
indispettirsi
.
-
Ecco
,
è
venuta
a
prendere
la
mia
camicia
e
la
lava
lei
,
non
è
bene
.
-
Ma
sì
che
è
bene
,
zio
Elia
:
la
mamma
si
diverte
:
non
può
restare
un
momento
in
ozio
,
povera
mamma
.
-
Povera
padrona
;
con
tutti
quei
pensieri
,
-
egli
disse
,
piegando
la
testa
come
aveva
fatto
la
mattina
:
e
si
fece
pensieroso
.
-
La
mamma
esagera
,
-
disse
Cosima
,
quasi
per
rassicurarlo
:
-
vede
sempre
nero
.
Invece
la
provvidenza
non
manca
mai
.
-
Lei
crede
alla
provvidenza
di
Dio
?
-
Io
sì
,
e
come
!
Allora
accadde
una
cosa
strana
:
egli
si
alzò
,
lungo
,
coi
grossi
piedi
nudi
che
sembravano
ceppi
,
e
andò
a
chiudere
il
finestrino
.
Disse
:
-
Queste
vespe
!
Via
,
via
.
Senta
,
io
le
voglio
far
vedere
una
cosa
:
lei
però
non
deve
dire
nulla
a
nessuno
:
me
lo
promette
?
Nulla
,
mai
a
nessuno
.
Ella
stette
incerta
;
poi
,
più
per
curiosità
che
per
altro
,
disse
:
-
Ve
lo
prometto
.
Fu
tutto
.
Il
vecchio
si
avvicinò
al
camino
,
si
piegò
,
raschiò
con
la
paletta
,
accumulandoli
nell
'
angolo
,
la
cenere
e
gli
avanzi
dei
ceppi
,
poi
con
la
stessa
paletta
sollevò
il
mattone
centrale
.
Apparve
,
sotto
il
mattone
,
una
lastra
di
ferro
,
una
specie
di
sportellino
,
chiuso
con
un
lucchetto
;
ed
egli
si
trasse
dal
seno
una
chiavetta
pendente
da
una
catenella
nera
,
e
apri
il
ripostiglio
:
la
lastra
si
sollevò
,
in
due
piccoli
battenti
,
ed
egli
introdusse
la
mano
nel
vuoto
,
molto
in
fondo
,
parve
come
slegare
un
sacchetto
o
un
involto
che
fosse
in
quel
fondo
e
ne
trasse
un
pugno
di
monete
:
le
guardò
,
nel
cavo
della
mano
,
come
si
guardano
le
sementi
per
assicurarsi
che
sono
buone
,
poi
le
fece
vedere
a
Cosima
.
La
sua
mano
concava
ricordò
alla
fanciulla
la
mestola
con
la
quale
il
diavolo
trae
dalla
pentola
dei
tesori
maledetti
le
monete
tentatrici
delle
anime
:
si
scostò
d
'
un
passo
,
quasi
impaurita
,
e
guardò
in
viso
il
vecchio
.
E
invero
quel
viso
scuro
,
con
gli
occhi
che
sembravano
due
fessure
con
in
fondo
un
'
acqua
verde
opaca
,
e
quella
bocca
chiusa
,
ermetica
,
aveva
qualche
cosa
di
diabolico
:
i
pensieri
più
cattivi
e
paurosi
passarono
in
mente
a
Cosima
:
ebbe
paura
,
guardò
verso
la
porticina
:
la
porticina
era
aperta
,
ed
ella
avrebbe
potuto
subito
salvarsi
se
il
vecchio
tentasse
farle
del
male
.
Egli
dovette
sentire
tutte
queste
cose
perché
il
suo
viso
cambiò
maschera
:
si
fece
triste
.
Mai
Cosima
aveva
veduto
un
viso
così
nobilmente
triste
,
accigliato
e
severo
.
-
Sono
buone
,
-
egli
disse
,
tirando
su
con
le
dita
dell
'
altra
mano
le
monete
,
e
lasciandole
ricadere
nel
pugno
.
Cosima
lo
vedeva
bene
:
erano
monete
che
sembravano
nuove
,
alcune
col
profilo
melanconico
e
rapace
di
Napoleone
III
,
altre
col
grande
gallo
piumato
della
Repubblica
francese
:
monete
d
'
oro
,
schiette
,
moderne
,
da
spendersi
,
se
si
voleva
,
senza
difficoltà
.
Ma
non
le
toccò
e
il
solo
pensiero
che
Elia
avrebbe
potuto
offrirgliele
,
sia
pure
per
generosità
o
affetto
,
le
faceva
spavento
:
poiché
ricordava
le
voci
misteriose
che
correvano
sul
conto
di
lui
,
ed
era
sicura
che
il
tesoro
provenisse
da
una
rapina
.
Ma
egli
richiuse
il
pugno
,
tornò
a
piegarsi
sul
vuoto
del
camino
,
rimise
a
posto
ogni
cosa
,
riaprì
la
finestrina
,
andò
a
sedersi
sul
giaciglio
,
piegò
la
testa
pensieroso
.
La
vespa
da
lui
cacciata
tornò
a
volteggiare
e
ronzare
sullo
sfondo
d
'
acquamarina
dei
monti
lontani
.
Tutto
s
'
era
svolto
in
pochi
minuti
,
come
in
un
passaggio
di
nuvole
;
e
Cosima
si
avvicinava
alla
porticina
per
andarsene
sicura
in
cuor
suo
di
saper
tutto
e
non
volersi
immischiare
nella
pericolosa
faccenda
,
quando
il
vecchio
la
richiamò
:
-
Signorina
,
volevo
dirle
questo
;
quando
sarò
morto
,
o
anche
prima
se
le
occorre
,
quella
roba
è
sua
.
Ella
avrebbe
voluto
protestare
,
dirgli
che
non
voleva
una
sola
di
quelle
monete
,
gridargli
che
sarebbe
stato
meglio
restituirle
a
chi
erano
appartenute
;
ma
vedeva
la
madre
che
risaliva
dall
'
orto
con
la
camicia
di
Elia
attorcigliata
fra
le
mani
ancora
bagnate
,
e
saltò
nello
spiazzo
con
l
'
impressione
di
risvegliarsi
da
un
sogno
.
La
madre
stese
la
camicia
su
una
cordicella
attaccata
fra
due
pali
,
che
appunto
serviva
al
vecchio
per
asciugare
i
suoi
stracci
,
poi
rientrò
nella
casetta
e
cominciò
a
preparare
le
cose
per
la
partenza
.
Cosima
andò
verso
il
pino
e
appoggiò
la
testa
alle
scaglie
rossastre
del
tronco
,
come
per
ascoltare
una
voce
nascosta
dentro
l
'
albero
amico
,
che
la
consigliasse
,
la
salvasse
.
Poiché
le
sembrava
di
essere
coinvolta
in
un
dramma
colpevole
,
di
essere
complice
di
un
furto
,
forse
anche
di
un
delitto
.
Che
doveva
fare
?
Accusare
il
vecchio
?
D
'
altra
parte
egli
era
da
più
di
trent
'
anni
in
paese
,
e
,
se
reato
avesse
commesso
,
esisteva
la
prescrizione
.
E
delitto
di
sangue
non
doveva
esservi
,
se
la
condanna
di
lui
fra
stata
solo
quella
del
domicilio
coatto
.
E
non
poteva
aver
rinvenuto
senza
colpa
il
tesoro
?
Giusto
in
quei
giorni
i
giornali
parlavano
dei
tesoro
di
oltre
un
milione
,
di
monete
d
'
oro
,
trovato
in
casa
di
un
antiquario
,
e
di
un
altro
rinvenuto
nello
scaffale
di
un
medico
stravagante
e
solitario
che
aveva
attirato
gente
da
tutte
le
parti
del
mondo
con
un
suo
specifico
che
guariva
i
dolori
reumatici
.
Durante
l
'
infanzia
,
e
anche
dopo
,
dai
servi
,
dai
contadini
,
dai
pastori
,
Cosima
aveva
continuamente
assorbito
racconti
di
tesori
,
trovati
nelle
rovine
dei
vecchi
castelli
,
dentro
tronchi
d
'
alberi
,
in
piena
terra
.
Uno
pare
venisse
fuori
anche
dal
vecchio
cimitero
,
dalla
tomba
scoperta
di
una
giovine
dama
sepolta
dal
marito
con
tutti
i
suoi
gioielli
e
un
'
anfora
piena
di
monete
d
'
oro
.
Forse
si
poteva
sapere
qualche
cosa
di
più
preciso
da
Elia
:
ma
il
solo
pensiero
di
riparlare
con
lui
le
destava
ripugnanza
e
quasi
terrore
.
D
'
altronde
aveva
promesso
di
non
parlare
con
nessuno
del
segreto
:
e
fermamente
decise
di
non
occuparsene
più
.
Potevano
anche
crederla
visionaria
,
come
del
resto
appariva
a
molti
;
e
lei
stessa
non
era
sicura
di
non
aver
intravveduto
una
delle
sue
tante
fantasie
romanzesche
.
Ad
ogni
modo
non
ebbe
occasione
di
trovarsi
più
sola
,
per
quel
giorno
,
col
vecchio
stregone
;
il
quale
era
ricaduto
nel
suo
mutismo
.
Quella
notte
,
nel
letto
ben
riparato
della
sua
camera
alta
,
Cosima
sognò
la
nonnina
.
La
nonnina
era
viva
,
tale
quale
s
'
era
lasciata
vedere
l
'
ultima
volta
,
col
suo
bei
visino
di
santa
,
tutta
agghindata
piccola
come
una
nana
.
Come
una
nana
.
Anche
nel
sonno
Cosima
ricordava
l
'
offesa
;
e
ricordava
insieme
,
nitidamente
,
l
'
avventura
di
quel
giorno
e
i
suoi
propositi
eroici
di
non
profittare
mai
del
tesoro
equivoco
di
Elia
.
Si
vedrebbe
se
era
una
nana
o
una
gigantessa
.
Verso
la
nonnina
Cosima
aveva
un
rimorso
.
L
'
ultima
volta
che
era
venuta
a
far
visita
in
casa
,
ella
non
le
aveva
dato
il
caffè
,
non
l
'
aveva
quasi
neppure
salutata
:
adesso
,
nel
sogno
,
si
affaccendava
a
preparare
la
bevanda
prediletta
dalla
cara
vecchina
,
ma
l
'
acqua
bollente
rigurgitava
dal
cuccuma
e
spegneva
il
fuoco
.
Lascia
,
bambina
,
diceva
la
nonna
,
con
le
manine
intrecciate
sul
grembo
,
i
grandi
occhi
color
nocciola
e
la
piccola
bocca
circondati
da
raggiere
di
rughe
;
oramai
non
ho
più
bisogno
di
nulla
.
E
d
'
un
tratto
,
voltandosi
,
Cosima
vide
che
la
nonnina
era
vestita
da
sposa
con
un
costume
di
orbace
,
scarlatto
e
broccato
:
il
grembiale
era
ricamato
a
vivi
colori
,
sulle
punte
davanti
del
corsetto
verdeggiavano
due
foglie
di
palma
.
La
benda
che
avvolgeva
la
piccola
testa
,
bianca
e
un
po
'
inamidata
,
pareva
di
antico
bisso
.
Come
sei
bella
,
nonnina
;
adesso
,
sì
,
sembri
davvero
una
fata
.
Ma
perché
la
vecchina
era
vestita
così
?
Ho
ritrovato
il
nonno
Andrea
,
e
adesso
siamo
contenti
,
in
Paradiso
,
sposi
in
eterno
.
Il
nonno
Andrea
,
Cosima
non
lo
aveva
conosciuto
,
ma
sapeva
che
anche
lui
era
un
giorno
arrivato
di
lontano
,
chi
diceva
da
Genova
,
chi
diceva
dalla
Spagna
,
e
s
'
era
messo
a
lavorare
la
terra
;
e
,
anche
dopo
sposato
,
stava
sempre
in
campagna
,
a
lavorare
i
campi
,
in
una
valle
aspra
piena
di
macchie
e
di
bestie
selvatiche
.
Anche
lui
era
selvatico
,
ma
tanto
buono
che
gli
uccelli
gli
si
posavano
sul
braccio
,
le
serpi
accorrevano
al
suo
fischiare
,
quando
alla
sera
si
riposava
davanti
alla
sua
capanna
e
guardava
le
stelle
,
Anche
i
gatti
selvatici
gli
facevano
compagnia
.
La
gente
diceva
che
era
un
po
'
matto
;
ma
con
questo
nome
la
gente
spiega
il
mistero
degli
uomini
diversi
dalla
normalità
.
Chissà
che
cosa
vedeva
il
nonno
Andrea
,
che
conosceva
altre
terre
e
altri
mari
,
negli
occhi
dei
gatti
selvatici
,
nelle
piume
iridate
delle
cornacchie
,
nella
pelle
argentata
delle
biscie
che
si
sollevavano
incantate
dal
suo
fischio
.
Forse
gli
stessi
fantastici
riflessi
che
anche
lei
vedeva
negli
occhi
degli
animali
,
nelle
foglie
,
nelle
pietre
.
Adesso
,
nel
sogno
,
si
spiegava
d
'
un
tratto
molte
cose
;
lo
stesso
senso
di
vertigine
,
dello
spalancarsi
e
richiudersi
rapidissimo
di
un
mondo
anteriore
,
subcosciente
,
che
la
vista
della
nonnina
viva
le
destava
,
adesso
le
appariva
chiaro
:
era
l
'
apparizione
dello
spirito
sognatore
del
nonno
,
di
cui
la
vecchina
ancora
innamorata
portava
l
'
immagine
nella
pupilla
,
e
che
era
anche
l
'
immagine
di
lei
,
di
Cosima
sognatrice
.
Ma
nessuno
le
aveva
mai
raccontato
chiaramente
donde
egli
era
venuto
;
pareva
che
neppure
la
madre
lo
sapesse
con
precisione
.
E
nel
sogno
confondeva
il
passato
del
nonno
con
quello
del
vecchie
Elia
,
provandone
un
'
angoscia
paurosa
:
ma
il
nonno
,
questo
ella
lo
sapeva
benissimo
,
era
morto
povero
in
canna
,
lasciando
nella
sua
capanna
una
famiglia
di
leprotti
addomesticati
;
e
questo
la
confortava
.
Tuttavia
volle
domandare
alla
nonnina
notizie
di
lui
.
Tutte
fandonie
,
disse
la
vecchina
,
senza
scomporsi
:
egli
non
è
venuto
né
da
Genova
né
dalla
Spagna
:
ci
saranno
venuti
i
suoi
avi
,
forse
,
ma
lui
no
.
Egli
arrivava
da
un
paese
di
mare
,
sì
,
dove
la
gente
è
buona
,
e
suo
padre
era
pescatore
:
Andrea
però
non
amava
il
mare
,
perché
troppo
sovente
si
cambia
in
mostro
e
divora
gli
uomini
vivi
:
e
aveva
anche
pietà
dei
pesci
che
vengono
venduti
e
divorati
anch
'
essi
quasi
vivi
:
certo
,
era
un
po
'
sempliciotto
,
ma
buono
,
cristiano
e
dolce
.
Giunse
dunque
qui
,
in
cerca
di
lavoro
,
perché
amava
la
terra
che
non
tradisce
e
dà
all
'
uomo
le
erbe
e
i
frutti
innocenti
.
Persino
dei
fiori
egli
aveva
compassione
;
e
gli
uccelli
e
tutte
le
bestioline
della
valle
,
persino
le
bisce
,
persino
gli
scorpioni
,
gli
diventavano
amici
.
Questa
è
la
sua
vera
storia
.
E
questa
storia
,
sebbene
così
semplice
e
raccontata
in
sogno
,
fece
a
Cosima
un
'
impressione
profonda
,
quasi
come
quella
che
le
aveva
lasciato
il
passaggio
della
coccinella
sulla
sua
persona
:
più
che
tutte
le
storie
di
tesori
,
di
passioni
e
di
guerre
fra
i
popoli
.
Spesso
si
domandava
se
era
religiosa
,
o
superstiziosa
,
o
visionaria
e
d
'
animo
debole
:
ma
sentiva
in
fondo
che
la
sua
rettitudine
era
una
cosa
superiore
a
tutte
le
forze
sovrapposte
dall
'
educazione
e
dalla
crudeltà
della
vita
.
Si
nasce
,
con
questo
dono
di
Dio
,
come
gli
uccelli
nascono
con
la
loro
potenza
di
volo
:
e
se
ne
rallegrava
,
pur
senza
leggere
gli
Evangeli
e
le
laudi
al
Signore
.
Quell
'
inverno
,
rigidissimo
inverno
,
la
fortuna
parve
un
po
'
sorridere
alla
famiglia
così
serena
in
apparenza
,
così
travagliata
in
realtà
.
Beppa
era
allora
assai
fanciulla
:
era
intelligentissima
anche
lei
spregiudicata
,
allegra
e
lingua
lunga
.
Trovava
il
lato
ridicolo
di
tutti
,
cominciando
da
Cosima
,
e
i
suoi
giudizi
sul
prossimo
erano
spietati
.
La
madre
le
rinfacciava
di
averle
tagliato
il
filo
della
lingua
.
Ma
era
bella
,
bianca
,
i
capelli
d
'
un
castaneo
dorato
e
gli
occhi
azzurri
.
Dava
l
'
impressione
di
un
fascio
di
fiori
:
rose
e
gigli
,
fioralisi
e
narcisi
.
E
aveva
spasimanti
più
che
Cosima
:
tutti
però
alla
larga
,
sempre
per
la
triste
ragione
dei
fratelli
.
Quell
'
inverno
però
le
capitò
un
adoratore
più
serio
degli
altri
.
Era
niente
meno
che
il
direttore
della
Scuola
Normale
,
pezzo
grosso
per
la
piccola
città
;
un
bell
'
uomo
alto
,
roseo
,
già
un
po
'
calvo
ma
ancora
possente
,
con
una
parlantina
che
incantava
anche
i
più
imperterriti
attaccabottoni
del
luogo
.
Organizzava
poi
feste
da
ballo
,
rappresentazioni
,
concerti
e
conferenze
,
per
divertire
e
istruire
i
suoi
giovani
allievi
,
che
lo
adoravano
.
In
una
di
queste
riunioni
vide
Beppa
,
che
vi
era
andata
per
un
caso
straordinario
con
la
madre
di
uno
degli
studenti
,
e
ne
rimase
colpito
.
Era
un
tipo
diverso
dalle
altre
ragazze
del
luogo
:
quasi
sembrava
della
razza
di
lui
,
e
forse
fu
questa
specie
di
affinità
che
lo
attiro
.
D
'
un
colpo
,
con
una
facilità
che
rasentava
la
leggerezza
,
strana
in
un
personaggio
che
rappresentava
l
'
educatore
,
il
guidatore
dei
futuri
maestri
di
scuola
,
dichiarò
a
Beppa
il
suo
amore
e
le
chiese
se
voleva
sposarlo
.
Ella
rimase
stordita
:
l
'
uomo
non
le
piaceva
,
anzi
le
destava
quasi
ripugnanza
così
massiccio
e
carnale
com
'
era
,
emanante
dal
viso
,
dal
petto
,
dal
ventre
,
già
un
po
'
prominente
,
un
calore
animalesco
:
ma
d
'
altronde
l
'
occasione
era
ottima
;
il
grande
sogno
di
poter
lasciare
un
giorno
la
piccola
città
per
una
più
grande
e
la
vanità
di
vendicarsi
dei
malevoli
concittadini
;
e
sopra
tutto
il
pensiero
di
dare
un
conforto
alla
madre
sempre
melanconica
e
preoccupata
.
D
'
altronde
la
fanciulla
considerava
anche
lei
la
cosa
con
leggerezza
,
e
senza
troppo
consultare
i
parenti
accettò
la
proposta
.
L
'
uomo
venne
in
casa
a
far
visita
:
portò
libri
,
mandò
regali
.
Lo
ricevevano
le
ragazze
,
e
ridevano
quando
egli
raccontava
storie
allegre
,
non
troppo
adatte
per
loro
.
Andrea
avrebbe
desiderato
una
domanda
ufficiale
fatta
con
regola
,
magari
per
mezzo
di
un
autorevole
paraninfo
,
come
d
'
uso
nel
luogo
;
ma
non
osava
opporsi
alla
progettata
vicenda
,
e
in
fondo
sperava
che
tutto
andasse
bene
.
Solo
minacciava
di
bastonare
le
sorelle
se
per
un
attimo
avessero
lasciati
soli
i
curiosi
fidanzati
.
Neppure
Cosima
era
contenta
:
ma
anche
lei
provava
un
certo
piacere
per
gli
acri
commenti
delle
famiglie
del
paese
,
per
le
invidie
,
i
pettegolezzi
,
le
maldicenze
,
che
la
fortuna
di
Beppa
destava
nell
'
intera
contrada
.
Si
cominciò
a
dir
peste
del
signor
Direttore
:
che
era
un
libertino
,
che
teneva
in
casa
una
bella
ragazza
mora
,
che
la
faceva
camminare
carponi
sui
pavimenti
e
l
'
aizzava
come
una
bestia
:
e
,
infine
,
che
si
burlava
delle
povere
signorine
che
non
avevano
altra
difesa
che
quella
del
selvatico
fratello
.
L
'
uomo
invece
pareva
innamorato
sul
serio
:
faceva
regali
,
complimentava
la
futura
suocera
,
congedò
la
cameriera
mora
per
far
cessare
le
chiacchiere
,
fissò
lui
stesso
la
data
delle
nozze
.
In
ottobre
,
al
ritorno
dalle
vacanze
.
E
tutta
la
rendita
di
quell
'
anno
,
dai
pascoli
sul
Monte
all
'
olio
del
frantoio
,
dalle
mandorle
al
sughero
,
fu
,
con
volontario
sacrifizio
di
Andrea
,
dedicata
al
corredo
.
Cucivano
e
ricucivano
,
le
tre
sorelle
,
tessendo
sogni
candidi
come
i
fiori
delle
tovaglie
e
delle
lenzuola
.
Ma
un
giorno
il
grosso
fidanzato
,
che
passava
le
vacanze
nel
suo
lontano
paese
alpino
,
scrisse
che
era
stato
traslocato
,
che
in
ottobre
non
sarebbe
tornato
,
sibbene
più
tardi
,
per
le
nozze
.
Poi
le
sue
lettere
si
fecero
rade
:
infine
un
giorno
si
presentò
alla
signora
Francesca
un
avvocato
,
che
era
stato
in
relazione
con
lui
per
certi
affari
della
scuola
,
e
domandò
a
quanto
ascendesse
la
dote
di
Beppa
.
Fu
un
colpo
:
ma
questo
era
l
'
uso
dei
paesi
del
fidanzato
.
E
,
dopo
tutto
,
la
piccola
dote
che
per
l
'
eredità
paterna
spettava
alla
fanciulla
,
se
la
sarebbe
goduta
lei
con
la
sua
futura
famiglia
,
Risposta
:
sarà
assegnata
a
Beppa
la
sesta
,
mettiamo
pure
la
quinta
parte
del
patrimonio
:
circa
venticinquemila
lire
in
terreni
poco
redditizi
.
Torna
,
dopo
otto
giorni
di
grigiore
e
d
'
attesa
,
il
messaggero
flemmatico
:
il
fidanzato
si
lamenta
,
dice
che
la
vita
è
difficile
,
che
non
vuol
fare
cattive
figure
,
né
provocare
privazioni
alla
futura
sposina
:
bisogna
che
la
dote
sia
almeno
di
cinquantamila
lire
,
non
solo
,
ma
che
ventimila
siano
in
titoli
garantiti
.
Andrea
fu
preso
da
un
furore
sanguigno
.
Quel
bestione
,
dunque
,
quel
porco
grasso
e
vile
,
non
era
entrato
in
casa
delle
sorelle
per
amore
,
ma
per
interesse
,
e
adesso
tentava
quasi
un
ricatto
,
poiché
sapeva
che
il
matrimonio
andato
a
monte
avrebbe
maggiormente
screditato
le
povere
ragazze
.
Parlò
di
andare
a
scovarlo
,
di
ammazzarlo
con
la
lesina
come
un
maiale
vero
;
ma
la
madre
piangeva
,
e
Cosima
dichiarò
che
avrebbe
ceduto
alla
sorella
la
sua
parte
di
eredità
.
Si
cercò
di
vendere
qualche
cosa
,
ma
le
offerte
erano
irrisorie
,
e
d
'
altronde
non
poteva
spogliare
l
'
intera
famiglia
,
già
tanto
impoverita
e
quasi
bisognosa
.
Fu
allora
che
Cosima
,
visto
l
'
avvilimento
della
madre
e
della
stessa
Beppa
che
deperiva
per
l
'
umiliazione
e
la
delusione
,
fu
raggirata
dal
demonio
.
Pensò
al
tesoro
di
Elia
,
all
'
offerta
di
lui
,
alla
possibilità
di
accettarla
:
ma
poi
il
solo
pensiero
l
'
atterrì
.
Mai
,
mai
:
avrebbe
voluto
flagellarsi
per
scacciare
anche
il
semplice
ricordo
del
maledetto
tesoro
.
Eppure
la
tentazione
,
in
fondo
,
non
l
'
abbandonava
:
le
diceva
:
Sei
una
stupida
,
una
che
nella
vita
non
avrà
mai
bene
,
e
mai
potrà
procurarlo
a
chi
ama
.
E
chi
dice
,
del
resto
,
che
i
denari
del
vecchio
non
siano
suoi
?
Va
,
cerca
di
saper
meglio
,
indaga
,
cerca
,
cerca
...
.
Le
sembrava
di
essere
aizzata
come
un
cane
alla
caccia
della
selvaggina
:
ma
non
si
moveva
,
più
che
mai
ferma
nel
proposito
di
tener
la
promessa
fatta
al
vecchio
,
di
non
rivelare
a
nessuno
il
segreto
di
lui
.
Se
egli
era
colpevole
,
lo
era
davanti
a
Dio
,
e
potevano
intendersela
fra
di
loro
.
Per
sfuggire
meglio
alla
tentazione
,
rinunziò
anche
di
andare
quell
'
anno
alla
vendemmia
:
persino
la
madre
,
tormentata
dai
pensieri
della
triste
faccenda
,
stette
appena
tre
giorni
nella
vigna
.
Il
fidanzato
non
scriveva
più
,
l
'
avvocato
non
si
faceva
vedere
:
il
corredo
già
pronto
venne
chiuso
in
una
cassa
,
come
un
morto
.
Andrea
era
cupo
,
preoccupato
,
più
che
per
il
dispiacere
,
per
il
discredito
della
famiglia
:
quando
veniva
in
casa
,
le
sorelle
si
nascondevano
quasi
con
paura
,
come
colpevoli
delle
cose
accadute
.
Ai
primi
di
novembre
Cosima
rivide
in
sogno
la
piccola
nonna
:
era
sempre
vestita
da
sposa
,
col
rosario
di
madreperla
fra
le
mani
di
bambina
.
E
Cosima
aveva
sempre
il
rimorso
di
non
averle
dato
il
caffè
,
l
'
ultima
volta
che
era
venuta
,
e
si
affaccendava
a
prepararlo
:
ma
la
bevanda
rigurgitava
dalla
caffettiera
e
spegneva
il
fuoco
Lascia
stare
,
disse
la
nonnina
:
noi
,
di
lassù
non
abbiamo
bisogno
di
nulla
.
Sono
venuta
solo
per
un
salutino
,
e
ti
porto
anche
i
saluti
di
Francesco
.
Francesco
era
il
nome
del
fidanzato
di
Beppa
:
pareva
che
la
nonnina
scherzasse
crudelmente
;
ma
poi
si
seppe
che
proprio
quella
notte
,
poco
prima
dell
'
ora
del
sogno
di
Cosima
,
il
commendator
Francesco
era
morto
,
dopo
appena
tre
giorni
di
polmonite
.
Così
secondo
la
misericordia
divina
,
prendeva
anche
lui
parte
alla
famiglia
:
e
le
cose
questo
mondo
erano
appianate
.
E
fu
proprio
in
quei
giorni
che
Dio
parve
compensare
Cosima
in
altro
modo
più
consolante
.
Una
grande
rivista
straniera
domandava
la
traduzione
del
romanzo
Rami
caduti
e
offriva
una
discreta
somma
.
Inoltre
desiderava
notizie
biografiche
della
scrittrice
,
perché
la
traduzione
doveva
essere
preceduta
da
una
nota
critica
.
Ad
occhi
chiusi
sempre
con
l
'
impressione
di
sognare
,
Cosima
accettò
.
Aveva
persino
paura
della
sua
fortuna
:
non
avrebbe
dovuto
scontarla
con
altri
guai
?
Ed
ecco
arrivare
la
somma
,
e
alla
posta
le
viene
pagata
in
monete
d
'
oro
,
simili
e
quelle
del
tesoro
di
Elia
.
Ella
le
guardava
quasi
spaventata
e
non
osava
toccarle
;
fece
cambiare
in
biglietti
di
banca
,
e
parte
le
depositò
in
un
libretto
postale
:
ma
quando
la
madre
vide
il
denaro
lo
guardò
quasi
torva
:
le
sembrava
frutto
di
un
peccato
mortale
.
-
Ebbene
,
-
disse
Cosima
,
-
lo
spenderò
non
voglio
mettere
più
da
parte
niente
;
e
i
miei
guadagni
se
ne
vadano
come
foglie
al
vento
.
Ed
ecco
l
'
occasione
presentarsi
:
una
sua
ammiratrice
,
che
dirigeva
una
rivistina
letteraria
nella
città
di
*
*
*
,
sul
mare
,
la
invitò
ad
andare
ospite
in
casa
sua
:
ed
ella
vi
andò
,
nonostante
i
terrori
della
madre
ed
i
brontolii
di
Andrea
,
che
volle
almeno
accompagnarla
per
un
tratto
del
viaggio
,
in
ferrovia
,
e
quando
la
lasciò
gli
parve
di
averla
imbarcata
sull
'
Atlantico
.
In
fondo
anche
lei
si
sentiva
smarrita
.
Dove
andava
?
Che
voleva
?
Come
Cappuccetto
Rosso
in
mezzo
al
bosco
aveva
l
'
impressione
d
'
incontrare
il
lupo
;
ma
in
fondo
sperava
di
cavarsela
bene
,
poiché
aveva
la
coscienza
tranquilla
,
e
l
'
ombra
del
male
era
simile
a
quelle
grandi
ombre
di
nuvole
già
invernali
che
salivano
dai
monti
scuri
e
lambivano
le
valli
solitarie
lungo
le
cui
coste
correva
il
trenino
che
sembrava
un
giocattolo
.
Il
cielo
era
grande
,
di
un
azzurro
carico
,
e
le
nuvole
correnti
,
spinte
da
un
caldo
vento
di
scirocco
,
lo
facevano
apparire
più
alto
,
più
turchino
A
Cosima
,
affacciata
al
famigliare
ballatoio
del
treno
,
sembrava
un
cielo
straniero
,
inospitale
,
mentre
la
terra
,
sotto
di
lei
,
aveva
ancora
l
'
aspetto
ma
terno
,
ch
'
ella
ben
conosceva
:
le
stesse
chine
coperte
di
erba
tremula
,
le
macchie
,
le
pietre
,
le
quercie
indurite
dal
dolore
dei
secoli
e
dalla
loro
resistenza
al
tempo
e
agli
elementi
.
I
piccoli
villaggi
neri
,
accovacciati
come
cornacchie
sui
loro
nidi
di
roccie
apparivano
e
sparivano
nella
luce
cangiante
della
lontananza
:
qualche
pastore
con
la
sua
greggia
si
profilava
sull
'
orlo
verde
di
un
ciglione
,
e
le
pecore
si
spostavano
come
l
'
ombra
delle
nuvole
al
passare
del
treno
:
e
Cosima
aveva
l
'
impressione
che
tutto
il
paesaggio
si
movesse
per
la
sorpresa
di
veder
lei
a
muoversi
ad
andare
verso
una
nuova
vita
.
A
misura
che
si
scendeva
verso
le
pianure
marine
il
clima
mutava
completamente
:
si
era
ancora
ai
primi
di
autunno
,
laggiù
;
il
cielo
,
sgombro
di
nuvole
,
si
faceva
chiaro
,
verdognolo
,
e
d
'
un
tratto
Cosima
lo
vide
riflesso
in
uno
specchio
d
'
acqua
che
le
ricordò
la
vasca
della
vigna
:
era
uno
stagno
.
Uccelli
mai
veduti
,
grandi
,
con
le
ali
iridate
,
si
sollevarono
dallo
stagno
,
come
sgorgassero
dall
'
acqua
e
disegnarono
sul
cielo
una
specie
di
arcobaleno
:
forse
un
miraggio
:
a
lei
parve
lieto
auspicio
.
E
la
prima
persona
che
vide
,
quando
il
treno
si
fermò
in
una
stazione
che
pareva
,
col
suo
giardino
di
palme
e
in
fondo
un
arco
di
quel
luminoso
cielo
smeraldino
,
un
'
oasi
civilizzata
,
fu
un
giovine
vestito
di
un
color
marrone
dorato
,
con
due
meravigliosi
baffi
dello
stesso
colore
e
gli
occhi
lunghi
orientali
.
La
guardò
come
se
la
conoscesse
,
e
anche
a
lei
parve
di
averlo
già
veduto
in
qualche
posto
:
dove
?
non
sapeva
;
e
dopo
tanti
anni
provò
ancora
quel
misterioso
senso
di
vertigine
che
nell
'
infanzia
e
meno
spesso
nell
'
adolescenza
le
destava
la
presenza
della
nonna
.
Ma
una
piccola
folla
invadeva
il
marciapiede
,
e
l
'
uomo
scomparve
.
Una
signora
vestita
in
modo
quasi
buffo
,
tutta
volanti
e
frangie
,
con
un
cappellino
a
sghimbescio
sui
radi
capelli
gialli
,
balzò
verso
la
fanciulla
,
la
prese
quasi
a
volo
sul
predellino
del
vagone
,
la
strinse
al
suo
petto
scarno
,
le
coprì
il
viso
di
baci
:
i
suoi
occhi
di
un
azzurro
di
porcellana
erano
stillanti
di
lagrime
che
le
colavano
sul
naso
aquilino
e
si
confondevano
con
la
saliva
che
le
schizzava
dalla
bocca
.
E
con
un
singhiozzo
convulso
chiamava
a
voce
alta
la
fanciulla
col
suo
nome
e
cognome
,
tanto
che
Cosima
si
vergognò
:
la
gente
la
guardava
,
qualcuno
doveva
già
conoscere
quel
nome
e
quel
cognome
,
e
salutava
,
fra
il
rispetto
per
lei
e
la
beffa
per
la
sua
chiassosa
ospite
.
Avrebbe
voluto
risalire
sul
treno
e
tornarsene
a
casa
:
ma
era
destino
che
quel
giorno
ella
dovesse
cominciare
a
conoscere
le
tribolazioni
della
celebrità
,
perché
all
'
arrivo
nella
casa
dell
'
ospite
,
-
un
grazioso
palazzo
tutto
balconi
,
di
fronte
a
un
giardino
e
a
una
chiesa
,
-
lungo
la
scala
di
marmo
con
la
ringhiera
ornata
di
tralci
verdi
,
vide
con
mite
terrore
una
fila
di
bambine
e
giovinette
,
quasi
tutte
vestite
di
bianco
,
con
mazzolini
di
fiori
in
mano
.
Sembrava
la
scala
del
Paradiso
,
vigilata
da
angeli
senza
ali
,
e
mentre
il
facchino
scaricava
dalla
carrozzella
la
modesta
vecchia
valigia
di
Cosima
,
reliquia
di
famiglia
,
e
la
stessa
donna
Maria
,
l
'
ospite
palpitante
,
s
'
incaricava
di
portarla
di
sopra
come
un
prezioso
tesoro
,
le
ragazzine
intonarono
un
coro
che
pareva
insegnato
loro
da
un
'
abile
maestra
.
La
maestra
era
stata
donna
Maria
,
e
gli
angioletti
erano
tutte
le
fanciulle
che
abitavano
nel
palazzo
.
A
questo
punto
bisognava
assolutamente
mostrarsi
commossa
,
e
,
potendolo
,
fare
,
dall
'
alto
della
rampata
della
scala
,
un
discorso
di
ringraziamento
,
Cosima
si
coprì
il
viso
col
fazzoletto
,
ma
non
poté
piangere
né
parlare
.
E
del
coro
,
composto
in
suo
onore
,
non
le
rimase
in
mente
che
il
motivo
monotono
e
quasi
triste
,
che
si
confondeva
con
un
rumore
lontano
,
da
lei
non
ancora
mai
bene
inteso
,
che
le
pareva
quello
del
pino
nella
vigna
.
Era
il
rumore
del
mare
.
Era
lì
,
il
mare
,
in
fondo
alla
larga
strada
,
che
costeggiava
una
fila
di
case
nuove
bianche
abbaglianti
.
Cosima
aveva
sempre
più
l
'
impressione
di
trovarsi
in
una
città
orientale
:
palmizii
,
cactus
ed
altri
alberi
esotici
si
movevano
pesanti
su
quel
cielo
caldo
,
sullo
sfondo
turchino
del
lido
.
Sui
balconi
fiorivano
i
garofani
;
un
odore
di
erbe
aromatiche
scendeva
dalla
collinetta
coperta
di
pini
che
chiudeva
l
'
orizzonte
di
fronte
alla
strada
.
E
la
gente
era
tutta
fuori
,
come
nelle
sere
d
'
estate
;
e
canti
e
suoni
di
mandolino
continuavano
,
di
fuori
,
il
coro
in
onore
di
Cosima
:
così
a
lei
sembrava
,
ma
invece
di
orgoglio
ne
provava
quasi
paura
.
Dopo
averla
rimpinzata
di
dolci
e
bevande
,
la
sua
ospite
,
che
continuava
a
baciarla
e
quasi
a
leccarla
come
un
cane
che
ha
ritrovato
il
padrone
,
la
lasciò
sola
nell
'
appartamento
ov
'
ella
abitava
col
paziente
marito
che
era
impiegato
in
un
'
azienda
privata
.
Aveva
destinato
a
Cosima
la
camera
più
bella
,
col
balcone
,
quella
appunto
donde
si
vedeva
il
mare
:
e
le
lasciava
libero
anche
il
salotto
,
pieno
di
fiori
di
carta
,
di
vasi
incrinati
,
di
tovagliette
,
di
oggetti
di
cattivo
gusto
.
-
Qui
potrai
ricevere
i
tuoi
amici
,
i
tuoi
ammiratori
.
Ma
Cosima
non
aveva
amici
,
e
si
atterriva
al
solo
pensiero
di
averne
uno
solo
.
Di
ammiratori
,
poi
,
non
ne
voleva
:
le
pareva
di
esser
già
,
per
lunga
esperienza
,
scottata
da
loro
.
Eppure
d
'
un
tratto
sentì
suonare
alla
porta
dell
'
ingresso
,
e
senza
pensarci
su
tanto
aprì
.
Era
il
garzone
di
un
fioraio
,
che
portava
un
grande
mazzo
di
rose
rosse
,
avvolte
nella
carta
velina
.
Per
lei
?
Proprio
per
lei
:
ma
non
si
sapeva
da
parte
di
chi
.
Ella
stette
a
guardarle
quasi
con
la
sorpresa
paurosa
con
cui
aveva
guardato
nel
pugno
di
Elia
le
monete
d
'
oro
:
e
il
profumo
quasi
violento
delle
rose
,
e
il
loro
colore
,
le
parvero
vivi
,
caldi
,
sanguinanti
:
più
che
dal
coro
delle
fanciulle
e
dal
ronzio
delle
musiche
della
strada
,
sentì
da
quell
'
alito
quasi
carnale
venirle
incontro
la
vita
:
ma
quando
si
decise
a
prendere
il
mazzo
dalle
mani
del
garzone
che
la
guardava
con
occhi
maliziosi
,
si
sentì
pungere
da
una
spina
acuminata
:
e
pensò
che
la
vita
anche
sotto
l
'
illusione
delle
cose
più
belle
e
ricche
,
nasconde
le
unghie
inesorabili
.
Mise
le
rose
in
uno
dei
vasi
del
salotto
,
e
tornò
al
balcone
:
sì
,
era
come
d
'
estate
;
una
grande
luna
rosea
saliva
dai
pini
dell
'
altura
,
e
il
cielo
e
il
mare
,
fra
due
palmizi
che
luccicavano
come
le
palme
dorate
dalla
stagnola
,
usate
per
la
Pasqua
nel
paese
di
Cosima
,
si
confondevano
in
un
colore
di
smeraldo
azzurro
.
I
bambini
,
nella
strada
ancora
bianca
,
giocavano
al
gioco
dell
'
ambasciatore
venuto
a
domandare
una
sposa
:
ed
ella
si
sentiva
trasportata
nel
loro
cerchio
,
come
la
piccola
sposa
richiesta
dall
'
ambasciatore
per
un
misterioso
grande
personaggio
.
Narrativa ,
PARTE
PRIMA
CAPITOLO
PRIMO
La
pioggia
,
caduta
a
diluvio
durante
la
notte
,
aveva
reso
impraticabile
quel
lungo
stradone
di
campagna
,
tutto
a
volte
e
risvolte
,
quasi
in
cerca
di
men
faticose
erte
e
di
pendii
meno
ripidi
.
Il
guasto
dell
'
intemperie
appariva
tanto
più
triste
,
in
quanto
,
qua
e
là
,
già
era
evidente
il
disprezzo
e
quasi
il
dispetto
della
cura
di
chi
aveva
tracciato
e
costruito
la
via
per
facilitare
il
cammino
tra
le
asperità
di
quei
luoghi
con
gomiti
e
giravolte
e
opere
or
di
sostegno
or
di
riparo
:
i
sostegni
eran
crollati
,
i
ripari
abbattuti
,
per
dar
passo
a
dirupate
scorciatoje
.
Piovigginava
ancora
a
scosse
nell
'
alba
livida
tra
il
vento
che
spirava
gelido
a
raffiche
da
ponente
;
e
a
ogni
raffica
,
su
quel
lembo
di
paese
emergente
or
ora
,
appena
,
cruccioso
,
dalle
fosche
ombre
umide
della
notte
tempestosa
,
pareva
scorresse
un
brivido
,
dalla
città
,
alta
e
velata
sul
colle
,
alle
vallate
,
ai
poggi
,
ai
piani
irti
ancora
di
stoppie
annerite
,
fino
al
mare
laggiù
,
torbido
e
rabbuffato
.
Pioggia
e
vento
parevano
un
'
ostinata
crudeltà
del
cielo
sopra
la
desolazione
di
quelle
piagge
estreme
della
Sicilia
,
su
le
quali
Girgenti
,
nei
resti
miserevoli
della
sua
antichissima
vita
raccolti
lassù
,
si
levava
silenziosa
e
attonita
superstite
nel
vuoto
di
un
tempo
senza
vicende
,
nell
'
abbandono
d
'
una
miseria
senza
riparo
.
Le
alte
spalliere
di
fichidindia
,
ispide
,
carnute
e
stravolte
,
o
le
siepi
di
rovi
secchi
e
di
agavi
,
le
muricce
qua
e
là
screpolate
erano
di
tratto
in
tratto
interrotte
da
qualche
pilastro
cadente
che
reggeva
un
cancello
scontorto
e
arrugginito
o
da
rozzi
e
squallidi
tabernacoli
,
i
quali
,
nella
solitudine
immobile
,
guardati
dagl
'
ispidi
rami
degli
alberi
gocciolanti
,
anziché
conforto
ispiravano
un
certo
sgomento
,
posti
com
'
eran
lì
a
ricordare
la
fede
a
viandanti
(
per
la
maggior
parte
campagnuoli
e
carrettieri
)
che
troppo
spesso
,
con
aperta
o
nascosta
ferocia
,
dimostravano
di
non
ricordarsene
.
Qualche
triste
uccelletto
sperduto
veniva
,
col
timido
volo
delle
penne
bagnate
,
a
posarsi
su
essi
;
spiava
,
e
non
ardiva
mettere
neppure
un
lamento
in
mezzo
a
tanto
squallore
.
Vi
strillava
,
al
contrario
(
almeno
a
prima
vista
)
,
una
giumenta
bianca
montata
da
un
fantoccio
in
calzoni
rossi
e
cappotto
turchino
.
Se
non
che
,
a
guardar
bene
,
quella
giumenta
bianca
si
scopriva
anch
'
essa
compassionevole
:
vecchia
e
stanca
,
sbruffava
ogni
tanto
dimenando
la
testa
bassa
,
come
se
non
ne
potesse
più
di
sfangare
per
quello
stradone
;
e
il
cavaliere
,
che
la
esortava
amorevolmente
,
pur
in
quella
vivace
uniforme
di
soldato
borbonico
,
non
appariva
meno
avvilito
della
sua
bestia
,
le
mani
paonazze
,
gronchie
dal
freddo
,
e
tutto
ristretto
in
sé
contro
il
vento
e
la
pioggia
.
-
Coraggio
,
Titina
!
E
intanto
il
fiocco
del
berretto
a
barca
,
di
bassa
tenuta
,
pendulo
sul
davanti
,
gli
andava
in
qua
e
in
là
,
quasi
battendo
la
solfa
al
trotto
stracco
della
povera
giumenta
.
Dei
rari
passanti
a
piedi
o
su
pigri
asinelli
qualcuno
che
ignorava
come
qualmente
il
principe
don
Ippolito
Laurentano
tenesse
una
guardia
di
venticinque
uomini
con
la
divisa
borbonica
nel
suo
feudo
di
Colimbètra
,
dove
fin
dal
1860
si
era
esiliato
per
attestare
la
sua
fiera
fedeltà
al
passato
governo
delle
Due
Sicilie
,
si
voltava
stupito
e
si
fermava
un
pezzo
a
mirare
quel
buffo
fantasma
emerso
dai
velarii
strappati
di
quell
'
incerto
crepuscolo
,
e
non
sapeva
che
pensarne
.
Passando
innanzi
allo
stupore
di
questi
ignoranti
,
Placido
Sciaralla
,
capitano
di
quella
guardia
,
non
ostanti
il
freddo
e
la
pioggia
ond
'
era
tutto
abbrezzato
e
inzuppato
,
si
drizzava
sulla
vita
per
assumere
un
contegno
marziale
;
marzialmente
,
se
capitava
,
porgeva
con
la
mano
il
saluto
a
qualcuno
di
quei
tabernacoli
;
poi
,
chinando
gli
occhi
per
guardarsi
le
punte
tirate
su
a
forza
e
insegate
dei
radi
baffetti
neri
(
indegni
baffi
!
)
sotto
il
robusto
naso
aquilino
,
cangiava
l
'
amorevole
esortazione
alla
bestia
in
un
:
«
Su
!
su
!
»
imperioso
,
seguito
da
una
stratta
alla
briglia
e
da
un
colpetto
di
sproni
giunti
,
a
cui
talvolta
Titina
-
mannaggia
!
-
sforzata
così
nella
lenta
vecchiezza
,
soleva
rispondere
dalla
parte
di
dietro
con
poco
decoro
.
Ma
questi
incontri
,
tanto
graditi
al
capitano
,
avvenivano
molto
di
rado
.
Tutti
ormai
sapevano
di
quel
corpo
di
guardia
a
Colimbètra
,
e
ne
ridevano
o
se
n
'
indignavano
.
Il
Papa
in
Vaticano
con
gli
Svizzeri
;
don
Ippolito
Laurentano
,
nel
suo
fèudo
con
Sciaralla
e
compagnia
!
E
Sciaralla
,
che
dentro
la
cinta
di
Colimbètra
si
sentiva
a
posto
,
capitano
sul
serio
,
fuori
non
sapeva
più
qual
contegno
darsi
per
sfuggire
alle
beffe
e
alle
ingiurie
.
Già
cominciamo
che
tutti
lo
degradavano
,
chiamandolo
caporale
.
Stupidaggine
!
indegnità
!
Perché
lui
comandava
ben
venticinque
uomini
(
ohè
,
venticinque
!
)
e
bisognava
vedere
come
li
istruiva
in
tutti
gli
esercizii
militari
e
come
li
faceva
trottare
.
E
poi
,
del
resto
,
scusate
,
tutti
i
signoroni
non
tengono
forse
nelle
loro
terre
una
scorta
di
campieri
in
divisa
?
Veramente
,
dichiararsi
campiere
soltanto
,
scottava
un
po
'
al
povero
Sciaralla
,
che
«
nasceva
bene
»
e
aveva
la
patente
di
maestro
elementare
e
di
ginnastica
.
Tuttavia
,
a
colorar
così
la
cosa
s
'
era
piegato
talvolta
a
malincuore
,
per
non
essere
qualificato
peggio
.
Campiere
,
sì
.
Campiere
capo
.
-
Caporale
?
-
Capo
!
capo
!
Che
c
'
entra
caporale
?
Ammettete
allora
che
sia
milizia
?
Di
chi
?
come
?
e
perché
vestita
a
quel
modo
?
Sciaralla
si
stringeva
nelle
spalle
,
socchiudeva
gli
occhi
:
-
Un
'
uniforme
come
un
'
altra
.
Capriccio
di
Sua
Eccellenza
,
che
volete
farci
?
Con
alcuni
più
crèduli
,
tal
'
altra
,
si
lasciava
andare
a
confidenze
misteriose
:
che
il
principe
cioè
,
mal
visto
per
le
sue
idee
dal
governo
italiano
,
il
quale
-
figurarsi
!
-
avrebbe
alzato
il
fianco
a
saperlo
morto
assassinato
o
derubato
senza
pietà
,
avesse
davvero
bisogno
nella
solitudine
della
campagna
di
quella
scorta
,
di
cui
egli
,
Sciaralla
,
indegnamente
era
capo
.
Restava
però
sempre
da
spiegare
perché
quella
scorta
dovesse
andar
vestita
di
quell
'
uniforme
odiosa
-
Boja
,
piuttosto
!
-
s
'
era
sentito
più
volte
rispondere
il
povero
Sciaralla
,
il
quale
allora
pensava
con
un
po
'
di
fiele
quanto
fosse
facile
al
principe
il
serbare
con
tanta
dignità
e
tanta
costanza
quel
fiero
atteggiamento
di
protesta
,
rimanendo
sempre
chiuso
entro
i
confini
di
Colimbètra
,
mentre
a
lui
e
ai
suoi
subalterni
toccava
d
'
arrischiarsi
fuori
a
risponderne
.
Invano
,
a
quattr
'
occhi
,
giurava
e
spergiurava
,
che
mai
e
poi
mai
,
al
tempo
dei
Borboni
,
avrebbe
indossato
quell
'
uniforme
,
simbolo
di
tirannide
allora
,
simbolo
dell
'
oppressione
della
patria
;
e
soggiungeva
scotendo
le
mani
:
-
Ma
ora
,
signori
miei
,
via
!
Ora
che
siete
voi
i
padroni
...
Lasciatemi
stare
!
È
pane
.
Dite
sul
serio
?
Gli
volevano
amareggiare
il
sangue
a
ogni
costo
,
fingendo
di
non
comprendere
che
egli
poi
non
era
tutto
nell
'
abito
che
indossava
;
che
sotto
quell
'
abito
c
'
era
un
uomo
come
tutti
gli
altri
costretto
a
guadagnarsi
da
vivere
in
qualche
porca
maniera
.
Con
gli
sguardi
,
coi
sorrisi
,
componendo
il
volto
a
un
'
aria
di
vivo
interessamento
ai
casi
altrui
,
cercava
in
tutti
i
modi
di
stornar
l
'
attenzione
da
quell
'
abito
;
poi
,
di
tutte
quelle
arti
che
usava
,
di
tutte
quelle
smorfie
che
faceva
,
si
stizziva
fieramente
con
se
stesso
,
perché
,
a
guardar
quell
'
abito
senza
alcuna
idea
,
gli
pareva
bello
,
santo
Dio
!
e
che
gli
stésse
proprio
bene
;
e
quasi
quasi
gli
cagionava
rimorso
il
dover
fingersi
afflitto
di
portarlo
.
Aveva
sentito
dire
che
su
a
Girgenti
un
certo
«
funzionario
»
continentale
,
barbuto
e
bilioso
,
aveva
pubblicamente
dichiarato
con
furiosi
gesti
,
che
una
tale
sconcezza
,
una
siffatta
tracotanza
,
un
così
patente
oltraggio
alla
gloria
della
rivoluzione
,
al
governo
,
alla
patria
,
alla
civiltà
,
non
sarebbero
stati
tollerati
in
alcun
'
altra
parte
d
'
Italia
,
né
forse
in
alcun
'
altra
provincia
della
stessa
Sicilia
,
che
non
fosse
questa
di
Girgenti
,
così
...
così
...
-
e
non
aveva
voluto
dir
come
,
a
parole
;
con
le
mani
aveva
fatto
un
certo
atto
.
Oh
Dio
,
ma
proprio
per
lui
,
per
quell
'
uniforme
borbonica
dei
venticinque
uomini
di
guardia
,
tanto
sdegno
,
tanto
schifo
?
O
perché
non
badavan
piuttosto
codesti
indignati
al
signor
sindaco
,
ai
signori
assessori
e
consiglieri
comunali
e
provinciali
e
ai
più
cospicui
cittadini
,
che
venivano
a
gara
,
tutti
parati
e
impettiti
,
a
fare
ossequio
a
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
,
che
li
accoglieva
nella
villa
come
un
re
nella
reggia
?
E
Sciaralla
non
diceva
dell
'
alto
clero
con
monsignor
vescovo
alla
testa
,
il
quale
,
si
sa
,
per
un
legittimista
come
Sua
Eccellenza
,
poteva
considerarsi
naturale
alleato
.
Sciaralla
gongolava
e
gonfiava
per
tutte
queste
visite
;
e
nulla
gli
era
più
gradito
che
impostarsi
ogni
volta
su
l
'
attenti
e
presentar
le
armi
.
Se
veniva
monsignore
,
se
veniva
il
sindaco
,
la
sentinella
chiamava
dal
cancello
il
drappelletto
dal
posto
di
guardia
vicino
,
e
un
primo
saluto
,
là
,
in
piena
regola
,
con
un
bel
fracasso
d
'
armi
,
levate
e
appiedate
di
scatto
;
un
altro
saluto
poi
,
sotto
le
colonne
del
vestibolo
esterno
della
villa
,
al
richiamo
dell
'
altra
sentinella
del
portone
.
Rispetto
al
salario
,
era
così
poco
il
da
fare
,
che
tanto
lui
quanto
i
suoi
uomini
se
ne
davano
apposta
,
cercandone
qua
e
là
il
pretesto
;
e
una
delle
faccende
più
serie
erano
appunto
questi
saluti
alla
militare
,
i
quali
servivano
a
meraviglia
a
toglier
loro
l
'
avvilenza
di
vedersi
,
così
ben
vestiti
com
'
erano
,
inutili
affatto
.
In
fondo
,
con
tali
e
tanti
protettori
,
Sciaralla
avrebbe
potuto
ridersi
della
baja
che
gli
dava
la
gente
minuta
,
se
,
come
tutti
i
vani
,
non
fosse
stato
desideroso
d
'
esser
veduto
e
accolto
da
ognuno
con
grazia
e
favore
.
Non
sapeva
ridersene
poi
,
e
anzi
da
un
pezzo
in
qua
ne
era
anche
più
d
'
un
po
'
costernato
,
per
un
'
altra
ragione
.
C
'
era
una
chiacchiera
in
paese
,
la
quale
di
giorno
in
giorno
si
veniva
sempre
più
raffermando
,
che
tutti
gli
operaj
delle
città
maggiori
dell
'
isola
,
e
le
contadinanze
e
,
più
da
presso
nei
grossi
borghi
dell
'
interno
,
i
lavoratori
delle
zolfare
si
volessero
raccogliere
in
corporazioni
o
,
come
li
chiamavano
in
fasci
,
per
ribellarsi
non
pure
ai
signori
,
ma
a
ogni
legge
,
dicevano
,
e
far
man
bassa
di
tutto
.
Più
volte
,
essendo
di
servizio
nell
'
anticamera
,
ne
aveva
sentito
discutere
nel
salone
.
Il
principe
ne
dava
colpa
,
s
'
intende
,
al
governo
usurpatore
che
prima
aveva
gabbato
le
popolazioni
dell
'
isola
col
lustro
della
libertà
e
poi
la
aveva
affamata
con
imposte
e
manomissioni
inique
;
gli
altri
gli
facevano
coro
;
ma
monsignor
vescovo
pareva
a
Sciaralla
che
meglio
di
tutti
sapesse
scoprir
la
piaga
.
Il
vero
male
,
il
più
gran
male
fatto
dal
nuovo
governo
non
consisteva
tanto
nell
'
usurpazione
che
faceva
ancora
e
giustamente
sanguinare
il
cuore
di
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
.
Monarchie
,
istituzioni
civili
e
sociali
:
cose
temporanee
;
passano
;
si
farà
male
a
cambiarle
agli
uomini
o
a
toglierle
di
mezzo
,
se
giuste
e
sante
;
sarà
un
male
però
possibilmente
rimediabile
.
Ma
se
togliete
od
oscurate
agli
uomini
ciò
che
dovrebbe
splendere
eterno
nel
loro
spirito
:
la
fede
,
la
religione
?
Orbene
,
questo
aveva
fatto
il
nuovo
governo
!
E
come
poteva
più
il
popolo
starsi
quieto
tra
le
tante
tribolazioni
della
vita
,
se
più
la
fede
non
gliele
faceva
accettare
con
rassegnazione
e
anzi
con
giubilo
,
come
prova
e
promessa
di
premio
in
un
'
altra
vita
?
La
vita
è
una
sola
?
questa
?
le
tribolazioni
non
avranno
un
compenso
di
là
,
se
con
rassegnazione
sopportate
?
E
allora
per
qual
ragione
più
accettarle
e
sopportarle
?
Prorompa
allora
l
'
istinto
bestiale
di
soddisfare
quaggiù
tutti
i
bassi
appetiti
del
corpo
!
Parlava
proprio
bene
,
Monsignore
.
La
vera
vera
ragione
di
tutto
il
male
era
questa
.
Insieme
però
con
Monsignore
che
veramente
,
ricco
com
'
era
,
sentiva
poco
le
tribolazioni
della
vita
,
Sciaralla
avrebbe
voluto
che
tutti
i
poveri
la
riconoscessero
,
questa
ragione
.
Ma
non
riusciva
a
levarsi
dal
capo
un
vecchierello
mendico
,
presentatosi
un
giorno
al
cancello
della
villa
col
rosario
in
mano
,
il
quale
,
stando
ad
aspettar
l
'
elemosina
e
sentendo
un
lungo
brontolio
nel
suo
stomaco
,
gli
aveva
fato
notare
con
un
mesto
sorriso
:
-
Senti
?
Non
te
lo
dico
io
;
te
lo
dice
lui
che
ha
fame
...
La
costernazione
di
Sciaralla
,
per
quel
grave
pericolo
che
sovrastava
a
tutti
i
signori
,
proveniva
più
che
altro
dalla
sicurezza
con
cui
il
principe
,
là
nel
salone
,
pareva
lo
sfidasse
.
Riposava
certo
su
lui
e
sul
valore
e
la
devozione
dei
suoi
uomini
quella
sicurezza
del
principe
,
al
quale
poteva
bastare
che
dicesse
di
non
aver
paura
,
lasciando
poi
agli
altri
il
pensiero
del
rimanente
.
Fortuna
che
finora
lì
a
Girgenti
nessuno
si
moveva
,
né
accennava
di
volersi
muovere
!
Paese
morto
.
Tanto
vero
-
dicevano
i
maligni
-
che
vi
regnavano
i
corvi
,
cioè
i
preti
.
L
'
accidia
,
tanto
di
far
bene
quanto
di
far
male
,
era
radicata
nella
più
profonda
sconfidenza
della
sorte
,
nel
concetto
che
nulla
potesse
avvenire
,
che
vano
sarebbe
stato
ogni
sforzo
per
scuotere
l
'
abbandono
desolato
,
in
cui
giacevano
non
soltanto
gli
animi
,
ma
anche
tutte
le
cose
.
E
a
Sciaralla
parve
di
averne
la
prova
nel
triste
spettacolo
che
gli
offriva
,
quella
mattina
,
la
campagna
intorno
e
quello
stradone
.
Aveva
già
attraversato
il
tratto
incassato
nel
taglio
perpendicolare
del
lungo
ciglione
su
cui
sorgono
aerei
e
maestosi
gli
avanzi
degli
antichi
Tempii
akragantini
.
Si
apriva
là
,
un
tempo
,
la
Porta
Aurea
dell
'
antichissima
città
scomparsa
.
Ora
egli
ranchettava
giù
per
il
pendìo
che
conduce
alla
vallata
di
Sant
'
Anna
,
per
la
quale
scorre
,
intoppando
qua
e
là
,
un
fiumicello
di
povere
acque
:
l
'
Hypsas
antico
,
ora
Drago
,
secco
d
'
estate
e
cagione
di
malaria
in
tutte
le
terre
prossime
,
per
le
trosce
stagnanti
tra
gl
'
ispidi
ciuffi
del
greto
.
Impetuoso
e
torbido
per
la
grande
acquata
della
notte
scorsa
,
investiva
laggiù
,
quella
mattina
,
il
basso
ponticello
uso
,
d
'
estate
,
ad
accavalciare
i
ciottoli
e
la
rena
.
Veramente
da
quella
triste
contrada
maledetta
dai
contadini
,
costretti
a
dimorarvi
dalla
necessità
,
macilenti
,
ingialliti
,
febbricitanti
,
pareva
spirasse
nello
squallore
dell
'
alba
un
'
angosciosa
oppressione
di
cui
anche
i
rari
alberi
che
vi
sorgevano
fossero
compenetrati
:
qualche
centenario
olivo
saraceno
dal
tronco
stravolto
,
qualche
mandorlo
ischeletrito
dalle
prime
ventate
d
'
autunno
.
-
Che
acqua
,
eh
?
-
s
'
affrettava
a
dire
capitan
Sciaralla
,
imbattendosi
lungo
quel
tratto
nella
gente
di
campagna
o
nei
carrettieri
che
lo
conoscevano
,
per
prevenire
beffe
e
ingiurie
,
e
dava
di
sprone
alla
povera
Titina
.
Non
a
caso
però
,
quel
giorno
,
metteva
avanti
la
pioggia
della
notte
scorsa
.
Trottando
e
guardando
nel
cielo
la
nera
nuvolaglia
sbrendolata
e
raminga
,
pensava
proprio
a
essa
per
trovarvi
una
scusa
che
gli
quietasse
la
coscienza
,
avendo
trasgredito
a
un
ordine
positivo
ricevuto
la
sera
avanti
dal
segretario
del
principe
:
l
'
ordine
di
recare
sul
tamburo
una
lettera
a
don
Cosmo
Laurentano
,
fratello
di
don
Ippolito
,
che
viveva
segregato
anche
lui
nell
'
altro
fèudo
di
Valsanìa
,
a
circa
quattro
miglia
da
Colimbètra
.
Sciaralla
non
se
l
'
era
sentita
d
'
avventurarsi
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
da
lupi
,
fin
laggiù
;
aveva
pensato
che
Lisi
Prèola
,
il
vecchio
segretario
,
avendo
una
forca
di
figliuolo
che
aspirava
a
diventar
capitano
della
guardia
,
non
cercava
di
meglio
che
mandar
lui
Sciaralla
all
'
altro
mondo
;
che
però
forse
quella
lettera
non
richiedeva
tale
urgenza
ch
'
egli
rischiasse
di
rompersi
il
collo
per
una
via
scellerata
,
al
bujo
,
sotto
la
pioggia
furiosa
,
tra
lampi
e
tuoni
;
e
che
infine
avrebbe
potuto
aspettar
l
'
alba
e
partir
di
nascosto
,
senza
rinunziare
per
quella
sera
alla
briscola
nella
casermuccia
sul
greppo
dello
Sperone
,
dove
si
riduceva
coi
tre
compagni
graduati
a
passar
la
notte
,
dandosi
il
cambio
ogni
tre
ore
nella
guardia
.
L
'
uscir
di
Colimbètra
era
sempre
penoso
per
capitan
Sciaralla
,
ma
una
vera
spedizione
allorché
doveva
recarsi
a
Valsanìa
,
dove
ogni
volta
gli
toccava
d
'
affrontar
paziente
l
'
odio
d
'
un
vecchio
energumeno
,
terrore
di
tutte
le
contrade
circonvicine
,
chiamato
Mauro
Mortara
,
il
quale
,
approfittando
della
dabbenaggine
di
don
Cosmo
,
a
cui
certo
i
libracci
di
filosofia
avevano
sconcertato
il
cervello
,
vi
stava
da
padrone
,
né
sopra
di
lui
riconosceva
altra
signoria
.
-
Coraggio
,
coraggio
,
Titina
!
-
sospirava
pertanto
Sciaralla
,
ogni
qual
volta
gli
si
presentava
alla
mente
la
figura
di
quel
vecchio
:
basso
di
statura
,
un
po
'
curvo
,
senza
giacca
,
con
una
ruvida
camicia
d
'
albagio
di
color
violaceo
a
quadri
rossi
aperta
sul
petto
irsuto
,
un
enorme
berretto
villoso
in
capo
,
ch
'
egli
da
se
stesso
s
'
era
fatto
dal
cuojo
d
'
un
agnello
,
la
cui
concia
col
sudore
gli
aveva
tinti
di
giallo
i
lunghi
cernecchi
e
,
ai
lati
,
l
'
incolta
barba
bianca
:
comico
e
feroce
,
con
due
grosse
pistole
sempre
alla
cintola
,
anche
di
notte
,
poiché
si
buttava
a
dormir
vestito
su
uno
strapunto
di
paglia
per
poche
ore
soltanto
:
a
settantasette
anni
sveglio
ancora
e
robusto
,
più
che
un
giovanotto
di
venti
.
-
E
non
morrà
mai
!
-
sbuffava
Sciaralla
.
-
Sfido
!
che
gli
manca
?
Dopo
tant
'
anni
è
considerato
come
parte
della
famiglia
anche
da
don
Ippolito
,
che
è
tutto
dire
.
Con
don
Cosmo
per
poco
non
si
dànno
del
tu
.
E
ripensava
,
proseguendo
la
via
,
alle
straordinarie
avventure
di
quell
'
uomo
che
,
al
Quarantotto
,
aveva
seguito
nell
'
esilio
a
Malta
il
principe
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
il
quale
gli
s
'
era
affezionato
fin
da
quando
,
privato
del
grado
di
gentiluomo
di
camera
,
chiave
d
'
oro
,
per
uno
scandalo
di
corte
a
Napoli
,
sera
ritirato
a
Valsanìa
,
dove
il
Mortara
era
nato
,
figlio
di
poveri
contadini
,
contadinotto
anche
lui
,
anzi
guardiano
di
pecore
,
allora
.
A
un
'
avventura
segnatamente
,
tra
le
tante
,
si
fermava
il
pensiero
di
Placido
Sciaralla
:
a
quella
che
aveva
procurato
al
Mortara
il
nomignolo
di
Monaco
;
avventura
dei
primi
tempi
,
avanti
al
Quarantotto
,
quando
a
Valsanìa
,
attorno
al
vecchio
principe
di
Laurentano
,
acceso
di
vendetta
dopo
quello
scandalo
di
corte
a
Napoli
,
si
radunavano
di
nascosto
,
venendo
da
Girgenti
,
i
caporioni
del
comitato
rivoluzionario
.
Mauro
Mortara
faceva
la
guardia
ai
congiurati
a
piè
della
villa
.
Ora
una
volta
un
frate
francescano
ebbe
la
cattiva
ispirazione
di
avventurarsi
fin
là
per
la
questua
.
Il
Mortara
,
chi
sa
perché
,
lo
prese
per
una
spia
;
e
senza
tante
cerimonie
lo
afferrò
,
lo
legò
,
lo
tenne
appeso
a
un
albero
per
tutto
un
giorno
;
alla
notte
lo
sciolse
e
lo
mandò
via
;
ma
tanta
era
stata
la
paura
,
che
il
frate
non
poté
più
riaversene
e
ne
morì
poco
dopo
.
Quest
'
avventura
era
più
viva
delle
altre
nella
memoria
di
Sciaralla
,
non
solo
perché
in
essa
Mauro
Mortara
si
mostrava
,
come
a
lui
piaceva
crederlo
,
feroce
,
ma
anche
perché
l
'
albero
,
a
cui
il
francescano
era
stato
appeso
,
era
ancora
in
piedi
presso
la
villa
,
e
Mauro
non
tralasciava
mai
d
'
indicarglielo
,
accompagnando
il
cenno
con
un
muto
ghigno
e
un
lieve
tentennar
del
capo
,
atteggiato
il
volto
di
schifo
nel
vedergli
addosso
quell
'
uniforme
borbonica
.
-
Coraggio
,
coraggio
,
Titina
!
Conveniva
soffrirseli
in
pace
gli
sgarbi
e
i
raffacci
di
quel
vecchio
.
Il
quale
,
sì
,
guaj
e
rischi
d
'
ogni
sorta
ne
aveva
toccati
e
affrontati
in
vita
sua
,
senza
fine
;
ma
che
fortuna
,
adesso
,
servire
sotto
don
Cosmo
che
non
si
curava
mai
di
nulla
,
fuori
di
quei
suoi
libracci
che
lo
tenevano
tutto
il
giorno
vagante
come
in
un
sogno
per
i
viali
di
Valsanìa
!
Che
differenza
tra
il
principe
suo
padrone
e
questo
don
Cosmo
!
che
differenza
poi
tra
entrambi
questi
fratelli
e
la
sorella
donna
Caterina
Auriti
,
che
viveva
-
vedova
e
povera
-
a
Girgenti
!
Da
anni
e
anni
tutti
e
tre
erano
in
rotta
tra
loro
.
Donna
Caterina
Laurentano
aveva
seguito
lei
sola
le
nuove
idee
del
padre
;
e
poi
si
diceva
che
,
da
giovinetta
,
aveva
recato
onta
alla
famiglia
,
fuggendo
di
casa
con
Stefano
Auriti
,
morto
poi
nel
Sessanta
,
garibaldino
,
nella
battaglia
di
Milazzo
,
mentre
combatteva
accanto
al
Mortara
e
al
figlio
don
Roberto
,
che
ora
viveva
a
Roma
e
che
allora
era
ragazzo
di
appena
dodici
anni
,
il
più
piccolo
dei
Mille
.
Figurarsi
,
dunque
,
se
il
principe
poteva
andar
d
'
accordo
con
quella
sorella
!
Ma
con
Cosmo
,
intanto
,
perché
no
?
Questi
,
almeno
apparentemente
,
non
aveva
mai
parteggiato
per
alcuno
.
Ma
forse
non
approvava
la
protesta
del
fratello
maggiore
contro
il
nuovo
Governo
.
Chi
aveva
però
ragione
di
loro
due
?
Il
padre
,
prima
che
liberale
,
era
stato
borbonico
,
gentiluomo
di
camera
e
chiave
d
'
oro
:
che
meraviglia
,
dunque
,
se
il
figlio
,
stimando
fedifrago
il
padre
,
s
'
era
serbato
fedele
al
passato
Governo
?
Meritava
anzi
rispetto
per
tanta
costanza
:
rispetto
e
venerazione
;
e
non
c
'
era
nulla
da
ridire
,
se
voleva
che
tutti
sapessero
com
'
egli
la
pensava
,
anche
dal
modo
con
cui
vestiva
i
suoi
dipendenti
.
Sissignori
,
sono
borbonico
!
ho
il
coraggio
delle
mie
opinioni
!
Un
toffo
di
terra
arrivò
a
questo
punto
alle
spalle
di
capitan
Sciaralla
,
seguíto
da
una
sghignazzata
.
Il
capitano
diè
un
balzo
sulla
sella
e
si
voltò
,
furente
.
Non
vide
nessuno
.
Da
una
siepe
sopra
l
'
arginello
venne
fuori
però
questa
strofetta
,
declamata
con
tono
derisorio
,
lento
lento
:
Sciarallino
,
Sciarallino
,
dove
vai
con
tanta
boria
sul
ventoso
tuo
ronzino
?
Sei
scappato
dalla
storia
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
Capitan
Sciaralla
riconobbe
alla
voce
Marco
Prèola
,
il
figlio
scapestrato
del
segretario
del
principe
,
e
sentì
rimescolarsi
tutto
il
sangue
.
Ma
,
subito
dopo
,
il
Prèola
gli
apparve
in
tale
stato
,
che
le
ciglia
aggrottate
gli
balzarono
fino
al
berretto
e
la
bocca
serrata
dall
'
ira
gli
s
'
aprì
dallo
stupore
.
Non
pareva
più
un
uomo
,
colui
:
salvo
il
santo
battesimo
,
un
porco
pareva
,
fuori
del
brago
,
ritto
in
piedi
,
cretaceo
e
arruffato
.
Con
le
gambe
aperte
,
buttato
indietro
sulle
reni
a
modo
degli
ubriachi
,
il
Prèola
seguitò
da
lassù
a
declamare
con
ampii
e
stracchi
gesti
:
Oppur
vai
,
don
Chisciottino
,
all
'
assalto
d
'
un
molino
?
od
a
caccia
di
lumache
t
'
avventuri
col
mattino
,
così
rosso
nelle
brache
,
nel
giubbon
così
turchino
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
-
Quanto
sei
caro
!
-
sbuffò
Sciaralla
,
allungando
una
mano
alle
terga
,
ove
la
mota
gli
s
'
era
appiastrata
.
Marco
Prèola
si
calò
giù
,
sul
sedere
,
dall
'
arginello
lubrico
di
fango
,
e
gli
s
'
accostò
.
-
Caro
?
No
,
-
disse
,
-
mi
vendo
a
buon
mercato
!
Ti
piace
la
poesia
?
Bella
!
E
séguita
,
sai
?
La
stamperò
su
L
'
Empedocle
domenica
ventura
.
Capitan
Sciaralla
stette
ancora
un
pezzo
a
guardarlo
,
col
volto
contratto
,
ora
,
in
una
smorfia
tra
di
schifo
e
di
compassione
.
Sapeva
che
colui
andava
soggetto
ad
attacchi
d
'
epilessia
;
che
spesso
vagava
di
notte
come
un
cane
randagio
e
spariva
per
due
o
tre
giorni
finché
non
lo
ritrovavano
come
una
bestia
morta
,
con
la
faccia
a
terra
e
la
bava
alla
bocca
,
o
su
al
Culmo
delle
Forche
o
su
la
Serra
Ferlucchia
o
per
le
campagne
.
Gli
vide
la
faccia
gonfia
,
deturpata
da
una
livida
cicatrice
su
la
gota
destra
,
dall
'
occhio
alla
bocca
,
con
pochi
peli
ispidi
biondicci
sul
labbro
e
sul
mento
;
gli
guardò
il
vecchio
cappelluccio
stinto
e
roccioso
,
che
non
arrivava
a
nascondergli
la
laida
calvizie
precoce
;
notò
che
calvo
era
anche
di
ciglia
;
ma
non
poté
sostenere
lo
sguardo
di
quegli
occhi
chiari
,
verdastri
,
impudenti
,
in
cui
tutti
i
vizii
pareva
vermicassero
.
Cacciato
dalla
scuola
militare
di
Modena
,
il
Prèola
era
stato
a
Roma
circa
un
anno
nella
redazione
d
'
un
giornalucolo
di
ricattatori
;
scontata
una
condanna
di
otto
mesi
di
carcere
,
aveva
tentato
di
uccidersi
buttandosi
giù
da
un
ponte
nel
Tevere
;
salvato
per
miracolo
,
era
stato
rimpatriato
dalla
questura
,
e
ora
viveva
alle
spalle
del
padre
,
a
Girgenti
.
-
Che
hai
fatto
?
-
gli
domandò
Sciaralla
.
Il
Prèola
si
guardò
l
'
abito
cretoso
addosso
,
e
con
un
ghigno
frigido
rispose
:
-
Niente
.
Un
insultino
...
Con
le
mani
aggiunse
un
gesto
per
significare
che
s
'
era
voltolato
per
terra
.
Poi
,
all
'
improvviso
,
cangiando
aria
e
tono
,
gli
ghermì
un
braccio
e
gli
gridò
:
-
Qua
la
lettera
!
So
che
l
'
hai
!
-
Sei
matto
?
-
esclamò
Sciaralla
con
un
soprassalto
,
tirandosi
indietro
.
Il
Prèola
scoppiò
a
ridere
sguajatamente
.
-
Mi
serve
soltanto
per
annusarla
.
Càvala
fuori
.
Voglio
sentire
se
sa
odor
di
confetti
.
Animale
,
non
sai
che
il
tuo
padrone
sposa
?
Sciaralla
lo
guardò
,
stordito
.
-
Il
principe
?
-
Sua
Eccellenza
,
già
!
Non
credi
?
Scommetto
che
la
lettera
parla
di
questo
.
Il
principe
annunzia
le
prossime
nozze
al
fratello
.
Non
hai
visto
monsignor
Montoro
?
È
lui
il
paraninfo
!
Veramente
monsignor
Montoro
in
quegli
ultimi
giorni
s
'
era
fatto
vedere
molto
più
di
frequente
a
Colimbètra
.
Che
fosse
vero
?
Sciaralla
si
sforzò
d
'
impedire
che
quella
notizia
incredibile
,
di
un
avvenimento
così
inopinato
,
gli
accendesse
in
un
lampo
la
visione
di
splendide
feste
,
di
una
gaja
animazione
nuova
in
quel
silenzioso
,
austero
ritiro
;
la
speranza
di
regali
per
la
bella
comparsa
che
avrebbe
fatto
coi
suoi
uomini
e
il
servizio
inappuntabile
che
avrebbe
disimpegnato
...
Ma
il
principe
,
possibile
?
così
serio
...
alla
sua
età
?
E
poi
,
come
prestar
fede
al
Prèola
?
Cercando
di
nascondere
la
meraviglia
e
la
curiosità
con
un
sorriso
di
diffidenza
,
gli
domandò
:
-
E
chi
sposa
?
-
Se
mi
dài
la
lettera
,
te
lo
dico
,
-
rispose
quello
.
-
Domani
!
Va
'
là
!
Ho
capito
.
E
Sciaralla
si
spinse
col
busto
per
cacciar
la
giumenta
.
-
Aspetta
!
-
esclamò
il
Prèola
,
trattenendo
Titina
per
la
coda
.
-
M
'
importa
assai
delle
nozze
,
e
che
tu
non
ci
creda
!
Forse
...
vedi
?
questo
mi
premerebbe
più
di
sapere
...
forse
il
principe
parla
al
fratello
delle
elezioni
,
della
candidatura
del
nipote
.
Non
sai
neanche
questo
?
Non
sai
che
Roberto
Auriti
,
«
il
dodicenne
eroe
»
,
si
presenta
deputato
?
-
So
un
corno
io
;
chi
se
n
'
impiccia
?
-
fece
Sciaralla
.
-
Non
abbiamo
l
'
on
.
Fazello
per
deputato
?
-
Non
lo
dico
io
che
siete
fuori
della
storia
,
vojaltri
,
a
Colimbètra
!
-
ghignò
il
Prèola
.
-
Abbiamo
le
elezioni
generali
,
e
Fazello
non
si
ripresenta
,
somaro
,
per
la
morte
del
figliuolo
!
-
Del
figliuolo
?
Se
è
scapolo
!
Il
Prèola
tornò
a
ridere
sguajatamente
.
-
E
che
uno
scapolo
,
uomo
di
chiesa
per
giunta
,
non
può
aver
figliuoli
?
Bestione
!
Avremo
l
'
Auriti
,
sostenuto
dal
governo
,
contro
l
'
avvocato
Capolino
.
Fiera
lotta
,
singolar
tenzone
...
Dammi
la
lettera
!
Sciaralla
diede
una
spronata
a
Titina
e
con
uno
sfaglio
si
liberò
del
Prèola
.
Questi
allora
gli
tirò
dietro
una
e
due
sassate
;
stava
per
tirargli
la
terza
,
quando
dalla
svoltata
si
levò
una
voce
rabbiosa
:
-
Ohè
,
corpo
di
...
Chi
tira
?
E
un
'
altra
voce
,
rivolta
evidentemente
a
Sciaralla
che
fuggiva
:
-
Vergògnati
!
Fantoccio
!
Ignorante
!
Buffone
!
E
dalla
svoltata
apparvero
sotto
un
ombrellaccio
verde
sforacchiato
,
stanchi
e
inzaccherati
,
i
due
inseparabili
Luca
Lizio
e
Nocio
Pigna
,
o
,
come
tutti
da
un
pezzo
li
chiamavano
,
Propaganda
e
Compagnia
:
quegli
,
uno
spilungone
ispido
e
scialbo
,
con
un
pajo
di
lenti
che
gli
scivolavano
di
traverso
sul
naso
,
stretto
nelle
spalle
per
il
freddo
e
col
bavero
della
giacchettina
d
'
estate
tirato
su
;
questi
,
tozzo
,
deforme
,
dal
groppone
sbilenco
,
con
un
braccio
penzolante
quasi
fino
a
terra
e
l
'
altro
pontato
a
leva
sul
ginocchio
,
per
reggersi
alla
meglio
.
Erano
i
due
rivoluzionarii
del
paese
.
Capitan
Sciaralla
credeva
a
torto
che
nessuno
si
movesse
a
Girgenti
.
Si
movevano
loro
,
Lizio
e
Pigna
.
È
vero
che
,
l
'
uno
e
l
'
altro
,
quella
mattina
,
così
bagnati
e
intirizziti
,
sotto
quell
'
ombrello
sforacchiato
,
non
davano
a
vedere
che
potessero
esser
molto
temibili
le
loro
imprese
rivoluzionarie
.
Nessuno
poteva
vederlo
meglio
di
Marco
Prèola
,
il
quale
avendo
già
da
un
pezzo
abbandonato
al
caso
la
propria
vita
,
tenuta
per
niente
da
lui
stesso
più
che
dagli
altri
e
senza
più
né
affetti
né
fede
in
nulla
,
sciolta
non
pur
d
'
ogni
regola
,
ma
anche
d
'
ogni
abitudine
e
gettata
in
preda
a
ogni
capriccio
improvviso
e
violento
,
tutto
vedeva
buffo
e
vano
e
tutto
e
tutti
derideva
,
sfogando
in
questa
derisione
le
scomposte
energie
non
comuni
dell
'
animo
esacerbato
.
Sapeva
che
,
tre
giorni
addietro
,
quei
due
si
erano
recati
alla
marina
di
Porto
Empedocle
a
catechizzare
i
facchini
addetti
all
'
imbarco
dello
zolfo
,
gli
scaricatori
,
gli
stivatori
,
i
marinaj
delle
spigonare
,
i
carrettieri
,
i
pesatori
,
per
raccoglierli
in
fascio
.
Vedendoli
di
ritorno
a
quell
'
ora
,
in
quello
stato
,
arricciò
il
naso
,
si
fermò
in
mezzo
allo
stradone
ad
aspettarli
per
accompagnarsi
con
loro
fino
a
Girgenti
;
quando
gli
furon
vicini
,
aprì
le
braccia
,
quasi
per
reggere
un
fiasco
,
di
que
'
grossi
,
e
disse
loro
:
-
Andiamo
;
niente
:
lo
porto
io
.
Il
Pigna
si
fermò
e
,
sforzandosi
di
dirizzarsi
meglio
sul
braccio
,
squadrò
con
disprezzo
il
Prèola
.
Il
corpo
,
tutto
groppi
e
nodi
;
ma
una
faccia
da
bambolone
aveva
,
senza
un
pelo
,
arrossata
sulle
gote
dal
salso
che
gli
aveva
dato
fuori
alla
pelle
,
e
un
pajo
d
'
occhi
neri
,
smaltati
e
mobilissimi
da
matto
,
sotto
un
cappellaccio
tutto
sbertucciato
,
che
lo
faceva
somigliare
a
uno
di
quei
fantocci
che
schizzan
su
dalle
scàtole
a
scatto
.
Marco
Prèola
lo
chiamò
con
un
vezzeggiativo
dispettosamente
bonario
,
e
gli
disse
ammiccando
:
-
Nociarè
,
non
te
n
'
avere
a
male
!
Mondaccio
laido
è
questo
,
d
'
ingrati
.
Marinaj
,
piedi
piatti
.
Oh
,
e
chiudi
il
paracqua
,
Luca
!
Dio
ci
manda
l
'
acqua
,
e
non
te
ne
vuoi
profittare
?
Laviamoci
il
visino
,
così
...
E
levò
la
faccia
fangosa
verso
il
cielo
.
Spruzzolava
ancora
dalle
nuvole
che
s
'
imporporavano
negli
orli
frastagliati
,
correndo
incontro
al
sole
che
stava
per
levarsi
,
un
'
acquerugiola
gelida
e
pungente
.
-
Che
son
aghi
?
-
gridò
,
sbruffando
come
un
cavallo
,
squassando
la
testa
e
buttandosi
apposta
addosso
al
Pigna
.
Sozzo
com
'
era
già
da
capo
a
piedi
e
tutto
fradicio
di
pioggia
,
si
sentiva
ormai
libero
da
ogni
angustia
di
guardarsi
dall
'
acqua
e
dalla
zàcchera
,
e
provava
la
voluttà
,
sguazzando
nel
fango
senza
più
impaccio
né
ritegno
,
di
potere
insozzarne
gli
altri
impunemente
.
-
Scànsati
!
-
gli
gridò
il
Pigna
.
-
Chi
ti
cerca
?
chi
ti
vuole
?
chi
ti
ha
dato
mai
confidenza
?
Il
Prèola
,
senza
scomporsi
,
gli
rispose
:
-
Quanto
mi
piaci
arrabbiato
!
Creta
madre
,
caro
mio
.
Te
ne
volevo
attaccare
un
po
'
...
Mi
scansi
?
Poi
ti
lagni
degli
altri
,
che
sono
ingrati
.
-
Ci
vuole
una
faccia
...
-
brontolò
il
Pigna
,
rivolto
al
Lizio
.
Ma
questi
andava
chiuso
in
sé
,
non
curante
e
accigliato
.
Diede
una
spallata
,
come
per
dire
che
non
voleva
esser
frastornato
dai
suoi
pensieri
,
e
avanti
.
Il
Prèola
li
seguì
un
pezzo
in
silenzio
,
un
po
'
discosto
,
guardando
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
.
Aveva
nelle
viscere
la
smania
di
fare
qualche
cosa
,
quella
mattina
;
non
sapeva
quale
,
si
sarebbe
messo
a
urlare
come
un
lupo
.
Per
non
urlare
,
apriva
la
bocca
,
si
cacciava
una
mano
sui
denti
e
tirava
fin
quasi
a
slogarsi
la
mascella
;
poi
sospirava
o
si
scrollava
tutto
in
un
fremito
animalesco
.
Poteva
solo
sfogarsi
con
quei
due
;
ma
,
a
stuzzicare
il
Lizio
,
che
gusto
c
'
era
?
Disperatonaccio
come
lui
e
,
per
giunta
,
con
la
testa
piena
di
fumo
.
Due
disgrazie
,
una
sopra
l
'
altra
,
il
suicidio
del
padre
,
bravo
avvocato
ma
di
cervello
balzano
,
poi
quello
del
fratello
,
gli
avevano
cattivato
in
paese
una
certa
simpatia
,
mista
di
costernazione
,
e
anche
un
certo
rispetto
.
Studiava
molto
e
parlava
poco
,
anzi
non
parlava
quasi
mai
.
La
ragione
c
'
era
,
veramente
:
gli
mancava
quasi
mezzo
alfabeto
.
Di
lui
si
poteva
ridere
soltanto
per
questo
:
che
aveva
trovato
nel
Pigna
il
suo
organetto
;
e
organetto
e
sonatore
,
ogni
volta
,
ai
comizii
,
comparivano
insieme
.
Se
il
Pigna
stonava
,
egli
lo
rimetteva
in
tono
,
serio
serio
,
tirandolo
per
la
manica
.
Rivoluzione
sociale
...
fratellanza
dei
popoli
...
rivendicazione
dei
diritti
degli
oppressi
...
parole
grandi
,
insomma
!
E
forse
perciò
,
distratto
,
s
'
era
attaccato
intanto
a
un
tozzo
di
pane
faticato
da
altri
per
lui
.
Faceva
benone
,
oh
!
Solo
che
,
con
questo
po
'
po
'
di
freddo
...
-
Una
caffettierina
,
volesse
Iddio
!
-
invocò
con
improvviso
scatto
il
Prèola
,
levando
le
braccia
.
-
Tre
pezzetti
di
zucchero
,
un
vasetto
di
panna
,
quattro
fettine
di
pane
abbruscato
.
Oh
animucce
sante
del
Purgatorio
!
Luca
Lizio
si
voltò
,
brusco
,
a
guatarlo
.
Proprio
a
una
tazzina
di
caffè
pensava
in
quel
momento
,
così
accigliato
;
e
la
vedeva
,
e
se
ne
inebriava
quasi
in
sogno
,
aspirandone
il
fumante
aroma
;
e
stringeva
in
tasca
,
nel
desiderio
che
lo
struggeva
,
il
pugno
intirizzito
.
Partito
a
bujo
,
e
sconfitto
,
da
Porto
Empedocle
,
sentiva
un
freddo
da
morire
;
non
gli
pareva
l
'
ora
d
'
arrivare
.
Avvilito
da
quel
bisogno
meschino
,
si
vedeva
misero
,
degno
di
conforto
,
d
'
un
conforto
che
sapeva
di
non
poter
trovare
in
nessuno
.
Poc
'
anzi
,
tra
quel
fantoccio
fuggito
di
là
su
la
giumenta
bianca
e
il
Prèola
fermo
più
su
ad
aspettare
con
un
ghigno
rassegato
sulle
labbra
,
aveva
avuto
lui
stesso
un
'
improvvisa
strana
impressione
di
sé
,
che
gli
era
penetrata
fino
a
toccare
e
sommuovere
dal
fondo
del
suo
essere
un
sentimento
finora
sconosciuto
,
quasi
di
stupore
per
tutti
i
suoi
sdegni
,
per
tutte
le
sue
furie
ardenti
,
le
quali
a
un
tratto
gli
s
'
erano
scoperte
,
come
da
lontano
,
folli
e
vane
,
là
in
mezzo
a
quella
scena
di
desolato
squallore
.
Nella
magrezza
miserabile
del
suo
corpo
tremante
di
freddo
e
pur
madido
di
un
sudorino
vischioso
,
s
'
era
veduto
simile
a
quegli
alberi
che
s
'
affacciavano
dalle
muricce
,
stecchiti
e
gocciolanti
.
Gocciolavano
anche
a
lui
per
il
freddo
la
punta
del
naso
e
gli
occhi
miopi
dietro
le
lenti
.
S
'
era
ristretto
in
sé
;
e
,
quasi
quell
'
impressione
,
toccato
il
fondo
del
suo
essere
e
vanita
in
quello
stupore
,
gli
si
fosse
ora
serrata
attorno
come
un
'
irta
angustia
,
s
'
era
sentito
tutto
dolere
:
doler
le
tempie
schiacciate
,
le
aguzze
sporgenze
delle
scapole
,
su
cui
la
stoffa
della
giacchettina
d
'
estate
aveva
preso
il
lustro
,
e
i
polsi
scoperti
dalle
maniche
troppo
corte
e
i
piedi
bagnati
entro
le
scarpe
rotte
.
E
tutto
ora
gli
pareva
un
di
più
,
una
soperchieria
crudele
:
ogni
nuova
pettata
di
quello
stradone
divenuto
una
fiumara
di
creta
;
la
cruda
luce
dell
'
alba
che
,
non
ostante
la
cupezza
di
quelle
nuvole
,
si
rifletteva
su
la
motriglia
e
lo
abbagliava
;
ma
sopra
tutto
la
compagnia
di
quel
tristo
,
da
capo
a
piedi
imbrattato
di
fango
,
fango
fuori
,
fango
dentro
,
che
stuzzicava
il
Pigna
a
parlare
.
Avvezzo
ormai
da
anni
a
star
zitto
,
provava
uno
stordimento
a
mano
a
mano
più
confuso
per
quel
suo
silenzio
che
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
si
nutriva
e
s
'
accresceva
dentro
di
lui
di
certe
stravaganti
impressioni
,
come
quella
di
poc
'
anzi
,
che
non
avrebbe
potuto
esprimere
neppure
a
se
stesso
,
se
non
a
costo
di
togliere
ogni
credito
e
ogni
fiducia
all
'
opera
sua
.
Marco
Prèola
,
intanto
,
seguitava
a
dire
,
quasi
tra
sé
:
-
Io
,
va
bene
;
che
sono
io
?
un
vagabondo
;
mi
merito
questo
e
altro
.
Ma
vedete
Domineddio
che
tempo
pensa
di
fare
,
quando
sono
in
cammino
per
una
santa
missione
due
poveri
umanitarii
che
una
turba
irriverente
ha
cacciato
via
,
di
notte
,
a
nerbate
!
Il
Pigna
accennò
di
fermarsi
,
fremente
;
ma
Luca
Lizio
lo
tirò
via
con
uno
strappo
alla
manica
e
un
grugnito
rabbioso
.
-
Nerbate
...
ma
bada
,
sai
!
-
masticò
quello
tra
i
denti
.
-
Gliele
darei
io
,
le
nerbate
...
-
E
da
te
me
le
piglierei
,
Nociarè
,
-
s
'
affrettò
a
dirgli
il
Prèola
con
un
inchino
,
-
perché
tu
,
non
sembri
,
ma
sei
un
eroe
.
Puzzi
,
mannaggia
,
ma
sei
un
eroe
;
e
quando
te
lo
dico
io
ci
puoi
credere
.
Il
popolo
non
ti
può
capire
.
Non
può
capire
la
tua
idea
,
perché
per
disgrazia
l
'
idea
non
ha
occhi
,
non
ha
gambe
,
e
non
ha
bocca
.
Parla
e
si
muove
per
bocca
e
con
le
gambe
degli
uomini
.
Se
dici
,
poniamo
:
«
Popolo
,
l
'
umanità
cammina
!
T
'
insegnerò
io
a
camminare
!
»
-
son
capaci
di
guardarti
le
cianche
,
come
le
butti
:
«
Ma
guarda
un
po
'
,
chi
vuole
insegnarci
a
camminare
!
»
.
-
Pezzo
d
'
asino
!
-
sbottò
Propaganda
,
non
potendo
più
tenersi
.
-
E
non
si
chiama
ragionare
coi
piedi
,
codesto
?
-
Io
?
Il
popolo
!
-
rimbeccò
il
Prèola
.
-
Il
Popolo
,
per
tua
norma
,
-
ribatté
il
Pigna
,
roteando
gli
occhi
da
matto
;
ma
subito
si
trattenne
.
-
Non
lo
nominare
,
il
Popolo
;
non
sei
degno
neanche
di
nominarlo
,
tu
,
il
Popolo
!
Troppe
cose
ha
capito
il
Popolo
,
caro
mio
,
per
tua
norma
;
e
prima
di
tutte
questa
:
che
i
tuoi
patrioti
lo
ingannarono
...
-
I
miei
?
-
fece
il
Prèola
,
ridendo
.
-
I
tuoi
,
quelli
che
lo
spinsero
a
fare
la
rivoluzione
del
Sessanta
,
promettendo
l
'
età
dell
'
oro
!
I
patrioti
e
i
preti
.
Noi
,
caro
mio
,
per
tua
norma
,
gli
dimostriamo
,
quattr
'
e
quattr
'
otto
e
con
le
prove
alla
mano
,
che
...
capisci
?
per
virtù
della
sua
stessa
forza
,
capisci
?
per
virtù
,
dico
bene
,
della
sua
stessa
forza
,
non
per
concessione
d
'
altri
,
esso
può
,
se
vuole
,
migliorare
le
sue
condizioni
.
-
Meglio
sarebbe
per
forza
della
sua
virtù
,
-
osservò
,
placido
,
il
Prèola
.
Il
Pigna
lo
guardò
,
stordito
.
Ma
subito
quello
s
'
affrettò
a
tranquillarlo
:
-
Niente
,
non
ci
badare
.
Giuoco
di
parole
!
-
Per
virtù
...
per
virtù
della
sua
stessa
forza
,
-
ribatté
a
bassa
voce
,
non
più
ben
sicuro
il
Pigna
,
rivolgendosi
al
Lizio
per
consigliarsi
con
gli
occhi
di
lui
se
aveva
detto
bene
;
e
seguitò
,
un
po
'
sconcertato
:
-
Migliorare
,
sissignore
,
questo
iniquo
ordinamento
economico
,
dove
uomini
vivono
...
cioè
,
no
...
oppure
,
sì
...
uomini
vivono
senza
lavorare
,
e
uomini
,
pur
lavorando
,
non
vivono
!
Capisci
?
Noi
diciamo
al
Popolo
:
«
Tu
sei
tutto
!
Tu
puoi
tutto
!
Unìsciti
e
detta
la
tua
legge
e
il
tuo
diritto
!
»
.
-
Bravissimo
!
-
esclamò
il
Prèola
.
-
Permetti
che
parli
io
,
adesso
?
-
La
tua
legge
e
il
tuo
diritto
!
-
ripeté
ancora
una
volta
il
Pigna
,
furioso
.
-
Parla
,
parla
.
-
E
non
t
'
offendi
?
-
Non
m
'
offendo
:
parla
.
-
Fosti
,
sì
o
no
,
sagrestano
fino
a
poco
tempo
fa
?
Propaganda
si
voltò
di
nuovo
a
guardarlo
,
stordito
.
-
Che
c
'
entra
questo
?
E
il
Prèola
,
placido
:
-
Hai
promesso
di
non
offenderti
!
Rispondi
.
-
Sagrestano
,
sissignore
,
-
riconobbe
il
Pigna
,
coraggiosamente
.
-
Ebbene
?
Che
vuoi
dire
con
ciò
?
Che
ho
cambiato
colore
?
-
No
,
che
colore
!
Lascia
stare
.
Al
massimo
,
casacca
.
-
Ho
imparato
a
conoscere
i
preti
,
ecco
tutto
!
-
E
a
far
figliuoli
,
-
raffibbiò
il
Prèola
:
-
sette
figlie
femmine
,
tutte
di
fila
;
lo
puoi
negare
?
Nocio
Pigna
si
fermò
per
la
terza
volta
a
guatarlo
.
Aveva
promesso
di
non
offendersi
.
Ma
dove
voleva
andare
a
parare
con
quell
'
interrogatorio
?
Aveva
perduto
il
posto
alla
chiesa
,
perché
una
delle
figliuole
,
la
maggiore
,
e
un
certo
canonico
Landolina
...
-
Col
patto
,
oh
,
di
non
toccare
certi
tasti
,
-
lo
prevenne
,
scombujandosi
e
abbassando
gli
occhi
.
-
No
no
no
,
-
disse
precipitosamente
il
Prèola
,
con
una
mano
al
petto
.
-
Senti
,
Nocio
,
io
sono
,
a
giudizio
de
'
savi
universale
,
quel
che
si
dice
un
farabutto
.
Va
bene
?
Sono
stato
otto
mesi
dentro
...
figùrati
!
E
vedi
qua
?
-
soggiunse
,
indicando
la
cicatrice
sulla
gota
.
-
Quando
mi
buttai
a
fiume
,
come
dicono
a
Roma
...
Già
!
...
Figùrati
dunque
se
certe
cose
mi
possono
fare
impressione
!
Sai
,
anzi
,
che
mi
fa
impressione
?
Che
tu
,
a
quella
disgraziata
...
-
Non
tocchiamo
,
t
'
ho
detto
,
certi
tasti
.
-
Caro
mio
!
-
sospirò
il
Prèola
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Ti
faccio
una
confidenza
.
Quelli
che
combatto
sono
i
soli
per
cui
abbia
una
certa
stima
.
Ma
questi
tali
,
per
le
mie
...
diciamo
disgrazie
,
non
vogliono
averne
di
me
,
e
non
mi
vorrebbero
lasciar
vivere
.
Qui
sbagliano
.
Vivere
debbo
!
E
per
vivere
,
sto
coi
preti
.
Gli
uomini
non
perdonano
;
Dio
invece
,
a
detta
dei
preti
,
m
'
ha
da
un
pezzo
perdonato
;
e
con
questa
scusa
si
servono
di
me
.
Guarda
,
oh
,
che
piazza
,
Nocio
!
-
aggiunse
,
buttandosi
indietro
il
cappelluccio
per
mostrare
la
fronte
.
-
E
ce
n
'
ho
,
dentro
,
sai
!
Se
le
cose
mi
fossero
andate
per
il
loro
verso
...
Basta
,
lasciamo
stare
.
Io
,
voi
...
tutto
...
ma
guardate
!
Fango
.
Ci
stiamo
tutti
e
tre
,
coi
piedi
affondati
;
ebbene
,
parliamoci
chiaro
,
in
nome
di
Dio
,
diciamoci
le
cose
come
sono
,
senza
vestirle
di
frasi
,
nude
;
pigliamoci
questo
piacere
!
Io
sono
un
porco
,
sì
,
ma
tu
che
sei
,
Nociarè
?
che
lavoro
è
il
tuo
,
me
lo
dici
?
Pàssati
una
mano
sulla
coscienza
:
tu
non
lavori
!
-
Io
?
-
esclamò
il
Pigna
,
stupito
più
che
offeso
dell
'
ingiustizia
,
allungando
il
braccio
e
ripiegandolo
sul
petto
con
l
'
indice
teso
.
-
Lavori
per
la
causa
?
Frase
!
-
ribatté
il
Prèola
,
pronto
.
-
T
'
ho
pregato
:
la
verità
nuda
!
Poi
te
la
vesti
a
casa
come
vuoi
,
per
quietarti
la
coscienza
.
Lavoravi
...
ti
cacciarono
via
dalla
chiesa
;
poi
,
da
un
banco
di
lotto
...
Calunnia
,
lo
so
!
Ma
pure
,
se
davvero
ti
fossi
messo
in
tasca
i
bajocchi
dei
gonzi
che
venivano
a
giocare
al
botteghino
,
credi
che
per
me
avresti
fatto
male
?
Benone
avresti
fatto
!
Ma
ora
che
fai
?
Lavorano
le
tue
figliuole
,
e
tu
mangi
e
predichi
.
E
qua
,
quest
'
altro
San
Luca
evangelista
...
Come
lo
chiamate
?
Amore
libero
.
Va
bene
:
frase
!
Il
fatto
è
che
s
'
è
messo
con
un
'
altra
delle
tue
figliuole
,
e
...
Luca
Lizio
,
a
questo
punto
,
livido
e
scontraffatto
,
si
avventò
con
le
braccia
protese
alla
gola
del
Prèola
.
Ma
questi
si
trasse
indietro
,
ridendo
,
finché
poté
ghermirgli
i
polsi
e
respingerlo
senza
furia
.
-
Ma
va
'
!
-
gli
gridò
,
con
un
lustro
di
gioja
maligna
negli
occhi
e
nei
denti
.
-
Io
sto
dicendo
la
verità
.
-
Lascialo
perdere
!
-
s
'
interpose
il
Pigna
,
a
sua
volta
trattenendo
Luca
Lizio
e
riavviandosi
.
-
Non
vedi
che
fa
professione
di
mosca
canina
?
-
Canina
,
già
:
gli
ho
punzecchiato
la
nudità
,
-
sghignò
il
Prèola
.
-
E
con
questo
freddo
...
Sì
sì
,
meglio
nasconderla
!
Volevo
spiegarti
soltanto
,
caro
Nocio
,
senza
offenderti
,
perché
non
puoi
fare
effetto
.
-
Perché
questo
è
un
paese
di
carogne
!
-
gridò
il
Pigna
,
voltandosi
a
fulminarlo
con
tanto
d
'
occhi
.
-
D
'
accordo
!
-
approvò
subito
il
Prèola
.
-
E
io
,
piú
carogna
di
tutti
.
D
'
accordo
!
Ma
tu
non
lavori
:
le
tue
figliuole
lavorano
,
e
Luca
mangia
e
studia
,
e
tu
mangi
e
predichi
.
Studiare
,
predicare
:
parole
.
La
sostanza
è
il
boccone
che
si
mangia
.
Vorrei
sapere
come
non
vi
strozza
,
pensando
che
le
tue
figliuole
sgobbano
a
cucire
e
non
dormono
la
notte
per
procurarvelo
.
Il
Pigna
finse
di
non
udire
;
scrollò
più
volte
il
capo
e
brontolò
tra
sé
,
di
nuovo
:
-
Paese
di
carogne
!
Va
'
ad
Aragona
,
a
due
passi
da
Girgenti
;
va
'
a
Favara
,
a
Grotte
,
a
Casteltermini
,
a
Campobello
...
Paesi
di
contadini
e
solfaraj
,
poveri
analfabeti
.
Quattromila
,
soltanto
a
Casteltermini
!
Ci
sono
stato
la
settimana
scorsa
ho
assistito
all
'
inaugurazione
del
Fascio
.
-
Col
lumino
acceso
davanti
alla
Madonna
?
-
domandò
il
Prèola
.
-
Altro
è
Dio
,
altro
il
prete
,
imbecille
!
-
rispose
alteramente
il
Pigna
.
-
E
le
trombe
che
suonano
la
fanfara
reale
?
-
Disciplina
!
Disciplina
!
-
esclamò
il
Pigna
.
-
Fanno
bene
!
Bisognava
vederli
...
Tutti
pronti
e
serii
...
quattromila
...
compatti
...
parevano
la
terra
stessa
,
la
terra
viva
,
capisci
?
che
si
muove
e
pensa
...
ottomila
occhi
che
sanno
e
che
ti
guardano
...
ottomila
braccia
...
E
il
cuore
mi
si
voltava
in
petto
pensando
che
soltanto
da
noi
,
qua
a
Girgenti
,
capoluogo
,
a
Porto
Empedocle
,
paese
di
mare
,
aperto
al
commercio
,
niente
!
niente
!
non
si
può
far
niente
!
Come
i
bruti
!
Peggio
!
Ma
sai
come
vivono
giù
a
Porto
Empedocle
?
Come
si
fa
ancora
l
'
imbarco
dello
zolfo
?
Lo
sai
?
Marco
Prèola
era
stanco
:
crollò
il
capo
,
mormorò
:
-
Porto
Empedocle
...
E
a
tutti
e
tre
si
rappresentò
l
'
immagine
di
quella
borgata
di
mare
cresciuta
in
poco
tempo
a
spese
della
vecchia
Girgenti
e
divenuta
ora
comune
autonomo
.
Una
ventina
di
casupole
prima
,
là
sulla
spiaggia
,
battute
dal
vento
tra
la
spuma
e
la
rena
,
con
un
breve
ponitojo
da
legni
sottili
,
detto
ora
Molo
Vecchio
,
e
un
castello
a
mare
,
quadrato
e
fosco
dove
si
tenevano
ai
lavori
forzati
i
galeotti
,
quelli
che
poi
,
cresciuto
il
traffico
dello
zolfo
,
avevano
gettato
le
due
ampie
scogliere
del
nuovo
porto
,
lasciando
in
mezzo
quel
piccolo
Molo
,
al
quale
in
grazia
della
banchina
,
è
stato
serbato
l
'
onore
di
tener
la
sede
della
capitaneria
del
porto
e
la
bianca
torre
del
faro
principale
.
Non
potendo
allargarsi
per
l
'
imminenza
d
'
un
altipiano
marnoso
alle
sue
spalle
,
il
paese
s
'
è
allungato
sulla
stretta
spiaggia
,
e
fino
all
'
orlo
di
quell
'
altipiano
le
case
si
sono
addossate
,
fitte
,
oppresse
,
quasi
l
'
una
sull
'
altra
.
I
depositi
di
zolfo
s
'
accatastano
lungo
la
spiaggia
;
e
da
mane
a
sera
è
uno
stridor
continuo
di
carri
che
vengono
carichi
di
zolfo
dalla
stazione
ferroviaria
o
anche
,
direttamente
,
dalle
zolfare
vicine
;
e
un
rimescolìo
senza
fine
d
'
uomini
scalzi
e
di
bestie
,
ciattìo
di
piedi
nudi
sul
bagnato
,
sbaccaneggiar
di
liti
,
bestemmie
e
richiami
,
tra
lo
strepito
e
i
fischi
d
'
un
treno
che
attraversa
la
spiaggia
,
diretto
ora
all
'
una
ora
all
'
altra
delle
due
scogliere
sempre
in
riparazione
.
Oltre
il
braccio
di
levante
fanno
siepe
alla
spiaggia
le
spigonare
con
la
vela
ammainata
a
metà
su
l
'
albero
;
a
piè
delle
cataste
s
'
impiantano
le
stadere
su
le
quali
lo
zolfo
è
pesato
e
quindi
caricato
su
le
spalle
dei
facchini
,
detti
uomini
di
mare
,
i
quali
,
scalzi
,
in
calzoni
di
tela
,
con
un
sacco
su
le
spalle
rimboccato
sulla
fronte
e
attorto
dietro
la
nuca
,
immergendosi
nell
'
acqua
fino
all
'
anca
,
recano
il
carico
alle
spigonare
,
che
poi
,
sciolta
la
vela
,
vanno
a
scaricar
lo
zolfo
nei
vapori
mercantili
ancorati
nel
porto
,
o
fuori
.
-
Lavoro
da
schiavi
,
-
disse
il
Pigna
,
-
che
stringe
il
cuore
,
certi
giorni
d
'
inverno
.
Schiacciati
sotto
il
carico
,
con
l
'
acqua
fino
alle
reni
.
Uomini
?
Bestie
!
E
se
dici
loro
che
potrebbero
diventar
uomini
,
aprono
la
bocca
a
un
riso
scemo
o
t
'
ingiuriano
.
Sai
perché
non
si
costruiscono
le
banchine
sulle
scogliere
del
nuovo
porto
,
da
cui
l
'
imbarco
si
potrebbe
far
più
presto
e
comodamente
coi
carri
o
i
vagoncini
?
Perché
i
pezzi
grossi
del
paese
sono
i
proprietarii
delle
spigonare
!
E
intanto
,
con
tutti
i
tesori
che
si
ricavano
da
quel
commercio
,
le
fogne
sono
ancora
scoperte
sulla
spiaggia
e
la
gente
muore
appestata
;
con
tanto
mare
lì
davanti
,
manca
l
'
acqua
potabile
e
la
gente
muore
assetata
!
Nessuno
ci
pensa
;
nessuno
se
ne
lagna
.
Pajono
tutti
pazzi
,
là
,
imbestiati
nella
guerra
del
guadagno
,
bassa
e
feroce
!
-
Ma
sai
che
parli
bene
davvero
?
-
concluse
il
Prèola
,
approvando
.
-
Ma
sai
che
ti
giovarono
sul
serio
le
prediche
che
sentisti
da
sagrestano
?
-
Baibai
,
baibai
,
dice
l
'
Inglese
!
-
soggiunse
Nocio
Pigna
,
stendendo
minacciosamente
il
lunghissimo
braccio
.
-
Trecentomila
siamo
,
caro
mio
,
oggi
come
oggi
.
E
presto
ci
sentirete
.
Superata
l
'
erta
dello
stradone
,
appoggiato
di
là
all
'
altro
versante
della
vallata
,
Placido
Sciaralla
seguitava
intanto
a
trotterellare
su
Titina
per
Valsanìa
,
immerso
in
nuove
e
più
complicate
considerazioni
,
dopo
quelle
notizie
del
Prèola
.
A
un
certo
punto
se
ne
stancò
,
scrollò
le
spalle
e
si
mise
a
guardare
intorno
.
Gli
si
svolgeva
ora
,
a
sinistra
,
la
campagna
lieta
della
vicinanza
del
mare
,
tutta
a
mandorli
,
a
olivi
e
a
vigneti
.
Era
già
in
vista
della
Seta
,
casale
d
'
una
cinquantina
d
'
abituri
allineati
sullo
stradone
,
fondachi
e
taverne
per
i
carrettieri
,
la
maggior
parte
,
da
cui
esalava
un
tanfo
acuto
e
acre
di
mosto
,
un
tepor
grasso
di
letame
,
e
botteghe
di
maniscalchi
,
di
magnani
,
di
carraj
,
con
una
stamberguccia
in
mezzo
,
ridotta
a
chiesuola
per
le
funzioni
sacre
della
domenica
.
Per
schivare
la
vista
di
quei
borghigiani
zotici
che
lo
conoscevano
tutti
,
Sciaralla
imboccò
un
sentieruolo
tra
i
campi
e
in
breve
s
'
internò
nelle
terre
di
Valsanìa
.
Tranne
il
vigneto
,
cura
appassionata
e
orgoglio
di
Mauro
Mortara
,
e
l
'
antico
oliveto
saraceno
,
il
mandorleto
e
alcuni
ettari
di
campo
sativo
e
,
giù
nell
'
ampio
burrone
,
l
'
agrumeto
,
che
costituivano
la
parte
di
mezzo
riservata
a
don
Cosmo
,
tutto
il
resto
era
ceduto
in
piccoli
lotti
a
mezzadrìa
a
poveri
contadini
,
non
dal
principe
don
Ippolito
direttamente
,
a
cui
anche
quel
fèudo
apparteneva
,
ma
da
fittavoli
di
fittavoli
,
i
quali
non
contenti
di
vivere
in
città
da
signori
sulla
fatica
di
quei
poveri
disgraziati
,
li
vessavano
con
l
'
usura
più
spietata
e
con
un
raggiro
intricato
di
patti
esosi
.
L
'
usura
si
esercitava
sulla
semente
e
su
i
soccorsi
anticipati
durante
l
'
annata
;
l
'
angheria
più
iniqua
,
nei
prelevamenti
al
tempo
del
raccolto
.
Dopo
aver
faticato
un
anno
,
il
così
detto
mezzadro
si
vedeva
portar
via
dall
'
aja
a
tumulo
a
tumulo
quasi
tutto
il
raccolto
:
i
tumuli
per
la
semente
,
i
tumuli
per
la
pastura
,
e
questo
per
la
lampada
e
quello
per
il
campiere
e
quest
'
altro
per
la
Madonna
Addolorata
,
e
poi
per
San
Francesco
di
Paola
,
e
per
San
Calògero
,
e
insomma
per
quasi
tutti
i
santi
del
calendario
ecclesiastico
;
sicché
talvolta
,
sì
e
no
,
gli
restava
il
solame
,
cioè
quel
po
'
di
grano
misto
alla
paglia
e
alla
polvere
,
che
nella
trebbiatura
rimaneva
sull
'
aje
.
Il
sole
s
'
era
già
levato
,
e
capitan
Sciaralla
vedeva
qua
e
là
,
nella
distesa
delle
terre
,
sprazzar
di
luce
qualche
pozza
d
'
acqua
piovana
o
forse
qualche
piccolo
rottame
smaltato
.
Tutta
la
campagna
vaporava
,
quasi
un
velo
di
brina
vi
tremolasse
.
Di
tratto
in
tratto
,
qualche
tugurio
screpolato
e
affumicato
,
che
i
contadini
chiamavano
roba
,
stalla
e
casa
insieme
,
e
usciva
da
questo
la
moglie
d
'
uno
dei
mezzadri
per
legare
all
'
aperto
il
porchetto
grufolante
,
e
tre
,
quattro
gallinelle
la
seguivano
;
innanzi
alla
porta
rossigna
e
imporrita
di
quello
,
un
'
altra
donna
pettinava
una
ragazzetta
che
piagnucolava
;
mentre
gli
uomini
,
con
vecchi
aratri
primitivi
,
tirati
da
una
mula
stecchita
e
da
un
lento
asinello
che
si
sfiancava
nello
sforzo
,
grattavano
a
mala
pena
la
terra
,
dopo
quella
prim
'
acquata
della
notte
.
Tutta
questa
povera
gente
,
vedendo
passare
Sciaralla
su
la
giumenta
bianca
,
sospendeva
il
lavoro
per
salutarlo
con
riverenza
,
come
se
passasse
il
principe
in
persona
.
Capitan
Sciaralla
rispondeva
pieno
di
dignità
,
alzando
la
mano
al
berretto
,
militarmente
,
e
accoglieva
quelle
dimostrazioni
di
rispetto
come
un
anticipato
compenso
all
'
umiliazione
che
andava
a
patire
da
quella
vecchia
bestia
feroce
del
Mortara
.
Una
costernazione
tuttavia
gli
guastava
il
piacere
di
quei
saluti
:
tra
breve
,
entrando
nei
dominii
di
colui
,
sarebbe
stato
assaltato
dai
cani
,
da
quei
tre
mastini
più
feroci
del
padrone
,
il
quale
certo
aveva
loro
insegnato
a
fargli
ogni
volta
quell
'
accoglienza
.
E
aveva
un
bel
gridare
Sciaralla
,
mentre
quelli
gli
saltavano
addosso
,
di
qua
e
di
là
,
fino
all
'
altezza
di
Titina
,
la
quale
a
sua
volta
traeva
salti
da
montone
,
spaventata
:
Mauro
o
il
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
si
presentavano
col
loro
comodo
a
richiamarli
,
quando
il
malcapitato
aveva
già
veduto
più
volte
la
morte
con
gli
occhi
.
Con
quei
tre
mastini
Mauro
Mortara
conversava
proprio
come
se
fossero
creature
ragionevoli
.
Diceva
che
gli
uomini
non
san
capire
i
cani
;
ma
questi
sì
,
gli
uomini
.
Il
male
è
-
diceva
-
che
,
poveretti
,
non
ce
lo
sanno
esprimere
;
e
noi
crediamo
che
non
ci
capiscano
e
non
sentano
.
Sciaralla
però
se
lo
spiegava
altrimenti
,
il
fenomeno
.
Quei
cani
intendevano
così
bene
il
padrone
,
perché
questo
era
più
cane
di
loro
.
E
gli
parve
d
'
averne
una
riprova
quella
mattina
stessa
.
Mauro
stava
innanzi
alla
villa
;
e
i
tre
amiconi
,
vigili
attorno
,
col
muso
all
'
aria
.
Ebbene
,
all
'
arrivo
di
lui
,
questa
volta
,
essi
se
ne
stettero
lì
(
uno
,
anzi
,
sbadigliò
)
,
quasi
avessero
compreso
che
il
padrone
avrebbe
fatto
ottimamente
le
loro
veci
.
-
Che
vuoi
tu
qua
,
a
quest
'
ora
,
mal
'
ombra
?
-
gli
disse
infatti
Mauro
,
tirandosi
giù
dal
capo
il
cappuccio
del
ruvido
cappotto
,
in
cui
era
avvolto
,
e
scoprendo
la
testa
oppressa
dall
'
enorme
berretto
villoso
.
Quand
'
era
prossima
la
vendemmia
,
Mauro
Mortara
non
dormiva
più
,
le
notti
:
stava
a
guardia
della
vigna
,
passeggiando
per
i
lunghi
filari
,
insieme
coi
tre
mastini
.
Forse
se
n
'
era
stato
all
'
aperto
anche
con
quella
notte
da
lupi
:
n
'
era
ben
capace
!
Sciaralla
lo
salutò
umilmente
,
poi
,
indicando
i
cani
,
domandò
:
-
Posso
scavalcare
?
-
Scavalca
,
-
borbottò
Mauro
.
-
Che
porti
?
-
Una
lettera
per
don
Cosmo
,
-
rispose
Sciaralla
,
smontando
dalla
giumenta
.
E
mentre
si
cercava
nella
tasca
interna
del
cappotto
,
si
sentiva
addosso
gli
occhi
di
Mauro
pieni
d
'
ira
e
di
scherno
.
-
Eccola
.
La
manda
Sua
Eccellenza
di
gran
fretta
.
-
Sta
'
qui
,
-
gl
'
intimò
Mauro
,
prendendo
la
lettera
.
-
E
bada
di
non
lasciare
la
giumenta
.
Sciaralla
sapeva
che
gli
era
proibito
di
salire
alla
villa
,
come
se
,
con
la
sua
uniforme
,
potesse
sconsacrare
quel
vecchiume
,
quella
rozza
cascinaccia
d
'
un
sol
piano
:
lui
che
veniva
dagli
splendori
di
Colimbètra
,
dove
uno
si
poteva
specchiare
anche
nei
muri
!
La
proibizione
non
partiva
certo
da
don
Cosmo
,
ma
dal
Mortara
stesso
,
il
quale
gli
vietava
perfino
di
legare
la
giumenta
agli
anelli
confitti
nell
'
aggetto
della
rustica
scala
a
collo
.
Doveva
tener
le
briglie
in
mano
e
star
lì
in
piedi
,
all
'
aperto
,
ad
aspettare
,
quasi
fosse
venuto
per
l
'
elemosina
.
Appena
Mauro
si
mosse
,
i
tre
cani
s
'
accostarono
pian
piano
a
capitan
Sciaralla
e
cominciarono
a
fiutarlo
.
Il
poveretto
,
fermo
e
con
l
'
anima
sospesa
,
alzò
gli
occhi
al
Mortara
che
saliva
la
scala
.
-
Non
vi
sporcate
il
muso
con
codesti
calzoni
!
-
disse
Mauro
,
dopo
aver
chiamato
a
sé
i
cani
;
e
soggiunse
,
rivolto
a
Sciaralla
:
-
Adesso
ti
mando
un
sorso
di
caffè
,
per
farti
rimettere
dalla
paura
.
Pervenuto
al
pianerottolo
,
fece
per
bussare
al
modo
convenuto
,
battendo
cioè
tre
volte
il
saliscendi
sul
dente
del
nasello
interno
;
ma
,
appena
alzato
il
saliscendi
,
la
porta
si
aprì
,
e
Mauro
entrò
esclamando
:
-
Aperta
?
Di
nuovo
aperta
?
L
'
avete
aperta
voi
?
-
soggiunse
poi
dietro
l
'
uscio
della
cucina
,
da
cui
per
un
istante
s
'
era
mostrata
la
testa
incuffiata
di
donna
Sara
Alàimo
,
la
casiera
(
cameriera
,
no
!
)
di
Valsanìa
.
-
Io
?
-
gridò
dall
'
interno
donna
Sara
.
-
Mi
alzo
adesso
,
io
!
E
,
sentendo
che
Mauro
si
allontanava
,
fece
le
corna
con
una
mano
e
le
scosse
più
volte
in
un
gesto
di
dispetto
.
Cameriera
,
no
-
lei
:
eh
perbacco
!
né
di
lui
,
né
di
nessuno
,
là
dentro
.
Aveva
la
ventola
in
mano
,
è
vero
;
stava
ad
accendere
il
fuoco
in
cucina
,
ma
era
vera
signora
,
di
nascita
e
d
'
educazione
,
lei
;
lontana
parente
di
Stefano
Auriti
,
cognato
dei
Laurentano
,
e
perciò
,
via
,
se
vogliamo
,
parte
della
famiglia
anche
lei
.
Stava
a
Valsanìa
da
molti
anni
a
badare
a
don
Cosmo
,
che
forse
non
avrebbe
mai
sentito
alcun
bisogno
di
lei
se
la
sorella
donna
Caterina
non
gliel
'
avesse
mandata
da
Girgenti
,
dove
da
vera
signora
non
le
restava
altra
consolazione
che
quella
di
morire
dignitosamente
di
fame
.
A
Valsanìa
le
giornate
le
passavano
a
strisciar
la
groppa
a
due
gatti
,
debitamente
castrati
,
che
le
andavano
sempre
dietro
a
coda
ritta
;
a
dir
corone
di
quindici
poste
,
a
labbreggiar
senza
fine
altre
preghiere
;
ma
,
a
starla
a
sentire
,
tutto
andava
bene
,
solo
perché
c
'
era
lei
;
senza
lei
,
addio
ogni
cosa
.
Se
le
messi
imbiondivano
,
se
gli
alberi
fruttificavano
,
se
veniva
a
tempo
la
pioggia
...
Insomma
si
dava
l
'
aria
di
governare
il
mondo
.
Mauro
non
la
poteva
soffrire
.
E
donna
Sara
in
questo
lo
contraccambiava
cordialmente
;
anzi
nulla
le
riusciva
più
penoso
che
il
dovere
apparecchiar
la
tavola
anche
per
lui
,
poiché
don
Cosmo
pur
troppo
s
'
era
ridotto
fino
a
tal
punto
,
fino
a
dar
quest
'
onore
a
un
figlio
di
contadini
e
quasi
contadino
zappaterra
anche
lui
;
sissignori
...
mentre
lei
,
donna
Sara
,
vera
signora
di
nascita
e
d
'
educazione
,
lì
,
in
cucina
lei
,
e
obbligata
a
servirlo
!
S
'
affacciò
alla
finestra
e
,
vedendo
giù
capitan
Sciaralla
,
emise
un
profondo
sospiro
con
un
breve
lamento
nella
gola
:
-
Ah
,
Placidino
,
Placidino
!
Offriamolo
al
Signore
in
penitenza
dei
nostri
peccati
...
Intanto
Mauro
era
entrato
nello
stanzino
da
bagno
di
don
Cosmo
.
Tutto
era
vecchio
e
rustico
in
quell
'
antica
villa
abbandonata
:
rosi
i
mattoni
dei
pavimenti
avvallati
;
le
pareti
e
i
soffitti
,
anneriti
;
le
imposte
e
i
mobili
,
stinti
e
corrosi
;
e
tutto
era
impregnato
come
d
'
un
tanfo
di
granaglie
secche
,
di
paglia
bruciata
,
d
'
erbe
appassite
nell
'
afa
delle
terre
assolate
.
Nello
stanzino
da
bagno
,
don
Cosmo
,
in
mutande
a
maglia
,
nudo
il
torso
peloso
,
nudi
i
piedi
nelle
vecchie
ciabatte
,
si
preparava
alla
consueta
abluzione
con
una
dozzina
di
spugne
,
grandi
e
piccole
,
disposte
sul
lavabo
.
Si
lavava
tutto
,
ogni
mattina
,
anche
d
'
inverno
,
con
l
'
acqua
diaccia
;
e
questa
era
l
'
unica
delizia
della
sua
vita
:
solennissima
pazzia
,
invece
,
per
Mauro
che
,
sì
e
no
,
ogni
mattina
si
lavava
«
la
semplice
maschera
»
,
com
'
egli
diceva
,
per
significare
la
sola
faccia
.
-
Avete
dormito
di
nuovo
con
la
porta
aperta
?
-
Sì
?
Oh
guarda
!
-
fece
don
Cosmo
,
come
ne
fosse
stupito
;
e
si
grattò
sul
mento
la
corta
barba
grigia
,
ricciuta
.
-
Mai
,
eh
?
gli
occhi
non
li
aprirete
mai
?
-
incalzò
Mauro
.
-
Non
lo
dico
io
?
Il
bamboccetto
!
l
'
ajo
,
la
bàlia
,
gli
dobbiamo
dare
...
Santissimo
Dio
,
che
cristiano
siete
?
Non
lo
avete
letto
il
giornale
di
jeri
?
Di
quei
lacci
di
forca
che
,
con
la
scusa
della
fame
,
vogliono
mandare
a
gambe
all
'
aria
tutto
quello
che
abbiamo
fatto
noi
,
a
costo
del
sangue
nostro
?
Don
Cosmo
,
tra
i
gesticolamenti
furiosi
di
Mauro
,
non
s
'
era
accorto
della
lettera
che
questi
teneva
in
mano
,
e
quietamente
aveva
cominciato
a
insaponarsi
il
capo
calvo
.
Stizzito
da
quella
calma
,
Mauro
seguitò
:
-
E
se
tutti
fossero
come
voi
...
Ma
ci
sono
anch
'
io
,
qua
per
grazia
di
Dio
!
Vecchio
come
sono
,
avrebbero
ancora
da
vedersela
con
me
!
Don
Cosmo
voltò
il
capo
tutto
luccicante
di
bolle
di
sapone
e
lo
guardò
:
-
Vedi
che
posso
dunque
seguitare
a
dormire
anche
con
la
porta
aperta
?
Ci
sei
tu
!
I
giornali
,
a
Valsanìa
,
capitavano
di
tanto
in
tanto
,
già
destinati
al
loro
più
umile
e
forse
più
utile
uso
d
'
involti
.
Mauro
se
li
rimetteva
in
sesto
amorosamente
,
ci
passava
sopra
le
mani
più
volte
per
appianarne
le
brancicature
e
gli
strambelli
;
e
,
vincendo
con
una
pazienza
da
certosino
l
'
enorme
stento
della
lettura
(
giacché
da
sé
assai
tardi
aveva
imparato
a
compitare
appena
)
,
se
ne
pascolava
per
intere
settimane
,
cacciandoseli
a
memoria
dal
primo
all
'
ultimo
rigo
.
Eran
tutte
notizie
nuove
per
lui
,
echi
sperduti
colà
della
vita
del
mondo
.
Nell
'
ultimo
giornale
,
venutogli
così
per
caso
tra
mano
,
aveva
letto
,
il
giorno
avanti
,
dl
uno
sciopero
di
solfaraj
in
un
paese
della
provincia
e
della
costituzione
di
essi
in
«
Fascio
di
lavoratori
»
.
-
Rivendicazione
del
proletariato
!
Uhm
!
si
era
fatte
spiegare
da
don
Cosmo
queste
due
parole
per
lui
sibilline
,
e
tutta
la
notte
,
chiuso
nel
boricco
sotto
l
'
acqua
furiosa
,
aveva
ruminato
e
ruminato
,
sbuffante
di
sacro
sdegno
contro
quei
nemici
della
patria
.
Non
degnò
di
risposta
le
ultime
parole
di
don
Cosmo
,
il
quale
anche
per
lui
non
doveva
avere
la
testa
a
segno
,
e
gli
porse
la
lettera
di
don
Ippolito
.
-
L
'
ha
portata
uno
dei
suoi
pagliacci
:
Sciarallino
il
capitano
.
-
Per
me
?
-
domandò
don
Cosmo
meravigliato
,
tenendo
l
'
acqua
nelle
mani
giunte
.
-
Mi
scrive
Ippolito
?
Oh
che
miracolo
...
Apri
,
leggi
:
ho
le
mani
bagnate
...
-
Asciugatevele
!
-
gli
disse
Mauro
,
brusco
.
-
Negli
affari
di
vostro
fratello
sapete
bene
che
non
voglio
entrarci
.
Ma
non
pare
la
sua
scrittura
.
-
Ah
,
Prèola
,
-
osservò
don
Cosmo
,
guardando
la
busta
.
La
lettera
era
scritta
dal
segretario
sotto
dettatura
e
firmata
da
don
Ippolito
.
Leggendola
,
don
Cosmo
alle
prime
righe
aggrottò
le
ciglia
,
poi
sciolse
man
mano
la
tensione
della
fronte
e
degli
occhi
in
uno
stupore
doloroso
;
abbassò
le
pàlpebre
;
abbassò
la
mano
con
la
lettera
.
-
Ah
,
dunque
è
vero
...
-
Vero
che
cosa
?
-
brontolò
Mauro
,
stizzito
della
sua
curiosità
.
Don
Cosmo
sporse
il
labbro
contraendo
in
giù
gli
angoli
della
bocca
in
un
gesto
d
'
amara
e
sdegnosa
commiserazione
,
tentennando
il
capo
,
poi
disse
:
-
Se
dà
questo
passo
,
non
c
'
è
più
rimedio
...
si
rovina
...
-
Ditemi
che
cos
'
è
,
santo
diavolo
!
-
ripeté
Mauro
,
vieppiù
stizzito
.
Ma
don
Cosmo
stette
a
guardarlo
un
pezzo
prima
di
rispondergli
.
-
Mi
domanda
la
villa
,
-
poi
disse
lasciandosi
cadere
a
una
a
una
le
parole
dalle
labbra
,
-
la
villa
,
per
Flaminio
Salvo
.
-
Qua
?
-
domandò
Mauro
con
un
soprassalto
,
quasi
don
Cosmo
gli
avesse
dato
un
pugno
in
faccia
.
-
Qua
?
-
ripeté
,
tirandosi
indietro
.
-
A
Flaminio
Salvo
,
la
villa
del
generale
Laurentano
?
Ma
don
Cosmo
non
s
'
infuriava
come
Mauro
per
l
'
immaginaria
profanazione
della
villa
:
era
sì
oppresso
di
doloroso
stupore
per
ciò
che
significava
quell
'
ospitalità
offerta
al
Salvo
dal
fratello
.
Pochi
giorni
addietro
un
amico
,
Leonardo
Costa
,
che
veniva
qualche
volta
a
trovarlo
dal
vicino
borgo
di
mare
,
gli
aveva
riferito
la
voce
che
correva
a
Girgenti
d
'
un
prossimo
matrimonio
di
don
Ippolito
con
la
sorella
nubile
,
zitellona
del
Salvo
.
Don
Cosmo
non
aveva
voluto
crederci
:
suo
fratello
Ippolito
aveva
due
anni
più
di
lui
,
sessantacinque
;
da
dieci
era
vedovo
e
s
'
era
mostrato
sempre
inconsolabile
,
pur
nella
sua
compostezza
,
della
morte
della
moglie
,
santa
donna
...
Impossibile
!
-
Eppure
...
-
Gli
risponderete
di
no
?
-
disse
Mauro
minaccioso
dopo
avere
atteso
un
momento
.
Don
Cosmo
aprì
le
braccia
e
sospirò
,
con
gli
occhi
chiusi
:
-
Sarebbe
inutile
!
E
poi
,
del
resto
...
-
Come
!
-
lo
interruppe
Mauro
.
-
Il
Salvo
,
quell
'
usuraio
baciapile
,
qua
?
Ma
me
ne
vado
io
,
allora
!
E
non
vi
ricordate
,
perdio
,
che
suo
padre
andò
ad
assistere
al
Te
Deum
quando
vostro
padre
fu
mandato
in
esilio
?
E
lui
,
lui
stesso
giovanotto
,
non
insegnò
alla
sbirraglia
borbonica
la
casa
dove
s
'
era
nascosto
don
Stefano
Auriti
con
vostra
sorella
,
quando
i
nobili
di
Palermo
portarono
a
Satriano
in
Caltanissetta
le
chiavi
della
città
?
Ve
le
siete
scordate
,
voi
,
queste
cose
?
Io
le
ho
tutte
qua
in
mente
,
come
in
un
libro
stampato
!
Fatelo
venire
a
Valsanìa
,
ora
,
se
n
'
avete
il
coraggio
!
Ma
la
stanza
del
Generale
,
no
!
quella
,
no
!
La
chiave
del
camerone
la
tengo
io
!
Là
non
metterà
piede
,
o
l
'
ammazzo
,
parola
di
Mauro
Mortara
!
Don
Cosmo
non
si
scompose
affatto
dal
suo
penoso
attonimento
a
quella
lunga
sfuriata
.
Parecchie
volte
era
stato
sul
punto
di
far
intendere
a
Mauro
che
a
Gerlando
Laurentano
suo
padre
non
era
mai
passata
per
il
capo
l
'
idea
dell
'
unità
italiana
,
e
che
il
Parlamento
siciliano
del
1848
,
nel
quale
suo
padre
era
stato
per
alcuni
mesi
ministro
della
guerra
,
non
aveva
mai
proposto
né
confederazione
italiana
né
annessione
all
'
Italia
,
ma
un
chiuso
regno
di
Sicilia
,
con
un
re
di
Sicilia
e
basta
.
Questa
l
'
aspirazione
di
tutti
i
buoni
vecchi
Siciliani
d
'
allora
;
la
quale
,
se
di
qualche
punto
,
all
'
ultimo
,
s
'
era
spinta
più
in
là
,
non
era
stato
mai
oltre
una
specie
di
federazione
,
in
cui
ciascuno
stato
dovesse
conservare
la
propria
autonomia
.
Non
glien
'
aveva
detto
mai
nulla
;
né
pensò
di
dirglielo
adesso
;
e
lasciò
che
Mauro
,
sbuffando
di
sdegno
,
gli
voltasse
le
spalle
e
andasse
a
rinchiudersi
in
quella
stanza
del
principe
padre
,
sacra
per
lui
quanto
la
patria
stessa
,
primo
covo
della
libertà
e
ora
quasi
tempio
di
essa
.
Giù
,
intanto
,
innanzi
alla
villa
,
il
povero
Sciaralla
stava
ad
aspettare
ancora
il
caffè
promesso
:
magari
un
sorso
,
e
una
bella
fiammata
per
stirizzirsi
...
Aspetta
,
aspetta
:
se
ne
scordò
anche
lui
e
cominciò
a
sentirsi
tra
le
spine
per
il
ritardo
della
risposta
.
Avrebbe
dovuto
averla
con
sé
dalla
sera
avanti
,
se
avesse
obbedito
al
Prèola
.
Pensava
che
a
quell
'
ora
il
principe
a
Colimbètra
s
'
era
forse
levato
e
domandava
al
segretario
quella
risposta
.
E
lui
,
ecco
,
era
ancora
là
,
ad
aspettarla
!
Ma
ci
voleva
tanto
a
legger
la
lettera
e
a
buttar
giù
due
righi
di
risposta
?
O
che
il
Mortara
,
a
bella
posta
,
non
l
'
avesse
ancora
data
a
don
Cosmo
?
E
capitan
Sciaralla
sbuffava
;
se
la
prendeva
ora
con
Titina
che
non
stava
ferma
un
momento
,
tormentata
dalle
mosche
.
-
Quieta
!
Quieta
!
Quieta
!
Tre
strattoni
di
briglia
.
Titina
chiuse
gli
occhi
lagrimosi
con
tanta
pena
rassegnata
,
che
Sciaralla
subito
si
pentì
dello
sgarbo
.
-
Hai
ragione
anche
tu
,
poveretta
!
Non
hanno
dato
neanche
a
te
una
manata
di
paglia
...
E
lasciò
andare
un
sospirone
.
Finalmente
don
Cosmo
s
'
affacciò
a
una
finestra
della
villa
.
Al
rumore
delle
imposte
,
Sciaralla
si
voltò
di
scatto
.
Ma
don
Cosmo
si
mostrò
meravigliato
di
vederlo
ancora
lì
.
-
Oh
,
Placido
!
E
che
fai
?
-
Ma
come
,
eccellenza
!
la
risposta
!
-
gemette
il
Capitano
,
giungendo
le
mani
.
Don
Cosmo
aggrottò
le
ciglia
.
-
C
'
è
bisogno
della
risposta
?
-
Come
!
-
ripeté
Sciaralla
,
esasperato
.
-
Se
sto
qui
da
un
'
ora
ad
aspettarla
!
Ecco
,
ecco
appunto
!
Quel
vecchio
boja
non
glien
'
aveva
detto
nulla
!
-
Hai
ragione
,
sì
,
aspetta
,
figliuolo
,
-
gli
disse
don
Cosmo
,
ritirandosi
dalla
finestra
.
Pensò
che
il
fratello
stava
attento
anche
alle
minime
formalità
(
minchionerie
,
le
chiamava
lui
)
,
e
che
avrebbe
considerato
come
un
affronto
,
o
un
grave
sgarbo
per
lo
meno
,
non
aver
risposta
;
prese
dunque
un
umile
foglietto
di
carta
ingiallito
,
intinse
la
penna
tutta
aggrumata
in
una
bottiglina
d
'
inchiostro
rugginoso
e
,
in
piedi
,
lì
sul
piano
di
marmo
del
cassettone
,
si
mise
a
ponzar
la
risposta
,
che
infine
,
dopo
molto
stento
,
gli
uscì
in
questi
termini
:
Da
Valsanìa
li
22
di
settembre
del
1892
.
Caro
mio
Ippolito
,
Tu
forse
non
sai
in
quali
miserevoli
condizioni
sia
ridotta
questa
decrepita
stamberga
,
dove
io
solamente
posso
abitare
,
che
mi
considero
già
fuori
del
mondo
,
e
non
me
ne
lagno
!
Se
tu
stimi
,
ciò
non
per
tanto
,
che
non
si
possa
fare
di
meno
,
che
ci
vengano
a
rusticare
li
Salvo
;
abbi
,
ti
prego
,
l
'
avvertenza
di
prevenirli
che
qua
difettiamo
di
tutto
,
e
che
però
seco
loro
si
portino
tutte
qelle
masserizie
di
Casa
et
ogni
altra
suppellettile
,
di
cui
reputino
aver
bisogno
.
Altro
vorrei
dirti
e
direi
,
se
vano
non
mi
paresse
lo
sperare
,
che
potesse
tornare
al
pro
la
mia
ragione
.
Onde
,
senz
'
altro
,
caramente
ti
abbraccio
.
Cosmo
Chiuse
la
lettera
,
sbuffando
,
e
si
recò
di
nuovo
alla
finestra
.
Capitan
Sciaralla
accorse
,
si
levò
il
berretto
e
vi
accolse
la
lettera
.
-
Bacio
le
mani
a
Vostra
Eccellenza
!
Un
salto
,
e
in
sella
.
-
Di
volo
,
Titina
!
Bau
!
bau
!
bau
!
i
tre
mastini
,
svegliati
di
soprassalto
,
gli
corsero
dietro
un
lungo
tratto
,
per
dargli
a
modo
loro
l
'
addio
.
Don
Cosmo
rimase
alla
finestra
:
seguì
con
gli
occhi
il
galoppo
di
capitan
Sciaralla
fino
alla
voltata
del
viale
;
poi
il
ritorno
ringhioso
e
sbuffante
dei
tre
mastini
,
dopo
la
vana
corsa
e
il
vano
abbajare
.
Quando
le
tre
bestie
alla
fine
si
sdrajarono
di
nuovo
a
terra
presso
la
scala
e
allungando
il
muso
sulle
zampe
anteriori
chiusero
gli
occhi
per
rimettersi
a
dormire
,
egli
,
mirandole
,
scrollò
lievemente
il
capo
e
sorrise
.
Davanti
a
quel
loro
ricomporsi
al
sonno
non
gli
sembrarono
più
vani
né
l
'
abbajare
né
la
corsa
di
poc
'
anzi
.
Ecco
:
le
tre
bestie
avevano
protestato
contro
la
venuta
di
quell
'
uomo
,
il
quale
aveva
loro
interrotto
il
sonno
,
ora
che
credevano
di
averlo
cacciato
via
,
tornavano
saggiamente
a
dormire
.
-
Perché
è
saggezza
del
cane
,
-
pensò
,
sospirando
profondamente
-
quand
'
abbia
mangiato
e
atteso
agli
altri
bisogni
del
corpo
,
lasciare
che
il
tempo
passi
dormendo
.
Guardò
gli
alberi
,
davanti
alla
villa
:
gli
parvero
assorti
anch
'
essi
in
un
sogno
senza
fine
,
da
cui
invano
la
luce
del
giorno
,
invano
l
'
aria
smovendo
loro
le
frondi
tentassero
di
scuoterli
.
Da
un
pezzo
ormai
,
nel
fruscìo
lungo
e
lieve
di
quelle
fronde
egli
sentiva
,
come
da
un
'
infinita
lontananza
,
la
vanità
di
tutto
e
il
tedio
angoscioso
della
vita
.
CAPITOLO
SECONDO
Pregati
da
Flaminio
Salvo
,
che
dagli
affari
di
banco
e
dai
tanti
altri
negozii
a
cui
attendeva
non
aveva
mai
un
momento
libero
,
Ignazio
Capolino
,
già
suo
cognato
,
e
Ninì
De
Vincentis
,
giovane
amico
di
casa
,
scendevano
il
giorno
dopo
in
carrozza
da
Girgenti
a
Valsanìa
per
dare
le
opportune
disposizioni
per
la
villeggiatura
:
incarico
graditissimo
all
'
uno
e
all
'
altro
,
per
due
diverse
,
anzi
opposte
ragioni
.
I
carri
,
sovraccarichi
di
suppellettile
,
erano
partiti
da
un
pezzo
da
Girgenti
,
e
a
quell
'
ora
dovevano
essere
già
arrivati
a
Valsanìa
.
Il
discorso
,
tra
i
due
in
quella
carrozza
padronale
del
Salvo
,
era
caduto
su
le
proposte
nozze
di
donna
Adelaide
sorella
di
don
Flaminio
,
col
principe
di
Laurentano
.
-
No
no
:
è
troppo
!
è
troppo
!
-
diceva
sogghignando
Capolino
.
-
Povera
Adelaide
,
è
troppo
,
dopo
cinquant
'
anni
d
'
attesa
!
Diciamo
la
verità
!
Ninì
De
Vincentis
batteva
di
continuo
le
pàlpebre
,
come
per
contenere
nei
begli
occhi
neri
a
mandorla
il
dispiacere
per
quella
derisione
.
Nello
stesso
tempo
,
con
l
'
atteggiamento
del
volto
pallido
affilato
avrebbe
voluto
mostrare
l
'
intenzione
almeno
d
'
un
sorriso
,
per
regger
la
cèlia
e
rispondere
in
qualche
maniera
all
'
ilarità
pur
così
smodata
e
sconveniente
di
Capolino
.
-
Già
,
nozze
per
modo
di
dire
!
-
seguitò
questi
,
implacabile
,
lì
che
nessuno
lo
sentiva
(
Ninì
,
il
buon
Ninì
,
pasta
d
'
angelo
,
era
men
che
nessuno
)
.
-
Per
modo
di
dire
...
perché
,
lasciamo
andare
!
sarà
bene
,
sarà
male
:
la
legge
è
legge
,
caro
mio
,
e
le
opinioni
politiche
e
religiose
,
se
còntano
,
còntano
poco
di
fronte
a
lei
.
Ora
il
principe
,
lo
sai
,
conditio
sine
qua
non
,
vuole
che
il
matrimonio
sia
soltanto
religioso
,
non
ammette
l
'
altro
per
le
sue
idee
.
Dunque
,
matrimonio
senza
effetti
legali
,
mi
spiego
?
Sarà
una
cosa
bella
,
oh
!
Gustosa
,
anche
coraggiosa
,
non
dico
di
no
:
ma
quella
povera
Adelaide
,
via
!
E
Capolino
si
mise
a
ghignar
di
nuovo
,
come
se
nel
suo
concetto
Adelaide
Salvo
non
fosse
la
donna
più
adatta
a
quell
'
eroismo
di
nuovo
genere
che
si
richiedeva
da
lei
,
a
quella
sfida
coraggiosa
alla
società
civilmente
costituita
.
Ninì
De
Vincentis
taceva
e
continuava
a
sbattere
gli
occhi
,
ancora
con
quel
sorriso
afflitto
,
rassegato
sulle
labbra
,
sperando
che
il
suo
silenzio
impacciasse
la
foga
derisoria
del
compagno
.
Ma
che
!
Ci
sguazzava
,
Capolino
.
-
Perché
lo
fa
?
-
riprese
,
ponendosi
davanti
la
sposa
zitellona
.
-
Per
entrare
nel
mondo
con
tutti
i
diritti
di
signora
?
Ma
io
direi
che
ne
esce
,
piuttosto
.
Va
a
rinchiudersi
a
Colimbètra
!
È
monacazione
sotto
tutti
i
rispetti
,
mi
spiego
?
Il
principe
,
a
buon
conto
,
ha
sessantacinque
anni
sonati
.
S
'
interruppe
a
un
atto
del
De
Vincentis
.
-
Eh
,
caro
mio
!
Lo
so
,
tu
fai
professione
d
'
angelo
;
ma
qua
si
tratta
di
matrimonio
;
e
ci
si
deve
pur
pensare
all
'
età
.
Vis
,
vis
,
vis
:
lo
dicono
anche
i
sacerdoti
!
Dunque
,
mondo
,
niente
.
Diventa
principessa
,
principessa
di
Laurentano
:
dirò
,
regina
di
Colimbètra
!
Sì
:
per
me
,
per
te
,
per
tutti
noi
che
riteniamo
il
matrimonio
religioso
,
non
pur
superiore
al
civile
,
ma
il
solo
,
il
vero
che
valga
;
quello
che
,
bastando
davanti
a
Dio
,
dovrebbe
strabastare
per
gli
uomini
.
Tutti
gli
altri
però
,
ohè
,
non
hanno
mica
l
'
obbligo
di
riconoscerlo
e
di
rispettare
lei
,
fuori
di
Colimbètra
,
quale
principessa
di
Laurentano
;
e
Lando
,
per
esempio
,
il
figlio
del
primo
letto
,
di
rispettarla
quale
seconda
madre
.
E
che
le
resta
allora
?
La
ricchezza
...
Non
lo
fa
per
questo
certamente
,
ricca
com
'
è
di
casa
sua
.
Se
lo
facesse
per
questo
,
oh
!
povera
Adelaide
,
ho
una
gran
paura
che
le
andrebbe
a
finire
come
a
me
...
E
qui
rise
di
nuovo
Capolino
,
ma
come
una
lumaca
nel
fuoco
.
Dopo
una
lunghissima
lotta
,
era
riuscito
a
ottenere
in
moglie
una
sorella
di
Flaminio
Salvo
,
mezza
gobba
,
minore
di
due
anni
di
donna
Adelaide
,
e
formarsi
con
la
dote
di
lei
uno
stato
invidiabile
.
Allegrezza
in
sogno
,
ahimè
!
Povero
mondo
,
e
chi
ci
crede
!
Cinque
anni
dopo
,
morta
la
moglie
,
sterile
per
colmo
di
sventura
,
aveva
dovuto
restituire
al
Salvo
la
dote
,
ed
era
ripiombato
nello
stato
di
prima
,
con
tante
e
tante
idee
,
una
più
bella
e
più
ardita
dell
'
altra
nel
fecondo
cervello
alle
quali
purtroppo
,
così
d
'
un
tratto
,
era
venuta
meno
la
benedetta
leva
del
denaro
.
S
'
era
concesso
sei
mesi
di
profondo
scoramento
e
poi
altri
sei
d
'
invincibile
malinconia
,
sperando
con
quello
e
con
questa
d
'
intenerire
il
cuore
dell
'
altra
sorella
del
Salvo
,
di
donna
Adelaide
appunto
.
Ma
il
cuore
di
donna
Adelaide
non
s
'
era
per
nulla
intenerito
:
ben
guardato
nell
'
ampia
e
solida
fortezza
del
busto
,
aveva
per
due
anni
resistito
all
'
assedio
di
lui
,
assedio
di
gentilezze
,
di
cortesie
,
di
devozione
;
aveva
infine
respinto
d
'
un
colpo
un
assalto
supremo
e
decisivo
,
e
Capolino
s
'
era
dovuto
ritirare
in
buon
ordine
.
Altri
sei
mesi
di
profondo
scoramento
,
d
'
invincibile
malinconia
;
e
,
finalmente
,
munito
d
'
una
seconda
moglie
,
giovane
,
bella
e
vivacissima
,
era
ritornato
con
più
fortuna
all
'
assalto
della
casa
di
Flaminio
Salvo
.
Le
male
lingue
dicevano
che
in
grazia
di
Nicoletta
Spoto
,
cioè
della
moglie
giovane
,
bella
e
vivacissima
,
la
quale
era
diventata
subito
quasi
la
dama
di
compagnia
di
donna
Adelaide
e
dell
'
unica
figliuola
di
don
Flaminio
,
Dianella
,
Capolino
era
bucato
nel
banco
in
qualità
di
segretario
e
d
'
avvocato
consulente
.
Ma
se
vogliamo
pigliare
tutte
le
mosche
che
volano
...
Da
un
anno
egli
viveva
nel
lusso
e
nell
'
abbondanza
;
tanto
lui
quanto
la
moglie
si
servivano
da
padroni
dei
landò
pomposi
e
dei
superbi
cavalli
della
scuderia
del
Salvo
;
elegantissimo
cavaliere
,
ogni
domenica
,
su
e
giù
per
il
viale
della
Passeggiata
,
pareva
che
egli
ne
facesse
la
mostra
;
e
infine
col
favore
incondizionato
di
Flaminio
Salvo
era
riuscito
a
imporsi
,
a
farsi
riconoscere
capo
del
partito
clericale
militante
,
il
quale
,
dopo
il
ritiro
dell
'
onorevole
Fazello
,
gli
avrebbe
offerta
fra
pochi
giorni
la
candidatura
alle
imminenti
elezioni
politiche
generali
.
All
'
anima
candida
di
Ninì
De
Vincentis
non
balenava
neppur
da
lontano
il
sospetto
che
tutta
quell
'
acredine
di
Capolino
per
donna
Adelaide
potesse
avere
una
ragione
recondita
e
inconfessabile
.
Come
non
credeva
che
qualcuno
mai
si
fosse
potuto
accorgere
del
suo
timido
,
puro
e
ardentissimo
amore
per
Dianella
Salvo
,
la
figlia
ora
inferma
di
don
Flaminio
,
così
non
s
'
era
mai
accorto
,
prima
,
del
vano
ostinato
assedio
di
Capolino
a
donna
Adelaide
,
né
credeva
ora
minimamente
alle
chiacchiere
maligne
sul
conto
di
quella
cara
signora
Nicoletta
,
seconda
moglie
di
Capolino
.
Non
sapeva
scoprir
secondi
fini
in
nessuno
;
meno
che
mai
poi
quello
del
denaro
.
Era
,
su
questo
punto
,
come
un
cieco
.
Da
parecchi
anni
dopo
la
morte
dei
genitori
,
si
lasciava
spogliare
,
insieme
col
fratello
maggiore
Vincente
,
da
un
amministratore
ladro
,
chiamato
Jaco
Pacia
,
il
quale
aveva
saputo
arruffar
così
bene
la
matassa
degli
affari
,
che
il
povero
Ninì
,
avendogliene
tempo
addietro
domandato
conto
,
per
poco
non
ne
aveva
avuto
il
capogiro
.
E
s
'
era
dovuto
recare
una
prima
volta
al
banco
del
Salvo
per
un
prestito
di
denaro
su
cambiali
.
Parecchie
altre
volte
era
poi
dovuto
ritornare
allo
stesso
banco
;
e
,
alla
fine
,
per
consiglio
dell
'
amministratore
,
aveva
fatto
al
Salvo
la
proposta
di
saldare
il
debito
con
la
cessione
della
magnifica
tenuta
di
Primosole
,
proposta
che
il
Salvo
aveva
subito
accettata
,
acquistandosi
per
giunta
la
più
fervida
gratitudine
di
Ninì
,
a
cui
naturalmente
non
era
passato
neppure
per
il
capo
il
sospetto
d
'
un
accordo
segreto
tra
il
Pacia
,
suo
amministratore
,
e
il
banchiere
.
Amava
Dianella
Salvo
e
in
don
Flaminio
non
sapeva
veder
altro
che
il
padre
di
lei
.
Ora
avrebbe
tanto
desiderato
che
la
fanciulla
,
scampata
per
miracolo
a
un
'
infezione
tifoidea
,
fosse
andata
a
recuperar
la
salute
a
Primosole
,
nell
'
antica
villa
di
sua
madre
,
dove
tutto
le
avrebbe
parlato
di
lui
,
con
la
mesta
,
amorosa
dolcezza
dei
ricordi
materni
.
Ma
i
medici
avevano
consigliato
al
Salvo
per
la
figliuola
aria
di
mare
.
E
Ninì
pensava
,
dolente
,
che
a
Valsanìa
sul
mare
egli
non
avrebbe
potuto
recarsi
a
vederla
se
non
di
rado
.
Si
confortava
per
il
momento
col
pensiero
che
avrebbe
sorvegliato
lui
alla
preparazione
della
camera
,
del
nido
che
l
'
avrebbe
accolta
per
qualche
mese
.
Come
se
Capolino
avesse
letto
il
pensiero
del
suo
giovane
amico
,
di
cui
facilmente
e
da
un
pezzo
aveva
indovinato
l
'
ingenua
aspirazione
,
suggellò
,
dopo
la
risata
,
con
un
basta
!
il
primo
discorso
,
e
riprese
,
fregandosi
le
mani
:
-
Tra
poco
saremo
arrivati
.
Tu
attenderai
alla
camera
di
Dianella
;
sarà
meglio
.
Io
penserò
per
donna
Vittoriona
.
Ninì
,
soprappreso
così
,
mostrò
una
viva
costernazione
per
quest
'
ultima
,
ch
'
era
la
moglie
del
Salvo
,
pazza
da
molti
anni
.
-
Sì
sì
,
-
disse
,
-
bisogna
star
bene
attenti
,
che
questo
cambiamento
,
Dio
liberi
,
non
la
turbi
troppo
.
-
Non
c
'
è
pericolo
!
-
lo
interruppe
Capolino
.
-
Vedrai
che
neppure
se
n
'
accorgerà
.
Seguiterà
tranquillamente
la
sua
interminabile
calza
.
Fa
le
calze
al
Padreterno
,
lo
sai
.
Notte
e
giorno
;
e
vuole
che
lavorino
con
lei
anche
le
due
suore
di
San
Vincenzo
che
l
'
assistono
.
Pare
che
questa
calza
sia
già
grande
come
un
tartanone
.
Ninì
crollò
il
capo
mestamente
.
La
vettura
,
poco
oltre
la
Seta
,
entrò
nel
fèudo
,
dallo
stradone
.
Il
cancello
era
rovinato
:
una
sola
banda
,
tutta
arrugginita
,
era
in
piedi
,
fissa
a
un
pilastro
;
l
'
altro
pilastro
era
da
gran
tempo
diroccato
.
La
strada
carrozzabile
,
che
attraversava
quest
'
altra
parte
del
fèudo
,
ceduta
anch
'
essa
a
mezzadria
,
era
come
tutto
il
resto
in
abbandono
,
irta
di
cespugli
,
tra
i
quali
si
vedevano
i
solchi
lasciati
di
recente
dai
carri
con
la
suppellettile
.
Ninì
De
Vincentis
guardò
tutt
'
intorno
quella
desolazione
senza
dir
nulla
,
ma
seguitò
a
parlar
per
sé
e
per
lui
Capolino
.
-
La
malatuccia
-
disse
,
facendo
una
smusata
-
avrà
poco
da
stare
allegra
qua
,
non
ti
pare
?
-
È
molto
triste
,
-
sospirò
Ninì
.
-
Non
dico
soltanto
per
il
luogo
-
soggiunse
Capolino
.
-
Anche
per
quelli
che
vi
stanno
.
Due
tomi
,
caro
mio
.
Adesso
vedrai
.
Mah
...
Questa
villeggiatura
si
farà
più
per
donna
Adelaide
che
non
ci
viene
,
che
per
Dianella
.
E
Dianella
,
che
forse
lo
sospetta
,
la
soffrirà
in
pace
,
al
solito
,
per
amore
della
zia
...
Eh
!
Flaminio
è
un
grand
'
uomo
,
non
c
'
è
che
dire
!
-
L
'
aria
però
è
buona
,
-
osservò
il
giovanotto
per
attenuare
,
almeno
un
po
'
,
l
'
aspro
giudizio
del
compagno
sul
Salvo
.
-
Ottima
!
ottima
!
-
sbuffò
Capolino
,
il
quale
,
da
questo
punto
,
si
chiuse
in
un
silenzio
accigliato
,
fino
all
'
arrivo
alla
villa
.
I
carri
erano
giunti
da
poco
,
insieme
con
la
giardiniera
che
aveva
portato
due
servi
del
Salvo
,
il
cuoco
,
una
cameriera
e
due
tappezzieri
.
Donna
Sara
Alàimo
,
sul
pianerottolo
in
cima
alla
scala
,
batteva
le
mani
,
festante
,
a
quelle
quattro
montagne
di
bella
roba
su
i
carri
.
-
Presto
,
scaricate
!
-
ordinò
ai
servi
e
ai
carrettieri
Capolino
,
smontando
dalla
vettura
e
agitando
la
mazzettina
.
Poi
,
salita
in
fretta
la
scala
,
domandò
a
donna
Sara
:
-
Don
Cosmo
?
Ed
entrò
senza
aspettar
risposta
,
nel
vecchio
cascinone
con
Ninì
De
Vincentis
,
che
gli
andava
dietro
come
un
cagnolino
sperduto
.
-
Scaricate
!
-
ripeté
uno
dei
servi
,
rifacendo
tra
le
risate
dei
compagni
il
tono
di
voce
e
il
gesto
imperioso
di
quel
padrone
improvvisato
.
Don
Cosmo
s
'
aggirava
come
una
mosca
senza
capo
per
le
stanze
lavate
di
fresco
da
donna
Sara
,
la
quale
fin
dal
giorno
avanti
,
appena
saputa
la
notizia
della
prossima
venuta
del
Salvo
,
s
'
era
sentita
tutta
allargare
dalla
contentezza
e
,
subito
messa
in
gran
da
fare
,
aveva
anche
persuaso
a
don
Cosmo
che
sarebbe
stato
bene
sgombrare
questa
e
quella
stanza
della
decrepita
mobilia
,
perché
gli
ospiti
ricconi
non
vedessero
tutta
quella
miseria
in
una
casa
di
principi
.
«
Ma
no
!
ma
no
!
ma
no
!
»
aveva
cominciato
subito
a
strillare
don
Cosmo
dalla
sua
stanza
,
udendo
il
fracasso
di
quei
poveri
vecchi
mobili
strappati
a
forza
dai
loro
posti
e
trascinati
;
e
donna
Sara
,
stupefatta
da
quella
protesta
:
«
No
?
Come
no
,
se
me
l
'
ha
detto
lei
?
»
.
Perché
avveniva
sempre
così
:
donna
Sara
parlava
,
parlava
,
e
don
Cosmo
,
dal
canto
suo
,
pensava
,
pensava
,
facendo
finta
di
tanto
in
tanto
d
'
udire
,
con
qualche
rapido
cenno
del
capo
,
quando
più
lo
pungeva
il
fastidio
del
suono
di
quelle
interminabili
parole
.
Questi
cenni
erano
interpretati
naturalmente
da
donna
Sara
come
segni
d
'
assentimento
;
la
sopportazione
con
cui
don
Cosmo
simulava
d
'
ascoltarla
,
come
riconoscimento
della
saggezza
con
cui
lei
governava
la
casa
e
il
mondo
;
e
tanto
lontana
era
arrivata
nell
'
interpretare
a
suo
modo
quei
segni
e
quella
sopportazione
del
suo
padrone
,
che
forse
qualche
sera
se
lo
sarebbe
preso
per
mano
e
condotto
a
letto
,
se
tutt
'
a
un
tratto
don
Cosmo
,
sbarrando
tanto
d
'
occhi
e
prorompendo
in
un
'
esclamazione
inopinata
,
non
le
avesse
fatto
crollare
tutto
il
castello
delle
sue
supposizioni
.
-
Don
Cosmo
onorandissimo
!
-
esclamò
Capolino
,
scoprendolo
alla
fine
,
dopo
aver
girato
anche
lui
di
qua
e
di
là
per
trovarlo
.
-
In
gran
confusione
,
eh
?
Perbacco
!
-
No
,
no
,
-
s
'
affrettò
a
rispondere
don
Cosmo
per
troncar
subito
le
cerimonie
,
con
le
nari
arricciate
per
il
lezzo
acre
di
muffa
che
ammorbava
il
cascinone
,
umido
ancora
per
l
'
insolita
lavatura
.
-
Cercavo
una
stanza
appartata
,
dove
starmene
senza
recare
incomodo
.
Capolino
fece
per
protestare
;
ma
don
Cosmo
lo
fermò
a
tempo
:
-
Lasciatemi
dire
!
Ecco
...
comodo
io
,
comodi
loro
:
va
bene
così
?
In
capo
,
in
capo
,
tenete
in
capo
!
Alzò
una
mano
,
così
dicendo
,
a
carezzare
l
'
elegantissima
barbetta
nera
di
Ninì
De
Vincentis
.
-
Ti
sei
fatto
un
bel
ragazzo
,
figliuolo
mio
,
e
così
cresciuto
,
mi
fai
accorgere
di
quanto
sono
vecchio
!
Tuo
fratello
Vincente
?
sempre
arabista
?
-
Sempre
!
-
rispose
Ninì
,
sorridendo
.
-
Ah
!
Quei
quattordici
volumi
d
'
arabo
manoscritti
dovrebbero
pesare
come
tanti
macigni
,
nel
mondo
di
là
,
sull
'
anima
del
conte
Lucchesi
-
Palli
che
volle
farne
dono
morendo
alla
nostra
Biblioteca
per
rovinare
codesto
povero
figliuolo
!
-
Ne
ha
già
interpretati
dieci
,
-
disse
Ninì
.
-
Gliene
restano
ancora
quattro
,
ma
grossi
così
!
-
Faccia
presto
!
faccia
presto
!
-
concluse
don
Cosmo
paternamente
.
-
E
,
anche
tu
,
figliuolo
mio
,
bada
...
badate
alle
cose
vostre
:
so
che
vanno
male
!
Giudizio
!
Capolino
intanto
,
presso
la
finestra
,
s
'
industriava
di
farsi
specchio
della
vetrata
aperta
,
e
si
lisciava
sulle
gote
le
fedine
,
già
un
po
'
brizzolate
.
Bello
non
era
davvero
,
ma
aveva
occhi
fervidi
e
penetranti
che
gli
accendevano
simpaticamente
tutto
il
volto
bruno
e
magro
.
Sentendo
cadere
il
discorso
tra
il
Laurentano
e
Ninì
,
finse
di
star
lì
a
determinare
i
punti
cardinali
della
villa
.
-
Esposizione
a
mezzogiorno
,
è
vero
?
Ma
se
l
'
era
scelta
per
lei
,
questa
camera
,
don
Cosmo
?
-
Questa
o
un
'
altra
,
-
rispose
il
Laurentano
.
-
Camere
ce
n
'
è
d
'
avanzo
,
vedrete
;
ma
tutte
così
,
vecchie
e
in
pessimo
stato
.
Uscendo
di
qua
...
(
no
,
senza
cerimonie
:
scusate
,
che
gusto
c
'
è
a
dire
che
non
è
vecchio
quello
che
è
vecchio
?
Si
vede
!
)
...
dicevo
,
uscendo
di
qua
,
abbiamo
questo
lungo
corridojo
,
che
divide
in
due
parti
il
casermone
:
le
camere
da
questa
parte
sono
a
mezzogiorno
;
quelle
di
là
,
a
tramontana
.
La
sala
d
'
ingresso
interrompe
di
qua
e
di
là
il
corridojo
,
e
divide
la
villa
in
due
quartieri
uguali
,
salvo
che
di
qua
,
in
fondo
,
abbiamo
un
camerone
,
il
cui
uscio
è
alle
mie
spalle
;
di
là
,
invece
,
abbiamo
una
terrazza
.
È
semplicissimo
.
-
Ah
bene
bene
bene
,
-
approvò
Capolino
.
-
E
dunque
abbiamo
anche
un
camerone
?
Don
Cosmo
sorrise
,
negando
col
capo
;
poi
spiegò
che
cosa
era
il
«
camerone
»
,
e
come
ridotto
e
da
chi
custodito
.
-
Per
amor
di
Dio
!
-
esclamò
Capolino
.
-
Sarebbe
meglio
perciò
,
-
concluse
don
Cosmo
,
-
che
disponeste
l
'
abitazione
nel
quartiere
di
là
,
libero
del
tutto
.
Io
m
'
ero
scelta
apposta
questa
camera
.
Capolino
approvò
di
nuovo
;
e
poiché
i
servi
eran
già
venuti
su
col
primo
carico
,
s
'
avviò
con
Ninì
per
l
'
altro
quartiere
.
Don
Cosmo
rimase
in
quella
camera
,
dove
con
l
'
ajuto
di
donna
Sara
trasportò
tutti
i
suoi
libracci
.
La
povera
casiera
,
sentendo
quanto
pesava
tutta
quella
erudizione
,
non
riusciva
a
capacitarsi
come
mai
don
Cosmo
che
se
l
'
era
messa
in
corpo
,
potesse
vivere
poi
così
sulle
nuvole
.
Don
Cosmo
,
ancora
con
le
nari
arricciate
,
non
riusciva
a
capacitarsi
,
invece
,
perché
quella
mattina
ci
fosse
tutto
quel
puzzo
d
'
umido
.
Ma
forse
non
distingueva
bene
tra
il
puzzo
e
il
fastidio
che
gli
veniva
dal
pensare
che
or
ora
,
per
l
'
arrivo
degli
ospiti
,
tutte
le
sue
antiche
abitudini
sarebbero
frastornate
,
e
chi
sa
per
quanto
tempo
.
Di
lì
a
poco
,
Capolino
ritornò
,
lasciando
solo
di
là
il
De
Vincentis
,
che
s
'
era
dimostrato
molto
più
adatto
di
lui
alla
bisogna
:
così
almeno
dichiarò
.
In
verità
,
veniva
per
porre
a
effetto
una
delle
ragioni
per
cui
s
'
era
volentieri
accollato
l
'
incarico
del
Salvo
:
quella
cioè
di
scoprir
l
'
umore
di
don
Cosmo
circa
il
matrimonio
del
fratello
,
o
di
«
tastargli
il
polso
»
su
quell
'
argomento
,
com
'
egli
diceva
tra
sé
.
Non
già
che
sperasse
che
ormai
quelle
nozze
potessero
andare
a
monte
;
ma
,
conoscendo
la
diversità
,
anzi
l
'
opposizione
inconciliabile
tra
i
due
modi
di
pensare
e
di
sentire
del
Salvo
e
di
don
Cosmo
,
gli
piaceva
supporre
che
qualche
attrito
,
qualche
urto
potesse
nascere
dal
soggiorno
di
quello
a
Valsanìa
.
Era
così
astratta
e
solitaria
l
'
anima
di
don
Cosmo
,
che
la
vita
comune
non
riusciva
a
penetrargli
nella
coscienza
con
tutti
quegli
infingimenti
e
quelle
arti
e
quelle
persuasioni
che
spontaneamente
la
trasfigurano
agli
altri
,
e
spesso
,
perciò
,
dalla
gelida
vetta
della
sua
stoica
noncuranza
lasciava
precipitar
come
valanghe
le
verità
più
crude
.
-
Uh
quanti
libri
!
-
esclamò
Capolino
entrando
.
-
Già
lei
studia
sempre
...
Romagnosi
,
Rosmini
,
Hegel
,
Kant
...
A
ogni
nome
letto
sul
dorso
di
quei
libri
sgranava
gli
occhi
,
come
se
vi
ponesse
punti
esclamativi
sempre
più
sperticati
.
-
Poesie
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
con
un
gesto
vago
della
mano
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Come
come
?
Don
Cosmo
,
non
capisco
.
Filosofia
,
vorrà
dire
.
-
Chiamatela
come
volete
,
-
rispose
il
Laurentano
,
con
un
nuovo
sospiro
.
-
Da
studiare
,
poco
o
niente
:
c
'
è
da
godere
,
sì
,
della
grandezza
dell
'
ingegnaccio
umano
,
che
su
un
'
ipotesi
,
cioè
su
una
nuvola
,
fabbrica
castelli
:
tutti
questi
varii
sistemi
di
filosofia
,
caro
avvocato
,
che
mi
pajono
...
sapete
che
mi
pajono
?
chiese
,
chiesine
,
chiesacce
,
di
vario
stile
,
campate
in
aria
.
-
Ah
già
,
ah
già
...
-
cercò
d
'
interrompere
Capolino
,
grattandosi
con
un
dito
la
nuca
.
Ma
don
Cosmo
,
che
non
parlava
mai
,
toccato
giusto
su
quell
'
unico
tasto
sensibile
,
non
seppe
trattenersi
:
-
Soffiate
,
rùzzola
tutto
;
perché
dentro
non
c
'
è
niente
:
il
vuoto
,
tanto
più
opprimente
,
quanto
più
alto
e
solenne
l
'
edifizio
.
Capolino
s
'
era
tutto
raccolto
in
sé
,
per
raccapezzarsi
,
incitato
dalla
passione
con
cui
don
Cosmo
parlava
,
a
rispondere
,
a
rintuzzare
;
e
aspettava
,
sospeso
,
una
pausa
;
avvenuta
,
proruppe
:
-
Però
...
-
No
,
niente
!
Lasciamo
stare
!
-
troncò
subito
don
Cosmo
,
posandogli
una
mano
su
la
spalla
.
-
Minchionerie
,
caro
avvocato
!
Per
fortuna
,
in
quella
,
Mauro
Mortara
,
sulla
spianata
innanzi
alla
villa
dalla
parte
che
guardava
la
vigna
e
il
mare
,
si
mise
a
chiamare
col
suo
solito
verso
-
pio
,
pio
,
pio
-
gl
'
innumerevoli
colombi
,
a
cui
soleva
dare
il
pasto
due
volte
al
giorno
.
Don
Cosmo
e
Capolino
s
'
affacciarono
al
balcone
.
Anche
Ninì
si
sporse
a
guardare
dalla
ringhiera
dell
'
ultimo
balcone
in
fondo
,
e
poi
dal
terrazzo
s
'
affacciarono
i
servi
e
le
cameriere
e
i
tappezzieri
.
Era
ogni
volta
,
tra
quel
candido
fermento
d
'
ali
,
una
zuffa
terribile
,
giacché
la
razione
delle
cicerchie
era
rimasta
da
tempo
la
stessa
,
mentre
i
colombi
s
'
erano
moltiplicati
all
'
infinito
e
vivevano
,
ormai
,
quasi
in
istato
selvaggio
per
il
fèudo
e
per
tutte
le
contrade
vicine
.
Sapevano
l
'
ora
dei
pasti
e
accorrevano
puntuali
a
fitti
nugoli
fruscianti
,
da
ogni
parte
:
invadevano
,
tubando
d
'
impazienza
,
in
gran
subbuglio
,
i
tetti
della
villa
,
della
casa
rustica
,
del
pagliajo
,
del
colombajo
,
del
granajo
,
del
palmento
e
della
cantina
,
e
se
Mauro
tardava
un
po
'
,
dimentico
o
assorto
nelle
sue
memorie
,
una
numerosa
comitiva
si
spiccava
dai
tetti
e
andava
a
sollecitarlo
dietro
la
porta
della
nota
camera
a
pianterreno
:
la
comitiva
a
poco
a
poco
diventava
folla
e
in
breve
tutta
la
spianata
ferveva
d
'
ali
e
grugava
,
mentre
per
aria
tant
'
altri
si
tenevan
su
le
ali
sospesi
a
stento
,
non
sapendo
dove
posarsi
.
Don
Cosmo
pensò
con
dispiacere
che
quel
giorno
,
intanto
,
Mauro
non
sarebbe
salito
a
desinare
;
gliel
'
aveva
detto
la
sera
avanti
:
-
Questa
è
l
'
ultima
volta
che
mangio
con
voi
.
Perché
mi
farete
la
grazia
di
credere
che
non
verrò
a
sedermi
a
tavola
con
Flaminio
Salvo
.
Ora
se
ne
stava
giù
tra
i
suoi
colombi
a
testa
bassa
,
aggrondato
.
Capolino
l
'
osservava
dal
balcone
,
come
se
avesse
sotto
gli
occhi
una
bestia
rara
.
-
Lo
saluto
?
-
domandò
piano
a
don
Cosmo
.
Questi
con
la
mano
gli
fe
'
cenno
di
no
.
-
Orso
,
eh
?
-
soggiunse
Capolino
.
-
Ma
un
gran
bel
tipo
!
-
Orso
,
-
ripeté
don
Cosmo
,
ritirandosi
dal
balcone
.
Andati
nella
sala
da
pranzo
dell
'
altro
quartiere
,
già
riccamente
addobbata
dai
tappezzieri
,
Capolino
tentò
di
nuovo
di
«
tastare
il
polso
»
a
don
Cosmo
sul
noto
argomento
.
Non
sarebbe
più
certo
ricascato
a
muovergliene
il
discorso
dai
libri
di
filosofia
.
Don
Cosmo
era
distratto
nell
'
ammirazione
di
quella
sala
resa
così
d
'
improvviso
irriconoscibile
-
Prodigio
d
'
Atlante
!
esclamava
,
battendo
una
mano
su
la
spalla
di
Ninì
De
Vincentis
.
-
Mi
par
d
'
essere
a
Colimbètra
!
Subito
Capolino
colse
la
palla
al
balzo
:
-
Lei
non
ci
va
più
da
anni
,
a
Colimbètra
,
eh
?
Don
Cosmo
stette
un
po
'
a
pensare
.
-
Da
circa
dieci
.
E
restò
sospeso
,
senza
aggiunger
altro
.
Ma
Capolino
,
fissando
il
gancio
per
tirarlo
a
parlare
:
-
Da
quando
vi
morì
sua
cognata
,
è
vero
?
-
Già
,
-
rispose
,
asciutto
,
il
Laurentano
.
E
Capolino
sospirò
:
-
Donna
Teresa
Montalto
...
che
dama
!
che
lutto
!
Vera
donna
di
stampo
antico
!
E
,
dopo
una
pausa
,
grave
di
simulato
rimpianto
,
un
nuovo
sospiro
,
d
'
altro
genere
:
-
Mah
!
Cosa
bella
mortal
passa
e
non
dura
!
Donna
Sara
Alàimo
,
la
casiera
,
che
si
trovava
in
quel
punto
a
servire
in
tavola
,
per
rialzarsi
agli
occhi
degli
ospiti
dalla
sua
indegna
condizione
di
serva
,
fu
tentata
d
'
interloquire
e
sospirò
timidamente
con
un
languido
risolino
:
-
Metastasio
!
Ninì
si
voltò
a
guardarla
,
stupito
;
don
Cosmo
accomodò
la
bocca
per
emettere
un
suo
riso
speciale
,
fatto
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
pieni
,
cupi
e
profondi
.
Ma
Capolino
,
nel
vedersi
minacciato
d
'
aver
guastate
le
uova
nel
paniere
sul
più
bello
,
rimbeccò
,
stizzito
:
-
Leopardi
,
Leopardi
...
-
Petrarca
,
Petrarca
,
scusate
,
caro
avvocato
!
-
protestò
don
Cosmo
,
aprendo
le
mani
.
-
Me
n
'
appello
a
Ninì
!
-
Ah
,
già
,
Petrarca
,
che
bestia
!
Muor
giovine
colui
che
al
cielo
è
caro
...
-
si
riprese
subito
Capolino
.
-
Confondevo
...
E
lei
dunque
...
dunque
lei
non
rivede
il
fratello
da
allora
?
Don
Cosmo
riprese
a
un
tratto
l
'
aria
addormentata
,
socchiuse
gli
occhi
;
confermò
col
capo
.
-
Sempre
sepolto
qui
!
-
spiegò
allora
Capolino
al
De
Vincentis
,
come
se
questi
non
lo
sapesse
.
-
Altri
gusti
,
capisco
...
anzi
diametralmente
opposti
,
perché
don
Ippolito
ama
la
...
la
compagnia
,
non
sa
farne
a
meno
...
E
forse
,
io
dico
,
dopo
la
sciagura
,
avrebbe
molto
desiderato
di
non
restar
solo
,
senza
parenti
attorno
...
Ma
,
lei
qui
;
il
figlio
sempre
a
Roma
...
e
...
Don
Cosmo
,
che
aveva
già
compreso
,
ma
a
suo
modo
,
l
'
intenzione
di
Capolino
,
per
tagliar
corto
uscì
a
dire
:
-
E
dunque
fa
bene
a
riammogliarsi
,
volete
dir
questo
?
D
'
accordo
!
Tu
intanto
,
-
soggiunse
,
rivolgendosi
a
Ninì
,
-
bello
mio
,
non
ti
risolvi
ancora
?
Ninì
,
nel
vedersi
così
d
'
improvviso
tirato
in
ballo
,
s
'
invermigliò
tutto
:
-
Io
?
-
Guarda
come
s
'
è
fatto
rosso
!
-
esclamò
Capolino
,
scoppiando
a
ridere
,
dalla
rabbia
.
-
Dunque
c
'
è
,
dunque
c
'
è
?
-
domandò
don
Cosmo
,
picchiandosi
con
un
dito
il
petto
,
dalla
parte
del
cuore
.
-
Altro
se
c
'
è
!
-
esclamò
Capolino
,
ridendo
più
forte
.
Ninì
,
tra
le
spine
,
mortificato
,
urtato
da
quella
risata
sconveniente
,
protestò
con
qualche
energia
:
-
Ma
non
c
'
è
nientissim
'
affatto
!
Per
carità
,
non
dicano
codeste
cose
!
-
Già
!
San
Luigi
Gonzaga
!
-
riprese
allora
Capolino
,
prolungando
sforzatamente
la
risata
.
-
O
piuttosto
...
sì
,
dov
'
è
donna
Sara
?
lui
sì
,
davvero
,
Metastasio
...
un
eroe
di
Metastasio
,
don
Cosmo
!
o
diciamo
meglio
,
un
angelo
...
ma
un
angelo
,
non
come
ad
Alcamo
,
badiamo
!
Sa
,
don
Cosmo
,
che
ad
Alcamo
chiamano
angelo
il
porchetto
?
Ninì
s
'
inquietò
sul
serio
;
impallidì
;
disse
con
voce
ferma
:
-
Lei
mi
secca
,
avvocato
!
-
Non
parlo
più
!
-
fece
allora
Capolino
,
ricomponendosi
.
Don
Cosmo
rimase
afflitto
,
senza
comprendere
in
prima
:
poi
aprì
la
bocca
a
un
ah
!
che
gli
rimase
in
gola
.
Si
trattava
forse
della
figlia
del
Salvo
?
Ah
,
ecco
,
ecco
...
Non
ci
aveva
pensato
.
Non
la
conosceva
ancora
.
Ma
sicuro
!
benissimo
!
Una
fortuna
per
quel
caro
Ninì
!
E
glielo
volle
dire
:
-
Non
ti
turbare
,
figliuolo
mio
.
È
una
cosa
molto
seria
.
Non
dovresti
perder
tempo
,
nella
tua
condizione
.
Ninì
si
torse
sulla
seggiola
quasi
per
resistere
,
senza
gridare
,
alla
puntura
di
cento
spilli
su
tutto
il
corpo
.
Capolino
rattenne
il
fiato
e
aspettò
che
la
valanga
precipitasse
.
Don
Cosmo
non
seppe
rendersi
ragione
dell
'
effetto
di
quelle
sue
parole
e
guardò
,
stordito
,
prima
l
'
uno
,
poi
l
'
altro
.
-
M
'
è
scappata
qualche
altra
minchioneria
?
-
domandò
.
-
Scusate
.
Non
parlo
più
neanche
io
.
Ninì
viveva
veramente
in
cielo
,
in
un
cielo
illuminato
da
un
suo
sole
particolare
,
lì
lì
per
sorgere
,
non
sorto
ancora
,
e
che
forse
non
sarebbe
sorto
mai
.
Lo
lasciava
lì
,
dietro
le
montagne
dure
della
realtà
,
e
preferiva
rimanere
nel
lume
roseo
e
vano
d
'
una
perpetua
aurora
,
perché
il
sole
,
sorgendo
,
non
dovesse
poi
tramontare
,
e
perché
le
ombre
,
inevitabili
,
rimanessero
tenui
e
quasi
diafane
.
Già
gli
s
'
era
affacciato
il
dubbio
che
il
Salvo
ormai
non
avrebbe
accolto
bene
la
sua
richiesta
di
nozze
,
dato
che
egli
si
fosse
mai
spinto
a
fargliela
.
Ma
aveva
sempre
rifuggito
dall
'
accogliere
e
ponderare
questo
dubbio
per
non
turbare
il
purissimo
sogno
di
tutta
la
sua
vita
.
E
non
perché
quel
dubbio
gliel
'
avesse
impedito
,
ma
perché
veramente
gli
mancava
il
coraggio
di
tradurre
in
atto
un
ideale
così
altamente
vagheggiato
che
quasi
temeva
si
potesse
guastare
al
minimo
urto
della
realtà
,
non
s
'
era
mai
risoluto
,
non
che
a
fare
la
richiesta
,
ma
nemmeno
a
dichiararsi
apertamente
con
Dianella
Salvo
.
Ora
,
il
sospetto
che
egli
potesse
farlo
per
la
dote
della
ragazza
che
avrebbe
rimesso
in
sesto
le
sue
finanze
,
gli
cagionò
un
acutissimo
cordoglio
,
gli
avvelenò
la
gioja
di
quel
servigio
reso
per
amore
,
e
che
invece
poteva
parere
interessato
;
e
,
come
se
tutt
'
a
un
tratto
il
suo
sole
avesse
dato
un
tracollo
,
tutto
improvvisamente
gli
s
'
oscurò
,
e
quando
le
stanze
furon
messe
in
ordine
,
ed
egli
con
la
gola
stretta
d
'
angoscia
fece
un
ultimo
giro
d
'
ispezione
,
non
seppe
posare
,
come
s
'
era
proposto
,
sul
guanciale
del
letto
di
Dianella
il
bacio
dell
'
arrivo
,
perché
ella
,
senza
saperlo
,
ve
lo
trovasse
la
sera
,
andando
a
dormire
.
Don
Cosmo
e
Capolino
,
piccoli
,
neri
,
sotto
un
cielo
altissimo
,
cupamente
infocato
dal
tramonto
,
s
'
erano
messi
intanto
a
passeggiare
innanzi
alla
vecchia
villa
,
per
il
lungo
,
diritto
viale
,
che
fa
quasi
orlo
,
a
manca
,
al
ciglio
,
d
'
onde
sprofonda
ripido
un
burrone
ampio
e
profondo
,
detto
il
vallone
.
Pareva
che
lì
l
'
altipiano
per
una
convulsione
tellurica
si
fosse
spaccato
innanzi
al
mare
.
La
tenuta
di
Valsanìa
restava
di
qua
,
scendeva
con
gli
ultimi
olivi
in
quel
burrone
,
gola
d
'
ombra
cinerulea
,
nel
cui
fondo
sornuotano
i
gelsi
,
i
carubi
,
gli
aranci
,
i
limoni
lieti
d
'
un
rivo
d
'
acqua
che
vi
scorre
da
una
vena
aperta
laggiù
in
fondo
nella
grotta
misteriosa
di
San
Calògero
.
Dall
'
altra
parte
del
burrone
,
alla
stessa
altezza
,
eran
le
terre
alberate
di
Platania
che
a
mezzogiorno
scendono
minacciose
sulla
linea
ferroviaria
,
la
quale
,
sbucando
dal
traforo
sotto
Valsanìa
,
corre
quasi
in
riva
al
mare
fino
a
Porto
Empedocle
.
La
zona
di
fiamma
e
d
'
oro
del
tramonto
traspariva
in
un
fantastico
frastaglio
di
tra
il
verde
intenso
degli
alberi
lontani
,
di
là
dal
burrone
.
Qua
,
su
i
mandorli
e
gli
olivi
di
Valsanìa
,
alitava
già
la
prima
frescura
d
'
ombra
,
dolce
,
lieve
e
malinconica
,
della
sera
.
Quest
'
ora
crepuscolare
,
in
cui
le
cose
,
nell
'
ombra
calante
,
ritenendo
più
intensamente
le
ultime
luci
,
quasi
si
smaltano
nei
lor
chiusi
colori
,
era
alla
solitudine
di
don
Cosmo
più
d
'
ogn
'
altra
gradita
.
Egli
aveva
costante
nell
'
animo
il
sentimento
della
sua
precarietà
nei
luoghi
dove
abitava
,
e
non
se
n
'
affliggeva
.
Per
questo
sentimento
che
si
trasfondeva
lieve
e
vago
nel
mistero
impenetrabile
di
tutte
le
cose
,
ogni
cura
,
ogni
pensiero
gli
erano
insopportabilmente
gravi
.
Figurarsi
,
ora
,
come
schiacciante
dovesse
riuscirgli
il
discorso
di
Capolino
,
che
s
'
aggirava
fervoroso
intorno
alle
imprese
fortunate
del
Salvo
,
a
un
gran
disegno
che
costui
meditava
,
insieme
col
direttore
delle
sue
zolfare
,
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
per
sollevar
le
sorti
dell
'
industria
zolfifera
,
miserrime
da
parecchi
anni
.
-
Coscienza
nuova
,
la
sua
,
-
diceva
Capolino
.
-
Lucida
,
precisa
e
complicata
,
don
Cosmo
,
come
un
macchinario
moderno
,
d
'
acciajo
.
Sa
sempre
quel
che
fa
.
E
non
sbaglia
mai
!
-
Beato
lui
!
-
ripeteva
don
Cosmo
con
gli
occhi
socchiusi
,
in
atto
di
rassegnata
sopportazione
.
-
E
credentissimo
,
sa
!
-
seguitava
Capolino
.
-
Veramente
divoto
!
-
Beato
lui
!
-
È
una
meraviglia
come
,
tra
tante
brighe
,
riesca
a
trovar
tempo
e
modo
di
badare
anche
al
nostro
partito
.
E
con
che
impegno
ne
ha
sposato
la
causa
!
Ma
,
poco
dopo
,
Capolino
cambiò
discorso
,
accorgendosi
che
don
Cosmo
non
gli
prestava
ascolto
.
Gli
si
fece
più
accosto
,
gli
toccò
il
braccio
e
aggiunse
piano
,
con
aria
mesta
:
-
Quel
povero
Ninì
!
Son
sicuro
che
ci
piange
,
sa
?
per
quel
po
'
di
baja
che
gli
abbiamo
dato
a
tavola
.
Innamoratissimo
,
povero
figliuolo
!
Ma
la
ragazza
,
eh
!
purtroppo
,
non
è
per
lui
.
-
Fidanzata
ad
altri
?
-
domandò
don
Cosmo
,
fermandosi
.
-
No
no
:
ufficialmente
,
no
!
-
negò
subito
Capolino
.
-
Ma
...
zitto
però
,
mi
raccomando
:
non
deve
saperlo
neanche
l
'
aria
!
Io
credo
,
caro
don
Cosmo
,
che
la
ragazza
sia
in
fondo
più
malata
d
'
anima
che
di
corpo
.
-
Toccata
,
eh
?
-
Toccata
.
Questa
forse
è
l
'
unica
cosa
mal
fatta
di
suo
padre
.
Qua
Flaminio
ha
sbagliato
...
eh
,
non
c
'
è
che
dire
,
ha
sbagliato
!
Don
Cosmo
si
rifermò
,
crollò
più
volte
il
capo
e
disse
,
serio
serio
:
-
Vedete
dunque
che
sbaglia
anche
lui
,
caro
avvocato
?
-
Ma
se
il
diavolo
,
creda
,
ci
volle
proprio
cacciar
la
coda
,
quella
volta
!
-
riprese
Capolino
.
-
Lei
saprà
che
Flaminio
...
sarà
dieci
anni
,
altro
che
dieci
!
saranno
quindici
di
sicuro
!
Insomma
lì
,
poco
più
poco
meno
,
fu
a
un
pelo
di
morire
affogato
...
Non
lo
sa
?
E
come
!
Ai
bagni
di
mare
,
a
Porto
Empedocle
.
Una
cosa
buffa
,
creda
,
buffa
e
atroce
al
tempo
stesso
!
Per
un
pajo
di
zucche
...
-
Di
zucche
?
Sentiamo
,
-
disse
don
Cosmo
,
contro
il
suo
solito
,
incuriosito
.
-
Ma
sì
,
-
seguitò
Capolino
.
-
Prendeva
un
bagno
,
ai
Casotti
.
Non
sa
nuotare
e
,
per
prudenza
,
si
teneva
tra
i
pali
del
recinto
,
dove
l
'
acqua
,
sì
e
no
,
gli
arrivava
al
petto
.
Ora
(
il
diavolo
!
)
vide
un
pajo
di
zucche
galleggiare
accanto
a
lui
,
lasciate
in
mare
forse
da
qualche
ragazzo
.
Le
prese
.
Stando
accoccolato
,
perché
l
'
acqua
lo
coprisse
fino
al
collo
-
(
com
'
è
brutto
l
'
uomo
nell
'
acqua
,
don
Cosmo
mio
,
l
'
uomo
che
non
sa
nuotare
!
)
-
gli
venne
la
cattiva
ispirazione
d
'
allungar
la
mano
a
quel
pajo
di
zucche
e
cacciarsele
sotto
con
la
cordicella
che
le
teneva
unite
;
ci
si
mise
a
seder
sopra
,
e
,
siccome
le
zucche
,
naturalmente
,
spingevano
,
e
lui
aveva
lasciato
il
sostegno
del
palo
per
veder
se
quelle
avessero
tanta
forza
da
sollevargli
i
piedi
dal
fondo
,
a
un
tratto
,
patapùmfete
!
perdette
l
'
equilibrio
e
tracollò
a
testa
giù
,
sott
'
acqua
!
-
Oh
,
guarda
!
-
esclamò
don
Cosmo
,
costernato
.
-
Si
figuri
,
-
riprese
Capolino
,
-
come
cominciò
a
fare
coi
piedi
per
tornare
a
galla
!
Ma
,
per
disgrazia
,
i
piedi
gli
s
'
erano
impigliati
nella
cordicella
e
,
naturalmente
,
per
quanti
sforzi
facesse
sott
'
acqua
,
non
li
poteva
più
tirare
al
fondo
.
-
Zitto
!
zitto
!
ohi
ohi
ohi
...
-
fece
con
Cosmo
contraendo
le
dita
e
tutto
il
volto
.
Ma
Capolino
seguitò
.
-
Badi
che
è
buffo
davvero
rischiar
d
'
affogare
in
un
recinto
di
bagni
,
in
mezzo
a
tanta
gente
che
non
se
ne
accorgeva
e
non
gli
dava
ajuto
,
non
sospettando
minimamente
ch
'
egli
fosse
lì
con
la
morte
in
bocca
!
E
sarebbe
affogato
,
affogato
com
'
è
vero
Dio
,
se
un
ragazzotto
di
tredici
anni
-
questo
Aurelio
Costa
,
che
ora
è
ingegnere
e
direttore
delle
zolfare
del
Salvo
ad
Aragona
e
a
Comitini
-
non
si
fosse
accorto
di
quei
due
piedi
che
si
azzuffavano
disperatamente
a
fior
d
'
acqua
e
non
fosse
accorso
,
ridendo
,
a
liberarlo
...
-
Ah
,
capisco
...
-
fece
don
Cosmo
.
3/4
E
la
figliuola
,
adesso
...
-
La
figliuola
...
la
figliuola
...
-
masticò
Capolino
.
-
Flaminio
,
capirà
,
dovette
disobbligarsi
con
quel
ragazzo
e
si
disobbligò
nella
misura
del
pericolo
che
aveva
corso
e
del
terrore
che
s
'
era
preso
.
Gli
dissero
che
era
figlio
d
'
un
povero
staderante
all
'
imbarco
dello
zolfo
...
-
Il
Costa
,
già
,
Leonardo
Costa
,
-
interruppe
don
Cosmo
.
-
Amico
mio
.
Viene
a
trovarmi
qua
,
qualche
domenica
,
da
Porto
Empedocle
.
-
Saprà
dunque
che
sta
con
Flaminio
,
adesso
?
-
soggiunse
Capolino
.
-
Flaminio
lo
levò
dalle
stadere
e
gli
diede
un
posto
nel
suo
gran
deposito
di
zolfo
su
la
spiaggia
di
levante
.
Al
figlio
Aurelio
,
poi
,
volle
dar
lui
la
riuscita
,
senza
badare
a
spese
;
non
solo
,
ma
se
lo
tolse
con
sé
,
lo
fece
crescere
in
casa
sua
coi
figliuoli
,
con
Dianella
e
con
quell
'
altro
bimbo
che
gli
morì
.
Anche
questa
disgrazia
contribuì
certo
a
fargli
crescere
l
'
affetto
per
il
giovine
.
Ma
,
affetto
,
dico
,
fino
a
un
certo
punto
.
Per
la
stessa
ragione
per
cui
ora
non
darebbe
la
figlia
a
Ninì
De
Vincentis
,
non
la
darebbe
mai
,
m
'
immagino
,
neanche
ad
Aurelio
Costa
,
suo
dipendente
,
si
figuri
!
-
Ma
!
-
esclamò
don
Cosmo
,
scrollando
le
spalle
.
-
Ricco
com
'
è
...
con
una
figlia
sola
...
-
Eh
no
...
eh
no
...
,
-
rispose
Capolino
.
-
Capisco
,
a
un
caso
di
lui
,
tutte
le
ricchezze
cascheranno
per
forza
in
mano
a
qualcuno
,
a
un
genero
,
a
quello
che
sarà
.
Ma
vorrà
ben
pesarlo
,
prima
,
Flaminio
!
Non
è
uomo
da
rosee
romanticherie
.
Può
averne
la
figlia
...
E
,
romanticherie
nel
vero
senso
della
parola
,
badi
!
Perché
,
di
questa
sua
vera
e
segreta
malattia
sono
a
conoscenza
io
,
per
certe
mie
ragioni
particolari
;
ne
è
a
conoscenza
credo
,
anche
Flaminio
,
o
almeno
ne
ha
il
sospetto
;
ma
lui
,
l
'
ingegnere
Costa
(
ottimo
giovine
,
badiamo
!
giovine
solido
,
cosciente
del
suo
stato
e
di
quanto
deve
al
suo
benefattore
)
non
ne
sa
nulla
di
nulla
,
non
se
l
'
immagina
neppur
lontanamente
;
glielo
posso
assicurare
,
perché
ne
ho
una
prova
di
fatto
,
intima
.
L
'
ingegnere
...
A
questo
punto
Capolino
s
'
interruppe
,
scorgendo
in
fondo
al
viale
un
uomo
,
che
veniva
loro
incontro
di
corsa
,
gesticolando
.
-
Chi
è
là
?
-
domandò
,
fermandosi
,
accigliato
.
Era
Marco
Prèola
,
tutto
impolverato
,
arrangolato
,
in
sudore
,
con
le
calze
ricadute
su
le
scarpacce
rotte
.
Stanco
morto
.
-
Ci
siamo
!
ci
siamo
!
-
si
mise
a
gridare
,
appressandosi
.
-
È
arrivato
!
-
L
'
Auriti
?
-
domandò
Capolino
.
-
Sissignore
!
-
riprese
il
Prèola
.
-
Per
le
elezioni
:
non
c
'
è
più
dubbio
!
Vengo
di
corsa
apposta
da
Girgenti
.
Si
tolse
il
cappelluccio
roccioso
,
e
con
un
fazzoletto
sudicio
s
'
asciugò
il
sudore
che
gli
grondava
dal
capo
tignoso
.
-
Mio
nipote
?
-
domandò
,
frastornato
e
stupito
,
don
Cosmo
.
Subito
Capolino
,
con
aria
rammaricata
,
prese
a
informarlo
delle
dimissioni
del
Fazello
,
e
delle
premure
che
si
facevano
su
lui
perché
accettasse
la
candidatura
,
e
delle
voci
che
correvano
a
Girgenti
su
questa
venuta
inattesa
di
Roberto
Auriti
.
Voci
...
voci
a
cui
egli
,
Capolino
,
non
voleva
prestar
fede
per
due
ragioni
:
prima
,
per
il
rispetto
che
aveva
per
l
'
Auriti
,
rispetto
che
non
gli
consentiva
di
supporre
che
,
non
chiamato
,
venisse
a
contendere
un
posto
che
il
Fazello
lasciava
volontariamente
.
La
compagine
del
partito
che
rappresentava
la
maggioranza
del
paese
,
come
per
tante
prove
indiscutibili
s
'
ra
veduto
,
rimaneva
salda
,
anche
dopo
il
ritiro
di
Giacinto
Fazello
.
L
'
altra
ragione
era
più
intima
,
ed
era
questa
:
che
gli
sarebbe
doluto
,
troppo
doluto
,
d
'
aver
per
avversario
non
temibile
,
in
una
lotta
impari
,
uno
che
,
non
ostanti
le
divergenze
d
'
opinioni
in
famiglia
,
era
parente
pur
sempre
dei
Laurentano
ch
'
egli
venerava
e
della
cui
amicizia
si
onorava
.
No
,
no
:
preferiva
credere
piuttosto
che
l
'
Auriti
fosse
venuto
a
Girgenti
solo
per
riveder
la
madre
e
la
sorella
.
-
Ma
che
dice
,
avvocato
?
-
proruppe
Marco
Prèola
,
scrollandosi
dalle
spalle
quel
lungo
,
faticoso
discorso
,
col
quale
Capolino
,
senza
parere
,
aveva
voluto
dare
un
saggio
delle
sue
attitudini
politiche
.
-
Se
sono
andati
a
prenderlo
alla
stazione
quattro
mascalzoni
,
studentelli
dell
'
Istituto
Tecnico
?
se
sono
arrivate
in
paese
la
mafia
e
la
massoneria
,
capitanate
da
Guido
Verònica
e
da
Giambattista
Mattina
?
Non
c
'
è
più
dubbio
,
le
dico
!
È
venuto
per
le
elezioni
.
Mentre
Capolino
e
il
Prèola
discutevano
tra
loro
,
gli
occhi
,
il
naso
,
la
bocca
di
don
Cosmo
facevano
una
mimica
speciosissima
:
si
strizzavano
,
s
'
arricciavano
,
si
storcevano
...
Vivendo
in
quell
'
esilio
,
assorto
sempre
in
pensieri
eterni
,
con
gli
occhi
alle
stelle
,
al
mare
lì
sotto
,
o
alla
campagna
solitaria
intorno
,
ora
,
così
investito
da
tutte
quelle
notizie
piccine
,
si
sentiva
come
pinzato
da
tanti
insettucci
fastidiosi
.
-
Gesù
!
Gesù
!
Pare
impossibile
...
Quante
minchionerie
...
-
E
allora
,
un
bicchiere
di
vino
,
si
-
don
Co
'
-
esclamò
,
per
concluder
bene
,
Marco
Prèola
.
-
Vossignoria
mi
deve
fare
la
grazia
d
'
un
bicchiere
di
vino
.
Non
ne
posso
più
!
Ho
girato
tutta
Girgenti
per
trovare
il
nostro
carissimo
avvocato
;
m
'
hanno
detto
che
si
trovava
qua
a
Valsanìa
,
e
subito
mi
sono
precipitato
a
piedi
per
la
Spina
Santa
.
Mi
guardino
!
Ho
la
gola
,
propriamente
,
arsa
.
-
Andate
,
andate
a
bere
alla
villa
,
-
gli
rispose
don
Cosmo
.
-
E
non
c
'
è
il
Mortara
?
-
domandò
il
Prèola
.
-
Ho
paura
...
-
aggiunse
ridendo
.
-
Mi
sparò
,
or
è
l
'
anno
...
Dice
che
venivo
qua
nel
fèudo
a
caccia
dei
suoi
colombi
.
Parola
d
'
onore
,
si
-
don
Cosmo
,
non
è
vero
!
Per
le
tortore
venivo
.
Forse
,
qualche
volta
,
non
dico
,
avrò
sbagliato
.
Tiro
e
,
botta
e
risposta
,
mi
sento
arrivare
...
Fortuna
che
mi
voltai
subito
.
Pum
!
Nelle
natiche
,
una
grandinata
...
Privo
di
Dio
,
le
giuro
,
si
-
don
Co
'
,
che
se
non
era
per
il
rispetto
alla
famiglia
Laurentano
...
La
doppietta
ce
l
'
avevo
anch
'
io
e
,
parola
d
'
onore
...
Dal
fondo
del
viale
giunse
in
quella
un
rumore
di
sonaglioli
.
I
tre
,
che
s
'
erano
accostati
alla
villa
conversando
,
si
voltarono
a
guardare
.
Capolino
chiamò
:
-
Ninì
!
Ninì
!
Ecco
le
vetture
!
Arrivano
!
Ninì
s
'
affrettò
a
scendere
dalla
villa
,
ne
scesero
anche
i
servi
,
donna
Sara
Alàimo
e
la
cameriera
,
già
amiche
tra
loro
.
Erano
due
vittorie
.
Nella
prima
stava
don
Flaminio
con
la
figliuola
;
nella
seconda
,
la
demente
con
due
infermiere
.
Don
Cosmo
s
'
aspettava
di
vedere
smontare
da
una
delle
vetture
anche
donna
Adelaide
,
la
sposa
:
restò
disilluso
.
Ninì
De
Vincentis
non
ebbe
il
coraggio
di
farsi
avanti
a
offrire
il
braccio
a
Dianella
.
Col
cuore
tremante
e
la
vista
annebbiata
dalla
commozione
,
le
intravide
il
volto
affilato
,
pallidissimo
sotto
la
spessa
veletta
da
viaggio
,
e
la
seguì
con
lo
sguardo
,
mentre
,
appoggiata
al
braccio
di
Capolino
,
tutta
avvolta
in
una
pesante
mantiglia
,
saliva
pian
piano
la
scala
,
come
una
vecchina
,
tra
gli
augurii
ossequiosi
di
donna
Sara
Alàimo
.
Donna
Vittoria
,
smontata
dalla
vettura
faticosamente
per
l
'
enorme
pinguedine
,
restò
tra
le
due
infermiere
con
gli
occhi
immobili
,
vani
nell
'
ampio
volto
pallido
,
incorniciato
dall
'
umile
scialle
nero
,
che
teneva
in
capo
;
guardò
così
un
pezzo
don
Cosmo
;
poi
aprì
le
labbra
carnose
e
quasi
bianche
un
sorriso
squallido
e
disse
in
un
inchino
:
-
Signor
Priore
!
Una
delle
infermiere
la
prese
per
mano
,
mentre
don
Cosmo
,
accanto
al
Salvo
,
socchiudeva
gli
occhi
,
afflitto
.
Ninì
andò
dietro
alla
demente
.
-
Grazie
,
-
disse
Flaminio
Salvo
,
stringendo
forte
la
mano
a
don
Cosmo
.
-
E
non
dico
altro
a
lei
.
-
No
,
no
...
s
'
affrettò
a
rispondere
il
Laurentano
,
turbato
e
commosso
ancora
dal
triste
spettacolo
,
sentendo
un
'
improvvisa
,
profonda
pietà
per
quell
'
uomo
che
,
nella
sua
invidiata
potenza
,
con
quella
stretta
di
mano
gli
confidava
in
quel
punto
il
sentimento
della
propria
miseria
.
CAPITOLO
TERZO
-
Di
qua
,
di
qua
,
mi
segua
,
-
disse
al
signore
che
gli
veniva
dietro
il
vecchio
cameriere
dalle
piote
sbieche
in
fuori
,
che
lo
facevano
andare
in
qua
e
in
là
con
le
gambe
piegate
.
Attraversarono
su
i
soffici
tappeti
polverosi
tre
stanze
morte
in
fila
,
in
ognuna
delle
quali
il
cameriere
,
passando
,
apriva
gli
scuri
dei
vecchi
finestroni
tinti
di
verde
.
Le
stanze
tuttavia
rimanevano
in
un
'
angustiosa
penombra
,
sia
per
la
pesantezza
dei
drappi
,
sia
per
la
bassezza
della
casa
sovrastata
dagli
edifizii
di
contro
che
paravano
.
Aperti
gli
scuri
,
il
cameriere
guardava
la
stanza
e
sospirava
,
come
per
dire
:
«
Vede
com
'
è
arredata
bene
?
E
intanto
non
figura
!
»
.
Pervennero
così
al
salone
in
fondo
,
lugubre
e
solenne
,
dal
palco
scompartito
,
in
rilievo
,
ornato
di
dorature
.
Il
signore
trasse
da
un
elegante
portafogli
un
biglietto
da
visita
stemmato
,
ne
piegò
un
lembo
e
lo
porse
al
cameriere
,
il
quale
,
indicando
un
uscio
nel
salone
,
disse
:
-
Un
momentino
.
C
'
è
di
là
il
cavalier
Prèola
.
-
Prèola
padre
?
-
Figlio
.
-
E
cavaliere
per
giunta
?
-
Per
me
,
-
protestò
il
vecchio
inchinandosi
profondamente
con
la
mano
al
petto
,
-
tutti
i
padroni
miei
,
cavalieri
!
E
,
andandosene
su
i
piedi
sbiechi
,
lesse
sottecchi
,
sul
biglietto
da
visita
:
Cav
.
Gian
Battista
Mattina
.
-
(
Costui
,
-
dunque
,
-
cavaliere
autentico
,
pare
)
.
Il
Mattina
rimase
in
piedi
,
cogitabondo
in
mezzo
al
salone
;
poi
scrollò
le
spalle
,
seccato
;
volse
uno
sguardo
distratto
in
giro
;
vide
uno
specchio
alla
parete
di
fronte
e
vi
s
'
appressò
.
In
quel
vasto
specchio
,
dalla
luce
tetra
,
la
propria
immagine
gli
apparve
come
uno
spettro
;
e
ne
provò
un
momentaneo
turbamento
indefinito
.
Spirava
da
tutti
i
mobili
,
dal
tappeto
,
dalle
tende
quel
tanfo
speciale
delle
case
antiche
,
d
'
una
vita
appassita
nell
'
abbandono
.
Quasi
il
respiro
d
'
un
altro
tempo
.
Il
Mattina
si
guardò
di
nuovo
attorno
con
una
strana
costernazione
per
la
immobilità
silenziosa
di
quei
vecchi
oggetti
,
chi
sa
da
quanti
anni
lì
senz
'
uso
,
e
si
accostò
di
più
allo
specchio
per
scrutarsi
davvicino
,
movendo
pian
piano
la
testa
,
stirandosi
fin
sotto
gli
occhi
stanchi
le
punte
dei
folti
baffi
conservati
neri
da
una
mistura
,
in
contrasto
coi
capelli
precocemente
grigi
che
conferivano
cotal
serietà
al
suo
volto
bruno
.
A
un
tratto
,
un
lunghissimo
sbadiglio
gli
fece
spalancare
e
storcere
la
bocca
,
e
all
'
emissione
del
fiato
fradicio
contrasse
il
volto
in
un
'
espressione
di
nausea
e
di
tedio
.
Stava
per
scostarsi
dallo
specchio
,
allorché
sul
piano
della
mensola
,
chinando
gli
occhi
,
scorse
qua
e
là
tanti
bei
mucchietti
di
tarlatura
disposti
quasi
con
arte
,
e
si
chinò
a
mirarli
con
curiosità
.
Avevano
lavorato
bene
quelle
tarme
,
e
nessuno
intanto
pareva
tenesse
in
debito
conto
la
lor
fatica
...
Eppure
,
il
frutto
,
eccolo
là
,
bene
in
vista
,
che
diceva
:
«
Questo
è
fatto
.
Portate
via
!
»
.
Stese
una
mano
a
uno
di
quei
mucchietti
,
ne
prese
un
pizzico
e
strofinò
le
dita
.
Niente
!
Neanche
polvere
...
E
,
guardandosi
i
polpastrelli
dell
'
indice
e
del
pollice
,
andò
a
sedere
su
una
comoda
poltrona
accanto
al
canapè
.
Seduto
,
la
scosse
un
po
'
,
come
per
accertarsi
della
solidità
.
-
Neanche
polvere
...
Niente
!
Con
una
smorfia
,
trasse
dal
tavolinetto
tondo
innanzi
al
canapè
un
album
,
in
capo
al
quale
era
il
ritratto
del
padrone
di
casa
,
il
canonico
Agrò
.
Era
sempre
parso
al
Mattina
che
il
canonico
Pompeo
Agrò
avesse
una
strana
somiglianza
con
un
uccellaccio
,
di
cui
non
rammentava
il
nome
.
Certo
il
naso
,
largo
alla
base
,
acuminato
in
punta
,
s
'
allungava
in
quel
volto
come
un
becco
Era
però
negli
occhietti
grigi
,
vivi
,
sotto
la
fronte
alta
e
angusta
,
tutta
la
malizia
astuta
,
sottile
e
tenace
,
di
cui
l
'
Agrò
godeva
fama
.
Il
Mattina
esaminò
quel
viso
,
come
se
nei
tratti
di
esso
volesse
scorgere
la
ragione
dell
'
invito
ricevuto
la
sera
avanti
.
Che
diamine
poteva
voler
da
lui
l
'
Agrò
?
Il
dissidio
di
questo
canonico
gran
signore
col
partito
clericale
,
dissidio
che
suscitava
tanto
scandalo
in
paese
,
era
proprio
proprio
vero
,
o
non
piuttosto
un
atteggiamento
concertato
,
insidioso
,
per
tradir
la
buona
fede
dell
'
Auriti
,
penetrar
nel
campo
avversario
e
sorprenderne
le
mosse
?
Eh
,
a
fidarsi
d
'
una
volpe
...
Quel
colloquio
segreto
col
Prèola
...
Fosse
tutto
un
tranello
?
Alzò
gli
occhi
,
volse
di
nuovo
lo
sguardo
attorno
e
di
nuovo
dall
'
immobilità
silenziosa
di
quei
vecchi
oggetti
senz
'
uso
e
senza
vita
si
sentì
turbato
,
quasi
che
essi
,
per
averne
egli
scoperto
le
magagne
,
lo
spiassero
ora
più
ostili
.
Udì
per
le
tre
stanze
in
fila
la
voce
del
vecchio
cameriere
,
che
ripeteva
:
-
Di
qua
,
di
qua
,
mi
segua
.
Posò
l
'
album
e
guardò
in
direzione
dell
'
uscio
.
-
Oh
!
Verònica
...
-
Caro
Titta
,
-
rispose
Guido
Verònica
,
fermandosi
in
mezzo
al
salone
.
Si
tolse
le
lenti
per
pulirle
col
fazzoletto
pronto
nell
'
altra
mano
;
strizzò
gli
occhi
fortemente
miopi
,
e
con
l
'
indice
e
il
pollice
della
mano
tozza
si
stropicciò
il
naso
maltrattato
dal
continuo
pinzar
delle
lenti
;
poi
si
appressò
per
sedere
su
la
poltrona
di
fronte
al
Mattina
;
ma
questi
,
alzandosi
,
lo
prese
sotto
il
braccio
e
gli
disse
piano
:
-
Aspetta
,
ti
voglio
far
vedere
...
E
lo
condusse
innanzi
alla
mensola
per
mostrargli
tutti
quei
mucchietti
di
polviglio
.
Il
Verònica
,
non
comprendendo
che
cosa
dovesse
guardare
,
miope
com
'
era
,
si
chinò
fin
quasi
a
toccar
col
naso
il
piano
della
mensola
.
-
Tarli
?
-
disse
poi
,
ma
senza
farci
caso
,
anzi
guardando
freddamente
il
Mattina
,
come
per
domandargli
perché
glieli
avesse
mostrati
:
e
andò
a
sedere
su
la
poltrona
.
-
Tu
quoque
?
-
domandò
allora
il
Mattina
,
rimasto
male
e
volendo
dissimular
la
stizza
.
-
Non
so
di
che
si
tratti
,
-
gli
rispose
il
Verònica
con
l
'
aria
di
chi
voglia
nascondere
un
segreto
.
-
Neanch
'
io
,
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
il
Mattina
con
indifferenza
..
-
Ho
ricevuto
un
invito
...
E
posò
gli
occhi
senza
sguardo
su
la
fronte
del
Verònica
sconciata
da
tre
lunghi
raffrigni
in
vario
senso
:
ferite
riportate
in
duello
.
-
Torni
da
Roma
?
-
No
.
Da
Palermo
.
-
E
ti
trattieni
molto
?
-
Non
so
.
Dimostrava
chiaramente
il
Verònica
con
quelle
secche
risposte
che
voleva
restar
chiuso
in
sé
,
per
non
darsi
importanza
con
ciò
che
-
volendo
-
avrebbe
potuto
dire
.
Difatti
il
suo
còmpito
,
adesso
,
era
questo
:
mostrarsi
seccato
,
anzi
stanco
e
sfiduciato
.
Per
sua
disgrazia
,
egli
-
e
tutti
lo
sapevano
-
aveva
un
ideale
:
la
Patria
,
rappresentata
,
anzi
incarnata
tutta
quanta
nella
persona
di
un
vecchio
glorioso
statista
,
il
Crispi
,
battuto
alcuni
anni
addietro
in
una
tumultuosa
seduta
parlamentare
,
dopo
una
lotta
piccina
e
sleale
.
Per
questo
vecchio
glorioso
s
'
era
cimentato
in
tanti
e
tanti
duelli
,
riportandone
quasi
sempre
la
peggio
;
aveva
respinto
su
i
giornali
con
inaudita
violenza
di
linguaggio
le
ingiurie
degli
oppositori
.
Ma
ormai
,
caduto
quel
Vecchio
,
anche
la
patria
per
lui
era
caduta
:
trionfava
la
marmaglia
;
non
era
noja
,
la
sua
;
era
propriamente
schifo
di
vivere
.
Non
credeva
affatto
che
Roberto
Auriti
potesse
vincere
,
quantunque
sostenuto
dal
Governo
;
ma
quel
suo
Vecchio
venerato
-
che
ancora
intorno
all
'
avvenire
della
patria
s
'
illudeva
come
un
fanciullo
-
gli
aveva
imposto
di
recarsi
a
Girgenti
a
combattere
per
l
'
Auriti
;
sapeva
che
questi
,
più
che
per
le
premure
del
Governo
,
s
'
era
piegato
ad
accettare
la
lotta
per
la
spinta
del
vecchio
statista
;
ed
eccolo
a
Girgenti
.
Tanto
per
non
venir
meno
al
dovere
,
rispondeva
ora
all
'
invito
dell
'
Agrò
,
d
'
un
canonico
,
lui
che
amava
i
preti
quanto
il
fumo
negli
occhi
.
C
'
era
;
bisognava
che
s
'
adattasse
.
Non
ostante
però
la
sfiducia
con
cui
s
'
era
lasciato
andare
a
quella
impresa
elettorale
,
si
sentiva
alquanto
stizzito
nel
vedersi
messo
ora
alla
pari
con
un
Mattina
qualunque
,
appajato
con
costui
nella
piccola
congiura
che
il
canonico
Agrò
pareva
volesse
ordire
.
Il
Mattina
si
mosse
su
la
poltrona
,
sbuffando
e
prendendo
un
'
altra
positura
.
-
Si
fa
aspettare
...
-
Chi
c
'
è
di
là
?
-
domandò
Guido
Verònica
,
senz
'
ombra
d
'
impazienza
.
Il
Mattina
si
protese
e
disse
sottovoce
:
-
Prèola
figlio
,
la
lancia
spezzata
d
'
Ignazio
Capolino
.
L
'
ho
saputo
dal
cameriere
.
Che
te
ne
pare
?
Domando
e
dico
,
che
cosa
ci
stiamo
a
fare
qua
noi
due
?
-
Sentiremo
...
-
sospirò
il
Verònica
.
-
Non
vorrei
che
...
Il
Mattina
s
'
interruppe
,
vedendo
aprir
l
'
uscio
ed
entrare
,
lungo
e
curvo
su
la
sua
magrezza
,
il
canonico
Pompeo
Agrò
Facendo
cenno
con
ambo
le
mani
ai
due
ospiti
di
rimaner
seduti
,
disse
con
vocetta
stridente
:
-
Chiedo
vènia
...
Stieno
,
stieno
seduti
,
prego
.
Caro
Verònica
;
cavaliere
esimio
.
Qua
,
cavaliere
,
segga
qua
,
accanto
a
me
;
non
ho
paura
de
'
suoi
peccatacci
di
gioventú
.
-
Sì
,
gioventù
!
-
sorrise
il
Mattina
,
mostrando
il
capo
grigio
.
Il
Canonico
trasse
dal
petto
un
vecchio
orologino
d
'
argento
.
-
Il
pelo
,
eh
,
lei
m
'
insegna
,
e
non
il
vizio
.
Già
le
dieci
perbacco
!
Ho
perduto
molto
tempo
...
Mah
!
S
'
alterò
in
volto
;
restò
un
momento
perplesso
,
se
dire
o
non
dire
;
poi
,
come
attaccando
una
coda
al
sospiro
rimasto
in
tronco
:
-
La
gratitudine
,
un
mito
!
Tentennò
il
capo
,
e
riprese
:
-
Sarebbero
disposti
lor
signori
a
venire
un
momentino
con
me
?
-
Dove
?
-
domandò
il
Mattina
.
-
In
casa
di
Roberto
Auriti
...
tanto
amico
mio
,
tanto
fin
dall
'
infanzia
,
lo
sanno
.
I
nostri
padri
,
più
che
fratelli
,
compagni
d
'
arme
;
quello
di
Roberto
a
Milazzo
,
e
il
mio
cadde
al
Volturno
.
Storia
,
questa
.
Se
ne
dovrebbe
tener
conto
in
paese
,
invece
di
menare
tanto
scalpore
per
la
mia
...
come
la
chiamano
?
diserzione
...
eh
?
diserzione
,
già
.
La
veste
!
Sissignori
.
Ma
sotto
la
veste
c
'
è
pure
un
cuore
;
e
ce
l
'
ho
anch
'
io
per
la
santa
amicizia
,
e
anche
...
e
anche
...
Il
Canonico
forse
voleva
aggiungere
«
per
la
patria
»
;
lo
lasciò
intendere
col
gesto
e
pose
un
freno
alla
foga
del
sentimento
generoso
.
Si
sforzava
di
parlar
dipinto
,
con
un
risolino
arguto
sulle
labbra
,
strofinandosi
di
continuo
sotto
il
mento
le
mani
ossute
,
come
se
le
lavasse
alla
fontanella
delle
sue
frasi
polite
,
sì
,
non
però
fluenti
e
limpide
e
continue
,
ma
quasi
a
sbruffi
,
esitanti
spesso
e
con
curiosi
ingorghi
esclamativi
.
Di
tratto
in
tratto
,
nel
sollevar
le
pàlpebre
stanche
,
lasciava
intravedere
qualche
obliquo
sguardo
fuggevole
,
così
diverso
dall
'
ordinario
,
che
subito
ciascuno
immaginava
quell
'
uomo
dovesse
,
nell
'
intimità
,
non
esser
quale
appariva
,
aver
più
d
'
una
afflizione
profondamente
segreta
che
lo
rendeva
astuto
e
cattivo
,
e
travagli
d
'
animo
oscuri
.
-
Prima
d
'
andare
,
-
riprese
cangiando
tono
,
-
due
paroline
per
intenderci
.
Avrei
meditato
...
messo
su
,
o
mi
sembra
,
un
piccolo
piano
di
battaglia
.
Non
la
pretendo
a
generale
,
veh
!
Lor
signori
combatteranno
;
io
porterò
il
gamellino
.
Ecco
.
Ben
ponderato
tutto
,
il
nostro
più
temibile
avversario
chi
è
?
Il
Capolino
?
No
;
ma
chi
gli
fa
spalla
:
il
Salvo
,
già
suo
cognato
,
potentissimo
.
Ora
io
da
buona
fonte
so
che
il
Salvo
fino
a
pochi
giorni
fa
non
voleva
permettere
in
verun
modo
questa
...
questa
comparsa
del
Capolino
.
-
Sì
,
sì
,
-
confermò
il
Mattina
.
-
A
causa
delle
trattative
di
matrimonio
tra
la
sorella
e
il
principe
di
Laurentano
.
-
Oh
!
Benissimo
,
-
approvò
il
Canonico
.
-
Ma
il
Salvo
concesse
la
grazia
di
fargli
spalla
appena
seppe
che
il
principe
non
intendeva
d
'
aver
riguardo
alla
parentela
dell
'
Auriti
e
ordinava
non
ne
avesse
parimenti
il
partito
.
Stando
così
le
cose
,
le
sorti
del
nostro
Roberto
sono
quasi
disperate
.
Non
c
'
illudiamo
.
-
Eh
,
lo
so
!
-
sbuffò
il
Verònica
.
Subito
il
Canonico
lo
fermò
con
un
gesto
della
mano
,
seguitando
:
-
Ma
se
noi
,
ecco
,
pognamo
che
noi
,
signori
miei
,
a
dispetto
della
libertà
concessa
dal
principe
,
riuscissimo
a
legar
mani
e
piedi
al
colosso
,
al
Salvo
...
eh
?
Come
?
Ecco
:
sarebbe
questo
il
mio
piano
.
Pompeo
Agrò
,
data
così
l
'
esca
alla
curiosità
,
stette
un
pezzo
con
le
mani
spalmate
,
sospese
sotto
il
mento
;
poi
le
ritrasse
,
richiudendole
;
chiuse
anche
gli
occhi
per
raccogliersi
meglio
;
lasciò
andar
fuori
un
altro
:
«
Ecco
!
»
,
come
un
gancio
per
sostener
l
'
attenzione
dei
due
ascoltatori
,
e
rimase
ancora
un
po
'
in
silenzio
.
-
Lor
signori
sanno
le
condizioni
con
cui
si
effettuerà
il
matrimonio
per
espressa
volontà
del
Laurentano
.
Ora
queste
condizioni
,
secondo
che
io
ho
divisato
,
dovrebbero
diventare
il
punto
...
come
diremo
?
vulnerabile
del
Salvo
.
-
Il
tallone
d
'
Achille
,
-
suggerí
il
Mattina
,
scotendosi
,
per
dire
una
cosa
nuova
.
-
Benissimo
!
d
'
Achille
!
-
approvò
l
'
Agrò
.
-
E
mi
spiego
.
Preme
al
Salvo
certamente
,
avendole
accettate
,
che
il
figlio
del
principe
,
residente
a
Roma
(
mi
par
che
si
chiami
Gerlando
,
eh
?
come
il
nonno
:
Gerlandino
,
Landino
)
non
sia
o
almeno
,
non
si
mostri
apertamente
contrario
a
questo
matrimonio
del
padre
.
Anzi
so
che
il
Salvo
ha
posto
come
patto
la
presenza
del
giovine
alla
cerimonia
nuzialc
,
per
il
riconoscimento
del
vincolo
da
parte
sua
e
come
impegno
da
gentiluomo
per
l
'
avvenire
.
Io
non
conosco
codesto
Gerlandino
,
ma
so
che
è
di
pelo
...
cioè
,
diciamo
,
di
stampa
ben
altra
dal
padre
.
-
Opposta
!
-
esclamò
il
Veronica
.
-
Io
lo
conosco
bene
.
-
Oh
bravo
!
-
soggiunse
l
'
Agrò
.
-
Ammesso
dunque
che
non
abbia
neppure
le
idee
di
Roberto
Auriti
,
tra
i
due
,
voglio
dire
tra
questo
e
un
Capolino
,
dovrebbe
aver
più
cara
,
m
'
immagino
,
la
vittoria
del
parente
.
Guido
Verònica
,
a
questo
punto
,
si
scosse
e
sospirò
a
lungo
,
come
per
votarsi
dell
'
illusione
accolta
per
un
momento
,
e
disse
:
-
Ah
,
no
,
non
credo
,
sa
!
non
credo
proprio
che
Lando
si
impicci
di
codeste
cose
...
-
Mi
lasci
dire
,
-
riprese
il
Canonico
,
con
voce
agretta
.
-
A
me
non
cale
che
se
ne
impicci
:
vorrei
saper
solamente
da
lei
che
è
stato
tanto
tempo
a
Roma
e
conosce
il
giovine
,
se
l
'
antagonismo
,
diciamo
così
,
tra
don
Ippolito
Laurentano
e
donna
Caterina
Auriti
sussista
anche
tra
i
loro
figliuoli
.
-
No
,
questo
no
!
-
rispose
subito
il
Verònica
.
-
Sono
anzi
in
buon
accordo
,
amici
.
-
Mi
basta
!
-
esclamò
allora
il
Canonico
picchiandosi
col
dorso
d
'
una
mano
la
palma
dell
'altra.-
Mi
strabasta
!
Se
della
parentela
con
l
'
Auriti
non
vuole
tener
conto
il
padre
,
può
invece
,
o
potrebbe
,
tener
conto
il
figlio
.
Ed
ecco
legato
il
Salvo
,
il
colosso
!
Pompeo
Agrò
volle
godere
un
momento
di
quella
prima
vittoria
guardando
acutamente
,
con
un
sorrisino
un
po
'
smorfioso
,
il
Verònica
,
poi
il
Mattina
,
già
accampati
entrambi
nel
suo
piano
,
stimato
almeno
meditabile
.
Quindi
,
come
un
generale
non
contento
di
vincere
soltanto
a
tavolino
,
con
le
leggi
della
tattica
,
scese
a
osservare
le
difficoltà
materiali
dell
'
impresa
.
-
Il
punto
,
-
disse
,
-
sarà
persuadere
a
quel
benedetto
Roberto
di
servirsi
di
questo
spediente
.
Giacché
,
per
lo
meno
abbiamo
bisogno
di
una
lettera
privata
di
Gerlandino
,
da
far
vedere
o
conoscere
in
qualche
modo
al
Salvo
,
ecco
!
o
diretta
al
Salvo
stesso
,
che
sarà
difficile
,
o
a
Roberto
,
o
a
qualche
amico
:
a
lei
,
per
esempio
,
caro
Verònica
:
insomma
,
una
prova
,
un
documento
...
Guido
Verònica
non
volle
dichiarare
ch
'
egli
non
poteva
attendersi
una
lettera
da
Lando
,
col
quale
non
aveva
alcuna
intimità
;
stimò
,
sì
,
ingegnoso
il
piano
dell
'
Agrò
,
ma
forse
inattuabile
per
la
troppa
schifiltà
di
Roberto
il
quale
...
il
quale
...
sì
,
benemerenze
patriottiche
...
-
«
Onestà
immacolata
!
»
-
soggiunse
l
'
Agrò
.
-
Sì
,
-
concesse
il
Verònica
,
-
e
anche
ingegno
,
se
vogliamo
;
ma
...
ma
...
ma
...
al
dì
d
'
oggi
...
e
gli
secca
il
Prefetto
e
par
che
gli
secchino
anche
gli
amici
...
basta
!
Sarà
un
affar
serio
!
Io
,
per
me
,
mi
metterei
anche
la
pelle
alla
rovescia
per
ajutarlo
,
però
...
S
'
interruppe
;
si
batté
la
fronte
con
una
mano
;
esclamò
:
-
Ho
trovato
!
Giulio
...
c
'
è
Giulio
...
il
fratello
di
Roberto
,
giusto
in
questo
momento
nella
segreteria
particolare
di
S
.
E
.
il
ministro
D
'
Atri
:
eh
,
perbacco
!
a
lui
sì
posso
scrivere
...
è
intimissimo
di
Lando
.
Da
Giulio
si
otterrà
facilmente
quello
che
vogliamo
,
senza
farne
saper
nulla
a
Roberto
,
che
opporrebbe
chi
sa
quanti
ostacoli
.
Ecco
fatto
!
-
Bravissimo
!
bravissimo
!
-
non
rifiniva
più
d
'
esclamare
il
Canonico
,
gongolante
.
Solo
il
Mattina
era
rimasto
come
una
barca
,
la
cui
vela
non
riuscisse
a
pigliar
vento
.
Vedendo
quell
'
altre
due
barche
filar
così
leste
senza
più
curarsi
di
lui
rimasto
floscio
indietro
si
sentì
umiliato
,
volle
dir
la
sua
e
,
non
potendo
altro
,
si
provò
a
soffiare
un
po
'
di
vento
contrario
e
a
parar
qualche
secca
o
qualche
scoglio
.
-
Già
,
-
disse
,
-
ma
non
sarà
troppo
tardi
,
signori
miei
?
Riflettiamo
!
Prima
che
la
lettera
arrivi
,
anche
facendo
con
la
massima
sollecitudine
,
di
qui
a
Roma
,
chiama
e
rispondi
!
Ci
vorrà
una
settimana
;
dico
poco
.
Il
Salvo
avrà
tutto
il
tempo
,
di
compromettersi
e
non
si
potrà
più
tirare
indietro
.
-
Eh
,
lo
vorrò
vedere
!
-
esclamò
il
Canonico
con
un
sogghignetto
,
e
alzando
una
mano
,
come
per
salutarlo
da
lontano
.
-
No
,
sa
!
no
,
sa
!
Mai
piùù
mai
piùù
,
mai
piùù
...
Vuole
che
gli
stia
poi
tanto
a
cuore
il
Capolino
?
-
Ma
la
propria
dignità
,
scusi
!
-
si
risentì
il
cavaliere
,
come
se
fosse
in
ballo
la
sua
.
-
Bella
figura
ci
farebbe
!
Ma
sa
che
oggi
stesso
nella
sala
di
redazione
dell
'
Empedocle
si
proclamerà
ufficialmente
la
candidatura
di
Capolino
con
l
'
intervento
del
Salvo
e
di
tutti
i
maggiorenti
del
partito
?
Non
scherziamo
!
-
In
questo
caso
,
-
saltò
a
dire
il
Verònica
,
-
per
far
più
presto
,
si
spedirà
a
Giulio
ora
stesso
,
d
'
urgenza
,
un
telegramma
in
cifre
.
Roberto
ha
un
cifrario
particolare
col
fratello
.
Non
perdiamo
più
tempo
...
Piuttosto
...
aspetti
!
...
ora
che
ci
penso
...
il
Selmi
...
perdio
!
-
Selmi
?
-
domandò
il
Canonico
,
stordito
da
quel
nome
che
cadeva
all
'
improvviso
come
un
ostacolo
insormontabile
su
la
via
così
bene
spianata
.
-
Il
deputato
Selmi
?
-
Corrado
Selmi
,
sì
,
-
rispose
il
Verònica
.
-
L
'
ho
visto
a
Palermo
...
Ha
promesso
a
Roberto
di
venire
qua
,
per
lui
,
e
che
anzi
avrebbe
tenuto
un
discorso
...
-
Ebbene
?
-
fece
l
'
Agrò
.
-
Anzi
,
un
parlamentare
di
tanta
autorità
...
vero
patriota
...
-
Lasci
andare
!
lasci
andare
!
-
lo
interruppe
il
Verònica
,
socchiudendo
gli
occhi
,
scotendo
una
mano
.
-
Patriota
...
va
bene
!
Bacato
,
bacato
,
bacato
,
caro
Canonico
...
Debiti
...
compromissioni
...
storie
...
e
Dio
non
voglia
che
il
povero
Roberto
per
causa
di
lui
...
Basta
.
Non
è
per
questo
,
adesso
...
Ma
per
Lando
Laurentano
...
E
Guido
Verònica
fece
piú
volte
schioccar
le
dita
,
come
per
strigarsele
dell
'
impiccio
che
gli
dava
il
pensiero
del
Selmi
.
-
Non
capisco
...
-
osservò
il
Canonico
.
-
Forse
tra
il
Laurentano
e
il
Selmi
?
...
-
Eh
,
altro
!
-
esclamò
il
Verònica
.
-
Nimicizia
mortale
!
-
Affar
di
donne
,
-
aggiunse
il
Mattina
,
serio
,
socchiudendo
gli
occhi
,
soddisfattissimo
di
quella
contrarietà
.
E
il
Canonico
,
incuriosito
:
-
Ah
sì
?
di
donne
?
-
Storia
vecchia
,
-
rispose
il
Verònica
.
-
Finita
,
a
quanto
pare
,
ma
,
fino
a
un
anno
fa
,
Corrado
Selmi
-
lo
dico
perché
tutta
Roma
lo
sa
-
fu
l
'
amante
di
donna
Giannetta
D
'
Atri
,
moglie
del
Ministro
d
'
oggi
.
Il
Canonico
levò
una
mano
:
-
Uh
,
che
cose
!
E
questa
...
e
questa
donna
Giannetta
chi
sarebbe
?
-
Ma
una
Montalto
!
-
disse
il
Verònica
.
-
Cugina
di
Lando
...
Lei
sa
che
la
prima
moglie
del
principe
fu
una
Montalto
.
-
Ah
,
ecco
!
E
forse
il
giovine
...
?
-
Da
ragazzo
,
tra
cugini
...
Questo
non
lo
so
bene
.
Il
fatto
è
che
Lando
Laurentano
provocò
due
volte
il
Selmi
...
Ora
,
capirà
,
se
questi
viene
qua
a
sostenere
la
candidatura
di
Roberto
...
-
Già
,
già
,
già
...
ora
comprendo
!
-
esclamò
il
Canonico
.
-
si
dovrebbe
impedire
!
Ah
,
si
dovrebbe
impedire
!
-
Forse
non
sarà
difficile
,
-
concluse
il
Verònica
.
-
Perché
Corrado
Selmi
avrà
da
combattere
per
sé
nel
suo
collegio
.
Basta
,
vedremo
.
Adesso
andiamo
subito
da
Roberto
.
Il
Canonico
si
alzò
.
-
Pronti
,
-
disse
.
-
La
vettura
è
giù
.
Un
momentino
,
col
loro
permesso
.
Prendo
il
cappello
e
il
tabarro
.
Poco
dopo
,
il
Verònica
e
il
Mattina
rividero
il
vecchio
cameriere
dai
piedi
sbiechi
,
parato
da
automedonte
,
e
salirono
in
vettura
con
l
'
Agrò
.
Venendo
su
dal
Ràbato
,
per
piazza
San
Domenico
notarono
subito
un
movimento
insolito
lungo
la
via
maestra
.
Quattro
,
cinque
monellacci
,
correndo
e
fermandosi
qua
e
là
,
strillavano
il
giornaletto
clericale
Empedocle
,
che
pareva
andasse
a
ruba
.
-
L
'
Impiducli
!
L
'
Impiducli
!
E
per
tutto
si
formavano
capannelli
,
qua
a
leggere
,
là
a
commentar
vivamente
qualche
articolo
,
certo
violento
,
stampato
in
quel
foglio
.
Il
Verònica
,
vedendo
passare
presso
la
vettura
uno
di
quegli
strilloni
,
non
seppe
resistere
alla
tentazione
,
e
mentre
il
Canonico
-
che
per
le
vie
della
città
,
in
quei
giorni
,
si
sentiva
in
mezzo
a
un
campo
nemico
-
consigliava
:
-
«
Meglio
a
casa
!
meglio
a
casa
!
»
-
si
fece
buttare
nella
vettura
una
copia
del
giornale
.
La
prese
il
Mattina
.
-
Leggo
io
?
E
cominciò
a
leggere
sottovoce
l
'
articolo
di
fondo
,
quello
che
,
indubbiamente
,
suscitava
tanto
fermento
nel
pubblico
.
Era
intitolato
Patrioti
per
bisogni
di
famiglia
,
e
si
riferiva
-
senza
far
nomi
,
ma
con
turpe
evidenza
-
alla
memoria
di
Stefano
Auriti
,
padre
di
Roberto
,
alterando
con
vilissima
calunnia
la
storia
romanzesca
del
suo
amore
per
Caterina
Laurentano
;
la
fuga
dei
due
giovani
poco
prima
della
rivoluzione
del
1848;
la
parte
presa
da
Stefano
Auriti
a
questa
rivoluzione
«
non
già
per
amor
di
patria
,
ma
appunto
per
bisogni
di
famiglia
,
cioè
per
la
conquista
d
'
una
dote
insieme
con
le
grazie
del
suocero
per
forza
,
ricco
,
liberale
,
sì
,
ma
,
ahimè
,
d
'
una
inflessibilità
superiore
a
ogni
previsione
»
.
Man
mano
,
leggendo
,
la
voce
del
Mattina
si
alterava
dallo
sdegno
,
acceso
maggiormente
dall
'
indignazione
dell
'
Agrò
,
che
prorompeva
di
tratto
in
tratto
,
accennando
di
turarsi
le
orecchie
e
buttandosi
indietro
:
-
Oh
vigliacchi
!
oh
vigliacchi
!
A
un
certo
punto
il
Mattina
si
vide
strappar
di
mano
il
giornale
.
Guido
Verònica
,
pallidissimo
,
col
volto
scontraffatto
dall
'
ira
,
aprì
lo
sportello
della
vettura
,
ne
balzò
fuori
e
,
senza
sentire
i
richiami
del
Canonico
,
tanto
per
cominciare
,
si
lanciò
di
furia
tra
un
crocchio
di
gente
,
in
mezzo
al
quale
stava
il
Capolino
,
a
cui
schiaffò
in
faccia
il
giornale
,
stropicciandoglielo
sul
muso
.
L
'
aggressione
fu
così
fulminea
,
che
tutti
restarono
per
un
momento
storditi
e
sgomenti
,
poi
s
'
avventarono
addosso
all
'
aggressore
:
accorse
gente
,
vociando
,
da
tutte
le
parti
:
nel
mezzo
era
la
mischia
,
fitta
:
volavano
bastonate
,
tra
urli
e
imprecazioni
.
Il
Mattina
non
ebbe
tempo
né
modo
di
cacciarsi
in
difesa
del
Verònica
;
ma
,
poco
dopo
,
l
'
abbaruffìo
,
lì
nel
forte
,
si
allargò
:
la
rissa
era
partita
.
Il
Canonico
chiamava
il
Mattina
,
smaniando
,
dalla
vettura
.
Questi
udì
alla
fine
e
si
volse
;
ma
vide
in
quella
il
Verònica
,
senza
cappello
,
senza
lenti
,
strappato
,
ansimante
tra
una
frotta
di
giovani
che
evidentemente
lo
difendevano
,
e
accorse
.
Ritornò
,
poco
dopo
,
alla
vettura
del
Canonico
:
-
Niente
-
dice
;
-
stia
tranquillo
;
andiamo
pure
;
è
tra
amici
;
se
l
'
è
cavata
bene
.
Il
Canonico
tremava
tutto
.
-
Signore
Iddio
,
Signore
Iddio
...
che
scandalo
...
Ma
perché
?
...
Schifosi
...
Non
conveniva
sporcarsi
le
mani
...
E
ora
che
avverrà
?
-
Oh
,
-
fece
con
una
certa
sprezzatura
il
Mattina
.
-
Un
duello
;
è
semplicissimo
...
o
una
querela
,
se
la
santa
religione
non
consentirà
a
quel
farabutto
di
dar
conto
delle
turpitudini
che
pure
gli
ha
permesso
di
sfognare
.
-
La
religione
,
scusi
,
lasciamola
stare
,
cavaliere
,
-
disse
Pompeo
Agrò
pacatamente
.
-
Non
c
'
entra
e
...
mi
lasci
dire
!
non
c
'
entra
neppure
il
Capolino
.
-
Come
no
?
-
Mi
lasci
dire
.
Io
so
chi
ha
scritto
l
'
articolo
,
quella
sozzura
.
Il
Prèola
,
il
Prèola
venuto
stamani
da
me
,
non
so
da
chi
spedito
...
Brutto
ingrato
!
feccia
d
'
uomo
!
-
Ma
il
Capolino
,
-
obbiettò
il
Mattina
,
-
è
direttore
del
giornale
e
ha
lasciato
passar
l
'
articolo
.
-
Giurerei
,
metterei
le
mani
sul
fuoco
,
-
rispose
il
Canonico
,
-
che
non
lo
lesse
prima
.
È
mio
avversario
,
veda
,
eppure
lo
riconosco
incapace
d
'
una
siffatta
bassezza
...
E
ora
che
troveremo
in
casa
di
Roberto
?
Donna
Caterina
Auriti
-
Laurentano
abitava
con
la
figlia
Anna
,
vedova
anch
'
essa
,
e
col
nipote
,
una
vecchia
e
triste
casa
sotto
la
Badìa
Grande
.
La
casa
era
appartenuta
a
Michele
Del
Re
,
marito
di
Anna
,
che
null
'
altro
aveva
potuto
lasciare
in
eredità
alla
vedova
giovanissima
,
all
'
unico
figliuolo
,
Antonio
,
che
ora
aveva
circa
diciott
'
anni
.
Vi
si
saliva
per
angusti
vicoli
sdruccioli
,
a
scalini
,
malamente
acciottolati
,
sudici
spesso
,
intanfati
dai
cattivi
odori
misti
esalanti
dalle
botteghe
buje
come
antri
,
botteghe
per
lo
più
di
fabbricatori
di
pasta
al
tornio
,
stesa
lì
su
canne
e
cavalletti
ad
asciugare
,
e
dalle
catapecchie
delle
povere
donne
,
che
passavano
le
giornate
a
seder
su
l
'
uscio
,
le
giornate
eguali
tutte
,
vedendo
la
stessa
gente
alla
stess
'
ora
,
udendo
le
solite
liti
che
s
'
accendevano
da
un
uscio
all
'
altro
tra
due
o
più
comari
linguacciute
per
i
loro
monelli
che
,
giocando
,
s
'
erano
strappati
i
capelli
o
rotta
la
testa
.
Unica
novità
,
di
tanto
in
tanto
,
il
Viatico
;
il
prete
sotto
il
baldacchino
,
il
campanello
,
il
coro
delle
divote
:
Oggi
e
sempre
sia
lodato
Nostro
Dio
Sacramentato
...
Morto
il
marito
,
dopo
appena
tre
anni
di
matrimonio
,
Anna
Auriti
era
quasi
morta
anch
'
essa
per
il
mondo
.
Fin
dal
giorno
della
sciagura
non
era
uscita
mai
più
di
casa
,
neanche
per
andare
a
messa
le
domeniche
;
né
s
'
era
mai
più
mostrata
,
nemmeno
attraverso
i
vetri
delle
finestre
sempre
socchiuse
.
Soltanto
le
monache
della
Badìa
Grande
,
affacciandosi
alle
grate
a
gabbia
,
avevano
potuto
vederla
dall
'
alto
,
quand
'
ella
veniva
a
prendere
,
sul
vespro
,
un
po
'
d
'
aria
nell
'
angusto
giardinetto
pensile
della
casa
,
ch
'
era
addossata
alla
tetra
,
altissima
fabbrica
di
quella
badìa
,
già
antico
castello
baronale
dei
Chiaramonte
.
Né
certo
quelle
monache
avevano
potuto
sentire
alcuna
invidia
di
lei
,
reclusa
come
loro
.
Come
loro
,
se
non
più
semplicemente
,
vestiva
di
nero
,
sempre
;
come
loro
nascondeva
,
sotto
un
fazzoletto
nero
di
seta
annodato
al
mento
,
i
capelli
,
se
non
recisi
,
non
più
curati
affatto
,
appena
ravviati
in
due
bande
e
attorti
alla
lesta
dietro
la
nuca
;
que
'
bei
capelli
castani
,
voluminosi
,
che
tanta
grazia
un
giorno
,
acconciati
con
arte
,
avevano
dato
al
suo
pallido
,
mite
,
soavissimo
volto
.
Donna
Caterina
aveva
condiviso
strettamente
questa
clausura
della
figlia
,
vestita
anch
'
essa
di
nero
,
fin
dal
1860
,
data
della
morte
eroica
del
marito
,
a
Milazzo
.
Rigida
,
magra
,
non
aveva
l
'
aria
di
mesta
rassegnazione
della
figlia
.
La
macerazione
cupa
dell
'
orgoglio
,
la
fierezza
del
carattere
che
,
a
costo
d
'
incredibili
sacrifizii
,
non
s
'
era
mai
smentita
di
fronte
alle
più
crudeli
avversità
della
sorte
,
le
avevano
alterato
così
i
lineamenti
del
volto
,
che
nessuna
traccia
esso
ormai
serbava
più
dell
'
antica
bellezza
.
Il
naso
le
si
era
allungato
,
affilato
e
teso
sulla
bocca
vizza
,
qua
e
là
rientrante
per
la
perdita
di
alcuni
denti
;
le
gote
le
si
erano
affossate
;
aguzzato
il
mento
.
Ma
sopra
tutto
gli
occhi
,
sotto
le
folte
sopracciglia
nere
,
mostravano
la
rovina
di
quel
volto
:
le
pàlpebre
s
'
eran
rilassate
,
una
più
,
l
'
altra
meno
;
e
quell
'
occhio
più
dell
'
altro
socchiuso
,
dallo
sguardo
lento
,
velato
d
'
intensa
angoscia
,
conferiva
a
quella
faccia
spenta
l
'
aspetto
d
'
una
maschera
di
cera
,
orribilmente
dolorosa
.
I
capelli
,
intanto
,
le
erano
rimasti
nerissimi
e
lucidi
,
quasi
per
dileggio
,
per
far
risaltare
meglio
lo
scempio
di
quelle
fattezze
e
smentir
la
credenza
che
i
dolori
facciano
incanutire
.
Aveva
sofferto
tutto
donna
Caterina
Laurentano
,
anche
la
fame
,
lei
nata
nel
fasto
,
allevata
e
cresciuta
fra
gli
splendori
d
'
una
casa
principesca
:
la
fame
,
quando
,
domata
la
rivoluzione
del
1848
,
a
diciotto
anni
,
col
primo
figliuolo
neonato
,
Roberto
,
aveva
dovuto
seguire
nell
'
esilio
,
in
Piemonte
,
il
marito
,
escluso
con
altri
quarantatré
dall
'
amnistia
,
e
condannato
alla
confisca
dei
pochi
beni
.
Il
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
anch
'
egli
tra
quei
quarantatré
esclusi
,
la
aveva
allora
invitata
ad
andare
con
lui
a
Malta
,
suo
luogo
d
'
esilio
,
a
patto
però
che
avesse
abbandonato
per
sempre
Stefano
Auriti
.
Lei
?
Aveva
rifiutato
sdegnosamente
;
e
con
più
sdegno
aveva
poi
rifiutato
l
'
elemosina
del
fratello
Ippolito
,
il
quale
con
altri
pochi
indegni
della
nobiltà
siciliana
era
andato
a
ossequiar
Satriano
a
Palermo
,
e
ne
aveva
ottenuto
la
restituzione
dei
beni
confiscati
al
padre
.
Ed
era
andata
a
Torino
col
marito
,
tutti
e
due
sperduti
e
come
ciechi
,
a
mendicare
per
quel
figlioletto
la
vita
.
Nessuno
degli
esuli
,
dei
fuorusciti
siciliani
colà
,
aveva
voluto
credere
dapprima
che
ella
,
di
così
cospicui
natali
,
unica
figliuola
femmina
del
principe
di
Laurentano
,
non
avesse
portato
nulla
con
sé
,
né
ricevesse
soccorsi
dalla
famiglia
;
e
Stefano
Auriti
era
stato
perciò
in
tutti
i
modi
ostacolato
dagli
stessi
compagni
di
sventura
nella
ricerca
affannosa
d
'
un
posticino
che
gli
avesse
dato
pane
,
solo
pane
per
la
moglie
e
per
sé
.
E
allora
ella
s
'
era
gravemente
ammalata
e
per
cinque
mesi
era
stata
in
un
ospedale
,
ricoverata
per
carità
dopo
infiniti
stenti
,
e
per
carità
il
piccolo
Roberto
era
stato
allevato
in
un
altro
ospizio
.
S
'
erano
ravveduti
finalmente
e
commossi
i
compagni
d
'
esilio
e
avevano
ajutato
a
gara
Stefano
Auriti
.
Uscita
dall
'
ospedale
,
ella
aveva
ricevuto
la
notizia
che
il
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
era
morto
volontariamente
a
Bùrmula
,
di
veleno
.
Dei
dodici
anni
passati
a
Torino
,
fino
al
1860
,
donna
Caterina
serbava
ormai
una
memoria
vaga
,
confusa
,
come
di
una
vita
non
vissuta
propriamente
da
lei
,
ma
piuttosto
immaginata
in
un
sogno
strano
e
violento
,
in
cui
tuttavia
sprazzavano
visioni
liete
,
qualche
momento
felice
e
ardente
,
d
'
entusiasmo
patriottico
.
Incancellabilmente
impressa
nel
cuore
aveva
invece
l
'
ora
del
risveglio
da
questo
sogno
:
allorché
le
era
pervenuta
la
notizia
che
Stefano
Auriti
,
partito
col
figliuolo
appena
dodicenne
da
Quarto
con
Garibaldi
per
la
liberazione
della
Sicilia
,
era
caduto
nella
battaglia
campale
di
Milazzo
.
Neanche
la
grazia
di
farla
impazzire
aveva
voluto
concederle
Iddio
in
quel
momento
!
E
aveva
dovuto
sentire
,
vedere
quasi
,
il
suo
cuore
di
moglie
straziato
,
colpito
a
morte
,
là
in
Sicilia
,
trascinarsi
sanguinando
dietro
al
figliuolo
giovinetto
,
rimasto
ora
senza
il
presidio
del
padre
a
seguitare
la
guerra
.
Le
avevano
fatto
a
Torino
una
colletta
,
e
coi
due
orfanelli
,
Giulio
e
Anna
,
nati
colà
,
era
ritornata
in
Sicilia
,
nella
patria
già
liberata
;
ma
da
vedova
,
in
gramaglie
,
e
più
misera
di
come
ne
era
partita
:
tra
l
'
esultanza
di
tutti
,
lei
,
con
quei
due
piccini
,
vestiti
anch
'
essi
di
nero
.
Roberto
era
già
entrato
a
Napoli
con
Garibaldi
,
e
ora
combatteva
sotto
Caserta
,
accanto
a
Mauro
Mortara
.
Era
stata
accolta
in
casa
degli
Alàimo
,
parenti
poveri
di
Stefano
Auriti
.
Novamente
il
fratello
Ippolito
,
ora
riparato
a
Colimbètra
,
le
aveva
profferto
ajuto
;
e
novamente
,
con
pari
sdegno
,
ella
lo
aveva
rifiutato
,
meravigliando
e
gettando
nella
costernazione
gli
Alàimo
,
che
la
ospitavano
.
Povera
gente
,
anche
d
'
intelletto
povera
e
di
cuore
,
quante
amarezze
non
le
aveva
cagionate
!
S
'
era
dovuta
guardare
da
loro
,
come
da
nemici
acerrimi
della
sua
dignità
,
ch
'
essi
non
intendevano
;
capacissimi
com
'
erano
di
chiedere
e
d
'
accettare
di
nascosto
quell
'
ajuto
che
ella
aveva
rifiutato
,
non
contenti
del
lavoro
che
faceva
in
casa
e
che
si
procacciava
da
fuori
per
cavarne
un
giusto
compenso
al
poco
dispendio
che
dava
loro
.
S
'
era
rialzata
per
poco
da
quell
'
orribile
avvilimento
al
ritorno
di
Roberto
,
accolto
da
tutto
il
paese
quasi
in
delirio
.
Ancora
,
ricordando
quel
giorno
,
quel
momento
,
le
sue
misere
carni
eran
corse
da
brividi
.
Ah
con
quale
esultanza
,
con
che
spasimo
d
'
amore
e
di
dolore
s
'
era
serrato
al
seno
il
figliuolo
,
che
ritornava
solo
,
senza
il
padre
,
l
'
eroe
giovinetto
dalla
camicia
rossa
,
che
il
popolo
le
aveva
recato
su
le
braccia
in
trionfo
!
Il
Governo
provvisorio
le
aveva
accordato
un
sussidio
mensile
,
e
a
Roberto
-
non
potendo
altro
,
per
l
'
età
-
aveva
accordato
una
borsa
di
studio
in
Palermo
.
L
'
aveva
perduta
pochi
anni
dopo
,
questa
borsa
,
Roberto
,
per
seguir
Garibaldi
alla
conquista
di
Roma
.
Ma
al
torrente
di
sangue
giovanile
,
che
avrebbe
ristorato
le
vene
esauste
di
Roma
,
la
ragion
di
Stato
aveva
opposto
,
ad
Aspromonte
,
un
argine
di
petti
fraterni
;
e
Roberto
,
con
gli
altri
,
era
stato
preso
e
imprigionato
,
prima
alla
Spezia
,
poi
al
forte
Monteratti
a
Genova
.
Liberato
,
aveva
ripreso
gli
studii
,
per
poco
.
Nel
1866
,
dietro
a
Garibaldi
,
di
nuovo
.
Solo
nel
1871
gli
era
venuto
fatto
di
laurearsi
in
legge
;
e
subito
era
andato
a
Roma
per
provvedere
,
dopo
tante
vicende
tumultuose
,
alla
propria
esistenza
e
a
quella
dei
suoi
.
Qualche
anno
dopo
,
lo
aveva
raggiunto
il
fratello
Giulio
.
Anna
,
a
Girgenti
,
aveva
già
trovato
marito
,
e
donna
Caterina
-
aspettando
che
Roberto
a
Roma
si
facesse
largo
e
si
preparasse
un
avvenire
degno
del
suo
passato
,
e
la
consolasse
infine
di
tutte
le
amarezze
patite
e
dell
'
avvilimento
per
cui
maggiormente
aveva
sofferto
-
era
andata
a
vivere
in
casa
del
genero
Michele
Del
Re
.
La
morte
di
questo
,
tre
anni
dopo
,
la
sciagura
della
figlia
,
la
miseria
sopravvenuta
di
nuovo
,
quasi
non
avevano
avuto
potere
di
scuoterla
da
un
dolore
più
cupo
e
profondo
,
in
cui
era
caduta
.
Il
figlio
,
il
figlio
da
cui
tanto
si
aspettava
,
il
suo
Roberto
,
fra
il
trambusto
violento
della
nuova
vita
nella
terza
Capitale
,
tra
la
baraonda
oscena
dei
tanti
che
vi
s
'
abbaruffavano
reclamando
compensi
,
carpendo
onori
e
favori
,
il
suo
Roberto
si
era
perduto
!
Stimando
semplicemente
come
suo
dovere
quanto
aveva
fatto
per
la
patria
,
non
aveva
voluto
né
saputo
accampare
alcun
diritto
a
compensi
,
aveva
forse
sperato
e
atteso
che
gli
amici
,
i
compagni
,
si
fossero
ricordati
di
lui
dignitoso
e
modesto
.
Poi
forse
lo
schifo
lo
aveva
vinto
e
tratto
in
disparte
.
E
qual
rovinìo
era
sopravvenuto
in
Sicilia
di
tutte
le
illusioni
,
di
tutta
la
fervida
fede
,
con
cui
s
'
era
accesa
alla
rivolta
!
Povera
isola
,
trattata
come
terra
di
conquista
!
Poveri
isolani
,
trattati
come
barbari
che
bisognava
incivilire
!
Ed
eran
calati
i
Continentali
a
incivilirli
:
calate
le
soldatesche
nuove
,
quella
colonna
infame
comandata
da
un
rinnegato
,
l
'
ungherese
colonnello
Eberhardt
,
venuto
per
la
prima
volta
in
Sicilia
con
Garibaldi
e
poi
tra
i
fucilatori
di
Lui
ad
Aspromonte
,
e
quell
'
altro
tenentino
savojardo
Dupuy
,
l
'
incendiatore
;
calati
tutti
gli
scarti
della
burocrazia
;
e
liti
e
duelli
e
scene
selvagge
;
e
la
prefettura
del
Medici
,
e
i
tribunali
militari
,
e
i
furti
,
gli
assassinii
,
le
grassazioni
,
orditi
ed
eseguiti
dalla
nuova
polizia
in
nome
del
Real
Governo
;
e
falsificazioni
e
sottrazioni
di
documenti
e
processi
politici
ignominiosi
:
tutto
il
primo
governo
della
Destra
parlamentare
!
E
poi
era
venuta
la
Sinistra
al
potere
,
e
aveva
cominciato
anch
'
essa
con
provvedimenti
eccezionali
per
la
Sicilia
;
e
usurpazioni
e
truffe
e
concussioni
e
favori
scandalosi
e
scandaloso
sperpero
del
denaro
pubblico
;
prefetti
,
delegati
,
magistrati
messi
a
servizio
dei
deputati
ministeriali
,
e
clientele
spudorate
e
brogli
elettorali
;
spese
pazze
,
cortigianerie
degradanti
;
l
'
oppressione
dei
vinti
e
dei
lavoratori
,
assistita
e
protetta
dalla
legge
,
e
assicurata
l
'
impunità
agli
oppressori
...
Da
due
giorni
-
dacché
Roberto
era
arrivato
a
Girgenti
-
usciva
dalla
bocca
amara
di
donna
Caterina
Auriti
questo
fiotto
veemente
di
crudeli
ricordi
,
d
'
acerbe
rampogne
,
di
fiere
accuse
.
Guardando
il
figlio
,
a
traverso
le
pàlpebre
rilassate
,
con
quell
'
occhio
quasi
spento
,
si
votava
il
cuore
di
tutte
le
amarezze
accumulate
in
tanti
anni
,
di
tutto
il
dolore
,
di
cui
l
'
anima
sua
s
'
era
nutrita
e
attossicata
.
-
Che
speri
?
che
vuoi
?
-
gli
domandava
.
-
Che
sei
venuto
a
far
qui
?
E
Roberto
Auriti
,
investito
dalla
furia
della
madre
,
taceva
aggrondato
,
a
capo
chino
,
con
gli
occhi
chiusi
.
Aveva
ormai
quarantatré
anni
:
già
calvo
,
ma
vigoroso
,
col
volto
fortemente
inquadrato
dalle
folte
sopracciglia
nere
,
quasi
giunte
,
e
dalla
corta
barba
pur
nera
,
se
ne
stava
avvilito
e
addogliato
,
come
un
fanciullo
debole
al
cospetto
di
quella
madre
che
,
pur
così
debellata
dai
dolori
e
dagli
anni
,
serbava
tanta
energia
e
così
fieri
spiriti
.
Si
sentiva
veramente
sconfitto
.
L
'
animo
,
troppo
teso
negli
sforzi
della
prima
gioventù
,
gli
era
venuto
meno
a
poco
a
poco
,
di
fronte
alla
nuova
,
laida
guerra
,
guerra
di
lucro
,
guerra
per
la
conquista
indegna
dei
posti
.
E
ne
aveva
chiesto
uno
anche
lui
,
non
per
sé
,
per
il
fratello
Giulio
,
e
lo
aveva
ottenuto
al
Ministero
del
tesoro
.
Egli
s
'
era
affidato
agli
scarsi
,
incerti
proventi
della
professione
d
'
avvocato
:
proventi
che
tuttavia
,
tal
volta
,
non
gli
lasciavano
al
tutto
tranquilla
la
coscienza
,
non
già
perché
non
li
credesse
meritato
compenso
al
proprio
lavoro
,
allo
zelo
;
ma
perché
la
maggior
parte
delle
liti
gli
venivano
per
il
tramite
dei
deputati
siciliani
suoi
amici
,
di
Corrado
Selmi
specialmente
,
e
per
parecchie
aveva
il
dubbio
che
le
avesse
vinte
,
non
tanto
per
la
sua
bravura
,
quanto
per
l
'
indebita
e
non
gratuita
ingerenza
di
quelli
.
Ma
egli
,
morto
il
cognato
Michele
Del
Re
,
aveva
la
madre
e
la
sorella
vedova
e
il
nipote
da
mantenere
a
Girgenti
;
oltre
che
a
Roma
,
da
parecchi
anni
,
non
era
più
solo
.
Certo
la
madre
non
ignorava
la
convivenza
di
lui
a
Roma
con
una
donna
,
di
cui
per
antichi
pregiudizii
e
per
la
puritana
rigidezza
dei
costumi
non
poteva
avere
alcuna
stima
;
non
glien
'
aveva
mai
fatto
parola
;
ma
egli
sentiva
l
'
aspra
condanna
nel
cuore
materno
,
un
'
altra
amarezza
-
secondo
lui
ingiusta
-
che
la
madre
non
gli
mostrava
per
non
avvilirlo
,
per
non
ferirlo
vieppiù
.
Ma
forse
donna
Caterina
,
in
quei
momenti
,
non
ci
pensava
nemmeno
,
tutt
'
intesa
com
'
era
a
mettere
innanzi
al
figlio
,
con
foga
inesausta
,
insieme
coi
ricordi
luttuosi
della
famiglia
,
le
condizioni
tristissime
del
paese
.
E
durante
quest
'
esposizione
,
la
sorpresero
il
canonico
Pompeo
Agrò
e
il
Mattina
.
Dalla
cordialità
vivace
,
con
cui
Roberto
Auriti
lo
accolse
,
l
'
Agrò
comprese
subito
ch
'
egli
ignorava
ancora
la
pubblicazione
di
quel
turpe
articolo
.
Presentò
il
Mattina
,
ossequiò
la
signora
.
Donna
Caterina
aspettò
che
i
primi
convenevoli
fossero
scambiati
e
che
i
due
amici
esprimessero
la
gioja
di
rivedersi
dopo
tanti
anni
;
e
riprese
,
rivolta
all
'
Agrò
:
-
Per
carità
,
Monsignore
,
glielo
faccia
intendere
anche
lei
,
che
è
amico
sincero
.
Qua
siamo
tra
noi
.
Anche
questo
signore
,
se
l
'
ha
condotto
lei
,
sarà
un
amico
.
Io
voglio
persuadere
mio
figlio
a
non
accettare
questa
lotta
.
-
Mamma
...
-
pregò
Roberto
,
con
un
sorriso
afflitto
.
-
Sì
,
sì
,
-
incalzò
la
madre
.
-
Lo
dicano
loro
.
Che
ha
fatto
Roberto
,
e
perché
,
in
nome
di
che
cosa
viene
oggi
a
chiedere
il
suffragio
del
suo
paese
?
Forse
in
nome
di
tutto
ciò
che
fece
da
giovinetto
,
in
nome
del
padre
morto
,
dei
sacrifizii
e
degli
ideali
santi
per
cui
quei
sacrifizii
furono
fatti
e
quello
strazio
sofferto
?
Farà
ridere
!
-
Oh
,
no
,
perché
,
donna
Caterina
?
-
si
provò
a
interrompere
il
canonico
Agrò
,
portandosi
una
mano
al
petto
,
quasi
ferito
.
-
Non
dica
così
.
-
Ridere
!
ridere
!
-
incalzò
quella
con
più
foga
.
-
Lo
sa
bene
anche
lei
come
quegli
ideali
si
sono
tradotti
in
realtà
per
il
popolo
siciliano
!
Che
n
'
ha
avuto
?
com
'
è
stato
trattato
?
Oppresso
,
vessato
,
abbandonato
e
vilipeso
!
Gli
ideali
del
Quarantotto
e
del
Sessanta
?
Ma
tutti
i
vecchi
,
qua
,
gridano
:
Meglio
prima
!
Meglio
prima
!
E
lo
grido
anch
'
io
,
sa
?
io
,
Caterina
Laurentano
,
vedova
di
Stefano
Auriti
.
-
Mamma
!
mamma
!
-
supplicò
Roberto
,
con
le
mani
agli
orecchi
.
E
subito
la
madre
:
-
Sì
,
figlio
:
perché
prima
almeno
avevamo
una
speranza
,
quella
che
ci
sostenne
in
mezzo
a
tutti
i
triboli
che
tu
sai
e
non
sai
,
là
,
a
Torino
...
Nessuno
vuol
più
saperne
,
ora
,
credi
.
Troppo
cari
si
son
pagati
,
quegli
ideali
;
e
ora
basta
!
Ritòrnatene
a
Roma
!
Non
voglio
,
non
posso
ammettere
che
tu
sia
venuto
qua
in
nome
del
Governo
che
ci
regge
.
Tu
non
hai
rubato
,
figlio
,
non
hai
prestato
man
forte
a
tutte
le
ingiustizie
e
le
turpitudini
che
qua
si
perpetrano
protette
dai
prefetti
e
dai
deputati
,
non
hai
favorito
la
prepotenza
delle
consorterie
locali
che
appestano
l
'
aria
delle
nostre
città
come
la
malaria
le
nostre
campagne
!
E
allora
perché
?
che
titoli
hai
per
essere
eletto
?
chi
ti
sostiene
?
chi
ti
vuole
?
Entrò
,
in
questo
punto
,
Guido
Verònica
,
rassettato
e
ricomposto
.
Era
salito
all
'
albergo
dopo
la
rissa
per
cambiarsi
d
'
abito
,
e
vi
aveva
lasciato
detto
che
se
qualcuno
fosse
venuto
a
cercar
di
lui
,
egli
sarebbe
ritornato
alle
ore
tre
del
pomeriggio
.
Subito
l
'
Agrò
e
il
Mattina
gli
fecero
cenno
con
gli
occhi
,
che
Roberto
non
sapeva
nulla
.
Donna
Caterina
Auriti
s
'
era
levata
in
piedi
,
per
incitare
il
figlio
a
rifiutare
l
'
ajuto
del
Governo
,
che
del
resto
non
avrebbe
avuto
alcun
valore
nell
'
imminente
lotta
,
e
ad
accettar
questa
,
invece
,
in
nome
dell
'
isola
oppressa
.
Non
avrebbe
vinto
,
certamente
;
ma
la
sconfitta
almeno
non
sarebbe
stata
disonorevole
e
sarebbe
servita
di
mònito
al
Governo
.
-
Perché
voi
lo
vedrete
,
-
concluse
.
-
Faccio
una
facile
profezia
:
non
passerà
un
anno
,
assisteremo
a
scene
di
sangue
.
Guido
Verònica
parò
le
mani
grassocce
.
-
Per
carità
,
signora
mia
,
per
carità
,
non
dica
codeste
cose
,
che
sono
orribili
in
bocca
a
lei
!
Le
lasci
dire
ai
sobillatori
che
,
senza
volerlo
,
fanno
il
giuoco
dei
clericali
!
Scusi
,
Canonico
;
ma
è
proprio
così
!
Quattro
mascalzoni
ambiziosi
che
seminano
la
discordia
per
assaltare
i
Consigli
comunali
e
provinciali
e
anche
il
Parlamento
;
altri
quattro
ignobili
nemici
della
patria
che
sognano
la
separazione
della
Sicilia
sotto
il
protettorato
inglese
,
uso
Malta
!
E
c
'
è
poi
la
Francia
,
la
nostra
cara
sorella
latina
,
che
soffia
nel
fuoco
e
manda
denari
per
trar
partito
domani
di
qualche
sommossa
brigantesca
,
ispirata
dalla
mafia
!
-
Ah
sì
?
-
proruppe
donna
Caterina
,
che
s
'
era
tenuta
a
stento
.
-
Lei
si
conforta
così
?
Sono
tutte
calunnie
,
le
solite
,
quelle
che
ripetono
i
ministri
,
facendo
eco
ai
prefetti
e
ai
tirannelli
locali
capi
-
elettori
;
per
mascherare
trenta
e
più
anni
di
malgoverno
!
Qua
c
'
è
la
fame
,
caro
signore
,
nelle
campagne
e
nelle
zolfare
;
i
latifondi
,
la
tirannia
feudale
dei
cosiddetti
cappelli
,
le
tasse
comunali
che
succhiano
l
'
ultimo
sangue
a
gente
che
non
ha
neanche
da
comperarsi
il
pane
!
si
stia
zitto
!
si
stia
zitto
!
Guido
Verònica
sorrise
nervosamente
,
aprendo
le
braccia
;
poi
si
rivolse
a
Roberto
:
-
Oh
senti
...
(
col
suo
permesso
,
signora
!
)
:
avrei
bisogno
del
tuo
cifrario
,
per
spedire
un
telegramma
d
'
urgenza
a
Roma
.
-
Ah
già
,
bravo
,
bravo
!
-
esclamò
il
canonico
Agrò
,
riscotendosi
dal
doloroso
atteggiamento
preso
durante
la
violenta
intemerata
di
donna
Caterina
.
Roberto
si
recò
di
là
per
il
cifrario
.
La
conversazione
cadde
fra
i
tre
amici
e
la
vecchia
signora
;
poi
l
'
Agrò
per
rompere
il
silenzio
penoso
sopravvenuto
,
sospirò
:
-
Eh
,
certo
sono
tristi
assai
le
condizioni
del
nostro
povero
paese
!
E
la
conversazione
fu
ripresa
un
po
'
,
ma
senza
più
calore
.
I
tre
avevano
un
'
intesa
segreta
tra
loro
ed
erano
anche
gonfii
e
costernati
dello
scandalo
di
quell
'
articolo
:
si
scambiavano
occhiate
d
'
intelligenza
,
avrebbero
voluto
rimanere
soli
un
momento
per
accordarsi
sul
miglior
modo
di
preparare
Roberto
.
Ma
donna
Caterina
non
se
n
'
andava
.
-
Sa
se
Corrado
Selmi
,
-
le
domandò
Guido
Verònica
,
-
ha
scritto
a
Roberto
che
verrà
?
-
Verrà
,
verrà
,
-
rispose
ella
,
scrollando
il
capo
con
amaro
sdegno
.
-
Ci
ho
pensato
,
-
disse
piano
il
Verònica
all
'
Agrò
e
al
Mattina
.
-
Tanto
meglio
,
se
viene
.
Anzi
gli
spedirò
io
stesso
un
telegramma
perché
venga
subito
,
per
me
,
capite
?
Cosí
Lando
...
zitti
,
ecco
Roberto
.
Ma
non
era
Roberto
:
entrò
invece
nella
sala
un
giovinotto
alto
,
smilzo
,
a
cui
le
lenti
serrate
in
cima
al
naso
,
congiungendo
le
folte
sopracciglia
,
davano
un
'
aria
di
cupa
e
rigida
tenacia
.
Era
Antonio
Del
Re
,
il
nipote
.
Pallidissimo
di
solito
,
appariva
in
quel
momento
quasi
cèreo
.
-
Hanno
letto
nell
'
Empedocle
?
-
domandò
con
un
fremito
nelle
labbra
e
nel
naso
.
Il
canonico
Agrò
e
il
Mattina
alzarono
subito
le
mani
per
impedire
che
seguitasse
.
-
Contro
Roberto
?
-
domandò
donna
Caterina
.
-
Contro
il
nonno
!
-
rispose
,
vibrante
,
il
giovinotto
.
-
una
manata
di
fango
!
E
contro
te
!
-
Sozzure
!
sozzure
!
-
esclamò
l
'
Agrò
.
-
Per
carità
,
non
ne
sappia
nulla
il
povero
Roberto
!
-
Già
sta
a
leggerlo
,
-
disse
il
nipote
,
sprezzante
.
-
No
!
no
!
gridò
allora
l
'
Agrò
,
levandosi
in
piedi
.
-
Oh
Signore
Iddio
,
bisogna
prevenirlo
!
Già
questi
farabutti
hanno
avuto
la
lezione
che
si
meritavano
dal
nostro
Verònica
!
Per
carità
,
vada
lei
,
donna
Caterina
...
Imprudenza
,
imprudenza
,
ragazzo
mio
!
Donna
Caterina
accorse
;
ma
troppo
tardi
.
Roberto
Auriti
,
ignorando
quel
che
poc
'
anzi
aveva
fatto
il
Verònica
,
era
corso
pallido
,
col
volto
contratto
da
un
sorriso
spasmodico
,
e
come
un
cieco
alla
redazione
di
quel
giornalucolo
,
presso
Porta
Atenèa
.
Vi
aveva
trovati
già
raccolti
i
maggiorenti
del
partito
,
con
Flaminio
Salvo
alla
testa
,
per
proclamare
,
subito
dopo
l
'
aggressione
,
la
candidatura
di
Ignazio
Capolino
.
Al
vecchio
usciere
,
che
stava
di
guardia
nella
saletta
d
'
ingresso
innanzi
all
'
uscio
a
vetri
della
sala
di
redazione
,
aveva
detto
-
ancor
sorridendo
a
quel
modo
-
che
Roberto
Auriti
voleva
parlare
col
direttore
.
Nella
sala
di
redazione
s
'
era
fatto
un
improvviso
silenzio
;
poi
agli
orecchi
di
Roberto
eran
venute
queste
parole
concitate
:
-
Nossignori
!
Vado
io
,
tocca
a
me
;
l
'
articolo
l
'
ho
scritto
io
,
e
io
ne
rispondo
!
Non
aveva
neppur
visto
chi
gli
s
'
era
fatto
innanzi
:
gli
s
'
era
lanciato
addosso
come
una
belva
,
lo
aveva
levato
di
peso
e
scagliato
con
tale
impeto
contro
l
'
uscio
,
che
questo
s
'
era
sfondato
,
sfasciato
,
con
gran
fracasso
e
rovinìo
di
vetri
infranti
.
Quando
il
Verònica
,
il
Mattina
e
il
nipote
Del
Re
sopraggiunsero
a
precipizio
,
tra
la
ressa
della
gente
accorsa
da
ogni
parte
agli
urli
che
s
'
eran
levati
altissimi
dalla
sala
di
redazione
,
Marco
Prèola
col
volto
insanguinato
e
un
coltello
in
mano
si
dibatteva
ferocemente
sbraitando
:
-
Lasciatemi
,
maledetti
,
lasciatemi
!
Se
lo
liberate
adesso
,
l
'
ammazzo
più
tardi
!
Lasciatemi
!
Lasciatemi
!
CAPITOLO
QUARTO
In
fondo
al
vestibolo
,
tra
i
lauri
e
le
palme
,
su
lo
sfondo
della
gran
porta
a
vetri
colorati
,
la
preziosa
statua
acefala
di
Venere
Urania
,
scavata
a
Colimbètra
nello
stesso
posto
ove
ora
sorge
la
villa
,
pareva
che
non
per
vergogna
della
sua
nudità
tenesse
sollevato
un
braccio
davanti
al
volto
ideale
che
ciascuno
,
ammirandola
,
le
immaginava
subito
,
lievemente
inclinato
,
come
se
in
realtà
vi
fosse
;
ma
per
non
vedere
inginocchiati
alla
soglia
della
cappella
che
si
apriva
a
destra
tutti
quegli
uomini
così
stranamente
parati
:
la
compagnia
borbonica
di
capitan
Sciaralla
.
La
messa
era
per
finire
.
Dentro
la
cappella
,
lucida
di
marmi
e
di
stucchi
,
stavano
soltanto
il
principe
don
Ippolito
,
raccolto
nella
preghiera
su
l
'
inginocchiatojo
dorato
e
damascato
,
innanzi
all
'
altare
;
più
indietro
,
Lisi
Prèola
,
il
segretario
;
più
indietro
ancora
,
le
donne
di
servizio
:
la
governante
e
due
giovani
cameriere
.
La
servitù
mascolina
doveva
contentarsi
d
'
assistere
alla
messa
dal
vestibolo
;
solo
a
Liborio
,
cameriere
favorito
del
principe
,
in
brache
corte
e
calze
di
seta
,
era
concesso
di
star
su
l
'
entrata
,
più
dentro
che
fuori
;
e
questa
pareva
a
Sciaralla
un
'
ingiustizia
del
Prèola
,
bell
'
e
buona
.
In
qualità
di
capitano
,
egli
si
riteneva
degno
di
sedere
per
lo
meno
accanto
al
Prèola
stesso
,
se
non
subito
dopo
il
principe
,
ecco
.
Apertamente
,
no
,
non
se
ne
lagnava
,
per
prudenza
;
ma
ci
pigliava
certe
bili
!
E
come
d
'
un
peccato
d
'
invidia
se
n
'
era
confessato
a
don
Lagàipa
,
che
ogni
domenica
veniva
a
Colimbètra
a
dir
messa
.
-
Almeno
davanti
a
Dio
dovremmo
essere
tutti
eguali
,
ecco
!
Tutti
,
escluso
il
principe
;
non
c
'
era
bisogno
di
dirlo
.
Ma
lui
,
Sciaralla
,
non
si
lagnava
perché
voleva
esser
favorito
,
messo
avanti
agli
altri
,
distinto
dai
suoi
subalterni
al
cospetto
di
Dio
?
Le
corna
aveva
dunque
,
le
corna
e
la
coda
del
demonio
,
quella
sua
riflessione
,
che
pur
sembrava
giusta
a
prima
giunta
.
Così
don
Illuminato
Lagàipa
aveva
tappata
la
bocca
a
Sciaralla
.
E
Sciaralla
,
un
sospirone
.
Vera
tentazione
del
demonio
era
intanto
quella
statua
nuda
,
lì
davanti
la
cappella
,
per
tutti
quegli
uomini
di
guardia
che
dovevano
star
fuori
.
Mentre
le
labbra
recitavano
le
preghiere
,
gli
occhi
eran
quasi
costretti
a
peccare
guardando
senza
volerlo
quella
nudità
,
che
S
.
E
.
il
principe
,
tanto
divoto
,
non
avrebbe
dovuto
tenere
così
esposta
!
Oh
maledetta
!
Sembrava
viva
,
sembrava
...
Le
povere
donne
di
servizio
abbassavano
gli
occhi
,
ogni
volta
,
passando
;
e
anche
don
Illuminato
li
abbassava
,
pezzo
d
'
ipocrita
!
Ridevano
intanto
,
fiorenti
,
le
mirabili
forme
della
dea
decapitata
,
emersa
dal
tempo
remoto
,
nata
da
uno
scalpello
greco
,
da
un
artefice
ignaro
che
la
sua
opera
dovesse
tanto
sopravvivere
e
parlare
a
profana
gente
un
linguaggio
diabolico
,
ornamento
d
'
un
vestibolo
,
tra
cassoni
di
lauri
e
di
palme
.
Finita
la
messa
,
gli
uomini
della
compagnia
di
guardia
fecero
ala
su
l
'
attenti
,
al
passaggio
del
principe
che
si
recava
al
Museo
.
Così
eran
chiamate
le
sale
a
pianterreno
dell
'
altro
lato
del
vestibolo
,
nelle
quali
tra
alte
piante
di
serra
erano
raccolti
gli
oggetti
antichi
,
d
'
inestimabile
valore
:
statue
,
sarcofaghi
,
vasi
,
iscrizioni
,
scavati
a
Colimbètra
,
e
che
don
Ippolito
aveva
illustrati
molti
anni
addietro
nelle
sue
Memorie
d
'
Akragas
,
insieme
col
prezioso
medagliere
esposto
su
,
nel
salone
della
villa
.
L
'
antica
famosa
Colimbètra
akragantina
era
veramente
molto
più
giù
,
nel
punto
più
basso
del
pianoro
,
dove
tre
vallette
si
uniscono
e
le
rocce
si
dividono
e
la
linea
dell
'
aspro
ciglione
,
su
cui
sorgono
i
Tempii
,
è
interrotta
da
una
larga
apertura
.
In
quel
luogo
,
ora
detto
dell
'
Abbadia
bassa
,
gli
Akragantini
,
cento
anni
dopo
la
fondazione
della
loro
città
,
avevano
formato
la
pescheria
,
gran
bacino
d
'
acqua
che
si
estendeva
fino
all
'
Hypsas
e
la
cui
diga
concorreva
col
fiume
alla
fortificazione
della
città
.
Colimbètra
aveva
chiamato
don
Ippolito
la
sua
tenuta
,
perché
anch
'
egli
lassù
,
nella
parte
occidentale
di
essa
,
aveva
raccolto
un
bacino
d
'
acqua
,
alimentato
d
'
inverno
dal
torrentello
che
scorreva
sotto
Bonamorone
e
d
'
estate
da
una
nòria
,
la
cui
ruota
stridula
era
da
mane
a
sera
girata
da
una
giumenta
cieca
.
Tutt
'
intorno
a
quel
bacino
sorgeva
un
boschetto
delizioso
d
'
aranci
e
melograni
.
Nel
museo
don
Ippolito
soleva
passare
tutta
la
mattinata
,
intento
allo
studio
appassionato
e
non
mai
interrotto
delle
antichità
akragantine
.
Attendeva
ora
a
tracciare
,
in
una
nuova
opera
,
la
topografia
storica
dell
'
antichissima
città
,
col
sussidio
delle
lunghe
minuziose
investigazioni
sui
luoghi
,
giacché
la
sua
Colimbètra
si
estendeva
appunto
dov
'
era
prima
il
cuore
della
greca
Akragante
.
Presso
una
delle
ampie
finestre
della
seconda
sala
,
guarnite
di
lievi
tende
rosee
,
era
la
scrivania
massiccia
,
intagliata
;
ma
don
Ippolito
componeva
quasi
sempre
a
memoria
,
passeggiando
per
le
sale
;
architettava
all
'
antica
due
,
tre
periodoni
gravi
di
laonde
e
di
conciossiaché
,
e
poi
andava
a
trascriverli
su
i
grandi
fogli
preparati
su
la
scrivania
,
spesso
senza
neppur
sedere
.
Tenendosi
con
una
mano
sul
mento
la
barba
maestosa
,
che
serbava
tuttavia
un
ultimo
vestigio
,
quasi
un
'
aria
del
primo
color
biondo
d
'
oro
,
egli
,
alto
,
aitante
,
bellissimo
ancora
,
non
ostanti
l
'
età
e
la
calvizie
,
si
fermava
davanti
a
questo
o
a
quel
monumento
,
e
pareva
che
con
gli
occhi
ceruli
,
limpidi
sotto
le
ciglia
contratte
,
fosse
intento
a
interpretare
una
iscrizione
o
le
figure
simboliche
d
'
un
vaso
arcaico
.
Talvolta
anche
gestiva
o
apriva
a
un
lieve
sorriso
di
soddisfazione
le
labbra
perfette
,
giovanilmente
fresche
,
se
gli
pareva
d
'
aver
trovato
un
argomento
decisivo
,
vittorioso
,
contro
i
precedenti
topografi
.
Su
la
scrivania
era
quel
giorno
aperto
un
volume
delle
storie
di
Polibio
,
nel
testo
greco
,
Lib
.
IX
,
Cap
.
27
,
alla
pagina
ov
'
è
un
accenno
all
'
acropoli
akragantina
.
Un
gravissimo
problema
travagliava
da
parecchi
mesi
don
Ippolito
circa
alla
destinazione
di
questa
acropoli
.
-
Disturbo
?
-
domandò
,
inchinandosi
su
la
soglia
di
quella
seconda
sala
,
don
Illuminato
Lagàipa
,
che
già
si
era
spogliato
degli
arredi
sacri
e
aveva
fatto
la
solita
colazione
di
cioccolato
e
biscottini
.
Era
un
prete
di
mezz
'
età
,
tondo
di
corpo
,
dal
volto
bruciato
dal
sole
,
nel
quale
gli
occhi
cilestri
,
troppo
chiari
,
pareva
vaneggiassero
smarriti
.
Buon
uomo
,
in
fondo
,
pacifico
e
noncurante
,
lì
,
in
presenza
del
principe
,
che
ogni
domenica
lo
tratteneva
a
colazione
,
si
dava
,
per
fargli
piacere
,
arie
di
rigida
e
battagliera
intransigenza
,
di
cui
rideva
poi
,
discorrendo
filosoficamente
con
la
sua
vecchia
e
fedele
Fifa
,
l
'
asina
mansueta
,
che
lo
riconduceva
al
campicello
presso
il
camposanto
di
Bonamorone
,
pochi
ettari
di
terra
,
che
-
se
sapevano
il
rapido
passar
della
vita
-
pure
,
sotto
questo
o
quel
re
,
gli
producevano
ogni
anno
quel
tanto
che
modestamente
gli
bisognava
.
-
Domenica
,
oggi
,
e
non
si
lavora
!
-
soggiunse
,
levando
le
mani
e
sorridendo
.
-
Non
è
lavoro
,
il
mio
,
propriamente
,
-
gli
disse
con
un
sobrio
gesto
garbato
don
Ippolito
.
-
Già
,
già
!
otia
,
otia
,
secondo
Cicerone
!
-
si
corresse
don
Lagàipa
.
-
Ha
ragione
.
Venivo
per
dirle
che
jeri
mattina
,
prima
che
mi
recassi
al
mio
campicello
,
Monsignore
mi
fece
l
'
onore
d
'
incaricarmi
d
'
un
'
ambasciata
per
Vostra
Eccellenza
.
-
Monsignor
Montoro
?
-
Già
.
Mi
disse
di
avvertir
Vostra
Eccellenza
che
oggi
,
nel
pomeriggio
,
con
l
'
ajuto
di
Dio
,
verrà
qua
,
per
parlare
,
suppongo
,
delle
prossime
elezioni
.
Eh
,
-
sospirò
,
intrecciando
le
dita
e
scotendo
le
mani
così
giunte
,
-
pare
che
il
diavolaccio
maledetto
si
senta
prudere
le
corna
...
Guerra
,
guerra
...
tempesta
!
Ho
sentito
che
sono
arrivate
da
Palermo
,
per
richiamo
,
dicono
,
del
canonico
Agrò
,
due
certe
gallinelle
d
'
acqua
...
già
!
due
famosi
galoppini
al
comando
dell
'
alta
mafia
e
della
famigerata
banda
massonica
...
un
tal
Mattina
,
un
tal
Verònica
...
-
L
'
Agrò
?
-
disse
cupo
don
Ippolito
Laurentano
,
che
s
'
era
impuntato
a
quel
nome
,
senza
più
badare
al
resto
.
-
Dunque
l
'
Agrò
vuole
proprio
scendere
in
piazza
,
senza
alcun
ritegno
,
senza
alcun
riguardo
,
nemmeno
per
l
'
abito
che
indossa
?
-
Eh
!
-
tornò
a
sospirare
don
Lagàipa
.
-
Superiore
mio
...
superiore
...
ma
dico
ciò
che
si
dice
...
relata
refero
...
non
manda
giù
,
dicono
,
che
non
l
'
abbiano
fatto
vescovo
al
posto
del
nostro
Eccellentissimo
monsignor
Montoro
.
Crede
di
salvare
le
apparenze
con
...
con
la
scusa
dell
'
antica
amicizia
che
lo
lega
all
'
Auriti
,
ecco
...
-
Bell
'
amicizia
,
da
gloriarsene
!
-
brontolò
il
Laurentano
.
-
Per
un
sacerdote
!
-
Ma
l
'
Agrò
...
-
osservò
don
Illuminato
.
E
non
aggiunse
altro
.
Chiuse
gli
occhi
,
tentennò
il
capo
,
emise
un
terzo
sospiro
:
-
Eh
,
si
complica
...
la
faccenda
si
complica
...
sì
,
dico
...
si
fa
molto
delicata
...
-
Per
me
?
-
salto
su
a
dire
don
Ippolito
(
e
il
lucido
cranio
gli
s
'
infiammò
)
.
-
Delicata
per
me
?
Sappia
monsignor
Montoro
...
già
dovrebbe
saperlo
;
io
non
riconosco
,
non
ho
mai
riconosciuto
per
nipote
codesto
Roberto
Auriti
garibaldesco
.
Non
lo
conosco
neppur
di
vista
:
qua
non
è
mai
venuto
,
né
io
del
resto
gli
avrei
fatto
oltrepassar
la
soglia
del
mio
cancello
.
Per
ordine
del
suo
Governo
,
non
invitato
dalla
cittadinanza
,
viene
con
la
folle
speranza
di
prendere
il
posto
di
Giacinto
Fazello
?
Bene
.
Avrà
ciò
che
si
merita
.
Senza
alcuna
considerazione
per
la
mia
sciagurata
parentela
in
-
vo
-
lon
-
ta
-
ria
,
si
lotti
e
si
vinca
!
-
Ah
,
lottare
,
lottare
,
sicuro
!
bisogna
lottare
!
disse
don
Illuminato
,
aggrottando
fieramente
le
ciglia
su
quegli
occhi
vani
.
-
Anche
se
non
si
dovesse
vincere
.
-
E
perché
no
?
-
domandò
severo
don
Ippolito
.
-
Che
probabilità
di
vittoria
può
aver
l
'
Auriti
?
Che
conta
l
'
Agrò
?
-
Ma
...
dicono
...
la
prefettura
...
e
don
Iluminato
grattò
la
guancia
raschiosa
.
-
Non
è
base
!
-
ribatté
subito
il
principe
.
-
L
'
abbiamo
veduto
nelle
elezioni
comunali
.
-
Già
,
già
...
-
si
rimise
don
Lagàipa
.
-
Però
...
la
mafia
in
campo
,
adesso
...
la
polizia
favoreggiatrice
...
tutte
le
male
arti
...
dicono
...
e
deve
arrivare
...
non
so
,
un
pezo
grosso
...
un
deputato
...
Selmi
,
mi
par
d
'
avere
inteso
...
Don
Ippolito
rimase
in
silenzio
per
un
pezzo
,
col
volto
atteggiato
di
nausea
;
poi
,
scotendo
un
pugno
,
proruppe
:
-
Filangieri
!
Filangieri
!
Il
Lagàipa
scrollò
il
capo
,
sospirando
a
questa
esclamazione
,
frequente
su
le
labbra
del
principe
e
accompagnata
sempre
da
quel
gesto
di
rabbioso
rammarico
:
-
Filangieri
!
Sapeva
quanta
venerazione
don
Ippolito
Laurentano
serbasse
ancora
alla
memoria
del
Satriano
,
repressore
benedetto
della
rivoluzione
siciliana
del
1848
,
provvido
,
energico
restauratore
dell
'
ordine
sociale
dopo
i
sedici
mesi
dell
'
oscena
baldoria
rivoluzionaria
.
Di
quei
sedici
mesi
era
rimasto
vivo
di
raccapriccio
nel
principe
il
ricordo
,
copra
tutto
per
la
minaccia
brutale
del
volgo
ai
privilegi
nobiliari
e
alla
credenza
religiosa
.
Satriano
era
stato
per
lui
il
sole
trionfatore
di
quella
bufera
sovvertitrice
;
e
come
un
sole
,
ritornata
la
calma
,
aveva
brillato
su
nel
cielo
di
Sicilia
dalla
reggia
normanna
di
Palermo
,
riaperta
alle
splendide
feste
per
circondare
di
prestigio
napoleonico
il
suo
potere
.
Lì
,
nella
reggia
,
don
Ippolito
aveva
conosciuto
donna
Teresa
Montalto
,
giovinetta
,
a
cui
poi
il
Satriano
stesso
aveva
voluto
far
da
padrino
nelle
nozze
,
ottenendo
a
lui
,
sposo
,
con
sommo
stento
dal
Re
l
'
ordine
di
cavaliere
di
San
Gennaro
,
di
cui
già
il
padre
era
stato
insignito
.
La
bufera
s
'
era
scatenata
di
nuovo
nel
1860
:
dal
ritiro
di
Colimbètra
egli
ne
udiva
il
rombo
lontano
:
lottava
di
là
con
tutte
le
forze
,
nel
piccolo
àmbito
della
città
natale
:
la
causa
dei
Borboni
era
per
il
momento
perduta
;
bisognava
lottare
per
il
trionfo
del
potere
ecclesiastico
;
restituita
Roma
al
Pontefice
,
chi
sa
!
Intanto
si
doveva
a
ogni
costo
impedire
che
la
rappresentanza
di
Giacinto
Fazello
fosse
usurpata
da
Roberto
Auriti
.
-
Del
resto
,
-
riprese
,
-
l
'
Auriti
non
ha
più
alcun
prestigio
nel
paese
.
Ne
manca
da
circa
vent
'
anni
...
-
Simpatie
,
però
...
-
oppose
reticente
il
Lagàipa
,
-
ecco
,
sì
...
qualche
simpatia
forse
la
gode
...
-
Non
contano
nulla
,
oggi
,
le
simpatie
,
-
rispose
don
Ippolito
recisamente
.
-
Di
fronte
agl
'
interessi
,
nulla
!
Prese
dalla
scrivania
,
così
dicendo
,
il
volume
delle
storie
di
Polibio
che
vi
stava
aperto
e
istintivamente
se
l
'
appressò
agli
occhi
.
Subito
questi
gli
andarono
sul
passo
,
tante
volte
riletto
e
tormentato
,
della
controversia
su
quella
benedetta
acropoli
.
Si
distrasse
dal
discorso
;
rilesse
ancora
una
volta
il
passo
,
con
la
mente
già
piena
di
nuovo
della
controversia
che
l
'
agitava
;
sospirò
;
chiuse
il
libro
,
lasciandovi
l
'
indice
in
mezzo
e
,
ponendoselo
dietro
il
dorso
:
-
Insomma
,
-
disse
,
-
bisogna
vincere
,
don
Illuminato
!
Io
,
guardi
,
in
questo
momento
ho
contro
me
un
esercito
di
eruditi
tedeschi
;
di
topografi
;
di
storici
antichi
e
nuovi
d
'
ogni
nazione
;
la
tradizione
popolare
;
eppure
non
mi
do
per
vinto
.
Il
campo
di
battaglia
è
qua
.
Qua
li
aspetto
!
Gli
mostrò
il
libro
,
picchiando
con
le
nocche
delle
dita
su
la
pagina
,
e
soggiunse
:
-
Come
tradurrebbe
lei
queste
parole
:
kat
'
autàs
tàs
derinàs
anatolàs
?
Investito
da
quei
quattro
às
,
às
,
às
,
às
,
come
da
quattro
schiaffi
improvvisi
,
il
povero
don
Illuminato
Lagàipa
restò
quasi
basito
.
Credeva
di
non
meritarsi
un
simile
trattamento
.
Don
Ippolito
sorrise
;
poi
,
introducendo
il
braccio
sotto
il
braccio
di
lui
,
soggiunse
:
-
Venga
con
me
.
Le
spiegherò
in
due
parole
di
che
si
tratta
.
Uscirono
sul
vasto
spiazzo
innanzi
alla
villa
;
se
ne
scostarono
un
tratto
a
destra
;
quindi
,
voltando
le
spalle
,
il
principe
mostrò
al
prete
l
'
ampia
zona
di
terreno
,
dietro
la
villa
,
in
scosceso
pendìo
,
coronata
in
cima
da
un
greppo
isolato
,
ferrigno
,
da
un
cocuzzolo
tutt
'
intorno
tagliato
a
scarpa
.
-
Questa
,
è
vero
?
la
collina
akrea
,
-
disse
.
-
Quella
lassù
,
la
nostra
famosa
Rupe
Atenèa
.
Bene
.
Polibio
dice
:
«
La
parte
alta
(
l
'
arce
,
la
così
detta
acropoli
,
insomma
)
sovrasta
la
città
,
noti
bene
!
,
in
corrispondenza
a
gli
orienti
estivi
»
.
Ora
,
dica
un
po
'
lei
:
donde
sorge
il
sole
,
d
'
estate
?
Forse
dal
colle
dove
sta
Girgenti
?
No
!
Sorge
di
là
,
dalla
Rupe
.
E
dunque
lassù
se
mai
,
era
l
'
Acropoli
,
e
non
su
l
'
odierna
Girgenti
,
come
vogliono
questi
dottoroni
tedeschi
.
Il
colle
di
Girgenti
restava
oltre
il
perimetro
delle
antiche
mura
.
Lo
dimostrerò
...
lo
dimostrerò
!
Mettano
lassù
Camìco
...
la
reggia
di
Còcale
...
Omface
...
quello
che
vogliono
...
l
'
Acropoli
,
no
.
E
scartò
con
la
mano
Girgenti
,
che
si
vedeva
per
un
tratto
,
lassù
,
a
sinistra
della
Rupe
,
più
bassa
.
-
Lì
,
-
riprese
,
additando
di
nuovo
la
Rupe
Atenèa
e
ispirandosi
,
-
lì
,
sublime
vedetta
e
sacrario
soltanto
,
non
acropoli
,
sacrario
dei
numi
protettori
,
Gellia
ascese
,
fremebondo
d
'
ira
e
di
sdegno
,
al
tempio
della
diva
Athena
dedicato
anche
a
Giove
Atabirio
,
e
vi
appiccò
il
fuoco
per
impedirne
la
profanazione
.
Dopo
otto
mesi
d
'
assedio
,
stremati
dalla
fame
,
gli
Akragantini
,
cacciati
dal
terrore
e
dalla
morte
,
abbandonano
vecchi
,
fanciulli
e
infermi
e
fuggono
,
protetti
dal
siracusano
Dafnèo
,
da
porta
Gela
.
Gli
ottocento
Campani
si
sono
ritirati
dal
colle
;
il
vile
Desippo
s
'
è
messo
in
salvo
;
ogni
resistenza
è
ormai
inutile
.
Solo
Gellia
non
fugge
!
Spera
d
'
avere
incolume
la
vita
mercé
la
fede
,
e
si
riduce
al
santuario
d
'
Athena
.
Smantellate
le
mura
,
ruinati
i
meravigliosi
edifizii
,
brucia
qua
sotto
la
città
intera
;
e
lui
dall
'
alto
,
mirando
l
'
incendio
spaventoso
che
innalza
una
funerea
cortina
di
fiamme
e
di
fumo
su
la
vista
del
mare
,
vuol
ardere
nel
fuoco
della
Dea
.
-
Stupenda
,
stupenda
descrizione
!
-
esclamò
il
Lagàipa
con
gli
occhi
sbarrati
.
Giù
,
nel
secondo
dei
tre
ampii
ripiani
fioriti
,
degradanti
innanzi
alla
villa
,
come
tre
enormi
gradini
d
'
una
scalea
colossale
,
Placido
Sciaralla
e
Lisi
Prèola
,
appoggiati
alla
balaustrata
marmorea
,
avevano
interrotto
la
conversazione
e
ora
tentennavano
il
capo
,
ammirati
anch
'
essi
del
calore
con
cui
il
principe
aveva
parlato
,
sebbene
per
la
distanza
non
ne
avessero
colto
una
parola
.
Don
Ippolito
Laurentano
restò
acceso
a
mirare
con
gli
occhi
intensi
il
magnifico
panorama
.
Dov
'
egli
aveva
rappresentato
l
'
incendio
formidabile
e
la
distruzione
,
ora
s
'
abbandonava
la
pace
inconsapevole
della
campagna
;
dov
'
era
il
cuore
dell
'
antica
città
sorgeva
ora
un
bosco
di
mandorli
e
d
'
olivi
,
il
bosco
detto
perciò
ancora
della
Civita
.
Le
chiome
dei
mandorli
s
'
erano
con
l
'
autunno
diradate
e
,
tra
quelle
perenni
degli
olivi
cinerulei
,
parevano
aeree
,
assumevano
sotto
il
sole
una
tinta
roseo
-
dorata
.
Oltre
il
bosco
,
sul
lungo
ciglione
,
sorgevano
i
famosi
Tempii
superstiti
,
che
parevano
collocati
apposta
,
a
distanza
,
per
accrescere
la
meravigliosa
vista
della
villa
principesca
.
Oltre
il
ciglione
,
il
pianoro
,
ove
stette
splendida
e
potente
l
'
antica
città
,
strapiombava
aspro
e
roccioso
a
precipizio
sul
piano
dell
'
Akragas
,
tranquillo
piano
luminoso
,
che
spaziava
fino
a
terminare
laggiù
laggiù
,
nel
mare
.
-
Non
posso
soffrire
questi
Tèutoni
,
-
disse
il
principe
,
rientrando
con
don
Illuminato
Lagàipa
nel
Museo
,
-
questi
Tèutoni
che
,
non
potendo
più
con
le
armi
,
invadono
coi
libri
e
vengono
a
dire
spropositi
in
casa
nostra
,
dove
già
tanti
se
ne
fanno
e
se
ne
dicono
.
S
'
intese
in
quel
punto
il
rotolìo
d
'
una
vettura
per
la
strada
incassata
,
dietro
la
villa
,
e
don
Ippolito
contrasse
le
ciglia
.
Entrò
poco
dopo
,
turbato
,
smarrito
nella
sorpresa
,
Liborio
,
il
cameriere
.
-
Pe
...
perdoni
,
eccellenza
,
-
balbettò
.
-
È
arrivata
da
Girgenti
la
...
la
signora
...
-
Che
signora
?
-
domandò
il
principe
.
-
Sua
sorella
...
donna
Caterina
...
Don
Ippolito
restò
dapprima
come
stordito
da
un
improvviso
colpo
alla
testa
.
Arricciò
il
naso
,
impallidì
.
Poi
,
d
'
un
subito
,
il
sangue
gli
balzò
al
capo
.
Chiuse
gli
occhi
,
impallidì
di
nuovo
,
aggrottò
le
ciglia
,
serrò
le
pugna
e
,
col
cuore
che
gli
martellava
in
petto
,
domandò
:
-
Qua
?
Dov
'
è
?
-
Su
,
eccellenza
...
nel
salone
,
-
rispose
Liborio
;
e
,
poco
dopo
,
vedendo
che
il
principe
restava
perplesso
,
chiese
:
Ho
fatto
male
?
Don
Ippolito
si
voltò
a
guardarlo
per
un
pezzo
,
come
se
non
avesse
inteso
;
poi
disse
:
-
No
...
E
si
mosse
,
senza
neppur
volgere
uno
sguardo
al
Lagàipa
.
Con
l
'
animo
in
tumulto
,
cercò
di
fissare
un
pensiero
che
gli
spiegasse
il
perché
di
quella
visita
straordinaria
,
non
volendo
,
non
sapendo
ammettere
quel
che
gli
era
in
prima
balenato
,
che
la
sorella
cioè
,
colei
che
in
tante
e
tante
sciagure
aveva
sempre
rifiutato
con
ostinata
fierezza
,
anzi
con
disprezzo
,
ogni
soccorso
,
venisse
ora
a
intercedere
per
il
figlio
Roberto
.
Ma
che
altro
poteva
voler
da
lui
?
Salì
la
scala
.
Era
tanto
oppresso
d
'
angoscia
e
in
preda
a
un
'
agitazione
così
soffocante
,
che
dovette
fermarsi
per
un
momento
davanti
la
soglia
.
Entrare
?
presentarsi
a
lei
in
quello
stato
?
No
.
Doveva
prima
ricomporsi
.
E
in
punta
di
piedi
si
diresse
alla
camera
da
letto
.
Qua
,
istintivamente
,
s
'
appressò
allo
scrigno
dove
erano
conservati
un
medaglioncino
di
lei
in
miniatura
,
di
quand
'
ella
era
giovinetta
di
sedici
anni
,
e
i
due
biglietti
che
gli
aveva
scritti
,
senza
intestazione
e
senza
firma
,
uno
da
Torino
,
dopo
la
morte
violenta
del
padre
,
l
'
altro
da
Girgenti
,
al
ritorno
dall
'
esilio
dopo
la
morte
del
marito
.
Il
primo
,
più
ingiallito
,
diceva
:
«
I
beni
,
confiscati
a
Gerlando
Laurentano
dal
governo
borbonico
,
furono
restituiti
al
figlio
Ippolito
da
Carlo
Filangieri
di
Satriano
.
Nulla
dunque
mi
spetta
dell
'
eredità
paterna
.
La
moglie
e
il
figlio
di
Stefano
Auriti
non
mangeranno
il
pane
d
'
un
nenico
della
patria
»
.
L
'
altro
,
più
laconico
,
diceva
:
«
Grazie
.
Alla
vedova
,
agli
orfani
,
provvedono
i
parenti
poveri
di
Stefano
Atriti
.
Da
te
,
nulla
.
Grazie
»
.
Scostò
con
la
mano
quei
due
biglietti
e
fissò
gli
occhi
sul
medaglioncino
,
che
egli
aveva
tolto
dal
salone
della
casa
paterna
dopo
la
fuga
della
sorella
con
Stefano
Auriti
.
Da
allora
-
eran
già
quarantacinque
anni
-
non
l
'
aveva
più
riveduta
!
Come
avrebbe
riveduto
,
ora
,
dopo
tanto
tempo
,
dopo
tante
vicende
funeste
,
quella
giovinetta
bellissima
che
gli
stava
davanti
,
rosea
,
ampiamente
scollata
,
nell
'
antica
acconciatura
,
con
quegli
occhi
ardenti
e
pensosi
?
Richiuse
lo
scrigno
,
dopo
aver
gettato
un
altro
sguardo
su
i
due
biglietti
sprezzanti
;
e
,
grave
,
accigliato
,
s
'
avviò
al
salone
.
Sollevata
la
tenda
dell
'
uscio
,
intravide
con
gli
occhi
intorbidati
dalla
commozione
la
sorella
in
piedi
,
alta
,
vestita
di
nero
.
Si
fermò
poco
oltre
la
soglia
,
oppresso
d
'
angoscioso
stupore
alla
vista
di
quel
volto
disfatto
,
irriconoscibile
.
-
Caterina
,
-
mormorò
,
sostando
;
e
le
tese
istintivamente
le
braccia
,
pur
con
l
'
impressione
in
contrasto
,
che
quella
era
ormai
un
'
estranea
,
al
tutto
ignota
.
Ella
non
si
mosse
:
rimase
lì
,
in
mezzo
al
salone
,
cerea
tra
le
fitte
gramaglie
,
col
volto
contratto
e
gli
occhi
chiusi
,
altera
,
indurita
nello
spasimo
di
quell
'
attesa
.
Aspettò
che
egli
le
si
accostasse
e
gli
toccò
appena
la
mano
con
la
sua
,
gelida
,
guardandolo
ora
con
quegli
occhi
stanchi
,
velati
di
cordoglio
,
quasi
a
metà
nascosti
dalle
palpebre
,
uno
più
,
l
'
altro
meno
.
-
Siedi
,
-
disse
,
con
gli
occhi
bassi
,
quasi
intimidito
,
il
fratello
,
indicando
il
divano
e
le
poltrone
nella
parete
a
sinistra
.
Seduti
,
stettero
un
lungo
pezzo
entrambi
senza
poter
parlare
,
in
un
silenzio
che
fremeva
d
'
intensa
,
violenta
commozione
.
Don
Ippolito
chiuse
gli
occhi
.
La
sorella
,
dopo
aver
soffocato
parecchie
volte
con
sforzo
un
singhiozzo
che
le
faceva
impeto
alla
gola
,
disse
alla
fine
,
con
voce
rauca
:
-
Roberto
è
qui
.
Don
Ippolito
si
scosse
;
riaprì
gli
occhi
e
,
senza
volere
,
li
volse
in
giro
per
la
sala
,
come
se
-
smarrito
tra
gl
'
interni
ricordi
tumultuanti
-
avesse
temuto
un
'
imboscata
.
-
Non
qui
,
-
riprese
donna
Caterina
,
con
un
freddo
,
amaro
,
lievissimo
sorriso
,
-
nel
tuo
dominio
straniero
.
A
Girgenti
,
da
due
giorni
.
Don
Ippolito
,
aggrondato
,
chinò
più
volte
la
testa
per
significarle
che
sapeva
.
-
E
so
perché
è
venuto
,
-
aggiunse
con
voce
cupa
;
poi
levò
il
capo
e
guardò
la
sorella
con
penosissimo
sforzo
.
-
Che
potrei
...
-
Nulla
...
oh
!
nulla
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
donna
Caterina
.
-
Voglio
che
tu
lo
combatta
con
tutte
le
tue
forze
.
Non
ci
mancherebbe
altro
,
che
anche
tu
lo
sostenessi
e
che
egli
andasse
su
anche
coi
vostri
voti
!
-
Sai
bene
...
-
si
provò
a
dirle
il
fratello
.
-
So
,
so
,
-
troncò
recisamente
con
un
gesto
della
mano
donna
Caterina
.
-
Ma
combatterlo
,
Ippolito
,
non
col
coltello
alla
mano
,
non
andando
a
scavar
le
fosse
,
come
le
jene
,
a
scoperchiare
certe
tombe
sacre
,
da
cui
i
morti
potrebbero
levarsi
e
farvi
morire
di
paura
.
-
Piano
,
piano
,
-
disse
don
Ippolito
tendendo
le
mani
che
gli
tremavano
,
non
tanto
per
protestare
,
quanto
per
placare
quell
'
ombra
tragica
della
sorella
così
agitata
.
-
Io
non
t
'
intendo
...
-
Mi
brucia
le
mani
,
-
disse
allora
donna
Caterina
,
gettando
sul
tavolinetto
innanzi
al
divano
una
copia
dell
'
Empedocle
tutta
brancicata
.
Don
Ippolito
prese
quel
foglio
,
lo
spiegò
e
cominciò
a
leggerlo
.
-
Con
codeste
sozze
armi
...
Contro
un
morto
...
-
mormorò
donna
Caterina
,
accompagnando
la
lettura
del
fratello
.
Ansava
,
seguendo
quella
lettura
e
osservando
sul
volto
di
lui
l
'
impressione
disgustosa
ch
'
egli
ne
riceveva
.
-
Roberto
-
riprese
,
-
è
andato
alla
redazione
di
codesto
giornale
.
Gli
si
è
fatto
innanzi
l
'
autore
dell
'
articolo
,
che
è
figlio
,
m
'
hanno
detto
,
d
'
un
tuo
...
schiavo
qui
,
il
Prèola
.
L
'
ha
preso
e
scagliato
contro
una
porta
.
Glielo
hanno
strappato
dalle
mani
...
Ora
costui
,
armato
di
coltello
(
e
l
'
ha
cavato
fuori
!
)
minaccia
d
'
uccidere
;
e
questa
mattina
stessa
è
stato
visto
in
agguato
presso
la
mia
casa
.
Ma
io
non
temo
di
lui
;
temo
che
Roberto
si
comprometta
di
nuovo
e
torni
a
insozzarsi
le
mani
...
Così
volete
combatterlo
?
Don
Ippolito
che
,
seguitando
a
leggere
,
aveva
ascoltato
con
animo
sospeso
il
racconto
,
a
quest
'
ultima
domanda
si
scosse
,
indignato
,
come
se
la
sorella
lo
avesse
percosso
sul
viso
,
accomunandolo
con
quell
'
abietto
che
aveva
scritto
l
'
articolo
.
Si
levò
in
piedi
,
alteramente
;
ma
si
frenò
subito
,
e
andò
a
premere
un
campanello
.
A
Liborio
,
che
subito
si
presentò
su
la
soglia
:
-
Il
Prèola
!
-
ordinò
.
Poco
dopo
il
vecchio
segretario
entrò
curvo
,
ossequioso
,
anzi
strisciante
,
quasi
cacciato
lì
dentro
a
frustate
.
Vestiva
un
'
ampia
e
greve
napoleona
.
Dal
colletto
basso
,
troppo
largo
,
la
grossa
testa
calva
,
inteschiata
,
sbarbata
,
gli
usciva
come
quella
d
'
un
vitello
scorticato
.
-
Eccellenza
...
eccellenza
...
-
Manda
subito
a
chiamare
tuo
figlio
a
Girgenti
,
-
comandò
il
principe
.
-
Che
venga
subito
qua
!
Debbo
parlargli
.
-
Eccellenza
,
mi
conceda
,
-
s
'
arrischiò
a
dire
il
Prèola
,
storcendosi
e
curvandosi
vieppiù
,
con
una
mano
sul
petto
,
mentre
la
trama
delle
vene
gli
si
gonfiava
sul
cranio
paonazzo
,
-
mi
conceda
che
all
'
eccellentissima
sua
signora
sorella
io
,
umilmente
...
-
Basta
,
basta
,
basta
!
-
gridò
seccamente
il
principe
.
-
So
io
quel
che
debbo
dire
a
tuo
figlio
.
Anzi
,
ascolta
!
Mi
fa
troppo
schifo
,
e
non
voglio
né
vederlo
,
né
parlargli
.
Gli
dirai
tu
che
se
si
arrischia
ancora
a
mostrare
la
sua
laida
grinta
per
le
vie
di
Girgenti
,
tu
sei
messo
alla
strada
:
ti
caccio
via
su
due
piedi
!
Inteso
?
Il
Prèola
cavò
un
fazzoletto
dalla
tasca
posteriore
della
napoleona
e
approvò
,
approvò
più
volte
,
asciugandosi
il
cranio
;
poi
si
portò
il
fazzoletto
agli
occhi
e
si
scosse
tutto
per
un
impeto
di
singhiozzi
:
-
Sforcato
...
sforcato
...
-
gemette
.
-
Mi
disonora
,
eccellenza
...
Lo
manderò
via
,
a
Tunisi
...
Ho
già
fatto
le
pratiche
...
Intanto
subito
,
lo
faccio
venire
qua
.
Mi
perdoni
,
mi
compatisca
,
eccellenza
.
E
uscì
,
rinculando
,
ossequiando
,
col
fazzoletto
su
la
bocca
.
Donna
Caterina
si
alzò
.
Con
questo
,
-
le
disse
don
Ippolito
,
-
non
intendo
affatto
di
derogare
a
me
stesso
,
alla
lotta
per
i
miei
principii
,
contro
tuo
figlio
.
Donna
Caterina
alzò
gli
occhi
a
un
grande
ritratto
a
olio
di
Francesco
II
,
a
un
altro
del
Re
Bomba
,
che
troneggiavano
nel
magnifico
salone
,
da
una
parete
:
chinò
il
capo
e
disse
:
-
Sta
bene
.
Non
desidero
altro
.
E
si
mosse
per
uscire
.
-
Caterina
!
-
chiamò
don
Ippolito
,
quand
'
ella
era
già
presso
l
'
uscio
.
-
Te
ne
vai
così
?
Forse
non
ci
rivedremo
mai
più
...
Tu
sei
venuta
qua
...
-
Come
dall
'
altro
mondo
...
-
diss
'
ella
,
crollando
il
capo
.
-
E
non
t
'
avrei
riconosciuta
,
-
soggiunse
il
fratello
.
-
Perché
...
attendi
un
po
'
qua
:
ti
farò
vedere
come
io
ti
ricordavo
,
Caterina
.
Corse
a
prendere
dallo
scrigno
nella
camera
da
letto
il
medaglioncino
in
miniatura
,
e
glielo
mostrò
:
-
Guarda
...
Ti
ricordi
?
Donna
Caterina
provò
dapprima
come
un
urto
violento
alla
vista
della
sua
immagine
giovanile
,
e
ritrasse
il
capo
;
poi
prese
dalle
mani
di
lui
il
medaglioncino
,
si
appressò
al
balcone
e
si
mise
a
contemplarlo
.
Da
un
pezzo
quegli
occhi
quasi
spenti
non
avevano
più
lacrime
,
e
l
'
ebbero
.
Pianse
silenziosamente
anche
lui
,
il
fratello
.
-
Lo
vuoi
?
-
le
disse
infine
.
Ella
negò
col
capo
,
asciugandosi
gli
occhi
col
fazzoletto
listato
di
nero
,
e
gli
porse
in
fretta
il
medaglioncino
.
-
Morta
,
-
disse
.
-
Addio
.
Don
Ippolito
l
'
accompagnò
a
piè
della
villa
;
l
'
ajutò
a
montare
in
vettura
;
le
baciò
lungamente
la
mano
;
poi
la
seguì
con
gli
occhi
,
finché
la
vettura
non
svoltò
dal
breve
viale
a
manca
per
uscire
dal
cancello
.
Là
uno
della
compagnia
,
in
divisa
borbonica
,
pensò
bene
d
'
impostarsi
militarmente
per
presentar
le
armi
.
Don
Ippolito
se
n
'
accorse
e
si
scrollò
rabbiosamente
.
-
Codeste
pagliacciate
!
-
muggì
fulminando
con
gli
occhi
capitan
Sciaralla
,
che
si
trovava
presso
il
vestibolo
.
Risalì
alla
villa
,
si
chiuse
in
camera
,
e
di
lì
mandò
a
far
le
scuse
a
don
Illuminato
,
se
per
quel
giorno
non
lo
tratteneva
a
desinare
con
lui
.
Monsignor
Montoro
arrivò
alle
quattro
del
pomeriggio
con
la
sua
vettura
silenziosa
,
tirata
da
un
pajo
di
vispi
muletti
accappucciati
.
Lo
accompagnava
Vincente
De
Vincentis
,
l
'
arabista
,
che
aveva
lasciato
quel
giorno
la
biblioteca
di
Itria
per
il
vicino
palazzo
vescovile
e
s
'
era
sfogato
a
parlare
per
tutti
i
giorni
e
i
mesi
,
in
cui
,
quasi
avesse
lasciato
la
lingua
per
segnalibro
tra
un
foglio
e
l
'
altro
di
quei
benedetti
codici
arabi
,
restava
muto
come
un
pesce
.
Aveva
parlato
anche
in
vettura
,
durante
il
tragitto
,
con
certi
scatti
e
schizzi
e
sbruffi
che
gli
scotevano
tutto
il
corpicciuolo
ossuto
,
sparuto
,
convulso
.
Gli
occhi
duri
,
dietro
le
lenti
fortissime
da
miope
,
nel
volto
scavato
,
sanguigno
,
avevano
la
fissità
della
pazzia
.
Parecchie
volte
il
vescovo
con
le
mani
molli
feminee
e
la
voce
melata
,
dalle
inflessioni
misurate
e
quasi
soffuse
di
pura
autorità
protettrice
,
gli
aveva
consigliato
calma
,
calma
;
gli
consigliò
adesso
,
piano
,
prudenza
,
prudenza
,
oltrepassando
il
cancello
della
villa
tra
il
riverente
ossequio
degli
uomini
di
guardia
;
e
,
di
nuovo
,
col
gesto
,
prudenza
,
prima
di
smontare
dalla
vettura
.
I
due
ospiti
furono
subito
introdotti
da
Liborio
nel
salone
;
ma
confidenzialmente
il
vescovo
si
permise
d
'
uscire
sul
terrazzo
marmoreo
aggettato
su
le
colonne
del
vestibolo
esterno
,
per
godere
del
grandioso
spettacolo
della
campagna
e
del
mare
.
Si
delineava
tutta
di
lassù
la
lontana
riviera
su
l
'
aspro
azzurro
del
mare
sconfinato
,
da
Punta
Bianca
,
a
levante
,
che
pareva
uno
sprone
d
'
argento
,
via
via
,
con
insenature
e
lunate
più
o
meno
lievi
fino
a
Monte
Rossello
a
ponente
,
di
cui
soltanto
nella
notte
si
vedeva
il
faro
sanguigno
.
Solo
per
breve
tratto
,
quasi
nel
mezzo
della
dolce
amplissima
curva
,
la
riviera
era
interrotta
dalla
foce
dell
'
Hypsas
.
Don
Ippolito
sopravvenne
poco
dopo
,
premuroso
,
non
ancor
ben
rimesso
dal
grave
turbamento
che
la
visita
della
sorella
gli
aveva
cagionato
.
-
Ho
condotto
con
me
il
nostro
De
Vincentis
,
-
disse
subito
monsignor
Montoro
,
-
perché
vorrebbe
vedere
non
so
che
cosa
nel
vostro
Museo
,
caro
principe
.
Lo
farete
accompagnare
,
e
noi
resteremo
qua
,
su
questo
pergamo
di
delizia
:
non
saprei
staccarmene
.
Ma
prima
il
De
Vincentis
vorrebbe
rivolgervi
una
preghiera
.
-
Sì
,
-
scattò
questi
,
come
se
avesse
ricevuto
una
scossa
elettrica
.
-
Volevo
venire
da
solo
,
questa
mattina
stessa
.
Monsignore
,
invece
,
no
,
dice
,
meglio
che
vieni
con
me
.
È
una
cosa
molto
seria
,
molto
seria
...
-
Sentiamo
,
-
disse
il
principe
,
invitandolo
col
gesto
a
rimettersi
a
sedere
sulla
seggiola
di
giunco
del
terrazzo
.
Il
De
Vincentis
si
curvò
goffamente
per
vedere
dove
fosse
la
seggiola
;
poi
,
sedendo
e
afferrando
i
bracciuoli
con
le
piccole
mani
secche
e
adunche
,
proruppe
:
-
Don
Ippolito
,
rovinati
!
rovinati
!
-
Ma
no
...
ma
no
...
-
si
provò
a
correggere
Monsignore
,
protendendo
la
mano
gravata
dall
'
anello
vescovile
.
-
Rovinati
,
Monsignore
,
mi
lasci
dire
!
-
ribatté
il
De
Vincentis
;
e
le
cave
gote
sanguigne
gli
diventarono
livide
.
-
E
causa
della
rovina
è
mio
fratello
Niní
!
È
andato
lui
dal
...
dal
...
Ancora
una
volta
le
mani
del
vescovo
si
protesero
;
il
De
Vincentis
le
intravide
a
tempo
e
si
poté
tenere
.
Ma
già
il
principe
aveva
compreso
.
-
Dal
Salvo
,
-
disse
pacatamente
.
-
So
che
gli
avete
ceduto
...
-
Ninì
!
Ninì
!
-
squittì
il
De
Vincentis
.
-
Primosole
...
Ninì
!
Lui
gliel
'
ha
ceduto
...
Non
so
nulla
io
;
nulla
di
nulla
;
al
bujo
,
cieco
...
E
lui
più
cieco
di
me
,
stupido
,
pazzo
,
innamorato
...
Come
dice
?
Transeat
per
Primosole
...
Sì
!
Ci
ho
fatto
la
croce
...
benché
...
benché
il
podere
solo
,
sa
,
è
stato
pagato
,
e
in
un
modo
che
fa
ridere
...
-
Ma
no
,
perché
?
-
interruppe
di
nuovo
,
serio
,
Monsignore
.
-
Piangere
,
allora
!
-
rimbeccò
il
De
Vincentis
,
che
aveva
già
perduto
le
staffe
.
-
Va
bene
?
Ottantacinquemila
lire
,
e
la
villa
in
groppa
!
La
villa
di
mia
madre
,
là
...
E
con
la
mano
accennò
verso
levante
,
oltre
il
greppo
dello
Sperone
,
al
colle
più
alto
,
detto
di
Torre
che
parla
,
dall
'
aspetto
d
'
un
leone
posato
,
a
cui
faceva
da
giubba
un
folto
bosco
di
ulivi
.
-
Quarantaduemila
,
-
riprese
,
-
erano
di
cambiali
scadute
:
il
resto
,
sfumato
,
volato
via
in
meno
di
due
anni
?
Dove
?
ora
sento
che
si
tratta
di
cedere
al
Salvo
anche
le
terre
di
Milione
.
E
che
ci
resta
?
I
debiti
col
Salvo
...
gli
altri
debiti
...
Lo
so
,
ho
saputo
...
Lei
sposerà
,
dice
,
la
sorella
...
donna
Adelaide
...
-
E
che
c
'
entra
?
-
domandò
,
stordito
,
dolente
,
il
principe
,
guardando
monsignor
Montoro
.
-
Mi
congratulo
,
badi
,
mi
congratulo
...
-
soggiunse
subito
il
De
Vincentis
,
rosso
come
un
gambero
.
-
Noi
però
siamo
rovinati
!
E
si
alzò
per
non
far
vedere
le
lagrime
sotto
le
lenti
cerchiate
d
'
oro
.
Don
Ippolito
guardò
di
nuovo
il
vescovo
.
senza
comprendere
.
-
Vi
dirò
,
-
disse
questi
con
tono
grave
,
di
risentimento
per
la
disubbidienza
del
giovine
e
calò
su
gli
occhi
chiari
,
pallidi
,
globulenti
,
le
palpebre
esilissime
come
veli
di
cipolla
.
-
Vi
dirò
.
So
che
Flaminio
Salvo
ha
già
fatto
donazione
alla
sorella
delle
terre
di
Primosole
e
che
è
disposto
a
farle
donazione
,
quando
sarà
,
anche
di
quelle
del
feudo
di
Milione
.
Ma
sono
addolorato
del
modo
con
cui
il
nostro
Vincente
si
è
espresso
,
perché
...
perché
non
è
il
modo
,
codesto
,
di
parlare
di
persone
onorandissime
,
da
cui
forse
,
senza
saperlo
,
abbiamo
ricevuto
qualche
beneficio
.
Il
De
Vincentis
,
che
stava
con
le
spalle
voltate
ad
asciugarsi
gli
occhi
,
si
voltò
a
queste
ultime
parole
del
vescovo
.
-
Beneficio
?
-
Sì
,
figliuolo
.
Tu
non
puoi
comprenderlo
perché
disgraziatamente
non
ti
sei
dato
mai
cura
de
'
tuoi
affari
.
Vedi
ora
il
dissesto
e
senti
il
bisogno
d
'
incolparne
qualcuno
,
a
torto
;
invece
di
portarvi
rimedio
.
Non
eri
venuto
qua
per
questo
?
Il
De
Vincentis
,
che
non
poteva
ancora
parlare
dalla
commozione
,
chinò
più
volte
il
capo
.
-
È
meglio
-
riprese
Monsignore
,
-
che
tu
vada
giù
;
col
vostro
permesso
,
principe
.
Esporrò
io
il
tuo
desiderio
.
Don
Ippolito
si
alzò
e
invitò
il
De
Vincentis
a
seguirlo
;
poi
,
su
la
scala
,
lo
affidò
a
Liborio
,
cui
diede
la
chiave
del
Museo
,
e
ritornò
dal
vescovo
,
che
lo
accolse
con
un
sospiro
,
scotendo
le
mani
intrecciate
.
-
Due
sciagurati
,
lui
e
il
fratello
!
Flaminio
Salvo
,
vi
assicuro
,
principe
,
ha
usato
loro
un
trattamento
da
vero
amico
.
Senz
'
alcuna
...
non
diciamo
usura
per
carità
,
non
se
ne
parla
nemmeno
;
senz
'
alcun
interesse
ha
prestato
loro
dapprima
somme
rilevantissime
;
ha
avuto
poi
offerta
da
loro
stessi
una
terra
,
di
cui
egli
,
banchiere
,
dedito
ai
commercii
,
capirete
,
non
sa
che
farsi
:
un
altro
creditore
avrebbe
mandato
al
pubblico
incanto
la
terra
,
per
riavere
il
suo
danaro
.
Egli
invece
ha
fatto
all
'
amichevole
e
ha
continuato
a
tenere
aperta
la
cassa
ai
due
fratelli
che
spendono
,
spendono
...
non
so
come
,
in
che
cosa
...
senza
vizii
,
poverini
,
bisogna
dirlo
,
ottimi
,
ottimi
giovani
,
ma
di
poco
cervello
.
Il
fatto
è
che
navigano
proprio
in
cattive
acque
.
-
Vorrebbero
ajuto
da
me
?
-
domandò
don
Ippolito
,
con
un
tono
che
lasciava
intendere
che
sarebbe
stato
dispostissimo
a
darlo
.
-
No
,
no
,
-
rispose
afflitto
Monsignore
.
-
Una
preghiera
che
,
stimo
,
non
potrà
avere
alcun
effetto
.
Il
De
Vincentis
crede
che
Ninì
,
suo
fratello
minore
,
sia
innamorato
della
figlia
di
Flaminio
Salvo
,
e
...
-
E
...
?
-
fece
il
principe
.
Ma
aveva
già
compreso
;
e
il
dialogo
terminò
sicilianamente
in
uno
scambio
di
gesti
espressivi
.
Don
Ippolito
si
pose
le
mani
sul
petto
e
domandò
con
gli
occhi
:
«
Dovrei
farne
io
la
richiesta
al
Salvo
?
»
.
Monsignore
assentì
malinconicamente
col
capo
;
col
capo
dapprima
negò
l
'
altro
,
poi
alzò
le
spalle
e
una
mano
a
un
gesto
vago
,
per
significare
:
«
Non
lo
faccio
;
ma
quand
'
anche
lo
facessi
?...»
.
Monsignore
sospirò
,
e
basta
.
Stettero
un
pezzo
in
silenzio
entrambi
.
Don
Ippolito
,
già
da
parecchi
anni
,
avvertiva
confusamente
che
quel
monsignor
Montoro
gli
era
non
tanto
davanti
agli
occhi
,
quanto
nello
spirito
,
un
grave
ingombro
,
quasi
che
col
peso
inerte
di
quelle
sue
carni
rosee
troppo
curate
si
adagiasse
a
impedire
che
tante
cose
attorno
a
lui
e
per
mezzo
di
lui
si
movessero
.
Quali
,
in
verità
,
non
avrebbe
saputo
dire
;
ma
certo
,
con
quella
figura
lì
,
con
quella
mollezza
rosea
inerte
ingombrante
,
molte
e
molte
colui
doveva
trascurarne
,
che
forse
un
altro
,
al
posto
suo
,
più
àlacre
e
men
femineo
,
avrebbe
mosse
,
anzi
scosse
e
avviate
.
Dal
canto
suo
,
Monsignore
avvertiva
,
che
tra
lui
e
il
principe
c
'
era
un
sentimento
non
ben
definibile
,
che
spesso
da
una
parte
e
dall
'
altra
s
'
arricciava
,
si
ritraeva
,
lasciando
tra
loro
un
vuoto
impiccioso
,
dal
quale
venisse
dentro
a
ciascuno
de
'
due
una
certa
lieve
acredine
rodente
.
Forse
questo
vuoto
era
fatto
da
un
argomento
,
che
Monsignore
sapeva
di
non
poter
toccare
,
e
che
pure
era
tanta
parte
della
vita
del
principe
:
cioè
,
i
suoi
studii
archeologici
,
il
suo
culto
per
le
antiche
memorie
.
Non
poteva
toccarlo
,
quest
'
argomento
,
per
timore
che
fosse
pretesto
a
don
Ippolito
di
riparlargli
d
'
una
cosa
,
di
cui
egli
,
uomo
di
mondo
e
senza
ubbìe
d
'
alcuna
sorta
,
non
voleva
sapere
.
Più
volte
il
principe
aveva
cercato
d
'
indurlo
a
consacrare
almeno
una
piccola
parte
della
sua
cospicua
mensa
vescovile
al
restauro
dell
'
antico
Duomo
,
insigne
monumento
d
'
arte
normanna
,
deturpato
nel
Settecento
da
orribili
sostruzioni
di
stucco
e
volgarissime
dorature
.
Egli
s
'
era
rifiutato
,
dicendogli
che
,
se
mai
fosse
riuscito
a
metter
da
parte
qualche
risparmio
,
lo
avrebbe
piuttosto
destinato
a
costituire
una
rendita
,
per
cui
al
convento
di
Sant
'
Alfonso
,
lì
presso
la
cattedrale
,
potessero
ritornare
i
Padri
Liguorini
cacciati
dopo
il
1860
.
A
don
Ippolito
non
importava
nulla
dei
miglioramenti
arrecati
alla
sua
città
natale
dalle
nuove
amministrazioni
succedute
alle
decurie
e
agli
intendenti
del
suo
tempo
.
Per
quanto
non
si
desse
requie
nella
lotta
e
mostrasse
animo
risoluto
a
raggiungerne
il
fine
,
non
aveva
più
fiducia
,
in
fondo
,
di
potere
un
giorno
rivedere
la
città
,
da
cui
s
'
era
esiliato
.
La
vedeva
col
pensiero
,
com
'
era
prima
di
quell
'
anno
fatale
,
ancora
coi
burgi
e
gli
stazzoni
,
cioè
coi
pagliaj
e
le
fornaci
nella
piazza
paludosa
fuori
Porta
di
Ponte
;
ancora
coi
tre
crocioni
del
Calvario
sul
declivio
del
colle
,
da
cui
ogni
anno
,
il
venerdì
santo
,
si
faceva
la
predica
a
tutto
il
popolo
lì
adunato
,
e
ancora
con
l
'
antico
giardinetto
che
un
suo
amico
devoto
,
il
colonnello
Flores
,
comandante
la
guarnigione
borbonica
,
per
ingraziarsi
gli
animi
dei
cittadini
,
vi
aveva
fatto
costruire
dieci
anni
prima
della
rivoluzione
.
Sapeva
che
quel
giardinetto
era
stato
abbattuto
per
ingrandire
il
piano
dalla
parte
che
guarda
il
mare
;
e
sapeva
che
su
la
vasta
piazza
sorge
adesso
un
gran
palazzo
,
destinato
agli
ufficii
della
Provincia
e
sede
della
Prefettura
.
Ma
anche
questa
era
per
lui
un
'
usurpazione
indegna
,
perché
la
prima
pietra
di
quel
palazzo
era
stata
posta
nel
1858
da
un
munifico
vescovo
,
che
voleva
farne
un
grande
ospizio
per
i
poveri
,
onde
ancora
i
vecchi
lo
chiamavano
il
Palazzo
della
Beneficenza
.
Gli
sarebbe
piaciuto
che
il
Duomo
fosse
restaurato
da
monsignor
Montoro
,
perché
le
chiese
...
eh
,
quelle
non
erano
edifizii
che
la
nuova
gente
potesse
aver
piacere
d
'
abbellire
;
ed
eran
la
sola
cosa
,
di
cui
egli
sentisse
profondo
il
rimpianto
.
Gli
arrivavano
lì
,
nel
suo
esilio
,
le
voci
delle
campane
delle
chiese
più
vicine
.
Egli
le
riconosceva
tutte
,
e
diceva
:
-
Ecco
,
ora
suona
la
Badìa
Grande
...
ora
suona
San
Pietro
...
ora
suona
San
Francesco
...
Arrivò
,
anche
quella
sera
,
a
rompere
il
lungo
silenzio
,
in
cui
egli
e
il
vescovo
lì
sul
terrazzo
eran
caduti
,
il
suono
dell
'
avemaria
dalla
chiesetta
di
San
Pietro
.
Il
cielo
,
poc
'
anzi
d
'
un
turchino
intenso
,
s
'
era
tutto
soffuso
di
viola
;
e
sotto
,
nella
campagna
già
raccolta
nella
prima
ombra
,
spiccava
tra
i
mandorli
spogli
una
fila
di
alti
cipressi
notturni
,
come
un
vigile
drappello
a
guardia
del
vicino
tempio
della
Concordia
,
maestoso
,
sul
ciglione
.
Monsignor
Montoro
si
tolse
lo
zucchetto
,
si
curvò
un
poco
,
chiudendo
gli
occhi
;
il
principe
si
segnò
,
e
tutti
e
due
recitarono
mentalmente
la
preghiera
.
-
Avete
sentito
di
questi
scandali
,
-
disse
poi
il
vescovo
gravemente
,
-
che
turberanno
certo
la
nostra
tranquilla
diocesi
?
Don
Ippolito
chinò
più
volte
il
capo
,
con
gli
occhi
socchiusi
.
-
È
stata
qui
mia
sorella
.
-
Qui
?
-
domandò
con
vivo
stupore
il
vescovo
.
Don
Ippolito
allora
gli
parlò
brevemente
della
visita
e
della
violenta
scossa
ch
'
egli
ne
aveva
avuto
.
-
Oh
comprendo
!
comprendo
!
-
esclamò
Monsignore
,
scotendo
le
bianche
mani
intrecciate
e
socchiudendo
gli
occhi
anche
lui
.
-
Come
ridotta
...
-
sospirò
don
Ippolito
profondamente
.
Per
cangiar
tono
al
discorso
,
monsignor
Montoro
,
dopo
aver
tirato
dentro
aria
e
aria
,
sbuffò
:
-
E
intanto
il
nostro
paladino
vuol
montare
a
ogni
costo
in
arcione
;
e
sarà
un
nuovo
scandalo
,
che
avrei
voluto
almeno
evitare
...
-
Capolino
?
-
domandò
,
accigliandosi
,
don
Ippolito
.
-
Battersi
?
-
Ma
sì
!
Aggredito
...
-
Lui
?
Il
Prèola
!
-
Lui
,
anche
lui
!
Non
sapete
tutto
,
dunque
?
Il
nostro
Capolino
fu
aggredito
la
mattina
da
un
tal
Verònica
,
che
si
trovava
insieme
con
l
'
Agrò
,
che
tanto
m
'
addolora
...
-
Non
me
lo
disse
,
-
mormorò
quasi
tra
sé
don
Ippolito
.
-
Perché
pare
,
-
spiegò
Monsignore
,
-
almeno
a
quel
che
si
dice
in
paese
,
pare
che
l
'
Auriti
non
sapesse
della
rissa
della
mattina
.
Basta
.
Bisognerà
chiudere
un
occhio
,
perché
lo
sfregio
,
eh
,
lo
sfregio
è
stato
molto
grave
:
gli
hanno
strappato
il
giornale
in
faccia
,
su
la
pubblica
via
...
Sapete
che
il
nostro
Capolino
è
focoso
,
cavaliere
compito
...
Non
è
stato
possibile
ridurlo
a
ragione
,
all
'
osservanza
del
precetto
cristiano
...
Ha
già
mandato
il
cartello
di
sfida
...
-
So
che
tira
bene
di
spada
,
-
disse
don
Ippolito
,
cupo
e
fiero
.
-
In
fin
dei
conti
,
non
sarà
male
dare
una
lezione
a
uno
di
costoro
per
abbassare
a
tutti
la
cresta
.
Per
me
,
Monsignore
,
l
'
ho
dichiarato
alla
stessa
mia
sorella
,
lotta
senza
quartiere
!
-
Ma
sì
!
la
vittoria
,
la
vittoria
sarà
nostra
senza
dubbio
,
-
concluse
il
vescovo
.
Seguì
un
altro
silenzio
;
poi
Monsignore
domandò
,
riscotendosi
:
-
Landino
?
-
come
se
per
caso
gli
fosse
venuto
di
far
quella
domanda
,
ch
'
era
in
fondo
la
vera
ragione
della
sua
visita
.
Aveva
combinato
lui
quelle
prossime
nozze
di
Adelaide
Salvo
con
don
Ippolito
;
aveva
lasciato
intendere
a
questo
che
solo
per
un
riguardo
a
lui
Flaminio
Salvo
consentiva
che
la
sorella
contraesse
quel
matrimonio
illegittimo
,
almeno
a
giudizio
della
società
civile
;
ma
voleva
-
ed
era
giusto
-
che
il
figlio
del
primo
letto
riconoscesse
la
seconda
madre
,
e
fosse
presente
alla
celebrazione
religiosa
:
trattando
con
gentiluomini
di
quella
sorte
,
questo
solo
atto
di
presenza
gli
sarebbe
bastato
.
Don
Ippolito
s
'
infoscò
.
Dopo
una
lunga
lotta
con
se
stesso
,
aveva
scritto
al
figlio
che
gli
era
cresciuto
sempre
lontano
;
prima
a
Palermo
nella
casa
dei
Montalto
,
poi
a
Roma
,
e
col
quale
perciò
non
aveva
alcuna
confidenza
.
Lo
sapeva
d
'
idee
e
di
sentimenti
al
tutto
opposti
ai
suoi
,
quantunque
non
fosse
mai
venuto
con
lui
ad
alcuna
discussione
.
Era
molto
malcontento
del
modo
con
cui
gli
aveva
comunicato
la
decisione
di
contrarre
queste
seconde
nozze
e
del
modo
con
cui
gli
aveva
espresso
il
desiderio
di
averlo
a
Colimbètra
per
l
'
avvenimento
.
Troppe
ragioni
in
iscusa
:
la
solitudine
,
l
'
età
,
il
bisogno
di
cure
affettuose
...
Gli
pareva
d
'
essersi
avvilito
agli
occhi
del
figlio
.
Il
disgusto
però
e
l
'
avvilimento
non
erano
soltanto
per
effetto
d
'
una
lettera
mal
riuscita
:
provenivano
da
una
causa
più
intima
e
profonda
nel
cuore
di
lui
.
Senza
troppo
volerlo
da
principio
,
s
'
era
lasciato
persuadere
a
ridurre
a
effetto
un
disegno
stimato
su
le
prime
inattuabile
;
superato
l
'
ostacolo
della
sua
grave
pretesa
,
trovata
la
sposa
,
stabilite
le
nozze
,
d
'
un
tratto
s
'
era
veduto
stretto
da
un
impegno
non
ben
ponderato
avanti
,
e
non
aveva
potuto
più
tirarsi
indietro
per
nessuna
ragione
.
La
famiglia
Salvo
,
se
non
aveva
titoli
nobiliari
,
era
pur
d
'
antico
sangue
,
conveniente
l
'
età
della
sposa
;
nulla
in
fondo
da
ridire
su
l
'
immagine
che
gli
avevano
mostrata
di
donna
Adelaide
in
una
fotografia
;
e
poi
la
soddisfazione
per
la
deferenza
ai
suoi
principii
politici
e
religiosi
...
Sì
,
sì
;
ma
la
memoria
venerata
di
donna
Teresa
Montalto
?
e
l
'
avvilimento
per
la
coscienza
della
propria
debolezza
?
Non
aveva
saputo
resistere
allo
sgomento
che
gl
'
incuteva
segretamente
,
da
qualche
tempo
in
qua
,
la
solitudine
,
la
sera
,
quando
si
chiudeva
in
camera
e
,
guardandosi
le
mani
,
si
dava
a
pensare
che
...
sì
,
la
morte
è
sempre
accanto
a
tutti
,
bimbi
,
giovani
,
vecchi
,
invisibile
,
pronta
a
ghermire
da
un
momento
all
'
altro
;
ma
allorché
man
mano
si
fa
sempre
più
prossimo
il
limite
segnato
alla
vita
umana
e
già
per
tanti
anni
e
tanto
cammino
si
è
sfuggiti
comunque
all
'
assalto
di
questa
compagna
invisibile
,
scema
da
un
canto
,
grado
grado
,
l
'
illusione
d
'
un
probabile
scampo
,
e
cresce
dall
'
altro
e
s
'
impone
il
sentimento
gelido
e
oscuro
della
tremenda
necessità
di
incontrarla
,
di
trovarsi
a
un
tratto
a
tu
per
tu
con
essa
in
quella
strettura
del
tempo
che
avanza
.
E
sentiva
mancarsi
il
respiro
;
si
sentiva
stringer
la
gola
da
un
'
angoscia
inesprimibile
.
Le
sue
mani
gli
facevano
orrore
.
Soltanto
le
mani
in
lui
,
per
ora
,
erano
da
vecchio
:
ingrossate
le
nocche
,
la
pelle
aggrinzita
.
Sì
,
le
sue
mani
avevano
cominciato
a
morire
.
Gli
si
intorpidivano
spesso
.
E
non
poteva
più
,
la
notte
,
stando
a
giacer
supino
sul
letto
,
vedersele
congiunte
sul
ventre
.
Ma
quella
era
pure
la
sua
positura
naturale
:
doveva
distendersi
così
per
conciliare
il
sonno
.
Ebbene
,
no
:
si
vedeva
morto
,
con
quelle
mani
fredde
come
di
pietra
sul
ventre
;
e
subito
si
scomponeva
,
prendeva
un
'
altra
positura
,
e
smaniava
a
lungo
.
Per
questo
aveva
manifestato
il
desiderio
d
'
un
'
intima
compagnia
;
e
il
desiderio
,
ecco
,
si
attuava
;
ma
egli
ne
provava
in
segreto
stizza
e
avvilimento
.
Gli
pareva
che
questo
suo
desiderio
avesse
acquistato
su
lui
una
volontà
che
non
era
più
la
sua
.
Altri
infatti
lo
aveva
assunto
e
lo
guidava
e
trascinava
lui
,
che
non
poteva
più
opporsi
:
come
il
cavallo
,
che
aveva
dato
la
prima
spinta
a
una
vettura
in
discesa
,
ora
dalla
vettura
stessa
si
sentiva
premere
e
spingere
suo
malgrado
.
-
Nessuna
risposta
?
-
soggiunse
Monsignore
,
per
rompere
subito
il
fosco
silenzio
in
cui
il
principe
s
'
era
chiuso
.
-
Bene
,
bene
;
tanto
per
sapere
.
Risponderà
.
Intanto
...
ecco
:
abbiamo
parlato
con
Flaminio
circa
alla
presentazione
.
Si
può
fare
a
Valsanìa
,
è
vero
?
Donna
Adelaide
scenderà
a
visitar
la
nipote
e
la
povera
cognata
;
voi
,
di
qua
stesso
,
per
lo
stradone
,
senza
toccar
la
città
,
vi
recherete
a
visitare
il
fratello
e
i
vostri
ospiti
.
Va
bene
così
?
In
settimana
.
Sceglierete
voi
il
giorno
.
-
Subito
,
-
disse
il
principe
,
riavendosi
con
una
mossa
energica
.
-
Domani
.
-
Troppo
presto
...
-
osservò
sorridendo
Monsignore
.
-
Bisognerà
avvertire
...
dar
tempo
...
Doman
l
'
altro
poi
,
no
:
è
martedì
.
Le
donne
,
sapete
bene
,
badano
a
codeste
cose
.
Sarà
per
mercoledì
.
E
si
alzò
,
con
stento
e
con
riguardo
per
la
sua
molle
rosea
grassezza
donnescamente
curata
,
sospirando
:
-
Bene
eveniat
!
Quel
povero
figliuolo
...
-
soggiunse
poi
,
alludendo
al
De
Vincentis
.
-
Si
trovasse
modo
di
tranquillarlo
...
Ne
sarei
proprio
lieto
...
Mah
!
A
piè
della
scala
monsignor
Montoro
trattenne
il
principe
e
,
indicando
la
porta
del
Museo
ove
era
il
De
Vincentis
,
disse
piano
:
-
Non
vi
fate
vedere
.
Lo
saluterete
dal
terrazzo
.
Buona
sera
.
Il
principe
gli
baciò
la
mano
e
risalì
la
scala
.
Poco
dopo
dal
terrazzo
s
'
inchinò
al
vescovo
e
salutò
con
la
mano
il
De
Vincentis
che
si
scappellava
,
evidentemente
senza
scorgerlo
.
Rimase
lì
,
seduto
presso
la
balaustrata
a
guardar
nella
campagna
l
'
ombra
che
man
mano
s
'
incupiva
,
la
striscia
rossastra
del
crepuscolo
che
diveniva
livida
e
quasi
fumosa
sul
cerulo
mare
lontano
,
su
cui
,
laggiù
in
fondo
,
nereggiavano
gli
uliveti
di
Montelusa
,
a
destra
della
lucida
foce
dell
'
Hypsas
.
In
mezzo
al
cielo
cominciava
ad
accendersi
la
falce
della
luna
.
Don
Ippolito
guardò
i
Tempii
che
si
raccoglievano
austeri
e
solenni
nell
'
ombra
,
e
sentì
una
pena
indefinita
per
quei
superstiti
d
'
un
altro
mondo
e
d
'
un
'
altra
vita
.
Tra
tanti
insigni
monumenti
della
città
scomparsa
solo
ad
essi
era
toccato
in
sorte
di
veder
quegli
anni
lontani
:
vivi
essi
soli
già
,
tra
la
rovina
spaventevole
della
città
;
morti
ora
essi
soli
in
mezzo
a
tanta
vita
d
'
alberi
palpitanti
,
nel
silenzio
,
di
foglie
e
d
'
ali
.
Dal
prossimo
poggio
di
Tamburello
pareva
che
movesse
al
tempio
di
Hera
Lacinia
,
sospeso
lassù
,
quasi
a
precipizio
sul
burrone
dell
'
Akragas
,
una
lunga
e
folta
teoria
d
'
antichi
chiomati
olivi
;
e
uno
era
là
,
innanzi
a
tutti
,
curvo
sul
tronco
ginocchiuto
,
come
sopraffatto
dalla
maestà
imminente
delle
sacre
colonne
;
e
forse
pregava
pace
per
quei
clivi
abbandonati
,
pace
da
quei
Tempii
,
spettri
d
'
un
altro
mondo
e
di
ben
altra
vita
.
Sonò
a
un
tratto
,
nel
bujo
sopravvenuto
,
il
chiurlo
lontano
d
'
un
assiolo
,
come
un
singulto
.
Don
Ippolito
si
sentì
stringere
improvvisamente
la
gola
da
un
nodo
di
pianto
.
Guardò
le
stelle
che
già
sfavillavano
nel
cielo
,
e
gli
parve
che
al
loro
lucido
tremolìo
rispondesse
dalle
campagne
deserte
il
tremulo
canto
sonoro
dei
grilli
.
Poi
vide
oltre
il
burrone
del
fiume
,
a
levante
,
vacillare
il
lume
di
quattro
lanterne
cieche
su
per
l
'
aspro
greppo
dello
Sperone
.
Era
Sciaralla
,
che
si
arrampicava
coi
tre
compagni
per
montar
la
vana
guardia
alla
casermuccia
lassù
.
CAPITOLO
QUINTO
Appena
il
primo
albore
filtrò
lieve
attraverso
le
foglie
coriacee
del
caprifico
in
fondo
alla
vigna
,
Mauro
Mortara
,
che
vi
stava
sotto
,
con
le
spalle
appoggiate
al
tronco
,
aggrottò
le
ciglia
,
ritirò
le
braccia
e
stirò
la
schiena
rugliando
;
poi
s
'
allargò
tutto
in
un
lungo
sbadiglio
e
si
rilassò
richiudendo
gli
occhi
come
a
cercar
di
nuovo
il
tepido
bujo
del
sonno
;
ma
udì
un
gallo
cantare
da
un
'
aja
lontana
,
un
altro
da
più
lontano
rispondere
;
udì
un
frullo
d
'
ali
vicino
,
e
si
riscosse
.
I
tre
mastini
,
accucciati
sotto
l
'
albero
intorno
a
lui
,
lo
guardavano
con
occhi
umidi
,
intenti
,
salutandolo
amorosamente
con
la
coda
.
Ma
il
padrone
li
guatò
,
seccato
che
lo
avessero
veduto
dormire
;
poi
si
guatò
le
gambe
distese
aperte
,
rigide
,
su
la
terra
cretosa
della
vigna
;
si
scrollò
dalle
spalle
il
cappotto
d
'
albagio
;
si
stropicciò
gli
occhi
acquosi
col
dorso
delle
mani
,
cavò
in
fine
dalla
sacca
,
pendula
da
un
ramo
,
tre
tozzi
di
pan
secco
e
li
buttò
in
bocca
alle
bestie
;
si
tirò
su
su
in
piedi
e
,
appeso
il
cappotto
all
'
albero
,
lo
schioppo
alla
spalla
,
si
mosse
ancor
mezzo
trasognato
per
la
vigna
.
Non
gli
riusciva
più
vegliar
tutta
la
notte
:
guardingo
,
a
una
cert
'
ora
,
come
se
qualcuno
se
ne
potesse
accorgere
,
andava
a
rintanarsi
sotto
quel
caprifico
;
per
poco
,
diceva
a
se
stesso
;
ma
stentava
a
destarsi
di
giorno
in
giorno
vieppiù
.
Le
gambe
non
eran
più
quelle
d
'
una
volta
;
anche
la
forza
del
polso
non
era
più
quella
.
Ah
,
la
sua
bella
vigna
!
Forse
il
vino
di
quell
'
anno
lo
avrebbe
ancora
bevuto
;
ma
quello
dell
'
anno
venturo
?
Diede
una
spallata
,
come
per
dire
:
«
Oh
,
alla
fin
fine
...
»
,
e
tornò
a
sbadigliare
a
quella
prima
luce
del
giorno
che
pareva
provasse
pena
a
ridestare
la
terra
alle
fatiche
;
guardò
la
distesa
vasta
dei
campi
,
da
cui
tardava
a
diradarsi
l
'
ultimo
velo
d
'
ombra
della
notte
;
poi
si
voltò
a
guardare
il
mare
,
laggiù
,
d
'
un
turchino
fosco
,
vaporoso
,
di
tra
le
agavi
ispide
e
i
pingui
ceppi
glauchi
dei
fichidindia
,
che
sorgevano
e
si
storcevano
in
quella
scialba
caligine
.
La
luna
calante
,
sorta
tardi
nella
notte
,
era
rimasta
a
mezzo
cielo
,
sorpresa
dal
giorno
,
e
già
smoriva
nella
crudezza
della
prima
luce
.
Qua
e
là
nella
campagna
entro
quel
velo
lieve
di
nebbiolina
bianchiccia
fumigavano
i
fornelli
dove
si
bruciava
il
mallo
delle
mandorle
,
e
quel
fumichìo
nell
'
immobilità
dell
'
aria
,
saliva
dritto
al
cielo
.
Tuttavia
,
da
due
giorni
,
Mauro
Mortara
era
meno
aggrondato
.
Guardava
ancora
in
cagnesco
la
villa
;
ma
poi
,
pensando
che
Flaminio
Salvo
ogni
mattina
,
a
quell
'
ora
,
se
ne
partiva
in
carrozza
o
per
Girgenti
o
per
Porto
Empedocle
,
e
che
non
vi
ritornava
se
non
a
tarda
sera
,
tirava
un
respiro
di
sollievo
,
Come
se
la
vista
del
cascinone
gli
diventasse
più
lieve
,
sapendo
che
colui
non
c
'
era
.
Vi
rimanevano
,
sì
,
coi
servi
,
la
moglie
e
la
figliuola
;
ma
quella
,
una
povera
pazza
,
tranquilla
e
innocua
;
e
questa
...
-
pareva
impossibile
!
-
questa
,
quantunque
figlia
di
quel
«
malo
cristiano
»
,
non
era
cattiva
,
no
,
anzi
...
E
Mauro
,
senza
volerlo
,
volse
in
giro
uno
sguardo
per
vedere
se
donna
Dianella
fosse
già
per
la
vigna
.
In
pochi
giorni
,
da
che
era
a
Valsanìa
,
s
'
era
rimessa
quasi
del
tutto
;
si
levava
per
tempo
,
ogni
mattina
;
aspettava
che
il
padre
partisse
con
la
carrozza
,
e
veniva
a
raggiunger
lui
là
per
la
vigna
,
e
gli
domandava
tante
cose
della
campagna
:
degli
olivi
,
come
si
governano
;
dei
gelsi
,
che
a
marzo
colgono
sangue
di
nuovo
e
,
quando
sono
in
amore
,
per
gettare
,
son
molli
come
una
pasta
,
poi
si
fermava
sotto
l
'
ombrellone
del
pino
solitario
laggiù
dove
l
'
altipiano
strapiomba
sul
mare
,
per
assistere
alla
levata
del
sole
dalle
alture
della
Crocca
,
in
fondo
in
fondo
all
'
orizzonte
,
livide
prima
,
poi
man
mano
cerulee
,
aeree
e
quasi
fragili
.
Il
primo
a
indorarsi
al
sole
,
ogni
mattina
,
era
quel
pino
là
,
che
si
stagliava
maestoso
su
l
'
azzurro
aspro
e
denso
del
mare
,
su
l
'
azzurro
tenue
e
vano
del
cielo
.
In
pochi
giorni
Dianella
aveva
fatto
il
miracolo
:
l
'
orso
era
domato
.
L
'
aria
del
volto
,
la
nobiltà
gentile
e
pure
altera
del
portamento
,
la
dolcezza
mesta
dello
sguardo
e
del
sorriso
,
la
soavità
della
voce
avevano
fatto
il
miracolo
,
pianamente
,
naturalmente
,
andando
incontro
e
vincendo
la
ruvidezza
ombrosa
del
vecchio
selvaggio
.
Parlando
,
a
volte
,
ella
aveva
nella
voce
e
negli
sguardi
certe
improvvise
opacità
,
come
se
,
di
tratto
in
tratto
,
l
'
anima
le
si
partisse
dietro
qualche
parola
e
le
andasse
lontano
lontano
,
chi
sa
dove
;
smarrita
,
se
tardava
a
ritornarle
,
domandava
:
«
Che
dicevamo
?
»
e
sorrideva
,
perché
lei
stessa
non
sapeva
spiegarsi
ciò
che
le
era
avvenuto
.
Spesso
anche
,
a
ogni
minimo
tocco
rude
della
realtà
,
provava
quasi
un
improvviso
sgomento
,
o
,
piuttosto
,
l
'
impressione
di
un
'
ombra
fredda
che
le
si
serrasse
attorno
,
e
aggrottava
un
po
'
le
ciglia
.
Subito
però
cancellava
con
un
altro
dolce
sorriso
il
gesto
ombroso
involontario
,
sgranando
e
ilarando
gli
occhi
,
rinfrancata
.
«
Perché
mi
si
dovrebbe
far
male
?
»
pareva
dicesse
a
se
stessa
.
«
Non
vado
innanzi
alla
vita
,
fiduciosa
e
serena
?
»
La
fiducia
le
raggiava
da
ogni
atto
,
da
ogni
sguardo
,
e
avvinceva
.
Anche
quei
tre
mastini
feroci
del
Mortara
bisognava
vedere
che
festa
le
facevano
ogni
volta
!
Si
voltavano
anch
'
essi
,
or
l
'
uno
or
l
'
altro
,
a
guardare
verso
la
villa
,
come
se
l
'
aspettassero
.
E
Mauro
,
per
non
allontanarsi
troppo
,
s
'
indugiava
a
esaminare
ora
questo
ora
quel
tralcio
,
i
cui
grappoli
,
tesori
gelosamente
custoditi
,
aveva
già
mostrati
quasi
a
uno
a
Dianella
,
gongolando
accigliato
alle
lodi
ch
'
ella
gli
profondeva
tra
vivaci
esclamazioni
di
meraviglia
:
-
Uh
,
quanti
qua
!
-
Carica
,
eh
?
E
questo
tralcio
,
guardate
...
-
Un
albero
...
pare
un
albero
!
-
E
qua
,
qua
...
-
Oh
,
più
uva
che
pampini
!
E
può
sostenerla
tant
'
uva
,
questa
vite
?
-
Se
non
avrà
male
dal
tempo
...
-
Che
peccato
sarebbe
!
E
questa
?
-
domandava
,
vedendo
qualche
vite
atterrata
.
-
È
stato
il
vento
?
Ah
,
dev
'
essere
ancora
legata
...
Oppure
,
più
là
:
-
E
questi
?
Vitigni
selvaggi
?
Innesti
nuovi
,
ho
capito
.
Evviva
,
evviva
...
Ah
,
c
'
è
pure
compensi
nella
vita
!
E
nella
voce
pareva
avesse
la
gioja
dell
'
aria
pura
e
del
sole
,
quella
stessa
gioja
che
tremava
nella
gola
delle
allodole
.
Per
quel
giorno
Mauro
le
aveva
promesso
una
visita
al
«
camerone
»
del
Generale
:
al
«
santuario
della
libertà
»
.
Ma
i
cani
,
a
un
tratto
,
drizzarono
le
orecchie
;
poi
l
'
uno
dopo
l
'
altro
s
'
avventarono
senza
abbajare
verso
il
sentieruolo
sotto
la
vigna
,
sul
ciglio
del
burrone
.
-
Don
Ma
'
!
Don
Ma
'
!
-
chiamò
poco
dopo
,
di
lì
,
una
voce
affannata
.
Mauro
la
riconobbe
per
quella
di
Leonardo
Costa
,
l
'
amico
di
Porto
Empedocle
;
e
chiamò
a
sé
i
cani
.
-
Te
'
,
Scampirro
!
Te
'
,
Nèula
!
Qua
,
Turco
!
Ma
i
cani
avevano
riconosciuto
anch
'
essi
il
Costa
e
s
'
erano
fermati
al
limite
della
vigna
,
scodinzolandogli
dall
'
alto
.
Sopravvenne
Mauro
.
-
Il
principale
?
È
partito
?
-
gli
domandò
subito
Leonardo
Costa
,
trafelato
,
ansante
.
Era
un
omaccione
dalla
barba
e
dai
capelli
rossi
,
crespi
,
la
faccia
cotta
dal
sole
e
gli
occhi
bruciati
dalla
polvere
dello
zolfo
.
Portava
agli
orecchi
due
cerchietti
d
'
oro
;
in
capo
,
un
cappellaccio
bianco
tutto
impolverato
e
macchiato
di
sudore
.
Veniva
di
corsa
da
Porto
Empedocle
,
per
la
spiaggia
,
lungo
la
linea
ferroviaria
.
-
Non
so
,
-
gli
rispose
Mauro
,
fosco
.
-
Per
favore
,
date
una
voce
di
costà
,
che
aspetti
;
debbo
parlargli
di
cosa
grave
.
Mauro
scosse
il
capo
.
-
Correte
,
farete
a
tempo
...
Che
vi
è
avvenuto
?
Leonardo
Costa
,
riprendendo
la
corsa
,
gli
gridò
:
-
Guaj
!
guaj
grossi
alle
zolfare
!
-
Maledetto
lui
e
le
zolfare
!
-
brontolò
Mauro
tra
sé
.
Flaminio
Salvo
scendeva
la
scala
della
villa
per
montar
su
la
vettura
già
pronta
,
quando
Leonardo
Costa
sbucò
dal
sentieruolo
a
ponente
,
di
tra
gli
olivi
,
gridando
:
-
Ferma
!
Ferma
!
-
Chi
è
?
Cos
'
è
?
-
domandò
il
Salvo
,
con
un
soprassalto
.
-
Bacio
le
mani
a
Vossignoria
,
-
disse
il
Costa
,
togliendosi
il
cappellaccio
e
accostandosi
senza
più
fiato
e
tutto
grondante
di
sudore
.
-
Non
ne
posso
più
...
Volevo
venire
stanotte
...
ma
poi
...
-
Ma
poi
?
Che
cos
'
è
?
che
hai
?
-
lo
interruppe
,
brusco
,
il
Salvo
.
-
Ad
Aragona
,
a
Comitini
,
tutti
i
solfaraj
,
sciopero
!
-
annunziò
il
Costa
.
Flaminio
Salvo
lo
guardò
con
freddo
cipiglio
,
lisciandosi
le
lunghe
basette
grige
che
,
insieme
con
le
lenti
d
'
oro
,
gli
davano
una
certa
aria
diplomatica
,
e
disse
,
sprezzante
:
-
Questo
lo
sapevo
.
-
Sissignore
.
Ma
jersera
,
sul
tardi
,
-
riprese
il
Costa
,
-
è
arrivata
a
Porto
Empedocle
gente
da
Aragona
e
ha
raccontato
che
tutto
jeri
hanno
fatto
l
'
ira
di
Dio
nel
paese
...
-
I
solfaraj
?
-
Sissignore
:
picconieri
,
carusi
,
calcheronaj
,
carrettieri
,
pesatori
:
tutti
!
Hanno
finanche
rotto
il
filo
telegrafico
.
Dice
che
hanno
assaltato
la
casa
di
mio
figlio
,
e
che
Aurelio
ha
tenuto
testa
,
come
meglio
ha
potuto
...
Flaminio
Salvo
,
a
questo
punto
,
si
voltò
a
spiare
acutamente
gli
occhi
di
Dianella
che
s
'
era
accostata
alla
vettura
.
Quello
sguardo
strano
,
rivolto
alla
figlia
a
mezzo
del
discorso
,
frastornò
il
Costa
,
il
quale
si
voltò
anche
lui
a
guardare
la
«
signorinella
»
,
com
'
egli
la
chiamava
.
Questa
di
pallida
si
fece
vermiglia
,
poi
subito
pallida
di
nuovo
.
-
Dunque
?
-
gridò
Flaminio
Salvo
,
con
ira
.
-
Dunque
,
sissignore
,
-
riprese
il
Costa
,
sconcertato
.
-
Guajo
grosso
,
non
c
'
è
soldati
;
il
paese
,
nelle
loro
mani
.
Due
carabinieri
soli
,
il
maresciallo
e
il
delegato
...
Che
possono
fare
?
-
E
che
posso
fare
io
di
qua
,
me
lo
dici
?
-
gridò
il
Salvo
su
le
furie
.
-
Tuo
figlio
Aurelio
che
cos
'
è
?
il
signor
ingegnere
direttore
,
venuto
dall
'
École
des
Mines
di
Parigi
,
che
cos
'
è
?
Marionetta
?
Ha
bisogno
che
gli
tiri
io
il
filo
di
qua
,
per
farlo
muovere
?
-
Ma
nossignore
,
-
disse
Leonardo
Costa
,
ritraendosi
d
'
un
passo
,
come
se
il
Salvo
lo
avesse
sferzato
in
faccia
.
-
Può
star
sicuro
Vossignoria
che
mio
figlio
Aurelio
sa
quello
che
deve
fare
.
Testa
e
coraggio
...
non
tocca
a
dirlo
a
me
...
ma
di
fronte
a
duemila
uomini
tra
solfaraj
e
carrettieri
,
mi
dica
Vossignoria
...
Del
resto
,
il
guajo
è
un
altro
,
fuori
del
paese
.
Aurelio
ha
mandato
ad
avvertirmi
jeri
sera
che
quelli
hanno
catturato
per
lo
stradone
gli
otto
carri
di
carbone
che
andavano
alle
zolfare
di
Monte
Diesi
.
-
Ah
,
sí
?
-
fece
il
Salvo
,
sghignando
.
-
Vossignoria
sa
-
seguitò
il
Costa
-
che
il
carbone
lassù
per
le
pompe
dei
cantieri
è
come
il
pane
pei
poverelli
,
e
anche
piú
necessario
.
Vossignoria
va
a
Girgenti
?
Vada
subito
dal
prefetto
perché
mandi
soldati
alla
stazione
d
'
Aragona
,
quanti
più
può
,
per
fare
scorta
al
carbone
fino
alle
zolfare
.
Ci
son
sette
vagoni
pieni
per
rinnovare
il
deposito
;
i
carrettieri
sono
in
isciopero
anch
'
essi
;
ma
il
carbone
si
potrà
caricare
su
i
muli
e
su
gli
asini
,
scortati
dalla
forza
:
ci
metteranno
più
tempo
,
ma
almeno
si
potrà
scongiurare
il
pericolo
che
la
zolfara
grande
,
la
Cace
,
Dio
liberi
,
s
'
allaghi
...
-
E
s
'
allaghi
!
s
'
allaghi
!
s
'
allaghi
!
-
scattò
,
furente
,
Flaminio
Salvo
,
levando
le
braccia
.
-
Vada
tutto
alla
malora
!
Non
m
'
importa
più
di
niente
!
Io
chiudo
,
sai
!
e
mando
tutti
a
spasso
,
te
,
tuo
figlio
,
tutti
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
tutti
!
Caccia
via
!
Andiamo
!
-
ordinò
al
cocchiere
.
La
carrozza
si
mosse
,
e
Flaminio
Salvo
partì
senza
neppur
voltarsi
a
salutare
la
figlia
.
Alla
sfuriata
insolita
,
don
Cosmo
s
'
era
affacciato
a
una
finestra
della
villa
e
donna
Sara
Alàimo
s
'
era
fatta
sul
pianerottolo
della
scala
.
L
'
uno
e
l
'
altra
,
e
giù
Dianella
e
il
Costa
rimasero
come
intronati
.
Il
Costa
alla
fine
si
scosse
,
alzò
il
capo
verso
la
finestra
e
salutò
amaramente
:
-
Bacio
le
mani
,
si
-
don
Cosmo
!
Ha
ragione
,
lui
:
è
il
padrone
!
Ma
per
quel
Dio
messo
in
croce
,
creda
pure
,
si
-
don
Cosmo
mio
,
creda
,
Signorinella
:
non
sono
prepotenze
!
La
fame
è
fame
,
e
quando
non
si
può
soddisfare
...
Donna
Sara
dal
pianerottolo
scrollò
il
capo
incuffiato
,
con
gli
occhi
al
cielo
.
-
Mangia
il
Governo
,
-
seguitò
il
Costa
,
-
mangia
la
Provincia
;
mangia
il
Comune
e
il
capo
e
il
sottocapo
e
il
direttore
e
l
'
ingegnere
e
il
sorvegliante
...
Che
può
avanzare
per
chi
sta
sotto
terra
e
sotto
di
tutti
e
deve
portar
tutti
sulle
spalle
e
resta
schiacciato
?
...
Ah
Dio
!
Sono
un
miserabile
,
un
ignorante
sono
;
e
va
bene
:
mi
pesti
pure
sotto
i
piedi
finché
vuole
.
Ma
mio
figlio
,
no
!
mio
figlio
non
me
lo
deve
toccare
!
Gli
dobbiamo
tutto
,
è
vero
;
ma
anche
lui
,
se
è
ancora
lì
,
padrone
mio
riverito
,
che
mi
può
anche
schiaffeggiare
,
ché
da
lui
mi
piglio
tutto
e
gli
bacio
anzi
le
mani
;
se
ancora
è
lì
che
comanda
e
si
gode
le
sue
belle
ricchezze
,
lo
deve
pure
a
mio
figlio
,
lo
deve
:
lei
lo
sa
,
Signorinella
,
e
fors
'
anche
lei
,
si
-
don
Cosmo
...
siamo
giusti
!
-
Già
,
già
,
-
sospirò
il
Laurentano
dalla
finestra
,
-
l
'
affare
delle
zucche
...
-
Che
zucche
?
-
domandò
,
incuriosita
,
donna
Sara
Alàimo
.
-
Ma
!
-
fece
il
Costa
.
-
Ve
lo
farete
raccontare
qualche
volta
dalla
Signorinella
qua
,
che
conosce
bene
mio
figlio
,
perché
son
cresciuti
insieme
,
anche
con
quell
'
altro
ragazzo
,
suo
fratellino
,
che
il
Signore
volle
per
sé
e
fu
una
rovina
per
tutti
.
La
povera
signora
,
là
,
che
me
la
ricordo
io
,
bella
un
occhio
di
sole
!
ci
perdette
la
ragione
;
e
lui
,
povero
galantuomo
...
chi
ha
figli
lo
compatisce
...
Dianella
,
col
cuore
gonfio
per
la
durezza
del
padre
,
a
questo
ricordo
non
poté
più
reggere
e
per
nascondere
il
turbamento
,
prese
il
sentieruolo
per
cui
il
Costa
era
venuto
,
e
sparve
tra
gli
olivi
.
Subito
donna
Sara
,
poi
anche
don
Cosmo
invitarono
il
Costa
ad
andar
su
,
per
farlo
rimettere
un
po
'
dalla
corsa
e
non
lasciarlo
così
sudato
alla
brezza
del
mattino
.
Donna
Sara
avrebbe
voluto
far
di
più
:
offrirgli
una
tazzina
di
caffè
;
ma
per
non
perdere
una
parola
del
discorso
fitto
fitto
che
il
Costa
aveva
attaccato
subito
con
don
Cosmo
sul
Salvo
,
ora
che
la
figliuola
non
poteva
più
sentirlo
,
finse
di
non
pensarci
.
-
Ci
conosciamo
,
santo
Dio
,
ci
conosciamo
,
si
-
don
Co
'
!
Che
era
lui
,
alla
fin
fine
?
Io
,
sì
,
coi
piedi
scalzi
,
ho
portato
in
collo
,
lo
dico
e
me
ne
vanto
;
in
collo
lo
zolfo
e
il
carbone
,
dalla
spiaggia
alle
spigonare
.
Il
latino
come
dice
?
Necessitas
non
abita
legge
.
Sissignore
;
e
sono
stato
stivatore
,
e
me
ne
vanto
,
misero
staderante
agl
'
imbarchi
per
la
dogana
,
e
me
ne
vanto
.
Lui
,
però
,
che
cos
'
era
?
Di
nobile
casato
,
sissignore
;
ma
un
sensaluccio
era
,
che
veniva
da
Girgenti
a
Porto
Empedocle
,
tutto
impolverato
per
lo
stradone
della
Spinasanta
,
perché
non
aveva
neanche
da
pagarsi
la
carrozza
o
d
'
affittarsi
un
asinello
,
allora
che
la
ferrovia
non
c
'
era
.
E
i
primi
pìccioli
,
come
li
fece
?
Lo
sa
Dio
e
tanti
lo
sanno
,
tra
i
morti
e
i
morti
.
Poi
prese
l
'
appalto
delle
prime
ferrovie
,
insieme
col
cognato
che
ora
sta
a
Roma
,
signor
ingegnere
,
banchiere
,
commendatore
,
don
Francesco
Vella
,
che
conosciamo
anche
lui
...
-
Ah
,
-
fece
donna
Sara
,
-
ha
un
'
altra
sorella
,
lui
?
-
Come
no
?
-
rispose
il
Costa
,
sospendendo
gli
inchini
con
cui
aveva
accompagnato
ogni
titolo
del
Vella
,
-
donna
Rosa
,
maggiore
di
tutti
,
moglie
del
-
(
e
s
'
inchinò
ancora
una
volta
)
-
commendatore
Francesco
Vella
,
pezzo
grosso
dell
'
Amministrazione
delle
ferrovie
adesso
.
La
linea
qua
,
da
Girgenti
a
Porto
Empedocle
,
non
la
fece
lui
?
Balla
comare
,
che
fortuna
suona
!
Centinaja
di
migliaja
di
lire
,
sorella
mia
;
denari
a
cappellate
,
come
fossero
stati
rena
...
Due
ponti
e
quattro
gallerie
...
Allunga
là
un
gomito
;
taglia
qua
a
scarpa
...
Poi
altre
imprese
di
linee
...
Tutta
la
ricchezza
gli
è
venuta
di
là
,
dico
bene
,
si
-
don
Co
'
?
Ci
conosciamo
!
-
E
le
zucche
?
le
zucche
?
-
tornò
a
domandare
donna
Sara
.
Bisognò
che
il
Costa
gliela
narrasse
per
minuto
,
quella
famosa
storia
delle
zucche
;
e
donna
Sara
lo
compensò
con
le
più
vivaci
esclamazioni
di
stupore
,
di
raccapriccio
,
d
'
ammirazione
del
vocabolario
paesano
,
battendo
di
tratto
in
tratto
le
mani
,
per
scuotere
don
Cosmo
,
il
quale
,
conoscendo
la
storia
,
era
ricaduto
nel
suo
solito
letargo
filosofico
.
Si
scosse
alla
fine
,
ma
senza
aprir
gli
occhi
;
pose
una
mano
avanti
,
disse
:
-
Però
...
-
Ah
,
sì
!
-
riattaccò
subito
con
enfasi
il
Costa
,
battendosi
le
due
manacce
sul
petto
.
-
In
coscienza
,
un
'
anima
sola
abbiamo
,
davanti
a
Dio
,
e
debbo
dire
la
verità
.
Ma
mio
figlio
,
oh
,
si
-
don
Cosmo
-
(
e
il
Costa
levò
una
mano
con
l
'
indice
e
il
pollice
giunti
,
in
atto
di
pesare
)
-
tutti
i
figli
saranno
figli
,
ma
quello
!
cima
!
diritto
come
una
bandiera
!
in
tutte
le
scuole
,
il
primo
!
Appena
laureato
,
subito
il
concorso
per
la
borsa
di
studio
all
'
estero
...
Erano
,
sorella
mia
,
più
di
quattrocento
giovani
ingegneri
d
'
ogni
parte
d
'
Italia
:
tutti
sotto
,
tutti
sotto
se
li
mise
!
E
mi
stette
fuori
quattr
'
anni
,
a
Parigi
,
a
Londra
,
nel
Belgio
,
in
Austria
.
Appena
tornato
a
Roma
,
senza
neanche
farlo
fiatare
,
il
Governo
gli
diede
il
posto
nel
Corpo
degli
ingegneri
minerarii
,
e
lo
mandò
in
Sardegna
,
a
Iglesias
,
dove
ci
fece
un
lavoro
tutto
colorato
su
una
montagna
...
Sarrubbas
...
non
so
...
ah
,
Sarrabus
,
già
,
dico
bene
,
Sarrabus
(
parlano
turco
,
in
Sardegna
)
,
un
lavoro
che
fa
restare
,
sorella
mia
,
allocchiti
.
Ci
stette
poco
,
un
anno
,
poco
più
,
perché
una
Società
francese
,
di
quelle
che
...
i
marenghi
,
a
sacchi
...
vedendo
quella
carta
,
rimase
a
bocca
aperta
.
Non
lo
dico
perché
è
figlio
mio
;
ma
quanti
ingegneri
c
'
è
,
qua
e
fuorivia
?
se
li
mette
in
tasca
tutti
!
Basta
.
Questa
Società
francese
,
dice
,
qua
c
'
è
la
cassa
,
figlio
mio
,
tutto
quello
che
volete
.
Aurelio
,
tra
il
sì
e
il
no
d
'
accettare
,
venne
qua
in
permesso
-
saranno
sei
o
sette
mesi
-
per
consigliarsi
con
me
e
col
principale
,
suo
benefattore
,
ch
'
egli
rispetta
come
suo
secondo
padre
e
fa
bene
!
Il
principale
stesso
gli
sconsigliò
d
'
accettare
,
perché
lo
volle
per
sé
,
capite
?
per
badare
alle
sue
zolfare
d
'
Aragona
e
Comitini
.
Noi
diciamo
:
il
poco
mi
basta
,
l
'
assai
mi
soverchia
...
Accettò
,
ma
ci
scàpita
,
parola
d
'
onore
!
E
con
tutto
questo
,
ora
...
ora
è
marionetta
,
l
'
avete
inteso
?
...
Cristo
sacrato
!
Leonardo
Costa
levò
un
braccio
,
si
alzò
,
sbuffò
per
il
naso
,
scrollando
il
capo
,
e
prese
dalla
sedia
il
cappellaccio
bianco
.
Doveva
andar
via
subito
;
ma
ogni
qual
volta
si
metteva
a
parlare
di
quel
suo
figliuolo
,
lustro
,
colonna
d
'
oro
della
sua
casa
,
non
la
smetteva
più
.
-
Bacio
le
mani
,
si
-
don
Cosmo
,
mi
lasci
scappare
.
Donna
Sara
,
servo
vostro
umilissimo
.
-
Oh
,
e
aspettate
!
-
esclamò
questa
,
fingendo
di
ricordarsi
,
ora
che
il
discorso
era
finito
.
-
Un
sorsellino
di
caffè
...
-
No
no
,
grazie
-
si
schermí
il
Costa
.
-
Ho
tanta
fretta
!
-
Cinque
minuti
!
-
fece
donna
Sara
,
levando
le
mani
a
un
gesto
che
voleva
dire
:
«
Non
casca
il
mondo
!
»
.
E
s
'
avviò
.
Ma
il
Costa
,
sedendo
di
nuovo
,
sospirò
,
rivolto
a
don
Cosmo
:
-
C
'
è
una
mala
femmina
,
si
-
don
Co
'
,
una
mala
femmina
che
da
qualche
tempo
a
questa
parte
mette
male
tra
mio
figlio
e
don
Flaminio
;
io
lo
so
!
E
donna
Sara
non
poté
piú
varcare
la
soglia
:
si
voltò
,
strizzò
gli
occhi
,
arricciò
il
naso
e
chiese
con
una
mossettina
del
capo
:
-
Chi
è
?
-
Non
mi
fate
sparlare
ancora
,
donna
Sara
mia
!
-
sbuffò
il
Costa
.
-
Ho
parlato
già
troppo
!
Ma
,
tanto
,
donna
Sara
Alàimo
aveva
già
compreso
di
quale
mala
femmina
egli
intendesse
parlare
,
e
uscì
,
esclamando
con
le
mani
per
aria
:
-
Che
mondo
!
che
mondo
!
Dianella
non
s
'
affrettò
quella
mattina
a
raggiungere
Mauro
alla
vigna
.
Quello
sguardo
duro
del
padre
nell
'
ira
,
mentre
il
Costa
parlava
del
pericolo
da
cui
il
figlio
era
minacciato
in
Aragona
,
le
aveva
in
un
baleno
richiamato
alla
memoria
un
altro
sguardo
di
lui
,
di
tanti
anni
addietro
,
quando
il
fratellino
era
morto
e
la
madre
impazzita
.
Aveva
undici
anni
,
lei
,
allora
.
E
più
della
morte
del
fratello
,
più
della
sciagura
orrenda
della
madre
le
era
rimasta
indelebile
nell
'
anima
l
'
impressione
di
quello
sguardo
d
'
odio
che
a
lei
-
ragazzetta
ancor
quasi
ignara
,
incerta
e
smarrita
tra
i
giuochi
e
la
pena
-
aveva
lanciato
il
padre
,
nel
cordoglio
rabbioso
:
-
Non
potevi
morir
tu
invece
?
-
le
aveva
detto
chiaramente
quello
sguardo
.
Così
.
Proprio
così
.
E
Dianella
comprendeva
bene
adesso
perché
il
padre
non
avrebbe
esitato
un
momento
a
dar
la
vita
di
lei
in
cambio
di
quella
del
fratello
.
Tutte
le
cure
e
l
'
affetto
e
le
carezze
e
i
doni
,
di
cui
egli
l
'
aveva
poi
colmata
,
non
erano
più
valsi
a
scioglierle
dal
fondo
dell
'
anima
il
gelo
,
in
cui
quello
sguardo
s
'
era
quasi
rappreso
e
indurito
.
Spesso
se
n
'
adontava
con
se
stessa
,
sentendo
che
il
calore
dell
'
affetto
paterno
non
riusciva
più
a
penetrare
in
lei
quasi
respinto
istintivamente
da
quel
gelo
.
Per
qual
ragione
seguitava
egli
ormai
a
lavorare
con
tanto
accanimento
?
ad
accumulare
tanta
ricchezza
?
Non
per
lei
certamente
;
sì
per
un
bisogno
spontaneo
,
prepotente
,
della
sua
stessa
natura
;
per
dominare
su
tutti
;
per
esser
temuto
e
rispettato
;
o
fors
'
anche
per
stordirsi
negli
affari
o
per
prendersi
a
suo
modo
una
rivincita
su
la
sorte
che
lo
aveva
colpito
.
Ma
in
certi
momenti
d
'
ira
(
come
dianzi
)
,
o
di
stanchezza
o
di
sfiducia
,
lasciava
pur
vedere
apertamente
che
tutte
le
sue
imprese
e
i
suoi
sforzi
e
la
sua
vita
stessa
non
avevano
più
scopo
per
lui
,
perduto
l
'
erede
del
nome
,
colui
che
sarebbe
stato
il
continuatore
della
sua
potenza
e
della
sua
fortuna
.
Da
un
pezzo
,
convinta
di
questo
,
Dianella
,
pur
non
sapendo
neanche
immaginare
la
propria
vita
priva
di
tutto
quel
fasto
che
la
circondava
,
aveva
cominciato
a
sentire
un
segreto
dispetto
per
quella
ricchezza
del
padre
,
di
cui
un
giorno
(
il
piú
lontano
possibile
!
)
ella
sarebbe
stata
l
'
unica
erede
,
per
forza
e
senza
alcuna
soddisfazione
per
lei
.
Quante
volte
,
nel
vederlo
stanco
e
irato
,
non
avrebbe
voluto
gridargli
:
«
Basta
!
Lascia
!
Perché
la
accresci
ancora
,
se
dev
'
esser
poi
questa
la
fine
?
»
.
E
altro
ancora
,
ben
altro
avrebbe
voluto
gridargli
,
se
con
l
'
anima
avesse
potuto
arrivare
all
'
anima
del
padre
,
senza
che
le
labbra
si
movessero
e
udissero
gli
orecchi
.
Da
quanto
aveva
potuto
intendere
col
finissimo
intuito
e
penetrare
con
quegli
occhi
silenziosamente
vigili
e
da
certi
discorsi
colti
a
volo
senza
volerlo
,
aveva
già
coscienza
che
la
ricchezza
del
padre
,
se
non
al
tutto
male
acquistata
,
aveva
pur
fatto
molte
vittime
in
paese
.
Crudele
con
lui
la
sorte
,
crudele
la
rivincita
che
si
prendeva
su
essa
.
Voleva
tutto
per
sé
,
tutto
in
suo
pugno
:
zolfare
e
terre
e
opificii
,
il
commercio
e
l
'
industria
dell
'
intera
provincia
.
Ora
perché
gravare
su
le
esili
spalle
di
lei
-
figlia
...
sí
,
amata
,
ma
non
prediletta
,
quantunque
rimasta
sola
-
il
fardello
di
tutte
quelle
ricchezze
,
che
molti
forse
maledicevano
in
segreto
e
che
certo
non
le
avrebbero
portato
fortuna
?
Eppure
s
'
era
illusa
,
fino
a
poco
tempo
fa
,
che
il
padre
l
'
avrebbe
lasciata
libera
nella
scelta
;
che
anzi
egli
stesso
l
'
avesse
ajutata
a
scegliere
,
beneficando
colui
che
,
da
ragazzo
,
gli
aveva
salvato
la
vita
.
Bruno
,
come
fuso
nel
bronzo
,
coi
capelli
ricci
,
neri
,
e
gli
occhi
fermi
e
serii
,
Aurelio
Costa
le
era
apparso
la
prima
volta
,
a
tredici
anni
;
era
stato
poi
per
tanto
tempo
suo
compagno
di
giuoco
,
suo
e
del
fratellino
.
Tutt
'
e
tre
,
ragazzi
,
non
capivano
allora
che
differenza
fosse
tra
loro
.
Alla
morte
del
fratellino
però
,
Aurelio
era
man
mano
divenuto
con
lei
sempre
più
timido
e
circospetto
;
non
aveva
piú
voluto
giocare
come
prima
;
era
cresciuto
tanto
;
gli
s
'
era
alterata
la
voce
;
s
'
era
messo
a
studiare
,
a
studiare
;
e
lei
,
che
allora
non
aveva
più
di
dodici
anni
,
s
'
era
contentata
d
'
assistere
zitta
zitta
al
suo
studio
,
fingendo
di
studiare
anche
lei
;
ogni
tanto
,
in
punta
di
piedi
,
andava
a
tirargli
un
ricciolo
sulla
nuca
.
A
diciott
'
anni
Aurelio
era
poi
partito
per
iscriversi
all
'
Università
di
Palermo
nella
facoltà
d
'
ingegneria
.
Senza
più
lui
,
la
casa
per
tanti
mesi
era
rimasta
per
lei
come
vuota
;
aveva
l
'
impressione
di
quella
sua
prima
solitudine
,
come
se
avesse
passato
tutto
un
inverno
interminabile
con
la
fronte
appoggiata
ai
vetri
d
'
una
finestra
su
cui
le
gocce
della
pioggia
scorrevano
come
lagrime
,
su
cui
qualche
mosca
superstite
,
morta
di
freddo
,
rimaneva
attaccata
e
lei
con
un
dito
,
toccandola
appena
,
la
faceva
cadere
.
Forse
da
allora
la
sua
fronte
,
per
il
contatto
di
quei
vetri
gelati
,
le
era
rimasta
così
come
fasciata
di
gelo
.
Ma
che
esultanza
poi
al
ritorno
di
lui
,
finito
l
'
anno
scolastico
!
Era
stata
così
vivace
e
piena
di
giubilo
quella
festa
,
che
il
padre
,
appena
andato
via
Aurelio
,
se
l
'
era
chiamata
in
disparte
e
pian
piano
,
con
garbo
,
carezzandole
i
capelli
,
le
aveva
lasciato
intendere
che
sarebbe
stato
bene
frenarsi
,
perché
era
ormai
un
giovanotto
quel
suo
antico
compagno
di
giuoco
,
a
cui
non
bisognava
più
dare
del
tu
.
Senza
saperne
bene
il
perché
s
'
era
fatta
di
bragia
:
oh
Dio
,
e
come
allora
,
del
lei
?
non
era
più
lo
stesso
Aurelio
?
No
,
non
era
più
lo
stesso
Aurelio
,
neanche
per
lei
;
e
se
n
'
era
accorta
sempre
di
più
di
anno
in
anno
ai
ritorni
di
lui
,
finché
all
'
ultimo
,
presa
la
laurea
,
egli
aveva
manifestato
l
'
intenzione
di
concorrere
a
una
borsa
di
studio
all
'
estero
.
Lui
,
proprio
lui
non
era
piú
lo
stesso
;
perché
lei
,
invece
...
sì
,
con
la
bocca
,
signor
Aurelio
,
ma
con
gli
occhi
seguitava
a
dargli
del
tu
.
Prima
di
partire
per
Parigi
,
era
venuto
a
ringraziare
il
suo
benefattore
,
a
giurargli
eterna
gratitudine
;
a
lei
non
aveva
saputo
quasi
dir
nulla
,
quasi
non
aveva
osato
guardarla
,
fors
'
anche
non
s
'
era
accorto
né
del
pallore
del
volto
né
del
tremito
della
mano
di
lei
.
E
tuttavia
non
s
'
era
perduta
;
aveva
fatto
anzi
tanto
più
certo
in
sé
il
suo
sentimento
,
quanto
più
incerta
era
rimasta
sul
conto
di
lui
.
Era
sicura
,
superstiziosamente
,
ch
'
egli
le
fosse
destinato
.
Dopo
la
partenza
,
più
volte
aveva
sentito
il
padre
parlare
del
valore
eccezionale
di
quel
giovine
e
dello
splendido
avvenire
che
avrebbe
avuto
,
e
lodarsi
di
quanto
aveva
fatto
per
lui
,
di
averlo
trattato
come
un
figliuolo
.
Naturalmente
questi
discorsi
le
avevano
ravvivato
sempre
più
nel
cuore
il
fuoco
segreto
e
sempre
più
acceso
la
speranza
che
il
padre
,
avendo
perduto
l
'
unico
figliuolo
,
e
avendo
quasi
creato
lui
quest
'
altro
al
quale
pur
doveva
la
vita
,
avrebbe
preferito
che
a
lui
,
anziché
a
un
altro
più
estraneo
,
andassero
un
giorno
le
ricchezze
e
la
figlia
.
S
'
era
maggiormente
raffermata
in
questa
speranza
pochi
mesi
fa
,
quando
Aurelio
,
ritornato
dalla
Sardegna
,
era
stato
assunto
dal
padre
alla
direzione
delle
zolfare
.
Non
lo
aveva
più
riveduto
dal
giorno
della
partenza
per
Parigi
.
Oppressa
,
tra
il
vano
fasto
,
dalla
vita
meschina
di
Girgenti
,
vecchia
città
,
non
zotica
veramente
,
ma
attediata
nel
vuoto
desolato
dei
lunghi
giorni
tutti
uguali
,
sempre
con
quel
giro
di
visite
delle
tre
o
quattro
famiglie
conoscenti
che
gareggiavano
d
'
affetto
e
di
confidenza
verso
di
lei
,
ch
'
era
come
la
reginetta
del
paese
,
fra
le
spiritosaggini
solite
dei
soliti
giovanotti
eleganti
,
anneghittiti
,
immelensiti
nella
povera
e
ristretta
vita
provinciale
,
s
'
era
riscossa
alla
vista
di
lui
così
maschio
e
padrone
di
sé
.
La
gioja
di
rivederlo
le
s
'
era
però
d
'
un
subito
offuscata
al
sopravvenire
di
Nicoletta
Spoto
,
da
un
anno
appena
moglie
del
Capolino
.
Aveva
notato
uno
strano
imbarazzo
,
un
vivo
turbamento
tanto
in
costei
quanto
in
Aurelio
,
allorché
questi
,
introdotto
nel
salone
,
s
'
era
inchinato
a
salutare
.
Poi
,
appena
il
padre
aveva
condotto
via
con
sé
nello
studio
Aurelio
,
la
Capolino
,
rifiatando
,
aveva
narrato
con
focosa
vivacità
a
lei
e
alla
zia
Adelaide
,
che
quel
poveretto
lì
,
tutto
impacciato
,
aveva
nientemeno
osato
di
mandare
a
chiederla
in
isposa
,
subito
dopo
ottenuto
il
posto
d
'
ingegnere
governativo
in
Sardegna
,
ricordandosi
forse
di
qualche
occhiatina
scambiata
tanti
e
tanti
anni
addietro
,
quand
'
egli
era
ancora
studentello
all
'
Istituto
.
Figurarsi
che
orrore
aveva
provato
lei
,
Lellè
Spoto
,
a
una
tal
richiesta
,
e
come
s
'
era
affrettata
a
rifiutare
,
tanto
più
che
già
erano
avviate
le
prime
pratiche
per
il
matrimonio
con
Ignazio
Capolino
.
S
'
era
sentita
voltare
il
cuore
in
petto
a
questa
notizia
inattesa
;
s
'
era
fatta
certo
di
mille
colori
e
certo
s
'
era
tradita
con
quella
donna
,
di
cui
già
conosceva
la
relazione
segreta
e
illecita
col
padre
.
Non
le
aveva
detto
nulla
;
ma
quando
Aurelio
,
dopo
la
lunga
udienza
,
era
ritornato
in
salone
,
lei
,
tutta
accesa
in
volto
,
lo
aveva
accolto
apposta
con
premure
esagerate
ricordandogli
i
giorni
passati
insieme
,
i
giuochi
,
le
confidenze
.
E
più
volte
,
con
gioja
,
aveva
veduto
colei
mordersi
il
labbro
e
impallidire
.
Dianella
sperava
che
Aurelio
,
almeno
quella
volta
,
avesse
compreso
.
Lo
aveva
subito
scusato
in
cuor
suo
del
tradimento
,
di
cui
non
poteva
aver
coscienza
,
non
credendo
di
poter
ardire
di
alzar
gli
occhi
fino
a
lei
;
ma
...
intanto
,
ah
!
proprio
a
quella
donna
lì
,
sotto
ogni
riguardo
indegna
di
lui
,
era
andato
a
pensare
!
E
il
rifiuto
di
quella
donna
le
era
sembrato
quasi
un
'
offesa
diretta
anche
a
lei
.
Però
,
ecco
,
egli
era
stato
a
Parigi
;
la
vivacità
,
la
capricciosa
disinvoltura
di
Nicoletta
Spoto
avevano
forse
acquistato
allora
un
gran
pregio
agli
occhi
di
lui
,
ricordandogli
probabilmente
le
donne
conosciute
e
ammirate
colà
.
D
'
umilissimi
natali
,
aveva
creduto
forse
di
fare
un
gran
salto
imparentandosi
con
una
famiglia
come
quella
della
Spoto
,
molto
ricca
un
giorno
,
ora
decaduta
,
ma
tuttavia
tra
le
più
cospicue
del
paese
.
Costei
ora
,
certo
,
avvalendosi
del
potere
che
aveva
sul
padre
,
si
vendicava
dell
'
affronto
patito
quella
volta
.
Anche
lei
,
Dianella
,
aveva
notato
che
da
qualche
tempo
il
padre
non
si
mostrava
più
contento
di
Aurelio
;
e
che
da
alcune
sere
lì
,
nella
villa
,
parlando
con
don
Cosmo
Laurentano
,
insisteva
su
certe
domande
che
le
davano
da
pensare
.
Segretamente
,
lei
disapprovava
quelle
nozze
strane
della
zia
col
principe
don
Ippolito
,
ne
aveva
quasi
onta
,
sospettando
nel
padre
un
pensiero
nascosto
:
che
cioè
si
volesse
servire
di
quelle
nozze
non
certo
onorevoli
per
introdursi
nella
casa
dei
Laurentano
e
attrarre
a
sé
a
poco
a
poco
anche
le
sostanze
di
questa
.
Da
alcune
sere
,
a
cena
,
il
discorso
di
don
Cosmo
cadeva
,
insistente
,
sul
figlio
del
principe
,
su
Lando
Laurentano
,
che
viveva
a
Roma
.
Perché
?
Assorta
in
questi
pensieri
,
Dianella
s
'
era
seduta
sotto
un
olivo
sul
ciglio
del
profondo
burrone
e
guardava
la
dirupata
costa
dirimpetto
,
dove
pascolava
una
greggiola
di
capre
scesa
dalle
terre
di
Platanìa
.
Il
giorno
dopo
l
'
arrivo
in
quella
campagna
,
s
'
era
sentita
quasi
rinascere
.
L
'
aria
di
selvatica
rustichezza
,
che
la
vecchia
villa
aveva
preso
nell
'
abbandono
;
la
malinconia
profonda
che
da
quell
'
abbandono
pareva
si
fosse
diffusa
tutt
'
intorno
,
nei
viali
,
nei
sentieri
solinghi
,
quasi
scomparsi
sotto
le
borracine
e
le
tignàmiche
,
ove
l
'
aria
-
fresca
dell
'
ombra
degli
olivi
e
dei
mandorli
o
delle
alte
spalliere
di
fichidindia
-
era
satura
di
fragranze
,
amare
di
prugnole
,
dense
e
acute
di
mentastri
e
di
salvie
;
e
quell
'
ampio
burrone
precipite
;
e
la
chiara
e
gaja
vicinanza
del
mare
;
e
quegli
alberi
antichi
,
non
curati
,
irti
di
polloni
selvaggi
,
sognanti
nel
silenzio
della
solitudine
immensa
,
si
accordavano
soavemente
con
l
'
animo
in
cui
ella
si
trovava
.
Ora
,
invece
,
quei
discorsi
del
padre
...
l
'
ira
contro
Aurelio
...
e
quello
sciopero
di
solfaraj
ad
Aragona
...
le
minacce
...
E
lei
,
lì
sola
,
senza
nessuno
veramente
con
cui
votarsi
il
cuore
...
Aver
la
madre
e
non
potersi
rivolgere
a
lei
,
e
vedersela
davanti
,
peggio
che
morta
-
viva
e
vana
...
Lustreggiava
per
un
tratto
,
tra
i
culmi
radi
delle
canne
in
fondo
al
burrone
un
ruscelletto
che
a
un
certo
punto
era
stato
tagliato
dai
lavori
di
presa
per
la
linea
ferroviaria
.
Vi
fissò
gli
occhi
e
le
sorse
allora
spontanea
l
'
immagine
che
lei
fosse
rimasta
appunto
come
un
ruscello
a
cui
una
mano
ignota
per
malvagio
capriccio
avesse
traviato
la
vena
presso
la
fonte
con
irti
e
gravi
sassi
;
e
l
'
acqua
di
là
si
fosse
sparsa
stagnante
,
e
di
qua
il
ruscello
si
fosse
raddensato
in
rena
e
in
ciottoli
.
Ah
,
che
sete
inestinguibile
le
era
rimasta
dell
'
amore
materno
!
Ma
s
'
appressava
alla
madre
,
e
questa
non
la
riconosceva
per
figlia
.
Il
dolore
di
lei
così
vicino
e
urgente
non
si
ripercoteva
per
nulla
in
quella
coscienza
spenta
.
-
Vittoria
Vivona
d
'
Alessandria
della
Rocca
,
-
diceva
la
madre
di
se
stessa
,
con
voce
che
pareva
arrivasse
di
lontano
.
-
Bella
figlia
!
bella
figlia
!
Aveva
una
treccia
di
capelli
che
non
finiva
mai
;
tre
donne
gliela
pettinavano
...
Cantava
e
sonava
.
Sonava
anche
l
'
organo
in
chiesa
,
a
Santa
Maria
dell
'
Udienza
,
e
gli
angioletti
stavano
a
sentirla
,
in
ginocchio
e
a
mani
giunte
,
cosí
...
Doveva
sposare
un
riccone
di
Girgenti
;
le
venne
un
mal
di
capo
,
e
morì
...
Dianella
non
poté
più
frenare
le
lagrime
e
si
mise
a
piangere
silenziosamente
,
con
amara
voluttà
in
quella
solitudine
.
Ma
il
silenzio
attorno
era
così
attonito
,
e
così
intenso
e
immemore
il
trasognamento
della
terra
e
di
tutte
le
cose
,
che
a
poco
a
poco
se
ne
sentì
attratta
e
affascinata
.
Le
parvero
allora
gravati
da
una
tristezza
infinita
e
rassegnata
quegli
alberi
assorti
nel
loro
sogno
perenne
,
da
cui
invano
il
vento
cercava
di
scuoterli
.
Percepì
,
in
quella
intimità
misteriosa
con
la
natura
,
il
brulichìo
delle
foglie
,
il
ronzìo
degli
insetti
,
e
non
sentì
più
di
vivere
per
sé
;
visse
per
un
istante
quasi
incosciente
,
con
la
terra
,
come
se
l
'
anima
le
si
fosse
diffusa
e
confusa
in
tutte
le
cose
della
campagna
.
Ah
,
che
freschezza
d
'
infanzia
nell
'
erbetta
che
le
sorgeva
accanto
!
e
come
appariva
rosea
la
sua
mano
sul
tenero
verde
di
quelle
foglie
!
oh
,
ecco
un
maggiolino
sperduto
,
fuor
di
stagione
,
che
le
scorreva
su
la
mano
...
Com
'
era
bello
!
piccolo
e
lucido
più
d
'
una
gemma
!
E
poteva
dunque
la
terra
,
tra
tante
cose
brutte
e
tristi
,
produrne
pure
di
così
gentili
e
graziose
?
Trascorse
,
quasi
in
risposta
,
su
quelle
foglie
,
su
la
sua
mano
come
un
lieve
e
fresco
alito
di
gioja
.
Dianella
trasse
un
sospiro
e
aspettò
con
la
mano
su
l
'
erba
che
l
'
insetto
ritrovasse
la
sua
via
tra
le
foglie
,
poi
si
scosse
di
soprassalto
all
'
arrivo
festoso
improvviso
dei
tre
mastini
che
le
si
fecero
attorno
,
anzi
sopra
,
impazienti
,
scostandosi
l
'
un
l
'
altro
,
per
aver
sul
capo
la
carezza
delle
sue
mani
.
E
non
la
lasciavano
alzare
.
Alla
fine
sopraggiunse
Mauro
Mortara
.
-
Vi
siete
sentita
male
?
-
le
domandò
,
cupo
,
senza
guardarla
.
-
No
...
niente
...
-
gli
rispose
,
schermendosi
con
le
braccia
dalle
piote
e
dalle
linguate
dei
cani
,
e
sorridendo
mestamente
.
-
Un
po
'
stanca
...
-
Qua
!
-
gridò
forte
Mauro
ai
tre
mastini
,
perché
la
lasciassero
in
pace
.
E
subito
quelli
restarono
,
come
impietriti
dal
grido
.
Dianella
sorse
in
piedi
e
si
chinò
a
carezzarli
di
nuovo
,
in
compenso
della
sgridata
.
-
Poverini
...
poverini
...
-
Se
volete
venire
...
-
propose
Mauro
.
-
Eccomi
.
A
veder
la
stanza
del
Generale
?
Ho
tanta
curiosità
...
Era
impacciata
nel
parlargli
,
non
sapendo
ancor
bene
se
dargli
del
voi
o
del
tu
.
-
Vostro
padre
è
partito
?
-
Sì
,
sì
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
;
e
subito
si
pentì
della
fretta
che
poteva
dimostrare
in
lei
quel
sollievo
stesso
che
provavano
tutti
quando
il
padre
era
assente
.
-
Ad
Aragona
,
-
disse
-
si
sono
ribellati
i
solfaraj
.
Bisognerà
mandarci
soldati
e
carabinieri
.
-
Piombo
!
piombo
!
-
approvò
Mauro
subito
,
scotendo
energicamente
il
capo
.
-
Sbirro
,
vi
giuro
,
andrei
a
farmi
,
vecchio
come
sono
!
-
Forse
...
-
si
provò
a
dire
Dianella
.
Ma
il
Mortara
la
interruppe
con
una
sua
abituale
esclamazione
:
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Non
ammetteva
repliche
,
Mauro
Mortara
.
Nelle
sue
perpetue
ruminazioni
vagabonde
tra
la
solitudine
della
campagna
s
'
era
a
modo
suo
sistemato
il
mondo
,
e
ci
camminava
dentro
,
sicuro
,
da
padreterno
,
lisciandosi
la
lunga
barba
bianca
e
sorridendo
con
gli
occhi
alle
spiegazioni
soddisfacenti
che
aveva
saputo
darsi
d
'
ogni
cosa
.
Tutto
ciò
che
accadeva
,
doveva
rientrar
nelle
regole
di
quel
suo
mondo
.
Se
qualche
cosa
non
poteva
entrarci
,
egli
la
tagliava
fuori
,
senz
'
altro
,
o
fingeva
di
non
accorgersene
.
Guaj
a
contraddirlo
!
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Che
pretendono
?
Voglio
sapere
che
pretendono
!
Dobbiamo
tutti
ubbidire
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
tutti
,
e
ognuno
stare
al
suo
posto
,
e
guardare
alla
comunità
!
Perché
questi
pezzi
di
galera
figli
di
cane
ingrati
e
sconoscenti
debbono
guastare
a
noi
vecchi
la
soddisfazione
di
vedere
questa
comunità
,
l
'
Italia
,
divenuta
per
opera
nostra
quella
che
è
?
Che
ne
sanno
,
di
cos
'
era
prima
l
'
Italia
?
Hanno
trovato
la
tavola
apparecchiata
,
la
pappa
scodellata
,
e
ora
ci
sputano
sopra
,
capite
?
Intanto
,
guardate
:
Tunisi
è
là
!
Si
voltò
verso
il
mare
e
col
braccio
teso
indicò
,
fosco
,
un
punto
nell
'
orizzonte
lontano
.
Dianella
si
volse
a
guardare
,
senza
comprendere
come
c
'
entrasse
Tunisi
.
Ella
lo
lasciava
dire
e
non
l
'
interrompeva
mai
,
se
non
per
approvare
tutti
quegli
sproloquii
patriottici
ch
'
egli
le
faceva
.
-
È
là
!
-
ripeté
Mauro
fieramente
.
-
E
ci
sono
i
Francesi
là
che
ce
l
'
hanno
presa
a
tradimento
!
E
domani
possiamo
averli
qua
,
in
casa
nostra
,
capite
?
Vi
giuro
che
non
ci
dormo
,
certe
notti
,
e
mi
mordo
le
mani
dalla
rabbia
!
E
invece
d
'
impensierirsi
di
questo
,
quei
mascalzoni
là
pensano
a
fare
scioperi
,
ad
azzuffarsi
tra
loro
!
Tutta
opera
dei
preti
,
sapete
?
Cima
di
birbanti
!
schiuma
d
'
ogni
vizio
!
abissi
di
malizia
!
Soffiano
nel
fuoco
,
sotto
sotto
,
per
smembrare
di
nuovo
l
'
Italia
...
I
Sanfedisti
!
I
Sanfedisti
!
Io
debbo
guardarmi
davanti
e
dietro
,
perché
me
l
'
hanno
giurata
e
mi
contano
i
passi
.
Ma
con
me
le
spese
ci
perdono
...
Guardate
qua
!
E
mostrò
a
Dianella
i
due
pistoloni
napoletani
che
gli
pendevano
dalla
cintola
.
Quella
visita
alla
famosa
stanza
del
Generale
,
detta
per
antonomasia
il
Camerone
,
era
una
grazia
veramente
particolare
concessa
a
Dianella
.
Mauro
Mortara
,
che
ne
teneva
la
chiave
,
non
vi
lasciava
entrar
mai
nessuno
.
E
non
l
'
uscio
soltanto
,
ma
anche
le
persiane
dei
due
terrazzini
e
della
finestra
stavano
sempre
chiuse
,
quasi
che
l
'
aria
e
la
luce
,
entrandovi
apertamente
,
potessero
fugare
i
ricordi
raccolti
e
custoditi
con
tanta
gelosa
venerazione
.
Certo
,
dopo
la
partenza
del
vecchio
principe
per
l
'
esilio
,
uscio
e
finestre
erano
stati
spalancati
chi
sa
quante
volte
;
ma
il
Mortara
,
da
che
era
ritornato
a
Valsanìa
,
aveva
tenute
almeno
le
persiane
sempre
chiuse
così
,
e
aveva
l
'
illusione
che
così
appunto
fossero
rimaste
da
allora
,
sempre
,
e
che
però
quelle
pareti
serbassero
ancora
il
respiro
del
Generale
,
l
'
aria
di
quel
tempo
.
Questa
illusione
era
sostenuta
dalla
vista
della
suppellettile
rimasta
intatta
,
tranne
la
lettiera
d
'
ottone
a
baldacchino
,
che
non
aveva
più
né
materasse
,
né
tavole
,
né
l
'
ampio
parato
a
padiglione
.
Quella
penombra
era
così
propizia
alla
rievocazione
dei
lontani
ricordi
!
Mauro
,
ogni
volta
,
girava
un
po
'
per
la
stanza
;
si
fermava
innanzi
a
questo
o
a
quel
mobile
decrepito
,
dall
'
impiallacciatura
gonfia
e
crepacchiata
qua
e
là
;
poi
andava
a
sedere
sul
divano
imbottito
d
'
una
stoffa
verde
,
ora
ingiallita
,
con
due
rulli
alla
base
di
ciascuna
testata
,
e
lì
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
lisciandosi
con
la
piccola
mano
tozza
e
vigorosa
la
lunga
barba
bianca
,
pensava
,
e
più
spesso
ricordava
,
assorto
,
come
in
chiesa
un
divoto
nella
preghiera
.
Non
lo
disturbavano
neppure
i
topi
che
facevano
talvolta
una
gazzarra
indiavolata
sul
terrazzo
di
sopra
,
il
cui
piano
,
per
impedire
che
il
soffitto
del
camerone
rovinasse
,
s
'
era
dovuto
ricoprire
di
lastre
di
bandone
.
Il
rimedio
era
giovato
poco
e
per
poco
tempo
;
le
lastre
di
bandone
s
'
erano
staccate
e
accartocciate
al
sole
,
con
molta
soddisfazione
dei
topi
che
,
rincorrendosi
,
vi
s
'
appiattavano
;
e
il
soffitto
già
s
'
era
aggobbato
,
gocciava
d
'
inverno
per
due
o
tre
stillicidii
,
e
le
pareti
serbavano
,
anche
d
'
estate
,
due
larghe
chiose
d
'
umido
,
grommose
di
muffa
.
Don
Cosmo
non
se
ne
dava
pensiero
:
non
entrava
quasi
mai
nel
camerone
;
Mauro
non
voleva
che
si
riattasse
:
poco
più
gli
restava
da
vivere
e
voleva
che
tutto
lì
rimanesse
com
'
era
;
sapeva
che
,
morto
lui
,
nessuno
si
sarebbe
preso
più
cura
di
custodire
quel
«
santuario
della
libertà
»
;
e
il
soffitto
allora
poteva
anche
crollare
o
essere
riattato
.
Intanto
,
ogni
anno
,
al
sopravvenire
dell
'
autunno
,
egli
si
recava
sul
terrazzo
a
rassettare
e
fissar
le
lastre
di
bandone
con
grosse
pietre
,
e
sul
pavimento
del
camerone
collocava
concole
e
concoline
sotto
gli
stillicidii
.
Le
gocce
vi
piombavan
sonore
,
ad
una
ad
una
;
e
quel
tin
-
tan
cadenzato
pareva
gli
conciliasse
il
raccoglimento
Dianella
,
entrando
,
ebbe
subito
come
un
urto
dalla
vista
inattesa
d
'
una
belva
imbalsamata
che
,
nella
penombra
,
pareva
viva
,
là
,
nella
parete
di
fronte
,
presso
l
'
angolo
,
con
la
coda
bassa
e
la
testa
volta
da
un
lato
,
felinamente
.
-
Che
paura
!
-
esclamò
,
levando
le
mani
verso
il
volto
e
sorridendo
d
'
un
riso
nervoso
.
-
Non
me
l
'
aspettavo
...
Che
è
?
-
Leopardo
.
-
Bello
!
E
Dianella
abbassò
una
mano
a
carezzare
quel
pelame
variegato
;
ma
subito
la
ritrasse
tutta
impolverata
,
e
notò
che
alla
belva
mancava
uno
degli
occhi
di
vetro
,
il
sinistro
.
-
Un
altro
,
compagno
a
questo
,
-
riprese
Mauro
-
l
'
ho
regalato
al
Museo
dell
'
Istituto
,
a
Girgenti
.
Non
l
'
avete
mai
veduto
?
C
'
è
una
vetrina
mia
,
nel
Museo
.
Accanto
al
leopardo
una
jena
,
bella
grossa
,
e
,
sopra
un
'
aquila
imperiale
.
Su
la
vetrina
sta
scritto
:
Cacciati
,
inbalsamati
e
donati
da
Mauro
Mortara
.
Gnorsì
.
Ma
venite
qua
,
prima
.
Voglio
farvi
vedere
un
'
altra
cosa
.
La
condusse
davanti
al
vecchio
divano
sgangherato
.
Appese
alla
parete
,
sopra
il
divano
,
eran
quattro
medaglie
,
due
d
'
argento
,
due
di
bronzo
,
fisse
in
una
targhetta
di
velluto
rosso
ragnato
e
scolorito
.
Sopra
la
targhetta
era
una
lettera
,
chiusa
in
cornice
,
scritta
di
minutissimo
carattere
in
un
foglietto
cilestrino
,
sbiadito
.
-
Ah
,
le
medaglie
!
-
esclamò
Dianella
.
-
No
,
-
disse
Mauro
,
turbato
,
con
gli
occhi
chiusi
.
-
La
lettera
.
Leggete
la
lettera
.
Dianella
s
'
accostò
di
più
al
divano
e
lesse
prima
la
firma
:
GERLANDO
LAURENTANO
.
-
Del
Generale
?
Mauro
,
ancora
con
gli
occhi
chiusi
,
accenno
di
sì
col
capo
,
gravemente
.
E
Dianella
lesse
:
Amici
,
Le
notizie
di
Francia
,
il
colpo
di
Stato
di
Luigi
Napoleone
recheranno
certamente
una
grave
e
lunga
sosta
al
momento
per
la
nostra
santa
causa
e
ritarderanno
,
chi
sa
fino
a
quando
,
il
nostro
ritorno
in
Sicilia
.
Vecchio
come
sono
,
non
so
né
posso
più
sopportare
il
peso
di
questa
vita
d
'
esilio
.
Penso
che
non
sarò
più
in
grado
di
prestare
il
mio
braccio
alla
Patria
,
quand
'
essa
,
meglio
maturati
gli
eventi
,
ne
avrà
bisogno
.
Viene
meno
pertanto
la
ragione
di
trascinare
così
un
'
esistenza
incresciosa
a
me
,
dannosa
a
'
miei
figli
.
Voi
,
più
giovani
,
questa
ragione
avete
ancora
,
epperò
vivete
per
essa
e
ricordatevi
qualche
volta
con
affetto
del
vostro
Gerlando
Laurentano
Dianella
si
volse
a
guardare
il
Mortara
che
,
tutto
ristretto
in
sé
,
con
gli
occhi
ora
strizzati
,
il
volto
contratto
e
una
mano
su
la
bocca
,
si
sforzava
di
soffocare
nel
barbone
abbatuffolato
i
singhiozzi
irrompenti
.
-
Non
la
rileggevo
piú
da
anni
,
-
mormorò
quando
poté
parlare
.
Tentennò
a
lungo
la
testa
,
poi
prese
a
dire
:
-
Mi
fece
questo
tradimento
.
Scrisse
la
lettera
e
si
vestì
di
tutto
punto
,
come
dovesse
andare
a
una
festa
da
ballo
.
Ero
in
cucina
;
mi
chiamò
.
«
Questa
lettera
a
Mariano
Gioéni
,
a
La
Valletta
»
.
C
'
erano
a
La
Valletta
gli
altri
esiliati
siciliani
,
ch
'
erano
stati
tutti
qua
,
in
questa
camera
,
prima
del
Quarantotto
,
al
tempo
della
cospirazione
.
Mi
pare
di
vederli
ancora
:
don
Giovanni
Ricci
-
Gramitto
,
il
poeta
;
don
Mariano
Gioèni
e
suo
fratello
don
Francesco
;
don
Francesco
De
Luca
;
don
Gerlando
Bianchini
;
don
Vincenzo
Barresi
:
tutti
qua
;
e
io
sotto
a
far
la
guardia
.
Basta
!
Portai
la
lettera
...
Come
avrei
potuto
supporre
?
Quando
ritornai
a
Burmula
,
lo
trovai
morto
.
-
S
'
era
ucciso
?
-
domandò
,
intimidita
,
Dianella
.
-
Col
veleno
,
-
rispose
Mauro
.
-
Non
aveva
fatto
neanche
in
tempo
a
tirare
sul
letto
l
'
altra
gamba
.
Come
era
bello
'
Conoscete
don
Ippolito
?
Più
bello
.
Diritto
,
con
un
pajo
d
'
occhi
che
fulminavano
:
un
San
Giorgio
!
Anche
da
vecchio
,
innamorava
le
donne
.
Richiuse
gli
occhi
e
a
bassa
voce
recitò
la
chiusa
della
lettera
,
che
sapeva
a
memoria
:
-
Voi
,
più
giovani
,
questa
ragione
avete
ancora
,
epperò
vivete
per
essa
e
ricordatevi
qualche
volta
con
affetto
del
vostro
Gerlando
Laurentano
.
Vedete
?
E
vissi
io
,
come
lui
volle
.
E
qua
,
sotto
la
lettera
,
che
mi
feci
restituire
da
don
Mariano
Gioèni
,
ho
voluto
appendere
,
come
in
risposta
,
le
mie
medaglie
.
Ma
prima
di
guadagnarmele
!
Sedete
,
qua
;
non
vi
stancate
...
Dianella
sedette
sul
vecchio
divano
.
In
quel
punto
,
donna
Sara
Alàimo
,
sentendo
parlare
nel
camerone
e
vedendo
insolitamente
l
'
uscio
socchiuso
,
sporse
il
capo
incuffiato
a
guardare
.
-
Che
volete
voi
qua
?
-
saltò
su
Mauro
Mortara
,
come
avrebbe
fatto
,
se
vivo
,
quel
leopardo
.
-
Qua
non
c
'
è
nulla
per
voi
!
-
Puh
!
-
fece
donna
Sara
,
ritraendo
subito
il
capo
.
-
E
chi
vi
tocca
?
Mauro
corse
a
sprangar
l
'
uscio
.
-
La
strozzerei
!
Non
la
posso
soffrire
,
non
la
posso
vedere
,
questa
spïaccia
dei
preti
!
S
'
arrischia
anche
a
ficcare
il
naso
qua
dentro
ora
?
Non
l
'
aveva
mai
fatto
!
La
tengono
qua
i
preti
,
sapete
?
approfittandosi
di
quel
babbeo
di
don
Cosmo
.
I
Sanfedisti
,
i
Sanfedisti
...
-
Ma
ci
sono
ancora
davvero
codesti
Sanfedisti
?
-
domandò
Dianella
con
un
benevolo
sorriso
.
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
-
tornò
ad
esclamare
il
Mortara
.
-
Se
ci
sono
!
Forse
ora
si
fanno
chiamare
d
'
un
'
altra
maniera
;
ma
sono
sempre
quelli
.
Setta
infernale
,
sparsa
per
tutto
il
mondo
!
Spie
dappertutto
:
ne
trovai
una
finanche
in
Turchia
,
figuratevi
!
a
Costantinopoli
.
-
Siete
stato
fin
là
?
-
domandò
Dianella
.
-
Fin
là
?
Ma
più
lontano
ancora
!
-
rispose
Mauro
con
un
sorriso
di
soddisfazione
.
-
Dove
non
sono
stato
e
che
cosa
non
ho
fatto
io
?
Contiamo
;
ma
non
bastano
le
dita
delle
mani
:
pecorajo
,
contadino
,
servitore
,
mozzo
di
nave
,
scaricatore
di
bordo
,
stivatore
,
fochista
,
cuoco
,
bagnino
,
cacciatore
di
bestie
feroci
,
poi
volontario
garibaldino
,
attendente
di
Bixio
;
poi
,
dopo
la
Rivoluzione
,
capo
-
carcerario
:
trecento
galeotti
ho
tenuto
in
un
pugno
a
Santo
Vito
,
che
volevano
scappare
;
e
alla
fine
,
qua
,
campagnuolo
di
nuovo
.
La
mia
vita
?
Non
parrebbe
vera
,
se
qualcuno
la
volesse
raccontare
.
Stette
un
pezzo
a
lisciarsi
la
barba
,
mentre
gli
occhi
verdastri
gli
ridevano
lucidi
,
al
fremito
interno
dei
ricordi
.
-
Tagliate
un
tronco
d
'
albero
,
-
disse
,
-
e
buttatelo
a
mare
,
lontano
dalla
spiaggia
.
Dove
andrà
a
finire
?
Ero
come
un
tronco
d
'
albero
,
nato
e
cresciuto
qua
,
a
Valsanìa
.
Venne
la
bufera
e
mi
schiantò
.
Prima
partì
il
Generale
coi
compagni
;
io
partii
due
giorni
dopo
,
di
notte
,
sopra
un
bastimento
a
vela
,
com
'
usava
a
quei
tempi
:
una
barcaccia
di
quelle
che
chiamano
tartane
.
Ora
rido
.
Sapeste
però
che
spavento
,
quella
notte
,
sul
mare
!
-
La
prima
volta
?
-
Chi
c
'
era
mai
stato
!
Nero
,
tutto
nero
,
cielo
e
mare
.
Solo
la
vela
,
stesa
,
biancheggiava
.
Le
stelle
,
fitte
fitte
,
alte
,
parevano
polvere
.
Il
mare
si
rompeva
urtando
contro
i
fianchi
della
tartana
,
e
l
'
albero
cigolava
.
Poi
spuntò
la
luna
,
e
il
bestione
si
abbonacciò
.
I
marinai
,
a
prua
,
fumavano
la
pipa
e
chiacchieravano
tra
loro
;
io
,
buttato
là
,
tra
le
balle
e
il
cordame
incatramato
,
vedevo
il
fuoco
delle
loro
pipe
;
piangevo
,
con
gli
occhi
spalancati
,
senz
'
accorgermene
.
Le
lagrime
mi
cadevano
su
le
mani
.
Ero
come
una
creatura
di
cinque
anni
;
e
ne
avevo
trentatré
!
Addio
,
Sicilia
;
addio
,
Valsanìa
;
Girgenti
che
si
vede
da
lontano
,
lassù
,
alta
;
addio
,
campane
di
San
Gerlando
,
di
cui
nel
silenzio
della
campagna
m
'
arrivava
il
ronzìo
;
addio
,
alberi
che
conoscevo
a
uno
a
uno
...
Voi
non
vi
potete
immaginare
,
come
da
lontano
vi
s
'
avvistino
le
cose
care
che
lasciate
e
vi
afferrino
e
vi
strappino
l
'
anima
!
Io
vedevo
certi
luoghi
,
qua
,
di
Valsanìa
,
proprio
come
se
vi
fossi
;
meglio
,
anzi
;
notavo
certe
cose
,
che
prima
non
avevo
mai
notato
;
come
tremavano
i
fili
d
'
erba
alla
brezza
grecalina
,
un
sasso
caduto
dal
murello
,
un
albero
un
po
'
storto
a
pendìo
,
che
si
sarebbe
potuto
raddrizzare
,
e
di
cui
potevo
contare
le
foglie
,
a
una
a
una
...
Basta
!
All
'
alba
,
giunsi
a
Malta
.
Prima
si
tocca
l
'
isola
di
Gozzo
...
Malta
,
capite
?
tutta
come
un
golfo
,
abbraccia
il
mare
.
Qua
e
là
,
tante
insenature
.
In
una
di
queste
è
Burmula
,
dove
il
Generale
aveva
preso
stanza
.
Grossi
porti
,
selve
di
navi
;
e
gente
d
'
ogni
razza
,
d
'
ogni
nazione
:
Arabi
,
Turchi
,
Beduini
,
Marocchini
;
e
poi
Inglesi
,
Francesi
,
Spagnuoli
.
Cento
lingue
.
Nel
Cinquanta
,
ci
scoppiò
il
colera
,
portato
dagli
Ebrei
di
Susa
che
avevano
con
loro
belle
femmine
,
belle
!
ma
,
sapete
?
ragazzette
fresche
,
di
sedici
e
diciott
'
anni
come
voi
...
-
Oh
,
ne
ho
di
piú
io
!
-
sorrise
Dianella
.
-
Di
piú
?
Non
pare
.
Si
dipingevano
.
Senza
bisogno
,
-
seguitò
Mauro
,
-
come
se
fossero
state
vecchie
.
Peccato
!
Belle
femmine
!
Portarono
il
colera
,
vi
dicevo
:
un
'
epidemia
terribile
!
Figuratevi
che
a
Burmula
,
paesettuccio
,
in
una
sola
giornata
,
ottocento
morti
.
Come
le
mosche
si
moriva
.
Ma
la
morte
a
un
disgraziato
che
paura
può
fare
?
Io
mangiavo
,
come
niente
,
petronciani
e
pomodori
:
lo
facevo
apposta
.
Avevo
imparato
una
canzonetta
maltese
e
la
cantavo
giorno
e
notte
,
a
cavalcioni
d
'
una
finestra
.
Perché
ero
innamorato
.
-
Ah
sí
?
Là
?
-
domandò
Dianella
,
sorpresa
.
-
Non
là
,
-
rispose
Mauro
.
-
Avevo
lasciato
qua
,
a
Valsanìa
,
una
villanella
con
cui
facevo
all
'
amore
:
Serafina
...
Si
maritò
con
un
altro
,
dopo
un
anno
appena
.
E
io
cantavo
...
Volete
sentire
la
canzonetta
?
Me
la
ricordo
ancora
.
Socchiuse
gli
occhi
,
buttò
indietro
il
capo
e
si
mise
a
canticchiare
in
falsetto
,
pronunciando
a
suo
modo
le
parole
di
quella
canzonetta
popolare
:
Ahi
me
kalbi
,
kentu
giani
...
Dianella
lo
guardava
,
ammirata
,
con
un
intenerimento
e
una
dolcezza
accorata
,
che
spirava
anche
dal
mesto
ritmo
di
quell
'
arietta
d
'
un
tempo
e
d
'
un
paese
lontano
,
la
quale
affiorava
su
le
labbra
di
quel
vecchio
,
fievole
eco
della
remota
,
avventurosa
gioventù
.
Non
sospettava
minimamente
sotto
la
ruvida
scorza
del
Mortara
la
tenerezza
di
tali
ricordi
.
-
Com
'
è
bella
!
-
disse
.
-
Ricantatela
.
Mauro
,
commosso
,
fece
cenno
di
no
,
con
un
dito
.
-
Non
posso
;
non
ho
voce
.
Sapete
che
vogliono
dire
le
prime
parole
?
Ahimè
,
il
cuore
come
mi
duole
.
Il
senso
delle
altre
non
lo
ricordo
piú
.
Piaceva
tanto
al
Generale
,
questa
canzonetta
.
Me
la
faceva
cantare
sempre
.
Eh
,
avevo
buon
voce
,
allora
...
Voi
guardate
il
leopardo
?
Ora
vi
racconto
.
E
seguitò
a
raccontarle
come
,
dopo
la
morte
del
Generale
,
rimasto
solo
a
Burmula
,
non
volendo
ritornare
in
Sicilia
dove
s
'
era
già
compromesso
,
si
fosse
recato
a
La
Valletta
.
Qua
,
gli
esiliati
siciliani
avrebbero
voluto
ajutarlo
;
ma
egli
,
sapendo
in
che
misere
condizioni
si
trovassero
,
aveva
rifiutato
ogni
soccorso
e
s
'
era
messo
a
lavorare
nel
porto
,
come
mozzo
,
come
scaricatore
,
come
stivatore
.
Mancavano
le
braccia
,
decimata
la
popolazione
dal
colera
.
Poi
s
'
era
imbarcato
su
un
piroscafo
inglese
da
fochista
.
Per
più
di
sei
mesi
era
stato
sepolto
lì
,
nel
saldo
ventre
strepitoso
della
nave
,
ad
arrostirsi
al
fuoco
alimentato
notte
e
giorno
,
senza
mai
sapere
dove
s
'
andasse
.
I
macchinisti
inglesi
lo
guardavano
e
ridevano
-
chi
sa
perché
-
e
un
giorno
,
per
forza
,
avevano
voluto
presentarlo
,
così
tutto
affumicato
com
'
era
,
al
capitano
-
pezzo
d
'
omone
sanguigno
,
con
una
barbaccia
fulva
che
gli
arrivava
fin
quasi
ai
ginocchi
-
e
il
capitano
gli
aveva
più
volte
battuto
la
spalla
,
lodandolo
forse
per
lo
zelo
.
Egli
,
difatti
,
in
tutti
quei
mesi
,
non
s
'
era
dato
un
momento
di
requie
,
neanche
per
prendere
un
boccone
;
aveva
perduto
l
'
appetito
:
beveva
soltanto
,
per
temprar
l
'
arsura
del
corpo
che
,
là
sotto
,
smaniava
il
respiro
,
un
po
'
d
'
aria
!
Unico
svago
,
quando
si
approdava
in
qualche
porto
,
un
vecchio
libro
di
cucina
,
tutto
squinternato
,
sul
quale
aveva
imparato
a
compitare
con
l
'
ajuto
del
cuoco
di
bordo
,
anch
'
esso
italiano
,
da
lungo
tempo
spatriato
a
Malta
.
Svago
e
tesoro
,
per
lui
,
quel
libro
!
Perché
,
un
giorno
,
il
cuoco
,
ammalatosi
gravemente
,
era
stato
sbarcato
a
Smirne
e
,
in
mancanza
d
'
altri
,
alla
prova
di
quest
'
altro
fuoco
era
stato
messo
lui
,
erede
del
libro
e
della
dottrina
culinaria
di
quello
.
S
'
era
dato
con
tutto
l
'
impegno
a
questo
nuovo
ufficio
e
in
breve
aveva
saputo
contentar
così
bene
il
capitano
,
che
questi
poi
,
vedendolo
lì
lì
per
ammalarsi
come
quell
'
altro
cuoco
,
spontaneamente
lo
aveva
allogato
quale
sguattero
in
una
famiglia
inglese
,
ricchissima
,
domiciliata
a
Costantinopoli
.
Ma
la
malattia
contratta
a
bordo
non
lo
aveva
lasciato
lungo
tempo
a
quel
posto
,
per
un
tristo
accidente
capitatogli
uno
di
quei
giorni
.
Un
droghieruccio
d
'
Alcamo
,
stabilito
da
molti
anni
là
a
Costantinopoli
,
dal
quale
egli
si
recava
qualche
volta
per
sentir
parlare
il
dialetto
nativo
,
aveva
voluto
avvelenarlo
.
Sì
!
Invece
d
'
una
pozione
d
'
olio
di
mandorle
dolci
,
gli
aveva
dato
forse
olio
di
mandorle
amare
.
Spia
dei
preti
,
dei
Sanfedisti
,
anche
quello
!
Sbaglio
involontario
?
Ma
che
!
Ricordava
bene
che
una
volta
colui
aveva
osato
rimproverarlo
acerbamente
per
l
'
avventura
del
francescano
appeso
,
ch
'
egli
,
così
per
ridere
,
gli
aveva
narrata
.
Ah
,
ma
rimessosi
per
miracolo
,
dopo
circa
tre
mesi
,
dall
'
avvelenamento
,
gli
aveva
fatto
pagar
caro
il
delitto
.
Con
un
pugno
(
e
Mauro
mostrò
sorridendo
il
pugno
)
lo
aveva
steso
là
,
nella
bottega
.
Aveva
al
dito
un
grosso
anello
di
ferro
,
come
un
chiodo
ritorto
,
comperato
a
Smirne
,
e
con
esso
-
senza
volerlo
,
veh
!
-
gli
aveva
sfracellato
la
tempia
.
Ripresosi
dal
pauroso
sbalordimento
nel
vederselo
cascare
giù
tutto
in
un
fascio
sotto
gli
occhi
,
insanguinato
,
s
'
era
dato
alla
fuga
e
poche
ore
dopo
era
partito
con
una
nave
che
si
recava
a
un
piccolo
porto
dell
'
Asia
Minore
.
Non
ricordava
più
il
nome
del
paesello
di
mare
in
cui
era
disceso
:
era
d
'
estate
e
aveva
trovato
subito
da
allogarsi
come
bagnino
.
-
Avete
sentito
nominare
Orazio
Antinori
?
-
domandò
a
questo
punto
il
Mortara
.
-
L
'
esploratore
?
Sì
,
-
disse
Dianella
.
-
Venne
là
,
ai
bagni
,
un
giorno
,
-
seguitò
Mauro
,
-
con
un
altro
italiano
.
Li
sentii
parlare
e
m
'
accostai
.
L
'
Antinori
assoldava
cacciatori
per
la
caccia
delle
fiere
,
nel
deserto
di
Libia
.
Gli
piacqui
,
mi
prese
con
sé
.
Noi
andavamo
;
gli
mandavamo
le
fiere
uccise
;
egli
le
imbalsamava
e
poi
le
spediva
ai
musei
,
a
Londra
,
a
Vienna
...
Quando
ritornavo
dalle
cacce
,
siccome
lui
mi
voleva
bene
sapendomi
fidato
,
lo
ajutavo
a
preparar
le
droghe
,
e
intanto
,
zitto
zitto
,
gli
rubavo
l
'
arte
.
Così
imparai
a
imbalsamare
;
e
quando
lui
andò
via
,
seguitai
per
conto
mio
la
caccia
e
la
spedizione
.
Vi
voglio
raccontare
una
certa
avventura
.
Un
giorno
,
eravamo
sperduti
,
io
e
lui
,
morti
di
fame
e
di
sete
.
A
un
certo
punto
avvistammo
alcum
alberi
di
fico
e
li
prendemmo
d
'
assalto
,
figuratevi
!
Ma
i
fichi
migliori
erano
in
alto
e
non
potevamo
prenderli
.
Allora
io
,
contadino
,
che
feci
?
m
'
allontanai
e
ritornai
poco
dopo
,
munito
d
'
una
canna
bella
lunga
;
la
spaccai
un
po
'
in
cima
e
con
essa
mi
misi
a
cogliere
i
fichi
alti
piú
maturi
,
con
la
lagrima
di
latte
:
un
miele
,
vi
dico
!
L
'
Antinori
mi
guardava
e
si
rodeva
dentro
.
Alla
fine
non
poté
più
reggere
e
mi
gridò
:
«
Che
fai
?
La
smetti
?
Vuoi
farmi
ammazzare
dai
Turchi
?
»
Capii
l
'
antifona
.
Zitto
,
stesi
il
braccio
e
gli
porsi
la
canna
.
Andai
a
prenderne
un
'
altra
,
e
tutti
e
due
seguitammo
a
rubar
fichi
tranquillamente
.
Ah
,
l
'
Antinori
...
mi
voleva
bene
,
e
m
'
ajutò
tanto
,
anche
da
lontano
.
Stetti
lì
più
di
sei
anni
.
Poi
sentii
che
Garibaldi
era
sbarcato
a
Marsala
,
volai
subito
in
Sicilia
.
Sbarco
a
Messina
;
raggiungo
i
volontarii
a
Milazzo
.
Don
Stefano
Auriti
mi
morì
tra
le
braccia
.
Non
poteva
più
parlare
,
mi
raccomandava
con
gli
occhi
il
figlio
,
don
Roberto
,
il
suo
leonetto
di
dodici
anni
...
Ci
battemmo
!
A
Reggio
aprii
il
fuoco
io
,
sapete
?
la
prima
fucilata
fu
la
mia
!
Poi
Bixio
mi
prese
per
attendente
...
Che
giornata
,
quella
del
Volturno
!
Ma
ora
,
dopo
aver
visto
tante
cose
,
dopo
averne
passate
tante
,
sono
soddisfatto
,
che
volete
!
L
'
Italia
è
grande
!
L
'
Italia
è
alla
testa
delle
nazioni
!
Detta
legge
nel
mondo
!
E
posso
dire
che
anch
'
io
,
così
da
povero
ignorante
e
meschino
come
sono
,
ho
fatto
qualche
cosa
,
senza
tante
chiacchiere
.
Posso
andare
dal
re
e
dirgli
:
«
Maestà
,
alla
sedia
su
cui
voi
sedete
,
se
non
una
gamba
o
una
traversa
,
un
piccolo
pernio
,
qualche
cavicchio
,
l
'
ho
messo
anch
'
io
.
La
mia
parte
te
l
'
ho
fatta
,
figlio
mio
!
»
E
sono
contento
.
Cammino
qua
per
Valsanìa
,
vedo
i
fili
del
telegrafo
,
sento
ronzare
il
palo
,
come
se
ci
fosse
dentro
un
nido
di
calabroni
,
e
il
petto
mi
s
'
allarga
;
dico
:
«
Frutto
della
Rivoluzione
!
»
Vado
piú
là
,
vedo
la
ferrovia
,
il
treno
che
si
caccia
sottoterra
,
nel
traforo
sotto
Valsanìa
,
che
mi
pare
un
sogno
;
e
dico
:
«
Frutto
della
Rivoluzione
!
»
Vado
sotto
il
pino
,
guardo
il
mare
,
vedo
laggiù
a
ponente
Porto
Empedocle
,
che
al
tempo
della
mia
partenza
per
Malta
non
aveva
altro
che
la
Torre
,
il
Rastiglio
,
il
Molo
Vecchio
e
quattro
casucce
,
e
ora
è
diventato
quasi
una
città
;
vedo
le
due
lunghe
scogliere
del
nuovo
porto
,
che
mi
pajono
due
braccia
tese
a
tutte
le
navi
di
tutti
i
paesi
civili
del
mondo
,
come
per
dire
:
«
Venite
!
venite
!
l
'
Italia
è
risorta
,
l
'
Italia
abbraccia
tutti
,
dà
a
tutti
la
ricchezza
del
suo
zolfo
,
la
ricchezza
dei
suoi
giardini
!
»
.
Frutto
della
Rivoluzione
,
anche
questo
,
penso
,
e
-
vedete
?
-
mi
metto
a
piangere
come
un
bambino
,
dalla
gioja
...
Cavò
,
cosí
dicendo
,
dall
'
apertura
della
ruvida
camicia
d
'
albagio
un
grosso
fazzoletto
di
cotone
turchino
,
e
si
asciugò
gli
occhi
,
che
gli
s
'
erano
veramente
riempiti
di
lagrime
.
Dianella
sentì
anche
lei
inumidirsi
gli
occhi
.
Quel
vecchio
che
incuteva
tanta
paura
,
che
aveva
ucciso
un
uomo
come
niente
e
ne
aveva
fatto
morire
un
altro
per
l
'
ombra
d
'
un
sospetto
maniaco
;
che
andava
così
armato
,
in
procinto
sempre
di
versare
altro
sangue
,
pronto
com
'
era
all
'
ira
e
irsuto
e
ombroso
;
quel
vecchio
,
ecco
,
piangeva
come
un
fanciullo
per
l
'
opera
compiuta
,
ch
'
egli
vedeva
senza
mende
e
gloriosa
;
piangeva
esaltandosi
nella
sua
gesta
e
nella
grandezza
della
patria
,
per
cui
aveva
tanto
sofferto
e
combattuto
,
senza
chieder
mai
nulla
,
generoso
e
feroce
,
fedele
come
un
cane
e
coraggioso
come
un
leone
.
Né
i
suoi
colombi
,
né
la
pace
dei
campi
,
né
il
governo
della
vigna
,
né
il
canto
delle
allodole
,
riuscivano
a
rasserenargli
lo
spirito
dopo
tanto
tempo
:
quel
camerone
era
come
la
sua
chiesa
;
e
usciva
di
là
com
'
ebbro
,
e
s
'
aggirava
per
la
campagna
sotto
i
mandorli
e
gli
olivi
,
parlando
tra
sé
di
battaglie
e
di
congiure
,
guardando
biecamente
il
mare
dalla
parte
di
Tunisi
,
donde
immaginava
un
improvviso
assalto
dei
Francesi
...
Un
rumore
di
sonaglioli
e
il
rotolìo
d
'
una
vettura
vennero
a
un
tratto
a
scuotere
Dianella
da
queste
considerazioni
e
Mauro
dal
pianto
.
-
Vostro
padre
?
-
domandò
questi
,
infoscandosi
d
'
un
subito
e
ricacciandosi
nell
'
apertura
della
camicia
il
fazzoletto
.
Dianella
si
levò
,
costernata
,
e
corse
alla
finestra
a
guardare
attraverso
le
stecche
delle
persiane
.
Restò
.
Dalla
vettura
,
che
s
'
era
fermata
davanti
alla
villa
,
scendevano
il
padre
,
di
ritorno
,
e
Aurelio
Costa
-
lui
!
-
in
tenuta
da
campagna
.
-
Andate
,
andate
,
-
le
disse
Mauro
,
quasi
spingendola
.
-
Chiudo
e
me
ne
scappo
!
Dianella
uscì
sul
corridojo
e
vide
in
fondo
a
esso
il
Costa
e
il
padre
,
diretti
alla
camera
di
questo
,
nella
quale
si
chiusero
.
Allora
Mauro
Mortara
,
come
una
bestia
sorpresa
nel
giaccio
,
sgattajolò
ranco
ranco
,
senza
dirle
nulla
.
Ella
rimase
perplessa
,
profondamente
turbata
,
non
sapendo
che
pensare
di
quell
'
improvviso
insolito
ritorno
del
padre
.
Evidentemente
,
tanto
questo
ritorno
quanto
la
venuta
d
'
Aurelio
Costa
si
connettevano
con
le
notizie
dei
tumulti
d
'
Aragona
.
Qualcosa
di
molto
grave
doveva
essere
accaduto
.
Era
fuggito
Aurelio
?
No
:
Dianella
non
volle
nemmeno
supporlo
.
Forse
il
padre
stesso
aveva
mandato
a
chiamarlo
.
Con
quale
animo
?
Fu
tentata
di
recarsi
nella
sua
camera
,
attigua
a
quella
del
padre
,
se
le
riuscisse
di
cogliere
qualche
parola
attraverso
la
parete
,
ma
ricordò
lo
sguardo
del
padre
,
quella
mattina
,
e
se
n
'
astenne
;
rimase
tuttavia
come
tenuta
tra
due
,
nella
sala
d
'
ingresso
.
-
Suo
papà
,
-
le
annunziò
donna
Sara
Alàimo
,
sporgendo
il
capo
dall
'
uscio
della
cucina
.
Dianella
le
accennò
di
sì
col
capo
.
-
Con
l
'
ingegnere
,
-
aggiunse
donna
Sara
,
sottovoce
.
Dianella
le
accennò
di
nuovo
col
capo
che
sapeva
,
e
uscì
sul
pianerottolo
della
scala
esterna
.
La
vettura
era
lì
ancora
,
in
attesa
,
a
piè
della
scala
.
Dunque
il
padre
doveva
ripartire
subito
?
Forse
era
venuto
per
prendere
qualche
carta
.
-
Andrete
a
Porto
Empedocle
adesso
?
-
domandò
al
cocchiere
.
-
Eccellenza
,
sì
-
rispose
questi
.
Ed
ecco
il
padre
e
il
Costa
frettolosi
.
Flaminio
Salvo
non
s
'
aspettava
di
trovar
la
figlia
sul
pianerottolo
della
scala
,
e
,
vedendola
,
si
tirò
un
po
'
indietro
,
senza
fermarsi
,
le
fece
un
sorriso
e
la
salutò
con
la
mano
.
Aurelio
Costa
,
che
gli
veniva
dietro
,
rimase
un
istante
confuso
,
accennò
di
togliersi
il
berretto
da
viaggio
ma
il
Salvo
gli
gridò
:
-
Andiamo
,
andiamo
...
Dianella
,
pallida
,
col
fiato
rattenuto
,
li
vide
montare
su
la
vettura
,
partire
senza
volgere
il
capo
,
e
li
seguí
con
gli
occhi
finché
non
scomparvero
tra
gli
alberi
del
viale
.
Com
'
era
cangiato
Aurelio
!
Sconvolto
...
Pareva
malato
,
invecchiato
,
con
la
barba
non
rifatta
...
Dianella
pensò
al
giudizio
che
ne
aveva
dato
Nicoletta
Capolino
.
Avrebbe
voluto
vederlo
più
altero
di
fronte
al
padre
;
avrebbe
voluto
che
,
non
ostante
il
richiamo
imperioso
di
questo
,
egli
si
fosse
fermato
lì
sul
pianerottolo
,
almeno
per
salutarla
.
Invece
subito
aveva
obbedito
...
Forse
il
momento
...
Chi
sa
che
era
accaduto
alle
zolfare
!
Flaminio
Salvo
ritornò
tardi
,
la
sera
,
d
'
umor
gajo
,
come
ogni
qual
volta
prendeva
una
grave
decisione
.
A
cena
,
si
scusò
con
don
Cosmo
della
sfuriata
della
mattina
;
disse
che
n
'
aveva
fino
alla
gola
,
delle
innumerevoli
seccature
che
gli
erano
diluviate
da
quelle
zolfare
d
'
Aragona
,
e
che
aveva
deciso
di
chiuderle
.
-
Così
sciopereranno
un
po
'
per
piacer
mio
,
i
signori
solfaraj
,
e
avranno
piú
tempo
d
'
assistere
alle
prediche
dei
loro
sacerdoti
umanitarii
.
Mangino
prediche
!
Bello
,
il
vangelo
umanitario
,
don
Cosmo
,
letto
su
una
pagina
sola
!
Se
voltassero
pagina
.
Ma
se
ne
guardano
bene
!
Hanno
ragione
;
ma
la
loro
ragione
è
qua
!
E
si
toccò
il
ventre
.
-
Andate
a
far
loro
intendere
che
la
politica
doganale
seguìta
dal
Governo
italiano
è
stata
tutta
una
cuccagna
per
l
'
industria
e
gl
'
industriali
dell
'
alta
Italia
e
una
rovina
spaventosa
per
il
Mezzogiorno
e
per
la
nostra
povera
isola
;
che
da
anni
e
anni
l
'
aumento
delle
tasse
e
di
tutti
i
pesi
è
continuo
e
continuo
il
ribasso
dei
prodotti
;
che
col
prezzo
a
cui
è
disceso
lo
zolfo
non
solo
è
assolutamente
impossibile
trattarli
meglio
,
ma
è
addirittura
una
follìa
seguitar
l
'
industria
...
Io
non
avevo
chiuso
le
zolfare
per
loro
,
per
dar
loro
almeno
un
tozzo
di
pane
.
Scioperano
?
Tante
grazie
!
Vuol
dire
che
possono
fare
a
meno
di
lavorare
.
Tutti
a
spasso
!
Allegria
!
-
La
vita
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
con
gli
angoli
della
bocca
contratti
in
giù
.
-
A
pensarci
bene
...
Lo
zolfo
,
sicuro
...
le
industrie
..
questa
tovaglia
qua
,
damascata
,
questo
bicchiere
arrotato
...
il
lume
di
bronzo
...
tutte
queste
minchionerie
sulla
tavola
...
e
per
la
casa
...
e
per
le
strade
...
piroscafi
sul
mare
,
ferrovie
,
palloni
per
aria
...
Siamo
pazzi
,
parola
d
'
onore
!
...
Sì
,
servono
,
servono
per
riempire
in
qualche
modo
questa
minchioneria
massima
che
chiamiamo
vita
,
per
darle
una
certa
apparenza
,
una
certa
consistenza
...
Mah
!
Vi
giuro
che
non
so
,
in
certi
momenti
,
se
sono
più
pazzo
io
che
non
ci
capisco
nulla
o
quelli
che
credono
sul
serio
di
capirci
qualche
cosa
e
parlano
e
si
muovono
,
come
se
avessero
veramente
un
qualche
scopo
davanti
a
loro
,
il
quale
poi
,
raggiunto
,
non
dovesse
a
loro
stessi
apparir
vano
.
Io
comincerei
,
signor
mio
,
dal
rompere
questo
bicchiere
.
Poi
butterei
giù
la
casa
...
Ricominciando
daccapo
,
chi
sa
!
...
Voi
dite
che
quei
disgraziati
la
ragione
l
'
hanno
qua
?
Beati
loro
,
signor
mio
!
E
guaj
se
si
saziano
...
Dove
l
'
avete
più
voi
,
la
ragione
?
Dove
l
'
ho
piú
io
?
Poco
dopo
,
Flaminio
Salvo
e
Dianella
erano
affacciati
alla
finestra
.
La
notte
era
scurissima
.
Le
stelle
profonde
,
che
pungevano
e
allargavano
il
cielo
,
non
arrivavano
a
far
lume
in
terra
.
I
grilli
scampanellavano
lontano
ininterrottamente
e
,
a
quando
a
quando
,
dal
fondo
del
vallone
saliva
il
verso
accorato
d
'
un
gufo
,
come
un
singulto
.
Il
bujo
,
il
silenzio
intorno
alla
villa
era
qua
e
là
a
tratti
punto
e
vibrante
di
rapidi
stridi
di
nottole
invisibili
.
Poi
la
luna
emerse
,
paonazza
,
su
dall
'
ampia
chiostra
di
Monserrato
in
fondo
,
e
s
'
avvertì
un
lievissimo
brulichìo
di
foglie
per
tutta
la
campagna
.
Un
cane
,
lontano
,
abbajò
.
-
Tu
non
hai
niente
,
Dianella
,
proprio
niente
da
dire
a
tuo
padre
?
-
domandò
il
Salvo
senza
guardarla
,
con
tono
mesto
,
come
se
con
l
'
anima
vagasse
lontano
assai
da
quella
finestra
.
-
Io
?
-
fece
Dianella
,
incerta
e
quasi
sbigottita
.
-
Niente
...
Che
potrei
dirti
?
-
Niente
,
dunque
,
-
riprese
il
padre
.
-
Nessun
piccolo
,
piccolo
segreto
...
niente
,
eh
?
Sono
contento
.
Perché
tu
,
povera
figliuola
mia
,
purtroppo
hai
soltanto
me
,
preso
da
tante
brighe
...
E
oggi
...
che
giornataccia
!
...
Sai
che
manca
a
molti
?
Il
senso
dell
'
opportunità
.
Non
dico
che
avrei
risposto
di
sí
,
se
la
domanda
mi
fosse
stata
rivolta
in
altro
giorno
,
in
altro
modo
;
ma
avrei
risposto
di
no
,
almeno
con
piú
garbo
,
ecco
,
dopo
aver
parlato
con
te
.
Dianella
temette
,
ascoltando
queste
parole
calme
e
lente
del
padre
,
che
questi
potesse
udire
il
violento
martellare
del
cuore
di
lei
,
sospeso
in
un
'
aspettazione
angosciosa
,
tra
l
'
impetuoso
ribollimento
di
tutto
il
sangue
per
le
vene
.
-
Mi
hanno
chiesto
...
tu
m
'
intendi
,
-
seguitò
il
Salvo
,
voltandosi
a
spiarla
negli
occhi
.
-
E
io
,
certo
che
la
mia
buona
figliuola
,
così
savia
,
non
poteva
aver
fissato
neanche
per
un
momento
la
propria
attenzione
su
un
giovane
-
oh
,
buono
,
sì
;
ma
pure
,
per
tante
ragioni
,
non
adatto
né
degno
-
preso
in
quel
momento
proprio
inopportuno
,
ho
rifiutato
senz
'
altro
.
Vediamo
un
po
'
,
non
indovini
?
-
No
...
-
rispose
,
più
col
fiato
che
con
la
voce
,
Dianella
.
-
Non
indovini
proprio
?
-
insistette
il
padre
,
sorridendo
come
conscio
della
tortura
che
le
infliggeva
.
-
Su
,
pròvati
...
-
Non
...
non
saprei
...
-
balbettò
lei
.
-
E
allora
bisognerà
che
te
lo
dica
,
-
concluse
il
padre
-
perché
tu
sappia
regolarti
.
Il
De
Vincentis
...
-
Ah
!
-
esclamò
Dianella
,
con
uno
scatto
di
riso
irresistibile
.
-
Quel
povero
Ninì
?
-
Quel
povero
Ninì
,
-
ripeté
il
padre
,
scrollando
il
capo
e
sorridendo
anche
lui
.
-
Dunque
,
te
l
'
aspettavi
?
-
No
,
ti
giuro
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
Dianella
,
con
vivacità
.
-
M
'
ero
accorta
,
sì
...
-
Ma
t
'
aspettavi
qualche
altro
?
-
tornò
a
domandare
il
padre
,
pronto
,
guardandola
più
acutamente
.
Dianella
allora
s
'
impuntò
e
sostenne
lo
sguardo
del
padre
con
fredda
fermezza
.
-
Ti
ho
detto
di
no
.
Il
sospetto
che
il
padre
con
quel
discorso
avesse
voluto
tenderle
un
'
insidia
era
divenuto
certezza
.
Forse
non
era
neanche
vero
che
Ninì
De
Vincentis
gli
avesse
fatto
quella
richiesta
.
E
l
'
essersi
il
padre
servito
di
lui
,
povero
giovane
troppo
dabbene
,
quasi
per
metterlo
in
dileggio
,
le
parve
odioso
,
sapendo
il
De
Vincentis
anche
peraltro
vittima
del
padre
.
Questi
non
disse
più
nulla
;
rimase
ancora
un
pezzo
alla
finestra
,
a
guardar
fuori
,
poi
se
ne
ritrasse
con
un
sospiro
e
salutò
la
figlia
per
andare
a
dormire
.
-
Buona
notte
-
gli
rispose
Dianella
,
freddamente
.
Appena
sola
,
si
nascose
il
volto
tra
le
mani
e
pianse
.
Le
parve
che
il
padre
si
fosse
divertito
a
straziarle
il
cuore
,
come
un
gatto
col
topo
.
Oh
Dio
,
perché
,
perché
così
cattivo
anche
con
la
propria
figlia
,
quando
gli
sarebbe
stato
così
facile
esser
buono
con
tutti
?
Se
veramente
voleva
ch
'
ella
gli
dicesse
il
suo
segreto
,
ricordandole
che
non
aveva
più
da
confidarsi
con
altri
,
se
non
con
lui
,
perché
,
nello
stesso
momento
che
le
poneva
innanzi
la
sorte
crudele
che
le
aveva
tolto
il
consiglio
e
l
'
amore
della
madre
,
le
tendeva
un
'
insidia
?
Dunque
,
no
;
era
certo
ormai
:
egli
non
voleva
che
lei
amasse
Aurelio
.
Aveva
chiuso
le
zolfare
;
forse
aveva
posto
a
effetto
la
minaccia
della
mattina
:
«
Caccio
via
tutti
!
»
.
Anche
Aurelio
?
Oh
,
Aurelio
non
aveva
più
bisogno
di
lui
,
adesso
!
Perduto
quel
posto
,
tanti
altri
,
anche
migliori
,
avrebbe
potuto
trovarne
subito
.
E
questo
forse
,
ecco
,
faceva
più
dispetto
al
padre
,
aver
dato
a
quel
giovane
il
mezzo
di
non
aver
più
bisogno
di
lui
,
e
averglielo
dato
per
un
dovere
che
a
lui
lo
legava
.
Voleva
che
tutti
fossero
docili
strumenti
nelle
sue
mani
;
e
Aurelio
invece
avrebbe
potuto
levarglisi
contro
,
dov
'
egli
più
temeva
la
ribellione
:
nel
cuore
di
sua
figlia
.
Sì
,
sì
,
perché
sapeva
bene
che
ella
lo
amava
.
Così
lo
avesse
saputo
Aurelio
!
Ma
che
sarebbe
intanto
avvenuto
,
se
davvero
il
padre
,
chiuse
le
zolfare
,
lo
aveva
licenziato
?
Aurelio
se
ne
sarebbe
andato
di
nuovo
lontano
,
sarebbe
ritornato
in
Sardegna
,
senz
'
alcun
sospetto
dell
'
amore
di
lei
,
e
forse
,
là
...
Dianella
tornò
a
nascondersi
il
volto
tra
le
mani
.
Nel
vuoto
angoscioso
,
fissando
l
'
udito
,
senza
volerlo
,
nel
fitto
continuo
scampanellìo
dei
grilli
,
le
parve
ch
'
esso
nel
silenzio
diventasse
di
punto
in
punto
più
intenso
e
più
sonoro
;
pensò
ai
tumulti
d
'
Aragona
e
di
Comitini
;
e
quel
fervido
concento
divenne
allora
per
lei
,
a
un
tratto
,
il
clamore
lontano
,
indefinito
d
'
un
popolo
in
rivolta
,
di
cui
Aurelio
,
ribelle
,
andava
a
farsi
duce
e
vendicatore
.
E
lei
?
e
lei
?
Scoprì
il
volto
:
come
un
sogno
le
apparve
allora
la
pace
smemorata
della
campagna
,
lì
presente
,
all
'
umido
e
blando
albore
lunare
.
E
un
fresco
rivo
inatteso
di
tenerezza
le
scaturì
dal
cuore
;
e
altre
lagrime
le
velarono
gli
occhi
.
Ah
,
era
pur
bello
lo
spettacolo
di
quella
profonda
notte
lunare
su
la
campagna
,
con
quegli
alberi
antichi
,
immobili
nel
loro
triste
sogno
perenne
,
sorgente
col
fusto
dal
grembo
della
terra
,
con
quei
monti
laggiú
che
chiudevano
,
cupi
contro
il
cielo
,
il
mistero
degli
evi
più
remoti
,
con
quel
tremulo
limpido
assiduo
canto
dei
grilli
che
,
sparsi
tra
le
erbe
dei
piani
,
pareva
persuadessero
all
'
oblio
d
'
ogni
cosa
.
Tra
quei
grilli
e
quegli
alberi
e
quella
luna
e
quei
monti
non
era
forse
un
concerto
misterioso
,
a
cui
gli
uomini
restavano
estranei
?
Tanta
bellezza
non
era
fatta
per
gli
uomini
,
che
chiudevano
stanchi
,
a
quell
'
ora
,
gli
occhi
al
sonno
;
sarebbe
durata
tutta
la
notte
non
veduta
più
da
nessuno
,
nella
solitudine
della
campagna
,
quando
anche
lei
avrebbe
chiuso
la
finestra
.
Forse
voleva
questo
la
nottola
invisibile
che
strideva
svolando
lì
innanzi
,
offesa
e
attratta
dal
lume
:
voleva
ch
'
ella
non
disturbasse
più
oltre
con
la
sua
veglia
il
notturno
misterioso
concerto
della
natura
solitaria
?
E
Dianella
chiuse
la
finestra
:
lasciò
aperto
appena
appena
uno
scuro
e
,
attraverso
quello
spiraglio
,
con
le
mani
congiunte
innanzi
alla
bocca
,
pregò
silenziosamente
per
tutta
quella
bellezza
rimasta
fuori
,
animata
a
un
tratto
agli
occhi
di
lei
dallo
spirito
di
Dio
che
gli
uomini
offendono
con
le
loro
torbide
e
tristi
passioni
.
Volgendo
un
ultimo
sguardo
al
viale
innanzi
alla
villa
,
scorse
un
'
ombra
che
vi
passeggiava
,
un
cranio
lucido
sotto
la
luna
.
Don
Cosmo
?
Lui
.
Ah
,
immerso
là
nello
spirito
di
Dio
,
egli
forse
non
lo
sentiva
!
Andava
a
quell
'
ora
su
e
giù
per
il
viale
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
assorto
tuttavia
,
certo
,
nelle
sue
buje
e
vane
meditazioni
.
CAPITOLO
SESTO
Né
inviti
agli
elettori
stampati
a
caratteri
cubitali
su
carta
d
'
ogni
colore
,
né
alcuna
animazione
insolita
per
le
vie
tortuose
della
vecchia
città
.
Eppure
il
giorno
fissato
per
le
elezioni
politiche
era
imminente
.
Ma
il
tedio
da
gran
tempo
aveva
soffiato
in
bocca
alla
ciarlataneria
,
e
questa
aveva
perduto
la
voce
.
La
scala
per
dar
l
'
assalto
ai
muri
le
si
era
imporrita
e
rotto
il
pentolino
della
colla
.
S
'
era
camuffata
decorosamente
da
prete
la
ciarlataneria
a
Girgenti
,
e
raccolta
,
guardinga
,
a
collo
torto
,
andava
per
via
,
nascondendo
tra
le
pieghe
del
tabarro
il
mazzocchio
della
grancassa
cangiato
in
aspersorio
.
I
cittadini
,
sotto
a
quel
travestimento
,
la
riconoscevano
bene
:
la
lasciavano
andare
e
fare
;
la
rispettavano
anche
;
oh
,
perché
non
seccava
nemmeno
con
troppe
prediche
;
prestava
denaro
poi
,
sottomano
-
a
usura
,
ma
ne
prestava
-
;
pubblicamente
,
con
molti
carati
del
Salvo
e
con
altri
di
socii
minori
,
aveva
aperto
una
banca
popolare
cattolica
-
all
'
interesse
consentito
da
santa
madre
Chiesa
.
I
pubblici
ufficii
,
prefettura
,
intendenza
delle
finanze
,
scuole
governative
,
tribunali
,
davano
ancora
un
po
'
di
movimento
,
ma
quasi
meccanico
,
alla
città
:
altrove
ormai
urgeva
la
vita
.
L
'
industria
,
il
commercio
,
la
vera
attività
insomma
,
s
'
era
da
un
pezzo
trasferita
a
Porto
Empedocle
giallo
di
zolfo
,
bianco
di
marna
,
polverulento
e
romoroso
,
in
poco
tempo
divenuto
uno
de
'
piú
affollati
e
affaccendati
emporii
dell
'
isola
.
Ma
anche
là
,
la
sovrabbondanza
dello
zolfo
per
le
condizioni
mal
proprie
con
cui
si
svolgeva
l
'
industria
,
l
'
ignoranza
degli
usi
a
cui
quel
minerale
era
destinato
e
dei
profitti
che
se
ne
potevano
ricavare
,
il
difetto
di
grossi
capitali
,
il
bisogno
o
l
'
avidità
di
un
pronto
guadagno
,
eran
cagione
che
quella
ricchezza
del
suolo
,
che
avrebbe
dovuto
esser
ricchezza
degli
abitanti
,
se
n
'
andasse
giorno
per
giorno
ingojata
dalle
stive
dei
vapori
mercantili
inglesi
,
americani
,
tedeschi
e
francesi
,
lasciando
tutti
coloro
che
vivevano
di
quell
'
industria
e
di
quel
commercio
con
le
ossa
rotte
dalla
fatica
,
la
tasca
vuota
e
gli
animi
inveleniti
dalla
guerra
insidiosa
e
feroce
,
con
cui
si
eran
conteso
il
misero
prezzo
o
lo
scotto
o
il
nolo
della
merce
da
loro
stessi
rinvilita
.
A
Girgenti
,
solo
i
tribunali
e
i
circoli
d
'
Assise
davano
da
fare
veramente
,
aperti
com
'
erano
tutto
l
'
anno
.
Su
al
Culmo
delle
Forche
il
carcere
di
San
Vito
rigurgitava
sempre
di
detenuti
,
che
talvolta
dovevano
aspettare
tre
o
quattro
anni
per
essere
giudicati
.
E
meno
male
che
l
'
innocenza
,
nel
maggior
numero
dei
casi
,
di
questo
forzato
indugio
non
aveva
a
patire
.
La
città
era
piuttosto
tranquilla
;
ma
nelle
campagne
e
nei
paesi
della
provincia
i
reati
di
sangue
,
aperti
o
per
mandato
,
per
risse
improvvise
o
per
vendette
meditate
,
e
le
grassazioni
e
l
'
abigeato
e
i
sequestri
di
persona
e
i
ricatti
erano
continui
e
innumerevoli
,
frutto
della
miseria
,
della
selvaggia
ignoranza
,
dell
'
asprezza
delle
fatiche
che
abbrutivano
,
delle
vaste
solitudini
arse
,
brulle
e
mal
guardate
.
In
piazza
Sant
'
Anna
,
ov
'
erano
i
tribunali
,
nel
centro
della
città
,
s
'
affollavano
i
clienti
di
tutta
la
provincia
,
gente
tozza
e
rude
,
cotta
dal
sole
,
gesticolante
in
mille
guise
vivacemente
espressive
:
proprietarii
di
campagne
e
di
zolfare
in
lite
con
gli
affittuarii
o
coi
magazzinieri
di
Porto
Empedocle
,
e
sensali
e
affaristi
e
avvocati
e
galoppini
;
s
'
affollavano
storditi
i
paesani
zotici
di
Grotte
o
di
Favara
,
di
Racalmuto
o
di
Raffadali
o
di
Montaperto
,
solfaraj
e
contadini
,
la
maggior
parte
,
dalle
facce
terrigne
e
arsicce
,
dagli
occhi
lupigni
,
vestiti
dei
grevi
abiti
di
festa
di
panno
turchino
,
con
berrette
di
strana
foggia
:
a
cono
,
di
velluto
;
a
calza
,
di
cotone
;
o
padovane
;
con
cerchietti
o
catenaccetti
d
'
oro
agli
orecchi
;
venuti
per
testimoniare
o
per
assistere
i
parenti
carcerati
.
Parlavano
tutti
con
cupi
suoni
gutturali
o
con
aperte
protratte
interiezioni
.
Il
lastricato
della
strada
schizzava
faville
al
cupo
fracasso
dei
loro
scarponi
imbullettati
,
di
cuojo
grezzo
,
erti
,
massicci
e
scivolosi
.
E
avevan
seco
le
loro
donne
,
madri
e
mogli
e
figlie
e
sorelle
,
dagli
occhi
spauriti
o
lampeggianti
d
'
un
'
ansietà
torbida
e
schiva
,
vestite
di
baracane
,
avvolte
nelle
brevi
mantelline
di
panno
,
bianche
o
nere
,
col
fazzoletto
dai
vivaci
colori
in
capo
,
annodato
sotto
il
mento
,
alcune
coi
lobi
degli
orecchi
strappati
dal
peso
degli
orecchini
a
cerchio
,
a
pendagli
,
a
lagrimoni
;
altre
vestite
di
nero
e
con
gli
occhi
e
le
guance
bruciati
dal
pianto
,
parenti
di
qualche
assassinato
.
Fra
queste
,
quand
'
eran
sole
,
s
'
aggirava
occhiuta
e
obliqua
qualche
vecchia
mezzana
a
tentar
le
più
giovani
e
appariscenti
che
avvampavano
per
l
'
onta
e
che
pur
non
di
meno
talvolta
cedevano
ed
eran
condotte
,
oppresse
di
angoscia
e
tremanti
,
a
fare
abbandono
del
proprio
corpo
,
senz
'
alcun
loro
piacere
,
per
non
ritornare
al
paese
a
mani
vuote
,
per
comperare
ai
figliuoli
lontani
,
orfani
,
un
pajo
di
scarpette
,
una
vesticciuola
.
(
«
Occasioni
!
Una
poverella
bisognava
che
ne
profittasse
.
Nessuno
avrebbe
saputo
...
Presto
presto
...
Peccato
,
sì
,
ma
Dio
leggeva
in
cuore
...
»
)
.
I
molti
sfaccendati
della
città
andavano
intanto
su
e
giù
,
sempre
d
'
un
passo
,
cascanti
di
noja
,
con
l
'
automatismo
dei
dementi
,
su
e
giù
per
la
strada
maestra
,
l
'
unica
piana
del
paese
,
dal
bel
nome
greco
,
Via
Atenèa
,
ma
angusta
come
le
altre
e
tortuosa
.
Via
Atenèa
,
Rupe
Atenèa
,
Empedocle
...
-
nomi
:
luce
di
nomi
che
rendeva
più
triste
la
miseria
e
la
bruttezza
delle
cose
e
dei
luoghi
.
L
'
Akragas
dei
Greci
,
l
'
Agrigentum
dei
Romani
,
eran
finiti
nella
Kerkent
dei
Musulmani
,
e
il
marchio
degli
Arabi
era
rimasto
indelebile
negli
animi
e
nei
costumi
della
gente
.
Accidia
taciturna
,
diffidenza
ombrosa
e
gelosia
.
Dal
bosco
della
Civita
,
cuore
della
scomparsa
città
vetusta
,
saliva
un
tempo
al
colle
,
su
cui
siede
misera
la
nuova
,
una
lunga
fila
di
altissimi
e
austeri
cipressi
,
quasi
a
segnar
la
via
della
morte
.
Pochi
ormai
ne
restavano
;
uno
,
il
più
alto
e
il
più
fosco
si
levava
ancora
sotto
l
'
unico
viale
della
città
,
detto
della
Passeggiata
,
la
sola
cosa
bella
che
la
città
avesse
,
aperto
com
'
era
alla
vista
magnifica
di
tutta
la
piaggia
,
sotto
,
svariata
di
poggi
,
di
valli
,
di
piani
,
e
del
mare
in
fondo
,
nella
sterminata
curva
dell
'
orizzonte
.
Quel
cipresso
,
stagliandosi
nero
e
maestoso
dopo
il
fiammeggiare
dei
meravigliosi
tramonti
su
la
piaggia
che
s
'
ombrava
tutta
di
notturno
azzurro
,
pareva
riassumesse
in
sé
la
tristezza
infinita
del
silenzio
che
spirava
dai
luoghi
,
sonori
un
tempo
di
tanta
vita
.
Era
qua
,
ora
,
il
regno
della
morte
.
Dominata
,
in
vetta
al
colle
,
dall
'
antica
cattedrale
normanna
,
dedicata
a
San
Gerlando
,
dal
Vescovado
e
dal
Seminario
,
Girgenti
era
la
città
dei
preti
e
delle
campane
a
morto
.
Dalla
mattina
alla
sera
,
le
trenta
chiese
si
rimandavano
con
lunghi
e
lenti
rintocchi
il
pianto
e
l
'
invito
alla
preghiera
,
diffondendo
per
tutto
un
'
angosciosa
oppressione
.
Non
passava
giorno
che
non
si
vedessero
per
via
in
processione
funebre
le
orfanelle
grige
del
Boccone
del
povero
:
squallide
,
curve
,
tutte
occhi
nei
visini
appassiti
,
col
velo
in
capo
,
la
medaglina
sul
petto
,
e
un
cero
in
mano
.
Tutti
,
per
poca
mancia
,
potevano
averne
l
'
accompagnamento
;
e
nulla
era
più
triste
che
la
vista
di
quella
fanciullezza
oppressa
dallo
spettro
della
morte
,
seguito
così
ogni
giorno
,
a
passo
a
passo
,
con
un
cero
in
mano
,
dalla
fiamma
vana
nella
luce
del
sole
.
Chi
poteva
curarsi
,
in
tale
animo
,
delle
elezioni
politiche
imminenti
?
E
poi
,
perché
?
Nessuno
aveva
fiducia
nelle
istituzioni
,
né
mai
l
'
aveva
avuta
.
La
corruzione
era
sopportata
come
un
male
cronico
,
irrimediabile
;
e
considerato
ingenuo
o
matto
,
impostore
o
ambizioso
,
chiunque
si
levasse
a
gridarle
contro
.
In
quei
giorni
,
più
che
delle
imminenti
elezioni
politiche
,
gli
sfaccendati
parlavano
del
duello
del
candidato
Ignazio
Capolino
con
Guido
Verònica
.
Per
l
'
intromissione
violenta
di
Roberto
Auriti
,
la
questione
cavalleresca
s
'
era
complicata
.
Guido
Verònica
aveva
accettato
subito
la
sfida
del
Capolino
;
aveva
chiesto
però
qualche
giorno
di
tempo
per
provvedersi
di
padrini
.
Ed
era
arrivato
da
Palermo
il
deputato
Corrado
Selmi
,
con
un
altro
signore
,
che
si
diceva
famoso
spadaccino
.
Roberto
Auriti
,
intanto
,
non
potendo
battersi
col
Prèola
e
non
volendo
che
altri
vendicasse
della
turpe
offesa
la
memoria
del
padre
,
aveva
preteso
di
battersi
lui
per
primo
col
Capolino
.
I
padrini
di
questo
,
il
Verònica
stesso
,
si
erano
opposti
a
tale
pretesa
.
A
nome
del
Capolino
quelli
avevano
lealmente
dichiarato
di
deplorar
l
'
articolo
del
Prèola
,
pubblicato
di
furto
nel
giornale
.
Squalificato
così
dai
suoi
stessi
partigiani
il
vero
autore
dell
'
offesa
,
peraltro
riconosciuto
indegno
di
scendere
sul
terreno
e
ormai
cacciato
via
da
Girgenti
,
l
'
Auriti
non
aveva
più
da
domandare
altra
soddisfazione
;
e
un
solo
duello
doveva
aver
luogo
,
perché
l
'
affare
si
terminasse
lodevolmente
:
tra
il
Veronica
e
il
Capolino
,
per
l
'
aggressione
da
questo
patita
sulla
pubblica
via
.
Troppo
giusto
!
La
vertenza
tanto
dibattuta
aveva
appassionato
vivamente
la
cittadinanza
,
tra
la
quale
d
'
improvviso
s
'
erano
scoperti
tanti
calorosi
dilettanti
di
cavalleria
;
e
la
passione
sopra
tutto
s
'
era
accesa
per
l
'
intervento
d
'
un
uomo
così
noto
come
il
Selmi
e
per
le
arie
spagnolesche
e
provocanti
dell
'
altro
testimonio
del
Verònica
,
spadaccino
.
Ma
,
dal
canto
suo
,
il
campione
paesano
,
Ignazio
Capolino
s
'
era
affidato
anche
lui
in
buone
mani
:
a
un
certo
D
'
Ambrosio
lontano
parente
della
moglie
,
che
sapeva
tener
bene
la
spada
in
pugno
e
non
si
sarebbe
lasciato
imporre
né
dal
prestigio
di
Corrado
Selmi
né
dalla
spocchia
di
quell
'
altro
messere
.
E
lui
solo
,
ohè
!
perché
l
'
altro
testimonio
di
Capolino
faceva
ridere
:
Ninì
De
Vincentis
,
figurarsi
!
Povero
Ninì
,
vi
era
stato
tirato
proprio
pei
capelli
!
Sciabole
,
sangue
-
lui
che
era
una
damigella
,
un
San
Luigi
col
giglio
in
mano
.
Sarebbe
svenuto
certamente
,
assistendo
allo
scontro
!
Che
idea
,
quel
Capolino
,
andare
a
scegliere
proprio
Ninì
,
come
se
non
ci
fossero
stati
altri
piú
adatti
in
paese
!
Ma
forse
lo
aveva
scelto
il
D
'
Ambrosio
,
apposta
,
per
una
bravata
,
per
rispondere
ironicamente
alla
chiamata
dello
spadaccino
dalla
parte
avversaria
.
Ninì
ignorava
ancora
il
rifiuto
reciso
opposto
dal
Salvo
alla
domanda
di
matrimonio
che
-
costretto
dal
fratello
Vincente
-
gli
aveva
fatto
rivolgere
da
monsignor
Montoro
.
Il
Capolino
lo
aveva
forzato
ad
accettar
quell
'
ufficio
per
lui
terribile
di
secondo
testimonio
al
duello
,
dandogli
a
intendere
che
il
Salvo
lo
avrebbe
molto
gradito
.
Perbacco
,
doveva
sì
o
no
sfatare
una
buona
volta
la
fama
di
verginale
timidezza
che
s
'
era
fatta
in
paese
?
Uomo
!
uomo
!
bisognava
che
si
dimostrasse
uomo
!
Del
resto
,
pancia
e
presenza
:
non
si
voleva
altro
da
lui
.
Che
pancia
?
Dove
aveva
la
pancia
Ninì
?
Fino
e
diritto
come
un
bastoncino
...
Via
,
era
un
modo
di
dire
,
pancia
e
presenza
.
Composto
,
elegantissimo
come
un
vero
zerbinotto
di
Parigi
,
avrebbe
fatto
una
splendida
figura
.
Tutti
e
quattro
i
padrini
s
'
erano
recati
nella
mattinata
alla
villa
del
principe
di
Laurentano
,
a
Colimbètra
,
dove
il
duello
avrebbe
avuto
luogo
,
per
i
concerti
opportuni
e
la
scelta
del
terreno
.
Nessuno
lì
si
sarebbe
attentato
a
disturbare
lo
scontro
.
Il
principe
,
la
mattina
seguente
,
si
sarebbe
recato
a
Valsanìa
per
la
presentazione
con
la
sposa
,
com
'
era
già
convenuto
;
subito
dopo
la
partenza
del
principe
,
si
sarebbe
fatto
il
duello
.
Gli
sfaccendati
peripatetici
assistettero
dal
viale
della
Passeggiata
al
ritorno
in
carrozza
dei
quattro
padrini
da
Colimbètra
.
Ignazio
Capolino
,
intanto
,
aspettava
i
suoi
,
passeggiando
coi
maggiorenti
del
partito
su
l
'
ampia
terrazza
marmorea
,
davanti
al
Circolo
che
,
come
tant
'
altre
cose
,
aveva
anch
'
esso
nome
da
Empedocle
.
Quel
duello
,
proprio
alla
vigilia
delle
elezioni
,
gli
aveva
accresciuto
importanza
e
simpatia
.
Mostrava
di
non
curarsene
affatto
,
e
questa
noncuranza
per
nulla
ostentata
destava
ammirazione
e
compiacimento
negli
amici
che
gli
passeggiavano
accanto
.
Aveva
già
intrapreso
il
giro
elettorale
,
e
ora
descriveva
le
festose
accoglienze
ricevute
il
giorno
avanti
nel
vicino
borgo
di
Favara
.
Avrebbe
voluto
recarsi
quel
giorno
stesso
nell
'
altro
borgo
di
Siculiana
,
dove
gli
elettori
lo
attendevano
impazienti
;
ma
il
D
'
Ambrosio
,
suo
padrone
,
suo
tiranno
in
quel
momento
,
gliel
'
aveva
assolutamente
proibito
,
per
paura
che
si
strapazzasse
troppo
.
Gli
dispiaceva
per
gli
amici
di
Siculiana
,
ecco
.
Gli
avevano
preparato
anch
'
essi
una
gran
festa
.
La
vittoria
era
sicura
,
non
ostanti
le
minacce
e
le
prepotenze
del
Governo
e
gli
ordini
del
Prefetto
e
le
persecuzioni
della
polizia
.
Roberto
Auriti
avrebbe
avuto
,
sì
e
no
,
una
maggioranza
di
pochi
voti
soltanto
nel
borgo
di
Comitini
,
dove
Pompeo
Agrò
contava
molti
amici
.
Capolino
dava
queste
notizie
con
sincero
rammarico
per
il
suo
avversario
,
e
sinceramente
questo
rammarico
era
condiviso
da
quanti
lo
ascoltavano
.
Perché
si
sapeva
che
l
'
Auriti
non
aveva
mai
cavato
alcun
profitto
dai
principii
liberali
,
per
cui
da
giovine
aveva
combattuto
,
né
dalla
fedeltà
che
sempre
aveva
serbato
ad
essi
;
certamente
non
per
cavarne
profitto
adesso
era
venuto
a
chiedere
il
suffragio
dei
suoi
concittadini
,
bensì
quasi
per
un
dovere
impostogli
,
o
forse
per
l
'
ingenua
illusione
che
potesse
bastargli
a
chiederlo
il
rispetto
che
si
doveva
alla
sua
onestà
.
Nessuno
gli
negava
questo
rispetto
,
e
tutti
si
sentivano
anche
disposti
a
rendergli
qualche
onore
consentaneo
ai
suoi
meriti
.
Quello
della
deputazione
,
no
,
via
:
non
era
,
né
poteva
essere
per
lui
;
e
la
prova
più
evidente
era
appunto
nell
'
ingenuità
di
quella
sua
illusione
.
Venuti
i
padrini
,
Capolino
s
'
appartò
con
essi
in
un
angolo
dell
'
ampio
salone
del
Circolo
.
Ninì
De
Vincentis
pareva
imbalordito
,
col
viso
chiazzato
,
come
se
gli
avessero
dato
qua
e
là
tanti
pizzichi
,
e
gli
occhi
lustri
,
assenti
e
scontrosi
.
Il
D
'
Ambrosio
,
alto
e
biondo
,
miope
,
irrequieto
,
dalla
faccia
equina
,
le
spalle
in
capo
,
il
torace
enorme
e
le
gambe
secche
e
lunghe
,
parlava
arruffato
,
ruzzolando
le
parole
.
Era
sguajatissimo
,
e
tutti
tolleravano
le
sue
sguajataggini
,
non
solo
perché
lo
sapevano
manesco
,
ma
anche
perché
spesso
faceva
ridere
.
Le
sue
ingiurie
si
spuntavano
e
perdevano
il
fiele
nelle
risate
da
cui
erano
accolte
,
e
così
egli
poteva
ingiuriar
tutti
e
scagliare
in
faccia
le
villanie
più
crude
senza
che
nessuno
se
ne
sentisse
offeso
o
ferito
.
-
Fammi
il
santissimo
piacere
,
-
cominciò
,
-
di
dire
a
mia
cugina
Nicoletta
che
questa
sera
si
stia
quieta
,
perché
tu
devi
combattere
per
i
santi
diavoli
.
Voglio
dire
per
i
santi
ideali
.
Sei
vecchio
,
Gnazio
,
lo
vuoi
capire
?
Stendi
il
braccio
fammi
vedere
se
ti
trema
.
Capolino
,
sorridendo
,
stese
il
braccio
.
-
Va
bene
,
-
riprese
il
D
'
Ambrosio
.
-
Gli
daremo
le
palle
,
caro
mio
.
Sul
serio
!
Prima
,
alla
pistola
.
Scambio
di
tre
palle
,
a
venticinque
passi
.
(
Raccomandazione
a
Ninì
di
non
turarsi
gli
orecchi
,
al
botto
)
.
Poi
,
alla
sciabola
.
Quanto
alla
sciabola
,
siamo
a
cavallo
;
ma
per
la
pistola
,
Gnazio
mio
,
sei
vecchio
,
e
ho
paura
che
...
Basta
;
vieni
con
me
,
a
casa
mia
.
C
'
è
il
cortile
.
Voglio
vedere
come
tiri
.
Capolino
tentò
d
'
opporsi
;
ma
non
ci
fu
verso
:
dovette
andare
,
e
anche
Ninì
,
per
esercitarsi
gli
orecchi
al
botto
.
Presero
per
l
'
erta
via
di
Lena
,
dove
pareva
fosse
un
tumulto
attorno
a
qualcuno
che
cantava
.
Niente
!
Erano
pescivendoli
che
,
arrivati
or
ora
dalla
marina
,
scavalcati
dalle
mule
cariche
,
gridavano
tra
la
folla
il
pesce
fresco
,
con
lunga
e
gaja
cantilena
.
I
tre
proseguirono
per
la
salita
sempre
più
erta
di
Bac
Bac
,
finché
non
giunsero
presso
la
porta
piú
alta
della
città
,
a
settentrione
,
il
cui
nome
,
arabo
anchesso
,
Bâb
-
er
-
rijah
(
Porta
dei
venti
)
,
era
divenuto
Biberia
.
Il
D
'
Ambrosio
stava
lassù
,
in
una
casa
antica
,
col
baglio
(
vasto
cortile
acciottolato
)
e
un
cisternone
in
mezzo
,
insieme
con
la
madre
vecchissima
,
per
cui
aveva
una
devozione
più
che
religiosa
.
La
povera
vecchina
era
sorda
,
e
viveva
in
continua
ansia
,
in
continui
palpiti
per
quel
suo
figliuolo
impetuoso
.
Sempre
con
la
calza
in
collo
,
stava
a
guardare
dai
vetri
d
'
una
finestra
.
Vedeva
il
colle
,
su
cui
sta
Girgenti
,
scoscendere
in
ripido
pendìo
su
la
Val
Sollano
,
tutta
intersecata
di
polverosi
stradoni
.
Il
panorama
,
di
fronte
,
era
profondo
e
montuoso
.
A
destra
,
si
levava
fosco
e
imminente
monte
Caltafaraci
;
più
là
,
in
fondo
,
il
San
Benedetto
;
quindi
s
'
allargava
il
piano
di
Consòlida
,
e
a
mano
a
mano
,
sempre
più
verso
ponente
,
il
pian
di
Clerici
,
di
là
dalla
montagna
di
Carapezza
e
di
Montaperto
più
qua
.
Giù
,
dirimpetto
,
la
Serra
Ferlucchia
,
gessosa
,
mostrava
le
bocche
cavernose
delle
zolfare
e
i
lividi
tufi
arsicci
dei
calcheroni
spenti
.
In
fondo
in
fondo
,
dai
confini
della
provincia
sorgeva
maestoso
e
invaporato
Monte
Gemini
,
tra
i
più
alti
della
Sicilia
.
La
grigia
,
arida
asperità
ferrigna
era
solo
interrotta
qua
e
là
da
qualche
cupo
carubo
.
Il
D
'
Ambrosio
fece
aspettare
i
due
amici
nel
cortile
;
andò
su
e
ridiscese
subito
con
una
grossa
rivoltella
da
cavalleggere
e
una
scatola
di
cartucce
;
tracciò
con
un
pezzo
di
carbone
sul
muro
,
presso
la
stalla
vuota
,
quattro
segnacci
,
un
uomo
,
Guido
Verònica
;
poi
contò
dal
muro
venticinque
passi
.
-
Qua
,
Gnazio
!
Batto
tre
volte
le
mani
;
alla
terza
,
fuoco
!
In
guardia
.
Capolino
si
prestava
a
quella
prova
come
a
uno
scherzo
,
svogliato
.
Tuttavia
,
quando
si
vide
innanzi
,
sul
muro
,
quella
quintana
là
,
che
ora
smorfiosamente
inerte
pareva
aspettasse
i
suoi
colpi
ma
che
domani
gli
si
sarebbe
fatta
incontro
staccandosi
da
quel
muro
,
con
gambe
e
braccia
vive
,
presentandogli
la
bocca
d
'
un
'
altra
pistola
,
Capolino
,
col
sorriso
rassegato
sulle
labbra
,
aggrottò
le
ciglia
e
tirò
con
impegno
.
Il
D
'
Ambrosio
si
dichiarò
molto
soddisfatto
della
prova
.
Poi
,
per
ridere
,
volle
forzare
Ninì
a
tirare
anche
lui
al
bersaglio
.
Ninì
recalcitrò
come
un
mulo
.
Ma
il
D
'
Ambrosio
tanto
disse
,
tanto
fece
,
che
lo
costrinse
a
sparare
;
poi
,
subito
dopo
,
scoppiò
in
una
matta
risata
:
-
Parola
mia
d
'
onore
,
ha
chiuso
gli
occhi
,
tutti
e
due
!
Un
bicchier
d
'
acqua
!
un
bicchier
d
'
acqua
!
E
corse
a
sostenerlo
,
come
se
davvero
Ninì
stesse
per
svenire
.
Ma
non
insistette
molto
su
quello
scherzo
.
Prese
a
parlare
con
molto
fervore
di
Corrado
Selmi
:
-
Simpaticone
!
Pare
un
giovanotto
,
sai
?
ed
è
del
4
aprile
,
della
campana
della
Gancia
...
Deve
avere
per
lo
meno
cinquant
'
anni
...
Ne
dimostra
trentacinque
,
trentotto
al
più
...
Geniale
,
spregiudicato
,
alla
mano
.
Dicono
che
ha
più
debiti
che
capelli
.
Me
l
'
immagino
!
E
...
gallo
,
oh
!
Matto
per
le
pollastrelle
.
Sua
Eccellenza
il
ministro
D
'
Atri
pare
ne
debba
sapere
qualche
cosa
...
Presi
gli
accordi
per
la
mattina
seguente
,
Capolino
andò
via
con
Ninì
De
Vincentis
.
-
Mi
raccomando
per
Nicoletta
!
Prudenza
alla
vigilia
!
-
gli
gridò
dietro
il
D
'
Ambrosio
dall
'
usciolo
del
cortile
,
facendosi
portavoce
delle
mani
;
poi
,
come
se
avesse
veduto
un
cane
arrabbiato
:
-
Scànsati
,
Gnazio
!
scànsati
!
Passa
là
!
passa
là
!
Capolino
e
Ninì
De
Vincentis
si
voltarono
a
guardare
,
ridendo
,
e
videro
alle
loro
spalle
Nocio
Pigna
,
Propaganda
,
che
scendeva
per
la
stessa
via
col
lungo
braccio
penzoloni
e
l
'
altro
pontato
a
leva
sul
ginocchio
.
Propaganda
si
voltò
anche
lui
,
iroso
,
verso
il
D
'
Ambrosio
,
sbarrò
gli
occhi
lustri
da
matto
e
levando
il
braccio
,
gli
scagliò
la
parola
,
ch
'
era
per
lui
il
più
grave
marchio
d
'
infamia
:
-
Ignorante
!
E
aveva
più
che
mai
il
diritto
,
adesso
,
di
bollar
con
questo
marchio
tutti
i
suoi
nemici
,
borghesi
e
preti
e
titolati
,
Propaganda
:
il
Fascio
,
a
dispetto
della
Prefettura
e
del
Municipio
della
Polizia
e
del
Comando
militare
,
era
riuscito
finalmente
a
metterlo
su
.
Sissignori
,
anche
a
Girgenti
,
nel
paese
dei
corvi
e
delle
campane
a
morto
,
un
Fascio
,
con
tutti
i
sagramenti
.
Guardava
lassù
,
gonfio
d
'
orgoglio
e
con
aria
di
protezione
,
quelle
vecchie
casupole
del
quartiere
di
San
Michele
,
tane
di
miseria
;
quelle
anguste
viuzze
storte
,
sudice
,
affossate
,
piene
tutte
di
quel
tanfo
che
suol
lasciare
la
spazzatura
marcita
;
gli
occhi
gli
sfavillavano
.
Più
che
con
gli
uomini
,
se
la
intendeva
per
ora
con
le
pietre
corrose
e
annerite
di
quelle
casupole
,
coi
ciottoli
mal
connessi
di
quelle
viuzze
fetide
e
dirupate
;
parlava
con
esse
in
cuor
suo
;
diceva
loro
:
«
Bai
bai
!
»
.
Sopra
tutto
per
l
'
onore
del
paese
,
infatti
,
aveva
lottato
e
lottava
,
perché
non
si
dicesse
che
Girgenti
sola
,
quando
tutta
l
'
isola
era
in
fermento
,
restava
muta
e
come
morta
.
Presto
in
quelle
case
,
presto
per
quelle
vie
una
nuova
vita
avrebbe
tripudiato
.
Era
un
gran
dire
però
,
che
gli
dovesse
costar
tanta
fatica
il
persuadere
agli
altri
di
fare
il
proprio
bene
;
e
che
tutti
lo
dovessero
costringere
ad
affannarsi
,
a
incalorirsi
in
quell
'
opera
di
persuasione
così
,
che
quasi
quasi
si
poteva
sospettare
ci
avesse
qualche
tornaconto
!
Chi
glielo
faceva
fare
?
Oh
bella
!
Era
stato
messo
da
parte
,
espulso
dalla
società
,
reso
nella
sua
stessa
casa
superfluo
.
Con
le
buone
e
con
le
cattive
gli
avevano
detto
e
dimostrato
che
se
ne
poteva
pure
andare
;
che
non
si
aveva
più
alcun
bisogno
di
lui
.
Dopo
averlo
spremuto
come
un
limone
,
avergli
disonorato
una
figlia
,
o
,
come
lui
diceva
,
«
inzaccherata
di
fango
la
canizie
»
,
averlo
calunniato
e
infamato
,
volevano
buttarlo
via
?
Ah
,
no
!
Queste
cose
al
Pigna
non
si
facevano
.
Non
solo
non
era
superfluo
,
ma
anzi
necessario
,
perdio
,
voleva
essere
:
necessario
,
a
dispetto
di
tutti
!
E
presto
se
ne
sarebbero
accorti
gli
ignoranti
che
non
volevano
riconoscerlo
.
Se
altri
lavorava
per
il
suo
mantenimento
,
egli
non
ne
profittava
che
per
lavorare
a
sua
volta
per
gli
altri
;
con
questo
per
giunta
,
che
l
'
ajuto
dato
a
lui
era
misero
,
in
fondo
,
e
per
meschine
,
infime
necessità
,
mentre
l
'
ajuto
ch
'
egli
dava
agli
altri
,
l
'
opera
ch
'
egli
metteva
,
era
grande
e
per
necessità
superiori
.
Facile
,
comoda
,
quest
'
opera
?
Ah
,
sì
,
tutta
rose
,
difatti
!
Ma
scalmanarsi
da
mane
a
sera
,
correr
di
qua
e
di
là
con
quelle
belle
cianche
che
Dio
gli
aveva
date
,
perderci
la
voce
,
sprecarci
il
fiato
,
ognuno
poteva
immaginare
che
bel
piacere
dovesse
essere
!
Come
una
rocca
assediata
,
che
di
tutto
ciò
che
aveva
dentro
si
fosse
fatto
arma
e
puntello
per
resistere
agli
assalti
di
fuori
,
e
dentro
fosse
rimasta
vuota
,
Nocio
Pigna
aveva
posto
davanti
e
dietro
e
tutt
'
intorno
a
sé
ragioni
e
sentimenti
,
tutte
le
sue
disgrazie
,
com
'
armi
di
difesa
contro
a
quelli
che
lavoravano
accanitamente
per
levargli
ogni
credito
.
Più
parlava
e
più
le
sue
stesse
parole
accrescevano
la
sua
persuasione
e
la
sua
passione
.
Ma
a
furia
di
ripetere
sempre
le
medesime
cose
,
col
medesimo
giro
,
queste
alla
fine
gli
s
'
erano
fissate
in
una
forma
che
aveva
perduto
ogni
efficacia
;
gli
s
'
erano
,
per
dir
così
,
impostate
su
le
labbra
,
come
bocche
di
fuoco
che
non
mandavano
più
fuori
se
non
botto
,
fumo
e
stoppaccio
.
Dentro
,
non
aveva
più
nulla
.
Era
un
uomo
che
parlava
,
e
nient
'
altro
.
Il
Fascio
,
intanto
,
lo
aveva
messo
su
.
Che
fosse
proprio
tutto
di
lavoratori
,
si
poteva
dubitare
.
Neanch
'
egli
,
Propaganda
,
forse
arrebbe
avuto
il
coraggio
d
'
affermare
che
quegli
stessi
non
lavoratori
iscritti
fossero
molti
per
ora
.
Ma
il
forte
era
cominciare
;
e
così
,
a
poco
a
poco
,
si
comincia
.
Certo
,
una
bella
retata
,
un
'
entratura
solenne
con
qualche
migliajo
di
socii
raccolti
in
un
sol
giorno
sarebbe
stata
possibile
a
Porto
Empedocle
soltanto
,
tra
gli
uomini
di
mare
,
i
carrettieri
,
i
mozzi
delle
spigonare
,
i
giovani
di
magazzino
,
i
pesatori
e
gli
scaricatori
.
Ma
a
Porto
Empedocle
...
Piano
,
per
amor
di
Dio
!
non
poteva
più
sentirlo
nominare
,
Nocio
Pigna
:
la
memoria
della
baja
che
gli
avevano
data
laggiù
era
come
una
piaga
sempre
aperta
nel
cuore
di
lui
e
,
a
toccargliela
appena
appena
,
non
avrebbe
finito
più
di
strillare
.
Figli
di
cane
,
ributto
d
'
ogni
civiltà
!
avere
il
mare
,
signori
miei
,
lì
sempre
davanti
agli
occhi
;
che
si
scherza
?
il
mare
,
l
'
immensità
!
aver
posto
le
proprie
case
su
la
spiaggia
in
attesa
delle
navi
di
lontani
paesi
,
cioè
la
propria
vita
alla
mercé
delle
genti
;
e
,
sissignori
,
nessuno
spirito
di
fratellanza
umana
!
di
tutto
quel
mare
non
sapevano
veder
altro
che
la
spiaggia
,
anzi
le
immondizie
soltanto
della
spiaggia
,
le
loro
fecce
scorrenti
lungo
le
fogne
scoperte
.
Quel
mare
,
ah
quel
mare
avrebbe
dovuto
gonfiarsi
d
'
ira
,
di
sdegno
,
alzare
un
'
ondata
e
sommergerlo
,
ingojarselo
,
quel
paese
di
carognoni
!
Qua
,
a
Girgenti
,
bisognava
lavorare
come
le
formiche
,
pazienza
!
Aveva
cominciato
a
trattare
con
qualche
presidente
delle
maestranze
locali
:
ma
quelle
due
mani
afferrate
,
simbolo
delle
società
di
mutuo
soccorso
,
mani
tagliate
,
senza
sangue
,
cioè
senza
colore
politico
,
o
mani
col
santo
rosario
e
la
rametta
d
'
olivo
di
qualche
circolo
cattolico
,
stentavano
a
staccarsi
,
stentavano
a
tendersi
fraternamente
ai
lavoratori
d
'
altre
arti
e
d
'
altri
mestieri
,
come
avevano
fatto
a
Catania
,
a
Palermo
,
per
comporre
un
più
ampio
circolo
,
l
'
unione
di
tutte
le
forze
proletarie
,
il
Fascio
dei
Fasci
,
insomma
.
Luca
Lizio
aveva
già
scritto
a
Roma
a
don
Lando
Laurentano
(
ch
'
era
dei
loro
,
vivaddio
,
principe
e
socialista
!
)
,
perché
désse
lui
la
spinta
a
tutti
i
perplessi
e
i
titubanti
:
una
sola
parola
di
lui
,
un
cenno
sarebbe
bastato
.
Si
aspettava
di
giorno
in
giorno
la
risposta
,
la
quale
forse
tardava
per
il
dispiacere
che
quel
buffo
matrimonio
del
padre
doveva
cagionare
al
giovine
principe
.
Intanto
lui
,
Nocio
Pigna
,
non
perdeva
tempo
e
non
s
'
avviliva
tra
gli
ostacoli
.
Comprendeva
che
sarebbe
stata
ingenuità
far
troppo
assegnamento
su
quelle
maestranze
:
in
un
paese
morto
come
Girgenti
,
privo
d
'
ogni
industria
,
ove
da
anni
non
si
fabbricavan
più
case
e
tutto
deperiva
in
lento
silenzioso
abbandono
;
ove
non
solo
non
si
cercavano
mai
svaghi
costosi
,
ma
ciascuno
si
sforzava
di
restringere
i
più
modesti
bisogni
;
muratori
e
fabbri
-
ferraj
,
sarti
e
calzolaj
dipendevano
troppo
dai
pochi
così
detti
signori
;
e
il
segreto
malcontento
non
avrebbe
trovato
certo
in
loro
il
coraggio
d
'
affermarsi
apertamente
,
all
'
occasione
.
Domani
avrebbero
votato
tutti
per
quel
farabutto
di
Capolino
,
a
un
cenno
di
don
Flaminio
Salvo
.
Ma
pure
,
entrando
,
iscrivendosi
al
Partito
,
gli
operaj
potevano
servire
d
'
esempio
ai
contadini
;
tirarseli
dietro
,
ecco
.
Come
le
pecore
-
questi
-
poveretti
!
Pecore
però
,
che
sapevan
la
crudeltà
delle
mani
rapaci
che
le
tosavano
e
le
mungevano
;
pecore
che
,
se
riuscivano
ad
acquistar
coscienza
dei
loro
diritti
,
a
compenetrarsi
minimamente
di
quella
famosa
«
virtú
della
loro
forza
»
,
sarebbero
diventate
lupi
in
un
punto
.
Parte
di
essi
,
intanto
,
dimorava
sparsa
nelle
campagne
e
non
saliva
alla
città
,
alta
sul
colle
,
se
non
le
domeniche
e
le
feste
.
Quelli
tra
loro
che
si
chiamavano
garzoni
,
i
meno
imbecilliti
dalla
miseria
,
perché
riscotevano
tutto
l
'
anno
un
meschino
salario
,
temevan
troppo
i
castaldi
,
o
curàtoli
,
o
soprastanti
,
feroci
aguzzini
a
servizio
dei
padroni
.
Restavano
i
braccianti
a
giornata
,
quelli
che
,
dopo
sedici
ore
di
fatica
(
quando
avevan
la
fortuna
di
trovar
lavoro
)
,
si
riducevano
la
sera
in
città
con
la
zappa
in
collo
,
la
schiena
rotta
e
quindici
soldi
in
tasca
,
sì
e
no
.
A
questi
mirava
Nocio
Pigna
;
erano
i
più
;
ma
creta
,
creta
,
creta
,
su
cui
Dio
non
aveva
soffiato
,
o
la
miseria
aveva
da
tempo
spento
quel
soffio
;
creta
indurita
,
che
destava
pena
e
stupore
se
,
guardando
,
moveva
gli
occhi
e
,
parlando
,
le
labbra
.
Aveva
preso
in
affitto
il
vasto
magazzino
d
'
un
pastificio
abbandonato
al
Piano
di
Gamez
,
accanto
alla
sua
casa
:
capace
di
cinquecento
e
più
socii
.
Umido
e
bujo
,
di
giorno
,
senza
l
'
ajuto
di
due
o
tre
candele
non
ci
si
vedeva
;
ma
con
quelle
candele
accese
e
certi
vecchi
paramenti
sacri
di
finto
damasco
appesi
alle
pareti
,
aveva
l
'
aria
d
'
un
funerale
.
Quei
paramenti
avevano
ornato
,
un
tempo
,
nelle
feste
solenni
,
la
chiesa
di
San
Pietro
di
cui
Nocio
Pigna
era
stato
sagrestano
;
li
aveva
avuti
in
dono
dal
padre
beneficiale
d
'
allora
,
quando
s
'
erano
fatti
i
nuovi
;
e
li
aveva
conservati
con
la
canfora
e
col
pepe
in
una
vecchia
cassapanca
,
tesoro
ormai
screditato
.
Ora
,
con
le
dieci
tabelle
sopra
,
cinque
di
qua
e
cinque
di
là
,
coi
motti
sacramentali
del
Partito
,
Luca
Lizio
poteva
pur
dire
di
no
,
ma
agli
occhi
di
Pigna
facevano
una
magnifica
figura
.
Del
resto
,
per
attirare
i
contadini
,
non
vedeva
male
che
il
Fascio
avesse
quell
'
aria
di
chiesa
;
e
su
la
tavola
della
presidenza
aveva
posto
anche
un
Crocefisso
.
Dietro
la
tavola
troneggiava
lo
stendardo
rosso
ricamato
da
sua
figlia
Rita
,
la
compagna
di
Luca
.
E
Luca
stava
lì
,
dalla
mattina
alla
sera
,
a
studiare
Marx
(
Marchis
,
diceva
il
Pigna
)
,
a
prendere
appunti
,
a
corrispondere
coi
presidenti
degli
altri
Fasci
della
provincia
e
con
quelli
di
tutta
l
'
isola
e
con
Milano
e
con
Roma
.
Qualcuno
,
passando
davanti
al
portone
del
Fascio
,
talvolta
lo
poteva
vedere
magari
intento
a
cavarsi
qualche
caccoletta
dal
naso
;
quand
'
uno
è
assorto
e
perduto
nei
suoi
pensieri
,
un
dito
nel
naso
è
niente
,
le
maleducazioni
a
cui
,
senza
saperlo
,
può
lasciarsi
andare
,
sono
senza
fine
e
imprevedibili
;
in
quei
momenti
Luca
non
avvertiva
neppur
le
strombettate
dei
cinque
fratelli
addetti
alla
fanfara
;
i
quali
,
per
dire
la
verità
,
erano
un
'
ira
di
Dio
.
Ma
non
conveniva
raffreddare
l
'
entusiasmo
giovanile
.
Cinque
tra
gli
studenti
dell
'
Istituto
Tecnico
accorsi
tra
i
primi
a
iscriversi
al
Partito
:
Rocco
Ventura
,
che
aveva
preso
quell
'
anno
il
diploma
di
ragioniere
,
Mondino
Miccichè
,
Bernardo
Raddusa
,
Totò
Licasi
ed
Emanuele
Garofalo
ajutavano
Luca
nella
corrispondenza
.
Avevan
trovato
un
galoppino
che
s
'
era
assunto
l
'
ufficio
della
polizia
segreta
,
un
certo
Pìspisa
,
che
bazzicava
tutto
il
giorno
con
quelli
della
questura
.
I
quaranta
socii
,
che
presto
sarebbero
diventati
quattrocento
,
quattromila
,
avevano
già
eletto
i
loro
decurioni
,
ciascuno
con
la
sua
brava
fascia
rossa
a
tracolla
.
In
previsione
di
qualche
arresto
del
presidente
,
cioè
di
Luca
Lizio
,
era
stato
eletto
dal
Consiglio
presidente
segreto
Rocco
Ventura
.
Perché
già
,
tanto
lui
Pigna
,
quanto
il
Lizio
erano
stati
chiamati
insieme
ad
audiendum
verbum
dal
cavalier
Franco
,
commissario
di
polizia
.
Uh
,
garbatissimo
,
biondo
e
sorridente
,
strizzando
i
begli
occhi
languidi
o
carezzandosi
con
le
bianche
mani
di
dama
l
'
aurea
barbetta
spartita
sul
mento
,
il
cavalier
Franco
aveva
tenuto
loro
un
discorsetto
che
Pigna
non
si
stancava
di
ripetere
a
tutti
,
imitando
i
gesti
e
la
voce
.
Il
rosso
,
il
rosso
del
gonfalone
e
delle
fasce
aveva
urtato
sopra
tutto
il
signor
commissario
.
Eh
già
come
i
tori
,
la
sbirraglia
davanti
al
rosso
perdeva
il
lume
degli
occhi
.
Ma
non
s
'
era
mica
infuriato
il
cavalier
Franco
:
tutt
'
altro
;
aveva
voluto
sapere
perché
rosso
,
ecco
,
quando
c
'
erano
tant
'
altri
bei
colori
.
E
un
'
altra
cosa
aveva
voluto
sapere
:
perché
proprio
loro
due
,
Lizio
e
Pigna
,
s
'
erano
messi
a
quell
'
impresa
.
Che
speravano
?
che
se
n
'
aspettavano
?
Un
seggio
al
Consiglio
comunale
,
o
anche
più
su
,
al
Parlamento
?
Niente
di
tutto
questo
?
E
allora
perché
?
Per
disinteressata
carità
di
prossimo
?
Oh
guarda
!
Ma
erano
poi
certi
di
rendere
al
popolo
un
servizio
rialzandolo
dalle
condizioni
in
cui
si
trovava
?
Chi
sta
al
bujo
non
spende
per
il
lume
;
e
il
lume
costa
,
e
fa
veder
certe
cose
che
prima
non
si
vedevano
;
e
più
se
ne
vedono
e
più
se
ne
vogliono
.
Ora
,
in
che
consiste
la
vera
ricchezza
,
la
vera
felicità
?
Nell
'
aver
pochi
bisogni
.
E
dunque
...
e
dunque
...
-
Insomma
,
uno
squarcio
di
filosofia
e
questa
conclusione
:
-
Cari
signori
,
io
non
vi
faccio
arrestare
,
neanche
se
voi
voleste
.
Voi
dite
che
l
'
urto
avverrà
per
forza
,
se
non
migliora
la
sorte
dei
vostri
protetti
?
Bene
.
Io
vi
prego
di
ricordarvi
della
brocca
che
tanto
andò
al
pozzo
...
E
non
aggiungo
altro
!
Era
rimasto
un
po
'
tra
indispettito
e
sconcertato
il
cavalier
Franco
dal
silenzio
di
Luca
;
parlando
,
s
'
era
rivolto
sempre
a
lui
,
e
a
stento
aveva
nascosto
la
stizza
nel
sentirsi
invece
rispondere
dal
Pigna
.
Ma
avrebbe
potuto
dirgli
,
questi
,
la
ragione
di
quel
silenzio
?
Povero
Luca
,
che
supplizio
!
Sarebbe
stato
meno
da
compiangere
,
se
cieco
.
Oratore
nato
,
nato
per
arringar
le
folle
,
vero
tipo
dell
'
uomo
pubblico
,
tutto
per
gli
altri
,
niente
per
sé
-
bollato
nella
lingua
dal
destino
buffone
!
Scriveva
,
si
sfogava
a
scrivere
,
e
schizzava
fuoco
dalla
penna
,
schegge
d
'
inferno
;
poi
s
'
arrabbiava
,
poveretto
,
si
mangiava
le
mani
,
mugolava
,
quando
sentiva
leggere
la
roba
sua
senza
il
giusto
tono
,
il
giusto
rilievo
,
la
fiamma
che
ci
aveva
messo
lui
dentro
,
nello
scriverla
.
Nessuno
lo
contentava
,
neanche
Celsina
,
quella
tra
le
figliuole
del
Pigna
,
che
sola
s
'
era
tutta
accesa
delle
nuove
idee
.
Anche
Rita
,
sì
,
un
poco
,
prima
che
le
nascesse
il
bambino
...
Ma
che
cos
'
era
Rita
a
confronto
di
Celsina
?
Altra
spina
,
questa
,
che
faceva
sanguinare
il
cuore
di
Nocio
Pigna
:
non
poter
mandare
all
'
Università
questa
figliuola
,
che
aveva
preso
la
licenza
d
'
onore
all
'
Istituto
Tecnico
,
sbalordendo
tutti
,
preside
,
professori
e
condiscepoli
.
A
tanti
scemi
,
figli
di
ricchi
signori
,
la
via
aperta
e
piana
;
a
Celsina
,
troncata
ogni
via
;
condannata
Celsina
a
funghir
lì
in
quel
paese
marcio
,
d
'
ignoranti
.
Ecco
la
giustizia
sociale
!
Intanto
,
quella
sera
,
vigilia
delle
elezioni
,
Celsina
avrebbe
fatto
la
sua
prima
comparsa
in
pubblico
:
avrebbe
tenuto
una
conferenza
nella
sede
del
Fascio
.
Era
in
giro
dalla
mattina
,
Nocio
Pigna
,
per
questo
solenne
avvenimento
.
Mancavano
le
seggiole
.
Se
ogni
socio
si
fosse
portata
la
sua
con
sé
,
e
l
'
avesse
poi
lasciata
lì
...
Per
ora
,
egli
non
pretendeva
neppure
che
pagassero
con
la
dovuta
puntualità
la
misera
quota
settimanale
.
Ma
avessero
almeno
regalato
una
seggiola
,
santo
Dio
,
da
servire
per
loro
stessi
!
Niente
.
Sì
e
no
,
aveva
potuto
metterne
insieme
una
ventina
.
Pensava
a
tutte
le
seggiole
delle
chiese
,
a
quelle
ch
'
erano
sotto
la
sua
custodia
,
un
tempo
,
a
San
Pietro
;
pensava
alle
carrettate
che
ogni
domenica
sera
se
ne
trasportavano
all
'
emiciclo
in
fondo
al
viale
della
Passeggiata
,
ove
sonava
la
banda
militare
.
Seggiole
d
'
avanzo
,
là
per
le
bigotte
,
qua
per
le
civette
!
e
nel
Fascio
,
niente
!
Colpa
dei
socii
,
però
,
alla
fin
fine
;
e
dunque
,
peggio
per
loro
!
Sarebbero
rimasti
in
piedi
.
Stava
per
rincasare
,
quando
da
un
vicoletto
che
sboccava
nella
piazza
sentì
chiamarsi
piano
da
qualcuno
in
agguato
lì
ad
aspettarlo
,
incappucciato
.
-
Ps
,
ps
...
Un
contadino
!
Il
cuore
gli
diede
un
balzo
in
petto
.
Gli
s
'
accostò
premuroso
.
-
Serv
'
a
Voscenza
.
Posso
dirle
una
parolina
?
-
Come
dici
?
-
gli
domandò
Nocio
Pigna
,
facendoglisi
più
presso
,
costernato
dall
'
aria
di
sospetto
e
di
mistero
con
cui
quell
'
uomo
gli
stava
davanti
,
parlando
dentro
il
cappuccio
che
gli
lasciava
scoperti
appena
gli
occhi
soltanto
.
-
Vuoi
parlare
con
me
?
-
Sissignore
,
-
rispose
quegli
più
col
cenno
che
con
la
voce
.
-
Eccomi
,
figlio
mio
,
-
s
'
affrettò
a
dir
Pigna
.
-
Vieni
qua
...
entriamo
qua
...
E
gl
'
indicò
il
portone
del
Fascio
.
Ma
quegli
negò
col
capo
e
subito
si
trasse
più
indietro
nel
vicoletto
.
Pigna
lo
seguì
.
-
Non
aver
paura
.
Non
c
'
è
nessuno
.
Che
vuoi
dirmi
?
L
'
uomo
incappucciato
esitò
ancora
un
po
'
,
prima
di
rispondere
;
volse
intorno
gli
occhi
sospettosi
,
poi
mormorò
,
sempre
dentro
il
cappuccio
:
-
M
'
hanno
parlato
a
quattr
'
occhi
...
Persona
fidata
...
Dice
che
...
E
s
'
interruppe
di
nuovo
.
-
Parla
,
parla
,
figlio
mio
,
-
lo
esortò
il
Pigna
.
-
Siamo
qua
soli
...
Che
t
'
hanno
detto
?
Gli
occhi
sospettosi
sotto
il
cappuccio
espressero
lo
sforzo
penoso
che
colui
faceva
su
se
stesso
per
vincere
il
ritegno
di
parlare
.
Alla
fine
,
stringendosi
più
al
muro
e
stendendo
appena
fuor
del
cappotto
una
mano
sul
braccio
del
Pigna
,
domandò
a
bassissima
voce
:
-
È
qua
che
si
spartiscono
le
terre
?
Nocio
Pigna
,
mezzo
imbalordito
per
tutto
quel
mistero
,
restò
a
guardarlo
un
pezzo
di
traverso
,
a
bocca
aperta
.
-
Le
terre
?
-
disse
.
-
Le
terre
,
no
,
figlio
mio
.
Quegli
allora
alzò
il
mento
e
chiuse
gli
occhi
,
per
un
cenno
d
'
intesa
.
Sospirò
:
-
Ho
capito
.
Mi
pareva
assai
!
Mi
hanno
burlato
.
E
si
mosse
per
andar
via
.
Nocio
Pigna
lo
trattenne
.
-
Perché
burlato
?
No
,
figlio
mio
...
Senti
...
-
Mi
scusi
Voscenza
,
-
disse
quegli
,
fermandosi
per
farsi
dar
passo
.
-
È
inutile
.
Ho
capito
.
Mi
lasci
andare
...
-
E
aspetta
,
caro
mio
,
se
non
mi
dài
il
tempo
di
spiegarmi
...
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
il
Pigna
.
-
Le
terre
,
sissignore
,
verranno
anche
quelle
...
Basta
volere
!
Se
noi
vogliamo
...
Sta
tutto
qui
!
Quegli
seguitò
a
scuotere
il
capo
con
amara
e
cupa
incredulità
;
poi
disse
:
-
Ma
che
dobbiamo
volere
,
noi
poveretti
?
che
possiamo
volere
?
Pigna
si
scrollò
,
urtato
:
-
E
allora
,
scusa
,
tie
'
,
ti
do
le
terre
,
è
vero
?
Prima
di
tutto
dev
'
esserci
la
volontà
,
in
te
e
in
tutti
,
senza
paura
,
capisci
?
Non
c
'
è
bisogno
di
guerra
,
mettiti
bene
in
mente
questo
!
Noi
vogliamo
anzi
cantare
inni
di
pace
,
caro
mio
.
Il
Fascio
è
come
una
chiesa
!
E
chi
entra
nel
Fascio
...
-
Voscenza
mi
lasci
andare
...
-
Aspetta
,
ti
voglio
dir
questo
soltanto
:
chi
entra
nel
Fascio
,
entra
a
far
parte
d
'
una
corporazione
che
abbraccia
,
puoi
calcolare
,
i
quattro
quinti
dell
'
umanità
,
capisci
?
i
quattro
quinti
non
ti
dico
altro
.
E
agitò
innanzi
a
quegli
occhi
le
quattro
dita
d
'
una
mano
:
poi
riprese
:
-
Unione
,
corpo
di
Dio
,
e
siamo
tutto
,
possiamo
tutto
!
La
legge
la
detteremo
noi
:
debbono
per
forza
venire
a
patti
con
noi
.
Chi
lavora
?
chi
zappa
?
chi
semina
?
chi
miete
?
O
date
tanto
,
o
niente
!
Questo
per
il
momento
.
Il
nostro
programma
...
Vieni
,
ti
spiego
tutto
...
-
Voscenza
mi
lasci
andare
...
Non
è
per
me
...
-
Come
non
è
per
te
,
pezzo
d
'
asino
?
se
si
tratta
proprio
di
te
,
della
tua
vita
,
del
tuo
diritto
?
Pensaci
,
figlio
!
Guarda
:
il
Fascio
è
qua
.
Mi
trovi
sempre
.
-
Sissignore
,
bacio
le
mani
...
Per
carità
,
come
se
non
le
avessi
detto
niente
...
E
,
voltate
le
spalle
,
se
n
'
andò
randa
randa
,
guardingo
.
Nocio
Pigna
lo
seguì
per
un
pezzo
con
gli
occhi
,
scrollando
il
capo
.
Trambusto
,
a
casa
,
più
del
solito
.
Si
progrediva
notevolmente
,
di
giorno
in
giorno
,
verso
la
rivoluzione
sociale
.
C
'
erano
-
e
s
'
indovinava
subito
fin
dalla
strada
-
i
cinque
studenti
,
già
condiscepoli
di
Celsina
.
C
'
era
anche
,
ma
ingrugnato
e
tutto
aggruppato
in
un
angolo
,
Antonio
Del
Re
,
il
nipote
di
donna
Caterina
Laurentano
e
di
Roberto
Auriti
.
Parlavano
tutti
insieme
a
voce
alta
.
Il
gigante
,
cioè
Emanuele
Garofalo
,
e
quel
piccolo
Miccichè
che
friggeva
in
ogni
membro
e
scattava
e
schizzava
come
un
saltamartino
,
e
il
recalmutese
atticciato
e
violento
Bernardo
Raddusa
gridavano
,
non
si
capiva
bene
che
cosa
,
attorno
a
sua
figlia
Mita
,
la
maggiore
delle
sei
rimaste
in
casa
,
quella
che
lavorava
tutto
il
giorno
e
talvolta
anche
la
notte
insieme
con
Annicchia
,
ch
'
era
la
terza
.
Attorno
a
questa
strillavano
le
sorelle
Tina
e
Lilla
con
Totò
Licasi
e
Rocco
Ventura
;
Rita
cercava
di
quietare
il
bimbo
che
piangeva
,
spaventato
,
Celsina
,
accesa
di
stizza
,
litigava
con
Antonio
Del
Re
;
e
,
come
se
tutto
quel
badanai
fosse
poco
,
'
Nzulu
,
il
vecchio
barbone
nero
baffuto
e
mezzo
cieco
,
acculato
su
una
seggiola
,
levando
alto
il
muso
,
si
esercitava
in
lunghi
e
modulati
guaiti
di
protesta
.
Luca
Lizio
,
appartato
,
si
teneva
il
capo
con
tutt
'
e
due
le
mani
,
quasi
per
paura
che
quegli
strilli
glielo
portassero
via
.
-
Signori
miei
,
che
cos
'
è
?
dove
siamo
?
-
gridò
Nocio
Pigna
,
entrando
.
Tutti
si
voltarono
,
gli
corsero
incontro
e
,
accalorati
,
presero
a
rispondergli
a
coro
.
Nocio
Pigna
si
turò
gli
orecchi
.
-
Piano
!
Mi
stordite
!
Parli
uno
!
-
Mita
e
Annicchia
,
al
solito
!
-
strillò
Tina
.
-
Smorfie
!
-
aggiunse
Lilla
.
Ed
Emanuele
Garofalo
,
il
gigante
,
scotendo
le
braccia
levate
,
con
voce
da
cannone
:
-
Tutti
giù
!
tutti
giù
!
-
S
'
imponga
l
'
autorità
paterna
!
-
saltò
a
dire
Mondino
Miccichè
,
facendo
il
mulinello
in
aria
col
bastoncino
.
-
Non
capisco
nulla
!
zitti
!
-
urlò
Nocio
Pigna
.
Tacquero
tutti
;
ma
subito
,
nel
silenzio
sopravvenuto
,
sonò
un
:
«
Mammalucco
!
»
rivolto
da
Celsina
ad
Antonio
Del
Re
con
tale
espressione
di
rabbia
concentrata
,
che
le
risa
si
levarono
fragorose
.
Celsina
si
fece
avanti
,
snella
su
i
fianchi
procaci
,
col
seno
colmo
in
sussulto
,
il
bruno
volto
in
fiamme
e
gli
occhi
sfavillanti
.
In
mezzo
a
tutte
quelle
risa
,
l
'
espressione
di
fierissima
stizza
accennò
in
un
baleno
di
scomporsi
,
le
labbra
di
fuoco
le
si
atteggiarono
per
un
momento
a
un
riso
involontario
,
ma
subito
si
riprese
e
gridò
imperiosamente
e
con
sprezzo
:
-
Andiamo
!
andiamo
!
andiamo
!
Chi
vuol
sentire
,
senta
!
Chi
non
vuol
sentire
...
me
n
'
importa
un
corno
!
-
Insomma
,
-
gemette
Nocio
Pigna
,
raggruppando
le
dita
delle
due
mani
e
giungendole
per
le
punte
,
-
posso
sapere
che
diavolo
è
avvenuto
?
-
E
subito
aggiunse
,
sbarrando
gli
occhi
:
-
Ma
parli
uno
!
Parlò
Rocco
Ventura
,
piccolo
e
tondo
,
col
naso
a
pallottola
in
su
e
due
baffetti
spelati
che
gli
cominciavano
agli
angoli
della
bocca
e
subito
finivano
lì
,
come
due
virgolette
:
-
Niente
,
-
disse
,
-
proponevamo
semplicemente
di
scendere
tutti
giù
,
nella
stanza
a
pianterreno
,
per
assistere
alla
prova
generale
della
conferenza
di
Celsina
,
ecco
.
-
E
Mita
e
Annicchia
,
al
solito
...
-
aggiunse
Tina
,
tutta
scarmigliata
.
-
Smorfie
!
-
ripeté
Lilla
.
-
Non
vogliono
scendere
?
e
lasciatele
stare
!
-
disse
Celsina
,
dalla
soglia
.
-
Loro
sono
le
formiche
,
si
sa
,
io
la
cicala
.
Andiamo
,
andiamo
giù
,
e
basta
!
Pigna
guardò
le
due
figlie
Mita
e
Annicchia
rimaste
sedute
,
tutt
'
e
due
vestite
di
nero
,
pallide
in
volto
e
con
gli
occhi
dolenti
;
poi
guardò
Antonio
Del
Re
,
rimasto
anch
'
egli
seduto
,
torbido
in
faccia
,
con
un
gomito
appoggiato
sul
ginocchio
e
le
unghie
tra
i
denti
.
-
Andate
,
andate
,
-
disse
a
quelli
che
già
si
disponevano
a
scendere
dietro
Celsina
nella
stanza
terrena
.
-
Ora
vengo
...
Debbo
dire
una
parola
a
don
Nino
Del
Re
.
-
Nient
'
affatto
!
-
gridò
Celsina
,
risalendo
gli
scalini
della
scaletta
di
legno
e
ripresentandosi
tutta
vibrante
su
la
soglia
.
-
Te
lo
proibisco
,
papà
!
A
Nino
ho
parlato
io
,
e
basta
!
Vieni
giù
!
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
disse
il
Pigna
.
-
Che
furia
!
Debbo
tenergli
un
altro
discorsetto
io
...
Piano
piano
...
Antonio
Del
Re
si
sgruppò
,
scattò
in
piedi
per
un
improvviso
ribollimento
di
sdegno
;
ma
,
subito
pentito
della
risoluzione
d
'
andarsene
,
restò
lì
,
cercando
soltanto
con
gli
occhi
,
in
giro
per
la
stanza
,
il
cappello
.
-
Uh
,
santo
Dio
,
come
fate
presto
a
pigliar
ombra
anche
voi
!
Non
vi
precipitate
!
-
esclamò
Nocio
Pigna
.
-
Ma
no
!
ma
lascialo
andare
,
se
vuole
andarsene
!
-
soggiunse
aizzosa
Celsina
.
-
Mi
fa
un
gran
piacere
,
se
va
via
;
già
gliel
'
ho
detto
!
Anzi
,
aspetta
...
Corse
nel
camerino
accanto
,
in
cui
dormiva
;
trasse
da
un
cassetto
del
canterano
una
vecchia
bambola
,
la
sua
ultima
bambola
di
tant
'
anni
fa
,
ritrovata
per
caso
alcuni
giorni
addietro
e
a
cui
quel
bestione
di
Emanuele
Garofalo
,
senz
'
intendere
la
pena
che
le
avrebbe
cagionato
,
aveva
fatto
di
nascosto
con
la
penna
un
pajo
di
baffoni
da
brigadiere
;
e
venne
a
posarla
sul
petto
d
'
Antonio
Del
Re
;
gli
tirò
su
un
braccio
,
perché
se
la
tenesse
lì
stretta
,
dicendo
:
-
Tieni
;
questa
è
per
te
!
questa
tu
puoi
amare
!
-
E
di
corsa
scomparve
per
la
scaletta
.
Antonio
Del
Re
buttò
la
bambola
nel
grosso
canestro
da
lavoro
,
che
stava
tra
Mita
e
Annicchia
.
Nocio
Pigna
rimase
un
po
'
a
guardarla
,
accigliato
;
si
curvò
a
osservarla
davvicino
;
domandò
:
-
Che
sono
,
baffi
?
Per
tutta
risposta
,
Nino
riprese
la
bambola
e
se
la
ficcò
in
tasca
a
capo
all
'
ingiú
.
Le
due
gambette
,
una
calzata
e
l
'
altra
no
,
rimasero
fuori
.
-
E
cosí
il
sangue
le
andrà
alla
testa
!
-
disse
allora
Nocio
Pigna
.
-
Calma
,
calma
,
don
Ninì
!
Ragioniamo
.
Veramente
sarebbe
meglio
che
voi
ve
n
'
andaste
.
La
vostra
condizione
,
in
questo
momento
,
con
vostro
zio
a
Girgenti
,
in
ballo
...
Noi
qua
dobbiamo
lavorare
.
Si
comincia
adesso
;
poco
possiamo
fare
,
ma
una
voce
almeno
dobbiamo
levarla
,
di
protesta
.
Ora
,
io
entro
nel
vostro
cuore
di
nipote
,
e
comprendo
.
Siete
ancora
ragazzo
,
figlio
di
famiglia
:
so
come
la
pensate
;
certe
cose
non
vi
possono
far
piacere
.
Dovreste
però
entrare
anche
voi
un
poco
nel
mio
cuore
di
padre
,
comprendere
la
mia
responsabilità
,
mi
spiego
?
e
anche
...
Don
Ninì
,
sono
un
uomo
esposto
,
voi
lo
sapete
;
un
pover
'
uomo
lapidato
di
calunnie
da
tutte
le
parti
:
me
ne
rido
;
ma
quanto
a
voi
e
al
vostri
parenti
,
anche
per
riguardo
a
...
-
come
sarebbe
di
voi
don
Landino
Laurentano
?
zio
?
cugino
?
zio
,
è
vero
?
già
...
cugino
carnale
di
vostra
madre
-
anche
per
un
riguardo
a
lui
,
dicevo
,
non
vorrei
che
si
sospettasse
...
Parlo
bene
,
Mitina
?
Mita
alzò
gli
occhi
appena
appena
dal
lavoro
e
li
riabbassò
subito
,
seguitando
a
cucire
.
Antonio
Del
Re
era
andato
presso
la
vetrata
del
balconcino
e
guardava
fuori
,
nel
Piano
di
Gamez
deserto
,
seguitando
a
rodersi
le
unghie
.
-
Sentite
,
-
riprese
il
Pigna
.
-
È
la
verità
sacrosanta
:
non
ha
fatto
tanto
male
a
sé
,
a
tutta
la
sua
famiglia
e
a
voi
,
vostra
nonna
...
A
questo
punto
il
Del
Re
si
voltò
di
scatto
,
gli
venne
incontro
,
scotendo
le
pugna
,
e
gridò
:
-
Basta
!
basta
!
basta
!
Nocio
Pigna
lo
guardò
un
pezzo
,
sbalordito
,
poi
disse
:
-
Ma
sapete
che
mi
sembrate
pazzi
tutti
quanti
,
oggi
,
qua
?
Sto
dicendo
che
il
più
gran
male
lo
fece
al
paese
,
lasciando
tutto
il
ben
di
Dio
che
le
spettava
nelle
mani
di
quel
fratello
che
...
Ma
poi
,
ohè
don
Ninì
,
lasciamo
svaporar
le
smanie
e
parliamoci
chiaro
!
Di
che
colore
siete
?
Così
non
facciamo
niente
!
Io
non
vi
sforzo
.
Ma
è
tempo
di
risolvervi
,
caro
mio
:
o
qua
con
noi
,
dico
col
Partito
,
a
viso
scoperto
;
o
ve
ne
state
coi
vostri
.
Se
non
sapete
neanche
voi
stesso
...
-
Ma
giusto
lei
?
giusto
lei
?
-
proruppe
Antonio
Del
Re
,
quasi
piangendo
dalla
rabbia
,
facendoglisi
di
nuovo
incontro
,
con
le
dita
artigliate
(
alludeva
a
Celsina
)
.
-
Perché
lei
?
Non
c
'
eravate
voi
?
non
c
'
erano
quegli
stupidi
là
,
Raddusa
o
Garofalo
?
-
Che
,
lei
?
-
fece
il
Pigna
,
stordito
.
-
La
conferenza
,
-
spiegò
,
a
bassa
voce
,
Annicchia
.
-
Ah
,
la
conferenza
?
E
che
fa
?
...
Ah
,
già
...
Ma
scusate
tanto
,
don
Nino
mio
!
A
voi
non
brucia
!
Voi
ora
ve
n
'
andate
a
Roma
con
vostro
zio
,
a
seguitare
gli
studii
,
nella
bella
città
;
andate
a
sedere
a
tavola
a
pappa
scodellata
;
tasse
,
libri
,
tutto
pagato
...
Ma
pensate
,
Cristo
di
Dio
,
che
anche
mia
figlia
qua
...
Ve
l
'
immaginate
come
le
deve
ribollire
il
sangue
,
povera
figlia
mia
,
pensando
che
ha
fatto
tanto
,
stentato
tanto
,
per
niente
?
che
deve
finire
così
tutto
il
suo
amore
per
lo
studio
,
tutta
la
sua
smania
di
riuscire
?
Lasciatela
sfogare
!
Dovrebbe
dar
fuoco
a
tutto
il
paese
!
Vorreste
metterle
la
museruola
,
per
giunta
?
E
con
quale
diritto
,
scusate
?
Che
potete
far
voi
per
lei
?
Se
non
me
ne
vado
,
schiatto
...
Scappò
via
,
anche
lui
,
infuriato
,
per
la
scaletta
di
legno
.
Antonio
Del
Re
era
ritornato
presso
la
vetrata
a
guardar
fuori
.
Mita
e
Annicchia
seguitarono
a
lavorare
in
silenzio
,
a
testa
bassa
.
In
quel
silenzio
tutti
e
tre
avvertirono
l
'
affanno
del
proprio
respiro
,
che
palesava
a
loro
stessi
l
'
interno
cordoglio
esasperato
dal
pensiero
di
non
poter
opporsi
a
quello
stato
di
cose
contrario
alla
loro
natura
,
ai
loro
affetti
,
alle
loro
aspirazioni
.
Il
più
combattuto
era
Antonio
Del
Re
.
Tutta
la
cupa
amarezza
della
nonna
gli
s
'
era
trasfusa
,
sin
dall
'
infanzia
,
nel
sangue
,
e
glielo
aveva
avvelenato
;
la
tenerezza
quasi
morbosa
,
piena
di
palpiti
e
di
sgomento
,
della
madre
gli
dava
pena
e
fastidio
,
un
'
angustia
che
lo
avviliva
;
la
remissione
dello
zio
,
sopraffatto
dalle
tristi
vicende
,
rimasto
indietro
,
pur
avendo
corso
da
giovinetto
con
tanta
fiamma
e
tanto
ardire
,
e
che
tuttavia
non
voleva
parer
vinto
e
sorrideva
per
mostrar
fiducia
ancora
in
un
ideale
che
tanti
torti
,
tanti
errori
,
avevano
offeso
e
offuscato
,
gli
cagionava
dispetto
.
Sentiva
,
sapeva
che
quel
sorriso
avrebbe
voluto
nascondere
un
marcio
insanabile
,
per
una
pietà
mal
intesa
.
Ma
perché
,
invece
di
nasconderlo
,
non
lo
scopriva
zio
Roberto
quel
marcio
,
come
la
nonna
,
come
qua
in
casa
del
Pigna
,
i
suoi
compagni
,
tutti
giovani
?
In
un
modo
,
però
,
questi
lo
scoprivano
,
che
gli
faceva
nausea
e
stizza
.
Quelli
che
avevano
operato
,
combattuto
e
sofferto
,
quelli
sì
avrebbero
dovuto
gridar
forte
contro
tante
colpe
e
tante
miserie
e
domandar
giustizia
e
vendetta
in
nome
dell
'
opera
loro
e
del
loro
sangue
e
delle
loro
sofferenze
;
non
questi
che
nulla
avevano
fatto
,
che
nulla
dimostravano
di
saper
fare
,
altro
che
chiacchiere
per
passatempo
,
e
metter
tutti
in
un
fascio
gli
onesti
e
i
disonesti
,
suo
zio
coi
mestatori
e
gl
'
intriganti
,
coi
tanti
patrioti
per
burla
o
per
tornaconto
!
Non
questa
ingiustizia
soltanto
,
però
,
rendeva
avverso
Antonio
Del
Re
ai
suoi
compagni
.
Educato
alla
scuola
di
un
dolor
cupo
e
fiero
che
sdegnava
di
sfogarsi
a
parole
,
d
'
una
rinunzia
ancor
piú
fiera
che
sdegnava
ogni
bassa
invidia
,
se
egli
si
fosse
gettato
nella
lotta
,
spezzando
ogni
legame
ideale
coi
suoi
,
non
avrebbe
né
proferito
una
parola
né
cercato
compagni
:
a
testa
bassa
,
coi
denti
serrati
e
la
mano
armata
,
subito
all
'
atto
si
sarebbe
avventato
.
Quelli
invece
eran
lì
per
ciarlare
,
lì
per
spassarsi
con
le
figlie
del
Pigna
.
Non
avrebbe
voluto
riconoscere
Antonio
Del
Re
che
la
sua
avversione
e
il
suo
sdegno
erano
in
gran
parte
gelosia
feroce
.
Con
lo
stesso
ardor
chiuso
con
cui
si
sarebbe
lanciato
a
un
'
azione
violenta
,
s
'
era
innamorato
perdutamente
di
Celsina
fin
dal
primo
giorno
che
questa
,
ragazzetta
allora
con
la
vestina
fino
al
ginocchio
,
s
'
era
presentata
alle
scuole
tecniche
maschili
.
E
Celsina
,
pure
corteggiata
da
tutti
i
compagni
,
aveva
risposto
all
'
amore
di
lui
,
prima
in
segreto
,
poi
lasciandolo
intravedere
agli
altri
,
dichiarandosi
infine
apertamente
e
sfidando
la
baja
dei
disillusi
.
Non
s
'
era
chiusa
però
nel
suo
amore
,
non
s
'
era
accostata
e
stretta
a
lui
com
'
egli
avrebbe
voluto
:
era
rimasta
lì
,
in
mezzo
a
tutti
,
col
cuore
aperto
,
la
mente
qua
e
là
,
prodiga
di
parole
,
di
sguardi
e
di
sorrisi
,
inebriata
dei
suoi
trionfi
,
della
sua
gloriola
di
ribelle
a
tutti
i
pregiudizii
,
conscia
del
suo
valore
e
smaniosa
di
farsi
notare
,
ammirare
,
applaudire
.
Più
ella
gli
appariva
così
,
e
più
Antonio
riconosceva
che
non
avrebbe
dovuto
amarla
,
non
solo
perché
così
non
era
secondo
il
sentimento
suo
,
ma
anche
perché
,
pensando
alla
madre
e
alla
nonna
,
comprendeva
che
l
'
una
ne
avrebbe
avuto
orrore
e
l
'
altra
l
'
avrebbe
stimata
una
fraschetta
sciocca
.
Eppure
,
no
:
non
era
né
cattiva
né
sciocca
Celsina
,
egli
lo
sapeva
bene
;
e
anzi
,
se
avesse
dovuto
ascoltar
la
voce
più
intima
e
profonda
della
sua
coscienza
,
voce
soffocata
dal
rispetto
,
dalla
suggezione
,
dall
'
amore
,
anziché
la
ribellione
aperta
di
Celsina
avrebbe
condannato
la
fierezza
troppo
chiusa
della
nonna
,
la
rassegnazione
troppo
ligia
della
madre
.
-
Don
Ninì
,
-
chiamò
con
dolce
voce
Mita
.
-
Volete
venire
un
po
'
qua
?
Antonio
si
scosse
,
le
s
'
accostò
,
ma
nel
vederle
sollevare
il
capo
di
biancheria
ch
'
ella
stava
a
cucire
come
per
prendergli
una
misura
,
si
trasse
subito
indietro
,
urtato
,
scrollandosi
tutto
.
-
No
!
...
no
,
adesso
...
-
Caro
don
Ninì
,
-
sospirò
Mita
.
-
Pazienza
ci
vuole
!
Bisogna
far
presto
...
Voi
partite
...
Beato
voi
!
Mita
stava
ad
allestirgli
,
insieme
con
la
sorella
,
la
biancheria
che
doveva
portarsi
a
Roma
.
Tutte
le
migliori
famiglie
della
città
,
e
anche
la
nonna
e
la
madre
d
'
Antonio
,
davan
lavoro
a
quelle
due
povere
sorelle
che
si
recavano
spesso
anche
a
giornata
qua
e
là
.
La
considerazione
era
per
esse
soltanto
,
anzi
la
pietà
;
ed
esse
lo
comprendevano
bene
,
e
di
giorno
in
giorno
si
facevano
più
umili
per
meritarsela
meglio
,
per
dimostrar
la
loro
gratitudine
e
non
essere
abbandonate
.
Capivano
che
a
troppe
cose
si
doveva
passar
sopra
per
ajutarle
,
a
troppe
cose
che
il
padre
e
le
sorelle
,
anziché
attenuare
,
facevan
di
tutto
perché
avventassero
di
piú
,
come
se
apposta
volessero
concitarsi
contro
tutto
il
paese
e
stancare
la
pazienza
e
la
carità
del
prossimo
.
Ma
il
danno
poi
non
sarebbe
stato
anche
loro
?
Che
doveva
dir
la
gente
?
Noi
,
estranei
,
dobbiamo
aver
considerazione
per
voi
,
dobbiamo
ajutarvi
,
mentre
il
vostro
sangue
stesso
,
quelli
che
voi
mantenete
con
l
'
ajuto
nostro
,
debbono
farci
la
guerra
?
Disordini
,
scandali
,
inimicizie
!
Per
scusare
in
certo
qual
modo
il
padre
,
Mita
e
Annicchia
si
forzavano
a
credere
che
veramente
il
cervello
gli
avesse
dato
di
volta
dopo
la
sciagura
di
Rosa
,
la
sorella
maggiore
.
Certo
,
da
allora
s
'
era
aperto
l
'
inferno
in
casa
loro
.
Più
che
del
padre
,
Mita
e
Annicchia
si
lagnavano
,
si
crucciavano
in
cuore
delle
sorelle
.
Come
mai
non
comprendevano
queste
,
che
solamente
col
silenzio
,
con
la
modestia
più
umile
e
più
schiva
si
poteva
,
se
non
cancellare
del
tutto
,
render
meno
evidente
il
marchio
d
'
infamia
di
cui
la
loro
casa
era
ormai
segnata
?
Rita
,
quando
il
bambino
le
lasciava
un
po
'
le
mani
libere
,
e
anche
Tina
e
Lilla
,
sì
,
le
ajutavano
a
cucire
,
a
imbastire
o
a
passare
a
macchina
,
nei
giorni
non
frequenti
che
il
lavoro
abbondava
;
ma
lavoravano
senz
'
amore
,
svogliate
,
specialmente
le
due
ultime
,
perché
non
rassegnate
dopo
quella
sciagura
alla
rinunzia
di
ogni
speranza
e
di
ogni
desiderio
.
Nel
vederle
acconciarsi
e
rabbellirsi
ogni
mattina
,
si
sentivano
stringere
il
cuore
,
intendendo
che
non
si
acconciavano
,
non
si
facevano
belle
per
speranze
e
desiderii
onesti
:
dovevano
sapere
anch
'
esse
purtroppo
che
nessuno
più
,
ormai
,
avrebbe
voluto
mettersi
con
loro
.
E
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
aspettavano
che
Tina
e
Lilla
,
con
tutti
quei
giovanotti
lì
sempre
tra
i
piedi
,
avrebbero
finito
come
Rita
.
Ma
avessero
trovato
almeno
un
buon
giovine
,
come
Luca
!
Poteva
cader
peggio
Rita
...
Perché
,
in
fondo
,
sì
,
sì
,
dovevano
riconoscere
che
Luca
era
buono
.
Solo
non
potevano
passargli
l
'
ostinazione
di
non
regolare
davanti
alla
legge
e
all
'
altare
la
sua
unione
con
Rita
.
Era
così
buono
con
tutti
,
e
amava
tanto
il
bambino
e
non
pesava
nulla
in
casa
.
Certo
,
se
non
si
fosse
fatti
tanti
nemici
per
quelle
sue
idee
,
e
non
fosse
stato
così
disgraziato
,
avrebbe
potuto
recar
molto
ajuto
alla
famiglia
,
ché
,
quanto
a
lavorare
,
lavorava
sempre
e
doveva
esser
dotto
davvero
,
a
giudicare
dai
tanti
libri
che
aveva
letti
e
leggeva
!
Un
po
'
di
questo
rispetto
imposto
dall
'
ingegno
e
dall
'
istruzione
,
Mita
e
Annicchia
lo
estendevano
anche
a
Celsina
,
perché
veramente
pareva
loro
,
per
tante
prove
,
fuori
dell
'
ordinario
,
e
riconoscevano
col
padre
che
,
in
altro
luogo
,
in
altre
condizioni
,
ella
avrebbe
fatto
davvero
chi
sa
che
spicco
!
La
vedevano
piena
di
sprezzo
per
gli
uomini
-
e
questo
per
un
verso
le
rassicurava
.
Ah
,
gli
uomini
ella
era
andata
a
sfidarli
là
,
nelle
loro
stesse
scuole
;
e
tutti
li
aveva
superati
!
Veramente
,
quella
sfida
non
avevano
saputo
approvarla
:
con
maggior
profitto
,
se
pur
con
minore
soddisfazione
,
avrebbe
potuto
frequentare
le
scuole
femminili
e
diventar
maestra
.
Così
,
invece
,
era
rimasta
senza
professione
.
Ma
non
temevano
per
l
'
avvenire
:
qualche
via
,
certo
,
Celsina
se
la
sarebbe
aperta
,
in
paese
o
altrove
.
Quel
povero
don
Ninì
,
intanto
,
che
l
'
amava
e
ne
era
geloso
...
Tanto
buono
,
poveretto
!
Ma
non
era
per
lui
,
Celsina
.
Guaj
se
lo
avessero
saputo
i
suoi
parenti
!
Pareva
loro
mill
'
anni
che
partisse
per
Roma
.
Annicchia
toccò
pian
piano
un
braccio
a
Mita
per
mostrarle
le
due
gambette
della
bambola
,
che
uscivano
dalla
tasca
di
lui
ancora
lì
,
dietro
la
vetrata
del
balconcino
.
Mita
rispose
con
un
mesto
sorriso
al
sorriso
della
sorella
;
poi
sovvenendosi
di
una
preghiera
che
dalla
notte
aveva
in
animo
di
rivolgere
al
giovine
,
si
levò
in
piedi
,
posando
il
lavoro
nel
canestro
,
e
gli
si
accostò
timidamente
.
-
Don
Ninì
,
-
gli
disse
piano
,
-
prima
di
partire
per
Roma
,
dovreste
farmi
per
l
'
ultima
volta
quella
tal
grazia
,
se
...
-
No
,
per
carità
,
no
,
Mita
,
non
me
ne
parlate
!
-
la
interruppe
con
violenza
Antonio
Del
Re
,
premendosi
le
mani
sulle
tempie
e
strizzando
gli
occhi
.
-
L
'
avete
a
disonore
,
è
vero
?
-
disse
afflitta
,
con
gli
occhi
bassi
,
Mita
.
-
No
,
non
per
questo
!
non
per
questo
!
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
Antonio
.
-
Ma
ora
,
in
questo
momento
...
non
posso
...
non
posso
sentir
parlare
di
nulla
,
Mita
!
Una
cosa
atroce
voleva
da
lui
quella
poveretta
,
un
ricordo
atroce
gli
ridestava
proprio
in
quel
momento
.
La
guardò
,
temendo
che
l
'
orrore
che
traspariva
attraverso
il
suo
rifiuto
avesse
potuto
farle
sorgere
qualche
sospetto
.
Ma
le
vide
più
che
mai
dolenti
e
umili
i
begli
occhi
,
che
tante
lagrime
versate
avevano
velati
e
quasi
intorbidati
per
sempre
.
Quasi
ogni
notte
,
infatti
,
ella
piangeva
col
cuore
sfranto
per
Rosa
,
la
sorella
sua
disgraziata
,
la
sorella
sua
perduta
,
caduta
nell
'
ultimo
fondo
dell
'
ignominia
.
Più
volte
,
non
potendo
andarla
a
trovare
nel
luogo
infame
,
dove
ora
stava
chiusa
,
aveva
pregato
Antonio
di
andarci
per
lei
.
E
Antonio
,
l
'
ultima
volta
che
c
'
era
andato
,
trovandola
mezzo
brilla
,
era
stato
attratto
da
lei
e
...
Un
fracasso
di
grida
,
d
'
applausi
,
misti
agli
strilli
del
bambino
e
agli
abbajamenti
del
cane
,
giunse
in
quel
punto
dalla
stanza
a
terreno
;
e
poco
dopo
'
Nzulu
,
il
vecchio
barbone
,
cacciato
via
a
pedate
da
giù
,
tutto
tremante
,
piegato
sulle
zampe
di
dietro
come
se
volesse
col
fiocchetto
della
coda
convulsa
spazzare
il
suolo
,
venne
ad
allungare
il
naso
baffuto
su
le
ginocchia
di
Mita
,
che
s
'
era
rimessa
a
sedere
.
Le
due
sorelle
,
nel
veder
la
povera
bestia
implorante
ajuto
e
riparo
da
loro
,
si
misero
a
piangere
.
E
allora
Antonio
Del
Re
,
non
sapendo
più
tenersi
,
si
cacciò
in
capo
il
cappello
,
aprì
la
vetrata
del
balconcino
e
,
scavalcata
la
ringhiera
di
ferro
,
mentra
Mita
e
Annicchia
,
spaventate
,
gridavano
:
«
Oh
,
Dio
,
don
Ninì
...
che
fate
?
che
fate
?
»
,
si
calò
giù
,
reggendosi
prima
con
le
mani
a
due
bacchette
della
ringhiera
,
poi
si
lasciò
cadere
nella
piazza
sottostante
.
S
'
udì
il
tonfo
e
quindi
il
rumore
di
qualcosa
andata
in
frantumi
.
Mita
accorse
a
guardare
e
lo
vide
,
curvo
,
che
cercava
con
le
braccia
protese
,
come
un
cieco
,
il
cappello
che
gli
era
cascato
lì
presso
.
-
Don
Niní
,
vi
siete
fatto
male
?
-
Nulla
...
-
rispose
egli
di
sotto
.
-
Le
lenti
...
Mi
sono
cascate
le
lenti
.
E
,
ghermito
il
cappello
,
scappò
via
.
-
Impazzisce
!
-
disse
Mita
.
-
Ma
possibile
?
E
accennò
con
la
mano
la
stanza
giù
,
dove
Celsina
predicava
.
Precipitandosi
per
la
via
di
Gamez
,
Antonio
Del
Re
,
che
senza
lenti
non
vedeva
di
qui
là
,
inciampò
in
qualcuno
all
'
imboccatura
della
via
Atenea
.
-
Oh
Nino
!
Riconobbe
alla
voce
l
'
on
.
Corrado
Selmi
.
-
Mi
lasci
andare
!
-
gli
gridò
,
scrollandosi
rabbiosamente
.
Corrado
Selmi
aveva
lasciato
il
Verònica
all
'
albergo
in
compagnia
dell
'
altro
testimonio
,
e
si
recava
ora
in
casa
di
Roberto
Auriti
che
l
'
ospitava
.
Da
quattro
giorni
,
appena
si
mostrava
per
via
,
si
vedeva
tutti
gli
occhi
addosso
;
parecchi
curiosi
si
fermavano
anche
a
mirarlo
a
bocca
aperta
;
altri
sbucavano
dalle
botteghe
e
si
piantavan
sulla
soglia
,
addossati
gli
uni
agli
altri
.
Tanta
curiosità
l
'
obbligava
a
darsi
un
certo
contegno
,
contro
il
suo
solito
.
Ma
gli
veniva
da
ridere
.
Non
sapeva
più
dove
guardare
,
perché
gli
occhi
naturalmente
gaj
e
l
'
aria
aperta
e
fresca
del
volto
non
déssero
di
lui
un
falso
concetto
di
petulanza
.
Era
davvero
e
si
sentiva
giovanissimo
ancora
,
nel
corpo
e
nell
'
anima
,
non
ostanti
l
'
età
,
le
vicende
fortunose
e
le
tante
lotte
sostenute
.
Non
un
pelo
bianco
,
né
per
nulla
ancora
appassito
il
color
biondo
dei
baffi
e
dei
capelli
.
Vestiva
con
naturale
eleganza
e
spirava
da
tutta
la
persona
,
da
ogni
gesto
,
da
ogni
sguardo
,
una
freschezza
e
una
grazia
che
incantavano
.
Questa
persistente
gioventù
Corrado
Selmi
di
Rosàbia
la
doveva
al
vivace
,
costante
amore
per
la
vita
e
,
nello
stesso
tempo
,
al
pochissimo
peso
che
sempre
le
aveva
dato
.
Né
di
troppi
ricordi
,
né
di
troppi
studii
,
né
di
troppi
scrupoli
,
né
d
'
aspirazioni
tenaci
se
l
'
era
voluta
mai
gravare
,
come
fanno
tanti
a
cui
per
forza
poi
,
sotto
un
tal
fardello
,
debbono
le
gambe
piegarsi
e
aggobbirsi
le
spalle
.
Viaggiatore
senza
bagaglio
,
soleva
definirsi
.
E
sempre
s
'
era
imbarcato
così
,
spiccio
e
leggero
,
per
viaggi
lunghi
,
avventurosi
e
difficili
.
Niente
da
perdere
,
e
avanti
!
Fallita
l
'
insurrezione
del
4
aprile
,
scampato
per
miracolo
dal
convento
della
Gancia
,
aveva
dapprima
guerrigliato
con
le
squadre
attorno
a
Palermo
;
aveva
poi
fatto
la
campagna
del
1860
con
Garibaldi
fino
al
Volturno
;
ma
come
?
senza
munizioni
e
con
un
fucilaccio
che
non
tirava
,
venuto
da
Malta
per
sei
ducati
.
Alla
Camera
,
tra
tanti
colleghi
dalla
fronte
gravida
di
pensieri
e
dalla
cartella
gonfia
di
note
e
d
'
appunti
,
aveva
fatto
parte
delle
Commissioni
più
difficili
,
senza
né
un
lapis
né
un
taccuino
.
E
sempre
s
'
era
dato
da
fare
,
comunque
;
senza
mai
sforzarsi
;
e
tutto
gli
era
riuscito
facile
e
agevole
non
schivando
mai
,
anzi
sfidando
e
bravando
i
più
gravi
pericoli
,
le
più
difficili
imprese
,
le
avventure
più
intricate
.
Non
ammetteva
che
ci
potessero
essere
difficoltà
per
uno
come
lui
,
sempre
pronto
a
tutto
.
Non
andava
incontro
alla
vita
;
si
faceva
innanzi
,
e
passava
.
Passava
,
disarmando
tutti
con
la
sicurezza
convinta
e
la
gaja
tranquillità
:
d
'
ogni
retorica
ostentazione
,
la
rigida
virtú
dei
Catoni
;
d
'
ogni
scrupolo
di
pudore
,
l
'
onestà
delle
donne
.
Né
s
'
era
mai
fermato
un
momento
in
questa
corsa
della
vita
per
giudicare
fra
sé
se
fosse
bene
o
male
ciò
che
aveva
fatto
pur
dianzi
.
Non
bisognava
dar
tempo
al
giudizio
,
come
né
peso
ai
proprii
atti
.
Oggi
,
male
;
bene
,
domani
.
Inutile
richiamarlo
indietro
a
considerare
il
mal
fatto
;
scrollava
le
spalle
,
sorrideva
,
e
avanti
;
avanti
a
ogni
modo
,
per
ogni
via
,
senza
mai
indugiarsi
,
lasciandosi
purificare
dall
'
attività
incessante
e
dall
'
amore
per
la
vita
e
rimanendo
sempre
alacre
e
schietto
,
largo
di
favori
a
tutti
,
con
tutti
alla
mano
.
La
vita
era
per
lui
piena
di
ganci
che
lo
tiravano
di
qua
e
di
là
.
Fermarlo
,
sospenderlo
a
uno
solo
per
giudicarlo
sarebbe
stata
un
'
ingiustizia
crudele
.
Ora
Corrado
Selmi
temeva
che
la
minaccia
d
'
una
tale
ingiustizia
gli
stesse
sopra
:
che
lo
si
volesse
cioè
agganciare
per
i
molti
debiti
ch
'
era
stato
costretto
a
contrarre
,
per
le
molte
cambiali
che
aveva
in
sofferenza
presso
una
delle
primarie
banche
,
di
cui
già
si
cominciavano
a
denunziare
le
magagne
.
Forse
all
'
apertura
della
nuova
Camera
lo
scandalo
sarebbe
scoppiato
.
Prevedeva
lo
spettacolo
che
avrebbero
offerto
tutti
i
gelosi
irsuti
guardiani
dell
'
onestà
,
a
cui
il
timore
di
commettere
qualche
atto
men
che
corretto
aveva
sempre
impedito
di
far
qualche
cosa
oltre
alle
insulse
chiacchiere
retoriche
;
egoisti
meschini
e
miopi
,
diligenti
coltivatori
dell
'
arido
giardinetto
del
loro
senso
morale
,
cinto
tutt
'
intorno
da
un
'
irta
siepe
di
scrupoli
,
la
quale
non
aveva
poi
nulla
da
custodire
,
giacché
quel
loro
giardinetto
non
aveva
mai
dato
altro
che
frutti
imbozzacchiti
o
inutili
fiori
pomposi
.
Debiti
?
Cambiali
?
Oh
bella
!
Aveva
firmato
sempre
cambiali
,
lui
,
in
vita
sua
.
A
diciott
'
anni
,
a
Palermo
,
nei
primi
mesi
del
1860
,
il
Comitato
rivoluzionario
non
sapeva
come
fare
:
si
sperava
in
Garibaldi
,
si
sperava
in
Vittorio
Emanuele
e
nel
Piemonte
,
si
sperava
in
Mazzini
;
ma
i
mezzi
mancavano
e
le
armi
e
le
munizioni
.
Ebbene
,
chi
aveva
proposto
di
prendere
dalla
Cassa
di
sconto
del
Banco
di
Sicilia
seimila
ducati
con
le
firme
dei
signori
piú
facoltosi
?
Lui
.
E
aveva
firmato
lui
,
capolista
,
per
duecento
ducati
,
lui
che
non
aveva
neppure
un
carlino
in
tasca
.
Il
Governo
provvisorio
avrebbe
poi
pagato
.
Come
s
'
era
fatta
l
'
insurrezione
del
4
aprile
?
S
'
era
fatta
cosí
!
E
come
aveva
compiuto
,
lui
solo
,
il
bonificamento
dei
terreni
paludosi
che
ammorbavano
gran
parte
del
suo
collegio
elettorale
?
Ma
anche
a
furia
di
cambiali
!
Poi
,
il
collegio
s
'
era
liberato
della
malaria
,
e
i
debiti
,
si
sa
,
erano
rimasti
a
lui
,
perché
l
'
impresa
della
coltivazione
,
affidata
a
certi
suoi
parenti
inesperti
,
era
fallita
,
e
i
frutti
dell
'
opera
sua
ora
se
li
godevano
per
la
maggior
parte
tanti
altri
che
gli
davan
solo
le
bucce
come
e
quando
volevano
,
ma
che
però
gli
facevano
costantemente
l
'
onore
di
eleggerlo
deputato
.
Era
vero
,
sí
:
oltre
ai
denari
attinti
alle
banche
per
questa
impresa
e
per
altre
ugualmente
vantaggiose
a
molti
e
solo
disgraziate
per
lui
,
altri
e
non
pochi
ne
aveva
presi
per
il
suo
mantenimento
.
Vivere
doveva
;
e
poveramente
non
sapeva
,
né
voleva
.
Da
giovane
,
aveva
interrotto
gli
studii
per
prender
parte
alla
rivoluzione
.
Per
undici
anni
,
finché
Roma
non
era
stata
presa
,
non
s
'
era
dato
un
momento
di
requie
.
Posate
le
armi
,
rimasto
senza
professione
e
senza
alcuno
stato
,
dopo
avere
speso
per
gli
altri
i
suoi
anni
migliori
,
che
doveva
fare
?
Impiccarsi
?
La
fortuna
non
aveva
voluto
favorirlo
nei
negozii
;
gli
aveva
accordato
altri
favori
,
ma
che
gli
eran
costati
cari
,
e
qualcuno
-
il
maggiore
e
il
peggiore
-
non
alla
tasca
soltanto
.
Corrado
Selmi
vietava
a
se
stesso
ogni
rimpianto
.
Pure
,
di
tratto
in
tratto
,
quello
dell
'
amore
di
donna
Giannetta
D
'
Atri
-
Montalto
gli
assaltava
e
gli
strizzava
improvvisamente
il
cuore
.
Ma
più
che
pena
per
l
'
amore
perduto
,
era
rabbia
per
il
cieco
abbandono
di
sé
nelle
mani
di
quella
donna
che
per
più
d
'
un
anno
lo
aveva
reso
la
favola
di
tutta
Roma
,
facendogli
commettere
vere
e
proprie
pazzie
.
Pareva
che
colei
avesse
giurato
a
se
stessa
di
compromettersi
e
di
comprometterlo
in
tutti
i
modi
,
presa
da
una
furia
di
scandalo
.
Più
per
lei
che
per
sé
,
aveva
cercato
prima
di
frenarla
;
ma
s
'
era
poi
sfrenato
anche
lui
per
timore
che
i
suoi
ritegni
la
offendessero
o
che
la
sua
prudenza
le
paresse
dappocaggine
.
I
più
grossi
debiti
li
aveva
contratti
allora
,
sebbene
non
figurassero
sotto
il
suo
nome
per
un
riguardo
alla
donna
che
glieli
faceva
contrarre
.
Roberto
Auriti
s
'
era
prestato
con
fraterna
abnegazione
a
prender
denari
per
lui
alla
banca
,
dopo
una
segreta
intesa
però
col
governatore
di
essa
.
La
minacciata
denunzia
dei
disordini
di
questa
banca
costernava
pertanto
Corrado
Selmi
,
forse
più
che
per
sé
,
per
Roberto
Auriti
.
Ma
la
grave
costernazione
gli
era
in
parte
ovviata
dalla
fiducia
che
il
Governo
aveva
interesse
,
per
tante
ragioni
,
a
impedire
che
lo
scandalo
scoppiasse
.
Sapeva
bene
che
questo
scandalo
non
avrebbe
prodotto
soltanto
il
fallimento
d
'
una
banca
,
ma
anche
il
fallimento
di
tutto
un
ordine
di
cose
.
L
'
appoggio
del
Governo
alla
sua
rielezione
,
nonostante
che
Francesco
D
'
Atri
fosse
al
potere
,
e
l
'
appoggio
alla
candidatura
di
Roberto
Auriti
lo
raffermavano
in
questa
fiducia
.
Prima
di
partire
da
Roma
,
aveva
promesso
a
Roberto
di
venire
a
Girgenti
a
sostenerlo
nella
lotta
;
chiamato
in
fretta
in
furia
dal
telegramma
del
Verònica
,
era
accorso
,
e
subito
s
'
era
reso
conto
delle
condizioni
difficilissime
in
cui
Roberto
si
trovava
di
fronte
agli
avversarii
,
aggravate
ora
,
per
giunta
,
da
quel
duello
.
Avrebbe
fatto
di
tutto
per
liberar
Roberto
dalle
tante
angustie
da
cui
lo
vedeva
oppresso
,
per
tirarlo
su
a
respirare
un
'
altr
'
aria
,
per
innalzarlo
a
quel
posto
di
cui
lo
sapeva
meritevole
per
le
doti
della
mente
e
del
cuore
,
per
tutto
ciò
che
aveva
fatto
in
gioventù
;
ma
da
che
aveva
posto
il
piede
nella
casa
di
lui
,
a
Girgenti
,
e
conosciuto
la
madre
e
la
sorella
,
s
'
era
sentito
cascar
le
braccia
;
d
'
un
tratto
gli
era
apparsa
chiara
la
ragione
per
cui
l
'
Auriti
era
nella
vita
uno
sconfitto
.
Un
reclusorio
gli
era
sembrata
quella
casa
!
Ma
possibile
che
due
creature
umane
si
fossero
adattate
a
trascinar
l
'
esistenza
in
quella
cupa
ombra
di
tedio
amaro
e
sdegnoso
?
che
si
fossero
fatto
un
così
tetro
concetto
della
vita
?
Non
aveva
saputo
resistere
alla
tentazione
di
muoverne
il
discorso
alla
madre
,
con
la
speranza
di
scuoterla
un
po
'
.
-
Ma
se
la
vita
è
una
piuma
,
donna
Caterina
!
Un
soffio
,
e
via
...
Lei
vuol
dar
peso
a
una
piuma
?
-
Voglio
,
caro
Selmi
?
-
gli
aveva
risposto
donna
Caterina
.
-
Non
l
'
ho
voluto
io
...
Per
voi
la
vita
è
una
piuma
;
un
soffio
e
via
;
per
me
,
è
diventata
di
piombo
,
caro
mio
.
-
Appunto
questo
è
il
male
!
-
aveva
subito
rimbeccato
lui
.
-
Farla
diventar
di
piombo
,
una
piuma
!
Dovendo
vivere
,
scusi
,
non
le
sembra
che
sia
necessario
mantenere
l
'
anima
nostra
in
uno
stato
...
dirò
così
,
di
fusione
continua
?
Perché
fermare
questa
fusione
e
far
rapprendere
l
'
anima
,
fissarla
irrigidirla
in
codesta
forma
triste
,
di
piombo
?
Donna
Caterina
aveva
tentennato
un
po
'
il
capo
,
con
le
labbra
atteggiate
d
'
amaro
sorriso
.
-
La
fusione
...
già
!
Ma
per
mantener
l
'
anima
,
come
voi
dite
,
in
codesto
stato
di
fusione
,
ci
vuole
il
fuoco
,
caro
amico
!
E
quando
,
dentro
di
voi
,
il
fornellino
è
spento
?
-
Non
bisogna
lasciarlo
spegnere
,
perbacco
!
-
Eh
,
caro
:
quando
il
vento
è
troppo
forte
;
quando
la
morte
viene
e
ci
soffia
su
;
quando
cercate
attorno
e
non
trovate
più
un
fuscello
per
alimentarlo
...
-
Ma
dove
lo
cerca
lei
?
qua
?
chiusa
sempre
fra
queste
quattro
mura
come
in
una
carcere
?
La
signora
Anna
,
scusi
...
possibile
che
la
signora
Anna
...
io
non
so
...
S
'
era
interrotto
per
un
subito
imbarazzo
,
notando
che
la
sorella
di
Roberto
,
nel
vedersi
tirata
in
ballo
quando
men
se
l
'
aspettava
,
s
'
era
tutta
invermigliata
.
Fin
dal
primo
vederla
,
Corrado
Selmi
era
rimasto
ammirato
della
pura
e
delicata
bellezza
di
lei
e
istintivamente
aveva
sofferto
nel
veder
quella
bellezza
così
mortificata
da
quelle
ostinate
gramaglie
e
,
più
che
trascurata
,
sprezzata
.
A
quel
rossore
improvviso
,
aveva
temuto
d
'
essersi
spinto
un
po
'
troppo
oltre
;
ma
poi
,
vincendo
il
momentaneo
imbarazzo
,
aveva
soggiunto
:
-
Non
ha
un
figliuolo
,
lei
?
E
l
'
obbligo
,
dunque
,
di
vivere
per
lui
,
di
amar
la
vita
per
lui
...
no
?
Che
so
io
...
forse
manifesto
un
po
'
troppo
vivacemente
quel
che
penso
,
vedendo
qua
tutta
questa
tetraggine
che
non
mi
par
ragionevole
,
ecco
!
Che
ne
dice
lei
,
signora
Anna
?
Ella
s
'
era
di
nuovo
invermigliata
,
s
'
era
penosamente
costretta
a
non
abbassar
gli
occhi
,
e
con
la
vista
intorbidata
e
un
sorriso
nervoso
sulle
labbra
,
stringendosi
un
po
'
nelle
spalle
,
aveva
risposto
,
alludendo
al
figlio
:
-
È
giovane
,
lui
...
La
vita
,
se
la
farà
da
sé
...
-
Ma
lei
,
dunque
...
è
vecchia
,
lei
?
Con
quest
'
ultima
domanda
,
quasi
involontaria
,
s
'
era
chiusa
quella
prima
conversazione
.
Ora
Corrado
Selmi
rientrava
in
casa
di
Roberto
,
esilarato
di
quanto
aveva
veduto
nella
villa
di
Colimbètra
.
Tutti
quei
fantocci
là
con
la
divisa
borbonica
,
che
gli
avevano
presentato
le
armi
!
Roba
da
matti
!
Ma
che
splendore
,
quella
villa
!
Il
principe
-
no
-
non
s
'
era
fatto
vedere
.
Che
peccato
!
Avrebbe
tanto
desiderato
di
conoscerlo
.
Ecco
là
uno
che
s
'
era
fissato
anche
lui
,
nei
suoi
affetti
,
in
un
tempo
oltrepassato
...
ma
che
pur
seguitava
a
vivere
,
fuori
del
tempo
,
fuori
della
vita
...
in
un
modo
curiosissimo
,
che
bellezza
!
protendendo
da
quel
suo
tempo
certe
immagini
di
vita
che
per
forza
,
nella
realtà
dell
'
oggi
,
dovevano
apparire
inconsistenti
,
maschere
,
giocattoli
:
tutti
quei
fantocci
là
...
che
bellezza
!
-
Eppure
quei
fantocci
là
,
caro
Selmi
,
che
vi
hanno
fatto
ridere
,
-
gli
disse
donna
Caterina
,
-
nelle
elezioni
di
domani
,
qua
,
vinceranno
voi
,
il
vostro
amico
Roberto
,
il
signor
Prefetto
,
il
vostro
Governo
e
tutti
quanti
...
Ridete
ancora
,
se
vi
riesce
.
Ombre
?
Ma
siamo
noi
,
le
ombre
!
-
Io
no
,
la
prego
,
donna
Caterina
,
-
disse
allora
,
ridendo
e
toccandosi
,
il
Selmi
.
-
Mi
lasci
almeno
questa
illusione
!
Guardi
,
il
principe
,
innanzi
a
me
,
s
'
è
dileguato
lui
come
un
'
ombra
...
Avrei
pagato
non
so
che
cosa
per
vedermelo
venire
incontro
,
anche
per
rifarmi
...
eh
,
Roberto
lo
sa
...
per
rifarmi
d
'
un
certo
incontro
con
suo
figlio
a
Roma
,
in
cui
toccò
a
me
,
per
forza
,
far
la
parte
dell
'
ombra
...
Beh
!
pazienza
..
Ma
sì
,
lei
dice
bene
,
donna
Caterina
;
ci
ostiniamo
purtroppo
a
volere
esser
ombre
noi
,
qua
,
in
Sicilia
.
O
inetti
o
sfiduciati
o
servili
.
La
colpa
è
un
po
'
del
sole
.
Il
sole
ci
addormenta
finanche
le
parole
in
bocca
!
Guardi
,
non
fo
per
dire
:
ho
studiato
bene
la
questione
,
io
.
La
Sicilia
è
entrata
nella
grande
famiglia
italiana
con
un
debito
pubblico
di
appena
ottantacinque
milioni
di
capitale
e
con
un
lieve
bilancio
di
circa
ventidue
milioni
.
Vi
recò
inoltre
tutto
il
tesoro
dei
suoi
beni
ecclesiastici
e
demaniali
,
accumulato
da
tanti
secoli
.
Ma
poi
,
povera
d
'
opere
pubbliche
,
senza
vie
,
senza
porti
,
senza
bonifiche
,
di
nessun
genere
.
Sa
come
fu
fatta
la
vendita
dei
beni
demaniali
e
la
censuazione
di
quelli
ecclesiastici
?
Doveva
esser
fatta
a
scopo
sociale
,
a
sollievo
delle
classi
agricole
.
Ma
sì
!
Fu
fatta
a
scopo
di
lucro
e
di
finanza
.
E
abbiamo
dovuto
ricomprare
le
nostre
terre
chiesiastiche
e
demaniali
e
allibertar
le
altre
proprietà
immobiliari
con
la
somma
colossale
di
circa
settecento
milioni
,
sottratta
naturalmente
alla
bonifica
delle
altre
terre
nostre
.
E
il
famoso
quarto
dei
beni
ecclesiastici
attribuitoci
dalla
legge
del
7
luglio
1866
?
Che
irrisione
!
Già
,
prima
di
tutto
il
valore
di
questi
beni
fu
calcolato
su
le
dichiarazioni
vilissime
del
clero
siciliano
,
per
soddisfar
la
tassa
di
manomorta
,
e
da
questo
valore
nominale
,
noti
bene
,
furon
dedotte
tutte
le
percentuali
attribuite
allo
Stato
e
le
tasse
e
le
spese
d
'
amministrazione
.
Poi
però
tutte
queste
deduzioni
furon
ragionate
sul
valore
effettivo
e
furon
sottratte
inoltre
le
pensioni
dovute
ai
membri
degli
enti
soppressi
.
Cosicché
nulla
,
quasi
nulla
,
han
percepito
fin
oggi
i
nostri
Comuni
.
Ora
,
dopo
tanti
sacrificii
fatti
e
accettati
per
patriottismo
,
non
avrebbe
il
diritto
l
'
isola
nostra
d
'
essere
equiparata
alle
altre
regioni
d
'
Italia
in
tutti
i
beneficii
,
nei
miglioramenti
d
'
ogni
genere
che
queste
hanno
già
ottenuto
?
Non
c
'
è
stato
mai
verso
,
per
quanti
sforzi
io
abbia
fatto
,
di
raccogliere
in
un
fascio
operoso
tutta
la
deputazione
siciliana
.
Via
,
via
,
non
ne
parliamo
donna
Caterina
!
Dovrei
guastarmi
il
sangue
.
Io
faccio
quanto
posso
.
Poi
alzo
le
spalle
e
dico
:
«
Vuol
dire
che
questo
ci
meritiamo
,
noi
»
.
Si
voltò
verso
Roberto
,
per
cambiar
discorso
,
e
aggiunse
:
-
Sai
?
Ho
visto
jeri
,
per
via
,
la
moglie
del
tuo
avversario
.
Caro
mio
,
tu
devi
perdere
per
forza
.
Ah
che
bella
donnina
!
Scusatemi
,
signore
mie
,
se
parlo
così
;
ma
io
non
avrei
proprio
il
coraggio
di
vincere
,
neanche
nel
nome
santo
della
Patria
e
della
Libertà
,
per
non
far
piangere
gli
occhi
di
quella
bella
signora
!
CAPITOLO
SETTIMO
Nicoletta
Capolino
entrò
nello
studio
del
marito
già
abbigliata
,
con
uno
strano
cappellone
piumato
di
feltro
su
i
bellissimi
capelli
corvini
.
Florida
,
snella
e
procacissima
,
ardente
negli
occhi
e
nelle
labbra
,
spirava
dalle
segrete
sapienti
cure
della
persona
un
profumo
voluttuoso
,
inebriante
.
Era
quello
un
momento
drammatico
,
d
'
intermezzo
alla
commedia
che
marito
e
moglie
rappresentavano
da
due
anni
ogni
giorno
,
anche
nell
'
intimità
delle
pareti
domestiche
,
l
'
una
di
fronte
all
'
altro
,
compiacendosi
reciprocamente
della
loro
finezza
e
della
loro
bravura
.
Sapevano
bene
l
'
uno
e
l
'
altra
che
non
sarebbero
mai
riusciti
a
ingannarsi
e
non
tentavan
nemmeno
.
Che
lo
facessero
per
puro
amore
dell
'
arte
,
non
si
poteva
dire
,
ché
odiavano
entrambi
in
segreto
la
necessità
di
quelle
loro
finzioni
.
Ma
se
volevano
vivere
insieme
,
senza
scandalo
per
gli
altri
,
senza
troppo
disgusto
per
sé
,
riconoscevano
di
non
poterne
far
di
meno
.
Ed
eccoli
dunque
premurosi
a
vestire
o
meglio
,
a
mascherare
di
garbata
e
graziosa
menzogna
quel
loro
odio
;
a
trattar
la
menzogna
come
un
mesto
e
caro
esercizio
di
carità
reciproca
,
che
si
manifestava
in
un
impegno
,
in
una
gara
di
compitezze
ammirevoli
,
per
cui
alla
fine
marito
e
moglie
avevano
acquistato
non
solo
una
stima
affettuosa
del
loro
merito
,
ma
anche
una
sincera
gratitudine
l
'
uno
per
l
'
altra
.
E
quasi
si
amavano
davvero
.
-
Gnazio
,
non
vado
via
tranquilla
!
-
diss
'
ella
,
entrando
,
come
imbronciata
d
'
un
supposto
inganno
che
la
addolorava
e
costernava
.
-
Giurami
che
non
vai
a
batterti
questa
mattina
.
-
Oh
Dio
,
Lellè
,
ma
se
t
'
ho
detto
che
vado
a
Siculiana
!
-
rispose
Capolino
,
levando
le
mani
per
posargliele
lievemente
sulle
braccia
.
-
Dovevo
andarci
jeri
,
lo
sai
.
Sta
'
tranquilla
,
cara
.
Il
duello
è
stato
rimandato
alla
fine
delle
elezioni
.
-
Debbo
crederci
,
proprio
?
-
insistette
lei
,
mentre
stentava
ad
abbottonarsi
il
guanto
con
l
'
altra
mano
già
inguantata
.
Capolino
volentieri
avrebbe
risposto
a
quell
'
insistenza
con
uno
sbuffo
;
invece
,
sorrise
;
si
accostò
premuroso
;
le
prese
la
mano
per
abbottonarle
lui
quel
guanto
,
e
vi
s
'
indugiò
,
come
un
innamorato
.
-
Sapessi
quanto
mi
secca
d
'
andare
a
Valsanìa
!
-
soggiunse
lei
allora
,
parlandogli
quasi
all
'
orecchio
,
con
abbandono
.
-
Ma
va
'
!
-
esclamò
egli
,
guardandola
negli
occhi
,
come
per
farle
avvertire
che
quella
nota
tenera
(
molto
cara
e
graziosa
,
del
resto
)
era
per
lo
meno
fuor
di
tempo
e
di
luogo
.
-
Ti
giuro
!
-
replicò
lei
,
ostinandosi
,
ma
pur
rispondendo
al
sorriso
.
Capolino
scattò
a
ridere
forte
:
-
Ma
va
'
!
ma
va
'
!
che
ti
divertirai
un
mondo
!
Vedere
quella
foca
di
Adelaide
davanti
allo
sposo
...
Sarà
uno
spettacolo
impagabile
!
Dici
sul
serio
,
Lellè
?
-
Se
avessi
il
cuore
tranquillo
...
-
ripeté
Nicoletta
.
-
Jersera
ti
sei
trattenuto
qua
,
chi
sa
quanto
...
Non
t
'
ho
sentito
venire
a
letto
...
-
Ma
tutta
questa
corrispondenza
elettorale
,
non
vedi
?
-
le
disse
egli
,
indicando
la
scrivania
.
-
Zio
Salesio
,
santo
Dio
,
almeno
in
questo
,
potrebbe
ajutarmi
...
-
Oh
sì
,
zio
Salesio
!
Fossero
pasticcini
...
-
Basta
.
Non
perder
tempo
,
va
'
va
'
...
O
aspetti
la
carrozza
?
Nicoletta
fece
con
gli
occhi
il
gesto
di
chi
si
rassegna
a
credere
non
convinto
,
e
sospirò
:
-
Se
è
vero
che
vai
a
Siculiana
,
al
ritorno
verso
sera
,
passando
dallo
stradone
,
non
potresti
venire
a
Valsanìa
?
-
Ah
,
potendo
,
figùrati
!
-
rispose
egli
.
-
Ma
se
gli
amici
...
Non
ritornerò
solo
...
Se
potrò
...
dico
,
se
potrò
lasciarli
...
Tese
le
labbra
per
baciarla
.
Ella
ritrasse
il
capo
,
istintivamente
,
temendo
di
guastarsi
l
'
acconciatura
.
-
Perché
?
-
disse
.
-
Perché
mi
piaci
,
così
...
Non
vuoi
darmi
un
bacio
?
-
Piano
,
però
...
Furono
sorpresi
dalla
vecchia
cameriera
,
la
quale
veniva
ad
annunziare
che
la
carrozza
del
Salvo
era
arrivata
.
Nicoletta
si
staccò
subito
dal
marito
.
-
Ecco
,
vengo
-
disse
alla
serva
;
poi
,
tendendo
la
mano
al
marito
:
-
E
allora
,
a
rivederci
.
-
Divèrtiti
-
le
augurò
Capolino
.
Quella
vettura
,
per
una
cittaduzza
come
Girgenti
,
era
proprio
di
più
;
goffa
ostentazione
di
lusso
e
di
ricchezza
che
soltanto
al
Salvo
si
poteva
passare
.
Dal
sobborgo
Ràbato
,
ove
Capolino
abitava
,
al
viale
della
Passeggiata
,
ove
il
Salvo
da
alcuni
anni
s
'
era
fatto
costruire
un
'
amenissima
villa
,
si
poteva
andare
a
piedi
in
mezz
'
ora
.
Nicoletta
non
aveva
alcun
dubbio
che
il
marito
andava
a
battersi
quella
mattina
.
Ma
non
doveva
saperlo
per
potersi
divertire
.
Quante
e
quant
'
altre
cose
non
doveva
allo
stesso
modo
sapere
,
per
poter
essere
così
,
gaja
e
amante
della
vita
!
Ci
riusciva
,
spesso
,
a
forza
di
volontà
,
non
già
a
non
saperle
,
che
non
le
sarebbe
stato
possibile
,
ma
a
fare
,
proprio
,
come
se
non
le
sapesse
.
Di
nascosto
,
quando
ne
aveva
fino
alla
gola
,
uno
sbuffo
,
e
là
!
sollevava
l
'
anima
sopra
tutte
le
miserie
che
la
avevano
oppressa
sempre
,
fin
dalla
nascita
.
Non
doveva
sapere
,
ad
esempio
,
che
la
madre
le
aveva
fatto
morire
,
se
non
proprio
di
veleno
,
come
qualcuno
in
paese
aveva
malignato
,
certo
però
di
crepacuore
il
padre
,
per
unirsi
in
seconde
nozze
con
colui
ch
'
ella
chiamava
zio
Salesio
,
antico
scritturale
del
banco
Spoto
.
Aveva
appena
cinque
anni
,
quando
il
padre
le
era
morto
,
eppure
lo
ricordava
bene
;
tanto
che
la
madre
non
aveva
potuto
mai
persuaderla
a
chiamar
babbo
quel
suo
secondo
marito
molto
più
giovine
di
lei
.
Non
era
cattivo
,
no
,
zio
Salesio
;
ma
fatuo
,
e
vano
come
la
stessa
vanità
.
Appena
marito
della
vedova
di
Baldassare
Spoto
,
aveva
creduto
sul
serio
che
da
quel
matrimonio
gli
fosse
derivato
quasi
un
titolo
di
nobiltà
;
e
i
più
strani
fumi
gli
erano
saliti
al
cervello
;
tutta
l
'
anima
anzi
gli
si
era
convertita
in
fumo
.
Presto
però
la
brace
per
quei
fumi
aveva
cominciato
a
languire
.
Spese
pazze
...
E
n
'
avesse
almeno
goduto
!
Che
supplizio
cinese
dovevano
essere
per
lui
,
tuttora
,
quelle
scarpine
di
coppale
,
che
lo
costringevano
ad
andare
a
passetti
di
pernice
,
quasi
in
punta
di
piedi
!
Le
male
lingue
dicevano
che
sotto
il
panciotto
teneva
il
busto
,
come
le
donne
.
Il
busto
,
no
;
una
fascia
di
lana
teneva
,
stretta
e
rigirata
più
volte
attorno
alla
vita
,
anche
a
salvaguardia
delle
reni
che
gli
s
'
erano
ingommate
.
Non
era
poi
tanto
vecchio
:
aveva
appena
qualche
annetto
più
di
Capolino
:
ma
lo
sfacimento
,
ad
onta
di
tutte
le
diligenze
e
delle
piú
amorose
e
disperate
cure
,
era
cominciato
in
lui
prestissimo
.
Pareva
adesso
un
fantoccio
automatico
:
tutto
aggiustato
,
tutto
congegnato
,
tutto
finto
:
nei
denti
,
nel
roseo
delle
gote
,
nel
nero
dei
baffetti
incerati
e
del
piccolo
pappafico
e
delle
esili
sopracciglia
e
dei
radi
capelli
;
e
camminava
e
si
moveva
come
per
virtù
di
molle
,
giovanilmente
.
Gli
occhi
,
però
,
tra
tanta
chimica
,
quasi
smarriti
entro
le
borse
gonfie
e
acquose
delle
pàlpebre
,
esprimevano
una
pena
infinita
.
Perché
erano
venuti
i
guaj
,
purtroppo
,
dopo
la
morte
della
moglie
.
Nicoletta
avrebbe
potuto
sbarazzarsi
di
lui
,
ma
ne
aveva
avuto
pietà
;
s
'
era
presa
però
lei
l
'
amministrazione
di
quel
po
'
ch
'
era
restato
;
e
le
apparenze
,
sì
,
aveva
voluto
salvarle
,
e
zio
Salesio
(
ormai
quasi
mummificato
)
aveva
seguitato
a
mostrarsi
per
via
come
un
milordino
,
prodigio
d
'
eleganza
,
sempre
in
calze
di
seta
e
scarpine
di
coppale
,
in
punta
di
piedi
;
ma
,
in
casa
,
eh
,
in
casa
la
più
stretta
economia
.
Tanto
che
un
giorno
Nicoletta
se
l
'
era
visto
arrivare
con
un
involto
di
due
polli
arrosto
finti
,
di
cartone
,
sotto
il
braccio
.
Sicuro
:
due
polli
arrosto
di
cartone
da
figurare
su
la
magra
mensa
sotto
il
paramosche
di
rete
metallica
.
Ogni
giorno
il
povero
vecchio
se
li
metteva
lì
davanti
,
su
la
tavola
,
per
illudersi
:
non
poteva
farne
a
meno
!
E
quei
due
polli
di
cartone
e
un
tozzo
di
pane
(
vero
,
ma
duro
per
i
suoi
denti
non
veri
)
erano
adesso
per
intere
settimane
tutto
il
suo
pranzo
giornaliero
!
Perché
Capolino
non
aveva
voluto
prenderlo
con
sé
,
e
zio
Salesio
Marullo
,
rimasto
solo
nella
vecchia
e
triste
casa
che
Nicoletta
gli
aveva
ceduto
con
quel
po
'
ch
'
era
riuscita
a
salvare
dalla
rovina
,
spesso
,
non
sapendo
limitarsi
nelle
spese
,
per
comperarsi
una
bella
cravatta
o
un
bel
bastoncino
,
restava
digiuno
-
quando
,
beninteso
,
non
si
presentava
in
casa
di
Flaminio
Salvo
nell
'
ora
del
desinare
,
sapendo
che
la
figliastra
era
lì
.
E
Nicoletta
,
che
per
l
'
onta
segreta
gli
avrebbe
strappato
il
pappafico
o
gli
occhi
,
doveva
accoglierlo
sorridente
.
Sentiva
che
avrebbe
potuto
esser
buona
,
in
fondo
,
e
veramente
buona
le
pareva
d
'
essersi
dimostrata
in
certi
momenti
della
sua
vita
;
ma
che
intanto
un
perfido
destino
non
aveva
voluto
permetterle
d
'
esser
tale
.
Cattiva
per
forza
doveva
essere
!
Tutto
falso
in
lei
,
dentro
e
fuori
e
intorno
.
E
una
lotta
segreta
,
continua
,
per
vincer
l
'
afa
del
disgusto
,
per
non
sentir
l
'
impiccio
della
maschera
,
quantunque
già
sul
volto
le
fosse
divenuta
fina
come
la
stessa
pelle
.
Ma
aveva
su
la
fronte
un
cerro
di
capelli
svoltato
,
ribelle
,
Nicoletta
Capolino
,
e
temeva
in
certe
ore
che
così
l
'
anima
qualche
giorno
le
si
sarebbe
svoltata
in
petto
,
in
un
subito
prorompimento
contro
la
soffocazione
di
tanti
e
tanti
anni
.
Per
ora
,
il
marito
andava
a
battersi
?
E
lei
a
festa
!
Per
non
vedere
,
per
non
esser
veduta
da
troppa
gente
,
ordinò
al
cocchiere
di
lasciar
la
via
Atenea
e
di
prendere
per
la
strada
esterna
di
Santa
Lucia
,
sotto
la
città
.
Non
si
curava
più
da
un
pezzo
di
ciò
che
la
gente
pensava
nel
vederla
nella
carrozza
del
Salvo
.
Era
ormai
cosa
risaputa
.
Del
resto
,
anche
qua
,
le
apparenze
in
certo
qual
modo
erano
salvate
dalla
parentela
che
Capolino
aveva
avuto
col
Salvo
e
dall
'
ufficio
ch
'
ella
rappresentava
presso
la
figlia
di
don
Flaminio
.
L
'
audacia
aveva
sfidato
la
malignità
e
,
se
non
vinta
del
tutto
,
l
'
aveva
costretta
a
tacere
e
a
far
di
cappello
in
pubblico
;
a
spettegolare
solo
in
privato
,
ed
anche
con
una
certa
filosofica
indulgenza
.
Perché
la
filosofia
ha
questo
di
buono
:
che
alla
fine
dà
sempre
ragione
a
chi
,
comunque
,
riesca
a
imporsi
.
Villa
Salvo
era
situata
in
alto
,
aerea
,
e
dominava
il
viale
tagliato
su
la
collina
dal
lato
meridionale
.
Vi
si
saliva
per
ampie
scalee
,
che
superavano
l
'
altezza
con
agevoli
fughe
.
A
ogni
ripiano
,
su
i
pilastrini
,
eran
quattro
statue
d
'
arcigna
bruttezza
,
che
certo
non
facevano
buona
accoglienza
ai
visitatori
né
si
congratulavano
molto
con
essi
della
branca
superata
.
Si
godeva
però
di
lassù
la
vista
incantevole
dell
'
intera
campagna
tutta
a
pianure
e
convalli
e
del
mare
lontano
.
Prima
di
salire
al
piano
superiore
della
villa
,
Nicoletta
corse
diviata
allo
studio
del
Salvo
a
pianterreno
;
ma
si
arrestò
d
'
un
tratto
su
la
soglia
,
vedendo
ch
'
egli
non
era
solo
.
-
Avanti
,
avanti
,
-
disse
,
inchinandosi
,
Flaminio
Salvo
,
che
stava
in
piedi
davanti
alla
scrivania
,
a
cui
era
seduto
un
giovine
,
intento
a
scrivere
:
Aurelio
Costa
.
-
Domando
scusa
,
se
...
-
cominciò
a
dire
Nicoletta
,
guardando
il
Costa
che
si
levava
da
sedere
.
-
Ma
non
lo
dica
!
-
la
interruppe
il
Salvo
,
lisciandosi
le
basette
,
con
un
sorriso
freddo
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
palpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
-
Venga
avanti
...
stavo
qui
a
chiacchierare
col
mio
ingegnere
.
Poi
,
notando
l
'
impaccio
di
questo
per
la
presenza
della
signora
,
aggiunse
:
-
Non
vi
conoscete
?
-
Veramente
,
di
nome
sì
,
-
rispose
con
una
certa
disinvoltura
Nicoletta
.
-
Credo
però
non
ci
sia
mai
stata
presentazione
fra
noi
...
-
Oh
!
e
allora
,
-
riprese
il
Salvo
,
-
per
la
formalità
:
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
la
signora
Lellè
Capolino
-
Spoto
.
Aurelio
Costa
,
con
gli
occhi
bassi
,
senza
scostarsi
dalla
scrivania
,
chinò
lievemente
il
capo
.
Era
ben
messo
,
senza
ombra
di
ricercatezza
,
composto
e
altero
nella
maschia
bellezza
,
cui
l
'
insolito
abito
cittadino
,
di
fresca
fattura
,
faceva
forse
apparire
un
po
'
rude
.
-
Sarà
pronta
Adelaide
?
-
domandò
Nicoletta
al
Salvo
dopo
aver
osservato
il
giovane
e
risposto
con
un
lieve
sorriso
all
'
inchino
sostenuto
di
lui
.
-
Ecco
,
un
momento
,
-
rispose
il
Salvo
.
-
Segga
,
segga
,
donna
Lellè
.
Io
vado
e
torno
.
Credo
che
Adelaide
sia
pronta
.
E
s
'
avviò
per
uscire
.
-
Ma
sarà
meglio
che
venga
su
anch
'
io
!
-
gli
gridò
dietro
Nicoletta
.
-
No
,
perché
?
-
disse
il
Salvo
,
voltandosi
su
la
soglia
.
-
Viene
giù
subito
Adelaide
.
E
uscì
.
Nicoletta
non
volle
sedere
;
girò
un
po
'
,
dimenandosi
capricciosamente
per
l
'
ampia
sala
addobbata
con
sobria
ricchezza
.
Aurelio
,
rimasto
in
piedi
,
non
sapeva
se
dovesse
,
o
no
,
rimettersi
a
sedere
;
temeva
di
commettere
un
atto
indelicato
;
ma
,
d
'
altra
parte
,
era
urtato
dal
pensiero
che
,
per
il
capriccio
di
colei
,
dovesse
star
lì
come
un
servitore
in
attesa
.
E
come
una
padrona
veramente
ella
era
lì
:
ma
a
qual
prezzo
?
E
dire
che
lui
aveva
sognato
tant
'
anni
di
farla
sua
,
quella
donna
!
Era
anche
lui
lì
al
servizio
del
Salvo
,
come
lei
,
come
Capolino
,
come
tutti
;
ma
se
ella
fosse
stata
sua
moglie
,
il
Salvo
non
avrebbe
certamente
osato
neppur
di
pensare
che
avrebbe
potuto
servirsene
pe
'
i
suoi
senili
allettamenti
.
Là
,
tra
due
vecchi
si
trovava
ella
ora
,
con
la
sua
florida
bellezza
voluttuosa
,
contaminata
.
Ne
godeva
?
Ostentava
di
fronte
a
lui
quella
sfacciata
padronanza
?
Godeva
di
quel
lusso
?
degli
onori
che
le
si
rendevano
per
l
'
onore
perduto
?
Ma
sì
!
Anche
deputato
sarebbe
stato
tra
poco
suo
marito
...
E
lei
,
moglie
d
'
un
deputato
!
Con
lui
,
invece
,
che
sarebbe
stata
,
se
pur
fosse
riuscita
a
vincere
l
'
orrore
-
già
,
l
'
orrore
!
-
d
'
unirsi
a
uno
di
così
bassi
natali
?
L
'
onestà
,
la
gioventù
,
l
'
amore
puro
e
santo
?
Ma
valevan
di
più
per
lei
le
piume
ondeggianti
e
il
velo
dell
'
ampio
cappello
!
Stanco
e
sdegnato
,
sedette
.
-
Oh
bravo
,
sì
,
-
esclamò
allora
Nicoletta
,
voltandosi
a
guardarlo
.
-
Mi
scusi
tanto
,
se
non
gliel
'
ho
detto
...
Distratta
,
pensavo
...
Si
appressò
;
venne
a
porsi
innanzi
alla
scrivania
,
di
fronte
a
lui
,
con
una
mossa
repentina
,
risoluta
e
provocante
della
persona
.
-
Lei
ora
starà
qui
,
ingegnere
?
-
Forse
...
Non
so
...
-
le
rispose
egli
,
guardandola
a
sua
volta
con
fermezza
.
-
Attendiamo
per
ora
a
tracciare
un
disegno
...
Se
si
attua
...
-
Rimarrà
qui
?
-
Ci
sarà
bisogno
d
'
un
direttore
...
Nicoletta
rimase
un
po
'
a
guardarlo
,
sopra
pensiero
;
poi
,
rialzandosi
lievemente
con
una
mano
i
capelli
su
la
fronte
:
-
Lei
studiò
a
Parigi
,
è
vero
?
-
Sì
,
-
rispose
lui
,
reciso
,
sentendo
il
profumo
inebbriante
che
ella
esalava
dalla
procacissima
persona
.
-
Parigi
!
-
esclamò
Nicoletta
Capolino
,
levando
il
mento
e
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Ci
sono
stata
,
nel
mio
viaggio
di
nozze
...
e
dica
un
po
'
,
volendo
,
adesso
,
lei
non
potrebbe
più
ritornare
ingegnere
governativo
?
Aurelio
la
guardò
,
stordito
da
questa
subitanea
diversione
Aggrottò
le
ciglia
;
rispose
:
-
Non
so
.
Non
credo
.
Ma
non
tenterei
neppure
.
Ritornerei
per
mio
conto
in
Sardegna
.
Sono
qua
per
fare
un
piacere
al
signor
Salvo
.
Non
perderei
nulla
,
andandomene
.
-
Oh
lo
so
!
-
disse
subito
lei
.
-
Coi
suoi
meriti
...
Volevo
dir
questo
appunto
!
E
il
signor
Salvo
certamente
non
se
lo
lascerà
scappare
,
se
ha
in
mente
,
come
lei
dice
,
un
disegno
.
Strizzò
un
po
'
gli
occhi
,
e
portò
un
dito
alle
labbra
,
stette
un
po
'
assorta
e
riprese
con
altro
tono
di
voce
:
-
Eppure
io
mi
ricordo
bene
di
lei
,
sa
?
di
quando
lei
era
qua
,
ancora
studente
...
giovanottino
...
sì
!
me
ne
ricordo
benissimo
ora
...
Aurelio
fece
un
violento
sforzo
su
se
stesso
per
resistere
al
turbamento
,
all
'
urto
che
le
parole
di
lei
,
dette
con
così
calma
improntitudine
,
gli
cagionavano
.
Che
voleva
da
lui
quella
donna
?
Perché
gli
parlava
così
?
Era
veramente
difficile
a
indovinare
;
e
per
Aurelio
,
anzi
,
impossibile
.
L
'
improvviso
,
inopinato
incontro
con
lui
;
l
'
impressione
che
ne
aveva
ricevuta
;
i
pensieri
che
coi
feminei
sguardi
furtivi
gli
aveva
letti
in
fronte
dopo
il
suo
irrompere
con
tanta
libertà
nello
studio
del
Salvo
,
e
poi
durante
quell
'
attesa
;
l
'
avvilimento
segreto
per
la
sua
condizione
,
che
in
fondo
non
poteva
non
sentire
davanti
a
quel
giovine
che
un
giorno
l
'
aveva
chiesta
in
moglie
onestamente
,
per
amore
;
il
pensiero
ch
'
egli
ora
sarebbe
rimasto
lì
,
nella
casa
del
Salvo
,
e
che
Dianella
lo
amava
in
segreto
,
e
che
presto
egli
,
con
la
vicinanza
,
avrebbe
potuto
accorgersene
;
e
che
tra
poco
dunque
-
ostinandosi
Dianella
fino
a
vincere
l
'
opposizione
del
padre
-
lei
avrebbe
potuto
soffrir
l
'
onta
d
'
assistere
al
fidanzamento
di
colui
con
la
figlia
del
suo
padrone
,
avevano
messo
in
subbuglio
l
'
anima
di
Nicoletta
Capolino
.
Sarebbe
toccato
a
lei
,
allora
,
di
sorvegliare
,
di
far
la
guardia
ai
fidanzati
;
e
quel
giovine
là
,
che
si
mostrava
ancor
tanto
mortificato
del
rifiuto
ch
'
ella
sdegnosamente
aveva
opposto
alla
domanda
di
lui
;
quel
giovine
là
si
sarebbe
presa
una
tale
rivincita
su
lei
:
sarebbe
diventato
domani
suo
padrone
anche
lui
,
marito
di
quella
Diana
,
da
cui
ella
si
sentiva
sprezzata
e
odiata
.
Ed
era
pur
bello
,
e
forte
,
e
fiero
!
E
ancora
(
se
n
'
era
accorta
bene
!
)
,
ancora
sotto
il
fascino
di
lei
,
per
quanto
offeso
e
sdegnato
...
Perché
poi
Flaminio
Salvo
,
che
sapeva
tutto
,
se
n
'
era
subito
uscito
e
l
'
aveva
lasciata
lì
,
sola
con
lui
?
Tornò
a
strizzar
gli
occhi
,
quasi
per
smorzare
lo
sfavillìo
dei
segreti
pensieri
;
e
aggiunse
con
un
tono
strano
:
-
Anche
lei
forse
si
ricorderà
...
Aurelio
,
sconvolto
,
levò
gli
occhi
a
guardarla
con
una
espressione
fosca
e
dura
.
-
Non
me
ne
voglia
male
,
-
disse
allora
ella
con
triste
dolcezza
,
piegando
da
un
lato
la
testa
.
-
Poiché
lei
rimarrà
qui
e
noi
avremo
occasione
di
vederci
spesso
,
cogliamo
questa
,
intanto
,
per
togliere
con
franchezza
un
'
ombra
tra
noi
,
che
ci
aduggerebbe
.
Io
passo
per
sventata
;
sarò
tale
,
non
nego
;
ma
non
posso
soffrire
le
simulazioni
,
le
dissimulazioni
d
'
ogni
sorta
,
per
nessuna
ragione
,
i
pensieri
coperti
...
Vogliamo
essere
buoni
amici
?
Gli
tese
,
così
dicendo
,
la
bella
mano
inanellata
;
e
,
dopo
la
stretta
,
gliela
lasciò
ancora
un
poco
per
aggiungere
:
-
Tanto
,
creda
,
non
glielo
dico
per
civetteria
,
né
per
avere
un
complimento
;
lei
ancora
ha
la
sua
bella
libertà
;
nessuna
perdita
e
nessun
rimpianto
.
Buoni
amici
?
E
,
sentendo
l
'
ànsito
affannoso
e
il
fruscìo
della
veste
di
seta
di
donna
Adelaide
Salvo
,
tornò
a
stringergli
la
mano
in
fretta
,
apposta
,
come
per
dar
senso
e
sapore
d
'
un
patto
segreto
a
quella
conversazione
.
-
Alla
fiera
!
alla
fiera
!
-
esclamò
donna
Adelaide
,
entrando
con
le
mani
per
aria
,
accaldata
,
sbuffante
.
-
Guarda
,
Lellè
,
guarda
,
ingegnere
,
figlio
mio
,
come
mi
hanno
parata
!
Oh
,
Maria
Santissima
,
mi
sembro
io
stessa
una
bella
puledra
stagionata
,
tutta
infiocchettata
,
da
condurre
alla
fiera
...
Ma
con
Flaminio
non
si
può
combattere
,
picciotti
miei
;
bisogna
fare
:
Su
,
bubbolino
,
salutami
il
re
;
dir
sempre
di
sì
,
dir
sempre
di
sì
.
Ridete
?
ridete
pure
...
Ridevano
,
infatti
,
Nicoletta
Capolino
e
Aurelio
Costa
,
mentre
donna
Adelaide
con
le
braccia
aperte
si
girava
intorno
come
una
trottola
;
ridevano
anche
,
irresistibilmente
,
per
il
piacere
d
sentire
espressa
con
tanta
disinvoltura
e
tanta
comicità
la
loro
segreta
impressione
,
che
essi
si
sarebbero
guardati
bene
,
non
che
d
'
esprimere
,
ma
anche
di
riflettere
,
con
quella
crudezza
,
su
la
propria
coscienza
.
Appunto
questo
voleva
donna
Adelaide
.
La
quale
sentiva
il
ridicolo
di
quelle
nozze
strane
e
tardive
,
e
poneva
le
mani
avanti
per
disarmar
l
'
altrui
malignità
.
Dotata
di
buon
senso
e
d
'
un
certo
spirito
,
aveva
stimato
di
poter
senz
'
altro
approfittare
della
sua
privilegiata
condizione
e
di
quella
dello
sposo
,
che
mascheravano
con
pompa
sdegnosa
quanto
vi
era
d
'
illegale
in
quelle
nozze
.
Ma
vi
si
prestava
senza
entusiasmo
,
quasi
per
fare
un
piacere
al
fratello
più
che
a
se
stessa
.
Sapeva
però
che
il
principe
era
un
bellissimo
e
garbatissimo
uomo
.
Ella
,
già
anziana
,
dopo
l
'
entrata
di
quella
simpatica
Nicoletta
in
casa
,
che
aveva
preso
tanto
impero
su
Flaminio
(
e
giustamente
,
veh
!
bella
figliuola
,
sacrificata
,
poverina
,
da
quel
cagliostro
del
marito
!
)
,
ella
s
'
era
stancata
della
sua
«
terribile
signorinaggine
»
come
la
chiamava
,
e
aveva
detto
di
sì
:
-
Su
,
bubbolino
,
salutami
il
re
!
Senza
municipio
;
con
la
chiesa
soltanto
.
Che
glien
'
importava
?
Vecchia
,
non
avrebbe
fatto
figli
di
certo
.
L
'
assoluzione
del
prete
,
per
lei
,
bastava
,
per
i
parenti
e
gli
amici
bastava
,
e
dunque
avanti
,
alla
fiera
!
allegramente
!
La
musoneria
,
la
musoneria
non
poteva
soffrire
,
donna
Adelaide
.
Era
impensierita
soltanto
di
questo
:
che
le
avevano
detto
che
il
principe
aveva
la
barba
lunga
.
Un
uomo
con
la
barba
lunga
doveva
essere
molto
serio
per
forza
,
o
averne
per
lo
meno
l
'
impostatura
.
Sperava
di
fargliela
accorciare
.
Bella
Madre
Santissima
,
non
ci
avrebbe
avuto
pazienza
,
lei
,
a
lisciar
peli
lunghi
come
fiumi
!
Più
corta
,
la
barba
,
più
corta
...
Chionza
popputa
,
quasi
senza
collo
,
non
era
tuttavia
brutta
,
donna
Adelaide
;
aveva
anzi
bello
il
viso
,
ma
gli
occhi
troppo
lucenti
,
d
'
una
lucentezza
cruda
,
quasi
di
smalto
,
e
lucentissimi
i
denti
che
le
si
scoprivano
tutti
nelle
sonore
risate
frequenti
.
Smaniava
sempre
,
oppressa
com
'
era
e
soffocata
da
quelle
enormi
poppe
sotto
il
mento
,
«
prepotenti
escrescenze
»
,
com
'
ella
le
chiamava
.
E
caldo
,
caldo
,
caldo
;
aveva
sempre
caldo
,
e
voleva
aria
!
aria
!
aria
!
Non
se
l
'
aspettava
,
intanto
,
il
vecchio
cascinone
di
Valsanìa
,
nel
desolato
abbandono
in
cui
da
tanti
anni
viveva
,
tutti
quei
fronzoli
e
quei
pennacchi
,
tutti
quei
paramenti
sfarzosi
che
i
tappezzieri
gli
appendevano
dalla
mattina
.
Pareva
se
li
guardasse
addosso
,
triste
e
un
po
'
stupito
,
con
gli
occhi
delle
sue
finestre
.
Oh
!
oh
!
gli
avevano
appeso
anche
un
lungo
festone
di
lauro
,
come
una
collana
;
un
'
altra
collana
,
più
su
,
di
mortella
,
sotto
le
gronde
,
con
certi
rosoni
di
carta
che
avevano
spaventato
i
passeri
del
tetto
.
Povere
care
creaturine
,
a
cui
esso
,
buon
vecchione
ospitale
,
voleva
tanto
bene
!
Eccoli
là
,
tutti
scappati
via
,
nascosti
tra
le
foglie
degli
alberi
attorno
.
E
di
là
gli
mandavano
,
sgomenti
,
certi
acuti
squittìi
,
che
volevano
dire
:
-
Oh
Dio
,
che
ti
fanno
,
vecchione
,
che
ti
fanno
?
Mah
!
S
'
era
da
gran
tempo
addormentato
,
il
vecchione
,
nella
pace
dei
campi
.
Lontano
dalla
vita
degli
uomini
e
quasi
abbandonato
da
essa
,
aveva
da
un
pezzo
cominciato
a
sentirsi
,
nel
sogno
,
cosa
della
natura
:
le
sue
pietre
,
nel
sogno
,
a
risentire
la
montagna
nativa
da
cui
erano
state
cavate
e
intagliate
;
e
l
'
umidore
della
terra
profonda
era
salito
e
s
'
era
diffuso
nei
muri
,
come
la
linfa
nei
rami
degli
alberi
e
qua
e
là
per
le
crepe
erano
spuntati
ciuffi
d
'
erba
,
e
le
tegole
del
tetto
s
'
eran
tutte
vestite
di
musco
.
Il
vecchio
cascinone
,
dormendo
,
godeva
di
sentirsi
così
riprendere
dalla
terra
,
di
sentire
in
sé
la
vita
della
montagna
e
delle
piante
,
per
cui
ora
intendeva
meglio
la
voce
dei
venti
,
la
voce
del
mare
vicino
,
lo
sfavillìo
delle
stelle
lontane
e
la
blanda
carezza
lunare
.
Che
bel
tappeto
nuovo
fiammante
su
la
vecchia
scala
rustica
,
che
aveva
due
stanghe
verdi
per
ringhiera
!
che
scorta
di
lauri
e
di
bambù
su
per
i
gradini
e
poi
sul
pianerottolo
!
e
che
drappi
damascati
ai
davanzali
delle
finestre
e
al
terrazzo
di
levante
per
nascondere
la
ringhiera
arrugginita
!
che
tappeto
anche
lì
,
su
quel
terrazzo
,
e
sedie
di
giunco
e
tavolini
e
vasi
di
fiori
...
Ora
vi
rizzavano
una
tenda
a
padiglione
.
Il
ricevimento
e
la
presentazione
degli
sposi
avrebbero
avuto
luogo
lì
,
poiché
non
s
'
era
potuta
strappare
a
Mauro
Mortara
la
chiave
del
camerone
.
Dall
'
alba
egli
era
andato
a
rintanarsi
,
non
si
sapeva
dove
.
Don
Cosmo
,
in
maniche
di
camicia
,
sbuffava
e
smaniava
per
la
camera
in
disordine
,
mentre
donna
Sara
Alàimo
,
ancora
spettinata
,
cercava
dentro
un
'
arca
antica
di
faggio
,
stretta
e
lunga
come
una
bara
,
un
abito
decente
per
farlo
comparire
nella
solenne
cerimonia
.
Spirava
da
quell
'
arca
piena
d
'
abiti
vecchi
un
denso
acutissimo
odore
di
canfora
.
-
Mi
tenga
il
coperchio
,
almeno
,
santo
Dio
!
-
gemeva
soffocata
,
come
da
sotterra
,
la
povera
«
casiera
»
.
Già
due
volte
il
coperchio
le
era
caduto
addosso
,
su
le
reni
.
E
don
Cosmo
:
-
Gnornò
!
Siamo
in
campagna
!
Lasciatemi
in
pace
!
-
Ma
si
lasci
servire
...
-
seguitava
a
gemere
dentro
l
'
arca
donna
Sara
.
-
Verrà
monsignor
vescovo
...
verrà
la
sposa
...
Vuol
comparire
in
giacchetta
?
Mi
lasci
cercare
...
So
che
c
'
è
!
-
E
io
vi
dico
,
invece
,
che
non
c
'
è
piú
!
-
Ma
se
l
'
ho
vista
io
!
C
'
è
!
C
'
è
!
Cercava
un
'
antica
napoleona
,
che
don
Cosmo
al
tempo
dei
tempi
aveva
indossata
una
o
due
volte
,
e
rimasta
perciò
nuova
nuova
,
lì
sepolta
sotto
la
canfora
,
di
foggia
antica
,
sì
,
ma
«
abito
di
tono
»
almeno
...
-
Eccola
qua
!
gridò
alla
fine
,
trionfante
,
donna
Sara
,
rizzandosi
su
le
reni
indolenzite
.
E
tira
e
tira
e
tira
...
oh
,
Dio
,
cosí
lunga
?
...
e
tira
...
Le
si
allentarono
le
braccia
,
a
donna
Sara
.
Era
una
tonaca
,
quella
.
La
tonaca
da
seminarista
di
don
Cosmo
Laurentano
.
Finì
di
tirarla
fuori
tutta
,
mogia
mogia
,
per
ripiegarla
a
modo
e
riseppellirla
coi
debiti
riguardi
.
Tentennò
il
capo
;
sospirò
:
-
Vero
peccato
!
Chi
sa
che
,
invece
di
monsignor
Montoro
,
non
sarebbe
lei
a
quest
'
ora
vescovo
di
Girgenti
...
-
Starebbe
fresca
la
diocesi
!
-
borbottò
don
Cosmo
.
-
Buttatela
via
,
giù
!
S
'
era
turbato
alla
vista
inaspettata
di
quella
tonaca
,
spettro
della
sua
antica
fede
giovanile
.
Vuota
e
nera
come
quella
tonaca
era
rimasta
di
poi
l
'
anima
sua
!
Che
angosce
,
che
torture
gli
resuscitava
...
Con
gli
angoli
della
bocca
in
giù
e
gli
occhi
chiusi
,
don
Cosmo
s
'
immerse
nelle
memorie
lontane
e
tuttavia
dolenti
della
sua
gioventù
tormentata
per
anni
dalla
ragione
in
lotta
con
la
fede
.
E
la
ragione
aveva
vinto
la
fede
,
ma
per
naufragare
poi
in
quella
nera
,
fredda
e
profonda
disperazione
.
-
C
'
era
o
non
c
'
era
?
-
gli
disse
donna
Sara
alla
fine
,
parandoglisi
davanti
con
la
napoleona
su
le
braccia
protese
.
Don
Cosmo
fece
appena
in
tempo
a
indossarla
.
Uno
degli
uomini
di
guardia
(
ne
erano
venuti
otto
,
alla
spicciolata
,
da
Colimbètra
,
in
gran
tenuta
)
entrò
di
corsa
ad
annunziar
l
'
arrivo
di
Monsignore
.
Don
Cosmo
tornò
a
sbuffare
;
volle
alzar
le
braccia
per
esprimere
il
fastidio
che
gli
recava
quell
'
annunzio
;
ma
non
poté
;
la
napoleona
...
-
Giusta
!
attillata
!
dipinta
!
-
lo
prevenne
donna
Sara
.
-
Dipinta
un
corno
!
-
gridò
don
Cosmo
.
-
Mi
sega
le
ascelle
,
mi
strozza
!
E
scappò
via
.
Sperava
che
arrivasse
per
ultimo
il
vescovo
e
che
non
toccasse
a
lui
d
'
accoglierlo
e
di
tenergli
compagnia
fino
all
'
arrivo
degli
altri
ospiti
.
Gli
seccavano
anche
questi
,
gli
seccava
enormemente
tutta
quella
pagliacciata
pomposa
;
ma
più
di
tutto
e
di
tutti
la
vista
di
monsignor
vescovo
,
di
quell
'
alto
rappresentante
d
'
un
mondo
da
cui
egli
s
'
era
allontanato
dopo
tanto
strazio
,
urtato
specialmente
dall
'
ipocrisia
di
tanti
altri
suoi
compagni
,
i
quali
,
pur
assaliti
in
segreto
dai
suoi
stessi
dubbii
,
vi
erano
rimasti
.
E
monsignor
Montoro
era
appunto
fra
questi
.
Ora
si
faceva
baciar
la
mano
,
colui
,
e
aveva
la
cura
suprema
delle
anime
di
un
'
intera
diocesi
.
Le
illusioni
incoscienti
,
le
finzioni
spontanee
e
necessarie
dell
'
anima
,
don
Cosmo
,
sì
,
le
scusava
e
le
commiserava
e
compativa
;
ma
le
finzioni
coscienti
,
no
,
segnatamente
in
quell
'
ufficio
supremo
,
in
quel
ministero
della
vita
e
della
morte
.
-
Oh
bello
!
oh
bene
!
-
diceva
intanto
Monsignore
,
molle
molle
,
smontato
dalla
vettura
e
guardando
la
campagna
intorno
,
tra
Dianella
Salvo
e
il
suo
segretario
,
giovane
prete
,
smilzo
e
pallidissimo
,
dagli
occhi
profondi
e
intelligenti
.
-
Col
mare
vicino
...
oh
bello
!
...
oh
bene
!
...
e
la
valle
...
e
la
valle
...
e
che
...
S
'
interruppe
,
vedendo
don
Cosmo
scender
la
scala
della
vecchia
villa
infronzolata
.
-
Oh
eccolo
!
Caro
mio
don
Cosmo
...
-
Monsignore
riveritissimo
,
-
disse
questi
,
inchinandosi
goffamente
.
-
Caro
...
Caro
...
-
ripeté
Monsignore
,
quasi
abbraccianolo
e
battendogli
una
mano
sulla
spalla
.
-
Da
quanti
mai
anni
non
ci
vediamo
più
...
Vecchi
...
eh
!
vecchi
...
Tu
...
(
ci
daremo
del
tu
,
spero
,
come
un
tempo
noi
due
)
tu
devi
avere
,
se
non
sbaglio
,
qualche
annetto
più
di
me
...
-
Forse
...
sì
,
-
sospirò
don
Cosmo
.
-
Ma
chi
li
conta
piú
,
Montoro
mio
?
So
che
n
'
ho
molti
dietro
;
pochi
,
davanti
;
e
quelli
mi
pesano
,
e
questi
mi
pajono
enormemente
lunghi
...
Non
so
altro
.
Dianella
Salvo
,
guardando
don
Cosmo
,
aveva
atteggiato
involontariamente
il
volto
di
riso
nel
vedergli
addosso
quell
'
antica
napoleona
che
gli
serrava
le
spalle
e
le
braccia
.
Sorrideva
sotto
il
naso
anche
il
giovine
e
pallido
prete
;
e
gli
otto
uomini
di
guardia
,
postati
e
impalati
a
piè
della
scala
,
miravano
il
fratello
del
principe
loro
padrone
,
a
quel
solenne
ricevimento
,
tra
afflitti
e
mortificati
.
Donna
Sara
Alàimo
s
'
era
accomodati
alla
bell
'
e
meglio
i
capelli
sotto
la
cuffia
ed
era
scesa
a
baciar
la
mano
al
vescovo
,
piegando
un
ginocchio
fino
a
terra
;
erano
scese
con
lei
le
due
cameriere
insieme
col
cuoco
e
il
servitore
,
e
s
'
era
accostata
anche
la
moglie
del
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
coi
tre
marmocchi
sbracati
,
dalle
zampe
a
roncolo
.
Monsignore
tendeva
la
mano
al
bacio
e
sorrideva
a
tutti
,
chinando
il
capo
.
Poi
presentò
il
segretario
a
don
Cosmo
e
,
salendo
la
scala
della
villa
,
parlò
della
visita
che
aveva
fatto
testé
,
di
passata
,
alla
chiesuola
della
Seta
,
e
della
festa
che
gli
avevano
fatta
tutti
gli
abitanti
di
quel
casale
.
-
Che
buona
gente
...
che
buona
gente
...
E
domandò
a
Dianella
e
a
donna
Sara
se
la
domenica
andavano
a
messa
lì
,
a
quella
chiesuola
.
-
So
che
ci
viene
apposta
un
sacerdote
da
Porto
Empedocle
,
e
che
quei
buoni
borghigiani
raccolgono
l
'
obolo
dai
viandanti
tutta
la
settimana
,
per
lo
stradone
...
Entrando
nella
villa
si
rivolse
a
Dianella
e
le
domandò
:
-
La
mamma
?
Dianella
gli
rispose
con
un
gesto
sconsolato
delle
braccia
,
impallidendo
e
guardandolo
negli
occhi
amaramente
.
-
Che
pena
!
-
sospirò
Monsignore
,
andando
a
sedere
nel
terrazzo
già
addobbato
.
-
Ma
calma
,
eh
,
almeno
è
calma
?
-
Non
si
sente
!
-
esclamò
donna
Sara
.
-
E
seguita
a
pregare
,
è
vero
?
-
aggiunse
il
vescovo
.
-
Sempre
,
-
rispose
Dianella
.
-
Consolante
per
voi
,
-
osservò
Monsignore
,
tentennando
lievemente
il
capo
,
con
gli
occhi
globulenti
socchiusi
,
-
che
nel
bujo
della
mente
,
soltanto
il
lume
della
fede
le
sia
rimasto
acceso
...
Divina
misericordia
...
-
Perdere
la
ragione
!
-
mormorò
don
Cosmo
.
Monsignore
si
voltò
a
guardarlo
,
piccato
.
Ma
don
Cosmo
,
assorto
,
non
lo
vide
:
pensava
per
conto
suo
.
-
Dico
serbar
la
fede
,
pur
avendo
perduto
la
ragione
,
-
spiegò
Monsignore
.
-
Sì
,
sì
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
riscotendosi
.
-
Ma
difficile
è
il
contrario
,
Monsignore
mio
!
-
Credo
che
non
sia
prudente
,
è
vero
,
farmi
vedere
da
lei
?
-
domandò
il
vescovo
,
rivolgendosi
a
Dianella
,
come
se
non
avesse
inteso
le
parole
di
don
Cosmo
.
-
Lasciamola
,
lasciamola
tranquilla
...
Con
te
,
-
soggiunse
poi
,
piano
e
con
un
benevolo
sorriso
a
don
Cosmo
,
-
vorrei
pur
riprendere
le
fervide
discussioni
nostre
d
'
un
tempo
,
ma
non
ora
e
non
qui
...
Se
tu
volessi
venire
a
trovarmi
...
-
Discutere
?
Stolido
perfetto
!
-
esclamò
don
Cosmo
.
-
Sono
diventato
stolido
perfetto
,
caro
Montoro
mio
...
Non
connetto
più
!
Se
uno
mi
dice
che
due
e
due
fanno
sei
e
un
altro
mi
dice
che
fanno
tre
...
-
Ecco
il
principe
!
-
lo
interruppe
donna
Sara
,
che
guardava
verso
il
viale
dalla
ringhiera
del
terrazzo
.
Monsignore
si
alzò
con
Dianella
e
don
Cosmo
per
vederlo
arrivare
.
Questi
accorse
,
per
abbracciarlo
appena
smontato
dalla
vettura
.
Cavalcavano
ai
due
lati
capitan
Sciaralla
e
un
altro
graduato
,
anch
'
essi
in
alta
tenuta
.
Il
rosso
acceso
dei
calzoni
spiccava
gajamente
tra
il
verde
degli
alberi
e
sotto
l
'
azzurro
del
cielo
.
La
vettura
era
chiusa
.
Il
segretario
Lisi
Prèola
sedeva
dirimpetto
al
principe
.
Donna
Sara
si
ritrasse
dal
terrazzo
,
ove
rimasero
soltanto
Monsignore
,
Dianella
Salvo
e
il
segretario
ad
assistere
dalla
ringhiera
all
'
abbraccio
che
i
due
fratelli
si
sarebbero
scambiato
.
Don
Ippolito
Laurentano
smontò
dalla
vettura
con
giovanile
agilità
.
Vestiva
da
mattina
e
aveva
in
capo
un
cappello
avana
dalle
ampie
tese
.
Baciò
il
fratello
e
subito
si
trasse
indietro
a
osservarlo
.
-
Cosmo
,
e
come
ti
sei
conciato
?
-
gli
domandò
sorridendo
.
-
Ma
no
!
ma
no
!
Vai
subito
a
levarti
codesto
monumento
dalle
spalle
...
Don
Cosmo
si
guardò
addosso
la
napoleona
,
di
cui
non
si
ricordava
più
,
quantunque
se
ne
sentisse
segar
le
ascelle
.
-
Sì
,
difatti
,
-
disse
,
-
sento
un
certo
odore
...
-
Odore
?
Ma
tu
appesti
,
caro
!
-
esclamò
don
Ippolito
.
-
Senti
di
canfora
lontano
un
miglio
!
E
sorrise
a
Monsignore
e
si
levò
il
cappello
per
salutare
Dianella
Salvo
nel
terrazzo
;
poi
s
'
avviò
per
la
scala
.
-
Vi
do
la
consolante
notizia
che
siete
molto
più
stolida
di
me
!
ma
molto
!
molto
!
-
diceva
poco
dopo
don
Cosmo
alla
«
casiera
»
avvilita
e
stizzita
,
punto
persuasa
che
quell
'
«
abito
di
tono
»
fosse
fuor
di
luogo
in
un
avvenimento
come
quello
,
con
la
presenza
d
'
un
monsignore
.
-
E
mi
avete
fatto
girar
la
testa
,
-
incalzava
don
Cosmo
,
-
e
mi
avete
ubriacato
con
tutta
la
vostra
canfora
...
Tirate
,
giù
!
tirate
subito
...
Non
mi
posso
scorticare
da
me
!
Datemi
la
mia
solita
giacca
,
adesso
.
Quando
ricomparve
sul
terrazzo
,
don
Ippolito
levò
le
braccia
.
-
Ah
,
sia
lodato
Dio
!
così
va
bene
!
Monsignore
e
Dianella
ridevano
.
-
Pensate
di
donna
Sara
!
che
vuoi
farci
?
-
sospirò
don
Cosmo
,
alzando
le
spalle
.
-
Vi
assicuro
che
è
molto
più
stolida
di
me
.
-
Questo
poi
!
-
disse
il
principe
,
ridendo
.
-
E
di
'
un
po
'
,
Mauro
dov
'
è
?
non
si
fa
vedere
?
-
Uhm
!
-
fece
don
Cosmo
.
-
Sparito
!
Non
ne
ho
più
nuova
da
tanti
giorni
,
da
che
abbiamo
l
'
onore
...
-
Io
so
dov
'
è
,
-
disse
Dianella
,
inchinando
graziosamente
il
capo
al
complimento
di
don
Cosmo
,
che
volle
interrompere
.
-
Sotto
un
carubo
giù
nel
vallone
...
Ma
,
per
carità
non
deve
saperlo
nessuno
!
Noi
abbiamo
fatto
amicizia
...
-
Ah
sí
?
-
domandò
don
Ippolito
,
ammirando
con
occhi
ridenti
la
gentilezza
e
la
grazia
della
fanciulla
.
-
Con
quell
'
orso
?
-
È
un
gran
pazzo
!
-
sentenziò
gravemente
don
Cosmo
.
-
No
,
perché
?
-
fece
Dianella
.
-
E
guardi
poi
chi
lo
dice
,
Monsignore
!
-
esclamò
il
principe
.
-
Non
so
che
pagherei
per
assistere
,
non
visto
,
alle
scene
che
debbono
avvenire
qua
fra
tutti
e
due
,
quando
son
soli
...
Don
Cosmo
approvò
col
capo
ed
emise
il
suo
solito
riso
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
-
Dev
'
essere
uno
spasso
!
-
aggiunse
don
Ippolito
.
Dianella
guardava
con
piacere
e
indefinibile
soddisfazione
quel
vecchio
,
a
cui
la
virile
bellezza
,
la
composta
vigoria
,
la
sicura
padronanza
di
sé
davano
una
nobiltà
così
altera
e
così
serena
a
un
tempo
;
indovinava
il
tratto
squisito
che
doveva
avere
senza
il
minimo
studio
e
però
senz
'
ombra
d
'
affettazione
,
e
soffriva
nel
porgli
accanto
col
pensiero
sua
zia
Adelaide
di
così
diversa
,
anzi
opposta
natura
:
scoppiante
e
sempliciona
.
Che
impressione
ne
avrebbe
ricevuta
tra
poco
?
Si
mossero
tutti
dal
terrazzo
e
tutti
,
tranne
Monsignore
e
il
suo
segretario
che
rimasero
sul
pianerottolo
innanzi
alla
porta
,
scesero
a
piè
della
scala
,
quando
i
sonaglioli
d
'
argento
annunziarono
per
il
viale
la
vettura
di
Flaminio
Salvo
.
Don
Ippolito
si
fece
avanti
per
ajutar
le
signore
a
smontare
,
e
sorprese
la
sposa
nell
'
atto
di
sbuffare
un
Eccoci
qua
!
con
le
braccia
protese
verso
il
cielo
della
carrozza
,
come
per
spiccicarsele
.
Finse
di
non
accorgersi
di
quell
'
atto
sguajato
,
facendo
più
profondo
l
'
inchino
,
poi
le
baciò
la
mano
;
la
baciò
a
donna
Nicoletta
Capolino
,
e
strinse
vigorosamente
quella
di
Flaminio
Salvo
,
mentre
le
due
signore
abbracciavano
festosamente
Dianella
,
e
don
Cosmo
restava
impacciato
,
non
sapendo
se
e
come
farsi
avanti
.
Capitan
Sciaralla
su
la
giumenta
bianca
pareva
una
statua
,
a
piè
della
scala
,
innanzi
al
plotone
su
l
'
attenti
.
-
Ah
,
i
militari
!
lasciatemi
vedere
i
militari
!
-
esclamò
donna
Adelaide
,
accorrendo
come
una
papera
,
senza
accorgersi
che
dall
'
alto
della
scala
,
tra
i
cassoni
di
lauro
e
di
bambù
,
monsignor
Montoro
col
volto
atteggiato
di
benevolo
condiscendente
sorriso
per
la
terza
volta
si
inchinava
invano
.
Dianella
,
scorgendo
alla
fine
l
'
imbarazzo
di
don
Cosmo
,
troncò
le
espansioni
d
'
affetto
di
Nicoletta
Capolino
,
e
trattenne
la
zia
per
indicargli
e
presentargli
il
futuro
cognato
.
-
Ah
già
-
fece
donna
Adelaide
,
ridendo
e
stringendogli
forte
la
mano
.
-
Tanto
piacere
!
Il
romito
di
Valsanìa
,
è
vero
?
Piacerone
!
E
come
l
'
hanno
parata
bella
la
villa
!
Uh
,
guarda
!
guarda
!
ma
c
'
è
già
Monsignore
...
E
nessuno
me
lo
diceva
!
S
'
avviò
in
fretta
per
la
scala
;
subito
il
principe
accorse
per
offrirle
il
braccio
;
don
Cosmo
lo
offrì
a
donna
Nicoletta
,
e
Dianella
seguì
col
padre
.
-
Vestiti
proprio
bene
codesti
militari
!
-
disse
donna
Adelaide
al
principe
,
tirandosi
su
davanti
con
la
mano
libera
la
veste
,
per
non
incespicar
nella
salita
.
-
Graziosi
davvero
!
pajono
pupi
di
zucchero
!
Poi
,
prima
d
'
arrivare
al
pianerottolo
in
cima
alla
scala
:
-
Monsignore
eccellentissimo
!
Credevo
che
Vostra
Eccellenza
dovesse
arrivare
col
comodo
suo
,
ed
eccola
qua
invece
...
puntuale
!
Il
vescovo
sorrise
,
tese
la
mano
perché
donna
Adelaide
baciasse
l
'
anello
,
e
le
disse
:
-
Per
aver
la
gioja
di
vedervi
così
,
a
braccio
del
principe
e
darvi
la
benvenuta
,
donna
Adelaide
,
nelle
case
dei
Laurentano
.
-
Ma
che
degnazione
,
grazie
,
grazie
,
proprio
gentile
,
Vostra
Eccellenza
!
-
rispose
donna
Adelaide
,
entrando
nella
villa
a
un
invito
del
principe
.
Entrò
Monsignore
e
poi
donna
Nicoletta
e
poi
Dianella
e
il
Salvo
e
il
segretario
del
vescovo
e
anche
don
Cosmo
:
il
principe
volle
entrare
per
ultimo
.
Quando
si
fece
nel
terrazzo
,
sorprese
i
dolci
occhi
di
Dianella
che
lo
aspettavano
,
indagatori
.
Istintivamente
rispose
a
quello
sguardo
con
un
lievissimo
sorriso
.
-
Bell
'
uomo
,
no
?
-
disse
piano
a
Dianella
Nicoletta
Capolino
.
-
Non
ci
sarà
punto
bisogno
d
'
accorciargli
la
barba
,
come
dice
Adelaide
.
-
Accorciargli
la
barba
?
-
domandò
Dianella
.
-
Sì
,
-
riprese
l
'
altra
.
-
Ci
ha
fatto
tanto
ridere
in
carrozza
,
con
la
paura
della
barba
lunga
del
principe
.
-
Che
avete
da
dire
voi
due
là
?
-
saltò
a
domandare
a
questo
punto
donna
Adelaide
.
-
Ridete
di
noi
?
Ridono
di
me
e
di
voi
,
caro
principe
.
Ragazzacce
!
Ma
non
c
'
è
che
fare
:
siamo
qua
per
questo
;
oggi
è
la
nostra
giornata
...
Come
alla
fiera
!
Flaminio
,
figlio
mio
,
non
mi
mangiare
con
gli
occhi
.
Fammi
coraggio
,
piuttosto
!
Io
ti
dico
di
sì
,
sempre
di
sì
...
Ma
lasciami
stare
allegra
!
Dico
sciocchezze
,
perché
sono
commossa
...
Andiamo
,
Nicoletta
!
Con
licenza
vostra
,
principe
,
vado
a
salutare
la
mia
povera
cognata
.
E
andò
seguita
dalla
nipote
e
da
Nicoletta
.
Subito
il
Salvo
,
per
rimediare
all
'
impressione
sgradevole
di
quella
scappata
della
sorella
nell
'
animo
del
principe
,
spiegò
con
aria
misteriosa
che
la
signora
Capolino
ignorava
affatto
che
il
marito
forse
in
quel
momento
stesso
si
batteva
e
che
lo
credeva
invece
a
Siculiana
per
il
giro
elettorale
.
-
Preghiamo
Iddio
che
avvenga
bene
!
-
sospirò
Monsignore
,
afflittissimo
,
levando
gli
occhi
al
cielo
.
-
Oh
,
non
c
'
è
da
dubitarne
!
-
sorrise
il
Salvo
.
-
Un
avversario
ridicolo
,
che
le
ha
prese
da
tutti
,
sempre
:
corto
,
grassoccio
e
miope
forte
.
Il
nostro
Capolino
,
invece
...
-
Ho
visto
da
lontano
,
per
lo
stradone
,
appena
uscito
dalla
villa
,
-
disse
don
Ippolito
,
-
le
due
carrozze
che
venivano
a
Colimbètra
.
-
Eh
già
,
-
soggiunse
il
Salvo
,
-
a
quest
'
ora
,
certamente
...
E
s
'
interruppe
.
Tacquero
tutti
per
un
istante
,
sopraffatti
senza
volerlo
dalla
costernazione
,
e
volarono
col
pensiero
alla
villa
lontana
,
dove
in
quel
momento
avveniva
lo
scontro
.
Lì
era
una
ben
diversa
realtà
:
due
uomini
a
fronte
,
due
sciabole
nude
,
guizzanti
nell
'
aria
;
qua
,
in
mezzo
al
silenzio
della
campagna
,
gli
addobbi
sfarzosi
,
improvvisati
per
una
festa
,
che
ora
,
stranamente
,
appariva
a
tutti
quasi
fuor
di
luogo
.
C
'
era
veramente
,
fin
dall
'
arrivo
,
in
fondo
a
gli
animi
una
certa
freddezza
impicciosa
,
che
tanto
il
principe
quanto
il
Salvo
cercavano
di
dissimulare
alla
meglio
.
Tale
freddezza
proveniva
dalla
risposta
di
Landino
,
finalmente
arrivata
,
alla
lettera
del
padre
:
solite
congratulazioni
,
soliti
augurii
,
espressioni
ricercate
di
compiacimento
per
la
buona
e
affettuosa
compagnia
che
il
padre
avr
'
ebbe
avuto
;
ma
nessun
accenno
alla
sua
venuta
per
assistere
alle
nozze
.
Don
Ippolito
,
partendo
da
Colimbètra
,
aveva
divisato
di
mandare
a
Roma
Mauro
Mortara
,
perché
facesse
intendere
a
Landino
quanto
dispiacere
gli
cagionasse
la
sua
condotta
,
e
lo
inducesse
a
ritornare
con
sé
in
Sicilia
.
Sapeva
che
Landino
fin
dalla
prima
infanzia
nutriva
un
affetto
tenerissimo
e
profondo
per
il
vecchio
Mauro
e
una
viva
ammirazione
per
il
carattere
di
lui
,
per
la
fedeltà
fanatica
alla
memoria
e
alle
idee
del
nonno
,
per
l
'
atteggiamento
quasi
sdegnoso
che
aveva
assunto
fin
da
principio
e
manteneva
tuttora
di
fronte
al
padre
,
cioè
di
fronte
a
lui
don
Ippolito
,
che
pure
era
il
suo
padrone
.
Nessun
ambasciatore
forse
sarebbe
stato
più
efficace
di
lui
.
Perché
quel
vecchio
selvaggio
era
come
radicato
nel
cuore
della
famiglia
.
Volle
approfittare
di
quel
momento
che
le
due
signore
s
'
erano
assentate
,
per
uscire
sul
pianerottolo
della
scala
a
ordinare
a
Sciaralla
di
mandar
giù
nel
burrone
Vanni
di
Ninfa
in
cerca
di
Mauro
,
a
cui
voleva
parlare
.
Quando
ritornò
sul
terrazzo
,
vi
ritrovò
donna
Adelaide
,
donna
Nicoletta
e
Dianella
.
Le
prime
due
s
'
erano
tolti
i
cappelli
Donna
Adelaide
aveva
gli
occhi
rossi
di
pianto
e
Dianella
era
più
pallida
e
più
fosco
il
Salvo
.
-
Io
non
v
'
ho
chiesto
,
don
Flaminio
,
-
disse
il
principe
afflitto
,
-
d
'
essere
presentato
alla
vostra
signora
,
perché
so
purtroppo
...
-
Oh
,
grazie
,
grazie
,
-
lo
interruppe
il
Salvo
,
stringendosi
nel
suo
cordoglio
e
scrollando
lievemente
il
capo
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
come
per
dire
:
«
Tanto
...
è
come
se
non
ci
fosse
!
»
.
Donna
Adelaide
s
'
era
accostata
alla
ringhiera
del
terrazzo
e
,
con
le
spalle
voltate
,
s
'
asciugava
gli
occhi
,
si
soffiava
forte
il
naso
,
dicendo
a
Nicoletta
Capolino
che
la
esortava
a
calmarsi
:
-
Sono
un
'
asinaccia
,
lo
so
!
Ma
che
ci
posso
fare
?
Quando
la
vedo
...
quando
le
vedo
quegli
occhi
...
mi
fa
una
pena
!
una
pena
!
A
un
tratto
,
facendo
uno
sforzo
,
alzò
le
braccia
,
si
provò
a
sollevare
e
a
scuotere
il
capo
,
come
soffocata
,
sbuffò
:
-
Uff
,
e
basta
ora
!
-
e
si
voltò
sorridente
.
Vennero
nel
terrazzo
due
camerieri
in
livrea
con
vassoj
pieni
di
tazze
e
di
paste
.
Dopo
la
colazione
,
monsignor
Montoro
prese
la
parola
per
dichiarare
con
un
forbito
sermoncino
(
che
pur
voleva
aver
l
'
aria
d
'
essere
improvvisato
lì
per
lì
,
alla
buona
)
la
promessa
formale
delle
prossime
nozze
,
ed
esaltò
naturalmente
i
bei
tempi
,
in
cui
alla
società
degli
uomini
bastava
d
'
intendersi
solamente
con
Dio
per
il
vincolo
matrimoniale
,
che
soltanto
la
religione
può
render
sacro
e
nobile
,
laddove
la
legge
umana
e
così
detta
civile
lo
avvilisce
e
quasi
lo
abietta
...
Tutti
ascoltavano
a
occhi
bassi
,
religiosamente
,
le
parole
dipinte
del
vescovo
.
Solo
don
Cosmo
teneva
le
ciglia
aggrottate
e
gli
occhi
serrati
,
come
se
in
qualcuna
di
quelle
parole
volesse
trovar
l
'
appiglio
per
una
discussione
filosofica
.
Don
Ippolito
,
nel
vederlo
in
quell
'
atteggiamento
,
se
ne
impensierì
sul
serio
.
Flaminio
Salvo
,
dal
canto
suo
,
con
quella
lettera
da
Roma
attraverso
all
'
anima
,
pensava
che
eran
belle
e
buone
,
sì
,
quelle
considerazioni
del
vescovo
,
ma
che
intanto
il
signor
figlio
del
principe
faceva
orecchie
da
mercante
,
e
che
non
si
stava
ai
patti
,
e
che
la
sorella
senz
'
alcuna
garanzia
si
lasciava
andare
a
quella
prima
compromissione
.
Per
donna
Adelaide
quell
'
orazioncina
era
come
una
funzione
sacra
,
quasi
come
sentir
messa
:
una
formalità
,
insomma
.
Tutta
una
commedia
,
invece
,
non
molto
divertente
in
quel
punto
era
per
Nicoletta
Capolino
,
e
nauseosa
per
Dianella
che
guardava
costei
e
chiaramente
le
leggeva
in
fronte
ciò
che
pensava
.
S
'
era
levata
una
brezzolina
dal
mare
,
e
la
tenda
a
padiglione
si
gonfiava
a
tratti
come
un
pallone
,
e
un
lembo
del
drappo
damascato
sbatteva
insolentemente
contro
le
bacchette
della
ringhiera
nascosta
.
Questo
battìo
distrasse
alla
fine
l
'
attenzione
non
molto
intensa
che
donna
Adelaide
prestava
all
'
orazioncina
oramai
troppo
lunga
e
,
come
una
nuvola
portata
dal
vento
offuscò
a
un
tratto
il
sole
,
ella
si
chinò
alquanto
a
sbirciare
il
cielo
di
sotto
la
tenda
e
non
poté
tenersi
dal
mormorare
:
-
Purché
non
piova
...
Queste
tre
parole
,
appena
mormorate
,
ebbero
un
effetto
disastroso
,
come
se
tutti
irresistibilmente
(
tranne
Monsignore
s
'
intende
)
scoprissero
una
relazione
immediata
tra
la
minaccia
della
pioggia
e
quel
ponderoso
e
interminabile
sermone
.
Don
Cosmo
sbarrò
gli
occhi
,
stralunato
;
donna
Nicoletta
non
poté
frenare
uno
scatto
di
riso
;
don
Flaminio
si
accigliò
;
Monsignore
s
'
interruppe
,
si
smarrí
,
disse
:
-
Speriamo
di
no
,
-
e
subito
soggiunse
:
-
Conchiudo
.
Conchiuse
,
naturalmente
,
con
augurii
e
rallegramenti
,
e
tutti
si
levarono
con
molto
sollievo
.
Donna
Adelaide
,
sentendosi
proprio
soffocare
sotto
quel
parato
a
padiglione
,
propose
di
scendere
a
passeggiare
per
il
viale
.
Il
principe
tornò
a
offrirle
il
braccio
,
Nicoletta
scese
con
Dianella
,
e
Monsignore
,
il
Salvo
,
don
Cosmo
e
il
segretario
tennero
dietro
.
Don
Ippolito
Laurentano
si
sentiva
la
lingua
inaridita
e
legata
,
per
la
lotta
crudele
dentro
di
lui
tra
il
sentimento
cavalleresco
che
lo
spingeva
a
mostrarsi
premuroso
e
galante
con
la
dama
,
e
il
disinganno
e
la
repulsione
invincibile
che
i
modi
di
lei
,
il
tratto
,
i
gesti
,
la
voce
,
il
riso
gli
avevano
subito
ispirato
;
tra
il
bisogno
istintivo
,
prepotente
,
irresistibile
di
liberarsene
al
più
presto
,
mandando
a
monte
senz
'
altro
quel
disegno
che
ora
,
in
atto
,
gli
appariva
così
intollerabilmente
minore
dell
'
idea
che
se
n
'
era
formata
,
e
il
pensiero
della
difficoltà
dopo
quella
prima
compromissione
,
e
il
puntiglio
inoltre
,
segreto
e
acerbo
,
contro
il
figlio
lontano
,
a
cui
gli
pareva
di
darla
vinta
,
dopo
che
s
'
era
abbassato
fin
quasi
a
chiedergli
il
permesso
di
quelle
nozze
.
Gli
bolliva
dentro
,
infine
,
acerrima
,
la
stizza
contro
Monsignore
che
così
ingannevolmente
gli
aveva
dipinto
la
sposa
:
-
briosetta
,
gran
cuore
,
indole
aperta
,
sincera
,
vivace
,
remissiva
...
-
Che
dirle
intanto
?
da
che
rifarsi
a
parlarle
?
Per
fortuna
sopravvenne
capitan
Sciaralla
ad
annunziargli
,
su
l
'
attenti
,
che
il
Mortara
era
venuto
su
dal
«
vallone
»
.
-
E
dov
'
è
?
-
domandò
il
principe
aspramente
.
-
Digli
che
venga
qua
.
-
Mauro
?
-
domandò
don
Cosmo
.
-
Eh
no
,
lascialo
stare
,
poveretto
...
Sai
com
'
è
...
-
Ah
,
quello
che
chiamano
il
monaco
?
-
esclamò
donna
Adelaide
.
-
Andiamo
a
vederlo
,
andiamo
subito
,
principe
,
per
favore
!
-
No
,
zia
!
-
pregò
Dianella
,
che
si
pentiva
d
'
avere
indicato
il
nascondiglio
...
-
Lo
faremmo
soffrire
...
-
Ma
è
proprio
così
orso
?
-
disse
,
stupita
,
donna
Adelaide
.
-
Orsissimo
!
-
confermò
don
Cosmo
.
-
Figuratevi
,
-
soggiunse
Flaminio
Salvo
,
-
che
,
dopo
tanti
giorni
,
non
ho
potuto
ancora
vederlo
.
E
Nicoletta
domandò
:
-
È
vero
che
ha
una
pelle
di
capro
in
testa
e
va
armato
fino
ai
denti
?
-
Andiamo
noi
due
soli
,
principe
!
-
propose
di
nuovo
donna
Adelaide
.
-
Vorrei
proprio
vederlo
...
non
so
resistere
,
andiamo
!
Mauro
se
ne
stava
davanti
alla
porta
della
sua
camera
a
terreno
,
e
guardava
torvo
la
vigna
e
il
mare
.
Vedendo
il
principe
con
una
signora
,
s
'
infoscò
vieppiù
;
ma
,
come
don
Ippolito
lo
chiamò
amorevolmente
,
s
'
accostò
e
si
curvò
a
baciarlo
sul
petto
.
Il
bacio
fu
seguìto
da
una
specie
di
singulto
.
-
Vecchio
mio
,
-
disse
don
Ippolito
,
intenerito
da
quel
bacio
sul
cuore
,
-
sai
chi
è
questa
signora
?
-
Me
lo
figuro
;
e
Dio
vi
faccia
contento
!
-
rispose
Mauro
,
guardando
serio
donna
Adelaide
che
lo
mirava
con
gli
occhi
lucenti
,
sbarrati
,
e
la
bocca
ridente
.
-
Vorrei
far
contento
anche
te
,
-
riprese
il
principe
.
-
Vuoi
andare
a
Roma
?
-
A
Roma
?
io
?
-
esclamò
Mauro
,
stordito
.
-
A
Roma
?
E
me
lo
domandate
?
Chi
sa
quante
volte
ci
sarei
andato
a
piedi
,
pellegrino
,
se
le
mie
gambe
...
-
Bene
,
-
lo
interruppe
il
principe
,
-
ci
andrai
col
vapore
e
con
la
ferrovia
.
Ho
da
darti
un
incarico
per
Lando
.
Vieni
domani
a
Colimbètra
...
cioè
,
domani
no
...
lasciami
pensare
!
Manderò
io
a
chiamarti
in
settimana
.
Devo
parlarti
a
lungo
.
-
E
poi
...
presto
a
Roma
?
-
domandò
,
titubante
,
Mauro
.
-
Prestissimo
!
-
Perché
sono
vecchio
,
-
soggiunse
Mauro
.
-
Su
la
forca
dei
due
7
...
e
morire
senza
veder
Roma
è
stata
sempre
la
spina
mia
!
-
Ma
ci
andrete
vestito
così
,
a
Roma
?
-
gli
domandò
donna
Adelaide
.
-
Nossignora
,
-
le
rispose
Mauro
.
-
Ci
ho
l
'
abito
buono
,
di
panno
,
e
un
bel
cappello
nero
,
come
codesto
del
vostro
sposo
.
-
E
codesta
berretta
lanosa
,
-
tornò
a
domandargli
donna
Adelaide
,
-
come
potete
sopportarla
?
Oh
Dio
,
io
soffro
soltanto
a
vederla
!
-
Questa
berretta
...
-
cominciò
a
dir
Mauro
;
ma
un
grido
improvviso
,
dall
'
altra
parte
della
cascina
,
lo
interruppe
.
Sopraggiunse
,
sconvolto
,
con
passo
concitato
,
Flaminio
Salvo
.
-
Don
Ippolito
,
venite
!
venite
!
...
Il
nostro
Capolino
...
-
Che
è
stato
?
-
gridò
donna
Adelaide
.
-
Ferito
?
-
domandò
il
principe
.
-
Sì
,
pare
gravemente
...
-
rispose
il
Salvo
.
-
Venite
!
-
Ma
chi
l
'
ha
detto
?
-
È
venuto
di
corsa
uno
dei
vostri
uomini
da
Colimbètra
...
L
'
hanno
portato
su
da
voi
ferito
al
petto
...
non
so
ancora
se
di
sciabola
o
di
pistola
...
E
la
povera
signora
Nicoletta
che
è
qua
con
noi
!
Quando
salirono
alla
villa
,
Nicoletta
si
dibatteva
tra
Monsignore
e
Dianella
,
gemendo
di
continuo
:
-
Il
cuore
me
lo
diceva
!
il
cuore
mi
parlava
!
Il
mio
cappello
...
il
mio
cappello
...
Presto
,
la
vettura
...
Infami
,
assassini
...
O
Gnazio
mio
!
-
La
vettura
è
pronta
!
-
venne
ad
annunziare
capitan
Sciaralla
.
Nicoletta
si
lanciò
senza
salutar
nessuno
.
-
Voi
,
principe
?
-
disse
il
Salvo
.
-
Debbo
andare
anch
'
io
?
-
domandò
don
Ippolito
.
E
il
Salvo
:
-
Sarebbe
meglio
.
Tu
,
Adelaide
,
questa
sera
rimarrai
qua
.
Andiamo
.
Andiamo
.
La
vettura
con
Nicoletta
,
il
principe
e
il
Salvo
partì
di
galoppo
.
-
Oh
bella
Madre
Santissima
,
che
jettatura
!
-
rimase
a
esclamare
sul
pianerottolo
della
scala
donna
Adelaide
,
battendo
le
mani
.
-
Ma
che
c
'
entrava
proprio
oggi
il
duello
,
che
c
'
entrava
?
Son
cose
giuste
?
Lasci
star
Dio
,
Monsignore
!
Mi
faccia
il
piacere
!
Che
ci
prega
?
...
Mi
scusi
Vostra
Eccellenza
,
ma
sono
parti
,
queste
,
da
fare
a
una
povera
donna
come
me
?
CAPITOLO
OTTAVO
Nella
casa
di
donna
Caterina
Auriti
Laurentano
,
il
giorno
delle
elezioni
,
erano
raccolti
intorno
a
Roberto
i
pochi
amici
rimasti
fedeli
,
riveduti
in
quei
giorni
,
mutati
come
lui
dal
tempo
e
dalle
vicende
della
vita
.
Per
un
momento
,
negli
occhi
di
ciascuno
,
abbracciando
l
'
amico
,
era
guizzato
lo
sguardo
della
gioventù
,
di
quei
giorni
lontani
,
ignari
di
ciò
che
la
sorte
riserbava
;
e
,
subito
dopo
,
fra
un
lieve
tentennìo
del
capo
,
quegli
occhi
s
'
eran
velati
di
commozione
mentre
le
labbra
si
schiudevano
a
uno
squallido
sorriso
.
«
Chi
ci
avrebbe
detto
,
-
esprimevano
quello
sguardo
velato
e
quel
sorriso
-
chi
ci
avrebbe
detto
allora
,
che
un
giorno
ci
saremmo
ritrovati
così
?
che
tante
cose
avremmo
perdute
,
che
erano
tutta
la
nostra
vita
allora
,
e
che
ci
sarebbe
parso
impossibile
perdere
?
Eppure
le
abbiamo
perdute
;
e
la
vita
ci
è
rimasta
così
:
questa
!
»
.
Più
penosa
ancora
era
la
vista
di
qualcuno
che
non
s
'
era
accorto
,
o
fingeva
di
non
accorgersi
tuttavia
delle
sue
perdite
,
e
lo
mostrava
nella
cura
della
propria
persona
rinvecchignita
,
da
cui
spiravano
,
compassionevolmente
affievolite
,
le
arie
e
le
maniere
d
'
un
'
altra
età
.
Ciascuno
s
'
era
adattato
alla
meglio
alla
propria
sorte
,
s
'
era
fatto
un
covo
,
uno
stato
.
Sebastiano
Ceràulo
,
avvocato
di
scarsi
studii
,
fervido
improvvisatore
di
poesie
patriottiche
negli
anni
della
Rivoluzione
,
giovine
allora
animoso
,
impetuoso
,
con
una
selva
di
capelli
scarmigliati
,
era
entrato
per
favore
come
segretario
negli
ufficii
della
Provincia
,
e
si
raffilava
ora
sul
cranio
con
miserevole
studio
i
quattro
lunghi
peli
incerottati
che
gli
erano
rimasti
;
s
'
era
ingrassato
enormemente
;
aveva
preso
moglie
;
ne
aveva
avuto
cinque
figliole
,
ora
tutte
smaniose
di
trovar
marito
.
Un
altro
,
Marco
Sala
,
condannato
a
morte
dal
governo
borbonico
,
e
pur
non
di
meno
tante
volte
dall
'
esilio
venuto
in
Sicilia
travestito
da
frate
per
diffondervi
segretamente
i
proclami
del
Mazzini
,
s
'
era
dato
prima
al
commercio
dello
zolfo
;
aveva
avuto
fortuna
per
alcuni
anni
;
poi
un
tracollo
;
e
per
parecchio
tempo
aveva
mantenuto
col
giuoco
la
famiglia
;
alla
fine
aveva
avuto
il
posto
di
magazziniere
dei
tabacchi
.
Rosario
Trigòna
,
che
nella
giornata
del
maggio
del
1860
,
a
Girgenti
,
mentre
Garibaldi
combatteva
a
Calatafimi
,
era
uscito
solo
,
pazzescamente
,
con
altri
quattro
compagni
,
la
bandiera
tricolore
in
una
mano
e
uno
sciabolone
nell
'
altra
incontro
ai
tre
mila
uomini
del
presidio
borbonico
,
e
che
,
inseguito
,
tempestato
di
fucilate
,
era
scampato
per
miracolo
e
aveva
raggiunto
a
piedi
Garibaldi
vittorioso
,
correndo
di
giorno
e
di
notte
e
sfuggendo
all
'
esercito
regio
che
s
'
internava
nella
Sicilia
in
cerca
del
Filibustiere
,
il
quale
era
intanto
a
Gibilrossa
sopra
Palermo
;
Rosario
Trigòna
,
disfatto
adesso
dalla
nefrite
,
gonfio
,
calvo
,
sdentato
e
quasi
cieco
,
sovraccarico
anch
'
esso
di
famiglia
,
vivucchiava
miseramente
col
magro
stipendio
di
vice
-
segretario
alla
Camera
di
Commercio
.
E
Mattia
Gangi
,
che
aveva
buttato
la
tonaca
alle
ortiche
per
prender
parte
alla
Rivoluzione
,
ora
,
asmatico
,
rabbioso
,
con
la
barba
,
i
capelli
e
le
foltissime
sopracciglia
ritinti
d
'
un
color
rosso
di
carota
,
insegnava
nel
ginnasio
inferiore
alauda
est
laeta
,
e
«
lieta
un
corno
!
»
soggiungeva
ai
ragazzi
con
tanto
d
'
occhi
sbarrati
:
«
ma
che
lieta
!
non
ci
credete
,
canta
perché
ha
fame
,
canta
per
chiamare
!
lieta
un
corno
!
»
Contrastava
con
questi
Filippo
Noto
,
alto
,
magro
,
appassito
,
ma
ancora
biondiccio
e
azzimato
.
Prima
del
'60
s
'
era
battuto
in
duello
con
un
ufficialetto
borbonico
per
motivo
di
donne
ed
era
stato
perseguitato
;
quell
'
avventura
amorosa
era
divenuta
per
lui
un
precedente
patriottico
;
ma
s
'
impacciava
poco
di
politica
:
studiando
molto
,
era
riuscito
a
tenersi
a
galla
,
a
rinnovarsi
coi
tempi
,
pur
rimanendo
malva
,
conservatore
;
passava
per
uno
degli
avvocati
più
dotti
del
foro
siciliano
,
ed
era
spesso
chiamato
a
difendere
le
più
importanti
cause
civili
anche
a
Palermo
,
a
Messina
,
a
Catania
.
Questi
cinque
amici
e
il
canonico
Agrò
si
sforzavano
di
tener
desta
la
conversazione
,
parlando
di
cose
aliene
,
di
avvenimenti
lontani
,
ricordando
aneddoti
che
promovevano
qualche
riso
stentato
;
tanto
per
impedire
che
col
silenzio
il
peso
della
sconfitta
,
quantunque
prevista
,
gravasse
maggiormente
su
gli
animi
oppressi
.
Ma
veramente
,
a
poco
a
poco
,
dopo
la
prima
scossa
nel
riveder
l
'
amico
e
ora
per
la
commozione
crescente
nel
rievocare
gli
antichi
ricordi
della
gioventù
,
cominciava
a
scomporsi
in
loro
la
coscienza
presente
,
e
con
una
specie
di
turbamento
segreto
che
li
inteneriva
avvertivano
in
sé
la
sopravvivenza
di
loro
stessi
quali
erano
stati
tanti
e
tanti
anni
addietro
,
con
quegli
stessi
pensieri
e
sentimenti
che
già
da
un
lungo
oblìo
credevano
oscurati
,
cancellati
,
spenti
.
Si
dimostrava
vivo
in
quel
momento
in
ciascuno
di
loro
un
altro
essere
insospettato
,
quello
che
ognun
d
'
essi
era
stato
trent
'
anni
fa
,
tal
quale
;
ma
così
vivo
,
così
presente
che
,
nel
guardarsi
,
provavano
una
strana
impressione
,
triste
e
ridicola
insieme
,
dei
loro
aspetti
cangiati
,
che
quasi
quasi
a
loro
medesimi
non
sembravano
veri
.
Di
tratto
in
tratto
,
però
,
entrava
nel
salotto
Antonio
Del
Re
,
che
li
vedeva
vecchi
com
'
erano
,
e
che
,
stando
un
pezzo
a
udire
i
loro
discorsi
,
provava
una
tristezza
indefinita
,
la
tristezza
che
si
prova
nel
veder
nei
vecchi
,
che
per
un
tratto
si
dimenticano
d
'
esser
tali
,
ancora
verdi
certe
passioni
che
hanno
radici
in
un
terreno
oltrepassato
,
che
noi
ignoriamo
.
-
Ci
eravamo
trattenuti
a
San
Gerlando
,
-
raccontava
Marco
Sala
,
-
a
giocare
fin
quasi
a
mezzanotte
in
casa
di
Giacinto
Lumìa
,
buon
'
anima
.
-
Povero
Giacinto
!
-
sospirò
il
Trigòna
,
scrollando
il
capo
.
-
C
'
era
con
noi
Vincenzo
Guarnotta
di
Siculiana
,
-
seguitò
il
Sala
.
-
Ah
,
Vincenzo
!
-
disse
Roberto
Auriti
.
-
Che
ne
è
?
-
Morto
,
-
rispose
il
Sala
.
-
Anche
lui
?
-
Eh
,
sarà
nove
o
dieci
anni
!
Con
quel
suo
sorriso
perenne
,
più
degli
occhi
che
della
bocca
...
occhi
chiari
,
di
mare
,
col
nudo
faccione
di
terracotta
...
«
Ah
!
sti
cazzi
!
chi
mi
pigli
pi
fissa
?
»
-
scomparso
anche
lui
.
-
Era
venuto
a
Girgenti
per
affari
,
e
alloggiava
,
come
usava
allora
che
non
c
'
erano
alberghi
,
nel
convento
di
Sant
'
Anna
.
Adesso
,
neanche
il
convento
c
'
è
piú
!
Nottata
da
lupi
:
vento
,
lampi
,
tuoni
e
acqua
,
acqua
che
il
tetto
pareva
ne
dovesse
subissare
.
Tanto
che
Giacinto
Lumìa
alla
fine
propose
a
tutti
di
rimanere
a
dormire
in
casa
sua
.
Ci
saremmo
accomodati
alla
meglio
.
Gli
altri
,
scapoli
,
e
il
Guarnotta
,
forestiere
,
accettarono
l
'
invito
;
io
,
non
ostanti
le
preghiere
insistenti
,
volli
andarmene
per
non
tenere
in
pensiero
mia
madre
,
sant
'
anima
,
e
mia
moglie
.
Prima
d
'
andarmene
,
il
Guarnotta
,
sapendo
che
per
arrivare
a
casa
dovevo
passare
per
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
,
mi
pregò
di
bussare
alla
porta
del
convento
per
avvertire
il
frate
portinajo
ch
'
egli
quella
notte
avrebbe
dormito
fuori
.
Glielo
promisi
e
andai
.
Vi
assicuro
che
,
appena
su
la
via
,
mi
pentii
di
non
avere
accettato
l
'
ospitalità
del
Lumìa
.
Che
vento
!
portava
via
!
frustava
la
pioggia
,
densa
come
piombo
;
e
freddo
e
bujo
,
un
bujo
che
s
'
affettava
,
dopo
gli
sprazzi
paurosi
dei
lampi
.
Tuttavia
,
passando
per
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
,
mi
ricordai
di
quel
che
m
'
aveva
detto
il
Guarnotta
e
mi
fermai
a
picchiare
alla
porta
del
convento
.
Picchia
e
ripicchia
:
niente
!
non
mi
sentiva
nessuno
!
Per
miracolo
non
buttai
la
porta
a
terra
.
Stavo
per
andarmene
,
su
le
furie
,
quando
sentii
schiudere
una
finestra
ferrata
in
alto
;
e
un
vocione
:
«
Chi
è
là
?
»
«
Sala
,
-
dico
,
-
Marco
Sala
!
»
«
Va
bene
!
»
risponde
allora
il
vocione
di
lassù
;
e
subito
dopo
sento
sbattere
di
nuovo
e
sprangare
la
finestra
.
Restai
come
un
allocco
.
Non
mi
avevano
dato
il
tempo
di
parlare
,
e
andava
bene
?
Mi
scrollai
dalla
rabbia
,
pensando
che
per
far
piacere
al
Guarnotta
che
se
ne
stava
al
coperto
,
io
,
col
rischio
di
prendere
un
malanno
,
per
giunta
ero
passato
forse
per
matto
o
per
ubriaco
.
Chi
poteva
girare
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
?
Fatti
pochi
passi
,
sento
per
lo
Stretto
un
rintocco
di
campana
,
-
don
-
lento
,
che
mi
fece
sobbalzare
;
e
il
vento
propagò
il
suono
,
lugubremente
,
nella
notte
;
poi
,
di
nuovo
,
don
,
don
,
altri
rintocchi
;
saranno
stati
quindici
;
non
ci
badai
più
.
Arrivato
a
casa
,
mi
strappai
gli
abiti
,
che
mi
s
'
erano
incollati
addosso
;
mi
asciugai
ben
bene
;
mi
cacciai
a
letto
,
e
buona
notte
.
La
mattina
dopo
m
'
alzo
presto
,
com
'
è
mia
abitudine
,
vado
per
aprire
la
porta
,
e
indovinate
chi
mi
trovo
davanti
?
I
portantini
col
cataletto
.
Appena
mi
vedono
,
levano
le
braccia
,
dànno
un
balzo
indietro
;
rimangono
basiti
:
«
Don
Marco
!
Ma
come
?
Voscenza
non
è
morto
?
»
«
Figliacci
di
cane
!
»
grido
io
,
levando
il
bastone
.
E
quelli
:
«
Sissignore
...
A
Sant
'
Anna
,
stanotte
,
sono
venuti
ad
avvertire
che
Voscenza
era
morto
!
»
Quella
campana
,
capite
?
aveva
sonato
a
morto
per
me
.
Ed
ero
andato
io
stesso
ad
annunziare
la
mia
morte
.
Benché
la
storiella
non
fosse
allegra
,
le
ultime
parole
del
Sala
furono
accolte
dalle
risa
degli
amici
.
-
Ridete
.
-
diss
'
egli
.
-
Eppure
chi
sa
se
non
sono
morto
davvero
,
io
,
allora
,
cari
miei
!
Ma
sì
!
Posso
dire
che
quella
fu
l
'
ultima
nottata
allegra
della
mia
gioventù
!
Forse
,
ripensandoci
,
l
'
impressione
di
quei
rintocchi
mi
s
'
è
fissata
,
mal
augurosa
;
ma
mi
sembra
che
proprio
da
allora
la
vita
mi
si
sia
chiusa
tra
un
diluvio
di
guaj
,
sia
divenuta
per
me
come
era
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
in
quella
notte
da
lupi
,
e
che
quei
don
don
della
campana
a
morto
mi
abbiano
seguito
per
tutto
il
cammino
...
Rientrò
,
in
quel
punto
,
Antonio
Del
Re
con
un
nuovo
telegramma
.
Ne
erano
già
arrivati
parecchi
dalle
varie
sezioni
elettorali
del
collegio
.
Il
canonico
Agrò
lo
aprì
,
lo
lesse
con
gli
occhi
soltanto
e
lo
buttò
in
un
canto
,
su
la
sedia
presso
al
canapè
.
Né
Roberto
né
gli
altri
si
curarono
di
sapere
da
che
sezione
venisse
,
che
esito
recasse
.
Il
gesto
e
il
silenzio
dell
'
Agrò
avevano
reso
inutile
ogni
domanda
.
La
sconfitta
del
momento
,
che
toccava
all
'
Auriti
,
rendeva
più
evidente
quella
,
ben
piú
grave
e
irrimediabile
,
che
a
ciascuno
era
toccata
dal
tempo
e
dalla
vita
.
E
questa
sconfitta
pareva
avesse
la
propria
immagine
scolpita
in
donna
Caterina
Auriti
Laurentano
,
taciturna
e
scura
.
Di
tratto
in
tratto
gli
amici
e
Roberto
le
volgevano
uno
sguardo
fuggevole
,
come
a
uno
spettro
del
tempo
,
di
cui
essi
erano
i
superstiti
vani
.
Altre
voci
erano
nel
nuovo
tempo
,
che
non
trovavano
eco
negli
animi
loro
;
altri
pensieri
che
non
entravano
nelle
loro
menti
;
altre
energie
,
altri
ideali
,
innanzi
a
cui
i
loro
animi
si
chiudevano
ostili
.
E
la
prova
era
patente
e
cruda
in
quel
mucchio
di
telegrammi
su
la
sedia
.
Era
sorta
improvvisamente
,
negli
ultimi
giorni
,
ma
certo
preparata
in
segreto
da
lunga
mano
,
la
candidatura
d
'
un
tale
Zappalà
di
Grotte
,
perito
minerario
:
candidatura
esplicitamente
dichiarata
come
di
protesta
e
d
'
affermazione
dei
lavoratori
delle
zolfare
e
delle
campagne
della
provincia
,
già
raccolti
in
fasci
.
Roberto
Auriti
era
passato
in
terza
linea
.
In
quasi
tutte
le
sezioni
quello
Zappalà
aveva
raccolto
più
voti
di
lui
,
mettendolo
così
fuori
di
combattimento
,
d
'
un
tratto
spiccio
e
sprezzante
,
come
si
butterebbe
da
canto
con
un
piede
uno
straccio
inutile
,
ingombro
più
che
inciampo
.
A
un
certo
punto
,
quando
arrivò
il
telegramma
da
Grotte
ch
'
era
uno
dei
maggiori
centri
zolfiferi
della
provincia
con
l
'
esito
della
votazione
quasi
unanime
per
lo
Zappalà
,
parve
che
costui
dovesse
finanche
contender
seriamente
la
vittoria
al
Capolino
ed
entrare
in
ballottaggio
,
non
ostante
il
suffragio
entusiastico
che
il
campione
clericale
aveva
raccolto
a
Girgenti
,
in
compenso
della
grave
ferita
riportata
nel
duello
.
Il
Trigòna
,
per
coprire
con
pietoso
inganno
la
verità
,
voleva
attribuire
principalmente
la
sconfitta
all
'
esito
di
quel
duello
inconsulto
,
alle
maniere
troppo
violente
del
Verònica
,
forestiere
,
e
al
contegno
arrogante
d
'
uno
dei
suoi
padrini
,
quel
signor
tale
,
spadaccino
,
che
aveva
urtato
e
indignato
veramente
la
cittadinanza
girgentana
,
non
ostante
che
il
Selmi
,
già
partito
per
il
suo
collegio
,
avesse
fatto
di
tutto
per
attenuare
l
'
indignazione
.
Il
canonico
Agrò
approvò
col
capo
,
in
silenzio
.
Non
sapeva
perdonare
al
Verònica
di
avergli
mandato
a
monte
,
con
quella
indegna
piazzata
,
il
piano
strategico
meditato
e
disegnato
da
lui
con
astuzia
così
sottile
.
E
quell
'
altro
cavaliere
Giovan
Battista
Mattina
!
Mandato
a
Grotte
a
sostenervi
la
candidatura
dell
'
Auriti
,
aveva
fatto
la
parte
di
Giuda
,
mettendosi
d
'
accordo
all
'
ultimo
momento
coi
popolari
.
-
Ma
chi
è
costui
?
-
domandò
col
solito
piglio
feroce
Mattia
Gangi
.
-
Chi
rappresenta
?
come
vive
?
che
fa
?
da
qual
chiavica
è
scappato
fuori
?
Lindo
,
attillato
,
con
quell
'
aria
di
principe
regnante
...
Il
canonico
Agrò
scosse
leggermente
la
testa
con
un
sogghignetto
su
le
labbra
,
poi
disse
:
-
Aquiloni
,
cari
amici
,
aquiloni
!
Lui
,
il
Verònica
e
quanti
altri
mai
!
Aquiloni
...
Li
vedete
in
alto
,
ai
sette
cieli
,
rimanete
a
bocca
aperta
a
mirarli
;
e
chi
sa
intanto
qual
è
la
mano
che
dà
loro
il
filo
!
Può
esser
quella
di
qualche
mala
femmina
;
o
il
filo
può
venire
dalla
Questura
,
o
da
qualche
bisca
notturna
...
Nessuno
può
saperlo
!
L
'
aquilone
intanto
è
là
,
piglia
il
vento
,
lo
segue
e
par
che
lo
domini
.
Di
tratto
in
tratto
,
uno
svarione
,
una
vertigine
,
l
'
accenno
d
'
un
crollo
a
capofitto
.
Ma
la
mano
ignota
,
sotto
,
subito
lo
rialza
con
lievi
scossettine
sapienti
o
con
larghe
stratte
energiche
e
lo
rimette
a
vento
e
torna
a
dar
filo
e
filo
e
filo
.
Gli
aquiloni
,
cari
miei
...
Quanti
ce
n
'
è
!
E
hanno
tutti
la
coda
,
et
in
cauda
venenum
...
Sei
teste
si
scossero
per
approvare
silenziosamente
e
con
profonda
amarezza
l
'
immaginoso
paragone
del
canonico
Agrò
,
che
ne
rimase
egli
stesso
un
pezzetto
come
abbagliato
,
e
trasse
un
respiro
di
sollievo
,
quasi
con
esso
si
fosse
scrollato
dall
'
anima
il
peso
della
sconfitta
.
Roberto
Auriti
soffriva
maggiormente
per
quell
'
ostinato
,
cupo
silenzio
della
madre
.
Ella
aveva
parlato
molto
prima
,
contro
il
suo
solito
,
per
dissuaderlo
dall
'
impresa
;
e
gravi
erano
state
allora
le
sue
parole
;
più
grave
,
adesso
,
era
il
suo
silenzio
.
Voleva
che
soltanto
i
fatti
parlassero
ora
,
crudamente
,
a
conferma
di
quanto
aveva
detto
.
Se
ne
irritò
,
e
disse
:
-
Del
resto
,
amici
miei
,
aquiloni
o
serpi
...
lasciamoli
andare
!
A
parlarne
,
parrebbe
che
io
,
venendo
,
mi
fossi
fatta
qualche
illusione
.
Nessuna
,
lo
sapete
.
Mi
ha
mandato
qua
Uno
,
a
cui
non
potevo
dir
di
no
:
mi
sarebbe
parso
di
disertare
.
-
Povero
Cristo
!
-
esclamò
Mattia
Gangi
.
-
Per
farti
mettere
in
croce
sei
venuto
!
-
In
croce
no
,
veramente
,
-
sorrise
Roberto
.
-
Perché
la
mia
offerta
,
col
valore
che
poteva
avere
nella
presente
lotta
,
venisse
respinta
dai
miei
concittadini
;
e
questa
risposta
data
sul
mio
nome
al
Governo
,
facesse
pensare
che
ormai
basta
,
qua
si
vuol
altro
!
-
Zappalà
,
Zappalà
si
vuole
!
-
sghignò
allora
Mattia
Gangi
.
-
Quanto
mi
piacerebbe
che
fosse
eletto
Zappalà
!
-
Mamma
,
-
soggiunse
piano
Roberto
,
toccandole
un
braccio
,
con
un
sorriso
d
'
amara
rassegnazione
,
-
asini
vecchi
...
La
madre
sporse
il
labbro
e
aggrottò
le
ciglia
mentre
gli
altri
gridavano
,
approvando
l
'
augurio
di
Mattia
Gangi
,
che
fosse
eletto
Zappalà
.
Un
Zappalà
solo
?
No
!
Cinquecentootto
Zappalà
,
uno
per
ogni
collegio
della
penisola
!
Che
sedute
allora
alla
Camera
!
Subito
,
abolizione
di
tutte
le
scuole
!
abolizione
di
tutte
le
tasse
!
abolizione
dell
'
esercito
e
della
polizia
!
della
polizia
e
della
pulizia
!
spianare
i
confini
,
e
tutti
fratelli
!
già
,
già
,
decapitare
le
montagne
,
ridurle
tutte
a
colline
d
'
uguale
altezza
!
E
Mattia
Gangi
,
sorto
in
piedi
,
si
mise
a
declamare
:
Al
ronzio
di
quella
lira
Ci
uniremo
,
gira
gira
,
Tutti
in
un
gomitolo
.
Varietà
d
'
usi
e
di
clima
Le
son
fisime
di
prima
;
È
mutata
l
'
aria
.
I
deserti
,
i
monti
,
i
mari
,
Son
confini
da
lunari
,
Sogni
di
geografi
...
...
E
tu
pur
chetati
,
o
Musa
,
Che
mi
secchi
con
la
scusa
Dell
'
amor
di
patria
.
Son
figliuol
dell
'
universo
,
E
mi
sembra
tempo
perso
Scriver
per
l
'
Italia
.
S
'
eran
levati
tutti
in
piedi
,
tranne
Pompeo
Agrò
,
e
applaudivano
calorosamente
.
-
Signori
miei
,
signori
miei
,
-
disse
allora
Filippo
Noto
,
tirandosi
con
le
dita
adunche
i
polsini
di
sotto
le
maniche
,
-
siamo
giusti
,
signori
miei
;
non
pigliamocela
con
loro
,
perché
il
torto
è
tutto
nostro
!
di
noi
cristianelli
!
Quando
noi
sentiamo
dire
:
«
Vogliamo
che
a
ciascuno
si
dia
secondo
le
sue
opere
!
Vogliamo
che
la
personalità
umana
possa
elevarsi
sopra
la
vita
materiale
!
Vogliamo
che
ciascuno
trovi
pane
e
lavoro
!
»
noi
borghesucci
ignoranti
,
noi
cristianelli
pietosi
,
siamo
i
primi
ad
applaudire
...
-
Sfido
!
-
gridò
il
Ceràulo
.
-
Nei
voti
per
la
felicità
universale
,
sfido
!
tutti
gli
animi
onesti
si
trovano
d
'
accordo
.
-
E
i
socialisti
,
ahm
!
aprono
la
bocca
,
e
voi
ci
cascate
dentro
,
-
rimbeccò
pronto
Filippo
Noto
.
-
Fanno
intravedere
un
ideale
d
'
umanità
e
di
giustizia
che
a
nessuno
può
dispiacere
,
di
cui
tutti
dovrebbero
esser
contenti
;
e
così
fanno
proseliti
alla
loro
causa
tra
quanti
non
sanno
distinguere
le
ragioni
astratte
da
quelle
pratiche
della
vita
sociale
,
caro
Ceràulo
!
Ingenui
che
non
si
domandano
neppure
se
i
nuovi
metodi
non
siano
tali
da
render
mille
volte
maggiori
le
ingiustizie
e
la
tristezza
della
nostra
valle
di
lacrime
;
dico
bene
,
Monsignore
?
Pompeo
Agrò
chinò
più
volte
il
capo
in
segno
di
approvazione
.
-
Il
pericolo
vero
,
signori
miei
,
è
qua
,
-
seguitò
con
più
calore
il
Noto
:
-
nella
persuasione
in
cui
siamo
venuti
noi
cristianelli
,
che
il
movimento
del
così
detto
quarto
stato
sia
inevitabile
,
irresistibile
...
-
È
,
è
,
è
,
purtroppo
!
-
lo
interruppe
di
nuovo
il
Ceràulo
.
-
Ma
nient
'
affatto
!
nientissimo
affatto
!
Fandonie
!
Fandonie
!
-
gridò
Filippo
Noto
.
-
Alla
teoria
dei
socialisti
manca
l
'
appoggio
della
scienza
,
caro
mio
,
della
scienza
,
della
logica
,
della
morale
e
anche
della
civiltà
,
e
non
può
reggersi
,
e
cadrà
per
forza
come
un
sogno
pazzo
,
come
uno
sproloquio
da
ubriachi
!
Vorrei
dimostrartelo
,
vorrei
dimostrarlo
a
tutti
,
e
prima
agli
uomini
di
governo
che
ci
fanno
assistere
allo
spettacolo
miserando
dello
Stato
che
si
piega
,
dello
Stato
che
si
smarrisce
e
s
'
impaccia
di
cose
di
cui
non
dovrebbe
impacciarsi
!
Si
calmò
alquanto
,
protese
le
mani
e
riprese
con
altro
tono
di
voce
:
-
Lasciatemi
dire
,
in
poche
parole
.
Tutto
il
procedimento
è
sbagliato
,
dall
'
a
alla
z
.
Guardate
!
Il
provvedere
ai
vecchi
,
alle
donne
,
ai
fanciulli
abbandonati
,
agli
infermi
,
può
esser
cosa
,
realmente
,
d
'
interesse
pubblico
.
-
Interesse
d
'
umanità
,
-
disse
il
Trigòna
.
-
Benissimo
!
D
'
accordo
!
-
approvò
il
Noto
.
-
Ma
dal
soccorrere
la
miseria
presente
per
mezzo
d
'
asili
,
di
dormitorii
,
di
cucine
economiche
,
è
stato
facile
,
inavvertito
il
passo
,
signori
miei
,
a
salvaguardare
il
proletariato
...
-
Il
cosí
detto
proletariato
,
-
masticò
tra
i
denti
il
Gangi
.
-
...
dalla
miseria
anche
possibile
,
-
seguitò
il
Noto
,
-
mercé
le
assicurazioni
obbligatorie
contro
gl
'
infortunii
del
lavoro
e
contro
la
futura
inabilità
dell
'
operajo
per
età
o
per
malattia
.
Ora
non
vi
sembra
facile
,
cari
miei
,
dati
questi
primi
passi
,
il
darne
altri
che
ci
conducano
sempre
più
verso
quello
Stato
-
Provvidenza
tanto
biasimato
dai
più
illustri
scrittori
positivi
?
Perché
,
quando
sia
entrato
nella
coscienza
pubblica
il
concetto
che
la
comunità
deve
occuparsi
di
coloro
che
per
inabilità
fisica
non
possono
lavorare
,
è
facile
saltare
il
fosso
che
ci
separa
dalla
regione
vera
del
socialismo
,
estendendo
il
principio
anche
agli
uomini
validi
e
disoccupati
.
E
valga
il
vero
!
Se
questi
,
non
ostante
la
buona
volontà
,
non
trovano
lavoro
,
o
se
le
loro
fatiche
non
sono
sufficientemente
retribuite
,
sono
forse
meno
da
compiangere
di
coloro
che
,
per
un
difetto
fisico
,
non
possono
lavorare
?
L
'
effetto
è
il
medesimo
,
signori
miei
:
la
fame
non
meritata
!
E
con
la
proclamazione
del
diritto
al
lavoro
,
si
può
vedere
da
tutti
dove
si
andrà
a
finire
;
si
è
già
veduto
,
del
resto
,
in
Francia
,
nel
1848
...
Un
'
improvvisa
esclamazione
di
sdegno
del
canonico
Agrò
interruppe
a
questo
punto
il
discorso
di
Filippo
Noto
,
che
cominciava
ad
assumere
proporzioni
e
tono
di
vera
concione
.
Era
arrivata
da
Comitini
,
paese
nativo
dell
'
Agrò
,
una
lettera
che
denunziava
un
altro
tradimento
.
Il
figlio
di
Rosario
Trigòna
s
'
era
venduto
colà
al
partito
Capolino
,
spargendo
la
voce
che
Roberto
Auriti
si
ritirava
dalla
lotta
e
pregava
gli
amici
di
votare
per
il
candidato
clericale
contro
il
socialista
Zappalà
.
L
'
Agrò
non
si
poté
frenare
:
senz
'
alcuna
pietà
per
il
povero
padre
mezzo
cieco
lì
presente
,
ebbe
parole
di
fuoco
per
quel
tristo
che
gli
faceva
patire
un
così
grave
smacco
là
,
nella
sua
stessa
cittadella
.
Roberto
Auriti
tentò
più
volte
di
interromperlo
,
s
'
affrettò
poi
a
consolare
l
'
amico
,
il
quale
dapprima
s
'
era
levato
in
piedi
inorridito
,
lì
per
lì
per
lanciarsi
su
quella
lettera
e
su
l
'
Agrò
,
poi
s
'
era
lasciato
cader
di
peso
su
la
seggiola
,
rompendo
in
singhiozzi
,
col
volto
tra
le
mani
.
-
Ma
sarà
una
calunnia
,
Rosario
...
una
calunnia
,
vedrai
!
Tuo
figlio
avrà
agito
in
buona
fede
,
credendo
di
interpretare
il
mio
pensiero
...
Difatti
,
tra
i
due
,
tra
il
Capolino
e
quello
Zappalà
,
via
!
meglio
che
i
voti
siano
andati
al
Capolino
...
Ha
stimato
insostenibile
da
parte
mia
la
lotta
...
e
...
-
No
...
no
...
-
muggiva
tra
i
singhiozzi
Rosario
Trigòna
,
inconsolabile
.
-
Infame
!
Infame
!
Per
fortuna
,
sopravvenne
Mauro
Mortara
,
che
da
Valsanìa
s
'
era
recato
a
Colimbètra
per
accordarsi
col
principe
circa
alla
sua
andata
a
Roma
.
Non
sapeva
nulla
delle
elezioni
.
Accolto
con
festa
da
Marco
Sala
,
dal
Ceràulo
,
dal
Gangi
,
i
quali
non
lo
vedevano
da
tanto
tempo
,
scostò
tutti
con
le
braccia
e
quasi
s
'
inginocchiò
ai
piedi
di
donna
Caterina
,
prendendole
una
mano
e
baciandogliela
più
e
più
volte
;
abbracciò
poi
Roberto
e
si
chinò
a
baciarlo
al
suo
solito
in
petto
,
sul
cuore
.
-
A
Roma
!
-
disse
.
-
Sapete
?
Vengo
a
Roma
!
Ma
il
suo
giubilo
non
trovò
eco
:
tutti
erano
ancora
sconcertati
e
commossi
dal
pianto
del
Trigòna
.
-
Oh
,
don
Rosario
!
-
esclamò
Mauro
.
-
E
che
avete
?
Perché
piangete
?
Guardò
tutti
in
giro
e
appuntò
gli
occhi
sul
canonico
Agrò
che
appariva
il
più
scuro
e
il
più
turbato
.
-
Niente
,
-
disse
subito
Roberto
.
-
Una
notizia
,
senza
dubbio
,
infondata
.
Signori
miei
,
per
carità
!
Soffro
...
soffro
della
vostra
pena
...
molto
più
che
per
me
.
Volete
farmi
contento
?
Non
parliamo
più
di
nulla
.
Quel
che
è
stato
è
stato
.
Basta
!
Voi
sapete
quanto
mi
siete
cari
e
per
qual
ragione
.
Io
non
vi
ringrazio
di
quel
che
avete
fatto
per
me
in
questa
occasione
,
perché
so
che
,
se
sono
cangiati
i
tempi
,
non
è
cangiato
il
nostro
cuore
,
e
voi
dunque
non
potevate
non
fare
per
me
quel
che
avete
fatto
.
Il
torto
è
nostro
,
veramente
,
cari
miei
!
E
lo
sappiamo
tutti
,
da
un
pezzo
,
chi
per
un
verso
,
chi
per
un
altro
.
Dunque
...
dunque
basta
:
perché
lagnarci
adesso
?
È
stata
un
'
altra
prova
,
di
cui
io
,
per
conto
mio
,
non
sentivo
alcun
bisogno
...
Basta
!
Non
ne
poteva
proprio
più
Roberto
Auriti
.
La
vista
di
quegli
amici
e
il
silenzio
della
madre
,
il
pianto
del
Trigòna
,
la
stizza
acerba
dell
'
Agrò
,
la
frigida
saccenteria
del
Noto
gli
eran
divenuti
insopportabili
.
Gli
premeva
di
scrivere
a
Roma
,
di
dar
subito
notizia
della
lotta
perduta
alla
sua
donna
,
a
colei
che
da
tanto
tempo
gli
aveva
addormentato
aspirazioni
e
sdegni
,
e
nella
quale
affogato
ormai
nell
'
incuria
di
tutto
ciò
che
non
si
riferisse
direttamente
e
minutamente
alla
sua
persona
,
neghittoso
e
dimentico
,
saziava
soltanto
la
fame
bruta
del
senso
.
Di
fronte
alla
nobiltà
della
madre
,
alla
purezza
della
sorella
,
si
sentiva
quasi
istintivamente
costretto
a
nascondere
anche
a
se
stesso
la
sua
schiavitù
d
'
affetto
per
quella
donna
che
conosceva
tutte
le
sue
miserie
;
e
le
scriveva
di
notte
.
Falsando
i
proprii
sentimenti
,
per
stare
in
pace
con
lei
e
averla
docile
e
pronta
alle
sue
voglie
,
non
aveva
osato
confessarle
prima
di
partire
la
vera
ragione
per
cui
s
'
esponeva
a
quella
lotta
:
le
aveva
dato
a
intendere
ch
'
era
per
migliorare
la
sua
condizione
,
ponendosi
da
deputato
più
in
vista
.
E
nelle
prime
lettere
le
aveva
lasciato
sperare
non
improbabile
la
vittoria
;
poi
man
mano
l
'
aveva
messa
in
dubbio
;
le
aveva
scritto
infine
che
gli
premeva
ormai
soltanto
di
ritornar
presto
a
lei
.
Andava
lui
stesso
a
impostare
quelle
lettere
,
mentre
per
tutte
le
altre
si
serviva
del
nipote
.
Eppure
sapeva
che
questi
,
il
giorno
appresso
,
sarebbe
partito
con
lui
per
intraprendere
a
Roma
gli
studii
universitarii
e
avrebbe
abitato
in
casa
sua
e
veduto
,
dunque
,
e
saputo
tutto
.
Ma
voleva
,
finché
era
lì
,
serbare
il
segreto
.
Quel
giovanotto
ispido
e
angoloso
non
era
fatto
certamente
per
attirar
la
confidenza
di
alcuno
.
E
Roberto
soffriva
al
pensiero
di
condurlo
con
sé
,
di
fargli
conoscere
e
di
far
quindi
conoscere
per
mezzo
di
lui
alla
madre
e
alla
sorella
la
vita
ch
'
egli
viveva
a
Roma
.
Ma
come
esimersi
?
Donna
Caterina
,
intanto
,
domandava
a
Mauro
notizie
del
fratello
Cosmo
,
«
di
quel
matto
»
,
e
di
donna
Sara
Alàimo
.
-
Non
me
ne
parlate
,
per
carità
!
-
esclamò
Mauro
.
-
Vado
a
Roma
,
vi
dico
,
e
non
so
altro
,
non
voglio
saper
altro
in
questo
momento
!
-
Caro
Mauro
mio
,
-
gli
rispose
allora
donna
Caterina
,
sorridendo
amaramente
,
-
se
è
così
,
chiudi
gli
occhi
,
tùrati
bene
gli
orecchi
e
ritòrnatene
subito
subito
in
campagna
:
segui
il
consiglio
mio
!
Quando
dalla
Badia
Grande
gli
amici
scesero
alla
via
Atenea
,
si
trovarono
presi
in
mezzo
a
una
fiumana
di
popolo
che
esaltava
la
proclamazione
d
'
Ignazio
Capolino
.
La
carrozza
del
canonico
Agrò
si
dovette
fermare
;
Il
vecchio
servo
-
cocchiere
dalle
zampe
sbieche
faceva
schioccar
la
frusta
:
-
Ohi
,
favorì
!
Ohi
,
favorì
!
-
Poteva
mai
figurarsi
che
si
dovesse
mancar
di
rispetto
al
suo
padrone
,
o
che
questi
dovesse
aver
paura
?
E
,
tra
il
clamore
e
la
confusione
,
non
udiva
la
voce
del
Canonico
che
gli
gridava
:
«
Indietro
,
Cola
!
indietro
!
Per
la
via
del
Purgatorio
!
»
.
Un
fischio
,
e
due
,
e
tre
...
Figli
di
cane
!
Ma
Capolino
era
ancora
a
letto
,
convalescente
nella
villa
del
principe
di
Laurentano
a
Colimbètra
,
e
la
dimostrazione
di
giubilo
,
per
darsi
uno
sfogo
diretto
,
fu
proprio
tentata
di
cangiarsi
lì
per
lì
in
dimostrazione
di
protesta
contro
il
canonico
Agrò
.
Per
fortuna
,
i
caporioni
riuscirono
a
stornar
la
bufera
che
stava
per
rovesciarsi
sulla
carrozza
mal
capitata
,
non
per
riguardo
a
Pompeo
Agrò
che
non
ne
meritava
alcuno
,
ma
all
'
abito
che
indossava
indegnamente
.
Qualche
fischio
sì
,
passando
,
non
sarebbe
stato
sprecato
;
poi
via
,
via
,
alla
Passeggiata
,
sotto
la
villa
di
Flaminio
Salvo
.
-
Viva
Ignazio
Capolinòòò
!
-
Vivààà
!
-
Viva
il
nostro
deputatòòò
!
-
Vivààà
!
Nel
bujo
della
sera
,
sotto
il
pallore
dei
lampioni
,
per
l
'
angusta
via
passò
tumultuando
quel
torrente
di
popolo
,
che
si
lasciava
trascinare
senza
il
minimo
entusiasmo
,
come
un
armento
belante
,
dalla
volontà
di
due
o
tre
interessati
.
La
villa
di
Flaminio
Salvo
era
illuminata
tutta
,
splendidamente
,
perché
si
vedesse
come
segno
di
trionfo
dalla
lontana
Colimbètra
.
Vi
erano
raccolti
i
maggiorenti
del
partito
che
si
affacciarono
tutti
al
gran
balcone
dalla
balaustrata
di
marmo
,
appena
i
clamori
della
dimostrazione
si
fecero
sentire
giú
per
il
viale
.
-
Viva
Flaminio
Salvòòò
!
-
Vivààà
!
-
Viva
Ignazio
Capolinòòò
!
-
Vivààà
!
Salì
alla
villa
una
commissione
di
dimostranti
,
che
fu
accolta
dal
Salvo
con
quel
solito
sorriso
freddo
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
pàlpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
E
veramente
quei
quindici
o
sedici
cittadini
accaldati
,
usciti
or
ora
dalla
moltitudine
anonima
,
che
giù
nel
bujo
del
viale
aveva
tanta
imponenza
,
assumendo
lì
ciascuno
il
proprio
nome
,
il
proprio
aspetto
,
timidi
,
impacciati
,
smarriti
,
ossequiosi
,
facevano
una
ben
misera
figura
,
tra
gli
splendori
del
magnifico
salone
.
Flaminio
Salvo
si
dichiarò
grato
alla
cittadinanza
di
quella
spontanea
affermazione
del
sentimento
popolare
;
diede
notizie
della
salute
dell
'
on
.
Capolino
e
,
in
presenza
della
commissione
stessa
,
pregò
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
di
recarsi
sul
momento
alla
villa
del
principe
,
a
Colimbètra
,
per
darvi
l
'
annunzio
della
proclamazione
e
di
quella
manifestazione
di
giubilo
di
tutto
il
popolo
di
Girgenti
.
Uno
dei
quindici
,
allora
,
s
'
affacciò
al
balcone
e
,
tra
i
lumi
sorretti
da
due
camerieri
,
arringò
con
impeto
la
folla
.
Nessuno
badò
allo
scompiglio
delle
povere
nottole
del
viale
che
abbarbagliate
piombavan
dall
'
alto
a
strisciare
sulle
teste
dei
dimostranti
,
quindi
al
clamore
,
al
battìo
delle
mani
,
si
risollevavano
disperatamente
,
lanciando
acutissimi
stridi
,
come
per
chiedere
ajuto
e
vendetta
alle
stelle
che
sfavillavano
ilari
in
cielo
.
L
'
oratore
improvvisato
diceva
che
l
'
elezione
di
Capolino
era
un
avvenimento
dei
più
memorabili
della
storia
italiana
contemporanea
;
ma
nessuno
certamente
avrà
potuto
levar
dal
capo
a
quelle
nottole
,
che
invece
tutta
la
città
,
quella
sera
,
si
fosse
raccolta
soltanto
per
dare
a
loro
una
immeritatissima
guerra
.
Arringava
ancora
quell
'
oratore
,
quando
Aurelio
Costa
su
un
sauro
del
Salvo
,
sellato
in
fretta
in
furia
,
partì
di
galoppo
per
Colimbètra
.
Giù
,
confuso
tra
la
folla
,
era
il
Pigna
,
arrivato
in
coda
alla
dimostrazione
,
espurgato
smaltito
evacuato
da
essa
con
molta
violenza
di
conati
lungo
tutto
il
percorso
.
Prepotenza
!
Sopraffazione
!
Andava
per
i
fatti
suoi
,
stava
a
traversar
la
via
Atenea
,
quando
la
folla
gli
era
venuta
addosso
;
non
aveva
fatto
in
tempo
a
ritrarsi
,
e
allora
quelli
che
stavano
alla
fronte
lo
avevano
strappato
indietro
per
passare
,
e
così
la
fiumana
se
l
'
era
ingojato
:
sguizzare
,
con
quelle
cianche
e
quel
groppone
,
non
gli
era
stato
possibile
;
furibondo
,
urlando
,
s
'
era
messo
a
tirare
spinte
da
tutte
le
parti
e
pugni
e
calci
e
gomitate
,
per
farsi
un
po
'
di
largo
e
uscirne
;
ma
quelli
per
il
gusto
di
portarselo
via
con
sé
come
in
ostaggio
gli
s
'
eran
pigiati
con
furia
addosso
,
gridando
:
«
Ecco
Pigna
!
c
'
è
Pigna
!
viva
Pigna
!
abbasso
Propaganda
!
no
,
viva
!
giù
,
giù
con
noi
!
»
e
qualche
lattone
e
qualche
scapaccione
era
pur
volato
;
più
che
mai
inferocito
,
come
un
cinghiale
in
mezzo
a
una
muta
di
cani
,
aveva
avventato
anche
morsi
ai
più
vicini
;
più
d
'
una
volta
,
puntando
i
piedi
e
le
spalle
per
svincolare
un
braccio
e
credendo
che
la
folla
dietro
lo
avrebbe
parato
,
trovando
invece
un
po
'
di
largo
fatto
da
qualcuno
che
voleva
scansarlo
,
era
stato
per
cadere
;
ma
subito
altri
lo
avevan
scaraventato
con
un
nuovo
urtone
alle
spalle
di
chi
stava
davanti
,
e
lì
,
rinserrato
compresso
,
boccheggiante
come
un
pesce
,
altri
lattoni
e
scapaccioni
e
dileggi
;
e
tira
e
spingi
,
se
l
'
erano
sballottato
così
,
malmenandolo
in
tutti
i
modi
,
fino
a
che
,
pesto
,
disfatto
,
non
s
'
era
lasciato
andare
alla
corrente
,
ma
con
le
proprie
gambe
no
,
no
:
là
,
così
,
trascinato
...
Selvaggi
!
Mascalzoni
!
Coscienze
vendute
!
Che
spettacolo
!
Oh
Girgenti
,
disonore
della
Sicilia
e
dell
'
umanità
!
ludibrio
,
vituperio
!
Tutti
in
sagrestia
domani
,
sì
,
sì
,
ad
attaccar
con
le
ostie
della
chiesa
le
mezze
carte
da
cinque
lire
...
Sì
,
viva
Capolino
e
viva
Salvo
!
viva
Bacco
e
viva
Mammone
!
-
Così
esclamando
,
e
guardando
con
aria
di
dispetto
minaccioso
la
folla
sotto
la
villa
del
Salvo
,
ora
s
'
accomodava
una
spalla
,
ora
soffiava
o
sbruffava
,
ora
sorsava
col
naso
,
e
puh
,
feccia
della
umanità
!
puh
,
vili
ignoranti
!
-
Domani
,
Propaga
'
,
sta
'
zitto
!
-
gli
gridavano
alcuni
.
-
Domani
c
'
inscriveremo
tutti
al
Fascio
!
Ora
,
qua
:
Viva
Capolinòòò
!
(
Non
ci
credere
,
sai
?
è
per
minchionare
)
.
Viva
!
vivààà
!
Questa
la
conclusione
d
'
una
giornata
campale
,
questo
il
rinfranco
di
tutte
le
corse
che
s
'
era
fatte
fin
dalla
mattina
da
un
seggio
elettorale
all
'
altro
,
per
assegnar
le
parti
ai
compagni
,
per
dare
istruzioni
,
e
qua
regolare
,
e
là
persuadere
,
e
incitare
,
e
pregare
,
secondo
i
casi
,
che
il
suffragio
di
tutti
i
lavoratori
fosse
per
un
lavoratore
,
loro
compagno
,
perdio
!
Angelo
Zappalà
,
che
li
avrebbe
difesi
,
che
avrebbe
perorato
la
loro
causa
in
Parlamento
!
Sì
,
dato
che
quella
candidatura
popolare
doveva
valer
soltanto
quale
protesta
,
egli
in
fondo
avrebbe
potuto
dichiararsi
soddisfatto
dell
'
esito
:
sì
,
ma
della
votazione
dei
paeselli
vicini
!
il
cuore
gli
faceva
sangue
invece
per
la
vergogna
di
Girgenti
capoluogo
,
della
sua
città
natale
!
Ludibrio
,
vituperio
...
Quando
,
alla
fine
,
il
Pigna
,
senza
più
voce
,
cascante
a
pezzi
dalla
stanchezza
,
si
ridusse
a
casa
,
al
Piano
di
Gamez
,
per
mandar
giù
un
boccone
di
cena
avvelenato
dalla
bile
,
salendo
i
primi
gradini
della
scaletta
di
legno
che
dalla
stanza
terrena
conduceva
a
quella
di
sopra
,
vi
trovò
al
bujo
in
fitto
colloquio
Celsina
e
Antonio
Del
Re
.
-
Ohè
,
voi
qua
?
-
Va
'
su
;
passa
,
papà
!
-
gli
disse
Celsina
,
come
a
un
cane
.
-
Sto
a
salutarlo
.
Parte
domani
.
-
Ah
,
buona
sera
,
allora
,
-
disse
il
Pigna
.
-
Cioè
,
buon
viaggio
...
Partite
subito
,
dunque
?
V
'
invidio
,
caro
mio
.
Oh
,
vedrete
certo
a
Roma
...
come
viene
a
essere
di
voi
don
Landino
Laurentano
?
già
,
zio
,
l
'
abbiamo
detto
:
riveritelo
tanto
per
me
,
ditegli
che
Girgenti
ha
bisogno
di
lui
;
sta
disonorando
l
'
isola
,
Girgenti
...
-
Abbiamo
inteso
,
papà
,
-
lo
interruppe
Celsina
infastidita
.
-
Lasciaci
parlare
adesso
!
Vattene
!
-
Paese
di
carogne
!
-
brontolò
il
Pigna
,
tirando
su
a
stento
le
cianche
per
la
scala
.
-
Farabutti
...
ohi
ohi
...
ignoranti
...
E
svoltò
.
Subito
i
due
giovani
si
riabbracciarono
.
Antonio
non
si
reggeva
più
;
ebro
,
perduto
,
non
poteva
più
staccarsi
da
lei
;
le
cercò
la
bocca
,
com
'
arso
di
sete
,
per
un
altro
bacio
che
le
penetrasse
nel
fondo
più
fondo
dell
'
anima
;
un
altro
bacio
smanioso
,
cocente
,
infinito
,
col
quale
darle
tutto
se
stesso
e
prendersela
tutta
,
nello
spasimo
del
più
violento
desiderio
.
-
Basta
,
-
gemette
ella
,
esausta
,
abbandonandogli
il
capo
sul
petto
.
Ma
egli
la
stringeva
ancora
,
più
ardente
;
più
tremante
;
voleva
ancora
la
bocca
.
-
No
,
basta
,
Nino
,
-
disse
allora
Celsina
,
riavendosi
.
-
Basta
...
basta
...
Gli
prese
le
mani
,
gliele
strinse
;
se
le
posò
sul
seno
ansante
,
senza
lasciargliele
;
riprese
:
-
Così
!
...
Dunque
,
senti
...
tu
vedrai
,
è
vero
?
cercherai
...
Devi
far
di
tutto
...
-
Sì
...
-
M
'
ascolti
?
-
Sì
.
-
Non
m
'
ascolti
!
Basta
,
ora
,
Nino
!
T
'
ho
detto
,
basta
.
Non
m
'
ascolti
...
-
Sì
...
cercherò
...
-
Che
cercherai
?
Lasciami
,
per
carità
!
-
Non
so
...
farò
di
tutto
...
figùrati
!
Dammi
ancora
un
bacio
...
-
No
!
Dove
cercherai
?
-
Ma
per
tutto
,
per
tutto
...
-
Sì
,
un
posticino
qualunque
...
infimo
anche
...
per
cominciare
,
capisci
?
...
Tu
sai
che
posso
...
m
'
adatterò
a
fare
ogni
cosa
!
Debbo
,
debbo
essere
a
Roma
al
più
presto
,
m
'
ascolti
?
-
Sì
,
amore
...
amore
...
amore
mio
!
-
alitò
egli
;
poi
,
stringendole
le
braccia
e
smaniando
:
-
Come
faccio
?
oh
Celsina
mia
...
come
faccio
?
-
Zitto
!
-
gli
intimò
Celsina
.
-
Non
voglio
che
ti
sentano
su
.
-
Allora
vado
...
non
posso
...
-
Sì
,
va
'
va
'
...
è
tardi
!
Mi
chiamano
.
Scrivimi
subito
,
sai
?
-
Sì
...
-
Addio
,
addio
.
Ma
egli
non
sapeva
lasciarle
ancora
la
mano
;
le
accostò
il
volto
al
volto
,
le
domandò
:
-
Che
mi
dài
?
-
Che
vuoi
?
-
Te
,
tutta
!
Vieni
con
me
,
vieni
con
me
!
-
Potessi
!
Subito
!
-
Oh
amore
...
Che
mi
dài
?
Qualcosa
tua
..
-
Non
ho
nulla
,
Nino
mio
...
-
Eppure
ho
qualcosa
di
te
,
sai
?
che
tu
m
'
hai
data
.
-
Io
?
-
Non
m
'
hai
dato
niente
tu
?
Neppure
il
cuore
,
un
poco
?
-
Ah
,
quello
...
-
E
un
'
altra
cosa
...
Non
ti
ricordi
?
-
No
...
-
La
bambola
...
-
Ah
,
-
sorrise
Celsina
,
-
quella
coi
baffi
?
-
Non
ridere
,
non
ridere
.
Glieli
ho
cancellati
,
sai
?
Me
la
porto
con
me
.
-
Ragazzo
...
-
Sai
?
stanotte
è
stata
con
me
,
abbracciata
con
me
,
a
letto
.
E
sempre
...
-
Ma
va
'
!
Non
sono
io
,
quella
,
sai
!
-
Lo
so
;
ma
è
tua
,
è
stata
tua
...
Non
l
'
hai
baciata
tu
?
-
Tanto
,
da
bambina
...
-
E
dunque
...
-
Va
'
,
va
'
,
Nino
.
Mi
richiamano
.
Addio
.
Ricòrdati
,
sai
?
Scrivimi
!
Addio
.
Un
altro
lungo
,
lungo
bacio
sulla
porta
,
e
Antonio
andò
via
.
Si
fermò
nel
Piano
di
Gamez
deserto
;
e
si
guardò
intorno
,
smarrito
;
guardò
su
nel
vano
immoto
dell
'
aria
ed
ebbe
un
senso
di
stupore
,
come
se
,
sveglio
,
fosse
entrato
in
un
sogno
.
Come
sfavillavano
le
stelle
!
Sentì
schiudere
la
vetrata
del
balconcino
.
Celsina
s
'
affacciò
.
-
Addio
.
Ricòrdati
.
-
Sì
.
Addio
!
Era
già
lontana
;
lontana
la
voce
,
lontana
la
figura
;
e
quella
casetta
,
sulla
cui
facciata
chiara
in
mezzo
al
Piano
umido
e
nero
si
rifletteva
la
luna
,
e
quel
Piano
stesso
,
il
chioccolìo
della
fontanella
,
e
quelle
anguste
viuzze
storte
,
nere
,
tutto
il
paese
silenzioso
nella
notte
,
alto
sul
colle
,
sotto
le
stelle
,
ogni
cosa
gli
parve
come
lontana
ormai
;
gli
parve
come
se
egli
da
lontano
,
con
tristezza
infinita
,
con
infinita
angoscia
contemplasse
la
propria
vita
che
rimaneva
lì
,
strappata
da
lui
.
Quando
Aurelio
Costa
arrivò
a
Colimbètra
,
don
Ippolito
Laurentano
sapeva
già
della
proclamazione
di
Capolino
;
e
ne
parlava
nel
salone
con
don
Salesio
Marullo
e
con
Ninì
De
Vincentis
.
Il
primo
,
accorso
subito
da
Girgenti
appena
conosciuto
l
'
esito
del
duello
;
il
secondo
,
dopo
lo
scontro
a
cui
aveva
assistito
da
testimonio
,
rimasto
a
Colimbètra
accanto
al
letto
del
ferito
.
Zio
Salesio
ascoltava
il
principe
con
un
'
aria
di
degnazione
contegnosa
,
come
se
Capolino
lo
avesse
fatto
elegger
lui
.
Ma
sì
,
via
!
non
gli
aveva
dato
in
moglie
la
figliastra
?
Da
cinque
giorni
si
sentiva
proprio
rinato
,
là
tra
gli
splendori
di
Colimbètra
,
nei
quali
s
'
invaniva
e
si
ricreava
,
come
se
fossero
suoi
.
Camminava
su
gli
spessi
tappeti
più
che
mai
in
punta
di
piedi
;
faceva
il
bocchino
a
tutte
le
cose
belle
e
preziose
che
vedeva
;
a
tavola
per
poco
non
sveniva
dal
piacere
davanti
a
quelle
finissime
stoviglie
luccicanti
,
o
quando
Liborio
in
marsina
e
guanti
bianchi
gli
presentava
i
cibi
prelibati
.
E
,
sul
tramonto
,
non
ostante
che
i
piedi
gli
facessero
male
,
scendeva
su
lo
spiazzo
e
andava
fino
al
cancello
per
il
gusto
di
farsi
salutare
militarmente
dall
'
uomo
di
guardia
in
calzoni
rossi
e
cappotto
turchino
.
L
'
uomo
di
guardia
prendeva
lo
stesso
gusto
a
salutare
;
e
tutti
e
due
,
dopo
il
saluto
,
si
guardavano
e
si
sorridevano
.
Ninì
De
Vincentis
pareva
non
si
fosse
rimesso
ancora
del
tutto
dallo
spavento
che
s
'
era
preso
nel
veder
Capolino
piegarsi
sulle
gambe
,
ferito
in
petto
dalla
pistola
del
Verònica
,
al
secondo
colpo
.
Era
stata
,
veramente
,
una
terribile
sorpresa
per
tutti
,
quella
ferita
.
Le
pistole
,
per
tacita
intesa
fra
i
padrini
,
erano
state
caricate
in
modo
da
non
produrre
alcun
effetto
,
volendosi
che
il
vero
duello
avvenisse
alla
sciabola
.
E
meno
male
che
la
palla
,
arrivata
senza
troppa
violenza
,
aveva
appena
appena
intaccato
una
costola
ed
era
deviata
dal
cuore
!
Ma
non
solo
quello
spavento
teneva
ancora
il
povero
Ninì
tanto
abbattuto
e
sbalordito
;
Nicoletta
Capolino
gli
aveva
lasciato
intendere
chiaramente
che
Dianella
Salvo
non
era
né
sarebbe
mai
stata
per
lui
,
quand
'
anche
il
padre
non
avesse
opposto
un
così
reciso
rifiuto
alla
domanda
.
Dopo
la
prima
notte
vegliata
accanto
al
letto
del
marito
,
non
ostante
l
'
assicurazione
dei
medici
che
ogni
pericolo
per
fortuna
fosse
scongiurato
,
Nicoletta
si
era
persuasa
che
non
era
piú
il
caso
di
rappresentar
la
parte
della
moglie
disperata
,
come
aveva
fatto
a
Valsanìa
all
'
annunzio
della
ferita
toccata
«
a
Gnazio
suo
»
.
E
s
'
era
messa
ad
alternar
le
cure
amorose
e
diligenti
al
suo
povero
«
paladino
»
ferito
con
lo
studio
sapiente
di
rimaner
lì
a
Colimbètra
,
nella
memoria
di
don
Ippolito
Laurentano
,
ospite
graditissima
.
Ah
,
se
al
posto
di
quella
foca
di
Adelaide
Salvo
fosse
stata
lei
,
là
,
tra
poco
,
regina
di
quel
piccolo
regno
!
Era
certa
che
tutte
le
parti
buone
,
di
cui
si
sentiva
pur
dotata
e
che
la
sorte
aveva
voluto
opprimere
e
soffocare
in
lei
,
si
sarebbero
ridestate
liberamente
e
avrebbero
preso
alla
fine
in
lei
il
sopravvento
;
certo
che
avrebbe
saputo
render
felici
gli
ultimi
anni
di
quell
'
altero
e
bellissimo
vecchio
,
ancora
così
vegeto
,
e
fresco
!
Indovinava
in
lui
l
'
amaro
disinganno
provato
alla
vista
della
futura
sposa
;
ma
intuiva
che
nessun
'
arte
di
seduzione
sarebbe
valsa
su
quell
'
uomo
,
il
quale
della
fedeltà
alla
parola
data
s
'
era
fatta
quasi
una
religione
.
Neppur
l
'
ombra
della
civetteria
,
dunque
,
in
lei
,
ma
una
gara
di
cortesie
e
di
compitezze
con
lui
,
in
quei
giorni
,
senza
la
minima
affettazione
.
E
che
prediche
a
quattro
occhi
allo
zio
Salesio
,
il
quale
non
voleva
capire
che
non
c
'
era
più
nessuna
ragione
,
proprio
,
perché
si
trattenesse
ancora
a
Colimbètra
.
Sapeva
star
bene
a
posto
,
sì
-
troppo
bene
,
anzi
-
zio
Salesio
;
ma
...
ma
...
ma
...
E
del
suo
sogno
inattuabile
,
della
nostalgia
della
bontà
,
dell
'
incubo
che
le
cagionava
la
vista
del
patrigno
così
compito
e
ridicolo
,
della
nausea
che
in
quel
momento
le
dava
la
sua
lunga
odiosa
finzione
d
'
affetto
per
quel
marito
,
per
quel
degno
compagno
della
parte
peggiore
di
sé
,
Nicoletta
si
vendicava
tormentando
Ninì
De
Vincentis
,
segnatamente
la
sera
,
su
quel
terrazzo
aggettato
su
le
colonne
del
vestibolo
esterno
.
Gli
parlava
di
Dianella
.
Lo
straziava
quasi
con
voluttà
.
Sapeva
che
nessun
dolore
,
nessuna
ingiustizia
,
non
solo
non
avrebbero
fatto
commettere
alcunché
di
male
a
quel
giovine
incorruttibile
,
ma
non
gli
avrebbero
neppure
strappato
una
parola
acerba
dalle
labbra
,
tanto
era
schiavo
della
propria
bontà
e
rassegnato
a
essa
!
Gli
parlava
misteriosamente
,
con
frasi
smozzicate
,
quasi
per
non
farlo
saziare
in
una
volta
sola
del
proprio
dolore
.
Ninì
voleva
sapere
per
qual
ragione
gli
avesse
detto
che
Dianella
Salvo
non
sarebbe
stata
mai
per
lui
,
nemmeno
se
il
padre
avesse
accondisceso
.
-
Perché
?
Eh
,
caro
Ninì
...
C
'
è
una
ragione
,
una
ragione
che
non
è
cattiva
soltanto
per
voi
!
-
Che
ragione
?
-
Non
ve
la
posso
dire
.
-
Cattiva
anche
per
chi
?
-
Anche
per
me
,
Ninì
!
-
Per
lei
?
-
domandava
Ninì
,
stupito
.
E
lei
,
sorridendo
:
-
Sicuro
.
Voi
non
la
vedete
;
ma
c
'
è
.
C
'
è
una
relazione
tra
me
,
voi
e
...
lei
.
Che
relazione
?
Che
ci
può
esser
di
comune
tra
me
e
voi
?
Eppure
c
'
è
,
Ninì
.
Io
e
voi
siamo
uniti
da
qualche
cosa
.
Pare
impossibile
,
no
?
Eppure
!
Ninì
De
Vincentis
restava
assorto
ad
almanaccare
su
quella
ragione
misteriosa
e
si
struggeva
dentro
.
Quando
Aurelio
Costa
,
introdotto
da
Liborio
,
si
presentò
nel
salone
,
Nicoletta
era
presso
il
marito
;
ma
sopravvenne
poco
dopo
e
provò
un
gran
piacere
nel
farsi
veder
da
lui
in
quella
casa
principesca
,
tra
gli
ossequii
e
il
rispetto
di
tutti
.
Don
Ippolito
s
'
affrettò
a
riferirle
la
notizia
della
dimostrazione
popolare
.
-
Ora
riposa
,
-
diss
'
ella
.
-
Temo
che
si
turberebbe
troppo
...
Ma
,
se
vogliono
...
-
No
,
no
,
-
soggiunse
subito
il
principe
.
-
si
troverà
modo
d
'
annunziarglielo
domani
.
-
Ma
sì
,
credo
che
don
Flaminio
,
-
aggiunse
Aurelio
Costa
,
-
mi
abbia
mandato
così
di
fretta
a
quest
'
ora
,
per
far
sapere
lì
per
lì
agli
elettori
che
l
'
onorevole
Capolino
e
il
principe
sarebbero
stati
subito
informati
della
dimostrazione
.
-
Mi
dispiace
tanto
per
lei
,
ingegnere
,
-
disse
allora
Nicoletta
,
-
che
ha
dovuto
farsi
codesta
corsa
...
-
Ma
non
lo
dica
!
-
la
interruppe
subito
il
Costa
.
-
L
'
ho
fatta
anzi
con
piacere
.
-
Anche
perché
,
scommetto
,
-
interloquì
zio
Salesio
,
-
lei
non
era
mai
stato
a
Colimbètra
,
eh
?
Meravigliosa
dimora
caro
ingegnere
...
meravigliosa
!
Vero
paradiso
in
terra
!
Il
principe
sorrise
chinando
lievemente
il
capo
e
invitò
Aurelio
Costa
a
rimanere
a
cena
.
Per
quella
serata
Ninì
De
Vincentis
fu
lasciato
in
pace
da
Nicoletta
;
ma
non
gliene
fu
grato
affatto
.
Aveva
preso
gusto
alla
tortura
.
Fu
tutta
per
Aurelio
Costa
Nicoletta
quella
sera
.
E
volle
proprio
inebriarlo
;
volle
ch
'
egli
interpretasse
segretamente
tutte
le
premure
e
gli
sguardi
e
i
sorrisi
di
lei
come
un
compenso
all
'
incarico
ingrato
impostogli
da
Flaminio
Salvo
,
di
venire
cioè
là
a
Colimbètra
ad
annunziare
il
trionfo
del
marito
;
e
volle
che
in
quel
compenso
ch
'
ella
gli
dava
,
egli
sentisse
un
sapor
di
vendetta
contro
il
Salvo
stesso
,
il
quale
,
pur
conoscendo
i
sentimenti
di
lui
,
lo
aveva
mandato
lì
come
un
servo
.
Considerava
egli
tutti
come
suoi
schiavi
venduti
?
Poteva
anche
darsi
però
che
questi
schiavi
alla
fine
,
così
provocati
,
accettassero
la
sfida
e
s
'
intendessero
tra
loro
!
Non
s
'
intendevano
già
?
Non
c
'
era
già
tra
loro
un
accordo
,
un
patto
segreto
?
E
gli
occhi
di
Nicoletta
Capolino
fissi
in
quelli
di
lui
ora
sfolgoravano
aizzosi
e
ardenti
,
ora
s
'
illanguidivano
velati
e
turbati
,
quasi
nella
promessa
di
un
'
intensa
voluttà
.
Schiavo
,
schiavo
con
lei
!
si
sarebbero
vendicati
di
tutti
quei
vecchi
che
volevano
tenere
schiavi
loro
due
giovani
!
Per
lei
,
d
'
ora
innanzi
,
egli
avrebbe
amata
la
sua
schiavitù
;
e
non
avrebbe
più
pensato
di
diventar
padrone
anche
se
Dianella
Salvo
gli
avesse
fatto
intendere
apertamente
il
suo
amore
.
Schiavo
,
schiavo
con
lei
!
Era
veramente
com
'
ebro
Aurelio
Costa
,
avvampato
in
volto
da
una
gioja
riconoscente
verso
quella
donna
,
quando
,
a
sera
tarda
,
lasciò
Colimbètra
.
Non
sapeva
che
pensare
.
Il
sangue
gli
frizzava
per
le
vene
,
le
orecchie
quasi
gli
rombavano
.
Era
ella
così
,
per
abito
o
per
natura
,
lusinghiera
con
tutti
,
o
per
lui
unicamente
aveva
formato
quei
sorrisi
e
trovato
quegli
sguardi
e
quelle
premure
?
Doveva
dubitarne
o
esserne
certo
?
E
se
certo
,
per
qual
ragione
s
'
era
indotta
così
d
'
improvviso
a
tentarlo
,
a
provocarlo
,
dopo
avere
opposto
,
anni
fa
,
un
così
deciso
e
sdegnoso
rifiuto
all
'
onesta
domanda
di
lui
?
Se
n
'
era
pentita
?
Stanca
,
nauseata
della
parte
infame
che
le
aveva
assegnato
il
marito
,
voleva
ribellarsi
e
vendicarsi
,
scegliendo
per
la
vendetta
chi
onestamente
un
giorno
aveva
voluto
farla
sua
?
Voleva
ora
dargli
questa
rivincita
sopra
colui
per
il
quale
lo
aveva
allora
rifiutato
?
O
voleva
tendergli
un
'
insidia
?
Questo
sospetto
,
per
quanto
gli
paresse
indegno
in
quel
momento
,
gli
s
'
era
pure
insinuato
tra
le
varie
ondeggianti
supposizioni
.
Non
poteva
aver
molta
stima
di
lei
.
Ma
quale
insidia
?
Innamorarlo
,
fargli
perdere
la
testa
,
fino
al
punto
di
suscitar
la
gelosia
di
Flaminio
Salvo
,
e
farlo
cacciar
via
da
questo
?
Ma
non
le
aveva
egli
detto
che
nessuna
perdita
sarebbe
stata
per
lui
,
ormai
,
lasciare
il
Salvo
?
E
poi
,
qual
interesse
avrebbe
avuto
ad
allontanarlo
?
che
ombra
le
dava
?
Le
ricordava
nella
miseria
presente
,
il
passato
?
Ma
se
lei
stessa
,
stringendogli
forte
,
segretamente
la
mano
,
aveva
voluto
ricordare
a
lui
invece
quel
passato
,
per
toglier
l
'
ombra
di
esso
fra
loro
due
?
E
gli
era
parsa
sincera
!
Sì
,
franca
e
sincera
!
E
com
'
era
bella
!
Qual
fascino
si
sprigionava
da
tutta
la
persona
di
lei
!
Oh
,
esserne
amato
...
Giunto
alla
villa
di
Flaminio
Salvo
,
ora
silenziosa
e
buja
,
Aurelio
Costa
lasciò
nella
scuderia
il
cavallo
e
salì
nello
studio
,
ove
il
Salvo
lo
aspettava
.
Questi
notò
subito
il
turbamento
,
l
'
animazione
insolita
nel
volto
e
nelle
parole
del
giovine
che
si
scusava
del
ritardo
per
essere
stato
trattenuto
a
cena
dal
principe
.
Ascoltandolo
,
lo
fissava
con
acuta
investigazione
;
e
,
appena
Aurelio
chinava
gli
occhi
,
accentuava
un
po
'
più
il
solito
sorriso
,
effuso
in
tutti
i
lineamenti
del
volto
,
che
un
po
'
di
stanchezza
,
quella
sera
,
faceva
apparir
più
floscio
.
-
Me
l
'
aspettavo
-
gli
disse
,
carezzandosi
le
basette
.
-
Credetti
che
...
-
si
provò
ad
aggiungere
Aurelio
.
-
Ma
sì
!
hai
fatto
bene
,
-
lo
interruppe
subito
il
Salvo
.
-
Che
buon
'
aria
porti
da
fuori
!
Deve
far
bene
una
cavalcata
a
quest
'
ora
in
campagna
...
Bella
serata
!
Qua
si
soffoca
...
Quando
sarai
vecchio
te
ne
ricorderai
...
-
Io
?
-
domandò
Aurelio
,
indotto
a
sorridere
dal
tono
amorevole
con
cui
il
Salvo
gli
parlava
,
quantunque
le
parole
,
dopo
le
riflessioni
fatte
nel
venire
,
lo
ponessero
in
sospetto
.
-
Perché
?
-
Mah
...
dico
,
forse
...
-
sospirò
il
Salvo
,
accompagnando
un
'
alzata
di
spalle
con
un
gesto
vago
della
mano
.
-
Veramente
,
tu
ci
sei
avvezzo
...
Di
giorno
,
di
notte
,
in
giro
...
Vita
mossa
,
la
tua
!
Ma
forse
questa
gita
è
stata
speciale
.
Quando
siamo
vecchi
,
ci
si
accendono
,
così
,
a
lampi
,
ricordi
,
visioni
lontane
di
noi
stessi
quali
fummo
in
certi
momenti
...
e
non
sappiamo
neppure
perché
quel
momento
e
non
un
altro
ci
sia
rimasto
impresso
e
,
a
un
tratto
,
ci
si
stacchi
e
guizzi
sperduto
nella
memoria
.
Era
forse
un
ricordo
più
ampio
,
di
tutto
un
brano
di
vita
.
S
'
è
spezzato
.
Resta
viva
una
sola
scena
,
vivo
un
sol
momento
,
un
attimo
...
E
ti
rivedrai
a
cavallo
,
in
una
notte
serena
sotto
le
stelle
...
e
forse
invano
ti
sforzerai
di
ricordarti
quali
pensieri
avevi
in
quel
punto
in
mente
,
quali
sentimenti
nel
cuore
...
-
Ma
questo
avviene
anche
senz
'
esser
vecchi
-
osservò
Aurelio
.
-
Non
è
lo
stesso
,
-
rispose
il
Salvo
.
-
Te
n
'
accorgerai
.
E
restò
un
pezzo
con
gli
occhi
immobili
e
fissi
senza
attenzione
.
C
'
era
veramente
anche
nel
Salvo
,
quella
sera
,
non
so
che
di
strano
,
e
anche
Aurelio
lo
notò
,
come
se
,
durante
la
sua
assenza
,
quegli
,
lì
nello
studio
austero
,
se
ne
fosse
stato
immerso
in
pensieri
che
gli
avessero
ingenerato
una
tristezza
nuova
.
Quali
pensieri
?
Certo
,
se
n
'
era
stato
coi
gomiti
su
la
scrivania
e
la
testa
tra
le
mani
,
poiché
sul
capo
,
calvo
su
l
'
occipite
,
erano
scomposti
i
pochi
capelli
grigi
attorno
alla
fronte
.
Aurelio
sapeva
ch
'
era
profondamente
triste
il
fondo
di
quell
'
anima
torbida
e
imperiosa
,
e
che
il
tratto
duro
,
i
modi
risentiti
e
irruenti
eran
come
rigurgiti
istantanei
di
quella
tristezza
inveterata
,
nascosta
,
compressa
,
inconsolabile
.
Ma
perché
si
era
tanto
abbandonato
ad
essa
proprio
in
quella
sera
che
doveva
esser
lieto
della
vittoria
?
-
Tutti
bene
laggiú
?
-
domandò
il
Salvo
,
riscotendosi
.
-
Lui
,
lo
hai
visto
?
-
No
,
-
rispose
Aurelio
,
dissimulando
l
'
impaccio
e
il
turbamento
che
forse
gli
trasparivano
sul
viso
,
col
timore
d
'
aver
mancato
a
una
cosa
che
doveva
fare
;
e
però
aggiunse
in
iscusa
,
arrossendo
:
-
Perché
la
signora
disse
che
riposava
.
-
Su
gli
allori
,
eh
?
-
aggiunse
il
Salvo
;
quindi
,
levando
il
mento
e
sorridendo
apertamente
,
domandò
:
-
E
...
dimmi
,
contenta
,
lei
...
la
signora
?
Aurelio
aprì
le
braccia
,
e
con
l
'
aria
di
chi
si
fa
nuovo
di
una
cosa
:
-
Non
mi
parve
,
-
rispose
.
-
Perché
?
-
Dev
'
esser
contenta
.
Va
a
Roma
...
-
Già
,
col
marito
adesso
...
-
Deputato
,
deputato
,
-
concluse
il
Salvo
,
dimenando
il
capo
.
-
Era
necessario
!
Deputato
.
E
si
alzò
.
-
Vedi
,
caro
mio
,
quali
sono
le
nostre
colpe
imperdonabili
?
Poi
ci
lamentiamo
!
In
un
momento
come
questo
,
con
un
'
impresa
come
quella
che
abbiamo
in
animo
di
tentare
,
che
ci
costa
già
tanti
studii
,
che
mi
espone
già
a
tanti
rischi
,
ho
fatto
eleggere
deputato
Capolino
.
Proprio
l
'
uomo
che
mi
ci
voleva
,
non
ti
pare
?
per
parlar
forte
a
Roma
,
domani
,
al
Ministero
dell
'
Industria
e
del
Commercio
...
Ma
era
necessario
.
Vedrai
che
Ignazio
starà
benissimo
a
Roma
:
è
il
posto
suo
,
quello
.
Qua
m
'
ingombrava
...
Piazza
pulita
,
piazza
pulita
...
Caso
mai
,
andrò
io
a
parlare
col
signor
Ministro
,
a
Roma
.
Bisogna
però
che
prima
qua
sottoscrivano
tutti
i
produttori
di
zolfo
,
grossi
e
piccini
;
li
voglio
tutti
;
e
con
questo
,
che
limitino
occorrendo
,
l
'
estrazione
del
minerale
e
lo
depositino
tutto
nei
magazzini
generali
.
Se
no
,
niente
.
Arrischio
i
miei
capitali
per
la
salvezza
dell
'
industria
siciliana
.
Ho
diritto
di
pretendere
l
'
unione
e
l
'
accordo
di
tutti
gl
'
interessati
e
qualche
lieve
sacrifizio
,
se
occorre
.
Intanto
,
mentre
qua
si
studia
sul
serio
per
portar
rimedio
a
questa
condizione
di
cose
disperata
per
tutti
,
hai
sentito
a
Grotte
?
Vogliono
imporsi
col
numero
...
Stupidi
!
Imporsi
a
chi
,
e
perché
?
la
rovina
,
oggi
,
è
più
per
chi
ha
,
che
per
chi
non
ha
!
Il
numero
...
Che
forza
può
avere
il
numero
?
Ti
può
dar
l
'
urto
bestiale
;
ma
la
valanga
che
atterra
,
si
frantuma
anch
'
essa
nello
stesso
tempo
.
Ah
che
nausea
!
che
nausea
!
A
uno
a
uno
,
hanno
paura
,
capisci
?
e
si
raccolgono
in
mille
per
dare
un
passo
che
non
saprebbero
da
soli
;
a
uno
a
uno
,
non
hanno
un
pensiero
;
e
mille
teste
vuote
,
raccolte
insieme
,
si
figurano
che
l
'
avranno
,
e
non
s
'
accorgono
che
è
quello
del
matto
o
dell
'
imbroglione
che
le
guida
.
Questo
,
là
.
E
qua
?
Qua
un
altro
spettacolo
,
più
nauseante
.
Io
forse
invecchio
,
Aurelio
.
-
Lei
?
-
Invecchio
,
sì
;
perdo
il
gusto
di
comandare
.
Me
lo
fa
perdere
la
servilità
che
scopro
in
tutti
.
Uomini
,
vorrei
uomini
!
Mi
vedo
attorno
automi
,
fantocci
che
devo
atteggiare
così
o
così
,
e
che
mi
restano
davanti
,
quasi
a
farmi
dispetto
,
nell
'
atteggiamento
che
ho
dato
loro
,
finché
non
lo
cambio
con
una
manata
.
Soltanto
di
fuori
però
,
capisci
?
si
lasciano
atteggiare
!
Dentro
...
eh
,
dentro
,
restano
duri
,
coi
loro
pensieri
coperti
,
nemici
,
vivi
solamente
per
loro
.
Che
puoi
su
questi
?
Docili
di
fuori
,
miti
,
malleabili
,
visi
ridenti
,
schiene
ossequiose
,
t
'
approvano
,
t
'
approvano
sempre
.
Ah
,
che
sdegno
!
Vorrei
sapere
perché
mi
arrovello
così
;
perché
e
per
chi
lo
faccio
...
Domani
morrò
.
Ho
comandato
!
Sì
,
ecco
:
ho
assegnato
la
parte
a
questo
e
a
quello
,
a
tanti
che
non
hanno
mai
saputo
veder
altro
in
me
che
la
parte
che
rappresento
per
loro
.
E
di
tant
'
altra
vita
,
vita
d
'
affetti
e
di
idee
che
mi
s
'
agita
dentro
,
nessuno
che
abbia
mai
avuto
il
più
lontano
sospetto
...
Con
chi
vuoi
parlarne
?
Sono
fuori
della
parte
che
devo
rappresentare
...
Certe
volte
,
a
qualcuno
che
viene
qua
a
visitarmi
,
a
incensarmi
,
mi
diverto
a
rivolgere
certi
sguardi
,
certi
sguardi
che
sfondano
la
parete
,
e
me
lo
vedo
allora
per
un
attimo
,
restar
davanti
sospeso
,
impacciato
,
goffo
;
Dio
sa
che
forza
devo
far
su
me
stesso
per
non
scoppiargli
a
ridere
in
faccia
.
Mi
crederebbe
ammattito
,
per
lo
meno
.
E
anche
tu
,
caro
mio
,
se
vedessi
con
che
occhi
mi
stai
guardando
in
questo
momento
...
-
Io
no
!
-
disse
subito
Aurelio
,
riscotendosi
.
Flaminio
Salvo
rise
,
scotendo
il
capo
:
-
Anche
tu
,
anche
tu
...
È
così
;
per
forza
è
così
...
Ti
posso
io
dire
quel
che
vorrei
veramente
da
te
?
il
piacere
che
mi
faresti
,
se
tu
agissi
com
'
io
forse
al
tuo
posto
agirei
?
-
E
perché
no
?
-
domandò
Aurelio
,
levandosi
.
-
Mi
dica
...
-
Ma
perché
no
,
-
negò
subito
il
Salvo
,
stringendosi
nelle
spalle
,
-
perché
non
posso
...
Puoi
dirmi
tu
quel
che
pensi
,
quel
che
senti
,
la
vita
che
hai
dentro
in
questo
momento
?
...
Non
puoi
...
Sei
davanti
a
me
nelle
relazioni
che
possono
correre
fra
me
e
te
:
tu
sei
il
mio
ingegnere
,
il
mio
buon
figliuolo
che
amo
,
a
cui
questa
sera
,
davanti
a
una
ventina
di
marionette
,
ho
dato
l
'
incarico
di
recarsi
a
Colimbètra
,
messaggero
di
trionfo
:
e
basta
!
Che
altro
potrei
dirti
?
Questo
soltanto
,
forse
,
per
il
tuo
bene
...
E
Flaminio
Salvo
posò
una
mano
sulla
spalla
di
Aurelio
:
-
Non
ti
tracciar
vie
da
seguire
,
figliuolo
mio
;
né
abitudini
,
né
doveri
;
va
'
,
va
'
,
muoviti
sempre
;
scròllati
di
tratto
in
tratto
d
'
addosso
ogni
incrostatura
di
concetti
;
cerca
il
tuo
piacere
e
non
temere
il
giudizio
degli
altri
e
neanche
il
tuo
,
che
puoi
stimar
giusto
oggi
e
falso
domani
.
Conosci
don
Cosmo
Laurentano
?
Se
sapessi
quanta
ragione
ha
quel
matto
!
Va
'
,
va
'
,
è
tardi
;
andiamo
a
dormire
.
Addio
.
Sceso
nel
viale
della
Passeggiata
,
sotto
gli
alberi
spioventi
,
nell
'
ampio
silenzio
della
notte
,
Aurelio
Costa
ebbe
l
'
impressione
di
non
trovar
più
se
stesso
in
sé
,
e
si
fermò
come
per
cercarsi
.
I
pensieri
che
lo
avevano
agitato
intorno
al
suo
avvenire
,
per
quel
vasto
disegno
del
Salvo
;
gli
sguardi
provocanti
,
le
parole
e
le
premure
di
Nicoletta
Capolino
,
poc
'
anzi
,
a
Colimbètra
;
e
qua
,
adesso
,
questo
discorso
triste
,
sinuoso
e
inatteso
del
Salvo
,
gli
avevano
quasi
disperso
,
sparpagliato
lo
spirito
.
Una
parte
era
rimasta
là
a
Colimbètra
;
l
'
altra
qua
nella
villa
.
Frastornato
,
messo
in
sospetto
,
ripensava
alle
parole
del
Salvo
.
E
dunque
sarebbe
andata
a
Roma
Nicoletta
?
E
allora
?
Ma
come
?
Il
Salvo
s
'
era
voluto
sbarazzare
del
Capolino
?
Sì
,
lo
aveva
detto
chiaramente
:
Piazza
pulita
.
Aveva
alluso
fors
'
anche
a
lei
?
C
'
era
una
certa
ironia
nella
domanda
che
gli
aveva
rivolta
:
Contenta
,
la
signora
?
Aveva
voluto
allontanare
anche
lei
dalla
sua
casa
?
O
forse
ella
gli
si
era
ribellata
?
Era
egli
così
triste
,
in
un
animo
così
insolito
,
per
questo
?
E
che
voleva
da
lui
?
Che
senso
cavare
dalle
strane
cose
che
gli
aveva
dette
?
Ti
posso
io
dire
il
piacere
che
mi
faresti
,
se
tu
agissi
com
'
io
forse
al
tuo
posto
agirei
?
Che
piacere
?
che
aveva
inteso
dire
?
Un
desiderio
segreto
,
inconfessabile
?
O
aveva
detto
così
,
in
genere
?
S
'
era
lamentato
d
'
aver
attorno
automi
,
fantocci
...
E
quei
consigli
,
infine
!
Per
quanto
si
sforzasse
,
non
riuscì
a
raccapezzarsi
.
E
allora
,
quasi
lasciando
fuori
,
a
vagar
dove
volevano
pensieri
e
dubbii
e
sospetti
,
si
restrinse
nel
guscio
sicuro
della
sua
coscienza
,
nel
sentimento
modesto
,
tranquillo
e
solido
che
aveva
sempre
avuto
di
sé
.
Per
il
caso
fortuito
d
'
aver
cavato
,
un
giorno
,
quasi
senza
volerlo
,
dalle
mani
della
morte
il
Salvo
,
era
stato
sollevato
a
una
condizione
invidiabile
,
di
cui
con
le
sue
stesse
doti
naturali
,
e
la
buona
volontà
,
aveva
poi
saputo
rendersi
degno
.
Il
favore
stesso
della
fortuna
,
che
tutti
riconoscevano
meritato
,
l
'
eco
ingrandita
degli
onori
a
cui
era
venuto
negli
studii
,
nei
concorsi
,
nella
professione
,
gli
avevano
dato
di
poi
un
'
importanza
che
egli
stesso
riconosceva
soverchia
,
e
che
lo
metteva
qualche
volta
in
imbarazzo
.
Il
modo
con
cui
si
vedeva
accolto
e
trattato
,
quel
che
si
diceva
di
lui
,
gli
dimostravano
di
continuo
ch
'
egli
era
per
gli
altri
qualcosa
di
più
che
per
se
stesso
;
un
altro
Aurelio
Costa
,
ch
'
egli
non
conosceva
bene
,
di
cui
non
si
rendeva
ben
conto
;
restava
perciò
sempre
innanzi
agli
altri
in
uno
stato
d
'
animo
angustioso
,
in
una
strana
apprensione
confusa
,
di
venir
meno
all
'
aspettativa
altrui
,
di
decadere
dalla
sua
reputazione
.
Sapeva
star
bene
al
suo
posto
,
ma
avrebbe
voluto
starci
quieto
e
sicuro
;
invece
gli
pareva
che
gli
altri
,
avendo
egli
preso
a
salire
fin
da
ragazzo
,
gli
indicassero
ancora
come
a
lui
pertinente
un
posto
più
alto
,
e
lo
spingessero
e
non
lo
lasciassero
star
tranquillo
.
Non
era
timidezza
la
sua
;
era
un
ritegno
impiccioso
,
che
spesso
lo
irritava
contro
gli
altri
o
contro
se
stesso
,
una
costernazione
assidua
che
si
scoprisse
in
lui
qualche
manchevolezza
,
se
appena
appena
si
fosse
allontanato
dal
campo
delle
sue
conoscenze
,
ove
si
sentiva
sicuro
,
dal
posto
,
ove
poteva
stare
,
ov
'
era
arrivato
da
sé
per
suo
merito
effettivo
.
La
irritazione
contro
se
stesso
nasceva
anche
dal
veder
che
tanti
,
da
lui
stesso
stimati
inferiori
in
tutto
,
sapevano
farsi
avanti
con
disinvoltura
ed
erano
lasciati
passare
;
mentre
lui
,
ritenuto
da
tutti
superiore
anche
al
concetto
ch
'
egli
aveva
di
se
medesimo
,
lui
si
tirava
indietro
e
,
se
spinto
,
si
sentiva
spesso
impacciato
nei
movimenti
,
nel
parlare
,
e
arrossiva
talvolta
come
una
fanciulla
.
Quella
sera
,
Aurelio
Costa
avvertì
più
che
mai
quel
senso
di
inesplicabile
fastidio
che
gli
cagionava
sempre
la
propria
ombra
nell
'
allungarsi
sperticatamente
,
assottigliandosi
innanzi
a
lui
,
a
mano
a
mano
che
si
allontanava
dai
lampioni
accesi
.
Dopo
il
frastuono
della
dimostrazione
popolare
,
il
silenzio
della
città
addormentata
,
vegliata
da
quei
lugubri
lampioni
,
gl
'
incuteva
ora
una
cupa
ambascia
.
A
metà
della
via
Atenea
deserta
,
scorse
Roberto
Auriti
,
solo
;
si
voltò
a
guardarlo
con
profonda
pena
e
lo
seguì
con
gli
occhi
finché
non
lo
vide
svoltare
per
una
delle
erte
viuzze
a
manca
che
conducevano
alla
Badia
Grande
.
Tutta
quella
notte
si
vegliò
in
casa
di
donna
Caterina
Laurentano
,
dovendo
Roberto
e
il
nipote
partire
a
bujo
,
alle
quattro
del
mattino
.
La
vecchia
casa
era
ancora
illuminata
a
petrolio
,
e
s
'
andava
col
lume
in
mano
da
una
stanza
all
'
altra
.
Anna
Del
Re
s
'
indugiava
amorosamente
negli
ultimi
preparativi
per
il
figliuolo
.
Che
strazio
,
per
lei
,
quella
partenza
!
Tutto
il
suo
mondo
,
tutta
la
sua
vita
,
da
anni
e
anni
,
erano
raccolti
nell
'
amore
e
nelle
cure
per
quel
suo
unico
bene
.
Come
avrebbe
vissuto
più
ora
senza
di
lui
?
E
piangeva
silenziosamente
.
Se
l
'
era
allevato
,
lo
aveva
custodito
con
l
'
anima
e
col
fiato
,
non
badando
ai
rimproveri
della
madre
che
temeva
lo
avviziasse
troppo
.
Ma
no
,
no
!
che
avviziare
!
Era
tanto
impensierita
e
tormentata
,
lei
,
nel
vederlo
crescere
così
freddo
e
arcigno
,
sempre
e
tutto
chiuso
in
sé
,
e
procurava
con
le
sue
maniere
,
con
le
cure
sempre
vigili
,
d
'
addolcirlo
,
ecco
,
di
riscaldarlo
con
l
'
amore
materno
,
di
renderlo
più
espansivo
e
confidente
.
Non
sapeva
che
cosa
egli
covasse
in
fondo
al
cuore
,
che
lo
allontanava
anche
dalla
compagnia
dei
giovani
della
sua
età
.
Studiare
,
studiava
anche
troppo
,
con
nocumento
finanche
della
salute
;
e
quando
non
studiava
,
stava
acutamente
assorto
in
certi
pensieri
che
gli
rendevano
più
irsute
le
ciglia
,
più
duro
e
scontroso
lo
sguardo
dietro
le
lenti
da
miope
.
-
Oh
Dio
,
Ninuccio
,
se
vedessi
come
ti
fai
brutto
...
Egli
le
rispondeva
con
una
spallata
.
Forse
soffriva
,
il
suo
Ninuccio
,
delle
angustiose
condizioni
della
famiglia
,
forse
pensava
che
la
nonna
anche
senza
derogare
affatto
a
se
stessa
,
ai
suoi
sentimenti
,
avrebbe
potuto
essere
ricca
.
Troppo
,
certo
,
l
'
infanzia
di
lui
e
la
prima
giovinezza
erano
state
aduggiate
dall
'
ombra
cupa
di
tante
sventure
in
quella
vecchia
e
vasta
casa
sempre
silenziosa
,
nella
quale
il
sole
,
entrando
,
pareva
non
recasse
mai
né
luce
né
calore
.
Che
casa
!
Lo
notava
quella
notte
,
presentendo
lo
squallore
in
cui
domani
le
sarebbe
apparsa
!
Logorati
i
mobili
,
anneriti
i
soffitti
,
consunto
il
pavimento
,
inaridite
e
stinte
le
cornici
delle
imposte
,
sbiadita
in
tutte
le
stanze
la
carta
da
parato
.
Pur
curata
e
pulita
e
rassettata
sempre
,
pareva
che
anch
'
essa
sentisse
oscuramente
la
doglia
della
vita
.
Aveva
ragione
Corrado
Selmi
;
aveva
interpretato
bene
il
segreto
sentimento
di
lei
...
Già
da
tempo
rassegnata
,
avrebbe
desiderato
,
se
non
per
sé
,
almeno
per
quel
figliuolo
,
che
alla
fine
qualche
sorriso
di
pace
alleviasse
un
po
'
l
'
oppressione
delle
memorie
dolorose
,
quel
cupo
rancore
contro
la
vita
,
la
muta
,
disperata
amaritudine
della
madre
.
Calma
,
e
non
pace
!
Non
poteva
aver
pace
l
'
anima
di
donna
Caterina
Laurentano
.
Forse
perché
non
credeva
più
in
nulla
?
Lei
sì
,
Anna
,
credeva
;
credeva
fervidamente
in
Dio
,
pur
senza
seguire
alcuna
delle
pratiche
religiose
.
Le
donne
del
vicinato
non
la
vedevano
mai
andare
a
messa
,
come
la
madre
;
e
tuttavia
distinguevano
tra
l
'
una
e
l
'
altra
,
indovinavano
che
la
signora
giovane
era
religiosa
e
,
nell
'
intravederla
qualche
volta
da
lontano
,
così
bella
e
mite
,
sempre
vestita
di
nero
,
se
l
'
additavano
come
una
santa
.
Anna
stava
sopra
tutto
in
pensiero
per
la
nuova
vita
,
in
mezzo
alla
quale
si
sarebbe
trovato
fra
poco
il
figlio
nella
casa
del
fratello
,
a
Roma
.
Non
dubitava
che
Roberto
avrebbe
avuto
le
più
diligenti
cure
per
il
nipote
;
ma
la
donna
ch
'
egli
aveva
con
sé
?
i
parenti
,
gli
amici
?
quel
Corrado
Selmi
che
,
col
suo
fascino
strano
,
era
finanche
riuscito
a
turbar
lei
?
Chi
sa
quale
impressione
ne
avrebbe
ricevuto
il
suo
Ninuccio
,
vissuto
sempre
qua
,
rinchioccito
presso
lei
e
la
nonna
!
L
'
una
e
l
'
altra
avevano
parlato
spesso
e
a
lungo
,
con
amarezza
,
della
vita
mancata
del
loro
Roberto
,
della
falsa
famiglia
che
s
'
era
formata
,
su
le
notizie
che
ne
aveva
dato
loro
Giulio
,
l
'
altro
fratello
;
notizie
piuttosto
vaghe
,
perché
Giulio
,
cresciuto
sempre
a
Roma
,
aveva
perduto
del
tutto
l
'
aria
,
il
sentimento
della
famiglia
,
non
pareva
più
affatto
neanche
siciliano
;
e
forse
scusava
il
fratello
maggiore
;
certo
non
dava
alcun
peso
,
alcuna
importanza
a
tante
cose
che
per
poco
a
lei
e
alla
madre
non
facevano
orrore
.
Era
una
maestra
di
canto
,
moglie
d
'
un
tenore
che
aveva
perduto
la
voce
,
la
compagna
di
Roberto
.
E
Giulio
aveva
detto
,
ridendo
,
che
questo
tenore
,
buon
uomo
,
sedeva
ogni
giorno
alla
tavola
di
Roberto
e
dormiva
poi
,
la
sera
,
presso
un
fratello
della
moglie
che
teneva
una
specie
di
collegio
,
di
conservatorio
di
musica
privato
,
dove
colei
insegnava
canto
c
il
marito
fungeva
nientemeno
che
da
censore
.
Roberto
era
come
in
pensione
in
quella
casa
,
dove
qualche
volta
,
nelle
annate
di
maggiore
affluenza
,
alloggiava
anche
qualche
convittore
che
non
aveva
trovato
posto
nel
collegio
del
fratello
.
A
contatto
di
tal
gente
si
sarebbe
trovato
dunque
,
tra
poco
,
il
figliuolo
.
Parecchie
volte
Anna
aveva
cercato
di
persuadere
la
madre
di
proporre
a
Roberto
il
loro
trasferimento
a
Roma
.
Avrebbero
venduto
quella
casa
,
albergo
di
tante
sventure
e
si
sarebbero
accomodate
a
vivere
alla
meglio
a
Roma
,
magari
sole
dapprima
,
sole
o
con
Giulio
soltanto
.
Chi
sa
che
,
a
poco
a
poco
,
col
tempo
,
la
madre
non
sarebbe
poi
riuscita
a
liberar
Roberto
da
quella
compagnia
...
Non
sarebbe
stato
anche
un
risparmio
,
di
tre
case
farne
una
sola
?
E
tutta
la
famiglia
raccolta
insieme
...
-
Sogni
!
-
le
aveva
detto
la
madre
.
E
non
aveva
voluto
neanche
mettere
in
discussione
la
proposta
.
Sapeva
che
né
Giulio
avrebbe
voluto
perdere
la
propria
libertà
,
né
Roberto
avrebbe
saputo
sciogliersi
dalla
schiavitù
di
quella
donna
.
Anche
lei
,
poi
,
all
'
età
sua
,
non
avrebbe
potuto
resistere
a
un
cambiamento
così
radicale
di
vita
e
d
'
abitudini
.
-
Sogni
!
Quand
'
io
morrò
,
e
Nino
sarà
cresciuto
,
tu
andrai
con
lui
...
Ci
penserà
lui
a
farti
una
nuova
vita
.
-
Ma
intanto
!
...
-
sospirava
Anna
,
e
guardava
nell
'
altra
stanza
il
figlio
,
che
ascoltava
i
discorsi
della
nonna
e
dello
zio
,
con
una
mano
tra
i
capelli
,
un
gomito
su
la
tavola
,
sotto
la
lampada
che
pendeva
dal
soffitto
.
Eccolo
:
non
dimostrava
né
pena
d
'
allontanarsi
da
lei
per
circa
un
anno
,
né
gioja
di
recarsi
a
Roma
.
Sempre
così
!
Una
volta
sola
su
i
primi
dello
scorso
anno
,
infatuato
d
'
una
scoperta
che
credeva
d
'
aver
fatto
,
d
'
un
suo
speciale
congegno
per
trarre
-
diceva
-
l
'
energia
elettrica
dalle
onde
del
mare
(
era
venuto
,
quell
'
anno
,
all
'
Istituto
Tecnico
un
bravo
professore
di
fisica
,
il
quale
era
riuscito
a
infervorare
per
la
sua
scienza
tutti
gli
scolari
)
le
aveva
parlato
con
vero
calore
,
per
indurla
a
spingere
la
nonna
a
chiedere
in
prestito
qualche
migliajo
di
lire
,
-
non
allo
Zio
Borbonico
,
no
!
-
ma
allo
zio
Cosmo
,
magari
:
un
migliajo
di
lire
in
prestito
,
per
costruire
alla
meglio
gli
attrezzi
necessarii
agli
esperimenti
che
si
sarebbe
recato
a
fare
a
Valsanìa
,
su
la
piaggia
.
Povero
figliuolo
!
Gli
aveva
fatto
cascar
le
braccia
,
subito
.
La
nonna
?
chieder
denaro
in
prestito
ai
fratelli
?
E
non
la
conosceva
?
S
'
era
subito
rinchiuso
nel
suo
ispido
silenzio
,
e
non
aveva
voluto
darle
nemmeno
una
spiegazione
su
quella
sua
famosa
scoperta
.
Chi
sa
quanto
c
'
era
di
vero
...
Forse
un
'
illusione
puerile
!
Ma
pure
,
tutto
quell
'
anno
,
aveva
seguitato
a
studiare
accanitamente
quella
scienza
,
e
ora
,
andando
a
Roma
,
si
proponeva
di
dedicarsi
a
essa
interamente
.
Altri
affetti
-
pur
essendo
così
giovane
-
altre
cure
,
altre
voglie
pareva
non
avesse
.
-
Ninuccio
,
-
chiamò
.
Aveva
finito
di
preparare
la
valigia
,
e
voleva
l
'
ajuto
di
lui
,
per
chiuderla
.
Egli
accorse
subito
.
-
Troppo
piena
?
-
gli
domandò
.
-
Hai
voluto
metterci
tutti
quei
libri
...
Non
sarebbe
meglio
levarli
di
qua
e
porli
insieme
con
gli
altri
nella
cassetta
?
Tanto
,
te
la
spediremo
subito
.
-
Me
la
porto
via
con
me
,
la
cassetta
,
-
diss
'egli.-
Non
mi
fido
.
Chi
sa
quando
m
'
arriverebbe
...
-
Ma
ti
peserà
troppo
,
figlio
mio
,
che
dici
?
Impossibile
...
Non
dubitare
,
l
'
avrai
subito
.
Ci
penserò
io
...
-
E
allora
qua
nella
valigia
,
lasciali
qua
,
questi
libri
.
Chiudo
?
-
Non
ha
detto
nulla
la
nonna
di
là
,
a
zio
Roberto
?
-
domandò
lei
allora
,
alludendo
a
quella
sua
proposta
.
-
Nulla
,
-
rispose
il
figlio
.
-
Capisco
anch
'
io
,
-
sospirò
Anna
,
-
che
è
quasi
impossibile
...
L
'
avrei
voluto
per
te
...
Mah
!
Ninuccio
mio
,
mi
raccomando
:
mi
devi
scrivere
tutto
,
sempre
...
se
hai
bisogno
di
qualche
cosa
...
come
stai
...
se
ti
trovi
bene
...
Tutto
!
Mi
contento
anche
di
poche
righe
...
Ma
le
prime
lettere
,
no
,
sai
?
lunghe
,
le
prime
lettere
...
Voglio
saper
tutto
!
E
bada
,
Ninuccio
...
un
po
'
più
d
'
ordine
!
Ti
disporrai
bene
tutta
la
biancheria
nei
cassetti
...
Non
fare
al
solito
tuo
!
Zio
Roberto
è
molto
ordinato
,
lo
sai
...
Ordinato
anche
tu
!
E
non
ti
dico
altro
...
So
che
farai
il
tuo
dovere
e
che
contenterai
tua
madre
e
la
nonna
,
che
restiamo
qua
...
sole
...
Basta
,
basta
...
Presto
sarà
l
'
ora
...
Entrarono
nella
sala
da
pranzo
,
dove
la
nonna
e
Roberto
sedevano
accanto
sul
canapè
.
-
Vedrai
,
-
diceva
donna
Caterina
.
-
Io
vorrei
prima
finir
di
chiudere
questi
occhi
.
Ma
toccherà
forse
di
vedere
anche
a
me
,
per
conchiudere
bene
,
questo
spettacolo
qua
.
Ci
sarà
,
non
dico
,
chi
mette
male
apposta
;
ma
alla
mala
semenza
il
terreno
è
preparato
da
anni
.
Voi
state
a
Roma
,
e
non
sentite
e
non
vedete
nulla
.
Vorrei
ingannarmi
!
Ma
non
m
'
inganno
.
Alzò
il
capo
a
guardar
la
figlia
e
il
nipote
,
vide
negli
occhi
di
Anna
le
lagrime
,
ed
esclamò
,
levando
un
braccio
:
-
Lascialo
partire
,
lascialo
andar
via
!
Aria
!
Aria
!
Respirerà
...
Buca
l
'
uovo
,
figliuolo
mio
;
e
lascia
star
qua
nojaltri
,
ad
aspettare
la
manna
del
cielo
!
Nel
Sessanta
,
caro
Roberto
,
sai
che
facemmo
noi
qua
?
sciogliemmo
in
tante
tazzoline
le
animucce
nostre
,
come
pezzetti
di
sapone
;
il
Governo
ci
mandò
in
regalo
un
cannellino
per
uno
;
e
allora
noi
qua
,
poveri
imbecilli
,
ci
mettemmo
tutti
a
soffiare
nella
nostra
acqua
saponata
e
che
bolle
!
che
bolle
!
una
più
bella
e
più
variopinta
dell
'
altra
!
Ma
poi
il
popolo
cominciò
a
sbadigliare
per
fame
,
e
con
gli
sbadigli
,
addio
!
fece
scoppiare
a
una
a
una
tutte
quelle
magnifiche
bolle
che
sono
finite
,
figlio
mio
,
con
licenza
parlando
,
in
tanti
sputi
...
Questa
è
la
verità
!
La
serva
venne
ad
annunziare
che
la
carrozza
era
arrivata
e
che
il
vetturino
,
un
po
'
in
ritardo
,
faceva
fretta
.
C
'
era
circa
mezz
'
ora
di
vettura
da
Girgenti
alla
stazione
ferroviaria
in
Val
Sollano
.
Anna
,
con
la
candela
in
mano
innanzi
alla
porta
,
presso
la
madre
,
rimase
come
sopraffatta
,
insaziata
dell
'
ultimo
abbraccio
frettoloso
al
figlio
,
che
correva
accanto
allo
zio
,
giù
per
la
ripida
viuzza
a
scalini
,
nel
bujo
ancor
fitto
.
-
Figlio
mio
!
figlio
mio
!
-
gemeva
tra
sé
.
-
Tu
,
Ninuccio
,
lo
rivedrai
,
-
le
disse
piano
la
madre
.
-
Io
,
Roberto
...
chi
sa
!
Udirono
nel
silenzio
profondo
il
rotolìo
della
vettura
che
s
'
allontanava
.
E
Anna
levò
gli
occhi
pieni
di
lagrime
al
cielo
,
dove
le
stelle
,
per
lei
,
vegliavano
religiosamente
.
PARTE
SECONDA
CAPITOLO
PRIMO
Seduto
innanzi
all
'
ampia
scrivania
,
su
cui
stavano
schierati
tutt
'
intorno
prospetti
e
relazioni
irti
di
cifre
,
il
segretario
aspettava
che
S
.
E
.
il
Ministro
si
ricordasse
che
doveva
riprendere
a
dettare
.
Già
era
la
terza
notte
che
il
cav
.
Cao
...
-
ohè
,
lavorare
,
va
bene
;
ma
...
ma
...
ma
...
-
un
'
intera
giornata
a
sgobbare
al
Ministero
;
poi
la
sera
lì
,
al
palazzo
di
Sua
Eccellenza
;
di
questo
passo
,
non
sarebbe
venuta
più
a
fine
quella
esposizione
finanziaria
.
Eppure
,
tra
pochi
giorni
avrebbe
dovuto
esser
letta
alla
Camera
dei
deputati
.
Non
ne
poteva
più
!
Ma
veramente
non
era
tanto
la
stanchezza
,
quanto
la
sofferenza
che
da
qualche
tempo
gli
cagionava
la
vista
di
quell
'
uomo
venerando
,
per
cui
sentiva
ancora
profondo
e
sincero
affetto
,
se
non
più
l
'
ammiraione
di
prima
.
Aveva
già
veduto
tante
cose
il
cav
.
Cao
,
prima
da
lontano
,
cert
'
altre
ne
vedeva
adesso
da
vicino
!
Non
si
può
vivere
,
è
vero
,
settanta
e
più
anni
,
commettendo
sempre
eroiche
azioni
.
Per
forza
qualche
sciocchezza
,
o
piccola
o
grande
,
si
deve
pur
commettere
.
E
una
oggi
,
una
domani
,
tirando
infine
le
somme
...
si
tirava
,
invece
,
così
pensando
,
il
cav
.
Cao
un
ispido
pelo
dei
baffi
,
inverosimilmente
lungo
.
Perbacco
!
Fin
sul
capo
,
gli
arrivava
...
Un
pelo
solo
.
Nero
.
Per
avvertir
meno
la
stanchezza
e
la
noja
di
quell
'
attesa
,
lavorava
di
fantasia
.
Un
pajo
di
lenti
di
Sua
Eccellenza
,
lì
su
la
scrivania
,
eran
diventate
due
laghetti
gemelli
;
uno
spazzolino
da
penne
,
un
fitto
boschetto
di
elci
;
il
piano
della
scrivania
,
dov
'
era
sgombro
,
una
sterminata
pianura
,
che
forse
primitive
tribù
migratrici
attraversavano
,
sperdute
.
Sua
Eccellenza
passeggiava
per
lo
scrittojo
,
aggrondato
,
a
capo
chino
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
.
E
il
cav
.
Cao
,
alzando
gli
occhi
a
guardarlo
,
con
l
'
immagine
di
quello
spazzolino
da
penne
nella
retina
,
pensò
che
Sua
Eccellenza
aveva
la
schiena
pelosa
.
Pelosa
la
schiena
e
peloso
il
petto
.
Lo
aveva
veduto
un
giorno
nel
bagno
.
Pareva
un
orso
,
pareva
.
Ah
quante
cose
,
quante
particolarità
ridicole
non
aveva
scoperto
nella
persona
di
Sua
Eccellenza
,
da
che
non
lo
ammirava
più
come
prima
!
Quella
nuca
,
per
esempio
,
così
grossa
e
liscia
e
lucente
,
e
tutti
quei
nerellini
che
gli
pinticchiavano
il
naso
,
e
quelle
sopracciglia
...
là
zi
!
e
zì
!
come
due
virgolette
.
Finanche
negli
occhi
,
negli
occhi
che
gli
incutevano
un
tempo
tanta
suggezione
,
aveva
scoperto
certe
macchioline
curiose
,
che
pareva
gli
forassero
la
cornea
verdastra
.
Proprio
vero
:
minuit
praesentia
famam
.
E
si
meravigliava
il
cav
.
Cao
e
si
rattristava
insieme
di
poter
vedere
ora
così
quell
'
uomo
che
in
altri
tempi
lo
aveva
addirittura
abbagliato
,
acceso
d
'
entusiasmo
per
le
gesta
eroiche
che
si
raccontavano
di
lui
garibaldino
e
poi
per
le
memorabili
lotte
parlamentari
«
strenuamente
combattute
»
.
Mah
!
Ormai
Francesco
D
'
Atri
non
pensava
che
a
sporcarsi
timidamente
,
d
'
una
tinta
gialligna
,
canarina
,
i
pochi
capelli
che
gli
erano
rimasti
attorno
al
capo
e
l
'
ampia
barba
che
sarebbe
stata
così
bella
,
se
bianca
.
Anche
lui
,
è
vero
,
il
cav
.
Cao
,
da
circa
un
anno
,
poco
poco
...
i
baffi
soltanto
.
Ma
per
non
averli
,
ecco
,
un
po
'
bianchi
,
un
po
'
neri
.
Gli
seccava
.
E
poi
del
resto
,
per
lui
quella
tintura
non
avrebbe
mai
avuto
le
disastrose
conseguenze
che
aveva
avuto
per
Sua
Eccellenza
.
Quantunque
infine
non
avesse
ancora
quaran
...
ah
già
,
sì
,
quarant
'
anni
,
da
tre
giorni
:
ebbene
,
quaranta
:
non
avrebbe
mai
preso
moglie
,
lui
.
E
Francesco
D
'
Atri
,
invece
,
sì
l
'
aveva
presa
,
a
ses
-
san
-
ta
-
set
-
te
anni
sonati
;
e
giovane
per
giunta
l
'
aveva
presa
.
Segno
evidentissimo
di
rammollimento
cerebrale
.
Bisognava
metterlo
da
parte
-
(
la
vita
ha
le
sue
leggi
!
)
-
da
parte
,
senza
considerazione
e
senza
pietà
.
Pietà
,
tutt
'
al
più
,
poteva
averne
lui
,
perché
gli
voleva
bene
,
perché
lo
vedeva
sofrire
atrocemente
,
in
silenzio
,
dell
'
enorme
sciocchezza
commessa
;
ma
provava
anche
sdegno
,
ecco
,
per
la
remissione
di
cui
gli
vedeva
dar
prova
di
fronte
a
quella
moglie
che
,
quasi
subito
dopo
le
nozze
,
s
'
era
messa
a
far
pubblicamente
strazio
dell
'
onore
di
lui
.
Tutti
,
o
quasi
tutti
,
ammogliati
tardi
e
male
,
questi
benedetti
uomini
della
Rivoluzione
.
Da
giovani
,
si
sa
,
avevano
da
pensare
a
ben
altro
!
Amare
,
sì
...
la
bella
Gigogin
...
un
bacio
,
e
:
Addio
,
mia
bella
,
addio
;
l
'
armata
se
ne
va
...
In
fondo
,
a
voler
dir
proprio
,
non
avevano
potuto
far
nulla
a
tempo
e
bene
,
né
studii
,
né
altro
.
Nelle
congiure
,
nelle
battaglie
erano
stati
come
nel
loro
elemento
;
in
pace
,
erano
ora
come
pesci
fuor
d
'
acqua
.
In
vista
,
e
senza
uno
stato
;
anziani
,
e
senza
una
famiglia
attorno
...
Dovevan
purtroppo
commettere
tardi
e
male
tutte
quelle
corbellerie
che
non
avevano
avuto
tempo
di
commettere
da
giovani
,
quando
,
per
l
'
età
,
sarebbero
stati
più
scusabili
.
E
poi
,
anche
...
Il
cav
.
Cao
,
a
questo
punto
,
tornò
a
scuotersi
come
per
un
brivido
alla
schiena
.
Da
alcuni
giorni
era
veramente
sbigottito
della
gravità
e
della
tristezza
del
momento
.
Tutte
le
sere
,
tutte
le
mattine
,
i
rivenditori
di
giornali
vociavano
per
le
vie
di
Roma
il
nome
di
questo
o
di
quel
deputato
al
Parlamento
nazionale
,
accompagnandolo
con
lo
squarciato
bando
ora
di
una
truffa
ora
di
uno
scrocco
a
danno
di
questa
o
di
quella
banca
.
In
certi
momenti
climaterici
,
ogni
uomo
cosciente
che
sdegni
di
mettersi
con
gli
altri
a
branco
,
che
fa
?
si
raccoglie
;
pòndera
;
assume
secondo
i
proprii
convincimenti
una
parte
,
e
la
sostiene
.
Così
aveva
fatto
il
cav
.
Cao
.
Aveva
assunto
la
parte
dell
'
indignato
e
la
sosteneva
.
Non
poteva
tuttavia
negare
a
se
stesso
,
che
godeva
in
fondo
dello
scandalo
enorme
.
Ne
godeva
sopra
tutto
perché
,
investito
bene
della
sua
parte
,
trovava
in
sé
in
quei
giorni
una
facilità
di
parola
che
quasi
lo
inebriava
,
certe
frasi
che
gli
parevano
d
'
una
efficacia
meravigliosa
e
lo
riempivano
di
stupore
e
d
'
ammirazione
.
Ma
sì
,
ma
sì
:
dai
cieli
d
'
Italia
,
in
quei
giorni
,
pioveva
fango
,
ecco
,
e
a
palle
di
fango
si
giocava
;
e
il
fango
s
'
appiastrava
da
per
tutto
,
su
le
facce
pallide
e
violente
degli
assaliti
e
degli
assalitori
,
su
le
medaglie
già
guadagnate
su
i
campi
di
battaglia
(
che
avrebbero
dovuto
,
almeno
queste
,
perdio
!
esser
sacre
)
e
su
le
croci
e
le
commende
e
su
le
marsine
gallonate
e
su
le
insegne
dei
pubblici
uffici
e
delle
redazioni
dei
giornali
.
Diluviava
il
fango
;
e
pareva
che
tutte
le
cloache
della
Città
si
fossero
scaricate
e
che
la
nuova
vita
nazionale
della
terza
Roma
dovesse
affogare
in
quella
torbida
fetida
alluvione
di
melma
,
su
cui
svolazzavano
stridendo
,
neri
uccellacci
,
il
sospetto
e
la
calunnia
.
Sotto
il
cielo
cinereo
,
nell
'
aria
densa
e
fumicosa
,
mentre
come
scialbe
lune
all
'
umida
tetra
luce
crepuscolare
si
accendevano
ronzando
le
lampade
elettriche
,
e
nell
'
agitazione
degli
ombrelli
,
tra
l
'
incessante
spruzzolìo
di
un
'
acquerugiola
lenta
,
la
folla
spiaccicava
tutt
'
intorno
,
il
cav
.
Cao
vedeva
in
quei
giorni
ogni
piazza
diventare
una
gogna
;
esecutore
,
ogni
giornalajo
cretoso
,
che
brandiva
come
un
'
arma
il
sudicio
foglio
sfognato
dalle
officine
del
ricatto
,
e
vomitava
oscenamente
le
più
laide
accuse
.
E
nessuna
guardia
s
'
attentava
a
turargli
la
bocca
!
Ma
già
,
più
oscenamente
i
fatti
stessi
urlavano
da
sé
.
Uomo
d
'
ordine
,
il
cav
.
Cao
avrebbe
voluto
difendere
a
ogni
costo
il
Governo
contro
la
denunzia
delle
vergognose
complicità
tra
i
Ministeri
e
le
Banche
e
la
Borsa
attraverso
le
gazzette
e
il
Parlamento
.
Non
voleva
credere
che
le
banche
avessero
largheggiato
verso
il
Governo
per
fini
elettorali
,
per
altri
più
loschi
fini
coperti
;
e
che
,
favore
per
favore
,
il
Governo
avesse
proposto
leggi
che
per
le
banche
erano
privilegi
,
e
difeso
i
prevaricatori
,
proponendoli
agli
onori
della
commenda
e
del
Senato
.
Ma
non
poteva
negare
che
fosse
stato
aperto
il
credito
a
certi
uomini
politici
carezzati
,
che
in
Parlamento
e
per
mezzo
della
stampa
avevano
combattuto
a
profitto
delle
banche
falsarie
,
tradendo
la
buona
fede
del
paese
;
e
che
questi
gaudenti
avessero
voluto
occultare
ciò
che
da
tempo
si
sapeva
o
si
poteva
sapere
;
e
che
,
ora
che
le
colpe
avventavano
,
si
volesse
percuotere
,
ma
colla
speranza
che
la
percossa
ai
più
deboli
salvasse
i
più
forti
.
Certo
,
lo
sdegno
del
paese
nel
veder
così
bruttati
di
fango
alcuni
uomini
pubblici
che
nei
begli
anni
dell
'
eroico
riscatto
avevano
prestato
il
braccio
alla
patria
,
si
rivoltava
acerrimo
,
adesso
,
anche
contro
la
gloria
della
Rivoluzione
,
scopriva
fango
pur
lì
e
il
cav
.
Cao
si
sentiva
propriamente
sanguinare
il
cuore
.
Era
la
bancarotta
del
patriottismo
,
perdio
!
E
fremeva
sotto
certi
nembi
d
'
ingiurie
che
s
'
avventavano
in
quei
giorni
da
tutta
Italia
contro
Roma
,
rappresentata
come
una
putrida
carogna
.
In
un
giornale
di
Napoli
aveva
letto
che
tutte
le
forze
s
'
erano
infiacchite
al
contatto
del
Cadavere
immane
;
sbolliti
gli
entusiasmi
;
e
tutte
le
virtù
corrotte
.
Meglio
,
meglio
quand
'
essa
viveva
d
'
indulgenze
e
di
giubilei
,
affittando
camere
ai
pellegrini
,
vendendo
corone
e
immagini
benedette
ai
divoti
!
Ne
fremeva
il
cav
.
Cao
,
perché
i
clericali
,
naturalmente
,
ne
tripudiavano
.
Accompagnando
talvolta
Sua
Eccellenza
a
Montecitorio
,
vedeva
per
i
corridoi
e
le
sale
tutti
i
deputati
,
giovani
e
vecchi
,
novellini
e
anziani
,
amici
o
avversarii
del
Ministero
,
come
avvolti
in
una
nebbia
di
diffidenza
e
di
sospetto
.
Gli
pareva
che
tutti
si
sentissero
spiati
,
scrutati
;
che
alcuni
ridessero
per
ostentazione
,
e
altri
,
costernati
del
colore
del
loro
volto
,
fingessero
di
sprofondarsi
con
tutto
il
capo
in
letture
assorbenti
.
Per
certuni
,
non
ostante
il
freddo
della
stagione
,
i
caloriferi
erano
mal
regolati
:
troppo
caldo
!
troppo
caldo
!
Chi
sa
in
quante
coscienze
era
il
terrore
che
da
un
momento
all
'
altro
gli
occhi
d
'
un
giudice
istruttore
penetrassero
in
esse
a
indagare
,
a
frugare
,
armati
di
crudelissime
lenti
.
Al
cav
.
Cao
era
sembrato
,
il
giorno
avanti
,
che
alcuni
deputati
,
i
quali
discutevano
accalorati
in
una
sala
,
avessero
troncato
a
un
tratto
la
discussione
vedendo
passare
Sua
Eccellenza
D
'
Atri
.
S
'
era
fermato
un
po
'
a
guardare
,
accigliato
,
e
da
uno
di
quei
deputati
,
che
aveva
subito
voltato
le
spalle
,
aveva
sentito
ripetere
chiaramente
più
volte
,
sottovoce
ma
con
accento
vibrato
e
impeto
di
sdegno
,
il
nome
di
Corrado
Selmi
che
in
quei
giorni
correva
sulla
bocca
di
tutti
.
Il
cav
.
Cao
sapeva
bene
che
nessuno
avrebbe
osato
mettere
in
dubbio
l
'
illibatezza
di
Francesco
D
'
Atri
;
ma
poteva
darsi
che
,
per
via
della
moglie
,
fosse
coinvolto
anche
lui
nella
rovina
del
Selmi
che
pareva
ormai
a
tutti
irreparabile
.
Eppure
,
eccolo
lì
:
passeggiando
per
lo
scrittojo
e
non
ricordandosi
più
evidentemente
né
di
chi
stava
ad
aspettarlo
né
dell
'
esposizione
finanziaria
,
Sua
Eccellenza
pareva
soltanto
impensierito
d
'
un
pianto
infantile
angoscioso
che
,
nel
silenzio
della
casa
,
arrivava
fin
lì
,
da
una
camera
remota
,
non
ostanti
gli
usci
chiusi
.
Già
una
volta
si
era
recato
di
là
a
vedere
che
cosa
avesse
la
figliuola
.
Il
cav
.
Cao
non
seppe
frenar
più
oltre
la
stizza
-
(
perché
,
santo
Dio
,
tutta
Roma
sapeva
che
quella
bambina
...
quella
bambina
...
)
-
si
alzò
come
sospinto
da
una
susta
,
soffiando
per
le
nari
uno
sbuffo
.
Sua
Eccellenza
si
fermò
e
si
volse
a
guardarlo
.
Subito
il
cav
.
Cao
contrasse
la
faccia
,
come
per
un
fitto
spasimo
improvviso
,
e
disse
,
sorridendo
e
stropicciandosi
con
una
mano
la
gamba
:
-
Crampo
,
eccellenza
...
-
Già
...
lei
aspettava
...
Scusi
tanto
,
cavaliere
.
M
'
ero
distratto
...
Basta
per
questa
sera
,
eh
?
Lei
sarà
stanco
;
io
non
mi
sento
disposto
.
Saranno
le
undici
,
è
vero
?
-
Mezzanotte
,
eccellenza
!
Ecco
qua
:
le
dodici
e
dieci
...
-
Ah
sì
?
E
...
e
questo
teatro
,
dunque
,
quando
finisce
?
-
Che
teatro
,
eccellenza
?
-
Ma
,
non
so
;
il
Costanzi
,
credo
.
Dico
per
...
per
quella
bambina
...
Sente
come
strilla
?
Non
si
vuol
quietare
.
Forse
,
se
ci
fosse
la
mamma
...
-
Vuole
che
passi
dal
Costanzi
,
ad
avvertire
?
-
No
,
no
,
grazie
...
Tanto
,
adesso
,
poco
potrà
tardare
.
Piuttosto
,
guardi
:
avrei
bisogno
urgente
di
parlare
con
l
'
Auriti
.
-
Col
cav
.
Giulio
?
-
Sì
.
E
con
mia
moglie
.
Può
darsi
che
non
venga
su
alla
fine
del
teatro
.
Mi
farebbe
un
gran
piacere
,
se
lo
avvertisse
.
-
Di
venir
su
?
Vado
subito
,
eccellenza
.
-
Grazie
.
Buona
notte
,
cavaliere
.
A
domani
.
Il
cav
.
Cao
s
'
inchinò
profondamente
,
tirando
per
il
naso
aria
aria
aria
;
appena
varcata
la
soglia
,
la
buttò
fuori
con
un
versaccio
di
rabbia
,
che
mutò
subito
però
in
un
sorriso
grazioso
alla
vista
del
cameriere
in
livrea
che
gli
si
faceva
incontro
.
Rimasto
solo
,
Francesco
D
'
Atri
si
premé
forte
le
mani
sul
volto
.
Il
lucido
cranio
gli
s
'
infiammò
sotto
le
lampadine
elettriche
della
lumiera
che
pendeva
dal
soffitto
.
Si
trattenne
ancora
un
pezzo
nello
scrittojo
a
passeggiare
col
viso
disfatto
dalla
stanchezza
e
alterato
dai
foschi
pensieri
in
cui
era
assorto
.
Con
la
piccola
mano
grinzosa
e
indurita
dagli
anni
si
lisciava
quella
lunga
barba
canarina
in
contrasto
così
penoso
e
ridicolo
con
tutta
l
'
aria
del
volto
e
la
gravità
della
persona
.
Come
mai
non
s
'
accorgeva
egli
stesso
,
che
quella
barba
,
così
mal
dipinta
,
nelle
circostanze
presenti
,
era
una
smorfia
orrenda
?
Non
se
n
'
accorgeva
,
perché
da
un
pezzo
ormai
Francesco
D
'
Atri
non
aveva
più
la
guida
di
sé
,
né
più
lui
soltanto
comandava
in
sé
a
se
stesso
.
Non
eran
più
suoi
gli
occhi
con
cui
si
guardava
;
eran
d
'
un
altro
Francesco
D
'
Atri
che
dallo
specchio
gli
si
faceva
incontro
ogni
mattina
con
aria
rabbuffata
e
di
sdegnoso
avvilimento
nel
vedergli
gonfie
e
ammaccate
le
borse
delle
pàlpebre
,
e
tutte
quelle
rughe
e
quel
bianco
attorno
alla
faccia
.
Né
questo
era
il
solo
Francesco
D
'
Atri
che
si
rifacesse
vivo
in
lui
nella
senile
disgregazione
della
coscienza
,
e
lo
tirasse
a
pensare
,
a
sentire
,
a
muoversi
,
com
'
egli
adesso
non
poteva
,
non
poteva
più
,
con
quelle
membra
e
il
cervello
e
il
cuore
imbecilliti
dall
'
età
.
Era
ormai
un
povero
vecchio
che
volentieri
si
sarebbe
rannicchiato
in
un
cantuccio
per
non
muoversene
più
;
ma
tanti
altri
lui
spietati
che
gli
sopravvivevano
dentro
,
approfittando
di
quel
suo
smarrimento
,
non
volevano
lasciarlo
in
pace
;
se
lo
disputavano
,
se
lo
giocavano
,
gli
proibivano
di
lamentarsi
e
di
dirsi
stanco
,
di
dichiarare
che
non
si
ricordava
più
di
nulla
;
e
lo
costringevano
a
mentire
senza
bisogno
,
a
sorridere
quando
non
ne
aveva
voglia
,
a
pararsi
,
a
far
tante
cose
che
gli
parevano
di
più
.
E
uno
,
ecco
,
gli
tingeva
in
quel
modo
ridicolo
la
barba
;
un
altro
gli
aveva
fatto
prender
moglie
,
quando
sapeva
bene
che
non
era
più
tempo
;
un
altro
ancora
gli
faceva
tener
tuttavia
quel
posto
supremo
,
pur
riconoscendolo
di
tanto
superiore
alle
sue
forze
;
un
altro
poi
lo
persuadeva
ad
amare
con
infinita
pena
quella
bambina
,
che
anch
'
egli
sapeva
non
sua
,
adducendo
una
ragione
quanto
mai
speciosa
,
che
cioè
,
avendo
egli
avuto
da
giovine
una
figliuola
a
cui
altri
aveva
dato
e
nome
e
amore
e
cure
e
sostanze
,
in
compenso
e
in
espiazione
toccasse
a
lui
ora
di
dare
a
questa
il
proprio
nome
e
amore
e
cure
e
sostanze
,
come
se
questa
fosse
veramente
quella
sua
povera
piccina
d
'
allora
.
Cedendo
però
a
questo
sentimento
,
riconoscendo
davanti
agli
altri
come
sua
la
figliuola
,
«
eh
»
lo
avvertiva
quello
della
barba
,
armato
di
pennello
e
di
tintura
«
bisogna
pure
che
tu
,
caro
,
per
esser
creduto
padre
,
con
codesta
moglie
giovine
accanto
,
dia
una
mano
di
giallo
a
tutta
la
tua
canutiglia
!
»
;
consiglio
sciocco
,
a
cui
avrebbe
voluto
opporsi
,
per
non
profanare
,
non
solo
la
sua
figura
veneranda
,
ma
anche
,
in
fondo
,
il
suo
vero
sentimento
verso
quella
bambina
.
Non
sapeva
però
opporsi
più
,
se
non
timidamente
.
E
questa
timidità
penosa
e
ridicola
si
rispecchiava
appunto
nella
tintura
della
barba
.
Preso
in
mezzo
,
tenuto
lì
come
fra
tanti
,
che
ognuno
pareva
facesse
per
sé
e
lui
non
ci
fosse
per
nulla
,
non
sapeva
dove
voltarsi
prima
;
niente
gli
piaceva
;
ma
,
a
muoversi
per
un
verso
o
per
l
'
altro
,
temeva
di
far
dispiacere
a
questo
o
a
quello
dei
suoi
crudeli
padroni
;
e
ogni
risoluzione
,
anche
lieve
,
gli
costava
pena
e
fatica
.
Vedeva
purtroppo
in
qual
ginepraio
si
fosse
cacciato
,
contro
ogni
sua
voglia
;
e
non
trovava
più
modo
a
uscirne
.
Tutto
a
soqquadro
,
tutto
!
Qua
a
Roma
,
l
'
abbaruffio
osceno
d
'
una
enorme
frode
scellerata
;
in
Sicilia
,
un
fermento
di
rivolta
.
Tra
gli
urli
delle
passioni
più
abiette
,
scatenatesi
nello
sfacelo
della
coscienza
nazionale
,
non
s
'
era
quasi
avvertito
un
rombo
di
fucilate
lontane
,
prima
scarica
d
'
una
terribile
tempesta
che
s
'
addensava
con
spaventosa
rapidità
.
Una
sola
voce
s
'
era
levata
nel
Parlamento
a
porre
avanti
al
Governo
lo
spettro
sanguinoso
di
alcuni
contadini
massacrati
in
Sicilia
,
a
Caltavutùro
;
ad
agitare
innanzi
a
tutti
con
fiera
minaccia
il
pericolo
,
non
si
radicasse
nel
paese
la
credenza
perniciosa
che
si
potessero
impunemente
colpire
i
miseri
e
salvare
i
barattieri
rifugiati
a
Montecitorio
.
Sì
,
aveva
esposto
la
verità
dei
fatti
quel
deputato
siciliano
:
quei
contadini
di
Sicilia
,
trovando
nella
rabbia
per
l
'
ingiustizia
altrui
il
coraggio
d
'
affermare
con
violenza
un
loro
diritto
,
s
'
erano
recati
a
zappare
le
terre
demaniali
usurpate
dai
maggiorenti
del
paese
,
amministratori
ladri
dei
beni
patrimoniali
del
Comune
:
intimoriti
dall
'
intervento
dei
soldati
,
avevano
sospeso
il
lavoro
ed
erano
accorsi
a
reclamare
al
Municipio
la
divisione
di
quelle
terre
;
assente
il
capo
,
s
'
era
affacciato
al
balcone
un
subalterno
che
,
per
allontanare
il
tumulto
,
li
aveva
consigliati
di
ritornar
pure
a
zappare
;
ma
per
via
la
folla
aveva
trovato
il
passo
ingombro
dalla
milizia
rinforzata
;
accennando
di
voler
resistere
,
s
'
era
veduta
prima
assaltare
alla
bajonetta
;
poi
,
a
fucilate
,
per
avere
agitato
in
aria
le
zappe
a
intimorir
gli
assalitori
.
Dodici
,
i
morti
;
più
di
cinquanta
,
i
feriti
:
tra
questi
,
alcuni
bambini
,
uno
dei
quali
crivellato
da
ben
sette
bajonettate
.
Questo
particolare
orrendo
s
'
era
rappresentato
agli
occhi
di
Francesco
D
'
Atri
così
vivo
,
che
da
tre
giorni
pur
tra
tante
cure
e
tanto
tumulto
di
pensieri
,
di
tratto
in
tratto
,
riaffacciandosi
,
gli
dava
raccapriccio
.
Perché
la
ferocia
di
quel
soldato
,
accanita
sul
corpo
d
'
un
bambino
innocente
,
gli
pareva
l
'
espressione
più
precisa
del
tempo
:
la
vedeva
in
tutti
,
quella
stessa
ferocia
,
e
n
'
era
sbalordito
.
Non
più
rispetto
,
né
carità
per
le
cose
più
sacre
;
una
furia
cieca
,
una
rabbia
d
'
odio
,
una
selvaggia
voluttà
di
basse
vendette
.
S
'
aspettava
d
'
esser
preso
per
il
petto
da
un
forsennato
qualunque
,
per
dar
conto
di
tutti
i
suoi
errori
,
antichi
e
nuovi
.
Errori
?
E
chi
non
ne
aveva
commessi
?
Ma
era
un
momento
,
quello
,
che
anche
i
più
lievi
,
quelli
a
cui
in
altro
tempo
s
'
era
soliti
di
passar
sopra
,
saltavano
agli
occhi
di
tutti
,
pigliavan
dalla
sinistra
luce
di
quei
giorni
un
certo
ispido
rilievo
,
un
certo
color
misterioso
,
che
subito
aizzavano
la
smania
di
frugar
sotto
,
per
la
soddisfazione
atroce
o
la
feroce
consolazione
di
scoprire
altre
più
gravi
magagne
nascoste
.
Il
coraggio
più
difficile
,
quello
della
pubblica
accusa
,
legato
e
persuaso
con
tanti
argomenti
a
non
rompere
i
freni
della
prudenza
,
ora
che
tutti
si
trovavan
d
'
accordo
,
s
'
era
svincolato
,
sferrato
da
tutti
i
ritegni
e
riguardi
sociali
;
era
diventato
tracotanza
inaudita
;
e
nessuna
coscienza
poteva
più
sentirsi
tranquilla
e
sicura
.
Quelle
sue
nozze
tardive
con
una
giovine
;
l
'
illusione
che
il
prestigio
del
suo
passato
e
degli
altissimi
onori
a
cui
era
venuto
sarebbe
valso
a
compensare
,
nella
stima
e
nel
cuore
di
lei
,
quanto
di
fervor
giovanile
doveva
di
necessità
mancare
al
suo
affetto
grato
e
profondo
;
il
lusso
avventato
;
la
relazione
scandalosa
della
moglie
col
Selmi
,
quella
bambina
...
potevano
da
un
momento
all
'
altro
diventar
pretesto
d
'
accusa
e
di
maligne
insinuazioni
,
cagione
di
chi
sa
quali
sospetti
oltraggiosi
.
Tra
i
fantasmi
dell
'
incertezza
,
in
quella
vuota
,
oscura
realtà
in
cui
gli
pareva
d
'
esser
avviluppato
,
Francesco
D
'
Atri
sentiva
di
punto
in
punto
crescere
in
sé
la
costernazione
,
ora
che
le
grida
rinfuriavano
per
il
salvataggio
violento
,
da
parte
del
Governo
,
di
alcuni
parlamentari
più
in
vista
e
più
compromessi
.
Tra
questi
era
il
Selmi
,
che
pure
fino
a
quel
giorno
s
'
era
lasciato
esposto
allo
scandalo
.
Non
glien
'
avevano
detto
nulla
i
suoi
colleghi
del
Gabinetto
;
ma
s
'
era
accorto
dalle
loro
arie
che
gli
si
voleva
dare
a
intendere
che
il
Selmi
si
salvava
per
lui
.
Non
era
vero
!
Non
per
lui
,
se
mai
;
ma
perché
egli
era
con
loro
;
e
,
in
quel
momento
,
la
sua
caduta
avrebbe
potuto
determinare
il
crollo
di
tutti
.
Non
era
intanto
peggiore
del
male
quel
rimedio
?
Non
aveva
saputo
opporsi
.
Come
proferir
quel
nome
?
Mondo
d
'
ogni
colpa
,
integro
,
per
una
sola
debolezza
,
per
quella
illusione
così
presto
perduta
,
si
vedeva
trascinato
dalla
moglie
giù
nel
fango
della
piazza
,
ove
una
canea
famelica
di
scandalo
lo
aspettava
per
farne
strazio
,
accozzando
in
uno
sconcio
impasto
il
suo
corpo
e
quello
della
moglie
e
del
Selmi
.
Ora
,
con
una
nuova
violenza
si
vedeva
strappato
dalla
piazza
,
ma
insieme
col
Selmi
,
aggrappato
a
lui
e
alla
moglie
,
insieme
con
tutta
la
canaglia
aggrappata
al
Selmi
.
Gli
pareva
che
glielo
rimettessero
in
casa
,
là
,
con
tutta
la
folla
urlante
,
beffarda
e
ingiuriosa
.
Tutti
,
ora
,
tutti
avrebbero
creduto
che
lo
salvava
lui
il
Selmi
,
non
per
generosità
,
ma
per
paura
.
E
fors
'
anche
il
Selmi
stesso
...
Ma
qual
paura
,
in
fondo
,
poteva
aver
lui
?
Per
generosità
,
se
mai
,
avrebbe
potuto
farlo
,
perché
lo
ricordava
prode
e
nobile
,
un
giorno
,
sprezzante
della
vita
tra
i
pericoli
e
tutto
acceso
dell
'
ideale
santo
della
patria
.
Ma
no
,
no
,
neanche
per
questa
generosità
lo
avrebbe
fatto
:
troppo
,
oltre
all
'
odio
e
allo
sdegno
per
il
tradimento
(
quantunque
ne
facesse
più
carico
alla
moglie
)
,
troppo
gli
coceva
il
sospetto
in
lui
di
quella
paura
.
Intanto
,
sottratte
tutte
le
carte
che
avrebbero
potuto
perdere
il
Selmi
,
era
rimasto
esposto
,
senza
difesa
,
e
compromesso
,
un
innocente
:
Roberto
Auriti
.
S
'
era
trovato
a
carico
di
lui
un
debito
di
circa
quarantamila
lire
;
e
,
quel
ch
'
era
peggio
,
più
d
'
un
biglietto
laconico
e
misterioso
,
in
cui
si
faceva
allusione
a
un
amico
che
assicurava
il
governatore
della
banca
,
o
prometteva
che
avrebbe
fatto
o
parlato
o
scritto
secondo
le
istruzioni
ricevute
.
Questi
biglietti
erano
già
in
mano
dell
'
autorità
giudiziaria
,
e
di
questo
egli
doveva
informare
tra
poco
Giulio
Auriti
,
fratello
di
Roberto
.
S
'
era
già
abituato
all
'
orrore
della
situazione
;
ne
aveva
acquistato
il
sentimento
quasi
d
'
una
necessità
fatale
;
e
il
suo
sbalordimento
era
pieno
d
'
uggia
,
di
ribrezzo
e
greve
d
'
una
stanchezza
dolorosa
.
Nessun
conforto
dalle
memorie
del
passato
:
a
richiamarle
per
un
momento
,
non
sarebbero
valse
ad
altro
che
ad
accrescere
la
vergogna
e
la
miseria
del
presente
.
E
in
quell
'
uggia
,
la
vista
di
tutte
le
cose
,
anche
dei
ninnoli
della
stanza
,
acquistava
agli
occhi
suoi
una
insopportabile
gravezza
.
Ah
,
il
bujo
,
il
bujo
,
un
luogo
di
riposo
:
la
morte
,
sì
!
Tutta
quella
guerra
faceva
vincere
volentieri
il
ribrezzo
della
morte
.
Che
crudeltà
!
Egli
era
uno
che
doveva
presto
morire
...
Serbargli
quella
feccia
per
gli
ultimi
giorni
,
da
ingojare
nel
bicchiere
della
staffa
...
Francesco
D
'
Atri
si
fermò
,
con
gli
occhi
immobili
e
vani
.
Immaginò
il
tempo
dopo
la
sua
fine
:
il
tempo
per
gli
altri
...
Ecco
tornata
la
calma
...
per
gli
altri
!
rabbonite
quelle
onde
,
squarciato
l
'
orrore
di
quella
tempesta
;
e
nessuna
pietà
,
nessun
rimpianto
,
nessuna
memoria
di
chi
s
'
era
trovato
in
quei
frangenti
e
vi
era
perito
.
A
un
tratto
,
su
la
mensola
,
a
cui
teneva
fissi
gli
occhi
,
gli
s
'
avvistò
una
piccola
bertuccia
di
porcellana
,
che
gli
rideva
in
faccia
sguajatamente
.
Gli
venne
quasi
la
tentazione
di
romperla
;
voltò
le
spalle
;
avvertì
di
nuovo
il
pianto
angoscioso
della
bambina
e
s
'
avviò
a
quella
camera
remota
.
Era
la
camera
della
bàlia
.
Un
lumino
da
notte
,
riparato
da
una
ventola
litofana
,
sul
cassettone
,
la
rischiarava
a
mala
pena
.
La
vecchia
governante
,
magra
e
linda
,
passeggiava
con
la
bimba
in
braccio
che
,
convulsa
dagli
spasimi
,
pareva
volesse
sguizzarle
dalle
mani
;
procurava
di
tenersela
adagiata
sul
seno
e
:
-
Nooo
...
nooo
...
-
le
ripeteva
,
come
in
risposta
ai
vagiti
angosciosi
,
dimenandosi
in
ritmo
con
tutta
la
persona
e
battendole
di
continuo
,
lievemente
,
una
mano
alle
spalle
.
La
bàlia
,
con
un
'
enorme
mammella
tirata
fuori
del
busto
,
piangeva
anche
lei
:
piangeva
in
silenzio
e
giurava
alla
cameriera
che
le
sedeva
accanto
di
non
aver
mangiato
nulla
che
avesse
potuto
cagionare
quella
colica
alla
bambina
.
Francesco
D
'
Atri
si
fermò
un
pezzo
a
guardarla
con
occhi
assenti
:
e
i
tratti
del
volto
espressero
lo
sforzo
quasi
istintivo
ch
'
egli
,
col
cervello
altrove
,
faceva
per
intendere
ciò
che
essa
stava
a
dire
tra
le
lagrime
copiose
.
Intanto
guardava
nauseato
quella
sconcia
mammella
dal
cui
capezzolo
paonazzo
pendeva
una
goccia
di
latte
.
La
cameriera
pensò
bene
di
tirar
su
il
corpetto
della
bàlia
per
nascondere
quella
vista
.
E
allora
Francesco
D
'
Atri
si
volse
a
guardar
la
governante
.
Stordito
dai
vagiti
della
bimba
trangosciata
,
strizzò
gli
occhi
;
poi
si
recò
a
prendere
dal
tavolino
da
notte
un
campanello
e
si
mise
a
farlo
tintinnire
pian
piano
innanzi
agli
occhi
della
piccina
,
per
distrarla
,
andando
dietro
alla
governante
che
seguitava
a
passeggiare
,
dondolandosi
.
Così
lo
trovò
,
poco
dopo
,
donna
Giannetta
di
ritorno
dal
teatro
,
tutta
frusciante
di
seta
.
Alzò
le
ciglia
e
schiuse
appena
le
labbra
a
un
impercettibile
sorriso
canzonatorio
dinanzi
a
quel
notturno
commovente
quadro
familiare
,
credendo
che
Sua
Eccellenza
si
compiacesse
,
sotto
gli
occhi
delle
serve
,
di
mostrare
la
sua
ridicola
tenerezza
paterna
dopo
le
gravi
cure
dello
Stato
.
Ma
la
cameriera
,
accorsa
a
prendere
il
velo
nero
tutto
luccicante
di
dischetti
d
'
argento
ch
'
ella
si
levava
dal
capo
e
a
slacciarle
la
mantiglia
,
le
spiegò
,
piano
,
che
cosa
era
accaduto
.
-
Ah
sì
?
Poverina
...
-
disse
,
ostentando
indifferenza
,
ma
con
una
voce
calda
,
melodiosa
,
e
si
accostò
alla
governante
,
così
tutta
fragrante
di
profumo
e
di
cipria
e
ampiamente
scollata
.
Ma
il
D
'
Atri
le
fe
'
cenno
di
tacere
.
La
bambina
si
era
finalmente
quietata
.
Donna
Giannetta
allora
con
un
lieve
sbuffo
di
stanchezza
s
'
avviò
per
la
sua
camera
.
Su
la
soglia
si
volse
e
disse
al
marito
,
quasi
cantando
:
-
Oh
,
Giulio
Auriti
è
di
là
.
Francesco
D
'
Atri
chinò
il
capo
;
le
si
avvicinò
e
le
disse
a
voce
bassa
e
grave
,
senza
guardarla
:
-
Aspettami
.
Ho
da
parlarti
.
-
Discorso
lungo
?
-
domandò
ella
.
-
Non
potresti
domani
?
Temo
d
'
esser
troppo
stanca
e
d
'
aver
sonno
.
Mi
sono
orribilmente
annojata
.
-
Mi
farai
il
piacere
d
'
aspettarmi
,
-
insistette
egli
.
E
andò
allo
scrittojo
,
ove
lo
attendeva
l
'
Auriti
.
Ah
,
come
volentieri
,
adesso
,
avrebbe
fatto
a
meno
di
veder
quel
giovine
a
cui
doveva
dare
una
tremenda
notizia
!
Se
n
'
era
già
dimenticato
...
si
moveva
,
in
quei
giorni
,
dava
ordini
istruzioni
,
imponeva
a
se
stesso
atti
,
parole
,
risoluzioni
,
di
cui
subito
dopo
non
riusciva
più
a
veder
bene
la
ragione
,
l
'
opportunità
,
lo
scopo
.
Chiuse
gli
occhi
e
sospirò
profondamente
,
con
le
ciglia
gravate
da
un
'
oppressione
tenebrosa
.
Aveva
or
ora
detto
alla
moglie
che
lo
aspettasse
perché
doveva
parlarle
.
Ma
di
che
?
a
che
scopo
?
E
lui
stesso
,
poc
'
anzi
,
aveva
pregato
il
suo
segretario
d
'
avvertir
l
'
Auriti
,
all
'
uscita
dal
teatro
,
che
venisse
su
da
lui
,
perché
aveva
urgente
bisogno
di
vederlo
.
Era
necessario
,
sì
,
che
quel
povero
giovine
avesse
al
più
presto
notizia
dell
'
orrenda
sciagura
che
gli
stava
sopra
.
Non
poteva
comunicargliela
altri
che
lui
.
Sollevata
la
tenda
dell
'
uscio
e
vedendolo
,
provò
intanto
un
certo
rancore
per
la
pietà
e
la
commozione
che
colui
già
gli
suscitava
.
Giulio
Auriti
non
somigliava
punto
al
fratello
:
alto
,
smilzo
,
elegantissimo
,
spirava
dalla
temprata
agilità
del
corpo
una
energia
vigorosa
,
che
gli
occhi
d
'
un
bel
grigio
d
'
acciajo
,
attenuavano
con
un
certo
sguardo
d
'
orgoglio
svogliato
.
Si
cangiò
tutto
,
d
'
un
subito
,
alla
vista
del
vecchio
Ministro
che
gli
si
faceva
innanzi
così
scombujato
.
Uno
dei
guanti
,
che
teneva
in
mano
,
gli
cadde
sul
tappeto
.
-
Ebbene
?
-
domandò
.
Francesco
D
'
Atri
socchiuse
gli
occhi
per
sottrarsi
alla
pena
dell
'
ansia
smaniosa
che
gli
leggeva
nel
viso
.
Aprì
le
mani
e
mormorò
scotendo
il
capo
:
-
Non
s
'
è
trovata
.
-
Ah
,
no
!
-
scattò
allora
l
'
Auriti
con
una
nuova
subitanea
alterazione
del
viso
,
che
esprimeva
sdegno
,
rabbia
e
insieme
risoluzione
fierissima
di
ribellarsi
a
un
'
iniquità
,
senza
alcun
riguardo
più
per
nessuno
.
-
Ah
,
no
,
mi
perdoni
,
eccellenza
:
la
carta
c
'
è
,
e
si
deve
trovare
!
Lei
sa
che
mio
fratello
Roberto
...
-
So
,
so
...
-
cercò
d
'
interromperlo
,
con
durezza
,
il
D
'
Atri
.
-
Ma
dunque
-
incalzò
l
'
Auriti
.
-
Quella
sola
dichiarazione
può
salvarlo
,
e
non
deve
sparire
!
O
via
anche
tutto
ciò
che
può
compromettere
Roberto
!
Il
D
'
Atri
sedette
,
tornò
a
premersi
forte
le
mani
sul
volto
e
si
lasciò
cader
dalle
labbra
:
-
Il
guajo
è
questo
:
che
l
'
autorità
giudiziaria
...
-
Ma
no
,
eccellenza
!
-
insorse
di
nuovo
l
'
Auriti
.
-
L
'
autorità
giudiziaria
ha
in
potere
soltanto
ciò
che
il
Governo
le
ha
voluto
lasciare
.
Lo
sanno
tutti
ormai
!
Il
D
'
Atri
lo
guardò
come
se
egli
,
intanto
,
non
lo
sapesse
:
si
rizzò
su
la
vita
e
,
facendo
viso
fermo
,
parve
lo
ammonisse
che
non
poteva
permettere
si
desse
corso
,
in
sua
presenza
,
a
una
voce
così
piena
di
scandalo
.
Ma
l
'
Auriti
,
smaniando
,
torcendosi
le
mani
,
aggiunse
:
-
E
io
...
io
che
riposavo
tranquillo
...
Ma
come
,
eccellenza
?
Io
riposavo
tranquillo
perché
c
'
era
lei
!
Il
D
'
Atri
s
'
accasciò
;
ma
subito
,
come
se
qualcosa
dentro
gli
facesse
impeto
nello
spirito
,
tornò
a
rizzarsi
e
gridò
con
rabbia
,
guardando
odiosamente
il
giovine
:
-
Che
c
'
entro
io
?
che
posso
io
?
-
Come
!
-
esclamò
l
'
Auriti
.
-
Il
Selmi
...
-
Il
Selmi
...
-
ruggì
Francesco
D
'
Atri
,
serrando
le
pugna
,
come
se
avesse
voluto
averlo
fra
le
unghie
.
-
Ma
sì
,
lo
salvino
pure
!
-
esclamò
Giulio
Auriti
.
-
Per
salvarlo
però
...
-
Già
!
ti
figuri
anche
tu
che
lo
salvi
io
...
-
disse
lentamente
il
D
'
Atri
,
scrollando
il
capo
con
amarissimo
sdegno
.
-
Ma
il
Selmi
stesso
,
eccellenza
,
-
ripigliò
subito
,
con
diverso
sdegno
l
'
Auriti
,
-
vedrà
che
il
Selmi
stesso
non
tollererà
d
'
esser
salvato
a
costo
dell
'
assassinio
morale
di
mio
fratello
.
E
poi
,
eccellenza
,
se
non
parla
lui
,
se
tacerà
Roberto
,
griderò
io
!
C
'
è
mia
madre
di
mezzo
,
eccellenza
!
L
'
arresto
di
Roberto
?
Mia
madre
ne
morrebbe
!
E
il
nostro
nome
?
A
questo
grido
,
il
volto
di
Francesco
D
'
Atri
si
scompose
.
-
Tua
madre
...
sì
...
tua
madre
...
-
mormorò
;
e
,
curvo
,
si
portò
di
nuovo
le
mani
sul
volto
;
stette
un
pezzo
così
,
finché
non
cominciò
a
sussultare
violentemente
come
per
un
impeto
di
singhiozzi
soffocati
.
Aveva
conosciuto
a
Torino
,
giovane
,
donna
Caterina
Laurentano
e
Stefano
Auriti
che
quel
figliuolo
gli
ricordava
in
tutto
;
pensò
a
quegli
anni
lontani
;
vide
se
stesso
com
'
era
allora
;
vide
Roberto
ragazzo
;
pensò
a
una
notte
sul
mare
,
con
quel
ragazzo
su
le
ginocchia
un
'
ora
dopo
la
partenza
da
Quarto
...
ah
,
da
quella
notte
a
questa
,
che
baratro
!
Giulio
Auriti
,
vedendo
sussultare
le
spalle
poderose
del
vecchio
Ministro
,
allibì
.
Questi
alla
fine
scoprì
il
volto
e
,
rimanendo
curvo
,
guardando
verso
terra
,
scotendo
le
mani
a
ogni
parola
:
-
Che
gridi
?
che
gridi
?
-
gli
disse
.
-
La
vergogna
di
tutti
?
Tutti
impeciati
!
Vuoi
dirmi
che
sai
perché
il
Selmi
prese
quel
denaro
sotto
il
nome
di
tuo
fratello
?
E
griderai
anche
la
mia
vergogna
!
-
No
,
eccellenza
!
-
negò
subito
con
sbalordimento
d
'
orrore
,
l
'
Auriti
.
-
Ma
sì
!
-
rispose
Francesco
D
'
Atri
,
levandosi
.
-
Tutti
impeciati
,
ti
dico
!
Tutti
...
tutti
...
Muojo
di
schifo
...
Il
fango
,
fino
qua
!
E
s
'
afferrò
con
le
mani
la
gola
.
-
M
'
affoga
!
Questo
...
dovevo
veder
questo
!
I
più
bei
nomi
...
Tu
vedi
soltanto
tuo
fratello
!
Niente
,
sì
,
non
glien
'
è
venuto
niente
in
mano
;
ma
ha
tenuto
di
mano
a
quello
lì
...
E
non
è
vergogna
,
questa
?
come
lo
scusi
?
che
gridi
?
Tuo
fratello
promette
,
il
tuo
signor
fratello
assicura
,
in
quei
biglietti
là
,
i
laidi
ufficii
dell
'
amico
...
-
E
non
lo
nomina
!
-
disse
coi
denti
stretti
,
ridendo
d
'
ira
,
d
'
onta
,
di
dispetto
,
Giulio
Auriti
.
-
Ecco
perché
non
sono
stati
sottratti
!
-
Ma
quando
la
paura
ha
preso
possesso
!
-
venne
a
gridargli
in
faccia
,
con
voce
soffocata
,
Francesco
D
'
Atri
.
-
Zuffa
di
ladri
che
rubano
di
notte
con
mani
tremanti
e
come
ciechi
;
rimestano
,
arraffano
,
ficcano
dentro
;
e
intanto
di
qua
,
di
là
,
dal
sacco
,
dalle
tasche
,
il
furto
scappa
via
,
e
nella
ressa
,
tra
i
piedi
,
c
'
è
chi
ruba
ai
ladri
,
chi
ghermisce
questa
o
quella
carta
caduta
e
corre
a
far
bottega
su
la
vergogna
:
«
Ecco
,
signori
,
i
più
bei
nomi
d
'
Italia
!
Ecco
l
'
onore
!
ecco
le
glorie
della
patria
!
»
Non
mi
far
parlare
...
So
a
chi
parlo
!
Ma
ormai
...
tanto
,
n
'
ho
fino
alla
gola
...
Non
è
umano
,
capisco
che
non
è
umano
pretendere
da
Roberto
il
silenzio
:
per
sé
,
per
sua
madre
,
per
te
,
per
il
nome
che
portate
...
-
Roberto
?
-
fece
l
'
Auriti
.
-
Ma
Roberto
,
Vostra
Eccellenza
lo
conosce
,
sarà
anche
capace
di
tacere
.
Il
Selmi
stesso
...
-
Se
Roberto
tacerà
?
-
domandò
il
D
'
Atri
,
come
se
ne
dubitasse
.
-
Ma
io
no
,
eccellenza
!
-
s
'
affrettò
allora
a
ripetere
l
'
Auriti
.
-
Glielo
dico
avanti
:
io
no
,
per
mia
madre
!
-
Aspetta
!
-
riprese
il
D
'
Atri
,
quasi
imponendogli
di
tacere
.
-
Se
ho
voluto
vederti
,
è
segno
che
ho
da
dirti
qualche
cosa
.
Giulio
Auriti
lo
guardò
ansiosamente
negli
occhi
.
Ma
il
D
'
Atri
non
sostenne
quello
sguardo
;
n
'
ebbe
fastidio
,
anzi
dispetto
;
scorse
per
terra
il
guanto
caduto
fin
da
principio
dalle
mani
del
giovine
e
riebbe
fortissima
l
'
impressione
di
gravezza
insopportabile
,
che
in
quei
giorni
gli
faceva
la
vista
di
tutto
.
Ne
distrasse
gli
occhi
e
disse
,
cupamente
:
-
Tu
intendi
che
in
tutta
questa
faccenda
...
io
non
posso
cacciar
le
mani
...
Si
guardò
le
mani
e
le
ritirò
con
atto
di
schifo
.
-
Pure
,
-
seguitò
,
-
per
Roberto
,
ho
parlato
...
questa
sera
stessa
;
ho
detto
...
ho
...
ricordato
...
ricordato
le
sue
benemerenze
...
Forse
-
ascolta
bene
-
quei
biglietti
compromettenti
,
per
cui
è
già
spiccato
il
mandato
di
cattura
...
sì
!
Ma
ascolta
bene
-
quei
biglietti
...
Non
volle
dire
:
significò
con
un
rapido
gesto
espressivo
della
mano
:
via
!
-
Però
,
-
riprese
subito
,
-
tu
sai
che
i
giornali
hanno
già
pubblicato
il
nome
di
tuo
fratello
.
Bisognerà
,
per
togliere
ogni
sospetto
di
compromissione
losca
e
per
non
lasciare
nessuna
traccia
,
nessuno
strascico
...
-
Pagare
?
-
domandò
,
smorendo
,
l
'
Auriti
.
-
E
dove
...
come
?
Il
D
'
Atri
si
strinse
rabbiosamente
nelle
spalle
.
-
Sono
quarantamila
lire
,
eccellenza
...
-
Io
non
posso
dartele
...
Procura
...
E
presto
!
Tu
intendi
,
è
l
'
unico
mezzo
...
-
Un
denaro
preso
da
altri
...
-
gemette
l
'
Auriti
.
-
Ma
come
preso
?
-
domandò
con
ira
il
D
'
Atri
.
-
Questo
devi
vedere
!
-
Per
altri
!
-
protestò
Giulio
.
-
Sei
un
ragazzo
?
-
No
,
eccellenza
:
è
la
difficoltà
...
Dove
lo
trovo
?
come
lo
trovo
?
-
Cerca
...
tu
hai
parenti
ricchi
...
tuo
cugino
...
-
Lando
?
-
O
i
tuoi
zii
...
Giulio
Auriti
rimase
pensieroso
,
a
considerare
quale
,
quanta
probabilità
di
riuscita
gli
offrisse
quella
via
indicata
tra
gli
ostacoli
che
già
gli
si
paravano
davanti
:
per
Lando
,
l
'
ombra
odiosa
del
Selmi
;
per
gli
zii
,
la
fierezza
incrollabile
della
madre
.
Come
si
sarebbe
piegata
questa
a
chiedere
ajuto
di
danaro
,
per
quel
debito
non
netto
del
figlio
,
a
quel
fratello
?
A
piegarla
,
si
sarebbe
certo
spezzata
!
Decise
senz
'
altro
di
tentar
lui
presso
Lando
:
lui
,
a
costo
di
tutto
,
per
risparmiare
quel
sacrifizio
estremo
della
madre
.
-
Che
tempo
?
-
domandò
.
-
Presto
...
-
ripeté
il
D
'Atri.-
Vedi
tu
...
cinque
,
sei
giorni
...
Giulio
Auriti
,
perduta
lì
per
lì
la
nozione
dell
'
ora
,
compreso
già
della
parte
che
doveva
sostenere
,
si
licenziò
e
s
'
avviò
in
fretta
,
accigliato
,
come
se
dovesse
subito
correre
a
casa
del
cugino
.
Francesco
D
'
Atri
lo
seguì
con
gli
occhi
fino
alla
soglia
dell
'
uscio
;
poi
rimase
perplesso
,
aggrondato
,
a
stropicciarsi
con
una
mano
il
dorso
dell
'
altra
,
quasi
cercasse
nella
memoria
ciò
che
ancora
gli
restava
da
fare
.
A
un
tratto
,
scorse
di
nuovo
per
terra
,
sul
rosso
del
tappeto
,
il
guanto
bianco
,
caduto
di
mano
all
'
Auriti
.
Quel
guanto
,
lasciato
lì
,
gli
parve
il
segno
che
egli
ormai
non
avrebbe
potuto
più
allontanare
del
tutto
da
sé
le
cose
,
la
gente
,
i
pensieri
da
cui
si
sentiva
soffocare
:
sempre
una
traccia
,
sempre
un
'
orma
,
un
vestigio
,
ne
sarebbero
rimasti
,
risorgenti
o
incancellabili
,
come
nell
'
incubo
di
un
sogno
.
E
come
se
in
quel
guanto
si
potesse
scorgere
una
sua
compromissione
,
Francesco
D
'
Atri
si
chinò
guardingo
a
raccattarlo
con
ribrezzo
e
se
lo
cacciò
in
tasca
,
furtivamente
.
Donna
Giannetta
,
in
accappatojo
,
con
una
graziosa
cuffia
di
trine
e
di
nastri
in
capo
,
aspettava
intanto
nella
sua
camera
su
un
'
ampia
e
bassa
poltrona
massiccia
di
cuojo
grigio
;
una
gamba
su
l
'
altra
,
tormentandosi
il
labbro
inferiore
con
le
dita
irrequiete
.
Teneva
gli
occhi
fissi
acutamente
alla
punta
della
babbuccia
di
velluto
rosso
,
che
compariva
e
spariva
dall
'
orlo
della
veste
al
lieve
dondolìo
della
gamba
accavalciata
.
Era
la
prima
volta
che
il
marito
con
quell
'
aria
e
quel
tono
le
annunziava
di
voler
parlare
con
lei
.
Non
le
aveva
detto
mai
nulla
,
prima
,
quando
avrebbe
avuto
ragione
di
parlare
.
Che
poteva
più
dirle
,
ora
?
Aveva
notato
che
,
da
alcuni
mesi
,
era
più
cupo
e
più
oppresso
del
solito
;
ma
,
certo
,
non
per
lei
;
forse
,
per
difficoltà
parlamentari
.
Non
aveva
mai
voluto
saper
di
politica
,
lei
:
aveva
sempre
proibito
assolutamente
agli
amici
che
ne
parlassero
davanti
a
lei
;
non
leggeva
giornali
e
si
gloriava
della
sua
ignoranza
,
si
compiaceva
delle
risate
con
cui
erano
accolte
certe
sue
confessioni
,
come
ad
esempio
quella
di
non
sapere
chi
fossero
i
colleghi
del
marito
.
Che
ora
egli
volesse
annunziarle
,
come
aveva
già
fatto
una
volta
,
dopo
il
primo
anno
di
matrimonio
,
che
aveva
in
animo
di
lasciare
il
«
potere
»
?
Oh
,
non
le
avrebbe
fatto
più
né
caldo
né
freddo
,
ormai
.
Ma
eccolo
...
Subito
donna
Giannetta
si
sgruppò
,
si
abbandonò
con
gli
occhi
chiusi
su
la
spalliera
della
poltrona
,
volendo
fingere
di
dormire
;
come
però
il
D
'
Atri
aprì
l
'
uscio
,
riaprì
gli
occhi
con
molle
stanchezza
,
quasi
veramente
avesse
dormito
.
-
Domani
,
no
?
-
gli
domandò
di
nuovo
,
con
grazia
languida
.
-
Ho
proprio
sonno
,
Francesco
!
Temo
di
perdere
il
filo
del
discorso
.
-
Non
lo
perderai
,
-
diss
'
egli
aggrondato
,
lisciandosi
la
barba
con
la
mano
tremolante
.
-
Del
resto
,
se
vuoi
,
il
mio
discorso
potrà
anche
essere
breve
.
-
Ti
dimetti
?
-
domandò
lei
,
placidamente
.
-
No
...
-
disse
.
-
Perché
?
-
Credevo
...
-
sbadigliò
donna
Giannetta
,
portandosi
una
mano
alla
bocca
.
-
No
,
qui
,
qui
,
di
cose
nostre
,
della
casa
,
devo
parlarti
-
riprese
egli
.
-
Abbi
un
po
'
di
pazienza
.
Sono
anch
'
io
tanto
stanco
!
Se
vuoi
del
resto
che
il
mio
discorso
sia
breve
non
offenderti
.
Donna
Giannetta
sgranò
gli
occhi
:
-
Offendermi
?
Perché
?
-
Ma
perché
,
se
dev
'
esser
breve
.
sarà
pure
per
conseguenza
un
po
'
rude
,
senza
frasi
,
-
rispose
egli
.
-
Mi
lascerai
dire
;
poi
farai
,
spero
,
quel
che
ti
dirò
io
,
e
basterà
così
.
Dunque
,
senti
.
-
Sento
,
-
sospirò
ella
,
richiudendo
gli
occhi
.
Francesco
D
'
Atri
agitò
più
volte
con
stento
due
dita
:
-
Due
sciagure
ti
sono
capitate
,
-
cominciò
.
Donna
Giannetta
tornò
a
scuotersi
:
-
Due
?
a
me
?
-
Una
,
l
'
hai
proprio
voluta
,
-
seguitò
egli
.
-
Vecchia
sciagura
.
Sono
io
.
-
Oh
,
-
esclamò
ella
,
abbandonandosi
di
nuovo
su
la
poltrona
.
-
Mi
hai
spaventata
!
Sorridendo
e
intrecciando
le
mani
sul
capo
,
soggiunse
:
-
Ma
no
...
perché
?
Le
larghe
maniche
dell
'
accappatojo
scivolarono
e
le
scoprirono
le
braccia
bellissime
-
Finora
,
no
,
-
riprese
egli
.
-
Non
te
ne
sei
accorta
bene
,
perché
al
fastidio
che
ho
potuto
recarti
di
quando
in
quando
...
-
Francesco
,
ho
tanto
sonno
,
-
gemette
lei
-
Permetti
...
permetti
...
permetti
...
-
diss
'
egli
con
stizza
.
-
Voglio
dirti
,
che
al
fastidio
hai
trovato
un
compenso
assai
largo
nella
mia
...
nella
mia
...
dirò
,
filosofia
...
-
Dimmi
subito
l
'
altra
sciagura
,
ti
prego
!
-
sospirò
quasi
nel
sonno
donna
Giannetta
.
Francesco
D
'
Atri
si
mise
a
sedere
.
Veniva
adesso
il
difficile
del
discorso
,
e
voleva
esprimersi
quanto
meno
crudamente
gli
fosse
possibile
.
Poggiò
i
gomiti
su
i
ginocchi
,
si
prese
la
testa
tra
le
mani
per
concentrarsi
meglio
,
e
parlò
,
guardando
vero
terra
.
-
Eccomi
.
Aspetta
.
L
'
ho
dovuto
...
ho
dovuto
scontare
...
Ma
già
tu
,
in
questo
,
non
hai
nessuna
colpa
.
Era
naturale
che
,
tra
i
diritti
della
tua
gioventù
e
i
tuoi
doveri
di
moglie
,
tu
seguissi
piuttosto
quelli
che
questi
.
Avrei
potuto
farti
osservare
da
un
pezzo
che
tu
stessa
,
accettando
spontaneamente
,
anzi
con
...
con
giubilo
,
un
giorno
,
questi
doveri
verso
un
vecchio
,
avevi
implicitamente
rinunciato
a
quei
diritti
;
ma
neanche
di
ciò
ti
fo
colpa
perché
forse
anche
tu
,
allora
,
ti
facesti
l
'
illusione
che
...
A
questo
punto
Francesco
D
'
Atri
sollevò
il
capo
e
s
'
interruppe
.
Donna
Giannetta
dormiva
,
con
un
braccio
ancora
sul
capo
e
l
'
altro
proteso
verso
di
lui
,
come
per
implorar
misericordia
.
-
Gianna
!
-
chiamò
,
ma
non
tanto
forte
,
frenando
la
stizza
e
lo
sdegno
,
come
se
al
suo
amor
proprio
dolesse
che
ella
,
destandosi
a
quel
richiamo
,
dovesse
riconoscere
d
'
aver
ceduto
così
presto
al
sonno
mentr
'
egli
le
parlava
di
cosa
tanto
grave
.
Riabbassò
il
capo
e
terminò
a
voce
alta
il
discorso
rimasto
sospeso
:
-
Ti
facesti
l
'
illusione
che
...
sì
,
che
avresti
potuto
facilmente
adempiere
ai
tuoi
doveri
.
Donna
Giannetta
non
si
destò
;
anzi
,
pian
piano
l
'
altro
braccio
le
scivolò
dal
capo
,
le
cadde
in
grembo
con
pesante
abbandono
.
Allora
Francesco
D
'
Atri
sorse
in
piedi
,
fremente
;
fu
lì
lì
per
afferrarle
quel
braccio
nudo
proteso
e
scoterglielo
con
estrema
violenza
,
gridandole
in
faccia
le
ingiurie
più
crude
.
Ma
la
calma
incosciente
del
sonno
di
lei
,
per
quanto
gli
paresse
spudorata
e
quasi
una
sfida
,
lo
trattenne
.
Sembrava
che
così
giacente
nel
sonno
,
gli
dicesse
:
«
Guardami
come
son
giovane
e
come
son
bella
!
Che
pretendi
,
tu
vecchio
,
da
me
?
»
.
Ah
,
che
pretendeva
!
Ma
di
quella
sua
bellezza
che
ne
aveva
fatto
?
e
che
ne
stava
facendo
della
sua
gioventù
?
Scempio
vergognoso
!
Sì
,
dandosi
a
lui
,
a
un
vecchio
,
dapprima
!
Ma
egli
almeno
,
quei
tesori
li
avrebbe
adorati
con
animo
tremante
e
traboccante
di
gratitudine
,
come
un
premio
divino
!
Ella
,
invece
,
con
obbrobrioso
disprezzo
,
con
incosciente
crudeltà
,
li
aveva
violati
!
E
nulla
più
poteva
ormai
rifar
sacre
quella
bellezza
e
quella
gioventù
così
indegnamente
profanate
!
Scosse
il
capo
e
uscì
pian
piano
dalla
camera
.
Subito
donna
Giannetta
balzò
in
piedi
,
sbuffando
.
Auff
!
sul
serio
,
a
quell
'
ora
,
una
spiegazione
?
E
perché
?
Quando
avrebbe
dovuto
parlare
,
zitto
;
ora
che
lei
s
'
annojava
soltanto
,
mortalmente
,
pretendeva
una
spiegazione
?
Eh
via
!
Troppo
tardi
.
Se
lui
stesso
,
del
resto
,
col
suo
contegno
,
tra
le
inevitabili
relazioni
della
nuova
vita
in
cui
l
'
aveva
messa
,
di
fronte
alle
tentazioni
a
cui
questa
vita
la
esponeva
,
agli
esempii
che
di
continuo
le
poneva
sotto
gli
occhi
,
l
'
aveva
indotta
,
certo
senza
volerlo
,
a
stimar
troppo
ingenuo
,
puerile
e
tale
da
attirar
l
'
altrui
derisione
il
bel
sogno
da
lei
accarezzato
,
sposandolo
?
Con
la
massima
sincerità
aveva
sognato
di
rallegrare
col
riso
della
sua
giovinezza
gli
ultimi
anni
della
vita
eroica
di
Francesco
D
'
Atri
,
vecchio
amico
e
fratello
d
'
armi
del
padre
.
Gli
era
forse
sembrato
che
con
troppa
avventatezza
ella
avesse
preso
la
risoluzione
di
sposarlo
,
quella
sera
ormai
lontana
,
in
cui
,
discorrendosi
in
casa
del
padre
di
donne
,
di
vecchi
,
di
matrimonii
,
a
una
domanda
di
lei
egli
aveva
risposto
per
ischerzo
,
sorridendo
malinconicamente
:
«
Eh
,
bellina
mia
,
se
mi
sposi
tu
...
»
?
Ma
fors
'
anche
aveva
sospettato
in
lei
l
'
ambizione
di
diventar
moglie
d
'
un
ministro
!
Per
il
parentado
,
per
le
condizioni
della
sua
nascita
,
era
quasi
povera
.
Avrebbe
dovuto
saper
bene
però
che
in
casa
di
lei
,
sempre
,
le
risoluzioni
più
serie
erano
state
prese
così
;
e
che
la
precipitazione
nel
prenderle
non
era
stata
mai
a
scàpito
della
fermezza
nel
mantenerle
.
Suo
padre
,
Emanuele
Montalto
,
giovine
,
nella
compagnia
spensierata
e
gioconda
di
tant
'
altri
giovani
dell
'
aristocrazia
palermitana
,
quasi
per
una
picca
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
era
ribellato
alla
famiglia
devota
ai
Borboni
;
e
non
solo
per
quella
ribellione
aveva
sofferto
persecuzioni
,
prigionia
,
esilio
dal
governo
oppressore
,
ma
era
stato
anche
diseredato
dal
padre
a
beneficio
del
fratello
maggiore
e
della
sorella
Teresa
,
moglie
di
don
Ippolito
Laurentano
e
madre
di
Lando
.
E
anche
lei
,
già
una
volta
,
proprio
per
una
picca
,
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
era
guastata
col
cugino
Lando
il
quale
,
vivendo
a
Palermo
in
casa
dello
zio
principe
di
Montalto
,
veniva
di
furto
ad
amoreggiar
con
lei
,
cuginetta
eretica
,
figlia
dello
zio
eretico
,
a
cui
quello
(
il
principe
)
come
per
un
'
elemosina
della
quale
si
dovesse
vergognare
,
faceva
passar
sotto
mano
un
assegno
appena
appena
decente
.
Da
un
giorno
all
'
altro
,
tutto
finito
,
per
sempre
:
non
aveva
più
voluto
sapere
del
cugino
e
aveva
indotto
il
padre
a
lasciar
Palermo
per
Roma
,
con
la
speranza
che
,
allontanando
il
padre
dall
'
isola
,
in
una
più
larga
cerchia
e
meno
oppressa
da
pregiudizii
,
egli
avesse
alla
fine
condisceso
a
lasciarle
prendere
la
via
per
cui
il
sangue
materno
la
chiamava
.
Sua
madre
era
stata
un
'
attrice
piemontese
,
la
Berio
,
conosciuta
dal
padre
a
Torino
,
durante
l
'
esilio
,
e
sposata
colà
.
Il
sangue
,
proprio
il
sangue
,
non
l
'
esempio
la
chiamava
,
perché
la
mamma
lei
non
l
'
aveva
nemmeno
conosciuta
:
morta
nel
darla
alla
luce
;
e
tutti
,
a
Palermo
,
e
più
di
tutti
il
padre
,
s
'
erano
sempre
guardati
dal
farle
sapere
ciò
che
la
madre
era
stata
.
Ma
una
Montalto
sul
palcoscenico
?
Orrore
!
E
anche
lei
,
sì
,
doveva
riconoscerlo
,
provava
tra
sé
e
sé
un
certo
segreto
ribrezzo
.
Tuttavia
,
per
lanciare
una
sfida
al
cugino
Lando
e
per
far
onta
a
quello
zio
che
si
vergognava
finanche
di
mantenerli
di
nascosto
,
oh
,
non
solo
questo
ribrezzo
avrebbe
saputo
vincere
facilmente
,
ma
qualunque
altro
!
Lando
,
poco
dopo
,
era
venuto
anche
lui
a
stabilirsi
a
Roma
,
e
insieme
col
padre
aveva
cercato
di
ammansarla
,
di
rabbonirla
.
No
,
no
e
no
.
Già
s
'
era
innamorata
di
quel
suo
sogno
per
Francesco
D
'
Atri
,
che
,
fin
dal
primo
vederla
,
era
rimasto
come
abbagliato
di
lei
.
Perché
poi
non
l
'
aveva
ritenuta
capace
Francesco
D
'
Atri
di
serbarsi
fedele
a
quel
sogno
?
come
non
aveva
compreso
che
un
tal
dubbio
,
un
tal
timore
,
manifestati
con
certi
sguardi
pietosi
,
con
certi
mezzi
sorrisi
afflitti
,
l
'
avrebbero
offesa
acerbamente
,
al
pari
della
libertà
concessa
,
anzi
quasi
imposta
,
non
ostanti
quel
dubbio
e
quel
timore
?
Dunque
per
lui
una
sua
caduta
era
inevitabile
e
ci
si
rassegnava
?
E
se
lui
non
credeva
,
qual
merito
,
qual
premio
,
a
non
cadere
?
Per
se
stessa
?
Ah
sì
,
per
se
stessa
!
Le
era
morto
il
padre
,
da
poco
.
Addolorata
,
amareggiata
profondamente
,
eppur
costretta
a
far
buon
viso
a
tutti
,
s
'
era
veduta
,
pure
in
quei
giorni
di
lutto
,
vigilata
da
Lando
con
occhi
freddamente
sdegnosi
.
In
un
momento
d
'
angoscia
,
di
esasperazione
,
in
un
momento
di
vera
pazzia
,
perché
lo
sdegno
di
quegli
occhi
si
ritorcesse
anche
contro
di
lui
,
gli
s
'
era
offerta
.
Probo
,
intemerato
,
incorruttibile
,
Lando
l
'
aveva
respinta
.
Oh
,
e
allora
,
più
per
vendicarsi
di
lui
che
della
triste
e
muta
sconfidenza
del
vecchio
marito
,
s
'
era
buttata
in
braccio
di
Corrado
Selmi
,
e
giù
,
giù
,
giù
...
orribilmente
,
sì
...
come
un
'
ubriaca
,
come
una
pazza
aveva
sguazzato
un
anno
nello
scandalo
.
Ma
via
!
Non
le
aveva
detto
anche
or
ora
il
vecchio
,
che
non
trovava
nulla
da
ridire
?
Perché
dunque
avrebbe
dovuto
farsene
un
rimorso
?
Oh
,
non
si
era
davvero
divertita
in
quell
'
anno
della
sua
relazione
col
Selmi
.
Che
voleva
da
lei
ora
,
il
marito
?
Donna
Giannetta
scrollò
le
spalle
,
e
subito
vide
quel
suo
gesto
,
come
se
l
'
avesse
fatto
un
'
altra
davanti
a
lei
.
Aveva
spiccatissima
la
facoltà
strana
di
osservarsi
così
,
quasi
da
fuori
anche
nei
momenti
di
maggior
concitazione
,
di
vedersi
muovere
,
di
sentirsi
parlare
o
ridere
;
e
ne
aveva
quasi
sgomento
,
talvolta
,
e
spesso
fastidio
;
temeva
che
i
suoi
atteggiamenti
,
i
suoi
gesti
,
il
suono
della
sua
voce
,
gli
scatti
dei
suoi
sorrisi
potessero
apparire
studiati
;
soffriva
di
quel
raggelarsi
improvviso
dei
moti
più
spontanei
e
men
pensati
del
suo
essere
,
sorpresi
in
sul
nascere
da
lei
stessa
in
sé
.
Si
passò
parecchie
volte
la
mano
su
la
fronte
e
cercò
d
'
affondarsi
in
un
pensiero
che
le
togliesse
la
visione
di
sé
,
così
costernata
.
Ecco
.
L
'
altra
sciagura
...
Quale
poteva
essere
l
'
altra
sciagura
di
cui
il
marito
avrebbe
voluto
parlarle
?
Il
volto
le
si
fece
scuro
.
Davanti
agli
occhi
le
sorse
l
'
immagine
del
Selmi
,
che
,
o
sbigottito
,
per
romper
quella
furia
di
scandalo
,
o
per
timore
di
perderla
,
cominciando
ella
a
essere
stufa
,
o
con
la
speranza
di
legarla
a
sé
maggiormente
,
o
forse
anche
per
vendetta
,
non
aveva
saputo
impedire
che
divenisse
madre
.
Sì
,
non
c
'
era
dubbio
:
l
'
altra
sciagura
,
a
cui
il
vecchio
alludeva
,
era
la
figlia
,
quella
bambina
...
-
Due
sciagure
ti
sono
capitate
...
Una
,
l
'
hai
proprio
voluta
.
L
'
altra
,
dunque
,
no
.
E
aveva
ragione
:
quest
'
altra
sciagura
,
non
l
'
aveva
proprio
voluta
.
Ma
se
egli
sapeva
tutto
,
e
sapeva
che
lei
non
poteva
sentire
alcun
affetto
per
quella
creatura
che
le
ricordava
l
'
amante
odiato
,
perché
poc
'
anzi
s
'
era
fatto
trovare
presso
quella
bambina
piangente
,
con
un
campanello
in
mano
?
Perché
tanta
ostentazione
di
tenerezza
per
quella
creatura
?
Perché
aveva
voluto
accomunarla
a
sé
,
come
per
mettersi
con
essa
di
fronte
a
lei
,
dicendo
che
entrambi
-
lui
e
la
bambina
-
rappresentavano
per
lei
due
sciagure
?
Che
voleva
concludere
?
Donna
Giannetta
si
pentì
d
'
aver
finto
di
dormire
.
Rimase
ancora
un
pezzo
a
riflettere
;
poi
uscì
dalla
camera
in
punta
di
piedi
e
,
al
bujo
,
trattenendo
il
respiro
,
si
recò
fino
all
'
uscio
della
camera
del
marito
.
Origliò
,
poi
si
chinò
a
guardare
attraverso
il
buco
della
serratura
.
Francesco
D
'
Atri
,
seduto
lì
nella
sua
camera
,
come
dianzi
nella
camera
di
lei
,
coi
gomiti
sui
ginocchi
e
la
testa
tra
le
mani
,
piangeva
.
Donna
Giannetta
si
sentì
fendere
la
schiena
da
un
brivido
e
si
ritrasse
sconvolta
,
in
preda
a
uno
stupore
che
era
anche
sgomento
.
-
Piange
...
Restò
lì
,
tremante
,
senza
riuscire
a
formare
un
pensiero
.
Poi
,
improvvisamente
,
temendo
ch
'
egli
aprisse
l
'
uscio
e
la
scoprisse
lì
in
agguato
,
si
mosse
per
rientrare
nella
sua
camera
.
Ma
,
passando
come
una
ladra
davanti
all
'
uscio
della
camera
ove
dormiva
la
bambina
,
si
fermò
.
Anche
la
bambina
,
qua
,
piangeva
!
Tutt
'
e
due
...
Inconsciamente
,
quasi
per
trovare
un
rifugio
che
la
nascondesse
a
se
medesima
in
quel
momento
,
schiuse
quell
'
uscio
,
entrò
.
La
bàlia
,
seduta
in
mezzo
al
letto
,
smaniava
,
disperata
.
La
bambina
,
dopo
un
breve
sonno
inquieto
,
aveva
ripreso
a
contorcersi
per
le
doglie
e
a
vagire
così
.
Donna
Giannetta
non
intese
bene
dapprima
ciò
che
la
bàlia
diceva
;
allungò
una
mano
su
la
bambina
trangosciata
e
subito
la
ritrasse
,
quasi
per
ribrezzo
.
Com
'
era
fredda
!
Ma
bisognava
farla
tacere
...
Quel
pianto
era
insopportabile
...
Non
voleva
latte
?
Era
fasciata
forse
troppo
stretta
?
Volle
sfasciarla
lei
,
con
le
sue
mani
.
Oh
che
gambette
misere
,
paonazze
...
e
come
tremavano
,
contratte
dallo
spasimo
...
si
provò
a
tenergliele
;
ma
erano
gelate
!
Era
tutta
gelata
,
quella
povera
piccina
...
Fosse
stato
almeno
un
maschio
;
ma
no
,
ecco
,
femminuccia
...
Con
che
ravvolgerla
?
Ecco
là
,
la
copertina
della
culla
...
Su
,
su
,
Donna
Giannetta
se
la
prese
in
braccio
,
se
la
strinse
contro
il
seno
,
forte
e
delicatamente
,
e
si
mise
a
passeggiare
per
la
camera
,
cullando
la
figlioletta
col
dondolìo
della
persona
,
come
non
aveva
mai
fatto
.
E
stupì
di
saperlo
fare
.
Sentiva
sul
seno
le
contrazioni
del
piccolo
ventre
addogliato
e
quasi
il
gorgoglio
del
pianto
dentro
quel
corpicciolo
tenero
e
freddo
.
Quasi
senza
volerlo
,
allora
,
si
mise
a
piangere
anche
lei
,
non
per
pietà
della
piccina
,
no
...
o
fors
'
anche
,
sì
,
perché
la
vedeva
soffrire
...
ma
piangeva
anche
perché
...
perché
non
lo
sapeva
neppur
lei
.
A
poco
a
poco
la
piccina
,
come
se
sentisse
il
calore
dell
'
amor
materno
che
per
la
prima
volta
la
confortava
,
si
quietò
di
nuovo
.
Donna
Giannetta
era
già
stanca
,
tanto
stanca
,
e
pur
non
di
meno
seguitò
ancora
un
pezzo
a
passeggiare
e
a
batter
lievemente
,
a
ogni
passo
,
una
mano
sulle
spallucce
della
piccina
.
Poi
si
fermò
;
con
la
massima
cautela
,
per
non
farla
svegliare
,
se
la
tolse
dal
seno
;
si
mise
a
sedere
e
se
la
adagiò
su
le
ginocchia
;
fe
'
cenno
alla
bàlia
di
rimanersene
a
letto
e
,
al
lume
del
lampadino
da
notte
,
si
diede
a
contemplare
la
figliuola
.
Vide
quella
creaturina
,
tranquilla
ora
per
opera
sua
,
lì
in
grembo
a
lei
,
come
non
l
'
aveva
mai
veduta
.
Forse
perché
non
aveva
mai
fatto
nulla
per
lei
,
povera
piccina
,
cresciuta
finora
senz
'
affetto
,
senza
cure
...
E
che
colpa
aveva
lei
?
Strizzò
gli
occhi
,
come
per
ricacciare
,
indietro
un
sentimento
odioso
...
Ma
no
!
Che
colpa
aveva
la
piccina
d
'
esser
nata
?
E
a
un
tratto
,
guardando
così
la
figlia
,
comprese
quel
che
il
marito
voleva
dirle
.
Egli
era
e
si
sentiva
vecchio
,
e
sapeva
di
non
poter
riempire
la
vita
di
lei
;
ma
ella
aveva
una
figlia
ora
;
e
una
figlia
può
e
deve
riempir
la
vita
d
'
una
madre
.
Egli
poteva
fare
uno
scandalo
,
e
non
l
'
aveva
fatto
;
non
solo
,
ma
aveva
dato
anzi
a
quella
bambina
,
che
non
era
sua
,
il
prestigio
del
nome
,
del
grado
,
e
anche
...
sì
,
anche
la
sua
tenerezza
.
Orbene
,
lei
,
madre
,
poteva
dar
bene
alla
propria
figlia
l
'
affetto
,
le
cure
,
l
'
esempio
d
'
una
condotta
illibata
.
Ecco
,
sì
,
questo
,
questo
senza
dubbio
,
egli
voleva
dirle
.
E
lei
aveva
fatto
finta
di
dormire
...
A
lungo
donna
Giannetta
rimase
lì
,
quella
notte
,
a
pensare
,
con
la
bambina
in
grembo
.
Pensò
con
amarissimo
rimpianto
al
suo
sogno
giovanile
;
e
,
con
nausea
,
a
quel
che
gli
uomini
le
avevano
offerto
in
cambio
di
quel
sogno
...
Stupide
finzioni
,
volgarità
schifose
...
Poi
,
a
poco
a
poco
,
cedette
al
sonno
.
Prima
dell
'
alba
,
Francesco
D
'
Atri
,
attraversando
il
corridojo
per
recarsi
allo
studio
,
vide
aperto
l
'
uscio
della
camera
della
bàlia
e
sporse
il
capo
a
guardare
.
Rimase
stupito
nel
trovare
la
moglie
lì
addormentata
su
una
poltrona
,
con
la
bambina
in
braccio
.
Le
s
'
accostò
pian
piano
per
contemplarla
e
sentì
lo
stupore
sciogliersi
,
con
un
tremore
per
le
vene
,
in
una
tenerezza
infinita
.
si
chinò
e
le
sfiorò
con
un
bacio
la
fronte
.
Donna
Giannetta
si
destò
;
provò
anche
lei
stupore
,
dapprima
,
nel
ritrovarsi
lì
,
con
la
piccina
su
le
ginocchia
;
poi
sorrise
-
vide
quel
suo
sorriso
-
e
,
tendendo
una
mano
al
marito
e
guardandolo
con
gli
occhi
pieni
d
'
una
gioja
nuova
,
gli
domandò
:
-
Va
bene
così
?
CAPITOLO
SECONDO
Da
una
ventina
di
giorni
,
tutti
,
anche
quelli
che
andavano
per
via
frettolosi
e
sopra
pensiero
,
si
voltavano
,
si
fermavano
a
mirare
un
vecchiotto
nodoso
e
ferrigno
,
con
un
piccolo
zàino
alle
spalle
,
quattro
medaglie
al
petto
e
un
cappellaccio
nero
,
da
cui
scappava
un
arruffio
di
peli
,
i
gialli
cernecchi
confusi
col
barbone
lanoso
,
abbatuffolato
.
Camminava
quel
vecchiotto
come
in
sogno
,
gli
occhi
lustri
,
ilari
e
lagrimosi
,
senz
'
alcun
sospetto
della
sua
straordinaria
apparizione
per
le
vie
e
le
piazze
di
Roma
,
in
quella
comica
acconciatura
e
con
quella
goffa
aria
di
selvaggio
intenerito
.
Ma
,
lasciati
a
Valsanìa
il
berretto
villoso
,
gli
scarponi
imbullettati
e
il
fucile
,
indossato
il
vestito
nuovo
di
panno
turchino
e
,
sotto
alla
ruvida
camicia
d
'
albagio
violacea
,
un
'
altra
camicia
di
tela
che
gli
sovrabbondava
bianca
e
floscia
dal
collo
e
dalle
maniche
;
con
quel
cappellaccio
nero
e
le
scarpe
pulite
,
Mauro
Mortara
era
sicuro
d
'
essersi
acconciato
da
compìto
cittadino
.
La
giacca
,
sì
,
aveva
su
i
fianchi
certi
rigonfii
...
ma
le
pistole
,
eh
quelle
aveva
fatto
voto
di
non
lasciarle
mai
.
Le
quattro
medaglie
poi
che
gli
s
'
intravedevano
appese
alla
camicia
d
'
albagio
,
sul
petto
,
se
le
era
portate
(
chiestane
licenza
al
Generale
)
unicamente
per
dimostrare
ch
'
era
degno
di
passare
per
Roma
,
che
s
'
era
meritata
la
grazia
e
guadagnato
l
'
onore
di
vederla
.
Tutti
i
documenti
erano
dentro
lo
zainetto
.
Come
avrebbe
potuto
supporre
che
quelle
medaglie
,
a
Roma
,
attufata
d
'
odio
e
tutta
imbrattata
di
fango
in
quei
lividi
giorni
,
dovessero
chiamare
su
le
labbra
un
ghigno
di
scherno
,
diventata
quasi
titolo
d
'
infamia
la
qualifica
di
«
vecchio
patriota
»
?
Senza
il
più
lontano
sospetto
che
ridessero
di
lui
,
Mauro
Mortara
rideva
a
tutti
coloro
che
gli
ridevano
in
faccia
,
credendo
che
partecipassero
alla
sua
gioja
,
a
quella
sua
gioja
rigata
di
lagrime
che
,
quasi
grillandogli
attorno
come
una
luce
,
gli
abbagliava
ogni
cosa
.
Non
vedeva
altro
di
Roma
,
che
questa
sua
gioja
di
esserci
;
e
tutto
in
quella
fiamma
d
'
allucinazione
gli
si
presentava
magico
e
vaporoso
;
e
non
sentiva
la
terra
sotto
i
piedi
.
Tre
,
quattro
volte
,
nell
'
allungare
il
passo
,
gli
era
venuto
meno
il
marciapiedi
,
e
per
poco
non
era
ruzzolato
.
Andava
com
'
ebro
,
senza
mèta
,
smarrito
,
annegato
nella
sua
beatitudine
;
e
appena
gli
fantasmeggiava
davanti
un
aspetto
grandioso
,
giù
altre
lagrime
dagli
occhi
gonfii
di
commozione
.
Lando
Laurentano
avrebbe
voluto
dargli
una
guida
;
ma
che
guida
!
non
voleva
saper
nulla
;
non
voleva
che
gli
si
precisasse
nulla
;
temeva
istintivamente
che
ogni
notizia
,
ogn
'
indicazione
,
ogni
conoscenza
anche
sommaria
gli
rimpiccolisse
quella
smisurata
,
fluttuante
immagine
di
grandezza
,
che
il
sentimento
gli
creava
.
Roma
doveva
rimanere
per
lui
,
come
il
mare
,
sconfinata
.
E
ritornando
la
sera
,
stanco
e
non
sazio
,
al
villino
di
via
Sommacampagna
dove
Lando
abitava
,
alle
domande
se
avesse
veduto
il
Colosseo
,
il
Foro
,
il
Campidoglio
:
-
Ho
visto
,
ho
visto
!
-
rispondeva
in
fretta
.
-
Non
mi
dite
niente
...
Ho
visto
!
-
Anche
San
Pietro
?
-
Oh
Marasantissima
!
Vi
dico
che
ho
visto
.
Non
voglio
saper
niente
!
Questo
...
quello
...
che
me
n
'
importa
?
È
tutto
Roma
!
Che
gl
'
importava
di
sapere
chi
fosse
quel
cavaliere
con
le
gambe
nude
e
la
corona
in
capo
sul
gran
cavallo
di
bronzo
in
quell
'
alta
piazza
vegliata
da
statue
in
capo
alla
salita
,
dominata
da
una
torre
e
porticata
a
destra
e
a
sinistra
?
Era
a
Roma
?
E
dunque
era
un
grande
,
certo
,
un
eroe
dell
'
antichità
,
un
vittorioso
,
un
padrone
del
mondo
.
E
quella
statua
lì
,
rossa
,
seduta
sopra
la
fontana
,
con
una
palla
in
mano
?
Roma
:
quella
era
Roma
,
col
mondo
in
pugno
,
e
basta
.
Se
per
quella
piazza
non
fosse
passata
di
continuo
tanta
gente
,
si
sarebbe
chinato
a
baciar
l
'
orlo
di
quella
fontana
,
accostato
a
baciare
il
piedestallo
di
quel
cavaliere
con
le
gambe
nude
.
E
perché
s
'
affaccendava
lassù
tutta
quella
gente
?
Ma
perché
lavorava
a
far
più
grande
Roma
:
ecco
perché
!
si
davano
tutti
da
fare
per
questo
.
E
Roma
,
Roma
...
eccola
là
:
di
nuovo
,
tra
poco
,
tutto
il
mondo
in
pugno
avrebbe
tenuto
,
così
!
Era
lui
davvero
,
Mauro
Mortara
,
a
Roma
?
respirava
proprio
lui
lassù
quell
'
aria
di
Roma
?
toccava
proprio
lui
coi
piedi
il
suolo
di
Roma
?
vedeva
lui
tutte
quelle
grandezze
?
o
era
sogno
?
Ah
,
si
potevano
chiudere
ora
gli
occhi
suoi
,
dopo
tanta
grazia
?
Veduta
Roma
,
avevano
veduto
tutto
.
Posta
la
sua
firma
nel
registro
del
Pantheon
,
alla
tomba
del
Re
,
poteva
morire
:
aveva
dato
atto
di
presenza
nella
vita
,
risposto
all
'
appello
della
storia
.
Che
stupore
!
Se
le
era
trovate
davanti
all
'
improvviso
,
quelle
colonne
scure
e
maestose
.
Nel
dubbio
che
fosse
una
chiesa
,
s
'
era
tenuto
in
prima
d
'
entrare
per
il
cancello
semichiuso
della
ringhiera
,
come
vedeva
fare
a
tanti
.
Venendo
a
Roma
,
aveva
stabilito
che
,
dalle
chiese
,
alla
larga
!
Rispettare
Dio
,
sì
,
ma
in
cielo
...
E
non
era
entrato
difatti
neanche
in
San
Pietro
.
In
mano
ai
preti
,
lui
?
Maramèo
!
Con
occhi
torvi
aveva
guatato
il
Vaticano
,
premendo
coi
gomiti
su
i
fianchi
il
calcio
delle
due
pistole
.
Era
dunque
una
chiesa
anche
quella
?
Stava
per
domandarlo
,
quando
gli
s
'
era
accostato
un
venditore
di
vedute
di
Roma
:
-
Il
Pantheon
...
la
tomba
del
Re
...
-
Là
dentro
?
E
subito
allora
era
entrato
.
Quell
'
occhio
tondo
aperto
nella
cupola
,
da
cui
si
vedeva
il
cielo
,
l
'
altare
di
fronte
lo
avevano
un
po
'
sconcertato
.
Dov
'
era
la
tomba
del
Re
?
Eccola
là
,
a
destra
,
in
alto
,
di
bronzo
...
E
s
'
era
avvicinato
,
timoroso
;
aveva
veduto
sotto
la
tomba
i
due
veterani
di
guardia
,
con
le
medaglie
al
petto
,
il
registro
per
le
firme
dei
visitatori
e
,
con
gli
occhi
ridenti
e
invetrati
di
lagrime
,
aveva
sollevato
un
po
'
la
giacca
per
far
vedere
a
quelli
che
aveva
il
diritto
,
lui
,
di
firmare
.
Quei
due
veterani
non
avevano
compreso
bene
,
forse
,
ciò
che
avesse
voluto
dire
e
,
vedendolo
ridere
e
piangere
insieme
,
lo
avevano
preso
fors
'
anche
per
matto
.
Sì
,
aveva
risposto
lui
,
col
capo
:
or
ora
,
dopo
tutti
gli
altri
;
ché
,
un
po
'
per
la
mano
poco
avvezza
,
un
po
'
per
gli
occhi
e
sopra
tutto
poi
per
la
commozione
,
chi
sa
quanto
tempo
ci
avrebbe
messo
!
Alla
fine
,
rimasto
solo
davanti
ai
veterani
dopo
aver
raspato
alla
meglio
sul
registro
,
a
lettera
a
lettera
,
nome
,
cognome
e
luogo
di
nascita
:
-
Ah
,
da
Girgenti
...
siciliano
?
-
s
'
era
sentito
domandare
da
uno
di
quelli
,
che
con
gli
occhi
aveva
tenuto
dietro
alla
penna
.
-
Avete
fatto
la
campagna
del
Sessanta
?
-
Eccole
qua
!
-
gli
aveva
risposto
,
gongolante
,
mostrando
le
medaglie
.
-
E
questa
,
del
Quarantotto
!
-
Ah
,
reduce
del
Quarantotto
...
E
siete
danneggiato
?
-
Come
,
danneggiato
?
Che
vuol
dire
?
-
Se
avete
la
pensione
dei
danneggiati
politici
...
Ma
che
pensione
!
Lui
?
Perché
la
pensione
?
Non
aveva
niente
,
lui
.
Non
sapeva
neppure
che
ci
fosse
,
quella
pensione
;
e
se
l
'
avesse
saputo
,
non
l
'
avrebbe
mai
chiesta
.
Prender
danaro
per
quel
che
aveva
fatto
?
Ma
gli
dovevano
prima
cascar
le
mani
!
Quelli
,
ch
'
eran
due
piemontesi
,
s
'
erano
messi
a
ridere
,
guardandosi
negli
occhi
.
Lo
avevano
approvato
-
credeva
lui
-
sicuramente
.
Sì
,
come
lo
approvavano
,
nel
villino
,
ogni
sera
,
Raffaele
il
cameriere
e
Torello
il
servitorino
,
dopo
la
severa
riprensione
del
padrone
che
li
aveva
sorpresi
in
un
momento
che
se
lo
pigliavano
a
godere
proprio
di
gusto
.
Alle
esclamazioni
di
gioja
,
di
meraviglia
,
di
entusiasmo
,
di
soddisfazione
,
alle
ingenue
considerazioni
di
Mauro
sulla
grandezza
della
patria
,
Lando
Laurentano
,
benché
pieno
in
quei
giorni
di
sdegno
e
di
nausea
,
non
aveva
mai
replicato
;
aveva
trattenuto
il
sorriso
anche
quando
il
suo
caro
vecchio
,
una
di
quelle
sere
,
era
entrato
ad
annunziargli
ancor
tutto
esultante
:
-
Ho
visto
il
Re
!
ho
visto
il
Re
!
Oh
,
povero
figlio
mio
,
come
avrei
potuto
mai
crederlo
?
tutto
bianco
...
bianco
come
me
...
Chi
sa
quanto
gli
costa
sedere
lassù
!
quanti
pensieri
!
Eh
,
il
palo
è
lui
!
c
'
è
poco
da
dire
:
il
palo
che
regge
tutto
...
E
sapete
?
M
'
ha
salutato
!
se
la
carrozza
andava
più
piano
,
mi
buttavo
in
ginocchio
,
com
'
è
vero
Dio
!
«
Sentirsi
in
petto
per
un
momento
quel
cuore
!
»
aveva
pensato
con
tenerezza
e
con
invidia
Lando
Laurentano
.
«
Potere
con
quella
stessa
fede
,
con
quella
stessa
purezza
d
'
intenti
,
nutrire
un
sogno
,
un
più
vasto
sogno
;
affrontare
per
esso
più
aspre
lotte
e
vincere
,
per
goder
poi
una
gioja
più
pura
e
più
grande
di
quella
!
»
.
Come
per
ritemprarsi
e
lavarsi
lo
spirito
di
tutte
le
sozzure
sbomicanti
in
quei
giorni
dalla
vita
nazionale
,
s
'
era
immerso
nei
discorsi
di
quel
vecchio
,
strambi
,
sì
,
ma
vero
lavacro
di
purezza
e
di
fede
.
La
sua
vista
,
la
sua
presenza
a
Roma
,
in
quei
giorni
,
gli
facevano
apparir
più
sozzi
,
più
turpi
tutti
coloro
che
della
fortuna
insigne
d
'
esser
nati
in
un
momento
supremo
e
glorioso
s
'
erano
avvantaggiati
come
ingordi
mercanti
e
ladri
speculatori
.
Che
ne
sapeva
,
che
poteva
saperne
quel
vecchio
,
il
quale
,
dopo
aver
dato
il
meglio
della
sua
forte
e
ingenua
natura
alla
patria
,
s
'
era
ritratto
in
solitudine
a
fantasticare
sul
frutto
che
l
'
opera
sua
avrebbe
certamente
recato
,
sicuro
che
tutti
gli
altri
avevano
fatto
come
lui
?
Egli
non
pensava
:
sentiva
soltanto
:
fiamma
accesa
,
che
si
beava
nel
suo
lume
e
nel
suo
calore
,
e
tutto
avvivava
intorno
a
sé
di
questo
lume
.
E
,
certo
,
come
ora
qua
non
avvertiva
la
tempesta
di
fango
in
mezzo
alla
quale
passava
raggiante
di
gioja
e
d
'
entusiasmo
,
da
trent
'
anni
in
Sicilia
non
aveva
mai
avvertito
gli
orrori
delle
tante
ingiustizie
,
la
desolazione
dell
'
abbandono
,
il
crollo
delle
illusioni
,
il
grido
e
le
minacce
della
miseria
.
Impensierito
dalle
notizie
di
giorno
in
giorno
più
gravi
che
gli
arrivavano
di
laggiù
,
Lando
avrebbe
voluto
qualche
ragguaglio
da
lui
,
almeno
intorno
alla
provincia
di
Girgenti
;
ma
non
glien
'
aveva
neppur
fatto
cenno
,
sicuro
che
gli
avrebbe
oscurato
d
'
un
tratto
tutta
la
festa
col
fargli
sapere
ch
'
egli
,
il
nipote
del
Generale
,
era
per
quelli
che
egli
in
buona
fede
doveva
stimar
nemici
della
patria
,
e
dunque
un
nemico
della
patria
anche
lui
.
Gli
aveva
domandato
invece
notizie
del
padre
.
-
Giù
,
dovete
venire
giù
con
me
!
-
gli
aveva
risposto
Mauro
recisamente
.
-
Voi
siete
il
ladro
;
io
,
il
carabiniere
.
E
ringraziate
Dio
che
ha
mandato
me
!
Poteva
mandarvi
un
plotone
di
quei
suoi
terribili
pagliacci
,
con
Sciaralla
il
capitano
.
Lando
aveva
schiuso
le
labbra
a
un
sorriso
afflitto
.
E
allora
Mauro
,
picchiandosi
la
fronte
con
una
mano
:
-
Testa
!
Che
volete
farci
?
Me
li
manda
anche
lì
,
a
Valsanìa
,
vestiti
a
quel
modo
,
nella
casa
di
suo
Padre
!
Il
cuore
mi
si
volta
in
petto
e
vedo
rosso
,
vi
giuro
,
certe
volte
!
Basta
,
che
dicevamo
?
Ah
...
anche
questa
vi
pare
che
sia
da
meno
?
andare
a
sposar
di
nuovo
,
alla
sua
età
,
e
una
di
quella
razza
!
Santo
e
santissimo
non
so
chi
e
non
so
come
,
il
padre
di
quello
,
vi
dico
,
quando
vostro
nonno
fu
mandato
in
esilio
,
andò
in
chiesa
a
cantare
il
Te
Deum
.
E
lui
,
lui
,
questo
don
Flaminio
Salvo
...
Corpo
di
Dio
,
sapete
che
ho
dovuto
sopportarmelo
per
un
mese
a
Valsanìa
?
Ah
,
che
bracalone
quel
vostro
zio
don
Cosmo
!
«
Come
!
»
doveva
dire
.
«
Flaminio
Salvo
a
Valsania
?
»
E
invece
,
niente
!
Padronissimo
.
E
sapete
come
sono
stato
io
per
un
mese
?
Come
una
bestia
che
va
cercando
tutti
i
buchi
e
i
bucherelli
per
nascondersi
.
Se
lo
vedevo
...
sangue
di
...
per
qua
lo
afferravo
,
vi
dico
,
per
la
gola
,
e
là
,
suona
che
ti
suono
,
cazzotti
dove
coglievo
coglievo
!
Sapete
che
quando
mi
piglia
quel
momentaccio
,
bestiale
come
sono
...
Lasciamo
andare
!
Questo
don
Flaminio
Salvo
,
al
quarantotto
,
che
fece
?
ve
lo
dico
io
che
fece
,
andò
dritto
filato
a
denunziare
alla
sbirraglia
borbonica
il
luogo
dove
s
'
era
nascosto
don
Stefano
Auriti
con
vostra
zia
donna
Caterina
.
Storia
!
E
ora
,
a
Girgenti
,
porta
tutti
i
preti
in
pianta
di
mano
!
Ma
Dio
,
ah
Dio
l
'
ha
castigato
!
La
moglie
,
pazza
!
Peccato
che
la
figlia
...
quella
,
no
:
buona
,
la
figlia
;
buona
e
bella
...
Ma
non
vi
venisse
in
mente
,
oh
,
di
pigliarvela
in
moglie
!
Voi
,
caro
mio
,
portate
il
nome
di
vostro
nonno
,
ricordatevelo
!
E
il
nome
di
Gerlando
Laurentano
dev
'
essere
per
voi
...
che
dico
?
no
,
caro
mio
,
non
ridete
...
di
queste
cose
non
dovete
ridere
davanti
a
me
!
-
Rido
,
-
gli
aveva
risposto
Lando
,
-
perché
ha
mandato
un
buon
ambasciatore
mio
padre
per
persuadermi
ad
assistere
alle
sue
nozze
!
E
Mauro
,
mettendo
le
mani
avanti
:
-
Ah
no
,
che
c
'
entra
?
io
le
cose
le
dico
papali
in
faccia
,
anche
a
lui
.
E
,
tanto
,
se
non
le
dico
,
mi
si
leggono
in
fronte
lo
stesso
...
Ciascuno
col
sentimento
suo
.
Ma
voi
dovete
venire
con
me
,
perché
il
padre
è
padrone
,
caro
mio
.
Non
andate
di
vostra
volontà
.
Lui
,
com
'
ha
cominciato
,
deve
finire
.
Se
s
'
è
messo
per
quella
via
,
che
volete
farci
?
Ve
ne
verrete
per
un
po
'
di
giorni
a
Valsanìa
,
a
ristorarvi
;
vi
arrabbierete
un
po
'
con
quello
stolido
di
vostro
zio
don
Cosmo
;
ma
poi
ci
sono
io
,
c
'
è
il
camerone
del
Generale
,
intatto
,
tal
quale
...
Entrando
là
,
il
petto
...
ah
!
vi
s
'
allarga
e
il
cuore
vi
si
fa
tanto
...
Voi
,
non
so
,
mi
parete
...
Con
permesso
,
lasciatemi
sentir
l
'
orologio
.
Gli
s
'
era
accostato
,
gli
aveva
posato
un
orecchio
sul
petto
,
dalla
parte
del
cuore
e
,
ridendo
furbescamente
,
aveva
concluso
:
-
Ho
capito
!
L
'
ora
delle
femmine
.
Calmo
e
freddo
in
apparenza
,
Lando
Laurentano
covava
in
segreto
un
dispetto
amaro
e
cocente
del
tempo
in
cui
gli
era
toccato
in
sorte
di
vivere
;
dispetto
che
non
si
sfogava
mai
in
invettive
o
in
rampogne
,
conoscendo
che
,
quand
'
anche
avessero
trovato
eco
negli
altri
,
come
ne
trovavano
difatti
quelle
dei
tanti
malcontenti
in
buona
o
in
mala
fede
,
non
avrebbero
approdato
a
nulla
.
Era
,
quel
suo
dispetto
,
come
il
fermento
d
'
un
mosto
inforzato
,
in
una
botte
che
già
sapeva
di
secco
.
La
vigna
era
stata
vendemmiata
.
Tutti
i
pampini
ormai
erano
ingialliti
;
s
'
accartocciavano
aridi
;
cadevano
;
i
tralci
nudi
si
storcevano
nella
nebbia
autunnale
,
come
chi
si
stiri
in
un
lungo
e
sordo
spasimo
di
noja
;
nella
grigia
distesa
dei
campi
,
tra
la
caligine
umida
,
non
rimaneva
più
altro
che
un
accennar
muto
e
lieve
e
lento
di
pàlmiti
vagabondi
.
Aveva
dato
il
suo
frutto
,
il
tempo
.
E
lui
era
venuto
a
vendemmia
già
fatta
.
Il
mosto
generoso
e
grosso
,
raccolto
in
Sicilia
con
gioja
impetuosa
,
mescolato
con
l
'
asciutto
e
brusco
del
Piemonte
,
poi
col
frizzante
e
aspretto
di
Toscana
,
ora
col
passante
,
raccolto
tardi
e
quasi
di
furto
nella
vigna
del
Signore
,
mal
governato
in
tre
tini
e
nelle
botti
,
mal
conciato
ora
con
tiglio
or
con
allume
,
s
'
era
irrimediabilmente
inacidito
.
Età
sterile
,
per
forza
,
la
sua
,
come
tutte
quelle
che
succedono
a
un
tempo
di
straordinario
rigoglio
.
Bisognava
assistere
,
tristi
e
inerti
,
allo
spettacolo
di
tutti
coloro
che
avevan
dato
mano
all
'
opera
e
volevano
ora
esser
soli
a
darle
assetto
;
alcuni
tuttavia
sovreccitati
e
quasi
farneticanti
,
altri
già
lassi
e
crogiolantisi
con
senile
sorriso
di
sufficienza
nella
soddisfazione
d
'
un
'
ardua
fatica
comunque
terminata
,
di
cui
non
volevano
vedere
i
difetti
,
né
che
altri
li
vedesse
.
Ah
,
in
verità
,
sorte
miserabile
quella
dell
'
eroe
che
non
muore
,
dell
'
eroe
che
sopravvive
a
se
stesso
!
Già
l
'
eroe
,
veramente
,
muore
sempre
,
col
momento
:
sopravvive
l
'
uomo
e
resta
male
.
Guaj
se
non
scoppia
l
'
anima
con
veemenza
,
investita
da
quel
vento
propulsore
che
la
gonfia
,
la
sforza
e
le
fa
assumere
a
un
tratto
una
terribile
maschera
di
grandezza
!
Dopo
quello
sforzo
,
caduto
il
vento
,
l
'
anima
violentata
non
sa
,
non
può
più
ricomporsi
nelle
sue
naturali
proporzioni
non
trova
più
il
suo
equilibrio
:
qua
ancora
abbottata
e
intumidita
,
là
floscia
,
ammaccata
,
casca
da
tutte
le
parti
e
,
come
un
pallone
in
cui
si
sia
consumato
lo
stoppaccio
,
incespica
e
si
straccia
in
tutti
gli
sterpi
della
via
dianzi
sorvolata
.
Lando
Laurentano
non
sfogava
il
dispetto
,
perché
,
non
avendo
potuto
prima
per
l
'
età
,
non
potendo
più
ora
per
l
'
inerzia
dei
tempi
far
nulla
,
sdegnava
come
troppo
facile
dir
che
gli
altri
avevano
fatto
male
.
Fare
...
ecco
,
poter
fare
,
senza
punte
parole
!
Avevano
fatto
gli
altri
.
Ora
era
il
tempo
delle
parole
.
Ne
facevano
tante
gli
altri
inutilmente
,
ch
'
egli
poteva
bene
risparmiar
le
sue
.
Vedeva
che
coloro
,
a
cui
era
stato
dato
di
fare
,
s
'
erano
dibattuti
a
lungo
tra
due
concezioni
,
una
vacua
e
l
'
altra
servile
:
quella
di
un
'
Italia
classica
e
quella
di
un
'
Italia
romantica
:
una
fantasima
in
toga
e
un
manichino
da
vestire
con
la
livrea
e
il
beneplacito
altrui
:
un
'
Italia
retorica
,
fatta
di
ricordi
di
scuola
,
quella
stessa
forse
vagheggiata
dal
Petrarca
e
suggerita
a
Cola
di
Rienzo
,
repubblicana
;
e
un
'
Italia
forestiera
,
o
inforestierata
tutta
nell
'
anima
e
negli
ordini
.
Purtroppo
,
le
necessità
storiche
dovevano
effettuar
questa
.
E
,
in
fondo
,
non
si
era
fatto
altro
che
sostituire
una
retorica
a
un
'
altra
;
alla
scolastica
imitazione
degli
antichi
,
la
spropositata
imitazione
degli
stranieri
.
Imitare
,
sempre
.
«
Oh
Italiani
,
-
aveva
gridato
dalle
Murate
di
Firenze
il
Guerrazzi
,
-
scimmie
e
non
uomini
!
»
.
Soffocati
dalle
così
dette
ragioni
di
Stato
gl
'
impeti
più
generosi
,
la
nazione
era
stata
messa
su
per
accomodamenti
e
compromissioni
,
per
incidenze
e
coincidenze
.
Un
solo
fuoco
,
una
sola
fiamma
avrebbe
dovuto
correre
da
un
capo
all
'
altro
d
'
Italia
per
fondere
e
saldare
le
varie
membra
di
essa
in
un
sol
corpo
vivo
.
La
fusione
era
mancata
per
colpa
di
coloro
che
avevano
stimato
pericolosa
la
fiamma
e
più
adatto
il
freddo
lume
dei
loro
intelletti
accorti
e
calcolatori
.
Ma
,
se
la
fiamma
s
'
era
lasciata
soffocare
,
non
era
pur
segno
che
non
aveva
in
sé
quella
forza
e
quel
calore
che
avrebbe
dovuto
avere
?
Che
nembo
di
fuoco
allegro
e
violento
dalla
Sicilia
su
su
fino
a
Napoli
!
Ancora
da
laggiù
,
più
tardi
,
la
fiamma
s
'
era
spiccata
per
arrivare
fino
a
Roma
...
Dovunque
era
stata
costretta
ad
arrestarsi
,
ad
Aspromonte
o
su
le
balze
del
Trentino
,
era
rimasto
un
vuoto
sordo
,
una
smembratura
.
Non
poteva
l
'
Italia
farsi
in
altro
modo
?
Segno
che
non
erano
ancora
ben
maturi
gli
eventi
,
o
che
eran
mancati
in
alcuni
l
'
energia
e
l
'
ardire
per
secondarli
.
Troppi
calcoli
e
riflessioni
ombrose
e
tentennamenti
e
scrupoli
e
ritegni
e
soggezioni
avevano
mortificato
la
creazione
della
patria
.
Che
fare
,
adesso
?
Per
chi
vuole
,
sì
,
è
sempre
tempo
di
far
bene
.
Ma
un
bene
modesto
,
umile
,
paziente
,
Lando
Laurentano
sentiva
che
non
era
per
lui
.
Gli
avevano
offerto
,
nelle
ultime
elezioni
generali
,
la
candidatura
in
uno
dei
collegi
di
Palermo
:
né
preghiere
,
né
pressioni
,
né
richiami
alla
disciplina
del
partito
erano
valsi
a
farlo
recedere
dal
rifiuto
.
Lui
,
a
Montecitorio
,
in
quel
momento
?
Meglio
affogarsi
in
una
fogna
!
Fin
da
giovinetto
s
'
era
nutrito
di
forti
e
severi
studii
,
non
tanto
per
bisogno
di
coltura
o
per
passione
,
quanto
per
poter
pensare
e
giudicare
a
suo
modo
,
e
serbare
così
,
conversando
con
gli
altri
,
l
'
indipendenza
del
proprio
spirito
.
Aveva
qua
,
nel
villino
solitario
di
via
Sommacampagna
,
una
ricca
biblioteca
,
ove
soleva
passare
parecchie
ore
del
giorno
.
Ma
,
leggendo
,
era
tratto
irresistibilmente
a
tradurre
in
azione
,
in
realtà
viva
quanto
leggeva
;
e
,
se
aveva
per
le
mani
un
libro
di
storia
,
provava
un
sentimento
indefinibile
di
pena
angustiosa
nel
veder
ridotta
lì
in
parole
quella
che
un
giorno
era
stata
vita
,
ridotto
in
dieci
o
venti
righe
di
stampa
,
tutte
allo
stesso
modo
interlineate
con
ordine
preciso
,
quello
ch
'
era
stato
movimento
scomposto
,
rimescolìo
,
tumulto
.
Buttava
via
il
libro
,
con
uno
scatto
di
sdegno
,
e
si
metteva
a
passeggiare
per
la
sala
.
Che
strana
impressione
gli
facevano
allora
tutti
quei
libri
nella
prigione
degli
alti
e
ampii
scaffali
che
coprivano
da
un
capo
all
'
altro
le
quattro
pareti
!
Dalle
due
finestre
basse
,
che
davano
sul
giardino
,
entrava
il
passerajo
fitto
,
assiduo
,
assordante
degl
'
innumerevoli
uccelletti
che
ogni
giorno
si
davan
convegno
sul
pino
là
,
palpitante
più
d
'
ali
che
di
foglie
.
Paragonava
quel
fremito
continuo
,
instancabile
,
quell
'
ebro
tumulto
di
voci
vive
,
con
le
parole
racchiuse
in
quei
libri
muti
,
e
gliene
cresceva
lo
sdegno
.
Composizioni
artificiose
,
vita
fissata
,
rappresa
in
forme
immutabili
,
costruzioni
logiche
,
architetture
mentali
,
induzioni
,
deduzioni
-
via
!
via
!
via
!
Muoversi
,
vivere
,
non
pensare
!
Che
angoscia
,
che
smanie
talvolta
,
se
s
'
affondava
nel
pensiero
che
anch
'
egli
,
inevitabilmente
,
coi
concetti
e
le
opinioni
che
cercava
di
formarsi
su
uomini
e
cose
,
con
le
finzioni
che
si
creava
,
con
gli
affetti
,
coi
desiderii
che
gli
sorgevano
,
fermava
,
fissava
in
sé
e
tutt
'
intorno
a
sé
in
forme
determinate
il
flusso
continuo
della
vita
!
Ma
se
già
egli
stesso
,
con
quel
suo
corpo
,
era
una
forma
determinata
,
una
forma
che
si
moveva
,
che
poteva
seguire
fino
a
un
certo
punto
questo
flusso
della
Vita
,
fino
a
tanto
che
,
man
mano
irrigidendosi
sempre
più
,
il
movimento
già
a
poco
a
poco
rallentato
non
sarebbe
cessato
del
tutto
!
Ebbene
,
certi
giorni
,
arrivava
a
sentire
per
il
suo
stesso
corpo
,
così
alto
e
smilzo
,
per
il
suo
volto
bruno
pallido
,
dalla
fronte
troppo
ampia
,
dalla
barba
nera
,
quadra
,
dal
naso
imperioso
in
contrasto
con
gli
occhi
da
arabo
sonnolento
e
voluttuoso
,
una
strana
antipatia
.
Se
li
guardava
nello
specchio
come
se
fossero
d
'
un
estraneo
.
Dentro
quel
suo
stesso
corpo
,
intanto
,
in
ciò
che
egli
chiamava
anima
,
il
flusso
continuava
indistinto
,
sotto
gli
argini
,
oltre
i
limiti
ch
'
egli
imponeva
per
comporsi
una
coscienza
,
per
costruirsi
una
personalità
.
Ma
potevano
anche
tutte
quelle
forme
fittizie
,
investite
dal
flusso
in
un
momento
di
tempesta
,
crollare
,
e
anche
quella
parte
del
flusso
che
non
scorreva
ignota
sotto
gli
argini
e
oltre
i
limiti
ma
che
si
scopriva
a
lui
distinta
,
e
ch
'
egli
aveva
con
cura
incanalato
nei
suoi
affetti
,
nei
doveri
che
si
era
imposti
,
nelle
abitudini
che
si
era
tracciate
,
poteva
in
un
momento
di
piena
straripare
e
sconvolger
tutto
.
Ecco
:
a
uno
di
questi
momenti
di
piena
egli
anelava
!
si
era
perciò
immerso
tutto
nello
studio
delle
nuove
questioni
sociali
,
nella
critica
di
coloro
che
,
armati
di
poderosi
argomenti
,
tendevano
ad
abbattere
dalle
fondamenta
una
costituzione
di
cose
comoda
per
alcuni
,
iniqua
per
la
maggioranza
degli
uomini
,
e
a
destare
nello
stesso
tempo
in
questa
maggioranza
una
volontà
e
un
sentimento
che
facessero
impeto
a
scalzare
,
a
distruggere
,
a
disperdere
tutte
quelle
forme
imposte
da
secoli
,
in
cui
la
vita
s
'
era
ponderosamente
irrigidita
.
Sarebbero
sorti
nelle
maggioranze
quella
volontà
e
quel
sentimento
così
forti
da
promuover
subito
il
crollo
?
Mancava
in
esse
ancora
la
coscienza
e
l
'
educazione
necessarie
.
Renderle
coscienti
,
educarle
,
prepararle
:
ecco
un
ideale
!
Ma
a
quando
l
'
attuazione
?
Opera
lenta
,
lunga
e
paziente
anche
questa
,
purtroppo
.
Nei
suoi
vasti
possedimenti
in
Sicilia
,
nella
provincia
di
Palermo
,
ereditati
dalla
madre
,
aveva
già
accordato
ai
contadini
la
più
equa
mezzadria
,
proibendo
assolutamente
al
suo
amministratore
di
gravare
anche
d
'
un
minimo
interesse
le
anticipazioni
concesse
con
liberalità
per
la
semente
e
per
tutte
le
altre
spese
necessarie
alla
coltura
dei
campi
;
vi
aveva
fondato
e
manteneva
a
sue
spese
parecchie
scuole
rurali
,
più
volte
,
a
ogni
richiesta
,
aveva
contribuito
largamente
ai
fondi
di
riserva
per
la
resistenza
dei
contadini
e
dei
solfaraj
nelle
lotte
contro
i
proprietarii
di
terre
e
i
produttori
di
zolfo
;
pagava
le
spese
di
stampa
d
'
un
giornale
del
partito
:
La
Nuova
età
,
che
si
pubblicava
ogni
domenica
a
Palermo
.
L
'
amministratore
Rosario
Piro
protestava
da
laggiù
,
mese
per
mese
,
con
lunghissime
lettere
piene
di
buon
senso
e
di
spropositi
di
lingua
:
protestava
e
si
lavava
le
mani
.
Povero
Piro
!
Chi
sa
come
se
l
'
era
ridotte
,
quelle
mani
,
a
furia
di
lavarsele
!
Lando
,
forse
senza
neppure
accorgersene
,
o
credendo
fors
'
anche
di
viver
sobriamente
,
spendeva
molto
per
sé
.
L
'
esperienza
di
quanto
vacua
e
insulsa
fosse
la
vita
di
tutti
coloro
che
per
professione
facevano
bella
figura
nel
così
detto
bel
mondo
,
nei
circoli
,
nei
saloni
dei
grandi
alberghi
,
nelle
sale
da
giuoco
,
nelle
piste
delle
corse
,
nelle
cacce
a
cavallo
,
se
l
'
era
pagata
,
non
per
voglia
che
n
'
avesse
,
ma
per
non
apparir
singolare
dagli
altri
in
una
cosa
di
così
poco
valore
per
lui
e
che
in
fondo
non
gli
costava
alcun
sacrificio
,
date
le
sue
abitudini
signorili
e
le
sue
relazioni
sociali
;
seguitava
ancora
a
pagarsela
di
tratto
in
tratto
,
e
pur
cara
,
nei
momenti
in
cui
più
forte
sentiva
il
bisogno
d
'
afferrarsi
al
solido
fondamento
della
bestialità
umana
per
sottrarsi
o
resistere
a
certi
impulsi
strani
,
a
certi
capricci
dell
'
immaginazione
,
alle
smaniose
incertezze
dell
'
intelletto
.
Si
abbandonava
allora
a
esercizii
violenti
con
una
freddezza
che
a
lui
stesso
talvolta
incuteva
raccapriccio
,
o
a
piaceri
sensuali
,
la
cui
profumata
e
luccicante
squisitezza
esteriore
non
riusciva
a
nascondergli
la
trista
volgarità
.
Ma
nell
'
inerzia
si
sentiva
rodere
;
tra
le
smanie
della
forzata
inazione
,
soffocare
,
tanto
più
in
quanto
si
costringeva
a
respingere
quelle
smanie
per
non
dare
alcuno
spettacolo
di
sé
,
mai
.
E
mentre
sorrideva
,
ascoltando
al
circolo
o
in
qualche
altro
ritrovo
le
baggianate
dei
suoi
conoscenti
,
dondolando
un
piede
o
carezzandosi
la
barba
,
immaginava
freddamente
qualche
scoppio
improvviso
che
mettesse
in
iscompiglio
ridicolo
a
un
tempo
e
spaventoso
tutto
quel
mondo
fatuo
,
fittizio
,
di
cui
gli
pareva
incredibile
che
gli
altri
sul
serio
potessero
vivere
e
appagarsi
.
Gli
altri
?
E
lui
?
Di
che
viveva
lui
?
Non
se
ne
appagava
,
è
vero
;
ma
che
ci
guadagnava
a
non
appagarsene
?
Ecco
,
quelle
smanie
.
Non
cupidigie
effimere
,
non
appetiti
da
soddisfare
vi
trovavano
i
suoi
sensi
:
ritrarsene
,
non
gli
sarebbe
costato
alcuno
sforzo
di
volontà
;
anzi
doveva
sforzarsi
per
rimanervi
,
come
se
fosse
per
lui
esercizio
di
un
dovere
increscioso
,
condanna
.
D
'
altro
canto
,
non
sarebbe
impazzito
a
restar
solo
con
se
stesso
?
Tanta
era
la
mala
contentezza
della
propria
esistenza
arida
,
senza
germogli
di
desiderii
vivi
.
Certe
notti
,
rincasando
oppresso
dalla
più
cupa
noja
,
aveva
così
forte
l
'
impressione
d
'
andare
a
ritrovar
nella
solitudine
del
suo
villino
il
proprio
spirito
che
non
se
n
'
era
mosso
e
che
lo
avrebbe
accolto
dallo
specchio
con
atteggiamento
di
scherno
e
gli
avrebbe
domandato
se
fuori
faceva
bel
tempo
,
se
c
'
era
la
luna
,
se
qualche
lampada
elettrica
non
si
fosse
per
caso
stizzita
lungo
la
via
,
o
se
San
Paolo
,
stanco
di
stare
in
piedi
,
non
si
fosse
messo
a
sedere
su
la
colonna
Antonina
;
così
forte
aveva
questa
impressione
,
che
tornava
indietro
,
per
lasciar
fuori
la
propria
persona
e
non
presentarla
a
quella
derisione
.
Eccola
,
eccola
lì
,
la
sua
bella
persona
,
ben
curata
,
ben
lisciata
,
azzimata
...
chi
se
la
voleva
prendere
a
quell
'
ora
di
notte
?
si
fermava
un
po
'
per
sentire
intorno
a
sé
il
silenzio
notturno
;
gli
pareva
che
questo
silenzio
si
profondasse
nel
tempo
,
nel
passato
di
Roma
,
e
diventasse
terribile
.
Un
brivido
lo
scoteva
.
Gravava
quella
notte
su
una
città
di
mille
e
mille
anni
,
per
cui
egli
passava
,
ombra
vana
,
minima
,
che
un
lieve
soffio
avrebbe
spazzata
via
.
Da
questi
momenti
non
rari
lo
richiamava
in
sé
ogni
volta
,
accorrendo
da
Palermo
senza
invito
e
sempre
in
punto
un
amico
,
forse
il
solo
che
avesse
sincero
:
Lino
Apes
,
direttore
della
Nuova
Età
:
Socrate
,
com
'
egli
lo
chiamava
.
E
di
Socrate
veramente
Lino
Apes
aveva
l
'
umore
e
la
bruttezza
:
alto
,
tutto
collo
e
senza
spalle
,
con
le
braccia
scimmiesche
che
gli
scivolavano
fin
quasi
ai
ginocchi
,
la
fronte
sfuggente
,
il
naso
schiacciato
,
e
certi
occhi
ilari
e
acuti
,
che
ridendo
gli
lagrimavano
,
quasi
nascosti
dalle
folte
sopracciglia
spioventi
.
Poverissimo
,
con
incredibili
stenti
superati
allegramente
,
s
'
era
mantenuto
da
sé
agli
studii
,
fino
a
laurearsi
in
lettere
e
filosofia
;
senza
ambizioni
di
sorta
,
s
'
adattava
a
insegnare
a
suo
modo
in
un
ginnasio
inferiore
,
con
molto
godimento
dei
ragazzi
,
con
molto
struggimento
del
direttore
che
non
osava
muovergli
alcuna
riprensione
.
Passava
il
resto
della
giornata
sperperando
nella
conversazione
l
'
inesauribile
ricchezza
delle
idee
che
,
dopo
un
lungo
giro
,
gli
ritornavano
appena
appena
riconoscibili
,
ciascuna
col
marchio
della
sciocchezza
o
della
vanità
di
chi
se
l
'
era
appropriata
.
Era
il
suo
discorso
una
fonte
perenne
di
speciosissimi
argomenti
,
da
cui
sprazzava
a
un
tratto
una
luce
nuova
e
strana
che
,
inaspettatamente
,
rendeva
tutto
semplice
e
chiaro
.
Lino
Apes
aveva
più
volte
dimostrato
a
Lando
Laurentano
che
,
dicendosi
socialista
,
mentiva
con
la
più
ingenua
sincerità
;
si
vedeva
non
qual
era
,
ma
quale
avrebbe
voluto
essere
.
Il
che
,
sosteneva
lui
,
avviene
a
tutti
,
ed
è
la
sorgente
prima
del
ridicolo
.
Socialista
,
un
indisciplinato
?
socialista
,
un
nemico
,
non
di
questo
o
quell
'
ordine
,
ma
dell
'
ordine
in
genere
,
d
'
ogni
forma
determinata
?
Socialista
era
per
il
momento
:
per
quel
tal
momento
di
piena
,
a
cui
anelava
.
Ma
la
maggior
parte
dei
socialisti
,
del
resto
,
erano
come
lui
e
perciò
poteva
consolarsi
,
o
piuttosto
,
provarne
dispetto
.
A
ogni
modo
,
una
specialità
l
'
avrebbe
sempre
avuta
:
quella
di
esser
ricco
tra
tanti
consimili
poveri
e
di
farsi
cavar
sangue
da
tutti
e
da
lui
,
Lino
Apes
,
direttore
della
Nuova
Età
e
privato
ispettore
delle
scuole
rurali
dipendenti
da
S
.
E
.
il
giovane
principe
di
Laurentano
.
Lando
lo
ascoltava
con
piacere
.
Tutto
quello
che
gli
altri
dicevano
lo
lasciava
scontento
e
insoddisfatto
,
come
tutto
quello
che
diceva
lui
stesso
,
pur
riconoscendo
che
,
sì
,
era
spesso
sensato
.
Riconosceva
anche
che
tanti
e
tanti
parlavano
meglio
di
lui
;
ma
che
valevano
poi
tutte
quelle
parole
,
tutti
quei
ragionamenti
,
tutte
quelle
idee
giuste
,
tutte
quelle
cose
sensate
?
Dentro
di
lui
scattava
,
esasperata
,
una
protesta
:
-
No
,
no
,
non
è
questo
!
-
senza
che
poi
egli
stesso
sapesse
dire
che
cosa
dovesse
essere
in
cambio
.
Ma
tutto
il
resto
,
i
guizzi
,
i
lampi
che
gli
s
'
accendevano
nello
spirito
non
erano
esprimibili
:
sarebbe
sembrato
pazzo
,
se
li
avesse
espressi
.
Ebbene
,
Lino
Apes
,
Socrate
,
aveva
questo
:
che
sapeva
esprimerli
,
ed
era
stimato
saggio
.
Riceveva
da
lui
in
quei
giorni
lettere
su
lettere
,
e
ognuna
con
agro
stile
lo
pressava
ad
accorrere
in
Sicilia
.
Tutti
i
galli
nelle
aje
bruciate
non
avevano
avuto
mai
così
rossa
e
così
irta
la
cresta
,
né
mai
più
spavaldo
avevan
lanciato
nei
campi
il
loro
grido
a
salutare
il
nuovo
sole
che
,
per
la
prima
volta
dopo
una
notte
di
secoli
,
sbadigliava
nelle
coscienze
dei
lavoratori
.
Coscienze
?
Per
modo
di
dire
.
Alla
chiesa
avevano
sostituito
il
Fascio
;
e
aspettavan
da
questo
tutti
i
miracoli
impetrati
invano
da
quella
.
Ma
il
fanatismo
era
al
colmo
:
e
dunque
possibili
i
miracoli
e
facile
il
còmpito
dei
taumaturghi
.
La
piena
stava
per
irrompere
,
e
in
un
momento
avrebbe
potuto
travolgere
«
le
impure
sedi
del
dominio
borghese
»
ora
senza
presidio
di
soldatesche
.
Bisognava
accorrere
e
agire
prima
che
la
Sicilia
fosse
invasa
militarmente
e
la
reazione
cominciasse
.
Lando
fremeva
,
ma
non
sapeva
staccarsi
da
Roma
in
quel
momento
.
Lo
scandalo
bancario
era
come
una
voragine
di
fuoco
aperta
davanti
al
Parlamento
nazionale
:
a
una
a
una
uscendo
di
là
,
le
putride
carcasse
del
vecchio
patriottismo
vi
sarebbero
precipitate
;
e
quel
fuoco
,
divorandole
,
avrebbe
purificato
la
patria
.
Lo
spettacolo
era
allegro
nella
sua
oscena
terribilità
.
Ma
forse
non
sarebbe
stato
tale
per
Lando
,
se
in
quella
voragine
non
avesse
aspettato
con
ansia
feroce
uno
:
Corrado
Selmi
.
Ah
finalmente
!
Già
lo
vedeva
come
un
albero
mezzo
sfrondato
all
'
appressarsi
della
lava
:
fors
'
anche
prima
d
'
esser
toccato
dal
liquido
fuoco
vorace
,
sarebbe
sparito
in
una
stridula
vampata
.
E
Lando
sperava
che
il
suo
spirito
si
sarebbe
rischiarato
a
quella
vampata
.
Ah
,
per
un
momento
almeno
!
Il
male
che
quell
'
uomo
gli
aveva
fatto
non
era
più
rimediabile
:
gli
aveva
per
sempre
ottenebrato
la
vita
,
tolto
per
sempre
la
speranza
di
volgersi
,
di
riaccostarsi
a
colei
che
nella
prima
giovinezza
gli
aveva
fatto
intendere
l
'
eternità
in
un
attimo
di
luce
:
luce
sfavillante
da
due
occhi
neri
e
da
un
vanente
sorriso
,
una
sera
di
maggio
,
lungo
la
marina
di
Palermo
illuminata
,
tra
il
fragor
delle
vetture
,
l
'
odore
delle
alghe
che
veniva
dal
mare
il
profumo
delle
zagare
che
veniva
dai
giardini
.
Per
il
divino
ricordo
incancellabile
di
quest
'
attimo
si
sarebbe
certamente
riaccostato
alla
cugina
,
appena
senza
rimorso
,
senza
profanazione
almeno
dal
suo
canto
,
morto
il
vecchio
marito
avrebbe
potuto
farla
sua
di
nuovo
.
Ben
per
questo
l
'
aveva
respinta
,
quand
'
ella
,
in
un
momento
di
follia
,
aveva
voluto
con
rabbiosa
disperazione
aggrapparsi
a
lui
.
E
quell
'
uomo
vigliaccamente
ne
aveva
profittato
.
No
,
non
poteva
allontanarsi
da
Roma
in
quel
momento
.
Ora
,
chiamato
con
tanta
premura
da
ben
altre
ragioni
in
Sicilia
,
quella
per
cui
Mauro
Mortara
era
venuto
non
poteva
non
sembrargli
una
grottesca
irrisione
.
Pensò
che
non
certo
per
il
piacere
di
vederlo
lo
si
voleva
presente
a
quel
festino
di
nozze
,
ma
per
una
diffidenza
del
Salvo
,
che
l
'
offendeva
.
E
,
per
sbarazzarsene
,
decise
di
scrivere
a
costui
una
lettera
che
lo
rassicurasse
pienamente
e
per
cui
quel
matrimonio
potesse
aver
luogo
senza
il
suo
intervento
.
A
Lino
Apes
rispose
che
,
prima
di
muoversi
,
avrebbe
voluto
consultare
tutti
quei
compagni
che
tra
pochi
giorni
dovevano
passare
per
Roma
diretti
al
Congresso
di
Reggio
Emilia
.
Si
sarebbe
tenuta
un
'
adunanza
in
casa
sua
,
alla
quale
anche
lui
,
Socrate
,
doveva
prender
parte
.
A
suo
carico
le
spese
di
viaggio
,
tanto
sue
quanto
quelle
dei
rappresentanti
dei
maggiori
Fasci
,
di
cui
voleva
un
preciso
ragguaglio
delle
condizioni
in
cui
si
sarebbe
impegnata
la
lotta
;
e
se
queste
veramente
erano
favorevoli
,
non
avrebbe
esitato
un
momento
a
cimentarsi
,
ad
arrischiar
tutto
,
là
e
addio
!
Due
giorni
dopo
la
spedizione
di
questa
lettera
,
gli
arrivò
all
'
orecchio
la
notizia
del
salvataggio
scandaloso
del
Selmi
tentato
dal
Governo
.
Sentì
rompersene
lo
stomaco
,
e
in
un
furioso
ribollimento
di
sdegno
decise
di
partir
subito
per
dar
fuoco
alle
polveri
preparate
in
Sicilia
.
La
mattina
dopo
,
mentre
parlava
con
Mauro
Mortara
della
partenza
imminente
,
gli
fu
annunziata
la
visita
del
cugino
Giulio
Auriti
.
Mauro
era
andato
due
volte
a
casa
di
Roberto
in
via
delle
Colonnette
,
e
non
l
'
aveva
trovato
.
Prima
di
partire
,
avrebbe
voluto
almeno
salutarlo
.
Non
conosceva
Giulio
,
avendolo
veduto
due
o
tre
volte
soltanto
da
ragazzo
;
diede
un
balzo
,
appena
lo
vide
entrare
nella
stanza
:
-
Don
Stefano
!
-
esclamò
.
-
Oh
figlio
mio
!
Don
Stefano
nelle
forme
...
Tutto
,
tutto
lui
!
La
stessa
faccia
...
lo
stesso
corpo
...
Ma
,
notando
che
il
giovine
,
nell
'
agitazione
a
cui
era
in
preda
,
gli
restava
dinanzi
con
fredda
e
accigliata
perplessità
:
-
Non
sapete
chi
sono
io
?
-
aggiunse
.
-
Sono
Mauro
Mortara
.
Morì
qua
,
tra
queste
braccia
,
vostro
padre
,
con
una
palla
in
petto
,
qua
sotto
la
gola
.
Aveva
al
collo
il
fazzoletto
,
e
una
cocca
gli
era
entrata
nella
ferita
:
non
poteva
parlare
;
con
codesti
vostri
occhi
,
nell
'
agonia
,
mentre
lo
sorreggevo
,
mi
raccomandò
il
figliuolo
,
vostro
fratello
,
che
io
scostavo
col
gomito
,
coprendo
con
tutta
la
persona
il
corpo
di
vostro
padre
caduto
,
per
non
farglielo
vedere
...
Giulio
Auriti
si
premé
forte
le
mani
sul
volto
e
scoppiò
in
singhiozzi
.
Lando
,
conoscendo
la
rigida
tempra
del
cugino
,
il
dominio
freddo
che
aveva
di
se
stesso
,
si
voltò
a
guardarlo
,
turbato
e
costernato
.
Gli
s
'
accostò
;
gli
posò
una
mano
su
la
spalla
:
-
Giulio
!
-
Avreste
fatto
meglio
a
lasciarglielo
vedere
!
-
disse
allora
questi
,
rivolto
a
Mauro
,
riavendosi
d
'
un
tratto
,
al
richiamo
.
-
Gli
sarebbe
rimasto
più
impresso
.
Era
troppo
piccolo
!
E
piccolo
è
rimasto
.
Piccolo
e
cieco
.
Ho
da
parlarti
,
-
aggiunse
poi
,
rivolgendosi
a
Lando
,
e
con
la
mano
si
strinse
gli
occhi
,
quasi
per
portarne
via
ogni
traccia
di
pianto
.
Mauro
non
intese
,
non
comprese
nulla
:
con
gli
occhi
fissi
nella
lontana
visione
della
battaglia
,
scosse
il
capo
a
lungo
,
sospirò
:
-
Bella
morte
!
Bella
morte
!
Può
piangerla
un
figlio
;
ma
a
pensarci
,
è
una
festa
.
Una
festa
era
per
noi
morire
!
Che
morte
faremo
adesso
?
Vecchi
,
sporcheremo
il
letto
...
Basta
;
me
ne
vado
.
È
in
casa
don
Roberto
?
Voglio
andare
a
salutarlo
.
Ho
visto
Roma
,
però
,
e
anche
in
un
canto
,
mangiato
dalle
mosche
,
posso
morir
contento
...
Fece
con
la
mano
un
gesto
di
noncuranza
e
se
ne
andò
.
Tutta
la
notte
,
dopo
il
colloquio
con
Francesco
D
'
Atri
,
Giulio
Auriti
invece
di
pensare
a
ciò
che
avrebbe
dovuto
dire
al
cugino
per
ottener
l
'
ajuto
che
doveva
chiedergli
,
prevedendolo
nemico
,
per
farsi
animo
all
'
impresa
aveva
richiamato
,
tra
un
continuo
incalzar
di
smanie
rabbiose
,
pensieri
e
ragioni
che
non
avrebbe
potuto
manifestargli
;
s
'
era
compiaciuto
nel
dire
a
se
stesso
ciò
che
non
avrebbe
potuto
dire
a
lui
;
aveva
voluto
vedere
in
sé
quasi
un
diritto
a
quell
'
ajuto
.
E
s
'
era
accorto
che
soltanto
in
apparenza
era
stata
finora
cordiale
la
sua
relazione
con
lui
.
Quanta
invidia
ignorata
e
qual
rancore
non
gli
aveva
sommosso
dal
fondo
segreto
dell
'
anima
,
in
quella
notte
,
il
bisogno
!
Finora
aveva
pensato
che
la
meschinità
della
condizione
sua
d
'
impiegato
in
un
Ministero
,
nascosta
con
tanti
sacrifizii
sotto
vesti
signorili
,
non
poteva
avvilirlo
di
fronte
al
cugino
ricco
e
titolato
,
perché
Lando
doveva
sapere
che
essa
era
conseguenza
dell
'
altera
e
sdegnosa
rinunzia
della
madre
;
e
che
,
quanto
alla
nobiltà
,
non
era
da
meno
la
sua
,
per
ciò
che
il
padre
era
stato
.
Ma
ora
?
Compromesso
indegnamente
Roberto
in
quel
turpe
scandalo
bancario
,
e
costretto
lui
a
chieder
soccorso
,
crollavano
miseramente
le
ragioni
della
sua
alterezza
,
e
con
esse
,
a
un
tratto
,
anche
quelle
della
cordialità
verso
il
cugino
.
E
s
'
era
preparato
a
quel
colloquio
con
lui
come
a
un
assalto
contro
un
nemico
.
Nemico
,
sì
,
perché
Lando
certamente
avrebbe
negato
l
'
ajuto
,
sapendo
che
quel
denaro
era
stato
preso
dal
Selmi
.
Avrebbe
dovuto
per
forza
confessarglielo
.
Ma
Lando
doveva
anche
pensare
,
perdìo
,
che
né
Roberto
si
sarebbe
ridotto
a
prestar
come
un
cieco
di
quei
favori
al
Selmi
,
in
ricambio
d
'
altri
favori
;
né
lui
a
chiedergli
ora
quell
'
ajuto
,
se
la
madre
non
avesse
rinunziato
all
'
eredità
paterna
!
Il
danaro
che
gli
avrebbe
chiesto
,
rappresentava
in
fondo
una
minima
parte
di
quello
lasciato
sdegnosamente
dalla
madre
al
fratello
maggiore
;
ed
egli
avrebbe
potuto
chiederlo
a
titolo
di
restituzione
,
data
quell
'
orribile
necessità
.
Il
sacrificio
suo
nel
chiederlo
non
sarebbe
stato
minore
di
quello
di
Lando
nel
darlo
.
Ora
,
uscito
Mauro
Mortara
,
che
gli
aveva
cagionato
quella
improvvisa
commozione
col
ricordo
della
morte
eroica
del
padre
,
egli
,
di
fronte
al
cugino
che
lo
guardava
turbato
,
in
attesa
ansiosa
e
benigna
,
restò
per
un
pezzo
come
smarrito
,
in
preda
a
un
orgasmo
crudele
.
Contrasse
tutto
il
volto
nella
rabbia
del
cordoglio
e
,
stringendo
le
mani
intrecciate
fin
quasi
a
spezzarsi
le
dita
:
-
Ho
bisogno
di
te
,
Lando
,
-
disse
.
-
È
per
me
un
momento
terribile
,
da
cui
solamente
tu
puoi
liberarmi
,
ma
...
te
ne
prevengo
,
con
un
grande
sacrifizio
anche
da
parte
tua
,
morale
e
materiale
.
Lando
,
confuso
,
perplesso
,
soffrendo
alla
vista
del
cugino
così
agitato
e
presentendo
anche
dalle
parole
di
lui
la
gravità
di
ciò
che
gli
avrebbe
chiesto
,
mormorò
,
aprendo
le
braccia
:
-
Parla
...
tutto
quello
che
posso
...
-
Ah
,
no
!
-
troncò
subito
Giulio
,
urtato
dalla
frase
comune
.
-
È
difficile
,
è
difficile
,
tanto
per
me
,
quanto
per
te
,
sai
!
Ma
devi
pensare
che
la
mia
vita
,
Lando
,
la
vita
di
mia
madre
,
l
'
onore
nostro
,
sono
...
sono
nelle
tue
mani
,
ecco
!
Pensa
a
questo
,
e
allora
forse
...
spero
...
troverai
la
forza
di
compiere
il
sacrifizio
che
ti
domando
.
-
Tu
mi
spaventi
!
-
esclamò
Lando
.
-
Parla
;
che
ti
è
accaduto
?
Giulio
tornò
a
stringersi
le
mani
,
convulsamente
;
se
le
batté
più
volte
,
così
strette
,
su
la
bocca
,
tenendo
gli
occhi
serrati
.
Le
vene
gonfie
,
nella
fronte
contratta
,
mostravano
lo
sforzo
atroce
che
faceva
su
se
stesso
.
-
Se
dico
tutto
,
-
scattò
,
smaniando
,
-
mi
darai
ajuto
?
-
Ma
perché
no
?
-
domandò
Lando
,
con
pena
.
-
Che
c
'
è
?
Se
non
so
di
che
si
tratta
!
-
Di
me
,
-
rispose
pronto
Giulio
.
-
Pensa
che
si
tratta
di
me
soltanto
,
o
,
piuttosto
,
di
mia
madre
.
Tieni
presente
mia
madre
e
tutte
tutte
le
sciagure
della
mia
famiglia
.
Tu
hai
rispetto
e
affezione
per
mia
madre
,
non
è
vero
?
-
Ma
sì
,
lo
sai
!
-
affermò
Lando
,
con
sincero
interessamento
.
-
Non
mi
tener
così
sospeso
,
per
carità
!
-
Aspetta
...
aspetta
...
-
scongiurò
l
'
Auriti
;
come
se
non
sapesse
staccarsi
da
quel
rivo
di
tenerezza
,
nell
'
amaritudine
in
cui
affogava
.
-
Per
noi
,
per
me
è
tutto
;
l
'
orgoglio
suo
,
il
suo
sentimento
...
per
cui
,
senza
lagnarci
mai
,
ci
siamo
ridotti
...
così
...
Non
so
,
non
so
proprio
come
debba
dirti
;
ma
noi
non
abbiamo
altro
,
non
abbiamo
mai
avuto
altro
che
questo
orgoglio
...
e
ora
...
ora
...
-
Càlmati
,
Giulio
!
-
lo
esortò
di
nuovo
Lando
,
con
un
moto
d
'
impazienza
.
-
Non
comprendo
...
Hai
bisogno
di
me
.
Di
'
...
Tua
madre
...
-
Debbo
impedire
che
ne
muoja
!
-
gridò
Giulio
.
-
A
qualunque
costo
!
E
tu
devi
ajutarmi
,
Lando
;
e
per
ajutarmi
devi
fare
il
sacrifizio
di
vincere
ogni
risentimento
,
ogni
ragione
d
'
odio
verso
un
uomo
che
è
la
causa
di
tutta
questa
rovina
e
che
io
detesto
e
maledico
come
te
e
vorrei
morto
con
la
stessa
tortura
che
infligge
ora
a
noi
!
Lando
s
'
irrigidì
a
un
tratto
,
aggrottò
le
ciglia
.
-
Il
Selmi
?
-
domandò
.
-
Roberto
...
col
Selmi
?
Giulio
crollò
più
volte
il
capo
;
poi
,
in
breve
,
concitatamente
,
espose
la
situazione
del
fratello
e
quel
che
si
doveva
fare
per
salvarlo
,
tacendo
del
colloquio
avuto
la
sera
avanti
con
S
.
E
.
il
ministro
D
'
Atri
.
Ma
Lando
,
già
prevenuto
,
col
pensiero
fisso
in
un
sol
punto
,
dalle
parole
affannose
del
cugino
non
comprese
altro
,
in
prima
,
che
salvare
così
Roberto
voleva
dire
salvare
anche
il
Selmi
,
e
che
la
salvezza
di
questo
poteva
ancor
dipendere
da
quella
del
cugino
.
Guardò
Giulio
negli
occhi
,
quasi
ora
soltanto
lo
vedesse
davanti
a
sé
:
-
E
come
?
-
esclamò
,
stupito
.
-
Tu
vieni
da
me
,
Giulio
,
per
questo
?
proprio
da
me
?
Sopraffatto
da
questa
domanda
piena
di
tanto
stupore
,
Giulio
si
perdette
per
un
momento
e
,
come
se
l
'
orgasmo
gli
si
sciogliesse
dentro
in
un
'
agrezza
velenosa
:
-
A
chi
...
a
chi
altro
...
?
-
balbettò
.
-
Tu
sai
che
la
mia
famiglia
...
E
poi
..
ricòrdati
,
t
'
ho
chiesto
,
entrando
,
un
sacrifizio
...
-
Ma
che
sacrifizio
!
No
!
-
gridò
Lando
.
-
Non
è
umano
!
Vieni
da
me
per
questo
?
Ma
come
!
Non
sai
che
cosa
rappresenta
per
me
quell
'
uomo
?
-
T
'
ho
detto
perciò
...
-
si
provò
a
soggiungere
Giulio
.
-
Che
m
'
hai
detto
?
No
!
-
scattò
di
nuovo
Lando
.
-
Tu
vieni
a
dirmi
,
Giulio
,
così
:
«
Eccoti
l
'
arma
,
l
'
unica
arma
con
cui
puoi
uccidere
il
nemico
che
sta
per
sfuggire
alla
tua
vendetta
;
ma
no
!
quest
'
arma
,
tu
non
devi
usarla
;
tu
devi
anzi
ajutarmi
a
nasconderla
,
a
levarla
di
mezzo
,
per
salvarlo
!
»
.
Questo
vieni
a
dirmi
!
-
Perché
vedi
il
Selmi
,
ecco
,
vedi
il
Selmi
e
non
sai
veder
altro
!
-
smaniò
,
esasperato
,
l
'
Auriti
.
-
Lo
sapevo
!
Quando
ti
dirò
tutto
,
mi
darai
più
ajuto
?
-
Ma
che
ajuto
?
-
ribatté
ancora
una
volta
Lando
.
-
Lo
chiami
ajuto
,
codesto
?
Questa
è
,
da
parte
mia
,
complicità
!
Mi
vuoi
complice
nel
salvataggio
del
Selmi
?
-
E
dàlli
!
-
gridò
Giulio
.
-
Roberto
!
Io
voglio
salvare
Roberto
!
Mia
madre
!
Che
m
'
importa
del
Selmi
?
L
'
odio
,
ti
ho
detto
,
lo
detesto
più
di
te
!
Ma
devo
salvar
Roberto
...
Lando
con
un
violento
sforzo
su
se
stesso
si
costrinse
alla
calma
di
fronte
a
quella
cieca
,
disperata
ostinazione
del
cugino
.
Volle
provarsi
a
ragionare
con
lui
.
-
Scusa
,
-
disse
.
-
Guarda
...
guarda
,
Giulio
,
rispondi
a
me
.
È
colpevole
Roberto
?
lo
credi
tu
colpevole
?
-
Colpevole
o
non
colpevole
,
-
rispose
Giulio
,
scrollandosi
,
-
non
si
tratta
di
questo
!
è
compromesso
!
-
Ma
può
difendersi
,
perdìo
!
-
ribatté
subito
Lando
.
-
Grazie
!
Lo
so
.
Ma
io
devo
impedire
che
sia
accusato
,
che
sia
tratto
in
arresto
,
non
capisci
?
-
spiegò
l
'
Auriti
.
-
Lo
so
che
può
difendersi
!
E
se
non
vorrà
difendersi
lui
...
-
Ecco
,
ecco
...
benissimo
!
-
approvò
Lando
.
-
Anch
'
io
con
te
...
-
Ma
no
!
grazie
!
-
ricusò
di
nuovo
,
con
sdegno
,
Giulio
.
-
Ajuto
di
parole
,
grazie
!
Basto
io
solo
.
Non
c
'
era
bisogno
che
venissi
da
te
.
-
Scusa
,
-
disse
Lando
,
risentito
.
-
L
'
ajuto
onesto
...
la
difesa
vera
,
onorevole
,
è
soltanto
questa
.
Pagare
è
complicità
.
Roberto
deve
parlare
;
non
rendersi
complice
del
Selmi
,
tacendo
e
pagando
per
lui
.
-
E
tu
vuoi
dunque
,
-
domandò
Giulio
,
-
ch
'
egli
subisca
l
'
ignominia
dell
'
arresto
e
del
carcere
,
quand
'
io
posso
ancora
risparmiargliela
?
-
Col
denaro
?
-
Col
denaro
,
col
denaro
,
-
ripeté
Giulio
.
-
Onestà
,
disonestà
che
vuoi
che
m
'
importi
adesso
?
Basta
a
me
saperlo
onesto
!
Chi
lo
crederebbe
più
tale
,
domani
,
se
oggi
fosse
arrestato
?
Chi
crede
più
alle
difese
di
chi
è
stato
in
carcere
?
Lando
,
per
carità
,
stiamo
all
'
esperienza
.
Guarda
soltanto
a
Roberto
!
Tu
,
bada
bene
,
ora
mi
neghi
l
'
ajuto
,
non
per
altro
,
ma
perché
vuoi
far
Roberto
strumento
della
tua
vendetta
!
-
No
,
questo
no
!
-
negò
energicamente
Lando
.
-
Ma
non
posso
farmi
,
io
,
strumento
della
salvezza
del
Selmi
,
lo
capisci
?
Tu
m
'
infliggi
un
supplizio
disumano
!
Io
non
posso
,
non
devo
subirlo
!
Per
Roberto
,
tutto
!
Ma
se
Roberto
è
coinvolto
col
Selmi
,
e
il
mio
ajuto
può
giovare
a
costui
,
no
,
io
non
posso
dartelo
,
né
tu
puoi
chiedermelo
!
Giulio
Auriti
rimase
un
pezzo
in
silenzio
,
assorto
cupamente
.
-
Dunque
,
no
?
-
disse
poi
,
levando
il
capo
e
guardando
negli
occhi
il
cugino
.
A
questa
domanda
categorica
,
Lando
,
compreso
di
profonda
pietà
,
non
seppe
rispondere
con
un
nuovo
reciso
rifiuto
.
Giunse
le
mani
,
s
'
accostò
all
'
Auriti
,
disse
:
-
Ma
,
a
parte
ogni
ragione
mia
propria
,
Giulio
,
pensa
...
pensa
alle
relazioni
mie
,
al
mio
modo
di
sentire
,
alle
idee
per
cui
combatto
...
Io
non
potrei
più
domani
trovarmi
coi
miei
compagni
in
quest
'
opera
d
'
epurazione
che
abbiamo
intrapresa
...
S
'
accorse
subito
che
non
doveva
dire
così
,
e
tuttavia
non
seppe
frenarsi
,
pur
notando
quasi
con
sgomento
l
'
alterazione
del
volto
del
cugino
a
ogni
parola
che
proferiva
.
Lo
vide
alla
fine
scattare
in
piedi
,
scontraffatto
.
-
Voi
epurate
,
già
!
-
esclamò
Giulio
Auriti
,
con
un
ghigno
orribile
.
-
Tu
puoi
epurare
!
Siete
i
puri
,
vojaltri
!
Noi
,
io
,
Roberto
,
anche
mio
padre
,
se
vivesse
...
-
Giulio
...
Giulio
!
-
cercò
di
richiamarlo
Lando
,
addolorato
.
Ma
l
'
Auriti
,
fuori
di
sé
,
seguitò
:
-
Tutti
quanti
sporcati
,
nojaltri
.
E
conierei
moneta
falsa
,
sì
,
e
ruberei
per
aver
queste
quarantamila
lire
,
che
tu
hai
e
ch
'
io
non
ho
.
E
perché
non
le
ho
,
sono
uno
sporcato
!
Tu
le
hai
,
e
sei
puro
!
Ma
pensa
che
mia
madre
,
intanto
,
non
volle
averle
,
perché
le
parvero
sporche
!
Lando
si
drizzò
su
la
persona
,
e
,
fermo
in
mezzo
alla
stanza
,
squadrò
il
cugino
con
fredda
alterezza
:
-
Il
denaro
mio
,
-
disse
,
-
tu
lo
sai
,
è
quello
soltanto
di
mia
madre
.
Ma
anche
dopo
aver
proferite
queste
parole
si
pentì
subito
,
e
atteggiò
il
volto
di
schifo
per
la
crudezza
triviale
,
a
cui
la
discussione
trascendeva
.
Pensò
in
un
attimo
che
,
per
un
'
iniqua
disposizione
,
anche
nella
famiglia
materna
uno
aveva
scontato
con
la
povertà
la
ribellione
generosa
;
pensò
che
tra
le
tante
ragioni
,
per
cui
nel
fervore
giovanile
aveva
voluto
far
sua
Giannetta
Montalto
,
egli
aveva
posto
anche
questa
,
di
ridarle
cioè
almeno
una
parte
di
quanto
era
stato
tolto
al
padre
di
lei
,
diseredato
.
Previde
che
il
cugino
avrebbe
risposto
a
quella
sua
altera
e
inconsulta
affermazione
,
trascinando
ancor
più
in
basso
la
contesa
vergognosa
.
E
difatti
Giulio
Auriti
,
scontorcendo
il
torbido
volto
,
cozzando
tra
loro
le
pugna
serrate
e
poi
aprendole
innanzi
agli
occhi
sfavillanti
di
un
lustro
di
scherno
,
ghignò
:
-
Ma
anche
il
denaro
di
tua
madre
,
via
!
E
Lando
,
di
fronte
alla
provocazione
,
ancora
una
volta
non
seppe
frenarsi
.
-
Il
denaro
di
mia
madre
?
-
domandò
,
facendoglisi
avanti
a
petto
.
Giulio
Auriti
si
passò
una
mano
su
la
fronte
ghiaccia
di
sudore
,
si
nascose
gli
occhi
,
s
'
accasciò
dolorosamente
.
-
Non
mi
far
dire
altro
!
Lando
rimase
a
guardarlo
,
o
piuttosto
,
a
guardargli
dentro
;
poi
disse
con
cruda
freddezza
,
piano
,
tra
i
denti
,
quasi
sillabando
:
-
E
anche
ammesso
ciò
che
tu
pensi
,
vuoi
che
paghi
io
un
debito
contratto
dal
Selmi
per
lo
spasso
d
'
una
donna
,
che
potrebbe
aver
da
ridire
sul
denaro
di
mia
madre
?
Va
'
,
va
'
,
va
'
,
...
per
carità
,
vàttene
!
-
proruppe
poi
,
nascondendosi
anche
lui
gli
occhi
.
-
Non
posso
più
guardarti
in
faccia
!
Udì
andar
via
il
cugino
,
stette
ancora
a
lungo
con
le
mani
sul
volto
,
per
il
ribrezzo
che
sentiva
d
'
aver
toccato
il
fondo
lurido
d
'
una
realtà
,
a
cui
non
si
sarebbe
mai
aspettato
di
poter
discendere
,
e
della
quale
sempre
gli
sarebbe
rimasta
nell
'
anima
l
'
impressione
orrenda
.
Ora
,
risorgendo
da
quel
fondo
,
nel
quale
per
un
momento
era
scivolato
,
non
gli
sarebbe
sembrato
falso
e
vacuo
e
lercio
tutto
intorno
?
In
ogni
suo
sentimento
,
in
ogni
idea
,
in
ogni
atto
,
in
ogni
parola
,
non
sarebbe
rimasto
un
segno
,
l
'
impronta
di
quel
fango
toccato
?
Con
gli
occhi
strizzati
,
i
denti
serrati
e
le
labbra
schiuse
,
aride
e
amare
,
si
stropicciò
forte
le
mani
.
Poi
aprì
gli
occhi
,
guardò
la
stanza
;
si
sentì
soffocare
,
e
andò
a
una
finestra
che
dava
sul
giardino
.
Ah
,
tutto
,
tutto
così
!
...
Tutto
era
vergogna
in
quel
momento
!
La
peste
era
nell
'
aria
.
La
carcassa
sociale
si
sfaceva
tutta
,
e
anche
la
sua
anima
,
ogni
suo
pensiero
,
ogni
suo
sentimento
...
tutto
era
insozzato
...
Tre
giorni
dopo
,
nella
sala
della
biblioteca
erano
adunati
i
compagni
che
dovevano
recarsi
al
Congresso
socialista
di
Reggio
Emilia
;
i
rappresentanti
dei
Fasci
più
numerosi
dell
'
isola
,
invitati
da
Lando
;
alcuni
deputati
amici
,
quattro
milanesi
del
Partito
italiano
dei
lavoratori
e
Lino
Apes
.
Spiccava
tra
tanti
uomini
una
giovinetta
in
giacchettino
rosso
e
berretto
nero
a
barca
,
con
una
penna
di
gallo
ritta
spavaldamente
da
un
lato
:
Celsina
Pigna
,
venuta
invece
di
Luca
Lizio
a
rappresentare
il
Fascio
di
Girgenti
.
Nessuno
voleva
far
le
viste
di
meravigliarsene
;
ma
ella
s
'
accorgeva
bene
dei
rapidi
sguardi
furtivi
che
tutti
le
lanciavano
,
in
ispecie
i
meno
giovani
;
e
notava
,
ridendo
dentro
di
sé
,
che
quei
pochi
,
i
quali
ostinatamente
si
vietavano
di
guardarla
,
prendevano
per
lei
arie
languide
o
fiere
impostature
e
,
per
lei
,
parlando
,
davan
certe
modulazioni
alla
voce
,
chi
flebili
e
chi
vivaci
,
le
quali
tradivano
tutte
quel
tale
orgasmo
che
la
presenza
d
'
una
donna
suscita
di
solito
.
Notava
anche
in
più
d
'
uno
un
'
altra
ostentazione
:
quella
di
una
disinvoltura
quasi
sprezzante
,
che
tradiva
il
disagio
segreto
di
trovarsi
in
una
casa
ricca
e
ben
messa
.
Lando
Laurentano
non
c
'
era
ancora
.
Lino
Apes
,
a
nome
di
lui
,
aveva
pregato
gli
amici
d
'
avere
un
po
'
di
pazienza
,
che
presto
sarebbe
venuto
.
Nell
'
attesa
s
'
erano
formati
alcuni
crocchi
:
due
presso
le
finestre
che
davano
sul
giardino
,
uno
presso
la
tavola
preparata
in
capo
alla
sala
per
chi
doveva
presiedere
all
'
adunanza
.
Alcuni
passeggiavano
cogitabondi
,
altri
leggevano
sul
dorso
delle
rilegature
i
titoli
dei
libri
negli
scaffali
,
tendendo
gli
orecchi
,
senza
parere
,
a
ciò
che
si
diceva
in
questo
e
in
quel
crocchio
.
Parecchi
spiavano
obliquamente
uno
dei
deputati
che
,
passeggiando
per
la
sala
con
le
dita
inserte
nei
taschini
del
panciotto
,
alzava
di
tratto
in
tratto
le
spalle
,
protendeva
il
collo
e
in
segno
di
meraviglia
e
di
commiserazione
stirava
la
bocca
sotto
i
ruvidi
baffi
rossastri
già
mezzo
scoloriti
.
Era
il
deputato
repubblicano
Spiridione
Covazza
che
in
quei
giorni
aveva
scritto
male
,
su
una
rassegna
francese
,
dell
'
organamento
delle
forze
proletarie
in
Sicilia
.
Vedendosi
sfuggito
da
tutti
,
con
quel
gesto
pareva
dicesse
:
-
Incredibile
!
-
Ma
pur
doveva
sapere
che
il
suo
torto
era
quello
di
veder
tante
cose
che
gli
altri
non
vedevano
e
di
dare
ad
esse
quel
peso
che
gli
altri
ancora
non
sentivano
,
perché
nel
calore
della
passione
ogni
cosa
par
che
si
sollevi
con
chi
la
porta
in
sé
.
Illusioni
:
bolle
di
sapone
,
che
possono
a
un
tratto
diventar
palle
di
piombo
.
Lo
sapevano
bene
quei
poveri
contadini
massacrati
a
Caltavutùro
.
Aveva
scritto
su
quella
rassegna
francese
ciò
che
in
coscienza
credeva
la
verità
;
al
solito
suo
,
rudemente
e
crudamente
.
Ma
volevano
dire
ch
'
egli
provasse
un
acre
piacere
nel
mettere
avanti
così
,
fuor
di
tempo
e
di
luogo
,
le
verità
più
spiacevoli
,
nello
spegnere
col
gelo
delle
sue
argomentazioni
ogni
entusiasmo
,
ogni
fiamma
d
'
idealità
,
a
cui
pur
tuttavia
era
tratto
irresistibilmente
ad
accostarsi
.
Scarafaggio
con
ali
di
falena
-
lo
aveva
definito
su
la
Nuova
età
Lino
Apes
:
-
accostatosi
alla
fiamma
,
spariva
la
falena
,
restava
lo
scarafaggio
.
Calunnia
e
ingratitudine
!
Egli
stimava
dover
suo
,
invece
,
serbarsi
così
frigido
in
mezzo
a
tante
fiamme
giovanili
;
che
se
queste
non
eran
fuochi
di
paglia
,
alla
fine
si
sarebbe
scaldato
anche
lui
,
e
se
erano
,
faceva
il
bene
di
tutti
,
spegnendoli
.
Forse
la
sua
stessa
figura
,
grassa
e
pure
ispida
,
quegli
occhi
vitrei
,
aguzzi
dietro
gli
occhiali
a
staffa
,
quel
naso
di
civetta
,
il
suono
della
voce
,
suscitavano
in
tutti
una
repulsione
tanto
più
irritante
,
in
quanto
ciascuno
poi
era
costretto
a
riconoscere
che
quasi
sempre
il
tempo
e
gli
avvenimenti
gli
avevano
dato
ragione
,
a
pregiarne
la
dottrina
vasta
e
profonda
,
la
dirittura
della
mente
e
della
coscienza
,
la
onestà
degli
intenti
e
ad
avere
stima
e
anche
ammirazione
di
quella
sua
franchezza
rude
e
dispettosa
e
del
coraggio
con
cui
sfidava
l
'
impopolarità
.
Quell
'
accoglienza
ostile
,
intanto
,
Spiridione
Covazza
sapeva
di
doverla
sopra
tutto
a
tre
giovani
siciliani
,
che
erano
nella
sala
circondati
in
quel
momento
dalla
fervida
simpatia
di
tutti
:
Bixio
Bruno
,
Cataldo
Sclàfani
e
Nicasio
Ingrao
,
i
quali
più
degli
altri
s
'
eran
sentiti
ferire
dalla
sua
critica
.
Stava
ciascun
d
'
essi
in
mezzo
ai
tre
crocchi
che
si
erano
formati
nella
sala
.
Bixio
Bruno
,
svelto
,
dal
volto
olivastro
animoso
e
i
capelli
crespi
gremiti
da
negro
,
spiegava
con
fluida
e
colorita
loquela
,
storcendo
in
un
mezzo
sorriso
di
soddisfazione
la
bocca
rossa
e
carnuta
,
come
in
poco
tempo
fosse
riuscito
a
raccogliere
a
Palermo
in
un
sol
fascio
i
ventisei
sodalizii
operai
,
le
maestranze
discordi
,
le
cui
bandiere
smesse
erano
adesso
conservate
in
una
sala
,
quali
trofei
di
vittoria
.
Appariva
pieno
di
fiducia
e
sicuro
del
trionfo
.
Si
aspettava
,
credeva
anzi
imminente
la
reazione
da
parte
del
Governo
:
scioglimento
dei
Fasci
,
arresti
,
invasione
militare
.
Ma
il
buon
seme
era
sparso
!
Ogni
sopraffazione
,
ogni
persecuzione
avrebbe
reso
più
grande
la
vittoria
.
Potevano
esser
tratti
in
arresto
trecentomila
uomini
?
No
.
I
capi
soltanto
,
qualche
dozzina
di
socii
se
mai
.
Bene
,
eran
già
pronti
i
capi
segreti
,
ignorati
ancora
dalla
polizia
,
e
la
propaganda
avrebbe
seguitato
più
efficace
che
mai
.
Cataldo
Sclàfani
,
tarchiato
,
con
gli
occhi
un
po
'
strabi
e
un
barbone
che
pareva
un
fascio
di
pruni
,
parlava
nell
'
altro
crocchio
,
profeticamente
ispirato
;
diceva
con
sorridente
commozione
che
là
dove
prima
era
spuntata
l
'
alba
dell
'
unità
della
patria
,
era
fatale
spuntasse
ora
quella
più
rossa
e
più
fulgida
della
rivendicazione
degli
oppressi
.
Sapeva
,
sì
,
che
già
prima
nelle
Romagne
,
nel
Modenese
,
nelle
province
di
Reggio
Emilia
e
di
Parma
,
nel
Cremonese
,
nel
Mantovano
,
nel
Polesine
,
era
sorto
a
far
le
prime
armi
il
socialismo
italiano
;
ma
tutt
'
altra
cosa
era
adesso
in
Sicilia
!
Rivelazione
improvvisa
,
prodigiosa
!
Lino
Apes
,
ascoltandolo
,
si
tirava
i
baffi
fino
a
strapparseli
,
per
tenere
a
freno
il
sorriso
.
Nelle
sue
lettere
a
Lando
,
chiamava
Cataldo
Sclàfani
il
Messia
dei
Fasci
.
Nel
terzo
crocchio
Nicasio
Ingrao
,
tozzo
,
rude
,
con
un
'
atra
voglia
di
sangue
che
gli
prendeva
mezza
faccia
,
parlava
coi
deputati
,
arrotondando
alla
meglio
il
dialetto
nativo
,
e
balzando
con
strana
mimica
da
una
sconcia
bestemmia
a
una
ingenua
invocazione
infantile
;
parlava
della
crisi
dell
'
industria
zolfifera
in
Sicilia
e
della
spaventevole
miseria
dei
solfaraj
già
da
alcuni
mesi
in
isciopero
forzato
.
Un
compagno
,
direttore
del
Fascio
di
Comitini
,
si
provò
a
far
sapere
a
quei
deputati
quanto
l
'
Ingrao
,
proprietario
di
terre
e
di
case
in
Aragona
,
avesse
fatto
e
facesse
per
quei
solfaraj
,
per
impedire
che
trascendessero
a
rapine
,
incendii
e
tumulti
sanguinosi
;
ma
l
'
Ingrao
gli
saltò
addosso
e
gli
turò
la
bocca
,
minacciando
di
attondarlo
con
un
pugno
,
se
seguitava
.
Celsina
Pigna
,
dal
posto
in
cui
si
teneva
appartata
,
scoppiò
a
ridere
,
a
quel
violento
gesto
burlesco
,
e
l
'
Ingrao
le
domandò
,
ridendo
anche
lui
:
-
Lo
attondo
,
signorina
?
Nei
tre
crocchi
tutti
gli
altri
Isolani
,
giovinotti
dai
venti
ai
trent
'
anni
,
sentendo
parlare
quei
tre
capi
piú
in
vista
,
gonfiavano
d
'
orgoglio
,
s
'
intenerivano
fin
quasi
alle
lagrime
.
Erano
certi
,
nella
loro
sincera
fatuità
giovanile
,
di
rappresentare
una
parte
nuova
nella
storia
,
pur
lí
a
Roma
.
Avevano
veduto
davanti
a
quei
tre
duci
del
Comitato
centrale
migliaja
di
donne
,
migliaja
di
contadini
,
intere
popolazioni
dell
'
isola
in
delirio
,
gettar
fiori
,
prosternarsi
con
la
faccia
a
terra
,
piangere
e
gridare
,
come
prima
davanti
alle
immagini
dei
loro
santi
.
Tutti
si
volsero
a
un
tratto
e
si
mossero
verso
Lando
Laurentano
che
entrava
di
fretta
.
Chiedendo
scusa
del
ritardo
,
strinse
la
mano
ai
primi
che
gli
si
fecero
innanzi
;
pregò
tutti
di
prender
posto
,
e
appena
fu
fatto
silenzio
,
disse
:
-
Ho
perduto
tempo
,
signori
,
per
una
ragione
forse
non
estranea
agli
interessi
nostri
,
agli
interessi
specialmente
di
tanti
nostri
compagni
che
più
degli
altri
,
credo
,
hanno
bisogno
in
questo
momento
di
ajuto
,
giù
in
Sicilia
.
-
I
solfaraj
!
-
gridò
l
'
Ingrao
,
balzando
in
piedi
,
come
se
egli
ne
fosse
il
più
legittimo
difensore
.
-
Ho
capito
!
-
aggiunse
.
-
Vuoi
dire
che
c
'
è
qua
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
?
Ho
capito
.
Eh
,
ha
viaggiato
con
me
questo
signore
!
Abbiamo
discorso
a
lungo
e
...
Lando
con
un
gesto
lo
pregò
di
tacere
:
-
L
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
appunto
,
-
riprese
,
-
direttore
delle
zolfare
del
Salvo
,
che
credo
sia
uno
dei
piú
ricchi
proprietarii
di
miniere
della
provincia
di
Girgenti
,
è
venuto
a
Roma
per
interessare
la
deputazione
siciliana
a
un
disegno
...
-
Permesso
?
-
interruppe
di
nuovo
l
'
Ingrao
.
-
Non
perdiamo
tempo
,
signori
miei
!
Vi
spiego
io
il
fatto
com
'
è
.
Il
signor
Salvo
sta
per
imparentarsi
,
per
via
d
'
una
sorella
,
col
principe
di
Laurentano
...
Un
mormorio
di
protesta
si
levò
per
il
tratto
ruvido
dell
'
Ingrao
verso
Lando
,
a
cui
tutti
gli
occhi
si
volsero
a
chiedere
scusa
dello
sgarbo
.
Ma
Lando
,
sorridendo
,
s
'
affrettò
a
dire
:
-
Non
con
me
,
vi
prego
!
non
con
me
.
E
l
'
Ingrao
allora
,
scrollandosi
irosamente
,
gridò
:
-
Madonna
santissima
,
per
chi
mi
prendete
?
Se
dico
il
principe
!
Avrei
chiamato
principe
il
nostro
amico
riverito
,
ospite
e
compagno
amatissimo
?
Non
per
cosa
oh
!
ma
egli
sa
di
non
salire
,
se
lo
chiamiamo
principe
,
e
sa
che
noi
non
vogliamo
abbassarlo
chiamandolo
semplicemente
Laurentano
.
Io
alludo
al
principe
suo
padre
,
e
Lando
Laurentano
non
può
offendersi
delle
parole
mie
.
Se
si
offende
,
è
uno
sciocco
!
Parlo
io
invece
di
lui
,
perché
egli
sta
a
Roma
,
io
sto
in
mezzo
alle
zolfare
,
e
so
che
il
progetto
del
signor
Salvo
non
tende
ad
altro
che
ad
ingraziarsi
il
figlio
del
principe
,
facendogli
vedere
che
gli
stanno
a
cuore
le
sorti
degli
operaj
delle
zolfare
.
Bubbole
!
Panzane
!
Polvere
negli
occhi
!
Sa
meglio
di
me
il
signor
Salvo
che
il
suo
progetto
è
una
coglionatura
!
Sissignori
,
io
parlo
nudo
,
così
.
Se
veramente
vuol
fare
qualche
cosa
,
tolga
il
signor
Salvo
dalle
zolfare
di
sua
proprietà
le
così
dette
botteghe
,
dove
gli
operaj
sono
costretti
a
provvedersi
con
l
'
usura
del
cento
per
cento
dei
generi
di
prima
necessità
:
vino
,
che
è
aceto
;
pane
,
che
è
pietra
!
Spiridione
Covazza
domandò
allora
di
parlare
,
e
tutti
si
voltarono
con
viso
ostile
a
guardarlo
.
-
Volete
adesso
difendere
le
botteghe
?
-
lo
apostrofò
l
'
Ingrao
.
Il
Covazza
non
si
voltò
nemmeno
.
-
Vorrei
sapere
-
disse
piano
-
le
idee
generali
di
questo
disegno
.
-
Vi
dico
che
è
una
coglionatura
!
-
tornò
a
gridare
l
'
Ingrao
.
Il
Covazza
tese
una
mano
,
senza
scomporsi
.
-
Prego
,
-
disse
,
-
urlare
non
è
ragionare
.
Sono
stato
anch
'
io
nelle
zolfare
:
ho
studiato
attentamente
le
condizioni
dell
'
industria
zolfifera
,
le
ragioni
complesse
della
sua
crisi
e
vi
so
dire
che
,
se
nelle
condizioni
presenti
quelli
che
hanno
da
sperar
meno
sono
i
solfaraj
,
picconieri
e
carusi
,
non
meno
tristi
sono
però
le
sorti
dei
coltivatori
delle
miniere
e
dei
proprietarii
;
e
se
questo
disegno
...
Non
poté
seguitare
.
Tutti
i
rappresentanti
dei
Fasci
scattarono
in
piedi
protestando
.
Lando
s
'
interpose
,
cercò
di
calmarli
,
ammonì
che
si
avesse
rispetto
per
le
opinioni
altrui
e
propose
che
uno
fosse
subito
chiamato
a
dirigere
la
discussione
.
-
Bruno
!
Bruno
!
Bixio
Bruno
!
-
si
gridò
da
varie
parti
.
E
Bixio
Bruno
,
avvezzo
ormai
a
vedersi
designato
a
quell
'
ufficio
,
in
due
salti
fu
alla
tavola
preparata
in
capo
alla
sala
.
-
Signori
,
-
disse
.
-
Di
straforo
,
incidentalmente
,
siamo
entrati
nel
pieno
della
discussione
.
L
'
on
.
Covazza
,
in
un
suo
scritto
recente
...
-
Pubblicato
all
'
estero
!
-
interruppe
uno
in
fondo
alla
sala
.
-
All
'
estero
,
o
in
Italia
,
sciocchezze
!
-
ribatté
il
Bruno
.
-
Le
nostre
idee
,
il
nostro
partito
non
riconoscono
confini
di
nazionalità
.
In
questo
scritto
l
'
on
.
Covazza
ha
criticato
l
'
opera
mia
e
dei
miei
compagni
.
Spiridione
Covazza
,
con
le
braccia
incrociate
sul
petto
,
negò
più
volte
col
capo
.
-
No
?
-
domandò
il
Bruno
.
-
Come
no
?
Non
ha
ella
detto
che
la
nostra
propaganda
è
fatta
di
miraggi
?
-
Io
ho
detto
,
-
rispose
il
Covazza
,
levandosi
in
piedi
,
-
che
le
vostre
dimostrazioni
oneste
d
'
una
libertà
che
dia
intero
realmente
il
diritto
di
soddisfare
ai
bisogni
della
vita
,
le
spiegazioni
che
voi
date
della
lotta
di
classe
,
sfruttati
contro
sfruttatori
,
e
del
programma
della
scuola
marxista
in
genere
e
di
quello
minimo
che
vi
siete
tracciato
,
si
traducono
,
inevitabilmente
e
sciaguratamente
,
in
miraggi
,
per
la
ignoranza
di
coloro
a
cui
sono
rivolte
.
Questo
ho
detto
!
E
ho
soggiunto
...
Nuove
proteste
confuse
si
levarono
nella
sala
.
Il
Bruno
batté
il
pugno
sulla
tavola
e
impose
silenzio
.
-
Lasciatelo
parlare
!
-
Ho
soggiunto
,
-
riprese
il
Covazza
,
-
che
voi
,
abbagliati
,
nel
fervore
della
vostra
sincera
fede
giovanile
,
credete
che
le
vostre
dimostrazioni
e
spiegazioni
siano
veramente
comprese
.
-
Sono
!
sono
!
sono
!
-
gridarono
molti
a
coro
.
-
Non
sono
!
Non
possono
essere
!
-
negò
energicamente
il
Covazza
.
-
Come
volete
che
siano
,
se
non
le
comprendete
bene
neanche
voi
stessi
?
Una
tempesta
di
urli
si
scatenò
a
questa
affermazione
.
Il
Bruno
,
Lando
Laurentano
,
Lino
Apes
,
i
colleghi
deputati
stentarono
un
pezzo
a
domarla
.
Spiridione
Covazza
aspettò
a
capo
chino
,
con
gli
occhi
chiusi
,
che
fosse
domata
;
a
un
certo
punto
,
giunse
le
mani
e
,
tenendole
alte
,
piegò
di
più
il
capo
tra
esse
,
curvò
con
fatica
l
'
obesa
persona
;
poi
,
aprendole
in
un
ampio
gesto
e
risollevandosi
,
pregò
quasi
piangente
:
-
Non
mi
costringete
,
signori
,
per
falsi
riguardi
al
vostro
malinteso
amor
proprio
,
non
mi
costringete
ad
attenuare
d
'
un
punto
la
verità
,
con
concessioni
che
farebbero
a
me
e
a
voi
stessi
vergogna
,
e
che
potrebbero
essere
perniciose
in
questo
momento
!
Quanti
tra
voi
conoscono
veramente
Marx
?
Quattro
,
cinque
,
non
piú
!
Siate
franchi
!
Tutti
gli
altri
non
hanno
coscienza
vera
di
quel
che
si
vuole
:
sì
,
sì
,
proprio
così
!
né
dei
mezzi
congrui
per
conseguirlo
,
infatuati
d
'
un
socialismo
sentimentale
,
che
s
'
inghirlanda
delle
magiche
promesse
di
giustizia
e
d
'
uguaglianza
.
Ma
sapete
voi
che
cosa
vuol
dire
giustizia
per
i
contadini
e
i
solfaraj
siciliani
?
Vuol
dire
violenza
!
sangue
,
vuol
dire
!
vuol
dire
strage
!
Perché
alla
giustizia
legale
,
alla
giustizia
fondata
sul
diritto
e
sulla
ragione
essi
non
hanno
mai
creduto
,
vedendola
sempre
a
loro
danno
conculcata
!
Li
conosco
io
,
molto
meglio
di
voi
,
i
contadini
e
i
solfaraj
siciliani
...
sì
,
sì
,
purtroppo
,
molto
meglio
di
voi
!
Voi
vi
illudete
!
Voi
dite
loro
collettivismo
?
ed
essi
traducono
:
divisione
delle
terre
,
tanto
io
e
tanto
tu
!
Dite
loro
abolizione
del
salario
?
ed
essi
traducono
:
padroni
tutti
,
fuori
le
borse
contiamo
il
denaro
,
e
tanto
io
tanto
tu
.
-
Non
è
vero
!
Non
è
vero
!
-
gridarono
alcuni
.
-
Lasciatemi
finire
!
-
esclamò
stanco
,
anelante
,
il
Covazza
.
-
L
'
altra
illusione
,
che
voi
vi
fate
,
è
sul
numero
degli
iscritti
ai
vostri
Fasci
:
tremila
qua
,
quattromila
là
,
ottocento
,
mille
,
diecimila
...
Dove
,
come
li
contate
?
Son
ombre
vane
,
signori
,
filze
di
nomi
e
nient
'
altro
!
Sì
,
lo
so
anch
'
io
:
appena
si
aprono
le
iscrizioni
,
come
le
pecore
:
una
dà
l
'
esempio
,
tutte
le
altre
dietro
!
Ma
volete
sul
serio
dar
peso
,
fondarvi
su
questo
,
ch
'
è
frutto
d
'
un
inevitabile
contagio
psichico
?
Quanti
,
sbollito
il
primo
entusiasmo
,
restano
effettivamente
nei
vostri
Fasci
?
Basta
ad
allontanare
il
maggior
numero
la
prima
richiesta
della
misera
quota
settimanale
!
E
quanti
Fasci
,
sorti
oggi
,
non
si
sciolgono
domani
?
Lasciatevelo
dire
da
uno
che
non
s
'
inganna
e
che
non
vi
inganna
,
signori
!
So
che
voi
oggi
qua
volete
stabilire
se
si
debba
,
o
no
,
secondare
la
tendenza
delle
moltitudini
a
un
'
azione
immediata
.
So
che
parecchi
tra
voi
sono
contrarii
,
e
io
li
stimo
saggi
e
li
approvo
.
Un
movimento
serio
come
voi
l
'
intendete
,
non
è
possibile
ancora
in
Sicilia
!
Se
credete
che
già
ci
sia
per
opera
vostra
,
v
'
ingannate
!
Per
me
non
è
altro
che
febbre
passeggera
,
delirio
di
incoscienti
!
Spiridione
Covazza
sedette
,
asciugandosi
il
sudore
dal
volto
congestionato
,
mentre
dieci
,
quindici
,
tutt
'
insieme
,
si
levavano
a
domandar
la
parola
.
Parlò
Cataldo
Sclàfani
con
voce
tonante
e
col
volto
atteggiato
più
di
dolore
che
di
sdegno
,
giacché
non
l
'
accusa
per
se
stessa
poteva
offenderlo
,
ma
che
uno
potesse
accusarlo
e
accusar
con
lui
i
suoi
compagni
.
-
Non
mi
difendo
,
-
disse
,
-
espongo
!
Quanti
erano
i
Fasci
?
Eran
presenti
i
capi
dei
piú
importanti
,
e
ciascuno
poteva
dire
all
'
on
.
Covazza
come
erano
contati
i
socii
e
quanti
fossero
.
I
Fasci
,
secondo
gli
ultimi
dati
del
Comitato
centrale
,
erano
centosessantatré
fermamente
costituiti
,
trentacinque
in
via
di
formazione
.
C
'
era
dunque
davvero
un
grande
esercito
di
lavoratori
in
Sicilia
,
nel
quale
non
si
sapeva
se
ammirar
più
il
fervore
,
la
coscienza
,
o
la
disciplina
con
cui
obbediva
a
un
cenno
del
Comitato
centrale
.
Il
capo
d
'
ogni
Fascio
passava
la
parola
d
'
ordine
ai
singoli
capi
di
sezione
,
e
questi
a
lor
volta
ai
capi
dei
rioni
e
delle
strade
:
in
un
batter
d
'
occhio
,
sia
di
giorno
,
sia
di
notte
,
tutti
i
socii
dei
Fasci
potevano
ricevere
un
avviso
.
E
se
domani
i
lavoratori
si
fossero
mossi
,
tutta
la
gente
siciliana
sarebbe
stata
travolta
come
da
una
corrente
di
fuoco
.
Perché
già
da
lunghi
anni
covava
il
fuoco
in
Sicilia
,
da
che
essa
cioè
,
nel
mare
,
si
era
veduta
come
una
pietra
a
cui
lo
stivale
d
'
Italia
allungava
un
calcio
in
premio
di
quanto
aveva
fatto
per
la
così
detta
unità
e
indipendenza
della
patria
.
Perché
dire
che
solo
da
un
anno
si
parlava
di
socialismo
in
Sicilia
?
Non
vi
era
già
,
diciott
'
anni
addietro
,
una
sezione
dell
'
Internazionale
?
E
da
allora
non
vi
si
eran
sempre
pubblicati
giornali
del
partito
;
e
circoli
,
gruppi
,
nuclei
non
si
erano
formati
qua
e
là
,
sicché
appena
sorta
la
prima
idea
dei
Fasci
,
era
stato
un
subito
accorrere
e
un
subito
riaggregarsi
di
antichi
compagni
di
fede
?
Non
era
vero
dunque
che
la
rapidissima
formazione
dei
Fasci
era
dovuta
solo
all
'
assidua
e
vigorosa
propaganda
dei
giovani
:
il
terreno
era
già
da
lunga
mano
preparato
;
mancava
l
'
unione
,
un
indirizzo
;
e
ai
giovani
era
bastato
soltanto
dare
una
voce
e
indicar
la
via
,
la
stessa
via
che
da
anni
batteva
il
proletariato
di
altri
paesi
.
I
contadini
e
gli
operaj
di
Sicilia
erano
accorsi
ai
giovani
con
le
braccia
tese
,
gridando
:
-
Voi
,
voi
siete
i
veri
amici
!
-
e
si
erano
mossi
a
seguirli
con
la
gioja
nel
cuore
,
e
con
la
piena
coscienza
di
ciò
che
si
disponevano
a
fare
.
E
,
a
provar
questa
coscienza
,
Cataldo
Sclàfani
parlò
,
commosso
,
dei
discorsi
tenuti
nell
'
ultimo
congresso
di
Palermo
da
alcune
donne
di
Piana
dei
Greci
e
di
Corleone
;
discorsi
che
dimostravano
,
nel
modo
più
lampante
,
come
non
il
lume
artificiale
d
'
una
coltura
accademica
,
né
teorie
di
scuola
bisognavano
a
destar
quella
coscienza
,
ma
la
pratica
quotidiana
del
dolore
e
dell
'
ingiustizia
,
e
l
'
indicazione
più
semplice
e
più
spontanea
del
rimedio
a
tanti
mali
:
l
'
unione
!
Socialismo
sentimentale
?
Ma
la
forza
che
crea
è
appunto
il
sentimento
,
non
la
fredda
ragione
,
armata
di
dottrina
!
Che
importava
la
nozione
astratta
d
'
un
diritto
,
quando
c
'
era
il
sentimento
immediato
e
prepotente
di
un
bisogno
?
Sentire
il
proprio
diritto
con
la
forza
stessa
con
cui
si
sente
la
fame
valeva
mille
volte
più
d
'
ogni
precisa
dimostrazione
teorica
di
esso
.
Peraltro
,
ora
questo
sentimento
era
già
divenuto
coscienza
lucida
e
ferma
,
e
si
dimostrava
in
tutti
i
modi
.
Un
vero
spirito
fraterno
s
'
era
diffuso
tra
i
contadini
e
gli
operaj
,
per
cui
nei
numerosi
arresti
recenti
s
'
eran
veduti
i
compagni
liberi
mantenere
i
carcerati
e
le
loro
famiglie
;
nella
disgrazia
di
qualcuno
,
il
pronto
soccorso
di
tutti
e
l
'
assistenza
e
la
sorveglianza
amorosa
.
Ecco
la
ronda
dei
decurioni
,
la
sera
,
per
le
strade
e
le
osterie
delle
città
e
delle
campagne
,
perché
i
fratelli
non
trascendessero
ad
atti
violenti
,
eccitati
dal
vino
.
-
Questi
sono
gli
arruffapopoli
,
on
.
Covazza
!
-
esclamò
a
questo
punto
,
concludendo
,
Cataldo
Sclàfani
con
gli
occhi
lustri
d
'
ebrezza
e
commozione
.
-
Vergognatevi
delle
vostre
accuse
!
Siamo
qua
oggi
,
a
Roma
,
di
fronte
,
due
generazioni
.
Guardate
allo
spettacolo
che
dànno
i
vecchi
,
e
guardate
a
noi
giovani
!
Domani
da
qui
il
Governo
,
che
protegge
tutti
coloro
che
dell
'
amor
di
patria
affagottato
e
tolto
in
braccio
si
fecero
scudo
per
tanti
anni
ai
sassi
del
popolo
censore
,
manderà
in
Sicilia
l
'
esercito
e
l
'
armata
per
soffocare
con
la
violenza
questo
gran
palpito
di
vita
nuova
che
noi
giovani
vi
abbiamo
destato
!
Fin
oggi
la
maggioranza
del
Comitato
centrale
,
di
cui
fo
parte
,
è
contraria
a
un
'
azione
immediata
.
Ma
presto
verrà
il
giorno
,
lo
prevedo
,
che
le
smanie
dell
'
impazienza
da
tanto
tempo
represse
scoppieranno
,
e
noi
capi
non
potremo
più
frenare
il
popolo
senza
immolare
noi
stessi
.
Lando
Laurentano
,
seduto
accanto
a
Lino
Apes
,
ascoltò
il
lungo
discorso
dello
Sclàfani
a
capo
chino
,
stirandosi
qua
e
là
con
le
dita
nervose
la
barba
e
lanciando
occhiate
a
destra
e
a
sinistra
.
Quell
'
adunanza
in
casa
sua
gli
pareva
la
prova
generale
di
una
rappresentazione
.
Tutti
quei
giovani
si
erano
anche
loro
assegnate
le
parti
,
e
gli
pareva
che
,
a
furia
di
ripeterle
,
se
le
fossero
cacciate
a
memoria
e
le
recitassero
con
artificioso
calore
.
Mancava
il
coro
innumerevole
,
che
era
in
Sicilia
.
Oh
sì
,
parlava
bene
,
con
bella
enfasi
apostolica
,
Cataldo
Sclàfani
;
meritava
in
qualche
punto
l
'
applauso
caldo
e
scrosciante
,
le
lodi
del
coro
,
se
fosse
stato
presente
.
Innamorato
della
sua
parte
,
l
'
avrebbe
rappresentata
con
perfetta
coerenza
anche
davanti
ai
fucili
dei
soldati
,
in
piazza
;
e
,
se
tratto
in
arresto
,
davanti
ai
giudici
,
in
una
corte
di
giustizia
.
Perché
lui
solo
non
riusciva
ancora
a
comporsi
una
parte
?
perché
ancora
,
ancora
dentro
,
esasperatamente
,
gli
scattava
la
protesta
:
-
No
,
non
è
questo
?
-
Che
volevano
infatti
tutti
quei
suoi
compagni
?
Ben
poco
,
per
il
momento
,
in
Sicilia
.
Volevano
che
,
per
l
'
unione
e
la
resistenza
dei
lavoratori
,
venissero
a
patti
più
umani
i
proprietarii
di
terre
e
di
zolfare
,
e
cessasse
il
salario
della
fame
,
cessassero
l
'
usura
,
lo
sfruttamento
,
le
vessazioni
delle
inique
tasse
comunali
,
per
modo
che
a
quelli
fosse
assicurato
,
non
già
il
benessere
,
ma
almeno
tanto
da
provvedere
ai
bisogni
primi
della
vita
.
Volevano
,
adattandosi
modestamente
alle
condizioni
locali
,
l
'
impianto
di
cooperative
di
consumo
e
di
lavoro
e
la
conquista
dei
pubblici
poteri
;
fra
qualche
anno
trionfare
nelle
elezioni
comunali
e
provinciali
dell
'
isola
;
riuscir
vittoriosi
in
qualche
collegio
politico
,
per
aver
controlli
e
banditori
delle
più
urgenti
necessità
dei
miseri
nei
Consigli
comunali
e
provinciali
e
nella
Camera
dei
deputati
.
Questo
volevano
.
Ed
era
giusto
.
Degne
d
'
ammirazione
la
fede
e
la
costanza
con
cui
seguitavano
quest
'
opera
di
protezione
e
di
rivendicazione
.
Che
altro
voleva
lui
?
Non
c
'
era
altro
da
volere
,
altro
da
fare
,
per
ora
.
E
tanta
esaltazione
,
dunque
,
e
tanto
fermento
per
ottenere
ciò
che
forse
nessuno
,
fuori
dell
'
isola
,
avrebbe
mai
creduto
che
già
non
ci
fosse
:
che
in
ogni
casolare
sparso
nella
campagna
la
lucernetta
a
olio
non
mostrasse
più
ai
padri
che
ritornavano
disfatti
dal
lavoro
lo
squallido
sonno
dei
figliuoli
digiuni
e
il
focolare
spento
;
che
fossero
posti
in
grado
di
divenire
e
di
sentirsi
uomini
,
tanti
cui
la
miseria
rendeva
peggio
che
bruti
.
Una
buona
legge
agraria
,
una
lieve
riforma
dei
patti
colonici
,
un
lieve
miglioramento
dei
magri
salarii
,
la
mezzadria
a
oneste
condizioni
,
come
quelle
della
Toscana
e
della
Lombardia
,
come
quelle
accordate
da
lui
nei
suoi
possedimenti
,
sarebbero
bastati
a
soddisfare
e
a
quietare
quei
miseri
,
senza
tanto
fragor
di
minacce
,
senza
bisogno
d
'
assumere
quelle
arie
d
'
apostoli
,
di
profeti
di
paladini
.
Oneste
,
modeste
aspirazioni
,
quasi
evangelicamente
disciplinate
,
da
raggiungere
grado
grado
,
col
tempo
e
con
la
chiara
coscienza
del
diritto
negato
!
Poteva
egli
pascersi
di
esse
,
e
non
pensare
ad
altro
?
No
,
no
:
troppo
poco
per
lui
!
Se
fosse
bastato
,
magari
avrebbe
dato
tutto
il
suo
denaro
,
e
chi
sa
,
forse
allora
,
da
povero
,
avrebbe
trovato
in
quelle
aspirazioni
un
pascolo
per
l
'
anima
irrequieta
.
Ma
così
,
no
,
non
potevano
bastargli
!
All
'
improvviso
,
voltandosi
a
guardar
Lino
Apes
,
si
sentì
sonar
dentro
,
come
una
feroce
irrisione
,
i
versi
del
Leopardi
nella
canzone
all
'
Italia
:
L
'
armi
,
qua
l
'
armi
:
io
solo
Combatterò
,
procomberò
sol
io
!
E
scattò
in
piedi
agli
applausi
che
in
quel
punto
stesso
scoppiavano
nella
sala
a
coronar
l
'
eloquente
discorso
di
Cataldo
Sclàfani
,
e
anche
lui
con
tutti
gli
altri
,
senza
volerlo
,
si
recò
a
stringere
la
mano
all
'
oratore
.
Ma
Lino
Apes
,
dal
suo
posto
,
col
socratico
sorriso
su
le
labbra
e
negli
occhi
,
domandò
allora
a
gran
voce
:
-
Signori
miei
,
e
che
si
conclude
?
Pareva
tutto
finito
;
assolto
il
còmpito
;
e
ciascuno
si
sentiva
come
sollevato
e
liberato
da
un
gran
peso
.
Al
richiamo
dell
'
Apes
tutti
si
guardarono
negli
occhi
,
sorpresi
,
con
pena
,
e
ritornarono
mogi
mogi
ai
loro
posti
.
-
La
natura
,
signori
miei
,
-
seguitò
Lino
Apes
,
appena
li
vide
seduti
,
-
la
natura
,
nella
sua
eternità
,
può
non
concludere
,
anzi
non
può
concludere
,
perché
se
conclude
,
è
finita
.
Ma
l
'
uomo
no
,
deve
concludere
;
ha
bisogno
di
concludere
;
o
almeno
di
credere
che
abbia
concluso
qualche
cosa
,
l
'
uomo
!
Ebbene
,
signori
miei
,
che
concluderemo
noi
?
Siamo
uomini
,
e
venuti
qua
per
questo
.
Ma
vi
leggo
negli
occhi
.
Voi
non
avete
nessuna
voglia
di
concludere
,
pur
non
essendo
eterni
!
Voi
avete
viaggiato
.
Molti
tra
voi
seguiteranno
il
viaggio
fino
a
Reggio
Emilia
.
Qua
a
Roma
,
chi
ci
viene
per
la
prima
volta
,
ha
da
veder
tante
cose
;
e
il
tempo
stringe
.
Scusatemi
,
se
parlo
così
:
sapete
che
io
vedo
per
minuto
,
e
parlo
come
vedo
.
Ho
poca
fiducia
nelle
conclusioni
degli
uomini
,
i
quali
tutti
,
a
un
certo
punto
,
guardandosi
dietro
,
considerando
le
opere
e
i
giorni
loro
,
scuotono
amaramente
il
capo
e
riconoscono
:
«
Sí
,
ci
siamo
arricchiti
»
,
oppure
:
«
Sì
,
abbiamo
fatto
questo
o
quest
'
altro
-
ma
che
abbiamo
infine
concluso
?
»
.
Veramente
,
a
dir
proprio
,
non
si
conclude
mai
nulla
,
perché
siamo
tutti
nella
natura
eterna
.
Ma
ciò
non
toglie
che
noi
oggi
qua
,
dato
il
momento
,
non
dobbiamo
venire
a
una
qualsiasi
,
magari
illusoria
,
conclusione
.
Io
vi
dico
che
questa
s
'
impone
,
perché
altrimenti
ci
verranno
da
sé
,
senza
la
vostra
guida
illuminata
e
il
vostro
consenso
,
gli
operaj
delle
città
,
delle
campagne
,
delle
zolfare
.
E
sarà
cieco
scompiglio
,
tumulto
feroce
,
quello
che
potrebbe
essere
invece
movimento
ordinato
,
premeditato
,
sicuro
.
Le
conseguenze
?
Signori
,
usa
prevederle
chi
non
è
nato
a
fare
.
Credete
voi
che
ci
sia
ragione
d
'
agire
?
Avvisiamo
ai
modi
e
ai
mezzi
.
Tutta
la
Sicilia
è
ora
senza
milizie
.
Tre
,
quattro
compagnie
di
fantaccini
vi
fan
la
comparsa
dei
gendarmi
offenbachiani
,
oggi
qua
,
domani
là
,
dove
il
bisogno
li
chiama
.
E
contro
ad
essi
,
come
voi
dite
,
un
intero
,
compatto
esercito
di
lavoratori
.
Non
c
'
è
neanche
bisogno
d
'
armarlo
;
basterà
disarmar
quei
pochi
e
si
resta
padroni
del
campo
.
No
?
Dite
di
no
?
Aspettate
!
Lasciatemi
dire
...
santo
Dio
,
concludere
!
Ma
non
poté
più
dire
.
Come
i
ranocchi
quatti
a
musare
all
'
orlo
d
'
un
pantano
,
se
uno
se
ne
spicca
e
dà
un
tonfo
,
tutti
gli
altri
a
due
,
a
tre
,
tuffandosi
,
vi
fanno
un
crepitìo
via
via
più
fitto
;
gli
ascoltatori
incantati
dapprima
dall
'
arguto
dire
dell
'
Apes
,
cominciarono
alla
fine
dietro
un
primo
interruttore
a
interromperlo
a
due
,
a
tre
insieme
,
e
quasi
d
'
un
subito
,
tra
fautori
e
avversarii
,
schizzò
da
ogni
parte
violenta
la
contesa
.
Di
qua
Lando
Laurentano
quasi
pregava
:
-
Sì
,
ecco
,
se
c
'
è
da
fare
qualche
cosa
,
amici
...
Di
là
Bixio
Bruno
e
Cataldo
Sclàfani
gridavano
:
-
No
!
no
!
Sarebbe
una
pazzia
!
Ma
che
!
La
rovina
!
E
sfide
,
invettive
,
proposte
,
s
'
abbaruffarono
per
un
pezzo
nella
sala
.
Alcuni
,
e
tra
questi
il
Covazza
,
scapparono
via
,
indignati
.
A
un
certo
punto
,
uno
,
tutto
spaurito
,
si
cacciò
zittendo
e
con
le
braccia
levate
nel
crocchio
dove
più
ferveva
la
contesa
e
annunziò
:
-
Signori
miei
,
siamo
spiati
!
Tutti
gli
occhi
si
volsero
alle
due
finestre
.
Dietro
la
ringhiera
del
giardino
due
uomini
stavano
difatti
a
spiare
,
cercando
di
farsi
riparo
delle
piante
.
Celsina
Pigna
guardò
alla
finestra
anche
lei
e
,
appena
scorse
quei
due
,
diventò
in
volto
di
bragia
.
-
Ma
no
!
-
saltò
a
dire
irresistibilmente
.
-
Li
conosco
io
...
Aspettano
me
.
Innanzi
al
vermiglio
sorriso
e
agli
occhi
sfavillanti
di
lei
,
la
contesa
cadde
,
come
se
a
nessuno
paresse
più
possibile
seguitarla
,
quando
quel
fior
di
giovinetta
,
a
cui
s
'
era
fatto
le
viste
di
non
badare
,
si
faceva
avanti
d
'
un
tratto
,
quasi
ad
ammonire
:
-
Ci
sono
io
,
finitela
:
sono
aspettata
!
Poco
dopo
,
come
tutti
,
tranne
Lino
Apes
,
furono
andati
via
,
Celsina
si
accostò
a
Lando
Laurentano
e
gli
domandò
,
alludendo
a
uno
di
quei
due
che
stavano
dietro
la
ringhiera
ad
aspettarla
:
-
Non
lo
conosce
?
È
suo
nipote
...
-
Mio
nipote
?
-
disse
con
meraviglia
Lando
che
ignorava
affatto
d
'
averne
uno
.
-
Ma
sì
,
Antonio
Del
Re
,
-
affermò
Celsina
.
-
Figlio
di
sua
cugina
Anna
,
sorella
del
signor
Roberto
Auriti
.
-
Ah
!
-
sclamò
Lando
.
-
E
perché
non
è
entrato
?
Celsina
notò
sul
volto
del
Laurentano
un
improvviso
turbamento
subito
dopo
la
domanda
,
e
lo
interpretò
a
suo
modo
,
che
egli
cioè
,
sospettando
qualche
intrigo
fra
lei
e
il
nipote
,
si
fosse
pentito
della
domanda
inopportuna
,
e
si
affrettò
a
rispondere
:
-
Non
è
dei
nostri
,
sa
!
Sta
qui
a
Roma
in
casa
del
signor
Roberto
,
all
'
Università
...
Ma
temo
che
...
S
'
interruppe
,
accorgendosi
che
il
Laurentano
,
astratto
,
assorto
,
non
le
badava
;
e
subito
riprese
:
-
Le
reco
i
saluti
del
Lizio
,
presidente
del
Fascio
di
Girgenti
,
e
i
saluti
di
mio
padre
.
Anch
'
io
credo
,
se
posso
esprimere
il
mio
parere
,
che
non
sia
tempo
d
'
agire
.
Abbiamo
nel
Fascio
di
Girgenti
circa
ottocento
iscritti
...
Ma
sono
nomi
soltanto
,
pochi
vengono
,
pochi
pagano
...
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
ma
sì
...
-
le
disse
allora
,
graziosamente
ridendo
con
tutto
il
volto
bruttissimo
,
Lino
Apes
,
quasi
per
farle
intendere
che
egli
aveva
parlato
a
quel
modo
col
solo
intento
di
cacciar
via
tutti
.
-
Agire
?
Ma
sarebbe
una
pazzia
!
L
'
ho
detto
per
celia
,
signorina
!
Gli
occhi
di
Celsina
schizzarono
fiamme
.
Lo
avrebbe
schiaffeggiato
.
Gli
sorrise
.
Tese
la
mano
a
Lando
Laurentano
e
:
-
Mi
permettano
-
disse
.
-
Li
lascio
in
libertà
.
Il
quondam
tenore
Olindo
Passalacqua
,
marito
onorario
della
maestra
di
canto
signora
Lalla
Passalacqua
-
Bonomè
,
nonché
censore
effettivo
del
Privato
Conservatorio
Bonomè
,
da
circa
due
ore
cercava
in
tutti
i
modi
di
tenere
a
freno
la
muta
rabbiosa
impazienza
di
Antonio
Del
Re
.
Parlava
sottovoce
,
e
ogni
tanto
,
di
nascosto
,
se
Antonio
Del
Re
sbuffando
guardava
altrove
,
cavava
fuori
lesto
lesto
l
'
orologino
della
moglie
e
«
Poveretto
ha
ragione
!
»
diceva
prima
con
la
mimica
degli
occhi
,
delle
ciglia
,
della
bocca
,
e
subito
dopo
,
con
altra
mimica
:
«
Qua
sono
:
avanti
;
seguitiamo
!
»
E
seguitava
a
parlare
,
a
parlare
quasi
per
commissione
;
ma
in
una
particolar
maniera
comicissima
e
quasi
incomprensibile
,
perché
a
voli
a
salti
a
precipizii
per
sottintesi
che
si
riferivano
a
lontane
e
bizzarre
vicende
della
sua
scompigliata
esistenza
.
E
a
ogni
salto
,
a
ogni
volo
,
eran
subitanee
alterazioni
di
viso
e
di
voce
,
esclamazioni
e
ghigni
e
gesti
o
di
rabbia
o
di
gioja
o
di
minaccia
o
di
commiserazione
o
di
sdegno
,
che
facevano
restare
intronato
,
a
bocca
aperta
chi
,
ignorando
quelle
vicende
,
riuscisse
per
un
po
'
,
senza
ridere
,
a
prestargli
ascolto
.
Olindo
Passalacqua
,
di
fronte
a
questo
intronamento
,
restava
soddisfatto
;
era
per
lui
la
misura
dell
'
effetto
;
e
con
le
mani
aperte
a
ventaglio
si
tirava
su
,
su
,
su
,
da
ogni
parte
i
lunghi
grigi
capelli
riccioluti
per
modo
che
gli
nascondessero
la
radura
sul
cocuzzolo
,
e
quindi
coi
due
indici
tesi
si
toccava
gli
aghi
incerati
dei
baffetti
ritinti
,
quasi
per
mettere
il
punto
a
quel
gesto
abituale
o
per
accertarsi
che
nella
foga
del
parlare
,
non
gli
fossero
cascati
.
-
Una
miseria
,
basterebbe
una
miseria
!
-
diceva
.
-
Guarda
,
che
sono
due
lirette
al
giorno
,
che
sono
?
E
vorrei
dire
anche
meno
!
Una
miseria
...
Sciagurato
!
Quanti
ne
butta
via
con
quei
farabutti
là
che
gl
'
insudiciano
il
come
si
chiama
...
sicuro
...
lo
stemma
avito
!
Porci
!
E
mio
suocero
per
l
'
Italia
rovina
l
'
impresa
del
Carolino
a
Palermo
...
Tesori
!
Bastava
la
semplice
Jone
...
povero
Petrella
!
...
mio
cavallo
di
battaglia
...
Là
,
tutto
a
catafascio
...
per
questi
porci
qua
!
Senti
come
strillano
?
Ed
è
principe
,
sissignore
...
Vergognosi
...
Dico
io
,
due
lirette
al
giorno
per
un
'
opera
meritoria
...
Dio
dei
cieli
,
una
fortuna
come
questa
!
Tutto
gratis
...
E
tu
che
ne
sai
?
Certi
patti
infernali
...
schiavitù
per
tutta
la
vita
...
Io
,
io
,
per
più
di
dieci
anni
,
trionfatore
e
schiavo
...
Qua
,
invece
,
solo
ch
'
egli
dicesse
di
sì
...
M
'
impegnerei
io
,
Nino
,
m
'
impegnerei
io
di
portarla
in
meno
d
'
un
anno
su
i
primari
palcoscenici
d
'
Italia
.
Tu
mi
conosci
;
mi
spezzo
,
non
mi
...
non
mi
...
frangar
...
come
si
dice
?
lo
sapevo
pure
in
latino
,
mannaggia
!
La
parola
...
se
do
la
parola
!
E
che
mi
resta
?
Unico
patrimonio
.
Bisognerà
nutrirla
un
tantino
meglio
nei
primi
tempi
:
questo
sì
!
Ma
se
ne
viene
...
se
ne
viene
...
oh
se
se
ne
viene
..
E
la
bastarda
musica
moderna
...
Aveva
scoperto
,
Olindo
Passalacqua
,
una
portentosa
voce
di
soprano
nella
gola
di
Celsina
Pigna
,
subito
,
appena
l
'
aveva
sentita
parlare
.
-
E
con
quella
figurina
là
,
che
scherzi
?
Furore
,
m
'
impegno
io
:
farà
furore
!
Basterebbe
a
mio
cognato
,
per
rispetto
a
Roberto
e
a
te
,
un
misero
assegnino
,
anche
di
una
lira
e
cinquanta
al
giorno
;
per
le
spese
del
vitto
...
Nutrirla
bene
...
e
in
meno
di
un
anno
...
dici
di
no
?
Antonio
Del
Re
tornava
a
scrollarsi
tutto
,
rabbiosamente
,
appena
una
parola
del
Passalacqua
riusciva
a
cacciarsi
tra
il
tumulto
dei
pensieri
violenti
a
cui
era
in
preda
.
Il
giorno
avanti
,
Celsina
gli
s
'
era
presentata
all
'
improvviso
in
casa
dello
zio
Roberto
,
durante
il
desinare
.
Frastornato
,
stordito
dalla
vita
rumorosa
della
grande
città
,
dagli
aspetti
nuovi
,
dalle
nuove
e
strane
abitudini
,
non
aveva
potuto
attendere
in
alcun
modo
alla
promessa
che
le
aveva
fatto
prima
di
partire
,
di
trovarle
subito
,
cioè
,
un
collocamento
a
Roma
.
Le
aveva
scritto
tuttavia
che
presto
,
appena
un
po
'
rassettato
,
si
sarebbe
messo
a
cercare
;
con
la
certezza
però
,
dentro
di
sé
,
che
non
solo
non
sarebbe
riuscito
,
ma
che
non
avrebbe
avuto
né
animo
né
modo
di
provarcisi
,
sospeso
come
si
sentiva
,
e
come
per
un
pezzo
avrebbe
seguitato
a
sentirsi
,
in
uno
smarrimento
che
quasi
gli
toglieva
il
respiro
e
gli
faceva
apparir
tutto
intorno
vacillante
e
inconsistente
.
Questo
smarrimento
,
difatti
,
non
solo
gli
era
durato
,
ma
gli
era
via
via
cresciuto
,
in
mezzo
a
quella
precarietà
d
'
esistenza
eccentrica
,
scombussolata
,
in
casa
dello
zio
.
Come
mai
aveva
potuto
questi
adattarsi
a
vivere
così
,
comporsi
in
un
certo
suo
ordine
meticoloso
,
in
mezzo
a
tanto
disordine
,
trovarvi
un
po
'
di
terra
da
gettarvi
le
radici
?
Capiva
Olindo
Passalacqua
,
la
signora
Lalla
(
Nanna
,
come
la
chiamavano
)
e
il
fratello
di
lei
,
Pilade
Bonomè
:
zingari
;
il
primo
,
chi
sa
donde
venuto
;
gli
altri
due
,
figli
d
'
un
impresario
teatrale
,
capitato
prima
del
1860
a
Palermo
e
travolto
nella
corrente
liberale
dai
giovani
signori
dell
'
aristocrazia
palermitana
,
frequentatori
assidui
del
palcoscenico
del
teatro
Carolino
.
Fallita
dopo
alcuni
anni
l
'
impresa
,
poveri
,
vittime
della
rivoluzione
,
come
diceva
ancora
Olindo
Passalacqua
,
il
quale
,
subito
dopo
avere
sposato
la
figlia
dell
'
impresario
,
aveva
perduto
la
voce
;
erano
venuti
a
Roma
,
poco
dopo
il
'70
,
e
s
'
erano
rovesciati
addosso
a
zio
Roberto
,
raccomandati
da
un
amico
di
Palermo
.
Avventurarsi
nel
bujo
della
sorte
,
gettarsi
alle
più
stravaganti
imprese
,
prendere
da
un
momento
all
'
altro
le
più
strampalate
risoluzioni
,
era
per
essi
come
bere
un
bicchier
d
'
acqua
.
Oggi
qua
,
domani
là
;
oggi
abbondanza
,
domani
carestia
;
bastava
loro
ogni
giorno
arrivare
alla
sera
,
comunque
,
senza
indietreggiare
di
fronte
a
tutti
i
possibili
ostacoli
,
ai
sacrifizii
più
duri
,
buttando
in
mare
le
cose
più
care
e
più
sacre
pur
di
salvar
la
barca
,
barca
senza
più
né
bussola
,
né
àncora
,
né
timone
,
assaltata
dalle
onde
incessanti
in
quella
perpetua
bufera
ch
'
era
stata
la
loro
vita
.
Ma
tuttavia
questo
era
in
essi
meraviglioso
e
pietoso
e
comico
a
un
tempo
,
che
pur
avendo
fatto
getto
di
tutto
senza
alcun
ritegno
,
eran
rimasti
nell
'
anima
schietti
,
d
'
una
ingenuità
vivida
e
tutta
alata
di
palpiti
gentili
,
eran
rimasti
affettuosi
,
generosi
,
pronti
sempre
a
spendersi
per
gli
altri
,
a
confortare
,
a
soccorrere
,
ad
accendersi
d
'
entusiasmo
per
ogni
nobile
azione
.
Quel
che
di
scorretto
,
di
male
,
di
vergognoso
era
nella
loro
vita
,
forse
stimavano
sinceramente
non
imputabile
a
essi
.
Necessità
su
cui
bisognava
chiudere
un
occhio
,
e
se
uno
non
bastava
,
tutt
'
e
due
.
Con
quanta
dignità
,
per
esempio
,
Olindo
Passalacqua
,
dopo
aver
mangiato
alla
tavola
di
zio
Roberto
e
aver
raccomandato
a
questo
di
non
dimenticarsi
di
far
prendere
a
Nanna
le
gocce
per
il
mal
di
cuore
o
di
far
toglier
subito
dalla
tavola
il
trionfino
delle
frutta
per
paura
che
,
toccando
inavvertitamente
la
buccia
di
qualche
pesca
,
non
le
si
avesse
a
rompere
,
Dio
liberi
,
il
sangue
del
naso
come
tante
volte
le
soleva
avvenire
,
lasciava
a
lui
il
letto
maritale
e
,
augurando
alla
moglie
la
buona
notte
,
felicissimi
sogni
a
tutti
;
anche
ai
canarini
e
al
merlo
nelle
gabbie
,
al
pappagallo
Cocò
sul
tréspolo
;
a
Titì
,
la
scimmietta
tisica
,
su
l
'
anello
;
a
Ragnetta
,
la
gattina
in
colletto
e
cravatta
;
ai
due
vecchi
cani
Bobbi
e
Piccinì
,
invalidi
entrambi
in
una
cesta
,
quello
cieco
e
questo
con
la
groppa
impeciata
;
se
n
'
andava
coi
due
indici
su
le
punte
dei
baffi
,
impalato
già
nella
rigida
severità
di
censore
inflessibile
,
a
dormire
nel
Privato
Conservatorio
del
cognato
Bonomè
in
via
dei
Pontefici
!
E
che
barca
di
matti
quella
tavola
a
cui
sedevano
ogni
sera
quattro
o
cinque
estranei
,
invitati
lì
per
lì
,
o
che
venivano
a
invitarsi
da
sé
,
deputati
amici
di
zio
Roberto
e
di
Corrado
Selmi
,
maestri
di
musica
chiomati
,
cantanti
d
'
ambo
i
sessi
!
Che
discorsi
vi
si
tenevano
,
a
quali
scherzi
spesso
si
trascendeva
!
E
che
pena
vedere
zio
Roberto
lì
in
mezzo
,
zio
Roberto
ch
'
egli
da
lontano
s
'
era
immaginato
con
le
stesse
idee
e
gli
stessi
sentimenti
della
nonna
e
della
mamma
(
e
non
a
torto
,
ché
ogni
giorno
poi
glieli
dimostrava
con
le
più
squisite
attenzioni
e
le
cure
paterne
)
,
che
pena
vederlo
lì
in
mezzo
,
partecipare
a
quei
discorsi
,
a
quegli
scherzi
,
e
di
tratto
in
tratto
sorprendergli
nel
volto
uno
sguardo
,
un
sorriso
afflitto
,
di
mortificazione
,
se
incontrava
gli
occhi
suoi
che
lo
osservavano
stupiti
e
addolorati
!
Qual
guida
più
poteva
dargli
quello
zio
?
Avrebbe
potuto
permettersi
tutto
,
sicuro
di
non
potere
aver
da
lui
né
un
richiamo
,
né
un
rimprovero
.
S
'
era
iscritto
alla
facoltà
di
scienze
;
ma
come
studiare
in
quella
casa
che
cinfolava
,
gargarizzava
,
guagnolava
dalla
mattina
alla
sera
di
trilli
e
scivoli
e
solfeggi
e
vocalizzi
?
Del
resto
,
l
'
Università
così
lontana
,
i
numerosi
studenti
gaj
e
spensierati
,
gli
avevano
destato
fin
dal
primo
giorno
un
'
avversione
invincibile
,
uggia
,
scoramento
,
sdegno
,
dispetto
;
e
,
pigliando
scusa
da
ogni
cosa
,
non
era
più
andato
.
S
'
era
figurato
,
e
subito
aveva
ritenuto
per
certo
,
che
a
qualcuno
di
quei
ragazzacci
potesse
venire
la
cattiva
ispirazione
di
farsi
beffe
di
lui
così
serio
e
diverso
:
e
che
sarebbe
allora
accaduto
?
Solo
a
pensarci
,
gli
s
'
artigliavano
le
mani
.
Un
incentivo
qualunque
,
in
quel
punto
,
una
favilla
,
e
il
furore
,
represso
con
tanto
sforzo
,
sarebbe
divampato
terribile
.
Aveva
l
'
impressione
che
la
vita
gli
si
fosse
come
ingorgata
dentro
e
gli
ribollisse
,
fomentata
dal
rimorso
di
quell
'
ozio
e
dal
bisogno
prepotente
di
darsi
comunque
uno
sfogo
.
Ma
come
sottrarsi
a
quell
'
ozio
,
se
aveva
ormai
acquistato
la
certezza
di
non
poter
più
far
nulla
,
poiché
tutto
gli
si
era
come
intralciato
e
confuso
nel
cervello
?
e
dove
trovar
lo
sfogo
?
Aveva
corso
Roma
da
un
capo
all
'
altro
,
come
un
matto
,
quasi
senza
veder
nulla
,
tutto
assorto
in
sé
,
in
quella
cupa
scontentezza
di
tutto
e
di
tutti
,
in
quel
ribollimento
continuo
di
pensieri
impetuosi
che
,
prima
di
precisarsi
,
gli
svaporavano
dentro
,
lasciandolo
vuoto
e
come
stordito
,
coi
lineamenti
del
volto
alterati
,
le
pugna
serrate
,
le
unghie
affondate
nel
palmo
della
mano
.
Infine
,
dalla
sorda
rabbia
che
lo
divorava
,
da
quell
'
agra
inerzia
fosca
,
un
'
idea
truce
,
mostruosa
,
aveva
cominciato
a
germinargli
nel
cervello
,
la
quale
subito
aveva
preso
a
nutrirsi
voracemente
di
tutto
il
rancore
contro
la
vita
,
fin
dall
'
infanzia
accolto
e
covato
.
L
'
idea
gli
era
balenata
,
sentendo
una
sera
a
tavola
discorrere
del
modello
delle
bombe
recate
da
Francesco
Crispi
in
Sicilia
alla
vigilia
della
Rivoluzione
del
1860
e
della
preparazione
di
esse
.
Corrado
Selmi
aveva
detto
che
ne
aveva
preparate
alcune
anche
lui
,
di
notte
,
nel
magazzino
preso
in
affitto
da
Francesco
Riso
presso
il
convento
della
Gancia
.
Forte
delle
sue
nozioni
di
chimica
moderna
,
s
'
era
messo
a
ridere
e
aveva
dimostrato
quanto
fosse
puerile
quella
preparazione
,
e
come
adesso
si
sarebbero
potuti
ottenere
effetti
più
micidiali
con
ordigni
di
molto
piú
piccolo
volume
.
-
Ecco
!
-
aveva
esclamato
allora
Corrado
Selmi
.
-
Per
fare
un
po
'
di
festa
,
bisognerebbe
buttare
dalle
tribune
uno
di
questi
giocattolini
nell
'
aula
del
Parlamento
!
D
'
improvviso
s
'
era
sentito
prendere
e
predominar
tutto
da
quest
'
idea
.
Gli
urli
d
'
indignazione
della
piazza
per
la
frode
scoperta
delle
banche
,
e
prima
il
sospetto
e
poi
la
certezza
che
anche
zio
Roberto
col
Selmi
era
coinvolto
nello
scandalo
di
quella
frode
,
le
notizie
sempre
più
gravi
che
arrivavano
dalla
Sicilia
,
lo
avevano
deciso
a
cercare
i
mezzi
e
il
modo
d
'
attuare
al
più
presto
quell
'
idea
.
Tanto
,
ormai
,
era
finita
per
lui
!
Se
zio
Giulio
,
partito
a
precipizio
per
Girgenti
,
non
riusciva
a
ottenere
dal
fratello
della
nonna
il
denaro
,
zio
Roberto
sarebbe
stato
arrestato
;
e
allora
il
crollo
,
il
baratro
...
Ah
,
ma
prima
!
Sì
,
sì
,
questa
sarebbe
la
giusta
vendetta
,
questo
lo
sfogo
di
tutte
le
amarezze
,
che
avevano
attossicato
la
sua
vita
e
quella
dei
suoi
;
e
a
quei
suoi
compagni
là
,
di
Sicilia
,
cianciatori
,
avrebbe
dimostrato
che
lui
solo
sapeva
far
quello
che
loro
tutti
insieme
non
avrebbero
mai
saputo
.
Ebbene
,
proprio
in
quel
momento
era
capitata
Celsina
a
Roma
.
Nel
vedersela
comparir
dinanzi
tutta
accesa
in
volto
e
ridente
nell
'
imbarazzo
,
aveva
provato
un
fierissimo
dispetto
.
Gli
pareva
ormai
che
nulla
più
potesse
accadere
,
nulla
più
muoversi
senza
una
sua
spinta
;
che
tutti
dovessero
stare
al
loro
posto
,
immobili
e
come
sospesi
nell
'
attesa
dell
'
atto
grandioso
e
terribile
ch
'
egli
doveva
compiere
.
Donde
,
come
era
venuta
Celsina
,
se
egli
non
aveva
fatto
nulla
per
farla
venire
?
I
denari
di
Lando
...
già
!
quei
denari
negati
a
zio
Roberto
...
Il
Fascio
di
Girgenti
...
Buffonate
!
E
che
rabbia
nel
veder
Celsina
accolta
con
tanta
festa
da
quei
Passalacqua
,
per
i
quali
era
la
cosa
più
naturale
del
mondo
che
una
ragazza
si
avventurasse
sola
fino
a
Roma
con
un
pretesto
come
quello
,
e
si
presentasse
lì
in
cerca
dell
'
innamorato
,
ferma
nel
proposito
di
non
ritornar
più
in
Sicilia
.
S
'
era
fatto
di
tutti
i
colori
nel
vedersi
guardato
da
quelli
con
certi
occhi
ridenti
di
malizia
e
di
indulgenza
,
che
gli
dicevano
chiaramente
:
«
Via
,
che
c
'
è
di
male
?
abbiamo
capito
!
Non
ti
vergognare
!
»
.
E
anche
zio
Roberto
era
rimasto
lì
,
col
suo
solito
sorriso
afflitto
,
sotto
al
quale
voleva
nascondere
il
fastidio
che
gli
recava
ogni
novità
:
soltanto
il
fastidio
.
Anche
per
lui
nulla
di
male
che
una
ragazza
fosse
venuta
a
trovare
il
nipote
in
casa
sua
,
in
un
momento
come
quello
,
col
baratro
aperto
in
cui
stavano
per
precipitare
tutti
.
Per
quei
Passalacqua
quel
baratro
era
niente
:
una
delle
tante
difficoltà
della
vita
da
superare
;
e
per
superarla
fidavano
ciecamente
in
Corrado
Selmi
.
Bastava
poi
a
tranquillarli
la
calma
che
zio
Roberto
s
'
imponeva
per
non
agitar
la
sua
Nanna
malata
di
cuore
.
Via
,
via
quel
signor
Antonio
e
quel
lei
,
con
cui
Celsina
s
'
era
messa
a
parlargli
!
a
chi
voleva
darla
a
intendere
?
ma
si
dessero
pure
del
tu
!
Oh
,
cara
...
Ma
sì
,
brava
,
ridere
...
Se
non
si
rideva
di
cuore
a
quell
'
età
,
e
con
quegli
occhi
e
con
quel
musino
...
Uh
,
che
voce
!
ma
senti
?
...
un
campanello
!
Non
s
'
era
mai
provata
la
voce
?
Non
aveva
mai
cantato
,
neanche
così
per
ischerzo
?
mai
mai
?
Ma
bisognava
provare
,
subito
subito
...
Impossibile
che
non
ci
fosse
la
voce
,
con
quelle
inflessioni
,
con
quelle
modulazioni
...
Via
,
su
,
una
canzoncina
qualunque
,
là
,
nel
salottino
,
subito
subito
...
Ecco
il
terno
!
Nulla
meglio
di
questo
espediente
per
non
ritornar
più
in
Sicilia
!
I
mezzi
per
studiare
?
Ma
c
'
era
lei
,
la
signora
Lalla
,
e
il
Privato
Conservatorio
Bonomè
.
Lezioni
gratis
,
carte
e
pianoforte
gratis
:
soltanto
un
piccolo
assegno
per
il
vitto
.
E
Olindo
Passalacqua
,
saputo
che
Celsina
era
compagna
di
fede
socialista
di
Lando
Laurentano
,
subito
aveva
suggerito
di
chiedere
a
lui
quell
'
assegno
.
No
?
perché
no
?
Opera
meritoria
!
Maledetti
certi
scrupoli
,
certi
pudori
che
impediscono
alla
coscienza
di
fare
il
bene
!
si
sarebbe
potuto
proporre
al
Laurentano
la
restituzione
di
quel
piccolo
assegno
coi
primi
guadagni
;
ma
,
nossignori
,
queste
cose
le
fanno
gli
sfruttatori
,
gli
strozzini
,
ragion
per
cui
un
gentiluomo
deve
astenersi
dal
farle
...
Stupidaggini
!
Miserie
!
S
'
era
contorto
su
la
seggiola
,
Antonio
,
udendo
questi
discorsi
.
Avrebbe
voluto
strappare
per
un
braccio
Celsina
e
gridarle
sul
volto
:
«
Va
'
,
tòrnatene
donde
sei
venuta
!
Costoro
son
pazzi
che
danzano
su
l
'
abisso
.
Va
'
!
va
'
!
L
'
abisso
lo
spalancherò
io
!
Non
c
'
è
piú
nulla
;
io
stesso
non
sono
più
:
tutto
è
finito
!
»
.
Ma
pure
,
eccolo
lì
,
aveva
col
Passalacqua
accompagnato
Celsina
fino
al
villino
di
Lando
,
e
ora
stava
ad
aspettare
che
l
'
adunanza
si
sciogliesse
ed
ella
ne
uscisse
.
Celsina
gli
aveva
promesso
in
confidenza
che
non
avrebbe
neppur
fatto
cenno
al
Laurentano
di
quella
ridicola
proposta
dell
'
assegno
;
solo
lo
avrebbe
pregato
d
'
interessarsi
in
qualche
modo
per
farle
trovare
,
con
le
sue
tante
aderenze
,
un
posticino
a
Roma
.
L
'
assegno
,
Celsina
si
era
proposto
di
domandarlo
invece
per
lui
,
per
Antonio
.
Egli
le
aveva
confidato
la
sera
avanti
la
terribile
condizione
in
cui
si
trovava
lo
zio
.
-
E
tu
?
-
gli
aveva
domandato
lei
.
Non
aveva
avuto
altra
risposta
che
un
gesto
furioso
,
di
disperazione
.
Le
era
balenato
il
sospetto
ch
'
egli
covasse
un
proposito
violento
,
ma
contro
sé
;
e
aveva
cercato
di
scuoterlo
,
di
rincorarlo
.
Era
venuta
con
l
'
animo
tutto
acceso
di
sogni
e
di
speranze
,
piena
di
fiducia
in
sé
,
e
pronta
e
preparata
a
vinccre
tutti
gli
ostacoli
.
Ebbene
,
sarebbero
stati
in
due
,
ora
,
a
dividerli
e
ad
affrontarli
;
ella
lo
avrebbe
trascinato
nella
sua
foga
.
Possibile
ch
'
egli
,
col
suo
parentado
,
perisse
?
E
non
c
'
era
poi
l
'
altro
zio
?
Via
,
via
!
Le
difficoltà
sarebbero
state
per
lei
.
Ma
ecco
,
ne
rideva
!
Uscì
dal
villino
,
su
le
furie
.
-
Niente
!
Buffoni
...
Andiamo
!
andiamo
!
-
disse
,
spingendo
i
due
compagni
.
-
Non
ha
parlato
?
-
domandò
,
sospeso
e
afflitto
,
il
Passalacqua
.
-
Ma
che
parlare
!
-
si
scrollò
Celsina
.
-
Sono
tanti
pazzi
,
scemi
,
stupidi
,
imbecilli
...
Chiacchiere
,
chiacchiere
,
declamazioni
o
ciance
insipide
che
vorrebbero
parere
spiritose
...
Via
,
via
,
via
!
Ma
ci
ho
guadagnato
questo
almeno
,
che
sono
qua
,
a
Roma
!
Nino
,
per
carità
,
Nino
,
non
mi
far
quella
faccia
!
Vattene
...
sì
,
sì
...
è
meglio
che
te
ne
vada
,
se
mi
devi
affliggere
così
!
Olindo
Passalacqua
corse
dietro
ad
Antonio
che
,
gonfio
di
rabbia
,
tutto
rabbuffato
,
aveva
allungato
il
passo
;
lo
trattenne
,
invitò
con
la
mano
Celsina
ad
avvicinarsi
subito
,
raccomandando
con
cenni
calma
e
prudenza
.
Ma
Celsina
,
sorridendo
e
avvicinandosi
pian
piano
,
gli
accennò
col
capo
che
lo
lasciasse
pure
andare
.
-
Ma
pazzie
,
scusate
...
calma
,
ragazzi
!
Così
v
'
accecate
...
E
il
rimedio
?
il
rimedio
così
,
accecandovi
con
le
furie
,
non
lo
trovate
più
.
Il
rimedio
c
'
è
sempre
,
cari
amici
;
a
tutto
c
'
è
rimedio
;
più
o
meno
duro
,
più
o
meno
radicale
...
ma
c
'
è
!
Non
bisogna
spaventarsi
...
In
prima
,
come
!
dice
,
questo
?
Questo
no
!
questo
mai
!
...
Poi
...
eh
,
cari
miei
,
l
'
avrei
a
sapere
!
Questo
e
altro
!
...
Però
,
però
,
però
...
dico
,
intendiamoci
,
rispettando
sempre
le
leggi
del
...
del
...
della
...
Siamo
gentiluomini
!
Nino
,
tu
lo
sai
,
mi
spezzo
,
non
mi
...
non
mi
...
-
Che
fai
?
che
vuoi
?
che
ti
stilli
cosí
?
-
domandò
Celsina
a
Nino
,
rimasto
ansante
in
atteggiamento
truce
.
-
Finiscila
!
Sono
proprio
furie
sprecate
...
Io
mi
sento
così
tranquilla
e
contenta
!
Su
,
su
,
per
dove
si
prende
,
signor
Olindo
?
Tu
...
tu
guardami
...
no
,
no
,
guardami
bene
negli
occhi
...
qua
,
dentro
gli
occhi
...
Prima
di
partire
,
ti
ricordi
?
Nino
contrasse
tutto
il
volto
,
nel
tremendo
orgasmo
,
e
singultò
nel
naso
,
premendosi
forte
un
pugno
su
la
bocca
.
-
Via
!
basta
,
ora
!
Andiamo
!
-
riprese
Celsina
.
-
Lei
,
signor
Olindo
,
mi
deve
dir
questo
soltanto
,
ma
me
lo
deve
dire
proprio
in
coscienza
:
Ho
la
voce
?
Olindo
Passalacqua
si
tirò
un
passo
indietro
,
con
le
due
mani
sul
petto
:
-
Ma
io
ho
cantato
con
la
Pasta
,
sa
lei
?
con
la
Lucca
ho
cantato
;
io
ho
cantato
con
le
due
Brambilla
...
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
lo
interruppe
Celsina
.
-
E
lei
è
certo
dunque
che
io
abbia
la
voce
?
-
Ma
d
'
oro
!
-
esclamò
il
Passalacqua
.
-
D
'
oro
,
d
'
oro
,
d
'
oro
,
glielo
dico
io
!
E
in
meno
d
'
un
anno
lei
...
-
Va
bene
,
-
tornò
a
interromperlo
Celsina
.
-
E
allora
senta
....
un
altro
favore
!
A
procurarmi
l
'
assegnino
,
come
dice
lei
,
ci
penso
io
.
Son
capace
di
presentarmi
in
tutte
le
botteghe
che
vedo
,
in
tutti
gli
alberghi
,
ufficii
,
banche
,
caffè
,
se
han
bisogno
d
'
una
contabile
,
giovane
di
negozio
,
interprete
,
quel
che
diavolo
sia
!
Ho
il
diploma
in
ragioneria
,
licenza
d
'
onore
;
possiedo
due
lingue
,
inglese
e
francese
...
Ma
anche
per
sarta
mi
metto
,
per
modista
...
Non
so
neppur
tenere
l
'
ago
in
mano
;
imparerò
!
...
maestra
,
governante
,
istitutrice
...
Lasci
fare
a
me
!
Lei
ora
se
ne
vada
.
Mi
lasci
sola
con
questo
bel
tomo
!
A
rivederla
.
E
,
preso
Antonio
sotto
il
braccio
,
scappò
via
.
-
Fammi
veder
Roma
!
Ma
che
vedere
!
Non
poteva
veder
nulla
,
col
cervello
in
subbuglio
.
Parlava
,
parlava
,
e
gli
occhi
le
sfavillavano
ardenti
,
sotto
quel
cappellino
dalla
piuma
spavalda
;
le
labbra
accese
le
fremevano
,
e
rideva
senz
'
ombra
di
malizia
a
tutti
quelli
che
si
voltavano
a
mirarla
.
-
Nino
,
senti
,
-
gli
disse
a
un
certo
punto
,
piano
,
in
un
orecchio
.
-
Portami
lontano
...
in
un
punto
solitario
...
lontano
...
voglio
cantare
!
...
Ho
bisogno
di
sentire
come
canto
...
Se
fosse
vero
!
Tu
ci
pensi
?
Ah
,
se
fosse
vero
,
Nino
mio
!
Andiamo
,
andiamo
...
Seguitò
a
cinguettare
per
tutta
la
via
.
Gli
disse
che
per
forza
lei
,
prima
di
diventare
un
soprano
,
un
contralto
celebre
,
per
forza
doveva
trovar
marito
,
dato
quel
brutto
cognome
che
l
'
affliggeva
.
-
Celsa
,
va
bene
;
ma
Pigna
!
ti
pare
possibile
?
Vediamo
un
po
'
,
mettiamo
...
Celsa
...
come
?
Celsa
Del
Re
?
Oh
Dio
no
!
Le
mie
opinioni
politiche
...
Del
re
?
Impossibile
,
Nino
!
non
posso
diventare
tua
moglie
,
è
fatale
!
Ma
tu
del
resto
non
mi
vuoi
...
Ahi
,
ahi
no
!
mi
hai
fatto
un
livido
nel
braccio
...
Mi
vuoi
?
E
allora
Celsina
Del
Re
,
e
non
se
ne
parli
più
!
Celsina
di
Sua
Maestà
,
è
buffo
,
sai
?
di
Sua
Maestà
Antonio
I
.
Arrivarono
,
ch
'
era
già
il
tramonto
,
di
là
dal
recinto
militare
,
in
prossimità
del
Poligono
,
su
la
sponda
destra
del
Tevere
.
Monte
Mario
drizzava
il
suo
cimiero
di
cipressi
nel
cielo
purpureo
e
vaporoso
,
e
la
vasta
pianura
,
che
serve
da
campo
di
esercitazione
alle
milizie
,
e
le
sponde
erbose
del
fiume
,
nell
'
ombra
soffusa
di
viola
,
parevano
smaltate
.
Nel
silenzio
quasi
attonito
,
più
che
la
voce
si
sentiva
il
movimento
delle
acque
dense
,
d
'
un
verde
morto
,
tinte
dai
riflessi
rosei
del
cielo
e
qua
e
là
macchiate
da
qualche
cuora
nera
.
-
Bello
!
-
sospirò
Celsina
,
guardandosi
intorno
.
E
con
l
'
impressione
che
la
vita
vera
se
ne
fosse
come
andata
via
di
là
,
e
ne
fosse
rimasta
quasi
una
larva
,
nel
ricordo
o
nel
sogno
,
dolce
e
malinconica
,
aggiunse
piano
:
-
Dove
siamo
qua
?
Poi
,
volgendosi
ad
Antonio
,
che
si
era
seduto
su
un
masso
e
guardava
verso
terra
,
curvo
,
con
le
mani
strette
tra
le
gambe
:
-
Ma
che
fai
?
-
gli
domandò
.
-
Ma
tu
non
vedi
,
tu
non
senti
più
nulla
?
Alza
il
capo
,
guarda
,
senti
...
questo
silenzio
qua
...
il
fiume
...
e
là
Roma
...
e
io
che
sono
qua
con
te
!
Gli
s
'
accostò
,
gli
posò
una
mano
sui
capelli
,
si
chinò
a
guardarlo
in
faccia
,
e
:
-
Tu
non
hai
ancora
vent
'
anni
!
-
gli
disse
.
-
E
io
ne
ho
diciotto
...
Antonio
si
scrollò
rabbiosamente
,
per
respingerla
,
e
allora
ella
,
sdegnata
,
alzò
una
spalla
e
si
allontanò
.
Poco
dopo
,
da
lontano
,
giunse
ad
Antonio
il
suono
della
voce
di
lei
che
cantava
,
in
quel
silenzio
,
limpida
e
fervida
.
Disperato
,
serrando
le
pugna
nella
furia
della
gelosia
,
la
vide
parata
da
attrice
,
in
un
vasto
teatro
,
davanti
ai
lumi
della
ribalta
.
Si
alzò
,
fremente
;
andò
a
raggiungerla
.
-
Andiamo
!
andiamo
!
andiamo
!
-
Che
te
ne
pare
?
-
gli
domandò
lei
,
con
un
fresco
sorriso
di
beatitudine
.
Antonio
le
strinse
un
braccio
e
,
guardandola
odiosamente
negli
occhi
:
-
Tu
ti
perderai
!
-
le
gridò
tra
i
denti
.
Celsina
scoppiò
a
ridere
.
-
Io
?
-
disse
.
-
Ma
se
tu
non
mi
vuoi
,
si
perderanno
quelli
che
mi
verranno
appresso
,
caro
mio
!
Io
ho
le
ali
...
le
ali
...
Volerò
!
CAPITOLO
TERZO
L
'
on
.
Ignazio
Capolino
non
capiva
nei
panni
dalla
gioja
.
Migliaja
d
'
operaj
,
nel
suo
collegio
,
inferociti
dalla
fame
per
la
chiusura
delle
zolfare
del
Salvo
,
minacciavano
tumulti
,
rapine
,
incendii
,
strage
;
Aurelio
Costa
,
esposto
all
'
ira
di
quelli
per
le
promesse
fatte
a
nome
del
Salvo
,
fremeva
d
'
indignazione
alle
lepide
ciance
di
S
.
E
.
il
Sottosegretario
di
Stato
al
Ministero
d
'
agricoltura
;
e
lui
gongolava
beato
dell
'
insperata
affabilità
,
del
tratto
confidenziale
,
da
vecchio
amico
,
con
cui
quella
sotto
-
eccellenza
lo
aveva
accolto
.
Chiedendo
per
il
Costa
quell
'
udienza
,
aveva
temuto
che
l
'
ostentato
prestigio
,
la
vantata
amicizia
personale
coi
membri
del
Governo
,
messi
alla
prova
,
avrebbero
sofferto
la
più
affliggente
mortificazione
;
e
invece
...
Ma
sì
,
ma
sì
,
matti
da
legare
,
benissimo
!
nemici
dell
'
ordine
sociale
,
quei
solfaraj
là
!
gente
facinorosa
,
ma
sì
!
esaltata
da
quattro
impostori
degni
della
forca
!
Misure
estreme
?
di
estremo
rigore
?
ma
sì
!
benissimo
!
Non
ci
voleva
altro
...
Viso
fermo
,
già
!
polso
duro
!
Umanità
...
ah
sicuro
...
fin
dov
'
era
possibile
...
Già
,
già
,
oh
caro
...
ma
come
no
?
ma
come
no
?
E
accennava
,
con
timidezza
mal
dissimulata
,
d
'
allungare
una
mano
per
batterla
o
su
la
gamba
o
dietro
le
spalle
del
Sottosegretario
di
Stato
,
come
un
cagnolino
che
,
dopo
essersi
storcignato
per
far
le
feste
al
padrone
che
teme
severo
,
s
'
arrischia
a
levare
uno
zampino
per
far
la
prova
d
'
averlo
placato
.
Quanto
a
quel
disegno
d
'
un
consorzio
obbligatorio
tra
tutti
i
produttori
di
zolfo
della
Sicilia
,
studiato
dall
'
amico
ingegnere
lì
presente
...
-
oh
,
valorosissimo
e
tanto
modesto
,
già
del
corpo
minerario
governativo
,
sì
,
e
uscito
dall
'
École
des
Mines
di
Parigi
-
quanto
a
quel
disegno
,
ecco
,
se
almeno
S
.
E
.
il
Ministro
avesse
voluto
degnarlo
d
'
uno
sguardo
...
No
,
eh
?
impossibile
,
è
vero
?
il
momento
...
già
!
già
!
non
era
il
momento
quello
!
nuova
esca
al
fuoco
,
sicuro
!
ci
voleva
altro
...
ma
sì
!
bravissimo
!
oh
caro
...
come
no
?
come
no
?
Uscì
dal
palazzo
del
Ministero
,
tronfio
e
congestionato
come
un
tacchino
,
mentre
Aurelio
Costa
,
per
sottrarsi
alla
tentazione
di
schiaffeggiarlo
o
sputargli
in
faccia
,
pallido
e
muto
allungava
il
passo
e
lo
lasciava
indietro
.
-
Ingegnere
!
Il
Costa
,
senza
voltarsi
,
gli
rispose
con
un
gesto
rabbioso
della
mano
.
-
Ingegnere
!
-
lo
richiamò
Capolino
,
raggiungendolo
,
fieramente
accigliato
.
-
Ma
scusi
,
è
pazzo
lei
?
o
che
pretendeva
di
più
?
-
Mi
lasci
andare
!
per
carità
,
mi
lasci
andare
,
-
gli
rispose
Aurelio
Costa
,
convulso
.
-
Corro
al
telegrafo
.
Venga
qua
lui
,
don
Flaminio
!
Io
me
ne
riparto
domani
.
-
Ma
si
calmi
!
Dice
sul
serio
?
-
riprese
,
con
tono
tra
arrogante
e
derisorio
,
Capolino
.
-
Che
voleva
lei
da
un
Sottosegretario
di
Stato
?
che
le
buttasse
le
braccia
al
collo
?
Io
non
so
...
Meglio
di
così
?
Non
m
'
aspettavo
io
stesso
una
simile
accoglienza
...
-
Eh
,
sfido
!
-
ghignò
,
fremente
,
il
Costa
.
-
Se
lei
...
-
Io
che
cosa
?
-
rimbeccò
pronto
Capolino
.
-
Voleva
promesse
vaghe
?
fumo
?
Mi
ha
trattato
,
mi
ha
parlato
da
amico
,
da
vero
amico
!
E
metta
ch
'
io
sono
deputato
d
'
opposizione
;
che
sono
stato
combattuto
dal
Governo
,
accanitamente
,
nelle
elezioni
.
E
lei
lo
sa
bene
!
-
Non
so
nulla
io
!
-
sbuffò
il
Costa
.
-
So
questo
soltanto
:
che
avevo
l
'
ordine
,
ordine
positivo
,
che
il
disegno
almeno
fosse
preso
subito
in
considerazione
dal
Governo
.
E
lei
non
ha
speso
una
parola
;
lei
non
ha
fatto
che
approvare
...
Capolino
lo
arrestò
,
squadrandolo
da
capo
a
piedi
.
-
Parlo
con
un
uomo
,
o
parlo
con
un
ragazzino
?
Dove
vive
lei
?
Può
credere
sul
serio
che
in
un
momento
come
questo
,
in
mezzo
a
questo
pandemonio
,
si
possa
attendere
all
'
esame
del
suo
disegno
?
L
'
ordine
!
Abbia
pazienza
!
Quando
ricevette
lei
quest
'
ordine
da
Flaminio
Salvo
?
Prima
di
partire
,
è
vero
?
Ma
scusi
,
ormai
...
ecco
qua
!
E
Capolino
con
furioso
gesto
di
sdegno
trasse
fuori
dal
fascio
di
carte
che
teneva
sotto
il
braccio
la
partecipazione
delle
speciose
nozze
di
S
.
E
.
il
principe
don
Ippolito
Laurentano
con
donna
Adelaide
Salvo
.
-
L
'
avrà
ricevuta
anche
lei
!
-
disse
.
-
si
stia
zitto
,
e
non
pensi
più
né
a
ordini
né
a
progetti
!
-
Ah
,
dunque
,
un
giuoco
?
-
esclamò
Aurelio
Costa
.
-
Con
la
pelle
degli
altri
?
-
Ma
che
pelle
!
-
fece
Capolino
,
con
una
spallata
.
-
Con
la
mia
pelle
!
con
la
mia
pelle
,
sissignore
!
-
raffermò
il
Costa
infiammato
d
'
ira
.
-
Con
la
mia
pelle
,
perché
dovrò
tornarci
io
laggiù
,
ad
Aragona
,
tra
i
solfaraj
!
E
sa
lei
come
li
ritroverò
,
dopo
sette
mesi
di
sciopero
forzato
?
Tante
jene
!
Ma
perché
dunque
mi
ha
fatto
promettere
a
tutti
...
anche
qua
,
anche
qua
adesso
a
Nicasio
Ingrao
,
al
figlio
del
principe
?
E
tutti
gli
studii
fatti
?
-
Caro
ingegnere
,
scusi
,
-
disse
pacatamente
Capolino
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
trattenendo
il
sorriso
,
-
lei
pratica
con
Flaminio
da
tanti
anni
,
e
ancora
non
s
'
è
accorto
che
Flaminio
non
è
soltanto
uomo
d
'
affari
,
ma
anche
uomo
politico
.
Ora
la
politica
,
sa
?
bisogna
viverci
un
po
'
in
mezzo
;
la
politica
,
signor
mio
,
che
cos
'
è
in
gran
parte
?
giuoco
di
promesse
,
via
!
E
lei
,
scusi
,
va
a
cacciarsi
in
mezzo
proprio
in
questo
momento
...
-
Io
?
-
proruppe
Aurelio
Costa
,
portandosi
le
mani
al
petto
.
-
Io
,
in
mezzo
?
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
-
affermò
con
forza
Capolino
.
-
Come
un
cieco
,
scusi
!
E
non
dico
soltanto
per
questa
faccenda
qua
,
del
progetto
.
Lei
non
vede
nulla
,
lei
non
capisce
...
non
capisce
tante
cose
!
Dia
ascolto
a
me
,
ingegnere
:
non
s
'
impicci
più
di
nulla
!
se
ne
torni
al
suo
posto
...
Mi
duole
,
creda
,
sinceramente
,
veder
fare
a
un
uomo
come
lei
,
per
cui
ho
tanta
stima
,
una
figura
...
non
bella
,
via
!
non
bella
...
Aurelio
Costa
restò
dapprima
,
a
queste
parole
,
a
bocca
aperta
,
trasecolato
;
poi
si
fece
pallido
e
abbassò
gli
occhi
per
un
momento
;
infine
,
non
riuscendo
a
frenar
l
'
impeto
della
stizza
:
-
A
me
,
-
balbettò
,
-
a
me
dice
così
?
a
me
?
...
Ma
io
...
Quando
mai
io
...
a
quali
cose
io
mi
son
cacciato
in
mezzo
,
di
mia
volontà
?
Vi
sono
stato
sempre
trascinato
,
io
,
tirato
per
i
capelli
,
e
sono
stufo
,
sa
?
stufo
,
stufo
di
queste
imprese
,
di
questi
intrighi
,
e
bizze
,
e
scandali
...
-
Scandali
,
poi
!
-
fece
Capolino
.
-
Sissignori
,
scandali
!
-
seguitò
Aurelio
,
senza
più
freno
.
-
Scandali
qua
,
laggiù
...
e
se
non
li
vede
lei
,
li
vedo
io
!
Basta
!
basta
!
Io
non
ho
voluto
mai
nulla
!
non
ho
aspirato
mai
a
nulla
,
per
sua
norma
,
altro
che
di
stare
in
pace
con
la
mia
coscienza
,
e
tranquillo
,
facendo
ciò
che
so
fare
.
E
basta
!
Venga
qua
lui
,
ora
,
e
pensi
,
dopo
le
promesse
fatte
,
ad
aggiustar
bene
le
cose
,
perché
laggiù
,
ripeto
,
debbo
tornarci
io
,
e
la
pelle
non
ce
la
voglio
lasciare
.
La
riverisco
.
Ignazio
Capolino
lo
seguì
un
tratto
con
gli
occhi
;
poi
si
scosse
con
un
altro
ghigno
muto
,
e
tentennò
a
lungo
il
capo
.
Se
avesse
saputo
che
la
vera
ragione
,
per
cui
Aurelio
Costa
voleva
che
Flaminio
Salvo
venisse
a
Roma
,
era
quella
stessa
appunto
per
cui
egli
voleva
che
non
venisse
:
sua
moglie
!
Il
calore
con
cui
difendeva
quel
disegno
,
studiato
veramente
con
tutto
lo
zelo
scrupoloso
che
metteva
in
ogni
sua
opera
,
e
la
stizza
nel
vederlo
mandato
a
monte
,
buttato
lì
,
senz
'
alcuna
considerazione
e
quasi
deriso
,
provenivano
in
fondo
dal
calore
d
'
un
'
altra
passione
,
dalla
stizza
per
un
altro
smacco
,
di
cui
egli
,
per
non
mortificare
innanzi
a
se
stesso
il
suo
amor
proprio
,
non
si
voleva
accorgere
.
Allontanato
da
Flaminio
Salvo
da
Girgenti
con
la
scusa
di
quel
disegno
,
proprio
nel
momento
in
cui
la
figlia
sapeva
che
Nicoletta
Capolino
era
a
Roma
col
marito
,
era
accorso
come
un
assetato
alla
fonte
.
Aveva
creduto
di
ritrovar
qui
Nicoletta
come
la
aveva
veduta
l
'
ultima
volta
a
Colimbètra
,
piena
di
lusinghe
per
lui
,
ardente
e
aizzosa
.
E
invece
...
per
miracolo
non
s
'
era
messa
a
ridere
nel
leggergli
nello
sguardo
profondo
il
ricordo
di
quella
sera
indimenticabile
!
Capolino
,
che
aveva
tanto
da
ridire
su
la
condotta
della
moglie
in
quei
giorni
,
se
ne
sarebbe
potuto
accorgere
;
ma
da
che
,
a
Colimbètra
,
ancora
col
petto
fasciato
per
la
ferita
,
aveva
sentito
il
bisogno
d
'
un
pajo
d
'
occhiali
,
non
riusciva
a
veder
più
nulla
con
l
'
antica
chiarezza
,
Capolino
,
né
in
sé
né
attorno
a
sé
.
Lo
scherzo
di
quella
palla
,
scappata
fuori
con
inopinata
violenza
dalla
pistola
del
Verònica
,
gli
aveva
turbato
profondamente
la
concezione
della
vita
.
Fino
a
quel
punto
,
aveva
creduto
di
farlo
lui
agli
altri
,
lo
scherzo
,
uno
scherzo
che
gli
era
riuscito
sempre
bene
;
ora
,
all
'
improvviso
e
sul
più
bello
,
s
'
era
accorto
che
,
ad
onta
di
tutte
le
diligenze
e
contro
ogni
previsione
,
ridendosi
d
'
ogni
arte
e
d
'
ogni
riparo
,
il
caso
,
nella
sua
cecità
,
può
e
sa
scherzare
anche
lui
,
facendone
passare
agli
altri
la
voglia
.
E
Capolino
era
diventato
seriissimo
.
Già
,
subito
,
o
per
la
violenta
emozione
o
per
il
sangue
perduto
,
gli
s
'
era
indebolita
la
vista
.
Il
principe
don
Ippolito
,
graziosamente
,
aveva
voluto
regalargli
lui
gli
occhiali
,
un
bel
pajo
d
'
occhiali
serii
,
con
staffe
,
cerchietti
e
sellino
di
tartaruga
.
E
la
vita
veduta
con
quegli
occhiali
,
e
da
deputato
,
gli
aveva
fatto
d
'
improvviso
un
curioso
effetto
:
le
sue
mani
,
tutte
le
cose
intorno
,
sua
moglie
,
il
suo
passato
,
il
suo
avvenire
,
gli
s
'
erano
presentati
con
linee
,
luci
e
colori
nuovi
,
innanzi
a
cui
egli
si
era
veduto
quasi
costretto
ad
assumer
subito
un
certo
cipiglio
tra
freddo
e
grave
,
che
aveva
fatto
rompere
,
la
prima
volta
,
in
una
risata
sua
moglie
:
-
Oh
povero
Gnazio
mio
!
Ed
ecco
,
segnatamente
sua
moglie
non
aveva
più
saputo
vedersi
d
'
attorno
,
Capolino
:
sua
moglie
che
gli
cercava
gli
occhi
dietro
quei
nuovi
occhiali
,
e
non
poteva
in
alcun
modo
prenderlo
sul
serio
.
Venuta
a
Roma
con
lui
per
quindici
o
venti
giorni
,
per
un
mese
al
più
,
Lellè
vi
si
tratteneva
da
più
di
tre
mesi
e
non
accennava
ancora
,
neppur
lontanamente
,
di
volersene
partire
.
O
ch
'
era
matta
?
Tripudiava
,
Lellè
.
Aveva
trovato
finalmente
il
suo
elemento
.
Dai
Vella
,
parenti
di
Flaminio
Salvo
,
e
un
po
'
anche
del
marito
per
via
della
prima
moglie
,
era
diventata
subito
di
casa
.
A
Francesco
Vella
piaceva
il
fasto
,
donna
Rosa
Vella
era
tal
quale
la
sorella
minore
donna
Adelaide
,
sbuffante
e
sempliciona
,
e
i
loro
due
figli
,
Ciccino
e
Lillina
,
se
Nicoletta
fosse
andata
a
ordinarseli
apposta
,
non
avrebbe
potuto
trovarli
più
di
suo
gusto
.
Che
amore
quella
Lillina
!
Rimasta
nubile
,
ormai
spighita
nella
simpatica
bruttezza
tutta
pepe
,
era
la
compagna
inseparabile
del
fratello
Ciccino
:
più
scaltra
,
più
ardita
,
più
vivace
di
lui
,
lo
ajutava
,
lo
difendeva
,
lo
guidava
,
a
parte
di
tutti
i
suoi
segreti
più
intimi
.
Fratello
e
sorella
non
avevano
mai
pensato
ad
altro
che
a
darsi
buon
tempo
;
e
Nicoletta
,
con
loro
,
in
pochi
giorni
era
diventata
una
cavallerizza
perfetta
;
era
già
andata
tre
volte
alla
caccia
della
volpe
;
e
teatri
e
feste
e
gite
:
una
cuccagna
!
Lillina
sapeva
sempre
con
precisione
quando
doveva
farsi
venire
un
po
'
di
emicrania
o
qualche
altro
dolorino
,
per
lasciare
in
libertà
Ciccino
e
la
nuova
amica
Lellè
.
Ora
Capolino
,
per
quanto
Roma
fosse
grande
,
da
deputato
e
con
gli
occhiali
serii
,
non
vi
si
vedeva
minimo
,
e
temeva
che
quello
sbrigliamento
della
moglie
potesse
dare
all
'
occhio
.
Del
resto
,
non
poteva
soffrirlo
,
non
tanto
per
quello
che
potevano
pensarne
gli
altri
quanto
per
sé
.
Da
deputato
e
con
gli
occhiali
,
voleva
che
anche
sua
moglie
,
ormai
,
diventasse
più
seria
.
A
Roma
e
con
quei
Vella
attorno
e
con
la
libertà
in
cui
era
costretto
a
lasciarla
,
non
gli
pareva
possibile
.
Flaminio
Salvo
,
ora
che
donna
Adelaide
era
andata
a
nozze
,
certamente
avrebbe
avuto
bisogno
di
lei
,
a
Girgenti
.
Per
la
figliuola
,
s
'
intende
;
per
quella
cara
Dianella
senza
mamma
.
Se
non
oggi
,
domani
,
avrebbe
scritto
per
pregarla
di
ritornare
.
Non
gli
pareva
l
'
ora
all
'
onorevole
Ignazio
Capolino
!
Ma
ecco
,
adesso
,
quell
'
imbecille
del
Costa
che
veniva
a
guastargli
le
uova
nel
paniere
!
La
pelle
...
Temeva
per
la
pelle
...
Pezzo
d
'
asino
!
Ma
già
,
se
non
era
stato
buono
in
tanti
anni
neanche
d
'
accorgersi
che
Dianella
lo
amava
,
che
aveva
sotto
mano
la
fortuna
,
una
simile
fortuna
!
come
avrebbe
riconosciuto
ora
,
che
meglio
di
così
un
deputato
d
'
opposizione
non
poteva
essere
accolto
da
un
Sottosegretario
di
Stato
?
E
aveva
osato
rimproverargli
le
approvazioni
...
Ma
sicuro
!
per
far
piacere
a
lui
doveva
difendere
i
solfaraj
,
quasi
che
,
nelle
ultime
elezioni
egli
fosse
andato
su
anche
col
suffragio
di
quei
galantuomini
!
Messo
tra
il
Governo
e
i
socialisti
,
poteva
un
deputato
conservatore
,
d
'
opposizione
,
esitare
nella
scelta
?
Ma
andate
a
ragionare
di
queste
cose
con
uno
,
a
cui
la
fortuna
dava
il
pane
perché
lo
sapeva
senza
denti
!
Intanto
Flaminio
Salvo
,
per
seguitare
da
un
canto
la
commedia
di
quel
progetto
e
aver
modo
dall
'
altro
d
'
abboccarsi
con
Lando
Laurentano
,
che
non
aveva
voluto
assistere
alle
nozze
del
padre
,
senza
dubbio
sarebbe
accorso
alla
chiamata
;
e
certo
avrebbe
condotto
con
sé
Dianella
,
che
non
poteva
restar
sola
a
Girgenti
.
E
sarebbe
forse
rimasta
a
Roma
per
un
pezzo
,
Dianella
,
presso
gli
zii
,
per
divagarsi
e
...
chi
sa
!
-
gli
occhi
di
Flaminio
Salvo
vedevano
molto
lontano
-
Lando
andava
qualche
volta
in
casa
Vella
,
e
...
chi
sa
!
Rimanendo
Dianella
a
Roma
,
addio
ritorno
di
Lellè
a
Girgenti
.
Così
pensando
,
Capolino
sbuffava
,
e
gli
occhiali
serii
,
con
staffe
,
cerchietti
e
sellino
di
tartaruga
,
gli
s
'
appannavano
.
Non
passò
neanche
una
settimana
,
che
Flaminio
Salvo
fu
a
Roma
insieme
con
Dianella
,
come
Capolino
aveva
preveduto
.
Dianella
arrivò
come
una
morta
;
Flaminio
Salvo
,
al
solito
,
sicuro
di
sé
,
con
quel
sorriso
freddo
su
le
labbra
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
pàlpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
Furono
ospitati
dai
Vella
,
che
insieme
coi
coniugi
Capolino
e
il
Costa
si
recarono
ad
accoglierli
alla
stazione
.
Donna
Rosa
,
Ciccino
e
Lillina
non
conoscevano
ancora
Dianella
.
-
Figlia
mia
,
o
che
mangi
lucertole
?
-
le
domandò
in
prima
la
zia
Rosa
,
nel
vederle
il
volto
come
di
cera
e
con
gli
occhi
dolenti
e
smarriti
.
-
Ma
capisco
,
sai
?
con
un
uomo
insulso
come
tuo
padre
,
difficile
passarsela
bene
.
Ah
,
io
gliele
dico
,
sai
?
Non
sono
come
tua
zia
Adelaide
che
cala
a
tutto
la
testa
.
Sono
più
grande
di
lui
,
e
mi
deve
rispettare
.
-
Io
ti
bacio
sempre
la
mano
,
-
disse
don
Flaminio
,
inchinandosi
.
-
Sicuro
!
Ecco
qua
:
bacia
,
bacia
!
-
riprese
donna
Rosa
stendendo
la
mano
tozza
,
paffuta
.
-
Sicuro
che
me
la
devi
baciare
!
Sta
'
un
po
'
con
noi
qua
a
Roma
,
figlia
mia
,
e
vedrai
che
ti
farò
ritornare
in
Sicilia
bella
grossa
come
una
madre
badessa
.
Vedi
questa
signora
?
-
aggiunse
,
indicando
Nicoletta
Capolino
.
-
Come
ti
pare
?
Brutta
è
,
bisogna
dirglielo
;
ma
da
che
Ciccino
e
Lillina
le
hanno
fatto
far
la
cura
di
trotto
a
cavallo
,
vedi
l
'
occhio
?
più
vivo
!
Lascia
fare
ai
tuoi
cugini
,
cara
mia
.
Andiamo
,
andiamo
!
Ridere
,
ridere
...
Cosa
da
ridere
,
la
vita
,
te
lo
dico
io
.
A
casa
,
don
Flaminio
narrò
mirabilia
alla
sorella
,
al
cognato
,
ai
nipoti
,
agli
amici
,
degli
sponsali
del
principe
con
donna
Adelaide
,
celebrati
da
monsignor
Montoro
nella
cappella
di
Colimbètra
,
tra
il
fior
fiore
della
cittadinanza
girgentana
.
S
.
A
.
R
.
il
Conte
di
Caserta
aveva
avuto
la
degnazione
di
mandare
dalla
Costa
Azzurra
una
lettera
autografa
d
'
augurii
e
rallegramenti
agli
sposi
.
-
E
chi
è
?
-
domandò
donna
Rosa
,
guardando
tutti
in
giro
;
poi
,
picchiandosi
la
fronte
:
-
Ah
già
,
ho
capito
,
il
fratello
di
Cecco
Bomba
...
Ho
un
cognato
borbonico
,
coi
militari
...
Me
l
'
ha
scritto
Adelaide
!
Ora
è
mai
possibile
che
stia
allegra
codesta
povera
figliuola
con
tale
razza
di
Altezze
Reali
che
scrivono
lettere
autografe
per
le
nozze
di
sua
zia
?
Va
'
avanti
,
va
'
avanti
...
Ah
se
ci
fossi
stata
io
!
Codesto
tuo
principe
di
Laurentano
...
Seguitando
,
don
Flaminio
si
dichiarò
particolarmente
grato
della
presenza
di
don
Cosmo
,
fratello
dello
sposo
,
alla
magnifica
festa
,
e
del
dono
prezioso
mandato
da
Lando
alla
matrigna
.
-
L
'
ho
visto
!
-
disse
Ciccino
.
-
L
'
ha
comperato
con
noi
!
-
aggiunse
Lillina
.
-
Ah
,
dunque
lo
conoscete
bene
?
-
domandò
,
contento
,
don
Flaminio
.
E
volle
sapere
dai
nipoti
in
che
intrinsechezza
fossero
con
lui
,
e
che
aspetto
e
che
umore
avesse
,
chiamando
a
parte
la
figliuola
con
vivaci
esclamazioni
,
della
sua
meraviglia
e
del
suo
compiacimento
per
le
risposte
che
quelli
gli
davano
.
Ma
Dianella
si
turbò
in
viso
così
manifestamente
e
mostrò
negli
occhi
un
così
strano
sbigottimento
,
ch
'
egli
cangiò
a
un
tratto
aria
e
tono
,
e
finse
di
meravigliarsi
,
perché
la
gravità
delle
cose
che
avvenivano
in
quei
giorni
in
Sicilia
,
e
nelle
quali
il
giovane
principe
,
a
quanto
si
diceva
,
doveva
essere
più
d
'
un
po
'
immischiato
,
gli
pareva
non
comportasse
in
lui
quell
'
umor
gajo
,
che
i
nipoti
dicevano
.
E
prese
a
raccontare
,
con
atteggiamento
di
grave
costernazione
,
i
fatti
avvenuti
di
recente
in
Sicilia
,
a
Serradifalco
,
a
Catenanuova
,
ad
Alcamo
,
a
Casale
Floresta
,
i
quali
provavano
come
in
tutta
l
'
isola
covasse
un
gran
fuoco
,
che
presto
sarebbe
divampato
;
e
a
rappresentar
la
Sicilia
come
una
catasta
immane
di
legna
,
d
'
alberi
morti
per
siccità
,
e
da
anni
e
anni
abbattuti
senza
misericordia
dall
'
accetta
,
poiché
la
pioggia
dei
benefizi
s
'
era
riversata
tutta
su
l
'
Italia
settentrionale
,
e
mai
una
goccia
ne
era
caduta
su
le
arse
terre
dell
'
isola
.
Ora
i
giovincelli
s
'
erano
divertiti
ad
accendere
sotto
la
catasta
i
fasci
di
paglia
delle
loro
predicazioni
socialistiche
,
ed
ecco
che
i
vecchi
ceppi
cominciavano
a
prender
fuoco
.
Erano
per
adesso
piccoli
scoppii
striduli
,
crepitìi
qua
e
là
;
scappava
fuori
ora
da
una
parte
ora
dall
'
altra
qualche
lingua
di
fiamma
minacciosa
;
ma
già
s
'
addensava
nell
'
aria
come
una
fumicaja
soffocante
.
E
il
peggio
era
questo
:
che
il
Governo
,
invece
d
'
accorrere
a
gettar
acqua
,
mandava
soldati
a
suscitare
altro
fuoco
col
fuoco
delle
armi
.
Ma
avesse
almeno
avuto
soldati
abbastanza
,
da
fronteggiare
l
'
impeto
delle
popolazioni
irritate
!
Gli
scarsi
presidii
,
bestialmente
incitati
a
sparare
su
le
folle
inermi
,
si
vedevano
costretti
,
subito
dopo
,
a
rinserrarsi
nelle
caserme
;
e
allora
la
folla
,
inselvaggita
dagli
eccidii
,
restava
padrona
del
campo
e
assaltava
furibonda
i
municipii
e
vi
appiccava
il
fuoco
.
Lo
sgomento
intanto
si
propagava
per
tutta
l
'
isola
;
sindaci
e
prefetti
e
commissarii
di
polizia
perdevano
la
testa
;
e
dove
si
sarebbe
andati
a
finire
?
Queste
cose
disse
,
rivolto
specialmente
al
cognato
Francesco
Vella
,
al
Capolino
e
ad
Aurelio
Costa
:
volle
dedicare
alle
signore
il
racconto
d
'
una
recente
prodezza
compiuta
da
cinquecento
donne
in
un
villaggio
dell
'
interno
della
Sicilia
,
chiamato
Milocca
.
Per
la
speciosa
denuncia
di
un
mucchio
di
concime
sparso
non
già
fuori
,
ma
nelle
terre
medesime
d
'
un
proprietario
che
non
aveva
voluto
arrendersi
ai
nuovi
patti
colonici
dei
contadini
del
Fascio
,
la
forza
pubblica
aveva
tratto
in
arresto
iniquamente
e
sottoposto
a
processo
per
associazione
a
delinquere
il
presidente
e
i
quattro
consiglieri
del
Fascio
stesso
.
E
allora
le
donne
del
villaggio
,
in
numero
di
cinquecento
,
indignate
dell
'
ingiustizia
e
della
prepotenza
,
s
'
erano
scagliate
come
tante
furie
contro
la
caserma
dei
carabinieri
,
ne
avevano
sfondato
la
porta
e
tratto
fuori
i
cinque
arrestati
;
poi
,
ebbre
di
gioja
per
la
liberazione
dei
prigionieri
,
avevano
condotto
in
trionfo
sulle
braccia
,
per
le
vie
del
paese
,
uno
dei
carabinieri
e
le
armi
strappate
loro
dalle
mani
.
Donna
Rosa
,
Nicoletta
Capolino
e
Lillina
approvarono
festosamente
la
vittoria
di
quelle
donne
gagliarde
;
ma
don
Flaminio
parò
le
mani
gridando
:
-
Piano
,
piano
!
Aspettate
!
L
'
allegrezza
è
stata
breve
...
I
milocchesi
,
dico
gli
uomini
,
che
non
s
'
erano
affatto
immischiati
in
questa
rivolta
delle
loro
donne
,
saputo
che
il
prefetto
della
provincia
mandava
un
rinforzo
di
soldati
e
delegati
e
giudici
a
Milocca
,
cavalcarono
le
mule
e
,
armati
di
fucile
,
presero
il
largo
.
Sono
ancora
sparsi
per
le
campagne
,
decisi
a
vender
cara
la
loro
libertà
.
Ma
i
signori
giudici
,
a
Milocca
,
hanno
arrestato
trentadue
donne
,
di
cui
alcune
gestanti
,
altre
coi
bambini
lattanti
in
collo
,
e
le
hanno
tradotte
ammanettate
nelle
carceri
di
Mussomeli
.
-
Valorosi
!
valorosi
!
-
esclamò
allora
donna
Rosa
.
-
Ma
come
?
E
voi
,
Gnazio
,
deputato
siciliano
,
non
levate
la
voce
in
Parlamento
neanche
contro
l
'
arresto
delle
donne
gravide
e
delle
mamme
coi
bambini
in
collo
?
Don
Flaminio
sorrise
e
,
lisciandosi
le
basette
:
-
Non
gli
conviene
,
-
disse
.
-
Sono
gestanti
e
mamme
socialiste
.
Lui
è
conservatore
.
Quantunque
laggiù
,
sai
?
don
Ippolito
Laurentano
vorrebbe
che
il
partito
clericale
secondasse
il
movimento
proletario
e
se
n
'
avvalesse
,
stabilendo
anche
con
esso
qualche
accordo
segreto
.
Ma
monsignor
Montoro
,
confòrtati
,
è
contrario
;
forse
perché
il
canonico
Pompeo
Agrò
è
da
un
mese
a
Comitini
a
far
propaganda
,
non
so
quanto
evangelica
,
contro
me
,
tra
i
solfaraj
.
Basta
.
Vedremo
di
stare
tra
il
padre
e
il
figlio
.
Domani
mi
recherò
dal
giovane
principe
socialista
a
lasciargli
un
biglietto
da
visita
.
Capolino
accompagnò
Flaminio
Salvo
in
quella
gita
al
villino
di
via
Sommacampagna
,
tanto
nell
'
andata
quanto
nel
ritorno
.
La
strana
impressione
,
quasi
di
sgomento
,
che
gli
aveva
fatta
la
vista
di
Dianella
,
all
'
arrivo
,
si
raffermò
al
discorso
che
gli
tenne
il
Salvo
lungo
la
via
.
Fu
al
solito
un
discorso
sinuoso
,
pieno
di
sottintesi
e
di
velate
allusioni
,
da
cui
parve
a
Capolino
di
poter
desumele
questo
:
che
il
Salvo
era
davvero
fortemente
impensierito
non
dalle
condizioni
politiche
della
Sicilia
,
ma
dalle
condizioni
di
spirito
della
figliuola
,
le
quali
tanto
piú
dovevano
dar
da
pensare
,
in
quanto
che
la
madre
era
pazza
;
ch
'
egli
intendeva
perciò
di
contentarla
,
se
quel
viaggio
a
Roma
non
riusciva
agli
effetti
che
se
ne
riprometteva
;
contentarla
,
anche
perché
,
uscita
ormai
di
casa
la
sorella
,
egli
,
non
avendo
più
alcuno
che
stésse
attorno
alla
figliuola
bisognosa
di
cure
,
d
'
affettuosa
compagnia
,
di
distrazioni
,
avrebbe
dovuto
sacrificare
troppo
gli
affari
,
e
non
poteva
(
qui
parve
a
Capolino
di
dover
notare
un
grave
rimprovero
per
sua
moglie
,
che
aveva
osato
lasciar
sola
anche
donna
Adelaide
nell
'
avvenimento
delle
nozze
)
;
contentarla
,
infine
,
anche
per
dare
ad
Aurelio
Costa
(
che
presto
,
fra
due
o
tre
giorni
,
sarebbe
tornato
in
Sicilia
)
un
premio
degno
,
se
riusciva
a
ridurre
a
ragione
gli
operaj
delle
zolfare
.
Queste
deduzioni
così
chiare
del
lungo
discorso
a
mezz
'
aria
del
Salvo
costarono
a
Capolino
un
così
intenso
sforzo
,
che
uno
dei
cristalli
degli
occhiali
,
continuamente
appannati
dagli
sbuffi
,
gli
s
'
infranse
tra
le
dita
nervose
,
a
furia
di
ripulirlo
.
Fortuna
che
le
scagliette
del
cristallo
s
'
infissero
soltanto
nel
fazzoletto
,
senza
ferirgli
le
dita
.
Ma
la
sera
dovette
parlare
,
e
seriamente
,
alla
moglie
,
senza
occhiali
.
Nicoletta
sapeva
che
l
'
improvviso
arrivo
di
Flaminio
Salvo
e
di
Dianella
a
Roma
era
dovuto
al
Costa
.
Più
perspicace
del
marito
,
aveva
subito
preveduto
che
questo
arrivo
avrebbe
segnato
la
fine
della
sua
cuccagna
,
ed
era
perciò
così
gonfia
d
'
odio
contro
quello
che
lo
avrebbe
ucciso
senza
esitare
,
se
le
avessero
assicurato
l
'
impunità
.
Già
aveva
veduto
il
primo
effetto
dell
'
arrivo
:
Ciccino
e
Lillina
Vella
se
n
'
erano
andati
in
giro
per
Roma
con
la
cuginetta
pallida
e
smarrita
,
mettendo
lei
da
parte
fin
dal
primo
giorno
.
Scelto
male
,
dunque
,
il
momento
per
un
discorso
serio
!
-
Debbo
partire
?
-
domandò
subito
,
per
tagliar
corto
.
-
Parto
anche
domani
.
Senza
chiacchiere
.
Ma
sola
,
no
!
-
E
con
chi
?
-
fece
Capolino
.
-
Io
...
-
Tu
hai
le
sorti
d
'
Italia
su
le
braccia
,
lo
so
!
-
esclamò
Nicoletta
.
-
Come
potrebbe
sedere
la
Camera
,
domani
,
se
tu
mancassi
?
-
Ti
prego
,
-
fece
Capolino
,
con
un
gesto
delle
mani
,
che
significava
freno
,
prudenza
,
da
un
canto
,
e
dall
'
altro
,
sdegno
di
avviare
il
discorso
,
senza
scopo
,
per
una
china
facile
,
per
quanto
sdrucciolevole
.
-
Io
sono
qui
per
fare
il
mio
dovere
.
-
Anch
'
io
!
-
rimbeccò
,
pronta
,
Nicoletta
.
-
Non
ti
pare
?
Tu
,
di
deputato
;
io
,
di
moglie
.
Lo
dice
anche
il
sindaco
:
la
moglie
deve
seguire
il
marito
.
Caro
mio
,
se
la
pigli
così
!
...
Lascia
stare
i
doveri
,
non
mi
far
ridere
!
Te
l
'
ho
detto
:
tu
,
caro
mio
,
hai
perduto
da
un
pezzo
in
qua
la
bussola
!
Parliamoci
come
prima
,
o
piuttosto
,
intendiamoci
come
prima
,
senza
parlare
affatto
,
per
il
tuo
e
per
il
mio
meglio
!
Bada
,
Gnazio
,
tu
sei
stufo
,
ma
io
più
che
più
,
e
capace
...
non
so
,
capace
in
questo
momento
di
commettere
qualunque
pazzia
.
Te
n
'
avverto
!
-
Santo
Dio
,
ma
perché
?
-
gemette
Capolino
con
le
mani
giunte
.
-
Ah
,
perché
?
-
gridò
Nicoletta
,
andandogli
incontro
,
vampante
d
'
ira
e
di
sprezzo
.
-
Mi
domandi
perché
?
Mi
dici
di
partire
,
di
ritornarmene
laggiù
,
e
mi
domandi
perché
?
-
Prego
,
prego
...
-
cercò
d
'
interromperla
Capolino
,
protendendo
adesso
le
mani
,
per
arrestare
anche
col
gesto
quella
furia
.
-
Nel
nostro
...
nel
tuo
stesso
interesse
,
scusa
!
Se
non
mi
lasci
parlare
...
-
Ma
che
vuoi
dire
!
Lascia
stare
!
-
esclamò
Nicoletta
.
-
So
come
debbo
dire
,
non
dubitare
,
-
riprese
Capolino
con
molta
gravità
,
abbassando
gli
occhi
.
-
Tu
ignori
il
discorso
che
mi
ha
tenuto
Flaminio
questa
mattina
.
T
'
ho
detto
nulla
,
finora
,
del
tuo
prolungato
soggiorno
a
Roma
?
Nulla
...
E
tu
stessa
ti
sei
rimproverata
di
non
esser
partita
per
assistere
Adelaide
nel
giorno
delle
nozze
.
Ora
la
tua
assenza
da
Girgenti
sai
qual
effetto
ha
prodotto
?
Questo
,
semplicemente
:
che
Flaminio
Salvo
,
lasciato
solo
e
stanco
,
ha
deciso
di
contentar
fnalmente
la
figliuola
.
Nicoletta
restò
a
questa
notizia
.
-
Ah
sì
?
-
disse
;
e
si
morse
il
labbro
,
fissando
nel
vuoto
gli
occhi
,
odiosamente
.
-
Capisci
?
-
seguitò
Capolino
.
-
Teme
che
le
dia
di
volta
il
cervello
,
come
alla
madre
.
E
mi
pare
che
il
timore
non
sia
infondato
.
L
'
hai
veduta
?
Fa
pietà
.
-
Schifo
!
-
scattò
Nicoletta
.
-
Se
ne
dovrebbe
vergognare
!
-
L
'
amore
...
-
sospirò
Capolino
,
alzando
le
spalle
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
E
Flaminio
fors
'
anche
pensa
che
,
con
l
'
ombra
della
pazzia
della
madre
,
un
degno
partito
per
la
figlia
non
sarebbe
facile
trovarlo
.
Ha
messo
poi
in
gravissimi
imbarazzi
il
Costa
laggiù
,
tra
i
solfaraj
,
e
pensa
di
premiar
la
devozione
,
l
'
abnegazione
...
-
Quanti
pensieri
!
...
quante
dolcezze
!
...
-
disse
Nicoletta
.
-
E
io
dovrei
sguazzarci
in
mezzo
,
è
vero
?
come
un
'
ape
nel
miele
...
-
Tu
?
perché
?
-
domandò
Capolino
.
-
Ma
la
custode
della
figlia
non
sono
io
?
-
inveì
Nicoletta
.
-
Non
toccherà
a
me
allora
covar
con
gli
occhi
la
coppia
innamorata
?
assistere
alle
loro
carezze
,
ai
loro
colloquii
?
accogliere
in
seno
le
confidenze
della
timida
colombella
risanata
?
Capolino
si
strinse
nelle
spalle
,
come
per
dire
:
«
Dopo
tutto
,
che
male
?...»
.
-
Ah
,
no
,
caro
mio
!
-
riprese
con
impeto
la
moglie
.
-
Non
me
ne
importerebbe
nulla
se
,
per
il
mio
interesse
,
come
tu
dici
,
non
mi
vedessi
costretta
a
far
questa
parte
...
E
tu
dimentichi
un
'
altra
cosa
!
Che
codesto
signor
ingegnere
chiese
un
giorno
la
mia
mano
,
e
che
io
la
rifiutai
,
perché
non
mi
parve
degno
di
me
!
Bella
vendetta
,
adesso
,
per
lui
,
diventare
sotto
gli
occhi
miei
il
fidanzato
della
figlia
di
Flaminio
Salvo
!
-
Ma
questo
,
se
mai
,
di
fronte
a
te
che
l
'
hai
rifiutato
,
-
le
fece
osservar
Capolino
,
-
potrà
esser
ragione
d
'
avvilimento
per
la
figlia
di
Flaminio
Salvo
...
-
Già
!
-
esclamò
Nicoletta
,
levandosi
.
-
Perché
io
adesso
sono
la
moglie
dell
'
onorevole
deputato
Ignazio
Capolino
!
-
Che
vale
molto
di
piú
,
ti
prego
di
credere
!
-
gridò
questi
,
dando
un
pugno
sulla
tavola
e
levandosi
in
piedi
anche
lui
,
fiero
.
Nicoletta
lo
squadrò
,
calma
,
di
sotto
in
su
;
poi
disse
:
-
Uh
,
quanto
a
meriti
,
non
oserei
metterlo
in
dubbio
!
Però
...
però
io
debbo
partire
,
ecco
,
sempre
per
il
mio
interesse
,
come
tu
dici
...
Che
vuoi
?
i
meriti
,
caro
,
non
hanno
spesso
fortuna
.
-
Fa
rabbia
anche
a
me
,
-
disse
allora
Capolino
,
-
che
uno
stupido
,
un
imbecille
di
quella
fatta
debba
salire
così
,
tirato
su
dal
favore
della
sorte
,
cacciato
a
spintoni
,
come
una
bestia
bendata
e
restìa
...
Perché
egli
,
sai
?
l
'
ha
detto
a
me
:
non
vorrebbe
nulla
...
Questo
è
il
bello
.
Non
s
'
accorge
di
nulla
,
non
capisce
nulla
,
e
la
fortuna
lo
ajuta
!
Domani
,
genero
di
Flaminio
Salvo
!
-
Ah
no
!
-
scattò
Nicoletta
.
-
Questo
matrimonio
non
si
farà
!
Te
l
'
assicuro
io
:
non
-
si
-
fa
-
rà
!
Capolino
tornò
a
stringersi
nelle
spalle
e
a
socchiudere
gli
occhi
:
-
Se
Flaminio
vuole
...
come
potresti
impedirlo
?
-
Come
?
-
rispose
Nicoletta
.
-
Come
...
non
so
!
Ma
a
ogni
costo
...
ah
,
a
ogni
costo
!
puoi
esserne
certo
!
Capolino
insistette
:
-
Ma
via
,
tu
credi
che
il
Costa
sia
capace
di
sentir
la
vendetta
che
tu
dici
,
per
il
tuo
rifiuto
?
No
,
sai
!
Non
è
capace
neanche
di
questo
!
Io
l
'
ho
studiato
:
è
con
te
riguardoso
,
ossequioso
...
anzi
,
tutto
impacciato
in
tua
presenza
...
non
ci
penserà
mai
!
E
se
tu
...
se
tu
saprai
vincer
lo
sdegno
,
e
trattarlo
...
dico
,
trattarlo
con
una
certa
...
disinvoltura
cortese
...
Sotto
gli
occhi
di
Nicoletta
,
che
lo
fissavano
con
freddo
e
calmo
sprezzo
,
smorì
,
si
scompose
il
sorriso
con
cui
aveva
accompagnato
le
ultime
parole
.
-
Come
,
del
resto
,
lo
hai
trattato
finora
,
-
soggiunse
dignitosamente
.
Poi
,
cangiando
discorso
:
-
Oh
,
volevo
proporti
d
'
uscire
...
Ceneremo
fuori
...
Ti
va
?
Di
ritorno
a
casa
a
tarda
notte
,
Nicoletta
,
nel
mettersi
a
letto
,
domandò
al
marito
:
-
Non
deve
ripartire
fra
due
o
tre
giorni
l
'
ingegnere
Costa
per
la
Sicilia
?
-
Sì
,
-
rispose
Capolino
.
-
Me
l
'
ha
detto
Flaminio
stamattina
.
-
E
tu
a
Flaminio
potresti
dire
,
-
seguitò
Nicoletta
,
raccogliendosi
sotto
le
coperte
,
-
che
sono
pronta
anch
'
io
a
partire
;
ma
non
sola
.
Poiché
parte
l
'
ingegnere
...
-
Ah
,
già
!
-
esclamò
Capolino
.
-
Benissimo
!
Potresti
accompagnarti
con
lui
.
-
Buona
notte
,
caro
!
-
Buona
notte
.
Fermamente
convinto
d
'
aver
sempre
avuto
contraria
la
sorte
,
fin
dalla
nascita
,
Flaminio
Salvo
credeva
che
soltanto
con
l
'
assidua
difesa
d
'
una
volontà
sempre
vigile
e
incrollabile
,
e
opponendosi
con
atti
che
egli
stesso
stimava
duri
,
contro
tutti
coloro
che
s
'
eran
fatti
e
si
facevano
strumenti
ciechi
di
essa
,
avesse
potuto
vincerla
finora
.
Ma
l
'
avversione
della
sorte
non
potendo
su
lui
,
s
'
era
rivolta
con
ferocia
su
i
suoi
,
su
la
moglie
,
sul
figlio
:
ora
anche
,
con
quella
passione
invincibile
,
su
la
figlia
.
In
queste
sciagure
sentiva
veramente
come
una
vendetta
vile
e
crudele
;
e
questo
sentimento
non
solo
gli
toglieva
il
rimorso
di
tutto
il
male
che
sapeva
d
'
aver
commesso
,
ma
gl
'
ispirava
anzi
vergogna
di
qualche
debolezza
passeggera
,
e
quasi
lo
abilitava
a
commettere
altro
male
,
sia
per
vendicarsi
a
sua
volta
della
sorte
,
sia
per
non
essere
egli
stesso
sopraffatto
.
Non
si
poneva
neppur
lontanamente
il
dubbio
che
potesse
in
fondo
non
essere
un
male
quella
passione
della
figliuola
per
Aurelio
Costa
.
Era
per
lui
sicuramente
un
male
;
e
non
già
per
la
disparità
della
nascita
o
della
condizione
sociale
(
fisime
!
)
;
ma
perché
essa
aveva
origine
da
una
sua
debolezza
,
dalla
gratitudine
per
tanti
anni
dimostrata
al
suo
piccolo
salvatore
.
Da
un
bene
non
poteva
venirgli
altro
che
un
male
.
Domma
,
questo
,
per
lui
.
E
nessun
filosofo
avrebbe
potuto
indurlo
a
riconoscere
che
il
suo
ragionamento
,
fondato
su
un
pregiudizio
,
era
vizioso
.
La
logica
?
Che
logica
contro
l
'
esperienza
di
tutta
una
vita
?
E
poi
,
se
per
un
solo
caso
si
fosse
indotto
a
riconoscere
il
vizio
del
suo
ragionamento
,
addio
scusa
di
tutto
il
male
in
tanti
altri
casi
coscientemente
commesso
!
Ogni
qual
volta
un
negozio
,
una
faccenda
qualsiasi
accennava
fin
da
principio
di
volgergli
a
seconda
,
egli
,
anziché
rallegrarsene
,
s
'
adombrava
,
sospettava
subito
una
insidia
e
si
parava
in
difesa
.
Accolse
male
perciò
,
da
un
canto
,
la
notizia
e
la
proposta
di
Capolino
,
che
cioè
Nicoletta
era
pronta
a
partire
il
giorno
appresso
e
che
avrebbe
voluto
accompagnarsi
nel
viaggio
col
Costa
;
dall
'
altro
,
l
'
annunzio
recato
da
Ciccino
e
Lillina
che
Lando
Laurentano
,
il
quale
tutta
quella
mattina
era
stato
in
giro
con
essi
e
con
Dianella
,
sarebbe
venuto
quella
sera
stessa
a
salutarlo
.
Lo
avevano
incontrato
per
caso
,
e
quantunque
avesse
detto
loro
in
prima
d
'
esser
fortemente
irritato
per
una
certa
pubblicazione
in
un
giornale
del
mattino
,
s
'
era
poi
dimostrato
gajo
in
loro
compagnia
e
gratissimo
della
distrazione
procuratagli
.
Flaminio
Salvo
era
nella
stanza
da
studio
di
Francesco
Vella
e
dava
ad
Aurelio
Costa
le
ultime
istruzioni
circa
il
ritorno
di
questo
in
Sicilia
,
fissato
per
la
mattina
seguente
,
quando
i
due
nipoti
gli
recarono
quest
'
annunzio
,
irrompendo
rumorosamente
e
tirandosi
dietro
Dianella
.
Egli
notò
subito
nel
viso
della
figlia
un
'
alterazione
molto
diversa
dalle
solite
alla
vista
di
Aurelio
,
e
rimase
per
un
attimo
quasi
stordito
,
allorché
,
parlando
i
due
cugini
della
graziosa
affabilità
del
Laurentano
verso
di
loro
,
ella
con
voce
vibrante
,
che
non
pareva
più
la
sua
,
e
con
un
'
aria
di
sfida
,
confermò
:
-
Sì
,
gentilissimo
!
proprio
gentilissimo
!
-
Piacere
...
-
rispose
freddamente
,
guardandola
di
su
gli
occhiali
.
-
Ma
,
vi
prego
,
io
ora
qua
...
E
accennò
il
Costa
con
un
gesto
che
significava
:
«
Ho
da
pensare
a
ben
altro
per
il
momento
...
»
.
Era
vero
,
del
resto
.
Si
trattava
d
'
esporre
a
un
rischio
di
morte
quel
giovane
dabbene
,
ignaro
affatto
della
parte
,
che
stava
a
rappresentare
;
si
trattava
di
gettarlo
in
preda
alla
rabbia
d
'
un
intero
paese
affamato
e
disilluso
.
Nell
'
anima
del
Salvo
si
svolse
allora
uno
strano
giuoco
di
finzioni
coscienti
.
Il
piacere
di
quell
'
annunzio
doveva
mutarsi
in
lui
in
dispiacere
,
la
speranza
in
diffidenza
;
e
però
non
solo
non
doveva
tener
conto
di
quella
fortunata
combinazione
dell
'
incontro
del
Laurentano
e
della
buona
impressione
che
la
figlia
pareva
ne
avesse
avuto
,
ma
considerarla
anzi
come
una
vera
e
propria
contrarietà
,
nel
momento
ch
'
egli
,
per
contentare
appunto
la
figliuola
,
faceva
intravvedere
a
quel
buon
giovane
del
Costa
il
premio
della
pericolosissima
impresa
a
cui
lo
gettava
.
E
seguitò
in
quella
finzione
cosciente
,
acceso
di
stizza
contro
la
figliuola
,
la
quale
,
dopo
averlo
costretto
a
piegarsi
fino
a
tanto
,
eccola
lì
,
veniva
ora
a
fargli
intendere
,
con
aria
nuova
,
che
il
giovane
principe
Laurentano
non
le
era
punto
dispiaciuto
!
Né
s
'
arrestava
qui
il
giuoco
delle
finzioni
nell
'
anima
del
Salvo
.
Fingeva
di
non
comprendere
ancora
quell
'
aria
nuova
della
figlia
,
che
pure
aveva
già
compreso
bene
;
era
sicuro
infatti
che
Dianella
,
facendo
quella
lode
del
Laurentano
in
presenza
di
Aurelio
,
s
'
era
intesa
di
vendicarsi
di
questo
,
e
ora
di
là
certo
piangeva
e
si
straziava
in
segreto
.
La
stizza
finta
per
quel
premio
ch
'
egli
doveva
far
balenare
al
Costa
,
era
dunque
in
fondo
stizza
vera
,
tanto
che
,
per
non
avvertire
il
rimorso
di
quello
strazio
che
cagionava
alla
figlia
,
seguitò
a
fingere
di
credere
sul
serio
,
che
veramente
,
sì
,
veramente
,
se
il
Costa
fosse
riuscito
a
ridurre
a
ragione
gli
operaj
delle
zolfare
in
Sicilia
,
gli
avrebbe
dato
in
premio
Dianella
.
Intanto
,
lo
faceva
partire
il
giorno
appresso
in
compagnia
di
Nicoletta
Capolino
.
La
sera
,
fu
compìto
,
ma
con
una
certa
sostenutezza
,
verso
Lando
Laurentano
,
accolto
con
molta
festa
dai
Vella
,
specialmente
da
Ciccino
e
Lillina
.
Dianella
era
pallidissima
,
e
si
teneva
su
per
continui
sforzi
a
scatti
,
che
facevano
pena
e
paura
.
I
dolci
occhi
ora
le
s
'
accendevano
come
in
un
confuso
spavento
,
ora
le
smorivano
quasi
in
una
torba
opacità
.
Nicoletta
Capolino
,
invitata
a
tavola
dai
Vella
quell
'
ultimo
giorno
,
le
aveva
fatto
sapere
che
la
mattina
appresso
sarebbe
partita
col
Costa
;
e
adesso
,
ecco
,
era
lì
e
parlava
senza
vezzi
affettati
,
ma
con
la
vivace
disinvoltura
consueta
al
giovane
principe
di
Laurentano
della
cortesia
squisita
di
don
Ippolito
,
là
a
Colimbètra
,
nella
disgraziata
congiuntura
del
duello
del
marito
.
Questi
entrò
,
poco
dopo
,
nel
ricco
salone
insieme
con
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
che
veniva
a
licenziarsi
dai
Vella
.
Fu
per
Dianella
e
per
Nicoletta
un
momento
d
'
angosciosa
sospensione
.
Quanto
composto
e
grave
e
costernato
l
'
onorevole
Ignazio
Capolino
con
quei
funebri
occhiali
di
tartaruga
,
tanto
appariva
stordito
,
acceso
,
abbagliato
,
Aurelio
Costa
.
Gli
si
leggeva
chiaramente
in
viso
l
'
emozione
profonda
,
che
la
notizia
della
sua
prossima
partenza
con
Nicoletta
gli
aveva
suscitato
.
Non
sentiva
più
la
terra
sotto
i
piedi
;
non
riusciva
ad
articolar
parola
.
Nel
vederlo
entrare
,
Nicoletta
ne
ebbe
quasi
sgomento
:
sentì
,
senza
guardarlo
,
che
egli
la
cercava
con
gli
occhi
,
senza
più
badare
a
nessuno
.
Respirò
nel
sentirlo
poco
dopo
discutere
animatamente
col
Laurentano
su
i
moti
dei
Fasci
in
Sicilia
.
Ogni
costernazione
gli
era
svanita
,
svanita
ogni
considerazione
per
quei
solfaraj
affamati
d
'
Aragona
,
svanito
il
dispetto
per
quel
suo
disegno
d
'
un
consorzio
obbligatorio
mandato
a
monte
:
avrebbe
ora
affrontato
col
frustino
in
mano
tutti
quei
ribelli
laggiù
.
Flaminio
Salvo
,
per
prudenza
di
fronte
al
Laurentano
,
lo
richiamò
sorridendo
a
più
miti
propositi
.
-
Perché
le
diano
fuoco
alle
zolfare
?
-
gli
domandò
tutto
infervorato
il
Costa
.
-
Li
conosco
io
,
quei
bruti
!
Guaj
a
mostrare
di
temerli
!
Con
la
verga
si
riducono
a
ragione
!
Lasci
fare
a
me
...
Abbandonato
da
tutti
,
senza
neanche
la
soddisfazione
di
veder
degnato
d
'
uno
sguardo
il
mio
progetto
,
andrò
solo
,
laggiù
...
e
ci
guarderemo
in
faccia
...
Nell
'
esaltazione
,
non
avvertiva
la
stonatura
di
quella
sua
apostrofe
bellicosa
;
né
si
mortificò
affatto
nell
'
accorgersi
alla
fine
che
nessuno
gli
badava
più
,
si
lasciò
condurre
da
Capolino
nell
'
ampio
balcone
della
sala
,
mentre
Flaminio
Salvo
,
Francesco
Vella
e
Lando
Laurentano
seguitavano
a
conversare
tra
loro
pacatamente
,
e
Ciccino
prometteva
a
Nicoletta
che
presto
sarebbe
venuto
a
trovarla
a
Girgenti
,
e
donna
Rosa
e
Lillina
davano
consigli
a
Dianella
che
si
regolasse
così
e
così
,
se
voleva
presto
recuperare
la
salute
e
la
gajezza
.
Chiamato
dal
Salvo
,
Capolino
rientrò
poco
dopo
,
e
Aurelio
Costa
restò
solo
nel
balcone
.
Quanto
vi
restò
?
Guardava
le
stelle
,
guardava
come
in
un
sogno
il
chiaror
della
luna
che
si
rifletteva
su
i
vetri
di
lontane
finestre
dirimpetto
,
nella
piazza
;
stretto
da
un
'
ansia
smaniosa
e
dolce
;
senza
più
pensare
al
luogo
ove
si
trovava
;
con
una
sola
immagine
davanti
agli
occhi
,
quella
di
lei
che
ora
,
tra
poco
,
senza
dubbio
sarebbe
venuta
a
trovarlo
là
per
dirgli
:
A
domani
!
Per
sempre
!
-
A
domani
,
per
sempre
,
-
si
ripeteva
,
serrando
le
pugna
,
con
gli
occhi
socchiusi
voluttuosamente
.
Aveva
già
parlato
con
lei
la
mattina
.
S
'
erano
già
accordati
.
Tutto
,
tutto
ella
avrebbe
lasciato
,
per
seguir
lui
!
Sì
,
anche
laggiù
,
nel
pericolo
,
da
cui
egli
non
avrebbe
potuto
in
quel
momento
ritrarsi
.
Del
resto
,
per
forza
,
doveva
andar
laggiù
;
lì
era
la
sua
casa
,
lì
il
suo
lavoro
,
che
avrebbe
ora
messo
a
disposizione
di
altri
,
lasciando
il
Salvo
.
Che
gl
'
importava
?
Di
qual
premio
gli
aveva
ella
parlato
?
Un
grosso
premio
ch
'
egli
avrebbe
perduto
lasciando
il
Salvo
...
Che
gl
'
importava
?
Qual
premio
maggiore
della
felicità
che
ella
gli
avrebbe
data
,
amandolo
?
Così
farneticava
Aurelio
nel
balcone
,
in
attesa
,
tornando
a
ripetere
di
tratto
in
tratto
,
smaniosamente
:
-
A
domani
!
per
sempre
!
Nel
salone
,
intanto
,
Ignazio
Capolino
parlava
con
aria
afflitta
del
subbuglio
,
in
cui
la
pubblicazione
d
'
una
denunzia
in
un
giornale
del
mattino
aveva
messo
tutto
quel
giorno
i
corridoj
della
Camera
.
Si
trattava
delle
quarantamila
lire
,
di
cui
appariva
debitore
verso
la
Banca
Romana
Roberto
Auriti
,
(
«
notoriamente
prestanome
»
diceva
il
giornale
«
d
'
un
deputato
meridionale
molto
conosciuto
e
nelle
grazie
,
fino
a
poco
tempo
fa
,
se
non
proprio
del
Governo
,
di
qualche
membro
(
hic
et
haec
)
di
esso
»
)
.
E
quel
giornale
,
seguitando
,
parlava
delle
carte
sottratte
per
salvare
questo
deputato
meridionale
.
Ma
nella
fretta
,
all
'
ultimo
momento
,
qualche
biglietto
era
rimasto
fuori
e
caduto
in
mano
all
'
autorità
giudiziaria
,
qualche
biglietto
appunto
dell
'
Auriti
,
ora
in
ricerca
affannosa
di
quelle
quarantamila
lire
,
per
salvare
sé
e
l
'
amico
.
Capolino
diceva
che
parecchi
deputati
dell
'
Estrema
Sinistra
avrebbero
portato
la
denunzia
alla
Camera
,
e
prevedeva
imminente
l
'
arresto
dell
'
Auriti
.
Lando
Laurentano
era
su
le
spine
.
Tutto
il
pomeriggio
di
quel
giorno
aveva
cercato
d
'
appurare
donde
quella
notizia
fosse
pervenuta
al
giornale
del
mattino
:
pareva
riferita
da
qualcuno
che
fosse
stato
a
origliare
all
'
uscio
della
stanza
,
in
cui
Giulio
Auriti
aveva
implorato
ajuto
da
lui
;
e
temeva
che
questi
potesse
ora
sospettarlo
autore
della
denunzia
.
Il
Salvo
,
il
Vella
e
il
Capolino
,
notando
il
turbamento
del
giovane
principe
,
si
misero
a
compiangere
Roberto
Auriti
,
come
una
vittima
,
e
il
Salvo
lasciò
intendere
chiaramente
che
egli
sarebbe
stato
disposto
ad
approntare
quella
somma
per
salvarlo
;
ma
il
Capolino
disse
che
ormai
era
troppo
tardi
.
Non
restava
che
di
prendere
una
tazza
di
tè
,
che
Lillina
aveva
già
preparato
.
Le
prime
due
tazze
,
recate
da
Ciccino
,
erano
andate
a
donna
Rosa
e
a
Dianella
.
Nicoletta
ne
porgeva
ora
una
tazza
a
Lando
Laurentano
.
-
Latte
?
-
Sì
,
grazie
.
Poco
.
E
Dianella
,
sorbendo
la
sua
,
aspettava
che
Nicoletta
si
recasse
al
balcone
con
l
'
ultima
tazza
per
Aurelio
.
Ma
Nicoletta
,
vedendosi
spiata
,
finse
in
prima
di
dimenticarsene
,
e
tenne
la
tazza
per
sé
.
-
Uh
,
e
per
il
mio
cavaliere
?
-
esclamò
poi
,
come
sovvenendosi
all
'
improvviso
.
E
andò
al
balcone
.
Appena
Aurelio
la
vide
comparire
,
si
ritrasse
istintivamente
nell
'
ombra
quanto
più
poté
,
per
attirarla
.
Ma
ella
varcò
appena
la
soglia
del
balcone
e
,
porgendogli
la
tazza
,
disse
piano
,
rigida
:
-
Rientri
,
per
carità
:
lei
si
fa
notare
.
Non
faccia
ragazzate
!
-
Ma
mi
dica
soltanto
...
-
scongiurò
egli
.
-
Sì
,
questo
;
e
se
lo
imprima
bene
in
mente
,
-
soggiunse
lei
,
subito
:
-
che
ho
fatto
di
tutto
per
impedir
la
sua
e
la
mia
rovina
.
Non
mi
accusi
,
domani
;
perché
l
'
ha
voluta
anche
lei
.
Basta
!
E
rientrò
nel
salone
.
CAPITOLO
QUARTO
Corrado
Selmi
uscì
dalla
Camera
dei
deputati
livido
,
stravolto
,
con
un
tremor
convulso
per
tutto
il
corpo
.
Appena
su
la
piazza
,
nel
sole
,
fece
uno
sforzo
disperato
su
se
stesso
per
riaversi
,
per
riafferrare
in
sé
e
rimettere
sotto
il
suo
dominio
la
vita
che
gli
sfuggiva
in
un
tremendo
scompiglio
;
ma
restò
,
avvertendo
che
non
aveva
neanche
la
forza
di
trarre
il
respiro
,
quasi
avesse
il
petto
,
il
ventre
squarciati
.
Un
sentimento
nuovo
gli
sorse
allora
improvviso
:
la
paura
.
Non
degli
altri
;
ma
di
sé
.
Or
ora
gli
altri
li
aveva
sfidati
e
assaliti
,
nell
'
aula
del
Parlamento
,
con
estrema
violenza
.
Ancora
ne
tremava
tutto
.
Nessuno
,
là
,
aveva
osato
fiatare
.
Ma
quel
silenzio
...
ah
,
quel
silenzio
era
stato
per
lui
peggiore
di
ogni
invettiva
,
d
'
ogni
tumultuoso
insorgere
di
tutta
l
'
assemblea
.
Quel
silenzio
lo
aveva
ucciso
.
Aveva
ancora
negli
orecchi
il
suono
dei
suoi
passi
nell
'
uscire
dall
'
aula
.
Nel
silenzio
formidabile
,
quei
passi
avevano
sonato
come
colpi
di
martello
su
una
cassa
da
morto
.
Sentiva
una
grande
arsione
;
e
le
gambe
,
come
...
come
se
gli
si
fossero
stroncate
sotto
.
Schiacciato
dall
'
accusa
,
aveva
voluto
rilevarsene
con
tutto
l
'
impeto
delle
energie
vitali
,
ancora
possenti
in
lui
;
ma
appena
aveva
finito
di
parlare
,
quel
silenzio
.
Nessun
dubbio
che
l
'
assemblea
,
subito
dopo
la
sua
uscita
dall
'
aula
,
avesse
votato
l
'
autorizzazione
a
procedere
contro
di
lui
.
Eppure
tutti
lo
sapevano
povero
;
sapevano
che
il
denaro
preso
alle
banche
non
poteva
essere
rinfacciato
a
lui
come
a
tanti
altri
.
Dall
'
avere
affrontato
la
morte
,
quando
più
bella
suol
essere
per
tutti
la
vita
,
non
gli
veniva
il
diritto
di
vivere
?
Nella
losca
complicazione
di
tante
oblique
vicende
la
semplicità
di
questo
diritto
appariva
quasi
ingenua
e
tale
,
che
tutti
,
ridendo
,
dovessero
negarglielo
.
Morto
;
non
solo
,
ma
anche
svergognato
lo
volevano
!
Doveva
morire
allora
,
e
sarebbe
stato
un
eroe
per
tutti
questi
vivi
d
'
oggi
che
gli
rinfacciavano
come
un
delitto
l
'
aver
vissuto
.
Ma
non
tanto
l
'
accusa
,
in
fondo
,
gli
sembrava
ingiusta
,
quanto
ingiusti
gli
accusatori
;
e
,
più
che
ingiusti
,
ingrati
e
vili
:
vili
perché
,
dopo
aver
per
tanti
anni
compreso
che
egli
aveva
pure
questo
diritto
di
vivere
,
si
levavano
ora
a
dimostrargliene
con
ischerno
l
'
ingenuità
;
dopo
aver
per
tanti
anni
compreso
il
suo
bisogno
,
si
levavano
ora
a
rinfacciarglielo
come
un
'
onta
.
Né
si
sarebbero
arrestati
qui
!
Ora
,
il
processo
,
la
condanna
,
il
carcere
.
Corrado
Selmi
rise
,
e
avvertì
ancora
lo
sforzo
che
gli
costava
lo
scomporre
la
truce
espressione
del
volto
in
quel
riso
orribile
.
Il
sorriso
schietto
e
lieve
,
che
aveva
accompagnato
sempre
tutti
gli
atti
della
sua
vita
,
anche
i
più
gravi
e
i
più
rischiosi
,
s
'
era
tramutato
in
quella
triste
smorfia
dura
e
amara
?
Ebbe
di
nuovo
paura
di
sé
:
paura
di
assumere
coscienza
precisa
di
un
certo
che
oscuro
e
orrendo
che
gli
s
'
era
cacciato
all
'
improvviso
nel
fondo
dell
'
essere
e
glielo
scompaginava
,
dandogli
quell
'
impressione
d
'
esser
come
squarciato
dentro
,
irrimediabilmente
.
E
per
ricomporre
comunque
la
compagine
del
suo
essere
,
per
vincere
il
ribrezzo
e
l
'
orrore
di
quell
'
impressione
,
si
guardò
attorno
,
quasi
chiedendo
sostegno
e
conforto
ai
noti
aspetti
delle
cose
.
Gli
parvero
anche
questi
cangiati
e
come
evanescenti
.
Sentì
con
terrore
che
non
gli
era
più
possibile
ristabilire
una
relazione
qual
si
fosse
tra
sé
e
tutto
ciò
che
lo
circondava
.
Sì
,
poteva
guardare
;
ma
che
vedeva
?
poteva
parlare
;
ma
che
dire
?
poteva
muoversi
;
ma
dove
andare
?
Parlò
,
tanto
per
udire
il
suono
della
sua
voce
,
e
gli
parve
anch
'
esso
cangiato
.
Disse
:
-
Che
faccio
?
Sapeva
bene
quel
che
gli
restava
da
fare
.
Ma
nello
schiacciar
con
la
lingua
contro
il
palato
le
due
c
di
faccio
,
non
avvertì
altro
che
l
'
annodatura
della
lingua
e
l
'
amarezza
aspra
della
bocca
;
e
rimase
col
viso
disgustato
e
arcigno
.
-
No
,
-
soggiunse
.
-
Prima
...
che
altro
?
Qualunque
altra
cosa
gli
apparve
inutile
,
vana
.
Poteva
soltanto
,
ancor
per
poco
,
per
passarsi
la
voglia
e
darsi
così
fuor
fuori
uno
sfogo
,
dire
e
fare
sciocchezze
.
Pensare
seriamente
,
agire
seriamente
non
avrebbe
potuto
se
non
a
costo
di
cedere
al
proposito
oscuro
e
violento
che
stava
a
distruggergli
dentro
tutti
gli
elementi
della
vita
.
Baloccarsi
poteva
coi
frantumi
di
essa
che
dal
tumulto
interno
balzavano
a
galla
della
sua
coscienza
squarciata
:
baloccarsi
un
poco
...
Sì
,
in
casa
di
Roberto
Auriti
!
Doveva
vederlo
,
dirgli
che
per
lui
,
per
coprirlo
,
si
era
messo
da
sé
sotto
accusa
.
Ecco
che
aveva
ancora
dove
andare
.
Chiamò
una
vettura
,
per
non
avvertire
il
tremore
e
la
debolezza
delle
gambe
,
e
diede
al
vetturino
l
'
indirizzo
:
via
delle
Colonnette
.
Appena
montato
,
se
ne
pentì
,
prevedendo
,
in
compenso
di
quanto
aveva
fatto
,
una
scenata
.
Ma
no
:
a
ogni
costo
avrebbe
saputo
impedirla
.
Più
che
doveroso
,
il
suo
atto
gli
appariva
generoso
verso
Roberto
Auriti
.
E
,
in
quel
momento
,
non
poteva
sentir
che
disprezzo
della
sua
stessa
generosità
.
S
'
era
spogliato
d
'
ogni
prestigio
,
d
'
ogni
prerogativa
,
per
subir
la
stessa
sorte
d
'
uno
sconfitto
,
che
delle
sue
doti
,
dei
suoi
meriti
non
aveva
saputo
avvalersi
per
farsi
uno
stato
,
per
imporsi
,
come
avrebbe
potuto
,
alla
considerazione
altrui
.
Non
pietà
,
ma
dispetto
,
poteva
ispirare
Roberto
Auriti
.
Che
se
pure
egli
,
navigando
alla
ventura
,
lo
aveva
gittato
con
sé
in
quei
frangenti
,
non
meritava
certo
quel
naufrago
che
Corrado
Selmi
,
già
quasi
scampato
,
si
ributtasse
in
mare
per
perire
con
lui
:
non
lo
meritava
,
perché
non
aveva
saputo
mai
vivere
,
quell
'
uomo
,
mai
disimpacciarsi
da
ostacoli
anche
lievi
:
era
già
per
se
stesso
un
annegato
,
a
cui
tante
e
tante
volte
egli
aveva
gettato
una
corda
per
ajutarlo
a
trarsi
in
salvo
.
L
'
unica
volta
che
quest
'
uomo
s
'
era
messo
a
dar
lui
ajuto
,
ecco
,
con
la
stessa
mano
che
gli
aveva
teso
,
lo
tirava
con
sé
nel
baratro
,
giù
,
giù
,
costringendolo
a
rinunziare
al
salvataggio
altrui
.
E
quel
suo
fratello
corso
in
Sicilia
per
salvare
entrambi
:
ma
sì
!
tutti
dovevano
stare
ad
aspettare
che
andasse
e
ritornasse
col
denaro
!
a
comodo
!
senza
fretta
!
e
dopo
avere
svelato
tutto
a
Lando
Laurentano
!
imbecille
!
Ecco
:
per
questo
solo
fatto
,
egli
avrebbe
potuto
fare
a
meno
d
'
esporsi
per
coprire
un
inetto
.
Ma
ormai
...
Arrivato
in
via
delle
Colonnette
,
salendo
la
scala
semibuja
,
incontrò
Olindo
Passalacqua
che
scendeva
gli
scalini
a
quattro
a
quattro
.
-
Ah
!
giusto
lei
,
onorevole
!
Correvo
in
cerca
di
lei
...
Dica
,
che
c
'
è
?
che
c
'
è
?
-
Vento
,
-
rispose
Corrado
Selmi
,
placidamente
.
Olindo
Passalacqua
restò
come
un
ceppo
.
-
Vento
?
Che
dice
?
Quella
denunzia
infame
?
Ma
come
?
chi
è
stato
?
roba
da
sputargli
in
faccia
!
Andate
a
far
l
'
Italia
per
questa
canaglia
!
Corrado
Selmi
gli
prese
il
mento
fra
due
dita
:
-
Bravo
,
Olindo
!
Nobili
sensi
,
invero
...
Su
,
andiamo
!
-
Aspetti
,
onorevole
,
-
pregò
il
Passalacqua
,
trattenendolo
.
-
La
prevengo
!
Nanna
mia
non
sa
ancora
nulla
.
Non
sapevamo
nulla
neanche
noi
.
Per
combinazione
a
mio
cognato
Pilade
càpita
tra
le
mani
il
giornale
di
due
giorni
fa
...
apre
e
vede
...
ce
lo
manda
su
,
segnato
...
Roberto
stava
ad
annaffiare
i
fiori
in
terrazzo
...
legge
,
casca
dalle
nuvole
...
Ma
ci
si
crede
?
un
uomo
,
un
uomo
come
lui
,
non
leggere
i
giornali
,
in
un
momento
come
questo
?
Capisce
?
come
quell
'
uccello
...
qual
è
?
che
caccia
la
testa
nella
rena
...
E
gliene
compro
tre
,
sa
?
ogni
sera
:
tre
giornali
!
Ne
leggesse
uno
!
Appena
lo
apre
,
si
mette
a
pisolare
;
e
poi
dice
che
li
ha
letti
tutti
e
tre
e
che
dorme
poco
!
-
Lo
struzzo
,
-
disse
Corrado
Selmi
.
-
Permetti
?
E
alzò
le
mani
per
aggiustare
sotto
la
gola
a
Olindo
Passalacqua
la
cravatta
rossa
sgargiante
,
annodata
a
farfalla
.
-
Lo
struzzo
,
-
ripeté
.
-
Quell
'
uccello
che
dicevi
...
Così
va
bene
!
Olindo
Passalacqua
restò
di
nuovo
a
bocca
aperta
.
-
Grazie
,
-
disse
.
-
Ma
dunque
...
dunque
possiamo
star
tranquilli
?
Corrado
Selmi
lo
guardò
negli
occhi
,
serio
;
gli
posò
le
mani
sugli
omeri
,
e
:
-
Non
sei
censore
tu
?
-
gli
domandò
.
-
Censore
...
già
,
-
rispose
perplesso
,
quasi
non
ne
fosse
ben
sicuro
,
il
Passalacqua
.
-
E
dunque
lascia
crollare
il
mondo
!
-
esclamò
il
Selmi
con
un
gesto
di
noncuranza
sdegnosa
.
-
Censore
,
te
ne
impipi
.
Su
,
su
,
vieni
su
con
me
.
Trovarono
Roberto
abbattuto
su
una
poltrona
,
con
la
faccia
rivolta
al
soffitto
,
le
braccia
abbandonate
,
l
'
annaffiatojo
accanto
.
Appena
vide
il
Selmi
,
fece
per
balzare
in
piedi
,
e
,
arrangolando
in
una
irrompente
convulsione
,
andò
a
buttarglisi
sul
petto
.
-
Per
carità
!
per
carità
!
-
scongiurò
Olindo
Passalacqua
,
correndo
a
chiudere
l
'
uscio
e
accennando
con
le
mani
di
far
piano
,
che
Nanna
non
sentisse
di
là
.
Attraverso
l
'
uscio
chiuso
,
all
'
arrangolìo
di
Roberto
sul
petto
di
Corrado
Selmi
rispondeva
di
là
il
vocalizzo
miagolante
di
una
studentessa
di
canto
.
Corrado
Selmi
,
gravato
dal
peso
di
Roberto
,
stette
un
po
'
a
guardare
i
cenni
del
Passalacqua
,
che
seguitava
a
implorar
carità
per
il
cuore
malato
della
sua
povera
moglie
,
carità
per
Roberto
così
perduto
,
carità
per
la
casa
che
sarebbe
andata
a
soqquadro
;
e
scattò
alla
fine
,
scrollandosi
,
in
una
risata
pazzesca
:
-
Ma
da
'
qui
!
-
disse
,
ghermendo
l
'
annaffiatojo
e
avviandosi
di
furia
al
terrazzo
.
-
Ma
che
facciamo
sul
serio
?
Annaffiavi
?
E
seguitiamo
ad
annaffiare
!
Qua
...
qua
...
così
!
così
!
Pioggia
,
Olindo
!
pioggia
!
pioggia
!
E
una
vera
pioggia
furiosa
si
rovesciò
dalla
mela
dell
'
annaffiatojo
addosso
a
Olindo
Passalacqua
,
che
prese
a
fuggire
per
il
terrazzo
,
gridando
e
riparandosi
con
le
mani
la
testa
,
inseguito
dal
Selmi
che
seguitava
a
ridere
,
dicendo
:
-
Io
passo
l
'
acqua
,
tu
passi
l
'
acqua
,
egli
passa
l
'
acqua
,
tutti
passiamo
l
'
acqua
!
-
Oh
Dio
!
per
carità
...
no
!
caro
...
nòooo
...
ma
che
fa
?
basta
...
per
carità
...
non
è
scherzo
!
basta
...
uuuh
...
basta
!
...
Alle
grida
,
sopravvennero
Nanna
,
la
studentessa
di
canto
,
Antonio
Del
Re
e
Celsina
.
Subito
Corrado
Selmi
,
ansante
,
corse
a
stringere
la
mano
alla
signora
Lalla
che
rideva
,
guardando
il
marito
che
si
scrollava
come
un
pulcino
bagnato
.
Ridevano
anche
le
due
giovinette
.
-
La
pianta
,
Nanna
mia
,
-
gridò
il
Selmi
,
-
quale
è
la
pianta
più
utile
?
Il
riso
!
Coltiviamo
il
riso
e
annacquiamo
Olindo
che
fa
ridere
!
-
Ma
io
piango
,
invece
...
-
gemette
il
Passalacqua
.
-
E
appunto
perché
piangi
,
fai
ridere
!
-
ribatté
il
Selmi
.
-
Chi
fa
ridere
,
invece
...
-
borbottò
Antonio
Del
Re
,
serrando
le
pugna
.
-
Fa
piangere
,
è
vero
?
-
compì
la
frase
il
Selmi
.
-
Bravo
,
giovanotto
!
Sempre
serio
!
Tu
le
tue
sciocchezze
le
farai
sempre
sode
,
bene
azzampate
e
con
tanto
di
grugno
.
Noi
,
le
nostre
...
qua
,
censore
...
ballando
,
ballando
...
Su
,
di
là
,
Nanna
,
di
là
...
al
pianoforte
!
Lei
suona
,
e
noi
balliamo
!
Roberto
si
metterà
i
calzoncini
con
lo
spacco
di
dietro
e
la
falda
della
camicina
fuori
;
prenderà
la
sciaboletta
e
il
cavalluccio
di
legno
,
quelli
con
cui
giocò
alla
guerra
,
al
Sessanta
;
gli
faremo
l
'
elmo
di
carta
,
e
si
metterà
a
girare
attorno
...
arri
!
...
arri
!
...
mentre
io
e
Olindo
balleremo
al
suono
dell
'
inno
di
Garibaldi
...
Va
'
fuori
d
'
Italia
...
Va
'
fuori
d
'
Italia
...
Va
'
fuori
d
'
talia
...
Va
'
fuori
,
o
stranier
!
Non
aveva
finito
l
'
ultima
battuta
,
che
su
la
soglia
del
terrazzo
si
presentò
,
con
gli
occhi
ilari
e
lagrimosi
,
raggiante
di
commossa
beatitudine
,
Mauro
Mortara
,
con
le
medaglie
sul
petto
e
lo
zainetto
dietro
le
spalle
.
Appena
lo
vide
,
Corrado
Selmi
fece
un
gesto
d
'
orrore
e
scappò
via
per
l
'
altro
finestrone
che
dava
sul
terrazzo
,
gridando
:
-
Ah
perdio
,
no
!
Questo
poi
è
troppo
!
Roberto
Auriti
gli
corse
dietro
per
trattenerlo
:
-
Corrado
!
Corrado
!
Mauro
Mortara
,
a
quella
fuga
,
restò
come
smarrito
davanti
allo
stupore
della
signora
Lalla
,
del
Passalacqua
e
della
studentessa
di
canto
,
alla
meraviglia
sorridente
di
Celsina
e
a
quella
ingrugnita
di
Antonio
Del
Re
.
-
Vengo
,
se
non
c
'
è
offesa
,
-
disse
,
-
a
salutare
don
Roberto
.
Parto
domani
.
-
Ma
chi
siete
?
-
gli
domandò
la
signora
Lalla
,
come
se
avesse
davanti
un
abitante
della
luna
,
piovuto
dal
cielo
.
-
Sono
...
-
prese
a
rispondere
Mauro
Mortara
;
ma
s
'
interruppe
riconoscendo
Antonio
Del
Re
.
-
Non
siete
il
nipote
di
donna
Caterina
,
voi
?
E
,
pronunziando
questo
nome
,
si
levò
il
cappello
.
-
Diteglielo
voi
,
-
soggiunse
,
-
chi
sono
io
.
Sono
venuto
due
altre
volte
;
non
mi
hanno
fatto
salire
,
perché
don
Roberto
non
era
in
casa
.
Il
Passalacqua
,
tutto
bagnato
,
gli
s
'
accostò
,
gli
sbirciò
le
medaglie
sul
petto
,
e
:
-
Patriota
siciliano
?
-
domandò
.
-
Ai
patrioti
siciliani
,
perdio
,
statue
d
'
oro
!
sta
...
statu
...
statue
...
Uno
starnuto
,
tardo
a
scoppiare
,
lo
tenne
un
tratto
a
bocca
aperta
,
le
nari
frementi
,
le
mani
tese
come
a
pararlo
;
finalmente
scoppiò
e
:
-
D
'
oro
!
-
ripeté
il
Passalacqua
.
-
Mannaggia
il
Selmi
che
m
'
ha
fatto
raffreddare
!
Ma
perché
è
scappato
?
Che
è
pazzo
?
...
Guardate
come
mi
...
mi
ha
...
ma
dove
è
andato
?
-
Roberto
!
-
strillò
a
questo
punto
la
signora
Lalla
,
accorrendo
dal
terrazzo
nella
stanza
,
attraverso
la
quale
il
Selmi
era
poc
'
anzi
fuggito
.
Rientrarono
tutti
,
spaventati
,
dietro
a
lei
.
Un
estraneo
,
col
cappello
in
mano
e
gli
occhi
bassi
,
stava
rigido
su
la
soglia
di
quella
camera
,
mentre
Roberto
,
col
viso
terreo
,
chiazzato
qua
e
là
,
si
guardava
attorno
,
convulso
,
indeciso
.
Al
grido
di
lei
,
protese
le
mani
,
ma
come
per
impedire
il
prorompere
della
sua
più
che
dell
'
altrui
commozione
.
-
Vi
prego
,
vi
prego
,
-
disse
,
-
senza
chiasso
...
Nulla
...
Una
...
una
chiamata
in
questura
...
-
Lo
arrestano
!
-
fischiò
allora
tra
i
denti
Antonio
Del
Re
,
col
volto
scontraffatto
e
tutto
vibrante
.
Nanna
cacciò
uno
strillo
e
cadde
in
convulsione
tra
le
braccia
del
marito
.
-
Lo
arrestano
?
-
domandò
Mauro
Mortara
,
facendosi
innanzi
,
mentre
Roberto
Auriti
cercava
nella
camera
gli
abiti
da
indossare
e
con
le
mani
accennava
a
tutti
di
non
gridare
,
di
non
far
confusione
.
-
Come
?
-
seguitò
Mauro
,
guardando
Antonio
Del
Re
.
Non
ottenendo
risposta
da
nessuno
,
andò
incontro
a
quell
'
estraneo
e
,
levando
un
braccio
,
lo
apostrofò
:
-
Voi
!
voi
siete
venuto
qua
ad
arrestare
don
Roberto
Auriti
?
-
Mauro
!
-
lo
interruppe
questi
.
-
Per
carità
,
Mauro
...
lascia
!
-
Ma
come
?
-
ripeté
Mauro
Mortara
,
rivolgendosi
a
Roberto
.
-
Arrestano
voi
?
Perché
?
Roberto
accorse
a
dare
una
mano
al
Passalacqua
,
alla
studentessa
di
canto
,
a
Celsina
,
che
non
riuscivano
a
sorreggere
la
signora
Lalla
,
la
quale
si
dibatteva
e
si
scontorceva
,
tra
urli
,
singhiozzi
,
gemiti
e
risa
convulse
.
-
Di
là
,
per
carità
,
di
là
,
portatela
di
là
!
-
scongiurò
.
Ma
non
fu
possibile
.
Il
Passalacqua
,
invece
di
avvalersi
dell
'
ajuto
di
Roberto
,
pensò
bene
di
buttargli
le
braccia
al
collo
,
rompendo
in
singhiozzi
ed
esclamando
:
-
Cireneo
!
Cireneo
!
Cireneo
!
Roberto
si
divincolò
,
quasi
con
schifo
,
e
si
turò
gli
orecchi
,
mentre
il
Passalacqua
,
rivolto
a
Mauro
Mortara
,
seguitava
:
-
Patriota
,
vedete
?
così
l
'
Italia
compensa
i
suoi
martiri
!
così
!
-
Il
figlio
di
Stefano
Auriti
!
-
diceva
tra
sé
Mauro
Mortara
,
con
gli
occhi
sbarrati
,
battendosi
una
mano
sul
petto
.
-
Il
figlio
di
donna
Caterina
Laurentano
!
...
E
dovevo
veder
questo
a
Roma
?
Ma
che
avete
fatto
?
-
corse
a
domandare
a
Roberto
,
afferrandolo
per
le
braccia
e
scotendolo
.
-
Ditemi
che
siete
sempre
lo
stesso
!
Sì
?
E
allora
...
Si
afferrò
con
una
mano
le
medaglie
sul
petto
;
se
le
strappò
;
le
scagliò
a
terra
;
vi
andò
sopra
col
piede
e
le
calpestò
;
poi
,
rivolgendosi
al
delegato
:
-
Ditelo
al
vostro
Governo
!
-
gridò
.
-
Ditegli
che
un
vecchio
campagnuolo
,
venuto
a
veder
Roma
con
le
sue
medaglie
garibaldine
,
vedendo
arrestare
il
figlio
d
'
un
eroe
che
gli
morì
tra
le
braccia
nella
battaglia
di
Milazzo
,
si
strappò
dal
petto
le
medaglie
e
le
calpestò
!
così
!
Tornò
a
Roberto
,
lo
abbracciò
,
e
sentendolo
singhiozzare
su
la
sua
spalla
:
-
Figlio
mio
!
figlio
mio
!
-
si
mise
a
dirgli
,
battendogli
dietro
una
mano
.
A
questo
punto
,
Antonio
Del
Re
scappò
via
dalla
camera
mugolando
e
rovesciando
nella
furia
una
seggiola
.
Celsina
,
che
lo
spiava
,
gli
corse
dietro
,
sgomenta
,
chiamandolo
per
nome
.
Mauro
Mortara
si
voltò
felinamente
,
come
se
a
quell
'
uscita
precipitosa
gli
fosse
balenato
in
mente
che
si
volesse
impedire
comunque
l
'
arresto
;
e
si
mostrò
pronto
a
qualunque
violenza
.
Sciolto
dall
'
abbraccio
di
lui
,
Roberto
Auriti
si
fece
innanzi
al
delegato
:
-
Eccomi
.
-
No
!
-
gridò
Mauro
,
riafferrandolo
per
un
braccio
.
-
Don
Roberto
!
Così
vi
consegnate
?
-
Ti
prego
,
lasciami
...
-
disse
Roberto
Auriti
;
e
,
rivolgendosi
al
delegato
:
-
Lei
scusi
...
Con
la
mano
chiamò
Nanna
,
che
fiatava
ora
a
stento
,
con
ambo
le
mani
sul
cuore
,
e
la
baciò
in
fronte
,
dicendole
:
-
Coraggio
...
-
E
che
dirò
a
vostra
madre
?
-
esclamò
allora
Mauro
agitando
in
aria
le
mani
.
Roberto
Auriti
si
gonfiò
,
si
portò
le
mani
sul
volto
per
far
argine
all
'
impeto
della
commozione
e
andò
via
,
seguito
dal
delegato
,
mentre
la
signora
Lalla
,
sostenuta
dal
marito
e
dalla
studentessa
di
canto
,
riprendeva
più
a
gemere
che
a
gridare
:
-
Roberto
!
Roberto
!
Roberto
!
Mauro
Mortara
restò
a
guatare
,
come
annichilito
.
Quando
il
Passalacqua
lo
ragguagliò
di
tutto
,
e
,
fresco
della
recente
lettura
del
giornale
,
gli
espose
tutta
la
miseria
e
la
vergogna
del
momento
:
-
Questa
,
-
disse
,
-
questa
è
l
'
Italia
?
E
,
nel
crollo
del
suo
gran
sogno
,
non
pensò
più
a
Roberto
Auriti
,
all
'
arresto
di
lui
,
non
sentì
,
non
vide
più
nulla
.
Le
sue
medaglie
rimasero
lì
per
terra
,
calpestate
.
Uscendo
dalla
casa
di
Roberto
,
Corrado
Selmi
s
'
imbatté
per
le
scale
nel
delegato
e
nelle
guardie
che
salivano
ad
arrestar
l
'
innocente
.
Si
fermò
un
istante
,
indeciso
;
ma
subito
si
sentì
occupare
il
cervello
da
una
densa
oscurità
,
e
in
quella
tenebra
d
'
ira
e
d
'
angoscia
udì
una
voce
che
dal
fondo
della
coscienza
lo
ammoniva
ch
'
egli
non
poteva
in
alcun
modo
sul
momento
impedire
quell
'
atroce
ingiustizia
.
Seguitò
a
scendere
la
scala
;
rimontò
in
vettura
e
provò
quasi
stupore
alla
domanda
del
vetturino
,
ove
dovesse
condurlo
.
Ma
a
casa
;
c
'
era
bisogno
di
dirlo
?
dove
poteva
più
andare
?
che
più
gli
restava
da
fare
?
-
Via
San
Niccolò
da
Tolentino
.
E
,
come
se
già
vi
fosse
,
si
vide
per
le
scale
della
sua
casa
:
ecco
,
entrava
in
camera
;
si
recava
all
'
angolo
,
ov
'
era
uno
stipetto
a
muro
,
di
lacca
verde
;
lo
apriva
;
ne
traeva
una
boccetta
,
e
...
Istintivamente
,
s
'
era
cacciata
una
mano
nel
taschino
del
panciotto
,
ov
'
era
la
chiave
di
quello
stipetto
.
Cosa
strana
:
pensava
ora
allo
specchio
,
a
un
piccolo
specchio
ovale
,
appeso
accanto
a
quello
stipetto
,
al
quale
egli
non
avrebbe
dovuto
volger
lo
sguardo
,
per
non
vedersi
.
Ma
pure
,
ecco
,
si
vedeva
:
sì
,
in
quello
specchio
,
con
la
boccetta
in
mano
:
vedeva
l
'
espressione
dei
suoi
occhi
,
ridente
,
quasi
non
credessero
ch
'
egli
avrebbe
fatto
quella
cosa
.
No
!
Prima
doveva
scrivere
e
suggellare
una
dichiarazione
per
l
'
Auriti
:
poche
righe
,
esplicite
.
Non
meritavano
gli
accusatori
un
suo
ultimo
sfogo
.
Due
righe
soltanto
,
per
salvar
l
'
amico
,
già
in
carcere
.
I
nemici
...
-
ma
quali
?
quanti
erano
?
Tutti
!
Possibile
?
Tutti
gli
amici
di
jeri
.
Tutti
e
nessuno
,
a
prenderli
a
uno
a
uno
.
Ché
nulla
egli
aveva
fatto
a
nessuno
di
loro
perché
le
liete
accoglienze
di
jeri
si
convertissero
così
d
'
un
tratto
in
tanta
alienazione
d
'
animi
,
in
tanta
ostilità
.
Ma
era
il
momento
,
la
furia
cieca
del
momento
,
che
s
'
abbatteva
su
lui
,
che
in
lui
trovava
la
preda
,
e
lo
abbrancava
,
ecco
,
e
lo
sbranava
in
un
attimo
.
Ah
come
andava
lenta
quella
vettura
!
Parve
a
Corrado
Selmi
ch
'
essa
gli
prolungasse
con
feroce
dispetto
l
'
agonia
.
-
Non
sono
in
casa
per
nessuno
,
-
disse
a
Pietro
,
il
vecchio
servo
che
stava
da
tanti
anni
con
lui
.
E
il
primo
suo
moto
,
entrando
in
camera
,
fu
verso
quello
stipetto
.
Si
trattenne
.
Pensò
alla
dichiarazione
da
scrivere
.
Ma
pur
volle
prendere
prima
la
boccetta
e
,
senza
guardarla
,
la
recò
con
sé
alla
scrivania
dello
studio
.
Restò
un
pezzo
lì
in
piedi
,
come
sospeso
in
cerca
di
qualche
cosa
che
s
'
era
proposto
di
fare
e
a
cui
non
pensava
più
.
Istintivamente
,
pian
piano
,
rientrò
nella
camera
;
gli
occhi
gli
andarono
al
piccolo
specchio
ovale
,
appeso
alla
parete
presso
lo
stipetto
.
Aveva
dimenticato
di
guardarsi
lì
.
Scrollò
le
spalle
e
tornò
indietro
,
alla
scrivania
;
sedette
;
trasse
dalla
cartella
un
foglio
e
una
busta
;
guardò
se
su
la
scrivania
ci
fosse
il
cannello
di
ceralacca
e
il
sigillo
;
si
alzò
di
nuovo
e
rientrò
nella
camera
per
prendere
dal
tavolino
da
notte
la
bugia
con
la
candela
.
La
dichíarazione
gli
venne
men
breve
di
quanto
aveva
divisato
,
poiché
a
maggior
salvaguardia
dell
'
innocenza
dell
'
Auriti
pensò
di
chiamare
in
testimonio
lo
stesso
governatore
della
banca
,
già
anche
lui
tratto
in
arresto
,
col
quale
,
prima
di
contrarre
sott
'
altro
nome
quel
debito
,
si
era
segretamente
accordato
.
Finito
di
scrivere
,
guardò
su
la
scrivania
la
boccetta
,
e
sentì
mancarsi
a
un
tratto
la
voglia
di
rileggere
quanto
aveva
scritto
.
Gli
parvero
enormi
tutte
le
piccole
cose
che
gli
restavano
ancora
da
fare
:
piegare
in
quattro
quel
foglio
,
chiuderlo
nella
busta
;
accendere
la
candela
;
bruciarvi
il
cannello
di
ceralacca
;
apporre
i
sigilli
...
si
diede
a
far
tutto
con
esasperazione
.
Ansava
;
le
dita
,
senza
più
tatto
,
gli
ballavano
.
Stava
per
chiudere
la
busta
,
quando
giù
dalla
via
scattò
stridulo
,
sguajato
,
il
suono
d
'
un
organetto
.
Parve
al
Selmi
che
quel
suono
,
in
quel
punto
,
gli
spaccasse
il
cranio
:
si
turò
gli
orecchi
,
balzò
in
piedi
,
contrasse
tutto
il
volto
come
per
uno
strazio
insopportabile
,
fu
per
avventarsi
alla
finestra
a
scagliare
ingiurie
a
quel
sonatore
ambulante
.
Ah
no
perdio
!
così
,
no
!
al
suono
d
'
una
canzonetta
napoletana
,
no
no
,
no
.
Si
sentì
avvilito
da
tutta
quella
furia
.
O
che
era
un
ladro
davvero
?
Piano
,
piano
,
senza
tremor
di
mani
,
senza
quell
'
aridezza
in
bocca
;
dopo
aver
sedato
i
nervi
,
e
sorridente
,
egli
doveva
uccidersi
,
come
a
lui
si
conveniva
.
Prese
la
busta
con
la
dichiarazione
e
la
cacciò
dentro
la
cartella
;
si
pose
in
tasca
la
boccetta
del
veleno
.
Voleva
uscir
di
nuovo
per
un
'
ultima
passeggiata
,
per
salutar
la
vita
,
scevro
ormai
d
'
ogni
cura
,
esente
d
'
ogni
peso
,
libero
d
'
ogni
passione
,
con
occhi
limpidi
e
animo
sereno
;
salutar
la
vita
,
col
suo
lieve
antico
sorriso
;
bearsi
per
l
'
ultima
volta
delle
cose
che
restavano
,
liete
in
quel
giorno
di
sole
,
ignare
in
mezzo
al
torbido
fluttuare
di
tante
vicende
che
presto
il
tempo
avrebbe
travolte
con
sé
.
Ridiscese
in
istrada
,
fe
'
cenno
a
un
vetturino
d
'
accostarsi
e
si
fece
condurre
al
Gianicolo
.
Dapprima
,
come
in
preda
a
quello
stordimento
rombante
cagionato
da
un
improvviso
otturarsi
degli
orecchi
,
non
poté
avvertire
,
né
vedere
,
né
pensar
nulla
;
solo
quando
passò
con
la
vettura
per
la
via
della
Lungara
,
innanzi
le
carceri
di
Regina
Coeli
,
pensò
che
forse
a
quell
'
ora
Roberto
Auriti
vi
era
rinchiuso
;
ma
non
volle
affliggersene
più
.
Tra
poco
,
con
quella
sua
dichiarazione
,
ne
sarebbe
uscito
,
per
seguitare
la
sua
incerta
e
penosa
esistenza
tra
quella
sua
signora
Lalla
e
il
Passalacqua
e
il
Bonomè
,
mentre
egli
,
invece
-
ah
!
si
sarebbe
liberato
!
Giunto
in
cima
al
colle
,
gli
parve
davvero
una
liberazione
quell
'
altezza
,
da
cui
poté
contemplare
Roma
luminosa
nel
sole
,
sotto
l
'
azzurro
intenso
del
cielo
;
liberazione
da
tutte
le
piccole
miserie
acerbe
che
laggiù
lo
avevano
offeso
e
soffocato
,
dall
'
urto
di
tutte
le
meschine
volgarità
quotidiane
;
dalle
fastidiose
risse
dei
piccoli
uomini
che
volevano
contendergli
il
passo
e
il
respiro
.
Si
sentì
lassù
libero
e
solo
,
libero
e
sereno
,
sopra
tutti
gli
odii
,
sopra
tutte
le
passioni
,
sopra
e
oltre
il
tempo
,
inalzato
,
assunto
a
quella
altezza
dal
suo
grande
amore
per
la
vita
ch
'
egli
difendeva
,
uccidendosi
.
E
in
esso
e
con
esso
si
sentì
puro
,
in
un
attimo
,
per
sempre
.
Nell
'
eternità
di
quell
'
attimo
si
cancellarono
,
sparvero
assolte
le
sue
debolezze
,
i
suoi
trascorsi
,
le
sue
colpe
,
già
che
egli
era
pure
stato
un
uomo
e
soggetto
a
contrarie
necessità
.
Ora
,
con
la
morte
,
le
avrebbe
vinte
tutte
.
Restava
solo
,
in
quel
punto
,
luminoso
indefettibile
immortale
il
suo
amore
per
la
vita
,
l
'
amore
per
la
sua
terra
,
per
la
sua
patria
,
per
cui
aveva
combattuto
e
vinto
.
Sì
,
come
i
tanti
che
avevano
avuto
lassù
,
in
difesa
di
Roma
,
una
bella
morte
,
troncati
nel
frenetico
ardore
della
gioventù
e
resi
immuni
di
tutte
le
miserie
,
liberi
di
tutti
gli
ostacoli
che
forse
nel
tempo
li
avrebbero
deformati
e
avviliti
.
Ora
in
quel
momento
anch
'
egli
,
spogliandosi
di
tutte
le
miserie
,
liberandosi
di
tutti
gli
ostacoli
,
acceso
e
vibrante
dell
'
ardore
antico
,
con
negli
occhi
l
'
oro
dell
'
ultimo
sole
su
le
case
della
grande
città
quadrata
,
si
foggiava
com
'
essi
una
bella
morte
,
una
morte
che
lo
inalzava
a
se
stesso
,
senza
invidia
per
quelli
effigiati
e
composti
lassù
per
la
gloria
in
un
mezzo
busto
di
marmo
.
Pensò
che
aveva
con
sé
la
boccetta
del
veleno
;
ma
no
!
a
casa
!
a
casa
!
tranquillamente
,
sul
suo
letto
:
senza
dare
spettacolo
!
E
ridiscese
alla
città
.
Ridisceso
,
gli
parve
di
aver
lasciato
la
propria
anima
lassù
,
nel
sole
.
Qua
,
nell
'
ombra
era
il
corpo
ancor
vivo
,
per
poco
si
guardò
le
mani
,
le
gambe
,
e
provò
subito
un
brivido
d
'
orrore
.
Ma
,
come
se
di
lassù
una
voce
severamente
lo
richiamasse
,
egli
si
riprese
e
a
quella
voce
rispose
che
sì
,
quel
suo
corpo
,
egli
lo
avrebbe
tra
poco
ucciso
,
senza
esitare
.
Passato
il
ponte
di
ferro
,
udì
strillare
da
alcuni
giornalaj
un
'
edizione
straordinaria
del
foglio
più
diffuso
di
Roma
.
Pensò
che
fosse
per
lui
,
e
fece
fermar
la
vettura
;
comprò
quel
foglio
.
Difatti
,
in
prima
pagina
era
il
resoconto
della
seduta
parlamentare
,
e
nella
sesta
colonna
spiccava
in
cima
il
suo
nome
CORRADO
SELMI
come
titolo
dell
'
articolo
del
giorno
.
Prese
a
leggerlo
;
ma
presto
n
'
ebbe
un
fastidio
strano
:
avvertì
che
quello
era
già
per
lui
un
linguaggio
vuoto
e
vano
,
che
non
aveva
più
alcun
potere
di
muovere
in
lui
alcun
sentimento
,
quasi
fatto
di
parole
senza
significato
.
Gli
parve
che
lo
scrittore
di
quell
'
articolo
non
avesse
altra
mira
che
quella
di
dimostrare
che
egli
era
vivo
,
ben
vivo
,
e
che
,
come
tale
,
poteva
e
sapeva
giocare
con
le
parole
,
perché
gli
altri
vivi
,
i
lettori
,
potessero
dire
:
«
Guarda
com
'
è
bravo
!
guarda
come
scrive
bene
!
»
.
Quel
foglio
,
così
leggero
,
gli
parve
a
un
tratto
,
con
quel
suo
nome
stampato
lì
in
cima
,
una
lapide
,
la
sua
lapide
,
ch
'
egli
stesso
per
uno
strano
caso
si
portasse
in
carrozza
,
diretto
alla
fossa
;
strana
lapide
,
in
cui
,
anziché
le
solite
lodi
menzognere
,
fossero
incise
accuse
e
ingiurie
.
Ma
che
importavano
più
a
lui
?
Era
morto
.
Voltò
la
pagina
del
giornale
.
Subito
gli
occhi
gli
andarono
su
un
'
intestazione
a
grossi
caratteri
,
che
prendeva
cinque
colonne
di
quella
seconda
pagina
:
L
'
ECCIDIO
D
'
ARAGONA
IN
SICILIA
e
sotto
,
a
caratteri
piú
piccoli
:
Gli
operaj
delle
zolfare
in
rivolta
-
L
'
assalto
alla
vettura
dell
'
ingegnere
minerario
Costa
-
Scene
selvagge
-
Lo
uccidono
con
la
moglie
del
deputato
Capolino
e
bruciano
i
cadaveri
.
Corrado
Selmi
restò
,
oppresso
d
'
orrore
e
di
ribrezzo
,
con
gli
occhi
fissi
su
quelle
notizie
.
Comprese
che
per
esse
e
non
per
lui
era
uscita
quell
'
edizione
straordinaria
del
giornale
.
La
moglie
del
deputato
Capolino
?
Egli
l
'
aveva
veduta
a
Girgenti
,
quando
vi
si
era
recato
per
sostenere
la
candidatura
di
Roberto
Auriti
e
assistere
il
Verònica
nel
duello
col
marito
di
lei
.
Bellissima
donna
...
Uccisa
?
E
come
si
trovava
in
vettura
,
ad
Aragona
,
con
quell
'
ingegnere
?
Ah
,
partita
da
Roma
con
lui
...
Una
fuga
?
...
Era
l
'
ingegnere
del
Salvo
...
Gli
operaj
delle
zolfare
si
recavano
in
colonna
dal
paese
alla
stazione
,
risoluti
a
non
farlo
entrare
,
se
da
Roma
non
portava
l
'
assicurazione
che
le
promesse
sarebbero
state
mantenute
...
Oh
,
guarda
...
quel
Prèola
...
Marco
Prèola
,
quel
miserabile
che
Roberto
Auriti
aveva
scaraventato
contro
l
'
uscio
a
vetri
della
redazione
del
giornalucolo
clericale
...
capitanava
lui
,
adesso
,
quella
turba
selvaggia
di
facinorosi
...
li
incitava
all
'
assalto
della
vettura
,
al
macello
.
Ah
,
vili
!
colpire
una
donna
...
Il
Costa
sparava
...
e
allora
...
Il
Selmi
non
poté
leggere
più
oltre
;
restò
,
nel
raccapriccio
,
col
giornale
aperto
tra
le
mani
,
come
soffocato
da
quella
strage
;
gli
parve
di
sentirsi
investito
dal
feroce
affanno
di
tutto
un
popolo
inselvaggito
.
Appallottò
in
un
impeto
di
schifo
il
foglio
e
lo
scagliò
dalla
vettura
.
Domani
,
o
la
sera
di
quello
stesso
giorno
,
in
una
nuova
edizione
straordinaria
esso
avrebbe
annunziato
con
quei
grossi
caratteri
il
suicidio
di
lui
.
Rientrando
in
casa
,
da
Pietro
,
il
vecchio
servo
,
fu
avvertito
che
c
'
era
in
salotto
il
nipote
dell
'
Auriti
,
Antonio
Del
Re
.
-
Sta
bene
,
-
disse
.
-
Lo
farai
entrare
nello
studio
,
appena
sonerò
.
Forse
Pietro
si
aspettava
una
riprensione
per
aver
fatto
entrare
quel
giovanotto
,
e
aveva
pronta
la
risposta
,
che
questi
cioè
s
'
era
introdotto
di
prepotenza
in
casa
,
non
ostante
che
lui
già
una
prima
volta
gli
avesse
detto
che
il
padrone
non
c
'
era
e
avesse
fatto
poi
di
tutto
per
impedirgli
il
passo
.
Aprì
le
braccia
e
s
'
inchinò
al
reciso
ordine
del
Selmi
;
ma
,
come
questi
s
'
avviò
per
la
sua
camera
,
rimase
perplesso
,
se
non
lo
dovesse
prevenire
circa
al
contegno
minaccioso
e
all
'
aspetto
stravolto
di
quel
giovanotto
.
Socchiuse
gli
occhi
,
si
strinse
nelle
spalle
,
come
per
dire
:
«
L
'
ordine
è
questo
!
»
e
si
recò
nel
salotto
per
tener
d
'
occhio
quell
'
insolente
visitatore
.
-
Ecco
-
gli
disse
,
indicando
con
una
mossa
del
volto
l
'
uscio
di
fronte
.
-
Adesso
,
appena
suona
...
Antonio
Del
Re
non
stava
più
alle
mosse
;
friggeva
.
Il
viso
,
nello
spasimo
dell
'
attesa
terribile
,
gli
si
scomponeva
.
Teneva
una
mano
irrequieta
in
tasca
.
E
il
vecchio
servo
gli
guatava
quella
mano
che
,
dentro
la
giacca
,
pareva
brancicasse
un
'
arma
.
Il
suono
del
campanello
,
intanto
,
tardava
;
e
più
tardava
,
più
cresceva
l
'
ansito
,
invano
dissimulato
,
del
giovine
e
l
'
irrequietezza
di
quella
mano
.
Il
vecchio
servo
,
ormai
al
colmo
della
costernazione
,
si
accostò
all
'
uscio
,
vi
si
parò
davanti
,
appena
a
tempo
,
ché
allo
squillo
del
campanello
Antonio
Del
Re
s
'
avventò
all
'
uscio
come
una
belva
con
un
pugnale
brandito
,
trascinandosi
dietro
nella
furia
il
vecchio
che
lo
teneva
abbrancato
.
Corrado
Selmi
,
pallidissimo
,
seduto
innanzi
alla
scrivania
,
col
bicchiere
ancora
in
mano
,
da
cui
aveva
bevuto
or
ora
il
veleno
della
boccetta
rovesciata
presso
la
cartella
,
si
volse
e
arrestò
d
'
un
tratto
con
uno
sguardo
gelido
e
un
sorriso
appena
sdegnoso
,
tremulo
su
le
labbra
,
la
violenza
del
giovine
.
-
Non
t
'
incomodare
!
-
gli
disse
.
-
Vedi
?
Ho
fatto
da
me
...
Lascialo
!
-
ordinò
al
servo
.
-
E
ti
proibisco
di
gridare
o
di
correre
a
soccorsi
.
Prese
dalla
scrivania
la
busta
sigillata
e
la
mostrò
al
giovine
che
ansimava
e
mirava
,
ora
,
allibito
.
-
Tu
butti
male
,
ragazzo
,
-
gli
disse
.
-
Hai
una
trista
faccia
...
Ma
sta
'
tranquillo
:
questa
busta
è
per
tuo
zio
.
Sarà
liberato
.
Lasciala
stare
qua
.
Posò
di
nuovo
la
busta
su
la
scrivania
;
strizzò
gli
occhi
;
serrò
i
denti
;
s
'
interì
,
mentre
nel
pallore
cadaverico
il
viso
gli
si
chiazzava
di
lividi
.
Fece
per
alzarsi
;
il
servo
accorse
a
sostenerlo
.
-
Accompagnami
...
al
letto
...
Si
voltò
al
Del
Re
,
con
gli
occhi
già
un
po
'
vagellanti
.
Quasi
l
'
ombra
d
'
un
sorriso
gli
tremò
ancora
nella
faccia
spenta
.
E
disse
con
strana
voce
:
-
Impara
a
ridere
,
giovanotto
...
Va
'
fuori
:
oggi
è
una
bellissima
giornata
.
E
scomparve
dall
'
uscio
,
sostenuto
dal
servo
.
Come
da
via
delle
Colonnette
,
all
'
arresto
di
Roberto
Auriti
,
Antonio
Del
Re
era
scappato
alla
casa
del
Selmi
,
così
,
ma
con
altro
animo
,
Mauro
Mortara
era
corso
in
cerca
di
Lando
Laurentano
.
Al
villino
di
via
Sommacampagna
,
Raffaele
il
cameriere
gli
aveva
detto
che
il
padrone
,
letta
nel
giornale
la
notizia
di
quell
'
eccidio
avvenuto
in
Sicilia
,
dalle
parti
di
Girgenti
,
era
saltato
in
vettura
,
diretto
alla
casa
dei
Vella
.
-
E
dov
'
è
?
Come
faccio
a
trovar
la
via
?
-
Se
volete
,
in
vettura
vi
ci
accompagno
io
.
In
vettura
,
vedendolo
affannato
e
smanioso
d
'
arrivare
,
gli
aveva
chiesto
se
conosceva
quella
signora
e
quell
'
ingegnere
.
-
Che
signora
?
che
ingegnere
?
-
Come
?
Non
avete
inteso
?
Non
sapete
nulla
?
Li
hanno
assassinati
ad
Aragona
...
-
Ad
Aragona
?
-
I
solfaraj
.
-
Ma
dunque
...
E
s
'
era
interrotto
,
con
un
balzo
,
per
guardar
prima
fiso
in
faccia
,
con
occhi
stralunati
,
il
cameriere
,
poi
dalla
vettura
la
gente
che
passava
per
via
,
quasi
tutt
'
a
un
tratto
assaltato
dal
dubbio
che
una
gran
catastrofe
fosse
accaduta
,
senza
ch
'
egli
ne
sapesse
nulla
.
-
Ma
dunque
,
che
succede
?
Tutto
sottosopra
?
Là
ammazzano
!
Qua
arrestano
!
Sapete
che
hanno
arrestato
don
Roberto
Auriti
?
-
Il
cugino
del
padrone
?
-
Il
cugino
!
il
cugino
!
E
lui
se
ne
va
dal
Vella
!
Gli
arrestano
il
cugino
,
don
Roberto
Auriti
,
uno
dei
Mille
,
che
al
Sessanta
aveva
dodici
anni
,
e
combatteva
!
E
suo
padre
mi
morì
fra
le
braccia
,
a
Milazzo
...
Arrestato
!
Sotto
gli
occhi
miei
!
A
questo
,
a
questo
mi
dovevo
ritrovare
!
S
'
era
messo
a
gridare
in
vettura
e
a
gesticolare
e
a
pianger
forte
;
e
tutta
la
gente
,
a
voltarsi
,
a
fermarsi
,
a
commentare
,
nel
vederlo
così
stranamente
parato
,
con
quello
zainetto
dietro
le
spalle
,
in
fuga
su
quella
vettura
e
vociferante
.
-
Statevi
zitto
!
statevi
zitto
!
Ma
che
zitto
!
Voleva
giustizia
e
vendetta
Mauro
Mortara
di
quell
'
arresto
;
e
come
Raffaele
,
per
farlo
tacere
,
gli
parlò
della
visita
che
,
alcuni
giorni
addietro
,
forse
per
questo
don
Giulio
,
il
fratello
di
don
Roberto
,
aveva
fatto
al
padrone
:
-
Ma
sicuro
!
-
gridò
,
sovvenendosi
.
-
C
'
ero
io
!
c
'
ero
io
!
E
l
'
ho
visto
piangere
.
Per
questo
,
dunque
,
piangeva
quel
povero
figliuolo
?
Voleva
ajuto
...
E
dunque
...
e
dunque
don
Landino
gliel
'
ha
negato
?
Possibile
?
-
Forse
perché
la
somma
era
troppo
forte
...
-
Ma
che
troppo
forte
mi
andate
dicendo
!
Quando
si
tratta
dell
'
onore
d
'
un
patriota
!
E
lui
è
ricco
!
E
sua
zia
non
ebbe
nulla
dei
tesori
del
padre
,
ché
si
prese
tutto
il
fratello
maggiore
...
Oh
Dio
!
Dio
!
Donna
Caterina
...
l
'
unica
degna
figlia
di
suo
padre
...
Ora
donna
Caterina
ne
morrà
di
crepacuore
...
Ma
se
è
vero
questo
,
per
la
Madonna
,
che
gli
ha
negato
ajuto
,
non
lo
guardo
più
in
faccia
,
com
'
è
vero
Dio
!
Non
ci
credo
!
non
ci
voglio
credere
!
Arrivato
in
casa
Vella
,
però
,
vi
trovò
tale
scompiglio
,
che
non
poté
più
pensare
a
domandar
conto
a
Lando
dell
'
arresto
di
Roberto
Auriti
.
Dianella
Salvo
,
la
sua
amicuccia
donna
Dianella
,
la
sua
colomba
,
che
in
quel
mese
passato
a
Valsanìa
aveva
saputo
avvincerlo
e
intenerirlo
con
la
grazia
soave
degli
sguardi
e
della
voce
,
nel
vederlo
entrare
aggrondato
e
smarrito
nel
salone
,
gli
si
precipitò
subito
incontro
quasi
con
un
nitrito
di
polledra
spaurita
,
e
gli
s
'
aggrappò
al
petto
,
tutta
tremante
,
affondandogli
la
testa
scarmigliata
entro
la
camicia
d
'
albagio
,
quasi
volesse
nascondersi
dentro
di
lui
,
e
gridando
,
con
una
mano
protesa
indietro
,
verso
il
padre
:
-
Il
lupo
!
...
Il
lupo
!
Mauro
Mortara
,
così
soprappreso
,
frugato
nel
petto
da
quella
fanciulla
in
quello
stato
,
levò
il
capo
,
sbalordito
,
a
cercar
negli
occhi
degli
astanti
una
spiegazione
:
mirò
visi
sbigottiti
,
afflitti
,
piangenti
,
mani
alzate
in
gesti
di
timore
,
di
riparo
,
di
pena
e
di
maraviglia
.
Non
comprese
che
la
fanciulla
fosse
impazzita
.
Le
prese
il
capo
tra
le
mani
e
provò
di
scostarselo
dal
petto
per
guardarla
negli
occhi
:
-
Figlia
mia
!
-
disse
.
-
Che
vi
hanno
fatto
?
che
vi
hanno
fatto
?
Ditelo
a
me
!
Assassini
...
Il
cuore
...
hanno
strappato
il
cuore
...
il
cuore
anche
a
me
!
Ma
,
come
poté
vederle
gli
occhi
e
la
faccia
disfatta
,
stravolta
,
aperta
ora
a
uno
squallido
riso
,
con
un
filo
di
sangue
tra
i
denti
,
inorridì
:
guatò
di
nuovo
tutti
in
giro
e
,
riponendosi
sul
petto
il
capo
di
lei
e
lasciandovi
sui
capelli
scarmigliati
la
mano
in
atto
di
protezione
e
di
pietà
:
-
Come
la
madre
?
-
disse
in
un
brivido
,
e
addietrò
spinto
dalla
fanciulla
che
,
seguitando
sul
petto
di
lui
quell
'
orribile
riso
come
un
nitrito
,
con
ansia
frenetica
lo
incitava
:
-
Da
Aurelio
...
da
Aurelio
...
Accorse
,
col
volto
inondato
di
lagrime
,
la
cugina
Lillina
,
mentre
in
fondo
al
salone
Lando
Laurentano
e
don
Francesco
Vella
cercavano
di
far
coraggio
a
Flaminio
Salvo
che
,
a
quella
scena
,
s
'
era
nascosto
il
volto
con
le
mani
,
imprecando
.
-
Sì
,
Dianella
,
sii
buona
!
sii
buona
!
Ora
lui
ti
porterà
...
ti
porterà
dove
tu
vuoi
...
sii
buona
,
cara
,
sii
buona
!
da
Aurelio
!
Ma
Dianella
,
sentendo
la
voce
del
padre
,
invasa
di
nuovo
dal
terrore
,
aveva
ripreso
ad
affondar
la
testa
sul
petto
di
Mauro
e
a
riaggrapparsi
a
lui
più
freneticamente
,
urlando
:
-
Il
lupo
!
...
il
lupo
!
...
-
Ci
sono
qua
io
!
Dov
'
è
il
lupo
?
-
le
gridò
allora
Mauro
,
ricingendola
con
le
braccia
.
-
Non
abbiate
paura
!
Ci
sono
io
,
qua
!
-
Vedi
?
c
'
è
lui
,
ora
!
c
'
è
lui
!
-
le
ripeteva
Lillina
.
E
anche
Ciccino
e
la
zia
Rosa
le
si
fecero
attorno
a
ripetere
:
-
C
'
è
lui
!
Vedi
che
è
venuto
per
te
?
per
difenderti
,
cara
...
Levò
,
felice
e
tremante
,
il
volto
,
appena
appena
,
la
poverina
,
a
mostrare
un
sorriso
di
riconoscenza
,
e
seguitò
a
spinger
Mauro
verso
la
porta
:
-
Sì
...
sì
...
da
Aurelio
...
da
Aurelio
...
Strozzato
dalla
commozione
Mauro
,
così
respinto
indietro
,
tra
quella
gente
che
non
conosceva
e
gli
si
stringeva
attorno
,
domandò
con
rabbia
:
-
Ma
insomma
,
che
è
?
com
'
è
stato
?
che
dice
?
dice
Aurelio
?
Chi
è
?
Il
figlio
di
don
Leonardo
Costa
?
Ah
,
è
lui
...
quello
che
hanno
assassinato
?
Con
gli
occhi
,
con
le
mani
,
tutti
gli
facevano
cenno
di
tacere
,
e
qualcuno
gli
rispondeva
chinando
il
capo
.
-
Lo
amava
?
Oh
figlia
...
Lando
Laurentano
e
don
Francesco
Vella
si
portarono
via
di
là
Flaminio
Salvo
.
-
Ditemi
,
ditemi
che
vi
hanno
fatto
,
-
seguitò
Mauro
rivolto
a
Dianella
,
con
tenerezza
quasi
rabbiosa
.
-
Ora
andiamo
da
Aurelio
...
Ma
ditemi
che
vi
hanno
fatto
!
Chi
è
il
lupo
,
che
lo
ammazzo
?
Chi
è
il
lupo
?
-
domandò
agli
altri
con
viso
fermo
.
Ma
nessuno
sapeva
con
certezza
che
cosa
fosse
accaduto
,
a
chi
veramente
alludesse
Dianella
con
quel
suo
grido
.
Pareva
al
padre
,
ma
poi
,
chi
sa
?
Forse
lo
scambiava
per
un
altro
.
Era
stato
lì
,
durante
la
loro
assenza
,
Ignazio
Capolino
.
Dianella
era
rimasta
in
casa
,
lei
sola
,
perché
si
sentiva
poco
bene
;
e
certo
sopra
di
lei
Capolino
,
senza
misericordia
,
forsennato
per
l
'
orrenda
sciagura
,
aveva
dovuto
rovesciar
la
furia
della
sua
disperazione
.
Ciccino
e
Lillina
,
che
erano
stati
i
primi
a
rincasare
,
gli
avevano
sentito
gridare
:
-
Tuo
padre
!
tuo
padre
,
capisci
?
Ma
al
loro
entrare
,
quegli
era
scappato
via
,
furibondo
,
lasciando
questa
poveretta
come
insensata
,
come
intronata
da
tanti
colpi
spietati
alla
testa
,
e
,
subito
dopo
,
dando
segni
di
terrore
,
s
'
era
messa
a
urlare
:
-
Il
lupo
!
...
il
lupo
!
...
Che
le
aveva
detto
Capolino
?
Uno
solo
poteva
saperlo
,
così
bene
come
se
fosse
stato
presente
alla
scena
:
Flaminio
Salvo
,
che
di
là
,
tra
Lando
Laurentano
e
il
cognato
Francesco
Vella
,
sentiva
prepotente
il
bisogno
di
confessare
il
suo
rimorso
,
ma
che
tuttavia
,
senza
che
potesse
impedirlo
,
si
scusava
accusandosi
.
Francesco
Vella
gli
aveva
domandato
,
se
si
fosse
mai
accorto
che
la
figliuola
amava
il
Costa
.
-
Se
tu
non
lo
sapevi
!
-
Io
lo
sapevo
.
Ma
potevo
io
,
io
padre
,
profferire
la
mia
figliuola
a
un
mio
dipendente
?
Quel
disgraziato
,
lui
,
non
se
n
'
era
mai
accorto
,
per
la
modestia
della
mia
figliuola
,
e
perché
a
lui
stesso
non
poteva
passare
per
il
capo
una
tal
cosa
;
tanto
più
che
,
da
un
pezzo
,
era
invescato
nella
passione
per
quell
'
altra
disgraziata
...
Ma
il
torto
è
mio
,
il
torto
è
mio
:
io
non
ho
scuse
!
Nessuno
meglio
di
me
può
sapere
che
il
torto
è
mio
!
Avevo
beneficato
quel
povero
giovine
,
come
avevo
beneficato
tutti
coloro
che
laggiù
lo
hanno
assassinato
!
Qual
altro
frutto
poteva
recare
il
beneficio
?
Il
Costa
era
cresciuto
a
casa
mia
,
come
un
figliuolo
;
e
quella
mia
povera
ragazza
...
Ma
sì
,
certo
!
E
io
,
io
vedevo
bene
la
necessità
che
il
male
da
me
fatto
in
principio
,
beneficando
,
si
dovesse
compiere
con
un
matrimonio
;
però
,
lo
confesso
,
mi
ripugnava
,
e
cercavo
d
'
allontanarlo
quanto
più
mi
fosse
possibile
.
Ma
,
vedete
:
intanto
,
avevo
richiamato
quel
figliuolo
dalla
Sardegna
,
e
lo
avevo
assunto
alla
direzione
delle
zolfare
d
'
Aragona
;
e
ora
,
qua
a
Roma
,
avevo
detto
al
Capolino
che
,
se
il
Costa
fosse
riuscito
a
domare
quei
bruti
laggiù
,
io
gli
avrei
dato
in
premio
la
mia
figliuola
.
Notate
questo
:
che
dunque
Capolino
sapeva
e
,
per
conseguenza
,
sapeva
anche
la
moglie
,
che
questo
era
il
mio
disegno
.
Sì
,
è
vero
,
sotto
,
avevo
altre
intenzioni
,
o
piuttosto
,
una
speranza
...
Signori
miei
,
io
potevo
bene
per
la
mia
figliuola
aspirare
a
ben
altro
...
(
e
,
così
dicendo
,
fissò
negli
occhi
Lando
Laurentano
)
.
L
'
avevo
perciò
condotta
a
Roma
e
mi
proponevo
di
lasciarla
qua
in
casa
di
mia
sorella
,
con
la
speranza
che
si
distraesse
da
quella
sua
puerile
ostinazione
.
Ebbene
,
la
signora
Capolino
volle
profittare
di
questa
mia
speranza
per
render
vano
quel
mio
disegno
:
volle
partire
col
Costa
per
toglierlo
per
sempre
alla
mia
figliuola
.
E
il
signor
Capolino
forse
sperava
che
,
sposo
Aurelio
,
domani
,
di
mia
figlia
e
già
amante
di
sua
moglie
,
egli
potesse
seguitare
a
tenere
un
posto
in
casa
mia
.
E
ora
,
ora
che
tutto
gli
è
crollato
così
d
'
un
tratto
,
ha
gridato
a
mia
figlia
,
come
mie
,
le
sue
macchinazioni
!
Ma
io
vi
giuro
,
signori
,
che
lo
schiaccerò
,
lo
schiaccerò
...
Seppure
...
ormai
...
ormai
...
Scrollò
le
spalle
,
scartò
con
le
mani
quella
sua
minaccia
come
se
ogni
proposito
gli
désse
ora
un
'
invincibile
nausea
.
E
andò
a
buttarsi
su
una
poltrona
,
come
atterrito
a
mano
a
mano
dal
vuoto
arido
,
orrido
,
che
dopo
quel
lungo
sfogo
gli
s
'
era
fatto
dentro
.
Nulla
:
non
sentiva
piú
nulla
:
nessuna
pietà
,
né
affetto
per
nessuno
.
Un
fastidio
enorme
,
anzi
afa
,
afa
sentiva
ormai
di
tutto
,
e
specialmente
della
parte
che
doveva
rappresentare
,
di
padre
inconsolabile
per
quella
sciagura
della
figliuola
,
che
invece
non
gli
moveva
altro
che
irritazione
,
ecco
,
e
dispetto
,
e
quasi
vergogna
,
sì
,
vergogna
.
Quella
smania
folle
della
figliuola
per
l
'
innamorato
lo
rivoltava
come
alcunché
di
vergognoso
.
E
si
domandava
,
con
bieca
crudezza
,
se
avesse
mai
amato
veramente
,
di
cuore
,
quella
sua
figliuola
.
No
.
Come
per
dovere
l
'
aveva
amata
.
E
ora
che
questo
dovere
gli
si
rendeva
così
grave
e
penoso
,
non
poteva
provarne
altro
che
uggia
e
nausea
.
Ma
sì
,
perché
era
anche
fatalmente
condannata
quella
sua
figliuola
!
Non
era
pazza
la
madre
?
E
ormai
,
tutto
quello
che
poteva
accadergli
,
ecco
,
gli
era
accaduto
.
La
misura
era
colma
,
e
basta
ormai
!
Lo
sterminio
della
sorte
su
la
sua
esistenza
era
compiuto
;
in
quel
vuoto
arido
,
orrido
,
restava
padrone
,
senza
più
nulla
da
temere
.
La
morte
non
la
temeva
.
E
guardò
il
brillìo
della
grossa
pietra
preziosa
dell
'
anello
nel
tozzo
mignolo
della
sua
mano
pelosa
,
posata
su
la
gamba
.
Quel
brillìo
,
chi
sa
perché
,
gli
richiamò
un
lembo
delle
carni
di
Nicoletta
Capolino
che
laggiù
quei
bruti
avevano
arse
.
Sollevò
il
capo
,
con
le
nari
arricciate
.
Ah
come
volentieri
avrebbe
fumato
un
sigaro
!
Ma
pensò
che
non
poteva
fumare
,
perché
in
quel
momento
sarebbe
sembrato
scandaloso
.
Sentì
che
Francesco
Vella
diceva
a
Lando
Laurentano
:
-
Ma
sì
,
è
certo
:
erano
fuggiti
!
Partiti
da
quattro
giorni
,
arrivavano
allora
appena
ad
Aragona
...
Dove
erano
stati
in
questi
quattro
giorni
?
E
interloquì
,
con
altra
voce
,
con
altro
aspetto
,
come
se
non
fosse
più
quello
di
prima
:
-
Non
c
'
è
luogo
a
dubbio
,
-
disse
.
-
Già
l
'
altro
jeri
da
Napoli
m
'
era
arrivata
una
lettera
del
Costa
,
con
la
quale
si
licenziava
da
me
.
È
andato
dunque
a
morire
per
conto
suo
laggiù
:
e
anche
di
questo
,
dunque
,
posso
non
aver
rimorsi
.
Entrò
a
questo
punto
Ciccino
come
sospeso
e
smarrito
nell
'
ambascia
della
notizia
che
recava
.
-
Lando
,
-
disse
esitante
,
-
bisogna
che
ti
avverta
...
Quel
vecchio
...
-
Mauro
?
-
Ecco
,
sì
...
era
venuto
qua
col
tuo
domestico
a
cercarti
per
...
dice
che
...
dice
che
hanno
arrestato
Roberto
Auriti
.
Lando
impallidì
,
poi
arrossì
,
aggrottando
le
ciglia
come
per
un
pensiero
che
,
contro
la
sua
volontà
,
gli
si
fosse
imposto
;
si
mostrò
imbarazzato
lì
tra
gente
che
aveva
per
sé
una
sciagura
ben
più
grave
.
-
Vada
,
vada
,
-
s
'
affrettò
a
dirgli
Flaminio
Salvo
,
tendendogli
una
mano
e
posandogli
l
'
altra
su
una
spalla
per
accompagnarlo
.
-
Le
auguro
,
-
gli
disse
allora
Lando
,
-
che
sia
un
turbamento
passeggero
questo
della
sua
figliuola
.
Flaminio
Salvo
socchiuse
gli
occhi
e
negò
col
capo
:
-
Non
mi
faccio
illusioni
.
E
rientrarono
nel
salone
,
così
,
con
le
mani
afferrate
.
Mauro
Mortara
,
già
da
un
pezzo
esasperato
,
soffocato
,
ancora
con
la
povera
fanciulla
demente
aggrappata
al
petto
,
non
seppe
trattenersi
a
quello
spettacolo
:
si
scrollò
con
un
muggito
nella
gola
,
e
gridò
alle
due
donne
che
gli
stavano
attorno
:
-
Tenetela
...
prendetevela
...
Gli
dà
la
mano
...
Non
posso
vederlo
...
Sapete
come
si
chiama
?
Ha
il
nome
di
suo
nonno
:
Gerlando
Laurentano
!
E
,
strappandosi
dalle
braccia
di
Dianella
,
scappò
via
.
Flaminio
Salvo
schiuse
le
labbra
a
un
sorriso
amaro
,
più
di
commiserazione
derisoria
che
di
sdegno
:
e
,
alle
scuse
che
gli
porgeva
Lando
Laurentano
,
rispose
:
-
Contagio
...
Niente
,
principe
...
La
pazzia
purtroppo
è
contagiosa
...
CAPITOLO
QUINTO
A
Girgenti
,
tutto
il
popolo
si
accalcava
nel
vasto
piano
fuori
Porta
di
Ponte
,
all
'
entrata
della
città
,
in
attesa
che
dalla
stazione
,
giù
in
Val
Sollano
,
arrivassero
con
le
vetture
di
quella
corsa
i
resti
(
che
si
dicevano
raccolti
in
una
sola
cassa
)
di
Nicoletta
Capolino
e
di
Aurelio
Costa
.
Sbalordimento
,
angoscia
,
ribrezzo
erano
dipinti
su
tutti
i
volti
per
quell
'
efferato
delitto
,
che
da
due
giorni
teneva
in
subbuglio
la
città
e
tutta
la
provincia
intorno
.
Era
in
tutti
quegli
occhi
un
'
attenzione
intensa
e
dolorosa
,
un
'
ansietà
guardinga
di
raccoglier
nuove
notizie
di
più
precisi
particolari
e
di
non
lasciarsi
nulla
sfuggire
;
perché
nessuno
era
pago
di
quanto
sapeva
,
e
tutti
volevano
vedere
e
quasi
toccare
con
gli
occhi
,
in
quella
cassa
che
si
aspettava
,
la
prova
che
ciò
che
era
avvenuto
lontano
,
e
che
pareva
per
la
sua
ferocia
incredibile
,
era
vero
.
Non
avendo
potuto
assistere
allo
spettacolo
di
quella
ferocia
,
volevano
vedere
almeno
,
per
quanto
or
ora
sarebbe
possibile
,
i
miserandi
effetti
di
essa
.
Antiche
ragioni
,
per
una
almeno
delle
vittime
;
altre
nuove
che
ora
si
divulgavano
e
accrescevano
,
tra
lo
stupore
e
la
pietà
,
il
tragico
dell
'
avvenimento
,
se
trattenevano
il
rimpianto
,
non
potevano
impedir
la
commiserazione
per
l
'
atrocità
di
quella
morte
,
l
'
indignazione
per
l
'
infamia
che
si
riversava
per
essa
su
l
'
intera
provincia
.
Viva
ancora
davanti
agli
occhi
di
tutti
era
l
'
immagine
della
bellissima
donna
,
quando
,
altera
,
squisitamente
abbigliata
,
passava
nella
vettura
del
Salvo
e
chinava
appena
il
capo
per
rispondere
ai
saluti
con
un
sorriso
quasi
di
mesta
compiacenza
.
Tutti
vedevano
entro
di
sé
,
con
una
strana
nitidezza
di
percezione
,
qualche
particolarità
viva
del
corpo
o
dell
'
espressione
di
lei
,
il
bianco
dei
denti
appena
trasparente
tra
il
roseo
delle
labbra
,
in
quel
sorriso
;
il
brillare
degli
occhi
tra
le
ciglia
nere
;
e
si
domandavano
,
con
una
indefinibile
inquietudine
,
chi
avrebbe
potuto
immaginare
,
allora
,
che
dovesse
esser
questa
la
sua
fine
.
Per
lasciare
,
così
d
'
un
tratto
,
gli
agi
e
gli
onori
a
cui
,
col
Salvo
amico
e
col
marito
deputato
,
era
salita
,
e
prender
la
fuga
con
uno
,
al
quale
prima
aveva
ricusato
d
'
unirsi
in
matrimonio
,
via
,
certo
il
cervello
doveva
averle
dato
di
volta
.
Ma
forse
per
astio
,
ecco
,
per
astio
contro
Dianella
Salvo
che
amava
segretamente
il
Costa
...
Forse
?
E
non
si
sapeva
già
che
quella
poverina
,
appena
avuta
la
notizia
della
fuga
e
di
quel
macello
,
era
impazzita
come
la
madre
?
Dunque
,
dal
tradimento
quei
due
,
da
un
'
avventura
che
forse
per
uno
solo
di
essi
era
d
'
amore
,
e
che
già
di
per
sé
avrebbe
suscitato
tanto
scandalo
in
paese
,
erano
balzati
a
quella
morte
.
Ma
come
,
perché
si
erano
diretti
ad
Aragona
dov
'
egli
doveva
sapersi
aspettato
da
quelle
jene
fameliche
da
tanti
mesi
per
la
chiusura
delle
zolfare
del
Salvo
?
Ma
perché
alla
volta
di
Girgenti
,
così
fuggiti
insieme
,
non
potevano
avviarsi
.
Quella
fuga
,
più
che
in
onta
al
marito
,
era
in
onta
al
Salvo
,
e
perciò
là
appunto
s
'
era
volta
,
dove
tutti
erano
contro
il
Salvo
.
Forse
egli
,
il
Costa
,
credeva
,
o
almeno
sperava
che
,
annunziando
subito
all
'
arrivo
che
anche
lui
si
era
ribellato
al
Salvo
,
quelli
dovessero
accoglierlo
come
uno
dei
loro
e
non
tenerlo
più
responsabile
delle
mancate
promesse
.
E
poi
,
lì
,
ad
Aragona
,
aveva
la
casa
;
forse
vi
andava
soltanto
per
prendere
la
roba
,
gli
strumenti
del
suo
lavoro
,
i
libri
,
col
proposito
di
ripartirsene
subito
,
di
ritornarsene
in
Sardegna
al
posto
di
prima
.
Sì
;
ma
con
la
donna
?
doveva
andar
lì
,
tra
nemici
,
con
la
donna
?
Poteva
almeno
lasciar
questa
,
prima
,
in
qualche
posto
!
Eh
,
ma
forse
lei
,
lei
stessa
aveva
voluto
affrontare
insieme
il
pericolo
.
Aveva
animo
fiero
,
quella
donna
,
e
aveva
saputo
mostrarlo
di
fronte
a
quell
'
orda
di
selvaggi
,
levandosi
in
piedi
su
la
carrozza
,
a
fare
scudo
del
suo
corpo
ad
Aurelio
Costa
,
e
gridando
che
questi
per
loro
s
'
era
licenziato
dal
Salvo
,
per
le
promesse
non
mantenute
!
Ma
quel
ribaldo
di
Marco
Prèola
aveva
levato
la
voce
:
-
Morte
alla
sgualdrina
!
E
l
'
orda
dei
selvaggi
,
rimasta
dapprima
come
sbigottita
dalla
temerità
superba
di
quella
signora
,
aveva
avuto
un
fremito
.
Forse
ancora
Nicoletta
Capolino
sarebbe
riuscita
a
dominarla
,
a
farsi
ascoltare
,
se
inconsultamente
a
quel
grido
di
morte
,
a
quell
'
ingiuria
volgare
,
Aurelio
Costa
non
fosse
balzato
in
difesa
di
lei
,
con
l
'
arma
in
pugno
.
Allora
la
carrozza
era
stata
assaltata
da
ogni
parte
,
e
l
'
uno
e
l
'
altra
,
tempestati
prima
di
coltellate
,
di
martellate
,
erano
stramazzati
,
poi
sbranati
addirittura
,
come
da
una
canea
inferocita
;
anche
la
carrozza
,
anche
la
carrozza
era
stata
sconquassata
,
ridotta
in
pezzi
;
e
,
quando
su
la
catasta
formata
dai
razzi
delle
ruote
,
dagli
sportelli
,
dai
sedili
,
erano
stati
gettati
i
miserandi
resti
irriconoscibili
dei
due
corpi
,
s
'
era
visto
uno
versare
su
di
essi
da
un
grosso
lume
d
'
ottone
a
spera
,
trafugato
dalla
vicina
stazione
ferroviaria
,
il
petrolio
,
e
tanti
e
tanti
con
cupida
ansia
affannosa
appiccare
il
fuoco
,
come
per
toglier
subito
ai
loro
stessi
occhi
l
'
atroce
vista
di
quello
scempio
.
Così
,
i
particolari
della
strage
erano
per
minuto
e
quasi
con
voluttà
d
'
orrore
descritti
e
rappresentati
,
come
se
tutti
vi
avessero
assistito
e
la
avessero
ancora
davanti
agli
occhi
.
Vedevano
tutti
quel
bruto
insanguinato
,
che
versava
il
petrolio
da
quella
lampa
d
'
ottone
su
le
membra
oscenamente
squarciate
e
ammucchiate
su
la
catasta
,
e
quegli
altri
chini
e
ansanti
a
suscitare
il
fuoco
.
Si
sapeva
che
molti
,
più
di
sessanta
,
erano
gli
arrestati
insieme
con
Marco
Prèola
,
aborto
di
natura
;
prima
,
lancia
spezzata
dei
clericali
;
poi
,
presidente
di
quel
fascio
di
solfaraj
ad
Aragona
.
Tra
breve
,
dunque
,
forse
quel
giorno
stesso
,
un
nuovo
avvenimento
spettacoloso
:
il
trasporto
di
tutti
quei
manigoldi
,
in
catena
,
a
due
a
due
,
dalla
stazione
al
carcere
di
San
Vito
,
tra
una
scorta
solenne
di
guardie
,
di
carabinieri
a
cavallo
e
di
soldati
.
-
Ecco
,
ecco
intanto
le
carrozze
!
-
Là
,
eccola
!
-
Dov
'
era
la
cassa
?
-
Uh
,
come
piccola
!
-
Eccola
là
!
-
Su
la
terza
carrozza
là
,
su
quella
che
aveva
in
serpe
un
maresciallo
!
-
Uh
,
capiva
tutta
sul
sedile
davanti
!
-
Quella
,
quella
cassetta
là
!
quella
cassettina
di
latta
!
-
Quella
?
che
nell
'
altro
sedile
c
'
era
il
commissario
di
polizia
?
-
Sì
,
sì
!
-
E
chi
era
quell
'
altro
accanto
?
Ah
,
Leonardo
Costa
!
il
padre
!
il
padre
!
-
Ah
,
povero
padre
,
con
quella
cassetta
là
davanti
!
Un
urlo
di
pietà
,
di
raccapriccio
si
levò
da
tutta
la
folla
alla
vista
del
padre
che
pareva
impietrato
in
una
espressione
di
rabbia
,
ma
come
stupefatta
nell
'
orrore
;
con
gli
occhi
fissi
su
quella
cassetta
,
quasi
chiedesse
come
poteva
esser
là
il
suo
figliuolo
,
la
sua
colonna
!
Ma
che
poteva
dunque
esser
restato
,
del
suo
figliuolo
,
se
due
corpi
,
due
,
erano
là
,
due
?
Le
teste
sole
?
Forse
,
spiccate
,
sì
,
e
qualche
membro
,
arsicchiato
.
Oh
Dio
!
oh
Dio
!
E
quasi
tutti
piangevano
,
e
tanti
singhiozzavano
forte
.
Udendo
quegli
urli
,
quei
inghiozzi
,
Leonardo
Costa
,
passando
,
levò
un
urlo
anche
lui
,
esalò
la
ferocia
del
suo
cordoglio
in
un
ruglio
che
non
aveva
più
nulla
di
umano
;
poi
s
'
abbatté
,
si
contorse
,
tra
le
braccia
del
commissario
di
polizia
.
La
carrozza
si
fermò
alla
voltata
della
piazza
,
dove
sorge
il
palazzo
della
Prefettura
,
sede
anche
del
commissariato
di
polizia
.
Due
guardie
presero
la
cassetta
;
il
cavalier
Franco
ajutò
Leonardo
Costa
a
smontare
.
Il
povero
vecchio
,
per
quanto
massiccio
,
non
si
reggeva
più
su
le
gambe
;
un
'
orecchia
gli
sanguinava
,
perché
alla
stazione
,
in
un
impeto
di
rabbia
,
s
'
era
strappato
uno
dei
cerchietti
d
'
oro
.
Altre
guardie
si
schierarono
davanti
al
portone
,
per
impedire
alla
folla
d
'
invadere
l
'
atrio
del
palazzo
.
E
la
folla
restò
lì
davanti
,
irritata
,
delusa
,
insoddisfatta
.
Che
sarebbe
avvenuto
adesso
?
Era
tutto
finito
così
?
Sarebbe
rimasta
lì
,
nel
commissariato
,
quella
cassetta
?
Non
si
farebbe
il
trasporto
al
camposanto
di
Bonamorone
?
C
'
era
lì
la
gentilizia
della
famiglia
Spoto
.
Ormai
più
nessuno
restava
di
quella
famiglia
.
Per
Aurelio
Costa
c
'
era
il
padre
;
per
Nicoletta
Capolino
,
nessuno
:
non
poteva
esserci
il
marito
;
avrebbe
potuto
esserci
il
patrigno
,
don
Salesio
Marullo
;
ma
si
sapeva
che
il
poverino
,
abbandonato
da
tutti
,
era
andato
a
cercar
rifugio
per
carità
a
Colimbètra
,
e
si
trovava
lì
da
qualche
mese
,
ammalato
.
Forse
Leonardo
Costa
reclamava
per
sé
i
resti
del
suo
figliuolo
,
per
trasportarli
al
camposanto
di
Porto
Empedocle
;
e
ragioni
giudiziarie
si
opponevano
a
questo
suo
desiderio
.
La
folla
,
a
poco
a
poco
,
cominciò
a
sbandarsi
tra
infiniti
commenti
.
Leonardo
Costa
voleva
proprio
ciò
che
la
folla
aveva
immaginato
.
Il
commissario
,
cav
.
Franco
,
cercava
di
persuaderlo
ad
avere
un
po
'
di
pazienza
,
che
prima
tutte
le
pratiche
giudiziarie
fossero
,
come
egli
diceva
,
esperite
,
là
in
ufficio
...
Ma
sì
,
in
giornata
;
dopo
la
visita
del
giudice
istruttore
.
Il
Costa
,
come
se
non
capisse
,
insisteva
,
ripetendo
ostinatamente
,
con
le
stesse
parole
,
la
richiesta
pietosa
.
E
il
cavalier
Franco
,
quantunque
compreso
di
pietà
per
quel
povero
padre
,
sbuffava
,
non
ne
poteva
più
.
Erano
momenti
terribili
,
per
lui
,
e
non
sapeva
da
qual
parte
voltarsi
prima
,
giacché
da
ogni
canto
della
provincia
,
da
tutta
la
Sicilia
,
giungevano
notizie
di
giorno
in
giorno
più
gravi
;
pareva
che
da
un
istante
all
'
altro
dovesse
scoppiare
una
generale
sommossa
e
il
presidio
delle
milizie
era
scarso
,
e
più
scarso
ancora
quello
di
polizia
.
Ma
che
voleva
,
che
altro
voleva
adesso
quel
benedett
'
uomo
?
Voleva
...
voleva
che
i
resti
di
suo
figlio
-
quali
che
fossero
-
non
rimanessero
mescolati
là
con
quelli
della
donna
,
di
quella
donna
esecrata
!
Perché
,
perché
cosí
insieme
li
avevano
raccolti
?
-
Perché
?
-
gli
gridò
.
-
Ma
che
vi
figurate
che
ci
sia
più
là
dentro
?
E
indicò
la
cassetta
,
deposta
su
una
tavola
.
-
Oh
figlio
!
-
Tutto
quello
che
si
è
potuto
raccogliere
,
tra
le
fiamme
.
Niente
!
quasi
niente
!
-
Oh
figlio
!
-
Che
volete
più
scartare
,
distinguere
?
Si
arrivò
troppo
tardi
.
Alla
stazione
non
c
'
erano
guardie
.
Prima
che
arrivasse
il
delegato
d
'
Aragona
,
il
fuoco
...
Niente
,
vi
dico
...
qualche
residuo
d
'
ossa
...
-
Oh
figlio
!
-
Non
si
conosce
più
nulla
...
Sì
,
sì
,
pover
'
uomo
,
sì
,
piangete
,
piangete
,
che
è
meglio
...
Povero
Costa
,
sì
...
sì
...
È
una
cosa
che
...
oh
Dio
,
oh
Dio
,
che
cosa
...
sì
,
fa
rinnegare
l
'
umanità
!
Ma
voi
pensate
,
per
levarvi
almeno
questa
spina
dal
cuore
,
pensate
che
lì
non
c
'
è
...
vostro
figlio
lì
non
c
'
è
:
non
c
'
è
più
niente
lì
...
E
del
resto
,
poverino
,
pensate
che
quella
donna
,
se
voi
la
odiate
,
egli
la
amò
;
e
forse
non
gli
dispiace
adesso
,
che
ciò
che
di
lui
ci
può
essere
là
dentro
,
sia
insieme
,
mescolato
,
coi
resti
di
lei
...
Povera
donna
!
Avrà
avuto
i
suoi
torti
,
ma
via
,
che
sorte
anche
la
sua
!
-
No
...
no
...
lei
...
non
posso
...
non
posso
parlare
...
lei
...
a
perdizione
...
mio
figlio
...
lei
!
Ma
non
sapete
,
signor
commissario
,
che
mio
figlio
era
amato
dalla
figlia
del
principale
?
Si
sa
sicuro
...
sicuro
,
questo
...
è
impazzita
quella
povera
figlia
mia
,
come
la
mamma
!
È
stata
...
è
stata
tutta
una
macchina
...
Costei
e
quell
'
assassino
del
padre
...
che
se
la
intendevano
tra
loro
...
per
rovinare
questo
figlio
mio
...
per
toglierlo
all
'
amore
di
quella
santa
creatura
...
Oh
,
signor
commissario
,
legatemi
,
legatemi
le
braccia
;
signor
commissario
,
chiudetemi
,
chiudetemi
in
prigione
,
perché
se
io
lo
vedo
,
quell
'
assassino
che
mi
ha
fatto
morire
il
figlio
così
,
io
lo
ammazzo
,
signor
commissario
,
io
non
rispondo
di
me
,
lo
ammazzo
!
lo
ammazzo
!
Il
cavalier
Franco
intrecciò
le
mani
,
le
strinse
,
le
scosse
piú
volte
in
aria
:
-
Ma
vi
pare
,
-
gli
gridò
poi
,
con
gli
occhi
sbarrati
-
vi
pare
,
scusate
,
che
io
debba
sentire
simili
spropositi
?
Vi
compatisco
,
siete
arrabbiato
dal
dolore
e
non
sapete
più
quel
che
vi
dite
.
Ma
perdio
,
vostro
figlio
,
vostro
figlio
...
in
un
momento
come
questo
,
che
basta
un
niente
...
una
favilla
,
a
mandare
in
fiamme
tutta
la
Sicilia
...
non
si
contenta
di
prender
la
fuga
come
un
ragazzino
con
la
moglie
d
'
un
deputato
...
ma
va
a
cacciarsi
da
sé
,
là
,
come
a
dire
:
«
Eccoci
qua
,
fateci
a
pezzi
!
Cercate
l
'
esca
?
Eccola
qua
!
Ci
siamo
noi
!
»
Perdio
,
bisogna
esser
pazzi
,
ciechi
...
io
non
so
!
Con
chi
ve
la
prendete
?
E
noi
siamo
qua
a
dover
rispondere
di
tutto
...
anche
d
'
una
pazzia
come
questa
!
E
per
giunta
,
mi
tocca
di
sentire
anche
voi
:
«
ammazzo
!
ammazzo
!
ammazzo
!
»
Chi
ammazzate
?
Credete
che
il
Salvo
,
se
pur
è
vero
tutto
quel
che
voi
farneticate
,
ha
bisogno
della
vostra
punizione
?
Gli
basta
la
pazzia
della
figlia
!
Il
Costa
,
dopo
questa
sfuriata
,
non
ebbe
più
ardire
di
parlar
forte
;
lo
guardò
con
gli
occhi
invetrati
di
lagrime
;
e
si
morse
un
dito
;
mormorò
:
-
Se
fosse
capace
di
rimorso
,
signor
commissario
!
Ma
non
è
!
Il
cavalier
Franco
si
scrollò
;
uscì
dalla
stanza
.
-
Andate
,
andate
...
-
gli
disse
dietro
,
il
Costa
;
poi
cauto
,
s
'
appressò
alla
cassetta
deposta
su
la
tavola
,
e
si
provò
ad
alzarla
.
Un
groppo
di
singulti
muti
,
fitti
,
nella
gola
e
nel
naso
,
gli
scrollarono
in
convulsione
la
testa
.
Non
pesava
,
non
pesava
niente
,
quella
cassetta
!
S
'
inginocchiò
davanti
alla
tavola
,
appoggiò
la
fronte
al
freddo
di
quella
latta
,
e
si
mise
a
gemere
:
-
Figlio
!
...
figlio
...
figlio
!
...
Due
giorni
dopo
,
arrivò
a
Girgenti
,
inatteso
,
funebre
,
l
'
on
.
Ignazio
Capolino
.
La
condizione
,
in
cui
lo
aveva
messo
non
tanto
forse
la
sciagura
improvvisa
quanto
lo
scatto
violento
per
cui
Dianella
Salvo
aveva
perduto
la
ragione
,
era
così
difficile
e
incerta
,
che
egli
aveva
bisogno
di
raccogliere
a
consulto
,
lì
sul
posto
,
tutte
le
sue
forze
per
trovare
una
via
da
uscirne
in
qualche
modo
,
al
più
presto
.
Lo
scandalo
della
fuga
della
moglie
era
soffocato
nell
'
orrore
della
morte
;
il
tragico
,
che
spirava
da
questa
morte
,
lo
rendeva
immune
dal
ridicolo
che
poteva
venirgli
da
quella
fuga
.
Bastava
dunque
presentarsi
ai
suoi
concittadini
compunto
nell
'
aspetto
,
ma
nello
stesso
tempo
austeramente
riservato
,
per
trarre
profitto
della
commozione
generale
,
senza
tuttavia
parteciparvi
,
giacché
dalla
moglie
era
stato
offeso
.
La
simpatia
degli
altri
doveva
venirgli
come
giusto
e
meritato
compenso
a
questa
offesa
.
E
dovevano
tutti
vedere
che
egli
soffriva
,
schiantato
dall
'
atrocissimo
fatto
,
e
che
lui
più
di
tutti
meritava
compianto
,
poiché
finanche
dalle
due
vittime
tanto
commiserate
era
stato
offeso
,
così
da
non
poter
piangere
,
neanche
piangere
ora
la
sua
sciagura
!
Eppure
...
come
mai
?
Rientrando
in
casa
,
in
quella
casa
che
le
squisite
e
sapienti
cure
della
moglie
avevano
reso
così
bene
adatta
alla
commedia
di
garbate
e
graziose
menzogne
,
alla
gara
di
compitezze
ammirevoli
,
nella
quale
entrambi
avevano
preso
tanto
gusto
a
esercitarsi
perché
la
loro
vita
non
fosse
troppo
di
scandalo
agli
altri
,
troppo
disgustosa
a
loro
stessi
;
e
sentendo
nel
silenzio
cupo
delle
stanze
,
rimaste
con
tutti
i
mobili
come
in
attesa
,
il
vuoto
,
il
vuoto
in
cui
dal
primo
momento
della
sciagura
si
vedeva
perduto
...
-
come
mai
?
-
nell
'
aprir
la
camera
da
letto
e
nell
'
avvertirvi
affievolito
,
ma
pur
presente
ancora
,
il
voluttuoso
profumo
di
lei
,
ecco
,
per
un
irresistibile
impeto
che
lo
stordì
per
la
sua
incoerenza
,
ma
che
pur
gli
piacque
come
un
ristoro
insperato
di
accorata
tenerezza
-
pianse
,
sì
,
pianse
per
il
ricordo
di
lei
,
pianse
per
la
prima
volta
dopo
l
'
annunzio
di
quella
morte
,
pianse
come
non
aveva
mal
pianto
in
vita
sua
,
sentendo
in
quel
pianto
quasi
un
dolore
non
suo
,
ma
delle
sue
lagrime
stesse
che
gli
sgorgavano
dagli
occhi
senza
ch
'
egli
le
volesse
,
ma
,
appunto
perché
non
le
voleva
,
con
tanto
sapor
di
dolcezza
e
di
refrigerio
!
Non
doveva
però
,
no
,
no
,
non
doveva
...
perché
...
si
fermò
un
momento
a
considerare
perché
non
avrebbe
dovuto
piangerla
.
Non
era
stata
forse
la
compagna
sua
necessaria
e
insurrogabile
?
la
compagna
preziosa
dei
suoi
sottili
e
complicati
accorgimenti
,
la
quale
,
correndo
-
più
per
sé
,
forse
,
quella
volta
,
che
per
lui
-
a
un
riparo
a
cui
anch
'
egli
però
l
'
aveva
spinta
-
era
caduta
?
Sì
,
e
così
orribilmente
,
così
orribilmente
caduta
!
Eppure
,
no
;
apparentemente
,
ecco
,
almeno
apparentemente
non
doveva
piangerla
...
Così
in
segreto
sì
,
anche
perché
quel
pianto
gli
faceva
bene
,
ora
.
Era
restato
solo
;
e
da
sé
solo
,
ora
,
doveva
ajutarsi
,
difendersi
;
e
non
sapeva
ancora
,
non
vedeva
come
.
Piangendo
,
no
,
intanto
,
di
certo
!
E
Capolino
sorse
in
piedi
;
si
portò
via
,
prima
con
le
mani
,
poi
a
lungo
,
col
fazzoletto
,
accuratamente
,
le
lagrime
dagli
occhi
,
dalle
guance
;
si
rimise
le
lenti
cerchiate
di
tartaruga
,
e
si
presentò
,
fosco
,
severo
,
aggrondato
,
allo
specchio
dell
'
armadio
.
Dio
,
come
il
suo
viso
era
sbattuto
,
invecchiato
in
pochi
giorni
!
Il
dolore
?
Che
dolore
?
Non
poteva
riconoscere
d
'
aver
provato
dolore
...
se
non
forse
or
ora
,
un
poco
.
Ma
no
,
anche
prima
,
in
fondo
,
aveva
certo
dovuto
provarne
uno
e
ben
grande
,
se
a
Roma
,
all
'
annunzio
della
sciagura
,
era
stato
accecato
da
quella
rabbia
che
lo
aveva
scagliato
su
Dianella
Salvo
.
Doveva
pentirsi
di
quello
scatto
?
Si
era
con
esso
attirato
per
sempre
l
'
odio
,
la
nimicizia
mortale
del
Salvo
.
Ma
se
pur
fosse
riuscito
a
reprimersi
in
quel
primo
momento
,
a
vietarsi
la
soddisfazione
feroce
di
quella
vendetta
,
che
avrebbe
ottenuto
?
A
lui
,
restato
solo
,
senza
più
la
moglie
,
avrebbe
forse
Flaminio
Salvo
seguitato
a
dare
ajuto
e
sostegno
,
per
il
rimorso
e
la
complicità
segreta
nel
sacrifizio
di
quella
?
Forse
la
figlia
,
già
inferma
,
sarebbe
impazzita
anche
senza
quel
suo
scatto
,
al
solo
annunzio
della
morte
del
Costa
.
E
allora
?
Flaminio
Salvo
avrebbe
creduto
di
pagare
già
abbastanza
con
la
pazzia
della
figliuola
;
e
per
lui
non
avrebbe
avuto
più
alcuna
considerazione
;
anzi
lo
avrebbe
respinto
da
sé
,
come
lo
spettro
del
suo
rimorso
.
Caso
pensato
.
Se
poi
Dianella
non
fosse
impazzita
e
si
fosse
a
poco
a
poco
quietata
,
era
uomo
Flaminio
Salvo
,
avendo
raggiunto
lo
scopo
,
da
restar
grato
alla
memoria
di
chi
gliel
'
aveva
fatto
raggiungere
,
a
costo
della
propria
vita
;
e
,
per
essa
,
al
marito
,
rimasto
vedovo
?
Ma
se
già
,
subito
,
per
scrollarsi
d
'
addosso
ogni
responsabilità
,
subito
aveva
gridato
ai
quattro
venti
che
Nicoletta
Capolino
e
Aurelio
Costa
avevano
preso
la
fuga
e
che
il
Costa
s
'
era
licenziato
ed
era
andato
dunque
a
morire
per
conto
suo
,
ad
Aragona
,
insieme
con
l
'
amante
!
Sì
:
fuggita
col
Costa
,
sua
moglie
;
ma
chi
l
'
aveva
spinta
a
commettere
questa
pazzia
?
Chi
aveva
spedito
a
Roma
il
Costa
con
la
scusa
di
quel
disegno
da
presentare
al
Ministero
?
Chi
aveva
aizzato
la
gelosia
,
o
piuttosto
,
il
puntiglio
di
lei
,
facendole
balenare
prossimo
il
matrimonio
della
figlia
col
Costa
?
Ed
egli
,
Capolino
,
egli
,
il
marito
,
aveva
dovuto
prestarsi
a
tutte
queste
perfide
manovre
che
dovevano
condurre
a
una
tale
tragedia
;
così
,
è
vero
?
per
restar
poi
abbandonato
,
senza
più
alcuna
ragione
d
'
ajuto
,
raccolto
il
frutto
di
tante
scellerate
perfidie
!
Ah
,
no
,
perdio
!
Di
quel
suo
scatto
non
doveva
pentirsi
.
Se
egli
aveva
perduto
la
moglie
,
e
lui
la
figlia
!
Pari
,
e
di
fronte
l
'
uno
all
'
altro
.
Ora
il
Salvo
gli
avrebbe
soppresso
ogni
assegno
.
Toccava
a
lui
,
dunque
,
di
provvedere
subito
anche
ai
bisogni
più
immediati
.
E
ogni
credito
presso
gli
altri
,
con
l
'
amicizia
del
Salvo
,
gli
veniva
meno
.
Che
fare
?
Come
fare
?
Così
pensando
,
Capolino
brancicava
con
le
dita
irrequiete
la
medaglietta
da
deputato
appesa
alla
catena
dell
'
orologio
.
Aveva
per
sé
,
ancora
,
il
prestigio
che
gli
veniva
da
quella
medaglietta
.
Per
ora
,
il
Salvo
non
poteva
strappargliela
dalla
catena
dell
'
orologio
.
E
con
essa
,
per
uno
che
valeva
,
se
non
più
,
certo
non
meno
del
Salvo
in
paese
,
egli
era
ancora
il
deputato
.
Don
Ippolito
Laurentano
non
avrebbe
permesso
,
che
colui
che
rappresentava
alla
Camera
il
paladino
della
sua
fede
,
si
dibattesse
tra
meschine
difficoltà
materiali
.
Ecco
:
subito
,
prima
che
Flaminio
Salvo
arrivasse
a
Girgenti
e
si
recasse
a
Colimbètra
a
preoccupare
l
'
animo
del
principe
contro
di
lui
,
egli
vi
correrebbe
e
parlerebbe
aperto
a
don
Ippolito
della
perfidia
di
colui
.
Dopo
tanti
mesi
di
convivenza
con
donna
Adelaide
,
non
doveva
il
principe
essere
in
animo
da
tenere
più
tanto
dalla
parte
del
cognato
;
oltreché
,
in
favor
suo
,
egli
avrebbe
in
quel
momento
la
commiserazione
per
la
sua
sciagura
.
Poteva
,
sì
,
contro
a
questa
,
il
Salvo
porre
in
bilancia
quella
della
propria
figliuola
;
ma
appunto
su
ciò
egli
andrebbe
a
prevenire
il
principe
,
dimostrandogli
che
non
lui
,
con
quel
suo
scatto
naturale
e
legittimo
,
nella
rabbia
del
cordoglio
,
era
stato
cagione
di
quella
pazzia
;
ma
il
padre
,
il
padre
stesso
che
con
tanta
violenza
aveva
voluto
impedire
che
la
figlia
sposasse
il
Costa
,
sacrificando
costui
e
distruggendolo
insieme
con
la
moglie
.
Ora
,
per
sgabellarsi
d
'
ogni
rimorso
,
voleva
gettar
la
colpa
addosso
a
lui
,
e
anche
di
lui
sbarazzarsi
,
come
già
del
Costa
e
della
moglie
.
Ecco
il
piano
!
Ma
né
quel
giorno
,
né
il
giorno
appresso
,
Capolino
ebbe
tempo
di
recarsi
a
Colimbètra
ad
attuarlo
.
Una
processione
ininterrotta
di
visite
lo
trattenne
in
casa
,
con
molta
sua
soddisfazione
,
quantunque
sapesse
e
vedesse
chiaramente
che
più
per
curiosità
che
per
pietà
di
lui
si
fosse
mossa
tutta
quella
gente
,
la
quale
certo
,
domani
,
a
un
cenno
del
Salvo
,
gli
avrebbe
voltato
le
spalle
.
A
ogni
modo
,
andando
dal
principe
,
avrebbe
potuto
parlare
di
questo
solenne
attestato
di
condoglianza
e
di
simpatia
dell
'
intera
cittadinanza
;
oltreché
,
in
tanti
animi
che
,
per
la
commozione
del
tragico
avvenimento
,
eran
come
un
terreno
ben
rimosso
e
preparato
,
poteva
intanto
seminar
odio
per
il
Salvo
,
così
senza
parere
.
-
Non
me
ne
parlate
,
per
carità
!
-
protestava
,
alterandosi
in
viso
al
minimo
accenno
.
-
Dovrei
dir
cose
,
cose
che
...
no
,
niente
;
per
carità
,
non
mi
fate
parlare
...
E
se
qualcuno
,
esitante
,
insisteva
:
-
Quella
povera
figliuola
...
-
La
figliuola
?
-
scattava
.
-
Ah
,
sì
,
povera
,
povera
vittima
anche
lei
!
Non
sopra
tutte
le
altre
,
però
,
certo
...
Per
carità
,
non
mi
fate
parlare
...
Il
salotto
era
pieno
zeppo
di
gente
quando
entrò
il
D
'
Ambrosio
,
quello
che
gli
aveva
fatto
da
testimonio
nel
duello
col
Verònica
e
che
era
lontano
parente
di
Nicoletta
Spoto
.
Avvenne
allora
una
scena
che
,
neanche
se
Capolino
l
'
avesse
preparata
apposta
,
gli
sarebbe
riuscita
più
favorevole
.
Il
D
'
Ambrosio
entrò
tutto
gonfio
di
commozione
,
e
con
le
braccia
protese
.
In
piedi
,
tutti
e
due
si
abbracciarono
in
mezzo
alla
stanza
,
si
tennero
stretti
un
pezzo
piangendo
forte
.
Forte
,
con
la
sua
abituale
irruenza
,
parlò
il
D
'
Ambrosio
,
staccandosi
dall
'
abbraccio
:
-
Dicono
tutti
,
qua
,
che
Nicoletta
mia
cugina
era
la
ganza
di
quell
'
imbecille
del
Costa
:
è
vero
?
Tu
puoi
dirlo
meglio
di
tutti
:
è
vero
?
Sbigottiti
,
gli
astanti
si
volsero
a
guatare
il
Capolino
.
Questi
cadde
a
sedere
,
come
trafitto
,
su
la
poltrona
,
con
le
braccia
abbandonate
su
le
gambe
,
e
scosse
amaramente
il
capo
.
Poi
,
facendo
un
atto
appena
appena
con
le
mani
,
parlò
:
-
Troppe
...
troppe
cose
dovrei
dire
,
che
non
posso
...
Anche
la
pietà
,
capirete
...
sì
,
sì
...
anche
queste
lacrime
,
amici
,
mi
bruciano
!
Perché
anche
da
quei
due
che
le
meritano
per
la
loro
sorte
,
ma
da
voi
,
cari
,
da
voi
;
non
da
me
...
anche
da
quei
due
io
ebbi
male
;
ma
sopra
tutto
da
chi
li
guidò
a
quel
passo
;
da
chi
li
teneva
in
pugno
,
e
...
-
Il
Salvo
!
-
proruppe
il
D
'
Ambrosio
.
-
Hanno
arrestato
ad
Aragona
Marco
Prèola
;
ma
lui
,
il
Salvo
,
per
la
Madonna
,
debbono
arrestare
!
lui
affamò
là
tutto
il
paese
!
lui
è
il
vero
assassino
!
E
giustamente
Dio
l
'
ha
punito
,
con
la
pazzia
della
figlia
!
Così
,
tra
due
pazze
,
se
ne
starà
ora
con
tutte
le
sue
ricchezze
!
Capolino
,
allora
,
scattò
in
piedi
,
sublime
.
-
Ma
per
carità
!
no
!
no
!
Non
posso
permettere
che
si
dicano
di
queste
cose
alla
mia
presenza
!
Vuoi
difendere
quegli
assassini
?
Via
!
Sappiamo
tutti
che
il
Salvo
era
nel
suo
diritto
,
chiudendo
là
le
zolfare
!
Ognuno
provvede
,
come
sa
e
crede
,
ai
proprii
interessi
.
E
,
del
resto
,
non
si
è
forse
adoperato
in
tanti
modi
qua
,
al
risorgimento
dell
'
industria
?
No
,
no
!
Signori
miei
,
vedete
?
parlo
io
,
io
,
in
questo
momento
,
e
arrivo
fino
a
dirvi
che
egli
,
dal
suo
canto
,
anche
come
padre
,
ha
creduto
di
agire
per
il
bene
della
figliuola
!
Voi
tutti
non
avete
alcuna
ragione
per
non
riconoscer
questo
;
potrei
non
riconoscerlo
io
,
io
solo
,
perché
i
mezzi
di
cui
si
è
servito
mi
hanno
distrutto
la
casa
,
spezzato
la
vita
!
Ma
egli
mirava
,
là
,
al
bene
di
tutti
quei
bruti
;
e
qua
,
al
bene
della
sua
figliuola
!
Dieci
,
quindici
,
venti
mani
si
tesero
a
Capolino
,
in
un
prorompimento
d
'
ammirazione
per
così
magnanima
generosità
;
e
Capolino
si
sentì
levato
d
'
un
cubito
sopra
se
stesso
.
-
Forse
mi
vedrò
costretto
,
-
soggiunse
con
triste
gravità
,
-
a
restituirvi
il
mandato
,
di
cui
avete
voluto
onorarmi
.
-
No
!
no
!
che
c
'
entra
questo
?
E
perché
?
-
protestarono
alcuni
.
Capolino
,
sorridendo
mestamente
,
levò
le
mani
ad
arrestare
quell
'
affettuosa
protesta
:
-
La
condizione
mia
,
-
disse
.
-
Considerate
.
Potrei
più
aver
rapporti
,
non
dico
di
parentela
o
d
'
amicizia
,
ma
pur
soltanto
d
'
interessi
,
con
Flaminio
Salvo
?
No
,
certo
.
E
allora
?
Devo
provvedere
a
me
stesso
,
signori
miei
,
mentre
il
mandato
che
ho
da
voi
esige
un
'
assoluta
indipendenza
,
quella
appunto
che
avevo
per
i
miei
ufficii
nel
banco
del
Salvo
.
Ora
...
ora
bisognerà
che
mi
raccolga
a
pensar
seriamente
ai
miei
casi
.
Non
son
cose
da
decidere
così
su
due
piedi
e
in
questo
momento
.
-
Ma
sì
!
ma
sì
!
-
ripresero
quelli
a
confortarlo
a
coro
.
-
Questi
sono
affari
privati
!
La
rappresentanza
politica
...
-
Eh
eh
...
-
Ma
che
!
non
c
'
entra
...
-
Altra
cosa
...
-
E
poi
,
per
ora
...
-
Per
ora
,
-
disse
,
-
mi
basta
,
miei
cari
,
di
avervi
dimostrato
questo
:
che
sono
pronto
a
tutto
,
e
che
guardo
le
cose
e
la
mia
stessa
sciagura
con
animo
equo
e
,
per
quanto
mi
è
possibile
,
sereno
.
Grazie
,
intanto
,
a
tutti
,
amici
miei
.
Più
tardi
,
recatosi
al
Vescovado
a
visitar
Monsignore
,
ebbe
da
questo
tali
notizie
su
don
Ippolito
Laurentano
e
donna
Adelaide
,
che
stimò
da
abbandonare
senz
'
altro
il
piano
dapprima
architettato
,
e
che
anzi
gli
convenisse
aspettare
il
ritorno
di
Flaminio
Salvo
da
Roma
,
per
recarsi
a
Colimbètra
a
tentarne
un
altro
,
che
già
gli
balenava
,
audacissimo
.
Flaminio
Salvo
non
volle
lasciare
a
Roma
Dianella
in
qualche
«
casa
di
salute
»
,
come
i
medici
e
la
sorella
e
il
cognato
gli
consigliavano
;
disse
che
,
se
mai
,
l
'
avrebbe
lasciata
in
una
di
queste
case
a
Palermo
,
per
averla
più
vicina
e
poterla
più
spesso
visitare
;
ma
la
sua
casa
ormai
-
soggiunse
-
poteva
pur
trasformarsi
in
uno
di
questi
privati
ospizii
della
pazzia
,
sotto
il
governo
d
'
uno
o
più
medici
e
con
l
'
assistenza
di
altre
infermiere
adatte
:
vi
restava
egli
solo
provvisto
di
ragione
;
ma
sperava
che
presto
,
con
l
'
esempio
e
un
po
'
di
buona
volontà
,
la
perderebbe
anche
lui
.
Quando
fu
sul
punto
di
partire
,
però
,
si
vide
costretto
a
ricorrere
a
Lando
Laurentano
,
perché
gli
désse
a
compagno
di
viaggio
Mauro
Mortara
,
da
cui
Dianella
non
avrebbe
voluto
più
staccarsi
,
e
che
forse
era
il
solo
che
avrebbe
potuto
indurla
a
uscire
da
uno
stanzino
bujo
ove
s
'
era
rintanata
,
e
a
partire
.
Lando
Laurentano
,
che
si
preparava
in
gran
fretta
anche
lui
,
chiamato
a
Palermo
dai
compagni
del
Comitato
centrale
del
partito
,
rispose
al
Salvo
,
che
avrebbero
potuto
fare
insieme
il
viaggio
,
e
che
la
mattina
seguente
sarebbe
venuto
con
Mauro
a
prenderlo
in
casa
Vella
.
Flaminio
Salvo
notò
nell
'
aspetto
,
nella
voce
,
nei
gesti
del
giovane
principe
una
strana
agitazione
febbrile
,
e
fu
più
volte
sul
punto
di
domandargliene
premurosamente
il
motivo
;
ma
se
n
'
astenne
.
Lando
Laurentano
era
in
quell
'
animo
per
una
ragione
,
a
cui
il
Salvo
non
avrebbe
potuto
neppur
lontanamente
pensare
in
quel
momento
:
cioè
,
l
'
enorme
impressione
prodotta
in
tutta
Roma
dal
suicidio
di
Corrado
Selmi
.
Se
n
'
era
divulgata
la
notizia
la
sera
stessa
,
che
egli
usciva
con
Mauro
da
casa
Vella
.
Il
grido
d
'
un
giornalajo
glien
'
aveva
dato
l
'
annunzio
.
Aveva
fatto
fermar
la
vettura
per
comperare
il
giornale
.
Ma
,
anziché
dargli
gioja
,
quell
'
annunzio
improvviso
lo
aveva
in
prima
stordito
.
Aveva
ordinato
al
vetturino
d
'
accostarsi
a
un
fanale
,
per
leggere
,
non
ostante
l
'
impazienza
di
Mauro
;
aveva
saltato
il
lungo
commento
necrologico
premesso
alle
notizie
sul
suicidio
,
ed
era
corso
con
gli
occhi
a
queste
.
Dal
racconto
del
cameriere
del
Selmi
aveva
saputo
,
prima
,
l
'
aggressione
a
mano
armata
del
nipote
di
Roberto
Auriti
,
quando
già
il
Selmi
aveva
ingojato
il
veleno
;
poi
...
ah
poi
!
...
una
visita
,
che
il
giornalista
diceva
drammaticissima
,
al
Selmi
appena
spirato
,
«
d
'
una
dama
velata
»
di
cui
,
per
degni
rispetti
,
non
si
faceva
il
nome
,
«
accorsa
»
,
seguitava
il
cronista
,
«
ignara
del
suicidio
,
forse
per
dare
ajuto
e
conforto
all
'
amico
,
dopo
la
sfida
da
lui
lanciata
,
la
mattina
,
all
'
intera
assemblea
»
.
Lando
Laurentano
non
aveva
avuto
alcun
dubbio
,
che
quella
dama
velata
fosse
donna
Giannetta
D
'
Atri
,
sua
cugina
;
e
aveva
strappato
il
giornale
,
con
schifo
e
con
rabbia
,
gridando
al
vetturino
di
correre
a
casa
.
Qua
aveva
trovato
in
smaniosa
ambascia
Celsina
Pigna
e
Olindo
Passalacqua
,
che
cercavano
disperatamente
Antonio
Del
Re
,
scomparso
dalla
mattina
.
Eran
sembrate
così
inopportune
a
Lando
in
quel
momento
la
vista
buffa
di
quell
'
uomo
,
le
smaniette
di
quella
ragazza
,
tutta
quell
'
ansia
attorno
a
lui
per
la
ricerca
d
'
un
giovane
ch
'
egli
non
conosceva
e
ch
'
era
tanto
lontano
dai
suoi
pensieri
,
che
aveva
avuto
contro
il
suo
solito
un
violento
scatto
d
'
ira
.
Aveva
chiamato
Raffaele
,
il
cameriere
,
per
ordinargli
di
mettersi
a
disposizione
di
quei
due
,
ed
era
rimasto
solo
con
Mauro
.
Questi
,
interpretando
quello
scatto
come
un
segno
di
sprezzante
noncuranza
per
l
'
arresto
del
cugino
,
non
s
'
era
potuto
trattenere
;
gli
s
'
era
fatto
innanzi
tutto
acceso
di
sdegno
,
gridando
:
-
Me
ne
voglio
andare
,
subito
!
ora
stesso
!
Non
voglio
più
guardarvi
in
faccia
!
-
Mauro
!
Mauro
!
Mauro
!
-
aveva
esclamato
Lando
,
scotendo
in
aria
le
mani
afferrate
.
Mauro
allora
s
'
era
cacciato
una
mano
in
tasca
,
per
trarne
fuori
le
medaglie
:
-
Guardate
!
Dal
petto
me
l
'
ero
strappate
,
davanti
al
delegato
,
quando
ho
visto
arrestare
vostro
cugino
!
Ora
quella
ragazza
è
venuta
a
riportarmele
...
Che
sangue
avete
voi
nelle
vene
?
È
questa
la
gioventù
d
'
oggi
?
è
questa
?
-
La
gioventù
...
-
s
'
era
messo
a
rispondere
con
veemenza
Lando
;
ma
s
'
era
subito
frenato
,
premendosi
forte
le
pugna
serrate
su
la
bocca
e
andando
a
sedere
,
coi
gomiti
su
le
ginocchia
e
la
testa
tra
le
mani
.
La
gioventù
?
Che
poteva
la
gioventù
,
se
l
'
avara
paurosa
prepotente
gelosia
dei
vecchi
la
schiacciava
così
,
col
peso
della
più
vile
prudenza
e
di
tante
umiliazioni
e
vergogne
?
Se
toccava
a
lei
l
'
espiazione
rabbiosa
,
nel
silenzio
,
di
tutti
gli
errori
e
le
transazioni
indegne
,
la
macerazione
d
'
ogni
orgoglio
e
lo
spettacolo
di
tante
brutture
?
Ecco
come
l
'
opera
dei
vecchi
qua
,
ora
,
nel
bel
mezzo
d
'
Italia
,
a
Roma
,
sprofondava
in
una
cloaca
;
mentre
su
,
nel
settentrione
,
s
'
irretiva
in
una
coalizione
spudorata
di
loschi
interessi
;
e
giù
,
nella
bassa
Italia
,
nelle
isole
,
vaneggiava
apposta
sospesa
,
perché
vi
durassero
l
'
inerzia
,
la
miseria
e
l
'
ignoranza
e
ne
venisse
al
Parlamento
il
branco
dei
deputati
a
formar
le
maggioranze
anonime
e
supine
!
Soltanto
,
in
Sicilia
forse
,
or
ora
,
la
gioventù
sacrificata
potrebbe
dare
un
crollo
a
questa
oltracotante
oppressione
dei
vecchi
,
e
prendersi
finalmente
uno
sfogo
,
e
affermarsi
vittoriosa
!
Lando
era
balzato
in
piedi
per
gridare
questa
sua
speranza
a
Mauro
Mortara
;
ma
s
'
era
trattenuto
per
carità
,
alla
vista
di
lui
che
piangeva
,
con
quelle
sue
pietose
medaglie
in
mano
.
Il
giorno
appresso
Antonio
Del
Re
era
stato
ritrovato
.
Olindo
Passalacqua
era
venuto
a
mostrare
a
Lando
due
telegrammi
e
un
vaglia
spediti
d
'
urgenza
da
Girgenti
per
far
subito
partire
il
giovine
;
ma
aveva
soggiunto
che
il
Del
Re
si
ricusava
ostinatamente
di
ritornare
in
Sicilia
.
Lando
allora
aveva
pregato
Mauro
di
recarsi
a
prendere
il
giovine
per
invitarlo
a
partire
con
loro
il
giorno
appresso
e
Mauro
a
questa
preghiera
si
era
arreso
di
buon
grado
.
Ma
come
proporgli
adesso
di
viaggiare
insieme
con
Flaminio
Salvo
?
La
mattina
per
tempo
venne
al
villino
di
via
Sommacampagna
Ciccino
Vella
per
concertare
il
modo
di
spinger
fuori
dal
nascondiglio
Dianella
e
farla
partire
.
Guaj
,
se
vedeva
il
padre
!
Durante
tutto
il
viaggio
non
doveva
vederlo
.
Zio
Flaminio
e
Lando
dovevano
viaggiare
in
un
altro
scompartimento
della
vettura
,
senza
mai
farsi
scorgere
.
C
'
era
anche
quel
giovanotto
,
il
Del
Re
?
Bene
:
tutti
e
tre
,
appartati
,
nascosti
.
Mauro
e
Dianella
sarebbero
stati
soli
,
nello
scompartimento
attiguo
:
tutt
'
intera
una
vettura
sarebbe
stata
a
loro
disposizione
.
Fu
men
difficile
,
a
tali
condizioni
,
persuadere
Mauro
a
render
questo
servizio
al
Salvo
.
Quando
seppe
che
né
ora
,
a
casa
Vella
,
né
poi
,
durante
tutto
il
tragitto
,
lo
avrebbe
veduto
,
e
che
non
si
trattava
tanto
di
rendere
un
servizio
a
lui
quanto
un
'
opera
di
carità
a
quella
povera
fanciulla
demente
,
si
arrese
aggrondato
,
e
andò
avanti
con
Raffaele
in
casa
Vella
.
Non
ci
fu
bisogno
né
di
preghiere
né
di
esortazioni
:
appena
Dianella
rivide
Mauro
,
balzò
dal
nascondiglio
e
tornò
a
riaggrapparsi
a
lui
,
incitandolo
a
fuggire
insieme
.
Si
dovette
all
'
incontro
stentare
a
trattenerla
un
po
'
per
rassettarla
alla
meglio
,
ravviarle
i
capelli
scarmigliati
,
metterle
un
cappello
in
capo
,
perché
almeno
non
desse
tanto
spettacolo
alla
gente
,
in
compagnia
di
quel
vecchio
che
già
per
suo
conto
attirava
la
curiosità
di
tutti
.
Quando
l
'
uno
e
l
'
altra
,
tenendosi
per
mano
,
quello
col
viso
tutto
scombujato
,
lo
zainetto
alle
spalle
,
questa
con
gli
occhi
e
la
bocca
spalancati
a
un
'
ilarità
squallida
e
vana
,
i
capelli
cascanti
,
scompigliati
sotto
il
cappello
assettato
male
sul
capo
,
attraversarono
il
salone
per
andarsene
,
chi
li
vide
non
se
ne
poté
più
levar
l
'
immagine
dalla
memoria
.
Che
discorsi
tennero
tra
loro
,
nel
viaggio
?
Dietro
l
'
usciolino
dello
scompartimento
,
il
Salvo
e
il
Laurentano
,
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
,
li
intesero
conversar
tra
loro
,
a
lungo
,
e
s
'
illusero
dapprima
che
tra
loro
il
vecchio
e
la
fanciulla
s
'
intendessero
.
Ma
sì
,
a
maraviglia
s
'
intendevano
,
perché
l
'
uno
e
l
'
altra
,
ciascuno
per
sé
,
non
parlavano
se
non
con
la
propria
follia
.
E
le
due
follie
sedevano
accanto
e
si
tenevano
per
mano
.
-
Una
donna
...
vergogna
!
...
Non
si
dice
Aurelio
...
Signor
Aurelio
...
Signor
Aurelio
!
...
Ma
com
'
è
possibile
che
l
'
abbia
dimenticato
?
...
Una
così
grossa
ferita
al
dito
...
Vieni
,
vieni
qua
,
al
bujo
...
nell
'
andito
...
Te
lo
succhio
io
,
il
sangue
dal
dito
...
Una
donna
?
Vergogna
...
Signor
Aurelio
...
-
Questi
...
sono
questi
,
i
figli
!
La
nuova
gioventù
...
Per
veder
questo
,
oh
assassini
,
abbiamo
tanto
combattuto
,
sacrificato
la
vita
nostra
...
per
veder
questo
,
donna
Dianella
!
E
che
ci
vado
più
ad
appendere
,
adesso
,
sotto
la
lettera
del
Generale
nel
camerone
?
che
ci
vado
più
ad
appendere
,
dopo
tutto
quello
che
ho
visto
?
-
Eh
,
ma
chi
lo
sa
l
'
anno
che
viene
?
Il
gelso
,
a
marzo
,
coglie
sangue
di
nuovo
...
E
allora
,
quand
'
è
in
amore
,
per
gettare
,
è
molle
,
molle
come
una
pasta
,
e
se
ne
fa
quello
che
se
ne
vuole
...
Chi
lo
sa
l
'
anno
che
viene
?
-
Incerto
il
bene
,
ma
certe
le
pene
,
figlia
mia
!
Incerto
il
bene
,
ma
certe
le
pene
!
Così
conversavano
di
là
,
quei
due
.
Né
Lando
né
Flaminio
Salvo
badavano
intanto
a
un
altro
,
di
qua
con
loro
,
che
non
diceva
nulla
,
ma
che
pure
non
meno
di
quei
due
vaneggiava
col
cervello
.
Non
vedeva
,
non
sentiva
,
non
pensava
più
nulla
,
Antonio
Del
Re
.
La
furia
della
disperazione
,
con
la
quale
s
'
era
avventato
sopra
il
Selmi
,
gli
aveva
come
folgorato
lo
spirito
.
Uscito
dalla
casa
del
Selmi
,
era
rimasto
vuoto
,
sospeso
in
una
tetraggine
attonita
,
spaventevole
;
e
non
ricordava
più
nulla
,
dove
fosse
andato
,
che
avesse
fatto
,
come
e
dove
avesse
passato
la
notte
,
se
proprio
la
notte
,
una
notte
fosse
passata
.
Non
rispondeva
a
nessuna
domanda
;
forse
non
udiva
.
Vedere
,
vedeva
;
stava
per
lo
meno
a
guardare
;
ma
la
ragione
non
vedeva
più
,
la
ragione
degli
aspetti
delle
cose
e
degli
atti
degli
uomini
.
Non
si
era
già
opposto
al
suo
ritorno
in
Sicilia
;
ma
a
muoversi
da
sé
dal
luogo
ove
i
piedi
lo
avevano
condotto
e
la
stanchezza
accasciato
.
Si
era
mosso
,
allorché
Mauro
lo
aveva
strappato
per
il
petto
;
ma
senza
udir
nulla
di
quanto
quegli
gli
aveva
detto
della
nonna
e
della
mamma
.
Il
Passalacqua
e
Celsina
lo
avevano
accompagnato
,
la
mattina
,
al
villino
di
Lando
;
prima
di
partire
aveva
veduto
Celsina
sorridere
a
Ciccino
Vella
,
accettarne
il
braccio
,
montare
in
carrozza
con
lui
e
col
Passalacqua
:
tutto
questo
aveva
veduto
,
e
più
là
,
col
pensiero
;
e
nulla
,
più
nulla
gli
s
'
era
rimosso
dentro
.
Quando
,
passato
lo
stretto
di
Messina
,
Lando
Laurentano
scese
dal
treno
per
proseguire
su
un
altro
alla
volta
di
Palermo
,
Flaminio
Salvo
provò
una
certa
costernazione
al
pensiero
di
restar
solo
nella
vettura
per
un
'
intera
giornata
fino
a
Girgenti
con
quel
giovane
a
lui
ignoto
,
che
due
giorni
avanti
aveva
levato
il
pugnale
per
uccidere
il
Selmi
,
e
che
ora
gli
teneva
gli
occhi
addosso
con
tanta
fissità
di
sguardo
,
tra
il
torvo
e
l
'
insensato
.
Ecco
,
con
tre
pazzi
egli
viaggiava
;
e
forse
non
meno
pazzo
di
questi
tre
era
quello
or
ora
sceso
dal
treno
con
l
'
intenzione
di
mettere
a
soqquadro
tutta
l
'
isola
!
Lui
solo
,
dunque
,
per
terribile
condanna
,
doveva
serbare
intatto
il
privilegio
di
non
aver
minimamente
velata
,
offuscata
,
né
per
rimorso
,
né
per
pietà
,
né
più
da
alcun
affetto
,
né
più
da
alcuna
speranza
,
né
più
da
alcun
desiderio
,
quella
lucida
,
crudele
limpidità
di
spirito
?
Lui
solo
.
E
,
come
per
assaporare
lo
scherno
della
sua
sorte
,
si
accostò
ancora
una
volta
all
'
usciolino
dello
scompartimento
,
con
l
'
orecchio
allo
spiraglio
,
ad
ascoltare
i
discorsi
vani
del
vecchio
e
della
figliuola
.
Appena
Mauro
Mortara
,
arrivato
a
Girgenti
,
poté
strapparsi
dalle
braccia
di
Dianella
Salvo
,
corse
di
furia
alla
casa
di
donna
Caterina
Laurentano
.
Vi
trovò
Antonio
Del
Re
ancora
tra
le
braccia
della
madre
che
invano
,
stringendolo
,
scotendolo
,
smaniando
,
cercava
di
spetrarlo
.
Come
Anna
vide
entrar
Mauro
,
gli
corse
incontro
,
lasciando
il
figlio
:
-
Che
ha
?
Che
ha
?
Ditemi
voi
che
ha
!
Che
gli
hanno
fatto
?
Ma
il
Mortara
le
scostò
le
braccia
e
gridò
più
forte
di
lei
:
-
Vostra
madre
?
Dov
'
è
vostra
madre
?
Sopravvenne
Giulio
,
in
pochi
giorni
invecchiato
di
dieci
anni
.
Negli
occhi
,
nelle
braccia
protese
aveva
la
speranza
di
aver
da
Mauro
qualche
notizia
precisa
sull
'
arresto
di
Roberto
,
sul
suicidio
del
Selmi
,
se
questi
veramente
avesse
lasciato
qualche
dichiarazione
in
favore
del
fratello
,
come
dicevano
i
giornali
.
Dal
nipote
non
aveva
potuto
saper
nulla
,
per
quanto
,
tra
le
braccia
della
madre
,
lo
avesse
furiosamente
scrollato
per
farlo
parlare
.
Ma
il
Mortara
scostò
anche
lui
,
ripetendo
,
testardo
e
violento
:
-
Vostra
madre
?
Non
so
nulla
!
So
che
l
'
hanno
arrestato
sotto
i
miei
occhi
!
Non
voglio
veder
nessuno
!
Voglio
vedere
lei
sola
!
Giulio
restò
perplesso
,
se
permettergli
d
'
entrare
nella
camera
della
madre
,
così
all
'
improvviso
.
Dal
giorno
che
egli
,
sotto
l
'
urgenza
della
necessità
,
vincendo
ogni
riluttanza
,
dapprima
con
circospezione
,
poi
risolutamente
,
con
crudezza
,
le
aveva
detto
che
bisognava
si
recasse
dal
fratello
Ippolito
per
salvare
il
figlio
,
era
caduta
,
di
schianto
,
in
un
attonimento
quasi
di
apatia
,
come
se
la
vista
di
tutte
le
cose
intorno
le
si
fosse
a
un
tratto
vuotata
d
'
ogni
senso
.
Non
un
gesto
,
non
una
parola
.
Più
niente
.
E
quella
immobilità
e
quel
silenzio
avevano
avuto
fin
da
principio
un
che
di
così
assoluto
e
invincibile
,
che
né
un
gesto
,
né
una
parola
eran
più
stati
possibili
agli
altri
per
scuoterla
o
esortarla
.
Giulio
sapeva
che
avrebbe
ucciso
la
madre
,
parlando
.
E
difatti
,
ecco
,
subito
,
parlando
,
l
'
aveva
uccisa
.
Ella
non
poteva
andare
dal
fratello
per
salvare
il
figlio
:
sarebbe
stata
la
sua
morte
.
Ed
ecco
,
era
morta
.
Tanto
egli
quanto
Anna
avevano
sperato
,
dapprima
,
che
non
volesse
più
muoversi
né
parlare
;
non
che
,
veramente
,
non
potesse
.
Ma
ben
presto
s
'
erano
accorti
che
non
poteva
.
Pure
,
una
lieve
contrazione
rimasta
su
la
fronte
,
tra
ciglio
e
ciglio
,
diceva
chiaramente
che
,
anche
potendo
,
non
avrebbe
voluto
.
La
avevano
sollevata
di
peso
dalla
seggiola
e
adagiata
sul
letto
.
Erano
di
morte
la
immobilità
e
il
silenzio
;
soltanto
,
ancora
,
non
era
fredda
.
E
per
impedire
che
anche
quel
freddo
le
sopravvenisse
,
si
erano
affrettati
a
coprirla
bene
sul
letto
,
con
mani
amorose
,
piangendo
.
L
'
ultima
crudeltà
doveva
compiersi
così
sopra
di
lei
,
e
,
perché
fosse
più
iniqua
,
per
mano
stessa
dei
figli
.
Ora
,
vegliandola
e
piangendo
,
i
figli
le
dimostravano
,
o
piuttosto
dimostravano
a
se
stessi
,
che
non
erano
stati
loro
a
compierla
.
Se
ella
,
per
tutto
ciò
che
aveva
fatto
,
non
poteva
pagare
per
il
figlio
,
bisognava
che
pagasse
così
,
ora
.
Giulio
lo
sapeva
;
e
,
pur
sapendolo
,
non
aveva
potuto
impedirlo
.
Doveva
parlare
,
spingerla
a
quella
morte
,
darle
il
crollo
.
L
'
aveva
poi
raccolta
su
le
braccia
,
e
ora
le
rincalzava
le
coperte
e
le
stringeva
attorno
alle
braccia
lo
scialle
nero
di
lana
,
per
ripararla
dall
'
ultimo
freddo
,
e
andava
in
punta
di
piedi
,
perché
nessun
rumore
arrivasse
più
a
quel
silenzio
.
Anche
il
volo
d
'
una
mosca
sarebbe
stato
di
più
,
ora
,
oltre
a
quello
che
egli
aveva
fatto
,
perché
doveva
.
Un
pensiero
,
se
non
fosse
anche
di
più
la
sua
vita
,
il
suo
respiro
,
dopo
quello
che
aveva
fatto
,
gli
era
anche
passato
per
la
mente
.
Fuori
di
quella
madre
,
fuori
della
Sicilia
,
egli
,
fin
da
giovinetto
,
aveva
preso
mondo
.
Era
vissuto
senza
né
ricordi
,
né
affetti
,
né
aspirazioni
,
quasi
giorno
per
giorno
:
freddo
,
svogliato
,
ironico
,
sdegnoso
.
D
'
improvviso
,
quando
men
se
l
'
aspettava
,
il
destino
della
sua
famiglia
aveva
allungato
una
spira
a
involgerlo
,
a
invilupparlo
,
e
lo
aveva
attratto
a
sé
e
piombato
là
,
a
rinsertarsi
,
a
riaffiggersi
alla
radice
,
da
cui
s
'
era
strappato
;
a
sentire
tutto
ciò
che
non
aveva
voluto
mai
sentire
,
a
ricordarsi
di
tutto
ciò
di
cui
non
aveva
voluto
mai
ricordarsi
.
La
fine
di
colei
,
che
aveva
sempre
e
tutto
sentito
,
e
di
tutto
e
sempre
si
era
ricordata
,
schiantata
ora
dall
'
urto
con
cui
egli
era
tornato
a
inviscerarsi
in
lei
,
non
doveva
essere
adesso
anche
la
sua
fine
?
Schiantato
il
tronco
,
schiantati
i
rami
.
Nel
tetro
squallore
della
casa
,
era
rimasto
inorridito
del
suo
apparire
a
se
stesso
coi
sentimenti
e
i
ricordi
tutti
di
quella
madre
.
Ma
gli
era
apparsa
anche
Anna
,
la
sorella
:
il
ramo
che
non
s
'
era
mai
staccato
da
quel
tronco
;
che
miseramente
una
volta
sola
,
per
poco
,
era
fiorito
,
per
dare
il
frutto
ispido
e
attossicato
di
quel
figlio
,
in
cui
neanche
l
'
amore
della
madre
riusciva
a
penetrare
.
E
fratello
e
sorella
si
erano
stretti
,
allora
,
fusi
in
un
abbraccio
d
'
infinita
tenerezza
,
d
'
infinita
angoscia
,
all
'
ombra
della
tetra
casa
,
assaporando
la
dolcezza
del
pianto
che
li
univa
per
la
prima
volta
e
che
pur
rompeva
loro
il
cuore
.
Egli
doveva
vivere
per
quella
sorella
e
per
quel
ragazzo
.
La
notizia
dell
'
arresto
di
Roberto
,
ormai
inevitabile
,
attesa
da
un
momento
all
'
altro
,
era
finalmente
arrivata
insieme
con
quella
del
suicidio
di
Corrado
Selmi
,
ma
vaga
,
ristretta
in
poche
righe
nei
giornali
siciliani
,
come
una
notizia
a
cui
i
lettori
non
avrebbero
dato
importanza
,
presi
com
'
erano
tutti
,
allora
,
dalla
morbosa
curiosità
di
conoscere
fin
nei
minimi
particolari
l
'
eccidio
d
'
Aragona
.
La
trepidazione
di
Anna
per
il
figlio
solo
a
Roma
,
il
pensiero
dell
'
ajuto
da
portare
a
Roberto
avevano
spinto
dapprima
Giulio
a
ritornar
subito
alla
Capitale
.
Ma
come
abbandonar
la
madre
in
quello
stato
,
sola
lì
con
Anna
che
s
'
aggirava
per
le
stanze
chiamando
il
figlio
,
quasi
forsennata
?
E
che
ajuto
avrebbe
potuto
portare
a
Roberto
?
L
'
unico
ajuto
possibile
sarebbe
stato
il
denaro
,
il
rimborso
alla
banca
di
quelle
quarantamila
lire
,
così
che
tutti
potessero
credere
che
queste
fossero
state
prese
da
lui
,
per
bisogni
suoi
.
Il
suicidio
del
Selmi
ora
,
avrebbe
forse
aperta
la
porta
del
carcere
a
Roberto
,
ma
gli
sarebbe
rimasta
,
incancellabile
,
dopo
la
denunzia
e
l
'
arresto
,
la
macchia
d
'
una
losca
complicità
.
Quanti
avrebbero
creduto
,
domani
,
che
disinteressatamente
egli
si
fosse
prestato
a
contrarre
il
debito
,
sotto
il
suo
nome
,
per
conto
d
'
un
altro
?
La
dichiarazione
del
Selmi
,
se
davvero
esisteva
come
i
giornali
asserivano
,
non
sarebbe
valsa
a
cancellare
del
tutto
quella
macchia
.
Di
là
,
nella
camera
della
madre
,
c
'
era
il
canonico
Pompeo
Agrò
,
che
da
tanti
giorni
,
per
ore
e
ore
,
non
si
staccava
dalla
poltrona
a
pie
'
del
letto
,
fissi
gli
occhi
nella
faccia
spenta
della
giacente
,
forse
con
la
speranza
di
scoprirvi
un
indizio
che
ella
-
non
avendo
più
nulla
da
dire
agli
uomini
-
desiderasse
per
suo
mezzo
comunicare
con
Dio
.
Più
d
'
una
volta
con
profonda
voce
l
'
aveva
chiamata
per
nome
,
a
più
riprese
,
senza
ottener
risposta
.
Giulio
disse
a
Mauro
di
attendere
un
poco
:
voleva
consigliarsi
con
l
'
Agrò
,
se
questi
désse
più
peso
alla
sua
speranza
o
al
suo
timore
che
la
vista
o
la
voce
del
Mortara
,
scotendo
la
madre
da
quel
torpore
di
morte
,
potessero
farle
bene
o
male
.
-
Credo
,
-
gli
rispose
l
'
Agrò
,
-
che
non
ci
sia
più
né
da
sperare
né
da
temere
.
Non
avvertirà
nulla
.
Provate
.
Tanto
se
dura
così
,
è
la
morte
lo
stesso
.
Mauro
entrò
come
un
cieco
nella
camera
quasi
al
bujo
,
chiamando
forte
,
con
affanno
di
commozione
:
-
Donna
Caterina
...
donna
Caterina
...
Restò
,
davanti
al
letto
,
alla
vista
di
quella
faccia
volta
al
soffitto
,
sui
guanciali
ammontati
,
cadaverica
,
con
gli
occhi
che
s
'
immaginavano
torbidi
e
densi
di
disperata
angoscia
sotto
la
chiusura
perpetua
delle
gravi
pàlpebre
annerite
,
con
una
ostinata
,
assoluta
volontà
di
morte
negli
zigomi
tesi
,
nelle
tempie
affossate
,
nelle
pinne
stirate
del
naso
aguzzo
,
nelle
livide
,
sottili
labbra
,
non
solo
serrate
,
ma
anche
in
qualche
punto
attaccate
dall
'
essiccamento
degli
umori
.
-
Oh
figlia
...
oh
figlia
...
-
esclamò
.
-
Donna
Caterina
...
sono
io
...
Mauro
...
il
cane
guardiano
di
vostro
padre
...
Guardatemi
...
aprite
gli
occhi
...
da
voi
voglio
essere
guardato
...
Aprite
gli
occhi
,
donna
Caterina
;
guardando
me
,
guardate
la
vostra
stessa
pena
...
Sentitemi
:
debbo
dirvi
una
cosa
...
torno
da
Roma
...
Urtando
contro
la
rigida
impassibilità
funerea
della
morente
,
la
commozione
di
Mauro
Mortara
si
spezzò
a
un
tratto
in
striduli
singhiozzi
,
molto
simili
a
una
risata
.
L
'
Agrò
e
Giulio
,
anch
'
essi
piangenti
,
se
lo
presero
in
mezzo
,
e
,
sorreggendolo
per
le
braccia
,
lo
trassero
fuori
della
camera
.
La
morente
,
rimasta
sola
nell
'
ombra
,
immobile
su
i
guanciali
ammontati
,
udì
tardi
la
voce
,
come
se
questa
avesse
dovuto
far
molto
cammino
per
raggiungerla
nelle
profonde
lontananze
misteriose
,
ove
già
il
suo
spirito
s
'
era
inoltrato
.
E
da
queste
lontananze
,
in
risposta
a
quella
voce
,
tardi
venne
alle
sue
pàlpebre
chiuse
una
lagrima
,
ultima
,
che
nessuno
vide
.
Sgorgò
da
un
occhio
;
scorse
su
la
gota
;
cadde
e
scomparve
tra
le
rughe
del
collo
.
Quando
Pompeo
Agrò
tornò
a
sedere
su
la
poltrona
a
pie
'
del
letto
,
né
più
nell
'
occhio
,
né
più
su
la
gota
ve
n
'
era
traccia
.
Donna
Caterina
era
morta
.
CAPITOLO
SESTO
Per
donna
Adelaide
e
don
Ippolito
Laurentano
era
cominciato
,
fin
dalla
prima
sera
che
eran
rimasti
soli
nella
villa
di
Colimbètra
,
un
supplizio
previsto
da
entrambi
difficilissimo
da
sopportare
,
per
quanta
buona
volontà
l
'
uno
e
l
'
altra
ci
avrebbero
messo
.
Appena
andati
via
gl
'
invitati
alla
cerimonia
nuziale
,
don
Ippolito
,
con
molto
garbo
prendendole
una
mano
,
ma
pur
senza
guardargliela
per
non
avvertire
quanto
fosse
diversa
da
quella
tenuta
un
tempo
tra
le
sue
(
pallida
e
lunga
mano
morbida
,
tenera
e
lieve
!
)
,
aveva
cercato
di
farle
intendere
il
bene
che
da
lei
si
riprometteva
in
quella
solitudine
d
'
esilio
,
di
cui
supponeva
le
dovessero
esser
note
le
ragioni
,
se
non
tutte
,
almeno
in
parte
.
Il
discorso
tenuto
sul
terrazzo
,
davanti
alla
campagna
silenziosa
,
già
invasa
dal
bujo
della
notte
,
era
stato
,
in
verità
,
un
po
'
troppo
lungo
e
un
tantino
anche
faticoso
.
La
povera
donna
Adelaide
,
oppressa
dalla
violenza
di
tanti
sentimenti
nuovi
durante
quella
giornata
,
e
ora
da
tutta
quell
'
ombra
e
da
quel
silenzio
che
le
vaneggiavano
intorno
e
le
rendevano
più
che
mai
soffocante
l
'
ambascia
per
ciò
che
misteriosamente
incombeva
ancora
su
la
sua
«
terribile
signorinaggine
»
,
a
un
certo
punto
,
per
quanto
si
fosse
sforzata
,
non
aveva
potuto
udir
più
nulla
di
quel
pacato
interminabile
discorso
.
Aveva
avuto
l
'
impressione
che
esso
,
proprio
fuor
di
tempo
,
la
volesse
trarre
per
forza
quasi
in
una
cima
di
monte
altissima
e
nebbiosa
,
dalla
quale
le
sarebbe
stato
difficile
se
non
addirittura
impossibile
,
ridiscendere
ancora
in
grado
di
resistere
ad
altre
sorprese
,
ad
altre
emozioni
che
quella
notte
certamente
le
apparecchiava
.
Non
per
cattiva
volontà
,
ma
per
l
'
aria
,
ecco
,
per
l
'
aria
che
,
a
un
certo
punto
,
cominciava
a
sentirsi
mancare
,
non
le
era
stato
mai
possibile
prestare
ascolto
a
lunghi
discorsi
.
Oh
,
buon
Dio
,
e
perché
poi
prendere
di
questi
giri
così
alla
lontana
,
se
alla
fine
pur
sempre
bisognava
ridursi
a
fare
,
su
per
giù
,
le
stesse
cose
,
quelle
che
la
natura
comanda
?
Che
brutto
vizio
,
buon
Dio
!
E
senz
'
altro
effetto
che
la
stanchezza
e
la
stizza
.
Anche
la
stizza
,
sì
.
Perché
le
cose
da
fare
sono
semplici
,
e
da
contarsi
tutte
su
le
dita
d
'
una
mano
;
cosicché
,
alla
fine
,
ciascuno
deve
riconoscere
che
tutto
quel
girare
attorno
a
esse
,
non
solo
è
inutile
,
ma
anche
sciocco
e
dannoso
,
in
quanto
che
poi
,
per
la
stanchezza
appunto
e
con
la
stizza
di
questo
riconoscimento
,
si
fanno
tardi
e
si
fanno
male
.
Dapprima
s
'
era
messa
a
guardare
,
con
occhi
tra
imploranti
e
spaventati
,
il
principe
,
o
piuttosto
,
quella
sua
lunga
,
lunghissima
barba
.
Poi
,
nell
'
intronamento
,
aveva
sentito
un
prepotente
bisogno
di
ritirare
la
mano
e
di
soffiare
,
di
soffiare
un
poco
almeno
,
non
potendo
sbuffare
,
non
potendo
gridare
per
dare
uno
sfogo
alla
soffocazione
e
alle
smanie
.
Alla
fine
,
era
riuscita
a
vincere
l
'
intronamento
:
gli
orecchi
le
si
erano
rifatti
vivi
un
istante
,
ma
per
fuggire
lontano
,
per
afferrarsi
a
un
qualche
filo
di
suono
,
nell
'
oscurità
della
notte
,
che
le
avesse
dato
sollievo
,
distrazione
.
Veniva
dalla
riviera
,
laggiù
laggiù
,
invisibile
,
un
sordo
borboglìo
continuo
.
E
tutt
'
a
un
tratto
,
proprio
nel
punto
che
il
discorso
del
principe
s
'
era
fatto
più
patetico
,
donna
Adelaide
era
uscita
a
domandargli
:
-
Ma
che
è
,
il
mare
?
si
sente
così
forte
,
ogni
notte
?
Don
Ippolito
,
dapprima
stordito
(
il
mare
?
che
mare
?
-
)
si
era
poi
sentito
cascar
le
braccia
:
-
Ah
sì
...
è
il
mare
,
è
il
mare
...
E
le
aveva
lasciato
la
mano
e
si
era
scostato
.
Donna
Adelaide
,
imbarazzata
,
non
sapendo
come
rimediare
alla
evidente
mortificazione
del
principe
per
quella
domanda
inopportuna
,
era
rimasta
come
appesa
balordamente
alla
sua
domanda
.
La
risposta
s
'
era
fatta
aspettare
un
po
'
;
alla
fine
era
arrivata
da
lontano
,
grave
:
-
Grida
così
,
quand
'
è
scirocco
...
Quella
remota
voce
del
mare
era
a
lui
cara
e
pur
triste
.
Tante
volte
,
nella
pace
profonda
delle
notti
,
gli
aveva
dato
angoscia
e
compagnia
.
Abbandonato
su
la
sedia
a
sdrajo
,
s
'
era
lasciato
cullare
da
quel
cupo
fremito
continuo
delle
acque
che
gli
parlavano
di
terre
lontane
,
d
'
una
vita
diversa
e
tumultuosa
ch
'
egli
non
avrebbe
mai
conosciuta
.
S
'
era
sentito
ripiombare
tutt
'
a
un
tratto
da
quel
richiamo
nella
profondità
della
sua
antica
solitudine
.
Come
più
riprendere
il
discorso
,
adesso
?
E
,
d
'
altra
parte
,
come
rimaner
così
in
silenzio
,
lasciar
lì
discosta
nel
terrazzo
quella
donna
che
ora
gli
apparteneva
per
sempre
e
che
s
'
era
affidata
alla
sua
cortesia
,
in
quella
solitudine
per
lei
nuova
e
certo
non
gradita
?
Bisognava
farsi
forza
,
vincere
la
ripugnanza
e
riaccostarsi
.
Ma
certo
,
ormai
,
di
non
potere
entrare
con
lei
in
altra
intimità
che
di
corpo
,
don
Ippolito
s
'
era
domandato
amaramente
qual
altro
effetto
questa
intimità
avrebbe
potuto
avere
,
se
non
lo
scàpito
irreparabile
della
sua
considerazione
.
E
difatti
,
quella
notte
...
Ah
,
la
povera
donna
Adelaide
non
avrebbe
potuto
mai
immaginare
un
simile
spettacolo
,
di
pietà
a
un
tempo
e
di
paura
!
Le
veniva
di
farsi
ancora
la
croce
con
tutt
'
e
due
le
mani
.
Ah
,
Bella
Madre
Santissima
!
Un
uomo
con
tanto
di
barba
...
un
uomo
serio
...
Dio
!
Dio
!
Lo
aveva
veduto
,
a
un
certo
punto
,
scappar
via
,
avvilito
e
inselvaggito
.
Forse
era
andato
a
rintanarsi
di
notte
tempo
nelle
sale
del
Museo
,
a
pianterreno
.
E
lei
era
rimasta
a
passare
il
resto
della
notte
,
semivestita
,
dietro
una
finestra
,
a
sentire
i
singhiozzi
d
'
un
chiú
innamorato
,
forse
nel
bosco
della
Civita
,
forse
in
quello
più
là
,
di
Torre
-
che
-
parla
.
Meno
male
che
,
la
mattina
dopo
,
la
vista
della
campagna
e
dello
squisito
arredo
della
villa
l
'
aveva
un
po
'
racconsolata
e
rimessa
anche
in
parte
nelle
consuete
disposizioni
di
spirito
,
per
cui
volentieri
,
ove
non
avesse
temuto
di
far
peggio
,
si
sarebbe
lei
per
prima
riaccostata
al
principe
a
dirgli
,
così
alla
buona
,
senza
stare
a
pesar
le
parole
,
che
,
via
,
non
si
désse
pensiero
né
afflizione
di
nulla
,
perché
lei
...
lei
era
contenta
,
proprio
contenta
,
così
...
Le
aveva
fatto
pena
quel
viso
rabbujato
!
Pover
'
uomo
,
non
aveva
saputo
neanche
alzar
gli
occhi
a
guardarla
,
quando
a
colazione
si
era
rimesso
a
parlarle
.
Ma
sì
,
ma
sì
,
certo
:
era
una
condizione
insolita
,
la
loro
:
trovarsi
così
,
a
essere
marito
e
moglie
,
quasi
senza
conoscersi
.
A
poco
a
poco
,
certo
,
sarebbe
nata
tra
loro
la
confidenza
,
e
...
ma
sì
!
ma
sì
!
certo
!
S
'
era
accorta
però
che
,
dicendo
così
,
le
smanie
del
principe
erano
cresciute
,
s
'
erano
anzi
più
che
più
esacerbate
;
e
con
vero
terrore
aveva
veduto
riapprossimarsi
la
notte
.
Per
parecchie
notti
di
fila
s
'
era
rinnovato
questo
terrore
;
alla
fine
aveva
ottenuto
in
grazia
d
'
esser
lasciata
in
pace
,
a
dormir
sola
,
in
una
camera
a
parte
.
Se
non
che
,
il
giorno
dopo
,
era
sceso
a
Colimbètra
monsignor
Montoro
a
farle
a
quattr
'
occhi
un
certo
sermoncino
.
E
allora
lei
,
di
nuovo
:
-
Oh
Bella
Madre
Santissima
!
Ma
che
!
...
no
...
Ah
,
come
?
...
che
?
...
che
doveva
far
lei
?
...
Gesù
!
Gesù
!
...
Alla
sua
età
,
smorfie
,
moine
?
Ah
!
questo
mai
!
no
no
!
no
no
!
questo
mai
!
Non
erano
della
sua
natura
,
ecco
.
E
,
del
resto
,
perché
?
Non
si
poteva
restar
così
?
Non
chiedeva
di
meglio
,
lei
.
Che
faccia
aveva
fatto
Monsignore
!
E
la
povera
donna
Adelaide
,
da
quel
momento
in
poi
,
non
aveva
saputo
più
in
che
mondo
si
fosse
o
,
com
'
ella
diceva
,
aveva
cominciato
a
sentirsi
«
presa
dai
turchi
»
.
Ma
come
?
il
torto
era
suo
?
Il
principe
,
tutto
il
giorno
tappato
nel
Museo
,
non
s
'
era
più
fatto
vedere
,
se
non
a
pranzo
e
a
cena
,
rigido
aggrondato
taciturno
.
Aria
!
aria
!
aria
!
Sì
,
ce
n
'
era
tanta
,
lì
:
ma
per
donna
Adelaide
non
era
più
respirabile
.
E
il
bello
era
questo
:
che
della
soffocazione
,
avvertita
da
lei
,
le
era
parso
che
dovessero
soffrire
tutte
le
cose
,
gli
alberi
segnatamente
!
Sul
principio
dei
tre
ripiani
fioriti
innanzi
alla
villa
c
'
era
da
più
che
cent
'
anni
un
olivo
saraceno
,
il
cui
tronco
robusto
,
pieno
di
groppi
e
di
nodi
,
per
contrarietà
dei
venti
o
del
suolo
,
era
cresciuto
di
traverso
e
pareva
sopportasse
con
pena
infinita
i
molti
rami
sorti
da
una
sola
parte
,
ritti
,
per
conto
loro
.
Nessuno
aveva
potuto
levar
dal
capo
a
donna
Adelaide
che
quell
'
albero
,
così
pendente
e
gravato
da
tutti
quei
rami
,
soffrisse
.
-
Oh
Dio
,
ma
non
vedete
?
soffre
!
ve
lo
dico
io
che
soffre
!
poverino
!
E
lo
aveva
fatto
atterrare
.
Atterrato
,
guardando
il
posto
dove
prima
sorgeva
:
-
Ah
!
-
aveva
rifiatato
.
-
Così
va
bene
!
L
'
ho
liberato
.
Né
s
'
era
fermata
qui
.
Altre
prove
di
buon
cuore
aveva
dato
,
le
sere
senza
luna
,
durante
la
cena
,
verso
le
bestioline
alate
che
il
lume
del
lampadario
attirava
nella
sala
da
pranzo
.
Un
certo
Pertichino
,
ragazzotto
di
circa
tredici
anni
,
figlio
del
sergente
delle
guardie
,
era
incaricato
di
star
dietro
la
sedia
di
donna
Adelaide
e
di
dar
subito
la
caccia
a
quelle
bestioline
,
appena
entravano
.
Se
non
che
,
Pertichino
spesso
si
distraeva
nella
contemplazione
dei
grossi
guanti
bianchi
di
filo
,
in
cui
gli
avevano
insaccato
le
mani
;
e
donna
Adelaide
,
ogni
volta
,
doveva
strapparlo
a
quella
contemplazione
con
strilli
e
sobbalzi
per
lo
springare
di
qualche
grillo
o
per
il
ronzare
di
qualche
parpaglione
.
-
Niente
!
Farfalletta
...
Non
si
spaventi
!
Eccola
qua
,
farfalletta
...
-
Povera
bestiola
,
non
farla
patire
:
staccale
subito
la
testa
;
se
no
,
rientra
...
Fatto
?
-
Fatto
,
eccellenza
.
Eccola
qua
.
-
No
,
no
,
che
fai
?
non
me
la
mostrare
,
poverina
!
Farfalletta
era
?
proprio
farfalletta
?
Povera
bestiolina
...
Ma
chi
gliel
'
aveva
detto
d
'
entrare
?
Con
tanta
bella
campagna
fuori
...
Ah
,
avessi
io
le
ali
,
avessi
io
le
ali
!
Come
dire
che
,
senza
pensarci
due
volte
,
se
ne
sarebbe
volata
via
.
Don
Ippolito
,
per
quanto
urtato
e
disgustato
,
la
aveva
lasciata
fare
e
dire
.
Ma
una
sera
,
finalmente
,
non
s
'
era
più
potuto
tenere
.
Erano
tutti
e
due
seduti
discosti
sul
terrazzo
.
Egli
aspettava
che
su
dalle
chiome
dense
degli
olivi
,
sorgenti
sul
pendìo
della
collina
dietro
la
ripa
,
spuntasse
la
luna
piena
,
per
rinnovare
in
sé
una
cara
,
antica
impressione
.
Gli
pareva
,
ogni
volta
,
che
la
luna
piena
,
affacciandosi
dalle
chiome
di
quegli
olivi
allo
spettacolo
della
vasta
campagna
sottostante
e
del
mare
lontano
,
ancora
dopo
tanti
secoli
restasse
compresa
di
sgomento
e
di
stupore
,
mirando
giù
piani
deserti
e
silenziosi
dove
prima
sorgeva
una
delle
più
splendide
e
fastose
città
del
mondo
.
Ora
la
luna
stava
per
sorgere
,
s
'
intravvedeva
già
di
tra
il
brulichìo
dei
cimoli
argentei
degli
olivi
,
e
don
Ippolito
disponeva
la
sua
malinconia
attonita
e
ansiosa
a
ricevere
l
'
antica
impressione
insieme
con
tutta
la
campagna
,
ove
era
un
sommesso
e
misterioso
scampanellìo
di
grilli
e
gemeva
a
tratti
un
assiolo
,
quando
,
all
'
improvviso
,
dalla
casermuccia
sul
greppo
dello
Sperone
,
era
scoppiato
a
rompere
,
a
fracassare
quell
'
incanto
,
il
suono
stridulo
e
sguajato
del
fischietto
di
canna
di
capitan
Sciaralla
.
Donna
Adelaide
s
'
era
messa
a
battere
le
mani
,
festante
.
-
Oh
bello
!
Oh
bravo
il
capitano
che
ci
fa
la
sonatina
!
Don
Ippolito
era
balzato
in
piedi
,
fremente
d
'
ira
e
di
sdegno
,
s
'
era
turati
gli
orecchi
,
gridando
esasperato
:
-
Maledetti
!
maledetti
!
maledetti
!
E
,
afferrando
per
le
spalle
Pertichino
e
scrollandolo
furiosamente
,
gli
aveva
ingiunto
di
correre
a
gridare
a
quella
canaglia
dal
ciglio
del
burrone
dirimpetto
,
che
smettesse
subito
.
-
E
poi
,
fuori
di
qua
!
fuori
dai
piedi
!
Non
voglio
più
vederti
!
Chi
ha
qua
fastidio
delle
mosche
se
le
cacci
da
sé
!
zitta
,
da
sé
!
Sono
stanco
,
sono
stufo
di
tutte
queste
volgarità
che
mi
tolgono
il
respiro
!
Basta
!
basta
!
basta
!
Ed
era
scappato
via
dal
terrazzo
,
con
gli
occhi
strizzati
e
le
mani
su
le
tempie
.
Fortuna
che
,
pochi
giorni
dopo
,
s
'
era
presentato
alla
villa
don
Salesio
Marullo
,
con
un
viso
sparuto
e
quasi
affumicato
,
guardingo
e
sgomento
,
a
chiedere
ajuto
e
ospitalità
.
Era
diventato
,
fin
dal
primo
giorno
,
cavaliere
di
compagnia
di
donna
Adelaide
,
la
quale
credette
che
gliel
'
avesse
mandato
Iddio
.
-
Don
Salesio
,
per
carità
,
mangiate
!
Per
carità
,
don
Salesio
,
rimettetevi
subito
!
Subito
,
Pertichino
,
due
altri
ovetti
a
don
Salesio
!
S
'
era
messa
a
ingozzarlo
come
un
pollo
d
'
India
prima
di
Natale
.
Il
povero
gentiluomo
,
ridotto
una
larva
,
non
aveva
saputo
opporre
alcuna
resistenza
;
aveva
ingollato
,
ingollato
,
ingollato
tutto
ciò
che
gli
era
stato
messo
davanti
,
e
quasi
in
bocca
,
a
manate
;
poi
...
eh
,
poi
l
'
aveva
scontato
con
tremende
coliche
e
disturbi
viscerali
d
'
ogni
genere
,
per
cui
,
nel
bel
mezzo
d
'
uno
svago
o
d
'
un
passatempo
concertato
con
capitan
Sciaralla
per
distrarre
la
principessa
,
si
faceva
in
volto
di
tanti
colori
e
alla
fine
doveva
scappare
,
non
è
a
dire
con
quanta
sofferenza
della
sua
dignità
,
per
quanto
ormai
intisichita
.
Ma
donna
Adelaide
ne
gongolava
.
Non
potendo
nulla
contro
quella
del
principe
suo
marito
,
per
vendetta
s
'
era
gettata
a
fare
strazio
d
'
ogni
dignità
mascolina
che
le
si
parasse
davanti
:
anche
di
quella
di
Sciaralla
il
capitano
.
Aveva
trovato
per
caso
tra
le
carte
della
scrivania
,
nella
stanza
del
segretario
Lisi
Prèola
,
una
vecchia
poesia
manoscritta
contro
il
capitano
,
dove
tra
l
'
altro
era
detto
:
Oppur
vai
,
don
Chisciottino
,
all
'
assalto
d
'
un
molino
?
od
a
caccia
di
lumache
t
'
avventuri
col
mattino
,
così
rosso
nelle
brache
,
nel
giubbon
così
turchino
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
E
un
giorno
,
ch
'
era
piovuto
a
dirotto
,
appena
cessata
la
pioggia
,
era
scesa
nello
spiazzo
sotto
il
corpo
di
guardia
dove
«
i
militari
»
facevano
le
esercitazioni
,
e
chiamando
misteriosamente
in
disparte
capitan
Sciaralla
,
gli
aveva
ordinato
di
mandare
i
suoi
uomini
,
con
la
zappetta
in
una
mano
e
un
corbellino
nell
'
altra
,
in
cerca
di
babbaluceddi
,
ossia
delle
lumachelle
che
dopo
quell
'
acquata
dovevano
essere
schiumate
dalla
terra
.
Il
povero
capitano
,
a
quell
'
ordine
,
era
rimasto
basito
.
Come
dare
militarmente
un
siffatto
comando
ai
suoi
uomini
?
Perché
donna
Adelaide
,
per
metterlo
alla
prova
,
aveva
preteso
che
quella
cerca
di
lumache
avesse
tutta
l
'
aria
d
'
una
spedizione
militare
.
-
Eccellenza
,
e
come
faccio
?
-
Perché
?
-
Se
perdiamo
il
prestigio
,
eccellenza
...
-
Che
prestigio
?
-
Ma
...
capirà
,
io
debbo
comandare
...
e
in
momenti
come
questi
...
-
Io
voglio
i
babbaluceddi
.
-
Sì
,
eccellenza
...
piú
tardi
,
quando
rompo
le
file
...
-
Quando
rompete
...
che
cosa
?
-
Le
file
,
eccellenza
.
-
No
no
!
E
allora
finisce
il
bello
,
che
c
'
entra
!
Io
voglio
babbaleddi
militari
!
E
non
c
'
era
stato
verso
di
farla
recedere
da
quella
tirannia
capricciosa
.
Con
quali
effetti
per
la
disciplina
,
Sciaralla
il
giorno
dopo
lo
aveva
lasciato
considerare
amaramente
a
don
Salesio
Marullo
,
già
da
un
pezzo
messo
a
parte
della
sua
costernazione
per
le
notizie
che
arrivavano
da
tutta
la
Sicilia
,
del
gran
fermento
dei
Fasci
,
a
cui
pareva
non
potessero
più
tener
testa
né
la
polizia
,
né
la
milizia
,
«
quella
vera
»
.
-
Capissero
almeno
che
qua
siamo
anche
noi
contro
il
governo
...
Ma
no
,
caro
sì
-
don
Salesio
:
perché
sono
una
lega
,
non
tanto
contro
il
governo
,
quanto
contro
la
proprietà
,
capisce
?
-
Capisco
,
capisco
...
-
Vogliono
le
terre
!
E
se
,
cacciati
dalle
città
,
si
buttano
nelle
campagne
?
Quattro
gatti
siamo
...
E
più
diamo
all
'
occhio
,
perché
figuriamo
in
assetto
di
guerra
,
capisce
?
-
Capisco
,
capisco
.
-
Qua
,
così
armati
,
diciamo
quasi
noi
stessi
che
c
'
è
pericolo
;
sfidiamo
l
'
assalto
;
siamo
come
un
piccolo
stato
,
a
cui
si
può
fare
benissimo
una
guerra
a
parte
,
mi
spiego
?
E
domani
il
prefetto
un
'
offesa
a
noi
sa
come
la
prenderebbe
?
come
una
giusta
retribuzione
.
Guarderà
gli
altri
,
e
per
noi
dirà
:
«
Ah
,
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
,
vuol
fare
il
re
,
con
la
sua
milizia
?
Bene
,
e
ora
si
difenda
da
sé
!
»
Ma
con
che
ci
difendiamo
noi
?
Me
lo
dica
lei
...
Che
roba
è
questa
?
-
Piano
...
eh
,
con
le
armi
...
-
Armi
?
Non
mi
faccia
ridere
!
Armi
,
queste
?
Ma
quando
si
vuol
tener
gente
così
...
e
vestita
,
dico
,
lei
mi
vede
...
coraggio
ci
vuole
,
creda
,
coraggio
a
indossare
in
tempi
come
questi
un
abito
che
strilla
così
...
e
io
mi
sento
scolorir
la
faccia
,
quando
mi
guardo
addosso
il
rosso
di
questi
calzoni
.
Dico
,
sì
-
don
Salesio
,
che
scherziamo
?
Quando
,
dico
,
si
sta
sul
puntiglio
di
non
volersi
abbassare
a
nessuno
...
-
Forse
,
-
suggeriva
,
esitante
,
don
Salesio
,
-
sarebbe
prudente
raccogliere
...
-
Altra
gente
?
E
chi
?
Sarebbe
questo
il
mio
piano
!
Ma
chi
?
I
contadini
?
E
se
sono
anch
'
essi
della
lega
?
I
nemici
in
casa
?
-
Già
...
già
...
-
Ma
che
!
L
'
unica
,
sa
quale
sarebbe
?
...
A
voce
,
non
lo
disse
:
con
due
dita
si
prese
sul
petto
la
giubba
;
guardingo
,
la
scosse
un
poco
;
poi
,
quasi
di
furto
,
fece
altri
due
gesti
che
significavano
:
ripiegarla
e
riporla
,
e
subito
domandò
:
-
Che
?
No
?
Lei
dice
di
no
?
Don
Salesio
si
strinse
nelle
spalle
:
-
Dico
che
il
principe
...
forse
...
-
Eh
già
,
perché
non
deve
portarla
lui
!
Sì
-
don
Salesìo
,
il
cielo
s
'
incaverna
,
s
'
incaverna
sempre
più
da
ogni
parte
;
e
i
primi
fulmini
li
attireremo
noi
qua
,
con
questi
ferracci
in
mano
,
vedrà
se
sbaglio
!
Scoppiò
difatti
il
fulmine
,
e
terribile
,
pochi
giorni
dopo
,
e
fu
la
notizia
dell
'
eccidio
d
'
Aragona
.
Parve
che
scoppiasse
proprio
su
Colimbètra
,
poiché
lì
,
per
combinazione
,
sotto
lo
stesso
tetto
si
trovarono
il
padre
dell
'
autore
principale
dell
'
eccidio
,
cioè
il
segretario
Lisi
Prèola
,
e
il
patrigno
della
vittima
,
il
povero
don
Salesio
.
E
lo
sbigottimento
e
l
'
orrore
crebbero
ancor
più
,
allorché
da
Rona
,
come
il
rimbombo
di
quel
fulmine
caduto
così
da
presso
,
giunse
l
'
altra
notizia
dell
'
impazzimento
di
Dianella
.
Donna
Adelaide
,
colpita
ora
direttamente
dalla
sciagura
,
lasciò
d
'
accoppare
con
la
sua
fragorosa
e
affannosa
carità
don
Salesio
e
si
mise
a
strillare
per
conto
suo
che
,
con
Dianella
impazzita
a
causa
di
quell
'
eccidio
,
non
era
più
possibile
che
rimanesse
lì
a
Colimbètra
il
padre
dell
'
assassino
!
E
il
principe
,
per
farla
tacere
,
quantunque
stimasse
ingiusto
incrudelire
su
quel
vecchio
già
atterrato
dalla
colpa
nefanda
del
figlio
,
si
vide
costretto
a
mandarlo
via
dalla
villa
,
con
un
assegno
.
Prima
d
'
andare
,
il
Prèola
,
strascicandosi
a
stento
,
col
grosso
capo
venoso
e
inteschiato
ciondoloni
,
volle
baciar
la
mano
anche
alla
signora
principessa
e
le
disse
che
volentieri
offriva
ai
suoi
padroni
,
per
il
delitto
del
figlio
,
la
penitenza
di
lasciare
dopo
trentatré
anni
il
servizio
in
quella
casa
,
compiuto
con
tanto
amore
e
tanta
devozione
.
Donna
Adelaide
,
commossa
e
pentita
,
cominciò
a
dare
in
ismanie
e
chiamò
innanzi
a
Dio
responsabile
il
principe
del
suo
rimorso
per
l
'
ingiusta
punizione
di
quel
povero
vecchio
;
sì
,
il
principe
,
sì
,
per
l
'
orgasmo
continuo
in
cui
la
teneva
,
così
che
ella
non
sapeva
più
quel
che
si
volesse
e
,
pur
di
darsi
uno
sfogo
,
diceva
e
faceva
cose
contrarie
alla
sua
natura
.
Le
sue
smanie
divennero
più
furiose
che
mai
,
come
seppe
ch
'
erano
ritornati
da
Roma
suo
fratello
Flaminio
e
Dianella
.
A
monsignor
Montoro
,
sceso
a
Colimbètra
in
visita
di
condoglianza
per
la
morte
di
donna
Caterina
,
domandò
con
gli
occhi
gonfii
dal
pianto
,
se
gli
pareva
umano
che
le
si
proibisse
d
'
andare
a
vedere
e
assistere
la
nipote
,
a
cui
aveva
fatto
da
madre
!
Don
Ippolito
,
in
quel
momento
,
non
era
in
villa
.
S
'
era
recato
al
camposanto
di
Bonamorone
,
poco
discosto
da
Colimbètra
,
a
pregare
su
la
fossa
della
sorella
.
Quando
entrò
,
scuro
,
nel
salone
,
finse
di
non
vedere
il
pianto
della
moglie
,
e
al
vescovo
che
gli
si
fece
innanzi
compunto
e
con
le
mani
tese
,
disse
:
-
È
morta
disperata
,
Monsignore
.
Disperata
.
Il
figlio
in
carcere
,
compromesso
con
tanti
altri
di
questi
patrioti
,
nella
frode
delle
banche
.
E
quel
Selmi
venuto
qua
padrino
avversario
del
Capolino
,
ha
saputo
?
s
'
è
ucciso
.
Scontano
tutti
le
loro
belle
imprese
!
È
lo
sfacelo
,
Monsignore
!
Dio
abbia
pietà
dei
morti
.
Io
mi
sento
il
cuore
così
arso
di
sdegno
,
che
non
m
'
è
stato
possibile
pregare
.
Un
fremito
ai
ginocchi
m
'
ha
fatto
levare
dalla
fossa
della
mia
povera
sorella
,
e
mi
sono
domandato
se
questo
era
il
momento
di
pregare
e
di
piangere
,
o
non
piuttosto
d
'
agire
,
Monsignore
!
Ma
dobbiamo
proprio
rimanere
inerti
,
mentre
tutto
si
sfascia
e
le
popolazioni
insorgono
?
Ha
sentito
,
ha
letto
nei
giornali
?
Le
folle
hanno
un
bell
'
essere
incitate
da
predicazioni
anarchiche
;
scendendo
in
piazza
a
gridare
contro
la
gravezza
delle
tasse
,
recano
ancora
con
sé
il
Crocefisso
e
le
immagini
dei
Santi
!
-
Anche
quelle
,
però
,
del
re
e
della
regina
,
don
Ippolito
,
-
gli
fece
osservare
amaramente
Monsignore
.
-
Per
disarmare
i
soldati
,
queste
!
-
rispose
pronto
don
Ippolito
.
-
Il
segno
che
l
'
animo
del
popolo
è
ancora
con
noi
,
è
in
quelle
!
è
chiaro
in
quelle
!
Sa
che
mio
figlio
è
in
Sicilia
?
Monsignore
chinò
il
capo
più
volte
con
mesta
gravità
,
credendo
che
il
principe
gli
avesse
fatto
quella
domanda
per
chiamarlo
a
parte
d
'
un
dispiacere
.
-
Ha
viaggiato
insieme
con
don
Flaminio
,
-
aggiunse
con
un
sospiro
,
-
e
con
la
povera
figliuola
.
Donna
Adelaide
ruppe
in
nuovi
e
più
forti
singhiozzi
.
Don
Ippolito
pestò
un
piede
rabbiosamente
.
-
Bisogna
vincere
i
proprii
dolori
,
-
disse
con
fierezza
-
e
guardar
oltre
!
Saper
vivere
per
qualche
cosa
che
stia
sopra
alle
nostre
miserie
quotidiane
e
a
tutte
le
afflizioni
che
ci
procaccia
la
vita
!
Io
ho
scritto
a
mio
figlio
,
Monsignore
,
e
ho
fatto
anche
chiamare
il
Capolino
per
proporgli
d
'
andare
ad
abboccarsi
con
lui
,
se
fosse
possibile
venire
a
qualche
intesa
...
-
Ma
come
,
don
Ippolito
?
-
esclamò
,
con
stupore
e
afflizione
,
Monsignore
.
-
Con
quelli
che
gli
hanno
or
ora
assassinato
barbaramente
la
moglie
?
Don
Ippolito
tornò
a
pestare
un
piede
sul
tappeto
,
strinse
e
scosse
le
pugna
,
e
col
volto
levato
e
atteggiato
di
sdegno
,
fremette
:
-
Schiavitù
!
schiavitù
!
schiavitù
!
Ah
se
io
non
fossi
inchiodato
qui
!
-
Ma
che
siamo
sbanditi
?
davvero
sbanditi
?
-
domandò
allora
,
tra
le
lagrime
,
donna
Adelaide
,
rivolta
al
vescovo
.
-
Chi
ci
proibisce
d
'
uscire
di
qui
,
d
'
andare
dove
ci
pare
,
Monsignore
?
-
Chi
?
-
gridò
don
Ippolito
,
volgendosi
di
scatto
,
col
volto
scolorito
dall
'ira.-
Non
lo
sapete
ancora
?
Monsignore
,
non
ha
posto
lei
chiaramente
i
patti
di
queste
mie
nuove
nozze
sciagurate
?
Come
non
sa
ancora
costei
chi
ci
proibisce
d
'
uscire
di
qui
?
-
Ma
in
un
caso
come
questo
!
-
gemette
donna
Adelaide
.
-
Vado
io
sola
!
Egli
può
restare
!
Santo
Dio
,
ci
vuole
anche
un
po
'
di
cuore
,
ci
vuole
!
Monsignor
Montoro
la
supplicò
con
le
mani
di
tacere
,
d
'
usar
prudenza
.
Don
Ippolito
si
portò
e
si
premette
forte
le
mani
sul
volto
,
a
lungo
;
poi
mostrando
un
'
aria
al
tutto
cangiata
,
di
profonda
amarezza
,
di
profondo
avvilimento
,
disse
:
-
Monsignore
,
procuri
d
'
indurre
mio
cognato
a
portar
qui
la
figliuola
,
presso
la
zia
.
Forse
la
quiete
,
la
novità
del
luogo
le
potranno
far
bene
.
-
Ah
,
qui
?
davvero
qui
?
Ah
se
viene
qui
...
-
proruppe
allora
con
furia
di
giubilo
donna
Adelaide
,
dimenandosi
,
quasi
ballando
sulla
seggiola
.
-
Sì
,
sì
,
sì
,
Monsignore
mio
.
Sente
?
lo
dice
lui
!
La
faccia
venire
qui
,
Monsignore
,
subito
subito
,
qui
,
la
mia
povera
figliuola
!
Lieto
della
concessione
,
Monsignore
parò
le
candide
mani
paffute
ad
arrestare
quella
furia
:
-
Aspettate
...
permettete
?
Ecco
...
vi
devo
dire
...
oh
,
una
cosa
che
mi
ha
tanto
,
tanto
intenerito
...
Qua
,
sì
...
ma
aspettate
...
vedrete
che
è
meglio
lasciare
per
ora
a
Girgenti
la
povera
figliuola
...
Forse
abbiamo
un
mezzo
per
guarirla
.
Sì
,
ecco
,
l
'
altro
jer
sera
,
sapete
chi
è
venuto
a
trovarmi
al
vescovado
?
Il
De
Vincentis
,
quel
povero
Ninì
De
Vincentis
innamorato
da
lungo
tempo
della
ragazza
,
lo
sapete
.
Caro
giovine
!
Oh
se
l
'
aveste
veduto
!
In
uno
stato
,
vi
assicuro
,
che
faceva
pietà
.
Si
mise
a
piangere
,
a
piangere
perdutamente
,
e
mi
pregò
,
mi
scongiurò
di
dire
a
don
Flaminio
che
si
fidasse
di
lui
e
lo
mettesse
accanto
alla
ragazza
,
ché
egli
col
suo
amore
,
con
la
sua
calda
pietà
insistente
sperava
di
scuoterla
,
di
richiamarla
alla
ragione
,
alla
vita
.
Ebbene
,
che
ne
dite
?
-
Magari
!
-
esclamò
donna
Adelaide
.
-
E
Flaminio
?
Flaminio
?
-
Ho
fatto
subito
,
jeri
mattina
,
l
'
ambasciata
,
-
rispose
Monsignore
.
-
E
don
Flaminio
,
che
conosce
il
cuore
,
la
gentilezza
e
l
'
onestà
illibata
del
giovine
,
ha
accettato
la
proposta
,
promettendo
al
De
Vincentis
che
la
figliuola
sarà
sua
se
farà
il
miracolo
di
guarirla
.
Ora
il
giovine
è
lì
,
presso
la
povera
figliuola
.
Lasciamola
stare
,
donna
Adelaide
,
e
preghiamo
Iddio
insieme
,
che
il
miracolo
si
compia
!
Con
questa
esortazione
,
monsignor
Montoro
tolse
commiato
.
Per
le
scale
disse
a
don
Ippolito
che
aveva
in
animo
di
mandare
una
pastorale
ai
fedeli
della
diocesi
,
e
che
fra
qualche
giorno
sarebbe
venuto
a
fargliela
sentire
,
prima
di
mandarla
.
Don
Ippolito
aprì
le
braccia
e
,
appena
il
vescovo
partì
con
la
vettura
,
andò
a
rinchiudersi
nelle
sale
del
Museo
.
Donna
Adelaide
rimase
a
piangere
,
prima
di
tenerezza
per
quell
'
atto
del
povero
Ninì
,
poi
per
disperazione
,
poiché
sapeva
purtroppo
in
che
conto
la
nipote
tenesse
un
tempo
quel
giovine
.
Forse
,
se
anche
lei
avesse
potuto
esserle
accanto
,
a
persuaderla
...
chi
sa
!
E
cominciò
a
fremere
di
nuovo
e
a
struggersi
tra
le
smanie
e
a
sentirsi
divorata
dalla
rabbia
per
quella
barbarie
del
principe
,
che
la
costringeva
a
star
lì
.
E
perché
poi
?
che
cosa
rappresentava
,
che
cosa
stava
a
far
lì
,
lei
?
No
,
no
,
no
;
voleva
andar
via
,
scappare
,
fuggire
,
o
sarebbe
anch
'
essa
impazzita
!
Decise
di
scrivere
al
fratello
,
scongiurandolo
di
venir
subito
a
riprendersela
,
a
liberarla
da
quella
galera
,
o
con
le
buone
o
con
le
cattive
.
Lieto
della
chiamata
del
principe
di
Laurentano
,
Ignazio
Capolino
si
disponeva
a
scendere
a
Colimbètra
,
quando
nella
saletta
d
'
ingresso
udì
la
vecchia
serva
respingere
sgarbatamente
qualcuno
,
che
chiedeva
di
lui
.
Si
fece
avanti
,
sporse
il
capo
a
guardare
,
vide
due
donne
vestite
di
nero
,
con
uno
scialle
pur
nero
in
capo
,
stretto
attorno
al
viso
pallido
e
smunto
.
Erano
le
due
figliuole
del
Pigna
,
Mita
e
Annicchia
.
Capolino
,
come
intese
il
nome
,
le
fece
entrare
nel
salotto
e
,
dopo
averle
costrette
a
sedere
,
domandò
loro
che
cosa
desiderassero
.
Per
pudore
della
loro
miseria
e
per
sostenere
con
dignità
il
cordoglio
,
resistevano
entrambe
alla
commozione
irrompente
.
Lo
sforzo
che
facevano
per
non
piangere
,
intanto
,
e
la
suggezione
,
impedivano
la
voce
.
E
tutte
e
due
stropicciavano
forte
,
sotto
lo
scialle
nero
,
il
pollice
della
mano
sinistra
sulla
costa
dell
'
ultima
falange
dell
'
indice
,
ottusa
,
incallita
,
annerita
e
bucherata
dall
'
assiduo
passaggio
dell
'
ago
e
del
filo
,
quasi
che
soltanto
nella
sensibilità
perduta
di
quel
dito
potessero
trovar
la
forza
e
il
coraggio
di
parlare
.
Alla
fine
,
Mita
,
levando
appena
gli
occhi
offuscati
,
riuscì
a
dire
:
-
Signor
deputato
,
siamo
venute
a
pregarla
...
E
l
'
altra
subito
suggerì
,
corresse
:
-
Le
diamo
l
'
incomodo
...
col
dolore
che
deve
avere
in
sé
...
-
Dite
,
dite
pure
,
-
le
esortò
Capolino
.
-
Sono
qua
ad
ascoltarvi
.
-
Sissignore
,
ecco
...
Vossignoria
saprà
,
-
riprese
Mita
facendosi
improvvisamente
rossa
in
viso
,
-
che
nostro
padre
e
il
Lizio
,
che
è
...
-
Marito
d
'
una
nostra
sorella
,
-
tornò
a
suggerire
Annicchia
.
Mita
le
rivolse
con
gli
occhi
un
pietoso
rimprovero
.
-
Sono
stati
arrestati
,
signor
deputato
!
-
Innocenti
,
signor
deputato
,
innocenti
!
-
Siamo
testimonie
noi
,
che
non
sapevano
nulla
,
proprio
nulla
del
fatto
...
Capolino
,
confuso
tra
l
'
ansia
affannosa
e
incalzante
con
cui
le
due
sorelle
ora
parlavano
,
domandò
:
-
Di
qual
fatto
?
-
Come
!
-
fece
Mita
.
-
Del
fatto
,
che
vossignoria
,
purtroppo
...
-
Oh
Signore
!
-
esclamò
Annicchia
.
-
Ce
ne
trema
ancora
il
cuore
.
E
Mita
riprese
:
-
Sono
stati
arrestati
anch
'
essi
,
innocenti
come
Cristo
...
Siamo
testimonie
noi
,
che
sono
rimasti
sbalorditi
e
senza
fiato
,
quando
se
ne
sparse
la
notizia
;
non
sapevano
nulla
di
nulla
...
-
E
vossignoria
può
credere
,
-
aggiunse
Annicchia
,
-
che
non
avremmo
avuto
il
coraggio
di
venire
qua
a
parlarne
a
vossignoria
,
se
non
fossimo
più
che
sicure
che
sono
innocenti
...
E
Mita
con
gli
occhi
bassi
,
tremante
:
-
La
sua
signora
,
disse
,
noi
l
'
abbiamo
servìta
e
sappiamo
quant
'
era
buona
...
signora
affabile
...
e
bella
,
oh
quant
'
era
bella
...
che
pena
!
Capolino
strizzò
gli
occhi
,
si
torse
un
po
'
sulla
seggiola
,
e
domandò
con
voce
grossa
:
-
Avete
avuto
una
perquisizione
in
casa
?
-
Sissignore
,
-
risposero
a
una
voce
le
due
sorelle
.
Seguitò
Mita
:
-
Guardie
,
delegati
,
giudici
...
come
tanti
diavoli
..
hanno
messo
tutto
sossopra
..
-
E
che
hanno
trovato
?
-
Niente
!
-
Oh
Maria
,
proprio
niente
...
Qualche
lettera
...
giornali
...
l
'
elenco
dei
socii
.
-
Socii
per
modo
di
dire
...
non
veniva
nessuno
...
-
Libri
...
carte
...
si
son
portato
via
tutto
...
anche
un
capo
di
biancheria
,
signor
deputato
,
con
una
goccia
di
sangue
che
m
'
ero
fatto
io
,
qua
al
dito
,
cucendo
...
Capolino
si
strinse
la
bocca
con
una
mano
sotto
il
naso
,
e
rimase
un
pezzo
accigliato
,
a
pensare
;
poi
disse
:
-
Se
non
verrà
fuori
qualche
compromissione
...
-
Ah
,
nossignore
!
-
esclamò
subito
Mita
.
-
Col
fatto
per
cui
sono
stati
arrestati
,
nessuna
;
certo
nessuna
!
Vossignoria
può
crederlo
...
-
Non
saremmo
venute
da
vossignoria
...
-
ripeté
Annicchia
.
Capolino
tese
le
mani
per
fermarle
,
si
raccolse
di
nuovo
a
pensare
.
-
Sapete
,
-
poi
domandò
-
che
io
non
sono
benvisto
dall
'
autorità
?
Sapete
che
,
per
scusare
trenta
e
più
anni
di
malgoverno
,
si
vuol
far
credere
che
tutti
questi
torbidi
in
Sicilia
siano
suscitati
sotto
sotto
dal
partito
clericale
,
a
cui
io
appartengo
?
-
Vossignoria
...
ma
come
!
disse
Annicchia
,
con
le
mani
giunte
.
-
Se
vossignoria
ha
avuto
...
se
a
vossignoria
...
-
Tanto
più
!
Tanto
più
!
-
troncò
Capolino
.
-
Diranno
:
«
Ecco
,
vedete
che
c
'
è
l
'
accordo
?
Il
cuore
è
una
cosa
;
la
politica
,
un
'
altra
!
Viene
lui
,
lui
stesso
,
a
intercedere
per
gli
arrestati
»
.
Così
diranno
!
Le
due
sorelle
restarono
smarrite
,
oppresse
.
-
E
come
si
può
credere
una
tal
cosa
?
...
-
domandò
.
-
Ma
non
la
credono
affatto
!
-
rispose
con
un
sorriso
di
sdegno
Capolino
.
-
Fingono
di
credere
!
È
la
loro
scusa
.
E
io
,
andando
,
voi
lo
capite
,
farei
il
loro
gioco
,
senza
ottenere
nulla
per
voi
.
Proprio
cosí
!
Anche
nel
1866
,
che
voi
altre
non
eravate
neppur
nate
,
la
sommossa
popolare
a
causa
delle
iniquità
politiche
e
amministrative
,
fu
addebitata
a
questo
capro
espiatorio
del
partito
clericale
.
È
la
scusa
più
comoda
,
per
i
governanti
,
e
di
sicuro
effetto
!
Le
due
sorelle
rimasero
un
pezzo
in
silenzio
,
assorte
,
quasi
a
veder
la
speranza
che
le
aveva
condotte
lì
,
rintanarsi
nella
pena
,
cacciata
da
una
ragione
inattesa
che
non
riuscivano
a
intendere
chiaramente
.
-
C
'
eravamo
figurate
,
-
disse
poi
Mita
,
-
che
se
vossignoria
avesse
detto
una
parola
...
non
solo
di
fronte
all
'
autorità
...
ma
anche
per
il
paese
...
Viviamo
del
lavoro
che
facciamo
noi
due
,
io
e
questa
mia
sorella
...
Nessuno
ce
ne
vuol
più
dare
adesso
,
perché
tutti
,
per
quest
'
arresto
,
credono
che
nostro
padre
e
nostro
cognato
siano
complici
nel
fatto
che
giustamente
ha
indignato
tutto
il
paese
...
Ora
,
se
vossignoria
,
che
è
stato
più
di
tutti
offeso
,
dice
una
parola
...
l
'
innocenza
...
-
E
c
'
è
anche
questo
,
signor
deputato
!
-
proruppe
Annicchia
,
non
riuscendo
più
a
trattenere
le
lagrime
,
-
che
nostra
sorella
,
signor
deputato
,
quando
sono
venute
le
guardie
ad
arrestare
il
marito
e
nostro
padre
,
aveva
il
bambinello
attaccato
al
petto
.
Le
si
è
attossicato
il
latte
,
signor
deputato
;
e
ora
il
bambino
sta
morendo
,
e
non
sappiamo
come
curarlo
;
e
nostra
sorella
pare
impazzita
per
il
figlio
che
le
muore
,
col
padre
in
carcere
!
Siamo
rimaste
cinque
sorelle
in
casa
;
ci
volgiamo
da
tutte
le
parti
e
non
sappiamo
che
ajuto
darle
...
Per
questo
siamo
venute
qua
,
a
supplicarla
,
signor
deputato
!
Capolino
s
'
alzò
,
come
sospinto
dalla
commozione
.
-
Vedrò
...
vedrò
di
fare
qualche
cosa
...
-
disse
.
-
Datemi
un
po
'
di
tempo
...
Bisogna
che
veda
..
per
la
mia
...
dico
per
la
mia
responsabilità
politica
...
Il
cuore
,
ve
l
'
ho
detto
,
è
una
cosa
;
la
politica
,
un
'
altra
...
Ma
vedrò
...
non
m
'
impegno
...
Quietatevi
,
quietatevi
...
e
coraggio
,
figliuole
mie
...
È
un
momento
orribile
per
tutti
,
credete
...
e
nessuno
riesce
a
vederci
uno
scampo
...
Le
accompagnò
,
così
dicendo
,
fino
alla
saletta
d
'
ingresso
non
volle
scuse
né
ringraziamenti
;
richiuse
pian
piano
la
porta
alle
loro
spalle
.
Pur
senz
'
alcuna
fiducia
in
quella
vaga
promessa
d
'
ajuto
,
le
due
sorelle
,
appena
uscite
su
la
via
,
provarono
un
certo
sollievo
per
il
passo
che
avevano
fatto
,
quasi
un
'
ebbrezza
d
'
aver
saputo
parlare
,
per
cui
si
sentirono
alquanto
riconfortate
.
Ma
presto
,
pensando
al
luogo
ove
erano
avviate
,
ricaddero
nell
'
avvilimento
d
'
una
vergogna
scottante
.
Si
recavano
alla
Posta
a
riscuotere
un
po
'
di
denaro
che
Celsina
aveva
mandato
da
Roma
,
e
di
cui
non
sapevano
che
pensare
...
E
altro
danaro
in
quei
giorni
,
poco
,
oh
poco
,
e
frutto
d
'
un
'
altra
vergogna
ben
nota
,
veniva
dalla
sorella
maggiore
,
da
Rosa
,
a
quelle
loro
povere
mani
logorate
dal
lavoro
e
ora
forzate
dall
'
ozio
,
forzate
ad
accogliere
il
tristo
peso
di
quei
soccorsi
non
chiesti
.
Che
agli
occhi
altrui
figurasse
d
'
andare
a
Colimbètra
non
di
sua
volontà
,
ma
chiamato
,
piaceva
molto
a
Capolino
.
Era
là
,
adesso
,
appesa
al
ramo
una
pera
,
rimasta
un
tempo
acerba
alla
sua
brama
;
ma
che
ora
,
a
quanto
poteva
congetturare
da
notizie
recenti
,
doveva
esser
più
che
matura
,
lì
lì
per
cadere
a
una
scrollatina
cauta
e
ardita
della
sua
mano
.
Sarebbe
stato
questo
,
il
perfetto
compimento
della
sua
vendetta
!
E
tutto
pareva
meravigliosamente
preordinato
perché
si
compisse
presto
e
bene
.
Adelaide
Salvo
figurava
nubile
tuttora
davanti
allo
stato
civile
.
L
'
avrebbe
spinta
a
fuggire
con
lui
a
Roma
,
a
riparare
in
casa
della
sorella
Rosa
.
Prudentemente
,
per
raffermar
bene
il
suo
diritto
di
salvatore
,
si
sarebbe
prima
trattenuto
alcuni
giorni
a
Napoli
con
lei
che
,
poverina
,
doveva
aver
tanto
bisogno
di
quegli
svaghi
che
solamente
una
città
come
Napoli
poteva
offrirle
.
A
Roma
,
si
poteva
senza
chiasso
contrar
le
nozze
civili
.
Francesco
Vella
avrebbe
trovato
modo
di
farlo
entrare
in
qualità
d
'
avvocato
consulente
nell
'
amministrazione
delle
ferrovie
;
e
non
era
detto
che
non
dovesse
piacergli
che
egli
,
divenuto
di
nuovo
suo
cognato
,
restasse
con
quella
medaglietta
ciondolante
sul
panciotto
.
Col
tempo
anche
Flaminio
Salvo
,
per
intercessione
di
don
Francesco
e
di
donna
Rosa
,
si
sarebbe
forse
placato
e
non
gli
avrebbe
attraversato
la
via
.
Il
vero
punto
,
adesso
era
persuadere
Adelaide
d
'
affrontar
lo
scandalo
della
fuga
,
in
quel
momento
sciagurato
della
pazzia
della
nipote
.
Ma
monsignor
Montoro
gli
aveva
detto
che
il
principe
proibiva
assolutamente
alla
moglie
di
recarsi
a
Girgenti
anche
per
una
visita
in
casa
del
fratello
.
Un
'
altra
congiuntura
maravigliosamente
propizia
era
nell
'
opera
pietosa
offerta
da
quel
caro
Ninì
De
Vincentis
alla
povera
ragazza
.
Che
se
Dianella
fosse
stata
portata
a
Colimbètra
presso
la
zia
come
il
principe
aveva
proposto
,
altro
che
pensare
alla
fuga
,
egli
non
avrebbe
potuto
più
neanche
mettervi
il
piede
!
Ma
poteva
bastare
ad
Adelaide
questa
vaga
speranza
,
questa
magra
consolazione
da
lontano
,
di
sapere
inginocchiato
innanzi
alla
nipote
demente
quel
povero
San
Luigi
?
In
fondo
tutto
quell
'
ardore
,
per
quanto
sincero
,
di
visitare
la
nipote
,
doveva
essere
un
pretesto
per
uscir
da
Colimbètra
.
Le
ragioni
delle
sue
smanie
perduravano
tutte
,
esacerbate
per
giunta
da
quella
proibizione
.
Né
Flaminio
Salvo
si
sarebbe
mai
indotto
a
persuadere
il
principe
di
concedere
alla
sorella
quell
'
uscita
.
Bisognava
insistere
su
questo
punto
,
dimostrare
ad
Adelaide
che
il
fratello
non
era
uomo
da
venir
meno
ai
patti
stabiliti
col
principe
per
nessuna
considerazione
;
cosicché
ella
,
perduta
ogni
speranza
nell
'
ajuto
del
fratello
e
vedendosi
condannata
a
struggersi
lì
nel
dispetto
e
nella
noja
,
non
vedesse
più
altro
scampo
che
in
lui
,
e
trovasse
nella
disperazione
il
coraggio
della
fuga
.
Questi
pensieri
e
ricordi
e
propositi
rivolgeva
in
sé
Capolino
,
scendendo
da
Girgenti
a
Colimbètra
in
vettura
.
Ma
non
gli
suscitavano
dentro
né
ansia
,
né
calore
.
Avvertiva
anzi
una
frigidità
nauseosa
,
come
se
la
vita
gli
si
fosse
rassegata
;
sentiva
che
quella
sua
vendetta
era
per
cose
che
restavano
indietro
nel
tempo
,
irrevocabili
,
e
già
morte
nel
cuore
,
e
che
però
non
ne
avrebbe
avuto
né
gioja
,
né
promessa
di
bene
per
l
'
avvenire
.
Vendicava
uno
che
,
un
giorno
,
era
stato
respinto
da
Adelaide
Salvo
;
ma
era
più
ormai
quell
'
uno
?
Tante
cose
non
avrebbero
dovuto
accadere
,
che
purtroppo
erano
accadute
,
e
di
cui
sentiva
in
sé
,
nel
cuore
,
il
peso
morto
,
perché
avesse
ora
qualche
gioja
della
sua
vendetta
.
E
appunto
tutte
queste
cose
morte
gliela
rendevano
cosí
facile
.
Ecco
perché
sentiva
quella
frigidità
nauseosa
.
In
Nicoletta
Spoto
aveva
potuto
trovare
un
certo
compenso
,
un
rinfranco
alla
nausea
della
sua
abiezione
,
per
quella
e
con
quella
,
valeva
quasi
la
pena
d
'
esser
vile
...
Ma
suscitare
adesso
un
nuovo
scandalo
,
fare
un
affronto
a
un
uomo
come
don
Ippolito
Laurentano
,
per
Adelaide
Salvo
...
Forse
però
,
in
fin
dei
conti
,
sarebbe
stato
anche
un
sollievo
per
don
Ippolito
portargli
via
quella
moglie
!
Sul
momento
,
l
'
amor
proprio
ne
avrebbe
un
po
'
sofferto
;
ma
non
era
male
che
a
lui
così
favorito
sempre
dalla
sorte
,
bello
,
nobile
,
ricco
,
che
aveva
potuto
prendersi
il
gusto
e
la
soddisfazione
di
tener
sempre
alta
la
fronte
,
la
sorte
stessa
,
ora
,
all
'
ultimo
,
con
la
mano
di
lui
Capolino
,
allungasse
uno
scappellotto
,
così
di
passata
.
Ancora
un
'
altra
agevolazione
,
e
questa
davvero
inaspettata
,
e
tale
da
fargli
quasi
cader
le
braccia
,
trovò
,
appena
arrivato
alla
villa
.
Don
Ippolito
,
sdegnato
da
un
canto
dalla
sfiducia
del
vescovo
,
dall
'
altra
al
tutto
disilluso
dalla
risposta
di
Lando
,
arrivatagli
la
sera
avanti
da
Palermo
,
circa
la
possibilità
di
venire
a
un
accordo
col
partito
clericale
,
s
'
era
rifugiato
,
come
in
tante
altre
occasioni
bisognoso
di
conforto
,
nel
culto
delle
antiche
memorie
,
nell
'
opera
da
lungo
tempo
intrapresa
sulla
topografia
akragantina
.
Come
per
l
'
acropoli
,
così
per
l
'
emporio
d
'
Akragante
,
s
'
era
messo
contro
tutti
i
topografi
vecchi
e
nuovi
,
che
lo
designavano
alla
foce
dell
'
Hypsas
.
Quivi
egli
invece
sosteneva
che
fosse
soltanto
un
approdo
,
e
che
l
'
emporio
,
il
vero
emporio
,
Akragante
,
come
altre
antiche
città
greche
non
poste
propriamente
sul
mare
,
lo
avesse
lontano
,
in
qualche
insenatura
che
potesse
offrire
sicuro
ricovero
alle
navi
:
Atene
,
al
Pireo
;
Megara
attica
,
al
Niseo
;
Megara
sicula
,
allo
Xiphonio
.
Ora
,
qual
era
l
'
insenatura
piú
vicina
ad
Akragante
?
Era
la
così
detta
Cala
della
Junca
,
tra
Punta
Bianca
e
Punta
del
Piliere
.
Ebbene
là
,
dunque
,
nella
Cala
della
Junca
,
doveva
essere
l
'
emporio
akragantino
.
A
questa
conclusione
era
arrivato
con
la
scorta
d
'
un
antico
leggendario
di
Santa
Agrippina
.
Ed
era
lieto
e
soddisfatto
di
una
pagina
che
aveva
trovato
modo
d
'
inserire
nell
'
arida
discussione
topografica
,
per
descrivere
il
viaggio
delle
tre
vergini
Bassa
,
Paola
e
Agatonica
,
che
avevano
recato
per
mare
da
Roma
il
corpo
della
santa
martire
dell
'
imperatore
Valeriano
.
Non
era
dubbio
che
le
tre
vergini
fossero
approdate
col
corpo
della
santa
alla
spiaggia
agrigentina
,
in
un
luogo
detto
Lithos
in
greco
e
Petra
in
latino
,
quello
stesso
oggi
chiamato
Petra
Patella
,
o
Punta
Bianca
.
Orbene
,
nell
'
antico
agiografo
si
leggeva
che
al
momento
dell
'
approdo
delle
tre
vergini
un
monaco
che
usciva
dal
monastero
di
Santo
Stefano
nel
villaggio
di
Tyro
presso
l
'
emporio
,
avviato
ad
Agrigento
,
s
'
era
fermato
,
attratto
dal
soave
odore
che
emanava
dal
corpo
della
santa
,
ed
era
poi
corso
alla
città
ad
annunziare
quel
prodigio
al
vescovo
San
Gregorio
.
Se
,
come
volevano
i
vecchi
e
nuovi
topografi
,
l
'
emporio
era
alla
foce
dell
'
Hypsas
,
e
dunque
pur
lì
il
vicus
di
Tyro
e
il
monastero
di
Santo
Stefano
,
come
mai
quel
monaco
,
avviato
ad
Agrigento
,
s
'
era
potuto
imbattere
a
Punta
Bianca
nelle
tre
vergini
che
approdavano
col
corpo
della
santa
martire
?
Era
del
tutto
inammissibile
.
Il
monastero
di
Santo
Stefano
di
Tyro
doveva
esser
lì
,
presso
Punta
Bianca
,
e
dunque
pur
lì
l
'
emporio
.
E
la
prova
piú
convincente
era
nel
nome
di
quel
villaggio
,
uguale
a
quello
della
grande
città
fenicia
:
Tyro
.
Questo
nome
probabilmente
lo
avevano
dato
i
Cartaginesi
al
tempo
del
loro
attivo
commercio
con
gli
Akragantini
,
e
tale
per
qualche
monte
che
doveva
sorgere
presso
il
villaggio
:
tur
,
difatti
,
in
fenicio
significa
monte
.
Ne
sorgeva
forse
qualcuno
presso
la
foce
dell
'
Hypsas
?
No
;
il
monte
,
designato
anzi
come
per
antonomasia
il
Monte
Grande
,
sorge
là
appunto
,
presso
Punta
Bianca
,
e
domina
la
Cala
della
Junca
.
Don
Ippolito
,
quella
mattina
per
tempissimo
,
s
'
era
recato
a
cavallo
,
con
la
scorta
di
Sciaralla
e
di
altri
quattro
uomini
,
a
visitar
più
attentamente
quei
luoghi
,
e
in
ispecie
la
costa
di
quel
Monte
Grande
,
nella
contrada
detta
Litrasi
,
ove
sono
certi
loculi
creduti
da
alcuni
topografi
tombe
fenicie
,
ma
che
a
lui
parevano
molto
più
recenti
e
disposti
e
scavati
in
uno
stile
uso
in
Sicilia
al
tempo
del
basso
impero
,
sicché
potevano
risalire
agli
anni
del
vescovado
di
San
Gregorio
,
cioè
al
tempo
che
colà
erano
sbarcate
le
tre
fedeli
vergini
Bassa
,
Paola
e
Agatonica
con
la
salma
odorosa
della
santa
martire
Agrippina
.
Di
ritorno
,
benché
da
ogni
parte
gli
si
stendessero
amenissimi
allo
sguardo
nel
tepore
quasi
primaverile
immensi
tappeti
vellutati
di
verzura
,
qua
dorati
dal
sole
,
là
vaporosi
di
violente
ombre
violacee
,
sotto
il
turchino
intenso
e
ardente
del
cielo
,
don
Ippolito
,
guardando
le
sue
mani
appoggiate
su
l
'
arcione
della
sella
,
non
aveva
pensato
più
ad
altro
che
alla
morte
,
alla
sua
scomparsa
da
quei
luoghi
,
che
ormai
non
doveva
essere
lontana
.
Ma
contemplata
così
,
sotto
quel
sole
,
in
mezzo
a
tutto
quel
verde
,
mentre
il
corpo
si
dondolava
ai
movimenti
uguali
della
placida
cavalcatura
,
la
morte
non
gli
aveva
ispirato
orrore
,
bensì
un
'
alta
serenità
soffusa
di
rammarico
e
insieme
di
compiacenza
,
per
la
gentilezza
e
la
nobiltà
dei
pensieri
e
delle
cure
,
di
cui
aveva
sempre
intessuto
la
sua
vita
in
quei
luoghi
cari
,
a
cui
tra
poco
avrebbe
dato
l
'
ultimo
addio
.
E
s
'
era
immerso
a
lungo
in
quel
sentimento
nuovo
di
serenità
,
come
per
mondarsi
del
terrore
angoscioso
ch
'
essa
,
la
morte
,
gli
aveva
cagionato
finora
,
e
a
cui
doveva
quelle
indegne
sue
seconde
nozze
che
avevano
profanato
il
decoro
della
sua
vecchiezza
,
l
'
austerità
del
suo
esilio
.
Poco
dopo
mezzogiorno
,
rientrando
a
Colimbètra
,
stanco
della
lunga
cavalcata
,
sorprese
nel
salone
Capolino
e
donna
Adelaide
in
fitto
colloquio
:
questa
,
accesa
e
in
lacrime
;
quello
,
pallido
e
in
fervida
agitazione
.
si
fermò
su
la
soglia
,
con
un
piglio
più
di
nausea
che
di
sdegno
.
-
Oh
,
principe
...
-
fece
subito
Capolino
,
levandosi
in
piedi
,
smarrito
.
-
State
,
state
...
-
disse
don
Ippolito
,
protendendo
una
mano
,
più
per
impedirgli
d
'
accostarsi
,
che
per
fargli
cenno
di
restar
seduto
.
-
Non
vi
chiedo
scusa
del
ritardo
,
perché
la
signora
,
vedo
...
mi
avrà
dipinto
anche
a
voi
per
un
così
barbaro
uomo
,
che
non
vi
sarete
doluto
se
vi
è
mancata
finora
la
mia
compagnia
...
-
No
...
la
...
la
principessa
...
veramente
...
-
barbugliò
Capolino
.
Don
Ippolito
s
'
impostò
fieramente
e
disse
con
accigliata
freddezza
:
-
Può
andare
,
se
vuole
.
Ma
sappia
che
ciò
che
oggi
le
impedisce
di
uscire
dal
cancello
della
mia
villa
,
le
impedirà
domani
di
rientrarvi
.
E
ora
seguitate
pure
la
vostra
conversazione
.
Si
mosse
per
uscire
dal
salone
.
Capolino
tentò
di
sostenere
,
innanzi
alla
donna
,
la
sua
dignità
maschile
,
e
gli
disse
dietro
,
quasi
con
aria
di
sfida
,
ma
che
poteva
anche
parer
di
scusa
:
-
Voi
,
principe
,
mi
avete
fatto
chiamare
...
Don
Ippolito
,
già
arrivato
all
'
uscio
,
si
voltò
appena
,
tenendo
scostata
con
la
mano
la
portiera
:
-
Oh
,
per
una
cosa
da
nulla
,
-
disse
.
-
Ormai
...
ubbie
!
ubbie
!
E
passò
,
lasciando
ricadere
la
portiera
.
-
La
risposta
...
la
risposta
...
-
proruppe
subito
donna
Adelaide
,
alzandosi
soffocata
e
con
gli
occhi
tumidi
e
insanguati
dal
pianto
,
-
aspetto
fino
a
domani
la
risposta
,
o
che
venga
lui
qua
a
dirmi
se
debbo
proprio
crepare
e
farmi
pestar
la
faccia
cosí
-
Ma
certo
!
ma
certo
!
ma
certo
!
-
ribatté
Capolino
,
andandole
dietro
.
-
Come
vuoi
che
Flaminio
ti
dica
...
-
Me
lo
deve
dire
!
-
lo
interruppe
lei
,
frenetica
,
mostrando
i
denti
e
le
pugna
.
-
Questo
mi
deve
dire
,
con
la
sua
bocca
;
e
allora
sì
,
allora
sì
,
subito
!
faccio
lo
sproposito
!
sono
pronta
!
faccio
lo
sproposito
!
Entrò
in
quel
punto
Liborio
,
il
cameriere
favorito
del
principe
,
in
preda
a
un
'
ansia
spaventata
,
e
restò
un
momento
perplesso
alla
vista
del
pianto
e
dell
'
agitazione
della
signora
.
-
Eccellenza
...
Eccellenza
...
-
disse
,
-
il
signor
don
Salesio
...
-
Che
cos
'
è
?
-
domandò
con
rabbia
donna
Adelaide
.
-
Che
vuole
?
-
Niente
,
eccellenza
...
pare
che
...
E
Liborio
alzò
una
mano
a
un
gesto
vago
,
di
benedizione
.
-
Ah
,
fece
allora
donna
Adelaide
,
-
piantando
duramente
gli
occhi
in
faccia
a
Capolino
e
restando
un
tratto
a
guardarlo
accigliata
e
a
bocca
aperta
,
come
per
saper
da
lui
se
fosse
bene
o
male
,
che
giusto
in
quel
punto
quel
poveretto
morisse
.
-
Meglio
...
meglio
così
!
-
esclamò
poi
,
-
meglio
cosí
,
pover
'
uomo
...
Andiamo
,
Gnazio
,
andiamo
a
vederlo
...
E
corse
dietro
a
Liborio
,
seguita
da
Capolino
,
frastornato
e
turbato
.
-
L
'
ho
tenuto
qua
con
me
...
-
gli
diceva
,
andando
,
-
l
'
ho
trattato
...
l
'
ho
curato
...
Bella
gente
siete
stati
vojaltri
,
ad
abbandonarlo
così
...
povero
vecchio
...
Meglio
,
meglio
...
si
leva
di
patire
...
Anch
'
io
l
'
ho
trascurato
in
questi
ultimi
giorni
...
Assassini
!
Gli
hanno
dato
il
colpo
di
grazia
...
Ma
anche
lui
però
,
bisogna
dirlo
,
mangiava
troppo
...
troppi
dolci
...
-
Eh
sì
,
eccellenza
,
-
sospirò
Liborio
,
-
glielo
dicevo
anch
'
io
...
troppi
...
-
Piglia
,
piglia
,
Gnazio
...
m
'
è
caduto
il
fazzoletto
.
Oh
Bella
Madre
Santissima
,
che
puzzo
qui
!
E
si
turò
il
naso
con
una
mano
,
restando
davanti
alla
soglia
della
cameretta
in
cui
il
povero
vecchio
moriva
,
sostenuto
sul
letto
dal
cuoco
,
accorso
alla
chiamata
di
Liborio
.
Trattenuti
dall
'
orrore
istintivo
della
morte
,
ma
forse
più
dal
ribrezzo
per
l
'
estrema
magrezza
di
quel
volto
cartilaginoso
,
dai
peli
stinti
,
dai
globi
degli
occhi
già
induriti
sotto
le
pàlpebre
semichiuse
,
donna
Adelaide
e
Capolino
stavano
a
guardare
,
ancora
lì
su
la
soglia
,
allorché
videro
la
bocca
del
moribondo
aprirsi
,
aprirsi
sempre
più
,
spalancarsi
smisuratamente
,
come
forzata
con
violenza
crudele
da
una
molla
interna
.
-
Oh
Dio
!
-
gemette
donna
Adelaide
.
-
Perché
fa
così
?
Non
aveva
finito
di
dirlo
,
che
da
quella
bocca
springò
fuori
,
di
scatto
,
qualcosa
,
orribilmente
.
Donna
Adelaide
gettò
un
grido
di
raccapriccio
e
levò
le
mani
quasi
a
riparo
del
volto
.
Liborio
andò
a
guardare
sul
letto
e
,
scorgendovi
una
dentiera
aperta
:
-
Niente
,
eccellenza
!
-
disse
con
un
sorriso
pietoso
.
-
Ha
finito
di
mangiare
...
Il
cuoco
intanto
adagiava
sul
cuscino
il
capo
esanime
del
povero
vecchio
.
CAPITOLO
SETTIMO
Nella
vasta
sala
sonora
dell
'
antica
cancelleria
nel
palazzo
vescovile
,
dal
tetro
soffitto
affrescato
e
coperto
di
polvere
,
dalle
alte
pareti
dall
'
intonaco
ingiallito
,
ingombre
di
vecchi
ritratti
di
prelati
,
coperti
anch
'
essi
di
polvere
e
di
muffa
,
appesi
qua
e
là
senz
'
ordine
sopra
armarii
e
scansìe
stinte
e
tarlate
,
si
levò
un
brusìo
d
'
approvazioni
appena
monsignor
Montoro
,
con
la
sua
bella
voce
dalle
inflessioni
misurate
quasi
soffuse
di
pura
autorità
protettrice
,
finì
di
leggere
al
capitolo
della
cattedrale
e
a
molti
altri
canonici
e
beneficiali
,
lì
apposta
radunati
,
la
pastorale
ai
reverendi
parroci
della
diocesi
su
i
luttuosi
avvenimenti
che
funestavano
la
Sicilia
e
contristavano
ogni
cuor
cristiano
.
Da
un
versetto
di
San
Matteo
,
Monsignore
aveva
intitolato
quella
sua
pastorale
:
Semper
pauperes
habetis
vobiscum
.
Era
una
giornataccia
rigida
e
ventosa
di
gennajo
;
e
più
volte
durante
la
lettura
il
vescovo
e
anche
gli
ascoltatori
avevano
rivolto
gli
occhi
ai
vetri
dei
finestroni
che
pareva
volessero
cedere
alla
furia
urlante
della
libecciata
.
Tutta
la
lettura
calma
di
quella
mansueta
omelìa
aveva
avuto
l
'
accompagnamento
sinistro
di
sibili
acuti
e
veementi
,
di
cupi
,
lunghi
mugolìi
che
spesso
avevano
distratto
più
d
'
uno
,
diffondendo
nella
vasta
sala
vegliata
da
quei
ritratti
antichi
impolverati
e
ammuffiti
uno
sbigottito
rammarico
della
vanità
di
quella
interminabile
esercitazione
oratoria
.
Parecchi
se
n
'
erano
stati
a
guardare
attraverso
uno
di
quei
finestroni
il
terrazzino
d
'
una
vecchia
casa
dirimpetto
,
sul
quale
un
povero
matto
pareva
provasse
chi
sa
che
voluttà
,
forse
quella
del
volo
,
esposto
lì
al
vento
furioso
che
gli
faceva
svolazzare
attorno
al
corpo
la
coperta
del
letto
,
di
lana
gialla
,
posta
su
le
spalle
:
rideva
con
tutto
il
viso
squallido
,
e
aveva
negli
occhi
acuti
,
spiritati
,
come
un
lustro
di
lagrime
,
mentre
gli
scappavan
via
di
qua
e
di
là
,
come
fiamme
,
le
lunghe
ciocche
dei
capelli
rossigni
.
Quel
poverino
era
il
giovane
fratello
del
canonico
Batà
,
il
quale
si
trovava
anche
lui
nella
sala
,
attentissimo
in
vista
alla
lettura
del
vescovo
,
ma
dentro
di
sé
assorto
di
certo
in
pensieri
estranei
che
più
volte
lo
avevano
fatto
gestire
comicamente
.
Terminata
la
lettura
,
quelli
tra
i
più
vecchi
canonici
che
conoscevano
meglio
il
debole
del
loro
eccellentissimo
vescovo
s
'
affrettarono
a
circondar
la
tavola
,
innanzi
alla
quale
egli
stava
seduto
,
per
farsi
ripetere
chi
una
frase
e
chi
un
'
altra
fra
le
tante
,
di
cui
Monsignore
,
dal
modo
con
cui
le
aveva
proferite
,
era
parso
loro
dovesse
essere
più
contento
e
soddisfatto
.
-
Quella
,
quella
dell
'
esercito
di
Satana
,
eccellenza
,
come
dice
?
-
Allude
alla
massoneria
,
non
è
vero
,
vostra
eccellenza
?
come
dice
?
E
Monsignore
,
dentro
gongolante
,
ma
fuori
con
un
'
aria
di
stanca
condiscendenza
,
abbassando
su
i
chiari
occhi
ovati
quelle
sue
pàlpebre
lievi
come
veli
di
cipolla
,
e
crollando
il
capo
in
segno
di
affermazione
,
e
facendo
cenno
con
la
mano
d
'
aspettare
,
cercava
nel
foglio
e
ripeteva
:
-
Malvagia
e
ria
setta
...
malvagia
e
ria
setta
,
che
a
suo
architetto
ha
scelto
il
demonio
,
a
gerofante
il
giudeo
...
-
Ah
,
ecco
!
A
gerofante
il
giudeo
!
-
esclamavano
quelli
.
-
Stupenda
espressione
,
eccellenza
!
stupenda
...
-
Gagliarda
...
gagliarda
...
-
Ma
che
ventaccio
,
buon
Dio
!
-
riprendeva
a
lamentarsi
il
vescovo
,
afflitto
,
come
d
'
un
ingiusto
compenso
al
merito
di
quella
sua
fatica
.
I
più
giovani
canonici
,
intanto
,
che
piú
di
tutti
avevano
prestato
ascolto
alla
lettura
,
si
scambiavano
tra
loro
occhiate
di
disgusto
per
quei
vecchi
e
sciocchi
piaggiatori
,
o
di
dolorosa
rassegnazione
per
l
'
accoglienza
che
il
popolo
avrebbe
fatto
a
quel
vaniloquio
che
s
'
aggirava
tutto
quanto
attorno
a
una
non
più
ingenua
che
crudele
domanda
che
i
reverendi
parroci
avrebbero
dovuto
rivolgere
ai
poveri
della
diocesi
:
perché
mai
la
miseria
,
che
sempre
era
stata
e
sempre
sarebbe
stata
,
solamente
ora
perturbasse
così
gli
animi
e
gli
ordini
e
prorompesse
in
così
deplorabili
eccessi
.
Pareva
ad
alcuni
di
quei
giovani
prelati
,
che
Monsignore
avrebbe
potuto
almeno
parafrasare
per
gli
avvenimenti
dell
'
isola
l
'
enciclica
recente
di
S
.
S
.
Leone
XIII
,
De
conditione
opificum
,
nella
quale
era
pur
detto
che
i
proprietarii
dovessero
cessare
dall
'
usura
aperta
o
palliata
,
e
dal
tener
gli
operaj
in
conto
di
schiavi
,
e
dal
trafficare
sul
bisogno
dei
miseri
,
invece
di
mostrarsi
così
avverso
a
coloro
che
«
osavano
attentare
all
'
antica
rigidità
del
diritto
quiritario
»
.
Tanto
più
s
'
affliggevano
del
tono
di
quella
pastorale
del
loro
vescovo
,
in
quanto
che
,
proprio
il
giorno
avanti
,
in
difesa
dei
poveri
Pompeo
Agrò
aveva
pubblicato
un
fiero
opuscolo
,
nel
quale
,
dopo
aver
paragonato
le
condizioni
della
Sicilia
a
quelle
dell
'
Irlanda
,
e
messo
in
rilievo
il
linguaggio
e
l
'
atteggiamento
assunti
da
illustri
prelati
cattolici
,
inglesi
e
americani
,
nelle
questioni
economiche
e
sociali
del
momento
,
aveva
-
quasi
per
sfida
-
citato
l
'
insolente
risposta
del
reverendo
Mac
Glynn
,
curato
cattolico
di
New
York
,
all
'
invito
del
suo
vescovo
di
moderare
la
propaganda
rivoluzionaria
:
«
Ho
sempre
insegnato
,
Monsignore
,
e
sempre
insegnerò
,
fino
all
'
ultimo
respiro
,
che
la
terra
è
di
diritto
proprietà
comune
del
popolo
,
e
che
il
diritto
di
proprietà
individuale
sul
suolo
è
opposto
alla
giustizia
naturale
,
quantunque
sancito
dalle
leggi
civili
e
religiose
!
»
.
Era
quell
'
opuscolo
dell
'
Agrò
tutto
un
'
acerba
requisitoria
contro
l
'
ignoranza
e
l
'
accidia
del
clero
siciliano
.
Ed
ecco
che
,
a
un
giorno
di
distanza
,
quella
pastorale
del
loro
vescovo
veniva
a
darne
la
prova
più
schiacciante
.
Altri
in
crocchio
si
consigliavano
,
se
non
fosse
prudente
mandare
più
tardi
,
in
segreto
,
qualcuno
dei
vecchi
più
accetti
a
Monsignore
,
per
fargli
notare
a
quattr
'
occhi
anche
l
'
inopportunità
di
quella
pastorale
,
ora
che
in
paese
correva
la
voce
che
,
per
l
'
imperversare
ovunque
della
bufera
,
fosse
imminente
se
non
di
già
avvenuta
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
in
tutta
la
Sicilia
.
Si
faceva
anzi
il
nome
d
'
un
generale
dell
'
esercito
,
nominato
commissario
straordinario
con
pieni
poteri
;
quello
stesso
che
,
da
alcuni
giorni
,
era
sbarcato
a
Palermo
con
un
intero
corpo
d
'
armata
.
Si
diceva
che
per
prima
cosa
costui
aveva
fatto
arrestare
i
membri
del
Comitato
centrale
dei
Fasci
,
i
quali
la
sera
avanti
avevano
lanciato
un
proclama
rivoluzionario
ai
lavoratori
dell
'
isola
.
-
Sì
,
sì
,
eccolo
...
l
'
ho
qua
in
tasca
...
è
vero
!
è
vero
!
-
disse
uno
,
misteriosamente
.
-
Or
ora
,
fuori
,
lo
leggeremo
...
Ma
a
frastornare
e
ad
accrescere
la
curiosità
ansiosa
di
quel
crocchio
,
sopraggiunse
in
quel
punto
nella
sala
,
più
pallido
del
solito
e
anelante
,
il
giovane
segretario
del
vescovo
,
che
recava
evidentemente
la
conferma
di
quelle
gravissime
notizie
.
Si
affollarono
tutti
attorno
alla
tavola
.
-
Proclamato
?
-
Sì
,
sì
,
lo
stato
d
'
assedio
,
proclamato
;
e
ordinato
il
disarmo
della
popolazione
.
-
Anche
il
disarmo
?
Oh
bene
...
bene
...
-
E
arrestati
i
membri
del
Comitato
centrale
dei
Fasci
,
in
Palermo
.
-
Tutti
?
-
Non
tutti
;
alcuni
sono
riusciti
a
fuggire
.
Tra
questi
si
dice
,
anche
il
figlio
del
principe
di
Laurentano
.
-
Oh
Dio
,
che
sento
!
-
gemette
il
vescovo
.
-
Già
...
c
'
era
anche
lui
!
...
Fuggito
?
Fuggito
?
La
notizia
non
era
certa
:
molti
asserivano
che
anche
il
Laurentano
era
stato
arrestato
.
Subito
,
del
resto
,
tutta
la
Sicilia
sarebbe
occupata
militarmente
,
fin
nelle
più
piccole
borgate
,
cosicché
anche
quei
fuggiaschi
sarebbero
presi
e
tratti
in
arresto
.
-
Oh
Dio
,
che
sento
!
oh
Dio
,
che
sento
!
-
riprese
a
esclamare
Monsignore
.
-
Ma
dunque
...
siamo
davvero
a
questo
?
Di
nascosto
,
dalla
tasca
di
quel
giovine
prelato
venne
fuori
il
proclama
del
Comitato
,
diffuso
in
gran
copia
su
fogli
volanti
per
tutte
le
città
dell
'
isola
;
passò
dall
'
uno
all
'
altro
attorno
alla
tavola
;
ma
molti
non
sapevano
che
fosse
,
e
ognuno
,
saputolo
,
si
ricusava
d
'
aprirlo
e
ne
faceva
passaggio
al
più
presto
,
come
se
quella
carta
ripiegata
e
brancicata
bruciasse
o
insudiciasse
le
mani
,
finché
arrivò
a
quelle
del
giovine
segretario
che
la
spiegò
e
cominciò
a
leggerla
forte
alla
presenza
del
vescovo
,
tra
lo
stupore
e
lo
sgomento
d
'
alcuni
e
i
vivaci
commenti
o
di
derisione
o
d
'
indignazione
degli
altri
.
Trattando
come
da
potenza
a
potenza
col
Governo
,
il
Comitato
,
in
tono
solenne
,
domandava
a
nome
dei
lavoratori
della
Sicilia
:
l
'
abolizione
del
dazio
delle
farine
(
-
Eh
,
fin
qui
!
-
)
;
un
'
inchiesta
su
le
pubbliche
amministrazioni
,
col
concorso
dei
Fasci
(
-
Oh
bravi
!
Eh
,
scaltri
...
già
!
-
)
;
la
sanzione
legale
dei
patti
colonici
e
minerarii
deliberati
nei
congressi
del
partito
socialista
(
-
Come
come
?
Sanzione
legale
?
Eh
già
,
legale
!
Il
bollo
governativo
!
-
)
;
la
costituzione
di
collettività
agricole
e
industriali
,
mediante
i
beni
incolti
dei
privati
o
i
beni
comunali
dello
Stato
e
dell
'
asse
ecclesiastico
non
ancora
venduti
(
e
qui
si
scatenò
una
furia
di
proteste
,
una
confusione
di
gridi
,
tra
cui
predominavano
:
-
La
spoliazione
!
...
Briganti
!
...
Roba
di
nessuno
!
-
mentre
il
giovane
segretario
con
la
mano
faceva
cenno
di
tacere
,
ché
c
'
era
dell
'
altro
,
di
meglio
,
di
meglio
,
e
ripeteva
,
leggendo
nella
carta
:
-
Nonché
...
nonché
...
-
)
;
nonché
l
'
espropriazione
forzata
dei
latifondi
,
con
la
concessione
temporanea
agli
espropriati
di
una
lieve
rendita
annua
(
-
Oh
,
troppo
buoni
!
-
Troppa
grazia
!
-
Che
generosità
!
-
Che
degnazione
!
-
)
;
leggi
sociali
per
il
miglioramento
economico
e
morale
dei
proletarii
,
e
infine
la
bomba
:
stanziamento
nel
bilancio
dello
Stato
della
somma
di
venti
milioni
di
lire
per
procedere
alle
spese
necessarie
all
'
esecuzione
di
queste
domande
,
per
l
'
acquisto
degli
strumenti
da
lavoro
tanto
per
le
collettività
agricole
quanto
per
quelle
industriali
,
e
per
anticipare
alimenti
ai
socii
e
porre
le
collettività
in
grado
d
'
agire
utilmente
.
-
Ma
sono
pazzi
!
ma
sono
pazzi
!
-
proruppe
,
tra
il
baccano
generale
,
Monsignore
,
levandosi
in
piedi
.
-
Oh
Signore
Iddio
,
che
tracotanza
!
Ma
è
certo
,
eh
?
è
certo
l
'
arrivo
di
questo
corpo
d
'
armata
?
è
certo
,
eh
?
Qua
non
si
scherza
!
Oh
Dio
!
oh
Dio
!
Il
giovine
segretario
s
'
affrettò
a
rassicurarlo
,
poi
terminò
la
lettura
del
proclama
che
,
concludendo
,
raccomandava
la
calma
,
perché
coi
moti
isolati
e
convulsionarii
non
si
sarebbero
raggiunti
benefizii
duraturi
,
e
ammoniva
che
dalle
decisioni
del
governo
si
sarebbe
tratta
la
norma
della
condotta
da
tenere
.
Ma
Monsignore
,
scartando
con
ambo
le
mani
come
superflue
quelle
raccomandazioni
e
quegli
ammonimenti
,
ordinò
al
segretario
subito
di
mandare
a
stampa
la
sua
pastorale
che
certo
sonerebbe
gradita
a
quel
Generale
comandante
il
corpo
d
'
armata
;
e
sciolse
la
riunione
per
recarsi
in
fretta
a
Colimbètra
a
confortare
il
principe
di
Laurentano
.
Con
lungo
e
strepitoso
svolazzìo
di
tonache
e
di
tabarri
quella
frotta
di
canonici
,
investita
dal
vento
,
discese
dalle
alture
di
San
Gerlando
a
mescolarsi
al
subbuglio
della
città
.
Il
matto
,
sul
terrazzino
,
gridava
,
felice
,
agitando
la
coperta
gialla
,
come
per
rispondere
allo
svolazzare
di
tutti
quei
tabarri
neri
.
Correndo
a
Colimbètra
,
monsignor
Montoro
non
supponeva
di
certo
che
sentimenti
molto
simili
a
quelli
espressi
da
lui
con
tanta
untuosità
letteraria
nella
sua
pastorale
agitavano
l
'
animo
d
'
uno
di
coloro
ch
'
egli
aveva
poc
'
anzi
chiamato
pazzi
.
Al
primo
contatto
diretto
con
quei
così
detti
compagni
,
alle
ripercussioni
piú
vicine
e
più
frequenti
degli
episodii
sanguinosi
di
quella
sollevazione
popolare
,
Lando
Laurentano
s
'
era
veduto
chiamato
dagli
amici
in
Sicilia
a
rispondere
,
se
non
d
'
un
vero
delitto
,
poiché
non
poteva
diffidare
della
loro
buona
fede
,
certo
d
'
una
enorme
pazzia
.
Sempre
per
quella
infatuazione
,
dovuta
forse
in
gran
parte
,
quasi
un
abbagliamento
,
al
calore
stesso
della
terra
che
dava
tanta
teatralità
di
voce
e
di
gesti
alla
vita
dei
suoi
compaesani
,
e
di
cui
egli
-
volontariamente
rigido
-
aveva
avuto
sempre
un
così
aspro
dispetto
!
Come
avevano
potuto
illudersi
i
suoi
amici
d
'
essere
riusciti
in
pochi
mesi
,
con
le
loro
prediche
,
a
rompere
quella
dura
scorza
secolare
di
stupidità
armata
di
diffidenza
e
d
'
astuzie
animalesche
,
che
incrostava
la
mente
dei
contadini
e
dei
solfaraj
di
Sicilia
?
Come
avevano
potuto
credere
possibile
una
lotta
di
classe
,
dove
mancava
ogni
connessione
e
saldezza
di
principii
,
di
sentimenti
e
di
propositi
,
non
solo
,
ma
la
più
rudimentale
cultura
,
ogni
coscienza
?
Tutta
,
da
cima
a
fondo
,
la
tattica
era
sbagliata
.
Non
una
lotta
di
classe
,
impossibile
in
quelle
condizioni
,
ma
una
cooperazione
delle
classi
era
da
tentare
,
poiché
in
tutti
gli
ordini
sociali
in
Sicilia
era
vivo
e
profondo
il
malcontento
contro
il
governo
italiano
,
per
l
'
incuria
sprezzante
verso
l
'
isola
fin
dal
1860
.
Da
una
parte
il
costume
feudale
,
l
'
uso
di
trattar
come
bestie
i
contadini
,
e
l
'
avarizia
e
l
'
usura
;
dall
'
altra
l
'
odio
inveterato
e
feroce
contro
i
signori
e
la
sconfidenza
assoluta
nella
giustizia
,
si
paravano
come
ostacoli
insormontabili
a
ogni
tentativo
per
quella
cooperazione
.
Ma
se
disperata
poteva
apparire
l
'
impresa
,
forse
non
meno
disperata
si
scopriva
adesso
quella
che
i
suoi
amici
avevano
voluto
tentare
,
agevolati
sul
principio
,
inconsciamente
e
sciaguratamente
,
dall
'
inerzia
del
Governo
che
incoraggiava
tutti
a
osare
?
Sprofondato
in
quel
momento
a
Roma
fino
alla
gola
nel
pantano
dello
scandalo
bancario
e
fiducioso
qua
in
Sicilia
nella
sua
polizia
o
inetta
o
arrogante
e
soverchiatrice
,
il
Governo
,
senza
darsi
cura
dei
mali
che
da
tanti
anni
affliggevano
l
'
isola
,
senza
rispetto
né
per
la
legge
né
per
le
pubbliche
libertà
,
con
l
'
inerzia
o
con
le
provocazioni
aveva
favorito
e
stimolato
il
rapido
formarsi
di
quelle
associazioni
proletarie
che
,
se
avessero
subito
ottenuto
qualche
miglioramento
anche
lieve
dei
patti
colonici
e
minerarii
,
e
se
non
fossero
state
sanguinosamente
aizzate
,
presto
,
senz
'
alcun
dubbio
,
si
sarebbero
sciolte
da
sé
,
prive
com
'
erano
d
'
ogni
sentimento
solidale
e
senz
'
alcun
lievito
di
coscienza
o
ombra
d
'
idealità
.
Questo
,
Lando
Laurentano
aveva
compreso
ora
,
troppo
tardi
,
sul
luogo
;
e
l
'
animo
esacerbato
con
cui
era
accorso
all
'
invito
gli
era
rimasto
oppresso
da
uno
stupore
pieno
di
tetra
ambascia
,
come
se
i
suoi
amici
gli
avessero
empito
di
stoppa
la
bocca
arsa
di
sete
.
Scosso
dall
'
urgenza
di
correre
a
qualche
riparo
sotto
la
minaccia
incombente
d
'
una
violenta
,
schiacciante
repressione
da
parte
del
governo
,
s
'
era
opposto
con
indignazione
ai
consigli
di
prudenza
dei
suoi
amici
,
smarriti
e
sbigottiti
dalla
gravità
estrema
del
mornento
.
Prudenza
?
Ora
che
,
a
distanza
di
pochi
giorni
,
nei
piccoli
paesi
dell
'
interno
,
a
Giardinello
,
di
appena
ottocento
abitanti
,
a
Lercara
,
a
Pietraperzìa
,
a
Gibellina
,
a
Marinèo
,
uscivano
e
si
raccoglievano
in
piazza
mandre
di
gente
senz
'
alcuna
intesa
,
senz
'
altra
bandiera
che
i
ritratti
del
re
e
della
regina
,
senz
'
altra
arma
che
una
croce
imbracciata
da
qualche
donna
lacera
e
infuriata
in
capo
alla
processione
,
e
s
'
avviavano
cieche
incontro
ai
fucili
d
'
una
ventina
di
soldati
,
a
cui
più
che
altro
la
paura
di
vedersi
sopraffatti
consigliava
all
'
improvviso
di
far
fuoco
,
senza
neppure
aspettarne
il
comando
?
sì
,
nessuno
aveva
suggerito
loro
quelle
processioni
che
finivano
in
eccidii
;
ma
di
esse
e
di
tutti
gli
atti
inconsulti
e
del
sangue
di
quei
macellati
si
doveva
ora
rispondere
,
appunto
perché
quelle
mandre
cieche
s
'
eran
credute
atte
e
mature
ad
accogliere
la
dimostrazione
dei
loro
diritti
.
Come
tirarsi
più
indietro
,
ora
,
e
consigliar
prudenza
?
No
,
non
c
'
era
più
altro
scampo
,
ormai
,
che
nell
'
ultimo
prorompimento
di
quella
pazzia
:
bisognava
immolarsi
insieme
con
quelle
vittime
.
E
Lando
Laurentano
aveva
sdegnosamente
rifiutato
di
apporre
la
firma
a
quel
manifesto
del
Comitato
centrale
ai
lavoratori
dell
'
isola
,
che
nella
solennità
del
tono
perentorio
gli
era
sembrato
anche
ridicolo
,
non
tanto
per
i
patti
e
le
condizioni
che
poneva
al
Governo
,
ma
in
quanto
mancava
ogni
realtà
di
coscienza
e
di
forza
in
coloro
nel
cui
nome
li
poneva
.
Di
reale
,
non
c
'
era
altro
che
la
disperazione
di
tanti
infelici
,
condannati
dall
'
ignoranza
a
una
perpetua
miseria
;
e
il
sangue
,
il
sangue
di
quelle
vittime
.
A
viva
forza
,
appena
proclamato
lo
stato
d
'
assedio
,
s
'
era
fatto
trascinare
da
Lino
Apes
alla
fuga
.
Era
fuggito
,
non
per
le
ragioni
che
l
'
Apes
nella
concitazione
del
momento
gli
aveva
gridate
,
ma
per
l
'
invincibile
repugnanza
di
far
la
figura
dell
'
apostolo
o
dell
'
eroe
o
del
martire
,
esposto
nella
gabbia
d
'
un
tribunale
militare
alla
curiosità
e
all
'
ammirazione
delle
dame
dell
'
aristocrazia
palermitana
a
lui
ben
note
.
A
compagni
nella
fuga
,
oltre
l
'
Apes
,
aveva
avuto
il
Bruno
,
l
'
Ingrao
e
Cataldo
Sclàfani
,
tutti
e
tre
travestiti
.
Che
riso
,
misto
di
sdegno
e
di
compassione
,
che
avvilimento
insieme
e
che
ribrezzo
,
gli
aveva
destato
la
vista
irriconoscibile
di
quest
'
ultimo
,
senza
più
quel
fascio
di
pruni
che
gli
copriva
le
guance
e
il
mento
!
Pareva
che
gli
occhi
e
la
voce
ancora
non
lo
sapessero
,
e
producevano
un
ridicolissimo
effetto
di
smarrimento
nelle
loro
espressioni
,
di
cui
già
tanta
parte
era
quella
barba
che
adesso
mancava
.
Ma
quel
travestimento
non
tradiva
,
in
verità
,
alcuna
paura
in
nessuno
dei
tre
;
era
come
imposto
dalla
parte
che
la
necessità
della
fuga
assegnava
loro
in
quel
momento
;
ed
entrava
in
esso
anche
,
e
non
per
poco
,
il
fatuo
puntiglio
della
scaltrezza
isolana
,
di
fuggire
alla
sopraffazione
della
forza
pubblica
.
S
'
erano
internati
nell
'
isola
,
correndo
innanzi
alle
milizie
che
da
Palermo
si
disponevano
a
invadere
le
altre
provincie
.
Se
fossero
riusciti
a
traversarla
tutta
,
si
sarebbero
rifugiati
a
Valsanìa
,
e
di
là
si
sarebbero
imbarcati
per
Malta
o
per
Tunisi
.
Sarebbe
piaciuto
a
Lando
di
spatriare
a
Malta
,
luogo
d
'
esilio
di
suo
nonno
,
non
perché
ardisse
di
comparar
la
sua
sorte
a
quella
di
lui
,
ma
perché
da
un
pezzo
aveva
in
animo
di
recarsi
a
Bùrmula
a
rintracciarne
,
se
gli
fosse
possibile
,
i
resti
mortali
,
con
le
indicazioni
di
Mauro
Mortara
,
non
ben
sicure
veramente
,
poiché
il
seppellimento
era
avvenuto
nella
confusione
della
gran
morìa
a
Malta
nel
1852
.
Invano
Lino
Apes
,
pigliando
pretesto
dagli
incidenti
e
dai
disagi
della
fuga
precipitosa
,
ora
a
piedi
,
ora
su
carretti
senza
molle
,
ora
su
vetturette
sgangherate
,
su
per
monti
,
giù
per
vallate
,
in
cerca
di
cibo
e
di
ricovero
,
aveva
tentato
di
dimostrare
agli
amici
che
,
dopo
tutto
,
quello
che
facevano
non
era
cosa
tanto
seria
,
di
cui
,
volendo
,
non
si
potesse
anche
ridere
.
Era
,
per
esempio
,
lo
strappo
alle
loro
illusioni
una
ragione
sufficiente
perché
non
si
désse
alcuna
importanza
a
quello
che
egli
s
'
era
fatto
ai
calzoni
,
scendendo
da
un
carretto
?
Più
vecchie
di
Tiberio
Gracco
,
quelle
illusioni
;
e
i
suoi
calzoni
erano
nuovi
!
Dove
aveva
lasciato
Cataldo
Sclàfani
il
pacco
della
sua
magnifica
barba
?
Niente
meglio
che
un
pelo
di
quella
barba
-
pensando
filosoficamente
-
avrebbe
potuto
rammendare
i
suoi
calzoni
!
Lo
squallido
aspetto
dei
luoghi
,
nella
desolazione
invernale
,
la
costernazione
per
il
cammino
incerto
e
faticoso
,
l
'
ansia
di
apprendere
notizie
qua
e
là
di
quanto
era
accaduto
dal
momento
della
loro
fuga
,
avevano
lasciato
senz
'
eco
di
riso
le
arguzie
di
Lino
Apes
.
Dalle
impressioni
a
mano
a
mano
raccolte
,
internandosi
sempre
più
,
su
quelle
misure
eccezionali
adottate
all
'
improvviso
dal
governo
,
era
sorto
nell
'
animo
di
Lando
più
fermo
il
convincimento
dello
sbaglio
commesso
dai
suoi
amici
.
L
'
antico
,
profondo
malcontento
dei
Siciliani
era
d
'
un
tratto
diventato
ovunque
fierissima
indignazione
:
per
quanto
i
più
alti
ordini
sociali
fossero
spaventati
dalle
agitazioni
popolari
,
ora
,
di
fronte
a
quella
sopraffazione
militare
,
a
quell
'
aria
di
nemico
invasore
della
milizia
che
aboliva
per
tutti
ogni
legge
e
sopprimeva
ogni
garanzia
costituzionale
,
si
sentivano
inclinati
se
non
ad
affratellarsi
con
gli
infimi
,
se
non
a
scusarli
,
almeno
a
riconoscere
che
infine
questi
,
finora
,
nei
conflitti
,
avevano
avuto
sempre
la
peggio
,
né
mai
s
'
erano
sollevati
a
mano
armata
,
e
che
,
se
a
qualche
eccesso
erano
trascesi
,
vi
erano
stati
crudelmente
e
balordamente
aizzati
dagli
eccidii
.
La
nativa
fierezza
,
comune
a
tutti
gli
isolani
,
si
ribellava
a
questa
nuova
onta
che
il
governo
italiano
infliggeva
alla
Sicilia
,
invece
di
un
tardo
riparo
ai
vecchi
mali
;
e
per
tutto
era
un
fremito
di
odio
alle
notizie
che
giungevano
,
di
paesi
circondati
da
reggimenti
di
fanteria
,
da
squadroni
di
cavalleria
,
per
trarre
in
arresto
a
centinaja
,
senz
'
alcun
discernimento
e
con
furia
selvaggia
,
ricchi
e
poveri
,
studenti
e
operaj
,
e
qua
consiglieri
e
là
maestri
e
segretarii
comunali
,
e
donne
e
vecchi
e
finanche
fanciulli
:
soppressa
la
stampa
;
sottoposta
a
censura
anche
la
corrispondenza
privata
;
tutta
l
'
isola
tagliata
fuori
dal
consorzio
civile
e
resa
legata
e
disarmata
all
'
arbitrio
d
'
una
dittatura
militare
.
Come
un
cavallo
riottoso
,
cacciato
contro
sua
voglia
lontano
dagli
ostacoli
che
avrebbe
dovuto
superare
,
a
un
tratto
,
investito
da
una
raffica
turbinosa
,
aombra
e
s
'
impenna
e
recalcitra
,
fremendo
in
tutti
i
muscoli
,
Lando
Laurentano
,
investito
dalla
veemenza
di
quell
'
indignazione
generale
,
a
un
certo
punto
s
'
era
impuntato
,
sentendosi
soffocare
dall
'
avvilimento
della
sua
fuga
.
Era
proprio
il
momento
di
fuggire
,
quello
?
di
lasciare
il
campo
?
Il
terreno
scottava
sotto
i
piedi
;
l
'
aria
era
tutta
una
fiamma
.
Possibile
che
l
'
isola
,
da
un
capo
all
'
altro
fremente
,
si
lasciasse
schiacciare
,
pestare
così
,
senza
insorgere
con
l
'
esasperazione
dell
'
odio
sì
lungamente
represso
e
ora
sì
brutalmente
provocato
?
Forse
bastava
un
grido
!
Forse
bastava
che
uno
si
facesse
avanti
!
Giunti
a
Imera
,
alla
notizia
che
in
un
paese
lì
presso
,
a
Santa
Caterina
Villarmosa
,
il
popolo
era
insorto
,
Lando
non
poté
piú
stare
alle
mosse
,
e
,
non
ostante
che
gli
amici
facessero
di
tutto
per
trattenerlo
,
gridandogli
che
non
c
'
era
più
nulla
da
tentare
,
da
sperare
e
che
andrebbe
a
cacciarsi
da
sé
balordamente
tra
le
grinfie
della
forza
pubblica
,
volle
andare
.
Solo
Lino
Apes
lo
seguì
,
ma
con
la
speranza
di
raffreddarlo
e
d
'
arrestarlo
a
mezza
via
,
assumendo
per
l
'
occasione
,
come
meglio
poté
,
la
parte
di
Sancio
,
perché
l
'
amico
,
che
sapeva
sensibile
al
ridicolo
,
si
scoprisse
accanto
a
lui
Don
Chisciotte
.
E
difatti
,
presto
,
i
giganti
che
Lando
nell
'
esaltazione
s
'
era
figurato
di
vedere
in
quei
popolani
di
Santa
Caterina
Villarmosa
,
insorgenti
a
sfida
della
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
gli
si
scoprirono
molini
a
vento
.
Nei
pressi
del
paese
,
seppero
che
colà
non
si
sapeva
ancor
nulla
di
quella
proclamazione
:
un
manifesto
era
stato
attaccato
ai
muri
,
ma
il
popolino
lo
ignorava
;
e
,
ignorandolo
,
al
solito
,
come
altrove
,
coi
ritratti
del
re
e
della
regina
,
un
crocefisso
in
capo
alla
processione
,
gridando
-
Viva
il
re
!
abbasso
le
tasse
!
-
s
'
era
messo
a
percorrere
le
vie
del
paese
,
finché
,
uscendo
dalla
piazza
e
imboccando
una
strada
angusta
che
la
fronteggiava
,
vi
aveva
trovato
otto
soldati
e
quattro
carabinieri
appostati
.
L
'
ufficiale
che
li
comandava
(
non
per
niente
si
chiamava
Colleoni
)
aveva
preso
questo
partito
con
strategia
sopraffina
,
perché
la
folla
inerme
,
lì
calcata
e
pigiata
,
alle
intimazioni
di
sbandarsi
non
si
potesse
più
muovere
;
e
lì
non
una
,
ma
più
volte
,
aveva
ordinato
contro
di
essa
il
fuoco
.
Undici
morti
,
innumerevoli
feriti
,
tra
cui
donne
,
vecchi
,
bambini
.
Ora
,
tutto
era
calmo
,
come
in
un
cimitero
.
Solo
,
qua
e
là
,
il
grido
dei
parenti
che
piangevano
gli
uccisi
,
e
i
gemiti
dei
feriti
.
-
Ti
basta
?
-
domandò
Lino
Apes
a
Lando
.
Questi
si
volse
al
vecchio
contadino
che
aveva
dato
quei
ragguagli
e
che
,
paragonando
il
paese
a
un
cimitero
,
aveva
indicato
una
collina
lì
presso
su
cui
sorgevano
alcuni
cipressi
,
e
gli
domandò
:
-
Sono
lì
?
Il
vecchio
contadino
,
con
gli
occhi
aguzzi
d
'
odio
e
intensi
di
pietà
,
crollò
più
volte
il
capo
;
poi
tese
le
dita
delle
due
mani
deformi
e
terrose
,
per
significare
prima
dieci
e
poi
uno
;
e
con
lo
sguardo
e
col
silenzio
,
che
seguì
a
quel
muto
parlare
,
espresse
chiaramente
ch
'
egli
li
aveva
veduti
.
Lando
si
mosse
verso
la
collina
.
-
Ho
capito
!
-
sospirò
Lino
Apes
.
-
Ora
divento
Orazio
...
Seconda
rappresentazione
:
Amleto
al
cimitero
.
Nel
piccolo
,
squallido
camposanto
su
la
collina
,
tranne
il
custode
freddoloso
,
con
un
leggero
scialle
di
lana
appeso
alle
spalle
,
non
c
'
era
nessuno
.
Seduto
su
uno
sgabelletto
,
a
sinistra
dell
'
entrata
,
quegli
stava
a
guardare
apaticamente
,
nel
silenzio
desolato
,
le
casse
schierate
per
terra
innanzi
a
sé
,
come
un
pastore
la
sua
mandra
.
Aspettava
la
visita
e
le
disposizioni
dell
'
autorità
giudiziaria
,
per
il
seppellimento
.
Vedendo
entrare
quei
due
,
si
voltò
,
poi
subito
s
'
alzò
e
si
tolse
il
berretto
,
credendo
che
fossero
il
giudice
e
il
commissario
di
polizia
.
Lino
Apes
gli
si
diede
a
conoscere
per
giornalista
,
insieme
col
compagno
,
e
Lando
lo
pregò
di
fargli
vedere
qualcuno
di
quei
cadaveri
.
Il
custode
allora
si
chinò
su
una
delle
casse
,
più
grande
delle
altre
,
tinta
di
grigio
,
con
due
fasce
nere
in
croce
,
e
tolse
una
grossa
pietra
che
stava
sul
coperchio
Due
cadaveri
in
quella
cassa
,
uno
su
l
'
altro
:
uno
con
la
faccia
sotto
i
piedi
dell
'
altro
.
Quello
di
sopra
era
d
'
un
ragazzo
.
Divaricate
,
le
gambe
;
la
testa
,
affondata
tra
i
piedi
del
compagno
.
A
guardarlo
così
capovolto
,
pareva
dicesse
,
in
quell
'
atteggiamento
:
-
No
!
No
!
-
con
tutto
il
visino
smunto
,
dagli
occhi
appena
socchiusi
,
contratti
ancora
dall
'
angoscia
dell
'
agonia
.
No
,
quella
morte
;
no
,
quell
'
orrore
;
no
,
quella
cassa
per
due
,
attufata
da
quel
lezzo
crudo
e
acre
di
carneficina
.
La
piú
raccapricciante
era
la
vista
dell
'
altro
,
di
tra
le
scarpe
logore
del
ragazzo
,
coi
grandi
occhi
neri
ancora
sbarrati
e
un
po
'
di
barba
fulva
sotto
il
mento
.
Era
d
'
un
contadino
nel
pieno
vigore
delle
forze
.
Con
quei
terribili
occhi
sbarrati
al
cielo
,
dal
corpo
supino
chiedeva
vendetta
di
quell
'
ultima
atrocità
,
del
peso
di
quell
'
altra
vittima
sopra
di
sé
.
-
Vedete
,
Signore
,
-
pareva
dicesse
,
-
vedete
che
hanno
fatto
!
Non
una
parola
poté
uscire
dalle
labbra
di
Lando
e
dell
'
Apes
;
e
il
custode
richiuse
il
coperchio
e
di
nuovo
vi
impose
la
grossa
pietra
.
Dopo
altre
e
altre
casse
di
nudo
abete
,
misere
,
una
ve
n
'
era
,
foderata
di
chiara
stoffa
celeste
,
piccola
,
così
piccola
,
che
a
Lando
sorse
,
nel
dubbio
,
la
speranza
che
almeno
quella
non
fosse
della
strage
.
Guardò
il
custode
che
vi
si
era
affisato
,
e
dal
modo
con
cui
la
mirava
comprese
che
,
sì
,
anche
quella
...
anche
quella
...
Glielo
domandò
e
il
custode
,
dopo
avere
un
po
'
tentennato
il
capo
,
rispose
:
-
Una
'
nnucenti
...
(
Una
fanciullina
)
.
-
Si
può
vederla
?
Lino
Apes
,
rivoltato
e
su
le
spine
,
si
ribellò
:
-
No
,
lascia
,
via
,
Lando
!
Non
vedi
?
La
cassa
è
inchiodata
...
-
Oh
,
per
questo
...
-
fece
il
custode
,
togliendo
di
tasca
un
ferruzzo
.
-
Devo
schiodarla
per
il
giudice
istruttore
.
Ci
vuol
poco
...
E
si
chinò
a
schiodare
il
lieve
coperchio
,
con
cura
per
la
gentilezza
di
quella
stoffa
celeste
.
I
chiodi
si
staccavano
docili
dal
legno
molle
,
a
ogni
spinta
.
Scoperchiata
la
piccola
bara
,
vi
apparve
dentro
la
fanciullina
non
ancora
irrigidita
dalla
morte
,
ancora
rosea
in
viso
,
con
la
testina
ricciuta
,
un
po
'
volta
da
un
lato
,
e
le
braccia
distese
lungo
i
fianchi
.
Ma
la
boccuccia
rossa
era
coperta
di
bava
e
dal
nasino
le
colava
una
schiuma
sanguigna
,
gorgogliante
ancora
,
a
intervalli
che
pareva
avessero
la
regolarità
del
respiro
.
-
Ma
è
viva
!
-
esclamò
Lando
,
con
raccapriccio
.
Il
custode
sorrise
amaramente
:
-
Viva
?
-
e
ripose
il
coperchio
.
La
avrebbe
fatta
andar
via
ancora
viva
quella
mamma
che
così
l
'
aveva
pettinata
e
acconciata
,
che
con
tanto
amore
aveva
adornato
di
quella
chiara
stoffa
celeste
la
piccola
bara
?
-
Questo
hanno
fatto
...
-
mormorò
Lando
.
E
Lino
Apes
e
il
custode
credettero
ch
'
egli
alludesse
ai
soldati
,
che
avevano
ucciso
quella
povera
bimba
.
Lando
Laurentano
,
invece
,
alludeva
ai
suoi
compagni
,
e
aveva
innanzi
alla
mente
non
più
l
'
immagine
di
quella
piccina
,
la
quale
almeno
aveva
avuto
le
cure
della
gentile
pietà
materna
,
ma
l
'
immagine
atroce
di
quell
'
altra
vittima
grande
,
con
su
la
faccia
le
scarpe
dell
'
altro
cadavere
,
e
gli
occhi
sbarrati
,
pieni
di
smisurata
angoscia
,
rivolti
al
cielo
.
Nell
'
antico
palazzo
dei
De
Vincentis
,
fuori
annerito
dal
tempo
e
tutto
screpolato
come
una
rovina
,
dai
balconi
e
dalla
vasta
terrazza
vellutati
di
muschio
,
con
le
ringhiere
a
gabbia
arrugginite
,
ma
dentro
,
negli
ampii
cameroni
,
pieno
di
luce
e
di
pace
,
con
quei
santi
e
fiori
di
cera
nelle
campane
di
cristallo
che
pareva
diffondessero
per
tutto
un
odor
di
badìa
,
il
silenzio
stampato
sui
mattoni
coi
rettangoli
di
sole
delle
invetriate
che
s
'
allungavano
lentissimamente
sempre
più
,
seguiti
dal
fervor
lento
e
lieve
del
pulviscolo
,
era
rotto
da
un
cupo
romore
cadenzato
di
passi
.
Da
una
settimana
Vincente
De
Vincentis
,
dimentico
dei
codici
arabi
della
biblioteca
di
Itria
,
se
ne
stava
in
una
camera
,
avvolto
in
un
vecchio
pastrano
stinto
,
col
bavero
alzato
,
a
passeggiare
dalla
mattina
alla
sera
,
con
le
mani
adunche
,
afferrate
dietro
il
dorso
,
il
capo
ciondoloni
e
gli
occhi
tra
i
peli
,
quasi
ciechi
,
poiché
in
casa
non
portava
mai
gli
occhiali
.
Nella
stanza
accanto
,
presso
la
vetrata
del
balcone
,
stava
seduta
a
far
la
calza
,
con
uno
scialle
grigio
di
lana
addosso
e
un
fazzoletto
nero
in
capo
di
lana
,
anch
'
esso
annodato
sotto
il
mento
,
boffice
e
placida
come
una
balla
,
donna
Fana
,
la
vecchia
casiera
.
Per
metà
dentro
al
rettangolo
di
sole
,
quasi
vaporava
nella
luce
,
e
la
calugine
dello
scialle
di
lana
,
accesa
,
brillava
con
gli
atomi
volteggianti
del
pulviscolo
.
Donna
Fana
aveva
composto
con
le
sue
mani
nelle
bare
prima
il
padrone
,
morto
giovane
,
poi
la
padrona
,
di
cui
,
più
che
la
serva
,
era
stata
l
'
amica
e
la
consigliera
,
e
aveva
veduto
nascere
e
crescere
tra
le
sue
braccia
i
due
padroncini
,
ora
affidati
del
tutto
alle
sue
cure
.
Da
giovane
,
era
stata
conversa
nel
monastero
di
San
Vincenzo
,
ed
era
rimasta
«
senza
mondo
»
com
'
ella
diceva
,
cioè
vergine
e
quasi
monaca
di
casa
.
Traeva
a
quando
a
quando
,
come
nel
monastero
,
certi
sospiri
ardenti
,
seguiti
dall
'
immancabile
esclamazione
:
-
Se
fossi
là
!
Ma
non
c
'
era
più
nessuno
che
le
domandasse
,
come
usava
tra
le
monache
:
«
Dove
,
sorella
mia
?
»
perché
ella
potesse
rispondere
in
un
altro
sospiro
:
-
Con
gli
angeletti
!
Ma
nella
pace
degli
angeli
,
veramente
,
era
stata
sempre
,
in
quella
casa
.
La
padrona
:
una
vera
santa
,
ingenua
fino
a
grande
come
una
bambina
,
incapace
di
pensare
il
male
,
e
tutta
dedita
alla
religione
e
alle
opere
di
misericordia
;
quei
due
figliuoli
:
anch
'
essi
uno
più
buono
dell
'
altro
,
costumati
e
timorati
di
Dio
.
Ora
,
poteva
mai
il
Signore
abbandonare
quella
casa
e
lasciarla
andare
in
rovina
?
Donna
Fana
pareva
fosse
a
parte
di
tutti
i
voleri
di
Dio
;
e
parlava
del
Paradiso
,
come
se
già
vi
fosse
e
seguitasse
a
farvi
la
calza
sotto
gli
occhi
del
Padre
Eterno
,
di
cui
sapeva
dire
dove
e
come
stava
seduto
,
insieme
con
Gesù
Nostro
Salvatore
e
la
Bella
Madre
.
Da
tempo
aveva
preparato
i
capi
di
biancheria
e
la
veste
e
le
pianelle
di
panno
e
il
fazzoletto
di
seta
per
comparire
al
Giudizio
Universale
,
sicurissima
che
il
Giudice
Supremo
l
'
avrebbe
chiamata
tra
gli
eletti
,
così
tutta
bella
pulita
e
rassettata
;
e
ogni
sera
faceva
una
speciale
orazione
a
Santa
Brigida
,
che
doveva
annunziarle
in
sogno
,
tre
giorni
prima
,
l
'
ora
precisa
della
morte
,
perché
fosse
pronta
e
in
regola
coi
sagramenti
.
Non
si
angustiava
dunque
di
nulla
;
e
per
lei
tutta
quella
costernazione
di
Vincente
(
ch
'
ella
chiamava
don
Tinuzzo
)
era
una
fanciullaggine
.
La
raffermava
in
questa
opinione
,
non
solo
la
fiducia
in
Dio
,
ma
anche
la
fede
incrollabile
che
la
ricchezza
di
quel
casato
non
potesse
aver
mai
fine
.
E
seguitava
a
governare
con
l
'
antica
abbondanza
,
per
modo
che
tutte
le
poverelle
del
vicinato
venissero
a
fin
di
tavola
a
spartirsi
il
superfluo
e
i
resti
del
desinare
,
come
al
solito
per
tanti
anni
;
e
a
tener
provvista
la
dispensa
d
'
ogni
ben
di
Dio
,
e
a
preparare
con
le
sue
mani
ai
padroncini
i
rosolii
e
i
dolci
tradizionali
,
imparati
alla
badìa
,
il
cùscusu
di
riso
e
pistacchi
,
i
pesci
dolci
di
pasta
di
mandorla
,
le
pignoccate
,
e
tutte
le
conserve
e
le
cotognate
e
i
frutti
in
giulebbe
.
Forse
,
sì
,
qualche
cosa
raspava
,
sotto
sotto
,
don
Jaco
Pàcia
,
l
'
amministratore
.
-
Ma
che
?
-
domandava
a
Ninì
,
dopo
qualche
sfuriata
del
fratello
maggiore
.
-
Mollichelle
,
figlio
mio
,
mollichelle
!
Uomo
di
chiesa
anche
lui
,
don
Jaco
Pàcia
,
era
mai
possibile
che
rubasse
come
e
quanto
diceva
don
Tinuzzo
?
Ma
se
a
lei
don
Jaco
seguitava
a
dare
per
l
'
andamento
di
casa
quello
stesso
che
aveva
dato
sempre
,
senza
far
mai
la
più
piccola
osservazione
?
Tutto
il
maneggio
dei
denari
lo
aveva
lui
;
via
!
bisognava
chiudere
un
occhio
,
se
qualcosina
gli
restava
attaccata
alle
dita
.
Donna
Fana
lo
difendeva
,
in
coscienza
,
perché
della
onestà
dei
pensieri
e
delle
azioni
del
Pàcia
credeva
d
'
avere
una
prova
nel
fatto
che
,
l
'
anno
che
don
Jaco
era
andato
a
Roma
,
le
aveva
portato
di
là
una
corona
benedetta
e
una
tabacchiera
col
ritratto
del
Santo
Padre
.
Se
avesse
saputo
che
,
quel
giorno
stesso
,
don
Jaco
,
per
far
denari
,
oltre
la
cessione
delle
terre
di
Milione
a
don
Flaminio
Salvo
,
sarebbe
venuto
a
proporre
un
'
ipoteca
su
quel
palazzo
,
ov
'
ella
stava
così
tranquillamente
a
far
la
calza
!
Quest
'
ultima
bomba
,
veramente
,
non
se
l
'
aspettava
neanche
Vincente
.
Oltre
quella
delle
terre
da
cedere
egli
aveva
,
sì
,
un
'
altra
grave
preoccupazione
,
che
non
gli
dava
requie
da
due
giorni
,
ma
d
'
indole
affatto
diversa
.
Aveva
scoperto
nell
'
angolo
d
'
uno
stanzone
ov
'
era
affastellata
la
roba
fuori
d
'
uso
,
un
fucilaccio
antico
,
di
quelli
a
pietra
focaja
,
tutto
incrostato
di
ruggine
e
di
polvere
.
Proclamato
lo
stato
d
'
assedio
e
il
disarmo
in
tutta
la
Sicilia
,
non
era
egli
in
obbligo
di
consegnare
quell
'
arnese
là
?
Ninì
e
donna
Fana
dicevano
di
no
;
Ninì
anzi
sosteneva
che
sarebbe
sembrata
,
più
che
una
impertinenza
,
uno
scherno
oltraggioso
all
'
autorità
la
consegna
d
'
un
'
arma
come
quella
.
Ma
che
ne
sapevano
essi
?
Come
lo
dicevano
?
Così
,
di
testa
loro
!
L
'
ordine
di
consegnare
tutte
quante
le
armi
,
senza
eccezioni
,
era
positivo
e
perentorio
.
Era
un
'
arma
,
quella
,
sì
o
no
?
Poteva
essere
antica
,
anzi
era
antica
e
mangiata
dalla
ruggine
,
ma
sempre
arma
era
!
E
fors
'
anche
carica
e
pronta
a
sparare
...
si
vedeva
la
pietra
focaja
;
e
l
'
acciarino
,
eccolo
lì
,
pendeva
da
una
catenella
...
-
Ebbene
,
prendila
e
va
'
a
consegnarla
!
-
gli
aveva
gridato
,
Ninì
,
scrollandosi
,
il
giorno
avanti
.
Aveva
ben
altro
da
pensare
,
lui
,
in
quei
momenti
,
nelle
rare
comparse
che
faceva
in
casa
,
tutto
stravolto
e
impaziente
di
ritornare
al
suo
supplizio
,
presso
Dianella
.
Vincente
avrebbe
preteso
che
Ninì
perdesse
una
mezza
giornata
,
nelle
condizioni
d
'
animo
in
cui
si
trovava
,
per
chiedere
informazioni
su
quell
'
arma
.
Una
parola
,
prenderla
!
E
se
scoppiava
?
Consegnarla
poi
a
chi
,
dove
?
Alla
prefettura
?
al
municipio
?
al
commissariato
di
polizia
?
Egli
non
ne
sapeva
niente
;
e
ad
andare
a
domandarlo
così
,
fingendo
d
'
averne
curiosità
,
dopo
due
giorni
,
c
'
era
il
rischio
di
far
nascere
qualche
sospetto
e
d
'
attirarsi
una
perquisizione
in
casa
.
Lo
stato
d
'
assedio
aveva
messo
e
teneva
Vincente
De
Vincentis
in
tale
orgasmo
,
da
fargli
vedere
ovunque
minacce
e
pericoli
terribili
.
S
'
era
proposto
di
non
uscir
più
di
casa
,
fintanto
che
fosse
durato
.
Ma
se
,
per
il
maledetto
vizio
di
donna
Fana
di
chiamare
a
parte
tutto
il
vicinato
d
'
ogni
minimo
incidente
in
famiglia
,
la
polizia
fosse
venuta
a
sapere
di
quell
'
arma
?
All
'
improvviso
,
la
vecchia
casiera
lo
vide
uscire
,
frenetico
,
dalla
camera
in
cui
stava
chiuso
,
con
le
braccia
in
aria
e
gridando
:
-
Scoppii
!
m
'
ammazzi
!
non
me
n
'
importa
niente
!
Vado
a
prenderlo
,
vado
a
prenderlo
io
!
-
Per
carità
,
lasci
,
don
Tinuzzo
!
-
esclamò
donna
Fana
,
correndogli
dietro
.
-
Non
sia
mai
,
Dio
,
con
questa
furia
...
Vede
come
trema
tutto
?
Lasci
fare
!
Chiamerò
qualcuno
dal
balcone
...
-
Chi
chiamate
?
Non
v
'
arrischiate
...
-
s
'
era
messo
a
urlare
,
paonazzo
in
volto
,
Vincente
,
quando
dalla
porta
,
sempre
aperta
di
giorno
,
comparve
don
Jaco
Pàcia
con
la
sua
solita
aria
di
santo
,
caduto
dal
cielo
in
un
mondo
di
guaj
e
d
'
imbrogli
.
Era
lungo
e
secco
,
come
di
legno
,
con
la
faccia
squallida
,
segnata
con
trista
durezza
dalle
sopracciglia
nere
ad
accento
circonflesso
,
in
contrasto
col
largo
sorriso
scemo
,
beato
,
sotto
gl
'
ispidi
baffi
bianchi
.
Gli
occhi
,
dalle
pàlpebre
stirate
come
quelle
dei
giapponesi
,
non
scoprivano
il
bianco
e
restavano
opachi
e
come
estranei
alla
durezza
di
quegli
accenti
circonflessi
e
alla
scema
beatitudine
dell
'
eterno
sorriso
.
Con
le
braccia
raccolte
sempre
sul
petto
e
le
grosse
mani
slavate
e
nocchierute
prendeva
atteggiamenti
di
umiltà
rassegnata
.
Udito
di
che
si
trattava
,
prese
sopra
di
sé
l
'
affare
di
quel
fucile
,
e
disse
che
aveva
,
non
una
,
ma
cento
ragioni
don
Tinuzzo
di
costernarsi
così
.
Sicuro
,
era
un
'
arma
!
E
,
Dio
liberi
,
in
un
momento
come
quello
...
Momento
terribile
per
tutta
la
Sicilia
!
Ma
c
'
era
lui
,
c
'
era
lui
,
lì
,
per
quei
due
bravi
giovanotti
e
,
con
l
'
ajuto
di
Dio
,
niente
paura
,
da
questa
parte
!
I
guaj
,
guaj
grossi
,
erano
invece
da
un
'
altra
.
E
cominciò
a
rappresentare
tutte
le
sue
fatiche
per
rintracciare
gl
'
incartamenti
delle
terre
di
Milione
,
prima
all
'
archivio
notarile
,
poi
nella
cancelleria
del
tribunale
e
in
quella
del
Vescovado
per
tutti
i
piccoli
e
grossi
censi
che
gravavano
su
quelle
terre
.
Ora
gl
'
incartamenti
erano
pronti
e
in
ordine
dal
notajo
;
ma
don
Flaminio
Salvo
non
voleva
pagar
le
spese
dell
'
atto
di
vendita
,
e
forse
dal
suo
canto
aveva
ragione
,
perché
,
dopo
tutto
,
faceva
un
gran
favore
...
lui
banchiere
...
-
Ah
sì
,
un
gran
favore
?
un
gran
favore
?
-
scattò
furibondo
Vincente
,
-
come
per
Primosole
,
è
vero
?
un
gran
favore
!
Don
Jaco
lo
lasciò
sfogare
,
in
uno
dei
soliti
atteggiamenti
di
santo
martire
;
poi
disse
:
-
Ma
abbiate
pazienza
,
don
Tinuzzo
mio
!
Che
forse
don
Flaminio
ha
altri
figliuoli
,
oltre
quella
già
fidanzata
a
vostro
fratello
don
Ninì
?
Non
vedete
che
è
tutta
una
finta
,
santo
Dio
?
Domani
si
fa
lo
sposalizio
e
,
gira
e
volta
,
alla
fine
tutto
ritornerà
qui
!
-
Tutto
,
eh
?
Bello
..
facile
...
liscio
come
l
'
olio
...
-
prese
a
dire
Vincente
,
con
furiosi
inchini
.
-
Lo
sposalizio
dei
matti
!
Ma
se
è
così
,
perché
don
Flaminio
si
ricusa
di
pagar
le
spese
dell
'
atto
?
Segno
che
non
ci
crede
!
Chi
vi
dice
che
questo
matrimonio
si
farà
?
chi
vi
dice
che
...
-
Don
Tinuzzo
!
-
lo
interruppe
quello
.
-
Vostro
fratello
don
Ninì
è
entrato
,
sí
o
no
,
in
casa
del
Salvo
?
o
me
l
'
invento
io
?
Santo
nome
di
Dio
benedetto
!
Sono
ormai
parecchi
giorni
?
Dunque
,
che
vuol
dire
?
Vuol
dire
che
la
ragazza
ci
sta
!
Ora
volete
che
la
paglia
accanto
al
fuoco
...
Del
resto
,
oh
!
ecco
qua
don
Ninì
in
persona
...
Nessuno
meglio
di
lui
ve
lo
potrà
confermare
.
Vincente
corse
innanzi
al
fratello
che
entrava
;
gli
s
'
accostò
a
petto
,
fremente
;
gli
afferrò
con
le
mani
adunche
le
braccia
,
e
alzò
da
un
lato
la
faccia
congestionata
per
sbirciarlo
bene
in
volto
,
da
vicino
,
con
gli
occhi
miopi
.
-
Sì
!
guardatelo
!
-
poi
sghignò
,
allontanandosi
e
mostrandolo
.
-
Vedete
che
faccia
ha
!
Pare
un
morto
,
lo
sposo
!
Ninì
,
così
soprappreso
,
restò
in
mezzo
alla
stanza
a
guardare
il
fratello
e
don
Jaco
e
donna
Fana
,
come
insensato
.
Aveva
veramente
dipinta
una
torbida
angoscia
nel
volto
che
di
solito
esprimeva
la
bontà
mite
e
gentile
dell
'
animo
;
e
i
begli
occhi
neri
,
vellutati
,
erano
intensi
di
tetro
cordoglio
,
eppur
quasi
smemorati
.
Come
seppe
che
cosa
si
voleva
da
lui
e
per
qual
fine
,
s
'
adontò
fieramente
,
agitando
le
braccia
,
col
volto
atteggiato
di
schifo
.
Don
Jaco
da
una
parte
,
donna
Fana
dall
'
altra
,
cercarono
di
calmarlo
,
d
'
interrogarlo
con
garbo
;
ma
invano
:
si
storceva
,
scotendo
il
capo
,
con
un
grido
soffocato
in
gola
.
-
Ma
dite
almeno
se
c
'
è
qualche
speranza
,
per
tranquillare
vostro
fratello
!
-
gli
gridò
alla
fine
don
Jaco
a
mani
giunte
.
Ninì
lo
guatò
con
un
lampo
strano
negli
occhi
.
Ma
se
non
ci
fosse
più
alcuna
speranza
di
richiamare
Dianella
alla
ragione
,
che
sarebbe
più
importato
a
lui
della
rovina
della
casa
,
della
miseria
,
di
tutto
?
Era
mai
possibile
che
qualcuno
potesse
sperar
la
salvezza
di
Dianella
soltanto
per
questo
,
per
salvar
dalla
rovina
la
casa
?
che
tutto
il
suo
impegno
,
il
suo
supplizio
dovessero
per
quella
gente
servire
a
questo
scopo
?
Ecco
,
lo
costringevano
a
gettare
la
sua
speranza
come
un
'
offa
per
placar
la
paura
di
quella
miseria
!
Ebbene
,
sì
,
c
'
era
una
speranza
,
c
'
era
,
c
'
era
...
E
Ninì
,
coprendosi
il
volto
,
ruppe
in
uno
stridulo
pianto
convulso
.
Flaminio
Salvo
aveva
stentato
molto
a
decifrare
la
lettera
della
sorella
Adelaide
,
la
cui
scrittura
,
non
soltanto
per
gli
spropositi
d
'
ortografia
quasi
sempre
illeggibile
,
pareva
quella
volta
più
che
mai
una
furiosa
raspatura
di
gallina
.
Tutta
un
grido
d
'
ajuto
e
di
minaccia
,
quella
lettera
,
tra
imprecazioni
ed
esclamazioni
disperate
.
Le
aveva
risposto
brevemente
e
pacatamente
,
che
presto
sarebbe
venuto
a
visitarla
a
Colimbètra
e
che
intanto
stésse
tranquilla
,
come
si
conveniva
a
una
donna
della
sua
età
e
della
sua
condizione
.
Un
sorriso
frigido
gli
era
venuto
alle
labbra
,
sogguardando
dopo
la
lettura
quel
foglietto
di
carta
che
avrebbe
voluto
recargli
ancora
un
dispiacere
.
Pian
piano
lo
aveva
ripiegato
e
s
'
era
messo
a
lacerarlo
lentamente
,
per
lungo
e
per
largo
,
in
pezzetti
sempre
più
piccoli
,
senza
più
badare
a
quello
che
faceva
,
caduto
in
un
attonimento
grave
,
d
'
uggia
aggrondata
;
alla
fine
,
aveva
guardato
sul
piano
della
scrivania
l
'
opera
delle
sue
dita
:
tutto
quel
mucchietto
di
minuzzoli
di
carta
.
Chi
sa
se
non
aveva
fatto
soffrire
anche
quel
foglietto
,
a
lacerarlo
e
ridurlo
così
,
in
tutti
quei
minuzzoli
!
Gli
era
rimasto
un
bruciorino
ai
polpastrelli
dell
'
indice
e
del
pollice
,
che
s
'
erano
accaniti
in
quell
'
opera
di
distruzione
,
senza
ch
'
egli
la
volesse
;
da
sé
,
per
il
gusto
di
distruggere
.
Ah
,
poter
ridurre
in
minuzzoli
così
,
senza
pensarci
,
la
vita
,
tutta
quanta
:
ripiegarla
in
quattro
,
come
un
foglio
sporco
di
spropositi
,
e
strapparla
per
lungo
e
per
largo
,
dieci
,
venti
,
trenta
volte
,
pezzo
per
pezzo
,
lentamente
!
Con
uno
sbuffo
aveva
sparpagliato
su
la
scrivania
e
per
terra
tutti
quei
minuzzoli
,
e
s
'
era
alzato
.
Guardando
dai
vetri
del
balcone
la
distesa
ben
nota
,
sempre
uguale
,
delle
campagne
,
le
due
scogliere
lontane
di
Porto
Empedocle
,
protese
nel
mare
laggiù
a
occidente
,
come
due
braccia
;
le
macchie
scure
dei
piroscafi
ancorati
,
e
immaginando
il
traffico
di
tanta
gente
lì
a
'
suoi
servizii
per
l
'
imbarco
dello
zolfo
delle
sue
miniere
accatastato
su
la
spiaggia
,
s
'
era
sentito
soffocare
da
tutte
le
noje
,
da
tutti
i
pensieri
che
da
anni
e
anni
gli
venivano
da
quel
traffico
per
lui
ormai
superfluo
,
necessario
a
tanti
che
ne
traevano
i
mezzi
per
provvedere
ai
meschini
bisogni
quotidiani
e
affrontar
le
miserie
,
i
dolori
,
di
cui
è
intessuta
la
loro
vita
e
quella
di
tutti
.
E
s
'
era
messo
a
pensare
che
,
lui
sazio
e
stanco
,
con
la
nausea
della
sazietà
e
l
'
abbandono
della
stanchezza
,
restava
lì
come
disteso
a
farsi
mangiare
da
tanti
irrequieti
affamati
di
cui
non
gl
'
importava
nulla
.
Ma
avrebbe
potuto
forse
impedirlo
?
L
'
opera
sua
,
di
tutta
la
sua
vita
,
aveva
preso
corpo
fuori
di
lui
,
e
stava
lì
per
gli
altri
.
Poteva
forse
quella
distesa
di
campagne
impedire
che
tanti
uomini
vi
affondassero
le
zappe
e
gli
aratri
,
vi
piantassero
gli
alberi
e
ne
raccogliessero
i
frutti
?
Così
era
ormai
di
lui
.
E
,
come
la
terra
,
egli
non
sentiva
alcuna
gioja
del
lavoro
che
gli
altri
facevano
sopra
di
lui
per
raccogliere
il
frutto
;
né
questi
altri
,
quantunque
gli
camminassero
sopra
,
potevano
dargli
compagnia
,
penetrare
,
rompere
la
sua
solitudine
che
aveva
ormai
l
'
insensibilità
della
pietra
.
Sentiva
solamente
un
enorme
fastidio
di
tutto
,
che
gli
schiacciava
la
volontà
di
liberarsene
,
e
solo
gli
moveva
ancora
inconsciamente
le
dita
,
come
dianzi
,
a
far
del
male
a
un
foglietto
di
carta
.
Ma
tutte
le
cose
ormai
per
lui
avevano
il
valore
di
quel
foglietto
di
carta
;
e
bisognava
pur
lasciare
che
le
dita
,
almeno
le
dita
,
facessero
qualche
cosa
,
da
sé
,
poiché
il
fastidio
le
moveva
.
Se
si
fossero
rivoltate
e
accanite
anche
contro
di
lui
,
le
avrebbe
lasciate
fare
,
allo
stesso
modo
.
Davvero
?
O
non
fingeva
l
'
incoscienza
delle
sue
dita
nel
lacerar
la
lettera
della
sorella
,
per
poter
dire
a
se
stesso
che
anche
allo
stesso
modo
,
aveva
lacerato
,
dopo
il
suo
ritorno
a
Girgenti
,
certe
altre
lettere
appena
intraviste
nei
cassetti
della
scrivania
o
nel
palchetto
a
casellario
che
gli
stava
davanti
?
Certe
lettere
con
la
firma
di
Nicoletta
Capolino
?
Veramente
,
no
:
le
immagini
di
Aurelio
Costa
e
di
Nicoletta
Capolino
non
erano
mai
venute
a
piantarglisi
di
fronte
,
cosicché
egli
potesse
respingerle
con
un
logico
sorriso
,
dando
le
sue
ragioni
e
facendo
loro
notare
che
a
essi
mancavano
per
perseguitarlo
coi
rimorsi
.
La
persecuzione
loro
era
più
d
'
ogni
altra
irritante
,
perché
non
appariva
.
Non
appariva
,
per
questa
ragione
certissima
e
solida
e
pesante
come
una
pietra
di
sepoltura
:
che
erano
stati
anch
'
essi
,
l
'
uno
per
il
suo
proprio
accecamento
,
l
'
altra
per
un
suo
motivo
particolarissimo
,
a
volere
quella
loro
morte
.
Eppure
...
Eppure
,
sotto
questa
ragione
che
li
seppelliva
e
glieli
rendeva
invisibili
,
essi
,
in
un
modo
ch
'
egli
non
avrebbe
saputo
definire
,
gli
erano
...
non
presenti
,
no
,
mai
;
anzi
costantemente
assenti
:
ma
con
questa
loro
assenza
intanto
lo
perseguitavano
.
Erano
tutti
e
due
di
là
,
con
Dianella
,
nell
'
assenza
della
sua
ragione
.
Egli
non
li
vedeva
,
ma
pur
li
sentiva
nelle
parole
vuote
di
senso
,
negli
sguardi
e
nei
sorrisi
vani
della
figliuola
.
E
allora
,
anche
a
lui
irresistibilmente
come
dal
fondo
delle
viscere
contratte
dall
'
esasperazione
,
venivano
alle
labbra
parole
vuote
di
senso
,
del
tutto
impensate
;
strane
,
vaghe
parole
che
gli
atteggiavano
il
viso
a
seconda
delle
diverse
espressioni
che
contenevano
in
sé
,
per
conto
loro
,
fuori
assolutamente
della
sua
coscienza
e
senz
'
alcuna
relazione
col
suo
stato
presente.Ed
ecco
che
,
quel
giorno
,
per
seguitar
la
finzione
della
sua
incoscienza
,
dopo
aver
lacerato
la
lettera
della
sorella
,
si
era
anche
messo
a
dire
,
allo
stesso
modo
,
parole
impensate
:
-
Quello
che
serve
...
quello
che
serve
...
Se
non
che
,
alla
fine
,
aveva
mutato
in
ragionamento
la
finzione
,
apparsa
a
lui
stesso
troppo
evidente
:
-
Quello
che
serve
...
sì
.
Devo
accendere
un
sigaro
?
Mi
serve
un
fiammifero
.
Ecco
il
sigaro
...
ecco
il
fiammifero
:
per
sé
,
due
cose
;
ma
fatte
per
il
mio
bisogno
di
fumare
.
Prima
l
'
uno
,
poi
l
'
altro
,
li
accendo
e
li
distruggo
...
Quanti
fiammiferi
ho
accesi
!
Troppi
...
E
tutta
l
'
opera
mia
è
andata
in
fumo
!
Male
,
perché
non
sono
riuscito
allo
scopo
...
ma
io
volevo
maritar
bene
la
mia
figliuola
,
perché
avessero
almeno
una
bella
corona
...
già
!
una
corona
principesca
...
tutte
le
mie
fatiche
e
le
mie
lotte
.
Una
corona
principesca
!
...
Fumo
?
Vanità
?
Eh
,
ma
almeno
questo
compenso
alla
morte
del
mio
bambino
!
Vanità
,
per
forza
,
se
la
sorte
volle
togliermi
ogni
ragione
di
attendere
a
cose
più
serie
,
e
mi
lasciò
una
povera
figliuola
con
l
'
ombra
intorno
della
pazzia
materna
.
E
ormai
...
ormai
...
se
servo
io
,
per
il
bisogno
che
qualcuno
abbia
di
fumare
...
Ma
sì
,
ecco
:
non
aveva
lasciato
entrare
in
casa
quello
stupido
buon
figliuolo
del
De
Vincentis
?
E
gli
aveva
messo
davanti
la
figliuola
:
là
!
per
l
'
esperimento
!
E
se
l
'
avesse
guarita
,
con
quei
suoi
begli
occhi
a
mandorla
vellutati
,
con
quelle
sue
dolci
manierine
di
dama
,
ecco
che
don
Jaco
Pàcia
,
seduto
lì
davanti
a
quella
scrivania
,
maestro
e
donno
,
in
pochi
anni
si
sarebbe
fumati
a
uno
a
uno
tutti
i
suoi
biglietti
di
banca
e
le
sue
cartelle
di
rendita
e
le
zolfare
e
le
campagne
e
le
case
e
gli
opificii
.
-
Quello
che
serve
...
quello
che
serve
...
Questa
seccatura
della
sorella
Adelaide
,
intanto
,
no
,
era
proprio
di
più
.
Che
voleva
da
lui
?
Non
stava
comoda
al
suo
posto
?
C
'
erano
spine
?
Oh
cara
!
E
voleva
le
rose
da
lui
?
Con
tutti
quei
«
militari
»
che
le
facevano
scorta
;
con
quei
ritratti
dei
Re
Borboni
che
la
proteggevano
,
via
,
poteva
esser
lieta
e
contenta
...
Fosse
stato
lui
al
posto
di
lei
!
Fallito
ogni
scopo
,
il
solo
pensiero
di
rivedere
don
Ippolito
e
di
parlargli
,
era
per
lui
ora
un
'
oppressione
intollerabile
.
Come
resistere
,
con
l
'
arida
nudità
del
suo
animo
desolato
,
senza
più
uno
straccio
d
'
illusione
,
alla
vista
di
quell
'
uomo
tutto
quanto
composto
e
addobbato
e
parato
di
nobile
decoro
?
Gli
pareva
ora
incredibile
che
avesse
potuto
prendere
sul
serio
quella
via
per
arrivare
al
suo
scopo
...
Povera
Adelaide
!
C
'
era
andata
di
mezzo
lei
...
Ma
,
dopo
tutto
,
via
!
la
villa
era
sontuosa
e
il
posto
ameno
;
con
un
po
'
di
pazienza
e
di
buona
volontà
,
poteva
sopportar
la
noja
di
quell
'
uomo
non
fatto
propriamente
per
lei
.
In
tale
disposizione
d
'
animo
,
scese
due
giorni
dopo
,
in
vettura
,
a
Colimbètra
.
Il
sorriso
,
venutogli
alle
labbra
,
su
l
'
entrare
,
al
saluto
degli
uomini
di
guardia
parati
,
sì
,
ancora
militarmente
,
ma
senza
più
armi
,
non
gli
andò
via
per
tutto
il
tempo
che
durò
la
visita
.
Sorridendo
ascoltò
sotto
le
colonne
del
vestibolo
esterno
la
risposta
di
capitan
Sciaralla
impostato
su
l
'
attenti
,
che
le
armi
,
nossignore
,
non
erano
state
consegnate
all
'
autorità
,
ma
si
tenevano
riposte
per
prudenza
;
sorridendo
accolse
l
'
invito
di
Liborio
d
'
accomodarsi
nel
salone
,
e
,
poco
dopo
,
l
'
irrompere
come
una
bufera
della
sorella
Adelaide
e
le
prime
domande
affannose
,
tra
il
pianto
,
intorno
a
Dianella
.
-
Mah
...
fa
cura
d
'
amore
,
-
le
rispose
.
E
sorrise
allo
sbalordimento
quasi
feroce
della
sorella
,
per
la
sua
placida
risposta
.
-
Ridi
?
...
Dunque
può
guarire
?
-
Guarire
...
Speriamo
!
La
cura
è
buona
...
Sorrise
di
più
alle
improperie
che
donna
Adelaide
gli
scagliò
in
un
impeto
aggressivo
,
e
poi
alla
rappresentazione
di
tutte
le
ambasce
,
di
tutte
le
sofferenze
e
dei
maltrattamenti
ch
'
ella
chiamava
«
pestate
di
faccia
»
,
da
parte
del
marito
.
-
Bada
,
Flaminio
!
-
proruppe
a
un
certo
punto
la
sorella
;
vedendolo
sorridere
a
quel
modo
.
-
Bada
!
Finisce
ch
'
io
la
faccio
davvero
,
la
pazzia
!
Egli
la
guardò
un
poco
,
e
poi
,
aprendo
le
braccia
:
-
Ma
perché
?
Scusa
,
se
hai
una
bellissima
cera
!
A
questa
uscita
,
la
sorella
scappò
via
come
per
porre
a
effetto
,
subito
subito
,
la
minaccia
.
E
allora
,
attendendo
che
entrasse
il
principe
per
la
seconda
scena
,
sorrise
ai
ritratti
dei
due
re
di
Napoli
e
Sicilia
che
lo
guardavano
con
molta
serietà
dall
'
alto
della
parete
.
Don
Ippolito
,
scuro
in
viso
e
,
dentro
,
in
gran
pensiero
per
la
sorte
del
figliuolo
di
cui
non
aveva
più
notizie
,
entrò
nel
salone
,
maldisposto
anche
lui
a
quell
'
incontro
,
dal
quale
l
'
unico
bene
che
potesse
ripromettersi
sarebbe
stato
certamente
a
costo
d
'
uno
scandalo
,
dopo
la
nauseante
amarezza
di
volgari
spiegazioni
.
Ma
si
rischiarò
alla
vista
di
quel
sorriso
sulle
labbra
del
cognato
.
Lo
interpretò
nel
senso
che
due
uomini
com
'
essi
erano
,
non
potessero
e
non
dovessero
dare
alcuna
importanza
alle
lagrimucce
facili
,
alle
smaniette
passeggere
d
'
una
donna
,
che
la
loro
generosità
maschile
poteva
e
doveva
senza
stento
compatire
.
Sorrise
allora
anche
lui
,
ma
con
mestizia
,
don
Ippolito
,
stringendo
la
mano
al
cognato
;
e
,
seguitando
a
sorridere
,
gli
parlò
pacatamente
e
in
quel
tono
di
superiorità
maschile
del
suo
dispiacere
per
i
dissapori
sorti
tra
lui
e
la
moglie
,
perché
tardava
ancora
...
eh
,
tardava
purtroppo
a
stabilirsi
l
'
accordo
tra
i
loro
sentimenti
e
i
loro
pensieri
,
non
volendo
ella
intendere
le
ragioni
per
cui
...
-
Ma
via
,
principe
!
-
cercò
d
'
interromperlo
il
Salvo
.
-
No
no
,
-
s
'
ostinò
a
dire
don
Ippolito
.
-
Perché
io
apprezzo
moltissimo
il
sentimento
da
cui
ella
è
mossa
a
chiedermi
quel
che
non
posso
accordarle
.
Io
partecipo
,
credetemi
,
con
tutto
il
cuore
,
alla
vostra
sciagura
,
e
...
-
Ma
se
sarebbe
,
tra
l
'
altro
,
inutile
la
sua
presenza
!
-
disse
,
per
troncare
il
discorso
,
il
Salvo
.
E
con
gran
sollievo
d
'
entrambi
presero
a
parlar
d
'
altro
,
cioè
dei
gravi
avvenimenti
del
giorno
.
Se
non
che
,
allora
,
il
principe
restò
sconcertato
nel
notare
la
permanenza
di
quel
sorriso
su
le
labbra
del
cognato
,
mentr
'
egli
manifestava
con
tanto
calore
la
sua
indignazione
,
sia
per
le
misure
oltraggiose
del
governo
,
sia
per
la
tracotanza
popolare
.
Quale
sarebbe
stato
il
suo
stupore
se
,
interrompendosi
all
'
improvviso
e
domandando
a
Flaminio
Salvo
perché
seguitasse
a
sorridere
a
quel
modo
,
questi
gli
avesse
risposto
:
-
Perché
?
...
Ah
...
Perché
in
questo
momento
sto
pensando
che
Colimbètra
ha
,
tra
l
'
altro
,
la
bella
comodità
d
'
esser
molto
vicina
al
cimitero
,
sicché
voi
tra
poco
,
morendo
,
avrete
l
'
insigne
vantaggio
d
'
esser
seppellito
a
due
passi
da
qui
,
senza
attraversare
la
città
,
neanche
da
morto
.
Ma
gli
sovvenne
che
il
principe
s
'
era
fatto
edificare
nella
stessa
tenuta
,
e
propriamente
nel
boschetto
d
'
aranci
e
melograni
attorno
al
bacino
d
'
acqua
che
le
dava
il
nome
,
un
tumulo
uguale
a
quello
di
Terone
,
e
gli
sorse
una
viva
curiosità
di
andarlo
a
vedere
.
Appena
poté
,
interruppe
anche
quel
discorso
e
propose
al
cognato
una
giratina
in
quel
boschetto
.
Donna
Adelaide
approfittò
di
quel
momento
per
spedire
Pertichino
di
corsa
a
Girgenti
a
consegnare
un
biglietto
all
'
onorevole
deputato
Ignazio
Capolino
:
S.P.M.
(
sue
pregiatissime
mani
)
.
Quando
,
sul
far
della
sera
,
Flaminio
Salvo
rientrò
in
casa
,
nell
'
aprir
l
'
uscio
della
stanza
ove
di
solito
stava
Dianella
guardata
dalla
vecchia
governante
e
da
una
infermiera
,
ebbe
la
sorpresa
di
trovar
la
figliuola
appesa
al
collo
di
Ninì
De
Vincentis
,
con
gli
occhi
che
le
si
scoprivano
appena
di
su
la
spalla
del
giovine
,
ilari
,
sfavillanti
di
felicità
,
sotto
i
capelli
scarmigliati
,
e
le
due
mani
aggrovigliate
nella
stretta
.
-
Dianella
...
Dianella
...
-
la
chiamò
,
con
l
'
ansia
nella
voce
,
di
saperla
guarita
.
Ma
Ninì
De
Vincentis
,
piegando
a
stento
il
capo
e
mostrando
il
volto
congestionato
da
un
orgasmo
atroce
,
gli
rispose
disperatamente
:
-
Mi
chiama
Aurelio
...
CAPITOLO
OTTAVO
Reduce
da
quel
suo
pellegrinaggio
a
Roma
,
da
cui
tanta
gioja
e
tanta
luce
di
sogni
gloriosi
s
'
era
promesso
di
riportare
a
Valsanìa
per
i
suoi
ultimi
giorni
,
Mauro
Mortara
,
dopo
la
visita
a
donna
Caterina
Laurentano
morente
,
a
testa
bassa
,
senza
arrischiar
neppure
un
'
occhiata
intorno
,
quasi
avesse
temuto
d
'
esser
deriso
dagli
alberi
ai
quali
per
tanti
anni
aveva
parlato
delle
sue
avventure
,
della
grandezza
e
della
potenza
derivate
alla
patria
dall
'
opera
dei
vecchi
suoi
compagni
di
cospirazione
,
d
'
esilio
,
di
guerra
,
era
andato
a
cacciarsi
nella
sua
stanza
a
terreno
,
come
nel
suo
covo
una
fiera
ferita
a
morte
.
Invano
don
Cosmo
,
per
circa
una
settimana
,
aveva
cercato
di
scuoterlo
,
di
farlo
parlare
,
compreso
di
quella
sua
pietà
sconsolata
per
tutti
coloro
che
giustamente
rifuggivano
dal
rimedio
ch
'
egli
aveva
trovato
per
guarire
d
'
ogni
male
.
Alle
sue
insistenze
,
che
almeno
salisse
alla
villa
per
il
desinare
e
la
cena
,
Mauro
aveva
risposto
,
scrollandosi
:
-
Corpo
di
Dio
,
lasciatemi
stare
!
-
E
che
mangi
?
-
Le
mani
,
mi
mangio
!
Andàtevene
!
In
un
modo
più
spiccio
e
più
brusco
,
il
giorno
dopo
il
suo
arrivo
,
aveva
risposto
ai
colombi
,
che
durante
la
sua
assenza
erano
stati
governati
due
volte
al
giorno
,
all
'
ora
solita
,
dal
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
:
bum
!
bum
!
due
schioppettate
in
aria
;
e
li
aveva
dispersi
con
fragoroso
scompiglio
.
Né
migliore
accoglienza
aveva
fatto
alla
festa
dei
tre
mastini
quasi
impazziti
dalla
gioja
di
rivederlo
.
La
placida
immobilità
dei
vecchi
oggetti
della
stanza
,
impregnati
tutti
da
un
lezzo
quasi
ferino
,
i
quali
parevano
in
attesa
ch
'
egli
riprendesse
tra
loro
la
vita
consueta
,
gli
aveva
suscitato
una
fierissima
irritazione
:
avrebbe
preso
a
due
mani
lo
strapunto
di
paglia
abballinato
in
un
angolo
e
lo
avrebbe
scagliato
fuori
con
le
tavole
e
i
trespoli
che
lo
sorreggevano
,
e
fuori
quel
torchio
guasto
delle
ulive
,
fuori
seggiole
e
casse
e
capestri
e
bardelle
e
bisacce
.
Solo
gli
era
piaciuto
riveder
nel
muro
l
'
impronta
degli
sputi
gialli
di
tabacco
masticato
che
,
stando
a
giacer
sul
letto
,
era
solito
scaraventare
alla
faccia
dei
nemici
della
patria
,
sanfedisti
e
borbonici
.
Più
volte
,
la
lusinga
degli
antichi
ricordi
aveva
cercato
di
riaffascinarlo
;
più
volte
,
dalla
porta
aperta
,
i
lunghi
filari
della
vigna
,
con
gli
alberetti
già
verzicanti
sparsi
qua
e
là
nel
silenzio
attonito
di
certe
ore
piene
di
smemorato
abbandono
,
gli
avevano
per
un
momento
ricomposto
la
visione
quasi
lontana
di
quel
mondo
,
per
cui
fino
a
poco
tempo
addietro
vagava
nei
dì
sereni
,
gonfio
d
'
orgoglio
,
da
padreterno
,
lisciandosi
la
barba
.
D
'
improvviso
,
ogni
volta
,
l
'
anima
che
già
s
'
avviava
affascinata
da
quella
visione
,
s
'
era
ritratta
all
'
aspro
e
fosco
ronzare
di
qualche
calabrone
che
,
entrando
nella
stanza
,
lo
richiamava
con
violenza
al
presente
e
rompeva
il
fascino
e
sconvolgeva
la
visione
.
Che
fare
?
che
fare
?
come
vedersi
più
in
quei
luoghi
testimonii
della
sua
passata
esaltazione
?
come
più
attendere
alle
cure
pacifiche
della
campagna
,
mentre
sapeva
che
tutta
la
Sicilia
era
sossopra
e
tanti
vili
rinnegati
si
levavano
ad
abbattere
e
scompigliare
l
'
opera
dei
vecchi
?
Da
anni
e
anni
,
tutti
i
suoi
pensieri
,
tutti
i
suoi
sentimenti
,
tutti
i
suoi
sogni
consistevano
dei
ricordi
e
della
soddisfazione
di
quest
'
opera
compiuta
.
Come
aver
più
requie
al
pensiero
ch
'
essa
era
minacciata
e
stava
per
essere
abbattuta
?
Contro
ogni
seduzione
delle
antiche
,
tranquille
abitudini
,
si
vedeva
costretto
dalla
sua
logica
ingenua
a
riconoscere
ch
'
era
debito
d
'
onore
,
per
quanti
come
lui
portavano
al
petto
le
medaglie
in
premio
di
quell
'
opera
,
accorrere
ora
in
difesa
di
essa
.
-
La
vecchia
guardia
nazionale
!
la
vecchia
guardia
!
Tutti
i
veterani
a
raccolta
!
E
alla
fine
,
in
un
momento
di
più
intensa
esaltazione
,
era
corso
come
un
cieco
,
per
rifugio
e
per
consiglio
,
al
camerone
del
Generale
,
ove
finora
non
gli
era
bastato
l
'
animo
di
rimetter
piede
.
Appena
entrato
,
era
scoppiato
in
singhiozzi
,
e
senza
osare
di
riaprir
gli
scuri
delle
finestre
e
dei
balconi
,
serrati
con
cura
amorosa
prima
di
partire
,
era
rimasto
al
bujo
,
a
lungo
,
con
le
mani
sul
volto
,
a
piangere
su
l
'
antico
divano
sgangherato
e
polveroso
.
A
poco
a
poco
,
i
fremiti
,
le
ansie
degli
antichi
leoni
congiurati
del
Quarantotto
che
si
riunivano
lì
in
quel
camerone
attorno
al
vecchio
Generale
,
s
'
erano
ridestati
in
lui
a
farlo
vergognare
del
suo
pianto
;
le
ombre
di
quei
leoni
,
terribilmente
sdegnate
,
gli
eran
sorte
intorno
e
gli
avevan
gridato
d
'
accorrere
,
sì
,
sì
,
d
'
accorrere
,
pur
così
vecchio
com
'
era
,
a
impedire
con
gli
altri
vecchi
superstiti
la
distruzione
della
patria
.
Nel
bujo
,
da
un
canto
di
quel
camerone
,
il
malinconico
leopardo
imbalsamato
,
privo
d
'
un
occhio
,
non
gli
aveva
potuto
mostrare
quanti
ragnateli
lo
tenevano
alla
parete
,
quanta
polvere
fosse
caduta
sul
suo
pelo
maculato
ormai
anche
qua
e
là
da
molte
gromme
di
muffa
!
E
Mauro
Mortara
era
riuscito
con
occhi
atroci
,
gonfii
e
rossi
dal
pianto
,
e
per
poco
non
era
saltato
addosso
a
don
Cosmo
che
,
passeggiando
per
il
corridojo
,
s
'
era
fermato
stupito
,
dapprima
,
a
mirarlo
in
quello
stato
,
e
aveva
poi
cercato
di
trattenerlo
e
di
calmarlo
.
-
Se
non
sapessi
che
vostra
madre
fu
una
santa
,
direi
che
siete
un
bastardo
!
-
gli
aveva
gridato
,
quasi
con
le
mani
in
faccia
.
Don
Cosmo
non
s
'
era
scomposto
,
se
non
per
sorridere
mestamente
,
tentennando
il
capo
,
in
segno
di
commiserazione
;
e
gli
aveva
domandato
dove
volesse
andare
,
contro
chi
combattere
alla
sua
età
.
Mauro
se
n
'
era
scappato
,
senza
dargli
risposta
.
E
veramente
,
giù
,
nella
sua
stanza
a
terreno
,
aveva
cominciato
a
darsi
attorno
per
la
partenza
.
Alla
sua
età
?
Sangue
della
Madonna
,
che
età
?
si
parlava
d
'
età
,
a
lui
!
Dove
voleva
andare
?
Non
lo
sapeva
.
Armato
,
pronto
a
qualunque
cimento
,
sarebbe
salito
a
Girgenti
,
a
consigliarsi
e
accordarsi
con
gli
altri
veterani
,
con
Marco
Sala
,
col
Ceràulo
,
col
Trigòna
,
con
Mattia
Gangi
che
certo
come
lui
,
se
avevano
ancora
sangue
nelle
vene
,
dovevano
sentire
il
bisogno
d
'
armarsi
e
correre
in
difesa
dell
'
opera
comune
.
Se
i
nemici
s
'
erano
uniti
,
raccolti
in
fasci
,
perché
non
potevano
unirsi
,
raccogliersi
in
fascio
anche
loro
,
della
vecchia
guardia
?
I
soldati
non
bastavano
;
bisognava
dar
loro
man
forte
;
sciogliere
con
la
forza
quei
fasci
,
cacciarne
via
tutti
quei
cani
a
fucilate
,
se
occorreva
.
Certo
c
'
erano
i
preti
,
sotto
,
che
fomentavano
;
e
anche
la
Francia
,
anche
la
Francia
dicevano
che
mandava
denari
,
sottomano
,
per
smembrare
l
'
Italia
e
rimettere
in
trono
,
a
Roma
,
il
papa
.
E
chi
sa
che
,
scoppiata
la
rivoluzione
,
non
volesse
sbarcar
da
Tunisi
in
Sicilia
?
Come
rimaner
lì
con
le
mani
in
mano
,
senza
nemmeno
tentare
una
difesa
,
senza
nemmeno
farsi
vedere
dagli
antichi
compagni
e
dir
loro
:
-
Son
qua
-
?
Bisognava
partire
,
partir
subito
!
Se
non
che
,
a
poco
a
poco
,
quella
sua
furia
s
'
era
trovata
impigliata
,
come
in
una
ragna
,
dalle
tante
reliquie
della
sua
vita
avventurosa
,
esumate
da
vecchie
casse
e
cassette
e
sacche
logore
e
rattoppate
e
involti
di
carta
ingiallita
,
strettamente
legati
con
lo
spago
.
Avrebbe
voluto
farne
uno
scarto
e
portarsene
addosso
quante
più
poteva
tra
le
più
care
.
Confuso
,
stordito
,
frastornato
dai
ricordi
risorgenti
da
ognuna
,
a
un
certo
punto
s
'
era
sentito
fumar
la
testa
e
aveva
dovuto
smettere
.
No
,
non
era
possibile
liberarsi
con
tanta
precipitazione
da
tutti
quei
legami
.
E
aveva
rimandato
la
partenza
al
giorno
dopo
.
Tutta
la
notte
era
stato
fuori
,
per
la
campagna
,
farneticando
.
La
voce
del
mare
era
quella
del
Generale
;
le
ombre
degli
alberi
erano
quelle
degli
antichi
congiurati
di
Valsanìa
;
e
quella
e
queste
seguitavano
a
incitarlo
a
partire
.
Sì
,
domani
,
domani
:
sarebbe
andato
incontro
a
quegli
assassini
;
lo
avrebbero
sopraffatto
e
ucciso
;
ma
sì
,
questo
voleva
,
se
la
distruzione
doveva
compiersi
!
Che
valore
avrebbero
più
avuto
,
altrimenti
,
le
sue
medaglie
?
Bisognava
morire
per
esse
e
con
esse
!
E
se
le
sarebbe
appese
al
petto
,
domani
,
correndo
incontro
ai
nuovi
nemici
della
patria
.
Perché
la
Sicilia
non
doveva
essere
disonorata
,
no
,
no
,
non
doveva
essere
disonorata
di
fronte
alle
altre
regioni
d
'
Italia
che
si
erano
unite
a
farla
grande
e
gloriosa
!
Il
giorno
dopo
,
con
l
'
enorme
berretto
villoso
in
capo
,
tutto
affagottato
e
imbottito
di
carte
e
di
reliquie
,
le
quattro
medaglie
al
petto
,
lo
zàino
dietro
le
spalle
e
armato
fino
ai
denti
,
s
'
era
presentato
a
don
Cosmo
per
licenziarsi
.
E
sarebbe
partito
senza
dubbio
,
se
insieme
con
don
Cosmo
non
si
fosse
adoperato
in
tutti
i
modi
a
trattenerlo
Leonardo
Costa
,
sopravvenuto
da
Porto
Empedocle
.
Licenziatosi
dal
Salvo
,
dopo
la
morte
del
figlio
,
e
ricaduto
nella
misera
e
incerta
condizione
di
sorvegliante
alle
stadere
,
Leonardo
Costa
aveva
accettato
,
più
per
non
vedersi
solo
che
per
altro
,
l
'
offerta
pietosa
di
don
Cosmo
,
di
venire
ogni
sera
da
Porto
Empedocle
a
cenare
e
a
dormire
a
Valsanìa
.
Il
cammino
non
era
breve
né
facile
al
bujo
,
le
sere
senza
luna
,
per
quella
stradella
ferroviaria
ingombra
e
irta
di
brecce
.
Dopo
la
sciagura
,
una
stanchezza
mortale
gli
aveva
reso
le
gambe
gravi
,
come
di
piombo
.
Più
volte
s
'
era
veduto
venire
incontro
minaccioso
il
treno
;
più
volte
aveva
avuto
la
tentazione
di
buttarcisi
sotto
e
finirla
.
Quando
giù
alla
marina
non
trovava
lavoro
,
se
ne
risaliva
presto
alla
campagna
,
e
per
suo
mezzo
,
da
un
po
'
di
tempo
,
le
notizie
a
Valsanìa
arrivavano
senza
ritardo
.
Se
quel
giorno
,
non
avesse
recato
quella
dello
sbarco
a
Palermo
del
corpo
d
'
armata
che
in
un
batter
d
'
occhio
avrebbe
certamente
domato
e
spazzato
la
rivolta
,
né
lui
né
don
Cosmo
sarebbero
riusciti
a
trattenere
Mauro
con
la
forza
.
A
calmarlo
ancor
più
,
era
poi
venuta
la
notizia
della
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
e
del
disarmo
.
Nemmen
per
ombra
gli
era
passato
il
dubbio
,
che
l
'
ordine
di
consegnare
le
armi
potesse
riferirsi
anche
a
lui
,
o
che
potesse
correre
il
rischio
d
'
esser
tratto
in
arresto
,
se
fosse
salito
alla
città
armato
.
Le
sue
armi
erano
come
quelle
dei
soldati
;
il
permesso
di
portarle
gli
veniva
dalle
sue
medaglie
.
Le
notizie
recate
dopo
dal
Costa
avevano
fatto
su
l
'
anima
di
lui
quel
che
su
una
macchia
già
arruffata
dalla
tempesta
suol
fare
una
rapida
vicenda
di
sole
e
di
nuvole
.
S
'
era
schiarito
un
poco
,
sapendo
che
a
Roma
Roberto
Auriti
era
stato
scarcerato
,
quantunque
soltanto
per
la
concessione
della
libertà
provvisoria
,
e
che
il
fratello
Giulio
aveva
condotto
con
sé
a
Roma
la
sorella
e
il
nipote
;
e
scombujato
alla
rivelazione
inattesa
che
Landino
,
il
nipote
del
Generale
,
colui
che
ne
portava
il
nome
,
era
tra
i
caporioni
della
sommossa
,
e
che
era
fuggito
da
Palermo
,
dopo
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
per
sottrarsi
all
'
arresto
.
Dopo
questa
notizia
s
'
era
messo
a
guardare
con
cipiglio
feroce
Leonardo
Costa
,
appena
lo
vedeva
arrivare
stanco
e
affannato
da
Porto
Empedocle
.
L
'
ansia
di
sapere
era
fieramente
combattuta
in
lui
dal
timore
rabbioso
che
,
a
cuor
leggero
,
quell
'
uomo
lo
costringesse
ad
armarsi
e
a
partire
da
Valsanìa
.
Dacché
era
stato
sul
punto
di
farlo
,
conosceva
per
prova
quel
che
gli
sarebbe
costato
staccarsi
da
quella
terra
,
strapparsi
da
tutti
i
ricordi
che
ve
lo
legavano
,
abbandonar
la
custodia
del
camerone
,
la
sua
vigna
,
i
suoi
colombi
,
gli
alberi
,
che
per
tanto
tempo
avevano
ascoltato
i
suoi
discorsi
.
Ma
Leonardo
Costa
,
dopo
le
furie
dell
'
altra
volta
,
sapeva
ormai
quali
notizie
erano
per
lui
,
quali
per
don
Cosmo
e
per
donna
Sara
Alàimo
.
Si
era
lasciata
scappar
quella
intorno
al
figlio
del
principe
,
perché
supponeva
che
Mauro
già
lo
sapesse
socialista
e
dovesse
aver
piacere
conoscendo
ch
'
era
riuscito
a
fuggire
.
L
'
ultima
notizia
che
il
Costa
recò
,
nuova
nuova
,
fu
tra
i
lampi
,
il
vento
e
la
pioggia
d
'
una
serataccia
infernale
.
Mauro
aveva
apparecchiato
da
cena
,
in
vece
di
donna
Sara
da
due
giorni
a
letto
per
una
forte
costipazione
,
e
ora
stava
con
don
Cosmo
nella
sala
da
pranzo
in
attesa
dell
'
ospite
che
,
forse
a
causa
del
cattivo
tempo
,
tardava
a
venire
.
Quell
'
attesa
lo
irritava
,
non
tanto
perché
avesse
voglia
di
mangiare
,
quanto
perché
temeva
andasse
a
male
la
cena
apparecchiata
.
Aveva
fatto
sempre
ogni
cosa
con
impegno
,
e
tra
i
tanti
ricordi
che
gli
davano
soddisfazione
c
'
era
anche
quello
d
'
aver
fatto
«
leccar
le
dita
»
agli
Inglesi
,
quando
era
stato
cuoco
prima
a
bordo
e
poi
a
Costantinopoli
.
Una
delle
ragioni
del
suo
odio
per
donna
Sara
era
appunto
la
gioja
maligna
manifestata
più
volte
da
questa
per
la
pessima
riuscita
di
qualche
lezione
di
culinaria
che
aveva
voluto
impartirle
.
Fuori
d
'
esercizio
e
con
l
'
animo
sconvolto
e
distratto
da
tanti
pensieri
,
si
cimentava
da
due
giorni
con
coraggio
imperterrito
nella
confezione
dei
più
complicati
intingoli
,
e
avvelenava
l
'
ospite
e
il
povero
don
Cosmo
.
-
Come
vi
pare
?
-
Ah
,
un
miele
,
-
rispondeva
questi
,
invariabilmente
.
-
Forse
,
però
,
ho
poco
appetito
.
-
Al
senso
mio
,
-
arrischiava
il
Costa
,
-
mi
pare
che
ci
manchi
un
tantino
di
sale
.
-
O
Marasantissima
,
-
prorompeva
Mauro
,
-
eccovi
la
saliera
!
Donna
Sara
era
da
due
giorni
digiuna
.
Tra
gli
urli
del
vento
,
i
boati
spaventosi
del
mare
,
lo
scroscio
della
pioggia
,
si
udivano
i
suoi
scoppii
di
tosse
,
e
lamenti
e
preghiere
recitate
ad
alta
voce
.
In
preda
,
certo
,
a
un
assalto
furioso
di
mania
religiosa
,
s
'
era
asserragliata
nella
sua
cameretta
e
rifiutava
ogni
cibo
e
ogni
cura
.
Di
tanto
in
tanto
don
Cosmo
,
sentendola
tossire
più
forte
e
più
a
lungo
,
si
recava
premuroso
a
chiamarla
dietro
l
'
uscio
e
a
domandarle
se
volesse
qualche
cosa
.
Per
tutta
risposta
donna
Sara
gli
gridava
,
appena
poteva
,
con
voce
soffocata
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
E
riprendeva
a
gridare
avemarie
e
paternostri
.
Finalmente
arrivò
Leonardo
Costa
,
in
uno
stato
miserando
,
tutto
scompigliato
dal
vento
,
con
l
'
acqua
che
gli
colava
a
ruscelli
dal
cappotto
e
con
tre
dita
di
fango
attaccato
agli
scarponi
.
Non
tirava
più
fiato
e
non
poteva
più
tener
ritta
la
testa
,
dalla
stanchezza
.
Mauro
,
per
ricetta
,
gli
fece
subito
trangugiare
un
bicchierone
di
vino
,
opponendo
alla
resistenza
la
solita
esclamazione
:
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Don
Cosmo
s
'
affrettò
a
condurselo
in
camera
e
lo
ajutò
a
cangiarsi
d
'
abito
,
facendogliene
indossare
uno
suo
che
gli
andava
molto
stretto
,
ma
almeno
non
era
bagnato
.
Intanto
Mauro
aveva
portato
in
tavola
e
gridava
dalla
sala
da
pranzo
:
-
Santo
diavolone
,
venite
o
non
venite
?
Quando
vide
comparire
l
'
uno
e
l
'
altro
con
due
visi
stralunati
,
si
mise
in
apprensione
e
domandò
aggrondato
:
-
Che
altro
c
'
è
?
Nessuno
dei
due
gli
rispose
.
Don
Cosmo
,
invece
,
domandò
al
Costa
:
-
E
Ippolito
?
Ippolito
?
-
Dormiva
,
-
rispose
quello
.
-
Alle
tre
di
notte
!
Dormiva
.
Ma
dice
che
,
quando
l
'
uomo
di
guardia
,
costretto
ad
aprire
il
cancello
,
corse
alla
villa
ad
avvertire
...
-
Parlate
di
don
Landino
?
-
lo
interruppe
a
questo
punto
Mauro
,
cacciandosi
tra
i
due
furiosamente
.
-
Ditemi
che
cos
'
è
!
-
No
,
che
don
Landino
!
-
gli
rispose
il
Costa
,
mostrando
sul
volto
una
trista
gajezza
.
-
Gli
hanno
fatto
l
'
ultima
a
quel
degno
galantuomo
che
è
stato
qua
un
mese
a
pestarvi
la
faccia
!
So
che
voi
lo
amate
quanto
me
!
-
Il
Salvo
?
-
Già
!
E
il
Costa
alzò
un
piede
come
per
darlo
sul
collo
del
caduto
.
Seguitò
:
-
Sua
sorella
,
la
moglie
del
principe
,
ha
preso
la
fuga
,
questa
notte
,
col
deputato
Capolino
...
-
La
fuga
?
Come
,
la
fuga
?
-
Come
,
eh
?
Ci
vuol
poco
...
Quello
è
venuto
a
pigliarsela
con
la
carrozza
,
e
son
partiti
di
nottetempo
,
con
la
corsa
delle
tre
,
per
Palermo
.
Certo
s
'
erano
accordati
avanti
...
Don
Cosmo
,
ancora
stralunato
,
mormorava
tra
sé
in
disparte
:
-
Povero
Ippolito
...
povero
Ippolito
...
-
Gli
sta
bene
!
-
corse
a
gridargli
Mauro
in
faccia
.
-
Mescolarsi
con
una
tal
razza
di
gente
,
-
aggiunse
il
Costa
con
una
smorfia
di
schifo
.
-
Del
resto
,
sa
,
sì
-
don
Cosmo
?
una
certa
mortificazione
,
forse
,
non
dico
di
no
...
Lo
scandalo
è
grosso
:
non
si
parla
d
'
altro
a
Girgenti
e
alla
marina
...
Ma
,
dopo
tutto
...
già
non
la
trattava
nemmeno
da
moglie
...
dice
che
dormivano
divisi
e
che
...
a
sentir
le
male
lingue
...
quel
cagliostro
,
dice
,
se
la
piglia
com
'
era
prima
del
matrimonio
...
Quando
l
'
uomo
di
guardia
corse
alla
villa
ad
annunziare
la
fuga
e
il
cameriere
andò
a
svegliare
il
principe
,
dice
che
egli
non
alzò
neanche
la
testa
dal
cuscino
e
rispose
al
cameriere
:
«
Ah
sí
?
Buon
viaggio
!
Penserò
domani
ad
averne
dispiacere
,
quando
mi
sarò
levato
...
»
.
Don
Cosmo
negò
più
volte
energicamente
col
capo
e
aggiunse
:
-
Non
sono
parole
d
'
Ippolito
,
codeste
!
-
Per
conto
mio
,
-
riprese
il
Costa
,
sedendo
con
gli
altri
a
tavola
e
cominciando
a
cenare
,
-
che
vuole
che
le
dica
?
Mi
dispiace
per
il
principe
;
ma
ci
ho
gusto
,
un
gran
gusto
per
l
'
onta
che
n
'
avrà
il
fratello
...
Ah
,
sì
-
don
Cosmo
,
non
so
davvero
perché
vivo
!
Vorrei
salvarmi
l
'
anima
,
glielo
giuro
;
vorrei
darle
tempo
di
superar
la
pena
,
perché
almeno
in
punto
di
morte
potesse
perdonare
e
salirsene
a
Dio
...
Ma
no
,
sì
-
don
Cosmo
:
la
pena
è
più
forte
e
si
mangia
l
'
anima
;
l
'
odio
mi
cresce
e
si
fa
più
rabbioso
di
giorno
in
giorno
;
e
allora
dico
:
perché
?
non
sarebbe
meglio
ammazzar
prima
lui
e
poi
me
,
e
farla
finita
?
-
Forse
,
-
mormorò
don
Cosmo
,
-
gli
fareste
un
regalo
...
-
Ecco
ciò
che
mi
tiene
!
-
esclamò
il
Costa
.
-
Perché
sarebbe
un
regalo
anche
per
me
!
-
Mangiate
e
non
piangete
!
-
gli
gridò
Mauro
.
-
Abbiate
pazienza
,
don
Mauro
,
-
gli
disse
allora
il
Costa
,
forzandosi
a
sorridere
.
-
Nei
vostri
piatti
,
per
il
palato
mio
,
ci
manca
sempre
un
tantino
di
sale
.
Qualche
lagrimuccia
è
condimento
.
Don
Cosmo
,
intanto
,
assorto
,
mirando
attentamente
un
pezzetto
di
carne
infilzato
nella
forchetta
sospesa
,
diceva
tra
sé
:
-
Come
due
ragazzini
...
E
tra
i
colpi
di
tosse
donna
Sara
seguitava
a
gridar
di
là
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
pentìtevi
!
All
'
improvviso
,
mentre
i
tre
seduti
a
tavola
finivano
di
cenare
,
da
fuori
,
ove
il
vento
e
la
pioggia
infuriavano
,
tra
il
fragorìo
continuo
degli
alberi
e
del
mare
,
s
'
intesero
i
furibondi
latrati
dei
mastini
che
ogni
sera
,
su
i
gradini
della
scala
,
stavano
ad
aspettar
l
'
uscita
del
padrone
dopo
la
cena
.
Mauro
,
accigliato
,
si
rizzò
sul
busto
e
tese
l
'
orecchio
.
Quei
latrati
avvisavano
che
qualcuno
era
presso
la
villa
.
E
chi
poteva
essere
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
da
lupi
?
si
udirono
grida
confuse
.
Mauro
balzò
in
piedi
,
corse
a
prendere
il
fucile
appoggiato
a
un
angolo
della
sala
,
e
s
'
avviò
alla
porta
.
Prima
d
'
aprire
,
applicò
l
'
orecchio
al
battente
e
subito
,
intendendo
che
giù
,
innanzi
alla
villa
,
i
cani
cercavano
d
'
impedire
il
passo
a
parecchi
che
se
ne
difendevano
gridando
,
spense
il
lume
,
spalancò
la
porta
e
,
tra
lo
scroscio
violento
della
pioggia
,
nella
tenebra
sconvolta
,
spianando
il
fucile
,
urlò
dal
pianerottolo
:
-
Chi
è
là
?
Un
palpito
di
luce
sinistra
mostrò
per
un
attimo
,
in
confuso
,
la
scena
.
Mauro
credette
d
'
intravedere
quattro
o
cinque
che
,
minacciando
disperatamente
,
indietreggiavano
all
'
assalto
dei
mastini
.
-
Mauro
,
perdio
!
Questi
cani
!
Ne
ammazzo
qualcuno
!
Ti
chiamo
da
tre
ore
!
-
Don
Landino
?
E
Mauro
,
fremente
,
si
precipitò
dalla
scala
,
tra
il
vento
,
sotto
la
pioggia
furiosa
.
-
Dove
siete
?
dove
siete
?
Alla
voce
del
padrone
i
cani
desistettero
dall
'
assalto
,
pur
seguitando
ad
abbajare
.
-
Mauro
!
-
Voi
qua
?
-
gridò
questi
,
cercando
,
invece
dei
cani
,
d
'
impedir
lui
ora
il
passo
.
-
Avete
il
coraggio
di
rifugiarvi
qua
coi
vostri
compagni
d
'
infamia
?
Non
vi
ricevo
!
Andatevene
!
Questa
è
la
casa
di
vostro
Nonno
!
Non
vi
ricevo
!
-
Mauro
,
sei
pazzo
?
-
In
nome
di
Gerlando
Laurentano
,
via
!
Andatevene
!
Là
,
da
vostro
padre
è
il
rifugio
per
voi
e
pei
vostri
compagni
,
non
qua
!
Non
vi
ricevo
!
-
Sei
pazzo
?
Lasciami
!
-
gridò
Lando
,
strappandosi
dalla
mano
di
Mauro
,
che
lo
teneva
afferrato
per
un
braccio
.
Sprazzò
sul
pianerottolo
della
scala
un
lume
,
che
subito
il
vento
spense
.
E
don
Cosmo
,
accorso
col
Costa
,
chiamò
di
là
:
-
Landino
!
Landino
!
Questi
rispose
:
-
Zio
Cosmo
!
-
e
,
rivolto
ai
compagni
:
-
Su
,
su
,
andiamo
su
!
-
Don
Landino
!
-
gl
'
intimò
allora
Mauro
con
voce
squarciata
dall
'
esasperazione
.
-
Non
salite
alla
villa
di
vostro
Nonno
!
Se
voi
salite
,
io
me
ne
vado
per
sempre
!
Ringraziate
Iddio
che
vi
chiamate
Gerlando
Laurentano
!
Questo
solo
mi
tiene
dal
farvi
fare
una
vampa
,
a
voi
e
a
codeste
carogne
,
sacchi
di
merda
,
che
avete
accanto
!
Ah
sì
?
salite
?
Un
fulmine
,
Dio
,
che
la
dirocchi
e
vi
schiacci
tutti
quanti
!
Aspettate
,
ecco
qua
,
tenete
,
compite
la
vostra
prodezza
!
Vi
consegno
la
chiave
!
E
la
grossa
chiave
del
camerone
venne
a
sbattere
contro
la
porta
che
si
richiudeva
.
-
E
pazzo
!
è
pazzo
!
-
ripetevano
al
bujo
Lando
,
don
Cosmo
,
il
Costa
cercando
in
tasca
i
fiammiferi
per
riaccendere
il
lume
,
mentre
i
compagni
di
Lando
,
storditi
da
quell
'
accoglienza
nel
ricovero
tanto
sospirato
e
ora
finalmente
raggiunto
,
domandavano
ansimanti
e
perplessi
:
-
Ma
chi
è
?
-
Pazzo
davvero
?
-
O
perché
?
Riacceso
il
lume
,
i
cinque
fuggiaschi
,
Lando
,
Lino
Apes
,
Bixio
Bruno
,
Cataldo
Sclàfani
e
l
'
Ingrao
,
apparvero
come
ripescati
da
una
fiumara
di
fango
.
Cataldo
Sclàfani
,
dalla
faccia
spiritata
,
già
ispida
su
le
gote
,
sul
labbro
e
sul
mento
della
barba
che
gli
rispuntava
,
era
più
di
tutti
compassionevole
:
pareva
un
convalescente
atterrito
,
scappato
di
notte
da
un
ospedale
schiantato
dalla
tempesta
.
Fu
per
un
momento
uno
scoppiettìo
di
brevi
domande
e
di
risposte
affannose
,
tra
esclamazioni
,
sospiri
e
sbuffi
di
stanchezza
;
e
chi
si
scrollava
,
e
chi
pestava
i
piedi
,
e
chi
cercava
una
sedia
per
buttarcisi
di
peso
.
-
Inseguiti
?
-
No
,
no
...
-
Scoperti
?
...
-
Forse
!
...
-
Ma
che
!
no
...
-
Sì
...
-
Forse
Lando
...
-
A
piedi
!
E
come
?
...
-
Da
tre
giorni
!
-
Diluvio
!
diluvio
!
...
-
Ma
come
,
dico
io
,
senz
'
avvertire
?
senz
'
avvertire
?
Quest
'
ultima
esclamazione
era
-
s
'
intende
-
di
don
Cosmo
.
L
'
andava
ripetendo
all
'
uno
e
all
'
altro
,
sforzandosi
di
concentrarsi
nella
gran
confusione
che
gli
faceva
grattar
la
barba
su
le
gote
con
ambo
le
mani
.
-
Dico
...
dico
...
Ma
come
?
...
senz
'
avvertire
?
...
E
chi
sa
fino
a
quando
l
'
avrebbe
ripetuto
,
se
finalmente
non
gli
fosse
balenata
l
'
idea
che
bisognava
dare
ajuto
in
qualche
modo
a
quei
giovanotti
.
Che
ajuto
?
-
Ecco
,
venite
,
venite
qua
!
-
prese
a
dire
,
afferrando
per
le
braccia
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
.
-
Spogliatevi
,
subito
...
Ho
roba
...
roba
per
tutti
...
qua
,
qua
in
camera
mia
...
nella
cassapanca
,
venite
con
me
!
Bixio
Bruno
e
l
'
Ingrao
,
meno
storditi
e
meno
stanchi
degli
altri
,
s
'
opposero
energicamente
a
quella
strana
insistenza
.
-
Ma
no
!
Ma
lasci
!
-
gridò
il
primo
.
-
Non
c
'
è
da
perder
tempo
...
È
distante
molto
Porto
Empedocle
da
qua
?
-
Ecco
,
sì
,
-
esclamò
Lando
,
rivolto
allo
zio
.
-
Qualcuno
...
un
contadino
fidato
,
da
spedire
a
Porto
Empedocle
subito
,
per
noleggiare
una
barca
...
qualche
grossa
barca
da
pesca
...
-
Prima
che
spunti
il
giorno
,
per
carità
!
-
raccomandò
lo
Sclàfani
,
facendosi
avanti
con
la
sua
aria
spiritata
.
-
Dovremmo
essere
in
mare
prima
che
spunti
il
giorno
!
Forse
siamo
stati
scoperti
...
-
E
dàlli
!
Ti
dico
di
no
-
gli
gridò
l
'
Ingrao
.
-
E
io
ti
dico
invece
di
sì
-
ribatté
lo
Sclàfani
.
-
Alla
stazione
cli
Girgenti
,
Lando
,
potrei
giurare
,
è
stato
riconosciuto
...
Leonardo
Costa
fece
osservare
che
il
noleggio
di
una
barca
,
in
un
frangente
come
quello
,
non
era
incarico
da
affidare
a
un
contadino
.
-
Posso
andare
io
,
se
volete
!
Anzi
,
andrò
io
,
ora
stesso
!
-
Con
questo
tempo
?
-
domandò
angustiato
don
Cosmo
.
-
Signori
miei
,
non
precipitate
così
le
cose
...
Spogliatevi
,
date
ascolto
a
me
:
prenderete
un
malanno
...
Vedete
...
ecco
qua
...
quest
'
amico
mio
...
vedete
...
l
'
ho
fatto
cambiare
io
,
or
ora
...
C
'
è
roba
...
roba
per
tutti
..
nella
cassapanca
,
venite
a
vedere
!
Il
Costa
con
un
gesto
d
'
impazienza
,
domandò
ai
giovani
:
-
Vorreste
che
venisse
qua
sotto
Valsanìa
,
la
barca
?
-
Sì
,
sì
,
qua
!
-
rispose
Lando
.
-
No
,
zio
,
per
carità
,
mi
lasci
stare
!
-
Spògliati
,
ti
dico
...
-
Non
è
prudente
,
-
seguitò
Lando
,
rivolto
al
Costa
,
mentre
lo
zio
gli
strappava
per
forza
il
soprabito
,
-
non
è
prudente
mostrarci
a
Porto
Empedocle
.
A
quest
'
ora
a
tutti
i
porti
di
mare
sarà
certo
venuto
da
Palermo
l
'
ordine
della
nostra
cattura
.
-
Ma
sarà
difficile
,
-
fece
notare
allora
il
Costa
,
-
che
approdi
qua
sotto
,
di
notte
,
una
tartana
,
con
questo
mare
grosso
...
Basta
;
non
mi
tiro
indietro
...
si
potrà
tentare
...
E
corse
a
prendere
in
sala
l
'
ampio
mantello
a
cappuccio
,
ancora
zuppo
di
pioggia
.
-
Amici
!
-
gridò
l
'
Ingrao
,
-
non
sarebbe
meglio
seguire
questo
signore
,
ora
che
è
notte
e
nessuno
ci
vede
?
Ci
terremo
nascosti
in
prossimità
del
paese
,
fintanto
che
egli
non
avrà
noleggiato
la
barca
!
Il
consiglio
non
fu
accettato
per
una
savia
considerazione
di
Lino
Apes
:
-
Ma
che
dite
?
Credete
che
una
tartana
si
noleggi
in
quattro
e
quattr
'
otto
,
di
nottetempo
e
con
questo
tempo
?
Bisognerà
trovare
il
padrone
...
-
Lo
conosco
!
-
interruppe
il
Costa
.
-
Ne
conosco
uno
io
,
mio
amico
,
fidatissimo
.
-
E
i
marinaj
?
-
domandò
l
'
Apes
.
-
Il
padrone
solo
non
basta
.
-
Certo
!
Bisognerà
trovare
anche
i
marinaj
,
-
riconobbe
il
Costa
,
-
e
allestir
la
barca
...
Prima
di
giorno
non
si
farà
a
tempo
.
-
E
allora
,
no
!
-
gridò
subito
lo
Sclàfani
,
rifacendosi
avanti
impetuosamente
.
-
A
Porto
Empedocle
,
no
,
di
giorno
!
Converrà
imbarcarci
qua
!
-
Intanto
,
io
vado
!
-
disse
Leonardo
Costa
,
che
si
era
già
incappucciato
.
-
Povero
amico
!
-
gemette
don
Cosmo
.
-
Ma
proprio
?
...
Il
Costa
non
volle
sentir
commiserazioni
né
ringraziamenti
e
s
'
avventurò
nella
tenebra
tempestosa
.
Allorché
Lando
seppe
che
costui
era
il
padre
di
Aurelio
Costa
,
barbaramente
assassinato
insieme
con
la
moglie
del
deputato
Capolino
dai
solfaraj
del
Fascio
d
'
Aragona
,
guardò
cupamente
l
'
Ingrao
e
gli
altri
compagni
.
Interpretando
male
quello
sguardo
,
il
Bruno
manifestò
,
sebbene
esitante
,
il
sospetto
non
si
fosse
quegli
recato
a
Porto
Empedocle
per
vendicarsi
,
denunziandoli
.
Don
Cosmo
allora
,
accomodando
la
bocca
,
emise
il
suo
solito
riso
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
-
Quello
?
-
disse
;
e
spiegò
il
sentimento
e
la
devozione
del
suo
povero
amico
,
il
quale
,
facendo
carico
della
morte
del
figliuolo
soltanto
a
Flaminio
Salvo
,
non
pensava
neppur
lontanamente
ai
socii
del
Fascio
d
'
Aragona
.
-
Oh
,
a
proposito
!
-
disse
poi
,
colpito
dal
nome
del
Salvo
,
venutogli
così
per
caso
alle
labbra
.
E
si
chiamò
Lando
in
disparte
per
annunziargli
la
fuga
di
donna
Adelaide
.
-
Come
una
ragazzina
,
capisci
?
Alle
tre
di
notte
!
Nel
trambusto
,
era
rimasta
finora
inavvertita
la
voce
di
donna
Sara
Alàimo
che
,
credendo
forse
a
una
vera
invasione
di
demonii
in
quella
notte
di
tempesta
,
ripeteva
più
arrabbiata
che
mai
dalla
sua
remota
cameretta
in
fondo
al
corridojo
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
Il
grido
strano
giunse
spiccatissimo
in
quel
momento
di
silenzio
,
e
tutti
,
tranne
don
Cosmo
,
ne
rimasero
sbalorditi
;
anche
Lando
,
già
sbalordito
per
conto
suo
dalla
notizia
che
gli
aveva
dato
lo
zio
.
-
Chi
è
?
-
Ah
,
niente
,
donna
Sara
!
-
rispose
quegli
,
come
se
Lando
e
i
compagni
conoscessero
da
un
pezzo
la
vecchia
casiera
di
Valsanìa
.
-
Mi
sta
facendo
impazzire
,
parola
d
'
onore
...
S
'
è
chiusa
da
due
giorni
in
camera
,
e
grida
così
...
È
malata
,
poverina
.
Anche
di
...
E
si
picchiò
con
un
dito
la
fronte
.
I
quattro
compagni
di
Lando
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
negli
occhi
.
Dov
'
erano
venuti
a
cacciarsi
dopo
tre
giorni
di
fuga
disperata
?
Pazzo
era
stato
dichiarato
il
vecchio
,
che
aveva
fatto
loro
in
principio
quella
bella
accoglienza
;
pazza
era
dichiarata
ora
anche
quest
'
altra
vecchia
;
e
che
fosse
perfettamente
in
sensi
chi
dichiarava
pazzi
con
tanta
sicurezza
quegli
altri
due
,
non
appariva
loro
,
in
verità
,
molto
evidente
.
Finora
quello
zio
di
Lando
,
tranne
che
per
i
loro
abiti
bagnati
e
inzaccherati
,
non
aveva
mostrato
altra
costernazione
.
-
State
ancora
così
?
-
esclamò
,
difatti
,
meravigliato
,
don
Cosmo
,
dopo
aver
dato
quel
ragguaglio
sul
grido
di
donna
Sara
,
e
corse
ad
aprir
la
cassapanca
,
ov
'
eran
riposti
i
suoi
abiti
smessi
.
-
Qua
,
qua
...
prendete
...
vi
dico
che
c
'
è
roba
per
tutti
I
quattro
giovani
non
poterono
piú
tenersi
dal
ridere
,
e
presero
ad
ajutarsi
a
vicenda
per
spiccicarsi
d
'
addosso
gli
abiti
inzuppati
di
pioggia
-
L
'
importante
,
v
'
assicuro
io
,
-
diceva
don
Cosmo
,
-
è
questo
soltanto
,
per
ora
:
di
non
prendere
un
raffreddore
.
Minchionatemi
pure
,
ma
cambiatevi
.
Che
ci
fosse
roba
per
tutti
,
intanto
,
era
soverchia
presunzione
.
Lino
Apes
,
non
trovando
più
nella
cassapanca
nessun
capo
di
vestiario
per
sé
,
gli
si
fece
innanzi
con
la
tonaca
da
seminarista
distesa
su
le
braccia
come
una
bambina
da
portare
al
battesimo
:
-
Posso
prender
questa
?
-
E
perché
no
?
Ah
,
che
cos
'
è
,
la
tonaca
?
Eh
...
se
vi
andrà
...
E
sorrise
alle
risa
di
quei
quattro
che
si
paravano
goffamente
degli
altri
abiti
,
esalanti
tutti
un
acutissimo
odore
di
canfora
.
Cataldo
Sclàfani
s
'
era
acconciato
con
la
napoleona
e
,
poiché
gli
faceva
male
il
capo
,
s
'
era
annodato
alla
carrettiera
un
bel
fazzolettone
giallo
,
di
cotone
,
a
quadri
rossi
.
La
gioventù
a
poco
a
poco
riprendeva
il
sopravvento
.
Nessuno
pensò
più
alla
disfatta
,
all
'
incertezza
dell
'
avvenire
.
Tra
gli
spintoni
e
la
baja
dei
compagni
,
Lino
Apes
,
stremenzito
in
quella
tonaca
di
seminarista
,
corse
in
cucina
a
riaccendere
il
fuoco
.
Avevano
fame
!
avevano
sete
!
Ma
qua
don
Cosmo
sentì
cascarsi
l
'
asino
:
sapeva
appena
dove
fosse
la
dispensa
;
e
la
chiave
forse
l
'
aveva
Mauro
con
sé
.
-
La
chiave
?
-
gridò
l
'
Ingrao
.
-
L
'
ho
trovata
!
E
corse
a
raccattare
dal
pianerottolo
della
scala
quella
che
Mauro
aveva
scagliata
contro
la
porta
,
rimasta
là
fuori
.
-
Eccola
qua
!
eccola
qua
!
Don
Cosmo
stette
un
pezzo
a
osservarla
.
-
Questa
?
-
disse
.
-
No
...
Oh
che
cos
'
è
?
questa
è
la
chiave
del
camerone
!
Dove
l
'
avete
presa
?
Nella
confusione
non
aveva
inteso
l
'
ultimo
grido
di
Mauro
;
e
,
come
gli
fu
detto
che
quella
chiave
era
stata
scagliata
contro
Lando
,
subito
s
'
impensierí
e
,
volgendosi
a
questo
:
-
Ma
allora
vedrai
che
...
oh
per
Dio
!
-
esclamò
,
-
se
ti
ha
buttato
la
chiave
,
vedrai
che
se
ne
va
davvero
...
Forse
se
n
'
è
già
andato
!
-
Andato
?
dove
?
-
domandò
Lando
,
costernato
anche
lui
e
addolorato
.
-
E
chi
lo
sa
?
-
sospirò
don
Cosmo
.
E
narrò
in
breve
come
già
a
stento
fosse
riuscito
una
prima
volta
a
trattenerlo
;
poi
,
siccome
gli
altri
quattro
giovani
ridevano
dei
pazzi
propositi
e
del
sentimento
di
quello
strano
vecchio
,
gli
bisognò
dir
loro
chi
fosse
,
che
avesse
fatto
,
che
cosa
fosse
per
lui
quel
camerone
e
che
contenesse
.
-
Ah
sì
?
Anche
un
leopardo
imbalsamato
?
E
,
incuriositi
,
Lino
Apes
,
l
'
Ingrao
,
il
Bruno
,
lo
Sclàfani
,
appena
don
Cosmo
e
Lando
si
recarono
a
cercar
di
Mauro
,
ripresa
quella
chiave
,
entrarono
nel
camerone
.
Sott
'
esso
appunto
era
la
stanza
di
Mauro
Mortara
.
Don
Cosmo
e
Lando
,
con
una
candela
in
mano
,
erano
entrati
in
uno
stanzino
segreto
,
ov
'
era
una
botola
che
conduceva
al
pianterreno
della
villa
;
senza
far
rumore
avevano
sollevato
da
terra
la
caditoja
ed
erano
scesi
per
la
ripida
scala
di
legno
non
ben
sicura
alla
cantina
;
di
qua
eran
passati
nel
palmento
;
avevano
poi
attraversato
due
ampii
magazzini
vuoti
,
uno
sgabuzzino
pieno
di
vecchi
arnesi
rurali
affastellati
,
ed
erano
arrivati
a
un
uscio
interno
della
stanza
di
Mauro
.
Chinandosi
a
guardare
,
Lando
s
'
accorse
,
dalla
soglia
,
che
c
'
era
lume
.
-
Mauro
!
-
chiamò
allora
don
Cosmo
.
-
Mauro
!
Nessuna
risposta
.
Lando
tornò
a
chinarsi
per
guardare
attraverso
il
buco
della
serratura
.
Veniva
,
di
su
,
il
frastuono
di
quei
quattro
,
che
rincorrevano
per
il
camerone
Lino
Apes
vestito
da
seminarista
,
e
gridavano
,
e
ridevano
.
Mauro
Mortara
,
seduto
davanti
a
una
cassa
,
tratta
da
sotto
il
letto
,
stava
con
le
braccia
appoggiate
su
l
'
orlo
del
coperchio
sollevato
,
e
il
viso
affondato
tra
le
braccia
.
-
C
'
è
?
che
fa
?
-
domandò
don
Cosmo
.
Lando
levò
rabbiosamente
un
pugno
verso
il
soffitto
,
donde
veniva
il
fracasso
dei
compagni
.
Sentiva
,
tra
il
dispetto
acerbo
contro
questi
e
contro
se
stesso
,
un
vivo
rimorso
della
fiera
offesa
recata
al
sentimento
di
quel
suo
caro
vecchio
,
e
un
angoscioso
cordoglio
di
non
potere
in
quel
momento
unire
il
suo
richiamo
affettuoso
a
quello
dello
zio
.
-
Che
fa
?
-
ridomandò
questi
,
più
piano
.
Che
cosa
facesse
Mauro
,
col
viso
così
nascosto
tra
le
braccia
,
lo
dicevano
chiaramente
le
medaglie
che
,
appese
al
petto
e
ciondolanti
per
la
positura
in
cui
stava
,
traballavano
a
tratti
.
Piangeva
...
sì
...
ecco
...
piangeva
...
e
aveva
alle
spalle
quel
suo
comico
zainetto
che
già
gli
aveva
veduto
a
Roma
.
-
Mauro
!
-
chiamò
di
nuovo
don
Cosmo
.
A
questo
nuovo
richiamo
,
Lando
,
ancora
con
l
'
occhio
al
buco
della
serratura
,
gli
vide
sollevar
la
faccia
e
tenerla
un
po
'
sospesa
,
senza
tuttavia
voltarla
verso
l
'
uscio
;
lo
vide
poi
alzarsi
e
accostarsi
di
furia
al
tavolino
.
-
Ha
spento
il
lume
,
-
disse
allo
zio
,
rizzandosi
.
Stettero
entrambi
un
pezzo
in
ascolto
,
perplessi
nell
'
attesa
di
sentirgli
aprir
la
porta
.
Si
videro
lì
,
allora
,
come
imprigionati
;
non
avevan
le
chiavi
né
dei
magazzini
,
né
del
palmento
,
né
della
cantina
,
e
dovevano
dunque
ritornar
su
,
se
volevano
impedirgli
d
'
andare
;
bisognava
far
presto
,
per
non
dargli
tempo
d
'
allontanarsi
troppo
.
Ma
nessun
rumore
veniva
più
dalla
stanza
.
Don
Cosmo
fe
'
cenno
al
nipote
di
risalire
,
in
silenzio
.
Quando
furono
nel
primo
dei
due
magazzini
,
si
fermò
e
disse
sottovoce
:
-
Tanto
,
se
vuole
andare
,
né
tu
né
io
potremmo
trattenerlo
con
la
forza
.
Forse
ritornerà
,
quando
voi
sarete
partiti
e
gli
sarà
sbollita
la
collera
.
Lando
guardò
quel
suo
vecchio
zio
,
da
lui
appena
conosciuto
,
in
quel
vasto
magazzino
,
in
cui
il
lume
della
candela
projettava
mostruosamente
ingrandite
le
ombre
dei
loro
corpi
ed
ebbe
l
'
impressione
che
una
strana
realtà
impensata
gli
s
'
avventasse
agli
occhi
all
'
improvviso
,
con
la
stramba
inconseguenza
d
'
un
sogno
.
Da
un
pezzo
non
vedeva
più
la
ragione
dei
suoi
atti
che
gli
lasciavan
tutti
uno
strascico
di
rincrescimento
,
un
amaro
sapore
d
'
avvilimento
;
ma
ora
,
più
che
mai
,
di
fronte
alla
realtà
così
stranamente
spiccata
di
quel
suo
zio
fuori
della
vita
,
in
quell
'
antica
solitaria
campagna
,
lì
davanti
a
lui
,
in
quel
magazzino
vuoto
,
con
quella
candela
in
mano
.
Fu
tentato
di
spegnerla
,
come
dianzi
Mauro
aveva
spento
il
lume
nella
sua
stanza
di
là
.
Udì
la
voce
del
vento
,
i
boati
del
mare
:
fuori
era
il
bujo
tempestoso
;
anche
quello
della
sorte
che
lo
aspettava
.
Bisognava
che
in
quel
bujo
,
a
ogni
costo
,
assolutamente
,
trovasse
una
ragione
d
'
agire
,
in
cui
tutte
le
sue
smanie
si
quietassero
,
tutte
le
incertezze
del
suo
intelletto
cessassero
dal
tormentarlo
.
Ma
quale
?
ma
quando
?
ma
dove
?
-
Passerà
,
-
diceva
poco
dopo
don
Cosmo
,
con
gli
angoli
della
bocca
contratti
in
giù
,
la
fronte
increspata
come
da
onde
di
pensieri
ricacciati
indietro
dal
riflusso
della
sua
sconsolata
saggezza
,
e
con
quegli
occhi
che
pareva
allontanassero
e
disperdessero
nella
vanità
del
tempo
tutte
le
contingenze
amare
e
fastidiose
della
vita
.
-
Passerà
,
cari
miei
...
passerà
...
I
quattro
giovani
avevano
trovato
da
sé
la
dispensa
e
,
poiché
era
aperta
,
avevan
portato
di
là
in
tavola
quanto
poteva
servire
al
loro
bisogno
;
ora
,
dopo
il
pasto
e
saziata
la
sete
,
facevano
sforzi
disperati
per
resistere
alla
stanchezza
aggravatasi
su
le
loro
pàlpebre
all
'
improvviso
.
Quell
'
esclamazione
di
don
Cosmo
era
in
risposta
alla
rievocazione
ch
'
essi
avevano
fatta
,
alcuni
con
cupa
amarezza
,
altri
con
rabbioso
rammarico
e
Lino
Apes
con
la
sua
solita
arguzia
,
degli
ultimi
avvenimenti
tumultuosi
.
Guardandoli
come
già
lontanissimi
nel
tempo
,
don
Cosmo
non
riusciva
a
scorgerne
più
né
il
senso
né
lo
scopo
.
Dal
suo
aspetto
,
agli
occhi
di
Lando
,
spirava
quello
stesso
sentimento
che
spira
dalle
cose
che
assistono
impassibili
alla
fugacità
delle
vicende
umane
.
-
Avete
visto
il
leopardo
?
-
Sì
,
bello
...
bello
-
brontolò
l
'
Ingrao
,
cacciando
il
volto
,
deturpato
dall
'
atra
voglia
di
sangue
,
tra
le
braccia
appoggiate
su
la
tavola
.
-
Quello
era
un
leopardo
vivo
!
Lino
Apes
spalancò
gli
occhi
e
domandò
,
quasi
con
spavento
:
-
Mangiava
?
-
Lo
dico
,
-
riprese
don
Cosmo
,
-
perché
ora
,
cari
miei
,
è
pieno
di
stoppa
e
non
mangia
più
.
E
quella
lettera
di
mio
padre
?
L
'
avete
letta
?
Un
foglietto
di
carta
sbiadito
...
E
la
scrisse
una
mano
viva
,
come
questa
mia
,
guardate
...
Che
cos
'
è
ora
?
Quel
povero
pazzo
l
'
ha
messa
in
cornice
...
Luigi
Napoleone
...
il
colpo
di
Stato
...
gli
avvenimenti
della
Francia
...
Raccolse
le
dita
delle
mani
a
pigna
e
le
scosse
in
aria
,
come
a
dire
:
«
Che
ce
n
'
è
più
?
che
senso
hanno
?
»
.
-
Realtà
d
'
un
momento
...
minchionerie
...
Si
alzò
;
s
'
appressò
ai
vetri
del
balcone
che
da
un
pezzo
non
facevano
più
rumore
,
e
si
voltò
al
nipote
:
-
Senti
che
silenzio
?
-
disse
.
-
Ti
do
la
consolante
notizia
che
il
vento
è
cessato
...
-
Cessato
?
-
domandò
Cataldo
Sclàfani
,
levando
di
scatto
dalle
braccia
,
che
teneva
anche
lui
appoggiate
alla
tavola
,
la
faccia
spiritata
,
da
convalescente
,
col
fazzoletto
giallo
tirato
fin
su
le
ciglia
.
-
Bene
bene
...
C
'
imbarcheremo
qua
...
Buona
notte
!
E
si
ricompose
a
dormire
.
-
Così
tutte
le
cose
...
-
sospirò
don
Cosmo
,
mettendosi
a
passeggiare
per
la
sala
;
e
seguitò
,
fermandosi
di
tratto
in
tratto
:
-
Una
sola
cosa
è
triste
,
cari
miei
:
aver
capito
il
giuoco
!
Dico
il
giuoco
di
questo
demoniaccio
beffardo
che
ciascuno
di
noi
ha
dentro
e
che
si
spassa
a
rappresentarci
di
fuori
,
come
realtà
,
ciò
che
poco
dopo
egli
stesso
ci
scopre
come
una
nostra
illusione
,
deridendoci
degli
affanni
che
per
essa
ci
siamo
dati
,
e
deridendoci
anche
,
come
avviene
a
me
,
del
non
averci
saputo
illudere
,
poiché
fuori
di
queste
illusioni
non
c
'
è
più
altra
realtà
...
E
dunque
,
non
vi
lagnate
!
Affannatevi
e
tormentatevi
,
senza
pensare
che
tutto
questo
non
conclude
.
Se
non
conclude
,
è
segno
che
non
deve
concludere
,
e
che
è
vano
dunque
cercare
una
conclusione
.
Bisogna
vivere
,
cioè
illudersi
;
lasciar
giocare
in
noi
il
demoniaccio
beffardo
finché
non
si
sarà
stancato
;
e
pensare
che
tutto
questo
passerà
...
passerà
...
Guardò
in
giro
alla
tavola
e
mostrò
a
Lando
i
suoi
compagni
già
addormentati
.
-
Anzi
,
vedi
?
è
già
passato
...
E
lo
lasciò
lì
solo
,
innanzi
alla
tavola
.
Lando
mirò
i
penosi
atteggiamenti
sguajati
,
le
comiche
acconciature
,
le
facce
disfatte
dalla
stanchezza
de
'
suoi
amici
e
invidiò
il
loro
sonno
e
ne
provò
sdegno
allo
stesso
tempo
.
Avevano
potuto
scherzare
;
ora
potevano
dormire
,
dimentichi
che
dei
disordini
provocati
dalle
loro
predicazioni
a
una
gente
oppressa
da
tante
iniquità
ma
ancor
sorda
e
cieca
,
s
'
avvaleva
ora
il
governo
per
calpestare
ancora
una
volta
quella
terra
,
che
sola
,
senza
patti
,
con
impeto
generoso
s
'
era
data
all
'
Italia
e
in
premio
non
ne
aveva
avuto
altro
che
la
miseria
e
l
'
abbandono
.
Potevano
dormire
,
quei
suoi
amici
,
dimentichi
del
sangue
di
tante
vittime
,
dimentichi
dei
compagni
caduti
in
mano
della
polizia
,
i
quali
certo
,
domani
,
sarebbero
stati
condannati
dai
tribunali
militari
...
Si
alzò
anche
lui
;
si
recò
alla
sala
d
'
ingresso
,
desideroso
d
'
uscire
all
'
aperto
,
a
trarre
una
boccata
d
'
aria
,
per
liberarsi
dell
'
angoscia
che
l
'
opprimeva
,
ora
che
il
vento
e
la
pioggia
erano
cessati
.
Ma
innanzi
alla
porta
si
fermò
,
vinto
dall
'
odore
di
antica
vita
che
covava
in
quella
villa
ove
suo
nonno
era
vissuto
,
ove
con
quel
desolato
sentimento
di
precarietà
lasciava
invano
passare
i
suoi
tristi
giorni
quel
suo
zio
,
ove
Mauro
Mortara
...
Subito
si
scosse
al
ricordo
del
suo
vecchio
snidato
da
lui
crudelmente
negli
ultimi
giorni
da
quella
dimora
che
il
culto
di
tante
memorie
gli
rendeva
sacra
;
più
che
per
tutto
il
resto
sentì
dispetto
e
onta
dell
'
opera
sua
e
dei
suoi
compagni
per
quest
'
ultima
conseguenza
ch
'
essa
cagionava
:
di
cacciar
via
da
Valsanìa
il
suo
vecchio
custode
,
colui
che
gli
appariva
da
un
pezzo
come
la
più
schietta
incarnazione
dell
'
antica
anima
isolana
;
e
corse
per
tentar
di
placarlo
,
per
gridargli
il
suo
pentimento
e
forzarlo
a
rimanere
.
La
porta
della
stanza
di
Mauro
era
aperta
;
la
stanza
era
al
bujo
e
vuota
.
Su
la
soglia
stavano
incerti
e
come
smarriti
i
tre
mastini
.
Non
abbajarono
.
Anzi
,
gli
si
fecero
attorno
ansiosi
,
drizzando
le
aguzze
orecchie
,
scotendo
la
breve
coda
,
quasi
gli
chiedessero
perché
il
loro
padrone
,
seguito
da
essi
come
ogni
notte
,
a
un
certo
punto
si
fosse
voltato
a
cacciarli
,
a
rimandarli
indietro
rudemente
:
perché
?
Da
un
balcone
in
fondo
venne
la
voce
di
don
Cosmo
:
-
Se
n
'
è
andato
?
-
Sì
,
-
rispose
Lando
.
Don
Cosmo
non
disse
più
nulla
.
Nella
tetraggine
,
solenne
e
come
sospesa
,
della
notte
ancora
inquieta
,
rimase
a
udire
il
fragore
del
mare
sotto
le
frane
di
Valsanìa
e
l
'
abbajare
più
o
men
remoto
dei
cani
;
poi
,
con
una
mano
sul
capo
calvo
,
si
affisò
ad
alcune
stelle
,
chiodi
del
mistero
com
'
egli
le
chiamava
,
apparse
in
una
cala
di
cielo
,
tra
le
nuvole
squarciate
.
Senza
curarsi
del
fango
della
strada
,
dove
i
suoi
stivaloni
ferrati
affondavano
e
spiaccicavano
;
con
gli
occhi
aggrottati
sotto
le
ciglia
e
quasi
chiusi
;
tutto
il
viso
contratto
dallo
sdegno
;
un
agro
bruciore
al
petto
e
la
mente
occupata
da
una
tenebra
più
cupa
di
quella
che
gli
era
intorno
,
Mauro
Mortara
era
,
intanto
,
più
d
'
un
miglio
lontano
da
Valsanìa
.
Andava
nella
notte
ancora
agitata
dagli
ultimi
fremiti
della
tempesta
,
investito
di
tratto
in
tratto
da
raffiche
gelate
che
gli
spruzzavano
in
faccia
la
pioggia
stillante
dagli
alberi
,
di
qua
e
di
là
dalle
muricce
,
lungo
lo
stradone
.
Andava
curvo
,
a
testa
bassa
,
il
fucile
appeso
a
una
spalla
,
le
due
pistole
ai
fianchi
,
un
pugnale
col
fodero
in
cuojo
alla
cintola
,
lo
zàino
alle
spalle
,
il
berretto
villoso
in
capo
e
le
medaglie
al
petto
.
Saliva
verso
Girgenti
;
ma
voleva
andare
più
lontano
;
lasciare
a
un
certo
punto
lo
stradone
e
mettersi
per
la
linea
ferroviaria
;
attraversare
una
breve
galleria
,
sboccare
in
Val
Sollano
,
e
di
lì
,
nei
pressi
della
stazione
,
avviarsi
per
un
altro
stradone
al
paese
di
Favara
,
ove
,
in
un
poderetto
di
là
dall
'
abitato
,
viveva
un
suo
nipote
contadino
,
figlio
d
'
una
sorella
morta
da
tanti
anni
,
il
quale
più
volte
gli
aveva
offerto
tetto
e
cure
nel
caso
che
,
infermo
,
avesse
voluto
ritirarsi
da
Valsanìa
.
Andava
lì
,
da
quel
suo
nipote
;
ma
non
ci
voleva
pensare
.
La
testa
,
il
cuore
gli
erano
rimasti
come
pestati
,
schiacciati
e
macerati
dallo
stropiccìo
dei
passi
di
quei
giovani
,
che
per
supremo
oltraggio
s
'
erano
introdotti
a
profanare
il
camerone
del
Generale
,
mentr
'
egli
nella
sua
stanza
,
sotto
,
s
'
apparecchiava
a
partire
.
Non
voleva
più
pensare
né
sentir
nulla
;
nulla
immaginare
dei
giorni
che
gli
restavano
.
Tuttavia
,
il
cuore
calpestato
,
a
poco
a
poco
,
sotto
l
'
assillo
del
pensiero
che
,
forse
,
quel
suo
nipote
contadino
gli
aveva
offerto
ricetto
perché
s
'
aspettava
da
lui
chi
sa
quali
tesori
,
cominciò
a
rimuoverglisi
dentro
,
a
riallargarglisi
in
émpiti
d
'
orgoglio
.
Soltanto
da
giovane
e
dalle
mani
del
Generale
,
fino
alla
partenza
per
l
'
esilio
a
Malta
,
egli
aveva
avuto
un
salario
.
Ritornato
a
Valsanìa
,
dopo
le
vicende
fortunose
della
sua
vita
errabonda
,
per
mare
,
in
Turchia
,
nell
'
Asia
Minore
,
in
Africa
,
e
dopo
la
campagna
del
Sessanta
,
aveva
prestato
sempre
la
sua
opera
,
colà
,
disinteressatamente
.
E
ora
,
ecco
,
a
settantotto
anni
,
se
ne
partiva
povero
,
senza
neppure
un
soldo
in
tasca
,
con
la
sola
ricchezza
di
quelle
sue
medaglie
al
petto
.
Ma
appunto
perché
questa
sola
ricchezza
aveva
cavato
dall
'
opera
di
tutta
la
sua
vita
,
-
Sciocco
,
-
poteva
dire
a
quel
suo
nipote
,
-
tu
sei
padrone
di
tre
palmi
di
terra
;
e
se
te
ne
scosti
d
'
un
passo
,
non
sei
più
nel
tuo
;
io
,
invece
,
sono
qua
,
sempre
nel
mio
ovunque
posi
il
piede
,
per
tutta
la
Sicilia
!
Perché
io
la
corsi
da
un
capo
all
'
altro
per
liberarla
dal
padrone
che
la
teneva
schiava
!
Preso
così
l
'
aire
,
la
sua
esaltazione
crebbe
di
punto
in
punto
,
fomentata
per
un
verso
dal
cordoglio
d
'
essersi
strappato
per
sempre
da
Valsanìa
,
e
per
l
'
altro
dal
bisogno
di
riempire
con
la
rievocazione
di
tutti
i
ricordi
che
potevano
dargli
conforto
il
vuoto
che
si
vedeva
davanti
.
Rideva
e
parlava
forte
e
gestiva
,
senza
badare
alla
via
:
rideva
al
binario
della
linea
ferroviaria
,
ai
pali
del
telegrafo
,
frutti
della
Rivoluzione
,
e
si
picchiava
forte
il
petto
e
diceva
:
-
Che
me
n
'
importa
?
Io
...
io
...
la
Sicilia
...
oh
Marasantissima
...
vi
dico
la
Sicilia
...
Se
non
era
per
la
Sicilia
...
Se
la
Sicilia
non
voleva
...
La
Sicilia
si
mosse
e
disse
all
'
Italia
:
eccomi
qua
!
vengo
a
te
!
Muoviti
tu
dal
Piemonte
col
tuo
Re
,
io
vengo
di
qua
con
Garibaldi
,
e
tutti
e
due
ci
uniremo
a
Roma
!
Oh
Marasantissima
,
lo
so
:
Aspromonte
,
ragione
di
Stato
,
lo
so
!
Ma
la
Sicilia
voleva
far
prima
,
di
qua
...
sempre
la
Sicilia
...
E
ora
quattro
canaglie
hanno
voluto
disonorarla
...
Ma
la
Sicilia
è
qua
,
qua
,
qua
con
me
...
la
Sicilia
,
che
non
si
lascia
disonorare
,
è
qua
con
me
!
Si
trovò
tutt
'
a
un
tratto
davanti
alla
breve
galleria
che
sbocca
in
Val
Sollano
,
e
stupì
d
'
esservi
giunto
cosí
presto
,
senza
saper
come
;
prima
d
'
entrarvi
,
guardò
in
cielo
per
conoscere
dalle
stelle
che
ora
fosse
.
Potevano
essere
le
tre
del
mattino
.
Forse
all
'
alba
sarebbe
alla
Favara
.
Attraversata
la
galleria
e
giunto
nei
pressi
della
stazione
di
Girgenti
,
al
punto
in
cui
s
'
imbocca
lo
stradone
che
conduce
a
quel
grosso
borgo
tra
le
zolfare
,
dovette
però
fermarsi
davanti
alla
sfilata
di
due
compagnie
di
soldati
che
,
muti
,
ansanti
,
a
passo
accelerato
,
si
recavano
di
notte
colà
.
Dal
cantoniere
di
guardia
ebbe
notizia
che
,
nonostante
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
alla
Favara
tutti
i
socii
del
Fascio
disciolto
,
nelle
prime
ore
della
sera
,
s
'
erano
dati
convegno
nella
piazza
e
avevano
assaltato
e
incendiato
il
municipio
,
il
casino
dei
nobili
,
i
casotti
del
dazio
,
e
che
gl
'
incendii
e
la
sommossa
duravano
ancora
e
già
c
'
erano
parecchi
morti
e
molti
feriti
.
-
Ah
sì
?
Ah
sì
?
-
fremette
Mauro
.
-
Ancora
?
E
si
svincolò
dalle
braccia
di
quel
cantoniere
che
voleva
trattenerlo
,
vedendolo
così
armato
,
per
salvarlo
dal
rischio
a
cui
si
esponeva
d
'
esser
catturato
da
quei
soldati
.
-
Io
,
dai
soldati
d
'
Italia
?
E
corse
per
unirsi
a
loro
.
Una
gioja
impetuosa
,
frenetica
,
gli
ristorò
le
forze
che
già
cominciavano
a
mancargli
;
ridiede
l
'
antico
vigore
alle
sue
vecchie
gambe
garibaldine
;
l
'
esaltazione
diventò
delirio
;
sentì
veramente
in
quel
punto
d
'
esser
la
Sicilia
,
la
vecchia
Sicilia
che
s
'
univa
ai
soldati
d
'
Italia
per
la
difesa
comune
,
contro
i
nuovi
nemici
.
Divorò
la
via
,
tenendosi
a
pochi
passi
da
quelle
due
compagnie
che
a
un
certo
punto
,
per
l
'
avviso
di
alcuni
messi
incontrati
lungo
lo
stradone
,
s
'
eran
lanciate
di
corsa
.
Quando
,
alla
prima
luce
dell
'
alba
,
tutto
inzaccherato
da
capo
a
piedi
,
trafelato
,
ebbro
della
corsa
,
stordito
dalla
stanchezza
,
si
cacciò
coi
soldati
nel
paese
,
non
ebbe
tempo
di
veder
nulla
,
di
pensare
a
nulla
:
travolto
,
tra
una
fitta
sassajola
,
in
uno
scompiglio
furibondo
,
ebbe
come
un
guazzabuglio
di
impressioni
così
rapide
e
violente
da
non
poter
nulla
avvertire
,
altro
che
lo
strappo
spaventoso
d
'
una
fuga
compatta
che
si
precipitava
urlante
;
un
rimbombo
tremendo
;
uno
stramazzo
e
...
La
piazza
,
come
schiantata
e
in
fuga
anch
'
essa
dietro
gli
urli
del
popolo
che
la
disertava
,
appena
il
fumo
dei
fucili
si
diradò
nel
livido
smortume
dell
'
alba
,
parve
agli
occhi
dei
soldati
come
trattenuta
dal
peso
di
cinque
corpi
inerti
,
sparsi
qua
e
là
.
Un
bisogno
strano
,
invincibile
,
obbligò
il
capitano
a
dare
subito
ai
suoi
soldati
un
comando
qualunque
,
pur
che
fosse
.
Quei
cinque
corpi
rimasti
là
,
traboccati
sconciamente
,
in
una
orrenda
immobilità
,
su
la
motriglia
della
piazza
striata
dall
'
impeto
della
fuga
,
erano
alla
vista
d
'
una
gravezza
insopportabile
.
E
un
furiere
e
un
caporale
,
al
comando
del
capitano
,
si
mossero
sbigottiti
per
la
piazza
e
si
accostarono
al
primo
di
quei
cinque
cadaveri
.
Il
furiere
si
chinò
e
vide
ch
'
esso
,
caduto
con
la
faccia
a
terra
,
era
armato
come
un
brigante
.
Gli
tolse
il
fucile
dalla
spalla
e
,
levando
il
braccio
,
lo
mostrò
al
capitano
;
poi
diede
quel
fucile
al
caporale
,
e
si
chinò
di
nuovo
sul
cadavere
per
prendergli
dalla
cintola
prima
una
e
poi
l
'
altra
pistola
,
che
mostrò
ugualmente
al
capitano
.
Allora
questi
,
incuriosito
,
sebbene
avesse
ancora
un
forte
tremito
a
una
gamba
e
temesse
che
i
soldati
se
ne
potessero
accorgere
,
si
appressò
anche
lui
a
quel
cadavere
,
e
ordinò
che
lo
rimovessero
un
poco
per
vederlo
in
faccia
.
Rimosso
,
quel
cadavere
mostrò
sul
petto
insanguinato
quattro
medaglie
.
I
tre
,
allora
,
rimasero
a
guardarsi
negli
occhi
,
stupiti
e
sgomenti
.
Chi
avevano
ucciso
?
Narrativa ,
PRIMA
PARTE
.
I
Nel
salotto
non
c
'
ero
che
io
;
io
,
in
piedi
,
nell
'
atteggiamento
nervosissimo
dell
'
aspettazione
,
guardando
dei
quadri
di
cui
conoscevo
tutto
,
l
'
autore
,
il
tema
,
il
valore
artistico
,
la
provenienza
,
la
data
in
un
angolo
.
Geltrude
,
la
cameriera
,
entrò
dallo
studio
e
mi
disse
:
-
Il
signore
ha
una
visita
;
ma
si
sbrigherà
sùbito
,
e
la
prega
di
pazientare
un
istante
.
-
La
cameriera
attraversò
la
sala
ed
uscì
dalla
porta
che
metteva
al
sèguito
dell
'
appartamento
:
io
mi
posi
a
sedere
sul
divano
color
foglia
morta
.
Vecchio
salotto
,
dove
regnava
un
ordine
insoffribile
,
quello
del
signor
Pietro
Folengo
!
V
'
era
lo
scaffaletto
da
ninnoli
,
con
dei
minerali
preziosi
e
degli
uccelli
imbalsamati
;
v
'
era
il
piano
,
a
coda
;
v
'
era
la
tavola
con
dei
mostri
cinesi
,
degli
albi
di
famiglia
e
dei
libri
regalati
dai
giornali
cui
il
signor
Folengo
era
abbonato
;
v
'
eran
quegli
oggetti
e
quei
mobili
volgari
,
che
disposti
in
qualunque
modo
,
messi
sotto
qualunque
luce
,
formano
sempre
un
solo
tipo
di
casa
,
producono
sempre
una
sola
impressione
.
Tuttavia
,
dopo
i
quadri
,
io
passava
in
rivista
accuratamente
quelle
cose
notissime
,
rilevando
la
maniera
sciatta
con
cui
le
si
eran
collocate
,
e
così
ligia
alle
regole
di
riscontro
ch
'
io
mi
volsi
per
vedere
se
non
vi
fossero
anche
due
caminetti
,
l
'
uno
di
faccia
all
'
altro
.
Il
gusto
informatore
della
disposizione
era
indubitabilmente
del
signor
Pietro
Folengo
;
e
il
visitatore
meno
atto
all
'
osservazione
poteva
giudicare
che
il
padrone
di
casa
doveva
essere
inclinato
meglio
alle
cifre
che
alla
meditazione
,
meglio
al
commercio
che
all
'
arte
;
se
poi
,
di
questo
padrone
si
guardava
il
ritratto
-
attaccato
alla
parete
principale
e
naturalmente
di
fianco
a
quello
della
sua
signora
e
,
più
naturalmente
,
al
disopra
di
quel
di
sua
figlia
,
-
il
signor
Pietro
Folengo
appariva
,
senza
speranza
alcuna
,
ragioniere
,
amministratore
;
uno
di
quei
terribili
uomini
i
quali
vi
parlan
della
Borsa
,
dei
corsi
d
'
acqua
,
d
'
edilizia
e
di
cambiali
,
allo
scopo
di
divertirvi
.
Il
signor
Folengo
aveva
una
fisonomia
senza
significato
,
per
natura
e
per
arte
;
poichè
s
'
era
lasciato
crescere
i
favoriti
,
lunghi
e
bianchi
,
che
lo
facevan
rassomigliare
a
centinaia
d
'
altri
,
servitori
o
ministri
,
cocchieri
del
vecchio
stampo
o
ambasciatori
e
plenipotenziarî
:
sulla
sua
fronte
,
non
troppo
alta
,
ma
levigata
come
di
marmo
,
nessun
pensiero
aveva
fatta
presa
;
la
computisteria
gli
era
stata
leggiera
;
egli
ignorava
perfettamente
l
'
esistenza
di
Dante
e
di
Raffaello
.
Dallo
studio
venivan
le
voci
del
visitatore
e
del
Folengo
;
la
prima
,
tenue
come
d
'
un
implorante
,
la
seconda
,
calma
,
con
chiaroscuri
studiati
,
che
indicavan
gl
'
incisi
dei
quali
il
Folengo
usava
abbellire
il
discorso
;
ad
ora
ad
ora
giungeva
anche
il
fruscio
di
carte
spiegate
;
qualche
colpo
di
tosse
,
che
aveva
un
perchè
;
finalmente
udii
che
il
visitatore
si
congedava
,
col
solito
:
"
Allora
,
siamo
d
'
accordo
;
io
le
farò
avere
i
documenti
....
"
La
porta
che
dallo
studio
metteva
all
'
anticamera
s
'
era
chiusa
dietro
le
spalle
dell
'
incognito
;
la
porta
che
dallo
studio
metteva
al
salotto
dov
'
io
mi
trovava
,
veniva
aperta
per
dare
adito
al
signor
Folengo
.
Io
m
'
era
alzato
.
Il
signor
Pietro
,
basso
e
largo
,
severamente
abbigliato
di
nero
,
colla
faccia
illuminata
da
un
sorriso
breve
,
mi
veniva
incontro
a
mani
aperte
.
-
Caro
signor
Sergio
!
-
egli
disse
.
-
Mi
perdoni
la
lunga
attesa
:
sa
,
queste
benedette
faccende
;
l
'
amministrazione
....
Così
dicendo
,
sedette
egli
pure
sul
divano
e
mi
fece
accomodare
presso
di
lui
.
-
Ora
,
sono
tutt
'
orecchi
,
-
continuò
.
-
Mi
pare
che
nel
suo
viglietto
di
ieri
mi
chiedesse
udienza
per
affari
,
anch
'
ella
....
-
Per
affari
!
-
dissi
,
brutalmente
colpito
.
-
Per
affari
,
no
:
per
cose
di
sommo
rilievo
,
sì
.
-
Dunque
,
affari
;
-
perseverò
testardo
il
signor
Folengo
,
-
è
question
di
nomi
.
Sto
a
sentirla
.
-
M
'
avvidi
ch
'
egli
sapeva
già
di
che
cosa
io
volevo
parlargli
;
ma
,
in
quel
momento
,
io
rappresentava
un
postulante
,
e
per
sistema
,
il
signor
Pietro
non
faceva
mai
un
passo
verso
questa
categoria
d
'
uomini
.
S
'
io
non
avessi
trovato
sùbito
le
parole
adatte
,
egli
avrebbe
aspettato
anche
un
quarto
d
'
ora
,
con
olimpica
serenità
,
senz
'
offrirmi
il
modo
d
'
entrare
in
argomento
.
Guardai
fuori
della
finestra
chiusa
,
riparata
da
tendine
bianche
;
oltre
la
quale
si
vedevan
gli
alberi
del
giardino
,
spogli
di
fronde
,
sotto
il
cielo
bigio
d
'
ottobre
;
alcuni
colombi
selvatici
s
'
erano
appollajati
sui
rami
e
tubavan
malinconicamente
.
Non
faceva
ancor
freddo
;
ma
il
mese
era
assai
triste
,
e
l
'
ora
-
tra
le
cinque
e
le
sei
del
pomeriggio
,
-
piena
di
memorie
.
-
Io
non
sono
un
grande
oratore
,
-
dissi
sorridendo
,
-
e
per
questo
non
userò
circonlocuzioni
.
Che
cosa
pensa
ella
di
me
,
signor
Folengo
?
-
Qui
avevo
deluse
le
aspettazioni
del
mio
interlocutore
,
e
me
n
'
ero
accorto
sùbito
dall
'
impaccio
in
che
la
domanda
l
'
aveva
gettato
.
Il
signor
Pietro
pensava
di
me
ogni
bene
,
e
per
questo
avevo
osato
chiedergli
la
sua
opinione
;
ma
è
sempre
difficile
dichiarare
una
simpatia
senza
limiti
a
una
persona
,
la
quale
è
tutto
il
nostro
opposto
per
idee
,
per
passato
,
per
modo
d
'
intender
la
vita
;
anche
più
difficile
era
nel
nostro
caso
,
in
quanto
il
signor
Folengo
sapeva
benissimo
dov
'
io
tendeva
,
ed
era
per
ciò
in
obbligo
d
'
esprimersi
senza
frasi
,
senza
generare
in
me
il
sospetto
ch
'
egli
dicesse
per
dire
,
per
cavarsela
.
-
Io
non
giudico
-
egli
rispose
-
dalle
parole
,
ma
dai
fatti
.
Certo
,
io
so
come
di
lei
si
sia
molto
parlato
in
altri
tempi
e
con
diversi
criterî
;
e
so
pure
come
,
se
si
volesse
giudicarlo
dalle
sue
opinioni
....
-
Lei
non
mi
farà
torto
-
interruppi
-
di
credere
che
le
opinioni
espresse
in
un
salotto
o
in
un
caffè
sieno
le
mie
....
-
No
,
-
disse
gravemente
il
signor
Folengo
.
-
So
appunto
che
la
gioventù
nostra
ha
questo
vezzo
pericoloso
di
mettere
innanzi
delle
idee
che
nella
pratica
della
vita
non
vorrebbe
mai
applicare
.
Perciò
,
io
mi
tolgo
affatto
da
questo
campo
e
,
come
le
dicevo
,
baso
il
mio
giudizio
sulla
vera
essenza
della
sua
indole
,
per
quello
ch
'
io
ne
ho
intravisto
.
Respirò
a
lungo
e
proseguì
:
-
A
rassicurarla
immediatamente
,
le
affermo
che
il
mio
giudizio
su
di
lei
è
ottimo
.
Questa
volta
respirai
io
.
La
pomposità
delle
frasi
che
ascoltavo
,
andava
persuadendomi
sempre
più
vero
quanto
io
aveva
presentito
:
il
signor
Folengo
sapeva
lo
scopo
della
mia
visita
;
non
solo
,
ma
aspettandosela
da
un
giorno
all
'
altro
,
aveva
preso
ragguaglio
d
'
ogni
cosa
che
mi
riguardava
,
del
mio
stato
finanziario
,
de
'
miei
amori
morti
,
delle
mie
abitudini
,
de
'
miei
difetti
;
notavo
quasi
con
vergogna
ch
'
io
era
vilissimo
in
quell
'
istante
e
che
se
il
signor
Folengo
m
'
avesse
imposta
l
'
abjura
d
'
ogni
credenza
più
antica
,
la
rinuncia
ad
ogni
orgoglio
più
accarezzato
,
io
avrei
abjurato
,
io
avrei
rinunciato
,
pur
d
'
effettuare
la
mia
speranza
.
-
È
ottimo
in
questo
senso
,
-
riprese
il
Folengo
;
-
che
ella
è
di
gran
lunga
migliore
di
quanto
vorrebbe
sembrare
;
che
ella
ha
dato
troppo
peso
a
sciagure
intime
e
ha
troppo
generalizzati
i
suoi
casi
,
scambiando
l
'
uomo
e
il
mondo
per
gli
uomini
e
il
mondo
che
le
furono
d
'
attorno
lunghi
anni
.
Ora
,
questo
non
è
;
ella
è
assai
giovane
;
ha
maniera
di
ricredersi
,
e
nonostante
certe
sentenze
scettiche
delle
quali
s
'
è
imbevuto
,
ella
a
ricredersi
volge
ogni
speranza
,
ogni
forza
d
'
animo
.
Io
restava
in
silenzio
,
perchè
intuivo
che
l
'
orazione
del
signor
Folengo
non
sarebbe
così
presto
finita
;
mi
pareva
il
discorso
prendere
un
atteggiamento
troppo
diplomatico
,
e
aumentarmi
le
difficoltà
non
piccole
della
mia
domanda
;
ma
riservavo
un
'
interruzione
che
avrei
fatta
non
appena
se
ne
fosse
offerta
l
'
opportunità
.
-
Si
vorrebbe
da
lei
,
-
continuò
il
mio
giudice
,
-
una
maggior
coerenza
fra
le
azioni
e
le
parole
,
una
schietta
ribellione
a
tutti
i
dogmi
che
l
'
infracidita
società
nostra
va
infiltrando
nei
giovani
.
Ma
già
,
questo
vien
dall
'
esperienza
,
dalla
critica
,
è
frutto
dell
'
età
più
vecchia
.
-
Pausa
.
Il
signor
Folengo
,
-
la
cui
testa
cominciava
a
entrar
nella
penombra
della
camera
,
mentr
'
io
rimaneva
ancora
in
luce
,
colla
finestra
di
contro
-
si
portò
all
'
indietro
col
corpo
,
quasi
prendesse
la
rincorsa
,
e
giunse
inaspettatamente
alla
conclusione
,
per
esaurimento
delle
frasi
magnifiche
.
-
Insomma
,
caro
signor
Sergio
,
io
non
ho
che
a
finire
come
ho
cominciato
.
Ella
è
per
me
gentiluomo
irreprovevole
,
al
quale
è
onore
proferir
dell
'
amicizia
e
dal
quale
è
ambizione
ottenerla
....
Del
resto
,
io
non
so
rendermi
ragione
di
quest
'
inchiesta
non
aspettata
;
sono
sorpreso
....
Notai
che
il
signor
Folengo
s
'
era
sorpreso
un
po
'
tardi
,
quando
cioè
aveva
comodamente
espressi
i
pochi
pensieri
che
la
mia
persona
e
la
mia
vita
gli
suggerivano
.
-
Era
necessario
,
-
interruppi
,
-
per
ambedue
;
io
la
ringrazio
assai
del
concetto
ch
'
ella
nutre
di
me
,
e
spero
di
poterne
sempre
esser
degno
....
Guardai
di
nuovo
fuor
della
finestra
;
i
colombi
selvatici
erano
spariti
dagli
alberi
.
Udii
la
pendola
sul
caminetto
suonar
lentamente
le
cinque
ore
e
la
mezza
.
-
Ora
,
al
fatto
,
-
disse
il
signor
Folengo
con
uno
sguardo
scrutatore
.
Ne
'
suoi
occhi
grigi
lessi
la
sicurezza
che
la
mia
risposta
doveva
essere
la
buona
,
e
avvertii
un
impercettibile
moto
in
lui
,
come
di
preparazione
.
-
Il
fatto
è
semplice
e
grave
,
-
risposi
.
Mi
alzai
,
mi
posi
di
fronte
all
'
uomo
,
e
dissi
con
voce
quasi
tremante
:
-
Ho
l
'
onore
,
signor
Folengo
,
di
chiederle
la
mano
della
signorina
Lidia
sua
figlia
....
-
Vi
fu
un
silenzio
che
giudicai
spaventevole
.
Il
signor
Folengo
si
levò
adagio
,
sempre
tenendo
gli
occhi
fissi
ne
'
miei
,
uscì
dalla
penombra
,
e
rispose
:
-
Una
simile
domanda
fatta
all
'
improvviso
....
Io
sono
lusingato
....
-
Mi
morsi
le
labbra
;
l
'
istinto
vittorioso
aveva
costretto
l
'
uomo
a
trincerarsi
e
a
guardarsi
da
una
promessa
immediata
;
le
parole
uscivan
dalla
bocca
del
signor
Folengo
meccaniche
;
egli
si
dimenticava
la
sua
professione
di
fede
in
me
;
gli
proponevo
un
affare
,
secondo
lui
,
ed
egli
mi
trattava
da
uomo
d
'
affari
.
Però
,
scorgendomi
forse
impallidire
,
aggiunse
tosto
:
-
Debbo
dichiararle
ch
'
io
non
ho
nulla
,
nulla
in
contrario
al
suo
voto
;
anzi
ho
molta
propensione
a
vederlo
esaudito
,
e
sono
commosso
...
-
Non
era
commosso
per
niente
.
Si
allontanò
alcun
poco
da
me
e
premette
il
campanello
elettrico
.
-
Avvertite
donna
Teresa
che
ho
bisogno
di
parlarle
,
-
disse
alla
cameriera
sopraggiunta
.
-
E
portate
la
lampada
.
-
Mentre
Geltrude
usciva
,
il
signor
Folengo
mi
tornò
vicino
.
-
Perchè
meglio
si
persuada
ch
'
io
accolgo
la
sua
domanda
con
viva
simpatia
,
voglio
sùbito
comunicarla
alla
mia
signora
,
-
fece
con
tono
affettuoso
.
Io
m
'
inchinai
,
ed
essendo
sopravvenuto
un
silenzio
molesto
,
il
Folengo
occupò
quell
'
intervallo
nell
'
accomodare
e
nello
spostare
alcuni
oggetti
sulla
tavola
,
che
non
ne
avevano
bisogno
;
alla
prima
ansia
era
succeduta
in
me
la
riflessione
e
con
essa
la
calma
speranzosa
;
non
trovavo
a
'
miei
desideri
alcun
ostacolo
degno
di
essere
discusso
.
Donna
Teresa
comparve
,
seguita
dalla
cameriera
che
posò
la
lampada
sul
caminetto
e
si
ritirò
.
Donna
Teresa
,
allevata
alla
scuola
del
marito
,
ebbe
uno
sguardo
istintivo
e
ricostruì
,
evidentemente
,
a
grandi
tratti
,
la
conversazione
avvenuta
fra
me
e
il
signor
Folengo
.
Il
salotto
si
riempiva
di
solennità
.
Donna
Teresa
mi
venne
incontro
e
mi
strinse
la
mano
;
la
piccola
e
grassoccia
signora
non
aveva
rinunciato
a
una
certa
eleganza
;
i
suoi
capelli
eran
tuttavia
neri
,
e
la
sua
carnagione
,
eburneamente
lumeggiata
dalla
lampada
,
appariva
senza
rughe
nè
grinze
;
il
color
delle
labbra
era
rinforzato
da
una
leggiera
tinta
di
carmino
abbastanza
gradevole
.
Solo
,
nel
suo
corpo
difettava
l
'
eleganza
naturale
,
che
l
'
assiduità
allo
specchio
non
insegna
mai
;
le
forme
tozze
prorompevano
,
in
odio
alla
fascetta
strettissima
;
attorno
al
collo
l
'
adipe
formava
un
monile
,
e
sui
fianchi
si
espandeva
con
insolenza
.
Noi
ci
eravamo
seduti
di
nuovo
.
I
coniugi
Folengo
occupavano
il
divano
ed
io
,
di
fronte
a
loro
,
in
una
poltrona
bassa
,
aspettavo
con
ritornata
angoscia
la
ripresa
della
orazione
.
-
Ti
ho
fatto
chiamare
,
-
disse
il
signor
Folengo
,
-
perchè
il
signor
Sergio
ci
presenta
l
'
opportunità
di
stringere
assai
notevolmente
i
legami
della
nostra
amicizia
.
-
Donna
Teresa
dimostrò
con
un
cenno
della
testa
che
tale
opportunità
le
gradiva
.
-
Per
esprimermi
chiaramente
,
il
signor
Sergio
mi
ha
domandata
la
mano
di
Lidia
.
Donna
Teresa
balzò
dal
divano
con
un
'
agilità
imprevedibile
e
mi
si
precipitò
incontro
,
colla
faccia
trasformata
dalla
gioja
.
Senz
'
aspettare
un
gesto
di
suo
marito
,
e
parlando
per
istinto
,
come
l
'
altro
aveva
per
istinto
tergiversato
,
esclamò
:
-
Grazie
,
signor
Lacava
!
Mille
volte
grazie
di
simile
onore
!
Lei
effettua
la
mia
più
cara
speranza
!
-
Presi
la
mano
di
donna
Teresa
,
toccato
dall
'
effusione
ingenua
della
buona
signora
.
-
Ella
mi
rinfranca
,
-
dissi
,
alzandomi
dalla
poltrona
.
-
Io
mi
sento
appoggiato
dalla
fiducia
che
le
ispiro
....
-
Ma
certo
,
ma
certo
!
-
rinforzò
donna
Teresa
.
-
Forse
mio
marito
non
le
aveva
espresso
?
...
Forse
ella
temeva
?
...
-
Vedi
,
cara
amica
,
-
mormorò
il
signor
Folengo
tranquillamente
,
senza
muoversi
dal
suo
posto
.
-
Vedi
:
io
mi
sono
dichiarato
assai
favorevole
;
ma
io
non
sono
il
solo
arbitro
,
e
prima
di
me
,
e
prima
di
te
,
c
'
è
Lidia
,
la
cui
volontà
deve
essere
libera
....
-
Lidia
!
-
esclamò
donna
Teresa
con
un
'
occhiata
di
trionfo
.
-
Lidia
!
Non
ci
son
che
le
mamme
per
saper
certe
cose
....
Io
annuncerò
immediatamente
la
felice
novella
a
Lidia
....
-
Stava
per
avvicinarsi
al
campanello
elettrico
,
quando
il
signor
Folengo
,
levatosi
dal
divano
,
la
fermò
con
un
cenno
.
-
Tu
vuoi
?
-
disse
.
-
Così
,
sùbito
,
senza
prender
tempo
?
...
-
Ma
certo
,
ma
certo
!
-
ripetè
donna
Teresa
-
non
vedi
com
'
è
pallido
questo
povero
giovane
?
Io
so
quel
che
faccio
....
È
una
tortura
inutile
che
noi
infliggiamo
loro
.
-
L
'
indice
di
donna
Teresa
si
posò
due
volte
sul
bottone
del
campanello
.
Il
signor
Folengo
,
vistasi
levata
la
direzione
diplomatica
delle
trattative
,
riprese
il
suo
posto
,
con
un
sospiro
di
sollievo
.
-
Sì
,
sì
,
forse
è
meglio
!
-
disse
come
tra
di
sè
.
-
Io
sono
contento
.
-
La
signorina
Lidia
sùbito
qui
!
-
ordinò
donna
Teresa
a
Geltrude
comparsa
.
Quindi
,
ripresemi
le
mani
:
-
Caro
,
caro
figlio
mio
!
-
disse
.
-
Non
dubiti
di
nulla
.
Io
so
quel
che
faccio
!
-
La
signora
Folengo
assumeva
un
aspetto
di
franchezza
che
non
le
avevo
conosciuto
prima
;
una
leggiera
onda
sanguigna
le
aveva
imporporato
il
viso
,
e
la
commozione
sollevava
a
ritmo
il
suo
largo
seno
.
L
'
uscio
fu
toccato
lievemente
,
poi
girò
sui
cardini
senza
romore
,
schiudendo
il
passaggio
a
Lidia
.
Io
non
dimenticherò
mai
com
'
ella
apparve
in
quell
'
istante
,
coi
capelli
biondi
pettinati
all
'
indietro
,
in
modo
da
scoprir
la
fronte
pura
.
Lidia
vestiva
un
abito
grigio
e
portava
un
grembiale
nero
;
l
'
abito
indicava
forme
così
giovanili
e
così
recenti
di
maturanza
da
ispirar
piuttosto
sollecitudine
tenera
che
ammirazione
;
il
suo
viso
era
un
po
'
pallido
,
ma
freschissimo
,
e
ne
aumentavan
l
'
impressione
di
giovanezza
rigogliosa
gli
occhi
turchini
,
la
bocca
dalle
labbra
rosse
e
ben
delineate
;
aveva
piccolo
naso
,
con
narici
rosee
,
e
piccolissime
orecchie
;
il
collo
,
per
quanto
appariva
dall
'
abito
,
era
d
'
una
bianchezza
alabastrina
;
il
petto
non
troppo
esile
nè
povero
;
le
mani
magre
,
con
dita
affusolate
.
L
'
espressione
interrogativa
ch
'
era
sul
viso
della
fanciulla
all
'
entrar
nel
salotto
,
sparve
non
appena
Lidia
mi
scorse
,
e
fu
cancellata
da
un
tenue
rossore
.
-
Buona
sera
,
signor
Lacava
!
-
ella
mi
disse
.
Per
la
prima
volta
dacchè
ci
conoscevamo
,
io
le
tesi
la
mano
,
ch
'
ella
strinse
,
gettando
un
'
occhiata
dubitosa
a
suo
padre
.
-
Vieni
!
-
le
disse
donna
Teresa
,
avvicinandola
a
sè
.
-
Vieni
dalla
tua
mamma
.
-
Lidia
s
'
accostò
alla
poltrona
,
dove
la
madre
s
'
era
seduta
;
non
so
quel
che
passasse
allora
nell
'
animo
della
giovane
,
ma
certo
l
'
insolita
accoglienza
doveva
assai
turbarla
.
I
suoi
occhi
andavan
senza
posa
da
me
a
suo
padre
,
e
da
suo
padre
alla
signora
Folengo
.
Questa
la
serrò
fra
le
braccia
,
e
la
fece
sedere
vicinissima
a
sè
.
Io
solo
rimaneva
in
piedi
,
appoggiato
al
piano
-
forte
.
-
Che
cosa
avviene
dunque
?
-
domandò
Lidia
,
non
potendo
trattenersi
.
-
Cara
!
-
esclamò
donna
Teresa
,
prendendole
la
testa
e
baciandola
sui
capelli
.
-
Noi
ci
siamo
radunati
qui
,
-
cominciò
il
signor
Folengo
con
voce
solenne
,
-
per
parlar
del
tuo
avvenire
.
-
Stai
bene
oggi
?
Hai
la
mente
lucida
?
-
cominciò
a
sua
volta
la
signora
.
-
Ti
senti
di
poter
rispondere
e
decidere
con
chiarezza
?
-
Ma
sì
,
senza
dubbio
....
-
rispose
Lidia
,
guardandomi
come
per
invocare
il
mio
ajuto
.
-
Ebbene
....
-
disse
la
signora
Folengo
con
precipitazione
,
-
ebbene
il
signor
Sergio
Lacava
ti
ha
chiesto
in
isposa
,
noi
abbiamo
acconsentito
,
e
aspettiamo
la
tua
risposta
.
-
Alle
prime
parole
,
Lidia
sobbalzò
,
mentre
un
rossore
intenso
le
saliva
fino
alla
radice
dei
capelli
;
poi
nascose
la
testa
con
rapidità
sul
petto
di
sua
madre
.
-
Oh
mamma
!
-
disse
.
E
scoppiò
a
piangere
con
una
violenza
nervosa
irrefrenabile
.
-
Io
credo
-
osservai
-
che
la
signorina
:
si
trovi
a
disagio
davanti
a
me
;
sarebbe
stato
forse
meglio
....
-
Donna
Teresa
mi
troncò
la
parola
con
un
moto
del
capo
.
-
Via
,
-
fece
poi
a
Lidia
,
-
non
essere
bambina
.
Tu
ci
metti
in
pena
....
Lo
so
;
non
eri
preparata
;
è
un
assalto
di
nervi
;
andiamo
,
alza
la
testa
....
Lidia
obbedì
e
prese
dalle
mani
di
sua
madre
il
fazzoletto
per
asciugarsi
gli
occhi
;
ella
guardava
con
tanta
fissità
il
viso
di
donna
Teresa
,
da
svelar
la
paura
d
'
incontrare
i
miei
sguardi
.
L
'
attitudine
era
cosi
fanciullesca
e
così
bella
a
un
tempo
,
che
i
signori
Folengo
e
io
sorridemmo
insieme
.
-
Forse
-
disse
il
signor
Folengo
-
noi
esercitiamo
su
Lidia
una
pressione
involontaria
.
Vuoi
prender
tempo
?
Vuoi
pensare
prima
?
-
Oh
no
!
-
proruppe
inavvertitamente
la
fanciulla
,
tenendosi
immobile
.
-
Allora
?
-
Allora
,
è
presto
detto
,
-
fece
donna
Teresa
,
volgendosi
a
me
.
-
Lidia
è
contraria
a
questo
matrimonio
....
-
La
fanciulla
allungò
le
mani
verso
donna
Teresa
e
tentò
l
'
atto
di
chiuderle
la
bocca
.
-
Ah
!
-
esclamò
ridendo
la
signora
.
-
Dunque
,
vieni
qui
.
Dunque
,
sì
?
-
Sì
!
-
rispose
Lidia
,
che
aveva
nascosto
nuovamente
il
capo
fra
le
braccia
della
madre
.
Io
avventai
alla
fanciulla
uno
sguardo
quasi
violento
di
desiderio
e
d
'
amore
.
Da
quell
'
istante
,
ella
era
tutta
mia
.
II
.
Il
cielo
prendeva
un
aspetto
retorico
,
da
melodramma
.
Sopra
uno
sfondo
potentemente
azzurro
,
vagavan
certe
grosse
nuvole
bianche
,
fra
cui
la
luna
ora
si
nascondeva
,
ora
faceva
capolino
.
Dalla
finestra
della
mia
camera
era
,
lo
spettacolo
,
più
curioso
perchè
il
giardino
,
al
disotto
,
andava
illuminandosi
ed
oscurandosi
a
seconda
della
luna
bizzarra
.
S
'
alternavan
gradazioni
di
verde
lucido
e
gradazioni
di
nero
opaco
,
ombre
sul
terreno
scheletriche
e
scarmigliate
,
indecisioni
di
contorno
.
Queste
diverse
imagini
s
'
imprimevano
forte
nel
mio
cervello
non
come
percezioni
chiare
,
ma
come
sensazioni
,
che
ricordo
;
perchè
il
momento
era
dei
più
difficili
.
Noi
ci
eravamo
ritirati
da
circa
un
'
ora
;
gli
amici
,
i
parenti
,
avevano
abbandonata
la
casa
con
un
'
ultima
stretta
di
mano
,
alcuni
con
un
sorriso
.
Lidia
-
mia
moglie
-
s
'
era
appartata
nella
sua
camera
,
accompagnatavi
da
donna
Teresa
,
che
l
'
aveva
lasciata
poi
,
baciandola
sulla
fronte
;
pallide
e
commosse
tutt
'
e
due
.
Io
,
in
abito
nero
,
sembravo
una
decorazione
della
mia
stanza
da
letto
,
nervosamente
allegra
,
perchè
al
giuoco
della
notte
indecisa
vi
faceva
robusto
divario
la
luce
artificiale
;
erano
accesi
i
due
bracci
a
candela
dell
'
armadio
,
le
due
lampade
sul
caminetto
e
la
lampada
pensile
nel
mezzo
.
Poi
,
aleggiava
un
profumo
acuto
di
fiori
,
raccolti
in
coppe
,
morenti
con
furiose
dispersioni
d
'
ebrietà
.
Appoggiato
al
davanzale
della
finestra
,
vedendo
ma
non
osservando
il
rimpiattino
della
luna
,
io
meditava
.
Era
necessario
lasciare
scorrere
un
certo
lasso
di
tempo
affinchè
Lidia
non
credesse
la
mia
un
'
intempestiva
sorpresa
,
un
'
invasione
da
barbaro
.
Il
suo
cuore
doveva
battere
a
martello
;
era
necessario
lasciarlo
calmare
.
Io
stesso
aveva
bisogno
di
guardare
in
faccia
il
fenomeno
di
questa
vergine
lanciatami
fra
le
braccia
dalla
legge
,
datami
esultando
da
sua
madre
,
perchè
la
trasformassi
in
donna
,
con
un
mezzo
che
due
giorni
avanti
si
sarebbe
chiamato
il
disonore
.
Con
maravigliosa
mutazione
,
pel
semplice
fatto
che
l
'
amore
,
così
insofferente
di
forme
e
di
nomi
,
aveva
preso
nome
e
forma
di
matrimonio
,
tutto
quanto
era
proibito
,
condannato
,
scandaloso
prima
,
diventava
lecito
,
onesto
,
doveroso
adesso
;
un
bacio
,
un
abbraccio
,
una
notte
,
più
notti
,
un
giorno
,
più
giorni
d
'
intimità
,
erano
cosa
buona
;
e
se
io
avessi
dato
il
bacio
,
tentato
l
'
abbraccio
,
passata
una
notte
con
Lidia
,
avanti
ch
'
io
avessi
potuto
chiamarmi
suo
marito
,
Lidia
sarebbe
stata
perduta
,
e
suo
padre
avrebbe
avuto
il
diritto
d
'
uccidermi
e
di
farsi
applaudire
come
un
istrione
alla
ribalta
.
Ciò
non
era
logico
,
ma
necessario
,
il
che
è
ben
diverso
;
tanto
diverso
che
la
considerazione
de
'
miei
diritti
improvvisi
su
Lidia
mi
dava
un
umor
chiaro
,
allegro
,
piacevole
.
Sapevo
il
significato
di
quanto
era
per
avvenire
;
significato
di
sì
grande
rilievo
che
da
esso
dipendon
quasi
sempre
le
sorti
di
due
esistenze
.
Mi
richiamavo
alla
memoria
delle
letture
fatte
sull
'
argomento
in
altra
età
,
per
una
speranza
di
possibile
eclettismo
che
mi
servisse
di
guida
;
ma
mi
sembravano
ingenue
o
inadatte
al
paragone
.
L
'
unica
mia
guida
dovevo
essere
io
medesimo
e
trovare
nel
mio
passato
quelle
cortesie
,
e
quelle
delicatezze
e
quelle
audacie
che
l
'
esperienza
m
'
aveva
insegnate
ottime
,
se
non
in
casi
identici
,
almeno
in
casi
di
qualche
somiglianza
col
presente
,
se
non
in
una
prima
notte
di
matrimonio
,
almeno
in
una
prima
notte
.
Accostarmi
a
Lidia
come
un
amante
a
un
'
amante
,
era
possibile
e
bello
;
ma
Lidia
,
la
mia
amante
,
era
una
fanciulla
e
il
nostro
amore
non
aveva
termine
,
e
ogni
falso
o
corrotto
insegnamento
si
sarebbe
trasformato
in
un
germe
pericoloso
del
quale
avrei
colto
io
il
frutto
.
Quindi
,
potevo
e
dovevo
essere
l
'
amante
,
ma
un
amante
castigato
,
limitato
,
rettissimo
.
Volgendo
nel
mio
animo
questi
pensieri
,
m
'
ero
ritratto
dalla
finestra
ed
ero
venuto
ad
appoggiarmi
colle
braccia
sul
marmo
del
cassettone
.
Innanzi
,
lo
specchio
mi
rifletteva
pallido
con
un
sorriso
un
po
'
convulso
,
e
la
lucentezza
dello
sparato
chiuso
quadratamente
nell
'
abito
,
mi
dava
un
'
aria
quasi
severa
.
Il
profumo
dei
fiori
vibrava
fortissimo
alle
nari
;
dall
'
uno
lato
e
dall
'
altro
dello
specchio
,
due
vasi
di
porcellana
traboccavan
di
narcisi
e
di
garofani
e
d
'
anemoni
e
d
'
altri
fiori
vigorosi
.
Levai
dal
gruppo
folto
una
gardenia
,
che
soffriva
più
dei
compagni
e
la
passai
nell
'
occhiello
.
C
'
eran
molte
persone
,
le
quali
pensavano
a
noi
in
quell
'
istante
.
La
nuova
del
mio
matrimonio
s
'
era
sparsa
per
Milano
e
fuori
con
rapidità
e
maraviglia
.
Gli
amici
non
si
figuravano
me
nella
notte
presso
Lidia
?
non
analizzavano
con
cinica
irreverenza
il
nostro
amore
che
s
'
iniziava
?
nell
'
ombra
non
si
preparavan
già
delle
insidie
?
Io
avrei
trovati
i
mezzi
d
'
intercludere
il
passaggio
a
qualunque
insidia
tesa
sulla
via
della
mia
donna
.
E
anche
questo
dipendeva
dal
momento
in
cui
ero
.
Laura
Uglio
non
era
tornata
dalla
prima
notte
di
matrimonio
così
nauseata
,
da
giustificare
il
suo
adulterio
avvenuto
tre
mesi
dopo
?
Angela
Tintaro
non
aveva
nella
prima
notte
di
matrimonio
giurato
di
darsi
a
una
donna
,
e
a
uomini
mai
più
?
Quanti
mariti
maldestri
non
avevano
in
poche
ore
mutata
una
fanciulla
in
un
'
impura
colomba
,
presto
insaziabile
?
Aneddoti
sparsi
nelle
mie
memorie
,
dei
quali
capivo
a
un
tratto
la
sapienza
....
Secchi
e
sonori
per
l
'
amico
silenzio
,
l
'
orologio
del
giardino
diffuse
dodici
colpi
.
Li
contai
adagio
,
smorzai
i
lumi
,
lasciando
accesa
la
sola
lucerna
pensile
.
Mi
diedi
un
ultimo
sguardo
nello
specchio
:
la
gardenia
,
lo
sparato
candido
,
l
'
abito
nero
,
anche
il
viso
molto
pallido
,
sembravano
giovarmi
.
Al
momento
d
'
aprir
l
'
uscio
,
ero
tranquillo
;
meglio
,
ero
ilare
e
sicuro
di
me
;
avevo
un
indiavolato
bisogno
di
scherzare
.
Apersi
,
passai
nel
salotto
oscuro
,
ma
grave
di
profumi
come
la
mia
camera
.
Un
sottil
filo
di
luce
rosseggiava
sotto
l
'
uscio
della
stanza
di
Lidia
:
troppo
intenso
,
non
poteva
provenire
dalla
lucerna
da
veglia
;
era
la
luce
d
'
una
lampada
portatile
.
Posta
dove
?
Non
presso
il
capezzale
.
Lidia
aveva
fatta
un
'
illuminazione
nervosa
come
la
mia
?
Bussai
leggiermente
alla
porta
di
Lidia
,
e
mi
sentii
sorridere
.
L
'
orologio
ribattè
i
dodici
colpi
nel
giardino
.
Che
lampo
era
stato
e
che
eternità
quell
'
intervallo
!
Avvertii
un
lieve
romore
:
poi
il
silenzio
proseguì
dovunque
.
-
Lidia
!
-
dissi
ponendo
la
mano
alla
gruccetta
dell
'
uscio
.
-
Avanti
!
-
rispose
con
voce
soffocata
.
Apersi
l
'
uscio
e
guardai
.
Lidia
,
in
accappatojo
,
coi
capelli
sciolti
,
aspettava
in
piedi
presso
una
poltrona
.
Da
una
tavola
sotto
la
finestra
,
una
lampada
alquanto
attutita
dal
paralume
a
smeriglio
,
sprigionava
luce
blanda
,
quasi
pulviscolo
azzurrato
,
che
veniva
a
stendersi
sui
capelli
,
sulla
fronte
,
sulle
guance
di
Lidia
e
le
dava
una
stanchezza
,
come
dopo
il
ballo
,
al
sorger
dell
'
alba
.
L
'
atteggiamento
della
giovane
denotava
un
'
apprensione
vivissima
,
tradita
pure
dal
respiro
precipitoso
che
le
agitava
il
seno
.
-
Non
ti
sei
coricata
?
-
domandai
,
mentre
avanzavo
richiudendomi
l
'
uscio
dietro
le
spalle
.
Lidia
fe
'
cenno
di
no
colla
testa
.
-
Hai
avuto
paura
?
-
dimandai
di
nuovo
,
prendendole
una
mano
.
Lidia
fe
'
cenno
di
sì
.
Mi
sedetti
sulla
poltrona
a
cui
ella
era
appoggiata
,
e
tenendo
tutt
'
e
due
le
mani
di
Lidia
,
attrassi
la
fanciulla
sulle
mie
ginocchia
.
-
Vediamo
,
-
dissi
,
posandole
le
labbra
sulle
labbra
caldissime
ed
immobili
.
-
Io
son
desolato
d
'
essere
costretto
a
disturbarti
;
ma
non
prevedevo
di
trovarti
ancora
alzata
.
Volevo
semplicemente
augurarti
la
buona
notte
.
Sorridi
?
...
Non
bisogna
dubitare
delle
mie
parole
,
-
aggiunsi
,
mentre
mi
scoprivo
a
sorridere
io
pure
.
Noi
,
così
seduti
,
avevamo
la
tavola
colla
lucerna
alle
spalle
e
di
fronte
il
letto
;
il
letto
sui
guanciali
serbava
l
'
impronta
della
testa
di
Lidia
e
le
coperte
apparivano
già
rimosse
.
Evidentemente
,
Lidia
s
'
era
coricata
,
e
vinta
a
un
tratto
da
un
'
impazienza
nervosa
,
aveva
dovuto
alzarsi
.
La
fanciulla
afferrò
il
mio
sguardo
,
arrossì
,
e
rise
lievemente
.
-
Questa
paura
!
-
continuai
.
-
Non
t
'
ha
lasciata
riposare
?
Ma
di
che
cosa
hai
paura
?
Di
me
?
-
Le
presi
la
testa
fra
le
mani
e
l
'
obbligai
a
guardarmi
;
i
suoi
occhi
azzurri
continuavano
a
ridere
sì
piacevolmente
,
ch
'
io
li
avvicinai
e
li
baciai
senza
aspettare
la
risposta
.
Finalmente
,
le
labbra
di
Lidia
si
mossero
a
restituirmi
il
bacio
.
Il
sistema
,
come
il
più
semplice
,
era
dunque
anche
il
migliore
.
-
Di
me
,
no
,
senza
dubbio
,
-
ripresi
.
-
Non
rispondi
?
-
Di
te
,
no
,
senza
dubbio
,
-
ripetè
Lidia
a
voce
bassa
.
-
Grazie
.
Ma
allora
,
non
capisco
più
nulla
!
Lidia
abbassò
la
testa
,
guardando
la
mia
gardenia
,
un
po
'
ingiallita
.
Io
sentiva
il
profumo
del
fiore
levarsi
dalla
massa
bionda
dei
capelli
di
Lidia
,
dall
'
accappatojo
,
dalle
braccia
un
po
'
scoperte
,
dal
busto
senza
fascetta
,
che
mi
s
'
appoggiava
contro
,
in
una
perspicuità
di
linee
assai
tormentosa
.
Presi
la
gardenia
e
tentai
di
collocarla
sul
petto
della
fanciulla
;
ma
non
appena
allungai
la
mano
,
Lidia
portò
le
proprie
,
arrossendo
,
sopra
i
ganci
che
le
chiudevan
l
'
accappatojo
fino
al
collo
.
Il
sistema
non
era
dunque
il
migliore
.
-
Perchè
non
hai
fatta
accendere
la
lucerna
da
veglia
?
-
chiesi
,
tornando
a
infilare
il
fiore
nell
'
occhiello
.
-
Non
ci
ho
pensato
,
-
rispose
Lidia
.
-
Vuoi
accenderla
tu
?
S
'
io
mi
fossi
alzato
,
Lidia
avrebbe
preso
il
mio
posto
ed
avrei
perduta
una
strategica
posizione
.
-
Accendila
tu
!
-
ripetè
Lidia
.
La
mia
considerazione
rapida
doveva
essere
stata
fatta
anche
da
Lidia
.
Ella
si
levò
dalle
mie
ginocchia
e
rimase
in
piedi
presso
il
letto
;
nel
mentre
abbassavo
e
accendevo
la
lucerna
,
Lidia
non
si
ricordò
di
sostituirmi
nella
poltrona
;
mi
guardava
impacciata
,
colla
mano
destra
sul
guanciale
.
-
Ora
c
'
è
troppa
luce
,
-
disse
.
M
'
avvicinai
alla
tavola
e
posi
innanzi
a
quella
lucerna
una
specie
di
ventaglio
roseo
,
che
mutò
sùbito
la
luce
viva
in
altra
delicatissima
.
L
'
accappatojo
di
Lidia
prendeva
una
tinta
deliziosa
,
difficile
a
riprodursi
,
che
pareva
gradazione
di
due
colori
soavi
compenetrati
.
Rimasi
un
istante
a
gustare
il
quadro
.
Lidia
continuava
a
guardarmi
coi
grandi
occhi
turchini
.
M
'
accorgevo
che
se
avessi
ceduto
alla
mia
volontà
,
invece
di
riprendere
il
posto
nella
poltrona
,
come
feci
,
avrei
abbracciata
Lidia
e
l
'
avrei
atterrita
coll
'
irruenza
d
'
un
amore
represso
e
rattenuto
per
due
anni
.
-
Non
ti
senti
stanca
?
-
le
chiesi
,
senza
pregarla
d
'
avvicinarsi
.
-
Vuoi
coricarti
?
È
passata
la
mezzanotte
.
La
fanciulla
girò
la
testa
intorno
,
come
cercasse
un
angolo
discreto
.
-
Io
me
ne
andrò
,
-
aggiunsi
.
-
Vuoi
?
-
Sì
,
-
rispose
Lidia
,
movendosi
per
aprirmi
l
'
uscio
.
Quando
fummo
sulla
soglia
,
ella
tradì
una
fuggevolissima
esitazione
,
come
ogni
volta
respingeva
un
pensiero
malagevole
ad
enunciarsi
.
-
Io
aspetto
qui
in
sala
....
Volevi
dirmi
?
-
Volevo
dirti
questo
,
appunto
,
-
ella
confessò
.
E
per
nascondere
il
suo
turbamento
,
si
ricoverò
fra
le
mie
braccia
.
Provai
tale
un
'
impressione
di
tutto
il
suo
corpo
sul
mio
,
tale
una
vertigine
di
piacere
,
che
dovetti
ricordarmi
il
proposito
di
non
fare
un
'
invasione
da
barbaro
,
-
per
resistere
all
'
agitazione
di
prender
Lidia
e
portarla
sul
letto
e
spogliarla
io
.
Non
dubitando
del
cimento
al
quale
mi
sottoponeva
,
Lidia
rispose
a
un
tratto
al
mio
bacio
e
mi
circondò
delle
braccia
il
collo
.
-
Sei
molto
pallido
,
-
osservò
,
mentre
si
staccava
.
-
Non
ti
senti
male
?
-
No
,
cara
.
Ho
la
camera
zeppa
di
fiori
;
deve
essere
il
profumo
che
m
'
ha
alterato
un
istante
.
-
Dev
'
essere
il
profumo
!
-
ripetè
Lidia
chiudendo
l
'
uscio
e
accompagnando
il
gesto
con
un
grazioso
saluto
del
capo
.
-
"
Sì
,
il
profumo
,
-
pensai
.
-
Ma
quale
?
"
Il
salotto
era
oscuro
;
ciò
mi
servì
di
pretesto
per
accomodarmi
su
una
sedia
vicinissima
all
'
uscio
.
Io
udiva
così
Lidia
muoversi
nella
sua
camera
;
il
fruscìo
dell
'
accappatojo
sciolto
e
cadutole
ai
piedi
,
facendole
cerchio
,
e
dell
'
accappatojo
raccolto
su
una
sedia
;
lo
scricchiolìo
del
letto
che
accoglieva
il
corpo
leggiero
;
un
fievole
colpo
di
tosse
.
-
Sergio
!
-
chiamò
la
voce
di
Lidia
.
Non
so
perchè
,
l
'
essersi
ella
coricata
diede
ad
entrambi
maggiore
sicurezza
.
Lidia
medesima
sorrideva
,
guardandomi
rientrare
,
sebbene
si
fosse
accuratamente
volte
intorno
le
coperte
fino
al
collo
;
aveva
spinta
la
poltrona
accanto
al
letto
.
-
Il
mio
posto
?
-
domandai
,
restando
in
piedi
.
-
Il
tuo
posto
è
lì
,
-
ella
rispose
accennandomi
cogli
occhi
la
poltrona
.
-
Ma
qui
avrò
freddo
!
-
mormorai
.
-
Nel
mese
di
giugno
!
-
esclamò
Lidia
.
-
Prova
.
-
Proviamo
.
Il
posto
non
era
brutto
,
sebbene
non
fosse
il
migliore
.
La
testa
di
Lidia
circondata
,
-
aureola
giovanile
,
-
dai
capelli
biondi
,
gli
occhi
vividi
,
e
quell
'
indefinita
sola
bianchezza
della
carnagione
,
propria
dell
'
età
più
bella
,
m
'
apparivano
ben
lumeggiati
,
precisi
.
L
'
astuzia
d
'
avvolgersi
diligentemente
nelle
coperte
,
dovuta
al
pudore
,
non
aveva
sortito
il
suo
effetto
,
perchè
le
forme
di
Lidia
si
determinavano
con
procace
evidenza
e
se
la
fanciulla
non
fosse
stata
volta
sul
fianco
,
le
coltri
sottili
avrebbero
delineato
anche
il
seno
.
-
Sarebbe
possibile
,
-
dissi
,
-
baciare
una
tua
manina
?
-
Possibile
,
-
rispose
Lidia
,
sporgendo
la
mano
destra
con
un
sorriso
.
La
breve
camicia
lasciava
il
braccio
nudo
.
Vidi
passar
negli
occhi
di
Lidia
il
quesito
insolubile
di
darmi
la
mano
coprendo
il
braccio
;
ma
cedette
all
'
inattuabilità
di
tale
disegno
;
nel
movimento
un
po
'
precipitoso
,
le
coltri
si
smossero
,
ed
io
le
rattenni
,
e
per
stabilire
e
mantenere
l
'
insperato
vantaggio
,
rapidamente
dalla
poltrona
passai
sul
fianco
del
letto
,
mentre
istintivamente
Lidia
si
ritraeva
facendomi
posto
.
L
'
atto
riuscì
seducentissimo
nella
sua
schiettezza
;
la
cortesia
femminile
dominava
la
verecondia
per
un
lampo
e
si
faceva
incontro
alla
dolce
necessità
di
cedere
.
Vidi
e
compresi
,
e
la
improvvisa
intelligenza
di
quel
moto
mi
provocò
un
brivido
lungo
.
Non
ero
più
nè
ilare
,
nè
tranquillo
;
consapevole
d
'
una
veniente
tristezza
.
Il
mio
amore
invadeva
l
'
animo
con
tale
veemenza
,
da
sgominarlo
,
e
farlo
debole
.
Sorgeva
misteriosa
e
meglio
che
da
qualunque
legge
,
da
quella
verginità
,
tutta
profumo
e
sorriso
,
ch
'
io
stava
per
distruggere
,
-
la
comprensione
di
quanto
io
doveva
alla
fanciulla
sacrificata
.
All
'
ultimo
baluardo
,
invece
del
goloso
desiderio
,
io
incontrava
una
tenerezza
mesta
ingiustificabile
,
da
avaro
innanzi
al
tesoro
lungamente
accarezzato
.
L
'
avaro
non
avrebbe
voluto
spenderlo
,
avrebbe
voluto
aspettar
tuttavia
,
gioirne
tuttavia
,
promettersi
e
negarsi
la
frenetica
sensazione
di
tuffar
le
mani
nell
'
oro
,
forse
meritarsela
di
più
.
Io
soffriva
dell
'
attimo
fuggente
e
dell
'
irreparabilità
della
conquista
.
Passai
adagio
le
braccia
sotto
il
busto
di
Lidia
,
attirandola
a
me
.
Ella
teneva
gli
occhi
chiusi
e
il
suo
pallore
mi
spaventò
.
-
Anima
,
-
susurrai
,
-
soffri
?
-
No
,
-
rispose
Lidia
,
aprendo
gli
occhi
.
La
luce
delle
due
lampade
si
projettava
troppo
intensa
.
Lasciai
Lidia
e
smorzai
quella
ch
'
era
sulla
tavola
;
ora
la
penombra
si
faceva
tutelare
e
propizia
;
ma
tornando
al
mio
posto
,
di
nuovo
il
pallore
della
fanciulla
mi
spaventò
.
Ella
mi
guardava
smarrita
,
e
un
'
agitazione
ch
'
era
male
vero
,
cresceva
in
lei
,
le
pulsava
nel
petto
,
nelle
arterie
,
moltiplicandone
il
ritmo
.
Tentò
di
togliersi
alla
mia
stretta
e
si
trovò
sùbito
libera
.
Erta
sul
busto
,
colle
braccia
rigide
che
le
facevano
sostegno
,
rimase
un
attimo
indecisa
.
-
Ho
paura
!
-
esclamò
poi
.
-
Non
per
te
,
Sergio
,
ma
ho
paura
!
Perdonami
!
Le
salivano
convulsi
alla
gola
singhiozzi
senza
lagrime
;
chino
su
di
lei
,
le
mie
mani
sentivan
le
ciocche
de
'
suoi
capelli
,
morbide
e
lisce
,
disordinate
per
il
guanciale
.
Non
osavo
muovermi
nè
parlare
;
lucide
,
lancinanti
,
memorie
di
spose
morte
così
fra
i
primi
amplessi
del
marito
,
mi
si
piantarono
nel
cervello
.
Ma
come
ella
avesse
intuita
la
mia
angoscia
superiore
alla
sua
,
Lidia
mi
gettò
le
braccia
al
collo
.
-
Perdonami
!
-
disse
nuovamente
.
-
Ho
paura
!
Noi
ci
cercammo
le
labbra
,
e
al
caldo
contatto
infine
le
lacrime
di
Lidia
proruppero
,
mi
caddero
brucianti
sulle
mani
,
chiamarono
le
mie
;
la
crisi
quietò
Lidia
a
poco
a
poco
,
lasciandola
colla
testa
sul
mio
petto
,
gli
occhi
chiusi
,
da
'
cui
angoli
scorrevan
deliziosissime
e
infantili
le
lagrime
.
Non
so
quanto
così
rimanessimo
,
vittime
d
'
un
arcano
fascino
.
Quasi
sentivamo
i
gravi
silenzi
della
casa
circondarci
lentamente
e
addormentarci
la
coscienza
dell
'
ora
.
Tutt
'
e
due
sulla
soglia
d
'
una
felicità
agognata
,
rimanevamo
titubanti
,
malinconici
e
paurosi
,
perchè
nulla
più
del
presente
doveva
tornare
.
Ella
s
'
era
distesa
nel
letto
,
quasi
calma
;
io
la
baciava
adagio
sui
capelli
,
sugli
occhi
,
sulla
bocca
,
sul
collo
,
sulle
mani
,
naufragante
in
un
'
onda
voluttuosa
.
L
'
avaro
assaporava
il
suo
tesoro
che
aveva
anima
e
forma
,
e
si
sferzava
col
ricordo
di
tutte
le
caducità
umane
per
togliersi
al
pazzo
bisogno
di
serbare
il
tesoro
intatto
.
Quindi
,
la
fanciulla
ridivenne
fiduciosa
.
E
così
l
'
attimo
fuggente
si
dileguò
.
III
.
Parecchi
anni
addietro
,
al
buon
signor
Pfaff
,
io
aveva
domandato
un
giorno
:
-
Perchè
non
mettete
un
'
epigrafe
sul
vostro
ricovero
di
pace
e
di
salute
?
Il
signor
Pfaff
m
'
aveva
guardato
senza
rispondere
,
ed
era
stata
la
figlia
a
spiegargli
il
mio
concetto
.
La
signorina
Silesia
Pfaff
,
dopo
aver
discusso
alcun
poco
in
dialetto
grigione
col
padre
,
mi
s
'
era
rivolta
dicendomi
in
italiano
sgangherato
che
il
padre
non
capiva
e
che
se
volevo
porre
un
'
epigrafe
sul
piccolo
albergo
,
la
dettassi
a
lei
.
Fu
così
che
sul
ricovero
di
pace
e
di
salute
lampeggiò
in
lettere
d
'
oro
l
'
iscrizione
:
VENITE
,
DOLENTES
.
E
i
dolenti
venivano
,
uscendo
dalla
ressa
delle
città
,
pallidi
e
smunti
,
e
cercavano
il
silenzio
,
la
vita
semplice
,
l
'
armistizio
di
pochi
mesi
nella
battaglia
rabbiosa
di
tutto
l
'
anno
.
E
v
'
ero
venuto
io
medesimo
,
ora
curvo
per
la
morte
di
mia
madre
,
indimenticabile
figura
di
donna
bruna
e
nobile
;
ora
freddo
,
caustico
,
per
l
'
opprimente
perizia
degli
inganni
;
ora
scosso
e
attonito
per
la
morte
inaspettata
di
mio
padre
;
ora
vuoto
ed
aspro
per
diffidenza
degli
altri
e
di
me
stesso
;
e
ogni
volta
,
l
'
anima
aveva
ricongiunte
le
ferite
,
s
'
era
dilatata
nel
silenzio
,
s
'
era
compiaciuta
di
quella
grande
e
libera
solitudine
.
Al
caro
luogo
avevo
prestata
quasi
una
simbolica
potenza
di
farmaco
.
Vi
sognavo
bene
,
come
in
città
non
era
possibile
,
e
vi
attingevo
preziosi
cumuli
d
'
energia
morale
;
talchè
nelle
gioje
lo
desideravo
per
meglio
compenetrarle
,
e
nei
grandi
dolori
per
essere
umile
innanzi
a
superbi
spettacoli
di
paesaggio
.
L
'
albergo
del
signor
Pfaff
era
situato
fra
Splügen
e
Andeer
,
sulla
via
per
Coira
,
in
posizione
così
felice
che
sempre
,
quando
la
diligenza
vi
si
fermava
dinanzi
,
erano
esclamazioni
ammirative
fra
i
viaggiatori
.
Poichè
,
dietro
la
casa
,
i
prati
si
stendevan
verdemente
fino
al
Reno
,
indomato
ancora
e
ruinoso
;
davanti
eran
la
strada
postale
e
la
lunga
serie
di
pinete
che
costeggian
quella
strada
per
notevole
tratto
;
la
conca
nella
quale
l
'
albergo
ha
fondamento
,
è
formata
da
montagne
,
alcune
ricche
d
'
abeti
e
di
lecci
,
altre
brulle
quasi
il
fuoco
vi
sia
passato
con
indileguabil
traccia
di
devastazione
.
Intorno
,
vie
numerose
conducono
ai
boschi
,
ai
villaggi
,
ai
monti
;
una
,
poco
aperta
allo
sguardo
,
dietro
la
casa
del
signor
Pfaff
,
costeggia
il
Reno
,
avvallata
fra
gli
alberi
fitti
,
e
conserva
l
'
indole
selvaggia
delle
strade
raramente
percorse
.
Più
in
alto
,
al
disopra
dell
'
albergo
,
il
villaggio
di
Sufers
,
con
quelle
case
metà
di
legno
e
metà
di
pietra
,
che
danno
sùbito
l
'
imagine
della
Svizzera
,
come
le
pagode
caratterizzano
l
'
India
e
gli
edifici
a
più
tetti
e
a
sesto
acuto
indicano
la
Cina
.
Spesso
,
in
quel
villaggio
di
Sufers
,
preziosamente
conservati
sul
davanzale
delle
finestre
,
alcuni
vasi
di
geranî
e
di
garofani
,
risvegliano
una
nota
d
'
allegria
gentile
.
Noi
eravamo
diretti
al
ricovero
di
pace
,
non
dolenti
,
ma
lieti
anzi
d
'
inesprimibile
contentezza
.
Avevo
pregata
io
Lidia
di
seguirmi
lassù
,
perchè
mi
pareva
ed
era
triste
cosa
di
non
aver
raccolte
in
un
sol
luogo
ed
in
un
successivo
spazio
di
tempo
le
più
pure
nostre
memorie
.
Un
po
'
di
vanità
femminile
aveva
forse
giovato
a
convincer
Lidia
del
mio
disegno
;
l
'
idea
di
varcare
il
confine
e
di
veder
costumi
nuovi
,
le
era
parsa
men
comune
e
preferibile
a
un
pellegrinaggio
per
città
italiane
,
notissime
a
tutti
;
ne
'
suoi
viaggi
colla
famiglia
,
non
s
'
era
mai
spinta
oltre
il
lago
di
Como
o
il
lago
Maggiore
.
Salimmo
nella
carrozza
da
posta
verso
mezzogiorno
.
L
'
antico
veicolo
dipinto
in
giallo
e
rosso
e
tirato
da
quattro
cavalli
,
ci
poteva
illudere
un
istante
di
non
vivere
in
un
'
età
insopportabilmente
civile
e
meccanica
.
Noi
avevamo
agio
a
gustare
la
bellezza
dei
luoghi
e
ad
aspirare
una
purissima
aria
montanina
,
comecchè
il
giorno
fosse
ricco
d
'
azzurro
e
di
sole
.
Nella
scossa
che
il
veicolo
ci
comunicò
mettendosi
in
moto
,
Lidia
mi
si
appoggiò
tutta
,
ridendo
,
ed
io
le
strinsi
le
mani
.
D
'
improvviso
,
mi
ricordavo
una
molestia
patita
il
mattino
stesso
durante
il
viaggio
in
battello
da
Como
a
Colico
.
V
'
era
salito
un
giovane
elegante
,
il
quale
non
aveva
smesso
di
guardar
Lidia
con
occhiate
da
scapolo
esperto
,
date
a
tempo
e
in
modo
che
la
persona
osservata
non
se
ne
avvedesse
.
Per
l
'
insistenza
stupida
dell
'
ammiratore
,
avevo
sofferto
con
ridicola
intensità
,
e
pretestando
l
'
aria
troppo
fresca
,
avevo
finito
per
invitar
Lidia
a
discender
meco
sotto
-
coperta
.
Era
un
principio
di
gelosia
vaga
?
Senza
dubbio
,
quantunque
incoerente
col
mio
intero
passato
;
non
ero
mai
stato
geloso
d
'
alcuna
donna
,
o
perchè
non
ne
valeva
la
pena
,
o
perchè
sapevo
allora
dominarmi
.
Ma
indubitabilmente
d
'
ora
innanzi
,
gli
sguardi
,
i
sorrisi
,
le
parole
dirette
a
Lidia
,
m
'
avrebbero
fatto
male
;
potevo
affermarlo
con
sicurezza
quasi
matematica
.
Ciò
era
necessario
e
illogico
siccome
ogni
paradosso
di
sentimento
.
Lidia
era
bella
,
e
non
d
'
una
bellezza
così
capricciosa
da
risvegliar
l
'
attenzione
di
pochi
intelligenti
;
ma
d
'
una
bellezza
fresca
,
ingenua
,
assai
pura
,
che
avrebbe
stimolato
il
desiderio
perverso
,
quel
desiderio
del
male
,
del
corrompere
,
dell
'
insozzare
un
'
anima
il
quale
è
peggiore
di
gran
lunga
d
'
ogni
desiderio
sensuale
,
e
pur
s
'
annida
in
fondo
al
cuore
di
molti
uomini
.
Si
sarebbe
annidato
fors
'
anco
in
fondo
al
mio
cuore
,
se
io
fossi
stato
estraneo
a
Lidia
;
anzi
,
peggio
,
vi
s
'
era
annidato
già
,
in
altri
tempi
,
ed
io
aveva
commesso
il
delitto
di
pervertire
qualcuna
,
pel
solo
piacere
di
pervertirla
,
d
'
eccitarla
malamente
e
di
mutare
una
superba
in
una
donna
come
tutte
le
altre
.
La
cattiva
esperienza
m
'
insegnava
che
le
anime
chiarissime
,
incitano
e
richiamano
la
malvagità
;
la
fede
provoca
la
negazione
,
quasi
processo
di
fenomeno
elettrico
.
Forse
non
è
lo
stesso
dei
corpi
femminili
,
tanto
più
procaci
quanto
più
velati
allo
sguardo
in
vesti
ondeggianti
,
con
linea
severa
?
Lidia
,
dopo
le
prime
esclamazioni
di
gioja
al
cospetto
della
vallata
che
si
offriva
alla
nostra
manca
,
-
parlava
con
inflessioni
carezzanti
della
voce
colorita
,
e
parlava
d
'
ogni
cosa
,
ora
sorridendo
alla
figura
burbera
del
cocchiere
appollajato
e
mutolo
sul
suo
sedile
,
ora
intenerendosi
alla
vista
dei
monelli
cenciosi
che
ne
seguivano
in
cerca
d
'
un
soldo
.
Come
la
carrozza
,
per
la
salita
,
andava
al
passo
,
i
monelli
si
facevano
audaci
,
gettavano
mazzolini
d
'
edelweiss
sulle
ginocchia
di
Lidia
,
senza
cessare
dalla
loro
nenia
mendicante
.
Lidia
,
che
credeva
liberarsene
coll
'
offrir
loro
qualche
moneta
,
se
li
vedeva
comparir
più
numerosi
.
V
'
era
una
bambina
coi
capelli
arruffati
,
sudicia
,
scalza
,
insistentissima
;
non
appena
un
soldo
veniva
gettato
,
ella
si
slanciava
e
lo
disputava
ai
maschi
,
rotolandosi
con
loro
per
terra
;
la
scena
crudelmente
selvaggia
stupiva
Lidia
,
la
quale
non
riusciva
a
persuadersi
che
la
monella
appartenesse
al
medesimo
sesso
di
lei
.
Al
riprender
del
trotto
,
i
monelli
rimasero
,
addietro
,
sparvero
ad
un
gomito
della
strada
e
in
un
nugolo
di
polvere
.
La
carrozza
procedeva
robustamente
,
e
il
vetturale
,
curvo
,
indifferente
al
paesaggio
di
cui
doveva
conoscere
ormai
ogni
anfrattuosità
,
spingeva
i
cavalli
a
esortazioni
e
a
tocchi
di
frusta
.
Sui
fianchi
delle
montagne
si
vedevamo
sparsi
poledri
e
giovenche
,
intenti
al
pascolo
,
volgendo
appena
la
testa
al
passaggio
del
veicolo
romoroso
.
Alcune
fra
le
giovenche
,
piantate
in
mezzo
alla
strada
con
bruta
apatia
,
costringevano
il
vetturale
a
frustarle
perchè
facessero
largo
,
e
oltrepassata
la
carrozza
,
riprendevano
,
la
loro
immobilità
,
coll
'
occhio
atono
e
fisso
,
come
animali
di
bronzo
.
Dopo
il
cambio
dei
cavalli
a
Campodolcino
,
-
collocato
graziosamente
in
un
'
estesa
verde
di
praterie
,
-
l
'
aria
si
fece
più
viva
,
il
paesaggio
intorno
più
tetro
per
maestosità
di
montagne
,
la
salita
più
decisa
.
M
'
ero
lasciato
prender
volentieri
dalla
vivacità
di
Lidia
;
era
impossibile
non
esultare
alla
soddisfazione
complessa
che
illuminava
la
donna
e
le
brillava
negli
occhi
.
Discesi
dalla
vettura
,
noi
le
camminavamo
a
fianco
,
studiando
di
precorrerla
quando
il
terreno
ce
lo
permettesse
.
La
strada
,
scavata
a
giri
nel
fianco
della
montagna
,
ci
offriva
d
'
accorciar
di
molto
il
cammino
che
il
veicolo
doveva
seguir
tutto
e
ci
arrampicavamo
sui
rialzi
per
balzar
dall
'
altro
lato
della
strada
.
Lidia
,
coll
'
abito
corto
da
viaggio
,
i
piccoli
piedi
calzati
in
forti
stivaletti
di
cuojo
giallo
,
svelta
,
agile
,
s
'
appoggiava
alla
mia
mano
e
spiccava
il
salto
con
arditezza
.
Ma
si
stancò
presto
e
dovemmo
attender
la
carrozza
,
che
avevamo
vantaggiosamente
distanziata
,
per
risalirvi
.
Il
vetturale
ci
guardava
con
occhio
tenero
,
quasi
paterno
e
non
riprendeva
il
viaggio
se
non
certo
ch
'
io
avessi
ben
collocata
Lidia
.
Una
pigra
ma
sicura
mutazione
mi
faceva
sentire
,
man
mano
procedendo
,
che
le
memorie
dei
luoghi
noti
m
'
entravan
nell
'
animo
spalancato
,
ne
cacciavano
ogni
imagine
faticosa
della
città
,
mi
davano
una
superbia
di
possesso
quasi
io
solo
fossi
passato
di
là
e
solo
conoscessi
le
voci
sonore
e
profonde
dell
'
altitudini
;
poi
,
guardando
Lidia
,
-
ora
avvolta
in
uno
sciallo
da
viaggio
per
ripararsi
dall
'
aria
pungente
,
-
provavo
un
fremito
leggiero
,
nulla
giudicando
più
dolce
di
simile
amore
in
simili
plaghe
.
A
un
tratto
,
Lidia
volse
il
capo
verso
di
me
,
i
nostri
sguardi
s
'
incontrarono
,
e
la
donna
intuì
il
mio
pensiero
dilettosamente
soggettivo
.
-
Sei
venuto
spesso
qui
?
-
ella
chiese
.
-
Cinque
anni
di
séguito
,
in
questa
medesima
stagione
.
-
Solo
?
-
ribattè
ella
,
con
qualche
esitanza
.
-
Sempre
solo
....
Puoi
supporre
?
...
Ma
no
.
Lidia
non
mi
supponeva
capace
di
condurla
dove
altre
memorie
di
donne
vivessero
,
e
mi
pentii
del
sospetto
,
e
per
cancellarlo
le
narrai
in
quali
condizioni
avessi
scelto
quel
ricovero
tranquillo
,
le
dissi
dell
'
epigrafe
sulla
casa
,
e
ormai
mutabile
in
quest
'
altra
:
"
Venite
,
gaudentes
"
se
gaudente
non
avesse
una
significazione
materiale
e
volgare
.
Le
brevi
domande
,
però
,
mi
ricordarono
ch
'
io
doveva
la
storia
del
mio
passato
a
Lidia
.
Non
sapeva
io
tutto
di
lei
?
La
sua
vita
fino
al
mio
incontro
era
stata
così
semplice
,
così
eguale
,
che
ponendo
piede
in
casa
Folengo
,
avevo
capito
come
ogni
giorno
vi
fosse
monotono
e
puro
,
perchè
Lidia
non
aveva
amiche
.
Soffersi
quindi
,
nuovamente
,
una
curiosa
molestia
dacchè
il
mio
passato
era
ben
diverso
,
inutilmente
ricco
d
'
intenzioni
variate
e
inesorabilmente
vuoto
di
bene
e
di
male
grande
;
ero
stato
un
uomo
allegro
e
triste
,
malvagio
o
beffardo
,
a
seconda
dei
casi
,
e
per
questo
,
nel
mentre
nulla
avevo
fatto
che
mi
distinguesse
da
qualunque
altro
scapolo
,
-
nulla
,
nel
medesimo
tempo
,
era
più
increscioso
a
narrarsi
di
quegli
anni
desolati
,
infingardi
;
chiusi
nella
ricerca
di
commozioni
,
comunque
fossero
,
anche
bassamente
colpose
.
Stabilii
,
dietro
la
rapida
sintesi
,
di
non
parlare
e
d
'
attendere
che
Lidia
desiderasse
o
in
qualsivoglia
modo
mi
ricercasse
quella
storia
,
un
po
'
fosca
,
un
po
'
grigia
.
Pel
momento
,
la
donna
era
assorta
nella
contemplazione
della
cascata
di
Madesimo
,
presso
Pianazzo
,
balzante
rivo
d
'
acqua
bianchissima
,
spumosa
,
lunga
e
molle
,
che
rallegrava
d
'
un
tratto
la
montagna
nera
e
nel
silenzio
della
strada
deserta
mormorava
con
liquida
cadenza
.
Madesimo
,
l
'
elegante
ritrovo
,
era
alla
nostra
destra
e
larghi
affissi
sopra
una
casa
cantoniera
ne
indicavan
la
via
;
ma
pel
bisogno
di
calma
ch
'
io
sentiva
,
per
il
tepido
fiorir
dell
'
amore
di
Lidia
,
il
luogo
riusciva
troppo
chiassoso
e
vivace
.
Più
oltre
,
e
a
più
fresca
altezza
,
attirò
gli
sguardi
della
donna
il
villaggio
d
'
Isola
,
giù
nella
vallata
,
disperso
a
gruppi
di
capanne
brune
,
dal
tetto
acuto
,
e
arrampicate
pel
versante
dell
'
opposta
montagna
in
notevole
estensione
e
in
una
mutezza
desolante
di
luce
,
anche
malinconica
per
la
nudità
del
monte
sul
quale
eran
disseminate
.
Assai
piccole
e
quasi
immobili
,
si
scorgevan
qua
e
là
delle
gregge
di
mucche
.
E
tutto
appariva
traverso
il
fogliame
degli
alberi
che
avevamo
a
fianco
della
diligenza
e
che
sembrava
un
immenso
ornato
,
frapposto
al
villaggio
da
un
artista
bizzarro
.
Una
particolarità
del
cammino
erano
ora
le
gallerie
,
attraversanti
il
ventre
della
montagna
,
e
sotto
le
quali
passavamo
.
Istintivamente
,
Lidia
si
curvò
,
come
temesse
d
'
urtar
la
testa
nelle
travi
che
sostenevan
l
'
opera
ardita
,
dalle
vôlte
umide
,
stillanti
,
le
cui
aperture
,
intervallate
a
guisa
di
finestre
verso
il
fianco
sinistro
del
monte
,
illuminavano
con
regolar
quadrato
di
luce
.
V
'
eravamo
giunti
per
una
via
serpentina
,
talchè
,
volgendoci
,
potevamo
ritrovar
coll
'
occhio
il
percorso
fatto
.
Lidia
,
nella
quale
l
'
incontro
delle
gallerie
aveva
ridestata
la
maraviglia
graziosamente
loquace
delle
prime
tappe
,
si
lamentava
del
freddo
,
soffiato
coll
'
aria
violenta
,
che
trovandoci
in
abiti
estivi
aveva
buon
giuoco
anche
sulle
coperte
da
viaggio
cui
eravamo
ricorsi
.
La
molestia
durò
poco
,
perchè
oltrepassata
la
vetta
dello
Spluga
e
l
'
ultima
cantoniera
italiana
,
cominciò
la
discesa
,
prima
quasi
insensibile
,
poi
rapida
così
che
i
cavalli
di
timone
dovevan
resistere
all
'
impeto
del
veicolo
piuttosto
che
favorirlo
,
e
quelli
di
volata
si
piegavano
abilmente
sul
fianco
per
mantener
l
'
equilibrio
.
Era
una
bella
e
potente
sensazione
,
questa
della
discesa
.
Il
paesaggio
svizzero
si
presentava
foltissimo
di
pini
,
cosicchè
pareva
vi
ci
tuffassimo
,
e
il
profumo
di
resina
,
l
'
aria
nitida
venissero
ad
incontrarci
,
penetrandoci
beneficamente
nei
polmoni
.
Lidia
non
mostrava
d
'
essere
stanca
più
di
quanto
fosse
al
principio
del
viaggio
e
come
il
sole
andava
riprendendo
calore
,
ella
si
toglieva
le
coperte
,
sorridendo
alla
corsa
piacevole
,
colle
mani
appoggiate
allo
sportello
e
il
busto
eretto
;
l
'
onda
d
'
ossigeno
le
prestava
nuove
forze
;
la
fatica
,
lo
sbalordimento
del
viaggio
,
i
mutamenti
improvvisi
di
temperatura
,
di
cui
avevo
temuto
per
la
fragile
donna
,
svanivano
innanzi
al
bisogno
nervoso
di
giungere
,
dal
quale
ella
appariva
animata
.
La
discesa
continuava
veloce
;
vedevamo
,
come
già
prima
la
via
percorsa
,
in
basso
tutta
la
via
da
percorrere
,
a
nastro
,
bianca
e
soleggiata
,
ombrosa
di
tanto
in
tanto
,
-
e
lontana
,
diritta
,
eguale
,
la
strada
che
da
Splügen
conduce
a
Nufenen
e
a
Hinterrhein
.
Lidia
m
'
interrogava
sulla
situazione
della
casa
Pfaff
,
dimostrandosi
felice
del
mio
disegno
effettuato
,
sentendo
inconscia
ella
pure
la
voluttà
d
'
una
solitudine
amorosa
,
senz
'
occhi
indiscreti
.
I
cavalli
trottavano
ora
in
piano
,
in
direzione
opposta
a
Nufenen
.
Erano
le
sei
del
pomeriggio
e
il
sole
si
ritraeva
man
mano
,
lumeggiando
le
case
più
alte
,
il
cimitero
e
la
chiesetta
di
Splügen
,
senza
malinconia
,
quasi
con
un
senso
largo
di
quiete
abituale
.
Al
passo
,
traversammo
il
ponte
di
Splügen
e
dal
ponte
ci
arrestammo
sulla
piazzetta
del
villaggio
,
innanzi
al
Bodenhaus
Hôtel
,
dove
un
gruppo
di
contadini
raccolto
pel
riposo
della
sera
,
ci
salutò
con
amichevol
deferenza
.
In
un
angolo
della
piazzetta
,
ci
aspettava
la
carrozzetta
del
signor
Pfaff
,
linda
e
ripulita
,
colla
giumenta
saura
;
e
mentre
ajutavo
Lidia
a
scendere
,
il
signor
Pfaff
,
uscito
dal
Bodenhaus
Hôtel
,
mi
si
fece
incontro
tenendo
il
cappello
tra
le
mani
.
Piccolo
,
tozzo
,
formidabilmente
quadrato
di
spalle
,
col
viso
senza
neppure
i
peli
delle
sopracciglia
,
con
due
furbi
occhi
cilestri
,
-
il
signor
Pfaff
non
era
in
nulla
mutato
dall
'
ultima
volta
ch
'
io
l
'
aveva
visto
,
e
dimostrava
una
diecina
d
'
anni
meno
de
'
suoi
sessanta
.
Egli
mi
strinse
la
mano
,
felicitandosi
del
mio
ritorno
,
in
una
specie
di
dialetto
lombardo
,
da
lui
imparato
per
frequenti
corse
nell
'
Alta
Italia
ad
acquisti
di
vini
e
di
bestiame
;
poi
guardò
Lidia
,
ch
'
era
presso
di
me
,
esile
e
dùttile
figurina
d
'
adolescente
.
-
La
mia
signora
!
-
dissi
.
Egli
s
'
inchinò
sùbito
,
ma
compresi
che
Lidia
non
gli
piaceva
.
Non
era
un
tipo
svizzero
;
le
mancavano
le
allegre
tinte
alle
guance
,
il
seno
turgido
,
i
fianchi
rotondi
,
e
una
sola
mano
del
signor
Pfaff
sarebbe
bastata
a
piegar
Lidia
come
un
virgulto
.
L
'
istinto
,
che
in
quei
paesi
fa
valutar
la
donna
secondo
la
capacità
a
lavorare
e
a
produrre
attestata
dal
suo
corpo
,
dava
una
delusione
al
signor
Pfaff
.
Lidia
era
un
essere
inutile
,
a
suo
credere
.
Quando
fummo
nella
carrozzella
,
guidata
dal
signor
Pfaff
e
seguìta
a
distanza
da
un
carro
coi
nostri
bauli
,
io
approfittai
della
solitudine
che
si
ritrovava
appena
fuori
di
Splügen
,
per
baciar
lungamente
la
bocca
di
Lidia
.
Era
una
bocca
sì
viva
di
colore
e
così
perfetta
di
linea
,
ch
'
io
mi
compiaceva
a
serrarla
e
a
riunirla
fra
le
dita
per
meglio
sentirla
sotto
le
mie
labbra
.
In
quel
momento
,
il
signor
Pfaff
si
volse
dal
suo
sedile
verso
di
noi
,
ma
rigirò
sùbito
la
testa
,
allo
spettacolo
,
e
la
tenne
poi
ostinatamente
fissa
in
avanti
,
per
non
disturbarci
.
-
Ho
fatta
posticipare
la
cena
!
-
egli
disse
,
senza
guardarci
.
-
Va
bene
.
Avete
molti
viaggiatori
all
'
albergo
?
-
domandai
.
-
Due
francesi
.
-
Maschio
e
femmina
?
-
Maschi
tutt
'
e
due
.
-
Volevo
chiedere
se
fossero
giovani
,
ma
mi
rattenni
,
vergognandomi
dell
'
impulso
.
Pensai
che
fossero
due
solitarî
com
'
ero
io
qualche
anno
prima
,
e
li
compiansi
;
tutto
quanto
viveva
all
'
infuori
del
mio
amore
,
estraneo
a
Lidia
,
mi
giungeva
perdutamente
sconsolato
,
ed
ero
già
disposto
a
considerare
i
due
francesi
come
anime
in
pena
.
La
strada
,
a
sinistra
di
Splügen
,
discendeva
per
breve
tratto
,
poi
saliva
e
si
stendeva
piana
,
a
gomiti
,
costeggiata
quando
dal
Reno
,
quando
dalle
pinete
,
su
ambo
i
lati
.
Il
Reno
,
che
interessava
Lidia
,
quasi
un
personaggio
storico
di
cui
si
son
lette
e
udite
mirabili
gesta
sanguinose
,
era
nel
tramonto
quieto
,
assai
sonoro
;
una
lieve
brezza
moveva
le
cime
dei
pini
circostanti
lambendoci
il
viso
;
il
cielo
,
privo
di
sole
,
pareva
una
gran
vôlta
sulle
nostre
teste
,
e
mai
quanto
allora
ne
compresi
la
maestosità
.
-
C
'
è
ancora
molto
?
-
chiese
Lidia
.
-
Tre
chilometri
,
-
rispose
il
signor
Pfaff
,
rigido
al
suo
posto
.
-
Sei
stanca
?
-
domandai
io
alla
donna
.
Ella
negò
col
capo
e
mi
volse
la
bocca
in
modo
ch
'
io
fui
costretto
a
ribaciarla
.
Traversando
il
primo
dei
ponti
che
s
'
incontrano
su
quella
strada
,
vedemmo
il
Reno
orribilmente
serrato
fra
due
montagne
a
picco
,
furioso
di
spuma
.
Il
vecchio
fiume
balzava
,
tutto
bianco
,
irrompeva
,
accelerando
la
corsa
verso
i
luoghi
dove
gli
sarebbe
stato
possibile
allargarsi
immortale
e
magnifico
....
Anche
oggi
,
mentre
scrivo
,
il
Reno
ulula
così
sotto
quei
monti
;
ma
chi
lo
guarda
cogli
occhi
amorosi
coi
quali
noi
lo
guardammo
?
Il
crepuscolo
ci
avvolgeva
in
un
manto
cenerognolo
,
passandoci
nell
'
animo
il
presentimento
d
'
un
gran
riposo
,
nella
casetta
bianca
e
ilare
che
ci
aspettava
a
poca
distanza
;
pareva
aleggiassero
le
sforate
d
'
una
ballata
di
Göthe
fra
i
rami
dei
pini
,
inclinati
in
uno
stormir
discreto
.
Non
v
'
era
altro
che
pace
,
all
'
intorno
,
e
ombra
,
e
mitissimo
grado
di
calore
.
S
'
incontravan
qualche
contadino
,
qualche
addetto
alla
manutenzione
della
strada
;
levavano
il
cappello
,
augurando
buona
sera
.
Non
era
il
saluto
al
nostro
amore
?
Buona
sera
,
veramente
,
quella
in
cui
arrivammo
all
'
albergo
del
signor
Pfaff
!
Buona
sera
,
che
cancellava
dallo
spirito
anni
dolorosi
d
'
errori
e
mi
offriva
la
fede
in
qualche
cosa
,
nell
'
avvenire
,
in
me
stesso
!
Quando
la
casetta
s
'
abbozzò
nell
'
ombra
,
la
giumenta
saura
aumentò
l
'
andatura
,
nitrendo
;
dalle
finestre
si
scorgevano
i
lumi
accesi
della
sala
di
conversazione
e
della
sala
da
pranzo
,
unici
fari
in
mezzo
ai
pini
,
ormai
simili
a
spettri
.
Prima
che
la
carrozzella
si
fermasse
,
baciai
di
nuovo
Lidia
.
Sulla
soglia
,
la
signorina
Silesia
Pfaff
,
coi
capelli
neri
accuratamente
ravviati
e
la
tipica
faccia
rubiconda
,
comparve
insieme
a
Leo
,
il
grosso
cane
di
Terranova
al
quale
ero
insoffribilmente
antipatico
.
La
signorina
mi
porse
la
mano
,
Leo
m
'
abbajò
contro
,
secondo
il
solito
.
Ancora
,
Lidia
fu
una
delusione
per
Silesia
,
per
quanto
questa
s
'
affrettasse
a
salutare
ossequentemente
;
ma
certo
pensò
che
se
avessi
sposata
lei
,
avrei
fatto
miglior
negozio
.
Ci
avevano
approntate
al
primo
piano
due
camere
da
letto
comunicanti
,
un
salottino
e
una
specie
di
studio
colla
scrivania
,
dove
avrei
potuto
sognar
di
lavorare
;
luce
e
fiori
dappertutto
,
la
quale
particolarità
mi
parve
assai
gentile
e
mi
obbligò
a
ringraziar
vivamente
Silesia
Pfaff
che
ci
accompagnava
.
Quando
fummo
nel
tinello
per
la
cena
,
potei
notare
che
le
razze
hanno
istinti
non
mai
fallaci
e
sconfessabili
;
perchè
,
se
Lidia
aveva
delusa
l
'
aspettazione
degli
svizzeri
tedeschi
,
provocò
l
'
ammirazione
dei
due
francesi
che
ci
avevano
preceduti
;
un
'
ammirazione
rispettosa
,
ma
chiara
per
qualche
sguardo
e
per
quell
'
impaccio
quasi
piacevole
che
una
bella
donna
ispira
sempre
ai
giovani
.
I
due
viaggiatori
,
sulla
trentina
,
eleganti
per
abitudine
,
compìti
per
esperienza
di
società
,
eccellenti
parlatori
,
si
contentarono
di
discutere
fra
loro
alcune
questioni
superficiali
di
letteratura
;
ma
in
modo
che
se
la
buona
volontà
non
mi
fosse
mancata
,
avrei
potuto
io
pure
esprimere
delle
opinioni
,
concordi
o
contrarie
,
il
che
era
affatto
indifferente
a
me
e
ai
due
francesi
.
Io
aveva
ben
più
dolce
esca
alla
mia
attenzione
.
Lidia
,
dai
cupi
occhi
azzurri
e
dalle
labbra
vermiglie
,
appariva
serenissima
,
e
la
grande
notte
silvestre
che
calava
,
prometteva
un
'
immensa
voluttà
di
silenzio
.
IV
.
Per
tutto
quel
mese
di
luglio
milleottocento
ottantasette
,
uno
spettacolo
di
saltimbanchi
e
una
passeggiata
notturna
furon
le
sole
digressioni
nella
gran
calma
felice
della
nostra
vita
.
All
'
albergo
eran
sopravvenuti
altri
forastieri
,
i
soliti
dogliosi
in
cerca
d
'
oblio
;
ma
noi
li
vedevamo
di
rado
,
non
intervenendo
alla
mensa
comune
.
Intuivo
parecchi
intorno
a
noi
che
sorridevano
del
nostro
appartarci
;
quei
due
francesi
incontrati
pei
primi
,
dovevan
filosofare
mirabilmente
sull
'
idillio
che
presentavamo
loro
,
e
una
vecchia
dama
bisbetica
sogguardava
Lidia
con
qualche
acredine
,
incolpandola
d
'
essere
nata
cinquantacinque
anni
dopo
di
lei
.
Ciò
non
era
molto
doloroso
e
noi
gustavamo
con
tanta
intensità
il
nostro
egoismo
a
due
,
che
per
tutti
gli
altri
ci
sentivamo
feroci
.
V
'
erano
e
vi
sono
,
in
quell
'
angolo
delizioso
dei
Graubünden
,
lunghissimi
tratti
di
strada
quasi
per
null
'
affatto
frequentati
e
secretissimi
e
riparati
fra
la
verzura
e
simiglianti
a
certi
selvatici
e
vergini
paesaggi
,
dal
pennello
più
presto
imaginati
che
riprodotti
fedelmente
;
ora
chiusi
come
interminabili
chioschi
,
ora
aperti
come
giardino
signorile
,
dove
la
vigile
attenzione
dei
paesani
ha
collocati
opportunamente
i
sedili
pei
rari
passanti
.
Noi
sceglievamo
sempre
quelle
vie
,
procedendo
fin
che
il
Reno
sopraggiungeva
ad
accompagnarci
,
scapigliato
di
schiuma
,
e
spesso
,
non
contenti
dell
'
impreveduto
e
del
mistero
,
lasciavamo
la
via
segnata
,
inoltrandoci
pei
boschi
,
salendo
pei
greppi
che
i
lichéni
avevan
ricoperti
di
morbidissimi
tappeti
naturali
,
qualche
volta
anche
arrischiandoci
su
rocce
a
picco
,
dalle
quali
si
poteva
veder
sotto
il
ruinar
vertiginoso
del
fiume
.
Lidia
,
cogli
abiti
a
chiare
tinte
,
formava
in
quella
varietà
di
cose
belle
per
dolcezza
o
per
orrore
,
un
inarrivabile
complemento
,
che
io
ammirava
col
rammarico
di
non
sapere
in
modo
alcuno
descrivere
.
Quando
,
-
pel
timore
che
le
crittogame
delle
rocce
non
nascondessero
qualche
falla
del
terreno
,
-
Lidia
s
'
attaccava
alla
mia
mano
e
camminava
così
a
capo
chino
,
studiando
il
passo
,
sorridendo
un
po
'
nervosa
,
aiutandosi
col
bastone
ferrato
e
chiedendomi
cogli
occhi
una
parola
incoraggiante
,
io
non
trovava
altra
parola
che
il
bacio
,
dato
sulle
labbra
fresche
,
volonterose
.
Qualche
incontro
inaspettato
animava
le
nostre
escursioni
;
dei
camosci
,
a
gruppi
di
tre
o
quattro
,
s
'
allontanavan
lentamente
,
rivolgendo
la
testa
a
guardarci
coi
neri
occhi
oblunghi
;
degli
scoiattoli
bruni
fuggivan
d
'
albero
in
albero
,
la
coda
ritta
,
le
piccole
orecchie
calate
per
la
paura
;
ed
eran
graziose
macchie
sullo
sfondo
verdastro
dei
tronchi
antichi
.
Talora
,
alti
cumuli
edificati
pazientemente
con
fuscelli
di
pino
,
c
'
indicavano
il
soggiorno
delle
formiche
rosse
,
e
innanzi
a
quei
meravigliosi
risultati
dell
'
intelligenza
animale
,
Lidia
ed
io
ci
soffermavamo
a
lungo
.
Quelle
formiche
,
d
'
un
'
audacia
e
d
'
un
coraggio
diabolici
,
si
rizzavan
sull
'
addome
appena
tocche
,
s
'
avventavano
con
furore
contro
la
punta
del
mio
bastone
,
eran
tremendi
guerrieri
capaci
dei
più
inauditi
eroismi
;
se
io
gettava
loro
qualche
insetto
,
era
un
accorrere
da
ogni
dove
,
un
fermarlo
,
un
assalirlo
per
quanto
esso
potesse
sembrare
smisurato
al
confronto
degli
assalitori
;
se
scoperchiavo
il
formicaio
,
le
abnegative
abitatrici
del
luogo
correvan
tosto
a
nascondere
e
a
riseppellire
le
uova
così
esposte
,
e
si
rizzavano
a
guardar
donde
venisse
l
'
attacco
,
e
senza
frapporre
indugio
rimediavano
alla
catastrofe
,
ricostruivano
immediatamente
le
abitazioni
distrutte
.
Spettacoli
non
poco
umilianti
pel
mio
orgoglio
d
'
homo
sapiens
.
Fu
giusto
al
ritorno
da
una
di
quelle
passeggiate
istruttive
,
che
,
seguendo
un
sentiero
in
mezzo
ai
campi
,
protetto
su
un
lato
da
un
filar
d
'
ontani
,
Lidia
s
'
arrestò
ad
osservar
le
incisure
che
mani
ignote
avevan
fatte
nel
tronco
degli
alni
;
eran
lettere
intrecciate
,
numeri
e
motti
stentatamente
segnati
nella
corteccia
,
ricordi
sentimentali
.
La
donna
mi
domandò
il
coltellino
per
aggiungere
i
nostri
nomi
all
'
elenco
sospiroso
;
girò
intorno
al
tronco
per
trovarne
una
faccia
priva
di
segni
,
e
vedendo
una
S
circondata
da
mirabili
ghirigori
,
mi
chiese
:
-
Quando
hai
inciso
questo
,
Sergio
?
-
Mai
,
cara
,
-
risposi
.
-
Lo
vedo
ora
per
la
prima
volta
.
-
Più
sotto
alla
S
,
v
'
era
un
'
A
,
e
più
sotto
ancora
,
la
S
e
l
'
A
s
'
univano
in
un
monogramma
,
come
due
amanti
che
dopo
battuta
diversa
via
,
si
ritrovano
e
si
congiungono
per
sempre
.
Lidia
mi
restituì
il
coltellino
,
prese
il
mio
braccio
e
s
'
incamminò
meco
senza
far
parola
.
-
Via
,
bambina
;
-
dissi
.
-
Che
cosa
c
'
è
?
Tutte
le
S
indicheranno
Sergio
e
tutti
i
Sergi
non
potranno
essere
altri
che
io
?
Ti
ho
già
detto
come
io
sia
sempre
venuto
solo
in
questi
luoghi
.
-
Sei
diventato
pallido
,
-
osservò
Lidia
.
-
Pallido
no
,
-
risposi
;
-
triste
sì
,
pel
tuo
sospetto
ingiusto
.
-
E
sciogliendomi
dal
braccio
della
donna
,
mi
fermai
.
Provavo
un
tormento
,
improvviso
,
crudele
.
Come
mai
Lidia
mi
credeva
abbastanza
vano
e
vile
da
condurla
dove
avevo
condotte
le
mie
amanti
,
da
permetterle
di
scrivere
il
nostro
nome
sotto
il
nome
d
'
un
'
altra
donna
ch
'
era
stata
mia
?
-
Perchè
mi
giudichi
così
male
?
-
domandai
,
guardando
la
donna
fissamente
.
-
Chi
ti
ha
parlato
di
me
?
-
Nessuno
mi
ha
parlato
di
te
,
Sergio
,
-
ella
rispose
,
ritta
,
immobile
come
un
'
accusata
.
-
Ho
creduto
io
;
ma
non
ti
ho
detto
niente
,
non
ti
avrei
detto
niente
mai
.
-
La
sera
calava
con
quella
solita
maestà
non
priva
di
tristezza
che
i
grandi
paesaggi
posseggono
.
Di
fronte
a
noi
,
sull
'
altra
strada
che
conduceva
ad
Andeer
,
risonavano
le
campanelle
delle
mandre
reduci
dal
pascolo
;
le
foreste
di
pini
,
stese
lungo
i
fianchi
dei
monti
,
ispessivano
il
loro
verde
fino
a
diventar
nere
e
lucide
.
-
Mi
credi
,
dunque
?
-
domandai
,
avvicinandomi
a
Lidia
.
-
E
tu
,
mi
perdoni
?
-
ella
rispose
.
Procedemmo
in
silenzio
;
il
brevissimo
episodio
m
'
aveva
ancor
rammentato
ch
'
io
nulla
aveva
detto
a
Lidia
de
'
miei
anni
precedenti
,
e
simile
lacuna
poteva
ben
giustificar
nella
donna
qualunque
sospetto
.
Infine
,
ella
m
'
aveva
sposato
perchè
mi
amava
,
i
suoi
m
'
avean
data
Lidia
perchè
io
conveniva
loro
;
ma
sapevano
essi
chi
io
era
,
non
riguardo
al
mondo
,
non
riguardo
alla
vita
vissuta
,
ma
in
faccia
alla
coscienza
e
alla
vita
dei
sentimenti
?
Nulla
sapevano
essi
;
potevo
esser
un
cinico
,
un
corrotto
,
un
libertino
,
un
ipocrita
che
avesse
trascinata
l
'
esistenza
senz
'
infamia
e
senza
lode
,
sol
perchè
gli
eran
mancate
le
occasioni
di
far
diversamente
.
Rimaneva
perciò
un
malessere
tra
me
e
Lidia
,
prodotto
da
quel
velo
steso
sul
mio
passato
,
e
bisognava
rimediarvi
,
presto
,
sùbito
,
perchè
non
si
prolungassero
oltre
i
motivi
a
sospetti
e
a
dubbi
.
Quella
sera
medesima
,
dopo
cena
,
quando
Lidia
fu
nella
sua
camera
,
io
ve
la
raggiunsi
.
La
serata
aveva
chiuso
con
un
acquazzone
formidabile
,
dando
un
tracollo
alla
temperatura
,
divenuta
quasi
fredda
;
nel
nostro
appartamento
le
stufe
russavano
.
Trovai
Lidia
ben
disposta
ad
ascoltarmi
,
seduta
in
una
poltrona
con
dei
giornali
sulle
ginocchia
.
C
'
illuminava
chiaramente
una
lucerna
posta
a
fianco
di
Lidia
,
sopra
una
piccola
tavola
.
Mi
sedetti
presso
la
donna
,
le
presi
le
mani
,
e
le
dissi
:
-
Vuoi
ascoltarmi
,
amica
mia
?
Debbo
parlarti
a
lungo
.
-
Dal
movimento
di
viva
attenzione
che
seguì
in
Lidia
a
queste
parole
,
compresi
ch
'
ero
arrivato
a
tempo
e
che
s
'
ella
non
aveva
osato
mai
chiedere
,
non
aveva
per
ciò
men
desiderato
quell
'
istante
di
confidenza
.
Quanto
a
me
,
studiai
di
dare
alla
mia
voce
l
'
inflessione
più
affabile
di
cui
era
capace
,
e
per
la
durata
dell
'
esordio
,
non
abbandonai
le
mani
della
donna
,
fattasi
grave
subitamente
.
-
Debbo
dirti
chi
sono
io
,
-
cominciai
sorridendo
,
-
e
come
ho
vissuto
fino
al
giorno
del
nostro
incontro
.
Io
ne
ho
il
dovere
,
ma
ti
parlo
piuttosto
per
desiderio
d
'
una
piena
confidenza
,
che
per
stimolo
di
soddisfazione
ad
un
obbligo
.
Sai
che
io
ho
perduto
mia
madre
a
vent
'
anni
e
che
d
'
allora
,
fino
all
'
altra
dolorosa
scomparsa
di
mio
padre
,
io
sono
stato
sempre
con
questi
,
accompagnandolo
in
tutt
'
i
suoi
viaggi
per
l
'
Italia
e
fuori
;
ma
non
sai
quale
notevolissima
influenza
sulla
mia
indole
abbia
esercitato
questo
genere
di
vita
.
Mio
padre
,
vecchio
colonnello
di
cavalleria
,
era
di
quegli
uomini
maravigliosi
che
han
conosciuto
l
'
entusiasmo
e
che
,
dopo
essere
stati
eroi
in
tempo
di
guerra
,
non
s
'
eran
dimenticati
d
'
essere
onesti
in
tempo
di
pace
.
Per
me
aveva
una
benevolenza
sollecita
,
e
io
credo
d
'
aver
destata
in
lui
compassione
non
meno
che
affetto
;
ero
esile
,
gracile
,
e
presso
l
'
uomo
che
aveva
scritta
la
propria
storia
a
colpi
di
sciabola
,
parevo
un
virgulto
,
non
abbastanza
bello
per
essere
interessante
e
non
abbastanza
interessante
per
essere
perdonato
della
sua
gracilità
.
Quindi
,
mio
padre
credette
ottima
idea
d
'
evitarmi
le
noie
e
le
ansie
degli
studî
,
supplendovi
coi
viaggi
,
ed
io
confortai
questi
col
tuffarmi
a
corpo
perduto
nella
lettura
di
qualunque
libro
,
di
qualunque
giornale
,
di
qualunque
opera
pesante
od
allegra
mi
fosse
dato
trovare
.
Ciò
non
era
grave
,
alla
fine
;
conobbi
molte
cose
superficialmente
e
nessuna
con
profondità
,
ma
non
dovendo
votarmi
ad
alcuna
professione
,
la
cultura
saltuaria
mi
rese
eguali
servigi
,
nelle
conversazioni
,
dove
tutta
la
scienza
si
limita
ad
un
accenno
....
Gravissime
,
invece
,
furono
le
conseguenze
morali
di
quella
vita
febbrile
e
diffusa
.
Io
non
ebbi
abitudini
,
perdetti
la
nozione
della
famiglia
,
non
amai
nulla
di
quanto
si
conveniva
alla
mia
età
;
come
i
viaggi
m
'
insegnavano
che
non
v
'
era
luogo
così
bello
da
escluderne
altri
migliori
,
la
vita
mi
si
presentava
quasi
un
viaggio
lungo
,
ed
ogni
avvenimento
quasi
un
incidente
di
via
,
che
al
primo
gomito
della
strada
si
sarebbe
dimenticato
.
Perciò
,
io
dispersi
le
forze
intellettuali
e
non
potei
indirizzarle
ad
un
determinato
scopo
;
dispersi
le
forze
affettive
,
non
raccogliendole
sopra
alcuno
oggetto
.
Feci
una
pausa
.
Lidia
osservò
con
voce
tranquilla
:
-
Io
non
vedo
gran
male
in
tutto
questo
.
Avrai
avuta
una
giovinezza
molto
fredda
e
senza
peripezie
.
-
No
,
-
risposi
.
-
Allora
pareva
anche
a
me
che
non
vi
fosse
gran
male
,
perchè
ero
assai
giovane
,
e
quello
stesso
metodo
di
vita
m
'
era
d
'
ostacolo
ad
interrogarmi
,
a
studiare
se
in
fondo
all
'
animo
io
non
sentissi
qualche
irrimediabile
amarezza
.
Ma
quando
mio
padre
morì
,
m
'
accorsi
tosto
d
'
essere
straordinariamente
solo
nel
mondo
,
inutile
al
punto
che
la
mia
vita
e
la
mia
morte
dovevan
riuscire
indifferenti
fenomeni
agli
altri
,
non
pure
,
ma
a
me
stesso
.
Non
avevo
alcuno
scopo
,
non
avevo
amici
,
non
rappresentavo
nulla
,
non
ero
una
forza
,
considerevole
o
mediocre
,
nella
,
meccanica
della
società
;
se
fossi
sparito
,
nessuno
si
sarebbe
doluto
della
mia
scomparsa
.
A
tale
idea
io
soffersi
molto
,
e
fui
così
malcontento
,
così
irritato
,
che
invece
di
tentar
qualche
cosa
,
venni
in
questo
paese
a
rodermi
internamente
de
'
miei
anni
sciupati
.
Capisci
questo
,
amica
mia
?
Lo
spettacolo
dell
'
attività
altrui
,
invece
di
spingermi
all
'
emulazione
,
mi
stremò
di
forze
e
mi
tolse
ogni
speranza
di
poter
fare
.
-
Come
mai
?
-
domandò
Lidia
,
rizzando
la
testa
a
guardarmi
.
Nel
mentre
andavo
parlando
,
m
'
accorgevo
che
,
diversamente
da
tutte
le
aspettative
,
la
confessione
mi
riusciva
facile
,
e
che
enunciando
e
sintetizzando
il
mio
passato
,
illuminavo
me
stesso
su
cose
prima
oscure
.
Avevo
anche
avvertita
una
certa
impazienza
in
Lidia
,
e
me
ne
davo
ragione
sapendo
che
la
donna
non
poteva
contentarsi
di
quelle
linee
generali
,
ma
voleva
la
confessione
di
argomenti
assai
più
vicini
a
lei
e
più
pericolosi
.
-
Come
?
-
ripetei
.
-
Non
so
.
Saranno
effetti
nervosi
,
ma
certo
senz
'
alcun
rimedio
;
avrei
avuto
bisogno
di
trovare
gli
altri
molto
addietro
;
li
vidi
al
contrario
molto
innanzi
,
e
lo
spazio
che
mi
separava
da
essi
,
mi
diede
un
vero
spavento
,
quasi
una
vertigine
.
-
Così
,
tu
non
hai
fatto
bene
e
non
hai
fatto
male
?
-
chiese
Lidia
.
La
voce
della
donna
s
'
oscurò
di
tristezza
,
e
mi
penetrò
in
fondo
al
cuore
.
-
No
,
-
confessai
,
-
no
,
io
non
ho
fatto
alcun
bene
....
-
Non
hai
amato
?
-
incalzò
Lidia
,
rizzandosi
sul
busto
e
stringendomi
le
mani
.
-
Non
ho
fatto
alcun
bene
,
-
dissi
nuovamente
.
-
Ero
preso
da
quella
specie
di
malattia
della
volontà
,
e
divenni
maligno
,
contro
di
me
e
contro
gli
altri
;
fui
dei
più
pronti
a
schernire
,
dei
più
volonterosi
a
negare
;
fui
un
essere
colmo
d
'
odio
,
perchè
invece
d
'
incolpar
me
della
mia
vuotaggine
,
incolpai
non
so
quale
fatalità
avversa
.
-
E
le
donne
non
riuscirono
a
toglierti
quell
'
asprezza
,
a
consolarti
?
-
Appena
pronunciate
queste
parole
,
Lidia
arrossì
vivamente
;
ma
nel
medesimo
tempo
,
il
mio
viso
ebbe
forse
un
'
espressione
così
dolorosa
,
che
la
donna
porse
la
destra
sulla
mia
bocca
,
aggiungendo
:
-
No
,
no
,
non
dir
nulla
,
se
non
vuoi
,
Sergio
!
-
E
si
chinò
a
baciarmi
.
Nell
'
atto
ch
'
ella
avanzava
e
serrava
le
labbra
contro
le
mie
,
io
chiusi
gli
occhi
ed
ebbi
come
un
'
immensa
visione
di
tutta
l
'
impossibilità
a
parlare
.
Lidia
era
ancora
,
una
fanciulla
;
donna
solo
fisicamente
;
il
suo
animo
era
incontaminato
,
il
suo
pensiero
casto
,
i
suoi
costumi
ingenui
.
In
che
modo
potevo
io
dire
?
...
Perchè
bisognava
farsi
comprendere
,
cioè
sviscerare
i
fatti
,
analizzarli
....
Quando
Lidia
staccò
la
bocca
dalla
mia
,
io
aveva
già
divisato
di
non
parlare
.
Mi
diedi
a
passeggiare
per
la
camera
,
comprendendo
che
non
potevo
tacermi
immediatamente
,
se
non
col
pericolo
d
'
ingenerar
nello
spirito
di
Lidia
chi
sa
quale
stranissimo
sospetto
di
mistero
.
La
donna
mi
seguiva
dello
sguardo
,
e
per
la
prima
volta
s
'
insinuò
fra
noi
il
dolore
di
non
sentir
le
nostre
anime
sopra
una
medesima
via
.
-
A
che
giovano
i
fatti
?
-
io
ripresi
,
avvicinandomi
a
Lidia
e
sedendomi
sullo
sgabello
a
'
suoi
piedi
.
-
In
amore
e
per
l
'
amore
,
sono
stato
un
perverso
.
Non
mi
chiedere
altro
,
amica
mia
;
non
ti
dirò
di
non
avere
amata
alcuna
donna
prima
di
te
;
la
cosa
,
più
che
mirabile
,
sarebbe
ridicola
.
Ma
è
certo
,
è
vero
,
è
sacro
che
dal
primo
giorno
del
nostro
incontro
,
ogni
altro
amore
cessò
e
ho
voluto
mutarmi
.
-
Sono
contenta
,
-
disse
Lidia
con
semplicità
.
-
Sono
contenta
e
ti
credo
:
però
....
-
Tacque
un
istante
,
esitando
;
poi
si
chinò
fino
al
mio
orecchio
e
soggiunse
a
bassa
voce
:
-
Però
....
vorrei
sapere
se
fra
le
donne
ch
'
io
conosco
,
ch
'
io
conoscerò
e
che
ci
verranno
in
casa
,
vi
sia
qualcuna
che
tu
hai
amata
.
-
Non
era
ancora
finita
la
frase
,
che
Lidia
se
ne
pentì
,
poichè
corresse
:
-
No
,
no
,
in
casa
;
non
dubito
;
ma
v
'
è
qualcuna
ch
'
io
conosca
?
-
Nessuna
,
-
risposi
prestamente
,
e
volsi
il
capo
perchè
Lidia
non
mi
leggesse
in
viso
la
menzogna
.
Una
,
ve
n
'
era
;
ben
conosciuta
da
Lidia
,
che
l
'
ammirava
per
la
superbia
e
l
'
eleganza
;
una
,
che
frequentava
la
casa
Folengo
,
e
m
'
aveva
irritato
colle
carezze
finte
prodigate
alla
fanciulla
.
Ma
perchè
dir
questo
a
Lidia
?
Non
era
inutile
e
pericoloso
?
-
Vedi
,
-
continuai
dominandomi
.
-
Vedi
ch
'
io
non
ho
nulla
di
buono
nel
mio
passato
e
ch
'
io
ti
debbo
una
totale
rigenerazione
?
Sono
un
vagabondo
arrestato
dalla
tua
potenza
.
-
E
tu
mi
ami
quanto
non
hai
amato
alcuna
donna
,
è
vero
?
-
domandò
Lidia
,
ancor
dubitosa
.
-
Puoi
ben
crederlo
,
-
esclamai
,
-
se
a
te
lego
tutta
la
mia
vita
!
-
Vagamente
e
con
un
'
indefinita
paura
,
io
rilevava
uno
strano
fatto
;
che
la
mia
confessione
era
inutile
,
perchè
non
poteva
esser
chiara
,
e
che
,
lasciando
Lidia
più
calma
di
quanto
io
non
m
'
aspettassi
,
aveva
invece
turbato
me
oltre
ogni
previsione
.
La
colpa
era
mia
,
non
avendo
io
il
coraggio
necessario
a
spingermi
fin
dov
'
era
possibile
;
la
colpa
era
anche
di
Lidia
,
la
quale
,
sorvolando
ai
miei
mali
dello
spirito
,
aveva
voluto
giungere
sùbito
ai
fatti
,
agli
amori
,
alle
donne
,
alle
persone
che
da
un
istante
all
'
altro
ella
poteva
incontrare
.
In
fondo
,
Lidia
non
aveva
capita
l
'
amarezza
della
mia
esistenza
,
tormentata
da
un
inutile
desiderio
di
fare
e
di
lavorare
:
non
aveva
viste
che
delle
rivali
,
non
aveva
tremato
che
di
gelosia
.
Così
,
mentre
io
credeva
la
mia
confessione
dovesse
prolungarsi
,
era
invece
finita
d
'
un
tratto
,
proprio
sul
limitare
della
piena
confidenza
.
Io
guardai
la
donna
;
delicatissime
apparivano
la
bianchezza
rosea
del
suo
volto
,
l
'
espressione
degli
occhi
lunghi
,
ombrati
da
palpebre
simili
a
minuscoli
ventagli
,
coronati
da
ciglia
simili
a
leggiere
strisce
arcuate
di
pennello
.
Ed
io
poteva
condannarla
,
s
'
ella
non
comprendeva
l
'
infinita
melanconia
,
l
'
infinita
vacuità
dell
'
uomo
che
le
parlava
?
Anche
troppo
presto
se
ne
sarebbe
avveduta
quando
la
nostra
casa
si
fosse
aperta
agli
amici
miei
,
agli
uomini
che
seguivano
una
via
ben
chiara
,
incontro
a
una
meta
ben
decisa
.
Lidia
era
,
del
resto
,
come
tutte
le
donne
,
chiusa
entro
i
limiti
della
vita
pratica
;
non
poteva
supporre
occupazioni
oltre
la
famiglia
,
o
supponendole
non
le
avrebbe
trovate
necessarie
.
Io
solo
,
che
avevo
sognato
di
giungere
alla
fama
,
ero
giudice
della
rovina
che
al
sogno
aveva
tenuto
dietro
invece
della
realtà
.
Non
avevo
mai
saputo
chiuder
la
vita
entro
limiti
così
precisi
che
arginassero
le
incomposte
tendenze
,
dirigendole
robustamente
a
un
fine
;
proclive
a
più
cose
ed
avido
di
conoscere
,
avevo
dispersa
l
'
energia
creativa
,
atrofizzandola
in
un
vuoto
compiacimento
di
sapere
;
privo
di
vanità
nella
sua
forma
più
eletta
ch
'
è
l
'
ambizione
,
m
'
ero
limitato
ad
ammirar
l
'
opera
altrui
,
spesso
semplicemente
induttiva
,
e
m
'
ero
sfiduciato
al
pensiero
di
muovere
i
passi
dove
uomini
eminenti
avevan
talora
dubitato
ed
erano
anche
caduti
numerosi
;
e
se
di
tanto
in
tanto
il
peso
dell
'
inerzia
vergognosa
mi
diveniva
intollerabile
,
-
guardandomi
intorno
e
vedendo
i
già
noti
e
battaglieri
preparar
nuove
opere
e
nuove
battaglie
,
la
mia
nervosità
suggestionabile
soffriva
d
'
un
contraccolpo
mortale
,
la
mia
volontà
si
rannicchiava
al
cospetto
di
volontà
più
illuminate
e
più
esperte
.
Rimaneva
poi
verissimo
quanto
io
avevo
detto
a
Lidia
:
che
al
vuoto
del
quale
arrossivo
avevo
sempre
trovate
altrettante
giustificazioni
,
considerandomi
vittima
di
complicate
e
malaugurose
vicende
;
e
il
tempo
,
la
solitudine
,
l
'
incontentabilità
,
le
difficoltà
materiali
per
farmi
conoscere
,
la
lenta
progressività
dell
'
esito
futuro
,
mi
sbigottirono
e
mi
relegarono
decisamente
fra
l
'
immensa
caterva
di
coloro
che
vivono
come
possono
e
che
una
tomba
inonorata
accoglie
e
dissolve
.
Nei
giorni
susseguenti
a
quel
colloquio
con
Lidia
,
io
ebbi
più
volte
l
'
opportunità
di
spiegare
alla
donna
quanto
fossi
insoddisfatto
dell
'
indirizzo
preposto
alla
mia
giovanezza
.
Lidia
accoglieva
questi
discorsi
con
una
duplice
espressione
:
lieta
,
perchè
notava
come
le
donne
del
mio
passato
fossero
totalmente
scomparse
dalla
memoria
;
triste
,
perchè
avrebbe
voluto
altrettale
oblio
de
'
miei
sogni
e
dei
proponimenti
frustanei
.
V
'
era
nel
suo
modo
di
rispondere
,
nell
'
angoscia
rinnovellata
ad
ogni
apparire
de
'
miei
rimorsi
,
-
un
chiarissimo
sottinteso
,
ch
'
io
aveva
sùbito
spiegato
così
:
-
"
Non
ti
basta
la
realtà
del
mio
amore
?
Non
ti
basta
la
vita
ch
'
io
ti
offro
?
"
-
Ora
,
quando
in
addietro
lottavo
,
cercando
di
dedicarmi
alla
letteratura
per
la
quale
credevo
di
aver
qualche
disposizione
,
-
m
'
ero
sempre
tolto
a
quelle
spaventose
lotte
col
medesimo
pensiero
:
tuffarmi
nella
vita
reale
,
godere
quanto
era
più
vicino
e
più
facile
ad
ogni
uomo
.
E
quel
pensiero
d
'
allora
,
germinato
spontaneo
,
e
quel
sottinteso
d
'
adesso
,
nascosto
nelle
parole
di
Lidia
,
concludevano
in
un
'
egual
rinuncia
,
avviandomi
sulla
strada
comune
,
dove
non
si
trova
gloria
,
ma
la
calma
è
solenne
,
l
'
indifferenza
grande
,
il
benessere
sicuro
.
E
poichè
questa
volta
l
'
esortazione
alla
rinuncia
veniva
da
una
bocca
giovanile
e
cara
,
io
credetti
poterla
obbedire
,
e
per
lungo
tempo
i
rimorsi
della
vanità
delusa
tacquero
,
mortalmente
.
V
.
In
quella
dissonanza
d
'
anime
,
lievissima
e
tuttavia
avvertibile
,
sorta
fra
Lidia
e
me
dalla
sera
in
cui
ella
non
aveva
capito
il
mio
tormento
e
non
aveva
temuto
che
per
donne
immemorabili
,
-
so
e
affermo
che
,
quantunque
io
volessi
negarlo
a
me
stesso
,
noi
non
potevam
giudicare
la
giornata
trascorsa
se
non
al
cominciar
della
notte
.
Era
nell
'
alcova
di
Lidia
che
io
vedeva
sciogliersi
i
nodi
aggruppati
durante
il
giorno
;
erano
il
sorriso
o
l
'
impaccio
,
il
desiderio
o
la
sommissione
della
donna
,
che
mi
davan
la
misura
di
quanto
noi
fossimo
all
'
unìsono
,
o
delle
modificazioni
lentissimamente
verificatesi
nella
nostra
vita
felice
.
Appena
ombre
,
appena
gradazioni
d
'
una
fuggevolezza
così
rapida
che
ad
uomo
chiuso
all
'
investigazione
,
sarebbero
andate
perdute
.
Lidia
,
per
la
prima
,
non
aveva
nulla
rilevato
,
e
si
credeva
senz
'
alcun
dubbio
ancora
a
quell
'
altezza
di
passione
che
aveva
riscaldati
i
primi
giorni
della
nostra
intimità
.
Io
stesso
osservava
a
scatti
,
e
soltanto
ora
,
studiando
quei
tempi
,
vedo
la
strada
percorsa
,
digradante
con
infinitesimale
declivio
.
Colui
che
batteva
all
'
uscio
di
Lidia
era
il
medesimo
,
l
'
identico
uomo
che
due
mesi
avanti
aveva
passata
la
soglia
della
camera
virginale
e
aveva
pianto
alle
lagrime
della
dedizione
?
colei
che
permetteva
all
'
uomo
d
'
entrar
nell
'
alcova
,
era
la
medesima
,
l
'
identica
Lidia
che
aveva
tremato
di
paura
e
non
aveva
trovato
requie
nell
'
aspettazion
timorosa
?
No
.
Oramai
,
eravamo
diversi
da
quelli
.
Innanzi
tutto
,
nel
mio
animo
s
'
era
risvegliata
l
'
attenzione
che
m
'
era
particolare
;
a
luogo
di
procedere
fidente
,
gli
occhi
chiusi
,
come
nei
primordî
della
nostra
unione
,
-
io
sorvegliava
.
A
che
cosa
?
A
nulla
e
ad
ogni
cosa
;
a
Lidia
,
a
me
,
ai
sorrisi
,
alle
parole
,
a
corrugamenti
di
ciglia
,
a
strette
di
mano
,
ai
baci
,
alle
forme
di
piacere
,
alla
durata
dei
desiderî
,
al
bisogno
di
confidenza
,
all
'
intensità
di
molestia
causata
da
presenza
d
'
estranei
.
In
quei
giorni
di
Sufers
,
io
aveva
ripresa
l
'
abitudine
d
'
archiviare
dei
fatti
,
e
per
lunghissimo
tempo
,
a
Sufers
ed
altrove
,
tutto
si
ridusse
a
questo
.
Onde
,
da
quel
risveglio
,
io
aveva
soltanto
percepito
che
avvenivano
delle
modificazioni
;
eufemismo
col
quale
si
stabilisce
il
principio
d
'
una
catastrofe
;
fiocco
di
neve
,
che
rotola
pel
versante
,
s
'
ingrossa
,
si
dilata
e
forma
la
valanga
.
I
fatti
eran
d
'
una
sola
entità
.
Ne
ricordo
alcuni
:
Quando
noi
ci
recavamo
il
mattino
a
Splügen
,
era
nostra
abitudine
seguir
la
strada
men
battuta
,
che
partendo
dalle
spalle
dell
'
albergo
,
giunge
a
quel
villaggio
per
discreti
viottoli
ombrosi
.
Non
saprei
dir
quante
volte
noi
ci
fermassimo
e
le
nostre
labbra
si
cercassero
avidamente
;
non
saprei
dire
con
quanta
diligenza
io
vegliassi
a
che
Lidia
non
s
'
affaticasse
di
soverchio
.
Da
qualche
tempo
,
i
baci
eran
diminuiti
;
Lidia
,
dicendo
di
voler
imitare
gl
'
inglesi
,
camminava
innanzi
a
me
,
senza
darmi
mano
;
se
ci
soffermava
l
'
improvvisa
bellezza
d
'
un
mattino
estivo
,
ammiravamo
silenziosi
,
nè
sentivamo
il
bisogno
d
'
esser
vicini
,
d
'
interrogarci
e
di
commoverci
insieme
.
Una
volta
,
al
ritorno
da
Splügen
,
invece
di
riprender
la
via
secreta
,
m
'
incamminai
sulla
via
postale
,
ch
'
era
più
breve
.
Lidia
mi
seguì
,
senza
mostrar
noia
o
stupore
;
giungemmo
a
casa
,
privi
di
baci
,
e
risaliti
in
camera
non
ci
ripagammo
di
quell
'
insolita
astinenza
.
Peggio
:
da
quel
giorno
,
le
strade
postali
furono
le
preferite
.
Ancora
:
noi
non
parlavamo
che
del
nostro
amore
,
in
principio
,
e
non
ci
curavamo
se
all
'
intorno
si
vivesse
;
il
bel
tempo
e
il
cattivo
erano
egualmente
benvenuti
e
con
egual
piacere
si
rimaneva
in
casa
o
si
usciva
a
passeggio
.
Da
parecchio
,
-
avevo
cominciato
io
,
-
i
nostri
discorsi
parlavan
degli
altri
;
si
faceva
la
caricatura
ai
compagni
d
'
albergo
,
ci
si
chiedeva
che
potessero
pensar
di
noi
i
genitori
di
Lidia
e
i
miei
amici
.
Peggio
;
si
facevan
disegni
per
altri
luoghi
,
si
evocavano
i
ricordi
della
città
;
si
prediligevan
le
passeggiate
,
nelle
quali
s
'
inframmettevano
fra
noi
mille
oggetti
e
variati
spettacoli
;
e
si
leggevano
i
giornali
.
Queste
modificazioni
eran
necessarie
;
accennavano
al
passaggio
dall
'
amor
violento
,
dalla
frenesia
giovanile
a
un
più
calmo
possesso
,
a
una
più
tranquilla
felicità
;
passaggio
inevitabile
,
poichè
sarebbe
stato
pericoloso
e
sovrumano
che
avessimo
continuato
come
nei
primissimi
tempi
.
Nè
mi
potevano
esse
spaventare
,
nè
eran
brusche
ed
aspre
così
da
lasciar
fra
l
'
inizio
e
il
presente
una
visibil
lacuna
;
ma
avevan
tuttavia
qualche
cosa
di
caratteristico
,
d
'
indefinibile
,
prodotto
dalla
graduale
conoscenza
reciproca
delle
nostre
indoli
.
Certamente
,
per
noi
i
giorni
dipendevan
dalle
notti
,
la
vita
dell
'
anima
s
'
informava
alla
vita
dei
sensi
,
e
conservo
a
tal
riguardo
la
memoria
di
due
episodî
,
che
segnano
a
mio
credere
due
punti
ben
chiari
e
diversi
della
nostra
parabola
amorosa
.
Com
'
io
aveva
indugiato
una
sera
nella
mia
camera
a
scorrere
diverse
lettere
,
ed
era
inavvertitamente
valicata
la
mezzanotte
,
l
'
ora
classica
in
cui
mi
presentavo
a
Lidia
,
-
sentii
presso
l
'
uscio
un
tenue
fruscìo
d
'
abiti
,
e
sulla
porta
l
'
errar
d
'
una
mano
in
cerca
della
gruccetta
.
Aguzzai
l
'
orecchio
;
il
fruscìo
pareva
ripetersi
;
ma
sempre
tenue
e
dubitoso
.
Mi
diressi
all
'
uscio
,
l
'
aprii
sveltamente
e
vidi
Lidia
,
immobile
,
fulminata
dalla
propria
audacia
.
-
Oh
!
-
ella
esclamò
,
giungendo
le
mani
,
con
voce
tra
la
gioia
e
il
malcontento
.
-
Oh
non
pensar
male
di
me
!
È
già
mezzanotte
;
non
ti
vedevo
,
temevo
che
fossi
indisposto
.
Non
pensar
male
!
-
Io
risi
prendendola
fra
le
braccia
.
-
Mi
duole
,
o
signora
,
-
dissi
,
mentre
la
portavo
sopra
una
poltrona
.
-
Mi
duole
immensamente
,
ma
io
sono
costretto
a
pensar
male
di
voi
!
-
E
le
diedi
più
baci
sugli
occhi
e
sulla
bocca
....
Questo
era
avvenuto
non
molto
dopo
il
nostro
arrivo
all
'
albergo
;
ma
v
'
era
anche
il
riscontro
a
quella
scena
d
'
impulso
;
riscontro
causale
di
cui
io
aveva
la
maggior
colpa
.
Leo
,
il
cane
del
signor
Pfaff
,
s
'
era
fatto
singolarmente
ringhioso
e
per
dimostrarmi
che
la
sua
antipatia
aveva
concluso
nel
più
strano
odio
,
mi
guardava
con
occhi
torvi
e
brontolava
se
appena
osassi
avvicinarlo
.
Talchè
,
scendendo
solo
,
un
mattino
,
e
trovando
Leo
disteso
nel
corritojo
,
lungo
e
stretto
,
che
seguiva
alla
scala
,
tentai
d
'
accarezzare
il
cane
,
di
persuaderlo
all
'
amicizia
con
qualche
buona
parola
.
Leo
s
'
alzò
veemente
e
visto
chiuso
l
'
uscio
che
dal
corritojo
metteva
alla
strada
,
ringhiò
,
in
atto
di
difesa
;
per
punir
l
'
animale
dell
'
accoglienza
eccessivamente
incivile
,
staccai
dalla
parete
la
frusta
del
signor
Pfaff
,
drizzandone
la
punta
al
muso
del
cane
;
ma
questo
senza
darmi
tempo
di
colpirlo
,
spiccò
un
balzo
con
un
latrato
,
mi
si
lanciò
contro
così
veloce
,
ch
'
io
riuscii
a
mala
pena
a
schivarne
l
'
urto
.
Quasi
nel
medesimo
istante
,
sulla
scala
che
mi
era
alle
spalle
,
risonò
un
grido
acuto
e
volgendomi
scorsi
,
abbrancata
alla
ringhiera
,
Lidia
,
pallidissima
,
cogli
occhi
aperti
su
di
me
.
Leo
parve
ammansato
dalla
inattesa
comparsa
della
donna
;
io
corsi
a
Lidia
,
la
riaccompagnai
nella
sua
camera
,
dov
'
ella
,
cedendo
a
un
moto
nervoso
,
diede
in
dirotto
pianto
,
tutta
scossa
da
un
tremito
.
Non
so
perchè
,
quelle
lacrime
innocenti
m
'
irritarono
e
mi
sconvolsero
in
modo
che
invece
di
chieder
perdono
a
Lidia
d
'
averla
così
turbata
colla
mia
improntitudine
,
non
apersi
bocca
e
aspettai
ch
'
ella
avesse
rasciugati
gli
occhi
e
si
fosse
dominata
;
nè
per
quanto
i
suoi
sguardi
invocassero
una
scusa
,
io
fui
capace
di
formularla
.
Ci
trattammo
con
molta
freddezza
pel
resto
della
giornata
,
poichè
,
sapendo
d
'
aver
torto
,
mi
dicevo
e
mi
persuadevo
d
'
aver
ragione
,
ed
ero
arrivato
ad
aspettarmi
io
una
spiegazione
dello
spavento
di
Lidia
.
Quando
calò
la
sera
,
ci
lasciammo
al
limitare
delle
nostre
camere
,
e
nessuno
di
noi
due
tentò
una
riconciliazione
,
venuta
solo
l
'
indomani
.
Se
questo
chiaroscuro
aveva
potuto
svelare
a
Lidia
la
dominante
incoerenza
del
mio
carattere
,
ben
ve
ne
furono
in
séguito
,
che
squarciarono
altri
veli
.
E
,
per
esempio
,
rammento
che
all
'
arrivo
della
diligenza
avendo
una
volta
osservata
con
qualche
attenzione
una
signora
assai
giovane
ed
elegante
,
che
vi
si
trovava
,
rincantucciata
in
un
angolo
,
-
rammento
come
Lidia
soffrisse
di
quella
mia
curiosità
senza
scopo
,
e
me
ne
chiedesse
con
insistenza
delle
ragioni
che
non
potevo
dare
,
poichè
non
esistevano
.
E
,
ancora
,
Lidia
tradiva
a
poco
a
poco
la
smania
,
l
'
impazienza
di
tornare
in
Italia
,
di
ritrovarsi
fra
gente
conosciuta
,
d
'
ascoltar
dei
discorsi
e
delle
narrazioni
di
fatti
.
I
fatti
soli
la
interessavano
,
mentre
su
di
me
esercitavano
una
noia
indicibile
,
specie
se
raccontati
con
quella
minuzia
di
particolari
che
Lidia
voleva
.
Gli
stupendi
paesaggi
a
noi
d
'
intorno
,
eran
piaciuti
a
Lidia
,
non
per
sè
medesimi
,
ma
per
la
loro
novità
;
laddove
io
,
conoscendoli
assai
bene
,
li
amavo
perchè
me
n
'
ero
fatto
padrone
e
ne
sapevo
ogni
inflession
di
linguaggio
;
cosicchè
avveniva
che
a
me
l
'
abitudine
faceva
il
soggiorno
più
caro
,
e
a
Lidia
il
soggiorno
non
piaceva
se
non
vario
di
gite
e
d
'
escursioni
.
Abituato
a
mutar
luogo
dalla
prima
giovanezza
,
nulla
dei
costumi
stranieri
mi
riusciva
molesto
o
inaccettabile
;
m
'
allignavo
così
prestamente
in
qualunque
paese
da
dimenticare
in
pochi
giorni
d
'
avere
altri
costumi
.
Lidia
,
vissuta
sempre
sotto
la
tutela
assorbente
di
donna
Teresa
,
trovava
insopportabile
la
minima
variazione
alle
sue
abitudini
;
aveva
sofferto
d
'
insonnia
perchè
il
letto
non
era
collocato
di
fronte
alla
finestra
,
e
dopo
più
di
due
mesi
,
ancora
arricciava
il
nasino
quando
le
avvenisse
d
'
ascoltar
gli
svizzeri
parlare
il
dialetto
grigione
o
il
romancio
;
la
cucina
dell
'
albergo
le
aveva
tolto
l
'
appetito
;
il
romore
del
Reno
la
spaventava
come
al
primo
giorno
;
e
osservando
ch
'
io
non
pativa
punto
di
questi
disagi
,
s
'
irritava
leggiermente
.
Perchè
,
la
collana
di
screzî
che
sono
andato
enumerando
,
era
,
infine
,
così
sottile
da
notarsi
appena
,
e
ancora
sopra
tutto
dominava
l
'
amor
nostro
,
che
appianava
le
piccole
difficoltà
e
conservava
il
color
roseo
a
quei
primi
mesi
;
nessuno
di
noi
due
,
certo
,
ingrandiva
le
scabrosità
di
carattere
dell
'
altro
,
ma
al
contrario
,
ciascuno
si
studiava
di
sorriderne
con
affetto
e
d
'
obliarle
tosto
.
Sul
cominciar
di
settembre
,
donna
Teresa
ci
scrisse
,
manifestando
il
desiderio
di
riveder
Lidia
e
mi
parve
opportuno
cedere
alla
preghiera
nonostante
che
Silesia
Pfaff
e
suo
padre
si
rammaricassero
assai
della
nostra
partenza
.
-
Perchè
così
presto
,
quest
'
anno
,
signor
Lacava
?
-
osservò
Silesia
,
all
'
annuncio
.
Perchè
così
presto
,
infatti
?
Abitualmente
,
io
aspettava
la
prima
tormenta
di
neve
,
a
levar
le
tende
;
ciò
mi
offriva
la
varietà
d
'
un
ritorno
in
islitta
.
Ma
il
mio
volere
era
ormai
dimezzato
;
io
non
poteva
più
vivere
a
capriccio
.
Quando
tentai
di
far
capire
questo
a
Silesia
,
ella
di
nuovo
deve
aver
pensato
che
se
avessi
sposata
lei
,
avrei
potuto
viaggiare
in
islitta
otto
mesi
all
'
anno
.
Un
ultimo
incidente
segnò
la
vigilia
della
partenza
.
Avevo
raccomandato
a
Silesia
che
provvedesse
a
prepararci
le
bagaglie
,
e
tornando
da
un
'
escursione
d
'
addio
,
trovai
invece
le
due
cameriere
dell
'
albergo
,
che
si
limitavano
ad
aiutar
Lidia
,
la
quale
faceva
i
bauli
da
sè
.
Chiamai
questa
nella
mia
camera
,
e
la
pregai
di
lasciar
fare
ai
domestici
.
-
Come
!
-
esclamò
Lidia
stupita
.
-
Non
vuoi
ch
'
io
sorvegli
?
-
Sorvegliare
sta
bene
,
-
risposi
.
-
Ma
tu
eri
inginocchiata
ad
accomodare
le
robe
nel
baule
.
-
Bisogna
fare
così
con
costoro
che
non
capiscono
niente
!
-
Lidia
concluse
,
e
tornò
alla
sua
camera
e
riprese
ad
accomodar
la
roba
.
Io
mi
morsi
le
labbra
.
Fra
tutte
le
cose
meno
tollerabili
per
me
,
la
buona
massaja
,
questa
creazione
della
società
borghese
,
questa
tiratrice
di
colli
d
'
oca
,
era
la
più
urtante
.
Avevo
della
donna
un
concetto
quasi
orientale
,
in
cui
m
'
ero
conservato
con
tenacità
;
rivedevo
sempre
mia
madre
,
finissima
signora
,
le
cui
sole
mani
innamoravano
,
e
rivedevo
tutte
le
donne
di
mia
conoscenza
,
anche
le
men
belle
,
allevate
per
gli
agi
e
per
occupazioni
aristocratiche
.
La
concordanza
di
tali
fatti
,
la
vita
errabonda
che
avevo
condotta
con
mio
padre
,
avevano
generato
in
me
l
'
assurda
opinione
che
la
donna
fosse
un
oggetto
prezioso
,
degno
di
prezioso
contorno
;
una
specie
di
regina
di
delizie
.
Ed
io
voleva
la
donna
così
,
io
poteva
averla
così
;
nè
m
'
ero
sognato
mai
di
considerar
la
sorte
di
quelle
che
così
non
erano
e
non
potevano
essere
.
Lidia
,
bianca
,
bionda
,
leggiadra
,
-
giocattolo
inestimabile
-
doveva
farsi
una
di
queste
signore
inutili
,
uno
di
questi
fiori
esili
e
delicati
il
cui
apparire
è
pien
di
regalità
,
come
lo
sboccio
è
luminoso
d
'
iridescenze
.
Buona
massaja
no
!
Io
mi
sarei
opposto
con
ogni
mezzo
.
Lasciammo
l
'
albergo
sul
far
del
giorno
,
mentre
piovigginava
,
nell
'
incertezza
d
'
un
'
alba
fredda
;
e
l
'
indomani
eravamo
alla
Villa
Folengo
,
tra
Pallanza
ed
Intra
,
sul
Lago
Maggiore
.
Io
sentiva
che
avevam
bisogno
degli
altri
e
che
la
solitudine
a
due
aveva
rischiato
di
sgretolar
con
lenta
marcia
un
grande
edificio
d
'
amore
.
La
società
,
gl
'
indifferenti
,
i
curiosi
,
gli
amici
,
le
esteriorità
che
avevam
dimenticate
durante
il
soggiorno
nei
Graubünden
e
che
eran
così
soavi
ad
abbandonare
in
quei
tempi
,
ci
tornavan
graditi
ora
,
ci
scuotevano
salutarmente
.
Lidia
,
in
ispecie
,
mandava
ogni
poco
dei
trilli
di
gioia
,
e
si
buttava
fra
le
braccia
di
sua
madre
.
Donna
Teresa
,
superato
un
certo
impaccio
nel
darmi
del
tu
,
era
commossa
della
felicità
che
avevo
portata
in
casa
sua
,
e
il
signor
Pietro
Folengo
trovava
il
nostro
matrimonio
bello
e
prezioso
quanto
una
partita
doppia
scritta
senza
errori
in
eleganti
calligrafie
.
Per
una
festa
data
da
Ettore
Caccianimico
nella
propria
villa
a
Pallanza
,
ebbi
occasione
di
ritrovar
parecchie
conoscenze
;
Ettore
Caccianimico
,
innanzi
tutto
,
l
'
interessante
uomo
la
cui
vita
contava
per
due
,
così
era
stata
violenta
di
passione
,
ricca
d
'
avventure
e
febbrile
;
a
lui
mi
legava
grandissima
amicizia
,
nonostante
la
disparità
ragguardevole
d
'
anni
.
Portava
lunghi
i
capelli
bianchi
e
vestiva
con
eleganza
;
avendo
vissuto
in
quasi
tutte
le
capitali
d
'
Europa
,
conosceva
la
storia
di
molte
genti
e
ne
inventava
di
molte
altre
.
Non
aveva
trovato
il
tempo
di
far
la
solita
evoluzione
senile
verso
gli
scrupoli
religiosi
.
-
Amo
i
divertimenti
onesti
,
la
compagnia
dei
giovani
ed
i
ricordi
dei
vecchi
,
-
diceva
.
-
Quando
sarò
di
peso
,
mi
farò
saltar
le
cervella
.
-
Sua
moglie
,
Clara
Caccianimico
,
la
quale
in
trent
'
anni
di
matrimonio
non
s
'
era
visto
vicino
Ettore
per
più
di
quattro
mesi
di
séguito
,
era
una
donna
alta
,
robusta
,
rossa
in
viso
,
cordiale
.
Non
appena
ci
vide
entrare
,
s
'
impadronì
di
Lidia
,
l
'
abbracciò
,
le
presentò
una
ventina
di
cavalieri
caricandole
il
taccuino
di
tanti
nomi
,
ch
'
io
a
stenti
riuscii
a
fissare
un
giro
di
valzer
con
lei
.
Appoggiato
alla
porta
che
metteva
dalla
prima
alla
seconda
sala
,
Ettore
Caccianimico
mi
stava
al
fianco
enumerandomi
le
qualità
dei
convenuti
.
Io
da
lontano
osservava
Lidia
,
che
pareva
difendersi
assai
bene
e
rintuzzar
con
prontezza
i
complimenti
dei
sùbiti
corteggiatori
.
Ella
era
un
po
'
accesa
in
volto
,
e
i
suoi
occhi
fosforici
ogni
tanto
mi
cercavano
,
venivano
a
salutarmi
,
sfuggivano
.
Per
l
'
abito
lilla
che
indossava
,
avevo
lasciato
fare
a
lei
e
a
donna
Teresa
;
ma
ora
mi
sembrava
oltremodo
scollato
,
e
quel
movimento
del
seno
alternato
ad
ogni
respiro
,
quel
giro
di
perle
attorno
al
collo
,
quei
fiori
nei
capelli
,
che
io
aveva
tanto
ammirati
in
casa
,
mi
davan
fastidio
come
troppo
procaci
.
Quanto
a
Lidia
,
-
quand
'
ella
appariva
dalla
porta
,
di
fronte
a
quella
ov
'
io
era
con
Ettore
,
-
studiava
il
movimento
delle
mie
labbra
per
intuire
quel
che
dicessi
;
e
non
appena
avevo
qualche
signora
al
braccio
e
mi
disponevo
a
ballare
,
la
distrazione
di
Lidia
arrivava
al
punto
che
il
cavaliere
di
lei
parlava
,
interrogava
,
senz
'
ottener
mai
risposta
.
A
quella
festa
,
la
presenza
di
Giorgio
Uglio
mi
stupì
non
poco
.
Bell
'
uomo
,
Giorgio
Uglio
,
dalle
membra
flessibili
per
assidui
esercizî
di
scherma
;
un
po
'
vano
,
così
da
meritarsi
il
soprannome
di
uomo
-
camelia
che
il
Caccianimico
gli
aveva
dato
a
indicar
la
sua
fatua
eleganza
.
Quand
'
io
era
partito
con
Lidia
per
la
Svizzera
,
a
Milano
si
parlava
molto
della
riconciliazione
di
Giorgio
con
sua
moglie
Laura
;
non
già
perchè
il
perdonare
alla
più
volte
adultera
fosse
cosa
inaudita
,
ma
perchè
la
pace
in
casa
Uglio
s
'
era
ristabilita
con
sì
stretti
nodi
,
che
Giorgio
e
Laura
parevano
innamorati
novelli
e
avevan
trovato
nel
museo
dei
loro
affetti
una
fioritura
di
tenerezze
sbalorditoie
,
una
passione
d
'
anime
disgiunte
che
si
riuniscono
a
dispetto
del
destino
.
Mentre
chiedevo
al
Caccianimico
perchè
Giorgio
fosse
solo
,
Giorgio
stesso
mi
venne
incontro
a
mani
aperte
.
-
Caro
,
caro
!
-
egli
esclamò
.
-
Così
presto
tornato
?
La
tua
signora
è
maravigliosa
d
'
eleganza
e
di
bellezza
.
Contate
di
ripartire
?
Un
giro
per
l
'
Italia
,
m
'
hanno
detto
....
Laura
è
nell
'
alta
Engadina
coi
parenti
;
soffre
molto
,
lontana
;
sarà
qui
a
giorni
e
spero
ti
tratterrai
per
salutarla
.
Ella
sarà
felice
di
riveder
la
tua
signora
che
le
era
così
simpatica
da
fanciulla
....
-
Ettore
Caccianimico
,
-
nell
'
angolo
d
'
osservazione
cui
ricorreva
durante
gl
'
intermezzi
,
-
sorrideva
malignamente
.
Quando
Giorgio
si
fu
allontanato
,
domandai
conto
ad
Ettore
di
quel
sorriso
.
-
Che
cosa
vuoi
?
-
rispose
.
-
Fa
bene
veder
tanta
intimità
fra
vecchi
amici
.
-
E
aggiunse
:
-
Hai
sentito
?
Laura
soffre
molto
,
lontana
.
Lontana
da
chi
?
Lontana
da
lui
,
si
capisce
.
Dio
mel
perdoni
,
l
'
idea
è
comica
.
-
A
me
,
nell
'
animo
,
s
'
era
piantata
un
'
angoscia
indicibile
per
le
parole
di
Giorgio
Uglio
.
Nella
solitudine
dalla
quale
uscivo
,
m
'
ero
dimenticato
affatto
che
un
giorno
avrei
dovuto
incontrarmi
con
persone
che
desideravo
evitare
;
la
scelta
mi
sembrava
facile
,
e
non
ricordavo
quanto
la
libertà
di
azione
fosse
circoscritta
nel
mondo
,
sottoposta
a
compromessi
di
peso
granitico
.
Avevo
una
ragione
chiara
,
plausibile
,
per
non
ammettere
Laura
Uglio
in
casa
mia
?
Ella
era
accolta
dovunque
,
poichè
il
marito
perdonava
e
ne
magnificava
le
virtù
;
non
avevo
speranza
che
nel
tatto
di
Laura
,
la
quale
avrebbe
forse
compreso
ch
'
era
di
cattivo
gusto
una
sua
visita
a
Lidia
.
-
Donna
sul
far
della
sera
!
-
mi
susurrò
il
Caccianimico
,
mentre
passava
Angela
Tintaro
al
braccio
d
'
una
giovanetta
bruna
.
-
Piacevole
,
però
.
Non
è
piacevole
?
Ti
sfido
a
scoprirle
un
amante
.
-
Anche
Angela
Tintaro
!
Questa
no
;
questa
,
poi
,
in
casa
mia
,
non
avrebbe
messo
piede
.
Ella
si
dirigeva
ora
verso
di
me
,
sola
.
-
C
'
è
la
sua
signora
,
qui
,
non
è
vero
?
-
domandò
offrendomi
la
mano
.
-
L
'
ho
vista
.
Quanto
è
carina
!
Di
un
'
eleganza
tutta
francese
:
molto
giovane
,
molto
bella
!
-
-
-
La
conosceva
già
?
-
disse
il
Caccianimico
.
-
Non
avevo
e
non
ho
quest
'
onore
,
-
rispose
Angela
Tintaro
.
-
Stavo
appunto
chiedendo
al
signor
Lacava
....
-
Ma
prima
di
lasciarle
terminar
la
frase
,
Ettore
Caccianimico
le
prese
il
braccio
e
se
la
portò
via
,
esclamando
:
-
Come
,
non
l
'
hanno
presentata
?
Ma
che
cosa
fa
dunque
mia
moglie
?
-
Quando
l
'
orchestra
attaccò
il
valzer
,
raggiunsi
Lidia
,
che
l
'
aveva
fissato
con
me
.
Dalla
stretta
istintiva
del
suo
braccio
,
dal
sorriso
risplendente
con
cui
la
donna
mi
accolse
,
indovinai
ch
'
ella
pure
soffriva
,
soffocava
fra
la
folla
.
-
Andiamo
via
,
dopo
,
-
ella
pregò
sottovoce
.
-
Sì
,
sì
,
-
risposi
.
-
Sono
stanco
.
Ti
hanno
presentata
Angela
Tintaro
?
-
Un
momento
fa
.
È
stata
molto
gentile
;
piena
di
cortesie
.
-
Lo
so
,
-
mormorai
inavvertitamente
.
-
Come
lo
sai
?
-
Volevo
dire
ch
'
è
naturale
,
-
corressi
.
-
Mi
ha
invitato
a
renderle
visita
,
all
'
Hôtel
Pallanza
.
Ci
andremo
?
-
Ti
dirò
poi
,
-
risposi
.
Al
cominciar
del
valzer
,
vidi
che
tutti
gli
occhi
erano
su
di
noi
,
ed
ebbi
una
tremenda
e
voluttuosa
soddisfazione
di
vanità
.
Quegli
uomini
che
seguivan
dello
sguardo
le
movenze
agili
di
Lidia
e
aspettavano
l
'
aria
mossa
dal
suo
abito
quasi
come
cosa
sua
;
quelle
donne
che
l
'
odiavan
già
dell
'
odio
più
femminile
;
quell
'
Angela
Tintaro
che
aveva
preso
posto
in
un
divano
per
goder
tutta
la
visione
di
Lidia
,
-
sapevano
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
ch
'
io
solo
poteva
amarla
,
ch
'
ella
era
per
me
solo
.
Le
loro
diverse
sofferenze
formavano
il
più
bello
perchè
il
più
volontario
degli
omaggi
alla
nostra
felicità
.
Anch
'
io
in
altri
tempi
avevo
sopportate
per
altre
donne
simili
torture
;
il
contrappasso
era
perfetto
.
Poco
importava
se
qualche
imbecille
facesse
dei
disegni
di
conquista
;
ciò
non
guastava
nulla
.
Amavo
Lidia
in
quell
'
istante
come
non
l
'
avevo
forse
amata
neppure
il
primo
giorno
della
nostra
unione
;
io
la
teneva
fra
le
mia
braccia
,
sotto
quegli
occhi
invidi
e
desiderosi
;
il
profumo
di
gardenia
saliva
dal
suo
busto
,
si
diffondeva
da
'
suoi
capelli
ad
inebbriarmi
,
come
l
'
onda
musicale
che
avrei
voluto
sempre
accompagnasse
la
mia
donna
.
-
Il
signor
Uglio
ha
detto
che
Laura
desidera
salutarmi
,
-
Lidia
riprese
,
mentre
,
lasciato
il
posto
alle
coppie
seguenti
,
ci
attardavamo
a
far
coda
.
-
L
'
ha
detto
anche
a
me
,
-
risposi
.
-
Ti
piace
Laura
?
-
Dev
'
esser
finta
.
-
Aspetteremo
che
venga
lei
a
visitarci
.
-
Quando
il
valzer
finì
,
Lidia
declinò
tutti
gl
'
inviti
pei
balli
successivi
,
e
appena
fu
possibile
,
ci
congedammo
.
Angela
Tintaro
,
Giorgio
Uglio
,
Clara
Caccianimico
,
parecchi
altri
sopraggiunsero
,
e
in
un
attimo
fu
una
ressa
d
'
inviti
a
visite
,
di
cortesie
d
'
una
noiosità
sorprendente
.
Ettore
Caccianimico
mi
strinse
la
mano
,
gridando
:
-
Non
è
permesso
,
non
è
permesso
andar
via
a
quest
'
ora
!
-
E
a
bassa
voce
mi
aggiunse
:
-
Sta
bene
attento
:
voi
vi
amate
troppo
in
fretta
!
-
VI
.
Avveniva
in
me
da
qualche
tempo
un
fenomeno
eminentemente
nuovo
.
Avveniva
che
dopo
i
maggiori
trasporti
d
'
affetto
,
dopo
le
ore
più
confidenziali
,
io
vedessi
a
un
tratto
in
Lidia
un
'
estranea
,
una
donna
messasi
al
mio
fianco
io
non
sapeva
perchè
.
Mai
simile
fatto
erasi
avverato
con
altre
donne
,
destinate
a
passar
velocemente
;
ma
con
Lidia
sì
,
poichè
ella
doveva
essere
per
legge
e
per
diritto
non
altro
che
una
ripetizione
del
mio
animo
,
e
quasi
il
sangue
mio
doveva
trasfondersele
,
ed
ella
rappresentava
la
famiglia
,
il
legame
alla
vita
,
il
perchè
della
vita
.
Ora
,
io
mi
chiedeva
:
-
"
Può
ella
diventar
tutto
questo
?
Chi
è
Lidia
Folengo
?
In
qual
modo
ho
io
creduto
che
fossero
in
lei
tali
affinità
da
permetterle
questa
mutazione
di
sentimenti
?
"
-
Io
,
ripeto
,
vedeva
in
Lidia
un
'
estranea
;
ma
non
con
amarezza
,
bensì
con
maraviglia
profonda
.
Era
come
se
in
una
corrente
d
'
aria
caldissima
,
d
'
improvviso
precipitasse
una
folata
diaccia
di
nevischio
,
rapida
così
che
appena
avvertita
finiva
,
per
dar
di
nuovo
il
posto
all
'
aria
calda
.
Avevo
degli
stupori
mentali
,
in
cui
mi
trattenevo
a
forza
dal
gridare
alla
donna
:
-
"
Chi
sei
,
chi
sei
?
Come
hai
sperato
di
farti
un
altro
io
?
Puoi
rinunciare
alle
tue
idee
,
alla
tua
educazione
,
alla
tua
anima
per
accogliere
la
mia
?
Sai
tu
dove
io
ti
conduco
?
Mi
conosci
tu
bene
?
No
,
no
,
non
affermarlo
,
perchè
io
stesso
non
l
'
oserei
!
"
-
Ed
uscivo
da
quelle
visioni
fulminee
più
innamorato
che
avanti
,
e
stringevo
Lidia
al
mio
petto
con
tenerezza
infinita
.
Povera
bimba
!
Ella
non
sapeva
nulla
;
le
avevano
offerto
di
sposarmi
e
mi
aveva
sposato
senza
darsi
conto
di
ciò
che
fosse
il
matrimonio
;
non
aveva
io
fatto
altrettanto
,
seguendo
l
'
impulso
del
cuore
?
Nè
lei
nè
io
somigliavamo
a
suo
padre
e
a
sua
madre
,
nati
in
altri
tempi
,
vissuti
fra
altre
genti
,
cresciuti
senz
'
audacia
di
discussione
.
Lidia
ed
io
eravamo
giovani
,
fra
un
consorzio
deturpato
dalla
civiltà
;
io
,
decisamente
moderno
;
lei
,
ancora
involuta
,
ma
pronta
ad
accogliere
il
soffio
turbolento
,
irrisorio
,
demolitore
,
dell
'
età
nostra
.
Sotto
l
'
influsso
di
tali
pensieri
,
io
mi
alzava
qualche
volta
a
piena
notte
,
e
mi
recavo
nella
camera
di
Lidia
.
L
'
oscurità
vi
era
piena
,
e
mi
dirigevo
,
guidato
dall
'
abitudine
,
fino
al
letto
della
donna
,
ascoltandone
il
respiro
isocrono
,
sfiorandone
le
mani
,
la
braccia
,
i
capelli
,
dicendomi
mentalmente
:
-
"
Chi
dorme
qui
?
Chi
è
venuto
qui
?
"
-
E
se
mi
rispondevo
:
-
"
Colei
che
è
tua
per
sempre
,
colei
alla
quale
sei
per
sempre
legato
,
"
-
io
sorrideva
,
crollava
la
testa
quasi
non
comprendendo
.
Non
dovevo
aver
più
segreti
?
il
mio
cuore
doveva
essere
aperto
agli
occhi
di
Lidia
?
Ma
come
,
ma
perchè
,
ma
era
ciò
naturale
?
Invece
di
creder
la
mia
personalità
duplicata
compenetrando
anche
quella
della
donna
,
io
la
sentiva
rimpicciolita
e
meschina
.
Il
posto
che
Lidia
prendeva
nella
mia
vita
mi
pareva
enorme
,
grottescamente
sproporzionato
a
quello
che
io
prendeva
nella
sua
.
Per
lei
,
per
un
suo
tradimento
,
io
doveva
dare
il
sangue
,
o
fare
uno
scandalo
e
coprirmi
di
ridicolo
;
per
me
,
per
un
tradimento
mio
,
ella
veniva
ad
acquistar
l
'
aureola
d
'
una
vittima
e
ad
aumentar
la
simpatia
della
quale
godeva
.
Ella
era
la
donna
,
la
classica
debole
,
cui
tutto
è
perdonato
,
di
cui
si
esagerano
la
bellezza
,
lo
spirito
,
l
'
eleganza
,
la
grazia
....
S
'
io
avessi
osato
annoiarmi
al
suo
fianco
sarei
stato
un
barbaro
,
un
ottuso
,
un
triviale
....
Ma
io
non
osava
,
perchè
i
pregiudizi
avevano
effetto
su
'
miei
impulsi
.
Non
potevo
procedere
in
quest
'
analisi
irritante
;
correvo
da
Lidia
,
la
facevo
parlare
,
la
volevo
l
'
intero
giorno
vicina
;
non
era
noiosa
,
no
;
non
era
esagerata
la
fama
della
sua
bellezza
e
della
sua
grazia
.
Io
m
'
era
irritato
pel
principio
,
evidentemente
,
non
pel
mio
caso
speciale
.
E
,
alla
scoperta
,
baciavo
Lidia
lungamente
e
andavo
con
lei
in
barca
,
la
sera
,
remando
io
,
sotto
il
pulviscolo
lunare
,
ch
'
era
tutta
una
retorica
.
Una
notte
ch
'
ero
penetrato
nella
camera
di
Lidia
,
questa
si
svegliò
,
mi
prese
le
mani
dicendo
:
-
Sei
tu
,
lì
?
Che
fai
?
-
E
tu
,
chi
sei
?
-
Io
?
Io
sono
la
tua
bimba
,
la
tua
bimba
piccola
!
-
ella
rispose
colla
voce
assonnata
.
Le
passai
una
mano
sul
viso
;
ella
aveva
gli
occhi
serrati
e
teneva
le
labbra
raccolte
per
ricevere
un
bacio
.
Nell
'
oscurità
me
la
figurai
così
graziosa
,
vinta
dal
sonno
e
tuttavia
offrendosi
per
istinto
affettuoso
,
ch
'
io
sentii
svanire
d
'
un
colpo
le
mie
crudeli
discussioni
d
'
indole
generale
.
Ma
me
ne
riprendeva
bene
la
necessità
,
quand
'
eravamo
tutti
riuniti
,
donna
Teresa
,
Pietro
,
Lidia
ed
io
,
pel
pranzo
o
per
qualunque
altro
motivo
.
La
villa
Folengo
era
quanto
di
più
inestetico
avessi
mai
visto
,
con
un
'
architettura
che
non
si
poteva
incolpare
ad
alcuno
stile
antico
o
moderno
;
e
nel
villino
,
il
salotto
di
riunione
era
il
capolavoro
di
quell
'
assenza
di
gusto
.
Già
le
cose
m
'
urtavan
di
per
se
stesse
;
già
io
comprendeva
di
non
poter
trovarmi
ad
agio
in
una
casa
dove
si
voleva
far
del
lusso
senza
spendere
quanto
è
necessario
per
essere
almeno
convenienti
.
Le
persone
,
poi
,
compievano
quell
'
impressione
disgustosa
e
non
riconoscevo
loro
alcun
diritto
alla
mia
reverenza
.
Pietro
Folengo
era
un
imbecille
,
nonostante
i
suoi
favoriti
bianchi
da
diplomatico
.
Un
'
assoluta
mancanza
di
critica
lo
costringeva
alla
pecorina
devozione
alle
critiche
già
fatte
;
un
'
incurabile
povertà
d
'
iniziativa
gl
'
impediva
d
'
agir
diversamente
da
come
s
'
è
agito
sempre
;
un
cieco
rispetto
per
le
tradizioni
,
per
tutto
quanto
è
costituito
e
nei
termini
legali
,
per
ogni
titolo
accademico
,
per
ogni
apparenza
,
lo
sommetteva
alla
massa
,
della
quale
abbracciava
immediatamente
il
giudizio
e
applaudiva
al
gusto
.
Se
si
fosse
occupato
di
politica
,
non
avrebbe
mai
osato
rovesciare
un
Ministero
;
se
si
fosse
occupato
d
'
arte
,
non
avrebbe
riconosciuto
mai
dell
'
ingegno
a
chi
non
avesse
seguìti
e
finiti
gli
studi
prescritti
;
entrato
nel
commercio
,
lo
continuava
nelle
proporzioni
in
cui
l
'
aveva
intrapreso
.
Sempre
,
e
in
ogni
caso
,
la
fortuna
gli
era
stata
propizia
.
Per
altro
,
non
gli
si
poteva
far
colpa
se
la
natura
non
gli
aveva
largita
una
mente
d
'
aquila
,
e
se
l
'
educazione
di
casa
aveva
cooperato
a
foggiargliene
una
da
gallina
;
bensì
,
era
d
'
uopo
tener
conto
della
sua
onestà
in
tempi
così
difficili
,
e
dell
'
eccezionale
avventurosità
che
aveva
presieduto
ad
ogni
speculazione
di
lui
anche
alle
più
strane
.
Egli
non
era
nè
ingenuo
,
nè
furbo
;
evitava
con
somma
cura
le
idee
isolate
,
per
accogliere
quelle
col
battesimo
della
popolarità
;
fra
l
'
aforisma
d
'
un
uomo
intelligente
e
un
proverbio
vecchio
,
s
'
atteneva
a
quest
'
ultimo
,
senz
'
esitare
.
Donna
Teresa
non
era
ammiratrice
del
marito
se
non
in
quanto
l
'
esito
era
sempre
favorevole
a
lui
e
pareva
dargli
ragione
;
ma
ella
ammetteva
che
in
teoria
il
signor
Folengo
s
'
era
arrestato
a
cinquant
'
anni
addietro
.
Donna
Teresa
non
aveva
alcun
difetto
capitale
;
trasmodava
spesso
e
volentieri
nel
raccontare
un
fatto
,
gonfiandolo
sensibilmente
e
svisandolo
fino
a
dar
forma
tragica
al
caso
più
insignificante
.
Troppo
facile
ad
accettar
le
opinioni
altrui
,
da
qualunque
parte
venissero
,
si
contraddiceva
con
imperturbabilità
olimpica
,
e
parlava
d
'
ogni
cosa
,
ora
con
vedute
audaci
,
ora
con
frasi
fatte
.
Ciò
produceva
un
vaniloquio
intollerabile
,
del
quale
andavo
ogni
giorno
meglio
sentendo
la
tortura
;
e
cominciava
a
crescermi
in
cuore
uno
sdegno
irragionevole
contro
donna
Teresa
,
che
obbligava
Lidia
a
descriverle
il
nostro
viaggio
,
minutamente
,
a
renderle
conto
dei
camosci
e
degli
scoiattoli
incontrati
nelle
nostre
escursioni
,
per
poi
raccontar
tutto
questo
ai
visitatori
e
agli
amici
di
casa
.
-
Figuratevi
,
-
diceva
ella
un
giorno
ai
Caccianimico
,
-
figuratevi
che
mia
figlia
ha
trovato
a
Splügen
un
centinaio
di
camosci
,
che
le
son
corsi
incontro
....
-
Perdòno
,
-
io
interruppi
,
seccato
;
-
i
camosci
erano
tre
e
invece
di
correrci
incontro
,
son
fuggiti
con
molta
naturalezza
.
-
Per
questo
semplice
incidente
,
donna
Teresa
mi
tenne
il
broncio
un
giorno
intero
,
durante
il
quale
compresi
d
'
aver
mancato
e
di
non
poter
vincere
il
bisogno
di
mancare
in
séguito
.
Sulle
prime
,
con
Pietro
io
mi
divertiva
ad
oppormi
a
tutte
le
sue
opinioni
e
ad
inquietarlo
con
delle
sentenze
paradossali
.
Il
buon
uomo
,
non
trovando
pronti
argomenti
,
si
smarriva
o
portava
la
questione
in
un
altro
campo
,
dov
'
io
lo
raggiungeva
tosto
e
ricominciavo
coi
paradossi
.
Ma
Lidia
m
'
aveva
pregato
di
non
tormentarlo
oltre
,
ed
io
aveva
finito
per
approvar
le
teorie
di
Pietro
,
limitandomi
a
monosillabi
,
secchi
ed
eguali
come
battute
di
pendolo
.
Giorgio
Uglio
arrivò
un
mattino
in
casa
,
mentr
'
eravamo
a
colazione
.
Splendeva
d
'
una
gioia
intensa
,
e
dopo
i
saluti
,
ci
annunciò
che
Laura
sua
moglie
giungeva
l
'
indomani
.
-
Domattina
,
col
battello
delle
dieci
,
-
egli
disse
.
-
Verranno
a
salutarla
?
Ella
ne
avrà
molto
piacere
.
Anche
lei
,
signora
Lidia
,
è
vero
,
sarà
a
riceverla
?
-
Senza
dubbio
,
-
rispose
Lidia
con
prontezza
.
-
Ho
tanto
desiderato
rivederla
!
-
Quando
Giorgio
fu
uscito
,
nella
sala
da
pranzo
seguì
un
breve
silenzio
;
poi
,
donna
Teresa
mormorò
:
-
Com
'
è
felice
!
Si
amano
alla
follia
!
...
-
Si
comprendono
!
-
aggiunse
Pietro
.
Io
guardai
l
'
uno
e
l
'
altra
e
fui
stupito
dell
'
espressione
calma
e
grave
ch
'
era
sul
loro
viso
.
Avevan
detto
per
davvero
!
Non
sapevano
che
Laura
aveva
tradito
Giorgio
quattro
volte
,
a
quanto
s
'
era
scoperto
,
ed
altre
volte
infinite
,
a
quanto
si
poteva
indovinare
?
I
romori
del
mondo
svanivan
dunque
assolutamente
sulla
soglia
di
casa
Folengo
?
Sebbene
io
conoscessi
quella
famiglia
e
sebbene
l
'
avessi
frequentata
nel
periodo
del
fidanzamento
,
non
m
'
aspettava
simile
cecità
;
forse
l
'
assidua
attenzione
che
raccoglievo
allora
su
Lidia
,
m
'
aveva
tolto
di
giudicare
a
fondo
i
parenti
di
lei
.
-
Da
dove
torna
la
signora
Laura
?
-
chiesi
.
-
Non
sai
?
Dalla
Svizzera
,
-
rispose
Pietro
Folengo
.
-
Con
chi
era
laggiù
?
-
ridomandai
.
-
Con
dei
congiunti
,
-
fece
donna
Teresa
.
-
Ne
sei
sicura
?
-
osservai
.
-
Deve
fare
un
bel
freddo
in
Isvizzera
,
ora
!
-
concluse
Pietro
,
senza
neanche
rilevar
la
mia
insinuazione
.
E
si
parlò
del
freddo
,
che
pel
venuto
ottobre
doveva
calare
anche
da
noi
.
Appena
fui
solo
con
Lidia
,
quel
giorno
,
le
dissi
:
-
Andrò
io
a
salutar
la
signora
Uglio
.
Tu
,
rimani
;
troverò
un
pretesto
per
iscusarti
.
-
Non
vuoi
ch
'
io
ti
accompagni
?
-
Lo
credo
inutile
.
I
signori
Uglio
non
sono
simpatici
nè
a
me
,
nè
a
te
;
ce
ne
libereremo
a
poco
a
poco
.
-
Non
vorrei
che
mamma
mi
rimproverasse
,
-
mormorò
Lidia
.
-
Perchè
?
Sei
tu
,
sono
io
,
che
dobbiam
fare
la
scelta
dei
nostri
amici
;
e
ci
sarà
ben
lecito
aver
dei
gusti
diversi
da
quelli
di
tua
madre
.
-
Naturale
,
-
assentì
Lidia
.
Non
uscii
che
alle
dieci
e
un
quarto
l
'
indomani
mattina
e
perciò
,
mentre
mi
dirigevo
al
ponte
di
sbarco
,
vidi
venirmi
incontro
Giorgio
a
fianco
di
Laura
,
i
Caccianimico
,
Angela
Tintaro
e
qualche
altro
conoscente
.
Li
salutai
,
chiedendo
venia
del
mio
ritardo
,
e
strinsi
la
mano
a
Laura
,
che
mi
parve
singolarmente
bella
.
-
La
tua
signora
?
-
domandò
Giorgio
,
nell
'
atto
ch
'
io
mi
poneva
al
suo
fianco
e
m
'
incamminavo
con
loro
all
'
Eden
Hôtel
.
-
Lidia
è
indisposta
e
vi
prega
di
volerla
scusare
.
-
Capii
,
dalla
faccia
contrariata
di
Giorgio
,
che
,
come
avevo
sperato
,
il
pretesto
non
era
buono
;
ma
nessuno
si
lasciò
sfuggire
l
'
occasione
di
sorridere
con
qualche
sottinteso
.
-
Già
indisposta
?
-
fece
Laura
,
guardandomi
di
tra
le
ciglia
socchiuse
.
-
Oh
,
una
cosa
molto
semplice
,
-
risposi
.
Laura
era
alta
,
magra
,
degna
del
pallio
o
degli
abiti
con
lungo
strascico
.
La
testa
,
piccola
ed
animosa
,
pallida
e
notevole
per
una
capigliatura
bruna
e
crespa
,
era
capace
di
più
espressioni
violente
e
la
tranquillità
vi
si
sarebbe
male
significata
;
dagli
archi
sopraccigliari
larghi
e
dagli
occhi
castagni
,
ma
instabili
d
'
irradiazioni
così
che
parevan
neri
,
usciva
un
'
energia
lieta
di
vivere
,
facile
a
trasmodar
nell
'
ira
e
nell
'
odio
,
senza
fermarsi
in
graduali
sentimenti
;
il
naso
aveva
rettilineo
e
la
bocca
dalle
labbra
carnose
;
le
orecchie
rosee
,
ben
disegnate
,
nascondevano
l
'
origine
plebea
che
si
rimproverava
alla
donna
;
erano
orecchie
da
patrizia
e
non
anse
da
schiava
;
la
voce
chiarissima
,
era
nell
'
intimità
un
po
'
velata
,
ma
eguale
.
Ettore
Caccianimico
,
fiancheggiato
dalla
moglie
e
da
Angela
Tintaro
,
ci
seguiva
portando
la
valigetta
di
Laura
;
io
m
'
offersi
di
prendere
una
piccola
borsa
di
pelle
che
Laura
aveva
alla
mano
;
ma
la
signora
si
rifiutò
,
dicendomi
:
-
No
,
no
.
Questa
non
si
tocca
.
C
'
è
tutta
la
mia
corrispondenza
,
qui
dentro
.
-
Di
'
:
tutta
la
nostra
;
-
corresse
Giorgio
con
un
sorriso
celestiale
.
Ettore
Caccianimico
tossì
.
Io
pensai
che
Giorgio
Uglio
volesse
beffarsi
di
noi
.
Non
si
poteva
ammettere
ch
'
egli
ostentasse
la
pace
domestica
con
ingenuità
così
fuor
di
proposito
;
e
se
tale
ingenuità
esisteva
in
lui
,
non
sapeva
egli
che
io
,
fin
dal
primo
riveder
Laura
,
m
'
ero
chiesto
s
'
ella
portasse
ancora
le
giarrettiere
che
nell
'
interno
avevan
ricamato
il
mio
nome
?
o
quale
altro
nome
chiudessero
ora
,
dopo
il
soggiorno
coi
parenti
?
Arrivati
all
'
albergo
,
Giorgio
lasciò
Laura
,
il
Caccianimico
diede
la
valigia
ai
servi
accorsi
;
vi
ebbe
un
istante
in
cui
Laura
ed
io
fummo
a
viso
a
viso
,
discosti
dagli
altri
.
-
Vieni
a
trovarci
,
-
ella
sussurrò
prestamente
.
-
E
di
'
a
tua
moglie
che
non
c
'
è
bisogno
di
scuse
perchè
io
la
dispensi
da
ogni
visita
....
-
M
'
accomiatai
,
sottraendomi
a
un
invito
a
colazione
fattomi
da
Giorgio
con
insistenza
.
Quando
Laura
m
'
aveva
dette
quelle
parole
coll
'
audacia
che
le
era
propria
e
che
l
'
abitudine
al
tradimento
aveva
in
lei
perfezionata
fino
alla
temerità
,
-
io
era
rimasto
attonito
.
Mai
,
per
tutto
il
tempo
del
mio
fidanzamento
,
Laura
aveva
fatto
cenno
al
nostro
passato
,
quantunque
non
di
rado
la
incontrassi
in
casa
Folengo
;
mai
s
'
era
curata
del
mio
amore
per
Lidia
....
Che
cosa
le
frullava
per
la
testa
,
ora
?
Non
potevo
supporla
così
pazza
da
credere
ch
'
io
conservassi
di
lei
,
non
un
desiderio
,
ma
pur
anco
un
ricordo
....
Vedevo
una
sola
cosa
buona
ed
utile
in
tutto
questo
:
la
persuasione
di
Laura
che
un
'
amicizia
tra
lei
e
Lidia
sarebbe
stata
assurda
e
mostruosa
;
persuasione
,
espressa
da
Laura
coll
'
altierezza
sua
caratteristica
,
quasi
lei
e
non
Lidia
rifiutasse
le
occasioni
d
'
un
incontro
.
Chiarissima
era
in
me
l
'
idea
dei
doveri
che
m
'
ero
assunti
verso
Lidia
e
ferma
la
decisione
di
compierli
,
fors
'
anco
pel
sentimento
egoistico
di
pretendere
altrettal
rigida
osservanza
dalla
donna
.
La
compagnia
di
Laura
m
'
era
quindi
uggiosa
;
non
riuscivo
a
comprendere
perchè
in
altri
tempi
mi
fosse
ella
piaciuta
.
Osservandola
bene
,
durante
il
primo
rivederci
e
nei
giorni
successivi
,
m
'
ero
persuaso
che
Laura
era
fibra
da
tradir
uomini
e
donne
colla
stessa
facilità
con
cui
avrebbe
bevuto
un
bicchier
d
'
acqua
.
Sul
suo
viso
stava
un
'
espressione
cinica
,
dura
,
spudorata
,
volubile
;
gli
occhi
avevano
sguardi
equivoci
,
il
sorriso
non
era
aperto
e
cordiale
,
ma
rapido
,
presto
a
mutarsi
in
sogghigno
,
a
scomparir
d
'
un
tratto
perchè
i
lineamenti
assumessero
una
gravità
altrettanto
falsa
.
L
'
eleganza
di
Laura
Uglio
era
capricciosa
,
troppo
spesso
procace
;
se
le
risa
della
donna
mi
giungevano
alle
orecchie
,
mi
parevano
alte
e
sguaiate
e
m
'
irritavano
contro
Giorgio
,
ch
'
era
così
buono
da
permetter
simile
contegno
a
chi
portava
il
nome
di
lui
.
Non
sono
ben
certo
delle
impressioni
che
il
mio
atteggiamento
suscitava
in
Laura
.
Se
non
conoscessi
l
'
acutezza
femminile
per
inarrivabile
nell
'
avvertire
e
definire
il
fascino
o
la
repulsione
prodotta
in
un
uomo
,
sarei
tratto
a
credere
che
Laura
ignorasse
il
mio
mutamento
a
suo
riguardo
;
così
appariva
tranquilla
e
sicura
.
Ero
con
lei
più
riservato
che
cortese
,
più
freddo
che
ostile
,
ma
dovevo
in
ogni
modo
rispecchiar
l
'
antipatia
per
Laura
,
dal
solo
fatto
che
poco
prima
del
mio
matrimonio
,
io
la
trattava
come
ogni
altra
conoscenza
.
Noi
ci
vedevamo
al
Caffè
Bolongaro
d
'
Intra
,
ove
mi
recavo
solo
.
In
quel
momento
,
Laura
aveva
lungo
corteo
d
'
ammiratori
,
i
quali
m
'
evitavan
la
noia
di
trovarmi
isolato
colla
moglie
di
Giorgio
e
impedivano
a
questa
un
possibile
inopportuno
richiamo
al
passato
.
Nel
tornare
a
Pallanza
,
Ettore
Caccianimico
dava
di
piglio
al
mandolino
e
faceva
da
menestrello
alla
compagnia
;
io
mi
offriva
compagno
costantemente
ad
Angela
Tintaro
,
sebbene
anch
'
ella
mi
ripugnasse
per
le
sue
innaturali
venture
amorose
.
Nel
susurro
delle
conversazioni
,
fra
le
risate
,
sentivo
Laura
dominar
gli
altri
,
avventar
motti
brucianti
come
labbra
febbrili
,
aizzar
quelli
che
l
'
accompagnavano
;
e
guardando
Giorgio
,
trovavo
sulla
faccia
di
lui
il
consueto
sorriso
celestiale
.
Mercè
l
'
opera
di
Laura
,
la
villa
Caccianimico
s
'
era
tramutata
in
una
gran
sala
di
divertimento
;
il
giardino
si
popolava
di
giovanotti
e
di
signore
attratti
dai
giuochi
eleganti
che
Giorgio
,
Ettore
e
Laura
avevano
organizzati
;
il
pianoforte
era
tormentato
di
notte
fino
a
tarda
ora
e
dalle
finestre
aperte
prorompevan
grida
ilari
,
schiamazzi
,
risate
femminili
;
dopo
il
trattenimento
,
la
baraonda
usciva
per
le
strade
a
far
serenate
coi
mandolini
e
le
chitarre
,
e
di
tutto
Laura
Uglio
era
l
'
anima
informatrice
....
Quanti
diabolici
intrighi
aveva
ella
saputo
aggrovigliare
,
nonostante
l
'
idillio
col
marito
?
Io
sarei
giunto
forse
a
calcolarli
,
se
il
freddo
improvviso
non
m
'
avesse
indotto
a
vincer
l
'
inerzia
di
quel
soggiorno
e
a
ritornare
a
Milano
,
donde
contavo
riprendere
il
nostro
viaggio
.
VII
.
Saliva
dalla
via
una
sonnolenza
larga
e
morbida
,
che
pareva
scemar
gli
stessi
romori
dei
carri
e
delle
carrozze
,
passanti
sotto
la
pioggia
a
rovescio
.
In
qualche
negozio
,
le
lampade
elettriche
splendevano
,
quantunque
non
fossero
che
le
due
del
pomeriggio
.
Le
signore
,
chiuse
nei
mantelli
,
non
trattenute
dal
tempo
accidioso
,
affollavano
il
Corso
egualmente
come
nel
più
bel
giorno
d
'
autunno
,
si
soffermavano
alle
vetrine
,
trovavan
la
volontà
di
comperare
e
di
discutere
le
compere
fatte
.
Lidia
apparteneva
a
questa
categoria
di
signore
instancabili
nel
passare
da
un
magazzino
all
'
altro
.
Quando
la
pioggia
era
più
violenta
,
Lidia
si
faceva
allegra
.
Calzava
stivaletti
alti
serrati
,
indossava
la
pelliccia
,
un
piccolo
cappello
di
feltro
,
guanti
scuri
,
e
usciva
con
me
a
pellegrinare
pei
negozi
di
mode
.
Aveva
un
umore
eccellente
;
mi
abbracciava
ad
ogni
poco
,
prima
d
'
andar
fuori
,
e
rideva
ad
ogni
occasione
;
sopratutto
era
abilissima
nello
scoprir
la
necessità
degli
oggetti
inutili
,
al
punto
che
mentre
credevo
di
doverci
trattenere
solo
un
paio
di
giorni
a
Milano
,
ivi
eravamo
già
da
dieci
e
sembravamo
incamminati
a
rimanervene
altrettanti
.
S
'
era
cominciato
cogli
acquisti
di
gran
rilievo
,
rappresentati
dagli
abiti
di
Lidia
per
la
veniente
stagione
.
Le
stoffe
offrivano
due
motivi
a
pensieri
gravissimi
:
la
qualità
ed
il
colore
,
o
meglio
la
combinazione
dei
colori
,
perchè
con
mia
grande
sorpresa
,
Lidia
m
'
aveva
assicurato
che
una
combinazione
di
colori
falsi
avrebbe
distrutta
la
sua
fama
di
signora
a
modo
.
Appena
ella
poneva
piede
nel
negozio
,
la
sua
ilarità
spariva
e
un
'
ombra
grave
le
si
diffondeva
sul
viso
bianco
e
fresco
.
Lidia
ascoltava
le
parole
del
commesso
con
molta
diffidenza
,
e
sottoponeva
l
'
uomo
a
un
'
analisi
psicologica
delle
più
accurate
;
non
amava
i
discorsi
di
quella
gente
;
non
aveva
scrupolo
alcuno
di
mettere
a
soqquadro
un
magazzino
intero
,
o
d
'
andarsene
senza
comperare
.
Mentr
'
ella
tuffava
con
voluttà
le
piccole
mani
fra
gli
ammassi
di
stoffe
sciorinati
sul
banco
,
o
confrontava
gl
'
infiniti
campioni
dei
quali
aveva
zeppo
il
manicotto
,
-
io
mi
sedeva
presso
di
lei
,
ascoltandola
,
e
nei
casi
dubbi
ella
si
rivolgeva
a
me
.
-
Che
ne
pensi
,
Sergio
?
-
chiedeva
,
mostrandomi
il
velluto
o
la
seta
.
-
Molto
bene
,
-
rispondevo
.
-
Ma
no
,
ma
no
!
-
ella
esclamava
,
con
un
sorriso
.
-
Non
si
tratta
di
lodare
;
non
ho
ancora
scelto
.
Credi
che
questa
guarnizione
?
...
-
Io
aveva
cura
di
creder
sempre
quanto
credeva
ella
medesima
e
di
fingermi
anche
più
ignorante
di
quel
che
non
fossi
,
perchè
ella
non
avesse
a
sospettar
d
'
una
certa
mia
esperienza
di
mode
,
acquisita
in
diverse
occasioni
,
le
quali
da
Lidia
non
si
dovevan
conoscere
.
-
Se
fosse
qui
la
mamma
,
potrebbe
consigliarmi
!
-
diceva
ella
infine
.
Faceva
mandare
a
casa
gl
'
involti
voluminosi
,
ma
quando
ve
n
'
era
qualcuno
appena
possibile
a
portarsi
,
ella
stessa
se
ne
impadroniva
e
se
lo
metteva
sotto
l
'
ascella
con
una
tenerezza
materna
delle
più
ingenue
.
Poi
mi
diceva
:
-
Spero
che
così
andrà
bene
;
quel
mantello
aveva
assolutamente
bisogno
della
piuma
,
in
basso
;
quest
'
anno
la
piuma
si
usa
molto
;
purchè
la
sarta
non
guasti
!
...
Aspetta
;
devo
entrar
qui
un
istante
....
-
E
si
andava
in
un
altro
negozio
,
dove
il
commesso
ricominciava
le
chiacchiere
,
e
Lidia
l
'
analisi
psicologica
.
Avevo
occasione
d
'
osservare
che
tutte
le
signore
facevan
così
,
e
che
l
'
aria
grave
di
Lidia
si
ripeteva
sui
viso
di
quante
entravano
.
In
qualche
magazzino
,
il
susurro
femminile
pareva
un
ronzìo
d
'
api
laboriose
;
colla
differenza
che
le
api
umane
qui
,
scialavano
invece
di
raccogliere
;
alcune
s
'
abbandonavano
alla
disperazione
per
non
aver
trovato
quanto
desideravano
;
altre
discutevan
sul
prezzo
e
mercanteggiavan
per
abitudine
;
e
tutto
questo
,
alternato
cogli
sguardi
rapidi
,
sintetici
,
alle
compagne
,
delle
quali
si
valutavano
in
un
baleno
anche
il
veletto
e
i
guanti
.
Avvenivano
incontri
di
amiche
,
sùbito
unite
in
una
lega
tacita
contro
il
commesso
;
più
sovente
,
s
'
incontravan
delle
nemiche
,
riconoscibili
alla
ostentata
cura
dell
'
una
di
non
sfiorar
l
'
abito
dell
'
altra
,
squadrata
con
sovrano
dispregio
.
Potevo
cogliere
a
volo
dei
piccoli
dialoghi
:
-
"
Sai
,
l
'
ho
pagato
quaranta
lire
;
ma
a
Giuseppe
dirò
che
mi
costa
venti
.
-
"
Naturale
.
-
"
In
un
caso
,
citerò
la
tua
testimonianza
.
-
"
Còntaci
pure
;
faccio
anch
'
io
lo
stesso
con
Paolo
.
-
"
Stavolta
donna
Mercedes
è
sbaragliata
.
Compro
questa
pelliccia
,
ch
'
è
adorabile
.
-
"
Adorabile
;
somiglia
alla
mia
,
salvo
che
quella
mi
vien
da
Parigi
.
"
-
Se
giungeva
per
caso
una
cortigiana
in
momentaneo
favor
del
pubblico
,
l
'
attenzione
delle
signore
si
raccoglieva
totalmente
su
di
lei
;
lì
,
era
la
moda
,
un
po
'
audace
,
ma
espressiva
.
Forse
,
in
qualche
cuore
di
donna
onesta
non
sanguinava
una
piaga
d
'
invidia
,
pensando
che
il
bel
giovane
presso
la
cortigiana
dava
lentamente
la
vita
e
il
patrimonio
per
lei
;
non
tanto
per
quest
'
ultimo
,
quanto
per
la
vita
?
(
Dolce
poter
dire
,
levando
gli
occhi
languidi
al
soffitto
:
"
Ahimè
,
povero
ragazzo
!
Se
avessi
saputo
che
sarebbe
giunto
a
morirne
....
Ma
chi
lo
imaginava
,
coll
'
ipocrisia
della
nostra
gioventù
?
"
)
Mi
pareva
di
respirare
aria
più
libera
,
all
'
uscir
da
quei
negozî
,
mentre
Lidia
rilevava
con
immenso
sconforto
che
per
la
giornata
non
aveva
altre
compere
in
vista
.
Si
consolava
però
sùbito
a
casa
,
trovando
accatastati
gl
'
involti
nella
sua
camera
;
li
apriva
,
considerava
ancora
gli
acquisti
,
aspettava
la
sera
per
giudicarli
alla
luce
artificiale
;
qualche
volta
li
rimandava
o
li
mutava
,
dopo
i
consigli
della
sarta
.
Questa
aveva
libero
adito
in
casa
nostra
,
a
qualunque
ora
del
giorno
.
Era
una
signora
alta
,
magra
,
con
un
neo
posticcio
sulla
guancia
destra
;
compariva
,
-
eccezionalmente
e
solo
per
Lidia
condiscendeva
a
muoversi
dalla
sua
officina
-
seguìta
da
una
commessa
che
portava
i
giornali
di
moda
,
quei
giornali
di
moda
i
quali
rappresentavan
per
lei
il
limite
a
cui
l
'
umana
intelligenza
può
giungere
e
donde
è
affatto
inutile
si
spinga
innanzi
.
Apertili
,
con
suprema
delicatezza
quasi
porte
di
tabernacolo
,
Lidia
e
la
sarta
si
curvavano
sul
figurino
,
v
'
appuntavan
l
'
indice
,
facevan
lunghi
calcoli
non
meno
di
due
generali
alla
vigilia
d
'
un
attacco
decisivo
.
I
consigli
di
quella
signora
eran
semplicemente
infernali
;
dovevan
partir
forse
dal
principio
che
ogni
cosa
bella
ne
ammette
una
migliore
,
e
per
questo
principio
indicava
lei
medesima
le
stoffe
,
i
colori
,
le
guarnizioni
,
le
fodere
più
opportune
,
spiegando
a
me
,
sottilmente
,
come
la
bellezza
di
Lidia
volesse
un
'
eleganza
raffinata
e
aristocratica
,
ma
senza
possibili
confronti
.
Ella
aveva
pure
intuito
che
nessun
momento
della
vita
coniugale
meglio
del
nostro
,
si
prestava
a
comporre
e
a
radunare
un
corredo
muliebre
così
vantaggioso
per
Lidia
,
quanto
,
in
altro
senso
,
per
lei
;
e
ciò
spiegava
l
'
attenzion
matematica
,
l
'
accuratezza
con
cui
gli
abiti
erano
ideati
,
fatti
e
finiti
,
in
un
giro
di
tempo
relativamente
assai
breve
e
con
approvazioni
entusiastiche
da
parte
di
Lidia
.
Quei
capolavori
di
buon
gusto
ammaliavano
Lidia
,
la
quale
si
sentiva
diventar
donna
forse
più
per
merito
loro
che
per
merito
mio
;
sembravan
contener
fra
il
raso
,
il
velluto
,
la
seta
,
un
universo
d
'
insidie
,
d
'
invidie
,
di
frivolezze
,
di
cattiverie
,
di
seduzioni
,
di
sottintesi
che
ancora
mancavano
a
Lidia
per
poterla
considerare
un
'
adorabile
signora
della
buona
società
.
L
'
intervento
della
sarta
aveva
portato
un
ritardo
nella
nostra
partenza
.
Ottobre
era
già
venuto
al
termine
e
novembre
,
-
in
quell
'
anno
rimasto
memorabile
per
la
sua
rigidezza
,
-
si
presentava
carico
di
nebbioni
e
assai
minaccioso
.
Al
comparir
dell
'
ultimo
abbigliamento
,
respirai
:
ora
saremmo
infine
partiti
.
Ma
Lidia
,
con
un
'
infinità
di
moine
graziosissime
,
-
dove
l
'
aveva
imparate
?
-
mi
pregò
d
'
aspettare
qualche
giorno
,
perchè
v
'
eran
altre
piccole
compere
a
fare
,
di
cui
voleva
sbrigarsi
al
più
presto
.
Pensai
rapidamente
che
le
compere
avevano
un
incalcolabile
peso
sulla
nostra
felicità
:
mai
,
come
in
quei
giorni
,
Lidia
raggiava
di
salute
fisica
e
spirituale
;
era
un
lumeggiar
continuo
di
sorrisi
,
un
brillamento
d
'
occhi
,
un
accondiscendere
a
tutto
quanto
dicessi
e
anche
a
quanto
stessi
per
dire
,
-
senza
precedenti
nel
nostro
breve
passato
intimo
.
In
séguito
a
tale
considerazione
,
credetti
il
premio
adeguato
alla
fatica
di
trattenerci
qualche
giorno
ancora
a
Milano
;
e
ricominciammo
il
pellegrinaggio
nei
negozî
,
non
più
di
stoffe
,
ma
di
gingilli
.
Stavolta
le
compere
eran
d
'
un
'
inutilità
sorprendente
,
e
Lidia
non
aveva
nemmeno
il
coraggio
d
'
assumere
l
'
aria
grave
di
circostanza
;
ma
quegli
acquisti
parevan
più
necessarî
a
lei
,
più
fatalmente
agognati
,
che
la
stilla
d
'
acqua
alla
gola
riarsa
d
'
Epulone
.
Si
perdeva
e
s
'
estasiava
davanti
agli
oggettini
da
salotto
nei
quali
la
diabolica
scaltrezza
dell
'
artefice
aveva
sudato
a
raggiunger
la
perfezione
;
e
per
l
'
impaccio
della
scelta
,
non
sapendo
Lidia
decidersi
fra
due
balocchi
egualmente
leggiadri
,
finiva
collo
sceglierli
....
ambedue
;
e
poichè
l
'
intuizion
già
notata
nella
sarta
,
sembrava
ripetersi
in
tutt
'
i
negozianti
ai
quali
facevamo
capo
,
a
bella
posta
essi
mettevan
troppo
di
frequente
Lidia
in
quell
'
impaccio
della
scelta
,
così
disastroso
per
le
sue
conseguenze
.
In
casa
,
meglio
che
in
ogni
altro
luogo
,
la
superfluità
delle
nostre
compere
strideva
maledettamente
;
le
camere
eran
già
ricche
di
decorazioni
e
d
'
ornamenti
,
ed
ogni
angolo
aveva
un
mondo
di
gingilli
;
inoltre
,
poichè
l
'
appartamento
nostro
era
stato
arredato
col
consenso
di
Lidia
e
colla
sua
approvazione
,
io
non
riusciva
a
comprendere
com
'
ella
vedesse
tanti
e
così
spaventosi
vuoti
là
,
dove
alcuni
mesi
prima
tutto
le
pareva
giusto
,
appropriato
,
ben
messo
.
Eppure
,
ella
trovava
modo
di
fare
spazio
,
bastante
non
solo
per
ciò
che
aveva
comperato
,
ma
anche
per
ciò
che
doveva
comperare
,
e
innanzi
alle
sue
acrobatiche
sovrapposizioni
,
s
'
entusiasmava
vie
più
a
cominciar
da
capo
l
'
indomani
.
Tutto
questo
m
'
annoiava
d
'
una
noia
grigia
e
vasta
;
io
voleva
partire
.
Lidia
mi
pareva
una
bimba
,
ma
la
sua
infantilità
si
prolungava
oltre
misura
,
e
s
'
io
non
avessi
avuta
in
fondo
al
cuore
un
'
eco
di
quella
tenerezza
che
ci
aveva
presi
ambedue
,
al
ritorno
,
nel
riveder
la
nostra
camera
nuziale
,
sarei
scattato
d
'
improvviso
.
In
un
giorno
,
dunque
,
pieno
di
sonnolenza
larga
e
morbida
,
che
attutiva
anche
il
romor
dei
carri
e
delle
carrozze
,
sotto
la
pioggia
sferzante
,
noi
eravamo
usciti
come
di
solito
.
Poco
prima
,
Lidia
s
'
era
messa
alla
scrivania
per
mandare
una
lettera
a
donna
Teresa
;
ma
dopo
aver
contemplata
la
carta
colle
cifre
in
carattere
antico
,
ella
m
'
aveva
chiamato
:
-
Sergio
!
-
Dal
tono
di
voce
,
era
chiara
una
supplica
.
-
Sergio
,
non
ti
sembra
che
questa
carta
sia
sovranamente
funebre
?
Quelle
cifre
in
nero
....
anche
il
formato
?
...
-
L
'
hai
scelta
tu
,
cara
,
se
non
m
'
inganno
.
-
Sì
,
è
vero
....
Ma
ho
sbagliato
....
Che
cosa
dirà
mamma
,
ricevendola
?
Lei
,
così
attenta
a
ogni
cosa
?
...
-
Pausa
,
di
meditazione
;
poi
,
chiudendo
l
'
asse
scorrevole
della
scrivania
:
-
Sergio
!
-
Lidia
?
-
Se
io
ti
pregassi
....
di
cambiarla
?
-
Cambiarla
?
...
colle
tue
cifre
?
...
Bisognerà
comperarne
dell
'
altra
;
è
più
spiccia
....
-
E
tu
,
non
te
ne
avresti
a
male
?
-
Di
che
?
Se
l
'
avessi
fabbricata
io
,
questa
....
-
Allora
,
Sergio
....
Allora
usciamo
,
sùbito
?
Piove
:
una
bellissima
corsa
,
mi
butto
in
ispalla
la
pelliccia
,
e
in
un
minuto
sono
in
ordine
....
-
E
in
un
minuto
era
stata
in
ordine
veramente
,
senz
'
aiuto
di
cameriera
,
infilandosi
i
guanti
sulle
scale
,
come
se
la
casa
dietro
noi
si
fosse
incendiata
e
minacciasse
un
crollo
.
E
perciò
noi
eravamo
usciti
,
a
piedi
,
in
mezzo
al
fango
e
all
'
accidia
invernale
.
Pareva
una
ragazzina
scappata
di
scuola
,
Lidia
,
colle
mani
ricoverate
nel
manicotto
,
appoggiandosi
al
mio
braccio
,
tuffata
nella
pelliccia
,
il
cui
bavero
alto
le
riparava
le
orecchie
dall
'
aria
pungente
.
La
carta
fu
scelta
,
senza
cifre
,
ma
benchè
Lidia
ne
fosse
ammirata
e
secondo
il
solito
se
ne
portasse
la
scatola
tra
il
seno
e
il
manicotto
con
materna
sollecitudine
,
-
io
osservai
ch
'
era
di
gran
lunga
migliore
quell
'
altra
.
-
No
,
no
,
t
'
inganni
,
-
rispose
Lidia
.
In
fondo
,
ella
si
curava
pochissimo
delle
mie
obiezioni
:
aveva
la
più
illimitata
presunzione
del
proprio
buon
gusto
....
-
Aspetta
,
-
diss
'
io
,
fermandola
innanzi
al
negozio
d
'
un
libraio
.
Mentre
passavo
,
m
'
era
parso
di
veder
sulla
copertina
d
'
un
elegante
volume
,
un
nome
che
in
quel
posto
era
stranissimo
.
-
Gian
Luigi
Sideri
,
-
lessi
.
-
Il
lastrico
dell
'
inferno
,
romanzo
!
Come
è
possibile
?
-
È
un
tuo
amico
?
-
domandò
Lidia
.
-
Ma
senza
dubbio
,
un
mio
caro
amico
.
È
inesplicabile
questo
risveglio
....
-
È
inesplicabile
che
abbia
scritto
un
romanzo
?
Perchè
?
Non
avrà
avuto
di
meglio
a
fare
....
-
E
Lidia
,
con
un
movimento
del
braccio
mi
accennò
che
desiderava
andarsene
.
Dove
mai
Gian
Luigi
Sideri
aveva
trovata
l
'
energia
necessaria
a
far
qualche
cosa
?
-
io
pensava
,
riprendendo
con
Lidia
il
cammino
verso
casa
.
-
Come
mai
era
riuscito
a
darmi
questa
lezione
di
buona
volontà
?
Che
cosa
sentiva
io
perciò
?
Era
invidia
?
No
:
era
amarezza
,
malinconia
,
per
la
dispersion
di
forze
che
caratterizzava
la
mia
vita
....
E
sorpresa
anche
,
perchè
fra
quanti
avrebbero
potuto
fermarsi
sulla
via
inutile
,
certo
io
non
ascriveva
Gian
Luigi
Sideri
.
La
nostra
amicizia
contava
parecchi
anni
d
'
esistenza
.
Ci
eravamo
conosciuti
al
teatro
Manzoni
,
dove
il
conte
Gian
Luigi
ed
io
avevamo
le
poltrone
fianco
a
fianco
,
e
la
mia
attenzione
era
stata
attirata
dall
'
irrequietezza
nervosa
di
Gian
Luigi
,
a
pena
contenuta
per
l
'
abitudine
ai
salotti
;
durante
gl
'
intermezzi
,
egli
si
rifugiava
nell
'
atrio
compensandosi
dell
'
immobilità
forzata
con
delle
evoluzioni
pel
lungo
e
pel
largo
,
a
passo
celere
.
Fra
un
'
armonia
di
gusti
e
un
senso
estetico
squisitissimo
,
una
facilità
a
comprendere
ogni
cosa
bella
e
originale
,
Gian
Luigi
portava
talvolta
una
nota
così
discorde
,
così
strana
,
da
non
lasciar
capire
come
avesse
potuto
nascere
in
lui
.
Le
sue
carrozze
,
per
esempio
,
eran
di
forme
e
di
colori
detestabili
quanto
la
livrea
della
sua
casa
,
e
non
gliele
avevo
perdonate
se
non
come
effetto
d
'
un
certo
disequilibrio
di
facoltà
critiche
.
Al
contrario
,
la
sua
mente
era
piena
di
concetti
e
di
visioni
graziose
,
sfumate
;
Gian
Luigi
aveva
una
cultura
tutta
d
'
apparenza
,
la
quale
sussidiata
da
un
acume
non
volgare
,
gli
dava
maggiori
vantaggi
che
non
la
mia
,
pesantissima
;
buon
musicista
,
Gian
Luigi
componeva
ballabili
e
romanze
,
di
colore
azzurrino
,
su
parole
proprie
,
ma
un
'
ammirazione
esagerata
per
tutto
quanto
veniva
da
Parigi
,
lo
costringeva
a
scriver
francese
;
egli
conosceva
questa
lingua
forse
meglio
della
propria
e
la
parlava
volentieri
,
con
accento
irreprensibile
.
In
fatto
di
letteratura
,
Gian
Luigi
s
'
era
limitato
sempre
a
imaginare
argomenti
da
romanzo
o
da
novella
,
nei
quali
si
poteva
sùbito
rintracciar
la
sua
tendenza
per
le
cose
un
po
'
indeterminate
,
e
per
gli
acquerelli
di
piccole
dimensioni
;
sfuggiva
il
dramma
o
lo
decorava
di
particolari
arguti
,
che
l
'
avvolgevan
quasi
in
una
nube
e
gli
toglievano
i
bagliori
sinistri
....
Questi
argomenti
,
creati
,
modificati
,
accarezzati
nella
fantasia
,
rappresentavano
per
Gian
Luigi
altrettante
lontane
possibilità
di
lavoro
,
a
cui
pensava
qualche
volta
con
rammarico
,
lamentandosi
d
'
essere
incapace
di
un
'
occupazione
lunga
e
abnegativa
.
Quanto
all
'
animo
di
lui
,
io
non
era
tuttavia
riuscito
a
definirlo
con
esattezza
.
Era
scettico
,
Gian
Luigi
,
o
indifferente
,
o
fatuo
,
o
innamorato
di
qualche
cosa
o
di
qualcuno
?
Probabilmente
,
colla
instabilità
sua
particolare
,
egli
era
a
vicenda
tutto
questo
,
ma
un
certo
riserbo
lo
salvava
dal
dimostrarlo
.
Senza
dubbio
,
conosceva
il
mondo
,
e
in
trent
'
anni
di
vita
aveva
corse
le
vicende
istruttive
degli
uomini
liberi
;
senza
dubbio
,
anche
,
era
un
sognatore
,
ma
non
un
sognatore
classico
,
il
quale
attraversa
doloroso
l
'
esistenza
in
cerca
di
sensazioni
inaudite
;
bensì
,
un
sognatore
calmo
,
sorridente
,
eclettico
,
il
quale
coglie
il
buono
dove
s
'
incontra
e
lo
paragona
alle
proprie
aspettative
.
Era
un
ammiratore
di
Laura
Uglio
,
donna
che
per
la
sua
beffarda
filosofia
della
vita
,
doveva
singolarmente
confarsi
allo
spirito
di
Gian
Luigi
;
forse
,
egli
ne
era
stato
anche
l
'
amante
,
perchè
in
un
certo
periodo
,
noi
ci
guardavamo
con
curiosità
,
stimolati
dal
desiderio
di
farci
una
domanda
e
incapaci
a
formularla
;
ond
'
era
fra
noi
due
rimasta
quella
specie
di
punto
interrogativo
,
non
mai
soddisfatto
.
Laura
,
Gian
Luigi
,
ed
io
,
conoscevamo
così
profondamente
i
doveri
ed
i
diritti
di
ciascun
di
noi
,
che
non
amavamo
affrontarci
,
preferendo
un
fatto
dubbio
,
larvato
di
convenienza
,
a
una
risposta
secca
e
noiosa
....
Certo
,
nel
calendario
d
'
amanti
che
la
società
affibbiava
a
Laura
,
il
nome
di
Gian
Luigi
non
era
comparso
;
ma
questo
provava
ben
poco
,
perchè
non
era
comparso
neppure
il
mio
....
Ora
,
Gian
Luigi
,
-
scettico
,
indifferente
,
fatuo
o
innamorato
,
che
importava
?
-
aveva
d
'
un
tratto
raccolte
le
sue
forze
,
aveva
lavorato
,
aveva
dato
alla
luce
un
volume
,
un
grosso
volume
,
a
quanto
si
vedeva
,
che
gli
era
costato
almeno
sei
mesi
de
fatiche
,
i
sei
mesi
del
mio
matrimonio
.
L
'
avvenimento
era
così
straordinario
,
ch
'
io
giunsi
a
casa
senz
'
aprir
più
bocca
:
salii
le
scale
dietro
Lidia
,
a
testa
bassa
;
mi
ficcai
nella
poltrona
,
presso
Lidia
,
in
salotto
,
dimenticando
di
guardar
nel
mio
studio
se
fosse
arrivata
la
posta
;
e
rimasi
in
quell
'
attitudine
,
colle
braccia
incrociate
,
a
pensare
.
-
Ah
questa
sì
,
va
bene
!
-
esclamò
Lidia
,
sciogliendo
l
'
involto
della
carta
da
lettera
.
Si
mise
innanzi
allo
scrittoio
,
dispose
i
fogli
,
prese
la
penna
,
mi
si
rivolse
:
-
Che
cosa
debbo
scrivere
a
mamma
?
-
E
il
libro
di
Gian
Luigi
-
mi
domandavo
-
quale
esito
aveva
avuto
?
Un
buon
esito
,
certamente
,
perchè
Gian
Luigi
doveva
aver
gusto
,
l
'
istinto
della
misura
,
che
non
s
'
insegna
....
-
Sergio
!
-
chiamò
Lidia
,
sorpresa
.
-
Non
hai
udito
:
come
debbo
scrivere
a
mamma
?
-
-
Mandale
i
miei
saluti
,
-
risposi
;
-
annunciale
la
nostra
partenza
....
-
La
nostra
partenza
!
-
ripetè
Lidia
con
un
sospiro
.
-
Per
quando
,
per
dove
?
-
Per
quando
vuoi
,
per
dove
vuoi
....
-
Ma
ero
stato
un
imbecille
a
non
comperar
sùbito
il
romanzo
di
Gian
Luigi
:
bisognava
leggerlo
,
avevo
urgenza
di
quel
libro
:
volevo
stabilire
immediatamente
....
-
È
proprio
necessario
partire
?
-
domandò
Lidia
,
abbassando
la
testa
sul
foglio
di
carta
.
-
Necessario
?
-
esclamai
.
-
Che
domanda
!
C
'
è
qualche
cosa
di
necessario
,
al
mondo
?
-
Oh
,
Sergio
!
-
Ma
sì
;
non
c
'
è
nulla
di
necessario
,
cara
amica
.
Si
parte
,
si
viaggia
,
perchè
ciò
è
nelle
abitudini
,
nelle
tradizioni
,
e
perchè
sarebbe
lo
stesso
non
partire
,
non
viaggiare
....
-
Allora
,
non
partiamo
,
e
non
viaggiamo
!
-
fece
Lidia
in
tono
secco
.
-
Io
sto
bene
qui
.
-
S
'
alzò
dalla
sedia
e
si
mise
a
passeggiare
pel
salotto
.
Ella
aveva
indossata
una
vestaglia
verde
-
cupo
,
che
aveva
la
vita
brevissima
,
e
dal
petto
giù
fino
ai
piedi
,
serbava
una
linea
rigida
e
severa
,
appena
interrotta
a
metà
da
un
nastro
fissato
ai
fianchi
e
incrociato
sul
davanti
;
somigliava
così
,
Lidia
,
a
una
scultoria
figura
bizantina
.
Cominciai
dal
gettarle
un
'
occhiata
d
'
ammirazione
,
senza
muovermi
dal
mio
posto
:
quindi
risposi
:
-
Allora
,
non
partiamo
e
non
viaggiamo
!
-
Lidia
si
fermò
di
botto
;
poi
mi
si
avvicinò
.
-
Perchè
dici
questo
?
-
ella
chiese
con
voce
calma
.
-
Perchè
credo
sia
il
tuo
desiderio
....
-
Ah
,
no
,
no
!
Non
è
per
questo
che
parli
in
tal
modo
,
Sergio
;
io
ti
conosco
,
ormai
.
-
Le
parole
furono
dette
quasi
con
benevolenza
.
La
donna
si
passò
una
mano
sulla
fronte
,
perchè
dovevan
presentarsele
più
argomenti
d
'
eguale
importanza
,
che
voleva
tutti
enunciare
,
in
bell
'
ordine
;
e
all
'
uopo
,
sedette
di
nuovo
innanzi
alla
scrivania
,
donde
mi
riusciva
quasi
di
faccia
.
Ma
mi
alzai
io
dalla
poltrona
.
-
Ebbene
,
-
dissi
un
po
'
seccato
.
-
Non
si
parte
,
perchè
partire
o
rimanere
è
affatto
indifferente
,
come
tutto
il
resto
.
-
E
mi
diressi
,
verso
l
'
uscita
,
e
raggiuntala
senz
'
opposizione
da
parte
di
Lidia
,
mi
ritirai
nel
mio
studio
.
VIII
.
Mi
occupai
sùbito
a
stabilire
la
gravità
di
quanto
avveniva
e
a
capire
il
significato
d
'
una
recrudescenza
di
sogni
che
supponevo
decisamente
snebbiati
dal
mio
animo
e
invece
eran
ricomparsi
cogliendo
la
prima
occasione
favorevole
.
I
due
termini
estremi
della
situazione
eran
chiari
per
quanto
dolorosi
:
un
lasso
di
sei
mesi
aveva
trasformato
Gian
Luigi
Sideri
in
un
uomo
che
ambiva
alla
fama
e
dilatava
la
propria
personalità
utilmente
;
un
lasso
eguale
di
tempo
nella
mia
vita
non
aveva
concluso
che
a
mutarmi
da
scapolo
in
marito
.
L
'
enorme
abisso
fra
l
'
una
condizion
di
cose
e
l
'
altra
,
era
appena
intravedibile
e
perciò
tanto
più
capace
d
'
impressionarmi
.
Gian
Luigi
ed
io
,
avevamo
nel
medesimo
tempo
,
nel
medesimo
giorno
forse
,
spalancate
due
porte
sulla
nostra
via
;
lui
dirigendosi
a
lotte
d
'
intelligenza
,
a
febbri
di
concezione
,
a
godimenti
e
ad
amarezze
non
comuni
,
e
tali
da
raffinarlo
e
da
toglierlo
alla
greggia
umana
;
io
sottoscrivendo
al
mio
volgarissimo
avvenire
,
rinunciando
a
sogni
smisurati
,
collo
sposare
una
fanciulla
,
che
amavo
indubbiamente
,
ma
che
ancor
dopo
sei
mesi
d
'
intimità
non
sapevo
se
fosse
quella
la
quale
m
'
abbisognava
.
Intuivo
di
questo
fatto
le
conseguenze
.
Un
matrimonio
non
è
mai
stato
barriera
al
lavoro
intellettuale
,
ma
per
me
,
pel
mio
bizzarro
carattere
,
assumeva
l
'
aspetto
d
'
una
barriera
insuperabile
;
anzi
,
come
altri
aveva
bisogno
della
famiglia
per
lavorare
,
io
aveva
invece
necessità
della
vita
libera
,
capricciosa
,
retta
dal
mio
solo
arbitrio
.
Le
angustie
derivate
dalla
casa
,
gli
obblighi
assunti
,
le
convenzioni
tacite
che
il
matrimonio
chiudeva
in
sè
numerosissime
,
formavano
il
veleno
più
potente
,
più
letale
,
più
immedicabile
alla
mia
attività
,
anche
senza
tener
conto
delle
obiezioni
e
dell
'
atteggiamento
ostile
che
nel
mio
caso
speciale
poteva
assumere
Lidia
per
un
tentativo
,
molto
problematico
,
di
darmi
finalmente
alla
letteratura
.
No
;
se
v
'
era
stata
ancora
speranza
a
qualche
cosa
,
se
il
destino
aveva
riserbata
nel
mio
animo
una
miracolosa
potenzialità
di
scuotermi
e
d
'
agire
,
-
io
aveva
distrutta
quella
speranza
,
avevo
stremata
quella
potenzialità
,
fatalmente
,
il
giorno
in
cui
m
'
ero
legato
a
Lidia
.
L
'
avevo
guastato
io
,
il
mio
destino
,
come
al
più
degli
uomini
succede
;
e
m
'
ero
scelto
l
'
avvenire
del
buon
padre
di
famiglia
,
quand
'
era
forse
pronto
per
me
l
'
avvenire
d
'
un
artista
!
Chi
m
'
aveva
tratto
in
inganno
?
Lidia
,
colla
sua
fresca
bellezza
?
i
parenti
di
lei
,
colle
loro
cortesie
?
Nessuno
:
una
succession
di
casi
,
una
forza
sottile
d
'
attrazione
al
pericolo
.
Onde
,
non
avevo
contro
chi
volgere
il
mio
malcontento
e
l
'
angoscia
della
delusione
;
gli
altri
,
eran
vittime
;
io
era
vittima
;
eravamo
vittime
tutti
quanti
di
quelle
leggi
necessarie
e
assurde
,
che
ad
ottener
Lidia
corpo
ed
anima
m
'
avevan
vincolato
a
lei
per
l
'
esistenza
intera
.
Nel
mio
studio
,
l
'
ombra
del
pomeriggio
calava
rapida
fra
scrosci
di
pioggia
;
a
momenti
non
ci
si
vedeva
più
,
ma
non
sapevo
muovermi
dalla
poltrona
,
nè
deporre
il
libro
che
avevo
mandato
a
comperare
e
che
tenevo
ancora
intonso
fra
le
mani
,
come
un
testimonio
vivo
e
straziante
di
quanto
si
poteva
fare
e
di
quanto
non
avevo
fatto
.
Dalla
camera
attigua
mi
veniva
il
romor
dei
passi
di
Lidia
,
e
mi
figuravo
la
donna
pensosa
,
a
testa
china
,
le
mani
entro
le
tasche
della
vestaglia
,
passeggiando
come
un
automa
pel
salotto
.
Lidia
era
tutto
il
mio
destino
;
io
doveva
cooperare
a
renderla
felice
,
e
raccogliere
in
questo
còmpito
non
facile
ogni
facoltà
dello
spirito
;
inutile
guardare
di
là
da
simile
stretta
cerchia
,
oltre
la
famiglia
e
la
casa
.
A
poco
a
poco
,
il
romor
di
quei
passi
mi
divenne
intollerabile
;
forse
Lidia
piangeva
per
il
modo
brusco
e
inusato
con
cui
m
'
ero
sottratto
a
quanto
ella
voleva
dirmi
....
A
che
stava
pensando
,
ora
?
Alla
triste
scoperta
della
mia
indole
,
a
'
miei
torti
,
alle
sue
speranze
di
quiete
,
inutili
....
Giovane
,
elegante
,
bella
,
voleva
ben
più
attente
cure
di
quelle
che
io
non
le
prestassi
;
poteva
ben
dolersi
de
'
miei
sogni
ridicoli
i
quali
creavano
una
rivalità
inafferrabile
per
lei
....
Ma
intanto
,
quei
passi
mi
causavano
un
rimbombo
doloroso
nel
cervello
;
il
fruscìo
della
veste
m
'
irritava
;
il
contegno
silenziosamente
corrucciato
di
Lidia
mi
pareva
un
rimprovero
sproporzionato
alla
colpa
....
Gettai
il
libro
di
Gian
Luigi
,
d
'
un
tratto
;
mi
levai
,
mi
diressi
all
'
uscio
che
metteva
nel
salotto
:
volevo
pregar
la
donna
di
non
più
tormentarmi
....
Di
non
più
tormentarmi
?
Ella
m
'
avrebbe
giudicato
pazzo
;
che
tormento
mi
dava
?
...
Restai
così
un
attimo
innanzi
all
'
uscio
,
studiando
la
frase
meno
incomprensibile
;
e
non
trovandola
,
e
temendo
di
veder
per
davvero
le
lagrime
supposte
di
Lidia
,
ritornai
alla
poltrona
,
ma
l
'
oscurità
era
ormai
densa
nella
camera
,
e
non
interrotta
se
non
dallo
spiraglio
di
luce
che
appariva
alla
bocca
della
stufa
.
Come
le
sei
suonavano
all
'
orologio
della
chiesa
vicina
,
mi
recai
nel
tinello
,
ove
rimasi
stupito
vedendo
preparata
la
tavola
con
una
sola
posata
.
Geltrude
-
la
cameriera
che
aveva
lasciati
i
signori
Folengo
per
passare
al
nostro
servizio
-
accendeva
il
candelabro
a
gas
,
nel
mezzo
del
soffitto
;
e
allo
stropiccìo
de
'
miei
passi
si
volse
,
dicendomi
:
-
La
signora
è
indisposta
e
prega
il
signore
a
voler
pranzare
da
solo
.
-
Credo
che
così
male
io
non
abbia
pranzato
mai
,
in
tutta
la
mia
vita
.
Un
'
ira
sorda
m
'
aveva
preso
contro
Lidia
e
la
sua
indisposizione
pretestata
;
il
far
partecipe
la
servitù
di
quanto
avveniva
tra
noi
,
mi
pareva
l
'
atto
più
stupidamente
borghese
che
Lidia
potesse
commettere
,
e
rivestiva
a
'
miei
occhi
un
carattere
d
'
ostilità
assoluta
poichè
la
donna
conosceva
benissimo
le
mie
opinioni
in
proposito
.
Neppure
un
istante
mi
balenò
alla
mente
il
pensiero
ch
'
ella
avesse
sperato
in
una
mia
sollecitudine
per
il
suo
malessere
,
in
una
mia
comparsa
nella
camera
da
letto
ov
'
ella
rimaneva
.
A
Geltrude
non
chiesi
spiegazioni
;
pranzai
male
,
ma
pranzai
,
col
giornale
spiegato
innanzi
a
me
;
poscia
accesi
un
sigaro
e
mi
accomodai
sul
divano
a
fianco
del
caminetto
,
studiando
con
enorme
attenzione
i
ricami
della
fiamma
sulle
legna
.
Verso
le
nove
,
uscii
di
casa
;
io
non
m
'
accorgeva
d
'
agire
non
per
volontà
mia
,
ma
per
fare
meccanicamente
ciò
che
avevo
visto
fare
agli
altri
in
simili
casi
:
gli
altri
si
divertivano
o
cercavano
divertirsi
;
io
entrai
al
teatro
Dal
Verme
,
ove
un
Circo
equestre
attirava
folla
discreta
.
Nell
'
atrio
scansai
tre
o
quattro
conoscenze
:
un
marito
con
seimila
lire
di
rendita
,
nient
'
affatto
sorpreso
che
la
moglie
ne
spendesse
diecimila
per
la
casa
;
un
vedovo
in
procinto
di
sposare
sua
cognata
,
quantunque
la
sapesse
,
come
la
sorella
,
già
condannata
per
etica
dai
medici
;
uno
scapolo
,
che
manteneva
una
ragazza
della
quale
si
vergognava
e
per
la
quale
ostentava
la
massima
indifferenza
;
ed
altri
,
che
mi
riuscivano
stranamente
antipatici
a
un
tratto
,
mentre
m
'
erano
appena
indifferenti
per
lo
passato
.
Da
quanti
,
invece
,
appressai
fra
i
miei
amici
,
ricevetti
quella
sera
un
'
accoglienza
curiosa
e
significante
;
erano
saluti
e
strette
di
mano
sincere
,
ma
diverse
dalle
consuete
;
era
un
atteggiamento
quasi
grave
che
costoro
assumevano
alla
mia
presenza
;
un
gruppo
di
celibi
,
noto
pe
'
suoi
discorsi
pornologici
,
troncò
una
discussione
,
quand
'
io
l
'
avvicinai
,
e
ne
cominciò
un
'
altra
di
politica
....
Si
aveva
riguardo
per
la
mia
mutata
condizione
,
e
pareva
s
'
aspettasse
di
definirmi
e
di
classificarmi
fra
le
diverse
specie
di
mariti
,
prima
di
scegliere
un
contegno
deciso
.
Fu
l
'
ultimo
colpo
all
'
irritazione
che
mi
ribolliva
dentro
;
ero
dunque
ben
morto
per
quegli
uomini
,
bene
straniero
ormai
al
loro
consorzio
,
se
si
trattenevano
dal
mostrarsi
cinici
e
scapati
quali
erano
,
e
indossavano
una
cappa
di
convenienza
,
pesante
a
me
più
che
a
loro
medesimi
?
Domandai
di
Gian
Luigi
Sideri
.
Era
a
Sestri
a
lavorare
,
solo
.
-
Com
'
è
stato
accolto
il
suo
Lastrico
dell
'
Inferno
?
-
chiesi
.
-
Assai
bene
;
ne
hanno
parlato
anche
all
'
estero
,
-
mi
si
rispose
.
-
Una
rivelazione
!
-
Me
ne
andai
,
verso
le
undici
.
Gli
altri
si
recavano
a
cena
.
-
Tu
non
verrai
,
non
è
vero
?
-
domandò
uno
.
-
Grazie
;
vado
a
casa
,
-
risposi
dopo
un
lampo
d
'
esitazione
.
E
negli
augurî
di
"
Buona
notte
!
"
che
m
'
accompagnarono
,
volli
trovare
ironia
,
invidia
,
rispetto
comico
per
la
fedeltà
con
cui
osservavo
i
miei
doveri
di
sposo
felice
;
e
l
'
irritazione
si
riversò
allora
infine
,
decisamente
,
contro
costoro
,
contro
la
buaggine
del
mondo
.
Se
si
fosse
indovinato
che
già
tra
me
e
Lidia
cominciavan
gli
screzî
!
...
Screzî
i
quali
davan
ragione
alle
ironie
sottintese
,
e
avrebbero
fatto
esultare
quei
filosofi
da
marciapiede
....
Ebbene
,
no
!
Lidia
era
a
letto
;
dormiva
,
quando
rincasai
.
La
scossi
leggiermente
,
la
pregai
di
voler
dimenticare
,
l
'
ottenni
ben
facile
,
e
l
'
alba
dell
'
indomani
sorse
tranquillissima
per
noi
,
smemorata
d
'
ogni
chiaroscuro
spiacevole
.
Tornando
,
però
,
durante
quella
notte
,
al
primo
malinteso
che
aveva
prodotto
il
nostro
broncio
,
Lidia
espresse
di
nuovo
il
desiderio
di
non
partire
;
non
aveva
voglia
di
soffrire
i
disagi
di
un
viaggio
lungo
;
voleva
attendere
la
migliore
stagione
,
e
nel
frattempo
occuparsi
della
sua
casa
,
far
visite
e
riceverne
,
andare
a
teatro
,
godere
del
carnevale
prossimo
;
tutto
coll
'
impazienza
della
donna
nuova
,
che
brucia
dal
desiderio
di
mostrare
al
mondo
quale
splendida
farfalla
sia
sbucata
dalla
crisalide
.
Per
non
toglierle
illusioni
circa
quei
divertimenti
che
il
suo
nuovo
stato
le
permetteva
,
ascoltai
il
programma
di
Lidia
con
animo
sereno
e
mi
compiacqui
a
far
disegni
sull
'
argomento
.
Nei
giorni
successivi
la
presentai
a
quante
famiglie
conoscevo
e
mi
parevan
degne
della
sua
amicizia
....
Spesso
in
quelle
case
,
dov
'
io
entrava
una
volta
preceduto
da
impaziente
attesa
e
circondato
da
cortesie
eccezionali
,
trovai
un
'
accoglienza
compitissima
e
tuttavia
diversa
da
quella
del
passato
;
le
madri
mi
serbavan
qualche
rancore
per
non
aver
fatta
cader
la
mia
scelta
sulla
signorina
,
speranza
e
tormento
della
famiglia
;
ero
per
esse
una
fresca
tomba
di
illusioni
.
Altrove
,
era
la
signorina
che
usava
un
po
'
d
'
astio
contro
Lidia
e
un
po
'
di
sprezzo
contro
me
;
occhiate
traducibili
con
un
:
"
Tanto
,
non
avrei
saputo
che
farmi
di
voi
!
"
Eran
più
schietti
e
cortesi
gli
uomini
,
quegli
stessi
uomini
,
i
quali
diventavan
terribili
di
satira
e
acuti
di
negazione
non
appena
si
trovavano
in
crocchio
,
al
teatro
o
al
caffè
.
Difficile
stabilire
il
numero
esatto
di
quelli
che
al
veder
Lidia
si
proponevano
di
sedurla
in
otto
giorni
e
stringendomi
la
mano
si
rallegravan
seco
stessi
d
'
aver
io
preparata
una
nuova
preda
per
loro
;
certo
,
dovevan
essere
molti
e
non
tutti
scapoli
;
certo
,
anche
,
Lidia
produceva
comunemente
un
effetto
d
'
ammirazione
per
la
sua
bellezza
,
e
di
simpatia
viva
per
un
'
ingenuità
graziosa
,
per
una
semplicità
pura
di
modi
,
che
alla
bellezza
eran
fortissimi
ausiliari
.
E
in
grazia
di
tali
ausiliari
,
le
madri
più
arcigne
e
le
fanciulle
deluse
,
dopo
quindici
giorni
gareggiarono
a
diventar
l
'
amica
intima
di
Lidia
,
come
gli
uomini
tutti
studiaron
di
farsi
amici
intimi
miei
;
del
che
ero
meno
lusingato
.
Lidia
aveva
stabilito
il
martedì
pe
'
suoi
ricevimenti
;
io
v
'
assisteva
sempre
,
quantunque
i
discorsi
delle
signore
mi
facessero
sui
nervi
l
'
effetto
d
'
uno
strider
di
lima
e
non
fossi
compensato
se
non
dallo
spettacolo
delle
manovre
tattiche
ivi
usate
.
La
simulazione
e
la
dissimulazione
vi
giuocavano
aspre
battaglie
;
vedevo
le
nemiche
sorridersi
,
darsi
la
mano
,
baciarsi
e
lodarsi
,
con
un
'
abilità
che
un
diplomatico
avrebbe
pagata
un
occhio
;
ascoltavo
le
più
calunniose
insinuazioni
fatte
col
più
idilliaco
dei
sorrisi
;
notavo
la
gara
tacita
e
accanita
di
soverchiarsi
in
eleganza
,
in
bellezza
,
in
ispirito
,
e
rilevavo
come
le
più
maligne
parlassero
sempre
della
malignità
altrui
,
dichiarandosi
aliene
da
ogni
vanità
umana
e
inorridite
dalla
maldicenza
,
la
quale
pur
troppo
non
rispetta
alcuno
.
Io
mi
diceva
frattanto
che
se
si
fosse
scoperto
ch
'
io
era
adultero
,
giuocatore
od
ubbriacone
,
tutte
le
amiche
di
Lidia
avrebbero
esultato
,
in
omaggio
all
'
amicizia
femminile
.
Avevan
trovato
,
quelle
eleganti
femmine
,
un
tema
che
si
prestava
mirabile
a
piccoli
colpi
,
a
punture
di
spillo
,
a
ferocie
squisitamente
melate
;
ed
era
,
il
tema
,
l
'
infecondità
di
Lidia
.
Non
poteva
ella
avere
un
'
emicrania
,
un
malessere
passeggero
,
un
pallor
più
accentuato
,
o
una
leggierissima
tinta
azzurra
sotto
gli
occhi
,
senza
che
le
amiche
vi
trovassero
qualche
significato
riposto
,
qualche
preavviso
della
venuta
di
un
bimbo
;
di
quel
bimbo
,
il
quale
,
secondo
loro
,
era
indispensabile
al
coronamento
della
nostra
unione
,
mentre
io
non
vi
aveva
manco
pensato
.
E
poichè
il
bimbo
pareva
farsi
aspettare
,
le
osservazioni
s
'
inoltravan
più
ardite
:
-
"
Lei
,
dunque
,
non
si
tedia
mai
?
-
"
Mai
,
cara
signora
.
-
"
Ciò
è
stranissimo
.
-
"
Perchè
?
...
-
"
Sempre
così
soli
,
senza
una
testolina
bionda
da
accarezzare
,
senza
le
cure
deliziose
per
un
innocente
....
"
-
Le
parole
non
producevano
in
Lidia
alcun
effetto
doloroso
;
ella
non
aveva
nè
propensione
nè
repulsione
per
la
maternità
;
forse
non
ne
aveva
una
chiara
idea
,
e
ciò
faceva
sì
ch
'
ella
rispondesse
colla
sua
ingenuità
quieta
alle
sollecite
visitatrici
,
frustrando
in
loro
ogni
speranza
d
'
esser
riuscite
ad
amareggiarla
.
-
Assolutamente
,
si
vuol
vedere
un
frutto
del
nostro
amore
,
-
dissi
una
volta
a
Lidia
.
-
Se
non
ci
riusciamo
,
bisognerà
adottare
un
trovatello
per
far
piacere
agli
amici
.
-
Lidia
scoppiò
a
ridere
,
e
mi
tolse
ogni
inquietudine
circa
l
'
esito
sortito
da
quelle
insinuazioni
.
Più
di
quanto
io
non
m
'
aspettassi
,
era
ella
abile
a
giudicar
le
persone
e
a
sottrarsi
da
ogni
influenza
.
Una
vecchia
signora
,
assidua
ai
martedì
,
s
'
era
proposta
una
tutela
gratuita
su
di
noi
;
voleva
insegnarci
a
vivere
,
e
s
'
interessava
della
servitù
,
dell
'
andamento
della
casa
,
dando
consigli
non
cercati
perfin
sulla
disposizione
dei
mobili
.
Lidia
non
era
in
questo
affatto
indulgente
,
e
un
giorno
in
cui
la
signora
si
lamentava
perchè
avevamo
licenziata
la
cuoca
,
Lidia
le
fece
capire
che
sarebbe
stata
ottima
cosa
non
si
fosse
più
fatta
vedere
,
nè
ai
martedì
,
nè
in
altri
giorni
della
settimana
.
Era
donna
,
Lidia
oramai
;
così
donna
da
inquietarmi
un
poco
per
la
seduzione
inconscia
ch
'
ella
esercitava
sui
miei
amici
.
Io
non
poteva
più
contar
quelli
che
la
desideravano
;
erano
tutti
,
giovani
e
vecchi
,
ammogliati
e
celibi
;
gli
ammogliati
non
m
'
avrebbero
ceduta
volentieri
e
per
un
lasso
di
tempo
indeterminato
,
la
loro
sposa
fedele
in
cambio
della
mia
?
Sì
,
certo
;
son
cose
che
si
fanno
,
salvando
naturalmente
le
apparenze
.
Dovevo
essere
odiato
quanto
era
desiderata
Lidia
,
da
costoro
.
La
mia
presenza
immancabile
li
urtava
come
un
'
offesa
personale
;
entravan
nel
salotto
strisciando
,
la
schiena
curva
,
il
sorriso
rutilante
;
trovavan
Lidia
,
coi
piedini
sulla
proda
del
caminetto
,
un
libro
pesante
alla
mano
;
fuori
c
'
era
l
'
aria
grigia
di
dicembre
;
un
complesso
di
cose
molto
propizie
a
discorsi
sentimentali
,
a
preliminari
d
'
attacco
.
Ma
se
domandavano
:
-
"
E
Sergio
,
il
nostro
caro
Sergio
,
come
sta
?
"
-
e
si
sentivan
rispondere
da
Lidia
:
-
"
Bene
,
grazie
.
È
nello
studio
;
ora
lo
faccio
chiamare
,
"
-
addio
speranze
,
addio
preliminari
e
discorsi
sentimentali
!
...
Però
,
quando
compariva
io
,
le
strette
di
mano
eran
così
calorose
come
tornassi
da
un
viaggio
di
circumnavigazione
.
Io
mi
meravigliava
di
una
cosa
sola
:
che
quei
furbi
seduttori
,
quegli
esperti
ladri
onorabili
,
non
s
'
accorgessero
,
nella
loro
furberia
,
come
la
mia
presenza
fosse
affatto
superflua
a
sventar
le
loro
arti
;
come
Lidia
,
anche
sola
,
anche
triste
,
anche
corrucciata
contro
di
me
,
non
fosse
donna
da
cascar
fra
le
loro
braccia
.
Ma
essi
mi
trovavan
troppo
brutto
al
loro
confronto
,
per
ammettere
simile
verità
;
non
so
chi
,
aveva
loro
insegnato
che
necessariamente
una
donna
deve
cadere
;
oggi
,
domani
,
fra
un
mese
o
fra
un
anno
,
la
caduta
avviene
;
e
nell
'
aspettazione
,
essi
frequentavano
la
mia
casa
,
e
si
sedevano
alla
mia
mensa
,
come
già
io
aveva
fatto
con
Giorgio
Uglio
.
Nessuno
di
quei
visitatori
,
per
altro
,
aveva
ancor
preso
un
atteggiamento
perspicuo
;
venivano
ai
martedì
,
a
qualche
pranzo
,
a
qualche
festa
che
dava
Lidia
.
Nessuno
aveva
ancor
trovata
l
'
occasione
di
scriverle
un
biglietto
o
d
'
inviarle
un
libro
o
d
'
addentrarla
nella
conoscenza
dei
buoni
autori
contemporanei
;
ma
io
non
mi
nascondeva
che
fra
la
turba
doveva
trovarsi
già
l
'
audace
,
e
mi
chiedevo
con
una
certa
ansia
se
avrei
potuto
io
stesso
scoprirlo
.
Il
concetto
che
avevo
dell
'
intuizion
dei
mariti
,
non
era
ottimo
,
per
vecchia
esperienza
.
Ora
,
io
era
un
marito
,
dopo
tutto
,
e
tanto
marito
da
pensare
e
da
ragionare
perfettamente
all
'
opposto
di
quanto
ragionavo
e
pensavo
un
giorno
.
Sarei
stato
marito
anche
nel
sospetto
?
Anch
'
io
come
gli
altri
,
sarei
andato
a
investigar
le
cose
più
assurde
e
a
dubitar
dell
'
amico
sincero
,
quando
ad
ogni
istante
avrei
avuto
sott
'
occhio
il
nemico
?
Era
un
dubbio
affatto
indipendente
dalla
gelosia
per
Lidia
;
era
un
dubbio
che
il
mio
amor
proprio
sentiva
crescere
con
immenso
dolore
,
perchè
avvalorato
da
un
piccolo
falso
allarme
recentissimo
.
Mi
veniva
per
casa
un
giovanetto
di
diciannove
anni
,
poeta
:
alto
,
magro
,
biondo
,
lezioso
;
stabilito
a
Roma
colla
famiglia
,
si
tratteneva
però
volentieri
a
Milano
;
portando
un
bel
nome
,
aveva
molte
conoscenze
;
corteggiava
le
signore
con
arte
precoce
e
con
sonetti
così
lacrimosi
da
farlo
creder
Geremia
redivivo
.
Mi
era
anche
antipatico
;
sentivo
in
lui
una
certa
forza
di
seduzione
la
quale
,
non
apparendo
giustificata
da
alcuna
dote
particolare
,
se
non
da
quei
diciannove
anni
,
che
eran
dote
troppo
caduca
,
-
m
'
inquietava
.
Di
Lidia
non
sembrava
affatto
curarsi
,
pel
senso
pericoloso
ch
'
io
intendeva
;
ma
era
verso
di
lei
insinuantissimo
,
e
così
sobrio
nella
lode
e
nell
'
ammirazione
,
da
ottener
con
poche
parole
effetto
doppio
di
quello
che
gli
altri
ottenevan
con
molte
.
Io
cominciai
a
sorvegliarlo
,
a
studiare
il
modo
di
non
lasciargli
dire
nè
molte
parole
nè
poche
all
'
indirizzo
di
Lidia
;
se
abitualmente
ero
vigile
,
del
poeta
sentimentale
divenni
accortissimo
e
sospettoso
,
da
un
giorno
all
'
altro
aspettandomi
qualche
volume
de
'
suoi
versi
con
opportuna
dedica
a
Lidia
,
e
poi
un
viglietto
,
e
poi
una
visita
nelle
ore
in
cui
ero
assente
.
Una
sera
che
,
al
teatro
aveva
aiutata
Lidia
a
togliersi
la
pelliccia
,
quelle
sue
mani
presso
il
collo
della
donna
,
quel
gesto
di
lui
che
pareva
volesse
abbracciarla
,
mi
diedero
una
fitta
al
cuore
,
mi
svelarono
che
là
stava
il
pericolo
imminente
.
Invece
,
all
'
improvviso
,
il
poeta
partì
,
raggiunse
la
famiglia
a
Roma
,
ed
io
fui
stranamente
sorpreso
venendo
a
sapere
com
'
egli
si
trattenesse
a
Milano
per
amor
d
'
una
vedova
,
alla
quale
non
offriva
sonetti
ma
denari
con
sì
lieta
prodigalità
,
che
i
suoi
lo
avevan
richiamato
al
più
presto
.
Non
saprei
dire
se
da
questo
episodio
io
ritraessi
piacere
o
malcontento
;
senza
dubbio
,
ne
uscii
molto
umiliato
per
la
mia
intelligenza
,
ch
'
era
in
altri
tempi
soddisfacentissima
;
e
verso
il
poeta
serbai
un
atroce
rancore
,
quasi
m
'
avesse
schernito
nel
modo
più
villano
.
Dicembre
si
chiuse
per
noi
col
ritorno
dei
signori
Folengo
da
Pallanza
.
Io
dimenticava
sempre
che
Pietro
e
donna
Teresa
facevan
parte
della
mia
nuova
famiglia
,
e
perciò
l
'
idea
di
festeggiar
con
loro
il
Natale
non
mi
parve
eccessivamente
allegra
;
avrei
preferito
restare
in
casa
,
dove
la
presenza
di
Lidia
mi
confortava
,
e
non
m
'
infastidiva
l
'
assenza
di
quel
bambino
biondo
che
m
'
auguravano
i
conoscenti
.
Donna
Teresa
lodò
la
figlia
per
la
sua
decisione
di
non
partire
,
quantunque
osservasse
che
sarebbe
stato
bene
continuare
il
viaggio
per
rispetto
alle
abitudini
generali
;
poi
,
ella
e
Pietro
ci
annunciaron
la
novità
già
accennata
nelle
loro
lettere
.
Una
casa
commerciale
importantissima
offriva
a
Pietro
l
'
impiego
di
direttore
e
di
procuratore
,
con
lauto
stipendio
e
partecipazione
ai
vantaggi
dell
'
azienda
.
Simile
offerta
si
doveva
a
un
amico
di
Pietro
,
deputato
,
fatto
Ministro
in
quei
giorni
,
il
quale
curava
poco
il
benessere
d
'
Italia
,
ma
sufficientemente
il
proprio
,
quel
dei
congiunti
e
degli
amici
;
il
che
gli
giungeva
anche
troppo
grave
soma
.
Quando
sentii
che
la
casa
commerciale
era
stabilita
al
Cairo
,
mi
dichiarai
avverso
a
tale
disegno
,
ma
fui
stupito
notando
come
Lidia
l
'
avversasse
molto
meno
di
me
,
e
cedesse
alle
ragioni
esposte
da
Pietro
.
-
In
ogni
modo
,
-
concluse
questi
,
-
è
cosa
che
avverrebbe
fra
qualche
tempo
.
-
Mentre
ritornavamo
a
casa
,
domandai
a
Lidia
:
-
Perchè
non
ti
sei
opposta
a
quella
pazza
idea
?
-
Non
so
,
-
ella
rispose
.
-
Così
!
...
-
E
poichè
ella
non
agiva
talora
per
ragioni
più
convincenti
,
io
mi
trattenni
dal
chiedere
altro
.
IX
.
Fu
l
'
abito
che
indossava
?
o
furono
le
sue
braccia
,
che
le
maniche
scopriron
fin
quasi
al
gomito
,
nell
'
atto
in
cui
ella
s
'
appoggiava
al
cassettone
?
o
fu
il
suo
viso
,
dai
lineamenti
un
po
'
stanchi
?
o
non
fu
,
piuttosto
,
la
volontà
del
caso
,
il
quale
aveva
stabilito
che
di
là
cominciassi
a
soffrire
?
Fatto
è
,
che
potei
d
'
un
tratto
afferrare
un
'
impressione
,
e
definirla
colla
rapidità
del
lampo
.
Veniva
spesso
nella
mia
camera
,
Lidia
,
dopo
le
cure
dell
'
abbigliarsi
e
prima
della
colazione
;
mi
chiedeva
che
cosa
si
sarebbe
fatto
nella
giornata
,
se
ci
saremmo
occupati
delle
visite
,
se
a
teatro
v
'
era
qualche
spettacolo
interessante
;
anche
,
mi
chiedeva
s
'
io
l
'
amassi
ancora
,
come
nei
primi
tempi
.
Ella
cominciò
,
stavolta
,
dopo
il
saluto
:
-
Credi
ci
convenga
render
la
visita
ai
signori
Cortalancia
?
-
S
'
era
appoggiata
al
cassettone
col
semplice
scopo
d
'
ammirarsi
nello
specchio
.
Io
,
di
fianco
a
lei
in
una
poltrona
,
mi
dimenticai
d
'
osservare
se
quello
scopo
era
giustificato
da
qualche
vestaglia
nuova
,
da
qualche
bizzarra
acconciatura
dei
capelli
.
Risposi
:
-
Perchè
non
si
dovrebbe
render
la
visita
?
I
Cortalancia
sono
persone
rispettabilissime
.
-
Lidia
chinò
la
testa
a
guardarsi
le
dita
bianche
e
magre
;
si
tolse
e
si
rimise
un
anello
.
-
Mi
parevano
molto
noiosi
,
-
disse
.
-
Non
sei
ancora
abituata
a
sopportar
le
persone
noiose
?
-
domandai
.
Quindi
mi
morsi
le
labbra
;
il
momento
che
noi
attraversavamo
rendeva
la
domanda
piena
di
pericoli
.
-
Sono
abituata
!
-
fece
Lidia
,
continuando
ad
ammirarsi
nello
specchio
.
-
E
non
è
inutile
aumentare
il
numero
?
-
Ogni
persona
che
si
trascura
,
diventa
un
nemico
,
-
sentenziai
.
Lidia
sospirò
,
passandosi
la
mano
dietro
la
nuca
a
lisciarsi
dei
capelli
che
supponeva
scomposti
;
ma
come
non
si
decideva
a
togliersi
dalla
sua
positura
,
me
le
avvicinai
,
le
tenni
le
mani
per
l
'
estremità
delle
dita
,
e
fissandola
in
viso
:
-
Làsciati
ammirare
!
-
dissi
.
Aveva
realmente
una
vestaglia
nuova
,
alla
Pompadour
,
con
fiori
sul
petto
;
un
nastro
azzurro
le
girava
attorno
alla
testa
,
pettinata
secondo
la
foggia
greca
.
Sentii
le
sue
dita
fredde
,
vidi
le
braccia
scoperte
,
il
viso
bianco
dagli
occhi
mavì
;
in
uno
sguardo
,
riassunsi
tutta
la
venustà
di
quel
corpo
giovanile
.
E
afferrai
l
'
impressione
di
lunga
stanchezza
che
quel
corpo
giovanile
mi
produceva
.
-
Piaccio
?
-
Lidia
domandò
con
frase
solita
,
ma
con
insolita
freddezza
.
-
Piaci
,
-
risposi
,
lasciandola
Ritornammo
al
nostro
posto
.
-
Se
si
potesse
ricevere
in
veste
da
camera
,
sarebbe
una
buona
cosa
,
-
osservò
Lidia
,
sorridendosi
nello
specchio
.
-
Credo
d
'
esser
più
bella
!
-
Ah
!
...
Ce
n
'
è
bisogno
?
...
-
Un
fiore
,
dal
petto
passò
nelle
mani
della
donna
,
che
cominciò
a
sfogliarlo
e
a
pelarlo
con
molta
cura
.
-
Non
c
'
è
un
bisogno
pressante
,
-
ella
rispose
,
-
ma
la
vanità
è
senza
limiti
.
Dunque
,
renderemo
la
visita
ai
Cortalancia
.
Stasera
c
'
è
teatro
?
-
Non
ho
ancora
i
giornali
.
Anche
a
teatro
vorresti
andare
in
veste
da
camera
?
-
Oh
,
lì
!
-
ella
fece
,
con
un
gesto
di
trionfo
.
-
Abbiamo
gli
abiti
scollati
,
per
la
Scala
!
-
Nessuno
t
'
impedisce
di
ricevere
pure
in
abito
scollato
!
-
Lidia
modulò
una
risatina
di
sprezzo
pel
mio
suggerimento
che
credeva
serio
,
e
se
ne
andò
,
alzando
le
spalle
e
dimenticando
di
chiuder
la
porta
.
Era
certo
;
la
stanchezza
cominciava
a
proiettar
la
sua
ombra
nelle
nostre
anime
.
Era
anche
logico
;
tutti
gli
amori
finiscono
,
come
cosa
mortale
,
e
il
nostro
non
poteva
già
trovar
nella
legge
,
oltre
la
tutela
,
l
'
eternità
;
bensì
,
era
la
legge
assurda
,
che
prestava
la
prima
e
fingeva
credere
alla
seconda
.
L
'
abitudine
aveva
avvelenata
la
sorgente
del
piacere
;
l
'
idea
piatta
di
rappresentar
noi
una
simmetria
legale
con
uno
scopo
determinato
illanguidiva
e
smagava
tutto
quanto
era
spontaneità
;
impendeva
sui
nostri
cuori
,
ne
regolava
i
battiti
,
non
ci
lasciava
la
freschezza
dell
'
improvviso
.
La
legge
era
tra
noi
,
coprendoci
;
mezzana
stranissima
che
scemava
le
forze
a
luogo
d
'
eccitarle
.
Quale
amarezza
in
fondo
ai
nostri
baci
!
Un
'
amarezza
;
non
dolore
,
non
uggia
irreverente
;
una
delusione
fisica
e
morale
,
pesantissima
,
che
avrebbe
rotto
in
lacrime
,
se
tal
linguaggio
di
sentimento
ci
fosse
stato
possibile
.
Soffrivamo
ambedue
,
Lidia
ed
io
;
ella
,
non
arrivando
a
capire
ciò
che
provava
;
io
,
arrivandovi
troppo
;
ella
,
tormentata
dall
'
indeterminatezza
del
mistero
;
io
,
da
impeti
subitanei
.
Se
m
'
arrivava
d
'
un
tratto
,
acuto
,
inesorabile
,
il
pensiero
di
poter
io
pretendere
da
lei
e
imporle
l
'
amore
che
in
altra
donna
avrei
meritato
per
elezione
,
-
il
mio
abbraccio
si
snodava
,
il
suo
corpo
mi
pareva
cosa
,
non
esempio
di
giovane
bellezza
.
L
'
avrei
respinta
,
Lidia
,
con
brutalità
,
perchè
incarnava
il
dovere
e
il
diritto
,
il
principio
e
la
tradizione
,
la
valvola
di
sicurezza
della
società
mostruosa
fatta
per
la
massa
.
Lidia
sentiva
così
bene
tutto
questo
,
da
non
maravigliar
di
nulla
.
Aveva
lasciata
la
sua
casa
ed
era
entrata
nella
mia
....
con
entusiasmo
?
con
gioia
irrefrenabile
?
No
;
con
amore
e
illusioni
,
morte
le
quali
,
restavale
in
animo
una
congerie
di
teorie
ridicole
insegnatele
da
'
suoi
;
teorie
di
cui
intuiva
la
falsità
non
meno
che
il
pericolo
d
'
ammetterla
.
Assisteva
allo
svolgersi
di
teorie
nuove
,
sentiva
il
rombo
di
nuove
idee
soffiate
dal
secolo
morente
,
e
considerando
la
nostra
simmetria
decrepita
,
s
'
impauriva
di
rappresentare
ella
medesima
una
di
quelle
idee
agonizzanti
,
a
ringiovanir
le
quali
non
la
sua
bellezza
,
non
la
sua
fresca
età
,
non
il
suo
fascino
raddoppiato
mille
volte
,
sarebbero
bastati
mai
.
Per
una
crudele
ventura
,
quello
sboccio
di
desolanti
sensazioni
combinò
col
folleggiar
del
carnevale
,
che
un
gruppo
di
volonterosi
aveva
tentato
richiamare
alla
gaiezza
antica
;
e
in
tutta
la
mia
vita
non
trovo
memoria
d
'
allegria
più
funebre
,
di
spigliatezza
più
voluta
,
d
'
ipocrisia
più
sconfortevole
che
quelle
dominanti
allora
per
le
vie
e
le
piazze
di
Milano
.
Sotto
i
nostri
balconi
,
sul
Corso
Venezia
,
passavano
i
carri
stranamente
mascherati
da
una
fantasia
stanca
,
talvolta
dolorosa
nelle
sue
allusioni
;
e
carrozze
piene
d
'
ubbriachi
,
e
musiche
di
straziante
festività
,
e
una
folla
muta
,
ostile
,
che
non
amava
i
coriandoli
e
s
'
atteggiava
a
compassione
dei
falsi
gaudenti
.
Dopo
il
passaggio
d
'
un
carro
mascherato
,
l
'
odore
acre
del
gesso
rimaneva
,
e
della
polvere
;
arrivavan
sui
nostri
balconi
palate
di
coriandoli
,
nembi
di
confetti
,
attràttivi
dalla
presenza
di
Lidia
e
d
'
altre
signore
;
due
volte
,
una
mano
di
cavalieri
eleganti
lanciò
una
colluvie
di
fiori
,
e
furon
,
sul
balcone
,
braccia
levate
in
alto
ad
afferrarli
,
risa
discrete
per
il
vano
tentativo
.
Le
donne
sole
,
con
quell
'
inscienza
che
han
del
bambino
,
poteron
forse
divertirsi
.
Lidia
,
il
viso
riparato
da
sottile
e
forte
veletto
e
il
corpo
da
un
abito
chiuso
e
bianco
,
pareva
agire
per
febbre
;
intorno
a
lei
,
i
sacchi
di
coriandoli
si
vuotavan
magicamente
;
il
suo
braccio
,
fragile
e
vigoroso
,
lanciava
quel
gesso
con
maestria
sulla
folla
stupida
,
contro
i
carri
che
la
mala
sorte
obbligava
a
fermarsi
.
Le
amiche
,
pure
in
abiti
bianchi
e
difesa
la
faccia
,
imitavan
Lidia
,
animandosi
,
impazientendosi
delle
lacune
fra
l
'
un
carro
e
l
'
altro
.
Verso
le
cinque
,
i
coriandoli
arrivavan
per
entro
le
finestre
,
ingolfandosi
nelle
camere
con
violenza
;
alcune
signore
dovettero
cedere
il
posto
.
Lidia
resisteva
;
irriconoscibile
,
tanto
era
soffusa
di
polvere
.
Io
,
dietro
di
lei
,
passandole
,
sul
morir
del
giorno
,
i
fiori
dopo
i
coriandoli
,
l
'
osservava
con
inesplicabile
tristezza
;
ella
gettava
i
fiori
febbrilmente
,
con
un
sorriso
rigido
sulle
labbra
.
A
un
tratto
,
mi
porse
ancora
le
mani
,
senza
guardarmi
,
perchè
vi
mettessi
altri
fiori
,
e
indugiando
io
,
Lidia
si
rivolse
,
vide
i
sacchi
e
le
ceste
vuote
:
-
Finito
!
-
ella
esclamò
,
scrutandomi
negli
occhi
.
-
Finito
!
-
risposi
.
Sorridemmo
ambedue
;
ma
la
parola
aveva
un
senso
largo
d
'
angoscia
.
Non
v
'
erano
tra
noi
se
non
queste
allusioni
;
perchè
così
fresco
era
il
ricordo
di
gaudî
e
di
sogni
,
che
l
'
aria
ne
pareva
piena
e
ospite
la
casa
;
quella
casa
la
quale
,
nel
medesimo
tempo
,
vicino
ai
ricordi
conservava
tutta
la
storia
delle
modificazioni
sopravvenute
a
sfatare
i
gaudî
e
a
corrompere
i
sogni
.
Il
carnevale
,
nonostante
numerosi
inviti
a
feste
,
era
scorso
per
noi
monotono
.
Lidia
si
schermiva
con
ostinazione
dal
prender
parte
a
divertimenti
serali
;
aveva
ricevute
più
visite
della
sarta
,
la
signora
alta
e
magra
col
neo
posticcio
,
la
quale
sperava
di
ottener
molte
commissioni
,
di
ripetere
il
periodo
felice
dei
capolavori
di
seta
e
di
raso
;
ma
neppur
la
dialettica
della
sarta
era
riuscita
a
smuover
Lidia
dal
suo
proposito
,
sebbene
i
tentatori
giornali
di
mode
le
presentassero
dei
figurini
superbi
,
che
chiamavano
un
breve
lampo
negli
occhi
di
lei
.
Continuavano
i
martedì
;
qualche
pranzo
agli
intimi
,
donna
Teresa
e
Pietro
;
qualche
sera
al
teatro
;
e
nella
settimana
grassa
,
Lidia
aveva
voluto
gettare
i
coriandoli
forse
per
soddisfare
ad
un
desiderio
delle
amiche
meglio
che
ad
uno
proprio
.
Ciò
era
riuscito
strano
e
molesto
a
Pietro
Folengo
.
-
Ma
,
figlia
mia
,
-
egli
diceva
,
-
questo
non
si
usa
.
Due
sposi
novelli
devon
farsi
vedere
,
devon
prendere
viva
parte
ai
trattenimenti
della
stagione
.
-
Perchè
?
-
domandava
Lidia
.
-
Perchè
questo
si
usa
,
perchè
tutto
il
mondo
ha
sempre
fatto
così
....
-
Lidia
aveva
allora
il
suo
piccolo
riso
di
sprezzo
,
che
importunava
Pietro
;
le
ragioni
addotte
eran
per
costui
insuperabili
;
non
gli
pareva
umana
cosa
il
sottrarsi
a
ciò
che
si
usa
,
a
ciò
che
il
mondo
ha
sempre
fatto
;
mentre
Lidia
,
assai
più
moderna
,
si
rideva
bellamente
degli
usi
e
costumi
che
non
le
quadravano
.
Veniva
poi
donna
Teresa
,
la
quale
illuminava
il
proprio
tramonto
di
tutti
i
belletti
e
di
tutte
le
pomate
cognite
in
Europa
e
fuori
;
e
si
stringeva
vie
più
nel
busto
,
e
studiava
metodi
arguti
per
distruggere
l
'
adipe
senile
.
I
suoi
consigli
erano
sospirosi
.
-
Se
fossi
io
al
tuo
posto
,
cara
Lidia
,
con
quei
tuoi
vent
'
anni
!
Perchè
non
vai
al
ballo
di
casa
Cortalancia
?
Ma
è
possibile
che
non
ti
sorrida
un
gran
trionfo
?
Non
c
'
è
nessuna
delle
tue
amiche
,
elegante
e
bella
come
te
;
hai
qualche
dispiacere
?
-
Lidia
scoteva
il
capo
,
e
da
quelle
insistenze
usciva
sempre
più
testarda
a
vivere
fra
le
quattro
pareti
di
casa
.
Un
piccolo
malessere
di
Lidia
aveva
servito
a
darmi
un
'
idea
delle
straordinarie
mutazioni
che
la
verità
può
subire
,
conservando
la
propria
forma
.
Il
medico
aveva
detto
:
-
La
signora
è
un
po
'
delicata
e
deve
guardarsi
dalla
malaria
che
domina
la
città
;
c
'
è
nella
signora
qualche
accenno
d
'
anemia
,
facile
a
combattersi
.
-
Lidia
s
'
era
impadronita
trionfalmente
di
quelle
due
frasi
e
non
le
aveva
mutate
d
'
una
parola
;
ma
ripetendole
ad
ogni
occasione
,
aveva
dato
loro
un
significato
di
minaccia
quasi
simbolico
.
Non
si
poteva
aprire
una
finestra
,
senza
che
la
donna
si
portasse
il
fazzoletto
alla
bocca
per
salvarsi
dalla
malaria
;
nè
avveniva
mai
che
Lidia
si
guardasse
nello
specchio
senz
'
accagionare
all
'
anemia
il
pallore
del
viso
,
e
la
striscia
azzurrognola
sotto
gli
occhi
.
Ciò
era
grazioso
,
dapprima
,
rendendola
quasi
più
fragile
nel
mio
concetto
;
poi
,
divenne
meno
grazioso
;
e
infine
non
fu
grazioso
per
niente
,
quando
l
'
anemia
e
la
malaria
furono
usate
da
Lidia
ad
ogni
scopo
,
e
presero
vita
e
consistenza
di
spettri
che
passavano
instancabili
ne
'
suoi
discorsi
e
parevano
essersi
collocati
stabilmente
a
guardia
della
sua
alcova
.
Gli
amici
avevano
accolta
la
diagnosi
del
medico
quasi
come
una
notizia
gravissima
;
raddoppiavan
di
cortesie
verso
Lidia
e
mi
guardavano
con
profondo
significato
per
inculcarmi
che
da
me
dipendeva
la
vita
di
lei
.
Le
amiche
erano
state
indulgenti
,
perchè
tutte
avevano
alla
lor
volta
qualche
indisposizione
civettuola
di
cui
si
servivano
con
impareggiabile
maestria
e
che
probabilmente
ponevano
esse
pure
a
guardia
dell
'
alcova
.
Gustavano
la
rinuncia
di
Lidia
ai
trattenimenti
mondani
;
una
signora
,
assidua
frequentatrice
di
balli
,
di
teatri
,
di
concerti
e
perfino
di
conferenze
,
aveva
applaudita
Lidia
caldamente
,
assicurandole
che
non
v
'
era
nulla
più
doloroso
di
quanto
si
chiama
piacere
;
e
guardando
la
faccia
di
suo
marito
,
io
me
n
'
era
sùbito
persuaso
.
Ma
fui
veramente
sorpreso
quando
,
il
sabato
grasso
,
Lidia
accettò
un
invito
dei
signori
Caccianimico
.
-
Faccio
un
'
eccezione
per
loro
,
-
ella
disse
.
-
È
vero
,
Sergio
,
che
faremo
un
'
eccezione
?
...
-
È
verissimo
,
-
risposi
,
nascondendo
alla
meglio
il
mio
stupore
.
Appena
Clara
ed
Ettore
Caccianimico
partirono
,
domandai
a
Lidia
:
-
Tu
intendi
veramente
andare
a
quel
ballo
?
-
Ma
che
!
-
rispose
Lidia
.
-
Non
,
avrei
nemmeno
un
abito
decente
....
-
E
allora
?
...
-
Sai
,
-
disse
la
donna
con
aria
esperta
;
-
rifiutar
sempre
è
noioso
,
diventa
quasi
una
parola
d
'
ordine
;
ho
accettato
per
far
cosa
nuova
;
stasera
scriverò
un
viglietto
,
pretestando
un
'
indisposizione
!
-
Bisognava
punirla
;
assolutamente
,
questa
donna
mi
credeva
condannato
a
seguire
i
suoi
capricci
,
senza
tener
conto
de
'
miei
;
accettava
e
declinava
gl
'
inviti
,
li
faceva
accettare
e
declinare
da
me
con
un
'
indifferenza
da
bambina
,
come
fosse
identica
missione
accompagnarla
al
ballo
o
tenerle
compagnia
presso
il
caminetto
.
Bisognava
punirla
,
immediatamente
.
-
Bella
idea
!
-
esclamai
.
-
Non
ti
pare
?
-
fece
Lidia
,
senza
rilevar
l
'
inflessione
ironica
delle
mie
parole
.
La
sera
medesima
,
verso
le
dieci
,
mi
ritirai
in
camera
colla
scusa
di
rispondere
a
qualche
lettera
.
-
Mandami
Andrea
.
Lo
incaricherò
di
portare
un
viglietto
ai
Caccianimico
,
-
disse
Lidia
.
-
Andrea
serve
a
me
per
il
momento
,
-
risposi
.
-
Lo
manderai
più
tardi
;
così
il
pretesto
sembrerà
meno
studiato
.
-
Andrea
,
il
domestico
,
aveva
disposto
nella
mia
camera
l
'
abito
di
società
,
e
gli
oggetti
per
un
minuzioso
abbigliamento
.
Dal
giorno
del
mio
matrimonio
non
avevo
più
indossato
l
'
abito
nero
,
e
,
scoperto
che
questo
può
servire
anche
in
occasioni
allegre
,
ero
divenuto
gaio
,
d
'
improvviso
,
attendendo
colla
maggior
cura
a
farmi
elegante
.
Alle
undici
,
seguito
da
Andrea
colla
mia
pelliccia
aperta
fra
le
mani
,
ricomparvi
nel
salotto
di
Lidia
.
-
È
inutile
mandare
il
viglietto
,
-
dissi
.
-
Porterò
io
le
tue
scuse
.
-
Lidia
alzò
il
capo
,
e
impallidì
nel
vedermi
.
-
Che
cosa
fate
voi
,
lì
?
-
domandò
ella
al
domestico
.
-
Tiene
la
pelliccia
,
-
spiegai
.
-
Guarda
,
cara
,
se
questa
cravatta
è
messa
bene
.
-
Benissimo
,
-
rispose
la
donna
,
levando
gli
occhi
al
soffitto
.
-
Vai
in
casa
Caccianimico
?
-
-
Certo
.
Non
m
'
hai
obbligato
a
promettere
che
si
sarebbe
fatta
un
'
eccezione
per
loro
?
-
Infilai
la
pelliccia
,
misi
il
cappello
e
uscii
,
dopo
avere
stretta
la
mano
di
Lidia
,
che
aveva
senza
dubbio
moltissime
cose
interessanti
a
dirmi
.
Fui
così
sùbito
,
così
largamente
punito
della
mia
piccola
vendetta
,
da
credere
a
una
giustizia
invisibile
e
sicura
.
Perchè
,
non
appena
entrato
nella
sala
ove
Ettore
Caccianimico
e
la
sua
signora
apparivano
circondati
da
una
folla
elegante
,
-
sentii
che
i
varî
profumi
ivi
sparsi
mi
facevan
male
;
un
male
strano
,
che
si
sarebbe
detto
risvegliasse
la
mia
sensualità
.
La
vista
di
donne
scollate
,
ingemmate
,
ostentatrici
di
bellezze
che
avevano
un
padrone
e
ne
cercavano
un
altro
,
mi
atterrì
con
questa
scoperta
:
io
aveva
bisogno
d
'
una
di
quelle
donne
;
d
'
una
qualunque
,
purchè
non
fosse
Lidia
,
non
le
somigliasse
in
nulla
;
avevo
bisogno
d
'
una
donna
della
quale
ignorassi
e
il
sorriso
e
la
voce
e
il
corpo
.
Finalmente
,
alla
presenza
di
femmine
nuove
l
'
angoscia
che
mi
circolava
da
un
pezzo
nelle
vene
come
una
malattia
,
scoppiò
e
prese
il
suo
vero
aspetto
:
io
m
'
irritava
di
Lidia
non
perchè
rappresentasse
la
legge
o
il
principio
o
la
tradizione
;
ma
perchè
io
la
sapeva
tutta
,
dal
gesto
insignificante
all
'
ultimo
anelito
.
Mai
la
poligamia
mi
parve
più
saggia
cosa
e
più
sana
che
allora
.
Conscio
di
simile
rivelazione
e
messomi
in
avviso
,
provai
ad
avvicinar
quelle
signore
e
ad
analizzare
il
senso
ispiratomi
;
notai
che
le
brune
mi
piacevan
meglio
,
e
le
audaci
e
le
esperte
;
quelle
,
infine
,
le
quali
eran
tutto
l
'
opposto
fisico
e
morale
di
Lidia
;
notai
pure
che
,
sull
'
istante
,
avrei
commessa
una
follia
per
conquistarne
una
,
e
al
domani
poco
mi
sarebbe
importato
di
non
più
vederla
e
di
saperla
morta
.
Era
la
grave
,
dolorosa
necessità
di
cambiare
,
che
m
'
invadeva
con
forma
così
assorbente
e
mi
disponeva
l
'
animo
a
una
passione
per
la
prima
venuta
;
io
trovava
nel
mio
stato
il
perchè
di
certi
adulterî
che
m
'
eran
parsi
altre
volte
decisamente
inesplicabili
.
Uscii
da
quel
ballo
uno
degli
ultimi
,
conservando
ancora
in
tutta
la
persona
un
residuo
di
profumo
avvelenatore
,
e
nel
cervello
vivissima
l
'
impressione
dei
corpi
femminili
ignorati
.
Albeggiava
lividamente
e
faceva
un
terribile
freddo
.
Non
avevo
bisogno
di
guardarmi
intorno
per
sapere
come
agissero
gli
uomini
che
avevano
avuta
la
mia
rivelazione
,
tosto
o
tardi
.
Alcuni
si
mettevano
le
mani
nei
capelli
,
si
torcevano
il
cuore
,
e
tradivano
;
altri
dubitavano
sulla
scelta
,
la
determinavano
con
pertinacia
,
e
tradivano
;
molti
non
dubitavan
punto
,
si
fermavano
alla
cameriera
,
e
tradivano
.
Io
era
fratello
di
tutti
costoro
,
in
quella
notte
;
ma
non
sarei
stato
loro
fratello
nella
conclusione
.
Io
avrei
mantenute
le
promesse
fino
all
'
ultima
,
avrei
compiuto
il
mio
dovere
fino
allo
strazio
;
perchè
volevo
altrettanto
ed
esigevo
fino
allo
strazio
i
miei
diritti
.
Ma
dunque
,
se
il
bisogno
di
cambiare
era
assoluto
,
anche
Lidia
soffriva
le
torture
cui
ero
in
preda
?
Ecco
perchè
non
aveva
voluto
ella
recarsi
alle
feste
;
a
me
era
stata
necessaria
la
prova
;
a
lei
era
bastato
l
'
istinto
,
il
fiuto
inestimabile
della
donna
-
per
sentire
il
pericolo
.
Rientrato
in
casa
,
un
barlume
di
luce
proveniente
dalla
mia
camera
,
m
'
inquietò
,
credendo
avessi
dimenticata
accesa
la
lucerna
o
i
bracci
dell
'
armadio
,
fin
dalla
sera
prima
;
apersi
la
porta
,
e
mi
fermai
sulla
soglia
d
'
un
tratto
.
Lidia
era
là
,
addormentata
,
vinta
dalla
stanchezza
;
s
'
era
seduta
in
una
poltrona
,
reclinando
la
testa
sui
guanciali
,
e
come
io
aveva
quel
mattino
una
curiosa
tendenza
a
ricostruire
sensazioni
e
fatti
,
riuscii
a
indovinare
quant
'
era
avvenuto
.
Lidia
,
assai
probabilmente
,
aveva
tentato
di
coricarsi
e
di
dormire
;
poi
,
non
potendo
reggere
al
bisogno
di
dirmi
le
cose
interessanti
che
la
sera
prima
aveva
dovuto
tacere
per
la
presenza
del
domestico
,
-
s
'
era
avvolta
nell
'
accappatoio
ed
era
venuta
nella
mia
camera
.
La
stufa
spenta
lasciava
il
luogo
assai
freddo
;
la
lampada
quasi
esausta
,
l
'
illuminava
imperfettamente
;
e
quella
donna
rannicchiata
nella
poltrona
,
coi
capelli
sparsi
,
gli
occhi
chiusi
,
la
faccia
pallida
,
il
corpo
tutto
come
piegato
da
una
violenta
angoscia
,
-
pareva
la
superstite
d
'
una
cupa
tragedia
.
Inoltrai
cautamente
;
levai
la
lucerna
dal
cassettone
e
la
posai
sulla
tavola
;
mi
tolsi
il
soprabito
,
il
cappello
,
e
gettai
i
guanti
per
terra
;
cominciavo
a
snodarmi
la
cravatta
,
quando
un
lieve
romore
mi
fece
volger
la
testa
.
Lidia
,
appoggiato
un
gomito
sul
letto
e
stringendo
coll
'
altra
mano
un
bracciuolo
della
poltrona
,
mi
guardava
fissa
da
qualche
istante
.
-
Buon
giorno
!
-
le
dissi
.
-
Sono
rientrato
ora
.
-
Lo
so
,
-
rispose
Lidia
con
voce
velata
.
-
E
io
ti
aspetto
qui
da
mezzanotte
.
-
Ti
sono
gratissimo
di
questa
sorpresa
,
-
mormorai
.
-
Ma
potevi
coricarti
;
non
prendere
freddo
;
coricarti
nel
mio
letto
.
-
Nel
tuo
letto
?
-
esclamò
Lidia
,
balzando
in
piedi
.
-
Che
cosa
credi
,
dunque
!
-
C
'
è
sempre
stato
in
me
un
istinto
che
io
suppongo
derivato
dalle
mie
tendenze
letterarie
;
un
istinto
a
vedere
il
quadro
e
la
plastica
in
ogni
cosa
;
guardai
Lidia
perciò
con
sincera
compiacenza
;
ella
pareva
una
leonessa
ferita
,
dritta
nel
fondo
della
camera
,
gli
occhi
pieni
di
sdegno
;
bellissima
.
-
Perchè
fingi
,
Sergio
?
-
ella
disse
.
-
Perchè
fingi
di
non
capire
quel
che
ho
sofferto
?
-
Che
hai
sofferto
?
-
ripetei
,
colpito
dalla
voce
tremante
.
-
Io
non
poteva
imaginare
....
-
Ah
,
non
potevi
imaginare
,
-
esclamò
Lidia
,
avvicinandosi
.
-
Non
potevi
imaginare
che
trattandomi
peggio
d
'
una
cameriera
,
mi
avresti
fatto
male
...
?
-
Notavo
con
dolore
che
le
nostre
voci
si
udivano
squillanti
nella
calma
del
mattino
.
-
Ti
prego
di
moderarti
,
-
osservai
.
-
Tutto
si
può
dire
con
pacatezza
.
-
Voglio
ch
'
Ella
mi
risponda
,
-
fece
Lidia
.
-
Voglio
mi
dia
ragione
della
sua
condotta
.
-
Lidia
,
usando
quel
tono
freddo
e
straniero
sapeva
d
'
irritarmi
quanto
le
era
possibile
;
perciò
scattai
:
-
Non
ho
ragioni
a
dare
;
non
le
darei
,
nemmeno
se
la
mia
condotta
fosse
meno
onesta
di
quel
che
è
!
-
Lanciata
la
frase
,
non
mi
restò
che
pentirmene
allorchè
Lidia
piegò
quasi
sotto
un
gran
colpo
e
cadde
di
nuovo
nella
poltrona
.
Vi
fu
un
lampo
d
'
intervallo
;
quindi
sentii
i
singhiozzi
della
donna
,
e
la
vidi
nascondere
il
viso
tra
le
mani
.
-
Ah
,
è
troppo
!
-
ella
diceva
a
frasi
rotte
.
-
Non
l
'
ho
meritato
!
Io
fuggirò
da
questa
casa
.
-
Via
,
-
feci
appressandomi
e
mettendo
una
mano
sulla
spalla
di
Lidia
.
-
Ti
ripeto
che
non
avrei
supposta
simile
interpretazione
d
'
un
fatto
innocentissimo
.
Sono
andato
dai
Caccianimico
,
perchè
tu
avevi
promesso
di
andarvi
,
e
mi
doleva
mancare
verso
un
buon
amico
qual
'
è
Ettore
per
me
.
Una
volta
là
,
non
ho
potuto
non
trattenermi
fin
tardi
.
-
In
quell
'
istante
,
mentr
'
ero
curvo
su
di
Lidia
e
le
mie
labbra
toccavan
quasi
la
ricca
massa
de
'
suoi
capelli
,
-
mi
passò
innanzi
agli
occhi
rapidissima
una
visione
informe
e
tronca
di
quelle
donne
che
avevo
incontrate
al
ballo
;
parevano
riunite
in
gruppo
e
perciò
non
riuscivo
a
distinguer
l
'
una
dall
'
altra
,
ma
vedevo
capelli
bruni
,
occhi
neri
,
busti
scollati
e
ritti
;
serrai
le
palpebre
e
la
visione
passò
.
-
Non
sa
dunque
Ella
,
-
rispose
Lidia
,
guardandomi
colle
pupille
improvvisamente
asciutte
,
-
non
sa
dunque
Ella
che
talvolta
basta
una
parola
gentile
a
persuadere
una
donna
?
Se
m
'
avesse
detto
che
Lei
desiderava
recarsi
da
quei
signori
,
non
avrei
pensato
a
fare
un
'
obiezione
.
Ma
Lei
ha
voluto
prendersi
giuoco
di
me
,
andandosene
d
'
un
tratto
,
senz
'
avvisarmi
,
schernendomi
perfino
col
dire
che
avrebbe
mandato
Andrea
più
tardi
a
portare
il
mio
viglietto
.
-
L
'
idea
che
Lidia
aveva
scritto
un
viglietto
malizioso
e
grazioso
rimasto
ignorato
sulla
tavola
per
la
mia
cattiveria
,
mi
colpì
stranamente
;
provai
un
irresistibile
bisogno
di
ridere
e
una
tenerezza
da
fanciullo
.
-
Già
,
ho
fatto
male
,
-
dissi
.
-
Lo
riconosco
.
Basta
riconoscere
il
proprio
torto
?
-
Lidia
s
'
era
alzata
,
cercando
il
fazzoletto
;
io
lo
raccattai
da
terra
,
e
presi
posto
nella
poltrona
rimasta
libera
.
-
Basta
riconoscere
il
proprio
torto
?
-
ripetei
,
prendendo
Lidia
per
le
braccia
e
cercando
di
attirarla
sulle
ginocchia
.
-
No
!
No
!
No
!
-
ella
esclamò
con
veemenza
.
Io
ho
passata
un
'
orribile
notte
,
per
Lei
,
e
non
l
'
ho
passata
dormendo
,
com
'
Ella
potrebbe
credere
;
mi
sono
addormentata
sull
'
ultimo
,
per
la
stanchezza
....
-
E
come
l
'
hai
passata
,
dunque
?
-
domandai
senza
resistere
allo
strappo
cui
ricorse
Lidia
per
togliersi
alla
mia
stretta
.
-
L
'
ho
passata
meditando
!
-
rispose
la
donna
,
mentre
s
'
allontanava
e
si
raggiustava
l
'
accappatoio
.
La
frase
mi
turbò
,
e
mi
trasse
alle
labbra
la
risposta
,
che
trattenni
a
forza
.
Anch
'
io
aveva
meditato
;
Lidia
nell
'
angoscia
dell
'
aspettazione
,
io
nell
'
angoscia
della
folla
....
E
ambedue
sopra
un
istesso
argomento
?
Forse
;
ma
Lidia
non
me
l
'
avrebbe
mai
confessato
,
non
avrebbe
forse
trovate
le
parole
....
Ella
si
riprometteva
certo
una
mia
domanda
;
perchè
dopo
essersi
guardata
nello
specchio
,
girò
la
testa
verso
di
me
.
-
Non
ho
più
nulla
da
dire
,
-
mormorai
.
-
Se
non
basta
riconoscere
un
errore
,
non
so
che
altro
si
possa
attendere
.
-
Lidia
proruppe
nella
sua
risatina
di
sprezzo
.
-
Comodi
,
i
signori
uomini
!
-
ella
disse
,
prendendo
a
camminare
per
la
camera
.
-
Si
levano
i
loro
capricci
,
e
poi
riconoscono
d
'
aver
fatto
male
;
con
tale
sistema
pretendono
il
perdono
.
E
se
facessimo
noi
altrettanto
?
-
Sentivo
che
c
'
incamminavamo
verso
i
paradossi
femminili
e
non
fiatai
.
-
Se
facessimo
noi
altrettanto
?
-
continuò
Lidia
.
-
Sarebbe
una
catastrofe
,
una
vergogna
,
il
finimondo
,
perchè
non
si
ammette
la
possibilità
d
'
un
capriccio
in
noi
....
Siamo
fatte
per
la
casa
,
diavolo
!
Pupattole
eleganti
,
decorazioni
da
salotto
,
mummie
senza
nervi
nè
vibrazioni
....
-
Vi
prego
d
'
espormi
i
capricci
che
io
vi
ho
proibiti
,
-
interruppi
.
-
Ah
certo
!
-
disse
Lidia
con
accento
ironico
.
-
Io
posso
comperare
tutto
quanto
m
'
accomoda
,
vestirmi
come
mi
piace
,
rimaner
qui
,
o
viaggiare
....
E
Lei
crede
che
la
vita
d
'
una
donna
finisca
lì
?
-
Non
oso
supporre
che
finisca
altrove
,
-
osservai
.
-
Volete
forse
uscir
sola
di
sera
,
andar
sola
a
teatro
,
avere
un
appartamento
da
scapolo
,
tirar
di
scherma
e
correre
lo
steeplechase
?
-
Lidia
si
fermò
,
quasi
sotto
una
staffilata
;
allungò
l
'
indice
della
destra
verso
di
me
,
e
disse
in
tono
minaccioso
:
-
Ricordati
questo
,
Sergio
:
che
tu
ti
pentirai
delle
tue
parole
e
dei
capricci
di
stanotte
.
-
Si
diresse
verso
la
porta
.
Ebbi
la
tentazione
fugace
di
correre
a
Lidia
e
di
fermarla
;
ma
nell
'
atto
che
m
'
alzavo
,
dal
mio
abito
salì
quel
profumo
avvelenatore
di
che
s
'
era
impregnato
alla
festa
;
il
profumo
di
dieci
donne
,
le
quali
non
erano
Lidia
,
non
le
assomigliavano
in
nulla
,
non
m
'
eran
cognite
se
non
nell
'
apparenza
mondana
.
E
lasciai
uscir
Lidia
.
Dalla
via
sorgevano
i
romori
della
città
laboriosa
.
Tacitamente
salutai
i
forti
che
trovavan
l
'
opportunità
di
lavorare
anche
nella
domenica
di
quaresima
;
chiusi
le
imposte
,
e
mi
coricai
,
più
freddo
e
più
tranquillo
di
quanto
non
avessi
osato
sperare
.
X
.
Il
romanzo
di
Gian
Luigi
Sideri
era
rimasto
intonso
alcuni
giorni
sul
mio
tavolino
da
lavoro
;
poi
,
nel
cumulo
di
lettere
e
di
giornali
che
quotidianamente
vi
si
deponevano
,
io
non
l
'
aveva
più
trovato
,
senz
'
inquietarmene
,
poichè
mi
rammentava
una
delle
prime
cause
di
broncio
con
Lidia
e
temevo
che
,
leggendolo
,
rinascessero
i
sogni
e
i
rimorsi
,
or
di
nuovo
snebbiati
.
Fui
quindi
assai
perplesso
allorchè
Gian
Luigi
Sideri
comparve
ad
uno
dei
nostri
martedì
.
Io
non
aveva
conoscenza
delle
frasi
vaghe
,
usate
per
un
autore
dagli
ammiratori
che
non
hanno
letti
i
suoi
libri
;
e
se
anche
tal
vocabolario
mi
fosse
stato
familiare
,
mi
mancava
il
coraggio
d
'
adoperarlo
,
non
sapendo
se
Gian
Luigi
se
ne
sarebbe
contentato
o
se
non
,
piuttosto
,
avrebbe
volute
le
impressioni
particolari
delle
varie
scene
e
dei
caratteri
descritti
.
Gian
Luigi
tornava
dalla
Riviera
Ligure
,
ove
la
leggenda
lo
figurava
occupato
in
nuovi
lavori
;
ma
l
'
aspetto
sano
,
la
tinta
viva
,
l
'
occhio
limpido
,
il
sorriso
tranquillo
che
vi
aveva
acquistati
,
mi
sembravan
resultare
da
un
larghissimo
ozio
,
meglio
che
dal
lavorio
intellettuale
.
S
'
inchinò
due
volte
innanzi
a
Lidia
;
una
volta
innanzi
alle
altre
signore
;
delibò
compiacente
le
lodi
degli
amici
e
si
divertì
a
lasciarsi
osservare
come
persona
assicurata
ai
posteri
;
finì
coll
'
accomodarsi
sul
divano
,
di
fianco
a
Lidia
.
Gian
Luigi
aveva
una
statura
più
bassa
della
media
;
ma
non
era
tozzo
e
non
produceva
effetto
sgradevole
;
anzi
,
la
esiguità
delle
forme
gli
prestava
un
che
di
svelto
e
d
'
arguto
,
certamente
simpatico
.
Bruno
,
dagli
occhi
grigi
;
testa
proporzionata
,
fronte
alta
,
significante
capacità
d
'
intelletto
;
labbra
sensuali
e
colorite
,
indicatrici
di
tendenze
epicuree
;
baffi
ritti
e
puntuti
,
a
cagion
della
moda
.
Egli
vestiva
con
gusto
e
senza
la
cura
minuziosa
dell
'
uomo
incapace
ad
altro
;
come
dissonanza
inevitabile
in
ogni
cosa
sua
,
portava
quel
giorno
una
cravatta
gialla
,
di
foggia
molto
discutibile
.
Fugacemente
notai
che
,
seduto
a
fianco
di
Lidia
,
Gian
Luigi
si
trovava
in
posizione
svantaggiosa
,
perchè
appariva
più
piccolo
della
donna
.
Io
era
tuttavia
sotto
l
'
impressione
della
festa
di
ballo
e
delle
sue
conseguenze
con
Lidia
;
rispondevo
male
alle
interrogazioni
che
mi
si
facevano
e
se
non
fosse
stata
la
visita
di
Gian
Luigi
avrei
raggiunte
le
mie
camere
al
primo
pretesto
.
Guardavo
le
donne
.
Ero
in
quel
tremendo
periodo
di
studio
muto
e
desideroso
,
che
non
ho
dimenticato
mai
,
che
si
prolungò
oltre
misura
e
che
mi
stampò
nel
cervello
così
lucide
imagini
femminili
,
da
poterle
evocare
nuovamente
oggi
,
a
distanza
d
'
anni
,
direi
quasi
con
un
semplice
corrugar
di
ciglia
.
Esse
balzan
luminose
nella
steppa
grigia
del
passato
.
Guardavo
le
donne
,
raccolte
intorno
a
Lidia
,
e
specialmente
quelle
le
quali
avrebbero
potuto
essere
belle
e
non
lo
erano
;
voglio
dire
,
le
non
riuscite
.
Avevano
occhi
piacevoli
e
brutta
bocca
;
o
bocca
espressiva
e
naso
lungo
;
o
naso
esatto
,
bocca
deliziosa
,
occhi
loquaci
,
e
mancavan
d
'
ovale
al
viso
,
o
di
capelli
ricchi
,
o
di
statura
elegante
,
o
di
seno
giusto
.
Io
sentiva
per
queste
il
rincrescimento
d
'
un
artista
che
lo
scalpello
ha
tradito
.
E
mi
volgevo
alle
altre
,
-
poche
,
tre
o
quattro
,
-
nelle
quali
v
'
era
armonia
e
disposizion
di
forme
da
sostenere
un
'
analisi
,
dopo
aver
soddisfatta
la
sintesi
.
Ancora
,
per
esse
non
avevo
alcuna
tenerezza
;
forse
m
'
erano
spiritualmente
antipatiche
,
e
certo
,
non
valevano
Lidia
;
ma
tutte
,
a
una
,
a
una
,
rappresentavano
l
'
altra
,
l
'
incognita
,
la
donna
su
cui
non
avevo
diritto
alcuno
;
e
le
guardavo
perciò
,
e
mentre
mi
lasciavano
il
cuore
vuoto
,
dominavano
il
mio
pensiero
.
Mi
sarei
irritato
se
una
di
costoro
avesse
creduto
di
poter
prendere
il
posto
di
Lidia
;
e
,
-
ammettendo
per
un
istante
una
concessione
al
potente
bisogno
di
cambiare
,
-
sentivo
che
avrei
avuto
il
cattivo
coraggio
di
spiegare
tal
bisogno
e
di
respingere
,
nella
donna
che
mi
si
fosse
data
,
ogni
speranza
di
stabilità
nella
nostra
colpa
.
Infine
,
io
sarei
stato
capace
di
dire
:
"
Vi
voglio
,
non
già
perchè
siete
voi
;
ma
perchè
non
siete
Lidia
"
.
Formola
così
vera
,
che
mi
toglieva
speranza
di
trovar
la
donna
atta
ad
apprezzarla
.
Non
potevo
sopportare
le
bionde
,
in
quel
periodo
;
la
sola
vicinanza
loro
mi
dava
la
sensazione
tattile
dei
capelli
lunghi
,
serpentini
,
di
Lidia
e
la
visione
del
suo
corpo
;
eran
le
brune
che
preferivo
studiare
,
provando
certi
curiosi
impeti
d
'
afferrarle
alle
spalle
e
di
rovesciar
loro
la
testa
all
'
indietro
,
per
baciarne
la
gola
bianca
.
Nessuno
in
quel
salotto
avrebbe
imaginati
i
galoppi
della
mia
mente
;
perchè
gli
uomini
e
le
donne
,
dopo
aver
tentennato
a
lungo
per
definir
me
,
Lidia
,
il
nostro
matrimonio
,
e
collocarci
in
una
delle
categorie
prestabilite
dal
mondo
,
-
avevan
finalmente
trovate
e
la
definizione
e
la
categoria
,
mettendoci
con
un
gemito
fra
gli
"
esemplari
"
;
quel
giorno
stesso
in
cui
mi
gravava
sullo
spirito
il
peso
enorme
dell
'
esemplarità
.
La
fiamma
d
'
un
robusto
fuoco
nel
caminetto
gettava
sul
viso
d
'
una
di
quelle
brune
agognate
larghi
sprazzi
di
luce
che
salivan
dalle
ginocchia
al
busto
,
dal
busto
alla
testa
,
e
le
passavan
dietro
gli
omeri
a
formarle
uno
sfondo
mobile
,
saltellante
,
corrusco
.
Ammiravo
di
costei
,
sopra
ogni
altra
cosa
,
la
dolcezza
del
ridere
,
che
non
era
contrazion
di
muscoli
,
ma
lene
conquista
d
'
espressione
,
di
cui
la
bocca
era
la
sorgente
e
gli
occhi
la
foce
per
cui
si
trasmetteva
agli
altri
.
La
bruna
stava
presso
il
caminetto
,
volgendogli
il
fianco
sinistro
,
e
di
fronte
a
me
,
ch
'
ero
all
'
altro
lato
;
ma
ella
teneva
il
capo
rivolto
a
destra
,
verso
il
divano
.
Mi
ricordò
così
,
indirettamente
,
che
a
Gian
Luigi
Sideri
eran
dovute
le
maggiori
cortesie
,
come
ad
ospite
quasi
celebre
;
e
quando
mi
levai
,
vidi
gli
altri
tutti
intenti
ad
ascoltar
Lidia
e
Gian
Luigi
.
Parlavano
di
letteratura
.
-
Il
suo
romanzo
mi
ha
veramente
entusiasmata
,
-
diceva
Lidia
a
Gian
Luigi
.
-
Tutto
vi
è
nuovo
;
dal
titolo
al
pensiero
che
vi
domina
fino
alla
chiusa
.
L
'
ho
letto
due
volte
.
-
Io
non
sapeva
fin
allora
quale
dovesse
essere
la
vendetta
che
Lidia
mi
aveva
minacciata
;
ma
ero
stato
tranquillo
,
pensando
che
forse
non
la
sapeva
nemmen
lei
.
Avevo
osservato
semplicemente
,
da
quella
notte
di
sabato
al
martedì
,
una
durezza
insolita
nelle
parole
della
donna
,
qualche
sarcasmo
su
tutto
quanto
la
circondava
,
e
sebbene
io
non
fossi
personalmente
attaccato
,
indovinavo
che
il
sarcasmo
e
la
durezza
eran
per
me
e
non
avrebbero
tardato
a
trovare
il
loro
indirizzo
preciso
.
Nel
veder
Lidia
così
cortese
verso
Gian
Luigi
,
mi
si
delineo
alla
mente
,
chiara
ed
innegabile
,
l
'
essenza
della
vendetta
promessa
;
e
ne
sorrisi
,
trovando
ch
'
era
un
po
'
vecchia
.
Lidia
si
riprometteva
d
'
eccitar
la
mia
gelosia
,
come
aveva
imparato
assistendo
alle
commedie
d
'
antico
repertorio
;
non
le
negavo
la
capacità
a
fingere
la
sua
parte
con
maravigliosa
intuizione
;
bensì
,
negavo
a
'
suoi
sforzi
l
'
esito
ch
'
ella
ne
sperava
.
Io
non
sarei
stato
geloso
di
simpatie
volute
;
ella
,
dopo
la
sua
rappresentazione
,
avrebbe
semplicemente
ottenuto
di
allontanarmi
da
lei
,
e
di
farsi
considerare
piuttosto
volgaruccia
nelle
sue
trovate
.
-
Ho
scritto
come
dettava
dentro
,
-
rispose
Gian
Luigi
.
-
Secondo
il
sistema
di
Dante
Alighieri
,
-
notai
,
sorridendo
.
-
È
ancora
discreto
.
Io
non
ho
letto
il
tuo
romanzo
,
perchè
sono
....
-
Stavo
per
dire
:
occupatissimo
,
il
che
avrebbe
servito
a
confermar
la
definizione
di
marito
esemplare
;
ma
mi
corressi
a
tempo
,
e
continuai
:
-
Perchè
sono
un
po
'
impaurito
da
quel
tremendo
titolo
:
Il
lastrico
dell
'
Inferno
!
Ci
ho
pensato
,
e
mi
è
parso
conveniente
sentir
prima
le
impressioni
di
mia
moglie
.
Mi
accorgevo
d
'
aver
detto
un
mucchio
di
sciocchezze
,
secondo
la
fatalità
di
chi
sbaglia
dal
principio
;
e
non
mi
restava
che
sperare
in
un
aiuto
di
Lidia
.
L
'
aiuto
venne
così
:
-
Tua
moglie
,
-
disse
Lidia
con
quell
'
ombra
di
sarcasmo
che
rimaneva
tra
me
e
lei
,
-
tua
moglie
ti
ha
consigliato
più
volte
a
leggere
quel
bellissimo
romanzo
.
È
tutto
imperniato
sull
'
adagio
:
di
buone
intenzioni
è
lastricato
l
'
inferno
;
e
pieno
di
sapore
filosofico
.
-
Lidia
non
m
'
aveva
mai
parlato
di
quel
libro
;
non
solo
;
io
ignorava
perfino
lo
avesse
letto
.
Ella
non
poteva
quindi
mentire
con
maggiore
impudenza
e
con
fine
più
crudele
;
fui
preso
da
una
terribile
vertigine
di
smascherarla
,
ma
non
soccorrendomi
sùbito
una
frase
elegante
e
velenosa
,
che
rimanesse
tra
me
e
lei
come
il
suo
sarcasmo
,
trovai
miglior
partito
rispondere
a
Gian
Luigi
:
-
Un
'
idea
curiosa
e
originale
,
davvero
!
Di
buone
intenzioni
è
lastricato
l
'
inferno
!
Certo
,
se
ne
può
fare
un
poema
d
'
angoscia
o
un
capolavoro
di
satira
....
-
È
l
'
una
e
l
'
altra
cosa
,
-
disse
freddamente
Lidia
,
colla
tranquillità
delle
donne
che
non
han
mai
capito
nulla
.
Gian
Luigi
fece
un
gesto
,
sorridendo
,
quasi
a
declinar
l
'
elogio
smisurato
.
-
Mi
son
guardato
intorno
,
ho
cercato
di
dire
la
verità
;
ed
ecco
tutto
!
-
egli
concluse
modestamente
.
-
Ed
ora
,
sta
preparando
qualche
cosa
di
nuovo
?
-
domandò
la
bruna
,
seduta
presso
il
caminetto
.
-
No
:
sono
piombato
nell
'
ozio
più
vergognoso
,
-
disse
Gian
Luigi
volgendosi
verso
di
lei
.
Non
so
come
,
respirai
di
piacere
.
Gian
Luigi
oziava
;
ciò
me
lo
rendeva
simpatico
.
-
È
stato
a
Sestri
,
non
è
vero
?
-
chiese
Lidia
.
-
Me
lo
annunciò
Sergio
.
-
Sì
,
signora
.
A
Sestri
,
al
ritorno
da
Saint
-
Moritz
.
-
M
'
ero
allontanato
alcun
poco
,
andando
a
sedermi
presso
una
signora
,
i
cui
occhi
neri
e
umidi
pareva
dicessero
agli
uomini
:
"
Sì
,
fratello
:
io
seguo
il
mio
triste
destino
d
'
appassionata
"
.
E
di
quegli
occhi
,
di
cui
credevo
aver
tradotta
finalmente
l
'
espressione
,
io
studiava
i
possibili
sogni
e
le
veemenze
,
lasciando
che
nell
'
angolo
,
ov
'
era
Lidia
,
continuasse
il
discorso
d
'
ammirazione
e
di
vanità
.
Poi
,
lentamente
,
i
visitatori
presero
commiato
,
e
come
l
'
ombra
serale
precipitava
,
restai
nel
salotto
,
vedendo
ancora
davanti
al
caminetto
la
bruna
dal
sorriso
consolatore
,
e
l
'
altra
dagli
occhi
mesti
.
Quella
sera
,
a
pranzo
non
avevamo
che
mio
suocero
,
Pietro
Folengo
.
Donna
Teresa
era
rimasta
a
casa
,
un
po
'
indisposta
.
E
un
penoso
silenzio
regnò
fra
noi
tre
,
quantunque
io
fossi
pronto
a
seguir
Pietro
in
tutte
le
idee
vecchie
di
cui
volesse
farsi
il
profeta
.
Lidia
,
sulla
tovaglia
disegnava
dei
geroglifici
col
manico
della
forchetta
;
assaggiava
appena
le
vivande
ch
'
ella
medesima
aveva
voluto
le
prescrivesse
il
medico
,
perchè
ormai
l
'
anemia
e
la
malaria
dominavan
la
sua
vita
;
e
benchè
io
l
'
avessi
più
volte
interrogata
,
non
aveva
spinto
il
discorso
oltre
la
forma
monosillabica
.
Stringeva
le
labbra
,
di
tanto
in
tanto
;
sintomo
di
malcontento
represso
.
-
Vediamo
,
figli
miei
,
-
disse
Pietro
a
un
tratto
,
guardando
Lidia
e
me
.
-
Che
cos
'
avviene
?
-
Niente
!
-
dissi
io
.
-
Niente
!
-
disse
Lidia
.
-
Come
,
niente
!
-
esclamò
Pietro
con
la
sua
logica
di
ferro
.
-
Niente
produce
niente
.
Ora
niente
non
può
essere
la
causa
,
se
un
broncio
è
l
'
effetto
!
-
Un
broncio
?
Ma
non
siamo
stati
mai
di
migliore
accordo
!
-
io
risposi
.
-
Mai
,
proprio
mai
!
-
confermò
Lidia
,
terminando
con
attenzione
la
curva
d
'
un
geroglifico
.
Pietro
s
'
accarezzò
i
favoriti
,
come
quando
stava
per
dire
qualche
bella
cosa
.
-
Trovate
il
modo
d
'
intendervi
su
questi
niente
così
disastrosi
,
-
egli
consigliò
.
-
A
'
miei
tempi
non
s
'
usavano
!
-
Quindi
passò
a
raccontar
di
nuove
instanze
che
la
Casa
commerciale
di
Cairo
gli
faceva
,
obbligandolo
a
prendere
una
decisione
.
-
Quando
entreresti
in
carica
?
-
domandò
Lidia
.
-
Fino
al
prossimo
anno
non
se
ne
parla
,
-
rispose
Pietro
,
-
ma
capisci
che
una
volta
data
una
promessa
,
il
tempo
non
conta
,
e
un
uomo
serio
deve
mantener
la
parola
.
-
Io
non
feci
alcuna
osservazione
,
credendo
aver
bastantemente
criticato
quel
disegno
assurdo
di
lasciar
l
'
Italia
e
di
correr
venture
a
cinquantasei
anni
,
pel
solo
ùzzolo
della
novità
;
anche
Lidia
tacque
.
Nell
'
appressarmi
alla
finestra
,
levate
le
mense
e
restando
Pietro
e
Lidia
innanzi
alla
tavola
,
-
lo
spettacolo
della
sera
,
già
assai
dolce
e
limpida
,
m
'
istigò
un
vivo
desiderio
d
'
uscire
e
veder
gente
.
Le
carrozze
passavan
numerose
,
coi
lucidi
fanali
proiettanti
,
nell
'
amplissima
via
;
correvano
a
trasportar
uomini
e
donne
al
piacere
e
alla
soddisfazione
di
mille
vanità
,
cui
avevo
imparato
a
irridere
senz
'
esser
convinto
del
loro
nulla
.
Mi
scoprivo
d
'
un
tratto
ancor
troppo
giovane
per
rinunciarvi
e
,
in
fondo
,
l
'
innocenza
di
quei
godimenti
mondani
,
creati
per
vedere
un
poco
e
per
esser
molto
veduti
,
-
mi
sembrava
il
loro
più
bello
elogio
;
non
s
'
era
mai
sentito
dire
che
,
all
'
uscir
da
una
festa
o
da
un
teatro
,
le
signore
avessero
abbandonato
il
marito
per
cader
fra
le
braccia
degli
ammiratori
;
bensì
,
ai
teatri
e
alle
feste
,
si
tessevano
le
fila
prime
degli
inganni
:
ma
se
le
feste
e
i
teatri
non
fossero
stati
,
gl
'
inganni
non
si
sarebbero
tessuti
egualmente
?
L
'
indole
è
tutto
.
Una
sola
occhiata
a
Lidia
mi
persuase
che
avrei
parlato
indarno
.
Ella
andava
irrigidendosi
ogni
giorno
più
nella
risoluzione
di
sfuggire
il
mondo
;
e
come
il
passato
carnevale
s
'
era
sottratta
agli
inviti
,
ora
si
sottraeva
a
qualunque
proposta
di
svago
.
Varie
amiche
l
'
avevan
pregata
di
prender
parte
a
delle
gite
;
la
campagna
nei
dintorni
di
Milano
,
che
lasciava
il
suo
manto
invernale
per
ricolorirsi
a
poco
a
poco
,
era
deliziosa
,
e
allettava
a
farvi
delle
escursioni
;
ma
Lidia
aveva
da
qualche
tempo
assunto
per
divisa
il
motto
:
questo
m
'
è
indifferente
,
-
ch
'
ella
ripeteva
a
frustrar
qualunque
insistenza
.
Non
partecipai
,
dunque
,
la
mia
idea
a
Lidia
,
acconciandomi
a
subire
la
conversazione
di
Pietro
.
Egli
difendeva
il
Ministero
;
dacchè
io
lo
conosceva
,
Pietro
non
aveva
fatto
di
meglio
,
ne
'
suoi
discorsi
di
politica
;
taceva
solo
fra
una
crisi
parlamentare
e
l
'
altra
;
quando
il
Ministero
era
costituito
,
se
ne
estasiava
,
ripetendo
le
considerazioni
dei
giornali
officiosi
,
quantunque
pochi
giorni
avanti
si
fosse
estasiato
d
'
un
Ministero
affatto
opposto
.
Ma
Pietro
Folengo
era
ministeriale
per
costituzione
psicologica
e
avversarlo
sarebbe
stato
come
fargli
un
salasso
.
Alle
undici
se
ne
andò
;
sùbito
,
Lidia
mi
disse
:
-
Vado
a
letto
;
mi
sento
poco
bene
.
-
Si
levò
dalla
sedia
con
apparente
fatica
,
e
finse
trascinarsi
fino
alla
soglia
della
sua
camera
.
Qui
,
si
rivolse
e
appoggiò
una
mano
alla
fessura
della
finestra
,
ch
'
era
nell
'
angolo
.
-
Queste
serramenta
,
-
disse
,
-
non
potrebbero
essere
più
cattive
.
Soffiano
aria
da
ogni
dove
.
-
Tossì
,
portandosi
il
fazzoletto
alla
bocca
,
e
uscì
con
andatura
stanca
.
Le
parole
eran
quelle
;
ma
il
loro
significato
particolare
m
'
era
sufficientemente
noto
per
non
prendere
abbaglio
;
senza
muovermi
dalla
mia
sedia
,
io
sapeva
che
le
serramenta
funzionavan
benissimo
e
che
l
'
aria
non
vi
soffiava
punto
,
e
che
Lidia
non
era
affaticata
nè
indisposta
.
Ogni
sera
,
le
parole
mutavano
,
ma
rimaneva
il
loro
significato
di
preghiera
;
Lidia
non
voleva
essere
disturbata
;
la
sua
alcova
era
chiusa
per
me
.
Da
parecchio
,
ella
non
desiderava
più
il
mio
amore
;
ma
era
obbligata
ad
aspettare
che
io
desiderassi
il
suo
;
leggiera
prostituzione
,
inevitabile
in
tutte
le
buone
famiglie
amiche
della
quiete
,
nelle
quali
la
donna
si
concede
fredda
per
adempiere
a
'
suoi
doveri
e
non
obbligare
l
'
uomo
a
cercarsi
una
femmina
altrove
.
Lidia
non
mi
conosceva
così
da
indovinare
che
tale
sommissione
mi
faceva
somigliar
la
donna
a
una
specie
di
medicinale
vivente
,
di
cui
si
prendon
quelle
dosi
notturne
che
riescano
a
calmare
i
nervi
;
e
non
conoscendomi
,
l
'
ora
di
ritrarsi
nella
sua
camera
sembrava
penosissima
a
Lidia
;
non
si
coricava
più
per
riposare
,
ma
perchè
si
sentiva
poco
bene
;
evitava
d
'
incontrare
i
miei
sguardi
per
timore
di
leggervi
una
domanda
;
talvolta
faceva
la
storia
delle
sue
indisposizioni
;
non
si
decideva
a
muoversi
se
non
ben
certa
ch
'
io
era
compreso
di
tanti
malanni
.
Le
nostre
abitudini
erano
invariabili
;
io
non
mi
coricava
alla
mia
volta
o
non
usciva
di
casa
,
prima
d
'
esser
passato
nella
camera
di
Lidia
a
salutarla
.
Vi
trovai
,
quella
sera
,
ancora
Geltrude
occupata
a
riporre
le
vesti
.
Io
m
'
avvicinai
al
letto
,
dove
Lidia
stava
col
busto
appoggiato
ai
guanciali
e
i
capelli
sciolti
per
le
spalle
;
un
bel
quadro
,
senza
dubbio
,
ricco
di
luce
e
d
'
ombra
.
Geltrude
augurò
la
buona
notte
ed
uscì
.
L
'
astuta
cameriera
,
un
tipo
segaligno
di
giovane
trentenne
,
-
conoscendo
,
i
nostri
usi
dei
migliori
tempi
,
aveva
spinto
vicino
al
letto
una
poltrona
,
in
cui
mi
sedevo
abitualmente
a
chiacchierare
con
Lidia
.
Allontanai
la
poltrona
,
osservando
che
sul
tavolino
da
notte
stava
un
romanzo
francese
,
pel
quale
Lidia
non
si
sentiva
poco
bene
.
-
Vuoi
leggere
?
-
domandai
,
accennando
il
volume
.
-
Ah
no
,
mio
Dio
!
-
esclamò
Lidia
.
-
Mi
farebbe
male
alla
testa
.
-
Buona
notte
.
-
Buona
notte
.
-
Allungò
la
mano
,
che
strinsi
freddamente
,
e
tossì
di
nuovo
.
Quell
'
esagerazione
ostentatrice
,
mi
diede
una
rabbia
improvvisa
.
-
È
inutile
,
-
dissi
,
-
tutto
questo
apparato
.
Lo
so
.
-
Che
cosa
?
-
fece
Lidia
,
volgendomi
la
testa
in
piena
luce
.
-
Che
cosa
sai
?
-
Mi
strinsi
nelle
spalle
,
incamminandomi
verso
l
'
uscio
.
-
Favorisci
un
istante
,
-
ripetè
Lidia
.
-
Che
cosa
sai
?
-
Il
significato
di
queste
malattie
d
'
imaginazione
,
-
risposi
,
nel
mentre
mi
fermavo
e
mi
rivolgevo
.
-
Malattie
d
'
imaginazione
!
L
'
anemia
....
la
malaria
?
...
-
No
;
la
freddezza
,
la
stanchezza
,
la
ripulsione
.
E
dico
ingiustamente
:
malattie
;
perchè
questi
sentimenti
sono
naturalissimi
,
d
'
una
fisiologia
irreprensibile
....
-
Ah
ecco
!
La
solita
.
Noi
siamo
malate
,
e
loro
pretendono
una
salute
di
ferro
,
un
'
invariabile
disposizione
a
subire
i
loro
capricci
!
-
È
strano
,
-
dissi
,
-
come
tu
abbia
già
appresa
la
logica
delle
signore
maritate
,
e
il
giro
del
periodo
ad
hoc
.
Noi
;
loro
;
i
signori
uomini
;
se
facessimo
noi
altrettanto
;
frasi
di
prammatica
.
-
È
vero
o
no
,
-
rispose
Lidia
,
-
che
tu
mi
vorresti
come
nei
primi
tempi
?
-
Come
nei
primi
tempi
!
-
esclamai
,
preso
dalla
nostalgia
.
-
Se
ciò
fosse
possibile
....
-
Ma
ciò
non
è
possibile
,
amico
mio
,
-
finì
Lidia
.
-
Perchè
io
ora
sono
malata
.
-
M
'
appressai
di
nuovo
al
letto
,
strinsi
la
mano
di
Lidia
e
la
baciai
;
poscia
uscii
,
mentre
Lidia
,
dimenticando
il
mal
di
testa
paventato
,
si
disponeva
a
leggere
tranquillamente
il
romanzo
francese
.
Ettore
Caccianimico
aveva
previsto
tutto
ciò
da
un
pezzo
.
Noi
ci
eravamo
amati
troppo
in
fretta
.
XI
.
Già
nella
parvenza
fisica
,
Ettore
Caccianimico
stupiva
,
perchè
i
suoi
cinquant
'
anni
erano
attestati
non
da
altro
se
non
dalla
canizie
e
avevan
sorvolato
alla
sua
struttura
magra
,
rigida
,
soldatesca
.
Sul
viso
sbarbato
rimaneva
l
'
impronta
d
'
una
volontà
decisa
;
gli
occhi
,
di
colore
indefinibile
,
tra
il
grigio
e
l
'
azzurro
,
potevan
turbare
con
la
fissità
dello
sguardo
.
Se
la
forza
di
volere
s
'
indovina
dal
naso
forte
,
da
labbra
sottili
,
dal
mento
angoloso
,
-
certo
il
profilo
d
'
Ettore
Caccianimico
era
l
'
espressione
della
massima
imperiosità
di
cui
è
capace
animo
d
'
uomo
.
E
lo
scherzo
della
natura
stava
in
questo
;
che
tutti
quei
segni
mentivano
;
che
l
'
uomo
di
bellezza
così
maschia
da
farlo
supporre
uno
sfidator
di
tempeste
,
era
un
ingenuo
.
E
ancora
,
perchè
meglio
sfuggisse
a
una
definizione
*
esatta
,
non
era
ingenuo
se
non
a
intervalli
,
alternando
pensieri
ed
azioni
da
fanciullo
a
imprese
da
tenace
esperto
;
ora
in
preda
a
entusiasmi
ingiustificati
,
ora
scorato
per
un
ostacolo
illusorio
;
ora
senza
scrupoli
,
ora
accasciato
da
rimorsi
ingiusti
....
Qualche
volta
lo
si
poteva
credere
uomo
da
calpestar
tutto
per
giungere
anche
a
un
capriccio
;
qualche
volta
,
un
imbelle
che
si
spaventa
d
'
una
parola
.
Onde
,
la
sua
vita
era
in
preda
ai
mille
fattori
che
costituivano
il
suo
carattere
;
e
la
definizione
più
vera
d
'
Ettore
Caccianimico
poteva
limitarsi
a
considerarlo
uomo
senza
linea
di
condotta
e
fors
'
anco
senza
mai
un
perchè
d
'
azione
.
In
questo
senso
,
egli
era
cieco
;
si
buttava
a
un
'
impresa
o
ne
rifuggiva
con
terrore
,
egualmente
;
e
se
avesse
dovuto
spiegar
la
sua
esistenza
,
avrebbe
scoperto
che
quei
motivi
i
quali
l
'
avevano
annientato
in
una
vicenda
,
erano
i
medesimi
che
in
altra
vicenda
eguale
l
'
avevano
infiammato
di
volontà
.
Così
,
era
stato
ufficiale
di
cavalleria
,
poi
commerciante
audace
,
poi
ricco
e
instancabile
cosmopolita
,
zerando
oggi
l
'
opera
d
'
ieri
;
marito
per
caso
;
amico
dubbio
;
non
convinto
di
nulla
,
nemmeno
dei
propri
diritti
;
intollerante
di
doveri
certi
e
scrupoloso
per
doveri
fantastici
.
Benchè
già
fossero
valicate
le
tre
del
pomeriggio
quando
passai
la
soglia
di
casa
Caccianimico
,
trovai
Ettore
in
veste
da
camera
.
Lo
studio
,
dalla
tettoia
vetrata
,
era
illuminato
di
luce
diurna
;
non
troppo
ampio
,
d
'
esatte
dimensioni
,
con
due
finestre
prospicienti
la
strada
;
a
fianco
dell
'
una
stavan
la
scrivania
e
le
poltrone
di
pelle
a
borchie
d
'
ottone
,
e
innanzi
all
'
altra
una
giardiniera
con
alcuni
vasi
di
fiori
dai
freschi
sbocci
.
La
parete
cui
s
'
appoggiava
la
poltrona
della
scrivania
era
coperta
fino
a
metà
altezza
da
una
cornice
rettangolare
contenente
schizzi
d
'
autore
,
piccoli
paesaggi
,
teste
a
tempera
;
e
immediatamente
sotto
la
cornice
,
un
divano
di
seta
color
giallo
scuro
,
con
avanti
un
tavolino
ingombro
di
barattoli
e
di
volumi
rilegati
.
Addossati
alla
parete
di
contro
,
la
libreria
e
uno
scaffaletto
;
poi
,
senz
'
ordine
voluto
,
qua
e
là
,
diverse
poltrone
,
della
medesima
stoffa
e
del
medesimo
color
del
divano
.
Un
odore
forte
di
sigaretta
aleggiava
per
la
camera
e
si
mischiava
a
un
altro
profumo
,
più
sottile
,
meno
dominante
,
come
riposto
e
ad
ora
ad
ora
agitato
dai
nostri
movimenti
.
Era
un
profumo
non
ignoto
alle
mie
nari
,
ma
snaturato
alcun
poco
dal
luogo
;
cosicchè
m
'
arrestai
sulla
soglia
,
fiutando
e
fissando
Ettore
,
che
sedeva
innanzi
alla
scrivania
,
colla
testa
appoggiata
alle
mani
.
-
Addio
,
-
egli
disse
,
guardandomi
dall
'
alto
in
basso
,
con
un
'
occhiata
ch
'
io
sapeva
caratteristica
delle
più
negre
ore
dell
'
uomo
.
-
Odore
di
violetta
,
d
'
eliotropio
,
d
'
avventura
proibita
!
-
risposi
,
inoltrandomi
e
stringendo
la
mano
del
Caccianimico
.
-
Ah
sì
!
-
egli
fece
con
aria
annoiata
.
-
Laura
Uglio
è
venuta
a
trovar
mia
moglie
ed
è
passata
di
qui
a
salutarmi
.
Dovreste
esservi
incontrati
sulle
scale
.
-
No
,
-
dissi
.
-
Siediti
.
Laura
Uglio
non
viene
in
casa
tua
?
-
No
.
-
Per
che
cosa
?
Perchè
c
'
è
stato
fra
te
e
lei
?
...
che
sciocchezze
!
-
esclamò
Ettore
,
stirandosi
e
sorridendo
d
'
un
pessimo
sorriso
.
-
Acqua
passata
non
macina
più
.
Vien
pure
in
casa
dei
tuoi
suoceri
,
Laura
.
-
Appunto
.
Ed
è
per
questo
,
anzi
....
-
Sì
,
sì
,
capisco
,
-
osservò
Ettore
,
alzandosi
con
un
movimento
rapido
.
-
Tu
sei
ai
primordî
,
e
si
fanno
sempre
di
questi
progetti
sui
primordî
.
Si
redige
l
'
elenco
di
quanti
entreranno
in
casa
e
di
quanti
ne
staranno
fuori
.
Poi
,
tutto
ciò
passa
,
come
un
soffio
....
-
Cacciate
le
mani
nelle
tasche
,
Ettore
s
'
avvicinò
al
quadro
dei
disegni
,
osservandoli
attentamente
,
come
li
vedesse
per
la
prima
volta
;
non
sembrava
parlare
che
per
sè
,
quasi
senza
guardarmi
.
-
Tutto
questo
non
passerà
,
-
dissi
con
intonazione
ferma
.
-
E
Angela
Tintaro
?
-
domandò
Ettore
d
'
improvviso
,
abbassando
lo
sguardo
su
di
me
.
Io
mi
morsi
le
labbra
.
Angela
Tintaro
veniva
in
casa
mia
da
qualche
tempo
e
Lidia
le
rendeva
le
visite
;
un
piccolo
incidente
,
una
semplice
seccatura
,
causata
dalla
mia
indolenza
.
M
'
era
parso
che
le
accuse
contro
Angela
Tintaro
non
fossero
così
provate
da
poterle
sostenere
e
da
impedire
a
Lidia
quella
relazione
.
-
Una
cosa
ben
diversa
,
-
osservai
.
-
La
medesima
cosa
,
l
'
identica
!
-
ribattè
il
Caccianimico
.
-
È
tanto
certo
che
la
Uglio
tradisce
suo
marito
,
quanto
che
la
Tintaro
seduce
le
donne
.
Fra
l
'
un
vizio
e
l
'
altro
,
fra
le
due
corrotte
,
non
so
come
tu
possa
fare
un
'
eccezione
per
la
seconda
....
-
Durante
la
breve
pausa
che
seguì
,
mi
domandai
involontariamente
se
Ettore
avesse
il
diritto
di
parlarmi
in
tal
modo
.
Ero
rimasto
,
seduto
sul
divano
,
attonito
per
il
curioso
indirizzo
che
la
conversazione
aveva
preso
,
e
alla
domanda
appena
concretata
in
mente
mi
vedevo
costretto
a
rispondere
che
Ettore
poteva
con
arditezza
giudicare
e
criticare
quanto
avveniva
in
casa
mia
.
Solo
volgendo
il
pensiero
ad
alcuni
anni
prima
,
la
figura
di
Ettore
m
'
appariva
assai
più
simpatica
di
quel
che
non
fosse
al
presente
.
L
'
uomo
aveva
forse
avuto
un
'
unica
vera
amicizia
per
me
,
un
'
unica
devozione
per
mio
padre
;
più
d
'
un
viaggio
in
Italia
e
fuori
era
stato
fatto
con
lui
;
più
d
'
un
consiglio
opportuno
m
'
era
stato
dato
da
lui
in
varî
casi
,
e
se
io
non
aveva
corriposto
con
pari
affezione
,
ciò
era
avvenuto
pel
leggiero
disgusto
che
io
provava
nel
vedere
un
uomo
così
saggio
per
gli
altri
,
così
incoerente
e
lato
di
coscienza
con
sè
medesimo
.
-
Tu
,
dunque
,
mi
consiglieresti
di
ricevere
anche
Laura
Uglio
?
-
ripresi
.
-
Ma
sicuro
,
ma
indubbiamente
,
-
egli
rispose
con
una
risata
che
non
mi
piacque
.
-
Non
la
riceviamo
noi
?
Non
la
ricevono
tutti
?
Vediamo
:
quante
persone
veramente
oneste
possono
entrare
in
una
casa
?
Dieci
,
non
di
più
.
E
ogni
casa
ne
riceve
cento
.
Del
resto
,
questa
vecchia
utopia
del
considerar
disonesta
una
donna
perchè
non
si
ferma
al
primo
uomo
,
dovrebbe
far
ridere
oramai
gli
spiriti
aperti
e
intelligenti
.
-
Andò
allo
scaffaletto
in
mogano
,
ne
tolse
una
bottiglia
e
versandone
il
liquore
in
piccoli
bicchieri
,
me
l
'
offerse
.
-
Mi
pare
,
-
dissi
,
riponendo
il
bicchiere
sulla
sottocoppa
,
-
che
tu
non
abbia
un
umore
eccellente
.
-
Pessimo
,
-
rispose
Ettore
.
-
Sto
per
commettere
una
cattiva
azione
.
-
Ci
sei
obbligato
?
-
Non
avrei
la
forza
d
'
evitarla
.
Sarà
l
'
ultima
.
-
Pronunciò
queste
parole
con
amarezza
,
quasi
l
'
idea
di
non
avere
a
commettere
cattive
azioni
in
séguito
,
gli
dolesse
infinitamente
.
Come
io
sorrideva
per
la
frase
e
pel
modo
con
cui
era
stata
pronunciata
,
Ettore
soggiunse
:
-
Tu
puoi
ben
ridere
....
Non
sei
felice
?
Non
hai
trovata
la
donna
unica
per
bellezza
,
per
amore
,
per
onestà
?
Non
v
'
accordate
nelle
cose
più
insignificanti
?
-
Ripetè
,
guardandomi
fisso
:
-
Non
sei
felice
?
-
Senza
dubbio
,
-
risposi
.
E
notai
che
mentre
formulavo
tale
affermativa
,
Ettore
,
ancora
in
piedi
,
s
'
inclinò
leggiermente
dal
mio
lato
,
come
per
meglio
afferrare
il
tono
di
sincerità
con
cui
accompagnavo
le
parole
.
Poi
si
ritrasse
,
occupando
nuovamente
il
suo
posto
innanzi
alla
scrivania
,
in
modo
che
la
luce
diurna
solcò
di
tratti
argentei
i
capelli
bianchi
e
lunghi
dell
'
uomo
.
-
La
signora
Clara
?
-
domandai
,
un
po
'
impacciato
dal
silenzio
che
ci
minacciava
.
-
Sta
bene
.
-
Io
m
'
alzai
in
piedi
,
congedandomi
.
Sentivo
,
all
'
improvviso
,
una
ferita
viva
nel
cuore
per
le
teorie
d
'
Ettore
e
per
quella
freddezza
che
senza
causa
s
'
era
d
'
un
tratto
infiltrata
nella
nostra
conversazione
;
mi
scoprivo
irritato
contro
il
Caccianimico
,
il
quale
professava
le
sue
idee
senz
'
alcun
riguardo
per
me
,
che
avevo
moglie
;
e
mi
dimenticavo
che
poco
tempo
addietro
,
mi
ero
invece
irritato
contro
quelli
i
quali
non
avevano
osato
professare
le
loro
idee
,
appunto
per
tal
riguardo
.
Ettore
m
'
accompagnò
fino
alla
soglia
di
casa
;
mi
vi
trattenne
un
istante
in
discorsi
senza
importanza
;
poi
,
scesi
le
scale
,
malcontento
di
me
e
di
lui
.
Le
giornate
di
marzo
avevano
una
serenità
fredda
e
tragica
.
Il
cielo
azzurro
non
era
tuttavia
lieto
e
doveva
riuscire
terribilmente
feroce
,
a
quanti
soffrivano
;
di
tanto
in
tanto
,
dei
periodi
di
vento
furioso
facevano
discendere
la
temperatura
,
portavano
ancora
dei
brividi
,
e
disordinavano
le
abitudini
di
chi
aveva
già
salutata
quella
primavera
fallace
.
Appunto
in
uno
dei
giorni
in
cui
più
forti
soffrivo
la
molestia
della
stagione
e
la
paura
del
mio
ozio
,
-
mi
rammentai
d
'
un
tratto
che
Laura
Uglio
abitava
sul
corso
Alessandro
Manzoni
,
e
una
viva
curiosità
mi
spinse
da
lei
.
Io
non
imaginavo
come
la
donna
avesse
spiegato
a
Giorgio
,
suo
marito
,
l
'
indifferenza
sorta
fra
lei
e
Lidia
;
non
imaginavo
che
cosa
ella
medesima
pensasse
di
me
;
e
per
saper
tutto
questo
,
salii
le
scale
della
sua
casa
,
premetti
il
bottone
elettrico
,
e
mi
trovai
nell
'
anticamera
di
Laura
prima
ancor
di
considerare
quale
accoglienza
mi
aspettasse
.
Laura
riceveva
,
mi
disse
la
cameriera
,
prendendomi
il
soprabito
e
il
cappello
.
E
spalancò
la
porta
a
vetri
che
dava
passaggio
nella
sala
ampia
,
soleggiata
....
Un
calore
insopportabile
mi
afferrò
sùbito
alla
gola
;
era
acceso
il
caminetto
,
e
così
carico
di
legna
scoppiettanti
,
come
a
pena
era
logico
nel
più
immite
gennaio
...
Innanzi
al
caminetto
stava
Laura
Uglio
,
ravvolta
nella
pelliccia
.
Ella
volse
il
capo
al
mio
entrare
,
mi
fissò
un
istante
,
dubbiosa
;
poi
fece
una
esclamazione
di
gioia
,
s
'
alzò
,
e
mi
corse
incontro
,
lasciando
che
la
pelliccia
le
cadesse
dalle
spalle
e
s
'
arrestasse
sui
fianchi
.
Era
uno
straordinario
inganno
del
momento
?
un
'
illusione
prodotta
dal
luogo
?
...
Io
non
trovava
più
sul
suo
viso
quell
'
espressione
cinica
,
dura
,
spudorata
,
volubile
,
che
m
'
aveva
ferito
a
Pallanza
;
i
suoi
occhi
non
avevano
sguardi
equivoci
,
il
suo
sorriso
non
era
rapido
,
facile
a
mutarsi
in
sogghigno
.
Si
sarebbe
quasi
detto
che
una
rigenerazione
fosse
avvenuta
nella
donna
e
si
trasfondesse
in
ogni
linea
del
viso
,
pallido
ora
,
bene
rischiarato
da
occhi
tristi
e
grandi
.
Il
vago
sentimento
d
'
implorazione
,
che
notavo
in
tutta
la
fisonomia
di
Laura
,
era
disceso
alle
labbra
e
le
aveva
come
addolcite
agli
angoli
,
creando
nella
bianchezza
del
volto
una
curva
rossa
e
deliziosa
di
vita
.
La
massa
di
capelli
bruni
,
ravvolta
a
diadema
intorno
alla
fronte
di
Laura
,
attirò
ancora
la
mia
attenzione
,
quasi
fatto
d
'
una
gravità
nuova
e
pericolosa
;
avevano
un
colore
sì
schiettamente
cupo
,
quei
capelli
,
che
ne
soffersi
,
come
pel
caldo
esagerato
della
sala
.
Tutto
il
colloquio
sembrò
prender
l
'
intonazione
da
quell
'
effetto
inaspettato
della
bellezza
di
Laura
.
Ricordo
ch
'
ella
fu
singolarmente
carezzevole
,
rimproverandomi
la
mia
freddezza
e
quasi
il
disprezzo
ostentato
altra
volta
;
ch
'
ella
mi
domandò
se
non
fosse
divenuta
brutta
,
perchè
era
malata
,
e
lo
domandò
con
ansia
in
cui
palpitava
tutta
la
sua
apprensione
di
donna
elegante
;
che
io
,
per
rassicurarla
,
quasi
mi
lasciai
sfuggire
di
bocca
delle
parole
passionate
,
veementi
;
e
che
avvedutomi
del
pericolo
,
troncai
bruscamente
la
visita
.
Poi
,
ebbi
per
l
'
intero
giorno
la
sensazione
della
sua
mano
calda
fra
le
mie
.
Ero
rimasto
troppo
vicino
a
Laura
,
guardandola
con
intensità
,
nei
momenti
in
cui
non
fissava
gli
occhi
ne
'
miei
;
ora
,
quei
capelli
bruni
,
quel
viso
pallido
,
quel
corpo
aggraziato
,
senza
busto
,
-
mi
spingevano
a
un
atroce
confronto
con
Lidia
,
non
meno
bella
,
più
giovane
;
ma
bionda
,
fiorente
di
salute
,
fredda
nell
'
animo
,
e
mia
.
Non
trovavo
agio
in
casa
;
l
'
angolo
del
salotto
di
Laura
,
nel
quale
ella
ed
io
eravamo
rimasti
a
chiacchierare
,
mi
pareva
assai
più
desiderabile
che
non
l
'
intero
mio
appartamento
.
Laura
era
malata
;
indubbiamente
,
poichè
era
sopravvenuta
in
lei
quella
mutazione
,
così
dolce
....
Chi
le
era
vicino
?
...
Chi
la
confortava
?
...
Non
aveva
osato
pregarmi
di
sacrificarle
qualche
ora
;
ella
si
ricordava
le
scortesie
di
Pallanza
,
il
ridicolo
desiderio
di
sfuggirla
,
mentre
,
infine
,
io
l
'
aveva
perduta
pel
primo
,
ed
ella
aveva
ben
diritto
a
un
posto
nell
'
archivio
del
cuore
....
Non
avrei
voluto
essere
vanitoso
;
ma
,
riandando
gli
atti
e
le
parole
di
Laura
,
mi
convinsi
ch
'
ella
mi
amava
tuttavia
e
ciò
mi
trasse
alle
labbra
il
più
trionfale
dei
sorrisi
....
Mentre
io
pensavo
a
questo
,
Lidia
sul
divano
,
sbadigliava
,
cercando
di
farmi
capire
ch
'
era
sofferente
,
molto
sofferente
,
molto
stanca
,
e
che
la
sua
alcova
sarebbe
rimasta
inaccessibile
anche
quella
notte
....
SECONDA
PARTE
.
XII
.
Noi
eravamo
in
tre
;
così
disposti
:
Lidia
e
Gian
Luigi
Sideri
innanzi
al
tavolino
verde
;
io
seduto
più
basso
,
guardando
il
loro
giuoco
,
e
le
carte
che
passavano
e
ripassavan
sulla
tavola
,
e
le
mani
che
si
sfioravano
,
diverse
di
bianchezza
sotto
la
luce
delle
due
lampade
a
lungo
stelo
.
Gian
Luigi
vinceva
da
un
quarto
d
'
ora
e
i
gettoni
di
Lidia
restavano
inoperosi
:
il
vincitore
tentava
sorridere
come
per
iscusarsi
,
ma
Lidia
,
cogli
occhi
sulle
carte
,
la
testa
un
po
'
chinata
in
avanti
,
non
lo
vedeva
;
era
una
pessima
giocatrice
,
Lidia
;
non
aveva
sangue
freddo
,
non
sapeva
mascherare
la
sua
emozione
,
che
si
tradiva
in
graziose
smorfie
del
viso
.
Non
volgeva
mai
lo
sguardo
verso
di
me
,
sentendo
il
mio
su
di
lei
,
un
po
'
ironico
;
non
parlava
,
appena
la
fortuna
le
volgeva
le
spalle
,
riprendendo
invece
,
al
primo
colpo
riuscito
,
un
chiacchierio
civettuolo
,
che
non
so
come
non
confondesse
Gian
Luigi
.
Questi
era
freddo
ed
elegante
nelle
sue
mosse
,
come
al
Circolo
,
innanzi
a
una
somma
vistosa
.
Le
piccole
mani
senz
'
anelli
davan
le
carte
lentamente
;
non
si
lasciava
sopraffar
dal
pensiero
di
giuocare
con
una
giovane
signora
;
esercitava
tutt
'
i
suoi
diritti
,
e
negava
spesso
a
Lidia
il
favore
di
cambiar
le
carte
,
avanzando
la
testa
e
dicendo
:
-
Prego
,
-
con
un
sorriso
dolce
e
irritante
.
Lidia
,
poi
lo
contraccambiava
di
pari
moneta
,
e
s
'
egli
concedeva
,
mutava
carte
due
o
tre
volte
,
dicendo
:
-
Propongo
,
-
con
voce
fredda
e
squillante
,
quasi
enunciasse
una
grave
necessità
.
Il
giuoco
durava
fin
dopo
mezzanotte
,
ed
era
Gian
Luigi
che
lo
troncava
;
Lidia
avrebbe
giuocato
fino
al
mattino
,
senza
dar
segno
di
noja
,
senza
frapporre
un
respiro
fra
l
'
una
partita
e
l
'
altra
;
generalmente
vinceva
,
e
allo
stupore
di
Gian
Luigi
per
quella
fortuna
ostinata
,
ella
s
'
abbandonava
sulla
spalliera
della
sedia
,
ridendo
,
e
confortandolo
con
parole
sarcastiche
.
Poi
,
quando
Gian
Luigi
riprendeva
,
Lidia
marcando
due
gettoni
annunciava
:
-
À
vol
,
e
dava
in
un
nuovo
scoppio
di
risa
;
al
Gian
Luigi
intontito
.
Ma
quella
sera
in
cui
ci
trovavamo
soli
noi
tre
,
le
buone
carte
parevano
accorrere
fra
le
mani
di
Gian
Luigi
,
troppo
generoso
per
ridere
della
disdetta
di
Lidia
,
quantunque
ne
avesse
quasi
il
diritto
.
A
una
partita
più
avversa
delle
altre
,
Lidia
,
che
non
aveva
fatto
un
punto
,
mi
si
rivolse
:
-
Vuoi
mutar
posto
,
Sergio
?
Credo
che
tu
influisca
male
sul
mio
giuoco
....
-
Gian
Luigi
ebbe
un
moto
di
stupore
.
Io
m
'
alzai
,
dicendo
:
-
Sei
una
giuocatrice
perfetta
;
non
ti
mancava
che
la
superstizione
.
-
Ella
diede
le
carte
,
mentre
io
mi
sedeva
a
fianco
di
Gian
Luigi
.
-
Marco
il
re
,
-
dichiarò
la
donna
trionfalmente
.
Diede
un
piccolo
colpo
alla
sottana
,
come
per
disporsi
meglio
ad
accogliere
la
fortuna
che
ritornava
,
e
in
breve
giro
di
carte
vinse
la
partita
.
Gian
Luigi
volse
il
capo
sorridendo
verso
di
me
.
-
Vedi
se
non
influivi
sul
mio
giuoco
?
-
osservò
Lidia
,
con
voce
carezzevole
.
-
Ora
influisci
sul
signor
Sideri
.
-
Certo
,
Gian
Luigi
non
sapeva
di
concorrere
indirettamente
a
una
pace
coniugale
.
Io
aveva
deciso
quella
sera
di
riavvicinarmi
a
Lidia
;
vagliando
bene
le
cause
della
nostra
freddezza
,
le
trovavo
così
ridevolmente
futili
da
non
meritare
la
discussione
;
una
sola
preghiera
da
parte
mia
sarebbe
forse
bastata
a
riconquistare
Lidia
e
a
infondere
nuovo
sangue
vitale
nell
'
amore
intiepidito
....
Avevo
bisogno
anche
di
dimenticar
la
scossa
prodottami
dalla
visita
a
Laura
;
una
scossa
duratura
,
perchè
non
s
'
era
fermata
ai
sensi
,
ma
giungeva
a
toccarmi
nel
sentimento
e
a
suscitar
ricordi
assai
temibili
....
Se
Gian
Luigi
vinceva
,
io
era
ben
sicuro
che
Lidia
sarebbe
divenuta
intrattabile
e
qualunque
tentativo
di
riconciliazione
avrebbe
naufragato
.
Era
così
suscettibile
la
donna
,
da
considerare
una
sconfitta
al
giuoco
come
un
'
umiliazione
.
Io
seguiva
per
questo
le
vicende
delle
carte
con
un
interesse
affatto
insospettato
da
Gian
Luigi
,
il
quale
pareva
già
pronto
a
vedersi
battuto
su
tutta
la
linea
come
sempre
e
probabilmente
desiderava
ch
'
io
mutassi
posto
di
nuovo
e
tornassi
a
zerare
la
vena
di
Lidia
.
Il
sopraggiungere
d
'
Angela
Tintaro
interruppe
il
giuoco
per
un
istante
;
Gian
Luigi
si
levò
,
e
nel
mentre
Lidia
parlava
colla
Tintaro
,
egli
mi
condusse
innanzi
alla
finestra
,
dicendomi
con
inflessione
maliziosa
:
-
Una
buona
notizia
,
dunque
.
Un
ritorno
all
'
antico
!
-
Le
sue
parole
rispondevan
così
bene
al
mio
pensiero
costante
di
quella
serata
,
ch
'
io
credetti
stranamente
Gian
Luigi
avesse
indovinato
il
desiderio
di
riconciliarmi
con
Lidia
.
Egli
soggiunse
tosto
:
-
Laura
Uglio
m
'
ha
detto
della
tua
visita
di
ieri
.
Mi
congratulo
.
Era
ben
giusto
che
tu
ti
mostrassi
indulgente
con
quella
buona
signora
!
-
Il
punto
interrogativo
ch
'
esisteva
fra
me
e
Gian
Luigi
a
proposito
di
Laura
,
fiammeggiò
d
'
improvviso
nella
mia
mente
.
Se
sapevo
afferrar
l
'
occasione
,
potevo
strappare
al
Sideri
una
parola
che
mi
rischiarasse
....
-
Una
visita
innocente
,
-
mormorai
.
-
Senza
dubbio
,
-
rispose
Gian
Luigi
.
-
Non
si
può
mica
principiare
colle
visite
pericolose
....
-
Una
visita
che
non
ti
deve
ingelosire
,
-
ripetei
.
-
Ingelosire
!
...
-
esclamò
l
'
amico
,
alzando
la
voce
senz
'
avvedersene
.
-
Posso
essere
geloso
di
Laura
?
Ma
se
siamo
come
le
parallele
?
prolungati
all
'
infinito
,
non
ci
toccheremo
mai
!
-
Sei
un
gentiluomo
!
-
conclusi
malignamente
,
battendogli
sulla
spalla
.
Gian
Luigi
stava
per
rispondere
,
quando
Lidia
lo
chiamò
.
-
Al
posto
!
-
ella
diceva
.
-
Prima
che
la
vena
mi
manchi
.
-
Angela
Tintaro
s
'
era
seduta
presso
Lidia
,
così
vicina
a
una
delle
lampade
,
che
la
luce
gialla
veniva
a
inondarle
il
viso
e
a
tradirne
sottilissime
rughe
.
Doveva
toccar
la
quarantina
,
Angela
Tintaro
,
quantunque
l
'
impressione
generale
del
suo
corpo
sinuoso
e
del
volto
bruno
,
incorniciato
da
capelli
castagni
a
riccioli
,
potesse
ingannare
d
'
assai
a
vantaggio
della
donna
.
Spiaceva
in
lei
,
tuttavia
,
la
rigidità
dei
lineamenti
,
che
parevano
scolpiti
nel
marmo
,
e
di
profilo
eran
durissimi
,
senza
curve
blande
;
la
sua
caricatura
sarebbe
stata
la
testa
d
'
una
bruna
pecora
ricciuta
.
Non
ho
mai
potuto
giudicare
s
'
ella
fosse
elegante
;
certi
particolari
de
'
suoi
abbigliamenti
m
'
avrebbero
deciso
per
affermarlo
;
ma
nel
complesso
non
trovavo
quella
spontaneità
di
gusto
e
quell
'
istinto
della
semplicità
,
ch
'
erano
invece
una
fortissima
attrattiva
in
Lidia
,
per
esempio
,
e
in
Laura
.
-
Come
giuochi
bene
!
-
esclamò
ella
d
'
un
tratto
,
accarezzando
Lidia
con
uno
sguardo
....
L
'
intimità
di
quel
tono
mi
ferì
e
lanciai
un
'
occhiata
a
Lidia
.
-
Ah
,
tu
non
sapevi
,
-
disse
questa
,
-
che
noi
ci
diamo
del
tu
.
Sì
,
l
'
ha
voluto
l
'
Angela
....
-
È
ben
naturale
,
-
risposi
ipocritamente
.
Non
era
naturale
affatto
;
anzi
,
per
me
era
disgustoso
,
perchè
Angela
Tintaro
personificava
la
prima
concessione
al
rispetto
umano
,
la
prima
debolezza
nell
'
ammettere
in
casa
mia
una
donna
dei
cui
disordini
ero
persuasissimo
;
e
poichè
questa
concessione
l
'
avevo
fatta
senz
'
alcun
vantaggio
,
-
a
differenza
della
visita
a
Laura
,
-
senz
'
alcuna
soddisfazione
egoistica
,
mi
sentivo
così
sfiduciato
sulla
fermezza
de
'
miei
intendimenti
da
odiare
Angela
,
che
quella
sfiducia
mi
rammentava
e
mi
rappresentava
ad
ogni
momento
.
La
vena
di
Lidia
persisteva
,
e
la
donna
era
tutta
gioiosa
,
chinandosi
verso
Angela
a
mostrar
le
carte
propizie
,
non
conosciute
da
lei
,
ma
salutate
con
un
sorriso
di
stima
.
Verso
mezzanotte
,
la
vittoria
di
Lidia
era
compiuta
e
il
suo
umore
serenissimo
;
Gian
Luigi
rimetteva
a
posto
i
due
mazzi
di
carte
,
ed
Angela
Tintaro
diceva
:
-
Sei
così
fortunata
all
'
écarté
che
non
puoi
aver
fortuna
in
amore
!
-
Mi
fissò
gli
occhi
in
faccia
,
mormorando
quelle
parole
;
ma
Lidia
ed
io
avemmo
un
sorriso
concorde
e
misterioso
,
che
parve
ad
Angela
una
terribile
mentita
alla
sua
insinuazione
.
Un
servo
sopravvenne
per
riaccompagnare
Angela
a
casa
;
congedandosi
,
ella
baciò
Lidia
sulle
labbra
socchiudendo
gli
occhi
,
e
una
sottilissima
espressione
di
ribrezzo
passò
sul
viso
di
Lidia
,
che
si
tolse
all
'
abbraccio
con
un
movimento
brusco
.
Gian
Luigi
seguì
Angela
a
distanza
di
qualche
minuto
;
e
noi
ci
trovammo
soli
,
per
un
istante
silenziosi
,
Lidia
in
piedi
avanti
alla
finestra
,
dove
Gian
Luigi
aveva
sciaguratamente
evocata
l
'
imagine
di
Laura
.
-
Dodici
e
mezzo
!
-
esclamò
Lidia
con
un
'
occhiata
alla
pendola
.
-
È
tardi
!
-
Rimasi
muto
,
aspettando
ch
'
ella
aggiungesse
:
-
"
Sono
stanca
;
mi
sento
male
;
ho
una
terribile
sfinitezza
;
l
'
anemia
....
la
malaria
....
"
-
Ella
proseguì
invece
:
-
Come
mai
non
ho
sonno
?
-
Vuoi
uscire
a
passeggio
?
-
dimandai
.
-
È
una
notte
splendida
.
-
Che
idea
!
Come
due
amanti
?
...
No
:
preferisco
andare
a
letto
.
Il
sonno
verrà
.
-
Ma
aveva
nella
voce
un
tono
giocondo
,
d
'
eccellente
significato
.
-
Buona
notte
,
dunque
,
-
finì
Lidia
,
avvicinandosi
.
-
Troppo
presto
,
-
risposi
,
senza
prendere
la
mano
ch
'
ella
mi
stendeva
.
Lidia
avanzò
la
testa
curiosamente
per
capir
l
'
intenzione
delle
parole
e
scorgendomi
impassibile
,
colle
braccia
incrociate
sul
petto
,
diede
in
una
risata
argentina
...
-
Che
cosa
vuol
dire
?
...
-
domandò
.
Poi
,
senz
'
aspettar
la
risposta
,
premette
il
bottone
elettrico
a
fianco
della
porta
,
e
vi
tenne
l
'
indice
finchè
non
comparve
Geltrude
col
lume
.
-
Arrivederci
,
-
concluse
Lidia
,
incamminandosi
.
E
l
'
eccellente
significato
delle
parole
non
era
minore
del
tono
eccellente
con
cui
le
usciron
di
bocca
.
Due
cose
tosto
mi
colpirono
quand
'
io
raggiunsi
nella
sua
camera
Lidia
,
ch
'
era
già
coricata
:
la
poltroncina
dov
'
io
mi
sedeva
,
ricollocata
da
Geltrude
presso
il
letto
,
certo
per
ordine
di
Lidia
;
e
l
'
acconciatura
de
'
suoi
capelli
.
Abitualmente
,
ella
li
portava
disciolti
e
trattenuti
appena
da
un
nastro
a
metà
;
ciò
cresceva
fede
alle
sue
costanti
emicranie
e
compiva
la
muta
preghiera
di
riposo
....
Ora
,
al
contrario
,
ella
se
li
era
fatti
annodare
in
due
grosse
trecce
attorno
alla
testa
;
il
qual
vezzo
aveva
la
singolar
potenza
di
ricordarmi
Lidia
fanciulla
,
quando
la
vedevo
in
casa
sua
e
tutto
non
aveva
avuto
ancor
principio
.
Ma
la
nota
curiosa
di
quest
'
apparato
si
era
ch
'
esso
non
aveva
scopo
alcuno
,
non
era
un
invito
,
non
derivava
da
intuizione
del
mio
desiderio
di
pace
;
Lidia
m
'
aveva
preparato
il
posto
vicino
a
lei
e
s
'
era
acconciata
la
testa
,
così
per
capriccio
....
Chinatomi
a
baciarla
,
sentii
che
mi
sfuggiva
e
le
sue
labbra
restavano
immote
,
come
le
braccia
,
stese
lungo
i
fianchi
....
Mi
sedetti
nella
poltroncina
,
e
dissi
:
-
Noi
siamo
incamminati
sopra
una
pessima
strada
.
-
Lidia
quella
notte
aveva
un
'
assoluta
necessità
di
ridere
;
non
meno
irritante
necessità
che
quella
di
piangere
,
e
tutt
'
e
due
sentite
da
Lidia
quando
appunto
non
convenivan
nè
l
'
una
,
nè
l
'
altra
.
Onde
,
non
era
ancor
finita
la
mia
frase
,
che
la
donna
principiò
il
suo
ilare
gorgheggio
.
-
Ma
senza
dubbio
,
-
proseguii
.
-
Sopra
una
pessima
strada
,
perchè
noi
viviamo
di
dispettucci
e
ci
addestriamo
alla
guerriglia
più
ridicola
....
Infine
,
a
che
scopo
ci
siamo
uniti
?
-
Vidi
con
terrore
Lidia
alzar
le
spalle
e
atteggiare
il
viso
come
dicesse
:
-
"
Chi
lo
sa
?
"
-
quindi
prorompere
non
più
in
una
risala
allegra
,
ma
in
un
piccolo
ghigno
sarcastico
,
il
quale
giovò
a
darle
una
magnifica
espressione
di
scetticismo
artificiale
.
-
Non
certo
,
-
continuai
,
-
per
tenerci
il
broncio
e
per
sbadigliare
....
-
Neanche
quando
si
ha
sonno
?
-
ella
domandò
improvvisamente
.
-
Perchè
io
ho
molto
sonno
,
ora
.
-
Tu
non
capisci
dunque
nulla
?
-
esclamai
irritato
.
-
Non
capisci
che
io
ti
voglio
bene
e
che
se
ho
dei
torti
,
sono
pronto
a
chiedertene
scusa
....
-
Sì
,
perchè
io
ti
chieda
scusa
de
'
miei
?
Soltanto
,
le
tue
scuse
hanno
un
interesse
,
e
le
mie
dovranno
essere
accompagnate
dalle
....
dalle
prove
del
mio
pentimento
...
Voi
altri
uomini
non
intendete
nulla
,
senza
....
una
conclusione
...
"
-
Mio
Dio
,
-
mormorai
,
-
se
di
queste
conclusioni
è
formato
il
matrimonio
,
ne
sono
io
responsabile
?
-
Allora
,
la
risata
allegra
di
Lidia
scoppiò
;
ella
sembrava
più
felice
d
'
aver
fatto
un
piccolo
discorso
a
sottintesi
,
che
esilarata
dalla
mia
risposta
del
medesimo
genere
.
M
'
accorgevo
con
piacere
come
la
sua
infantilità
persistesse
tuttavia
;
evidentemente
,
ella
aveva
avuti
capricci
e
graziose
crudeltà
,
pel
gusto
di
far
da
donnina
,
per
giuocare
alla
signora
,
come
a
dodici
anni
...
-
Del
resto
,
io
rinuncerò
a
infastidirti
più
oltre
,
-
aggiunsi
,
facendo
l
'
atto
di
levarmi
dalla
poltrona
.
-
No
,
-
ella
rispose
,
trattenendomi
.
-
Se
hai
qualche
cosa
da
dirmi
ancora
....
-
La
fissai
negli
occhi
con
tale
insistenza
,
ch
'
ella
arrossì
,
e
rispose
a
bassa
voce
:
-
Va
bene
.
E
poi
?
-
Senti
.
Il
matrimonio
non
è
la
più
felice
delle
istituzioni
;
tu
te
ne
sei
accorta
;
ma
noi
possiamo
correggerne
i
difetti
e
ripararne
le
lacune
....
-
Ah
,
se
fosse
vero
!
-
esclamò
Lidia
in
uno
slancio
di
sincerità
,
che
non
mi
piacque
soverchiamente
.
-
Ma
in
che
modo
,
in
che
modo
?
-
Dimenticando
di
essere
sposati
....
vivendo
come
amanti
,
pensando
che
uno
di
noi
due
potrebbe
benissimo
stancarsi
dell
'
altro
....
-
Aspetta
,
-
fece
Lidia
stendendo
la
mano
,
e
chiudendo
gli
occhi
.
-
No
;
non
cambia
nulla
....
-
Come
,
non
cambia
nulla
?
-
esclamai
.
-
Ma
se
è
tutto
diverso
....
-
Per
giudicarne
,
-
rispose
Lidia
ad
occhi
aperti
,
-
bisognerebbe
sapere
che
cos
'
è
un
amante
....
Infine
,
-
continuò
colla
sua
voce
beffarda
,
-
tu
mi
tieni
dei
discorsi
immorali
,
ed
io
ho
sonno
....
-
Il
congedo
così
improvviso
mi
fece
veramente
male
.
Allontanai
la
poltrona
,
levandomi
,
e
rimasto
colle
braccia
appoggiate
al
piano
del
letto
,
sopra
Lidia
,
dissi
con
lentezza
:
-
Tu
ti
dimentichi
che
noi
siamo
legati
per
tutta
la
vita
.
-
L
'
effetto
di
quelle
parole
fu
straordinario
nella
donna
:
ella
mi
gettò
le
braccia
al
collo
,
mi
attirò
sul
petto
,
e
baciandomi
con
emozione
,
ripetè
:
-
Per
tutta
la
vita
!
Lo
so
bene
,
e
ne
ho
paura
.
-
Credetti
capire
,
ch
'
ella
ridonandosi
alfine
,
godesse
non
già
d
'
una
voluttà
materiale
,
ma
del
piacere
amarissimo
di
sentirsi
schiava
e
privata
d
'
ogni
volontà
;
e
che
la
sua
anima
femminile
soffrisse
al
punto
da
comunicare
al
corpo
spasimi
e
sussulti
,
i
quali
la
rendevan
più
sensibile
di
qualunque
donna
io
abbia
mai
conosciuta
....
Onde
,
non
ebbi
la
forza
di
rinunciare
a
quel
possesso
,
che
mi
feriva
tanto
,
ed
era
pur
così
nuovo
nel
sentimento
e
così
ricordevole
nelle
sensazioni
.
Qualche
cosa
d
'
inesplicabile
giaceva
in
fondo
a
simile
risurrezione
d
'
amore
.
Io
ne
ritrassi
una
lunga
eco
di
turbamenti
,
come
fossi
uscito
dalle
braccia
di
Lidia
insanguinato
;
e
il
pensiero
grottesco
non
cessava
di
dominarmi
;
invece
d
'
aver
riavuta
mia
moglie
,
mi
pareva
d
'
aver
fatto
male
,
d
'
aver
chiusi
gli
occhi
allo
spettacolo
della
sua
sommissione
,
d
'
avere
esercitato
brutalmente
un
diritto
stupido
e
vile
....
Perchè
,
se
Lidia
non
avesse
vibrato
di
dolor
morale
,
certo
non
avrebbe
palpitato
di
piacere
fisico
;
se
l
'
angoscia
di
sentirsi
schiava
non
avesse
reso
quel
corpo
biondo
più
tremante
d
'
un
'
asta
d
'
acciaio
,
io
avrei
trovato
quel
corpo
immobile
,
freddo
,
prostituito
dalla
necessità
della
pace
nel
focolare
domestico
....
Era
chiaro
che
,
non
appena
la
malvagità
della
conquista
fosse
cessata
in
me
,
sarei
rimasto
disgustato
dalla
mia
insistenza
....
Una
specie
di
febbre
s
'
era
comunicata
improvvisamente
a
noi
....
La
suscettibilità
estrema
di
Lidia
si
vedeva
presa
,
dominata
,
dilaniata
ogni
notte
,
e
quando
ponevo
piede
nella
camera
,
leggevo
sul
viso
della
donna
un
'
ansia
,
che
doveva
tramutarsi
in
tortura
;
ella
temeva
ch
'
io
la
volessi
,
e
lo
desiderava
nel
medesimo
tempo
,
per
quell
'
eccitazione
che
si
propagava
sùbito
in
lei
e
sembrava
più
forte
d
'
un
piacere
....
Aveva
insieme
odio
ed
amore
per
quelle
notti
;
odio
ed
amore
per
la
sua
debolezza
e
per
la
mia
prepotenza
tranquilla
,
celata
sotto
la
maschera
del
non
supporre
nemmeno
quanto
avveniva
in
lei
....
Mi
sentivo
così
dominatore
di
quella
volontà
sbigottita
,
che
qualche
volta
domandavo
a
bella
posta
:
-
Vuoi
che
rimanga
?
E
Lidia
rispondeva
:
-
Sì
,
mio
signore
e
padrone
!
-
con
un
accento
,
con
un
sorriso
,
con
un
passaggio
d
'
ombra
e
di
luce
,
i
quali
erano
straziantemente
irreproducibili
.
Di
giorno
,
Lidia
ridiventava
un
po
'
sarcastica
;
non
so
,
ma
credo
che
ripensando
alla
propria
angoscia
,
ella
facesse
ogni
mattino
questa
promessa
a
sè
medesima
:
-
Stanotte
,
mi
rifiuto
!
-
E
la
notte
,
desiderata
da
ambedue
con
sì
diversi
intendimenti
,
si
ripeteva
eguale
alle
altre
....
Rimaneva
per
me
difficile
lo
stabilire
come
Lidia
fosse
stata
veemente
di
passione
,
voluttuosa
,
pronta
al
piacere
,
sui
primi
tempi
del
nostro
matrimonio
,
quando
ora
m
'
avvedevo
ch
'
ella
non
era
fatta
per
l
'
amore
più
che
non
fosse
una
statua
....
Senza
dubbio
,
il
prorompere
della
giovanezza
,
la
gratitudine
per
averla
tolta
a
una
casa
dove
tutto
era
imbecille
,
la
sensibilità
morale
meglio
che
la
fisica
,
me
l
'
avevano
gettata
fra
le
braccia
con
tanto
impeto
da
farmi
scambiar
Lidia
per
la
più
amabilmente
sensuale
delle
donne
....
L
'
abitudine
era
sopraggiunta
,
e
Lidia
aveva
ripresa
la
sua
indole
,
peggiorandola
.
Noi
giuocavamo
a
un
bruttissimo
giuoco
:
finito
il
quale
,
io
avrei
trovata
in
Lidia
assai
maggiore
obbedienza
,
poichè
l
'
avevo
persuasa
d
'
una
volontà
più
forte
della
sua
,
ma
un
'
obbedienza
costretta
,
non
discompagnata
da
un
intimo
rancore
,
che
poteva
avviarsi
a
mille
diverse
e
perniciosissime
soluzioni
.
Quanto
a
me
,
esaurivo
l
'
ultima
curiosità
fisica
,
mi
familiarizzavo
con
quelle
rosee
carni
,
mi
stancavo
anche
una
volta
di
quei
capelli
biondi
,
e
mi
mettevo
nella
condizione
di
giustificare
in
Lidia
una
rivolta
.
Occupato
da
quel
presente
e
da
quell
'
avvenire
,
non
m
'
ero
accorto
che
dal
circolo
dei
corteggiatori
s
'
avanzava
verso
Lidia
colui
che
,
in
fondo
,
avevo
sempre
atteso
,
ma
quando
il
circolo
tutto
si
teneva
ancora
a
rispettosa
distanza
....
Il
bruttissimo
giuoco
al
quale
giocavamo
Lidia
ed
io
,
finì
in
quel
punto
in
cui
ne
cominciava
un
altro
peggiore
....
XIII
.
L
'
irritazione
che
m
'
aveva
preso
al
rinascer
della
primavera
,
s
'
era
infiltrata
nello
spirito
e
nel
corpo
come
un
letargo
triste
e
pesante
,
dovuto
al
sole
,
al
tepore
inusato
,
alla
folla
che
usciva
per
le
strade
a
sorbir
l
'
aria
mite
.
Io
vedeva
ripetersi
in
Lidia
l
'
identico
processo
d
'
inerzia
,
facendola
debole
e
apatica
.
S
'
alzava
presto
la
mattina
perchè
il
letto
le
diveniva
intollerabile
,
e
sonnecchiava
distesa
sul
divano
,
parlando
a
monosillabi
;
o
ingannata
dall
'
aspetto
fallace
del
giorno
,
voleva
uscire
a
passeggio
e
ne
ritornava
colle
membra
rotte
,
pensando
forse
che
la
nostra
vita
senz
'
angustie
finanziarie
,
senza
obblighi
eguali
,
senza
occupazioni
grevi
,
era
infinitamente
più
odiosa
di
quella
che
conducevan
le
famigliuole
incontrate
per
via
,
beate
del
sole
,
gaudenti
di
poche
ore
libere
.
Non
ricamava
più
;
leggeva
spesso
i
libri
inviatile
da
Ettore
Caccianimico
,
ma
saltandone
molte
pagine
per
seguire
il
nudo
fatto
raccontatovi
,
come
un
viaggiatore
che
fra
l
'
erba
folta
cerchi
il
sentiero
diritto
e
meno
faticoso
,
poco
importandogli
d
'
osservare
il
verde
circostante
.
Le
finestre
spalancate
l
'
infastidivano
;
per
di
là
entravan
la
luce
,
i
romori
,
l
'
accidia
fino
al
dopopranzo
,
non
confortato
dai
lumi
se
non
tardi
,
e
segnato
invece
da
odiosi
tramonti
,
schiacciati
sui
muri
a
illividirli
e
a
renderli
più
volgari
.
Avevo
lasciati
i
signori
Folengo
da
un
istante
,
e
uscendo
da
quella
casa
,
pensavo
come
nessuna
stagione
avesse
la
potenza
di
mutarvi
l
'
umore
e
le
abitudini
.
Donna
Teresa
era
inalterabile
,
agucchiando
d
'
inverno
e
d
'
autunno
,
e
in
villa
d
'
estate
e
di
primavera
;
Pietro
amava
i
suoi
registri
e
vi
spendeva
attorno
la
vita
,
quando
nevicava
e
quando
v
'
era
il
sole
di
luglio
.
Essi
non
soffrivano
alcuna
esterna
influenza
più
che
gli
animali
imbalsamati
del
loro
salotto
;
il
matrimonio
aveva
finito
per
cementar
le
due
indifferenze
,
costituendone
un
solito
ordine
di
vita
;
ma
con
molto
rammarico
cercavo
invano
nel
mio
spirito
un
'
ammirazione
per
quegli
eccellenti
campioni
della
monogamia
.
Mi
rasentavan
sul
marciapiede
le
signore
eleganti
;
qualcuna
accompagnata
dallo
sposo
,
sorridendogli
compostamente
e
sbirciando
se
l
'
equilibrio
del
suo
sorriso
fosse
notato
all
'
intorno
;
delle
vecchie
signore
colle
figlie
,
così
identiche
alla
madre
sebben
giovani
,
che
un
amatore
del
genere
poteva
,
sposando
la
figlia
,
già
farsi
un
quadro
di
quel
che
sarebbe
diventata
fra
trent
'
anni
;
e
tipi
esotici
,
come
inglesi
dal
passo
chilometrico
,
seguìti
da
qualche
orribile
cane
,
dilettissimo
al
padrone
.
C
'
eran
più
donne
che
uomini
,
a
zonzo
.
(
V
'
è
mai
stato
un
giorno
dell
'
anno
in
cui
una
signora
non
trovi
la
necessità
d
'
uscire
a
guardare
le
vetrine
,
e
a
furia
di
guardarle
,
non
finisca
per
entrar
nel
negozio
a
far
delle
spese
inutili
?
)
Mi
ricordavo
che
già
mia
madre
m
'
aveva
raccontato
come
a
'
suoi
tempi
le
donne
,
le
fanciulle
specialmente
,
restassero
tappate
in
casa
tutta
la
settimana
e
non
si
permettessero
passeggiate
se
non
alla
domenica
,
a
fianco
del
marito
o
del
padre
;
ma
con
quella
cognizione
del
domestico
focolare
che
avevo
ultimamente
acquisita
,
dubitavo
qual
moglie
fosse
più
sopportabile
:
se
l
'
antica
,
sempre
innanzi
al
cuscinetto
da
lavoro
,
o
la
moderna
,
sempre
innanzi
ai
magazzini
di
mode
....
Là
dove
la
gente
era
fitta
,
sul
corso
Manzoni
pel
quale
m
'
avviavo
,
era
un
'
allegria
di
colori
vivaci
,
che
,
man
mano
avvicinandosi
,
prendevan
forma
d
'
abiti
chiassosi
e
di
cappellini
insolenti
,
più
notevoli
delle
signore
che
li
portavano
....
A
un
tratto
,
da
un
gruppo
d
'
incognite
,
vidi
uno
di
questi
abiti
,
uno
di
questi
cappellini
,
farmisi
incontro
lentamente
;
e
dentro
l
'
abito
e
sotto
il
cappellaio
riconobbi
Laura
Uglio
,
senza
dubbio
incamminata
essa
pure
a
una
passeggiata
inutile
ma
dispendiosa
.
-
Andavo
dai
vostri
suoceri
,
-
ella
disse
,
mentre
rispondeva
al
mio
saluto
.
-
Io
ne
vengo
ora
;
stanno
benissimo
,
e
non
sentono
la
primavera
....
-
Allora
risparmio
la
visita
.
Mi
accompagnate
fino
ai
giardini
?
-
Nell
'
atto
in
cui
s
'
incamminava
,
l
'
osservai
con
attenzione
,
mettendomele
a
fianco
.
L
'
insolita
espressione
d
'
umiltà
era
cresciuta
in
Laura
,
fino
a
diventar
dolorosa
;
in
quel
volto
bianco
non
vedevo
che
le
occhiaie
,
assolutamente
livide
,
incavate
;
occhiaie
prodotte
da
sofferenze
indicibili
,
continue
,
roditrici
.
Quand
'
ella
si
mosse
,
potei
rilevare
che
Laura
procedeva
curva
,
ma
così
insensibilmente
da
non
esser
notato
se
non
da
chi
sapeva
tutta
l
'
elastica
sveltezza
di
quell
'
andatura
,
tutta
l
'
abituale
superbia
di
quel
portamento
....
-
Più
adagio
,
-
ella
disse
con
un
fievole
sorriso
.
-
Non
posso
affrettarmi
io
.
-
Perdonate
,
-
risposi
,
rallentando
il
passo
.
-
Non
siete
guarita
?
-
Colle
vostre
cure
assidue
?
-
mormorò
Laura
in
tono
di
corruccio
.
-
Non
sono
guarita
;
faccio
la
disperazione
del
mio
medico
.
-
Tornai
a
guardarla
,
preso
da
un
senso
di
paura
.
Laura
decadeva
con
rapidità
;
nelle
due
settimane
scorse
dalla
mia
visita
,
aveva
dato
un
terribile
tracollo
,
anche
meglio
accentuato
dall
'
abito
nero
ch
'
ella
portava
.
-
Sono
brutta
,
non
è
vero
?
-
domandò
.
E
senza
lasciarmi
il
tempo
di
rispondere
,
aggiunse
:
-
Ho
da
dirti
una
cosa
.
Giorgio
pare
geloso
di
te
;
s
'
è
messo
a
fare
il
geloso
,
dacchè
sono
malata
,
per
rendermi
più
allegra
l
'
esistenza
.
Quando
sei
venuto
a
trovarmi
ultimamente
,
egli
t
'
ha
visto
mentre
uscivi
e
lui
tornava
dal
suo
ufficio
;
mi
ha
fatta
una
scenata
;
ha
detto
che
non
dovevo
riceverti
,
dopo
le
scortesie
di
Pallanza
....
Non
aveva
torto
,
in
fondo
,
ma
io
ho
capito
che
tu
gli
dài
ombra
....
-
Il
passaggio
repentino
dal
voi
al
tu
mi
spiacque
;
la
notizia
m
'
indispettì
....
-
Io
lo
imaginava
,
-
risposi
.
-
Ecco
perchè
non
son
venuto
oltre
da
voi
....
-
Eppure
,
poichè
sono
sempre
sola
,
bisognerà
che
tu
venga
a
trovarmi
,
almeno
quando
c
'
è
Giorgio
....
-
Brava
!
-
esclamai
ridendo
.
-
È
affatto
impossibile
.
Io
parto
a
giorni
....
-
Per
dove
?
-
chiese
Laura
,
con
tale
accento
d
'
apprensione
,
che
l
'
idea
d
'
essere
amato
da
lei
soverchiò
l
'
angoscia
di
vederla
sofferente
e
mi
richiamò
un
fugace
sorriso
di
trionfo
.
-
Per
dove
,
non
so
.
Me
l
'
hanno
rammentato
or
ora
i
miei
suoceri
:
colla
primavera
si
doveva
riprendere
il
viaggio
in
Italia
....
-
Il
viaggio
?
Quale
viaggio
?
-
Il
viaggio
di
nozze
,
-
mormorai
a
denti
stretti
.
Eravamo
giunti
all
'
entrata
dei
giardini
.
Passammo
i
cancelli
senz
'
aggiungere
parola
,
io
guardando
la
gente
,
Laura
a
testa
bassa
.
-
C
'
è
la
musica
laggiù
,
-
diss
'
ella
accennando
una
folla
immobile
di
persone
.
Piegammo
verso
sinistra
,
dov
'
era
il
piccolo
lago
,
per
un
viale
disadorno
e
povero
di
piante
.
Sùbito
,
un
'
aria
più
dolce
sembrò
spirare
beneficamente
.
Laura
sedette
sopra
una
banchina
a
ridosso
d
'
un
gruppo
di
tufo
e
segnò
per
terra
delle
orribili
teste
colla
punta
dell
'
ombrellino
.
Io
restai
in
piedi
,
innanzi
a
lei
,
appoggiandomi
col
bastone
al
tronco
d
'
una
pianta
.
-
Allora
,
questa
è
l
'
ultima
volta
che
ci
vediamo
?
-
domandò
Laura
sollevando
il
capo
all
'
improvvisa
.
Ormai
,
ero
certo
.
Laura
mi
riamava
,
per
una
di
quelle
recrudescenze
di
passione
,
che
afferrano
talvolta
anche
le
anime
stanche
:
me
lo
dicevano
la
sua
voce
non
sicura
,
i
suoi
occhi
,
nei
quali
,
s
'
io
avessi
continuato
a
indagare
,
avrei
scorte
delle
lagrime
rattenute
.
La
vanità
del
maschio
,
assai
più
adescabile
della
vanità
femminile
,
ebbe
un
giocondo
sobbalzo
nel
mio
animo
.
-
Ci
rivedremo
al
ritorno
,
-
dissi
.
-
Oh
....
al
ritorno
!
-
esclamò
Laura
tristemente
.
-
Chi
sa
?
...
Colla
punta
dell
'
ombrellino
cancellò
sulla
sabbia
le
teste
orribili
disponendosi
a
tracciarne
delle
peggio
;
ma
aveva
appena
preparato
lo
spazio
,
che
richiese
le
ore
.
-
Sono
le
tre
!
-
risposi
,
guardando
l
'
orologio
.
-
Ho
un
appuntamento
alle
tre
e
mezzo
colla
sarta
,
-
ella
fece
,
alzandosi
con
qualche
fatica
.
-
Vuoi
riaccompagnarmi
?
-
Notai
di
nuovo
l
'
andatura
incerta
e
greve
della
donna
;
osservandola
bene
,
io
la
vedevo
adesso
veramente
curva
,
e
il
sentimento
d
'
angoscia
mi
riprese
,
fugò
qualunque
altro
pensiero
.
Presso
l
'
uscita
dei
giardini
,
mormorò
:
-
Te
beato
,
che
dopo
un
anno
puoi
ancora
intraprendere
un
viaggio
di
nozze
!
-
Con
quale
sarcastica
inflessione
avrebbe
ella
pronunciate
quelle
parole
,
pochi
mesi
addietro
!
Ora
,
non
vi
trovai
che
il
desiderio
spossato
.
S
'
apriva
il
giorno
lentamente
a
una
serenità
profonda
,
col
disciogliersi
delle
nuvole
bianche
,
scoprenti
all
'
occhio
nuovi
azzurri
infiniti
ed
eguali
;
di
là
veniva
il
sole
tepido
che
c
'
intorpidiva
,
quasi
svegliati
da
una
notte
amorosa
fra
caldissime
piume
.
Quando
fummo
presso
una
carrozza
chiusa
,
domandai
a
Laura
:
-
Volete
dirmi
l
'
indirizzo
?
-
Piazza
del
duomo
,
-
ella
rispose
,
mentre
saliva
nella
vettura
.
-
Poi
,
indicherò
io
....
-
M
'
inchinai
salutando
.
Un
collegio
di
fanciulle
,
numerosissimo
,
mi
passava
accanto
in
lunga
colonna
;
quante
si
preparavan
là
dentro
al
martirio
della
vita
?
quante
avrebbe
perdute
l
'
amore
e
sciupate
il
matrimonio
?
Avevano
illanguidita
la
loro
tinta
nell
'
ombra
delle
camerate
;
sotto
abiti
senza
linea
avevano
contraffatta
la
loro
freschezza
;
ma
dovevano
da
quel
periodo
severo
e
umile
sbucar
nella
vita
,
svelare
le
loro
facoltà
,
edificare
o
distruggere
una
famiglia
.
In
questo
senso
,
la
lunga
colonna
di
fanciulle
m
'
appariva
assai
interessante
;
da
un
'
altra
simile
colonna
femminile
,
s
'
eran
tolte
Laura
e
Lidia
,
con
sì
diverse
idee
,
con
sì
diversi
intendimenti
....
E
chi
poteva
assicurare
che
i
primi
passi
dell
'
una
e
dell
'
altra
non
avessero
avuto
un
oscuro
impulso
da
memorie
di
collegio
,
da
circostanze
di
fatto
,
dalla
vicinanza
d
'
una
compagna
o
dall
'
intimità
d
'
una
maestra
?
Lidie
e
Laure
si
preparavano
in
silenzio
,
ripetendo
per
un
'
ennesima
volta
il
processo
psicologico
di
altre
,
e
di
altre
e
di
altre
,
infinite
.
Io
poteva
ben
comprendere
o
almeno
intuire
il
divario
fra
quelle
due
anime
di
donna
,
stretto
com
'
era
da
qualche
tempo
fra
la
prima
e
la
seconda
,
sovrapponendo
o
cancellando
le
impressioni
dell
'
una
colle
impressioni
dell
'
altra
.
Un
quarto
d
'
ora
dopo
lasciata
Laura
,
ero
a
casa
,
dominato
dal
brusco
urto
,
che
la
presenza
di
Lidia
mi
produceva
.
S
'
era
mutata
,
in
quella
breve
mia
assenza
,
colla
rapidità
con
cui
mutava
d
'
abiti
.
La
piccola
ombra
d
'
umiliazione
che
le
offuscava
il
viso
nel
mattino
e
l
'
accidia
che
ne
spossava
il
corpo
,
lasciavano
il
posto
a
un
aspetto
calmo
,
consolato
,
sano
fisicamente
e
moralmente
,
come
dopo
una
confidenza
in
cui
il
cuore
avesse
rotte
per
un
istante
le
dighe
della
rassegnazione
e
liberando
il
dolore
,
l
'
avesse
diminuito
di
profondità
.
Fenomeno
già
notato
in
Lidia
,
di
quei
giorni
;
perciò
pericoloso
;
che
cosa
confidava
ella
,
e
a
chi
si
confidava
?
Non
v
'
era
presso
di
lei
,
quand
'
io
vi
giunsi
,
che
Ettore
Caccianimico
,
del
quale
tutto
si
poteva
sospettare
,
fuorchè
d
'
esser
capace
di
consolare
alcuno
.
-
Sei
stato
a
passeggio
?
-
domandò
Lidia
,
seduta
davanti
al
tavolino
da
lavoro
presso
la
finestra
.
-
Sono
stato
da
tua
madre
e
poi
ai
Giardini
,
-
risposi
.
-
Donna
Teresa
mi
ha
rammentato
un
vecchio
debito
;
quel
viaggio
interrotto
,
o
meglio
non
intrapreso
,
per
l
'
Italia
,
e
rimandato
alla
migliore
stagione
....
-
Ah
,
è
vero
!
-
disse
Lidia
,
con
voce
che
pareva
uno
sbadiglio
.
Al
fenomeno
psicologico
s
'
univa
d
'
un
tratto
un
fenomeno
fisico
,
non
meno
degno
di
nota
.
Lidia
ingrassava
;
l
'
abito
chiaro
di
quel
giorno
svelava
il
fatto
assai
meglio
di
quel
che
non
potesse
la
mia
continua
esperienza
.
Sì
,
m
'
era
parso
di
non
abbracciar
più
le
forme
sottili
ed
esatte
,
tanto
amate
in
Lidia
fanciulla
;
m
'
era
parso
che
il
suo
seno
fiorisse
,
che
i
suoi
fianchi
s
'
espandessero
lievemente
,
che
la
gola
avesse
un
'
insolita
rotondità
;
lento
trapasso
da
una
Psiche
a
una
Giunone
....
Ma
,
alla
luce
sfacciata
del
sole
,
questa
mutazione
si
rivelava
d
'
un
colpo
,
non
lasciandomi
più
dubbio
;
forse
il
confronto
istintivo
fra
Lidia
e
Laura
,
debole
,
divorata
dal
male
,
-
cooperava
a
rendere
più
perspicuo
lo
sboccio
formoso
della
prima
....
Perchè
era
così
sana
e
lieta
di
giovanezza
Lidia
quando
Laura
moriva
?
Uscii
bruscamente
dal
salotto
,
lasciandovi
mia
moglie
e
il
Caccianimico
,
nella
ridicola
speranza
che
un
'
altra
camera
,
un
'
altra
luce
,
potessero
calmarmi
.
Passai
dalla
stanza
da
letto
;
il
letto
di
Lidia
,
bianco
e
vuoto
,
con
un
raggio
di
sole
che
cadeva
diritto
sui
guanciali
,
mi
lievitò
in
mente
un
substrato
di
amare
riflessioni
;
passai
dalla
sala
,
ove
rividi
quelle
signore
brune
,
le
quali
mi
compiacevo
a
desiderare
,
fra
il
convenzionale
chiacchierio
dei
mariti
;
passai
dal
tinello
,
ch
'
era
già
stato
testimonio
di
paci
e
di
guerre
,
di
pranzi
muti
o
afflitti
dalla
retorica
di
Pietro
e
di
donna
Teresa
;
la
mia
camera
mi
rammentò
quella
prima
notte
in
cui
aspettavo
l
'
ora
di
presentarmi
a
Lidia
,
mia
ancora
soltanto
per
un
apparato
di
formole
;
e
lo
studio
,
ove
m
'
ero
arrestato
,
strideva
di
sogni
artistici
svaniti
,
di
buoni
propositi
più
deboli
delle
abitudini
,
di
rinuncia
al
lavoro
per
l
'
inutile
speranza
della
felicità
nella
famiglia
.
Tutto
l
'
appartamento
aveva
uno
strano
sapore
di
gioie
irrancidite
.
Ritornai
nel
salotto
.
Ettore
Caccianimico
s
'
era
posto
di
faccia
a
Lidia
;
s
'
egli
avesse
inclinata
avanti
la
sedia
,
le
sue
ginocchia
avrebbero
toccate
quelle
della
donna
.
Diceva
:
-
Si
potrebbe
appunto
far
così
.
Ella
avrebbe
la
compagnia
di
mia
moglie
,
quella
de
'
suoi
parenti
....
-
Fece
una
pausa
,
e
rivoltosi
a
me
,
soggiunse
quasi
spiegando
:
-
Proponevo
alla
tua
signora
di
fare
un
breve
soggiorno
con
sua
madre
,
prima
di
lasciarci
.
Il
tempo
è
bello
e
a
Pallanza
ci
dev
'
essere
già
molta
gente
.
-
Non
ho
nulla
in
contrario
,
-
risposi
,
-
quando
ciò
piaccia
a
Lidia
.
Tu
,
vieni
pure
laggiù
?
-
Sì
,
a
Pallanza
,
con
Clara
....
-
disse
Ettore
,
nominando
sua
moglie
per
la
seconda
volta
,
cosa
affatto
insolita
e
curiosa
.
Allora
,
fra
Lidia
ed
Ettore
si
studiarono
i
vantaggi
d
'
un
soggiorno
sul
lago
;
c
'
era
la
compagnia
piacevole
,
la
vita
calma
e
tuttavia
allegra
,
il
buon
clima
.
M
'
ero
disteso
in
una
larga
poltrona
,
con
un
libro
fra
le
mani
,
assolutamente
deciso
a
non
prender
parte
alla
conversazione
;
Lidia
volgeva
il
capo
di
tanto
in
tanto
dal
mio
lato
,
con
quell
'
espressione
di
riposo
,
che
mi
dava
qualche
sospetto
.
Perchè
Lidia
era
così
sana
e
lieta
di
giovanezza
,
quando
Laura
moriva
?
Passando
lo
sguardo
al
disopra
del
libro
,
osservavo
meglio
le
linee
del
viso
e
del
busto
;
linee
di
profilo
,
leggierissimamente
,
ma
indubitabilmente
avvantaggiate
da
qualche
tempo
;
le
mani
di
Lidia
,
ch
'
ella
posava
sul
tavolino
,
avevan
pure
una
forma
più
grassoccia
,
non
aristocratica
di
soverchio
.
Ella
m
'
era
piaciuta
da
fanciulla
perchè
era
fragile
e
sottile
;
certo
,
m
'
era
piaciuta
per
altri
motivi
spirituali
;
ma
anche
perchè
da
fanciulla
era
fragile
e
sottile
.
Quest
'
attrattiva
stava
per
vanire
,
nella
donna
?
Ricordando
la
signora
Folengo
,
sua
madre
,
ebbi
un
sussulto
:
a
trent
'
anni
,
Lidia
sarebbe
stata
una
bella
matrona
;
a
quarantacinque
,
una
signora
grassa
....
Frode
nel
contratto
matrimoniale
!
...
Una
signora
grassa
e
bionda
,
vale
a
dire
,
facilissima
a
sciuparsi
,
come
certe
rose
tèa
,
di
cui
la
floridezza
eccezionale
è
,
insieme
,
la
decadenza
e
lo
sfacelo
.
Fui
interrotto
nelle
mie
considerazioni
da
Ettore
Caccianimico
,
il
quale
si
congedava
.
-
Voi
non
partirete
così
presto
?
-
domandò
egli
a
me
.
-
Quando
vorrà
Lidia
,
-
risposi
,
colla
formola
abituale
.
-
Decideremo
,
-
dichiarò
Lidia
,
stringendo
la
mano
di
Ettore
,
che
s
'
era
inchinato
a
salutarla
.
Accompagnai
il
Caccianimico
nell
'
anticamera
,
fin
sulla
soglia
della
porta
.
-
Ebbene
?
-
egli
chiese
a
voce
bassa
.
-
Sei
stato
in
casa
Uglio
?
-
Giorni
sono
.
-
Hai
invitata
Laura
a
far
visita
alla
tua
signora
?
-
Non
ne
valeva
la
pena
.
È
ammalatissima
povera
donna
.
-
Pare
anche
a
te
?
...
Io
la
vedo
perduta
,
-
concluse
Ettore
con
indifferenza
,
mentre
se
ne
andava
.
Perduta
!
Non
era
dunque
un
'
esagerazione
della
mia
fantasia
?
Ma
allora
,
che
valeva
il
rispetto
umano
?
S
'
ella
desiderava
di
vedermi
vicino
a
lei
,
potevo
contentarla
,
senza
riguardi
per
il
mondo
;
perchè
rifiutare
quel
conforto
a
un
'
amica
,
la
quale
m
'
aveva
conosciuto
libero
,
indipendente
,
e
nel
turbinìo
della
vita
non
s
'
era
dimenticata
di
me
?
-
Andrò
da
lei
,
stasera
!
-
mi
dissi
,
rientrando
nel
salotto
.
Il
volto
calmo
di
Lidia
ebbe
la
potenza
di
stornarmi
il
pensiero
dietro
altre
idee
non
meno
tristi
.
In
quella
medesima
notte
,
Lidia
aveva
pianto
;
adesso
era
serena
,
quasi
allegra
Perchè
?
-
C
'
è
stato
Gian
Luigi
a
trovarti
,
mentr
'
ero
fuori
?
-
domandai
.
-
No
,
-
ella
rispose
un
po
'
maravigliata
.
-
Verrà
stasera
,
forse
.
-
M
'
augurai
fortemente
che
Gian
Luigi
non
venisse
quella
sera
:
la
sua
presenza
in
casa
mia
mi
avrebbe
impedito
di
recarmi
da
Laura
.
Per
la
prima
volta
,
non
osavo
lasciar
Lidia
sola
di
fronte
a
un
uomo
.
XIV
.
A
pranzo
,
ella
mangiò
con
molto
appetito
,
senza
accorgersi
ch
'
io
toccava
appena
le
vivande
e
preferivo
il
vino
al
cibo
.
Ero
troppo
solo
,
nel
mondo
,
circondato
da
insidie
e
da
cause
non
mai
stanche
di
dolore
;
non
avevo
amici
e
mia
moglie
era
un
'
estranea
che
poteva
diventare
una
nemica
.
Un
'
estranea
,
certamente
,
dacchè
i
suoi
gusti
non
somigliavano
a
'
miei
,
la
sua
educazione
s
'
era
fatta
entro
le
chiuse
pareti
d
'
una
casetta
borghese
,
e
la
mia
,
viaggiando
,
sognando
,
osservando
uomini
e
luoghi
diversi
;
avevo
una
donna
,
la
cui
speranza
di
comprendermi
vacillava
e
cadeva
,
senza
lasciar
traccia
di
rammarico
.
Di
tutto
quanto
ci
si
poteva
aspettare
dalla
nostra
unione
,
un
sol
fatto
era
incontestabile
,
per
sanzione
di
legge
:
la
signorina
Lidia
Folengo
era
diventata
la
signora
Lidia
Lacava
Folengo
;
nulla
più
,
e
troppo
poco
al
confronto
delle
nostre
libertà
perdute
.
Geltrude
entrò
a
metà
del
pranzo
,
portando
a
Lidia
un
viglietto
arrivato
allora
.
La
donna
lo
aperse
,
lo
lesse
,
lo
mise
in
tasca
,
e
disse
a
Geltrude
:
-
Va
bene
.
Non
c
'
è
risposta
.
-
A
me
:
-
È
Angela
Tintaro
che
mi
scrive
.
-
Che
esagerazione
!
-
esclamai
seccato
.
-
Quando
non
viene
a
trovarti
,
ti
scrive
;
quando
non
ti
scrive
,
ti
manda
dei
fiori
.
Almeno
potrebbe
sceglier
delle
ore
più
adatte
,
per
annoiare
il
prossimo
!
-
Lidia
strinse
le
labbra
senza
rispondere
.
Da
quella
lettera
,
originò
subito
un
mutamento
in
lei
,
palesissimo
,
per
quanto
ella
volesse
nasconderlo
;
cosicchè
,
fui
tratto
a
domandare
,
contro
le
mie
abitudini
,
che
cosa
Angela
Tintaro
le
scrivesse
.
-
Le
solite
storie
,
-
rispose
Lidia
con
negligenza
affettata
.
Ma
la
lettera
le
rimase
in
tasca
.
-
Tuo
padre
ha
finalmente
deciso
di
partire
per
Cairo
,
accettando
l
'
impiego
offertogli
,
-
dissi
.
-
Ha
fatto
bene
,
-
mormorò
Lidia
.
-
Ecco
:
Cairo
è
una
città
che
vedrei
con
piacere
.
-
Niente
c
'
impedisce
d
'
accompagnarvi
tuo
padre
quando
vi
si
recherà
,
sui
primi
dell
'
anno
venturo
.
-
Resterò
ben
sola
,
dopo
,
-
riflette
la
donna
sbadatamente
.
Eravamo
in
due
a
finger
di
mangiare
,
adesso
:
anche
Lidia
faceva
una
cattivissima
accoglienza
alle
portate
che
Geltrude
recava
;
attribuii
l
'
improvvisa
svogliatezza
al
pensiero
doloroso
di
veder
partire
presto
i
Folengo
,
ed
ebbi
cura
di
non
domandare
spiegazioni
.
Tuttavia
,
il
pranzo
si
trascinò
così
malamente
,
che
respirai
di
sollievo
,
quando
la
tavola
fu
sparecchiata
;
i
giornali
costituivano
per
noi
in
quell
'
ora
e
nei
giorni
d
'
impaccio
,
una
salvezza
molto
apprezzata
da
ambedue
....
Stavo
per
ricorrervi
,
quando
Lidia
mi
domandò
con
voce
un
po
'
tremante
:
-
Sei
andato
ai
Giardini
,
oggi
?
-
Mi
bastò
un
'
occhiata
alla
donna
per
comprendere
;
ella
preparava
quella
domanda
da
qualche
tempo
,
e
studiava
il
modo
di
lanciarmela
quando
meno
l
'
aspettavo
,
perchè
non
potessi
ricostruirne
il
movente
;
l
'
impazienza
l
'
aveva
però
tradita
,
e
troppo
breve
tempo
era
scorso
dall
'
arrivo
della
lettera
all
'
interrogazione
perchè
non
vi
scorgessi
una
stretta
relazione
.
-
Sono
andato
ai
Giardini
,
-
risposi
.
-
Mi
pare
d
'
avertelo
già
detto
.
-
Con
chi
?
-
fece
Lidia
,
guardandomi
fissa
.
-
La
signora
Angela
Tintaro
si
assume
dunque
l
'
incarico
d
'
una
polizia
segreta
?
-
domandai
ironicamente
.
-
Ho
trovata
la
signora
Uglio
,
che
si
recava
da
tua
madre
,
e
come
io
ne
veniva
appunto
,
ella
ha
rimandata
la
visita
,
e
chiacchierando
l
'
ho
accompagnata
ai
Giardini
,
invece
.
-
La
signora
Uglio
,
-
disse
Lidia
,
coll
'
intonazione
con
cui
ci
si
fa
a
raccontare
una
lunga
storia
,
-
è
fra
le
persone
che
tu
m
'
avevi
proibito
di
ricevere
;
anzi
,
nel
caso
poco
probabile
ch
'
ella
mi
facesse
visita
,
mi
avevi
pregato
di
non
contraccambiarla
....
E
d
'
un
tratto
tu
le
servi
da
cavaliere
e
ti
mostri
in
pubblico
al
suo
fianco
,
ai
Giardini
,
nell
'
ora
più
frequentata
?
-
Sono
convenienze
a
cui
un
uomo
non
può
sottrarsi
,
-
mormorai
ipocritamente
.
-
Benissimo
.
E
che
cosa
avresti
detto
tu
,
se
le
parti
si
fossero
invertite
?
se
fossi
andata
io
a
passeggio
col
signor
Giorgio
Uglio
?
-
Alzai
le
spalle
,
irritato
.
-
Quale
assurdità
!
-
esclamai
.
-
Il
torto
è
appunto
quello
di
supporre
che
le
parti
si
possano
invertire
sempre
;
quanto
ho
fatto
io
,
era
logico
e
necessario
;
ma
ciò
non
sottintende
logico
e
necessario
che
tu
faccia
altrettanto
col
signor
Uglio
....
È
un
modo
di
ragionare
questo
,
di
cui
t
'
ho
mostrata
parecchie
volte
la
falsità
....
Ormai
,
dovresti
risparmiarmelo
.
-
Benissimo
,
-
ripetè
Lidia
.
-
Splendida
poi
l
'
idea
di
non
dir
nulla
....
Ciò
fa
supporre
molte
cose
....
-
Per
esempio
?
-
So
io
,
-
concluse
la
donna
seccamente
,
alzandosi
.
-
Saresti
gelosa
?
-
Lidia
si
rivolse
,
come
ferita
;
appuntò
le
mani
sulla
tavola
,
e
avvicinando
il
viso
al
mio
,
dichiarò
a
bassa
voce
:
-
Gelosa
?
Vorrei
che
tu
avessi
dieci
amanti
,
non
una
!
-
V
'
era
nella
frase
tutto
il
disprezzo
di
cui
vibrava
la
donna
per
la
mia
condotta
di
quei
giorni
;
e
la
rabbia
frenata
e
accumulata
nelle
notti
d
'
obbedienza
sua
e
di
fredda
prepotenza
mia
;
l
'
uno
e
l
'
altro
sentimento
davano
alle
parole
un
significato
profondo
,
che
mi
colpì
in
pieno
cuore
,
come
innanzi
a
qualche
cosa
di
definitivo
,
d
'
irreparabile
.
Non
trovai
sùbito
una
formola
di
protesta
;
rimasi
sotto
lo
sguardo
di
Lidia
,
turbatissimo
,
quasi
un
colpevole
,
e
quando
riuscii
a
scuotermi
da
quel
fascino
angoscioso
,
Lidia
fu
chiamata
da
Geltrude
,
che
annunciava
la
visita
del
conte
Gian
Luigi
.
Solo
nel
tinello
,
in
mezzo
alla
luce
grigiastra
del
dopopranzo
,
fui
colto
a
un
tratto
da
un
impeto
di
dolore
,
dalla
sensazione
raccapricciante
che
deve
afferrar
l
'
uomo
in
mare
,
chiuso
in
un
'
ondata
gigantesca
.
Quel
solo
giorno
m
'
aveva
portato
un
séguito
di
piccole
e
grandi
angustie
,
intollerabile
;
nell
'
istesso
momento
,
ero
combattuto
da
opposte
idee
,
da
disegni
contrarî
,
i
quali
sollevavano
tutto
il
mio
sistema
nervoso
,
piombandomi
nel
dubbio
,
-
malattia
orribile
di
cui
non
avevo
mai
sofferto
.
Si
poteva
la
oltraggiante
dichiarazione
di
Lidia
collegare
al
suo
mutamento
,
che
mi
pareva
derivasse
da
un
'
influenza
estranea
?
Intendeva
ella
farmi
capire
la
propria
indifferenza
a
qualunque
mia
colpa
,
per
assolversi
ella
medesima
d
'
una
simpatia
colpevole
?
Senza
dubbio
,
senza
dubbio
alcuno
,
Lidia
sentiva
questa
simpatia
.
Dominato
da
tal
pensiero
,
m
'
avvicinai
all
'
uscio
,
che
metteva
nella
sala
,
ove
Lidia
era
con
Gian
Luigi
;
una
voce
fresca
,
tranquilla
,
ben
modulata
,
-
la
voce
della
donna
-
mi
riempì
di
maraviglia
.
In
me
,
la
breve
scena
del
dopopranzo
aveva
generato
un
lungo
strascico
di
riflessioni
;
in
Lidia
era
scivolata
,
quasi
sopra
un
'
anima
di
marmo
,
non
impedendole
di
mostrarsi
cortese
,
frivola
,
anche
civettuola
,
come
potevo
capire
da
certe
sue
risatine
,
gorgheggiate
argutamente
.
Se
tutto
questo
era
finzione
,
meritava
ch
'
io
me
ne
impensierissi
peggio
che
se
fosse
stata
insensibilità
.
Nella
sala
non
erano
accesi
i
lumi
ancora
,
quando
io
v
'
entrai
.
Lidia
e
Gian
Luigi
stavan
sul
divano
,
ai
lati
opposti
;
ma
l
'
ombra
della
sera
calante
m
'
impediva
di
scorgerne
bene
il
viso
;
chiaro
non
si
vedeva
che
l
'
abito
di
Lidia
.
Quando
i
lumi
furono
portati
,
rilevai
qualche
cosa
d
'
insolito
in
Gian
Luigi
e
ne
fui
impressionato
d
'
un
'
impressione
confusa
,
oscillante
fra
la
curiosità
e
il
dispetto
.
Gian
Luigi
era
abbattuto
e
pallido
;
dacchè
era
giunto
,
non
avevo
sentita
la
sua
voce
che
per
salutarmi
;
faceva
le
spese
della
conversazione
Lidia
,
la
quale
aveva
una
facondia
febbrile
,
ascoltata
dall
'
uomo
con
deferenza
,
approvata
da
me
con
qualche
cenno
del
capo
,
ma
incapace
a
snebbiare
il
corruccio
che
pareva
esistere
fra
noi
....
-
Se
vuole
la
rivincita
di
iersera
,
-
disse
Lidia
a
Gian
Luigi
,
accorgendosi
che
da
qualche
istante
era
distratto
....
Si
levarono
ambedue
e
si
portarono
innanzi
al
tavolino
verde
,
prendendone
dal
tiretto
le
carte
e
i
gettoni
.
-
Stasera
sono
formidabile
,
-
mormorò
il
Sideri
finalmente
.
-
Accetterei
qualunque
avversario
.
-
Non
vendere
la
pelle
prima
d
'
ammazzar
l
'
orso
,
-
diss
'
io
.
Trovandomi
di
fianco
a
uno
specchio
,
mi
vi
osservai
e
mi
confrontai
con
Gian
Luigi
,
che
pareva
anche
maggiormente
pallido
,
colla
testa
curva
sulle
carte
e
la
fronte
illuminata
dalla
lampada
.
Indubbiamente
se
non
fossero
state
certe
rughe
agli
angoli
degli
occhi
,
e
la
radezza
dei
capelli
presso
le
tempia
,
Gian
Luigi
avrebbe
dimostrato
meno
anni
di
me
;
la
sua
testa
aveva
un
'
impronta
aristocratica
,
la
quale
io
non
possedeva
affatto
....
L
'
essere
di
statura
piccola
non
faceva
poi
grave
danno
all
'
estetica
,
e
in
ogni
modo
,
se
tal
danno
si
voleva
ammettere
,
era
pareggiato
in
me
dalla
mia
barba
rossastra
,
che
m
'
invecchiava
.
Poteva
avere
importanza
questo
per
Lidia
?
No
;
ma
poteva
averne
moltissima
un
altro
fatto
:
il
Sideri
era
un
osservatore
scrupoloso
della
forma
,
un
uomo
incapace
di
dire
un
'
insolenza
cruda
;
le
insolenze
le
diceva
,
ma
con
tal
giro
di
parole
da
farle
rassomigliare
a
frecce
avvelenate
e
ricoperte
di
bambagia
....
Simile
uomo
,
se
avesse
voluto
assumersi
la
missione
di
confidente
,
avrebbe
trovate
le
formalità
più
rispettose
....
-
Molto
indovinato
,
molto
parigino
,
-
egli
diceva
in
quell
'
istante
a
Lidia
,
accorgendosi
allora
ch
'
ella
portava
una
vestaglia
nuova
,
e
gettandole
un
'
occhiata
sintetica
,
da
conoscitore
.
L
'
osservazione
mi
parve
audace
,
se
non
sconveniente
;
forse
perchè
un
lampo
di
vanità
soddisfatta
brillò
negli
occhi
di
Lidia
.
Che
Gian
Luigi
potesse
risvegliare
nella
donna
la
tendenza
alle
frivole
soddisfazioni
,
già
in
lei
così
viva
sui
primi
tempi
,
e
dispersa
nelle
angustie
del
matrimonio
?
Qualunque
ne
fosse
il
valore
,
questo
avrebbe
adombrato
un
predominio
dell
'
uomo
sull
'
animo
di
Lidia
e
m
'
avrebbe
fornito
un
mezzo
di
studiare
fin
dove
il
predominio
arrivasse
.
Contento
e
quasi
riposato
da
tale
induzione
,
m
'
accomiatai
da
Lidia
e
dall
'
ospite
,
raggiunsi
la
mia
camera
,
mutai
d
'
abiti
,
e
uscii
di
casa
.
La
serata
era
placida
;
il
corso
Venezia
,
male
illuminato
,
staccava
anche
meglio
nello
sfondo
il
corso
Vittorio
Emanuele
,
dove
le
lampade
elettriche
spandevano
una
luce
piacevole
,
qua
e
là
più
viva
per
il
concorso
d
'
altre
lampade
nelle
vetrine
.
Quantunque
avessi
una
meta
e
il
desiderio
di
giungervi
,
mi
dilungai
prendendo
la
via
più
allegra
;
m
'
internai
sotto
i
portici
,
ove
la
memoria
e
l
'
abitudine
mi
ricordavano
come
tre
correnti
vi
passassero
in
tre
ore
diverse
del
giorno
;
al
mattino
,
una
fiumana
di
ragazze
che
si
recavano
al
lavoro
;
nel
pomeriggio
,
una
fiumana
di
signore
che
ostentavano
in
sè
l
'
opera
manuale
di
quelle
ragazze
;
nella
sera
e
nella
notte
,
una
fiumana
di
perdute
.
Un
formicolar
vasto
e
romoroso
di
gente
era
nella
Galleria
;
poi
,
piazza
della
Scala
diminuiva
sùbito
l
'
intensità
di
quel
movimento
,
che
andava
spegnendosi
sul
corso
Alessandro
Manzoni
,
ove
la
luce
non
era
sì
viva
,
e
la
gente
era
poca
.
Innanzi
alla
casa
di
Laura
Uglio
,
mi
fermai
;
certo
,
il
marito
di
Laura
non
c
'
era
;
egli
aveva
l
'
abitudine
d
'
uscir
presto
e
di
tornar
tardi
,
dacchè
Laura
s
'
era
ammalata
e
aveva
così
interrotto
l
'
idillio
,
che
formava
la
mia
sarcastica
ammirazione
a
Pallanza
....
Io
sarei
dunque
salito
a
prender
notizie
,
narrando
insieme
come
una
lettera
d
'
Angela
Tintaro
avesse
svelata
a
Lidia
la
nostra
gita
innocente
di
quel
giorno
;
mi
sarei
trattenuto
poco
,
se
Laura
non
insisteva
.
Se
Laura
insisteva
,
mi
sarei
trattenuto
molto
....
Chi
sa
?
Laura
era
bruna
e
mi
amava
ancora
....
Nel
frattempo
,
Giorgio
Uglio
....
Sorridendo
,
considerai
la
reciprocità
fatale
cui
dava
luogo
un
primo
adulterio
,
senza
ricordarmi
che
tale
reciprocità
minacciava
anche
la
mia
casa
,
dove
avevo
lasciato
Gian
Luigi
con
Lidia
.
Quando
,
inoltrandomi
sotto
l
'
atrio
,
pensai
rapidamente
alle
infedeltà
comode
e
vili
,
cui
un
salotto
chiuso
e
l
'
occasione
propizia
potevan
dar
luogo
,
-
m
'
arrestai
di
colpo
,
quasi
m
'
avessero
piantato
un
coltello
nel
fianco
;
voltai
le
spalle
,
tornai
in
istrada
,
e
mi
gettai
in
una
carrozza
da
nolo
che
passava
.
Ero
così
offuscato
,
da
non
ammetter
divario
fra
Laura
e
Lidia
;
perchè
ammetterlo
,
se
non
ne
ammettevo
fra
me
e
Gian
Luigi
?
...
Le
notizie
di
Laura
l
'
avrei
prese
l
'
indomani
;
ella
mi
amava
e
non
a
lei
,
quindi
,
doveva
esser
rivolta
specialmente
la
mia
attenzione
,
-
bensì
a
Lidia
,
che
non
mi
amava
più
....
Per
ora
,
bisognava
sfuggissi
al
destino
dei
mariti
,
i
quali
creano
essi
medesimi
le
occasioni
alle
mogli
.
Nel
mio
salotto
,
non
si
giuocava
;
i
gettoni
e
le
carte
erano
abbandonate
sul
tavolino
,
qualcuna
per
terra
.
Lidia
sedeva
sullo
sgabello
innanzi
al
piano
-
forte
;
Gian
Luigi
sopra
una
poltrona
,
all
'
angolo
estremo
della
camera
.
-
Mi
manca
l
'
ultima
strofa
,
-
diceva
Gian
Luigi
.
-
Volevo
trovare
un
pensiero
grazioso
,
un
po
'
francese
,
sa
,
una
specie
di
birichinata
elegante
;
ed
è
difficile
....
-
Sì
,
-
rispondeva
Lidia
,
-
bisognerebbe
armonizzar
le
parole
colla
musica
.
Finora
,
quel
che
ha
fatto
,
mi
piace
molto
.
-
Hai
composta
una
romanza
?
-
domandai
.
-
Una
cosetta
delle
solite
,
-
disse
Gian
Luigi
,
senza
stupirsi
pel
mio
ritorno
.
-
Una
cosetta
press
'
a
poco
così
....
-
Prese
posto
al
piano
,
mentre
Lidia
ed
io
restavamo
in
piedi
,
ai
fianchi
di
lui
;
guardò
in
alto
un
istante
,
quasi
per
ricordarsi
,
annunciò
:
-
Ecco
....
-
e
cominciò
la
romanza
,
canticchiandone
sottovoce
le
parole
con
una
passione
man
mano
più
accentuata
....
Lidia
non
lo
guardava
,
ma
lo
guardavo
io
,
dicendomi
che
in
quel
momento
Gian
Luigi
m
'
era
di
gran
lunga
superiore
,
comechè
procurasse
alla
donna
un
compiacimento
intellettuale
,
ch
'
ella
sembrava
apprezzar
molto
,
anche
perchè
noi
eravamo
i
primi
a
conoscere
quella
composizione
inedita
,
anzi
non
ancor
finita
.
-
Molto
buona
,
-
dichiarai
,
quando
Gian
Luigi
concluse
.
-
Bello
specialmente
quel
passaggio
dell
'
esordio
alla
prima
parte
,
-
confortò
Lidia
.
-
Oh
,
una
cosina
francese
,
di
nessuna
importanza
,
-
fece
modestamente
Gian
Luigi
,
richiudendo
il
piano
.
Egli
restò
accoccolato
sullo
sgabello
;
Lidia
ed
io
prendemmo
posto
innanzi
al
tavolino
verde
,
rivolgendoci
verso
il
Sideri
.
-
E
di
letteratura
non
ti
occupi
più
?
-
domandai
.
-
Ora
son
troppo
nervoso
;
a
mala
pena
riesco
a
buttar
giù
le
strofette
che
t
'
ho
cantate
.
Vedremo
poi
....
-
Eppure
il
successo
del
tuo
romanzo
avrebbe
dovuto
infiammarti
,
-
mormorai
di
mala
voglia
,
perchè
il
romanzo
di
Gian
Luigi
,
letto
di
recente
,
non
m
'
era
piaciuto
in
nulla
.
-
Un
artista
non
è
un
operaio
,
-
sentenziò
Lidia
.
-
Non
si
può
pretendere
un
lavoro
fisso
.
-
Quali
delicati
riguardi
per
la
produzione
letteraria
di
Gian
Luigi
!
E
tuttavia
,
s
'
io
avessi
tentato
d
'
emularlo
,
mi
sarebbe
accaduto
di
sentir
Lidia
esclamare
:
-
"
Ancora
queste
sciocchezze
per
la
testa
?
"
-
come
già
l
'
aveva
esclamato
.
-
Lavorerò
in
campagna
,
-
promise
Gian
Luigi
.
-
L
'
anno
scorso
a
Saint
-
Moritz
ho
appunto
preparato
il
materiale
....
-
A
Saint
-
Moritz
!
-
ripetè
Lidia
,
quasi
ascoltasse
quella
notizia
per
la
prima
volta
.
-
Ella
era
poco
lontano
da
noi
....
-
Poco
lontano
....
relativamente
,
-
fece
Gian
Luigi
.
-
C
'
era
anche
la
signora
Uglio
,
a
Saint
-
Moritz
,
l
'
anno
scorso
,
con
dei
parenti
,
-
aggiunse
Lidia
.
-
Non
ve
l
'
ho
mai
vista
,
-
rispose
il
Sideri
senza
batter
ciglio
.
Le
parole
di
Lidia
mi
fecero
riflettere
....
Dopo
un
anno
ella
ricordava
,
forse
con
desiderio
,
gli
splendidi
paesi
testimoni
della
nostra
più
intima
esistenza
,
e
li
ricordava
per
rimpiangere
quasi
che
tale
intimità
non
fosse
stata
interrotta
da
un
estraneo
....
Inoltre
,
rilevando
il
soggiorno
di
Laura
e
Gian
Luigi
nel
medesimo
luogo
,
aveva
Lidia
uno
scopo
?
dubitava
ella
di
qualche
intesa
fra
i
due
?
e
se
dubitava
,
che
cosa
poteva
importargliene
?
Quanto
a
me
,
credevo
Gian
Luigi
in
perfetta
buona
fede
;
se
avesse
incontrata
Laura
a
Saint
-
Moritz
,
Laura
non
me
l
'
avrebbe
taciuto
a
Pallanza
,
ov
'
ella
era
in
tutto
il
vigore
della
salute
e
della
sfrontatezza
.
Lidia
non
parve
della
mia
opinione
,
ma
non
volle
insistere
;
Gian
Luigi
parlò
d
'
altre
cose
,
e
si
accomiatò
un
'
ora
prima
del
solito
,
riprendendo
quella
tristezza
che
l
'
écarté
e
il
chiacchierio
di
Lidia
avevano
alcun
poco
scemata
.
XV
.
Bisognava
stringerla
in
un
cerchio
di
ferro
,
spiarla
attentamente
,
interpretarne
i
pensieri
,
accumulare
delle
prove
,
dimostrarle
come
tutto
io
sapessi
comprendere
....
Notai
in
quei
giorni
:
la
serenità
piena
e
indifferente
di
Lidia
(
noi
ci
parlavamo
di
rado
e
ciascuno
dormiva
nella
propria
camera
,
da
poi
che
la
donna
s
'
era
dichiarata
estranea
a
quanto
mi
riguardava
;
forse
la
visione
di
Laura
ammalata
non
era
ultima
causa
di
noncuranza
in
me
per
Lidia
)
;
un
lieve
ma
crescente
desiderio
d
'
eleganza
(
la
sarta
aveva
fatta
la
sua
ricomparsa
melliflua
,
inviando
a
intervalli
di
qualche
giorno
parecchie
grandi
scatole
misteriose
)
;
un
rinascente
piacere
per
i
trattenimenti
mondani
(
m
'
aveva
pregato
di
condurla
alle
corse
,
ov
'
ella
s
'
era
divertita
assai
,
scommettendo
e
vincendo
mercè
felici
consigli
di
Ettore
Caccianimico
,
il
quale
si
vantava
di
esatte
cognizioni
ippiche
)
;
una
cura
minuziosissima
di
tutta
la
sua
persona
e
qualche
posa
studiata
,
innanzi
agli
indifferenti
.
Nulla
,
frattanto
,
aveva
potuto
snebbiare
i
miei
sospetti
sopra
Gian
Luigi
;
anzi
,
li
avevo
confermati
osservando
come
egli
mancasse
ai
martedì
abituali
,
in
cui
non
era
possibile
la
conversazione
intima
e
gustosa
.
Aveva
saputo
dispensarsi
da
quelle
visite
,
adducendo
a
scusa
occupazioni
,
che
lo
lasciavan
libero
soltanto
la
sera
;
strane
occupazioni
,
a
mio
credere
,
le
quali
giovavano
a
renderlo
triste
,
ogni
dì
meglio
,
molto
inquieto
,
nervoso
,
incoerente
,
distratto
.
Se
Ettore
Caccianimico
non
si
fosse
presa
la
briga
di
venire
quotidianamente
da
noi
,
le
ore
di
insopportabile
a
viso
a
viso
fra
me
e
Lidia
sarebbero
state
pesantissime
anche
per
la
frequenza
loro
.
Ettore
interessava
Lidia
colla
molteplicità
degli
argomenti
che
in
un
solo
discorso
sapeva
sfiorare
o
approfondire
,
a
seconda
della
curiosità
risvegliata
nell
'
ascoltatrice
;
conosceva
gli
autori
di
grido
,
e
perciò
ogni
avvenimento
,
ogni
pubblicazione
letteraria
e
artistica
gli
servivan
per
un
aneddoto
,
spesse
volte
sconosciuto
anche
a
quelli
i
quali
vi
figuravan
come
attori
.
Ettore
irradiava
a
poco
a
poco
una
sapienza
di
vita
,
sua
particolare
;
non
si
poteva
negargli
il
fascino
che
deriva
agli
uomini
dall
'
età
matura
;
fascino
di
confidenza
,
fiorita
da
passioni
morte
,
non
più
capaci
d
'
appannare
il
terso
specchio
dell
'
equilibrio
intellettuale
.
Io
era
perciò
assai
tranquillo
,
quando
vedevo
Ettore
presso
Lidia
;
e
li
lasciavo
,
recandomi
a
prender
notizie
di
Laura
e
attardandomi
poi
con
amici
alla
passeggiata
delle
cinque
.
Le
notizie
di
Laura
me
le
fornivano
dei
viglietti
chiusi
,
rilasciati
in
portineria
,
con
queste
parole
scritte
in
lapis
:
-
Il
medico
è
contento
.
Sto
meglio
.
Oggi
ho
peggiorato
.
Non
venire
a
trovarmi
perchè
Giorgio
è
in
casa
.
-
Alternative
continue
di
bene
e
di
male
,
di
meglio
e
di
peggio
,
che
m
'
irritavano
e
m
'
eccitavano
nel
medesimo
tempo
.
Un
giorno
,
il
viglietto
diceva
:
-
Sono
quasi
guarita
:
esco
a
passeggio
con
Giorgio
.
-
La
cosa
mi
sembrò
di
poco
rilievo
,
anzi
uggiosa
,
comechè
venisse
a
scemar
l
'
aureola
di
sofferenza
,
che
m
'
era
consueto
vedere
intorno
alla
figura
di
Laura
.
Quel
buon
ragazzo
d
'
Ettore
Caccianimico
,
il
quale
aveva
giudicata
Laura
moribonda
!
...
Ci
saremmo
rivisti
a
Pallanza
,
dove
la
donna
avrebbe
riposta
a
soqquadro
la
città
colle
feste
,
le
passeggiate
notturne
sul
lago
,
le
luminarie
alla
veneziana
,
come
l
'
anno
prima
,
quando
col
mandolino
Ettore
serviva
da
Tremacoldo
alla
compagnia
!
Il
negozio
nel
quale
entrai
,
odorava
largamente
di
profumi
stranieri
,
di
saponi
e
di
cosmetici
,
di
acque
e
di
ciprie
;
lungo
e
stretto
,
era
in
giuoco
a
una
diversa
luce
,
che
a
me
,
rimasto
presso
il
limitare
,
non
permetteva
di
scorgere
le
persone
del
fondo
;
ne
venivano
voci
confuse
.
Poi
le
voci
e
le
persone
s
'
avvicinarono
,
costringendomi
a
volger
la
testa
per
un
fruscìo
di
sottane
.
Laura
usciva
a
fianco
di
Giorgio
senz
'
avvertire
la
mia
presenza
e
il
mio
sguardo
fisso
in
lei
....
Guarita
!
con
quel
pallore
spettrale
!
Ebbi
dentro
di
me
una
rivolta
di
sconforto
senza
fine
per
la
donna
,
e
di
odio
velenoso
per
tutti
gli
altri
.
Scelsi
a
casaccio
,
diedi
l
'
indirizzo
,
e
me
ne
andai
presto
,
fuggendo
quei
profumi
che
mi
sonavano
intorno
una
nenia
da
funerale
,
o
parevano
elevarsi
a
nembi
di
sinistro
incenso
.
Nessuna
esperienza
di
medico
avrebbe
potuto
constatare
meglio
della
mia
,
la
sorte
irreparabile
di
Laura
Uglio
,
comechè
non
fossi
tanto
colpito
dalla
sua
palese
decadenza
fisica
,
dall
'
attestazione
certa
delle
sue
torture
,
quanto
dall
'
orribile
cambiamento
morale
della
donna
;
ella
non
doveva
più
avere
nè
volontà
,
nè
desideri
,
nè
speranze
,
nè
ribellioni
....
Passava
ormai
nella
vita
,
come
corpo
rigido
travolto
da
un
lento
fiume
.
-
Sai
bene
,
-
mi
disse
Ettore
Caccianimico
,
quand
'
io
gli
spiegai
tutto
questo
,
incontrandolo
per
via
.
-
È
inutile
;
essa
medesima
non
ha
alcun
riguardo
.
-
Ma
Giorgio
,
come
può
farsi
delle
illusioni
?
-
Non
se
le
farà
,
figlio
mio
.
Oppure
,
se
le
farà
perchè
è
un
imbecille
.
In
ogni
modo
,
noi
non
possiamo
nulla
.
-
Pur
troppo
!
E
resta
a
Milano
?
Dovrebbe
mutare
aria
,
andarsene
di
qui
....
-
Ci
vuol
altro
!
-
fece
Ettore
con
una
scrollata
di
spalle
.
-
Une
femme
à
la
mer
;
doloroso
,
ma
irreparabile
e
non
nuovo
....
Sono
stato
dalla
tua
signora
....
-
Hai
fatto
bene
,
-
mormorai
.
-
C
'
era
qualcuno
?
-
Tua
suocera
,
donna
Teresa
;
ci
sarà
ancora
,
se
torni
sùbito
a
casa
.
È
contraria
al
vostro
disegno
di
passar
qualche
tempo
nella
sua
villa
a
Pallanza
.
-
Perchè
?
-
Dice
che
non
si
usa
;
che
dovete
viaggiare
per
non
far
parlare
il
mondo
....
-
Ma
viaggeremo
dopo
....
-
Pare
che
non
si
fidi
troppo
dei
dopo
.
Io
ti
consiglio
a
resistere
,
perchè
se
ne
dài
vinta
una
,
sei
un
uomo
morto
,
colle
suocere
.
-
Sai
se
Laura
Uglio
viene
a
Pallanza
?
-
Senza
dubbio
,
poveretta
;
una
buona
ragione
per
andarvi
,
non
ti
sembra
?
La
campagna
ti
permetterà
di
visitarla
,
quando
Giorgio
sta
a
Milano
per
affari
;
ormai
,
si
tratta
d
'
un
'
opera
buona
,
di
renderle
meno
pesante
la
solitudine
in
cui
Giorgio
l
'
abbandona
.
-
Ma
sei
certo
che
non
si
rechi
a
Saint
-
Moritz
come
l
'
anno
scorso
?
-
Credo
non
ve
ne
sia
più
lo
scopo
!
-
disse
Ettore
con
un
rapido
sorriso
.
Anche
lui
,
dunque
,
sospettava
Saint
-
Moritz
un
nido
d
'
amori
per
Laura
?
Che
volgari
sciocchezze
!
Prima
che
donna
Teresa
avesse
a
convincere
Lidia
della
necessità
d
'
un
lungo
viaggio
,
mi
conveniva
dichiarare
esplicitamente
il
mio
pensiero
in
proposito
.
L
'
idea
d
'
Ettore
era
giusta
;
a
Pallanza
molte
cose
avrebbero
preso
un
aspetto
diverso
.
Strinsi
la
mano
all
'
amico
e
m
'
affrettai
a
casa
.
Ebbi
la
ventura
di
trovar
donna
Teresa
ancora
seduta
vicina
a
Lidia
....
Com
'
erano
rosee
le
due
donne
!
Come
si
somigliavano
,
adesso
che
Lidia
accennava
ad
ingrassare
!
"....Delle
vecchie
signore
colle
figlie
,
così
identiche
alla
madre
,
sebben
giovani
,
che
un
amatore
del
genere
poteva
,
sposando
la
figlia
,
già
farsi
un
quadro
di
quel
che
sarebbe
diventata
fra
trent
'anni...."
Non
era
una
mia
riflessione
,
questa
,
fatta
durante
una
passeggiata
?
Ecco
,
la
riflessione
sarcastica
,
si
mutava
in
realtà
,
per
mio
conto
....
Donna
Teresa
pareva
la
caricatura
di
Lidia
,
o
il
suo
ritratto
sgorbiato
da
un
monello
inesperto
;
donna
Teresa
era
Lidia
a
cinquant
'
anni
,
vale
a
dire
in
un
'
età
lontana
;
ma
per
giungervi
,
le
tappe
non
sarebbero
state
piacevoli
,
a
giudicar
dalla
prima
,
da
quella
leggierissima
pinguedine
sopravvenuta
in
Lidia
con
l
'
aggravante
di
mutazioni
anche
psicologiche
.
L
'
odio
velenoso
per
tutti
gli
altri
sentito
alla
presenza
di
Laura
,
mi
dominava
,
e
non
appena
venne
una
parola
,
mi
suggerì
la
risposta
insolita
.
-
Dunque
,
-
-
fece
donna
Teresa
rivolgendosi
a
me
,
-
volete
passare
un
mese
a
Pallanza
?
-
Certamente
,
-
risposi
.
-
Questa
è
la
mia
volontà
.
-
Lidia
mi
guardò
con
espressione
interrogativa
.
-
Se
noi
ti
rechiamo
disturbo
nella
tua
villa
,
-
continuai
verso
donna
Teresa
,
-
prenderemo
in
affitto
una
cascina
.
-
Ma
no
,
santo
Dio
!
-
esclamò
mia
suocera
,
levando
le
braccia
in
alto
.
-
Voi
siete
i
miei
figliuoli
,
e
vi
aspetterei
con
tutto
il
piacere
-
Ma
pensate
che
avete
annunciata
la
ripresa
del
vostro
viaggio
in
quest
'
epoca
....
Il
rimandarlo
un
'
altra
volta
,
si
potrebbe
interpretare
malamente
.
-
Io
non
rimando
nulla
;
dopo
il
mese
a
Pallanza
,
faremo
i
comodi
altrui
;
per
adesso
,
faccio
i
nostri
....
-
Anche
Lidia
,
-
osservò
donna
Teresa
,
-
è
del
mio
parere
.
-
Certamente
,
-
disse
Lidia
,
tuttora
maravigliata
per
l
'
energia
con
cui
parlavo
,
-
se
questo
viaggio
si
deve
fare
,
o
prima
,
o
dopo
....
-
Non
ammetto
repliche
,
-
interruppi
bruscamente
.
-
Fra
una
settimana
saremo
a
Pallanza
,
in
una
villa
d
'
affitto
.
-
Donna
Teresa
gettò
uno
sguardo
a
Lidia
,
quasi
per
sostenerla
nell
'
opposizione
;
ma
Lidia
mormorò
:
-
Se
vuole
così
Sergio
,
non
replico
più
.
-
Si
vedevano
ora
i
frutti
dell
'
obbedienza
imparata
nei
notturni
colloqui
,
e
il
breve
episodio
rischiarò
certamente
mia
suocera
sull
'
attitudine
che
avevamo
presa
l
'
uno
di
fronte
all
'
altra
,
dopo
il
periodo
delle
prime
intimità
,
durante
le
quali
nessuno
comanda
e
nessuno
obbedisce
.
Notai
,
di
passaggio
,
che
i
piedini
di
Lidia
erano
stretti
in
babbucce
elegantissime
,
non
mai
viste
prima
;
l
'
abito
mi
pareva
il
solito
;
e
archiviate
queste
due
osservazioni
,
mi
recai
nello
studio
,
ove
la
finestra
spalancata
mi
attrasse
al
davanzale
.
Da
qualche
ora
,
facevo
parte
d
'
una
piccola
categoria
d
'
uomini
,
la
cui
psicologia
andò
per
lungo
tempo
ignota
:
da
qualche
ora
facevo
parte
degli
uomini
che
stanno
per
tradire
;
uomini
come
tutti
gli
altri
in
apparenza
,
e
dagli
altri
invece
così
diversi
in
sostanza
,
che
sarebbe
vano
sforzo
il
volerne
rilevare
le
anfrattuosità
sentimentali
.
Se
quel
piccolo
gruppo
di
gente
si
potesse
costituire
in
un
Circolo
,
io
direi
che
due
condizioni
sole
possono
giustificar
la
domanda
d
'
entrarvi
come
soci
:
o
essere
di
coloro
i
quali
non
hanno
mai
tradito
;
o
essere
di
coloro
i
quali
non
hanno
abitudine
di
tradire
che
un
solo
sesso
.
E
direi
lo
scopo
del
Circolo
potersi
stabilire
così
:
abilitare
i
primi
a
tradire
,
e
i
secondi
a
tradire
anche
il
sesso
fino
allora
rispettato
.
Dei
secondi
facevo
parte
io
;
prima
e
dopo
gli
amori
con
Laura
Uglio
,
non
avevo
mai
esitato
a
impossessarmi
della
moglie
d
'
un
conoscente
,
appoggiato
dalla
convinzione
che
uno
scapolo
è
uno
scorribanda
,
afferra
la
donna
a
carriera
,
la
ruba
,
la
trattiene
,
e
la
rilascia
,
pronto
a
sostener
le
conseguenze
del
suo
furto
o
a
difender
la
sua
preda
.
Romantica
e
immoralissima
convinzione
,
senza
dubbio
;
ma
in
ogni
modo
,
essa
m
'
aveva
avvezzato
a
tradire
soltanto
il
sesso
maschile
.
Perchè
colla
donna
,
in
qualunque
maniera
ella
fosse
mia
,
avevo
sempre
sfoggiata
una
fedeltà
eccezionale
;
e
non
era
piccolo
merito
il
potere
assolversi
da
ogni
peccato
in
proposito
,
da
ogni
desiderio
inconfessabile
,
da
ogni
sotterfugio
....
La
fedeltà
nasceva
per
la
certezza
che
l
'
infedeltà
è
inutile
in
un
amore
libero
;
certezza
non
condivisa
talvolta
dalla
donna
,
la
quale
aveva
trovata
utilissima
l
'
infedeltà
in
tutti
gli
amori
di
questo
mondo
.
A
me
pareva
dolce
cosa
esser
fedele
;
dovere
innegabile
e
nel
medesimo
tempo
piacevole
,
appunto
perchè
non
imposto
da
alcuno
,
e
senza
lode
agli
occhi
della
legge
.
Ma
da
qualche
ora
un
bisogno
vivo
,
pressante
,
imperiosissimo
di
tradire
anche
la
donna
,
m
'
aveva
costretto
a
sconfessare
le
mie
abitudini
,
così
cavalleresche
da
un
lato
,
così
....
arabe
dall
'
altro
;
ed
ero
venuto
a
prender
posto
nel
Circolo
summentovato
,
classificandomi
fra
i
soci
che
si
propongono
di
tradire
ambedue
i
sessi
.
La
mia
decisione
era
grave
,
perchè
il
tradimento
aveva
un
nome
;
non
già
perchè
mancavo
a
delle
promesse
,
facevo
sanguinare
un
'
anima
femminile
,
dovevo
vivere
d
'
una
vita
doppia
e
falsa
;
tutto
questo
è
comune
a
qualunque
tradimento
,
anche
nell
'
amore
libero
....
Ma
l
'
essere
stato
previsto
il
mio
caso
,
l
'
essere
stato
battezzato
con
un
nome
da
Codice
penale
,
mi
metteva
un
piccolo
brivido
di
vergogna
....
Avevo
appoggiati
i
gomiti
al
davanzale
della
finestra
e
guardavo
giù
nel
corso
Venezia
i
non
molti
passanti
,
senza
distinguerli
;
poi
sembrandomi
che
ciò
mi
distraesse
dalla
solennità
del
momento
,
mi
ritrassi
,
e
rimasi
bensì
presso
la
finestra
,
ma
in
poltrona
,
collo
sguardo
al
soffitto
.
Raccoglievo
ed
elencavo
gli
eccellenti
motivi
pei
quali
dovevo
tradire
mia
moglie
.
Innanzi
tutto
,
l
'
incompatibilità
di
carattere
.
(
Come
la
legge
aveva
saputo
prevedere
e
battezzare
anche
questo
caso
,
con
dei
vocaboli
un
po
'
barbari
,
ma
chiarissimi
!
)
.
Lidia
non
amava
la
letteratura
;
Lidia
era
mutabile
così
da
passare
in
un
solo
mese
dal
desiderio
di
solitudine
,
ai
divertimenti
più
chiassosi
,
e
da
questi
ai
piaceri
frivoli
dell
'
abbigliamento
raffinato
:
non
aveva
alcuna
idea
della
famiglia
,
e
mentre
in
Isvizzera
temevo
arieggiasse
alla
buona
massaia
,
in
Italia
s
'
occupava
tanto
della
casa
,
da
non
saper
nemmeno
quale
servo
avessi
io
,
dopo
lo
sfratto
d
'
Andrea
;
non
possedeva
sentimenti
precisi
,
e
per
lentissime
gradazioni
era
arrivata
a
mostrarsi
indifferente
di
dieci
supposte
mie
amanti
,
quando
in
principio
s
'
oscurava
se
soltanto
io
trovava
bella
,
non
una
donna
,
ma
una
vestaglia
femminile
;
non
aveva
il
senso
della
maternità
,
anzi
peccava
del
senso
contrario
,
paventando
un
parto
,
per
la
sua
bellezza
,
e
per
la
sua
tranquillità
se
i
bambini
fossero
venuti
a
troncarle
la
libera
disposizione
della
giornata
;
era
imprudentissima
,
perchè
ormai
doveva
aver
compreso
che
Gian
Luigi
Sideri
mi
dava
ombra
,
e
tuttavia
ella
ogni
sera
lo
invitava
per
la
sera
successiva
,
quand
'
avrebbe
potuto
invitare
quell
'
ottimo
Caccianimico
,
il
quale
non
era
men
valente
giuocatore
del
Sideri
;
era
presuntuosa
,
della
presunzione
irritante
,
che
sembra
ascoltare
e
approvare
i
consigli
,
e
poi
agisce
a
modo
proprio
,
con
un
'
inesperienza
sbalorditoia
....
Avrei
potuto
accumulare
altre
schiaccianti
accuse
di
questo
genere
,
tutte
classificabili
sotto
quel
solo
titolo
legale
;
ma
mi
urgeva
di
togliermi
agli
argomenti
oggettivi
,
per
vagliare
i
soggettivi
,
meno
giustificati
,
ma
più
tremendi
,
perchè
Lidia
non
avrebbe
mai
potuto
allontanarli
,
non
supponendoli
neppure
.
Ella
non
supponeva
ch
'
io
era
stanco
di
lei
;
aveva
preso
alloggio
in
casa
mia
,
credendo
che
ciò
solo
bastasse
a
farmele
considerar
legato
per
l
'
esistenza
intera
.
Non
ragionava
male
in
fondo
,
perchè
nessuno
s
'
era
preso
il
disturbo
di
spiegarle
i
gravi
ostacoli
che
una
donna
deve
superare
per
impossessarsi
dell
'
uomo
,
il
quale
,
essendo
suo
per
legge
,
è
perciò
appunto
meno
suo
d
'
ogni
altro
,
e
più
volonteroso
di
sottrarsi
a
un
dominio
spaventevole
per
forma
e
per
durata
.
Nessuno
le
aveva
spiegato
che
marito
e
moglie
si
trovan
sempre
nelle
condizioni
di
Maometto
e
della
montagna
:
onde
,
ne
vengono
disastrosissime
conseguenze
,
comechè
ciascuno
ami
far
da
montagna
che
non
si
muove
,
e
veder
l
'
altro
far
da
Maometto
che
la
conquista
.
Ero
stanco
di
Lidia
;
se
nessuno
le
aveva
insegnate
così
belle
cose
,
ella
era
abbastanza
intelligente
per
averle
comprese
,
quando
invece
Lidia
pareva
volersi
rifare
del
servaggio
non
lungo
di
fanciulla
,
con
un
interminabile
sultanato
di
donna
.
Cosicchè
la
sua
freddezza
complessa
mi
respingeva
,
e
pur
amando
le
sultane
in
genere
,
ero
disposto
a
dei
sacrifici
per
le
sultane
sole
che
avessero
muscoli
e
nervi
,
sorrisi
e
parole
....
Non
riconoscevo
in
Lidia
alcun
diritto
all
'
idolatria
senza
condizioni
....
Un
calcolo
erroneo
m
'
aveva
consigliato
ultimamente
d
'
imporle
quelle
notti
ch
'
ella
rifiutava
per
capriccio
;
ed
avevo
così
resa
anche
più
problematica
la
pace
del
focolare
.
D
'
un
tratto
,
Lidia
s
'
era
assunta
la
divisa
dell
'
obbedienza
,
d
'
un
'
obbedienza
curiosissima
,
fingendo
d
'
ignorare
i
miei
gusti
,
e
sbizzarrendosi
a
invitar
gente
che
non
mi
piaceva
e
a
trascurarne
altra
che
mi
piaceva
assai
,
come
quel
buon
Caccianimico
,
il
quale
veniva
sempre
a
visitarci
,
ma
ci
vedeva
di
rado
a
visitar
la
sua
signora
.
Da
questo
era
conseguita
la
sensazione
dell
'
estraneità
di
Lidia
a
tutto
quanto
mi
concerneva
.
Ella
non
era
la
mia
donna
,
o
la
mia
amante
,
o
mia
moglie
,
o
un
essere
caro
ed
intimo
per
le
cui
fibre
passassero
vibrazioni
concordi
ad
ambedue
;
ella
era
una
donna
che
andava
e
veniva
per
la
casa
,
che
mi
dava
del
tu
,
che
pranzava
alla
mia
tavola
,
che
mi
permetteva
di
dormirle
a
fianco
e
che
mi
consegnava
le
note
della
sarta
con
una
puntualità
maravigliosa
.
A
costei
io
avrei
dovuto
serbarmi
fedele
tutta
la
vita
?
Oggi
,
domani
,
mi
sarei
imbattuto
nella
donna
per
la
quale
l
'
amore
non
era
vuota
parola
,
e
il
mio
poteva
essere
anche
una
salvezza
o
un
motivo
di
vivere
....
Io
avrei
dovuto
rinunciare
alle
sconfinate
gioie
d
'
un
simile
possesso
,
per
che
cosa
?
Per
rappresentare
nella
commedia
la
maschera
del
marito
fedele
.
Calai
un
pugno
sul
bracciuolo
della
poltrona
,
e
mi
diedi
a
passeggiare
infuriato
.
Nel
lungo
ragionamento
avevo
omessa
una
cosa
d
'
importanza
non
lieve
:
ero
deciso
a
tradir
Lidia
;
ma
con
chi
?
Senza
dubbio
,
con
una
donna
per
la
quale
l
'
amore
non
era
vuota
parola
....
E
dove
si
sarebbe
trovata
questa
donna
?
...
Fra
le
mie
conoscenze
,
non
mi
pareva
;
fra
le
mie
conoscenze
abbondavano
le
donne
che
non
soltanto
consideravan
vuota
parola
l
'
amore
,
ma
eran
vuote
di
cervello
esse
medesime
;
tutte
amiche
di
Lidia
....
XVI
.
Sull
'
uscio
comparve
donna
Teresa
,
dicendo
:
-
Allora
,
siamo
d
'
accordo
.
Io
vi
aspetto
laggiù
,
per
la
settimana
ventura
.
Solo
,
badate
nelle
visite
di
congedo
,
di
far
ben
capire
che
a
Pallanza
resterete
poco
tempo
....
-
Le
diedi
uno
sguardo
,
mentre
parlava
.
Aveva
un
abito
di
seta
scozzese
,
a
grosse
righe
colorate
,
assolutamente
ridicolo
;
e
l
'
adipe
senile
,
imprigionatovi
dentro
,
protestava
da
ogni
parte
,
mostrando
mia
suocera
così
attillata
,
angustiata
e
vistosa
,
da
eccitar
le
beffe
dei
monelli
.
-
Va
bene
,
mamma
,
-
risposi
con
un
saluto
della
mano
.
Ella
se
ne
andò
.
Anche
costei
aveva
usurpati
i
titoli
e
i
poteri
;
se
non
mi
fosse
venuta
la
mattana
di
sposar
Lidia
,
donna
Teresa
m
'
avrebbe
servito
a
maraviglia
per
esilararmi
nei
giorni
di
tedio
.
Io
le
doveva
adesso
il
più
illimitato
rispetto
,
da
che
ella
mi
chiamava
suo
figlio
,
ed
io
chiamava
lei
mia
madre
,
nei
discorsi
confidenziali
....
Pensandovi
,
c
'
era
da
riderne
o
da
piangerne
senza
posa
....
Un
ritratto
incorniciato
di
nero
,
pendente
a
fianco
del
letto
,
attrasse
i
miei
sguardi
,
per
imperiosa
antitesi
....
Quella
era
la
madre
mia
;
quella
ch
'
era
morta
,
che
mi
aveva
amato
con
l
'
anima
tutta
e
per
troppo
brevi
anni
!
Quale
differenza
fra
la
bruna
testa
aristocratica
di
lei
,
e
il
viso
scialbo
,
dai
lineamenti
sdruccioli
di
donna
Teresa
!
Per
un
istinto
puerile
di
rivolta
,
mi
guardai
bene
d
'
annunciare
una
lunga
assenza
agli
amici
;
nelle
visite
di
quei
giorni
,
ebbi
a
rilevare
come
anche
Lidia
non
determinasse
la
durata
della
nostra
vacanza
.
"
-
Partiamo
per
qualche
tempo
-
"
era
la
frase
di
prammatica
,
"
-
Facciamo
compagnia
alla
mamma
prima
che
si
stabilisca
al
Cairo
.
-
"
La
nostra
fama
di
coniugi
esemplari
durava
tuttavia
,
a
quanto
potei
capire
;
davanti
a
noi
si
parlava
senza
paura
di
felicità
coniugale
e
si
condannava
con
entusiasmo
lo
stato
celibe
;
noi
sorridevamo
cortesemente
,
sovrani
annoiati
fino
alla
morte
dalla
marcia
reale
e
rassegnati
a
sentirsela
nelle
orecchie
in
ogni
occasione
.
-
Molto
bene
,
-
mi
disse
un
giorno
Ettore
Caccianimico
,
-
hai
saputo
resistere
a
tua
suocera
!
-
(
Per
non
sospendere
le
amichevoli
consuetudini
,
egli
anticipava
le
sue
visite
o
veniva
ad
accompagnarci
fuori
,
portando
sempre
a
Lidia
una
bottoniera
di
fiori
freschi
,
assai
graditi
dalla
donna
,
che
se
li
disponeva
in
modo
ammirevole
)
.
-
Ne
valeva
la
pena
,
-
risposi
.
-
Hai
notizie
di
Laura
?
-
Nulla
,
dacchè
tu
l
'
hai
trovata
a
passeggio
con
Giorgio
.
-
Questo
mi
rendeva
inquieto
.
I
piccoli
viglietti
quotidiani
mi
mancavano
da
qualche
tempo
,
e
la
portinaia
,
interrogata
,
non
aveva
saputo
dirmi
se
non
che
il
dottore
si
vedeva
più
volte
in
un
sol
giorno
,
e
che
la
cameriera
era
desolata
per
un
aggravamento
della
sua
signora
.
Non
osavo
scrivere
,
nè
presentarmi
in
casa
Uglio
,
ricordando
come
l
'
ultima
volta
appunto
in
cui
c
'
eravamo
incontrati
,
Giorgio
avesse
finto
di
non
vedermi
per
sottrarsi
all
'
obbligo
del
saluto
.
Quand
'
ebbi
campo
d
'
appartarmi
con
Ettore
Caccianimico
,
gli
spiegai
tutto
questo
,
un
po
'
titubante
.
-
Infine
,
-
gli
dissi
,
-
io
mi
sacrifico
a
passare
un
mese
a
Pallanza
col
solo
scopo
di
....
per
la
sola
idea
di
....
trovarvi
Laura
,
di
tenerle
compagnia
.
Come
tu
dicevi
benissimo
,
è
ormai
un
'
opera
buona
il
non
lasciarla
sola
,
poveretta
!
...
Ma
non
vorrei
che
il
sacrificio
fosse
inutile
e
Laura
rimanesse
a
Milano
....
In
tal
caso
,
me
ne
andrei
con
Lidia
per
questo
benedetto
viaggio
.
-
Ah
!
-
esclamò
Ettore
.
-
Sei
matto
?
Laura
verrà
a
Pallanza
,
non
dubitare
;
question
di
giorni
,
ma
verrà
senza
dubbio
....
Vuoi
che
m
'
incarichi
io
di
prender
notizie
?
Non
far
complimenti
,
-
aggiunse
sorridendo
,
-
tra
noi
è
difficile
stabilire
dove
finisca
l
'
amico
e
dove
cominci
....
-
Se
tu
volessi
,
-
interruppi
,
-
te
ne
sarei
gratissimo
....
Tu
sai
le
mie
intenzioni
....
-
Ma
diavolo
!
...
Non
mi
farei
complice
d
'
idee
prave
....
-
Sei
molto
allegro
.
Hai
commessa
la
cattiva
azione
di
cui
mi
tenesti
parola
?
-
Uh
,
che
ragazzo
!
-
fece
il
Caccianimico
seccato
.
-
Crede
a
tutto
quanto
mi
scappa
di
bocca
in
un
momento
di
malumore
!
-
L
'
indomani
,
il
colloquio
fu
più
breve
,
scambiandoci
le
frasi
nell
'
intervallo
in
cui
Lidia
-
che
noi
accompagnavamo
alle
solite
visite
,
-
si
metteva
il
cappello
avanti
allo
specchio
.
-
Ci
sei
stato
?
-
Laura
verrà
.
È
a
letto
per
riposo
ordinatole
dai
medici
.
-
L
'
hai
vista
?
-
Ho
parlato
con
Giorgio
.
A
proposito
:
mi
ha
chiesto
se
c
'
era
il
pericolo
d
'
incontrarti
in
campagna
.
È
diventato
geloso
?
-
Sciocchezze
!
-
terminai
io
,
alzando
le
spalle
.
-
Ti
ringrazio
di
cuore
.
-
Da
quell
'
istante
,
respirai
meglio
.
Laura
sarebbe
guarita
,
ritornandomi
quell
'
amica
intelligente
dalla
quale
avrei
potuto
bere
dolcezze
rinnovate
;
e
a
convincermi
dell
'
affezione
rimastami
in
cuore
per
lei
,
sarebbe
bastato
l
'
estremo
bisogno
ch
'
io
aveva
,
di
parlarne
con
Ettore
fino
alla
sazietà
.
Lidia
era
l
'
aurora
fredda
;
Laura
con
dieci
anni
più
di
Lidia
,
era
il
tramonto
dorato
d
'
un
'
esistenza
ardentissima
....
In
una
strana
rievocazione
,
mi
sentivo
già
Laura
fra
le
braccia
,
assetata
ella
medesima
di
quell
'
amore
non
tutto
esausto
di
cui
ci
sapevamo
capaci
;
e
la
vedevo
con
certi
abiti
,
con
certi
guanti
,
con
un
certo
ombrellino
conosciuto
,
che
appoggiato
alla
sua
spalla
ci
serviva
per
appartarci
convenientemente
dagli
altri
....
-
Tu
cominci
a
farmi
dubitare
delle
tue
caste
intenzioni
,
-
osservava
Ettore
,
una
volta
ch
'
io
lo
tormentava
perchè
mi
desse
la
certezza
della
guarigione
di
Laura
.
-
Ti
pare
?
-
Sarebbe
enorme
,
non
dico
,
-
mormorò
Ettore
;
-
ma
ne
ho
viste
di
peggio
.
-
All
'
ultimo
martedì
di
Lidia
,
in
mezzo
al
chiacchierio
di
visitatori
e
alla
sfilata
di
gente
antipatica
,
mi
trovavo
isolato
sotto
un
'
impressione
tale
da
richiamarmi
dei
sospetti
,
che
nell
'
attesa
d
'
un
riavvicinamento
a
Laura
,
s
'
eran
calmati
d
'
assai
.
Lidia
,
soddisfatta
delle
molte
attestazioni
di
simpatia
avute
in
quei
giorni
,
vibrava
di
gaiezza
;
pareva
si
fosse
iniziato
un
periodo
nuovo
per
la
sua
anima
depressa
,
la
quale
riprendeva
quell
'
atteggiamento
d
'
ingenua
bontà
,
d
'
infantile
confidenza
,
ch
'
eran
sì
forti
ausiliari
della
sua
bellezza
.
La
sera
prima
,
Gian
Luigi
aveva
promesso
di
venire
a
Pallanza
egli
pure
e
di
trattenervisi
qualche
tempo
;
l
'
aveva
promesso
a
Lidia
,
perchè
io
m
'
era
guardato
d
'
interrogarlo
sui
suoi
disegni
....
Aveva
detto
che
la
campagna
gli
era
necessaria
(
la
sua
tristezza
inesplicabile
aumentava
)
,
che
si
sentiva
stanco
,
sfiduciato
...
;
una
variazione
,
insomma
,
al
tema
delle
sentimentalità
pericolose
....
E
congedandosi
,
s
'
era
scusato
di
non
poter
venire
a
salutarci
l
'
indomani
,
perchè
occupatissimo
.
Io
dava
a
quelle
occupazioni
un
senso
tutto
egoistico
;
Gian
Luigi
,
innamorato
di
Lidia
,
riscaldato
dalle
sue
lodi
,
ambizioso
di
soverchiarmi
e
di
giungere
alla
donna
per
vie
non
comuni
,
-
doveva
lavorare
,
preparava
qualche
romanzo
....
forse
avrebbe
avuta
l
'
audacia
di
dedicarlo
a
Lidia
,
con
le
semplici
iniziali
trasparenti
....
Lidia
,
la
quale
comprendeva
questo
,
vibrava
di
gaiezza
,
quantunque
Gian
Luigi
mancasse
fra
i
pochi
intimi
;
e
perchè
mancava
,
ella
non
era
elegante
come
di
solito
....
-
Sei
nervoso
,
-
mi
disse
Ettore
Caccianimico
,
sorprendendomi
in
quelle
meditazioni
.
-
Fai
gli
onori
di
casa
in
modo
pessimo
.
La
tua
signora
deve
lavorar
per
due
.
-
Io
lo
afferrai
per
un
braccio
e
lo
trascinai
nel
vano
d
'
una
finestra
.
-
Non
ho
nulla
,
-
risposi
;
-
tutto
si
riduce
a
una
gran
seccatura
per
queste
convenzionalità
stupide
di
visite
e
controvisite
,
come
se
partissimo
pel
Congo
.
-
Debbo
dirti
....
-
mormorò
Ettore
.
-
Le
notizie
di
Laura
paiono
men
buone
....
Domani
subirà
un
'
operazione
....
-
Domani
!
-
esclamai
ad
alta
voce
.
-
Ma
perchè
non
me
l
'
hai
detto
prima
?
Avrei
ritardata
la
partenza
con
un
pretesto
....
-
L
'
ho
saputo
ora
.
E
poi
,
non
è
cosa
grave
....
Queste
donne
si
fanno
operare
coll
'
indifferenza
colla
quale
noi
faremmo
una
passeggiata
....
-
Mi
sembri
pazzo
....
-
Te
lo
assicuro
.
Del
resto
,
anche
partendo
,
avrò
notizie
.
Giorgio
ha
promesso
di
telegrafare
.
-
E
dici
che
non
è
cosa
grave
?
-
Per
,
nulla
.
Tanto
è
vero
,
che
qualche
giorno
dopo
l
'
operazione
,
Laura
sarà
in
villa
a
Pallanza
.
-
I
timori
d
'
una
catastrofe
s
'
erano
addormentati
nel
mio
animo
,
dietro
le
parole
d
'
Ettore
;
ma
all
'
annuncio
presente
,
si
risvegliavano
e
si
drizzavano
come
una
turba
di
spettri
....
Solo
il
cinismo
del
Caccianimico
poteva
restare
impassibile
davanti
alla
tortura
fisica
che
Laura
doveva
subir
l
'
indomani
,
considerandola
facilissima
e
naturalissima
cosa
.
Io
sentiva
un
orrore
muto
,
un
'
apprensione
terribile
,
che
avrei
sentito
forse
anche
senza
gli
egoistici
disegni
d
'
amore
,
anche
per
Laura
contemplata
semplicemente
come
buona
amica
.
Una
risata
di
Lidia
mi
trapassò
in
quel
momento
le
orecchie
quasi
un
fischio
stridulo
.
V
'
era
al
suo
fianco
una
signora
,
la
quale
faceva
professione
di
spirito
e
di
disinvoltura
,
dicendo
molte
sciocchezze
con
tono
rapido
e
sciolto
;
Lidia
pareva
gustarle
profondamente
.
Per
quali
diversi
oceani
veleggiavano
le
nostre
anime
!
Io
non
vedeva
intorno
a
me
persona
più
felice
di
Lidia
;
i
suoi
crucci
erano
piccole
angustie
appena
,
e
già
aveva
trovato
a
chi
confidarle
....
Non
v
'
era
di
comune
fra
noi
che
questo
fatto
:
ella
si
riprometteva
un
lungo
soggiorno
di
Gian
Luigi
in
campagna
;
io
in
campagna
temeva
di
non
veder
giungere
Laura
....
Perciò
Lidia
poteva
ridere
così
gaiamente
ed
io
era
in
diritto
di
fremere
a
quelle
risa
.
Non
avevo
notato
che
presso
Lidia
mancava
un
'
amica
;
significantissima
assenza
della
quale
Ettore
mi
fece
accorgere
.
-
Perchè
non
è
venuta
a
salutarvi
la
signora
Tintaro
?
-
domandò
.
-
Credo
,
-
mormorai
sottovoce
,
-
che
non
si
vedrà
più
in
casa
nostra
.
-
Per
ordine
tuo
?
-
Anche
,
ma
specialmente
perchè
Lidia
non
ama
le
intriganti
e
deve
averglielo
scritto
.
-
Ettore
non
chiese
oltre
;
io
pensai
d
'
aver
fatto
male
a
confidarmi
con
lui
;
egli
non
aveva
capito
quanto
m
'
urgesse
di
conoscere
il
vero
stato
di
Laura
,
dalle
mie
confidenze
ipocrite
e
timorose
....
Avrei
voluto
pregarlo
di
non
partire
con
noi
,
di
trattenersi
a
Milano
finchè
ogni
pericolo
fosse
svanito
per
Laura
:
dieci
volte
in
quel
giorno
mi
avvicinai
ad
Ettore
per
parlare
,
e
dieci
volte
ebbi
paura
delle
conseguenze
.
Dovevo
necessariamente
confessargli
quel
ch
'
io
sentiva
nell
'
animo
,
ed
era
così
grave
la
confessione
da
farmi
pentire
d
'
aver
già
detto
troppo
.
S
'
io
non
avessi
avuti
dei
sospetti
su
Gian
Luigi
,
avrei
potuto
confidarmi
in
lui
,
che
pure
si
recava
in
casa
Uglio
;
ma
se
la
certezza
della
sua
indifferenza
per
Laura
toglieva
l
'
odiosità
di
parlare
d
'
una
donna
avuta
in
comune
,
-
l
'
attitudine
di
Gian
Luigi
di
fronte
a
Lidia
,
mi
respingeva
da
ogni
intimità
che
potesse
giustificare
o
perdonare
le
intenzioni
colpevoli
dell
'
uomo
.
Non
furonvi
se
non
gradazioni
di
pentimento
nel
mio
animo
,
quel
giorno
;
dal
pentimento
assoluto
di
non
aver
sùbito
corrisposto
a
Laura
,
al
pentimento
meschino
delle
confidenze
monche
.
Per
certo
,
Ettore
non
aveva
nulla
capito
.
L
'
indomani
egli
arrivò
alla
stazione
tranquillo
,
sorridente
,
colla
sua
signora
;
non
aperse
bocca
su
Laura
;
dovetti
io
,
mentre
eravamo
in
treno
e
Lidia
cicalava
con
Clara
,
-
dovetti
io
domandargli
se
nulla
vi
fosse
di
nuovo
.
-
Ma
no
,
caro
,
-
egli
rispose
a
bassa
voce
.
-
L
'
operazione
è
alle
due
;
ora
è
mezzogiorno
.
-
Potevi
passar
da
casa
e
chiedere
come
si
trovasse
Laura
.
-
Col
trambusto
d
'
una
partenza
!
-
esclamò
egli
,
alzando
le
spalle
.
-
Ti
ripeto
che
non
c
'
è
niente
di
grave
.
-
Ne
sei
sicuro
come
ne
son
sicuro
io
!
-
dissi
bruscamente
,
nauseato
da
quell
'
indifferenza
.
Il
viaggio
fu
odioso
.
Delle
campagne
che
il
treno
si
lasciava
ai
fianchi
,
io
percepiva
coll
'
occhio
quanto
rimaneva
incorniciato
nel
finestrino
della
carrozza
;
allontanare
una
tenda
,
o
avanzare
la
testa
,
mi
pareva
fatica
superiore
al
vantaggio
di
riveder
paesi
cogniti
e
alberi
volgari
....
Un
mutismo
feroce
,
s
'
era
impadronito
di
me
onninamente
,
fino
a
rendermi
insensibile
;
e
dopo
due
o
tre
interrogazioni
cui
avevo
risposto
a
cenni
del
capo
,
Lidia
,
Clara
ed
Ettore
s
'
accomodarono
a
chiacchierar
tra
di
loro
,
lasciandomi
in
una
vasta
e
indiana
sonnolenza
dello
spirito
.
A
Laveno
,
il
lago
mi
parve
orrendo
,
quantunque
soleggiato
.
Mentre
io
poneva
piede
sul
battello
,
il
corpo
di
Laura
Uglio
doveva
essere
già
preda
di
ferri
chirurgici
;
un
viso
bianco
di
dolore
,
un
silenzio
triste
per
la
camera
,
una
positura
forzata
,
un
odor
d
'
acido
fenico
,
e
lunghe
ore
di
spasimi
quando
il
corpo
,
sottratto
al
ferro
,
ne
risentisse
tuttavia
l
'
impressione
fra
le
carni
violate
....
A
Pallanza
,
compresi
che
Laura
Uglio
non
mi
avrebbe
raggiunto
mai
.
Perchè
lo
compresi
?
Lo
compresi
d
'
un
tratto
,
per
un
risveglio
d
'
idee
coordinanti
e
concludenti
,
sprofondate
nell
'
anima
e
ricomparse
a
galla
con
la
viscida
solennità
di
cadaveri
.
I
signori
Folengo
erano
allo
sbarco
a
incontrarci
.
Pietro
m
'
accolse
assai
freddo
,
in
merito
di
quel
viaggio
che
mi
ostinavo
a
non
intraprendere
se
non
quando
mi
fosse
piaciuto
.
Osò
anche
farne
accenno
in
casa
,
ma
io
volsi
le
spalle
,
salendo
alle
camere
destinateci
.
Ero
dominato
dal
violento
impeto
di
togliermi
a
quei
luoghi
,
dove
le
mie
orecchie
,
avvezze
al
romore
della
città
,
soffrivano
del
grande
silenzio
bruto
in
cui
la
campagna
era
immersa
.
Davanti
al
letto
,
nell
'
alcova
che
non
aveva
il
mio
specchio
,
il
mio
lavabo
,
le
mie
fiale
,
il
mio
bagno
,
mi
sentii
infantilmente
perduto
,
solo
e
triste
.
L
'
antipatia
di
quei
particolari
sarebbe
stata
così
presto
vinta
,
se
Laura
ci
avesse
raggiunti
!
Perchè
io
l
'
amava
ora
,
senza
il
menomo
dubbio
.
Non
più
il
desiderio
d
'
un
'
altra
circolava
nelle
mie
vene
,
ma
il
desiderio
preciso
ed
esclusivo
di
Laura
Uglio
,
il
cui
busto
io
voleva
slacciar
lentamente
,
con
degli
indugi
,
per
baciarle
la
nuca
e
le
spalle
.
Fu
come
una
scoperta
,
a
un
tratto
.
Sì
,
io
era
un
bambino
,
smarrendomi
così
presto
!
...
Se
Laura
non
veniva
a
Pallanza
,
chi
m
'
inchiodava
là
,
chi
m
'
impediva
d
'
andare
a
Laura
?
Un
pretesto
era
facile
a
trovarsi
;
poi
non
mi
mancava
il
coraggio
di
partire
anche
senza
pretesto
.
La
scoperta
ingenua
mi
consolò
tutto
quel
giorno
,
e
il
lavorìo
d
'
adattamento
al
luogo
e
alla
casa
venne
compiendosi
così
felicemente
,
ch
'
io
non
ebbi
osservazioni
a
sollevare
quando
Lidia
mi
pregò
di
condurla
dopo
pranzo
alla
villa
Caccianimico
.
Nè
la
notte
fu
tormentosa
d
'
insonnia
;
nè
l
'
indomani
il
paesaggio
sereno
fu
inquinato
dalle
mie
impressioni
soggettive
.
Mi
staccai
da
Pallanza
con
una
barca
,
mi
recai
a
Suna
,
remando
adagio
,
in
braccio
a
sogni
colpevoli
d
'
un
'
infinita
dolcezza
,
d
'
un
carattere
audacemente
ribelle
,
quali
io
poteva
fare
soltanto
se
la
colpa
era
incarnata
da
una
donna
come
Laura
Uglio
....
Tornai
per
l
'
ora
della
colazione
,
ancora
cullandomi
nella
lancia
graziosamente
battuta
alla
prora
da
un
soffio
d
'
aria
benigno
....
Laura
Uglio
mi
amava
,
e
a
tutto
il
resto
avrei
pensato
io
....
Sul
terrazzo
della
villa
Folengo
,
Lidia
mi
aspettava
.
-
Hanno
portato
un
telegramma
per
te
,
-
ella
mi
annunciò
dall
'
alto
,
quando
fui
presso
la
darsena
.
Avvicinai
la
barca
in
modo
che
fra
essa
e
il
muro
del
terrazzo
non
vi
fosse
più
spazio
nè
acqua
.
-
Gettamelo
,
-
dissi
ridendo
.
-
Sei
buona
?
-
Il
foglietto
giallo
si
librò
un
istante
nell
'
aria
,
e
mi
cadde
ai
piedi
con
maravigliosa
perspicacia
.
Lo
aprii
e
lessi
:
"
-
Laura
morta
ieri
.
Funerali
domattina
alle
dieci
.
-
Gian
Luigi
.
-
"
Ripresi
i
remi
e
internai
la
barca
nella
darsena
assicurandola
al
suo
anello
,
fra
una
gondola
e
una
yole
.
Poscia
salii
in
casa
tranquillamente
,
insensibile
.
XVII
.
Fermata
una
carrozza
da
nolo
,
dissi
al
cocchiere
:
-
In
via
Alessandro
Manzoni
,
al
numero
quattro
,
c
'
è
un
funerale
.
Va
laggiù
e
tienti
un
po
'
discosto
dalla
folla
;
poi
,
quando
il
corteo
si
muove
mettiti
alla
coda
e
seguilo
fino
al
cimitero
.
Hai
capito
?
-
Il
cocchiere
affermò
colla
testa
;
io
entrai
nella
carrozza
,
mi
cacciai
in
un
angolo
,
dopo
avere
abbassate
le
tendine
,
e
mentre
la
vettura
s
'
incamminava
,
chiusi
gli
occhi
per
non
vedere
la
luce
scialba
.
Aveva
piovuto
violentemente
quel
mattino
e
il
giorno
era
rimasto
grigio
,
torpido
,
stendendo
ovunque
un
'
angoscia
inesprimibile
,
una
nausea
d
'
azione
.
La
città
sonnacchiosa
doveva
pullular
d
'
adulterî
.
Appena
fui
accomodato
sul
sedile
,
una
confusa
ribellione
mi
penetrò
nell
'
animo
.
Io
non
voleva
andare
laggiù
;
era
inutile
e
straziante
,
superiore
all
'
amara
dolcezza
di
compiere
un
dovere
.
Tuttavia
,
quando
il
cavallo
partì
al
trotto
cadenzato
,
il
dubbio
scomparve
e
l
'
energia
ebbe
il
sopravvento
.
Bisognava
andare
e
soffrire
fino
all
'
ultimo
;
se
l
'
anima
esisteva
,
quell
'
anima
aveva
d
'
uopo
di
non
sentirsi
dimenticata
per
discendere
serena
nel
sepolcro
.
Intorno
al
feretro
doveva
esservi
ben
numeroso
stuolo
di
gente
;
ma
chi
aveva
palpitato
con
colei
che
oggi
era
morta
?
chi
l
'
aveva
conosciuta
ed
amata
quanto
ella
desiderava
?
...
Non
sarebbero
mancate
le
persone
che
vanno
a
un
funerale
per
mostrarsi
forti
di
conoscenze
cospicue
;
un
insieme
obbrobrioso
d
'
ipocrisie
,
un
finto
rimpiangere
chi
si
è
dilaniato
fino
a
ieri
,
uno
sfoggio
imbecille
di
lusso
e
di
fiori
e
di
cavalli
e
di
carrozze
;
e
in
mezzo
,
il
povero
e
caro
corpo
,
cogli
occhi
serrati
per
sempre
,
inchiodato
in
una
bara
,
la
quale
doveva
infracidir
con
lui
....
Bisognava
andare
.
Da
piazza
del
duomo
a
via
Alessandro
Manzoni
,
il
tragitto
non
era
lungo
,
e
,
dopo
alcuni
minuti
di
trotto
,
il
cavallo
da
nolo
rallentò
(
un
carro
attraversava
la
via
)
,
si
fermò
al
luogo
indicato
.
Sùbito
s
'
udì
un
brusìo
di
voci
sommesse
,
che
mi
fece
guardar
vivamente
dall
'
altro
lato
della
strada
,
per
un
vetro
non
difeso
dalle
tendine
,
tra
il
sedile
del
cocchiere
e
lo
sportello
.
La
scena
era
questa
,
semplice
e
spaventosa
:
davanti
alla
porta
,
un
carro
funebre
,
dai
cavalli
con
gualdrappa
e
pennacchi
neri
sulla
testa
;
un
po
'
indietro
,
sopra
una
carrozza
a
quattro
posti
,
scoperta
,
infinite
corone
di
fiori
freschi
,
ricche
di
nastri
e
di
dediche
affettuose
;
poi
tre
vetture
a
due
cavalli
,
nere
,
dalla
sagoma
antica
e
dal
cocchiere
in
parrucca
e
in
tricorno
,
quelle
tetre
vetture
con
le
molle
ondeggianti
che
tentennano
quasi
navi
in
burrasca
;
poi
uno
stuolo
d
'
uomini
e
donne
,
ora
in
gruppo
,
che
al
momento
opportuno
si
sarebbe
allungato
come
un
nastro
umano
;
raccolti
e
silenziosi
varî
servi
in
livrea
,
portando
i
ceri
;
e
distanziato
da
tutti
un
manipolo
di
beghine
e
di
prefiche
venute
per
accattar
la
candela
;
in
ultimo
,
cinque
o
sei
carrozze
padronali
e
una
dozzina
da
nolo
....
Risultava
da
quell
'
insieme
d
'
uomini
e
cose
un
'
impressione
profonda
e
tragica
,
che
mi
guidò
istintivamente
colle
mani
allo
sportello
,
come
per
precipitarmi
fuori
;
dovetti
irrigidirmi
contro
il
moto
istintivo
.
I
becchini
eran
comparsi
,
fra
il
silenzio
fattosi
d
'
improvviso
.
Sulle
spalle
avevano
il
feretro
,
col
drappo
funerario
steso
di
già
,
ma
raccolto
ai
lati
fra
le
mani
dei
portatori
.
E
passando
sull
'
asse
scorrevole
del
carro
,
il
feretro
diede
un
suono
metallico
e
vibrante
.
L
'
asse
rientrò
;
il
feretro
fu
accomodato
,
il
drappo
steso
totalmente
.
Alcuni
servi
porgevano
le
corone
ai
becchini
:
una
fu
messa
alla
testa
,
coi
nastri
lunghi
che
scendevano
dietro
;
altre
posate
per
tutta
la
lunghezza
della
cassa
,
altre
all
'
intorno
insieme
a
fiori
sciolti
;
ma
rimanendone
pur
sempre
in
quantità
notevole
,
anche
la
vettura
da
nolo
fu
mandata
alla
coda
per
seguire
il
corteo
.
Quattro
signore
si
collocarono
ai
fianchi
,
i
preti
si
misero
innanzi
,
i
dolenti
(
le
donne
prima
,
gli
uomini
in
séguito
)
si
disposero
in
colonna
e
le
carrozze
presero
il
loro
posto
.
La
coorte
luttuosa
si
mosse
lentamente
.
Il
cocchiere
seguiva
il
funerale
a
giusta
distanza
perchè
la
mia
carrozza
non
fosse
notata
.
Mi
sembrava
l
'
andatura
del
corteo
,
-
eguale
e
tarda
,
-
ancor
troppo
veloce
....
Costoro
non
sapevano
che
ad
ogni
passo
la
tomba
s
'
avvicinava
?
la
tomba
,
la
dissoluzione
,
l
'
eternità
,
vaste
e
spaventevoli
cose
per
un
fragile
corpo
!
Di
che
stavan
per
essere
preda
,
quella
bocca
,
quegli
occhi
,
quelle
labbra
che
il
male
non
aveva
potuto
se
non
render
più
delicate
!
Perchè
non
dare
il
cadavere
al
fuoco
,
perchè
gettarlo
nella
fossa
?
Vi
fu
un
rallentare
,
poi
una
fermata
.
Il
corteo
era
innanzi
alla
chiesa
parata
a
drappo
nero
e
oro
,
con
un
gran
cartello
che
indicava
un
nome
e
due
date
.
I
dolenti
entrarono
;
il
feretro
fu
tolto
dal
carro
e
portato
in
chiesa
.
Lunghissimo
tempo
durò
la
funzione
sacra
.
S
'
eran
fatte
le
cose
con
lusso
e
i
curiosi
s
'
urtavano
formando
ala
presso
la
porta
;
alcuni
ridevano
incoscienti
,
altri
numeravan
le
carrozze
;
parecchi
s
'
eran
avvicinati
alle
corone
,
e
s
'
arrischiavano
a
toccarne
o
a
fiutarne
i
fiori
.
Questo
mi
diceva
come
insignificante
fosse
il
cessar
d
'
una
vita
,
nell
'
insolenza
d
'
altre
vite
più
volgari
.
Avevo
trasfusa
l
'
anima
nello
sguardo
,
con
una
percezione
lucida
d
'
ogni
fatto
,
la
quale
pareva
giovasse
a
farmi
soffrir
di
meno
.
Fra
i
primi
a
uscir
dalla
chiesa
,
notai
Gian
Luigi
Sideri
,
pallidissimo
,
coll
'
occhio
smarrito
e
atono
:
sembrò
cercare
qualcuno
in
mezzo
alla
folla
,
si
diresse
verso
le
carrozze
da
nolo
ad
interrogare
i
cocchieri
,
e
a
pochi
passi
da
me
,
tornò
indietro
,
senza
vedermi
.
Giorgio
Uglio
vestito
a
lutto
,
impassibile
,
badava
a
dare
ordini
e
a
sorvegliare
che
nulla
fosse
dimenticato
di
quanto
prescriveva
l
'
uso
in
tali
circostanze
.
Angela
Tintaro
venne
poi
,
maestosa
e
raccolta
,
nella
sua
andatura
di
matrona
....
.
Quindi
mio
suocero
,
Pietro
Folengo
,
partito
la
mattina
da
Pallanza
qualche
ora
prima
di
me
,
-
si
pavoneggiava
in
una
solennità
retorica
,
nella
quale
il
sentimento
era
muta
parola
,
e
aveva
composto
il
viso
a
una
maschera
tradizionale
....
Ettore
Caccianimico
,
anche
lui
arrivato
con
Pietro
,
passava
tra
le
due
ali
del
pubblico
sbirciandole
con
disdegno
:
era
una
delle
poche
figure
maschili
che
svelassero
qualche
cosa
di
nobile
e
di
severo
...
Confuse
poi
fra
persone
sconosciute
,
vidi
la
famiglia
Cortalancia
,
-
tre
signorine
in
ordine
di
statura
e
d
'
età
-
colla
madre
enorme
di
corpulenza
;
e
quella
bruna
signora
,
i
cui
occhi
sembravan
così
teneri
di
passione
da
racchiudere
un
poema
in
uno
sguardo
;
giovanotti
eleganti
,
che
avevano
sperato
di
sedurmi
Lidia
in
quindici
giorni
;
parecchi
ufficiali
.
Allo
scoprirsi
dei
curiosi
,
il
feretro
ricomparve
.
Mi
sembrava
stranamente
lungo
e
sottile
,
un
'
orribile
scatola
adattata
al
corpo
di
Laura
teso
come
una
corda
dall
'
ultima
febbre
....
Quale
strana
solennità
doveva
riflettere
ora
quel
viso
ch
'
io
aveva
baciato
e
sul
quale
tante
espressioni
di
speranze
e
di
spasimo
eran
venute
succedendosi
!
Le
membra
già
guardate
con
desiderio
,
ricoperte
di
seta
,
profumate
con
sapiente
civetteria
,
-
dovevano
incutere
lo
spaventoso
rispetto
del
mistero
cui
erano
in
preda
;
s
'
io
avessi
potuto
afferrar
quelle
braccia
che
m
'
avevano
più
volte
ricinto
il
collo
,
le
avrei
sentite
rigide
come
spranghe
di
ferro
,
gelate
per
l
'
inazione
del
sangue
,
preste
a
chiazzarsi
di
livide
macchie
,
domani
mutate
in
piaga
orrenda
,
formicolante
di
vermi
....
A
tutto
questo
il
mondo
aveva
dato
il
nome
di
riposo
eterno
....
Una
scossa
della
carrozza
troncò
il
filo
dei
pensieri
e
mi
richiamò
all
'
osservazione
fredda
.
Il
corteo
s
'
era
formato
di
nuovo
e
riprendeva
il
passo
lento
,
ormai
senza
speranza
d
'
altri
indugi
prima
della
tomba
.
Ricominciava
a
piovere
;
ma
non
ve
n
'
era
bisogno
perchè
il
numero
dei
dolenti
s
'
assottigliasse
dopo
la
funzione
religiosa
;
parecchi
erano
scomparsi
,
appunto
quelli
che
l
'
indomani
avrebbero
detto
di
non
aver
potuto
seguire
oltre
il
funerale
,
perchè
troppo
,
troppo
era
stato
lo
schianto
!
Le
tetre
vetture
a
molle
dalla
sagoma
antica
ricoveravan
diverse
signore
;
una
beghina
,
rimasta
addietro
,
mi
venne
presso
a
recitare
il
de
profundis
,
con
sì
terribile
accento
cavernoso
da
produrmi
i
brividi
.
Alzai
la
tendina
a
guardarla
;
era
piccola
e
tutt
'
avvolta
in
uno
scialle
nero
,
dal
quale
spiccava
netto
un
profilo
arcigno
e
lurido
insieme
,
con
enorme
naso
,
con
labbra
penzoloni
,
che
sovrastavano
il
mento
secco
,
breve
,
angoloso
.
Pareva
fervorosissima
;
aveva
spenta
la
candela
per
rivenderla
a
miglior
prezzo
.
La
coorte
lugubre
s
'
era
internata
per
vie
che
a
stento
riconoscevo
:
l
'
abitudine
non
mi
aveva
familiarizzato
se
non
colle
vie
più
ricche
e
più
ilari
,
e
ritrovandomi
in
quartieri
operai
,
dove
diversi
erano
il
moto
,
il
vociare
,
l
'
incrociarsi
dei
carri
,
subivo
l
'
impressione
d
'
una
novità
spiacevole
.
M
'
accorsi
che
si
accelerava
il
passo
;
la
pioggia
,
minacciando
di
farsi
larga
,
spingeva
quell
'
accozzaglia
di
gente
,
la
quale
aveva
furia
di
compiere
il
pio
officio
e
sbarazzarsi
del
cadavere
increscioso
.
Laura
avrebbe
trovata
la
terra
fradicia
;
i
fiori
deposti
sulla
tomba
si
sarebbero
sfogliati
innanzi
tempo
.
Allo
sportello
,
d
'
un
tratto
,
la
beghina
cessando
il
mormorio
rauco
,
gettò
un
'
occhiata
innanzi
per
assicurarsi
non
la
vedessero
,
e
scomparve
dentro
una
porticina
,
che
menava
alla
sua
soffitta
;
pratico
espediente
,
quello
di
prendere
alloggio
sulla
via
del
cimitero
,
per
risparmiare
la
fatica
del
ritorno
!
Si
presentiva
dovunque
l
'
avvicinarsi
di
uno
scroscio
formidabile
d
'
acqua
;
ad
ogni
poco
un
carro
passava
di
corsa
,
romoroso
e
traballante
;
i
cocchieri
immobili
sotto
la
pioggia
masticavano
bestemmie
;
e
lentamente
quell
'
aria
pregna
d
'
elettricità
mi
si
comunicava
,
producendomi
a
un
tempo
una
strana
sfinitezza
di
tutto
il
corpo
,
e
l
'
atonia
del
pensiero
,
nel
quale
s
'
ingrandiva
la
necessità
assoluta
di
giungere
.
Quanto
m
'
era
passato
sotto
gli
occhi
fino
allora
,
non
m
'
aveva
data
idea
alcuna
della
morte
,
come
se
l
'
esteriorità
di
quella
pompa
,
la
lentezza
di
quell
'
andare
,
m
'
avessero
diminuita
,
poi
fugata
interamente
la
sensibilità
acuta
di
cui
soffrivo
sul
primo
istante
.
La
sensibilità
rivenne
con
forza
quando
m
'
avvidi
ch
'
eravamo
fuori
delle
mura
e
i
cavalli
non
battevano
più
il
selciato
ma
il
terriccio
d
'
un
viale
.
Guardai
dallo
sportello
.
Il
cimitero
a
marmi
di
colore
alternato
,
coi
pinnacoli
,
e
la
strana
forma
che
pareva
stender
le
braccia
verso
la
città
,
-
era
di
fronte
a
noi
....
Sui
lati
del
viale
,
dei
mendichi
cenciosi
e
storpi
continuavano
la
cantilena
delle
prefiche
;
vidi
in
quell
'
istante
Ettore
Caccianimico
fissarne
uno
curiosamente
,
da
capo
a
piedi
,
e
negare
l
'
elemosina
che
quegli
domandava
.
La
mia
carrozza
si
fermò
.
Il
convoglio
funebre
entrava
nel
cimitero
,
piegava
a
destra
,
scompariva
dietro
i
primi
cipressi
.
Allora
provai
tutta
la
sensazione
smisurata
dell
'
irreparabilità
;
non
avevo
sofferto
abbastanza
.
Volevo
vedere
il
feretro
calare
nella
fossa
urtando
le
pareti
,
e
ascoltare
il
romor
della
terra
che
vi
si
gettava
sopra
,
fino
a
eguagliare
le
altre
tombe
intorno
,
e
la
pioggia
cadervi
,
penetrare
sottilmente
nelle
zolle
,
anticipare
la
dissoluzione
di
Laura
Uglio
.
Spalancai
lo
sportello
,
entrai
nel
cimitero
,
quasi
attirato
da
una
gran
vampa
giallastra
che
bruciasse
là
dove
il
feretro
era
scomparso
.
L
'
orizzonte
oltre
le
tombe
e
i
cipressi
,
era
stretto
e
livido
.
XVIII
.
E
sull
'
orizzonte
,
delle
piccole
figure
cupe
spiccavano
presso
il
carro
funerario
,
spoglio
ormai
,
e
nudo
come
uno
scheletro
.
Ero
per
dirigermi
laggiù
a
corsa
,
perchè
una
più
lunga
attesa
avrebbe
sfrenato
un
urlo
dalla
mia
bocca
serrata
e
contorta
....
Un
uomo
,
in
abito
nero
,
staccandosi
dal
gruppo
di
quelle
piccole
figure
,
mi
tagliò
la
strada
,
mi
afferrò
per
il
braccio
,
dicendomi
:
-
Torna
indietro
!
Sei
smunto
come
un
cencio
lavato
.
Prima
che
ti
vedano
!
-
Restai
immobile
a
guardar
Gian
Luigi
.
-
Hai
la
carrozza
fuori
?
-
egli
continuò
.
-
Andiamo
.
-
Le
parole
fredde
e
ragionevoli
mi
produssero
l
'
effetto
del
lampo
a
due
passi
da
un
precipizio
.
Obbedii
mutamente
,
ricondussi
Gian
Luigi
fino
alla
mia
carrozza
,
nella
quale
entrai
,
mentre
l
'
altro
dava
al
cocchiere
il
proprio
indirizzo
.
Lo
scroscio
d
'
acqua
paventato
si
scatenò
allora
con
terribile
veemenza
,
e
dopo
l
'
acqua
una
gragnuola
fitta
,
che
danzava
sinistramente
sul
coperchio
della
vettura
,
minacciando
d
'
interrompere
la
nostra
corsa
.
Gian
Luigi
aveva
su
di
me
in
quella
contingenza
l
'
impero
della
calma
sopra
la
passione
disordinata
.
Ci
guardavamo
in
silenzio
pallidi
tutt
'
e
due
;
io
vergognoso
d
'
essere
stato
sorpreso
all
'
atto
di
commettere
una
follia
da
un
uomo
che
non
consideravo
più
come
amico
intimo
.
-
Sei
arrivato
stamane
?
-
domandò
Gian
Luigi
dopo
un
istante
.
-
Sì
,
-
risposi
.
-
Non
sapevi
ch
'
era
ammalata
?
-
Sì
,
-
ripetei
.
-
Perchè
sei
partito
?
-
Dovevo
....
Ha
sofferto
molto
?
-
Gian
Luigi
non
rispose
:
guardò
fuori
,
dove
la
gragnuola
aveva
spopolate
le
vie
totalmente
....
Mi
pareva
ch
'
egli
assumesse
un
tono
da
giudice
affatto
insopportabile
,
considerandosi
in
diritto
di
non
rispondere
alle
mie
domande
.
Arrivammo
;
pagai
il
cocchiere
e
seguii
Gian
Luigi
.
Un
servo
in
anticamera
ci
precedette
verso
la
sala
;
ma
il
Sideri
accennò
la
porta
del
suo
studio
,
che
il
servo
aperse
e
richiuse
dietro
di
noi
....
Strano
gabinetto
da
lavoro
,
in
cui
la
nota
dominante
era
il
bianco
!
Le
decorazioni
,
la
pendola
di
porcellana
,
alcune
statue
,
il
raso
dei
mobili
,
la
scrivania
,
erano
bianche
,
producendo
un
chiarore
ampio
e
senza
penombre
....
Ne
ricevetti
un
'
impressione
sgradevolissima
,
non
volendo
allora
giustificar
quella
bizzarria
col
solito
amore
del
nuovo
che
produceva
tanti
errori
d
'
estetica
in
Gian
Luigi
.
Egli
mi
accennò
una
poltrona
,
e
dopo
avere
spalancate
le
imposte
socchiuse
,
mi
si
rivolse
,
dicendo
:
-
Io
parto
questa
sera
medesima
.
Andrò
a
Parigi
e
a
Londra
.
Ti
prego
quindi
di
pazientare
finchè
abbia
dati
gli
ordini
necessari
.
-
È
una
risoluzione
improvvisa
?
-
domandai
.
-
Meditata
.
Ho
bisogno
di
stordirmi
per
alcuni
mesi
e
con
quest
'
ultima
catastrofe
non
potrei
restare
in
Italia
più
oltre
.
-
Quale
ultima
catastrofe
?
-
Gian
Luigi
espresse
collo
sguardo
tutta
la
dolorosa
maraviglia
di
cui
era
capace
.
-
La
morte
di
Laura
,
-
pronunciò
quindi
.
Io
m
'
alzai
di
scatto
dalla
poltrona
e
posi
una
mano
sulla
spalla
di
Gian
Luigi
.
-
Ah
dunque
!
-
esclamai
.
-
Perchè
non
ti
sei
confidato
a
me
?
-
Egli
mi
squadrò
da
capo
a
piedi
,
con
espressione
tra
l
'
ironico
e
il
disdegnoso
.
-
Ho
l
'
occhio
troppo
esercitato
per
commettere
simili
errori
,
-
disse
.
-
Tu
hai
una
stranissima
opinione
dei
tuoi
amici
,
dacchè
non
sei
più
libero
,
e
a
mio
riguardo
non
ti
sei
contenuto
come
per
l
'
addietro
....
Tu
....
hai
dubitato
di
me
,
hai
sospettato
in
me
le
intenzioni
più
assurde
e
più
maligne
,
hai
chiaramente
dimostrato
che
vedevi
in
me
un
importuno
....
-
Se
tu
sapessi
,
-
mormorai
,
lasciandomi
ricadere
nella
poltrona
,
-
se
tu
sapessi
la
tremenda
condizione
d
'
un
marito
!
Sì
,
certo
io
ho
dubitato
di
te
,
come
di
tutti
....
Ma
una
tua
confidenza
poteva
rischiararmi
e
togliermi
i
sospetti
.
-
Quando
ho
pensato
di
farlo
,
-
rispose
Gian
Luigi
,
sedendosi
presso
la
finestra
,
-
non
era
più
giusto
....
L
'
amore
,
cominciato
da
uno
scherzo
,
era
diventato
tragico
,
mi
dava
troppi
dolori
e
troppe
ansie
per
poterne
discorrere
come
di
un
'
avventura
qualunque
.
Inoltre
,
io
sapeva
quel
che
tu
andavi
meditando
....
-
Cioè
?
-
domandai
con
un
presentimento
.
-
Potresti
negarmi
che
tu
hai
ritardato
un
viaggio
per
la
sola
speranza
di
afferrar
quest
'
anno
l
'
occasione
rifiutata
l
'
anno
scorso
?
...
Devi
ricordare
che
io
mi
congratulai
un
giorno
per
la
tua
improvvisa
ricomparsa
in
casa
Uglio
;
come
seppi
quello
,
seppi
il
resto
:
una
passeggiata
ai
giardini
,
mezz
'
ora
dopo
che
ne
ritornavi
;
un
incontro
in
un
negozio
;
una
sollecitudine
morbosa
e
inconcepibile
per
la
salute
d
'
una
persona
alla
quale
avevi
dimostrata
un
'
antipatia
quasi
grottesca
.
Non
era
difficile
tirar
la
deduzione
da
queste
premesse
;
e
la
deduzione
escludeva
ogni
confidenza
.
-
Chinai
il
capo
sotto
il
peso
di
quella
duplice
rivelazione
.
Io
m
'
era
ingannato
come
marito
e
come
amante
!
Come
marito
perchè
avevo
interpretate
le
tristezze
di
Gian
Luigi
,
la
sua
ostinazione
a
non
visitarci
cogli
altri
-
quali
corollarî
d
'
un
disegno
inconfessabile
,
quali
astuzie
per
goder
meglio
dell
'
intimità
di
Lidia
,
laddove
un
'
altra
donna
era
la
segreta
causa
di
quella
condotta
.
Come
amante
,
perchè
la
mia
vanità
ridicola
aveva
dato
alle
parole
e
agli
atti
di
quell
'
altra
donna
un
significato
pericoloso
e
lusinghiero
,
mentre
essa
mi
considerava
un
buon
amico
e
mi
voleva
tale
in
casa
sua
....
Sentii
una
triste
vergogna
per
il
lungo
periodo
di
sospetti
onde
aveva
offesi
Gian
Luigi
e
la
povera
Laura
....
Mi
levai
e
dissi
stendendo
la
mano
:
-
Io
ti
chiedo
perdono
di
tutto
!
-
Gian
Luigi
prese
la
mia
mano
e
la
strinse
fortemente
:
-
No
,
-
egli
rispose
,
-
non
c
'
è
bisogno
di
perdono
.
Ho
ben
compreso
che
tutto
è
sorto
per
un
'
allucinazione
sciagurata
.
Credevi
di
non
essere
amato
,
come
credevi
d
'
amare
chi
non
dovevi
;
ora
colle
mie
spiegazioni
sai
a
che
devi
tenerti
....
-
Io
sono
umiliato
-
dissi
-
del
mio
stesso
pensiero
.
Tu
parti
con
quest
'
ultima
nota
sgradevole
del
mio
carattere
e
le
scuse
non
basteranno
a
cancellarla
.
È
deciso
che
tu
parta
?
-
Stasera
medesima
,
-
fece
Gian
Luigi
corrugando
la
fronte
.
Aggiunse
sùbito
,
con
uno
schianto
:
-
Non
posso
rimanere
,
capisci
?
Ho
quel
viso
innanzi
agli
occhi
dovunque
,
per
la
casa
,
per
le
vie
,
nei
ritrovi
;
dovunque
....
Ella
ha
sofferto
come
una
martire
,
è
stata
capace
d
'
eroismi
....
-
S
'
interruppe
,
diede
una
scrollata
di
spalle
,
guardando
fuori
della
finestra
per
impedirmi
di
scorgere
il
velo
profondo
di
dolore
che
gli
si
era
steso
sul
volto
.
-
Se
tu
rimanessi
,
-
mormorai
,
-
io
non
andrei
oggi
a
Pallanza
,
e
ti
terrei
compagnia
per
quanto
valgo
...
-
Gian
Luigi
volse
la
testa
con
un
movimento
d
'
interesse
.
-
Perchè
,
-
aggiunsi
,
-
tu
parti
così
solo
,
così
agitato
,
che
i
luoghi
nuovi
o
vecchi
,
qualunque
siano
,
saranno
incapaci
a
svagarti
....
Potresti
ritardare
,
poi
venire
con
me
a
Pallanza
,
e
di
là
,
quando
noi
partissimo
,
intraprendere
il
viaggio
insieme
,
senza
meta
....
Anche
per
il
mondo
:
una
specie
di
fuga
come
tu
vuoi
,
sarebbe
il
tema
di
molte
congetture
assai
dannose
.
-
Credi
?
-
fece
Gian
Luigi
,
colpito
dalle
mie
osservazioni
.
-
Non
si
tratta
che
di
un
ritardo
,
-
incalzai
.
-
E
tu
rimarresti
?
-
Non
ho
che
a
spedire
un
telegramma
.
-
Accetto
!
-
disse
Gian
Luigi
semplicemente
.
-
Ciò
che
mi
atterrisce
è
la
solitudine
.
-
Susseguì
un
breve
silenzio
;
mi
rimisi
a
sedere
nella
poltrona
,
osservando
con
rapidità
come
le
cose
fossero
mutate
in
poche
ore
,
maravigliando
per
la
rassegnazione
venuta
nel
mio
animo
a
prendere
il
posto
d
'
una
momentanea
follia
.
-
Io
non
vorrei
,
-
soggiunse
Gian
Luigi
,
-
che
questa
tua
decisione
fosse
male
interpretata
.
-
Da
mia
moglie
?
-
Innanzi
tutto
....
-
Non
importa
!
-
mi
sfuggì
.
-
Posso
scrivere
e
spiegarmi
....
Lidia
è
fiduciosa
.
-
Dovetti
fare
uno
sforzo
per
non
dare
alle
parole
un
'
intonazione
sarcastica
;
inutile
sforzo
,
quando
Gian
Luigi
aveva
intuite
le
modificazioni
verificatesi
in
un
anno
.
Quella
sera
medesima
,
ritornando
verso
casa
,
io
pensava
d
'
essermi
assunto
un
compito
ben
difficile
nel
voler
sanare
la
piaga
onde
il
cuore
di
Gian
Luigi
sanguinava
.
Egli
s
'
era
tosto
richiuso
in
una
diffidenza
egoistica
,
forse
giustificata
dalla
leggierezza
della
mia
precedente
condotta
;
nulla
più
accennava
in
lui
l
'
amabile
gentiluomo
pronto
al
motteggio
e
all
'
ammirazione
,
all
'
entusiasmo
e
alla
critica
per
quanto
si
vedeva
intorno
....
Era
venuto
a
teatro
,
e
alle
prime
battute
dell
'
orchestra
il
suo
volto
aveva
significata
una
così
intensa
sofferenza
di
ricordi
ch
'
io
gli
aveva
proposto
d
'
andarcene
sùbito
;
al
Circolo
,
non
aveva
giuocato
,
limitandosi
a
sorbire
una
tazza
di
tè
nero
,
la
quale
doveva
procurargli
una
notte
d
'
odiosa
insonnia
;
era
rincasato
verso
il
tocco
,
mentre
per
abitudine
,
verso
il
tocco
entrava
al
Circolo
,
ritornando
dalle
partite
con
Lidia
;
gravi
sintomi
d
'
assorbimento
morale
,
contro
cui
non
sarebbe
valso
alcun
tentativo
di
reazione
.
Egli
aveva
in
animo
d
'
assaporare
fino
alla
fine
il
cordoglio
insuperabile
per
un
passato
perdutissimo
,
rifacendosi
col
pensiero
chi
sa
quante
volte
all
'
ultimo
periodo
tragico
onde
il
primo
periodo
ridente
era
stato
concluso
.
S
'
io
avessi
istituito
un
paragone
fra
quella
specie
di
sofferenza
e
la
mia
,
avrei
trovato
quanto
la
mia
fosse
più
greve
perchè
più
volgare
.
La
morte
di
Laura
era
valsa
a
coprirmi
di
ridicolo
,
comechè
io
mi
fossi
martoriato
,
esaltato
,
disperato
,
credendo
di
perdere
un
'
amante
,
laddove
mi
dovevo
presto
accorgere
ch
'
io
aveva
perduta
semplicemente
una
conoscenza
piacevole
;
non
solo
,
ma
potevo
(
forzando
con
cinismo
il
passato
vivo
d
'
una
donna
morta
)
,
ricostruire
quel
tempo
in
cui
tutti
i
desiderî
e
i
sogni
risvegliatimi
da
Laura
,
si
sapevano
intorno
a
me
,
eran
comentati
da
lei
nei
convegni
con
Gian
Luigi
,
ai
quali
si
recava
mezz
'
ora
dopo
avermi
lasciato
....
E
forse
,
il
danno
s
'
estendeva
oltre
.
Angela
Tintaro
,
per
esempio
,
con
quell
'
arte
pettegola
di
cui
aveva
date
prove
inconfutabili
,
conosceva
certo
l
'
amore
di
Gian
Luigi
;
quale
sarcastico
sorriso
dovevo
io
averle
provocato
lasciandomi
sorprendere
ai
Giardini
con
Laura
,
nell
'
intermezzo
fra
l
'
uno
e
l
'
altro
appuntamento
del
Sideri
!
Ma
,
onestamente
,
Angela
Tintaro
ne
aveva
approfittato
per
denunciarmi
a
Lidia
e
tentare
un
po
'
di
discordia
,
della
quale
Angela
si
prometteva
di
giovarsi
.
Ancora
:
Ettore
Caccianimico
ignorava
forse
tutto
questo
?
La
figura
d
'
Ettore
mi
parve
la
più
odiosa
fra
quante
avevan
rappresentata
la
triste
farsa
.
Egli
s
'
era
divertito
alle
mie
spalle
,
costringendomi
a
riveder
Laura
,
tormentandomi
prima
coi
dubbi
sulla
salute
di
lei
e
poscia
con
le
assicurazioni
arbitrarie
ch
'
ella
sarebbe
guarita
,
mi
avrebbe
raggiunto
in
campagna
,
mi
si
sarebbe
offerto
il
mezzo
di
riavvicinarla
....
Perchè
s
'
era
permessa
una
simile
condotta
,
Ettore
Caccianimico
?
Da
ultimo
io
stava
per
soccombere
al
peso
della
fatalità
.
Avevo
sperato
d
'
essere
un
marito
accorto
ed
ero
semplicemente
un
marito
,
pescatore
di
granchî
colossali
....
No
;
sarebbe
stato
assurdo
negarlo
:
Lidia
aveva
un
confidente
,
il
quale
andava
trasformandola
,
insegnandole
come
resistere
alle
avversità
del
matrimonio
,
coltivando
in
lei
una
nuova
tendenza
a
mostrarsi
fredda
per
il
bene
ed
il
male
ch
'
io
poteva
causarle
....
Stabilita
questa
verità
,
ero
cascato
nella
prima
trappola
aperta
sul
mio
passaggio
.
Il
conte
Gian
Luigi
Sideri
era
giovane
,
elegante
,
conosciuto
,
artista
;
e
per
ciò
m
'
ero
fermato
a
lui
....
A
un
tratto
,
senza
ch
'
io
cercassi
,
la
soluzione
dell
'
enigma
mi
si
presentava
:
sì
,
Gian
Luigi
aveva
in
cuore
una
donna
,
tradiva
un
amico
,
tesseva
il
suo
quinto
o
sesto
adulterio
:
ma
con
Laura
Uglio
,
colla
quale
era
stato
in
intimi
rapporti
anche
prima
,
contemporaneamente
a
me
!
In
tal
modo
uno
dei
punti
interrogativi
onde
mi
vedevo
circondato
,
trovava
la
sua
risposta
.
E
l
'
altro
,
restava
imperscrutabile
:
con
chi
si
confidava
Lidia
e
di
che
si
confidava
?
Il
telegramma
spedito
a
Pallanza
per
avvertire
ch
'
io
rimaneva
in
città
qualche
giorno
,
provocò
una
lettera
di
Lidia
,
molto
breve
;
una
lettera
la
quale
ostentava
dignità
,
quasi
non
si
volessero
indagar
le
vere
cause
del
mio
indugio
a
Milano
,
che
non
doleva
ad
alcuno
,
apparentemente
.
La
freddezza
informatrice
di
quelle
poche
righe
,
era
puerile
nel
manto
dell
'
orgoglio
offeso
.
Lidia
credeva
senza
dubbio
ch
'
io
avessi
trovato
al
mio
ritorno
uno
di
quei
simpatici
ostacoli
,
i
quali
capitan
così
opportuni
ai
mariti
nelle
allegre
commedie
francesi
:
ella
aveva
del
mondo
l
'
esperienza
acquisita
in
un
gioviale
repertorio
da
teatro
,
migliorata
dai
comenti
peregrini
di
donna
Teresa
e
dal
catechismo
ragnato
di
Pietro
Folengo
.
Il
mattino
dopo
il
funerale
,
nel
cortile
di
casa
Sideri
,
vidi
una
cavalla
saura
attaccata
alla
domatrice
.
Gian
Luigi
scendeva
dallo
scalone
,
abbottonandosi
i
guanti
.
-
Esci
?
-
domandai
.
-
Venivo
a
prenderti
,
-
egli
rispose
.
-
Andiamo
a
provare
Steppa
se
non
hai
paura
di
romperti
il
collo
!
-
S
'
avvicinò
alla
cavalla
,
accarezzandola
sulla
fronte
;
poi
salì
nel
veicolo
,
prese
le
redini
dalle
mani
del
servo
,
e
quando
mi
fui
accomodato
al
suo
fianco
,
aizzò
Steppa
che
s
'
incamminò
con
grande
strepito
di
ferri
sotto
l
'
androne
.
-
Hai
dormito
?
-
domandai
.
-
Ho
lavorato
....
Perchè
non
lavori
anche
tu
?
È
una
consolazione
.
-
Bene
,
Severino
Boezio
!
E
di
che
cosa
debbo
io
consolarmi
?
-
Di
tutto
....
-
Allora
,
io
ti
domanderò
se
non
ci
fosse
qualche
lavoro
di
consolazione
....
preventiva
;
qualche
lavoro
che
ci
consola
prima
di
quanto
non
otterremo
o
non
dovremmo
ottenere
....
-
Se
ci
fosse
,
non
sarei
qui
!
-
rispose
Gian
Luigi
che
aveva
capito
.
La
prova
del
cavallo
era
un
pretesto
per
uscir
di
casa
.
Steppa
andava
benissimo
e
percorse
un
lungo
tratto
fuor
della
città
senza
adombrarsi
nè
rallentare
il
suo
trotto
splendido
....
Gian
Luigi
appariva
meno
cupo
;
incontrato
un
convoglio
funebre
che
veniva
verso
la
città
,
gli
diede
uno
sguardo
breve
con
un
sussulto
,
e
lo
evitò
rapidamente
.
A
colazione
,
dopo
aver
rimandata
la
domatrice
per
un
servo
,
io
mi
lasciai
trascinare
dalla
vicenda
del
discorso
,
a
parlar
di
Laura
;
e
con
quel
bisogno
irrefrenabile
ch
'
è
proprio
delle
anime
nervose
e
veementi
,
Gian
Luigi
si
lasciò
trascinare
a
confidenze
.
Là
io
lo
volevo
appunto
,
a
quelle
confidenze
delicate
dalle
quali
non
venivano
a
prender
luce
se
non
l
'
anima
di
Laura
,
i
segreti
angoli
di
quello
spirito
inquieto
,
avido
,
instabile
,
perchè
aveva
un
determinato
modo
di
capire
il
sentimento
,
a
raggiungere
il
quale
s
'
era
ella
macchiata
d
'
errori
,
imperdonabili
per
il
mondo
.
Rappresentava
Laura
,
a
parer
mio
,
un
bell
'
esempio
di
monogamia
forzata
:
dalla
prima
notte
di
matrimonio
,
ella
aveva
compresa
la
volgarità
di
Giorgio
Uglio
e
non
s
'
era
creduta
per
un
tale
uomo
di
dover
rinunciare
a
passioni
fallaci
ma
affascinanti
di
pericolo
e
di
cortesia
....
Aveva
ragionato
come
io
ragionava
da
qualche
tempo
:
"
Serbarmi
fedele
tutta
la
vita
a
un
estraneo
?
Oggi
,
domani
,
m
'
imbatterò
nell
'
uomo
pel
quale
l
'
amore
non
è
vuota
parola
e
il
mio
può
essere
anche
una
salvezza
o
un
motivo
di
vivere
....
Io
dovrò
rinunciare
alle
sconfinate
gioie
d
'
un
simile
possesso
,
per
che
cosa
?
per
rappresentar
nella
commedia
la
maschera
della
moglie
fedele
?
"
L
'
utopia
sembrava
doversi
effettuare
.
Gian
Luigi
Sideri
,
arrivato
,
dopo
infinite
delusioni
,
a
Laura
Uglio
dolente
di
infinite
delusioni
,
-
era
l
'
uomo
pel
quale
molto
ancora
una
donna
avrebbe
potuto
contare
.
Le
due
stanchezze
di
vita
,
le
due
amare
esperienze
,
s
'
erano
attratte
,
sostenute
,
compenetrate
in
una
passione
estesa
,
cui
tutte
le
forme
dell
'
amore
avevano
concorso
mirabilmente
....
E
(
questo
si
doveva
dire
sottovoce
,
perchè
il
mondo
argutissimo
non
si
sbellicasse
dalle
risa
)
,
per
Laura
Uglio
aveva
lavorato
Gian
Luigi
,
scrivendo
quel
romanzo
il
quale
,
se
non
altro
,
attestava
delle
eccellenti
intenzioni
e
un
non
volgare
uso
degli
agi
.
Poi
a
Saint
-
Moritz
(
dove
il
mondo
argutissimo
supponeva
Laura
in
compagnia
di
parenti
,
ed
io
per
crederlo
avevo
dovuto
innamorarmi
di
Laura
una
seconda
volta
,
cioè
chiudere
gli
occhi
alla
luce
)
,
a
Saint
-
Moritz
s
'
era
tessuto
un
idillio
audace
,
quale
lo
potevan
quei
due
,
giuocatori
all
'
amor
libero
con
circospezione
,
ma
senza
ipocrisie
,
e
parati
a
rispondere
;
là
,
un
primo
attacco
del
male
onde
Laura
doveva
morire
,
aveva
sinistramente
richiamati
gli
amanti
alla
realtà
fredda
e
crudele
.
Il
medico
,
supposto
in
Gian
Luigi
un
parente
di
Laura
,
cioè
un
indifferente
,
s
'
era
creduto
in
dovere
di
preavvisarlo
che
la
donna
non
avrebbe
resistito
più
d
'
un
anno
;
e
Laura
,
per
caso
,
aveva
ascoltata
la
sentenza
;
e
fra
quei
due
,
un
terzo
personaggio
era
venuto
a
collocarsi
,
spaventosamente
afrodisiaco
:
la
morte
.
Talchè
quando
io
aveva
rivista
Laura
a
Pallanza
,
ella
usciva
da
un
idillio
mutatosi
in
ridda
fàllica
,
ella
era
già
consapevole
della
sua
sorte
;
l
'
espressione
cinica
,
dura
,
spudorata
,
volubile
,
sorpresa
su
quel
volto
,
originava
da
un
disprezzo
vasto
d
'
ogni
cosa
,
che
non
fosse
il
suo
amore
;
un
tal
disprezzo
d
'
ogni
cosa
,
da
permettere
a
Giorgio
Uglio
di
credersi
amato
fedelmente
,
perchè
Laura
trovava
inutile
allontanarlo
,
non
meno
inutile
che
allontanare
uno
stupido
cane
il
quale
abbia
un
grottesco
modo
di
mostrare
la
sua
affezione
.
Questa
la
confidenza
generale
di
Gian
Luigi
,
fattami
in
un
'
ora
di
rievocazione
dolorosa
,
e
non
rammaricata
nei
giorni
successivi
;
anzi
,
ampliata
in
modo
ch
'
ebbi
a
provarne
un
involontario
dispetto
.
Attirato
dall
'
argomento
,
il
Sideri
parlava
con
lucidità
ed
ordine
;
semplice
dapprima
;
poi
vario
d
'
inflessioni
,
di
parole
,
di
pensieri
;
un
narratore
squisito
,
un
artista
di
memorie
ch
'
egli
sgranava
quasi
in
capitoli
di
romanzo
....
Perchè
il
suo
racconto
aveva
un
concetto
pieno
di
orgoglio
:
Gian
Luigi
contava
nella
vita
di
Laura
come
un
salvatore
:
era
giunto
a
tempo
,
aveva
impedito
alla
donna
di
perdersi
,
aveva
trasformata
l
'
adultera
in
un
'
amante
saggia
e
devota
....
Questo
concetto
che
in
altra
età
mi
avrebbe
eccitate
le
risa
più
irreverenti
,
si
comunicava
al
mio
spirito
;
lo
comprendevo
e
lo
ammiravo
,
dimenticando
con
Gian
Luigi
che
l
'
edificio
di
quell
'
amore
aveva
le
basi
false
,
comechè
sorte
a
oltraggio
delle
consuetudini
e
della
legge
;
infine
,
io
considerava
Laura
una
donna
libera
di
sè
,
trascurando
Giorgio
Uglio
suo
marito
,
dal
quale
soltanto
la
redenzione
sarebbe
dovuta
venire
....
Ma
mentre
Gian
Luigi
parlava
,
per
maligna
stranezza
io
smarriva
la
visione
di
Laura
,
e
un
dispetto
involontario
a
poco
a
poco
mi
offriva
la
visione
di
Lidia
;
pura
ma
fredda
;
onesta
ma
chiusa
;
intelligente
ma
repulsiva
.
Nulla
avrebbe
ella
capito
di
tutto
ciò
che
è
passione
;
io
aveva
soffocati
per
lei
i
germi
di
tendenze
artistiche
,
nelle
quali
avrei
trovati
saporitissimi
orgogli
,
e
lei
non
aveva
saputo
rendermi
l
'
apostasia
in
altrettanto
amore
.
Gian
Luigi
ricordava
con
tenera
commozione
gli
ultimi
tempi
di
Laura
.
L
'
elegantissima
signora
aveva
un
animo
coraggioso
fino
allo
stoicismo
;
sapendo
che
allorchè
le
forze
le
fossero
mancate
,
non
si
sarebbe
riavuta
mai
più
,
durava
in
una
lotta
spaventosa
col
male
,
ogni
giorno
lasciando
il
letto
per
una
crispazione
di
volontà
,
facendosi
abbigliare
dalla
cameriera
,
uscendo
in
carrozza
,
recandosi
ai
convegni
di
Gian
Luigi
nei
quali
ogni
parvenza
di
piacere
era
scomparsa
per
dar
posto
alla
matematica
sicurezza
della
fine
impendente
.
Nuovo
rimorso
in
me
,
che
avevo
creduto
d
'
essere
amato
,
d
'
essere
desiderato
da
quella
moribonda
:
e
n
'
ero
andato
superbo
come
un
collegiale
a
cui
i
primi
sguardi
femminili
rimestano
tutte
le
stupide
cattiverie
isteriche
.
In
breve
,
le
confidenze
di
Gian
Luigi
mi
divennero
intollerabili
.
Avrei
volontieri
apprese
le
doti
di
Laura
:
ma
leggendole
,
non
dalla
bocca
di
uno
che
aveva
baciata
la
sua
bocca
;
non
da
una
viva
voce
cui
aveva
risposta
la
voce
della
donna
.
Poi
,
rapidamente
,
io
diventava
debitore
di
Gian
Luigi
,
perchè
alla
sua
rinata
intimità
non
potevo
contraccambiare
....
Narrargli
i
miei
dubbî
?
Mostrargli
di
quali
aspre
delusioni
il
mio
matrimonio
fosse
già
macchiato
?
...
Queste
sciagure
eran
volgarissime
,
in
fondo
;
anche
un
po
'
ridicole
,
perchè
me
le
ero
addossate
con
una
scelta
inadatta
....
E
per
levarmi
d
'
impaccio
,
tentai
una
strada
nuova
.
Diedi
ai
nostri
discorsi
un
colore
sarcastico
:
evitai
le
memorie
e
i
fatti
presenti
,
per
raccontare
vicende
allegre
di
cui
ero
stato
attore
e
spettatore
:
Gian
Luigi
capì
ed
accettò
l
'
invito
,
e
cinque
giorni
dopo
la
morte
di
Laura
Uglio
,
alla
nostra
tavola
sfilavan
nomi
di
donne
allegre
,
episodî
amorosi
d
'
una
leggierezza
aereostatica
....
Il
Sideri
per
l
'
occasione
ricorreva
alla
lingua
francese
,
narrando
con
una
malignità
semplice
e
bonaria
,
la
quale
valeva
meglio
d
'
ogni
reticenza
....
Il
dolore
in
lui
rimaneva
,
ma
senza
forma
esterna
.
Un
mattino
ch
'
io
m
'
era
recato
a
casa
sua
,
il
servo
mi
disse
che
il
signor
conte
era
uscito
.
Lo
aspettai
:
arrivò
all
'
ora
della
colazione
.
-
Perdona
,
-
mi
disse
.
-
Sono
stato
al
cimitero
....
Se
tu
vedessi
....
non
più
un
fiore
,
nulla
!
-
Ma
il
buon
umore
tornò
presto
:
l
'
indomani
.
Dovevamo
pranzare
al
caffè
ed
io
v
'
era
giunto
,
rileggendo
per
la
quarta
volta
una
nuova
lettera
di
Lidia
.
Stranissima
lettera
,
considerando
lo
stato
d
'
animo
in
cui
ci
trovavamo
:
ad
ogni
riga
,
una
espressione
affettuosa
,
un
roseo
pensiero
,
un
desiderio
di
rivedermi
,
una
cura
della
mia
salute
,
e
baci
nel
commiato
....
Io
non
riusciva
a
stupirmene
abbastanza
....
Gian
Luigi
,
che
mi
vedeva
allegro
,
cominciò
co
'
suoi
aneddoti
e
con
allusioni
....
Raccontava
di
un
certo
amore
tessuto
parecchi
anni
prima
,
in
campagna
,
colla
giovane
moglie
d
'
un
senatore
.
-
Non
ho
mai
incontrata
una
donna
più
interessante
,
-
diceva
.
-
Era
la
vittima
d
'
un
enorme
bisogno
di
mentire
;
mentiva
con
tutti
,
e
quindi
si
contraddiceva
ad
ogni
piè
sospinto
....
Ella
non
scriveva
a
suo
marito
se
io
non
le
era
al
fianco
e
non
la
baciavo
sui
capelli
....
Un
giorno
che
per
lei
avevo
scoperto
un
bacio
nuovo
,
dietro
la
nuca
,
ella
scrisse
al
senatore
la
sua
migliore
lettera
;
una
lettera
affettuosa
,
desiderosa
,
graziosa
,
eccitante
....
E
il
buon
uomo
non
appena
mi
rivide
,
mi
costrinse
a
leggere
quella
lettera
,
ch
'
egli
considerava
il
capolavoro
dell
'
affetto
coniugale
,
ed
io
sapeva
invece
il
capolavoro
di
tutt
'
altro
....
-
Gian
Luigi
scoppiò
a
ridere
pel
ricordo
curioso
.
Io
mi
morsi
le
labbra
.
-
T
'
avverto
,
-
dissi
qualche
tempo
dopo
,
-
che
domani
vado
a
Pallanza
.
-
Di
già
?
-
fece
il
Sideri
malcontento
.
-
Ti
ha
scritto
la
tua
signora
?
-
Mia
moglie
non
mi
scrive
mai
!
-
risposi
.
XIX
.
Dannato
viaggio
!
Io
credo
di
non
aver
più
sentite
le
distanze
colla
nervosa
acutezza
d
'
allora
.
Movimenti
di
passeggeri
e
di
treni
;
chiacchiere
di
viaggiatori
;
paesaggi
;
fermate
e
ripartenze
lente
come
agonie
;
mormorio
d
'
acque
intorno
al
battello
;
giuoco
di
colori
naturali
sullo
specchio
del
lago
,
nel
profilo
dei
monti
;
giuoco
di
colori
artificiali
nel
volto
e
nelle
vesti
delle
signore
che
mi
stavano
intorno
;
tutto
aveva
posto
e
si
collocava
nebulosamente
nel
mio
cervello
accanto
a
un
pensiero
unico
e
sanguinoso
:
Lidia
mentiva
nella
sua
lettera
.
Arrivai
inatteso
,
verso
mezzogiorno
.
Allo
sbarco
,
un
gruppo
variopinto
d
'
uomini
e
signore
osservava
la
solita
manovra
dell
'
approdo
;
io
,
confuso
tra
la
folla
sopra
-
coperta
,
distinsi
immediatamente
nel
gruppo
Lidia
al
fianco
d
'
Ettore
Caccianimico
;
ella
guardò
i
passeggeri
,
non
mi
vide
,
si
volse
a
pronunciar
qualche
parola
con
Ettore
.
Il
ponte
fu
gettato
,
vi
passai
,
e
arrivai
innanzi
a
Lidia
e
ad
Ettore
quasi
di
sorpresa
.
-
Tornato
!
-
esclamò
la
donna
,
stendendomi
la
mano
.
-
Perchè
non
ci
hai
scritto
?
-
Non
sapevo
,
-
mormorai
,
con
uno
sguardo
sintetico
a
Lidia
.
Come
s
'
era
vestita
stranamente
!
Aveva
un
abito
chiarissimo
e
senza
linee
precise
,
secondo
il
gusto
dominante
;
ma
una
fascia
alta
color
viola
cupo
le
serrava
il
busto
,
ricadendo
sul
fianco
sinistro
a
ravvivar
la
tinta
pallida
dell
'
abito
.
Il
cappello
grande
,
col
pizzo
tutt
'
intorno
,
lasciando
scorgere
ben
poco
del
suo
viso
delicato
,
dava
alla
carnagione
in
compenso
un
tono
d
'
ombra
soavissimo
.
Lidia
non
aveva
guanti
nè
gioielli
;
portava
le
scarpette
di
panno
bianco
.
Mi
posi
al
suo
fianco
,
incamminandoci
,
mentre
Ettore
le
si
metteva
all
'
altro
lato
.
-
Il
conte
Sideri
sta
meglio
?
-
domandò
Ettore
.
-
Mi
pare
,
-
dissi
.
-
In
ogni
modo
,
non
potevo
più
resistere
alla
temperatura
della
città
.
-
Non
fai
conto
di
ripartire
,
speriamo
?
-
osservò
Lidia
con
sollecitudine
.
-
No
,
no
,
-
risposi
.
-
Aspetto
anzi
Gian
Luigi
,
che
ha
promesso
di
raggiungerci
.
-
Lidia
salutò
in
quell
'
istante
due
signore
affacciate
al
balcone
d
'
una
villa
.
-
Sono
conoscenze
nuove
,
-
mi
spiegò
poscia
.
-
Ho
fatte
molte
amicizie
in
questi
giorni
e
non
trovo
tempo
a
restituir
le
visite
.
La
povera
mamma
è
disperata
,
perchè
quando
non
ho
l
'
umore
per
le
chiacchiere
,
incarico
lei
di
sostituirmi
.
Oggi
,
per
esempio
,
l
'
ho
mandata
in
montagna
col
papà
a
una
gita
che
mi
spiaceva
:
torneranno
per
l
'
ora
del
pranzo
.
-
Appena
fui
nella
mia
camera
,
rilevai
una
novità
.
Dall
'
uscio
comunicante
aperto
,
la
camera
di
Lidia
presentava
un
tale
aspetto
,
di
disordine
che
non
v
'
era
d
'
uopo
di
soverchia
intelligenza
per
capire
come
la
donna
non
l
'
abitasse
più
:
vi
mancavano
i
suoi
oggetti
d
'
abbigliamento
e
il
misterioso
profumo
ond
'
ella
nobilitava
i
luoghi
che
l
'
accoglievano
.
Lidia
mi
raggiunse
quasi
sùbito
e
leggendo
sul
mio
volto
un
'
interrogazione
,
disse
:
-
Non
te
ne
ho
avvertito
nella
lettera
per
dimenticanza
:
ho
mutato
camera
:
sto
al
primo
piano
,
presso
la
mamma
.
Fu
un
'
idea
mia
,
credendo
ti
saresti
trattenuto
molto
in
città
....
-
Un
'
idea
stranissima
,
-
risposi
.
-
Ma
no
:
questa
camera
non
si
prestava
a
un
arredo
un
po
'
elegante
,
mentre
l
'
altra
è
diventata
così
simpatica
.
Stasera
tornerò
qua
sopra
:
tu
lo
permetti
,
non
è
vero
?
-
Gli
occhi
di
Lidia
brillarono
:
ella
stava
non
seduta
,
ma
appoggiata
al
letto
,
colle
gambe
stese
,
il
busto
ritto
,
la
testa
in
avanti
verso
di
me
.
Io
l
'
avvicinai
sorridendo
.
-
Te
ne
avrei
pregato
,
-
risposi
.
E
aggiunsi
in
tono
ilare
:
-
Dunque
,
grandi
mutamenti
su
tutta
la
linea
?
Gite
,
conoscenze
,
feste
,
visite
?
...
-
Ti
dispiace
?
-
domandò
Lidia
premurosa
.
-
Per
nulla
.
Ciò
vuol
dire
che
la
tua
salute
è
buona
.
-
Discreta
,
sì
.
E
poi
c
'
è
un
'
altra
novità
....
-
Io
sussultai
,
preparandomi
a
una
tenera
notizia
;
le
mie
braccia
istintivamente
si
stesero
verso
la
donna
....
-
Una
novità
,
-
ripetè
questa
.
-
Studio
l
'
inglese
.
-
Lasciai
cadere
le
braccia
,
ritornando
allo
specchio
innanzi
al
quale
mi
ravviavo
la
barba
.
-
Ah
,
è
qui
tutto
?
-
dissi
.
-
E
con
chi
?
-
Col
Caccianimico
.
-
Da
quando
?
-
Oh
dalla
tua
partenza
:
cinque
o
sei
giorni
soli
.
-
Meglio
così
;
perchè
queste
lezioni
mi
dispiacciono
.
-
Lidia
crollò
le
spalle
,
abbandonando
la
sua
positura
incomoda
e
venendomi
al
fianco
.
-
Per
qual
motivo
?
-
chiese
ella
.
-
Ettore
non
avrà
più
tempo
,
adesso
.
-
Se
non
fa
nulla
tutto
il
giorno
!
-
Appunto
.
È
una
crudeltà
distoglierlo
da
simili
occupazioni
per
delle
sciocchezze
.
-
Lidia
ebbe
un
moto
di
stizza
,
dicendo
nell
'
allontanarsi
:
-
Come
si
può
fare
?
Io
non
oserei
ripetere
al
Caccianimico
il
tuo
ordine
.
-
Va
bene
,
-
risposi
.
-
Lo
dirò
ad
Ettore
.
Sei
contenta
?
-
La
donna
mi
guardò
e
comprese
essere
vana
l
'
insistenza
.
-
Dovresti
accompagnarmi
giù
,
-
pregò
calma
e
affettuosa
.
Giù
,
ella
aperse
la
porta
del
suo
piccolo
appartamento
e
mi
vi
precedette
.
Le
camere
eran
due
.
La
prima
,
un
salottino
fatto
per
l
'
intimità
:
a
sinistra
il
divano
a
due
posti
,
con
innanzi
la
tavola
carica
di
gingilli
,
e
sull
'
impiantito
di
legno
un
tappeto
alto
e
silenzioso
:
la
parete
di
fronte
era
occupata
dal
caminetto
chiuso
,
e
la
parete
principale
s
'
apriva
a
due
grandi
finestre
,
che
davan
su
quel
terrazzo
dal
quale
Lidia
m
'
aveva
gettato
il
fatale
telegramma
;
tra
l
'
una
e
l
'
altra
finestra
,
uno
scaffaletto
ove
i
ninnoli
stavan
presso
numerose
fotografie
.
Ma
ciò
che
al
luogo
prestava
un
caro
significato
di
raccoglimento
,
era
un
gran
vano
che
doveva
essere
stato
un
'
alcova
,
presso
l
'
entrata
.
La
tappezzeria
vi
era
più
scura
:
una
piccola
tavola
col
servizio
da
tè
e
due
piccole
poltrone
formavano
tutto
l
'
arredo
:
ma
vi
eran
diversi
quadri
alle
pareti
,
e
in
un
angolo
,
sopra
una
specie
di
sgabello
,
una
pila
di
libri
francesi
,
di
novissima
pubblicazione
.
-
Qui
prendiamo
il
tè
,
-
disse
Lidia
,
accennando
.
Io
guardai
un
'
altra
volta
le
due
poltrone
,
e
seguii
la
donna
nella
seconda
camera
.
Non
vi
rilevai
nulla
di
speciale
:
era
la
sua
camera
da
letto
,
solita
in
villa
:
il
letto
bianco
dalla
coperta
a
ricami
rossi
,
il
tavolino
d
'
abbigliamento
colla
superficie
in
cristallo
e
un
grande
specchio
ovale
trattenuto
al
disopra
da
un
grifo
d
'
oro
;
l
'
armadio
,
qualche
mobile
per
sopportare
altri
gingilli
....
Fra
i
gingilli
,
un
libro
,
una
grammatica
inglese
,
e
nella
grammatica
una
lettera
del
Caccianimico
,
aperta
.
-
E
qui
dormo
!
-
fece
Lidia
.
-
Era
necessario
questo
cambiamento
,
finchè
tu
non
v
'
eri
.
Quell
'
uscio
mette
nella
camera
della
mamma
;
così
ci
teniam
compagnia
,
la
notte
.
Sai
che
ho
paura
dei
temporali
!
-
Nella
grammatica
inglese
una
lettera
del
Caccianimico
,
aperta
;
aperta
,
quindi
leggibile
a
tutti
:
eppure
,
avrei
pagato
non
so
che
per
leggerla
io
pure
;
se
l
'
avessi
fatto
sùbito
,
come
per
distrazione
,
la
cosa
sarebbe
venuta
naturalissima
;
ora
,
bisognava
darle
un
significato
dal
quale
rifuggivo
.
-
E
adesso
,
-
mormorò
Lidia
venendomi
incontro
,
-
vorresti
lasciarmi
sola
?
Debbo
mutar
d
'
abito
per
il
pranzo
.
-
Voce
nuova
:
gentilezze
nuove
;
peggio
ancora
:
le
braccia
di
Lidia
mi
ricinsero
il
collo
,
e
le
sue
labbra
s
'
unirono
spontaneamente
alle
mie
....
Ebbi
come
un
lampo
innanzi
agli
occhi
,
un
sussulto
di
felicità
mi
chiamò
vivamente
il
sangue
al
cuore
....
Se
quelle
moine
fossero
state
sincere
!
S
'
ella
avesse
saputo
trasformarsi
d
'
un
tratto
e
trasformare
anche
me
,
perduto
già
in
altri
desideri
,
perchè
ella
era
perennemente
eguale
!
-
Che
sapor
di
rosa
il
tuo
bacio
!
-
dissi
.
-
Poi
mi
morsi
le
labbra
,
poichè
questa
era
una
frase
della
morta
Laura
.
-
Ti
aspetto
in
giardino
,
-
aggiunsi
,
uscendo
.
Invece
,
quando
fui
in
giardino
,
un
istinto
più
forte
mi
trasse
a
passarne
il
cancello
e
ad
avviarmi
sulla
strada
per
Intra
.
V
'
era
dovunque
un
delizioso
profumo
d
'
olea
fragrans
;
i
muri
di
cinta
ai
lati
,
coprivan
già
d
'
ombra
benigna
la
strada
,
così
dilettevole
e
propizia
alle
meditazioni
,
ch
'
io
mi
trovai
ad
Intra
quasi
senz
'
avvedermene
.
Analizzavo
il
bacio
di
Lidia
;
s
'
ella
non
mi
fosse
stata
cognita
,
l
'
impressione
deliziosa
prodottami
da
quell
'
abbraccio
improvviso
,
avrebbe
avuta
una
giustificazione
;
ma
perchè
io
conosceva
Lidia
di
fronte
alle
forme
dell
'
amore
,
l
'
impressione
era
puerile
,
non
potendo
attribuire
lo
slancio
affettuoso
della
donna
a
un
desiderio
di
darsi
,
forse
l
'
unico
desiderio
,
forse
l
'
unica
forma
amorosa
per
rallentare
se
non
distruggere
il
processo
de
'
miei
sospetti
e
le
dissonanze
d
'
indole
che
ci
torturavano
....
Quel
bacio
era
stata
una
spensieratezza
o
una
malignità
,
ed
io
n
'
era
rimasto
vittima
come
a
diciott
'
anni
.
Avrei
dovuto
attendermi
ben
altro
,
ben
più
ammalianti
seduzioni
da
una
donna
che
stava
per
tradirmi
:
(
ormai
avevo
classificata
Lidia
così
,
mettendola
al
mio
fianco
in
quel
Circolo
sul
quale
avevo
fatte
profonde
meditazioni
,
giorni
addietro
)
.
Bene
ammalianti
seduzioni
doveva
ella
sfoderar
come
artigli
,
per
ingannarmi
e
chiudermi
gli
occhi
,
perchè
noi
ci
eravamo
amati
troppo
in
fretta
e
le
seduzioni
naturali
eran
già
esauste
!
Bisognava
stringerla
in
un
cerchio
di
ferro
,
spiarla
attentamente
,
interpretarne
i
pensieri
,
accumulare
delle
prove
,
dimostrarle
come
tutto
io
sapessi
comprendere
.
Una
barca
approdò
alla
riva
,
mentre
formulavo
quel
chiaro
indirizzo
di
condotta
....
Allungai
un
po
'
la
testa
dalla
soglia
del
caffè
ove
m
'
ero
seduto
,
e
vidi
Ettore
balzare
agilmente
sul
greto
,
salir
la
piccola
ascesa
fino
all
'
altezza
della
strada
,
e
dirigersi
alla
mia
volta
.
Egli
sedette
al
mio
tavolino
esprimendo
il
piacere
d
'
avermi
incontrato
.
Io
lo
guardava
con
intensità
:
era
costui
che
insegnava
l
'
inglese
a
Lidia
e
le
scriveva
;
era
costui
che
nella
caverna
de
'
miei
sospetti
veniva
a
prendere
il
posto
di
Gian
Luigi
Sideri
;
dovevo
badare
stavolta
a
non
ingannarmi
,
a
dedurre
con
facilità
,
cernendo
i
fatti
significanti
da
quelli
comuni
ai
quali
il
mio
amore
prestava
un
significato
fittizio
.
-
Spiegami
,
-
egli
disse
ridendo
,
-
il
mistero
della
tua
scomparsa
.
Ai
funerali
non
ti
ho
visto
:
quando
hai
telegrafato
,
credevo
in
qualche
intrigo
;
poi
,
quando
sei
ritornato
,
non
ho
saputo
più
che
dire
.
-
Naturalmente
,
-
risposi
.
-
Tu
sei
avvezzo
a
interpretare
con
malignità
ogni
cosa
,
ed
è
questo
il
metodo
più
sicuro
per
non
capire
le
azioni
semplici
.
Ho
trovato
a
Milano
il
conte
Sideri
molto
indisposto
,
e
mi
son
trattenuto
qualche
tempo
.
-
Malignità
,
-
fece
Ettore
,
alzando
le
spalle
.
-
Non
fui
più
maligno
degli
altri
;
perchè
ti
debbo
avvertire
che
le
tue
stranezze
fecero
una
cattiva
impressione
qui
.
-
A
chi
?
-
Ai
tuoi
suoceri
,
per
esempio
.
È
sopravvenuto
un
fatto
gravissimo
,
nella
tua
assenza
.
Si
è
parlato
molto
della
defunta
,
e
siccome
se
ne
parlava
fra
gentildonne
,
s
'
è
sgranato
un
rosario
diabolico
di
cattiverie
:
la
si
è
accusata
d
'
inganni
,
di
vita
libera
,
di
galanterie
che
passavano
il
segno
,
di
sregolatezze
mostruose
;
tutto
ciò
perchè
qualcuno
voleva
compiangerne
la
fine
.
-
Si
è
osato
questo
?
-
esclamai
.
-
Non
solo
,
-
continuò
Ettore
freddamente
.
-
Ma
alla
conversazione
assistevano
i
tuoi
suoceri
,
i
quali
hanno
strepitato
per
dieci
,
alla
rivelazione
.
L
'
idea
che
simile
donna
avesse
l
'
adito
in
casa
loro
e
la
loro
confidenza
,
li
ha
fatti
arrossire
fino
alla
radice
dei
capelli
;
Pietro
Folengo
era
già
stato
al
funerale
,
e
se
n
'
è
pentito
amaramente
;
donna
Teresa
aveva
già
sparsa
qualche
lagrima
,
e
l
'
ha
ricomprata
accusando
la
morta
della
più
odiosa
ipocrisia
.
Ti
dico
,
un
pandemonio
.
-
E
....
mia
moglie
?
-
chiesi
titubando
.
-
Questo
verrà
dopo
,
-
continuò
Ettore
,
il
quale
sembrava
voler
procedere
col
massimo
ordine
.
-
L
'
irritazione
dei
signori
Folengo
si
rovesciò
sulla
sua
testa
,
perchè
supponevano
che
tu
fossi
a
ragguaglio
della
vita
intima
della
morta
,
e
n
'
eran
confermati
dalla
freddezza
fra
te
e
Giorgio
Uglio
....
Qualcuno
,
a
Milano
,
s
'
incaricò
di
soffiar
nell
'
orecchio
del
signor
Pietro
non
so
quali
storie
:
un
passato
legame
tuo
colla
povera
defunta
,
un
riavvicinamento
pericoloso
in
questi
ultimi
tempi
.
-
Angela
Tintaro
,
senza
dubbio
!
-
osservai
.
-
Non
so
;
ma
è
certo
che
,
più
o
meno
chiaramente
,
i
signori
Folengo
ti
fanno
l
'
accusa
di
non
aver
loro
aperti
gli
occhi
e
d
'
aver
permesso
che
la
donna
così
colpevole
passasse
la
soglia
della
casa
ov
'
era
la
tua
fidanzata
e
se
ne
facesse
un
'
amica
.
Non
tengono
conto
dell
'
ostracismo
a
cui
la
condannasti
più
tardi
e
non
capiscono
come
tu
abbia
potuto
sopportare
ch
'
ella
continuasse
nella
loro
intimità
,
quando
tu
non
la
volevi
in
casa
tua
....
-
Queste
osservazioni
sono
state
fatte
alla
tua
presenza
?
-
No
,
pur
troppo
,
-
sospirò
Ettore
.
-
Io
non
le
avrei
sofferte
....
Le
seppi
per
caso
....
-
E
mia
moglie
?
-
La
tua
signora
ti
ha
difeso
strenuamente
;
si
è
proclamata
sicurissima
della
tua
buona
fede
,
ed
ha
osato
tentare
una
discolpa
della
morta
....
-
Ettore
s
'
arrestò
per
guardare
l
'
orologio
.
-
Sono
le
cinque
,
-
disse
.
-
Vuoi
che
ritorniamo
?
Ritornammo
lentamente
,
dandoci
il
braccio
.
-
Sicchè
,
-
ripresi
,
-
Lidia
non
ha
creduto
nulla
di
queste
calunnie
?
-
Lo
puoi
capire
dall
'
accoglienza
d
'
oggi
;
mi
è
parsa
felicissima
di
rivederti
.
-
Sì
,
felicissima
,
-
ripetei
a
malincuore
,
pensando
al
trasloco
della
sua
camera
da
letto
.
-
E
durante
la
mia
assenza
?
...
-
Io
le
ho
tenuto
compagnia
quanto
potevo
,
e
non
le
ho
mai
sentito
elevare
un
dubbio
sulla
verità
delle
tue
parole
....
Anzi
,
per
distrarla
,
avevo
cominciato
a
darle
qualche
lezione
d
'
inglese
,
la
lingua
elegante
ch
'
ella
desiderava
conoscere
....
-
Me
lo
disse
,
infatti
....
-
Ma
l
'
allieva
e
il
maestro
ne
son
già
ristucchi
,
-
seguitò
Ettore
,
ridendo
.
-
Ci
fermeremo
così
all
'
I
am
,
thou
art
....
-
O
costui
era
l
'
ottimo
fra
gli
amici
,
o
il
peggiore
degli
ipocriti
;
nell
'
un
caso
e
nell
'
altro
,
un
uomo
avveduto
per
annunciarmi
con
tanta
semplicità
quanto
io
voleva
chiedergli
....
Quelle
lezioni
d
'
inglese
mi
sembravano
sospette
ed
eran
tali
,
in
ogni
modo
,
da
eccitare
i
comenti
maligni
degli
estranei
;
Ettore
l
'
aveva
capito
meglio
di
Lidia
,
evitandomi
così
il
rincrescimento
di
parlarne
ancora
.
Sulla
soglia
della
villa
,
gli
strinsi
la
mano
freddamente
,
angustiato
da
quel
dilemma
fra
l
'
amico
e
l
'
ipocrita
che
mi
ripromettevo
di
snodare
al
più
presto
.
Si
pranzava
in
giardino
,
plebeamente
,
sotto
un
chiosco
di
verzura
più
inestetico
di
quanti
avevo
visti
nelle
osterie
del
sobborgo
.
Attorno
alla
tavola
,
scintillante
d
'
argenteria
e
di
stoviglie
,
eran
già
seduti
i
signori
Folengo
e
Lidia
.
-
Ben
tornato
!
-
esclamò
Pietro
,
alzandosi
a
stringermi
la
mano
.
Io
lo
baciai
sulle
guance
e
ripetei
la
sacra
cerimonia
con
donna
Teresa
.
Quest
'
abitudine
rivestiva
un
carattere
orientale
a
cui
i
miei
suoceri
annettevano
grande
importanza
.
Quindi
baciai
sulla
fronte
Lidia
,
piena
di
sorrisi
e
di
gioielli
.
Dopo
le
parole
d
'
Ettore
,
ero
come
un
segugio
in
attesa
.
Presentivo
una
battaglia
impossibile
ad
evitarsi
,
e
m
'
irritavo
che
i
signori
Folengo
non
ripetessero
a
me
le
opinioni
espresse
all
'
indirizzo
della
defunta
,
la
cui
memoria
avrei
difesa
con
accanimento
.
Lidia
taceva
,
passandomi
il
vino
,
la
saliera
,
quanto
chiedevo
,
con
movenze
amichevoli
:
poi
si
parlò
della
gita
a
cui
avevan
preso
parte
i
miei
suoceri
,
e
gli
episodî
minuti
,
esagerati
,
piovvero
in
larga
copia
.
-
La
miglior
camminatrice
è
la
signora
Giustiniani
,
-
diceva
donna
Teresa
.
-
Ella
ha
percorsa
tutta
la
strada
a
piedi
e
non
ha
mai
domandato
di
riposarsi
.
-
Parte
domani
,
non
è
vero
?
-
domandò
Lidia
.
-
Va
a
Milano
perchè
suo
marito
ve
la
richiama
.
-
Questa
signora
,
-
mi
spiegò
Lidia
chinandosi
alcun
poco
verso
di
me
,
-
è
una
simpatica
giovane
che
ha
il
marito
infermo
.
E
hai
notata
,
mamma
,
una
stranezza
?
-
Donna
Teresa
affermò
col
capo
.
-
Non
avevo
ragione
io
?
-
continuò
Lidia
.
-
Proprio
,
una
rassomiglianza
non
comune
.
-
Con
chi
?
-
domandai
.
-
Bisognerà
pensare
a
far
rimettere
in
ordine
la
camera
che
Lidia
occupava
prima
,
-
disse
Pietro
a
donna
Teresa
.
-
Ci
ho
già
pensato
io
,
-
mormorò
Lidia
,
arrossendo
brevemente
.
E
distratto
da
quel
rossore
,
non
insistetti
a
chieder
con
chi
avesse
una
strana
rassomiglianza
la
signora
Giustiniani
.
Si
sorbì
il
caffè
sulla
terrazza
;
poi
ciascuno
prese
posto
in
qualche
angolo
,
nell
'
attesa
del
tramonto
ampio
e
sanguigno
.
I
signori
Folengo
in
preda
a
un
'
inesauribile
degustazione
dell
'
intimità
coniugale
,
s
'
appartarono
,
volgendoci
le
spalle
e
chiacchierando
sottovoce
;
Lidia
ed
io
rimanemmo
lungamente
appoggiati
al
davanzale
:
soffiava
una
fresca
brezza
,
e
lontana
si
stendeva
una
nebbia
azzurrognola
,
entro
cui
le
ville
e
i
monti
parevano
spostati
innanzi
,
isolati
sull
'
acqua
,
come
avviene
dei
corpi
chiusi
fra
lucidissime
pareti
di
ghiaccio
.
La
campagna
giovava
a
Lidia
,
che
in
pochi
giorni
aveva
presa
una
tinta
bruna
,
assai
piacevole
;
e
le
nuoceva
nel
medesimo
tempo
,
comechè
dovesse
aiutare
quella
tendenza
alla
pinguedine
,
di
cui
io
m
'
era
avveduto
e
s
'
era
avveduta
anche
la
donna
,
ora
angustiata
dalla
scoperta
e
impensierita
....
Verso
le
otto
,
ci
recammo
alla
villa
Caccianimico
,
ove
tutte
le
sere
si
radunavano
gli
amici
.
Una
bell
'
accolta
di
provinciali
,
in
quel
salotto
,
curiosamente
impacciati
di
sedersi
in
un
divano
a
molle
e
di
prendere
il
tè
col
latte
:
per
giudicarli
,
bastava
un
'
occhiata
ai
colori
onde
le
signore
si
pavoneggiavan
nelle
vesti
,
e
alle
cravatte
degli
uomini
.
-
Se
queste
son
le
tue
nuove
conoscenze
,
mi
congratulo
della
scelta
,
-
dissi
a
Lidia
sottovoce
.
Lidia
crollò
il
capo
,
prendendo
familiarmente
da
un
vaso
della
caminiera
una
mano
di
garofani
,
che
in
un
batter
d
'
occhio
s
'
appuntò
sul
davanti
del
corpetto
.
-
Sono
miei
?
-
chiese
a
Ettore
.
-
Sì
signora
,
-
fece
questi
,
occupato
a
spinger
nel
mezzo
il
tavolino
da
giuoco
.
-
Mi
ha
tolto
il
piacere
di
offrirglieli
....
-
La
frase
mi
sembrò
audace
;
gettai
un
'
occhiata
rapida
intorno
per
vedere
se
fosse
stata
notata
;
ma
tutti
chiacchieravano
gaiamente
,
ed
ebbi
l
'
intuizione
che
se
fossi
rimasto
più
a
lungo
a
sorvegliar
l
'
écarté
di
Lidia
,
avrei
finito
per
esser
notato
io
,
peggio
di
qualunque
frase
.
Dall
'
angolo
ove
m
'
ero
posto
,
confrontai
il
giuoco
d
'
Ettore
col
giuoco
di
Gian
Luigi
e
vi
trovai
spaventose
differenze
.
Non
teneva
la
testa
curva
sulle
carte
,
Ettore
;
non
era
triste
nè
pallido
;
i
suoi
occhi
guardavan
Lidia
prima
d
'
ogni
altra
cosa
,
poi
venivano
a
cercar
prudentemente
i
miei
,
e
credendoli
distratti
o
divertiti
,
ritornavano
a
Lidia
.
Non
avrei
voluto
che
fosse
:
ma
mi
sembrava
l
'
écarté
potesse
magnificamente
sostituire
qualunque
lezione
di
qualunque
lingua
....
XX
.
Un
servo
entrò
,
portando
le
lampade
accese
e
collocandone
una
sul
caminetto
,
l
'
altra
sulla
tavola
.
Quasi
immediatamente
dietro
lui
,
giunsero
Pietro
e
donna
Teresa
;
poi
Lidia
,
vestita
a
nero
;
tutt
'
e
tre
ostentarono
di
non
guardarmi
.
I
miei
suoceri
sedettero
sul
divano
:
Lidia
in
una
poltrona
di
fronte
a
loro
.
Io
,
all
'
uscir
del
servo
,
chiusi
le
porte
,
assicurandomi
prima
che
nessun
romore
indicasse
la
presenza
d
'
altri
domestici
;
le
porte
si
chiusero
in
silenzio
,
e
ritornai
verso
le
persone
sedute
e
taciturne
.
Pietro
ebbe
un
lieve
colpo
di
tosse
nervosa
.
Il
processo
cominciava
.
Rimasto
in
piedi
,
appoggiato
alla
finestra
prospiciente
la
terrazza
,
mi
rivolsi
a
Lidia
,
dicendo
con
calma
:
-
Vi
prego
;
se
volete
parlar
voi
per
la
prima
....
-
Sì
,
-
rispose
Lidia
,
-
parlerò
io
.
-
S
'
accomodò
meglio
nella
poltrona
,
guardando
in
faccia
i
suoi
parenti
.
-
Il
signore
,
-
mi
accennò
col
dito
,
-
si
è
permessa
una
condotta
che
mi
ha
obbligata
a
chiamarvi
qui
e
a
chiedervi
consiglio
.
La
mia
deliberazione
è
già
presa
e
la
vostra
spero
non
sarà
differente
.
Era
da
molto
ch
'
io
aveva
notato
in
Sergio
un
contegno
insolito
,
ma
non
ne
ho
avuta
la
spiegazione
che
ieri
solo
.
Il
signore
mi
sospetta
e
mi
accusa
d
'
adulterio
!
-
Pietro
,
a
cui
Lidia
si
rivolgeva
in
modo
speciale
,
sussultò
visibilmente
;
donna
Teresa
si
drizzò
in
piedi
.
Ma
Lidia
con
un
cenno
della
mano
li
tranquillò
,
continuando
in
pari
tempo
:
-
Sergio
è
venuto
nella
certezza
della
mia
colpa
in
séguito
a
un
fatto
molto
semplice
:
io
ho
ricevuta
ieri
una
lettera
,
della
quale
non
ho
creduto
di
riferire
il
senso
,
perchè
non
potevo
supporre
vi
si
annettesse
un
significato
così
grave
e
insultante
....
Sergio
ha
spiato
però
dove
io
posassi
il
foglio
,
e
durante
la
notte
ha
aperto
il
cassettone
,
ne
ha
levata
la
chiave
dello
scrigno
,
ha
aperto
lo
scrigno
,
e
s
'
è
impadronito
della
lettera
....
Io
era
coricata
e
dormivo
:
egli
è
venuto
a
svegliarmi
,
chiedendomi
conto
di
quelle
poche
righe
,
e
siccome
io
,
offesa
dalla
domanda
,
mi
son
rifiutata
di
dargli
spiegazioni
,
il
signore
mi
ha
minacciata
d
'
uno
scandalo
,
di
non
so
quale
scandalo
....
Peggio
ancora
,
continuando
io
a
rimanere
muta
,
Sergio
mi
ha
preso
pel
braccio
e
me
l
'
ha
stretto
in
modo
che
....
ecco
,
ne
porto
i
segni
.
Così
dicendo
,
con
rapida
mossa
,
Lidia
rimboccò
la
manica
destra
della
vestaglia
e
offerse
allo
sguardo
dei
signori
Folengo
due
chiazze
livide
intorno
al
polso
....
Quantunque
l
'
argomento
mi
sembrasse
una
parodia
di
quel
d
'
Iperide
per
Frine
,
m
'
avvicinai
io
pure
,
e
fremetti
alla
vista
;
certo
,
io
non
credeva
averle
fatto
un
tal
male
,
io
non
credeva
rimanessero
sulle
carni
fragili
della
donna
le
tracce
della
mia
violenza
....
-
È
semplicemente
una
vigliaccheria
!
-
proruppe
il
signor
Folengo
,
guardando
il
braccio
di
Lidia
con
attenzione
.
-
Povera
bambina
!
-
esclamò
donna
Teresa
.
Io
tornai
al
mio
posto
,
riprendendovi
l
'
indifferente
immobilità
.
-
I
fatti
che
giustificarono
l
'
oltraggiosa
supposizione
del
signor
Sergio
,
-
riprese
Lidia
,
mentre
riabbassava
la
manica
,
-
sono
ridicoli
....
Sergio
m
'
accusa
d
'
aver
ricevuta
la
persona
creduta
mia
complice
,
in
ogni
giorno
della
settimana
,
contrariamente
alle
abitudini
:
di
non
aver
rifiutati
i
fiori
che
quella
persona
mi
portava
fedelmente
,
e
l
'
altra
sera
,
perchè
avevo
preso
dei
garofani
e
li
avevo
appuntati
al
corpetto
,
il
signor
Sergio
mi
rimproverò
in
modo
assurdo
....
Se
volete
anche
il
nome
di
quella
persona
,
io
ve
la
dirò
,
e
ne
rimarrete
sorpresi
:
Ettore
Caccianimico
!
-
Il
signor
Caccianimico
!
-
ripetè
Pietro
.
-
Un
uomo
della
mia
età
!
-
Bisogna
essere
ben
corrotti
per
arrivare
a
simili
supposizioni
!
-
osservò
donna
Teresa
,
guardandomi
accigliata
.
Io
restai
muto
e
immobile
.
-
Vi
domando
,
-
fece
Lidia
,
-
se
potevo
accogliere
male
un
vecchio
il
quale
veniva
a
tenermi
onestissima
compagnia
quando
mio
marito
s
'
occupava
d
'
una
donna
,
che
se
non
fosse
morta
,
dovrei
giudicare
....
-
Ve
ne
prego
,
-
dissi
inoltrandomi
verso
Lidia
,
-
non
pronunciate
parole
indegne
....
-
Voi
sapete
di
chi
intendo
parlare
,
-
seguitò
Lidia
,
rivolgendosi
a
'
suoi
.
-
Quanto
alla
lettera
,
il
signore
la
tiene
nel
portafogli
e
potrete
giudicarla
....
-
Qui
Lidia
si
alzò
e
continuò
a
parlare
,
camminando
per
la
camera
nervosamente
:
-
Dopo
questo
,
io
non
ho
che
un
'
idea
:
verrò
con
voi
al
Cairo
,
subito
,
se
volete
,
anticipando
la
partenza
,
o
più
tardi
;
ma
è
ben
certo
,
ben
deciso
,
che
tra
me
e
il
signore
non
può
durar
più
alcun
legame
.
V
'
era
già
una
differenza
di
caratteri
tra
noi
,
molto
pericolosa
,
v
'
erano
altre
ragioni
di
discordia
;
ma
dopo
che
mi
si
accusa
d
'
esser
l
'
amante
d
'
un
uomo
di
cinquant
'
anni
,
è
impossibile
perdonare
e
chiudere
gli
occhi
....
-
Se
permettete
,
-
dissi
,
-
parlerò
io
,
ora
...
-
Che
cosa
volete
dire
?
-
interruppe
Lidia
.
-
Osereste
smentirmi
?
-
Lascialo
parlare
,
-
fece
Pietro
con
dolcezza
.
-
Ne
ha
il
diritto
....
-
Sì
,
sì
,
via
,
-
incalzò
donna
Teresa
,
avvicinandosi
a
Lidia
e
riconducendola
presso
di
sè
.
-
Calmati
un
poco
....
-
Sono
dolente
,
-
cominciai
,
-
di
dover
negare
,
non
i
fatti
esposti
,
ma
l
'
interpretazione
e
il
senso
che
Lidia
ha
prestato
loro
.
Ella
si
lagna
ch
'
io
l
'
abbia
trascurata
per
occuparmi
d
'
altri
:
mi
sono
interessato
,
è
vero
,
d
'
una
persona
ammalata
,
ma
semplicemente
perchè
ella
era
una
nostra
conoscenza
....
-
Quanto
a
questo
,
-
obiettò
Pietro
Folengo
,
-
sarà
meglio
tacere
.
Non
già
che
io
ti
accusi
di
troppa
simpatia
verso
quella
donna
:
ma
senza
dubbio
,
caro
Sergio
,
l
'
opinione
pubblica
ti
ha
indicato
come
....
suo
amico
in
altri
tempi
e
tu
avresti
dovuto
perciò
costringerti
in
più
delicato
riserbo
.
-
L
'
opinione
pubblica
!
-
ripetei
.
-
E
che
cos
'
è
l
'
opinione
pubblica
?
-
È
tutto
,
per
gli
uomini
serî
,
-
disse
gravemente
Pietro
.
-
Del
resto
,
sarà
meglio
sorvolare
a
questo
tema
.
Tu
conoscevi
la
vita
di
quella
donna
e
non
ce
ne
hai
parlato
,
lasciandola
per
lungo
tempo
al
fianco
di
colei
che
doveva
essere
tua
moglie
....
Dovrei
rimproverarti
molto
;
volevo
rimproverarti
,
anzi
,
appena
ritornasti
da
Milano
....
-
Hai
fatto
male
a
non
farlo
,
-
risposi
.
-
Avrei
potuto
difendere
una
memoria
....
-
Che
sciocchezze
!
-
esclamò
Pietro
.
-
Finiamola
lì
....
-
E
ti
pare
,
-
dissi
,
mettendomi
innanzi
a
Pietro
,
poichè
il
duello
si
limitava
a
noi
due
,
-
ti
pare
che
fosse
giusta
,
ragionevole
,
la
condotta
di
Lidia
?
S
'
ella
vedeva
mal
volentieri
ch
'
io
prendessi
notizie
di
quell
'
ammalata
,
perchè
non
dirmelo
?
-
Ah
,
-
interruppe
Lidia
,
sciogliendosi
dalle
braccia
di
sua
madre
,
-
ah
non
te
l
'
ho
detto
,
quando
mi
fu
riferito
che
t
'
avevan
visto
ai
Giardini
con
lei
?
-
Ai
Giardini
!
-
fece
donna
Teresa
.
-
Andavano
ai
Giardini
insieme
?
-
Una
volta
,
per
caso
,
-
dissi
,
volgendomi
a
mia
suocera
.
E
a
Lidia
:
-
quella
volta
,
mi
dicesti
che
t
'
era
affatto
indifferente
ch
'
io
avessi
una
o
dieci
amanti
!
-
Hai
detto
questo
?
-
domandò
Pietro
a
Lidia
.
-
Fu
per
rabbia
,
papà
!
-
rispose
Lidia
,
mordendosi
le
labbra
.
-
E
con
simile
congedo
,
non
era
io
in
diritto
di
supporre
qualcuno
tenesse
nel
cuore
di
Lidia
un
posto
più
importante
del
mio
?
-
ripresi
,
verso
Pietro
.
-
L
'
assiduità
del
Caccianimico
non
mi
piaceva
....
Conoscete
il
Caccianimico
:
perfetto
gentiluomo
,
il
quale
non
esiterebbe
tuttavia
a
romper
fede
e
a
portare
il
disonore
nella
casa
che
lo
ospita
....
-
(
Queste
parole
,
pronunciate
con
forza
,
mi
stridettero
alle
orecchie
come
un
fischio
)
.
-....È
un
uomo
elegante
,
parlatore
facile
,
scettico
fin
dove
si
può
esserlo
senza
pericolo
....
A
'
suoi
cinquant
'
anni
,
io
non
pensava
.
Lidia
leggeva
solo
i
libri
prestati
o
indicati
da
lui
;
non
portava
che
i
fiori
inviati
da
lui
;
ne
riceveva
delle
lettere
,
e
si
sobbarcava
a
studiar
l
'
inglese
con
lui
....
Ebbi
troppa
precipitazione
formulando
un
'
accusa
gravissima
;
tuttavia
,
non
potrete
assolvere
Lidia
dalla
taccia
d
'
imprudenza
....
-
I
volti
di
Pietro
e
di
donna
Teresa
restarono
impassibili
.
Lidia
corrugò
la
fronte
.
-
Oggi
,
-
proseguii
con
voce
calda
,
-
non
son
più
i
giorni
in
cui
una
moglie
rappresenti
agli
occhi
d
'
un
estraneo
qualche
cosa
di
sacro
e
di
sovrano
,
se
pure
tali
giorni
sono
mai
esistiti
.
E
quando
questa
moglie
non
si
sforzi
a
mantenersi
in
ogni
atto
superiore
al
dubbio
,
nel
cuore
del
marito
entrano
il
sospetto
,
la
gelosia
,
quell
'
orribile
tortura
che
io
ho
provata
e
che
mi
ha
fatto
trasmodare
....
-
Io
credo
,
-
osservò
donna
Teresa
,
-
vi
sia
dell
'
esagerazione
.
Un
uomo
deve
conoscere
la
moglie
.
-
Chi
può
rispondere
del
proprio
domani
?
-
ribattei
.
-
E
,
peggio
,
chi
può
rispondere
del
domani
d
'
un
altro
?
-
Non
divaghiamo
,
-
disse
Pietro
.
-
Non
facciamo
teorie
....
-
Eccomi
.
Io
sorvegliava
Lidia
,
da
qualche
giorno
:
lo
confesso
.
Mi
sono
impossessato
d
'
una
lettera
del
Caccianimico
quando
e
come
ho
potuto
.
Lidia
m
'
accusa
d
'
essere
entrato
stanotte
nella
sua
camera
e
d
'
averne
aperto
la
scrivania
furtivamente
....
Voi
capite
benissimo
che
la
mia
idea
era
giusta
,
al
contrario
:
s
'
io
non
avessi
trovato
nulla
di
significante
nella
lettera
,
avrei
evitata
qualunque
spiegazione
incresciosa
....
-
Era
meglio
agire
con
lealtà
,
-
fece
donna
Teresa
.
-
Chieder
la
lettera
a
Lidia
medesima
....
-
A
mente
fredda
si
fanno
molte
belle
cose
,
-
replicai
.
-
Quanto
alla
lettera
,
io
non
dirò
ch
'
essa
sia
molto
compromettente
;
ma
è
,
innanzi
tutto
,
una
lettera
inutile
,
vale
a
dire
una
lettera
scritta
pel
solo
scopo
di
abbreviare
le
già
brevissime
assenze
e
di
tenersi
presente
nel
pensiero
di
Lidia
....
-
Frugai
nella
tasca
interna
dell
'
abito
,
ne
cavai
il
portafoglio
e
ne
trassi
la
lettera
,
mettendola
sulla
tavola
....
Lidia
mi
guardava
con
espressione
avversa
.
-
....
Eccola
qui
.
Leggila
tu
,
Pietro
!
-
C
'
è
la
data
,
-
osservò
Pietro
,
guardando
il
foglio
che
teneva
in
mano
.
-
Ed
anche
la
firma
.
-
Questo
è
naturale
,
-
risposi
.
-
Senza
data
e
senza
firma
,
la
lettera
formerebbe
di
per
sè
un
documento
grave
.
"
Gentilissima
signora
,
-
cominciò
Pietro
.
-
Le
faccio
consegnare
il
libro
di
cui
Le
tenni
parola
;
nel
medesimo
tempo
la
ringrazio
d
'
avermi
resa
bella
e
interessante
la
serata
,
acconciandosi
a
passarla
nel
mio
inestetico
salotto
,
in
mezzo
a
gente
,
più
estetica
forse
,
ma
non
meno
indifferente
per
me
.
A
Sergio
ho
annunciato
che
le
nostre
lezioni
d
'
inglese
non
proseguiranno
oltre
;
credo
con
questo
d
'
aver
risposto
a
un
desiderio
di
lui
,
se
non
al
mio
:
egli
è
addolorato
e
nervoso
per
altre
contrarietà
e
non
avrei
voluto
che
interpretasse
a
rovescio
un
così
semplice
passatempo
,
quantunque
la
lunga
amicizia
e
la
perfetta
comprensione
che
Sergio
ha
del
mio
animo
,
dovrebbero
impedire
alla
sua
mente
ombrosissima
di
pensar
men
bene
di
me
.
Ho
l
'
onore
di
dirmi
,
ecc
.
,
ecc
.
"
Un
silenzio
grave
piombò
nella
camera
non
appena
,
finita
la
lettura
,
Pietro
ripiegò
il
foglio
e
lo
rimise
nella
busta
.
Lidia
ed
io
avevamo
compreso
che
la
lettera
lasciava
tranquilli
i
signori
Folengo
;
onde
ella
,
prima
colle
braccia
stese
e
chiuse
fra
le
ginocchia
in
atto
d
'
angoscia
,
sollevò
la
testa
guardandomi
:
io
restai
muto
ad
aspettare
.
-
Ebbene
?
-
cominciò
mia
suocera
.
-
Io
non
trovo
nulla
di
strano
in
queste
righe
.
-
Nulla
di
strano
,
-
ripetè
Pietro
.
-
Una
lettera
convenzionale
....
-
C
'
è
della
malafede
,
-
notai
irritato
.
-
E
non
so
come
voi
non
ve
ne
siate
accorti
....
Io
sono
addolorato
e
nervoso
per
altre
contrarietà
,
afferma
il
Caccianimico
.
È
falso
:
quali
contrarietà
possono
addolorarmi
quando
tutto
il
mio
pensiero
e
la
mia
vita
son
chiusi
qua
dentro
?
E
perchè
chiamarmi
ombrosissimo
,
se
non
per
prevenire
Lidia
e
animarla
contro
ogni
più
giusta
mia
osservazione
?
Io
credo
che
tutto
quanto
si
fa
da
un
uomo
come
Ettore
abbia
uno
scopo
;
lo
scopo
delle
sue
insinuazioni
era
di
disgiungerci
,
e
a
sua
volta
questo
disegno
ne
aveva
un
altro
che
vi
lascio
indovinare
.
-
Ero
riuscito
a
flettere
la
voce
con
molti
chiaroscuri
sentimentali
e
simpatici
;
mi
ripromettevo
dalle
parole
un
ottimo
resultato
per
la
mia
causa
;
onde
fui
scosso
da
capo
a
piedi
,
quando
scorsi
Pietro
Folengo
sorridere
bonariamente
,
stirarsi
,
e
lasciando
il
divano
venirmi
incontro
.
-
Tutto
questo
è
molto
buono
!
-
egli
disse
,
battendomi
sulla
spalla
.
-
Sei
geloso
e
perciò
pigli
dei
granchî
;
ma
se
sei
geloso
in
modo
così
esagerato
,
vuol
dire
che
ami
la
nostra
Lidia
.
-
No
,
-
proruppe
Lidia
,
-
Sergio
non
mi
ama
più
....
-
Tu
taci
,
ragazza
!
-
si
rivolse
Pietro
alla
donna
.
-
Tu
sei
troppo
suscettibile
e
non
sai
che
in
ogni
cattiva
cosa
può
esservi
del
buono
....
Siete
due
bambini
oziosi
e
null
'
altro
....
Se
non
era
che
per
mostrarci
una
piccolissima
contusione
,
tu
,
Lidia
,
potevi
risparmiar
di
muoverci
e
di
minacciarci
una
fuga
al
Cairo
;
quanto
a
te
,
Sergio
,
potevi
rimetter
nella
scrivania
quella
lettera
ingenua
....
Questa
è
la
mia
sentenza
:
datevi
due
baci
,
e
buona
notte
....
-
Certo
,
-
corroborò
donna
Teresa
,
alzandosi
ella
pure
con
un
sospirone
;
-
avete
fatto
un
romore
indiavolato
per
delle
fanciullaggini
....
Non
c
'
è
stata
colpa
in
Lidia
,
come
non
ci
fu
nel
signor
Caccianimico
....
-
Dunque
,
-
esclamai
,
-
venite
voi
pure
a
concludere
ch
'
io
sono
ombrosissimo
?
...
-
Pietro
Folengo
si
strinse
nelle
spalle
.
-
Sono
contrario
alla
mania
di
concludere
,
-
disse
.
-
Ma
senza
dubbio
,
io
al
tuo
posto
non
avrei
dubitato
nè
d
'
una
moglie
nè
d
'
un
amico
,
stando
le
cose
come
sono
....
Al
Caccianimico
parlerò
io
....
-
Tu
?
Che
vuoi
dirgli
?
-
Lo
pregherò
di
non
scrivere
,
di
farsi
veder
meno
in
casa
....
Non
infastidirti
,
Sergio
:
il
tuo
nome
non
sarà
pronunciato
:
parlerò
per
conto
mio
;
sono
vecchio
e
quanto
in
bocca
mia
ha
un
significato
,
in
bocca
tua
ne
assumerebbe
uno
ben
diverso
....
Ciò
che
mi
preme
è
la
pace
vostra
....
-
In
così
dire
gettò
un
'
occhiata
a
Lidia
,
la
quale
si
alzò
dal
divano
e
rimase
colle
mani
incrociate
sul
grembo
....
Sembrava
ella
pure
stupita
che
tutto
finisse
con
sì
inaspettata
calma
:
la
freddezza
di
Pietro
ci
toglieva
la
possibilità
di
dire
altre
cose
,
o
di
persistere
in
quanto
avevamo
già
detto
....
-
Quali
erano
le
tue
idee
,
infine
?
-
mi
domandò
Pietro
.
-
Volevi
anche
tu
un
estremo
rimedio
a
un
male
supposto
estremo
?
-
No
,
-
risposi
;
-
non
ho
chiesto
io
,
questo
giudizio
....
Son
venuto
qui
per
spiegare
la
mia
condotta
e
in
ogni
caso
non
avrei
resa
Lidia
responsabile
,
ma
il
Caccianimico
....
-
Vi
fidate
di
me
?
-
disse
allora
donna
Teresa
.
-
Fate
quel
che
vi
ordina
vostro
padre
,
chiamato
a
giudicarvi
.
-
Andò
presso
Lidia
e
la
prese
per
mano
,
trascinandola
dietro
come
una
bambina
....
-
Datevi
due
baci
,
-
concluse
la
signora
Folengo
,
mentre
mi
spingeva
Lidia
fra
le
braccia
....
XXI
.
Aveva
concorso
anche
il
sole
a
render
bello
il
trattenimento
;
un
lieto
sole
,
che
s
'
infiltrava
fra
le
piante
,
illuminava
i
viali
,
riscaldava
e
faceva
fremere
di
brividi
voluttuosi
.
Il
giardino
della
villa
Folengo
non
aveva
mai
vista
una
tal
varietà
di
gente
.
C
'
eran
dei
bambini
,
quattordici
o
quindici
,
seduti
innanzi
a
una
tavola
bianca
,
e
serviti
da
noi
in
mezzo
al
frastuono
ch
'
essi
sollevavano
....
Fra
i
maschi
ve
n
'
eran
di
precoci
i
quali
mangiavano
poco
per
guardar
la
loro
vicina
:
tra
le
femmine
,
ve
n
'
era
di
precocissime
,
le
quali
mangiavano
meno
,
preoccupate
dall
'
abito
a
vive
tinte
e
dal
cappello
,
pendente
dalla
spalliera
della
sedia
....
Una
mestizia
,
quell
'
accolta
d
'
innocenze
:
avevan
le
loro
bizze
,
i
loro
sopraccapi
,
le
loro
cattiverie
.
I
più
piccoli
ci
sorvegliavano
attentamente
perchè
facessimo
le
parti
uguali
e
nulla
passasse
innanzi
a
loro
senz
'
averlo
gustato
:
quando
un
'
involontaria
sbadataggine
riempiva
il
piatto
meglio
all
'
uno
che
all
'
altro
,
il
meno
favorito
dalla
sorte
cacciava
le
mani
nel
tondo
del
più
fortunato
e
si
serviva
a
suo
piacere
.
I
più
grandi
sentivan
già
la
differenza
dei
sessi
e
mostravan
le
loro
simpatie
:
per
metterli
a
posto
,
donna
Teresa
,
Lidia
,
la
signora
Giustiniani
,
Clara
Caccianimico
,
avevan
dovuto
affaticarsi
,
rassegnandosi
infine
a
una
specie
di
poule
de
dames
in
cui
le
bambine
andavano
a
prendere
il
maschio
che
accomodava
loro
e
lo
facevan
sedere
al
fianco
....
Quelle
piccole
donne
,
ancor
vergini
di
convenienze
,
vibravano
della
più
schietta
femminilità
:
s
'
eran
guardate
dal
piccolo
cavaliere
,
affettavano
delle
leziosaggini
,
e
masticavano
con
sentimento
:
una
,
aveva
rifiutate
le
frutta
,
per
mostrarsi
superiore
;
un
'
altra
aveva
chiesto
il
caffè
senza
zucchero
,
mentre
a
casa
lo
zucchero
era
il
suo
più
intimo
amico
:
fra
tutt
'
e
due
,
queste
sirene
,
contavano
vent
'
anni
....
In
quel
banchetto
,
un
marmocchio
di
quattro
anni
,
era
lo
scandalo
generale
:
mangiava
colle
mani
,
si
rovesciava
i
piatti
in
grembo
,
inaffiava
la
tovaglia
d
'
acqua
e
di
vino
,
e
fra
l
'
una
portata
e
l
'
altra
,
si
cavava
le
scarpe
e
le
metteva
sulla
tavola
:
poi
aveva
degli
urli
speciali
per
indicare
il
suo
aggradimento
,
e
alla
fine
della
colazione
s
'
era
dovuto
portarlo
via
perchè
minacciava
di
bere
il
rosolio
di
tutti
quanti
....
Era
il
convitato
che
aveva
ricevuto
un
maggior
numero
di
baci
....
I
commensali
si
sparpagliarono
pel
giardino
,
quando
le
mense
furon
levate
:
qualche
geloso
impenitente
restò
presso
la
tavola
a
raccogliere
gli
ultimi
biscotti
e
a
riempirsene
le
tasche
,
ma
le
grida
dei
compagni
chiamarono
anche
quello
per
i
viali
....
Noi
,
affaticati
dal
servizio
romoroso
,
avevamo
trovata
pace
sull
'
erba
,
all
'
ombra
d
'
una
magnolia
gigantesca
;
le
signore
trascinandosi
le
loro
sedie
lunghe
o
dondolanti
;
gli
uomini
s
'
erano
accomodati
alla
turca
....
Quella
signora
Marta
Giustiniani
,
tornata
allora
dalla
città
,
sola
,
perchè
il
marito
infermo
le
concedeva
una
libertà
grandissima
,
-
s
'
era
accorta
presto
dell
'
impressione
ch
'
ella
produceva
su
di
me
....
Il
suo
volto
era
il
volto
di
Laura
Uglio
,
il
suo
corpo
era
il
corpo
di
Laura
Uglio
;
soltanto
,
Marta
Giustiniani
aveva
gli
occhi
grigi
,
quegli
occhi
splendidi
i
quali
non
hanno
uno
sguardo
immutabile
,
ma
sembrano
allargar
l
'
iride
e
impicciolirla
a
capriccio
,
fosforescendo
nella
notte
;
soltanto
,
i
suoi
capelli
non
eran
neri
,
ma
castagno
-
scuro
;
pel
resto
,
io
poteva
ben
sognare
che
ella
fosse
la
morta
,
ritornata
a
darmi
l
'
amore
....
Ecco
la
strana
rassomiglianza
già
rilevata
da
Lidia
.
Si
dondolava
sulla
sedia
parlando
con
donna
Teresa
,
Marta
Giustiniani
;
in
un
momento
d
'
oblio
,
era
stata
per
accavallare
una
gamba
sull
'
altra
,
ma
notando
ch
'
io
sedeva
più
basso
,
innanzi
a
lei
,
s
'
era
trattenuta
;
non
così
presto
,
ch
'
io
non
vedessi
gli
stivaletti
di
cuoio
giallo
finire
ai
polpacci
,
per
mostrare
il
principio
della
gamba
difesa
da
calze
di
seta
nera
....
Un
piccolo
inconveniente
molto
gradito
,
per
me
.
Tuttavia
pensai
che
forse
in
avvenire
sarebbe
avvenuto
quant
'
era
avvenuto
già
per
la
povera
Laura
:
i
miei
suoceri
si
sarebbero
accorti
di
aver
dato
adito
in
casa
loro
a
una
donna
frivolissima
,
e
m
'
avrebbero
tenuto
il
broncio
per
non
averlo
impedito
....
Stavolta
,
però
,
l
'
avrei
impedito
sùbito
,
non
appena
....
Pietro
Folengo
era
inquieto
perchè
non
giungeva
ancora
il
conte
Gian
Luigi
Sideri
col
principe
Santanera
....
-
Se
ha
detto
che
verrà
,
non
c
'
è
da
dubitare
,
-
osservai
,
mentre
Pietro
mi
frastornava
co
'
suoi
timori
....
Che
importanza
assumeva
quel
principe
agli
occhi
di
mio
suocero
!
Il
Folengo
pareva
ringiovanito
per
la
confidenza
con
cui
lo
trattava
il
principe
Santanera
,
e
aveva
data
quella
festicciuola
ai
bambini
dei
villeggianti
pel
solo
gusto
di
mostrare
il
principe
in
casa
propria
....
A
me
,
personalmente
,
quel
giovanotto
era
antipatico
.
Sembrava
sonnecchiasse
da
mattina
a
sera
,
cogli
occhi
socchiusi
e
una
grinza
maligna
agli
angoli
delle
labbra
....
Era
stata
una
cattiva
idea
di
Gian
Luigi
,
quella
di
presentarmelo
;
ritornando
da
Milano
,
Gian
Luigi
se
l
'
era
condotto
seco
e
me
l
'
aveva
anche
raccomandato
come
un
amico
ottimo
,
un
uomo
di
spirito
,
dottissimo
in
tutte
le
eleganze
....
Io
però
mi
chiedeva
che
cosa
trovasse
in
me
di
così
interessante
,
da
volermi
sempre
a
passeggio
o
alle
gite
con
lui
:
che
cosa
potesse
offrirgli
la
mia
casa
,
da
frequentarla
con
sì
rigida
osservanza
....
Lidia
mi
domandò
in
quel
momento
:
-
Che
cos
'
ha
babbo
da
esser
nervoso
?
-
Nervoso
?
-
dissi
ipocritamente
.
-
Non
mi
pare
.
-
E
con
un
gesto
della
mano
,
la
feci
avvicinare
,
mi
alzai
,
le
diedi
il
braccio
,
e
la
condussi
pei
viali
....
-
Non
potresti
,
-
mormorai
,
-
mutarti
d
'
abito
?
Hai
un
abito
così
succinto
,
così
attillato
,
che
mi
spiace
....
Eppoi
,
vedi
qui
:
se
t
'
inchini
un
po
'
innanzi
mostri
tutto
il
petto
....
-
Tutto
!
-
esclamò
Lidia
ridendo
.
-
Che
esagerazione
!
Appena
un
dito
,
se
m
'
inchino
....
Ma
io
non
m
'
inchino
....
-
E
se
ti
siedi
,
colla
gonna
così
corta
,
mostri
le
gambe
fino
al
polpaccio
....
-
Fino
al
polpaccio
!
-
ripetè
Lidia
arrossendo
.
-
Che
esagerazione
!
Appena
il
piede
fino
alla
caviglia
....
-
Bene
:
fa
come
vuoi
,
allora
!
-
dissi
,
rassegnato
,
lasciandola
ritornare
al
gruppo
delle
sue
amiche
,
le
quali
vedendoci
così
insieme
parlar
sottovoce
confermarono
per
la
millesima
volta
la
nostra
fama
di
sposi
esemplari
.
Quando
giunsi
io
dietro
Lidia
,
presso
la
magnolia
ombrosa
,
il
principe
Santanera
e
Gian
Luigi
erano
arrivati
e
avvenivano
le
presentazioni
....
Pietro
voleva
stupidamente
far
portare
una
sedia
pel
principe
,
e
fu
entusiasmato
quando
lo
vide
sedersi
invece
tra
noi
,
alla
turca
:
pareva
non
lo
supponesse
capace
di
piegar
le
gambe
come
gli
altri
.
Era
giunto
anche
Ettore
Caccianimico
,
il
quale
conoscendo
Marta
Giustiniani
allora
per
la
prima
volta
,
non
potè
reprimere
un
movimento
di
stupore
....
Ciò
io
temeva
,
appunto
:
e
guardai
Gian
Luigi
Sideri
....
Questi
,
accoccolato
innanzi
a
Lidia
,
le
proponeva
scherzosamente
una
partita
di
écarté
sull
'
erba
,
ma
girando
poi
gli
occhi
intorno
e
fissandoli
in
volto
alla
Giustiniani
,
non
sembrò
affatto
stupito
nè
colpito
dalla
rassomiglianza
colla
donna
che
doveva
avere
in
cuore
.
Il
principe
Santanera
parlava
di
lawn
-
tennis
.
Non
si
poteva
piantare
il
giuoco
in
giardino
?
E
socchiudeva
gli
occhi
,
dirigendosi
specialmente
a
Lidia
,
la
quale
aveva
accolta
l
'
idea
con
piacere
....
Pietro
Folengo
,
un
po
'
impacciato
di
non
conoscere
quel
giuoco
,
se
lo
fece
spiegare
dal
principe
,
il
quale
lo
tuffò
in
un
tal
mare
di
parole
inglesi
,
che
poco
dovette
capirne
,
il
Folengo
.
Così
disposti
,
le
cose
andavano
malissimo
.
Nessuno
poteva
far
la
corte
alle
signore
o
dire
delle
malignità
cogli
amici
;
il
convegno
aveva
dell
'
academico
:
io
ruminava
invano
delle
frasi
per
Marta
:
ella
era
chiusa
fra
Lidia
e
le
altre
e
guardava
tutti
e
nessuno
a
un
tempo
,
rispondendo
una
parola
a
questo
,
una
parola
a
quello
,
stancamente
.
Per
fortuna
,
venne
il
servo
ad
annunciare
che
il
tè
era
pronto
....
Marta
Giustiniani
,
in
sette
giorni
dacchè
ci
conoscevamo
,
ebbe
allora
il
primo
atto
simpatico
,
e
levandosi
venne
a
mettersi
così
sapientemente
,
ch
'
io
le
offrii
il
braccio
e
ci
trovammo
gli
ultimi
in
coda
.
-
S
'
annoia
molto
?
-
le
domandai
.
-
No
,
per
nulla
,
-
rispose
.
-
Ci
sono
troppe
coppie
;
-
osservai
.
-
Una
basterebbe
per
questo
giardino
....
-
Lei
e
la
sua
signora
:
verissimo
,
-
disse
la
Giustiniani
.
Se
non
avesse
sorriso
,
avrei
potuto
credere
di
non
essere
stato
compreso
.
Ma
vi
fu
il
sorriso
e
non
vi
fu
resistenza
quando
le
tenni
la
mano
stretta
nella
mia
.
In
sala
,
ci
aspettavan
già
i
bambini
tumultuanti
attorno
alle
pile
di
biscotti
;
le
piccole
chicchere
sollevarono
da
prima
un
grido
di
gioia
;
poi
accorgendosi
i
bimbi
che
le
chicchere
eran
più
piccole
che
belle
,
si
dovette
servirli
nelle
chicchere
grandi
.
Ettore
Caccianimico
s
'
occupò
lui
di
questo
,
passando
innanzi
ai
ragazzi
colla
guantiera
e
raccomandando
la
calma
.
Anche
lì
,
le
cose
non
andavan
meglio
....
C
'
era
della
rigidezza
,
della
mancanza
di
spontaneità
....
Quel
principe
Santanera
aveva
portata
una
insoffribile
freddezza
con
sè
....
Io
mi
guardava
attorno
e
leggeva
sul
viso
d
'
Ettore
e
di
Gian
Luigi
il
mio
medesimo
pensiero
.
Quand
'
ebbi
vicino
Pietro
Folengo
,
gli
dissi
:
-
Se
non
conti
di
farci
muovere
,
ci
addormenteremo
tutti
....
-
Lo
credi
?
-
domandò
Pietro
spaventato
.
-
Che
cosa
posso
fare
?
-
Non
incaricarti
troppo
di
quel
Santanera
imbecille
e
màndaci
a
spasso
pei
viali
....
-
Come
debbo
?
...
-
Se
vuoi
,
m
'
incaricò
io
di
dar
l
'
esempio
,
-
risposi
.
Marta
Giustiniani
aveva
finito
di
prendere
il
tè
,
in
piedi
,
a
fianco
di
Gian
Luigi
.
Io
passai
dietro
le
spalle
della
donna
,
e
le
susurrai
:
-
Vuole
che
fuggiamo
?
-
La
signora
si
volse
di
soprassalto
,
e
vedendomi
sorrise
:
-
Dove
?
-
domandò
.
-
Tu
,
-
io
dissi
a
Gian
Luigi
,
-
fànne
fuggire
un
'
altra
....
-
Gian
Luigi
assentì
col
capo
e
s
'
avvicinò
a
una
piccola
bionda
,
madre
di
tre
bambine
che
strillavano
per
aver
rovesciato
il
tè
sull
'
abito
nuovo
.
Era
l
'
unica
signora
che
s
'
adattasse
alla
statura
di
Gian
Luigi
:
parva
sed
apta
....
Mentre
uscivo
in
giardino
con
Marta
Giustiniani
,
vidi
muoversi
il
principe
Santanera
e
dirigersi
lui
pure
al
gruppo
delle
donne
....
Ormai
,
l
'
esempio
attecchiva
,
e
non
mi
occupai
che
della
signora
al
mio
fianco
....
Per
una
leggiera
salita
,
dietro
un
filar
di
pini
,
si
giungeva
fino
al
muro
di
cinta
,
e
là
da
un
rialzo
si
godeva
la
vista
del
lago
.
Noi
vi
ci
dirigemmo
,
appoggiandoci
quindi
alla
balaustrata
....
-
Lei
avrà
troppo
sole
,
-
osservò
Marta
,
mettendo
l
'
ombrellino
in
modo
che
venisse
a
riparare
anche
me
....
Ah
,
io
sentiva
in
quell
'
istante
come
avessi
amata
la
povera
Laura
Uglio
,
se
per
l
'
incontro
d
'
una
donna
che
le
somigliava
stranamente
,
io
era
colmo
di
gioia
,
non
più
capace
di
vincere
i
bizzarri
impeti
del
mio
cuore
!
Non
avevo
amata
che
lei
,
checchè
ne
dicesse
Gian
Luigi
;
e
non
mi
pareva
possibile
una
resistenza
in
Marta
Giustiniani
.
-
Perchè
non
si
chiama
Laura
?
-
domandai
curiosamente
a
Marta
.
-
Le
piace
questo
nome
?
-
fece
la
Giustiniani
.
-
E
le
dispiace
il
mio
?
-
Sì
,
-
risposi
.
-
Io
la
chiamerò
Laura
....
nell
'
intimità
....
-
In
quale
intimità
?
-
chiese
Marta
corrugando
le
ciglia
.
-
Quando
non
ci
sono
gli
altri
,
-
dissi
.
La
fronte
le
si
spianò
sùbito
,
quantunque
dovesse
rimanere
nella
donna
un
'
impressione
spiacevole
.
-
Ella
deve
essersi
fatta
una
strana
idea
di
me
,
-
osservò
Marta
.
-
È
d
'
un
'
arditezza
punto
conveniente
:
io
voleva
fidarmi
di
lei
,
sapendolo
sposo
da
poco
....
-
Poteva
ben
parlare
,
Marta
Giustiniani
,
ch
'
io
non
l
'
ascoltava
affatto
:
o
meglio
,
ascoltavo
la
sua
voce
e
non
le
sue
parole
.
Ero
in
preda
a
un
risveglio
gigantesco
di
memorie
e
di
rammarichi
.
S
'
io
fossi
stato
libero
,
non
avrei
trovati
ostacoli
per
impossessarmi
di
quella
donna
,
anche
a
costo
di
farla
rubare
e
di
tenerla
chiusa
finchè
avesse
ceduto
....
Così
,
invece
,
stava
rigidamente
fra
noi
la
nostra
condizione
di
gente
legata
ad
altri
,
e
non
eran
più
ostacoli
materiali
che
ci
si
frapponevano
,
ma
spettri
di
convenzioni
,
scrupoli
e
paure
.
-
Torniamo
!
-
disse
la
Giustiniani
,
accorgendosi
ch
'
ella
arrischiava
di
sentirsi
baciata
sulle
labbra
da
un
momento
all
'
altro
.
E
invero
,
dopo
sette
giorni
,
era
troppo
presto
.
Nel
ritorno
,
chiacchierammo
frivolamente
,
incontrando
pel
viale
due
bambini
che
facevan
correre
il
cerchio
di
legno
e
ci
avrebbero
sorpresi
se
fossimo
rimasti
ancor
più
a
lungo
lassù
.
Quindi
ci
passaron
daccanto
Pietro
Folengo
ed
Ettore
Caccianimico
,
a
braccio
:
gli
uomini
serî
andavan
senza
donne
e
dovevan
parlare
di
me
....
sentii
queste
parole
,
pronunciate
da
Ettore
:
-
"
....
sciupando
così
le
sue
facoltà
preziose
d
'
osservazione
in
sospetti
ridicoli
,
non
se
ne
potrà
servire
utilmente
,
quando
venisse
il
giorno
....
"
-
e
i
due
uomini
piegarono
verso
il
chiosco
ove
qualche
volta
si
pranzava
.
-
Eppure
Lei
m
'
interessa
,
-
mi
diceva
Marta
Giustiniani
,
rifatta
ardita
dalla
presenza
d
'
altri
e
scintillando
inconsciamente
negli
occhi
grigi
,
dilatati
.
-
Avrei
un
mucchio
di
domande
a
farle
....
-
Ora
ci
si
avvicinava
Gian
Luigi
colla
signora
bionda
,
seguìta
dalle
tre
figlie
.
Sebbene
Gian
Luigi
fosse
tuttavia
triste
e
scorato
,
la
sua
vista
mi
eccitò
un
sorriso
maligno
....
Per
istinto
beffardo
,
lo
vidi
ridevolmente
piccolo
,
con
una
piccola
testa
,
un
piccolo
fiore
all
'
occhiello
,
una
piccola
canna
alle
mani
....
Diceva
:
-
"
....
Questo
secondo
romanzo
è
finito
.
Lo
consegnerò
all
'
editore
entro
il
mese
,
e
ne
spero
bene
.
Ci
si
salva
da
molti
dolori
,
lavorando
....
"
Oh
,
le
mie
speranze
di
gloria
,
i
miei
amori
d
'
arte
,
i
miei
proponimenti
,
dov
'
erano
andati
?
Scossi
la
testa
,
rabbrividendo
,
e
mi
volsi
a
Marta
Giustiniani
.
Costei
era
corpo
ed
anima
,
non
vuoto
fantasma
:
purchè
ella
acconsentisse
,
io
avrei
dimenticato
....
Onde
,
risposi
con
viva
speranza
:
-
Un
mucchio
di
domande
vuol
farmi
?
E
perchè
manca
di
confidenza
?
Sarei
ben
felice
di
rispondere
a
tutte
,
a
tutte
,
nessuna
eccettuata
.
-
Non
so
da
quale
cominciare
,
-
disse
Marta
sorridendo
.
-
Ebbene
,
vuole
scriverle
?
Molte
cose
che
non
si
direbbero
mai
,
si
scrivono
facilmente
.
-
Scrivere
?
-
mormorò
la
donna
,
guardando
nel
vuoto
,
al
di
là
del
muro
di
cinta
,
ov
'
era
l
'
orizzonte
vasto
.
-
Scrivere
a
lei
?
-
Eravamo
giunti
presso
la
magnolia
ombrosa
;
vi
restavan
le
sedie
vuote
.
E
Lidia
era
in
piedi
,
appoggiata
al
tronco
,
mentre
il
principe
Santanera
si
sforzava
di
giungere
al
ramo
più
basso
e
di
coglierne
un
magnifico
fiore
....
Marta
si
allontanò
da
me
,
dirigendosi
a
Lidia
.
-
Abbiamo
due
altri
compagni
di
viaggio
,
-
disse
questa
.
-
Il
principe
e
il
conte
Sideri
verranno
al
Cairo
essi
pure
quando
vi
accompagneremo
papà
....
-
Il
principe
si
volse
,
tenendo
fra
le
mani
il
fiore
che
aveva
spiccato
dal
ramo
.
-
Saremo
in
sei
,
-
continuò
egli
.
-
Quattro
uomini
e
due
signore
:
una
bellissima
carovana
,
Le
pare
?
-
Gli
occhi
sonnolenti
e
socchiusi
,
la
piega
sarcastica
agli
angoli
delle
labbra
,
davano
un
senso
ironico
a
tutto
quanto
diceva
il
principe
.
Io
ne
fremetti
.
-
Bella
,
davvero
,
-
mormorai
,
osservando
di
sfuggita
la
signora
Giustiniani
.
-
Solo
,
il
viaggio
non
è
ancor
deciso
,
almeno
per
parte
mia
e
di
Lidia
.
-
Questa
ebbe
un
gesto
di
stupore
e
mosse
le
labbra
come
per
interrompere
.
Io
ne
la
impedii
con
un
'
occhiata
.
Perchè
il
Santanera
voleva
accompagnarci
,
intraprendendo
un
lungo
viaggio
dall
'
oggi
al
domani
,
con
delle
semplici
conoscenze
?
Perchè
Lidia
ne
pareva
felice
?
Le
coppie
giravan
pei
viali
,
alla
luce
meridiana
:
quei
due
s
'
eran
ridotti
presso
la
magnolia
ove
difficilmente
altri
sarebbero
ritornati
;
Lidia
non
aveva
il
contegno
rigido
ch
'
io
avrei
amato
s
'
imponesse
col
principe
,
e
il
principe
fra
tante
signore
aveva
scelta
Lidia
appunto
per
una
passeggiata
nel
giardino
e
nell
'
ombra
.
Bisognava
stringerla
in
un
cerchio
di
ferro
,
spiarla
attentamente
,
interpretarne
i
pensieri
,
accumular
delle
prove
,
dimostrarle
come
tutto
io
sapessi
comprendere
....
Milano
,
ottobre
1893
-
aprile
1894
.
FINE
.
Saggistica ,
1939
I
.
È
difficile
crescere
Infanzia
del
cuore
.
Podbielski
esplora
,
con
quel
timido
amore
che
guidò
prima
di
lui
Rilke
e
Alain
-
Fournier
,
l
'
anima
giovanile
.
E
al
suo
sguardo
,
come
a
quello
dei
maestri
,
si
offrono
paesaggi
autunnali
:
i
paesaggi
ricchi
d
'
ombre
su
cui
autore
e
figure
si
confondono
insensibilmente
.
Ma
in
questa
uniformità
di
orizzonti
è
il
segno
di
un
'
attitudine
genuina
più
che
di
una
scuola
,
nell
'
incapacità
a
separare
il
disegno
dal
gesto
è
l
'
impronta
di
nature
costrette
a
un
esclusivo
lirismo
.
Podbielski
ignora
la
catarsi
perché
ignora
il
dramma
.
Fra
Klaus
e
Dedalus
,
ritratti
di
giovani
artisti
,
ogni
somiglianza
è
esclusa
.
Dove
Joyce
dispone
vigorosi
contrasti
o
si
rifugia
nell
'
ironia
e
così
drammatizza
,
Podbielski
contamina
,
traduce
sempre
in
un
invariato
lamento
.
Perenne
contaminazione
,
viva
e
umana
nell
'
adeguarsi
della
storia
interiore
del
protagonista
alla
vita
esterna
nei
suoi
quotidiani
eventi
.
Alain
-
Fournier
aveva
scoperto
per
l
'
anima
giovanile
quel
«
domane
inconnu
»
che
è
il
suo
intatto
regno
.
Ma
l
'
inquieta
anima
del
ragazzo
di
Podbielski
non
ha
un
suo
regno
.
Klaus
cade
in
città
da
semplici
consuetudini
di
villaggio
e
il
suo
destino
è
sommerso
nel
turbine
dei
destini
altrui
.
Sono
pochi
giorni
di
esperienze
.
Il
ragazzo
ha
assistito
per
caso
a
un
'
opera
teatrale
in
cui
crede
di
vedere
rappresentati
i
propri
dubbi
e
le
proprie
ansietà
,
il
dramma
di
chi
teme
di
non
poter
affrontare
la
vita
senza
una
guida
.
Scrive
all
'
autore
,
Hesber
,
che
lo
riceve
benevolmente
,
esperto
di
queste
angosce
giovanili
,
ma
sa
che
non
potrà
aiutarlo
.
Semplicissima
trama
:
gli
incontri
successivi
del
ragazzo
con
lo
scrittore
e
i
suoi
amici
,
l
'
interessamento
febbrile
a
questa
nuova
vita
,
l
'
amore
che
si
matura
per
Gela
,
l
'
amica
di
Hesber
,
e
l
'
inevitabile
distacco
che
pone
una
precisa
moralità
.
Solo
il
ritorno
alla
solitudine
,
la
dolorosa
indipendenza
da
ogni
legame
faranno
del
ragazzo
inquieto
un
artista
.
Messaggio
non
nuovo
.
Ho
ricordato
in
principio
un
maestro
,
Rilke
,
e
altri
nomi
dovrei
aggiungere
,
primo
fra
tutti
quello
di
Gide
.
Il
breve
romanzo
è
condotto
sui
temi
cari
a
Rilke
e
a
Gide
(
la
ricchezza
della
sorte
,
il
figliol
prodigo
,
la
riconoscenza
delle
cose
,
il
ritorno
alla
solitudine
)
.
Certo
Podbielski
non
è
un
novatore
.
Così
i
modi
del
suo
stile
sono
spesso
legati
a
esempi
di
un
decadentismo
primitivo
;
quello
delle
inani
bianche
sul
nero
lucido
del
pianoforte
,
quello
delle
frasi
interrotte
da
ambigui
puntini
.
Posizioni
stilistiche
e
morali
cui
siamo
avversi
.
Non
perché
predica
il
ritorno
alla
solitudine
o
per
amore
a
certe
sue
faticose
immagini
,
ci
siamo
rivolti
a
Podbielski
.
Ma
perché
nuova
e
pura
è
in
lui
la
precisa
volontà
d
'
arte
.
Volontà
che
talvolta
,
come
nel
secondo
dei
frammenti
tradotti
,
pienamente
si
attua
.
Per
queste
rare
pagine
l
'
autore
ventiduenne
merita
l
'
augurio
più
giusto
:
che
egli
possa
seguire
la
via
del
maggiore
fra
i
suoi
maestri
,
Rilke
,
il
quale
dai
primi
versi
indulgenti
alla
più
semplice
curva
del
sentimento
e
del
ritmo
seppe
educare
il
canto
alla
dignità
delle
ultime
espressioni
.
Perché
,
come
dice
Gela
al
ragazzo
inquieto
:
«
Nichts
ist
schwerer
als
wachsen
»
(
Niente
è
più
difficile
che
crescere
)
.
II
.
Viaggio
a
interlaken
Il
vangelo
dei
milionari
.
Partimmo
dalla
dormente
cittadina
francese
mentre
l
'
alba
si
annunziava
appena
dietro
i
tetti
delle
vecchie
case
.
Davanti
all
'
agenzia
di
viaggi
,
punto
di
ritrovo
e
di
partenza
,
attendevano
alcune
persone
;
un
giovanotto
sollevava
la
saracinesca
con
il
rumore
stridulo
e
isolato
delle
ore
notturne
.
Il
mio
amico
disse
che
erano
mercanti
di
buoi
.
Mi
sorprese
dapprima
una
conoscenza
così
profonda
delle
classi
sociali
,
ma
vidi
poi
un
cartello
che
annunziava
per
quel
giorno
la
grande
fiera
bovina
di
Thun
e
riconobbi
che
il
loro
aspetto
non
ammetteva
equivoci
.
Vicino
ai
mercanti
aspettavano
pazientemente
mogli
e
figlie
.
Dopo
un
quarto
d
'
ora
arrivò
l
'
autobus
,
una
vettura
grande
e
traballante
non
senza
lussi
di
arredamento
.
Nostra
meta
non
era
la
fiera
di
Thun
;
era
il
grande
congresso
internazionale
degli
Oxford
Groups
,
che
riuniva
quel
giorno
a
Interlaken
uomini
e
donne
di
tutti
i
paesi
:
santi
crociati
in
veste
moderna
,
coperti
di
una
spirituale
armatura
.
Il
mio
compagno
di
viaggio
,
un
giovane
giornalista
tedesco
che
aveva
citato
questa
elegante
definizione
,
mi
dava
ora
ampie
notizie
sulla
setta
che
io
conoscevo
solo
attraverso
letture
e
conversazioni
casuali
.
Confuso
spesso
,
fuori
del
mondo
anglosassone
,
con
il
movimento
di
Oxford
che
nel
secolo
scorso
tentò
di
riavvicinare
la
Chiesa
anglicana
a
quella
di
Roma
,
il
movimento
attuale
ha
compiti
molto
più
vasti
.
Si
propone
,
secondo
le
parole
di
uno
dei
suoi
capi
,
di
«
portare
nel
mondo
la
realizzazione
dei
poteri
dello
Spirito
Santo
»
.
A
raggiungere
uno
scopo
così
complesso
,
il
fondatore
ritiene
che
basti
la
pratica
della
dottrina
da
lui
insegnata
,
dottrina
nata
in
seguito
a
circostanze
soprannaturali
e
ricca
di
elementi
mistici
assai
più
che
di
logica
coerenza
.
Il
dottor
Frank
Nathan
D
.
Buchman
,
pastore
luterano
,
era
tornato
dall
'
America
in
Inghilterra
,
una
trentina
di
anni
fa
,
deluso
dalla
vita
e
senza
più
fede
nell
'
efficacia
della
propria
missione
spirituale
.
A
Oxford
un
'
improvvisa
rivelazione
della
Divinità
,
non
sappiamo
precisamente
in
che
forma
,
lo
illuminò
.
Dedicatosi
all
'
apostolato
,
strinse
intorno
a
sé
una
prima
schiera
di
giovani
studenti
,
che
più
tardi
,
estendendosi
,
divenne
l
'
Oxford
Group
.
L
'
Oxford
Group
,
spiega
il
fondatore
,
non
è
una
chiesa
,
è
un
'
associazione
di
uomini
che
si
propongono
di
vivere
secondo
certi
principi
morali
.
Doveri
dei
seguaci
sono
l
'
apostolato
e
la
confessione
pubblica
.
Colonne
dell
'
edificio
i
quattro
«
assoluti
»
insegnati
dal
fondatore
:
assoluta
onestà
,
assoluta
purità
,
assoluto
altruismo
,
assoluto
amore
.
Norme
,
come
si
vede
,
piuttosto
generiche
.
Ma
da
questi
vaghi
precetti
il
dottor
Buchman
passò
più
tardi
a
maggiori
programmi
.
Dichiarò
che
l
'
Oxford
Group
era
una
forza
mondiale
e
decise
di
condurre
la
lotta
contro
le
potenze
malefiche
.
Un
nuovo
Islam
si
mosse
alla
conquista
del
mondo
.
Da
tutte
le
terre
britanniche
,
dall
'
Olanda
,
dalla
Scandinavia
vennero
le
adesioni
.
Mr
.
Bennett
,
ex
primo
ministro
canadese
,
disse
:
«
Come
Wesley
salvò
l
'
Inghilterra
dagli
effetti
della
Rivoluzione
francese
,
così
le
forze
che
voi
rappresentate
possono
sole
salvare
la
civiltà
»
.
Questi
piani
grandiosi
sono
esposti
in
un
opuscolo
intitolato
La
marea
montante
,
che
sfogliai
durante
il
viaggio
.
Alcune
pagine
contengono
solo
fotografie
.
Mussolini
mentre
parla
alla
folla
,
Hitler
che
passa
in
rivista
i
reparti
nazisti
,
la
flotta
americana
in
manovra
:
ecco
che
cosa
si
vede
in
tutto
il
mondo
,
dice
il
titolo
.
Ma
altro
si
prepara
nei
cuori
.
Infatti
da
queste
immagini
di
guerra
si
passa
alla
grande
fotografia
centrale
,
quadro
sensibile
della
«
marea
montante
»
.
La
gioventù
di
tutti
i
paesi
,
levate
in
alto
le
bandiere
,
marcia
verso
una
meta
,
invisibile
per
noi
,
ma
certo
allettante
a
giudicare
dagli
sguardi
dei
giovani
.
L
'
Oxford
Group
guida
la
rigenerazione
del
mondo
.
Cercate
in
Dio
la
liberazione
dei
vostri
mali
.
Adesso
il
mio
amico
,
che
era
del
resto
un
giovane
di
molto
spirito
,
mi
raccontava
i
progressi
dalle
origini
,
e
una
grave
sonnolenza
cominciava
ad
avvolgermi
.
Distiguevo
la
parola
«
pazzi
»
,
ripetuta
spesso
,
e
rispondevo
con
cenni
di
approvazione
.
Ma
la
nebbia
uguale
sui
prati
,
il
rombo
della
macchina
e
il
tepore
che
mi
separava
dal
freddo
esterno
mi
addormentavano
insensibilmente
.
Dopo
poco
la
marea
montante
del
sonno
mi
aveva
raggiunto
.
Mi
svegliai
alla
frontiera
.
Ci
avevano
fermato
due
pacifici
doganieri
svizzeri
che
si
fidavano
della
nostra
onestà
,
ma
volevano
disinfettarci
.
Con
risate
e
lazzi
i
bovari
scesero
e
esposero
le
loro
grosse
suole
al
diligente
spruzzo
delle
guardie
;
noi
li
seguimmo
e
l
'
autobus
partì
liberato
da
ogni
impurità
.
Poi
prati
,
per
ore
di
seguito
,
cascinali
,
e
Neuchâtel
e
Berna
gaie
e
luminose
in
quelle
prime
ore
del
mattino
.
Solo
verso
le
dieci
si
arrivò
allo
smagliante
lago
di
Thun
che
i
bovari
fotografarono
,
montando
in
piedi
sui
sedili
.
Ne
seguimmo
la
costa
e
l
'
autista
ci
depose
tutti
a
Interlaken
.
Il
mio
amico
e
io
scendemmo
,
piuttosto
inebetiti
dalle
sei
ore
di
macchina
,
e
ci
avviammo
alla
posta
,
luogo
di
tutti
gli
appuntamenti
nelle
città
sconosciute
(
Interlaken
veramente
non
è
una
città
,
è
una
fila
di
alberghi
tra
due
laghi
)
.
Due
congressisti
inglesi
ci
dovevano
attendere
e
guidare
poi
nella
tumultuosa
folla
dei
mistici
.
Ma
già
l
'
Inghilterra
ci
stringeva
da
ogni
parte
:
vecchie
signore
passeggiavano
al
sole
in
uniformi
quasi
coloniali
;
altre
contrattavano
con
piccole
grida
sulle
porte
dei
negozi
,
altre
passavano
affannatissime
trascinandosi
dietro
mariti
e
fratelli
.
Capii
di
trovarmi
di
fronte
alla
gioventù
di
tutto
il
mondo
che
aveva
deposto
momentaneamente
le
bandiere
.
I
due
che
aspettavano
erano
giovani
davvero
.
Ci
ricevettero
con
molta
cortesia
e
siccome
il
mio
amico
,
venuto
col
segreto
proposito
di
polemizzare
,
si
era
dichiarato
un
ammiratore
dei
gruppi
,
lo
accolsero
benignamente
come
un
neofita
.
Io
,
timido
di
fronte
a
uomini
che
fluttuavano
fra
il
terrestre
e
il
soprannaturale
,
non
osai
affrontare
argomenti
elevati
.
Dopo
vaghe
parole
di
ammirazione
per
la
Jungfrau
,
osservai
che
i
congressisti
dovevano
essere
numerosi
.
-
Certo
.
Siamo
già
qualche
migliaio
.
E
oggi
ne
arrivano
altri
cinquecento
.
Ma
ad
Amsterdam
eravamo
anche
di
più
.
Le
ultime
parole
,
pronunciate
con
tono
di
rimpianto
,
mi
fecero
ripensare
a
quello
che
aveva
detto
il
mio
compagno
di
viaggio
.
Nei
primi
congressi
l
'
eccitazione
era
tale
che
chi
aveva
ottenuto
di
comunicare
con
la
Divinità
,
immediatamente
,
assetato
di
purezza
,
passava
alla
confessione
pubblica
.
Lo
spettacolo
di
uomini
e
donne
«
invasi
dal
dio
»
,
come
personaggi
virgiliani
,
e
declamanti
a
gran
voce
i
loro
fatti
personali
richiamava
un
pubblico
enorme
.
Poi
si
capì
l
'
inopportunità
di
questi
sistemi
e
ora
i
congressi
non
si
occupano
più
di
questioni
private
;
anzi
,
mi
spiegò
una
delle
nostre
guide
,
preferiscono
intressarsi
solo
di
problemi
internazionali
.
Tuttavia
la
pratica
della
confessione
pubblica
resta
uno
dei
cardini
della
vita
religiosa
dei
gruppi
.
Malvolentieri
uno
dei
loro
teorici
riconosce
che
l
'
idea
della
confessione
non
è
del
tutto
originale
:
-
È
anzi
uno
dei
rudimenti
della
cristianità
primitiva
,
da
lungo
tempo
scomparso
eccetto
che
in
alcune
fedi
in
cui
sussiste
la
confessione
a
Dio
attraverso
un
prete
.
Non
feci
commenti
a
questa
strana
affermazione
e
chiesi
quale
fosse
l
'
attività
dei
gruppi
nelle
questioni
internazionali
.
Mi
fu
spiegato
che
in
tutte
le
sedute
si
discutono
i
problemi
che
sembrano
più
importanti
per
il
benessere
dei
popoli
.
Si
conclude
generalmente
con
la
decisione
presa
all
'
unanimità
di
inviare
un
telegramma
;
per
esempio
a
Stalin
,
esortandolo
alla
pratica
delle
virtù
cristiane
.
Dopodiché
i
partecipanti
si
separavano
convinti
di
aver
esercitato
un
influsso
decisivo
sugli
avvenimenti
europei
.
Queste
notizie
ci
dava
lungo
la
strada
uno
dei
due
inglesi
che
ci
disse
poi
di
essere
addirittura
l
'
organizzatore
della
propaganda
fotografica
.
Doveva
avere
molto
da
fare
,
perché
davanti
a
ogni
albergo
gruppi
teatralmente
disposti
attendevano
di
essere
fotografati
e
cantavano
inni
.
Serenità
e
letizia
occupavano
gli
animi
.
Percorso
il
lungo
viale
entrammo
nel
più
grande
albergo
di
Interlaken
,
momentaneamente
trasformato
in
quartier
generale
dell
'
Oxford
Group
.
Una
folla
agitata
riempiva
il
giardino
,
i
corridoi
,
le
sale
;
vi
si
svolgeva
un
movimento
continuo
e
senza
meta
.
Mi
mostrarono
la
sala
dedicata
alle
pubblicazioni
e
mi
condussero
poi
in
giardino
,
mentre
il
mio
compagno
,
che
doveva
restare
qualche
giorno
,
si
occupava
della
propria
sistemazione
.
Per
distrarmi
mi
presentavano
a
tutti
come
un
amico
.
Conobbi
così
l
'
uomo
più
ricco
del
Giappone
,
il
ministro
delle
Finanze
di
uno
stato
scandinavo
e
altri
personaggi
non
meno
illustri
.
Finalmente
mi
gettarono
fra
le
braccia
di
un
signore
serio
,
professore
di
letteratura
italiana
in
una
grande
università
.
Mi
aggredì
subito
:
-
Cerchiamo
un
italiano
come
uno
spillo
.
Abbiamo
bisogno
di
qualcuno
che
traduca
i
nostri
manifesti
.
Sareste
disposto
voi
?
Risposi
con
un
'
accettazione
generica
spinto
dalla
curiosità
e
dalla
segreta
speranza
che
mi
pagassero
(
un
giovane
italiano
in
Svizzera
e
così
ossessionato
dai
prezzi
che
accetta
qualunque
lavoro
purché
sia
retribuito
-
Però
,
-
aggiunsi
,
-
bisogna
che
sia
un
lavoro
breve
oppure
da
continuarsi
per
corrispondenza
.
Fra
qualche
ora
devo
ripartire
per
la
Francia
.
-
Non
partirete
,
-
dichiarò
tranquillamente
.
-
Vi
accompagneremo
noi
in
automobile
quando
avrete
finito
,
fra
tre
,
quattro
giorni
.
Lo
spettro
del
franco
svizzero
mi
si
presentò
di
nuovo
.
Giacché
a
Interlaken
gli
alberghi
si
pagano
.
Ma
il
mio
amico
arrivò
a
tempo
a
prelevarmi
e
a
farmi
sospendere
gli
accordi
col
professore
.
Il
tedesco
si
era
sistemato
in
pochi
minuti
e
ammirava
l
'
organizzazione
perfetta
.
Evidentemente
gli
albergatori
svizzeri
avevano
intuito
nei
congressisti
una
facile
preda
e
li
avevano
accerchiati
completamente
.
Erano
adottati
sistemi
quasi
militari
.
Due
tagliandi
ci
davano
diritto
a
un
pasto
a
prezzo
ridotto
e
alla
compagnia
di
altri
venti
congressisti
.
Erano
quasi
tutti
studenti
o
professori
,
una
tavola
di
intellettuali
.
Ogni
tanto
un
signore
anziano
si
alzava
,
dava
l
'
annunzio
di
un
discorso
o
di
una
assemblea
per
il
pomeriggio
e
poi
mandava
in
giro
un
foglio
per
raccogliere
le
adesioni
.
Ma
l
'
avvenimento
più
importante
del
giorno
era
il
grande
discorso
che
avrebbe
pronunciato
il
dottor
Buchman
.
Si
attendeva
una
sua
parola
sulla
situazione
politica
.
Si
commentava
intanto
,
come
di
mirabile
esempio
,
questa
sua
frase
:
-
Io
lavoro
diciotto
ore
del
giorno
:
nove
sto
in
raccoglimento
,
e
nove
le
impiego
a
scrivere
e
a
ripetere
quello
che
ho
sentito
-
.
Sentii
pronunciare
a
proposito
di
questo
duro
orario
di
lavoro
le
parole
«
dinamo
spirituale
»
.
Il
raccoglimento
(
«
quiet
time
»
)
che
udivo
citare
per
la
prima
volta
,
è
uno
dei
precetti
del
dottor
Buchman
.
Ogni
tanto
i
fedeli
devono
raccogliersi
in
meditazione
per
una
diecina
di
minuti
e
poi
scrivere
quello
che
hanno
sentito
.
-
Così
,
-
disse
una
volta
il
fondatore
,
-
io
ho
trovato
Dio
.
Quando
i
fogli
di
adesione
da
firmare
me
ne
davano
il
tempo
,
guardavo
attentamente
la
cameriera
che
ci
serviva
,
una
sana
ragazza
svizzera
sul
cui
viso
credevo
di
scorgere
un
accenno
d
'
ironia
.
Preoccupato
di
questo
atteggiamento
,
che
certo
giudicava
contrario
al
principio
dell
'
assoluta
purità
,
l
'
organizzatore
della
propaganda
fotografica
iniziò
su
di
me
un
cortese
,
ma
risoluto
tentativo
di
conversione
.
-
Vediamo
,
-
disse
con
tono
insinuante
,
-
voi
avete
una
fede
,
credete
in
Dio
?
-
Sono
cattolico
romano
-
risposi
solennemente
costringendolo
al
silenzio
.
-
Anzi
,
-
aggiunsi
poi
,
-
in
che
rapporti
siete
voi
con
la
Chiesa
di
Roma
?
-
Ottimi
.
Noi
consideriamo
uguali
tutte
le
Chiese
purché
vi
sia
purità
di
fede
nei
credenti
.
-
Già
,
ma
io
vorrei
sapere
come
la
Chiesa
cattolica
considera
voi
.
-
Ah
,
bene
,
-
disse
con
incertezza
.
-
Qualche
tempo
fa
un
prete
cattolico
ha
pubblicato
un
articolo
di
lode
del
gruppo
.
La
risposta
non
mi
convinse
,
ed
ebbi
più
tardi
conferma
della
sua
inconsistenza
.
Domandai
anche
se
avessero
fra
di
loro
persone
di
modesta
condizione
.
Non
avevo
visto
che
milionari
accompagnati
da
una
larga
clientela
e
mi
stupivano
i
frequenti
richiami
al
Vangelo
da
parte
di
una
compagnia
di
ricchi
.
-
Certo
che
abbiamo
dei
poveri
.
Vedete
,
per
esempio
due
operai
di
Londra
,
gente
che
avrà
forse
tre
,
quattro
scellini
in
tasca
,
volevano
venire
al
congresso
.
Era
un
desiderio
vivo
,
ma
,
naturalmente
,
mancavano
i
denari
.
Eppure
sono
qui
.
Sapete
come
hanno
fatto
?
Hanno
pregato
.
-
Sì
,
ma
il
viaggio
avranno
dovuto
pagarlo
.
-
Hanno
pregato
.
La
prima
riflessione
,
immediata
,
fu
che
le
mie
traduzioni
sarebbero
state
pagate
con
preghiere
;
la
seconda
che
un
prete
cattolico
e
due
operai
sono
un
esiguo
peso
di
fronte
a
quello
di
cinquemila
congressisti
e
della
loro
scorta
d
'
oro
.
In
compenso
il
gruppo
si
estende
.
La
marea
sale
e
dilaga
.
Mi
parlarono
dei
nuovi
seguaci
in
Africa
del
Sud
,
delle
crescenti
fortune
della
dottrina
insegnata
dal
fondatore
.
Ascoltavo
in
silenzio
questa
gente
discorrere
con
serena
fatuità
delle
questioni
più
gravi
,
e
ne
avevo
un
senso
di
stanchezza
.
Volli
uscire
,
subito
dopo
colazione
,
alla
ricerca
di
un
mondo
più
reale
.
Ma
,
fuori
,
i
suoni
aspri
delle
inglesi
e
le
vocali
trascinate
delle
olandesi
riempivano
l
'
aria
.
Un
vecchietto
che
vendeva
i
giornali
era
l
'
unico
sottratto
a
quell
'
atmosfera
da
teatro
.
E
una
corrente
di
simpatia
si
stabilì
fra
noi
,
quando
dandoci
i
giornali
,
borbottò
con
gratitudine
:
-
C
'
è
ancora
qualcuno
che
parla
tedesco
a
Interlaken
.
III
.
Incontro
con
Goethe
Werther
italiano
.
Spaini
ha
tradotto
per
l
'
edizione
bellissima
di
Einaudi
il
Werther
(
Torino
1938
)
.
Impresa
non
singolare
.
Dai
foschi
giovani
del
primo
romanticismo
fino
ai
contemporanei
ogni
generazione
letteraria
ha
avuto
i
suoi
traduttori
del
Werther
.
La
prima
versione
girava
per
l
'
Italia
negli
ultimi
anni
del
Settecento
;
fu
tra
le
mani
di
Ugo
Foscolo
che
poi
negò
di
averla
letta
,
e
certo
inclinò
al
suicidio
qualche
fervido
adolescente
e
preoccupò
più
di
un
marito
alle
corti
provinciali
.
Poi
guerre
e
catastrofi
resero
giuoco
da
salotto
il
lontano
colpo
di
pistola
del
giovane
Werther
.
Studiosi
tradussero
ancora
il
breve
romanzo
per
collezioni
di
classici
.
L
'
anima
fraterna
a
cui
il
libro
si
rivolge
sembrò
smarrita
.
Ma
dall
'
accusa
di
lavoro
superfluo
Spaini
si
difende
nella
vivace
prefazione
che
apre
il
volume
A
un
Werther
lontano
inattuale
,
ormai
estraneo
,
egli
ha
voluto
dedicare
la
sua
opera
.
A
un
Werther
che
da
questa
insuperabile
distanza
ha
ripreso
giovanilità
,
e
qui
è
veramente
il
pericolo
per
il
traduttore
.
Che
si
possa
contaminare
l
'
immagine
remota
che
a
noi
resta
del
testo
goethiano
.
Se
sia
lecito
cioè
dare
linguaggio
moderno
a
un
romanzo
che
appunto
nella
sua
grazia
rigida
ha
ritrovato
evidenza
letteraria
.
Così
si
rimpiangono
certi
amabili
costrutti
settecenteschi
dei
primi
traduttori
e
quegli
imperfetti
in
«
a
»
che
bastano
ad
evocare
atteggiamenti
perduti
.
«
Il
celebre
signor
dottor
Goethe
-
dice
l
'
autore
di
una
edizione
veneziana
del
1811
-
è
un
avvocato
di
Francoforte
sul
Meno
che
scrisse
varie
altre
cose
degne
di
essere
lette
,
ma
queste
lettere
particolarmente
gli
hanno
assicurato
la
stima
universale
»
.
Certo
costoro
potevano
accostarsi
a
un
Goethe
che
aveva
scritto
varie
altre
cose
degne
di
esser
lette
con
una
castità
che
a
noi
non
è
data
.
Ma
di
questa
circostanza
non
seppero
il
valore
.
Li
preoccupavano
gli
ardimenti
del
giovane
poeta
,
e
quel
linguaggio
impetuoso
che
ridussero
a
modi
composti
e
sordi
.
Goethe
scrittore
li
precedeva
di
troppo
.
Questa
versione
di
oggi
invece
è
stata
compiuta
con
intelligenza
.
Spaini
ha
cercato
uno
stile
scorrevole
e
insieme
piuttosto
sostenuto
,
senza
arcaismi
fittizi
e
senza
asprezze
moderne
.
Nella
seconda
parte
per
una
maggiore
concitazione
del
testo
la
versione
italiana
ha
qualche
frase
opaca
.
Ma
è
una
lettura
piena
di
dignità
.
Bellissima
lettura
,
il
Werther
.
Romanzo
cauto
,
misurato
nei
suoi
impeti
,
nei
rivelati
entusiasmi
:
«
Mi
piace
!
»
ecco
una
frase
che
odio
a
morte
.
Che
razza
di
uomo
deve
essere
uno
al
quale
Lotte
piace
,
per
il
quale
essa
non
occupa
tutti
i
sensi
,
tutti
i
sentimenti
!
Mi
piace
!
Giorni
fa
un
tale
mi
chiese
se
mi
piaceva
Ossian
!
»
Anche
qui
dove
l
'
entusiasmo
è
voluto
non
si
abbandona
a
una
facile
scia
di
parole
.
Ritento
i
brani
polemici
,
che
allora
scossero
una
giovinezza
e
che
ora
giungono
a
noi
molto
attenuati
:
l
'
invocazione
al
genio
.
«
Oh
,
amici
miei
!
Perché
mai
il
fiume
del
genio
prorompe
così
raramente
,
così
raramente
investe
con
le
sue
acque
in
piena
e
scuote
le
vostre
anime
meravigliate
?
»
Ormai
fievole
,
questo
richiamo
eroico
è
entrato
nella
leggenda
,
come
leggendarie
sono
certe
immagini
del
giovane
Napoleone
.
Il
fiume
del
genio
da
Coleridge
a
Rimbaud
e
da
Rimbaud
al
surrealismo
ha
percosso
tutti
gli
argini
e
a
noi
resta
se
mai
la
cura
di
ricostruire
e
moderare
.
Di
qui
le
facili
ironie
.
Ma
l
'
Europa
letteraria
del
1774
non
era
la
nostra
,
era
una
specie
di
giardino
olandese
.
E
certi
gesti
di
Goethe
,
come
più
tardi
il
viso
crucciato
del
giovane
generale
,
riprendono
in
quello
sfondo
la
loro
esatta
misura
.
Sussiste
tuttavia
qualche
intemperanza
per
dar
ragione
alle
censure
di
una
lunga
critica
,
qualche
grido
improvviso
,
qualche
immoderata
effusione
.
E
sorprendono
rari
accenni
piacevolmente
frivoli
(
il
migliore
è
un
breve
biglietto
:
«
Sì
,
cara
Lotte
,
mi
mandi
più
spesso
commissioni
.
Soltanto
una
preghiera
.
Non
metta
più
spolverino
sui
biglietti
che
mi
scrive
.
Oggi
l
'
ho
portato
in
fretta
alle
labbra
e
poi
mi
scricchiavano
i
denti
»
)
.
Ma
rimane
la
grande
prontezza
di
Goethe
,
il
suo
sguardo
umano
.
Si
pensi
alla
lettera
del
primo
incontro
,
alle
ultime
scene
concitate
,
a
certe
rapide
ironie
.
Rimane
la
misura
del
suo
lavoro
(
si
pensi
alle
pistole
annunciate
una
prima
volta
,
proposte
di
nuovo
all
'
arresto
del
servo
,
dominanti
alla
fine
del
libro
)
.
Rimangono
le
immagini
piene
di
nobiltà
che
percorrono
tutta
l
'
opera
:
la
fontana
,
la
festa
con
il
temporale
,
le
visioni
di
Omero
e
di
Ossian
.
Bellissima
lettura
.
Il
Settecento
francese
e
inglese
aveva
avuto
romanzi
di
indagine
preziosa
a
cui
ha
riportato
più
tardi
la
curva
della
storia
letteraria
.
I
romantici
nella
piena
liberazione
del
sentimento
fantastico
raggiunsero
luoghi
di
rara
poesia
(
l
'
Hyperion
di
Holderlin
segna
forse
in
questo
senso
uno
sviluppo
estremo
)
.
Ma
Werther
,
nella
facilità
dei
suoi
moti
,
è
una
delle
figure
che
ancora
illumina
meglio
il
nostro
gusto
.
Vive
in
una
bella
luce
uniforme
,
sia
che
si
sdegni
o
versi
lacrime
,
che
danzi
nel
frac
giallo
e
turchino
o
si
affidi
al
temibile
giuoco
delle
pistole
.
IV
.
Miti
nordici
I
canti
dell
'
Edda
.
I
miti
nordici
sono
noti
per
lo
più
agli
italiani
attraverso
le
tortuose
vicende
della
tetralogia
wagneriana
.
Si
è
fissata
un
'
immagine
sanguigna
di
quegli
eroi
e
dèi
e
giganti
,
che
dal
teatro
traggono
come
un
seguito
musicale
e
luci
e
colori
non
veri
.
Immagini
deformate
,
certo
,
queste
che
Wagner
vedeva
attraverso
inevitabili
schermi
e
che
a
noi
trasmise
.
I
romantici
avevano
spesso
amato
miti
tragici
ma
casti
,
e
assaporavano
ancora
nelle
loro
troppo
fresche
tragedie
il
recente
gusto
dell
'
idillio
.
Più
tardi
,
in
un
paese
letterario
avviato
al
decadentismo
,
Wagner
e
Hebbel
trovarono
nella
cruda
barbarie
dei
miti
nordici
materia
preziosa
.
E
li
incitò
alla
loro
opera
la
perenne
ambizione
germanica
al
poema
nazionale
.
Comparve
allora
Siegfried
visto
attraverso
Schopenhauer
e
quei
torbidi
fratelli
Siegmund
e
Sieglinde
e
il
tragico
fato
degli
dèi
.
Immagini
alterate
ma
nobilissime
.
Perché
invano
nei
testi
originali
si
cercherebbe
l
'
alato
linguaggio
del
viandante
che
risponde
agli
enigmi
nel
Siegfried
di
Wagner
:
«
Qual
stirpe
regna
fra
le
nubi
del
cielo
?
»
«
Su
quelle
nubi
stanno
gli
dèi
»
.
(
Ma
qui
si
trascina
inevitabile
la
suggestione
musicale
)
.
Ora
gli
dèi
dell
'
Edda
ci
tornano
nella
loro
genuina
figura
attraverso
la
traduzione
italiana
che
di
alcuni
canti
islandesi
ha
fatto
con
molta
dottrina
la
signorina
Olga
Gogala
(
Utet
,
Torino
1939
)
.
I
frammenti
tradotti
sono
presi
appunto
dai
Canti
degli
dèi
che
con
i
Canti
degli
eroi
formano
l
'
Edda
più
antica
,
quella
in
versi
.
Per
lungo
tempo
la
raccolta
,
confinata
in
un
'
Islanda
semibarbara
,
fu
ignota
all
'
Europa
.
Nel
1643
il
vescovo
Bryniolf
Sveinsson
trovò
il
codice
che
la
conteneva
e
lo
inviò
al
re
di
Danimarca
,
a
Copenhagen
,
dove
ancora
adesso
si
trova
con
il
nome
di
Codex
Regius
.
Prima
si
conosceva
solo
l
'
Edda
in
prosa
,
una
raccolta
di
precetti
assai
posteriore
a
questi
canti
.
Dell
'
origine
dei
canti
poco
si
sa
.
Probabilmente
sono
opera
di
profughi
che
,
cacciati
dalla
Norvegia
verso
il
secolo
IX
,
si
rifugiarono
nella
deserta
isola
del
Nord
.
Mentre
in
Scandinavia
si
diffondeva
il
cristianesimo
,
gli
esuli
dell
'
Islanda
conservarono
quasi
immune
dall
'
influsso
cristiano
la
tradizione
delle
loro
saghe
.
Più
tardi
trascrissero
i
canti
e
a
essi
si
deve
se
ci
rimane
una
testimonianza
dell
'
antichissima
poesia
europea
.
Poesia
dobbiamo
chiamarla
per
consuetudine
di
definire
così
le
strofe
ritmiche
.
Ma
ora
,
remota
la
fede
romantica
in
una
presunta
arte
,
voce
immediata
di
popoli
,
nessuno
cercherebbe
più
nei
rozzi
testi
del
Codex
Regius
un
suggerimento
poetico
.
E
vedemmo
che
anche
Wagner
e
Hebbel
si
limitarono
a
trarne
una
grezza
materia
umana
.
In
verità
,
l
'
interesse
umano
oltre
quello
particolarmente
culturale
dei
canti
,
è
sempre
grande
.
Come
nota
giustamente
la
traduttrice
,
questi
poemi
degli
dèi
non
hanno
affatto
carattere
religioso
.
Stretti
alla
terra
,
ai
monti
,
alle
foreste
del
Nord
,
gli
dèi
sovrastano
appena
una
rude
umanità
.
E
non
li
liberano
a
immagini
più
pure
le
favole
che
i
mediterranei
inventarono
per
i
loro
numi
.
Restano
gravi
di
vino
e
di
sangue
,
negati
a
ogni
agilità
.
E
certo
si
deve
questo
all
'
abbandono
dei
miti
che
non
furono
mai
,
come
i
greci
,
ripresi
in
epoche
colte
,
ma
caddero
e
lasciarono
solo
una
traccia
primitiva
.
Si
leggono
storie
di
facili
inganni
,
come
più
tardi
si
ritroveranno
nella
prima
letteratura
borghese
,
di
risse
e
di
memorabili
banchetti
.
Poi
,
confuse
nei
componimenti
,
raccolte
di
proverbi
,
leggende
di
uomini
saggi
,
insegnamenti
morali
.
Un
gruppo
che
ha
per
titolo
Hávamál
è
una
specie
di
codice
della
vita
sociale
.
E
a
porre
subito
in
una
giusta
luce
il
mondo
dei
canti
basta
la
prima
strofa
:
Tutte
le
porte
pria
d
'
entrare
in
casa
son
da
guardarsi
e
da
provare
bene
.
Non
si
sa
mai
se
dietro
quella
soglia
non
attenda
un
nemico
.
Precetti
di
solito
duri
,
di
un
compiaciuto
e
barbarico
egoismo
.
Qualche
bella
frase
hanno
le
strofe
sull
'
amicizia
,
e
quelle
sulla
fama
che
accade
di
vedere
spesso
citate
:
Muoion
le
greggi
,
muoiono
le
stirpi
moriamo
anche
noi
stessi
,
ma
non
muore
giammai
la
buona
fama
e
chiunque
col
bene
se
l
'
acquista
.
Presentimenti
ingenui
di
un
mondo
morale
,
a
cui
seguono
subito
curiose
norme
come
quelle
che
consigliano
a
chi
vuole
assassinare
di
alzarsi
presto
e
di
agire
di
buon
mattino
.
Ma
quasi
tutti
i
testi
hanno
come
argomenti
imprese
gloriose
o
sono
documenti
della
più
antica
saggezza
.
Si
sente
una
grande
venerazione
per
le
forze
spirituali
,
forze
ancora
magiche
e
nubilose
.
Così
Odino
vuote
scendere
a
una
gara
di
dottrina
con
il
più
saggio
dei
giganti
.
E
un
'
altra
volta
ascolta
il
vaticinio
della
profetessa
che
narra
l
'
origine
del
mondo
e
delle
stirpi
e
annuncia
la
fine
degli
dèi
.
(
È
il
Völuspá
,
un
canto
famoso
che
veramente
ha
singolari
immagini
)
.
Simbolo
preciso
del
mondo
nordico
sono
le
rune
,
i
caratteri
magici
,
segno
originario
d
'
intelligenza
.
E
il
più
bello
dei
miti
per
una
suggestione
di
significati
nascosti
e
per
la
sua
analogia
con
il
simbolo
cristiano
della
croce
è
quello
narrato
nel
canto
runico
di
Odino
:
Io
so
che
dall
'
albero
al
vento
per
ben
nove
notti
pendei
ferito
da
spada
,
a
Odino
immolato
,
io
stesso
a
me
stesso
;
quell
'
albero
niuno
conosce
da
quale
radice
ei
germogli
.
Poi
,
con
uno
slancio
,
Odino
si
curva
a
terra
dall
'
albero
,
raccoglie
dei
pezzetti
di
legno
,
su
cui
incide
le
rune
,
e
per
mezzo
delle
rune
,
cioè
della
saggezza
,
si
libera
dal
segreto
martirio
.
Strani
paesaggi
questi
del
Nord
.
Li
animano
inconsuete
allegorie
,
estranee
a
uno
spirito
che
ormai
hanno
penetrato
il
simbolo
ellenico
e
quello
cristiano
.
E
tutela
il
mistero
un
linguaggio
inaccessibile
.
La
traduttrice
aveva
dinanzi
a
sé
un
compito
molto
severo
.
Noi
non
possiamo
che
ammirare
silenziosamente
la
sua
erudizione
.
Ma
dobbiamo
dire
molto
bene
,
come
lettori
del
commento
e
delle
brevi
introduzioni
ai
testi
.
I
canti
sono
tradotti
in
versi
italiani
.
In
versi
duri
,
ingenui
,
zoppi
,
che
ci
sono
molto
piaciuti
.
Perché
crediamo
che
abbiano
reso
la
cadenza
barbara
dei
testi
.
(
In
questi
casi
i
tentativi
di
versioni
rigidamente
metriche
sono
illusori
)
.
E
ancora
abbiamo
nell
'
orecchio
certe
cadenzate
parole
.
I
solenni
versi
di
Odino
che
ci
hanno
invitato
alla
lettura
.
Perché
i
detti
di
Odino
sono
inutili
ai
giganti
ma
preziosi
ai
figli
dell
'
uomo
:
salute
a
colui
che
li
impara
salute
a
colui
che
li
ascolta
.
V
.
Cronache
semiserie
1
.
Dignitari
di
Francia
.
L'8
giugno
il
gran
vecchio
,
Charles
Maurras
,
è
stato
ricevuto
all
'
Accademia
di
Francia
.
Maurras
,
che
molti
dei
suoi
compatrioti
definiscono
con
quelle
brevi
ingiurie
di
sapore
osceno
che
sono
una
delle
maggiori
grazie
della
lingua
francese
,
è
ritenuto
da
altri
addirittura
il
più
grande
uomo
vivente
oggi
in
Francia
.
Comunque
una
figura
di
molto
rilievo
.
Forse
troppo
irregolare
per
la
solenne
assemblea
,
questo
polemista
difensore
di
una
Chiesa
che
lo
ha
condannato
,
di
un
re
che
lo
trascura
e
di
un
'
idea
della
Francia
che
i
più
dei
francesi
rinnegano
.
E
per
molto
tempo
dall
'
Accademia
fu
escluso
.
Dice
l
'
articolo
primo
dello
statuto
del
1635
:
«
Nessuno
sarà
ricevuto
all
'
Accademia
che
non
sia
gradito
al
protettore
»
.
Allora
il
protettore
era
Richelieu
.
Ora
,
secondo
le
norme
,
sarebbe
il
presidente
Lebrun
.
Naturalmente
,
notre
Albert
,
come
dicono
i
francesi
,
accetta
chiunque
con
grande
cordialità
.
E
il
diritto
di
velo
in
pratica
era
passato
al
defunto
segretario
perpetuo
,
uomo
bizzosissimo
che
tenne
lontani
per
molto
tempo
candidati
autorevoli
.
Morto
lui
ci
fu
la
corsa
degli
esclusi
:
Jérôme
Tharaud
,
Maurois
,
Maurras
.
Marraus
ha
commemorato
nella
sua
orazione
Henri
-
Robert
,
il
grande
avvocato
che
egli
sostituisce
.
Gli
ha
risposto
con
l
'
elogio
tradizionale
Henri
Bordeaux
.
Noi
non
apprezziamo
molto
l
'
opera
poetica
di
Maurras
.
Ancora
meno
apprezziamo
il
suo
pensiero
politico
.
Ancora
meno
i
romanzi
di
Bordeaux
.
Tuttavia
il
vecchio
e
il
nuovo
immortale
hanno
fatto
due
bei
discorsi
.
Una
piacevole
conversazione
,
almeno
.
Maurras
ha
ricordato
con
molto
spirito
le
sue
visite
forzate
al
Palazzo
di
giustizia
,
le
sue
varie
esperienze
umane
.
Bordeaux
ha
parlato
della
Provenza
,
dei
doni
portati
dai
parenti
al
piccolo
Carlo
con
l
'
augurio
paesano
:
«
Che
tu
possa
essere
pieno
come
un
uovo
,
buono
come
il
pane
,
saggio
come
il
sale
e
dritto
come
un
fiammifero
»
.
Poi
ha
ricordato
una
serie
di
gloriosi
accademici
che
conobbero
il
carcere
.
Purtroppo
,
resta
la
parte
dottrinale
dei
due
discorsi
.
L
'
evocazione
di
un
mondo
di
morti
a
cui
Maurras
crede
fervidamente
,
dai
firmatari
della
lontana
Enquête
sur
la
monarchie
fino
al
precursore
De
Bonald
.
La
stanca
polemica
contro
i
nemici
tradizionali
:
il
barbaro
germano
,
le
idee
dissolvitrici
,
la
libertà
democratica
come
l
'
autorità
dello
stato
totalitario
.
Un
'
aria
onesta
di
destra
monarchica
in
paese
repubblicano
.
Un
maresciallo
di
Francia
padrino
di
questo
nemico
della
costituzione
.
«
Quando
cadono
le
foglie
,
quando
migrano
gli
augelli
»
,
ha
scritto
colui
che
Maurras
chiama
«
le
divin
Carducci
»
.
Meno
macabro
della
cavalcata
di
Enrico
Quinto
,
ma
forse
non
meno
fantastico
,
sembrerà
a
chi
guardi
oggi
la
vera
Francia
quest
'
incontro
di
letterati
in
abito
verde
intenti
a
rievocare
nella
gran
sala
dell
'
Accademia
i
lontani
santi
della
patria
e
il
nazionalismo
letterario
e
sanguigno
di
Maurice
Barrès
.
2.Nozze
sul
fiume
.
Si
è
risposato
Sacha
Guitry
.
Non
ce
ne
importa
nulla
.
Ma
siccome
tutti
i
giornali
parlano
di
questo
matrimonio
e
sembrano
giudicarlo
un
avvenimento
importante
,
diamo
anche
noi
qualche
notizia
,
per
fissare
lo
squallore
di
fatti
considerati
notevoli
.
Sacha
Guitry
,
con
gli
anni
che
ha
,
ha
sposato
una
diciannovenne
.
E
questo
non
vorrebbe
dire
,
perché
cose
simili
fecero
Cicerone
e
tanti
altri
.
Ma
ha
prescelto
modi
assurdi
.
Alle
nozze
fissate
per
un
certo
giorno
erano
stati
invitati
tutti
i
giornalisti
di
Francia
.
Il
matrimonio
fu
celebrato
invece
un
giorno
prima
,
appunto
per
evitare
la
stampa
.
E
ora
il
carosello
coi
giornalisti
continua
:
piacevole
inseguimento
.
Erano
testimoni
il
principe
Poniatowski
(
perché
questi
nomi
da
bollettino
della
Grande
Armata
al
matrimonio
di
un
attore
?
)
e
René
Benjamin
della
Accademia
Goncourt
.
Alle
undici
una
telefonata
all
'
Eliseo
invitava
il
cittadino
Lebrun
alle
nozze
del
cittadino
Guitry
.
E
il
presidente
si
è
fatto
rappresentare
da
un
alto
funzionario
.
Rinunziamo
a
descrivere
tutte
le
piacevolezze
della
cerimonia
.
A
noi
questi
gesti
fanno
l
'
effetto
di
certi
sorridenti
inchini
dei
giocolieri
per
un
esercizio
che
non
abbiamo
capito
.
Si
mette
una
mano
in
tasca
,
si
dà
qualcosa
e
ci
si
allontana
smarriti
.
Non
per
ripetere
un
tardo
elogio
della
vita
rustica
,
ma
giudichiamo
molto
più
serio
il
contegno
di
due
giovani
contadini
dei
dintorni
di
Pisa
da
noi
conosciuti
.
Siccome
non
avevano
il
denaro
per
il
viaggio
di
nozze
a
Firenze
,
si
misero
su
una
barca
e
andarono
su
e
giù
fra
le
canne
lungo
i
greti
dell
'
Arno
.
Finché
i
ragazzini
del
paese
li
scoprirono
e
rievocarono
per
loro
gli
antichi
fescennini
,
così
da
far
coprire
di
rossore
il
volto
della
sposa
e
ridere
di
timido
orgoglio
il
giovane
maschio
.
3.Ore
in
teatro
.
«
Ora
viene
fuori
il
diavolo
»
.
Scura
e
opprimente
come
le
acque
notturne
,
la
musica
del
primo
quadro
dell
'
Oro
del
Reno
invadeva
la
sala
.
Dietro
un
velo
di
nebbia
s
'
intravedeva
il
fondo
del
fiume
,
un
paesaggio
desolato
di
rocce
e
contorte
vegetazioni
.
-
Ora
viene
fuori
il
diavolo
,
-
ripeté
il
signore
accanto
a
me
a
una
donna
e
a
un
bambino
che
erano
con
lui
.
Allora
il
bambino
,
che
questi
ripetuti
annunci
del
diavolo
tenevano
in
agitazione
,
cominciò
a
impazientirsi
.
-
Ah
eccolo
,
-
disse
.
Invece
comparve
Alberico
che
,
dopo
aver
strisciato
sui
sassi
umidi
,
prese
a
dimenarsi
e
a
cantare
cupamente
.
Vidi
un
certo
smarrimento
sul
viso
dei
vicini
.
Poi
,
d
'
improvviso
,
il
sospetto
negli
occhi
del
padre
.
-
Scusate
,
-
mi
chiese
esitante
,
-
ma
questo
non
è
il
Mefistolele
?
-
No
,
è
l
'
Oro
del
Reno
.
-
Ah
,
l
'
Oro
del
Reno
-
.
(
Aveva
una
voce
addolorata
,
di
uomo
colpevole
)
.
Poi
non
disse
nulla
.
Notai
solo
che
guardava
con
disprezzo
Alberico
e
i
suoi
tentativi
amorosi
.
Trattenni
il
nome
di
Wagner
,
che
per
lui
doveva
giungere
da
lontani
regni
di
noia
.
Mi
pareva
inutile
amareggiare
ancora
di
più
una
sera
scelta
per
le
gioie
lucenti
del
Mefistofele
,
e
naufragata
senza
rimedio
in
quelle
torbide
acque
wagneriane
.
Un
'
altra
volta
davano
la
Valchiria
.
Vicino
a
me
stava
,
seduto
per
terra
,
un
uomo
entrato
col
favore
colpevole
del
custode
.
Era
vistosamente
vestito
e
aveva
in
mano
un
'
arancia
.
Quando
spensero
le
luci
lo
vidi
affaccendarsi
con
un
temperino
sulla
sua
arancia
.
Il
sipario
si
aprì
,
comparve
Siegmund
lacero
e
tenebroso
:
intorno
a
me
vagavano
freschi
odori
di
frutta
.
Poi
vidi
un
'
ombra
muoversi
al
mio
fianco
.
La
mano
del
vicino
batteva
il
tempo
con
la
scorza
d
'
arancia
.
Si
era
disteso
sui
gradini
;
portava
lentamente
alla
bocca
gli
spicchi
e
intanto
con
la
mano
destra
e
con
la
rossa
lista
della
scorza
si
abbandonava
alla
musica
.
Poche
persone
nella
sala
erano
penetrate
da
Wagner
come
lui
.
Quando
al
canto
dei
due
amanti
si
spalancò
la
porta
dell
'
oscuro
maniero
sui
prati
di
primavera
,
mi
tornò
più
acuto
un
odore
di
giardini
siciliani
.
Accettai
la
bellissima
suggestione
.
Il
vicino
,
tacitamente
,
aveva
tirato
fuori
un
'
altra
arancia
.
Della
Lucia
di
Lammermoor
mi
piace
molto
una
scena
.
L
'
ingresso
dello
sposo
.
In
una
sala
favolosamente
illuminata
come
se
ne
vedono
solo
ai
teatri
d
'
opera
,
una
folla
di
signore
e
signori
molto
ben
vestiti
,
attendono
e
passeggiano
.
In
fondo
«
una
porta
praticabile
»
,
dice
la
didascalia
.
Dalla
Porta
praticabile
entra
,
annunciato
da
una
musica
festosa
,
Enrico
,
e
lo
saluta
il
bellissimo
coro
«
Per
te
d
'
immenso
giubilo
»
.
Ma
lo
spettacolo
è
prezioso
.
Enrico
attraversa
la
scena
con
passo
risoluto
e
a
viso
aperto
.
Dalle
due
parti
gentiluomini
,
armigeri
e
signore
si
piegano
in
un
concorde
inchino
.
Qualche
comparsa
,
che
ha
per
l
'
inchino
una
particolare
disposizione
,
continua
a
genuflettersi
con
leggiadria
e
a
sventolare
il
cappello
,
benché
il
nobile
signore
sia
già
entrato
e
abbia
salutato
tutti
.
Intanto
lo
sposo
è
arrivato
alla
ribalta
.
Il
Pubblico
,
anche
se
molto
accorto
,
è
inconsciamente
soggiogato
dall
'
aspetto
autorevole
di
Enrico
,
dal
suo
passo
trionfale
.
Si
stabilisce
un
silenzio
rispettoso
.
Allora
Enrico
,
che
è
generalmente
un
cantante
di
terz
'
ordine
,
attacca
con
voce
di
agnello
:
Per
poco
fra
le
tenebre
sparì
la
vostra
stella
,
io
la
farò
risorgere
più
fulgida
e
più
bella
.
Anche
ho
un
ricordo
piuttosto
gaio
dei
teatri
a
cui
si
andava
con
la
scuola
.
Ci
facevano
sentire
cattivi
concerti
oppure
drammi
.
Drammi
storici
,
spesso
.
Poi
a
scuola
qualche
atteggiamento
di
immoderato
eroismo
aveva
chiare
origini
teatrali
.
Generali
che
spezzavano
spade
come
fossero
lapis
,
altri
che
pronunciavano
frasi
nette
,
definitive
.
Gridavamo
come
ossessi
se
ci
si
concedeva
la
fortuna
di
una
rissa
sulla
scena
.
Fu
lì
,
in
quei
clamorosi
teatri
,
che
vidi
per
le
prime
volte
la
ragazza
bionda
e
mite
che
conobbi
più
tardi
.
Ancora
adesso
la
prima
memoria
di
lei
è
legata
al
ricordo
di
cattive
musiche
e
parole
declamate
,
da
cui
mi
distraeva
,
nella
mezza
luce
della
sala
,
il
suo
profilo
sereno
e
l
'
arco
leggero
dei
capelli
sulla
fronte
.
4.Paesaggi
estivi
.
Vittoriosa
la
lotta
di
un
pastore
contro
un
'
aquila
.
I
pastori
guerrieri
scendono
dalle
loro
montagne
in
queste
calde
stagioni
per
raggiungere
il
triste
popolo
dei
giornali
estivi
.
Sono
figure
di
un
teatro
a
maschere
fisse
,
personaggi
che
vengono
a
ritrovare
i
compagni
inevitabili
.
Le
numerose
vittime
del
maltempo
,
i
giovinetti
sedicenni
che
fanno
in
barca
il
giro
del
Mediterraneo
,
le
ragazze
uccise
per
gelosia
,
occupano
in
ordine
i
titoli
delle
pagine
faticosamente
composte
.
Si
scorrono
,
le
pagine
,
senza
speranza
di
una
lettura
,
completando
a
mente
i
titoli
intravisti
.
Non
tutti
,
perché
qualcosa
avviene
,
e
quando
non
avviene
nulla
i
giornalisti
richiamano
l
'
attenzione
con
i
loro
titoli
.
«
Lupi
sovietici
invadono
la
Lituania
»
,
annunziava
qualche
tempo
fa
un
giornale
autorevole
,
certo
senza
comprendere
l
'
importanza
di
questa
notizia
,
la
prima
che
sia
arrivata
a
noi
,
di
bestie
,
anzi
di
bestie
selvagge
,
politicamente
organizzate
(
«
Una
certa
assemblea
di
vermi
politici
»
,
diceva
Amleto
)
.
Ma
sono
comparse
fugaci
.
I
personaggi
ricorrenti
prevalgono
,
per
pigrizia
di
giornalisti
o
per
assenza
di
novità
,
nella
storia
dei
mesi
estivi
.
Ogni
tanto
qualche
nome
splende
di
una
luce
più
intensa
,
trascorre
come
una
meteora
e
sparisce
nel
buio
.
«
Il
ministro
sudafricano
Pirow
visiterà
l
'
Europa
»
,
scrisse
una
volta
timidamente
un
quotidiano
.
«
Il
ministro
Pirow
in
Germania
»
,
si
cominciò
a
leggere
poi
più
spesso
.
Dopo
qualche
giorno
fu
la
vertigine
:
il
ministro
Pirow
nei
Balcani
,
il
ministro
Pirow
in
Francia
,
in
Inghilterra
il
ministro
Pirow
dappertutto
.
I
giornali
avevano
trovato
un
uomo
.
Poi
quel
vecchio
vestito
di
nero
col
collettino
bianco
da
pastore
si
imbarcò
su
un
bastimento
e
naufragò
per
i
giornali
europei
senza
lasciare
una
traccia
,
un
ricordo
.
Così
fu
di
un
veliero
,
la
Girl
Pat
se
riusciamo
a
ricordare
il
nome
,
che
scomparve
e
riapparì
fantasticamente
fra
le
onde
dell
'
Atlantico
.
Per
qualche
giorno
i
giornali
furono
soddisfatti
e
in
quel
periodo
nessun
bambino
mangiò
pezzi
di
bottiglia
o
cascò
in
una
caldaia
.
Ma
inevitabilmente
si
ritorna
allo
squallore
.
Sulle
terze
pagine
dei
quotidiani
francesi
si
vedono
visi
preoccupati
di
gendarmi
in
cheppì
e
poi
,
macilento
e
distratto
,
l
'
uomo
che
ha
ucciso
ventidue
donne
.
In
Inghilterra
si
presentano
al
pubblico
i
nuovi
baronetti
.
Nessuna
vanità
appare
tanto
intelligente
da
meritare
un
commento
.
Rimangono
le
miserie
di
P
.
G
.
Wodehouse
a
Le
Touquet
e
tenuissimi
pettegolezzi
europei
.
Nelle
vanità
dobbiamo
rifugiarci
quando
oltre
i
confini
di
un
atlante
circoscritto
,
nelle
pagine
a
cui
la
nostra
ricerca
non
arriva
,
si
succedono
notizie
sempre
più
gravi
.
E
ogni
giorno
la
lettura
rinnova
il
monito
di
Romeo
:
«
Peace
,
peace
,
Mercutio
,
peace
!
Thouthalk
'
st
of
nothing
»
(
Basta
,
basta
,
Mercutio
,
tu
parli
di
nulla
)
.
VI
.
La
stagione
di
Aci
Trezza
I
Malavoglia
.
Si
è
sempre
insistito
sulla
sorte
di
Verga
,
autore
mal
compreso
,
autore
che
ogni
nuova
critica
ha
voluto
spogliare
di
soprastrutture
e
pregiudizi
anteriori
per
porre
finalmente
in
una
luce
onesta
e
definitiva
.
Questo
lavoro
generoso
anche
se
spesso
illusorio
e
la
convinzione
dei
critici
più
autorevoli
degli
ultimi
trent
'
anni
hanno
costruito
ormai
intorno
al
romanziere
siciliano
un
muro
di
fama
intoccabile
.
Scaduto
il
tempo
della
sua
più
umile
popolarità
,
quella
delle
opere
giovanili
,
Verga
è
passato
alle
antologie
scolastiche
e
al
freddo
decoro
delle
commemorazioni
senza
un
conforto
di
letture
estese
e
intelligenti
,
senza
cioè
una
riconoscenza
(
che
è
cosa
diversa
dal
riconoscimento
o
forse
del
riconoscimento
è
la
forma
più
diffusa
)
.
Ora
,
questo
accade
per
tutti
e
sarebbe
assurdo
rammaricarsene
(
si
pensi
a
D
'
Annunzio
e
alle
diverse
maschere
che
la
sua
opera
ancora
sopporta
)
.
Ma
per
esistono
ragioni
più
gravi
di
distanza
,
di
ostilità
.
Certo
egli
sopravvisse
ai
suoi
anni
,
fu
confuso
poi
con
altri
vicini
a
lui
per
coincidenza
di
date
e
d
'
interessi
più
che
per
la
loro
natura
letteraria
,
e
accomunato
nel
rifiuto
di
una
poetica
così
fiera
di
velleità
e
di
pretese
come
la
verista
.
Da
parte
del
pubblico
il
rifiuto
naturalmente
è
disinteresse
e
fastidio
;
per
la
storia
letteraria
,
Verga
non
poteva
sparire
e
in
fondo
mantenne
sempre
il
rispetto
dei
lettori
più
consapevoli
.
Attento
ad
altre
voci
,
in
tempi
d
'
inquietudine
,
Serra
diede
quel
giudizio
un
po
'
distante
:
«
Passano
gli
anni
e
la
sua
figura
non
diminuisce
;
il
maestro
del
verismo
si
perde
,
ma
lo
scrittore
grandeggia
»
.
Il
grande
scrittore
:
era
già
l
'
esilio
del
romanziere
vivente
fra
i
maestri
non
letti
.
La
stessa
severità
dell
'
opera
,
la
sua
durezza
dovevano
respingere
un
pubblico
conquistato
ai
fulgidi
romanzi
dannunziani
e
a
quella
che
si
chiamava
arte
spiritualista
contro
il
tenace
positivismo
verghiano
.
Ora
sorprende
ritrovare
I
Malavoglia
in
una
nuova
edizione
(
Mondadori
,
1939
)
,
romanzo
destinato
a
larghe
letture
,
accanto
a
opere
assai
più
facili
e
d
'
interesse
immediato
,
legate
al
cinema
e
a
un
costume
americano
così
diverso
da
quello
della
remota
Italia
di
Verga
.
E
forse
è
utile
rileggerlo
disinteressatamente
,
come
se
fosse
libero
da
una
storia
di
decenni
,
per
scoprirne
ancora
la
ricchezza
di
suggerimenti
spontanei
e
il
poco
caduto
,
artificio
o
polemica
.
«
Non
volli
fare
opera
polemica
ma
opera
d
'
arte
»
,
aveva
scritto
già
Verga
in
quella
breve
pagina
che
precede
la
prima
edizione
.
Ma
queste
sono
parole
comuni
e
si
sa
come
egli
fosse
legato
a
una
dottrina
e
come
ogni
formula
mantenga
un
contenuto
polemico
:
più
una
formula
come
quella
dei
veristi
che
accoglieva
accanto
ai
motivi
tecnici
e
alla
naturale
predilezione
per
una
materia
circoscritta
addirittura
motivi
extraletterari
di
critica
e
di
testimonianza
sociale
.
Certo
Verga
fu
lontano
da
qualunque
concessione
a
esigenze
temporali
,
fu
naturalmente
protetto
dal
suo
sicuro
animo
letterario
.
E
in
lui
erano
impossibili
quei
risultati
deteriori
che
diede
certo
naturalismo
tedesco
o
l
'
opera
più
clamorosa
di
un
Blasco
Ibañez
.
Ma
il
freddo
di
una
«
educazione
poetica
»
sussiste
in
altre
pagine
,
sussiste
anche
nei
Malavoglia
che
sono
probabilmente
l
'
opera
più
sorvegliata
e
matura
.
Il
disegno
,
prima
di
tutto
.
Da
altri
si
vide
nell
'
ampio
svolgimento
una
misura
di
umanità
.
A
noi
questa
umanità
non
giova
ora
;
interessa
solo
l
'
altra
umanità
,
la
vita
lettera
dei
personaggi
,
e
i
limiti
che
a
questi
personaggi
possono
venire
da
qualsiasi
rigidezza
.
Lo
sforzo
di
un
programma
era
già
nella
idea
iniziale
:
i
cinque
romanzi
collegati
da
richiami
esteriori
,
ma
uniti
nel
comune
significato
zoliano
di
documento
sociale
.
Poi
gli
ultimi
non
furono
scritti
e
I
Malavoglia
e
Mastro
don
Gesualdo
rimangono
come
risultati
autonomi
,
quasi
liberi
da
ogni
peso
sensibile
.
Del
resto
quel
piano
dell
'
opera
non
era
che
uno
schema
esteriore
la
cui
traccia
letteraria
sarebbe
stata
probabilmente
assai
debole
.
Il
disegno
invece
ritorna
nel
corpo
dei
Malavoglia
per
oscurarne
la
solenne
libertà
,
e
precisamente
in
quell
'
addensarsi
di
conclusioni
che
,
secondo
noi
,
vizia
la
seconda
parte
.
(
Si
accettino
queste
note
a
un
momento
dell
'
opera
soprattutto
come
mezzo
per
chiarirne
la
più
giusta
grandezza
e
insieme
come
segno
di
una
divergenza
dal
giudizio
comune
)
.
A
tutti
i
personaggi
nel
risolversi
del
racconto
è
assegnata
una
sorte
:
uomini
e
donne
che
in
principio
vivevano
della
loro
libertà
non
sfuggono
a
una
definizione
e
a
una
sentenza
Assumono
cioè
la
loro
parte
,
secondo
il
proposito
dell
'
autore
e
i
suggerimenti
della
dottrina
:
entrano
a
costituire
il
quadro
sociale
.
Sono
anche
le
pagine
in
cui
Verga
cede
di
più
al
colore
,
quel
colore
meridionale
e
sanguigno
,
scenario
inevitabile
della
nostra
prosa
verista
,
che
in
opere
assai
meno
ricche
come
i
romanzi
della
Serao
e
in
parte
i
bozzetti
di
Di
Giacomo
,
doveva
prevalere
sul
dramma
o
avviarlo
a
soluzioni
facili
.
Qui
indebolisce
solo
il
dramma
di
'
Ntoni
,
in
cui
altri
vide
il
centro
dell
'
opera
come
quello
in
cui
l
'
umanità
di
queste
creature
pone
più
evidenti
i
suoi
problemi
;
che
per
noi
invece
segna
già
la
deriva
del
racconto
.
Con
la
malavita
di
'
Ntoni
e
quella
sua
coltellata
,
con
la
caduta
di
Lia
declina
a
un
'
avventura
carnale
e
romanzesca
il
fato
terrestre
dei
Malavoglia
.
Si
è
detto
fato
,
e
quest
'
accenno
al
declino
potrebbe
autorizzare
interpretazioni
mitiche
molto
lontane
dal
nostro
pensiero
.
I
richiami
alla
tragedia
greca
,
come
quelli
al
mondo
letterario
russo
,
hanno
qui
il
solito
debole
valore
di
suggestione
critica
.
Il
fato
dei
Malavoglia
è
solo
la
dura
traccia
della
loro
vita
,
la
necessità
della
loro
esistenza
e
,
letterariamente
,
la
ragione
dell
'
opera
.
Anzi
,
occorre
insistere
sull
'
aggettivo
«
terrestre
»
.
Fino
da
principio
la
sorte
si
annuncia
ai
Malavoglia
in
una
sua
esemplare
materializzazione
:
il
carico
dei
lupini
.
E
i
lupini
torneranno
nel
discorso
e
nell
'
azione
come
una
guida
inesorabile
alla
vita
dei
protagonisti
.
Poi
questi
elementi
terrestri
si
ripeteranno
,
saranno
come
i
nodi
dell
'
azione
,
quasi
idoli
per
i
personaggi
,
e
per
noi
simboli
letterari
di
una
straordinaria
evidenza
(
i
lupini
,
la
chiusa
della
Vespa
,
la
barca
)
.
La
casa
è
forse
il
più
gentile
di
questi
simboli
e
il
più
ricco
,
quella
casa
del
nespolo
che
il
distacco
e
l
'
amore
dei
Malavoglia
rendono
a
una
umana
presenza
.
Sulla
felicità
non
casuale
di
certi
nomi
che
disegnano
le
immagini
più
care
(
la
casa
del
nespolo
,
la
Mena
detta
Sant
'
Agata
)
,
ci
si
potrebbe
fermare
per
misurarne
il
difficile
peso
.
Così
un
altro
elemento
non
trascurabile
sono
le
sentenze
che
ricorrono
fino
all
'
ultimo
.
Sembrano
faticosi
e
inutili
,
quei
proverbi
,
o
se
mai
debolmente
pittoreschi
.
Ma
la
loro
funzione
di
architettura
nel
povero
mondo
logico
dei
pescatori
si
precisa
quando
padron
'
Ntoni
infermo
e
sfinito
non
sa
più
parlare
che
attraverso
un
parossismo
di
proverbi
,
e
il
rompersi
delle
frasi
nei
detti
consueti
segna
barlumi
di
pensiero
e
disperati
tentativi
di
aggrapparsi
alla
vita
di
prima
.
È
anche
difficile
riconoscere
la
simpatia
verghiana
,
l
'
amore
ai
personaggi
nella
loro
astrazione
e
quindi
nella
lettera
.
L
'
unica
vicenda
narrata
con
amore
è
quella
di
Alfio
e
Mena
,
e
ai
due
giovani
viene
come
una
casta
nobiltà
:
sono
senza
colpa
,
ma
nessuna
piega
di
simpatia
li
accompagna
.
Del
resto
i
Malavoglia
si
possono
chiamare
i
veri
uomini
del
romanzo
perché
i
loro
motivi
costanti
sono
la
povertà
e
il
dolore
;
gli
altri
vivono
solo
in
funzione
di
sentimenti
inferiori
e
precisi
.
Fu
la
grande
paura
del
preteso
verismo
:
cedere
a
effusioni
benevole
;
per
cui
,
se
Verga
accettò
inconsciamente
formule
negative
,
si
tenne
sempre
lontano
nel
tempo
della
maturità
da
ogni
possibile
indulgenza
di
maniera
.
Fu
anche
,
questo
,
più
volgarmente
,
il
suo
pessimismo
.
Si
sa
che
in
questo
libro
poco
zoliano
mancano
le
descrizioni
.
L
'
unica
nel
senso
tradizionale
è
quella
della
tempesta
che
in
verità
non
conta
tra
le
pagine
migliori
.
(
Invece
le
poche
soste
in
cui
si
accenna
alla
natura
hanno
da
questa
loro
rara
presenza
una
strana
freschezza
:
orti
e
giardini
nel
paese
di
mare
,
i
campi
,
le
strade
siciliane
)
.
Ma
il
racconto
incalza
sempre
con
la
sua
necessità
.
Di
solito
i
«
fatti
»
decisivi
sono
riferiti
in
fretta
,
senza
una
dichiarata
attenzione
.
E
si
è
detto
prima
del
decadere
degli
ultimi
capitoli
perché
essi
appunto
contrastano
con
la
misurata
intelligenza
di
questa
introduzione
.
Contro
il
precipitare
della
vicenda
dei
Malavoglia
nel
clamore
del
processo
e
nelle
luci
più
fosche
sta
l
'
origine
della
loro
disgrazia
,
quel
naufragio
appena
ricordato
e
la
decisione
dei
due
compari
di
agire
contro
la
famiglia
.
Qui
,
nell
'
incerto
muoversi
della
sorte
,
la
pretesa
d
'
imparzialità
,
trasfigurata
e
resa
concreta
,
ha
quasi
una
sua
reale
giustificazione
.
O
almeno
si
ha
di
fronte
uno
degli
esempi
più
persuasivi
della
funzione
del
narratore
rispetto
all
'
opera
(
e
si
pensa
a
Manzoni
,
qui
come
altrove
)
.
Così
,
spoglia
di
ogni
eccesso
di
sentimento
è
la
morte
della
Maruzza
,
momento
dell
'
opera
tragica
,
non
incontro
di
spunti
emotivi
.
E
l
'
annunzio
è
introdotto
tranquillamente
con
uno
di
quei
brevi
racconti
che
servono
anche
in
altre
pagine
:
«
Ma
ella
non
sapeva
che
doveva
partire
anche
lei
...
che
doveva
lasciarli
per
via
tutti
quelli
cui
voleva
bene
e
che
gli
erano
attaccati
al
cuore
e
glielo
strappavano
a
pezzetti
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
»
.
È
la
conclusione
di
una
lunga
scena
fra
la
madre
e
il
figlio
e
nella
sua
indifferenza
dice
l
'
ora
più
dolorosa
dei
Malavoglia
.
Ma
in
questo
annullare
i
fatti
alla
sola
dignità
letteraria
del
racconto
,
nella
piena
vittoria
del
testo
sulla
cronaca
è
forse
il
merito
più
grande
di
Verga
narratore
,
è
anche
per
noi
la
sua
vera
modernità
.
Padrone
poi
Scarfoglio
di
dire
che
Verga
non
aveva
portato
nulla
alla
tecnica
del
racconto
,
se
per
tecnica
intendeva
,
come
ancora
s
'
intende
,
un
giuoco
di
buoni
accorgimenti
.
Forse
l
'
intelligenza
dei
motivi
esteriori
prevale
in
certe
scene
bellissime
,
come
quella
dell
'
annunzio
di
Lissa
,
che
del
resto
giovano
a
distendere
la
forza
del
racconto
,
e
riposano
,
come
riposa
sempre
il
breve
e
aspro
umorismo
verghiano
.
(
In
autori
meno
tenuti
a
un
disegno
o
addirittura
vaganti
come
Proust
,
la
stessa
necessità
di
riposo
e
di
esercizio
porta
a
quei
lunghi
intermezzi
ironici
che
in
Proust
,
appunto
per
la
loro
autonomia
,
hanno
un
valore
quasi
di
«
cadenza
»
)
.
Certo
nessun
accorgimento
avrebbe
potuto
aggiungere
nobiltà
alle
parole
che
salutano
la
partenza
dalla
casa
:
«
Maruzza
guardava
la
porta
del
cortile
dalla
quale
erano
usciti
Luca
e
Bastianuccio
e
la
stradicciola
per
la
quale
il
figlio
suo
se
n
'
era
andato
coi
calzoni
rimboccati
mentre
pioveva
e
non
l
'
aveva
visto
più
sotto
il
paracqua
d
'
incerata
»
.
È
una
sosta
appena
voluta
fra
due
riprese
del
racconto
,
ma
quel
ragazzo
nella
pioggia
sotto
il
paracqua
d
'
incerata
porta
su
di
sé
tutta
la
stremata
poesia
dei
Malavoglia
.
Si
è
detto
in
principio
della
minore
intensità
dell
'
ultima
parte
,
al
declinare
della
vicenda
.
Che
ha
poi
un
esito
felice
,
perché
l
'
impallidire
dei
personaggi
,
quel
chiudersi
di
ciascuno
nella
propria
maschera
,
segna
veramente
il
congedo
.
E
benché
il
romanzo
volutamente
abbia
la
sua
fine
in
un
giorno
come
tutti
gli
altri
(
«
Ma
il
primo
di
tutti
a
cominciare
la
sua
giornata
è
stato
Rocco
Spatu
»
)
,
si
sente
che
la
stagione
di
Aci
Trezza
è
trascorsa
,
che
quegli
uomini
e
quelle
donne
sono
partiti
come
Padron
'
Ntoni
per
il
loro
viaggio
,
più
lontano
di
Trieste
e
di
Alessandria
d
'
Egitto
.
1940
VII
.
Letture
italiane
1
.
Il
pericolo
dell
'
inconcludenza
.
La
nostra
lettura
di
Morovich
fu
continuamente
interrotta
da
rabbiose
ricerche
.
Queste
ricerche
riguardavano
«
le
fonti
»
della
sua
prosa
;
erano
dovute
alla
presenza
nella
nostra
memoria
di
un
preciso
stile
che
Morovich
richiamava
con
insistenza
ma
che
non
riuscivamo
a
identificare
.
I
primi
capitoli
del
suo
nuovo
libro
(
I
ritratti
nel
bosco
,
Parenti
,
1939
)
bastano
a
suggerire
qualche
barlume
,
ma
poi
ogni
tentativo
di
definizione
è
subito
smentito
.
Se
mai
i
nomi
tentati
possono
valere
come
una
parentela
momentanea
e
forse
inavvertita
.
Il
racconto
che
ha
per
titolo
I
ritratti
nel
bosco
,
per
esempio
,
potrebbe
far
pensare
a
Chesterton
;
se
Chesterton
non
fosse
più
vivace
e
definitivo
.
Qualche
altro
ricorda
sicuramente
un
certo
umorismo
russo
(
La
paura
dei
ladri
è
costruito
sullo
schema
preciso
di
una
novella
di
Cecov
)
.
Ma
,
a
parte
l
'
evidente
animo
antirusso
di
questi
personaggi
(
e
in
loro
non
resta
nulla
del
lungo
tremito
di
Cecov
)
,
qui
era
proprio
il
racconto
di
Morovich
,
o
addirittura
la
sua
sintassi
che
ci
premeva
di
riconoscere
.
Finché
ci
parve
di
trovare
questo
esempio
sfuggente
non
in
un
autore
,
ma
in
una
maniera
,
non
in
una
fonte
quindi
ma
in
una
ragionata
analogia
.
I
racconti
di
Morovich
sono
scritti
come
quegli
intrecci
di
opere
insigni
che
si
leggono
nei
libri
di
testo
,
sono
canovacci
,
riassunti
.
Sono
in
un
certo
senso
il
racconto
essenziale
e
lo
scheletro
del
racconto
.
E
questo
vale
sia
che
egli
narri
una
vicenda
esteriore
,
sia
che
discenda
a
perplessi
stati
d
'
animo
.
Procede
sempre
con
la
sua
naturale
speditezza
di
cronaca
e
con
quelle
brevi
,
lucide
osservazioni
.
Tanto
che
da
questa
particolare
natura
derivano
alla
sua
prosa
segni
inconfondibili
.
Per
esempio
l
'
assenza
totale
dal
suo
racconto
di
elementi
descrittivi
.
Ogni
capitolo
è
preceduto
da
una
immaginaria
didascalia
:
la
scena
si
svolge
in
un
giardino
(
o
in
una
casa
)
e
se
mai
qualche
accenno
sommario
ha
un
interesse
immediato
di
inquadratura
(
«
Gli
uccelli
volavano
nella
notte
stridendo
di
terrore
mentre
i
tuoni
rotolavano
in
cielo
»
)
.
Ma
manca
qualsiasi
riposo
,
qualsiasi
attesa
nel
periodo
,
che
conceda
una
tranquilla
diversione
e
apra
un
nuovo
respiro
,
al
contrario
di
tanta
prosa
moderna
italiana
che
si
nutre
solo
di
queste
pause
.
Poi
a
un
esame
più
attento
del
testo
si
distinguono
i
diversi
aspetti
di
Morovich
e
sono
anch
'
essi
lucidi
e
precisi
.
Probabilmente
l
'
esempio
migliore
del
suo
scrivere
sono
quei
racconti
brevissimi
in
cui
una
fantasia
fredda
e
leggera
si
sostiene
sempre
a
un
'
armatura
di
stile
.
«
Antonio
si
svegliò
bruscamente
disturbato
da
un
rumore
come
di
zoccoli
.
Accese
la
lampadina
e
vide
che
era
la
Morte
la
quale
passeggiava
in
su
e
in
giù
per
la
stanza
e
che
,
vedendosi
osservata
,
si
fermò
e
indicò
col
dito
il
cassetto
del
tavolino
da
notte
»
.
L
'
uomo
si
preoccupa
per
il
rumore
dei
piedi
scarni
che
può
svegliare
i
vicini
.
«
-
Se
vuoi
che
prenda
la
rivoltella
,
-
le
disse
Antonio
indicando
le
ciabatte
sul
tappeto
,
-
mi
devi
fare
il
piacere
di
calzare
le
mie
pantofole
.
-
Sta
bene
,
-
rispose
la
Morte
,
e
subito
le
calzò
.
Ora
passeggiava
senza
alcun
rumore
.
Antonio
spense
la
luce
.
Pareva
proprio
che
nella
stanza
non
ci
fosse
nessuno
.
Si
guardò
bene
dal
prendere
dal
cassetto
la
rivoltella
e
dopo
un
poco
dormiva
di
nuovo
profondamente
»
.
Qui
la
favola
veramente
ha
una
conclusione
che
non
è
solo
nell
'
umorismo
raggiunto
ma
nella
misura
della
narrazione
,
nei
suoi
limiti
così
chiaramente
mantenuti
.
Non
meno
intelligente
la
storia
degli
spettri
che
per
far
morire
di
paura
Silvestro
lo
avevano
aspettato
la
notte
su
una
corda
fra
due
pali
.
Silvestro
torna
brillo
,
si
accorge
che
la
moglie
ha
lasciato
la
biancheria
senza
fermarla
,
e
con
due
fermagli
di
legno
assicura
gli
spettri
alla
corda
.
Sono
giuochi
molto
rischiosi
,
anch
'
essi
sospesi
sulla
corda
,
ma
in
questi
casi
prendono
agilità
dalla
libera
fantasia
.
Che
dà
anche
,
a
lui
scrittore
affrettato
,
le
sue
rare
immagini
:
«
Giorgio
invece
era
inquieto
.
Verso
la
mezzanotte
uscì
dalla
casa
dove
gelava
.
Gli
ci
volle
poco
per
scoprire
la
Morte
,
immobile
nella
luce
lunare
accanto
a
una
botte
piena
di
ghiaccio
»
.
Sarà
facile
riconoscere
il
valore
di
quella
botte
piena
di
ghiaccio
almeno
per
una
scenografia
(
e
poi
l
'
incontro
dell
'
uomo
con
la
Morte
sarà
commentato
benissimo
e
avrà
un
seguito
molto
ricco
)
.
Meno
buoni
i
racconti
allegorici
:
se
la
storia
della
fortuna
non
dispiace
per
una
sua
strana
crudezza
,
quell
'
altra
dell
'
ispirazione
è
sicuramente
fredda
.
Del
resto
il
pericolo
costante
di
Morovich
è
l
'
inconcludenza
.
Certe
storie
si
svolgono
con
molta
precisione
e
serietà
,
ma
in
fondo
occupano
molto
più
spazio
di
quanto
non
ne
meriti
il
loro
vago
significato
.
Perché
è
certo
che
queste
prose
si
leggono
un
poco
come
apologhi
e
si
vuole
una
conclusione
qualunque
.
Anche
se
l
'
intensità
sarà
data
da
elementi
esteriori
come
la
morte
della
ragazza
nel
Cartoccio
di
funghi
o
la
malattia
in
quella
pagina
di
cui
ci
restava
un
sottile
ricordo
di
quando
fu
pubblicata
in
«
Omnibus
»
:
I
signori
bevevano
il
cognac
.
Un
ultimo
aspetto
di
Morovich
si
può
cercare
in
quei
pochi
racconti
più
ampi
che
dovrebbero
reggersi
da
sé
,
senza
l
'
ausilio
di
una
moralità
o
un
intervento
fantastico
.
Il
più
notevole
forse
è
quello
intitolato
Una
donna
di
quindici
anni
,
che
,
discutibile
tutto
,
ha
qualche
momento
assai
bello
(
basterebbero
le
esitazioni
della
ragazza
,
la
fine
calma
e
quel
sottile
umore
di
parodia
che
circola
nei
racconti
borghesi
di
Morovich
)
.
Del
resto
è
un
autore
molto
diverso
;
proprio
alla
fine
si
trova
un
curioso
racconto
con
certi
particolari
vivaci
che
era
difficile
aspettarsi
.
Ma
si
potrà
riconoscere
quasi
sempre
.
E
questo
,
anche
se
per
il
critico
è
una
conclusione
facile
e
comune
,
resta
per
l
'
autore
il
risultato
più
sicuro
.
Qui
per
Morovich
il
merito
più
difficile
.
Degli
altri
suoi
meriti
la
freschezza
e
i
nitidi
contorni
,
nessuno
vorrà
discutere
.
Come
i
suoi
pericoli
,
si
è
detto
,
sono
l
'
inconcludenza
e
la
geometria
,
il
gusto
del
disegno
ben
misurato
anche
se
inutile
e
l
'
orgoglio
di
una
lucida
intelligenza
.
2
.
Involuzione
della
satira
Questo
libro
(
Mosca
,
Ricordi
di
scuola
,
Rizzoli
,
1939
)
è
stato
preceduto
da
una
intelligentissima
pubblicità
.
Non
so
se
Mosca
si
renda
conto
che
egli
compie
opera
assai
più
elevata
quando
scrive
accanto
ai
suoi
buffi
disegni
:
«
Uom
colla
barba
al
libraio
non
garba
»
,
e
fa
poi
intervenire
«
il
dottor
Newmann
che
tanto
può
sull
'
animo
dei
librai
»
per
indurlo
a
vendere
i
Ricordi
di
scuola
agli
uomini
colla
barba
,
di
quando
scrive
con
animo
raccolto
e
serietà
di
propositi
gli
stessi
Ricordi
di
scuola
.
È
questa
una
questione
molto
importante
perché
riguarda
,
oltre
i
limiti
personali
di
Mosca
,
la
misura
dell
'
autocritica
nello
scrittore
di
parodie
e
la
possibilità
di
trasferire
su
un
piano
creativo
quelle
doti
di
attenzione
e
di
vivacità
che
sono
proprie
appunto
di
un
certo
umorismo
.
Le
risposte
suggerite
dal
nostro
esempio
sono
assai
sconfortanti
.
Confermano
l
'
antica
opinione
che
l
'
esercizio
sullo
stile
altrui
per
una
ripresa
ironica
annulli
qualsiasi
tentativo
di
un
'
espressione
propria
.
L
'
esempio
di
Mosca
poi
è
particolarmente
interessante
perché
testimonia
la
possibilità
di
una
strana
involuzione
.
Dimostra
cioè
che
,
partiti
da
De
Amicis
per
una
spietata
parodia
,
si
può
andare
a
finire
a
De
Amicis
e
riviverlo
seriamente
.
Chi
,
prima
di
ogni
considerazione
tecnica
,
cercasse
alle
origini
dell
'
umorismo
di
Mosca
un
dato
sicuro
,
troverebbe
probabilmente
l
'
insofferenza
di
un
certo
mondo
borghese
facilmente
atteggiato
a
cui
egli
reagisce
rappresentandolo
in
formule
rigide
e
grottesche
.
La
figura
astratta
del
«
vecchietto
»
di
Mosca
,
per
esempio
,
vale
come
una
delle
migliori
prove
di
questo
procedimento
.
Poi
,
con
una
notevole
intelligenza
,
egli
seppe
trovare
ai
suoi
personaggi
scenari
ugualmente
astratti
e
un
linguaggio
convenzionale
e
arbitrario
di
grande
efficacia
.
(
Qui
si
potrebbero
fare
i
soliti
nomi
troppo
seri
per
Mosca
.
Incontri
col
surrealismo
ci
sono
certamente
,
ma
non
sappiamo
che
peso
abbiano
)
.
Comunque
,
si
era
detto
di
De
Amicis
.
E
De
Amicis
rappresentava
appunto
in
Italia
,
in
un
'
Italia
non
troppo
lontana
,
la
tutela
di
quella
educazione
sentimentale
da
cui
nasce
l
'
umorismo
di
Mosca
.
(
Per
molti
riguardi
il
mondo
della
scuola
;
e
Mosca
ha
ancora
qualcosa
di
scolaresco
)
.
Poi
la
polemica
si
estende
a
tutto
un
tardo
Ottocento
provinciale
e
piccolo
-
borghese
che
eccita
in
vario
modo
la
fantasia
dei
nostri
umoristi
.
(
E
un
gusto
chiarissimo
in
certi
disegnatori
e
soprattutto
nei
tipografi
)
.
Ma
ecco
che
ora
Mosca
,
posto
di
fronte
a
un
'
esperienza
sentita
,
si
trova
a
una
curiosa
incapacità
d
'
espressione
.
E
finisce
col
riecheggiare
ingenuamente
quei
modi
di
cui
era
parso
vittorioso
e
distruttore
nelle
sue
cose
ironiche
.
Non
che
i
Ricordi
di
scuola
siano
un
libro
propriamente
mancato
;
hanno
qualche
scaltrezza
e
qualche
merito
,
ma
in
fondo
inclinano
pericolosamente
a
De
Amicis
e
sono
degni
di
una
affrettata
condanna
.
Mosca
scrittore
non
avrebbe
nemmeno
meritato
questo
discorso
se
noi
non
avessimo
in
grande
considerazione
Mosca
parodista
.
E
se
abbiamo
insistito
sulla
parodia
è
appunto
perché
giudichiamo
il
suo
genio
esclusivamente
parodistico
.
Finora
il
risultato
più
importante
è
probabilmente
il
«
Bertoldo
»
,
un
giornale
a
cui
si
deve
dedicare
qualche
attenzione
non
fosse
altro
per
il
peso
che
ha
ormai
sul
costume
italiano
.
Ed
è
veramente
l
'
unico
giornale
che
eserciti
una
funzione
attiva
di
critica
al
costume
.
Coglie
nell
'
avvenimento
quotidiano
il
margine
comico
,
riconosce
soprattutto
il
momento
in
cui
la
notizia
o
la
persona
sono
divenute
familiari
al
pubblico
,
hanno
assunto
cioè
quella
rigidità
che
permette
una
efficace
parodia
.
Qui
è
appunto
il
valore
del
«
Bertoldo
»
:
commento
alla
moda
e
al
gusto
di
un
popolo
.
A
questo
risultato
i
redattori
del
«
Bertoldo
»
sono
arrivati
con
grande
precisione
di
gusto
.
(
E
anche
onestamente
.
Si
veda
come
sono
sfruttati
gli
elementi
umoristici
nella
guerra
attuale
senza
mai
un
accento
d
'
immoralità
Ma
dove
altri
si
ferma
a
uno
scherzo
occasionale
,
Mosca
ha
coscienza
di
svolgere
opera
di
cultura
.
E
qui
si
possono
ricordare
due
suoi
saggi
.
Il
primo
è
quella
storia
della
scienza
che
si
pubblica
a
puntate
sul
«
Bertoldo
»
e
che
è
una
magnifica
satira
delle
opere
di
divulgazione
scientifica
.
E
questo
ci
pare
il
Mosca
migliore
.
L
'
altra
rubrica
,
che
pure
ha
molta
fortuna
,
è
quella
dedicata
alla
poesia
moderna
,
e
per
diverse
ragioni
è
opportuno
citarla
.
Sarà
facile
riconoscere
anche
lì
il
significato
umoristico
in
uno
spunto
di
parodia
,
nella
ripresa
cioè
di
un
linguaggio
accademico
intessuto
di
citazioni
e
di
richiami
ad
autorità
.
Sarebbe
invece
perfettamente
assurdo
accogliere
l
'
opinione
diffusa
che
la
critica
di
Mosca
i
rappresenti
una
sana
reazione
agli
estremisti
della
poesia
contemporanea
.
Una
simile
funzione
potrebbe
anche
essere
utile
contro
gli
sfruttatori
di
una
cifra
,
se
esercitata
da
persona
molto
saggia
e
capace
di
discriminare
.
Ma
una
tale
maturità
critica
manca
naturalmente
a
Mosca
il
quale
,
splendidamente
ignaro
,
condanna
alle
stesse
facezie
testi
di
poesia
come
quelli
di
Ungaretti
,
di
Gatto
,
di
Luzi
,
o
addirittura
di
Rilke
,
e
testi
degli
ultimi
cretini
.
Una
volta
poi
messa
bene
in
chiaro
l
'
assoluta
nullità
del
suo
metodo
critico
,
non
c
'
è
niente
di
male
che
si
diverta
con
la
poesia
.
Quello
che
importa
è
che
egli
rinunzi
a
diventare
«
poetico
»
.
Gli
elementi
crepuscolari
che
ingentilivano
la
sua
ironia
rivelano
,
messi
a
nudo
,
una
grande
povertà
letteraria
.
Riportano
soprattutto
Mosca
a
quelle
angustie
del
sentimento
borghese
che
egli
aveva
spezzato
col
suo
dono
d
'
umorismo
elevando
a
disegno
astratto
l
'
ingenua
visione
dell
'
uomo
comune
.
3
.
Sui
limiti
di
Pirandello
.
L
'
unica
immagine
che
ci
restava
di
Pirandello
era
quella
del
vecchio
curvo
dinanzi
a
un
sipario
con
le
braccia
un
po
'
aperte
,
e
nel
viso
a
punta
e
negli
occhi
il
segno
di
una
carnale
affinità
coi
suoi
personaggi
.
L
'
altro
,
il
professore
e
il
polemista
di
questi
saggi
,
non
viveva
più
che
in
una
memoria
attardata
.
E
da
una
scelta
così
sommaria
l
'
uomo
aveva
pochissimo
danno
.
Infatti
il
sostegno
che
l
'
opera
critica
porta
all
'
intelligenza
di
Pirandello
è
minimo
;
direi
che
queste
pagine
giovano
piuttosto
a
mettere
in
luce
i
limiti
di
un
pensiero
altrimenti
forte
di
qualche
ragione
nella
sua
riconosciuta
ambiguità
(
Saggi
di
Pirandello
,
a
cura
di
M
.
Lo
Vecchio
Musti
,
Mondadori
,
Milano
1939
)
.
Certo
l
'
ingegno
che
trascinava
l
'
autore
drammatico
a
crudeli
giuochi
sugli
uomini
e
poteva
suscitare
intorno
ai
suoi
volubili
problemi
una
estrema
tensione
intellettuale
,
qui
,
di
fronte
a
un
impegno
critico
preciso
,
manca
.
Il
dialogo
allusivo
e
bizzarro
dei
suoi
racconti
,
scritto
su
una
tela
continua
di
amarezza
,
aveva
raggiunto
un
alto
valore
di
espressione
letteraria
.
Costretto
a
un
'
argomentazione
serrata
,
Pirandello
trasporta
sul
terreno
critico
i
suoi
modi
discorsivi
e
ne
trae
pessimi
effetti
di
stile
e
risultati
critici
assai
deboli
.
«
Bella
consolazione
,
la
filosofia
!
»
Questa
conclusione
esclamativa
segna
a
un
certo
punto
l
'
insofferenza
di
un
metodo
che
da
altri
gli
veniva
proposto
come
esempio
di
critica
matura
e
insieme
un
suo
modo
di
evadere
che
a
tutti
apparirà
alquanto
primitivo
e
sommario
.
Interessano
ormai
poco
quei
lunghi
discorsi
col
D
'
Ancona
e
col
Rajna
,
interrotti
da
citazioni
di
Alfredo
Binet
.
E
si
nota
che
il
lavoro
non
ha
mai
un
suo
centro
.
Scritti
in
un
tempo
di
fiere
polemiche
sulla
natura
della
critica
,
questi
saggi
rimangono
incerti
fra
esempi
contrastanti
:
l
'
estetica
nuova
di
Croce
,
la
tradizione
erudito
-
filologica
delle
università
nostre
e
tedesche
e
un
certo
positivismo
di
origine
francese
e
di
scarsa
utilità
letteraria
.
Mantengono
cioè
un
carattere
composito
sconcertante
.
Così
il
celebre
saggio
sull
'
umorismo
che
in
verità
non
è
degno
di
grande
fama
.
Il
disordine
,
l
'
imprecisione
e
l
'
inettitudine
a
concludere
tolgono
qualunque
ragione
di
utilità
all
'
opera
.
Non
si
può
condurre
un
lungo
studio
su
antitesi
così
approssimative
come
quella
stabilita
fra
umorismo
in
senso
stretto
e
umorismo
in
senso
largo
,
o
arbitrarie
come
quella
fra
umorismo
e
ironia
.
E
s
'
intende
che
,
nella
polemica
con
un
avversario
della
lucida
forza
di
Croce
,
Pirandello
,
anche
nei
suoi
motivi
ragionevoli
,
finisce
col
dibattersi
in
disperate
conclusioni
.
Altri
saggi
cadono
per
la
stessa
povertà
della
materia
(
come
quello
su
Alberto
Cantoni
o
quello
sul
verso
di
Dante
,
contro
Garlanda
)
.
E
dove
l
'
impegno
è
più
serio
,
negli
scritti
su
attore
e
traduttore
su
teatro
vecchio
e
teatro
nuovo
,
si
sente
il
gusto
delle
affermazioni
facili
e
una
certa
tendenza
a
risolvere
i
problemi
più
gravi
in
maniera
sbrigativa
e
arrogante
.
Ma
forse
i
saggi
non
sarebbero
ebbero
tutti
da
respingere
se
non
ne
rendesse
faticosa
la
lettura
una
triste
assenza
di
fantasia
.
Le
pagine
migliori
restano
quelle
dei
discorsi
su
Verga
(
specialmente
del
secondo
,
detto
all
'
Accademia
d
'
Italia
nel
'31
)
.
Qui
si
perdonano
arbitrî
e
giudizi
non
veri
per
un
franco
tentativo
di
accostamento
all
'
opera
,
un
principio
di
dialogo
fra
Pirandello
e
Verga
.
Ed
è
il
meno
che
si
dovrebbe
chiedere
alla
critica
di
uomini
della
statura
di
Pirandello
:
una
notizia
personale
e
sommaria
sui
fatti
dell
'
arte
.
4
.
L
'
onore
d
'
Italia
.
La
preparazione
alla
guerra
intesa
come
necessità
politica
della
Nazione
e
ultimo
dovere
del
nostro
Risorgimento
fu
opera
,
nei
primi
anni
del
secolo
,
di
uomini
maturi
alla
visione
politica
o
devoti
a
una
ideologia
;
trovò
più
tardi
il
suo
momento
cruciale
nell
'
impeto
delle
lotte
che
precedettero
l
'
intervento
.
Ma
la
preparazione
alla
guerra
come
fattore
spirituale
,
alla
guerra
esperienza
di
uomini
,
era
stata
il
lavoro
inconsapevole
di
una
generazione
quanto
mai
fervida
a
rivedere
i
valori
della
nostra
tradizione
,
a
cercare
per
la
prima
volta
il
senso
di
una
cultura
italiana
moderna
.
Questa
opera
di
rielaborazione
e
di
rinnovamento
fu
merito
in
Italia
soprattutto
della
«
Voce
»
.
Pochi
anni
prima
D
'
Annunzio
aveva
scritto
le
sue
canzoni
civili
e
,
scoppiata
la
guerra
nel
'14
,
l
'
altro
gruppo
degli
intellettuali
fiorentini
,
quello
raccolto
intorno
a
«
Lacerba
»
,
iniziò
una
furiosa
campagna
per
l
'
Intervento
.
Ma
queste
due
voci
,
pure
clamorose
e
ascoltate
,
non
significarono
in
fondo
molto
più
di
un
proclama
letterario
:
troppo
lontano
D
'
Annunzio
dalla
umile
realtà
dei
problemi
e
perduto
in
una
sua
visione
retorica
;
e
gli
altri
,
i
lacerbiani
,
troppo
soggetti
a
umori
personali
e
strettamente
impegnati
in
una
polemica
sui
fatti
.
I
valori
profondi
che
potevano
sostenere
una
prova
così
severa
si
dovevano
cercare
altrove
.
Fu
allora
che
l
'
opera
educativa
intrapresa
dalla
rivista
di
Firenze
trovò
la
sua
più
ardua
conferma
.
I
giovani
educati
su
quelle
pagine
a
una
nozione
della
cultura
che
fosse
approfondimento
spirituale
e
scuola
di
giusto
rigore
,
abbandonarono
senza
gesti
le
loro
letture
,
il
loro
orgoglio
,
e
l
'
aspirazione
a
una
più
civile
vita
d
'
Europa
,
per
portare
un
contributo
alla
comune
fatica
del
popolo
.
E
nella
guerra
portarono
con
questa
umiltà
di
soldati
la
loro
letteratura
,
non
come
ornamento
inutile
e
offensivo
ma
piuttosto
come
modo
di
vivere
,
necessità
inseparabile
.
Più
tardi
ebbero
quasi
tutti
dalla
prova
vissuta
un
preciso
insegnamento
o
addirittura
una
nuova
vita
.
Su
uomini
come
Soffici
la
guerra
doveva
agire
da
elemento
chiarificatore
,
disperdere
tutto
quello
che
i
frivolo
ed
esterno
si
agitava
nella
sua
letteratura
e
ridurre
lo
scrittore
a
una
lucidità
e
a
una
severità
prima
non
raggiunte
.
Su
altri
,
come
un
Jahier
,
l
'
esempio
fu
certamente
diverso
.
Jahier
portava
alla
guerra
la
sua
intransigenza
,
la
sua
sincerità
,
il
suo
rigore
di
moralista
.
Era
,
come
temperamento
,
il
più
adatto
a
sentire
l
'
austerità
di
una
esperienza
di
quella
natura
e
a
ricavarne
i
significati
meno
scoperti
.
Tanto
che
,
se
mai
,
il
suo
pericolo
era
una
coscienza
troppo
severa
della
prova
che
si
affrontava
,
un
ritegno
che
limitasse
l
'
espressione
letteraria
e
riuscisse
alla
sua
diffidenza
di
protestante
verso
il
fatto
estetico
.
E
Con
me
e
con
gli
alpini
porta
la
traccia
di
questo
stato
d
'
animo
.
Ogni
tanto
la
pagina
letteraria
devia
insensibilmente
diventa
discorso
ai
soldati
o
meditazione
religiosa
.
Forse
perché
egli
si
sentiva
un
maestro
e
una
guida
(
diresse
dopo
la
ritirata
«
L
'
Astico
»
,
giornale
per
i
soldati
)
,
il
figlio
di
quei
pastori
calvinisti
che
evoca
in
Ragazzo
,
rigidi
e
sicuri
sopra
la
comunità
genuflessa
.
Certo
Jahier
aveva
bisogno
dell
'
artificio
,
della
costrizione
letteraria
.
(
E
in
Ragazzo
le
parti
migliori
sono
appunto
quelle
più
letterarie
dove
si
cercano
chiari
effetti
di
stile
e
la
pagina
non
si
affida
solo
alla
generosità
di
un
temperamento
)
.
Ma
,
con
queste
riserve
,
rimane
il
suo
un
libro
bellissimo
.
Quello
fra
i
nostri
libri
di
guerra
più
nudo
e
sincero
,
quello
più
aderente
in
ogni
pagina
alla
moralità
e
alla
realtà
degli
avvenimenti
.
E
insieme
il
più
militare
.
Stuparich
andò
in
guerra
con
la
stessa
castità
ma
con
un
animo
sperduto
e
una
tenue
sensibilità
giovanile
.
Jahier
scrisse
veramente
un
diario
militare
,
di
uno
che
ha
abdicato
a
ogni
altra
forma
di
vita
per
vivere
secondo
un
dovere
.
Forse
perché
fu
anche
il
nostro
scrittore
più
vicino
ai
soldati
,
quello
che
li
guardò
con
animo
meno
letterario
.
Li
rappresentò
sempre
nella
loro
povertà
umana
,
ripetendo
il
loro
linguaggio
dialettale
,
le
loro
canzoni
di
guerra
.
E
in
quei
montanari
veneti
inconsapevoli
del
loro
compito
egli
vide
a
un
tratto
il
soldato
,
trovò
i
lineamenti
più
difficili
della
virtù
.
E
li
descrisse
in
quelle
pagine
bellissime
che
si
chiamano
Ritratto
del
soldato
Somacal
e
che
chiude
un
'
affermazione
da
non
scordare
:
«
Ho
trovato
vicino
a
te
l
'
onore
d
'
Italia
,
Somacal
Luigi
»
.
5
.
La
rivolta
di
Jahier
.
Ormai
dovrebbe
essere
facile
a
una
critica
avveduta
riconoscere
negli
anni
della
«
Voce
»
l
'
unico
nostro
romanticismo
.
Che
ebbe
,
come
dovunque
in
Europa
,
i
suoi
gilets
rossi
e
i
suoi
capelli
dipinti
di
verde
;
tutto
l
'
aspetto
cioè
meno
ingenuo
e
felice
.
Fu
anzi
un
romanticismo
particolarmente
animoso
.
Lo
scontro
a
Firenze
fra
vociani
e
futuristi
e
la
breve
brutalità
delle
bastonature
diedero
un
sapore
di
avventura
militaresca
a
questi
miti
giovanili
.
Ma
,
mentre
gli
elementi
estremi
si
fissarono
poi
in
«
Lacerba
»
e
continuarono
ad
accendere
razzi
sempre
più
smorti
nel
tardo
futurismo
,
ai
nomi
della
«
Voce
»
rimase
un
crisma
di
severità
e
il
predicato
di
moralisti
.
Piero
Jahier
fu
appunto
di
questi
;
anch
'
egli
trovò
nella
guerra
un
suo
naturale
destino
e
lo
seguì
con
l
'
obbedienza
e
la
penetrazione
dell
'
uomo
di
fede
.
Ma
se
la
guerra
poté
scoprire
certe
sue
virtù
e
suggerirgli
quel
quaderno
Con
me
e
con
gli
alpini
,
ch
'
è
tra
i
nostri
più
nobili
diari
,
lo
scrittore
aveva
dato
altre
prove
,
era
affidato
alle
pagine
di
questa
disperata
autobiografia
,
Ragazzo
,
e
ai
primi
scritti
vociani
,
che
ora
Vallecchi
ristampa
dopo
venti
anni
di
silenzio
(
Ragazzo
e
prime
poesie
,
Vallecchi
,
Firenze
1939
)
.
Testi
di
questa
natura
possono
ancora
suscitare
diffidenze
e
incomprensioni
.
Perché
rappresentano
forse
l
'
ultima
sommossa
tentata
dallo
scrittore
contro
la
letteratura
,
i
suoi
ordini
e
le
sue
tradizioni
.
In
Ragazzo
questa
violazione
non
è
soltanto
un
fatto
di
lingua
,
il
quale
sarebbe
meno
difficile
a
definire
e
in
fondo
più
volgare
ed
esterno
.
Ma
è
piuttosto
,
secondo
il
moto
romantico
,
una
rivolta
dell
'
individuo
,
una
violenza
di
contenuti
polemici
che
spesso
sovrasta
e
travolge
la
letteratura
.
In
Ragazzo
deve
apparire
tutto
:
la
miseria
più
vile
,
rappresentata
con
una
fiera
virilità
di
linguaggio
,
la
cronaca
e
il
sentimento
teso
e
scoperto
.
Ed
è
qui
appunto
,
e
non
sugli
ardimenti
esteriori
,
che
si
può
esercitare
una
prima
censura
.
Chiedersi
cioè
se
questa
generosità
trovi
sempre
una
vera
espressione
letteraria
o
talvolta
non
viva
solo
del
proprio
slancio
.
Ma
in
fondo
Jahier
riuscì
quasi
sempre
.
Poteva
correre
lungo
limiti
estremi
,
scrivere
senza
ritegno
della
famiglia
povera
e
della
morte
del
padre
,
perché
aveva
raggiunto
quel
grado
d
'
intensità
che
giustifica
la
nuda
confessione
e
spiega
il
sentimentalismo
e
l
'
angoscia
.
Si
leggano
quelle
pagine
bellissime
che
aprono
il
libro
,
con
la
corsa
del
ragazzo
via
da
scuola
e
l
'
ansietà
bruciata
nelle
ultime
righe
:
Devi
essere
te
,
sorella
,
vero
.
Via
quel
piccione
.
Ma
è
una
donna
alla
finestra
presto
:
una
donna
alla
finestra
...
Ma
è
una
donna
alla
finestra
...
ma
è
la
mia
mamma
colle
braccia
tese
.
È
questo
un
procedimento
molto
semplice
,
e
il
raccontare
si
risolve
in
un
grido
.
Ma
qui
sarà
appunto
il
grido
ad
affermarsi
come
fatto
di
stile
,
avrà
nella
pagina
di
Jahier
il
valore
che
aveva
nei
testi
di
uno
scrittore
a
lui
caro
:
Péguy
.
Non
si
possono
unire
,
questi
due
uomini
,
solo
sotto
il
segno
di
un
temperamento
.
Perché
essi
avevano
appunto
in
comune
uno
stile
,
il
dono
cioè
che
la
critica
più
rigida
dichiara
di
non
trovare
dietro
un
'
opera
tuttavia
generosa
.
Erano
,
sì
,
tumultuari
,
ma
si
dovrà
riconoscere
sotto
quel
tumulto
una
ferma
ragione
letteraria
.
(
E
sono
certamente
risultati
di
stile
le
ossessionanti
ripetizioni
di
Péguy
e
i
periodi
costruiti
su
un
«
ma
»
iniziale
di
Jahier
)
.
Del
resto
bastano
a
confermare
questo
dono
le
poche
pagine
in
cui
il
discorso
si
placa
,
come
in
quelle
parole
che
ricordano
l
'
origine
del
ragazzo
e
chiudono
un
capitolo
torbido
e
concitato
nella
calma
bellezza
di
queste
immagini
:
«
Dietro
le
sue
spalle
ribelli
ci
sono
le
nonne
calviniste
coi
capelli
lisci
spartiti
intorno
al
viso
austero
;
ci
sono
i
Pastori
che
s
'
alzavano
sul
pulpito
rigidi
nella
toga
nera
e
lasciavan
cadere
sull
'
assemblea
genuflessa
l
'
invocazione
sicura
:
'
Notre
aide
est
au
nom
de
Dieu
'
»
.
E
nelle
ultime
parole
si
troverà
anche
un
'
altra
delle
ragioni
essenziali
di
Jahier
.
La
sua
religiosità
,
quel
rigore
calvinista
che
guidò
ogni
suo
gesto
e
si
scoprì
sempre
anche
nell
'
opera
letteraria
.
Così
i
versi
raccolti
in
fondo
al
volume
,
e
che
si
chiamano
«
prime
poesie
»
,
non
sono
probabilmente
poesia
(
sebbene
qualcuna
si
possa
citare
con
sicurezza
)
.
Sono
,
in
mezzo
a
un
'
esaltazione
verbale
,
certo
caduca
,
brani
di
preghiera
.
E
anche
qui
la
preghiera
non
è
genere
letterario
,
ma
piuttosto
inconsapevole
deviazione
da
un
intento
diverso
.
Errore
proprio
di
un
tempo
come
quello
dei
vociani
in
cui
talvolta
il
fervore
delle
intenzioni
confondeva
le
pagine
.
Ma
con
questi
difetti
essi
ebbero
meriti
poi
non
più
ritrovati
.
Furono
dalla
parte
giusta
,
videro
molte
cose
e
ne
scoprirono
altre
.
Furono
i
primi
in
Italia
a
saper
gridare
.
Gridare
non
come
un
maestro
che
provi
il
proprio
sdegno
o
come
grida
l
'
auriga
eretto
su
un
finto
cocchio
(
perché
la
nostra
tradizione
era
ricca
e
aveva
anche
questo
)
;
ma
come
gridano
gli
uomini
,
i
quali
,
contro
un
'
opinione
letteraria
corrente
,
non
possono
sempre
parlare
piano
.
6
.
Fantasie
convenzionali
.
L
'
ingenuità
di
certe
storie
in
cui
giovinette
si
offrono
alla
divinità
del
fiume
e
sono
subito
divorate
dai
coccodrilli
era
ormai
confinata
al
cinema
;
a
questa
regione
subalterna
del
pittoresco
.
Ma
in
fondo
diverte
,
dopo
una
prima
sorpresa
,
ritrovare
vicende
,
che
di
solito
accompagna
l
'
urlo
e
il
clamore
del
pubblico
,
nelle
pagine
nitide
di
un
«
narratore
italiano
»
(
Guelfo
Civinini
,
Vecchie
storie
d
'
oltremare
,
Mondadori
,
1940
)
.
Uno
apre
il
volume
e
trova
subito
l
'
avorio
nero
,
i
vecchi
filibustieri
,
le
schiave
tredicenni
e
le
donne
di
tutti
gli
oceani
.
Poi
,
veramente
,
non
trova
altro
.
Protagonisti
e
paesaggio
annunziano
un
mondo
letterario
chiuso
che
rapidamente
si
precisa
.
Restano
vagamente
intorno
al
testo
le
memorie
di
una
nobile
letteratura
,
ma
sono
ancora
distanti
.
Kipling
,
Conrad
,
Stevenson
,
London
,
autori
a
noi
molto
cari
,
si
presentano
dietro
le
pagine
con
un
'
aria
un
po
'
smorta
.
E
forse
su
questi
Angli
minori
si
potrebbe
non
insistere
,
fingere
di
non
riconoscerli
.
Ma
altri
tentativi
sono
più
arditi
:
Shakespeare
,
per
esempio
,
si
poteva
lasciarlo
da
parte
.
E
invece
anche
Shakespeare
vi
è
compreso
:
la
storia
di
Romeo
e
Giulietta
trasportata
in
Somalia
è
uno
degli
ornamenti
del
libro
.
Qui
conviene
fermarsi
sul
momento
criticamente
più
notevole
dell
'
opera
.
Civinini
è
una
persona
intelligente
e
si
accorge
benissimo
della
instabilità
letteraria
dei
suoi
racconti
.
Ma
ha
creduto
di
trovare
un
rimedio
in
quel
tono
bonario
e
familiare
che
era
naturale
ai
suoi
bozzetti
toscani
.
Procedimento
che
a
noi
pare
sbagliato
:
perché
,
se
ci
si
rassegna
a
leggere
racconti
di
pirati
,
di
avvoltoi
e
di
tribù
somale
,
si
preferisce
vederli
presi
sul
serio
,
da
qualcuno
che
ci
creda
.
Civinini
invece
sta
in
mezzo
:
un
po
'
crede
ai
suoi
racconti
,
e
un
po
'
ci
scherza
.
I
libri
di
questo
genere
si
reggono
poi
su
una
nozione
convenzionale
del
bello
.
Così
,
le
schiave
dal
seno
d
'
ambra
devono
essere
bellissime
,
gli
uomini
valorosi
e
i
paesaggi
ardenti
o
desolati
.
Qui
invece
gli
uomini
hanno
gli
occhi
pieni
di
mosche
,
le
donne
sono
grasse
e
il
paesaggio
noioso
.
Se
,
escluso
qualunque
risultato
d
'
arte
,
il
bello
convenzionale
può
avere
un
valore
decorativo
,
il
brutto
convenzionale
non
ha
assolutamente
ragione
di
esistere
.
Con
questo
non
si
vuole
affatto
mettere
in
dubbio
la
buona
fede
di
Civinini
.
Sono
gli
argomenti
,
i
fatti
,
che
trascinano
inevitabilmente
al
falso
con
i
loro
nomi
corruttori
:
Oriente
,
avventura
.
Così
è
da
escludere
,
per
esempio
,
che
Civinini
voglia
passare
i
suoi
ultimi
anni
in
un
faro
fra
i
marosi
.
È
anche
difficile
che
egli
abbia
sognato
di
diventare
cantibai
,
e
in
questa
veste
di
compiere
le
peggiori
atrocità
.
A
Civinini
queste
fantasie
sembrano
belle
e
una
presunzione
di
bellezza
sostituisce
benissimo
una
presunzione
di
verità
.
Ma
la
nostra
critica
è
fondata
su
un
atteggiamento
iniziale
,
su
una
forte
divergenza
di
gusto
.
7
.
L
'
Italia
sofferta
.
Il
volgere
degli
entusiasmi
di
Papini
dalla
mania
devastatrice
dei
primi
anni
a
questa
sua
fierezza
di
maestro
delle
esperienze
spirituali
,
braccio
della
Chiesa
e
capo
delle
lettere
,
doveva
convincerlo
a
prendere
un
'
ultima
figura
,
a
divenire
col
tempo
scrittore
celebrativo
.
Così
due
tradizioni
della
nostra
società
letteraria
,
e
non
le
migliori
,
si
chiudono
in
lui
:
quella
dell
'
autore
di
invettive
,
pronto
a
percuotere
,
e
quella
del
dignitario
celebrante
secondo
un
linguaggio
comune
i
fasti
riconosciuti
.
Questo
occorreva
dire
subito
per
riportare
alla
sua
giusta
misura
l
'
ultimo
Papini
,
distinguerlo
da
quei
Machiavelli
e
Foscolo
e
Carducci
a
cui
egli
si
richiama
in
una
esteriore
dignità
di
gesti
e
da
cui
lo
separano
tuttavia
altro
vigore
e
fermezza
d
'
animo
.
Italia
mia
,
ha
scritto
Papini
,
è
un
libro
di
passione
.
E
di
queste
parole
vorremmo
tener
conto
come
del
più
sicuro
merito
.
Perché
è
l
'
unico
punto
che
abbiamo
in
comune
con
Papini
,
il
punto
su
cui
potremmo
incontrarci
se
il
suo
discorso
agisse
su
di
noi
oltre
il
segno
di
una
breve
esaltazione
verbale
.
Ma
anche
Papini
sa
che
una
passione
affidata
a
parole
sorde
e
logore
non
brucia
,
rimane
appena
un
impegno
.
E
questa
è
la
vera
conclusione
della
lettura
:
quel
linguaggio
disperato
e
violento
è
ancora
lontano
,
non
nostro
.
Tuttavia
si
potrebbe
accogliere
senza
rammarico
la
parte
più
propriamente
oratoria
dell
'
opera
.
Quegli
Appunti
per
un
inno
all
'
Italia
,
che
sono
scritti
con
molta
enfasi
e
certo
servirebbero
a
un
inno
non
bello
.
Ma
,
quando
non
si
voglia
prenderli
per
poesia
e
neanche
per
appunti
di
poesia
,
potranno
valere
come
notevoli
brani
celebrativi
.
Così
la
Lettera
a
uno
straniero
e
i
Lineamenti
spirituali
d
'
Italia
,
pagine
di
un
respiro
polemico
acceso
,
utili
come
segni
di
un
gusto
,
documenti
di
un
entusiasmo
.
Dove
Papini
è
inaccettabile
nel
suo
impegno
critico
.
Quando
afferma
di
fare
storia
o
addirittura
filosofia
della
storia
.
Quando
traccia
le
grandi
linee
di
un
evento
secondo
criteri
stranissimi
e
si
fa
obiezioni
scolastiche
a
cui
risponde
da
sé
.
Certo
egli
è
sicuro
ormai
delle
sue
verità
e
della
freddezza
e
della
miseria
degli
studi
tradizionali
.
Ma
,
nonostante
questo
disprezzo
,
la
storia
e
la
filosofia
non
accennano
a
tornare
a
Plutarco
.
Restano
discipline
a
cui
si
porta
forse
tanta
passione
quanta
Papini
ne
chiede
ora
a
gran
voce
,
ma
una
passione
assai
più
chiara
e
severa
,
e
insieme
l
'
obbligo
di
un
estremo
rigore
intellettuale
.
Così
è
ancora
difficile
sollevarsi
oltre
i
limiti
di
un
fermo
lavoro
di
studi
,
a
«
volo
d
'
aquila
»
.
(
La
simbologia
di
quest
'
opera
ha
una
ricchezza
ritrovabile
appena
in
certe
insegne
del
cinema
:
aquile
e
querce
,
campane
,
fiamme
)
.
Soprattutto
quando
questo
volo
si
sostiene
a
notizie
e
riferimenti
di
una
meravigliosa
ingenuità
.
Del
resto
la
storiografia
di
Papini
,
come
i
versi
di
alcuni
suoi
amici
,
ci
confermano
sempre
più
a
un
nostro
antico
sospetto
.
Che
l
'
animo
liceale
sia
una
forma
insopprimibile
nella
vita
dello
spinto
e
che
dove
intemperanze
giovanili
lo
hanno
oscurato
per
una
ansietà
di
precoci
rivoluzioni
,
quest
'
animo
ritorni
più
tardi
,
spoglio
di
ogni
sereno
albore
,
viziato
dalla
vecchiaia
.
Dispiace
scrivere
con
tanta
sicurezza
,
quasi
con
oltracotanza
.
Dispiace
dover
parlare
così
di
un
uonio
di
cui
altre
volte
si
riconobbe
la
voce
calda
e
vicina
;
non
sentire
più
,
noi
giovani
,
l
'
empito
della
sua
frase
,
la
sua
persuasione
,
questa
sua
clamorosa
Italia
(
«
l
'
Italia
non
è
già
la
matrona
da
teatro
,
-
dice
a
un
certo
punto
,
-
né
la
balia
...
»
;
e
poi
cedendo
a
una
peggiore
allegoria
:
«
È
quella
giovane
,
e
eretta
che
guarda
dalle
sue
montagne
...
»
La
nostra
è
più
dura
e
sofferta
e
non
si
piega
alle
immagini
)
.
Ma
forse
non
è
questa
nemmeno
la
sua
Italia
.
Per
noi
la
patria
di
Papini
resta
quella
che
egli
credette
di
riconoscere
nei
lineamenti
spirituali
di
qualche
alta
figura
di
maestro
e
di
amico
,
di
cui
ritrovò
il
volto
terreno
lungo
i
muri
e
le
strade
della
sua
estiva
Toscana
.
8
.
Il
rischio
dell
'
isolamento
«
E
di
fronte
al
freddo
che
dai
più
lontani
limiti
della
campagna
,
dalle
crete
,
dalle
colline
,
dalla
valle
del
fiume
,
sembrava
stringerla
per
un
lungo
assedio
,
la
villa
si
chiuse
nella
solita
passiva
resistenza
di
tutti
gli
anni
»
.
Parole
che
meglio
di
qualunque
introduzione
preparano
al
romanzo
aprendo
quegli
orizzonti
fermi
in
cui
poi
il
racconto
stagnerà
come
in
un
suo
naturale
grigiore
,
al
freddo
degli
eventi
.
Dalla
natura
astratta
e
rigida
di
queste
terre
si
spiegherà
una
storia
non
meno
chiusa
in
un
duro
riserbo
.
E
come
il
paesaggio
fissato
nelle
«
crete
»
intorno
alla
villa
superi
i
lineamenti
della
campagna
toscana
,
così
questo
racconto
andrà
molto
oltre
i
confini
di
una
breve
cronaca
provinciale
.
«
Un
lungo
assedio
»
.
Ecco
il
motivo
che
regola
i
personaggi
e
le
immagini
di
Bilenchi
,
e
definisce
la
sua
letteratura
.
L
'
infanzia
di
Sergio
,
il
bambino
intorno
a
cui
si
snoda
il
romanzo
,
sarà
un
seguito
di
esitazioni
e
di
angosce
da
cui
insensibilmente
si
precisa
la
coscienza
,
nel
raccogliere
il
filo
di
queste
deboli
vicende
per
dare
un
'
unità
nell
'
ordine
della
memoria
,
e
l
'
impegno
di
Bilenchi
.
Un
libro
uscito
un
anno
fa
,
San
Silvano
di
Dessì
,
può
dare
in
parte
i
termini
di
un
giudizio
.
In
Dessì
l
'
ansietà
,
gli
abbandoni
e
perfino
la
presenza
d
'
influssi
culturali
immediati
portavano
al
libro
un
vigore
di
immagini
che
qui
resta
estraneo
.
In
Conservatorio
tutti
gli
impulsi
sono
ridotti
a
un
ostinato
silenzio
:
nessun
frastuono
esterno
passa
il
giardino
della
villa
e
i
muri
di
santa
Teresa
.
E
se
l
'
esecuzione
risulta
ferma
e
precisa
oltre
ogni
attesa
,
non
si
può
vincere
un
dubbio
iniziale
sulla
validità
di
questo
atteggiamento
.
Domandarsi
cioè
se
un
impegno
tanto
preciso
trova
la
giusta
resistenza
dei
fatti
.
Cosa
rimane
,
in
fondo
,
a
una
memoria
immediata
?
Su
quel
lavoro
continuo
i
capricci
delle
due
donne
,
Marta
e
Vera
,
la
loro
ambigua
realtà
.
Perché
esse
sono
ancorate
a
un
'
esperienza
precedente
,
a
una
vita
di
cui
arriva
solo
una
vaga
notizia
allusiva
.
E
il
romanzo
probabilmente
è
in
quelle
memorie
rimaste
inutili
negli
anni
di
santa
Teresa
che
affiorano
dalle
conversazioni
e
dai
giuochi
.
Così
santa
Teresa
diventa
il
centro
della
vicenda
,
un
paese
pieno
di
attesa
,
quello
che
era
nel
libro
di
Alain
-
Fournier
«
le
domaine
inconnu
»
.
Poi
,
quando
Sergio
entra
anche
lui
al
Conservatorio
e
si
aspetta
la
cifra
che
risolva
l
'
intreccio
,
tutto
diventa
più
vicino
e
sbiadito
;
si
affronta
un
'
assoluta
assenza
di
risultati
.
L
'
attenzione
potrà
riaccendersi
,
ma
si
riaccenderà
al
primo
esitare
del
racconto
,
quando
sorge
il
pericolo
di
un
'
avventura
(
al
primo
errore
cioè
nello
svolgimento
dell
'
opera
)
.
E
le
avventure
verranno
e
saranno
terrestri
e
di
una
sconcertante
durezza
.
Così
resta
nel
libro
un
dissidio
fra
la
presenza
fisica
di
questi
episodi
(
la
cura
dei
muli
,
pure
molto
bello
,
i
prigionieri
,
la
barbara
uccisione
alla
fine
)
e
il
disegno
dei
primi
capitoli
.
Un
dissidio
fra
gli
uomini
e
le
donne
del
libro
:
Bruno
,
Giulio
,
Carlo
hanno
su
di
sé
la
guerra
,
il
socialismo
,
e
biografie
precise
e
carnali
;
le
donne
,
Vera
,
Clara
,
vivono
in
una
regione
fantastica
,
separata
e
diversa
.
Dissidio
che
si
può
risolvere
se
si
riportano
i
termini
alla
memoria
di
Sergio
,
se
si
fa
di
lui
il
vero
autore
dell
'
opera
.
Così
i
personaggi
spariscono
e
resta
un
diario
grigio
e
unito
,
l
'
unica
forma
possibile
,
in
fondo
,
per
chi
abbia
accolto
una
certa
esigenza
di
stile
.
Conservatorio
è
scritto
molto
letterariamente
.
La
narrazione
ha
trovato
un
suo
tono
continuo
nella
spezzatura
dei
periodi
;
ma
il
dialogo
di
Bilenchi
resta
secondo
me
un
fatto
incerto
:
è
ancora
troppo
serrato
oltre
i
limiti
della
verità
.
Tuttavia
questa
somma
di
esitazioni
e
di
censure
e
qualche
deciso
contrasto
devono
essere
considerati
soprattutto
come
una
testimonianza
di
stima
per
Bilenchi
.
Il
quale
resta
nelle
sue
discutibili
prove
uno
dei
nostri
scrittori
più
sicuri
,
uno
dei
pochi
a
cui
si
possono
riportare
con
certezza
i
modi
di
una
nuova
narrativa
indipendente
.
9
.
La
polemica
su
Pascoli
.
I
poeti
,
consumate
le
prime
ragioni
che
giustificavano
la
loro
presenza
nel
secolo
,
sopravvivono
in
virtù
di
motivi
inferiori
,
di
fatti
che
toccano
appena
i
confini
dell
'
arte
.
Prima
cioè
che
la
loro
opera
sia
diventata
un
esempio
duraturo
e
dopo
che
la
scomparsa
dell
'
uomo
ha
trascinato
con
sé
gli
interessi
meno
precisi
,
resta
ai
poeti
un
valore
provvisorio
:
un
nome
,
in
fondo
,
e
una
funzione
sociale
.
La
funzione
sociale
di
Pascoli
è
per
ora
quella
di
dare
agli
ignari
una
poesia
tutta
avvilita
al
dato
del
sentimento
,
una
cronaca
offerta
con
i
motivi
del
canto
,
e
il
mito
inerte
ma
necessario
della
«
cosa
poetica
»
.
Così
egli
sarà
ancora
per
molti
anni
il
signore
delle
nostre
antologie
,
ripeterà
il
suo
grande
nome
a
capo
di
quei
verseggiatori
inutili
che
hanno
un
ciclo
vitale
simile
alle
farfalle
e
bastano
appena
a
nutrire
una
generazione
di
tranquilli
scolari
.
Questa
che
parrebbe
considerazione
esteriore
,
intesa
a
limitare
un
Pascoli
tutto
decorativo
e
scolastico
,
ha
invece
un
significato
letterario
.
Riguarda
cioè
il
fatto
più
importante
nella
storia
della
poesia
pascoliana
,
la
diserzione
dello
scrittore
dalla
linea
dei
suoi
maestri
e
la
pretesa
di
una
poesia
autoctona
.
Serra
accennò
a
questa
pretesa
quando
volle
insistere
su
un
Pascoli
non
umanista
.
E
Pascoli
stesso
diede
la
definitiva
conferma
in
quei
suoi
scritti
di
dottrina
e
di
sentimento
che
sono
tutti
una
magra
polemica
contro
la
tradizione
letteraria
italiana
,
la
poesia
che
sa
di
chiuso
,
che
non
sa
mai
di
guazza
e
d
'
erba
fresca
.
Egli
avrebbe
scritto
per
primo
in
un
paese
accademico
la
poesia
che
sa
di
guazza
.
E
si
dice
che
fu
un
disertore
,
non
un
novatore
,
perché
questa
pretesa
si
fermò
alle
prime
conquiste
,
cadde
con
tutti
i
residui
della
poetica
pascoliana
appena
scosso
quel
labile
mondo
di
cultura
e
di
gusto
da
cui
la
dottrina
nasceva
.
Tuttavia
il
suo
inganno
d
'
ingenuità
e
d
'
infanzia
restò
a
fondamento
della
fede
dei
discepoli
e
bastò
allora
a
convincere
i
lettori
meno
avveduti
.
Si
pensi
a
Thovez
,
a
quel
suo
libro
clamoroso
che
minava
gli
ordini
della
letteratura
per
una
impossibile
rivincita
.
Pascoli
è
quasi
salvo
dalle
accuse
di
Thovez
:
a
lui
si
riconoscevano
volentieri
la
franchezza
e
il
decoro
di
un
'
altra
età
,
quei
pregi
che
la
nostra
cultura
aveva
ormai
oppressi
e
perduti
.
Del
resto
,
libri
come
quello
di
Thovez
servono
appena
a
provare
lo
sgomento
di
uno
spttatore
giovanile
di
fronte
all
'
ordine
perpetuo
della
tradizione
:
sono
uno
specchio
esemplare
della
rivolta
.
Ma
accanto
a
Thovez
le
due
voci
più
autorevoli
del
suo
tempo
accolsero
Pascoli
in
modo
diverso
.
Croce
con
una
severità
di
procedere
che
sotto
apparenze
polemiche
nascondeva
un
vero
interesse
di
lettura
.
E
benché
si
senta
già
all
'
inizio
di
quel
moto
che
avrebbe
portato
il
critico
,
secondo
un
'
antica
espressione
,
a
mettere
tappi
quadrati
dentro
bottiglie
rotonde
(
a
lavorare
cioè
su
testi
che
gli
eran
ormai
sfuggiti
)
,
il
suo
saggio
propone
alcune
questioni
che
sono
certamente
in
vigore
.
Serra
scrisse
il
più
vago
e
assorto
dei
suoi
saggi
,
le
pagine
distratte
dalla
chiara
visione
della
Romagna
e
dal
saluto
all
'
amico
poeta
.
E
concluse
con
una
affermazione
di
impossibilità
,
una
rinuncia
alla
critica
(
che
era
poi
il
termine
definitivo
di
tutto
il
suo
lavoro
)
.
Tuttavia
l
'
intero
svolgimento
del
suo
saggio
,
qualche
nota
(
«
l
'
intelligenza
imperfetta
»
)
e
la
stessa
citazione
del
giudizio
sono
dati
indispensabili
alla
critica
pascoliana
;
così
valgono
le
citazioni
,
e
scoprono
un
Pascoli
quasi
nostro
,
certo
assai
diverso
e
distante
dallo
scrittore
d
'
allora
.
La
critica
successiva
continuò
in
questo
dubbio
proponendo
la
questione
di
fede
.
Anche
il
referendum
indetto
dalla
Ronda
nel
'21
fu
assai
poco
definitivo
.
Rimase
un
sospetto
reciproco
a
dividere
le
due
parti
e
il
rammarico
da
una
parte
e
dall
'
altra
di
argomenti
non
riconosciuti
.
Se
mai
,
i
rondisti
contribuirono
con
la
loro
opera
a
segnare
i
veri
limiti
che
separavano
ormai
dal
poeta
le
nuove
generazioni
.
Ma
ora
,
dopo
ancora
vent
'
anni
,
nessuno
potrà
togliere
a
Giovanni
Pascoli
il
suo
vero
nome
di
poeta
.
Ora
che
la
coerenza
del
suo
linguaggio
si
ritrova
intatta
e
felice
nelle
poche
pagine
riuscite
;
che
dai
libri
riconosciuti
,
i
Canti
o
Myricae
,
è
facile
estrarre
ogni
giorno
termini
di
imprevista
bellezza
.
Così
si
è
scoperto
il
vero
significato
dei
Poemi
conviviali
,
la
dignità
letteraria
e
il
gusto
preciso
di
quell
'
opera
.
Si
discusse
un
tempo
per
sapere
se
i
Poemi
erano
o
no
greci
.
E
sono
se
mai
sulla
linea
più
pura
della
poesia
moderna
,
testi
utili
a
una
poesia
del
decadentismo
europeo
come
forse
nessun
altro
in
Italia
.
Perché
il
Pascoli
di
Barga
,
lui
che
visto
di
spalle
sembrava
un
fattore
,
è
ancora
il
più
europeo
dei
nostri
poeti
della
fine
del
secolo
.
Carducci
è
tradotto
dagli
ungheresi
e
dai
romeni
e
piace
a
Maurras
;
ma
è
sempre
un
impegno
difficile
quello
di
assegnarlo
a
una
qualunque
tradizione
moderna
.
D
'
Annunzio
confuse
nelle
sue
disperate
invenzioni
il
dialetto
di
Pescara
a
voci
delle
più
remote
capitali
d
'
Europa
.
Ma
se
mai
il
poeta
europeo
è
quello
dei
romanzi
e
del
Poema
paradisiaco
;
quello
nostro
,
lo
scrittore
del
terzo
libro
,
è
un
fenomeno
difficile
e
raro
,
come
la
sua
lingua
e
i
suoi
gesti
;
e
non
so
chi
fuori
d
'
Italia
potrebbe
capire
l
'
Alcione
e
risentirlo
poesia
.
Pascoli
invece
fu
coerente
nel
suo
errore
e
nelle
sue
scoperte
,
sempre
teso
a
una
vera
interpretazione
dei
fatti
.
È
appunto
per
essere
stato
così
unito
al
suo
tempo
,
così
tenace
,
che
egli
ancora
ci
preoccupa
e
che
la
nostra
polemica
verso
di
lui
non
è
esaurita
.
Egli
rimane
,
certo
,
dei
nostri
veri
poeti
,
quello
che
ha
scritto
più
brutte
poesie
.
Si
scoprono
,
a
leggere
,
oscure
derivazioni
.
Tutta
la
più
trista
scultura
del
primo
Novecento
è
pascoliana
;
le
donne
che
da
piedistalli
di
marmo
si
sporgono
sui
fiumi
della
patria
e
hanno
i
capelli
simili
a
fiamme
e
sui
capelli
la
spada
del
guerriero
,
sono
pascoliane
.
Così
fu
Pascoli
l
'
ultimo
a
evocare
Mazzini
con
procedimenti
quasi
pirotecnici
all
'
urto
delle
strofe
.
Ma
queste
sono
censure
facili
,
accettate
dai
custodi
meno
rigidi
della
sua
fama
.
È
più
grave
che
tutto
il
suo
mondo
sia
caduto
a
un
giro
così
rapido
,
quel
mondo
governato
da
supreme
antitesi
di
riso
e
di
pianto
,
fitto
di
oggetti
inutili
al
nostro
bisogno
di
poesia
.
(
Si
pensi
alla
presenza
insopportabile
degli
uccelli
nei
libri
pascoliani
)
.
Così
tutto
un
residuo
polemico
doveva
manifestarsi
all
'
incontro
con
una
letteratura
tanto
coerente
e
imperiosa
.
Baldini
,
il
quale
ha
premesso
un
avvertimento
alla
raccolta
di
tutte
le
Poesie
(
Mondadori
,
1939
)
,
ha
dovuto
superare
tali
animosità
.
E
,
in
età
più
pacata
,
ha
risolto
quasi
tutte
le
antinomie
;
pur
avvertendo
gli
errori
,
ha
cercato
di
dissimularli
in
un
ampio
panneggiamento
critico
.
Ha
dato
cioè
il
giudizio
più
equanime
che
si
possa
dare
su
un
Pascoli
ormai
classico
,
affidato
al
rispetto
dei
minori
.
Pure
,
estranea
a
questi
contrasti
di
umore
e
di
età
,
la
poesia
segue
una
sua
calma
traiettoria
.
Vive
di
trapassi
e
di
suggerimenti
che
il
tempo
protegge
da
ogni
discussione
nel
silenzio
della
tecnica
.
E
di
questa
eredità
tecnica
dell
'
opera
pascoliana
non
si
potrà
dubitare
quando
si
legga
qua
e
là
qualche
rigo
della
più
vitale
poesia
di
oggi
:
«
il
lungo
colloquio
coi
poveri
morti
,
la
cenere
,
il
vento
-
il
vento
che
tarda
,
la
morte
,
la
morte
che
vive
»
,
o
,
leggermente
alterato
:
«
non
recidere
,
forbice
,
quel
volto
»
(
Eugenio
Montale
,
Le
occasioni
)
.
VIII
.
I
«
poeti
»
nazisti
Un
'
antologia
tedesca
La
vicenda
della
poesia
nella
Germania
del
dopoguerra
è
un
difficile
esempio
.
Il
volgere
delle
esperienze
letterarie
,
alcune
torbide
e
false
,
altre
certamente
valide
,
trovò
una
brusca
fine
nel
1932-33
coll
'
avvento
del
nazional
-
socialismo
,
la
condanna
dei
tentativi
d
'
avanguardia
e
il
proclamato
ritorno
alla
tradizione
.
Ma
una
tradizione
,
si
badi
,
intesa
in
senso
niente
affatto
letterario
:
il
richiamo
accademico
dei
nostri
conservatori
sarebbe
accolto
con
sicura
indifferenza
dai
teorici
della
nuova
arte
tedesca
.
Per
il
nazionalsocialismo
tradizione
è
una
somma
di
valori
presi
alla
storia
del
popolo
,
elementi
essenziali
nell
'
anima
della
razza
.
E
questi
valori
non
hanno
origine
naturalmente
nella
struttura
tecnica
della
pagina
;
ma
in
fatti
primordiali
e
mitici
,
governati
dal
ritmo
di
quelle
diadi
che
sono
quasi
le
formule
sacre
della
dottrina
tedesca
(
«
Blut
und
Boden
,
Blut
und
Ehre
»
)
.
«
Come
vi
fu
un
'
arte
figurativa
degenerata
,
così
per
gli
anni
trascorsi
si
può
parlare
di
una
poesia
degenerata
largamente
diffusa
»
.
Queste
parole
aprono
la
prefazione
che
due
giovani
autori
,
H
.
Gerstner
e
K
.
Schworm
,
hanno
scritto
per
l
'
antologia
dei
poeti
contemporanei
edita
dal
«
Zentralverlag
»
del
Partito
(
Deutsche
Dichter
unserer
Zeit
,
1939
)
.
Un
'
opera
certamente
notevole
;
se
non
altro
per
la
coerenza
e
il
rigore
con
cui
sono
stati
applicati
principî
altre
volte
rimasti
a
una
vaga
enunciazione
.
E
molto
utile
a
chi
voglia
cercare
nella
letteratura
gli
ultimi
motivi
della
polemica
culturale
tedesca
.
Dopo
i
rivolgimenti
di
qualche
anno
fa
la
letteratura
tedesca
sembrò
trovare
i
suoi
valori
più
sicuri
in
quegli
scrittori
che
,
usciti
dalla
guerra
senza
una
crisi
di
dissolvimento
,
potevano
difendere
alcune
ragioni
essenziali
e
insieme
appoggiarsi
a
una
vera
dignità
letteraria
.
Autori
come
Carossa
o
anche
Binding
,
e
fra
i
più
giovani
Alverdes
,
rappresentavano
appunto
questa
forza
.
Ora
gli
autori
citati
e
tutti
quelli
vicini
a
loro
come
posizione
sono
esclusi
dell
'
antologia
,
o
perché
i
loro
nomi
sono
già
entrati
nella
storia
letteraria
o
perché
si
considera
superato
il
momento
che
essi
rappresentavano
.
È
sopravvenuta
una
generazione
assai
più
rigida
e
coerente
nelle
sue
pretese
.
Una
generazione
che
,
secondo
le
parole
del
testo
,
«
ha
superato
l
'
idealismo
estetico
per
vivere
di
un
idealismo
politico
»
.
Attraverso
la
formula
alquanto
rozza
(
perché
certo
,
nella
patria
di
Hegel
quell
'
idealismo
estetico
è
molto
indeterminato
)
si
intravede
l
'
ambizione
affermata
da
questi
principî
:
confondere
a
una
sola
misura
l
'
esito
letterario
e
politico
dell
'
opera
d
'
arte
.
Dato
il
significato
strettamente
nazionale
di
quasi
tutte
le
opere
raccolte
,
citare
non
sarà
molto
utile
.
Anche
perché
gli
autori
sono
nella
maggior
parte
giovanissimi
.
Dei
vecchi
è
compreso
solo
qualcuno
che
vanta
meriti
particolari
(
nemmeno
H
.
F
.
Blunck
o
H
.
Grimm
,
scrittori
pure
autorevoli
)
.
È
compreso
Dietrich
Eckart
,
l
'
amico
del
Führer
e
di
Rosenberg
,
uno
dei
maestri
spirituali
del
terzo
Reich
,
il
cui
grido
«
Deutschland
erwache
»
è
scritto
sugli
stendardi
delle
SA
.
Se
egli
fu
un
mediocre
letterato
nelle
sue
prove
continue
,
a
qualche
canto
patriottico
,
al
«
Deutschland
erwache
»
si
deve
riconoscere
un
certo
maschio
vigore
.
Accanto
a
lui
pochi
altri
:
Johst
presidente
della
Reichsschrifttumskammer
;
Hohlbaum
;
il
vecchio
Bartels
che
per
primo
introdusse
nella
storia
letteraria
la
distinzione
tra
arte
tedesca
e
arte
giudaica
.
I
giovani
sono
molti
e
vicini
fra
loro
.
Celebrano
temi
comuni
:
il
combattimento
,
la
caduta
e
la
rinascita
della
Germania
,
la
liberazione
attraverso
il
Führer
.
Si
riconosce
qualche
figura
notevole
:
il
Reichsjugendführer
Baldur
von
Schirach
,
che
pubblica
i
suoi
versi
fra
quelli
dei
gregari
;
e
si
possono
isolare
per
una
maggiore
compiutezza
formale
quelli
già
più
noti
e
letterariamente
più
esperti
:
Schumann
,
E
.
W
.
Möller
,
Anacker
.
Anzi
qualcuno
dei
migliori
,
Schumann
per
esempio
,
è
arrivato
ormai
a
una
rigidezza
di
stile
che
ha
un
suo
significato
letterario
(
e
ricorda
vagamente
l
'
aria
poetica
del
primo
Impero
francese
)
.
Ma
la
parte
più
utile
del
volume
è
rappresentata
dalle
note
che
precedono
i
testi
.
La
valutazione
critica
nel
senso
tradizionale
è
completamente
abbandonata
.
Dopo
le
notizie
biografiche
,
il
giudizio
riguarda
dati
estranei
all
'
arte
o
certamente
marginali
:
gli
argomenti
esposti
,
qualche
nuovo
criterio
di
scelta
(
esita
quindi
fra
una
retorica
dei
contenuti
e
un
commento
celebrativo
)
.
Hermann
Gerstner
,
uno
dei
compilatori
dell
'
antologia
,
ha
tra
i
suoi
meriti
letterari
quello
di
avere
scritto
un
romanzo
,
La
strada
nel
bosco
,
in
cui
«
ci
conduce
nel
bosco
tedesco
e
mostra
come
la
costruzione
di
una
potente
autostrada
libera
dalla
miseria
materiale
e
morale
un
villaggio
sperduto
e
i
suoi
abitanti
»
.
Lo
scrittore
è
giudicato
quindi
in
ragione
delle
sue
scoperte
,
dei
motivi
che
ha
saputo
trovare
e
svolgere
a
sostegno
di
una
tesi
.
E
la
letteratura
ritorna
una
gara
su
argomenti
comuni
.
Sono
anche
interessanti
i
criteri
di
scelta
.
Molti
irredenti
nel
volume
:
austriaci
,
tedeschi
dei
Sudeti
,
tedeschi
di
Danzica
.
E
nelle
biografie
accenni
insistenti
alle
origini
umili
dei
nuovi
scrittori
.
Un
altro
dato
letterario
importante
è
la
larga
parte
data
agli
autori
di
opere
per
radio
,
ai
giornalisti
,
agli
scrittori
di
propaganda
.
Un
'
immagine
della
letteratura
che
sia
sempre
più
strumento
di
educazione
popolare
,
attività
coordinata
(
e
a
questo
si
è
arrivati
ormai
senza
esitazione
e
senza
polemiche
)
.
La
riduzione
di
ogni
categoria
al
principio
del
«
Volk
»
trova
qui
una
sua
estrema
conseguenza
.
E
come
per
il
diritto
si
ripete
la
frase
del
ministro
Franck
:
«
È
giusto
ciò
che
giova
al
popolo
,
è
ingiusto
ciò
che
gli
nuoce
»
,
sarà
per
la
letteratura
bello
ciò
che
esalta
il
popolo
,
brutto
ciò
che
lo
abbassa
.
Fenomeno
,
mi
pare
,
straordinariamente
importante
nella
cultura
dell
'
Europa
contemporanea
.
Tuttavia
,
siccome
chi
scrive
di
un
libro
di
poeti
non
può
ignorare
la
poesia
,
resta
il
dovere
di
un
giudizio
sui
testi
.
Che
può
essere
solo
distante
e
severo
:
alla
luce
di
una
nostra
nozione
di
poesia
queste
cinquecento
pagine
sono
bianche
e
nitide
come
i
fogli
di
un
calendario
.
E
sarà
anche
lecito
chiudere
la
lettura
di
un
libro
tutto
dedicato
al
«
deutsch
»
e
al
«
volksdeutsch
»
con
una
professione
di
nazionalismo
.
Con
un
calmo
ritorno
ai
valori
della
nostra
ultima
poesia
.
Una
poesia
che
ad
altri
apparirà
forse
debole
e
astratta
,
ma
che
certo
vive
di
una
sua
sostanza
umana
,
se
oltre
questo
breve
impiglio
di
nomi
e
di
fatti
non
consuma
la
propria
fortuna
e
la
propria
verità
.
IX
.
Gusto
e
giuoco
di
Jünger
Capricci
e
figure
.
L
'
opera
letteraria
di
Ernst
Jünger
ha
una
sua
origine
precisa
e
le
stesse
ragioni
di
vita
negli
anni
dell
'
immediato
dopoguerra
tedesco
.
Il
suo
primo
libro
:
In
Stahlgewittern
,
era
dedicato
al
combattimento
come
esperienza
virile
.
Traditi
i
motivi
del
sentimento
e
ogni
partecipazione
umana
ai
fatti
che
si
svolgevano
,
Jünger
tentava
il
saggio
sulla
guerra
come
realtà
di
numeri
;
irrigidiva
qualunque
moto
spirituale
nell
'
astrazione
del
fatto
meccanico
e
cercava
il
senso
di
una
civiltà
nei
rapporti
fra
gli
uomini
sorti
da
quella
strenua
condizione
di
vita
.
Esempio
di
qualche
interesse
in
una
letteratura
in
gran
parte
travolta
da
ragioni
d
'
affetto
e
pochissimo
disposti
a
seguire
un
freddo
sguardo
documentario
.
Tuttavia
l
'
errore
di
Jünger
,
il
suo
estetismo
e
la
fede
nelle
cifre
dell
'
intelligenza
si
scoprivano
già
in
questa
rinuncia
a
un
intervento
morale
,
nel
tentativo
di
ridurre
la
guerra
a
una
rivoluzione
del
mondo
sensibile
e
a
un
fenomeno
della
coscienza
.
Le
opere
successive
,
fino
a
Feuer
und
Blut
,
che
è
del
1926
,
confermarono
queste
doti
:
la
precisione
del
giudizio
critico
e
,
nelle
pagine
più
meditate
,
una
rara
fermezza
di
stile
.
Così
si
accentuò
la
preoccupazione
politica
.
(
«
Politica
»
per
Jünger
è
sempre
stata
considerazione
delle
masse
e
ha
suggerito
notizie
vigorose
dove
il
rifiuto
di
un
approfondimento
razionale
non
deviava
i
problemi
a
soluzioni
evidentemente
sommarie
)
.
Benché
quindi
la
sua
opera
non
contenesse
mai
dichiarazioni
di
partito
e
fosse
lontana
dall
'
apologia
volgare
dei
nazionalisti
,
il
rigore
del
suo
atteggiamento
e
l
'
assenza
nei
suoi
libri
di
qualunque
polemica
umanitaria
lo
fecero
considerare
scrittore
di
destra
.
Il
nazionalsocialismo
riconobbe
più
tardi
in
lui
il
primo
interprete
della
guerra
tedesca
.
Le
facoltà
propriamente
letterarie
di
Jünger
,
il
gusto
saggistico
e
l
'
ordine
freddo
della
prosa
riapparvero
in
uno
spazio
di
aperta
fantasia
nell
'
Abenteuerliche
Herz
,
uscito
nel
1928
.
Questa
prima
serie
di
saggi
e
l
'
altra
di
scritti
più
ampi
intitolata
Blätter
und
Steine
spostavano
il
campo
d
'
interesse
a
un
mondo
di
rapporti
fantastici
;
dalle
spiagge
dalmate
e
dal
valore
delle
vocali
Jünger
traeva
i
temi
di
disordinate
avventure
.
Più
tardi
i
paesi
divennero
solo
un
punto
di
riferimento
astratto
al
viaggio
dello
scrittore
;
le
sue
rigide
analisi
toccarono
i
confini
del
surrealismo
.
Rimase
su
queste
libere
basi
il
gusto
della
costruzione
intellettuale
che
le
letture
di
Jünger
sorreggono
e
difendono
dal
pericolo
d
'
ingenuità
.
Ma
rimase
anche
un
freddo
sapore
di
giuoco
.
Così
se
si
vuol
chiedere
un
risultato
definitivo
a
qualche
pagina
di
Jüer
credo
che
si
debbano
scegliere
quelle
di
minore
impegno
critico
:
i
frammenti
allucinati
e
percossi
dove
la
prosa
si
tende
e
il
ritmo
accetta
i
suggerimenti
di
uno
spazio
immaginario
.
Jünger
pensatore
invece
ha
se
mai
valore
politico
.
Nel
1932
era
uscito
il
suo
più
importante
saggio
di
contenuto
sociale
,
Der
Arbeiter
.
Esaltazione
di
una
società
futura
fondata
sul
lavoro
come
forza
religiosa
e
cardine
di
una
disciplina
totalitaria
,
il
libro
,
che
pure
segnava
un
deciso
orientamento
a
sinistra
,
fu
condannato
dai
marxisti
ortodossi
per
il
suo
residuo
letterario
.
Sembrò
esprimere
cioè
l
'
inquieto
«
animus
»
rivoluzionario
che
portava
con
sé
il
giovane
movimento
nazionalsocialista
;
e
influì
certamente
su
alcuni
dei
più
autorevoli
dottrinari
del
partito
(
Karl
Schmitt
,
per
esempio
)
.
Solo
in
seguito
dissensi
d
'
interpretazione
e
un
preciso
interesse
d
'
arte
allontanarono
Jünger
dall
'
attività
politica
diretta
.
I
suoi
ultimi
libri
sono
di
pura
invenzione
letteraria
.
Un
romanzo
autobiografico
,
Afrikamische
Spiele
evoca
le
sue
doti
migliori
di
ordine
e
di
chiarezza
.
Partito
da
un
fragile
spunto
(
la
storia
di
un
ragazzo
-
la
sua
storia
-
che
fugge
da
casa
per
arruolarsi
nella
legione
straniera
)
,
Jünger
è
riuscito
a
mantenere
il
respiro
e
la
giovanile
libertà
del
libro
d
'
avventure
su
uno
sfondo
continuo
d
'
intelligenza
e
d
'
ironia
.
Così
nitido
e
scarno
Afrikanische
Spiele
è
uno
dei
più
piacevoli
romanzi
che
si
siano
scritti
in
Germania
in
questi
ultimi
anni
.
Nel
1938
uscì
una
seconda
edizione
del
Cuore
avventuroso
riveduta
e
portata
a
un
più
severo
impegno
letterario
.
Da
quel
volume
che
per
ora
è
l
'
ultimo
,
sono
state
scelte
le
pagine
tradotte
.
Capricci
e
figure
,
il
sottotitolo
del
libro
,
spiega
alcuni
indefinibili
motivi
di
Jünger
.
Qui
,
trascurati
i
saggi
più
ampi
,
dove
una
pretesa
d
'
intelligenza
non
sempre
riesce
a
chiudere
il
suo
cerchio
,
si
sono
raccolte
pagine
staccate
,
giorni
di
un
diario
metafisico
.
In
particolare
alcuni
esercizi
sul
macabro
,
che
dalla
naturale
assenza
dello
scrittore
,
dal
suo
distacco
,
sulla
pagina
prendono
un
rilievo
e
una
luce
deserta
non
confondibili
.
Dei
difetti
più
palesi
,
dell
'
estetismo
di
alcune
raffigurazioni
e
del
respiro
frigido
che
percorre
il
testo
,
si
e
già
detto
.
Comunque
merita
attenzione
in
Italia
il
rigore
di
una
tale
prosa
e
questi
primi
tentativi
di
deformazione
fantastica
:
tentativi
ora
così
rari
in
una
letteratura
tutta
intenta
al
più
umile
lavoro
documentario
e
celebrativo
.
Ernst
Jünger
è
nato
a
Heidelberg
nel
1895
e
ha
vissuto
negli
ultimi
anni
a
Ueberlingen
sul
Bodensee
.
Allo
scrittore
politico
ha
dedicato
un
ottimo
saggio
Delio
Cantimori
.
L
'
opera
letteraria
non
è
ancora
conosciuta
in
Italia
.
X
.
Fin
edella
seconda
vigilia
La
freccia
di
carta
.
I
giornali
della
Svizzera
francese
hanno
raccolto
un
'
eredità
che
nessuno
vorrà
toccare
,
quella
di
una
stampa
mediocre
e
orgogliosa
che
gli
ideali
della
borghesia
nutrivano
nella
Francia
d
'
anteguerra
.
Un
simile
passaggio
non
era
difficile
a
prevedere
.
Sono
lontani
i
tempi
in
cui
Ginevra
rappresentava
una
civiltà
ribelle
e
vigorosa
.
Col
decadere
del
protestantesimo
a
religione
per
i
moderati
,
ogni
vestigio
di
forza
è
sparito
dalle
rive
di
quei
laghi
e
le
grandi
statue
dei
riformatori
sono
rimaste
a
guardare
un
popolo
lontano
più
di
ogni
altro
da
propositi
rivoluzionari
.
È
sorto
a
Ginevra
un
palazzo
e
la
solennità
degli
atri
e
dei
portici
ha
finito
col
sopravvivere
a
ogni
concreta
realtà
;
finché
la
sigla
S.d.N.
si
è
cancellata
pianamente
dalla
zona
dei
nostri
interessi
e
una
incerta
fuga
in
automobile
ha
travolto
con
sé
le
ultime
speranze
della
collaborazione
europea
.
Provincia
intellettuale
della
Francia
,
Ginevra
non
ripete
i
motivi
di
lotta
che
pure
agitavano
la
Francia
d
'
anteguerra
.
Il
dovere
della
neutralità
incombe
su
ogni
parola
che
si
pronuncia
in
Svizzera
,
obbliga
i
giornali
a
occuparsi
nelle
prime
pagine
di
curiosità
zoologiche
e
attenua
e
diminuisce
le
reazioni
più
pure
.
Sussiste
un
tema
che
supera
probabilmente
i
limiti
della
tradizione
pittoresca
fondata
sulle
frecce
e
le
mele
e
sostiene
la
dignità
del
popolo
elvetico
:
la
volontà
d
'
indipendenza
.
E
la
calma
risoluta
con
cui
gli
svizzeri
si
preparano
a
difendere
l
'
unità
politica
della
loro
nazione
è
una
prova
che
basta
a
cancellare
molti
errori
.
Del
resto
è
certo
che
l
'
attività
migliore
del
popolo
svizzero
,
l
'
opera
dei
suoi
studiosi
e
dei
suoi
tecnici
,
vale
a
riscattare
gli
esempi
di
mediocrità
che
ci
troveremo
di
fronte
.
«
Pour
que
le
Parthénon
ne
soit
pas
touché
»
.
Così
la
«
Gazette
de
Lausanne
»
del
30
ottobre
si
rivolge
ai
suoi
lettori
.
Ora
,
scrivere
un
articolo
su
questo
argomento
,
nel
paese
che
fu
una
delle
patrie
di
Nietzsche
,
significa
avere
al
posto
del
senso
tragico
il
senso
scolastico
della
vita
.
E
le
ragioni
sono
immediate
.
Gli
aviatori
italiani
non
toccheranno
certamente
il
Partenone
.
Non
hanno
nessuna
ragione
per
farlo
.
Se
lo
toccassero
sarebbe
una
sventura
:
il
Partenone
è
tuttavia
un
segno
di
opere
illustri
e
di
tempi
esemplari
;
e
ci
auguriamo
con
tutti
che
il
giorno
della
sua
rovina
non
debba
venire
.
Ma
è
il
linguaggio
del
giornale
svizzero
a
cui
vogliamo
replicare
.
«
Est
il
possible
,
-
scrive
la
'
Gazette
de
Lausanne
'
,
-
que
un
jour
funeste
l
'
Acropole
soit
atteinte
?
Cela
ne
se
peut
pas
,
cela
toucherait
au
sacrilège
»
.
Si
sente
che
il
redattore
di
questo
articolo
nei
suoi
riposi
scrive
versi
alessandrini
.
La
sua
commozione
è
sincera
e
documentata
;
si
appoggia
naturalmente
a
ricordi
storici
di
papi
che
fermano
il
barbaro
e
di
statue
della
divinità
davanti
a
cui
l
'
orda
si
arresta
e
si
inchina
.
Il
signor
V
.
parla
insomma
in
nome
della
civiltà
e
dello
spirito
.
Ora
,
è
su
questa
questione
della
civiltà
che
senza
intenti
polemici
si
vorrebbe
discutere
,
tanto
ci
pare
incerta
la
visione
che
hanno
gli
Svizzeri
della
guerra
attuale
.
Crede
veramente
la
«
Gazette
de
Lausanne
»
che
in
questo
momento
in
Europa
nulla
sia
più
importante
dell
'
Acropoli
?
I
popoli
europei
si
affrontano
in
una
lotta
da
cui
molti
usciranno
distrutti
;
principî
che
hanno
sorretto
la
vita
delle
nazioni
e
per
cui
i
migliori
sono
caduti
sul
campo
o
sul
patibolo
rischiano
di
perdere
ogni
valore
;
gli
uomini
di
buona
volontà
combattono
da
anni
per
la
loro
salvezza
.
Giunge
dalle
città
d
'
Europa
il
rumore
delle
fucilazioni
.
Ma
tutte
queste
sono
contingenze
del
secolo
,
risponderebbe
probabilmente
il
signor
V
.
,
mentre
l
'
Acropoli
è
eterna
.
Ed
è
questo
il
senso
scolastico
della
vita
.
Noi
non
speriamo
di
convincere
il
signor
V
.
E
ci
importa
poco
in
fondo
,
tanto
siamo
sicuri
delle
nostre
idee
e
fermi
a
una
nostra
nozione
di
civiltà
.
Una
civiltà
i
cui
valori
siano
da
cercare
solo
negli
animi
degli
uomini
e
non
nelle
pietre
squadrate
,
sorgano
pure
queste
pietre
sull
'
Acropoli
di
Atene
.
Un
altro
slogan
dei
giornali
svizzeri
i
di
questi
giorni
è
quello
dell
'
«
uomo
provvidenziale
»
.
L
'
uomo
provvidenziale
sarebbe
il
maresciallo
Pétain
.
È
lontanissima
da
noi
l
'
idea
di
mancare
di
rispetto
a
un
vecchio
che
ha
raccolto
su
di
sé
il
peso
di
tante
sciagure
e
porta
tuttavia
il
contributo
delle
sue
forze
a
una
causa
difficile
e
precaria
.
Ma
non
riusciamo
a
vedere
in
lui
alcunché
di
provvidenziale
.
Durante
la
grande
guerra
egli
rese
splendidi
servizi
come
capo
;
in
seguito
portò
alla
Francia
la
sua
devozione
,
la
sua
esperienza
e
un
ingegno
lucido
e
sicuro
.
Fu
capo
di
stato
maggiore
dell
'
esercito
e
successore
di
Lyautey
nel
Marocco
.
Finita
la
guerra
di
Spagna
il
suo
prestigio
personale
e
la
sua
autorità
di
vecchio
maestro
di
Franco
lo
fecero
scegliere
a
rappresentante
della
repubblica
presso
la
Spagna
nazionale
.
E
anche
questa
non
fu
una
missione
precisamente
gloriosa
.
Ora
la
stampa
francese
e
quella
svizzera
si
commuovono
a
descrivere
l
'
incontro
Hitler
-
Pétain
.
Quando
il
vecchio
soldato
portò
la
sua
divisa
turchina
e
le
sette
stelle
di
maresciallo
davanti
alla
compagnia
d
'
onore
dei
soldati
germanici
i
vecchi
contadini
alzarono
le
braccia
e
i
giornalisti
piansero
.
Così
l
'
uomo
che
regge
oggi
la
Francia
e
porta
il
grado
che
fu
di
Turenne
e
di
Massena
si
presentava
al
vincitore
per
accettarne
le
condizioni
.
Era
certo
uno
spettacolo
grave
,
ma
non
tale
da
suscitare
l
'
entusiasmo
dei
francesi
presenti
.
Pure
allora
parve
un
trionfo
.
Il
Führer
ricevette
il
maresciallo
«
avec
une
déférence
marquée
»
;
e
su
questo
dato
di
pura
curiosità
i
commentatori
si
fondarono
per
una
celebrazione
insensata
.
La
Francia
aveva
ritrovato
se
stessa
e
il
suo
prestigio
.
Non
si
poteva
procedere
alla
ricostruzione
europea
senza
tener
conto
della
sua
voce
.
Solo
i
successivi
comunicati
tedeschi
riportarono
la
realtà
.
Ma
soprattutto
irragionevole
e
fondato
solo
su
dati
di
stato
civile
è
il
paragone
che
si
istituisce
fra
Pétain
e
Clemenceau
.
Che
cosa
abbiano
di
comune
questi
due
uomini
contrari
per
origini
e
per
tendenze
non
si
capisce
.
Entrambi
raccolsero
nelle
loro
mani
in
un
momento
decisivo
la
sorte
della
Francia
.
Ma
,
se
questo
non
è
un
particolare
superfluo
,
Clemenceau
vinse
la
guerra
e
Pétain
la
perdette
.
E
un
solco
più
profondo
resta
fra
le
due
figure
.
Perché
,
qualunque
fosse
stato
l
'
esito
della
guerra
del
'14
,
il
vecchio
radicale
avrebbe
scelto
un
'
altra
chiusa
alla
propria
vita
politica
:
non
la
pia
invocazione
alla
Madonna
di
Lourdes
con
cui
il
maresciallo
Pétain
salutò
la
rovina
della
Francia
.
1941
XI
.
Dalle
ore
dell
'
angoscia
Commento
a
un
soldato
tedesco
.
Dietro
gli
schemi
universali
offerti
dalla
propaganda
,
la
gioventù
d
'
Europa
cerca
dalle
due
parti
una
ragione
e
uno
scopo
alla
guerra
che
si
combatte
.
E
non
può
trovarli
nelle
statistiche
e
nei
discorsi
,
nei
dati
dell
'
economia
e
della
storia
diplomatica
,
perché
in
realtà
questo
suo
lavoro
si
traduce
in
una
ricerca
interiore
,
nella
ricerca
delle
proprie
possibilità
e
dei
propri
mezzi
,
della
propria
misura
personale
di
fronte
alla
guerra
.
Opera
di
puro
egoismo
come
sono
le
opere
migliori
della
giovinezza
,
questa
ha
un
valore
politico
immediato
:
di
indice
sulle
future
esperienze
.
Perché
,
quando
la
generazione
di
cui
si
discorre
sarà
arrivata
a
governare
,
il
senso
dell
'
avventura
ora
attraversata
dominerà
le
sue
decisioni
.
Su
una
parola
,
«
generazione
»
,
si
innesta
la
polemica
.
Tutti
ricordano
probabilmente
il
fervore
con
cui
furono
salutati
in
Francia
e
in
Germania
i
giovani
chiamati
a
rompere
una
lunga
teoria
di
pace
e
a
sostenere
per
primi
in
Europa
la
guerra
.
Il
chiasso
discorde
dei
letterati
e
tutta
la
triste
eloquenza
degli
uomini
politici
non
bastarono
allora
a
nascondere
una
imminente
realtà
di
sventure
.
Ma
certo
l
'
attesa
era
minore
e
guastata
da
fantasie
profane
,
se
le
conseguenze
maturate
a
poco
a
poco
nei
quattro
anni
di
guerra
portarono
un
così
grave
turbamento
negli
spiriti
.
Tornati
alla
Germania
agonica
del
dopoguerra
,
alla
Francia
esaltata
di
Poincaré
,
molti
dei
sopravvissuti
si
affrettarono
a
proclamare
la
loro
rovina
.
I
compagni
di
Psichari
,
quelli
che
dovevano
riscattare
le
virtù
francesi
nella
prova
del
combattimento
e
ridare
una
giovinezza
alla
patria
,
portavano
solo
amarezza
e
squallore
,
l
'
inutilità
della
esperienza
vissuta
.
Dalla
guerra
non
tornavano
i
cavalieri
del
Santo
Sepolcro
,
ma
una
borghesia
sperduta
e
diffidente
che
esitava
ancora
fra
l
'
uniforme
abbandonata
nelle
trincee
di
ieri
e
i
compiti
insostenibili
di
una
nuova
vita
civile
.
Questa
fu
la
«
generazione
perduta
»
.
Il
mito
nato
dallo
sgomento
di
quegli
anni
si
è
trascinato
fino
a
noi
e
ancora
occupa
i
fasti
di
una
mediocre
letteratura
.
Ma
la
generazione
perduta
non
è
un
'
invenzione
letteraria
.
È
un
duro
problema
,
e
ogni
guerra
ne
ripropone
i
termini
alla
nostra
cura
e
alla
nostra
inquietudine
.
Venti
anni
fa
,
non
senza
una
coda
retorica
,
gli
uomini
più
sensibili
alla
gravità
degli
eventi
trascorsi
si
domandavano
il
perché
di
così
alte
sciagure
e
alludevano
al
sacrificio
delle
vite
e
al
peso
inevitabile
sulle
generazioni
avvenire
.
Qualunque
risposta
allora
sarebbe
stata
falsa
o
inutile
perché
in
verità
le
accuse
premevano
sugli
uomini
e
escludevano
ogni
tentativo
di
apologia
.
Ma
i
tempi
sono
ora
rivolti
ad
altre
considerazioni
,
e
si
misura
con
altri
metri
il
valore
delle
esperienze
,
se
occorre
affrontare
inattese
risoluzioni
e
valutarne
per
una
nostra
storia
la
portata
improvvisa
.
Così
,
senza
attendere
i
rimorsi
di
un
'
altra
età
e
gli
scrupoli
della
cauta
riflessione
,
altri
prevengono
le
requisitorie
future
e
chiudono
ogni
esitazione
con
un
breve
atto
di
forza
.
Allo
stesso
modo
sono
sorti
quei
procedimenti
i
giuridici
che
hanno
distrutto
un
'
antica
Europa
e
travolto
con
sé
l
'
autorità
delle
consuetudini
.
«
Denn
wir
sind
Soldaten
geworden
»
:
«
Perché
siamo
divenuti
soldati
»
.
A
questa
conclusione
sommaria
Heinz
Oertmann
,
soldato
del
Reich
,
riduce
l
'
ansietà
di
un
popolo
e
tutti
i
confusi
propositi
dei
suoi
coetanei
in
Europa
.
Una
risposta
così
provvisoria
può
offendere
probabilmente
chi
crede
a
un
giusto
dovere
di
responsabilità
e
all
'
obbligo
continuo
di
vigilanza
e
di
controllo
sulla
propria
opera
;
ma
porta
con
sé
una
nozione
tanto
precisa
e
concreta
del
proprio
stato
che
non
è
facile
rifiutarla
.
E
vale
,
se
mai
,
come
un
esempio
di
difficile
coerenza
.
Io
non
mi
esagero
l
'
importanza
di
un
documento
individuale
(
è
una
lettera
a
un
compagno
pubblicata
da
un
grande
giornale
tedesco
)
.
Ma
ho
raccolto
queste
parole
perché
credo
che
riportino
un
senso
più
largo
di
quello
originario
,
e
perché
l
'
intelligenza
delle
citazioni
e
il
rigore
della
scrittura
fanno
presumere
nell
'
autore
qualità
non
mediocri
.
L
'
inizio
è
il
solito
,
di
un
giovane
intellettuale
tedesco
cui
è
rimasto
degli
anni
delle
esperienze
romantiche
il
gusto
della
confessione
e
il
senso
precario
di
certi
valori
.
Le
notti
passate
a
discutere
nel
fumo
dei
bicchieri
,
quando
un
vago
disegno
d
'
Europa
si
presentava
alle
coscienze
e
poneva
problemi
fino
allora
ignorati
,
l
'
aria
pesante
dei
caffè
letterari
segnano
i
confini
di
questi
episodi
.
Ma
venti
anni
fa
un
simile
teatro
borghese
sarebbe
caduto
alla
prima
invocazione
di
guerra
e
le
ragioni
patriottiche
sarebbero
accorse
a
fare
di
questo
«
clerc
»
esitante
un
fedele
vassallo
dell
'
imperatore
.
Qui
neppure
una
parola
è
sacrificata
a
tali
antiche
figure
;
la
giustificazione
è
fredda
e
distante
e
non
richiede
la
fede
che
per
un
grazioso
complemento
finale
.
Le
opere
bastano
altrimenti
a
condurre
avanti
,
e
la
divisa
grigio
-
ferro
protegge
dalle
tentazioni
del
mondo
.
Così
si
può
rifiutare
tutto
un
bagaglio
faticoso
e
inutile
,
contentarsi
del
proprio
mestiere
,
della
propria
giornata
,
divenire
soldati
.
L
'
idea
germanica
,
le
insegne
dell
'
impero
a
Norimberga
e
i
discorsi
di
Fichte
non
sono
importanti
qui
.
Importante
è
vivere
coi
soldati
la
loro
vicenda
quotidiana
,
muoversi
da
un
paese
all
'
altro
secondo
gli
ordini
che
si
ricevono
e
lentamente
accondiscendere
a
questa
abitudine
di
vita
così
da
farne
la
propria
e
da
sentirla
familiare
e
necessaria
,
più
che
un
dovere
.
Chi
non
veda
l
'
importanza
di
questo
passaggio
per
la
storia
attuale
è
piuttosto
maldisposto
.
Perché
la
traduzione
di
un
tale
stato
d
'
animo
sul
terreno
politico
è
chiara
e
precisa
:
significa
adozione
della
guerra
come
modo
di
vita
e
conquista
di
un
mito
a
cui
sorreggersi
con
la
stessa
forza
che
si
dedicava
un
tempo
ai
voti
religiosi
.
Durante
l
'
altra
guerra
l
'
ideologia
della
pace
e
della
giustizia
non
ebbe
in
fondo
altro
nemico
che
un
vecchio
nazionalismo
finito
,
ancorato
a
memorie
inutili
.
Ma
le
polemiche
fra
Hauptmann
e
Romain
Rolland
sono
ora
così
dimenticate
da
far
sorridere
chi
le
riesumasse
a
paragone
.
Quando
il
vecchio
drammaturgo
scriveva
,
al
Reichstag
tedesco
parlavano
contro
i
crediti
di
guerra
Liebknecht
e
Haase
,
e
un
grande
poeta
affrontava
dubbioso
il
nuovo
dio
:
«
Per
la
prima
volta
ti
vedo
sorgere
sentito
dire
,
distante
,
incredibile
dio
della
guerra
»
.
Ora
non
esiste
un
grande
poeta
tedesco
.
I
poeti
del
Reich
si
adunano
a
Weimar
sotto
la
presidenza
di
un
tenente
colonnello
e
formulano
curiose
proposizioni
di
estetica
di
guerra
.
Ma
chi
dinanzi
a
questi
fatti
sorridesse
condannando
,
commetterebbe
una
grave
leggerezza
.
Perché
i
cattivi
poeti
del
Reich
sono
i
buoni
soldati
del
Reich
.
E
da
questa
confusione
di
propositi
,
da
queste
false
dottrine
si
stacca
un
fatto
preciso
:
il
sorgere
attraverso
la
guerra
di
una
coscienza
militare
.
Per
la
prima
volta
dopo
Napoleone
si
assiste
in
Europa
a
questo
fenomeno
:
il
formarsi
non
di
una
casta
di
militari
,
ma
di
un
ceto
a
cui
l
'
esperienza
di
combattimento
vissuta
a
lungo
in
comune
presterà
caratteri
non
cancellabili
.
Negli
anni
turbinosi
che
seguirono
al
1815
cosa
significò
in
fondo
il
bonapartismo
?
Nulla
come
pensiero
politico
:
dottrinari
rigidi
ai
loro
principî
quali
i
teorici
della
restaurazione
e
gli
eredi
del
più
intransigente
dogmatismo
repubblicano
dovevano
trovare
una
debole
resistenza
nei
vecchi
colonnelli
e
nei
baroni
dell
'
impero
.
Ma
dietro
gli
interessi
materiali
che
univano
poche
famiglie
restava
,
comune
a
un
più
largo
popolo
,
il
mito
del
soldato
,
e
alle
coscienze
individuali
quell
'
età
tornava
66
attraverso
il
ricordo
di
un
'
impresa
ininterrotta
e
gloriosa
,
presente
nei
discorsi
degli
uomini
e
nel
rammarico
di
quelli
venuti
tardi
.
Il
paragone
è
provvisorio
.
Pure
è
probabile
che
qualunque
sia
l
'
esito
della
guerra
i
tedeschi
non
dimentichino
l
'
anno
che
ora
è
trascorso
.
«
Wir
sind
Menschen
von
Position
...
torneremo
ai
nostri
uffici
,
alle
nostre
scuole
,
alle
nostre
redazioni
...
»
Ma
chi
potrà
cancellare
dal
ricordo
fisico
di
questi
uomini
il
senso
dell
'
avventura
vissuta
in
comune
,
le
ore
nelle
città
conquistate
in
Fiandra
o
in
Polonia
,
le
pianure
orientali
traversate
col
moto
violento
dei
carri
armati
e
lo
sbarco
invernale
in
Norvegia
?
Chi
potrà
convincerli
che
il
loro
passato
è
falso
e
convertirli
a
una
dottrina
diversa
?
«
Cosa
volete
,
sono
un
filologo
,
ho
creduto
nell
'
Inghilterra
e
sono
del
1906»
.
Parole
raccolte
da
Oertmann
nel
colloquio
con
un
giovane
olandese
,
che
è
citato
come
uno
dei
due
episodi
a
cui
si
deve
la
lettera
.
Nella
grande
città
di
mare
,
battuta
dalla
guerra
,
questo
colloquio
doveva
dire
l
'
antagonismo
di
due
formazioni
spirituali
e
spiegare
la
vittoria
della
gioventù
tedesca
.
E
infatti
se
nelle
parole
dell
'
olandese
è
facile
riconoscere
una
resa
opaca
e
tranquilla
,
assai
più
notevole
è
il
commento
del
soldato
tedesco
.
«
Vedi
,
non
è
vero
più
niente
di
quello
che
abbiamo
pensato
.
Quest
'
epoca
può
averci
resi
più
critici
,
più
diffidenti
verso
le
parole
e
i
libri
,
ma
noi
non
siamo
una
generazione
di
trapasso
,
non
siamo
una
generazione
perduta
.
Abbiamo
la
nostra
missione
come
ogni
gruppo
di
giovani
,
la
missione
che
c
'
impongono
l
'
età
e
le
circostanze
,
non
più
facile
né
più
difficile
di
altre
...
»
E
qui
mi
pare
che
s
'
incontri
l
'
opera
decisiva
,
in
questo
tremito
che
accompagna
le
parole
più
sicure
e
tradisce
una
imprevedibile
ansia
.
Pesa
curiosamente
su
questa
dichiarazione
il
senso
del
pericolo
corso
,
la
paura
imminente
di
perdersi
.
67
Generazione
1906
.
Erano
gli
uomini
che
si
ritenevano
troppo
giovani
per
la
storia
gia
cresciuta
,
troppo
vecchi
per
quella
che
si
preparava
.
La
guerra
li
ha
sottratti
a
questi
dubbi
e
a
questa
sfiducia
,
li
ha
buttati
sul
terreno
a
cui
cautamente
si
avvicinavano
.
Esistevano
dei
problemi
individuali
e
non
esistono
più
:
l
'
ordine
militare
non
tollera
simili
strascichi
.
Esistevano
i
problemi
e
i
doveri
di
una
generazione
e
sono
stati
messi
da
parte
e
dimenticati
:
con
gli
individui
e
le
loro
fortune
anche
la
generazione
è
sopraffatta
,
non
conta
.
«
Wir
sind
nicht
mehr
eine
Generation
...
»
Così
comincia
l
'
ultimo
,
più
duro
paragrafo
:
«
Noi
non
siamo
più
una
generazione
.
Noi
siamo
una
classe
.
Un
apporto
all
'
esercito
.
La
classe
1906
»
.
Arrivati
a
questo
punto
è
lecito
accogliere
con
qualche
incertezza
la
soluzione
scelta
.
Perché
,
portato
a
un
tale
rigore
il
culto
della
disciplina
,
la
vittoria
confina
con
l
'
abdicazione
;
la
scelta
di
una
missione
con
il
rifiuto
delle
responsabilità
.
Come
sempre
,
i
due
poli
della
forza
estrema
e
della
debolezza
sono
vicinissimi
;
e
a
chi
voglia
giudicare
tra
i
due
limiti
rimane
solo
una
misura
di
paragone
:
l
'
esito
dell
'
impresa
.
Perché
è
facile
dall
'
altra
parte
affermare
che
si
tratti
di
fenomeni
secondari
di
reazione
e
raccogliere
sotto
un
giudizio
di
estetismo
militare
certe
dichiarate
preferenze
.
Ma
finché
il
successo
accompagnerà
le
grige
armate
del
Reich
e
sulle
città
conquistate
sventolerà
la
bandiera
bianca
e
rossa
,
non
vi
sarà
posto
in
Europa
per
altri
uomini
e
per
un
'
idea
contrastante
.
XII
.
Poesia
e
documento
Pretesto
americano
.
In
Europa
(
e
per
i
fatti
letterari
l
'
Europa
moderna
comincia
nel
1636
)
i
poeti
affrontano
un
'
età
minore
col
sopraggiungere
della
fortuna
;
e
questo
loro
deperire
ha
più
tardi
una
sua
fine
retorica
dietro
i
vetri
delle
accademie
68
o
nel
rispetto
unanime
di
uomini
altrimenti
viziati
.
In
America
l
'
irrigidimento
e
quella
morte
anteriore
che
si
rivelano
nel
cadere
delle
polemiche
intorno
a
un
nome
ormai
ripetuto
seguono
corsi
probabilmente
diversi
.
La
fama
condanna
laggiù
ai
rapidi
sussulti
delle
macchine
,
l
'
orgasmo
dei
numeri
invade
l
'
agile
spazio
della
fantasia
e
impone
i
ritmi
di
una
responsabilità
insostenibile
.
Ma
,
dietro
gli
esempi
della
corruzione
umana
,
sono
assai
più
importanti
quelli
che
insegnano
la
corruzione
dell
'
opera
d
'
arte
,
la
sua
breve
decadenza
di
fronte
e
contro
la
folla
.
L
'
opera
non
resiste
al
logorio
di
una
interpretazione
collettiva
,
assume
presto
i
valori
di
chi
le
confida
un
interesse
mediocre
e
da
parola
diviene
proverbio
,
simbolo
astratto
di
bellezza
.
Così
,
per
coloro
che
credevano
a
una
poesia
di
Biancaneve
di
Disney
,
la
degenerazione
di
quei
motivi
sarà
stata
palese
quando
i
sette
nani
apparvero
su
tutti
i
muri
della
città
,
confusero
la
loro
persona
fantastica
ai
simboli
minori
della
vita
borghese
.
(
Come
se
un
mottetto
di
Montale
dovesse
servire
per
la
pubblicità
;
e
,
credo
,
morirebbe
subito
.
I
valorosi
giovani
parlano
sempre
della
pagina
e
dell
'
eterno
mentre
è
probabile
che
la
poesia
non
duri
oltre
il
disegno
dei
fatti
accidentali
)
.
Di
queste
forze
risolutive
il
cinema
è
ora
la
più
attiva
(
nella
sua
struttura
attuale
,
non
per
necessità
di
origine
)
.
Esso
consuma
il
primo
significato
dell
'
opera
accelerando
il
moto
diversivo
;
compie
la
mediazione
fra
il
personaggio
vitale
dell
'
autore
,
la
sua
libertà
senza
limiti
e
l
'
automa
necessario
alla
memoria
passiva
del
pubblico
.
Così
sono
morti
Anna
Karenina
e
Poil
de
Carotte
e
basterebbe
un
solo
film
per
ridurre
Faust
a
pochi
gesti
senza
spazio
.
Per
questo
sarebbe
stolto
ormai
chiedere
un
voto
di
poesia
alla
signora
Pearl
S
.
Buck
.
Ella
ha
scritto
un
libro
La
buona
terra
,
che
il
pubblico
ammira
,
e
il
cui
senso
è
giunto
agli
ignari
attraverso
una
macchinosa
riduzione
cinematografica
.
Le
sue
opere
sono
tradotte
in
tedesco
e
69
in
spagnolo
;
il
suo
nome
ha
raggiunto
la
costellazione
astrale
dei
manifesti
(
quel
popolo
virtuoso
di
cui
un
poeta
moderno
ha
detto
:
«
De
nos
affiches
les
noms
adorés
»
)
.
Così
Pearl
S
.
Buck
ha
un
suo
feudo
letterario
,
la
Cina
,
come
la
Deledda
aveva
il
suo
piccolo
feudo
sardo
e
altri
in
un
tempo
più
ingenuo
le
pianure
erbose
dell
'
Ovest
o
le
isole
dei
mari
del
Sud
.
Ma
la
Cina
è
più
ricca
:
la
Cina
è
drammatica
,
pittoresca
,
didascalica
.
Da
questo
paese
inesauribile
la
Buck
ha
tratto
tutte
le
ragioni
del
suo
lavoro
e
ora
lo
organizza
e
lo
divide
secondo
un
criterio
incensurabile
.
Alla
Cina
ella
deve
la
sua
fortuna
,
una
fortuna
popolata
di
draghi
.
La
scrittrice
merita
questa
fortuna
:
è
una
donna
umana
e
giusta
,
di
integra
intelligenza
;
fedele
alla
sua
educazione
americana
tanto
da
non
capire
probabilmente
valori
di
altra
origine
.
(
Anche
la
sua
Cina
,
credo
,
è
solo
una
traduzione
illuminata
)
.
Scrittori
di
questa
natura
cadono
nel
premio
Nobel
come
altri
per
necessità
si
abbandonano
al
vizio
o
diventano
pazzi
.
Assumono
quindi
un
valore
convenzionale
nei
quadri
della
società
e
a
essi
non
si
può
chiedere
altro
che
di
rappresentare
degnamente
la
parte
loro
affidata
.
Il
colonnello
Lindberg
,
Ford
,
il
senatore
Borah
potrebbero
starle
accanto
,
uomini
rappresentativi
di
una
effimera
società
secolare
.
Pure
nessuno
di
noi
avrebbe
letto
un
libro
del
colonnello
Lindberg
.
Io
ho
letto
invece
Angelo
guerriero
di
Pearl
S
.
Buck
,
che
gli
editori
presentano
arbitrariamente
come
romanzo
.
Fedele
a
un
intento
documentario
,
deserto
di
fantasia
,
Angelo
guerriero
è
la
biografia
del
padre
della
scrittrice
,
missionario
in
Cina
.
Per
molto
tempo
,
fino
a
Emile
Faguet
circa
,
la
critica
letteraria
francese
si
fondò
principalmente
sulla
«
peinture
des
caractères
»
.
E
per
«
la
peinture
des
caractères
»
,
Angelo
guerriero
è
un
ottimo
libro
.
Isola
questo
vecchio
dagli
occhi
chiari
su
una
indefinita
folla
cinese
e
dai
moti
dei
protagonisti
trae
un
discreto
colore
,
quasi
il
nerbo
di
una
narrazione
.
Ma
il
clima
rievocativo
del
libro
,
la
sua
accensione
letteraria
non
superano
i
limiti
di
una
intelligente
pietà
filiale
.
Libri
cosiffatti
uccidono
qualunque
apprezzamento
critico
.
Si
devono
tuttavia
considerare
onesti
se
riescono
a
suggerire
riflessioni
disinteressate
,
a
deviare
il
pensiero
a
nuovi
argomenti
(
secondo
una
nozione
della
letteratura
ormai
abbandonata
dai
tecnici
)
.
Qui
la
presenza
di
una
figura
che
vive
di
sue
ragioni
morali
e
il
ricordo
di
miti
così
distanti
dai
nostri
quali
sono
quelli
del
protestantesimo
americano
bastano
a
far
convergere
sul
libro
interessi
non
mediocri
.
XIII
.
Per
una
cultura
unitaria
Le
Università
e
la
cultura
.
Con
profonda
soddisfazione
dei
buoni
,
in
Italia
,
la
sede
naturale
della
cultura
resta
l
'
Università
.
Credo
che
questo
stato
di
cose
corrisponda
a
una
antica
consuetudine
italiana
e
soprattutto
sia
l
'
esito
di
una
tradizione
recente
.
E
credo
che
in
fondo
conferisca
al
nostro
terreno
culturale
una
solidità
e
una
compattezza
di
qualche
valore
.
Il
progressivo
svincolarsi
della
cultura
europea
dal
costume
universitario
(
fenomeno
tutto
esterno
,
si
badi
,
e
di
un
interesse
se
mai
sociale
)
,
che
occupa
in
varie
figure
i
primi
decenni
del
secolo
,
in
Italia
è
certo
assai
meno
sensibile
che
altrove
.
In
Francia
fu
carico
di
significati
politici
quando
i
professori
rappresentarono
una
classe
e
una
educazione
politica
d
'
intransigenza
e
obbligarono
gli
astanti
alla
reazione
.
Del
resto
la
Francia
,
paese
delle
libere
esperienze
,
doveva
accogliere
con
naturalezza
questa
estrema
ventata
romantica
e
autorizzare
i
più
svagati
tentativi
.
La
Francia
era
il
paese
dove
i
Cahiers
di
Péguy
rappresentavano
ancora
un
'
affermazione
positiva
contro
le
memorie
inutili
della
Sorbona
,
e
ove
doveva
nascere
umilmente
e
quindi
prosperare
«
La
Nouvelle
Revue
Française
»
,
il
migliore
documento
di
cultura
antiuniversitaria
che
finora
ci
abbia
dato
l
'
Europa
.
(
E
qui
soccorrerebbero
moltissimi
esempi
;
ma
ricordo
un
numero
della
rivista
dedicato
a
Tocqueville
e
Gobineau
,
i
due
compagni
d
'
ufficio
,
in
cui
chiaramente
si
lasciava
intendere
che
Tocqueville
era
uno
storico
limitato
e
di
vedute
accademiche
,
mentre
Gobineau
era
davvero
un
pensatore
libero
da
impacci
:
opinione
manifestamente
ridicola
)
.
Da
questi
cenni
è
facile
capire
cosa
s
'
intenda
qui
per
cultura
antiuniversitaria
.
Ma
in
un
senso
più
largo
,
polemica
antiuniversitaria
vuol
dire
polemica
antiistituzonale
;
quindi
il
significato
di
ultimo
clamore
romantico
che
viene
a
un
tale
atteggiamento
di
spirito
.
Di
qui
anche
i
diversi
aspetti
del
problema
nelle
nazioni
civili
.
In
Inghilterra
,
dove
anche
l
'
Università
è
un
centro
di
studi
semiprivato
,
il
problema
non
deve
essere
quasi
sensibile
.
In
Francia
fu
appunto
clamoroso
;
mentre
in
Germania
e
da
noi
urta
contro
il
senso
fortissimo
della
istituzione
universitaria
.
Così
fra
i
tedeschi
il
padre
di
questa
cultura
eroica
e
dissipata
,
spregiatrice
delle
biblioteche
e
amante
delle
montagne
,
fu
appunto
filologo
e
professore
d
'
università
,
si
adattò
a
vivere
qualche
volta
in
pianura
e
solo
alla
sua
tarda
pazzia
deve
ora
l
'
approvazione
dei
reprobi
.
Da
noi
la
situazione
non
mi
pare
diversa
.
L
'
unico
movimento
serio
che
abbia
intrapreso
una
polemica
culturale
è
stato
,
credo
,
«
La
Voce
»
.
E
il
senso
di
quella
polemica
fu
chiarissimo
:
combattere
per
un
'
Università
contro
un
'
altra
Università
,
procedere
a
una
sostituzione
secondo
i
quadri
e
non
all
'
abbattimento
dei
quadri
.
Si
pensi
del
resto
agli
uomini
che
erano
al
centro
di
quella
polemica
,
a
maestri
della
tempra
di
Lombardo
Radice
in
cui
il
senso
sociale
della
scuola
fu
continuamente
a
capo
di
ogni
preoccupazione
.
E
più
di
tutti
ai
due
uomini
intorno
ai
quali
si
è
svolta
la
nostra
maggiore
cultura
:
così
rigidamente
universitario
Croce
,
nel
suo
sdegnoso
antiaccademismo
,
e
così
fervido
di
discepoli
Gentile
dai
primi
anni
d
'
insegnamento
fino
alle
ultime
attività
politiche
.
Già
il
fatto
che
siano
stati
,
dopo
De
Sanctis
,
ministri
questi
due
uomini
,
è
un
curioso
privilegio
della
cultura
italiana
.
Si
provi
a
trasferire
la
stessa
esperienza
in
Francia
o
in
Germania
per
immaginarne
i
disastrosi
risultati
.
La
Repubblica
del
dopoguerra
si
è
procurata
molti
guai
,
ma
non
quello
di
fare
Alain
ministro
dell
'
Educazione
;
e
Ludwig
Klages
non
ha
inflitto
ai
fanciulli
di
Germania
la
sua
filosofia
dell
'
anima
.
Così
il
senso
della
nostra
esperienza
mi
pare
certamente
benefico
per
una
unità
di
criteri
che
non
vuol
dire
unità
d
'
intenti
,
ma
significa
forse
di
più
in
un
terreno
che
è
dominato
dal
metodo
.
Non
solo
alcune
scuole
o
alcuni
canoni
d
'
interpretazione
,
ma
addirittura
alcune
forme
di
pensiero
sono
scomparse
dal
nostro
orizzonte
culturale
.
Tutto
quel
vario
rigoglio
sociologico
che
dà
ancora
frutti
in
Francia
e
in
America
da
noi
non
riuscì
a
produrre
un
libro
leggibile
.
(
E
così
per
quasi
tutti
i
derivati
della
vecchia
cultura
positivistica
:
i
nostri
teorici
sono
passati
come
falciatrici
meccaniche
e
non
hanno
lasciato
traccia
di
culture
estranee
;
tanto
che
quasi
si
desidera
di
vedere
un
sociologo
o
un
evoluzionista
,
sia
pure
confinato
in
una
riserva
di
caccia
)
.
Finalmente
l
'
Università
assicura
il
tranquillo
decoro
dei
concorsi
e
delle
opere
:
esclude
fino
a
un
certo
limite
l
'
avventura
intellettuale
.
All
'
influenza
della
cultura
universitaria
dobbiamo
la
fortuna
di
avere
un
solo
storico
di
tipo
aquilino
come
Papini
e
un
buon
numero
di
professori
onesti
e
addottrinati
.
Questo
per
quanto
riguarda
il
nucleo
più
virile
della
nostra
cultura
,
quegli
orientamenti
di
pensiero
da
cui
dipendono
le
discipline
storiche
e
filosofiche
e
ai
quali
è
legata
anche
l
'
alta
cultura
giuridica
.
Restano
due
grandi
ali
:
la
cultura
strettamente
scientifica
e
quella
letteraria
.
Della
prima
non
è
necessario
parlare
perché
è
ovvio
che
i
veri
scienziati
sono
i
professori
d
'
università
e
non
gli
inventori
delle
macchine
da
scrivere
.
L
'
altro
argomento
da
considerare
in
margine
,
è
quello
,
da
noi
prediletto
,
della
civiltà
letteraria
.
Su
questo
terreno
il
distacco
è
sensibile
,
e
siccome
i
letterati
,
oltre
che
per
il
numero
,
per
il
loro
immenso
rumore
occupano
una
parte
assai
estesa
delle
nostre
province
spirituali
,
questo
dissidio
ha
preso
l
'
aspetto
di
una
cirsi
severa
.
È
aperta
una
libera
discussione
per
l
'
attribuzione
delle
responsabilità
:
il
professor
Russo
giudica
che
sia
colpa
dei
dilettanti
,
i
letterati
fiorentini
pensano
che
sia
colpa
dei
marci
residui
idealistici
.
In
realtà
se
un
dissidio
esiste
è
di
natura
probabilmente
fisiologica
e
non
tale
da
preoccupare
.
Personalmente
sono
convinto
che
la
nostra
società
letteraria
,
attraverso
certe
sue
debolezze
e
certe
evidenti
inanità
rappresenti
uno
stadio
assai
progredito
.
E
che
elabori
con
notevole
coraggio
i
temi
di
una
cultura
indipendente
.
Ma
trovo
naturale
che
non
possa
essere
seguita
dall
'
Università
in
questo
compito
di
pattuglia
.
(
E
del
resto
l
'
Università
è
una
categoria
molto
incerta
:
a
Roma
per
esempio
,
accanto
a
maestri
di
vecchia
formazione
,
occupano
le
cattedre
di
letterature
straniere
uomini
aperti
a
qualsiasi
moderna
suggestione
)
.
Non
capisco
quindi
perché
critici
come
Falqui
si
agitino
tanto
per
dimostrare
che
non
siamo
capiti
.
(
Dico
«
siamo
»
perché
essendo
nato
nel
1919
aspiro
anch
'
io
alla
protezione
di
Falqui
)
.
Uno
scrittore
della
natura
di
Bo
,
che
in
altri
tempi
sarebbe
stato
tenuto
in
quarantena
per
almeno
vent
'
anni
,
è
professore
di
università
.
Non
lo
hanno
capito
,
ma
lo
hanno
fatto
professore
d
'
università
;
quasi
per
fiducia
.
Pretendere
ora
che
lo
capiscano
per
forza
mi
pare
un
abuso
.
Senza
contare
che
non
vedo
l
'
utilità
di
essere
così
largamente
capiti
.
Il
giorno
in
cui
Carlo
Emilio
Gadda
fosse
incluso
nelle
antologie
scolastiche
e
la
gente
in
treno
leggesse
Montale
a
noi
resterebbe
un
mediocre
compito
di
chiosatori
e
di
cronisti
.
Così
,
dissipato
questo
breve
fermento
letterario
,
credo
che
si
possa
aver
fede
nella
struttura
unitaria
della
nostra
cultura
.
Questo
non
vuol
dire
naturalmente
che
si
debba
aver
fede
nei
valori
che
la
nostra
cultura
afferma
o
tradisce
:
l
'
inchiesta
graziosamente
ci
esime
da
un
giudizio
.
E
in
questi
limiti
credo
anche
che
il
problema
università
anti
-
università
non
sia
ora
al
colmo
dei
nostri
dissidi
.
Ma
se
mai
altri
di
ordine
diverso
:
il
significato
che
hanno
assunto
,
per
una
generazione
procedente
da
principî
rivoluzionari
,
valori
di
origine
oscura
e
lontana
;
il
limite
,
arduo
problema
,
dei
rapporti
tra
cultura
e
politica
.
XIV
.
La
sconfitta
della
Francia
L
'
abito
verde
.
Qualche
anno
fa
di
questa
commedia
francese
fecero
un
film
,
e
in
occasione
del
tricentenario
dell
'
Accademia
francese
il
pubblico
europeo
rise
signorilmente
dei
vecchi
generali
e
dei
filologi
sordi
,
di
un
mondo
che
le
ambizioni
delle
donne
sospingevano
al
culto
dell
'
immortalità
.
Era
la
rivincita
piuttosto
infelice
della
corruzione
borghese
su
un
mito
di
cultura
e
di
arte
che
anche
nella
sua
ultima
decadenza
restava
inaccessibile
a
quelle
categorie
.
Ma
era
anche
un
sintomo
di
reazioni
più
larghe
,
di
un
gusto
diffuso
.
Perché
certo
in
Francia
nessuno
credeva
più
all
'
immortalità
.
Nessuno
credeva
in
Francia
all
'
immortalità
;
neppure
quel
sergente
che
guidava
noi
giovani
per
le
cripte
del
Panthéon
,
e
accompagnando
le
parole
con
un
largo
gesto
funebre
annunziava
:
«
Ici
repose
Victor
Hugo
,
grand
poète
et
écrivain
»
.
Scandiva
metricamente
la
frase
,
ma
in
fondo
era
del
tutto
estraneo
al
seguito
.
«
Ici
repose
Jean
Jaurès
...
»
E
chi
sa
cosa
diceva
di
Jean
Jaurès
.
Già
allora
le
sentinelle
,
ferme
a
gambe
larghe
sulla
Piazza
Reale
di
Monaco
,
facevano
capire
che
sarebbe
successo
qualcosa
di
grave
.
Un
paese
può
disprezzare
le
accademie
quando
ha
il
modo
di
sostituirle
.
Così
in
Germania
furono
travolte
le
istituzioni
,
e
un
popolo
che
credeva
nelle
corone
di
lauro
e
negli
archi
di
trionfo
fu
incoraggiato
a
questa
innocua
passione
dalle
diplomazie
europee
.
Caduta
la
grande
struttura
dell
'
esercito
,
il
mito
della
forza
militare
prussiana
sembrava
destinato
a
sparire
con
gli
ultimi
residui
dell
'
impero
,
e
l
'
elmo
a
chiodo
di
Guglielmo
non
era
più
vicino
ai
programmi
di
Stresemann
del
lungo
granatiere
di
Brandeburgo
.
Ma
le
trovate
retoriche
dei
tribuni
,
anche
rivoluzionari
,
colpiscono
ogni
tanto
il
senso
dei
fatti
storici
meglio
di
un
paziente
lavoro
di
indagine
e
di
una
severa
volontà
di
elaborazione
.
«
La
guerra
è
l
'
industria
nazionale
della
Prussia
»
,
aveva
detto
Mirabeau
.
A
Stresemann
,
che
aveva
studiato
la
storia
economica
ed
era
amico
di
Ugo
Stinnes
e
di
industrie
si
intendeva
veramente
,
quelle
parole
dovevano
suonare
come
un
felice
ricordo
scolastico
,
qualcosa
come
le
notizie
sui
Germani
di
Tacito
.
Pure
il
suo
temperamento
politico
,
la
sua
preparazione
tecnica
e
una
volontà
indubbia
di
condurre
il
paese
su
nuove
strade
non
bastarono
a
evitare
il
risorgere
di
energie
molto
più
elementari
,
come
l
'
alta
tradizione
di
pensiero
socialista
e
la
pratica
diffusa
fra
gli
operai
dei
grandi
centri
industriali
non
avevano
impedito
nel
1914
la
vittoria
di
altre
passioni
,
di
altri
moti
.
Molti
fatti
sono
intervenuti
nella
struttura
politica
ed
economica
della
Germania
moderna
.
Ma
nel
1940
,
dopo
i
discorsi
di
Goering
sul
burro
e
i
cannoni
,
la
proposizione
di
Mirabeau
era
vera
anche
nel
suo
più
stretto
significato
economico
.
A
tali
delusioni
vanno
incontro
gli
uomini
più
accorti
e
preparati
di
fronte
alla
complessità
di
certe
esperienze
.
«
Non
è
agitando
pochi
scalmanati
nelle
birrerie
di
Monaco
che
si
fa
la
nuova
Germania
»
,
aveva
scritto
Stresemann
nel
suo
diario
a
proposito
del
putsch
Hitler
-
Ludendorff
.
E
con
lui
erano
d
'
accordo
gli
uomini
più
eminenti
del
paese
e
i
politici
stranieri
.
Ora
,
dopo
quindici
anni
,
i
pareri
saranno
discordi
sul
valore
di
novità
che
rappresentò
la
Germania
nazista
.
Ma
è
chiaro
anche
per
i
diplomatici
inglesi
che
dal
1933
la
Germania
agisce
sulla
storia
contemporanea
attraverso
gli
scalmanati
delle
birrerie
.
Così
un
equivoco
formale
ha
retto
per
molti
anni
le
relazioni
fra
l
'
Europa
democratica
e
la
Germania
.
L
'
equivoco
fra
l
'
accademia
e
l
'
azione
diretta
,
fra
il
grido
di
rivincita
e
gli
uomini
che
per
la
rivincita
lavoravano
tranquillamente
in
silenzio
.
«
Invictis
victi
vestiti
»
,
scrivevano
i
tedeschi
sui
monumenti
.
E
anche
questo
gusto
per
l
'
epigrafe
latina
sembrava
in
quei
tempi
una
prova
del
loro
insuperato
accademismo
.
Altri
fatti
si
svolgevano
in
sottordine
,
che
parevano
non
interessare
le
diplomazie
.
Il
lavoro
paziente
di
riarmo
,
il
giuoco
delle
fabbriche
con
presunti
scopi
civili
,
tutta
la
tacita
organizzazione
per
la
nuova
vittoria
appartengono
alla
storia
politica
e
ormai
sono
noti
al
pubblico
.
Ma
quella
che
interessa
a
noi
è
la
sorte
degli
uomini
;
almeno
di
un
gruppo
di
uomini
che
a
un
certo
punto
trovò
chiusa
la
propria
strada
e
disperso
e
abbattuto
il
mondo
dei
propri
interessi
:
i
militari
tedeschi
.
Alcuni
evidentemente
si
diedero
all
'
avventura
.
La
repubblica
del
dopoguerra
era
il
paese
ideale
per
le
più
disordinate
aspirazioni
;
e
le
bande
di
guerrieri
baltici
,
le
comunità
di
mistici
della
tradizione
,
i
raggruppamenti
reazionari
raccolsero
questa
marea
di
disoccupati
.
Ma
la
parte
più
adulta
cercò
una
via
pacifica
per
sopravvivere
.
Gli
ufficiali
effettivi
divennero
maestri
di
scuola
,
diedero
lezioni
di
inglese
e
si
occuparono
di
commercio
con
la
stessa
ostinata
sicurezza
con
cui
avevano
compiuto
il
loro
primo
servizio
;
soprattutto
con
la
persuasione
di
lavorare
per
la
Germania
.
E
su
questa
via
avrebbero
dato
probabilmente
il
meglio
delle
loro
forze
;
avrebbero
mostrato
cosa
significa
per
l
'
Europa
quell
'
enorme
riserva
che
essi
chiamano
con
orgoglio
il
lavoro
tedesco
.
Solo
una
serie
di
sbagli
da
parte
degli
avversari
e
il
corso
tetro
e
vertiginoso
della
storia
europea
del
dopoguerra
potevano
indurli
a
tornare
con
tanta
rapidità
sul
terreno
che
si
erano
scelto
in
principio
.
Non
fu
necessario
aspettare
il
solito
salto
delle
generazioni
;
gli
stessi
uomini
,
invecchiati
,
ripresero
le
uniformi
di
guerra
e
alcuni
di
loro
,
lasciati
gli
uffici
e
le
occupazioni
degli
anni
di
attesa
,
accettarono
le
bande
rosse
di
ufficiali
di
stato
maggiore
,
si
sedettero
a
un
tavolo
di
comando
,
e
in
tre
settimane
liquidarono
il
piccolo
Belgio
,
Gamelin
e
il
suo
Quartier
generale
,
e
il
corpo
di
spedizione
del
visconte
Gort
.
Vicenda
sconcertante
e
non
ancora
conchiusa
per
gli
individui
;
a
cui
nemmeno
i
consueti
ricordi
napoleonici
danno
un
paragone
valido
.
Ma
ora
,
ripensando
alla
sorte
di
questi
uomini
,
viene
spontanea
una
domanda
.
Cosa
sarà
di
una
classe
che
non
era
meno
orgogliosa
e
compatta
della
casta
militare
tedesca
,
di
quella
«
France
militaire
»
che
occupava
i
cuori
dei
buoni
repubblicani
,
anche
quando
la
Camera
e
la
stampa
riesumavano
contro
i
generali
vecchi
argomenti
polemici
?
Cosa
sarà
del
nostro
amico
Jean
,
che
era
devoto
alle
accademie
e
credeva
in
Saint
-
Cyr
?
Il
problema
di
questi
uomini
è
serio
.
Il
sottotenente
Jean
,
il
quale
una
volta
ha
giurato
di
servire
le
istituzioni
della
repubblica
,
su
quale
istituzione
terrà
fermo
?
Tutta
la
sua
geografia
era
costruita
intorno
ad
alcuni
punti
fissi
,
ad
alcuni
nomi
.
Gamelin
,
il
vecchio
ufficiale
di
Joffre
,
era
il
più
illustre
;
altri
nomi
saranno
bastati
un
giorno
a
incutergli
il
severo
rispetto
del
grado
:
Corap
,
Giraud
.
Erano
i
capi
,
allora
,
e
dei
capi
non
era
lecito
dubitare
a
un
giovane
sottotenente
,
ma
solo
a
parlamentari
corrotti
e
incompetenti
.
Ora
questo
scheletro
è
precipitato
.
Gamelin
è
sotto
inchiesta
,
i
generali
travolti
;
il
giovane
colonnello
di
stato
maggiore
che
rappresentava
con
particolari
qualità
«
l
'
Armée
future
»
è
condannato
a
morte
in
contumacia
.
Potranno
rialzarsi
i
più
giovani
da
questa
scossa
e
ripristinare
i
valori
a
cui
si
affidavano
?
E
quali
saranno
le
vie
per
giungere
a
una
così
ardua
rigenerazione
?
Jean
saprà
risponderci
;
se
a
quest
'
ora
egli
non
ozia
in
un
campo
di
qualche
cittadina
tedesca
o
non
è
da
molto
tempo
caduto
sulla
Somme
o
sull
'
Aisne
con
al
petto
uno
dei
distintivi
che
portano
il
motto
e
lo
stendardo
dei
reggimenti
di
Francia
.
Questa
vicenda
individuale
,
si
è
detto
,
non
è
nuova
.
Ma
alcune
considerazioni
di
carattere
militare
sono
ora
fresche
e
valide
,
piene
di
insegnamenti
Quando
i
professori
di
ginnastica
diventarono
colonnelli
di
stato
maggiore
,
e
gli
ex
sottufficiali
presero
il
comando
dei
corpi
d
'
armata
celeri
,
i
capi
delle
varie
accademie
militari
in
Europa
guardarono
con
molta
commiserazione
ai
nuovi
quadri
dell
'
esercito
tedesco
.
Qualche
ufficiale
poteva
ancora
portare
con
sé
l
'
educazione
dello
stato
maggiore
di
Ludendorff
,
e
i
giovani
formati
dal
nazismo
erano
certamente
preparati
;
ma
i
quadri
vitali
,
la
massa
degli
ufficiali
superiori
e
generali
si
potevano
giudicare
insufficienti
.
La
radice
di
un
giudizio
così
sicuro
è
facile
a
ritrovare
in
un
solo
punto
:
la
formazione
accademica
di
certe
classi
militari
.
In
tutti
gli
scritti
che
sono
apparsi
sulla
campagna
di
Francia
l
'
evidenza
di
alcuni
fatti
ampiamente
riconosciuta
urta
ancora
contro
una
terminologia
legata
a
vecchie
abitudini
,
difficile
da
sopprimere
.
I
tedeschi
possono
vincere
tutte
le
battaglie
che
vogliono
;
ai
critici
militari
d
'
Europa
non
sarà
mai
chiaro
perché
i
capi
dell
'
esercito
francese
,
uomini
formati
alla
scuola
di
Foch
e
di
Joffre
,
hanno
perduto
la
guerra
.
Un
articolo
recente
di
Pertinax
,
dedicato
a
Gamelin
e
apparso
su
una
grande
rivista
americana
,
porta
a
questo
problema
dei
generali
elementi
notevoli
d
'
informazione
e
un
giudizio
che
in
linea
di
massima
è
da
condividere
.
E
insieme
rivela
per
vari
trapassi
di
linguaggio
l
'
evoluzione
che
alcune
idee
hanno
subito
nella
mente
di
un
uomo
certo
informato
e
capace
.
«
Ottimi
generali
sono
stati
alla
testa
dell
'
esercito
tedesco
dal
1919
a
oggi
»
;
dice
a
un
certo
punto
Pertinax
,
e
cita
von
Seeckt
,
von
Hammerstein
,
von
Fritsch
.
«
Nessuno
di
loro
vi
è
rimasto
.
Nessuno
di
loro
,
una
volta
dimesso
è
stato
richiamato
»
.
Questo
è
appunto
il
fatto
essenziale
.
Von
Fritsch
era
certo
un
ottimo
generale
;
ma
era
ottimo
com
'
è
ottimo
Weygand
,
e
probabilmente
non
avrebbe
battuto
Weygand
.
Aveva
al
suo
attivo
un
eccellente
passato
e
tutti
i
requisiti
per
comandare
degnamente
un
esercito
.
Invece
è
morto
(
è
stato
detto
)
come
un
oscuro
ufficiale
combattendo
a
fianco
del
suo
reggimento
in
Polonia
.
Altri
sono
caduti
presto
nella
triste
dimenticanza
che
avvolge
i
generali
della
riserva
.
Nel
gennaio
del
1938
,
quando
Hitler
eliminò
bruscamente
alcuni
dei
capi
militari
del
Reich
(
fra
cui
appunto
von
Fritsch
)
,
si
disse
da
più
parti
ch
'
era
un
suicidio
e
che
i
nazionalsocialisti
si
tagliavano
le
gambe
da
soli
.
Cosa
potevano
valere
i
generali
quasi
ignoti
sostenuti
dal
partito
?
La
questione
è
rimasta
sospesa
per
due
anni
;
ora
è
risolta
definitivamente
dal
corso
delle
vicende
militari
.
I
non
persuasi
possono
formulare
solo
ipotesi
di
terzo
grado
:
cosa
sarebbe
avvenuto
se
...
Così
come
sono
andate
sinora
le
cose
,
i
generali
di
questa
guerra
saranno
Keitel
,
Brauchitsch
,
List
o
chi
sta
dietro
a
loro
.
E
a
von
Fritsch
si
potranno
dedicare
solo
pagine
commoventi
come
quelle
che
si
dedicano
al
generale
Hoche
.
Il
quale
era
la
spada
della
repubblica
e
se
fosse
vissuto
avrebbe
fermato
Napoleone
;
ma
ebbe
la
sventura
di
morire
giovane
e
non
fermò
Napoleone
.
Chi
era
Gamelin
di
fronte
a
simili
avversari
?
Egli
era
un
uomo
di
grande
intelligenza
,
secondo
il
parere
di
quasi
tutti
i
tecnici
che
lo
hanno
avvicinato
;
un
uomo
dotato
di
una
sicura
capacità
di
giudizio
e
di
un
'
autorità
tale
da
fargli
presiedere
naturalmente
le
più
importanti
riunioni
d
'
Europa
.
L
'
irresolutezza
latente
del
suo
carattere
non
preoccupava
ministri
come
Daladier
,
la
cui
fama
di
energia
e
di
vigore
si
appoggiava
soprattutto
a
discorsi
vibrati
e
a
qualche
atto
di
violenza
in
materia
di
politica
sociale
.
A
dire
il
vero
Gamelin
non
fu
mai
considerato
con
molto
entusiasmo
da
Paul
Reynaud
,
ma
quando
Reynaud
salì
al
potere
i
tempi
erano
già
precipitosi
.
Quello
che
si
vorrebbe
ribadire
ora
è
che
la
presenza
di
Gamelin
a
capo
di
tutte
le
forze
combattenti
francesi
non
fu
certo
il
fattore
determinante
della
sconfitta
.
I
difetti
personali
del
generalissimo
influirono
in
modo
sensibile
sul
corso
delle
operazioni
;
ma
un
peso
altrimenti
importante
ebbero
difetti
che
non
erano
dell
'
uomo
Gamelin
,
bensì
del
sistema
di
cui
egli
faceva
parte
.
È
quella
che
si
è
indicata
prima
come
formazione
accademica
.
Accademia
significa
soprattutto
conservazione
di
valori
tramandati
.
E
tale
compito
,
che
può
essere
difficile
e
alto
in
tempi
di
cauta
elaborazione
,
diventa
pericoloso
in
epoche
che
sono
attraversate
da
nuovi
principî
,
come
,
per
la
tecnica
della
guerra
,
tra
il
1918
e
il
1940
.
Questo
ormai
lo
sa
chi
scrive
,
lo
sa
chi
legge
,
lo
sanno
tutti
,
insomma
.
Ma
fino
alla
primavera
1940
tale
convinzione
era
molto
meno
diffusa
.
Nel
campo
militare
,
educazione
accademica
voleva
dire
fede
nel
principio
della
difensiva
,
e
in
Francia
fede
nella
linea
Maginot
.
E
si
deve
riconoscere
che
una
simile
disposizione
d
'
animo
non
era
proprio
solo
di
Gamelm
:
era
divisa
da
Weygand
,
era
divisa
da
Pétain
.
Quando
uscì
un
libro
del
generale
Chauvineau
intitolato
:
Une
invasion
est
-
elle
encore
possible
?
,
che
considerava
appunto
il
problema
di
un
nuovo
attacco
tedesco
e
concludeva
per
i
sicuri
vantaggi
di
un
sistema
difensivo
,
a
tutti
fu
dato
leggere
una
prefazione
firmata
Pétain
e
pienamente
d
'
accordo
.
Il
libro
di
De
Gaulle
sulla
guerra
futura
fu
accolto
con
curiosità
dallo
Stato
Maggiore
,
secondo
Pertinax
,
ma
in
fondo
non
convinse
nessuno
.
E
Weygand
lo
rimandò
indietro
con
una
nota
fredda
e
cortese
:
«
Mi
ha
molto
interessato
,
ma
non
sono
d
'
accordo
»
.
Questo
l
'
atteggiamento
unanime
degli
alti
gradi
militari
nella
Francia
d
'
anteguerra
.
E
non
era
che
il
riflesso
su
una
data
mentalità
di
stati
d
'
animo
più
diffusi
,
il
sintomo
del
grave
ritardo
con
cui
la
repubblica
di
Albert
Lebrun
seguiva
la
storia
concitata
del
secolo
.
Una
di
quelle
mediocri
frasi
che
fanno
fortuna
in
tempi
di
crisi
,
«
perdere
l
'
autobus
»
,
è
applicata
ora
a
volta
a
volta
,
e
con
esito
disuguale
,
dagli
inglesi
ai
tedeschi
e
dai
tedeschi
agli
inglesi
.
In
realtà
,
l
'
unico
paese
che
aveva
irreparabilmente
perduto
l
'
autobus
era
la
Francia
.
La
Francia
dei
militari
e
dei
borghesi
,
delle
rivendicazioni
sociali
e
dell
'
impero
africano
.
Quando
si
è
cercato
un
solo
motivo
a
cui
congiungere
queste
diverse
aspirazioni
,
nulla
è
parso
utile
.
Non
il
tema
della
nazionalità
che
in
questa
guerra
sembra
avere
una
parte
sempre
più
secondaria
.
Non
la
coscienza
di
difendere
un
interesse
acquisito
(
un
diritto
,
in
altre
parole
,
un
ordinamento
giuridico
)
,
che
sostiene
valide
e
unite
le
forze
dell
'
Impero
britannico
.
Soprattutto
non
la
fede
in
quei
principî
a
cui
solo
si
può
richiedere
da
una
nazione
moderna
il
sacrificio
della
vita
e
della
salute
dei
propri
sudditi
.
La
mistica
della
repubblica
,
a
cui
si
afferrava
disperatamente
Péguy
,
da
molto
tempo
aveva
lasciato
il
suolo
di
Francia
.
Quei
diritti
che
egli
citava
con
un
continuo
entusiasmo
:
«
quel
diritto
di
voto
che
ora
è
così
facile
per
voi
combattere
e
deridere
,
ma
per
cui
altri
uomini
sono
morti
,
quel
gesto
comune
dell
'
urna
per
cui
malati
esausti
si
sono
alzati
dai
loro
letti
mossi
dalla
sola
volontà
di
realizzare
il
diritto
...
»
Tutte
queste
erano
parole
inevitabilmente
superate
dall
'
esperienza
recente
.
La
mistica
della
repubblica
non
si
alimenta
di
compromessi
.
E
quale
compromesso
più
palese
di
quello
che
fu
posto
alla
base
del
regime
Pétain
:
salvare
insieme
la
pace
dei
«
foyers
»
normanni
e
l
'
integrità
dell
'
impero
?
La
Francia
sconfitta
poteva
essere
travolta
da
una
crisi
e
scoprire
tuttavia
un
paese
più
profondo
,
un
suolo
meno
colpito
nelle
sue
virtù
produttive
.
In
altri
tempi
,
questi
trapassi
si
erano
svolti
sotto
il
segno
miracoloso
dei
santi
di
Francia
.
Ma
ora
né
santa
Giovanna
,
né
santa
Genoveffa
potevano
rigenerare
il
loro
popolo
:
solo
quelle
robuste
crisi
che
hanno
scosso
altri
popoli
moderni
sul
loro
cammino
.
E
ancora
una
volta
si
è
creduto
nell
'
intervento
personale
,
nel
gesto
della
Madonna
di
Lourdes
e
nella
gloria
senile
di
un
uomo
.
Ma
solo
cronisti
molto
più
ingenui
e
infelici
dei
vecchi
maestri
medioevali
,
storici
della
forza
del
signor
di
Montigny
potevano
credere
sul
serio
che
a
salvare
la
Francia
caduta
bastassero
le
forze
di
Pierre
Laval
,
senatore
della
Senna
.
Così
la
vecchia
struttura
sopravvive
malata
e
resistente
.
Sopravvive
il
vecchio
costume
che
ha
assunto
una
nuova
autorità
,
ora
che
l
'
abito
verde
è
salito
al
più
alto
seggio
della
repubblica
nella
persona
del
maresciallo
Pétain
.
«
Philippe
Pétain
Chef
de
l
'
État
»
,
sta
scritto
sulle
monete
.
Potrebbero
anche
metterci
,
piccolo
piccolo
,
«
de
l
'
Académie
Française
»
.
E
sotto
un
così
alto
simbolo
la
vita
accademica
ha
ripreso
nella
Francia
del
dopoguerra
un
vigore
che
non
si
aspettava
.
Tutti
ne
sono
partecipi
in
qualche
modo
:
gli
intellettuali
che
lealmente
riconoscono
la
loro
responsabilità
di
fronte
alla
guerra
,
gli
uomini
politici
che
costituiscono
partiti
,
vuoi
di
raggruppamento
,
vuoi
d
'
isolamento
,
e
soprattutto
i
giudici
e
gli
imputati
della
surreale
corte
di
Rion
.
I
giudici
condannano
a
morte
i
contumaci
con
la
più
alta
tranquillità
,
ma
per
evitare
disordini
si
astengono
dal
giudicare
i
presenti
.
Gli
imputati
trascorrono
il
loro
tempo
nella
lettura
e
nella
meditazione
e
sono
stranamente
simili
a
quei
coetanei
di
La
Rochefoucauld
che
vivevano
perduti
nel
ricordo
di
un
ordine
antico
dove
tutto
era
aperto
all
'
intrigo
e
al
giuoco
delle
qualità
personali
,
e
il
giuramento
prestato
alla
regina
scioglieva
da
quello
prestato
al
re
.
Spettacolo
triste
nella
sua
indecisione
,
come
sarebbe
tragico
e
doloroso
se
mai
dovesse
volgersi
al
serio
.
Anche
lì
,
tra
quegli
uomini
,
vi
sono
alcune
visibili
differenze
.
Così
l
'
unico
governante
non
accademico
che
abbia
avuto
la
Francia
negli
ultimi
tempi
,
Paul
Reynaud
,
si
distingue
dai
compagni
per
la
sua
attività
giovanile
.
E
mentre
gli
altri
scrivono
le
loro
memorie
o
leggono
Boezio
,
egli
si
esercita
,
a
quanto
si
dice
,
al
salto
della
siepe
.
Scuola
di
indubbio
vigore
per
un
uomo
di
cinquant
'
anni
e
,
se
si
vuole
,
esercizio
pieno
di
significati
allusivi
.
XV
.
L
'
allegoria
del
sentimento
Conversazione
in
Sicilia
.
Da
parte
degli
uomini
liberi
,
di
coloro
cioè
che
nutrono
la
loro
presunzione
di
una
totale
assenza
di
confronti
,
ricorrono
accuse
alla
nostra
letteratura
;
e
si
definisce
un
mondo
chiuso
e
mediocre
dove
il
denaro
regola
le
ambizioni
e
le
giovani
personalità
sono
soffocate
con
terrore
asiatico
.
Il
problema
delle
giovani
personalità
angustia
in
particolare
il
crescere
dell
'
ultima
generazione
.
Questa
visione
è
soltanto
pittoresca
,
ed
è
chiaro
che
un
simile
bakuninismo
della
cultura
non
ha
grandi
ragioni
a
suo
vantaggio
oltre
la
personale
impazienza
degli
autori
che
lo
proclamano
.
Pure
la
struttura
attuale
della
nostra
società
letteraria
giustifica
in
certo
modo
il
sorgere
di
tali
leggende
,
e
il
vigore
polemico
con
cui
si
difendono
alcune
posizioni
raggiunte
accresce
la
distanza
fra
i
gruppi
,
determina
un
incolmabile
vuoto
.
A
Firenze
,
a
Milano
e
a
Roma
i
giovani
che
hanno
rappresentato
in
questi
anni
un
tentativo
di
ricerca
letteraria
indipendente
si
trovano
naturalmente
isolati
contro
la
sorpresa
del
pubblico
e
l
'
ostilità
rigorosa
di
altre
attitudini
critiche
.
Nasce
da
questo
contrasto
un
senso
di
solidarietà
che
li
stringe
su
interessi
comuni
ed
eccita
la
parte
avversa
all
'
uso
di
termini
spregiativi
quali
setta
,
consorteria
e
camorra
.
Accuse
evidentemente
di
futile
peso
.
Ma
quella
solidarietà
,
se
non
ha
origini
massoniche
come
presume
una
parte
dell
'
opinione
pubblica
,
induce
certo
il
germe
di
altri
pericoli
:
la
beatitudine
critica
e
la
tendenza
all
'
indiscriminazione
.
Ignara
delle
nuove
norme
di
guerra
la
giovane
letteratura
avanza
come
la
falange
macedone
,
in
ordine
chiuso
,
portando
avanti
un
certo
numero
di
inetti
e
di
disertori
sostenuti
dalla
fiducia
generale
.
E
il
vero
pericolo
di
una
cultura
orientata
in
questo
senso
non
risiede
nel
sostituire
le
nebbie
del
Nord
alla
tradizione
solare
,
ma
nel
difendere
,
protetto
dalle
nebbie
del
Nord
,
l
'
assoluto
cretino
accanto
allo
scrittore
dotato
.
La
prosperità
dei
cretini
non
è
diminuita
infatti
col
sorgere
di
una
letteratura
che
richiede
alla
sua
base
un
più
complesso
esercizio
.
Questo
preambolo
doveva
solo
servire
qui
a
isolare
un
libro
che
vorremmo
difendere
dalla
confusione
polemica
perché
,
portandosi
subito
oltre
la
«
terra
di
nessuno
»
dei
programmi
e
delle
esperienze
,
si
aggiunge
al
nostro
patrimonio
reale
,
crea
miti
e
figure
che
,
vivi
ora
al
nostro
sentimento
,
entreranno
per
questa
porta
nella
storia
della
recente
poesia
.
È
il
romanzo
che
uscì
sulla
rivista
«
Letteratura
»
sotto
il
conteso
titolo
di
Conversazione
in
Sicilia
e
che
ora
dal
nome
di
un
breve
racconto
che
lo
precede
si
chiama
Nome
e
lagrime
.
Nome
e
lagrime
dura
il
giro
di
poche
pagine
,
è
un
racconto
inquieto
e
sensibile
dove
le
immagini
si
succedono
con
la
rapida
tristezza
delle
apparenze
e
hanno
la
stessa
futile
attrattiva
.
La
corsa
nella
città
dietro
l
'
occhio
rosso
del
gasogeno
,
la
presenza
ambigua
di
una
ragazza
di
cui
non
si
saprà
il
nome
bastano
a
suscitare
l
'
angoscia
che
penetra
ogni
parola
del
giuoco
.
I
tempi
di
Nome
e
lagrime
hanno
la
durata
esatta
del
balletto
,
le
sue
immagini
lo
stesso
penetrante
nitore
.
Tuttavia
per
questa
assoluta
simultaneità
di
movimenti
quelle
pagine
sono
alla
conclusione
di
una
maniera
di
Vittorini
,
definiscono
un
poco
la
sua
recente
esperienza
formale
.
E
per
questo
crediamo
sia
bene
leggerle
dopo
quel
libro
profondamente
imperfetto
e
pieno
di
terribili
astrattezze
che
è
Conversazione
in
Sicilia
.
«
Io
ero
quell
'
inverno
in
preda
ad
astratti
furori
»
.
Così
comincia
la
prima
parte
di
Conversazione
in
Sicilia
,
il
viaggio
«
nel
cuore
puro
della
Sicilia
»
,
l
'
evocazione
di
un
paese
che
non
vuol
essere
paragonato
ad
alcuna
immagine
terrestre
e
che
proprio
da
questa
sua
distanza
trae
una
singolare
verità
.
«
La
quiete
nella
non
speranza
»
,
il
primo
stadio
del
dolore
virile
,
avvia
il
libro
alle
sue
tristi
avventure
,
e
il
corrispondente
di
questa
condizione
umana
è
una
ammirevole
prosa
che
introduce
lo
stile
di
Vittorini
:
«
Pioveva
intanto
e
passavano
i
giorni
,
i
mesi
,
e
io
avevo
le
scarpe
rotte
,
l
'
acqua
che
mi
entrava
nelle
scarpe
,
e
non
vi
era
più
altro
che
questo
:
pioggia
,
massacri
sui
manifesti
dei
giornali
,
e
acqua
nelle
mie
scarpe
rotte
,
muti
amici
,
la
vita
in
me
come
un
sordo
sogno
,
e
non
speranza
,
quiete
»
.
(
Più
tardi
nel
libro
altri
esempi
di
questa
felice
oratoria
confermeranno
il
valore
concreto
della
prosa
di
Vittorini
)
.
In
quel
viaggio
si
annunziano
intanto
i
primi
simboli
del
paese
Sicilia
:
«
un
po
'
di
malaria
un
po
'
di
tisi
»
,
e
a
sopportarli
intervengono
le
prime
figure
umane
.
Sono
uomini
poveri
e
donne
avvolte
negli
scialli
,
«
siciliani
con
la
visiera
del
berretto
molle
sul
naso
»
,
ma
i
loro
gesti
rigidi
e
le
parole
astratte
(
dicano
New
York
,
dicano
pesceduovo
)
introducono
sicuramente
all
'
allegoria
.
Occorrerà
qui
spiegare
questa
parola
bizzarra
;
ma
nessun
'
altra
potrebbe
definire
il
rapporto
esatto
che
corre
fra
le
figure
del
romanzo
e
la
passione
poetica
che
le
agita
.
In
nessun
libro
recente
il
dolore
o
l
'
angoscia
,
il
dato
umano
insomma
,
che
è
all
'
origine
della
creazione
,
sono
apparsi
così
evidenti
,
meno
oscurati
dalla
trama
letteraria
.
E
per
questo
Conversazione
in
Sicilia
ha
un
valore
assoluto
di
allegoria
,
unica
allegoria
possibile
del
sentimento
,
discorso
in
cui
gli
uomini
e
le
cose
portano
segni
a
noi
familiari
e
tuttavia
sono
sempre
molto
remoti
,
oltre
i
limiti
della
cronaca
.
Certo
,
per
accettare
un
termine
così
antico
occorrerà
togliergli
qualunque
significato
informativo
:
allegorici
sono
i
personaggi
di
Vittorini
non
come
i
monumenti
della
città
di
Torino
,
ma
come
le
figure
di
Alice
nel
paese
delle
meraviglie
,
per
fare
un
nome
a
caso
,
come
gli
attori
del
melodramma
o
i
personaggi
di
un
ideale
teatro
shakesperiano
.
A
quest
'
ultimo
paragone
teatrale
riconducono
del
resto
alcuni
tecnici
,
come
quel
gran
finale
dove
tutte
le
figure
sono
radunate
sotto
la
grande
statua
di
donna
e
ciascuna
riprende
il
proprio
discorso
nell
'
affermazione
conclusiva
.
L
'
ultima
scena
risente
forse
,
nella
pesantezza
dei
simboli
,
di
un
gusto
un
po
'
carico
e
diminuito
:
così
l
'
episodio
finale
del
padre
,
che
ricorda
i
sogni
arbitrari
dei
romantici
.
Ma
poco
prima
sono
le
pagine
più
intense
del
libro
,
il
colloquio
col
soldato
morto
e
l
'
improvviso
rivelarsi
del
dono
più
puro
di
Vittorini
,
quella
immediata
evocazione
di
miti
che
i
gesti
più
semplici
risolvono
nella
verità
quotidiana
.
(
«
Insomma
la
volete
o
no
?
-
gridai
.
-
La
voglio
,
la
voglio
,
-
il
soldato
rispose
»
)
.
Altrove
le
stesse
felici
illuminazioni
ricorrono
nelle
pagine
più
oscure
del
libro
,
traversano
tutta
quella
parte
centrale
dove
temi
ricchi
e
preziosi
si
alternano
con
altri
di
incerta
interpretazione
.
E
dovunque
lo
stesso
accento
di
verità
batte
sulle
parole
che
ricordano
l
'
assunto
lontano
del
libro
:
il
dolore
del
«
mondo
offeso
»
e
la
presenza
di
«
nuovi
doveri
»
.
«
Non
fu
sul
campo
che
morirono
i
suoi
Gracchi
»
,
dice
la
madre
al
figlio
salutandolo
dopo
i
loro
strani
colloqui
.
E
questo
commiato
inatteso
è
una
delle
chiavi
possibili
per
capire
il
molto
tenebroso
che
in
questo
libro
,
come
nel
secondo
Faust
,
l
'
autore
ha
messo
deliberatamente
.
Ma
decifrare
non
è
indispensabile
a
un
lettore
ingenuo
.
Leggere
basterà
a
chi
voglia
seguire
il
corso
poetico
della
vicenda
,
scoprire
un
mondo
che
è
vivo
e
puro
ai
confini
non
mutabili
della
fantasia
e
della
memoria
.
Altri
diranno
ora
dei
rapporti
che
pongono
quest
'
opera
nel
cielo
astratto
della
poesia
.
A
noi
piace
concludere
una
volta
con
il
nobile
rischio
del
giudizio
letterario
.
E
così
per
finire
un
discorso
incominciato
vorremmo
dire
che
il
romanzo
di
Vittorini
è
un
libro
molto
importante
per
la
nuova
letteratura
.
Il
più
importante
forse
che
sia
venuto
nelle
nostre
mani
da
quando
ci
portarono
,
con
una
bella
ape
disegnata
sopra
,
il
volume
scuro
delle
Occasioni
:
poesie
di
E
.
Montale
.
XVI
.
Contro
i
miti
romantici
Il
nuovo
romanticismo
.
Le
questioni
male
impostate
hanno
sempre
uno
straordinario
successo
e
in
definitiva
sono
il
mezzo
più
utile
per
giudicare
del
proprio
atteggiamento
e
delle
idee
altrui
.
Così
su
questa
rivista
è
nato
un
seguito
di
note
assai
vive
su
un
argomento
in
origine
scialbo
e
ozioso
quale
era
quello
del
«
nuovo
romanticismo
»
.
A
un
titolo
di
questo
genere
non
si
può
non
opporre
una
prima
obiezione
di
carattere
formale
:
romanticismo
è
un
termine
che
ha
una
accezione
storica
precisa
.
Col
tempo
si
è
formato
poi
intorno
a
questa
parola
un
alone
discreto
;
romantico
e
romanticismo
hanno
preso
a
significare
cose
diverse
e
fantastiche
come
avviene
di
tutti
i
vocaboli
che
dal
linguaggio
dottrinale
passano
all
'
uso
volgare
e
acquistano
in
colore
e
varietà
quanto
perdono
in
determinatezza
.
Ora
,
una
discussione
che
abbia
qualche
pretesa
culturale
non
può
adoperare
la
parola
«
romanticismo
»
come
l
'
adoperano
gli
industriali
del
cinema
per
i
loro
compiti
pubblicitari
(
e
parlano
di
una
giovane
attrice
dotata
di
temperamento
«
romantico
e
sensibile
»
)
.
È
se
mai
l
'
errore
da
evitare
con
più
cura
.
Invece
mi
pare
che
questa
contaminazione
non
fosse
del
tutto
lontana
dall
'
animo
di
Angioletti
quando
,
in
termini
di
amabile
dilettantismo
,
egli
sollevò
la
questione
.
Un
vento
leggero
come
il
favonio
gli
pareva
apportatore
di
una
nuova
vita
spirituale
e
alcuni
segni
egli
vedeva
già
impressi
sull
'
opera
dei
maggiori
fra
i
nostri
scrittori
viventi
.
Io
non
credo
che
il
favonio
,
per
esempio
,
di
Ungaretti
,
susciti
mai
più
che
una
leggera
increspatura
sul
mare
dei
sentimenti
contemporanei
(
la
responsabilità
di
questa
immagine
ricade
tutta
su
Angioletti
che
ha
incominciato
)
.
Ma
,
a
parte
questa
riduzione
del
quadro
visivo
-
Angioletti
vede
grande
dove
io
vedo
piccolo
-
,
credo
di
riconoscere
il
suo
orientamento
e
di
apprezzarlo
.
Sviluppi
molto
diversi
ha
avuto
la
questione
portata
in
altri
campi
.
A
un
pacifico
voto
formulato
da
Manlio
Lupinacci
il
quale
domandava
per
la
generazione
futura
simpatia
umana
e
coraggio
morale
,
Galvano
della
Volpe
e
Mario
Alicata
hanno
risposto
con
due
vivaci
articoli
,
il
primo
avvertendo
che
la
civiltà
futura
in
quanto
civiltà
della
tecnica
non
ammette
coraggio
e
simpatia
ma
solo
lavoro
(
conclusione
che
sembra
piuttosto
malinconica
)
,
e
il
secondo
postulando
la
necessità
di
più
rigorose
esigenze
morali
.
Quindi
Spirito
in
un
articolo
molto
preciso
ha
esaminato
i
motivi
reazionari
che
perdurano
nell
'
Europa
contemporanea
,
e
poiché
egli
giudica
che
questi
motivi
siano
di
natura
illuministica
,
ha
invocato
a
superarli
un
nuovo
romanticismo
.
Ognuno
di
questi
scrittori
,
dunque
,
intende
a
modo
suo
il
termine
romanticismo
,
ma
tutti
sono
concordi
nell
'
auspicare
il
sorgere
di
un
nuovo
lievito
spirituale
che
modifichi
la
struttura
odierna
e
dia
all
'
Europa
l
'
ordine
di
cui
ha
bisogno
.
Io
non
mi
rendo
conto
chiaramente
di
questa
esigenza
;
o
meglio
,
non
vedo
perché
questa
rivoluzione
,
o
ritorno
,
debba
chiamarsi
romantica
;
tutte
le
mie
tendenze
mi
portano
se
mai
a
credere
il
contrario
e
a
combattere
nella
discendenza
romantica
il
primo
fattore
di
reazione
.
Inoltre
gli
scritti
che
ho
citato
e
in
particolare
i
primi
tre
hanno
accentuato
il
carattere
moralistico
della
disputa
:
a
me
preme
fissare
alcuni
aspetti
culturali
perché
chi
vuole
ne
tragga
poi
delle
conclusioni
attive
.
Innanzi
tutto
:
cos
'
è
il
romanticismo
per
noi
?
Io
penso
che
convenga
restringersi
al
significato
limitatamente
storico
della
parola
.
So
benissimo
che
è
possibile
tracciare
linee
di
contatto
all
'
infinito
e
stabilire
alberi
genealogici
simili
alla
quercia
di
Arturo
;
ma
in
questo
modo
si
disperde
soltanto
il
contenuto
delle
proprie
affermazioni
.
Così
non
sono
d
'
accordo
con
il
mio
amico
Alicata
quando
chiama
romantico
san
Bernardo
e
romantici
i
Vangeli
,
e
mi
pare
che
sia
anche
quello
un
indulgere
a
cattive
consuetudini
.
Di
fronte
all
'
esempio
storico
e
liberi
da
qualunque
categoria
arbitraria
sarà
forse
più
facile
venire
a
un
'
intesa
.
Le
derivazioni
romantiche
nella
nostra
vita
spirituale
sono
ora
così
complesse
e
intricate
che
è
in
certo
modo
impossibile
discriminarle
.
Ma
è
tuttavia
necessario
compiere
un
lavoro
di
vaglio
sulle
singole
esperienze
che
giorno
per
giorno
si
presentano
,
saggiarne
l
'
utilità
particolare
al
di
fuori
di
ogni
valutazione
complessiva
.
Così
i
frutti
buoni
del
romanticismo
,
quelli
che
hanno
un
sapore
vivo
per
noi
,
saranno
la
poesia
di
Keats
e
il
teatro
di
Kleist
,
la
filosofia
di
Schelling
e
la
musica
di
Schumann
.
Saranno
nell
'
ordine
politico
i
moti
rivoluzionari
che
vanno
dal
'21
al
'48
e
le
affermazioni
di
indipendenza
e
di
dignità
personale
che
svilupparono
i
teorici
del
liberalisimo
europeo
.
I
frutti
cattivi
(
per
noi
)
saranno
la
poesia
di
Byron
e
la
teoria
politica
di
Adam
Müller
,
il
vago
empito
religioso
che
accompagnò
tante
manifestazioni
del
secolo
scorso
e
la
parte
eccessiva
attribuita
alle
forze
incoscienti
e
in
genere
alla
sfera
dell
'
irrazionale
.
Sono
tutti
esempi
presi
a
caso
,
forse
reversibili
.
Comunque
,
si
tratti
di
ideologie
o
di
opere
realizzate
,
siamo
sempre
sul
piano
delle
tracce
concrete
,
dei
dati
esatti
.
Al
di
fuori
di
questa
che
è
l
'
eredità
storica
di
un
tempo
,
il
tempo
romantico
,
si
vuole
abbracciare
ora
uno
stato
d
'
animo
,
un
pathos
,
risuscitare
tutti
quei
fattori
imponderabili
che
preparano
lo
sfogo
,
«
l
'
éclosion
romantique
»
.
E
questa
tendenza
io
credo
che
si
debba
combattere
,
non
solo
perché
geneticamente
irrealizzabile
(
questo
lo
sa
bene
anche
chi
si
propone
un
tale
compito
)
ma
perché
falsa
e
oziosa
nei
suoi
motivi
.
Sono
proprio
i
residui
di
quel
pathos
romantico
il
più
grave
peso
morto
che
l
'
Europa
intellettuale
si
trascina
.
I
miti
romantici
splendono
con
tutto
il
loro
vigore
sul
nostro
cielo
;
e
romantici
sono
gli
idoli
a
cui
sacrifica
la
patte
più
corrotta
d
'
Europa
.
Di
fronte
a
questa
unanime
decadenza
la
Dea
Ragione
di
Robespierre
,
già
oggetto
di
molti
sarcasmi
,
appare
in
una
luce
nobile
e
calma
;
e
uomini
e
momenti
del
secolo
XVIII
dimenticati
o
condannati
come
antistorici
riprendono
la
loro
funzione
esemplare
.
La
tesi
di
Spirito
appare
così
capovolta
:
proprio
quei
temi
che
sembravano
a
lui
esauriti
e
disfatti
,
noi
pensiamo
che
una
generazione
più
giovane
possa
riprenderli
e
farne
il
cardine
di
un
'
opera
rivoluzionaria
.
S
'
intende
che
con
questo
giudizio
il
terreno
delle
considerazioni
storiche
è
abbandonato
,
e
si
passa
a
un
altro
problema
:
di
scelta
e
di
polemica
attiva
.
Il
problema
della
strada
da
scegliere
,
in
cui
le
soluzioni
individuali
hanno
un
peso
secondario
.
A
sostegno
della
mia
tesi
io
ho
solo
una
certa
esperienza
dei
miei
coetanei
;
un
'
esperienza
abbastanza
importante
perché
la
mia
generazione
(
quella
nata
fra
il
'10
e
il
'20
)
è
l
'
ultima
arrivata
alla
consapevolezza
e
in
questo
senso
quella
che
ha
in
mano
i
fili
.
So
che
è
difficile
determinare
le
pretese
e
i
compiti
di
una
generazione
prima
che
essa
sia
giunta
al
suo
punto
di
maturità
,
abbia
affrontato
le
circostanze
che
serviranno
a
definirla
.
Ma
sui
sintomi
che
fin
d
'
ora
si
annunziano
nei
migliori
e
nei
più
capaci
mi
pare
che
da
molte
parti
ci
si
inganni
.
Che
l
'
attuale
generazione
abbia
sete
di
trascendenza
,
di
lotta
col
demone
,
di
miti
eroici
e
di
sublimi
orrori
,
io
non
credo
.
Essa
lascia
ai
vecchi
intellettuali
delusi
questa
confusione
di
propositi
;
le
conversioni
religiose
e
il
distacco
dal
mondo
.
Posta
di
fronte
a
dei
problemi
vitali
,
educata
fra
avversità
precise
e
sensibili
,
l
'
ultima
generazione
non
ha
tempo
di
costruirsi
il
dramma
interiore
:
ha
trovato
un
dramma
esteriore
perfettamente
costruito
.
Solo
sfruttando
le
armi
di
questa
sua
esperienza
,
unendo
una
estrema
freddezza
di
giudizio
alla
volontà
tranquilla
di
difendere
la
propria
natura
,
essa
potrà
sfuggire
alla
condizione
di
servitù
che
si
prepara
per
le
minoranze
inutili
.
I
segni
di
questa
reazione
sono
ancora
lontani
;
ma
certo
non
bastano
a
ingannare
le
molte
prove
di
smarrimento
che
capitano
sotto
gli
occhi
(
perché
sono
appunto
prove
di
smarrimento
,
non
indice
di
un
qualsiasi
futuro
)
.
Gli
autori
politici
che
parlano
del
Mediterraneo
in
termini
spirituali
,
i
critici
letterari
che
scrivono
di
Eugenio
Montale
in
termini
agiografici
sono
gli
ultimi
mostri
di
un
tempo
che
ha
sofferto
molte
crisi
.
Il
rosso
crepuscolo
di
questi
dèi
non
riuscirà
a
commuoverci
,
quando
la
chiarezza
delle
idee
e
l
'
onestà
dei
propositi
avranno
ancora
una
volta
ragione
dei
mistici
,
dei
taumaturghi
e
dei
profeti
.
XVII
.
La
guerra
esperienza
subita
Wieckert
o
del
martirio
.
Da
una
letteratura
incerta
sui
dati
della
tradizione
e
in
gran
parte
soffocata
dall
'
impegno
politico
e
divulgativo
,
emergono
quegli
scrittori
che
una
vaga
disposizione
naturale
sorregge
nel
loro
lavoro
:
quelli
cioè
che
vedono
ancora
nella
poesia
un
dono
da
custodire
e
da
difendere
,
e
non
un
ufficio
da
assumere
di
fronte
al
pubblico
.
È
così
che
il
nome
di
Carossa
,
altrimenti
destinato
a
non
superare
una
breve
cerchia
di
ammiratori
,
sembra
oggi
rappresentare
i
valori
più
genuini
della
poesia
tedesca
.
Accanto
a
Carossa
una
posizione
particolare
in
quest
'
ordine
di
serietà
spetta
a
Ernst
Wiechert
,
i
cui
libri
trovano
in
Italia
accoglienza
sempre
più
favorevole
.
Dopo
La
signora
e
La
vita
semplice
pubblicati
da
Mondadori
e
La
serva
di
Doskocil
Jürgen
,
che
uscì
per
i
tipi
di
Sperling
e
Kupfer
,
è
ora
la
volta
di
Ognuno
,
romanzo
di
guerra
che
l
'
editore
Frassinelli
presenta
in
accurata
veste
tipografica
nella
buonissima
versione
di
Massimo
Mila
.
Ognuno
è
il
protagonista
del
libro
,
uno
dei
tanti
che
la
guerra
ha
colpito
nella
loro
sorte
giovanile
e
definitivamente
asservito
alle
proprie
leggi
,
staccandoli
da
ogni
altra
promessa
.
Questa
che
fu
l
'
esperienza
principale
della
generazione
di
Wiechert
e
che
è
poi
tornata
con
diversi
significati
nelle
pagine
e
nei
diari
dei
superstiti
,
ha
mantenuto
qui
il
suo
valore
originario
di
destino
,
avventura
individuale
.
Ogni
contatto
col
mondo
inteso
come
rapporto
polemico
o
tentativo
di
giudizio
è
evitato
da
Wiechert
con
la
cura
più
assidua
;
sembrerebbe
una
contaminazione
su
queste
pagine
a
cui
non
si
può
chiedere
altro
messaggio
che
quello
di
una
vaga
solidarietà
umana
.
Nella
sua
volontaria
abnegazione
è
il
pregio
principale
dello
scrittore
Wiechert
,
nell
'
avere
egli
rinunciato
all
'
opera
celebrativa
come
al
pamphlet
,
alla
vendetta
.
(
Molti
libri
di
guerra
sono
in
realtà
solo
vendette
)
.
Ma
in
questa
rinuncia
è
anche
il
suo
limite
:
e
chi
legge
vedrà
di
pagina
in
pagina
sfaldarsi
la
storia
e
l
'
umanità
dei
personaggi
svanire
dietro
un
leggero
velo
di
lagrime
.
In
realtà
Wiechert
non
è
un
narratore
.
È
un
uomo
capace
di
tenere
evocazioni
e
di
un
'
ammirevole
chiarezza
di
linguaggio
,
ma
non
si
preoccupa
affatto
di
sostenere
il
racconto
con
i
mezzi
più
elementari
.
È
uno
scrittore
a
tesi
,
secondo
una
formula
comune
,
ma
le
sue
sono
tesi
sentimentali
e
guardinghe
che
stentano
a
precisarsi
.
Così
la
tesi
di
questo
libro
è
il
dolore
,
il
dolore
dei
giovani
che
consumano
e
perdono
la
loro
età
,
il
dolore
delle
madri
,
il
dolore
delle
donne
.
Altri
hanno
elevato
su
queste
basi
meravigliose
costruzioni
polemiche
e
affrontato
i
più
ardui
argomenti
;
Wiechert
è
lontanissimo
da
un
impegno
di
questo
genere
:
a
lui
basta
condividere
l
'
esperienza
e
riconoscerne
le
ultime
ripercussioni
nell
'
animo
dei
protagonisti
.
I
personaggi
di
Ognuno
sostengono
la
loro
parte
con
il
martirio
,
non
con
un
qualsiasi
argomento
,
e
alla
fine
lasciano
il
lettore
incerto
sulla
loro
fisionomia
leggermente
ribelle
.
Questa
inclinazione
dell
'
autore
si
riconosce
del
resto
nella
stesura
del
libro
,
nel
suo
progressivo
staccarsi
da
ogni
interesse
concreto
.
Seguendo
una
rapidissima
deriva
passa
dalle
chiare
evocazioni
delle
prime
pagine
,
da
quelle
caserme
di
pace
dove
si
logora
la
giovinezza
dei
protagonisti
,
a
una
regione
di
mito
sempre
più
confusa
.
La
guerra
è
già
un
mito
nell
'
animo
dei
ragazzi
,
un
mito
assai
più
nobile
di
quello
che
propone
la
propaganda
ufficiale
,
ma
tuttavia
un
termine
irreale
e
distante
.
La
madre
,
la
madre
sposa
,
la
madre
amante
,
le
mani
,
i
flauti
,
le
notti
con
i
fili
d
'
erba
in
bocca
:
tutto
questo
tumulto
di
immagini
complementari
precipita
nella
seconda
metà
del
volume
e
soffoca
qualsiasi
libertà
di
parola
.
È
il
dannunzianesimo
dell
'
anima
,
la
tabe
essenziale
della
prosa
tedesca
moderna
.
Da
noi
quella
forma
di
eccitazione
sentimentale
ha
esaurito
la
propria
fortuna
nei
primi
anni
del
secolo
;
in
Germania
si
perpetua
con
un
'
incredibile
varietà
di
toni
e
di
argomenti
e
sembra
rispondere
a
una
necessità
dei
tempi
.
Il
destino
più
comune
dei
personaggi
letterari
tedeschi
è
dunque
quello
di
essere
creature
o
demiurghi
,
quasi
mai
uomini
.
Questo
sfuggire
alla
misura
umana
nella
rappresentazione
d
'
arte
mi
pare
un
segno
notevole
di
debolezza
,
certo
un
segno
assai
più
grave
di
quella
corruzione
che
si
voleva
riconoscere
in
altre
forme
d
'
arte
ormai
condannate
.
Qui
la
prova
più
certa
è
data
dalla
reazione
tipicamente
virile
,
dalla
reazione
al
fatto
politico
.
Tutte
le
volte
che
la
parola
«
patria
»
ritorna
nel
libro
è
un
diffondersi
di
lunghe
ripercussioni
.
Questi
personaggi
non
si
alzano
in
piedi
battendo
i
tacchi
come
avviene
nella
maggior
parte
dei
romanzi
tedeschi
contemporanei
.
Soffrono
o
sorridono
,
sanno
che
alcune
parole
devono
essere
pesate
ogni
volta
per
essere
comprese
,
e
finalmente
obbediscono
o
rinunciano
,
ma
sempre
in
una
curiosa
distanza
fantastica
.
Che
si
possa
andare
oltre
una
tale
separazione
di
fantasia
e
risalire
all
'
origine
dei
miti
per
discuterli
non
è
conciliabile
con
la
fede
di
Wiechert
.
E
questo
valutare
il
fatto
storico
e
politico
come
un
idolum
,
come
un
fatto
naturale
che
deve
essere
preso
nella
coscienza
ma
non
alterato
,
mi
pare
il
sintomo
più
grave
di
smarrimento
.
Un
seguito
di
smarrimenti
è
tutta
la
storia
di
questi
giovani
;
una
fitta
vicenda
spirituale
che
non
tocca
mai
i
limiti
della
personalità
individuale
.
La
guerra
e
i
suoi
simboli
sono
motivo
di
un
continuo
approfondimento
interiore
,
ma
non
si
vede
dove
questo
approfondimento
possa
portare
uomini
sforniti
di
ogni
centro
morale
.
Sensibili
e
accorti
,
essi
subiscono
le
esperienze
,
e
credono
così
di
assolvere
una
missione
;
non
si
accorgono
che
«
subire
»
l
'
esperienza
,
qualsiasi
esperienza
,
significa
colare
a
picco
.
Questa
digressione
,
s
'
intende
,
non
tocca
il
significato
letterario
dell
'
opera
di
Wiechert
.
Direi
anzi
che
le
cose
dette
sopra
confermano
la
sua
felice
disposizione
;
in
questa
totale
assenza
di
giudizio
è
il
primo
presupposto
di
una
pura
sensibilità
(
chi
vuole
può
anche
tradurre
vichianamente
in
termini
eletti
)
.
Ma
le
digressioni
non
sono
inutili
.
Soprattutto
quando
a
distrarre
dall
'
opera
letteraria
intervengono
elementi
così
forti
come
quelli
attuali
.
Qui
si
parlava
di
soldati
tedeschi
:
di
uomini
a
cui
è
impossibile
non
pensare
nelle
giornate
dell
'
agosto
1941
.
XVIII
.
Sul
disordine
ideologico
tedesco
Scrittori
tedeschi
.
Bonaventura
Tecchi
continua
a
svolgere
i
temi
di
una
narrativa
indipendente
e
personale
e
ha
dato
ancora
l
'
anno
scorso
con
Giovani
amici
una
prova
della
sua
freschezza
d
'
animo
e
della
sua
chiara
fantasia
.
Il
suo
valore
critico
restava
invece
consegnato
al
volume
su
Wackenroder
,
che
apparve
più
di
dieci
anni
fa
nelle
edizioni
di
Solaria
;
piace
ora
veder
raccolti
in
un
grosso
volume
edito
da
Parenti
i
saggi
e
gli
articoli
da
lui
dedicati
in
questi
ultimi
venti
anni
agli
scrittori
della
Germania
contemporanea
.
Il
libro
non
ha
pretese
di
rivelazione
critica
né
di
presentazione
organica
di
un
periodo
(
sulle
doti
più
mature
di
Tecchi
critico
illuminerà
meglio
il
secondo
volume
,
in
cui
sono
annunciati
cinque
lunghi
saggi
anch
'
essi
già
apparsi
su
riviste
di
studio
o
nati
dall
'
insegnamento
universitario
)
.
Qui
note
semplicemente
informative
e
recensioni
di
vario
impegno
si
alternano
a
brevi
saggi
in
cui
il
discreto
moralismo
di
Tecchi
illumina
aspetti
imprevisti
dell
'
opera
d
'
arte
.
La
nota
più
interessante
del
libro
mi
pare
che
sia
appunto
questa
:
la
reazione
costante
del
critico
sicuro
di
un
gusto
e
di
una
regola
umana
all
'
effusione
sentimentale
e
al
disordine
ideologico
di
una
letteratura
come
quella
tedesca
del
dopoguerra
,
a
cui
si
potrebbe
applicare
in
blocco
il
giudizio
che
Goethe
dava
di
Arnim
:
«
È
come
una
botte
senza
cerchi
che
perde
vino
da
tutte
le
parti
»
.
Perdeva
anche
del
buon
vino
;
ed
è
motivo
di
rammarico
che
tutto
quel
fermento
di
programmi
e
di
opere
non
sia
arrivato
a
una
pacificazione
naturale
.
Finita
di
morte
violenta
quella
letteratura
non
ha
lasciato
un
segno
delle
sue
ultime
intenzioni
e
una
traccia
precisa
da
seguire
.
Già
da
qualche
anno
la
nuova
poesia
tedesca
procede
infatti
su
strade
diverse
e
non
riconosce
alcuna
parentela
con
quella
che
l
'
ha
preceduta
.
Secondo
questo
schema
il
libro
di
Tecchi
si
può
dividere
in
due
parti
:
una
dedicata
agli
scrittori
di
Weimar
e
l
'
altra
a
quelli
del
terzo
Reich
.
La
prima
ha
più
un
andamento
di
cronaca
:
i
libri
e
gli
autori
vi
sono
avvicinati
secondo
motivi
spesso
occasionali
e
nelle
pagine
del
critico
interessa
soprattutto
l
'
attenzione
rivolta
a
qualche
fenomeno
di
massa
,
a
quelle
reazioni
psicologiche
e
di
gusto
che
sono
lo
sfondo
naturale
dell
'
epoca
.
Questa
parte
,
pur
felice
nei
suoi
svolgimenti
,
non
offre
quindi
dati
nuovi
per
la
soluzione
del
problema
a
cui
accennavo
prima
:
la
determinazione
dei
veri
valori
poetici
della
Germania
negli
anni
dal
'18
al
'33
.
Il
miglior
contributo
critico
che
si
può
ricavare
in
questo
senso
dai
saggi
di
Tecchi
è
se
mai
nei
limiti
che
egli
pone
ad
autori
di
più
vasta
fama
:
Werfel
,
Wassermann
,
Heinrich
Mann
.
Tutti
sono
considerati
con
molta
attenzione
;
e
di
quasi
tutti
si
scopre
il
difetto
emergente
,
quel
compromesso
con
le
ragioni
dell
'
arte
che
ha
finito
per
suscitare
intorno
alle
loro
opere
più
un
fervore
di
intelligenti
discussioni
che
il
calmo
silenzio
della
poesia
.
Del
resto
agisce
in
queste
pagine
anche
una
sottintesa
polemica
personale
;
e
da
uno
scrittore
così
poco
ideologico
come
è
Tecchi
è
giusto
aspettarsi
queste
esitazioni
e
queste
riserve
.
Più
decisamente
critico
il
tono
della
seconda
parte
del
volume
che
comprende
gli
scrittori
degli
ultimi
anni
.
Anche
qui
per
uno
studioso
straniero
il
primo
compito
è
quello
di
valutare
a
una
misura
di
intelligenza
e
di
civiltà
europee
i
tentativi
compiuti
in
Germania
.
E
Tecchi
assolve
con
giusta
severità
il
suo
compito
ricordando
le
pregiudiziali
dogmatiche
che
vietano
agli
scrittori
tedeschi
un
completo
abbandono
alla
loro
arte
.
Preoccupati
quasi
tutti
di
esprimere
un
ideale
non
solo
umano
ma
germanico
,
di
restituire
alla
sua
purezza
la
tradizione
nazionale
e
di
altre
istanze
ugualmente
fantastiche
,
essi
smarriscono
il
senso
delle
loro
possibilità
letterarie
.
L
'
equivoco
degli
scrittori
di
grandi
propositi
è
denunciato
con
molta
precisione
da
Tecchi
:
autori
come
Kolbenheyer
o
Grimm
suscitano
in
noi
la
stessa
impressione
di
disagio
che
si
ritrova
in
queste
pagine
,
e
alla
giovane
poesia
di
Gerhard
Schumann
nessuno
che
abbia
una
educazione
letteraria
moderna
può
prestar
fede
.
Così
è
facile
concludere
che
,
se
le
ambizioni
di
molta
letteratura
di
Weimar
sono
cadute
presto
nell
'
effimero
gusto
della
«
rivoluzione
permanente
»
,
il
ritorno
all
'
ordine
bandito
dagli
scrittori
del
terzo
Reich
ha
chiuso
in
un
'
aura
provinciale
alcune
delle
aspirazioni
più
generose
e
ha
obbligato
al
silenzio
i
non
conformisti
.
Tecchi
indica
con
mano
sicura
i
nomi
di
coloro
che
sfuggono
a
questa
scolorita
atmosfera
:
Jünger
,
Carossa
,
Wiechert
fra
i
prosatori
,
Britting
per
qualche
poesia
.
Si
può
sottoscrivere
quasi
interamente
a
questi
giudizi
e
insieme
constatarne
l
'
esattezza
attraverso
le
ripercussioni
che
la
qualità
dell
'
autore
ha
sulle
pagine
del
critico
.
Mentre
altrove
il
giudizio
di
Tecchi
appare
sommario
e
affrettato
proprio
per
una
mancanza
di
materia
da
penetrare
,
si
veda
come
il
suo
linguaggio
critico
si
fa
subito
pieno
quando
egli
ha
di
fronte
un
testo
ricco
di
possibilità
,
un
autore
per
cui
senta
qualche
affinità
elettiva
.
Per
quest
'
ultimo
carattere
vorrei
indicare
i
capitoli
su
Wiechert
e
le
pagine
molto
belle
su
Thomas
Mann
.
L
'
analisi
di
un
libro
così
importante
per
il
suo
tempo
come
è
Unordnung
und
frühes
Leid
è
condotta
da
Tecchi
con
una
leggerezza
di
mano
veramente
ammirevole
.
Del
resto
se
prima
ho
indicato
una
costante
nell
'
accorto
moralismo
di
Tecchi
recensore
,
vorrei
anche
rilevare
il
progresso
tecnico
che
si
riconosce
nel
corso
di
questo
libro
.
Dai
saggi
del
'24-25
agli
ultimi
del
'40
il
cammino
compiuto
dal
critico
è
grande
.
Non
resta
che
augurarsi
altre
prove
di
questa
maturità
di
giudizio
e
di
questa
chiarezza
ideale
,
raggiunte
da
Tecchi
in
venti
anni
di
continuo
e
disinteressato
esercizio
d
'
intelligenza
.
1942
XIX
.
L
'
esempio
di
Pisacane
Prefazione
al
Saggio
sulla
Rivoluzione
.
Per
la
maggior
parte
degli
italiani
il
nome
di
Carlo
Pisacane
non
suscita
altro
ricordo
che
quello
scolastico
e
vago
dell
'
impresa
di
Sapri
.
Ma
questo
episodio
rischia
di
non
essere
compreso
da
chi
volesse
vedervi
solo
il
gesto
disperato
di
un
ribelle
:
in
realtà
esso
fu
la
conclusione
di
una
vita
governata
da
ideali
concreti
,
tutta
unita
in
uno
sforzo
di
coerenza
e
di
chiarezza
interiore
.
Tenente
del
genio
nell
'
esercito
borbonico
,
più
tardi
disertore
e
perseguitato
;
volontario
nella
campagna
del
'48
,
capo
di
Stato
Maggiore
nella
difesa
della
Repubblica
Romana
,
rifugiato
in
Piemonte
e
occupato
nella
preparazione
del
movimento
insurrezionale
,
egli
cercò
una
ragione
dottrinale
a
questa
sua
opera
di
rivoluzionario
e
la
trovò
in
una
teoria
della
storia
della
politica
che
anima
tutta
la
sua
polemica
nazionale
e
che
lo
allontana
singolarmente
dalle
idee
dei
contemporanei
.
Resta
da
vedere
quanto
nel
suo
pensiero
così
poco
incline
agli
svolgimenti
astratti
fosse
estraneo
ad
aspirazioni
più
diffuse
,
a
un
moto
che
,
contenuto
per
molto
tempo
in
forme
rozze
e
provinciali
,
sarebbe
riuscito
solo
più
tardi
a
manifestare
la
propria
vitalità
e
a
imporre
le
ragioni
che
lo
guidavano
accanto
ad
altre
ormai
accettate
e
potenti
.
Ma
è
certo
che
fra
i
dottrinari
del
Risorgimento
(
fra
coloro
cioè
che
affidarono
il
loro
nome
a
una
concezione
politica
ampiamente
riconosciuta
)
Pisacane
non
ha
compagni
.
Devoto
a
un
tempo
a
Mazzini
e
a
Cattaneo
,
partecipe
dei
moti
dei
contemporanei
e
sensibile
a
tutti
i
loro
problemi
,
egli
si
stacca
dai
federalisti
come
dai
mazziniani
ortodossi
,
per
formulare
il
pensiero
più
audacemente
rivoluzionario
che
abbia
dato
il
suo
tempo
:
è
l
'
unico
socialista
intransigente
dell
'
Italia
pre
-
unitaria
,
e
un
socialista
per
temperamento
e
per
metodi
assai
più
vicino
ai
moderni
teorici
che
ai
vecchi
dottrinari
di
un
'
utopia
collettivista
.
L
'
affinità
dei
motivi
svolti
nel
Saggio
sulla
Rivoluzione
e
già
in
alcune
pagine
di
Guerra
combattuta
con
i
temi
fondamentali
del
marxismo
è
così
evidente
che
ha
procurato
a
Pisacane
il
nome
di
materialista
storico
e
la
fama
di
precursore
di
Sorel
.
Tali
avvicinamenti
possono
sorprendere
chi
è
rimasto
all
'
immagine
leggermente
sfocata
dell
'
eroe
di
Sapri
;
tuttavia
essi
trovano
una
precisa
conferma
nel
linguaggio
politico
dello
scrittore
napoletano
.
L
'
affermazione
così
frequente
in
Pisacane
che
le
idee
derivano
dai
fatti
,
e
non
questi
da
quelle
,
corrisponde
nella
sua
sommaria
enunciazione
al
cosiddetto
«
rovesciamento
della
dialettica
hegeliana
»
operato
da
Marx
.
La
subordinazione
dei
fatti
di
natura
politica
a
quelli
di
natura
economica
,
che
sarà
più
tardi
il
cardine
del
materialismo
storico
,
ritorna
con
chiarezza
in
queste
pagine
(
p
.
116
:
«
la
ragione
economica
nella
società
domina
la
politica
»
)
.
Perfino
alcuni
aspetti
strettamente
economici
del
processo
storico
,
come
la
legge
del
concentramento
dei
capitali
,
sono
noti
a
Pisacane
;
e
il
gusto
delle
formule
di
battaglia
(
«
distruzione
di
chi
usurpa
»
)
fa
pensare
alle
formule
divulgate
più
tardi
dal
marxismo
(
«
espropriare
gli
espropriatori
»
)
.
Queste
affinità
di
linguaggio
hanno
indotto
gli
studiosi
a
domandarsi
se
Pisacane
avesse
letto
a
Londra
il
Manifesto
dei
comunisti
.
Dai
dati
che
si
posseggono
non
risulta
un
contatto
diretto
fra
il
nostro
esule
e
il
gruppo
di
emigrati
internazionali
che
faceva
capo
a
Marx
e
a
Engels
;
comunque
quello
che
preme
sottolineare
qui
non
è
un
problema
di
scuole
,
ma
il
singolare
interesse
che
la
polemica
sociale
di
Pisacane
ha
tuttora
nei
riguardi
del
movimento
rivoluzionario
europeo
.
A
quel
movimento
egli
appartiene
per
l
'
intensità
e
il
rigore
delle
sue
convinzioni
,
ancor
più
che
per
lo
sviluppo
del
suo
pensiero
.
Pisacane
non
fu
un
grande
teorico
.
I
principî
che
sopra
si
sono
citati
e
che
attraverso
il
diffondersi
del
marxismo
dovevano
diventare
la
più
forte
leva
rivoluzionaria
d
'
Europa
sarebbero
rimasti
nelle
sue
opere
a
uno
stadio
letterario
probabilmente
infecondo
.
Nelle
pagine
dei
Saggi
si
trovano
mescolate
a
intuizioni
felici
vecchie
e
screditate
dottrine
;
e
bisogna
riconoscere
che
,
se
egli
aveva
raccolto
la
tradizione
del
pensiero
politico
italiano
del
Settecento
,
ne
aveva
anche
avuto
in
eredità
costruzioni
artificiose
e
caduche
,
ora
tanto
più
vuote
dopo
un
secolo
di
vita
.
Ma
quello
che
non
può
non
colpire
lettori
avvezzi
al
linguaggio
dei
nostri
scrittori
del
secolo
scorso
è
il
tono
nuovo
di
Pisacane
,
la
sua
spregiudicatezza
di
fronte
a
problemi
da
altri
appena
sfiorati
e
il
vigore
ideologico
che
si
rivela
nelle
pagine
più
penetranti
.
La
parte
veramente
notevole
dì
questo
saggio
è
quella
dedicata
alla
demolizione
dei
miti
borghesi
:
il
capitolo
sulla
proprietà
,
quello
sulla
religione
e
sulla
fratellanza
.
Rare
volte
nella
nostra
letteratura
si
sono
affrontati
con
tanta
sicurezza
e
con
tanta
libertà
di
linguaggio
argomenti
che
la
tradizione
e
il
sentimento
degli
italiani
rendevano
difficilissimi
.
Solo
questo
nobile
borbonico
,
della
famiglia
dei
duchi
di
San
Giovanni
,
poteva
arrivare
a
proposizioni
così
radicali
come
quelle
che
si
leggono
nella
Rivoluzione
.
«
Ostacoli
all
'
umana
felicità
,
come
scogli
di
sicuro
naufragio
,
il
diritto
di
proprietà
ed
il
governo
»
,
è
scritto
a
pag
.
128;
e
più
avanti
i
giudizi
sul
cristianesimo
provano
un
'
avversione
irreducibile
non
solo
alla
Chiesa
di
Roma
ma
a
ogni
forma
di
vita
religiosa
.
Quanto
fosse
radicata
in
lui
questa
pregiudiziale
laica
si
vede
del
resto
anche
nei
giudizi
su
Mazzini
che
,
più
o
meno
benevoli
secondo
i
tempi
,
insistono
tutti
con
molta
acutezza
sul
motivo
del
distacco
religioso
.
Infine
notevolissime
le
pagine
del
capitolo
IV
in
cui
il
mito
della
fratellanza
è
rifiutato
con
parole
che
sono
piuttosto
di
un
contemporaneo
di
Sorel
e
di
Pareto
che
di
un
discepolo
dell
'
umanitarismo
settecentesco
:
«
Il
fine
è
l
'
unità
d
'
interessi
,
la
fratellanza
,
mezzo
la
riforma
completa
degli
ordini
sociali
operata
con
la
forza
»
(
dove
l
'
accento
è
da
mettere
evidentemente
sulla
seconda
proposizione
,
sul
mezzo
e
non
sul
fine
)
.
Così
Pisacane
si
stacca
dai
moderati
,
da
quei
dottrinari
i
quali
«
badano
che
la
scienza
non
esca
dalla
sua
innocenza
»
e
a
cui
si
rivolge
il
suo
sarcasmo
come
più
tardi
quello
di
Marx
.
Egli
afferma
risolutamente
la
propria
natura
rivoluzionaria
;
si
pone
sulla
via
di
quei
«
riformatori
»
che
ha
indicati
poco
prima
come
l
'
aristocrazia
delle
nazioni
moderne
e
in
cui
vede
rappresentato
l
'
esempio
della
più
alta
virtù
civile
.
Questo
coraggio
ideologico
mi
pare
che
rappresenti
il
maggior
contributo
di
Pisacane
alla
storia
del
pensiero
politico
italiano
.
E
che
insieme
documenti
la
sua
maturità
di
uomo
,
il
grado
di
persuasione
a
cui
era
giunto
attraverso
letture
e
contatti
personali
un
individuo
per
altro
destinato
a
una
vita
non
certo
di
studio
(
la
sua
era
prima
di
tutto
una
vocazione
militare
)
.
A
questa
maturità
di
coscienza
e
a
questa
chiarezza
interiore
non
corrispose
in
lui
una
maturità
politica
.
I
singoli
problemi
gli
sfuggono
nella
loro
formulazione
immediata
:
giudicava
secondo
gli
schemi
della
propria
ideologia
e
si
affidava
al
difficile
esempio
di
una
natura
generosa
e
impulsiva
.
Di
fronte
al
problema
italiano
la
soluzione
scelta
da
Pisacane
fu
fin
dal
principio
quella
mazziniana
;
e
da
questo
atteggiamento
iniziale
deriva
in
gran
parte
il
suo
errore
politico
.
Meno
fiducioso
di
Mazzini
nelle
virtù
messianiche
dei
popoli
,
addirittura
sprezzante
quando
accenna
nel
Testamento
all
'
«
ignobile
volgo
»
che
segue
la
fortuna
dei
vincitori
,
egli
divide
tuttavia
l
'
indifferenza
degli
ideologi
del
suo
partito
per
le
possibilità
individuali
nell
'
uomo
politico
:
«
La
vanità
dell
'
uomo
lo
induce
a
credersi
creatore
di
quei
concetti
che
ha
semplicemente
svolto
,
ispiratore
di
quelle
imprese
che
dall
'
universale
volontà
sospinto
produsse
a
fine
»
(
p
.
180
)
.
Dinanzi
ai
problemi
del
Risorgimento
prendere
una
tale
posizione
significava
non
prevedere
il
fenomeno
Cavour
.
Il
«
fenomeno
»
,
ché
verso
l
'
uomo
Pisacane
non
ebbe
né
poteva
avere
alcuna
simpatia
,
persuaso
com
'
era
che
il
costituzionalismo
dei
governanti
piemontesi
fosse
più
dannoso
all
'
Italia
dell
'
assolutismo
borbonico
.
La
sua
tesi
doveva
essere
smentita
dai
fatti
almeno
per
quanto
si
riferisce
alla
capacità
del
Piemonte
di
promuovere
l
'
unità
nazionale
;
essa
non
è
ancora
del
tutto
vinta
nell
'
ordine
delle
affermazioni
ideali
,
e
da
molto
tempo
le
conseguenze
e
i
pericoli
denunciati
dai
mazziniani
provano
la
loro
realtà
di
fronte
all
'
Italia
unita
.
Comunque
contro
il
politico
Cavour
Pisacane
non
poteva
cedere
.
Egli
apparteneva
a
un
'
altra
razza
,
alla
razza
di
coloro
che
nella
storia
del
secolo
scorso
dovevano
sostenere
una
parte
diversa
e
difficile
:
non
quella
di
chi
raccoglie
e
ricostruisce
,
ma
quella
di
chi
abbatte
e
sacrifica
.
Solo
tra
questi
suoi
compagni
di
lotta
egli
appare
nella
luce
che
lo
spiega
,
e
trova
la
sua
misura
storica
.
Altra
forza
educativa
(
almeno
come
capacità
di
convincere
e
di
guidare
)
ebbe
Mazzini
,
e
diversa
capacità
di
teorico
e
di
sistematore
Marx
.
Ma
inevitabilmente
fra
questi
due
nomi
si
pone
quello
di
Pisacane
come
un
esempio
di
rara
indipendenza
di
giudizio
e
di
coerenza
interiore
.
Così
vicino
a
Marx
nella
capacità
di
adoperare
al
servizio
di
una
ideologia
tutti
i
mezzi
di
una
forte
dialettica
,
nella
assoluta
spregiudicatezza
e
nel
rifiuto
di
ogni
compromesso
;
così
fedele
a
Mazzini
nella
persuasione
che
ogni
problema
politico
si
riduce
in
definitiva
a
un
problema
di
coscienza
,
egli
attinge
alle
due
maggiori
forze
rivoluzionarie
del
suo
tempo
.
Comporre
il
dissidio
fra
il
determinismo
economico
dell
'
uno
e
il
volontarismo
etico
dell
'
altro
era
compito
troppo
alto
per
Pisacane
;
ma
da
questa
apparente
contraddizione
egli
trae
il
vero
significato
della
sua
opera
.
Resta
,
la
sua
,
soprattutto
una
lezione
morale
.
E
non
si
può
non
riconoscere
una
raggiunta
maturità
umana
a
chi
prima
di
partire
per
l
'
impresa
di
Sapri
poteva
dettare
le
ultime
parole
del
Testamento
.
Non
solo
Dio
e
la
sua
legge
sono
lontani
da
quelle
righe
,
ma
vi
appare
superata
qualunque
ipostasi
che
possa
soccorrere
i
morenti
;
la
patria
,
il
popolo
,
la
gloria
sono
appena
nominati
in
quel
saluto
:
«
Tutta
la
mia
ambizione
,
tutto
il
mio
premio
lo
trovo
nel
fondo
della
mia
coscienza
e
nel
cuore
di
tutti
quei
cari
e
generosi
amici
che
hanno
cooperato
e
diviso
i
miei
palpiti
e
le
mie
speranze
»
.
XX
.
Indipendenza
e
ignoranza
Sul
protezionismo
della
cultura
.
Due
anni
fa
,
agli
ultimi
littoriali
della
cultura
,
ricordiamo
che
si
discuteva
sul
tema
«
Indipendenza
della
letteratura
italiana
»
e
che
furono
coperti
d
'
ingiurie
e
di
fischi
i
pochi
che
tentarono
di
dare
una
interpretazione
reazionaria
all
'
argomento
.
Reazionari
erano
allora
quelli
che
domandavano
l
'
esclusione
dal
nostro
orizzonte
culturale
di
un
complesso
di
opere
e
di
modi
espressivi
che
erano
giudicati
falsi
solo
perché
stranieri
.
Tutti
eravamo
d
'
accordo
nel
deprecare
la
facile
fortuna
che
trovano
in
Italia
libri
spesso
mediocri
;
ma
nessuno
credeva
seriamente
che
questo
male
si
potesse
eliminare
adottando
misure
repressive
,
chiudendo
la
porta
a
ogni
esperienza
che
fosse
nata
fuori
d
'
Italia
e
cercando
una
facile
immunità
e
nella
inerzia
spirituale
.
In
quegli
anni
noi
ci
eravamo
proposto
un
ideale
d
'
indipendenza
alquanto
più
alto
:
che
fosse
consapevole
elaborazione
di
una
materia
discorde
,
riduzione
a
un
unico
linguaggio
e
a
un
'
unica
dignità
italiana
dei
motivi
più
diversi
.
Così
ci
fu
facile
dimostrare
che
la
cultura
non
è
un
prodotto
da
misurare
in
termini
da
bilancia
commerciale
,
che
ogni
scambio
è
produttivo
in
un
mondo
dove
non
valgono
le
leggi
dell
'
economia
e
che
,
in
genere
,
la
censura
prefettizia
è
un
efficace
mezzo
di
controllo
,
ma
non
basta
a
promuovere
una
letteratura
indipendente
.
Del
resto
i
littoriali
avevavo
un
vivo
carattere
di
assemblea
rivoluzionaria
e
quando
i
contraddittori
si
fermavano
su
tesi
così
semplici
e
meschine
era
lecito
disfarsene
in
modo
brusco
e
abbandonarli
all
'
ironia
del
pubblico
.
Da
allora
non
sentimmo
più
parlare
di
protezionismo
della
cultura
.
Leggemmo
qualche
tempo
fa
la
candida
proposta
di
un
noto
drammaturgo
italiano
il
quale
suggeriva
di
escludere
dai
nostri
repertori
tutte
le
opere
drammatiche
di
autori
stranieri
,
compresi
Shakespeare
e
Goethe
,
perché
diseducative
;
ma
quella
proposta
,
in
cui
non
si
sapeva
dove
finisse
il
civismo
e
dove
cominciasse
un
'
energica
tutela
dei
propri
interessi
,
fu
accolta
molto
freddamente
;
e
crediamo
che
Shakespeare
si
reciti
ancora
nei
nostri
teatri
senza
alcuna
offesa
per
i
soldati
che
combattono
e
con
probabile
vantaggio
per
l
'
educazione
popolare
.
Questa
necessità
di
distinguere
secondo
valori
e
soprattutto
di
non
temere
il
contagio
è
stata
bene
intesa
,
almeno
come
arma
di
propaganda
,
dai
tedeschi
;
e
ricordiamo
che
ancora
pochi
mesi
fa
,
nella
vetrina
di
una
grande
libreria
di
Monaco
spiccava
l
'
orgogliosa
scritta
:
«
Le
ultime
novità
inglesi
e
francesi
»
,
e
i
libri
di
Lawrence
erano
allineati
in
buon
ordine
accanto
a
quelli
di
Carossa
e
di
Binding
.
Si
poteva
dunque
sperare
che
la
tesi
dell
'
indipendenza
come
ignoranza
fosse
definitivamente
abbandonata
;
ma
essa
riaffiora
in
un
articolo
di
Goffredo
Coppola
apparso
sul
«
Popolo
d
'
Italia
»
il
15
gennaio
,
in
cui
si
chiede
un
provvedimento
di
polizia
contro
Dostojevskij
e
si
considera
traditore
della
patria
e
d
'
intesa
col
nemico
chi
si
avventuri
a
tradurre
il
vecchio
Charles
Dickens
.
Ci
pare
,
questo
,
un
atteggiamento
così
equivoco
e
dannoso
da
meritare
una
breve
discussione
.
Esaminando
il
bilancio
per
il
1941
di
una
casa
editrice
italiana
,
Goffredo
Coppola
nota
che
il
catalogo
di
quella
casa
comprende
alcune
opere
anglosassoni
e
russe
.
Soprattutto
lo
colpisce
il
fatto
che
sia
stata
pubblicata
quest
'
anno
una
nuova
edizione
di
Guerra
e
pace
di
Leone
Tolstoi
,
anzi
di
«
Lev
Tolstòj
come
Casa
Einaudi
stampa
con
giudaica
scrupolosità
di
forestiero
»
.
Ora
si
vorrebbe
domandare
a
Goffredo
Coppola
perché
adoperi
parole
così
compromettenti
.
Che
cosa
vuol
dire
«
giudaica
scrupolosità
di
forestiero
»
?
Il
nome
Tolstòj
si
scrive
così
,
e
il
fatto
che
l
'
Italia
fascista
sia
in
guerra
con
la
Russia
bolscevica
non
è
una
buona
ragione
per
sbagliare
l
'
ortografia
dei
nomi
propri
.
Allo
stesso
modo
chi
scrivesse
Churchill
con
una
elle
sola
non
darebbe
prova
di
un
particolare
odio
all
'
Inghilterra
,
ma
solo
di
una
scarsa
conoscenza
dell
'
ortografia
.
Goffredo
Coppola
se
la
prende
con
le
traduzioni
e
non
sa
che
solo
paesi
di
alta
cultura
possono
tradurre
molto
;
che
la
traduzione
,
quando
è
veramente
opera
letteraria
,
non
significa
atto
di
soggezione
ma
presa
di
possesso
.
Tutte
queste
opere
che
entrano
in
Italia
saranno
un
fecondo
terreno
di
prova
per
chi
sappia
affrontarle
con
intelligenza
critica
e
riconoscere
in
questo
continuo
confronto
la
misura
della
propria
originalità
.
Quanto
agli
altri
,
gli
imitatori
della
commedia
francese
e
i
succubi
di
Körmendi
,
essi
potranno
forse
essere
tratti
in
inganno
;
ma
perché
dovremmo
preoccuparci
di
salvare
uomini
così
evidentemente
predestinati
all
'
errore
?
La
vera
cultura
italiana
non
ha
bisogno
di
censori
.
Questa
è
la
nostra
certezza
,
fondata
sulla
fiducia
nel
lavoro
dei
migliori
contemporanei
,
sulla
loro
maturità
di
giudizio
.
Guerra
di
religione
è
intitolato
l
'
articolo
di
Goffredo
Coppola
.
Certo
;
ma
questa
che
si
combatte
è
una
guerra
di
religione
a
cui
rivendichiamo
un
senso
e
una
dignità
nuovi
,
se
deve
rispondere
all
'
idea
che
ce
ne
siamo
formata
in
un
'
epoca
di
faticoso
rinnovamento
.
Mentre
il
Coppola
-
certo
per
amore
di
polemica
-
tenta
far
credere
di
avere
un
'
idea
alquanto
diversa
delle
guerre
di
religione
.
Press
'
a
poco
quella
che
doveva
avere
il
califfo
Omar
,
«
intransigente
»
anche
lui
,
il
quale
,
compiuto
il
meritorio
gesto
di
bruciare
la
biblioteca
di
Alessandria
,
aggiunse
la
nota
frase
sull
'
utilità
dei
libri
che
non
fossero
il
Corano
.
Ma
non
possiamo
credere
che
Goffredo
Coppola
,
di
cui
conosciamo
l
'
impegno
di
studioso
e
la
spregiudicatezza
di
polemista
abbia
voluto
riferirsi
a
questa
forma
di
facile
intransigenza
che
più
volte
ha
ripudiata
nei
suoi
scritti
.
XXI
.
La
decomposizione
di
una
società
I
rivoluzionari
decadenti
.
Lo
spettacolo
delle
nazioni
oppresse
e
divise
,
questo
antico
tema
biblico
è
ormai
troppo
familiare
ai
nostri
occhi
perché
il
primo
sgomento
non
debba
cedere
a
una
più
fredda
passione
e
risolversi
nel
severo
giudizio
della
storia
contemporanea
.
Pure
,
se
i
paesi
provinciali
e
discordi
continuano
la
loro
vicenda
di
spartizioni
e
minacciano
una
interminabile
storia
di
rappresaglie
e
di
crisi
,
non
si
può
accettare
la
scomparsa
di
una
grande
nazione
come
un
incidente
di
guerra
.
Nessuna
guerra
e
nessuna
ideologia
potranno
cancellare
dalla
storia
d
'
Europa
il
nome
Francia
o
il
nome
Germania
.
Per
questo
si
guarda
oggi
con
particolare
cura
alla
Francia
che
è
al
principio
del
1942
il
paese
più
smembrato
d
'
Europa
.
Questa
definizione
non
considera
affatto
lo
stato
del
territorio
francese
.
La
linea
di
demarcazione
,
la
sottile
linea
verde
che
corre
da
Ginevra
a
Baiona
,
è
appena
un
simbolo
geografico
di
questa
sorte
.
È
il
confine
più
astratto
d
'
Europa
:
passa
in
mezzo
ai
campi
,
taglia
le
strade
e
solo
al
cadere
della
sera
assume
una
sua
realtà
sensibile
,
quando
da
una
parte
si
accendono
le
fioche
luci
della
Francia
di
Pétain
e
dall
'
altra
scende
il
buio
che
avvolge
l
'
Europa
in
guerra
.
Altre
linee
,
meno
visibili
ma
più
profonde
,
dividono
i
francesi
fra
loro
;
ne
fanno
un
popolo
smarrito
e
discorde
che
cerca
senza
tregua
una
via
al
riscatto
dei
propri
errori
ed
esita
con
sconcertante
facilità
fra
soluzioni
opposte
.
Il
primo
tentativo
,
subito
dopo
la
disfatta
,
fu
quello
di
ricomporre
l
'
unità
ideale
del
paese
,
quella
figura
di
donna
tante
volte
mutata
nel
tempo
che
ha
trovato
la
sua
ultima
espressione
in
un
puro
e
bel
disegno
di
Matisse
,
«
Gardez
votre
confiance
dans
la
France
éternelle
»
.
Così
si
chiudono
i
discorsi
del
maresciallo
:
ma
invocazioni
e
figure
non
bastano
a
coprire
uno
stato
di
profondo
squallore
,
e
l
'
incubo
del
provvisorio
grava
sulle
storiche
decisioni
di
Vichy
.
Dietro
questa
«
France
éternelle
»
,
che
ha
un
po
'
l
'
irrealtà
dei
vecchi
simboli
repubblicani
,
esistono
molti
paesi
che
portano
il
nome
di
Francia
.
Esiste
la
Francia
di
Pétain
,
piena
di
ritratti
del
Maresciallo
nelle
vetrine
,
di
striscioni
tricolori
,
di
preghiere
per
la
Vergine
,
di
ceri
e
di
famiglie
savoiarde
leali
.
Esiste
una
Francia
dissidente
,
di
piccoli
borghesi
,
di
ascoltatori
di
radio
straniere
,
occupati
a
scrivere
sui
muri
e
a
comprare
di
nascosto
distintivi
degaullisti
.
Esiste
ancora
la
Francia
in
qualche
isolotto
che
ubbidisce
a
De
Gaulle
e
nelle
riunioni
segrete
di
individui
votati
alla
resistenza
.
Nella
povertà
generale
di
carbone
e
di
burro
,
di
olio
e
di
benzina
,
la
Francia
del
1941
ha
visto
nascere
qualche
libro
.
Pochi
libri
,
scritti
in
fretta
e
stampati
male
,
semibruciati
come
quel
manoscritto
di
Petitjean
che
un
proiettile
tedesco
colpì
a
Forbach
,
mentre
un
bombardamento
ne
distruggeva
le
bozze
a
Tours
.
Ma
sono
i
segni
di
una
lenta
ripresa
:
le
vetrine
hanno
di
nuovo
l
'
aspetto
rigoglioso
di
una
volta
e
i
frontespizi
bianchi
della
NRF
si
affacciano
dai
chioschi
delle
stazioni
a
portare
il
consueto
saluto
della
civiltà
francese
.
Degli
editori
risorti
il
maggiore
è
Grasset
,
e
a
lui
si
deve
con
i
Cahiers
di
Montesquieu
l
'
opera
più
importante
dell
'
annata
.
Strano
libro
,
quei
Cahiers
.
Diffuso
dopo
quasi
duecento
anni
dalla
morte
dell
'
autore
e
composto
in
modo
da
sorprendere
gli
studiosi
,
il
libro
è
stato
subito
tradotto
in
tedesco
e
ha
avuto
quasi
più
successo
in
Germania
che
in
Francia
.
Molte
parti
sono
ormai
invecchiate
:
notizie
di
corte
o
moralità
settecentesche
;
ma
non
si
può
ascoltare
senza
qualche
sgomento
la
voce
del
vecchio
magistrato
tornare
sulla
terra
per
portare
al
suo
popolo
un
messaggio
di
rassegnazione
.
«
La
France
n
'
est
plus
au
milieu
d
'
Europe
,
c
'
est
l
'
Allemagne
»
.
Questa
l
'
unica
voce
di
un
grande
del
passato
venuta
a
confortare
i
francesi
del
nostro
secolo
:
dai
viventi
non
si
poteva
aspettare
maggiore
conforto
e
non
si
è
avuto
.
Una
specie
d
'
ombra
è
scesa
sugli
uomini
che
rappresentavano
fino
a
pochi
mesi
fa
l
'
intelligenza
francese
.
Al
tempo
dell
'
invasione
corsero
oscure
voci
sulla
sorte
degli
intellettuali
:
si
disse
che
Gide
era
morto
e
che
altri
erano
scomparsi
sulle
strade
dell
'
esercito
tedesco
.
In
realtà
Gide
è
vivo
e
pubblica
tutte
le
settimane
delle
curiose
interviste
sul
«
Figaro
»
;
dopo
un
primo
momento
di
disordine
fisico
e
di
ripugnanza
morale
quasi
tutti
gli
altri
sono
tornati
alla
superficie
e
cercano
di
riprendere
le
antiche
fila
nell
'
aria
diversa
dell
'
armistizio
.
Ma
un
fenomeno
più
grave
ha
colpito
con
Gide
gli
uomini
che
formavano
il
senato
della
cultura
francese
.
Quella
letteratura
che
occupava
con
abbastanza
dignità
gli
ultimi
venticinque
anni
e
che
aveva
i
suoi
capi
nella
triade
Gide
-
Claudel
-
Valery
ha
trovato
in
questa
guerra
la
sua
fine
spirituale
.
I
futuri
storici
che
ameranno
,
come
Thibaudet
,
la
divisione
per
epoche
,
potranno
servirsi
di
questa
approssimazione
con
sufficiente
chiarezza
.
Un
libro
come
Les
nourritures
o
come
Monsieur
Teste
non
avrebbe
più
ragione
di
uscire
dopo
questa
guerra
.
E
del
resto
lo
stesso
Gide
lo
ha
riconosciuto
,
illuminato
forse
dal
suo
estremo
egoismo
,
quando
a
una
domanda
sull
'
avvenire
della
letteratura
ha
risposto
che
solo
la
sorte
dei
giovani
lo
interessa
:
quanto
a
lui
e
ai
suoi
coetanei
,
essi
hanno
già
detto
la
loro
parola
,
il
loro
messaggio
non
è
di
questo
mondo
.
Sarebbe
facile
fare
del
moralismo
su
una
tale
scomparsa
:
più
onesto
indicare
il
limite
cronologico
,
la
conclusione
formale
di
un
periodo
.
E
il
migliore
esempio
è
forse
l
'
ultimo
libro
di
Valéry
:
Mélange
,
una
informe
raccolta
di
annotazioni
in
prosa
e
in
versi
dove
sembra
che
si
estinguano
tutti
i
temi
di
un
'
ultima
poetica
simbolista
.
«
Mélange
c
'
est
l
'
esprit
»
è
la
triste
conclusione
di
questo
libro
di
cui
non
resta
altro
ricordo
che
il
segno
di
una
ornata
vecchiaia
e
l
'
eco
fresca
di
qualche
verso
.
(
«
Quel
silence
,
battu
d
'
un
simple
bruit
de
bêche
!
-
Je
m
'
éveille
attendu
par
cette
neige
fraîche
-
qui
me
saisit
au
creux
de
ma
chère
chaleur
»
)
.
Molto
più
vivo
nei
suoi
limiti
di
confessione
letteraria
un
breve
fascicolo
di
versi
pubblicato
da
Aragon
con
il
titolo
di
Crève
-
coeur
.
Dopo
molte
traversie
politiche
e
ideologiche
,
dopo
esser
stato
combattente
in
Spagna
e
direttore
di
un
grande
giornale
,
l
'
autore
di
Anicet
ha
ritrovato
un
ingenuo
linguaggio
poetico
per
accennare
ai
motivi
della
sua
guerra
.
Gide
ha
indicato
in
questo
libro
,
che
ripete
i
modi
della
vecchia
canzone
,
una
possibile
via
di
salvezza
per
la
poesia
francese
;
certo
accanto
a
effimere
scoperte
formali
l
'
opera
di
Aragon
annunzia
una
non
comune
vitalità
umana
e
un
'
alta
dignità
di
linguaggio
.
Ma
i
libri
di
poesia
si
perdono
nella
voce
confusa
della
moltitudine
:
la
letteratura
di
questo
tempo
è
rivolta
ad
altri
fini
,
documentari
e
apologetici
.
Come
sul
terreno
politico
l
'
armistizio
è
stato
la
rivincita
degli
esclusi
,
il
ritorno
di
aspirazioni
e
programmi
che
da
settant
'
anni
lottavano
contro
la
repubblica
democratica
,
senza
che
un
uomo
nuovo
abbia
potuto
raccogliere
l
'
eredità
dei
nonagenari
,
così
nessun
giovane
è
venuto
a
sostenere
le
sorti
dell
'
intelligenza
francese
.
Ma
voci
che
fino
a
ieri
erano
ascoltate
con
curiosità
come
ornamento
di
una
libera
discussione
,
hanno
trovato
a
un
tratto
dei
consensi
e
rappresentano
,
almeno
di
fronte
agli
estranei
,
l
'
ultimo
dato
della
cultura
contemporanea
.
Un
uomo
che
pareva
destinato
a
compiere
questa
parte
di
demolitore
delle
rovine
repubblicane
è
Henri
de
Montherlant
.
Ancora
indeciso
fra
la
poesia
civile
e
il
romanzo
erotico
,
padrone
di
una
nitida
intelligenza
e
viziato
nelle
sue
radici
profonde
,
Montherlant
è
più
di
ogni
altro
l
'
uomo
della
crisi
.
Il
suo
libro
Solstice
de
juin
rappresenta
il
vero
«
désarroi
»
della
Francia
,
la
velleità
rivoluzionaria
e
il
triste
spirito
di
reazione
che
animano
le
classi
uscite
intatte
da
questa
guerra
.
La
repubblica
è
caduta
e
la
repubblica
ideale
che
invocava
Péguy
è
un
nome
troppo
borghese
per
gli
esteti
della
rivoluzione
individuale
.
Il
«
bushido
»
,
gli
ordini
cavallereschi
medioevali
,
il
disprezzo
per
la
donna
e
altre
cretinerie
di
questo
genere
sono
i
miti
che
propone
al
suo
popolo
un
soldato
reduce
dalla
più
dura
delle
sconfitte
.
La
guerra
non
ha
insegnato
a
Montherlant
nulla
delle
sue
semplici
virtù
:
la
rassegnazione
e
il
coraggio
,
la
pietà
di
fronte
al
pericolo
.
È
stata
una
specie
di
corrida
per
intellettuale
disoccupato
:
«
J
'
avais
pour
ces
armées
déconfites
la
même
indifférence
qu
'
on
a
pour
le
cheval
du
picador
,
atterré
,
qui
s
'
empêtre
dans
ses
tripes
.
Déjà
le
jeu
était
ailleurs
»
.
Abbastanza
vicino
a
lui
nell
'
ideologia
è
Drieu
La
Rochelle
,
l
'
ambiguo
Drieu
,
ultimo
direttore
della
NRF
e
attivo
propugnatore
della
collaborazione
con
la
Germania
.
(
Con
Chardonne
,
Jouhandeau
e
qualche
altro
minore
,
egli
ha
rappresentato
la
Francia
al
recente
convegno
degli
scrittori
europei
a
Weimar
)
.
Drieu
ha
raccolto
un
anno
fa
le
sue
Notes
pour
comprendre
le
siècle
;
ed
è
anche
questo
un
libro
assai
utile
per
capire
la
«
Weltanschauung
»
da
decadenti
rivoluzionari
che
anima
gli
ultimi
superstiti
di
una
classe
vinta
.
L
'
esaltazione
della
barbarie
risorta
fa
da
sfondo
alla
vecchiaia
di
tutto
un
mondo
,
una
vecchiaia
così
povera
di
contenuto
genuino
da
appoggiarsi
a
deboli
trovate
pubblicitarie
e
al
gusto
mediocre
del
paradosso
.
Nelle
note
di
Drieu
si
può
leggere
fra
l
'
altro
che
l
'
omosessualità
è
una
conseguenza
della
pace
,
e
più
tardi
questa
singolare
proposizione
:
«
La
révolution
philosophique
et
religieuse
qui
ne
fait
que
de
commencer
fait
ses
premiers
pas
par
le
sport
.
Quelqu
'
un
a
-
t
-
il
songé
à
écrire
une
histoire
du
sport
?
Cette
histoire
serait
plus
importante
que
celle
du
marxisme
qu
'
elle
implique
un
moment
,
puis
noie
dans
son
flot
»
.
Più
ingegnoso
un
tentativo
di
interpretare
la
recente
cultura
francese
attraverso
una
contrapposizione
di
tipi
letterari
.
Da
una
parte
:
France
,
Duhamel
,
Giraudoux
,
Mauriac
,
Maurois
,
i
tentatori
;
dall
'
altra
i
custodi
dell
'
intelligenza
virile
:
Sorel
,
Barrès
,
Maurras
,
Péguy
,
Bernanos
,
Céline
,
Giono
,
Malraux
,
Petitjean
.
E
fra
i
contemporanei
con
valore
esemplare
Gide
e
Valéry
contro
Claudel
.
Schema
che
,
oltre
ai
difetti
di
tutte
le
classificazioni
letterarie
,
ha
il
torto
di
mettere
accanto
sotto
un
pretesto
di
affinità
elettive
uomini
di
diversi
propositi
.
È
chiaro
che
il
problema
di
un
paese
come
la
Francia
è
un
problema
di
coscienza
assai
prima
che
un
problema
di
stile
.
E
basta
risalire
al
ricordo
di
Dreyfus
per
convincersi
che
quella
scelta
andrebbe
mutata
di
fronte
a
un
fatto
concreto
:
quasi
nessuno
nella
Francia
di
oggi
sarebbe
dreyfusardo
.
Petitjean
è
citato
da
Drieu
come
l
'
ultimo
rappresentante
della
tradizione
virile
.
In
verità
non
è
dubbio
che
egli
sia
un
uomo
dotato
di
una
certa
risolutezza
;
ma
io
non
saprei
dire
fino
a
che
punto
la
sua
coerenza
verbale
si
traduca
in
forza
politica
e
dove
il
suo
inquieto
animo
rivoluzionario
si
plachi
in
una
ferma
convinzione
.
Petit
jean
ha
l
'
aria
di
coloro
che
per
avere
tutto
compreso
e
superato
sfociano
in
un
generico
attivismo
e
finiscono
per
esaurire
la
loro
vitalità
nel
puro
virtuosismo
critico
.
Dei
suoi
Combats
préliminaires
«
dedicati
a
tutti
coloro
che
queste
sconfitte
preliminari
hanno
lasciato
assetati
di
vittoria
finale
»
,
la
parte
veramente
concreta
è
un
breve
diario
di
guerra
;
tutto
il
resto
è
aspirazione
e
leggenda
,
mito
dell
'
uomo
inattuale
e
profezia
disarmata
.
Accanto
a
questi
libri
che
portano
su
un
piano
ideologico
la
rivolta
della
borghesia
francese
,
altri
puramente
documentari
o
autobiografici
hanno
avuto
maggior
fortuna
di
pubblico
.
È
il
caso
di
Vingt
-
six
hommes
di
Baroncelli
,
un
romanzo
di
guerra
inteso
a
esaltare
la
più
alta
virtù
militare
:
il
cameratismo
.
È
il
caso
di
un
libro
di
Paul
Mousset
:
Quand
le
temps
travaillait
pour
nous
(
proibito
in
zona
libera
)
,
in
cui
il
risentimento
del
francese
medio
contro
l
'
alleato
britannico
più
fortunato
e
più
forte
trova
argomenti
vivaci
e
la
penna
di
un
abilissimo
giornalista
.
Altri
infine
hanno
raccontato
la
loro
campagna
e
i
giorni
confusi
dell
'
armistizio
con
intenti
diversi
.
Bénoist
-
Méchin
ha
raccolto
in
un
austero
diario
le
sue
impressioni
di
prigionia
;
brutale
e
caotico
Céline
ha
descritto
ai
francesi
i
fasti
della
«
retraite
motorisée
»
.
Da
questi
libri
raccolti
a
caso
è
difficile
trarre
una
definizione
che
serva
al
nostro
giudizio
.
Il
loro
valore
letterario
è
spesso
mediocre
:
ragioni
esterne
premono
da
vicino
sull
'
opera
d
'
arte
e
impediscono
il
libero
formarsi
di
una
cultura
.
Ma
i
libri
dell
'
armistizio
restano
per
il
loro
valore
documentario
:
provano
la
civiltà
di
un
popolo
che
sa
analizzarsi
fino
nelle
sue
pieghe
più
profonde
,
e
insieme
provano
la
crisi
severa
che
attraversa
la
Francia
.
Questa
vivida
intelligenza
e
questo
gusto
ancora
insuperato
dell
'
opera
d
'
arte
non
varcano
mai
i
limiti
della
natura
individuale
;
si
confondono
nelle
tenebre
più
fitte
appena
sfiorano
un
problema
umano
,
cessano
di
apparire
«
gratuiti
»
per
divenire
«
strumentali
»
.
Crisi
in
un
paese
come
la
Francia
può
voler
dire
soltanto
questo
:
distanza
fra
il
fine
e
i
mezzi
,
contrasto
fra
l
'
eredità
intellettuale
e
le
forze
che
dovrebbero
plasmarla
,
fra
la
maturità
del
gusto
e
il
vigore
creativo
.
L
'
impressione
generale
che
si
ricava
dalla
lettura
di
questi
documenti
è
che
gli
intellettuali
francesi
non
sanno
che
cosa
vogliono
.
I
comunisti
hanno
un
loro
programma
,
i
degaullisti
anche
.
Perfino
i
puri
del
regime
di
Pétain
vivono
di
una
loro
convinzione
arcaica
ma
ferma
.
Solo
i
«
clercs
»
che
parlano
in
nome
dell
'
intelligenza
francese
sfuggono
a
ogni
precisazione
,
si
difendono
dietro
il
comodo
riparo
della
crisi
individuale
.
Se
due
partiti
esistono
ancora
in
Francia
sono
quello
dei
rimasti
e
quello
dei
fuggiti
;
fra
gli
attuali
collaboratori
della
NRF
e
uomini
come
Malraux
o
Benda
si
è
creato
un
distacco
che
non
è
soltanto
ideologico
.
Nella
madrepatria
i
contrasti
spariscono
:
la
necessità
del
compromesso
ha
creato
quella
tendenza
politica
che
va
sotto
il
nome
straordinario
di
«
attesismo
»
e
che
esprime
una
situazione
spirituale
nuova
nella
storia
.
Gli
intellettuali
cercano
di
conciliare
le
esigenze
del
loro
mestiere
con
i
tempi
tragici
,
come
gli
uomini
di
Vichy
tentano
di
salvare
il
salvabile
nel
vecchio
giuoco
delle
diplomazie
.
Ma
abbandonati
fra
il
paternalismo
cattolico
del
maresciallo
e
il
cinismo
degli
ideologi
di
destra
i
francesi
rischiano
di
perdere
qualcosa
che
è
più
importante
delle
colonie
atlantiche
e
della
flotta
:
rischiano
di
perdere
il
senso
umano
della
virilità
.
Virili
erano
ancora
quelli
che
la
guerra
ha
sorpresi
,
piccoli
borghesi
di
Parigi
e
contadini
della
provincia
,
partiti
«
pour
faire
peur
à
Hitler
»
con
le
loro
goffe
divise
e
con
i
loro
vecchi
aeroplani
.
Alcuni
di
loro
sono
morti
;
altri
scontano
ora
nei
campi
di
concentramento
e
nel
lavoro
obbligatorio
l
'
ingenuità
di
un
tempo
in
cui
tutto
sembrava
troppo
vicino
.
Al
loro
posto
sono
apparsi
i
profeti
della
reazione
,
i
128
piccoli
Machiavelli
che
genera
ogni
sconfitta
.
La
scritta
«
liberté
,
égalité
,
fraternité
»
è
scomparsa
dai
frontoni
dei
palazzi
,
indice
di
un
tempo
che
bisogna
scordare
;
e
Montherlant
detta
ai
contemporanei
i
precetti
di
un
'
etica
nietzschiana
.
Forse
tutto
questo
non
è
che
fermento
del
dopoguerra
,
e
in
Germania
lo
«
spenglerismo
»
non
fu
meno
orgoglioso
e
funesto
,
Ma
per
la
nostra
chiarezza
e
senza
alcuna
animosità
occorre
definire
i
valori
della
Francia
di
oggi
.
Riconoscere
che
quel
mondo
appare
povero
,
debole
e
corrotto
di
fronte
alle
vere
forze
che
combattono
in
Europa
,
di
fronte
a
un
solo
soldato
russo
o
tedesco
caduto
nella
pianura
orientale
per
la
difesa
di
un
ordine
che
serva
all
'
Europa
futura
.
XXII
.
Un
messaggio
sbagliato
Sulle
scogliere
di
marmo
.
Ernst
Jünger
,
di
cui
si
comincia
a
parlare
ora
in
Francia
e
in
Italia
e
che
anche
in
Germania
è
considerato
con
grande
disparità
di
giudizi
,
è
forse
il
maggiore
scrittore
tedesco
di
oggi
.
Una
definizione
così
brusca
deve
essere
presa
con
cautela
:
emergere
nel
mondo
letterario
della
Germania
contemporanea
non
significa
portare
un
messaggio
nuovo
e
positivo
,
ma
affermare
con
un
certo
diritto
la
propria
validità
letteraria
.
In
questo
senso
Ernst
Jünger
ha
un
'
importanza
già
chiara
:
il
suo
posto
nella
prosa
tedesca
è
quello
di
un
maestro
;
e
fra
coloro
che
scrivono
e
pubblicano
entro
i
confini
del
grande
Reich
forse
il
solo
Carossa
può
stargli
a
pari
per
naturale
dignità
di
scrittore
.
A
Carossa
,
che
gli
si
potrebbe
contrapporre
come
uomo
e
come
«
Weltanschauung
»
,
lo
apparenta
anche
la
posizione
che
essi
occupano
di
fronte
alla
storia
letteraria
tedesca
.
Provenienti
da
mondi
di
dottrina
e
di
gusto
affatto
diversi
essi
sono
i
più
illustri
epigoni
della
tradizione
letteraria
tedesca
,
e
in
questo
rappresentano
meglio
di
ogni
altro
le
sorti
di
una
cultura
che
non
ha
saputo
rinnovarsi
oltre
certi
limiti
e
vive
in
modo
assai
precario
di
un
patrimonio
ereditato
.
Carossa
ripete
nella
sua
calma
e
nobile
maturità
il
mito
di
Goethe
,
molto
attenuato
e
impoverito
;
Jünger
si
può
considerare
l
'
ultimo
episodio
della
tradizione
romantica
e
precisamente
di
quella
via
orfica
e
tumultuosa
che
passa
nei
suoi
ultimi
«
detours
»
attraverso
Nietzsche
e
George
.
Tale
qualifica
gli
viene
dal
suo
gusto
di
prosatore
e
di
stilista
non
meno
che
dal
suo
atteggiamento
di
pensiero
,
che
fa
di
lui
una
figura
estremamente
rappresentativa
per
indicare
la
crisi
odierna
.
Gli
inizi
di
Jünger
sono
caratteristici
.
Egli
si
rivelò
al
pubblico
come
scrittore
di
guerra
nel
1919
,
e
dai
primi
diari
di
quegli
anni
fino
alle
ultime
meditazioni
dell
'
uomo
maturo
,
la
guerra
è
rimasta
il
motivo
inspiratore
della
sua
arte
,
le
leggi
e
i
valori
del
combattimento
i
termini
della
sua
moralità
.
Questa
esperienza
si
è
riflessa
prima
di
tutto
in
una
forma
letteraria
nuova
;
la
prosa
rigida
del
giovane
scrittore
,
il
taglio
netto
del
suo
discorso
lo
hanno
separato
subito
dalla
marca
di
retori
tornati
dal
fronte
e
hanno
elevato
i
suoi
saggi
di
guerra
sopra
molte
pagine
celebrative
o
patetiche
nate
in
Germania
dopo
la
disfatta
.
L
'
annullamento
delle
più
forti
emozioni
in
una
immagine
fredda
e
perfetta
,
il
riscatto
della
povertà
umana
attraverso
la
visione
fantastica
,
sono
stati
la
sua
scoperta
originaria
e
hanno
dato
alle
sue
prime
opere
il
sigillo
formale
della
«
Stahlhartromantik
»
.
Più
tardi
questa
dote
naturale
si
è
progressivamente
affinata
sino
a
produrre
quei
liberi
giuochi
della
fantasia
che
con
il
nome
di
Capricci
e
figure
e
di
Foglie
e
pietre
costituiscono
il
più
autorevole
contributo
di
Jünger
alla
letteratura
moderna
europea
.
D
'
altra
parte
la
sua
intelligenza
costruttiva
si
esercitava
su
temi
politici
e
sociologici
,
e
negli
ultimi
anni
di
Weimar
Jünger
pubblicava
un
saggio
sulla
Mobilitazione
totale
e
l
'
opera
teorica
Il
lavoratore
in
cui
è
annunciato
il
sorgere
di
una
società
futura
fondata
,
come
un
moderno
ordine
cavalleresco
,
sulla
disciplina
del
lavoro
.
Questi
saggi
,
che
pure
hanno
avuto
un
notevole
influsso
sulle
tendenze
più
avanzate
della
Germania
del
dopoguerra
,
portano
i
segni
della
vocazione
letteraria
dell
'
autore
,
e
sono
importanti
piuttosto
come
indicazione
di
un
interesse
culturale
che
per
il
loro
contenuto
di
dottrina
.
All
'
infuori
delle
divagazioni
politiche
Jünger
torna
sempre
all
'
autobiografia
;
e
pura
autobiografia
è
un
piacevolissimo
romanzo
Giuochi
africani
in
cui
è
raccontato
con
molta
vivacità
di
colori
un
episodio
avventuroso
della
sua
adolescenza
.
Salvo
che
per
uno
studio
di
Delio
Cantimori
sullo
scrittore
politico
e
per
alcuni
saggi
di
traduzione
apparsi
sulla
rivista
romana
«
La
Ruota
»
,
l
'
opera
di
Jünger
non
era
conosciuta
in
Italia
.
Alessandro
Pellegrini
ha
raccolto
ora
in
un
volume
della
«
Medusa
»
di
Mondadori
il
libro
più
significativo
della
sua
recente
evoluzione
:
Sulle
scogliere
di
marmo
e
alcuni
capitoli
tolti
dai
precedenti
volumi
di
saggi
.
In
quelle
ultime
pagine
di
Capricci
gli
amatori
del
giuoco
fantastico
potranno
trovare
i
più
raffinati
esempi
dell
'
intelligenza
da
acquario
di
Ernst
Jünger
.
La
sua
crudeltà
cerebrale
,
il
suo
gusto
del
nitido
e
del
levigato
si
esprimono
in
quei
brevi
capitoli
con
grande
forza
persuasiva
,
e
la
traduzione
veramente
notevole
di
Pellegrini
permette
di
seguirne
tutte
le
asperità
e
le
dolcezze
con
una
mano
delicatissima
.
Lo
stesso
mondo
di
superbo
estetismo
,
ma
più
compatto
e
uniforme
,
riappare
nelle
Scogliere
di
marmo
,
unito
a
una
insolita
profondità
di
significati
.
In
una
regione
fantastica
,
che
per
i
suoi
aspetti
fisici
ricorda
la
Dalmazia
,
mentre
per
i
nomi
dei
luoghi
e
la
natura
dei
personaggi
appartiene
a
una
curiosa
mitologia
,
si
svolge
la
lotta
fra
l
'
ordine
umano
,
impersonato
in
alcune
figure
di
saggi
e
di
eremiti
,
e
l
'
irrompere
oscuro
della
violenza
e
della
follia
.
Il
pregio
letterario
del
libro
è
nella
sapiente
descrizione
di
questa
marea
montante
dell
'
angoscia
e
nella
libertà
stilistica
di
alcune
pagine
,
mentre
altrove
il
linguaggio
ricercato
e
purissimo
non
riesce
sempre
a
sostenere
lo
sforzo
di
uno
stile
così
prezioso
.
Tuttavia
l
'
interesse
del
libro
,
il
suo
valore
di
curiosità
è
,
piuttosto
che
in
queste
qualità
letterarie
,
nel
suo
significato
di
confessione
personale
,
Jünger
ha
tradotto
la
sua
esperienza
del
dopoguerra
in
una
allegoria
che
non
si
sa
se
più
ingenua
o
temeraria
.
I
riferimenti
sono
così
chiari
che
si
potrebbe
quasi
compilare
un
glossario
:
così
i
mauretani
,
politecnici
della
potenza
,
sono
i
militari
,
la
guerra
di
Alta
Piana
è
la
grande
guerra
;
e
altrettanto
facile
sarebbe
riconoscere
Bracquemart
e
le
tetre
bande
del
Forestaro
.
Questo
premere
dell
'
esperienza
sulla
fantasia
prova
la
serietà
con
cui
Jünger
ha
sentito
certi
problemi
del
suo
tempo
;
insieme
sollecita
a
un
dialogo
e
propone
alcune
soluzioni
per
i
giovani
venuti
dopo
.
Pellegrini
sottolinea
nella
sua
intelligente
prefazione
il
motivo
di
riscatto
religioso
che
dà
al
libro
un
valore
apostolico
;
e
in
realtà
molti
in
Germania
credono
al
messaggio
di
Jünger
.
Ma
nonostante
i
suoi
significati
religiosi
e
guerrieri
Jünger
appartiene
per
noi
a
una
letteratura
decadente
o
,
se
si
preferisce
,
decaduta
.
Egli
non
ha
nulla
da
dire
alla
nostra
generazione
,
e
i
soldati
tedeschi
che
si
sono
portati
al
fronte
Auf
den
Marmorklippen
accanto
ai
testi
di
Goethe
hanno
commesso
un
grave
errore
di
scelta
.
Nello
stesso
anno
in
cui
usciva
in
Germania
Auf
den
Marmorklippen
,
Elio
Vittorini
pubblicava
in
Italia
Conversazione
in
Sicilia
.
I
due
libri
portano
due
messaggi
assolutamente
diversi
e
significano
nelle
loro
evidenti
allegorie
il
contrasto
di
due
tempi
fra
cui
forse
si
iscriverà
il
segno
di
una
vera
rottura
.
XXIII
.
Il
mondo
offeso
Scrittori
a
Weimar
.
«
A
nome
del
suo
presidente
Hans
Carossa
ho
l
'
onore
di
invitarvi
al
Convegno
dell
'
Unione
degli
scrittori
europei
che
avrà
luogo
a
Weimar
dal
7
all'11
ottobre
»
.
Seguivano
a
queste
parole
frasi
di
circostanza
,
promesse
di
vita
facile
e
la
firma
di
un
funzionario
dell
'
Ambasciata
tedesca
.
Poco
dopo
arrivò
un
biglietto
di
Vittorini
che
era
stato
invitato
anche
lui
e
questa
presenza
di
un
amico
mi
mise
di
buon
umore
;
mandai
un
corretto
telegramma
di
ringraziamento
e
preparai
le
valige
.
La
Germania
è
solenne
quando
si
arriva
dal
Brennero
la
mattina
:
i
prati
sono
freschi
e
le
montagne
imminenti
,
contadine
lavorano
curve
sulla
terra
e
i
vecchi
sono
immobili
accanto
alle
loro
case
aguzze
.
Qualche
prigioniero
si
intravede
lungo
i
binari
e
alle
stazioni
salgono
giovani
soldati
,
ma
non
entrano
nel
paesaggio
inumano
della
montagna
e
nulla
ricorda
il
respiro
affannoso
e
l
'
ansia
precoce
di
altri
paesi
in
guerra
.
Anche
a
Monaco
poco
era
mutato
dalle
ultime
volte
:
soltanto
qualche
vetrina
era
sostituita
da
parti
di
legno
,
segno
probabile
della
incursione
inglese
,
e
su
quelle
ancora
rotte
una
scritta
annunziava
con
brevità
tedesca
:
«
Wer
plündert
wird
erschossen
»
(
Chi
rapina
è
ucciso
)
.
Poi
venne
la
Franconia
calma
e
deserta
,
i
tetti
di
Norimberga
sotto
il
sole
e
le
piccole
stazioni
popolate
di
donne
.
Solo
la
sera
la
terra
diventò
«
nigra
»
,
quando
il
treno
entrò
in
Turingia
in
mezzo
alle
foreste
e
si
avvicinarono
le
città
dai
nomi
claustrali
,
Bebra
,
Fulda
,
Apolda
.
Bisognò
allora
cambiare
in
piccole
stazioni
e
io
caddi
cercando
di
prendere
il
treno
in
corsa
;
peregrinai
per
Jena
in
un
buio
terribile
alla
ricerca
dell
'
Orso
nero
,
e
finalmente
mi
addormentai
fra
le
braccia
dello
stesso
Orso
nero
,
rimandando
al
giorno
dopo
l
'
ultimo
breve
tragitto
.
La
prima
sorpresa
la
mattina
furono
le
facce
familiari
e
assonnate
degli
italiani
:
Cecchi
,
Baldini
e
Falqui
che
aspettavano
allo
stesso
binario
,
accompagnati
da
un
inviato
del
Ministero
della
Propaganda
tedesco
.
Il
barone
Von
Hutten
,
discendente
dell
'
umanista
e
uomo
compitissimo
e
spiritoso
,
fu
per
tutto
il
nostro
soggiorno
un
tutore
estremamente
sollecito
del
nostro
benessere
.
Quel
giorno
dovette
subito
placare
un
piccolo
incidente
con
un
signore
di
aspetto
professorale
che
non
voleva
riconoscere
il
nostro
diritto
allo
scompartimento
riservato
e
protestava
,
in
lingua
aulica
.
Alla
minaccia
di
fare
intervenire
gli
agenti
costui
si
alzò
pronunciando
con
dignità
la
frase
:
«
Cedo
alla
violenza
»
,
e
Cecchi
insistette
per
portarlo
con
noi
a
Weimar
e
presentarlo
al
congresso
,
ma
la
severità
e
l
'
ordine
del
convegno
non
l
'
avrebbero
tollerato
.
Di
quell
'
ordine
severo
e
esemplare
riconoscemmo
i
primi
segni
quando
,
arrivati
all
'
Albergo
dell
'
Elefante
,
luogo
già
famoso
in
tempi
parlamentari
e
ora
rinnovato
per
i
fasti
nazionalsocialisti
,
ci
buttarono
addosso
marchi
,
tagliandi
per
il
vitto
,
programmi
,
biglietti
d
'
ingresso
e
carte
per
il
fumo
.
Restava
appena
il
tempo
per
farsi
la
barba
e
poi
Cecchi
dovette
pronunciare
un
discorso
sullo
stato
della
presente
letteratura
in
Italia
.
Disse
cose
intelligenti
con
voce
sommessa
e
affrettata
e
il
semicerchio
degli
ospiti
riuniti
nella
Sala
del
Camino
si
mosse
concorde
ad
applaudirlo
.
Avevamo
tanta
gente
intorno
a
noi
che
era
difficile
riconoscere
con
chi
si
aveva
a
che
fare
.
Solo
più
tardi
le
successive
relazioni
permisero
di
tracciare
i
confini
nella
complicata
geografia
della
nuova
Europa
;
le
facce
corrisposero
ai
visi
,
gli
interpreti
gettarono
i
primi
ponti
.
Mancava
il
Presidente
,
Carossa
,
malato
in
Italia
,
e
mancava
Papini
;
li
sostituiva
un
piccolo
professore
finlandese
,
Koskenniemi
,
e
dirigeva
le
discussioni
il
segretario
generale
della
società
,
il
romanziere
Rothe
,
uomo
intelligente
e
preciso
,
molto
idoneo
al
suo
compito
.
Le
discussioni
non
dovevano
toccare
per
ora
argomenti
letterari
,
su
cui
sarebbe
stato
difficile
trovare
un
linguaggio
comune
,
ma
ciascuna
delegazione
si
limitava
a
riferire
sull
'
attività
svolta
dalla
società
nel
proprio
paese
.
La
delegazione
italiana
era
una
delle
più
numerose
.
Farinelli
,
magnificamente
spettinato
,
generoso
di
parole
e
di
abbracci
,
pronto
a
rispondere
in
qualsiasi
lingua
a
qualsiasi
allocuzione
,
era
un
capo
esemplare
e
fu
uno
dei
maggiori
successi
del
convegno
.
Cecchi
e
Baldini
,
ritrosi
e
incuriositi
,
tradivano
la
loro
sorpresa
di
fronte
a
una
folla
insolita
:
a
volte
impaziente
Cecchi
,
placido
e
acuto
Baldini
(
confessò
una
sera
che
mai
come
in
mezzo
agli
scrittori
europei
si
era
sentito
Rione
Flaminio
)
.
In
realtà
la
loro
educazione
rondista
non
corrispondeva
al
clima
di
folclore
cosmopolita
che
inevitabilmente
si
era
creato
a
Weimar
;
e
Falqui
aggiungeva
alla
reazione
dei
due
maestri
un
rapido
e
vivace
commento
.
Accanto
agli
accademici
completavano
la
delegazione
Sertoli
,
in
rappresentanza
del
Ministero
,
e
due
professori
non
propriamente
letterati
,
Acito
e
Cogni
provati
amici
della
Germania
.
Due
giorni
prima
della
fine
arrivò
Vittorini
col
suo
aspetto
saraceno
e
il
suo
sorriso
di
uomo
dritto
.
Con
lui
,
che
non
parlava
la
lingua
ma
faceva
ugualmente
amicizie
e
si
intendeva
con
tutti
,
si
passò
una
piacevole
serata
in
compagnia
dei
francesi
e
di
una
giovane
e
civilissima
editrice
di
Berlino
,
Toni
Muller
.
Per
la
Francia
erano
venuti
Chardonne
e
Drieu
La
Rochelle
;
svagato
e
mondano
il
primo
,
chiuso
il
secondo
in
un
ironico
riserbo
come
conveniva
all
'
uomo
che
si
proclamava
il
più
intelligente
del
congresso
.
Li
accompagnavano
Thérive
,
il
critico
del
«
Temps
»
,
e
due
giovani
,
Blond
e
Fraigneau
:
gente
vivace
e
in
complesso
civile
,
per
quanto
di
una
civiltà
più
di
costume
che
di
cultura
.
La
Spagna
era
rappresentata
da
tre
signori
in
uniforme
nera
,
coperti
delle
più
rutilanti
decorazioni
che
io
avessi
mai
visto
,
parchi
di
parole
e
animati
nei
gesti
(
si
facevano
il
segno
della
croce
a
ogni
partenza
di
treno
)
.
Per
la
Svizzera
c
'
era
Knittel
,
sanguigno
e
massiccio
come
i
suoi
libri
;
per
il
Belgio
,
d
'
Hubermont
,
qualche
olandese
e
qualche
fiammingo
.
Ma
il
tono
fondamentale
era
dato
dai
balcanici
e
dagli
scandinavi
i
quali
riempivano
tre
quarti
dei
seggi
con
le
loro
donne
e
i
loro
costumi
,
le
loro
barbe
e
i
loro
premi
Nobel
.
Intendersi
con
questa
gente
sul
piano
letterario
non
era
facile
.
Gli
interpreti
riducevano
in
italiano
e
in
tedesco
i
diversi
idiomi
europei
,
ma
la
diversità
degli
accenti
restava
fortissima
,
e
fra
il
discorso
moderato
di
Cecchi
e
quello
successivo
di
uno
scrittore
norvegese
il
quale
compose
una
specie
di
rapsodia
sulla
storia
della
sua
terra
e
parlò
delle
rune
e
degli
scaldi
e
della
futura
Norvegia
come
grande
potenza
dello
spirito
,
i
punti
di
contatto
erano
minimi
.
Così
l
'
augurio
finale
di
Karl
Rothe
che
nella
prossima
riunione
si
potesse
parlare
di
libri
e
di
programmi
culturali
senza
uniformi
e
senza
fotografi
,
fu
accolto
con
un
applauso
amichevole
e
sfiduciato
.
A
Weimar
i
fotografi
imperavano
.
E
tuttavia
la
parte
delle
uniformi
e
delle
insegne
non
fu
senza
interesse
per
chi
sapesse
subire
il
difficile
tirocinio
del
cerimoniale
tedesco
.
Ci
furono
innumerevoli
brindisi
e
innumerevoli
discorsi
,
gite
e
concerti
.
(
Una
gita
molto
bella
a
Eisenach
per
visitare
la
Wartburg
che
come
edificio
ha
la
caratteristica
di
molti
monumenti
storici
tedeschi
,
di
essere
cioè
una
rocca
medioevale
fatta
quasi
interamente
nel
secolo
scorso
,
ma
conserva
il
ricordo
di
Lutero
e
domina
bellissime
foreste
)
.
E
sullo
sfondo
di
queste
fitte
giornate
vedemmo
muoversi
e
funzionare
la
grande
macchina
tedesca
.
Diretti
egregiamente
dal
dottor
Hövel
del
Ministero
della
Propaganda
,
pochi
fiduciari
e
qualche
ragazza
provvedevano
ai
compiti
della
giornata
,
organizzavano
viaggi
e
partenze
,
distribuivano
denaro
,
subivano
i
capricci
degli
ospiti
.
Cameriere
energiche
e
veloci
servivano
a
tavola
con
l
'
impeto
delle
truppe
d
'
assalto
,
e
alle
porte
montavano
la
guardia
ragazzi
della
Hitler
-
Jugend
,
dritti
sulle
gambe
lunghe
,
silenziosi
e
ubbidienti
nelle
loro
uniformi
nere
.
Quella
era
la
Germania
,
un
'
immagine
ridotta
e
familiare
dell
'
altra
più
aspra
che
combatte
a
Oriente
,
ma
simile
nella
struttura
interiore
e
nei
caratteri
umani
.
Quanto
ai
poeti
,
i
tedeschi
che
erano
numerosissimi
,
svolgevano
le
loro
riunioni
separati
e
noi
eravamo
loro
ospiti
solo
nelle
occasioni
più
solenni
;
così
non
fu
sempre
possibile
raggiungere
chi
si
voleva
conoscere
e
vedere
i
pochi
a
cui
era
giusto
attribuire
un
valore
letterario
.
Mancavano
i
due
maggiori
,
Carossa
e
Jünger
,
e
qualche
altro
non
era
stato
invitato
:
dei
nomi
più
noti
in
Italia
c
'
erano
Mechow
e
Alverdes
,
Biscoff
,
Britting
,
la
Miegel
.
C
'
erano
i
due
capi
della
letteratura
ufficiale
,
Blunck
e
Johst
,
e
c
'
era
il
giovane
lirico
Gerhard
Schumann
in
uniforme
di
generale
delle
SA
.
Uno
dopo
l
'
altro
i
veri
protagonisti
delle
riunioni
salivano
sul
podio
nella
casa
del
partito
e
pronunciavano
un
discorso
;
le
loro
relazioni
,
ascoltate
con
molto
rispetto
e
definite
,
spesso
non
a
torto
,
«
fabelhaft
»
,
avevano
carattere
prevalentemente
politico
:
così
Dwinger
parlò
sul
bolscevismo
come
minaccia
per
la
civiltà
e
Schumann
sulla
poesia
di
guerra
.
Finalmente
domenica
11
ottobre
,
ultimo
giorno
del
congresso
,
scrittori
tedeschi
e
ospiti
stranieri
si
riunirono
per
partecipare
all
'
atto
ufficiale
di
chiusura
.
Lo
scenario
cambiò
di
colpo
come
nell
'
epilogo
di
un
dramma
barocco
:
il
tono
dimesso
e
democratico
delle
sedute
in
albergo
cedette
al
più
rigido
stile
totalitario
e
i
signori
che
erano
stati
accanto
a
noi
in
comune
abito
grigio
si
coprirono
a
un
tratto
di
aquile
e
di
nastrini
.
La
grande
sala
della
Weimarhalle
era
pavesata
di
bandiere
:
il
rosso
e
l
'
oro
dei
generali
splendevano
nelle
prime
file
tra
le
giacche
nere
degli
scrittori
europei
.
Un
'
orchestra
si
era
disposta
immobile
intorno
all
'
arengario
e
lampi
di
magnesio
diffondevano
brividi
dalle
gallerie
in
alto
.
«
Soldaten
und
Fahnen
,
hoch
!
»
gridò
il
più
elevato
dei
gerarchi
presenti
ed
entrò
Goebbels
col
suo
passo
strascicato
e
un
seguito
di
personaggi
in
uniforme
.
Quindi
la
sala
si
ricompose
lentamente
mentre
l
'
orchestra
suonava
musiche
militari
.
Parlò
per
primo
il
Gauleiter
della
Turingia
,
Sauckel
,
il
quale
,
salutato
il
ministro
,
definì
i
nemici
contro
i
quali
combatte
l
'
Asse
:
bolscevismo
,
democrazia
,
giudaismo
,
americanismo
.
Poi
parlò
Johst
,
presidente
della
Camera
degli
scrittori
del
Reich
e
ripeté
l
'
assicurazione
del
Führer
che
da
questa
guerra
non
sarebbero
usciti
stati
borghesi
.
L
'
orchestra
eseguì
i
preludi
di
Liszt
che
simboleggiano
la
campagna
orientale
,
e
finalmente
salì
sul
podio
Goebbels
e
con
la
sua
voce
misurata
e
precisa
espose
agli
scrittori
le
direttive
del
terzo
Reich
.
La
parte
più
importante
del
discorso
fu
quella
polemica
:
in
Germania
si
disprezzano
gli
scrittori
che
scrivono
per
fini
estetici
,
lo
scrittore
che
resta
accanto
o
dietro
al
proprio
tempo
non
ha
diritto
di
esistere
.
Il
ministro
si
rallegrò
quindi
del
gran
numero
di
libri
e
di
altri
scritti
pubblicati
sulla
guerra
e
concluse
con
l
'
affermazione
più
volte
ripetuta
che
questa
che
si
combatte
non
è
solo
una
guerra
di
forze
materiali
ma
soprattutto
un
conflitto
di
spiriti
.
Così
la
guerra
,
che
per
qualche
giorno
era
stata
tenuta
lontano
dai
discorsi
cosmopoliti
,
ma
che
era
ancora
alta
su
quegli
uomini
e
dominava
il
loro
avvenire
,
tornò
fra
noi
come
l
'
ospite
principale
.
Il
giorno
fu
ancora
preso
da
riunioni
e
concerti
,
ma
la
mattina
dopo
rimasi
solo
a
Weimar
con
Vittorini
,
e
nella
città
vuota
di
ospiti
e
priva
di
bandiere
i
simboli
della
crisi
apparvero
più
scoperti
e
palesi
.
Goethe
e
Schiller
erano
nascosti
sotto
una
casupola
di
mattoni
,
finti
libri
erano
esposti
nelle
vetrine
e
le
donne
passeggiavano
sole
nel
vecchio
parco
di
Weimar
.
Con
Vittorini
che
conosce
«
il
mondo
offeso
»
fu
facile
parlare
di
quegli
argomenti
che
un
congresso
della
letteratura
europea
non
può
affrontare
;
della
letteratura
come
una
onesta
vocazione
,
e
soprattutto
dell
'
Europa
:
una
cosa
che
ci
pareva
troppo
grande
e
incerta
e
afflitta
perché
trecento
signori
riuniti
a
Weimar
nell
'
ottobre
1942
potessero
parlare
in
suo
nome
.
1943
XXIV
.
L
'
ultima
esperienza
francese
I
.
Profeti
senza
fede
.
Vichy
,
gennaio
Mentre
il
fascismo
francese
manifesta
la
sua
inanità
nelle
modeste
prove
dei
partiti
totalitari
di
Doriot
e
di
Déat
e
la
situazione
politica
della
Francia
si
precisa
sempre
meglio
come
una
situazione
di
puro
attesismo
(
a
Vichy
si
parla
di
«
quelques
chefs
indignes
»
;
ma
è
opportuno
ricordare
che
tutti
i
capi
militari
del
Nord
Africa
,
gli
uomini
cioè
meglio
qualificati
per
il
loro
lealismo
e
la
loro
devozione
a
Pétain
sono
passati
in
massa
alla
dissidenza
dopo
lo
sbarco
americano
)
,
si
va
affermando
in
alcuni
ceti
della
cultura
francese
un
fascismo
ideologico
,
una
dottrina
o
tendenza
fascista
,
che
ha
ormai
una
breve
tradizione
e
si
appoggia
a
qualche
nome
significativo
.
Montherlant
e
Drieu
La
Rochelle
sono
i
due
esempi
più
notevoli
di
questo
atteggiamento
intellettuale
e
Bénoist
-
Méchin
è
l
'
uomo
che
lo
ha
sostenuto
con
più
fortuna
sul
terreno
politico
fino
alla
sua
recente
caduta
.
A
questi
maestri
e
precursori
si
ispirano
diversi
gruppi
di
giovani
i
quali
,
anche
se
divisi
dai
loro
programmi
immediati
,
sono
però
riconoscibili
per
certi
caratteri
comuni
:
irrazionalismo
,
culto
della
forza
e
dell
'
onore
,
sentimenti
antidemocratici
,
imperialismo
come
meta
ultima
e
collaborazione
con
la
Germania
come
meta
vicina
.
Non
si
può
dire
in
complesso
che
si
tratti
di
un
fenomeno
imprevedibile
né
di
forze
nuove
venute
ora
a
maturazione
:
sono
piuttosto
voci
della
vecchia
Francia
che
si
perdevano
un
tempo
nel
confuso
clamore
della
terza
repubblica
e
che
,
per
essere
ora
le
sole
autorizzate
e
quelle
che
corrispondono
alla
congiuntura
politica
,
hanno
preso
un
tono
più
alto
e
s
'
impongono
all
'
attenzione
del
pubblico
.
Un
tipico
esponente
di
questa
sitoazione
è
Alfred
Fabre
-
Luce
.
Fabre
-
Luce
è
un
isolato
nella
vita
politica
e
un
signore
nella
vita
civile
.
Ancora
di
recente
Drieu
La
Rochelle
in
un
corsivo
della
«
Nouvelle
Revue
Française
»
,
intitolato
chi
sa
perché
Libéraux
,
faceva
delle
varianti
su
questa
condizione
di
patrizio
di
Fabre
-
Luce
,
che
per
molto
tempo
gli
ha
alienato
la
simpatia
della
critica
e
lo
ha
confinato
in
un
'
aura
di
dilettantismo
.
Egli
stesso
del
resto
contribuiva
a
questa
fama
disperdendo
la
sua
attività
in
tutte
le
zone
della
cultura
e
dedicandosi
alla
narrativa
,
al
teatro
e
alla
critica
,
con
esito
sempre
discutibile
.
Solo
dopo
la
guerra
Fabre
-
Luce
ha
puntato
decisamente
sul
suo
talento
politico
e
,
oltre
a
qualche
saggio
minore
,
ha
scritto
quella
fortunatissima
cronaca
della
vita
francese
dal
'39
al
'42
che
si
chiama
appunto
Journal
de
la
France
ed
è
uno
dei
libri
più
venduti
e
più
letti
degli
ultimi
anni
.
Il
Journal
è
un
libro
prezioso
per
seguire
l
'
evoluzione
degli
avvenimenti
e
delle
idee
nella
Francia
di
Pétain
e
,
benché
scritto
in
modo
un
po
'
ornato
e
pittoresco
(
letterariamente
Fabre
-
Luce
è
un
adepto
di
Giraudoux
)
,
rivela
una
mano
di
giornalista
non
comune
.
Quanto
ai
sentimenti
dell
'
autore
,
si
avverte
quella
inclinazione
a
destra
che
,
variamente
mascherata
,
è
poi
l
'
impronta
caratteristica
degli
uomini
della
sua
classe
e
dei
suoi
gusti
.
Tuttavia
per
indicare
con
esattezza
una
situazione
spirituale
il
Journal
non
basta
;
la
stessa
abilità
con
cui
è
scritto
lo
rende
evasivo
e
sfuggente
.
Fabre
-
Luce
ha
rimediato
a
questa
lacuna
dandoci
ora
un
libro
che
dovrebbe
essere
il
documento
migliore
per
intendere
ragioni
e
propositi
dei
suoi
compagni
di
dottrina
;
questa
Anthologie
de
l
'
Europe
nouvelle
(
Plon
,
1942
)
,
che
raccoglie
le
pagine
più
significative
dei
nuovi
classici
,
indica
i
profeti
e
le
guide
a
cui
dovrebbe
rivolgersi
la
gioventù
del
dopoguerra
.
Il
libro
si
apre
con
un
capitolo
che
è
intitolato
Realismo
e
che
con
il
solito
Machiavelli
e
il
solito
Nietzsche
e
un
insolito
e
ambiguo
Pascal
mette
insieme
una
professione
di
fede
di
pessimismo
generico
.
Ora
,
è
bene
forse
chiarire
un
punto
che
trascende
di
molto
l
'
importanza
del
signor
Fabre
-
Luce
e
delle
sue
idee
sull
'
avvenire
d
'
Europa
.
Si
può
essere
pessimisti
riguardo
ai
tempi
e
alle
circostanze
,
riguardo
alle
sorti
di
un
paese
o
di
una
classe
,
riguardo
a
questi
o
a
quegli
uomini
,
ma
non
si
può
essere
pessimisti
riguardo
all
'
uomo
.
Non
lo
si
può
,
almeno
quando
si
vuol
fare
della
politica
sul
serio
,
essere
cioè
uomini
prima
di
tutto
.
Un
tale
atteggiamento
che
una
moda
in
decadenza
si
ostina
a
considerare
sano
e
virile
,
è
soltanto
stupido
:
noi
abbiamo
superato
,
sì
,
l
'
ottimismo
dogmatico
di
Rousseau
,
come
questa
gente
non
si
stanca
di
ripetere
,
ma
non
abbiamo
scordato
che
tutte
le
grandi
rivoluzioni
sono
state
fatte
da
uomini
i
quali
credevano
nell
'
uomo
,
che
volevano
mutarlo
e
costringerlo
,
ma
che
in
definitiva
volevano
aiutarlo
.
A
che
scopo
altrimenti
fare
una
rivoluzione
e
non
legarsi
una
pietra
al
collo
e
buttarsi
in
mare
?
Così
il
vero
elemento
discriminatore
fra
rivoluzione
e
reazione
,
questo
sottile
sostegno
del
giudizio
storico
,
potrà
apparire
alla
nostra
coscienza
chiuso
nella
più
semplice
delle
formule
:
la
sorte
dell
'
uomo
di
fronte
ai
suoi
simili
.
Il
preteso
realismo
dei
rivoluzionari
decadenti
li
porta
invece
a
scegliersi
come
maestri
sociologi
invecchiati
e
politici
senza
fortuna
,
uomini
che
dalla
loro
stessa
inerzia
hanno
tratto
ispirazione
a
fantasie
e
progetti
di
potere
.
Dopo
un
inizio
così
netto
la
scelta
di
Fabre
-
Luce
non
lascia
molte
sorprese
.
I
nomi
che
si
susseguono
nei
diversi
capitoli
del
libro
appartengono
a
una
medesima
costellazione
politica
o
vi
sono
assunti
con
atto
arbitrario
(
Péguy
e
Georges
Sorel
,
secondo
la
distinzione
che
si
è
fatta
prima
,
restano
come
rivoluzionari
di
fronte
alla
storia
,
Nietzsche
è
troppo
vario
e
complesso
per
servire
da
trampolino
a
questi
esercizi
;
ma
H
.
S
.
Chamberlain
,
Spengler
,
Unamuno
,
Maurras
appartengono
a
una
sola
categoria
di
disordine
intellettuale
e
di
debolezza
umana
e
Jacques
Chardonne
,
che
Fabre
-
Luce
cita
coraggiosamente
sotto
il
titolo
Socialismo
antimarxista
,
è
soltanto
un
romanziere
di
second
'
ordine
che
fa
ridere
contrapposto
a
Marx
)
.
Il
compilatore
nota
nella
prefazione
che
la
parte
degli
anglosassoni
nella
formazione
delle
nuove
ideologie
sembra
essere
molto
modesta
,
mentre
Francia
e
Germania
vi
avrebbero
contribuito
più
di
tutte
le
altre
nazioni
.
E
il
merito
concreto
di
un
libro
di
questo
genere
dovrebbe
essere
almeno
quello
di
riavvicinare
la
cultura
francese
alla
tedesca
,
di
colmare
così
un
lungo
e
dannoso
silenzio
.
Ma
a
tutti
è
chiaro
che
la
cultura
tedesca
non
è
quella
rappresentata
in
queste
pagine
da
due
brani
di
Goethe
e
di
Nietzsche
e
da
tutte
le
povere
apparizioni
del
momento
:
i
Grimm
,
i
Kolbenheyer
,
gli
Dwinger
,
che
Fabre
-
Luce
presenta
con
l
'
ingenua
soddisfazione
del
neofita
.
E
come
l
'
autore
e
i
suoi
compagni
di
dottrina
non
hanno
riconosciuto
la
vera
tradizione
della
civiltà
tedesca
nelle
sue
forme
storiche
,
così
non
sono
riusciti
a
penetrare
l
'
essenza
della
Germania
di
oggi
,
di
quella
Germania
di
cui
pure
cercano
l
'
appoggio
e
ammirano
l
'
esempio
.
Essi
si
sono
fermati
nella
loro
ricerca
a
una
zona
tutta
esterna
di
polemica
ideologica
,
che
corrisponde
se
mai
alla
fase
preparatoria
del
nazionalsocialismo
.
Con
i
tedeschi
in
casa
non
si
sono
accorti
del
grande
mutamento
che
la
guerra
,
vera
prova
di
una
rivoluzione
,
ha
portato
in
Germania
,
semplificando
i
rapporti
e
riducendo
il
paese
a
uno
stato
elementare
di
tensione
da
cui
è
lontano
ogni
schema
ideologico
.
I
soldati
che
traversano
le
stazioni
d
'
Europa
carichi
d
'
inverosimili
bagagli
,
obbedienti
e
tranquilli
,
quegli
ufficiali
delle
SS
i
quali
trascorrono
le
loro
vacanze
pilotando
apparecchi
da
bombardamento
,
hanno
superato
Möller
van
der
Bruck
non
meno
di
Kant
,
non
sono
soltanto
fuori
di
un
'
ideologia
,
ma
fuori
dell
'
ideologia
.
Per
comprendere
questo
fenomeno
non
è
necessario
forse
leggere
tutto
Il
tramonto
dell
'
Occidente
,
ma
piuttosto
rivivere
lo
stato
febbrile
,
la
povertà
,
l
'
angoscia
da
cui
è
nato
il
terzo
Reich
.
Esperienze
tutte
estranee
e
incomprensibili
per
gli
uomini
educati
nella
Francia
fra
le
due
guerre
,
paese
delle
violenze
verbali
e
delle
caute
attese
.
2
.
La
decadenza
comune
.
Vichy
,
maggio
Se
questi
anni
di
confusione
e
di
equivoci
,
di
povertà
e
di
paura
,
vorranno
tuttavia
essere
ricordati
nella
storia
di
Francia
,
se
questo
paese
,
percorso
da
soldati
stranieri
e
logorato
dall
'
opportunismo
,
vorrà
lasciare
un
suo
magro
segno
ideologico
,
il
nome
di
Drieu
La
Rochelle
vi
sarà
certo
legato
.
Come
tutti
i
protagonisti
della
«
Révolution
nationale
»
,
egli
è
un
rappresentante
genuino
dei
tempi
che
si
vogliono
negare
(
giacché
la
caratteristica
di
questa
curiosa
rivoluzione
,
dove
i
marescialli
nonagenari
hanno
avuto
la
meglio
sui
generali
settantenni
,
è
di
essere
fatta
di
«
refou
-
lements
»
e
di
risacche
:
una
rivoluzione
di
cui
tutti
i
capipopolo
sono
Philippe
Égalité
)
.
Come
la
maggior
parte
di
loro
egli
è
un
protagonista
involontario
,
e
credo
che
sarebbe
per
il
primo
molto
scontento
di
sentirsi
citare
in
questi
termini
e
in
questa
compagnia
.
Pure
,
quando
nella
propria
vita
si
fa
della
politica
intellettuale
,
bisogna
rassegnarsi
ai
pericolosi
soprassalti
della
macchina
politica
,
e
oggi
Drieu
La
Rochelle
si
trova
auotomaticamente
al
centro
di
un
mondo
di
interessi
e
di
opinioni
a
cui
è
forse
lontano
dal
dare
il
proprio
consenso
.
Soravvissuto
al
crollo
dei
monumenti
repubblicani
,
invocato
ai
giovani
come
maestro
,
direttore
del
maggiore
organo
della
cultura
francese
militante
,
la
«
Nouvelle
Revue
Française
»
,
egli
deve
assumere
per
forza
certi
impegni
e
certe
responsabilità
.
Questa
è
la
giusta
conclusione
di
una
carriera
intellettuale
sempre
leggermente
pervertita
,
che
lo
ha
portato
a
credere
in
formule
negative
e
a
vedere
in
Jacques
Doriot
il
vero
rivoluzionario
dei
nostri
tempi
.
Pure
la
sua
eresia
non
merita
una
condanna
sommaria
,
perché
nel
corso
della
sua
lunga
avventura
Drieu
ha
avuto
almeno
un
merito
:
ha
salvato
una
lucidità
di
idee
e
una
esattezza
di
termini
che
mancano
di
solito
agli
eresiarchi
e
che
permettono
una
precisa
valutazione
del
suo
errore
.
Rifacevo
questa
constatazione
leggendo
la
prefazione
scritta
nel
'42
alla
nuova
edizione
integrale
di
Gilles
,
una
lucida
e
intelligente
prefazione
a
un
brutto
romanzo
.
Gilles
è
brutto
per
molte
ragioni
:
intanto
è
uno
degli
esempi
più
cospicui
di
quella
che
si
potrebbe
chiamare
«
l
'
illusione
del
romanzo
»
prosperata
con
la
NRF
.
Si
sa
l
'
importanza
preponderante
che
quel
gruppo
di
scrittori
accordò
al
romanzo
attraverso
una
discutibile
poetica
:
praticamente
il
romanzo
,
portato
a
un
limite
estremo
di
ibridismo
,
divenne
il
pretesto
buono
a
tutti
per
raccontare
le
proprie
faccende
private
o
per
esporre
le
proprie
idee
generali
.
Gilles
è
un
caso
tipico
di
questa
doppia
deviazione
;
e
del
resto
la
critica
più
avveduta
l
'
ha
riconosciuto
fin
dal
primo
momento
negandogli
ogni
merito
come
opera
narrativa
.
Ma
questa
constatazione
indurrebbe
semplicemente
a
non
parlarne
:
io
credo
invece
che
di
Gilles
si
debba
parlare
,
perché
questo
libro
,
che
racconta
la
vita
di
un
francese
fra
le
due
guerre
e
in
cui
evidentemente
molti
francesi
si
sono
riconosciuti
(
se
ne
sono
fatte
27
edizioni
)
,
è
uno
dei
documenti
più
precisi
e
convincenti
sul
costume
francese
degli
ultimi
venti
anni
.
Drieu
stesso
si
rende
conto
dell
'
importanza
principalmente
polemica
del
suo
libro
quando
nella
prefazione
porta
prima
di
tutto
la
discussione
sul
terreno
morale
.
«
Mi
sono
trovato
come
tutti
gli
altri
scrittori
contemporanei
di
fronte
a
un
fatto
schiacciante
:
la
decadenza
»
.
Questo
è
il
presupposto
del
libro
a
cui
è
indispensabile
risalire
per
comprenderne
certi
aspetti
essenziali
.
La
povertà
di
sangue
e
la
miseria
morale
di
una
società
a
cui
l
'
uomo
solo
non
può
sfuggire
sono
i
motivi
su
cui
Drieu
ha
costruito
il
suo
romanzo
saggio
.
E
questa
povertà
di
sangue
,
questa
miseria
morale
risultano
benissimo
dalla
triste
vicenda
di
Gilles
,
dalla
celebrazione
di
una
gente
erotica
e
finanziaria
,
annegata
nell
'
adulteno
e
nel
traffico
politico
,
sempre
più
lontana
da
un
'
immagine
concreta
dell
'
uomo
.
Ma
quello
che
forse
Drieu
non
sospetta
è
quanto
egli
stesso
sia
complice
di
quella
miseria
,
indissolubilmente
legato
ai
suoi
personaggi
da
una
comunità
di
linguaggio
e
di
gusti
che
lo
tradisce
come
una
somiglianza
fisionomica
.
Egli
pretende
di
scrivere
la
satira
della
borghesia
francese
,
ma
la
satira
presuppone
un
distacco
netto
,
l
'
appartenenza
a
una
sfera
che
ha
già
rotto
i
ponti
con
il
mondo
che
si
vuole
rappresentare
.
Hemingway
ha
descritto
ambienti
e
persone
in
preda
a
un
'
orribile
decadenza
,
ma
vi
è
passato
attraverso
netto
come
il
suo
linguaggio
,
e
chi
chiude
The
Sun
Also
Rises
si
sente
fresco
e
tranquillo
come
dopo
la
più
onesta
delle
letture
.
Così
in
Francia
il
pessimismo
totale
di
Jean
-
Paul
Sartre
,
in
Italia
l
'
acredine
del
primo
Moravia
sono
molto
meno
corrotti
di
questo
libro
politico
,
perché
suppongono
appunto
una
satira
risoluta
e
sincera
.
Drieu
al
contrario
è
profondamente
radicato
in
un
mondo
di
cui
vede
l
'
insufficienza
:
vi
dedica
la
sua
amara
ironia
,
ma
non
osa
fare
un
gesto
per
liberarsene
.
E
qui
è
la
nozione
stessa
di
decadenza
che
viene
in
causa
e
determina
una
variazione
.
La
decadenza
non
è
mai
un
fatto
«
écrasant
»
per
l
'
individuo
,
è
sempre
un
fatto
possibile
che
si
tratta
di
subire
o
di
respingere
.
Nella
sua
prefazione
Drieu
rimprovera
ad
altri
scrittori
contemporanei
l
'
evasione
dal
loro
mondo
naturale
per
paura
di
cedere
ai
pericoli
circostanti
.
Ma
quella
evasione
indica
appunto
la
vitalità
delle
reazioni
di
un
uomo
contro
le
insidie
sociali
:
Malraux
che
cerca
in
Cina
e
in
Spagna
quei
motivi
umani
che
non
trova
in
Francia
è
un
esempio
positivo
,
ed
è
per
questo
che
L
'
espoir
resterà
come
un
libro
edificante
,
mentre
Gilles
sarà
appena
l
'
ultima
celebrazione
di
una
crisi
senza
uscite
.
Tale
problema
della
decadenza
di
un
uomo
e
di
una
società
è
immanente
sull
'
orizzonte
politico
europeo
,
e
il
desiderio
di
discuterlo
la
sola
origine
di
questo
commento
.
Esso
ci
tocca
tutti
in
quanto
figli
e
partecipi
di
una
civiltà
borghese
,
ed
è
tanto
più
necessario
meditarlo
di
fronte
a
uomini
come
Drieu
,
Montherlant
o
Ernst
Jünger
che
ce
ne
offrono
soluzioni
ingannevoli
e
vestono
di
ambigue
parole
la
semplice
figura
della
rivoluzione
.
XXV
.
La
lotta
contro
gli
idoli
Americana
.
Un
libro
conta
sempre
per
quello
che
non
si
propone
,
per
quel
margine
di
imprevisto
che
contiene
in
sé
come
una
riserva
di
energia
e
di
vigore
.
Così
l
'
antologia
di
Vittorini
,
Americana
,
apparsa
in
una
raccolta
di
opere
di
carattere
divulgativo
e
facile
a
confondersi
in
una
nozione
critica
comune
.
Quando
si
parla
di
narrativa
tedesca
o
di
teatro
religioso
si
allude
a
un
'
unità
scolastica
,
a
un
pretesto
di
cultura
.
Ma
il
libro
di
cui
vogliamo
parlare
conta
per
un
significato
diverso
:
vale
come
il
messaggio
disinvolto
di
un
popolo
a
chi
è
lontano
dalle
sue
rive
e
la
risposta
orgogliosa
dell
'
America
ai
problemi
del
mondo
nuovo
.
Questa
è
stata
almeno
la
riuscita
di
Vittorini
,
e
su
questa
riuscita
polemica
si
può
iniziare
un
discorso
più
vivo
di
quello
che
spetterebbe
a
una
semplice
antologia
di
testi
.
Americana
:
la
brevità
del
nome
suggella
la
ricchezza
delle
intenzioni
,
evoca
la
fantasia
dei
viaggiatori
piuttosto
che
lo
studio
dei
filologi
.
L
'
America
è
stata
sempre
da
noi
oggetto
di
una
valutazione
unitaria
:
forse
la
sua
compattezza
geografica
e
la
distanza
sul
mare
hanno
contribuito
a
creare
questo
mito
di
un
paese
che
cresce
come
un
unico
corpo
e
si
configura
e
si
atteggia
secondo
abitudini
proprie
.
Emigranti
arrivavano
da
tutte
le
terre
d
'
Europa
,
ma
la
grande
voce
dell
'
America
copriva
presto
il
frastuono
delle
lingue
diverse
e
confondeva
in
un
'
unica
razza
i
popoli
lontani
.
Architetture
sorgevano
di
fronte
ai
due
oceani
diverse
da
quelle
delle
nostre
città
.
E
quando
questo
slancio
del
vivere
superò
la
sua
fase
iniziale
,
uscì
dalle
praterie
e
dalle
miniere
per
farsi
industria
e
potenza
,
la
curiosità
indulgente
degli
europei
si
coprì
di
un
tono
polemico
,
finché
parve
a
qualcuno
che
un
vero
conflitto
fosse
sorto
tra
le
due
civiltà
,
simile
all
'
urto
violento
e
inevitabile
delle
età
successive
.
Questo
complesso
di
diffidenza
e
di
curiosità
trovò
altrove
la
sua
espressione
naturale
in
una
ricca
sociologia
;
soprattutto
dopo
la
guerra
,
quando
l
'
America
entrò
da
vicino
nella
vita
europea
e
impose
i
propri
gusti
e
le
proprie
tendenze
.
Allora
si
studiò
questo
astratto
nei
suoi
fenomeni
più
appariscenti
,
la
democrazia
totale
e
il
cinematografo
,
la
musica
negra
e
i
cartelli
industriali
;
altri
processi
restarono
indistinti
nell
'
ombra
,
troppo
embrionali
o
discosti
per
colpire
occhi
non
esercitati
.
Da
noi
in
Italia
la
sociologia
non
fiorisce
,
e
le
relazioni
fra
i
due
popoli
rimasero
allo
stato
grezzo
dei
rapporti
di
massa
:
influenzate
dalla
povertà
degli
emigranti
,
dagli
aspetti
più
chiassosi
della
pubblicità
.
Pure
la
forma
America
era
ormai
troppo
netta
all
'
orizzonte
per
non
suscitare
la
curiosità
degli
intellettuali
;
e
accanto
a
libri
lirici
,
come
quello
di
Soldati
,
e
ai
documenti
inespressivi
del
giornalismo
politico
,
uscì
qualche
anno
fa
America
amara
,
primo
saggio
importante
delle
reazioni
della
nostra
intelligenza
alle
forme
ormai
mature
della
cultura
americana
.
America
amara
è
un
libro
esemplare
.
Puro
di
linguaggio
come
pochi
scrittori
europei
e
sensibile
al
valore
della
parola
attraverso
una
sottile
educazione
letteraria
,
Cecchi
porta
con
sé
i
limiti
della
«
regione
»
:
subisce
lo
spazio
come
un
ostacolo
invalicabile
.
La
Toscana
,
questa
regione
troppo
civile
,
è
presente
in
ogni
suo
giudizio
,
e
le
figure
ormai
consuete
del
paesaggio
toscano
sono
il
limite
di
ogni
altra
terra
.
Viaggiatore
instancabile
,
egli
è
uno
degli
uomini
meno
capaci
di
adattarsi
alle
sorprese
del
viaggio
,
uno
dei
più
ostinatamente
rinchiusi
nei
pregiudizi
di
una
sola
patria
.
Accanto
a
questa
inferiorità
geografica
Cecchi
è
trattenuto
nel
suo
giudizio
politico
da
un
'
altra
remora
:
la
caratteristica
inettitudine
della
sua
generazione
a
comprendere
tutti
quei
valori
che
sfuggono
all
'
apprezzamento
estetico
,
la
tendenza
a
convertire
i
fatti
del
costume
in
pura
curiosità
e
le
situazioni
sociali
in
moti
della
fantasia
.
Questa
disposizione
può
essere
in
uno
scrittore
motivo
di
superiorità
e
infatti
ha
liberato
la
letteratura
del
nostro
secolo
da
faticosi
complessi
ideologici
e
le
ha
dato
un
nuovo
respiro
;
ma
è
insieme
il
primo
sintomo
di
oscuri
pericoli
.
Da
noi
ha
coinciso
,
dopo
l
'
esaurimento
di
poche
esperienze
più
coraggiose
(
«
La
Voce
»
,
Gobetti
)
,
con
l
'
affermazione
di
una
scuola
la
cui
eredità
si
è
presto
consumata
e
il
cui
maggior
torto
storico
sarà
di
aver
vissuto
in
pacifica
contemporaneità
col
fascismo
.
In
Francia
,
madrepatria
di
tutte
le
colonie
letterarie
moderne
,
lo
stesso
fenomeno
ha
conosciuto
casi
più
cospicui
e
convincenti
.
Si
pensi
all
'
assoluta
infondatezza
delle
pretese
politiche
di
Gide
,
alla
debolezza
di
Valéry
quando
si
avventura
a
discutere
di
cose
temporali
,
all
'
amabile
e
infruttuoso
arabesco
tracciato
da
Giraudoux
in
Pleins
pouvoirs
.
La
critica
di
Cecchi
,
come
quella
di
tutti
costoro
,
rigorosa
e
talvolta
perfetta
sul
piano
orizzontale
della
pagina
,
non
ha
alcuna
validità
quando
cerca
di
svilupparsi
in
altre
dimensioni
,
quando
abbandona
il
terreno
familiare
della
variazione
per
tentare
quello
,
più
aspro
del
giudizio
.
Si
assiste
allora
al
vano
spettacolo
dello
scenografo
che
vuol
rendere
abitabili
le
sue
pareti
,
del
matematico
indotto
a
portare
le
sue
formule
sulle
sabbie
mobili
dell
'
economia
politica
.
Solo
ragioni
così
forti
,
e
un
'
altra
che
non
possiamo
discutere
,
ma
che
decide
in
definitiva
di
ogni
controversia
-
l
'
età
che
ci
separa
-
possono
spiegare
il
contrasto
nato
fra
le
nostre
intelligenze
su
questo
nome
di
America
.
Perché
dove
Cecchi
ha
raccolto
scrupolosamente
un
museo
di
orrori
,
dove
ha
isolato
malattie
e
decadenza
e
riconosciuto
un
mondo
a
cui
è
impossibile
prestar
fede
,
noi
abbiamo
sentito
una
voce
profondamente
vicina
,
quella
di
veri
amici
e
dei
primi
contemporanei
.
Vuoti
e
oscurità
sono
stati
colmati
nella
nostra
anima
dalla
presenza
di
questa
America
.
I
miti
dell
'
infanzia
,
logorati
in
una
scolorita
tradizione
dialettale
e
bonaria
,
risorgono
più
candidi
e
freschi
sulle
autostrade
d
'
America
.
L
'
infanzia
di
Saroyan
,
armeno
d
'
America
,
è
la
nostra
,
con
le
stesse
scoperte
e
gli
stessi
desideri
,
un
'
infanzia
dove
biciclette
e
giornali
hanno
la
presenza
incantevole
che
è
negata
agli
oggetti
consunti
delle
fiabe
.
E
la
nuova
leggenda
nasce
fra
pianoforti
e
canzoni
in
un
tremante
cinematografo
.
Le
donne
astratte
di
un
tempo
,
le
prime
apparse
all
'
orizzonte
dell
'
adolescenza
,
erano
protagoniste
di
avventure
decise
su
uno
schermo
di
provincia
,
e
i
nomi
impronunciabili
delle
dive
americane
segnavano
le
gloriose
tappe
di
un
'
educazione
sentimentale
.
E
dopo
che
la
guerra
del
1914
aveva
confuso
la
nostra
fantasia
attraverso
un
'
ambigua
leggenda
,
prima
che
un
'
altra
guerra
tradisse
il
vero
significato
di
quell
'
episodio
da
cui
doveva
scaturire
la
nostra
maturità
,
Hemingway
aveva
scritto
A
Farewell
to
Arms
,
primo
sicuro
esempio
di
come
l
'
uomo
solo
possa
ottenere
la
liberazione
da
un
costume
ormai
scaduto
,
sottrarsi
con
le
proprie
energie
alle
imboscate
della
storia
.
Cecchi
non
può
rendersi
conto
dell
'
enorme
importanza
di
tutto
questo
,
del
valore
del
prezioso
carico
di
spezie
e
di
oro
che
i
nuovi
vascelli
hanno
riportato
dall
'
America
.
Egli
si
accanisce
nella
sua
critica
ai
narratori
americani
su
discutibili
motivi
filologici
per
giustificare
quella
che
è
prima
di
tutto
una
incompatibilità
esistenziale
:
l
'
incompatibilità
di
chi
è
cresciuto
in
un
'
aria
condizionata
con
i
liberi
terreni
d
'
America
e
di
chi
ha
confessato
troppo
francamente
il
proprio
rispetto
dei
«
carabinieri
a
cavallo
»
per
poter
comprendere
gli
impulsi
e
le
reazioni
di
una
folla
in
tumulto
.
Il
suo
nome
torna
ora
in
testa
a
questa
antologia
a
firma
di
una
prefazione
che
è
veramente
amara
per
il
suo
rifiuto
di
ogni
intesa
con
l
'
avversario
.
Ma
subito
dopo
,
le
pagine
che
Vittorini
ha
dedicato
ai
diversi
momenti
della
cultura
americana
rappresentano
l
'
antitesi
più
netta
alla
formula
di
Cecchi
,
ne
rovesciano
insieme
il
contenuto
ideologico
e
il
metodo
critico
.
Vittorini
sa
che
una
pura
lettura
musicale
dei
testi
non
ci
serve
più
,
che
dopo
i
saggi
più
recenti
della
critica
europea
,
insistere
su
quella
strada
significa
perdere
il
sapore
genuino
della
parola
scritta
per
arrendersi
alla
pura
sensibilità
.
(
E
in
Francia
,
dove
la
stessa
evoluzione
storica
ha
raggiunto
un
grado
più
maturo
,
la
critica
non
giornalistica
è
precipitata
in
un
vortice
da
cui
è
difficile
salvarsi
)
.
Vittorini
compie
quel
rovesciamento
di
valori
che
era
necessario
per
tenere
in
piedi
una
storia
letteraria
che
sia
ancora
storia
universale
,
propone
senza
accorgersene
una
tesi
radicale
,
una
via
di
salvezza
,
per
cui
sarà
proprio
l
'
oggetto
,
l
'
origine
concreta
dell
'
ispirazione
,
a
determinare
una
scala
di
valori
e
a
dirigere
l
'
interesse
del
critico
.
Una
tale
formula
potrebbe
provocare
le
più
facili
condanne
e
richiamare
polemiche
ormai
sepolte
se
fosse
appunto
una
formula
,
se
corrispondesse
a
una
dottrina
,
a
una
qualsiasi
estetica
neorealistica
.
Ma
essa
è
prima
di
tutto
un
'
invenzione
e
uno
sfogo
,
un
rivolgersi
a
quello
che
cresce
intorno
i
noi
con
la
disinteressata
ricerca
della
creatura
viva
e
con
quella
pura
curiosità
da
cui
nasce
ogni
giudizio
valido
.
Perché
,
che
cos
'
è
in
fondo
una
rivelazione
poetica
se
non
la
scoperta
di
un
nuovo
paese
,
lo
sguardo
che
improvvisamente
si
ferma
su
figure
prima
indistinte
,
l
'
emergere
dal
buio
di
parole
sconosciute
?
Tutti
i
veri
poeti
,
i
veri
maestri
del
passato
sono
rimasti
nella
nostra
memoria
come
governatori
di
una
provincia
,
scopritori
di
tesori
che
ci
hanno
lasciati
in
eredità
.
A
loro
appartengono
certe
ore
del
giorno
come
ai
pittori
appartengono
i
paesaggi
che
l
'
arte
ha
riscattato
:
ogni
libro
,
ogni
opera
compiuta
resta
come
un
segno
dell
'
uomo
piantato
nella
giungla
circostante
.
In
questa
progressiva
opera
di
conquista
e
di
incivilimento
,
in
questo
espandersi
dell
'
uomo
oltre
i
confini
della
sua
esperienza
primitiva
,
l
'
America
si
trova
ora
come
la
terra
più
fertile
e
generosa
.
Un
secolo
e
mezzo
fa
la
Germania
usciva
definitivamente
dalla
preistoria
culturale
e
mostrava
ormai
un
profilo
inconfondibile
nella
geografia
dei
popoli
europei
.
Cinquant
'
anni
or
sono
un
gruppo
di
intellettuali
e
di
scrittori
di
genio
portava
a
termine
una
faticosa
opera
di
riavvicinamento
storico
e
faceva
dono
al
mondo
occidentale
della
Russia
,
del
suo
paesaggio
e
della
sua
esperienza
religiosa
,
delle
sue
esaltazioni
collettive
e
delle
sue
malattie
.
L
'
America
ha
ora
raggiunto
quel
punto
di
equilibrio
in
cui
la
letteratura
cessa
di
essere
materia
vissuta
e
non
è
ancora
tradizione
accademica
:
gli
scrittori
che
vivono
in
questo
periodo
hanno
il
diritto
di
chiamarsi
classici
perché
in
loro
si
precisa
per
la
prima
volta
una
figura
dell
'
America
che
non
ha
bisogno
di
alcun
richiamo
.
Hawthorne
,
Melville
,
i
nomi
maggiori
del
secolo
scorso
,
avevano
già
raccolto
il
materiale
per
una
storia
americana
,
avevano
parlato
a
momenti
con
una
voce
che
non
è
possibile
confondere
,
ma
in
loro
erano
ancora
presenti
i
residui
di
una
storia
più
antica
:
sentivano
i
vincoli
di
una
tradizione
religiosa
,
potevano
intuire
forse
le
ragioni
di
una
nuova
legge
,
non
porre
i
fondamenti
di
un
nuovo
costume
.
Soltanto
la
generazione
attuale
ha
fatto
dei
suoi
mezzi
d
'
espressione
,
dei
suoi
film
e
dei
suoi
libri
un
'
arma
di
guerra
totale
,
ha
accompagnato
con
lo
slancio
della
propria
parola
il
progresso
di
un
secolo
che
chiedeva
l
'
impegno
di
tutte
le
proprie
energie
,
ha
saputo
celebrare
le
nuove
opere
dell
'
uomo
nell
'
atto
stesso
in
cui
venivano
compiute
.
Come
in
ogni
vero
rivolgimento
letterario
,
i
nomi
che
contano
fra
gli
scrittori
americani
d
'
oggi
,
Hemingway
,
Faulkner
,
Saroyan
sono
soprattutto
gli
inventori
di
uno
stile
;
ma
il
loro
è
uno
stile
sotto
cui
è
ancora
fresca
la
materia
terrestre
,
che
deve
la
sua
pienezza
alla
presenza
di
nuovi
oggetti
:
di
nuove
macchine
e
di
nuove
case
,
di
nuove
relazioni
fra
gli
uomini
.
Sentire
questo
assoluto
privilegio
non
è
ancora
esaurire
il
compito
del
critico
,
ma
è
la
prima
condizione
per
non
fraintendere
lo
sforzo
che
un
popolo
e
una
generazione
fanno
per
esprimersi
.
E
,
questa
consapevolezza
si
trova
nelle
note
che
Vittorini
ha
anteposto
a
ogni
gruppo
di
scrittori
.
Libere
da
ogni
influsso
scolastico
,
sorrette
da
una
fantasia
vigorosa
e
sicura
,
esse
sono
uno
dei
più
notevoli
esempi
di
storia
letteraria
vissuta
da
uno
scrittore
;
certo
più
vicine
a
esempi
classici
,
come
L
'
Allemagne
della
Staël
o
Die
romantische
Schule
di
Heine
,
che
al
consueto
lavoro
dei
critici
di
mestiere
.
Il
fatto
che
Vittorini
abbia
scritto
queste
pagine
qualche
mese
dopo
Conversazione
in
Sicilia
prova
quale
forza
egli
sia
per
la
nostra
cultura
,
come
il
suo
nome
abbia
già
varcato
i
limiti
di
una
viva
amicizia
per
iscriversi
in
una
storia
più
duratura
e
profonda
.
Forse
perché
mentre
leggevo
questo
libro
la
campagna
bavarese
passava
davanti
ai
miei
occhi
dai
finestrini
di
un
treno
,
la
Germania
si
è
a
poco
a
poco
presentata
nella
riflessione
come
l
'
antitesi
naturale
di
questo
mondo
e
in
un
significato
più
esteso
il
suo
specchio
in
Europa
.
Nessun
popolo
è
più
vicino
a
quello
americano
per
la
giovinezza
del
sangue
e
il
candore
dei
desiderî
e
nessun
popolo
celebra
con
parole
tanto
diverse
la
propria
leggenda
.
Le
vie
della
corruzione
e
quelle
della
purezza
sono
anche
qui
paurosamente
vicine
;
ma
una
continua
follia
trascina
i
tedeschi
fuori
della
loro
strada
,
li
opprime
in
avventure
disumane
e
difficili
.
Così
questi
due
popoli
,
che
pochi
anni
fa
lottavano
vicini
nel
caldo
degli
stadi
e
cercavano
il
migliore
esempio
di
un
lavoro
organizzato
,
si
affrontano
ora
come
i
protagonisti
di
una
lotta
cruenta
:
essi
hanno
preso
su
di
sé
la
responsabilità
di
dirigere
il
mondo
e
colpiscono
senza
ritegno
gli
ultimi
ostacoli
alla
loro
impetuosa
natura
.
Perché
questo
è
il
senso
maggiore
della
guerra
che
si
combatte
.
Alla
consuetudine
diplomatica
e
alla
fantasia
dei
generali
si
presentano
ancora
vecchie
figure
:
l
'
equilibrio
europeo
e
la
«
France
éternelle
»
,
la
monarchia
asburgica
e
gli
stati
cuscinetto
.
Ma
queste
figure
appartengono
alla
pace
di
Wesfalia
quella
di
Versailles
:
dietro
la
loro
vacillante
realtà
chi
bisogno
di
corpi
vivi
e
di
parole
senza
inganno
vede
altri
nomi
:
America
e
Germania
,
Russia
,
Cina
.
Da
una
parte
e
dall
'
altra
sono
impegnate
forze
capaci
di
correggere
il
corso
della
nostra
esperienza
,
di
buttarci
in
un
angolo
come
rottami
inutili
o
di
condurci
in
salvo
su
una
riva
qualsiasi
.
Ma
l
'
America
vincerà
questa
guerra
perché
il
suo
slancio
iniziale
obbedisce
a
forze
più
vere
,
perché
crede
facile
e
giusto
quello
che
si
propone
.
Keep
smiling
,
«
conserva
il
tuo
sorriso
»
:
questo
«
slogan
»
di
pace
veniva
dall
'
America
con
tutto
un
seguito
di
musiche
edificanti
,
quando
l
'
Europa
era
una
vetrina
vuota
e
l
'
austerità
di
costumi
imposta
ai
paesi
totalitari
scopriva
soltanto
il
volto
disperato
e
amaro
della
reazione
fascista
.
L
'
estrema
semplicità
dell
'
ottimismo
americano
poteva
indignare
quanti
erano
persuasi
del
dovere
di
portare
il
lutto
in
segno
d
'
umanità
,
quanti
anteponevano
l
'
orgoglio
per
i
propri
morti
alla
salute
dei
propri
vivi
.
Ma
il
grande
orgoglio
dell
'
America
per
i
suoi
figli
di
oggi
sarà
la
consapevolezza
che
essi
hanno
corso
sulla
strada
più
ripida
della
storia
,
che
hanno
evitato
i
pericoli
e
le
insidie
di
uno
sviluppo
quasi
senza
soste
.
L
'
arricchimento
e
la
corruzione
burocratica
,
i
gangster
e
le
crisi
,
tutto
è
diventato
natura
in
un
corpo
che
cresce
.
E
questa
è
la
sola
storia
dell
'
America
:
un
popolo
che
cresce
,
che
copre
con
il
suo
continuo
entusiasmo
gli
errori
già
commessi
e
riscatta
nella
buona
volontà
i
pericoli
futuri
.
Le
forze
più
ostili
potevano
incontrarsi
sul
suolo
americano
,
le
malattie
e
la
miseria
;
ma
la
media
di
questi
rischi
e
paure
era
sempre
una
positività
,
ripeteva
ogni
volta
l
'
esaltazione
dell
'
uomo
.
Certo
una
simile
avventura
non
poteva
essere
proclamata
ad
alta
voce
,
doveva
trovare
una
maschera
qualsiasi
,
una
cifra
divulgabile
:
troppo
vecchio
sangue
inglese
restava
nella
razza
americana
per
permettere
un
'
esposizione
così
impudica
di
propositi
morali
e
un
gusto
dell
'
astratto
decisamente
riprovevole
.
Allora
il
benessere
,
la
ricchezza
o
semplicemente
il
danaro
coprirono
questi
astratti
furori
,
diedero
un
contenuto
concreto
allo
slancio
verso
l
'
uomo
che
animava
la
gioventù
americana
.
E
tutti
gli
esteti
oziosi
che
si
sentivano
contemporanei
di
Pericle
,
gli
pseudo
-
filosofi
avvolti
in
distinzioni
metafisiche
,
i
giornalisti
che
avevano
assunto
la
difesa
dell
'
occidente
volsero
le
spalle
a
un
popolo
così
manifestamente
degenere
.
Grava
sulla
civiltà
americana
la
stupidità
di
una
frase
:
civiltà
materialistica
.
Civiltà
di
produttori
:
questo
è
l
'
orgoglio
di
una
razza
che
non
ha
sacrificato
le
proprie
forze
a
velleità
ideologiche
e
non
è
caduta
nel
facile
trabocchetto
dei
«
valori
spirituali
»
;
ma
ha
fatto
della
tecnica
la
propria
vita
,
ha
sentito
nuovi
affetti
nascere
dalla
pratica
quotidiana
del
lavoro
collettivo
e
nuove
leggende
sorgere
dagli
orizzonti
conquistati
.
Qualunque
cosa
pensino
i
critici
romantici
,
un
'
esperienza
così
profondamente
rivoluzionaria
non
è
rimasta
senza
parole
;
e
mentre
nell
'
Europa
del
dopoguerra
si
riprendevano
i
temi
di
una
cultura
decadente
o
si
adottavano
formule
come
quella
surrealista
,
necessariamente
sprovviste
di
futuro
,
l
'
America
si
esprimeva
in
una
nuova
narrativa
e
in
nuovo
linguaggio
,
inventava
il
cinematografo
.
Che
cosa
sia
il
cinema
americano
molti
sentono
,
con
quell
'
ambivalenza
di
simpatia
e
di
fastidio
che
è
stata
descritta
come
uno
dei
nostri
irriducibili
complessi
di
europei
,
ma
nessuno
forse
ha
posto
in
luce
con
il
necessario
vigore
.
Ora
che
un
'
astinenza
obbligatoria
ci
ha
guariti
dagli
eccessi
di
pubblicità
e
dal
fastidio
dell
'
abitudine
si
può
forse
ricapitolare
il
significato
di
quell
'
episodio
educativo
e
riconoscere
nel
cinema
americano
il
più
grande
messaggio
che
abbia
ricevuto
la
nostra
generazione
.
Certo
il
cinema
è
nato
in
Europa
e
in
Europa
ha
fatto
le
sue
prime
prove
;
ma
appena
uscito
dallo
stadio
infantile
,
è
diventato
una
mediocre
appendice
delle
nostre
letterature
.
L
'
equivoco
di
una
estetica
rigida
su
presupposti
discutibili
ha
fatto
sì
che
per
anni
si
agitassero
i
problemi
più
fatui
:
chi
sia
l
'
autore
del
film
,
in
che
rapporto
si
trovi
l
'
attore
col
regista
.
Solo
in
Russia
il
cinema
aveva
riconosciuto
la
sua
strada
e
la
seguiva
con
la
naturalezza
di
chi
non
cerca
una
giustificazione
araldica
,
ma
si
affida
allo
slancio
delle
proprie
forze
.
E
quando
qualche
anno
dopo
rinacque
in
America
con
la
stessa
facile
spontaneità
ma
dotato
di
una
molto
maggiore
capacità
di
espansione
,
i
custodi
del
gusto
letterario
incorrotto
cominciarono
a
piangere
sulla
industrializzazione
,
sulla
decadenza
dell
'
arte
muta
e
su
altre
sciagure
da
laboratorio
.
Pure
anche
qui
capitalismo
americano
e
proletariato
russo
si
incontravano
nella
loro
risoluta
volontà
di
provare
un
mondo
non
ancora
scoperto
,
di
servirsi
con
fiducia
e
con
energia
dei
nuovi
strumenti
dell
'
uomo
.
Nato
come
industria
di
lusso
,
sottoposto
alle
più
dure
leggi
dell
'
economia
capitalistica
,
il
cinema
americano
doveva
presto
diventare
il
nutrimento
di
una
massa
anonima
,
esprimere
i
suoi
bisogni
e
le
sue
preferenze
,
instaurare
il
primo
colloquio
tra
le
grandi
folle
di
tutto
il
mondo
e
una
cultura
unitaria
.
Allora
il
cinema
entrò
nella
nostra
vita
come
una
presenza
insostituibile
;
cresciuto
con
la
nostra
stessa
giovinezza
ci
insegnò
a
vedere
e
a
comporre
secondo
nuove
misure
,
modificò
la
storia
e
la
geografia
nei
nostri
cervelli
,
fu
insieme
scuola
e
polemica
,
divertimento
e
mitologia
.
In
questo
sforzo
di
espansione
la
sua
importanza
era
soprattutto
sociale
in
quanto
,
arma
serenamente
rivoluzionaria
,
aboliva
le
frontiere
politiche
e
collaborava
alla
presa
di
coscienza
più
urgente
per
il
nostro
tempo
,
quella
dell
'
unità
della
razza
.
Ma
nell
'
ordine
estetico
il
suo
significato
non
era
minore
,
perché
senza
il
cinema
i
nostri
occhi
vedrebbero
il
mondo
in
un
'
altra
luce
,
e
oggi
è
sicuro
che
gli
anonimi
autori
del
film
americano
furono
i
primi
a
rispondere
all
'
appello
rivolto
da
Baudelaire
agli
artisti
moderni
,
i
primi
a
mostrare
come
siamo
giovani
e
belli
con
le
nostre
scarpe
di
vernice
e
con
le
nostre
cravatte
borghesi
.
Questa
certezza
era
indispensabile
per
uscire
da
un
mediocre
estetismo
e
,
più
o
meno
palesemente
secondo
le
affinità
del
gusto
,
la
lezione
americana
fu
assimilata
da
tutti
i
popoli
civili
.
Sola
ostinatamente
chiusa
nei
suoi
complessi
medioevali
,
la
Germania
di
oggi
rifiuta
di
accettarla
.
Il
corno
del
postiglione
di
Eichendorff
suona
ancora
nei
versi
dei
cattivi
poeti
del
terzo
Reich
:
nessuno
di
loro
potrà
riconoscere
dei
valori
visivi
fuori
di
una
cornice
tradizionale
,
sentire
una
musica
non
consacrata
da
ragioni
accademiche
.
Ogni
ragazza
tedesca
rinnova
le
scoperte
che
una
sua
bisavola
fece
in
un
crepuscolo
d
'
autunno
,
si
estasia
di
fronte
agli
stessi
paesaggi
,
trova
«
fabelhaft
»
e
«
wunderbar
»
le
stesse
reliquie
archeologiche
.
Il
fascino
del
deserto
,
l
'
esotismo
,
il
cielo
azzurro
d
'
Italia
restano
i
limiti
di
una
poetica
che
da
oltre
un
secolo
basta
a
nutrire
questi
irriducibili
filistei
:
nessuno
di
loro
ha
capito
che
una
fabbrica
della
periferia
di
Berlino
può
essere
non
meno
«
natura
»
degli
scogli
di
Capri
e
che
una
finestra
intravista
dalle
vetture
dell
'
U
.
Bahn
ha
molto
più
diritto
a
essere
ammirata
di
un
«
point
de
vue
»
riconosciuto
,
come
nei
giardini
barocchi
.
L
'
universo
romantico
,
questo
pericoloso
giocattolo
per
uomini
difesi
da
una
superiore
ironia
,
è
passato
tale
e
quale
nelle
mani
dei
nipoti
,
ridotto
a
una
formula
comune
e
venerato
come
un
oggetto
da
museo
.
Tutte
le
reazioni
tentate
in
più
di
un
secolo
dall
'
intelligenza
europea
,
da
Heine
a
Thomas
Mann
,
non
hanno
potuto
correggere
questo
vizio
fondamentale
dell
'
anima
tedesca
.
Così
l
'
estetica
romantica
agisce
come
un
ingorgo
nello
sviluppo
di
una
libera
sensibilità
e
la
politica
romantica
copre
col
suo
equivoco
la
sostanziale
incertezza
di
un
popolo
cresciuto
attraverso
prove
durissime
,
ma
a
cui
è
sempre
mancata
una
vera
esperienza
politica
.
In
virtú
di
quell
'
equivoco
è
nato
il
regime
nazionalsocialista
,
assurda
perversione
a
cui
si
deve
se
un
paese
proletario
vive
secondo
ideali
piccolo
-
borghesi
.
Per
quell
'
equivoco
il
più
forte
paese
produttore
d
'
Europa
ha
posto
uno
iato
incolmabile
fra
produzione
e
cultura
,
dirige
la
sua
industria
verso
scopi
di
guerra
,
mette
nelle
mani
dei
militari
il
miracolo
dell
'
organizzazione
.
La
Germania
di
oggi
perpetua
la
retorica
dell
'
uomo
inattuale
;
sulle
più
povere
derivazioni
nietzschiane
celebra
la
rivolta
del
mito
contro
l
'
uomo
concreto
,
si
avvolge
in
insanabili
contrasti
.
Il
sangue
e
la
terra
sono
diventati
gli
emblemi
di
un
popolo
che
nella
confusione
del
sangue
e
nell
'
indifferenza
ai
problemi
territoriali
aveva
trovato
la
sua
civiltà
;
il
paese
che
per
primo
ha
conosciuto
il
grande
sforzo
dell
'
industria
centralizzata
moderna
non
ha
altro
esempio
da
proporre
alle
generazioni
future
che
la
comunità
di
villaggio
.
Su
un
tale
inconciliabile
antagonismo
di
fedi
e
di
dottrine
ereditate
si
basa
ora
il
conflitto
fra
America
e
Germania
.
L
'
importante
è
viaggiare
,
risponde
un
popolo
di
pionieri
ai
mistici
del
focolare
domestico
;
e
l
'
antico
idolo
di
patria
s
'
infrange
,
ritorna
memoria
dell
'
uomo
,
terra
a
cui
si
crede
e
si
pensa
,
ma
che
non
può
renderci
schiavi
.
Con
lui
periscono
altre
sovrastrutture
radicate
nel
profondo
delle
nostre
abitudini
,
molte
viltà
e
pigrizie
mascherate
da
nobili
parole
.
L
'
America
non
ha
cimiteri
da
difendere
.
In
questa
lotta
contro
gli
idoli
può
riconoscere
la
sua
missione
:
nella
lotta
contro
i
gentili
che
continuamente
riproducono
il
loro
errore
e
oppongono
all
'
uomo
un
'
ortodossia
o
un
rito
,
una
macchina
politica
o
dottrinale
.
A
contatto
di
questa
generosa
missione
l
'
utopia
del
mondo
nuovo
riprende
coraggio
;
ancora
pura
enunciazione
nell
'
ideologia
marxista
,
si
fa
prova
concreta
dovunque
l
'
uomo
non
cede
agli
oscuri
pericoli
della
mistica
e
del
rimpianto
,
non
si
rifugia
nella
neutralità
e
nel
disinteresse
,
ma
affronta
liberamente
e
con
i
propri
mezzi
i
compiti
di
un
'
esistenza
problematica
.
Questo
può
avvenire
in
America
,
può
avvenire
in
Russia
.
Nelle
nostre
parole
dedicate
all
'
America
molto
sarà
ingenuo
e
inesatto
,
molto
si
riferirà
ad
argomenti
forse
estranei
al
fenomeno
storico
Usa
e
alle
sue
forme
attuali
.
Ma
poco
importa
:
perché
,
anche
se
il
Continente
non
esistesse
,
le
nostre
parole
non
perderebbero
il
loro
significato
.
Questa
America
non
ha
bisogno
di
Colombo
,
essa
è
scoperta
dentro
di
noi
,
è
la
terra
a
cui
si
tende
con
la
stessa
speranza
e
la
stessa
fiducia
dei
primi
emigranti
e
di
chiunque
sia
deciso
a
difendere
a
prezzo
di
fatiche
e
di
errori
la
dignità
della
condizione
umana
.
XXVI
.
Il
monito
dell
'
altro
dopoguerra
Il
sangue
d
'
europa
.
Sarà
bene
che
tutti
gli
italiani
i
quali
esercitano
in
virtuose
recriminazioni
la
loro
fantasia
politica
leggano
un
libro
destinato
a
scuotere
chi
non
è
ancora
persuaso
della
natura
essenzialmente
vulcanica
del
sottosuolo
d
'
Europa
,
I
proscritti
di
Ernst
von
Salomon
(
Einaudi
,
1943
)
.
Probabilmente
questo
nome
non
dirà
molto
ai
lettori
di
oggi
;
ma
quando
il
libro
uscì
in
Germania
,
una
quindicina
di
anni
fa
,
fu
accolto
con
un
enorme
rumore
di
giudizi
contrastanti
e
divenne
il
centro
di
una
discussione
non
soltanto
letteraria
.
Molti
giovani
,
cresciuti
nello
smarrimento
del
dopoguerra
,
vi
trovarono
la
materia
di
cui
nutrire
la
loro
impaziente
ambizione
;
altri
,
fedeli
a
una
tradizione
di
costume
o
impegnati
dall
'
altra
parte
nella
lotta
politica
,
lo
salutarono
come
il
manifesto
dell
'
Apocalisse
.
Il
motivo
spicciolo
,
la
ragione
immediata
di
questo
interesse
e
della
violenza
delle
reazioni
era
un
dato
biografico
:
l
'
autore
del
libo
era
uno
degli
assassini
di
Rathenau
e
la
sua
spietata
confessione
aveva
un
forte
sapore
di
scandalo
.
Ma
lo
scandalo
Salomon
varca
di
molto
i
confini
di
un
episodio
giudiziario
,
è
lo
scandalo
della
Germania
,
lo
scandalo
di
un
paese
che
l
'
Europa
aveva
messo
al
bando
mentre
la
guerra
si
spegneva
ai
suoi
confini
e
tutte
le
fibre
tese
per
oltre
quattro
anni
si
spezzavano
.
Lo
stesso
assassinio
di
Rathenau
,
episodio
centrale
del
libro
,
si
confonde
in
un
clima
di
arbitrî
e
di
terrore
che
il
grande
incendio
d
'
Europa
domina
coi
suoi
riflessi
.
Vera
ragione
del
libro
è
il
dopoguerra
,
quel
dopoguerra
che
solo
la
Germania
conobbe
,
quando
il
crollo
delle
istituzioni
significò
la
rottura
di
un
equilibrio
difficilmente
recuperabile
,
e
la
prima
scossa
provocò
una
vertiginosa
caduta
di
valori
veri
e
fittizi
.
La
polemica
contro
l
'
antico
ordine
divenne
allora
negazione
di
ogni
ordine
,
i
contrasti
di
classe
raggiunsero
uno
stadio
di
violenza
improduttiva
e
i
soldati
del
più
disciplinato
esercito
del
mondo
portarono
le
loro
armi
a
una
lotta
senza
disciplina
.
Stretta
in
questo
vortice
di
contraddizioni
la
Germania
si
logorava
senza
trovare
una
via
d
'
uscita
e
le
forze
chiamate
a
soccorrerla
esaurivano
una
dopo
l
'
altra
le
loro
possibilità
.
I
proscritti
furono
coloro
che
accettarono
questo
stato
di
cose
come
una
condizione
insopprimibile
,
che
,
nutriti
di
odio
e
di
disprezzo
,
vollero
portare
alle
ultime
conseguenze
il
germe
della
rovina
e
varcarono
senza
esitare
le
soglie
dell
'
Apocalisse
.
Reduci
dal
fronte
,
che
la
guerra
aveva
consunti
ma
che
dalla
guerra
,
come
un
vizio
insanabile
,
non
sapevano
più
staccarsi
,
adolescenti
cresciuti
lontano
da
ogni
scuola
di
umanità
,
idealisti
e
avventurieri
,
si
riconobbero
una
missione
comune
.
Si
costituirono
bande
armate
con
compiti
indefiniti
:
il
nemico
era
l
'
Intesa
che
imponeva
condizioni
di
pace
vessatorie
,
erano
i
popoli
finitimi
stretti
come
bestie
da
preda
intorno
alle
spoglie
del
Reich
,
ma
era
anche
la
debole
repubblica
di
Weimar
e
le
forze
che
in
essa
si
esprimevano
:
la
socialdemocrazia
e
il
marxismo
.
Quale
fosse
invece
il
motivo
comune
che
stringeva
queste
azioni
e
la
meta
positiva
che
questi
uomini
si
proponevano
è
molto
più
difficile
definire
.
L
'
importante
era
agire
:
organizzare
la
guerriglia
nei
territori
di
confine
,
promuovere
il
sabotaggio
contro
le
potenze
occupanti
,
punire
con
atti
di
terrorismo
gli
incerti
e
i
traditori
.
In
nome
di
che
cosa
avvenne
tutto
questo
?
Una
parola
torna
spesso
nei
discorsi
esaltati
dei
capi
e
nei
proclami
dei
corpi
franchi
:
«
Germania
»
;
ma
è
facile
accorgersi
che
si
tratta
di
un
vessillo
mistico
più
che
di
una
concreta
insegna
politica
,
e
i
canoni
del
nazionalismo
tradizionale
indicano
malissimo
le
pretese
e
le
intenzioni
dei
proscritti
.
Così
la
qualifica
di
reazionari
puri
che
si
suole
dare
ai
corpi
franchi
,
se
risponde
alla
funzione
storica
assolta
in
definitiva
da
quelle
formazioni
,
quando
la
lotta
si
polarizzò
fra
loro
e
gli
elementi
di
sinistra
,
esprime
molto
vagamente
le
oscure
forze
che
guidarono
i
più
generosi
fra
i
proscritti
,
quelli
di
cui
Salomon
è
l
'
interprete
autorizzato
e
convinto
.
Reazionari
di
sinistra
,
se
si
può
tentare
una
definizione
di
questo
genere
,
si
assunsero
una
posizione
nuova
nella
storia
del
nostro
secolo
:
combatterono
le
forze
progressiste
perché
rappresentavano
il
maggior
tentativo
di
dire
alla
Germania
un
nuovo
volto
e
nuove
leggi
,
ma
non
ebbero
che
ironia
e
disprezzo
per
le
destre
tradizionali
a
cui
erano
osservati
.
Dalla
guerra
portarono
lo
spirito
estremamente
libero
dei
soldati
di
ventura
e
il
bisogno
di
combattere
per
qualcosa
e
contro
qualcuno
,
ma
se
in
qualcosa
credettero
,
fu
nella
caduta
della
civiltà
borghese
e
in
una
specie
di
rigenerazione
mistica
che
la
Germania
avrebbe
raggiunto
attraverso
il
sangue
e
il
sacrificio
.
Le
confuse
dottrine
sul
tramonto
dell
'
Occidente
sono
un
altro
aspetto
di
questa
mentalità
insieme
alle
ripetute
contraddizioni
per
cui
Rathenau
,
il
più
vicino
a
loro
degli
uomini
politici
tedeschi
,
fu
scelto
a
vittima
esemplare
,
e
di
tutti
gli
avversari
gli
unici
a
essere
considerati
con
una
certa
benevolenza
furono
i
più
aspri
:
i
comunisti
.
Certo
nulla
di
conservatore
rimase
in
costoro
:
più
pericolosi
dei
reazionari
comuni
,
essi
gettarono
il
seme
dell
'
anarchia
nel
campo
della
reazione
,
colpirono
i
vivi
per
difendere
il
fantasma
di
una
patria
perduta
e
adoperarono
tutte
le
loro
forze
perché
si
affermasse
sovrano
«
il
primo
,
istinto
dell
'
uomo
:
la
distruzione
»
.
Quanto
di
questo
spirito
sia
passato
nella
ideologia
nazionalsocialista
è
noto
a
tutti
coloro
che
hanno
seguito
lo
sviluppo
del
movimento
.
Gli
uomini
della
tempra
di
Salomon
,
che
ne
costituivano
l
'
estrema
ala
sinistra
,
esaurirono
la
loro
funzione
quando
il
partito
entrò
nel
suo
secondo
momento
,
passò
dalla
fase
rivoluzionaria
alla
fase
organizzativa
:
ma
a
loro
resta
legato
il
germe
più
vitale
dell
'
ideologia
e
l
'
origine
di
una
dottrina
che
nella
guerra
ha
le
sue
radici
e
nella
guerra
dovrà
concludere
le
sue
dure
vicende
.
Così
credo
di
non
sbagliarmi
se
dico
che
i
testi
più
signifcativi
dell
'
hitlerismo
sono
ancora
oggi
questo
libro
di
Salomori
e
gli
scritti
di
Ernst
Jünger
.
L
'
accostamento
è
insolito
e
ha
valore
solo
per
quel
che
riguarda
il
sostrato
ideologico
e
di
costume
,
non
certo
un
'
affinità
letteraria
.
Jünger
è
infatti
uno
scrittore
letteratissimo
,
e
proprio
questa
sua
armatura
culturale
lo
ha
portato
a
poco
a
poco
a
spegnere
i
motivi
rivoluzionari
e
a
rifugiarsi
nelle
ultime
opere
in
un
virtuoso
e
disperato
estetismo
.
Quanto
alle
qualità
letterarie
dello
scrittore
Salomon
,
esse
costituiscono
in
fondo
un
argomento
secondario
.
Chi
ha
visto
in
lui
un
grande
narratore
ha
torto
:
Salomon
si
muove
vagamente
nel
clima
dell
'
espressionismo
;
il
suo
trucco
consiste
nel
creare
un
'
atmosfera
concitata
attraverso
l
'
evocazione
di
orrori
fisici
e
psicologici
,
cervelli
spappolati
sui
muri
,
voluttà
che
nascono
dal
contatto
con
una
canna
di
mitragliatrice
.
Dove
manca
un
motore
esterno
di
agitazione
,
per
esempio
nell
'
ultima
parte
che
descrive
la
prigionia
,
l
'
interesse
langue
rapidamente
e
le
formule
di
Salomon
si
scoprono
in
tutta
la
loro
facilità
.
D
'
altra
parte
rifiutare
all
'
autore
dei
Proscritti
ogni
dote
di
scrittore
e
farne
semplicemente
un
delinquente
esibizionista
,
come
ha
preteso
qualcuno
,
è
un
errore
.
L
'
evocazione
delle
ore
più
febbrili
del
dopoguerra
,
la
Berlino
desolata
del
'19
,
gli
assalti
alle
case
operaie
sono
resi
con
una
superba
crudezza
:
Ci
battemmo
dappertutto
con
le
guardie
che
tiravano
dai
tetti
;
scivolammo
incollati
ai
muri
delle
case
,
intorno
agli
angoli
,
fucile
imbracciato
,
cercando
qualche
spiraglio
aperto
;
rimanemmo
in
agguato
dietro
barricate
costruite
in
fretta
,
ci
allungammo
in
terra
dietro
colonne
di
avvisi
e
fanali
,
sfondammo
porte
e
ci
precipitammo
su
per
scale
oscure
,
sparammo
su
tutto
ciò
che
portava
armi
e
non
apparteneva
alla
truppa
,
e
qualche
volta
stendemmo
nelle
strade
anche
uomini
disarmati
,
anche
donne
,
anche
bambini
qualche
volta
,
e
sui
loro
corpi
fischiavano
le
pallottole
,
e
accadeva
qualche
volta
che
i
morti
fossero
colpiti
:
sembrava
allora
che
trasalissero
un
'
ultima
volta
e
noi
sentivamo
in
bocca
un
cattivo
sapore
(
P
.
39
)
.
Altrove
questa
eloquenza
si
gonfia
di
un
pathos
polemico
,
quando
è
rivolta
al
mondo
circostante
dei
bonzi
e
dei
politicanti
di
mestiere
e
crea
quadri
di
un
vigoroso
rilievo
.
Ma
non
per
questo
bisogna
considerare
Salomon
uno
scrittore
da
antologia
.
La
sua
importanza
è
altrove
,
è
nell
'
avere
tentato
un
genere
di
narrativa
documentaria
di
cui
oggi
gli
scrittori
americani
,
Hemingway
alla
testa
,
ci
mostrano
le
ragioni
profonde
.
Alla
tendenza
tutta
introvertita
della
più
recente
narrativa
europea
questa
letteratura
contrappone
una
violenta
«
contaminatio
»
col
cinematografo
e
col
giornalismo
,
ma
soprattutto
rivendica
allo
scrittore
,
all
'
uomo
di
cultura
,
il
diritto
di
discutere
apertamente
i
presupposti
della
condizione
umana
.
Libri
come
Im
Westen
nichts
Neues
di
Remarque
,
L
'
espoir
di
Malraux
o
il
recente
The
Moon
is
Down
di
Steinbeck
sacrificano
palesemente
i
problemi
di
stile
a
una
fedeltà
giornalistica
umile
e
polemica
insieme
.
In
questo
senso
I
proscritti
è
uno
dei
pezzi
centrali
di
un
documentario
costruito
con
le
testimonianze
di
tutti
i
partiti
e
di
tutte
le
scuole
e
dotato
per
noi
di
un
valore
essenziale
,
perché
illumina
meglio
di
ogni
testo
di
storia
il
destino
di
un
'
epoca
in
cui
la
tolleranza
doveva
diventare
una
colpa
e
la
morte
fisica
scendere
con
inaudita
violenza
su
intere
generazioni
.
Se
questo
ciclo
parossistico
sia
per
concludersi
noi
non
possiamo
dire
.
Certo
oggi
,
all
'
avvicinarsi
della
fine
di
un
'
altra
guerra
mondiale
,
la
fucilata
dei
proscritti
suona
come
un
'
eco
sinistra
all
'
orecchio
dei
cittadini
d
'
Europa
,
e
chiama
ancora
una
volta
a
raccolta
le
forze
più
segrete
che
difendono
la
nostra
civiltà
.
XXVII
.
L
'
ora
del
riscatto
Il
colpo
di
stato
del
25
luglio
.
Nella
primavera
del
1943
l
'
opposizione
clandestina
al
fascismo
aveva
esaurito
praticamente
la
sua
funzione
originaria
.
Questa
funzione
era
stata
importantissima
:
aveva
tenuta
viva
per
oltre
vent
'
anni
l
'
unica
linea
di
pensiero
politico
indipendente
in
Italia
,
aveva
mostrato
al
fascismo
la
sua
sostanziale
debolezza
e
aveva
preparato
attraverso
la
lotta
e
il
sacrificio
i
quadri
di
un
avvenire
migliore
.
Ma
non
poteva
superare
un
certo
limite
:
a
ogni
tentativo
di
uscire
dal
chiuso
delle
cellule
e
delle
amicizie
rispondeva
immediata
la
reazione
poliziesca
,
e
il
più
maturo
dei
centri
di
opposizione
,
il
partito
comunista
,
che
si
sforzava
di
portare
la
lotta
dal
gruppetto
clandestino
all
'
azione
di
massa
,
vedeva
inesorabilmente
repressi
i
propri
tentativi
,
strozzato
sul
nascere
ogni
movimento
più
esteso
,
colpiti
i
quadri
che
era
difficile
sostituire
.
Certo
,
vent
'
anni
di
storia
non
erano
passati
inutilmente
.
La
corruzione
interna
di
un
regime
inizialmente
bacato
,
la
stanchezza
per
le
continue
avventure
militari
,
il
disagio
per
una
politica
economica
disordinata
e
pazzesca
avevano
influito
potentemente
sull
'
animo
delle
masse
e
avevano
portato
il
popolo
italianoa
una
condizione
ben
diversa
da
quella
di
illusoria
concordia
che
aveva
accompagnato
,
per
esempio
,
la
conquista
dell
'
Etiopia
.
La
condotta
rovinosa
della
nuova
guerra
diede
il
colpo
definitivo
a
questo
stato
di
cose
,
precipitando
dalla
parte
dell
'
opposizione
insieme
a
pochi
fascisti
delusi
tutta
la
folla
dei
pigri
e
degli
opportunisti
.
L
'
antifascismo
dispose
allora
di
una
forza
che
non
aveva
mai
posseduto
prima
;
l
'
enorme
maggioranza
del
popolo
italiano
,
contrario
al
regime
e
alla
guerra
,
si
trovò
schierata
contro
una
esigua
minoranza
di
fascisti
stretti
senza
più
convinzione
ai
loro
privilegi
e
alle
loro
prerogative
.
Eppure
proprio
questo
grado
di
maturità
nello
sviluppo
dell
'
opinione
pubblica
corrispondeva
a
un
punto
morto
nella
sfera
dell
'
azione
politica
.
Perché
uno
squilibrio
così
evidente
non
tendeva
a
risolversi
,
il
peso
delle
masse
disorganizzate
e
inesperte
non
bastava
a
capovolgere
la
bilancia
del
potere
politico
e
,
secondo
ogni
probabilità
,
se
non
fossero
intervenuti
agenti
esterni
la
guerra
fascista
sarebbe
continuata
fino
alla
sconfitta
completa
,
il
popolo
si
sarebbe
piegato
sotto
un
peso
sempre
maggiore
di
lutti
e
di
sventure
,
e
soltanto
le
armi
degli
alleati
avrebbero
liberato
l
'
Italia
dall
'
assurdo
fardello
che
l
'
opprimeva
.
Le
ragioni
di
questo
stato
di
fatto
in
apparenza
paradossale
sono
da
ricercare
in
condizioni
tecniche
che
la
scienza
politica
contemporanea
ha
largamente
studiato
.
Lo
stato
totalitario
moderno
è
una
macchina
che
si
muove
con
poche
leve
e
pochissime
persone
.
Chi
non
è
in
possesso
di
queste
leve
potrà
svolgere
una
azione
più
o
meno
feconda
,
ma
è
destinato
a
spezzarsi
appena
giunto
a
un
certo
limite
,
è
condannato
a
restare
irrimediabilmente
lontano
dalla
iniziativa
politica
.
In
Italia
lo
stato
fascista
era
una
macchina
che
funzionava
malissimo
,
i
suoi
congegni
erano
rozzi
e
imperfetti
e
a
ciò
si
deve
se
,
a
differenza
di
quanto
avvenne
in
Russia
o
in
Germania
,
larghe
sfere
della
vita
pubblica
rimasero
in
sostanza
immuni
dalla
sua
azione
.
Tuttavia
questa
macchina
imperfetta
sarebbe
bastata
a
spezzare
ogni
resistenza
interna
se
il
fascismo
non
avesse
commesso
l
'
errore
di
lasciare
alcune
delle
leve
di
comando
in
mano
a
forze
apparentemente
controllate
,
in
realtà
estranee
.
Dopo
vent
'
anni
di
regime
la
più
importante
di
queste
forze
era
ancora
la
monarchia
;
e
al
vecchio
istituito
giustamente
condannato
da
tutti
gli
italiani
responsabili
e
privo
di
ogni
consistenza
e
prestigio
morale
,
era
riservato
il
compito
di
dare
la
spinta
finale
all
'
edificio
marcio
del
fascismo
,
di
assumersi
cioè
l
'
iniziativa
che
nessuna
forza
sana
in
Italia
poteva
rivendicare
.
Pronta
a
tutti
i
compromessi
per
salvaguardare
la
propria
posizione
,
priva
di
vero
contatto
col
paese
,
Casa
Savoia
aveva
vissuto
per
vent
'
anni
in
perfetto
accordo
col
regime
che
aveva
salvato
nel
'22
il
trono
pericolante
e
che
permetteva
ai
suoi
dignitari
una
sicura
e
comoda
vita
.
Essa
aveva
avuto
però
l
'
abilità
di
mantenersi
esteriormente
staccata
dal
fascismo
,
conservando
una
vaga
veste
di
irresponsabilita
costituzionale
e
dando
credito
a
voci
di
dissidenza
da
parte
del
principe
ereditario
o
di
altri
principi
del
sangue
.
In
sostanza
la
dinastia
poteva
contare
sull
'
attaccamento
degli
strati
meno
evoluti
della
popolazione
e
sulla
fedeltà
della
maggior
parte
dell
'
esercito
:
dato
quest
'
ultimo
molto
importante
,
perché
l
'
esercito
divenuto
strumento
debolissimo
contro
il
nemico
esterno
,
era
tuttavia
la
organizzazione
più
efficiente
rimasta
in
piedi
nel
paese
.
Era
quindi
naturale
che
da
varie
parti
si
guardasse
a
Casa
reale
come
a
uno
dei
possibili
perni
del
futuro
rivolgimento
,
da
alcuni
con
sincera
fiducia
,
da
altri
con
la
speranza
di
servirsi
della
pedina
monarchica
per
un
più
vasto
giuoco
.
Per
molto
tempo
la
monarchia
non
sembrò
incoraggiare
questi
sentimenti
.
Ma
col
volgere
della
guerra
verso
una
fine
disastrosa
,
il
suo
atteggiamento
di
cauta
riserva
di
fronte
al
regime
si
accentuò
.
Nell
'
autunno
del
'42
due
grandi
avvenimenti
militari
,
il
fallimento
dell
'
offensiva
tedesca
in
Russia
,
culminata
nella
battaglia
di
Stalingrado
,
e
lo
sbarco
angloamericano
nell
'
Africa
francese
del
nord
col
successivo
crollo
del
fronte
africano
dell
'
Asse
,
avevano
dato
la
sensazione
che
la
guerra
fosse
perduta
per
la
Germania
.
Da
quel
momento
l
'
azione
di
sganciamento
della
monarchia
dal
fascismo
acquistò
un
moto
progressivo
.
Membri
della
Casa
reale
presero
contatto
direttamente
e
attraverso
emissari
con
esponenti
dell
'
opposizione
,
e
fu
stabilita
tutta
una
rete
di
sondaggi
destinata
a
identificare
le
forze
favorevoli
e
a
valutare
le
possibilità
di
successo
di
un
'
iniziativa
monarchica
per
l
'
eliminazione
di
Mussolini
e
la
fine
della
guerra
.
Fu
facile
convincersi
che
l
'
enorme
maggioranza
del
popolo
avrebbe
accolto
come
una
liberazione
qualunque
gesto
contro
il
fascismo
e
che
tutti
gli
elementi
politici
,
dai
conservatori
ai
comunisti
,
avrebbero
o
sostenuto
chi
se
ne
fosse
fatto
l
'
iniziatore
.
Così
nella
primavera
del
'43
il
disegno
del
colpo
di
stato
passò
dallo
stadio
di
ipotesi
a
quello
di
progetto
.
Era
convenuto
che
la
corona
avrebbe
avuto
l
'
iniziativa
e
che
i
gruppi
politici
l
'
avrebbero
appoggiata
con
tutte
le
loro
forze
.
Le
modalità
non
importavano
molto
;
restava
da
stabilire
il
momento
della
attuazione
.
Cominciò
allora
quella
ridda
d
'
incertezze
,
di
rinvii
,
di
contraddizioni
che
caratterizza
molto
bene
la
mentalità
degli
uomini
preposti
alla
esecuzione
del
piano
e
che
fino
da
allora
ne
prefigurò
il
mediocre
esito
.
Qualunque
fosse
stato
infatti
il
giudizio
dei
singoli
sulla
via
da
seguire
,
una
cosa
era
certa
:
che
ogni
momento
che
passava
rendeva
più
grave
la
situazione
e
diminuiva
il
valore
del
gesto
.
Occorreva
non
perdere
tempo
:
questo
principio
era
ammesso
in
teoria
da
tutti
gli
interessati
ma
praticamente
trovava
dovunque
ostacoli
e
resistenze
.
I
tardivi
scrupoli
costituzionali
del
re
,
l
'
insufficienza
dei
capi
militari
,
le
esitanze
di
alcuni
degli
nomini
politici
consultati
furono
altrettante
remore
alla
sollecita
realizzazione
del
progetto
.
La
paura
dei
tedeschi
impose
tali
cautele
,
anche
di
fronte
ai
collaboratori
più
fidati
,
che
si
fini
col
dare
l
'
impressione
,
soprattutto
ai
gruppi
di
sinistra
,
che
si
trattasse
di
una
mistificazione
e
che
in
realtà
il
colpo
di
stato
non
sarebbe
mai
avvenuto
.
Questa
prima
conseguenza
non
sarebbe
stata
in
sé
molto
temibile
,
in
quanto
il
colpo
doveva
avvenire
con
l
'
intervento
diretto
di
pochissime
persone
ed
era
inutile
farne
partecipi
elementi
destinati
comunque
ad
appoggiarlo
.
Ma
purtroppo
le
incertezze
non
erano
solo
apparenti
:
esse
corrispondevano
a
una
effettiva
mancanza
di
idee
negli
organizzatori
e
incidevano
su
due
aspetti
essenziali
della
situazione
:
le
trattative
con
gli
alleati
e
la
resistenza
alla
reazione
tedesca
.
Le
trattative
con
gli
anglosassoni
furono
condotte
per
vie
molteplici
e
vaghe
,
con
sondaggi
a
lunghissima
distanza
e
soprattutto
senza
mai
rendersi
conto
di
un
fatto
decisivo
:
gli
alleati
avevano
costituito
con
la
loro
caratteristica
lentezza
e
metodicità
un
piano
militare
destinato
a
riuscire
in
ogni
caso
,
e
molto
difficilmente
lo
avrebbero
modificato
per
venire
incontro
alle
esigenze
italiane
.
Occorreva
dunque
fornire
loro
tutti
gli
elementi
necessari
e
quindi
metterli
di
fronte
al
fatto
compiuto
,
senza
presumere
di
poter
strappare
da
essi
più
di
quanto
ci
consentisse
la
nostra
debole
posizione
.
Per
il
resto
provvedere
noi
ad
assicurarci
la
possibilità
di
sopravvivere
nel
periodo
che
sarebbe
trascorso
fra
la
richiesta
di
armistizio
e
l
'
arrivo
degli
angloamericani
in
Italia
.
Il
problema
fondamentale
non
era
quello
diplomatico
,
era
quello
di
predisporre
la
resistenza
alla
reazione
tedesca
.
Ora
,
i
militari
assicuravano
di
averlo
preso
in
esame
,
ma
diversi
indizi
lasciavano
supporre
che
la
preparazione
morale
e
tecnica
in
quel
settore
fosse
ancora
a
uno
stadio
molto
arretrato
.
Del
resto
continuava
a
trovare
credito
l
'
assurda
tesi
che
i
tedeschi
si
sarebbero
ritirati
spontaneamente
e
che
all
'
Italia
sarebbe
stata
risparmiata
la
triste
sorte
di
campo
di
battaglia
e
all
'
esercito
quella
di
dover
combattere
contro
l
'
antico
alleato
.
Intanto
la
situazione
si
evolveva
rapidamente
e
le
occasioni
più
favorevoli
passavano
senza
che
si
osasse
sfruttarle
.
La
prima
di
queste
occasioni
poteva
essere
la
caduta
dell
'
ultimo
baluardo
dell
'
Asse
in
Tunisia
,
episodio
che
ebbe
una
profonda
ripercussione
in
Italia
in
quanto
mise
in
evidenza
i
contrasti
ormai
acuti
fra
il
nostro
soldato
e
quello
tedesco
e
soprattutto
diffuse
la
sensazione
che
la
penisola
sarebbe
stata
il
prossimo
obiettivo
degli
alleati
.
Si
trovavano
allora
nel
paese
pochissime
forze
tedesche
ed
erano
tornati
dalla
Russia
i
resti
del
corpo
di
spedizione
italiano
,
togliendo
così
uno
dei
più
spinosi
ostacoli
al
nostro
distacco
dalla
Germania
.
Tuttavia
l
'
occasione
fu
giudicata
prematura
perché
gli
anglosassoni
non
erano
ancora
pronti
a
intervenire
in
Europa
e
le
nostre
forze
da
sole
non
sarebbero
riuscite
a
contenere
i
tedeschi
.
Si
entrò
allora
nel
periodo
cruciale
,
quello
che
intercorse
fra
la
fine
dei
combattimenti
in
Tunisia
e
lo
sbarco
alleato
in
Sicilia
(
12
maggio
-
10
luglio
)
.
Tutti
coloro
che
avevano
una
responsabilità
politica
ed
erano
al
corrente
della
situazione
adoperarono
ogni
mezzo
per
convincere
il
re
della
necessità
di
attuare
senza
più
ritardi
una
decisione
da
cui
poteva
dipendere
la
salvezza
del
paese
.
Vale
la
pena
di
esaminare
quali
erano
le
prospettive
che
si
aprivano
ai
loro
occhi
e
quale
significato
avrebbe
avuto
allora
il
rovesciamento
della
posizione
italiana
.
Un
paese
condotto
per
venti
anni
da
una
banda
di
avventurieri
,
impoverito
delle
sue
migliori
energie
,
compromesso
in
tutte
le
avventure
internazionali
,
si
trovava
dopo
tre
anni
di
guerra
sul
punto
di
dover
pagare
con
la
sconfitta
totale
le
responsabilità
dei
suoi
capi
.
Tuttavia
,
per
un
concorso
di
circostanze
eccezionalmente
fortunate
,
gli
si
apriva
una
via
di
salvezza
che
nessuno
avrebbe
osato
sperare
più
facile
e
sicura
.
L
'
eliminazione
del
regime
fascista
e
il
conseguente
distacco
dalla
Germania
sarebbero
apparsi
a
tutto
il
mondo
come
il
naturale
esaudimento
dei
voti
del
popolo
italiano
,
e
l
'
elemento
di
rischio
che
il
gesto
comportava
ne
avrebbe
garantito
la
sincerità
.
D
'
altra
parte
la
nostra
forza
militare
,
che
rappresentava
ormai
un
peso
morto
per
la
Germania
,
sarebbe
stata
assai
notevole
gettata
dall
'
altra
parte
della
bilancia
,
in
quanto
un
accordo
con
l
'
Italia
avrebbe
aperto
agli
alleati
le
porte
della
fortezza
europea
,
allora
ancora
intatta
,
e
avrebbe
capovolto
la
situazione
nei
Balcani
,
dove
era
lecito
sperare
che
le
nostre
truppe
,
d
'
intesa
con
i
patrioti
,
avrebbero
avuto
il
predominio
e
dove
gli
altri
stati
vassalli
della
Germania
non
aspettavano
che
un
esempio
per
uscire
da
una
crisi
insostenibile
.
Gli
alleati
erano
pronti
a
imbarcarsi
:
occorreva
soltanto
prevenirli
perché
il
gesto
apparisse
un
'
iniziativa
spontanea
e
non
una
resa
di
fronte
all
'
inevitabile
.
Quanto
alla
situazione
interna
,
tutte
le
forze
importanti
in
Italia
avevano
uguale
interesse
al
buon
esito
dell
'
impresa
:
le
masse
non
più
disposte
a
tollerare
il
peso
di
una
guerra
senza
speranze
;
i
partiti
politici
che
nella
caduta
del
fascismo
vedevano
la
condizione
preliminare
di
ogni
futura
attività
e
che
contavano
evidentemente
di
passare
presto
oltre
l
'
iniziativa
monarchica
;
ma
soprattutto
la
stessa
monarchia
che
,
mettendosi
alla
testa
della
resistenza
popolare
contro
la
reazione
tedesca
,
poteva
evidentemente
ricostituirsi
una
base
di
prestigio
altrimenti
perduta
.
Perché
questo
complesso
di
vantaggi
non
fu
sfruttato
?
Alcuni
aspetti
particolari
sono
tuttavia
oscuri
e
mancano
ancora
oggi
,
per
poter
valutare
con
esattezza
la
situazione
,
elementi
assai
importanti
,
come
quelli
che
concernono
le
trattative
segrete
e
che
coprono
in
sostanza
le
responsabilità
anglosassoni
.
Ma
il
quadro
generale
è
nettissimo
e
un
elemento
ne
emerge
con
assoluta
evidenza
:
l
'
inadeguatezza
degli
uomini
che
diressero
il
colpo
di
stato
di
fronte
al
compito
rivoluzionario
a
cui
erano
chiamati
.
La
cricca
dei
generali
che
manovrò
in
definitiva
i
comandi
non
vide
mai
nella
liberazione
dal
fascismo
un
gesto
rivoluzionario
;
essa
concepì
sempre
il
colpo
di
stato
come
un
espediente
necessario
a
tirarsi
fuori
da
una
cattiva
situazione
.
Le
sue
obiezioni
al
fascismo
furono
sempre
tecniche
,
non
di
principio
,
e
i
discorsi
che
Badoglio
pronunciò
dopo
l
'
armistizio
,
accusando
Mussolini
soprattutto
di
aver
trascurato
la
preparazione
della
guerra
,
sono
una
prova
evidente
di
questo
stato
d
'
animo
.
Partendo
da
simili
premesse
non
si
poteva
che
avviarsi
su
una
strada
nettamente
equivoca
di
fronte
alle
esigenze
del
paese
,
cercare
dovunque
compromessi
e
garanzie
e
vagheggiare
l
'
assurda
idea
di
un
colpo
di
stato
senza
rischi
.
Infatti
per
convincere
i
congiurati
a
muoversi
non
bastarono
le
sollecitazioni
e
le
promesse
:
ci
volle
lo
sbarco
alleato
in
Sicilia
che
rivelò
la
schiacciante
superiorità
aereo
-
navale
degli
angloamericani
e
nello
stesso
tempo
svalutò
la
portata
della
nostra
iniziativa
;
ci
volle
il
primo
bombardamento
di
Roma
con
i
fischi
che
salutarono
l
'
automobile
reale
nei
sobborghi
colpiti
.
Soltanto
allora
,
quando
anche
i
più
ottimisti
avevano
deposto
le
loro
speranze
,
la
macchina
fu
messa
in
moto
.
Bisogna
riconoscere
che
l
'
esecuzione
tecnica
del
colpo
è
l
'
unico
episodio
riuscito
dell
'
intera
vicenda
.
Con
accortezza
degna
più
della
Sublime
Porta
che
di
un
sovrano
costituzionale
,
Vittorio
Emanuele
riuscì
ad
attirare
nel
giuoco
i
capi
del
fascismo
dissidente
,
probabilmente
promettendo
loro
la
successione
,
provocò
il
voto
di
sfiducia
del
Gran
Consiglio
e
finalmente
fece
catturare
a
casa
sua
e
trasportare
in
un
'
autoambulanza
l
'
uomo
che
da
venti
anni
compariva
al
suo
fianco
come
il
padre
della
patria
.
Così
una
rivoluzione
che
si
era
dovuta
adattare
a
presentarsi
come
un
colpo
di
stato
si
risolse
in
una
brillante
manovra
di
palazzo
.
Gli
sviluppi
politici
ne
apparvero
subito
negativi
.
Il
25
luglio
,
alla
notizia
delle
dimissioni
di
Mussolini
,
data
dalla
radio
nella
forma
più
cauta
alle
undici
di
sera
,
in
tutte
le
città
d
'
Italia
la
folla
si
era
riversata
nelle
strade
e
aveva
celebrato
con
clamoroso
entusiasmo
la
fine
dell
'
èra
fascista
.
L
'
Italia
di
Mussolini
si
era
disfatta
in
un
giorno
come
una
facciata
di
cartapesta
;
ma
quel
primo
giorno
aveva
provato
anche
l
'
immaturità
organizzativa
delle
masse
italiane
.
Pace
era
la
parola
che
in
tutte
le
dimostrazioni
aveva
coperto
le
altre
grida
e
che
i
partiti
avevano
fatta
propria
nelle
prime
manifestazioni
ufficiali
.
Ma
il
proclama
di
Badoglio
conteneva
la
formula
:
«
la
guerra
continua
»
,
e
il
nuovo
governo
non
ebbe
difficoltà
a
imporre
la
sua
linea
:
già
la
sera
del
26
luglio
lo
stato
d
'
assedio
e
severissime
disposizioni
di
ordine
pubblico
vietavano
ogni
inopportuna
manifestazione
di
dissenso
.
Così
il
rivolgimento
si
fermava
a
mezza
strada
:
il
fascismo
era
caduto
,
ma
restava
in
piedi
la
sua
struttura
burocratico
-
militare
,
continuava
l
'
alleanza
con
la
Germania
e
continuava
la
guerra
che
nulla
poteva
ormai
giustificare
.
Evidentemente
,
se
le
masse
italiane
avessero
avuto
un
'
effettiva
maturità
politica
,
se
i
partiti
antifascisti
avessero
potuto
contare
su
di
una
base
larga
e
disciplinata
,
nessuna
misura
repressiva
sarebbe
bastata
a
imporre
la
continuazione
della
guerra
,
e
al
colpo
di
stato
sarebbe
seguita
la
rivoluzione
antifascista
e
antitedesca
.
Ma
questo
non
era
:
le
masse
,
dopo
la
prima
ubriacatura
,
tornarono
a
una
condizione
di
passività
,
e
i
partiti
,
ancora
privi
dei
loro
quadri
migliori
e
sorpresi
dal
passaggio
dalla
fase
clandestina
a
quella
legale
,
non
ebbero
la
forza
di
padroneggiare
la
situazione
.
D
'
altra
parte
Badoglio
aveva
dalla
sua
un
argomento
a
cui
non
si
poteva
controbattere
:
quello
della
sicurezza
militare
.
La
tesi
del
governo
,
che
del
resto
non
fu
mai
enunciata
esplicitamente
ma
solo
sottintesa
,
era
pressappoco
questa
:
gli
anglosassoni
non
sono
ancora
pronti
a
intervenire
sul
continente
;
dal
canto
loro
i
tedeschi
hanno
concentrato
in
Italia
forze
preponderanti
e
una
nostra
iniziativa
ufficiale
per
la
pace
separata
provocherebbe
una
reazione
a
cui
non
potremmo
resistere
.
Occorre
dunque
,
sotto
pena
di
perdere
una
parte
del
territorio
e
di
compromettere
l
'
esito
di
tutta
l
'
impresa
,
temporeggiare
finché
gli
accordi
con
gli
alleati
non
saranno
maturi
e
non
ci
consentiranno
di
denunciare
il
patto
con
la
Germania
.
Questa
soluzione
,
tipica
della
mentalità
dilatoria
e
pseudo
-
diplomatica
dei
nostri
generali
,
non
teneva
conto
di
fattori
politici
molto
importanti
:
l
'
entusiasmo
degli
italiani
nei
primi
giorni
,
durante
i
quali
la
resistenza
ai
tedeschi
sarebbe
stata
vista
come
il
corollario
indispensabile
della
liberazione
dal
fascismo
e
quindi
sostenuta
da
tutti
,
e
per
contro
la
demoralizzazione
dei
tedeschi
,
veramente
sconvolti
da
un
cataclisma
politico
che
erano
lontanissimi
dal
prevedere
.
Inoltre
non
si
valutava
abbastanza
il
fatto
che
raccogliere
,
sia
pure
provvisoriamente
,
l
'
eredità
del
fascismo
metteva
il
nuovo
governo
e
tutto
il
popolo
italiano
in
una
posizione
terribilmente
falsa
di
fronte
all
'
opinione
pubblica
mondiale
:
era
assurdo
abbattere
un
regime
totalitario
e
proclamare
il
ritorno
alle
tradizioni
del
Risorgimento
per
restare
impegnati
a
fianco
della
Germania
in
una
guerra
contro
le
democrazie
.
Queste
obiezioni
erano
abbastanza
facili
e
furono
subito
rivolte
al
governo
dalla
stampa
tuttora
clandestina
dei
partiti
e
dagli
stessi
uomini
politici
che
avevano
accesso
al
Quirinale
e
alla
Presidenza
del
Consiglio
;
ma
poiché
non
vi
era
mezzo
di
sostenerle
con
argomenti
più
energici
della
persuasione
,
si
dovette
trovare
un
«
modus
vivendi
»
che
permettesse
alle
forze
antifasciste
di
non
perdere
interamente
contatto
col
centro
.
Si
stabilì
allora
un
rapporto
di
natura
insolita
fra
il
governo
e
l
'
opposizione
,
rapporto
che
durò
all
'
incirca
inalterato
nelle
sei
settimane
del
regime
Badoglio
.
Alla
base
,
la
grande
massa
del
popolo
era
rimasta
profondamente
delusa
dalla
continuazione
della
guerra
:
vedeva
peggiorare
la
situazione
economica
e
ripetersi
i
bombardamenti
sulle
città
.
In
queste
condizioni
gli
sproloqui
della
stampa
sulla
ripristinata
libertà
non
avevano
molto
successo
e
la
gente
si
domandava
a
che
cosa
fosse
servito
il
colpo
di
stato
e
finiva
col
confidare
in
soluzioni
miracoliste
.
Era
abbastanza
diffusa
per
esempio
l
'
idea
che
a
una
nostra
richiesta
d
'
armistizio
tedeschi
e
inglesi
avrebbero
lasciato
il
territorio
italiano
per
andare
a
combattere
altrove
,
e
anche
elementi
vicini
al
governo
sgomento
.
Quando
,
pochi
giorni
dopo
il
colpo
di
stato
,
si
sparse
la
notizia
che
Hitler
si
era
ucciso
,
vi
furono
impressionanti
manifestazioni
di
gioia
da
parte
dei
militari
tedeschi
che
in
diverse
città
fraternizzarono
con
i
nostri
soldati
.
Subito
dopo
cominciò
l
'
afflusso
in
Italia
di
SS
e
di
reparti
speciali
per
«
rafforzare
il
morale
delle
truppe
»
.
non
si
peritavano
di
diffondere
simili
sciocchezze
.
Solo
una
minoranza
era
convinta
che
pace
«
tout
court
»
non
aveva
più
senso
e
che
pace
con
gli
anglosassoni
voleva
dire
guerra
alla
Germania
.
Si
vedevano
i
gravi
inconvenienti
di
questa
soluzione
(
mutilazione
del
territorio
,
dominio
tedesco
almeno
su
una
parte
dell
'
Italia
del
Nord
,
forse
guerra
civile
)
,
ma
essa
era
accolta
ugualmente
come
il
punto
di
arrivo
inevitabile
della
politica
fascista
e
insieme
il
punto
di
partenza
per
il
rinnovamento
ideologico
e
civile
del
nostro
paese
.
Espressione
di
questo
elemento
politicamente
più
evoluto
erano
i
partiti
.
Per
tutto
il
periodo
che
va
dal
colpo
di
stato
all
'
armistizio
si
può
parlare
di
partiti
in
senso
collettivo
,
perché
effettivamente
l
'
opera
dei
sei
partiti
riuniti
nella
concentrazione
antifascista
(
liberale
,
democrazia
del
lavoro
,
democrazia
cristiana
,
partito
d
'
azione
,
socialista
e
comunista
)
per
la
parte
che
ci
interessa
fu
condotta
in
comune
.
C
'
erano
naturalmente
differenze
grandissime
di
metodi
e
di
programmi
e
contrasti
che
ritardarono
e
intralciarono
l
'
azione
collettiva
,
ma
in
sostanza
la
linea
politica
fu
imposta
dalle
circostanze
piuttosto
che
scelta
in
base
a
presupposti
ideologici
e
si
può
riassumere
in
una
formula
:
premere
sul
governo
e
sospingerlo
in
ogni
modo
ad
agire
senza
rompere
definitivamente
con
esso
.
In
realtà
il
governo
aveva
molto
bisogno
di
essere
sospinto
.
Già
la
scelta
dei
ministri
,
merito
quasi
esclusivo
di
un
cortigiano
ambizioso
e
senza
idee
,
il
duca
Aquarone
,
era
stata
infelicissima
.
Il
criterio
prevalso
di
formare
un
gabinetto
di
funzionari
,
criterio
di
per
sé
discutibile
,
era
stato
applicato
nel
modo
più
elementare
;
si
era
preso
un
direttore
generale
per
quasi
ogni
ministero
e
lo
si
era
messo
a
capo
dell
'
amministrazione
.
Non
solo
così
il
governo
non
aveva
una
fisonomia
politica
,
ma
molti
dei
ministri
non
si
potevano
neanche
dire
generici
antifascisti
.
Essi
erano
legati
,
per
gli
uffici
occupati
fin
allora
,
a
persone
e
a
interessi
del
passato
regime
e
non
erano
in
grado
di
intervenire
con
la
necessaria
energia
per
produrre
una
situazione
nuova
.
La
stampa
,
che
era
passata
solo
in
parte
in
mano
di
uomini
veramente
spregiudicati
,
avrebbe
potuto
tuttavia
essere
un
efficace
stimolo
se
non
fosse
stata
imbrigliata
da
una
censura
severissima
e
dalle
disposizioni
per
nulla
mutate
dell
'
antico
Ministero
della
Cultura
popolare
(
anche
in
questo
privi
di
fantasia
,
gli
autori
del
colpo
di
stato
non
avevano
capito
che
quello
della
propaganda
era
uno
dei
posti
più
importanti
da
assegnare
e
avevano
chiamato
a
coprirlo
un
funzionario
senza
rilievo
,
fino
al
giorno
prima
direttore
generale
del
ministero
fascista
)
.
In
queste
condizioni
,
l
'
opposizione
,
rappresentata
ormai
dal
comitato
nazionale
dei
partiti
antifascisti
,
iniziò
la
sua
opera
fra
notevoli
difficoltà
.
Tutti
i
provvedimenti
di
un
certo
coraggio
rivolti
a
mostrare
che
la
fine
del
fascismo
non
era
stata
una
data
qualsiasi
nella
storia
degli
ultimi
anni
,
che
qualche
cosa
era
cambiato
nella
vita
italiana
,
furono
il
frutto
dei
laboriosi
interventi
del
comitato
presso
il
governo
.
Occorreva
l
'
ordine
del
giorno
controfirmato
dai
sei
partiti
per
convincere
Badoglio
che
il
regime
di
terrore
instaurato
in
varie
città
dai
comandi
militari
non
rispondeva
alla
nuova
situazione
;
la
visita
di
un
ex
presidente
del
Consiglio
al
Ministero
dell
'
Interno
per
ottenere
la
sostituzione
di
un
prefetto
squadrista
;
un
seguito
di
lettere
e
telefonate
perché
si
desse
finalmente
corso
all
'
ordine
di
liberazione
di
un
confinato
politico
.
Senza
questa
pressione
ininterrotta
dell
'
opinione
pubblica
,
costretta
a
esprimersi
per
bocca
di
pochi
autorizzati
,
il
fascismo
sarebbe
stato
sepolto
onorevolmente
,
macchiato
solo
di
un
lieve
sospetto
di
concussione
,
e
la
legge
sull
'
arricchimento
dei
gerarchi
e
i
fasci
scalpellati
sugli
edifici
pubblici
sarebbero
rimasti
l
'
unica
vendetta
del
popolo
italiano
per
venti
anni
di
soprusi
.
Le
due
battaglie
più
importanti
combattute
dall
'
opposizione
su
questo
terreno
dei
provvedimenti
rivoluzionari
furono
quella
per
l
'
immediata
liberazione
dei
detenuti
politici
e
quella
per
l
'
eliminazione
dei
fascisti
pericolosi
.
La
prima
fu
vinta
faticosamente
ed
ebbe
il
merito
di
riportare
nella
vita
pubblica
uomini
di
grande
valore
che
gli
anni
di
carcere
non
avevano
piegato
e
che
poterono
subito
riprendere
il
loro
posto
alla
testa
dei
partiti
.
La
seconda
si
trascinò
miseramente
senza
che
si
riuscisse
mai
a
vincere
i
ritegni
del
governo
e
l
'
ostilità
della
polizia
rimasta
fondamentalmente
fascista
.
Soltanto
quando
,
verso
la
fine
di
agosto
,
fu
scoperto
un
vasto
complotto
appoggiato
alla
ambasciata
tedesca
,
Badoglio
si
decise
a
far
eseguire
diversi
arresti
fra
i
fascisti
più
facinorosi
.
Ma
se
questi
erano
problemi
molto
urgenti
ed
era
giusto
dedicarvi
le
prime
energie
,
era
chiaro
che
la
loro
soluzione
definitiva
e
quella
di
ogni
altra
questione
dipendevano
in
realtà
da
un
problema
più
ampio
:
quello
della
posizione
internazionale
dell
'
Italia
e
dell
'
uscita
dalla
guerra
.
Col
25
luglio
il
popolo
italiano
aveva
ripudiato
definitivamente
il
fascismo
e
aveva
condannato
la
sua
opera
,
ma
era
rimasto
formalmente
contro
le
Nazioni
Unite
e
alleato
della
Germania
nazionalsocialista
.
Come
ora
si
potesse
uscire
da
questo
equivoco
ed
evitare
la
rovina
totale
del
paese
era
l
'
unica
seria
preoccupazione
del
momento
.
Purtroppo
,
proprio
su
questo
terreno
dove
sarebbe
stato
più
necessario
,
era
difficilissimo
intervenire
.
Consapevole
della
forza
che
gli
dava
la
gravità
della
situazione
e
mascherandosi
dietro
il
vecchio
armamentario
retorico
degli
interessi
supremi
del
paese
e
della
necessità
di
stringersi
tutti
intorno
a
un
solo
responsabile
,
Badoglio
aveva
praticamente
inibito
ogni
controllo
sulla
sua
politica
estera
che
conduceva
con
criteri
di
stato
maggiore
,
senza
neppure
farne
parte
agli
altri
membri
del
governo
.
Di
fronte
alle
pressioni
e
alle
insistenze
dei
gruppi
politici
,
il
maresciallo
rispondeva
assumendo
un
contegno
enigmatico
,
lasciando
capire
che
sentiva
le
loro
esigenze
e
che
il
governo
era
già
avanti
sulla
via
di
soddisfarle
,
ma
che
la
terribile
gravità
del
momento
gli
imponeva
un
riserbo
assoluto
,
anzi
lo
costringeva
a
fingere
spesso
atteggiamenti
non
suoi
.
Le
sue
dichiarazioni
si
concludevano
generalmente
con
vaghe
promesse
e
con
accenni
altrettanto
vaghi
agli
ostacoli
che
trovava
la
sua
opera
.
Tutto
l
'
interesse
della
situazione
politica
italiana
si
concentrò
così
intorno
ad
un
solo
dilemma
:
il
governo
fa
o
non
fa
le
trattative
,
farà
o
non
farà
la
pace
.
Da
una
parte
e
dall
'
altra
di
questa
alternativa
militavano
ragioni
piuttosto
forti
.
Evidentemente
Badoglio
non
aveva
preso
il
potere
in
modo
così
rischioso
per
assumersi
il
compito
di
portare
a
termine
una
guerra
già
perduta
.
Era
inoltre
notoriamente
antitedesco
;
e
tutto
faceva
supporre
che
avrebbe
cercato
di
staccarsi
dalla
Germania
appena
gli
fosse
stato
possibile
.
In
questo
caso
,
se
cioè
erano
in
corso
trattative
militari
con
gli
alleati
e
si
aspettava
solo
il
momento
buono
per
renderle
pubbliche
,
un
gesto
intempestivo
dell
'
opposizione
diventava
un
grande
errore
,
poteva
far
precipitare
tutto
e
dare
ai
tedeschi
il
pretesto
di
prendere
in
mano
la
situazione
.
D
'
altra
parte
,
se
le
trattative
non
esistevano
o
erano
destinate
a
fallire
,
come
altri
indizi
lasciavano
supporre
,
lo
starsene
in
attesa
rappresentava
una
gravissima
perdita
di
tempo
e
un
tradimento
di
fronte
al
popolo
italiano
.
Decidere
in
base
a
semplici
indizi
era
molto
rischioso
:
si
finì
col
restare
sulla
linea
già
adottata
di
premere
sul
governo
evitando
una
rottura
,
e
fu
solo
accentuata
la
pressione
.
Questa
linea
ebbe
del
resto
la
sua
sanzione
pubblica
quando
,
dopo
lunghe
trattative
,
gli
esponenti
dei
partiti
accettarono
le
cariche
sindacali
offerte
loro
dal
ministro
delle
Corporazioni
,
Piccardi
,
a
condizione
che
fosse
pubblicato
un
comunicato
in
cui
dichiaravano
di
assumere
la
carica
nell
'
interesse
della
categoria
,
ma
di
scindere
le
loro
responsabilità
sindacali
dalla
responsabilità
politica
.
Una
volta
concluso
tale
patto
,
mentre
i
tempi
della
guerra
si
affrettavano
e
incombeva
la
minaccia
di
un
colpo
di
mano
tedesco
con
successiva
restaurazione
fascista
,
sarebbe
stato
facile
al
governo
guadagnarsi
,
se
non
la
collaborazione
completa
,
la
fiducia
dei
gruppi
d
'
opposizione
.
Non
era
necessario
per
questo
tradire
nessun
segreto
militare
:
bastava
mostrarsi
più
aperti
verso
le
esigenze
dell
'
opinione
pubblica
e
desistere
da
una
politica
interna
fatta
di
compromessi
e
di
paure
.
Fedele
al
suo
piccolo
machiavellismo
di
generale
travestito
da
uomo
politico
,
Badoglio
intensificò
invece
le
contromanovre
,
moltiplicò
gli
equivoci
e
riuscì
a
produrre
un
disorientamento
totale
del
paese
.
Ai
primi
di
settembre
,
mentre
il
suo
rappresentante
era
tornato
in
Sicilia
con
pieni
poteri
per
firmare
l
'
armistizio
,
il
maresciallo
prometteva
in
segreto
ai
capi
dell
'
opposizione
la
formazione
di
un
governo
politico
per
la
guerra
antitedesca
,
ma
intanto
faceva
spargere
voci
d
'
imminenti
soluzioni
di
compromesso
e
assicurava
i
rappresentanti
di
Hitler
della
sua
indefettibile
lealtà
.
Questa
superiore
strategia
ebbe
l
'
esito
che
si
meritava
:
la
sera
dell'8
settembre
la
dichiarazione
d
'
armistizio
trovò
impreparati
tutti
quelli
che
avrebbero
dovuto
avere
una
funzione
positiva
e
preparatissimi
gli
avversari
.
Poche
ore
dopo
l
'
annuncio
ufficiale
,
le
colonne
tedesche
marciavano
su
Roma
e
il
re
e
Badoglio
fuggivano
precipitosamente
abbandonando
il
paese
all
'
anarchia
e
allo
sfacelo
.
Le
giornate
che
seguirono
l'8
settembre
furono
le
più
gravi
che
l
'
Italia
abbia
attraversato
da
quando
esiste
come
paese
unito
.
Caduto
Mussolini
,
Badoglio
non
aveva
voluto
andare
oltre
e
rompere
l
'
alleanza
nazista
per
timore
di
sviluppi
che
non
avrebbe
saputo
dominare
.
I
suoi
seguaci
rappresentavano
allora
le
terribili
conseguenze
di
un
gesto
cosìtemerario
:
Torino
e
Milano
distrutte
,
l
'
Italia
del
Nord
invasa
,
un
ritorno
di
elementi
fascisti
con
programma
vendicativo
.
Per
evitare
questi
mali
il
governo
aveva
obbligato
gli
italiani
a
reprimere
il
loro
primo
slancio
rivoluzionario
e
trasformato
quella
che
sarebbe
stata
una
sincera
esplosione
di
popolo
in
una
ambigua
manovra
diplomatica
.
I
capi
militari
avevano
avuto
quaranta
giorni
di
tempo
per
predisporre
la
resistenza
e
ancora
cinque
giorni
dopo
la
conclusione
dell
'
armistizio
per
dare
gli
ultimi
ritocchi
alla
loro
sapiente
opera
.
È
questo
era
il
risultato
di
tante
precauzioni
:
Torino
e
Milano
veramente
distrutte
,
non
dai
bombardamenti
tedeschi
ma
da
quelli
alleati
,
l
'
Italia
occupata
dai
tedeschi
non
fino
alla
valle
del
Po
ma
fino
al
Mezzogiorno
,
Mussolini
liberato
,
i
fascisti
al
potere
.
In
una
guerra
che
aveva
visto
la
tragedia
della
Polonia
,
il
crollo
della
Francia
e
della
Jugoslavia
,
nessuno
spettacolo
fu
più
tragico
del
disfacimento
della
compagine
italiana
.
Delle
forze
armate
,
la
sola
marina
eseguì
ordini
precisi
e
raggiunse
in
gran
parte
i
porti
alleati
;
l
'
aviazione
praticamente
non
esisteva
più
;
l
'
esercito
entrò
nel
caos
.
In
tre
giorni
la
resistenza
organizzata
fu
soffocata
quasi
dovunque
.
Roma
,
intorno
a
cui
Badoglio
aveva
concentrato
cinque
divisioni
,
si
arrese
a
due
divisioni
tedesche
;
abbandonata
all
'
arbitrio
dei
comandanti
militari
,
senza
un
responsabile
politico
,
senza
una
voce
che
la
sostenesse
,
la
città
visse
tre
giorni
di
angoscia
e
di
entusiasmo
,
ma
la
volontà
di
resistere
della
popolazione
non
servì
contro
gli
intrighi
dei
generali
.
Nelle
altre
città
manifestazioni
d
'
inettitudine
,
viltà
,
aperti
tradimenti
dei
capi
sabotarono
la
resistenza
.
L
'
armata
dei
Balcani
,
forte
di
quasi
trenta
divisioni
,
si
sfasciò
come
un
frutto
marcio
:
immense
colonne
di
fuggiaschi
raggiunsero
la
costa
sotto
la
protezione
dei
patrioti
jugoslavi
i
quali
si
limitarono
a
toglier
loro
armi
e
vestiario
.
Tutte
le
strade
d
'
Italia
si
coprirono
di
sbandati
che
portarono
da
un
capo
all
'
altro
della
penisola
l
'
immagine
vivente
dell
'
umiliazione
e
della
sconfitta
.
Le
responsabilità
dirette
di
questi
avvenimenti
,
le
ragioni
dei
singoli
episodi
saranno
discusse
ancora
per
molto
tempo
.
Certo
il
re
e
i
capi
militari
ne
portano
il
peso
maggiore
:
la
loro
viltà
e
la
loro
inettitudine
sono
costati
all
'
Italia
quasi
quanto
i
delitti
dei
fascisti
.
Certo
un
intervento
più
generoso
,
soprattutto
più
fiducioso
,
degli
alleati
avrebbe
modificato
notevolmente
la
situazione
:
Roma
,
per
esempio
,
si
poteva
tenere
ed
evitare
così
il
senso
della
catastrofe
totale
.
Ma
le
responsabilità
storiche
che
confluiscono
in
questa
crisi
di
pochi
giorni
superano
il
gruppetto
di
uomini
che
si
trovavano
momentaneamente
in
primo
piano
;
e
la
lezione
diretta
che
noi
possiamo
trarne
,
oltre
a
un
generico
sdegno
,
è
la
certezza
del
fallimento
della
classe
dirigente
italiana
:
questo
fatto
,
mascherato
per
anni
dietro
ogni
sorta
di
equilibrismi
,
oggi
scoperto
e
evidente
come
una
piaga
incurabile
.
I
soldati
che
nel
settembre
scorso
traversavano
l
'
Italia
affamati
e
seminudi
,
volevano
soprattutto
tornare
a
casa
,
non
sentire
più
parlare
di
guerra
e
di
fatiche
.
Erano
un
popolo
vinto
;
ma
portavano
dentro
di
sé
il
germe
di
un
'
oscura
ripresa
:
il
senso
delle
offese
inflitte
e
subite
,
il
disgusto
per
l
'
ingiustizia
in
cui
erano
vissuti
.
Ma
coloro
che
per
anni
li
avevano
comandati
e
diretti
,
i
profittatori
e
i
complici
del
fascismo
,
gli
ufficiali
abituati
a
servire
e
a
farsi
servire
ma
incapaci
di
assumere
una
responsabilità
,
non
erano
solo
dei
vinti
,
erano
un
popolo
di
morti
.
La
caduta
dell
'
impalcatura
statale
scoprì
le
miserie
che
ci
affliggevano
,
scoprì
che
il
fascismo
non
era
stato
una
parentesi
,
ma
una
grave
malattia
e
aveva
intaccato
quasi
dappertutto
le
fibre
della
nazione
.
Poteva
scomparire
in
modo
pacifico
e
i
suoi
postumi
potevano
essere
curati
:
le
giornate
di
settembre
esclusero
questa
possibilità
e
gettarono
il
paese
nelle
estreme
convulsioni
.
Tornò
il
terrore
sulle
città
italiane
,
appoggiato
all
'
agonizzante
potenza
hitleriana
,
e
il
fantomatico
Duce
di
Verona
cancellò
il
Duce
dell
'
autoambulanza
,
restituì
alla
reazione
la
sua
maschera
tragica
.
Ormai
l
'
Italia
uscirà
da
questi
crisi
attraverso
una
prova
durissima
:
la
distruzione
delle
sue
città
,
la
deportazione
dei
suoi
giovani
,
le
sofferenze
,
la
fame
.
Questa
prova
può
essere
il
principio
di
un
risorgimento
soltanto
se
si
ha
il
coraggio
di
accettarla
come
impulso
a
una
rigenerazione
totale
;
se
ci
si
persuade
che
un
popolo
portato
alla
rovina
da
una
finta
rivoluzione
può
essere
salvato
e
riscattato
soltanto
da
una
vera
rivoluzione
.
L
'
ULTIMA
LETTERA
Per
mio
fratello
.
Napoli
,
28
novembre
1943
Carissimo
,
parto
in
questi
giorni
per
un
'
impresa
di
esito
incerto
:
raggiungere
gruppi
di
rifugiati
nei
dintorni
di
Roma
,
portare
loro
armi
e
istruzioni
.
Ti
lascio
questa
lettera
per
salutarti
nel
caso
che
non
dovessi
tornare
e
per
spiegarti
lo
stato
d
'
animo
in
cui
affronto
questa
missione
.
I
casi
particolari
che
l
'
hanno
preceduta
sono
di
un
certo
interesse
biografico
,
ma
sono
troppo
complicati
da
riferire
:
qualcuno
degli
amici
che
è
da
questa
parte
vi
potrà
raccontare
come
nella
mia
fuga
da
Roma
sia
arrivato
nei
territori
controllati
da
Badoglio
,
come
abbia
passato
a
Brindisi
dieci
pessimi
giorni
presso
il
Comando
Supremo
e
come
,
dopo
essermi
convinto
che
nulla
era
cambiato
fra
i
militari
,
sia
riuscito
con
una
nuova
fuga
a
raggiungere
Napoli
.
Qui
mi
è
stato
facile
fra
gli
amici
politici
e
i
reduci
dalla
emigrazione
trovare
un
ambiente
congeniale
e
ho
contribuito
a
costituire
un
Centro
Italiano
di
Propaganda
che
potrebbe
avere
una
funzione
utile
e
che
mi
ha
riportato
provvisoriamente
alle
mie
attività
normali
e
a
un
ritmo
di
vita
pacifico
.
Ma
in
tutto
questo
periodo
è
rimasta
in
sospeso
la
necessità
di
partecipare
più
da
vicino
a
un
ordine
di
cose
che
non
giustifica
i
comodi
metodi
della
guerra
psicologica
;
e
l
'
attuale
irrigidirsi
della
situazione
militare
,
la
prospettiva
che
la
miseria
in
cui
vive
la
maggior
parte
degli
italiani
debba
ancora
peggiorare
hanno
reso
più
urgente
la
decisione
.
Così
,
dopo
il
fallimento
,
per
ragioni
indipendenti
dalla
nostra
volontà
,
di
altri
progetti
più
ambiziosi
ma
non
irragionevoli
,
ho
accettato
di
organizzare
una
spedizione
con
un
gruppo
di
amici
.
È
la
conclusione
naturale
di
quest
'
ultima
avventura
,
ma
soprattutto
il
punto
d
'
arrivo
di
un
'
esperienza
che
coinvolge
tutta
la
nostra
giovinezza
.
In
realtà
la
guerra
,
ultima
fase
del
fascismo
trionfante
,
ha
agito
su
di
noi
più
profondamente
di
quanto
risulti
a
prima
vista
.
La
guerra
ha
distolto
materialmente
gli
uomini
dalle
loro
abitudini
,
li
ha
costretti
a
prendere
atto
con
le
mani
e
con
gli
occhi
dei
pericoli
che
minacciano
i
presupposti
di
ogni
vita
individuale
,
li
ha
persuasi
che
non
c
'
è
possibilità
di
salvezza
nella
neutralità
e
nell
'
isolamento
.
Nei
più
deboli
questa
violenza
ha
agito
come
una
rottura
degli
schemi
esteriori
in
cui
vivevano
:
sarà
la
«
generazione
perduta
»
,
che
ha
visto
infrante
le
proprie
«
carriere
»
;
nei
più
forti
ha
portato
una
massa
di
materiali
grezzi
,
di
nuovi
dati
su
cui
crescerà
la
nuova
esperienza
.
Senza
la
guerra
io
sarei
rimasto
un
intellettuale
con
interessi
prevalentemente
letterari
:
avrei
discusso
i
problemi
dell
'
ordine
politico
,
ma
soprattutto
avrei
cercato
nella
storia
dell
'
uomo
solo
le
ragioni
di
un
profondo
interesse
,
e
l
'
incontro
con
una
ragazza
o
un
impulso
qualunque
alla
fantasia
avrebbero
contato
per
me
più
di
ogni
partito
o
dottrina
.
Altri
amici
,
meglio
disposti
a
sentire
immediatamente
il
fatto
politico
,
si
erano
dedicati
da
anni
alla
lotta
contro
il
fascismo
.
Pur
sentendomi
sempre
più
vicino
a
loro
,
non
so
se
mi
sarei
deciso
a
impegnarmi
totalmente
su
quella
strada
:
c
'
era
in
me
un
fondo
troppo
forte
di
gusti
individuali
,
d
'
indifferenza
e
di
spirito
critico
per
sacrificare
tutto
questo
a
una
fede
collettiva
.
Soltanto
la
guerra
ha
risolto
la
situazione
,
travolgendo
certi
ostacoli
,
sgombrando
il
terreno
da
molti
comodi
ripari
e
mettendomi
brutalmente
a
contatto
con
un
mondo
inconciliabile
.
Credo
che
per
la
maggior
parte
dei
miei
coetanei
questo
passaggio
sia
stato
naturale
:
la
corsa
verso
la
politica
è
un
fenomeno
che
ho
constatato
in
molti
dei
migliori
,
simile
a
quello
che
avvenne
in
Germania
quando
si
esaurì
l
'
ultima
generazione
romantica
.
Fenomeni
di
questo
genere
si
riproducono
ogni
volta
che
la
politica
cessa
di
essere
ordinaria
amministrazione
e
impegna
tutte
le
forze
di
una
società
per
salvarla
da
una
grave
malattia
,
per
rispondere
a
un
estremo
pericolo
.
Una
società
moderna
si
basa
su
una
grande
varietà
di
specificazioni
,
ma
può
sussistere
soltanto
se
conserva
la
possibilità
di
abolirle
a
un
certo
momento
per
sacrificare
tutto
a
un
'
unica
esigenza
rivoluzionaria
.
È
questo
il
senso
morale
,
non
tecnico
,
della
mobilitazione
:
una
gioventù
che
non
si
conserva
«
disponibile
»
,
che
si
perde
completamente
nelle
varie
tecniche
,
è
compromessa
.
A
un
certo
momento
gli
intellettuali
devono
essere
capaci
di
trasferire
la
loro
esperienza
sul
terreno
dell
'
utilità
comune
,
ciascuno
deve
sapere
prendere
il
suo
posto
in
una
organizzazione
di
combattimento
.
Questo
vale
soprattutto
per
l
'
Italia
.
Parlo
dell
'
Italia
non
perché
mi
stia
più
a
cuore
della
Germania
o
dell
'
America
,
ma
perché
gli
italiani
sono
la
parte
del
genere
umano
con
cui
mi
trovo
naturalmente
a
contatto
e
su
cui
posso
agire
più
facilmente
.
Gli
italiani
sono
un
popolo
fiacco
,
profondamente
corrotto
dalla
sua
storia
recente
,
sempre
sul
punto
di
cedere
a
una
viltà
o
a
una
debolezza
.
Ma
essi
continuano
a
esprimere
minoranze
rivoluzionarie
di
prim
'
ordine
:
filosofi
e
operai
che
sono
all
'
avanguardia
d
'
Europa
.
L
'
Italia
è
nata
dal
pensiero
di
pochi
intellettuali
:
il
Risorgimento
,
unico
episodio
della
nostra
storia
politica
,
è
stato
lo
sforzo
di
altre
minoranze
per
restituire
all
'
Europa
un
popolo
di
africani
e
di
levantini
.
Oggi
in
nessuna
nazione
civile
il
distacco
fra
le
possibilità
vitali
e
la
condizione
attuale
è
così
grande
:
tocca
a
noi
di
colmare
questo
distacco
e
di
dichiarare
lo
stato
d
'
emergenza
.
Musicisti
e
scrittori
dobbiamo
rinunciare
ai
nostri
privilegi
per
contribuire
alla
liberazione
di
tutti
.
Contrariamente
a
quanto
afferma
una
frase
celebre
,
le
rivoluzioni
riescono
quando
le
preparano
i
poeti
e
i
pittori
,
purché
i
poeti
e
i
pittori
sappiano
quale
deve
essere
la
loro
parte
.
Vent
'
anni
fa
la
confusione
dominante
poteva
far
prendere
sul
serio
l
'
impresa
di
Fiume
.
Oggi
sono
riaperte
agli
italiani
tutte
le
possibilità
del
Risorgimento
:
nessun
gesto
è
inutile
purché
non
sia
fine
a
se
stesso
.
Quanto
a
me
,
ti
assicuro
che
l
'
idea
di
andare
a
fare
il
partigiano
in
questa
stagione
mi
diverte
pochissimo
;
non
ho
mai
apprezzato
come
ora
i
pregi
della
vita
civile
e
ho
coscienza
di
essere
un
ottimo
traduttore
e
un
buon
diplomatico
,
ma
secondo
ogni
probabilità
un
mediocre
partigiano
.
Tuttavia
è
l
'
unica
possibilità
aperta
e
l
'
accolgo
.
Se
non
dovessi
tornare
non
mostratevi
inconsolabili
.
Una
delle
poche
certezze
acquistate
nella
mia
esperienza
è
che
non
ci
sono
individui
insostituibili
e
perdite
irreparabili
.
Un
uomo
vivo
trova
sempre
ragioni
sufficienti
di
gioie
negli
altri
uomini
vivi
,
e
tu
che
sei
giovane
e
vitale
hai
il
dovere
di
lasciare
che
i
morti
seppelliscano
i
morti
.
Anche
per
questo
ho
scritto
a
te
e
ho
parlato
di
cose
che
forse
ti
sembrano
ora
meno
evidenti
ma
che
in
definitiva
contano
più
delle
altre
.
Mi
sarebbe
stato
difficile
rivolgere
la
stessa
esortazione
alla
mamma
e
agli
zii
,
e
il
pensiero
della
loro
angoscia
è
la
più
grave
preoccupazione
che
abbia
in
questo
momento
.
Non
posso
fermarmi
su
una
difficile
materia
sentimentale
,
ma
voglio
che
conoscano
la
mia
gratitudine
:
il
loro
affetto
e
la
loro
presenza
sono
stati
uno
dei
fattori
positivi
principali
nella
mia
vita
.
Un
'
altra
grande
ragione
di
felicità
è
stata
l
'
amicizia
,
la
possibilità
di
vincere
la
solitudine
istituendo
sinceri
rapporti
fra
gli
uomini
.
Gli
amici
che
mi
sono
stati
più
vicini
,
Kamenetzki
,
Balbo
,
qualcuna
delle
ragazze
che
ho
amato
,
dividono
con
voi
questi
sereni
pensieri
e
mi
assicurano
di
non
avere
trascorso
inutilmente
questi
anni
di
giovinezza
.
SAGGI
CRITICI
I
.
Introduzione
a
«
Kätchen
di
heilbronn
»
di
Kleist
La
storia
della
poesia
vive
di
una
continua
scoperta
,
del
ricordo
mutevole
e
perenne
dell
'
opera
compiuta
.
Nessun
poeta
moderno
serve
più
di
Kleist
a
questa
valutazione
dell
'
arte
,
e
il
cammino
che
resta
da
compiere
per
portare
la
sua
opera
nel
quadro
della
nostra
esperienza
è
la
conclusione
di
una
lunga
disputa
,
l
'
ultimo
capitolo
a
una
storia
accidentata
e
diversa
.
Comprendere
Kleist
significa
penetrare
nel
folto
degli
equivoci
,
giungere
alla
mediazione
diretta
fra
il
suo
gusto
e
i
contemporanei
.
E
se
tale
passo
è
indispensabile
per
intendere
il
significato
di
ogni
poesia
,
qui
la
ricerca
non
sarà
inutile
:
non
darà
scoperte
archeologiche
ma
una
mediazione
feconda
,
perché
Kleist
,
come
Stendhal
o
Leopardi
,
non
ha
esaurito
il
giro
delle
sue
ripercussioni
,
la
sua
opera
è
scoperta
al
gusto
dei
contemporanei
,
la
sua
leggenda
non
si
è
ancora
estinta
nel
facile
disegno
di
una
mitologia
ufficiale
.
La
leggenda
di
Kleist
:
il
tema
è
così
evidente
che
ha
fornito
il
titolo
di
un
libro
a
uno
dei
suoi
critici
più
recenti
.
E
in
realtà
la
leggenda
investe
tutto
Kleist
:
procede
dalla
complessità
della
sua
figura
umana
e
dal
significato
della
sua
apparizione
letteraria
.
La
critica
patetica
ha
raccolto
in
lui
tutti
i
motivi
di
una
vita
delirante
e
ha
scoperto
in
quella
morte
senza
esempio
la
formula
per
infinite
divagazioni
.
La
critica
allegorica
ha
trovato
nell
'
uomo
posto
dalla
sorte
di
fronte
a
Goethe
e
apparso
nel
pieno
fervore
del
romanticismo
tedesco
,
un
terreno
straordinariamente
fertile
per
ogni
abuso
d
'
interpretazione
.
Tutti
gli
schemi
coincidono
con
la
geometria
arbitraria
della
sua
mente
:
l
'
erotismo
e
la
metafisica
cristiana
,
il
mito
nazionale
e
quello
umanitario
.
E
tutte
le
formule
sono
buone
per
indicare
l
'
uomo
che
fu
a
volta
a
volta
portatore
del
genio
tragico
tedesco
ed
erede
della
psicologia
settecentesca
,
profeta
della
Germania
liberata
e
guida
ai
sentieri
dell
'
inconscio
.
Così
la
«
confusione
dei
sentimenti
»
di
cui
parlava
Goethe
a
proposito
dell
'
autore
,
si
è
fortemente
arricchita
della
successiva
confusione
critica
,
e
il
disordine
si
perpetua
nell
'
odierna
controversia
sul
valore
della
sua
opera
.
La
poesia
resta
come
un
'
intatta
ricchezza
su
questa
corrente
di
notizie
e
di
inganni
e
offre
la
sua
fortuna
mutevole
alla
nostra
ostinata
ricerca
.
Al
centro
delle
varie
ambizioni
critiche
si
trova
,
come
si
è
detto
,
la
vita
di
Kleist
.
Una
povera
vita
:
di
uomo
trascinato
dalla
malattia
e
sempre
angosciato
da
problemi
e
miti
senza
risposta
,
ma
ricca
di
un
oscuro
impulso
,
chiusa
in
questa
orgogliosa
follia
che
fa
della
sua
fine
il
più
singolare
episodio
dell
'
avventura
romantica
.
Forse
questo
rapporto
continuo
tra
la
creazione
letteraria
e
la
esperienza
di
vita
-
documentato
nelle
lettere
che
sono
una
delle
parti
indispensabili
dell
'
opera
di
Kleist
-
questo
scambio
perenne
fra
il
motivo
personale
che
anima
gli
scritti
e
l
'
invenzione
fantastica
che
egli
infuse
nella
propria
esistenza
,
giustificano
un
'
attenzione
altrimenti
superflua
ai
casi
della
biografia
.
Comincia
con
Kleist
una
storia
che
occuperà
tutto
il
secolo
XIX
,
quella
storia
che
ha
come
sua
prima
insegna
le
pistole
da
viaggio
di
Werther
e
giunge
fino
ai
torbidi
casi
di
Rimbaud
e
al
mito
moderno
del
figliuol
prodigo
.
Nasce
il
ritratto
dell
'
artista
come
profugo
;
e
la
sua
prima
rivelazione
coincide
col
sorgere
di
una
società
nuova
.
Il
romanticismo
,
riconosciuto
più
tardi
nei
suoi
limiti
espressivi
,
è
allora
tumulto
e
passione
:
cresce
nel
sangue
degli
uomini
prima
che
nei
loro
libri
,
cambia
il
destino
dei
viaggi
prima
di
modificare
il
corso
degli
studi
.
Si
trasforma
il
paesaggio
in
cui
gli
europei
sono
vissuti
fino
a
quel
giorno
e
l
'
esatta
misura
di
Palladio
cede
alle
oscure
selve
medioevali
.
Prima
che
gli
Schlegel
diffondano
il
verbo
della
chiesa
romantica
e
quando
il
libro
della
Stäel
è
ancora
limitato
a
un
pubblico
di
lettori
colti
,
la
vita
orgogliosa
di
Lord
Byron
annuncia
all
'
Europa
la
scoperta
di
un
mondo
nuovo
.
La
vita
di
Kleist
è
assai
più
limitata
,
porta
ancora
i
segni
della
provincia
prussiana
in
un
'
Europa
civile
e
cosmopolita
.
I
tentativi
di
interpretazione
titanica
suggeriti
più
tardi
dai
critici
deformano
notevolmente
la
realtà
:
il
suo
odio
per
Napoleone
,
l
'
antagonismo
con
Goethe
,
la
reazione
non
naturale
a
Kant
,
non
sono
esempi
di
un
positivo
orgoglio
di
fronte
ai
maggiori
uomini
del
suo
tempo
,
ma
piuttosto
la
prova
della
sua
natura
di
velleitario
.
Quello
che
importa
nella
sua
storia
è
la
capacità
di
accogliere
i
motivi
biografici
più
diversi
,
di
fare
di
una
vita
privata
il
perfetto
paradigma
del
secolo
.
Kleist
era
nato
il
18
ottobre
1777
da
una
famiglia
di
nobili
della
Marca
Orientale
.
Indotto
dalla
tradizione
domestica
a
entrare
nell
'
esercito
,
lascia
il
servizio
a
ventidue
anni
per
insofferenza
di
una
disciplina
che
limita
la
sua
natura
,
e
si
dedica
allo
studio
e
alla
educazione
delle
persone
care
con
incostante
passione
.
Ma
quasi
subito
comincia
l
'
irrequietezza
che
dominerà
la
sua
esistenza
.
Nel
1800
abbandona
una
prima
volta
Francoforte
,
i
corsi
universitari
e
la
fidanzata
per
un
misterioso
viaggio
a
Würzburg
in
compagnia
di
un
amico
.
Scrive
da
Würzburg
delle
lettere
esaltate
e
da
quel
momento
non
ritrova
più
un
ordine
esteriore
da
imporre
alla
propria
vita
.
Ottiene
a
Berlino
un
ufficio
provvisorio
,
ma
dopo
pochi
mesi
lascia
Berlino
per
Parigi
dove
spera
di
potersi
dedicare
all
'
insegnamento
del
tedesco
e
della
nuova
filosofia
.
La
grande
città
lo
sgomenta
:
deluso
dai
francesi
e
dalla
loro
civiltà
cade
nell
'
episodio
rousseauiano
e
tenta
un
esperimento
di
vita
primitiva
in
una
piccola
isola
del
lago
di
Thun
.
Quando
nell
'
autunno
del
1802
torna
in
Germania
,
Kleist
ha
scoperto
la
vocazione
letteraria
e
ha
riconosciuto
una
meta
a
cui
rivolgere
le
proprie
disordinate
ambizioni
.
La
gloria
,
il
mito
settecentesco
inteso
in
tutto
il
suo
candore
,
lo
attira
con
una
forza
primitiva
,
e
il
giovane
quasi
sconosciuto
parla
di
aggiungere
onore
alla
tradizione
familiare
e
di
strappare
dalla
fronte
di
Goethe
il
lauro
del
poeta
germanico
.
Conosce
a
Weimar
Goethe
e
Schiller
,
è
accolto
con
amicizia
da
Wieland
.
Ma
in
tutto
questo
periodo
matura
in
lui
l
'
angoscia
che
lo
trascinerà
come
un
malato
o
un
demente
per
le
città
d
'
Europa
.
L
'
opera
incompiuta
,
il
Guiscardo
,
lo
ossessiona
come
una
febbre
fisica
:
si
esalta
a
ogni
riconoscimento
del
suo
stato
e
traversa
ore
di
pericolosa
prostrazione
.
Nel
gennaio
del
1803
lascia
la
casa
di
Wieland
dopo
un
laconico
annuncio
alla
sorella
:
«
Ho
trovato
qui
più
amore
che
non
fosse
giusto
e
presto
o
tardi
devo
fuggire
:
strano
destino
!
»
Soggiorna
a
Lipsia
e
a
Dresda
:
propositi
di
suicidio
e
confuse
aspirazioni
per
il
futuro
si
mescolano
stranamente
nell
'
esperienza
di
quei
mesi
.
Nell
'
ottobre
dello
stesso
anno
,
dopo
un
ultimo
colloquio
con
i
suoi
,
riparte
senza
una
ragione
precisa
,
traversa
la
Francia
in
preda
a
un
freddo
delirio
,
e
arrivato
a
Parigi
compie
il
primo
gesto
tragico
della
sua
vita
:
brucia
tutti
i
suoi
scritti
e
si
congeda
dalle
persone
che
amava
con
una
lettera
alla
sorella
in
cui
annuncia
il
suo
prossimo
trapasso
:
«
Mi
rallegra
la
vista
della
tomba
infinitamente
bella
»
.
Aveva
deciso
di
arruolarsi
nell
'
esercito
francese
raccolto
sulla
Manica
per
lo
sbarco
in
Inghilterra
e
di
morire
«
la
bella
morte
delle
battaglie
»
.
Un
amico
lo
trovò
qualche
giorno
dopo
mentre
errava
lungo
la
costa
della
Normandia
,
sospettato
di
spionaggio
e
in
pericolo
di
vita
,
e
lo
fece
rimpatriare
.
Dal
suo
ritorno
in
Germania
(
novembre
1803
)
al
giugno
1804
non
si
sa
più
nulla
di
Kleist
:
una
malattia
che
lo
colse
a
Magonza
sembra
consumare
in
un
'
unica
febbre
tutte
le
energie
sprecate
e
gli
astratti
furori
della
sua
giovinezza
.
La
seconda
parte
della
sua
vita
porta
la
stessa
impronta
di
disordinata
avventura
.
Königsberg
,
Dresda
,
Praga
,
Berlino
,
sono
le
tappe
di
un
viaggio
che
non
conosce
tregua
e
che
non
consola
il
poeta
della
sua
sfortuna
e
l
'
uomo
della
sua
povertà
.
La
sua
vicenda
è
nella
corsa
precipite
dei
cavalli
,
nel
distacco
doloroso
dalle
insegne
a
cui
in
ogni
nuova
sosta
sembra
chiedere
rifugio
.
Traversa
come
un
sonnambulo
i
campi
di
battaglia
,
è
arrestato
e
messo
in
fortezza
,
e
appena
libero
torna
a
cospirare
e
ad
agitarsi
.
Sempre
sprovvisto
di
denaro
vive
degli
aiuti
della
sorella
e
per
un
certo
tempo
di
una
pensione
della
regina
Luisa
;
si
illude
di
poter
tornare
agli
uffici
pubblici
e
ricade
come
in
un
vizio
antico
nel
mestiere
letterario
.
Riferimenti
esterni
di
qualche
importanza
per
questo
periodo
sono
i
giornali
che
successivamente
egli
diresse
:
il
«
Phoebus
»
,
fondato
a
Dresda
con
Adam
Müller
,
che
fu
per
tutto
il
1808
uno
dei
più
notevoli
fogli
del
movimento
romantico
;
la
«
Germania
»
appena
progettata
a
Praga
nel
l
'
estate
del
1809
come
una
bandiera
di
raccolta
del
nazionalismo
tedesco
e
morta
subito
dopo
la
vittoria
napoleonica
di
Wagram
;
infine
i
«
Berliner
Abendblätter
»
,
quotidiano
di
opposizione
alla
politica
liberale
di
Hardenberg
,
in
cui
ritorna
l
'
influsso
di
Adam
Müller
e
l
'
interesse
molteplice
e
insoddisfatto
dello
scrittore
Kleist
.
Tutte
queste
imprese
,
iniziate
con
grande
spreco
di
programmi
,
caddero
presto
quasi
travolte
dalla
instabilità
naturale
dell
'
uomo
.
E
le
opere
letterarie
non
ebbero
maggior
fortuna
:
editori
e
direttori
di
teatro
furono
costantemente
in
conflitto
col
poeta
di
difficile
umore
,
e
dei
suoi
drammi
due
soli
furono
rappresentati
in
vita
e
senza
successo
.
Così
disgusto
e
passione
si
alternarono
nel
governare
gli
ultimi
anni
della
vita
di
Kleist
.
Nell
'
agosto
del
1811
scrive
ancora
:
«
Appena
sarò
libero
da
quest
'
impegno
,
mi
proverò
di
nuovo
a
scrivere
opere
di
fantasia
.
A
volte
durante
una
lettura
o
a
teatro
sento
come
un
soffio
della
mia
prima
giovinezza
.
La
vita
che
posa
deserta
di
fronte
a
me
mi
appare
d
'
improvviso
in
una
luce
splendida
e
sento
agitarsi
nel
mio
animo
forze
che
credevo
estinte
»
.
Ma
poco
dopo
l
'
ultima
ondata
di
disgusto
avrà
un
effetto
più
duraturo
.
A
Berlino
,
attraverso
amici
comuni
,
aveva
conosciuto
Henriette
Vogel
,
moglie
di
un
funzionario
prussiano
e
vagamente
appassionata
di
letteratura
e
di
musica
.
Questa
donna
non
giovane
e
non
bella
doveva
essere
la
prima
a
subire
fino
in
fondo
la
suggestione
di
Kleist
e
doveva
dividere
con
lui
il
passo
più
difficile
della
sua
esistenza
.
Le
lettere
scambiate
fra
i
due
nel
periodo
della
loro
breve
amicizia
testimoniano
di
una
rara
esaltazione
,
contengono
frasi
che
ricordano
il
linguaggio
più
acceso
di
Käthchen
,
e
spumeggiano
di
tutta
l
'
enfasi
che
era
nella
natura
di
Kleist
.
Ma
l
'
ultimo
atto
di
cui
essi
furono
protagonisti
è
un
modello
di
consapevolezza
e
di
virtù
,
la
più
notevole
eccezione
all
'
inettitudine
tecnica
di
Kleist
,
il
primo
capolavoro
nella
storia
segreta
dei
suicidi
.
Tutta
la
barbarie
fisica
che
aveva
accompagnato
la
vita
dell
'
uomo
,
il
rigurgito
di
sangue
che
acceca
i
suoi
personaggi
,
si
placano
nella
tranquilla
visione
della
morte
;
e
la
tragedia
romantica
spinta
così
ai
suoi
ultimi
limiti
supera
se
stessa
e
ricade
in
un
leggero
velo
di
nebbia
e
di
lacrime
.
Per
il
modo
in
cui
fu
compiuto
quel
suicidio
non
appartiene
alla
moda
transitoria
di
Werther
ma
risale
agli
esempi
di
una
più
antica
civiltà
e
si
adorna
di
tutto
l
'
orgoglio
della
tradizione
stoica
.
Il
20
novembre
1811
i
due
amanti
partono
in
carrozza
sulla
via
di
Potsdam
diretti
a
una
piccola
osteria
sulle
rive
del
Wannsee
.
Là
si
dispongono
a
una
breve
villeggiatura
e
preparano
la
scena
della
loro
fine
con
una
cura
che
tradisce
la
vocazione
teatrale
di
Kleist
.
Scrivono
agli
amici
le
ultime
lettere
,
lettere
che
resterebbero
in
ogni
caso
come
un
prezioso
documento
psicologico
,
tanto
l
'
ironia
e
la
tenerezza
crescono
di
significato
in
quello
stretto
contatto
con
la
morte
.
Poi
,
scelto
un
luogo
adatto
nel
cavo
di
un
vecchio
albero
,
allontanano
per
un
istante
la
cameriera
e
si
uccidono
con
la
stessa
arma
:
Kleist
con
un
colpo
alla
bocca
,
Henriette
al
cuore
,
per
non
turbare
in
un
atto
così
solenne
i
lineamenti
del
viso
.
Nel
corso
di
questa
vita
,
agitata
da
un
demone
così
violento
,
poche
cose
ebbero
un
'
importanza
non
puramente
biografica
,
utile
cioè
anche
per
noi
.
Gli
amici
erano
personalità
di
secondo
piano
:
meno
Adam
Müller
che
ebbe
un
influsso
durevole
sulla
sua
attività
intellettuale
,
tutti
gli
altri
furono
piuttosto
episodi
della
vita
di
Kleist
che
figure
dotate
di
una
esistenza
propria
.
Le
sue
relazioni
letterarie
con
i
contemporanei
sono
assai
curiose
:
dai
rapporti
con
Wieland
,
Goethe
,
Arnim
,
Fouqué
,
Tieck
,
risulta
che
essi
erano
colpiti
soprattutto
dagli
aspetti
bizzarri
della
personalità
di
Kleist
,
dalle
sue
tare
fisiche
e
insieme
dal
singolare
fascino
che
contrastava
con
la
mediocrità
apparente
dell
'
uomo
.
Quando
Goethe
,
molti
anni
dopo
la
morte
di
Kleist
,
volle
raccogliere
il
suo
giudizio
sull
'
uomo
,
disse
:
«
Egli
mosse
sempre
in
me
,
con
le
più
pure
intenzioni
d
'
affetto
,
sgomento
e
orrore
,
come
un
corpo
ben
dotato
dalla
natura
che
soffra
di
una
malattia
incurabile
»
.
Queste
parole
spesso
interpretate
come
un
segno
di
inimicizia
sono
la
prova
migliore
dell
'
equanimità
penetrante
di
Goethe
.
Di
fronte
al
male
che
assillava
Kleist
egli
non
poteva
esprimere
meglio
il
proprio
distacco
,
e
se
più
tardi
una
cattiva
letteratura
ha
preso
origine
da
questo
giudizio
,
la
colpa
è
di
chi
non
ha
saputo
distinguere
fra
patologia
normale
e
critica
della
persona
.
La
lettera
che
Goethe
scrisse
a
Kleist
dopo
la
lettura
della
Pentesilea
tocca
come
un
ferro
di
chirurgo
i
punti
morti
della
fantasia
kleistiana
,
e
nessuna
interpretazione
allegorica
può
aggiungere
qualcosa
alla
chiarezza
dei
rapporti
letterari
che
essa
pone
fra
i
due
uomini
.
Nietzsche
indicò
più
tardi
con
parole
precise
il
vero
dissidio
che
li
separava
quando
disse
che
Goethe
aborriva
in
Kleist
«
i
lati
incurabili
della
natura
»
,
quella
zona
segreta
da
cui
nasce
la
tragedia
e
da
cui
Goethe
volle
sempre
tenersi
lontano
come
gli
animali
dal
buio
.
Goethe
,
per
cui
il
solo
pensiero
di
scrivere
una
tragedia
era
stato
un
tempo
un
'
angoscia
e
un
pericolo
,
non
poteva
accettare
la
natura
tragica
di
Kleist
;
e
pieno
di
sgomento
di
fronte
a
quella
favolosa
creatura
,
Pentesilea
,
non
poteva
riconoscere
l
'
uomo
il
quale
confessava
di
aver
posto
nella
storia
inumana
dell
'
amazzone
«
tutto
il
dolore
e
tutto
lo
splendore
della
propria
anima
»
.
Sul
significato
di
Kleist
come
uomo
politico
le
opinioni
sono
discordi
.
La
politica
dei
romantici
è
sempre
stata
una
categoria
molto
imprecisa
,
e
Kleist
,
così
vicino
a
Adam
Müller
,
ne
divise
tutte
le
incertezze
e
i
pericoli
.
Ma
egli
era
cresciuto
in
un
'
epoca
in
cui
certi
valori
di
civiltà
e
di
vita
politica
europea
erano
stati
troppo
chiaramente
enunciati
perché
si
potessero
subito
scordare
,
e
il
nazionalismo
a
cui
si
convertì
negli
ultimi
anni
non
è
affatto
comparabile
ad
altre
manifestazioni
più
recenti
dello
spirito
tedesco
.
Le
espressioni
del
suo
odio
verso
la
Francia
furono
sì
acerbe
e
terribili
,
come
tutto
quello
che
veniva
da
Kleist
,
ma
la
Germania
del
1810
,
ora
confusa
in
un
mito
comune
di
sangue
e
di
suolo
,
non
era
la
Germania
del
1870
,
né
quella
del
1933
,
e
l
'
esaltazione
patriottica
che
ebbe
tanta
parte
negli
ultimi
anni
di
Kleist
non
intaccò
mai
la
sua
coscienza
di
uomo
.
Così
anche
i
suoi
scritti
più
feroci
,
come
il
Catechismo
di
un
tedesco
,
conservano
le
tracce
di
una
sana
educazione
illuministica
e
sono
penetrati
da
un
linguaggio
di
libertà
e
di
giustizia
a
cui
l
'
empito
retorico
non
toglie
ogni
accento
generoso
.
Infine
l
'
ultimo
elemento
che
non
si
può
trascurare
perché
in
certo
modo
circoscrive
tutta
la
personalità
di
Kleist
è
quello
erotico
.
È
stato
detto
che
la
sua
vita
è
il
problema
erotico
personificato
,
e
certo
una
gran
parte
dell
'
interesse
rivolto
a
Kleist
da
alcuni
strati
della
cultura
moderna
si
deve
a
questa
singolare
posizione
sessuale
.
Fino
dai
primi
anni
le
donne
occupano
interamente
la
sua
esistenza
:
Ulrike
,
la
sorella
,
è
l
'
unica
ad
accompagnarlo
anche
nelle
più
infelici
avventure
,
e
la
fidanzata
di
Francoforte
,
Wilhelmine
von
Zenge
,
è
strettamente
legata
al
suo
sviluppo
intellettuale
.
Poi
figure
concrete
:
le
sorelle
von
Schlieben
,
Luoise
Wieland
,
Maria
von
Kleist
,
Henriette
Vogel
,
e
altre
persone
appena
intraviste
,
come
la
leggendaria
contadina
del
lago
di
Thun
,
determinano
crisi
e
rinascite
nella
vita
di
Kleist
,
sono
protagoniste
della
sua
avventura
terrena
e
insieme
episodi
della
sua
storia
fantastica
.
Ogni
tentativo
di
far
coincidere
questi
due
mondi
è
destinato
a
fallire
:
resta
il
fatto
,
soltanto
importante
per
noi
,
che
a
eccezione
di
Kohlhaas
tutti
i
drammi
e
tutti
i
racconti
di
Kleist
hanno
come
sfondo
un
tema
erotico
.
Una
così
forte
concentrazione
di
sentimenti
basta
a
far
presumere
una
natura
anormale
,
e
in
realtà
i
rapporti
che
Kleist
ebbe
con
tutte
queste
donne
furono
tempestosi
e
ambigui
.
La
chiave
biografica
della
sua
situazione
sessuale
è
nel
viaggio
a
Würzburg
del
1800
:
di
là
egli
scrisse
a
Wilhelmine
von
Zenge
alcune
strane
lettere
in
cui
accennò
più
volte
al
gran
mutamento
intervenuto
nella
sua
vita
,
all
'
atto
che
lo
aveva
reso
degno
di
lei
,
e
al
loro
avvenire
di
felicità
matrimoniale
.
Dopo
le
prime
indulgenti
interpretazioni
ottocentesche
,
secondo
cui
il
poeta
avrebbe
avuto
nel
suo
viaggio
la
rivelazione
della
natura
,
i
biografi
sono
ora
quasi
tutti
d
'
accordo
nel
ritenere
che
Kleist
abbia
subito
a
Würzburg
una
cura
intesa
a
guarirlo
di
una
debolezza
di
origine
nervosa
sopravvenuta
per
eccessi
giovanili
.
Un
simile
dato
di
fatto
riempì
naturalmente
di
giubilo
la
cultura
positivista
della
fine
del
secolo
scorso
,
e
da
allora
tutta
la
critica
di
orientamenti
psicanalitici
ha
fatto
di
Kleist
il
suo
eroe
,
confondendo
valori
letterari
e
curiosità
biografiche
e
tentando
di
stabilire
impossibili
determinismi
.
Ora
,
dissipato
forse
l
'
errore
freudiano
,
non
sfuggirà
il
valore
letterario
di
questo
episodio
.
Alcmena
,
la
marchesa
di
O
.
,
Toni
del
Fidanzamento
a
San
Domingo
,
sono
i
personaggi
di
un
mondo
di
cui
Käthchen
di
Heilbronn
e
Pentesilea
rappresentano
i
due
poli
estremi
e
che
è
stato
rivelato
da
Kleist
con
una
intensità
senza
pari
.
La
dilatazione
dell
'
erotismo
fino
ai
suoi
limiti
morbosi
,
il
furore
del
sangue
e
del
sesso
danno
l
'
accento
più
deciso
all
'
opera
di
Kleist
e
la
mettono
così
violentemente
in
contrasto
con
l
'
ambiente
in
cui
nacque
.
Il
mondo
morale
dell
'
uomo
del
Settecento
dominato
da
alcuni
universali
,
la
virtù
o
la
grazia
,
si
dissolve
e
scopre
enormi
piaghe
e
passioni
insoddisfatte
.
Su
questa
via
si
eserciteranno
poi
innumerevoli
altri
nei
cento
anni
che
vanno
da
Kleist
a
Baudelaire
e
da
Baudelaire
a
Joyce
.
Parlare
di
decadentismo
qui
è
forse
superfluo
:
certo
Kleist
è
legato
a
un
determinato
momento
della
nostra
sensibilità
;
e
queste
conclusioni
a
cui
si
giunge
attraverso
un
esame
sommario
della
sua
vita
trovano
la
loro
conferma
più
chiara
nell
'
analisi
del
suo
sviluppo
interiore
.
All
'
origine
della
personalità
culturale
di
Kleist
non
sta
un
letterato
ma
un
moralista
.
Tutti
i
documenti
che
si
posseggono
della
sua
giovinezza
provano
che
i
suoi
interessi
erano
prevalentemente
morali
,
quasi
mai
orientati
in
senso
tecnico
.
Occupò
molti
anni
nello
studio
delle
scienze
,
uno
studio
concepito
in
modo
illuministico
e
sempre
rivolto
al
perfezionamento
della
personalità
umana
;
si
dedicò
alla
matematica
e
alla
filosofia
con
l
'
eclettismo
proprio
del
suo
tempo
.
Direi
che
il
livello
medio
dell
'
educazione
illuministica
è
rappresentato
benissimo
dal
giovane
Kleist
,
con
la
mania
pedagogica
e
il
gusto
delle
affermazioni
morali
,
il
vago
empito
religioso
che
accompagnava
ogni
sua
certezza
.
Le
lettere
giovanili
alla
sorella
e
alla
fidanzata
sono
un
terribile
esempio
di
questa
serietà
di
autodidatta
;
si
sentiva
successivamente
attirato
dai
vari
rami
della
,
scienza
settecentesca
e
voleva
versarla
con
ordine
nel
grembo
delle
due
donne
.
Organizzava
corsi
e
dava
lezioni
;
una
volta
,
scrisse
che
non
concepiva
come
si
potesse
vivere
senza
costituirsi
un
piano
di
esistenza
.
E
già
il
senso
della
malattia
affiora
in
quest
'
ordine
trascendentale
,
lo
rende
così
distante
dall
'
ordine
umano
di
Goethe
.
Più
tardi
anche
il
suo
maggior
incontro
nel
campo
della
cultura
tedesca
,
quello
con
la
filosofia
kantiana
,
fu
dominato
dallo
stesso
squilibrio
.
Credette
di
trovare
nell
'
affermazione
kantiana
dell
'
inconoscibilità
del
noumeno
la
condanna
di
tutti
i
suoi
sforzi
di
adolescente
e
fu
preso
da
una
disperazione
quasi
fisica
.
Lasciò
allora
i
progetti
e
le
ambizioni
che
lo
avevano
occupato
fino
a
quel
giorno
,
prese
a
viaggiare
e
a
scrivere
con
lo
stesso
dissoluto
entusiasmo
.
Ora
si
discute
dai
critici
se
Kleist
abbia
capito
Kant
e
addirittura
se
lo
abbia
letto
nel
testo
.
Ma
l
'
incontro
col
pensiero
kantiano
è
certo
un
momento
decisivo
nella
storia
del
poeta
Kleist
.
Esso
segna
lo
sfasciarsi
della
costruzione
razionalistica
,
la
prima
crepa
in
un
sistema
di
pensiero
che
aveva
difeso
come
una
corazza
il
giovane
scrittore
.
Le
affermazioni
di
libertà
dell
'
individuo
e
di
trionfo
delle
passioni
succedono
agli
atti
di
fede
nella
scienza
e
nella
virtù
,
l
'
enfasi
del
sentimento
sostituisce
l
'
enfasi
della
ragione
.
La
tesi
kantiana
,
ingenuamente
tradotta
in
termini
personali
,
non
sparirà
più
dall
'
opera
di
Kleist
e
il
conflitto
fra
verità
e
apparenza
ritornerà
come
un
tema
ossessivo
nelle
vicende
dei
drammi
e
dei
racconti
.
Ma
un
processo
descritto
in
termini
così
rigorosamente
intellettuali
rischierebbe
di
ingannare
sulla
natura
dell
'
evoluzione
di
Kleist
.
Il
viaggio
a
Würzburg
del
1800
aveva
destato
in
lui
un
vago
bisogno
di
azione
,
e
alla
certezza
distrutta
nel
dominio
dell
'
intelletto
egli
doveva
sostituire
un
nuovo
credo
.
Le
dottrine
filosofiche
e
pedagogiche
che
avevano
rivelato
la
categoria
del
sentimento
furono
il
migliore
impulso
a
uscire
da
questa
crisi
,
e
nelle
Confessioni
di
Jean
-
Jacques
egli
trovò
quello
che
non
potevano
dargli
la
critica
kantiana
e
l
'
alto
esempio
di
Goethe
:
una
spiegazione
della
propria
natura
.
Così
i
motivi
della
sua
fede
giovanile
cadono
fra
i
residui
scolastici
e
il
nome
che
da
allora
ricorre
più
spesso
nelle
lettere
di
Kleist
è
quello
di
Rousseau
.
In
un
simile
passaggio
da
una
circoscritta
educazione
illuministica
,
attraverso
la
nuova
filosofia
,
alla
scoperta
di
un
mondo
che
si
pone
come
il
mondo
della
libertà
e
dell
'
individuo
creatore
,
è
facile
riconoscere
uno
splendido
paradigma
del
secolo
,
oltre
che
la
migliore
guida
per
seguire
l
'
evoluzione
del
poeta
.
La
vittoria
del
motivo
sentimentale
coincide
in
Kleist
con
la
conquista
dell
'
espressione
letteraria
:
il
mondo
che
egli
ritrova
nell
'
intimo
della
propria
natura
è
quello
che
Rousseau
ha
scoperto
e
che
i
romantici
difendono
nel
loro
fervore
rivoluzionario
.
Debole
e
irruento
Kleist
doveva
esprimere
meglio
di
ogni
altro
questo
capovolgimento
di
valori
:
la
lettera
a
Rühle
von
Lilienstern
dell
'
agosto
1806
è
la
più
netta
smentita
ai
precetti
contenuti
nella
dissertazione
di
sette
anni
prima
al
maestro
Martini
.
Il
lavoro
intellettuale
esaltato
allora
come
unica
strada
alla
felicità
è
ora
respinto
come
un
peso
inutile
:
«
O
l
'
intelletto
!
Lo
sciagurato
intelletto
!
Non
studiare
troppo
,
mio
caro
.
La
tua
traduzione
di
Racine
ha
brani
eccellenti
.
Segui
il
tuo
sentimento
.
Quello
che
ti
pare
buono
,
daccelo
,
e
alla
buon
'
ora
.
È
come
e
un
colpo
di
dadi
,
ma
non
esiste
altro
»
.
Un
passo
ulteriore
su
questa
via
sarà
compiuto
qualche
anno
dopo
con
il
saggio
Sul
teatro
delle
marionette
,
il
più
importante
scritto
teorico
di
Kleist
.
Due
interlocutori
immaginari
nel
giardino
pubblico
di
una
città
tedesca
espongono
la
tesi
della
superiorità
del
burattino
sull
'
attore
:
libero
il
primo
dalla
legge
di
gravità
,
gratuito
e
perfetto
in
ogni
suo
gesto
;
ancora
avviluppato
il
secondo
nel
giro
delle
proprie
intenzioni
.
Con
quest
'
ultimo
saggio
Kleist
pone
i
fondamenti
di
un
'
estetica
irrazionalista
che
potrà
essere
compresa
solo
in
tempi
molto
vicino
a
noi
:
perché
l
'
esaltazione
della
marionetta
come
mezzo
espressivo
implica
il
rifiuto
di
ogni
verosimiglianza
esteriore
e
la
scoperta
del
surreale
.
È
notevole
che
una
storia
così
elaborata
non
contenga
quasi
elementi
letterari
.
I
nomi
che
contano
sono
Kant
e
Rousseau
,
nomi
di
filosofi
e
di
moralisti
;
e
gli
scritti
teorici
a
cui
si
è
accennato
valgono
appena
come
rare
intuizioni
o
si
limitano
a
fornire
notizie
sulla
genesi
del
suo
linguaggio
drammatico
.
Ogni
altro
tentativo
di
istituire
rapporti
di
scuola
o
di
tendenza
è
destinato
a
fallire
di
fronte
a
una
personalità
così
violentemente
autoctona
.
Le
sue
letture
giovanili
furono
probabilmente
scolastiche
:
i
classici
latini
e
greci
,
i
maestri
di
retorica
e
gli
scrittori
francesi
del
gran
secolo
.
Più
tardi
conobbe
i
contemporanei
e
,
certo
molto
bene
,
le
opere
di
Wieland
e
di
Goethe
e
il
teatro
di
Schiller
.
Per
rintracciare
un
influsso
preciso
sull
'
opera
di
Kleist
al
di
fuori
di
questo
cerchio
limitato
di
interessi
bisognerà
arrivare
a
un
curioso
teorico
dei
sogni
,
E
.
G
.
von
Schubert
,
o
risalire
all
'
esempio
di
Shakespeare
,
dove
ogni
riferimento
ai
testi
diventa
problematico
e
una
vaga
parentela
spirituale
conta
ancora
più
di
qualsiasi
derivazione
provata
.
Da
Goethe
,
così
raffinatamente
letterato
pur
nei
suoi
vari
interessi
,
lo
distacca
questa
mancanza
di
interessi
formali
.
La
storia
delle
opere
di
Goethe
è
una
storia
di
esperienze
letterarie
e
i
suoi
diari
e
le
sue
conversazioni
provano
una
continua
attenzione
alle
cose
dell
'
arte
.
In
Kleist
non
ci
fu
mai
una
precisa
natura
di
letterato
:
soprattutto
non
si
può
parlare
per
la
sua
opera
di
progresso
stilistico
.
Quando
nel
1800
egli
dichiara
di
aver
dinanzi
a
sé
una
carriera
letteraria
,
questa
affermazione
non
suona
diversa
da
altre
precedenti
,
cadute
nel
rapido
corso
delle
ambizioni
kleistiane
.
Ma
aveva
scoperto
quel
giorno
la
propria
vocazione
maggiore
e
la
sua
prima
opera
ha
già
tutti
i
segni
di
una
necessità
rigorosa
,
è
l
'
immagine
giovanile
di
un
'
opera
classica
.
Da
allora
tutti
i
drammi
e
i
racconti
di
Kleist
vivranno
di
questa
fortissima
impronta
senza
che
una
sensibile
evoluzione
formale
accompagni
il
loro
crescere
,
modifichi
oltre
alla
tecnica
e
i
dati
esteriori
le
più
profonde
qualità
del
linguaggio
.
Necessità
non
vuol
dire
facilità
;
e
la
lunga
fatica
sul
Guiscardo
,
le
ricorrenti
crisi
di
disperazione
basterebbero
a
provare
la
serietà
del
suo
impegno
di
poeta
.
Quello
che
si
sa
del
suo
modo
di
comporre
conferma
la
nostra
ipotesi
.
Arnim
e
Brentano
derisero
la
sua
diligenza
di
letterato
,
l
'
interminabile
lavoro
di
correzione
a
cui
si
dedicava
sui
testi
;
e
tutti
gli
altri
critici
più
acuti
hanno
sottolineato
l
'
elemento
di
pedanteria
senza
di
cui
non
è
spiegabile
la
personalità
di
Kleist
.
Probabilmente
egli
trasportò
nelle
cose
dell
'
arte
un
'
abitudine
giovanile
:
quel
complesso
scolastico
,
quel
bisogno
di
perfezione
e
di
ordine
che
avevano
accompagnato
i
suoi
fallimenti
di
uomo
e
che
dovevano
trovare
la
loro
giustificazione
proprio
nell
'
opera
letteraria
.
Tali
notizie
contrastano
con
l
'
immagine
fantastica
che
è
rimasta
del
poeta
.
Ma
la
tendenza
all
'
interpretazione
puramente
dionisiaca
di
Kleist
,
oltre
che
piuttosto
volgare
nei
suoi
motivi
,
è
inesatta
letterariamente
.
Lo
spirito
dionisiaco
penetra
certo
Pentesilea
(
che
infatti
è
giudicata
l
'
opera
capitale
da
quegli
interpreti
)
,
ma
non
spiega
la
costruzione
rigida
dei
racconti
,
non
giustifica
gli
ultimi
documenti
della
sua
vita
:
quelle
lettere
che
annunciano
il
suicidio
e
cominciano
come
Kohlhaas
o
la
Marchesa
di
O
.
,
col
freddo
gelo
di
un
enunciato
:
«
Giacciamo
uccisi
sulla
via
di
Potsdam
...
»
.
In
realtà
nessuna
interpretazione
univoca
basta
a
esaurire
la
vitalità
di
un
poeta
;
e
dove
altri
hanno
seguito
il
flusso
di
follia
che
penetra
in
apparenza
tutto
il
suo
mondo
,
a
noi
converrà
tracciarne
i
limiti
,
salvare
ciò
che
d
'
ingenuo
e
pittoresco
continua
al
crescere
fra
quelle
rive
tempestose
.
Solo
in
questa
involontaria
dialettica
si
potrà
riconoscere
una
nuova
immagine
dello
scrittore
e
dare
alla
sua
figura
storica
una
più
profonda
ragione
.
Come
il
fenomeno
culturale
Kleist
è
il
rompere
di
energie
sentimentali
da
un
involucro
razionalista
e
settecentesco
,
così
il
fenomeno
letterario
è
il
brivido
che
a
un
tratto
percorre
l
'
unità
ragionata
della
sua
opera
.
E
lo
sgomento
che
da
Goethe
ai
contemporanei
coglie
i
lettori
di
Kleist
nasce
dal
pensiero
che
il
suo
volto
nasconde
la
perenne
ambiguità
della
maschera
tragica
,
che
il
giovane
malaticcio
e
balbuziente
porta
dentro
di
sé
l
'
urlo
feroce
di
Pentesilea
e
la
desolata
follia
di
Käthchen
.
Quando
nel
1821
Tieck
raccolse
e
pubblicò
le
opere
di
Kleist
,
si
fermò
nella
sua
prefazione
sul
Principe
di
Homburg
,
che
vedeva
allora
la
luce
per
la
prima
volta
e
che
definì
un
dono
incomparabile
per
il
teatro
tedesco
,
e
subito
dopo
sulla
Famiglia
Schroffenstein
e
su
Käthchen
di
Heilbronn
.
Da
allora
il
furore
critico
che
Kleist
ha
sempre
attirato
su
di
sé
si
è
ripercosso
nella
diversa
valutazione
delle
opere
.
In
particolare
delle
due
grandi
correnti
ideologiche
che
si
dividono
la
critica
kleistiana
,
quella
psicanalitica
e
letteraria
ha
preferito
Anfitrione
e
Pentesilea
,
mentre
quella
eroica
e
celebrativa
,
ancora
molto
forte
in
Germania
,
ha
messo
l
'
accento
soprattutto
sulla
Battaglia
d
'
Arminio
.
Ora
dopo
oltre
un
secolo
di
diverse
contese
è
forse
giusto
tornare
sul
giudizio
di
Tieck
e
,
lasciando
da
parte
il
Principe
di
Homburg
che
è
l
'
opera
meno
discussa
,
mettere
di
nuovo
a
fuoco
gli
altri
due
drammi
.
Appunto
perché
sottratte
all
'
ideologia
,
la
Famiglia
Schroffenstein
e
Käthchen
di
Heilbronn
sono
per
noi
le
opere
che
restituiscono
più
chiara
l
'
immagine
di
Kleist
.
Meno
immediate
di
Pentesilea
,
più
deboli
del
Principe
di
Homburg
,
esse
rispondono
meglio
di
quei
drammi
al
nostro
vivo
bisogno
di
poesia
.
E
in
questo
caso
l
'
accordo
col
giudizio
di
Tieck
non
sarebbe
casuale
perché
indicherebbe
un
avvicinamento
alla
misura
originaria
del
poeta
attraverso
le
soprastrutture
e
gli
inganni
di
una
lunga
epoca
critica
.
La
Famiglia
Schroffenstein
,
edita
nella
forma
attuale
nel
1803
ma
in
quel
tempo
già
più
volte
rielaborata
,
ha
caratteri
evidenti
di
immaturità
su
cui
tutti
i
giudizi
sono
concordi
.
Tuttavia
è
con
Käthchen
l
'
opera
che
illumina
meglio
il
momento
shakespeariano
nel
dramma
di
Kleist
e
resta
,
nella
grande
confusione
di
stile
e
di
motivi
,
un
'
opera
straordinariamente
vitale
.
I
grandi
conflitti
di
virtù
astratte
e
di
sentimenti
che
si
ripeteranno
poi
fino
a
Kohlhaas
sono
presentati
con
molta
chiarezza
nei
primi
atti
di
quel
dramma
.
Ma
quando
l
'
impostazione
retorica
e
ogni
tanto
la
tecnica
del
verso
farebbero
pensare
a
Schiller
,
un
'
ondata
di
entusiasmo
kleistiano
travolge
i
limiti
apparenti
,
crea
una
atmosfera
di
desolato
stupore
nuova
nel
teatro
tedesco
.
Il
desiderio
e
l
'
angoscia
,
gli
stadi
elementari
della
passione
,
risolvono
le
virtù
astratte
dei
personaggi
:
le
figure
si
cancellano
ai
nostri
occhi
e
l
'
azione
si
perde
in
un
vago
clamore
verbale
.
Qualche
edizione
tedesca
conserva
ancora
il
quadro
degli
«
Hauptcharaktere
»
nella
Famiglia
Schroffenstein
.
Un
simile
lavoro
,
perfettamente
ozioso
,
mostra
come
non
si
sia
capito
nulla
del
significato
dell
'
opera
e
in
genere
dell
'
ispirazione
romantica
.
Le
categorie
psicologiche
inventate
per
il
teatro
francese
si
applicano
ancora
benissimo
a
Schiller
,
ma
diventano
uno
stupido
strumento
scolastico
per
chi
voglia
misurarvi
i
personaggi
di
Kleist
.
Descrivere
i
caratteri
della
Famiglia
Schroffenstein
è
press
'
a
poco
come
fissare
in
una
formula
psicologica
i
protagonisti
dei
Fratelli
Karamazoff
.
Con
Kleist
,
almeno
con
il
Kleist
più
ardito
di
Kätchchen
e
della
Famiglia
Schroffenstein
,
comincia
quella
dissoluzione
del
personaggio
che
porterà
ai
più
sconcertanti
esempi
moderni
:
ora
marionette
,
ora
esseri
profondamente
razionali
,
gli
uomini
e
le
donne
di
quei
drammi
sfuggono
a
qualsiasi
modulo
esteriore
,
vendicano
nella
loro
assoluta
libertà
il
lungo
asservimento
a
una
poetica
classica
.
La
vicenda
si
snoda
e
si
perfeziona
,
tocca
episodi
di
un
tragico
temerario
e
si
perde
in
battute
gratuite
e
superflue
:
l
'
interesse
lascia
sempre
più
la
rappresentazione
dei
fatti
per
guidarci
a
una
segreta
e
fortissima
«
orchestra
»
.
E
qui
soccorre
un
ultimo
esempio
che
probabilmente
non
è
stato
mai
fatto
e
che
è
forse
il
più
significativo
per
Kleist
:
quello
dell
'
opera
lirica
.
Pare
che
Kleist
mostrasse
da
giovane
un
notevole
talento
musicale
,
ma
questa
può
essere
una
coincidenza
senza
valore
:
quello
che
è
certo
è
che
il
suo
genio
drammatico
ha
i
suoi
veri
eredi
soltanto
nei
grandi
operisti
dell
'
Ottocento
.
Il
senso
del
tragico
,
presto
scaduto
nelle
formule
del
teatro
borghese
,
doveva
trovare
soluzioni
inattese
nello
scenario
confuso
dell
'
opera
in
musica
.
Hebbel
e
Ibsen
sono
lontanissimi
da
Kleist
e
come
in
genere
tutta
la
letteratura
ottocentesca
trasportano
in
un
linguaggio
moderno
problemi
e
miti
ereditati
da
Schiller
.
Ma
per
capire
Kleist
è
molto
più
utile
seguire
la
linea
che
da
Weber
e
Berlioz
porta
a
Wagner
e
considerare
in
ultima
analisi
il
nome
sorprendente
di
Verdi
.
Chi
trovasse
arbitrario
l
'
ultimo
riferimento
pensi
alla
concitazione
di
certe
scene
di
massa
,
al
continuo
alternarsi
di
episodi
patetici
e
di
effetti
brutali
,
infine
a
quell
'
assurda
conclusione
del
quinto
atto
dove
in
un
'
apoteosi
di
vestiti
scambiati
,
di
personaggi
inutili
e
di
omicidî
non
commoventi
tutti
i
nodi
del
dramma
,
si
sciolgono
come
per
caso
.
Un
senso
,
così
eroico
dell
'
assurdo
è
rintracciabile
solo
nell
'
opera
lirica
italiana
,
e
Rigoletto
e
Un
ballo
in
maschera
sono
il
più
bell
'
epilogo
di
un
dramma
avviato
per
queste
strade
.
Accanto
a
questo
aspetto
ideologico
,
la
Famiglia
Schroffenstein
interessa
per
un
altro
motivo
:
filologico
.
Nasce
in
quel
dramma
il
linguaggio
di
Kleist
,
quel
verso
fatto
di
spezzature
e
di
ripetizioni
,
che
dà
al
dialogo
un
carattere
fortemente
antiaccademico
e
interrompe
ogni
voluta
retorica
in
un
improvviso
singhiozzo
.
Il
sonnambulismo
dei
personaggi
si
esprime
naturalmente
in
questa
forma
concitata
e
contrasta
nel
modo
più
netto
con
la
lucida
visione
del
mondo
degli
eroi
schilleriani
.
Per
la
prima
volta
si
parla
sul
teatro
tedesco
un
linguaggio
che
non
ha
nulla
a
che
fare
con
la
tradizione
letteraria
,
né
col
basso
realismo
della
commedia
volgare
.
Sarà
appunto
questo
linguaggio
,
portato
a
un
alto
grado
di
perfezione
,
che
tornerà
in
Käthchen
con
tutti
i
segni
della
maturità
di
Kleist
.
Quale
sia
il
vero
messaggio
di
Käthchen
,
religioso
e
umano
,
è
stato
discusso
fra
gli
interpreti
che
hanno
voluto
riconoscervi
una
complicata
allegoria
kleistiana
.
Per
noi
il
messaggio
poetico
è
molto
chiaro
ed
è
contenuto
nel
rapporto
,
altrove
enunciato
dallo
stesso
autore
,
fra
l
'
azione
come
giuoco
istintivo
di
sentimenti
e
il
linguaggio
come
giuoco
istintivo
di
parole
.
Nel
suo
saggio
Sulla
elaborazione
progressiva
delle
idee
Kleist
dà
alcuni
splendidi
esempi
di
quello
che
egli
intendesse
per
fantasia
letteraria
:
capacità
di
segnare
su
un
libro
aperto
i
moti
della
immaginazione
,
sviluppo
autonomo
del
linguaggio
da
una
facoltà
non
controllata
.
A
questo
irrazionalismo
estetico
corrispondeva
nell
'
ultimo
periodo
della
vita
di
Kleist
un
profondo
irrazionalismo
etico
.
Così
la
verità
e
il
bene
si
manifestano
solo
attraverso
gli
aspetti
notturni
della
nostra
natura
,
nei
momenti
in
cui
cade
ogni
schermo
e
sorgono
immagini
che
l
'
intelletto
non
spiega
.
Di
qui
l
'
importanza
del
sogno
in
Käthchen
,
il
contrasto
fra
quello
che
si
manifesta
alla
luce
del
giorno
e
le
assorte
figure
della
notte
,
il
rompersi
dei
piani
degli
uomini
sotto
l
'
impero
di
una
più
forte
volontà
.
Käthchen
è
il
dramma
dell
'
imprevedibile
;
nel
colmo
delle
scene
risolutive
i
personaggi
si
mettono
a
discutere
degli
argomenti
più
impensati
e
suscitano
un
'
improvvisa
tensione
come
acrobati
che
si
affannino
nel
vuoto
(
vedi
il
bellissimo
episodio
dei
servi
che
litigano
per
appoggiare
la
scala
nel
terzo
atto
)
.
Scene
assolutamente
gratuite
come
il
dialogo
fra
il
Burgravio
di
Friburgo
e
Giacomo
Pech
,
pure
nel
terzo
atto
,
hanno
per
molto
tempo
provocato
lo
sdegno
dei
critici
.
Eppure
il
genio
del
teatro
romantico
tedesco
è
proprio
in
questa
libertà
di
parola
,
nel
nobile
sdegno
di
ogni
compiutezza
esteriore
.
Dal
Gatto
con
gli
stivali
di
Tieck
,
a
Scherzo
,
satira
,
ironia
di
Grabbe
,
al
Woyzeck
di
Büchner
,
corre
una
tradizione
in
cui
l
'
amore
della
«
licenza
»
è
diventato
motivo
di
una
nuova
e
libera
maniera
poetica
.
Kleist
fu
l
'
assertore
teorico
di
questo
mondo
quando
nella
conclusione
del
saggio
Sul
teatro
delle
marionette
accennò
a
coloro
che
per
aver
mangiato
di
nuovo
all
'
albero
della
saggezza
sarebbero
tornati
nella
primitiva
innocenza
.
Solo
alla
luce
di
questo
paradosso
,
romantico
si
può
comprendere
il
valore
positivo
di
molte
ingenuità
che
turbano
Käthchen
e
risolvere
le
contraddizioni
di
un
tale
«
sorprendente
miscuglio
di
cose
sensate
e
insensate
»
,
(
Goethe
)
.
Così
le
figure
del
dramma
non
sono
uomini
e
donne
legati
a
una
vicenda
corporea
,
ma
attori
di
una
storia
fantastica
.
Cunegonda
è
essenzialmente
«
personaggio
»
,
quasi
marionetta
che
i
fili
dell
'
immaginazione
sottraggono
a
ogni
peso
terreno
.
La
sua
parte
è
strettamente
verbale
,
i
suoi
gesti
non
corrispondono
a
una
premessa
psicologica
,
ma
avvengono
,
secondo
le
parole
di
Kleist
,
nel
dominio
astratto
della
legge
del
pendolo
.
Perfino
l
'
assurdo
particolare
della
sua
composizione
fisica
è
una
garanzia
di
naturalezza
in
quanto
toglie
ogni
pretesa
di
veridicità
alla
favola
di
cui
essa
è
protagonista
.
E
del
resto
ogni
inverosimiglianza
non
è
salvata
dal
riso
che
corre
per
tutto
il
dramma
,
da
quel
raro
e
difficile
impiego
dell
'
umorismo
nell
'
opera
tragica
?
A
questa
estrema
rarefazione
intellettuale
corrisponde
in
Käthchen
di
Heilbronn
una
grande
semplicità
di
sentimenti
e
di
visione
.
Kleist
confessò
più
tardi
di
aver
ceduto
in
quell
'
opera
a
suggestioni
esteriori
,
e
normalmente
si
riconosce
in
Kätchen
un
traviamento
del
gusto
in
senso
popolare
.
Ma
esiste
qualcosa
di
più
di
una
semplice
adesione
alla
moda
dominante
e
il
consiglio
di
Goethe
conta
per
qualche
cosa
accanto
agli
applausi
del
pubblico
.
Una
delle
espressioni
più
felici
che
Goethe
abbia
trovato
per
indicare
il
suo
distacco
da
Kleist
è
quella
del
«
teatro
invisibile
»
.
E
il
voltafaccia
più
notevole
nel
corso
dell
'
opera
di
Kleist
è
appunto
quello
che
precede
i
due
ultimi
drammi
:
Käthchen
di
Heilbronn
e
il
Principe
di
Homburg
.
Dopo
la
Famiglia
Schroffenstein
lo
scrittore
Kleist
si
era
inoltrato
per
strade
assai
difficili
.
Il
Guiscardo
,
iniziato
press
'
a
poco
nello
stesso
tempo
ma
con
diversi
propositi
,
porta
già
l
'
impronta
di
un
altro
ingegno
.
È
il
tipico
esempio
dell
'
ambizione
umana
di
Kleist
,
della
grandiosità
imperfetta
della
sua
natura
.
Wieland
disse
per
primo
la
frase
famosa
che
«
se
Eschilo
,
Sofocle
e
Shakespeare
si
fossero
riuniti
in
una
sola
persona
,
non
avrebbero
potuto
scrivere
qualcosa
di
più
alto
del
Guiscardo
»
.
E
da
allora
è
rimasta
intorno
a
quell
'
opera
un
'
aura
di
commosso
stupore
.
Gran
parte
di
questa
fortuna
si
deve
probabilmente
alla
mania
tedesca
dell
'
opera
incompiuta
,
dell
'
abbozzo
come
dato
metafisico
.
In
realtà
del
frammento
il
Guiscardo
ha
tutti
i
difetti
:
resta
come
opera
tragica
fermo
a
una
promessa
iniziale
che
nasconde
la
sorte
matura
del
dramma
,
e
vive
di
questa
incerta
promessa
e
del
linguaggio
straordinariamente
vigoroso
delle
prime
scene
.
La
Brocca
rotta
è
completamente
isolata
nell
'
opera
di
Kleist
e
in
fondo
nella
letteratura
tedesca
.
Gli
imitatori
hanno
cercato
invano
di
riprodurre
la
straordinaria
vitalità
di
questo
episodio
e
i
fedeli
di
Kleist
non
persuadono
nel
loro
tentativo
di
allegorizzare
il
breve
quadro
di
genere
oltre
i
suoi
limiti
di
perfetto
esercizio
tecnico
.
Molto
più
ricco
di
significati
certi
è
Anfitrione
in
cui
i
sottili
veleni
kleistiani
agiscono
già
in
profondo
.
Da
un
testo
così
condizionato
dal
gusto
di
una
società
moderna
,
come
quello
di
Molière
,
Kleist
è
riuscito
a
ricavare
una
storia
senza
tempo
,
un
'
avventura
profondamente
allusiva
in
cui
gli
effetti
dell
'
intrigo
sono
sacrificati
a
una
complicata
ricerca
umana
.
La
«
confusione
di
sentimenti
»
è
palese
in
quel
dramma
:
l
'
abbandono
della
norma
universale
per
una
pericolosa
eresia
.
Già
ai
contemporanei
parve
ripugnante
quel
miscuglio
di
sacro
e
di
profano
,
e
Goethe
si
sdegnò
del
«
travestimento
cristiano
»
dei
personaggi
.
Infine
con
Pentesilea
i
motivi
che
urgono
nei
drammi
precedenti
si
rivelano
con
una
forza
inaudita
:
la
volontà
di
Kleist
di
scendere
negli
angoli
più
remoti
della
coscienza
rompe
ogni
freno
e
celebra
la
sua
vittoria
nella
sanguinosa
visione
dell
'
amazzone
.
Non
solo
la
leggenda
antica
è
violata
nei
suoi
sensi
,
ma
un
mondo
nuovo
è
scoperto
negli
impulsi
e
nelle
passioni
di
quegli
eroi
.
Dopo
la
discesa
agli
inferi
che
è
Pentesilea
,
il
poeta
non
poteva
che
perdersi
nelle
nebbie
del
«
teatro
dell
'
avvenire
»
o
per
la
via
opposta
tentare
una
soluzione
liberatrice
con
una
fuga
nel
visibile
.
Käthchen
di
Heilbronn
serve
proprio
per
questo
,
per
ritrovare
la
purezza
discreta
dell
'
opera
d
'
arte
,
la
sua
dolce
invenzione
.
I
castelli
che
ardono
nello
sfondo
di
questo
dramma
,
i
fiumi
passati
a
guado
,
le
notti
di
tempesta
non
sono
vuoti
scenari
,
ma
i
simboli
di
un
mondo
esterno
che
si
ricompone
lentamente
.
In
questo
gusto
della
visione
immediata
Kleist
ritrova
una
dote
essenziale
della
sua
natura
di
poeta
:
la
capacità
di
scorgere
e
di
rappresentare
.
Heine
lo
definì
«
scrittore
plastico
»
,
e
in
realtà
egli
che
si
lamentava
dei
propri
«
mezzi
talenti
»
fu
l
'
unico
a
possedere
un
vero
talento
espressivo
fra
i
suoi
contemporanei
.
Fouqué
è
pallido
e
mediocre
,
Arnim
artificioso
,
Friedrich
Schlegel
paurosamente
astratto
,
accanto
a
questo
animatore
di
figure
e
di
gesti
.
E
mentre
i
suoi
personaggi
si
muovono
con
assurda
evidenza
e
la
favola
confina
sempre
più
col
puro
giuoco
fantastico
,
Käthchen
di
Heilbronn
porta
su
queste
scene
fittizie
il
respiro
di
una
più
pura
umanità
.
Essa
traversa
la
storia
come
una
creatura
di
un
'
altra
razza
,
una
creatura
di
carne
in
mezzo
a
creature
di
legno
,
e
il
suo
linguaggio
d
'
amore
tocca
una
zona
più
profonda
della
nostra
coscienza
e
lega
l
'
intero
dramma
di
Kleist
alla
storia
della
vera
poesia
.
II
.
Saggi
sul
teatro
tedesco
I
.
Introduzione
.
È
consuetudine
che
ogni
antologia
si
presenti
al
pubblico
con
una
serie
di
precisazioni
e
di
limiti
iniziali
che
valgono
in
sostanza
come
una
difesa
dalle
accuse
più
facilmente
prevedibili
.
In
realtà
il
compito
di
riunire
opere
e
collaboratori
diversi
,
per
uno
scopo
già
difficile
,
è
tale
che
quasi
sempre
si
sopporta
malvolentieri
la
responsabilità
dell
'
esito
e
si
preferisce
disperderla
nel
numero
o
imputarla
alle
circostanze
.
Ma
,
al
di
fuori
di
questa
comprensibile
premura
giustificativa
,
un
onesto
dialogo
col
lettore
è
indispensabile
per
chiarire
le
intenzioni
di
chi
ha
contribuito
al
lavoro
e
per
sopperire
al
difetto
di
unità
e
di
coerenza
nella
struttura
esterna
dell
'
opera
.
Scopo
di
questa
raccolta
è
dunque
di
introdurre
il
pubblico
italiano
alla
storia
del
teatro
tedesco
,
una
storia
tortuosa
e
ricchissima
,
da
cui
molte
sorprese
potranno
derivare
a
chi
non
ha
consuetudine
con
quella
civiltà
letteraria
.
Nessun
popolo
come
il
tedesco
,
salvo
forse
gli
spagnoli
,
ha
sentito
il
teatro
con
tanta
vitale
necessità
,
ne
ha
fatto
il
suo
più
illustre
mezzo
d
'
espressione
e
insieme
la
platea
di
tutti
i
disordini
e
gli
entusiasmi
popolari
.
La
lingua
tedesca
nasce
in
opere
dialogate
:
Il
villano
di
Boemia
,
che
diamo
come
introduzione
alla
nostra
raccolta
,
è
uno
dei
primi
monumenti
della
prosa
letteraria
in
Germania
,
e
il
passaggio
dal
linguaggio
di
curia
a
quello
di
una
libera
espressione
artistica
vi
si
avverte
in
tutta
la
sua
rozza
purezza
.
Hans
Sachs
sarà
un
secolo
più
tardi
il
corifeo
di
una
società
borghese
matura
e
vigorosa
per
cui
la
letteratura
è
svago
e
distrazione
,
prima
testimonianza
seritta
di
una
civiltà
che
si
riconosce
e
si
scopre
.
Ma
il
teatro
quale
noi
lo
intendiamo
comincerà
col
barocco
.
In
quell
'
epoca
consacrata
all
'
eloquenza
il
teatro
è
molto
più
che
un
genere
letterario
,
è
la
più
completa
rappresentazione
della
vita
e
la
sua
celebrazione
nobile
e
popolare
insieme
.
Gli
uomini
che
lo
creano
,
Opitz
,
Gryphius
,
sono
i
legislatori
di
un
gusto
che
si
riproduce
deformandosi
fino
nei
più
umili
strati
sociali
,
i
maestri
di
un
tempo
che
essi
sorvegliano
dall
'
alto
della
loro
dottrina
come
dal
sommo
di
una
scalinata
barocca
.
Intorno
a
loro
pullula
tutta
una
serie
di
manifestazioni
minori
ma
vivacissime
,
spettacoli
di
comici
vagabondi
e
teatro
edificante
degli
ordini
religiosi
,
farsa
popolare
nella
polvere
del
retrobottega
e
lucida
e
armoniosa
opera
di
corte
.
La
satira
sociale
si
alterna
con
la
trattazione
di
soggetti
sacri
in
questo
bisogno
di
vedere
e
di
esprimere
,
e
personaggi
contrastanti
si
schierano
in
un
'
unica
parata
allegorica
.
Così
sulle
scene
di
legno
,
oltre
le
povere
vicende
dei
mimi
,
si
svolgono
le
controversie
che
animano
tutta
la
vita
spirituale
tedesca
e
gli
ideali
dei
dotti
trovano
nel
teatro
il
loro
specchio
concreto
,
il
loro
punto
di
contatto
con
la
folla
mutevole
delle
città
.
Quando
più
tardi
anche
in
Germania
si
fa
sentire
la
grande
ventata
di
rinnovamento
,
il
bisogno
di
uscire
dagli
idoli
barocchi
,
per
seguire
le
vie
diritte
della
ragione
e
quelle
tortuose
e
ambili
del
sentimento
,
due
scuole
si
fronteggiano
,
ricche
di
tesi
e
di
programmi
:
ma
insieme
Lessing
dà
l
'
esempio
più
insigne
di
quello
che
sarà
il
teatro
moderno
e
dedica
il
suo
ingegno
sagace
e
attivo
al
lungo
lavoro
della
Drammaturgia
amburghese
.
Finalmente
,
quando
la
cultura
tedesca
,
già
antica
e
gloriosa
,
trova
la
sua
vera
pienezza
,
si
libera
delle
pastoie
dell
'
imitazione
straniera
,
per
fare
della
Germania
la
più
ricca
provincia
letteraria
d
'
Europa
,
i
nomi
che
portano
più
lontano
questo
messaggio
sono
Goethe
e
Schiller
ed
è
ancora
dalle
tavole
di
un
palcoscenico
che
i
loro
attori
parlano
all
'
Europa
la
lingua
di
una
epoca
nuova
.
Accanto
a
questo
rigoglio
letterario
e
conseguenza
naturale
di
tanta
ricchezza
e
di
tanto
fervore
si
sviluppa
il
mezzo
tecnico
,
il
teatro
,
voglio
dire
,
come
complesso
di
artifici
e
di
esperienze
,
come
scuola
e
come
spettacolo
.
Questo
privilegio
dura
fino
a
oggi
,
e
chiunque
abbia
mai
varcato
la
soglia
di
un
teatro
tedesco
sa
quale
atmosfera
di
nobile
tradizione
si
respiri
in
quelle
sale
venerabili
come
accademie
.
La
linea
che
è
stata
scelta
da
noi
per
seguire
questa
complicata
vicenda
è
naturalmente
quella
che
ci
è
parsa
più
dritta
:
la
linea
della
poesia
.
In
una
rassegna
destinata
a
indicare
sommariamente
i
termini
di
un
'
evoluzione
che
dura
qualche
secolo
,
stabilire
rapporti
esatti
e
definire
momenti
culturali
con
giusta
approssimazione
sarebbe
stato
un
compito
impossibile
.
Si
è
voluto
tuttavia
uscire
dall
'
anonimo
dei
passaggi
obbligati
per
segnare
risolutamente
alcuni
filoni
,
quelli
più
ricchi
,
secondo
noi
,
di
genuine
possibilità
poetiche
.
Nei
limiti
consentiti
dallo
spazio
e
con
l
'
obbligo
di
non
cancellare
episodi
la
cui
importanza
culturale
sia
indiscutibile
,
scelte
e
omissioni
vogliono
indicare
cioè
un
deciso
atteggiamento
di
gusto
e
si
propongono
come
esemplari
.
I
primi
testi
contenuti
nella
raccolta
hanno
ancora
l
'
aspetto
grezzo
dei
monumenti
arcaici
,
ma
sono
,
come
quelli
,
pietre
su
cui
edificheranno
le
civiltà
successive
.
Lo
spazio
più
ampio
è
dedicato
invece
agli
anni
che
vanno
dall
'
irrompere
dello
«
Sturm
und
Drang
»
fino
al
più
maturo
romanticismo
:
in
quegli
uomini
che
,
secondo
l
'
espressione
di
Goethe
,
ebbero
vent
'
anni
quando
la
Germania
aveva
vent
'
anni
,
riposa
ancora
il
germe
più
fecondo
dell
'
intelligenza
tedesca
e
gli
echi
suscitati
dalle
loro
parole
non
sono
ancora
spenti
ai
nostri
orecchi
di
moderni
.
Di
Goethe
e
Kleist
sono
date
rispettivamente
due
opere
,
segno
di
una
supremazia
che
è
facile
riconoscere
al
nostro
gusto
e
che
risulta
nella
sua
polarità
molto
più
istruttiva
di
quella
tradizionalmente
rappresentata
da
Goethe
e
Schiller
.
Subito
dopo
,
il
nucleo
principale
dell
'
antologia
è
costituito
dai
romantici
e
da
una
categoria
di
romantici
a
cui
da
qualche
tempo
si
rivolge
un
'
attenzione
più
meditata
e
fruttuosa
.
Tieck
,
Arnim
,
Büchner
,
un
certo
Grabbe
rappresentano
valori
che
solo
alla
luce
di
esperienze
poetiche
molto
più
approfondite
si
rilevano
in
tutta
la
loro
ricchezza
,
e
il
fervore
di
ricerca
che
da
parte
della
critica
moderna
viene
spiegato
intorno
alla
loro
opera
è
un
segno
non
fortuito
di
affinità
letteraria
.
Per
contro
il
periodo
che
va
da
Hebbel
ai
contemporanei
è
quasi
completamente
trascurato
.
I
drammi
degli
autori
che
popolano
quel
periodo
sono
ancora
nelle
biblioteche
dei
nostri
padri
in
cattive
traduzioni
italiane
e
continuano
a
essere
recitati
nei
nostri
teatri
da
cattive
compagnie
.
Essi
non
meritano
per
ora
un
riscatto
ed
è
giusto
che
rimangano
avvolti
in
questa
atmosfera
di
indeterminatezza
.
Hofmannsthal
chiude
la
raccolta
:
l
'
epoca
che
viene
dopo
di
lui
è
ancora
un
terreno
troppo
accidentato
e
malsicuro
perché
ci
si
possa
avventurare
con
animo
sereno
,
e
la
grazia
e
il
vigore
delle
sue
immagini
sono
un
addio
più
conveniente
alla
storia
che
abbiamo
trattata
dei
gesti
parossistici
e
interrogativi
di
molta
letteratura
che
lo
ha
seguito
.
Queste
le
nostre
convinzioni
letterarie
;
in
altri
casi
la
scelta
è
stata
determinata
da
ragioni
d
'
indole
tecnica
:
opere
di
importanza
minore
sono
state
preferite
ad
altre
di
maggior
significato
,
perché
difficilmente
di
queste
ultime
si
sarebbe
potuto
dare
una
traduzione
adeguata
.
Così
è
per
Gryphius
:
uno
dei
grandi
drammi
,
Cardenio
e
Zelinda
o
Leone
Armeno
lo
avrebbero
certo
assai
meglio
rappresentato
del
Peter
Squenz
,
il
quale
non
è
che
un
momento
felice
della
sua
produzione
minore
.
Ma
ci
si
domanda
quale
traduttore
avrebbe
saputo
rendere
con
dignità
e
senza
noia
il
faticoso
passo
degli
alessandrini
seicenteschi
.
Per
la
scelta
dei
testi
prevale
dunque
assolutamente
il
criterio
della
leggibilità
:
gli
errori
di
prospettiva
che
potrebbero
derivarne
al
lettore
saranno
corretti
dalle
note
che
precedono
ogni
capitolo
.
Finalmente
l
'
ultimo
criterio
che
ci
ha
guidati
nella
compilazione
è
stato
quello
di
dare
,
finché
fosse
possibile
,
opere
sconosciute
in
Italia
.
Gran
parte
di
questo
materiale
è
nuovo
per
noi
:
Il
villano
di
Boemia
,
la
cui
importanza
è
stata
illustrata
soprattutto
da
studiosi
recenti
,
come
il
Burdach
,
non
è
molto
noto
in
Italia
,
nonostante
i
suoi
chiari
rapporti
con
la
cultura
umanistica
del
Trecento
.
Nuovi
sono
i
Fastnachtsspiele
e
nuovo
è
naturalmente
Christian
Reuter
,
la
cui
scoperta
,
come
quella
di
tanti
scrittori
del
tardo
barocco
,
si
deve
alla
curiosità
e
allo
zelo
della
critica
post
-
romantica
.
Anche
per
i
moderni
si
è
voluto
seguire
lo
stesso
criterio
,
dando
la
preferenza
fra
le
diverse
opere
di
uno
scrittore
a
quelle
che
avessero
meno
probabilità
di
essere
conosciute
dagli
italiani
.
Per
Goethe
,
di
cui
non
si
potevano
dare
evidentemente
delle
novità
,
è
stata
scelta
la
prima
versione
della
Stella
,
quella
del
1775
,
che
si
distacca
dalla
versione
definitiva
per
alcune
particolarità
di
linguaggio
e
soprattutto
per
il
finale
,
tipico
delle
convinzioni
umanitarie
e
anticonformiste
del
giovane
Goethe
.
Inedite
,
cioè
scritte
appositamente
,
sono
tutte
le
traduzioni
,
meno
quella
della
Vendetta
di
Crimilde
del
Donadoni
,
a
cui
si
è
voluto
rendere
omaggio
come
all
'
opera
di
un
morto
recente
che
ancora
ci
appartiene
.
Agli
altri
traduttori
,
che
con
vario
successo
hanno
assolto
il
loro
compito
e
alleggerito
quello
del
compilatore
,
va
il
nostro
amichevole
ringraziamento
.
Un
ringraziamento
speciale
rivolgiamo
al
professor
Leonello
Vincenti
,
dell
'
Università
di
Torino
,
che
fino
dal
principio
ha
dato
al
nostro
progetto
l
'
appoggio
prezioso
del
suo
consiglio
e
della
sua
dottrina
.
2
.
Teatro
barocco
.
Finora
si
è
parlato
di
teatro
con
il
leggero
abuso
che
autorizza
una
convenzione
lungamente
stabilita
.
Ma
in
realtà
questa
parola
,
tolta
alla
tradizione
classica
e
grave
di
significati
culturali
,
rappresenta
male
il
succedersi
di
fenomeni
profondamente
diversi
,
legati
ai
bisogni
di
epoche
che
non
conoscono
«
nuances
»
.
La
rappresentazione
medioevale
,
sacra
e
profana
,
è
piuttosto
un
rito
con
un
contenuto
rigido
che
un
'
opera
drammatica
quale
noi
siamo
disposti
a
vederla
attraverso
la
nostra
esperienza
di
moderni
.
La
Riforma
rivalutò
la
parola
:
le
preoccupazioni
di
ordine
pedagogico
e
religioso
che
animavano
quegli
autori
diedero
alle
loro
opere
un
sigillo
di
eloquenza
,
rimasto
poi
come
l
'
unica
impronta
del
loro
passaggio
nel
mondo
;
la
mancanza
di
forti
personalità
letterarie
mantiene
infatti
tutta
quella
produzione
in
un
rango
minore
di
scuola
e
polemica
da
cui
appena
si
stacca
qualche
nome
più
significativo
,
come
quelli
di
Waldis
e
di
Rebhuhn
.
Ma
è
solo
con
la
Controriforma
,
con
le
prime
avvisaglie
di
un
'
estetica
e
di
un
gusto
barocco
che
il
teatro
che
noi
conosciamo
fa
il
suo
ingresso
nella
cultura
tedesca
.
Verso
la
fine
del
Cinquecento
sono
presenti
in
Germania
tutti
gli
elementi
che
condizionano
la
nascita
di
una
vera
letteratura
drammatica
.
Prima
di
tutto
si
fa
sensibile
l
'
influsso
straniero
:
compagnie
di
comici
italiani
danno
spettacoli
in
varie
corti
tedesche
,
ma
il
loro
passaggio
non
sembra
avere
grandi
ripercussioni
.
Molto
più
importante
è
invece
l
'
esempio
dato
dai
comici
vaganti
inglesi
.
Questi
attori
,
venuti
dall
'
Inghilterra
con
un
repertorio
illustre
(
Shakespeare
,
Marlowe
,
e
altri
più
oscuri
)
,
che
le
necessità
della
traduzione
e
l
'
obbligo
di
adattarsi
al
gusto
di
un
pubblico
più
rozzo
di
quello
inglese
,
trasformano
fino
a
renderlo
irriconoscibile
,
insegnano
tuttavia
una
concezione
del
teatro
singolarmente
adatta
ai
tempi
nuovi
.
Sul
loro
esempio
si
formano
in
Germania
compagnie
drammatiche
,
di
cui
presto
fanno
parte
anche
le
donne
,
il
gusto
dello
spettacolo
si
diffonde
in
tutte
le
classi
del
popolo
,
si
cominciano
a
costruire
teatri
.
Non
meno
esteso
e
immediato
è
l
'
influsso
delle
mode
letterarie
che
essi
portano
dall
'
Inghilterra
.
I
loro
drammi
,
veri
canovacci
intessuti
di
episodi
violenti
e
incredibili
(
bisogna
vedere
che
cosa
quegli
ingenui
attori
riescono
a
fare
dell
'
Amleto
)
diffondono
un
gusto
dell
'
azione
visibile
e
ingegnosa
che
il
pubblico
tedesco
raccoglie
con
avidità
.
Prima
ancora
dello
scadere
del
secolo
autori
tedeschi
si
provano
nel
nuovo
genere
d
'
arte
,
e
uno
spirito
particolarmente
aperto
alle
suggestioni
del
momento
,
il
duca
Heinrich
Julius
von
Braunschweig
,
dà
i
primi
esempi
del
dramma
barocco
in
Germania
.
Le
opere
di
Heinrich
Julius
,
atroci
vicende
di
peccati
commessi
e
scontati
,
con
conclusioni
edificanti
,
non
basterebbero
ad
assicurare
al
loro
autore
un
grande
nome
di
poeta
;
ma
la
figura
dell
'
uomo
è
certo
notevole
.
Protettore
di
poeti
e
di
artisti
,
fautore
dell
'
assolutismo
monarchico
,
assertore
della
diffusione
del
diritto
romano
in
Germania
,
egli
è
uno
dei
personaggi
che
rappresentano
meglio
gli
orientamenti
dell
'
età
nuova
.
Del
resto
il
solo
fatto
che
il
nome
di
un
principe
succeda
negli
annali
della
poesia
tedesca
a
quello
del
ciabattino
Hans
Sachs
,
è
un
segno
della
trasformazione
che
la
società
tedesca
ha
subito
in
questo
scorcio
di
secolo
.
Il
centro
della
cultura
si
è
spostato
verso
le
corti
:
la
borghesia
protestante
che
finora
ha
tenuto
in
mano
il
governo
,
si
è
logorata
nelle
contese
di
religione
e
si
trasforma
lentamente
in
un
corpo
di
funzionari
.
È
piuttosto
nei
territori
mantenuti
al
cattolicesimo
,
dove
si
sono
fermamente
stabilite
le
vecchie
dinastie
,
che
si
può
cercare
uno
sviluppo
libero
e
generoso
di
manifestazioni
d
'
arte
.
Un
fortissimo
impulso
a
questo
rinnovamento
dei
valori
sensibili
è
dato
dalla
milizia
che
incarna
la
volonta
combattiva
della
reazione
cattolica
:
la
compagnia
di
Gesù
.
Non
solo
l
'
Ordine
domina
il
mondo
della
cultura
,
riservandosi
la
disciplina
dell
'
insegnamento
,
e
modifica
l
'
architettura
delle
città
con
le
sue
innumerevoli
chiese
,
ma
si
fa
promotore
attivo
di
un
'
arte
come
quella
drammatica
sempre
sospetta
di
spiriti
profani
.
Nato
dalla
pratica
scolastica
della
esercitazione
o
«
declamatio
»
,
il
teatro
dei
Gesuiti
,
attentissimi
anche
in
questo
alle
fluttuazioni
del
secolo
,
si
sviluppa
soprattutto
come
spettacolo
,
fino
a
raggiungere
proporzioni
di
una
ricchezza
e
di
una
complessità
mai
viste
.
Al
di
fuori
di
questa
genialità
scenica
,
il
valore
letterario
dei
loro
testi
,
scritti
in
latino
,
non
supera
quasi
mai
quello
di
una
esercitazione
scolastica
,
ma
alcuni
nomi
meritano
di
essere
ricordati
,
soprattutto
quello
di
Jacob
Bidermann
,
che
fu
acclamato
dai
contemporanei
quale
sommo
tragico
e
il
cui
Cenodoxus
,
riesumato
qualche
anno
fa
in
Germania
,
potè
trovare
ancora
caldi
ammiratori
.
La
grande
importanza
assunta
da
fenomeni
come
il
teatro
degli
ordini
religiosi
e
l
'
architettura
dei
Gesuiti
ha
indotto
qualche
critico
moderno
a
parlare
del
barocco
come
di
arte
della
Controriforma
.
In
realtà
,
se
la
culla
del
barocco
è
stato
il
mondo
cattolico
,
e
alcune
città
del
Sud
,
che
ancora
ne
conservano
fortissima
l
'
impronta
,
sono
rimaste
i
fortilizi
di
quella
tradizione
e
di
quel
gusto
,
una
tesi
così
radicale
non
regge
oltre
la
prima
approssimazione
;
e
a
dimostrare
che
il
barocco
penetra
a
poco
a
poco
tutti
gli
spiriti
del
Seicento
,
basterebbe
il
fatto
che
la
successiva
evoluzione
sposta
di
nuovo
il
centro
della
cultura
tedesca
verso
nord
,
in
Sassonia
e
in
Slesia
.
In
quelle
province
si
riproducono
con
forme
appena
diverse
i
fenomeni
che
si
sono
visti
nelle
capitali
cattoliche
:
agli
spettacoli
di
Vienna
e
di
Monaco
succedono
quelli
non
meno
splendidi
di
Breslavia
,
al
teatro
degli
ordini
religiosi
si
contrappone
quello
dei
ginnasi
protestanti
che
si
evolve
verso
forme
sensibilmente
vicine
.
Infine
nella
terra
protestante
di
Slesia
nasce
la
scuola
che
darà
la
formula
definitiva
alla
poetica
del
barocco
tedesco
e
comprenderà
i
nomi
maggiori
della
letteratura
del
Seicento
.
Il
fondatore
della
scuola
,
destinato
ad
avere
una
autorità
incontestata
sul
gusto
del
tempo
,
Martin
Opitz
,
è
una
di
quelle
figure
che
la
fama
goduta
in
vita
compromette
di
fronte
ai
posteri
.
Poco
dotato
come
poeta
egli
seppe
guadagnare
la
supremazia
su
tutti
i
letterati
del
tempo
attraverso
l
'
esercizio
di
facoltà
che
corrispondevano
perfettamente
ai
bisogni
della
cultura
tedesca
di
allora
.
In
un
'
età
in
cui
la
Germania
,
come
tutta
l
'
Europa
,
organizza
il
proprio
gusto
sulla
base
della
tradizione
umanistica
ma
con
una
netta
volontà
di
indipendenza
nazionale
,
negli
anni
che
vedono
sorgere
le
prime
accademie
,
in
cui
la
lingua
stessa
si
definisce
e
con
essa
i
generi
letterari
,
l
'
attività
di
Opitz
,
traduttore
,
critico
,
autore
di
una
poetica
che
accoglie
tutti
i
motivi
del
Rinascimento
letterario
europeo
,
è
un
vero
paradigma
delle
tendenze
del
secolo
.
Egli
adempie
in
un
paese
molto
più
arretrato
della
Francia
,
alle
funzioni
di
un
Malherbe
e
in
parte
di
un
Boileau
,
e
non
c
'
è
da
stupirsi
che
la
gratitudine
alquanto
confusa
e
declamatoria
dei
contemporanei
gli
abbia
attribuito
il
titolo
di
nuovo
Orazio
e
di
nuovo
Marone
.
Ma
se
Opitz
con
i
suoi
precetti
e
con
l
'
esempio
dei
suoi
rifacimenti
e
traduzioni
indica
la
strada
,
il
creatore
originale
nasce
solo
venti
anni
dopo
nella
stessa
provincia
slesiana
:
è
Andreas
Gryphius
.
Avvicinarsi
a
Gryphius
con
l
'
intenzione
di
una
immediata
partecipazione
poetica
è
un
'
impresa
temeraria
:
i
suoi
componimenti
elegiaci
e
didascalici
,
i
suoi
sonetti
scritti
in
sonori
alessandrini
,
sono
enormemente
distanti
dalla
nostra
sensibilità
educata
ad
altre
voci
dall
'
esperienza
romantica
;
e
i
suoi
drammi
storici
,
carichi
di
eroismi
solenni
,
di
azioni
macchinose
e
di
figure
allegoriche
,
hanno
la
rigida
e
desolante
struttura
di
edifici
inabitabili
.
Ma
questa
inaccessibilità
di
gusti
è
una
conseguenza
della
poetica
estremista
del
Seicento
(
e
il
mondo
classico
di
Corneille
,
con
i
suoi
sublimi
fantocci
,
non
ci
appare
altrettanto
povero
di
contenuto
umano
?
)
L
'
opera
di
Gryphius
merita
un
'
attenzione
più
meditata
perché
nel
soffocante
abito
barocco
egli
porta
una
vera
natura
di
scrittore
,
un
temperamento
tragico
ed
elegiaco
che
si
rivela
soprattutto
in
quelle
opere
,
come
Cardenio
e
Zelinda
dove
è
meno
palese
l
'
influsso
della
moda
dominante
.
Del
resto
anche
la
celebrazione
dei
motivi
consueti
del
tempo
-
fatuità
di
ogni
cosa
umana
miseria
delle
passioni
e
trionfo
delle
virtù
morali
-
trova
in
lui
accenti
profondi
e
spontanei
;
e
le
altre
qualità
che
lo
imposero
alla
ammirazione
del
pubblico
,
la
maestria
tecnica
e
l
'
elevata
dottrina
,
sono
appena
il
coronamento
di
una
naturale
superiorità
del
poeta
.
Accanto
al
bizzarro
Simplizissimus
e
alle
raccolte
dei
lirici
e
dei
mistici
slesiani
i
drammi
di
Gryphius
restano
certo
come
il
monumento
maggiore
della
civilta
letteraria
del
Seicento
.
Un
solo
drammaturgo
,
fra
quelli
che
lo
seguono
,
è
degno
di
essere
menzionato
accanto
a
lui
:
il
giurista
e
magistrato
David
Caspar
di
Lohenstein
.
In
questo
autore
che
al
teatro
dedicò
solo
gli
ozi
di
una
vita
presa
dagli
uffici
pubblici
(
fu
anche
sindaco
di
Breslavia
)
,
l
'
inclinazione
,
già
palese
in
Gryphius
,
a
passare
dal
rigido
classicismo
a
una
atmosfera
più
carica
di
colorito
barocco
,
diviene
dominante
.
L
'
intrigo
è
l
'
elemento
principale
dei
suoi
drammi
;
la
psicologia
dei
personaggi
vi
è
trattata
in
modo
più
realistico
,
ma
insieme
l
'
atroce
e
il
meraviglioso
vi
si
incontrano
con
un
compiacimento
sensuale
che
resterà
come
il
sigillo
del
più
maturo
barocco
.
A
Gryphius
e
a
Lohenstein
succedono
gli
epigoni
che
rimaneggiano
la
materia
ereditata
senza
alcuna
intelligenza
;
ma
fra
quei
due
nomi
maggiori
si
può
chiudere
tutta
l
'
evoluzione
del
teatro
del
tempo
.
Già
in
Gryphius
sono
presenti
elementi
culturali
definiti
;
all
'
influsso
primitivo
,
dei
comici
inglesi
,
che
concerne
soprattutto
l
'
azione
scenica
,
si
affiancano
altri
motivi
,
frutto
dell
'
esperienza
di
un
uomo
che
ha
viaggiato
l
'
Europa
e
ha
conosciuto
le
letterature
antiche
e
quelle
contemporanee
.
Prima
di
tutto
i
classici
.
Le
traduzioni
opitziane
da
Seneca
e
Sofocle
restano
il
modello
della
dignità
tragica
per
tutta
la
Germania
e
hanno
un
'
importanza
che
è
appena
possibile
sopravvalutare
in
un
'
epoca
tanto
bisognosa
di
esempi
e
di
regole
.
Fra
i
moderni
i
quali
hanno
seguito
la
buona
via
,
i
francesi
,
destinati
ad
avere
un
influsso
determinante
sul
teatro
successivo
,
non
hanno
per
ora
molto
seguito
(
anzi
,
Gryphius
polemizza
con
Corneille
nella
prefazione
al
Leone
Armeno
)
;
in
Italia
domina
già
l
'
opera
lirica
,
e
gli
spagnoli
,
affini
per
diversi
aspetti
,
non
sono
conosciuti
.
Più
importante
è
invece
l
'
Olanda
,
che
con
gli
scritti
umanistici
di
un
Heinsius
e
con
i
drammi
biblici
di
un
Vondel
offre
gli
esempi
meglio
rispondenti
al
gusto
tedesco
ed
è
per
le
condizioni
generali
della
sua
cultura
e
della
sua
vita
religiosa
il
paese
meno
distante
dalla
giovane
Germania
.
Perché
la
situazione
della
Germania
nella
prima
metà
del
Seicento
è
affatto
particolare
in
Europa
.
La
guerra
dei
trent
'
anni
ha
finito
di
distruggere
quello
che
le
lotte
di
religione
hanno
lasciato
in
piedi
:
la
strage
,
la
disperazione
,
l
'
abbandono
diventano
l
'
esperienza
quotidiana
del
popolo
.
La
religiosità
tormentata
del
secolo
trae
dalle
sventure
subite
impulso
a
severe
meditazioni
e
a
sfoghi
mistici
,
ma
il
bisogno
di
esteriorizzare
e
di
celebrare
traduce
presto
questi
sentimenti
in
cerimonie
e
visioni
.
Nasce
così
il
teatro
barocco
,
moralistico
e
allegorico
,
ricco
di
svolgimenti
,
di
avventure
e
di
immagini
.
La
tragedia
è
movimento
di
emozioni
:
il
meraviglioso
,
talvolta
lo
sfondo
esotico
o
curioso
fanno
da
cornice
alla
vicenda
dell
'
uomo
insigne
che
cede
ai
colpi
del
fato
:
i
grandi
personaggi
storici
,
la
cui
sorte
può
avere
un
significato
edificante
,
sono
i
legittimi
protagonisti
di
un
teatro
di
cui
è
stato
detto
che
lo
stoicismo
romano
e
lo
spirito
protestante
sono
le
leve
morali
.
L
'
alessandrino
recentemente
codificato
e
imposto
dalla
scuola
slesiana
veste
del
suo
ricco
paludamento
quei
magnanimi
discorsi
.
Mentre
dunque
la
tragedia
,
genere
nobile
,
si
perfeziona
e
si
svolge
secondo
i
canoni
descritti
,
un
'
evoluzione
parallela
dà
la
sua
impronta
agli
altri
generi
.
Il
pubblico
dei
ginnasi
e
delle
corti
,
il
pubblico
che
ha
letto
i
classici
latini
non
vuol
più
saperne
delle
piatte
rappresentazioni
dei
«
Meistersinger
»
.
Dagli
intermezzi
della
tragedia
,
che
col
suo
fosco
moralismo
doveva
opprimere
gli
animi
,
nasce
una
commedia
colta
destinata
a
distrarre
e
a
ingentilire
,
di
cui
ancora
Gryphius
dà
gli
esempi
più
illustri
.
La
satira
grossolana
delle
epoche
precedenti
cede
il
posto
a
una
vera
commedia
d
'
intrigo
imitata
dai
latini
:
finché
la
nuova
società
non
è
abbastanza
matura
e
definita
per
giustificare
a
sua
volta
una
satira
più
moderna
di
costumi
e
di
caratteri
.
Ma
a
questo
punto
,
con
Christian
Reuter
e
Christian
Weise
,
il
secolo
barocco
è
giunto
al
suo
crepuscolo
.
Le
commedie
di
Christian
Reuter
,
studente
libertino
di
Lipsia
,
portano
in
scena
una
società
che
ha
già
disfatto
le
trame
della
dignità
barocca
e
si
riconosce
piuttosto
nel
mondo
di
Molière
che
in
quello
convenzionale
dei
classici
;
il
ciclo
dei
romanzi
di
«
Schelmuffsky
»
consuma
la
parodia
del
romanzo
d
'
avventure
,
genere
amatissimo
in
tutto
il
secolo
e
di
cui
ancora
pochi
anni
prima
un
altro
duca
di
Braunschweig
,
Anton
Ulrich
,
aveva
dato
gli
esempi
più
significativi
.
La
stessa
tendenza
è
rappresentata
con
forza
anche
maggiore
dal
poligrafo
Christian
Weise
,
il
quale
nei
suoi
romanzi
politici
,
nelle
sue
commedie
e
nei
suoi
scritti
si
fa
banditore
di
un
nuovo
verbo
destinato
a
scuotere
dalle
fondamenta
tutti
i
cardini
della
poetica
barocca
:
la
naturalezza
.
Così
si
compie
l
'
ultima
scomposizione
del
mondo
culturale
del
Seicento
:
nuove
regole
disciplinano
la
fantasia
degli
artisti
,
nuove
distinzioni
governano
i
generi
letterari
.
Mentre
il
romanzo
,
ricchissimo
di
futuro
,
si
avvia
su
strade
intentate
,
da
avventuroso
e
didascalico
si
fa
galante
e
sentimentale
,
il
teatro
,
trascinato
dal
suo
stesso
impulso
al
visibile
e
al
meraviglioso
,
trova
formule
sempre
più
complesse
di
rappresentazione
e
di
gioco
.
È
l
'
ora
della
commedia
musicale
,
del
«
Singspiel
»
,
il
cui
testo
ha
appena
funzione
di
libretto
e
che
ha
soprattutto
fortuna
presso
le
piccole
corti
.
La
musica
,
la
coreografia
diventano
ingredienti
sempre
più
necessari
al
buon
funzionamento
di
uno
spettacolo
:
sotto
la
formula
ancora
seicentesca
del
«
Gesamtkunstwerk
»
barocco
si
profila
l
'
idolo
dei
tempi
nuovi
,
l
'
opera
in
musica
.
3
.
Da
Lessing
a
Goethe
.
Da
Opitz
in
poi
il
grande
sforzo
dell
'
epoca
del
razionalismo
era
stato
di
portare
a
unità
teatro
e
ordine
:
«
queste
due
parole
inconciliabili
in
Germania
»
(
Gundolf
)
.
Ma
la
battaglia
per
la
ragione
è
segnata
da
continue
eresie
,
da
fughe
verso
il
sensibile
e
da
ritorni
alla
natura
,
finché
l
'
edificio
sempre
incerto
del
razionalismo
tedesco
precipita
travolto
da
un
movimento
che
nel
proprio
nome
ha
conservato
l
'
impeto
di
forze
contenute
e
violente
:
lo
«
Sturm
und
Drang
»
.
Nella
prima
metà
del
Settecento
Johann
Christoph
Gottsched
è
l
'
ultimo
e
il
più
autorevole
rappresentante
di
quella
volontà
ordinatrice
:
la
sua
opera
di
legislatore
e
di
critico
completa
l
'
opera
appena
iniziata
da
Opitz
,
ma
in
un
clima
di
cultura
molto
più
maturo
,
arricchito
dall
'
esperienza
moderna
e
da
uno
studio
più
approfondito
degli
antichi
.
Gli
scrittori
del
gran
secolo
francese
hanno
dato
l
'
esempio
di
come
si
possa
far
rivivere
un
teatro
classico
ai
nostri
giorni
,
e
alla
luce
delle
regole
da
loro
definitivamente
affermate
la
grossolanità
medioevale
e
il
turgore
barocco
appaiono
ugualmente
condannabili
come
tentativi
di
epoche
incivili
.
Anche
il
gusto
troppo
diffuso
dell
'
opera
lirica
e
dello
spettacolo
popolare
è
combattuto
da
questo
retore
intransigente
,
deciso
a
ricondurre
il
teatro
a
una
superiore
aritmetica
di
regole
e
ai
precetti
di
Aristotele
.
La
letteratura
drammatica
guadagna
in
dignità
verbale
quanto
perde
in
vigore
spontaneo
e
rischia
di
chiudersi
in
una
desolata
accademia
.
Ma
l
'
illusione
dell
'
immobilità
si
frantuma
sotto
l
'
impulso
di
nuove
forze
:
il
razionalismo
nutre
dentro
di
sé
i
propri
nemici
e
offre
continuamente
il
fianco
a
obiezioni
e
proteste
.
Così
a
Gottsched
e
ai
suoi
seguaci
si
contrappone
la
scuola
svizzera
di
Bodmer
,
non
meno
pedantesca
nelle
sue
premesse
dottrinali
,
ma
animata
da
un
pathos
religioso
che
potrà
consentire
fruttuose
evasioni
nel
fantastico
e
da
cui
si
svilupperà
un
giorno
l
'
opera
poetica
di
Klopstock
.
Altrove
il
rigore
classicistico
inclina
verso
il
rococò
,
si
fa
tenero
e
grazioso
.
E
del
resto
la
vera
nemica
delle
regole
,
la
fantasia
,
si
insinua
da
più
parti
,
se
anche
il
maestro
del
classicismo
europeo
,
Voltaire
,
di
cui
Gottsched
non
è
che
un
luogotenente
provinciale
,
indulge
alla
barbarie
inglese
di
Shakespeare
a
cui
perdona
le
molte
stravaganze
per
amore
del
suo
genio
nativo
.
Shakespeare
,
questo
nome
impronunciabile
,
che
ancora
poco
tempo
prima
era
citato
in
Germania
come
Saspar
,
comincia
a
diventare
in
quegli
anni
il
centro
di
dispute
e
di
considerazioni
feconde
.
Nuovi
nomi
,
la
natura
,
il
genio
,
si
arrogano
diritti
di
fronte
alla
pretesa
irrevocabilità
del
gusto
e
alle
regole
degli
antichi
.
Finalmente
il
più
grande
avversario
di
Voltaire
in
Europa
,
Lessing
,
riprende
con
diversa
consapevolezza
il
tema
della
natura
razionale
del
bello
e
dedica
al
problema
particolare
del
teatro
la
sua
Drammaturgia
amburghese
.
Con
Lessing
la
cultura
del
Settecento
entra
nella
sua
fase
più
viva
.
Come
individuo
egli
non
esce
dall
'
ambito
del
razionalismo
:
il
suo
sforzo
intellettuale
consiste
nel
trovare
alla
creazione
artistica
regole
più
profonde
di
quelle
scolastiche
proposte
da
Gottsched
e
dagli
svizzeri
,
e
il
suo
sforzo
creativo
non
lo
porta
a
introdurre
una
nuova
sensibilità
,
ma
a
vedere
con
chiarezza
un
nuovo
mondo
umano
,
i
limiti
di
un
gusto
che
i
contemporanei
intuivano
confusamente
.
Le
preoccupazioni
moralistiche
e
intellettuali
di
questo
grande
illuminista
fanno
sì
che
il
più
bello
dei
suoi
drammi
sia
ancora
Nathan
il
saggio
,
pura
parabola
della
saggezza
;
ma
come
scrittore
,
come
uomo
di
cultura
,
come
dottrinario
,
egli
realizza
una
sua
missione
.
Se
i
vari
Weise
,
Gottsched
,
Bodmer
contano
nel
regno
delle
intenzioni
,
Lessing
scende
nel
concreto
:
i
suoi
personaggi
vivono
di
una
vita
reale
e
il
suo
ingegno
naturalmente
libero
lo
porta
a
conclusioni
molto
lontane
dai
punti
di
partenza
.
Così
la
Drammaturgia
amburghese
può
contenere
la
tesi
rivoluzionaria
che
:
«
se
il
teatro
tedesco
dovesse
seguire
la
propria
naturale
tendenza
somiglierebbe
più
all
'
inglese
che
al
francese
»
,
e
aprire
in
tal
modo
le
dighe
all
'
irrompente
romanticismo
.
A
questa
rara
lungimiranza
Lessing
deve
la
sua
singolare
posizione
di
mediatore
fra
due
mondi
,
quello
circostante
dell
'
«
Aufklärung
»
e
quello
prossimo
dello
«
Sturm
und
Drang
»
;
e
di
lui
si
è
potuto
dire
giustamente
che
i
contemporanei
ne
ammirarono
la
capacità
di
pensare
la
vita
e
i
posteri
il
dono
di
vivere
il
mondo
del
pensiero
.
Con
la
poesia
di
Klopstock
e
la
critica
di
Lessing
la
cultura
del
Settecento
è
arrivata
al
suo
punto
di
estrema
maturazione
:
sospinta
da
altri
impulsi
(
l
'
eclettismo
di
Wieland
,
che
con
le
sue
traduzioni
da
Shakespeare
e
le
sue
letture
romantiche
doveva
influire
in
modo
sensibile
sulla
generazione
successiva
)
,
il
mondo
dell
'
«
Aufklärung
»
si
consuma
a
poco
a
poco
;
dalle
sue
ceneri
sorge
un
nuovo
e
strano
universo
:
lo
«
Sturm
und
Drang
»
.
Come
molti
movimenti
di
grande
risonanza
culturale
lo
«
Sturm
und
Drang
»
è
un
movimento
preletterario
.
Senza
Goethe
e
Schiller
i
suoi
banditori
resterebbero
appena
come
confusi
ideologi
nella
storia
della
letteratura
:
essi
vivevano
in
fondo
di
un
'
eredità
tramandata
che
un
'
improvvisa
parola
d
'
ordine
aveva
permesso
di
dilapidare
.
Essi
furono
i
primi
a
gettare
nel
campo
dell
'
arte
le
fiaccole
incendiarie
che
il
pensiero
settecentesco
aveva
acceso
:
le
dottrine
di
libertà
dell
'
individuo
e
di
trionfo
delle
passioni
,
le
proteste
contro
l
'
ordinamento
sociale
,
il
disprezzo
delle
convenzioni
e
delle
regole
estetiche
.
Coerenti
in
questo
loro
indirizzo
instaurarono
il
disordine
per
odio
della
legge
scritta
e
si
avviarono
con
passo
deciso
sulla
strada
dell
'
anarchia
.
Canone
critico
e
giustificazione
della
loro
opera
sediziosa
era
la
dottrina
del
genio
.
Ma
il
genio
faceva
appunto
difetto
alla
maggior
parte
degli
«
Stürmer
und
Dränger
»
e
a
questo
squilibrio
interiore
,
a
questo
equivoco
pregiudiziale
si
deve
l
'
impressione
di
vuoto
e
di
velleità
che
danno
spesso
le
loro
opere
.
Essi
si
valsero
dei
materiali
incendiari
che
avevano
scoperto
senza
grande
fantasia
,
adoperarono
la
lingua
plebea
di
Shakespeare
,
i
costumi
della
società
borghese
,
le
formule
del
titanismo
come
contenuti
grezzi
,
che
dovevano
valere
per
la
loro
sola
presenza
.
Tipico
rappresentante
di
questo
semplicismo
è
Heinrich
Leopold
Wagner
,
autore
di
una
fosca
parodia
del
primo
Faust
,
L
'
infanticida
;
e
non
molto
più
resistente
sembra
oggi
l
'
opera
di
Klinger
,
che
con
uno
dei
suoi
drammi
diede
il
nome
al
movimento
e
che
tradusse
in
termini
letterari
il
bisogno
di
passione
e
l
'
ansietà
di
delirio
attinti
all
'
opera
più
tumultuosa
di
Shakespeare
.
Più
dotato
degli
altri
due
,
vero
esempio
del
genio
mancato
in
cui
confluiscono
correnti
di
creatività
e
vene
di
follia
,
è
Lenz
,
l
'
amico
di
Goethe
,
al
quale
è
necessario
tornare
oggi
per
gustare
gli
aspetti
meno
caduchi
dello
«
Sturm
und
Drang
»
.
I
suoi
capricci
intellettuali
colpiscono
come
bizzarre
fantasie
e
l
'
empito
di
rivolta
contro
le
convenzioni
e
gli
abusi
si
esprime
nei
suoi
drammi
sociali
con
un
vigore
che
accende
una
volta
tanto
i
nuovi
contenuti
e
dà
loro
una
vera
giustificazione
estetica
.
Oltre
a
questi
che
furono
i
banditori
più
consapevoli
della
dottrina
,
al
movimento
di
rivolta
e
di
scoperta
parteciparono
in
modo
diverso
tutti
gli
scrittori
della
fine
del
secolo
,
dal
sensuale
e
colorito
Heinse
,
in
cui
si
avvertono
le
prime
tracce
di
un
rinascente
paganesimo
,
a
Friedrich
Müller
autore
di
teneri
e
plastici
idilli
.
Ma
il
vero
significato
,
la
gloria
storica
dello
«
Sturm
und
Drang
»
è
che
a
quella
giovanile
infatuazione
presero
parte
Goethe
e
Schiller
.
In
Goethe
e
Schiller
il
messaggio
del
secolo
,
il
grande
appello
all
'
individuo
,
che
Herder
aveva
tradotto
mirabilmente
nel
dominio
della
cultura
e
che
doveva
nutrire
tutta
la
generazione
romantica
,
trova
per
la
prima
volta
la
sua
vera
pienezza
.
Insieme
essi
ricreano
nel
corso
della
loro
opera
una
nuova
legge
sulle
rovine
delle
vecchie
norme
:
dal
mondo
inerte
del
classicismo
fanno
nascere
la
letteratura
classica
tedesca
.
Tuttavia
il
loro
ingresso
nella
storia
avviene
sotto
i
segni
dello
«
Sturm
und
Drang
»
.
Goetz
von
Berlichingen
è
del
1772
,
Werther
del
1774
,
I
masnadieri
del
1781
.
In
quelle
opere
i
motivi
correnti
dell
'
epoca
trovano
una
vitalità
improvvisa
:
la
tradizione
è
veramente
travolta
dalla
furia
disgregatrice
di
Karl
Moor
,
il
quadro
della
storia
tedesca
si
popola
di
figure
e
di
emblemi
nella
vicenda
di
Goetz
e
un
nuovo
simbolo
traversa
il
ciclo
della
mitologia
moderna
col
suicidio
di
Werther
.
In
seguito
l
'
evoluzione
letteraria
e
umana
dei
due
scrittori
doveva
portarli
ad
allontanarsi
sempre
più
da
quegli
accenti
iniziali
,
e
il
rifiuto
finale
dell
'
avventura
dello
«
Sturm
und
Drang
»
segnare
la
condanna
di
un
movimento
che
l
'
impotenza
dei
suoi
segnaci
aveva
già
consumato
.
Ma
il
cammino
di
Goethe
e
Schiller
indicava
anche
la
via
d
'
uscita
verso
un
costume
letterario
più
alto
.
Nella
loro
esperienza
il
superamento
della
barbarie
preromantica
avveniva
attraverso
una
consapevole
riduzione
alla
realtà
interiore
di
quelle
antitesi
e
di
quei
miti
che
i
loro
coetanei
avevano
brandito
come
torce
fumose
.
E
in
una
tale
opera
di
approfondimento
e
di
riscatto
umano
l
'
amicizia
dei
due
uomini
,
del
resto
diversi
e
contrastanti
,
ha
anche
oggi
la
sua
ragione
storica
e
le
loro
opere
contraddittorie
trovano
un
sicuro
equilibrio
.
Schiller
,
debole
poeta
,
affida
a
una
superba
eloquenza
la
soluzione
di
quei
problemi
che
agitano
la
sua
natura
di
moralista
e
di
storico
.
Il
suo
pathos
non
è
mai
lirico
,
non
è
in
fondo
che
una
violenza
retorica
,
ma
sorregge
nel
suo
movimento
sincero
l
'
azione
drammatica
e
fa
del
sublime
e
del
patetico
non
solo
dei
magri
surrogati
della
poesia
,
ma
i
cardini
di
una
concezione
del
mondo
e
i
fattori
di
una
educazione
morale
a
cui
tutto
l
'
Ottocento
s
'
inchina
.
Goethe
vive
invece
un
'
evoluzione
assolutamente
creatrice
.
L
'
esperienza
che
trascina
Schiller
a
meditare
più
profondamente
i
temi
del
suo
entusiasmo
giovanile
determina
in
lui
nuove
figure
,
preme
sulla
fantasia
e
si
traduce
naturalmente
in
nuovi
ritmi
e
nuove
immagini
.
Clavigo
,
Stella
,
Egmont
,
personaggi
e
creature
che
vivono
ciascuno
di
una
particolare
atmosfera
,
sono
gli
incontri
del
poeta
in
questa
discesa
verso
il
reale
e
l
'
umano
e
preparano
alla
nitida
visione
degli
ultimi
drammi
.
Faust
e
Wilhelm
Meister
esprimono
nella
loro
vicenda
esemplare
il
corso
di
questa
perfetta
«
Bildung
»
.
L
'
esperienza
raccolta
,
l
'
acquisizione
umana
in
una
tale
avventura
sono
così
grandi
che
fanno
dimenticare
facilmente
i
dati
tecnici
.
Ma
il
teatro
è
ormai
irriconoscibile
nei
suoi
termini
.
Attraverso
le
selve
germaniche
e
le
vicissitudini
borghesi
Goethe
e
Schiller
ritrovano
la
Grecia
:
una
Grecia
che
non
ha
più
nulla
in
comune
con
l
'
imitazione
classicistica
,
un
paese
che
vive
secondo
leggi
proprie
e
sorge
chiaro
e
distante
accanto
alla
Grecia
antica
.
La
sposa
di
Messina
e
Ifigenia
in
Taurine
segnano
gli
episodi
conclusivi
di
un
destino
poetico
che
abbraccia
nel
suo
temerario
sviluppo
tutti
i
motivi
della
cultura
moderna
.
Ma
se
quelle
opere
terminano
un
lavoro
individuale
e
placano
l
'
ansietà
di
due
esistenze
,
un
mondo
è
rimasto
scoperto
dietro
il
loro
passaggio
,
che
nessuno
potrà
più
ignorare
.
Forse
soltanto
il
Faust
,
l
'
opera
tedesca
,
nella
sua
complessità
formale
e
nel
suo
significato
recondito
,
dice
quanto
profonda
sia
stata
questa
ricerca
e
come
abbia
arricchito
di
parole
e
di
miti
il
mutevole
orizzonte
dell
'
esperienza
poetica
.
4
.
I
romantici
.
Romanticismo
,
questa
parola
seducente
e
imprecisa
domina
da
molto
tempo
il
nostro
orizzonte
culturale
,
ma
nessuno
può
dire
di
possedere
il
suo
significato
storico
che
,
come
la
struttura
di
certe
regioni
vulcaniche
,
esita
ancora
sotto
l
'
impulso
di
forze
incontrollabili
.
Al
tempo
della
Stäel
romanticismo
era
la
visione
di
paesaggi
nostalgici
,
l
'
edera
che
saliva
alle
finestre
di
castelli
in
rovina
,
l
'
amore
di
nature
ingenue
ed
esaltate
per
un
mondo
senza
leggi
,
tutto
percorso
da
sotterranee
vene
di
poesia
.
Una
nuova
visione
della
storia
,
un
gusto
pronunciato
del
primitivo
e
del
favoloso
e
l
'
esplosione
di
sentimenti
che
la
civiltà
settecentesca
aveva
represso
diedero
la
loro
impronta
all
'
evoluzione
successiva
di
quel
nome
.
Ora
la
ricerca
critica
è
rivolta
a
zone
più
segrete
,
a
quelle
che
circoscrivono
i
moti
elementari
della
creazione
e
in
cui
l
'
individuo
stesso
,
centro
instabile
dell
'
universo
romantico
,
talvolta
si
annulla
e
scompare
per
lasciare
al
suo
posto
voci
indistinte
.
Una
sensibilità
particolare
ai
rapporti
tra
la
vita
e
il
sogno
(
fortuna
non
casuale
di
Calderón
)
,
l
'
attenzione
concessa
a
fenomeni
psicologici
anormali
o
addirittura
morbosi
,
sono
stati
i
principali
indizi
su
cui
si
è
mossa
questa
tendenza
critica
che
porta
a
escludere
dall
'
episodio
romantico
uomini
come
Walter
Scott
o
Manzoni
(
in
verità
legati
ai
loro
coetanei
solo
da
esteriori
affinità
di
contenuti
)
,
e
mette
in
dubbio
la
validità
del
primo
romanticismo
francese
,
quello
dei
panciotti
rossi
,
per
celebrare
l
'
altro
,
la
rivoluzione
espressiva
e
metafisica
che
va
da
Nerval
e
Baudelaire
al
surrealismo
.
Una
tale
concezione
,
che
tende
a
isolare
i
dati
essenziali
dell
'
«
anima
romantica
»
,
è
nata
evidentemente
sotto
l
'
impero
di
poetiche
molto
più
moderne
e
rischia
di
alterare
i
presupposti
storici
di
quell
'
esperienza
;
tuttavia
essa
ha
per
noi
il
pregio
di
mettere
in
luce
uno
dei
caratteri
peculiari
di
ogni
letteratura
romantica
:
la
sua
antiplasticità
,
la
sua
mancanza
di
limiti
formali
e
tecnici
.
Il
teatro
è
visione
e
misura
.
Ora
,
il
romanticismo
tedesco
fin
dalle
sue
prime
formulazioni
fu
avverso
per
principio
a
ogni
visione
netta
(
non
per
nulla
la
più
grande
gloria
tedesca
è
la
musica
romantica
,
mentre
pittura
e
scultura
di
quel
periodo
sono
terribilmente
mediocri
)
.
La
negazione
della
legge
era
veramente
negli
scrittori
romantici
una
vocazione
interiore
:
corrispondeva
all
'
assenza
di
ogni
misura
istintiva
,
al
bisogno
di
vivere
e
di
respirare
nell
'
indeterminato
.
Si
pensi
alla
dissolutezza
formale
di
un
Jean
Paul
,
alle
nebbie
perenni
in
cui
si
nuove
un
Novalis
,
forse
le
due
nature
più
genuinainente
romantiche
.
In
altri
l
'
impulso
creatore
si
manifestò
addirittura
in
forme
riflesse
,
critiche
o
filosofiche
,
senza
arrivare
mai
a
concretarsi
in
un
'
immagine
.
Così
,
dei
fondatori
della
prima
scuola
romantica
,
uomini
chiamati
a
esercitare
un
influsso
tanto
profondo
su
tutta
la
sensibilità
del
secolo
,
nessuno
si
può
dire
uno
scrittore
riuscito
.
Friedrich
Schlegel
,
fortissimo
ingegno
di
critico
e
di
storico
,
consumò
tutte
le
sue
ambizioni
letterarie
in
un
disgraziato
romanzo
,
Lucinda
,
che
è
il
colmo
della
confusione
espressiva
;
suo
fratello
August
Wilhelm
dedicò
le
sue
migliori
energie
alla
traduzione
di
Shakespeare
,
opera
esemplare
ma
tipicamente
di
mediazione
culturale
,
non
creativa
.
Più
dotato
artisticamente
degli
altri
due
,
Tieck
scrisse
drammi
e
racconti
che
importano
nella
storia
della
letteratura
:
tuttavia
anche
essi
non
sfuggono
mai
a
un
certo
sapore
di
genericità
e
la
fama
dello
scrittore
è
legata
piuttosto
agli
articoli
critici
,
talvolta
estremamente
penetranti
,
e
a
quelle
rare
opere
in
cui
l
'
alleanza
della
fantasia
con
una
intelligenza
ironica
raggiunge
effetti
di
sorprendente
ricchezza
.
Il
gatto
con
gli
stivali
è
un
superiore
giuoco
d
'
intelligenza
,
ma
per
la
sua
stessa
natura
non
può
costituire
un
modello
.
Di
fronte
al
teatro
contemporaneo
i
romantici
si
espressero
meglio
per
negazione
,
attraverso
la
satira
e
la
polemica
.
Schiller
è
il
bersaglio
indiretto
di
questa
polemica
per
la
fantasia
,
che
scopre
facilmente
quanto
di
meccanico
fosse
rimasto
nella
sua
concezione
del
dramma
,
ma
soprattutto
gli
pseudo
-
Schiller
,
i
vari
Iffland
,
Kotzebue
,
dominatori
del
gusto
popolare
e
perduti
in
orribili
macchine
teatrali
.
La
coscienza
critica
di
quello
che
non
doveva
essere
il
nuovo
teatro
è
dunque
lucidissima
:
manca
soltanto
l
'
esempio
positivo
da
contrapporre
a
quelle
deviazioni
.
Solo
Tieck
intuì
,
col
suo
sicuro
ingegno
,
qual
era
l
'
uomo
che
poteva
rispondere
al
difficile
compito
;
ma
quest
'
uomo
,
il
più
grande
scrittore
,
forse
l
'
unico
grande
scrittore
il
cui
nome
si
possa
associare
a
quello
del
teatro
romantico
,
Heinrich
von
Kleist
,
visse
al
di
fuori
della
fitta
società
del
suo
tempo
e
divise
con
Hölderlin
,
come
lui
solitario
e
profugo
,
una
sorte
particolarmente
severa
e
la
gloria
tardiva
dopo
la
morte
.
In
Kleist
l
'
ondata
shakespeariana
che
agita
il
teatro
tedesco
dalla
metà
del
Settecento
trova
finalmente
uno
sfogo
.
Wieland
aveva
tratto
dall
'
inglese
i
motivi
fiabeschi
e
faritastici
,
Herder
e
Goethe
ne
avevano
scoperta
la
vastità
umana
e
la
ricchezza
espressiva
,
Kleist
rievoca
la
passione
,
primo
impulso
dell
'
opera
tragica
,
e
la
traduce
in
parole
di
una
sconcertante
evidenza
.
Il
suo
linguaggio
,
rotto
e
incoerente
,
dichiara
per
la
prima
volta
le
paurose
lacune
dell
'
anima
romantica
.
L
'
isterismo
e
la
malattia
,
figure
estreme
di
questa
visione
del
mondo
,
sono
stati
celebrati
in
modo
esclusivo
dalla
critica
moderna
come
il
patrimonio
di
Kleist
(
mentre
Il
principe
di
Homburg
e
già
Käthchen
di
Heilbronn
provano
l
'
esistenza
di
altri
motivi
discreti
o
addirittura
idillici
)
.
Ma
l
'
importante
è
riconoscere
in
lui
una
vera
natura
di
tragico
e
una
delle
guide
certe
sullo
sviluppo
della
sensibilità
moderna
.
Che
questo
risultato
non
fosse
casuale
,
che
egli
vedesse
quale
svolta
rappresentava
la
sua
concezione
del
dramma
,
prova
il
breve
e
mirabile
scritto
Sul
teatro
delle
marionette
,
uno
dei
pochi
convincenti
saggi
di
estetica
irrazionalistica
che
ci
siano
rimasti
nella
forma
paradossale
propria
del
gusto
romantico
.
Accanto
a
Kleist
gli
altri
scrittori
contemporanei
tradiscono
una
carenza
vitale
.
Il
più
importante
è
Zacharias
Werner
,
autore
applauditissimo
e
fondatore
di
un
dramma
che
si
è
convenuto
di
chiamare
fatalista
.
Il
suo
teatro
,
basato
su
effetti
di
una
tragica
brutalità
,
non
porta
alcuna
seria
innovazione
di
ordine
letterario
,
ma
ha
una
notevole
portata
come
indice
di
un
gusto
che
si
mantiene
attraverso
le
discordi
evoluzioni
del
secolo
.
A
lui
,
oltre
che
a
Schiller
,
si
può
far
risalire
un
senso
teatrale
che
,
riconosciuto
come
deteriore
dalle
intelligenze
più
avvedute
,
è
tuttavia
all
'
origine
della
manifestazione
centrale
del
teatro
ottocentesco
:
l
'
opera
lirica
.
Di
coloro
che
ne
perpetuarono
la
tradizione
strettamente
letteraria
,
l
'
unico
degno
di
essere
ricordato
è
Christian
Dietrich
Grabbe
.
Natura
profondamente
bizzarra
,
egli
ebbe
il
merito
di
scrivere
accanto
ai
soliti
drammi
storici
sproporzionati
e
pazzeschi
una
commedia
satirica
:
Scherzo
,
satira
,
ironia
e
altre
cose
più
profonde
,
in
cui
rivive
in
un
'
atmosfera
di
assoluta
libertà
tutta
la
geniale
ironia
della
Germania
romantica
.
Altri
scrittori
venuti
dopo
si
contentarono
di
rielaborare
senza
grande
intelligenza
la
materia
ormai
consueta
di
un
falso
medioevo
,
riducendo
a
un
repertorio
comune
la
superba
mitologia
del
sentimento
tedesco
.
Intanto
la
giovane
scuola
romantica
,
quella
di
Heidelberg
,
più
ricca
di
genuini
temperamenti
artistici
,
aveva
ripreso
l
'
equivoco
dei
suoi
padri
trasportando
sulla
scena
la
storia
e
la
leggenda
con
pretese
non
sempre
fondate
di
scoperta
e
di
rivelazione
poetica
.
Brentano
,
puro
temperamento
lirico
,
scrisse
un
grande
dramma
:
La
fondazione
di
Praga
,
e
una
commedia
:
Ponce
de
Leon
,
ugualmente
fallite
come
opere
teatrali
.
Altrettanto
priva
di
una
struttura
attendibile
è
la
maggiore
opera
drammatica
di
Arnim
:
Gerusalemme
e
Halle
,
rielaborazione
su
motivi
shakespeariani
del
Cardenio
e
Zelinda
di
Gryphius
.
Si
sa
quale
è
oggi
l
'
importanza
di
Arnim
per
l
'
interpretazione
più
recente
della
poetica
romantica
:
si
tende
a
vedere
in
lui
l
'
assertore
consapevole
della
impersonalità
del
fatto
artistico
e
il
precursore
di
molte
formule
moderne
fino
al
surrealismo
.
In
realtà
la
sua
opera
,
confusa
e
inorganica
,
contiene
rare
bellezze
e
,
oltre
che
nelle
novelle
,
sprazzi
di
una
fredda
e
sconcertante
poesia
si
trovano
nel
drammi
minori
e
in
alcuni
frammenti
di
romanzi
.
Ma
con
Arnim
il
gratuito
e
l
'
assurdo
sono
ormai
il
dominio
esclusivo
dell
'
intelligenza
romantica
,
il
giuoco
iniziato
da
Jean
Paul
e
continuato
attraverso
Hoffmann
e
altri
minori
ha
raggiunto
i
limiti
della
legittimità
.
Bisogna
arrivare
alle
soglie
di
quel
mondo
perché
altro
sangue
alimenti
il
corpo
dell
'
arte
tedesca
e
perché
un
vero
poeta
trovi
nuove
realtà
fuori
dell
'
ambito
angusto
di
un
'
immaginazione
ormai
soltanto
tecnica
.
Questo
poeta
è
Georg
Büchner
:
in
lui
l
'
esperienza
romantica
si
traduce
giustamente
in
maturità
espressiva
,
ma
alle
formule
intellettuali
e
alle
facili
mode
del
tardo
romanticismo
egli
sostituisce
un
pathos
che
nasce
da
una
nuova
visione
del
destino
umano
,
dalla
scoperta
del
fatto
sociale
in
cui
si
annullano
le
pretese
di
assoluto
della
fantasia
letteraria
.
Mentre
nella
maggior
parte
dei
suoi
coetanei
questa
rivelazione
del
mondo
esterno
si
traduce
in
forme
eminentemente
pratiche
,
crea
una
generazione
di
rivoluzionari
e
di
polemisti
,
Büchner
mantiene
un
'
alta
purezza
espressiva
e
,
morto
giovanissimo
,
lascia
col
frammento
di
novella
:
Lenz
,
e
col
Woyzeck
due
fra
le
opere
maggiori
della
poesia
tedesca
moderna
.
5
.
Teatro
viennese
.
Uno
dei
caratteri
essenziali
dell
'
episodio
romantico
in
Germania
è
la
stretta
interdipendenza
,
non
soltanto
letteraria
e
ideologica
ma
biografica
,
in
cui
si
muovono
i
protagonisti
.
In
un
paese
pieno
di
frontiere
interne
e
di
tradizioni
locali
invitte
i
romantici
vivono
come
una
unica
stirpe
,
i
loro
destini
s
'
incrociano
continuamente
,
fanno
nascere
amicizie
e
rivalità
,
collaborazioni
,
adulterî
.
Chiusa
a
questo
fermento
di
avventure
individuali
,
come
presto
estranea
al
lo
sviluppo
politico
della
nuova
Germania
,
l
'
Austria
degli
Absburgo
vive
allora
la
sua
insigne
vecchiaia
:
tramonta
il
sacro
romano
impero
della
nazione
tedesca
,
e
Vienna
rinuncia
per
sempre
a
essere
la
capitale
del
Reich
,
per
ridursi
a
un
rango
di
città
cosmopolita
o
di
provincia
tedesca
.
Il
poeta
di
questa
Austria
civile
e
dialettale
in
cui
riposano
i
germi
di
vecchie
culture
si
terrà
anch
'
egli
discosto
dall
'
esaltazione
contemporanea
e
,
benché
attentissimo
alle
ragioni
e
alle
mode
del
secolo
,
non
uscirà
da
un
costume
di
dignitoso
riserbo
.
La
sua
lunga
vita
sarà
divisa
fra
il
teatro
e
il
lavoro
burocratico
,
senza
che
mai
i
draghi
della
fantasia
notturna
levino
il
capo
a
turbarlo
nelle
ore
d
'
ufficio
.
Grillparzer
è
tipicamente
un
contemporaneo
dei
romantici
:
ne
divide
le
inclinazioni
intellettuali
e
a
volte
ne
imita
l
'
accento
,
ma
attraverso
la
sua
natura
le
pretese
romantiche
escono
talmente
deformate
che
è
impossibile
riconoscerle
.
I
suoi
drammi
risentono
degli
stessi
modelli
letterari
(
così
l
'
interesse
prevalente
per
il
teatro
spagnolo
)
,
ma
la
loro
importanza
è
di
ordine
affatto
diverso
.
Mentre
il
teatro
romantico
vive
di
una
incoerente
genialità
,
le
opere
di
Grillparzer
devono
il
posto
notevole
che
esse
occupano
nella
storia
della
letteratura
tedesca
alle
virtù
tecniche
del
drammaturgo
,
rimaste
forse
insuperate
,
e
a
certi
passaggi
in
cui
la
discreta
umanità
dell
'
autore
trova
felici
e
rare
espressioni
poetiche
.
Grillparzer
è
un
fenomeno
isolato
difficilmente
definibile
in
una
situazione
culturale
.
Ma
nella
«
terra
dei
feaci
»
austriaca
un
'
altra
tradizione
si
era
mantenuta
che
prima
di
estinguersi
darà
ancora
saporosi
frutti
:
la
tradizione
barocca
.
Il
teatro
che
avevano
creato
i
poeti
visionari
e
accademici
del
Seicento
tedesco
trova
a
Vienna
la
sua
patria
definitiva
,
diventa
gloria
particolare
di
quella
città
che
per
tutto
il
secolo
successivo
doveva
accogliere
la
più
europea
delle
corti
in
una
cornice
vivissima
di
tradizione
popolare
.
Il
primo
elemento
a
cui
si
allaccia
il
nuovo
teatro
viennese
è
ancora
l
'
«
Ordensdrama
»
,
la
rappresentazione
scolastica
di
cui
i
Gesuiti
avevano
fatto
una
grande
cerimonia
per
il
pubblico
barocco
.
Nella
seconda
metà
del
secolo
XVII
un
italiano
di
Trento
,
Niccolò
Avancini
,
aveva
portato
al
loro
massimo
splendore
i
«
Ludi
cesarei
»
,
come
ormai
si
chiamavano
quelle
avventurose
storie
allegoriche
di
principi
e
di
virtù
.
Ma
già
il
suo
spettacolo
,
splendido
e
raffinato
,
fitto
di
intermezzi
,
luminarie
,
apoteosi
,
è
ai
margini
della
tradizione
letteraria
viva
.
Da
allora
si
precisa
quel
distacco
che
sarà
uno
dei
fattori
determinanti
della
cultura
del
Settecento
.
Gli
elementi
barocchi
,
cacciati
dall
'
alta
letteratura
sempre
più
dominata
da
spiriti
razionalistici
,
si
rifugiano
nell
'
opera
lirica
e
nello
spettacolo
popolare
,
che
alimentano
con
una
rara
vitalità
.
Mentre
in
tutta
l
'
Europa
il
nuovo
teatro
d
'
imitazione
inglese
e
francese
offre
le
sue
ragionevoli
vicende
borghesi
e
cosmopolite
,
la
tradizione
barocca
attinge
alle
fonti
locali
e
mantiene
contro
tutte
le
volontà
di
riforma
i
lazzi
dei
buffoni
e
i
gorgheggi
delle
prime
donne
.
In
Italia
si
sviluppa
la
commedia
dell
'
arte
,
questo
singolare
prodotto
che
risale
alle
forme
più
antiche
della
comicità
indigena
e
non
ha
alcun
rapporto
con
la
tendenza
contemporanea
del
teatro
letterario
.
A
Vienna
,
legata
all
'
Italia
per
tante
ragioni
di
cultura
,
i
protagonisti
di
una
simile
vicenda
sono
pure
attori
e
uomini
di
teatro
:
Stranitzky
,
il
creatore
della
figura
di
Hanswurst
,
tipica
maschera
della
comicità
grossolana
contro
cui
si
accanisce
l
'
ira
degli
«
Aufklärer
»
;
il
comico
Kurz
,
detto
Bernardone
,
autore
di
burleschi
e
pantomime
:
fino
a
Schikaneder
,
il
librettista
e
impresario
di
Mozart
,
che
col
Flauto
magico
doveva
dare
la
sua
ultima
e
più
felice
espressione
a
un
genere
ormai
consunto
.
Non
bisogna
illudersi
sull
'
importanza
letteraria
di
queste
manifestazioni
che
,
sepolte
sotto
il
disprezzo
degli
illuministi
,
hanno
poi
goduto
di
una
effimera
rivalutazione
.
I
creatori
del
teatro
popolare
viennese
sono
uomini
che
contano
per
il
loro
attaccamento
al
mestiere
,
per
qualità
tecniche
e
mimiche
,
ma
il
teatro
scritto
risulta
molto
povero
e
soprattutto
una
manifestazione
di
maniera
,
non
meno
delle
più
complicate
finzioni
dell
'
accademia
settecentesca
.
Il
significato
storico
della
loro
esistenza
è
nella
lotta
contro
il
razionalismo
,
che
mantiene
viva
una
tradizione
fantastica
e
permette
agli
spiriti
indigeni
più
genuini
di
restare
desti
sotto
l
'
uniformità
del
gusto
neoclassico
.
Verso
la
fine
del
Settecento
questa
tradizione
è
solamente
popolare
.
L
'
opera
lirica
ha
subito
le
severe
riforme
dei
teorici
dell
'
arte
pura
,
conosce
le
nobili
forme
di
un
Gluck
,
di
uno
Spontini
;
gli
intermezzi
sono
quasi
completamente
aboliti
dalla
tragedia
classica
;
e
musica
,
coreografia
e
spiriti
bizzarri
si
rifugiano
fra
le
quinte
del
teatro
popolare
viennese
.
Intanto
l
'
elemento
fondamentale
del
dramma
barocco
,
l
'
allegoria
,
subisce
nel
corso
degli
ultimi
decenni
una
curiosa
evoluzione
.
Nata
per
rappresentare
l
'
ordine
rigido
e
solenne
dell
'
universo
barocco
,
l
'
allegoria
si
è
fatta
razionale
quando
il
mondo
ha
voluto
a
tutti
i
costi
somigliare
a
una
macchina
,
è
diventata
eudemonistica
col
trionfo
delle
ideologie
umanitarie
,
e
finalmente
,
esaurita
ogni
sua
funzione
accademica
,
serve
a
un
gusto
ingenuo
di
figure
e
di
illusioni
per
consumare
il
proprio
destino
nella
parodia
.
Nella
Vienna
del
Congresso
la
parodia
raggiunge
una
incredibile
prosperità
:
ogni
avvenimento
politico
,
ogni
successo
letterario
è
seguito
da
un
corteo
di
parodie
e
gli
autori
più
fortunati
nel
nuovo
genere
acquistano
una
vera
celebrità
.
Tuttavia
questo
tipo
di
rappresentazione
sarebbe
rimasto
puramente
un
episodio
pittoresco
legato
alla
storia
dei
gloriosi
teatri
viennesi
se
,
ai
primi
dell
'
Ottocento
,
in
un
mondo
ormai
lontano
dalle
visioni
barocche
,
non
fosse
comparso
con
Ferdinand
Raimund
un
autore
dotato
di
virtù
e
di
ambizioni
tali
da
risvegliare
a
breve
vita
la
tradizione
morente
.
Attore
comico
,
Raimund
comincia
a
scrivere
opere
nel
gusto
dell
'
epoca
,
fiabe
e
commedie
fantastiche
,
ricche
di
uno
spirito
genuino
ma
non
diverse
nel
tono
da
quelle
dei
maggiori
drammaturghi
popolari
:
un
Bäuerle
,
un
Meisl
.
Ma
presto
,
consapevole
della
propria
dignità
e
sospinto
da
una
natura
in
fondo
più
drammatica
che
comica
,
Raimund
tenta
forme
nuove
:
nascono
così
gli
«
Original
Zauberspiele
»
,
bizzarre
opere
in
cui
lo
stile
giocoso
della
farsa
viennese
cerca
di
sollevarsi
ad
altezze
tragiche
ed
il
vecchio
repertorio
dei
geni
,
delle
virtù
e
degli
dèi
,
ormai
ridotto
a
una
funzione
di
puro
divertimento
,
è
adoperato
con
le
intenzioni
edificanti
del
teatro
barocco
.
Il
pubblico
non
accolse
con
favore
questo
tentativo
di
distrarlo
dalle
sue
preferenze
abituali
e
la
carriera
di
Raimund
,
le
cui
ultime
opere
sono
quasi
commedie
di
carattere
estranee
alla
tradizione
barocca
,
è
un
continuo
contrasto
fra
le
aspirizioni
letterarie
dello
scrittore
e
le
leggi
e
i
gusti
di
un
mondo
a
cui
l
'
uomo
non
poteva
sottrarsi
.
L
'
impresa
di
Raimund
era
in
definitiva
destinata
a
fallire
,
ma
il
suo
passaggio
lascia
una
traccia
nella
storia
del
teatro
viennese
che
si
libera
da
certi
schemi
facilmente
convenzionali
e
sulla
via
di
un
vivace
realismo
vanta
almeno
due
nomi
di
importanza
europea
:
Nestroy
,
anche
egli
attore
e
ultimo
erede
della
pura
comicità
indigena
,
e
,
già
sullo
scadere
del
secolo
,
Anzengruber
,
scrittore
di
più
vaste
ambizioni
in
cui
la
satira
politica
prevale
sulla
materia
tradizionale
e
i
temi
del
realismo
popolare
confluiscono
nella
grande
corrente
del
naturalismo
europeo
.
6
.
Ultimo
atto
.
Il
secolo
scorso
è
diviso
in
Germania
in
due
tempi
ben
distinti
.
L
'
impulso
vitale
dei
romantici
,
la
loro
genialità
,
il
loro
coraggio
fanno
balenare
gli
ultimi
riflessi
del
grande
incendio
fino
alla
metà
del
secolo
:
poi
il
singolare
fenomeno
si
compone
e
si
acqueta
e
le
ultime
scintille
si
perdono
in
un
crepuscolo
che
annuncia
l
'
avvento
senza
speranza
di
un
'
èra
borghese
.
Eichendorff
,
che
vive
la
sua
esistenza
di
alto
funzionario
ornandola
appena
delle
lievi
figurazioni
dei
suoi
racconti
,
delle
ombre
che
popolano
le
sue
notti
italiane
,
Mörike
,
perduto
in
tenere
reminiscenze
,
lirico
e
novellista
minore
,
Lenau
,
a
cui
manca
la
voce
per
fare
della
storia
della
sua
anima
un
'
esperienza
assolutamente
umana
,
sono
i
maggiori
epigoni
della
grande
avventura
.
Lontano
a
forza
da
questa
Germania
dolorante
,
che
si
dibatte
senza
risolversi
fra
il
vecchio
e
il
nuovo
,
l
'
intelligenza
più
lucida
di
quegli
anni
,
Heine
,
può
salutare
l
'
esperienza
trascorsa
nel
suo
saggio
sulla
Scuola
romantica
e
concluderla
nella
sua
persona
con
singolare
evidenza
.
Intanto
le
energie
più
vive
del
tempo
si
volgono
ad
altro
:
crescono
nelle
attività
mediate
,
nella
politica
,
nel
giornalismo
.
Il
processo
che
con
la
comparsa
della
«
Giovane
Germania
»
è
ancora
alla
sua
fase
letteraria
,
sia
pure
di
crisi
,
scivolerà
rapidamente
su
un
altro
terreno
,
investirà
tutta
la
civiltà
tedesca
per
trasformare
quello
che
cento
anni
prima
era
il
paese
dei
musicisti
e
dei
filosofi
nello
stato
degli
industriali
e
nel
Reich
dei
politici
.
Nei
primi
anni
del
secolo
il
punto
di
fuoco
della
vita
tedesca
,
il
peso
stesso
della
parola
Germania
era
a
Weimar
,
fra
Goethe
e
Schiller
;
gli
uomini
di
stato
avevano
la
nobile
statura
di
Humboldt
e
i
sovrani
la
liberalità
di
Carlo
Augusto
e
la
grazia
della
regina
Luisa
.
Poi
,
negli
anni
che
sono
intorno
al
'48
,
il
centro
di
gravità
si
sposta
fra
gli
alunni
delle
nuove
scienze
naturali
e
tecniche
,
i
politici
di
Francoforte
,
gli
ideologi
e
i
polemisti
della
«
Rheinische
Zeitung
»
.
Ma
dopo
il
'70
è
la
Berlino
di
Bismarck
che
incarna
la
Germania
unitaria
e
imperialista
,
e
una
grande
svolta
si
è
compiuta
nella
storia
dei
popoli
europei
.
Gli
intellettuali
di
questo
tempo
,
i
maestri
della
Germania
uscita
dalla
sua
crisi
di
adolescenza
,
sono
gli
storici
e
i
sociologi
capaci
di
sceverare
gli
elementi
costanti
nella
tumultuosa
preistoria
del
popolo
tedesco
,
di
dare
una
base
concreta
alle
aspirazioni
e
alle
velleità
che
già
si
delineano
.
Più
in
alto
,
forti
della
loro
pretesa
inattualità
,
ma
profondamente
radicati
nell
'
atmosfera
del
secolo
,
padri
di
tutti
gli
errori
e
i
benefici
che
ne
deriveranno
,
stanno
i
profeti
:
Wagner
,
sempre
circondato
da
incendi
e
incantesimi
è
già
disposto
a
corrompere
nell
'
estetismo
della
missione
individuale
le
sue
superbe
scoperte
;
Nietzsche
,
rivolto
a
un
futuro
che
gli
sfuggirà
sempre
come
un
'
essenza
metafisica
,
ma
che
anima
la
sua
visione
e
dà
a
ogni
sua
parola
un
pathos
non
confondibile
.
Nonostante
il
grande
apporto
che
questi
due
uomini
daranno
alla
cultura
europea
,
o
forse
appunto
in
virtù
della
loro
soffocante
personalità
,
il
contributo
diretto
che
essi
recano
all
'
arte
è
esiguo
.
La
prosa
di
Zarathustra
arriva
solo
dopo
molti
anni
a
turbare
le
coscienze
letterarie
europee
e
la
formula
estetica
di
Wagner
,
fonte
di
infinite
discussioni
,
non
si
traduce
in
realtà
fuori
della
cerchia
sacra
di
Bayreuth
.
L
'
arte
,
dissoluta
delle
sue
leggi
antiche
attraverso
tanti
attacchi
e
tanti
titanismi
,
va
alla
deriva
:
si
perde
in
avventure
metafisiche
o
approda
a
infeconde
spiagge
borghesi
.
Il
teatro
la
segue
in
questi
viaggi
senza
meta
.
Pure
un
grande
scrittore
compare
ancora
sulla
scena
del
teatro
tedesco
,
il
più
grande
forse
che
la
Germania
abbia
avuto
accanto
ai
due
che
abbiamo
nominato
per
ultimi
:
Friedrich
Hebbel
.
Non
legato
ad
alcuna
scuola
,
solitario
e
insoddisfatto
,
Hebbel
è
il
simbolo
del
vigore
tedesco
in
un
'
ora
di
profonda
inquietudine
.
In
quest
'
uomo
mal
cresciuto
e
condannato
a
una
perpetua
infelicità
,
rivivono
la
passione
di
Kleist
e
l
'
eloquenza
di
Schiller
e
si
trasformano
in
parole
d
'
arte
le
turbinose
ideologie
di
un
secolo
che
tocca
la
sua
maturità
.
È
compiuta
in
lui
quella
elaborazione
dei
contenuti
romantici
che
darà
un
nuovo
fondo
alla
sensibilità
moderna
:
i
temi
del
decadentismo
europeo
,
gli
alti
temi
del
sesso
e
del
sangue
,
dominano
i
suoi
drammi
,
che
essi
rievochino
il
crepuscolo
di
antichi
idoli
e
il
sorgere
di
nuove
civiltà
,
o
discendano
,
come
Maria
Maddalena
,
nella
dura
legge
dell
'
esistenza
borghese
.
Ma
Hebbel
mantiene
in
questa
inclinazione
già
morbida
una
robusta
figura
di
scrittore
e
di
uomo
e
costruisce
la
sua
opera
su
un
fortissimo
sostrato
ideologico
e
critico
che
non
ha
ancora
perduto
la
sua
validità
.
Accanto
a
lui
gli
altri
contemporanei
fanno
una
debole
parte
di
comparse
.
Otto
Ludwig
è
l
'
unico
che
merita
di
essere
citato
con
onore
:
natura
anch
'
egli
riflessiva
e
critica
(
importanti
sono
i
suoi
studi
su
Shakespeare
)
,
tocca
con
una
forza
grave
e
sorda
temi
biblici
e
episodi
di
vita
quotidiana
e
nel
suo
dramma
Il
guardaboschi
,
scritto
in
una
lingua
povera
e
quasi
dialettale
,
mostra
come
sia
ormai
matura
l
'
esigenza
di
una
tragedia
popolare
nel
senso
più
semplice
e
immediato
.
Con
Hebbel
e
Ludwig
una
nota
nuova
è
entrata
nella
letteratura
tedesca
:
l
'
istanza
realistica
,
che
un
Büchner
aveva
sentito
con
istintiva
purezza
(
superandola
del
resto
nell
'
impeto
dell
'
espressione
)
,
e
che
ora
dietro
l
'
esempio
francese
e
quello
di
Ibsen
si
estende
a
tutta
l
'
Europa
e
crea
una
scuola
ricca
di
presupposti
teorici
e
intimamente
legata
al
trionfante
positivismo
.
Teatro
e
romanzo
diventano
presto
il
campo
della
nuova
battaglia
che
in
Germania
,
dopo
i
furori
romantici
,
è
particolarmente
sentita
.
(
Ma
l
'
equivoco
realista
sarà
svelato
anche
prima
dell
'
equivoco
romantico
,
e
l
'
episodio
del
chirurgo
che
,
assistendo
a
un
dramma
verista
dove
un
'
attrice
si
dispone
a
partorire
di
fronte
al
pubblico
,
scaglia
il
proprio
forcipe
sulla
scena
fra
la
gazzarra
generale
,
è
una
bella
leggenda
,
degna
di
Muzio
Scevola
e
delle
storie
antiche
)
.
Molti
nomi
prendono
parte
a
questa
battaglia
che
ha
appunto
il
torto
di
essere
una
vera
battaglia
,
con
veri
cadaveri
e
veri
trionfatori
:
da
Sudermann
,
nome
ingiallito
,
solo
consegnato
a
una
esteriore
abilità
di
drammaturgo
,
a
Wedekind
,
nome
che
è
già
rivolto
all
'
intelligenza
,
ma
ancora
impigliato
in
fumosi
complessi
eretico
-
sociali
.
La
nostra
intenzione
è
di
lasciarli
da
parte
in
attesa
che
altri
distingua
quello
che
è
degno
di
ricordo
da
quello
che
si
è
disfatto
con
la
carta
e
la
colla
dei
cartelloni
pubblicitari
.
Per
il
nostro
compito
d
'
informazione
un
solo
nome
riassume
tutta
questa
vicenda
nel
suo
orgoglioso
disordine
:
quello
di
Gerhard
Hauptmann
.
Autore
di
oltre
cento
opere
che
vanno
dal
realismo
brutale
alla
rigidezza
neoclassica
e
indicano
come
il
pendolo
delle
mode
letterarie
batta
ormai
oscillazioni
corte
e
rapidissime
,
proteso
verso
Goethe
nell
'
universalità
degli
interessi
e
perfino
in
una
assurda
somiglianza
fisica
,
Hauptmann
è
soprattutto
il
più
glorioso
esempio
della
confusione
che
può
albergare
nella
testa
di
un
intellettuale
tedesco
.
La
sua
opera
vale
come
repertorio
di
tutti
i
temi
drammatici
apparsi
nella
storia
del
teatro
,
i
suoi
personaggi
,
che
vanno
dalla
proletaria
slesiana
a
Ifigenia
e
da
Gesù
Cristo
in
veste
di
maestro
di
scuola
a
Till
Eulenspiegel
,
esauriscono
ogni
possibile
fantasia
di
vestiarista
.
Successi
e
contrasti
accompagnano
naturalmente
questa
carriera
ricca
di
frequenti
ritorni
:
la
critica
si
limiterà
a
sottolineare
che
i
risultati
più
attendibili
di
Hauptmann
sono
legati
alla
prima
polemica
per
il
realismo
e
a
qualche
delicata
leggenda
ripresa
nella
maturità
.
Da
un
tale
caos
si
doveva
uscire
,
come
in
tutta
l
'
Europa
,
attraverso
un
consapevole
ritorno
ai
valori
lirici
,
a
quel
primato
dello
stile
che
i
teorici
dell
'
arte
documentaria
avevano
creduto
di
poter
facilmente
sopprimere
.
E
in
questo
la
Germania
fu
particolarmente
fortunata
:
la
triade
George
,
Hofmannsthal
,
Rilke
è
una
delle
costellazioni
più
luminose
sul
cielo
della
fine
del
secolo
,
e
una
di
quelle
che
possono
meglio
orientare
sulle
rotte
della
poesia
.
Rilke
fu
un
solitario
,
la
cui
voce
arriva
forse
più
lontano
di
quella
di
ogni
altro
contemporaneo
,
ma
il
cui
passaggio
nel
mondo
fu
troppo
discreto
per
provocare
reazioni
diffuse
;
degli
altri
due
,
in
principio
collaboratori
diretti
nella
vittoriosa
polemica
contro
il
naturalismo
,
Hofmannsthal
è
quello
che
ci
interessa
di
più
per
i
fini
di
questa
raccolta
.
La
sua
opera
drammatica
,
contemporanea
della
temibile
inflazione
letteraria
ora
descritta
,
si
distingue
nella
giungla
circostante
per
la
rigorosa
unità
dello
stile
,
per
la
presenza
di
un
gusto
che
è
perfettamente
definito
benché
tragga
la
sua
ricchezza
dalle
fonti
più
disparate
.
Vero
europeo
,
Hofmannsthal
fa
confluire
in
sé
tutte
le
tendenze
e
le
aspirazioni
di
un
'
epoca
profondamente
riflessiva
,
che
ha
ripreso
i
suggerimenti
romantici
con
un
sapore
più
torbido
e
maturo
,
e
conosce
l
'
inquieto
estetismo
di
Swinburne
e
di
Debussy
,
di
Maeterlink
e
di
D
'
Annunzio
.
Tutti
i
motivi
di
una
poetica
decadente
(
quella
delle
città
morte
e
delle
campane
sommerse
,
materia
mostratasi
poi
così
fragile
)
sono
filtrati
nei
drammi
e
nelle
liriche
di
Hofmannsthal
;
ma
più
civile
d
'
un
D
'
Annunzio
,
anche
se
meno
fortemente
dotato
,
questo
austriaco
sa
trasformare
i
temi
più
pericolosi
in
misurate
occasioni
di
poesia
e
si
distacca
dai
contemporanei
per
la
maggiore
consapevolezza
dei
limiti
di
un
gusto
,
per
la
lucidità
intellettuale
che
lo
assiste
tanto
nel
comporre
quanto
nel
teorizzare
sulle
cose
dell
'
arte
e
sui
moti
di
una
civiltà
in
crisi
.
Dopo
Hofmannsthal
il
teatro
tedesco
è
tutt
'
altro
che
finito
.
Wedekind
aveva
già
rimosso
zone
oscure
e
segrete
:
col
dopoguerra
sopravviene
un
fortunoso
arrembaggio
,
un
nuovo
«
Sturm
und
Drang
»
,
che
a
differenza
dell
'
antico
non
intacca
solo
i
contenuti
sociali
,
la
sfera
esterna
dell
'
arte
,
ma
si
riflette
altresí
sui
modi
del
canto
e
risale
alle
fonti
ultime
della
immaginazione
.
Il
teatro
si
trasforma
prodigiosamente
sotto
questi
impulsi
sediziosi
e
la
struttura
tradizionale
dell
'
opera
crolla
come
un
castello
di
carta
.
Un
pubblico
stordito
dalla
guerra
e
dalla
rivoluzione
assiste
alle
sconcertanti
imprese
dei
nuovi
registi
e
scenografi
,
vede
incontrarsi
sulla
scena
la
psicanalisi
e
il
marxismo
,
ascolta
le
promesse
di
un
'
èra
di
prosperità
e
i
ragionati
deliri
degli
espressionisti
.
Mirabili
sforzi
di
intelligenza
segnano
la
strada
che
conosce
i
nomi
di
Fritz
von
Unruh
,
Franz
Werfel
,
Ernst
Barlach
,
e
ancora
qualche
nome
rispettabile
,
come
quello
di
Billinger
,
sopravvive
alla
reazione
politica
in
cui
quel
fervore
di
invenzioni
è
soffocato
senza
aver
potuto
dare
la
propria
misura
definitiva
.
Ma
,
vista
a
distanza
,
l
'
esperienza
di
Hofmannsthal
sembra
conclusiva
perché
nessuno
degli
scrittori
citati
regge
a
lungo
a
un
severo
controllo
e
nessuno
ha
portato
nelle
sue
invenzioni
il
segno
di
una
vera
necessità
.
Del
resto
il
teatro
,
come
macchina
e
come
mito
,
non
sembra
suscettibile
di
molti
sviluppi
.
Dopo
tutti
gli
sfoghi
e
le
scoperte
di
un
secolo
tecnico
(
tecnico
,
s
'
intende
,
anche
nel
regno
della
fantasia
)
,
Pirandello
lo
riprende
dove
lo
aveva
lasciato
Tieck
(
anzi
,
nessuna
opera
moderna
raggiunge
la
perfetta
consapevolezza
di
giuoco
del
Gatto
con
gli
stivali
)
e
tutte
le
formule
sceniche
succedutesi
in
questi
vent
'
anni
,
dalle
più
complesse
dell
'
immediato
dopoguerra
fino
a
quella
recente
e
semplicissima
dell
'
americano
Thornton
Wilder
,
indicano
piuttosto
la
stanchezza
di
un
mezzo
di
espressione
che
non
genuine
possibilità
di
futuro
.
In
verità
si
tratta
di
un
fenomeno
che
penetra
più
profondamente
di
quanto
sembri
a
prima
vista
e
che
solo
l
'
abitudine
,
madre
degli
uomini
,
nasconde
.
Attraverso
le
disperate
contorsioni
e
i
tentativi
di
ringiovanimento
degli
ultimi
decenni
il
teatro
,
tutto
il
teatro
,
non
quello
in
lingua
tedesca
o
francese
,
ma
quello
che
da
secoli
vive
nei
suoi
elementi
primordiali
,
la
maschera
e
l
'
attore
,
un
fondale
fra
due
quinte
,
comincia
a
vacillare
.
Naturalmente
attori
e
registi
,
drammaturghi
e
scenografi
,
tutti
coloro
che
vivono
con
passione
questa
vicenda
e
che
sono
gli
eredi
di
una
storia
cosìillustre
ed
antica
,
non
lo
riconoscono
,
si
rifiutano
sdegnosamente
di
prendere
sul
serio
i
sintomi
della
malattia
.
Ma
il
teatro
non
è
più
per
gli
uomini
quello
che
era
stato
il
dramma
allegorico
per
il
pubblico
barocco
e
la
commedia
sentimentale
per
la
società
del
Settecento
,
quello
spettacolo
che
sorretto
dalla
musica
aveva
attirato
il
mutevole
genio
dell
'
«
ancien
régime
»
e
commosso
la
gioventú
romantica
.
Le
sale
sono
ancora
affollate
di
un
pubblico
borghese
,
ma
sempre
più
la
scena
diventa
possesso
dei
virtuosi
e
il
libretto
cade
in
mano
dei
mestieranti
;
le
vecchie
forme
durano
troppo
per
non
far
sospettare
della
vitalità
delle
nuove
;
lo
spettacolo
ha
un
tono
di
commemorazione
più
che
di
celebrazione
.
I
veri
scrittori
del
Novecento
che
producono
per
il
teatro
:
Shaw
,
Pirandello
,
Giraudoux
,
O
'
Neill
,
fanno
sempre
più
della
letteratura
dialogata
:
crescono
nelle
loro
opere
le
ragioni
culturali
,
sparisce
la
leggenda
.
Così
si
estende
a
tutto
un
mondo
il
complesso
della
vecchiaia
:
le
quinte
si
coprono
di
polvere
,
il
legno
e
il
cartone
si
uniscono
male
alle
nuove
macchine
di
acciaio
.
E
mentre
i
più
gloriosi
teatri
d
'
Europa
si
trasformano
insensibilmente
in
musei
e
accademie
e
i
mediocri
scadono
a
un
rango
culturale
di
terz
'
ordine
,
il
nostro
bisogno
di
parole
e
di
immagini
si
volge
ad
altre
zone
:
la
nuova
leggenda
,
proletaria
e
cosmopolita
,
nasce
di
là
dall
'
oceano
in
un
tremante
cinematografo
.
Narrativa ,
luna
corresse
rapidamente
pel
cielo
.
Al
velato
chiarore
lunare
i
campanili
,
le
cupole
delle
chiese
di
CENERE ( DELEDDA GRAZIA , 1904 )
Narrativa ,
PARTE
PRIMA
I
.
Cadeva
la
notte
di
San
Giovanni
.
Olì
[
1
]
uscì
dalla
cantoniera
biancheggiante
sull
'
orlo
dello
stradale
che
da
Nuoro
conduce
a
Mamojada
,
e
s
'
avviò
pei
campi
.
Era
una
ragazza
quindicenne
,
alta
e
bella
,
con
due
grandi
occhi
felini
,
glauchi
e
un
po
'
obliqui
,
e
la
bocca
voluttuosa
il
cui
labbro
inferiore
,
spaccato
nel
mezzo
,
pareva
composto
da
due
ciliegie
.
Dalla
cuffietta
rossa
,
legata
sotto
il
mento
sporgente
,
uscivano
due
bende
di
lucidi
capelli
neri
attortigliati
intorno
alle
orecchie
:
questa
acconciatura
ed
il
costume
pittoresco
,
dalla
sottana
rossa
e
il
corsettino
di
broccato
che
sosteneva
il
seno
con
due
punte
ricurve
,
davano
alla
fanciulla
una
grazia
orientale
.
Fra
le
dita
cerchiate
di
anellini
di
metallo
,
Olì
recava
striscie
di
scarlatto
e
nastri
coi
quali
voleva
segnare
[
2
]
i
fiori
di
San
Giovanni
,
cioè
i
cespugli
di
verbasco
,
di
timo
e
d
'
asfodelo
da
cogliere
l
'
indomani
all
'
alba
per
farne
medicinali
ed
amuleti
.
D
'
altronde
Olì
pensava
che
anche
non
segnando
i
cespugli
che
voleva
cogliere
,
nessuno
glieli
avrebbe
toccati
:
i
campi
intorno
alla
cantoniera
dove
ella
viveva
col
padre
ed
i
fratellini
,
erano
completamente
deserti
.
Solo
in
lontananza
una
casa
campestre
in
rovina
emergeva
da
un
campo
di
grano
,
come
uno
scoglio
in
un
lago
verde
.
Nella
campagna
intorno
moriva
la
selvaggia
primavera
sarda
:
si
sfogliavano
i
fiori
dell
'
asfodelo
e
i
grappoli
d
'
oro
della
ginestra
;
le
rose
impallidivano
nelle
macchie
,
l
'
erba
ingialliva
,
un
caldo
odore
di
fieno
profumava
l
'
aria
grave
.
La
via
lattea
e
l
'
ultimo
splendore
dell
'
orizzonte
,
fasciato
da
una
striscia
verdastra
e
rosea
che
pareva
il
mare
lontano
,
rendevano
la
notte
chiara
come
un
crepuscolo
.
Vicino
al
fiume
,
la
cui
acqua
scarsissima
rifletteva
le
stelle
e
il
cielo
violaceo
,
Olì
trovò
due
dei
suoi
fratellini
che
cercavano
grilli
.
«
A
casa
!
Subito
!
»
,
ella
disse
con
la
sua
bella
voce
ancora
infantile
.
«
No
!
»
,
rispose
uno
dei
bimbi
.
«
Allora
voi
non
vedrete
spalancarsi
il
cielo
,
stanotte
!
I
bimbi
buoni
,
nella
notte
di
San
Giovanni
vedono
aprirsi
il
cielo
e
poi
vedono
il
paradiso
e
il
Signore
e
gli
angeli
e
lo
Spirito
Santo
...
Ma
voi
vedrete
un
cornino
se
non
andate
a
casa
subito
.
»
«
Andiamo
»
,
disse
pensieroso
uno
dei
bimbi
.
L
'
altro
protestò
ancora
un
po
'
,
ma
finì
col
lasciarsi
condurre
via
dal
fratello
.
Olì
andò
oltre
:
oltre
l
'
alveo
del
fiume
,
oltre
il
sentiero
,
oltre
le
macchie
di
olivastro
:
qua
e
là
si
curvava
e
legava
con
un
nastro
le
cime
di
qualche
cespuglio
,
poi
si
rizzava
e
scrutava
la
notte
con
lo
sguardo
acuto
dei
suoi
occhi
felini
.
Il
cuore
le
balzava
forte
,
d
'
ansia
,
di
timore
e
di
gioia
.
La
notte
fragrante
invitava
all
'
amore
e
Olì
amava
,
Olì
aveva
quindici
anni
e
con
la
scusa
di
segnare
i
fiori
di
San
Giovanni
andava
ad
un
convegno
amoroso
.
Sei
mesi
prima
,
una
sera
d
'
inverno
,
un
giovane
contadino
,
mezzadro
d
'
un
ricco
proprietario
nuorese
a
cui
appartenevano
i
campi
intorno
alla
casa
in
rovina
,
era
entrato
nella
cantoniera
per
chiedere
un
po
'
di
fuoco
.
Era
un
giovane
alto
,
con
lunghi
capelli
neri
lucidi
d
'
olio
:
i
suoi
occhi
nerissimi
non
si
lasciavano
quasi
guardare
,
tanto
erano
luminosi
,
e
soltanto
Olì
poteva
fissarli
con
i
suoi
,
che
non
si
abbassavano
davanti
a
nessuno
.
Il
cantoniere
,
uomo
ancora
giovane
ma
già
grigio
,
stanco
di
fatiche
,
di
affanni
e
di
miseria
,
accolse
benevolmente
il
contadino
,
gli
diede
una
pietra
focaia
,
lo
interrogò
sul
suo
padrone
e
lo
invitò
a
tornare
sempre
che
voleva
.
Da
quella
sera
il
contadino
frequentò
assiduamente
la
cantoniera
:
nelle
sere
piovose
raccontava
storielle
ai
bambini
raccolti
intorno
al
focolare
fumoso
,
e
ad
Olì
insegnò
i
posti
ove
meglio
crescevano
i
funghi
e
le
erbe
mangereccie
.
Un
giorno
egli
trasse
la
fanciulla
fin
verso
un
avanzo
di
nuraghe
,
sopra
un
'
altura
,
fra
macchie
coperte
di
bacche
rosse
,
e
le
disse
che
fra
i
blocchi
della
tomba
gigantesca
stava
nascosto
un
tesoro
.
«
Eppoi
so
di
tanti
altri
accusorgios
[
3
]
»
,
egli
disse
con
voce
grave
,
mentre
Olì
coglieva
finocchi
selvatici
;
«
io
finirò
bene
col
trovarne
uno
,
ed
allora
...
»
«
E
allora
?
»
,
chiese
Olì
,
un
po
'
beffarda
,
sollevando
gli
occhi
che
al
riflesso
del
paesaggio
parevano
verdi
.
«
Allora
me
ne
andrò
lontano
;
e
se
tu
vorrai
venir
con
me
ti
porterò
via
,
in
Continente
.
Io
conosco
bene
il
Continente
,
perché
è
da
poco
tempo
che
ho
finito
il
servizio
militare
.
Sono
stato
a
Roma
e
poi
in
Calabria
ed
in
altri
posti
ancora
.
Là
tutto
è
bello
...
Se
tu
verrai
...
»
Olì
rise
,
piano
piano
,
lusingata
e
felice
,
sebbene
un
po
'
ironica
.
Dietro
il
nuraghe
due
dei
suoi
fratellini
,
nascosti
in
una
macchia
,
fischiavano
richiamando
un
passero
:
per
l
'
immensità
del
paesaggio
non
s
'
udiva
voce
umana
,
non
passava
nessuno
.
Il
servo
prese
Olì
per
la
vita
,
la
sollevò
,
chiuse
gli
occhi
e
la
baciò
;
e
da
quel
giorno
i
due
giovani
s
'
amarono
selvaggiamente
,
diffondendo
il
segreto
della
loro
passione
alle
macchie
più
silenziose
,
ai
cespugli
della
riva
,
ai
neri
nascondigli
dei
nuraghes
solitarî
.
Oppressa
dalla
solitudine
e
dalla
miseria
Olì
amava
il
giovine
per
ciò
che
egli
rappresentava
,
per
le
cose
e
le
terre
maravigliose
che
egli
aveva
vedute
,
per
la
città
dalla
quale
veniva
,
per
il
ricco
padrone
che
serviva
,
per
i
fantastici
disegni
che
egli
tracciava
nell
'
avvenire
;
ed
egli
amava
Olì
perché
era
bella
ed
ardente
:
entrambi
incoscienti
,
primitivi
,
impulsivi
ed
egoisti
,
si
amavano
per
esuberanza
di
vita
e
per
bisogno
di
godimento
.
Anche
la
madre
di
Olì
,
a
quanto
narrava
la
figliuola
,
era
stata
una
donna
fantastica
e
ardente
.
«
Ella
era
di
famiglia
benestante
»
,
raccontava
Olì
,
«
ed
aveva
parenti
nobili
che
volevano
maritarla
con
un
vecchio
possidente
.
Mio
nonno
,
il
padre
di
mia
madre
,
era
un
poeta
:
in
una
notte
improvvisava
tre
o
quattro
canzoni
,
e
tanto
erano
belle
che
,
appena
un
cantastorie
le
ripeteva
per
la
strada
,
tutto
il
popolo
le
apprendeva
e
le
ripeteva
con
entusiasmo
.
Ah
,
sì
,
mio
nonno
era
un
gran
poeta
!
Alcune
sue
poesie
le
so
anch
'
io
,
insegnatemi
da
mia
madre
.
Aspetta
,
senti
questa
.
»
Ella
recitava
qualche
strofa
in
dialetto
logudorese
,
poi
riprendeva
:
«
Il
fratello
di
mia
madre
,
zio
Merziòro
Desogos
,
dipingeva
nelle
chiese
e
scolpiva
i
pulpiti
:
però
si
uccise
perché
aveva
da
scontare
una
condanna
.
Sì
,
i
parenti
di
mia
madre
erano
nobili
ed
istruiti
:
tuttavia
ella
non
volle
sposare
il
vecchio
proprietario
.
Vide
invece
mio
padre
,
che
allora
era
bello
come
una
bandiera
,
se
ne
innamorò
e
fuggi
con
lui
.
Ella
soleva
dire
,
mi
ricordo
:
"
Mio
padre
mi
ha
diseredata
,
ma
non
importa
;
gli
altri
si
tengano
le
loro
ricchezze
,
io
mi
tengo
il
mio
Micheli
e
basta
!
"
»
.
Un
giorno
il
cantoniere
si
recò
a
Nuoro
per
comprare
del
frumento
,
e
ritornò
più
triste
e
disfatto
del
solito
.
«
Olì
,
bada
a
te
,
Olì
!
»
,
disse
alla
figlia
minacciandola
con
la
mano
.
«
Guai
se
quel
servo
rimette
ancor
piede
qui
!
Egli
ci
ha
ingannati
persino
sul
suo
nome
.
Disse
di
chiamarsi
Quirico
ed
invece
si
chiama
Anania
.
È
oriundo
di
Orgosolo
,
razza
di
pastori
,
parente
di
banditi
e
di
galeotti
.
Bada
a
te
,
donnicciuola
:
egli
ha
moglie
!
»
Olì
pianse
e
le
sue
lagrime
caddero
,
assieme
col
frumento
,
entro
l
'
arca
di
legno
nero
;
ma
appena
l
'
arca
fu
chiusa
e
zio
Micheli
tornò
al
lavoro
,
la
fanciulla
andò
in
cerca
del
servo
.
«
Tu
ti
chiami
Anania
!
Tu
hai
moglie
!
»
,
gli
disse
,
e
gli
occhi
le
fiammeggiavano
di
rabbia
.
Anania
finiva
di
seminare
il
grano
sul
prato
smosso
:
due
merli
cantavano
dondolandosi
su
una
fronda
d
'
olivastro
;
grandi
nuvole
bianche
rendevano
più
intenso
l
'
azzurro
del
cielo
.
Tutto
era
dolcezza
,
silenzio
,
oblìo
.
«
Ecco
»
,
disse
il
giovane
,
che
teneva
ancora
la
bisaccia
sulla
spalla
,
«
io
ho
una
moglie
vecchia
.
Ah
,
me
la
diedero
per
forza
...
come
i
parenti
volevano
dare
a
tua
madre
il
vecchio
possidente
...
perché
io
sono
povero
ed
ella
ha
molti
soldi
.
Ma
che
cosa
importa
?
Ella
è
vecchia
e
morrà
presto
;
noi
siamo
giovani
,
Olì
,
ed
io
voglio
bene
soltanto
a
te
.
Se
tu
mi
abbandoni
io
muoio
.
»
Olì
s
'
intenerì
e
credette
.
«
E
che
faremo
ora
?
»
,
domandò
.
«
Mio
padre
mi
bastonerà
se
continueremo
ad
amarci
.
»
«
Abbi
pazienza
,
agnellino
mio
.
Mia
moglie
morrà
presto
;
ma
anche
non
morisse
io
troverò
il
tesoro
e
ce
ne
andremo
in
Continente
»
.
Olì
protestò
,
pianse
,
non
sperò
molto
nel
tesoro
,
ma
continuò
ad
amoreggiare
col
servo
.
La
seminagione
era
terminata
,
ma
Anania
andava
spesso
in
campagna
per
osservare
se
il
grano
spuntava
,
e
per
estirpare
le
male
erbe
dal
seminato
:
nelle
ore
di
riposo
,
invece
di
coricarsi
,
egli
diroccava
il
nuraghe
,
con
la
scusa
di
costruire
un
muro
con
le
pietre
divelte
dal
monumento
,
ma
in
realtà
per
cercare
il
tesoro
.
«
Se
non
qui
altrove
,
ma
lo
troverò
!
»
,
diceva
ad
Olì
.
«
Ebbene
,
a
Maras
un
servo
come
me
trovò
un
fascio
di
verghe
d
'
oro
.
Egli
non
si
avvide
che
erano
d
'
oro
e
le
consegnò
ad
un
fabbro
.
Stupido
!
Ma
io
mi
accorgerò
bene
...
Nei
nuraghes
»
,
raccontava
poi
,
«
abitavano
i
giganti
che
usavano
le
masserizie
d
'
oro
.
Persino
i
chiodi
delle
loro
scarpe
erano
d
'
oro
.
Oh
,
si
trovano
sempre
dei
tesori
,
cercandoli
bene
!
A
Roma
,
quando
io
ero
soldato
,
vidi
un
luogo
dove
si
conservano
ancora
le
monete
d
'
oro
e
gli
oggetti
nascosti
dagli
antichi
giganti
.
Anche
ora
,
del
resto
,
nelle
altre
parti
del
mondo
,
vivono
ancora
i
giganti
,
e
sono
così
ricchi
che
usano
gli
aratri
e
le
falci
d
'argento.»
Egli
parlava
sul
serio
,
con
gli
occhi
splendenti
di
sogni
aurei
;
se
però
gli
avessero
chiesto
che
avrebbe
fatto
dei
tesori
che
sperava
ritrovare
,
forse
non
avrebbe
saputo
dirlo
.
Per
allora
progettava
soltanto
la
fuga
con
Olì
:
all
'
avvenire
non
pensava
che
in
modo
fantastico
.
Verso
Pasqua
la
fanciulla
ebbe
occasione
di
recarsi
a
Nuoro
,
e
domandate
notizie
della
moglie
di
Anania
seppe
che
costei
era
una
donna
anziana
,
ma
niente
affatto
benestante
.
«
Ebbene
»
,
egli
disse
,
appena
Olì
gli
rinfacciò
la
sua
menzogna
,
«
sì
,
ella
adesso
è
povera
,
ma
quando
la
sposai
era
ricca
.
Dopo
le
nozze
io
andai
al
servizio
militare
,
mi
ammalai
,
spesi
molto
;
anche
mia
moglie
si
ammalò
.
Oh
,
tu
non
sai
cosa
vuol
dire
una
lunga
malattia
!
Poi
prestammo
dei
denari
e
non
ce
li
restituirono
.
Poi
credo
un
'
altra
cosa
;
che
mia
moglie
tenga
i
denari
nascosti
.
Ecco
,
ti
giuro
che
è
così
.
»
Egli
parlava
seriamente
,
ed
Olì
credeva
.
Credeva
perché
aveva
bisogno
di
credere
e
perché
Anania
l
'
aveva
abituata
a
ritener
vere
le
cose
più
inverosimili
,
suggestionato
egli
stesso
dalle
sue
fantasie
.
Così
,
verso
i
primi
di
giugno
,
zappando
in
un
orto
del
padrone
,
egli
trovò
un
grosso
anello
di
metallo
rossiccio
e
lo
credette
d
'
oro
.
«
Qui
ci
deve
essere
certamente
un
tesoro
»
,
pensò
,
e
subito
andò
a
raccontare
le
sue
nuove
speranze
ad
Olì
.
La
primavera
regnava
nella
campagna
selvaggia
;
il
fiume
azzurrognolo
rifletteva
i
fiori
del
sambuco
,
i
narcisi
esalavano
voluttuose
fragranze
;
nelle
notti
rischiarate
dalla
luna
o
dalla
via
lattea
,
tiepide
e
silenti
,
pareva
che
nell
'
aria
ondeggiasse
un
filtro
inebbriante
.
Olì
vagava
qua
e
là
,
con
gli
occhi
velati
di
passione
;
nei
lunghi
crepuscoli
luminosi
e
nei
meriggi
abbaglianti
,
quando
le
montagne
lontane
si
confondevano
col
cielo
,
ella
seguiva
con
uno
sguardo
triste
i
fratellini
seminudi
,
neri
come
idoletti
di
bronzo
,
e
mentre
essi
animavano
il
paesaggio
con
le
loro
grida
di
uccelli
selvatici
,
ella
pensava
al
giorno
in
cui
avrebbe
dovuto
abbandonarli
per
partire
con
Anania
.
Ella
aveva
veduto
l
'
anello
ritrovato
dal
giovine
,
e
sperava
e
aspettava
,
col
sangue
arso
dai
veleni
della
primavera
.
«
Olì
!
»
,
chiamò
la
voce
di
Anania
,
dietro
una
macchia
.
Olì
tremò
,
avanzò
cauta
,
cadde
fra
le
braccia
del
giovine
.
Sedettero
sull
'
erba
ancora
tiepida
,
accanto
ad
un
fascio
di
puleggi
e
d
'
alloro
selvatico
che
esalava
un
forte
profumo
.
«
Quasi
quasi
non
venivo
»
,
disse
il
giovine
.
«
La
padrona
deve
sgravarsi
stanotte
,
e
mia
moglie
,
che
sta
ad
assisterla
,
voleva
che
io
restassi
in
casa
.
"
No
"
,
le
dissi
,
"
stanotte
devo
cogliere
il
puleggio
e
l
'
alloro
;
non
sai
che
è
San
Giovanni
?
"
E
son
venuto
.
Ecco
.
»
Si
frugava
in
seno
,
mentre
Olì
toccava
l
'
alloro
chiedendo
a
che
serviva
.
«
Non
lo
sai
,
dunque
?
L
'
alloro
colto
stanotte
serve
per
medicina
e
per
tante
altre
cose
:
se
,
per
esempio
,
tu
spargi
le
foglie
di
quest
'
alloro
qua
e
là
sui
muri
intorno
ad
una
vigna
o
ad
un
ovile
,
gli
animali
rapaci
non
potranno
penetrarvi
,
né
rosicchiar
l
'
uva
,
né
rapire
gli
agnelli
.
»
«
Ma
tu
non
sei
pastore
.
»
«
Io
però
guarderò
la
vigna
del
padrone
:
poi
queste
foglie
le
metterò
anche
intorno
all
'
aia
,
perché
le
formiche
non
rubino
il
grano
.
Verrai
tu
,
quando
io
batterò
il
grano
?
Ci
sarà
molta
gente
;
faremo
festa
e
alla
notte
canteremo
.
»
«
Oh
,
mio
padre
non
vorrà
!
»
,
ella
disse
sospirando
.
«
Ma
è
curioso
quell
'
uomo
!
Si
vede
che
non
conosce
mia
moglie
:
ella
è
decrepita
come
le
pietre
»
,
disse
Anania
,
sempre
frugandosi
in
seno
.
«
Ma
dove
l
'
ho
messa
?
»
«
Che
cosa
?
Tua
moglie
?
»
,
chiese
maliziosamente
Olì
.
«
Ebbene
,
una
croce
!
Ho
trovato
anche
una
croce
d
'argento.»
«
Anche
una
croce
d
'
argento
?
Dove
era
l
'
anello
?
E
tu
non
me
lo
dicevi
?
»
«
Ah
,
eccola
.
Sì
,
è
d
'
argento
vero
.
»
Egli
trasse
di
sotto
l
'
ascella
un
involtino
:
Olì
lo
svolse
,
palpò
la
crocetta
e
domandò
ansiosa
:
«
Ma
è
dunque
vero
?
Il
tesoro
c
'
è
?
»
.
E
pareva
così
felice
che
Anania
,
sebbene
avesse
trovato
la
crocetta
in
campagna
,
credette
bene
di
lasciarla
nella
sua
illusione
.
«
Si
,
là
,
nell
'
orto
.
Chissà
quanti
oggetti
preziosi
ci
saranno
!
Ma
bisognerà
che
io
frughi
di
notte
.
»
«
Ma
il
tesoro
è
del
padrone
.
»
«
No
,
è
di
chi
lo
trova
!
»
,
rispose
Anania
;
e
quasi
per
avvalorare
questo
suo
principio
egli
cinse
Olì
con
un
braccio
e
cominciò
a
baciarla
.
«
Se
io
troverò
il
tesoro
tu
verrai
?
»
,
le
chiese
tremando
.
«
Verrai
,
dimmi
,
fiore
?
Bisogna
che
io
lo
trovi
subito
perché
non
posso
più
vivere
lontano
da
te
.
Ah
,
vedi
,
quando
vedo
mia
moglie
sento
voglia
di
morire
,
mentre
vorrei
vivere
mille
anni
con
te
.
Fiore
mio
!
»
Olì
ascoltava
e
tremava
.
Intorno
era
profondo
silenzio
;
le
stelle
brillavano
sempre
più
perlate
,
come
occhi
sorridenti
d
'
amore
,
e
sempre
più
dolci
erravano
nell
'
aria
i
profumi
delle
erbe
aromatiche
.
«
Mia
moglie
morrà
presto
,
Olì
,
cuoricino
mio
!
Sì
,
che
fanno
i
vecchi
sulla
terra
?
Chissà
?
Fra
un
anno
,
forse
,
noi
saremo
sposi
.
»
«
San
Giovanni
lo
voglia
!
»
,
sospirò
Olì
.
«
Ma
non
bisogna
desiderare
la
morte
di
nessuno
.
Ed
ora
lasciami
andare
.
»
«
Rimani
ancora
un
po
'
»
,
egli
supplicò
con
voce
infantile
,
«
perché
vuoi
andartene
così
presto
?
Che
farò
io
senza
di
te
?
»
Ma
ella
si
alzò
tutta
vibrante
.
«
Forse
ci
rivedremo
domani
mattina
,
perché
coglierò
le
erbe
prima
che
sorga
il
sole
:
ti
farò
un
amuleto
contro
le
tentazioni
...
»
Ma
egli
non
aveva
paura
delle
tentazioni
:
s
'
inginocchiò
,
cinse
Olì
con
ambe
le
braccia
e
si
mise
a
gemere
.
«
No
,
non
andartene
,
non
andartene
,
fiore
;
rimani
ancora
un
poco
,
Olì
,
agnellino
mio
;
tu
sei
la
mia
vita
;
ecco
,
io
bacio
la
terra
dove
tu
posi
i
piedi
,
ma
rimani
ancora
un
poco
;
altrimenti
io
muoio
.
»
Egli
gemeva
e
tremava
,
e
la
sua
voce
commoveva
Olì
fino
alle
lagrime
.
Ella
rimase
.
Solo
in
autunno
zio
Micheli
si
accorse
che
sua
figlia
aveva
peccato
.
Una
collera
feroce
invase
allora
l
'
uomo
stanco
e
sofferente
che
aveva
conosciuto
tutti
i
dolori
della
vita
,
fuorché
il
disonore
.
A
questo
si
ribellò
.
Prese
Olì
per
un
braccio
e
la
cacciò
via
di
casa
.
Ella
pianse
,
ma
zio
Micheli
fu
inesorabile
.
Egli
l
'
aveva
avvertita
mille
volte
;
e
forse
avrebbe
perdonato
se
ella
avesse
peccato
con
un
uomo
libero
;
ma
così
no
,
non
poteva
perdonare
.
Per
qualche
giorno
Olì
visse
nella
casa
in
rovina
intorno
alla
quale
Anania
aveva
seminato
il
grano
;
i
fratellini
le
portavano
qualche
tozzo
di
pane
,
ma
zio
Micheli
se
ne
accorse
e
li
bastonò
.
Allora
Olì
,
per
non
morire
di
fame
e
di
freddo
,
giacché
l
'
autunno
copriva
di
grandi
nubi
livide
il
cielo
,
e
il
vento
umido
soffiava
attraverso
le
macchie
arrossate
dal
gelo
,
s
'
avviò
verso
Nuoro
per
chiedere
aiuto
all
'
amante
.
Fosse
caso
od
avvertenza
,
a
metà
strada
incontrò
Anania
che
la
confortò
,
la
coprì
col
suo
gabbano
e
la
condusse
a
Fonni
,
paese
di
montagna
,
al
di
là
di
Mamojada
.
«
Non
aver
paura
»
,
disse
il
giovine
,
«
ora
ti
conduco
da
una
mia
parente
,
presso
la
quale
starai
benissimo
;
sta
tranquilla
,
ché
io
non
ti
abbandonerò
mai
.
»
La
condusse
in
casa
di
una
vedova
che
aveva
un
figliolino
di
quattro
anni
.
Nel
vedere
questo
bambino
,
nero
,
lacero
,
tutto
orecchie
ed
occhi
,
Olì
pensò
ai
fratellini
e
pianse
.
Ah
,
chi
si
sarebbe
più
curato
dei
poveri
orfanelli
?
Chi
avrebbe
dato
loro
da
mangiare
e
da
bere
;
chi
preparerebbe
il
pane
nella
cantoniera
,
chi
laverebbe
più
i
panni
nel
fiume
azzurro
?
E
che
avverrebbe
mai
di
zio
Micheli
,
il
povero
vedovo
febbricitante
ed
infelice
?
Basta
,
Olì
pianse
un
giorno
ed
una
notte
;
poi
si
guardò
attorno
con
occhi
foschi
.
Anania
era
partito
;
la
vedova
fonnese
,
pallida
e
scarna
,
con
un
viso
di
spettro
,
circondato
da
una
benda
giallastra
,
filava
seduta
davanti
ad
un
fuocherello
di
fuscelli
:
tutto
intorno
era
miseria
,
stracci
,
fuliggine
.
Dal
tetto
di
scheggie
annerite
dal
fumo
pendevano
,
tremolanti
,
grandi
tele
di
ragno
;
pochi
arnesi
di
legno
formavano
le
masserizie
della
misera
casa
.
Il
bimbo
dalle
grandi
orecchie
,
vestito
già
in
costume
,
con
un
berrettone
di
pelle
lanosa
,
non
parlava
né
rideva
mai
:
soltanto
si
divertiva
ad
arrostire
castagne
fra
la
cenere
ardente
.
«
Abbi
pazienza
,
figlia
»
,
disse
la
vedova
alla
fanciulla
,
senza
sollevare
gli
occhi
dal
fuso
.
«
Sono
cose
del
mondo
.
Oh
,
ne
vedrai
delle
peggiori
,
se
vivrai
.
Siamo
nati
per
soffrire
:
anch
'
io
da
ragazza
ho
riso
,
poi
ho
pianto
;
ora
tutto
è
finito
.
»
Olì
si
senti
gelare
il
cuore
.
Oh
,
che
tristezza
,
che
tristezza
immensa
!
Fuori
cadeva
la
notte
,
faceva
freddo
,
il
vento
rombava
con
un
fragore
di
mare
agitato
.
Al
chiarore
giallognolo
del
fuoco
la
vedova
filava
e
ricordava
;
ed
anche
Olì
,
accoccolata
per
terra
,
ricordava
la
notte
calda
e
voluttuosa
di
San
Giovanni
,
il
profumo
dell
'
alloro
,
la
luce
delle
stelle
sorridenti
.
Le
castagne
del
piccolo
Zuanne
scoppiavano
fra
la
cenere
che
si
spargeva
sul
focolare
.
Il
vento
batteva
furiosamente
alla
porta
come
un
mostro
scorrazzante
nella
notte
cupa
.
«
Anch
'
io
»
,
disse
la
vedova
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
«
anch
'
io
ero
di
buona
famiglia
.
Il
padre
di
questo
moscherino
si
chiamava
Zuanne
;
perché
,
vedi
,
sorella
cara
,
ai
figli
bisogna
sempre
mettere
il
nome
del
padre
affinché
gli
somiglino
.
Ah
,
sì
,
era
molto
abile
mio
marito
.
Alto
come
un
pioppo
,
vedi
là
,
il
suo
gabbano
è
ancora
appeso
al
muro
.
»
Olì
si
volse
e
sulla
parete
color
terra
vide
infatti
un
lungo
gabbano
d
'
orbace
nero
,
fra
le
cui
pieghe
i
ragni
avevano
tessuto
i
loro
veli
polverosi
.
«
Non
lo
toccherò
mai
»
,
riprese
la
vedova
,
«
anche
se
dovrò
morire
di
freddo
.
I
miei
figli
lo
indosseranno
quando
saranno
abili
come
il
padre
loro
.
»
«
Ma
cosa
era
il
padre
?
»
,
chiese
Olì
.
«
Ebbene
»
,
disse
la
vedova
,
senza
cambiar
tono
di
voce
,
ma
col
viso
spettrale
lievemente
animato
,
«
egli
era
un
bandito
.
Dieci
anni
stette
bandito
,
sì
,
dieci
anni
.
Egli
dovette
darsi
alla
campagna
pochi
mesi
dopo
le
nostre
nozze
:
io
andavo
a
trovarlo
sui
monti
del
Gennargentu
,
egli
cacciava
mufloni
,
aquile
,
avoltoi
,
ed
ogni
volta
ch
'
io
andavo
a
trovarlo
,
egli
faceva
arrostire
una
coscia
di
muflone
.
Dormivamo
all
'
aperto
,
sotto
il
vento
,
sulle
cime
dei
monti
;
ma
ci
coprivamo
con
quel
gabbano
là
e
le
mani
di
mio
marito
ardevano
sempre
,
anche
quando
nevicava
.
Spesso
si
stava
in
compagnia
...
»
«
Con
chi
?
»
,
domandò
Olì
,
che
ascoltando
la
vedova
dimenticava
le
sue
pene
.
Anche
il
bimbo
ascoltava
,
con
le
grandi
orecchie
intente
:
sembrava
una
lepre
quando
sente
il
grido
della
volpe
lontana
.
«
Ebbene
,
con
altri
banditi
.
Erano
tutti
uomini
abili
,
svelti
,
pronti
a
tutto
e
specialmente
alla
morte
.
Tu
credi
che
i
banditi
siano
gente
cattiva
?
Tu
ti
inganni
,
sorella
cara
:
essi
sono
uomini
che
hanno
bisogno
di
spiegare
la
loro
abilità
;
null
'
altro
.
Mio
marito
soleva
dire
:
"
Anticamente
gli
uomini
andavano
alla
guerra
:
ora
non
si
fanno
più
guerre
,
ma
gli
uomini
hanno
ancora
bisogno
di
combattere
,
e
commettono
le
grassazioni
,
le
rapine
,
le
bardanas
[
4
]
non
per
fare
del
male
,
ma
per
spiegare
in
qualche
modo
la
loro
forza
e
la
loro
abilità
!".»
«
Bella
abilità
,
zia
Grathia
!
E
perché
non
si
battono
la
testa
al
muro
,
se
non
hanno
altro
da
fare
?
»
«
Tu
non
capisci
,
figlia
»
,
disse
la
vedova
,
triste
e
fiera
.
«
È
il
destino
che
vuole
così
.
Ora
ti
racconterò
perché
mio
marito
si
fece
bandito
.
»
Ella
disse
si
fece
con
una
certa
fierezza
,
non
priva
di
vanità
.
«
Sì
,
raccontate
»
,
rispose
Olì
,
con
un
lieve
brivido
per
le
spalle
.
L
'
ombra
addensavasi
,
il
vento
urlava
sempre
più
forte
,
con
un
continuo
rombo
di
tuono
:
pareva
di
essere
in
una
foresta
sconvolta
dall
'
uragano
,
e
le
parole
e
la
figura
cadaverica
della
vedova
,
in
quell
'
ambiente
nero
,
illuminato
solo
a
sprazzi
dalla
fiamma
lividognola
del
misero
fuoco
,
davano
ad
Olì
una
infantile
voluttà
di
terrore
,
e
pareva
di
assistere
ad
una
di
quelle
paurose
fiabe
che
Anania
aveva
narrato
ai
suoi
fratellini
:
ed
ella
,
ella
stessa
,
con
la
sua
miseria
infinita
faceva
parte
della
triste
storiella
.
La
vedova
raccontò
:
«
Eravamo
sposi
da
pochi
mesi
;
eravamo
benestanti
,
sorella
cara
:
avevamo
frumento
,
patate
,
castagne
,
uva
secca
,
terre
,
case
,
cavallo
e
cane
.
Mio
marito
era
proprietario
;
spesso
non
aveva
che
fare
e
s
'
annoiava
.
Allora
diceva
:
"
Voglio
diventar
negoziante
;
così
ozioso
non
posso
vivere
,
perché
sono
sano
,
forte
,
abile
,
e
mentre
sto
in
ozio
mi
vengono
le
cattive
idee
"
.
Però
non
avevamo
capitali
abbastanza
perché
egli
potesse
fare
il
negoziante
.
Allora
un
suo
amico
gli
disse
:
"
Zuanne
Atonzu
,
vuoi
prender
parte
ad
una
bardana
?
Si
andrà
in
gran
numero
,
guidati
da
banditi
abilissimi
,
e
si
assalterà
,
in
un
paese
lontano
,
la
casa
di
un
cavaliere
che
ha
tre
casse
piene
d
'
argenteria
e
di
monete
.
Un
uomo
di
quel
paese
è
venuto
apposta
nel
Capo
di
Sopra
[
5
]
per
raccontare
la
cosa
ai
banditi
,
invitandoli
a
fare
una
bardana
;
egli
stesso
ci
indicherà
la
via
.
Ci
son
foreste
da
attraversare
,
montagne
da
salire
,
fiumi
da
guadare
.
Vieni
"
.
Mio
marito
mi
svela
l
'
invito
del
suo
amico
.
"
Ebbene
"
,
dico
io
,
"
che
bisogno
hai
tu
dell
'
argenteria
di
quel
cavaliere
?
"
"
No
"
,
risponde
mio
marito
,
"
io
sputo
sulla
forchetta
che
può
spettarmi
dopo
il
bottino
,
ma
ci
son
foreste
e
montagne
da
attraversare
,
cose
nuove
da
vedere
,
ed
io
mi
divertirò
.
Sono
poi
curioso
di
vedere
come
i
banditi
se
la
caveranno
.
Non
accadrà
niente
di
male
,
via
;
tanti
altri
giovani
verranno
,
come
me
,
per
dar
prova
di
abilità
e
per
passare
il
tempo
.
Ebbene
,
non
è
peggio
se
vado
alla
bettola
e
mi
ubriaco
?
"
Io
piansi
,
scongiurai
»
,
continuò
la
vedova
,
sempre
torcendo
il
filo
con
le
dita
scarne
,
e
seguendo
con
gli
occhi
cupi
il
movimento
del
fuso
,
«
ma
egli
partì
.
Disse
di
recarsi
a
Cagliari
per
affari
...
Egli
partì
,
»
ripeté
la
donna
,
con
un
sospiro
,
«
ed
io
rimasi
sola
:
ero
incinta
.
Dopo
seppi
come
andarono
i
fatti
.
La
compagnia
era
composta
di
circa
sessanta
uomini
:
viaggiavano
a
piccoli
gruppi
,
ma
di
tanto
in
tanto
si
riunivano
in
certi
punti
stabiliti
,
per
deliberare
sul
da
farsi
.
Serviva
da
guida
l
'
uomo
del
paese
verso
cui
erano
diretti
.
Capitano
della
bardana
era
il
bandito
Corteddu
,
un
uomo
dagli
occhi
di
fuoco
e
col
petto
coperto
di
pelo
rosso
;
un
gigante
Golia
,
forte
come
il
lampo
.
Nei
primi
giorni
del
viaggio
piovette
,
si
scatenarono
uragani
,
i
torrenti
strariparono
,
il
fulmine
colpì
uno
della
compagnia
.
Di
notte
procedevano
al
fulgore
dei
lampi
.
Allora
,
arrivati
in
una
foresta
vicina
al
Monte
dei
Sette
Fratelli
,
il
capitano
riunì
i
capi
della
bardana
e
disse
:
"
Fratelli
miei
,
i
segni
del
cielo
non
sono
per
noi
propizi
.
L
'
impresa
riuscirà
male
;
inoltre
sento
l
'
odore
del
tradimento
;
credo
che
la
guida
sia
una
spia
.
Facciamo
una
cosa
:
sciogliamo
la
compagnia
;
vuol
dire
che
l
'
impresa
si
farà
un
'
altra
volta
"
.
Molti
approvarono
la
proposta
,
ma
Pilatu
Barras
,
il
bandito
d
'
Orani
,
che
aveva
il
naso
d
'
argento
perché
il
vero
glielo
aveva
portato
via
una
palla
,
sorse
e
disse
:
"
Fratelli
in
Dio
"
,
egli
usava
sempre
dire
così
,
"
fratelli
in
Dio
,
io
respingo
la
proposta
.
No
.
Se
piove
non
vuol
dire
che
il
cielo
non
ci
protegga
:
anzi
un
po
'
di
disagio
fa
bene
,
abitua
i
giovani
a
vincere
la
mollezza
.
Se
la
guida
ci
tradisce
la
ammazzeremo
.
Avanti
,
puledri
!
"
.
Corteddu
scosse
la
testa
di
leone
,
mentre
un
altro
bandito
mormorava
con
disprezzo
:
"
Si
vede
che
colui
non
può
fiutare
!
"
.
Allora
Pilatu
Barras
gridò
:
"
Fratelli
in
Dio
,
sono
i
cani
che
fiutano
,
non
i
cristiani
!
Il
mio
naso
è
d
'
argento
e
il
vostro
è
di
osso
di
morto
.
Ebbene
,
ecco
che
cosa
io
vi
dico
:
se
noi
sciogliamo
ora
la
compagnia
sarà
un
brutto
esempio
di
viltà
;
pensate
che
fra
noi
ci
sono
dei
giovani
alle
prime
armi
;
essi
non
chiedono
che
di
spiegare
la
loro
abilità
come
si
spiega
una
bandiera
nuova
;
se
ora
invece
voi
li
mandate
via
,
date
loro
esempio
di
vigliaccheria
,
ed
essi
ritorneranno
fra
la
cenere
dei
loro
focolari
,
resteranno
oziosi
e
non
saranno
più
buoni
a
niente
.
Avanti
,
puledri
!
"
.
Allora
altri
capi
diedero
ragione
a
Pilatu
Barras
e
la
compagnia
andò
avanti
.
Corteddu
aveva
ragione
,
la
guida
li
tradiva
.
Entro
la
casa
del
ricco
cavaliere
stavano
nascosti
i
soldati
:
si
combatté
e
molti
banditi
rimasero
feriti
,
altri
vennero
riconosciuti
,
uno
fu
ucciso
.
Perché
non
lo
riconoscessero
,
i
compagni
lo
denudarono
,
gli
tagliarono
la
testa
,
la
portarono
via
con
le
vesti
e
la
seppellirono
nella
foresta
.
Mio
marito
fu
riconosciuto
e
perciò
dovette
farsi
bandito
...
Io
abortii
»
.
Mentre
parlava
la
donna
aveva
cessato
di
filare
e
aveva
steso
le
mani
al
fuoco
.
Olì
rabbrividiva
di
freddo
,
di
terrore
e
di
piacere
:
come
il
racconto
della
vedova
era
orribile
e
bello
!
Ah
!
Ed
essa
,
Olì
,
aveva
sempre
creduto
che
i
banditi
fossero
gente
malvagia
!
No
,
erano
poveri
disgraziati
,
spinti
al
male
dalla
fatalità
,
come
era
stata
spinta
lei
.
«
Ora
ceniamo
»
,
disse
la
donna
,
scuotendosi
.
Si
alzò
,
accese
una
primitiva
candela
di
ferro
nero
,
e
preparò
la
cena
:
patate
e
sempre
patate
:
da
due
giorni
Olì
non
mangiava
altro
che
patate
e
qualche
castagna
.
«
Anania
è
vostro
parente
?
»
,
chiese
la
fanciulla
dopo
un
lungo
silenzio
,
mentre
cenavano
.
«
Sì
,
mio
marito
era
parente
di
Anania
,
ma
in
ultimo
grado
,
poiché
anche
lui
non
era
fonnese
natìo
.
I
suoi
avi
erano
di
Orgosolo
.
Però
Anania
non
rassomiglia
punto
al
beato
[
6
]
»
,
rispose
la
donna
scuotendo
il
capo
con
disprezzo
.
«
Ah
,
sorella
cara
,
mio
marito
si
sarebbe
appiccato
ad
una
quercia
prima
di
commettere
l
'
azione
vile
di
Anania
.
»
Olì
si
mise
a
piangere
;
fece
chinare
la
testa
del
piccolo
Zuanne
sulle
sue
ginocchia
,
gli
strinse
una
manina
sporca
e
dura
,
e
pensò
ai
suoi
fratellini
abbandonati
.
«
Essi
saranno
come
gli
uccellini
nudi
entro
il
nido
,
quando
la
madre
,
ferita
dal
cacciatore
,
non
torna
da
loro
.
Chi
darà
loro
da
mangiare
?
Chi
farà
loro
da
madre
?
Pensate
che
l
'
ultimo
,
il
più
piccolo
,
non
si
sa
ancora
vestire
né
spogliare
.
»
«
Dormirà
vestito
,
allora
!
»
,
rispose
la
vedova
per
confortarla
.
«
Perché
piangi
,
idiota
?
Dovevi
pensarci
prima
:
ora
è
inutile
.
Abbi
pazienza
.
Iddio
Signore
non
abbandona
gli
uccelli
del
nido
.
»
«
Che
vento
!
Che
vento
!
»
,
si
lamentò
poi
Olì
.
«
Credete
voi
ai
morti
?
»
«
Io
?
»
,
disse
la
vedova
,
spegnendo
la
candela
e
riprendendo
il
fuso
.
«
Io
non
credo
né
ai
morti
né
ai
vivi
...
»
Zuanne
sollevò
il
capo
,
disse
piano
piano
:
«
Io
cì
!
»
e
nascose
ancora
il
viso
in
grembo
ad
Olì
.
La
vedova
riprese
i
suoi
racconti
:
«
Io
poi
ebbi
un
altro
figlio
,
che
ora
ha
otto
anni
ed
è
già
servetto
in
un
ovile
.
Poi
ebbi
questo
.
Ah
,
siamo
ben
poveri
adesso
,
sorella
cara
;
mio
marito
non
era
un
ladrone
,
no
;
viveva
del
suo
e
perciò
dovemmo
vendere
tutto
,
tranne
questa
casa
»
.
«
Come
morì
?
»
,
domandò
la
fanciulla
,
accarezzando
la
testa
del
bimbo
che
pareva
addormentato
.
«
Come
morì
?
In
un
'
impresa
.
Egli
non
stette
mai
in
carcere
»
,
osservò
con
fierezza
la
vedova
,
«
sebbene
la
giustizia
lo
ricercasse
,
come
il
cacciatore
ricerca
il
cinghiale
.
Egli
però
sfuggiva
abilmente
ad
ogni
agguato
,
e
mentre
la
giustizia
lo
cercava
sui
monti
,
egli
passava
la
notte
qui
,
sì
,
proprio
qui
,
davanti
a
questo
focolare
,
dove
stai
seduta
tu
...
»
Il
bimbo
sollevò
la
testa
,
con
le
grandi
orecchie
improvvisamente
accese
,
poi
la
riabbassò
sul
grembo
di
Olì
.
«
Sì
,
proprio
lì
.
Una
volta
,
due
anni
or
sono
,
seppe
che
una
pattuglia
doveva
percorrere
la
montagna
ricercandolo
.
Allora
mi
mandò
a
dire
:
"
Mentre
i
dragoni
mi
ricercheranno
,
io
prenderò
parte
ad
una
impresa
;
al
ritorno
passerò
la
notte
in
casa
;
mogliettina
mia
,
aspettami
"
.
Io
aspettai
,
aspettai
,
tre
,
quattro
notti
:
filai
un
rotolo
di
lana
nera
.
»
«
Dove
era
andato
?
»
«
Non
te
lo
dissi
?
Ad
una
impresa
,
ad
una
bardana
,
ecco
!
»
esclamò
la
vedova
con
una
certa
impazienza
:
poi
riabbassò
la
voce
:
«
Io
aspettai
quattro
notti
,
ma
ero
triste
:
ogni
passo
che
udivo
mi
faceva
battere
il
cuore
;
e
le
notti
passavano
,
il
mio
cuore
si
stringeva
,
si
faceva
piccolo
come
il
seme
d
'
una
mandorla
.
Alla
quarta
notte
udii
battere
alla
porta
e
aprii
.
"
Donna
,
non
aspettare
più
"
,
mi
disse
un
uomo
mascherato
.
E
mi
diede
il
gabbano
di
mio
marito
.
Ah
!
»
.
La
vedova
diede
un
sospiro
che
parve
un
grido
,
poi
tacque
;
e
Olì
la
fissò
a
lungo
,
ma
ad
un
tratto
il
suo
sguardo
seguì
lo
sguardo
atterrito
di
Zuanne
.
Le
manine
del
bimbo
,
dure
e
brune
come
zampe
d
'
uccello
,
si
agitavano
e
additavano
la
parete
.
«
Che
hai
?
Che
cosa
vedi
?
»
«
Un
motto
...
»
,
egli
sussurrò
.
«
Ma
che
morto
!...»,
ella
disse
ridendo
,
improvvisamente
allegra
.
Ma
quando
fu
a
letto
,
sola
,
in
una
specie
di
soffitta
grigia
e
fredda
,
sul
cui
tetto
il
vento
urlava
ancora
più
tonante
,
smuovendo
e
sbattendo
le
assi
,
ella
ripensò
ai
racconti
della
vedova
,
all
'
uomo
mascherato
che
le
aveva
detto
:
«
donna
,
non
aspettare
più
!
»
,
al
lungo
gabbano
nero
,
al
bimbo
che
vedeva
i
morti
,
agli
uccellini
nudi
del
nido
abbandonato
,
ai
suoi
poveri
fratellini
,
ai
tesori
di
Anania
,
alla
notte
di
San
Giovanni
,
a
sua
madre
morta
;
ed
ebbe
paura
e
si
sentì
triste
,
così
triste
che
,
sebbene
si
ritenesse
dannata
all
'
inferno
,
desiderò
di
morire
.
II
.
Il
figlio
di
Olì
nacque
a
Fonni
,
al
cominciare
della
primavera
.
Per
consiglio
della
vedova
del
bandito
,
che
lo
tenne
a
battesimo
,
fu
chiamato
Anania
:
egli
passò
a
Fonni
la
sua
infanzia
,
e
ricordò
sempre
con
nostalgia
quel
bizzarro
paese
adagiato
sulla
cima
d
'
un
monte
come
un
avoltoio
in
riposo
.
Durante
il
lungo
inverno
tutto
era
neve
e
nebbia
;
ma
in
primavera
l
'
erba
invadeva
anche
i
ripidi
viottoli
del
paese
,
selciati
di
grosse
pietre
,
dove
gli
scarafaggi
si
addormentavano
beatamente
al
sole
,
e
le
formiche
uscivano
dalle
loro
buche
,
e
vi
rientravano
e
vi
si
aggiravano
attorno
indisturbate
.
Le
casupole
di
pietra
bruna
,
coi
tetti
di
scandule
[
7
]
sovrapposte
a
guisa
di
squame
di
pesce
,
aprivano
sui
viottoli
le
porticine
nere
,
i
balconi
di
legno
corroso
,
le
scalette
talvolta
inghirlandate
di
vite
;
il
pittoresco
campanile
della
Basilica
dei
Martiri
,
emergente
dal
verde
delle
quercie
del
vecchio
cortile
del
convento
,
dominava
il
quadretto
del
paese
,
disegnato
sul
cielo
di
cristallo
azzurrino
.
Un
orizzonte
favoloso
circonda
il
villaggio
:
le
alte
montagne
del
Gennargentu
,
dalle
vette
luminose
quasi
profilate
d
'
argento
,
dominano
le
grandi
valli
della
Barbagia
,
che
salgono
,
immense
conchiglie
grigie
e
verdi
,
fino
alle
creste
ove
Fonni
,
con
le
sue
case
di
scheggia
e
i
suoi
viottoli
di
pietra
,
sfida
i
venti
e
i
fulmini
.
D
'
inverno
il
paese
era
quasi
deserto
,
perché
i
numerosi
pastori
nomadi
che
lo
popolavano
(
uomini
forti
come
il
vento
e
astuti
come
volpi
)
scendevano
con
le
greggie
nelle
tiepide
pianure
meridionali
;
ma
durante
il
bel
tempo
un
bizzarro
viavai
di
cavalli
,
di
cani
,
di
pastori
vecchi
e
giovani
,
animava
le
straducole
.
Anche
Zuanne
,
il
figlio
della
vedova
,
a
undici
anni
era
già
pastore
.
Durante
la
giornata
conduceva
al
pascolo
attraverso
i
selvaggi
dintorni
del
paese
un
certo
numero
di
capre
appartenenti
a
diverse
famiglie
fonnesi
;
all
'
alba
egli
passava
fischiando
lungo
le
vie
,
e
le
capre
,
che
ne
conoscevano
il
fischio
,
uscivano
dalle
case
e
lo
seguivano
mansuete
.
Verso
sera
egli
le
riconduceva
fino
all
'
entrata
del
villaggio
;
di
là
le
intelligenti
bestie
s
'
avviavano
da
sole
alle
case
dei
loro
padroni
.
Il
piccolo
Anania
seguiva
quasi
sempre
il
suo
amico
e
fratello
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
:
entrambi
costantemente
scalzi
,
con
ghette
e
giubboncino
di
orbace
,
lunghi
e
sudici
calzoni
di
grossa
tela
,
berretto
di
pelo
di
montone
.
Anania
aveva
sempre
gli
occhi
malaticci
,
e
in
conseguenza
cisposi
;
dal
suo
nasino
rosso
colava
continuamente
un
umore
salato
che
egli
non
esitava
a
leccarsi
,
od
a
spandere
con
la
manina
sporca
,
di
qua
e
di
là
dal
naso
,
formandosi
in
tal
modo
due
baffi
di
crosta
d
'
una
materia
indefinibile
.
Mentre
le
capre
pascolavano
nei
dintorni
montuosi
del
paese
,
fra
i
cespugli
aromatici
e
le
roccie
verdi
di
caprifoglio
,
i
due
bambini
girovagavano
,
scendevano
verso
la
strada
per
lanciare
sassolini
a
chi
passava
,
penetravano
nelle
piantagioni
di
patate
,
dove
lavoravano
le
donne
solerti
,
cercavano
all
'
ombra
umida
dei
noci
giganteschi
qualche
frutto
sbattuto
dal
vento
.
Zuanne
era
alto
e
svelto
,
Anania
più
forte
e
più
ardito
.
Entrambi
bugiardi
di
una
forza
unica
e
agitati
da
fantasie
barbare
,
Zuanne
parlava
sempre
di
suo
padre
,
lodandolo
e
proponendosi
di
seguirne
l
'
esempio
e
di
vendicarne
la
memoria
,
e
Anania
voleva
diventar
soldato
.
«
Io
t
'
arresterò
»
,
diceva
tranquillamente
;
e
Zuanne
rispondeva
con
ardore
:
«
Ed
io
t
'
ammazzerò
»
.
Quindi
giocavano
spesso
ai
banditi
,
armati
di
fucili
di
canna
.
Avevano
certo
uno
sfondo
adatto
,
ed
Anania
non
riusciva
mai
a
scovare
il
bandito
,
sebbene
Zuanne
,
dalla
macchia
dove
si
celava
,
imitasse
la
voce
del
cuculo
.
Un
cuculo
vero
rispondeva
in
lontananza
,
e
spesso
i
due
bambini
,
smessi
i
feroci
propositi
,
s
'
avviavano
in
cerca
del
melanconico
uccello
;
ricerca
non
meno
infruttuosa
di
quella
del
bandito
.
Quando
sembrava
loro
di
esser
vicini
al
covo
misterioso
,
il
grido
triste
singhiozzava
più
lontano
,
più
lontano
ancora
.
Allora
i
due
fratellini
di
sventura
,
affondati
fra
l
'
erba
e
sdraiati
sul
musco
delle
roccie
,
si
contentavano
di
interrogare
il
cuculo
.
Zuanne
era
modesto
;
chiedeva
soltanto
:
Cuccu
bellu
agreste
,
[
8
]
Narami
itte
ora
est
;
e
l
'
uccello
rispondeva
con
sette
gridi
,
mentre
invece
potevano
esser
le
dieci
.
Ciò
nonostante
Anania
slanciava
le
sue
coraggiose
domande
:
Cuccu
bellu
'
e
mare
[
9
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
m
'
isposare
?
«Cu-cu-cu-cu...»
«
Quattro
anni
,
diavolo
!
Ti
sposi
presto
!...»
canzonava
Zuanne
.
«
Sta
zitto
,
ché
non
ha
sentito
bene
.
»
Cuccu
bellu
'
e
lizu
[
10
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
fagher
fizu
?
Qualche
volta
il
cuculo
dava
un
numero
ragionevole
;
e
i
due
bimbi
,
nel
silenzio
immenso
del
luogo
,
interrotto
solo
dalla
voce
del
melanconico
oracolo
,
continuavano
le
domande
non
sempre
allegre
:
Cuccu
bellu
'
e
sorre
,
[
11
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
mi
morrer
?
Una
volta
Anania
si
avviò
solo
per
la
montagna
,
e
salì
e
salì
per
la
strada
bianca
,
attraverso
le
macchie
e
i
blocchi
di
granito
,
su
per
le
chine
coperte
dai
fiorellini
violetti
del
serpillo
,
finché
gli
parve
d
'
esser
giunto
ad
una
cima
altissima
.
Il
sole
era
scomparso
,
ma
dietro
le
montagne
turchine
dell
'
orizzonte
pareva
che
grandi
fuochi
ardessero
mandando
in
alto
,
sul
cielo
tutto
rosso
,
una
luce
ardentissima
.
Anania
ebbe
paura
di
quel
cielo
ardente
,
dell
'
altezza
ove
era
giunto
,
del
silenzio
terribile
che
lo
circondava
.
Pensò
al
padre
di
Zuanne
,
e
si
guardò
attorno
con
terrore
:
ah
,
benché
si
proponesse
la
carriera
delle
armi
aveva
paura
dei
banditi
,
-
mentre
Zuanne
desiderava
vivamente
di
vederli
,
-
ed
il
lungo
gabbano
nero
sulla
parete
fuligginosa
gli
faceva
spavento
.
Ridiscese
quasi
rotolando
dalla
cima
dove
aveva
veduto
il
cielo
tutto
rosso
e
le
montagne
turchine
,
e
a
Zuanne
,
che
lo
chiamava
urlando
,
raccontò
dove
era
stato
e
che
li
aveva
veduti
.
Il
figlio
della
vedova
,
dapprima
irritatissimo
,
si
commosse
e
guardò
Anania
con
rispetto
;
poi
entrambi
rientrarono
in
paese
pensierosi
e
taciturni
,
seguiti
dalle
capre
i
cui
campanacci
risonavano
tristemente
nel
silenzio
del
crepuscolo
.
Quando
non
seguiva
Zuanne
,
il
piccolo
Anania
passava
la
giornata
nel
grande
cortile
della
chiesa
dei
Martiri
,
coi
figli
del
fabbricante
di
ceri
,
il
cui
laboratorio
era
in
uno
stambugio
addossato
alla
chiesa
.
Grandi
alberi
ombreggiavano
il
cortile
melanconico
,
circondato
di
tettoie
in
rovina
:
una
scalinata
di
pietra
conduceva
alla
chiesa
,
sulla
cui
facciata
semplicissima
stava
dipinta
una
croce
.
Su
questa
scalinata
Anania
ed
i
figli
del
fabbricante
di
ceri
passavano
ore
ed
ore
,
al
sole
appena
tiepido
,
giocando
con
qualche
pietruzza
,
o
fabbricando
piccoli
ceri
di
creta
.
Alle
finestre
dell
'
antico
convento
s
'
affacciava
qualche
carabiniere
annoiato
:
nell
'
interno
delle
celle
si
scorgevano
stivali
e
giubbe
militari
,
e
si
udiva
una
voce
cantare
in
falsetto
,
con
accento
napoletano
:
A
te
questo
rosario
...
Qualche
fraticello
,
-
degli
ultimi
rimasti
nell
'
umido
e
decadente
luogo
,
-
lacero
,
sporco
,
coi
sandali
rotti
,
passava
nel
cortile
,
pregando
in
dialetto
:
spesso
il
carabiniere
dalla
finestra
,
il
frate
dalla
scalinata
,
s
'
intrattenevano
in
puerili
discorsi
coi
bimbi
del
cortile
;
qualche
volta
il
carabiniere
si
rivolgeva
direttamente
ad
Anania
chiedendogli
notizie
di
sua
madre
:
«
E
cosa
fa
tua
madre
?
»
.
«Fila.»
«
E
altro
?
»
«
Va
alla
fonte
.
»
«
Dille
che
venga
qui
,
ché
ho
da
parlarle
.
»
«
Sissignore
»
,
rispondeva
il
piccolo
innocente
.
E
riferiva
la
cosa
ad
Olì
,
ed
Olì
gli
somministrava
in
risposta
qualche
paio
di
schiaffi
e
gli
proibiva
di
tornare
nel
cortile
(
eppure
una
volta
egli
la
vide
discorrere
con
un
carabiniere
)
ma
egli
naturalmente
non
obbediva
,
perché
non
sapeva
vivere
se
non
con
Zuanne
o
coi
figli
del
fabbricante
di
ceri
.
Tranne
la
domenica
e
i
giorni
della
gran
festa
dei
Martiri
,
in
primavera
,
una
solitudine
triste
regnava
nel
grande
cortile
soleggiato
,
sotto
le
tettoie
in
rovina
,
piene
d
'
odor
di
cera
,
sotto
l
'
enorme
noce
che
ad
Anania
sembrava
più
alto
del
Gennargentu
,
e
nell
'
interno
della
Basilica
,
le
cui
pitture
e
gli
stucchi
pareva
si
consumassero
per
l
'
abbandono
e
l
'
oblio
in
cui
erano
lasciati
;
eppure
egli
ricordò
sempre
con
dolcezza
nostalgica
quel
luogo
deserto
,
dove
in
primavera
l
'
avena
cresceva
fra
le
pietre
,
ed
in
autunno
le
foglie
rugginose
del
noce
cadevano
come
ali
d
'
uccelli
morti
,
Zuanne
,
che
si
struggeva
per
il
desiderio
di
giocare
nel
cortile
,
e
s
'
annoiava
quando
Anania
non
lo
seguiva
,
era
geloso
dei
figli
del
ceraiuolo
e
faceva
di
tutto
perché
l
'
amico
non
li
frequentasse
.
«
Vieni
domani
con
me
»
,
diceva
ad
Anania
,
mentre
arrostivano
le
castagne
sulle
brage
del
focolare
.
«
T
'
insegnerò
dove
si
trova
un
nido
di
lepri
.
Ce
ne
sono
tante
,
vedi
,
così
piccole
che
sembrano
le
dita
di
una
mano
:
e
sono
nude
,
con
le
orecchie
lunghe
.
Eh
,
come
sono
lunghe
quelle
orecchie
,
diavolo
!
»
,
concludeva
,
fingendo
meraviglia
.
Anania
andava
in
cerca
delle
lepri
e
naturalmente
non
le
trovava
.
L
'
altro
giurava
che
prima
c
'
erano
,
che
dovevano
essere
scappate
,
e
peggio
per
Anania
che
non
era
andato
prima
.
«
Tu
vai
con
quelli
»
,
diceva
con
disprezzo
.
«
Peggio
per
te
:
ora
le
lepri
fattele
di
cera
!
Vedi
,
se
venivi
ieri
con
me
!
»
«
E
perché
non
le
hai
prese
tu
?
»
«
Volevo
prenderle
con
te
,
ecco
;
ora
vediamo
se
troviamo
il
nido
della
cornacchia
.
»
Il
piccolo
pastore
faceva
di
tutto
per
trattenere
Anania
,
ma
il
bimbo
cominciava
ad
aver
freddo
lassù
,
ai
piedi
del
monte
già
coperto
di
nebbia
,
e
tornava
in
paese
.
Di
sua
madre
,
in
quel
tempo
,
egli
serbò
pochi
ricordi
perché
la
vedeva
di
rado
;
ella
stava
sempre
fuori
;
lavorava
a
giornata
per
le
case
o
pei
campi
,
nelle
coltivazioni
di
patate
,
e
ritornava
verso
sera
,
lacera
,
livida
dal
freddo
,
affamata
.
Da
lungo
tempo
il
padre
di
Anania
non
era
più
tornato
a
Fonni
,
anzi
il
bambino
non
si
ricordava
di
averlo
mai
veduto
.
Chi
faceva
un
po
'
da
madre
al
piccolo
bastardo
era
la
vedova
del
bandito
:
essa
lo
aveva
cullato
,
lo
aveva
addormentato
tante
volte
con
la
nenia
melanconica
di
strane
canzoni
;
tante
volte
gli
aveva
pulito
la
testa
,
tante
volte
tagliato
le
unghie
dei
piedini
e
delle
manine
terrose
,
e
gli
aveva
soffiato
violentemente
il
naso
.
Ogni
sera
,
filando
accanto
al
fuoco
,
ella
narrava
le
gesta
eroiche
del
bandito
;
i
bambini
ascoltavano
avidamente
,
ma
Olì
non
si
commoveva
più
,
anzi
spesso
rintuzzava
la
vedova
,
o
abbandonava
il
focolare
e
andava
a
coricarsi
nel
suo
giaciglio
.
Anania
dormiva
con
lei
,
ai
piedi
del
letto
:
spesso
trovava
sua
madre
già
addormentata
,
ma
fredda
,
gelida
,
e
cercava
di
riscaldarle
i
piedi
coi
suoi
piedini
caldi
.
Talvolta
la
sentiva
singhiozzare
,
nel
silenzio
della
notte
,
ma
non
osava
chiederle
che
avesse
,
perché
aveva
soggezione
di
lei
:
però
si
confidò
con
Zuanne
,
che
a
sua
volta
gli
spiegò
certe
cose
.
«
Devi
sapere
che
tu
sei
un
bastardo
,
cioè
tuo
padre
non
è
marito
di
tua
madre
.
Ce
ne
sono
molti
così
,
sai
.
»
«
E
perché
non
l
'
ha
sposata
?
»
«
Perché
ha
un
'
altra
moglie
:
la
sposerà
quando
questa
muore
.
»
«
E
quando
muore
,
questa
?
»
«
Quando
Dio
vuole
.
Devi
sapere
che
tuo
padre
prima
veniva
a
trovarci
,
io
lo
conosco
,
sai
.
»
«
Com
'
è
?
»
chiedeva
Anania
,
corrugando
le
ciglia
,
con
un
impeto
di
odio
istintivo
verso
quel
padre
sconosciuto
che
non
veniva
a
trovarlo
,
e
certo
che
sua
madre
piangeva
per
il
suo
abbandono
.
«
Ecco
»
,
diceva
Zuanne
,
interrogando
i
suoi
ricordi
,
«
è
bello
,
alto
,
sai
,
con
gli
occhi
come
lucciole
.
Ha
un
cappotto
da
soldato
.
»
«
Dove
si
trova
?
»
«
A
Nuoro
.
Nuoro
è
una
città
grande
,
che
si
vede
dal
Gennargentu
.
Io
conosco
il
Monsignore
di
Nuoro
perché
mi
ha
cresimato
.
»
«
Ci
sei
stato
tu
,
a
Nuoro
?
»
«
Sì
,
io
ci
sono
stato
»
,
mentiva
Zuanne
.
«
Non
è
vero
,
tu
non
ci
sei
stato
.
Io
mi
ricordo
che
tu
non
ci
sei
stato
.
»
«
Io
ci
sono
stato
prima
che
tu
nascessi
;
ecco
,
se
vuoi
saperlo
!
»
Anania
,
dopo
questi
discorsi
,
seguiva
volentieri
Zuanne
anche
quando
aveva
freddo
,
e
continuamente
gli
domandava
notizie
di
suo
padre
,
di
Nuoro
,
della
strada
che
bisognava
percorrere
per
arrivare
alla
città
.
E
quasi
ogni
notte
sognava
questa
strada
,
e
vedeva
una
città
con
tante
chiese
,
con
palazzi
,
circondata
da
montagne
ancora
più
alte
del
Gennargentu
.
Una
sera
,
agli
ultimi
di
novembre
,
Olì
,
dopo
essere
stata
a
Nuoro
per
la
festa
delle
Grazie
,
litigò
con
la
vedova
;
già
da
qualche
tempo
ella
si
bisticciava
con
tutte
le
persone
che
incontrava
,
e
percuoteva
i
bambini
.
Anania
la
sentì
piangere
tutta
la
notte
,
e
sebbene
il
giorno
prima
ella
lo
avesse
bastonato
,
provò
una
grande
pietà
per
lei
:
avrebbe
voluto
dirle
:
«
Tacete
,
mamma
mia
:
Zuanne
dice
che
se
fosse
come
me
,
quando
sarebbe
grande
andrebbe
a
Nuoro
per
cercare
il
padre
e
imporgli
di
venirvi
a
trovare
:
io
ci
voglio
andare
ora
,
invece
:
lasciatemi
andare
,
mamma
mia
...
»
.
Ma
non
osava
fiatare
.
Era
notte
ancora
quando
Olì
si
alzò
:
scese
in
cucina
,
risalì
,
ritornò
a
scendere
,
rientrò
con
un
fagotto
.
«
Alzati
»
,
disse
al
ragazzetto
.
Poi
lo
aiutò
a
vestirsi
e
gli
mise
intorno
al
collo
una
catenella
dalla
quale
pendeva
un
sacchettino
[
12
]
di
broccato
verde
,
fortemente
cucito
.
«
Cosa
c
'
è
dentro
?
»
chiese
il
bimbo
,
palpando
il
sacchettino
.
«
Una
ricetta
che
ti
porterà
fortuna
;
me
la
diede
un
vecchio
frate
che
incontrai
in
viaggio
...
Tieni
sempre
il
sacchettino
sul
seno
nudo
;
non
perderlo
mai
.
»
«
Come
era
il
vecchio
frate
?
»
,
chiese
Anania
,
pensieroso
.
«
Aveva
una
lunga
barba
?
Un
bastone
?
»
«
Sì
,
una
lunga
barba
,
un
bastone
...
»
«
Che
fosse
lui
?
»
«
Chi
lui
?
»
«
Gesù
Cristo
Signore
...
»
«Forse...»,
disse
Olì
.
«
Ebbene
,
promettimi
che
non
perderai
né
darai
mai
a
nessuno
il
sacchettino
.
Giuramelo
.
»
«
Ve
lo
giuro
,
sulla
mia
coscienza
!
»
,
rispose
Anania
gravemente
.
«
È
forte
la
catenella
?
»
«
È
forte
.
»
Olì
prese
il
fagotto
,
strinse
nella
sua
la
manina
del
fanciullo
e
lo
condusse
in
cucina
dove
gli
diede
una
scodellina
di
caffè
e
un
pezzo
di
pane
.
Poi
gli
gettò
sulle
spalle
un
sacchetto
logoro
e
lo
trascinò
fuori
.
Albeggiava
.
Faceva
un
freddo
intensissimo
;
la
nebbia
riempiva
la
valle
,
copriva
l
'
immensa
chiostra
dei
monti
:
solo
qualche
alta
cresta
nevosa
emergeva
argentea
simile
al
profilo
d
'
una
nuvola
bianca
,
ed
il
monte
Spada
appariva
or
sì
or
no
come
un
enorme
blocco
di
bronzo
tra
il
velo
mobile
della
nebbia
.
Anania
e
la
madre
attraversarono
le
viuzze
deserte
,
passarono
davanti
al
grande
panorama
occidentale
sommerso
nella
nebbia
,
cominciarono
a
scendere
lo
stradale
grigio
e
umido
che
si
sprofondava
giù
giù
,
in
una
lontananza
piena
di
mistero
.
Anania
si
sentì
battere
il
cuoricino
:
quella
strada
grigia
,
vigilata
dalle
ultime
case
di
Fonni
i
cui
tetti
di
scheggie
parevano
grandi
ali
nerastre
spennacchiate
,
quella
strada
che
scendeva
continuamente
verso
un
abisso
ignoto
colmo
di
nebbia
,
era
la
strada
per
Nuoro
.
Madre
e
figlio
camminavano
frettolosi
:
spesso
il
bambino
doveva
correre
,
ma
non
si
stancava
.
Era
abituato
a
camminare
,
ed
a
misura
che
scendeva
si
sentiva
più
agile
,
caldo
,
vispo
come
un
uccello
.
Più
volte
chiese
:
«
Dove
andiamo
,
mamma
mia
?
»
.
«
A
cogliere
castagne
»
,
diss
'
ella
una
volta
,
e
poi
:
«
in
campagna
:
lo
vedrai
»
.
Anania
scendeva
,
correva
,
inciampava
,
rotolava
:
ogni
tanto
si
palpava
il
petto
in
cerca
del
sacchettino
.
La
nebbia
diradavasi
;
in
alto
il
cielo
appariva
d
'
un
azzurro
umido
solcato
come
da
grandi
pennellate
di
biacca
:
le
montagne
si
delineavano
livide
nella
nebbia
.
Un
raggio
giallo
di
sole
illuminava
finalmente
la
chiesetta
di
Gonare
sulla
cima
del
monte
piramidale
,
che
sorgeva
su
uno
sfondo
di
nuvole
color
piombo
.
«
Andiamo
là
?
»
,
domandò
Anania
,
additando
un
bosco
di
castagni
,
umidi
di
nebbia
e
carichi
di
frutti
spinosi
spaccati
.
Un
uccellino
strideva
nel
silenzio
dell
'
ora
e
del
luogo
.
«
Più
avanti
»
,
disse
Olì
.
Anania
riprese
le
sue
corse
sfrenate
:
mai
s
'
era
spinto
tanto
avanti
nelle
sue
escursioni
,
ed
ora
questo
continuo
scendere
a
valle
,
la
natura
diversa
,
l
'
erba
che
copriva
le
chine
,
i
muri
verdi
di
musco
,
le
macchie
di
nocciuoli
,
i
cespugli
coperti
di
bacche
rosse
,
gli
uccellini
che
pigolavano
,
tutto
gli
riusciva
nuovo
e
piacevole
.
La
nebbia
svaniva
,
il
sole
trionfante
schiariva
le
montagne
;
le
nuvole
sopra
monte
Gonare
avevano
preso
un
bel
colore
giallo
-
roseo
,
sul
cui
sfondo
la
chiesetta
appariva
chiara
e
sembrava
vicina
a
chi
la
guardava
.
«
Ma
dov
'
è
questo
diavolo
di
luogo
?
»
,
chiese
Anania
,
volgendosi
a
sua
madre
con
le
manine
aperte
,
e
fingendosi
sdegnato
.
«
Subito
.
Sei
stanco
?
»
«
Non
sono
stanco
!
»
,
egli
gridò
,
rimettendosi
a
correre
.
Arrivò
però
il
momento
in
cui
egli
cominciò
a
sentire
un
piccolo
dolore
alle
ginocchia
:
allora
rallentò
la
corsa
,
si
pose
a
fianco
di
Olì
e
cominciò
a
chiacchierare
;
ma
la
donna
,
col
suo
fagotto
sul
capo
,
il
viso
livido
e
gli
occhi
cerchiati
,
gli
badava
appena
e
rispondeva
distratta
.
«
Torneremo
stanotte
?
»
,
egli
chiedeva
.
«
Perché
non
me
lo
avete
lasciato
dire
a
Zuanne
?
È
lontano
il
bosco
?
È
a
Mamojada
?
»
«
Sì
,
a
Mamojada
.
»
«
Ah
,
a
Mamojada
?
Quando
c
'
è
la
festa
a
Mamojada
?
È
vero
che
Zuanne
è
stato
a
Nuoro
?
Questa
è
la
strada
di
Nuoro
,
io
lo
so
,
e
ci
vogliono
dieci
ore
,
a
piedi
,
per
arrivare
a
Nuoro
.
Voi
siete
stata
a
Nuoro
?
Quando
è
la
festa
a
Nuoro
?
»
«
È
passata
,
era
l
'
altro
giorno
»
,
disse
Olì
,
scuotendosi
.
«
Ti
piacerebbe
stare
a
Nuoro
?
»
«
Altro
che
!
E
poi
...
e
poi
...
»
«
Tu
sai
che
a
Nuoro
c
'
è
tuo
padre
»
,
rispose
Olì
,
indovinando
il
pensiero
del
fanciullo
.
«
Ti
piacerebbe
stare
con
lui
?
»
Anania
ci
pensò
;
poi
disse
con
vivacità
,
corrugando
le
sopracciglia
:
«Sì!.»
A
che
pensava
egli
dicendo
quel
«
sì
»
?
La
madre
non
indagò
oltre
;
chiese
soltanto
:
«
Vuoi
che
ti
conduca
da
lui
?
»
.
«
Sì
!
»
Verso
mezzogiorno
si
fermarono
presso
un
orto
dove
una
donna
,
con
le
sottane
cucite
fra
le
gambe
a
guisa
di
calzoni
,
zappava
vigorosamente
:
un
gatto
bianco
le
andava
dietro
,
slanciandosi
di
tanto
in
tanto
contro
una
lucertola
verde
che
appariva
e
scompariva
fra
le
pietre
del
muro
.
Anania
ricordò
sempre
questi
particolari
.
La
giornata
s
'
era
fatta
tiepida
,
il
cielo
azzurro
;
le
montagne
,
come
asciugantisi
al
sole
,
apparivano
grigie
,
chiazzate
di
boschi
scuri
;
il
sole
,
quasi
scottante
,
riscaldava
l
'
erba
e
faceva
scintillare
l
'
acqua
dei
ruscelli
.
Olì
sedette
per
terra
,
aprì
il
fagotto
e
chiamò
Anania
che
si
era
arrampicato
sul
muro
per
guardare
la
donna
ed
il
gatto
.
In
quel
momento
apparve
allo
svolto
della
strada
la
corriera
postale
di
Fonni
,
guidata
da
un
omone
rosso
coi
baffi
gialli
.
Olì
avrebbe
voluto
nascondersi
;
ma
l
'
omone
,
che
pareva
ridesse
continuamente
perché
aveva
le
guancie
gonfie
,
la
vide
e
gridò
:
«
Dove
vai
,
donnina
?
»
.
«
Dove
mi
pare
e
piace
»
,
ella
rispose
a
voce
bassa
.
Anania
,
ancora
arrampicato
sul
muro
,
guardò
entro
la
vettura
,
e
vedendola
vuota
disse
al
carrozziere
:
«
Prendetemi
,
zio
Battista
,
prendetemi
nella
vettura
,
prendetemi
»
.
«
Dove
andate
?
Dunque
?
»
,
gridò
l
'
omone
,
rallentando
la
corsa
.
«
Ebbene
,
che
tu
sii
sbranato
,
andiamo
a
Nuoro
.
Vuoi
farci
la
carità
di
prenderci
un
po
'
in
vettura
?
»
,
disse
Olì
,
mangiando
.
«
Siamo
stanchi
come
asini
.
»
«
Senti
»
,
rispose
l
'
omone
,
«
va
al
di
là
di
Mamojada
,
intanto
che
io
faccio
la
fermata
.
Vi
prenderò
.
»
Egli
tenne
la
promessa
:
giunto
al
di
là
di
Mamojada
fece
sedere
in
serpe
accanto
a
lui
i
due
viandanti
e
cominciò
a
chiacchierare
con
Olì
.
Anania
,
veramente
stanco
,
sentiva
un
vivo
piacere
nel
trovarsi
seduto
fra
sua
madre
e
l
'
omone
che
scuoteva
la
frusta
,
davanti
ai
freschi
paesaggi
dallo
sfondo
azzurrino
che
si
disegnavano
nell
'
arco
del
mantice
.
Le
grandi
montagne
erano
scomparse
,
scomparse
per
sempre
,
ed
il
bambino
pensava
a
quello
che
avrebbe
detto
Zuanne
sapendo
di
questo
viaggio
.
«
Quando
tornerò
quante
cose
avrò
da
dirgli
!
»
,
pensava
.
«
Gli
dirò
:
io
sono
stato
in
carrozza
e
tu
no
.
»
«
Perché
diavolo
vai
a
Nuoro
?
»
,
insisteva
l
'
omone
,
rivolto
ad
Olì
.
«
Ebbene
,
vuoi
saperlo
?
»
,
ella
rispose
finalmente
.
«
Vado
per
mettermi
a
servire
.
Ho
già
fatto
il
contratto
con
una
buona
signora
.
A
Fonni
non
potevo
più
vivere
;
la
vedova
di
Zuanne
Atonzu
mi
ha
cacciato
di
casa
.
»
«
Non
è
vero
»
,
pensò
Anania
.
Perché
sua
madre
mentiva
?
Perché
non
diceva
la
verità
,
che
cioè
andava
a
Nuoro
per
cercare
il
padre
di
suo
figlio
?
Basta
,
se
ella
diceva
le
bugie
doveva
aver
le
sue
buone
ragioni
;
e
Anania
non
indagò
oltre
,
tanto
più
che
aveva
sonno
.
Chinò
la
testina
sul
grembo
della
madre
e
chiuse
gli
occhi
.
«
Chi
c
'
è
ora
nella
cantoniera
?
»
,
chiese
ad
un
tratto
Olì
.
«
Mio
padre
non
c
'
è
più
?
»
«
Non
c
'
è
più
.
»
Ella
diede
un
profondo
sospiro
:
la
vettura
si
fermò
un
momento
,
poi
riprese
la
sua
corsa
,
ed
Anania
finì
di
addormentarsi
.
A
Nuoro
egli
provò
una
forte
delusione
.
Era
questa
la
città
?
Sì
,
le
case
erano
più
grandi
di
quelle
di
Fonni
,
ma
non
tanto
come
egli
s
'
era
immaginato
:
le
montagne
poi
,
cupe
sul
cielo
violaceo
del
freddo
tramonto
,
erano
addirittura
piccole
,
quasi
per
far
ridere
.
Inoltre
i
bambini
che
s
'
incontravano
per
le
strade
,
le
quali
,
a
dire
il
vero
,
gli
parevano
molto
larghe
,
lo
impressionavano
stranamente
perché
vestivano
e
parlavano
in
modo
diverso
dai
bambini
fonnesi
.
Madre
e
figlio
girovagarono
per
Nuoro
fino
al
cader
della
sera
,
ed
infine
entrarono
in
una
chiesa
.
C
'
era
molta
gente
;
l
'
altare
ardeva
di
ceri
,
un
canto
dolce
s
'
univa
ad
un
suono
ancor
più
dolce
che
veniva
non
si
sa
da
dove
.
Ah
,
ciò
parve
veramente
bello
ad
Anania
,
che
pensava
a
Zuanne
ed
al
piacere
di
narrargli
quanto
ora
vedeva
.
Olì
gli
disse
all
'
orecchio
:
«
Vado
a
vedere
se
c
'
è
l
'
amica
presso
cui
andremo
a
dormire
;
non
muoverti
di
qui
finché
non
torno
io
...
»
.
Egli
rimase
solo
in
fondo
alla
chiesa
;
sentiva
un
po
'
di
paura
,
ma
si
distraeva
guardando
la
gente
,
i
ceri
,
i
fiori
,
i
santi
.
Eppoi
l
'
incoraggiava
il
pensiero
dell
'
amuleto
nascosto
sul
suo
seno
.
Ad
un
tratto
si
ricordò
di
suo
padre
.
Ah
,
dov
'
era
egli
?
Perché
dunque
non
andavano
a
trovarlo
?
Olì
tornò
presto
;
attese
che
la
novena
fosse
terminata
,
prese
Anania
per
la
mano
e
lo
fece
uscire
per
una
porta
diversa
da
quella
ov
'
erano
entrati
.
Camminarono
per
diverse
vie
,
finché
non
vi
furono
più
case
:
era
già
sera
,
faceva
freddo
,
Anania
aveva
fame
e
sete
,
si
sentiva
triste
e
pensava
al
focolare
della
vedova
ed
alle
castagne
ed
alle
chiacchiere
di
Zuanne
.
Arrivarono
in
un
viottolo
chiuso
da
una
siepe
,
dietro
la
quale
si
vedevano
le
montagne
che
avevano
colpito
il
bimbo
per
la
loro
piccolezza
.
«
Senti
»
,
disse
Olì
,
e
la
voce
le
tremava
,
«
hai
visto
quell
'
ultima
casa
con
quel
gran
portone
aperto
?
»
«Sì.»
«
Là
dentro
c
'
è
tuo
padre
:
tu
vuoi
vederlo
,
non
è
vero
?
Senti
:
ora
torniamo
indietro
,
tu
entri
nel
portone
,
di
fronte
al
quale
vedrai
una
porta
pure
aperta
:
tu
entri
là
e
guardi
;
c
'
è
un
molino
ove
fanno
l
'
olio
;
un
uomo
alto
,
con
le
maniche
rimboccate
,
a
capo
scoperto
,
va
dietro
al
cavallo
.
Quello
è
tuo
padre
.
»
«
Perché
non
venite
dentro
anche
voi
?
»
,
domandò
il
bimbo
.
Olì
cominciò
a
tremare
.
«
Io
entrerò
dopo
di
te
:
tu
va
innanzi
;
appena
entrato
dici
:
"
Io
sono
il
figlio
di
Olì
Derios
"
.
Hai
capito
?
Andiamo
.
»
Ritornarono
indietro
;
Anania
sentiva
sua
madre
tremare
e
battere
i
denti
.
Giunti
davanti
al
portone
ella
si
chinò
,
accomodò
il
sacchetto
sulle
spalle
del
bimbo
,
e
lo
baciò
.
«
Va
,
va
»
,
disse
,
spingendolo
.
Anania
entrò
nel
portone
;
vide
l
'
altra
porta
,
illuminata
,
ed
entrò
:
si
trovò
in
un
luogo
nero
nero
,
dove
una
caldaia
bolliva
sopra
un
forno
acceso
,
e
un
cavallo
nero
faceva
girare
una
grande
e
pesante
ruota
oleosa
entro
una
specie
di
vasca
rotonda
.
Un
uomo
alto
,
con
le
maniche
rimboccate
,
a
capo
scoperto
,
con
le
vesti
sudice
,
nere
di
olio
,
andava
appresso
al
cavallo
,
rimuovendo
entro
la
vasca
,
con
una
pala
di
legno
,
le
olive
frantumate
dalla
ruota
.
Altri
due
uomini
andavano
e
venivano
,
spingendo
in
avanti
e
indietro
una
spranga
infilata
in
un
torchio
,
dal
quale
colava
l
'
olio
nero
e
fumante
.
Davanti
al
fuoco
stava
seduto
un
ragazzetto
con
un
berretto
rosso
;
e
fu
questo
ragazzetto
che
primo
si
accorse
del
bimbo
straniero
.
Lo
fissò
bene
,
e
credendolo
un
mendicante
gli
impose
aspramente
:
«
Va
via
!
»
.
Anania
,
timido
,
immobile
sotto
il
suo
sacchetto
,
non
rispose
.
Vedeva
tutto
confuso
ed
aspettava
che
sua
madre
entrasse
.
L
'
uomo
dalla
pala
lo
guardò
con
occhi
lucenti
,
poi
s
'
avanzò
e
chiese
:
«
Ma
che
cosa
vuoi
?
»
.
Quello
era
suo
padre
?
Anania
lo
guardò
timidamente
,
pronunziando
con
vocina
sottile
le
parole
suggeritegli
da
sua
madre
:
«
Io
sono
il
figlio
di
Olì
Derios
»
.
I
due
uomini
che
giravano
il
torchio
si
fermarono
di
botto
,
e
uno
di
essi
gridò
:
«
Tuo
figliooo
!
»
.
L
'
uomo
alto
gettò
per
terra
la
pala
,
si
curvò
su
Anania
,
lo
fissò
,
lo
scosse
,
gli
chiese
:
«
Chi
...
chi
ti
ha
mandato
?
Cosa
vuoi
?
Dove
è
tua
madre
?
»
.
«
È
fuori
...
adesso
verrà
...
»
Il
mugnaio
corse
fuori
,
seguìto
dal
ragazzetto
col
berretto
rosso
;
ma
Olì
era
scomparsa
e
nulla
più
si
seppe
di
lei
.
Avvertita
del
caso
accorse
zia
Tatàna
,
la
moglie
del
mugnaio
,
una
donna
non
più
giovane
,
ma
ancora
bella
,
grassa
e
bianca
,
con
dolci
occhi
castanei
circondati
di
piccole
rughe
,
e
un
po
'
di
baffi
biondi
sul
labbro
rialzato
.
Ella
era
tranquilla
,
quasi
lieta
;
appena
entrò
nel
molino
prese
Anania
per
gli
omeri
,
si
chinò
,
lo
esaminò
attentamente
.
«
Non
piangere
,
poverino
»
,
gli
disse
con
dolcezza
.
«
Or
ora
ella
verrà
.
E
voi
zitti
!
»
,
impose
agli
uomini
e
al
ragazzetto
che
si
immischiava
forse
un
po
'
troppo
nella
faccenda
e
fissava
Anania
con
due
piccoli
occhi
turchini
cattivi
e
un
sorriso
beffardo
nel
rosso
visino
paffuto
.
«
Dov
'
è
andata
?
Non
viene
dunque
?
Dove
la
ritroverò
?
»
,
si
domandava
con
disperazione
il
piccolo
abbandonato
,
piangendo
sconsolatamente
.
Ella
avrà
avuto
paura
.
Dove
sarà
adesso
?
Perché
non
viene
?
E
quell
'
uomo
lurido
,
oleoso
,
cattivo
,
quello
è
suo
padre
?
Le
carezze
e
le
dolci
parole
di
zia
Tatàna
lo
confortarono
alquanto
;
cessò
di
piangere
,
si
leccò
le
lagrime
e
se
le
sparse
di
qua
e
di
là
delle
guance
,
col
gesto
che
gli
era
abituale
;
poi
subito
pensò
alla
fuga
.
La
donna
,
il
mugnaio
,
gli
uomini
,
il
ragazzetto
,
tutti
gridavano
,
imprecavano
,
ridevano
e
si
bisticciavano
.
«
È
proprio
tuo
figlio
.
Tale
e
quale
!
»
,
diceva
la
donna
,
rivolta
al
mugnaio
.
E
il
mugnaio
gridava
:
«
Non
lo
voglio
,
no
,
non
lo
vogliooo
!...»
.
«
Sei
ben
scomunicato
,
sei
senza
viscere
.
Santa
Caterina
mia
,
è
possibile
che
vi
sieno
uomini
così
malvagi
?
»
,
diceva
zia
Tatàna
,
un
po
'
scherzando
,
un
po
'
sul
serio
.
«
Ah
,
Anania
,
Anania
,
sei
sempre
tu
!
»
«
E
chi
dunque
vuoi
ch
'
io
sia
?
Ora
vado
subito
in
Questura
.
»
«
Tu
non
andrai
in
nessun
posto
,
stupido
!
Tu
vuoi
tirar
fuori
di
tasca
le
tue
corna
per
mettertele
sul
capo
!
[
13
]
»
,
osservò
energicamente
la
donna
.
Ma
siccome
egli
insisteva
,
ella
disse
:
«
Ebbene
,
andrai
domani
.
Ora
finisci
il
tuo
lavoro
,
e
ricordati
ciò
che
diceva
il
re
Salomone
:
"
La
furia
della
sera
lasciala
alla
mattina
...
"
»
.
I
tre
uomini
tornarono
al
lavoro
:
ma
spingendo
sotto
la
ruota
la
pasta
delle
olive
frante
,
il
mugnaio
gridava
,
borbottava
,
imprecava
,
mentre
gli
altri
lo
deridevano
e
la
moglie
gli
diceva
tranquillamente
:
«
Via
,
non
prenderti
poi
la
porzione
più
grande
[
14
]
.
Dovrei
arrabbiarmi
io
,
Santa
Caterina
mia
!
Ricordati
,
Anania
,
che
Dio
non
paga
il
sabato
»
.
«
Taci
,
figliolino
mio
»
,
disse
poi
al
bimbo
,
che
singhiozzava
nuovamente
,
«
domani
aggiusteremo
tutto
.
Ecco
,
così
gli
uccelli
volano
dal
nido
appena
hanno
le
ali
.
»
«
Ma
sapevate
voi
che
quest
'
uccellino
esisteva
?
»
,
chiese
ridendo
uno
dei
due
uomini
che
spingevano
la
spranga
.
«
Dove
sarà
andata
tua
madre
?
Com
'
è
fatta
,
dimmi
?
»
,
domandò
il
ragazzetto
,
mettendosi
davanti
ad
Anania
.
«
Bustianeddu
»
,
gridò
il
mugnaio
,
«
se
non
te
ne
vai
ti
mando
via
a
calci
...
»
«
E
provate
un
po
'
!
»
,
diss
'
egli
,
spavaldo
.
«
E
diglielo
dunque
tu
come
è
fatta
Olì
!
»
,
esclamò
uno
dei
due
uomini
.
L
'
altro
rise
tanto
che
dovette
abbandonar
la
spranga
e
premersi
il
petto
.
Intanto
zia
Tatàna
,
premurosa
e
carezzevole
,
interrogava
il
bimbo
,
esaminandogli
le
povere
vestine
.
Egli
raccontò
tutto
con
vocina
incerta
e
lamentosa
,
ogni
tanto
interrotta
da
singhiozzi
.
«
Poverino
,
poverino
!
Uccellino
senz
'
ali
:
senz
'
ali
e
senza
nido
!
»
,
diceva
pietosamente
la
donna
.
«
Taci
,
anima
mia
;
tu
avrai
fame
,
non
è
vero
?
Adesso
andiamo
a
casa
,
e
zia
Tatàna
ti
darà
da
mangiare
,
e
poi
ti
manderà
a
letto
,
con
l
'
angelo
custode
,
e
domani
aggiusteremo
tutte
le
cose
.
»
Con
questa
promessa
ella
lo
condusse
in
una
casetta
vicina
al
molino
,
e
gli
diede
da
mangiare
pane
bianco
e
formaggio
,
un
uovo
ed
una
pera
.
Mai
Anania
aveva
mangiato
tanto
bene
:
e
la
pera
,
dopo
le
carezze
materne
e
le
dolci
parole
di
zia
Tatàna
,
finì
di
confortarlo
.
«Domani...»,
diceva
la
donna
.
«Domani...»,
ripeteva
il
fanciulletto
.
Mentre
egli
mangiava
,
zia
Tatàna
,
che
preparava
la
cena
per
il
marito
,
lo
interrogava
e
gli
dava
buoni
consigli
,
avvalorandoli
con
l
'
affermare
che
erano
già
stati
dettati
dal
re
Salomone
ed
anche
da
Santa
Caterina
.
Ad
un
tratto
,
sollevando
gli
occhi
ella
scorse
alla
finestruola
il
visetto
paffuto
di
Bustianeddu
.
«
Va
via
»
,
disse
,
«
va
via
,
piccola
rana
.
Fa
freddo
.
»
«
Lasciatemi
dunque
entrare
»
,
egli
supplicò
.
«
Fa
freddo
davvero
.
»
«
Va
dunque
al
molino
.
»
«
No
,
c
'
è
mio
padre
che
mi
ha
mandato
via
.
Ih
,
quanta
gente
è
venuta
là
!
»
«
Entra
dunque
,
povero
orfano
,
anche
tu
senza
madre
!
Che
cosa
dice
zio
Anania
?
Grida
ancora
?
»
«
E
lasciatelo
gridare
!
»
,
consigliò
Bustianeddu
,
sedendosi
accanto
ad
Anania
,
e
raccogliendo
e
rosicchiando
il
torso
della
pera
,
abbastanza
rosicchiato
e
già
buttato
via
dal
piccolo
straniero
.
«
Son
venuti
tutti
»
,
raccontò
poi
,
parlando
e
gestendo
come
un
uomo
maturo
.
«
Maestro
Pane
,
mio
padre
,
zio
Pera
,
quel
bugiardone
di
Franziscu
Carchide
,
zia
Corredda
,
tutti
vi
dico
insomma
...
»
«
Che
cosa
dicevano
?
»
chiese
la
donna
con
viva
curiosità
.
«
Tutti
dicevano
che
dovete
adottare
questo
bambino
.
E
zio
Pera
diceva
ridendo
:
"
Anania
,
e
a
chi
dunque
lascerai
i
tuoi
beni
,
se
non
tieni
il
bambino
?
"
.
Zio
Anania
lo
rincorse
con
la
pala
;
tutti
ridevano
come
pazzi
.
»
La
donna
dovette
esser
vinta
dalla
curiosità
,
perché
ad
un
tratto
raccomandò
a
Bustianeddu
di
non
lasciar
solo
Anania
ed
uscì
per
tornare
al
molino
.
Rimasti
soli
,
Bustianeddu
cominciò
a
fare
qualche
confidenza
al
piccolo
abbandonato
.
«
Mio
padre
ha
cento
lire
nel
cassetto
del
canterano
,
ed
io
so
dove
è
la
chiave
.
Noi
abitiamo
qui
vicino
,
e
abbiamo
un
podere
per
il
quale
paghiamo
trenta
lire
di
imposta
:
ma
l
'
altra
volta
venne
il
commissario
e
sequestrò
l
'
orzo
.
Cosa
c
'
è
qui
,
dentro
il
tegame
,
che
fa
cra
-
cra
-
cra
?
Ti
pare
che
prenda
fumo
?
»
,
sollevò
il
coperchio
e
guardò
.
«
Diavolo
,
ci
son
patate
.
Credevo
fosse
altro
.
Ora
assaggio
.
»
Con
due
ditina
prese
una
fetta
bollente
,
ci
soffiò
sopra
più
volte
,
se
la
mangiò
;
ne
prese
un
'
altra
...
«
Che
cosa
fai
?
»
,
disse
Anania
,
con
un
po
'
di
dispetto
.
«
Se
viene
quella
donna
!...»
«
Noi
sappiamo
fare
i
maccheroni
,
io
e
mio
padre
»
,
riprese
imperturbato
Bustianeddu
.
«
Tu
li
sai
fare
?
E
il
sugo
?
»
«
Io
no
»
,
disse
Anania
,
melanconico
.
Pensava
sempre
a
sua
madre
,
assediato
da
tristi
domande
.
Dove
era
andata
?
Perché
non
era
entrata
nel
molino
?
Perché
lo
aveva
abbandonato
e
dimenticato
?
Adesso
che
aveva
mangiato
e
sentiva
caldo
,
egli
aveva
voglia
di
piangere
ancora
,
di
fuggire
.
Fuggire
!
Cercar
sua
madre
!
Questa
idea
lo
afferrò
tutto
e
non
lo
lasciò
più
.
Poco
dopo
rientrò
zia
Tatàna
,
seguìta
da
una
donna
lacera
,
barcollante
,
che
aveva
un
gran
naso
rosso
ed
una
enorme
bocca
livida
dal
labbro
inferiore
penzolante
.
«
È
questo
...
è
questo
...
l
'uccellino?...»,
chiese
balbettando
l
'
orribile
donna
:
e
guardò
con
tenerezza
il
piccolo
abbandonato
.
«
Fammi
vedere
la
tua
faccina
,
che
tu
sii
benedetto
!
È
bello
come
una
stella
,
in
verità
santa
!
E
lui
non
lo
vuole
?
Ebbene
,
Tatàna
Atonzu
,
raccoglilo
tu
,
raccoglilo
come
un
confetto
...
»
Si
avvicino
e
baciò
Anania
,
che
torse
il
viso
con
disgusto
perché
l
'
enorme
bocca
della
donna
puzzava
d
'
acquavite
e
di
vino
.
«
Zia
Nanna
»
,
disse
Bustianeddu
,
facendo
cenno
di
bere
,
«
oggi
l
'
avete
presa
giusta
!
»
«
Co
...
co
...
cosa
sai
tu
?
Che
fai
qui
?
Moscherino
,
povero
orfano
,
va
a
letto
.
»
«
Anche
tu
dovresti
andare
a
letto
!
»
,
osservò
zia
Tatàna
.
«
Andate
,
andate
via
tutti
e
due
:
è
tardi
.
»
Spinse
dolcemente
l
'
ubriaca
,
ma
prima
d
'
uscire
ella
chiese
da
bere
.
Bustianeddu
riempì
d
'
acqua
una
scodella
e
gliela
porse
:
ella
la
prese
con
buona
grazia
,
ma
appena
v
'
ebbe
guardato
dentro
,
scosse
il
capo
e
la
rifiutò
.
Poi
andò
via
traballando
.
Zia
Tatàna
mandò
via
anche
Bustianeddu
e
chiuse
la
porta
.
«
Tu
sarai
stanco
,
anima
mia
;
adesso
ti
metterò
a
dormire
»
,
disse
ad
Anania
,
conducendolo
in
una
grande
camera
attigua
alla
cucina
e
aiutandolo
a
spogliarsi
.
«
Non
aver
paura
,
sai
;
domani
tua
madre
verrà
,
o
andremo
a
cercarla
noi
.
Sai
farti
il
segno
della
croce
?
Sai
il
Credo
?
Sì
,
bisogna
recitare
il
Credo
tutte
le
notti
.
Poi
io
ti
insegnerò
tante
altre
preghiere
,
una
delle
quali
per
San
Pasquale
che
ci
avvertirà
dell
'
ora
della
nostra
morte
.
E
così
sia
.
Ah
,
tieni
anche
la
rezetta
?
E
come
è
bella
!
Sì
,
bravo
,
San
Giovanni
ti
proteggerà
:
sì
,
egli
era
un
bimbo
ignudo
come
te
,
eppure
battezzò
Gesù
Signore
Nostro
.
Dormi
,
anima
mia
:
in
nome
del
Padre
,
del
Figliuolo
e
dello
Spirito
Santo
.
Amen
.
»
Anania
si
trovò
in
un
gran
letto
dai
guanciali
rossi
;
zia
Tatàna
lo
coprì
bene
ed
uscì
,
lasciandolo
al
buio
.
Egli
mise
la
manina
sull
'
amuleto
,
chiuse
gli
occhi
e
non
pianse
,
ma
non
poté
dormire
.
Domani
...
Domani
...
Ma
quanti
anni
erano
trascorsi
dopo
la
partenza
da
Fonni
?
Che
pensava
Zuanne
non
vedendo
ritornare
l
'
amico
?
Pensieri
confusi
,
immagini
strane
gli
passavano
nella
piccola
mente
;
ma
la
figura
della
madre
non
lo
abbandonava
mai
.
Dov
'
era
andata
?
Aveva
freddo
?
Domani
la
rivedrebbe
...
Domani
...
Se
non
lo
conducevano
da
lei
egli
fuggirebbe
...
Domani
...
Sentì
il
mugnaio
rientrare
e
litigare
con
la
moglie
:
il
cattivo
uomo
gridava
:
«
Non
lo
voglio
!
Non
lo
voglio
!
»
.
Poi
tutto
fu
silenzio
.
Ad
un
tratto
qualcuno
aprì
l
'
uscio
,
entrò
,
camminò
in
punta
di
piedi
,
s
'
avvicinò
al
letto
e
sollevò
cautamente
la
coperta
.
Un
baffo
ispido
sfiorò
lievemente
la
guancia
di
Anania
,
ed
egli
,
che
fingeva
di
dormire
,
socchiuse
appena
appena
un
occhio
e
vide
che
chi
l
'
aveva
baciato
era
suo
padre
.
Pochi
momenti
dopo
zia
Tatàna
entrò
e
si
coricò
nel
gran
letto
,
a
fianco
di
Anania
,
che
la
sentì
lungamente
pregare
bisbigliando
e
sospirando
.
III
.
Nessuno
denunziò
alle
autorità
l
'
abbandono
del
piccolo
Anania
,
ed
Olì
poté
scomparire
indisturbata
.
Non
si
seppe
mai
precisamente
dove
ella
fosse
andata
:
ma
qualcuno
disse
di
averla
veduta
sul
piroscafo
che
faceva
il
servizio
fra
la
Sardegna
e
Civitavecchia
:
e
qualche
tempo
dopo
un
negoziante
fonnese
,
ch
'
era
stato
in
continente
per
affari
,
assicurò
di
aver
incontrato
Olì
a
Roma
,
vestita
da
signora
,
in
compagnia
di
allegre
donnine
,
e
di
aver
passato
qualche
ora
con
lei
.
Tutte
queste
cose
si
dicevano
nel
molino
,
presente
il
fanciulletto
che
ascoltava
avidamente
.
Simile
ad
una
bestiola
selvatica
,
in
apparenza
addomesticata
,
egli
meditava
continuamente
la
fuga
:
come
a
Fonni
,
mentre
viveva
con
la
madre
,
desiderava
di
fuggire
per
andare
alla
ricerca
del
padre
,
ora
che
il
suo
sogno
s
'
era
avverato
,
non
pensava
che
ad
un
viaggio
per
ritrovare
Olì
.
Tanto
meglio
se
ella
era
lontana
,
al
di
là
del
mare
;
più
ella
era
lontana
,
più
egli
si
sentiva
capace
di
ritrovarla
.
Eppure
egli
non
la
amava
:
non
la
amava
perché
da
lei
aveva
sempre
ricevuto
più
busse
che
carezze
,
e
l
'
affronto
dell
'
abbandono
,
di
cui
sentiva
istintivamente
tutta
la
vergogna
;
ma
non
amava
neppure
suo
padre
,
quell
'
uomo
oleoso
che
,
nei
primi
istanti
dell
'
abbandono
,
lo
aveva
accolto
con
odio
e
quindi
gli
aveva
destato
un
senso
di
terrore
e
di
repugnanza
;
quell
'
uomo
infine
che
lo
baciava
in
segreto
e
davanti
alla
gente
lo
maltrattava
e
lo
umiliava
continuamente
.
Zia
Tatàna
,
però
,
lo
proteggeva
e
lo
amava
,
ed
egli
a
poco
a
poco
le
si
affezionò
:
ella
lo
lavava
,
lo
pettinava
,
lo
vestiva
,
gli
insegnava
le
preghiere
e
i
precetti
del
re
Salomone
,
lo
conduceva
in
chiesa
,
lo
faceva
dormire
con
lei
,
gli
dava
cose
buone
da
mangiare
.
In
poco
tempo
egli
si
trasformò
,
ingrassò
e
diventò
addirittura
un
signore
,
abbandonando
il
rozzo
costume
fonnese
per
un
abituccio
di
fustagno
scuro
.
Inoltre
cominciò
a
parlar
nuorese
e
ad
assumere
i
modi
spigliati
di
Bustianeddu
.
Ma
il
suo
cuoricino
non
cambiava
,
non
poteva
cambiare
.
Strani
sogni
di
fughe
,
di
avventure
,
di
avvenimenti
straordinari
si
confondevano
,
nella
piccola
anima
,
con
l
'
istintiva
nostalgia
per
il
luogo
natìo
,
per
le
persone
e
le
cose
perdute
;
col
desiderio
della
libertà
selvaggia
fino
allora
goduta
,
ed
infine
col
sentimento
arcano
di
pietà
e
di
vergogna
,
col
pensiero
costante
,
col
segreto
anelito
per
la
madre
lontana
.
Egli
anelava
a
qualche
cosa
d
'
ignoto
,
voleva
sua
madre
perché
tutti
avevano
la
madre
,
e
perché
il
non
averla
gli
causava
,
più
che
dolore
,
umiliazione
.
Capiva
che
ella
non
poteva
stare
col
mugnaio
,
perché
costui
aveva
un
'
altra
moglie
;
ma
fra
i
due
,
egli
avrebbe
preferito
vivere
con
lei
.
Forse
istintivamente
intuiva
già
che
ella
era
la
più
debole
,
e
anche
per
ciò
si
sentiva
dalla
sua
parte
.
A
misura
che
il
tempo
passava
,
questi
sentimenti
si
attenuavano
,
ma
non
scomparivano
dal
piccolo
cuore
;
come
nella
piccola
memoria
si
trasformava
ma
non
spariva
la
figura
fisica
e
morale
della
madre
lontana
.
Un
giorno
poi
egli
venne
a
sapere
da
Bustianeddu
,
che
lo
perseguitava
con
la
sua
amicizia
subìta
più
che
accettata
,
una
cosa
straordinaria
.
«
Mia
madre
non
è
morta
»
,
gli
confidò
il
ragazzetto
,
quasi
vantandosene
.
«
Si
trova
anch
'
essa
in
continente
,
come
la
tua
:
scappò
una
volta
che
mio
padre
stette
in
carcere
.
Ma
quando
sarò
grande
andrò
a
trovarla
;
eh
,
sì
,
te
lo
giuro
!
Eppoi
io
ho
anche
uno
zio
,
che
studia
in
continente
;
ed
egli
scrisse
d
'
aver
veduto
mia
madre
passare
in
una
via
,
e
voleva
bastonarla
,
ma
la
gente
lo
tenne
fermo
.
Ecco
,
questo
berretto
rosso
era
di
mio
zio
.
»
Questa
breve
storia
confortò
Anania
,
e
lo
legò
di
viva
amicizia
con
Bustianeddu
.
Essi
trascorsero
molti
anni
assieme
:
nel
frantoio
,
nella
casa
di
zia
Tatàna
,
per
le
straducole
del
vicinato
.
Bustianeddu
aveva
quasi
la
stessa
età
di
Zuanne
,
l
'
amico
perduto
,
e
in
fondo
era
generoso
e
ardente
.
Andava
o
diceva
d
'
andare
a
scuola
,
ma
spesso
il
maestro
scriveva
un
bigliettino
al
padre
per
chiedere
notizie
dell
'
invisibile
scolaro
:
allora
il
genitore
,
che
era
un
piccolo
negoziante
di
lana
e
di
pelli
,
legava
il
bimbo
con
una
corda
di
pelo
e
lo
chiudeva
in
una
stanza
,
imponendogli
di
studiare
.
Come
i
delinquenti
dal
carcere
,
Bustianeddu
usciva
da
questa
specie
di
prigionia
più
astuto
e
indurito
di
prima
.
Solo
durante
le
lunghe
e
frequenti
assenze
del
padre
,
egli
,
solo
in
casa
,
diventava
serio
:
pareva
sentisse
la
responsabilità
della
sua
posizione
;
guardava
la
casa
,
scopava
,
preparava
da
mangiare
,
lavava
la
biancheria
.
Spesso
Anania
lo
aiutava
di
gran
cuore
;
in
cambio
Bustianeddu
gli
dava
qualche
consiglio
e
gli
insegnava
molte
cose
buone
e
moltissime
cattive
.
Passavano
buona
parte
delle
giornate
e
delle
lunghe
sere
fredde
nel
molino
,
ove
Anania
grande
,
-
come
lo
chiamavano
per
distinguerlo
dal
figlio
,
-
lavorava
per
conto
del
ricco
signor
Daniele
Carboni
,
al
quale
il
frantoio
apparteneva
.
Il
mugnaio
,
-
che
secondo
le
stagioni
si
trasformava
in
contadino
,
in
ortolano
,
in
vignaiuolo
,
-
dava
al
signor
Carboni
il
rispettoso
titolo
di
padrone
perché
lo
serviva
da
lunghi
anni
,
ma
in
realtà
il
suo
lavoro
era
molto
indipendente
,
ben
rimunerato
e
non
privo
di
incerti
.
Il
frantoio
dava
da
una
parte
su
un
cortile
e
dall
'
altra
su
un
orto
che
scendeva
fino
allo
stradale
sopra
la
valle
;
un
bell
'
orto
alquanto
selvatico
,
con
roccie
,
siepi
di
biancospino
e
di
fichi
d
'
India
,
peschi
e
mandorli
e
una
quercia
dal
tronco
corroso
,
nido
di
grosse
termiti
,
di
cavallette
,
di
bruchi
e
d
'
uccelli
.
Anche
quest
'
orto
apparteneva
al
signor
Carboni
,
ed
era
il
sogno
di
tutti
i
monelli
del
vicinato
;
ma
zio
Pera
Sa
Gattu
[
15
]
,
il
vecchio
ortolano
sempre
armato
d
'
un
randello
,
non
lasciava
mai
penetrare
nessuno
.
Da
quest
'
orto
si
vedevano
le
belle
ed
agili
fanciulle
nuoresi
scendere
alla
fontana
con
l
'
anfora
sul
capo
come
le
donne
bibliche
:
e
zio
Pera
le
sbirciava
con
occhi
da
satiro
mentre
seminava
le
fave
e
i
fagiuoli
,
mettendo
tre
semi
per
buco
,
e
gridando
per
spaventare
i
passeri
.
Dal
finestrino
del
molino
Anania
e
Bustianeddu
guardavano
anch
'
essi
con
intenso
desiderio
l
'
orto
soleggiato
,
aspettando
che
l
'
ortolano
si
assentasse
:
ma
zio
Pera
,
ch
'
era
un
ometto
secco
,
dal
viso
rosso
-
terreo
,
sbarbato
e
sarcastico
,
amava
troppo
le
sue
fave
e
i
suoi
cavoli
per
abbandonarli
durante
la
giornata
:
solo
verso
sera
saliva
al
molino
per
riscaldarsi
e
chiacchierare
.
Era
un
'
annata
abbondante
di
olive
;
anche
i
proprietari
dei
paesi
vicini
s
'
affannavano
per
ottenere
l
'
opera
del
frantoio
che
funzionava
giorno
e
notte
;
per
ogni
macinata
di
circa
due
ettolitri
d
'
olive
si
lasciavano
due
litri
d
'
olio
.
Accanto
alla
porta
c
'
era
una
latta
per
l
'
olio
da
alimentar
la
lampada
di
questa
e
quella
Madonna
,
e
le
persone
devote
non
mancavano
mai
di
versarvi
un
po
'
del
prodotto
delle
olive
macinate
durante
la
giornata
.
Sacchi
d
'
olive
nere
lucenti
,
sansa
fumante
,
barili
ed
altri
recipienti
sporchi
ingombravano
sempre
l
'
ambiente
nero
,
caldo
e
sucido
del
molino
;
e
in
questo
ambiente
,
intorno
alla
ruota
trainata
dal
lungo
cavallo
baio
,
davanti
alla
caldaia
bollente
,
accanto
al
torchio
sempre
in
moto
,
sempre
stillante
olio
,
fra
l
'
odore
non
sgradevole
ma
troppo
forte
della
sansa
e
dei
rifiuti
dell
'
olio
,
muovevasi
di
continuo
una
folla
di
tipi
caratteristici
.
La
sera
,
poi
,
si
riunivano
intorno
al
fuoco
della
caldaia
le
persone
più
freddolose
del
vicinato
:
per
lo
più
la
compagnia
veniva
composta
,
oltre
che
dal
mugnaio
e
dai
clienti
,
che
aiutavano
a
spingere
la
sbarra
del
torchio
,
da
cinque
o
sei
individui
sempre
alticci
.
Uno
di
questi
,
Efes
Cau
,
già
ricco
possidente
,
ridotto
in
estrema
miseria
dal
vizio
del
vino
,
dormiva
quasi
ogni
notte
nel
molino
,
infestando
di
insetti
l
'
angolo
dove
si
coricava
.
Una
sera
,
appunto
,
sorse
questione
fra
il
mugnaio
ed
un
ricco
contadino
che
aveva
trovato
un
brutto
insetto
in
un
sacco
di
olive
.
«
Dovresti
vergognarti
,
per
Dio
!
»
,
gridava
il
contadino
.
«
Perché
lasci
entrare
qui
tutti
i
vagabondi
di
Nuoro
?
»
«
Dopo
tutto
egli
era
ricco
,
più
ricco
di
te
!
»
,
gridò
il
mugnaio
,
difendendo
il
Cau
.
«
Questo
non
impedisce
che
ora
egli
viva
di
elemosine
e
sia
pieno
di
insetti
»
,
rispose
l
'
altro
con
disprezzo
.
Allora
zio
Pera
l
'
ortolano
,
che
stava
seduto
accanto
al
fuoco
col
suo
randello
fra
le
ginocchia
,
recitò
una
canzonetta
:
Onzi
pessone
[
16
]
Nde
juchet
de
munnia
.
-
E
tue
chi
lu
ses
nende
Nde
juches
unu
andende
Issu
collette
!
Il
contadino
si
toccò
istintivamente
il
colletto
e
tutti
risero
.
Anche
il
contadino
rise
,
si
calmò
ed
anzi
fece
portare
da
casa
sua
un
bottiglione
di
vino
.
Anania
e
Bustianeddu
,
seduti
in
un
angolo
,
sulle
sanse
calde
,
si
divertivano
nell
'
udire
i
discorsi
dei
grandi
:
e
quando
arrivò
Efes
,
come
sempre
ubriaco
,
barcollante
,
vestito
d
'
un
vecchio
abito
da
caccia
del
signor
Carboni
,
Bustianeddu
gli
andò
incontro
e
gli
cantò
la
canzonetta
di
zio
Pera
.
Onzi
pessone
bia
...
Efes
lo
guardò
coi
suoi
occhi
vitrei
,
rotondi
e
sporgenti
,
e
mentre
sulle
sue
guancie
gialle
e
cascanti
passava
come
un
brivido
di
disgusto
,
la
sua
mano
palpava
il
lurido
collo
della
giacca
abbottonata
.
La
gente
ricominciò
a
ridere
,
e
l
'
infelice
si
guardò
attorno
e
barcollò
;
poi
si
mise
a
piangere
accorgendosi
che
lo
deridevano
.
«
Efes
!
»
,
gridò
zio
Pera
,
mostrandogli
un
bicchiere
colmo
che
al
riflesso
del
fuoco
pareva
di
rubino
.
L
'
ubriaco
si
avanzò
,
sorridendo
fra
le
lagrime
con
un
sorriso
ebete
.
«
No
»
,
disse
Franziscu
Carchide
,
il
giovane
calzolaio
,
nonché
ricamatore
di
cinture
,
bel
giovine
galante
,
dal
viso
roseo
,
«
se
tu
non
balli
non
bevi
.
»
E
preso
il
bicchiere
dalle
mani
del
vecchio
lo
sollevò
in
alto
,
mentre
Efes
guardava
e
tendeva
le
braccia
animato
dal
brutale
desiderio
del
vino
.
«
Dammi
,
dammi
...
»
«
No
,
se
non
balli
,
no
.
»
Egli
fece
un
giro
intorno
a
sé
,
reggendosi
in
equilibrio
.
«
Bisogna
anche
cantare
,
Efes
!
»
Ed
egli
aprì
la
bocca
puzzolente
ed
emise
una
nota
rauca
:
Quando
Amelia
sì
pura
e
sì
candida
...
Egli
tentava
sempre
questo
motivo
;
ma
arrivato
all
'
ultima
parola
contorceva
la
bocca
come
spasimando
per
la
vana
ricerca
dell
'
altro
verso
che
non
ricordava
.
Anania
e
Bustianeddu
ridevano
sgangheratamente
,
accoccolati
sulle
sanse
,
simili
a
due
pulcini
.
«
Senti
»
,
propose
Bustianeddu
,
«
mettiamogli
delle
spille
,
nel
posto
dove
si
corica
»
.
«
Perché
vuoi
mettergli
delle
spille
?
»
«
Perché
si
punga
,
ecco
:
allora
ballerà
davvero
.
Io
ho
le
spille
.
»
«
Mettiamole
»
,
rispose
l
'
altro
,
sebbene
a
malincuore
.
L
'
ubriaco
ballava
ancora
,
barcollante
,
cascante
,
tendendo
le
mani
verso
il
bicchiere
;
e
la
gente
rideva
.
Ma
l
'
allegria
giunse
al
colmo
quando
entrò
nel
molino
Nanna
,
l
'
ubriacona
.
Quella
sera
,
però
,
ella
era
sana
,
aveva
le
vesti
pulite
e
la
faccia
meno
ripugnante
del
solito
;
i
suoi
occhietti
brillavano
d
'
una
certa
intelligenza
.
Era
stata
durante
il
giorno
a
cogliere
erbe
mangereccie
selvatiche
,
e
veniva
a
domandare
un
po
'
d
'
olio
per
condirle
.
Vedendo
Efes
in
quello
stato
,
fatto
ludibrio
della
gente
,
ella
ebbe
un
lampo
negli
occhi
;
si
avanzò
,
prese
l
'
infelice
per
un
braccio
e
nonostante
le
comiche
proteste
del
ricco
contadino
,
lo
costrinse
a
sedersi
su
un
sacco
di
olive
.
«
Non
ti
vergogni
,
Efes
Cau
?
Non
hai
occhi
?
Non
vedi
che
tutti
questi
mendicanti
,
tutte
queste
immondezze
ridono
di
te
?
E
perché
hanno
raddoppiato
le
risa
vedendomi
?
Eppure
oggi
io
ho
lavorato
,
come
è
vero
Dio
,
ho
lavorato
.
Ah
,
Efes
,
Efes
!
Ricordati
come
era
ricca
la
tua
casa
!
Io
venivo
per
portare
l
'
acqua
dalla
fontana
,
e
mi
ricordo
che
tua
madre
aveva
bottoni
d
'
oro
della
camicia
grossi
come
il
mio
pugno
:
la
tua
casa
sembrava
una
chiesa
,
tanto
era
ricca
e
lucente
.
Se
tu
ti
fossi
guardato
dal
vizio
,
ora
tutti
avrebbero
cercato
di
raccoglierti
come
si
raccoglie
un
confetto
.
Invece
tu
ora
sei
schernito
dai
più
miserabili
pezzenti
;
e
tutti
ridono
di
te
come
dell
'
orso
che
balla
per
le
strade
...
Ecco
che
ridono
ancora
,
eppure
essi
sono
più
ubriachi
di
noi
,
come
è
vero
Dio
.
Suvvia
,
mugnaio
,
dammi
un
po
'
d
'
olio
:
tua
moglie
è
una
santa
,
ma
tu
sei
un
diavolo
:
quando
lo
trovi
il
tesoro
?
»
«
Veramente
egli
lavora
un
po
'
più
di
te
;
perché
te
la
prendi
con
lui
?
»
chiese
zio
Pera
,
accennando
al
mugnaio
.
«
Vecchio
peccatore
»
,
rispose
la
donna
,
«
voi
state
zitto
,
quando
ci
sono
io
...
»
«
Poh
!
Poh
!
»
disse
il
vecchio
con
disprezzo
.
«
Tu
fai
la
predica
,
oggi
,
perché
non
hai
vino
in
corpo
.
»
«
Io
so
tenere
in
corpo
il
vino
ed
altre
cose
ancora
...
Dammi
l
'
olio
,
Anania
Atonzu
;
oggi
nella
valle
ho
visto
una
cosa
;
sembrava
una
moneta
d
'oro.»
«
Tu
non
l
'
hai
raccolta
?
»
,
gridò
il
mugnaio
,
rizzandosi
sulla
sua
pala
nera
.
«
Eccola
»
,
rispose
Nanna
,
frugandosi
in
tasca
e
avvicinandosi
al
mugnaio
,
che
si
pulì
le
mani
passandosele
sulle
ginocchia
,
e
poi
esaminò
la
moneta
di
rame
fatta
nera
-
verde
dal
tempo
.
Bustianeddu
ed
Anania
corsero
anch
'
essi
a
vedere
.
Intanto
Efes
,
seduto
sul
sacco
,
piangeva
ricordando
la
madre
e
la
ricca
casa
paterna
e
invano
il
Carchide
cercava
di
consolarlo
offrendogli
il
bicchiere
.
No
,
neppure
il
vino
poteva
lenire
il
dolore
di
quei
ricordi
.
Tuttavia
egli
prese
il
bicchiere
e
bevette
piangendo
.
Il
ricco
contadino
ed
il
padre
di
Bustianeddu
,
giovine
olivastro
con
gli
occhi
turchini
e
la
barba
rossa
,
congiuravano
per
far
ubriacare
Nanna
onde
ella
dicesse
ciò
che
sapeva
sul
conto
di
zio
Pera
;
e
intanto
l
'
ortolano
gridava
contro
i
due
uomini
che
spingevano
la
spranga
perché
,
secondo
lui
,
essi
non
spiegavano
abbastanza
le
loro
forze
.
«
Che
una
palla
vi
trapassi
il
fegato
;
conservatevi
bene
,
ragazzi
»
,
diceva
con
ironia
.
«
Come
sono
poltroni
i
giovani
d
'
oggi
!
»
«
Provate
un
po
'
a
mettervi
qui
,
voi
,
al
posto
delle
olive
,
per
sentire
la
nostra
forza
.
»
«
Che
una
palla
vi
trapassi
la
milza
,
che
una
palla
vi
trapassi
il
calcagno
»
,
continuava
ad
imprecare
zio
Pera
.
«
Bene
!
»
,
esclamò
Maestro
Pane
,
il
vecchio
falegname
gobbo
,
che
aveva
un
solo
baffo
grigio
sulla
gran
bocca
sdentata
;
poi
egli
andò
e
mise
il
chiodo
sotto
.
Seduto
contro
il
muro
sotto
il
finestruolo
,
egli
si
batteva
di
tanto
in
tanto
i
pugni
sulle
ginocchia
,
ma
nessuno
badava
a
lui
,
che
usava
parlare
fra
sé
ad
alta
voce
.
«
Nanna
»
,
disse
il
contadino
,
«
ora
si
porta
la
cena
da
casa
mia
.
Resta
.
»
«
Tu
vuoi
divertirti
?
»
,
disse
la
donna
,
guardandolo
maliziosamente
.
«
Non
ti
basta
Efes
?
»
Tuttavia
ella
restò
;
andò
presso
il
poveretto
che
piangeva
sempre
,
e
ricominciò
a
rimproverarlo
,
consigliandolo
di
non
bere
più
,
di
non
essere
più
il
disonore
dei
suoi
parenti
;
ma
intanto
avveniva
una
cosa
strana
.
Il
Carchide
le
mostrava
il
bicchiere
colmo
,
facendo
dei
cenni
con
la
bocca
,
invitandola
silenziosamente
a
bere
,
ed
ella
guardava
il
vino
affascinata
.
«
E
dammelo
!
»
,
proruppe
alfine
.
Bustianeddu
ed
Anania
,
ritti
dietro
i
due
disgraziati
ubriaconi
,
ridevano
a
più
non
posso
.
«
Perdio
,
come
sei
brutto
!
»
,
disse
Maestro
Pane
,
sempre
parlando
fra
sé
.
Nanna
prese
il
bicchiere
,
bevette
e
cominciò
a
raccontare
brutte
storielle
sul
conto
di
zio
Pera
.
Sì
,
il
vecchio
ortolano
aspettava
la
mattina
per
tempo
che
qualche
ragazzetta
passasse
nello
stradale
;
la
chiamava
promettendole
fave
e
insalata
,
e
quando
l
'
aveva
attirata
entro
l
'
orto
cercava
...
«
Ah
,
otre
schifosa
!
»
,
gridò
zio
Pera
,
minacciandola
col
randello
.
«
Aspetta
,
aspetta
un
po
'...»
«
Ebbene
,
cosa
dico
io
?
Voi
cercavate
d
'
insegnarle
l
'ave-maria...»
Tutti
ridevano
,
ed
anche
Anania
rideva
,
sebbene
non
capisse
perché
zio
Pera
volesse
insegnare
per
forza
l
'
ave
-
maria
alle
ragazzette
che
andavano
alla
fontana
.
Intanto
Bustianeddu
aveva
seminato
le
spille
sul
posto
ove
Efes
soleva
coricarsi
,
Anania
se
ne
accorse
e
non
si
oppose
,
ma
appena
fu
a
casa
,
coricato
nel
gran
letto
di
zia
Tatàna
,
provò
un
impeto
di
rimorso
.
Non
poteva
dormire
;
si
voltava
e
rivoltava
,
sembrandogli
d
'
esser
anche
lui
tormentato
da
migliaia
di
spille
.
«
Che
hai
,
bambino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
,
con
l
'
usata
dolcezza
.
«
Ti
fa
male
il
ventre
?
»
«
No
,
no
...
»
«
Ma
che
hai
dunque
?
»
Egli
non
rispose
subito
,
ma
dopo
qualche
momento
rivelò
il
segreto
.
«
Abbiamo
sparso
tante
spille
sul
posto
ove
dorme
Efes
Cau
...
»
«
Ah
,
cattivi
ragazzi
!
Perché
avete
fatto
ciò
?
»
«
Perché
egli
si
ubriaca
...
»
«
Ah
!
Santa
Caterina
mia
!
»
,
sospirò
la
donna
.
«
Come
sono
cattivi
i
ragazzi
d
'
oggi
!
E
se
qualcuno
mettesse
delle
spille
dove
dormite
voi
?
Vi
piacerebbe
?
No
,
vero
?
Eppure
voi
siete
più
cattivi
di
Efes
.
Tutti
nel
mondo
siamo
cattivi
,
agnellino
mio
,
ma
bisogna
che
ci
compatiamo
a
vicenda
:
altrimenti
guai
,
ci
divoreremmo
come
i
pesci
del
mare
.
Re
Salomone
disse
che
spetta
soltanto
a
Dio
giudicare
...
Hai
capito
?
»
E
Anania
pensò
a
sua
madre
,
a
sua
madre
che
era
stata
così
cattiva
da
abbandonarlo
.
IV
.
Un
giorno
,
verso
la
metà
di
marzo
,
Bustianeddu
invitò
Anania
a
pranzo
.
Il
negoziante
di
pelli
era
dovuto
partire
improvvisamente
per
affari
,
e
il
ragazzetto
trovavasi
solo
a
casa
,
solo
e
libero
dopo
due
giorni
di
prigionia
per
una
delle
solite
assenze
dalla
scuola
:
inoltre
serbava
sulla
guancia
destra
il
segno
d
'
un
poderoso
schiaffo
somministratogli
dal
genitore
.
«
Vogliono
che
io
studi
!
»
,
disse
ad
Anania
,
aprendo
le
mani
,
col
solito
fare
da
uomo
serio
.
«
E
se
io
non
ne
ho
voglia
?
Io
desidero
fare
il
pasticciere
:
perché
non
me
lo
lasciano
fare
?
»
«
Sì
,
perché
?
»
,
chiese
Anania
.
«
Perché
è
vergooogna
!
»
,
esclamò
l
'
altro
,
allungando
la
parola
con
accento
ironico
.
«
È
vergogna
lavorare
,
apprendere
un
mestiere
,
quando
si
può
studiare
!
Così
dicono
i
miei
parenti
:
ma
ora
voglio
far
loro
una
burletta
.
Aspetta
,
aspetta
!
»
«
Che
cosa
vuoi
fare
?
»
«
Te
lo
dirò
poi
:
ora
mangiamo
.
»
Egli
aveva
preparato
i
maccheroni
:
così
egli
chiamava
certi
gnocchi
grossi
e
duri
come
mandorle
,
conditi
con
salsa
di
pomidoro
secchi
.
I
due
amici
mangiarono
in
compagnia
d
'
un
gattino
grigio
che
con
lo
zampino
bruciacchiato
prendeva
famigliarmente
i
gnocchi
dal
piatto
comune
e
se
li
portava
furbescamente
in
un
angolo
della
cucina
.
«
Come
è
curioso
!
»
,
diceva
Anania
,
seguendolo
con
gli
occhi
.
«
A
noi
ce
l
'
hanno
rubato
,
il
gatto
.
»
«
Anche
a
noi
.
Ce
ne
hanno
rubati
tanti
!
Scompaiono
e
non
si
sa
dove
vadano
a
finire
.
»
«
Scompaiono
tutti
i
gatti
del
vicinato
!
Chi
li
ruba
cosa
ne
fa
?
»
«
Ebbene
,
li
fa
arrostire
.
La
carne
è
buona
,
sai
;
sembra
carne
di
lepre
.
In
continente
la
vendono
per
lepre
:
così
dice
mio
padre
.
»
«
Tuo
padre
è
stato
in
continente
?
»
«
Sì
.
Ed
anch
'
io
ci
andrò
,
e
presto
.
»
«
Tu
?
!
»
,
disse
Anania
,
ridendo
con
un
po
'
d
'
invidia
.
Bustianeddu
allora
credé
giunto
il
momento
di
svelare
all
'
amico
i
suoi
pericolosi
progetti
.
«
Io
non
posso
più
viver
qui
»
,
cominciò
a
lamentarsi
;
«
no
,
io
voglio
andar
via
.
Cercherò
mia
madre
e
farò
il
pasticciere
;
se
vuoi
venire
,
vieni
anche
tu
.
»
Anania
arrossì
d
'
emozione
,
e
sentì
il
suo
cuore
battere
forte
forte
.
«
Non
abbiamo
denari
»
,
osservò
.
«
Ecco
,
noi
prendiamo
le
cento
lire
che
sono
nel
cassetto
del
comò
;
se
vuoi
,
le
prendiamo
subito
;
poi
le
nascondiamo
,
perché
se
partiamo
subito
mio
padre
si
accorge
che
le
ho
prese
io
;
aspettiamo
finché
passa
il
freddo
,
poi
partiamo
.
Vieni
.
»
Condusse
Anania
in
una
camera
sucida
e
disordinata
,
ingombra
di
pelli
d
'
agnello
puzzolenti
;
cercò
la
chiave
del
cassettone
in
un
nascondiglio
e
si
fece
aiutare
ad
aprire
il
cassetto
:
oltre
il
biglietto
rosso
delle
cento
lire
c
'
erano
altre
carte
-
monete
e
denari
in
argento
,
ma
i
due
ladruncoli
domestici
presero
soltanto
il
biglietto
rosso
,
richiusero
,
rimisero
la
chiave
.
«
Ora
lo
tieni
tu
»
,
disse
Bustianeddu
,
ficcando
il
biglietto
in
seno
ad
Anania
;
«
stanotte
lo
nasconderemo
nell
'
orto
del
molino
,
nel
buco
della
quercia
,
sai
;
poi
aspetteremo
.
»
Ancor
prima
che
avesse
potuto
opporsi
,
Anania
si
trovò
col
biglietto
nel
seno
,
sotto
l
'
amuleto
di
broccato
;
e
passò
una
giornata
febbrile
,
piena
di
rimorsi
,
di
paura
,
di
speranze
e
di
progetti
meravigliosi
.
Fuggire
!
Fuggire
!
Come
e
quando
non
sapeva
,
ma
oramai
sentiva
che
il
sogno
stava
per
avverarsi
,
e
ne
provava
gioia
e
terrore
.
Fuggire
,
passare
il
mare
,
penetrare
nel
regno
fantastico
di
quel
continente
misterioso
dove
si
nascondeva
sua
madre
!
Che
ansie
,
che
sogni
,
che
gioia
!
Le
cento
lire
gli
sembravano
un
tesoro
inesauribile
;
ma
intanto
sentiva
d
'
aver
commesso
un
grave
delitto
,
rubandole
,
e
non
vedeva
l
'
ora
che
arrivasse
la
notte
per
liberarsene
.
Non
era
la
prima
volta
che
i
due
amici
penetravano
nell
'
orto
coltivato
da
zio
Pera
,
scavalcando
la
finestruola
che
dalla
stalla
attigua
al
molino
dava
nell
'
orto
;
di
notte
,
però
,
non
c
'
erano
stati
mai
,
quindi
spiarono
a
lungo
prima
d
'
azzardarsi
.
Cadeva
una
sera
chiara
e
fredda
;
la
luna
piena
sorgeva
fra
le
roccie
nere
dell
'
Orthobene
,
illuminando
l
'
orto
con
un
chiarore
d
'
oro
.
Giungeva
ai
due
bimbi
affacciati
alla
finestruola
un
disperato
miagolìo
di
gatto
che
pareva
un
lamento
umano
.
«
Che
cosa
è
?
Pare
il
diavolo
!
»
,
disse
Anania
.
«
Io
non
scendo
,
no
,
io
ho
paura
.
»
«
E
rimani
qui
,
allora
!
È
un
gatto
,
non
senti
?
»
,
rispose
l
'
altro
con
disprezzo
.
«
Scendo
io
;
nascondo
il
denaro
entro
la
quercia
,
dove
zio
Pera
non
guarda
mai
;
poi
torno
.
Tu
resta
qui
a
guardare
;
se
c
'
è
pericolo
,
fischia
.
»
In
che
consistesse
poi
questo
pericolo
i
due
amici
non
sapevano
;
ma
entrambi
provavano
un
acuto
piacere
a
render
fantastica
l
'
avventura
,
alla
quale
il
chiarore
della
luna
e
quel
lamento
straziante
di
gatto
davano
un
sapore
ancor
più
piccante
.
Bustianeddu
saltò
nell
'
orto
,
ed
Anania
rimase
alla
finestra
,
un
po
'
avvilito
dalla
paura
che
lo
rendeva
tremante
,
ma
tutto
occhi
e
tutto
orecchi
.
Ed
ecco
,
appena
il
compagno
fu
scomparso
in
direzione
della
quercia
,
due
ombre
passarono
sotto
la
finestruola
;
Anania
sussultò
,
emise
un
fischio
sottile
sottile
,
e
si
nascose
sotto
il
davanzale
.
Che
impeto
di
terrore
e
di
piacere
strano
provò
in
quel
momento
!
Come
si
sarebbe
salvato
Bustianeddu
?
Che
avveniva
laggiù
?
Ecco
,
i
lamenti
del
gatto
raddoppiarono
,
si
fusero
tutti
in
un
gemito
rabbioso
e
straziante
;
poi
cessarono
.
Silenzio
.
Che
mistero
,
che
orrore
!
Anania
sentiva
il
cuore
spezzarglisi
in
seno
.
Che
accadeva
all
'
amico
?
L
'
avevano
preso
,
l
'
avevano
arrestato
?
Ora
lo
porterebbero
in
prigione
;
ed
anche
lui
,
anche
lui
subirebbe
la
sua
parte
di
guai
.
Tuttavia
non
pensò
un
solo
istante
a
mettersi
in
salvo
,
ed
attese
coraggiosamente
sotto
la
finestra
.
Ed
ecco
un
passo
,
un
respiro
ansante
,
una
voce
sommessa
e
tremula
.
«
Anania
?
Dove
diavolo
sei
?
»
Anania
balzò
su
,
porse
la
mano
al
compagno
salvo
.
«
Diavolo
»
,
disse
Bustianeddu
,
ansante
,
«
l
'
ho
scampata
bella
.
»
«
Hai
sentito
il
fischio
?
Eppure
ho
fischiato
forte
.
»
«
Niente
.
Ho
sentito
invece
il
passo
di
due
uomini
,
e
mi
sono
nascosto
sotto
i
cavoli
.
Ecco
,
sai
chi
erano
i
due
uomini
?
Zio
Pera
e
Mastru
Pane
.
Sai
che
hanno
fatto
?
Ebbene
,
c
'
è
un
laccio
pei
gatti
;
il
gatto
che
miagolava
era
preso
al
laccio
,
e
zio
Pera
lo
ha
ammazzato
col
randello
.
Maestro
Pane
prese
la
povera
bestia
sotto
il
mantello
e
disse
,
tutto
contento
:
"
Per
Dio
,
come
è
grasso
!
Meno
male
"
,
disse
zio
Pera
,
"
quello
di
avantieri
sembrava
uno
stecco
"
.
Poi
andarono
via
.
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
Anania
a
bocca
aperta
.
«
Ora
lo
fanno
arrostire
,
capisci
,
e
cenano
.
Sono
loro
che
rubano
i
gatti
,
così
,
prendendoli
al
laccio
!
Meno
male
che
non
mi
hanno
veduto
!
»
«
E
i
denari
?
»
«
Nascosti
.
Andiamo
,
mammalucco
;
non
sei
buono
a
niente
.
»
Anania
non
si
offese
:
chiuse
la
finestra
e
rientrò
nel
molino
,
dove
si
svolgeva
la
solita
scena
.
C
'
era
Efes
che
si
grattava
le
spalle
contro
il
muro
,
cantando
Quando
Amelia
si
pura
e
si
candida
...
e
il
Carchide
che
raccontava
d
'
essere
stato
in
un
paese
vicino
,
per
certi
suoi
affari
.
«
Il
sindaco
era
amico
di
mio
padre
,
quando
noi
eravamo
ricchi
»
,
diceva
il
bel
giovine
,
la
cui
famiglia
era
stata
sempre
miserabile
.
«
Appena
sa
che
io
arrivo
nel
paese
,
mi
manda
a
chiamare
e
mi
ospita
in
casa
sua
.
Accidenti
,
che
gente
ricca
!
Trenta
servi
e
sette
serve
:
per
arrivare
alla
casa
bisogna
attraversare
tre
cortili
,
uno
dentro
l
'
altro
,
con
muri
altissimi
:
i
portoni
di
ferro
,
le
finestre
della
casa
tutte
munite
d
'inferriate.»
«
E
perché
?
»
,
chiese
il
mugnaio
.
«
Per
i
ladri
,
caro
mio
.
Perché
il
sindaco
è
ricco
come
il
Re
.
»
«
Boumh
!
Boumh
!
»
,
gridò
un
uomo
che
spingeva
la
spranga
.
«
Cosa
ne
sai
tu
?
»
,
riprese
il
Carchide
,
guardando
l
'
uomo
con
disprezzo
.
«
Il
sindaco
ed
i
suoi
fratelli
,
quando
morì
il
loro
padre
,
si
divisero
le
monete
d
'
oro
con
una
misura
capace
d
'
un
ettolitro
!
La
moglie
del
sindaco
,
poi
,
ha
otto
tancas
in
fila
,
irrigate
da
fiumi
,
con
più
di
cento
fontane
!
Ebbene
,
dicono
che
il
padre
del
sindaco
trovò
un
ascusorju
[
17
]
,
dove
il
re
di
Spagna
,
quando
fece
la
guerra
con
Eleonora
d
'
Arborea
,
nascose
più
di
cento
mila
scudi
in
oro
.
»
«
Ah
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
,
con
un
fremito
d
'
emozione
,
appoggiandosi
sulla
pala
nera
.
«
Quelli
sì
,
quelli
son
signori
ricchi
»
,
riprese
il
Carchide
.
«
E
dunque
i
rognosi
Nuoresi
?
»
«
Il
mio
padrone
è
ricco
!
»
protestò
il
mugnaio
.
«
Possiede
più
lui
nell
'
angolo
della
scopa
che
tutti
i
tuoi
sindaci
pulciosi
.
»
«
E
va
!
»
,
gridò
il
giovine
,
facendo
le
fiche
.
«
Tu
non
sai
quel
che
dici
.
»
«
Tu
,
non
sai
quel
che
dici
,
tu
!
»
«
Il
tuo
padrone
è
pieno
di
debiti
:
ne
vedremo
la
fine
,
ne
vedremo
.
»
«
Che
tu
possa
diventar
cieco
,
prima
!
»
«
Che
tu
possa
schiantare
prima
!
»
Per
poco
il
mugnaio
ed
il
giovane
calzolaio
non
vennero
alle
mani
:
ma
la
loro
lite
fu
interrotta
da
un
assalto
di
delirium
tremens
che
colpì
il
povero
Efes
Cau
.
Egli
cadde
sulle
sanse
,
avvoltolandosi
,
contorcendosi
,
saltando
come
un
verme
,
con
gli
occhi
spaventosamente
aperti
e
i
lineamenti
contratti
.
Anania
si
gettò
in
un
angolo
,
gridando
e
piangendo
per
lo
spavento
,
mentre
Bustianeddu
corse
,
assieme
col
mugnaio
ed
altri
,
per
aiutare
il
disgraziato
.
A
poco
a
poco
Efes
tornò
in
sé
,
si
sedette
sulle
sanse
sparse
,
guardò
attorno
con
quei
suoi
grandi
occhi
sporgenti
pieni
di
terrore
,
ancora
tutto
contorto
e
tremante
.
Gli
diedero
da
bere
,
lo
confortarono
.
«
Chi
...
chi
mi
ha
assalito
?
Perché
mi
avete
bastonato
?
Ah
,
non
mi
ha
abbastanza
castigato
Dio
perché
abbiate
a
bastonarmi
anche
voi
?
»
Poi
si
mise
a
piangere
.
Lo
fecero
coricare
,
ed
egli
si
assopì
,
delirando
,
chiamando
sua
madre
ed
una
sorellina
morta
.
Anania
lo
guardava
con
terrore
e
pietà
:
avrebbe
voluto
fare
qualche
cosa
per
aiutarlo
,
ed
intanto
provava
un
istintivo
disgusto
per
quell
'
uomo
una
volta
ricco
,
ora
ridotto
ad
un
involto
di
cenci
puzzolenti
,
buttato
sulla
sansa
come
un
mucchio
di
immondezze
.
Chiamata
da
Bustianeddu
venne
zia
Tatàna
:
si
chinò
pietosamente
sul
malato
,
lo
toccò
,
lo
interrogò
,
gli
mise
un
sacco
sotto
il
capo
.
«
Bisogna
dargli
un
po
'
di
brodo
»
,
disse
sollevandosi
.
«
Ah
,
il
peccato
mortale
,
il
peccato
mortale
!
»
«
Figliolino
mio
»
,
disse
ad
Anania
,
«
va
dal
signor
padrone
a
chiedere
un
po
'
di
brodo
per
Efes
Cau
.
Va
:
vedi
come
riduce
il
peccato
mortale
?
Va
,
prendi
questa
scodella
,
va
.
»
Egli
andò
con
piacere
,
e
Bustianeddu
lo
accompagnò
.
La
casa
del
padrone
non
era
lontana
,
ed
Anania
vi
si
recava
spesso
per
farsi
dare
la
prebenda
del
cavallo
,
i
lucignoli
per
la
candela
del
molino
,
e
per
altre
commissioni
.
Le
strade
erano
qua
e
là
illuminate
dalla
luna
;
gruppi
di
paesani
passavano
cantando
un
coro
melanconico
ed
appassionato
.
Davanti
alla
casa
bianca
del
signor
Carboni
si
stendeva
un
cortile
quadrato
recinto
d
'
alti
muri
e
con
un
grande
portone
rosso
.
I
due
ragazzetti
dovettero
picchiar
forte
per
farsi
aprire
;
ed
Anania
porse
la
scodella
,
esponendo
il
caso
di
Efes
Cau
alla
domestica
che
dischiuse
il
portone
.
«
Non
sarà
per
voi
,
il
brodo
,
eh
?
»
,
sogghignò
la
serva
,
squadrando
sospettosa
i
due
amici
.
«
Va
al
diavolo
,
Maria
Iscorronca
[
18
]
,
noi
non
abbiamo
bisogno
di
brodo
»
,
gridò
Bustianeddu
.
«
Animaletto
,
ora
ti
pago
gli
insulti
»
,
disse
la
serva
,
rincorrendolo
per
la
strada
.
Ma
egli
fuggì
,
mentre
Anania
penetrava
nel
cortile
illuminato
dalla
luna
.
«
Chi
è
:
cosa
vogliono
?
»
,
chiedeva
una
vocina
sottile
,
dall
'
ombra
di
una
tettoia
sotto
cui
aprivasi
la
porta
della
cucina
.
«
Sono
io
!
»
,
gridò
Anania
,
avanzandosi
,
con
la
scodella
fra
le
mani
.
«
Efes
Cau
è
malato
,
nel
molino
,
e
mia
madre
prega
la
signora
padrona
che
dia
un
po
'
di
brodo
al
disgraziato
.
»
«
Oh
,
vieni
!
»
,
rispose
la
vocina
.
In
quel
momento
rientrò
la
serva
,
che
non
avendo
potuto
raggiungere
Bustianeddu
prese
a
spintoni
il
piccolo
Anania
.
Allora
la
bimba
che
aveva
detto
«
vieni
»
balzò
fuori
e
difese
il
figlio
del
mugnaio
.
«
Lascialo
:
che
ti
ha
fatto
?
»
,
disse
,
tirando
la
sottana
alla
serva
.
«
Dagli
subito
il
brodo
.
Subito
!
»
Questa
protezione
,
quel
tono
da
padrona
,
quella
figurina
grassa
e
rossa
,
vestita
di
flanellina
turchina
,
quel
nasetto
prepotente
rivolto
all
'
insù
fra
due
guancie
molto
paffute
,
quei
due
occhi
scintillanti
alla
luna
,
fra
due
bende
ricciolute
di
capelli
rossicci
,
piacquero
immensamente
ad
Anania
.
Egli
conosceva
già
la
figlia
del
padrone
,
Margherita
Carboni
,
come
la
chiamavano
tutti
i
bimbi
che
frequentavano
il
molino
;
qualche
volta
ella
gli
aveva
dato
i
lucignoli
ed
anche
l
'
orzo
per
il
cavallo
,
e
quasi
tutti
i
giorni
egli
la
vedeva
nell
'
orto
e
ad
intervalli
anche
nel
molino
,
dove
essa
si
recava
con
suo
padre
;
ma
mai
s
'
era
immaginato
che
quella
signorina
grassa
e
rossa
e
dall
'
aria
superba
fosse
così
affabile
e
buona
.
Mentre
la
serva
entrava
in
cucina
per
prendere
il
brodo
,
Margherita
domandò
ad
Anania
qualche
particolare
sulla
malattia
di
Efes
Cau
.
«
Egli
oggi
ha
mangiato
qui
,
in
questo
cortile
»
,
ella
disse
con
serietà
.
«
Pareva
sano
.
»
«
È
un
male
che
viene
agli
ubriaconi
»
,
spiegò
Anania
.
«
Si
contorceva
come
un
gatto
...
»
Appena
dette
queste
parole
egli
arrossì
ricordando
il
gatto
preso
al
laccio
da
zio
Pera
,
e
le
cento
lire
rubate
e
nascoste
nell
'
orto
.
Cento
lire
rubate
!
Che
avrebbe
detto
Margherita
Carboni
se
avesse
saputo
che
lui
,
Anania
,
lui
,
il
figlio
del
mugnaio
,
lui
,
l
'
abbandonato
,
lui
,
il
servo
,
verso
cui
la
piccola
padrona
si
degnava
mostrarsi
affabile
e
buona
,
aveva
rubato
cento
lire
e
che
queste
cento
lire
erano
nascoste
nell
'
orto
?
Ladro
!
Egli
era
un
ladro
,
e
di
una
somma
enorme
!
Solo
in
quel
momento
percepì
tutta
la
vergogna
della
sua
azione
,
e
sentì
dolore
,
umiliazione
,
rimorso
.
«
Come
un
gatto
,
ah
!
»
,
disse
Margherita
stringendo
i
denti
e
torcendo
il
nasino
;
«
Dio
mio
,
Dio
mio
;
è
meglio
che
egli
muoia
.
»
La
serva
tornò
,
con
la
scodella
colma
di
brodo
.
Anania
non
poté
più
aprir
bocca
:
prese
la
scodella
e
andò
via
piano
piano
,
badando
di
non
versare
il
brodo
.
Sentiva
una
strana
voglia
di
piangere
,
e
quando
raggiunse
Bustianeddu
,
nello
svolto
della
strada
,
ripeté
le
parole
di
Margherita
:
«
È
meglio
che
egli
muoia
»
.
«
Chi
?
È
caldo
quel
brodo
?
Ora
lo
assaggio
...
»
,
disse
l
'
altro
,
allungando
il
collo
verso
la
scodella
.
Ma
Anania
si
irritò
.
«
Non
toccare
!
»
,
gridò
.
«
Tu
sei
cattivo
;
tu
diventerai
come
Efes
.
Perché
hai
preso
i
denari
?
»
aggiunse
,
abbassando
la
voce
.
«
È
peccato
mortale
,
rubare
.
Va
a
riprenderli
e
rimettili
nel
cassetto
.
»
«
Poh
!
Poh
!
Sei
matto
?
»
«
Ed
io
lo
dico
a
mia
madre
!
»
«
Tua
madre
!
»
,
disse
l
'
altro
con
ironia
.
«
Va
a
cercarla
!
»
Intanto
camminavano
lentamente
,
ed
Anania
guardava
sempre
la
scodella
.
«
Siamo
ladri
!
»
,
disse
a
bassa
voce
.
«
Il
denaro
è
di
mio
padre
,
e
tu
sei
un
mammalucco
.
Andrò
via
io
solo
,
io
solo
ed
io
solo
!
»
«
Va
,
che
tu
non
possa
più
ritornare
!
Ma
io
...
io
lo
dirò
a
...
a
zia
Tatàna
»
(
sì
,
ora
si
vergognò
di
dire
mia
madre
!
)
.
«
Spia
!
»
,
proruppe
Bustianeddu
,
minacciandolo
coi
pugni
stretti
.
«
Se
tu
parli
ti
ammazzo
come
una
lucertola
,
ti
rompo
i
denti
con
una
pietra
,
ti
faccio
cacciar
le
viscere
per
gli
occhi
.
»
Anania
abbassò
le
spalle
,
pauroso
di
rovesciar
il
brodo
e
di
ricevere
i
pugni
dell
'
amico
,
ma
non
ritirò
la
minaccia
di
rivelare
ogni
cosa
a
zia
Tatàna
.
«
Che
diavolo
ti
han
detto
dentro
quel
cortile
?
»
,
proseguì
l
'
altro
,
fremente
.
«
Che
ti
ha
detto
quella
servaccia
?
Parla
.
»
«
Niente
.
Ma
io
non
voglio
essere
un
ladro
.
»
«
Tu
sei
un
bastardo
»
,
gridò
allora
Bustianeddu
,
«
ecco
cosa
sei
.
Ed
io
ora
vado
,
riprendo
i
denari
e
non
ti
guardo
più
in
faccia
.
»
S
'
allontanò
di
corsa
,
lasciando
Anania
colpito
da
un
dolore
profondo
.
Ladro
,
bastardo
,
abbandonato
!
Era
troppo
,
era
troppo
!
Egli
pianse
e
le
sue
lagrime
caddero
entro
la
scodella
.
«
Ed
ora
anche
Bustianeddu
mi
abbandona
e
va
via
solo
!
Ed
io
,
quando
potrò
partire
io
?
Quando
potrò
ricercarla
?
Quando
sarò
grande
!
»
,
rispose
a
se
stesso
,
rianimandosi
.
«
Ora
non
m
'importa.»
Tuttavia
,
appena
consegnò
la
scodella
a
zia
Tatàna
,
corse
al
finestruolo
della
stalla
.
Silenzio
.
Non
si
vedeva
nessuno
,
non
s
'
udiva
nulla
nel
grande
orto
umido
e
chiaro
sotto
la
luna
.
Le
montagne
si
delineavano
azzurre
sullo
sfondo
vaporoso
del
cielo
;
tutto
era
silenzio
e
pace
.
Ad
un
tratto
giunse
dal
molino
la
voce
di
Bustianeddu
.
«
Egli
non
ha
ripreso
i
denari
?
»
,
pensò
Anania
.
«
Non
è
entrato
nell
'
orto
.
Se
andassi
io
?
»
Ma
ebbe
paura
;
rientrò
nel
molino
e
cominciò
ad
aggirarsi
come
un
gattino
affamato
intorno
a
zia
Tatàna
che
curava
il
malato
.
Ella
gli
fece
la
solita
domanda
:
«
Che
hai
?
Ti
fa
male
il
ventre
?
»
.
«
Sì
,
andiamo
a
casa
.
»
Zia
Tatàna
capì
che
egli
voleva
dirle
qualche
cosa
e
lo
accompagnò
fuori
.
«
Gesù
,
Gesù
,
Santa
Caterina
bella
!
»
,
proruppe
,
appena
seppe
tutto
.
«
In
che
mondo
siamo
noi
!
Anche
gli
uccelli
,
anche
i
pulcini
dentro
l
'
uovo
commettono
il
male
!
»
Anania
non
seppe
mai
come
zia
Tatàna
avesse
persuaso
Bustianeddu
a
rimettere
il
denaro
nel
cassetto
:
però
d
'
allora
in
poi
i
due
amici
si
guardarono
un
po
'
in
cagnesco
,
e
per
ogni
piccola
cosa
si
insultavano
e
venivano
alle
mani
.
L
'
inverno
passò
,
ma
anche
in
aprile
il
frantoio
continuò
a
funzionare
perché
l
'
abbondanza
delle
olive
era
quell
'
anno
straordinaria
.
Qualche
volta
però
,
Anania
il
mugnaio
chiudeva
il
frantoio
,
andava
nei
campi
a
zappare
il
frumento
del
padrone
e
conduceva
con
sé
il
piccolo
Anania
,
del
quale
voleva
fare
un
contadino
;
ed
il
bimbo
lo
seguiva
tutto
lieto
di
rendersi
utile
,
recando
con
alterezza
sulle
spalle
la
zappa
e
la
bisaccia
delle
provviste
.
In
mezzo
ai
campi
quell
'
anno
coltivati
dal
mugnaio
,
sorgevano
due
pini
alti
,
sonori
come
due
torrenti
.
Era
un
paesaggio
dolce
e
melanconico
,
qua
e
là
sparso
di
vigne
solitarie
,
senza
alberi
,
né
macchie
.
La
voce
umana
vi
si
perdeva
senza
eco
,
quasi
attratta
e
ingoiata
dall
'
unico
mormorìo
dei
pini
,
le
cui
immense
chiome
pareva
sovrastassero
le
montagne
grigie
e
paonazze
dell
'
orizzonte
.
Mentre
il
padre
zappava
,
curvo
sulla
distesa
verde
-
chiara
del
frumento
tenero
,
Anania
si
perdeva
attraverso
i
campi
nudi
e
melanconici
,
cantando
con
gli
uccelli
,
cercando
funghi
ed
erbe
.
Qualche
volta
il
padre
,
sollevandosi
,
lo
vedeva
in
lontananza
e
provava
una
stretta
al
cuore
,
poiché
il
luogo
,
il
lavoro
,
la
figurina
del
bimbo
,
tutto
gli
ricordava
Olì
,
i
suoi
fratellini
,
l
'
errore
commesso
,
l
'
amore
,
le
gioie
perdute
.
Dov
'
era
Olì
?
E
chi
lo
sapeva
?
Ella
s
'
era
perduta
,
s
'
era
smarrita
come
l
'
uccellino
nei
campi
:
ebbene
,
peggio
per
lei
;
Anania
il
mugnaio
credeva
di
compiere
abbastanza
il
proprio
dovere
allevando
il
figliuolo
;
se
trovava
il
tesoro
che
sempre
sognava
,
manderebbe
il
bimbo
agli
studi
,
se
no
ne
farebbe
un
buon
contadino
:
che
pretendere
di
più
?
E
quelli
che
non
riconoscono
i
propri
figli
,
e
che
invece
di
raccoglierli
ed
allevarli
cristianamente
,
come
egli
faceva
,
li
abbandonavano
alla
miseria
ed
alla
mala
sorte
?
Sì
,
anche
certe
persone
ricche
,
anche
certi
signori
facevano
così
.
Sì
,
anche
il
padrone
...
sì
,
anche
il
signor
Carboni
...
Basta
,
Anania
grande
si
consolava
pensando
a
ciò
;
tuttavia
gli
rimaneva
in
cuore
un
senso
di
tristezza
,
e
guardando
in
lontananza
gli
pareva
di
scorgere
i
nuraghi
che
circondavano
la
cantoniera
di
Olì
;
e
durante
l
'
ora
dei
pasti
,
o
mentre
si
riposava
all
'
ombra
dei
pini
sonori
,
interrogava
il
figliuolo
sulle
sue
vicende
passate
.
Anania
aveva
soggezione
del
padre
,
e
non
osava
mai
guardarlo
negli
occhi
;
ma
una
volta
spinto
nella
via
dei
ricordi
chiacchierava
volentieri
,
abbandonandosi
al
piacere
nostalgico
di
raccontare
tante
cose
passate
.
Ricordava
tutto
;
Fonni
,
la
casa
e
i
racconti
della
vedova
,
il
buon
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
,
i
carabinieri
,
i
frati
,
il
cortile
del
convento
,
le
castagne
,
le
capre
,
le
montagne
,
la
fabbrica
dei
ceri
.
Ma
parlava
pochissimo
di
sua
madre
,
mentre
il
mugnaio
lo
tirava
sempre
su
quell
'
argomento
.
«
Ebbene
,
ti
bastonava
tua
madre
?
»
«
Mai
,
mai
!
»
,
protestava
Anania
.
«
Io
so
invece
che
ti
bastonava
.
»
«
Possiate
vedermi
senza
occhi
,
se
è
vero
!
»
,
spergiurava
il
ragazzetto
.
«
E
dimmi
...
che
cosa
faceva
essa
?
»
«
Lavorava
sempre
...
»
«
È
vero
che
un
carabiniere
la
voleva
in
isposa
?
»
«
Non
è
vero
!
Essi
i
carabinieri
,
mi
dicevano
:
"
Di
'
a
tua
madre
che
venga
;
abbiamo
da
parlarle
...
".»
«
Ed
essa
?
»
,
chiedeva
un
po
'
ansioso
il
mugnaio
.
«
Ah
,
essa
si
arrabbiava
come
un
cane
!
»
«
Ah
!
»
Il
mugnaio
sospirava
:
provava
un
senso
di
sollievo
nel
sentire
che
ella
non
andava
dai
carabinieri
.
Ebbene
,
sì
;
egli
le
voleva
ancora
bene
,
egli
ricordava
con
tenerezza
gli
occhi
chiari
e
ardenti
di
lei
,
ricordava
i
fratellini
,
il
povero
e
sofferente
cantoniere
;
ma
che
poteva
farci
?
Se
fosse
stato
libero
l
'
avrebbe
certamente
sposata
;
invece
aveva
dovuto
abbandonarla
:
adesso
tornava
inutile
pensarci
.
«
Va
»
,
diceva
ad
Anania
,
finito
il
pasto
frugale
;
«
là
dove
c
'
è
quel
fico
,
vedi
,
c
'
era
una
casa
antichissima
.
Va
e
fruga
per
terra
,
chissà
che
tu
trovi
qualche
cosa
.
»
Il
fanciullo
partiva
di
corsa
,
mentre
il
padre
pensava
:
«
Le
anime
innocenti
trovano
più
facilmente
i
tesori
.
Se
trovassimo
qualche
cosa
!
Passerei
un
tanto
ad
Olì
,
e
,
morta
mia
moglie
,
la
sposerei
.
Dopo
tutto
sono
stato
io
il
primo
ad
ingannarla
»
.
Ma
Anania
non
trovava
niente
.
Verso
sera
padre
e
figlio
tornavano
lentamente
in
paese
,
attraversando
lo
stradale
chiaro
nei
cui
sfondi
ardeva
il
crepuscolo
d
'
oro
.
Zia
Tatàna
li
aspettava
con
la
cena
pronta
ed
il
fuoco
cigolante
nel
focolare
pulito
.
Ella
soffiava
il
naso
al
piccolo
Anania
,
gli
puliva
gli
occhi
,
narrava
al
marito
gli
avvenimenti
della
giornata
.
Nanna
l
'
ubriacona
era
caduta
sul
fuoco
,
Efes
Cau
aveva
un
paio
di
scarpe
nuove
,
zio
Pera
aveva
bastonato
un
bambino
;
il
signor
Carboni
era
stato
al
molino
per
vedere
il
cavallo
.
«
Dice
che
è
orribilmente
dimagrato
.
»
«
Diavolo
,
ha
lavorato
tanto
:
cosa
vuole
il
padrone
?
Anche
le
bestie
son
di
carne
e
d
'ossa.»
Dopo
cena
il
mugnaio
andava
alla
bettola
,
perfettamente
dimentico
di
Olì
e
delle
sue
avventure
;
e
zia
Tatàna
filava
e
raccontava
una
fiaba
al
suo
figlio
d
'
adozione
,
qualche
volta
assisteva
anche
Bustianeddu
.
«
"
Dicono
che
una
volta
c
'
era
un
re
con
sette
occhi
d
'
oro
in
fronte
che
sembravano
sette
stelle
.
"
»
Oppure
la
fiaba
dell
'
Orco
e
di
Mariedda
.
Mariedda
era
fuggita
dalla
casa
dell
'
Orco
:
«"...Ella
fuggiva
,
fuggiva
,
gittando
dei
chiodi
che
si
moltiplicavano
,
si
moltiplicavano
,
coprivano
tutta
la
pianura
.
Zio
Orco
la
inseguiva
,
la
inseguiva
,
ma
non
riusciva
a
prenderla
perché
i
chiodi
gli
foravano
i
piedi
...
"
»
Dio
,
Dio
,
che
brivido
di
piacere
destava
nei
bimbi
la
fuga
di
Mariedda
!
Che
differenza
fra
la
cucina
,
la
figura
e
i
racconti
della
vedova
di
Fonni
,
e
la
cucina
pulita
e
calda
e
la
figura
soave
e
le
storielle
meravigliose
di
zia
Tatàna
!
Eppure
qualche
volta
Anania
si
annoiava
,
o
almeno
non
provava
l
'
emozione
fremente
che
i
racconti
della
vedova
gli
avevano
un
tempo
destato
;
forse
perché
al
posto
del
buon
Zuanne
,
del
fratellino
amato
,
c
'
era
Bustianeddu
cattivo
e
maligno
,
che
gli
dava
dei
pizzicotti
e
lo
chiamava
spia
e
bastardo
anche
davanti
alla
gente
e
nonostante
gli
ammonimenti
di
zia
Tatàna
.
Una
sera
lo
chiamò
bastardo
davanti
a
Margherita
Carboni
,
che
assieme
con
la
serva
era
venuta
per
una
commissione
in
casa
del
mugnaio
.
Zia
Tatàna
gli
si
gettò
sopra
e
gli
turò
la
bocca
,
ma
troppo
tardi
.
Ella
aveva
udito
,
ed
Anania
provò
un
dolore
indicibile
,
non
raddolcito
neppure
dal
pezzo
di
pane
intinto
nel
miele
che
zia
Tatàna
diede
a
lui
ed
a
Margherita
.
A
Bustianeddu
niente
.
Ma
che
cosa
era
un
pezzo
di
pane
intinto
nel
miele
dopo
la
profonda
amarezza
di
sentirsi
chiamato
bastardo
davanti
a
Margherita
Carboni
?
Ella
era
vestita
di
verde
,
con
calze
violette
ed
aveva
intorno
al
capo
una
sciarpa
di
lana
rossa
che
coloriva
ancor
più
le
sue
guancie
paffute
e
faceva
risaltare
l
'
azzurro
degli
occhi
lucenti
.
Quella
notte
Anania
la
sognò
così
,
bella
e
colorita
come
l
'
arcobaleno
,
ed
anche
nel
sogno
provava
il
dolore
d
'
essere
stato
chiamato
bastardo
davanti
a
lei
.
Nella
Settimana
Santa
,
però
,
-
quell
'
anno
la
Pasqua
ricorreva
agli
ultimi
d
'
aprile
,
-
il
mugnaio
compié
il
precetto
pasquale
ed
il
confessore
gli
impose
di
riconoscere
legalmente
il
figliuolo
.
Nello
stesso
tempo
Anania
,
che
compiva
gli
otto
anni
,
venne
cresimato
:
padrino
il
signor
Carboni
.
Fu
un
grande
avvenimento
per
il
ragazzo
e
per
la
città
tutta
che
s
'
era
data
convegno
nella
cattedrale
,
ove
Monsignor
Demartis
,
il
bel
vescovo
imponente
,
impartiva
la
cresima
a
centinaia
di
fanciulletti
.
Per
le
porte
spalancate
,
che
ad
Anania
parevano
grandissime
,
la
primavera
con
la
sua
viva
luce
e
il
suo
tepore
fragrante
penetrava
nella
chiesa
gremita
di
donne
dai
costumi
di
porpora
,
di
signore
,
di
bimbi
lieti
.
Il
signor
Carboni
,
grosso
,
rosso
in
viso
,
con
gli
occhi
azzurri
e
i
capelli
rossicci
,
col
gilè
di
terziopelo
attraversato
da
una
enorme
catena
d
'
oro
,
veniva
salutato
,
riverito
,
ricercato
dai
personaggi
più
cospicui
,
dai
paesani
e
dalle
paesane
,
dalle
signore
e
dai
bimbi
che
gremivano
la
chiesa
,
Anania
si
sentiva
altero
e
felice
di
tanto
padrino
;
è
vero
che
il
signor
Carboni
doveva
cresimare
altri
diciassette
bambini
;
ma
ciò
non
toglieva
importanza
al
singolo
onore
di
tutti
i
diciotto
figliocci
.
Dopo
la
cerimonia
questi
diciotto
figliocci
,
coi
rispettivi
parenti
,
accompagnarono
a
casa
il
padrino
,
ed
Anania
poté
ammirare
la
sala
di
Margherita
,
di
cui
aveva
sentito
dir
mirabilia
,
-
una
vasta
stanza
tappezzata
di
carta
rossa
,
con
seggioloni
del
secolo
scorso
e
cassettoni
ornati
di
fiori
artificiali
sotto
lampade
di
cristallo
,
nonché
di
alzatine
con
frutta
di
marmo
e
piattini
con
fette
di
salame
e
di
cacio
pure
di
marmo
.
Furon
serviti
liquori
,
caffè
,
biscotti
e
amaretti
;
e
la
bella
signora
Carboni
,
che
aveva
due
profonde
fossette
sulle
guancie
e
i
capelli
neri
tirati
tirati
sulle
tempie
,
graziosamente
adorna
d
'
un
vestito
da
camera
,
d
'
indiana
a
quadretti
azzurri
e
rossi
,
con
volante
e
merletto
in
fondo
,
fu
amabile
con
tutti
e
baciò
i
bimbi
consegnando
a
ciascuno
di
loro
un
involtino
.
Lungamente
Anania
ricordò
questi
particolari
.
Ricordò
che
invano
aveva
ardentemente
desiderato
che
Margherita
entrasse
nella
sala
e
notasse
il
suo
costumino
nuovo
,
di
fustagno
gialliccio
,
duro
come
la
pelle
del
diavolo
,
e
ricordò
che
la
signora
Cicita
Carboni
,
baciandolo
e
battendogli
lievemente
la
mano
inanellata
sulla
testina
orribilmente
rasa
,
aveva
detto
al
mugnaio
:
«
Ah
,
compare
,
perché
l
'
avete
conciato
così
?
Sembra
calvo
...
»
.
«
Lasciate
,
comare
»
,
aveva
risposto
Anania
grande
,
secondando
il
benevolo
scherzo
della
signora
,
«
la
testa
di
questo
buon
pulcino
sembrava
un
bosco
...
»
«
Ebbene
»
,
riprese
la
signora
,
«
avete
dunque
fatto
il
vostro
dovere
?
»
«
Fatto
!
Fatto
!
»
«
Me
ne
rallegro
.
Credete
pure
,
solo
i
figli
legittimi
sono
il
sostegno
dei
padri
nella
vecchiaia
.
»
Poi
s
'
avvicinò
il
signor
Carboni
.
«
Che
occhi
indiavolati
ha
questo
montanaro
!
»
,
disse
,
guardando
il
bimbo
negli
occhi
.
«
Ebbene
,
perché
li
abbassi
?
Ridi
?
Ah
,
diavoletto
...
»
Anania
rideva
di
gioia
nel
vedersi
osservato
dal
padrino
,
e
guardato
con
affetto
dalla
signora
Carboni
.
«
Che
cosa
diventerai
,
diavoletto
?
»
Egli
abbassava
e
sollevava
gli
occhi
lucenti
(
che
le
cure
di
zia
Tatàna
avevano
guarito
perfettamente
)
,
e
cercava
di
nascondersi
dietro
del
padre
.
«
Dunque
,
rispondi
al
padrino
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
scuotendolo
.
«
Che
cosa
ti
farai
,
diavoletto
?
»
«
Mugnaio
?
»
,
chiese
la
signora
.
Egli
accennò
di
no
,
di
no
.
«
Ah
,
non
ti
piace
?
Contadino
?
»
No
,
e
sempre
no
.
«
Ebbene
,
vuoi
studiare
?
»
,
chiese
astutamente
il
mugnaio
.
«Sì.»
«
Ah
,
bravo
!
»
,
disse
il
signor
Carboni
,
«
tu
vuoi
studiare
?
ti
farai
prete
?
»
«
Ancora
no
.
»
«
Avvocato
?
»
,
chiese
il
mugnaio
.
«Sì.»
«
Diavolo
!
Diavolo
!
Lo
dicevo
io
che
ha
gli
occhi
vivi
!
Vuol
farsi
avvocato
il
piccolo
topo
!
»
«
Ah
,
caro
mio
,
siamo
poveri
»
,
osservò
sospirando
il
mugnaio
.
«
Se
il
bimbo
ha
voglia
di
studiare
la
provvidenza
non
mancherà
»
,
disse
il
padrone
.
«
Non
mancherà
!
»
,
ripeté
come
eco
la
padrona
,
queste
parole
decisero
il
destino
di
Anania
:
ed
egli
non
le
dimenticò
mai
più
.
Il
frantoio
venne
definitivamente
chiuso
,
-
per
quell
'
anno
,
-
ed
il
mugnaio
si
trasformò
del
tutto
in
contadino
.
Una
primavera
ardente
ingialliva
già
le
campagne
;
le
vespe
e
le
api
ronzavano
intorno
alla
casetta
di
zia
Tatàna
;
il
grande
sambuco
del
cortiletto
coprivasi
di
un
meraviglioso
merletto
di
fiori
giallognoli
.
Nel
cortile
d
'
Anania
conveniva
quasi
sempre
tutti
i
giorni
la
compagnia
che
già
usava
riunirsi
nel
molino
:
zio
Pera
col
randello
,
Efes
e
Nanna
costantemente
ubriachi
,
il
bel
calzolaio
Carchide
,
Bustianeddu
ed
il
padre
,
nonché
altre
persone
del
vicinato
.
Inoltre
Maestro
Pane
aveva
messo
su
bottega
in
un
bugigattolo
in
faccia
al
cortiletto
;
tutto
il
santo
giorno
era
un
viavai
di
gente
che
rideva
,
gridava
,
s
'
insultava
,
diceva
male
parole
.
Il
piccolo
Anania
passava
le
sue
giornate
fra
questa
gente
meschina
e
violenta
,
dalla
quale
apprendeva
atti
e
parole
sconcie
,
abituandosi
allo
spettacolo
dell
'
ubriachezza
e
della
miseria
incosciente
.
A
fianco
della
bottega
di
Maestro
Pane
,
in
un
altro
bugigattolo
nero
di
fuliggine
e
di
ragnatele
,
marciva
una
misera
ragazzetta
inferma
,
del
cui
padre
,
partito
per
lavorare
in
una
miniera
africana
,
non
s
'
era
saputo
più
nulla
:
l
'
infelice
creatura
,
soprannominata
Rebecca
,
viveva
sola
,
abbandonata
,
piagata
,
su
una
stuoia
lurida
,
fra
nugoli
d
'
insetti
e
di
mosche
.
Più
in
là
abitava
una
vedova
con
cinque
bambini
che
mendicavano
;
lo
stesso
Maestro
Pane
chiedeva
spesso
l
'
elemosina
.
Con
tutto
ciò
la
gente
era
allegra
:
i
cinque
bimbi
mendicanti
ridevano
sempre
,
Maestro
Pane
parlava
con
se
stesso
ad
alta
voce
,
raccontandosi
storielle
amene
e
ricordandosi
fatti
allegri
della
sua
gioventù
.
Solo
nei
meriggi
luminosissimi
,
quando
il
vicinato
taceva
e
le
vespe
ronzavano
tra
i
fiori
del
sambuco
,
conciliando
il
sonno
al
piccolo
Anania
coricato
supino
sul
limitare
della
porta
,
vibrava
nel
silenzio
caldo
il
lamento
acuto
di
Rebecca
,
che
saliva
,
si
spandeva
,
si
spezzava
,
ricominciava
,
slanciavasi
in
alto
,
sprofondavasi
sotterra
,
e
per
così
dire
pareva
trafiggesse
il
silenzio
con
un
getto
di
freccie
sibilanti
.
In
quel
lamento
era
tutto
il
dolore
,
il
male
,
la
miseria
,
l
'
abbandono
,
lo
spasimo
non
ascoltato
del
luogo
e
delle
persone
;
era
la
voce
stessa
delle
cose
,
il
lamento
delle
pietre
che
cadevano
ad
una
ad
una
dai
muri
neri
delle
casette
preistoriche
,
dei
tetti
che
si
sfasciavano
,
delle
scalette
esterne
e
dei
poggiuoli
di
legno
tarlato
che
minacciavano
rovina
,
delle
euforbie
che
crescevano
nelle
straducole
rocciose
,
delle
gramigne
che
coprivano
i
muri
,
della
gente
che
non
mangiava
,
delle
donne
che
non
avevano
vesti
,
degli
uomini
che
si
ubriacavano
per
stordirsi
e
che
bastonavano
le
donne
ed
i
fanciulli
e
le
bestie
perché
non
potevano
percuotere
il
destino
,
delle
malattie
non
curate
,
della
miseria
accettata
incoscientemente
come
la
vita
stessa
.
Ma
chi
ci
badava
?
Lo
stesso
piccolo
Anania
,
coricato
supino
sul
limitare
della
porta
,
scacciava
le
mosche
e
le
vespe
agitando
un
fiore
di
sambuco
,
e
pensava
istintivamente
:
«
Uh
!
Perché
grida
sempre
quella
lì
?
Cosa
la
fa
gridare
?
Non
ci
devono
essere
gli
ammalati
nel
mondo
?
»
.
Egli
s
'
era
fatto
tondo
tondo
,
ingrassato
dai
cibi
abbondanti
,
dal
dolce
far
niente
,
e
sopratutto
dal
sonno
.
Dormiva
sempre
.
Ed
anche
nei
meriggi
silenziosi
,
nonostante
il
grido
continuo
di
Rebecca
,
egli
finiva
con
l
'
addormentarsi
,
col
fior
di
sambuco
nella
manina
rossa
,
e
il
naso
coperto
di
mosche
.
E
sognava
di
trovarsi
ancora
lassù
,
nella
casa
della
vedova
,
nella
cucina
vigilata
dal
gabbano
nero
che
pareva
un
fantasma
appiccato
:
ma
sua
madre
non
c
'
era
più
,
era
fuggita
,
lontano
,
in
una
terra
ignota
.
Ed
un
frate
veniva
dal
convento
,
ed
insegnava
a
leggere
e
scrivere
al
piccolo
abbandonato
,
che
voleva
studiare
per
mettersi
in
viaggio
alla
ricerca
di
sua
madre
.
Il
frate
parlava
,
ma
Anania
non
riusciva
a
sentirlo
,
perché
dal
gabbano
usciva
un
lamento
acuto
e
straziante
che
assordava
.
Dio
mio
,
che
paura
!
Era
la
voce
dello
spirito
del
bandito
morto
.
Ed
oltre
alla
paura
,
Anania
provava
un
gran
fastidio
al
naso
ed
agli
occhi
.
Erano
le
mosche
.
V
.
Finalmente
il
suo
sogno
s
'
avverò
.
Una
mattina
di
ottobre
egli
s
'
alzò
più
presto
del
solito
,
e
zia
Tatàna
lo
lavò
,
lo
pettinò
,
gli
fece
indossare
il
vestitino
nuovo
,
quello
di
fustagno
duro
come
la
pelle
del
diavolo
.
Anania
grande
,
che
divorava
già
la
sua
colazione
,
-
un
arrosto
di
viscere
di
pecora
,
-
quando
vide
il
fanciullo
pronto
per
recarsi
alla
scuola
rise
di
gioia
,
e
gli
disse
,
minacciandolo
con
un
dito
:
«
Ohi
,
ohi
,
se
non
fai
da
bravo
!
Ti
mando
da
Maestro
Pane
a
far
le
casse
da
morto
...
»
.
Bustianeddu
venne
a
prendere
Anania
e
lo
accompagnò
con
una
certa
aria
di
sprezzante
protezione
.
La
mattina
era
splendida
;
nell
'
aria
limpida
passava
un
dolce
odore
di
mosto
,
di
caffè
,
di
vinaccia
in
fermentazione
;
le
galline
ed
i
galli
cantavano
per
le
strade
;
i
contadini
si
recavano
in
campagna
coi
lunghi
carri
coperti
di
pampini
,
preceduti
dai
cani
allegri
e
frementi
.
Anania
si
sentiva
felice
,
benché
il
compagno
parlasse
male
della
scuola
e
dei
maestri
.
«
Il
tuo
maestro
,
Ananì
,
pare
un
gallo
,
col
berretto
rosso
e
la
voce
rauca
.
Io
l
'
ho
dovuto
sopportare
per
un
anno
,
che
il
diavolo
gli
roda
il
calcagno
.
»
Le
scuole
erano
all
'
altra
estremità
di
Nuoro
,
in
un
convento
circondato
da
orti
melanconici
;
la
classe
di
Anania
,
al
pianterreno
,
guardava
sulla
strada
solitaria
;
molta
polvere
copriva
le
pareti
,
la
cattedra
del
maestro
sembrava
rosicchiata
dai
topi
;
macchie
d
'
inchiostro
,
incisioni
e
graffiti
,
nomi
che
parevano
geroglifici
,
decoravano
i
banchi
.
Anania
provò
una
vera
delusione
nel
veder
comparire
,
invece
del
maestro
descrittogli
da
Bustianeddu
,
una
maestra
vestita
in
costume
,
piccola
e
pallida
,
con
due
baffetti
neri
sul
labbro
superiore
come
li
aveva
anche
zia
Tatàna
.
Quaranta
bambini
animavano
la
classe
.
Anania
era
il
più
grande
di
tutti
,
e
forse
per
ciò
la
piccola
maestra
,
che
aveva
anche
due
terribili
occhi
neri
,
si
rivolgeva
a
lui
di
preferenza
,
chiamandolo
col
solo
cognome
e
parlandogli
un
po
'
in
dialetto
sardo
,
un
po
'
in
lingua
italiana
.
Quest
'
attenzione
ostinata
non
gli
piaceva
,
ma
gli
giovò
:
dopo
tre
sole
ore
di
scuola
egli
sapeva
già
leggere
e
scrivere
due
vocali
;
è
vero
che
una
era
la
vocale
o
,
ma
ciò
non
toglieva
importanza
al
suo
merito
.
Verso
le
undici
,
però
,
egli
era
già
stufo
della
scuola
e
della
maestra
,
nonché
del
vestito
nuovo
che
lo
impacciava
assai
:
sbadigliava
e
pensava
al
cortiletto
,
al
sambuco
,
al
cestino
dei
fichi
d
'
India
ove
ogni
tanto
egli
usava
cacciar
le
manine
agguerrite
contro
le
spine
.
Non
veniva
mai
l
'
ora
d
'
andar
via
,
dunque
?
Molti
compagni
piangevano
,
e
la
maestra
si
sfiatava
invano
,
predicando
l
'
amor
della
scuola
e
la
tranquillità
.
Finalmente
l
'
uscio
s
'
aprì
:
comparve
e
disparve
come
un
lampo
la
figura
sbarbata
del
bidello
,
-
anche
lui
vestito
in
costume
,
-
risuonò
la
sua
voce
:
«
È
ora
!
»
I
bambini
si
precipitarono
verso
la
porta
spingendosi
,
gridando
,
ed
Anania
rimase
ultimo
accanto
alla
maestra
che
lo
accarezzò
sulla
testa
con
la
piccola
mano
scarna
.
«
Bravo
»
,
gli
disse
:
«
sei
il
figlio
di
Anania
Atonzu
?
»
.
«Sissignora.»
«
Bravo
.
Tanti
saluti
a
tua
madre
.
»
Egli
naturalmente
capì
che
questi
saluti
erano
per
zia
Tatàna
:
e
subito
la
maestra
,
che
lo
lasciò
per
mischiarsi
alla
folla
dei
bambini
schiamazzanti
,
gli
diventò
cara
.
«
Ma
che
modo
è
questo
?
»
,
ella
gridava
agli
scolaretti
afferrandoli
e
fermandoli
.
«
A
due
a
due
!
In
riga
!
»
A
due
a
due
,
in
riga
,
essi
percorsero
un
buon
tratto
di
strada
:
dopo
furono
lasciati
liberi
,
e
si
dispersero
per
lo
spiazzo
come
uccellini
scappati
dalla
rete
,
correndo
e
girando
.
Anche
dalle
altre
classi
uscivano
in
ordine
gli
alunni
via
via
più
adulti
e
più
seri
.
Bustianeddu
piombò
sopra
Anania
,
battendogli
i
quaderni
sul
capo
,
e
lo
trasse
con
sé
.
«
Ti
piace
,
dunque
?
»
«
Sì
»
,
rispose
Anania
,
«
ma
ho
fame
.
Non
finiva
mai
.
»
«
Oh
,
che
credevi
fosse
un
minuto
?
Aspetta
,
e
vedrai
!
Ti
calerà
il
moccio
e
la
bava
,
ti
verrà
la
fame
e
la
sete
.
Oh
,
oh
,
guarda
Margherita
Carboni
.
»
La
bimba
,
con
le
calze
violette
,
la
sciarpa
rossa
,
i
polsini
di
lana
verde
,
s
'
avanzava
fra
un
nugolo
di
scolarette
,
-
uscite
dalla
scuola
dopo
i
maschi
,
-
e
passò
davanti
ai
due
amici
senza
degnarsi
di
guardarli
.
Dopo
il
gruppo
che
la
circondava
venivano
altri
gruppi
di
ragazzette
,
povere
e
ricche
,
paesane
e
borghesi
,
alcune
già
alte
e
civettuole
.
I
ragazzi
di
quarta
e
di
quinta
si
fermavano
a
guardarle
e
ridevano
fra
loro
.
«
Fanno
all
'
amore
»
,
disse
Bustianeddu
.
«
Se
i
maestri
li
vedono
!...»
Anania
non
rispose
,
convinto
che
gli
scolari
e
le
scolare
di
quarta
e
quinta
fossero
abbastanza
grandi
per
far
all
'
amore
.
«
Si
scambiano
anche
delle
lettere
!
»
riprese
Bustianeddu
,
con
grande
importanza
.
«
Anche
noi
,
quando
saremo
in
quarta
,
faremo
all
'
amore
!
»
disse
Anania
con
semplicità
.
«
Che
cosa
fai
tu
,
mammalucco
!
Impara
prima
a
pulirti
il
naso
.
»
E
si
presero
per
mano
e
si
misero
a
correre
.
Dopo
quel
giorno
altri
ed
altri
ne
passarono
;
tornò
l
'
inverno
,
venne
riaperto
il
molino
,
ricominciarono
le
scene
dell
'
anno
avanti
.
Anania
era
il
primo
della
classe
e
fin
d
'
allora
tutti
dissero
che
egli
sarebbe
diventato
medico
o
avvocato
o
magari
giudice
.
Tutti
sapevano
che
il
signor
Carboni
aveva
promesso
di
assisterlo
negli
studi
;
ed
anche
lui
lo
sapeva
,
ma
ancora
non
riusciva
a
farsi
una
giusta
idea
del
valore
di
questa
promessa
.
Solo
più
tardi
cominciò
in
lui
la
gratitudine
;
per
allora
provava
una
soggezione
invincibile
e
nello
stesso
tempo
una
vera
felicità
quando
vedeva
la
florida
ed
affabile
persona
del
padrino
.
Spesso
veniva
invitato
a
pranzo
dal
signor
Carboni
,
ma
,
strano
invito
,
egli
doveva
mangiare
in
cucina
,
con
le
serve
ed
i
gatti
;
del
che
non
si
lamentava
perché
gli
pareva
che
a
tavola
,
coi
signori
,
non
avrebbe
potuto
aprir
bocca
per
la
soggezione
e
per
la
gioia
.
Dopo
il
pranzo
Margherita
usciva
in
cucina
e
s
'
intratteneva
con
lui
,
per
lo
più
chiedendogli
informazioni
sulle
persone
che
frequentavano
il
molino
;
poi
lo
conduceva
di
qua
e
di
là
,
nel
cortile
,
nei
granai
,
in
cantina
,
compiacendosi
quando
egli
esclamava
col
fare
di
Bustianeddu
:
«
eh
,
diavolo
,
quanta
roba
avete
!
»
,
ma
non
si
abbassava
mai
a
giocare
con
lui
.
Gli
anni
passarono
.
Dopo
la
maestrina
dai
baffi
venne
la
volta
del
maestro
che
pareva
un
gallo
;
poi
d
'
un
vecchio
maestro
tabaccone
che
additando
l
'
isola
di
Spitzberg
diceva
piangendo
:
«
qui
fu
imprigionato
Silvio
Pellico
»
;
poi
di
un
piccolo
maestro
dalla
testa
rotonda
,
pallido
,
molto
allegro
,
che
si
suicidò
.
Tutti
gli
scolari
rimasero
morbosamente
impressionati
dal
fatto
doloroso
;
per
molto
tempo
non
pensarono
e
non
parlarono
d
'
altro
,
ed
Anania
,
che
non
sapeva
persuadersi
come
il
maestro
si
fosse
potuto
uccidere
mentre
era
un
uomo
allegro
,
dichiarò
in
piena
scuola
che
era
pronto
a
suicidarsi
alla
prima
occasione
.
Fortunatamente
l
'
occasione
mancava
;
egli
in
quel
tempo
non
aveva
dispiaceri
;
era
sano
;
amato
dai
suoi
,
sempre
primo
nella
scuola
.
Intorno
a
lui
la
vita
si
svolgeva
sempre
eguale
,
con
le
stesse
figure
ed
i
meschini
avvenimenti
,
-
un
giorno
simile
all
'
altro
,
un
anno
simile
all
'
altro
,
-
come
la
stoffa
a
disegni
eguali
che
il
mercante
svolge
dall
'
interminabile
pezza
.
D
'
inverno
convenivano
nel
frantoio
sempre
le
stesse
persone
,
gli
stessi
tipi
,
e
si
rinnovavano
le
stesse
scene
.
In
primavera
il
sambuco
fioriva
nel
cortiletto
,
le
mosche
e
le
api
ronzavano
nell
'
aria
luminosa
;
nelle
strade
e
nelle
case
si
delineavano
sempre
le
stesse
figure
;
zio
Barchitta
il
pazzo
,
con
gli
occhi
azzurri
fissi
e
la
barba
ed
i
capelli
lunghi
,
simile
ad
un
vecchio
Gesù
mendicante
,
continuava
nelle
sue
innocue
stravaganze
,
-
Maestro
Pane
segava
le
assi
,
e
parlava
fra
sé
a
voce
alta
.
-
Efes
passava
barcollando
,
-
Nanna
lo
seguiva
,
-
i
bambini
laceri
giocavano
coi
cani
,
i
gatti
,
le
galline
,
i
porcetti
,
-
le
donnicciole
si
bisticciavano
,
-
i
giovanotti
cantavano
cori
melanconici
nelle
notti
serene
illuminate
dalla
luna
,
il
lamento
di
Rebecca
vibrava
nell
'
aria
simile
al
canto
del
cuculo
nella
tristezza
d
'
un
paesaggio
desolato
.
Come
appare
il
sole
in
uno
squarcio
improvviso
di
cielo
velato
,
qualche
volta
appariva
nel
misero
vicinato
ove
Anania
viveva
,
la
florida
figura
del
signor
Carboni
.
Le
donne
uscivano
sulla
porta
per
salutarlo
e
sorridergli
;
gli
uomini
disoccupati
,
sdraiati
indolentemente
al
sole
,
balzavano
in
piedi
arrossendo
;
i
bambini
gli
correvano
dietro
,
baciandogli
le
mani
ch
'
egli
teneva
bonariamente
intrecciate
dietro
la
schiena
.
Durante
un
rigido
inverno
di
carestia
egli
provvide
di
polenta
e
d
'
olio
tutto
il
vicinato
.
Tutti
ricorrevano
a
lui
per
piccoli
prestiti
che
non
venivano
mai
restituiti
:
qua
e
là
,
per
tutte
le
stradette
dove
il
vento
portava
foglie
,
paglia
e
immondezze
,
egli
incontrava
bambini
e
ragazzi
che
lo
chiamavano
«
padrino
»
e
donne
ed
uomini
che
lo
chiamavano
«
compare
»
;
ormai
non
ricordava
più
il
numero
dei
suoi
figliocci
,
e
zio
Pera
affermava
malignamente
che
non
poche
persone
si
fingevano
compari
e
comari
del
padrone
per
carpirgli
danari
.
«
Eppoi
molti
sperano
che
egli
aiuti
negli
studi
i
loro
figliuoli
!
»
,
disse
un
giorno
il
vecchio
ortolano
,
seduto
davanti
al
forno
del
frantoio
,
col
randello
sulle
ginocchia
.
«
Eh
,
qualcuno
ne
aiuterà
bene
!
»
,
osservò
il
mugnaio
,
con
evidente
compiacenza
,
guardando
Anania
che
stava
affacciato
alla
finestra
.
«
Non
più
d
'
uno
!
Il
padrone
è
un
po
'
vano
,
ma
non
si
rovina
,
poi
!
»
«
Che
dite
voi
,
vecchia
cavalletta
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
,
adirandosi
.
«
Come
il
diavolo
,
voi
,
più
invecchiate
,
più
diventate
maligno
.
»
«
Andiamo
!
»
,
riprese
il
vecchio
raschiando
e
tossendo
.
«
E
le
cose
forse
non
si
sanno
?
Ebbene
,
solo
i
cani
riescono
a
nascondere
le
loro
immondezze
.
Perché
il
padrone
non
fa
studiare
i
suoi
bastardi
?
»
Anania
,
che
guardava
alla
finestra
,
sotto
la
quale
odorava
un
mucchio
di
sanse
fumanti
,
sentì
un
fremito
di
dolore
,
come
se
qualcuno
l
'
avesse
percosso
.
Il
mugnaio
raschiò
e
tossì
a
sua
volta
,
e
avrebbe
voluto
che
Anania
non
udisse
le
parole
sacrileghe
dell
'
ortolano
,
ma
anche
lui
non
poté
contenersi
,
e
cominciò
ad
inveire
contro
zio
Pera
.
«
Schifoso
,
maligno
,
topo
morto
,
che
modo
di
parlare
è
il
vostro
?
»
«
E
che
le
cose
non
si
sanno
?
»
,
ripeté
il
vecchio
,
prendendo
il
randello
in
mano
,
come
per
difendersi
da
un
possibile
attacco
.
«
Il
bambino
che
lavora
nella
bottega
di
Franziscu
Carchide
è
forse
figlio
di
Gesù
Cristo
'
?
Ebbene
,
perché
il
padrone
non
fa
studiare
quel
bambino
,
che
è
suo
?
»
«
È
il
figlio
d
'
un
prete
»
,
disse
il
mugnaio
,
abbassando
la
voce
.
«
Non
è
vero
.
È
del
padrone
.
Osservalo
;
è
tal
e
quale
a
Margarita
.
»
«
Ecco
»
,
rispose
il
mugnaio
completamente
disarmato
,
«
quel
bambino
è
cattivo
come
il
diavolo
:
non
si
può
far
studiare
.
Si
può
combattere
contro
le
pietre
?
»
«
Ah
,
bene
!
»
,
mormorò
zio
Pera
,
ripreso
da
un
attacco
di
tosse
.
Anania
stette
ancora
alla
finestra
,
sputando
sul
mucchio
di
sanse
,
oppresso
da
una
misteriosa
tristezza
.
Egli
conosceva
il
ragazzetto
che
lavorava
presso
il
Carchide
,
e
sapeva
che
era
discolo
,
ma
non
più
di
Bustianeddu
e
d
'
altri
ragazzi
che
frequentavano
la
scuola
.
Perché
il
signor
Carboni
non
lo
prendeva
in
casa
sua
,
se
era
suo
figlio
,
come
lui
era
stato
preso
dal
mugnaio
?
Poi
pensò
:
«
Ha
madre
,
quel
ragazzetto
?
»
.
Ah
,
la
madre
,
la
madre
!
A
misura
che
egli
cresceva
,
che
la
sua
mente
aprivasi
e
le
sue
idee
e
le
sue
percezioni
prendevano
forma
,
il
pensiero
della
madre
delineavasi
sempre
più
chiaro
nel
crepuscolo
della
sua
coscienza
nascente
.
In
quel
tempo
egli
frequentava
la
quarta
elementare
,
tra
fanciulli
di
ogni
condizione
e
di
ogni
carattere
,
e
cominciava
ad
aver
sentore
della
scienza
del
bene
e
del
male
.
Si
vergognava
già
coscientemente
se
qualcuno
alludeva
a
sua
madre
,
e
ricordava
di
essersene
sempre
vergognato
per
istinto
;
e
nello
stesso
tempo
provava
un
desiderio
struggente
di
sapere
ove
ella
era
,
di
rivederla
,
di
rimproverarle
la
sua
fuga
.
Già
la
terra
ignota
,
lontana
e
misteriosa
,
ove
ella
s
'
era
rifugiata
,
prendeva
ai
suoi
occhi
linee
e
parvenze
decise
,
come
la
terra
che
tra
i
vapori
dell
'
alba
s
'
avvicina
al
naviglio
viaggiante
.
Egli
studiava
con
piacere
la
geografia
,
e
sapeva
già
perfettamente
l
'
itinerario
da
percorrere
per
arrivare
dall
'
isola
a
quel
continente
dove
si
nascondeva
sua
madre
.
E
come
un
tempo
,
nel
villaggio
dell
'
alta
montagna
,
sognava
la
città
dove
viveva
suo
padre
,
adesso
pensava
alle
grandi
città
di
cui
leggeva
notizie
nei
libri
di
scuola
,
ed
in
una
di
esse
,
ed
in
tutte
,
vedeva
sua
madre
.
L
'
immagine
fisica
di
lei
si
scoloriva
sempre
più
nella
sua
memoria
come
una
vecchia
fotografia
,
ma
egli
se
la
figurava
sempre
vestita
in
costume
,
scalza
,
svelta
e
triste
.
Un
fatto
accaduto
qualche
anno
appresso
sconvolse
però
le
sue
fantasticherie
.
Fu
il
ritorno
della
madre
di
Bustianeddu
.
In
quel
tempo
Anania
frequentava
il
ginnasio
ed
era
segretamente
innamorato
di
Margherita
Carboni
:
si
credeva
quindi
già
una
persona
seria
,
e
finse
di
non
interessarsi
al
fatto
che
commoveva
tutti
i
suoi
vicini
di
casa
,
mentre
invece
vi
pensava
giorno
e
notte
.
Oppresso
da
un
cumulo
d
'
impressioni
dolorose
.
Egli
non
vide
presto
la
donna
,
nascosta
in
casa
di
una
sua
parente
,
ma
giorno
per
giorno
riceveva
le
confidenze
di
Bustianeddu
,
che
era
diventato
un
giovinetto
serio
ed
astuto
.
Siccome
zio
Pera
perdeva
le
forze
,
s
'
era
associato
il
mugnaio
nella
coltivazione
delle
fave
e
dei
cardi
.
Anania
aveva
quindi
libero
ingresso
nell
'
orto
,
e
amava
studiare
seduto
sull
'
erba
del
ciglione
,
nella
corta
ombra
dei
fichi
d
'
India
,
davanti
al
selvaggio
panorama
dei
monti
e
della
vallata
.
Qui
Bustianeddu
veniva
a
trovarlo
ed
a
confidargli
i
suoi
pensieri
.
«
È
tornata
!
»
,
diceva
,
steso
a
pancia
a
terra
sull
'
erba
,
e
muovendo
le
gambe
in
aria
.
«
Era
meglio
che
non
tornasse
.
Mio
padre
voleva
ammazzarla
,
ma
poi
s
'
è
calmato
.
»
«
L
'
hai
veduta
?
»
«
Sicuro
che
l
'
ho
veduta
.
Mio
padre
non
vuole
che
io
vada
da
lei
,
ma
io
ci
vado
egualmente
.
È
grassa
,
vestita
da
signora
.
Io
non
l
'
ho
riconosciuta
,
diavolo
!
»
«
Tu
non
l
'
hai
riconosciuta
!
»
,
esclamava
Anania
,
palpitando
,
meravigliandosi
di
Bustianeddu
e
pensando
a
sua
madre
.
Ah
,
egli
l
'
avrebbe
riconosciuta
subito
!
Ma
poi
diceva
a
se
stesso
:
«
Anche
lei
sarà
vestita
da
signora
,
pettinata
alla
moda
...
Dio
,
Dio
,
come
sarà
?
»
.
«
In
tutti
i
modi
la
riconoscerei
,
oh
,
ne
sono
certo
!
»
,
pensava
poi
,
confidando
nel
suo
istinto
.
«
Perché
è
tornata
tua
madre
?
»
,
chiese
un
giorno
a
Bustianeddu
.
«
Perché
?
Oh
,
bella
,
perché
questo
è
il
suo
paese
.
Essa
cuciva
a
macchina
,
in
una
sartoria
di
Torino
;
era
stanca
ed
è
tornata
.
»
Un
grave
silenzio
seguì
a
queste
parole
:
i
due
ragazzi
sapevano
che
la
storia
della
sartoria
era
una
menzogna
,
ma
l
'
accettavano
incondizionatamente
.
Anzi
,
dopo
un
momento
,
Anania
osservò
:
«
Ed
allora
tuo
padre
dovrebbe
far
la
pace
»
.
«
No
!
»
,
disse
Bustianeddu
,
fingendo
di
dar
ragione
a
suo
padre
.
«
Ella
non
aveva
bisogno
di
lavorare
per
vivere
!
»
«
Oh
,
che
tuo
padre
non
lavora
?
È
vergogna
lavorare
?
»
«
Mio
padre
è
un
negoziante
!
»
,
corresse
l
'
altro
.
«
Che
farà
ora
tua
madre
?
E
tu
con
chi
andrai
a
stare
?
»
«
Chi
lo
sa
!
»
Di
giorno
in
giorno
,
però
,
le
notizie
diventavano
sempre
più
emozionanti
.
«
Se
tu
sapessi
quanta
gente
viene
da
mio
padre
per
pregarlo
di
far
la
pace
con
lei
!
Anche
il
deputato
,
sì
.
Poi
venne
la
nonna
,
ieri
notte
,
e
disse
a
mio
padre
:
"
Gesù
perdonò
alla
Maddalena
;
ebbene
,
figlio
mio
,
pensa
che
siamo
nati
per
morire
;
pensa
che
al
di
là
noi
rechiamo
con
noi
solo
le
buone
azioni
.
Guarda
come
è
desolata
la
tua
casa
;
i
topi
vi
fanno
continuamente
festa
".»
«
E
tuo
padre
?
»
«
"
Andate
via
"
,
disse
arrabbiandosi
,
"
andate
via
subito
;
vergognatevi
.
"
»
«
Ed
ora
»
,
disse
Bustianeddu
il
giorno
appresso
,
«
ora
s
'
è
immischiata
anche
zia
Tatàna
!
Che
sermone
ha
fatto
!
"
Ecco
"
ha
detto
a
mio
padre
,
"
figurati
di
prendere
in
casa
un
'
amica
.
Prendila
:
ella
è
pentita
,
si
emenderà
.
Se
tu
rifiuti
chissà
che
cosa
avverrà
di
lei
!
Re
Salomone
aveva
settanta
amiche
in
casa
sua
ed
era
l
'
uomo
più
savio
del
mondo
"
»
.
«
E
lui
?
»
«
Duro
come
la
pietra
;
anzi
disse
che
le
amiche
fecero
perder
la
testa
a
Salomone
.
»
Infatti
il
negoziante
non
si
piegò
mai
;
e
la
donna
andò
ad
abitare
dall
'
altra
parte
del
paese
,
verso
il
convento
ov
'
erano
le
scuole
;
rivestì
il
costume
,
ma
un
costume
un
po
'
falsato
,
arricchito
di
nastri
e
di
merletti
,
e
dal
quale
si
riconosceva
subito
la
donna
di
fama
equivoca
.
Il
marito
non
perdonò
,
ed
ella
continuò
la
sua
vita
.
Anania
la
vide
un
giorno
,
e
poi
sempre
,
mentre
si
recava
al
ginnasio
;
ella
abitava
una
casa
nerastra
,
intorno
alle
cui
finestre
biancheggiava
una
striscia
di
calce
che
terminava
in
una
croce
.
Sotto
la
porta
c
'
erano
quattro
scalini
,
e
spesso
la
donna
,
che
era
alta
e
bella
,
sebbene
non
più
giovanissima
e
molto
bruna
di
viso
,
stava
seduta
sugli
scalini
,
cucendo
o
ricamando
una
camicia
paesana
.
In
estate
rimaneva
a
testa
nuda
,
coi
capelli
nerissimi
rialzati
un
po
'
a
ciuffo
sulla
breve
fronte
,
e
teneva
un
fazzolettino
di
seta
grigia
intorno
al
lungo
collo
.
Anania
arrossiva
ogni
volta
che
la
vedeva
;
provava
una
morbosa
simpatia
per
lei
,
e
nello
stesso
tempo
gli
pareva
di
odiarla
.
Avrebbe
voluto
cambiar
strada
per
non
vederla
,
ma
una
forza
occulta
e
maligna
lo
attirava
sempre
in
quella
via
.
VI
.
Erano
le
vacanze
pasquali
.
Un
giorno
,
mentre
Anania
studiava
la
grammatica
greca
,
passeggiando
in
un
piccolo
viale
solcato
tra
il
verde
cinereo
d
'
una
distesa
di
cardi
,
udì
picchiare
al
cancello
.
Nell
'
orto
c
'
era
anche
il
mugnaio
,
che
zappava
canticchiando
una
poesia
amorosa
del
poeta
Luca
Cubeddu
;
Nanna
estirpava
male
erbe
,
aiutata
da
zio
Pera
;
ed
Efes
Cau
,
naturalmente
ubriaco
,
stava
coricato
sull
'
erba
.
Faceva
quasi
caldo
;
nuvolette
rosee
correvano
sul
cielo
latteo
,
perdendosi
dietro
i
ceruli
picchi
dei
monti
d
'
Oliena
;
dalla
vallata
salivano
,
quasi
da
una
immensa
conchiglia
colma
di
verde
,
profumi
e
suoni
sfumati
nell
'
aria
calda
.
Ogni
tanto
Nanna
si
sollevava
,
con
una
mano
sulla
schiena
,
con
l
'
altra
gettando
baci
allo
studente
.
«
Anima
mia
»
,
diceva
con
tenerezza
.
«
Dio
ti
benedica
.
Eccolo
là
che
studia
come
un
piccolo
canonico
.
Chissà
cosa
diventerà
!
Diventerà
giudice
istruttore
;
tutte
le
ragazze
della
città
lo
vorranno
raccogliere
come
un
confetto
.
Ah
,
la
mia
povera
schiena
!
»
«
Lavora
!
»
,
rispondeva
zio
Pera
.
«
Che
una
palla
ti
trapassi
il
fegato
,
lavora
,
e
lascia
tranquillo
il
ragazzo
...
»
«
Che
voi
siate
pelato
;
se
fossi
stata
una
ragazzetta
di
tredici
anni
non
mi
avreste
parlato
così
...
»
ella
insinuava
malignamente
,
curvandosi
:
poi
tornava
a
sollevarsi
e
ad
inviar
baci
ad
Anania
,
che
non
se
ne
accorgeva
affatto
.
«
Che
è
?
»
gridò
il
mugnaio
,
udendo
picchiare
al
cancello
.
Anania
ed
Efes
sollevarono
il
viso
,
l
'
uno
dal
libro
,
l
'
altro
dall
'
erba
,
quasi
con
la
stessa
espressione
d
'
attesa
angosciosa
.
Che
fosse
il
signor
Carboni
?
Sì
,
Anania
e
l
'
ubriacone
provavano
quasi
la
stessa
soggezione
vergognosa
quando
il
signor
Carboni
li
sorprendeva
nell
'
orto
:
Efes
Cau
sentiva
tutto
il
peso
della
sua
abbiezione
quando
l
'
uomo
benefico
,
con
uno
sguardo
dolce
e
triste
,
senza
rivolgergli
-
unico
fra
tanti
-
inutili
parole
di
rimprovero
,
lo
salutava
e
si
intratteneva
con
lui
;
Anania
ricordava
sua
madre
e
sentiva
vergogna
di
se
stesso
che
osava
pensare
a
Margherita
;
eppure
entrambi
,
lo
studente
e
il
vizioso
,
dopo
aver
veduto
la
figura
bonaria
dell
'
uomo
retto
,
provavano
una
gioia
timida
e
grata
.
Picchiarono
ancora
.
«
Ebbene
,
chi
è
?
»
,
gridò
il
mugnaio
,
smettendo
di
cantare
e
di
zappare
.
«
Vado
io
»
,
disse
Anania
,
mettendosi
a
correre
e
agitando
il
libro
in
aria
,
mentre
zio
Pera
diceva
:
«
Se
è
il
padrone
bisogna
che
Efes
si
alzi
e
finga
di
lavorare
:
è
una
vergogna
che
lo
si
trovi
sempre
lì
,
buttato
per
terra
come
un
cane
morto
»
.
Nanna
emise
una
specie
di
grugnito
,
raccogliendosi
fra
le
gambe
rosse
seminude
le
sottane
lacere
.
Zio
Pera
gridò
,
rivolto
all
'
ubriaco
:
«
E
dunque
,
palandrone
,
alzati
e
fingi
di
aiutarci
...
»
.
Efes
fece
atto
di
sollevarsi
,
ma
subito
Nanna
si
ribellò
:
«
Ed
io
me
ne
vado
!
Perché
deve
egli
fingere
di
lavorare
?
Perché
lo
insultate
,
zio
Pera
Sa
Gattu
,
che
voi
siate
pelato
?
Non
sapete
che
egli
era
ricco
,
e
che
anche
così
come
è
vale
sempre
più
di
voi
?
»
.
«
Tu
lo
difendi
!
Corvo
con
corvo
non
si
cavan
gli
occhi
!
»
sogghignò
il
vecchio
,
alludendo
al
vizio
della
donna
:
ma
la
contesa
fu
tosto
troncata
dal
ritorno
di
Anania
.
Lo
seguiva
un
giovinetto
in
costume
di
Fonni
,
magro
e
pallido
e
con
un
visetto
da
topo
.
«
Conoscete
costui
?
»
,
chiese
lo
studente
,
rivolgendosi
al
padre
.
«
Neppur
io
l
'
ho
riconosciuto
.
»
«
Chi
sei
?
»
,
chiese
il
mugnaio
,
pulendosi
le
mani
con
un
ciuffo
d
'
erba
.
Il
giovinetto
rise
timidamente
e
guardò
Anania
.
«
Eh
,
Zuanne
Atonzu
!
»
,
gridò
lo
studente
.
«
Guardate
come
si
è
fatto
grande
!
»
«
Salute
!
Noi
siamo
parenti
»
,
esclamò
il
mugnaio
abbracciando
il
fonnese
.
«
Che
tu
sii
il
benvenuto
;
come
sta
tua
madre
?
»
«Bene.»
«
Perché
sei
venuto
?
»
«
Sono
testimonio
in
una
causa
in
Tribunale
.
»
«
Dove
hai
lasciato
il
cavallo
?
Nella
locanda
?
Non
ricordavi
che
noi
siamo
parenti
?
Eh
che
,
dunque
?
Perché
siamo
poveri
non
vuoi
ospitare
da
noi
?
»
«
Siccome
io
son
ricco
!...»,
osservò
sorridendo
il
giovinetto
.
«
Ebbene
,
andiamo
e
conduciamo
il
cavallo
a
casa
nostra
»
,
disse
Anania
cacciandosi
il
libro
in
tasca
.
Uscirono
assieme
;
Anania
puerilmente
felice
di
rivedere
l
'
umile
pastorello
in
rozzo
costume
,
che
gli
ricordava
tutto
un
mondo
lontano
e
selvaggio
,
Zuanne
vinto
da
una
grande
timidezza
davanti
al
bel
signorino
pallido
e
fresco
,
dalla
cravatta
fiammeggiante
sul
colletto
lucido
.
«
Mamma
,
dateci
il
caffè
»
,
gridò
Anania
dalla
strada
;
poi
introdusse
l
'
ospite
nella
sua
cameretta
e
cominciò
come
un
bimbo
a
fargli
vedere
le
sue
cose
.
Mobili
strani
riempivano
la
camera
lunga
e
stretta
,
dal
soffitto
di
canne
coperte
di
calce
,
e
il
pavimento
di
terra
:
due
arche
di
legno
,
rassomiglianti
agli
antichi
cofani
veneziani
,
sulle
quali
un
primitivo
artista
aveva
scolpito
grifi
ed
aquile
,
cinghiali
e
fiori
fantastici
;
un
cassettone
piramidale
,
canestri
appesi
alle
pareti
accanto
a
quadretti
con
la
cornice
di
sughero
;
in
un
angolo
un
'
olla
per
olio
,
nell
'
altro
il
lettino
di
Anania
,
coperto
da
una
stoffa
di
lana
grigia
filata
da
zia
Tatàna
;
e
fra
il
lettino
e
la
finestruola
,
che
guardava
sul
sambuco
del
cortile
,
un
tavolino
con
un
tappeto
di
percalle
verde
,
ed
una
scansa
di
legno
bianco
nei
cui
angoli
la
fantasia
artistica
di
Maestro
Pane
aveva
traforato
,
forse
ad
imitazione
delle
arche
,
foglie
e
fiori
antidiluviani
.
Sul
tavolino
e
nella
scansìa
stavano
pochi
libri
e
molti
quaderni
;
tutti
i
quaderni
scritti
da
Anania
;
parecchie
scatole
legate
misteriosamente
,
calendari
e
pacchetti
di
giornali
sardi
.
Tutto
era
pulito
ed
ordinato
:
dalla
finestra
penetravano
onde
d
'
aria
profumata
,
sul
pavimento
bruno
qua
e
là
screpolato
volteggiavano
,
quasi
inseguendosi
e
scherzando
,
due
foglie
di
sambuco
;
sul
tavolino
stava
aperto
un
volume
dei
Miserabili
.
Quante
,
quante
cose
Anania
avrebbe
potuto
e
voluto
far
vedere
al
giovinetto
straniero
,
come
ad
un
fratello
lungamente
atteso
!
Ma
mentre
egli
apriva
e
richiudeva
qualcuna
di
quelle
scatole
legate
misteriosamente
,
Zuanne
taceva
,
e
il
suo
contegno
gelido
spense
la
gioia
puerile
di
Anania
.
A
che
serviva
?
Perché
aveva
egli
introdotto
quel
mandriano
nella
cameretta
ove
assieme
con
la
fragranza
del
miele
,
delle
frutta
e
dei
mazzi
di
spigo
che
zia
Tatàna
conservava
entro
le
arche
,
si
spandeva
il
profumo
dei
suoi
sogni
solitari
?
In
quella
cameretta
dalla
cui
finestruola
sul
sambuco
,
sui
tetti
erbosi
delle
casette
di
pietra
,
il
mondo
s
'
apriva
per
lui
vergine
e
fiorito
come
i
monti
granitici
del
vicino
orizzonte
?
Dopo
la
gioia
provò
un
impeto
di
tristezza
:
gli
sembrò
che
il
villaggio
natìo
,
il
passato
,
i
primi
anni
della
sua
vita
,
i
ricordi
nostalgici
,
l
'
affetto
poetico
per
il
fratellino
d
'
adozione
,
tutto
fosse
stato
un
sogno
.
«
Andiamo
»
,
disse
quasi
con
dispetto
.
E
trasse
il
pastorello
per
le
vie
di
Nuoro
,
scansando
i
compagni
di
scuola
,
pauroso
che
lo
fermassero
e
gli
chiedessero
chi
era
il
paesano
che
gli
camminava
goffamente
accanto
.
Ma
passando
davanti
alla
casa
del
signor
Carboni
,
videro
affacciarsi
al
portone
un
viso
grassotto
,
colorito
e
quasi
illuminato
dal
riflesso
di
una
fiammante
camicetta
rossa
.
Anania
si
tolse
rapidamente
il
cappello
,
mentre
pareva
che
il
riflesso
della
camicetta
illuminasse
anche
il
suo
viso
:
Margherita
gli
sorrise
,
e
mai
guancie
tonde
di
signorina
furono
segnate
da
più
irresistibili
fossette
.
«
Chi
è
quella
donna
?
»
,
chiese
rozzamente
Zuanne
,
appena
oltrepassata
la
casa
.
«
Donna
!
È
una
ragazza
della
mia
età
!
»
,
osservò
un
po
'
bruscamente
Anania
.
«
Ha
solo
nove
mesi
più
di
me
.
»
Al
che
Zuanne
fu
còlto
da
grande
imbarazzo
e
non
osò
più
fiatare
mentre
Anania
,
come
se
la
volontà
non
gli
bastasse
per
tener
ferma
la
lingua
,
mentiva
pur
sapendo
di
mentire
,
ma
provando
una
struggente
felicità
al
pensare
che
ciò
che
diceva
potesse
esser
vero
.
«
Quella
è
la
mia
innamorata
»
,
disse
.
La
notte
,
mentre
in
cucina
il
mugnaio
,
coricato
su
una
stuoia
,
si
faceva
raccontare
da
Zuanne
la
scoperta
delle
rovine
di
Sorrabile
,
l
'
antica
città
dissotterrata
nei
dintorni
di
Fonni
,
e
domandava
se
vi
si
potevano
trovare
ancora
tesori
,
Anania
guardava
dalla
sua
finestruola
il
lento
sorgere
della
luna
fra
i
denti
neri
dell
'
Orthobene
.
Finalmente
era
solo
!
La
notte
regnava
,
piena
di
fremiti
e
di
dolcezza
,
e
già
il
cuculo
riempiva
di
gridi
palpitanti
la
solitudine
della
valle
.
Ah
,
così
tristemente
Anania
sentiva
gridare
e
palpitare
il
suo
cuore
,
in
una
solitudine
infinita
.
Perché
aveva
mentito
?
E
perché
quello
stupido
pastore
aveva
taciuto
nell
'
udire
la
grande
rivelazione
?
Non
capiva
dunque
che
cosa
era
l
'
amore
,
l
'
amore
senza
confine
e
senza
speranza
?
Ma
perché
s
'
era
egli
abbassato
fino
alla
menzogna
?
Ah
,
vergogna
,
vergogna
!
Gli
pareva
di
aver
calunniato
Margherita
,
tanto
si
credeva
ignobile
e
lontano
da
lei
:
e
che
lo
stesso
spirito
di
vanità
e
il
desiderio
dell
'
inverosimile
,
che
una
volta
gli
avevano
fatto
dire
a
Zuanne
l
'
incontro
dei
banditi
sulla
montagna
,
in
un
lontano
tramonto
,
l
'
avessero
ora
spinto
a
rivelargli
quest
'
amore
impossibile
.
Attaccò
le
mani
fredde
alle
guancie
ardenti
,
con
gli
occhi
rivolti
al
viso
melanconico
della
luna
,
e
rabbrividì
.
Ricordava
un
freddo
e
luminoso
plenilunio
d
'
inverno
,
la
vergogna
e
la
rivelazione
del
furto
delle
cento
lire
,
la
figura
di
Margherita
che
spandeva
luce
nell
'
ombra
,
come
la
luna
nella
notte
.
Ah
,
forse
il
suo
amore
datava
da
quella
sera
;
ma
soltanto
adesso
,
dopo
anni
ed
anni
,
scaturiva
irrefrenabile
come
una
sorgente
che
non
vuole
più
scorrere
sotterra
.
Questi
paragoni
,
-
dell
'
ombra
e
della
sorgente
improvvisa
,
-
venivano
fatti
da
lui
;
ed
egli
si
compiaceva
delle
sue
immagini
poetiche
,
ma
non
cancellava
con
esse
la
vergogna
ed
il
rimorso
che
lo
tormentavano
.
«
Come
sono
vile
»
,
pensava
,
«
vile
fino
alla
menzogna
.
Io
potrò
studiare
e
diventare
avvocato
,
ma
anche
moralmente
resterò
sempre
il
figlio
d
'
una
donna
perduta
...
»
Rimase
lungo
tempo
alla
finestra
:
un
canto
triste
passò
e
dileguò
,
lontano
,
ridestando
nell
'
anima
dell
'
adolescente
i
ricordi
della
patria
selvaggia
,
i
tramonti
sanguigni
,
le
memorie
d
'
infanzia
.
E
sogni
melanconici
e
luminosi
come
la
luna
gli
sorsero
nell
'
anima
.
S
'
immaginò
di
trovarsi
ancora
a
Fonni
;
non
aveva
studiato
,
non
aveva
mai
sentito
la
vergogna
della
sua
condizione
sociale
;
lavorava
,
faceva
il
mandriano
,
era
anche
lui
un
po
'
semplice
come
Zuanne
.
Ed
ecco
che
si
trovava
sull
'
orlo
della
strada
,
in
un
rosso
crepuscolo
d
'
estate
e
vedeva
Margherita
passare
,
-
povera
anch
'
essa
ed
esiliata
sull
'
alto
paesello
-
coi
fianchi
stretti
dalla
gonna
d
'
orbace
,
l
'
anfora
sul
capo
,
simile
alle
donne
bibliche
come
lo
sono
ancora
tutte
le
Barbaricine
.
Egli
la
chiamava
ed
essa
volgeva
il
viso
illuminato
dal
bagliore
del
crepuscolo
,
e
gli
sorrideva
voluttuosamente
.
«
Dove
vai
,
bella
?
»
,
egli
chiedeva
.
«
Vado
alla
fontana
.
»
«
Posso
venire
con
te
?
»
«
Vieni
pure
,
Nanìa
.
»
Egli
andava
:
e
scendevano
assieme
alla
fontana
,
camminando
sull
'
orlo
della
strada
,
sull
'
alto
delle
immense
valli
,
nella
cui
profondità
la
sera
già
si
stendeva
,
mentre
il
cielo
porpureo
si
scoloriva
e
veli
d
'
ombra
cadevano
su
tutte
le
cose
.
Margherita
deponeva
l
'
anfora
sotto
il
filo
argenteo
della
fontana
gorgogliante
,
e
il
mormorio
dell
'
acqua
cambiava
di
tono
,
e
di
monotono
pareva
diventasse
allegro
,
come
se
il
cader
dentro
la
brocca
interrompesse
la
sua
eterna
noia
.
I
due
giovanetti
allora
si
sedevano
su
una
pietra
,
davanti
alla
fontana
,
e
parlavano
d
'
amore
.
L
'
anfora
si
riempiva
,
l
'
acqua
traboccava
e
per
qualche
istante
taceva
,
quasi
ascoltando
ciò
che
i
due
innamorati
dicevano
.
Ed
ecco
che
il
cielo
si
scoloriva
e
i
veli
dell
'
ombra
si
stendevano
anche
sulle
falde
più
alte
della
montagna
,
come
il
desiderio
di
Anania
invocava
.
Egli
allora
cingeva
con
un
braccio
la
vita
della
fanciulla
;
Margherita
posava
il
capo
sulla
spalla
di
lui
;
egli
la
baciava
...
In
quel
tempo
Anania
,
poco
più
che
diciassettenne
,
non
aveva
amici
,
e
coi
compagni
di
scuola
andava
poco
d
'
accordo
perché
era
diffidente
e
scontroso
.
Temeva
continuamente
che
qualcuno
gli
rinfacciasse
la
sua
origine
,
e
un
giorno
,
avendo
sorpreso
un
brano
di
dialogo
fra
due
studenti
:
«
tu
cosa
faresti
?
»
«
nelle
sue
condizioni
io
non
resterei
col
padre
»
credette
accennassero
a
lui
.
Non
salutò
più
i
ricchi
compagni
che
avevano
pronunziato
quelle
parole
,
ma
nel
profondo
del
cuore
diede
loro
ragione
.
«
Sì
»
,
pensava
,
«
perché
rimango
presso
quest
'
uomo
sucido
che
ha
ingannato
mia
madre
e
l
'
ha
gettata
nella
via
del
male
?
Io
non
lo
amo
e
non
lo
odio
,
ma
non
lo
disprezzo
come
dovrei
.
Egli
non
è
cattivo
e
neppure
completamente
triviale
come
tutti
i
nostri
vicini
:
coi
suoi
sogni
bambineschi
di
tesori
e
di
cose
meravigliose
,
col
suo
affetto
rispettoso
verso
la
vecchia
moglie
,
con
la
sua
fedeltà
costante
per
la
famiglia
del
padrone
,
egli
mi
riesce
talvolta
simpatico
,
e
questo
mi
dispiace
,
perché
io
dovrei
e
vorrei
disprezzarlo
.
Che
cosa
è
per
me
lui
?
Gli
ho
chiesto
io
di
farmi
nascere
?
Io
dovrei
abbandonarlo
,
ora
che
sono
cosciente
...
»
Ma
un
po
'
d
'
affetto
e
molta
confidenza
lo
univano
a
zia
Tatàna
.
Essa
non
era
riuscita
a
far
di
lui
quello
che
aveva
sognato
,
cioè
un
ragazzo
religioso
e
obbediente
,
ma
anche
così
come
egli
era
,
indifferente
a
Dio
,
maldicente
dei
preti
e
del
re
,
protervo
e
spregiudicato
,
lo
amava
egualmente
,
convinta
che
egli
,
nonostante
i
suoi
difetti
,
sarebbe
diventato
un
grande
uomo
.
Egli
rideva
e
scherzava
con
lei
,
la
faceva
ballare
,
le
raccontava
tutti
gli
avvenimenti
del
paese
.
Ogni
mattina
ella
gli
portava
a
letto
una
tazza
di
caffè
,
e
gli
annunziava
se
la
giornata
era
bella
o
brutta
;
tutte
le
domeniche
,
poi
,
gli
prometteva
denari
se
egli
andava
a
messa
.
«
No
,
ho
sonno
»
,
egli
rispondeva
;
«
ho
studiato
tanto
ieri
notte
.
»
«
Allora
andrai
più
tardi
»
,
ella
insisteva
.
Egli
non
prometteva
,
ma
zia
Tatàna
gli
dava
egualmente
i
denari
.
E
sempre
intorno
a
lui
svolgevasi
la
stessa
scena
,
con
gli
stessi
personaggi
:
ancora
il
sambuco
profumava
l
'
aria
e
gettava
foglie
nella
cameretta
silenziosa
;
il
vento
portava
dalle
valli
il
soffio
della
selvaggia
primavera
nuorese
;
le
api
ronzavano
nell
'
aria
tiepida
,
e
ancora
,
a
intervalli
,
vibrava
il
lamento
di
Rebecca
.
Anania
frequentava
tutte
le
case
del
vicinato
,
e
specialmente
la
domenica
s
'
indugiava
qua
e
là
,
portando
nei
miseri
ambienti
neri
l
'
eleganza
del
suo
vestito
bleu
,
della
cravatta
rossa
e
del
colletto
alto
,
sotto
il
quale
celavasi
il
cordoncino
dell
'
amuleto
di
Olì
.
L
'
indomani
del
sogno
idilliaco
fatto
al
chiaro
di
luna
sul
davanzale
della
sua
finestruola
,
appena
Zuanne
ritornò
dal
Tribunale
egli
lo
condusse
fuori
,
con
la
buona
intenzione
di
fargli
bere
un
calice
di
anisetta
nella
bettola
del
vicinato
.
«
Chissà
quando
ci
rivedremo
!
»
,
disse
il
mandriano
,
«
quando
dunque
verrai
a
trovarci
?
Vieni
per
la
festa
dei
Martiri
.
»
«
Non
posso
.
Ho
tanto
da
studiare
:
quest
'
anno
devo
prendere
la
licenza
ginnasiale
.
»
«
E
poi
dove
andrai
?
In
continente
?
»
«
Sì
!
»
,
rispose
Anania
con
impeto
.
«
Andrò
a
Roma
.
»
«
Ci
sono
tanti
conventi
a
Roma
,
e
più
di
cento
chiese
,
non
è
vero
?
»
«
Oh
!
più
di
cento
,
certamente
.
»
«
Ieri
notte
tuo
padre
raccontava
che
quando
era
soldato
...
»
«
Dovrai
fare
il
servizio
militare
,
tu
?
»
,
interruppe
Anania
,
che
non
badava
all
'
espressione
del
volto
di
Zuanne
.
«
Lo
farà
mio
fratello
.
Io
...
»
Tacque
.
Entrarono
nella
bettola
.
Un
nugolo
di
mosche
ronzava
attorno
ad
una
fanciulla
bruna
e
bella
,
ma
spettinata
e
sucida
,
seduta
al
banco
.
«
Buon
giorno
,
Agata
;
come
hai
passato
la
notte
?
»
Ella
si
alzò
e
si
rivolse
ad
Anania
con
triviale
famigliarità
.
«
Che
vuoi
,
bello
?
»
«
Che
vuoi
?
»
,
ripeté
egli
a
Zuanne
.
«
Quello
che
vuoi
tu
»
,
disse
impacciato
il
pastorello
.
La
fanciulla
si
mise
a
rifare
la
voce
e
l
'
atteggiamento
di
Zuanne
.
«
Quello
che
vuoi
tu
...
E
tu
cosa
vuoi
,
agnellino
mio
?
»
Guardò
sfacciatamente
Anania
,
ed
anche
Anania
la
guardò
.
Dopo
tutto
egli
non
era
un
santo
;
ma
si
avvide
che
Zuanne
arrossiva
e
chinava
gli
occhi
,
e
quando
uscirono
si
sentì
chiedere
timidamente
:
«
Anche
quella
è
tua
innamorata
?
»
.
«
Perché
?
»
,
egli
domandò
un
po
'
irritato
,
un
po
'
allegro
.
«
Perché
mi
guardava
?
Oh
,
bella
,
a
che
servono
gli
occhi
?
Ti
farai
frate
,
tu
?
»
«
Sì
»
,
rispose
l
'
altro
semplicemente
.
«
E
va
a
farti
frate
!
»
,
esclamò
Anania
,
ridendo
.
«
E
adesso
andiamo
a
vedere
il
Camposanto
:
così
staremo
allegri
.
»
«
Eppure
dobbiamo
andarci
tutti
!
»
,
disse
gravemente
l
'
altro
.
Mentre
ritornavano
verso
casa
,
incontrarono
un
compagno
di
scuola
di
Anania
,
un
brutto
ragazzo
che
s
'
era
già
fatto
crescere
i
baffi
e
la
barba
a
forza
di
strofinarsi
e
radersi
il
volto
.
«
Atonzu
,
vengo
da
te
.
Ti
vuole
il
direttore
.
Tu
dunque
farai
da
donna
»
,
egli
disse
,
fermando
Anania
.
«
Io
?
Macché
donna
d
'
Egitto
!
Non
farò
niente
,
io
!
»
,
rispose
Anania
con
molto
sussiego
.
«
Come
si
fa
,
allora
?
Sei
l
'
unico
tipo
adatto
!
Non
è
vero
che
rassomiglia
a
una
donna
?
Guarda
!
»
,
esclamò
lo
studente
brutto
rivolgendosi
a
Zuanne
.
«
Sei
bello
...
»
,
disse
timidamente
il
giovinetto
.
Anania
si
inchinò
,
levandosi
il
cappello
.
«
Grazie
,
altrettanto
!
»
«
Sì
,
dunque
,
non
fare
il
modesto
:
sei
bello
!
»
ripeté
lo
studente
brutto
:
«
vieni
dunque
dal
direttore
»
.
«
Più
tardi
,
ma
io
non
farò
da
donna
,
parola
d
'
onore
,
no
!
»
«
Perché
deve
far
da
donna
?
»
,
domandò
con
meraviglia
Zuanne
.
«
In
una
commedia
,
capisci
:
ed
è
per
beneficenza
...
per
gli
studenti
poveri
...
»
«
Io
sono
povero
,
fatela
dunque
voi
in
mio
favore
,
la
commedia
!
»
,
disse
Anania
.
«
Povero
!
Sentilo
!
Il
diavolo
ti
porti
,
tu
sei
più
ricco
di
noi
!
»
«
Che
cosa
vuoi
dire
?
»
,
chiese
Anania
minaccioso
,
rabbuiandosi
al
pensiero
che
il
compagno
accennasse
alla
protezione
del
signor
Carboni
.
«
Tu
sei
bello
,
sei
il
primo
,
tu
diventerai
giudice
istruttore
e
tutte
le
fanciulle
ti
vorranno
raccogliere
come
un
confetto
...
»
Questa
espressione
,
che
Nanna
ripeteva
dappertutto
,
fece
ridere
e
calmò
Anania
;
ma
egli
tenne
la
parola
e
non
prese
parte
alla
commedia
.
E
non
se
ne
pentì
,
perché
la
sera
della
rappresentazione
egli
poté
assistervi
seduto
in
seconda
fila
,
subito
dietro
la
sedia
del
padrino
(
in
quel
tempo
sindaco
di
Nuoro
)
al
cui
fianco
Margherita
,
in
abito
rosso
e
cappello
bianco
,
risplendeva
come
una
fiamma
.
Il
capitano
dei
carabinieri
,
il
segretario
della
Sottoprefettura
,
l
'
assessore
anziano
ed
il
direttore
del
Ginnasio
sedevano
in
prima
fila
,
accanto
al
sindaco
ed
alla
sua
splendida
signorina
;
Margherita
,
però
,
non
sembrava
soddisfatta
di
tanta
compagnia
,
perché
si
voltava
indietro
guardando
con
dignità
gli
studenti
e
gli
ufficiali
.
In
fondo
alla
sala
adorna
di
ghirlande
d
'
edera
e
di
vitalba
,
il
sipario
di
percalle
qua
e
là
rattoppato
ondulava
e
lasciava
scorgere
coppie
di
studenti
che
ballavano
allegramente
.
Alla
fine
il
tendone
fu
tirato
su
con
grande
stento
e
la
commedia
cominciò
.
La
scena
risaliva
al
tempo
delle
Crociate
,
e
si
svolgeva
in
un
castello
molto
turrito
e
vetusto
all
'
esterno
,
per
quanto
all
'
interno
fosse
arredato
con
un
solo
tavolino
rotondo
e
mezza
dozzina
di
sedie
di
Vienna
.
La
fida
Ermenegilda
,
uno
studentino
dal
viso
tinto
con
carta
rossa
,
indossava
un
largo
vestito
da
camera
della
signora
Carboni
;
seduta
presso
il
balcone
,
con
le
gambe
accavalcate
indecentemente
,
ricamava
una
sciarpa
per
il
non
meno
fido
Goffredo
,
guerriero
lontano
.
«
Ora
si
punge
le
dita
»
,
mormorò
Anania
,
chinandosi
verso
Margherita
.
Ella
si
chinò
a
sua
volta
,
portando
il
fazzoletto
alla
bocca
per
soffocare
una
risata
.
Il
capitano
dei
carabinieri
,
seduto
accanto
a
lei
,
volse
lentamente
il
capo
,
dando
un
bieco
sguardo
allo
studente
.
Ma
Anania
si
sentiva
tanto
felice
,
aveva
una
pazza
voglia
di
ridere
e
voleva
comunicare
a
Margherita
tutta
la
gioia
che
la
vicinanza
di
lei
gli
destava
.
Nel
secondo
atto
il
conte
Manfredo
,
padre
di
Ermenegilda
,
voleva
costringere
la
fanciulla
ad
obliare
Goffredo
e
sposare
un
ricco
barone
di
Castelfiorito
.
«
Padre
mio
!
»
,
diceva
la
donzella
,
aprendo
le
gambe
in
modo
sguaiato
.
«
A
che
mi
vuoi
tu
costringere
?
Mentre
il
prode
Goffredo
langue
forse
in
una
prigione
orrenda
,
tormentato
dalla
fame
,
dalla
sete
e
da
...
»
«...dagli
insetti
»
,
mormorò
Anania
,
chinandosi
nuovamente
verso
Margherita
.
Il
capitano
si
volse
di
botto
e
disse
con
disprezzo
:
«
La
finisca
,
dunque
!
»
.
Anania
sussultò
,
si
ritrasse
,
gli
parve
d
'
essere
umile
e
pauroso
come
la
chiocciola
che
appena
disturbata
si
ritira
nel
guscio
;
e
per
qualche
minuto
non
vide
e
non
udì
più
nulla
.
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Sì
,
egli
non
poteva
scherzare
,
non
poteva
parlare
:
sì
,
egli
aveva
capito
benissimo
;
non
poteva
sollevare
neppure
gli
occhi
:
egli
era
povero
,
era
figlio
della
colpa
...
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Che
faceva
,
lui
,
fra
tutti
quei
signori
,
fra
tutti
quei
giovani
ricchi
ed
onorati
?
Come
gli
avevano
permesso
di
entrare
?
Come
aveva
potuto
chinarsi
all
'
orecchio
di
Margherita
Carboni
e
sussurrarle
frasi
volgari
?
Perché
ora
sentiva
tutta
la
volgarità
delle
osservazioni
fatte
.
Ma
non
poteva
parlare
altrimenti
il
figlio
d
'
un
mugnaio
e
di
una
donna
...
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Ma
a
poco
a
poco
riprese
animo
,
e
guardò
con
odio
la
nuca
rossa
e
la
testa
calva
del
capitano
.
Non
udendolo
più
ridere
né
parlare
,
Margherita
si
volse
alquanto
e
lo
guardò
:
i
loro
occhi
si
incontrarono
ed
ella
s
'
offuscò
vedendolo
triste
,
ed
egli
se
ne
accorse
e
le
sorrise
.
Immediatamente
tornarono
allegri
tutti
e
due
;
ella
rivolse
il
viso
al
palcoscenico
,
ma
sentì
che
gli
occhi
lunghi
e
socchiusi
di
Anania
non
cessavano
di
guardarla
e
di
sorriderle
.
Una
sottile
ebbrezza
li
avvolse
entrambi
.
Verso
mezzanotte
Anania
accompagnò
i
Carboni
fino
alla
loro
casa
:
l
'
assessore
anziano
,
un
vecchio
medico
chiacchierone
,
camminava
a
fianco
del
sindaco
:
Anania
e
Margherita
andavano
avanti
,
ridendo
e
inciampando
sui
ciottoli
della
strada
buia
e
diruta
.
Gruppi
di
persone
passavano
,
ridendo
e
chiacchierando
.
La
notte
era
scura
,
ma
tiepida
,
vellutata
:
di
tanto
in
tanto
arrivava
un
soffio
di
levante
,
profumato
da
un
odore
di
bosco
umido
.
Stelle
e
pianeti
,
infiniti
come
le
lagrime
umane
,
oscillavano
sul
cielo
profondo
;
sopra
l
'
Orthobene
Giove
brillava
vivissimo
.
Chi
non
ricorda
nella
sua
prima
giovinezza
una
notte
,
un
'
ora
così
?
Stelle
oscillanti
nell
'
oscurità
d
'
una
notte
più
luminosa
d
'
un
tramonto
,
stelle
pronte
a
cadere
sovra
la
nostra
fronte
,
come
un
diadema
regale
;
l
'
Orsa
brillante
,
a
guisa
d
'
un
carro
d
'
oro
che
ci
attenda
per
condurci
in
un
lontano
paese
di
sogni
;
una
strada
buia
,
la
Felicità
vicina
,
così
vicina
da
poterla
afferrare
e
non
lasciarla
mai
più
.
Due
o
tre
volte
Anania
sentì
la
mano
di
Margherita
sfiorare
la
sua
;
ma
il
solo
pensiero
di
poterla
prendere
e
stringere
gli
parve
un
delitto
.
Egli
parlava
e
gli
pareva
di
tacere
e
di
pensare
a
cose
ben
lontane
da
quelle
che
diceva
;
camminava
e
inciampava
e
gli
sembrava
di
non
sfiorare
la
terra
;
rideva
e
si
sentiva
triste
fino
alle
lagrime
:
vedeva
Margherita
così
vicina
da
poterle
stringere
la
mano
,
e
gli
pareva
lontana
e
inafferrabile
come
il
soffio
del
vento
che
veniva
e
passava
.
Ella
rideva
e
scherzava
,
ed
egli
aveva
ben
veduto
negli
occhi
di
lei
il
riflesso
della
sua
sdegnosa
tristezza
;
ma
gli
sembrava
che
ella
non
potesse
badare
a
lui
che
come
ad
un
cane
fedele
.
«
Se
ella
»
,
pensava
,
«
potesse
immaginare
che
io
mi
struggo
dal
desiderio
di
stringerle
la
mano
,
griderebbe
d
'
orrore
come
al
morso
di
un
cane
arrabbiato
.
»
Ad
un
certo
punto
la
voce
alta
e
nasale
dell
'
assessore
tacque
;
Margherita
ed
Anania
si
fermarono
,
salutarono
,
ripresero
la
via
,
ma
lo
studente
parve
destarsi
da
un
sogno
;
tornò
a
sentirsi
solo
,
triste
,
timido
,
barcollante
nel
vuoto
della
strada
scura
.
«
Bravo
,
bravo
!
»
,
disse
il
sindaco
che
si
era
messo
fra
i
due
ragazzi
;
«
ti
è
piaciuta
la
commedia
?
»
«
È
una
stupidaggine
»
,
sentenziò
Anania
con
tono
sicuro
.
«
Braaavo
!
»
,
ripeté
meravigliato
il
padrino
.
«
Sei
un
critico
acerbo
,
tu
!
»
«
Ma
son
cose
da
farsi
quelle
?
Già
,
il
direttore
è
un
fossile
;
non
poteva
scegliere
altro
.
La
vita
,
la
vita
non
è
quella
,
non
è
stata
mai
quella
!
»
«
Potevano
dare
una
commedia
moderna
:
una
cosa
commovente
:
queste
stupide
contesse
han
fatto
il
loro
tempo
!
»
,
disse
Margherita
,
prendendo
il
tono
e
l
'
accento
d
'
Anania
.
«
Brava
!
Anche
tu
!
Sì
,
davvero
,
dovevano
dare
una
cosa
più
commovente
:
per
esempio
la
commedia
di
quegli
indiani
che
quando
la
moglie
partorisce
si
mettono
a
letto
e
si
fanno
trattare
da
puerpere
anche
loro
...
avete
sentito
l
'
assessore
?
»
Margherita
rise
:
rise
anche
Anania
,
ma
il
suo
riso
si
spense
subito
,
come
troncato
da
un
improvviso
pensiero
triste
.
Camminarono
in
silenzio
.
«
Ebbene
,
questi
lampioni
;
bisognerà
provvedere
»
,
disse
piano
,
parlando
a
se
stesso
,
il
signor
Carboni
;
poi
a
voce
alta
:
«
Cosa
hai
detto
per
il
direttore
?
»
.
«
Che
è
un
fossile
.
»
«
Bravo
!
E
se
vado
a
dirglielo
?
»
«
Che
mi
fa
?
Tanto
l
'
anno
venturo
me
ne
vado
.
»
«
Ah
,
te
ne
vai
?
E
dove
?
»
Anania
arrossì
,
ricordandosi
che
non
poteva
andar
via
senza
l
'
aiuto
del
signor
Carboni
.
Che
significava
ora
la
sua
domanda
?
Non
ricordava
più
?
O
si
burlava
di
lui
?
O
voleva
fargli
pesare
già
la
sua
protezione
?
«
Non
lo
so
»
,
disse
a
bassa
voce
.
«
Ah
!
»
,
riprese
il
sindaco
,
«
tu
vuoi
andar
via
?
Non
vedi
l
'
ora
di
andar
via
?
Andrai
,
andrai
:
tu
vuoi
volare
già
,
tu
scuoti
già
le
ali
,
uccellino
!
Ebbene
,
ssssst
,
vola
!
»
Fece
atto
di
lanciare
in
aria
un
uccello
,
poi
batté
la
mano
sulle
spalle
del
figlioccio
.
Ed
Anania
sospirò
,
e
si
sentì
leggero
,
lieto
e
commosso
come
se
veramente
avesse
spiccato
il
volo
.
Margherita
rideva
:
e
nel
silenzio
della
notte
,
il
riso
vibrante
di
lei
pareva
ad
Anania
,
fattosi
uccello
,
il
fremito
arcano
d
'
un
ramo
fiorito
sul
quale
egli
poteva
posarsi
e
cantare
.
VII
.
S
'
avanzava
l
'
autunno
.
Erano
gli
ultimi
giorni
che
Anania
passava
in
famiglia
,
ed
egli
si
sentiva
sempre
più
lieto
,
come
l
'
uccello
che
sta
per
volare
,
ma
una
vaga
tristezza
velava
talvolta
la
sua
gioia
,
un
trepido
timore
dell
'
ignoto
lo
inquietava
.
Mentre
si
chiedeva
come
era
fatto
il
mondo
verso
cui
si
slanciava
già
col
pensiero
,
doveva
dire
addio
,
lentamente
,
giorno
per
giorno
,
al
mondo
umile
e
triste
nel
quale
s
'
era
svolta
la
sua
fanciullezza
incolore
,
non
oscurata
che
dal
dolore
dell
'
abbandono
di
sua
madre
,
non
rischiarata
che
dal
fantastico
amore
per
Margherita
.
La
stagione
languida
e
dolce
contribuiva
a
renderlo
sentimentale
.
L
'
autunno
incipiente
velava
il
cielo
d
'
infinita
dolcezza
;
l
'
orizzonte
si
copriva
d
'
un
vapore
latteo
e
roseo
,
che
pareva
velasse
ma
lasciasse
intravedere
un
mondo
di
sogni
ineffabili
.
Nei
crepuscoli
verdognoli
,
rischiarati
da
nuvole
rosse
che
serpeggiavano
,
svanivano
e
ricomparivano
continuamente
sul
cielo
glauco
,
Anania
sentiva
negli
orti
il
crepitìo
e
l
'
odore
delle
erbe
secche
bruciate
dagli
agricoltori
,
e
gli
sembrava
che
qualche
cosa
dell
'
anima
sua
svanisse
col
fumo
di
quei
fuochi
melanconici
.
Addio
,
addio
,
orti
guardanti
la
valle
;
addio
scroscio
lontano
del
torrente
che
annunzia
il
tornar
dell
'
inverno
;
addio
canto
del
cuculo
che
annunzia
il
tornar
della
primavera
;
addio
grigio
e
selvaggio
Orthobene
dagli
elci
disegnati
sulle
nuvole
come
capelli
ribelli
d
'
un
gigante
dormente
;
addio
rosee
e
cerule
montagne
lontane
;
addio
focolare
tranquillo
e
ospitale
,
cameretta
odorosa
di
miele
,
di
frutta
e
di
sogni
!
Addio
umili
creature
inconscie
della
propria
sventura
,
vecchio
zio
Pera
vizioso
,
Efes
e
Nanna
disgraziati
,
Rebecca
infelice
,
Maestro
Pane
stravagante
,
pazzi
,
mendicanti
,
delinquenti
,
fanciulle
belle
e
inconsapevoli
,
bambini
votati
al
dolore
,
gente
tutta
infelice
o
spregevole
che
Anania
non
ama
ma
sente
attaccata
alla
sua
esistenza
come
il
musco
alla
pietra
,
gente
tutta
che
egli
abbandona
con
gioia
e
con
dolore
!
E
addio
dolcezza
e
luce
sopra
tanti
oscuri
dolori
,
arcobaleno
incurvato
come
cornice
di
perle
sul
quadro
screpolato
di
una
miseria
antica
ed
eterna
-
Margherita
,
addio
!
Il
giorno
della
partenza
si
avvicinava
,
Zia
Tatàna
preparava
una
infinità
di
cose
,
ed
altre
teneva
pronte
nella
memoria
:
camicie
,
calze
,
dolci
,
frutta
,
focaccie
lucide
come
avorio
,
pezze
di
formaggio
,
e
un
pollo
e
dodici
uova
col
sale
e
vino
e
miele
e
uva
passa
,
riempivano
mano
mano
bisaccie
,
cestini
e
scatole
.
«
Diavolo
»
,
osservava
Anania
,
«
pare
debba
partire
un
intero
esercito
.
»
«
Silenzio
,
figlio
mio
!
quando
sarai
là
vedrai
come
tutto
sarà
necessario
.
Là
nessuno
penserà
a
te
,
poverino
:
ah
,
come
farai
tu
?
»
«
Non
dubitate
,
ci
penserò
io
.
»
Il
mugnaio
e
sua
moglie
tenevano
lunghi
colloqui
segreti
,
ed
Anania
ne
indovinava
il
motivo
;
una
sera
poi
li
vide
uscire
assieme
e
attese
ansioso
il
loro
ritorno
.
Zia
Tatàna
rientrò
sola
.
«
Anania
»
,
disse
,
«
dove
dunque
hai
deciso
di
andare
?
A
Cagliari
o
a
Sassari
?
»
Egli
veramente
aveva
fino
a
quel
momento
accarezzato
il
sogno
di
attraversare
il
mare
;
ma
dalle
parole
della
donna
capì
che
qualcuno
aveva
stabilito
di
non
lasciarlo
ancora
andar
oltre
le
coste
sarde
.
«
Siete
stata
dal
signor
Carboni
?
»
,
chiese
con
fiera
amarezza
.
«
Non
negate
.
C
'
è
bisogno
di
far
segreti
con
me
?
Io
so
tutto
,
io
.
Perché
dunque
non
mi
lascia
partire
pel
Continente
?
Gli
restituirò
tutto
,
io
!
»
«
Bah
!
bah
!
»
,
esclamò
zia
Tatàna
,
mortificata
e
addolorata
dall
'
impeto
di
fierezza
dello
studente
.
«
Santa
Caterina
mia
,
che
cosa
ti
passa
in
mente
,
adesso
?
»
Anania
sbuffò
,
sospirò
,
curvò
il
viso
su
un
libro
senza
vederne
una
parola
.
La
donna
gli
si
avvicinò
e
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
.
«
Che
cosa
mi
dici
,
dunque
,
figliuolo
mio
?
Cagliari
o
Sassari
?
Non
hai
detto
fino
a
ieri
che
volevi
andare
a
Cagliari
o
a
Sassari
?
Perché
vuoi
andare
più
in
là
?
Gesù
Maria
,
il
mare
è
una
brutta
cosa
:
dicono
che
si
soffre
e
che
si
può
morire
.
E
le
tempeste
poi
?
Non
pensi
alle
tempeste
?
»
«
Voi
non
capite
niente
...
»
,
disse
Anania
,
irritato
,
guardando
e
svolgendo
le
pagine
come
se
leggesse
vertiginosamente
.
«
Se
l
'
hai
detto
tu
!
Che
capricci
son
questi
?
Non
si
studia
lo
stesso
tanto
in
Sardegna
che
in
continente
?
Perché
vuoi
andare
là
?...»
Ah
,
perché
voleva
andare
là
?
Che
ne
capivano
loro
?
Era
forse
per
studiare
?
Fin
dal
primo
giorno
,
quel
dolce
giorno
d
'
autunno
,
in
cui
Bustianeddu
l
'
aveva
condotto
alla
scuola
nel
convento
,
non
aveva
egli
pensato
ad
un
'
altra
cosa
che
non
era
lo
studio
?
Le
ragioni
di
zia
Tatàna
calmarono
alquanto
la
sua
impazienza
.
«
Vedi
dunque
,
tu
sei
ancora
un
bambino
;
a
diciassette
anni
tu
vuoi
già
correre
solo
pel
mondo
?
Vuoi
morire
in
mare
,
solo
,
lontano
da
tutti
,
o
vuoi
smarrirti
in
una
città
che
tu
stesso
dici
grande
come
una
foresta
?
Va
dunque
a
Cagliari
,
adesso
:
il
signor
Carboni
ti
darà
tante
lettere
di
raccomandazione
:
egli
conosce
tutta
Cagliari
:
anche
un
marchese
conosce
.
Ebbene
,
abbi
pazienza
.
Santa
Caterina
mia
!
Andrai
,
andrai
anche
là
,
quando
sarai
più
grande
.
Tu
ora
sei
come
la
lepre
appena
slattata
:
ecco
che
essa
lascia
il
covo
e
fa
un
piccolo
giro
fino
al
muro
della
tanca
:
poi
torna
,
cresce
,
poi
s
'
arrischia
più
in
là
,
più
in
là
ancora
,
guarda
dove
deve
andare
,
vede
la
via
da
percorrere
.
Abbi
pazienza
.
Pensa
che
siamo
vicini
,
pensa
che
potrai
tornare
con
più
facilità
ad
ogni
occorrenza
.
Nelle
vacanze
di
Natale
potrai
tornare
...
»
«
Vado
dunque
a
Cagliari
!
»
,
decise
Anania
,
rasserenato
.
L
'
indomani
cominciò
a
far
le
visite
di
congedo
.
Andò
dal
direttore
del
Ginnasio
,
da
un
canonico
amico
di
zia
Tatàna
,
dal
medico
,
dal
deputato
,
ed
infine
dal
sarto
,
dal
pasticciere
e
dal
calzolaio
Franziscu
Carchide
,
il
bel
giovinotto
che
un
tempo
frequentava
il
molino
.
Ora
il
Carchide
aveva
fatto
fortuna
,
non
si
sapeva
né
come
né
perché
;
possedeva
una
bella
bottega
,
con
cinque
o
sei
lavoranti
,
vestiva
in
borghese
,
parlava
affettato
,
e
si
permetteva
di
fare
il
galante
con
le
signorine
che
serviva
!
«
Addio
»
,
disse
Anania
entrando
nella
bottega
,
«
posdomani
parto
per
Cagliari
:
desideri
qualche
cosa
?
»
«
Sì
,
»
rispose
uno
dei
giovani
,
sollevando
il
volto
sorridente
,
«
mandagli
un
anello
col
diamante
,
perché
egli
deve
sposarsi
con
la
figlia
del
sindaco
!
»
«
E
perché
no
?
»
esclamò
boriosamente
il
Carchide
.
«
Accomodati
,
dunque
.
»
Ma
Anania
,
disgustato
per
lo
scherzo
che
gli
pareva
un
'
ingiuria
a
Margherita
,
s
'
accomiatò
subito
.
Uscendo
incontrò
sulla
porta
il
giovinetto
che
la
voce
pubblica
diceva
figlio
del
Carboni
;
un
ragazzo
molto
alto
per
la
sua
età
,
un
po
'
curvo
,
pallido
,
con
le
mascelle
sporgenti
e
gli
occhi
tristi
e
cerchiati
,
azzurri
come
quelli
di
Margherita
.
«
Addio
,
Antonino
»
,
salutò
lo
studente
,
mentre
l
'
altro
lo
guardava
con
un
baleno
d
'
odio
nelle
pupille
melanconiche
.
Rientrato
a
casa
Anania
riferì
ogni
cosa
a
zia
Tatàna
,
mentre
la
donna
,
seduta
davanti
a
un
braciere
,
preparava
un
dolce
di
scorze
d
'
arancio
,
mandorle
e
miele
[
19
]
,
da
portare
in
regalo
ad
un
importante
personaggio
cagliaritano
.
«
Sentite
»
,
disse
Anania
,
«
il
vostro
canonico
mi
ha
regalato
uno
scudo
,
e
due
lire
il
medico
.
Io
non
volevo
...
»
«
Ah
,
cattivo
figliuolo
!
È
uso
,
questo
,
di
regalare
denari
agli
studenti
che
partono
la
prima
volta
»
,
osservò
la
donna
,
rimovendo
e
rimescolando
delicatamente
con
due
forchette
i
sottili
fili
della
scorza
d
'
arancio
entro
la
lucida
casseruola
di
stagno
.
Un
acuto
odore
di
miele
bollente
profumava
la
cucina
tranquilla
:
qua
e
là
facevano
capolino
i
piccoli
cestini
gialli
colmi
di
provviste
per
lo
studente
.
Anania
sedette
presso
la
donna
,
prese
il
gatto
sulle
ginocchia
e
cominciò
ad
accarezzarlo
.
«
Dove
sarò
tra
otto
giorni
?
»
,
chiese
pensieroso
.
«
Sta
fermo
,
Mussittu
,
giù
la
coda
.
Il
vostro
canonico
mi
ha
fatto
una
lunga
predica
.
»
«
E
ti
consigliò
di
confessarti
e
comunicarti
prima
di
partire
?
»
«
Ciò
si
faceva
venti
anni
fa
,
quando
si
partiva
a
cavallo
per
Cagliari
,
e
s
'
impiegavano
tre
giorni
per
arrivarci
.
Adesso
non
si
usa
più
»
,
rispose
maliziosamente
Anania
.
«
Cattivo
figliuolo
,
tu
non
credi
più
in
Dio
!
»
«
Col
cuore
,
sì
!
»
Queste
parole
consolarono
alquanto
la
buona
donna
che
gli
narrò
l
'
episodio
biblico
di
Eli
;
dopo
gli
chiese
:
«
Dove
dunque
sei
stato
?
»
.
Egli
ricominciò
a
narrare
:
il
gattino
gli
si
era
arrampicato
sulle
spalle
e
gli
leccava
le
orecchie
,
dandogli
un
solletico
strano
che
lo
faceva
,
egli
non
sapeva
perché
,
pensare
a
Margherita
.
Mentre
raccontava
il
volgare
scherzo
del
Carchide
entrò
Nanna
,
che
zia
Tatàna
aveva
mandata
a
comperare
droghe
e
confetti
per
ornare
il
dolce
:
ella
puzzava
di
vino
,
aveva
le
sottane
lacere
,
in
modo
che
le
si
scorgevano
le
gambe
legnose
e
violacee
,
ed
era
ributtante
più
del
solito
.
«
Ecco
qui
»
,
disse
,
estraendo
dal
seno
i
pacchettini
delle
droghe
,
e
fermandosi
ad
ascoltare
i
discorsi
di
Anania
.
«
Hai
sentito
?
»
,
esclamò
ingenuamente
zia
Tatàna
.
«
quell
'
immondezza
di
Franziscu
Carchide
vuole
sposare
Margherita
Carboni
.
»
«
Non
è
così
!
»
,
disse
Anania
,
irritato
.
«
Non
capite
niente
!
»
«
Sì
,
»
disse
Nanna
,
«
io
lo
so
;
egli
è
pazzo
.
Ha
chiesto
la
mano
delle
figlie
del
medico
;
voleva
o
l
'
una
o
l
'
altra
!
L
'
hanno
cacciato
via
col
manico
della
scopa
.
Ora
vuole
Margheritina
,
perché
prendendole
la
misura
delle
scarpine
le
ha
stretto
il
piede
...
»
«
Doveva
dargli
un
calcio
!
»
,
gridò
Anania
,
balzando
in
piedi
,
col
gattino
intorno
al
collo
.
«
Un
calcio
sul
viso
!
»
Nanna
lo
guardò
:
i
suoi
piccoli
occhi
rifulgevano
stranamente
.
«
Ecco
»
,
disse
,
svolgendo
i
pacchettini
con
le
mani
tremolanti
,
«
è
quel
che
dissi
io
.
Eppoi
c
'
è
anche
un
militare
,
un
ufficiale
o
un
generale
,
non
so
,
che
vuole
sposare
Margherita
.
Ma
io
dissi
:
no
,
ella
è
una
rosa
e
deve
sposare
un
garofano
;
freschi
entrambi
...
Prendine
dunque
uno
...
»
S
'
avvicinò
ad
Anania
,
porgendogli
i
confetti
;
ma
egli
balzò
indietro
gridando
:
«
Puzzate
come
una
botte
!
Lontana
da
me
!
»
.
Nanna
traballò
;
qualche
confetto
cadde
e
rotolò
sul
pavimento
.
«
Il
garofano
mio
!
»
,
diss
'
ella
carezzevole
,
nonostante
le
cattive
parole
di
Anania
.
«
Sei
tu
il
garofano
di
Margherita
!
Tu
dunque
parti
?
Va
,
studia
,
diventa
dottore
.
»
Anania
si
curvò
,
raccolse
i
confetti
;
poi
rise
e
disse
tutto
felice
:
«
Mi
raccatteranno
così
,
le
ragazze
:
non
è
vero
?
»
.
E
si
mise
a
ballare
col
gattino
fra
le
braccia
.
Ma
d
'
improvviso
ridiventò
cupo
.
Chi
era
il
militare
che
voleva
sposar
Margherita
?
Forse
quel
capitano
dal
collo
rosso
,
che
a
teatro
gli
aveva
detto
con
disprezzo
:
«
La
finisca
,
dunque
»
?
Improvvisamente
gli
balenò
al
pensiero
una
visione
tormentosa
:
Margherita
sposa
d
'
un
uomo
giovane
e
ricco
,
Margherita
perduta
eternamente
per
lui
!
Depose
il
gattino
per
terra
,
e
fuggì
,
si
chiuse
nella
sua
cameretta
,
s
'
affacciò
alla
finestra
.
Gli
pareva
di
soffocare
.
Non
era
stato
mai
geloso
,
né
aveva
mai
pensato
che
Margherita
potesse
sposarsi
così
presto
.
«
No
,
no
»
,
pensava
,
stringendo
e
scuotendo
la
testa
fra
le
mani
,
«
non
si
deve
sposare
.
Bisogna
che
aspetti
,
finché
...
Ma
perché
dovrebbe
aspettare
?
Io
sono
un
bastardo
,
io
sono
il
figlio
d
'
una
donna
perduta
.
Io
non
ho
altra
missione
che
quella
di
cercare
mia
madre
e
di
ritrarla
dall
'
abisso
del
disonore
...
Margherita
non
può
abbassarsi
a
me
;
ma
finché
non
avrò
compiuto
la
mia
missione
ho
bisogno
di
lei
come
di
un
faro
.
Dopo
posso
morire
contento
.
»
E
non
pensava
che
la
sua
missione
poteva
prolungarsi
indeterminatamente
e
senza
esito
;
e
l
'
idea
che
rinunziando
alla
sua
missione
avrebbe
potuto
sperare
nell
'
amore
di
Margherita
gli
sembrava
mostruosa
.
Il
pensiero
di
ritrovare
sua
madre
cresceva
e
si
sviluppava
con
lui
,
palpitava
col
suo
cuore
,
vibrava
coi
suoi
nervi
,
scorreva
col
suo
sangue
;
solo
la
morte
poteva
sradicarlo
,
questo
pensiero
,
ed
appunto
alla
morte
di
sua
madre
egli
pensava
quando
desiderava
che
il
loro
incontro
non
si
avverasse
;
ma
anche
questa
soluzione
,
o
il
desiderio
di
questa
soluzione
,
gli
sembrava
una
grande
viltà
.
Più
tardi
egli
si
domandò
se
era
stata
la
sua
natura
sentimentale
a
creargli
il
pensiero
della
sua
missione
,
o
se
questo
pensiero
aveva
formato
la
sua
natura
sentimentale
:
ma
alla
vigilia
della
sua
partenza
egli
accettava
ancora
le
sue
sensazioni
ed
i
suoi
sentimenti
senza
analizzarli
;
ed
accettandoli
così
,
come
da
bambino
,
non
faceva
che
meglio
radicarli
nella
sua
anima
e
nella
sua
carne
,
in
modo
che
nessuna
logica
e
nessun
ragionamento
cosciente
avrebbero
poi
potuto
strapparglieli
.
Passò
una
notte
febbrile
.
Ah
,
era
già
lontano
il
tempo
quando
egli
si
contentava
di
veder
Margherita
nei
piccoli
viali
dell
'
orto
,
senza
badare
al
colore
dei
suoi
capelli
e
alla
forma
del
suo
busto
.
Allora
egli
sognava
cose
fantastiche
,
rapimenti
,
incontri
,
fughe
in
luoghi
misteriosi
,
magari
nelle
bianche
pianure
della
luna
;
ma
se
gli
avessero
dato
la
notizia
delle
nozze
di
lei
non
avrebbe
sofferto
.
Una
volta
aveva
progettato
di
convincerla
a
seguirlo
su
una
montagna
;
là
si
avvelenavano
,
d
'
un
veleno
che
non
deformava
i
cadaveri
;
si
stendevano
sulle
roccie
,
fra
l
'
edera
ed
i
fiori
,
e
morivano
assieme
:
ed
in
questo
sogno
non
s
'
era
delineato
neppure
il
desiderio
di
un
bacio
o
di
una
stretta
di
mano
.
Ma
dopo
era
venuto
il
sogno
idilliaco
della
fontana
di
Fonni
,
il
bacio
,
l
'
abbandono
di
Margherita
;
e
durante
la
sera
della
rappresentazione
,
il
profumo
dei
capelli
di
lei
,
lo
splendore
dei
suoi
occhi
,
il
calore
che
pareva
emanasse
dalla
sua
persona
fiorente
gli
avevano
dato
ebbrezze
ineffabili
.
Ed
ora
soffriva
al
pensiero
che
ella
potesse
diventare
d
'
altri
;
e
nel
sonno
febbrile
si
affannava
,
sognando
,
a
scriverle
una
lettera
disperata
,
alla
quale
univa
un
sonetto
,
uno
dei
molti
sonetti
dialettali
che
egli
aveva
già
composto
per
lei
.
Si
svegliò
,
s
'
alzò
ed
aprì
la
finestra
.
L
'
alba
gli
parve
vicina
;
il
cielo
era
limpido
,
sopra
una
guglia
nera
dell
'
Orthobene
tremolava
una
stella
rossastra
,
simile
ad
una
fiammella
su
un
candelabro
di
pietra
;
i
galli
cantavano
,
rispondendosi
l
'
un
l
'
altro
con
una
gara
di
gridi
rauchi
,
e
parevano
indispettiti
reciprocamente
di
ciò
che
gridavano
e
tutti
contro
la
luce
che
non
arrivava
.
Anania
guardava
il
cielo
e
sbadigliava
:
ad
un
tratto
un
brivido
di
freddo
lo
investì
dai
piedi
alla
testa
.
Oh
,
Dio
,
che
accadeva
in
lui
?
Gli
pareva
che
qualche
cosa
volesse
staccarglisi
dall
'
anima
,
restare
sotto
quel
cielo
,
davanti
al
monte
selvaggio
le
cui
creste
servivano
da
candelabri
alle
stelle
.
Come
il
viandante
oppresso
da
un
carico
troppo
grave
vuol
liberarsene
in
parte
onde
poter
continuare
la
sua
strada
,
così
egli
sentiva
il
bisogno
di
lasciare
un
po
'
del
suo
segreto
a
Margherita
.
Chiuse
la
finestra
e
sedette
davanti
al
tavolino
,
tremando
e
sbadigliando
.
«
Che
freddo
!
»
,
disse
a
voce
alta
.
Il
sonetto
che
egli
voleva
mandare
a
Margherita
era
già
copiato
a
stampatello
,
su
un
foglio
di
carta
rosea
rigata
traversalmente
di
viola
:
eccone
la
traduzione
in
prosa
:
«
Una
bellissima
margherita
cresceva
in
un
verde
prato
.
Tutti
i
fiori
l
'
ammiravano
,
ma
specialmente
un
ranuncolo
pallido
ed
umile
,
cresciutole
accanto
,
moriva
di
amore
per
lei
.
Ed
ecco
,
in
una
splendida
giornata
di
primavera
,
una
bellissima
fanciulla
andava
a
passeggiare
nel
prato
,
coglieva
la
margherita
,
la
baciava
,
la
poneva
sul
morbido
seno
,
mentre
senza
avvedersene
schiacciava
l
'
infelice
ranuncolo
che
,
d
'
altronde
,
privato
dell
'
adorata
vicina
,
si
sentiva
beato
di
morire
»
.
Rileggendo
i
versi
il
poeta
provò
una
tristezza
dispettosa
;
vedeva
,
al
posto
della
simbolica
fanciulla
,
un
capitano
dei
carabinieri
dai
baffi
provocanti
;
ripiegò
il
foglio
,
ma
restò
a
lungo
indeciso
se
doveva
chiuderlo
o
no
nella
busta
.
Che
avrebbe
pensato
Margherita
?
Avrebbe
ricevuto
lei
il
sonetto
?
Sì
,
perché
quando
il
postino
batteva
al
portone
tre
colpi
terribili
che
parevano
picchiati
dalla
ferrea
mano
del
destino
,
Margherita
correva
lei
a
ricever
la
posta
.
Bisognava
però
che
ella
fosse
in
casa
nelle
ore
in
cui
passava
il
postino
,
cioè
verso
mezzogiorno
ed
a
sera
.
A
mezzogiorno
ella
certamente
era
in
casa
;
occorreva
dunque
impostar
subito
il
sonetto
.
Un
'
agitazione
febbrile
invase
Anania
;
senza
esitare
oltre
uscì
e
camminò
come
un
sonnambulo
per
le
straducole
buie
e
deserte
.
Dietro
i
muri
dei
cortili
,
nelle
rozze
tettoie
delle
case
paesane
,
i
galli
continuavano
i
loro
canti
dispettosi
;
l
'
aria
umida
odorava
di
stoppia
;
una
povera
infornatrice
di
pane
d
'
orzo
,
che
tornava
dal
compiere
il
suo
faticoso
mestiere
,
attraversò
una
viuzza
;
il
passo
di
due
alti
carabinieri
risuonò
sinistramente
sul
lastrico
del
Corso
:
poi
più
nessuno
,
più
nulla
.
Anania
rasentava
i
muri
,
pauroso
d
'
esser
riconosciuto
nonostante
il
buio
,
e
appena
impostata
la
lettera
si
mise
a
correre
.
Ma
non
poté
rientrare
in
casa
;
gli
pareva
di
soffocare
,
aveva
bisogno
d
'
aria
,
di
immensità
.
Scese
verso
lo
stradale
di
Orosei
,
risalì
il
ciglione
,
e
solo
quando
si
trovò
ai
piedi
dell
'
Orthobene
respirò
,
aprendo
le
narici
come
un
puledro
sfuggito
al
laccio
.
Avrebbe
voluto
gridare
di
gioia
e
di
spasimo
.
Albeggiava
;
tenui
veli
azzurrognoli
coprivano
le
grandi
valli
umide
,
le
ultime
stelle
svanivano
.
Non
sapeva
perché
,
Anania
ripeteva
i
versi
:
Care
stelle
dell
'
Orsa
,
io
non
credea
...
e
cercava
di
ricacciare
da
sé
il
pensiero
di
ciò
che
aveva
fatto
,
mentre
se
ne
sentiva
felice
fino
allo
spasimo
.
Prese
a
salire
l
'
Orthobene
,
strappando
fronde
,
ciuffi
d
'
erba
,
lanciando
pietre
e
ridendo
;
pareva
pazzo
.
I
cespugli
odoravano
,
il
cielo
dietro
l
'
enorme
scoglio
cerulo
di
monte
Albo
diventava
in
color
di
ciclamino
;
Anania
si
fermò
su
una
roccia
,
guardò
l
'
immensa
chiostra
azzurra
delle
montagne
lontane
battute
dal
riflesso
delicato
dell
'
aurora
,
e
ridiventò
pensieroso
.
Addio
!
Domani
egli
sarebbe
al
di
là
delle
montagne
,
e
Margherita
penserebbe
invano
all
'
ignoto
ranuncolo
che
l
'
amava
e
che
era
lui
.
Ed
ecco
,
una
cinzia
cantò
nel
suo
nido
selvaggio
,
nel
cuore
d
'
un
elce
,
e
nella
sua
nota
tremolò
tutta
la
poesia
del
luogo
solitario
;
Anania
ricordò
allora
il
canto
di
un
altro
uccellino
entro
l
'
umido
fogliame
d
'
un
castagno
,
in
una
lontana
mattina
d
'
autunno
,
lassù
,
lassù
,
in
una
di
quelle
montagne
dell
'
orizzonte
,
e
rivide
un
bimbo
che
scendeva
lieto
la
china
,
ignaro
del
proprio
triste
destino
.
«
Anche
adesso
»
,
pensò
rattristandosi
,
«
anche
adesso
sono
lieto
di
partire
,
e
chissà
invece
che
cosa
mi
aspetta
!
»
Rientrò
a
casa
pallido
e
triste
.
«
Ma
dove
sei
stato
,
galanu
meu
[
20
]
?
Perche
sei
uscito
prima
dell
'
alba
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
.
«
Datemi
il
caffè
!
»
,
diss
'
egli
,
aspro
.
«
Ecco
il
caffè
,
ma
che
cosa
hai
,
cuoricino
amato
?
Sei
pallido
;
rimettiti
,
riprendi
colore
prima
di
recarti
dal
padrino
.
Come
?
Scuoti
il
capo
?
Non
andrai
stamattina
dal
padrino
?
Cosa
guardi
?
C
'
è
qualche
formica
nel
caffè
?
»
Egli
guardava
fisso
la
piccola
scodella
rossa
filettata
d
'
oro
,
che
serviva
esclusivamente
per
lui
:
addio
piccola
scodella
;
ancora
domani
e
poi
addio
.
Le
lagrime
gli
salivano
agli
occhi
.
«
Andrò
più
tardi
dal
padrino
;
ora
finisco
di
preparare
la
roba
»
,
disse
piano
piano
,
come
parlando
alla
scodella
.
«
E
se
non
ci
rivedessimo
più
?
»
,
chiese
poi
alla
donna
.
«
S
'
io
dovessi
morire
prima
del
ritorno
?
E
forse
sarebbe
meglio
...
Perché
dobbiamo
vivere
a
lungo
?
Giacché
si
deve
morire
è
meglio
morir
presto
.
»
Zia
Tatàna
lo
guardò
;
fece
un
segno
di
croce
per
aria
,
e
disse
:
«
Tu
hai
fatto
cattivi
sogni
,
stanotte
?
Perché
parli
così
,
agnellino
senza
lana
?
Ti
fa
male
il
capo
?
»
.
«
Voi
non
capite
niente
!
»
,
proruppe
egli
,
balzando
in
piedi
.
Entrò
nella
sua
cameretta
e
cominciò
a
riporre
in
una
piccola
valigia
i
libri
e
gli
oggetti
più
cari
;
e
di
tanto
in
tanto
volgeva
gli
occhi
alla
finestra
aperta
,
nel
cui
sfondo
si
scorgeva
un
lembo
di
cielo
autunnale
che
pareva
una
tela
graziosamente
dipinta
:
una
pianura
bianchiccia
con
un
laghetto
azzurro
.
Che
avrebbe
egli
veduto
dalla
finestra
della
cameretta
che
l
'
aspettava
a
Cagliari
?
Il
mare
?
Il
mare
vero
,
le
lontananze
infinite
dell
'
acqua
azzurra
sotto
le
infinite
lontananze
del
cielo
azzurro
?
Tutto
quell
'
azzurro
,
veduto
e
desiderato
,
lo
rasserenò
:
si
pentì
d
'
aver
contristato
zia
Tatàna
,
ma
che
poteva
farci
?
Sì
,
egli
sentiva
d
'
essere
ingrato
,
ma
i
nervi
son
nervi
e
non
si
può
loro
comandare
.
Però
egli
non
vuole
essere
completamente
ingrato
,
no
!
Lascia
la
valigia
,
i
libri
,
le
scatole
,
si
precipita
in
cucina
,
dove
la
buona
donna
scopa
con
aria
tra
melanconica
e
filosofica
,
forse
pensando
alle
parole
funebri
dell
'
«
agnellino
senza
lana
»
,
le
va
sopra
,
stringe
lei
e
la
scopa
in
uno
stesso
abbraccio
,
e
le
trascina
in
un
giro
vorticoso
di
ballo
.
«
Ah
,
cattiva
lana
,
che
cosa
c
'
è
?
»
,
grida
la
vecchia
,
palpitando
di
gioia
;
ma
sul
più
bello
Anania
scappa
,
correndo
e
imitando
lo
sbuffare
del
treno
.
Chiusa
la
valigia
egli
andò
a
congedarsi
dai
vicini
di
casa
,
cominciando
da
Maestro
Pane
.
La
bottega
del
vecchio
falegname
,
di
solito
piena
di
gente
,
era
deserta
,
e
lo
studente
dovette
attendere
alquanto
,
seduto
sullo
scalino
interno
della
porta
,
coi
piedi
fra
gli
abbondanti
trucioli
che
coprivano
il
pavimento
.
Un
leggero
soffio
di
vento
entrava
per
la
porta
,
agitando
le
grandi
ragnatele
del
tetto
,
cosparse
di
fili
di
segatura
.
Finalmente
Maestro
Pane
arrivò
:
indossava
una
vecchia
tunica
da
soldato
,
della
quale
curava
molto
i
bottoni
lucidissimi
,
e
sorrise
con
infantile
compiacenza
quando
Anania
gli
disse
che
sembrava
un
generale
.
«
Ho
anche
il
kepì
!
»
,
disse
con
serietà
.
«
Vorrei
metterlo
,
ma
i
ragazzi
ridono
.
E
così
tu
parti
,
caro
bambino
?
Dio
ti
accompagni
e
ti
aiuti
.
Io
non
ho
niente
da
regalarti
!
»
«
Ma
vi
pare
,
Maestro
Pane
?
»
«
Il
cuore
non
manca
,
ma
il
cuore
non
basta
!
Ebbene
,
io
ti
farò
una
scrivania
quando
sarai
dottore
:
ho
già
il
modello
,
vedi
?
»
Cercò
un
catalogo
di
mobili
,
gelosamente
nascosto
sotto
il
banco
,
e
fece
vedere
allo
studente
una
splendida
scrivania
a
colonnine
e
trafori
.
«
Ti
pare
impossibile
?
»
,
disse
,
risentito
,
accorgendosi
che
Anania
sorrideva
.
«
Tu
non
conosci
Maestro
Pane
!
Io
non
ho
mai
lavorato
mobili
preziosi
e
fini
perché
non
avevo
fondi
,
ma
sarei
buono
...
»
«
Lo
credo
,
lo
credo
,
Maestro
Pà
!
Ed
io
,
quando
sarò
dottore
e
ricco
,
vi
farò
eseguire
tutti
i
mobili
del
mio
palazzo
...
»
«
Davvero
?
e
quanti
anni
ci
vorranno
ancora
?
»
«
Eh
,
chi
lo
sa
?
Dieci
,
quindici
...
»
«
Troppo
!
Sarò
in
cielo
,
allora
,
nella
bottega
di
San
Giuseppe
glorioso
»
(
nonostante
lo
scherzo
si
fece
devotamente
il
segno
della
croce
)
.
«
E
,
dimmi
»
,
riprese
,
fissando
una
pagina
del
catalogo
,
«
cosa
vuol
dire
mobili
al
-
la
-
Lui
-
gi
-
de
-
ci
-
mo
-
quin
-
to
?
»
«
Era
un
re
...
»
,
cominciò
Anania
.
«
Questo
lo
so
»
,
rispose
vivacemente
Maestro
Pane
,
con
un
malizioso
sorriso
sulla
gran
bocca
sdentata
,
«
era
un
re
al
quale
piacevano
le
ragazzine
...
»
«
Maestro
Pane
»
,
gridò
Anania
,
strabiliato
,
«
come
sapete
ciò
?
»
Il
vecchietto
cominciò
a
ridere
,
togliendosi
la
giubba
e
piegandola
accuratamente
.
«
Ebbene
»
,
disse
,
fingendo
un
ingenuo
stupore
per
non
turbare
oltre
l
'
innocenza
di
Anania
,
«
perché
siamo
ignoranti
non
dobbiamo
saper
nulla
?
A
quel
re
piaceva
giocare
e
divertirsi
coi
bambini
,
come
alla
regina
Ester
piaceva
andar
pei
campi
a
cogliere
spighe
,
ed
a
Vittorio
Emanuele
zappare
l
'orto...»
Ma
Anania
la
sapeva
più
lunga
di
Maestro
Pane
,
e
chiese
anche
lui
con
finta
ingenuità
:
«
Avete
dunque
studiato
,
voi
?
»
.
«
Io
?
Avrei
voluto
,
ma
non
ho
potuto
;
fiore
mio
,
non
tutti
nascono
sotto
una
buona
stella
come
te
.
»
«
E
dunque
,
come
sapete
queste
storie
?
»
«
Si
raccontano
,
diavolo
!
La
storia
della
Regina
Ester
l
'
ho
udita
da
tua
madre
,
e
quella
del
Re
da
Pera
Sa
Gattu
...
»
Anania
andò
via
inorridito
,
ricordando
una
storiella
raccontata
molti
anni
prima
da
Nanna
,
una
sera
d
'
inverno
,
nel
molino
delle
olive
...
Bussò
alla
porticina
chiusa
di
Nanna
,
ma
il
vecchio
pazzo
,
seduto
su
una
pietra
,
disse
che
la
donna
non
c
'
era
.
«
L
'
aspetto
anch
'
io
»
,
aggiunse
,
«
perché
Gesù
Cristo
ieri
sera
mi
disse
che
ha
bisogno
d
'
una
serva
.
»
«
Dove
l
'
avete
incontrato
?
»
«
Nel
viottolo
...
laggiù
»
,
indicò
il
pazzo
;
«
aveva
un
cappotto
lungo
e
le
scarpe
rotte
.
Ebbene
,
perché
tu
non
mi
dai
un
paio
di
scarpe
vecchie
,
Anania
Atonzu
?
»
«
Vi
starebbero
strette
»
,
disse
lo
studente
,
guardandosi
i
piedi
.
«
E
perché
non
vai
scalzo
,
che
una
palla
ti
trapassi
la
milza
?
»
,
chiese
minaccioso
il
pazzo
,
corrugando
le
irte
sopracciglia
grigie
.
«
Addio
»
,
disse
Anania
,
senza
rispondere
alla
minacciosa
domanda
,
«
io
parto
per
gli
studi
.
»
Gli
occhioni
azzurri
del
vecchio
presero
una
espressione
maliziosa
.
«
Tu
vai
ad
Iglesias
?
»
«
No
,
a
Cagliari
.
»
«
Ad
Iglesias
ci
sono
i
vampiri
e
le
faine
.
Addio
,
dunque
:
toccami
la
mano
.
Così
,
bravo
;
non
aver
paura
,
non
ti
mangio
.
E
tua
madre
dove
si
trova
ora
?
»
«
Addio
,
state
bene
»
,
disse
Anania
,
ritirando
la
sua
piccola
mano
dalla
manaccia
dura
del
pazzo
.
«
Anch
'
io
devo
partire
»
,
annunziò
il
vecchio
.
«
Andrò
in
un
luogo
dove
si
mangiano
sempre
cose
buone
:
fave
,
lardo
,
lenticchie
,
viscere
di
pecora
.
»
«
Buon
pro
vi
faccia
!
»
«
Eh
!
»
,
gridò
il
pazzo
,
quando
lo
studente
si
fu
allontanato
.
«
Bada
alle
coreggie
gialle
!
E
scrivimi
.
»
Anania
si
congedò
dagli
altri
vicini
,
ed
anche
dalla
donna
mendicante
,
che
lo
ricevette
in
una
cameretta
discretamente
pulita
e
gli
offrì
una
tazza
di
buonissimo
caffè
.
«
Tu
andrai
anche
da
Rebecca
?
»
,
gli
domandò
,
con
invidia
,
«
quella
stupida
si
è
data
a
mendicare
,
adesso
!
Non
è
una
vergogna
,
una
ragazza
come
lei
?
Diglielo
,
dunque
!
»
«
È
piagata
!
può
appena
camminare
...
»
«
No
,
è
guarita
.
Cosa
guardi
lassù
?
È
una
falce
da
mietitore
.
»
«
Perché
sta
appesa
sulla
porta
?
»
«
Per
il
vampiro
,
che
quando
penetra
di
notte
nella
camera
si
ferma
a
contare
i
denti
della
falce
,
e
siccome
non
arriva
che
al
sette
ricomincia
sempre
.
Così
arriva
l
'
alba
,
e
appena
vede
la
luce
il
vampiro
fugge
.
Tu
ridi
?
Eppure
è
vero
.
Che
Dio
ti
benedica
»
,
disse
poi
la
mendicante
,
accompagnandolo
fin
sulla
strada
.
«
Buon
viaggio
;
e
fa
onore
al
vicinato
.
»
Anania
entrò
da
Rebecca
:
ella
pareva
ancora
una
bambina
,
sebbene
avesse
più
di
venti
anni
,
livida
,
calva
,
accoccolata
nel
suo
buco
nero
come
una
fiera
malata
nella
sua
tana
.
Vedendo
lo
studente
arrossì
,
e
tutta
tremante
gli
offrì
,
su
un
primitivo
vassoio
di
sughero
,
un
grappolo
d
'
uva
nera
.
«
Lo
prenda
,
dunque
...
»
,
balbettò
.
«
Non
ho
altro
...
»
«
E
dammi
dunque
del
tu
!
»
,
esclamò
Anania
,
strappando
un
acino
dal
grappolo
.
«
Non
ne
sono
degna
!
Io
non
sono
Margherita
Carboni
;
sono
una
povera
immondezza
!
»
,
rispose
animandosi
la
fanciulla
.
«
Lo
prenda
dunque
questo
grappolo
!
È
pulito
;
io
non
l
'
ho
neppure
toccato
!
Me
lo
portò
zio
Pera
Sa
Gattu
.
»
«
Zio
Pera
?
»
,
chiese
Anania
,
ricordando
con
disgusto
la
storiella
di
Maestro
Pane
.
«
Sì
,
poveretto
!
Egli
si
ricorda
sempre
di
me
,
e
tutti
i
giorni
mi
porta
qualche
cosa
:
il
mese
scorso
sono
stata
malata
perché
mi
si
sono
riaperte
le
piaghe
,
e
zio
Pera
fece
venire
il
medico
e
portò
le
medicine
.
Ah
,
egli
fa
per
me
ciò
che
farebbe
mio
padre
se
...
Ma
egli
mi
ha
abbandonata
!
Basta
!
»
disse
poi
Rebecca
,
accorgendosi
di
aver
toccato
un
tasto
doloroso
per
Anania
.
«
Lei
dunque
non
vuole
il
grappolo
?
È
pulito
,
però
.
»
«
E
dallo
qui
!
Ma
dove
lo
metto
?
Aspetta
:
lo
avvolgo
in
questo
giornale
.
Io
dunque
parto
,
sai
.
Vado
a
Cagliari
per
gli
studi
.
Arrivederci
;
sta
bene
e
curati
.
»
«
Addio
!
»
,
diss
'
ella
,
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
«
Anch
'
io
vorrei
partire
!
»
Anania
uscì
e
vedendo
sulla
porta
della
bettola
la
bella
Agata
si
avvicinò
per
congedarsi
anche
da
lei
.
Appena
lo
scorse
,
la
ragazza
cominciò
a
sorridergli
,
con
gli
occhioni
lucenti
,
ed
a
fargli
segni
d
'
addio
con
la
mano
.
«
Tu
facevi
all
'
amore
con
quel
mucchietto
di
marcia
!
»
,
chiese
accennando
Rebecca
affacciatasi
alla
porta
.
«
Allontanati
,
che
puzzi
orribilmente
.
»
Anania
fece
un
gesto
di
raccapriccio
,
pensando
istintivamente
a
Margherita
.
«
Eppure
»
,
proseguì
l
'
altra
,
ridendo
e
guardandolo
languidamente
,
«
essa
è
gelosa
di
me
.
Osserva
come
guarda
!
Stupida
!
Ella
pensa
sempre
a
te
perché
l
'
ultima
notte
dell
'
anno
scorso
,
quando
sorteggiammo
gli
innamorati
,
il
tuo
nome
venne
fuori
assieme
col
suo
!
»
«
Lo
so
,
dunque
!
Finiscila
!
»
,
diss
'
egli
infastidito
.
«
Io
parto
domani
;
addio
.
Desideri
qualche
cosa
?
»
«
Prendimi
con
te
!
»
,
ella
propose
con
ardore
.
Un
pastore
,
che
aveva
finito
di
sorseggiare
un
calice
d
'
acquavite
,
uscì
dalla
bettola
e
pizzicò
la
fanciulla
.
«
Sas
manos
siccas
[
21
]
,
lepre
pelata
!
»
,
gridò
Agata
;
poi
attirò
Anania
entro
la
bettola
e
gli
chiese
che
cosa
desiderava
bere
.
«
Niente
,
addio
,
addio
.
»
Ma
Agata
gli
versò
un
calice
di
vino
bianco
,
e
mentre
egli
beveva
,
ella
,
appoggiatasi
languidamente
al
banco
,
guardava
fuori
e
diceva
:
«
Anch
'
io
verrò
presto
a
Cagliari
;
appena
avrò
un
costume
nuovo
e
i
bottoni
d
'
oro
per
la
camicia
,
verrò
a
Cagliari
e
cercherò
servizio
.
Così
ci
rivedremo
...
Oh
,
diavolo
,
ecco
che
viene
Antonino
;
egli
mi
vuole
in
isposa
ed
è
molto
geloso
di
te
.
Ah
,
gioiello
mio
,
addio
,
vattene
...
»
.
Dicendo
così
si
gettò
su
lui
con
uno
slancio
felino
e
lo
baciò
sulla
bocca
;
poi
lo
spinse
ad
uscire
,
ed
egli
andò
via
sbalordito
e
turbato
;
e
incontrando
Antonino
capì
finalmente
perché
costui
lo
guardava
con
odio
.
Per
qualche
minuto
camminò
senza
avvedersi
dove
andava
:
gli
pareva
d
'
aver
baciato
Margherita
e
il
desiderio
di
vederla
lo
rendeva
fremente
.
«
Ah
»
,
gridò
ad
un
tratto
,
trovandosi
fra
le
braccia
d
'
una
donna
.
«
Figliuolino
del
mio
cuore
»
,
disse
Nanna
,
piangendo
comicamente
e
porgendogli
un
involtino
,
«
tu
dunque
parti
?
Il
Signore
ti
accompagni
e
ti
benedica
come
benedice
la
spiga
del
frumento
.
Noi
ci
rivedremo
ancora
,
ma
intanto
ecco
...
non
rifiutare
,
sai
,
perché
io
ne
morrei
di
dolore
...
»
Per
impedire
la
morte
di
Nanna
egli
prese
l
'
involtino
;
poi
trasalì
sentendo
sulla
sua
guancia
qualcosa
di
viscido
e
un
pestilenziale
soffio
di
acquavite
.
«
Ebbene
»
,
balbettò
Nanna
,
dopo
averlo
baciato
,
«
non
ho
potuto
resistere
.
Pulisciti
la
guancia
:
no
,
essa
non
deve
restar
macchiata
pei
baci
odorosi
come
garofani
,
delle
fanciulle
d
'
oro
che
ti
raccatteranno
come
un
confetto
.
»
Anania
non
protestò
,
ma
quel
terribile
urto
con
la
realtà
lo
rimise
in
equilibrio
,
cancellando
la
sensazione
ardente
del
bacio
d
'
Agata
.
Rientrato
a
casa
svolse
l
'
involtino
e
trovò
tredici
soldi
che
cominciò
a
far
risonare
fra
le
mani
.
«
Sei
stato
dal
padrino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
.
«
Andrò
fra
poco
,
dopo
mangiato
.
»
Ma
appena
mangiato
uscì
nel
cortile
e
si
sdraiò
sopra
una
stuoia
,
sotto
il
sambuco
.
L
'
aria
era
tiepida
;
attraverso
i
rami
Anania
vedeva
grandi
nuvole
bianche
passare
sul
cielo
turchino
;
egli
guardava
e
sentiva
una
dolcezza
infinita
calare
da
quelle
nuvole
;
pareva
una
pioggia
di
latte
tiepido
.
Ricordi
lontani
,
erranti
e
cangianti
come
le
nuvole
,
gli
sfioravano
la
mente
,
confusi
con
le
impressioni
recenti
.
Ecco
,
egli
rivede
il
paesaggio
melanconico
vigilato
dai
pini
sonori
,
dove
suo
padre
ara
la
terra
per
seminare
il
frumento
del
padrone
.
I
pini
hanno
un
rombo
che
pare
la
voce
del
mare
;
il
cielo
è
profondamente
e
tristemente
azzurro
.
Anania
ricorda
due
versi
...
«
I
suoi
occhi
sono
azzurri
,
vuoti
e
profondi
come
il
cielo
.
»
Gli
occhi
di
Margherita
?
No
;
egli
offende
Margherita
pensando
così
;
ma
intanto
è
felice
di
ripetere
versi
così
originali
...
«
I
suoi
occhi
sono
azzurri
,
profondi
e
vuoti
come
il
cielo
.
»
Chi
passa
dietro
il
pino
?
Il
portalettere
dai
baffi
rossi
:
una
cornacchia
,
con
le
ali
aperte
,
batte
forte
il
becco
sulla
fronte
del
povero
uomo
.
Dun
,
dun
,
dun
!
Margherita
corre
ad
aprire
,
prende
la
lettera
rosea
a
fili
verdi
,
e
comincia
a
volare
.
Anania
vorrebbe
seguirla
,
ma
non
può
:
non
può
muoversi
,
non
può
parlare
;
ecco
però
il
portalettere
che
si
avvicina
e
lo
scuote
...
«
Sono
le
tre
,
figlio
mio
;
quando
dunque
andrai
dal
padrino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
,
scuotendolo
.
Egli
balzò
in
piedi
con
un
occhio
chiuso
e
l
'
altro
aperto
,
una
guancia
pallida
e
rossa
l
'
altra
.
«
Che
sonno
!
»
,
disse
stirandosi
.
«
È
che
stanotte
non
ho
dormito
per
niente
.
Ora
vado
.
»
Andò
a
lavarsi
,
si
pettinò
,
perdette
mezz
'
ora
a
farsi
la
scriminatura
da
una
parte
,
poi
nel
mezzo
,
poi
a
farla
scomparire
del
tutto
.
Il
cuore
gli
batteva
con
angoscia
.
«
Che
è
questo
?
Che
diavolo
ho
?
»
,
pensava
,
e
voleva
dominarsi
ma
non
ci
riusciva
.
«
Sei
ancora
lì
?
quando
dunque
andrai
?
»
,
gridò
la
vecchia
dal
cortile
.
Egli
si
affacciò
alla
finestra
.
«
Cosa
dunque
gli
dirò
!
»
«
Che
parti
domani
;
che
farai
da
bravo
;
che
sarai
sempre
un
figlio
rispettoso
.
»
«
Amen
!
E
lui
cosa
mi
dirà
?
»
«
Ti
darà
dei
buoni
consigli
.
»
«
Non
mi
parlerà
di
quella
cosa
...
»
«
Di
quale
cosa
?
»
«
Dei
denari
!
»
,
diss
'
egli
,
abbassando
la
voce
e
portandosi
le
mani
alla
bocca
.
«
Oh
,
benedetto
!
»
,
rispose
la
vecchia
sollevando
le
braccia
.
«
Che
ci
hai
da
veder
tu
?
Tu
non
sai
nulla
!
»
«
E
allora
vado
...
»
Ma
invece
andò
da
Bustianeddu
,
poi
nell
'
orto
per
congedarsi
da
zio
Pera
ed
anche
dai
fichi
d
'
India
,
dai
cardi
,
dal
panorama
,
dall
'
orizzonte
...
Trovò
il
vecchio
sdraiato
sull
'
erba
col
randello
posato
anch
'
esso
sull
'
erba
con
attitudine
di
riposo
.
«
Dunque
parto
zio
Pera
,
addio
:
state
bene
e
divertitevi
!
»
«
Eh
?
»
,
chiese
il
vecchio
,
che
diventava
sordo
e
cieco
.
«
Parto
!
»
,
gridò
Anania
.
«
Vado
a
Cagliari
per
studiare
...
»
«
Il
mare
?
Sì
,
a
Cagliari
c
'
è
il
mare
.
Dio
ti
accompagni
e
ti
benedica
,
figlio
mio
.
Il
vecchio
zio
Pera
non
ha
nulla
da
darti
,
ma
pregherà
per
te
...
»
«
Avete
niente
da
comandarmi
?
»
,
chiese
Anania
,
curvandosi
,
con
le
mani
sulle
ginocchia
.
Il
vecchio
si
sollevò
,
lo
guardò
fisso
e
sorrise
:
«
Che
vuoi
che
ti
comandi
?
Anch
'
io
devo
partire
!
»
.
«
Anche
voi
?
»
,
esclamò
lo
studente
,
sorridendo
per
la
smania
che
tutti
,
anche
i
vecchi
decrepiti
,
avevano
di
partire
.
«Anch'io.»
«
E
per
dove
,
zio
Pera
?
»
«
Ah
,
per
un
paese
lontano
!
»
,
disse
il
vecchio
stendendo
la
mano
verso
l
'
orizzonte
.
«
Per
l
'
Eternità
!
»
Soltanto
sul
tardi
,
dopo
esser
passato
e
ripassato
sotto
le
finestre
di
Margherita
senza
poter
scorgere
la
fanciulla
,
Anania
entrò
e
chiese
del
padrino
.
«
Non
c
'
è
nessuno
in
casa
.
Se
attendi
rientreranno
fra
poco
»
,
disse
la
serva
con
arroganza
.
«
Perché
non
sei
venuto
prima
?
»
«
Perché
faccio
quel
che
mi
pare
e
piace
»
,
diss
'
egli
entrando
.
«
È
giusto
,
meglio
perdere
il
tempo
con
quella
schifosa
d
'
Agata
che
venire
a
riverire
i
benefattori
.
»
«
Auff
!
»
,
egli
sbuffò
,
appoggiandosi
alla
finestra
dello
studio
.
Ah
,
la
serva
lo
umiliava
come
in
quella
notte
lontana
quando
egli
con
Bustianeddu
eran
venuti
per
chiedere
una
scodella
di
brodo
:
nulla
era
cambiato
;
egli
era
sempre
un
servo
,
un
beneficato
.
Lagrime
di
rabbia
gli
inumidirono
gli
occhi
.
«
Ma
io
sono
un
uomo
!
»
,
pensò
.
«
Posso
rinunziare
a
tutto
,
lavorare
la
terra
,
fare
il
soldato
,
ma
non
esser
vile
.
Ora
me
ne
vado
.
»
E
si
staccò
dalla
finestra
,
ma
sfiorando
la
scrivania
già
illuminata
dalla
luna
,
scorse
fra
le
carte
buttate
su
alla
rinfusa
una
busta
rosea
a
righe
verdi
.
Il
sangue
gli
salì
al
capo
;
le
orecchie
gli
arsero
,
percosse
da
una
vibrazione
metallica
;
incoscientemente
si
curvò
e
prese
la
busta
.
Sì
,
era
quella
,
squarciata
e
vuota
.
Gli
parve
di
toccare
la
spoglia
di
una
cosa
per
lui
sacra
,
ch
'
era
stata
violata
;
ah
,
tutto
,
tutto
era
finito
per
lui
,
l
'
anima
sua
era
vuota
e
sbranata
come
quella
busta
.
D
'
un
tratto
una
viva
luce
inondò
la
stanza
;
egli
vide
Margherita
entrare
,
ed
ebbe
appena
il
tempo
di
lasciar
cadere
la
busta
,
ma
si
accorse
che
la
fanciulla
aveva
indovinato
il
suo
atto
,
ed
una
viva
vergogna
si
unì
al
suo
dolore
.
«
Buona
sera
»
,
disse
Margherita
deponendo
il
lume
sulla
scrivania
,
«
ti
hanno
lasciato
al
buio
.
»
«
Buona
sera
»
,
egli
mormorò
,
deciso
a
spiegarsi
e
poi
fuggire
e
non
lasciarsi
vedere
mai
più
.
«Siedi.»
Egli
la
fissava
con
occhi
attoniti
;
sì
,
quella
era
Margherita
,
ma
in
quel
momento
egli
la
odiava
.
«
Scusa
»
,
cominciò
a
balbettare
.
«
Non
l
'
ho
fatto
apposta
,
non
sono
un
vile
,
io
,
ma
ho
veduta
quella
...
questa
busta
»
,
la
toccò
col
dito
,
«
e
non
ho
potuto
...
L
'
ho
guardata
...
»
«
È
tua
?
»
«
È
mia
.
»
Margherita
arrossì
e
si
confuse
,
mentre
Anania
,
come
liberato
da
un
peso
,
cominciava
a
distinguere
le
cose
e
a
ragionare
.
Il
suo
orgoglio
,
offeso
dalla
vergogna
patita
,
lo
consigliava
a
dire
che
l
'
invio
del
sonetto
era
stato
uno
scherzo
;
ma
Margherita
,
nel
suo
vestito
da
passeggio
,
con
la
vita
stretta
da
un
nastro
verde
lucente
,
era
così
bella
e
pura
che
mentire
con
lei
sarebbe
stato
come
mentire
con
un
angelo
!
Anania
avrebbe
voluto
spegnere
il
lume
e
restare
al
chiaro
di
luna
,
solo
con
lei
,
e
caderle
ai
piedi
,
e
chiamarla
coi
più
dolci
nomi
;
ma
non
poteva
,
non
poteva
,
sebbene
s
'
accorgesse
che
anche
lei
sollevava
e
abbassava
gli
occhi
con
delizioso
terrore
,
in
attesa
del
suo
grido
d
'
amore
.
«
Ha
letto
,
tuo
padre
?
»
,
egli
chiese
a
bassa
voce
.
«
Sì
,
ha
letto
;
e
rideva
»
,
ella
rispose
,
commossa
.
«
Rideva
?
»
«
Sì
,
rideva
.
Alla
fine
mi
diede
il
foglio
e
disse
:
"
Chi
diavolo
sarà
?".»
«
E
tu
?
E
tu
?
»
«
Ed
io
...
»
Essi
parlavano
piano
,
ansiosi
,
già
avviluppati
dal
mistero
di
una
complicità
deliziosa
;
ma
improvvisamente
Margherita
cambiò
voce
ed
aspetto
.
«
Oh
,
ecco
papà
.
C
'
è
Anania
!
»
,
esclamò
correndo
verso
l
'
uscio
;
e
uscì
rapidamente
,
mentre
Anania
ricadeva
nel
massimo
turbamento
.
Egli
sentì
la
mano
calda
e
molle
del
padrino
stringere
la
sua
,
e
vide
gli
occhi
azzurri
e
la
catena
d
'
oro
scintillare
,
ma
non
ricordò
mai
precisamente
i
buoni
consigli
e
le
barzellette
che
il
padre
di
Margherita
quella
sera
gli
prodigò
.
Un
dubbio
amaro
lo
tormentava
.
Aveva
o
no
capito
Margherita
il
vero
significato
del
sonetto
?
E
che
ne
pensava
?
Ella
non
aveva
detto
nulla
a
proposito
,
nei
preziosi
istanti
che
egli
s
'
era
così
stupidamente
lasciato
sfuggire
.
L
'
aspetto
turbato
di
lei
non
gli
bastava
;
no
;
ed
egli
voleva
sapere
di
più
,
voleva
sapere
tutto
...
«
Che
cosa
?
»
,
si
domandò
con
tristezza
.
Niente
.
Era
tutto
inutile
.
Anche
se
ella
aveva
capito
,
anche
se
ella
gli
voleva
bene
...
Ma
questa
era
una
stupidaggine
.
Eppoi
tutto
era
inutile
!
Un
vuoto
immenso
lo
circondava
,
e
in
questo
vuoto
la
voce
del
signor
Carboni
si
perdeva
senza
essere
ascoltata
,
come
in
un
abisso
deserto
.
«
Sta
lieto
e
non
pensare
ad
altro
che
a
studiare
!
»
,
concluse
il
padrino
,
vedendo
che
Anania
sospirava
.
«
Allegro
dunque
!
Sii
uomo
e
fatti
onore
!
»
Margherita
rientrò
accompagnata
dalla
madre
,
che
prodigò
allo
studente
la
sua
parte
di
consigli
e
d
'
incoraggiamenti
.
La
fanciulla
andava
e
veniva
per
la
stanza
;
s
'
era
ravviata
i
capelli
in
modo
civettuolo
,
lasciando
un
ciuffetto
sulla
tempia
sinistra
,
e
,
quel
che
più
importa
,
s
'
era
incipriata
.
I
suoi
occhi
scintillavano
;
era
bellissima
,
ed
Anania
la
seguiva
con
uno
sguardo
delirante
,
ripensando
al
bacio
di
Agata
.
Come
attirata
dal
fascino
di
quello
sguardo
,
quando
egli
andò
via
ella
lo
seguì
e
lo
accompagnò
fino
al
portone
.
La
luna
illuminava
il
cortile
,
come
in
quella
sera
lontana
,
quando
la
visione
altera
eppur
soave
di
lei
aveva
destato
nel
bimbo
la
coscienza
del
dovere
:
anche
adesso
ella
appariva
altera
e
soave
,
e
camminava
leggera
,
con
un
fruscìo
d
'
ali
,
pronta
a
volare
:
ed
Anania
credeva
ancora
di
sognare
,
di
vederla
sollevarsi
davvero
e
sparire
nell
'
infinito
,
e
di
non
poterla
raggiungere
mai
più
;
e
il
desiderio
di
stringerle
la
vita
sottile
,
cinta
dal
nastro
lucente
,
gli
dava
le
vertigini
.
«
Non
la
vedrò
più
!
Cadrò
morto
appena
ella
avrà
chiuso
il
portone
»
,
pensò
,
quando
giunsero
al
limite
fatale
.
Margherita
tirò
il
catenaccio
,
poi
si
volse
e
porse
la
mano
allo
studente
.
Era
pallidissima
.
«
Addio
...
Ti
scriverò
...
Anania
...
»
«
Addio
»
,
egli
disse
,
tremando
di
gioia
;
ma
invece
di
andarsene
si
ritrasse
nell
'
ombra
e
attirò
a
sé
Margherita
.
E
parve
ad
entrambi
che
il
contatto
delle
loro
labbra
facesse
scoppiare
qualche
cosa
di
terribile
e
di
grandioso
nell
'
aria
,
perché
,
mentre
si
baciavano
perdutamente
,
sentirono
come
il
rombo
e
l
'
ardore
e
la
luce
del
fulmine
.
VIII
.
A
Cagliari
Anania
frequentò
il
Liceo
e
per
due
anni
l
'
Università
:
studiava
leggi
.
Quegli
anni
furono
come
un
intermezzo
,
nella
sua
vita
;
un
intermezzo
pieno
di
dolcezza
e
di
armonia
.
Già
in
treno
,
mentre
attraversava
i
solitari
paesaggi
sardi
resi
più
tristi
dall
'
autunno
egli
sentiva
una
nuova
vita
.
Gli
pareva
di
esser
un
altro
;
di
aver
cambiato
vestito
,
smettendone
uno
lacero
e
stretto
per
uno
nuovo
,
soffice
e
comodo
.
Era
il
bacio
di
Margherita
che
lo
rendeva
felice
,
o
l
'
addio
a
tutte
le
piccole
e
misere
cose
del
passato
,
o
la
gioia
un
po
'
paurosa
della
libertà
,
o
il
pensiero
del
mondo
ignoto
verso
cui
correva
?
Egli
non
sapeva
,
né
cercava
sapere
.
Un
'
ebbrezza
profonda
,
fatta
di
orgoglio
e
di
voluttà
,
lo
avvolgeva
come
un
vapore
odoroso
,
attraverso
il
cui
velo
egli
intravedeva
orizzonti
mai
prima
sognati
.
Come
era
bella
e
facile
la
vita
!
Egli
si
sentiva
forte
,
bello
,
vittorioso
:
tutte
le
donne
lo
amavano
,
tutte
le
porte
della
vita
si
aprivano
davanti
a
lui
.
Lungo
il
viaggio
da
Nuoro
a
Macomer
stette
sempre
sul
terrazzino
del
vagone
,
scosso
fortemente
dall
'
urto
dispettoso
del
piccolo
treno
.
Poca
gente
saliva
o
scendeva
nelle
stazioni
desolate
,
e
le
acacie
,
lungo
la
linea
,
pareva
aspettassero
il
treno
per
gettargli
contro
nembi
di
foglioline
gialle
.
«
Ecco
»
,
dicevano
le
acacie
al
treno
,
«
prendi
,
piccolo
mostro
dispettoso
:
noi
stiamo
sempre
ferme
e
tu
cammini
.
Che
cosa
pretendi
di
più
?
»
«
Sì
»
,
pensava
lo
studente
,
«
la
vita
è
nel
moto
.
»
E
gli
pareva
di
sentire
la
forza
gioconda
dell
'
acqua
agitata
,
mentre
fino
a
quel
giorno
la
sua
anima
era
stata
una
piccola
palude
con
le
sponde
soffocate
da
erbe
fetide
.
Sì
,
le
acacie
smarrite
nelle
immote
solitudini
sarde
avevano
ragione
:
sì
,
muoversi
,
andare
,
correre
vertiginosamente
,
questa
era
la
vita
.
Eppure
!
...
passando
sotto
un
nuraghe
nero
su
un
'
alta
roccia
,
simile
ad
un
nido
d
'
uccelli
giganteschi
,
Anania
desiderò
di
trovarsi
lassù
con
Margherita
,
soli
tra
le
rovine
e
i
ricordi
che
spiravano
col
selvaggio
odor
del
lentischio
;
soli
,
suggestionati
da
ombre
e
da
fantasmi
di
età
epiche
.
Ah
,
come
si
sentiva
grande
!
Ma
ecco
che
le
cerule
montagne
della
Barbagia
natìa
svaniscono
all
'
orizzonte
:
una
sola
cresta
dell
'
Orthobene
appare
ancora
,
dietro
altre
cime
,
violacea
sul
cielo
pallido
;
ancora
un
lembo
,
una
punta
,
una
pietra
...
più
niente
.
Anche
i
monti
tramontano
come
il
sole
e
la
luna
,
lasciando
un
triste
crepuscolo
nell
'
anima
di
chi
si
allontana
dal
paese
natìo
.
Addio
,
addio
.
Anania
si
sentì
triste
,
ma
per
scuotersi
pensò
intensamente
al
bacio
di
Margherita
,
il
cui
ricordo
,
del
resto
,
non
lo
abbandonava
un
istante
.
A
momenti
però
trasaliva
.
Non
era
stato
tutto
un
sogno
?
Se
ella
dimenticava
o
si
pentiva
?
Ma
subito
l
'
orgoglio
gli
ridonava
la
speranza
.
La
sua
ebbrezza
durò
parecchi
giorni
,
finché
durò
lo
stordimento
della
nuova
esistenza
.
Tutte
le
cose
gli
andavano
a
seconda
;
appena
arrivato
a
Cagliari
trovò
una
bellissima
camera
con
due
balconi
,
da
uno
dei
quali
si
godeva
un
paesaggio
chiuso
da
colline
e
dal
mare
luminoso
,
talvolta
così
calmo
che
i
piroscafi
ed
i
velieri
si
disegnavano
come
incisi
sull
'
acciaio
,
e
dall
'
altro
il
panorama
della
rosea
città
,
che
coi
suoi
bastioni
,
il
suo
Castello
,
i
palmizi
,
i
giardini
,
rassomigliava
ad
una
città
moresca
.
Di
fronte
al
palazzo
nuovo
dove
egli
abitava
,
sorgeva
una
fila
di
casette
antiche
ritinte
di
rosa
,
con
balconi
spagnuoli
pieni
di
garofani
e
di
stracci
stesi
ad
asciugare
al
sole
;
ma
egli
non
guardava
laggiù
;
i
suoi
occhi
ammaliati
correvano
sullo
stupendo
scenario
della
città
,
e
si
fermarono
sulla
linea
dei
bastioni
e
dei
palazzi
medioevali
che
chiudevano
l
'
orizzonte
grandioso
.
Tutto
lassù
era
leggenda
e
poesia
.
Agli
ultimi
di
ottobre
faceva
ancora
caldo
:
l
'
aria
odorava
di
alghe
e
di
fiori
;
e
le
signore
che
passavano
sotto
il
balcone
d
'
Anania
vestivano
di
mussolina
e
di
stoffe
leggere
.
Allo
studente
pareva
di
essere
in
un
paese
incantato
,
e
l
'
aria
fragrante
e
snervante
,
e
le
comodità
nuove
della
sua
camera
,
e
le
dolcezze
della
nuova
vita
,
gli
davano
un
senso
di
mollezza
e
di
languore
.
Fu
preso
da
una
specie
di
sonnolenza
voluttuosa
:
tutto
gli
sembrava
bello
e
grande
;
e
ricordando
il
molino
e
le
sudice
figure
che
vi
si
raccoglievano
,
si
domandava
come
aveva
potuto
per
tanto
tempo
vivere
laggiù
.
La
vita
umile
del
povero
vicinato
proseguiva
certamente
il
suo
corso
melanconico
,
mentre
qui
,
nei
caffè
lucenti
,
nelle
vie
luminose
,
nelle
alte
case
battute
dal
sole
,
dal
riflesso
del
mare
,
tutto
era
luce
,
gioia
,
poesia
.
L
'
arrivo
della
prima
lettera
di
Margherita
accrebbe
la
sua
gioia
di
vivere
:
era
una
lettera
semplice
e
tenera
,
scritta
su
un
gran
foglio
bianco
,
con
caratteri
rotondi
,
quasi
maschili
.
Veramente
Anania
si
aspettava
una
letterina
azzurra
,
con
un
fiore
dentro
;
e
sul
principio
gli
parve
che
Margherita
volesse
fargli
sentire
la
sua
superiorità
e
volesse
dominarlo
;
ma
poi
,
dalle
espressioni
semplici
e
affettuose
della
fanciulla
,
che
pareva
continuasse
con
quella
lettera
una
lunga
e
ininterrotta
corrispondenza
,
s
'
accorse
che
ella
lo
amava
sinceramente
,
con
ingenuità
e
con
forza
,
e
ne
provò
una
dolcezza
inesprimibile
.
Ella
gli
scriveva
:
«
Ogni
sera
sto
lunghe
ore
alla
finestra
,
e
mi
sembra
che
tu
debba
da
un
momento
all
'
altro
passare
,
come
usavi
prima
di
partire
;
mi
dispiace
molto
la
nostra
lontananza
,
ma
mi
conforto
pensando
che
tu
studi
e
prepari
il
nostro
avvenire
»
.
Poi
gli
indicava
dove
indirizzare
la
risposta
,
e
lo
pregava
del
più
gran
segreto
,
perché
naturalmente
la
famiglia
di
lei
,
venendo
a
sapere
del
loro
amore
,
vi
si
sarebbe
opposta
.
Anania
rispose
subito
tutto
vibrante
d
'
amore
e
di
felicità
,
sebbene
un
tantino
oppresso
dal
rimorso
di
tradire
il
suo
benefattore
.
Però
sofisticava
già
:
«
Se
amandola
io
rendo
felice
la
figlia
,
non
faccio
male
al
padre
...
»
.
Le
descrisse
le
meraviglie
della
città
e
della
stagione
.
«
Mentre
scrivo
sento
le
rane
gracidare
ancora
negli
orti
lontani
,
e
vedo
la
luna
salire
come
un
volto
d
'
alabastro
sul
cielo
verdognolo
del
crepuscolo
tiepido
.
È
la
stessa
luna
che
vedevo
salire
sul
solitario
orizzonte
nuorese
,
è
lo
stesso
viso
rotondo
e
melanconico
che
vedevo
affacciarsi
sopra
le
roccie
dell
'
Orthobene
,
ma
come
ora
mi
sembra
più
dolce
,
diverso
,
quasi
sorridente
!
»
E
di
nuovo
,
appena
impostata
questa
prima
epistola
,
egli
sentì
un
impetuoso
desiderio
di
correre
all
'
aperto
,
e
salì
sul
colle
di
Bonaria
.
Una
dolcezza
orientale
calava
con
la
sera
splendida
;
il
viale
che
conduce
al
Santuario
era
deserto
,
e
la
luna
cominciava
a
brillare
attraverso
gli
alberi
immobili
:
il
cielo
di
un
azzurro
verdastro
prendeva
,
sopra
la
linea
madreperlacea
del
mare
,
una
tinta
d
'
un
verde
inverosimile
,
e
nuvole
rosse
e
violette
lo
solcavano
.
Pareva
un
sogno
.
Anania
si
fermò
davanti
al
Santuario
,
e
guardò
il
mare
:
le
onde
riflettevano
la
luminosità
del
cielo
,
delle
nuvole
colorate
e
della
luna
,
e
venivano
ad
infrangersi
sotto
il
colle
,
come
enormi
conchiglie
di
madreperla
che
arrivate
alla
riva
si
scioglievano
in
liquido
argento
.
E
le
barche
veliere
,
allineate
sullo
sfondo
luminoso
,
parevano
ad
Anania
immense
farfalle
scese
a
riposarsi
sull
'
acqua
.
Mai
egli
si
sentì
felice
come
in
quell
'
ora
:
gli
pareva
che
la
sua
anima
fosse
luminosa
come
il
cielo
,
grande
come
il
mare
.
Al
bagliore
della
luna
e
dell
'
estremo
crepuscolo
decifrò
qualche
frase
della
lettera
di
Margherita
;
poi
baciò
il
foglio
,
ed
a
malincuore
si
decise
a
ritornare
in
città
.
La
luna
seminava
il
viale
di
monete
e
disegni
argentei
;
s
'
udivano
ancora
le
rane
e
i
canti
dei
pescatori
;
tutto
era
dolcezza
,
ma
arrivato
davanti
alla
sua
casa
,
Anania
udì
grida
,
urli
,
strilli
di
donne
,
e
voci
d
'
uomini
che
pronunziavano
parole
infami
:
si
volse
e
vide
,
davanti
alle
casette
rosee
che
si
scorgevano
dal
suo
balcone
,
un
gruppo
di
persone
accapigliate
.
Alle
finestre
dei
palazzi
non
si
affacciava
nessuno
;
pareva
che
gli
abitanti
del
quartiere
fossero
abituati
alla
scena
,
all
'
ossessione
di
quella
gente
che
si
accapigliava
in
una
mischia
infernale
,
gridando
le
più
luride
ingiurie
che
l
'
uomo
possa
pronunziare
contro
il
suo
simile
.
Davanti
al
giardino
un
grosso
uomo
vestito
di
velluto
nero
,
immobile
alla
luna
,
si
godeva
la
scena
con
aria
quasi
beata
.
«
Ma
le
guardie
?
Perché
non
vengono
le
guardie
?
»
,
gli
chiese
Anania
,
turbato
.
«
Che
fanno
le
guardie
?
»
,
rispose
l
'
uomo
senza
guardare
lo
studente
.
«
Ogni
settimana
son
qui
le
guardie
!
Spintoni
di
qua
,
spintoni
di
là
,
tutto
finisce
e
poi
tutto
ricomincia
il
giorno
dopo
.
Bisogna
mandar
via
quelle
donne
»
,
riprese
l
'
omone
,
minacciando
da
lontano
i
rissanti
.
«
Aspettate
,
ve
la
do
io
,
adesso
!
Aspettate
che
tutti
abbiano
firmato
il
ricorso
alla
questura
!
»
«
Ma
che
cosa
è
?
»
L
'
omone
lo
guardò
con
disprezzo
.
«
Son
donne
perdute
,
dunque
!
»
Anania
rientrò
a
casa
pallido
e
ansante
,
e
la
padrona
si
accorse
del
suo
turbamento
.
«
Ma
che
cosa
ha
?
»
,
gli
disse
.
«
Si
è
spaventato
?
Son
donne
allegre
,
coi
loro
...
giovanotti
;
e
si
azzuffano
per
gelosia
.
Ma
le
faranno
andar
via
;
abbiamo
ricorso
alla
questura
.
»
«
Di
che
paese
sono
?
»
,
egli
domandò
.
«
Una
è
cagliaritana
;
l
'
altra
,
credo
,
del
Capo
di
Sopra
.
»
Le
urla
raddoppiavano
;
si
distingueva
la
voce
d
'
una
donna
che
si
lamentava
quasi
l
'
avessero
ferita
a
morte
...
Dio
,
che
orrore
!
Anania
tremava
,
e
attratto
da
una
forza
irresistibile
corse
ad
aprire
il
balcone
.
In
alto
,
sul
cielo
purissimo
,
la
luna
e
le
stelle
:
in
basso
,
ai
piedi
del
vaporoso
quadro
della
città
,
quel
gruppo
di
demoni
,
quelle
grida
di
rabbia
,
quelle
parole
abbominevoli
...
Ed
Anania
stette
a
guardare
angosciosamente
,
con
l
'
anima
oppressa
da
un
tremendo
pensiero
...
«
Fate
che
ella
sia
morta
,
Dio
mio
,
Dio
mio
!
Abbiate
pietà
di
me
,
Signore
!
»
,
singhiozzava
egli
a
tarda
notte
,
tormentato
dall
'
insonnia
e
dai
tristi
pensieri
.
L
'
idea
che
una
delle
due
donne
che
abitavano
le
casette
rosee
potesse
essere
sua
madre
era
svanita
,
dopo
le
informazioni
date
,
durante
il
pranzo
,
dalla
padrona
di
casa
;
ma
che
importava
?
Se
non
qui
,
là
,
in
un
punto
ignoto
ma
reale
,
a
Cagliari
,
a
Roma
od
altrove
,
ella
viveva
e
conduceva
,
o
aveva
condotto
,
una
vita
simile
a
quella
delle
donne
che
gli
abitanti
di
Via
San
Lucifero
volevano
scacciare
dal
loro
quartiere
.
«
Perché
Margherita
mi
ha
scritto
?
»
,
egli
pensava
,
«
e
perché
le
ho
risposto
?
Quella
donna
ci
dividerà
per
sempre
.
Perché
ho
sognato
?
Domani
scriverò
a
Margherita
,
le
dirò
tutto
.
Ma
che
posso
dirle
?
E
se
quella
donna
fosse
morta
?
Perché
devo
rinunziare
alla
felicità
?
Non
lo
sa
,
forse
,
Margherita
,
che
io
sono
figlio
del
peccato
?
Se
si
fosse
vergognata
di
me
non
mi
avrebbe
scritto
.
Sì
,
ma
certamente
ella
crede
che
mia
madre
sia
morta
,
o
che
per
me
sia
come
morta
;
mentre
io
sento
che
è
viva
,
e
non
rinunzio
al
mio
dovere
,
che
è
quello
di
cercarla
,
trovarla
,
trarla
dal
vizio
...
E
se
si
è
emendata
?
No
,
essa
non
si
è
emendata
.
Ah
,
è
orribile
;
io
la
odio
...
La
odio
,
la
odio
!
»
Visioni
truci
gli
attraversavano
la
mente
:
vedeva
sua
madre
accapigliata
con
altre
donne
,
con
uomini
luridi
e
bestiali
,
udiva
grida
terribili
,
e
tremava
d
'
odio
e
di
disgusto
.
Verso
mezzanotte
ebbe
una
crisi
di
lagrime
;
soffocò
i
singhiozzi
mordendo
il
guanciale
,
torse
le
braccia
,
si
graffiò
il
petto
;
si
strappò
dal
collo
l
'
amuleto
datogli
da
Olì
il
giorno
della
loro
fuga
da
Fonni
,
e
lo
scaraventò
contro
il
muro
:
oh
,
così
avrebbe
voluto
strappare
e
buttare
lontano
da
sé
il
ricordo
di
sua
madre
!
Ad
un
tratto
si
meravigliò
d
'
aver
pianto
;
s
'
alzò
e
cercò
l
'
amuleto
,
ma
non
lo
rimise
più
al
collo
:
poi
si
domandò
se
,
senza
il
suo
amore
per
Margherita
,
avrebbe
sofferto
egualmente
al
pensiero
di
sua
madre
:
si
rispose
di
sì
.
Di
tanto
in
tanto
avveniva
una
specie
di
vuoto
nella
sua
mente
;
stanco
di
tormentarsi
,
allora
egli
vagava
col
pensiero
dietro
visioni
estranee
al
crudele
problema
che
lo
urgeva
:
la
voce
del
mare
gli
pareva
il
muggito
di
mille
tori
cozzanti
invano
contro
la
scogliera
;
e
per
contrapposto
pensava
ad
una
foresta
scossa
dal
vento
e
inargentata
dalla
luna
,
e
ricordava
i
boschi
dell
'
Orthobene
dove
tante
volte
,
mentre
egli
coglieva
viole
,
il
rumore
del
vento
sugli
elci
gli
aveva
dato
appunto
l
'
illusione
del
mare
.
Ma
all
'
improvviso
il
crudele
problema
tornava
.
«...E
se
si
fosse
emendata
?
È
lo
stesso
;
è
lo
stesso
.
Io
devo
cercarla
,
trovarla
,
aiutarla
.
Ella
mi
ha
abbandonato
per
il
mio
bene
,
perché
altrimenti
io
non
avrei
avuto
mai
un
nome
,
mai
un
posto
nella
società
.
Rimanendo
con
lei
sarei
andato
a
mendicare
;
sarei
vissuto
nella
vergogna
,
forse
;
forse
sarei
diventato
un
ladro
,
un
delinquente
...
Sì
...
e
così
come
sono
non
è
la
stessa
cosa
?
Non
sono
perduto
lo
stesso
?
...
No
,
no
!
Non
è
lo
stesso
!
Così
sono
figlio
delle
mie
azioni
.
Però
Margherita
non
vorrà
esser
mia
,
perché
...
Ma
perché
?
ma
perché
?
Perché
non
vorrà
esser
mia
?
Sono
io
forse
disonorato
?
Che
colpa
ho
io
?
Ella
mi
vuole
,
sì
,
ella
mi
vuole
,
appunto
perché
sono
figlio
delle
mie
azioni
.
Chi
sa
,
del
resto
,
che
quella
donna
non
sia
morta
?
Ah
,
perché
mi
illudo
?
Essa
non
è
morta
,
lo
sento
;
è
viva
,
è
giovane
ancora
,
quanti
anni
ha
adesso
?
Trentatré
anni
,
forse
;
ah
,
è
ben
giovane
!
»
Quest
'
idea
lo
inteneriva
alquanto
.
«
Se
ella
avesse
cinquant
'
anni
non
potrei
perdonarle
.
Ma
perché
mi
ha
ella
abbandonato
?
Se
mi
avesse
tenuto
con
sé
non
sarebbe
più
caduta
:
io
avrei
lavorato
,
a
quest
'
ora
sarei
un
servo
,
un
pastore
,
un
operaio
.
Non
conoscerei
Margherita
,
non
sarei
infelice
...
Mio
Dio
,
mio
Dio
,
fate
che
ella
sia
morta
!
Ma
perché
faccio
questa
stupida
preghiera
?
No
,
ella
non
è
morta
.
Ma
perché
dovrei
io
cercarla
?
Non
mi
ha
ella
abbandonato
?
Io
sono
un
pazzo
,
e
Margherita
riderebbe
se
sapesse
ch
'
io
combatto
una
così
stupida
lotta
.
Ebbene
,
sono
io
forse
il
primo
o
l
'
ultimo
figlio
della
colpa
,
che
si
innalza
e
si
fa
stimare
?
Sì
,
ma
lei
è
l
'
ombra
.
Io
devo
cercarla
e
farla
vivere
con
me
,
e
una
donna
onesta
non
vorrà
mai
vivere
con
noi
:
io
e
lei
saremo
la
stessa
persona
.
Domani
io
devo
scrivere
a
Margherita
.
Domani
.
Se
ella
mi
volesse
egualmente
?
»
Questo
pensiero
lo
colmò
di
dolcezza
;
ma
subito
dopo
ne
sentì
tutta
l
'
assurdità
e
ricadde
nella
disperazione
.
Né
l
'
indomani
né
poi
egli
poté
svelare
a
Margherita
il
segreto
proposito
che
lo
incalzava
,
lo
sollevava
e
lo
avviliva
continuamente
.
«
Glielo
dirò
a
voce
»
pensava
,
ma
sentiva
che
tanto
meno
a
voce
avrebbe
avuto
il
coraggio
di
spiegarsi
,
e
s
'
adirava
per
la
sua
viltà
,
ma
nello
stesso
tempo
si
confortava
nella
vergognosa
certezza
che
la
sua
viltà
appunto
gli
avrebbe
impedito
di
compiere
quella
che
egli
chiamava
la
sua
missione
.
A
volte
,
però
,
questa
missione
gli
appariva
così
eroica
che
l
'
idea
di
rinunziarvi
lo
rattristava
.
«
La
mia
vita
sarebbe
inutile
,
come
per
la
maggior
parte
degli
uomini
,
se
io
rinunziassi
a
ciò
!
»
pensava
.
Ed
in
quei
momenti
di
romanticismo
non
gli
dispiaceva
la
lotta
fra
il
suo
dovere
terribile
e
il
suo
amore
ingrandito
morbosamente
dalla
lotta
.
Dopo
la
sera
della
rissa
non
s
'
affacciò
più
al
balcone
sulla
strada
;
la
vista
delle
casette
,
dalle
quali
neppure
i
ricorsi
alla
questura
riuscivano
a
snidare
le
triste
inquiline
,
gli
faceva
male
;
tuttavia
,
rientrando
a
casa
,
egli
vedeva
spesso
le
due
donne
,
o
sul
balcone
,
fra
i
garofani
e
gli
stracci
,
o
sedute
sul
limitare
della
porta
.
Una
specialmente
quella
del
Capo
di
Sopra
alta
e
snella
,
coi
capelli
nerissimi
e
gli
occhi
d
'
un
turchino
vivo
,
attirava
la
sua
attenzione
.
Si
chiamava
Maria
Rosa
;
era
quasi
sempre
ubriaca
e
a
giorni
vestiva
miseramente
e
girava
per
le
strade
scarmigliata
,
scalza
o
in
ciabatte
rosse
,
a
giorni
usciva
elegantemente
vestita
,
in
cappello
,
in
mantellina
di
velluto
viola
guarnita
di
piume
bianche
,
qualche
volta
si
metteva
sul
balcone
,
fingendo
di
cucire
,
e
cantava
,
con
voce
rauca
,
graziosi
stornelli
del
suo
paese
,
interrompendosi
per
gridare
insolenze
ai
passanti
che
la
molestavano
coi
loro
scherzi
,
o
alle
vicine
con
le
quali
litigava
continuamente
perché
ne
seduceva
i
mariti
ed
i
figli
.
La
sua
voce
giungeva
fino
alla
camera
di
Anania
,
ed
egli
l
'
ascoltava
con
dolore
.
Maria
Rosa
gli
destava
rabbia
e
pietà
,
e
sebbene
la
sapesse
del
tal
paese
,
della
tale
famiglia
,
qualche
volta
egli
tornava
nella
folle
supposizione
che
ella
potesse
essere
sua
madre
.
Sì
,
dovevano
per
lo
meno
rassomigliarsi
...
Ah
,
che
triste
e
terribile
ossessione
!
Una
sera
poi
,
Maria
Rosa
e
la
compagna
lo
fermarono
in
mezzo
alla
strada
,
invitandolo
a
seguirle
;
egli
fuggì
,
preso
da
un
tremito
di
disgusto
e
d
'
orrore
.
Dio
!
Dio
!
Gli
pareva
fosse
stata
lei
a
fermarlo
...
Egli
studiava
con
ardore
e
scriveva
lunghe
lettere
a
Margherita
.
Il
loro
amore
era
perfettamente
simile
a
centomila
altri
amori
fra
studenti
poveri
e
signorine
ricche
:
ma
ad
Anania
pareva
che
nessuna
coppia
al
mondo
potesse
amarsi
come
si
amavano
loro
,
e
che
nessun
uomo
avesse
mai
amato
con
l
'
ardore
con
cui
egli
amava
.
Nonostante
il
dubbio
che
Margherita
potesse
abbandonarlo
se
egli
ritrovava
sua
madre
,
era
felice
del
suo
amore
;
la
sola
idea
di
riveder
la
fanciulla
gli
dava
vertigini
di
gioia
.
Contava
i
giorni
e
le
ore
;
in
tutto
il
suo
avvenire
misterioso
e
velato
non
scorgeva
che
un
punto
luminoso
:
l
'
incontro
con
Margherita
,
al
suo
ritorno
per
Pasqua
.
Anche
a
Cagliari
,
durante
il
primo
anno
di
liceo
,
egli
non
ebbe
amici
e
neppure
conoscenti
;
quando
non
studiava
o
non
vagava
solitario
in
riva
al
mare
,
sognava
sul
balcone
,
come
una
fanciulla
.
Un
giorno
,
verso
il
tramonto
,
salì
sulle
colline
di
monte
Urpino
,
al
di
là
dei
campi
ove
i
mandorli
fiorivano
dal
gennaio
,
e
s
'
inoltrò
nella
pineta
.
Sul
musco
dei
viali
abbandonati
il
sole
calante
tra
i
pini
rosei
gettava
riflessi
delicati
;
a
sinistra
s
'
intravedevano
prati
verdi
,
mandorli
in
fiore
,
siepi
rosse
al
tramonto
;
a
destra
boschetti
di
pini
,
e
chine
ombrose
coperte
di
iris
.
Egli
non
sapeva
dove
fermarsi
,
tanto
i
posti
erano
deliziosi
;
colse
un
fascio
d
'
iris
,
e
infine
salì
sopra
una
cima
verde
di
asfodeli
,
dalla
quale
si
godeva
la
triplice
visione
della
città
rossa
al
tramonto
,
degli
stagni
azzurrognoli
e
del
mare
che
pareva
un
immenso
crogiuolo
d
'
oro
bollente
.
Il
cielo
ardeva
;
la
terra
esalava
delicate
fragranze
;
le
nuvole
azzurrastre
,
che
disegnavano
sull
'
orizzonte
d
'
oro
profili
di
cammelli
e
figure
bronzee
,
davano
l
'
idea
d
'
una
carovana
e
ricordavano
l
'
Africa
vicina
.
Anania
si
sentiva
così
felice
che
sventolò
il
fazzoletto
e
si
mise
a
gridare
salutando
un
essere
invisibile
,
-
che
era
l
'
anima
del
mare
,
del
cielo
,
lo
spirito
dei
sogni
:
Margherita
.
D
'
allora
in
poi
le
pinete
di
monte
Urpino
diventarono
il
regno
dei
suoi
sogni
:
a
poco
a
poco
egli
si
considerò
talmente
padrone
del
luogo
che
si
irritava
quando
incontrava
qualche
persona
nei
viali
solitari
:
spesso
rimaneva
nella
pineta
fino
al
cader
della
sera
,
assisteva
ai
rossi
tramonti
riflessi
dal
mare
,
o
seduto
fra
le
iris
guardava
il
sorgere
della
luna
,
grande
e
gialla
,
fra
i
pini
immobili
.
Una
sera
,
mentre
stava
seduto
sull
'
erba
di
una
china
,
al
di
là
di
un
piccolo
burrone
,
udì
un
tintinnio
di
greggie
pascenti
,
e
fu
assalito
da
un
impeto
di
nostalgia
.
Davanti
a
lui
,
al
di
là
del
burrone
,
il
viale
perdevasi
in
una
lontananza
misteriosa
:
i
pini
rosei
sfumavano
sul
cielo
puro
,
il
musco
aveva
riflessi
di
velluto
;
Venere
splendeva
sull
'
orizzonte
roseo
,
sola
e
ridente
,
quasi
affacciatasi
prima
delle
altre
stelle
per
godersi
la
dolcezza
della
sera
senza
essere
disturbata
.
A
che
pensava
la
solitaria
stella
?
Aveva
un
amante
lontano
?
Anania
osò
rassomigliarsi
all
'
astro
radioso
,
così
solo
nel
cielo
come
egli
era
solo
nella
pineta
.
Forse
in
quell
'
ora
Margherita
guardava
la
stella
della
sera
.
E
che
faceva
zia
Tatàna
?
Il
fuoco
ardeva
nel
focolare
,
e
la
buona
vecchia
preparava
melanconicamente
il
pasto
della
sera
,
pensando
al
suo
caro
fanciullo
lontano
.
Ed
egli
,
egli
non
pensava
quasi
mai
a
lei
;
egli
era
un
ingrato
,
un
egoista
.
Ah
,
ma
che
poteva
farci
?
Se
al
posto
di
zia
Tatàna
ci
fosse
stata
un
'
altra
donna
,
il
suo
pensiero
sarebbe
volato
costantemente
a
lei
.
Invece
quella
donna
...
Dove
era
quella
donna
?
Che
faceva
in
quell
'
ora
?
Scorgevano
anche
i
suoi
occhi
la
stella
della
sera
?
Era
morta
?
Era
viva
?
Era
ricca
o
mendicante
?
E
se
fosse
in
carcere
?
Egli
si
meravigliò
di
non
arrossire
a
questo
pensiero
.
Per
la
prima
volta
,
dopo
tanti
anni
,
provò
un
senso
di
pietà
,
come
quando
,
bambino
,
cercava
di
scaldare
coi
suoi
piedini
i
piedi
gelati
di
Olì
...
Finalmente
il
giorno
del
ritorno
arrivò
.
Egli
partì
,
quasi
oppresso
dalla
sua
felicità
:
aveva
paura
di
morire
in
viaggio
,
di
non
arrivare
a
rivedere
le
care
montagne
,
la
nota
strada
,
il
dolce
orizzonte
,
il
viso
di
Margherita
...
«
Se
però
io
morissi
ora
»
,
pensava
,
con
la
fronte
appoggiata
alla
mano
,
«
se
morissi
ora
ella
non
mi
dimenticherebbe
mai
più
...
»
Fortunatamente
arrivò
sano
e
salvo
;
rivide
le
care
montagne
,
le
valli
selvaggie
,
il
dolce
orizzonte
,
il
viso
paonazzo
di
Nanna
venuta
ad
incontrarlo
alla
stazione
.
Ella
aspettava
da
più
di
un
'
ora
;
appena
vide
il
bel
volto
di
Anania
aprì
le
braccia
e
cominciò
a
piangere
.
«
Figliuolino
mio
!
Figliuolino
mio
!
»
«
Come
la
va
?
Prendi
!
»
,
egli
gridò
,
e
per
impedirle
di
abbracciarlo
le
gettò
addosso
la
valigia
,
un
involto
,
un
cestino
.
«
Avanti
!
Avanti
!
Va
avanti
,
passa
di
qui
;
io
devo
passar
di
là
.
Andiamo
.
»
Si
mise
quasi
a
correre
,
e
sparve
,
lasciando
la
donna
stupefatta
.
Ecco
,
ecco
.
Egli
deve
rivedere
la
nota
strada
:
ella
lo
aspetta
alla
finestra
,
e
non
hanno
bisogno
di
testimoni
per
rivedersi
.
Come
le
case
di
Nuoro
sono
piccole
e
le
strade
strette
e
deserte
!
Meglio
!
Fa
quasi
freddo
,
a
Nuoro
!
La
primavera
c
'
è
,
ma
è
ancora
pallida
e
delicata
come
una
fanciulla
convalescente
.
Ah
,
ecco
alcune
persone
che
s
'
avanzano
:
fra
esse
è
Franziscu
Carchide
che
,
riconoscendo
lo
studente
,
comincia
a
far
gesti
di
gioia
.
Che
rabbia
!
«
Ebbene
,
come
stai
?
Ben
tornato
!
Come
ti
sei
fatto
grande
!
Ed
elegante
,
poi
!
E
che
scarpette
da
damerino
!
quanto
le
hai
pagate
?
»
Finalmente
Anania
è
libero
.
Avanti
,
avanti
!
Il
suo
cuore
batte
,
batte
sempre
più
forte
.
Una
donna
s
'
affaccia
al
limitare
di
una
porta
,
guardando
curiosamente
;
ma
Anania
passa
,
fugge
,
e
da
lontano
sente
esclamare
:
«
È
lui
,
sì
,
proprio
lui
!
»
.
Ebbene
,
sì
,
è
proprio
lui
,
che
vi
importa
?
Ah
,
ecco
,
ecco
;
ecco
la
strada
che
conduce
all
'
altra
,
alla
nota
,
alla
cara
strada
.
Finalmente
:
non
è
un
sogno
?
Anania
sente
dei
passi
e
si
stizzisce
;
è
un
bambino
che
attraversa
di
corsa
la
strada
,
lo
urta
,
vola
via
.
Egli
vorrebbe
correre
così
,
ma
non
può
,
non
deve
.
Prende
anzi
un
aspetto
rigido
,
composto
,
si
accomoda
la
cravatta
,
si
sbatte
con
due
dita
i
risvolti
del
soprabito
.
Già
;
egli
ha
un
soprabito
lungo
,
chiaro
,
elegante
che
lei
non
ha
ancora
veduto
.
Lo
riconoscerà
subito
con
quel
soprabito
?
Forse
no
.
Ecco
finalmente
la
nota
strada
!
Ecco
il
portone
rosso
,
ecco
la
casa
bianca
con
le
finestre
verdi
.
Margherita
non
c
'
è
!
Perché
?
Perché
,
Dio
mio
?
Egli
si
ferma
,
palpitando
.
Fortunatamente
la
strada
è
deserta
:
solo
una
gallina
nera
passeggia
,
alzando
molto
le
zampe
prima
di
posarle
per
terra
,
e
si
diverte
a
battere
il
becco
sul
muro
...
Basta
,
bisogna
passare
oltre
,
a
scanso
di
essere
notato
da
qualche
occhio
curioso
.
Egli
comincia
a
camminare
lentamente
come
la
gallina
;
e
benché
le
finestre
rimangano
vuote
egli
non
cessa
di
fissarle
un
istante
,
e
si
commuove
e
sente
il
cuore
saltargli
in
gola
.
Ad
un
tratto
gli
parve
di
svenire
.
Margherita
s
'
era
affacciata
,
pallida
di
passione
,
e
lo
guardava
con
occhi
ardenti
.
Egli
impallidì
e
non
pensò
neppure
a
salutare
,
a
sorridere
;
non
pensò
a
nulla
,
e
per
parecchi
istanti
non
vide
che
quegli
occhi
ardenti
dai
quali
gli
pioveva
una
voluttà
ineffabile
.
Camminò
automaticamente
,
voltandosi
ad
ogni
passo
,
seguito
da
quegli
occhi
inebbrianti
;
e
solo
quando
Nanna
,
con
la
valigia
sul
capo
,
l
'
involto
in
una
mano
e
il
cestino
nell
'
altra
,
apparve
ansante
in
fondo
alla
strada
,
egli
trasecolò
,
sorpreso
,
e
affrettò
il
passo
.
PARTE
SECONDA
I
.
Era
nell
'
ora
che
volge
il
desìo
ai
naviganti
ed
a
quelli
che
stanno
per
salpare
verso
ignoti
lidi
.
Anania
è
fra
questi
.
Il
treno
lo
trasporta
verso
il
mare
;
cade
una
limpida
sera
d
'
autunno
,
grave
di
melanconia
;
i
dentellati
monti
della
Gallura
sfumano
nelle
lontananze
violacee
,
l
'
aria
odora
di
brughiere
;
un
ultimo
paesetto
appare
,
grigio
e
nero
su
uno
sfondo
di
cielo
rossastro
.
Anania
guarda
gli
strani
profili
dei
monti
,
il
cielo
colorato
,
le
macchie
,
le
roccie
,
e
solo
il
timore
di
apparire
ridicolo
agli
altri
due
viaggiatori
,
un
prete
e
uno
studente
già
suo
compagno
di
scuola
,
gli
impedisce
di
piangere
.
Eppoi
,
ormai
,
egli
è
un
uomo
.
È
vero
che
egli
si
credeva
un
uomo
fin
da
quando
aveva
quindici
anni
:
ma
allora
si
credeva
un
uomo
giovane
,
mentre
adesso
si
crede
un
giovine
vecchio
.
Eppure
la
salute
e
la
gioventù
brillano
nei
suoi
occhi
;
egli
è
alto
,
svelto
,
con
due
seducentissimi
baffetti
castanei
dalle
punte
d
'
oro
.
La
sera
cadeva
;
già
qualche
stella
appariva
«
sovra
i
monti
di
Gallura
»
e
qualche
fuoco
rosseggiava
tra
il
verde
-
nero
delle
brughiere
.
Addio
dunque
,
terra
natìa
,
isola
triste
,
antica
madre
amata
ma
non
abbastanza
perché
una
voce
potente
d
'
oltre
mare
non
strappi
i
tuoi
figli
migliori
dal
tuo
grembo
,
incitandoli
a
disertare
,
come
aquilotti
,
il
nido
materno
,
la
roccia
solitaria
.
Lo
studente
guardava
l
'
orizzonte
ed
i
suoi
occhi
si
offuscavano
a
misura
che
s
'
offuscava
il
cielo
.
Da
quanti
anni
egli
aveva
sentito
la
voce
che
lo
attirava
lontano
!
Ricordava
l
'
avventura
con
Bustianeddu
,
il
progetto
della
fuga
infantile
;
poi
i
continui
sogni
,
il
desiderio
mai
spento
di
un
viaggio
verso
la
terre
d
'
oltre
mare
:
eppure
sul
punto
di
lasciar
l
'
isola
egli
si
sentiva
triste
,
e
si
pentiva
di
non
aver
proseguito
gli
studi
a
Cagliari
.
Era
stato
così
felice
laggiù
!
Nell
'
ultimo
maggio
Margherita
gli
era
apparsa
tra
lo
splendore
fantastico
delle
feste
di
Sant
'
Efes
,
e
insieme
con
lei
,
fra
allegre
brigate
di
compaesani
,
egli
aveva
trascorso
ore
indimenticabili
.
Ella
era
elegante
,
molto
alta
e
formosa
;
i
suoi
capelli
splendenti
e
gli
occhi
turchini
solcati
dall
'
ombra
delle
lunghe
ciglia
nere
attiravano
l
'
attenzione
dei
passanti
che
si
voltavano
a
guardarla
.
Anania
,
meno
alto
e
più
sottile
di
lei
,
le
camminava
al
fianco
,
trepidante
di
piacere
e
di
gelosia
;
gli
pareva
impossibile
che
la
bella
creatura
regale
e
taciturna
,
nei
cui
occhi
sdegnosi
brillava
tutta
la
fierezza
d
'
una
razza
dominatrice
,
si
abbassasse
ad
amarlo
e
neppure
a
guardarlo
.
Margherita
parlava
poco
;
non
era
civetta
,
non
cambiava
aspetto
né
voce
,
quando
gli
uomini
le
rivolgevano
lo
sguardo
o
la
parola
;
e
Anania
l
'
amava
anche
per
questo
,
e
non
vedeva
che
lei
,
non
guardava
altra
donna
che
per
paragonarla
a
lei
e
trovarla
inferiore
;
e
più
egli
diventava
uomo
e
lei
donna
,
e
più
la
passione
lo
infiammava
:
spesso
gli
sembrava
impossibile
che
anni
ed
anni
dovessero
ancora
passare
prima
che
ella
diventasse
sua
.
Durante
le
ultime
vacanze
si
erano
spesso
trovati
soli
,
nel
cortile
di
Margherita
,
favoriti
dalla
serva
che
facilitava
la
loro
corrispondenza
.
Di
solito
essi
tacevano
,
ma
mentre
Margherita
,
o
per
paura
o
per
pudore
tremava
,
vigile
e
melanconica
,
Anania
sorrideva
completamente
dimentico
del
tempo
,
dello
spazio
,
delle
cose
e
delle
vicende
umane
.
«
Perché
non
mi
ripeti
le
parole
che
mi
scrivi
?
»
,
le
domandava
.
«
Taci
!
...
Ho
paura
...
»
«
Di
che
?
Se
tuo
padre
ci
sorprende
io
mi
getterò
per
terra
,
gli
dirò
:
"
no
,
non
facciamo
del
male
;
siamo
già
uniti
per
l
'eternità..."
.
Non
aver
paura
;
io
sarò
degno
di
te
,
io
ho
un
avvenire
davanti
...
Io
sarò
qualche
cosa
!
»
Margherita
non
rispondeva
,
e
vedendola
così
bella
e
gelida
,
con
gli
occhi
illuminati
dalla
luna
come
gli
occhi
di
perla
d
'
un
idolo
,
egli
non
osava
baciarla
,
ma
la
fissava
silenzioso
e
sussultava
,
non
sapeva
bene
se
di
angoscia
o
di
felicità
.
«
Il
mare
è
calmo
.
Dio
sia
lodato
!
»
,
disse
uno
dei
viaggiatori
.
Anania
si
scosse
dai
suoi
ricordi
e
guardò
la
distesa
verde
-
dorata
del
mare
,
che
nel
crepuscolo
pareva
una
pianura
illuminata
dalla
luna
.
Le
rovine
d
'
una
chiesetta
,
un
sentiero
attraverso
le
macchie
,
perduto
sull
'
estremo
limite
della
costa
,
quasi
tracciato
da
un
sognatore
che
l
'
avesse
condotto
fin
laggiù
con
la
speranza
di
proseguirlo
sul
velluto
marezzato
delle
onde
,
attirarono
gli
sguardi
di
Anania
.
Egli
pensò
a
Renato
del
quale
gli
parve
intravedere
il
triste
profilo
su
una
roccia
guardante
il
mare
...
No
,
non
è
lui
,
è
un
altro
eroe
di
Chateaubriand
,
Eudoro
,
che
sulle
roccie
marine
della
Gallia
selvaggia
sogna
le
rose
dell
'
Ellade
lontana
...
Ebbene
,
no
,
non
è
neppure
Eudoro
...
è
un
poeta
che
si
domanda
:
Questa
roccia
granitica
erta
sul
mar
che
fa
?
...
Ma
la
roccia
,
la
chiesetta
ed
il
sentiero
sono
già
spariti
e
con
essi
il
profilo
dell
'
incerto
personaggio
...
La
tristezza
dello
studente
aumentava
:
domande
gravi
e
inutili
gli
attraversavano
la
mente
,
cadevano
senza
risposta
,
come
pietre
buttate
nell
'
acqua
.
Perché
non
poteva
egli
fermarsi
su
quella
costa
selvaggia
,
dolcemente
melanconica
,
e
perché
il
profilo
intraveduto
sulla
roccia
non
poteva
essere
il
suo
?
Perché
non
poteva
egli
costrurre
una
casa
sulle
rovine
della
chiesetta
?
Perché
pensava
a
queste
stupide
romanticherie
,
perché
andava
a
Roma
,
perché
studiava
,
perché
studiava
leggi
?
Chi
era
lui
?
Che
cosa
era
la
vita
,
la
nostalgia
,
l
'
amore
,
la
tristezza
?
Che
cosa
faceva
Margherita
?
Perché
egli
l
'
amava
?
E
perché
suo
padre
era
servo
?
E
perché
suo
padre
lo
aveva
replicatamente
avvertito
di
visitare
,
appena
giunto
a
Roma
,
quei
luoghi
dove
si
conservano
monete
d
'
oro
ritrovate
sotterra
o
nelle
antiche
rovine
?
Suo
padre
era
o
no
un
delinquente
,
o
un
pazzo
affetto
dall
'
idea
fissa
dei
tesori
?
Che
aveva
egli
ereditato
da
suo
padre
?
L
'
idea
fissa
in
forma
diversa
?
Era
dunque
soltanto
un
'
idea
fissa
,
una
malattia
mentale
,
il
pensiero
costantemente
rivolto
a
quella
donna
?
Ma
trovavasi
ella
veramente
a
Roma
,
e
la
ritroverebbe
egli
?
«
Anninia
[
22
]
»
,
disse
con
voce
beffarda
l
'
altro
studente
,
dando
ad
Anania
il
nomignolo
che
i
compagni
gli
avevano
affibbiato
,
«
fai
la
nanna
?
Su
,
via
,
non
piangere
,
la
vita
è
fatta
così
:
un
biglietto
per
viaggio
circolare
,
con
diritto
di
fermate
più
o
meno
lunghe
.
Consolati
almeno
che
il
mal
di
mare
non
verrà
a
interrompere
i
tuoi
sogni
d
'amore...»
Infatti
il
mare
era
calmissimo
e
la
traversata
cominciò
coi
migliori
auspici
.
La
luna
nuova
calava
illuminando
fantasticamente
le
coste
e
la
roccia
enorme
di
Capo
Figari
,
sentinella
ciclopica
vigilante
il
melanconico
sonno
dell
'
isola
abbandonata
.
Addio
,
addio
,
terra
d
'
esilio
e
di
sogni
!
Anania
rimase
immobile
,
appoggiato
al
parapetto
del
piroscafo
,
finché
l
'
ultima
visione
di
Capo
Figari
e
delle
isolette
,
sorgenti
azzurre
dalle
onde
come
nuvole
pietrificate
,
svanirono
tra
i
vapori
dell
'
orizzonte
;
poi
sedette
sulla
panchina
,
battendosi
dispettosamente
un
pugno
sulla
fronte
per
ricacciar
dentro
le
lagrime
che
gli
velavano
gli
occhi
;
e
rimase
lì
,
pallido
e
sconvolto
,
intirizzito
dalla
brezza
umida
,
finché
vide
la
luna
,
rossa
come
un
ferro
rovente
,
calare
in
una
lontananza
sanguigna
.
Finalmente
si
ritirò
,
ma
tardò
ad
assopirsi
;
gli
pareva
che
il
suo
corpo
s
'
allungasse
e
si
restringesse
incessantemente
,
e
che
una
interminabile
fila
di
carri
passasse
sopra
il
suo
petto
indolenzito
;
i
più
tristi
ricordi
della
sua
vita
gli
tornarono
in
mente
:
gli
sembrava
di
udire
,
nello
scroscio
delle
acque
frante
dal
piroscafo
,
il
rumore
del
vento
sopra
la
casetta
della
vedova
,
a
Fonni
...
Oh
,
come
,
come
la
vita
era
triste
,
inutile
e
vana
!
Che
cosa
era
la
vita
?
Perché
vivere
?
Così
,
tristemente
,
si
assopì
;
ma
svegliandosi
si
sentì
un
altro
,
agile
,
forte
,
felice
.
Si
era
addormentato
in
un
tetro
paese
di
dolore
,
fra
onde
livide
vigilate
da
una
luna
sanguigna
:
si
svegliava
in
mezzo
ad
un
paese
d
'
oro
,
in
un
paese
di
luce
,
-
vicino
a
Roma
.
«
Roma
!
»
,
pensò
,
palpitando
di
gioia
.
«
Roma
,
Roma
!
Patria
eterna
,
abisso
d
'
ogni
male
e
fonte
d
'
ogni
bene
!
»
Gli
pareva
di
poterla
abbracciare
tutta
,
di
muovere
alla
conquista
del
mondo
intero
.
Già
a
Civitavecchia
,
attraversando
la
città
umida
e
nera
sotto
il
cielo
mattutino
,
tutto
gli
sembrava
bello
,
e
diceva
allo
studente
Daga
:
«
Vedi
,
mi
par
d
'
essere
nel
vestibolo
d
'
una
grotta
marina
meravigliosa
»
.
Il
Daga
,
che
aveva
già
vissuto
un
anno
a
Roma
,
sorrideva
beffardo
,
invidiando
l
'
entusiasmo
enfatico
del
suo
compagno
.
L
'
arrivo
rombante
del
diretto
diede
al
giovane
provinciale
sardo
un
senso
di
terrore
,
la
prima
impressione
vertiginosa
d
'
una
civiltà
quasi
violenta
e
distruggitrice
.
Gli
parve
che
il
mostro
dagli
occhi
rossi
lo
portasse
via
,
come
il
vento
porta
la
foglia
,
lanciandolo
nel
turbine
della
vita
.
A
Roma
i
due
studenti
andarono
ad
abitare
al
terzo
piano
di
una
casa
in
Piazza
della
Consolazione
,
presso
una
vedova
,
madre
di
due
graziose
ragazze
telegrafiste
,
maestre
,
dattilografe
,
civette
.
I
due
studenti
dormivano
nella
stessa
camera
,
vasta
,
ma
poco
allegra
,
divisa
da
una
specie
di
paravento
formato
con
una
coperta
gialla
;
la
loro
finestra
guardava
su
un
cortile
interno
.
La
prima
volta
che
Anania
guardò
da
quella
finestra
provò
un
senso
disperato
di
sgomento
.
Non
vedeva
che
muri
altissimi
,
d
'
un
giallo
sporco
,
bucati
da
lunghe
finestre
irregolari
,
e
panni
miseri
,
d
'
un
candore
equivoco
,
appesi
a
fili
di
ferro
;
uno
di
questi
fili
,
con
anelli
scorrevoli
,
dai
quali
pendevano
laccetti
di
spago
attorcigliati
,
passava
davanti
alla
finestra
degli
studenti
.
Mentre
Anania
guardava
con
disperata
tristezza
i
muri
perdentisi
sul
pallido
cielo
della
sera
,
Battista
Daga
scosse
il
filo
e
cominciò
a
ridere
:
«
Guarda
,
Anninia
,
guarda
come
gli
anelli
e
i
laccetti
di
spago
ballano
.
Sembrano
vivi
.
Così
è
la
vita
:
un
filo
di
ferro
attraverso
un
cortile
sporco
:
gli
uomini
si
agitano
,
sospesi
sopra
un
abisso
di
miserie
»
.
«
Non
rompermi
le
scatole
»
,
disse
Anania
,
«
sono
abbastanza
melanconico
!
Usciamo
,
mi
par
di
soffocare
.
»
Uscivano
,
camminavano
,
si
stancavano
,
storditi
dal
rumore
delle
carrozze
e
dallo
splendore
dei
lumi
,
dal
passaggio
violento
e
dal
rauco
urlo
delle
automobili
.
Anania
si
sentiva
triste
,
tra
la
folla
;
gli
pareva
d
'
essere
solo
in
un
deserto
,
e
pensava
che
se
si
fosse
sentito
male
e
avesse
gridato
nessuno
lo
avrebbe
udito
e
soccorso
.
Ricordava
Cagliari
con
nostalgia
struggente
;
oh
,
balcone
incantato
,
orizzonte
marino
,
dolce
occhio
di
Venere
!
qui
non
esistevano
più
né
stelle
,
né
luna
,
né
orizzonte
:
solo
un
disgustoso
ammasso
di
pietre
,
un
pullulamento
di
uomini
che
allo
studente
barbaricino
parevano
d
'
una
razza
diversa
e
inferiore
alla
sua
.
Veduta
attraverso
lo
sbalordimento
,
la
stanchezza
dei
primi
giorni
,
la
suggestione
melanconica
del
buio
appartamentino
di
Piazza
della
Consolazione
,
Roma
gli
dava
una
tristezza
quasi
morbosa
;
nella
città
vecchia
,
dalle
vie
strette
,
dalle
botteghe
puzzolenti
,
dagli
interni
miserabili
,
dalle
porte
che
parevano
bocche
di
caverne
,
dalle
scalette
che
sembrava
si
perdessero
in
un
tenebroso
luogo
di
dolore
,
egli
ricordava
i
più
miseri
villaggi
sardi
;
nella
Roma
nuova
si
sentiva
smarrito
,
tutto
gli
appariva
grande
,
le
strade
tracciate
dai
giganti
per
giganti
,
le
case
montagne
,
le
piazze
tancas
sarde
;
anche
il
cielo
era
troppo
alto
e
troppo
profondo
.
Anche
all
'
Università
,
dove
egli
cominciò
a
frequentare
assiduamente
i
corsi
di
Diritto
civile
e
penale
e
le
lezioni
di
Enrico
Ferri
,
lo
aspettava
una
delusione
.
Gli
studenti
non
facevano
altro
che
rumoreggiare
e
ridere
e
beffarsi
di
tutto
.
Pareva
si
beffassero
della
vita
stessa
.
Specialmente
nell
'
aula
IV
,
mentre
si
aspettava
il
Ferri
,
il
chiasso
e
il
divertimento
oltrepassavano
il
limite
;
qualche
studente
saliva
sulla
cattedra
e
cominciava
una
parodia
di
lezione
accolta
da
urli
,
fischi
,
applausi
,
grida
di
«
Viva
il
Papa
»
,
«
Viva
Sant
'
Alfonso
de
'
Liguori
»
,
«
Viva
Pio
IX
»
.
Qualche
volta
lo
studente
,
dalla
cattedra
,
con
una
faccia
tosta
indescrivibile
imitava
il
miagolar
del
gatto
o
il
canto
del
gallo
.
Allora
le
grida
e
i
fischi
raddoppiavano
;
venivano
lanciate
pallottole
di
carta
,
pennine
,
fiammiferi
accesi
,
finché
l
'
arrivo
del
professore
,
accolto
da
applausi
assordanti
,
metteva
fine
alla
scena
.
Anania
si
sentiva
solo
,
triste
fra
tanta
gioia
,
e
gli
sembrava
di
appartenere
ad
un
mondo
diverso
da
quello
ove
era
costretto
a
vivere
.
Solo
quando
il
professore
cominciava
a
parlare
,
egli
provava
una
commozione
profonda
,
quasi
un
senso
di
gioia
.
Fantasmi
di
delinquenti
,
di
suicidi
,
di
donne
perdute
,
di
maniaci
,
di
parricidi
,
passavano
,
evocati
dalla
voce
possente
del
professore
,
davanti
al
pensiero
turbato
di
Anania
.
E
fra
tante
figure
egli
ne
distingueva
una
,
che
passava
e
ripassava
davanti
a
lui
,
ad
occhi
bassi
.
Ma
invece
di
fissarla
con
orrore
egli
la
guardava
con
pietà
,
col
desiderio
di
stenderle
la
mano
.
Una
sera
lui
e
il
Daga
attraversavano
Via
Nazionale
:
lo
splendore
delle
lampade
elettriche
si
fondeva
col
chiarore
della
luna
:
le
finestre
del
palazzo
della
Banca
erano
tutte
vivamente
illuminate
.
«
Sembra
,
che
tutto
l
'
oro
racchiuso
nella
Banca
brilli
attraverso
le
finestre
»
,
disse
Anania
.
«
Ma
bbraaavooo
!
Si
vede
che
la
mia
compagnia
ti
dirozza
.
»
«
Sono
più
che
mai
romantico
stasera
.
Andiamo
al
Colosseo
!
»
Andarono
.
Si
aggirarono
a
lungo
nel
divino
mistero
del
luogo
,
guardando
la
luna
attraverso
ogni
arco
;
poi
sedettero
su
una
colonna
lucente
e
sospirarono
entrambi
.
«
Io
sento
una
gioia
simile
al
dolore
,
»
disse
Anania
.
Il
Daga
non
rispose
,
ma
dopo
un
lungo
silenzio
disse
:
«
Mi
sembra
d
'
essere
nella
luna
.
Non
ti
pare
che
nella
luna
si
debba
provare
ciò
che
si
prova
qui
,
in
questo
gran
mondo
morto
?
»
.
«
Sì
»
,
disse
Anania
,
con
voce
flebile
.
«
Questa
è
Roma
.
»
Al
ritorno
passarono
ancora
per
Via
Nazionale
.
Chiacchieravano
in
dialetto
.
Era
tardi
,
e
su
e
giù
,
attraverso
i
marciapiedi
quasi
deserti
vagavano
molte
farfalle
notturne
,
così
le
chiamava
il
Daga
.
A
un
tratto
una
di
esse
passò
accanto
a
loro
e
li
salutò
in
dialetto
sardo
.
«
Bonas
tardas
,
pizzoccheddos
!
»
Era
alta
,
bruna
,
con
grandi
occhi
cerchiati
:
la
luce
elettrica
dava
al
suo
piccolo
viso
,
emergente
dal
collo
di
pelo
d
'
un
soprabito
chiaro
,
un
pallore
cadaverico
.
Come
a
Cagliari
,
la
sera
in
cui
Rosa
e
la
compagna
lo
avevano
fermato
,
Anania
sussultò
,
preso
da
un
senso
d
'
orrore
,
e
trascinò
via
il
Daga
che
rispondeva
insolentemente
alla
donna
.
Era
lei
?
Poteva
esser
lei
?
Era
una
sarda
...
poteva
esser
lei
!
II
.
Sdraiato
sul
suo
lettuccio
,
dopo
ore
ed
ore
di
amarezza
,
di
dubbio
,
di
opprimente
melanconia
,
egli
pensava
:
«
È
inutile
illudermi
:
non
sono
pazzo
,
no
;
ma
non
posso
più
vivere
così
;
bisogna
ch
'
io
sappia
...
Oh
,
fosse
morta
!
fosse
morta
!
Bisogna
che
io
cerchi
.
Non
sono
venuto
a
Roma
per
questo
?
Domani
!
domani
!
Dal
giorno
che
arrivai
ripeto
questa
parola
,
e
l
'
indomani
arriva
ed
io
non
faccio
niente
.
Ma
che
posso
fare
?
Dove
devo
andare
?
E
se
la
trovo
?
»
.
Ah
,
era
di
questo
che
egli
aveva
paura
.
Non
voleva
neppur
pensare
a
quanto
poteva
accadere
dopo
...
Improvvisamente
si
domandò
:
«
E
se
mi
confidassi
col
Daga
?
Se
io
ora
gli
dicessi
:
"
Battista
,
devo
uscire
,
devo
recarmi
in
questura
per
chiedere
informazioni
...
"
.
Ah
,
non
ne
posso
più
!
Sono
tanti
e
tanti
anni
che
io
trascino
con
me
questo
peso
:
ora
vorrei
liberarmene
,
gettarlo
via
come
si
getta
un
carico
opprimente
...
liberarmene
,
respirare
...
Bisogna
snidarlo
questo
verme
roditore
.
Mi
diranno
che
sono
uno
stupido
,
mi
convinceranno
che
lo
sono
,
mi
diranno
di
smettere
...
Ebbene
,
tanto
meglio
se
mi
convinceranno
...
Che
giornata
triste
!
Il
cielo
si
abbassa
...
si
abbassa
sempre
più
...
Avrei
sonno
?
Bisogna
ch
'
io
vada
subito
»
.
Pioveva
dirottamente
.
Anche
il
Daga
sonnecchiava
sul
suo
lettuccio
,
al
di
là
del
paravento
.
«
Battista
»
,
disse
Anania
,
sollevandosi
,
col
gomito
sul
guanciale
,
«
tu
non
esci
?
»
«No.»
«
Mi
presti
il
tuo
ombrello
?
»
Sperava
che
il
compagno
gli
chiedesse
dove
voleva
andare
,
con
quel
tempo
orribile
,
ma
il
Daga
disse
:
«
Non
potresti
farmi
il
piacere
di
comprartene
uno
?
»
Anania
sedette
sul
letto
,
rivolto
al
paravento
,
e
mormorò
:
«
Devo
andare
in
questura
...
»
.
E
sperò
ancora
che
una
voce
fraterna
gli
chiedesse
il
suo
segreto
...
Ecco
,
egli
palpitava
già
pensando
come
cominciare
...
Ma
attraverso
il
paravento
una
voce
beffarda
chiese
:
«
Vai
a
far
arrestare
la
pioggia
?
»
.
Il
segreto
gli
ripiombò
sul
cuore
,
più
amaro
e
grave
di
prima
.
Ah
,
non
un
paravento
,
ma
una
muraglia
insuperabile
lo
divideva
dalla
confidenza
e
dalla
carità
del
prossimo
.
Non
doveva
chiedere
né
aspettare
aiuto
da
nessuno
;
doveva
bastare
a
se
stesso
.
S
'
alzò
,
si
pettinò
accuratamente
e
cercò
nel
cassetto
la
sua
fede
di
nascita
.
«
Prendilo
pure
,
l
'
ombrello
.
Ma
perché
vai
?
»
,
chiese
l
'
altro
,
sbadigliando
.
Egli
non
rispose
.
Sulle
scale
buie
si
fermò
un
momento
,
ascoltando
lo
scroscio
sonoro
dell
'
acqua
sull
'
invetriata
del
tetto
:
pareva
il
rombo
d
'
una
cascata
,
che
dovesse
di
momento
in
momento
precipitarsi
entro
la
casa
,
già
inondata
dal
fragore
dell
'
imminente
rovina
.
Una
tristezza
mortale
gli
strinse
il
cuore
.
Uscì
e
vagò
lungamente
per
le
strade
lavate
dalla
pioggia
:
salì
su
per
una
viuzza
deserta
,
passò
sotto
un
arco
nero
,
guardò
con
infinita
tristezza
i
chiaroscuri
umidi
di
certi
interni
,
di
certe
piccole
botteghe
,
nella
cui
penombra
si
disegnavano
pallide
figure
di
donne
,
di
uomini
volgari
,
di
bimbi
sudici
:
antri
ove
i
carbonari
assumevano
aspetti
diabolici
,
dove
i
cestini
di
erbaggi
e
di
frutta
imputridivano
nell
'
oscurità
fangosa
,
ed
il
fabbro
e
il
ciabattino
e
la
stiratrice
si
consumavano
nei
lavori
forzati
,
in
un
luogo
di
pena
più
triste
della
galera
stessa
.
Anania
guardava
:
ricordava
la
catapecchia
della
vedova
di
Fonni
,
la
casa
del
mugnaio
,
il
molino
,
il
misero
vicinato
e
le
melanconiche
figure
che
lo
animavano
;
e
gli
pareva
d
'
esser
condannato
a
viver
sempre
in
luoghi
di
tristezza
e
tra
immagini
di
dolore
.
Dopo
un
lungo
ed
inutile
vagabondare
rientrò
a
casa
e
si
mise
a
scrivere
a
Margherita
.
«
Sono
mortalmente
triste
:
ho
sull
'
anima
un
peso
che
mi
opprime
e
mi
schiaccia
.
Da
molti
anni
io
volevo
dirti
ciò
che
ti
scrivo
adesso
,
in
questo
triste
giorno
di
pioggia
e
di
melanconia
.
Non
so
come
tu
accoglierai
la
rivelazione
che
sto
per
farti
;
ma
qualunque
cosa
tu
possa
pensare
,
Margherita
,
non
dimenticare
che
io
sono
trascinato
da
una
fatalità
inesorabile
,
da
un
dovere
che
è
più
terribile
d
'
un
delitto
...
»
Arrivato
alla
parola
«
delitto
»
si
fermò
e
rilesse
la
lettera
incominciata
.
Poi
riprese
la
penna
,
ma
non
poté
tracciare
altra
parola
,
vinto
da
un
gelo
improvviso
.
Chi
era
Margherita
?
Chi
era
lui
?
Chi
era
quella
donna
?
Cosa
era
la
vita
?
Ecco
che
le
stupide
domande
ricominciavano
.
Guardò
lungamente
i
vetri
,
il
filo
di
ferro
,
gli
anellini
ed
i
lacci
bagnati
e
saltellanti
su
uno
sfondo
giallastro
,
e
pensò
:
«
Se
mi
suicidassi
?
»
,
Lacerò
lentamente
la
lettera
,
prima
in
lunghe
striscie
,
poi
in
quadrettini
che
dispose
in
colonna
,
e
tornò
a
fissare
i
vetri
,
il
filo
di
ferro
,
i
laccetti
che
parevano
marionette
.
Rimase
così
finché
la
pioggia
cessò
,
finché
il
compagno
lo
invitò
ad
uscire
.
Il
cielo
si
rasserenava
;
nell
'
aria
molle
vibravano
i
rumori
della
città
rianimatasi
,
e
l
'
arcobaleno
s
'
incurvava
,
meravigliosa
cornice
,
sul
quadro
umido
del
Foro
Romano
.
Al
solito
,
i
due
compagni
salirono
per
Via
Nazionale
e
il
Daga
si
fermò
a
guardare
i
giornali
davanti
al
Garroni
,
mentre
Anania
proseguiva
distratto
,
andando
incontro
ad
una
fila
ciangottante
di
chierici
rossi
,
uno
dei
quali
lo
urtò
lievemente
.
Allora
egli
parve
destarsi
da
un
sogno
,
si
fermò
e
aspettò
il
compagno
,
mentre
i
chierici
s
'
allontanavano
,
e
il
riflesso
dei
loro
abiti
scarlatti
dava
uno
splendore
sanguigno
al
lastrico
bagnato
.
«
Nella
mia
infanzia
ho
conosciuto
il
figliuolino
d
'
un
bandito
famoso
;
il
bimbo
era
già
arso
da
passioni
selvaggie
,
e
si
proponeva
di
vendicare
suo
padre
.
Ora
invece
ho
saputo
che
si
è
fatto
frate
.
Come
tu
spieghi
questo
fatto
?
»
,
domandò
Anania
.
«
Quell
'
individuo
è
pazzo
!
»
,
rispose
il
Daga
con
indifferenza
.
«
Ebbene
,
no
!
»
,
riprese
Anania
animandosi
.
«
Noi
spieghiamo
o
vogliamo
spiegare
molti
misteri
psicologici
,
dando
il
titolo
di
matto
all
'
individuo
che
ne
è
soggetto
.
»
«
Per
lo
meno
,
però
,
è
un
monomaniaco
.
D
'
altronde
anche
la
pazzia
è
un
mistero
psicologico
complicato
;
un
albero
il
cui
ramo
più
potente
è
la
monomania
.
»
«
Ebbene
,
ammetto
.
Ma
l
'
individuo
in
questione
aveva
la
monomania
del
banditismo
;
aggiungi
,
monomania
atavica
.
Facendosi
frate
egli
,
sebbene
uomo
quasi
primitivo
,
ha
voluto
liberarsi
dal
suo
male
...
»
«
E
finirà
con
l
'
impazzire
davvero
,
quel
frate
.
Un
uomo
cosciente
,
colto
dal
malanno
di
un
'
idea
fissa
qualunque
,
deve
liberarsene
secondandola
.
»
«
Tu
forse
hai
ragione
»
,
disse
Anania
,
pensieroso
.
E
non
parlò
più
finché
non
arrivarono
all
'
angolo
di
Via
Agostino
Depretis
.
Allora
disse
,
svoltando
strada
:
«
Voglio
prendere
...
mi
hanno
incaricato
di
prendere
l
'
indirizzo
di
una
persona
...
Devo
andare
in
questura
»
.
Il
compagno
lo
seguì
,
curioso
.
«
Chi
è
questa
persona
?
Chi
ti
ha
incaricato
?
È
del
tuo
paese
?
»
Ma
Anania
non
si
spiegava
.
Arrivati
davanti
a
Santa
Maria
Maggiore
il
Daga
dichiarò
che
non
sarebbe
andato
oltre
.
«
Allora
aspettami
qui
»
,
disse
Anania
,
senza
fermarsi
,
«
ti
dirò
poi
...
»
Messo
in
curiosità
il
Daga
lo
seguì
per
un
tratto
,
poi
lo
aspettò
sulla
gradinata
della
chiesa
.
«
Il
dado
è
gettato
?
»
chiese
con
enfasi
,
quando
Anania
ricomparve
.
Ma
nonostante
le
sue
domande
e
i
suoi
scherzi
non
riuscì
a
sapere
che
cosa
il
suo
compagno
era
andato
a
fare
in
questura
.
Appoggiato
al
muro
Anania
guardava
l
'
orizzonte
e
ricordava
la
sera
in
cui
,
bambino
,
era
salito
sulle
falde
del
Gennargentu
ed
aveva
veduto
un
pauroso
cielo
tutto
rosso
,
animato
da
spiriti
invisibili
.
Anche
adesso
sentiva
un
mistero
aleggiargli
intorno
,
e
la
città
gli
sembrava
una
foresta
di
pietra
attraversata
da
fiumi
pericolosi
,
e
sentiva
paura
.
III
.
Sì
,
come
si
legge
nelle
vecchie
storie
romantiche
,
il
dado
era
gettato
.
La
questura
,
dopo
la
domanda
e
le
indicazioni
di
Anania
,
fece
ricerca
di
Rosalia
Derios
,
e
verso
la
fine
di
marzo
informò
lo
studente
che
al
numero
tale
di
Via
del
Seminario
,
all
'
ultimo
piano
,
abitava
una
donna
sarda
,
affitta
-
camere
,
il
cui
passato
e
i
connotati
corrispondevano
a
quelli
di
Olì
.
Questa
signora
si
chiamava
,
o
si
faceva
chiamare
,
Maria
Obinu
,
nativa
di
Nuoro
.
Abitava
in
Roma
da
quattordici
anni
,
e
nei
primi
tempi
aveva
vissuto
un
po
'
irregolarmente
.
Da
qualche
anno
,
però
,
menava
vita
onesta
-
almeno
in
apparenza
-
affittando
camere
mobiliate
e
facendo
pensione
.
Anania
non
si
commosse
troppo
nel
ricevere
queste
informazioni
.
I
connotati
combinavano
;
egli
non
ricordava
precisamente
la
fisonomia
di
sua
madre
,
ma
ricordava
che
ella
era
alta
,
coi
capelli
neri
e
gli
occhi
chiari
:
e
la
Obinu
era
alta
,
coi
capelli
neri
e
gli
occhi
chiari
.
Inoltre
egli
sapeva
che
a
Nuoro
non
esisteva
alcuna
famiglia
Obinu
,
e
che
nessuna
donna
nuorese
viveva
e
affittava
camere
a
Roma
.
Evidentemente
quindi
la
Obinu
falsava
il
suo
nome
e
la
sua
origine
...
Tuttavia
egli
sentì
che
la
donna
indicatagli
dalla
questura
non
era
,
non
poteva
essere
sua
madre
;
questa
non
viveva
a
Roma
dal
momento
che
la
questura
non
riusciva
a
scoprirla
.
Dopo
giorni
e
mesi
di
attesa
e
di
ansia
,
egli
provò
come
un
senso
di
liberazione
.
La
primavera
penetrava
anche
nel
cortile
melanconico
di
Piazza
della
Consolazione
,
in
quell
'
enorme
pozzo
giallo
esalante
odori
di
vivande
,
animato
dal
canto
delle
serve
e
dal
gorgheggio
dei
canarini
prigionieri
.
L
'
aria
era
tiepida
e
dolce
;
sul
cielo
azzurro
passavano
nuvolette
rosee
,
e
il
vento
portava
fragranze
di
rose
e
di
viole
.
Affacciato
alla
finestra
,
Anania
si
abbandonava
ai
suoi
sogni
nostalgici
.
L
'
odore
delle
viole
,
le
nuvole
rosee
,
il
tepore
della
primavera
,
tutto
gli
ricordava
la
terra
natìa
,
i
vasti
orizzonti
,
le
nuvole
che
dalla
finestra
della
sua
cameretta
egli
vedeva
affacciarsi
o
tramontare
fra
gli
elci
dell
'
Orthobene
.
Poi
ricordava
la
pineta
di
monte
Urpino
,
il
silenzio
delle
cime
coperte
d
'
asfodeli
e
di
iris
violette
,
il
mistero
dei
viali
vigilati
dal
puro
sguardo
delle
stelle
.
E
la
figura
diletta
di
Margherita
dominava
i
freschi
paesaggi
natii
,
circondata
di
asfodeli
e
di
gigli
selvatici
,
coi
capelli
di
rame
sfumati
nel
fulgore
del
cielo
metallico
.
La
primavera
romana
non
lo
commoveva
che
per
le
rimembranze
:
gli
sembrava
una
primavera
artificiale
,
troppo
ardente
e
luminosa
,
troppo
abbondante
di
fiori
e
di
profumi
.
Piazza
di
Spagna
,
ornata
come
un
altare
,
con
la
scalinata
coperta
di
petali
di
rose
mosse
dalla
brezza
,
il
Pincio
con
gli
alberi
avvolti
di
fiori
violacei
,
le
vie
profumate
dai
cestini
di
narcisi
e
di
ranuncoli
che
le
fioraie
,
ferme
sull
'
orlo
dei
marciapiedi
,
offrivano
ai
passanti
,
-
tutta
questa
ostentazione
,
tutto
questo
mercato
della
primavera
,
dava
allo
studente
l
'
idea
di
una
festa
banale
,
che
a
lungo
andare
rattristava
e
disgustava
.
La
primavera
palpitava
al
di
là
dell
'
orizzonte
;
giovinetta
selvaggia
e
pura
ella
scorrazzava
attraverso
le
tancas
coperte
d
'
erbe
alte
aromatiche
,
e
cantava
con
gli
uccelli
palustri
in
riva
ai
torrenti
,
e
scherzava
coi
mufloni
e
con
le
lepri
,
fra
i
ciclamini
,
sotto
le
immense
quercie
sacre
ai
vecchi
pastori
della
Barbagia
,
e
si
addormentava
all
'
ombra
delle
roccie
fiorite
di
musco
,
nei
voluttuosi
meriggi
,
mentre
intorno
al
suo
letto
di
felci
e
di
pervinche
gli
insetti
dorati
ronzavano
amandosi
,
e
le
api
suggevano
le
rose
canine
estraendone
il
miele
amaro
;
amaro
e
dolce
come
l
'
anima
sarda
.
Anania
amava
e
viveva
in
questa
primavera
lontana
;
seduto
accanto
alla
finestra
guardava
le
nuvolette
rosee
,
e
s
'
immaginava
di
essere
un
prigioniero
innamorato
.
Una
sonnolenza
piacevole
gli
velava
lo
spirito
,
togliendogli
la
forza
e
la
volontà
di
pensare
a
determinate
cose
.
Le
idee
venivano
e
passavano
nella
sua
mente
,
-
così
come
le
persone
passano
per
la
via
;
lo
interessavano
per
un
attimo
,
ma
non
si
fermavano
ed
egli
le
dimenticava
subito
.
Più
che
mai
amava
la
solitudine
;
e
persino
la
presenza
del
compagno
lo
irritava
,
anche
perché
il
Daga
lo
derideva
continuamente
.
«
Noi
vediamo
la
vita
sotto
aspetti
ben
diversi
»
,
gli
diceva
,
«
cioè
io
la
vedo
e
tu
non
la
vedi
.
Io
sono
miope
e
vedo
,
attraverso
lenti
fortissime
,
le
cose
e
le
umane
vicende
,
nitidamente
,
rimpicciolite
;
tu
sei
miope
e
non
possiedi
neppure
un
paio
d
'occhiali.»
Talvolta
infatti
pareva
ad
Anania
di
aver
un
velo
davanti
agli
occhi
;
egli
viveva
di
diffidenza
e
di
dolore
.
Anche
la
sua
passione
per
Margherita
,
in
fondo
,
era
composta
di
tristezza
e
di
paura
.
Un
giorno
,
agli
ultimi
di
maggio
,
egli
sorprese
il
compagno
stretto
in
tenero
amplesso
con
la
maggiore
delle
padroncine
.
«
Sei
un
bruto
»
,
gli
disse
con
disprezzo
.
«
Non
amoreggi
anche
con
l
'
altra
sorella
?
Perché
ti
burli
di
entrambe
?
»
«
Scusami
,
stupido
:
son
loro
che
vengono
a
buttarmisi
fra
le
braccia
,
le
posso
respingere
?
»
,
chiese
cinicamente
il
Daga
.
«
Poiché
il
mondo
è
diventato
un
gambero
,
profittiamone
.
Ora
son
le
donne
che
seducono
gli
uomini
;
ed
io
sarei
più
stupido
di
te
se
non
mi
lasciassi
sedurre
...
fino
ad
un
certo
punto
...
»
«
Ma
perché
certe
cose
non
accadono
che
a
certi
tipi
?
A
me
no
,
per
esempio
.
»
«
Perché
agli
asini
non
può
succedere
ciò
che
succede
agli
uomini
:
eppoi
le
nostre
soavi
padroncine
hanno
,
in
fondo
,
l
'
onesto
desiderio
di
trovarsi
un
marito
e
sanno
che
tu
sei
fidanzato
.
»
«
Io
fidanzato
?...»,
gridò
Anania
,
«
chi
lo
ha
detto
?
»
«
Chi
lo
sa
?
E
di
una
Margherita
,
anche
,
che
questa
volta
,
meno
male
,
va
gettata
ante
asinos
.
»
«
Ti
proibisco
di
ripetere
quel
nome
!
»
,
proruppe
Anania
,
andando
addosso
al
Daga
.
«
Capisci
,
te
lo
proibisco
!
»
«
Abbassa
le
dita
,
ché
mi
cavi
gli
occhi
!
Il
tuo
amore
è
feroce
!
»
Fremente
di
collera
Anania
si
mise
a
impacchettare
i
suoi
libri
e
le
sue
carte
.
«
Ah
»
,
diceva
,
a
denti
stretti
,
«
me
ne
vado
subito
,
subito
.
Io
non
so
vivere
fra
gente
curiosa
e
volgare
.
»
«
Addio
,
dunque
!
»
,
disse
Battista
,
gettandosi
sul
letto
.
«
Ricordati
almeno
che
nei
primi
giorni
che
siamo
giunti
,
se
non
c
'
ero
io
rimanevi
vilmente
schiacciato
da
una
carrozza
.
»
Anania
uscì
,
col
cuore
gonfio
di
fiele
:
si
diresse
automaticamente
verso
il
Corso
,
e
quasi
senza
avvedersene
si
trovò
in
Via
del
Seminario
.
Era
un
pomeriggio
ardente
;
lo
scirocco
sbatteva
le
tende
dei
negozi
:
l
'
aria
odorava
di
vernici
,
di
droghe
e
di
vivande
.
Anania
sentiva
i
suoi
nervi
fremere
come
corde
metalliche
.
In
Via
del
Seminario
passò
in
mezzo
a
uno
stormo
di
chierici
e
di
preti
dalle
mantelline
svolazzanti
e
mormorò
dispettosamente
:
«
Corvi
!
»
,
A
un
tratto
,
accanto
a
una
piccola
porta
che
dava
su
un
andito
buio
,
egli
vide
un
numero
,
il
numero
della
casa
ove
abitava
Maria
Obinu
.
Entrò
,
salì
all
'
ultimo
piano
e
suonò
.
Una
donna
alta
e
pallida
,
vestita
di
nero
,
aprì
:
egli
si
turbò
,
sembrandogli
di
aver
veduto
altra
volta
i
grandi
occhi
verdastri
di
lei
.
«
La
signora
Obinu
?
»
«
Sono
io
»
,
rispose
la
donna
con
voce
grave
,
«
No
»
,
egli
pensò
,
«
non
è
lei
;
non
è
la
sua
voce
.
»
Entrò
.
La
Obinu
gli
fece
attraversare
un
piccolo
vestibolo
buio
e
lo
introdusse
in
un
salottino
grigio
e
triste
;
egli
si
guardò
attorno
,
vide
una
testa
di
cervo
e
una
pelle
di
muflone
attaccate
al
muro
,
e
immediatamente
sentì
i
suoi
dubbi
rinascere
.
«
Vorrei
una
camera
;
io
sono
sardo
,
studente
»
,
disse
,
esaminando
la
donna
da
capo
a
piedi
.
Ella
era
pallida
e
scarna
,
col
collo
lungo
,
il
naso
affilato
quasi
trasparente
;
ma
i
folti
capelli
neri
,
pettinati
ancora
alla
sarda
,
cioè
a
trecce
strette
appuntate
fortemente
sulla
nuca
,
le
davano
un
'
aria
graziosa
.
«
Lei
è
sardo
?
Ho
piacere
...
»
,
rispose
disinvolta
.
«
Adesso
non
ho
camere
disponibili
,
ma
se
lei
può
pazientare
una
quindicina
di
giorni
,
ho
una
signorina
inglese
che
deve
partire
...
»
Egli
chiese
ed
ottenne
di
veder
la
camera
;
il
letto
stava
al
centro
,
fra
due
cataste
di
libri
vecchi
e
d
'
oggetti
antichi
;
entro
una
vasca
di
gomma
,
ancora
piena
d
'
acqua
insaponata
,
olezzava
un
fascio
di
gaggie
;
dalla
finestra
si
scorgeva
un
giardinetto
melanconico
.
Sul
tavolino
Anania
vide
,
fra
gli
altri
,
un
volumetto
che
egli
amava
con
passione
dolorosa
.
Erano
i
versi
di
Giovanni
Cena
:
Madre
.
«
Ho
bisogno
di
andar
subito
via
dalla
casa
dove
sto
;
prenderò
questa
camera
,
ma
intanto
,
non
potrebbe
darmene
un
'
altra
,
fosse
anche
un
buco
?...»
Rientrarono
nel
salottino
,
ed
egli
si
fermò
a
guardare
la
testa
imbalsamata
del
cervo
.
«
È
un
ricordo
di
mio
padre
,
che
era
cacciatore
»
,
disse
la
donna
,
sorridendo
con
bontà
.
«
È
di
Nuoro
,
lei
?
»
«
Sì
,
ma
sono
nata
là
per
caso
.
»
«
Anch
'
io
sono
nato
per
caso
nel
villaggio
di
Fonni
»
,
egli
disse
,
guardandola
in
viso
.
«
Sì
,
sono
nato
a
Fonni
;
mi
chiamo
Anania
Atonzu
Derios
.
»
Ella
non
batté
palpebra
.
«
No
,
non
è
lei
!
»
,
egli
pensò
,
e
si
sentì
felice
.
«
Per
questi
quindici
giorni
le
darò
la
mia
camera
»
,
disse
finalmente
la
Obinu
,
cedendo
alle
insistenze
di
lui
,
ed
egli
accettò
.
La
cameretta
pareva
la
cella
d
'
una
monaca
;
il
lettino
candido
,
odorante
di
spigo
,
ricordava
i
semplici
giacigli
di
certe
patriarcali
abitazioni
sarde
.
E
come
in
quelle
abitazioni
,
Maria
Obinu
aveva
appeso
lungo
le
pareti
grigie
della
sua
camera
una
fila
di
quadretti
e
di
immagini
sacre
;
tre
ceri
,
poi
,
e
tre
crocefissi
,
un
ramo
d
'
olivo
e
un
rosario
che
pareva
di
confetti
,
pendevano
in
capo
al
letto
;
in
un
angolo
ardeva
una
lampadina
davanti
ad
una
immagine
dove
le
Sante
Anime
del
Purgatorio
,
tinte
di
livido
da
un
lapis
turchino
,
pregavano
tra
fiamme
insanguinate
da
un
lapis
rosso
.
Anania
prese
possesso
della
camera
,
e
ben
presto
fu
riassalito
dai
suoi
dubbi
.
Perché
la
Obinu
gli
cedeva
la
sua
camera
?
perché
si
mostrava
così
premurosa
con
lui
?
Mentre
egli
metteva
a
posto
i
suoi
libri
,
Maria
bussò
e
,
senza
avanzare
,
gli
domandò
se
desiderava
che
la
lampadina
delle
«
Sante
Anime
»
venisse
spenta
.
«
No
»
,
egli
rispose
con
voce
forte
,
«
venga
avanti
,
anzi
,
che
le
faccio
vedere
una
cosa
.
»
Ella
entrò
,
pallida
,
sorridente
;
pareva
avesse
sempre
conosciuto
il
suo
inquilino
e
gli
volesse
bene
.
Egli
teneva
fra
le
mani
uno
strano
oggetto
,
un
sacchettino
di
stoffa
unta
,
attaccato
ad
una
catenina
annerita
dal
tempo
.
Disse
,
mettendosi
l
'
amuleto
al
collo
:
«
Veda
,
anche
io
sono
devoto
,
questa
è
la
ricetta
di
San
Giovanni
,
che
allontana
le
tentazioni
.
»
La
donna
guardava
.
Improvvisamente
cessò
di
sorridere
,
ed
Anania
sentì
il
suo
cuore
battere
forte
.
«
Lei
non
crede
a
queste
cose
?
»
,
domandò
Maria
.
«
Ebbene
,
se
non
ci
crede
,
almeno
non
se
ne
burli
.
Sono
cose
sacrosante
.
»
Steso
sul
lettino
odorante
di
spigo
,
Anania
pensava
continuamente
al
suo
segreto
.
...
E
se
Maria
Obinu
era
Olì
?
Se
era
lei
?
Così
vicina
e
così
lontana
!
qual
filo
misterioso
lo
aveva
condotto
fino
a
lei
,
fino
al
guanciale
su
cui
ella
doveva
qualche
volta
piangere
ricordando
il
figliuolo
abbandonato
?
Che
strana
cosa
la
vita
!
Egli
era
dunque
giunto
così
al
suo
destino
,
solo
per
forza
di
una
volontà
misteriosa
che
lo
aveva
guidato
quasi
a
sua
insaputa
.
Ma
non
era
pazzo
,
dunque
?
Che
sciocchezze
,
che
puerilità
!
No
,
non
era
lei
,
non
poteva
esser
lei
.
Ma
se
lo
era
?
Se
ella
già
sapeva
di
essere
vicina
a
suo
figlio
,
mentre
egli
si
dibatteva
nel
dubbio
?
No
,
non
poteva
essere
lei
.
Una
madre
non
può
non
tradirsi
,
non
può
non
gridare
nel
rivedere
suo
figlio
.
Era
assurdo
.
-
Sciocchezze
,
idee
convenzionali
.
Una
donna
sa
dominarsi
anche
tra
le
più
violente
emozioni
.
Essa
,
poi
,
che
aveva
abbandonato
e
buttato
via
la
sua
creatura
!
Appunto
per
questo
doveva
tradirsi
,
gridare
,
sussultare
.
Una
madre
è
sempre
una
madre
.
Eppoi
Olì
,
una
selvaggia
,
una
semplice
figlia
della
natura
,
non
poteva
aver
assimilato
la
perfidia
delle
donne
di
città
,
tanto
da
fingere
come
una
commediante
,
da
sapersi
dominare
così
!
Impossibile
.
Era
assurdo
,
Maria
Obinu
era
Maria
Obinu
,
simpatica
donna
,
mite
e
incosciente
,
che
aveva
avuto
la
fortuna
,
più
che
la
forza
,
di
emendarsi
.
Non
poteva
esser
lei
.
Ma
intanto
egli
ricordava
la
prima
notte
passata
a
Nuoro
e
il
bacio
furtivo
di
suo
padre
,
e
di
momento
in
momento
aspettava
che
l
'
uscio
s
'
aprisse
,
e
un
'
ombra
si
avanzasse
,
nel
chiarore
della
lampadina
,
e
un
bacio
rivelatore
gli
sfiorasse
la
fronte
!
...
«
E
se
ciò
fosse
...
che
farei
io
?
»
si
chiedeva
trepidando
.
I
rumori
della
città
si
affievolivano
,
s
'
allontanavano
,
quasi
ritirandosi
anch
'
essi
,
stanchi
,
verso
un
luogo
di
riposo
.
Anania
sentì
rientrare
i
tardivi
inquilini
,
poi
tutto
fu
silenzio
,
nella
casa
,
nella
via
,
nella
città
.
Ed
egli
vegliava
ancora
!
Ah
,
forse
quella
lampadina
?
...
«
Ora
la
spengo
...
»
Si
alzò
.
Un
rumore
,
un
fruscio
...
È
l
'
uscio
che
si
apre
?
Oh
,
Dio
!
Egli
si
gettò
nuovamente
sul
letto
,
chiuse
gli
occhi
e
attese
.
Il
cuore
e
la
gola
gli
pulsavano
febbrilmente
.
Ma
l
'
uscio
rimase
chiuso
,
ed
egli
si
calmò
e
rise
di
sé
.
Però
non
spense
la
lampadina
.
IV
.
Roma
,
1
giugno
Margherita
mia
Ricevo
in
questo
momento
la
tua
lettera
e
rispondo
subito
.
Sono
un
po
'
stordito
;
in
questi
giorni
ho
almeno
una
ventina
di
volte
preso
in
mano
la
penna
per
scriverti
,
senza
riuscirci
.
Eppure
ho
tante
cose
da
dirti
.
Ho
cambiato
casa
:
sto
presso
una
signora
sarda
che
dice
di
esser
nata
a
Nuoro
,
è
una
buona
donna
,
simpatica
,
molto
devota
;
ha
per
me
delle
cure
veramente
materne
,
tanto
che
mi
ha
dato
la
sua
camera
in
attesa
della
partenza
d
'
una
bellissima
signorina
inglese
che
deve
cedermi
la
sua
.
Questa
Miss
rassomiglia
a
te
in
modo
straordinario
;
ti
scongiuro
però
di
non
esser
gelosa
:
1
.
-
perché
io
sono
pazzamente
innamorato
di
una
signorina
nuorese
;
2
.
-
perché
Miss
deve
partire
fra
otto
giorni
;
3
.
-
perché
è
matta
da
legare
;
4
.
-
perché
é
fidanzata
;
5
.
-
perché
io
sono
sotto
la
salvaguardia
di
tutte
le
sante
ed
i
santi
del
cielo
appesi
alle
pareti
della
mia
camera
,
nonché
delle
Anime
Sante
del
Purgatorio
illuminate
giorno
e
notte
da
una
mariposa
.
Presso
la
mia
nuova
padrona
abitano
altri
stranieri
che
vanno
e
vengono
,
e
un
sarto
piemontese
,
elegantissimo
e
coltissimo
,
e
un
commesso
viaggiatore
,
che
per
le
bugie
che
dice
mi
ricorda
il
colendissimo
signor
Francesco
Carchide
di
Nuoro
,
tuo
sfortunato
pretendente
.
La
signora
Obinu
tiene
poi
una
vecchia
cuoca
sarda
,
che
sta
a
Roma
da
oltre
trent
'
anni
ed
ancora
non
ha
appreso
l
'
italiano
.
Povera
vecchia
zia
Varvara
!
Essa
è
nera
e
piccina
come
una
jana
[
23
]
:
conserva
gelosamente
nel
baule
il
suo
costume
natìo
,
ma
veste
un
ridicolo
abito
comprato
a
Campo
dei
Fiori
.
Spesso
io
vado
a
trovarla
,
nella
cucina
buia
e
torrida
,
ed
essa
mi
domanda
notizie
delle
persone
del
suo
paese
,
e
crede
che
il
mare
sia
sempre
in
tempesta
come
l
'
unica
volta
in
cui
ella
lo
attraversò
.
Per
lei
Roma
è
un
luogo
dove
tutte
le
cose
son
care
,
e
dove
si
può
morire
da
un
momento
all
'
altro
investiti
da
una
vettura
.
Mi
domandò
se
da
noi
si
fa
ancora
il
pane
in
casa
;
risposi
di
sì
ed
essa
si
mise
a
piangere
,
ricordando
gli
scherzi
e
il
divertimento
dei
giorni
nei
quali
si
cuoceva
il
pane
,
a
casa
sua
.
Poi
volle
sapere
se
i
pastori
mangiano
ancora
seduti
per
terra
,
sotto
gli
alberi
.
Come
sospirava
ricordando
un
banchetto
di
Pasqua
,
a
cui
prese
parte
quarant
'
anni
or
sono
,
in
un
ovile
del
Goceano
!
Qui
fa
già
molto
caldo
,
ma
verso
sera
,
di
solito
,
l
'
aria
si
rinfresca
:
io
passeggio
lungo
le
rive
del
Tevere
,
e
sto
ore
ed
ore
a
guardare
l
'
acqua
corrente
,
rivolgendo
a
me
stesso
delle
domande
perfettamente
inutili
.
Nelle
sere
tranquille
il
gran
fiume
è
tutto
latteo
,
e
riflette
i
lumi
,
i
ponti
,
la
luna
,
come
un
marmo
levigato
.
Io
rassomiglio
il
corso
perenne
dell
'
acqua
al
mio
amore
per
te
;
così
,
continuo
,
silenzioso
,
travolgente
,
inesauribile
.
Perché
,
perché
tu
non
sei
qui
con
me
,
Margherita
mia
?
Già
tutte
le
cose
mi
sembrano
più
interessanti
quando
io
le
guardo
pensando
a
te
;
ah
,
come
dunque
mi
parrebbero
belle
se
potessi
vederle
riflesse
dai
tuoi
occhi
adorati
!
Ma
quando
dunque
,
ma
quando
si
potrà
avverare
il
sogno
tormentoso
e
delizioso
delle
anime
nostre
?
In
certi
momenti
mi
pare
impossibile
che
io
possa
vivere
ancora
tanto
tempo
diviso
da
te
,
ed
uno
spasimo
indicibile
mi
fa
tremare
il
cuore
;
poi
trasalisco
di
gioia
al
pensare
che
fra
due
mesi
ci
rivedremo
.
O
mia
Margherita
,
mio
fiore
adorato
,
io
non
so
esprimerti
ciò
che
sento
,
e
mi
pare
che
nessuna
parola
umana
potrebbe
esprimerlo
.
È
un
fuoco
continuo
che
mi
arde
e
mi
divora
,
è
una
sete
inesprimibile
che
una
sola
fontana
potrà
estinguere
.
Io
sono
così
solo
nel
mondo
,
Margherita
!
Tu
sei
tutto
il
mio
mondo
,
e
quando
io
mi
smarrisco
tra
la
folla
,
in
un
mare
di
gente
sconosciuta
,
basta
che
pensi
a
te
perché
l
'
anima
mia
vibri
d
'
amore
per
tutti
gli
ignoti
esseri
che
mi
circondano
,
e
intorno
a
me
senta
vibrare
l
'
anima
della
moltitudine
,
come
un
mare
sonoro
.
Quando
ricevo
le
tue
lettere
,
provo
una
felicità
così
intensa
che
mi
dà
le
vertigini
;
mi
pare
d
'
essere
giunto
alla
cima
d
'
una
montagna
,
e
che
debba
appena
stender
la
mano
per
sfiorare
le
stelle
.
È
troppo
...
è
troppo
...
ho
quasi
paura
;
paura
di
precipitare
in
un
abisso
,
paura
di
essere
incenerito
dal
contatto
degli
astri
vicini
.
Che
accadrebbe
di
me
se
tu
mi
venissi
a
mancare
?
Ah
,
tu
non
sai
,
tu
non
puoi
capire
che
bestemmia
pronunzi
quando
mi
scrivi
che
sei
gelosa
delle
donne
che
io
posso
incontrare
qui
a
Roma
.
Nessuna
donna
può
essere
,
può
rappresentare
per
me
ciò
che
tu
sei
e
rappresenti
.
Sei
la
mia
vita
stessa
,
sei
il
passato
,
la
patria
,
la
razza
,
il
sogno
.
*
*
*
Riprendo
la
lettera
,
tutto
stordito
da
una
confidenza
fattami
da
zia
Varvara
pochi
minuti
or
sono
.
La
vecchietta
entrò
qui
con
la
scusa
di
portare
dell
'
acqua
:
era
tutta
arrabbiata
con
la
padrona
e
cominciò
a
parlar
male
di
lei
.
Mi
disse
che
la
Obinu
ha
un
passato
tenebroso
,
che
ha
abbandonato
in
Sardegna
due
suoi
figliuoli
,
e
che
adesso
continua
ad
avere
qualche
relazione
equivoca
...
Egli
interruppe
di
nuovo
la
lettera
,
di
cui
aveva
scritto
le
ultime
righe
sotto
l
'
impulso
d
'
un
improvviso
stordimento
.
«
Sì
»
,
pensò
,
«
io
sono
troppo
vicino
alle
stelle
...
e
non
vedo
l
'
abisso
dove
ineluttabilmente
devo
cadere
...
»
«
No
,
no
,
no
!
»
,
disse
poi
a
voce
alta
,
disperatamente
,
scuotendo
la
testa
.
«
Perché
mi
ostino
?
Essa
può
essere
mia
madre
,
e
non
si
rivela
a
me
per
continuare
a
vivere
nel
vizio
!
»
Egli
singhiozzava
senza
lagrime
,
balbettando
parole
sconnesse
e
scuotendo
follemente
il
capo
;
ma
ad
un
tratto
balzò
in
piedi
,
pallido
,
rigido
,
con
gli
occhi
vitrei
.
«
Bisogna
uscirne
,
bisogna
che
io
sappia
.
Ma
perché
questa
lampada
accesa
,
perché
questi
quadretti
,
perché
le
continue
preghiere
?
Ebbene
,
appunto
per
ciò
.
Ma
io
ti
saprò
smascherare
,
anima
perduta
,
io
ti
ucciderò
!
»
I
suoi
occhi
balenavano
d
'
odio
,
ma
all
'
improvviso
tremò
,
si
lasciò
nuovamente
cadere
seduto
e
batté
la
fronte
sul
tavolo
:
oh
,
avrebbe
voluto
spaccarsi
la
testa
,
non
pensare
più
,
dimenticare
,
annullarsi
...
Si
sentì
vile
,
gli
parve
d
'
essere
viscido
e
nero
;
d
'
essere
carne
della
carne
venduta
di
sua
madre
,
anch
'
egli
delinquente
,
misero
,
abbietto
.
Ricordi
tumultuosi
gli
passarono
nella
mente
;
rammentò
i
generosi
propositi
tante
volte
accarezzati
,
il
sogno
di
cercarla
e
di
redimerla
,
la
pietà
infinita
per
l
'
incoscienza
e
la
irresponsabilità
di
lei
,
l
'
orgoglio
che
egli
provava
nel
sentirsi
così
pietoso
,
la
sete
di
sacrifizio
...
Tutto
menzogna
.
Basta
un
vago
indizio
,
dato
da
una
vecchia
rimbambita
,
per
ridestargli
nell
'
anima
una
tempesta
di
fango
,
e
suggerirgli
l
'
idea
del
delitto
!
Tutto
illusione
,
tutto
sogno
in
«
questa
cosa
strana
»
che
è
la
vita
.
«
E
se
fosse
illusione
anche
ciò
che
penso
adesso
?
Se
io
mi
ingannassi
?
Se
Maria
non
fosse
lei
?
Ebbene
,
se
non
Maria
è
un
'
altra
»
,
concluse
disperato
;
«
vicina
o
lontana
,
ella
esiste
e
mi
chiama
,
ed
io
devo
ritornare
sui
miei
passi
,
ricominciare
,
ritrovarla
,
viva
o
morta
.
Oh
,
fosse
morta
!
»
.
Attese
il
ritorno
della
padrona
,
e
per
calmarsi
cercò
di
analizzare
la
strana
passione
che
lo
tormentava
,
ripetendo
a
se
stesso
che
la
maggior
sua
pena
proveniva
dal
crudele
contrasto
dei
due
esseri
che
formavano
lo
sdoppiamento
del
suo
io
.
Uno
di
questi
due
esseri
era
un
bambino
fantastico
,
appassionato
e
triste
,
col
sangue
malato
;
era
ancora
lo
stesso
bambino
che
scendeva
la
montagna
natìa
sognando
un
mondo
misterioso
;
lo
stesso
che
nella
casa
del
mugnaio
aveva
per
lunghi
anni
meditato
la
fuga
senza
compierla
mai
;
lo
stesso
che
a
Cagliari
aveva
pianto
credendo
che
Maria
Rosa
potesse
essere
sua
madre
:
l
'
altro
essere
,
normale
e
cosciente
,
cresciuto
accanto
al
bambino
incurabile
,
vedeva
la
inconsistenza
dei
fantasmi
e
dei
mostri
che
tormentavano
il
suo
compagno
,
ma
per
quanto
combattesse
e
gridasse
non
riusciva
a
liberarlo
dalla
sua
ossessione
,
a
guarirlo
dalla
sua
follia
.
Una
lotta
continua
,
un
crudele
contrasto
agitava
notte
e
giorno
i
due
esseri
;
e
il
bambino
fantastico
e
illogico
,
vittima
e
tiranno
,
riusciva
sempre
vincitore
.
Egli
voleva
sapere
,
voleva
scoprire
,
voleva
raggiungere
il
suo
intento
;
e
soffriva
della
vanità
della
sua
ricerca
e
della
speranza
di
arrivare
al
suo
scopo
.
Molte
volte
Anania
si
era
chiesto
se
,
libero
dall
'
amore
per
Margherita
,
egli
avrebbe
sofferto
egualmente
in
questa
sua
triste
ricerca
.
E
sempre
s
'
era
risposto
di
sì
.
La
Obinu
rientrò
verso
sera
.
«
Signora
Maria
»
,
disse
Anania
,
aprendo
l
'
uscio
,
«
venga
;
devo
dirle
una
cosa
»
.
Ella
entrò
e
si
buttò
a
sedere
accanto
a
lui
:
ansava
per
le
scale
salite
di
corsa
,
era
insolitamente
rossa
,
con
la
fronte
lucente
di
sudore
.
«
Perché
sta
al
buio
?
Che
cosa
ha
da
dirmi
,
signor
Anania
?
Si
sente
male
?
»
La
sua
voce
era
tranquilla
:
e
di
nuovo
egli
sentì
cadere
i
suoi
sospetti
,
e
gli
parve
ridicolo
fare
una
scena
a
quella
donna
stanca
che
doveva
apparecchiare
la
tavola
per
i
suoi
pensionanti
.
V
.
Era
vicino
il
giorno
della
partenza
.
«
Zia
Varvara
»
,
diceva
lo
studente
alla
vecchia
serva
che
preparava
il
caffè
,
«
come
sono
felice
!
Fra
pochi
giorni
...
addio
!
Mi
pare
di
aver
le
ali
.
Adesso
salto
sulla
finestra
,
faccio
zsss
...
e
via
,
spicco
il
volo
e
sono
in
Sardegna
»
.
«
Aaah
!
»
,
gridò
la
vecchia
,
comicamente
spaventata
.
«
Non
montare
sulla
finestra
,
cuore
mio
!
Bada
che
caschi
...
»
«
Ebbene
,
datemi
una
tazza
di
caffè
,
allora
!
Come
è
buono
il
vostro
caffè
!
Solo
mia
madre
,
a
Nuoro
,
riesce
a
farlo
altrettanto
buono
.
Volete
venire
con
me
,
a
Nuoro
?
»
La
vecchia
sospirò
:
ah
,
se
non
ci
fosse
stato
il
mare
!
«
Sei
molto
ricco
?
»
«
Eh
,
altro
!
»
«
Quante
tanche
hai
?
»
«
Sette
od
otto
,
non
ricordo
bene
.
»
«
E
alveari
ne
hai
?
E
servi
pastori
?
»
«
Tutto
,
tutto
,
zia
Varvara
,
ho
tutto
!
»
«
Ma
allora
perché
studi
?
»
«
Perché
la
mia
innamorata
vuole
ch
'
io
diventi
dottore
.
»
«
E
chi
è
la
tua
innamorata
?
»
«
La
figlia
del
barone
di
Baronia
.
»
«
Ah
,
vivono
ancora
i
baroni
di
Baronia
?
Io
ho
sentito
narrare
che
nel
loro
castello
s
'
aggirano
i
fantasmi
.
Una
volta
un
taglialegna
passò
la
notte
sotto
le
mura
del
castello
e
vide
una
dama
con
una
lunga
coda
d
'
oro
che
pareva
una
cometa
.
Oh
,
Nostra
Signora
mia
del
Buon
Consiglio
,
tu
mi
rovini
...
bada
che
ti
farà
male
tutto
questo
caffè
!
»
«
Raccontate
dunque
,
zia
Varvara
.
Quando
il
taglialegna
vide
la
dama
cosa
fece
?
»
Zia
Varvara
raccontava
.
Confondeva
le
leggende
del
castello
di
Burgos
con
le
leggende
del
castello
di
Galtellì
,
mischiava
ricordi
storici
,
diventati
oramai
tradizioni
popolari
,
con
avvenimenti
accaduti
durante
la
sua
lontana
infanzia
.
«
E
i
nuraghes
,
poi
!
Quanti
tesori
nascosti
!
Sai
,
quando
i
mori
venivano
in
Sardegna
per
rapire
le
donne
e
gli
armenti
,
i
Sardi
nascondevano
le
monete
nei
nuraghes
.
»
Anania
pensava
a
suo
padre
,
che
anche
ultimamente
gli
aveva
scritto
pregandolo
di
visitare
i
musei
«
dove
si
conservano
le
antiche
monete
d
'
oro
»
.
«
Una
volta
»
,
ricominciava
zia
Varvara
,
«
io
andai
a
cogliere
spighe
intorno
ad
un
nuraghe
;
mi
ricordo
come
fosse
oggi
.
Avevo
la
febbre
,
e
verso
sera
dovetti
coricarmi
fra
le
stoppie
,
aspettando
che
passasse
qualche
carro
che
mi
conducesse
in
paese
.
Ed
ecco
cosa
vedo
.
Il
cielo
,
dietro
il
nuraghe
,
era
tutto
color
di
fuoco
:
pareva
un
drappo
di
scarlatto
;
ad
un
tratto
un
gigante
sorse
sul
patiu
[
24
]
e
cominciò
a
cacciar
fumo
dalla
bocca
.
In
breve
tutto
il
cielo
si
oscurò
.
Che
paura
,
Nostra
Signora
mia
del
Buon
Consiglio
!
Ma
ad
un
tratto
vidi
San
Giorgio
con
in
testa
la
luna
piena
,
ed
in
mano
una
leppa
lucente
come
l
'
acqua
.
Tiffeti
,
taffati
!
»
,
concluse
la
vecchia
,
roteando
un
coltello
da
cucina
.
«
San
Giorgio
tagliò
la
testa
al
gigante
,
e
il
cielo
ritornò
sereno
.
»
«
Era
la
febbre
.
»
«
Ebbene
,
sarà
stata
la
febbre
,
ma
io
vidi
il
gigante
e
Santu
Jorgj
:
sì
,
li
vidi
con
questi
occhi
.
»
Anania
ascoltava
con
piacere
i
suggestivi
racconti
di
zia
Varvara
.
Sentiva
,
nelle
parole
nostalgiche
della
vecchia
esiliata
,
l
'
aroma
della
terra
natìa
,
il
soffio
carico
delle
essenze
selvagge
dell
'
Orthobene
e
del
Gennargentu
.
«
Ah
,
come
mi
divertirò
,
queste
vacanze
!
»
,
diceva
alla
vecchia
.
«
Voglio
recarmi
a
tutte
le
feste
,
voglio
visitare
il
mio
paesello
natìo
:
voglio
salire
sul
Gennargentu
,
su
Monte
Rasu
,
sui
monti
di
Orgosolo
.
»
«
E
lei
non
viene
più
in
Sardegna
?
»
,
chiese
una
sera
a
Maria
Obinu
.
«
Io
?
»
,
ella
rispose
,
un
po
'
cupa
.
«
Mai
più
!
»
«
Perché
?
Venga
qui
alla
finestra
,
signora
Maria
,
guardi
che
bella
luna
!
Ebbene
,
non
le
piacerebbe
fare
un
pellegrinaggio
alla
Madonna
di
Gonare
,
così
,
con
una
luna
splendida
?
Salire
a
cavallo
piano
piano
,
pei
boschi
,
pei
dirupi
,
avanti
,
sempre
avanti
,
mentre
la
chiesetta
si
disegna
sul
cielo
,
in
alto
,
in
alto
,
in
alto
!...»
Maria
scuoteva
la
testa
con
indifferenza
;
zia
Varvara
,
al
contrario
,
sussultava
tutta
e
sollevava
gli
occhi
,
quasi
per
cercare
con
lo
sguardo
la
chiesetta
campeggiata
sull
'
azzurro
tenero
del
cielo
lunare
,
in
alto
,
in
alto
,
in
alto
!
...
«
Salvo
lei
e
le
persone
che
le
vogliono
bene
...
»
,
maledì
Maria
,
«
e
salvo
le
chiese
e
i
devoti
di
Maria
Santissima
!
...
ma
il
fuoco
passi
per
la
Sardegna
prima
che
io
ci
ritorni
»
.
Anania
interrogava
spesso
zia
Varvara
sul
passato
di
Maria
,
e
sul
perché
dell
'
odio
di
questa
per
il
paese
natìo
.
«
Ah
,
cuoricino
mio
,
ella
ha
ben
ragione
!
Laggiù
l
'
hanno
assassinata
...
»
«
Ma
se
è
ancora
viva
,
zia
Varvara
!
»
«
Ah
,
tu
non
sai
!
È
meglio
assassinare
una
donna
che
tradirla
...
»
Egli
pensava
a
sua
madre
,
e
il
dubbio
,
la
chimera
e
il
sogno
lo
riafferravano
tutto
.
«
Zia
Varvara
,
voi
avete
detto
che
ella
è
stata
tradita
da
un
signore
...
Ditemi
,
dunque
,
come
si
chiama
quel
signore
...
cercate
di
saperlo
...
Ditemi
,
ha
delle
carte
la
signora
Maria
?
Io
potrei
aiutarla
,
cercare
il
suo
seduttore
.
»
«
Perché
?
»
«
Perché
la
aiuti
...
»
«
Ma
essa
non
ha
bisogno
d
'
aiuto
:
ha
dei
soldi
,
sai
!
Lasciala
in
pace
,
piuttosto
,
perché
ella
non
vuole
che
si
ricordi
la
sua
sventura
.
Non
una
parola
,
sai
!
Mi
strangolerebbe
se
sapesse
che
io
parlo
di
lei
con
te
...
»
«
E
dei
suoi
figli
non
si
sa
niente
?
»
«
Ma
pare
sia
una
figlia
,
solo
.
Credo
stia
coi
parenti
di
lei
.
Maria
manda
spesso
denari
,
in
Sardegna
.
»
Ma
Anania
non
abbandonava
l
'
idea
che
Maria
e
Olì
potessero
formare
la
stessa
persona
.
«
Eppure
bisogna
sapere
»
,
pensava
,
camminando
distratto
per
le
vie
animate
da
una
folla
sempre
più
scarsa
.
«
Se
non
è
lei
perché
mi
tormento
?
Ma
dove
,
dove
è
lei
?
Che
fa
?
È
vicina
o
lontana
?
Al
fragore
della
città
,
a
questo
rombo
che
mi
sembra
la
voce
di
un
mostro
dalle
mille
e
più
mila
teste
,
è
mescolato
il
respiro
,
il
gemito
,
il
riso
di
lei
?
E
se
non
qui
,
dove
?
»
Una
notte
egli
ebbe
un
po
'
di
febbre
,
e
nell
'
incubo
gli
parve
di
vedere
più
volte
la
figura
di
Maria
curva
sul
suo
guanciale
.
Era
delirio
o
realtà
?
Il
chiarore
della
lampada
rischiarava
la
camera
.
Egli
vedeva
altre
figure
fantastiche
,
ma
pensava
«
ho
la
febbre
»
e
solo
la
figura
di
Maria
Obinu
gli
sembrava
reale
.
Visioni
apocalittiche
sorgevano
,
s
'
incalzavano
,
si
mescolavano
,
sparivano
,
come
nuvole
mostruose
,
intorno
a
lui
.
Fra
le
altre
cose
egli
vedeva
il
nuraghe
col
gigante
ed
il
San
Giorgio
del
sogno
febbrile
di
zia
Varvara
;
ma
la
luna
si
staccava
dalla
figura
del
Santo
e
volava
sul
cielo
;
altre
due
lune
,
rosse
e
immense
,
la
seguivano
.
Era
imminente
un
cataclisma
.
Una
folla
enorme
si
pigiava
su
una
spiaggia
di
mare
in
tempesta
.
Le
onde
erano
cavalli
marini
che
lottavano
contro
spiriti
invisibili
.
Ad
un
tratto
un
urlo
salì
dal
mare
,
Anania
sussultò
d
'
orrore
,
aprì
gli
occhi
e
gli
parve
di
averli
azzurri
.
«
Che
stupidaggini
!
»
,
pensò
.
«
Ho
la
febbre
.
»
Maria
Obinu
riapparve
nella
camera
,
si
avanzò
,
silenziosa
,
si
curvò
sul
lettuccio
.
Allora
Anania
cominciò
a
delirare
.
«
Ti
ricordi
,
mamma
,
tu
mi
insegnavi
la
piccola
poesia
:
Luna
luna
Porzedda
luna
Perché
non
vuoi
dirmi
che
sei
la
mia
mamma
,
tu
?
Dimmelo
dunque
;
tanto
io
lo
so
,
che
tu
sei
la
mia
mamma
,
ma
devi
dirmelo
anche
tu
.
Ricordi
l
'
amuleto
?
Possibile
che
tu
non
ricordi
quella
mattina
,
quando
scendevamo
...
e
il
fringuello
cantava
fra
i
castagni
umidi
e
le
nuvole
volavano
via
dietro
il
monte
Gonare
?
Ma
sì
che
ti
ricordi
!
dimmelo
dunque
...
non
aver
paura
...
Io
ti
voglio
bene
,
vivremo
assieme
.
Rispondi
.
»
La
donna
taceva
.
Il
sofferente
fu
assalito
da
un
vero
spasimo
di
tenerezza
e
d
'
angoscia
.
«
Madre
...
madre
,
parla
;
non
farmi
soffrire
oltre
:
sono
stanco
ormai
.
Se
tu
sapessi
che
pena
!
Tu
sei
Olì
,
non
è
vero
?
E
inutile
che
tu
dica
il
contrario
;
tu
sei
Olì
.
Che
cosa
hai
fatto
sinora
?
Dove
sono
le
tue
carte
?
Ebbene
,
non
parliamo
del
passato
;
tutto
è
finito
.
Ora
non
ci
lasceremo
più
...
ma
tu
vai
via
?
No
,
no
,
Dio
,
aspetta
...
non
andartene
...
»
E
si
sollevò
sul
letto
,
con
gli
occhi
spalancati
,
mentre
la
figura
si
allontanava
lentamente
e
scompariva
...
Soltanto
pochi
minuti
prima
di
partire
prese
la
solenne
decisione
di
lasciare
in
sospeso
,
fino
al
ritorno
,
tutte
le
ricerche
e
tutti
i
vani
progetti
.
Si
sentiva
stanco
,
disfatto
;
il
caldo
,
gli
esami
,
la
febbre
,
le
fantasticherie
lo
avevano
esaurito
.
«
Mi
riposerò
»
,
pensava
,
preparando
rapidamente
la
valigia
e
ricordando
i
lunghi
preparativi
della
sua
prima
partenza
da
Nuoro
.
«
Ah
,
quanto
vorrò
dormire
queste
vacanze
!
Non
voglio
diventare
nevrastenico
.
Salirò
sulle
montagne
natìe
,
sul
Gennargentu
vergine
selvaggio
.
Da
quanto
tempo
sogno
quest
'
ascensione
!
Visiterò
la
vedova
del
bandito
,
il
fraticello
Zuanne
,
il
figlio
del
fabbricante
di
ceri
.
E
il
cortile
del
convento
?
...
E
quel
carabiniere
che
cantava
A
te
questo
rosario
?
»
Il
pensiero
poi
di
riveder
fra
poco
Margherita
,
di
immergersi
tutto
nel
fresco
amore
di
lei
come
in
un
bagno
profumato
,
gli
dava
una
felicità
così
intensa
che
lo
faceva
spasimare
.
Pochi
momenti
prima
della
partenza
zia
Varvara
gli
consegnò
un
piccolo
cero
,
perché
lo
offrisse
per
lei
alla
Basilica
dei
Martiri
,
a
Fonni
,
e
Maria
gli
diede
una
medaglia
benedetta
dal
pontefice
.
«
Se
lei
non
la
vuole
,
miscredente
,
la
porti
alla
sua
mamma
»
,
gli
disse
,
sorridendo
,
un
po
'
commossa
.
«
Addio
,
dunque
,
e
buon
viaggio
e
buon
ritorno
.
Si
ricordi
che
la
camera
resta
a
sua
disposizione
.
E
faccia
da
bravo
,
e
mi
scriva
subito
una
cartolina
.
»
«
Arrivederci
!
»
,
egli
gridò
dal
basso
della
scala
,
mentre
Maria
,
curva
sulla
ringhiera
,
lo
salutava
ancora
con
la
mano
.
«
Figlio
del
cuoricino
mio
»
,
disse
zia
Varvara
,
accompagnandolo
fino
alla
porta
,
«
saluta
per
me
la
prima
persona
che
incontri
in
terra
sarda
.
E
buon
viaggio
e
ricordati
del
cero
.
»
Lo
baciò
lievemente
sulla
guancia
,
piangendo
,
ed
egli
fu
tentato
di
risalire
le
scale
per
vedere
se
anche
Maria
Obinu
piangeva
:
poi
sorrise
della
sua
idea
,
abbracciò
zia
Varvara
,
chiedendole
scusa
se
qualche
volta
l
'
aveva
fatta
stizzire
,
e
si
allontanò
.
Tutto
sparve
;
la
vecchia
che
piangeva
il
suo
esilio
dalla
patria
diletta
,
la
strada
melanconica
,
la
piazza
in
quell
'
ora
deserta
e
ardente
,
il
Pantheon
triste
come
una
tomba
ciclopica
;
e
Anania
,
col
viso
accarezzato
dal
vento
di
ponente
,
provò
un
senso
di
sollievo
,
come
svegliandosi
da
un
incubo
.
VI
.
Prima
di
scendere
a
cena
,
egli
s
'
affacciò
al
finestruolo
della
sua
cameretta
e
rimase
colpito
dal
silenzio
profondo
che
regnava
nel
cortile
,
nel
vicinato
,
nel
paese
.
Gli
parve
d
'
essere
diventato
sordo
.
Ma
la
voce
di
zia
Tatàna
risuonò
nel
cortile
,
sotto
il
sambuco
.
«
Nania
,
figlio
mio
,
scendi
.
»
Egli
scese
in
cucina
e
sedette
davanti
al
piccolo
tavolo
apparecchiato
solo
per
lui
,
mentre
i
suoi
«
genitori
»
,
al
solito
,
cenavano
seduti
per
terra
,
intorno
ad
un
canestro
colmo
di
focacce
e
di
vivande
.
La
cucina
era
sempre
la
stessa
,
povera
e
scura
,
ma
pulita
,
col
focolare
nel
centro
,
i
muri
adorni
di
spiedi
e
di
taglieri
,
di
grandi
canestri
,
di
vagli
e
di
setacci
e
d
'
altri
arnesi
per
pulir
la
farina
;
in
un
angolo
c
'
erano
due
sacchi
di
lana
colmi
d
'
orzo
;
accanto
alla
porticina
spalancata
stava
appesa
la
tasca
di
cuoio
per
le
sementi
e
le
provviste
da
campagna
del
contadino
.
Un
porchetto
grugniva
lievemente
e
sbuffava
e
sospirava
,
legato
al
sambuco
del
cortile
.
Un
gattino
rossastro
andò
tranquillamente
a
mettersi
accanto
al
piccolo
tavolo
,
e
cominciò
a
sbadigliare
,
sollevando
i
grandi
occhi
gialli
verso
Anania
.
Egli
si
guardava
attorno
quasi
con
stupore
.
Ah
,
nulla
era
mutato
;
eppure
egli
provava
l
'
impressione
di
trovarsi
per
la
prima
volta
in
quell
'
ambiente
,
con
quel
contadinone
dagli
occhi
ancora
fosforescenti
e
i
lunghi
capelli
oleosi
,
e
con
quella
graziosa
vecchia
,
grassa
e
bianca
come
una
colomba
.
«
Finalmente
siamo
soli
»
,
disse
Anania
grande
,
che
mangiava
l
'
insalata
prendendola
e
stringendola
fra
due
pezzi
di
focaccia
.
«
Ora
non
ti
lasceranno
più
in
pace
,
vedrai
!
Atonzu
di
qua
,
Atonzu
di
là
.
Sì
,
oramai
tu
sei
un
uomo
importante
,
perché
sei
stato
a
Roma
.
Anche
io
quando
tornai
dal
servizio
militare
...
»
«
Eh
,
che
paragoni
son
questi
!
»
protestò
un
po
'
scandolezzata
zia
Tatàna
.
«
Ebbene
,
lasciami
dire
!
Mi
ricordo
che
provavo
difficoltà
a
parlare
in
dialetto
.
Mi
pareva
d
'
essere
in
un
mondo
nuovo
!
»
Lo
studente
guardò
suo
padre
e
sorrise
.
«
Anch
'
io
!
»
,
disse
.
«
Oh
,
meno
male
!
Io
però
,
dopo
,
mi
abituai
di
nuovo
,
mentre
fra
tre
giorni
tu
sarai
stufo
di
restare
in
questo
paese
pettegolo
...
e
...
e
...
»
La
vecchia
lo
guardò
corrugando
le
sopracciglia
,
ed
egli
cambiò
discorso
.
«
Che
c
'
è
dunque
?
Raccontatemi
:
che
cosa
dicono
di
me
?
»
,
domandò
Anania
.
«
Ma
niente
,
ma
niente
!
Lascia
gracchiare
le
cornacchie
...
»
,
rispose
la
vecchia
.
Egli
si
turbò
;
per
un
momento
dubitò
che
si
sapesse
a
Nuoro
qualche
cosa
di
Maria
Obinu
.
Depose
la
forchetta
attraverso
il
piatto
e
dichiarò
che
non
avrebbe
continuato
a
mangiare
se
non
parlavano
...
«
Come
sei
impetuoso
!
Sempre
tu
»
,
osservò
la
vecchia
.
«
Diceva
re
Salomone
che
l
'
uomo
impetuoso
è
simile
al
vento
...
»
«
Oh
,
c
'
è
ancora
re
Salomone
!
»
,
disse
Anania
con
voce
acerba
.
La
vecchia
tacque
,
addolorata
:
il
marito
la
guardò
,
poi
guardò
Anania
e
volle
castigarlo
:
«
Re
Salomone
diceva
sempre
la
verità
»
.
Indi
aggiunse
:
«
Eh
,
dicono
a
Nuoro
che
tu
fai
all
'
amore
con
Margherita
Carboni
»
.
Anania
arrossì
:
riprese
la
forchetta
,
ricominciò
a
mangiare
e
borbottò
:
«
Che
stupidi
!
»
.
«
Senti
,
no
,
non
sono
stupidi
,
»
riprese
il
mugnaio
guardando
entro
il
bicchiere
a
metà
colmo
di
vino
.
«
Se
la
cosa
è
vera
,
hanno
ragione
di
mormorare
,
perché
tu
devi
dichiararti
francamente
al
padrone
e
dirgli
:
"
Benefattore
mio
,
io
oramai
sono
un
uomo
;
mi
perdoni
se
finora
le
ho
nascosto
le
mie
speranze
come
le
ho
nascoste
ai
miei
stessi
genitori
".»
«
Tacete
!
Voi
non
sapete
nulla
!
»
,
proruppe
adirato
ed
infiammato
il
giovine
.
«
Ah
,
santa
Caterina
mia
!
»
,
sospirò
zia
Tatàna
,
«
lascialo
dunque
in
pace
quel
povero
ragazzo
stanco
.
C
'
è
sempre
tempo
a
parlare
di
queste
cose
,
e
tu
sei
un
contadino
e
sei
un
uomo
ignorante
che
non
capisce
niente
.
»
Il
contadino
bevette
,
scosse
la
mano
per
accennare
«
calma
,
calma
»
,
poi
parlò
con
voce
tranquilla
:
«
Sì
,
io
sono
ignorante
e
mio
figlio
è
istruito
,
va
bene
.
Ma
io
sono
più
vecchio
di
lui
.
I
miei
capelli
,
ecco
qui
(
se
ne
tirò
un
ciuffo
sugli
occhi
,
cercò
e
strappò
un
capello
bianco
)
,
cominciano
ad
incanutire
.
L
'
esperienza
della
vita
,
moglie
mia
,
rende
l
'
uomo
più
istruito
d
'
un
dottore
.
Ebbene
,
figlio
mio
,
io
ti
dico
una
sola
cosa
:
interroga
la
tua
coscienza
e
vedrai
che
essa
ti
risponderà
che
non
si
deve
ingannare
il
proprio
benefattore
»
.
Lo
studente
batté
sul
tavolo
il
bicchiere
,
così
forte
che
il
gattino
trasalì
.
«
Sì
,
figlio
»
,
proseguì
il
contadino
,
ricacciandosi
indietro
sulla
testa
i
capelli
oleosi
,
«
tu
devi
andare
dal
padrone
,
devi
baciargli
la
mano
e
dirgli
:
"
Io
sono
figlio
di
contadini
,
ma
per
grazia
vostra
e
del
mio
talento
diventerò
dottore
,
ricco
e
signore
.
Io
amo
Margherita
e
Margherita
mi
ama
:
io
la
renderò
tanto
felice
,
che
essa
dimenticherà
di
essersi
abbassata
a
scegliere
per
isposo
il
figlio
del
suo
servo
.
La
Signoria
Vostra
ci
benedica
,
nel
nome
del
Padre
,
del
Figliuolo
e
dello
Spirito
Santo
"
»
.
«
E
se
invece
di
benedirlo
lo
scaccia
via
come
un
cane
!
»
,
domandò
la
vecchia
.
«
Va
là
,
femminuccia
»
,
esclamò
il
contadino
,
versandosi
ancora
da
bere
,
«
il
tuo
re
Salomone
diceva
che
le
donne
non
sanno
quel
che
dicono
!
Se
io
invece
parlo
ho
già
pesato
le
mie
parole
.
Il
padrone
benedirà
»
.
«
Ma
se
non
è
vero
niente
!
»
,
proruppe
Anania
,
pieno
di
gioia
.
Si
alzò
,
s
'
avvicinò
alla
porta
e
si
mise
a
fischiare
:
non
capiva
più
nulla
,
sentiva
il
cuore
battergli
forte
.
«
Il
padrone
benedirà
!
»
Se
il
contadino
parlava
così
doveva
avere
le
sue
ragioni
.
Ma
perché
Margherita
non
aveva
mai
accennato
alle
buone
disposizioni
di
suo
padre
?
E
se
le
ignorava
lei
,
come
poteva
conoscerle
il
servo
?
«
La
vedrò
fra
poco
»
,
pensò
Anania
,
e
tutti
i
suoi
dubbi
,
le
ansie
,
la
stanchezza
del
viaggio
,
la
gioia
stessa
delle
nuove
speranze
,
tutto
dileguò
davanti
al
dolce
pensiero
:
«
La
vedrò
fra
poco
»
.
Al
lieve
tocco
della
sua
mano
il
portone
s
'
aprì
silenziosamente
.
«
Ben
tornato
»
,
mormorò
la
serva
che
favoriva
la
corrispondenza
dei
due
innamorati
.
«
Ella
verrà
subito
.
»
«
Come
stai
?
»
egli
chiese
con
voce
commossa
.
«
Ecco
,
prendi
un
ricordo
che
ti
ho
portato
da
Roma
.
»
«
Ma
che
cosa
hai
fatto
!
»
,
ella
disse
,
prendendo
subito
l
'
involtino
.
«
Ti
disturbi
sempre
,
tu
!
Aspetta
.
»
Egli
attese
,
appoggiato
al
muro
ancora
tiepido
del
cortile
,
sotto
il
cielo
velato
della
notte
silenziosa
.
Margherita
apparve
,
ma
più
che
vederla
,
egli
la
sentì
:
sentì
la
guancia
liscia
e
calda
,
il
cuore
balzante
contro
il
suo
,
la
vita
agile
,
le
labbra
molli
,
e
gli
sembrò
di
svenire
.
Follemente
,
cominciò
a
baciarla
sui
capelli
,
sul
volto
,
accecato
da
una
inestinguibile
sete
di
baci
.
«
Basta
e
basta
!
»
,
ella
disse
,
riavendosi
per
la
prima
.
«
Come
stai
,
dunque
?
Sei
guarito
?
»
«
Sì
,
sì
!
Ah
,
Dio
,
finalmente
!
Senti
come
mi
batte
il
cuore
.
Ah
»
,
proseguì
,
respirando
a
stento
,
e
stringendosi
la
mano
di
lei
al
petto
,
«
non
posso
neppure
parlare
...
E
neppure
ti
vedo
!
Ah
,
se
tu
portassi
un
lume
!
»
«
Che
dici
,
Nino
!
Ci
vedremo
poi
domani
;
ora
ci
sentiamo
»
,
ella
rispose
,
ridendo
piano
piano
,
mentre
sotto
la
palma
della
mano
che
Anania
si
premeva
sul
petto
sentiva
il
cuore
di
lui
palpitare
convulso
.
«
Come
batte
il
tuo
cuore
!
sembra
quello
d
'
un
uccello
ferito
.
Ma
sei
guarito
davvero
,
dimmi
?
»
«
Guarito
,
guarito
!
...
Margherita
,
dove
sei
?
Ma
siamo
davvero
assieme
?
»
Egli
cercava
di
distinguere
i
lineamenti
di
lei
nell
'
oscurità
della
notte
velata
.
Grandi
nuvole
nere
passavano
incessantemente
sul
cielo
grigiastro
;
di
tanto
in
tanto
un
lembo
ovale
di
firmamento
chiaro
,
circondato
di
cupe
vaporosità
,
appariva
come
un
viso
misterioso
,
con
due
stelle
rossastre
per
occhi
,
e
pareva
spiasse
gl
'
innamorati
.
Anania
sedette
sulla
panchina
e
attirò
la
fanciulla
sulle
sue
ginocchia
.
«
Lasciami
»
,
ella
disse
,
«
peso
troppo
;
sono
troppo
grassa
...
»
«
Sei
leggera
come
una
piuma
»
,
egli
affermò
.
«
Ma
è
dunque
vero
che
ti
ho
con
me
?
Ah
,
mi
pare
un
sogno
!
Quante
volte
ho
sognato
questo
momento
,
che
mi
pareva
non
dovesse
giungere
più
!
Ed
ora
eccoci
assieme
,
uniti
,
uniti
,
capisci
,
uniti
!
Mi
pare
d
'
impazzire
.
Ma
sei
davvero
tu
,
Margherita
?
ma
è
proprio
vero
che
ti
ho
qui
,
sul
mio
cuore
?
Parla
,
dimmi
qualche
cosa
,
altrimenti
mi
par
di
sognare
.
»
«
Tocca
a
te
raccontare
.
Io
ti
scrissi
tutto
,
tutto
;
parla
tu
,
Nino
;
sai
parlare
così
bene
tu
!
Raccontami
di
Roma
;
parla
tu
,
io
non
so
parlare
...
»
,
ella
mormorò
,
turbata
.
«
No
,
invece
!
no
,
tu
sai
parlare
benissimo
.
Tu
hai
una
voce
così
dolce
!
Io
non
ho
mai
sentito
una
donna
parlare
come
parli
tu
...
»
«
Non
dir
bugie
...
»
«
Ti
giuro
che
non
mentisco
.
Perché
dovrei
mentire
?
Tu
sei
la
più
bella
,
tu
sei
la
più
gentile
,
la
più
dolce
tra
le
fanciulle
.
Se
tu
sapessi
come
pensavo
a
te
quando
le
mie
padroncine
,
a
Roma
,
nei
primi
tempi
,
si
buttavano
addosso
a
me
ed
a
Battista
Daga
!
Mi
pareva
d
'
essere
accanto
a
creature
appestate
,
e
pensavo
a
te
come
a
una
santa
,
soave
,
pura
,
fresca
e
bella
.
»
«
Ma
anche
io
,
adesso
...
»
«
Non
bestemmiare
,
Margherita
»
,
egli
proruppe
.
«
Noi
siamo
sposi
:
non
è
dunque
vero
che
siamo
sposi
?
Dimmi
di
sì
.
»
«Sì.»
«
Dimmi
che
mi
ami
.
»
«Sì.»
«
Non
sì
soltanto
.
Dimmi
così
:
Ti
...
amo
!
»
«
Ti
...
a
...
mo
...
Se
non
ti
amassi
sarei
forse
qui
?
»
ella
chiese
poi
,
animandosi
.
«
Ti
amo
,
sicuro
!
Io
non
so
esprimermi
,
ma
ti
amo
,
forse
più
di
quanto
mi
ami
tu
.
»
«
Non
è
possibile
!
Ma
anche
tu
mi
ami
,
lo
so
»
,
egli
riprese
,
«
tu
che
sei
bella
e
ricca
...
»
.
«
Ricca
...
chissà
!
E
se
non
lo
fossi
?
»
«
Sarei
più
contento
.
»
Tacquero
seri
entrambi
quasi
dividendosi
per
seguire
ciascuno
il
proprio
pensiero
.
«
Sai
dunque
»
,
egli
disse
ad
un
tratto
,
timidamente
,
seguendo
il
filo
delle
sue
idee
,
«
mi
han
riferito
che
la
tua
famiglia
sa
del
nostro
amore
.
È
vero
?
»
«
Vero
»
,
ella
rispose
,
dopo
breve
esitazione
.
«
Ah
,
cosa
mi
dici
?
Tuo
padre
dunque
non
sarebbe
contento
?
»
Margherita
esitò
di
nuovo
;
poi
sollevò
il
capo
e
rispose
con
freddezza
:
«
Non
lo
so
»
,
e
dall
'
accento
di
lei
Anania
intuì
qualche
cosa
di
triste
,
d
'
insolito
;
e
la
sua
mente
corse
a
lei
,
al
fantasma
che
forse
si
intrometteva
fra
lui
e
la
famiglia
di
Margherita
.
«
Senti
»
,
disse
,
pensieroso
,
carezzandole
distrattamente
le
mani
:
«
devi
rispondermi
con
franchezza
.
Che
cosa
succede
?
Posso
o
no
aspirare
a
te
?
Posso
sempre
sperare
?
Tu
sai
bene
quello
che
io
sono
:
un
povero
,
un
beneficato
dalla
tua
famiglia
,
il
figlio
d
'
un
tuo
servo
»
.
«
Ma
che
cosa
dici
!
»
,
ella
esclamò
,
impaziente
più
che
addolorata
.
«
Tuo
padre
non
è
affatto
un
servo
,
e
quando
lo
fosse
è
un
uomo
onorato
e
basta
!
»
«
Un
uomo
onorato
!
»
,
ripeté
fra
sé
Anania
,
colpito
nell
'
anima
.
«
Oh
,
Dio
,
ma
lei
non
è
una
donna
onorata
.
»
«
Margherita
»
,
insisté
sforzandosi
invano
a
restar
calmo
,
«
bisogna
che
tu
mi
apra
tutta
l
'
anima
tua
,
e
che
mi
guidi
e
mi
consigli
.
Dimmi
tu
che
cosa
devo
fare
.
Devo
aspettare
?
Devo
agire
?
Il
mio
orgoglio
e
la
mia
coscienza
mi
imporrebbero
di
presentarmi
a
tuo
padre
e
dirgli
tutto
:
altrimenti
egli
può
considerarmi
come
un
traditore
,
un
uomo
senza
onore
e
senza
lealtà
.
Però
io
seguirò
i
tuoi
consigli
,
tutto
fuorché
perderti
.
Sarebbe
la
mia
morte
questa
,
la
mia
morte
morale
.
Io
sono
ambizioso
,
vedi
,
e
lo
dico
altamente
,
perché
,
ove
tu
non
venga
a
mancarmi
,
la
mia
non
sarà
un
'
ambizione
sterile
.
Tu
sei
lo
scopo
della
mia
vita
!
Se
tu
mi
venissi
a
mancare
,
io
non
avrei
più
forza
né
volontà
di
far
bene
...
Se
tu
però
mi
dicessi
:
"
Io
amo
un
altro
"
,
ebbene
,
io
...
»
.
«
Basta
!
Taci
ora
!
»
,
comandò
Margherita
.
«
Sei
tu
che
bestemmi
,
adesso
!
Piove
?
»
Una
goccia
d
'
acqua
era
caduta
sulle
loro
mani
intrecciate
.
Entrambi
sollevarono
il
viso
e
guardarono
le
nuvole
che
ora
passavano
più
lente
,
più
dense
,
mostri
nebulosi
e
torpidi
.
«
Senti
,
dunque
»
,
disse
Margherita
,
parlando
un
po
'
distratta
e
frettolosa
,
come
per
paura
che
la
pioggia
interrompesse
il
convegno
.
«
Noi
non
siamo
più
ricchi
come
prima
.
Gli
affari
di
mio
padre
vanno
male
.
Egli
,
poi
,
ha
prestato
denari
a
tutti
quelli
che
glieli
hanno
chiesti
e
che
...
non
glieli
restituiranno
mai
.
Egli
è
troppo
buono
.
La
nostra
lite
col
comune
di
Orlei
,
quell
'
eterna
lite
per
le
foreste
incendiate
,
va
male
per
noi
:
se
la
perderemo
,
e
purtroppo
pare
così
,
io
non
sarò
più
ricca
.
»
«
Perché
non
mi
hai
scritto
mai
questo
?
»
«
Perché
dovevo
scrivertelo
?
Eppoi
io
stessa
,
fino
a
pochi
giorni
fa
,
ignoravo
certe
cose
.
Oh
,
ma
piove
davvero
!
Vattene
,
adesso
...
»
Si
alzarono
e
si
rifugiarono
sotto
la
tettoia
.
I
lampi
brillarono
fra
le
nuvole
,
e
al
loro
chiarore
violetto
Anania
poté
finalmente
veder
Margherita
,
pallida
come
la
luna
.
«
Che
hai
?
Che
hai
?
»
,
chiese
stringendola
a
sé
.
«
Non
aver
paura
dell
'
avvenire
.
Se
non
sarai
più
tanto
ricca
sarai
però
felice
.
Non
temere
.
»
«
Oh
no
!
Tremo
perché
mia
madre
,
che
ha
paura
dei
fulmini
,
può
alzarsi
da
letto
.
Vattene
,
adesso
...
»
,
ella
rispose
,
respingendolo
dolcemente
.
«Vattene...»
.
Egli
dovette
ubbidire
,
ma
rimase
un
bel
po
'
sotto
il
portone
aspettando
che
la
pioggia
cessasse
.
Impeti
di
gioia
gli
illuminavano
l
'
anima
,
a
intervalli
,
violentemente
,
come
la
luce
dei
lampi
illuminava
la
notte
.
Ricordò
quel
giorno
di
pioggia
,
a
Roma
,
quando
il
pensiero
della
morte
gli
aveva
solcato
l
'
anima
come
il
guizzo
d
'
una
folgore
.
Sì
:
il
dolore
e
la
gioia
si
rassomigliano
:
tutti
e
due
bruciano
.
Ma
mentre
si
dirigeva
a
casa
sua
sotto
gli
ultimi
spruzzi
di
pioggia
,
egli
pensò
:
«
Come
sono
vile
!
Mi
rallegro
della
sventura
del
mio
benefattore
.
Che
cosa
lurida
è
il
cuore
umano
!
»
.
L
'
indomani
mattina
per
tempo
scrisse
a
Margherita
esponendole
molti
progetti
,
uno
più
eroico
dell
'
altro
.
Voleva
dare
lezioni
per
proseguire
gli
studi
senza
essere
oltre
di
peso
al
suo
benefattore
;
voleva
presentarsi
al
signor
Carboni
per
fargli
la
domanda
di
matrimonio
;
voleva
infine
far
capire
alla
famiglia
di
Margherita
che
egli
sarebbe
stato
il
suo
conforto
ed
il
suo
orgoglio
.
Mentre
finiva
di
scrivere
la
lettera
,
davanti
alla
finestra
aperta
donde
penetrava
la
fragranza
delle
campagne
rinfrescate
dalla
pioggia
notturna
,
sentì
alle
sue
spalle
uno
scoppio
di
riso
represso
.
Nanna
,
lacera
e
tentennante
,
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
e
l
'
orribile
bocca
livida
spalancata
al
riso
,
s
'
avanzava
,
con
una
tazza
in
mano
.
«
Buon
giorno
,
Nanna
,
come
va
?
Sei
viva
ancora
?
»
«
Buon
giorno
alla
Vossignoria
.
Ecco
che
non
mi
è
riuscito
di
sorprenderla
!
Ho
chiesto
in
grazia
a
zia
Tatàna
di
portarle
il
caffè
.
Eccolo
qui
.
Ho
le
mani
pulite
,
Vossignoria
.
Oh
,
che
consolazione
,
che
consolazione
!
»
«
Dov
'
è
l
'
Eccellenza
con
cui
parli
?
Da
'
qui
il
caffè
,
e
dammi
tue
notizie
.
»
«
Ah
,
noi
viviamo
nelle
tane
,
come
bestie
feroci
che
siamo
.
Come
posso
dare
del
tu
alla
Vossignoria
,
che
è
un
sole
risplendente
?
»
«
Oh
,
non
sono
più
un
confetto
?
»
,
egli
disse
,
sorbendo
il
caffè
dall
'
antica
chicchera
filettata
d
'
oro
.
«
Che
tu
sii
benedetto
!
...
Ah
,
mi
scusi
!
Ah
,
ricorda
la
prima
volta
che
ritornò
da
Cagliari
?
Sì
,
Margheritina
aspettava
alla
finestra
.
Come
la
luna
non
può
aspettare
il
sole
?
»
Anania
si
alzò
e
depose
la
chicchera
sul
davanzale
della
finestra
;
poi
respirò
forte
.
Come
si
sentiva
felice
!
Come
il
cielo
era
azzurro
,
come
l
'
aria
odorava
!
Che
grandiosità
nel
silenzio
delle
umili
cose
,
nell
'
aria
non
ancora
sfiorata
dal
soffio
e
dal
rombo
della
civiltà
!
Anche
zia
Nanna
non
era
più
la
donna
orribile
e
nauseante
di
un
tempo
;
sotto
l
'
involucro
immondo
di
quel
corpo
nero
e
puzzante
,
palpitava
un
'
anima
poetica
...
«
Senti
questi
versi
!
»
,
egli
gridò
agitando
le
braccia
:
Ella
era
assisa
sopra
la
verdura
,
Allegra
;
e
ghirlandetta
avea
contesta
:
Di
quanti
fior
creasse
mai
natura
Di
tanti
era
dipinta
la
sua
vesta
.
E
come
in
prima
al
giovin
pose
cura
Alquanto
paurosa
alzò
la
testa
:
Poi
con
la
bianca
man
ripreso
il
lembo
Levossi
in
piè
con
di
fior
pieno
un
grembo
.
Nanna
ascoltava
,
senza
capire
una
parola
,
e
apriva
la
bocca
per
dire
...
per
dire
...
lo
disse
infine
:
«
Li
ho
sentiti
altra
volta
»
.
«
Da
chi
?
»
,
gridò
Anania
.
«...Da
Efes
Cau
!
»
«
Non
dire
bugie
;
raccontami
piuttosto
tutto
ciò
che
è
accaduto
a
Nuoro
durante
quest
'anno.»
Nanna
cominciò
,
ritornando
ogni
tanto
a
Margherita
.
Ella
era
la
rosa
delle
rose
il
garofano
,
il
confetto
.
E
i
suoi
vestiti
!
Oh
,
Dio
non
se
n
'
erano
visti
mai
di
più
meravigliosi
:
quando
ella
passava
la
gente
la
guardava
come
si
guarda
una
stella
filante
.
Un
signore
aveva
incaricato
lei
,
Nanna
,
di
rubare
il
laccio
della
scarpa
di
Margherita
;
la
serva
della
famiglia
Carboni
diceva
che
tutte
le
mattine
la
sua
padroncina
trovava
sulla
finestra
lettere
d
'
amore
legate
con
nastrini
azzurri
...
«
Ma
la
rosa
è
una
sola
e
non
può
unirsi
che
al
garofano
...
Ebbene
,
dammi
qui
la
chicchera
...
ah
!
»
,
concluse
l
'
ubriacona
,
dandosi
un
pugno
sulla
bocca
.
«
È
inutile
,
perdio
!
io
ho
visto
la
Vossignoria
quando
aveva
la
coda
ed
ora
non
posso
abituarmi
a
darle
del
lei
...
»
«
Ma
quando
è
che
io
avevo
la
coda
?
»
,
gridò
Anania
minaccioso
.
La
donna
scappò
,
tentennando
,
ridendo
,
turandosi
la
bocca
;
e
dal
cortile
disse
,
rivolta
alla
finestra
di
Anania
:
«
La
coda
della
camicia
...
»
.
Egli
continuò
a
minacciarla
;
ella
continuò
a
barcollare
ed
a
ridere
.
Il
porchetto
,
slegatosi
,
andò
a
fiutarle
i
piedi
;
una
gallina
saltò
sul
collo
del
porchetto
,
piluccandogli
le
orecchie
;
un
passero
si
posò
sul
sambuco
,
dondolandosi
elegantemente
sull
'
estremità
d
'
una
fronda
.
E
lo
studente
si
sentì
così
felice
che
si
mise
a
cantare
altri
versi
del
Poliziano
:
Portate
,
venti
,
questi
dolci
versi
Dentro
all
'
orecchio
della
Ninfa
mia
...
E
gli
sembrava
di
essere
agile
e
leggero
come
il
passero
sull
'
estremità
della
fronda
.
Più
tardi
andò
nell
'
orto
,
dove
poté
consegnare
alla
serva
di
Margherita
la
lettera
già
preparata
.
L
'
orto
ancora
umido
per
la
pioggia
notturna
esalava
un
forte
odore
di
terra
bagnata
e
di
vegetazione
secca
.
I
bruchi
avevano
ridotto
i
cavoli
a
mazzi
di
strani
merletti
grigiastri
;
le
altee
,
filogranate
di
bocciuoli
e
adorne
di
fiori
violacei
senza
stelo
,
tagliavano
lo
sfondo
azzurro
del
cielo
coi
loro
disegni
bizzarri
.
Sull
'
orizzonte
perlato
le
montagne
sorgevano
vaporose
,
coi
picchi
più
lontani
immersi
in
nuvole
d
'
oro
.
In
un
angolo
dell
'
orto
Anania
trovò
Efes
Cau
ubriaco
,
invecchiato
,
ridotto
ad
un
mucchio
di
stracci
,
e
lo
toccò
col
piede
:
l
'
infelice
sollevò
il
volto
,
che
pareva
una
maschera
di
cera
affumicata
,
aprì
un
occhio
vitreo
e
mormorò
il
suo
verso
favorito
:
Quando
Amelia
sì
pura
e
sì
candida
;
poi
ricadde
,
senza
aver
riconosciuto
lo
studente
.
Più
in
là
zio
Pera
,
cieco
del
tutto
,
si
ostinava
ad
estirpare
le
male
erbe
,
che
riconosceva
al
tatto
e
all
'
odore
.
«
Come
state
?
»
,
gridò
Anania
.
«
Sono
morto
,
figlio
mio
»
,
rispose
il
vecchio
.
«
Non
vedo
più
.
Non
sento
più
.
»
«
Coraggio
,
guarirete
...
»
«
Nell
'
altro
mondo
,
nel
mondo
della
verità
,
dove
tutti
guariremo
,
dove
tutti
vedremo
e
sentiremo
;
ah
,
figlio
mio
,
non
importa
,
quando
io
vedevo
con
gli
occhi
del
corpo
la
mia
anima
era
cieca
;
adesso
invece
io
vedo
,
vedo
con
gli
occhi
dell
'
anima
.
Ma
raccontami
:
hai
veduto
il
papa
?
»
Uscito
dall
'
orto
Anania
girovagò
per
il
vicinato
:
sì
,
quel
cantuccio
di
mondo
era
sempre
lo
stesso
;
ancora
il
pazzo
,
seduto
sulle
pietre
addossate
ai
muri
cadenti
,
aspettava
il
passaggio
di
Gesù
Cristo
,
e
la
mendicante
guardava
di
sbieco
la
porta
di
Rebecca
,
sul
cui
limitare
la
misera
creatura
tremava
di
febbre
e
fasciava
le
sue
piaghe
;
e
maestro
Pane
fra
le
sue
ragnatele
segava
le
tavole
e
parlava
fra
sé
ad
alta
voce
,
e
nella
bettola
la
bella
Agata
civettava
coi
giovani
e
coi
vecchi
,
ed
Antonino
e
Bustianeddu
si
ubriacavano
e
di
tanto
in
tanto
scomparivano
per
qualche
mese
e
ricomparivano
con
volti
un
po
'
sbiancati
dal
servizio
del
re
[
25
]
.
E
zia
Tatàna
preparava
ancora
i
dolci
per
il
suo
diletto
«
ragazzino
»
,
sognando
il
giorno
della
sua
laurea
e
già
numerando
col
desiderio
i
presenti
che
amici
e
parenti
gli
avrebbero
inviato
;
ed
Anania
grande
,
nei
giorni
di
riposo
,
ricamava
una
cintura
di
cuoio
,
seduto
in
mezzo
alla
strada
,
e
pensava
ai
tesori
nascosti
nei
nuraghes
.
No
,
niente
era
cambiato
;
ma
lo
studente
vedeva
le
cose
e
gli
uomini
come
ancora
non
li
aveva
veduti
,
e
tutto
gli
sembrava
bello
,
d
'
una
bellezza
triste
e
selvaggia
.
Passava
e
guardava
come
uno
straniero
;
e
nel
quadro
di
quei
tuguri
neri
e
cadenti
,
in
mezzo
a
quelle
figure
semplici
primitive
,
gli
sembrava
di
essere
un
gigante
di
passaggio
.
Sì
,
gigante
ed
uccello
:
gigante
per
la
sua
superiorità
,
uccello
per
la
sua
gioia
.
Agli
ultimi
di
agosto
,
dopo
vari
convegni
,
Margherita
permise
che
Anania
rivelasse
il
loro
amore
al
signor
Carboni
.
«
Dunque
posso
sperare
!
»
,
egli
esclamò
colpito
,
quasi
avesse
fino
a
quel
momento
disperato
.
«
È
proprio
vero
?
Sarà
vero
?
»
«
Ma
siiì
!
»
,
ella
disse
,
vezzeggiando
,
accarezzandogli
i
capelli
con
affetto
quasi
materno
.
Egli
la
strinse
a
sé
,
chiuse
gli
occhi
,
nascose
il
viso
sull
'
omero
di
lei
,
concentrandosi
per
vedere
tutta
l
'
immensità
della
sua
fortuna
.
Era
mai
possibile
?
Margherita
sarebbe
diventata
sua
?
Sua
davvero
?
Sua
nella
realtà
come
lo
era
sempre
stata
nel
sogno
?
Ricordò
il
tempo
in
cui
egli
non
osava
confessare
il
suo
amore
neppure
a
se
stesso
:
ed
ora
?
«
Quante
cose
succedono
nel
mondo
!
»
,
cominciò
a
pensare
.
«
Ma
che
cosa
è
il
mondo
?
Che
cosa
è
la
realtà
?
Dove
finisce
il
sogno
e
dove
comincia
la
realtà
?
E
non
può
essere
tutto
sogno
?
Chi
è
Margherita
?
Chi
sono
io
?
Siamo
vivi
?
E
che
cosa
è
la
vita
?
Che
cosa
è
questa
gioia
misteriosa
che
mi
solleva
tutto
,
come
la
luna
solleva
le
onde
?
E
il
mare
che
cosa
è
?
Sente
il
mare
?
È
vivo
?
E
la
luna
che
cosa
è
?
Ed
è
vero
tutto
questo
?
»
Sollevò
la
testa
e
sorrise
delle
sue
domande
.
La
luna
illuminava
il
cortile
,
e
nella
notte
diafana
il
canto
tremulo
dei
grilli
faceva
pensare
ad
un
popolo
di
folletti
minuscoli
,
ciascuno
dei
quali
suonasse
un
violino
scordato
,
accompagnando
con
quel
motivo
monotono
il
mormorio
delle
foglie
umide
di
rugiada
.
Tutto
era
sogno
e
tutto
era
realtà
.
Anania
credeva
di
vedere
i
folletti
suonatori
e
nello
stesso
tempo
scorgeva
distintamente
la
camicetta
rosea
,
la
catenella
e
gli
anellini
di
Margherita
.
Le
strinse
il
polso
,
premé
un
dito
sulla
perla
di
uno
dei
suoi
anelli
,
le
guardò
le
unghie
,
distinguendone
le
macchiette
bianche
:
sì
,
tutto
era
vero
,
visibile
,
tangibile
.
La
realtà
ed
il
sogno
non
avevano
confine
:
tutto
si
poteva
vedere
,
toccare
,
raggiungere
,
dal
sogno
più
folle
all
'
oggetto
meno
visibile
...
In
quel
momento
pareva
ad
Anania
che
,
come
toccava
l
'
anellino
di
Margherita
,
avrebbe
potuto
,
stendendo
il
braccio
,
sfiorare
la
luna
o
stringere
nel
pugno
il
canto
dei
grilli
...
Ma
poche
parole
pronunziate
da
Margherita
gli
segnarono
nuovamente
i
confini
tra
il
sogno
e
la
realtà
.
«
Cosa
dirai
a
mio
padre
?
»
,
ella
chiese
,
sempre
un
po
'
canzonandolo
.
«
Dimmi
dunque
che
cosa
gli
dirai
.
"
Signor
padrino
...
io
...
e
...
e
sua
figlia
...
sua
figlia
Margherita
...
fa
...
facciamo
una
...
una
cosa
...
"
»
Egli
arrossì
:
capì
che
non
avrebbe
mai
avuto
il
coraggio
di
presentarsi
al
padrino
per
rivelargli
il
suo
amore
.
«
Io
non
potrò
mai
...
»
,
confessò
subito
.
«
Gli
scriverò
.
»
«
Oh
,
questo
poi
no
!
»
,
disse
Margherita
,
facendosi
seria
.
«
Bisogna
assolutamente
parlargli
:
egli
si
piegherà
di
più
.
Se
non
puoi
tu
,
mandagli
qualcuno
.
»
«
Ma
chi
?
»
Margherita
disse
timidamente
:
«
Tua
madre
»
.
Egli
capì
che
ella
alludeva
a
zia
Tatàna
,
ma
il
suo
pensiero
corse
all
'
altra
e
gli
parve
che
anche
Margherita
ci
pensasse
.
L
'
ombra
lo
riavvolse
:
ah
,
sì
,
la
realtà
ed
il
sogno
erano
ben
divisi
da
terribili
confini
:
un
vuoto
,
eguale
a
quello
che
divide
la
terra
dal
sole
,
li
separava
.
«Tuttavia...»,
egli
pensò
,
«
se
potessi
in
questo
momento
parlare
!
Questo
è
l
'
attimo
:
se
me
lo
lascio
sfuggire
forse
non
lo
ritroverò
mai
più
.
Il
vuoto
si
può
varcare
...
»
Aprì
le
labbra
.
Sentì
il
cuore
battergli
forte
,
ma
non
poté
parlare
:
l
'
attimo
passò
.
Qualche
sera
dopo
zia
Tatàna
,
molto
sbalordita
,
ma
altrettanto
orgogliosa
,
e
fiduciosa
nell
'
aiuto
del
Signore
,
dopo
aver
lungamente
pregato
e
fatta
la
salita
trascinandosi
ginocchioni
dalla
porta
all
'
altare
della
chiesa
del
Rosario
,
fece
la
sua
ambasciata
.
Anania
rimase
a
casa
,
aspettando
con
ansia
il
ritorno
della
vecchia
.
Per
un
bel
po
'
stette
sdraiato
sul
letticciuolo
,
leggendo
un
libro
di
cui
non
ricordava
assolutamente
il
titolo
.
«
Ma
io
sono
tranquillo
!
»
pensava
.
«
Che
posso
temere
?
La
cosa
è
più
che
sicura
...
»
Intanto
leggeva
,
senza
capire
una
sillaba
,
e
il
suo
pensiero
seguiva
la
vecchia
.
«
Zia
Tatàna
cammina
lentamente
,
tutta
compresa
dalla
solennità
della
sua
missione
.
Ha
anche
un
po
'
di
paura
,
la
buona
vecchia
colomba
candida
e
soave
;
ma
,
pazienza
!
Con
l
'
aiuto
del
Signore
e
di
Santa
Caterina
e
di
Maria
Santissima
del
Rosario
qualche
cosa
si
farà
...
Per
l
'
occasione
ella
ha
indossato
le
sue
vesti
più
belle
;
la
tunica
orlata
da
tre
nastrini
,
-
verde
-
bianco
-
verde
-
il
corsetto
di
broccato
verdolino
,
la
cintura
d
'
argento
,
il
grembiule
ricamato
,
la
benda
tinta
con
lo
zafferano
.
E
non
ha
dimenticato
gli
anelli
,
no
;
i
grandi
anelli
preistorici
,
ornati
di
cammei
,
di
pietre
gialle
e
verdi
,
di
cornìole
incise
.
Così
,
grave
e
adorna
,
simile
ad
una
vecchia
madonna
,
ella
si
avanza
lentamente
,
salutando
con
solenne
compostezza
le
persone
che
incontra
.
Cade
la
sera
;
l
'
ora
sacra
a
queste
gravi
missioni
d
'
amore
.
Al
cader
della
sera
la
paraninfa
è
sicura
di
trovare
a
casa
il
capo
della
famiglia
al
quale
reca
il
messaggio
arcano
.
»
«
Zia
Tatàna
va
...
va
sempre
più
grave
e
lenta
...
Pare
che
abbia
paura
di
arrivare
;
e
giunta
al
fatale
limite
,
davanti
al
portone
chiuso
,
silenzioso
e
scuro
come
la
porta
del
destino
,
esita
un
momento
,
si
accomoda
gli
anelli
,
il
nastro
del
grembiule
,
la
cintura
;
cinge
il
mento
col
lembo
della
benda
,
e
infine
si
decide
e
batte
al
portone
...
»
Parve
ad
Anania
che
quel
colpo
si
ripercotesse
sul
suo
petto
.
Balzò
in
piedi
,
sollevò
la
candela
e
si
guardò
nello
specchio
.
«
L
'
ho
detto
io
!
Sono
pallido
.
Guarda
che
stupido
!
Ebbene
,
non
voglio
pensarci
più
...
»
S
'
affacciò
alla
finestra
.
Nel
cortile
chiuso
,
illuminato
dall
'
ultimo
barlume
del
giorno
,
il
sambuco
immobile
disegnava
una
macchia
scura
.
Silenzio
perfetto
.
Le
galline
dormivano
già
,
ed
anche
il
porchetto
dormiva
.
Le
stelle
scaturivano
,
scintille
d
'
oro
,
fra
la
cenere
azzurrognola
del
caldo
crepuscolo
.
Al
di
là
del
cortile
,
nella
straducola
,
passava
un
piccolo
mandriano
a
cavallo
,
cantando
in
dialetto
:
Inoche
mi
fachet
die
Cantende
a
parma
dorata
...
Anania
pensò
alla
sua
infanzia
,
alla
vedova
,
a
Zuanne
.
Che
faceva
il
fraticello
sul
suo
alto
convento
?
«
E
dire
che
voleva
diventare
un
bandito
!
Sarei
curioso
di
vederlo
!
Lo
vedrò
.
Entro
questo
mese
mi
recherò
certamente
a
Fonni
.
»
Ah
!
D
'
un
colpo
il
suo
pensiero
tornò
là
,
dove
si
decideva
il
suo
destino
.
«
La
vecchia
colomba
è
nello
studio
semplice
e
ordinato
del
signor
Carboni
.
Ecco
,
quella
è
la
scrivania
dove
una
sera
lo
studente
ha
frugato
e
...
Oh
,
Dio
,
è
mai
possibile
che
egli
abbia
commesso
una
così
vile
azione
?
Sì
,
quando
si
è
ragazzi
non
sì
è
coscienti
;
tutto
è
facile
,
tutto
è
possibile
.
Come
siamo
pazzi
,
da
fanciulli
!
Potremmo
anche
commettere
un
delitto
con
la
massima
incoscienza
!
Basta
;
zia
Tatàna
è
là
.
Ed
anche
il
signor
Carboni
è
là
,
grasso
,
tranquillo
,
con
la
catena
d
'
oro
scintillante
attraverso
il
petto
.
»
«
Ma
che
cosa
dunque
dice
quella
vecchietta
?
»
,
pensò
Anania
,
sorridendo
nervosamente
.
«
Sarei
curioso
di
vedere
come
se
la
cava
.
S
'
io
potessi
esser
là
,
non
veduto
!
Se
avessi
l
'
anello
che
rende
invisibili
;
ecco
,
lo
infilerei
al
dito
e
...
via
...
subito
là
...
Ma
se
il
portone
fosse
chiuso
,
come
farei
?
Ebbene
,
picchierei
,
diamine
!
Mariedda
aprirebbe
,
stizzita
contro
i
ragazzi
che
picchiano
al
portone
e
scappano
.
Io
...
Ma
come
sono
pazzo
a
pensar
queste
cose
puerili
!
Uff
!
non
voglio
pensarci
più
!...»
Si
tolse
dalla
finestra
,
prese
la
candela
,
scese
in
cucina
,
andò
a
sedersi
davanti
al
focolare
acceso
.
Ma
d
'
un
tratto
ricordò
che
era
d
'
estate
e
si
mise
a
ridere
:
poi
guardò
a
lungo
il
gattino
rosso
che
stava
davanti
al
forno
,
immobile
e
pronto
,
coi
baffi
irti
e
la
coda
tesa
,
aspettando
il
passaggio
di
un
topo
.
«
No
»
,
disse
Anania
,
pensando
allo
strazio
del
topolino
,
«
per
stasera
non
te
lo
lascio
prendere
:
neppure
un
topolino
,
deve
stasera
soffrire
in
questa
casa
.
Usciu
,
usssciuu
!
[
26
]
»
,
gridò
balzando
in
piedi
e
correndo
verso
il
gattino
che
vibrò
tutto
e
saltò
sopra
il
forno
.
Sempre
agitato
da
una
inquietudine
nervosa
,
Anania
si
mise
a
camminare
su
e
giù
per
la
cucina
;
di
tanto
in
tanto
palpava
i
sacchi
ricolmi
d
'
orzo
e
mormorava
:
«
Mio
padre
non
è
poi
tanto
povero
;
egli
è
un
mezzadro
del
signor
Carboni
,
non
il
suo
servo
.
No
,
egli
non
è
povero
;
ma
non
potrebbe
certo
restituire
quello
...
che
spendo
io
,
se
non
avvenisse
ciò
che
...
deve
avvenire
.
Ma
avverrà
poi
?
Che
cosa
si
combina
in
questo
momento
?
Ecco
,
zia
Tatàna
ha
parlato
...
Che
ha
detto
?
Ah
,
no
,
no
,
no
,
non
bisogna
neppure
pensarci
...
Bisogna
piuttosto
pensare
alla
risposta
che
darà
,
che
dà
,
il
benefattore
...
Che
dirà
egli
,
l
'
uomo
più
leale
del
mondo
,
sapendo
che
il
suo
protetto
ha
osato
tradire
così
la
sua
buona
fede
?
Ecco
,
egli
cammina
pensieroso
attraverso
la
stanza
:
zia
Tatàna
lo
guarda
,
pallida
,
oppressa
...
»
.
«
Dio
,
Dio
,
che
accade
mai
?
»
,
gemé
Anania
,
stringendosi
il
capo
fra
le
mani
.
Gli
pareva
di
soffocare
;
uscì
nel
cortile
,
si
sporse
sul
muricciuolo
di
cinta
,
attese
,
ascoltò
...
Niente
,
niente
.
Solo
,
dopo
un
quarto
d
'
ora
circa
,
due
voci
risuonarono
dietro
il
muricciuolo
;
poi
una
terza
,
una
quarta
:
erano
i
vicini
che
si
riunivano
così
ogni
notte
davanti
alla
bottega
di
maestro
Pane
,
per
godersi
il
fresco
e
chiacchierare
.
«
Nostra
Signora
mia
»
,
diceva
la
voce
stridula
di
Rebecca
,
«
ho
visto
cinque
stelle
cadere
sul
cielo
.
Ah
,
ciò
non
è
invano
...
Deve
succedere
qualche
disastro
...
»
«
Che
tu
stii
per
mettere
al
mondo
l
'
anticristo
?
»
,
chiese
la
voce
ironica
di
un
contadino
.
«
Dicono
che
deve
nascere
da
un
animale
.
»
«
L
'
anticristo
lo
metterà
al
mondo
tua
moglie
,
animale
schifoso
!
»
,
rispose
adirata
la
ragazza
.
«
Prenditi
questa
,
garofano
!
»
,
disse
la
bella
Agata
che
mangiava
rideva
e
parlava
nello
stesso
tempo
.
Il
contadino
cominciò
a
dire
parole
insolenti
;
il
vecchio
falegname
s
'
irritò
e
gridò
:
«
Se
non
la
finisci
ti
butto
un
sasso
,
faina
pelata
»
.
Ma
il
contadino
proseguì
nella
sua
bella
impresa
:
allora
le
donne
si
allontanarono
e
andarono
a
sedersi
sotto
il
muricciuolo
del
cortile
,
e
zia
Sorichedda
-
una
vecchietta
che
quaranta
anni
prima
era
stata
serva
in
casa
dell
'
Intendente
,
-
cominciò
a
raccontare
per
la
millesima
volta
la
storia
della
sua
padrona
.
«
Era
una
marchesa
.
Suo
padre
era
amico
intimo
del
re
di
Spagna
,
e
le
aveva
dato
in
dote
mille
scudi
in
oro
.
Quanto
fanno
mille
scudi
?
»
«
E
cosa
sono
mille
scudi
?
»
,
disse
Agata
con
disprezzo
.
«
Margherita
Carboni
ne
ha
quattro
mila
...
»
«
No
»
,
osservò
Rebecca
,
«
altro
che
quattro
mila
!
Quaranta
mila
»
.
«
Voi
non
sapete
quel
che
dite
!
»
,
gridò
zia
Sorichedda
.
«
Mille
scudi
in
oro
non
li
possiede
neppure
don
Franceschino
.
»
«
E
andate
!
Siete
rimbambita
!
»
,
gridò
Agata
,
accalorandosi
.
«
Che
cosa
contano
mille
scudi
?
Se
li
ha
Franziscu
Carchide
in
suole
di
scarpe
!
»
La
questione
diventò
seria
;
le
donne
cominciarono
a
ingiuriarsi
:
«
Lo
sai
tu
perché
vanti
il
tuo
Franziscu
Carchide
,
questa
immondezza
rifatta
!...»
.
«
Immondezza
siete
voi
,
vecchia
peccatrice
.
»
«
Ah
!
»
Foglia
di
gelso
,
Chi
la
fa
la
pensa
...
Anania
ascoltava
,
e
ad
un
tratto
,
nonostante
l
'
inquietudine
che
lo
agitava
,
scoppiò
a
ridere
.
«
Oh
»
,
gridò
Agata
,
affacciandosi
al
muricciuolo
,
«
buona
notte
alla
Vossignoria
.
Che
cosa
fai
lì
al
buio
,
pipistrello
?
Fa
vedere
il
tuo
bel
viso
»
.
«
Prego
!
»
egli
rispose
,
avvicinandosi
e
pizzicandola
al
braccio
,
mentre
Rebecca
,
che
all
'
udire
la
risata
del
giovane
s
'
era
accoccolata
per
terra
,
quasi
volendo
nascondersi
,
pizzicava
Agata
alla
gamba
.
«
Al
diavolo
chi
vi
ha
formati
!
»
,
imprecò
la
bella
ragazza
.
«
Questo
è
un
po
'
troppo
!
Lasciatemi
o
...
svelo
!
»
Ma
i
due
la
pizzicarono
più
forte
.
«
Ahi
!
ahi
!
Al
diavolo
!
Rebecca
,
è
inutile
che
tu
faccia
la
gelosa
...
ahi
!
zia
Tatàna
stasera
...
è
andata
a
chiedere
...
parlo
o
no
?
Ah
!...»
Anania
si
ritrasse
,
chiedendosi
come
mai
la
indiavolata
Agata
sapeva
...
«
Cuoricino
mio
,
un
'
altra
volta
rispetta
zia
Agata
!
»
,
ella
disse
sogghignando
,
mentre
Rebecca
,
che
aveva
capito
,
taceva
,
impietrita
,
e
zia
Sorichedda
domandava
:
«
Fammi
il
piacere
,
Nania
Atonzu
,
dimmi
,
chi
a
Nuoro
può
avere
mille
scudi
in
oro
?
»
.
Anche
il
contadino
s
'
avvicinò
e
chiese
:
«
Dimmi
,
Nania
,
è
vero
che
il
papa
ha
settantasette
donne
ai
suoi
comandi
?...»
.
Anania
non
rispose
,
forse
non
intese
neppure
:
vedeva
una
figura
avanzarsi
dal
fondo
della
straducola
e
si
sentiva
venir
meno
.
Era
lei
,
la
vecchia
colomba
messaggera
,
era
lei
che
tornava
portando
fra
le
pure
labbra
,
come
un
fiore
di
vita
o
di
morte
,
la
parola
fatale
.
Egli
si
ritirò
e
chiuse
la
porticina
che
dava
sul
cortile
,
mentre
zia
Tatàna
rientrava
dall
'
altra
parte
e
chiudeva
la
porta
di
strada
.
Ella
sospirava
ed
era
ancora
un
po
'
pallida
e
oppressa
;
s
'
avvicinò
al
focolare
,
e
i
suoi
primitivi
gioielli
,
i
suoi
ricami
,
la
cintura
,
gli
anelli
,
scintillarono
al
riflesso
del
fuoco
.
Anania
le
corse
incontro
e
la
guardò
ansioso
,
e
siccome
ella
taceva
le
domandò
con
impazienza
:
«
Che
cosa
vi
hanno
detto
?
»
.
«
Pazienza
,
figlio
del
Signore
!
Ora
ti
dirò
...
»
«
No
,
Dite
subito
.
Mi
vogliono
?
»
«
Sì
!
Ti
vogliono
,
sì
,
ti
vogliono
!
»
,
annunziò
la
vecchia
,
aprendo
le
braccia
.
Egli
sedette
,
sbalordito
,
e
si
prese
la
testa
fra
le
mani
:
zia
Tatàna
lo
guardò
e
scosse
la
testa
,
mentre
con
le
mani
un
po
'
tremule
si
slacciava
la
cintura
.
«
Mi
vogliono
!
Mi
vogliono
!
È
mai
possibile
?
»
,
ripeteva
fra
sé
Anania
.
Davanti
al
forno
il
gattino
aspetta
ancora
il
passaggio
del
topo
,
e
deve
già
sentire
qualche
rumore
perché
la
sua
coda
freme
:
infatti
,
dopo
un
momento
,
Anania
sente
uno
stridio
,
un
piccolo
grido
di
morte
.
Ma
adesso
la
sua
felicità
è
così
completa
che
egli
non
ricorda
più
che
nel
mondo
esiste
il
dolore
.
La
relazione
particolareggiata
di
zia
Tatàna
gettò
un
po
'
d
'
acqua
fredda
su
quel
grande
incendio
di
gioia
.
La
famiglia
di
Margherita
non
si
opponeva
all
'
amore
dei
due
giovani
,
ma
,
naturalmente
,
non
dava
ancora
un
consentimento
pieno
,
irrevocabile
.
Il
«
padrino
»
aveva
sorriso
,
aveva
battuto
le
mani
e
scosso
la
testa
come
per
dire
:
«
me
l
'
hanno
fatta
quei
due
!
»
.
Aveva
anche
detto
:
«
Fanno
presto
a
metter
le
ali
questi
ragazzi
!
»
,
ma
poi
era
diventato
serio
e
pensieroso
.
«
Ma
,
infine
,
che
avete
concluso
?
»
,
gridò
Anania
,
facendosi
anch
'
egli
serio
e
pensieroso
.
«
Che
bisogna
aspettare
,
Santa
Caterina
bella
!
Non
hai
ancora
capito
?
Ma
la
padrona
disse
:
"
Bisognerebbe
interrogare
anche
Margherita
"
.
"
Eh
,
credo
proprio
che
non
occorra
"
,
rispose
il
padrino
,
battendo
le
mani
.
Io
sorrisi
.
»
Anche
Anania
sorrise
.
«
Abbiamo
dunque
concluso
...
Va
via
,
gatto
!
»
,
gridò
zia
Tatàna
,
tirando
il
lembo
della
tunica
,
sul
quale
il
gattino
s
'
era
comodamente
adagiato
leccandosi
i
baffi
con
orribile
soddisfazione
.
«
Abbiamo
concluso
che
bisogna
aspettare
.
Il
padrone
mi
disse
:
"
Che
il
`
fanciullo
'
pensi
a
studiare
ed
a
farsi
onore
.
Quando
egli
avrà
un
posto
onorevole
noi
gli
daremo
la
nostra
figliuola
:
intanto
si
amino
pure
,
e
che
Dio
li
benedica
"
.
Ecco
,
tu
ora
cenerai
,
spero
!
»
«
Ma
,
infine
,
posso
presentarmi
in
casa
loro
come
fidanzato
?
»
«
Per
adesso
no
:
per
quest
'
anno
no
!
Tu
corri
troppo
,
galanu
meu
!
La
gente
direbbe
che
il
signor
Carboni
è
rimbambito
,
se
permettesse
una
tal
cosa
:
bisogna
che
tu
prenda
la
laurea
,
prima
...
»
«
Ah
»
,
gridò
Anania
,
adirandosi
,
«
è
dunque
meglio
...
»
Stava
per
dire
:
«
è
dunque
meglio
che
ci
vediamo
di
notte
,
di
nascosto
,
per
non
urtare
la
falsa
suscettibilità
della
gente
?
»
;
ma
subito
pensò
che
vedersi
di
notte
,
di
nascosto
da
soli
,
era
forse
meglio
che
vedersi
di
giorno
e
alla
presenza
dei
genitori
,
e
si
calmò
completamente
.
Peggio
per
loro
,
dunque
!
Per
consolarsi
ricominciò
le
visite
la
notte
stessa
:
la
fantesca
,
appena
socchiuse
il
portone
gli
augurò
la
«
buona
fortuna
»
come
se
le
nozze
fossero
già
celebrate
,
ed
egli
le
diede
la
mancia
e
attese
trepidando
la
sposa
.
Essa
venne
,
cauta
e
silenziosa
,
profumata
d
'
ireos
,
con
un
abito
chiaro
biancheggiante
nella
notte
diafana
.
Si
abbracciarono
a
lungo
,
silenziosi
,
vibrando
assieme
,
ebbri
di
gioia
:
il
mondo
era
loro
.
Per
la
prima
volta
Margherita
,
ormai
sicura
di
potersi
abbandonare
senza
paure
né
rimorsi
all
'
amore
del
bel
giovane
che
impazziva
per
lei
,
si
mostrò
appassionata
e
ardente
,
quale
Anania
non
osava
sognarla
:
ed
egli
uscì
dal
convegno
barcollando
,
cieco
,
fuori
di
sé
.
La
notte
appresso
,
il
convegno
fu
ancora
più
lungo
,
più
delirante
.
La
terza
notte
la
serva
,
che
vigilava
nella
cucina
,
forse
stanca
di
vegliare
,
fece
il
segno
convenuto
in
caso
di
sorpresa
e
gl
'
innamorati
si
lasciarono
alquanto
spaventati
.
L
'
indomani
Margherita
scrisse
:
«
Ho
paura
che
ieri
notte
il
babbo
si
sia
accorto
di
qualche
cosa
.
Badiamo
di
non
comprometterci
,
ora
appunto
che
siamo
tanto
felici
:
è
bene
,
quindi
,
che
per
qualche
giorno
non
ci
vediamo
.
Abbi
pazienza
,
e
sii
anzi
coraggioso
come
lo
sono
io
,
che
faccio
un
enorme
sacrifizio
rinunziando
,
per
qualche
tempo
,
alla
immensa
felicità
di
vederti
:
mi
pare
di
morire
,
perché
ti
amo
ardentemente
,
perché
mi
sembra
di
non
poter
più
vivere
senza
i
tuoi
baci
,
ecc
.
,
ecc
.
»
.
Egli
rispose
:
«
Adorata
mia
,
tu
hai
ragione
:
tu
sei
una
santa
,
per
bontà
e
per
saviezza
,
mentre
io
non
sono
che
un
pazzo
,
pazzo
d
'
amore
per
te
.
Non
so
,
non
vedo
più
quel
che
faccio
.
Ieri
notte
potevo
compromettere
tutto
il
nostro
avvenire
e
non
me
ne
accorgevo
neppure
.
Perdonami
:
quando
sono
vicino
a
te
perdo
la
ragione
.
Ho
la
febbre
;
mi
consumo
tutto
,
mi
pare
che
entro
di
me
arda
un
fuoco
distruttore
.
Rinunzio
con
spasimo
alla
suprema
felicità
di
vederti
per
qualche
sera
;
e
siccome
ho
bisogno
di
moto
,
di
svago
,
di
un
po
'
di
lontananza
,
per
attutire
alquanto
questo
fuoco
che
mi
divora
e
mi
rende
incosciente
e
malato
,
penso
di
fare
un
'
escursione
sul
Gennargentu
.
Tu
vuoi
,
non
è
vero
?
Rispondimi
subito
,
cara
,
adorata
,
mio
spasimo
e
mia
gioia
.
Ti
porterò
sul
cuore
:
dalla
più
alta
cima
sarda
ti
manderò
un
saluto
,
griderò
ai
cieli
il
tuo
nome
e
il
mio
amore
,
come
vorrei
gridarlo
dalla
più
eccelsa
cima
del
mondo
affinché
tutta
la
terra
ne
restasse
attonita
.
Ti
abbraccio
,
ti
porto
con
me
,
unita
a
me
,
per
tutta
l
'
eternità
»
.
Margherita
diede
graziosamente
il
suo
permesso
.
Altra
lettera
di
Anania
:
«
Parto
domani
mattina
con
la
corriera
per
Mamojada
-
Fonni
.
Passerò
sotto
la
tua
finestra
alle
nove
.
Vorrei
vederti
stanotte
...
ma
voglio
essere
prudente
.
Vieni
,
vieni
con
me
,
Margherita
,
adorata
mia
,
non
lasciarmi
un
solo
istante
,
vieni
qui
,
sul
mio
cuore
,
ardi
del
mio
fuoco
d
'
amore
,
fammi
morire
di
passione
»
.
VII
.
La
corriera
attraversava
le
tancas
selvaggie
,
gialle
di
stoppie
e
di
sole
ardente
,
qua
e
là
ombreggiate
da
macchie
di
olivastri
e
di
querciuoli
.
Anania
,
seduto
in
serpe
,
a
fianco
del
vetturale
che
scuoteva
la
frusta
(
entro
la
vettura
si
soffocava
dal
caldo
)
,
dimenticava
le
impressioni
febbrili
dei
giorni
scorsi
per
rivivere
in
un
giorno
lontano
.
Rivedeva
il
carrozziere
dai
baffi
gialli
e
dalle
guancie
gonfie
;
ed
a
misura
che
la
corriera
si
avvicinava
a
Mamojada
,
la
suggestione
dei
ricordi
diventava
quasi
dolorosa
.
Nell
'
arco
del
mantice
si
disegnava
lo
stesso
paesaggio
che
egli
aveva
intraveduto
quel
giorno
,
mentre
abbandonava
la
testolina
sulle
ginocchia
di
lei
,
e
stendevasi
lo
stesso
cielo
di
un
azzurro
chiaro
melanconico
.
Ecco
la
cantoniera
:
nel
paesaggio
,
a
linee
forti
,
ondulato
,
verde
di
macchie
selvaggie
,
s
'
intravede
qua
e
là
qualche
filo
d
'
acqua
violacea
;
s
'
odono
fischi
d
'
uccelli
palustri
;
un
pastore
,
bronzeo
su
uno
sfondo
luminoso
,
guarda
l
'
orizzonte
.
La
corriera
si
fermò
un
momento
davanti
alla
cantoniera
.
Seduta
sul
gradino
della
porta
,
una
donna
in
costume
tonarese
,
tutta
fasciata
nelle
ruvide
vesti
come
una
mummia
egiziana
,
scardassava
un
mucchio
di
lana
nera
con
due
pettini
di
ferro
:
poco
distante
tre
bimbi
laceri
e
sporchi
giocavano
,
o
meglio
si
accapigliavano
fra
loro
.
Ad
una
finestra
apparve
un
viso
scarno
e
giallo
di
donna
ammalata
,
che
guardò
la
vettura
con
due
grandi
occhi
verdognoli
,
pieni
di
stupore
.
La
cantoniera
desolata
pareva
l
'
abitazione
della
fame
,
della
malattia
e
del
sudiciume
.
Anania
si
sentì
stringere
il
cuore
:
egli
conosceva
perfettamente
il
dramma
tristissimo
svoltosi
ventitré
anni
prima
in
quel
luogo
solitario
,
in
quel
paesaggio
rude
e
fresco
,
che
sarebbe
stato
così
puro
senza
l
'
immondo
passaggio
dell
'
uomo
.
La
corriera
riprese
il
viaggio
:
ecco
Mamojada
,
emergente
tra
il
verde
degli
orti
e
dei
noci
,
col
campanile
chiaro
disegnato
sull
'
azzurro
tenero
del
cielo
;
da
lontano
il
quadretto
aveva
le
tinte
delicate
d
'
un
acquerello
,
ma
appena
la
corriera
si
inoltrò
su
per
lo
stradale
polveroso
,
il
profilo
del
paesetto
prese
tinte
cupe
,
ancor
più
forti
di
quelle
del
paesaggio
.
Davanti
alle
casette
nere
costrutte
sulla
roccia
s
'
aggruppavano
caratteristiche
figure
di
paesani
:
donne
graziose
,
coi
capelli
lucenti
attortigliati
intorno
alle
orecchie
,
scalze
,
sedute
per
terra
,
cucivano
,
allattavano
,
ricamavano
.
Due
carabinieri
,
uno
studente
annoiato
,
un
vecchio
nobile
,
che
era
anche
contadino
,
chiacchieravano
davanti
alla
bottega
d
'
un
falegname
,
intorno
alla
cui
porta
stavano
appesi
molti
quadretti
sacri
dipinti
a
vivi
colori
.
Dopo
mezz
'
ora
di
fermata
la
corriera
ripartì
.
Ecco
le
rovine
della
chiesetta
,
ecco
gli
orti
,
ecco
la
piantagione
di
patate
dove
l
'
altra
volta
Olì
ed
Anania
si
erano
fermati
.
Egli
ricordò
la
donna
che
zappava
,
con
le
sottane
cucite
fra
le
gambe
,
e
il
gatto
bianco
che
si
slanciava
contro
la
lucertolina
verde
guizzante
sul
muro
.
Nell
'
arco
del
mantice
i
paesaggi
si
disegnavano
sempre
più
freschi
,
con
sfondi
luminosi
:
la
piramide
grigiastra
di
monte
Gonare
,
le
linee
cerule
e
argentee
della
catena
del
Gennargentu
apparivano
come
incise
sul
metallo
del
cielo
,
sempre
più
vicine
,
sempre
più
maestose
.
Ah
,
sì
:
ora
davvero
Anania
respirava
l
'
aria
natìa
,
e
sentiva
tutti
gli
istinti
atavici
..
«
Vorrei
balzare
giù
dalla
vettura
,
correre
su
per
le
chine
,
fra
l
'
erba
ancora
fresca
,
tra
le
macchie
e
le
roccie
,
gridando
di
gioia
selvaggia
,
imitando
il
puledro
sfuggito
al
laccio
e
ritornato
alla
libertà
delle
tancas
.
Sì
»
,
egli
pensava
,
mentre
la
corriera
rallentava
la
corsa
su
per
la
strada
in
salita
,
«
io
ero
nato
per
fare
il
pastore
.
Sarei
stato
un
poeta
,
forse
un
delinquente
,
forse
un
bandito
fantasioso
e
feroce
.
Oh
,
contemplare
le
nuvole
dall
'
alto
d
'
un
monte
!
Figurarsi
d
'
essere
il
pastore
d
'
una
torma
di
nuvole
:
vederle
errare
sul
cielo
argenteo
,
incalzarsi
,
svolgersi
,
passare
,
scomparire
!
»
Poi
pensò
:
«
E
non
sono
un
pastore
di
nuvole
?
Fra
le
nuvole
ed
i
miei
pensieri
che
differenza
c
'
è
?
Ed
io
stesso
non
sono
una
nuvola
?
Se
fossi
costretto
a
vivere
in
queste
solitudini
mi
dissolverei
,
diventerei
una
stessa
cosa
con
l
'
aria
,
col
vento
,
con
la
tristezza
del
paesaggio
.
Sono
io
vivo
?
Che
cosa
è
,
dopo
tutto
,
la
vita
?
»
.
Come
sempre
,
egli
non
seppe
rispondere
alla
sua
domanda
:
la
corriera
saliva
lentamente
,
sempre
più
lentamente
,
con
moto
dolce
,
quasi
cadenzato
;
il
cocchiere
sonnecchiava
,
e
pareva
che
anche
il
cavallo
camminasse
dormendo
.
Dal
sole
alto
verso
lo
zenit
calava
uno
splendore
eguale
,
melanconico
;
le
macchie
ritiravano
le
loro
ombre
;
un
silenzio
profondo
e
una
sonnolenza
ardente
pervadevano
l
'
immenso
paesaggio
.
Ad
Anania
pareva
in
realtà
di
dissolversi
,
di
diventare
una
stessa
cosa
con
quel
panorama
sonnolento
,
con
quel
cielo
luminoso
e
triste
.
Ecco
,
egli
aveva
sonno
;
e
come
l
'
altra
volta
finì
col
chiudere
gli
occhi
e
addormentarsi
infantilmente
.
«
Zia
Grathia
?
Nonna
[
27
]
!
»
,
chiamò
con
voce
ancora
assonnata
,
entrando
nella
casetta
della
vedova
.
La
cucina
era
deserta
:
la
straducola
soleggiata
;
deserto
tutto
il
villaggio
che
nella
desolazione
del
meriggi
pareva
una
stazione
preistorica
da
secoli
abbandonata
.
Anania
guardò
curiosamente
intorno
.
Nulla
era
cambiato
:
miseria
,
stracci
,
fuliggine
,
un
po
'
di
cenere
sul
focolare
,
grandi
tele
di
ragno
fra
le
scheggie
del
tetto
;
e
,
imperatore
truce
di
quel
luogo
di
leggende
,
il
lungo
e
vuoto
fantasma
del
gabbano
nero
appeso
al
muro
terreo
.
«
Zia
Grathia
,
dove
siete
?
»
,
gridò
Anania
,
aggirandosi
intorno
.
«
Zia
Grathia
?
»
Finalmente
la
vedova
,
ch
'
era
andata
ad
attingere
acqua
ad
un
pozzo
vicino
,
rientrò
,
con
un
malune
[
28
]
sul
capo
e
la
secchia
in
mano
.
Era
sempre
la
stessa
,
stecchita
,
giallastra
,
col
viso
spettrale
circondato
da
una
benda
di
tela
sporca
:
gli
anni
erano
passati
senza
invecchiare
oltre
quel
corpo
già
disseccato
ed
esaurito
dalle
emozioni
della
lontana
giovinezza
.
Nel
vederla
Anania
si
turbò
:
un
fiotto
di
ricordanze
gli
salì
dalle
profondità
dell
'
anima
;
gli
parve
di
ricordare
tutta
una
esistenza
anteriore
,
di
rivedere
uno
spirito
che
aveva
già
albergato
nel
suo
corpo
prima
dello
spirito
che
lo
animava
al
presente
.
«
Bonas
dies
!
»
,
salutò
la
vedova
,
guardando
meravigliata
il
bel
giovine
sconosciuto
.
E
depose
prima
la
secchia
,
poi
il
malune
,
lentamente
,
guardando
sempre
lo
straniero
.
Ma
appena
egli
sorrise
chiedendole
:
«
Ma
non
mi
riconoscete
dunque
?
»
,
zia
Grathia
diede
un
grido
ed
aprì
le
braccia
:
Anania
l
'
abbracciò
,
la
baciò
,
la
investì
di
domande
.
E
Zuanne
?
Dov
'
era
?
Perché
si
era
fatto
monaco
?
Veniva
a
trovarla
?
Era
felice
?
E
il
figlio
maggiore
?
E
i
figli
del
fabbricante
di
ceri
?
E
questo
e
quell
'
altro
?
E
come
era
trascorsa
la
vita
a
Fonni
durante
quei
quindici
anni
?
E
chi
era
il
pretore
?
E
si
poteva
l
'
indomani
far
la
gita
sul
Gennargentu
?
«
Figlio
mio
caro
!
»
,
cominciò
la
vedova
,
dandosi
attorno
.
«
Ah
,
come
trovi
la
mia
casa
!
Nuda
e
triste
come
un
nido
abbandonato
!
Siediti
dunque
,
lavati
;
ecco
l
'
acqua
pura
e
fresca
,
vero
argento
puro
;
lavati
,
bevi
,
riposati
.
Io
ora
ti
preparerò
un
boccone
:
ah
,
non
rifiutare
,
figlio
delle
mie
viscere
;
non
rifiutare
,
non
umiliarmi
.
Per
cibarti
io
vorrei
darti
il
mio
cuore
;
ma
tu
accetta
quel
che
posso
offrirti
;
ecco
,
asciugati
,
ora
,
anima
mia
!
Come
sei
grande
e
bello
!
Dicono
che
tu
debba
sposare
una
ricca
e
bella
fanciulla
:
ah
,
non
è
stata
stupida
quella
fanciulla
.
Ma
perché
non
mi
hai
tu
scritto
prima
di
venire
?
Ah
,
figlio
caro
,
tu
almeno
non
hai
dimenticato
la
vecchia
abbandonata
!
»
«
Ma
Zuanne
,
Zuanne
?
»
,
insisteva
Anania
,
lavandosi
con
l
'
acqua
freschissima
della
secchia
.
La
vedova
diventò
cupa
.
Disse
:
«
Ebbene
,
non
parlarmene
!
Egli
mi
ha
fatto
tanto
soffrire
!
Era
meglio
che
...
egli
avesse
seguito
l
'
esempio
del
padre
...
Ebbene
,
no
,
non
parliamone
.
Egli
non
è
un
uomo
;
sarà
un
santo
,
come
dicono
,
ma
non
è
un
uomo
!
Se
mio
marito
sollevasse
il
capo
dalla
tomba
e
vedesse
suo
figlio
scalzo
,
col
cordone
,
con
la
bisaccia
,
frate
mendicante
e
stupido
,
che
direbbe
mai
?
Ah
,
lo
fustigherebbe
,
in
verità
»
.
«
Dove
si
trova
ora
frate
Zuanne
?
»
«
In
un
convento
lontano
;
sulla
cima
d
'
un
monte
.
Almeno
fosse
rimasto
nel
convento
di
Fonni
!
ma
no
,
è
destino
che
tutti
debbano
abbandonarmi
;
anche
Fidele
,
l
'
altro
figliuolo
,
ha
preso
moglie
e
raramente
si
ricorda
di
me
:
il
nido
è
deserto
,
abbandonato
;
la
vecchia
aquila
ha
veduto
volar
via
i
suoi
poveri
aquilotti
e
morrà
sola
...
sola
...
»
«
Venite
a
viver
con
me
!
»
,
disse
Anania
.
«
Quando
sarò
dottore
vi
prenderò
con
me
,
nonna
.
»
«
In
che
potrei
servirti
?
Almeno
un
tempo
ti
lavavo
gli
occhi
e
ti
tagliavo
le
unghie
;
ora
invece
tu
dovresti
fare
altrettanto
a
me
...
»
«
Mi
raccontereste
delle
storie
...
a
me
ed
ai
miei
bambini
...
»
«
Anche
le
storie
non
so
più
raccontarle
,
adesso
.
Sono
rimbambita
del
tutto
:
il
tempo
,
vedi
,
il
tempo
s
'
è
portato
via
il
mio
cervello
come
il
vento
porta
via
la
neve
dai
monti
.
Ebbene
,
ragazzino
mio
,
mangia
;
non
ho
altro
da
offrirti
,
accetta
di
buon
cuore
.
Oh
,
questo
cero
,
è
tuo
?
Dove
lo
porterai
?
»
«
Alla
Basilica
,
nonna
,
davanti
all
'
immagine
dei
santi
Proto
e
Gianuario
.
Viene
di
lontano
,
nonna
;
me
lo
diede
una
vecchia
donna
sarda
che
vive
a
Roma
:
anch
'
essa
mi
narrava
delle
storie
,
ma
non
belle
come
le
vostre
.
»
«
Vive
a
Roma
?
E
come
fece
ad
andarci
?
Ah
,
io
morrò
senza
aver
veduto
Roma
!...»
Dopo
il
modestissimo
pasto
,
Anania
cercò
la
guida
,
con
la
quale
combinò
per
l
'
indomani
l
'
ascensione
sul
Gennargentu
:
poi
si
avviò
alla
Basilica
.
Nell
'
antico
cortile
,
sotto
i
grandi
alberi
,
susurranti
,
sui
gradini
corrosi
,
nelle
loggie
rovinate
,
entro
la
chiesa
odorante
d
'
umido
come
una
tomba
,
da
per
tutto
silenzio
e
desolazione
.
Anania
depose
il
cero
di
zia
Varvara
sopra
un
altare
polveroso
,
poi
guardò
i
primitivi
affreschi
delle
pareti
,
gli
stucchi
dorati
da
una
luce
melanconica
,
le
rozze
figure
dei
santi
sardi
,
tutte
le
cose
infine
che
un
tempo
gli
avevano
destato
meraviglia
e
terrore
,
e
sorrise
,
ma
col
cuore
oppresso
da
una
languida
tristezza
.
Ritornato
nel
cortile
vide
,
attraverso
una
finestra
aperta
,
il
cappello
d
'
un
carabiniere
e
un
paio
di
stivali
appesi
al
muro
d
'
una
cella
,
e
nella
memoria
gli
risuonò
ancora
l
'
aria
della
Gioconda
:
«
A
te
questo
rosario
»
.
L
'
odor
della
cera
vagava
nel
cortile
solitario
;
dov
'
erano
i
bimbi
,
compagni
d
'
infanzia
,
gli
uccelletti
seminudi
e
selvatici
,
che
un
tempo
animavano
i
gradini
della
chiesa
?
Anania
non
desiderava
di
rivederli
;
ma
con
quanta
dolcezza
ricordava
i
giuochi
fatti
con
loro
,
mentre
dagli
alberi
le
foglie
secche
cadevano
come
ali
d
'
uccelli
morti
!
Una
donna
scalza
,
con
un
'
anfora
sul
capo
,
passò
in
fondo
al
cortile
.
Anania
trasalì
,
sembrandogli
di
riconoscere
sua
madre
.
Dove
era
sua
madre
?
Perché
egli
non
aveva
osato
,
pur
desiderandolo
,
parlarne
alla
vedova
,
-
e
perché
questa
non
aveva
accennato
alla
sua
ingrata
ospite
?
Per
sfuggire
ai
ricordi
amari
egli
andò
alla
posta
e
inviò
una
cartolina
illustrata
a
Margherita
;
poi
visitò
il
Rettore
,
e
verso
il
tramonto
percorse
la
strada
che
guardava
sulla
immensità
delle
valli
.
Vedendo
le
donne
fonnesi
che
andavano
alla
fontana
,
strette
nelle
tuniche
bizzarre
,
egli
ripensò
ai
suoi
primi
sogni
di
amore
,
quando
desiderava
d
'
esser
lui
un
mandriano
e
Margherita
una
paesana
,
fine
ed
elegante
sebbene
con
l
'
anfora
sul
capo
,
simile
alla
figurina
d
'
uno
stucco
pompejano
.
Come
il
passato
era
lontano
e
come
diverso
dal
presente
!
Un
tramonto
meraviglioso
illuminava
l
'
orizzonte
:
pareva
un
miraggio
apocalittico
.
Le
nuvole
disegnavano
un
paesaggio
tragico
;
una
pianura
ardente
solcata
da
laghi
d
'
oro
e
da
fiumi
porpurei
,
e
sul
cui
sfondo
sorgevano
montagne
di
bronzo
profilate
d
'
ambra
e
di
neve
perlata
,
qua
e
là
squarciate
da
aperture
fiammanti
che
sembravano
bocche
di
grotte
e
dalle
quali
sgorgavano
torrenti
di
sangue
dorato
.
Una
battaglia
di
giganti
solari
,
di
formidabili
abitanti
dell
'
infinito
,
si
svolgeva
entro
quelle
grotte
aeree
:
balenava
il
corruscare
delle
armi
intagliate
nel
metallo
del
sole
,
ed
il
sangue
sgorgava
a
torrenti
,
inondando
le
infuocate
pianure
del
cielo
.
Col
cuore
balzante
di
gioia
Anania
rimase
assorto
nella
contemplazione
del
magnifico
spettacolo
,
finché
le
ombre
della
sera
,
fugato
il
miraggio
,
stesero
un
drappo
violaceo
su
tutte
le
cose
:
allora
egli
rientrò
nella
casa
della
vedova
e
sedette
accanto
al
focolare
.
I
ricordi
lo
riassalirono
.
Nella
penombra
,
mentre
la
vecchia
preparava
la
cena
e
parlava
con
voce
tetra
,
egli
rivedeva
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
,
intento
a
cuocer
le
castagne
,
ed
un
'
altra
figura
silenziosa
e
incerta
come
un
fantasma
.
«
Dunque
hanno
ammazzato
tutti
i
banditi
nuoresi
?
»
,
chiedeva
la
vecchia
.
«
Ma
credi
tu
che
passerà
lungo
tempo
prima
che
nuove
compagnie
sorgano
qua
e
là
?
Tu
ti
inganni
,
figlio
mio
.
Finché
vivranno
uomini
dal
sangue
ardente
,
abili
al
bene
ed
al
male
,
esisteranno
banditi
.
È
vero
che
ora
essi
sono
così
cattivi
,
talvolta
vili
,
ladroni
e
spregevoli
!
Ah
,
ai
tempi
di
mio
marito
era
altra
cosa
,
sai
!
Come
erano
coraggiosi
allora
!
Coraggiosi
e
benefici
.
Una
volta
mio
marito
incontrò
una
donna
che
piangeva
perché
...
»
Anania
s
'
interessava
mediocremente
ai
ricordi
di
zia
Grathia
:
altri
pensieri
gli
passavano
per
la
mente
.
«
Sentite
»
,
egli
disse
,
appena
la
vedova
ebbe
finito
la
pietosa
storia
della
donna
che
piangeva
,
«
non
avete
saputo
mai
nulla
di
mia
madre
?
»
Zia
Grathia
era
intenta
a
rivoltare
una
piccola
frittata
,
e
non
rispose
.
«
Ella
sa
qualche
cosa
!
»
,
pensò
Anania
,
turbandosi
.
Ma
dopo
un
istante
di
silenzio
zia
Grathia
osservò
:
«
Se
niente
ne
sai
tu
,
come
vuoi
che
ne
sappia
qualche
cosa
io
?
E
adesso
,
figlio
,
mettiti
qui
,
davanti
a
questa
sedia
,
ed
accetta
il
buon
cuore
»
.
Anania
sedette
davanti
al
canestro
che
la
vedova
aveva
deposto
sopra
una
sedia
,
e
cominciò
a
mangiare
.
«
No
»
,
disse
,
confidandosi
con
la
vecchia
come
non
s
'
era
mai
potuto
confidare
con
nessuno
,
«
per
lungo
tempo
io
non
seppi
nulla
di
lei
.
Ora
però
credo
di
essere
sulle
sue
traccie
.
Dopo
che
mi
ebbe
abbandonato
ella
partì
dalla
Sardegna
,
ed
un
uomo
la
vide
a
Roma
,
vestita
da
signora
.
»
«
Ma
la
vide
davvero
?
»
,
chiese
vivacemente
zia
Grathia
.
«
Le
parlò
?
»
«
Altro
che
le
parlò
!
»
,
rispose
amaramente
Anania
.
«
Egli
disse
d
'
aver
passato
qualche
ora
con
lei
.
Dopo
non
si
seppe
più
nulla
;
ma
io
,
mesi
fa
,
la
feci
ricercare
dalla
Questura
e
venni
a
sapere
che
ella
vive
a
Roma
,
sotto
un
falso
nome
.
Però
si
è
emendata
,
sì
,
si
è
emendata
,
e
adesso
vive
onestamente
lavorando
.
»
Zia
Grathia
era
venuta
a
porsi
davanti
alla
sedia
,
ed
a
misura
che
Anania
parlava
ella
spalancava
gli
occhietti
foschi
,
e
si
curvava
e
trasaliva
,
e
apriva
le
mani
come
per
raccogliere
le
parole
di
lui
.
Egli
si
rasserenava
pensando
a
Maria
Obinu
:
quando
disse
«
ella
ora
si
è
emendata
»
provò
un
impeto
di
gioia
,
sicuro
,
in
quel
momento
,
di
non
ingannarsi
supponendo
che
Maria
e
Olì
fossero
la
stessa
persona
.
«
Ma
sei
sicuro
,
ma
sei
proprio
sicuro
?
»
,
chiese
la
vecchia
,
sbalordita
.
«
Ma
sì
!
Ma
sìii
!...»,
egli
rispose
,
imitando
Margherita
nel
pronunziare
quel
sì
lieto
e
un
po
'
canzonatore
.
«
Ho
vissuto
due
mesi
in
casa
sua
.
»
Si
versò
da
bere
,
guardò
il
vino
attraverso
la
luce
rossastra
della
lucerna
di
ferro
,
e
sembrandogli
torbido
lo
assaggiò
appena
;
poi
nel
pulirsi
la
bocca
vide
che
il
vecchio
tovagliolo
grigiastro
era
bucato
,
e
se
ne
coprì
scherzosamente
il
viso
.
«
Ricordate
quando
io
e
Zuanne
ci
mascheravamo
?
»
,
chiese
,
guardando
attraverso
il
buco
.
«
Io
mettevo
sul
viso
questo
tovagliolo
.
Ma
che
avete
?
»
,
esclamò
subito
con
voce
mutata
,
scoprendosi
il
volto
lievemente
impallidito
.
Egli
vedeva
il
viso
della
vedova
,
di
solito
impassibile
e
cadaverico
,
animarsi
in
modo
strano
,
e
dopo
una
profonda
meraviglia
esprimere
la
pietà
più
intensa
;
e
capì
immediatamente
che
l
'
oggetto
di
questa
pietà
quasi
violenta
era
lui
.
Di
un
colpo
l
'
edifizio
del
suo
sogno
rovinò
.
«
Nonna
!
Zia
Grathia
!
Voi
sapete
!
»
,
gridò
con
aria
spaventata
,
stirando
nervosamente
il
tovagliuolo
quanto
era
lungo
.
«
Finisci
di
mangiare
,
adesso
:
parleremo
poi
,
figlio
.
Non
ti
piace
quel
vino
?
»
Ma
Anania
la
guardò
con
rabbia
e
balzò
in
piedi
.
«
Parlate
!
»
,
le
impose
.
«
Ah
,
Santissimo
Signore
»
,
si
lamentò
zia
Grathia
,
sospirando
e
schioccando
le
labbra
,
«
che
cosa
vuoi
ch
'
io
ti
dica
?
Perché
non
finisci
di
cenare
,
Anania
,
figlio
caro
?
...
Parleremo
poi
...
»
Egli
non
sentiva
e
non
vedeva
più
nulla
.
«
Parlate
!
Parlate
!
Voi
sapete
tutto
,
dunque
?
Dov
'
è
?
È
viva
,
è
morta
,
dov
'
è
?
Dov
'
è
?
Dov
'
è
?
»
Quel
«
dov
'
è
?
»
lo
ripeté
almeno
venti
volte
,
mentre
s
'
aggirava
automaticamente
intorno
alla
cucina
,
piegando
,
spiegando
,
stirando
il
tovagliuolo
,
mettendolo
sul
viso
,
guardando
attraverso
il
buco
:
pareva
un
po
'
impazzito
,
ma
più
irritato
che
commosso
.
«
Calmati
»
,
cominciò
a
dirgli
la
vecchia
,
andandogli
appresso
,
«
io
credevo
che
tu
sapessi
...
Sì
,
ella
è
viva
,
ma
non
è
la
donna
che
ti
ha
ingannato
fingendosi
tua
madre
.
»
«
Non
è
stata
lei
a
ingannarmi
,
nonna
!
L
'
ho
creduto
io
...
Ella
non
sa
neppure
che
io
abbia
supposto
...
Ah
,
dunque
non
è
lei
?
»
,
aggiunse
a
bassa
voce
,
con
meraviglia
,
come
se
fino
a
quel
momento
fosse
stato
certo
che
Maria
Obinu
era
sua
madre
.
«
Ma
parlate
dunque
!
»
,
esclamò
poi
.
«
Perché
mi
tenete
così
sulla
corda
?
Perché
non
mi
avete
parlato
ancora
di
lei
?
Dov
'
è
?
dov
'
è
?
»
«
Ma
se
non
ha
mai
lasciato
la
Sardegna
!
»
,
disse
la
vedova
,
camminandogli
sempre
a
fianco
.
«
In
verità
,
io
credevo
che
tu
lo
sapessi
.
Io
l
'
ho
riveduta
quest
'
anno
,
ai
primi
di
maggio
;
ella
venne
a
Fonni
per
la
festa
dei
Santi
Martiri
,
e
conduceva
un
cantastorie
,
un
giovine
cieco
suo
amante
.
Essi
erano
venuti
a
piedi
da
un
villaggio
lontano
,
da
Neoneli
;
ella
soffriva
le
febbri
di
malaria
,
e
sembrava
una
vecchia
di
sessanta
anni
.
Terminate
le
feste
,
il
cieco
,
che
aveva
guadagnato
assai
,
abbandonò
Olì
per
seguire
una
comitiva
di
mendicanti
diretti
ad
un
'
altra
festa
campestre
.
So
che
ella
,
in
giugno
e
luglio
,
fece
la
mietitrice
nelle
tancas
di
Mamojada
.
La
febbre
la
distruggeva
:
stette
lungamente
malata
nella
cantoniera
e
ci
sta
ancora
...
»
Anania
si
fermò
,
sollevò
il
viso
e
aprì
le
braccia
con
atto
disperato
.
«
Ed
io
...
io
...
l
'
ho
...
vista
!
»
,
gridò
.
«
Io
l
'
ho
vista
!
L
'
ho
vista
!
...
Siete
certa
di
quanto
mi
dite
?
»
,
chiese
poi
fissando
la
vedova
.
«
Certissima
:
perché
dovrei
ingannarti
?
»
«
Ditemi
»
,
egli
insisté
,
«
ma
c
'
è
davvero
?
Io
vidi
alla
finestra
una
donna
febbricitante
,
gialla
,
terrea
,
con
due
occhi
da
gatto
...
Era
lei
?
Ne
siete
certa
?
»
«
Certissima
,
ti
dico
.
Era
lei
certamente
.
»
«
Ed
io
...
io
l
'
ho
vista
!
»
,
egli
ripeté
,
e
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
,
torcendoselo
,
preso
da
una
collera
violenta
contro
se
stesso
che
si
era
così
lungamente
,
così
stupidamente
ingannato
;
che
aveva
cercato
sua
madre
al
di
là
dei
monti
e
dei
mari
,
mentre
ella
trascinava
la
sua
miseria
e
il
suo
disonore
attraverso
l
'
isola
natìa
;
che
si
era
commosso
davanti
a
tanti
volti
stranieri
e
non
aveva
sentito
un
palpito
nello
scorgere
il
volto
della
mendicante
,
della
miseria
viva
,
di
sua
madre
,
incorniciato
dalla
finestruola
tetra
della
cantoniera
.
Che
cosa
dunque
era
l
'
uomo
?
E
il
cuore
umano
?
E
la
vita
,
l
'
intelligenza
,
il
pensiero
?
Ah
,
sì
,
ora
che
queste
domande
gli
salivano
non
più
oziosamente
alle
labbra
,
ora
che
la
realtà
batteva
intorno
a
lui
le
sue
ali
funebri
e
squarciava
i
vapori
dell
'
illusione
,
ora
egli
rispondeva
alle
sue
domande
e
sapeva
che
cosa
era
l
'
uomo
,
il
suo
cuore
,
la
sua
vita
:
inganno
,
inganno
,
inganno
.
A
un
tratto
zia
Grathia
lo
prese
per
un
braccio
e
lo
costrinse
a
sedersi
:
poi
gli
si
accoccolò
davanti
,
gli
strinse
una
mano
,
e
lo
guardò
di
sotto
in
su
,
lungamente
,
pietosamente
.
«
Bambino
mio
»
,
gli
disse
,
«
piangi
,
piangi
.
Ti
farà
bene
.
Come
sei
freddo
!
»
.
Anania
strappò
la
mano
dal
morso
duro
delle
mani
della
vedova
.
«
Ma
per
chi
mi
prendete
?
»
domandò
offeso
.
«
Non
sono
un
ragazzino
,
io
!
Perché
devo
piangere
?
»
«
Eppure
ti
farebbe
bene
,
figlio
!
Ah
,
sì
,
io
so
quanto
fa
bene
piangere
!
Quanto
fu
picchiato
alla
mia
porta
,
una
notte
,
ed
una
voce
che
pareva
quella
della
Morte
mi
disse
:
"
Donna
,
non
aspettare
più
!
"
io
diventai
di
pietra
.
Per
ore
ed
ore
non
potei
piangere
;
e
furono
le
ore
più
terribili
per
me
:
mi
pareva
che
il
cuore
,
dentro
il
petto
,
fosse
diventato
di
ferro
rovente
,
e
mi
bruciasse
,
mi
bruciasse
le
viscere
,
mi
lacerasse
il
petto
con
la
sua
punta
acuta
.
Ma
poi
il
Signore
mi
concedé
le
lagrime
,
ed
esse
rinfrescarono
il
mio
dolore
come
la
rugiada
rinfresca
le
pietre
arse
dal
sole
.
Figlio
,
abbi
pazienza
!
Siamo
nati
per
soffrire
:
e
cosa
è
mai
questo
tuo
dispiacere
in
confronto
di
tanti
altri
dolori
?
»
.
«
Ma
io
non
soffro
!
»
,
egli
protestò
.
«
Dovevo
aspettarmelo
,
questo
colpo
;
me
lo
aspettavo
anzi
,
vedete
!
Sono
stato
spinto
a
venir
qui
quasi
da
una
forza
misteriosa
;
una
voce
mi
diceva
:
va
,
va
,
là
saprai
qualche
cosa
!
Certo
,
ho
provato
un
colpo
...
un
po
'
di
sorpresa
...
ma
adesso
è
passato
:
non
datevi
pena
.
»
Ma
la
vedova
lo
fissava
,
lo
vedeva
livido
in
viso
,
con
le
labbra
pallide
contratte
,
e
scuoteva
il
capo
.
Egli
prosegui
:
«
Ma
perché
nessuno
mi
ha
detto
mai
nulla
?
Eppure
qualche
cosa
dovevano
sapere
.
Il
carrozziere
,
per
esempio
,
possibile
che
non
sapesse
nulla
?
»
.
«
Forse
.
Ella
sola
poteva
farti
sapere
qualche
cosa
;
ma
no
,
essa
ha
paura
di
te
.
Quando
venne
qui
,
per
la
festa
,
con
quel
miserabile
cieco
che
si
fece
condurre
da
lei
e
poi
la
abbandonò
,
nessuno
qui
la
riconobbe
,
tanto
sembrava
vecchia
,
piena
di
stracci
,
istupidita
dalla
miseria
e
dalla
febbre
.
Del
resto
,
neppure
tu
l
'
hai
riconosciuta
.
Il
cieco
la
chiamava
con
un
brutto
nomignolo
:
soltanto
a
me
ella
confidò
il
suo
vero
essere
,
mi
raccontò
la
sua
triste
storia
e
mi
scongiurò
di
non
farti
mai
saper
nulla
di
lei
.
Essa
ha
paura
di
te
.
»
«
Perché
ha
paura
?
»
«
Ha
paura
che
tu
la
faccia
mettere
in
prigione
perché
ti
ha
abbandonato
.
Ha
anche
paura
dei
suoi
fratelli
che
sono
cantonieri
della
ferrovia
ad
Iglesias
.
»
«
E
suo
padre
?
»
,
domandò
Anania
,
che
non
aveva
mai
pensato
a
questi
suoi
parenti
.
«
Oh
!
è
morto
da
tanti
anni
,
morto
maledicendola
.
E
Olì
crede
sia
stata
questa
maledizione
a
perseguitarla
.
»
«
Sì
!
È
lei
che
è
pazza
!
Ma
che
ha
ella
fatto
durante
tutti
questi
anni
?
Come
ha
vissuto
?
Perché
non
ha
lavorato
?
»
Egli
sembrava
di
nuovo
calmo
,
e
faceva
le
sue
domande
senza
curiosità
,
pensando
alle
conseguenze
di
questo
disastroso
avvenimento
.
Ma
quando
la
vedova
sollevò
un
dito
e
disse
solennemente
:
«
Tutto
sta
nelle
mani
di
Dio
!
Figlio
,
c
'
è
un
filo
terribile
che
ci
tira
e
ci
tira
...
Forse
che
mio
marito
non
avrebbe
voluto
lavorare
,
e
morire
sul
suo
letto
,
benedetto
dal
Signore
?
Eppure
!
...
Così
di
tua
madre
!
Ella
certo
avrebbe
voluto
lavorare
e
vivere
onestamente
...
Ma
il
filo
l
'
ha
tirata
...
»
,
egli
s
'
accese
in
volto
,
e
di
nuovo
contorse
le
dita
e
si
sentì
soffocare
da
un
impeto
di
vergogna
e
di
spasimo
.
«
Tutto
...
tutto
è
finito
per
me
,
dunque
!
»
,
singhiozzò
.
«
Che
orrore
,
che
orrore
!
Che
miseria
,
che
onta
!
Ma
raccontatemi
,
dunque
,
ditemi
tutto
.
Come
ha
vissuto
?
...
Voglio
sapere
tutto
...
tutto
...
tutto
,
capite
!
voglio
morire
di
vergogna
,
prima
ancora
che
...
Basta
!
»
,
disse
poi
scuotendo
la
testa
,
come
per
scacciare
via
da
sé
ogni
turbamento
.
«Raccontatemi.»
Zia
Grathia
lo
guardava
con
infinita
pietà
:
avrebbe
voluto
prenderselo
sulle
ginocchia
,
cullarlo
,
cantargli
una
nenia
infantile
,
calmarlo
,
addormentarlo
;
ed
invece
lo
torturava
.
Ma
...
sia
fatta
la
volontà
del
Signore
:
siamo
nati
per
soffrire
,
e
non
si
muore
di
dolore
!
Tuttavia
la
vedova
cercò
di
raddolcire
alquanto
il
calice
amaro
che
Dio
porgeva
per
le
sue
mani
al
disgraziato
fanciullo
.
Disse
:
«
Io
non
so
raccontarti
precisamente
come
ella
visse
e
ciò
che
fece
.
So
che
ella
,
dopo
averti
lasciato
,
e
fece
benissimo
,
perché
altrimenti
tu
non
avresti
avuto
mai
un
padre
e
non
saresti
stato
fortunato
come
lo
sei
...
»
.
«
Zia
Grathia
!
Non
fatemi
arrabbiare
!...»,
egli
interruppe
impetuosamente
.
«
Tranquillità
!
Pazienza
!
»
,
gridò
la
donna
.
«
Non
disconoscere
la
bontà
del
Signore
,
ragazzo
mio
!
Se
tu
fossi
rimasto
qui
,
che
avresti
fatto
?
Forse
avresti
finito
vilmente
col
farti
anche
tu
frate
...
frate
mendicante
...
frate
poltrone
!
...
Basta
,
non
parliamone
più
!
Meglio
morire
che
finire
così
!
E
tua
madre
avrebbe
seguìto
egualmente
la
sua
via
,
perché
quello
era
il
suo
destino
.
Anche
qui
,
prima
di
partire
,
credi
tu
ch
'
ella
menasse
una
vita
santa
?
Ebbene
,
no
:
era
questo
il
suo
destino
.
Ella
aveva
qui
,
negli
ultimi
tempi
,
un
amante
carabiniere
che
fu
trasferito
a
Nuraminis
pochi
giorni
prima
della
vostra
fuga
.
Dopo
che
ti
ebbe
abbandonato
,
almeno
così
la
disgraziata
mi
raccontò
,
ella
partì
per
Nuraminis
,
a
piedi
,
nascondendosi
di
giorno
,
camminando
di
notte
,
attraversando
metà
della
Sardegna
.
Raggiunse
il
carabiniere
e
la
loro
relazione
continuò
per
qualche
mese
;
egli
aveva
promesso
di
sposarla
,
ma
invece
si
stancò
presto
di
lei
,
la
maltrattò
,
la
percosse
,
poi
l
'
abbandonò
.
Ella
seguì
la
sua
fatale
via
.
Mi
disse
,
-
e
piangeva
,
poveretta
,
piangeva
da
commuovere
le
pietre
,
-
che
cercò
sempre
del
lavoro
,
ma
che
non
poté
trovarne
mai
.
È
il
destino
,
te
lo
dissi
!
Il
destino
che
priva
del
lavoro
certi
esseri
disgraziati
,
come
ne
priva
altri
della
ragione
,
della
salute
,
della
bontà
.
L
'
uomo
e
la
donna
inutilmente
si
ribellano
.
No
,
avanti
,
morite
,
crepate
,
ma
seguite
il
filo
che
vi
tira
!
Basta
,
ultimamente
però
ella
si
era
emendata
:
s
'
era
unita
con
un
cieco
cantastorie
e
vivevano
da
due
anni
come
marito
e
moglie
:
ella
lo
conduceva
per
i
paesi
,
per
le
feste
campestri
,
da
un
luogo
all
'
altro
;
camminavano
quasi
sempre
a
piedi
,
qualche
volta
soli
,
qualche
volta
in
compagnia
di
altri
mendicanti
girovaghi
.
Il
cieco
cantava
certe
poesie
che
egli
stesso
componeva
:
aveva
una
bellissima
voce
.
Qui
,
mi
ricordo
,
cantò
la
Morte
del
re
,
una
poesia
che
faceva
piangere
la
gente
.
Il
Municipio
gli
diede
venti
lire
,
il
Rettore
lo
invitò
a
pranzo
.
Raccolse
,
in
tre
giorni
che
stette
qui
,
più
di
venti
scudi
.
Ed
era
un
'
immondezza
!
Anche
lui
prometteva
di
sposare
la
disgraziata
;
invece
,
quando
la
vide
ammalata
,
che
non
poteva
trascinarsi
oltre
,
la
piantò
,
per
paura
che
lo
costringessero
a
spendere
per
curarla
.
Di
qui
partirono
assieme
;
andarono
alla
festa
di
Sant
'
Elia
;
là
il
cieco
schifoso
incontrò
una
compagnia
di
mendicanti
campidanesi
che
dovevano
recarsi
ad
una
festa
campestre
nella
Gallura
,
e
andò
via
con
loro
,
mentre
la
disgraziata
moriva
di
febbre
in
una
capanna
di
pastori
.
Dopo
,
come
ti
dissi
,
sentendosi
meglio
,
ella
vagò
di
qua
e
di
là
,
mietendo
,
raccogliendo
spighe
,
finché
la
febbre
l
'
atterrò
del
tutto
.
L
'
altro
giorno
,
però
,
mi
mandò
a
dire
che
stava
meglio
...
»
Un
fremito
,
invano
represso
,
percorreva
tutte
le
membra
di
Anania
.
Quanta
miseria
,
quanta
vergogna
,
quanto
dolore
,
e
che
iniquità
divina
ed
umana
nel
racconto
della
vedova
!
Nessuno
dei
sanguinosi
e
tristi
racconti
ch
'
egli
aveva
sentito
narrare
nella
sua
infanzia
dalla
strana
donna
,
gli
era
mai
parso
più
spaventoso
di
questo
:
nessuno
lo
aveva
mai
fatto
tremare
come
questo
.
Ad
un
tratto
ricordò
il
pensiero
balenatogli
una
volta
in
mente
,
in
una
dolce
sera
lontana
,
nel
silenzio
della
pineta
interrotto
appena
dal
canto
del
galeotto
pastore
.
«
È
stata
anche
in
carcere
?
»
,
domandò
.
«
Sì
,
credo
,
una
volta
.
Furon
trovati
in
casa
sua
certi
oggetti
,
che
un
suo
amico
aveva
preso
da
una
chiesa
campestre
;
ma
fu
rilasciata
perché
provò
di
non
sapere
neppure
di
che
si
trattasse
...
»
«
Voi
mentite
!
»
,
disse
Anania
con
voce
cupa
.
«
Perché
non
dite
tutta
la
verità
?
Essa
è
stata
anche
ladra
...
ebbene
,
perché
non
dirlo
!
Credete
che
mi
importi
niente
?
Proprio
niente
,
vedete
,
neppure
così
»
,
aggiunse
,
mostrandole
la
punta
del
mignolo
.
«
Che
unghie
,
Signore
!
»
,
osservò
la
vecchia
.
«
Perché
ti
lasci
crescere
così
le
unghie
?
»
Egli
non
rispose
,
ma
balzò
in
piedi
e
camminò
su
e
giù
,
furioso
,
mugolando
come
un
toro
.
La
vedova
non
si
mosse
,
ed
egli
,
dopo
pochi
istanti
,
tornò
a
calmarsi
,
e
fermandosi
davanti
alla
donna
chiese
con
voce
dolente
ma
rassegnata
:
«
Ma
perché
son
nato
io
?
Perché
mi
hanno
fatto
nascere
?
Vedete
,
io
ora
sono
un
uomo
rovinato
:
tutta
la
mia
vita
è
distrutta
.
Non
potrò
proseguire
gli
studi
,
e
la
donna
che
dovevo
sposare
,
e
senza
la
quale
non
potrò
più
vivere
,
ora
mi
lascerà
...
cioè
devo
lasciarla
io
»
.
«
Ma
perché
?
Non
sa
chi
sei
tu
?
»
«
Sì
,
lo
sa
,
ma
crede
che
quella
donna
sia
morta
o
così
lontana
da
non
udirne
più
neanche
il
nome
.
Ed
ora
invece
ecco
che
essa
ritorna
!
Come
volete
voi
che
una
fanciulla
pura
e
delicata
possa
vivere
vicino
ad
una
donna
infame
?
»
«
Ma
che
cosa
vuoi
fare
?
Non
hai
tu
stesso
detto
che
non
ti
importa
nulla
di
lei
?
»
«
E
voi
che
cosa
mi
consigliate
?
»
«
Io
?
Che
cosa
ti
consiglio
?
Di
lasciarle
proseguire
la
sua
via
»
,
rispose
ferocemente
la
vedova
:
«
non
ti
ha
abbandonato
lei
?
Se
tu
lo
vorrai
,
la
tua
sposa
non
incontrerà
mai
la
disgraziata
,
e
tu
stesso
non
la
vedrai
mai
più
...
»
.
Anania
la
guardò
,
a
sua
volta
pietoso
ma
anche
sprezzante
.
«
Voi
non
capite
,
non
potete
capire
!
»
disse
.
«
Lasciamo
andare
;
ora
bisogna
pensare
al
modo
di
vederla
;
bisogna
ch
'
io
vada
là
domani
mattina
.
»
«
Tu
sei
matto
...
»
«
Voi
non
capite
...
»
Si
guardarono
;
entrambi
reciprocamente
sdegnati
e
pietosi
.
Allora
cominciarono
a
discutere
e
quasi
a
litigare
.
Anania
voleva
partire
subito
,
o
al
più
tardi
la
mattina
dopo
;
la
vedova
proponeva
di
far
venire
Olì
a
Fonni
senza
dirle
il
perché
.
«
Giacché
ti
ostini
!
Ma
va
là
!
io
la
lascerei
tranquilla
;
come
ha
camminato
sinora
camminerà
d
'
ora
in
avanti
...
Lasciala
stare
...
Mandale
qualche
soccorso
...
»
«
Nonna
,
pare
che
anche
voi
abbiate
paura
.
Quanto
siete
semplice
!
Io
non
le
torcerò
un
capello
;
io
la
prenderò
con
me
;
ella
vivrà
con
me
ed
io
lavorerò
per
lei
:
le
voglio
fare
del
bene
,
non
del
male
,
perché
tale
è
il
mio
dovere
...
»
«
Sì
,
questo
è
il
tuo
dovere
;
ma
d
'
altronde
,
figlio
,
pensa
,
rifletti
.
Come
vivrete
voi
?
Come
camperete
?
»
«
Non
pensateci
!
»
«
Come
,
come
farete
?
»
«
Non
pensateci
!
»
«
Bene
,
allora
!
Ma
ti
ripeto
che
essa
ha
una
folle
paura
di
te
,
e
se
tu
vai
ad
affrontarla
così
,
improvvisamente
,
è
capace
di
commettere
qualche
pazzia
.
»
«
Ed
allora
facciamola
venir
qui
:
ma
subito
,
domani
mattina
.
»
«
Sì
,
subito
,
sulle
ali
d
'
un
corvo
!
Come
sei
impaziente
,
figlio
delle
mie
viscere
!
Va
e
riposati
,
adesso
,
e
non
pensare
a
niente
.
Domani
notte
a
quest
'
ora
ella
sarà
qui
,
non
dubitare
.
Dopo
,
tu
farai
quel
che
vorrai
.
Domani
tu
salirai
sul
Gennargentu
:
io
direi
anzi
di
rimanerci
fino
a
posdomani
...
»
«
Vedrò
io
!
»
«
Ora
va
...
va
a
riposarti
»
,
ella
ripeté
,
dolcemente
spingendolo
.
Anche
nella
stanzetta
ove
egli
aveva
dormito
con
sua
madre
nulla
era
cambiato
;
vedendo
il
misero
giaciglio
,
sotto
cui
c
'
era
un
mucchio
di
patate
ancora
odoranti
di
terra
,
egli
ricordò
il
lettino
di
Maria
Obinu
e
le
illusioni
ed
i
sogni
che
lo
avevano
per
tanto
tempo
perseguitato
.
«
Come
ero
bambino
!
»
,
pensò
amaramente
.
«
E
dicevo
di
esser
uomo
!
Ah
,
soltanto
adesso
sono
uomo
!
Ah
,
soltanto
ora
la
vita
mi
ha
spalancato
le
sue
orribili
porte
!
Sì
,
sono
un
uomo
,
ora
,
e
voglio
essere
un
uomo
forte
!
No
,
vile
vita
,
tu
non
mi
vincerai
;
no
,
mostro
,
tu
non
mi
abbatterai
!
Tu
mi
perseguiti
,
tu
mi
hai
finora
combattuto
a
viso
coperto
,
vigliacca
,
miserabile
,
e
solo
oggi
,
in
questo
giorno
lungo
come
un
secolo
,
solo
oggi
hai
svelato
il
tuo
volto
orrendo
!
Ma
non
mi
vincerai
,
no
,
non
mi
vincerai
!
»
Aprì
le
imposte
tentennanti
che
davano
su
un
balcone
di
legno
,
del
quale
rimanevano
appena
i
sostegni
;
si
afferrò
a
questi
e
si
sporse
fuori
.
La
notte
era
limpidissima
,
fresca
,
chiara
e
diafana
come
sono
in
montagna
le
notti
sul
finir
dell
'
estate
.
Nel
silenzio
indicibile
che
regnava
,
la
visione
delle
montagne
vicine
e
le
linee
vaghe
delle
montagne
lontane
sembravano
più
solenni
e
grandiose
.
Ad
Anania
,
che
vedeva
quasi
ai
suoi
piedi
le
valli
profonde
,
pareva
di
star
sospeso
sopra
un
abisso
:
e
mentre
le
linee
delle
montagne
lontane
gli
destavano
in
cuore
una
dolcezza
strana
,
e
gli
davan
l
'
idea
di
versi
immensi
scritti
dalla
mano
onnipotente
d
'
un
divino
poeta
sulla
pagina
celeste
dell
'
orizzonte
,
il
vicino
colosso
nero
-
turchiniccio
di
Monte
Spada
,
protetto
dalla
formidabile
muraglia
del
Gennargentu
,
lo
opprimeva
,
gli
sembrava
l
'
ombra
del
mostro
al
quale
poco
prima
aveva
lanciato
la
sua
sfida
.
E
pensava
a
Margherita
lontana
,
a
Margherita
sua
,
non
più
sua
,
che
in
quell
'
ora
sognava
certamente
di
lui
guardando
anch
'
essa
l
'
orizzonte
;
e
sentiva
una
grande
pietà
per
lei
,
più
che
per
se
stesso
,
e
lagrime
soavi
e
amare
come
il
miele
amaro
gli
salivano
agli
occhi
;
ma
egli
le
respingeva
,
queste
lagrime
,
le
respingeva
come
un
nemico
felino
e
sleale
che
tentasse
vincerlo
a
tradimento
.
«
Son
forte
!
»
,
ripeteva
,
fermo
sul
balcone
senza
ringhiera
.
«
Mostro
,
sono
io
che
ti
vincerò
,
ora
che
mi
stai
davanti
!
»
E
non
si
accorgeva
che
il
mostro
gli
stava
alle
spalle
,
inesorabile
.
VIII
.
Nella
lunga
notte
insonne
egli
decise
,
o
credette
decidere
,
il
proprio
destino
.
«
Io
la
costringerò
a
viver
qui
,
presso
zia
Grathia
,
finché
non
avrò
trovato
la
mia
via
.
Parlerò
francamente
al
signor
Carboni
e
a
Margherita
.
Ecco
,
dirò
loro
,
le
cose
stanno
così
:
io
ho
intenzione
di
far
vivere
mia
madre
presso
di
me
,
appena
la
mia
posizione
me
lo
permetterà
:
questo
è
il
mio
dovere
,
ed
io
lo
compio
,
caschi
l
'
universo
.
Essi
mi
scacceranno
come
si
scaccia
una
bestia
immonda
;
io
non
mi
illudo
.
Allora
io
cercherò
un
impiego
,
e
lo
troverò
bene
,
e
prenderò
con
me
la
disgraziata
,
e
vivremo
assieme
di
miseria
,
ma
pagherò
i
miei
debiti
,
e
sarò
un
uomo
.
Un
uomo
!
»
pensò
amaramente
.
«
O
un
cadavere
vivente
!
»
Gli
pareva
d
'
esser
calmo
,
freddo
,
già
morto
alla
gioia
di
vivere
;
ma
in
fondo
al
cuore
sentiva
una
crudele
ebbrezza
d
'
orgoglio
,
una
smania
di
stolto
combattimento
contro
la
fatalità
,
contro
la
società
e
contro
se
stesso
.
«
L
'
ho
voluto
io
,
dopo
tutto
!
»
,
pensava
.
«
Sapevo
bene
che
doveva
finir
così
:
mi
sono
lasciato
trascinare
dalla
fatalità
.
Guai
a
me
!
Devo
espiare
io
:
espierò
.
»
Questa
illusione
di
coraggio
lo
sostenne
tutta
la
notte
,
ed
anche
il
giorno
dopo
,
durante
l
'
ascensione
al
Gennargentu
.
La
giornata
era
triste
,
annuvolata
e
nebbiosa
,
ma
senza
vento
:
egli
volle
partire
egualmente
,
con
la
speranza
,
diceva
,
che
il
tempo
si
rasserenasse
,
ma
in
realtà
per
cominciare
a
dar
a
se
stesso
una
prova
di
fermezza
,
di
coraggio
e
di
noncuranza
.
Che
gli
importava
oramai
delle
montagne
,
degli
orizzonti
,
del
mondo
intero
?
Ma
egli
voleva
fare
ciò
che
aveva
stabilito
di
fare
.
Solo
un
momento
,
prima
della
partenza
,
esitò
.
«
E
se
ella
,
avvertita
della
mia
presenza
,
non
venisse
e
fuggisse
ancora
?
E
io
non
prendo
forse
del
tempo
perché
ciò
avvenga
?
»
La
vedova
lo
rassicurò
impegnandosi
a
far
venire
Olì
al
più
presto
possibile
,
ed
egli
partì
.
La
guida
,
su
un
cavallino
forte
e
paziente
,
precedeva
per
gli
erti
sentieri
,
talvolta
dileguandosi
fra
la
nebbia
argentea
delle
lontananze
silenziose
,
talvolta
disegnandosi
sullo
sfondo
del
sentiero
come
una
figura
dipinta
a
guazzo
sopra
una
tela
grigia
.
Anania
seguiva
:
tutto
era
nebbia
intorno
a
lui
,
dentro
di
lui
,
ma
egli
distingueva
attraverso
quel
velo
fluttuante
il
profilo
ciclopico
del
Monte
Spada
,
e
dentro
di
sé
,
fra
le
nebbie
che
gli
avvolgevano
l
'
anima
,
scorgeva
quest
'
anima
come
scorgeva
il
monte
,
grande
,
immensa
,
dura
,
mostruosa
.
Un
silenzio
tragico
circondava
i
viaggiatori
,
interrotto
soltanto
,
a
intervalli
,
dal
grido
degli
avoltoi
.
Forme
strane
apparivano
qua
e
là
fra
la
nebbia
,
ai
lati
del
sentiero
roccioso
,
e
il
grido
degli
uccelli
carnivori
sembrava
la
voce
selvaggia
di
quelle
misteriose
parvenze
,
disturbate
dal
passaggio
dell
'
uomo
.
Anania
credeva
di
camminare
fra
le
nuvole
,
sentiva
qualche
volta
il
senso
del
vuoto
,
e
per
vincere
la
vertigine
doveva
guardare
intensamente
il
sentiero
,
sotto
i
piedi
del
cavallo
,
fissando
le
lastre
umide
e
lucenti
dello
schisto
e
i
piccoli
cespugli
violetti
del
serpillo
la
cui
acuta
fragranza
profumava
la
nebbia
.
Verso
le
nove
,
fortunatamente
pei
viaggiatori
che
in
quell
'
ora
percorrevano
un
sentiero
strettissimo
tagliato
sul
dorso
immenso
di
Monte
Spada
,
la
nebbia
diradò
:
Anania
diede
un
grido
di
ammirazione
,
quasi
strappatogli
violentemente
dalla
bellezza
magnifica
del
panorama
.
Tutto
il
monte
apparve
coperto
da
un
manto
violetto
di
serpillo
fiorito
;
e
al
di
là
,
la
visione
delle
valli
profondissime
e
delle
alte
cime
verso
cui
si
avvicinavano
i
viaggiatori
,
pareva
,
tra
il
velo
squarciato
della
nebbia
luminosa
,
fra
giuochi
di
sole
e
d
'
ombra
,
sotto
il
cielo
turchino
dipinto
di
strane
nuvole
che
si
diradavano
lentamente
,
un
sogno
d
'
artista
impazzito
,
un
quadro
d
'
inverosimile
bellezza
.
«
Come
la
natura
è
grande
,
e
come
è
bella
e
come
è
forte
!
»
,
pensò
Anania
,
intenerito
.
«
Nel
suo
cuore
immenso
tutto
è
puro
:
ah
,
se
ci
trovassimo
qui
soli
,
tutti
e
tre
,
io
,
Margherita
e
lei
,
chi
più
penserebbe
alle
cose
impure
che
ci
separano
?
»
Un
soffio
di
speranza
gli
attraversò
lo
spirito
:
e
se
Margherita
lo
amasse
davvero
tanto
quanto
aveva
dimostrato
d
'
amarlo
in
quegli
ultimi
giorni
,
e
se
acconsentisse
?
...
Con
questa
folle
speranza
in
cuore
camminò
lungo
tratto
,
finché
raggiunse
il
fondo
del
versante
di
Monte
Spada
per
ricominciare
la
salita
verso
la
più
alta
cima
del
Gennargentu
.
Un
torrente
passava
in
fondo
alla
valle
,
fra
enormi
roccie
e
boschi
di
ontani
che
un
improvviso
soffio
di
vento
scuoteva
.
Nel
silenzio
profondo
del
luogo
misterioso
il
mormorio
degli
ontani
diede
ad
Anania
una
bizzarra
impressione
;
gli
parve
che
la
sua
speranza
animasse
le
cose
intorno
,
e
che
gli
alberi
tremassero
,
come
sorpresi
da
una
gioia
arcana
.
Ma
ad
un
tratto
ricadde
nelle
sue
cupe
idee
e
un
progetto
stravagante
gli
attraversò
la
mente
:
farsi
romito
.
«
Se
mi
nascondessi
su
queste
montagne
e
vivessi
solo
,
cibandomi
d
'
erbe
e
di
uccelli
?
Perché
l
'
uomo
non
può
viver
solo
,
perché
non
può
spezzare
i
lacci
che
lo
avvincono
agli
altri
uomini
e
lo
strangolano
?
Zarathustra
?
Sì
,
ma
anch
'
Egli
una
volta
scrisse
:
"
Oh
,
quanto
sono
solo
!
Non
ho
più
nessuno
con
cui
possa
ridere
,
nessuno
che
mi
consoli
dolcemente
...
"
»
Per
tre
ore
l
'
ascesa
continuò
,
lenta
e
pericolosa
.
Il
cielo
si
rasserenò
completamente
,
il
vento
soffiò
:
le
cime
schistose
brillarono
al
sole
,
profilate
di
argento
sull
'
azzurro
infinito
;
l
'
isola
svolse
i
suoi
cerulei
panorami
,
disegnati
di
montagne
chiare
,
di
paesi
grigi
,
di
stagni
lucenti
,
e
qua
e
là
sfumati
nella
linea
vaporosa
del
mare
.
Ogni
tanto
Anania
si
distraeva
,
ammirava
,
seguiva
con
interesse
le
indicazioni
della
guida
e
guardava
col
binocolo
;
ma
appena
egli
cercava
di
godere
la
dolcezza
del
panorama
magnifico
,
il
dolore
gli
dava
come
una
zampata
da
tigre
per
riafferrarlo
interamente
a
sé
.
Verso
mezzogiorno
arrivarono
alla
vetta
Bruncu
Spina
.
Appena
smontato
,
Anania
s
'
arrampicò
fino
al
mucchio
di
lastre
schistose
del
punto
trigonometrico
,
e
si
gettò
per
terra
onde
sfuggire
alla
furia
del
vento
che
lo
assaltava
d
'
ogni
parte
.
Sotto
il
suo
sguardo
irrequieto
stendevasi
quasi
tutta
l
'
isola
,
con
le
sue
montagne
azzurre
e
il
suo
mare
argenteo
,
rischiarata
dal
sole
allo
zenit
:
sopra
il
suo
capo
brillava
il
cielo
turchino
,
vuoto
e
infinito
come
il
pensiero
umano
.
Il
vento
rombava
furiosamente
nel
vuoto
,
e
le
sue
raffiche
investivano
Anania
con
rabbia
pazza
:
pareva
l
'
ira
violenta
d
'
una
belva
formidabile
che
cercasse
di
scacciare
ogni
altro
essere
dall
'
antro
aereo
dove
voleva
dominare
sola
.
Anania
resisté
a
lungo
:
la
guida
gli
si
trascinò
accanto
,
gettandosi
anch
'
essa
carponi
sulle
lastre
schistose
,
e
cominciò
a
indicare
le
principali
montagne
ed
i
paesi
ed
i
borghi
dell
'
isola
.
Il
vento
rapiva
le
parole
e
mozzava
il
respiro
ai
due
uomini
.
«
Quella
è
Nuoro
?
»
,
gridò
Anania
.
«
Sì
:
la
collina
di
Sant
'
Onofrio
la
divide
in
due
.
»
«
Sì
,
è
vero
.
Si
vede
distintamente
.
»
«
Peccato
che
questo
vento
sia
così
rabbioso
!
Va
al
diavolo
,
vento
maledetto
!
»
,
urlò
la
guida
.
«
Altrimenti
si
poteva
mandare
un
saluto
a
Nuoro
,
tanto
oggi
sembra
vicina
!
»
Anania
ripensò
alla
promessa
fatta
a
Margherita
:
«...Dalla
più
alta
cima
sarda
ti
manderò
un
saluto
;
griderò
ai
cieli
il
tuo
nome
ed
il
mio
amore
,
come
vorrei
gridarlo
dalla
più
eccelsa
cima
del
mondo
affinché
tutta
la
terra
ne
restasse
attonita
...
»
.
E
gli
sembrò
che
il
vento
gli
portasse
via
il
cuore
,
sbattendolo
contro
i
colossi
granitici
del
Gennargentu
.
Al
ritorno
egli
credeva
di
trovare
sua
madre
presso
la
vedova
,
e
ansiosamente
,
dopo
aver
lasciato
il
cavallo
presso
la
guida
,
attraversò
il
paese
deserto
e
si
fermò
davanti
alla
porticina
nera
di
zia
Grathia
.
La
sera
scendeva
triste
,
un
vento
gagliardo
soffiava
per
le
straducole
erte
,
rocciose
:
il
cielo
era
pallido
:
pareva
d
'
autunno
.
Anania
,
fermo
davanti
alla
porticina
,
ascoltava
.
Silenzio
.
Attraverso
le
fessure
scorgevasi
il
chiarore
rosso
del
fuoco
.
Silenzio
.
Anania
entrò
e
vide
soltanto
la
vecchia
,
che
filava
seduta
sul
solito
sgabello
,
tranquilla
come
uno
spettro
.
Sulle
brage
gorgogliava
la
caffettiera
,
e
da
un
pezzo
di
carne
di
pecora
,
infilato
in
uno
spiedo
di
legno
,
sgocciolava
il
grasso
sulla
cenere
ardente
.
«
E
dunque
?
...
Nonna
,
dunque
?
»
«
Pazienza
,
gioiello
d
'
oro
!
Non
ho
trovato
una
persona
fidata
che
potesse
andare
laggiù
.
Mio
figlio
non
è
in
paese
.
»
«
Ma
il
carrozziere
?
»
«
Pazienza
,
ti
ho
detto
,
oh
!
»
,
esclamò
la
vedova
,
alzandosi
e
deponendo
il
fuso
sullo
sgabello
.
«
Ho
pregato
appunto
il
carrozziere
di
dirle
che
venga
assolutamente
,
domani
.
Gli
dissi
:
"
La
pregherai
a
nome
mio
che
venga
,
poiché
ho
da
comunicarle
cose
importantissime
che
la
riguardano
.
Non
le
dirai
che
qui
c
'
è
Anania
Atonzu
;
va
,
figlio
,
che
Dio
ti
ricompensi
perché
fai
un
'
opera
di
carità
".»
«
E
lui
?
E
lui
?
»
«
Lui
ha
promesso
di
condurla
qui
in
vettura
.
»
«
Ella
non
verrà
!
Vedrete
che
non
verrà
»
,
disse
Anania
,
inquieto
.
«
Purché
non
fugga
ancora
.
Ho
fatto
male
a
non
recarmi
io
stesso
...
ma
sono
ancora
a
tempo
...
»
E
voleva
partire
subito
:
ma
poi
si
lasciò
facilmente
convincere
a
rimanere
,
e
attese
.
Un
'
altra
triste
notte
passò
.
Nonostante
la
stanchezza
che
gli
fiaccava
le
membra
,
egli
dormì
pochissimo
,
-
su
quel
duro
giaciglio
dove
era
tristamente
nato
e
sul
quale
avrebbe
voluto
quella
notte
stessa
morire
.
Il
vento
urlava
sul
tetto
,
con
boati
da
mare
in
tempesta
,
e
la
sua
voce
rombante
,
ricordava
ad
Anania
l
'
infanzia
melanconica
,
i
terrori
lontani
,
le
notti
d
'
inverno
,
il
contatto
di
sua
madre
che
lo
stringeva
a
sé
più
per
paura
che
per
amore
.
No
,
ella
non
lo
aveva
amato
:
perché
illudersi
?
ella
non
lo
aveva
amato
;
ma
forse
questa
era
stata
la
più
orrenda
sventura
e
la
perdita
inesorabile
di
Olì
.
Egli
lo
sentiva
,
lo
sapeva
;
e
provava
una
tristezza
mortale
,
un
'
improvvisa
pietà
per
lei
che
era
vittima
del
destino
e
degli
uomini
.
S
'
ella
fosse
arrivata
quella
notte
,
mentre
la
voce
del
vento
destava
nel
cuore
di
Anania
impeti
di
terrore
e
di
pietà
,
egli
l
'
avrebbe
accolta
con
tenerezza
;
ma
la
notte
passò
,
e
spuntò
una
giornata
che
il
vento
rendeva
melanconica
,
ed
egli
trascorse
ore
che
mise
fra
le
più
tristi
e
irrequiete
della
sua
vita
.
Durante
quelle
ore
egli
girò
per
le
viuzze
,
come
spinto
dal
vento
,
andò
in
qualche
casa
,
bevette
molta
acquavite
,
ritornò
dalla
vedova
e
sedette
accanto
al
fuoco
,
assalito
da
brividi
di
febbre
e
da
una
acuta
irritazione
nervosa
.
Anche
zia
Grathia
non
trovava
pace
;
vagava
su
e
giù
per
la
casa
,
e
un
'
ora
prima
che
arrivasse
la
corriera
s
'
avviò
per
andare
incontro
ad
Olì
.
Prima
di
uscire
pregò
Anania
di
tenersi
calmo
.
«
Bada
che
ella
ha
paura
di
te
...
»
«
Andate
,
santa
donna
!
»
,
egli
disse
con
disprezzo
.
«
Non
la
guarderò
neppure
:
le
dirò
soltanto
poche
parole
.
»
Passò
più
di
un
'
ora
.
Anania
ricordava
con
amarezza
la
dolce
ora
passata
nell
'
attendere
zia
Tatàna
:
e
mentre
anelava
l
'
arrivo
di
Olì
,
il
triste
arrivo
che
doveva
una
buona
volta
porre
fine
ai
suoi
tormenti
,
si
sentiva
divorato
da
un
cupo
desiderio
:
che
ella
non
arrivasse
,
che
fosse
di
nuovo
fuggita
,
scomparsa
per
sempre
!
«
Ma
è
anche
malata
»
,
pensava
con
triste
conforto
,
«
morrà
ben
presto
!
»
La
vedova
rientrò
,
sola
,
frettolosa
.
«
Zitto
,
non
arrabbiarti
!
»
,
disse
a
voce
bassa
,
rapidamente
.
«
Viene
!
Viene
!
È
qui
:
io
le
ho
detto
tutto
.
Zitto
!
Ha
una
paura
terribile
.
Non
farle
del
male
,
figlio
!
»
Uscì
di
nuovo
,
lasciando
aperta
la
porticina
che
il
vento
cominciò
a
sbattere
,
spingendola
,
attirandola
,
quasi
trastullandosi
con
essa
.
Anania
attese
,
pallido
,
incosciente
.
Ogni
volta
che
la
porta
si
apriva
il
sole
ed
il
vento
penetravano
nella
cucina
,
illuminavano
e
scuotevano
ogni
cosa
,
e
sparivano
per
ricomparire
subito
.
Per
uno
o
due
minuti
Anania
seguì
incoscientemente
il
gioco
del
sole
e
del
vento
,
ma
ad
un
tratto
s
'
irritò
contro
la
porta
e
mosse
per
chiuderla
,
nervoso
e
col
volto
cupo
d
'
ira
.
Egli
apparve
così
alla
misera
donna
che
si
avanzava
tremando
,
timida
e
lacera
come
una
mendicante
.
Egli
la
guardò
:
ella
lo
guardò
:
lo
spavento
e
la
diffidenza
era
negli
occhi
d
'
entrambi
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altra
pensarono
neppure
a
stendersi
la
mano
,
neppure
a
salutarsi
:
tutto
un
mondo
di
dolore
e
di
errore
era
fra
loro
e
li
divideva
inesorabilmente
,
come
due
mortali
nemici
.
Anania
tenne
ferma
la
porta
,
appoggiandovisi
,
tutto
inondato
di
sole
e
di
vento
,
e
seguì
con
gli
occhi
la
misera
figura
di
Olì
,
mentre
ella
,
quasi
spinta
da
zia
Grathia
,
si
avanzava
verso
il
focolare
.
Sì
,
era
ben
lei
,
la
pallida
e
scarna
apparizione
intravveduta
nella
finestra
nera
della
cantoniera
;
nel
viso
giallo
-
grigiastro
i
grandi
occhi
chiari
,
sbiaditi
dalla
debolezza
e
dalla
paura
,
parevano
gli
occhi
d
'
un
gatto
selvatico
ammalato
.
Appena
ella
si
fu
seduta
,
la
vedova
ebbe
una
magnifica
idea
:
lasciò
soli
i
suoi
ospiti
!
Ma
Anania
sbatté
la
porta
e
corse
irritatissimo
dietro
zia
Grathia
.
«
Dove
andate
?
Venite
,
tornate
subito
,
altrimenti
vado
via
anch
'
io
!
»
disse
aspramente
,
raggiungendo
la
vecchia
su
per
la
scaletta
.
Olì
dovette
sentire
la
minaccia
,
perché
quando
Anania
e
la
vedova
rientrarono
in
cucina
ella
piangeva
presso
la
porta
,
pronta
ad
andarsene
.
Cieco
di
vergogna
e
di
dolore
,
Anania
le
si
slanciò
sopra
,
l
'
afferrò
per
un
braccio
e
la
spinse
contro
il
muro
,
poi
chiuse
a
chiave
la
porta
.
«
Nooo
!
»
,
egli
gridò
,
mentre
la
donna
s
'
accoccolava
per
terra
,
restringendosi
tutta
come
un
riccio
e
piangendo
convulsa
.
«
Non
partirete
più
!
Non
farete
più
un
passo
senza
il
mio
consentimento
.
Rimanete
,
piangete
finché
volete
,
ma
di
qui
non
vi
muoverete
più
.
I
tempi
allegri
son
finiti
.
»
Olì
pianse
più
forte
,
tutta
scossa
da
un
fremito
di
spasimo
;
ma
nello
scoppio
del
suo
pianto
risuonò
quasi
una
frenetica
irrisione
alle
ultime
parole
di
Anania
;
ed
egli
lo
sentì
,
e
la
vergogna
subitanea
per
le
mostruose
parole
pronunziate
accrebbe
il
suo
furore
.
Ah
,
il
pianto
della
donna
lo
irritava
,
invece
di
commuoverlo
;
tutti
gli
istinti
dell
'
uomo
primitivo
,
barbaro
e
feroce
,
vibravano
nei
suoi
nervi
frementi
:
ed
egli
lo
sentiva
,
ma
non
sapeva
dominarsi
.
Zia
Grathia
lo
guardava
atterrita
,
domandandosi
se
Olì
non
avesse
ragione
a
temerlo
;
e
scuoteva
la
testa
,
minacciava
con
ambe
le
mani
,
s
'
agitava
,
pronta
a
tutto
pur
d
'
impedire
una
scena
violenta
;
ma
non
sapeva
che
dire
,
non
poteva
parlare
.
Ah
,
era
indiavolato
quel
bel
ragazzo
ben
vestito
:
era
più
terribile
d
'
un
pastore
orgolese
con
la
mastrucca
,
più
terribile
dei
banditi
che
ella
aveva
conosciuti
sulla
montagna
.
Ella
s
'
era
immaginata
una
scena
ben
diversa
da
quella
!
«
Sì
»
,
egli
riprese
,
abbassando
la
voce
,
e
fermandosi
davanti
a
Olì
,
«
i
vostri
viaggi
son
finiti
.
Ragioniamo
un
po
'
:
è
inutile
piangere
,
anzi
dovete
rallegrarvi
perché
avete
ritrovato
un
buon
figliuolo
che
vi
restituirà
bene
per
male
:
quindi
dovete
aspettarvi
da
lui
molto
bene
.
Di
qui
voi
non
vi
muoverete
più
,
finché
non
l
'
ordinerò
io
.
Capite
?
capite
?
»
,
ripeté
,
sollevando
di
nuovo
la
voce
,
e
battendosi
la
mano
sul
petto
.
«
Adesso
sono
io
il
padrone
:
non
sono
più
il
bimbo
di
sette
anni
,
che
voi
avete
vilmente
ingannato
e
abbandonato
;
non
sono
più
l
'
immondezza
che
voi
avete
buttato
via
;
sono
un
uomo
ora
,
capite
?
e
saprò
difendermi
,
sì
,
saprò
difendermi
,
saprò
,
perché
voi
finora
non
avete
fatto
altro
che
offendermi
,
uccidermi
giorno
per
giorno
,
sempre
a
tradimento
,
sempre
!
sempre
!
e
rovinarmi
,
capite
,
rovinarmi
sempre
più
,
sempre
più
,
come
si
rovina
una
casa
,
un
muro
,
così
,
pietra
per
pietra
,
così
...
»
Egli
faceva
atto
di
buttar
giù
un
muro
;
si
curvava
,
sudava
,
quasi
oppresso
da
una
vera
fatica
fisica
;
ma
d
'
un
tratto
,
improvvisamente
,
guardando
Olì
che
piangeva
sempre
,
sentì
la
sua
ira
sbollire
,
svanire
.
Un
senso
di
gelo
lo
invase
.
Chi
era
quella
donna
che
egli
ingiuriava
?
Quel
mucchio
di
stracci
,
quella
lurida
lumaca
,
quella
mendicante
,
quell
'
essere
senza
anima
?
Poteva
ella
capire
ciò
che
egli
le
diceva
?
ciò
che
ella
aveva
fatto
?
E
d
'
altronde
che
poteva
esserci
di
comune
fra
lui
e
quella
creatura
immonda
?
Era
poi
davvero
sua
madre
,
quella
?
E
se
lo
era
,
che
significava
,
che
importava
?
Madre
non
è
la
donna
che
dà
materialmente
alla
luce
una
creatura
,
frutto
d
'
un
momento
di
piacere
,
e
poi
la
butta
nel
mezzo
della
strada
,
in
grembo
al
perfido
Caso
che
l
'
ha
fatta
nascere
.
No
,
quella
donna
lì
non
era
sua
madre
,
non
era
una
madre
,
sia
pure
incosciente
:
egli
non
le
doveva
nulla
.
Forse
non
aveva
diritto
di
rimproverarle
i
suoi
errori
,
ma
non
doveva
neppure
sacrificarsi
per
lei
.
Sua
madre
poteva
essere
zia
Tatàna
,
poteva
essere
zia
Grathia
,
e
magari
Maria
Obinu
,
e
magari
zia
Varvara
o
Nanna
l
'
ubriacona
;
tutte
,
fuorché
la
miserabile
creatura
che
gli
stava
davanti
.
«
Avrei
fatto
bene
a
non
occuparmene
,
davvero
,
come
consigliava
zia
Grathia
»
,
pensò
.
«
E
forse
è
meglio
che
essa
riprenda
la
sua
via
.
Che
può
importarmi
di
lei
?
No
,
non
me
ne
importa
niente
.
»
Olì
continuava
a
piangere
.
«
Finitela
»
,
diss
'
egli
freddamente
,
ma
non
più
irato
;
e
siccome
ella
piangeva
più
forte
,
egli
si
volse
alla
vedova
e
le
fece
cenno
di
confortarla
e
farla
tacere
.
«
Non
vedi
che
ha
paura
?
»
,
mormorò
la
vedova
,
passandogli
vicina
.
«
Su
!
su
!
»
,
disse
poi
,
battendo
una
mano
sulle
spalle
di
Olì
.
«
Finiscila
,
figlia
.
Fatti
coraggio
,
abbi
pazienza
.
È
inutile
piangere
;
egli
non
ti
divorerà
,
poi
;
è
figlio
delle
tue
viscere
,
dopo
tutto
.
Su
!
su
!
Adesso
prendi
un
po
'
di
caffè
,
poi
discorrerete
meglio
.
Fammi
il
piacere
,
figlio
,
Anania
,
va
un
po
'
fuori
:
poi
ragionerete
meglio
.
Va
fuori
,
gioiello
d
'oro.»
Egli
non
si
mosse
,
ma
Olì
si
calmò
alquanto
,
e
quando
zia
Grathia
le
portò
il
caffè
,
ella
prese
tremando
la
tazza
e
bevette
avidamente
,
guardandosi
attorno
con
occhi
ancora
spaventati
,
diffidenti
,
eppure
attraversati
da
balenii
di
piacere
.
Ella
era
avida
del
caffè
,
come
quasi
tutte
le
donnicciuole
sarde
,
ed
Anania
,
che
aveva
un
po
'
ereditato
questa
passione
,
la
guardava
e
la
studiava
,
ridiventato
perfettamente
cosciente
;
e
gli
pareva
di
scorgere
una
bestia
selvatica
e
timida
,
una
lepre
rosicchiante
l
'
uva
nella
vigna
,
trepida
per
il
piacere
del
pasto
e
per
la
paura
di
venir
sorpresa
.
«
Ne
vuoi
ancora
?
»
,
domandò
zia
Grathia
,
chinandosi
e
parlando
ad
Olì
come
ad
una
bambina
.
«
Sì
?
No
?
Se
ne
vuoi
ancora
dimmelo
pure
.
Da
'
qui
la
chicchera
,
e
alzati
,
su
,
lavati
gli
occhi
,
sta
tranquilla
!
Hai
sentito
?
Su
,
figlia
!
»
Olì
si
alzò
,
aiutata
dalla
vecchia
,
e
andò
diritta
alla
tinozza
dell
'
acqua
dove
usava
lavarsi
venti
anni
prima
:
volle
pulire
la
chicchera
,
poi
si
lavò
,
e
s
'
asciugò
col
grembiale
bucherellato
.
Le
sue
labbra
tremavano
,
qualche
singhiozzo
le
gonfiava
ancora
il
petto
,
i
suoi
occhi
arrossati
e
cerchiati
,
enormi
nel
viso
piccolo
,
sfuggivano
lo
sguardo
freddo
di
Anania
.
Egli
guardava
il
grembiale
bucherellato
e
pensava
:
«
Bisognerà
subito
farle
una
veste
:
è
veramente
lurida
.
Ho
ancora
sessanta
lire
delle
lezioni
date
a
Nuoro
:
ho
fatto
bene
a
fare
quelle
ripetizioni
...
Ne
troverò
anche
altre
.
Venderò
anche
i
libri
...
Sì
,
occorre
subito
vestirla
e
calzarla
...
Avrà
anche
fame
...
»
.
Quasi
indovinando
il
suo
pensiero
,
zia
Grathia
disse
ad
Olì
:
«
Hai
fame
?
Se
hai
fame
dimmelo
pure
,
subito
:
non
star
lì
vergognosa
;
chi
si
vergogna
patisce
.
Hai
fame
?
No
?
»
.
«
No
»
,
rispose
Olì
con
voce
rauca
.
Anania
si
turbò
nell
'
udire
quella
voce
:
era
ancora
la
voce
d
'
un
tempo
,
sì
,
la
voce
lontana
,
la
voce
di
lei
.
Sì
,
quella
donna
era
lei
,
era
lei
,
la
madre
,
la
sola
,
la
vera
,
l
'
unica
madre
!
Era
la
carne
della
sua
carne
,
il
membro
malato
,
il
viscere
fracido
che
lo
straziava
,
ma
dal
quale
non
poteva
staccarsi
senza
lasciar
la
vita
.
«
Ebbene
,
allora
siedi
qui
»
,
disse
zia
Grathia
avvicinando
due
sgabelli
al
focolare
,
«
siedi
qui
,
figlia
,
e
tu
siedi
qui
,
gioiello
mio
.
Sedete
qui
entrambi
e
discorrete
...
»
.
Fece
sedere
Olì
,
e
pretendeva
di
fare
altrettanto
con
Anania
,
ma
egli
si
scosse
bruscamente
.
«
Lasciatemi
dunque
;
non
sono
un
bimbo
,
vi
ho
detto
!
D
'
altronde
»
,
egli
riprese
,
camminando
su
e
giù
per
la
cucina
,
«
c
'
è
poco
da
discorrere
.
Ho
già
detto
quanto
dovevo
dire
.
Ella
rimarrà
qui
finché
io
non
ordinerò
altrimenti
:
voi
ora
le
comprerete
le
scarpe
e
un
vestito
...
vi
darò
i
danari
...
,
ma
di
questo
parleremo
poi
...
Intanto
»
,
e
alzò
la
voce
,
per
significare
che
si
rivolgeva
ad
Olì
,
«
rispondete
voi
:
che
cosa
rispondete
dunque
?
»
Credendo
che
egli
parlasse
con
la
vedova
,
Olì
non
rispose
.
«
Hai
sentito
?
»
,
le
disse
zia
Grathia
,
con
voce
dolce
.
«
Che
cosa
rispondi
?
»
«
Io
?
»
,
ella
chiese
a
bassa
voce
.
«
Sì
,
tu
.
»
«
Io
...
nulla
.
»
«
Avete
debiti
?
»
,
domandò
Anania
.
«No.»
«
Verso
il
cantoniere
,
no
?
»
.
«
No
.
Si
hanno
tenuto
tutto
quanto
avevo
.
»
«
Che
cosa
avevate
?
»
«
I
bottoni
d
'
argento
della
camicia
,
le
scarpe
nuove
,
dodici
lire
in
argento
.
»
«
Che
cosa
possedete
ora
?
»
«
Nulla
.
Come
mi
vedi
,
mi
scrivi
[
29
]
»
,
diss
'
ella
,
toccandosi
il
grembiale
.
La
sua
voce
era
cupa
,
cavernosa
.
«
Avete
qualche
carta
?
»
«
Cosa
?
»
«
Qualche
carta
»
,
spiegò
zia
Grathia
.
«
Sì
,
la
fede
di
nascita
?
»
«
Sì
,
la
fede
di
nascita
»
,
ella
rispose
toccandosi
il
petto
.
«
L
'
ho
qui
.
»
«
Fate
vedere
»
.
Ella
trasse
una
carta
gialliccia
,
macchiata
d
'
olio
e
di
sudore
,
mentre
Anania
ripensava
amaramente
alle
ricerche
e
alle
indagini
fatte
per
scoprire
se
Maria
Obinu
possedeva
carte
rivelatrici
.
Zia
Grathia
prese
la
carta
e
gliela
diede
;
egli
la
svolse
,
la
lesse
,
la
restituì
.
«
Perché
ve
la
siete
procurata
?
»
,
domandò
.
«
Per
sposarmi
con
Celestino
...
»
«
Il
cieco
»
,
spiegò
la
vedova
,
e
aggiunse
borbottando
:
«
quell
'
immondezza
vile
»
.
Anania
tacque
,
e
continuò
a
camminare
su
e
giù
per
la
cucina
:
il
vento
sibilava
incessantemente
intorno
alla
casetta
;
dalle
fessure
del
tetto
piovevano
alcune
striscie
di
sole
che
disegnavano
fantastiche
monete
d
'
oro
sul
pavimento
nero
.
Anania
camminava
divertendosi
automaticamente
a
mettere
i
piedi
su
quelle
monete
,
come
usava
una
volta
,
da
bambino
:
si
domandava
che
cosa
gli
restava
da
fare
e
gli
sembrava
d
'
aver
già
esaurito
una
parte
del
suo
grave
compito
.
«
Io
ora
chiamerò
di
là
zia
Grathia
»
,
pensava
,
«
e
le
consegnerò
i
danari
perché
le
compri
le
vesti
e
le
scarpe
e
le
dia
da
mangiare
,
poi
partirò
e
vedrò
...
Qui
non
mi
resta
altro
da
fare
:
è
tutto
fatto
...
È
tutto
fatto
!
»
,
ripeté
fra
sé
con
infinita
tristezza
.
«
Tutto
è
finito
.
»
Gli
venne
in
mente
di
sedersi
accanto
a
sua
madre
,
di
chiederle
come
aveva
vissuto
,
di
rivolgerle
una
sola
parola
di
dolcezza
e
di
perdono
:
ma
non
poteva
,
non
poteva
:
il
solo
guardarla
lo
disgustava
;
gli
pareva
che
ella
puzzasse
(
e
in
realtà
ella
emanava
quello
sgradevole
odore
tutto
speciale
dei
mendicanti
)
,
e
non
vedeva
l
'
ora
di
andarsene
,
di
fuggire
,
di
togliersi
dagli
occhi
quella
vista
dolorosa
.
Eppure
qualche
cosa
lo
tratteneva
;
egli
sentiva
che
la
scena
non
poteva
terminare
così
,
dopo
poche
frasi
;
pensava
che
Olì
forse
,
fra
la
sua
paura
e
la
sua
vergogna
,
gioiva
d
'
aver
un
figlio
bello
,
forte
,
civile
;
e
nel
suo
disgusto
,
nel
suo
dolore
anch
'
egli
provava
un
meschino
conforto
dicendo
a
se
stesso
:
«
Almeno
non
è
sfrontata
:
forse
si
può
redimere
ancora
.
È
incosciente
,
ma
non
sfrontata
.
Non
si
ribellerà
»
.
Eppure
ella
si
ribellò
.
«
Ecco
»
,
egli
ricominciò
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
«
voi
rimarrete
qui
finché
non
avrò
aggiustato
i
miei
affari
.
Zia
Grathia
comprerà
le
vesti
e
le
scarpe
...
»
La
voce
rauca
e
dolente
risuonò
forte
:
«
Io
non
voglio
nulla
.
Io
no
...
»
.
«
Come
no
?
»
,
egli
chiese
,
fermandosi
di
botto
davanti
al
focolare
.
«
Io
non
resto
.
»
«
Che
cosa
?
»
,
egli
gridò
sporgendosi
in
avanti
,
coi
pugni
stretti
e
gli
occhi
spalancati
.
«
Spiegatevi
meglio
.
»
Ah
,
dunque
non
era
tutto
finito
?
Ella
osava
?
perché
osava
?
Ah
,
ella
dunque
non
capiva
che
suo
figlio
aveva
sofferto
e
lottato
durante
tutta
la
sua
vita
per
raggiungere
uno
scopo
:
quello
di
ritirarla
dalla
via
della
colpa
e
del
vagabondaggio
,
anche
sacrificandole
tutto
il
suo
avvenire
?
Perché
ora
ella
osava
ribellarglisi
,
perché
voleva
sfuggirgli
ancora
?
Non
capiva
che
egli
le
avrebbe
impedito
di
far
ciò
,
anche
a
costo
d
'
un
delitto
?
«
Spiegatevi
!
»
,
egli
ripeté
,
dominando
a
stento
la
sua
collera
.
E
stette
ad
ascoltare
,
fremente
,
esaltato
,
ficcandosi
le
unghie
puntute
sulle
palme
delle
mani
,
mentre
il
suo
viso
andava
di
momento
in
momento
deformandosi
sotto
la
pressione
di
un
dolore
senza
nome
.
Zia
Grathia
lo
fissava
,
pronta
anch
'
essa
a
gettarglisi
sopra
se
egli
osava
toccare
Olì
.
Fra
le
tre
creature
selvagge
,
riunite
intorno
al
focolare
,
la
fiamma
di
un
tizzo
sorgeva
azzurrognola
e
cigolava
:
pareva
piangesse
.
«
Ascoltami
»
,
disse
Olì
animandosi
,
«
non
adirarti
,
tanto
oramai
la
tua
collera
è
inutile
.
Il
male
è
fatto
e
nulla
più
lo
può
rimediare
:
tu
puoi
uccidermi
,
ma
non
ne
ritrarrai
alcun
benefizio
.
L
'
unica
cosa
che
tu
possa
fare
è
di
non
occuparti
di
me
.
Io
non
posso
restare
qui
:
me
ne
andrò
e
tu
non
udrai
più
mie
notizie
.
Figurati
di
non
avermi
mai
incontrata
...
»
«
Dove
vuoi
andare
?
»
,
chiese
la
vedova
.
«
Anch
'
io
gli
ho
detto
queste
cose
,
ma
egli
non
capisce
la
ragione
:
ci
sarebbe
però
un
mezzo
...
Rimani
qui
egualmente
,
invece
di
andar
per
il
mondo
:
non
diremo
chi
tu
sei
ed
egli
vivrà
tranquillo
come
se
tu
fossi
lontana
.
Perché
,
povera
te
,
se
vai
via
di
qui
,
dove
andrai
?
»
«
Dove
Dio
vuole
...
»
«
Dio
?
»
,
proruppe
Anania
,
dandosi
forti
pugni
sul
petto
.
«
Dio
ora
vi
comanda
di
obbedirmi
.
Non
osate
neppur
più
ripetere
che
non
volete
restare
qui
.
Non
osate
»
,
egli
disse
come
in
delirio
.
«
Credete
che
io
scherzi
,
forse
?
Non
osate
muovere
un
passo
senza
ordine
mio
;
altrimenti
sarò
capace
di
tutto
...
»
«
Per
il
tuo
bene
»
,
ella
insisté
.
«
Ascoltami
almeno
:
non
essere
feroce
con
me
,
mentre
sei
indulgente
con
tuo
padre
,
con
quel
miserabile
che
fu
la
mia
rovina
.
»
«
Ella
ha
ragione
!
»
,
disse
la
vedova
.
«
Tacete
!
»
,
impose
Anania
.
Olì
prese
ancor
più
coraggio
.
«
Io
non
so
parlare
,
Ananì
...
io
ora
non
so
parlare
perché
le
disgrazie
mi
hanno
reso
stupida
;
ma
una
sola
cosa
ti
domando
:
non
avrei
tutto
da
guadagnare
restando
qui
?
Se
voglio
andar
via
non
è
per
il
tuo
bene
?
Rispondi
.
Ah
,
egli
neppure
mi
ascolta
!
»
,
disse
poi
,
rivolta
alla
vedova
.
Anania
camminava
nuovamente
su
e
giù
per
la
cucina
,
e
pareva
non
udisse
davvero
le
parole
di
Olì
;
ma
a
un
tratto
trasalì
e
gridò
:
«
Ascolto
!
»
.
Ella
riprese
umilmente
:
«
Perché
dunque
vuoi
che
io
rimanga
qui
?
Lasciami
andare
per
la
mia
via
:
come
un
giorno
ti
feci
del
male
,
lascia
che
ora
possa
farti
del
bene
.
Lasciami
andare
:
io
non
voglio
esserti
d
'
impedimento
:
lasciami
andare
...
per
il
tuo
bene
...
»
.
«
No
!
»
,
egli
ripeté
.
«
Lasciami
andare
,
te
ne
supplico
:
sono
ancor
buona
a
lavorare
.
Tu
non
saprai
più
nulla
di
me
:
sparirò
come
la
foglia
portata
dal
vento
...
»
Egli
s
'
aggirò
su
se
stesso
;
una
terribile
tentazione
lo
insidiò
:
lasciarla
andare
!
Per
un
minuto
secondo
una
folle
gioia
gli
brillò
nell
'
anima
,
al
pensiero
che
tutto
poteva
considerarsi
come
un
sogno
maligno
:
una
sola
parola
e
il
sogno
svaniva
e
tornava
la
dolce
realtà
...
Ma
subito
ebbe
vergogna
di
se
stesso
:
la
sua
ira
crebbe
,
il
suo
grido
echeggiò
nuovamente
nella
tetra
cucina
.
«
No
!
»
«
Tu
sei
una
belva
»
,
mormorò
Olì
,
«
non
sei
un
cristiano
:
sei
una
belva
che
morde
le
sue
stesse
carni
.
Lasciami
andare
,
fanciullo
di
Dio
,
lasciami
...
»
«
No
!
»
«
Una
belva
davvero
!
»
,
confermò
zia
Grathia
,
mentre
Olì
taceva
e
pareva
vinta
.
«
C
'
è
bisogno
di
urlare
così
?
Nooo
!
Nooo
!
Nooo
!
Fuori
,
se
sentono
,
crederanno
che
c
'
è
un
toro
selvatico
,
chiuso
qui
dentro
.
Son
queste
le
cose
che
ti
hanno
insegnato
a
scuola
?
»
«
A
scuola
mi
hanno
insegnato
questa
ed
altre
cose
»
,
egli
disse
,
abbassando
la
voce
che
gli
si
era
fatta
rauca
.
«
Mi
hanno
insegnato
che
l
'
uomo
non
deve
lasciarsi
disonorare
,
a
costo
di
morirne
...
Ma
voi
non
potete
capire
certe
cose
!
Infine
,
tagliamo
corto
,
e
state
zitte
tutt
'
e
due
...
»
«
Io
non
capisco
?
Io
capisco
benissimo
»
,
protestò
la
vecchia
.
«
Nonna
,
voi
capite
davvero
.
Ricordatevi
...
Ma
basta
,
basta
!
»
,
esclamò
egli
,
agitando
le
mani
,
stanco
,
nauseato
.
Le
parole
della
vecchia
lo
avevano
colpito
;
egli
ritornava
cosciente
,
ricordava
che
si
era
sempre
ritenuto
un
essere
superiore
,
e
voleva
porre
fine
alla
scena
dolorosa
e
volgare
.
«
Basta
»
,
ripeté
a
se
stesso
,
lasciandosi
cader
seduto
in
un
angolo
della
cucina
e
prendendosi
la
testa
fra
le
mani
.
«
Ho
detto
no
e
basta
.
Finitela
ora
»
,
aggiunse
con
voce
affranta
.
Ma
Olì
s
'
accorse
benissimo
che
era
invece
il
momento
di
combattere
:
ella
non
aveva
più
paura
,
e
osò
tutto
.
«
Senti
»
,
disse
con
voce
umile
,
sempre
più
umile
,
«
perché
vuoi
rovinarti
,
"
figlio
mio
?
"
(
Sì
,
ella
ebbe
il
coraggio
di
dir
così
,
ed
egli
non
protestò
)
.
Io
so
tutto
...
Tu
devi
sposarti
con
una
fanciulla
ricca
e
bella
:
se
ella
viene
a
conoscere
che
tu
non
mi
rinneghi
,
ti
rifiuterà
.
Ed
ha
ragione
:
perché
una
rosa
non
può
stare
vicina
ad
una
immondezza
...
Fallo
per
lei
;
lasciami
andare
,
ella
crederà
sempre
che
io
non
esista
più
.
Ella
è
un
'
anima
innocente
;
perché
dovrebbe
soffrire
?
Io
andrò
lontano
,
cambierò
nome
,
sparirò
portata
via
dal
vento
.
Basta
il
male
che
ti
feci
involontariamente
...
sì
...
involontariamente
;
figlio
mio
,
io
non
voglio
farti
più
del
male
,
no
.
Ah
,
come
una
madre
può
fare
il
male
a
suo
figlio
?
Lasciami
andare
»
.
Egli
ebbe
desiderio
di
gridare
:
«
Eppure
voi
non
mi
avete
fatto
altro
che
del
male
»
,
ma
si
vinse
.
A
che
serviva
gridare
?
Era
inutile
e
indecoroso
;
no
,
egli
non
voleva
più
gridare
:
solo
,
col
capo
sempre
stretto
fra
le
mani
,
con
voce
nello
stesso
tempo
lamentosa
e
rabbiosa
,
continuò
a
rispondere
:
«
No
,
no
,
no
»
.
In
fondo
sentiva
che
Olì
aveva
ragione
,
e
capiva
che
ella
veramente
voleva
andarsene
per
non
renderlo
infelice
,
ma
appunto
l
'
idea
che
in
quel
momento
ella
era
più
generosa
e
più
cosciente
di
lui
lo
irritava
e
gliela
rendeva
odiosa
.
Ella
si
era
trasformata
:
i
suoi
occhi
illuminati
lo
guardavano
supplichevoli
e
amorosi
;
quando
ripeteva
:
«
lasciami
andare
»
la
sua
voce
vibrava
e
tutto
il
suo
volto
esprimeva
una
tristezza
senza
nome
.
Forse
un
sogno
soave
,
che
giammai
prima
d
'
allora
aveva
rischiarato
l
'
orrore
della
sua
esistenza
,
le
sfiorava
l
'
anima
:
restare
,
vivere
per
lui
,
trovar
finalmente
pace
.
Ma
dal
profondo
dell
'
anima
primitiva
un
istinto
di
bene
,
-
la
scintilla
che
si
cela
anche
nella
selce
,
-
la
spingeva
a
non
badare
a
quel
sogno
.
Una
sete
di
sacrifizio
la
divorava
,
ed
Anania
lo
capiva
,
e
sentiva
finalmente
che
ella
voleva
a
modo
suo
compiere
il
proprio
dovere
,
come
egli
a
modo
suo
voleva
compiere
il
suo
.
Egli
però
era
il
più
forte
e
voleva
e
doveva
vincere
con
tutti
i
mezzi
,
anche
con
la
violenza
,
anche
con
la
necessaria
crudeltà
del
medico
che
per
guarire
il
malato
gli
apre
la
carne
coi
ferri
.
Ad
un
tratto
ella
si
gettò
per
terra
,
ricominciò
a
piangere
,
supplicò
,
gridò
.
Anania
rispose
sempre
no
.
«
Che
farò
dunque
io
?
»
,
ella
singhiozzò
.
«
Nostra
Signora
mia
,
cosa
farò
io
?
Bisogna
che
ti
abbandoni
ancora
con
inganno
,
per
farti
il
bene
per
forza
?
Sì
,
io
ti
lascerò
,
io
me
ne
andrò
.
Tu
non
sei
il
mio
padrone
.
Io
non
so
chi
tu
sei
...
Io
sono
libera
...
e
me
ne
andrò
...
»
Egli
sollevò
il
volto
e
la
guardò
.
Non
era
più
irato
;
ma
i
suoi
occhi
freddi
e
il
suo
viso
livido
,
improvvisamente
invecchiato
,
incutevano
spavento
.
«
Sentite
»
,
disse
con
voce
ferma
,
«
finiamola
.
È
deciso
tutto
,
e
non
c
'
è
da
discutere
oltre
.
Voi
non
muoverete
un
passo
senza
che
io
lo
sappia
.
E
badate
bene
,
e
tenete
a
mente
le
mie
parole
come
se
fossero
le
parole
di
un
morto
:
se
finora
ho
sopportato
il
disonore
della
vostra
vita
vergognosa
era
perché
non
potevo
impedirlo
,
e
perché
speravo
di
por
fine
a
tale
obbrobrio
.
Ma
d
'
ora
in
avanti
sarà
altra
cosa
.
Se
voi
vi
permettete
di
andar
via
di
qui
vi
seguirò
,
vi
ucciderò
e
mi
ucciderò
!
Tanto
non
mi
importa
più
nulla
di
vivere
!
»
Olì
lo
guardava
con
terrore
:
in
quel
momento
egli
era
rassomigliantissimo
a
zio
Micheli
,
il
padre
,
quando
l
'
aveva
cacciata
via
dalla
cantoniera
;
gli
stessi
occhi
freddi
,
lo
stesso
volto
calmo
e
terribile
,
la
stessa
voce
cavernosa
,
lo
stesso
accento
inesorabile
.
Le
parve
di
vedere
il
fantasma
del
vecchio
,
che
risorgeva
per
castigarla
,
e
sentì
l
'
orrore
della
morte
intorno
a
sé
.
Non
disse
più
parola
,
e
si
accoccolò
per
terra
,
tutta
tremante
di
spavento
e
di
disperazione
.
Una
triste
notte
cadde
sul
villaggio
desolato
dal
vento
.
Anania
,
che
non
aveva
potuto
trovare
un
cavallo
per
ripartire
subito
,
dovette
passare
la
notte
a
Fonni
,
e
dormì
d
'
un
sonno
inquieto
,
simile
al
sonno
di
un
condannato
nella
prima
notte
dopo
la
sentenza
.
Olì
e
la
vedova
vegliarono
lungamente
accanto
al
fuoco
:
Olì
aveva
il
freddo
foriero
della
febbre
e
batteva
i
denti
,
sbadigliava
e
gemeva
.
Come
in
una
notte
lontana
,
il
vento
rombava
sopra
la
cucina
vigilata
dalla
spoglia
nera
del
bandito
,
e
la
vedova
filava
,
alla
luce
giallognola
del
fuoco
,
impassibile
e
pallida
come
uno
spettro
:
ma
questa
volta
ella
non
narrava
alla
sua
ospite
le
storie
del
marito
,
e
non
osava
confortarla
.
Solo
,
di
tanto
in
tanto
,
la
supplicava
inutilmente
di
andare
a
letto
.
«
Andrò
se
mi
fate
una
carità
»
,
disse
finalmente
Olì
.
«Parla.»
«
Chiedetegli
se
egli
ha
ancora
la
rezetta
che
gli
diedi
il
giorno
che
siamo
fuggiti
di
qui
;
e
pregatelo
di
farmela
vedere
.
»
La
vecchia
promise
,
e
Olì
si
alzò
:
tremava
tutta
,
e
sbadigliava
tanto
che
le
sue
mascelle
scricchiolavano
.
Tutta
la
notte
vaneggiò
,
arsa
dalla
febbre
;
ogni
tanto
chiedeva
la
rezetta
e
si
lamentava
infantilmente
perché
zia
Grathia
,
coricatale
a
fianco
,
non
si
alzava
e
non
andava
da
Anania
per
chiedergliela
.
Un
dubbio
le
attraversava
la
mente
in
delirio
:
che
Anania
non
fosse
suo
figlio
.
No
,
egli
era
troppo
crudele
e
spietato
;
ella
,
che
era
stata
la
vittima
di
tutti
non
poteva
convincersi
che
suo
figlio
dovesse
torturarla
più
degli
altri
.
Nel
delirio
raccontò
a
zia
Grathia
che
aveva
attaccato
al
collo
di
Anania
quel
sacchettino
per
riconoscerlo
quando
sarebbe
stato
grande
e
ricco
.
«
Io
volevo
andare
a
trovarlo
un
giorno
,
vecchia
vecchia
,
col
bastone
.
Dun
!
Dun
!
picchiavo
alla
sua
porta
.
"
Io
sono
Maria
Santissima
trasformata
in
mendicante
!
"
I
servi
ridevano
e
chiamavano
il
padrone
.
"
Vecchia
,
che
cosa
vuoi
?
"
"
Io
so
che
tu
hai
un
sacchettino
così
e
così
:
io
so
chi
te
lo
ha
dato
;
se
tu
oggi
hai
tante
tancas
e
servi
e
buoi
lo
devi
a
quella
povera
anima
che
ora
è
ridotta
a
sette
once
di
polvere
.
Addio
,
dammi
un
po
'
di
pane
col
miele
.
E
perdona
alla
povera
anima
.
"
"
Servi
,
segnatevi
,
questa
vecchia
che
indovina
ogni
cosa
è
Maria
Santissima
...
"
Ah
,
ah
,
ah
,
la
rezetta
,
la
voglio
...
Quel
giovine
non
è
...
lui
!
La
rezetta
...
la
rezetta
...
»
All
'
alba
zia
Grathia
entrò
da
Anania
e
gli
raccontò
ogni
cosa
.
«
Ah
»
,
diss
'
egli
con
un
sorriso
amaro
,
«
ci
voleva
anche
questa
!
che
ella
dubitasse
!
Gliela
farò
vedere
io
...
se
sono
io
!
»
«
Figlio
,
non
essere
snaturato
:
contentala
almeno
in
questa
piccola
cosa
...
»
,
supplicò
zia
Grathia
.
«
Ma
io
non
l
'
ho
più
quel
sacchettino
;
l
'
ho
buttato
via
:
se
lo
ritroverò
ve
lo
manderò
.
»
Zia
Grathia
insisté
inoltre
per
sapere
l
'
esito
del
colloquio
che
Anania
avrebbe
avuto
con
la
fidanzata
.
«
Se
ella
veramente
ti
vuol
bene
,
si
rallegrerà
della
tua
buona
azione
»
,
gli
disse
,
per
confortarlo
.
«
No
non
ti
rifiuterà
,
anche
se
tu
le
dici
che
non
rinneghi
tua
madre
.
Ah
,
l
'
amore
vero
non
bada
ai
pregiudizi
del
mondo
:
io
amavo
pazzamente
mio
marito
quando
tutto
il
resto
del
mondo
lo
disprezzava
...
»
«
Vedremo
»
,
disse
melanconicamente
Anania
,
«
vi
scriverò
...
»
«
Per
carità
,
non
scrivermi
,
gioiello
d
'
oro
!
Io
non
so
leggere
,
lo
sai
,
e
non
voglio
far
sapere
a
nessuno
i
fatti
tuoi
.
Piuttosto
mandami
un
segno
.
Senti
,
se
ella
non
ti
rifiuta
mandami
la
rezetta
avvolta
in
un
fazzoletto
bianco
;
se
ti
rifiuta
,
mandala
avvolta
in
un
fazzoletto
di
colore
...
»
Egli
promise
di
contentare
la
vecchia
.
«
Ma
tu
quando
tornerai
?
»
«
Non
so
;
fra
non
molto
certamente
,
appena
avrò
aggiustato
i
miei
affari
.
»
Egli
partì
senza
aver
riveduto
Olì
;
un
'
angoscia
infinita
l
'
opprimeva
;
il
viaggio
gli
sembrava
eterno
,
e
sebbene
un
tenue
filo
di
speranza
lo
guidasse
,
non
avrebbe
voluto
arrivare
mai
a
Nuoro
.
«
Ella
mi
ama
»
,
pensava
,
«
forse
mi
ama
come
nonna
amava
suo
marito
.
La
sua
famiglia
mi
disprezzerà
,
mi
caccerà
;
ma
ella
mi
dirà
:
"
Ti
aspetterò
,
ti
amerò
sempre
...
"
.
Sì
,
ma
che
posso
io
prometterle
?
Oramai
il
mio
avvenire
è
distrutto
»
.
Un
'
altra
speranza
inconfessabile
,
egli
sentiva
però
in
fondo
al
cuore
:
che
Olì
fuggisse
ancora
:
egli
non
osava
palesare
a
se
stesso
questa
speranza
,
ma
la
sentiva
,
la
sentiva
;
e
se
ne
vergognava
,
e
ne
calcolava
tutta
la
viltà
,
ma
non
poteva
scacciarla
...
Nel
momento
in
cui
aveva
gridato
:
«
Vi
ucciderò
e
mi
ucciderò
»
,
era
stato
sincero
,
ma
ora
gli
pareva
che
tutto
fosse
stato
un
orribile
sogno
;
e
nel
rivedere
la
strada
e
i
paesaggi
che
tre
giorni
prima
aveva
attraversato
con
tanta
gioia
nell
'
anima
,
e
nell
'
avvicinarsi
a
Nuoro
,
il
senso
della
realtà
lo
stringeva
acerbamente
.
Appena
arrivato
cercò
il
sacchettino
,
e
per
un
'
idea
superstiziosa
,
-
poiché
egli
credeva
che
le
cose
prevedute
non
avvengono
,
-
lo
avvolse
in
un
fazzoletto
di
colore
.
Ma
poi
pensò
che
i
tristi
avvenimenti
di
quei
giorni
egli
li
aveva
sempre
attesi
e
preveduti
,
e
si
irritò
contro
la
sua
puerilità
.
«
Del
resto
,
perché
debbo
mandare
il
sacchettino
?
Perché
debbo
contentarla
?
»
,
disse
fra
sé
,
sbattendo
l
'
involto
contro
il
muro
.
Ma
subito
lo
raccattò
,
pensando
:
«
Per
zia
Grathia
.
Alle
quattro
vado
dal
signor
Carboni
e
gli
dico
tutto
»
,
decise
poi
.
«
Bisogna
finirla
oggi
stesso
.
Bisogna
esser
uomini
.
Ed
Ora
dormiamo
.
»
Si
buttò
sul
letto
e
chiuse
gli
occhi
.
Eran
circa
le
due
;
un
meriggio
caldissimo
e
silenzioso
.
Egli
aveva
ancora
nelle
orecchie
il
rombo
del
vento
,
ricordava
il
freddo
della
notte
passata
a
Fonni
,
e
provava
una
strana
impressione
.
Gli
pareva
d
'
esser
caduto
in
un
abisso
roccioso
,
fra
montagne
erte
desolate
che
soffocavano
il
breve
orizzonte
;
ricordi
lontani
gli
risalivano
dal
profondo
dell
'
anima
:
le
notti
di
febbre
a
Roma
,
il
fragore
del
vento
su
Bruncu
Spina
,
una
poesia
del
Lenau
:
I
Masnadieri
nella
Taverna
della
landa
,
la
canzone
del
mandriano
che
era
passato
nella
straducola
la
sera
in
cui
zia
Tatàna
aveva
chiesto
la
mano
di
Margherita
.
Ma
nello
sfondo
della
sua
immaginazione
nereggiava
sempre
la
cucina
della
vedova
,
col
cappotto
nero
e
vuoto
come
un
simbolo
,
con
la
figura
di
Olì
dai
grandi
occhi
di
gatto
selvatico
.
Che
dolore
e
che
tristezza
gli
causavano
ora
quegli
occhi
!
Così
rimase
a
lungo
,
senza
poter
dormire
,
ma
con
gli
occhi
ostinatamente
chiusi
,
immerso
in
un
cupo
torpore
.
A
un
tratto
pensò
alla
morte
,
meravigliandosi
che
questo
pensiero
non
gli
fosse
ancora
balenato
in
mente
.
«
Nessuna
cosa
è
più
certa
della
morte
;
eppure
ci
tormentiamo
tanto
per
cose
che
passano
inesorabilmente
.
Tutto
passerà
:
tutti
morremo
:
perché
soffrire
così
?
...
E
se
alle
quattro
mi
suicidassi
?
Sì
.
»
Per
qualche
momento
l
'
impressione
della
fine
lo
gelò
tutto
.
Passò
,
ma
gli
lasciò
una
oppressione
così
spaventosa
che
egli
sentì
il
bisogno
di
scuotersi
per
liberarsene
.
Solo
allora
si
accorse
che
,
in
fondo
,
mentre
gli
pareva
d
'
esser
in
preda
alla
più
cupa
disperazione
,
egli
sperava
sempre
.
«
Margherita
!
Margherita
!
Parlerò
con
lei
stanotte
;
ella
mi
dirà
di
tacere
ogni
cosa
a
suo
padre
,
di
aspettare
,
di
fingere
.
No
,
non
voglio
essere
vile
.
Voglio
essere
uomo
.
Alle
quattro
sarò
dal
signor
Carboni
.
»
Alle
quattro
,
infatti
,
egli
passò
davanti
alla
porta
di
Margherita
,
ma
non
poté
fermarsi
,
non
poté
suonare
.
E
passò
oltre
avvilito
,
pensando
di
ritornare
più
tardi
,
ma
convinto
,
in
fondo
,
che
non
sarebbe
riuscito
giammai
di
aver
il
colloquio
col
padrino
.
Due
giorni
e
due
notti
trascorsero
così
in
una
vana
battaglia
di
pensieri
cangianti
come
onde
agitate
.
Nulla
pareva
mutato
nella
sua
vita
e
nelle
sue
abitudini
;
egli
aveva
ripreso
a
dar
lezioni
agli
studentelli
in
vacanza
,
leggeva
,
mangiava
,
passava
sotto
le
finestre
di
Margherita
e
vedendola
la
guardava
ardentemente
:
ma
durante
la
notte
zia
Tatàna
lo
udiva
camminare
per
la
camera
,
scendere
nel
cortile
,
uscire
,
rientrare
,
vagare
:
pareva
un
'
anima
in
pena
,
e
la
buona
vecchia
lo
credeva
ammalato
.
Che
aspettava
egli
?
Che
sperava
?
Il
giorno
dopo
il
suo
ritorno
,
vedendo
un
uomo
di
Fonni
attraversare
la
viuzza
,
impallidì
mortalmente
.
Sì
,
egli
aspettava
qualche
cosa
...
qualche
cosa
d
'
orribile
:
la
notizia
che
ella
fosse
scomparsa
nuovamente
;
e
si
accorgeva
benissimo
della
sua
viltà
,
ma
nello
stesso
tempo
era
pronto
ad
eseguire
la
sua
minaccia
:
«
vi
seguirò
,
vi
ucciderò
,
mi
ucciderò
»
.
In
certi
momenti
gli
pareva
che
niente
fosse
vero
;
nella
casa
della
vedova
c
'
era
soltanto
la
vecchia
,
col
suo
cappotto
e
le
sue
leggende
:
niente
altro
...
niente
altro
...
La
seconda
notte
dopo
il
suo
ritorno
udì
zia
Tatàna
raccontare
una
fiaba
ad
un
bimbo
del
vicinato
:
«...La
donna
fuggiva
,
fuggiva
,
gettando
dei
chiodi
che
si
moltiplicavano
,
si
moltiplicavano
,
coprivano
tutta
la
pianura
.
Zio
Orco
la
inseguiva
,
la
inseguiva
,
ma
non
arrivava
a
prenderla
perché
i
chiodi
gli
foravan
i
piedi
...
»
.
Che
piacere
angoscioso
aveva
destato
quella
fiaba
in
Anania
bambino
,
specialmente
nei
primi
giorni
dopo
il
suo
abbandono
!
Quella
notte
egli
sognò
che
l
'
uomo
di
Fonni
gli
aveva
portato
la
novella
:
ella
era
fuggita
...
egli
la
inseguiva
,
la
inseguiva
...
attraverso
una
pianura
coperta
di
chiodi
...
Eccola
,
ella
è
là
,
all
'
orizzonte
:
fra
poco
egli
la
raggiungerà
e
la
ucciderà
;
ma
egli
ha
paura
,
ha
paura
...
perché
ella
non
è
Olì
,
è
il
mandriano
passato
nella
viuzza
mentre
zia
Tatàna
era
dal
signor
Carboni
...
Anania
corre
,
corre
;
i
chiodi
non
lo
pungono
,
eppure
egli
vorrebbe
che
lo
pungessero
...
Olì
,
trasformata
in
mandriano
,
canta
:
canta
i
versi
del
Lenau
:
I
Masnadieri
nella
Taverna
della
landa
;
ecco
,
egli
sta
per
raggiungerla
e
ucciderla
,
e
un
gelo
di
morte
lo
agghiaccia
tutto
...
Si
svegliò
coperto
da
un
sudore
freddo
,
mortale
;
il
cuore
non
gli
batteva
più
,
ed
egli
scoppiò
in
un
pianto
d
'
angoscia
violenta
.
Il
terzo
giorno
Margherita
,
meravigliata
che
egli
non
scrivesse
,
lo
invitò
al
solito
convegno
.
Egli
andò
,
raccontò
la
gita
,
si
abbandonò
alle
carezze
di
lei
come
un
viandante
stanco
si
abbandona
alle
carezze
del
vento
,
all
'
ombra
d
'
un
albero
,
sull
'
orlo
della
via
;
ma
non
poté
dire
una
sola
parola
sul
cupo
segreto
che
lo
divorava
.
18
settembre
,
ore
due
di
notte
Margherita
,
Sono
rientrato
a
casa
adesso
,
dopo
aver
pazzamente
errato
per
le
strade
.
Mi
pare
d
'
impazzire
da
un
momento
all
'
altro
ed
è
anche
questa
paura
che
mi
spinge
a
confidarti
,
-
dopo
una
lunga
inenarrabile
indecisione
,
-
il
dolore
che
mi
uccide
.
Ma
voglio
esser
breve
.
Margherita
,
tu
sai
chi
io
sono
:
figlio
della
colpa
,
abbandonato
da
una
madre
più
disgraziata
che
colpevole
,
io
sono
nato
sotto
un
astro
terribile
e
devo
espiare
delitti
non
miei
.
Inconsapevole
del
mio
triste
destino
,
spinto
dalla
fatalità
,
io
ho
trascinato
con
me
,
nell
'
abisso
dal
quale
io
non
potrò
mai
uscire
,
la
creatura
che
ho
amato
sopra
tutte
le
creature
della
terra
.
Te
,
Margherita
...
Perdonami
,
perdonami
!
Questo
è
il
mio
più
immenso
dolore
,
il
rimorso
terribile
che
mi
strazierà
per
tutto
il
resto
della
vita
,
se
pure
vivrò
...
Senti
.
Mia
madre
è
viva
:
dopo
una
esistenza
di
colpe
e
di
dolori
,
ella
è
risorta
davanti
a
me
come
un
fantasma
.
Essa
è
miserabile
,
malata
,
invecchiata
dal
dolore
e
dalle
privazioni
.
Il
mio
dovere
,
tu
stessa
lo
dici
a
te
stessa
in
questo
momento
,
è
di
redimerla
.
Ho
deciso
di
riunirmi
con
lei
,
di
lavorare
per
sostenerla
,
di
sacrificare
la
vita
stessa
,
se
occorre
,
per
compiere
il
mio
dovere
.
Margherita
,
che
dirti
altro
?
Mai
come
in
questo
momento
ho
sentito
il
bisogno
di
aprirti
tutta
l
'
anima
mia
,
simile
ad
un
mare
in
tempesta
,
e
mai
ho
sentito
mancarmi
le
parole
come
mi
mancano
in
quest
'
ora
decisiva
della
mia
vita
.
La
ragione
stessa
mi
manca
;
ho
ancora
sulle
labbra
il
profumo
dei
tuoi
baci
e
tremo
di
passione
e
di
angoscia
...
Margherita
,
Margherita
,
la
mia
vita
è
nelle
tue
mani
!
Abbi
pietà
di
me
ed
anche
di
te
.
Sii
buona
come
io
ti
ho
sempre
sognata
!
Pensa
che
la
vita
è
breve
,
e
che
la
sola
realtà
della
vita
è
l
'
amore
,
e
che
nessun
uomo
della
terra
ti
amerà
come
ti
amo
e
ti
amerò
io
.
Non
calpestare
la
nostra
felicità
per
i
pregiudizi
umani
,
i
pregiudizi
che
gli
uomini
invidiosi
inventarono
per
rendersi
scambievolmente
infelici
.
Tu
sei
buona
,
sei
superiore
:
dimmi
almeno
una
parola
di
speranza
per
l
'
avvenire
.
Ma
che
dico
?
Io
divento
pazzo
;
perdonami
,
e
ricordati
che
,
qualunque
cosa
accada
,
io
sarò
sempre
tuo
per
l
'
eternità
.
Scrivimi
subito
...
A
.
19
settembre
Anania
,
La
tua
lettera
mi
sembra
un
orrendo
sogno
.
Anch
'
io
non
trovo
parole
per
esprimermi
.
Vieni
stanotte
,
alla
solita
ora
,
e
decideremo
assieme
il
nostro
destino
.
Sono
io
che
devo
dire
:
la
mia
vita
è
nelle
tue
mani
.
Vieni
,
ti
aspetto
ansiosamente
...
M
.
19
settembre
Margherita
,
Il
tuo
bigliettino
mi
ha
gelato
il
cuore
;
sento
che
il
mio
destino
è
già
deciso
,
ma
un
filo
di
speranza
mi
guida
ancora
.
No
,
non
posso
venire
;
anche
volendolo
non
potrei
venire
.
Non
verrò
se
tu
non
mi
dirai
prima
una
parola
di
speranza
.
Allora
correrò
a
te
per
inginocchiarmi
ai
tuoi
piedi
e
per
ringraziarti
e
adorarti
come
una
santa
.
Ma
ora
no
,
non
posso
,
e
non
voglio
.
Quanto
ti
scrissi
la
notte
scorsa
è
la
mia
irrevocabile
decisione
;
scrivimi
,
non
farmi
morire
in
questa
attesa
terribile
.
Il
tuo
infelicissimo
A
.
19
settembre
,
mezzanotte
Anania
,
Nino
mio
,
Ti
ho
aspettato
fino
a
questo
momento
,
palpitante
di
dolore
e
di
amore
,
ma
tu
non
sei
venuto
,
tu
forse
non
verrai
mai
più
,
ed
io
ti
scrivo
,
in
quest
'
ora
soave
dei
nostri
convegni
,
con
la
morte
nel
cuore
e
le
lagrime
negli
occhi
non
ancora
stanchi
di
piangere
.
La
luna
smorta
cala
sul
cielo
velato
,
la
notte
è
melanconica
e
quasi
lugubre
e
mi
pare
che
tutto
il
creato
si
rattristi
per
la
sventura
che
opprime
il
nostro
amore
.
Anania
,
perché
mi
hai
tu
ingannato
?
Io
sapevo
sì
,
come
tu
dici
,
quello
che
tu
sei
,
e
ti
amai
appunto
perché
sono
superiore
ai
pregiudizi
umani
,
perché
volevo
ricompensarti
delle
ingiustizie
che
la
sorte
aveva
tramato
a
tuo
danno
,
e
sopratutto
perché
credevo
che
anche
tu
,
anche
tu
fossi
superiore
ai
pregiudizi
,
e
avessi
riposto
in
me
,
come
io
avevo
riposto
in
te
,
tutta
la
tua
vita
.
Invece
mi
sono
ingannata
;
o
meglio
sei
stato
tu
ad
ingannarmi
,
tacendomi
i
tuoi
veri
sentimenti
.
Ho
sempre
creduto
che
tu
sapessi
che
tua
madre
viveva
,
e
dove
si
trovava
,
e
la
vita
che
conduceva
;
ma
ero
certa
che
tu
,
vilmente
abbandonato
da
lei
,
non
facessi
più
caso
d
'
una
madre
snaturata
,
tua
sventura
e
disonore
,
e
la
ritenessi
come
morta
per
te
e
per
tutti
...
Non
solo
,
ma
ero
certa
che
se
ella
osava
presentarsi
a
te
,
come
pur
troppo
é
accaduto
,
tu
non
ti
saresti
degnato
neppure
di
guardarla
...
E
invece
,
invece
!
Invece
tu
ora
scacci
chi
ti
ha
lungamente
amato
e
ti
amerà
sempre
,
per
sacrificare
la
tua
vita
e
il
tuo
onore
a
chi
ti
ha
abbandonato
,
bambino
inconsapevole
;
a
chi
ti
avrebbe
ucciso
o
lasciato
in
un
bosco
,
in
un
deserto
,
pur
di
liberarsi
di
te
.
Ma
è
inutile
che
io
ti
scriva
queste
cose
,
perché
tu
certamente
le
capisci
meglio
di
me
;
ed
è
inutile
che
tu
continui
ad
illudermi
e
ad
invocare
sentimenti
che
io
non
posso
avere
dal
momento
che
neppure
tu
li
hai
.
Perché
,
vedi
,
io
capisco
benissimo
che
tu
vuoi
sacrificarti
non
per
affetto
,
e
neppure
per
generosità
,
-
perché
probabilmente
tu
odii
giustamente
la
donna
che
fu
la
tua
rovina
,
-
ma
spinto
da
quei
pregiudizi
umani
inventati
dagli
uomini
per
rendersi
scambievolmente
infelici
.
Sì
,
sì
:
tu
vuoi
sacrificarti
per
il
mondo
;
tu
vuoi
rovinarti
e
rovinare
chi
ti
ama
,
solo
per
la
vanità
di
sentir
dire
:
"
hai
fatto
il
tuo
dovere
!
"
.
Tu
sei
un
fanciullo
,
e
il
tuo
è
un
sogno
pericoloso
ma
anche
,
permettimi
di
dirtelo
,
anche
ridicolo
.
La
gente
,
sapendolo
,
ti
loderà
,
sì
,
ma
in
fondo
riderà
della
tua
semplicità
.
Anania
,
torna
in
te
,
sii
buono
,
con
te
e
con
me
,
come
tu
dici
,
e
sopratutto
sii
uomo
.
No
,
io
non
dico
di
abbandonare
tua
madre
,
debole
e
infelice
,
come
essa
ti
ha
abbandonato
:
no
,
noi
l
'
aiuteremo
,
noi
lavoreremo
per
lei
,
se
occorre
,
ma
che
essa
stia
lontana
da
noi
,
che
essa
non
venga
a
mettersi
fra
noi
,
a
turbare
la
nostra
vita
con
la
sua
presenza
.
Mai
!
mai
!
Perché
dovrei
ingannarti
,
Anania
?
Io
non
posso
neppure
lontanamente
ammettere
la
possibilità
di
vivere
assieme
con
lei
...
Ah
,
no
!
Sarebbe
una
vita
orrenda
,
una
continua
tragedia
;
meglio
morire
una
buona
volta
che
morire
lentamente
di
rancore
e
di
disgusto
.
Io
non
ho
mai
amato
quella
disgraziata
;
ora
ne
sento
pietà
,
ma
non
posso
amarla
;
e
ti
scongiuro
di
non
insistere
nel
tuo
pazzo
progetto
,
se
non
vuoi
farmela
nuovamente
odiare
mille
volte
più
di
prima
.
Questa
la
mia
ultima
decisione
;
sì
,
aiutarla
,
ma
tenerla
lontana
,
che
io
non
la
veda
mai
,
che
possibilmente
il
mondo
dove
vivremo
noi
ignori
che
ella
esiste
.
Pensa
che
anche
lei
,
forse
,
sarà
più
contenta
di
vivere
lontana
da
te
,
la
cui
presenza
le
causerebbe
un
continuo
rimorso
.
Tu
dici
che
é
invecchiata
dal
dolore
,
dalle
privazioni
,
miserabile
e
malata
;
ma
di
chi
la
colpa
se
non
sua
?
Per
te
,
ed
anche
per
lei
,
è
meglio
che
ella
si
trovi
in
quello
stato
;
così
cesserà
di
vagabondare
,
e
,
non
ti
disonorerà
più
;
ma
che
ella
,
dopo
averti
oltraggiato
quando
era
sana
e
giovane
,
non
si
faccia
un
'
arma
della
miseria
e
della
debolezza
per
richiedere
il
sacrifizio
della
tua
felicità
!
...
Ah
,
questo
no
,
non
devi
permetterlo
mai
!
No
,
non
è
possibile
che
tu
compia
una
aberrazione
fatale
!
A
meno
che
tu
non
mi
ami
più
e
colga
l
'
occasione
per
...
Ma
no
,
no
,
no
!
Neppure
voglio
dubitare
di
te
,
della
tua
lealtà
e
del
tuo
amore
!
Anania
,
ritorna
in
te
,
ti
ripeto
,
non
essere
malvagio
e
crudele
con
me
,
che
ti
diedi
tutti
i
miei
sogni
,
tutta
la
mia
giovinezza
,
tutto
il
mio
avvenire
,
mentre
vuoi
essere
generoso
verso
chi
ti
ha
odiato
e
rovinato
.
Abbi
pietà
...
vedi
...
io
piango
,
io
ti
imploro
,
anche
per
te
,
che
vorrei
veder
felice
come
sempre
sognai
...
Ricordati
tutto
il
nostro
amore
,
il
nostro
primo
bacio
,
i
giuramenti
,
i
sogni
,
i
progetti
,
tutto
,
tutto
ricorda
!
Fa
che
tutto
non
si
risolva
in
un
pugno
di
cenere
;
fa
che
io
non
muoia
di
dolore
;
fa
che
tu
stesso
non
abbi
a
pentirti
del
tuo
pazzo
procedere
.
Se
non
vuoi
dar
retta
ai
miei
consigli
interroga
persone
serie
,
persone
di
Dio
,
e
vedrai
che
tutti
ti
diranno
qual
è
il
tuo
vero
dovere
,
che
tutti
ti
diranno
di
non
essere
ingrato
,
né
malvagio
.
Ricorda
,
Anania
,
ricorda
!
Anche
ieri
notte
mi
dicevi
che
dalla
vetta
del
Gennargentu
gridasti
il
tuo
amore
,
proclamandolo
eterno
.
Dunque
mentivi
;
anche
ieri
notte
mentivi
?
E
perché
?
...
Perché
mi
tratti
così
!
Che
ho
fatto
io
per
meritarmi
tanto
dolore
?
Possibile
che
tu
non
ricordi
come
ti
ho
sempre
amato
?
Ricordi
una
sera
che
io
stavo
alla
finestra
e
tu
mi
buttasti
un
fiore
,
dopo
averlo
baciato
?
Io
conservo
quel
fiore
per
ornarne
il
mio
vestito
da
sposa
;
e
dico
conservo
perché
son
certa
che
tu
sarai
il
mio
sposo
diletto
,
che
tu
non
vorrai
far
morire
la
tua
Margherita
(
e
il
tuo
sonetto
lo
ricordi
?
)
,
che
saremo
tanto
felici
,
nella
nostra
casetta
,
soli
soli
col
nostro
amore
ed
il
nostro
dovere
.
Sono
io
che
aspetto
da
te
,
subito
,
una
parola
di
speranza
.
Dimmi
che
tutto
fu
un
sogno
tormentoso
;
dimmi
che
la
ragione
è
ritornata
in
te
,
e
che
ti
penti
d
'
avermi
fatto
soffrire
.
Domani
notte
,
o
meglio
stanotte
,
perché
è
già
passata
la
una
,
ti
aspetto
;
non
mancare
;
vieni
,
adorato
,
vieni
,
diletto
mio
,
mio
amato
sposo
,
vieni
:
io
ti
aspetterò
come
il
fiore
aspetta
la
rugiada
dopo
una
giornata
di
sole
ardente
;
vieni
,
fammi
rivivere
,
fammi
dimenticare
;
vieni
,
adorato
,
le
mie
labbra
,
ora
bagnate
d
'
amaro
pianto
,
si
poseranno
sulla
tua
bocca
amata
come
...
«
No
!
no
!
no
!
»
,
disse
convulso
Anania
,
torcendo
la
lettera
senza
leggerne
le
ultime
righe
.
«
Non
verrò
!
Sei
vile
,
vile
,
vile
!
Morrò
ma
non
mi
vedrai
mai
più
.
»
Coi
fogli
stretti
nel
pugno
si
gettò
sul
letto
,
e
nascose
il
viso
sul
guanciale
,
mordendolo
,
comprimendo
i
singhiozzi
che
gli
gonfiavano
la
gola
.
Un
fremito
di
passione
lo
percorreva
tutto
,
dai
piedi
alla
nuca
;
le
invocazioni
di
Margherita
gli
davano
un
desiderio
cupo
dei
baci
di
lei
,
e
a
lungo
lottò
acerbamente
contro
il
folle
bisogno
di
rileggere
la
lettera
sino
in
fondo
.
Ma
a
poco
a
poco
riprese
coscienza
di
sé
e
di
ciò
che
provava
.
Gli
parve
di
aver
veduto
Margherita
nuda
,
e
di
sentire
per
lei
un
amore
delirante
e
un
disgusto
così
profondo
che
annientava
lo
stesso
amore
.
Come
ella
era
vile
!
Vile
sino
alla
spudoratezza
.
Vile
e
coscientemente
vile
.
La
Dea
ammantata
di
maestà
e
di
bontà
aveva
sciolto
i
suoi
veli
aurei
ed
appariva
ignuda
,
impastata
d
'
egoismo
e
di
crudeltà
;
la
Minerva
taciturna
apriva
le
labbra
per
bestemmiare
;
il
simbolo
s
'
apriva
,
si
spaccava
come
un
frutto
,
roseo
al
di
fuori
,
nero
e
velenoso
all
'
interno
.
Ella
era
la
Donna
,
completa
,
con
tutte
le
sue
feroci
astuzie
.
Ma
il
maggior
tormento
di
Anania
era
il
pensare
che
ella
indovinava
i
suoi
più
segreti
sentimenti
e
che
aveva
ragione
:
sopratutto
ragione
di
rimproverargli
l
'
inganno
usatole
,
e
di
pretendere
da
lui
il
compimento
dei
suoi
doveri
di
gratitudine
e
d
'
amore
.
«
È
finita
!
»
,
pensò
.
«
Doveva
finire
così
.
»
Si
rialzò
e
rilesse
la
lettera
:
ogni
parola
lo
offendeva
,
lo
disgustava
e
lo
umiliava
.
Margherita
dunque
lo
aveva
amato
per
compassione
,
pur
credendolo
vile
come
era
vile
lei
.
Ella
forse
aveva
sperato
di
farsi
di
lui
un
servo
compiacente
,
un
marito
umile
;
o
forse
non
aveva
pensato
a
nulla
di
tutto
questo
;
ma
lo
aveva
amato
solo
per
istinto
,
perché
era
stato
il
primo
a
baciarla
,
il
solo
a
parlarle
d
'
amore
.
«
Ella
non
ha
anima
!
»
,
pensò
il
disgraziato
.
«
Quando
io
deliravo
,
quando
io
salivo
alle
stelle
e
mi
esaltavo
per
sentimenti
sovrumani
,
ella
taceva
perché
nella
sua
anima
era
il
vuoto
,
ed
io
adoravo
il
suo
silenzio
che
mi
sembrava
divino
;
ella
ha
parlato
solo
quando
si
destarono
i
suoi
sensi
,
e
parla
ora
che
la
minaccia
il
pericolo
volgare
del
mio
abbandono
.
Non
ha
anima
né
cuore
.
Non
una
parola
di
pietà
:
non
il
pudore
di
mascherare
almeno
il
suo
egoismo
.
Eppoi
come
è
astuta
!
La
sua
lettera
è
copiata
e
ricopiata
,
sebbene
riveli
la
grossolana
ignoranza
di
lei
:
quanti
"
che
"
,
ci
sono
!
Mi
sembrano
martelli
,
pronti
a
fracassarmi
il
cranio
.
Le
ultime
righe
,
poi
,
sono
un
capolavoro
...
ella
sapeva
già
,
prima
di
scriverle
,
l
'
effetto
che
dovevano
produrre
...
ella
è
più
vecchia
di
me
...
ella
mi
conosce
perfettamente
,
mentre
io
comincio
appena
adesso
a
conoscerla
...
ella
vuole
attirarmi
al
convegno
perché
è
sicura
che
se
io
ci
vado
mi
inebrio
e
divento
vile
...
Inganno
!
inganno
!
inganno
!
Come
la
disprezzo
ora
!
Non
una
parola
buona
,
non
uno
slancio
generoso
,
niente
,
niente
!
Ah
,
che
rabbia
!
»
(
torse
di
nuovo
la
lettera
)
«
Vi
odio
tutti
;
vi
odierò
sempre
!
Voglio
essere
cattivo
anch
'
io
;
voglio
farvi
soffrire
,
schiantare
,
morire
...
Cominciamo
!
»
Prese
il
sacchettino
ancora
avvolto
nel
fazzoletto
di
colore
,
e
poco
dopo
lo
mandò
a
zia
Grathia
.
«
Tutto
è
finito
!
»
,
ripeteva
ogni
momento
.
E
gli
pareva
di
camminare
nel
vuoto
,
fra
nuvole
fredde
,
come
sul
Gennargentu
;
ma
adesso
invano
guardava
sotto
,
intorno
a
sé
:
non
via
di
scampo
;
tutto
nebbia
,
vertigine
,
orrore
.
Durante
la
giornata
pensò
cento
volte
al
suicidio
;
s
'
informò
se
poteva
presentarsi
subito
agli
esami
per
maestro
elementare
o
per
segretario
comunale
;
andò
nella
bettola
e
presa
fra
le
braccia
la
bella
Agata
(
già
fidanzata
con
Antonino
)
,
la
baciò
sulle
labbra
.
Turbini
di
odio
e
di
amore
per
Margherita
gli
attraversavano
l
'
anima
;
più
rileggeva
la
lettera
più
ella
gli
sembrava
perfida
;
più
sentiva
d
'
allontanarsele
più
l
'
amava
e
la
desiderava
.
Baciando
Agata
ricordava
l
'
impressione
violenta
che
il
bacio
della
bella
paesana
gli
aveva
destato
un
giorno
;
anche
allora
Margherita
era
tanto
lontana
da
lui
,
un
mondo
di
poesia
e
di
mistero
li
divideva
;
e
questo
stesso
mondo
,
crollato
,
li
divideva
ancora
.
«
Che
hai
?
»
,
gli
chiese
Agata
,
lasciandosi
baciare
.
«
Vi
siete
bisticciati
,
con
lei
?
Perché
mi
baci
?
»
«
Perché
mi
piaci
...
Perché
sei
puzzolente
...
»
«
Tu
hai
bevuto
»
,
diss
'
ella
,
ridendo
.
«
Se
ti
piacciono
le
donne
così
,
puoi
andare
da
Rebecca
...
Se
però
Margherita
viene
a
saperlo
!
»
«
Taci
!
»
,
diss
'
egli
,
adirandosi
.
«
Non
pronunziar
neppure
il
suo
nome
...
»
«
Perché
?
»
,
chiese
Agata
,
freddamente
maligna
.
«
Non
diverrà
mia
cognata
?
È
forse
diversa
da
noi
?
È
una
donna
come
noi
.
Perché
noi
siamo
povere
?
Chissà
poi
se
anch
'
ella
sarà
ricca
!
Se
fosse
stata
certa
di
ciò
,
forse
ti
avrebbe
tenuto
sempre
a
bada
finché
trovava
un
partito
migliore
di
te
!
»
«
Se
non
la
finisci
ti
batto
...
»
,
diss
'
egli
furibondo
.
Ma
l
'
insinuazione
di
Agata
accrebbe
i
suoi
sentimenti
:
oramai
egli
riteneva
Margherita
capace
di
tutto
.
Verso
sera
si
mise
a
letto
,
con
la
febbre
,
deciso
a
non
alzarsi
,
l
'
indomani
,
affinché
Margherita
venisse
a
sapere
ch
'
egli
era
malato
,
e
ne
soffrisse
.
Giunse
ad
immaginarsi
una
segreta
visita
di
lei
;
e
pensando
alla
scena
che
ne
sarebbe
seguita
,
tremava
di
dolcezza
.
Ma
ad
un
tratto
questo
sogno
gli
apparve
qual
era
,
puerilmente
sentimentale
,
e
ne
provò
vergogna
.
Si
alzò
ed
uscì
.
Alla
solita
ora
si
trovò
davanti
al
portone
di
Margherita
.
Ella
stessa
aprì
.
Si
abbracciarono
e
si
misero
entrambi
a
piangere
;
ma
appena
Margherita
cominciò
a
parlare
,
egli
sentì
un
invincibile
disgusto
per
lei
,
poi
un
senso
di
gelo
.
No
,
egli
non
l
'
amava
più
,
non
la
desiderava
più
.
Si
alzò
e
andò
via
senza
pronunziar
parola
.
Giunto
in
fondo
alla
strada
tornò
indietro
,
s
'
appoggiò
al
portone
e
chiamò
:
«
Margherita
!
»
.
Ma
il
portone
rimase
chiuso
.
IX
.
20
settembre
Il
tuo
procedere
d
'
ieri
notte
mi
ha
finalmente
rivelato
il
tuo
carattere
ed
i
tuoi
sentimenti
.
Crederei
inutile
dirti
che
tutto
è
finito
e
inesorabilmente
fra
noi
,
se
tu
non
prendessi
il
mio
silenzio
per
un
segno
di
attesa
umiliante
.
Addio
dunque
e
per
sempre
.
M
.
PS
Desidero
riavere
le
mie
lettere
:
-
io
ti
restituirò
le
tue
.
Nuoro
,
20
settembre
Caro
padrino
,
Volevo
io
stesso
venire
da
Lei
per
dichiararle
a
voce
quanto
sto
per
scriverle
,
ma
in
questo
momento
ricevo
da
Fonni
la
notizia
che
mia
madre
trovasi
là
gravemente
malata
e
sono
costretto
a
partire
immediatamente
.
Ecco
dunque
quanto
volevo
dirle
.
Sua
figlia
mi
avverte
che
ritira
la
promessa
di
matrimonio
,
stretta
fra
noi
con
consentimento
Suo
.
Margherita
Le
spiegherà
meglio
,
se
già
non
lo
ha
fatto
,
il
perché
di
questa
sua
decisione
,
da
me
pienamente
accettata
.
I
nostri
caratteri
sono
troppo
diversi
perché
noi
possiamo
andare
d
'
accordo
;
per
fortuna
nostra
,
ed
anche
delle
persone
che
ci
amano
,
abbiamo
fatto
in
tempo
questa
triste
scoperta
,
che
se
ci
rende
infelici
adesso
,
impedisce
però
un
errore
che
poteva
causare
la
disgrazia
di
tutta
la
nostra
vita
.
Sua
figlia
sarà
certamente
fortunata
quanto
merita
,
e
incontrerà
un
uomo
degno
di
lei
;
nessuno
più
di
me
le
augura
ogni
felicità
;
io
...
seguirò
il
mio
destino
...
Ah
,
caro
padrino
,
rileggendo
questa
mia
lettera
,
dopo
le
spiegazioni
che
Le
darà
Sua
figlia
,
non
mi
accusi
d
'
ingratitudine
e
d
'
orgoglio
.
No
,
qualunque
cosa
succeda
,
resti
io
libero
o
no
di
compiere
gravissimi
doveri
verso
una
madre
infelice
,
io
considero
finito
ogni
rapporto
fra
me
e
la
Sua
famiglia
;
ma
nel
mio
cuore
conserverò
sempre
,
fino
all
'
ultimo
soffio
di
vita
,
la
riconoscenza
e
sopratutto
la
venerazione
per
Lei
.
In
quest
'
ora
dolorosa
della
mia
vita
,
mentre
gli
avvenimenti
mi
spingono
a
disperare
di
tutto
e
di
tutti
,
e
specialmente
di
me
stesso
,
la
sua
figura
,
padrino
,
la
sua
figura
onesta
e
buona
mi
guida
ancora
,
come
mi
guidò
fin
dal
primo
giorno
che
La
conobbi
;
e
mi
fa
ancora
credere
che
esista
la
bontà
umana
.
E
il
dovere
della
riconoscenza
verso
di
Lei
mi
anima
ancora
a
vivere
,
mentre
la
luce
della
vita
mi
manca
intorno
...
Altro
non
so
dirle
:
ma
l
'
avvenire
Le
dimostrerà
meglio
i
miei
sentimenti
,
e
,
spero
,
non
le
permetterà
di
pentirsi
di
avermi
fatto
del
bene
.
Suo
sempre
riconoscentissimo
Anania
Atonzu
Verso
le
tre
del
pomeriggio
Anania
era
già
in
viaggio
verso
Fonni
,
su
un
vecchio
cavallo
cieco
d
'
un
occhio
,
che
in
verità
non
procedeva
come
l
'
occasione
avrebbe
richiesto
.
Ma
,
ahimè
,
perché
nasconderlo
?
Anania
non
aveva
fretta
,
sebbene
il
carrozziere
,
per
mezzo
del
quale
zia
Grathia
aveva
mandato
la
notizia
del
grave
stato
di
Olì
,
avesse
detto
:
«
Bisogna
che
vostè
parta
subito
;
forse
troverà
la
donna
già
morta
»
.
Per
un
pezzo
Anania
pensò
solamente
alla
lettera
ch
'
egli
stesso
,
passando
a
cavallo
,
aveva
consegnato
alla
serva
del
signor
Carboni
.
«
Egli
mi
disprezzerà
»
,
pensava
.
«
Darà
ragione
a
sua
figlia
quando
essa
gli
avrà
esposto
le
mie
strane
pretese
.
Sì
,
qualunque
donna
avrebbe
agito
come
ha
agito
lei
;
io
ho
avuto
torto
,
ma
con
qualunque
donna
anch
'
io
avrei
agito
come
ho
agito
con
lei
.
»
Poi
ripensò
alle
ultime
righe
della
sua
lettera
.
«
Faranno
buona
impressione
.
Forse
dovevo
aggiungere
che
il
torto
è
tutto
mio
,
ma
che
non
potevo
agire
altrimenti
:
ma
no
,
essi
non
potrebbero
capirmi
,
come
non
potranno
mai
perdonarmi
.
Tutto
è
finito
.
»
E
all
'
improvviso
sentì
un
impeto
di
gioia
ricordandosi
che
sua
madre
moriva
;
ma
subito
cercò
di
inorridire
di
se
stesso
.
«
Sono
un
piccolo
mostro
»
,
pensò
;
ma
la
sua
gioia
era
così
profonda
e
crudele
che
le
stesse
parole
«
piccolo
mostro
»
gli
parvero
qualche
cosa
di
buffo
e
lo
esilararono
.
Dopo
un
momento
,
però
,
sentì
davvero
orrore
di
ciò
che
provava
.
«
Ella
muore
»
,
pensò
,
«
e
sono
io
che
la
uccido
:
ella
muore
di
paura
,
di
rimorso
,
di
dolore
.
Sì
,
io
l
'
ho
vista
l
'
altro
giorno
ripiegarsi
,
restringersi
,
con
gli
occhi
pieni
di
disperazione
:
le
mie
parole
l
'
hanno
ferita
come
pugnalate
.
Che
cosa
lurida
è
il
cuore
umano
!
Ecco
che
io
gioisco
del
mio
delitto
,
e
godo
come
un
prigioniero
che
riacquista
la
libertà
dopo
aver
ucciso
il
carceriere
,
-
mentre
accuso
di
viltà
Margherita
e
la
disprezzo
perché
ella
dice
sinceramente
di
non
potere
amare
una
donna
perduta
.
Ah
,
io
sono
ben
più
vile
;
cento
volte
più
vile
di
lei
.
Ma
posso
io
sentire
altrimenti
?
Qual
turbine
di
contraddizioni
spaventevoli
,
qual
forza
malvagia
trascina
e
contorce
l
'
anima
umana
?
E
perché
,
anche
comprendendo
e
aborrendo
questa
forza
,
non
possiamo
vincerla
?
Il
Dio
che
governa
l
'
universo
è
il
Male
,
un
Dio
mostruoso
che
vive
entro
di
noi
come
il
fulmine
nell
'
aria
.
E
chissà
,
forse
,
mentre
io
mi
rallegro
per
la
probabile
morte
di
quella
disgraziata
,
questa
potenza
infernale
che
ci
opprime
e
ci
deride
fa
migliorare
l
'
infelice
,
e
la
farà
guarire
per
mio
castigo
»
.
Questo
pensiero
lo
rattristò
di
nuovo
;
ed
egli
sentì
orrore
della
sua
tristezza
,
come
aveva
sentito
orrore
della
sua
gioia
:
ma
non
poté
vincere
né
l
'
una
né
l
'
altra
.
Il
tramonto
lo
avvolse
mentre
egli
saliva
da
Mamojada
a
Fonni
:
un
velo
di
dolcezza
stendevasi
sul
grande
paesaggio
roseo
:
le
ombre
che
si
allungavano
soavemente
sul
tappeto
dorato
delle
stoppie
davano
l
'
idea
di
persone
dormienti
,
e
le
montagne
rosee
si
fondevano
col
cielo
roseo
,
ove
la
luna
mostrava
già
la
sua
unghia
di
perla
.
Anania
cominciò
a
sentirsi
meno
cattivo
;
anche
l
'
anima
sua
s
'
elevava
verso
un
paesaggio
mistico
e
puro
.
«
Un
tempo
ho
creduto
di
esser
buono
»
,
egli
pensava
:
«
inganno
,
sempre
inganno
.
Pensando
a
lei
mi
esaltavo
come
quando
pensavo
a
Margherita
:
mi
pareva
di
amarla
e
di
poterla
redimere
,
e
di
rendere
così
la
mia
esistenza
utile
.
Invece
l
'
ho
uccisa
.
Che
farò
ora
?
Che
ne
farò
della
mia
libertà
?
Della
mia
"
miserabile
tranquillità
"
?
Non
sarò
mai
più
felice
;
non
crederò
più
né
agli
altri
né
a
me
stesso
.
Ora
sì
,
ora
capisco
che
cosa
è
l
'
uomo
:
è
una
vana
fiamma
che
passa
nella
vita
e
incenerisce
tutto
ciò
che
tocca
,
e
si
spegne
quando
non
ha
più
nulla
da
distruggere
...
»
.
A
misura
che
egli
saliva
,
il
sole
calava
:
era
un
tramonto
meraviglioso
.
Passando
sotto
un
albero
egli
fermò
il
cavallo
per
contemplare
uno
squarcio
di
paesaggio
che
sembrava
un
quadro
simbolico
:
le
montagne
s
'
eran
fatte
violette
;
una
lunga
nuvola
dello
stesso
colore
oscurava
l
'
orizzonte
in
alto
:
fra
la
nuvola
e
le
montagne
il
cielo
d
'
oro
e
un
grande
sole
cremisi
senza
raggi
.
In
quel
momento
,
non
seppe
perché
,
Anania
si
sentì
buono
buono
e
triste
.
Arrivò
a
desiderare
sinceramente
la
guarigione
di
sua
madre
:
gli
parve
di
provare
una
infinita
pietà
per
lei
,
e
il
bel
sogno
infantile
,
d
'
una
vita
di
sacrifizio
dedicata
interamente
alla
redenzione
dell
'
infelice
,
gli
brillò
nell
'
anima
,
grande
e
melanconico
come
quel
sole
morente
.
Ma
ad
un
tratto
s
'
accorse
che
egli
faceva
quel
sogno
esclusivamente
per
sé
,
-
perché
ormai
non
gliene
restava
altro
,
-
e
paragonò
la
sua
tardiva
generosità
ad
un
arcobaleno
incurvato
sopra
una
campagna
devastata
dall
'
uragano
;
splendore
inutile
.
«
Che
farò
io
?
»
,
ripeté
disperandosi
nuovamente
.
«
Non
amerò
più
,
non
crederò
più
.
Il
romanzo
della
mia
vita
è
finito
.
Finito
a
ventidue
anni
,
quando
per
gli
altri
i
romanzi
cominciano
.
»
Arrivò
a
Fonni
ch
'
era
già
notte
.
La
luna
nuova
cadeva
sul
cielo
lucido
frastagliato
dal
profilo
nero
dei
tetti
di
scheggia
;
l
'
aria
era
freschissima
,
profumata
;
si
udivano
distintamente
i
tintinnii
delle
capre
ritornanti
dal
pascolo
,
il
passo
dei
cavalli
,
i
latrati
dei
cani
;
ed
Anania
pensò
a
Zuanne
e
ricordò
l
'
infanzia
lontana
come
non
l
'
aveva
ricordata
durante
la
sua
prima
gita
a
Fonni
.
Il
suo
arrivo
davanti
alla
casa
della
vedova
richiamò
ai
finestrini
,
alle
porticine
,
ai
poggiuoli
di
legno
delle
casette
attigue
,
molte
teste
curiose
.
Dovevano
aspettarlo
:
un
bisbiglìo
misterioso
sorse
intorno
,
ed
egli
se
ne
sentì
come
avvolto
,
e
gli
parve
che
una
rete
pesante
lo
stringesse
tutto
e
lo
attirasse
giù
,
in
un
abisso
di
tenebre
.
«
Deve
esser
morta
!
»
,
pensò
,
smontando
dal
vecchio
cavallo
che
rimase
immobile
.
Zia
Grathia
apparve
subito
sulla
porticina
,
con
un
lume
in
mano
:
era
più
cadaverica
del
solito
,
con
gli
occhietti
rossi
affondati
in
un
gran
cerchio
livido
.
Anania
la
guardò
inquieto
.
«
Come
sta
?
»
,
chiese
,
sforzandosi
a
render
la
sua
voce
desolata
.
«
Ah
,
sta
bene
!
Ha
finito
la
sua
penitenza
terrestre
!
»
,
rispose
la
vecchia
con
tragica
solennità
.
Anania
capì
che
sua
madre
era
morta
:
non
se
ne
rattristò
troppo
,
ma
non
ne
provò
neppure
sollievo
.
«
Dio
!
Dio
!
Ma
perché
non
avvertirmi
?
A
che
ora
è
spirata
?
Posso
almeno
vederla
?
»
,
chiese
,
con
ansia
in
parte
vera
e
in
parte
finta
,
entrando
nella
cucina
illuminata
da
un
gran
fuoco
.
Seduto
accanto
al
focolare
vide
un
paesano
che
pareva
un
sacerdote
egizio
pallido
,
con
una
lunga
barba
nerissima
quadrata
,
e
due
occhi
neri
rotondi
spalancati
.
Lo
strano
tipo
,
che
teneva
fra
le
mani
un
grosso
rosario
nero
,
guardò
ferocemente
Anania
,
e
il
giovine
se
ne
accorse
e
cominciò
a
sentire
una
misteriosa
inquietudine
.
Una
idea
terribile
gli
balenò
in
mente
.
Ricordò
l
'
aria
impacciata
del
carrozziere
che
gli
aveva
recato
la
notizia
della
grave
malattia
di
sua
madre
;
ripensò
che
pochi
giorni
prima
Olì
era
sofferente
,
ma
non
malata
,
e
capì
che
gli
si
voleva
nascondere
qualche
cosa
di
truce
.
Intanto
la
vedova
,
rimasta
accanto
alla
porta
,
diceva
al
paesano
:
«
Fidele
,
bada
al
cavallo
:
ecco
,
la
paglia
è
là
.
Muoviti
»
.
«
A
che
ora
è
morta
?
»
,
chiese
Anania
,
rivolgendosi
anch
'
egli
al
paesano
,
i
cui
occhi
neri
rotondi
come
due
buchi
lo
suggestionavano
stranamente
.
«
Alle
due
!
»
,
rispose
una
voce
di
basso
profondo
.
«
Alle
due
!
Ho
ricevuto
la
notizia
a
quell
'
ora
,
io
!
Ah
,
perché
non
avvertirmi
prima
?
»
«
Che
potevi
fare
?
»
,
osservò
la
vedova
,
che
badava
sempre
al
cavallo
.
«
Muoviti
,
Fidele
,
figlio
»
aggiunse
con
un
po
'
di
impazienza
.
«
Perché
non
avvertirmi
?
»
,
ripeté
Anania
con
voce
lamentosa
,
curvandosi
automaticamente
per
togliersi
lo
sprone
.
«
Ma
che
cosa
ha
avuto
?
Ma
il
medico
,
dunque
?
...
Dio
,
Dio
mio
...
io
non
sapevo
niente
!
Ora
vado
a
vederla
.
»
Si
avanzò
verso
la
scaletta
;
ma
zia
Grathia
,
sempre
col
lume
in
mano
,
lo
rincorse
e
lo
afferrò
per
un
braccio
.
«
Che
cosa
,
figlio
?
...
Ma
che
cosa
tu
vuoi
vedere
?
...
Un
cadavere
!
»
,
gridò
,
quasi
spaventata
.
Allora
egli
si
turbò
profondamente
.
«
Nonna
!
Nonna
mia
;
credete
che
io
abbia
paura
?
Andiamo
!
»
«
Bene
,
andiamo
...
Aspetta
!
»
,
disse
la
vecchia
,
e
lo
precedette
su
per
la
scaletta
di
legno
:
la
sua
ombra
deforme
tremolò
sul
muro
,
allungandosi
fino
al
tetto
.
Davanti
all
'
uscio
della
cameretta
ove
giaceva
la
morta
,
zia
Grathia
si
fermò
esitando
,
e
strinse
nuovamente
il
braccio
di
Anania
;
egli
si
accorse
che
la
vecchia
tremava
,
e
,
non
seppe
perché
,
anch
'
egli
sentì
un
brivido
.
«
Figlio
»
,
disse
zia
Grathia
a
bassa
voce
,
quasi
in
segreto
,
«
non
spaventarti
.
»
Egli
impallidì
;
il
pensiero
che
da
qualche
momento
lo
tormentava
,
deforme
e
mostruoso
come
le
ombre
tremolanti
sui
muri
,
prese
forma
e
gli
riempì
l
'
anima
di
terrore
.
«
Che
è
?
»
,
gridò
,
indovinando
intera
l
'
orrenda
verità
.
«
Sia
fatta
la
volontà
del
Signore
...
»
«
Si
è
uccisa
?
»
«Sì...»
«
Oh
,
Dio
!
Oh
,
che
orrore
!
»
Egli
gridò
due
volte
,
e
gli
parve
che
i
capelli
gli
si
rizzassero
sul
capo
,
e
sentì
la
sua
voce
risonare
nel
lugubre
silenzio
della
casetta
.
Ma
subito
si
dominò
,
e
spinse
l
'
uscio
.
Sul
lettuccio
,
dove
egli
aveva
dormito
,
vide
il
cadavere
di
Olì
,
delineato
dal
lenzuolo
che
lo
copriva
;
per
le
imposte
aperte
entrava
l
'
aria
fresca
della
sera
,
e
la
fiammella
di
un
cero
,
che
ardeva
accanto
al
letto
,
pareva
volesse
volar
via
,
fuggirsene
per
la
notte
fragrante
.
Anania
s
'
avvicinò
subito
al
letto
,
e
cautamente
,
quasi
temendo
di
svegliarlo
,
scoprì
il
cadavere
.
Una
benda
coperta
di
macchie
già
secche
di
sangue
nerastro
fasciava
il
collo
,
passava
sotto
il
mento
e
sulle
orecchie
e
si
annodava
tra
i
folti
capelli
neri
della
morta
;
in
questo
cerchio
tragico
il
viso
di
lei
si
disegnava
grigiastro
,
con
la
bocca
ancora
contorta
per
lo
spasimo
:
attraverso
le
grandi
palpebre
socchiuse
si
scorgeva
la
linea
vitrea
degli
occhi
.
Anania
capì
subito
che
Olì
s
'
era
recisa
la
carotide
.
Colpito
sinistramente
dalle
macchie
di
sangue
,
ricoprì
il
viso
della
morta
,
lasciando
solo
scoperti
i
capelli
che
si
aggrovigliavano
sull
'
alto
del
guanciale
:
i
suoi
occhi
s
'
erano
riempiti
di
terrore
,
la
sua
bocca
si
contorse
alquanto
,
quasi
imitando
la
contrazione
spasmodica
della
bocca
di
Olì
.
«
Dio
!
Dio
!
Che
orrore
,
che
orrore
!
»
,
egli
disse
,
intrecciando
disperatamente
le
dita
e
scuotendo
le
mani
.
«
Il
sangue
!
Ha
sparso
il
sangue
!
Ma
come
ha
fatto
,
dunque
,
come
ha
potuto
?
Ma
come
ha
fatto
?
Ma
si
è
dunque
tagliata
la
gola
?
Che
orrore
!
Che
errore
fu
il
mio
!
Dio
!
Dio
!
...
No
,
zia
Grathia
,
non
chiudete
...
io
soffoco
.
Sono
stato
io
a
dirle
di
uccidersi
...
Ah
!
ah
!
ah
!
»
Egli
singhiozzò
,
senza
lacrime
,
soffocato
da
un
impeto
di
rimorso
e
di
orrore
.
«
Ella
è
morta
disperata
»
,
disse
poi
,
«
ed
io
non
le
ho
detto
una
sola
parola
di
conforto
.
Dopo
tutto
ella
era
mia
madre
,
ed
ha
sofferto
nel
mettermi
al
mondo
.
Ed
io
...
l
'
ho
uccisa
...
ed
io
vivo
!
»
Mai
,
come
in
quel
momento
,
davanti
al
terribile
mistero
della
morte
,
egli
aveva
sentito
tutta
la
grandezza
ed
il
valore
della
vita
.
Vivere
!
Non
bastava
soltanto
vivere
,
muoversi
,
sentire
la
brezza
profumata
mormorare
nella
notte
serena
,
per
essere
felici
?
La
vita
!
La
cosa
più
bella
e
più
sublime
che
una
volontà
eterna
ed
infinita
abbia
potuto
creare
!
Ed
egli
viveva
;
ed
egli
doveva
la
vita
alla
misera
creatura
che
ora
gli
stava
davanti
immobile
e
priva
di
questo
sommo
bene
.
Perché
egli
non
aveva
mai
pensato
a
questo
?
Ah
,
egli
non
aveva
mai
capito
il
valore
della
vita
,
perché
non
aveva
mai
veduto
da
vicino
l
'
orrore
e
il
vuoto
della
morte
.
Ed
ecco
ella
,
ella
sola
s
'
era
riserbata
il
compito
di
rivelargli
col
dolore
della
sua
morte
,
la
gloria
suprema
di
vivere
:
ella
,
a
prezzo
della
sua
propria
vita
,
lo
faceva
nascere
una
seconda
volta
,
e
questa
nuova
vita
era
incommensurabilmente
più
grande
della
prima
.
Come
un
velo
gli
cadde
dagli
occhi
;
egli
vide
tutta
la
meschinità
delle
sue
passioni
,
dei
suoi
odi
e
dei
suoi
dolori
passati
.
Egli
aveva
sofferto
perché
sua
madre
aveva
peccato
,
perché
lo
aveva
abbandonato
ed
era
vissuta
nella
colpa
!
Sciocco
!
Che
importava
tutto
ciò
?
Che
importavano
queste
sfumature
nel
quadro
grandioso
della
vita
?
Non
bastava
che
Olì
lo
avesse
fatto
nascere
,
perché
ella
rappresentasse
per
lui
la
più
meritevole
delle
creature
,
la
madre
,
ed
egli
dovesse
amarla
ed
esserle
riconoscente
?
Egli
singhiozzò
ancora
:
ma
attraverso
la
sua
angoscia
sentiva
sempre
più
intensa
la
gioia
di
vivere
.
Sì
,
egli
soffriva
:
dunque
viveva
.
La
vedova
gli
si
avvicino
,
prese
fra
le
sue
le
mani
di
lui
,
strette
convulsivamente
,
lo
confortò
,
gli
fece
coraggio
,
poi
lo
supplicò
d
'
allontanarsi
.
«
Andiamo
giù
,
figlio
,
andiamo
.
No
,
non
tormentarti
:
ella
è
morta
perché
doveva
morire
.
Tu
hai
fatto
il
tuo
dovere
,
ed
essa
...
forse
anch
'
essa
fece
il
suo
,
sebbene
il
Signore
ci
abbia
dato
la
vita
per
penitenza
,
imponendoci
di
vivere
...
Andiamo
giù
.
»
«
Era
giovane
ancora
!
»
,
disse
Anania
,
calmandosi
alquanto
e
fissando
i
capelli
neri
della
morta
.
«
No
,
non
ho
paura
,
zia
Grathia
,
aspettate
,
restate
un
momento
.
Quanti
anni
aveva
?
Trentotto
?
Ditemi
»
,
chiese
poi
,
«
a
che
ora
è
morta
?
Come
ha
fatto
?
Raccontatemi
tutto
.
È
stato
qui
il
pretore
?
»
.
«
Andiamo
;
ti
dirò
tutto
,
vieni
»
,
ripeteva
zia
Grathia
,
dirigendosi
verso
l
'
uscio
.
Ma
egli
non
si
mosse
:
guardava
sempre
i
capelli
della
morta
,
meravigliandosi
che
fossero
così
neri
ed
abbondanti
,
ed
avrebbe
voluto
ricoprirli
col
lenzuolo
,
ma
provava
una
strana
paura
ad
avvicinarsi
nuovamente
al
cadavere
.
La
vedova
tornò
presso
il
letto
,
ricoprì
i
capelli
,
e
preso
Anania
per
la
mano
lo
trascinò
fuori
.
Egli
si
voltò
per
guardare
il
tavolinetto
appoggiato
al
muro
,
ai
piedi
del
letto
;
poi
,
quando
furono
usciti
,
si
mise
a
sedere
su
un
gradino
della
scala
.
La
vedova
depose
il
lume
per
terra
,
sedette
anch
'
essa
sulla
scaletta
,
e
cominciò
a
narrare
una
lunga
storia
,
della
quale
Anania
serbò
sempre
nella
memoria
questi
tristi
frammenti
:
«
Ella
diceva
sempre
,
sempre
:
"
Oh
,
me
ne
andrò
,
vedrete
,
me
ne
andrò
,
anche
se
egli
non
vuole
.
Gli
feci
abbastanza
del
male
,
zia
Grathia
mia
:
ora
bisogna
che
lo
liberi
di
me
,
in
modo
che
egli
non
senta
più
il
mio
nome
.
Lo
abbandonerò
una
seconda
volta
,
ora
che
non
vorrei
lasciarlo
più
...
lo
abbandonerò
nuovamente
per
espiare
la
colpa
del
primo
abbandono
...
"
»
.
«
Ella
fece
arrotare
il
coltello
a
serramanico
,
che
teneva
sempre
con
sé
...
»
«...Quando
ricevemmo
il
sacchettino
entro
il
fazzoletto
colorato
,
ella
diventò
livida
;
poi
squarciò
un
po
'
il
sacchettino
e
pianse
...
»
«...Sì,
ella
s
'
è
tagliata
la
gola
.
Sì
,
stamattina
alle
sei
,
mentre
io
ero
alla
fontana
.
Quando
rientrai
la
trovai
in
un
lago
di
sangue
:
era
ancora
viva
,
con
gli
occhi
spalancati
orribilmente
...
»
«...Tutta
la
giustizia
,
-
il
brigadiere
,
il
pretore
,
il
cancelliere
,
-
invase
la
casa
.
Ah
,
pareva
l
'
inferno
!
Il
popolo
s
'
affollò
nella
strada
,
le
donne
piangevano
come
bambine
.
Il
pretore
sequestrò
il
coltello
,
mi
guardò
con
occhi
terribili
,
mi
chiese
se
tu
avevi
minacciato
tua
madre
.
Poi
vidi
che
anch
'
egli
aveva
le
lagrime
agli
occhi
...
»
«
Ella
visse
fin
quasi
a
mezzogiorno
;
agonia
per
tutti
.
Figlio
,
tu
sai
se
nella
mia
vita
io
vidi
cose
terribili
;
ma
nessuna
come
questa
.
No
,
non
si
muore
di
dolore
e
di
pietà
,
poiché
io
oggi
non
sono
morta
.
Ah
,
perché
siamo
nati
?
»
ella
concluse
,
piangendo
.
Anania
provò
un
indicibile
turbamento
nel
veder
piangere
quella
donna
strana
,
che
il
dolore
pareva
avesse
da
lungo
tempo
pietrificato
;
ma
egli
,
egli
che
la
notte
prima
aveva
pianto
d
'
amore
fra
le
braccia
di
Margherita
,
egli
non
poté
piangere
di
rimorso
e
d
'
angoscia
:
solo
qualche
singhiozzo
convulso
gli
stringeva
ogni
tanto
la
gola
.
Si
alzò
e
pregò
la
vedova
di
lasciarlo
rientrare
un
momento
nella
camera
.
«
Voglio
vedere
una
cosa
...
»
disse
,
con
voce
tremula
da
bambino
.
La
vedova
riprese
il
lume
,
riaperse
l
'
uscio
,
lasciò
passare
Anania
,
e
attese
:
così
triste
e
nera
,
con
quell
'
antica
lucerna
di
ferro
in
mano
,
ella
pareva
la
figura
della
Morte
in
attesa
vigilante
.
Anania
si
avvicinò
in
punta
di
piedi
al
tavolinetto
,
sul
quale
aveva
notato
il
suo
sacchettino
,
squarciato
,
deposto
su
un
piatto
di
vetro
.
Prima
di
toccarlo
lo
guardò
quasi
con
diffidenza
,
poi
lo
prese
e
lo
vuotò
.
Ne
uscì
fuori
una
pietruzza
gialla
,
e
cenere
,
cenere
annerita
dal
tempo
.
Cenere
!
Anania
palpò
a
lungo
,
con
tutte
e
due
le
mani
,
quella
cenere
nera
che
forse
era
l
'
avanzo
di
qualche
ricordo
d
'
amore
di
sua
madre
;
quella
cenere
che
aveva
posato
lungamente
sul
suo
petto
,
sentendone
i
palpiti
più
profondi
.
E
in
quell
'
ora
memoranda
della
sua
vita
,
della
quale
capiva
di
non
sentire
ancora
tutta
la
solenne
significazione
,
quel
mucchiettino
di
cenere
gli
parve
un
simbolo
del
destino
.
Sì
,
tutto
era
cenere
:
la
vita
,
la
morte
,
l
'
uomo
;
il
destino
stesso
che
la
produceva
.
Eppure
,
in
quell
'
ora
suprema
,
vigilato
dalla
figura
della
vecchia
fatale
che
sembrava
la
Morte
in
attesa
,
e
davanti
alla
spoglia
della
più
misera
delle
creature
umane
,
che
dopo
aver
fatto
e
sofferto
il
male
in
tutte
le
sue
manifestazioni
era
morta
per
il
bene
altrui
,
egli
ricordò
che
fra
la
cenere
cova
spesso
la
scintilla
,
seme
della
fiamma
luminosa
e
purificatrice
,
e
sperò
,
e
amò
ancora
la
vita
.
FINE
Note
:
[
1
]
Olì
.
Rosalia
.
[
2
]
Segnare
i
cespugli
,
cioè
legarli
con
un
nastro
affinché
nessuno
li
tocchi
.
[
3
]
Accusorgios
.
Tesori
nascosti
.
[
4
]
bardana
,
da
gualdana
,
impresa
brigantesca
per
la
quale
si
radunavano
in
gran
numero
malfattori
armati
che
andavano
così
uniti
ad
assaltare
un
ovile
,
una
casa
,
a
rapire
un
armento
,
a
commettere
una
grassazione
.
[
5
]
Capo
di
Sopra
.
La
provincia
di
Sassari
.
[
6
]
Al
beato
.
Al
morto
.
[
7
]
Scandule
.
Scheggie
.
[
8
]
Cuculo
bello
agreste
,
Dimmi
che
ora
è
.
[
9
]
Cuculo
bello
del
mare
,
Dimmi
quanti
anni
ci
vogliono
ancora
perché
io
mi
sposi
?
[
10
]
Cuculo
bello
del
giglio
,
Quanti
anni
ci
vogliono
ancora
perché
io
abbia
un
figlio
?
[
11
]
Cuculo
bello
di
sorella
,
Quanti
anni
ci
vogliono
perché
io
muoia
?
[
12
]
La
rezetta
:
questi
sacchettini
-
amuleti
contengono
o
scongiuri
o
preghiere
scritte
su
un
foglietto
di
carta
,
o
erbe
e
fiori
raccolti
la
notte
di
San
Giovanni
,
o
pezzetti
di
carbone
,
cenere
,
frammenti
della
vera
croce
,
ecc
.
[
13
]
Tu
vuoi
tirar
fuori
di
tasca
le
tue
corna
per
mettertele
sul
capo
.
Espressione
locale
.
Fare
scandalo
a
proprio
danno
.
[
14
]
Non
prenderti
poi
la
porzione
più
grande
.
Espressione
locale
.
Offendersi
,
mentre
si
ha
torto
.
[
15
]
Sa
Gattu
.
Il
Gatto
.
[
16
]
Ogni
persona
viva
Porta
pidocchi
E
tu
che
lo
stai
dicendo
Ce
ne
hai
uno
che
cammina
Sul
colletto
.
[
17
]
Ascusorju
.
Nascondiglio
contenente
un
tesoro
.
[
18
]
Maria
Iscorronca
.
Nomignolo
spregiativo
che
equivale
a
strega
o
a
qualcosa
di
simile
.
[
19
]
...
dolce
di
scorze
d
'
arancio
,
mandorle
e
miele
...
È
l
'
aranciata
,
con
la
quale
forse
il
Sardo
primitivo
ha
voluto
imitare
o
riprodurre
il
favo
del
miele
,
del
quale
realmente
l
'
aranciata
prende
la
forma
,
il
colore
ed
anche
un
po
'
la
sostanza
.
[
20
]
Galanu
meu
.
Bello
mio
.
[
21
]
Sas
manos
siccas
.
Ti
si
rattrappiscano
le
mani
.
[
22
]
Anninia
.
Ninna
-
nanna
.
[
23
]
Jana
.
Fata
nana
delle
tradizioni
sarde
.
[
24
]
Patiu
.
Il
cortile
,
o
meglio
una
specie
di
terrapieno
che
circonda
quasi
tutti
i
nuraghes
.
[
25
]
A
servizio
del
re
.
Il
carcere
.
[
26
]
Usciu
,
usssciuu
!
.
Voce
per
allontanare
i
gatti
.
[
27
]
Nonna
.
Madrina
.
[
28
]
Malune
.
Recipiente
di
sughero
.
[
29
]
Come
mi
vedi
,
mi
scrivi
.
Espressione
locale
:
«
Non
ho
altro
che
quel
che
ho
indosso
»
.
Saggistica ,
,
scavata
dalle
acque
in
buche
,
coni
,
piagge
di
aspetto
maligno
,
come
un
paesaggio
lunare
.
Le
porte
di
Narrativa ,
ÿþA
Luisa
Venini
Campioni
A
Lei
carissima
Luisa
,
che
tante
persone
e
cose
del
piccolo
mondo
valsoldese
ebbe
familiari
;
a
Lei
,
devota
e
fedele
amica
di
due
care
anime
che
ci
aspettano
nell
'
eternità
,
offro
nel
nome
loro
e
nel
nome
di
un
altro
morto
a
Lei
diletto
il
libro
che
queste
sacre
memorie
e
non
queste
sole
,
segretamente
richiama
.
Antonio
Fogazzaro
PARTE
PRIMA
1
.
Risotto
e
tartufi
Soffiava
sul
lago
una
breva
fredda
,
infuriata
di
voler
cacciar
le
nubi
grigie
,
pesanti
sui
cocuzzoli
scuri
delle
montagne
.
Infatti
,
quando
i
Pasotti
,
scendendo
da
Albogasio
Superiore
,
arrivarono
a
Casarico
,
non
pioveva
ancora
.
Le
onde
stramazzavano
tuonando
sulla
riva
,
sconquassavan
le
barche
incatenate
,
mostravano
qua
e
là
,
sino
all
'
opposta
sponda
austera
del
Doi
,
un
lingueggiar
di
spume
bianche
.
Ma
giù
a
ponente
,
in
fondo
al
lago
,
si
vedeva
un
chiaro
,
un
principio
di
calma
,
una
stanchezza
della
breva
;
e
dietro
al
cupo
monte
di
Caprino
usciva
il
primo
fumo
di
pioggia
.
Pasotti
,
in
soprabito
nero
di
cerimonia
,
col
cappello
a
staio
in
testa
e
la
grossa
mazza
di
bambù
in
mano
,
camminava
nervoso
per
la
riva
,
guardava
di
qua
,
guardava
di
là
,
si
fermava
a
picchiar
forte
la
mazza
a
terra
,
chiamando
quell
'
asino
di
barcaiuolo
che
non
compariva
.
Il
piccolo
battello
nero
con
i
cuscini
rossi
,
la
tenda
bianca
e
rossa
,
il
sedile
posticcio
di
parata
piantato
a
traverso
,
i
remi
pronti
e
incrociati
a
poppa
,
si
dibatteva
,
percosso
dalle
onde
,
fra
due
barconi
carichi
di
carbone
che
oscillavano
appena
.
«
Pin
!
»
,
gridava
Pasotti
sempre
più
arrabbiato
.
«
Pin
!
»
Non
rispondeva
che
l
'
eguale
,
assiduo
tuonar
delle
onde
sulla
riva
,
il
cozzar
delle
barche
fra
loro
.
Non
c
'
era
,
si
sarebbe
detto
,
un
cane
vivo
in
tutto
Casarico
.
Solo
una
vecchia
voce
flebile
,
una
voce
velata
da
ventriloquo
,
gemeva
dalle
tenebre
del
portico
:
«
Andiamo
a
piedi
!
Andiamo
a
piedi
!
»
Finalmente
il
Pin
comparve
dalla
parte
di
San
Mamette
.
«
Oh
là
!
»
,
gli
fece
Pasotti
alzando
le
braccia
.
Quegli
si
mise
a
correre
.
«
Animale
!
»
,
urlò
Pasotti
.
«
T
'
han
posto
un
nome
di
cane
per
qualche
cosa
!
»
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
»
,
gemeva
la
voce
flebile
.
«
Andiamo
a
piedi
!
»
Pasotti
tempestò
ancora
col
barcaiuolo
che
staccava
in
fretta
la
catena
del
suo
battello
da
un
anello
infisso
nella
riva
.
Poi
si
voltò
con
una
faccia
imperiosa
verso
il
portico
e
accennò
a
qualcuno
,
piegando
il
mento
,
di
venire
.
«
Andiamo
a
piedi
,
Pasotti
!
»
,
gemette
ancora
la
voce
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
,
fece
con
la
mano
un
brusco
atto
di
comando
,
e
discese
verso
il
battello
.
Allora
comparve
ad
un
'
arcata
del
portico
una
vecchia
signora
,
stretta
la
magra
persona
in
uno
scialle
d
'
India
,
sotto
al
quale
usciva
la
gonna
di
seta
nera
,
chiusa
la
testa
in
un
cappellino
di
città
,
sperticatamente
alto
,
guernito
di
rosette
gialle
e
di
pizzi
neri
.
Due
ricci
neri
le
incorniciavano
il
viso
rugoso
dove
s
'
aprivano
due
grandi
occhi
dolci
,
annebbiati
,
una
gran
bocca
ombreggiata
di
leggeri
baffi
.
«
Oh
,
Pin
»
,
diss
'
ella
giungendo
i
guanti
canarini
e
fermandosi
sulla
riva
a
guardar
pietosamente
il
barcaiuolo
.
«
Dobbiamo
proprio
andare
con
un
lago
di
questa
sorte
?
»
Suo
marito
le
fece
un
altro
gesto
più
imperioso
,
un
'
altra
faccia
più
brusca
della
prima
.
La
povera
donna
sdrucciolò
giù
in
silenzio
al
battello
e
vi
fu
fatta
salire
,
tutta
tremante
.
«
Mi
raccomando
alla
Madonna
della
Caravina
,
caro
il
mio
Pin
»
,
diss
'
ella
.
«
Un
lago
così
brutto
!
»
Il
barcaiuolo
negò
del
capo
,
sorridendo
.
«
A
proposito
»
,
esclamò
Pasotti
«
hai
la
vela
?
»
«
Ce
l
'
ho
su
in
casa
»
,
rispose
Pin
.
«
Debbo
andare
a
prenderla
?
La
signora
qui
avrà
paura
,
forse
.
E
poi
,
ecco
là
che
vien
l
'
acqua
!
»
«
Va
'
!
»
,
fece
Pasotti
.
La
signora
,
sorda
come
un
battaglio
di
campana
,
non
udì
verbo
di
questo
colloquio
,
si
meravigliò
molto
di
veder
Pin
correr
via
e
chiese
a
suo
marito
dove
andasse
.
«
La
vela
!
»
,
le
gridò
Pasotti
sul
viso
.
Colei
stava
lì
tutta
china
,
a
bocca
spalancata
,
per
raccogliere
un
po
'
di
voce
,
ma
inutilmente
.
«
La
vela
!
»
,
ripeté
l
'
altro
,
più
forte
,
con
le
mani
accostate
al
viso
.
Ella
sospettò
d
'
aver
capito
,
trasalì
di
spavento
,
fece
in
aria
col
dito
un
geroglifico
interrogativo
.
Pasotti
rispose
tracciando
pure
in
aria
un
arco
immaginario
e
soffiandovi
dentro
;
poi
affermò
del
capo
,
in
silenzio
.
Sua
moglie
,
convulsa
,
si
alzò
per
uscire
.
«
Vado
fuori
!
»
,
diss
'
ella
angosciosamente
.
«
Vado
fuori
!
Vado
a
piedi
!
»
Suo
marito
l
'
afferrò
per
un
braccio
,
la
trasse
a
sedere
,
le
piantò
addosso
due
occhi
di
fuoco
.
Intanto
il
barcaiuolo
ritornò
con
la
vela
.
La
povera
signora
si
contorceva
,
sospirava
,
aveva
le
lagrime
agli
occhi
,
gittava
alla
riva
delle
occhiate
pietose
,
ma
taceva
.
L
'
albero
fu
rizzato
,
i
due
capi
inferiori
della
vela
furono
legati
,
e
la
barca
stava
per
prender
il
largo
,
quando
un
vocione
mugghiò
dal
portico
:
«
To
'
,
to
'
,
il
signor
Controllore
!
»
,
e
ne
sbucò
un
pretone
rubicondo
,
con
una
pancia
gloriosa
,
un
gran
cappello
di
paglia
nera
,
il
sigaro
in
bocca
e
l
'
ombrello
sotto
il
braccio
.
«
Oh
,
curatone
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Bravo
!
È
di
pranzo
?
Viene
a
Cressogno
con
noi
?
»
«
Se
mi
toglie
!
»
,
rispose
il
curato
di
Puria
,
scendendo
verso
il
battello
.
«
To
'
to
'
che
c
'
è
anche
la
signora
Barborin
!
»
Il
faccione
diventò
amabile
amabile
,
il
vocione
dolce
dolce
.
«
Ha
in
corpo
una
paura
d
'
inferno
,
povera
diavola
»
,
ghignò
Pasotti
,
mentre
il
curato
faceva
degli
inchinetti
e
dei
sorrisetti
alla
signora
,
cui
quel
minacciato
soprappiù
di
peso
metteva
un
nuovo
terrore
.
Ella
si
mise
a
gesticolare
in
silenzio
come
se
gli
altri
fossero
stati
sordi
peggio
di
lei
.
Additava
il
lago
,
la
vela
,
la
mole
del
curato
enorme
,
alzava
gli
occhi
al
cielo
,
si
metteva
le
mani
sul
cuore
,
se
ne
copriva
il
viso
.
«
Peso
mica
tanto
»
,
disse
il
curato
,
ridendo
.
«
Tâs
giò
,
ti
»
,
soggiunse
rivolto
a
Pin
,
che
aveva
sussurrato
irriverentemente
:
«
Ona
bella
tenca
»
.
«
Sapete
»
,
esclamò
Pasotti
,
«
cosa
faremo
perché
le
passi
la
paura
?
Pin
,
hai
un
tavolino
e
un
mazzo
di
tarocchi
?
»
«
Magari
un
po
'
unti
»
,
rispose
Pin
,
«
ma
li
ho
.
»
Ci
volle
del
buono
per
far
capire
alla
signora
Barbara
,
detta
comunemente
Barborin
,
di
che
si
trattasse
adesso
.
Non
lo
voleva
intendere
,
neanche
quando
suo
marito
le
cacciò
in
mano
,
per
forza
,
un
mazzo
di
carte
schifose
.
Ma
per
ora
non
era
possibile
,
giuocare
.
La
barca
avanzava
faticosamente
,
a
forza
di
remi
,
verso
la
foce
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
dove
si
sarebbe
potuto
alzar
la
vela
,
e
i
cavalloni
sbattuti
indietro
dalle
rive
si
arruffavano
con
i
sopravvegnenti
,
facevano
ballare
il
battello
fra
un
bollimento
di
creste
spumose
.
La
signora
piangeva
.
Pasotti
imprecava
a
Pin
che
non
s
'
era
tenuto
bastantemente
al
largo
.
Allora
il
curatone
,
afferrati
due
remi
,
ben
piantata
la
gran
persona
in
mezzo
al
battello
,
si
mise
a
lavorar
di
schiena
,
tanto
che
in
quattro
colpi
si
uscì
dal
cattivo
passo
.
La
vela
fu
alzata
,
e
il
battello
scivolò
via
liscio
,
a
seconda
,
con
un
sommesso
gorgoglio
sotto
la
chiglia
,
con
ondular
lento
e
blando
.
Il
prete
sedette
allora
sorridente
accanto
alla
signora
Barborin
che
chiudeva
gli
occhi
e
mormorava
giaculatorie
.
Ma
Pasotti
batteva
impaziente
il
mazzo
dei
tarocchi
sul
tavolino
e
bisognò
giuocare
.
Intanto
la
pioggia
grigia
veniva
avanti
adagio
adagio
,
velando
le
montagne
,
soffocando
la
breva
.
La
signora
andava
ripigliando
fiato
a
misura
che
ne
perdeva
il
vento
,
giuocava
rassegnata
,
pigliandosi
in
pace
gli
spropositi
propri
e
le
sfuriate
di
suo
marito
.
Quando
la
pioggia
incominciò
a
mormorar
sulla
tenda
del
battello
e
sull
'
onda
morta
che
andava
tutt
'
ora
,
quasi
senz
'
aria
,
agli
scogli
del
Tentiòn
;
quando
il
barcaiuolo
pensò
bene
di
calar
la
vela
e
di
riprendere
i
remi
,
la
signora
Barborin
respirò
del
tutto
.
«
Caro
il
mio
Pin
!
»
,
diss
'
ella
teneramente
;
e
si
mise
a
giuocar
a
tarocchi
con
uno
zelo
,
con
un
brio
,
con
una
beatitudine
in
viso
,
che
non
si
turbavano
né
di
spropositi
né
di
strapazzate
.
Molti
giorni
di
breva
e
di
pioggia
,
di
sole
e
di
tempeste
sorsero
e
tramontarono
sul
lago
di
Lugano
,
sui
monti
della
Valsolda
,
dopo
quella
partita
a
tarocchi
giuocata
dalla
signora
Pasotti
,
da
suo
marito
,
controllore
delle
dogane
a
riposo
,
e
dal
curatone
di
Puria
,
nel
battello
che
costeggiava
lento
,
in
mezzo
ad
una
nebbiolina
di
pioggia
,
le
scogliere
di
S
.
Mamette
e
Cressogno
.
Quando
rivedo
nella
memoria
qualche
casupola
nera
che
ora
specchia
nel
lago
le
sue
gale
di
zotica
arricchita
,
qualche
gaia
palazzina
elegante
che
ora
decade
in
un
silenzioso
disordine
;
il
vecchio
gelso
di
Oria
,
il
vecchio
faggio
della
Madonnina
,
caduti
con
le
generazioni
che
li
veneravano
;
tante
figure
umane
piene
di
rancori
che
si
credevano
eterni
,
di
arguzie
che
parevano
inesauribili
,
fedeli
ad
abitudini
di
cui
si
sarebbe
detto
che
solo
un
cataclisma
universale
potesse
interromperle
,
figure
non
meno
familiari
di
quegli
alberi
alle
generazioni
passate
,
e
scomparse
con
essi
,
quel
tempo
mi
pare
lontano
da
noi
molto
più
del
vero
,
come
al
barcaiuolo
Pin
,
se
si
voltava
a
guardar
il
ponente
,
parevano
lontani
più
del
vero
,
dietro
la
pioggia
,
il
San
Salvatore
e
i
monti
di
Carona
.
Era
un
tempo
bigio
e
sonnolento
,
proprio
come
l
'
aspetto
del
cielo
e
del
lago
,
caduta
la
breva
che
aveva
fatto
tanta
paura
alla
signora
Pasotti
.
La
gran
breva
del
1848
,
dopo
aver
dato
poche
ore
di
sole
e
lottato
un
pezzo
con
le
nuvole
pesanti
,
spenta
da
tre
anni
,
lasciava
piovere
e
piovere
i
giorni
quieti
,
foschi
,
silenziosi
dove
cammina
questa
mia
umile
storia
.
I
re
e
le
regine
di
tarocchi
,
il
Mondo
,
il
Matto
e
il
Bagatto
erano
in
quel
tempo
e
in
quel
paese
personaggi
d
'
importanza
,
minute
potenze
tollerate
benevolmente
nel
seno
del
grande
tacito
impero
d
'
Austria
,
dove
le
loro
inimicizie
,
le
loro
alleanze
,
le
loro
guerre
erano
il
solo
argomento
politico
di
cui
si
potesse
liberamente
discutere
.
Anche
Pin
,
remando
,
ficcava
avidamente
sopra
le
carte
della
signora
Barborin
il
suo
adunco
naso
curioso
,
e
lo
ritraeva
a
malincuore
.
Una
volta
restò
dal
remare
per
tenervelo
su
e
vedere
come
la
povera
donna
se
la
sarebbe
cavata
da
un
passo
difficile
,
cosa
avrebbe
fatto
di
una
certa
carta
pericolosa
a
giuocare
e
pericolosa
a
tenere
.
Suo
marito
picchiava
impaziente
sul
tavolino
,
il
curatone
palpava
con
un
sorriso
beato
le
proprie
carte
,
e
lei
si
stringeva
le
sue
al
petto
,
ridendo
e
gemendo
,
sbirciando
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
de
'
suoi
compagni
.
«
Ha
il
Matto
in
mano
»
,
sussurrò
il
curato
.
«
Fa
sempre
così
,
lei
,
quando
ha
il
Matto
»
,
disse
Pasotti
e
gridò
picchiando
:
«
Giù
questo
Matto
!
»
.
«
Io
lo
butto
nel
lago
»
,
diss
'
ella
.
Gittò
un
'
occhiata
a
prora
e
trovò
lo
scampo
di
osservare
che
si
toccava
Cressogno
,
ch
'
era
tempo
di
smettere
.
Suo
marito
sbuffò
alquanto
,
ma
poi
si
rassegnò
a
infilare
i
guanti
.
«
Trota
,
oggi
,
curato
»
,
diss
'
egli
mentre
l
'
umile
sposa
glieli
abbottonava
.
«
Tartufi
bianchi
,
francolini
e
vin
di
Ghemme
.
»
«
Lo
sa
,
lo
sa
,
lo
sa
?
»
,
esclamò
il
curato
.
«
Lo
so
anch
'
io
.
Me
l
'
ha
detto
il
cuoco
,
ieri
,
a
Lugano
.
Che
miracoli
,
eh
,
la
signora
marchesa
!
»
«
Ma
,
miracoli
?
Pranzo
di
Sant
'
Orsola
,
intanto
;
e
poi
invito
di
signore
:
le
Carabelli
madre
e
figlia
;
quelle
Carabelli
di
Loveno
,
sa
?
»
«
Ah
sì
?
»
,
fece
il
curato
.
«
E
ci
sarebbe
qualche
progetto
...
?
Ecco
là
don
Franco
in
barca
.
Ehi
,
che
bandiera
,
il
giovinotto
!
Non
gliel
'
ho
mai
vista
.
»
Pasotti
alzò
la
tenda
del
battello
,
per
vedere
.
Poco
discosto
una
barca
dalla
bandiera
bianca
e
azzurra
si
cullava
in
un
comune
moto
di
saliscendi
,
in
una
comune
stanchezza
con
l
'
onda
.
A
poppa
,
sotto
la
bandiera
,
v
'
era
seduto
don
Franco
Maironi
,
l
'
abiatico
della
vecchia
marchesa
Orsola
che
dava
il
pranzo
.
Pasotti
lo
vide
alzarsi
,
dar
di
piglio
ai
remi
e
allontanarsi
remando
adagio
,
verso
l
'
alto
lago
,
verso
il
golfo
selvaggio
del
Dòi
;
la
bandiera
bianca
e
azzurra
si
spiegava
tutta
,
sventolava
sulla
scia
.
«
Dove
va
,
quell
'
originale
?
»
,
diss
'
egli
.
E
brontolò
fra
i
denti
,
con
una
forzata
raucedine
da
barabba
milanese
:
«
Antipatico
!
»
«
Dicono
ch
'
è
così
di
talento
!
»
,
osservò
il
prete
.
«
Testa
pessima
»
,
sentenziò
l
'
altro
.
«
Molta
boria
,
poco
sapere
,
nessuna
civiltà
.
»
«
È
mezzo
marcio
»
,
soggiunse
.
«
Se
fossi
io
quella
signorina
...
»
«
Quale
?
»
,
chiese
il
curato
.
«
La
Carabelli
.
»
«
Tenga
a
mente
,
signor
Controllore
.
Se
i
francolini
e
i
tartufi
bianchi
sono
per
la
popòla
Carabelli
,
son
buttati
via
.
»
«
Sa
qualche
cosa
,
Lei
?
»
,
disse
piano
Pasotti
con
una
vampa
di
curiosità
negli
occhi
.
Il
prete
non
rispose
perché
in
quel
punto
la
prora
strisciò
sulla
rena
,
toccò
all
'
approdo
.
Egli
uscì
il
primo
;
quindi
Pasotti
diede
a
sua
moglie
,
con
una
rapida
mimica
imperiosa
,
non
so
quali
istruzioni
,
e
uscì
anche
lui
.
La
povera
donna
venne
fuori
per
l
'
ultima
,
tutta
rinfagottata
nel
suo
scialle
d
'
India
,
tutta
curva
sotto
il
cappellone
nero
dalle
rosette
gialle
,
barcollando
,
mettendo
avanti
le
grosse
mani
dai
guanti
canarini
.
I
due
ricci
pendenti
a
lato
della
sua
mansueta
bruttezza
avevano
un
particolare
accento
di
rassegnazione
sotto
l
'
ombrello
del
marito
,
proprietario
,
ispettore
e
geloso
custode
di
tante
eleganze
.
I
tre
salirono
al
portico
col
quale
la
villetta
Maironi
cavalca
,
da
ponente
,
la
via
dell
'
approdo
alla
chiesa
parrocchiale
di
Cressogno
.
Il
curato
e
Pasotti
fiutavano
,
tra
un
sospiro
di
dolcezza
e
l
'
altro
,
certo
indistinto
odore
caldo
che
vaporava
dal
vestibolo
aperto
della
villa
.
«
Ehi
,
risotto
,
risotto
»
,
sussurrò
il
prete
con
un
lume
di
cupidigia
in
faccia
.
Pasotti
,
naso
fine
,
scosse
il
capo
aggrottando
le
ciglia
,
con
manifesto
disprezzo
di
quell
'
altro
naso
.
«
Risotto
no
»
,
diss
'
egli
.
«
Come
,
risotto
no
?
»
,
esclamò
il
prete
,
piccato
.
«
Risotto
sì
.
Risotto
ai
tartufi
;
non
sente
?
»
Si
fermarono
ambedue
a
mezzo
il
vestibolo
,
fiutando
l
'
aria
come
bracchi
,
rumorosamente
.
«
Lei
,
caro
il
mio
curato
,
mi
faccia
il
piacere
di
parlare
di
posciandra
»
,
disse
Pasotti
dopo
una
lunga
pausa
,
alludendo
a
certa
rozza
pietanza
paesana
di
cavoli
e
salsicce
.
«
Tartufi
si
,
risotto
no
.
»
«
Posciandra
,
posciandra
»
,
borbottò
l
'
altro
,
un
poco
offeso
.
«
Quanto
a
quello
...
»
La
povera
mansueta
signora
capì
che
litigavano
,
si
spaventò
e
si
mise
a
cacciar
puntate
al
soffitto
coll
'
indice
destro
,
per
significare
che
lassù
potevano
udire
.
Suo
marito
le
afferrò
la
mano
in
aria
,
le
accennò
di
fiutare
e
poi
le
soffiò
nella
bocca
spalancata
:
«
Risotto
!
»
Lei
esitava
,
non
avendo
udito
bene
.
Pasotti
si
strinse
nelle
spalle
.
«
Non
capisce
un
accidente
»
,
diss
'
egli
:
«
il
tempo
cambia
»
;
e
salì
la
scala
seguito
da
sua
moglie
.
Il
grosso
curato
volle
dare
un
'
altra
occhiata
alla
barca
di
don
Franco
.
«
Altro
che
Carabelli
!
»
,
pensò
;
e
fu
richiamato
subito
dalla
signora
Barborin
che
gli
raccomandò
di
metterlesi
vicino
a
tavola
.
Aveva
tanta
soggezione
,
povera
creatura
!
I
fumi
delle
casseruole
empivano
anche
la
scala
di
tepide
fragranze
.
«
Risotto
no
»
,
disse
piano
l
'
avanguardia
.
«
Risotto
sì
»
,
rispose
sullo
stesso
tono
la
retroguardia
.
E
così
continuarono
,
sempre
più
piano
,
«
risotto
sì
»
,
«
risotto
no
»
fino
a
che
Pasotti
spinse
l
'
uscio
della
sala
rossa
,
abituale
soggiorno
della
padrona
di
casa
.
Un
brutto
cagnolino
smilzo
trottò
abbaiando
incontro
alla
signora
Barborin
che
cercava
di
sorridere
mentre
Pasotti
metteva
la
sua
faccia
più
ossequiosa
e
il
curato
,
entrando
ultimo
con
un
faccione
dolce
dolce
,
mandava
in
cuor
suo
all
'
inferno
la
maledetta
bestia
.
«
Friend
!
Qua
!
Friend
!
»
,
disse
placidamente
la
vecchia
marchesa
.
«
Cara
signora
,
caro
Controllore
,
curato
.
»
La
grossa
voce
nasale
parlava
con
la
stessa
flemma
,
con
lo
stesso
tono
agli
ospiti
e
al
cane
.
S
'
era
alzata
per
la
signora
Barborin
ma
senza
fare
un
passo
dal
canapè
,
e
stava
lì
in
piedi
,
una
tozza
figura
dagli
occhi
spenti
e
tardi
sotto
la
fronte
marmorea
e
la
parrucca
nera
che
le
si
arrotondava
in
due
grossi
lumaconi
sulle
tempie
.
Il
viso
doveva
essere
stato
bello
un
tempo
e
serbava
,
nel
suo
pallore
giallastro
di
marmo
antico
,
certa
maestà
fredda
che
non
mutava
mai
,
come
lo
sguardo
come
la
voce
,
per
qualsiasi
moto
dell
'
animo
.
Il
curatone
le
fece
due
o
tre
inchini
a
scatto
,
stando
alla
larga
,
ma
Pasotti
le
baciò
la
mano
,
e
la
signora
Barborin
,
sentendosi
gelare
sotto
quello
sguardo
morto
,
non
sapeva
come
muoversi
né
che
dire
.
Un
'
altra
signora
si
era
alzata
dal
canapè
all
'
alzarsi
della
marchesa
e
stava
guardando
con
sussiego
la
Pasotti
,
quel
povero
mucchietto
di
roba
vecchia
rinfagottato
di
roba
nuova
.
«
La
signora
Pasotti
e
suo
marito
»
,
disse
la
marchesa
.
«
Donna
Eugenia
Carabelli
.
»
Donna
Eugenia
piegò
appena
il
capo
.
Sua
figlia
,
donna
Carolina
,
stava
in
piedi
presso
la
finestra
discorrendo
con
una
favorita
della
marchesa
,
nipote
del
suo
fattore
.
La
marchesa
non
stimò
necessario
d
'
incomodarla
per
presentarle
i
nuovi
venuti
e
,
fattili
sedere
,
riprese
una
pacata
conversazione
con
donna
Eugenia
sulle
loro
comuni
conoscenze
milanesi
,
mentre
Friend
faceva
,
fiutando
e
starnutendo
,
il
giro
dello
scialle
canforato
della
Pasotti
,
si
strofinava
sui
polpacci
del
curato
e
guardava
Pasotti
con
i
suoi
occhietti
umidi
e
afflitti
,
senza
toccarlo
,
come
se
intendesse
che
il
padrone
dello
scialle
indiano
,
malgrado
la
sua
faccia
amabile
,
gli
avrebbe
torto
il
collo
volentieri
.
La
marchesa
Orsola
teneva
in
moto
la
sua
solita
grossa
voce
sonnolenta
e
la
Carabelli
si
studiava
,
rispondendo
,
di
rendere
amabile
la
sua
grossa
voce
imperiosa
,
ma
non
sfuggì
agli
occhi
penetranti
e
al
maligno
ingegno
di
Pasotti
che
le
due
vecchie
dame
dissimulavano
,
la
Maironi
più
e
la
Carabelli
meno
,
un
comune
malcontento
.
Ciascuna
volta
che
l
'
uscio
si
apriva
,
gli
occhi
spenti
dell
'
uno
e
gli
occhi
foschi
dell
'
altra
si
volgevano
là
.
Una
volta
entrò
il
prefetto
del
Santuario
della
Caravina
col
piccolo
signor
Paolo
Sala
detto
«
el
Paolin
»
e
col
grosso
signor
Paolo
Pozzi
detto
«
el
Paolon
»
,
compagni
indivisibili
.
Un
'
altra
volta
entrò
il
marchese
Bianchi
,
di
Oria
,
antico
ufficiale
del
regno
d
'
Italia
,
con
la
sua
figliuola
,
una
nobile
figura
di
vecchio
cavalleresco
soldato
accanto
a
una
seducente
figura
di
fanciulla
briosa
.
Sì
la
prima
che
la
seconda
volta
un
'
ombra
di
corruccio
passò
sul
viso
della
Carabelli
.
Anche
la
figlia
di
costei
girava
pronta
gli
occhi
all
'
uscio
,
quando
si
apriva
,
ma
poi
chiacchierava
e
rideva
più
di
prima
.
«
E
don
Franco
,
marchesa
?
Come
sta
don
Franco
?
»
,
disse
il
maligno
Pasotti
,
con
voce
melliflua
,
porgendo
alla
marchesa
la
tabacchiera
aperta
.
«
Grazie
tante
»
,
rispose
la
marchesa
piegandosi
un
poco
e
ficcando
due
grosse
dita
nel
tabacco
:
«
Franco
?
a
dirle
la
verità
sono
un
poco
in
angustia
.
Stamattina
non
si
sentiva
bene
e
adesso
non
lo
vedo
.
Non
vorrei
...
»
«
Don
Franco
?
»
,
disse
il
marchese
.
«
È
in
barca
.
L
'
abbiamo
visto
un
momento
fa
che
remava
come
un
barcaiuolo
.
»
Donna
Eugenia
spiegò
il
ventaglio
.
«
Bravo
!
»
,
diss
'
ella
facendosi
vento
in
fretta
e
in
furia
.
«
È
un
bellissimo
divertimento
.
»
Chiuse
il
ventaglio
d
'
un
colpo
e
si
mise
a
mordicchiarlo
con
le
labbra
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
aria
»
,
osservò
la
marchesa
nel
suo
naso
imperturbabile
.
«
Avrà
avuto
bisogno
di
prender
acqua
»
,
mormorò
il
prefetto
della
Caravina
con
gli
occhi
scintillanti
di
malizia
.
«
Piove
!
»
«
Don
Franco
viene
adesso
,
signora
marchesa
»
,
disse
la
nipote
del
fattore
dopo
aver
dato
un
'
occhiata
al
lago
.
«
Va
bene
»
,
rispose
il
naso
sonnacchioso
.
«
Spero
che
stia
meglio
,
altrimenti
non
dirà
due
parole
.
Un
ragazzo
sanissimo
ma
apprensivo
.
Senta
,
Controllore
;
e
il
signor
Giacomo
?
Perché
non
si
vede
?
»
«
El
sior
Zacomo
»
,
incominciò
Pasotti
canzonando
il
signor
Giacomo
Puttini
,
un
vecchio
celibatario
veneto
che
dimorava
da
trent
'
anni
in
Albogasio
Superiore
,
presso
la
villa
Pasotti
.
«
El
sior
Zacomo
...
»
«
Adagio
»
,
lo
interruppe
la
dama
.
«
Non
le
permetto
di
burlarsi
dei
veneti
,
e
poi
non
è
vero
che
nel
Veneto
si
dica
Zacomo
.
»
Ella
era
nata
a
Padova
,
e
benché
abitasse
a
Brescia
da
quasi
mezzo
secolo
,
il
suo
dire
lombardo
era
ancora
infetto
da
certe
croniche
patavinità
.
Mentre
Pasotti
protestava
,
con
cerimonioso
orrore
,
di
aver
solamente
inteso
imitar
la
voce
dell
'
ottimo
suo
vicino
ed
amico
,
l
'
uscio
si
aperse
una
terza
volta
.
Donna
Eugenia
,
sapendo
bene
chi
entrava
,
non
degnò
voltarsi
a
guardare
,
ma
gli
occhi
spenti
della
marchesa
si
posarono
con
tutta
flemma
su
don
Franco
.
Don
Franco
,
unico
erede
del
nome
Maironi
,
era
figlio
di
un
figlio
della
marchesa
,
morto
a
ventott
'
anni
.
Aveva
perduto
la
madre
nascendo
ed
era
sempre
vissuto
nella
potestà
della
nonna
Maironi
.
Alto
e
smilzo
,
portava
una
zazzera
di
capelli
fulvi
,
irti
,
che
l
'
aveva
fatto
soprannominare
el
scovin
d
'
i
nivol
,
lo
scopanuvoli
.
Aveva
occhi
parlanti
,
d
'
un
ceruleo
chiarissimo
,
una
scarna
faccia
simpatica
,
mobile
,
pronta
a
colorarsi
e
a
scolorarsi
.
Quella
faccia
accigliata
diceva
ora
molto
chiaramente
:
«
Son
qui
,
ma
mi
seccate
assai
»
.
«
Come
stai
,
Franco
?
»
,
gli
chiese
la
nonna
,
e
soggiunse
tosto
senz
'
aspettare
risposta
:
«
Guarda
che
donna
Carolina
desidera
udire
quel
pezzo
di
Kalkbrenner
.
»
«
Oh
no
,
sa
»
,
disse
la
signorina
volgendosi
al
giovine
con
aria
svogliata
.
«
L
'
ho
detto
,
sì
,
ma
poi
non
mi
piace
,
Kalkbrenner
.
Preferisco
chiacchierare
con
le
signorine
.
»
Franco
parve
soddisfatto
dell
'
accoglienza
ricevuta
e
andò
senza
aspettar
altro
a
discorrere
col
curatone
d
'
un
buon
quadro
antico
che
dovevano
vedere
insieme
nella
chiesa
di
Dasio
.
Donna
Eugenia
Carabelli
fremeva
.
Ell
'
era
venuta
con
la
figliuola
da
Loveno
dopo
un
'
arcana
azione
diplomatica
cui
avevano
preso
parte
altre
potenze
.
Se
questa
visita
si
dovesse
fare
o
no
,
se
il
decoro
della
famiglia
Carabelli
lo
permettesse
,
se
vi
fosse
quella
probabilità
di
successo
che
donna
Eugenia
richiedeva
,
erano
state
le
ultime
questioni
definite
dalla
diplomazia
;
perché
malgrado
la
vecchia
relazione
della
mamma
Carabelli
e
della
nonna
Maironi
i
giovani
non
s
'
erano
veduti
che
un
paio
di
volte
alla
sfuggita
ed
erano
i
loro
involucri
di
ricchezza
e
di
nobiltà
,
di
parentele
e
di
amicizie
,
che
si
attraevano
come
si
attraggono
una
goccia
d
'
acqua
marina
e
una
goccia
d
'
acqua
dolce
,
benché
le
creature
minuscole
che
vivono
nell
'
una
e
nell
'
altra
sieno
condannate
,
se
le
due
gocce
si
uniscono
,
a
morirne
.
La
marchesa
aveva
vinto
il
suo
punto
,
apparentemente
in
grazia
dell
'
età
,
sostanzialmente
in
grazia
dei
denari
,
era
stato
accettato
che
l
'
intervista
seguisse
a
Cressogno
,
perché
se
Franco
non
aveva
di
proprio
che
la
magra
dote
della
madre
,
diciotto
o
ventimila
lire
austriache
,
la
nonna
sedeva
,
con
quella
sua
flemmatica
dignità
,
su
qualche
milione
.
Ora
donna
Eugenia
,
vedendo
il
contegno
del
giovine
,
fremeva
contro
la
marchesa
,
contro
chi
aveva
esposto
lei
e
la
sua
ragazza
a
una
umiliazione
simile
.
Se
avesse
potuto
soffiar
via
d
'
un
colpo
la
vecchia
,
suo
nipote
,
la
casa
tetra
e
la
compagnia
uggiosa
,
lo
avrebbe
fatto
con
gioia
;
ma
conveniva
dissimulare
,
parer
indifferente
,
inghiottir
lo
smacco
e
il
pranzo
.
La
marchesa
serbava
la
sua
esterna
placidità
marmorea
benché
avesse
il
cuore
pieno
di
dispetto
e
di
maltalento
contro
suo
nipote
.
Egli
aveva
osato
chiederle
,
due
anni
prima
,
il
permesso
di
sposare
una
signorina
della
Valsolda
,
civile
,
ma
non
ricca
né
nobile
.
Il
reciso
rifiuto
della
nonna
aveva
reso
impossibile
il
matrimonio
e
persuasa
la
madre
della
ragazza
a
non
più
ricevere
in
casa
don
Franco
;
ma
la
marchesa
tenne
per
fermo
che
quella
gente
non
avesse
levato
l
'
occhio
da
'
suoi
milioni
.
Era
quindi
venuta
nel
proposito
di
dar
moglie
a
Franco
assai
presto
per
toglierlo
dal
pericolo
;
e
aveva
cercato
una
ragazza
ricca
ma
non
troppo
,
nobile
ma
non
troppo
,
intelligente
ma
non
troppo
.
Trovatane
una
di
questo
stampo
,
la
propose
a
Franco
che
si
sdegnò
fieramente
e
protestò
di
non
voler
prender
moglie
.
La
risposta
era
ben
sospetta
ed
ella
vigilò
allora
più
che
mai
sui
passi
del
nipote
e
di
quella
«
madama
Trappola
»
,
poiché
chiamava
graziosamente
così
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
famiglia
Rigey
,
composta
di
due
sole
signore
,
Luisa
e
sua
madre
,
abitava
in
Valsolda
,
a
Castello
:
non
era
difficile
sorvegliarla
.
Pure
la
marchesa
non
poté
venir
a
capo
di
nulla
.
Ma
Pasotti
le
riferì
una
sera
con
molta
ipocrisia
d
'
esitazioni
e
d
'
inorriditi
commenti
che
il
prefetto
della
Caravina
,
stando
a
crocchio
nella
farmacia
di
S
.
Mamette
con
lui
Pasotti
,
col
signor
Giacomo
Puttini
,
col
Paolin
e
col
Paolon
,
aveva
tenuto
questo
bel
discorso
:
«
Don
Franco
fa
il
morto
da
burla
fino
a
che
la
vecchia
lo
farà
sul
serio
»
.
Udita
questa
fine
arguzia
,
la
marchesa
rispose
nel
suo
pacifico
naso
«
grazie
tante
»
e
cambiò
discorso
.
Seppe
quindi
che
la
signora
Rigey
,
sempre
infermiccia
,
si
trovava
a
mal
partito
per
una
ipertrofia
di
cuore
e
le
parve
che
l
'
umore
di
Franco
se
ne
risentisse
.
Proprio
allora
le
fu
proposta
la
Carabelli
.
La
Carabelli
non
era
forse
interamente
di
suo
gusto
,
ma
di
fronte
all
'
altro
pericolo
non
c
'
era
da
esitare
.
Parlò
a
Franco
.
Stavolta
Franco
non
si
sdegnò
,
ascoltò
distratto
e
disse
che
ci
avrebbe
pensato
.
Fu
la
sola
ipocrisia
,
forse
,
della
sua
vita
.
La
marchesa
giuocò
audacemente
una
carta
grossa
,
fece
venire
la
Carabelli
.
Ora
lo
vedeva
bene
,
il
giuoco
era
perduto
.
Don
Franco
non
s
'
era
trovato
all
'
arrivo
delle
signore
e
aveva
poi
fatto
una
sola
apparizione
di
pochi
minuti
.
I
suoi
modi
,
durante
quei
pochi
minuti
,
erano
stati
cortesi
,
ma
la
sua
faccia
no
;
la
sua
faccia
aveva
parlato
,
secondo
il
solito
,
talmente
chiaro
,
che
la
marchesa
,
affibbiandogli
,
come
subito
fece
,
una
indisposizione
,
non
poté
ingannar
nessuno
.
Però
la
vecchia
dama
non
si
persuase
d
'
aver
giuocato
male
.
Già
dall
'
età
dei
primi
giudizi
in
poi
,
ella
si
era
messa
al
punto
di
non
riconoscersi
mai
un
solo
difetto
né
un
solo
torto
,
di
non
ferirsi
mai
,
volontariamente
,
nel
suo
nobile
e
prediletto
sé
.
Ora
le
piacque
si
supporre
che
dopo
il
suo
sermone
matrimoniale
al
nipote
,
gli
fosse
pervenuta
nel
mistero
una
parolina
di
miele
,
di
vischio
e
di
veleno
.
Se
il
suo
disinganno
aveva
qualche
lieve
conforto
era
nel
contegno
della
signorina
Carabelli
che
mal
celava
la
vivacità
del
proprio
risentimento
.
ciò
non
piaceva
alla
marchesa
.
Il
prefetto
della
Caravina
non
aveva
torto
se
non
forse
un
poco
nella
forma
quando
diceva
sottovoce
di
lei
:
«
L
'
è
on
'
Aüstria
p
...
»
.
Come
la
vecchia
Austria
di
quel
tempo
,
la
vecchia
marchesa
non
amava
nel
suo
impero
gli
spiriti
vivaci
.
La
sua
volontà
di
ferro
non
ne
tollerava
altre
vicino
a
sé
.
Le
era
già
di
troppo
un
indocile
Lombardo
-
Veneto
come
il
signor
Franco
,
e
la
ragazza
Carabelli
,
che
aveva
l
'
aria
di
sentire
e
volere
per
conto
proprio
,
sarebbe
probabilmente
riuscita
in
casa
Maironi
una
suddita
incomoda
,
una
torbida
Ungheria
.
Si
annunciò
il
pranzo
.
Nella
faccia
rasa
e
nell
'
abito
grigio
,
mal
tagliato
,
del
domestico
si
riflettevano
le
idee
aristocratiche
della
marchesa
,
temperate
di
abitudini
econome
.
«
E
questo
signor
Giacomo
,
Controllore
?
»
,
disse
ella
,
senza
muoversi
.
«
Temo
,
marchesa
»
,
rispose
Pasotti
.
«
L
'
ho
incontrato
stamattina
e
gli
ho
detto
:
"
Dunque
,
signor
Giacomo
,
ci
vediamo
a
pranzo
?
"
.
È
parso
che
gli
mettessi
una
biscia
in
corpo
.
Ha
cominciato
a
contorcersi
e
a
soffiare
:
"
Sì
,
credo
,
no
so
,
forse
,
no
digo
,
apff
,
ecco
,
propramente
,
Controllore
gentilissimo
,
no
so
,
insomma
,
e
apff
!
"
.
Non
ne
ho
cavato
altro
.
»
La
marchesa
chiamò
a
sé
il
domestico
e
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
Quegli
fece
un
inchino
e
si
ritirò
.
Il
curato
di
Puria
si
dondolava
in
su
e
in
giù
accarezzandosi
le
ginocchia
nel
desiderio
del
risotto
;
ma
la
marchesa
pareva
petrificata
sul
canapè
e
perciò
si
petrificò
anche
lui
.
Gli
altri
si
guardavano
,
muti
.
La
povera
signora
Barborin
,
avendo
visto
il
domestico
,
meravigliata
di
quella
immobilità
,
di
quelle
facce
sbalordite
,
inarcò
le
sopracciglia
,
interrogò
con
gli
occhi
ora
suo
marito
,
ora
il
Puria
,
ora
il
prefetto
,
sino
a
che
una
fulminea
occhiata
di
Pasotti
petrificò
lei
pure
.
"
Se
fosse
bruciato
il
pranzo
!
"
,
pensava
componendosi
un
viso
indifferente
.
"
Se
ci
mandassero
a
casa
!
Che
fortuna
!
"
.
Dopo
due
minuti
il
domestico
ritornò
e
fece
un
inchino
.
«
Andiamo
»
,
disse
la
marchesa
,
alzandosi
.
La
comitiva
trovò
in
sala
da
pranzo
un
personaggio
nuovo
,
un
vecchietto
piccolo
,
curvo
,
con
due
occhietti
buoni
e
un
lungo
naso
spiovente
sul
mento
.
«
Veramente
,
signora
marchesa
»
,
disse
costui
tutto
timido
e
umile
,
«
io
avrei
già
pranzato
.
»
«
Si
accomodi
,
signor
Viscontini
»
,
rispose
la
marchesa
che
sapeva
praticare
l
'
arte
insolente
della
sordità
come
tutti
coloro
che
assolutamente
vogliono
un
mondo
secondo
il
proprio
comodo
e
il
proprio
gusto
.
L
'
ometto
non
osò
replicare
,
ma
neanche
osava
sedere
.
«
Coraggio
,
signor
Viscontini
!
»
,
gli
disse
il
Paolin
che
gli
era
vicino
.
«
Cosa
fa
?
»
«
Fa
il
quattordici
di
coppe
»
,
mormorò
il
prefetto
.
Infatti
l
'
ottimo
signor
Viscontini
,
accordatore
di
pianoforti
,
venuto
la
mattina
da
Lugano
per
accordare
il
piano
dei
signori
Zelbi
di
Cima
e
quello
di
don
Franco
,
aveva
pranzato
al
tocco
a
casa
Zelbi
,
era
quindi
venuto
a
casa
Maironi
,
e
ora
gli
toccava
di
sostituire
il
signor
Giacomo
perché
altrimenti
i
commensali
sarebbero
stati
tredici
.
Un
liquido
bruno
fumava
nella
zuppiera
d
'
argento
.
«
Risotto
no
»
,
sussurrò
Pasotti
al
Puria
passandogli
dietro
.
Il
faccione
dolce
non
diede
segno
di
avere
udito
.
I
pranzi
di
casa
Maironi
erano
sempre
lugubri
e
questo
accennava
ad
esserlo
anche
più
del
solito
.
Per
compenso
era
pure
molto
più
fino
.
Pasotti
e
il
Puria
si
guardavano
spesso
,
mangiando
,
per
esprimere
ammirazione
e
quasi
per
congratularsi
a
vicenda
del
godimento
squisito
,
e
se
mai
qualche
occhiata
di
Pasotti
sfuggiva
al
Puria
,
la
signora
Barborin
,
vicina
di
quest
'
ultimo
,
lo
avvertiva
con
un
timido
tocco
del
gomito
.
Le
voci
che
più
si
udivano
erano
quelle
del
marchese
e
di
donna
Eugenia
.
Il
grande
naso
aristocratico
del
Bianchi
,
il
suo
fine
sorriso
di
galante
cavaliere
si
volgevano
spesso
alla
bellezza
,
languente
ma
non
ancora
spenta
,
della
dama
.
Milanesi
ambedue
del
miglior
sangue
,
si
sentivano
uniti
in
una
certa
superiorità
non
solamente
rispetto
ai
piccoli
borghesi
della
mensa
,
ma
rispetto
altresì
ai
padroni
di
casa
,
nobili
provinciali
.
Il
marchese
era
l
'
affabilità
stessa
e
avrebbe
conversato
amabilmente
anche
col
commensale
più
modesto
;
ma
donna
Eugenia
,
nell
'
amarezza
dell
'
animo
suo
,
nel
suo
disgusto
del
luogo
e
delle
persone
,
s
'
attaccò
a
lui
come
al
solo
degno
,
marcatamente
anche
per
far
dispetto
agli
altri
.
Ella
lo
imbarazzò
dicendogli
forte
che
non
capiva
com
'
egli
potesse
essersi
innamorato
dell
'
orrida
Valsolda
.
Il
marchese
,
che
vi
si
era
ritirato
da
molti
anni
a
vita
quieta
e
vi
aveva
veduto
nascere
la
sua
unica
figliuola
,
donna
Ester
,
rimase
sulle
prime
un
poco
sconcertato
da
quel
discorso
insolente
verso
parecchi
dei
convitati
,
ma
poi
fece
una
briosa
difesa
del
paese
.
La
marchesa
non
mostrò
turbarsi
;
il
Paolin
,
il
Paolon
e
il
prefetto
,
valsoldesi
,
tacevano
con
tanto
di
muso
.
Pasotti
recitò
solennemente
un
ampolloso
elogio
del
«
Niscioree
»
,
la
villa
Bianchi
,
presso
Oria
.
Il
Bianchi
,
leale
uomo
,
che
in
passato
non
aveva
avuto
troppo
a
lodarsi
del
Pasotti
,
non
parve
gradir
l
'
elogio
.
Egli
invitò
la
Carabelli
al
Niscioree
.
«
A
piedi
no
,
tu
,
Eugenia
»
,
disse
la
marchesa
,
sapendo
che
l
'
amica
sua
era
tribolata
dallo
spavento
d
'
ingrassare
.
«
Bisogna
vedere
com
'
è
stretta
la
strada
,
dalla
Ricevitoria
al
Niscioree
!
Tu
non
ci
passi
di
sicuro
.
»
Donna
Eugenia
protestò
con
sdegno
.
«
L
'
è
minga
el
Cors
de
Porta
Renza
»
,
disse
il
marchese
,
«
ma
l
'
è
poeu
nanca
,
disgraziatamente
,
le
chemin
du
Paradis
!
»
«
Quell
no
!
Propi
no
!
Ghe
l
'
assicuri
mi
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
riscaldato
,
per
disgrazia
,
da
troppi
bicchieri
di
Ghemme
.
Tutti
gli
occhi
si
volsero
a
lui
e
il
Paolin
gli
disse
qualche
cosa
sottovoce
.
«
Se
son
matto
?
»
,
rispose
l
'
ometto
acceso
in
faccia
.
«
Nient
del
tütt
!
Le
dico
che
ona
bolgira
compagna
non
la
mi
è
mai
più
toccata
in
vita
mia
.
»
E
qui
raccontò
che
la
mattina
,
venendo
da
Lugano
e
avendo
preso
un
po
'
di
freddo
in
barca
,
era
disceso
al
Niscioree
per
proseguire
il
viaggio
a
piedi
;
che
tra
quei
due
muri
,
dove
non
si
potrebbe
voltare
un
asino
,
aveva
incontrato
le
guardie
di
finanza
,
le
quali
lo
avevano
insultato
perché
non
era
disceso
allo
sbarco
della
Ricevitoria
;
che
l
'
avevano
condotto
alla
maledetta
Ricevitoria
;
che
portava
in
mano
un
rotolo
di
musica
manoscritta
e
che
l
'
animale
del
Ricevitore
,
pigliando
le
crome
e
le
biscrome
per
corrispondenze
politiche
segrete
,
gliel
'
aveva
trattenuto
.
Silenzio
profondo
.
Dopo
qualche
momento
la
marchesa
sentenziò
che
il
signor
Viscontini
aveva
torto
marcio
.
Non
doveva
sbarcare
al
Niscioree
,
ciò
era
proibito
.
Quanto
al
signor
Ricevitore
egli
era
una
persona
rispettabilissima
.
Pasotti
confermò
,
con
una
faccia
severa
.
«
Ottimo
funzionario
»
,
diss
'
egli
.
«
Ottima
canaglia
»
,
mormorò
il
prefetto
fra
i
denti
.
Franco
,
che
sulle
prime
pareva
pensare
a
tutt
'
altro
,
si
scosse
e
lanciò
a
Pasotti
un
'
occhiata
sprezzante
.
«
Dopo
tutto
»
,
soggiunse
la
marchesa
,
«
trovo
che
col
pretesto
della
musica
manoscritta
si
potrebbe
benissimo
...
»
«
Certo
!
»
,
disse
il
Paolin
,
austriacante
per
paura
,
mentre
la
padrona
di
casa
lo
era
per
convinzione
.
Il
marchese
,
che
nel
1815
aveva
spezzata
la
spada
per
non
servire
gli
Austriaci
,
sorrise
e
disse
solo
:
«
Là
!
C
'
est
un
peu
fort
!
»
.
«
Ma
se
tutti
sanno
ch
'
è
una
bestia
,
quel
Ricevitore
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Scusi
,
don
Franco
...
»
,
fece
Pasotti
.
«
Ma
che
scusi
!
»
,
interruppe
l
'
altro
.
«
È
un
bestione
!
»
«
È
un
uomo
coscienzioso
»
,
disse
la
marchesa
,
«
un
impiegato
che
fa
il
proprio
dovere
.
»
«
Allora
le
bestie
saranno
i
suoi
padroni
!
»
,
ribatté
Franco
.
«
Caro
Franco
»
,
replicò
la
voce
flemmatica
,
«
questi
discorsi
in
casa
mia
non
si
fanno
.
Grazie
a
Dio
non
siamo
mica
in
Piemonte
,
qui
.
»
Pasotti
fece
una
sghignazzata
d
'
approvazione
.
Allora
Franco
,
preso
furiosamente
il
proprio
piatto
a
due
mani
lo
spezzò
d
'
un
colpo
sulla
tavola
.
«
Jesüsmaria
!
»
,
esclamò
il
Viscontini
,
e
il
Paolon
,
interrotto
nelle
sue
laboriose
operazioni
di
mangiatore
sdentato
:
«
Euh
!
»
.
«
Sì
,
sì
»
,
disse
Franco
alzandosi
con
la
faccia
stravolta
,
«
è
meglio
che
me
ne
vada
!
»
E
uscì
dal
salotto
.
Subito
donna
Eugenia
si
sentì
male
,
bisognò
accompagnarla
fuori
.
Tutte
le
signore
,
meno
la
Pasotti
,
le
andaron
dietro
da
una
parte
mentre
il
domestico
entrava
dall
'
altra
portando
un
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
guardò
Pasotti
con
un
riso
trionfante
,
ma
Pasotti
finse
di
non
avvedersene
.
Tutti
erano
in
piedi
.
Il
Viscontini
,
reo
apparente
,
continuava
a
dire
:
«
Mi
capissi
nagott
,
mi
capissi
nagott
»
,
e
il
Paolin
,
seccatissimo
del
pranzo
guastato
,
gli
brontolò
:
«
Cossa
l
'
ha
mai
de
capì
Lü
?
»
.
Il
marchese
,
molto
scuro
,
taceva
.
Finalmente
il
Pasotti
,
reo
di
fatto
,
presa
un
'
aria
d
'
affettuosa
tristezza
,
disse
come
tra
sé
:
«
Peccato
!
Povero
don
Franco
!
Un
cuor
d
'
oro
,
una
buona
testa
,
e
un
temperamento
così
!
Proprio
peccato
!
»
.
«
Ma
!
»
,
fece
il
Paolin
.
E
il
Puria
,
tutto
contrito
:
«
Sono
gran
dispiaceri
!
»
.
Aspetta
e
aspetta
,
le
signore
non
ritornavano
.
Allora
qualcuno
cominciò
a
muoversi
.
Il
Paolin
e
il
Puria
si
accostarono
lentamente
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
alla
credenza
,
contemplarono
il
pasticcio
di
risotto
.
Il
Puria
chiamò
dolcemente
Pasotti
,
ma
Pasotti
non
si
mosse
.
«
Volevo
solo
dirle
»
,
fece
il
curatone
,
coprendo
il
suo
trionfo
in
modo
da
lasciarlo
e
non
lasciarlo
vedere
,
«
che
ci
sono
i
tartufi
bianchi
.
»
«
Direi
che
qui
non
mancano
neppure
i
tartufi
neri
»
,
osservò
il
marchese
pigiando
un
poco
sulle
due
ultime
parole
.
2
.
Sulla
soglia
d
'
un
'
altra
vita
«
Canaglia
!
»
,
fremeva
don
Franco
salendo
la
scala
che
conduceva
alla
sua
camera
.
«
Pezzo
d
'
asino
d
'
un
austriaco
!
»
.
Si
vendicava
su
Pasotti
di
non
poter
insultar
la
nonna
e
le
stesse
consonanti
della
parola
austriaco
gli
servivano
tanto
bene
per
stritolarsi
fra
i
denti
la
propria
collera
e
spremerne
,
gustarne
il
sapore
.
Quando
fu
in
camera
la
collera
gli
svampò
.
Si
gittò
in
una
poltrona
,
in
faccia
alla
finestra
spalancata
,
guardando
il
lago
triste
nel
pomeriggio
nebbioso
,
e
,
al
di
là
del
lago
,
i
monti
deserti
.
Mise
un
gran
respiro
.
Ah
come
stava
bene
lì
,
solo
,
ah
che
pace
,
ah
che
aria
diversa
da
quella
del
salotto
,
che
aria
cara
,
piena
de
'
suoi
pensieri
e
de
'
suoi
amori
!
Aveva
un
gran
bisogno
di
abbandonarsi
ad
essi
ed
essi
lo
ripresero
subito
,
gli
cacciaron
di
mente
le
Carabelli
,
il
Pasotti
,
la
nonna
,
il
bestione
del
Ricevitore
.
Essi
?
No
,
era
un
pensiero
solo
,
un
pensiero
fatto
di
amore
e
di
ragione
,
di
ansia
e
di
gioia
,
di
tanti
dolci
ricordi
e
insieme
di
trepida
aspettazione
,
perché
qualche
cosa
di
solenne
si
avvicinava
e
sarebbe
giunto
nelle
ombre
della
notte
.
Franco
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
quattro
meno
un
quarto
.
Ancora
sette
ore
.
Si
alzò
,
si
buttò
a
braccia
conserte
sul
davanzale
della
finestra
.
Ancora
sette
ore
e
comincerebbe
per
lui
un
'
altra
vita
.
Fuori
delle
pochissime
persone
che
dovevano
prender
parte
all
'
avvenimento
,
nemmanco
l
'
aria
sapeva
che
quella
sera
stessa
,
verso
le
undici
,
don
Franco
Maironi
avrebbe
sposato
la
signorina
Luisa
Rigey
.
La
signora
Teresa
Rigey
,
madre
di
Luisa
,
aveva
un
tempo
lealmente
pregato
Franco
di
piegare
al
volere
della
nonna
,
di
astenersi
dal
visitar
la
sua
casa
,
di
non
pensare
più
a
Luisa
,
la
quale
,
dal
canto
suo
,
era
stata
contenta
che
per
la
dignità
della
famiglia
,
per
il
decoro
di
sua
madre
,
si
troncassero
le
relazioni
ufficiali
,
ma
non
dubitava
della
fede
di
Franco
né
d
'
essergli
già
legata
per
sempre
.
Egli
studiava
ora
leggi
,
privatamente
,
all
'
insaputa
della
nonna
,
per
dedicarsi
a
una
professione
e
aver
modo
di
bastare
a
sé
.
Ma
la
signora
Teresa
contrasse
da
tante
agitazioni
una
malattia
di
cuore
che
nel
1851
,
in
fine
d
'
agosto
,
si
aggravò
subitamente
.
Franco
le
scrisse
chiedendole
almeno
il
permesso
di
vederla
poiché
non
poteva
compiere
«
il
suo
dovere
d
'
assisterla
»
.
La
signora
non
credette
di
consentire
e
il
giovine
se
ne
disperò
,
le
fece
intendere
che
considerava
Luisa
come
sua
fidanzata
davanti
a
Dio
e
che
sarebbe
morto
prima
di
abbandonarla
.
Allora
la
povera
donna
,
sentendosi
mancar
la
vita
ogni
giorno
,
accorandosi
di
veder
la
sua
cara
figliuola
in
uno
stato
così
incerto
e
considerando
la
ferma
volontà
del
giovine
,
concepì
il
desiderio
intenso
che
le
nozze
,
poiché
dovevan
seguire
,
seguissero
al
più
presto
.
Tutto
fu
combinato
frettolosamente
con
l
'
aiuto
del
curato
di
Castello
e
del
fratello
della
signora
Rigey
,
l
'
ingegnere
Ribera
di
Oria
,
addetto
all
'
Imperiale
R
.
Ufficio
delle
Pubbliche
Costruzioni
in
Como
.
Le
intelligenze
furono
queste
.
Le
nozze
si
farebbero
segretamente
;
Franco
resterebbe
presso
la
nonna
e
Luisa
presso
la
madre
,
sino
a
che
venisse
il
momento
opportuno
di
confessar
tutto
alla
marchesa
.
Franco
sperava
nell
'
appoggio
di
monsignor
Benaglia
,
vescovo
di
Lodi
,
vecchio
amico
della
famiglia
,
ma
occorreva
il
fatto
compiuto
.
Se
il
cuore
della
marchesa
si
indurisse
,
com
'
era
probabile
,
gli
sposi
e
la
signora
Teresa
prenderebbero
stanza
nella
casa
che
l
'
ingegnere
Ribera
possedeva
in
Oria
.
Il
Ribera
,
celibe
,
manteneva
ora
del
proprio
la
famiglia
di
sua
sorella
;
terrebbe
poi
anche
Franco
in
luogo
di
figliuolo
.
Fra
sette
ore
,
dunque
.
La
finestra
guardava
sulla
lista
di
giardino
che
fronteggiava
la
villa
verso
il
lago
,
e
sulla
riva
di
approdo
.
Nei
primi
tempi
del
suo
amore
Franco
stava
lì
a
spiar
il
venire
e
l
'
approdare
d
'
una
certa
barca
,
l
'
uscirne
d
'
una
personcina
snella
,
leggere
come
l
'
aria
,
che
mai
mai
non
guardava
su
alla
finestra
.
Ma
poi
un
giorno
egli
era
disceso
ad
incontrarla
ed
ella
aveva
aspettato
un
momento
ad
uscire
per
accettare
l
'
aiuto
,
ben
inutile
,
della
sua
mano
.
Lì
sotto
,
nel
giardino
,
egli
le
aveva
dato
per
la
prima
volta
un
fiore
,
un
profumato
fiore
di
mandevilia
suaveolens
.
Lì
sotto
si
era
un
'
altra
volta
ferito
con
un
temperino
,
abbastanza
seriamente
,
tagliando
per
lei
un
ramoscello
di
rosaio
,
ed
ella
gli
aveva
dato
col
suo
turbamento
un
delizioso
segno
del
suo
amore
.
Quante
gite
con
lei
e
altri
amici
,
prima
che
la
nonna
sapesse
,
alle
rive
solitarie
del
monte
Bisgnago
là
in
faccia
,
quante
colazioni
e
merende
a
quella
cantina
del
Doi
!
Con
quanta
dolcezza
viva
nel
cuore
di
sguardi
incontrati
Franco
tornava
a
casa
e
si
chiudeva
nella
sua
stanza
a
richiamarseli
,
a
esaltarsene
nella
memoria
!
Queste
prime
emozioni
dell
'
amore
gli
ritornavano
adesso
in
mente
,
non
ad
una
ad
una
ma
tutte
insieme
,
dalle
acque
e
dalle
rive
tristi
dove
gli
occhi
suoi
fisi
parevano
smarrirsi
piuttosto
nelle
ombre
del
passato
che
nelle
nebbie
del
presente
.
Vicino
alla
mèta
,
egli
pensava
i
primi
passi
della
lunga
via
,
le
vicende
inattese
,
l
'
aspetto
della
sospirata
unione
così
diverso
nel
vero
da
quel
ch
'
era
apparso
nei
sogni
,
al
tempo
della
mandevilia
e
delle
rose
,
delle
gite
sul
lago
e
sui
monti
.
Non
sospettava
certo
,
allora
,
di
dovervi
arrivare
così
,
di
nascosto
,
fra
tante
difficoltà
,
fra
tante
angustie
.
Pure
,
pensava
adesso
,
se
il
matrimonio
si
fosse
fatto
pubblicamente
,
pacificamente
,
col
solito
proemio
di
cerimonie
ufficiali
,
di
contratti
,
di
congratulazioni
,
di
visite
,
di
pranzi
,
tanto
tedio
sarebbe
riuscito
più
ripugnante
all
'
amore
che
questi
contrasti
.
Lo
scosse
la
voce
del
prefetto
che
lo
chiamava
dal
giardino
per
annunciargli
la
partenza
delle
Carabelli
.
Franco
pensò
che
se
scendeva
avrebbe
dovuto
fare
delle
scuse
e
preferì
non
lasciarsi
vedere
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
il
piatto
!
»
,
gli
stridette
su
il
prefetto
tra
le
mani
accostate
alle
guance
.
«
Doveva
romperglielo
sulla
faccia
!
»
Poi
se
n
'
andò
e
Franco
vide
il
barcaiuolo
delle
Carabelli
scendere
ad
apparecchiar
la
barca
.
Lasciò
allora
la
finestra
e
seguendo
i
pensieri
di
prima
,
aperse
il
cassettone
,
stette
lì
a
contemplare
,
come
distratto
,
uno
sparato
di
camicia
ricamata
,
dove
lucevano
già
certi
bottoncini
di
brillanti
che
suo
padre
aveva
portati
alle
nozze
proprie
.
Gli
dispiaceva
andar
all
'
altare
senza
un
segno
di
festa
,
ma
questo
segno
,
si
capisce
bene
,
non
doveva
essere
facilmente
visibile
.
Nel
cassettone
profumato
d
'
ireos
tutto
era
disposto
con
la
particolare
eleganza
dell
'
ordine
fatto
da
uno
spirito
intelligente
,
e
nessuno
vi
metteva
le
mani
tranne
lui
.
Invece
le
sedie
,
lo
scrittoio
,
il
piano
erano
tanto
disordinatamente
ingombri
che
pareva
esser
passato
per
le
due
finestre
della
camera
un
uragano
di
libri
e
di
carte
.
Certi
volumi
di
giurisprudenza
dormivano
sotto
un
dito
di
polvere
,
e
non
una
foglia
della
piccola
gardenia
in
vaso
,
sul
davanzale
della
finestra
di
levante
,
ne
aveva
un
atomo
solo
.
Questi
eran
già
sufficienti
indizi
,
là
dentro
,
del
bizzarro
governo
d
'
un
poeta
.
Un
'
occhiata
ai
libri
e
alle
carte
ne
avrebbe
fornite
le
prove
.
Franco
aveva
la
passione
della
poesia
ed
era
poeta
vero
nelle
squisite
delicatezze
del
cuore
;
come
scrittore
di
versi
non
poteva
dirsi
che
un
buon
dilettante
senza
originalità
.
I
suoi
modelli
prediletti
erano
il
Foscolo
e
il
Giusti
;
li
adorava
veramente
e
li
saccheggiava
entrambi
,
perché
l
'
ingegno
suo
,
entusiasta
e
satirico
a
un
tempo
,
non
era
capace
di
crearsi
una
forma
propria
,
aveva
bisogno
d
'
imitare
.
Conviene
anche
dire
,
per
giustizia
,
che
a
quel
tempo
i
giovani
possedevano
comunemente
una
cultura
classica
fattasi
rara
di
poi
;
e
che
dagli
stessi
classici
venivano
educati
a
onorare
l
'
imitazione
come
una
pratica
virtuosa
e
lodevole
.
Frugando
fra
le
sue
carte
per
cercarvi
non
so
cosa
,
gli
vennero
alle
mani
i
seguenti
versi
dedicati
a
un
tale
di
sua
conoscenza
e
nostra
conoscenza
,
che
rilesse
con
piacere
e
ch
'
io
riferisco
per
saggio
del
suo
stile
satirico
:
Falso
occhio
mobile
,
Mento
pelato
,
Lingua
di
vipera
,
Cor
di
castrato
,
Brache
policrome
,
Bisunto
saio
,
Maiuscolissimo
Cappello
a
staio
.
Ecco
l
'
immagine
Del
vil
Tartufo
Che
l
'
uman
genere
E
il
cielo
ha
stufo
.
Il
Giusti
e
la
passione
d
'
imitarlo
erano
quasi
soli
in
colpa
di
tanta
bile
,
perché
davvero
Franco
non
ne
aveva
nel
fegato
una
così
gran
dose
.
Aveva
collere
pronte
,
impetuose
,
fugaci
;
non
sapeva
odiare
e
nemmanco
risentirsi
a
lungo
contro
alcuno
.
Un
saggio
dell
'
altra
sua
maniera
poetica
stava
sul
leggìo
del
piano
,
in
un
foglietto
tutto
sgorbi
e
cancellature
:
A
Luisa
Ove
l
'
aëreo
tuo
pensile
nido
Una
balza
ventosa
incoronando
Ride
alla
luna
ed
ai
cadenti
clivi
Ch
'
educan
uve
a
la
tua
mensa
e
rose
Al
capo
tuo
,
purpurëi
ciclami
A
me
,
sogni
e
fragranze
,
o
mia
Luisa
,
Da
l
'
orror
di
quest
'
ombre
ti
figura
L
'
amoroso
mio
cor
.
Tacita
siedi
E
da
l
'
alto
balcon
già
non
rimiri
Le
bianche
plaghe
d
'
occidente
,
i
chiari
Monti
ed
il
lago
vitrëo
,
sereno
,
Riscintillante
a
l
'
astro
;
ma
quest
'
una
Tenebra
esplori
,
l
'
aura
interrogando
Vocal
che
va
tra
i
mobili
oleandri
De
la
terrazza
e
freme
il
nome
mio
.
Forse
piaceva
a
Franco
d
'
improvvisar
sul
piano
con
questi
suoi
versi
davanti
agli
occhi
.
Appassionato
per
la
musica
più
ancora
che
per
la
poesia
,
se
l
'
era
comperato
lui
,
quel
piano
,
per
centocinquanta
svanziche
,
dall
'
organista
di
Loggio
,
perché
il
mediocre
piano
viennese
della
nonna
,
intabarrato
e
rispettato
come
un
gottoso
di
famiglia
,
non
gli
poteva
servire
.
Lo
strumento
dell
'
organista
,
corso
e
pesto
da
due
generazioni
di
zampe
incallite
sulla
marra
,
non
mandava
più
che
una
comica
vocina
nasale
sopra
un
tintinnio
sottile
come
d
'
infiniti
bicchierini
minuti
e
fitti
.
Ciò
era
quasi
indifferente
,
per
Franco
;
egli
aveva
appena
posato
le
mani
sullo
strumento
che
la
sua
immaginazione
si
accendeva
,
l
'
estro
del
compositore
passava
in
lui
e
nel
calore
della
passione
creatrice
gli
bastava
un
fil
di
suono
per
veder
l
'
idea
musicale
e
inebbriarsene
.
Un
Erard
gli
avrebbe
dato
soggezione
,
gli
avrebbe
lasciato
minor
campo
alla
fantasia
,
gli
sarebbe
stato
men
caro
,
insomma
,
della
sua
spinetta
.
Franco
aveva
troppe
diverse
attitudini
e
inclinazioni
,
troppa
foga
,
troppo
poca
vanità
e
forse
anche
troppo
poca
energia
di
volere
per
sobbarcarsi
a
quel
noioso
metodico
lavoro
manuale
che
si
richiede
a
diventar
pianisti
.
Però
il
Viscontini
era
entusiasta
del
suo
modo
di
suonare
;
Luisa
,
la
sua
fidanzata
,
non
divideva
interamente
il
gusto
classico
di
lui
ma
ne
ammirava
,
senza
fanatismi
,
il
tocco
;
quando
,
pregato
,
egli
faceva
mugghiare
e
gemere
classicamente
l
'
organo
di
Cressogno
,
il
buon
popolo
,
intontito
dalla
musica
e
dall
'
onore
,
lo
guardava
come
avrebbe
guardato
un
predicatore
incomprensibile
,
con
la
bocca
aperta
e
gli
occhi
riverenti
.
Malgrado
tutto
questo
,
Franco
non
avrebbe
potuto
cimentarsi
,
nei
salotti
cittadini
,
con
tanti
piccoli
dilettanti
incapaci
d
'
intendere
e
di
amare
la
musica
.
Tutti
o
quasi
tutti
lo
avrebbero
vinto
di
agilità
e
di
precisione
,
avrebbero
ottenuto
maggiori
applausi
,
quand
'
anche
non
fosse
riescito
ad
alcuno
di
far
cantare
il
piano
,
come
lo
faceva
cantar
lui
,
sopra
tutto
negli
adagi
di
Bellini
e
di
Beethoven
,
suonando
con
l
'
anima
nella
gola
,
negli
occhi
,
nei
muscoli
del
viso
,
nei
nervi
delle
mani
che
facevan
tutt
'
uno
con
le
corde
del
piano
.
Un
'
altra
passione
di
Franco
erano
i
quadri
antichi
.
Le
pareti
della
sua
camera
ne
avevano
parecchi
,
la
più
parte
croste
.
Scarso
di
esperienza
perché
non
aveva
viaggiato
,
pronto
a
pigliar
fuoco
nella
fantasia
,
costretto
ad
accordar
i
desideri
molti
con
i
quattrini
pochi
,
credeva
facilmente
le
asserite
fortune
di
altri
cercatori
tapini
,
n
'
era
spesso
infocato
,
accecato
e
precipitato
su
certi
cenci
sporchi
,
che
,
se
costavano
poco
,
valevano
meno
.
Non
possedeva
di
passabile
che
una
testa
d
'
uomo
della
maniera
del
Morone
e
una
Madonna
col
Bambino
della
maniera
del
Dolci
.
Egli
battezzava
,
del
resto
,
i
due
quadretti
per
Morone
e
Dolci
,
senz
'
altro
.
Com
'
ebbe
rilette
e
rigustate
le
strofe
ispirategli
dal
Tartufo
Pasotti
,
tornò
a
frugare
nel
caos
dello
scrittoio
e
ne
cavò
un
foglietto
di
carta
Bath
per
scrivere
a
monsignor
Benaglia
,
la
sola
persona
che
gli
potesse
giovare
in
avvenire
presso
la
nonna
.
Gli
parve
doverlo
mettere
a
parte
dell
'
atto
che
stava
per
compiere
,
delle
ragioni
che
avevano
consigliato
la
sua
fidanzata
e
lui
di
addivenirvi
in
questo
modo
penoso
,
della
speranza
che
avevano
d
'
essere
aiutati
da
lui
quando
venisse
il
momento
d
'
aprir
tutto
alla
nonna
.
Stava
ancora
pensando
con
la
penna
in
mano
,
davanti
alla
carta
bianca
,
quando
la
barca
delle
Carabelli
passò
sotto
la
sua
finestra
.
Poco
dopo
udì
partire
la
gondola
del
marchese
e
la
barca
del
Pin
.
Suppose
che
la
nonna
,
rimasta
sola
,
lo
facesse
chiamare
,
ma
non
ne
fu
nulla
.
Passato
un
po
'
di
tempo
in
quest
'
aspettazione
,
si
rimise
a
pensare
alla
sua
lettera
e
ci
pensò
tanto
,
rifece
l
'
esordio
tante
volte
e
procedette
anche
poi
tanto
adagio
,
con
tanti
pentimenti
,
che
la
lettera
non
era
ancora
finita
quando
gli
convenne
accendere
il
lume
.
La
chiusa
gli
riuscì
più
facile
.
Egli
vi
raccomandava
la
sua
Luisa
e
sé
alle
preghiere
del
vecchio
vescovo
e
vi
esprimeva
una
fiducia
in
Dio
così
candida
e
piena
che
avrebbe
toccato
il
cuore
più
incredulo
.
Focoso
e
impetuoso
com
'
era
,
Franco
aveva
tuttavia
la
semplice
tranquilla
fede
d
'
un
bambino
.
Punto
orgoglioso
,
alieno
dalle
meditazioni
filosofiche
,
ignorava
la
sete
di
libertà
intellettuale
che
tormenta
i
giovani
quando
la
loro
ragione
ed
i
loro
sensi
cominciano
a
trovarsi
a
disagio
nel
duro
freno
di
una
credenza
positiva
.
Non
aveva
dubitato
un
istante
della
sua
religione
,
ne
eseguiva
scrupolosamente
le
pratiche
senza
domandarsi
mai
se
fosse
ragionevole
di
credere
e
di
operare
così
.
Non
teneva
però
affatto
del
mistico
né
dell
'
asceta
.
Spirito
caldo
e
poetico
,
ma
nello
stesso
tempo
chiaro
ed
esatto
,
appassionato
per
la
natura
e
per
l
'
arte
,
preso
da
tutti
gli
aspetti
piacevoli
della
vita
,
rifuggiva
naturalmente
dal
misticismo
.
Non
s
'
era
conquistata
la
fede
e
non
aveva
mai
vôlti
lungamente
a
lei
tutti
i
suoi
pensieri
,
non
aveva
potuto
esserne
penetrato
in
tutti
i
suoi
sentimenti
.
La
religione
era
per
lui
come
la
scienza
per
uno
scolaro
diligente
che
ha
la
scuola
in
cima
de
'
suoi
pensieri
e
vi
è
assiduo
,
non
trova
pace
se
non
ha
fatto
i
suoi
compiti
,
se
non
si
è
preparato
alle
ripetizioni
,
ma
poi
quando
ha
compiuto
il
proprio
dovere
,
non
pensa
più
al
professore
né
ai
libri
,
non
sente
il
bisogno
di
regolarsi
ancora
secondo
fini
scientifici
o
programmi
scolastici
.
Perciò
egli
pareva
spesso
non
seguire
altro
nella
vita
che
il
suo
generoso
cuore
ardente
,
le
sue
inclinazioni
appassionate
,
le
impressioni
vivaci
,
gli
impeti
della
sua
natura
leale
,
ferita
da
ogni
viltà
,
da
ogni
menzogna
,
intollerante
d
'
ogni
contraddizione
e
incapace
di
infingersi
.
Aveva
appena
suggellata
la
lettera
quando
si
bussò
all
'
uscio
.
La
signora
marchesa
faceva
dire
a
don
Franco
di
scendere
per
il
rosario
.
In
casa
Maironi
si
recitava
il
rosario
tutte
le
sere
fra
le
sette
e
le
otto
,
e
i
servi
avevan
l
'
obbligo
di
assistervi
.
Lo
intuonava
la
marchesa
,
troneggiando
sul
canapè
,
girando
gli
occhi
sonnolenti
sulle
schiene
e
sulle
gambe
dei
fedeli
prosternati
per
diritto
e
per
traverso
,
quale
nella
luce
più
opportuna
ad
un
devoto
atteggiamento
e
quale
nell
'
ombra
più
propizia
ad
un
sonnellino
proibito
.
Franco
entrò
in
sala
mentre
la
voce
nasale
diceva
le
soavi
parole
«
Ave
Maria
,
gratia
plena
»
con
quella
flemma
,
con
quella
untuosità
,
che
sempre
gli
mettevano
in
corpo
una
tentazione
indiavolata
di
farsi
turco
.
Il
giovane
andò
a
cacciarsi
in
un
angolo
scuro
e
non
aperse
mai
bocca
.
Gli
era
impossibile
di
rispondere
con
divozione
a
quella
voce
irritante
.
Non
fece
che
immaginare
un
probabile
interrogatorio
imminente
,
e
masticare
risposte
sdegnose
.
Finito
il
rosario
,
la
marchesa
aspettò
un
momento
in
silenzio
e
poi
disse
le
sacramentali
parole
:
«
Carlotta
,
Friend
!
»
Carlotta
,
la
vecchia
cameriera
,
aveva
l
'
incarico
di
pigliare
,
finito
il
rosario
,
Friend
in
braccio
e
di
portarlo
a
dormire
.
«
È
qui
,
signora
marchesa
»
,
disse
Carlotta
.
Ma
Friend
,
se
era
lì
,
si
trovò
altrove
quando
colei
,
chinatasi
,
allungò
le
mani
.
Era
di
buon
umore
,
quella
sera
,
il
vecchio
Friend
,
e
gli
piacque
di
giuocare
a
non
lasciarsi
prendere
,
provocando
Carlotta
,
sgusciandole
sempre
di
mano
,
scappando
sotto
il
piano
o
sotto
il
tavolino
a
guardar
con
un
ironico
scodinzolamento
la
povera
donna
che
gli
diceva
«
ven
,
cara
,
ven
,
cara
»
,
con
la
bocca
e
«
brütt
moster
»
con
il
cuore
.
«
Friend
!
»
,
fece
la
marchesa
.
«
Andiamo
!
Friend
!
Da
bravo
!
»
Franco
bolliva
.
Venutogli
tra
le
gambe
l
'
antipatico
mostricino
infetto
dell
'
egoismo
e
della
superbia
della
sua
padrona
,
lo
scosse
da
sé
,
lo
fece
ruzzolare
tra
le
unghie
di
Carlotta
che
gli
diede
per
proprio
conto
una
rabbiosa
stretta
e
se
lo
portò
via
rispondendo
perfidamente
ai
suoi
guaiti
:
«
Cossa
t
'
han
faa
,
poer
Friend
,
cossa
t
'
han
faa
,
di
'
sü
!
»
La
marchesa
non
disse
parola
né
il
suo
viso
marmoreo
tradì
il
suo
cuore
.
Diede
al
cameriere
l
'
ordine
di
dire
al
prefetto
della
Caravina
,
se
venisse
,
e
anche
a
qualsiasi
altro
,
che
la
padrona
era
andata
a
letto
.
Franco
si
mosse
per
uscire
anche
lui
dietro
ai
servi
,
ma
si
trattenne
subito
onde
non
aver
l
'
aria
di
fuggire
.
Prese
sulla
caminiera
un
numero
della
I
.
R
.
Gazzetta
di
Milano
,
sedette
presso
sua
nonna
e
si
mise
a
leggere
,
aspettando
.
«
Mi
congratulo
tanto
»
,
cominciò
subito
la
voce
sonnacchiosa
,
«
della
bella
educazione
e
dei
bei
sentimenti
che
ci
avete
fatto
vedere
oggi
.
»
«
Accetto
»
,
rispose
Franco
senza
levar
gli
occhi
dal
giornale
.
«
Bene
,
caro
»
,
replicò
la
nonna
imperturbata
.
E
soggiunse
:
«
Ho
piacere
che
quella
signorina
vi
abbia
conosciuto
;
così
,
se
mai
sapeva
di
qualche
progetto
,
sarà
ben
contenta
che
non
se
ne
parli
più
»
.
«
Contenti
tutt
'
e
due
»
,
disse
Franco
.
«
Voi
non
sapete
niente
affatto
se
sarete
contento
.
Specialmente
se
avete
ancora
le
idee
d
'
una
volta
.
»
Udito
questo
,
Franco
posò
il
giornale
e
guardò
la
nonna
in
faccia
.
«
Cosa
succederebbe
»
,
diss
'
egli
,
«
se
avessi
ancora
le
idee
d
'
una
volta
?
»
Non
parlò
stavolta
in
tono
di
sfida
,
ma
con
serietà
tranquilla
.
«
Ecco
,
bravo
»
,
rispose
la
marchesa
.
«
Spieghiamoci
chiaro
.
Spero
e
credo
bene
che
un
certo
caso
non
succederà
mai
,
ma
,
se
succedesse
,
non
state
a
credere
che
alla
mia
morte
ci
sarà
qualche
cosa
per
voi
,
perché
io
ho
già
pensato
in
modo
che
non
ci
sarà
niente
.
»
«
Figùrati
!
»
,
fece
il
giovine
,
indifferente
.
«
Questi
sono
i
conti
che
dovrete
fare
con
me
»
,
proseguì
la
marchesa
.
«
Poi
ci
sarebbero
quelli
da
fare
con
Dio
.
»
«
Come
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
I
conti
con
Dio
li
farò
prima
che
con
te
e
non
dopo
!
»
Quando
la
marchesa
era
côlta
in
fallo
tirava
sempre
diritto
nel
suo
discorso
come
se
niente
fosse
.
«
E
grossi
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
!
»
,
insistette
Franco
.
«
Perché
»
,
continuò
la
vecchia
formidabile
,
«
se
si
è
cristiani
si
ha
il
dovere
d
'
obbedire
a
suo
padre
e
a
sua
madre
e
io
rappresento
vostro
padre
e
vostra
madre
.
»
Se
l
'
una
era
tenace
,
l
'
altro
non
l
'
era
meno
.
«
Ma
Dio
vien
prima
!
»
,
diss
'
egli
.
La
marchesa
suonò
il
campanello
e
chiuse
la
discussione
così
:
«
Adesso
siamo
intesi
»
.
Si
alzò
dal
canapè
all
'
entrar
della
Carlotta
e
disse
placidamente
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
«
buona
notte
»
e
riprese
la
Gazzetta
di
Milano
.
Appena
uscita
la
nonna
,
gittò
via
il
foglio
,
strinse
i
pugni
,
si
sfogò
senza
parole
,
con
un
furibondo
sbuffo
,
e
saltò
in
piedi
,
dicendo
forte
:
«
Ah
,
meglio
,
meglio
,
meglio
!
Meglio
così
»
,
fremeva
in
sé
«
meglio
non
condurla
mai
,
la
mia
Luisa
,
in
questa
maledetta
casa
,
meglio
non
farle
soffrir
mai
questo
impero
,
questa
superbia
,
questa
voce
,
questo
viso
,
meglio
viver
di
pane
e
d
'
acqua
e
aspettar
il
resto
da
qualunque
lavoro
cane
,
piuttosto
che
dalle
mani
della
nonna
:
meglio
far
l
'
ortolano
,
maledetto
sia
,
far
il
barcaiuolo
,
far
il
carbonaio
!
»
Salì
nella
sua
camera
,
risoluto
di
romperla
con
tutti
i
riguardi
.
«
I
conti
con
Dio
?
»
,
esclamò
sbattendosi
l
'
uscio
dietro
.
«
I
conti
con
Dio
se
sposo
Luisa
?
Ah
vada
tutto
,
cosa
me
ne
importa
,
mi
vedano
,
mi
sentano
,
mi
facciano
la
spia
,
glielo
dicano
,
glielo
contino
,
gliela
cantino
che
mi
fanno
un
piacerone
!
»
Si
vestì
in
fretta
e
in
furia
,
urtando
nelle
seggiole
,
aprendo
e
chiudendo
il
cassettone
a
colpi
.
Mise
un
abito
nero
,
per
sfida
;
discese
le
scale
rumorosamente
,
chiamò
il
vecchio
domestico
,
gli
disse
che
sarebbe
stato
fuori
tutta
la
notte
,
e
senza
badare
alla
faccia
tra
sbalordita
e
sgomenta
del
pover
'
uomo
,
a
lui
molto
devoto
,
si
slanciò
in
istrada
,
si
perdette
nelle
tenebre
.
Egli
era
fuori
da
due
o
tre
minuti
,
quando
la
marchesa
,
già
coricata
,
mandò
Carlotta
a
vedere
chi
fosse
venuto
giù
correndo
dalle
scale
.
Carlotta
riferì
ch
'
era
stato
don
Franco
e
dovette
subito
ripartire
con
una
seconda
missione
.
«
Cosa
voleva
don
Franco
?
»
.
Stavolta
la
risposta
fu
che
don
Franco
era
uscito
per
un
momento
.
Questo
momento
fu
pietosamente
aggiunto
dal
vecchio
servitore
.
La
marchesa
ordinò
a
Carlotta
di
andarsene
lasciando
il
lume
acceso
.
«
Ritornate
quando
suonerò
»
,
diss
'
ella
.
Dopo
mezz
'
ora
ecco
il
campanello
.
La
cameriera
corre
dalla
padrona
.
«
È
ancora
fuori
don
Franco
?
»
«
Sì
,
signora
marchesa
.
»
«
Spegnete
il
lume
,
prendete
la
calza
,
mettetevi
in
anticamera
e
quando
sarà
rientrato
venite
a
dirmelo
.
»
Ciò
detto
la
marchesa
si
girò
sul
fianco
verso
la
parete
,
voltando
all
'
attonita
e
malcontenta
cameriera
l
'
enigma
bianco
,
uguale
,
impenetrabile
del
suo
berretto
da
notte
.
3
.
Il
gran
passo
Quella
stessa
sera
,
alle
dieci
in
punto
.
l
'
ingegnere
Ribera
batteva
due
colpi
discreti
alla
porta
del
signor
Giacomo
Puttini
in
Albogasio
Superiore
.
Poco
dopo
si
apriva
una
finestra
sopra
il
suo
capo
e
vi
compariva
al
chiaro
di
luna
il
vecchio
visetto
imberbe
del
«
sior
Zacomo
«
Ingegnere
pregiatissimo
,
mia
riverenza
»
,
disse
egli
.
«
Vien
subito
la
servente
a
verzeghe
.
»
«
Non
occorre
»
,
rispose
l
'
altro
.
«
Non
salgo
.
È
ora
di
partire
.
Venga
giù
Lei
addirittura
.
»
Il
signor
Giacomo
cominciò
a
soffiare
e
battere
le
palpebre
.
«
La
mi
perdoni
»
,
diss
'
egli
nel
suo
linguaggio
misto
di
tutti
gl
'
ingredienti
.
«
La
mi
perdoni
,
ingegnere
pregiatissimo
.
Gavarìa
propramente
necessità
...
»
«
Di
cosa
?
»
,
fece
l
'
ingegnere
seccato
.
La
porta
si
aperse
e
comparve
la
gialla
faccia
grifagna
della
serva
.
«
Oh
scior
parent
!
»
,
diss
'
ella
rispettosamente
.
Vantava
non
so
quale
affinità
con
la
famiglia
dell
'
ingegnere
,
e
lo
chiamava
sempre
così
.
«
A
sti
òr
chì
?
L
'
è
staa
forsi
a
trovà
la
sciora
parenta
?
»
La
«
sciora
parenta
»
era
la
sorella
dell
'
ingegnere
,
la
signora
Rigey
.
L
'
ingegnere
si
contentò
di
rispondere
:
«
Oh
Marianna
,
vi
saluto
,
neh
?
»
,
e
salì
le
scale
seguito
da
Marianna
col
lume
.
«
Mia
riverenza
»
,
cominciò
il
signor
Giacomo
venendogli
incontro
con
un
altro
lume
.
«
Capisco
e
riconosco
la
inconvenienza
grande
,
ma
propramente
...
»
Il
visetto
raso
e
roseo
del
signor
Giacomo
,
posato
sopra
un
cravattone
bianco
e
una
piccola
smilza
personcina
chiusa
in
un
soprabitone
nero
,
esprimeva
nei
moti
convulsi
delle
labbra
e
delle
sopracciglia
,
negli
occhi
dolenti
,
la
più
comica
inquietudine
.
«
Cosa
c
'
è
di
nuovo
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
alquanto
brusco
.
Egli
,
l
'
uomo
più
retto
e
schietto
che
fosse
al
mondo
,
compativa
poco
le
esitazioni
del
povero
timido
signor
Giacomo
.
«
La
permetta
»
,
cominciò
il
Puttini
;
e
,
voltosi
alla
serva
,
le
disse
aspramente
:
«
Andè
via
,
vu
;
andè
in
cusina
;
vegnì
quando
che
ve
ciamarò
;
andè
,
digo
!
Obedì
!
Abiè
rispeto
!
Comando
mi
!
Son
paron
mi
!
»
Era
la
curiosità
della
serva
,
la
sua
noncuranza
impertinente
delle
istruzioni
superiori
che
accendevano
nel
«
sior
Zacomo
»
questo
furore
dispotico
.
«
Euh
,
che
diavol
d
'
on
omm
!
»
,
rispose
colei
,
alzando
rabbiosamente
il
lume
in
aria
.
«
L
'
ha
de
vosà
a
quela
manera
lì
?
Coss
'
el
dis
,
scior
parent
?
»
«
Sentite
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Invece
di
menar
la
lingua
,
non
fareste
meglio
ad
andar
fuori
dei
piedi
?
»
Marianna
se
n
'
andò
brontolando
e
il
signor
Giacomo
si
fece
a
informare
l
'
ingegnere
pregiatissimo
con
molti
ma
,
se
,
digo
,
e
propramente
,
degl
'
intimi
suoi
pensieri
.
Egli
aveva
promesso
di
assistere
come
testimonio
alle
nozze
segrete
di
Luisa
,
ma
ora
,
sul
punto
di
andar
a
Castello
,
gli
era
venuta
una
gran
paura
di
compromettersi
.
Era
primo
deputato
politico
,
come
si
chiamava
allora
la
suprema
autorità
comunale
.
Se
il
riveritissimo
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
venisse
a
sapere
di
questo
pasticcio
,
come
la
intenderebbe
?
E
quella
signora
marchesa
?
«
Una
donna
cattiva
,
ingegnere
pregiatissimo
;
una
donna
vendicativa
.
»
Ed
egli
aveva
già
tanti
altri
fastidi
.
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
Questo
toro
,
soggetto
d
'
una
questione
fra
il
comune
d
'
Albogasio
e
l
'
alpador
o
appaltatore
dell
'
Alpe
,
dei
pascoli
alti
,
era
da
due
anni
un
incubo
mortale
per
il
povero
signor
Giacomo
che
,
quando
parlava
delle
sue
disgrazie
,
incominciava
sempre
con
la
«
perfida
servente
»
e
finiva
col
toro
:
«
Ghe
xe
anca
quel
maledeto
toro
!
»
.
E
così
dicendo
alzava
il
suo
visetto
,
i
suoi
occhi
pieni
di
una
esecrazione
dolorosa
,
scoteva
le
mani
su
verso
il
ciglione
della
montagna
imminente
alla
sua
casa
,
verso
il
domicilio
del
bestione
diabolico
.
Ma
l
'
ingegnere
che
mostrava
in
quella
sua
bella
faccia
d
'
impavido
galantuomo
una
disapprovazione
continua
,
un
disgusto
crescente
dell
'
ometto
pusillanime
che
gli
si
contorceva
davanti
,
dopo
parecchi
«
oh
povero
me
!
»
che
avevano
per
sottinteso
"
in
che
compagnia
sono
!
"
perdette
ogni
pazienza
,
e
inarcando
le
braccia
con
i
gomiti
in
fuori
e
scotendole
come
se
tenesse
le
redini
di
un
ronzino
poltrone
,
esclamò
:
«
Ma
cosa
mai
,
ma
cosa
mai
!
Pare
impossibile
!
Questi
son
discorsi
da
fatuo
,
caro
signor
Giacomo
.
Non
avrei
mai
creduto
che
un
uomo
,
dirò
così
...
»
.
Qui
l
'
ingegnere
,
non
sapendo
veramente
come
dire
,
come
definire
il
suo
interlocutore
,
non
fece
che
gonfiar
le
gote
,
mettendo
un
lungo
mormorio
,
una
specie
di
rantolo
,
come
se
avesse
in
bocca
un
epiteto
troppo
grosso
e
non
potesse
sputarlo
.
Intanto
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
si
affannava
a
protestare
:
«
Basta
,
basta
,
La
scusa
,
son
qua
,
vegno
,
no
La
se
scalda
,
no
go
fato
che
esprimer
un
dubio
;
ingegnere
pregiatissimo
,
Ela
conosse
el
mondo
,
mi
lo
go
conossuto
ma
no
lo
conosso
più
»
.
Si
ritirò
e
ricomparve
subito
tenendo
in
mano
una
tuba
mostruosa
,
a
larghe
tese
,
che
aveva
visto
l
'
ingresso
di
Ferdinando
a
Verona
nel
così
detto
«
anno
dell
'
imperatore
»
,
nel
1838
.
«
Credo
conveniente
»
,
diss
'
egli
,
«
un
tal
segno
di
rispetto
e
di
compiacenza
.
»
L
'
ingegnere
,
vedendo
quel
coso
,
esclamò
ancora
:
«
Cosa
mai
,
cosa
mai
?
»
.
Ma
l
'
ometto
,
cerimonioso
nell
'
anima
,
tenne
duro
:
«
Il
mio
dovere
,
il
mio
dovere
»
,
e
chiamò
la
Marianna
che
facesse
lume
.
Costei
,
quando
vide
il
padrone
con
quello
spettacoloso
segno
di
compiacenza
in
capo
,
incominciò
a
far
le
meraviglie
.
«
La
tasa
!
»
,
sbuffò
il
disgraziato
signor
Giacomo
.
«
Tasì
!
»
,
e
appena
fuori
dell
'
uscio
si
sfogò
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
;
quela
maledetissima
servente
sarà
la
me
morte
.
»
«
E
perché
non
la
manda
via
?
»
,
chiese
l
'
ingegnere
.
Il
signor
Giacomo
aveva
posto
un
piede
sul
primo
scalino
della
viottola
che
sale
a
fianco
della
casa
Puttini
,
quando
quest
'
acuta
interrogazione
,
penetrandogli
come
un
pugnale
nella
coscienza
,
lo
fermò
di
botto
.
«
Eh
!
»
,
rispose
sospirando
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Cossa
vorla
?
»
,
riprese
l
'
altro
dopo
una
breve
pausa
.
«
Questo
xe
quelo
.
»
Pronunciata
in
via
di
epilogo
,
secondo
un
vecchio
uso
veneto
,
tale
disgraziata
identità
dei
due
aggettivi
indicativi
,
il
signor
Giacomo
fece
le
guance
grosse
,
soffiò
con
vivacità
e
si
decise
a
rimettersi
in
via
.
Salirono
per
alcuni
minuti
,
egli
davanti
e
l
'
ingegnere
dietro
,
per
la
stradicciuola
faticosa
,
mal
rischiarata
da
un
chiaror
di
luna
perduta
fra
le
nuvole
.
Non
si
udivano
che
i
passi
lenti
,
il
picchiar
delle
mazze
sul
ciottolato
e
i
soffi
regolari
del
signor
Giacomo
:
apff
!
apff
!
A
piedi
della
lunga
scalinata
di
Pianca
,
l
'
ometto
si
fermò
,
si
levò
il
cappello
,
si
asciugò
il
sudore
con
un
fazzolettone
bianco
e
guardando
su
al
gran
noce
,
alle
stalle
di
Pianca
,
cui
bisognava
salire
,
mise
un
soffio
straordinario
.
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
,
diss
'
egli
.
L
'
ingegnere
gli
fece
coraggio
.
«
Su
,
signor
Giacomo
!
Per
amore
della
Luisina
!
»
Il
signor
Giacomo
s
'
incamminò
senz
'
altro
e
,
guadagnate
le
stalle
,
oltre
le
quali
la
viottola
diventa
più
umana
,
parve
dimenticare
gli
scalini
e
gli
scrupoli
,
la
perfida
servente
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
,
la
marchesa
vendicativa
e
il
maledetto
toro
,
e
si
mise
a
parlar
con
entusiasmo
della
signorina
Rigey
.
«
No
ghe
xe
ponto
de
dubio
,
quando
go
l
'
onor
de
trovarme
con
So
nezza
,
con
la
signorina
Luisina
,
digo
,
me
par
giusto
,
La
se
figura
,
de
trovarme
ancora
ai
tempi
de
la
Baretela
,
de
le
Filipuzze
,
de
le
tre
sorelle
Spàresi
da
S
.
Piero
Incarian
e
de
tante
altre
de
na
volta
che
per
so
grazia
me
compativa
.
Vado
giusto
de
tempo
in
tempo
da
la
signora
marchesa
,
vedo
là
qualche
volta
ste
putele
del
dì
d
'
ancò
.
No
...
no
...
no
;
no
gavemo
propramente
quel
contegno
che
m
'
intendo
mi
;
o
che
semo
durete
o
che
semo
spuzzete
.
La
varda
invece
la
signorina
Luisina
come
che
la
sa
star
con
tuti
,
col
zovene
e
col
vecio
,
col
rico
e
col
poareto
,
co
la
serva
e
col
piovan
.
No
capisso
propramente
,
come
la
marchesa
...
»
L
'
ingegnere
l
'
interruppe
.
«
La
marchesa
ha
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Mia
nipote
non
è
nobile
,
mia
nipote
non
ha
un
soldo
;
come
si
fa
a
pretendere
che
la
marchesa
sia
contenta
?
»
Il
signor
Giacomo
si
fermò
alquanto
sconcertato
,
e
guardò
l
'
ingegnere
battendo
i
suoi
occhi
dolenti
.
«
Ma
»
,
diss
'
egli
.
«
Ela
no
ghe
darà
miga
rason
sul
serio
?
»
«
Io
?
»
,
rispose
l
'
ingegnere
.
«
Io
non
approvo
mai
che
si
vada
contro
la
volontà
dei
genitori
o
di
chi
tiene
le
loro
veci
.
Ma
io
,
caro
signor
Giacomo
,
sono
un
uomo
antiquato
come
Lei
,
un
uomo
del
tempo
di
Carlo
V
,
come
si
dice
qui
.
Adesso
il
mondo
va
diversamente
e
bisogna
lasciarlo
andare
.
Dunque
io
le
mie
ragioni
le
ho
dette
e
poi
ho
detto
:
adesso
,
fate
vobis
;
del
resto
poi
quando
avrete
deciso
,
in
qualunque
modo
,
ditemi
quel
che
occorre
fare
e
son
qua
.
»
«
E
cossa
dise
la
signora
Teresina
?
»
«
Mia
sorella
?
Mia
sorella
,
poveretta
,
dice
:
se
li
vedo
a
posto
non
mi
dispiace
più
di
morire
.
»
Il
signor
Giacomo
soffiò
forte
come
sempre
quando
udiva
quest
'
ultima
sgradevole
parola
.
«
Ma
no
semo
miga
a
sti
passi
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Eh
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
molto
serio
.
«
Speriamo
in
Domeneddio
.
»
Toccavano
allora
quel
gomito
della
viottola
che
svoltando
dagli
ultimi
campicelli
del
tenere
di
Albogasio
ai
primi
del
tenere
di
Castello
,
gira
a
sinistra
sopra
un
ciglio
sporgente
,
nell
'
improvviso
cospetto
di
un
grembo
precipitoso
del
monte
,
del
lago
in
profondo
,
dei
paeselli
di
Casarico
e
di
S
.
Mamette
,
accovacciati
sulla
riva
come
a
bere
,
di
Castello
seduto
poco
più
su
,
a
breve
distanza
,
e
là
di
fronte
,
del
nudo
fiero
picco
di
Cressogno
,
tutto
scoperto
dai
valloni
di
Loggio
al
cielo
.
È
un
bel
posto
,
anche
di
notte
,
al
chiaro
di
luna
,
ma
se
il
signor
Giacomo
vi
si
fermò
in
attitudine
contemplativa
e
senza
soffiare
,
non
fu
già
perché
la
scena
gli
paresse
degna
dell
'
attenzione
di
chicchessia
,
figurarsi
di
un
primo
deputato
politico
,
ma
perché
avendo
una
considerazione
grave
da
mettere
in
luce
,
sentiva
il
bisogno
di
richiamare
tutte
le
sue
forze
al
cervello
,
di
sospendere
ogni
altro
moto
,
anche
quello
delle
gambe
.
«
Bela
massima
»
,
diss
'
egli
.
«
Speremo
in
Domenedio
.
Sissignor
.
Ma
La
me
permeta
de
osservar
che
ai
nostri
tempi
se
sentìa
parlar
ogni
momento
de
grazie
ricevute
,
de
conversion
,
de
miracoli
,
adesso
La
me
diga
Ela
.
El
mondo
no
xe
più
quelo
e
me
par
che
Domenedio
sia
stomegà
.
El
mondo
d
'
adesso
el
xe
come
la
nostra
ciesa
de
Albogasio
de
sora
che
sti
ani
Domenedio
el
ghe
vegneva
una
volta
al
mese
e
adesso
el
ghe
vien
una
volta
a
l
'ano.»
«
Senta
,
caro
signor
Giacomo
»
,
osservò
l
'
ingegnere
,
impaziente
di
arrivare
a
Castello
:
«
se
si
trasporta
la
parrocchia
da
una
chiesa
all
'
altra
,
Domeneddio
non
c
'
entra
;
del
resto
lasciamo
fare
a
Domeneddio
e
camminiamo
.
»
Ciò
detto
prese
un
'
andatura
così
lesta
che
il
signor
Giacomo
,
fatti
pochi
passi
,
si
fermò
soffiando
come
un
mantice
.
«
La
perdona
»
,
diss
'
egli
,
«
se
obedisso
tanto
quanto
a
la
natural
curiosità
de
l
'
omo
.
Se
podaria
saver
la
Sua
riverita
età
?
»
L
'
ingegnere
capì
l
'
antifona
e
fermatosi
un
momento
si
voltò
a
rispondere
quasi
sottovoce
,
con
ironica
mansuetudine
trionfante
:
«
Più
vecchio
di
Lei
»
.
E
riprese
spietatamente
la
via
.
«
Sono
dell
'
ottantotto
,
sa
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
Ed
io
dell
'
ottantacinque
!
»
,
ribatté
l
'
altro
senza
fermarsi
.
«
Avanti
!
»
Per
fortuna
del
Puttini
non
c
'
erano
più
che
pochi
passi
a
fare
.
Ecco
il
muraglione
che
sostiene
il
sagrato
della
chiesa
di
Castello
,
ecco
la
scaletta
che
mette
all
'
entrata
del
villaggio
.
Ora
bisognava
svoltare
nel
sottoportico
della
canonica
,
cacciarsi
alla
cieca
in
un
buco
nero
dove
l
'
immaginazione
del
signor
Giacomo
gli
rappresentava
tanti
iniqui
sassi
sdrucciolevoli
,
tanti
maledetti
scalini
traditori
,
ch
'
egli
si
piantò
sui
due
piedi
e
,
incrociate
le
mani
sopra
il
pomo
della
mazza
,
parlò
in
questi
termini
:
«
Corpo
de
sbrio
baco
!
No
,
ingegnere
pregiatissimo
.
No
,
no
,
no
.
Propramente
mi
no
posso
,
mi
resto
qua
.
Le
vegnarà
ben
in
ciesa
.
La
ciesa
xe
qua
.
Mi
speto
qua
.
Corpo
de
sbrio
baco
!
»
Questo
secondo
«
corpo
»
il
signor
Giacomo
se
lo
masticò
privatamente
in
bocca
come
la
chiusa
d
'
un
monologo
interno
sugli
accessori
dell
'
impiccio
principale
in
cui
s
'
era
messo
.
«
Aspetti
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
Un
fil
di
luce
usciva
dalla
porta
della
chiesa
.
L
'
ingegnere
vi
entrò
e
ne
uscì
subito
col
sagrestano
che
stava
preparando
gl
'
inginocchiatoi
per
gli
sposi
.
Costui
recò
in
soccorso
del
Puttini
la
lunga
pertica
col
cerino
acceso
sulla
punta
,
che
serve
per
accender
le
candele
degli
altari
.
Poté
così
,
fermo
sull
'
entrata
del
sottoportico
,
porger
via
via
,
quanto
era
lunga
la
pertica
,
il
suo
lumicino
davanti
ai
piedi
del
signor
Giacomo
che
,
malissimo
contento
di
questa
illuminazione
religiosa
,
procedeva
brontolando
contro
le
pietre
,
le
tenebre
,
il
moccolo
sacro
e
chi
lo
teneva
,
sinché
,
abbandonato
dal
sagrestano
e
abbrancato
dall
'
ingegnere
,
fu
tratto
,
malgrado
il
suo
muto
resistere
,
come
un
luccio
alla
lenza
,
sulla
soglia
di
casa
Rigey
.
A
Castello
,
le
case
che
si
serrano
in
fila
sul
ciglio
tortuoso
del
monte
a
godersi
il
sole
e
la
veduta
del
lago
in
profondo
,
tutte
bianche
e
ridenti
verso
l
'
aperto
,
tutte
scure
verso
quell
'
altra
disgraziata
fila
di
case
che
si
attrista
dietro
a
loro
,
somigliano
certi
fortunati
del
mondo
che
di
fronte
alla
miseria
troppo
vicina
prendono
un
sussiego
ostile
,
si
stringono
l
'
uno
all
'
altro
,
si
aiutano
a
tenerla
indietro
.
Fra
queste
gaudenti
,
casa
Rigey
è
una
delle
più
scure
di
fronte
alla
poveraglia
delle
case
villane
,
una
delle
più
chiare
di
fronte
al
sole
.
Dalla
porta
di
strada
un
andito
stretto
e
lungo
mette
ad
una
loggetta
aperta
da
cui
si
cala
per
pochi
scalini
sulla
piccola
terrazza
bianca
che
,
fra
il
salotto
di
ricevimento
e
un
'
alta
muraglia
senza
finestre
,
si
affaccia
all
'
orlo
del
monte
,
spia
giù
i
burroni
ond
'
esce
il
Soldo
,
spia
il
lago
fino
ai
golfi
verdi
dei
Birosni
e
del
Dòi
,
fino
alle
distese
serene
di
là
da
Caprino
e
da
Gandria
.
Il
signor
Rigey
,
nato
a
Milano
da
padre
francese
e
professore
di
lingua
francese
nel
collegio
di
madame
Berra
,
perduto
il
posto
,
perduta
gran
parte
delle
lezioni
private
per
la
fama
cresciutagli
attorno
d
'
uomo
irreligioso
,
aveva
comperato
la
casetta
nel
1825
per
ridurvisi
da
Milano
a
vivere
in
quiete
e
con
poca
spesa
,
aveva
sposato
la
sorella
dell
'
ingegnere
Ribera
ed
era
morto
nel
1844
lasciando
a
sua
moglie
una
figliuola
di
quindici
anni
e
poche
migliaia
di
svanziche
oltre
la
casa
.
Appena
l
'
ingegnere
ebbe
bussato
alla
porta
,
non
tanto
piano
,
si
udì
un
correr
leggero
nell
'
andito
,
fu
aperto
e
una
voce
non
sottile
,
non
argentina
,
ma
inesprimibilmente
armoniosa
,
sussurrò
:
«
Che
strepito
,
zio
!
»
.
«
Oh
bella
!
»
,
fece
patriarcalmente
l
'
ingegnere
,
«
ho
da
picchiar
col
naso
?
»
La
nipote
gli
turò
la
bocca
con
una
mano
,
lo
tirò
dentro
con
l
'
altra
,
fece
un
saluto
grazioso
al
signor
Giacomo
e
chiuse
la
porta
;
tutto
ciò
in
un
attimo
,
mentre
lo
stesso
signor
Giacomo
andava
soffiando
:
«
Padrona
mia
riveritissima
...
me
consolo
propramente
...
»
.
«
Grazie
,
grazie
»
,
fece
Luisa
,
«
passi
,
La
prego
,
devo
dire
una
parola
allo
zio
.
»
L
'
ometto
passò
con
il
suo
cappellone
in
mano
,
e
la
giovane
abbracciò
teneramente
il
suo
vecchio
zio
,
lo
baciò
,
gli
posò
il
viso
sul
petto
,
tenendogli
le
braccia
al
collo
.
«
Ciao
,
neh
»
,
fece
l
'
ingegnere
quasi
resistendo
a
quelle
carezze
perché
vi
sentiva
una
gratitudine
di
cui
non
avrebbe
sopportate
le
parole
.
«
Sì
,
là
,
basta
.
Come
va
la
mamma
?
»
.
Luisa
non
rispose
che
con
una
nuova
stretta
delle
sue
braccia
.
Lo
zio
era
più
che
un
padre
per
lei
,
era
la
Provvidenza
della
casa
,
benché
nella
sua
gran
bontà
semplice
neppur
sognasse
di
aver
il
menomo
merito
verso
sua
sorella
e
sua
nipote
.
Che
avrebbero
mai
fatto
senza
di
lui
,
povere
donne
,
con
quelle
magre
dodici
o
quindici
migliaia
di
svanziche
lasciate
da
Rigey
?
Egli
godeva
,
come
ingegnere
delle
Pubbliche
Costruzioni
,
di
un
buon
stipendio
.
Viveva
parcamente
a
Como
con
una
vecchia
governante
e
i
suoi
risparmi
passavano
a
casa
Rigey
.
Aveva
sulle
prime
apertamente
e
solennemente
disapprovata
la
inclinazione
di
Luisa
per
Franco
parendogli
quello
un
matrimonio
troppo
disuguale
;
ma
poiché
i
giovani
erano
stati
fermi
e
sua
sorella
aveva
consentito
,
egli
tenendosi
la
sua
opinione
per
sé
,
s
'
era
messo
ad
aiutare
in
tutto
che
poteva
.
«
La
mamma
?
»
,
ripeté
.
«
Sta
benino
,
stasera
,
per
la
consolazione
,
ma
ora
è
agitata
perché
mezz
'
ora
fa
è
venuto
Franco
e
ha
raccontato
che
c
'
è
stata
una
mezza
scena
con
la
nonna
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
che
quando
udiva
di
qualche
sproposito
altrui
soleva
commiserarne
,
con
questa
esclamazione
,
se
stesso
.
«
No
,
zio
;
Franco
ha
ragione
.
»
Luisa
pronunziò
queste
parole
con
fierezza
subitanea
.
«
Ma
si
!
»
,
esclamò
perché
lo
zio
aveva
messo
un
lungo
«
hm
!
»
dubitativo
.
«
Ha
cento
ragioni
!
Ma
»
,
soggiunse
piano
,
«
dice
di
essere
partito
di
casa
in
modo
che
la
nonna
verrà
molto
probabilmente
a
scoprir
tutto
.
»
«
Meglio
»
,
disse
lo
zio
,
incamminandosi
verso
la
terrazza
.
La
luna
era
tramontata
,
faceva
buio
.
Luisa
,
sussurrò
:
«
Mamma
è
qui
»
.
La
signora
Teresa
,
tribolata
dalla
mancanza
di
respiro
,
si
era
fatta
trascinare
sulla
terrazza
,
nella
sua
poltrona
,
per
avere
un
po
'
d
'
aria
,
un
po
'
di
sollievo
.
«
Cosa
vi
pare
,
Piero
?
»
,
disse
con
voce
simile
nel
timbro
a
quella
di
Luisa
,
ma
stanca
e
più
dolce
:
la
voce
di
un
cuor
mite
cui
il
mondo
è
amaramente
avverso
e
che
cede
.
«
Cosa
vi
pare
che
tutte
le
nostre
prudenze
non
serviranno
a
niente
?
»
«
Ma
no
,
mamma
,
questo
non
si
sa
ancora
,
questo
non
si
può
dire
!
»
Mentre
Luisa
parlava
così
,
Franco
che
stava
nel
salotto
col
curato
ne
uscì
per
abbracciar
lo
zio
.
«
Dunque
?
»
,
disse
questi
stendendogli
la
mano
,
perché
gli
abbracciamenti
non
erano
di
suo
gusto
.
«
Cosa
è
successo
?
»
Franco
raccontò
l
'
accaduto
velando
un
poco
le
espressioni
della
nonna
che
potevano
riuscire
troppo
offensive
ai
Rigey
,
tacendo
affatto
la
minaccia
di
non
lasciargli
un
soldo
,
accusando
quasi
più
la
suscettibilità
propria
che
l
'
insolenza
della
vecchia
,
confessando
finalmente
di
aver
fatto
conoscere
,
di
proposito
,
la
sua
intenzione
di
star
fuori
tutta
la
notte
.
Ciò
non
poteva
a
meno
di
condurre
la
nonna
a
scoprir
tutto
subito
,
perché
lo
avrebbe
interrogato
su
quest
'
assenza
,
ed
egli
non
voleva
mentire
,
e
tacere
era
come
confessare
.
«
Senti
!
»
,
esclamò
lo
zio
con
l
'
accento
vibrato
e
con
la
faccia
spanta
del
galantomone
che
,
soffocando
in
un
viluppo
di
cautele
e
di
dissimulazioni
,
vi
mena
dentro
due
gran
gomitate
,
se
ne
disbriga
e
respira
:
«
Vedo
che
hai
avuto
torto
d
'
irritar
la
nonna
perché
,
cosa
mai
!
Bisogna
rispettare
i
vecchi
anche
nei
loro
errori
;
capisco
che
le
conseguenze
saranno
pessime
;
ma
son
più
contento
così
e
sarei
più
contento
ancora
se
tu
avessi
già
detto
a
tua
nonna
le
cose
chiare
e
tonde
.
Questo
segreto
,
questo
infingersi
,
questo
nascondersi
non
mi
sono
mai
piaciuti
un
corno
.
Cosa
mai
!
L
'
onest
'
uomo
quello
che
fa
lo
dice
,
alla
papale
.
Tu
vuoi
ammogliarti
contro
la
volontà
della
nonna
.
Bene
,
almeno
non
ingannarla
!
»
«
Ma
Piero
!
»
,
esclamò
la
signora
Teresa
che
,
insieme
ad
uno
squisito
sentimento
della
vita
come
dovrebb
'
essere
,
possedeva
un
senso
acuto
della
vita
com
'
è
realmente
,
e
data
molto
più
di
suo
fratello
agli
esercizi
di
pietà
,
molto
più
familiare
con
Dio
,
riusciva
più
facilmente
a
persuadersi
di
aver
ottenuta
da
Lui
,
per
amor
di
un
bene
sostanziale
,
qualche
concessione
di
forma
.
«
Ma
Piero
!
Voi
non
riflettete
.
»
(
La
signora
Teresa
,
molto
più
giovane
di
suo
fratello
,
gli
parlava
sempre
col
voi
e
ne
pigliava
il
tu
)
.
«
Se
la
marchesa
viene
a
conoscere
il
matrimonio
in
un
modo
simile
e
,
naturalmente
,
non
vuol
saperne
di
prender
Luisa
in
casa
,
cosa
fanno
questi
ragazzi
?
Dove
vanno
?
Qui
non
c
'
è
posto
e
quand
'
anche
vi
fosse
posto
non
è
preparato
nulla
.
In
casa
vostra
nemmeno
.
Bisogna
riflettere
.
Se
si
voleva
tener
la
cosa
segreta
per
un
mese
o
due
,
non
era
mica
per
ingannare
;
era
per
aver
tempo
di
disporvi
la
nonna
e
,
se
la
nonna
non
volesse
piegarsi
,
di
preparar
un
paio
di
stanze
a
Oria
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ci
voglion
due
mesi
per
questo
?
Non
par
vero
.
»
Un
soffio
prolungato
,
nell
'
ombra
,
ricordò
in
quel
punto
la
presenza
del
signor
Giacomo
che
stava
in
un
angolo
,
appoggiato
al
muro
,
non
osando
scostarsene
per
l
'
oscurità
.
La
signora
Teresa
non
l
'
aveva
ancora
salutato
.
«
Oh
,
signor
Giacomo
!
»
,
diss
'
ella
con
grande
premura
.
«
Scusi
.
La
ringrazio
tanto
,
sa
.
Venga
qua
.
Ha
sentito
quel
che
si
diceva
?
Dica
anche
Lei
;
cosa
Le
pare
?
»
«
La
mia
servitù
»
,
disse
il
signor
Giacomo
dal
suo
angolo
.
«
Propramente
non
me
movo
,
perché
,
con
la
mia
povera
vista
...
»
«
Luisa
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
.
«
Porta
fuori
un
lume
.
Ma
ha
sentito
,
signor
Giacomo
;
cosa
Le
pare
?
Dica
.
»
Il
signor
Giacomo
mise
nella
sua
sapienza
tre
o
quattro
piccoli
soffi
frettolosi
che
significavano
:
«
ahi
,
questo
è
un
imbarazzo
»
«
No
so
»
,
cominciò
titubante
,
«
no
so
,
digo
adesso
,
se
trovandome
a
scuro
...
»
«
Luisa
!
»
,
chiamò
da
capo
la
signora
Teresa
.
«
Eh
nossignora
,
nossignora
.
M
'
intendo
a
scuro
de
tante
cosse
che
no
so
.
Vogio
dir
che
ne
la
mia
ignoranza
no
me
posso
pronunciar
.
Però
,
digo
,
me
par
che
forse
se
podaria
...
adesso
,
digo
,
mi
son
qua
per
el
servizio
Suo
e
de
la
rispettabilissima
famegia
,
sì
ben
che
no
me
faria
maravegia
che
l
'
Imperial
Regio
Commissario
,
ottima
persona
ma
sustosèta
...
ben
,
basta
,
no
discoremo
,
mi
son
qua
,
però
me
pararia
,
digo
,
che
se
podesse
tirar
avanti
un
pocheto
e
intanto
qua
el
nostro
nobilissimo
signor
don
Franco
podaria
forse
co
le
bone
,
cole
molesine
...
Ben
ben
ben
,
per
mi
,
come
che
Le
comanda
.
»
Furono
le
proteste
violente
di
Franco
che
fecero
voltare
così
precipitosamente
strada
al
signor
Giacomo
.
Luisa
le
appoggiò
e
la
signora
Teresa
,
che
forse
adesso
avrebbe
pure
inclinato
a
una
dilazione
,
non
osò
contraddire
.
«
Luisa
,
Franco
»
,
diss
'
ella
.
«
Riconducetemi
in
salotto
.
»
I
due
giovani
spinsero
insieme
,
seguiti
dallo
zio
e
dal
signor
Giacomo
,
la
poltrona
nel
salotto
.
Nel
passar
la
soglia
Luisa
si
chinò
,
baciò
la
mamma
sui
capelli
e
le
sussurrò
:
«
vedrai
che
tutto
andrà
bene
»
.
Ella
credeva
di
trovar
il
curato
in
salotto
,
ma
il
curato
se
l
'
era
svignata
per
la
cucina
.
Appena
Franco
e
Luisa
ebbero
accostata
la
mamma
al
tavolo
dov
'
era
il
lume
,
capitò
il
sagrestano
ad
avvertire
che
tutto
era
pronto
.
Allora
la
signora
Teresa
lo
pregò
di
annunciare
al
curato
che
gli
sposi
sarebbero
andati
in
chiesa
fra
mezz
'
ora
.
«
Luisa
»
,
diss
'
ella
,
fissando
sua
figlia
con
uno
sguardo
significante
.
«
Sì
,
mamma
»
,
rispose
questa
;
e
riprese
a
voce
più
alta
volgendosi
al
suo
fidanzato
:
«
Franco
,
la
mamma
desidera
parlarti
.
»
Il
signor
Giacomo
capì
e
uscì
sulla
terrazza
.
L
'
ingegnere
non
capì
nulla
e
sua
nipote
dovette
spiegargli
che
bisognava
lasciar
la
mamma
sola
con
Franco
.
L
'
uomo
semplice
non
ne
intendeva
bene
il
perché
:
allora
ella
gli
prese
sorridendo
un
braccio
e
lo
condusse
fuori
.
La
signora
Teresa
stese
in
silenzio
la
sua
bella
mano
ancora
giovane
,
a
Franco
,
che
s
'
inginocchiò
per
baciarla
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
dolcemente
.
Lo
fece
alzare
e
sedere
vicino
a
sé
.
Doveva
parlargli
,
disse
;
e
si
sentiva
tanto
poca
lena
!
Ma
egli
capirebbe
molto
,
anche
da
poche
parole
:
«
Minga
vera
?
»
Così
dicendo
la
voce
fioca
ebbe
una
soavità
infinita
.
«
Sai
»
,
cominciò
,
«
questo
non
avevo
pensato
a
dirtelo
,
ma
mi
è
venuto
in
mente
quando
tu
raccontavi
del
piatto
che
hai
rotto
a
tavola
.
Ti
prego
di
avere
riguardo
alla
situazione
dello
zio
Piero
.
Egli
pensa
,
nel
suo
cuore
,
come
te
.
Se
tu
avessi
veduto
le
lettere
che
mi
scriveva
nel
1848
!
Ma
è
impiegato
del
Governo
.
Vero
che
si
sente
tranquillo
nella
sua
coscienza
perché
,
occupandosi
di
strade
e
di
acque
,
sa
che
serve
il
suo
paese
e
non
i
tedeschi
;
ma
certi
riguardi
vuole
e
deve
averli
.
Fino
a
un
dato
punto
bisogna
che
li
abbiate
anche
voi
per
amor
suo
.
»
«
I
tedeschi
andranno
via
presto
,
mamma
»
,
rispose
Franco
,
«
ma
sta
tranquilla
,
sarò
prudente
,
vedrai
.
»
«
Oh
caro
,
io
non
ho
più
niente
da
vedere
.
Non
ho
che
a
vedervi
voi
altri
due
uniti
e
benedetti
dal
Signore
.
Quando
i
tedeschi
saranno
andati
via
,
verrete
a
dirmelo
a
Looch
.
»
Portano
il
nome
di
Looch
i
praticelli
ombrati
di
grandi
noci
dove
sta
il
piccolo
camposanto
di
Castello
.
«
Ma
ti
devo
parlare
di
un
'
altra
cosa
»
,
proseguì
la
signora
Teresa
senza
lasciar
a
Franco
il
tempo
di
far
proteste
.
Egli
le
prese
le
mani
,
gliele
strinse
trattenendo
a
fatica
il
pianto
.
«
Bisogna
che
ti
parli
di
Luisa
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisogna
che
tu
la
conosca
bene
tua
moglie
.
»
«
La
conosco
,
mamma
!
La
conosco
quanto
la
conosci
tu
e
più
ancora
!
»
Egli
ardeva
e
fremeva
tutto
,
così
dicendo
,
nell
'
appassionato
amore
per
lei
ch
'
era
la
vita
della
sua
vita
,
l
'
anima
dell
'
anima
sua
.
«
Povero
Franco
!
»
,
fece
la
signora
Teresa
teneramente
,
sorridendo
.
«
No
,
ascoltami
,
vi
è
qualche
cosa
che
non
sai
e
che
devi
sapere
.
Aspetta
un
poco
.
»
Aveva
bisogno
di
una
sosta
,
l
'
emozione
le
rendeva
il
respiro
difficile
e
più
difficile
il
parlare
.
Fece
un
gesto
negativo
a
Franco
che
avrebbe
pur
voluto
adoperarsi
,
aiutarla
in
qualche
modo
.
Le
bastava
un
po
'
di
riposo
e
lo
prese
appoggiando
il
capo
alla
spalliera
della
poltrona
.
Si
rialzò
presto
.
«
Avrai
inteso
parlar
male
»
,
disse
,
«
del
povero
mio
marito
,
a
casa
tua
.
Avrai
inteso
dire
ch
'
era
un
uomo
senza
principii
e
che
ho
avuto
un
gran
torto
a
sposarlo
.
Infatti
egli
non
era
religioso
e
questa
fu
la
ragione
per
cui
esitai
molto
prima
di
decidermi
.
Sono
stata
consigliata
di
cedere
perché
potevo
forse
influire
bene
sopra
di
lui
che
aveva
un
'
anima
nobile
.
È
morto
da
cristiano
,
ho
tanta
fede
di
trovarlo
in
paradiso
se
il
Signore
mi
fa
questa
grazia
di
prendermi
con
sé
;
ma
fino
all
'
ultima
ora
parve
che
non
ottenessi
nulla
.
Bene
,
temo
che
la
mia
Luisa
,
in
fondo
,
abbia
le
tendenze
del
suo
papà
.
Me
le
nasconde
,
ma
capisco
che
le
ha
.
Te
la
raccomando
,
studiala
,
consigliala
,
ha
un
gran
talento
e
un
gran
cuore
,
se
io
non
ho
saputo
far
bene
con
lei
,
tu
fa
meglio
,
sei
un
buon
cristiano
,
guarda
che
lo
sia
anche
lei
,
proprio
di
cuore
;
promettimelo
,
Franco
.
»
Egli
lo
promise
sorridendo
,
come
se
stimasse
vani
i
timori
di
lei
e
facesse
,
per
compiacenza
,
una
promessa
superflua
.
L
'
ammalata
lo
guardò
,
triste
.
«
Credimi
,
sai
»
,
soggiunse
,
«
non
sono
fantasie
.
Non
posso
morire
in
pace
se
non
la
prendi
come
una
cosa
seria
.
»
E
poi
che
il
giovane
ebbe
ripetuta
la
sua
promessa
senza
sorridere
,
soggiunse
:
«
Una
parola
ancora
.
Quando
parti
di
qua
,
vai
a
Casarico
dal
professor
Gilardoni
,
non
è
vero
?
»
«
Ma
,
questo
era
il
piano
di
prima
.
Dovevo
dire
alla
nonna
che
andavo
a
dormire
da
Gilardoni
per
fare
poi
una
gita
insieme
alla
mattina
;
adesso
lo
sai
come
sono
venuto
via
.
»
«
Vacci
lo
stesso
.
Ho
piacere
che
tu
ci
vada
.
E
poi
ti
aspetta
,
non
è
vero
?
Dunque
ci
devi
andare
.
Povero
Gilardoni
,
non
è
più
venuto
dopo
quella
pazzia
di
due
anni
or
sono
.
Lo
sai
,
non
è
vero
?
Luisa
te
l
'
avrà
detto
?
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Questo
professor
Gilardoni
che
viveva
a
Casarico
,
da
eremita
,
si
era
molto
romanticamente
innamorato
,
qualche
anno
prima
,
della
signora
Teresa
e
le
si
era
timidamente
,
reverentemente
proposto
per
marito
,
ottenendo
un
tale
successo
di
stupore
da
togliergli
poi
il
coraggio
di
ricomparirle
davanti
.
«
Povero
uomo
!
»
,
riprese
la
signora
Rigey
.
«
Quella
è
stata
una
stupidità
grande
,
ma
è
un
cuor
d
'
oro
,
un
buon
amico
,
tenetevelo
caro
.
Il
giorno
prima
che
gli
venisse
quell
'
accesso
di
pazzia
,
mi
ha
fatto
una
confidenza
.
Non
te
la
posso
ripetere
,
e
anzi
ti
prego
di
non
parlargliene
se
non
te
ne
parla
lui
;
ma
insomma
è
una
cosa
che
potrà
,
in
certi
casi
,
aver
molta
importanza
per
voi
altri
,
specialmente
se
avrete
figli
.
Se
Gilardoni
te
ne
parla
,
pensaci
prima
di
dirlo
a
Luisa
.
Luisa
potrebbe
prender
la
cosa
non
come
va
presa
.
Delibera
tu
,
consigliati
con
lo
zio
Piero
e
poi
parla
o
non
parla
,
secondo
la
strada
che
vorrai
prendere
.
»
«
Sì
,
mamma
.
»
Si
picchiò
all
'
uscio
,
sommessamente
,
e
la
voce
di
Luisa
disse
:
«
È
finito
?
»
Franco
guardò
l
'
ammalata
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
«
È
ora
di
andare
?
»
Luisa
non
rispose
,
cinse
con
un
braccio
il
collo
di
Franco
.
S
'
inginocchiarono
insieme
davanti
alla
mamma
,
le
piegarono
il
capo
in
grembo
.
Luisa
faceva
ogni
sforzo
per
trattenere
il
pianto
,
sapendo
bene
che
bisognava
evitare
alla
mamma
ogni
emozione
troppo
forte
,
ma
le
spalle
la
tradivano
.
«
No
,
Luisa
»
,
disse
la
mamma
,
«
no
,
cara
,
no
»
,
e
le
accarezzava
il
capo
.
«
Ti
ringrazio
che
sei
sempre
stata
una
buona
figliuola
,
sai
;
tanto
buona
;
quietati
;
son
così
contenta
;
vedrai
che
starò
meglio
.
Andate
dunque
;
datemi
un
bacio
e
poi
andate
,
non
fate
aspettare
il
signor
curato
.
Dio
ti
benedica
,
Luisa
;
e
anche
te
,
Franco
.
»
Chiese
il
suo
libro
di
preghiere
,
si
accostò
il
lume
,
fece
aprire
le
finestre
e
l
'
uscio
della
terrazza
per
respirar
meglio
e
mandò
via
la
fantesca
che
si
preparava
a
tenerle
compagnia
.
Usciti
gli
sposi
,
entrò
l
'
ingegnere
per
salutar
sua
sorella
prima
di
andare
in
chiesa
.
«
Ciao
,
neh
,
Teresa
.
»
«
Addio
,
Piero
.
Un
altro
peso
sulle
vostre
spalle
,
povero
Piero
.
»
«
Amen
»
,
rispose
pacificamente
l
'
ingegnere
.
Rimasta
sola
,
la
signora
Rigey
stette
ascoltando
il
rumor
dei
passi
che
si
allontanavano
.
Quelli
gravi
di
suo
fratello
e
del
signor
Giacomo
,
la
coda
della
colonna
,
non
le
lasciavano
udire
gli
altri
ch
'
ella
avrebbe
voluto
accompagnar
con
l
'
orecchio
quanto
era
possibile
.
Un
momento
ancora
e
non
intese
più
nulla
.
Ebbe
l
'
idea
che
Luisa
e
Franco
si
allontanavano
insieme
nell
'
avvenire
dove
a
lei
non
era
dato
seguirli
che
per
pochi
mesi
o
forse
per
pochi
giorni
;
e
che
non
poteva
indovinar
niente
,
presentir
niente
del
loro
destino
.
«
Poveri
ragazzi
»
,
pensò
.
«
Chi
sa
cosa
avranno
passato
fra
cinque
anni
,
fra
dieci
anni
!
»
Stette
ancora
in
ascolto
,
ma
il
silenzio
era
profondo
;
non
entrava
per
le
finestre
aperte
che
il
fragor
lontano
lontano
della
cascata
di
Rescia
,
di
là
dal
lago
.
Allora
,
supponendo
che
fossero
già
in
chiesa
,
prese
il
suo
libro
di
preghiere
e
lesse
con
fervore
.
Si
stancò
presto
,
si
sentì
una
gran
confusione
in
testa
,
le
si
confusero
alla
vista
anche
i
caratteri
del
libro
.
La
sua
mente
si
assopiva
,
la
volontà
era
perduta
.
Presentiva
una
visione
di
cose
non
vere
e
sapeva
di
non
dormire
,
comprendeva
che
non
era
sogno
,
ch
'
era
uno
stato
prodotto
dal
suo
male
.
Vide
aprirsi
l
'
uscio
che
metteva
in
cucina
ed
entrare
il
vecchio
Gilardoni
di
Dasio
,
detto
«
el
Carlin
de
Dàas
»
,
padre
del
professore
,
agente
di
casa
Maironi
per
i
possessi
di
Valsolda
,
morto
da
venticinque
anni
.
La
figura
entrò
e
disse
in
tono
naturale
:
«
Oh
sciora
Teresa
,
la
sta
ben
?
»
.
Ella
credette
di
rispondere
:
«
Oh
Carlin
!
Bene
e
voi
?
»
,
ma
in
fatto
non
aperse
bocca
.
«
Ghe
l
'
hoo
chì
la
lettra
»
,
riprese
la
figura
agitando
trionfalmente
una
lettera
.
«
L
'
hoo
portada
chì
per
Lee
.
»
E
posò
la
lettera
sul
tavolo
.
La
signora
Teresa
vide
chiaramente
e
con
un
senso
di
vivo
piacere
questa
lettera
sudicia
e
ingiallita
dal
tempo
,
senza
busta
e
con
la
traccia
di
una
piccola
ostia
rossa
.
Le
parve
dire
:
«
Grazie
,
Carlin
.
E
adesso
andate
a
Dasio
?
»
.
«
Sciora
no
»
,
rispose
il
Carlin
.
«
Voo
a
Casarech
dal
me
fioeu
.
»
L
'
ammalata
non
vide
più
il
Carlin
,
ma
vide
ancora
la
lettera
sul
tavolo
.
La
vedeva
chiaramente
eppure
non
era
certa
che
vi
fosse
;
nel
suo
cervello
inerte
durava
l
'
idea
vaga
di
altre
allucinazioni
passate
,
l
'
idea
della
malattia
sua
nemica
,
sua
padrona
violenta
.
Aveva
l
'
occhio
vitreo
,
la
respirazione
penosa
e
frequente
.
Un
suono
di
passi
affrettati
la
scosse
,
la
richiamò
quasi
del
tutto
in
sé
.
Quando
Luisa
e
Franco
si
precipitarono
in
camera
dalla
terrazza
,
non
si
accorsero
,
causa
il
paralume
della
lucerna
,
che
la
fisionomia
della
mamma
fosse
stravolta
.
Inginocchiati
accanto
a
lei
,
la
coprirono
di
baci
,
attribuirono
all
'
emozione
quel
respiro
affannoso
.
A
un
tratto
l
'
ammalata
sollevò
il
capo
dalla
spalliera
della
poltrona
,
tese
le
mani
avanti
,
guardando
e
indicando
qualche
cosa
.
«
La
lettera
»
,
diss
'
ella
.
I
due
giovani
si
voltarono
e
non
videro
niente
.
«
Che
lettera
,
mamma
?
»
,
disse
Luisa
.
Nello
stesso
punto
notò
l
'
espressione
del
viso
di
sua
madre
,
diede
un
'
occhiata
a
Franco
per
avvertirlo
.
Non
era
la
prima
volta
,
durante
la
sua
malattia
,
che
la
mamma
soffriva
di
allucinazioni
.
All
'
udirsi
domandare
«
che
lettera
?
»
ella
capì
,
fece
«
oh
!
»
,
ritirò
le
mani
,
se
ne
coperse
il
viso
e
pianse
silenziosamente
.
Confortata
dalle
carezze
de
'
suoi
figli
,
si
ricompose
,
li
baciò
,
stese
la
mano
a
suo
fratello
e
al
signor
Giacomo
,
che
non
avevano
inteso
affatto
cosa
fosse
accaduto
e
accennò
a
Luisa
di
andar
a
pigliar
qualche
cosa
.
Si
trattava
di
una
torta
e
di
una
bottiglia
preziosa
di
vino
del
Niscioree
,
regalata
con
altre
parecchie
,
tempo
addietro
,
dal
marchese
Bianchi
che
aveva
per
la
signora
Rigey
una
singolare
venerazione
.
Il
signor
Giacomo
,
non
vedendo
l
'
ora
di
svignarsela
,
incominciava
a
dimenarsi
,
a
soffiare
,
guardando
l
'
ingegnere
.
«
Signora
Luisina
»
,
diss
'
egli
vedendo
uscire
la
novella
sposa
.
«
La
scusa
,
son
propramente
per
domandar
licenza
...
»
«
No
,
no
»
,
lo
interruppe
con
un
fil
di
voce
la
signora
Teresa
,
«
aspetti
un
poco
.
»
Luisa
scomparve
e
Franco
scivolò
pure
fuori
dalla
stanza
dietro
sua
moglie
.
La
signora
Teresa
parve
presa
da
uno
scrupolo
,
accennò
a
richiamarlo
.
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Ma
,
Piero
!
»
«
Ma
cosa
?
»
Le
antiche
tradizioni
austere
della
sua
famiglia
,
un
sottile
senso
di
dignità
,
forse
anche
uno
scrupolo
religioso
perché
gli
sposi
non
avevano
ancora
assistito
alla
messa
della
benedizione
nuziale
,
impedivano
alla
signora
Teresa
di
approvare
che
i
giovani
si
appartassero
e
insieme
di
spiegarsi
.
Le
sue
reticenze
e
la
bonarietà
patriarcale
dello
zio
diedero
agio
a
Franco
di
sottrarsi
ai
richiami
senza
rimedio
alcuno
.
La
signora
Teresa
non
insistette
.
«
Per
sempre
!
»
,
mormorò
dopo
un
momento
come
parlando
fra
sé
.
«
Uniti
per
sempre
!
»
«
Nualtri
»
,
disse
l
'
ingegnere
rivolgendosi
in
dialetto
veneto
al
suo
collega
nel
celibato
,
«
nualtri
,
sior
Giacomo
,
de
ste
buzare
no
ghe
ne
femo
.
»
«
Sempre
de
bon
umor
,
Ela
,
ingegnere
pregiatissimo
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
a
cui
la
coscienza
diceva
che
aveva
fatto
delle
«
buzare
»
peggiori
.
Gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Signor
Giacomo
»
,
riprese
l
'
ingegnere
,
«
per
questa
notte
,
niente
letto
.
»
L
'
infelice
si
contorse
,
soffiò
e
batté
le
palpebre
senza
rispondere
.
E
gli
sposi
non
ritornavano
.
«
Piero
»
,
disse
la
signora
,
«
suonate
il
campanello
.
»
«
Signor
Giacomo
»
,
fece
l
'
ingegnere
senza
scomporsi
,
«
dobbiamo
suonare
il
campanello
?
»
«
L
'
idea
de
la
signora
Teresa
pare
propramente
questa
»
,
rispose
l
'
omino
navigando
alla
meglio
tra
il
fratello
e
la
sorella
.
«
Però
mi
no
digo
gnente
.
»
«
Piero
!
»
,
insistette
la
signora
.
«
Ma
insomma
»
,
riprese
suo
fratello
senza
muoversi
.
«
Lei
,
cosa
farebbe
?
Lo
suonerebbe
,
questo
campanello
,
o
non
lo
suonerebbe
?
»
«
Oh
Dio
!
»
,
gemette
il
Puttini
.
«
La
me
dispensa
.
»
«
Non
La
dispenso
un
corno
.
»
Gli
sposi
non
ritornavano
e
la
mamma
,
sempre
più
inquieta
,
ricominciava
:
«
Ma
suonate
,
dunque
,
Piero
!
»
Il
signor
Giacomo
,
che
moriva
dalla
voglia
di
andarsene
e
non
poteva
andarsene
senza
salutar
gli
sposi
,
incoraggiato
dall
'
insistere
della
signora
,
fece
uno
sforzo
,
diventò
rosso
rosso
e
buttò
fuori
la
sua
sentenza
:
«
Mi
sonaria
.
»
«
Caro
signor
Giacomo
»
,
disse
l
'
ingegnere
,
«
mi
stupisco
,
mi
sorprendo
e
mi
meraviglio
.
»
Chi
sa
perché
,
quando
era
di
buon
umore
e
gli
capitava
in
bocca
uno
di
quei
sinonimi
,
li
infilzava
tutti
e
tre
.
«
Però
»
,
conchiuse
,
«suoniamo.»
E
suonò
molto
discretamente
.
«
Sentite
,
Piero
»
,
disse
la
signora
Teresa
.
«
Ricordatevi
bene
che
adesso
,
quando
partite
voi
,
deve
partire
anche
Franco
.
Ritornerà
alle
cinque
e
mezzo
per
la
messa
.
»
«
Oh
povero
me
!
»
,
fece
lo
zio
Piero
.
«
Quante
miserie
!
Insomma
,
sono
marito
e
moglie
,
sì
o
no
?
Bene
bene
bene
»
,
soggiunse
,
perché
sua
sorella
si
inquietava
.
«
Fate
tutto
quello
che
volete
,
ecco
.
»
Invece
degli
sposi
entrò
la
fantesca
portando
la
torta
e
la
bottiglia
e
disse
all
'
ingegnere
che
la
signora
Luisina
lo
pregava
di
uscire
un
momento
sulla
terrazza
.
«
Adesso
che
viene
un
po
'
di
grazia
di
Dio
,
mi
mandate
fuori
»
,
disse
l
'
ingegnere
.
Egli
scherzava
,
con
la
solita
serenità
di
spirito
,
forse
non
comprendendo
bene
lo
stato
grave
di
sua
sorella
,
forse
per
certa
sua
naturale
disposizione
pacifica
verso
tutto
che
fosse
ineluttabile
.
Uscì
sulla
terrazza
dove
Luisa
lo
aspettava
con
Franco
.
«
Senti
,
zio
»
,
diss
'
ella
,
«
mio
marito
dice
che
certo
la
nonna
scoprirà
tutto
subito
,
ch
'
egli
non
potrà
più
stare
a
Cressogno
,
che
se
la
mamma
fosse
in
buone
condizioni
si
potrebbe
venire
da
te
a
Oria
,
ma
che
così
,
pur
troppo
,
non
è
possibile
.
Allora
dice
che
si
potrebbe
mettere
all
'
ordine
una
camera
qui
,
in
fretta
,
alla
meglio
;
lo
studio
del
povero
papà
,
si
diceva
noi
.
Cosa
ti
pare
?
»
«
Hm
!
»
,
fece
lo
zio
,
che
non
accettava
facilmente
le
novità
.
«
Mi
pare
una
risoluzione
molto
precipitosa
.
Fate
una
spesa
,
mettete
la
casa
sossopra
per
una
cosa
che
non
può
durare
.
»
La
sua
idea
fissa
era
quella
di
aver
tutta
la
famiglia
a
Oria
,
e
questo
ripiego
della
camera
gli
faceva
ombra
.
Temeva
che
se
gli
sposi
si
accomodavano
a
Castello
finissero
con
restarvi
.
Luisa
si
studiò
di
persuaderlo
che
non
si
poteva
fare
altrimenti
,
che
né
la
spesa
né
l
'
incomodo
sarebbero
stati
grandi
,
che
suo
marito
,
quando
avesse
a
uscir
di
casa
,
andrebbe
difilato
a
Lugano
e
ritornerebbe
con
i
pochi
mobili
strettamente
necessari
.
Lo
zio
domandò
se
Franco
non
potrebbe
invece
mettersi
a
Oria
e
starvi
fino
a
quando
vi
potessero
scendere
la
mamma
e
lei
.
«
Oh
,
zio
!
»
,
fece
Luisa
.
S
'
ella
avesse
saputo
del
campanello
,
si
sarebbe
ancor
più
meravigliata
di
una
proposta
simile
.
Ma
il
buon
uomo
aveva
qualche
volta
di
queste
idee
ingenue
che
facevano
sorridere
sua
sorella
.
Luisa
non
durò
fatica
a
trovare
argomenti
contro
l
'
esilio
di
Franco
e
ad
adoperarli
con
calore
.
«
Basta
»
,
fece
lo
zio
non
persuaso
,
ma
placido
,
allargando
le
braccia
in
arco
,
nell
'
atto
di
un
Dominus
vobiscum
più
caritatevole
,
più
disposto
a
cinger
di
tenerezza
le
povere
creature
umane
.
«
Fiat
.
Oh
,
e
se
occorre
»
,
soggiunse
volgendosi
a
Franco
,
«
come
stai
a
quattrini
?
»
Franco
trasalì
,
s
'
imbarazzò
.
«
È
il
nostro
papà
,
sai
»
,
gli
disse
sua
moglie
.
«
Papà
niente
affatto
»
,
osservò
lo
zio
,
sempre
placidamente
.
«
Papà
niente
affatto
,
ma
quel
ch
'
è
mio
è
vostro
,
ecco
;
vuol
dire
dunque
che
vi
munirò
un
poco
secondo
le
mie
forze
.
»
E
ricevette
l
'
abbraccio
commosso
de
'
suoi
nipoti
senza
corrispondervi
,
quasi
seccato
da
una
dimostrazione
superflua
,
seccato
che
non
accogliessero
più
semplicemente
una
cosa
tanto
semplice
e
naturale
.
«
Sì
,
sì
»
,
diss
'
egli
,
«
andiamo
a
bere
ch
'
è
meglio
.
»
Il
vino
del
Niscioree
,
rosso
chiaro
come
un
rubino
,
delicato
e
gagliardo
,
blandì
e
pacificò
le
viscere
dell
'
impaziente
signor
Giacomo
,
che
in
quegli
anni
di
oïdium
ben
di
rado
bagnava
le
labbra
nel
vin
pretto
e
beveva
cupamente
vin
Grimelli
di
acquosa
memoria
.
«
Est
,
est
,
non
è
vero
,
signor
Giacomo
?
»
,
disse
lo
zio
Piero
vedendo
il
Puttini
guardar
devotamente
nel
bicchiere
che
teneva
in
mano
.
«
Qui
almeno
non
c
'
è
pericolo
di
crepare
come
quel
tale
:
et
propter
nimium
est
dominus
meus
mortuus
est
.
»
«
A
mi
me
par
de
resussitar
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
adagio
adagio
,
quasi
sottovoce
,
guardando
sempre
nel
bicchiere
.
«
Allora
,
un
brindisi
agli
sposi
!
»
,
riprese
l
'
altro
,
alzandosi
.
«
Se
non
lo
fa
Lei
,
lo
farò
io
:
Viva
lü
e
viva
lee
E
nün
andèm
foeura
d
'
i
pee
.
Il
signor
Giacomo
vuotò
il
bicchiere
,
soffiò
molto
e
batté
molto
le
palpebre
in
segno
dei
vari
sentimenti
che
tumultuavano
nell
'
animo
suo
mentre
l
'
ultimo
aroma
e
l
'
ultimo
sapor
del
vino
gli
si
perdevano
in
bocca
;
offerse
la
sua
servitù
alla
signora
Teresa
riveritissima
,
la
sua
devozione
alla
sposina
amabilissima
,
la
sua
osservanza
allo
sposo
compitissimo
;
si
schermì
,
menando
le
braccia
e
la
testa
,
dai
ringraziamenti
che
gli
fioccavano
addosso
,
e
preso
il
cappellone
,
presa
la
mazza
,
si
avviò
umilmente
,
soffiando
con
un
misto
di
compiacenza
e
di
rammarico
,
dietro
la
mole
placida
dell
'
ingegnere
pregiatissimo
.
«
E
tu
,
Franco
?
»
,
chiese
subito
la
signora
Teresa
.
«
Vado
»
,
rispose
Franco
.
«
Vien
qua
»
,
diss
'
ella
.
«
Vi
ho
accolto
così
male
,
poveri
figliuoli
,
quando
siete
ritornati
dalla
chiesa
.
Sai
,
m
'
era
venuto
uno
de
'
miei
accessi
;
lo
avete
ben
capito
.
Adesso
mi
sento
tanto
benino
,
tanto
in
pace
.
Signore
,
Vi
ringrazio
.
Mi
pare
d
'
avere
messa
la
casa
in
ordine
,
d
'
avere
spento
il
fuoco
,
d
'
aver
dette
un
po
'
di
orazioni
e
di
andar
a
dormire
,
tutta
bella
contenta
;
ma
non
così
presto
,
sai
,
caro
,
non
così
subito
.
Ti
lascio
la
mia
Luisa
,
caro
,
ti
lascio
lo
zio
Piero
;
so
che
li
amerai
tanto
,
vero
?
Ricordati
anche
di
me
,
però
.
Ah
Signore
,
come
mi
rincresce
di
non
vedere
i
vostri
figli
!
Quello
sì
.
Hai
da
dar
loro
un
bacio
per
la
povera
nonna
,
tutti
i
giorni
.
E
adesso
va
'
,
figlio
mio
;
ritorni
alle
cinque
e
mezzo
,
non
è
vero
?
Sì
,
addio
,
va
'.»
Gli
parlava
carezzevole
,
come
a
un
bambino
che
non
capisce
ancora
ed
egli
piangeva
di
tenerezza
silenziosamente
,
le
baciava
e
ribaciava
le
mani
,
godendo
che
Luisa
fosse
presente
e
vedesse
;
perché
nella
sua
immensa
tenerezza
per
la
mamma
vi
era
la
immensa
gioia
di
essere
divenuto
un
solo
con
la
figlia
e
come
un
'
avidità
di
amar
tutto
che
sua
moglie
amava
,
con
la
stessa
forza
.
«
Va
'
»
,
ripeteva
mamma
Teresa
,
temendo
anche
la
commozione
propria
:
«
va
'
,
va
'.»
Egli
obbedì
,
finalmente
;
e
uscì
con
Luisa
.
Anche
stavolta
Luisa
tardò
molto
a
ritornare
,
ma
le
anime
più
sante
hanno
le
loro
lievi
debolezze
e
quantunque
la
fantesca
non
facesse
che
andare
e
venire
dalla
cucina
al
salotto
,
la
signora
Teresa
,
tocca
dalle
dimostrazioni
d
'
affetto
che
le
aveva
prodigate
Franco
,
non
le
disse
mai
di
suonare
il
campanello
.
4
.
La
lettera
del
Carlin
Franco
discese
il
monte
adagio
adagio
,
tutto
chiuso
nel
suo
mondo
interiore
così
pieno
di
cose
,
di
pensieri
,
di
sentimenti
nuovi
,
fermandosi
ogni
tratto
a
guardar
la
strada
biancastra
e
i
campicelli
scuri
,
a
toccar
le
foglie
d
'
una
vite
o
i
sassi
d
'
un
muricciuolo
per
sentire
la
realtà
del
mondo
esterno
,
persuadersi
che
non
sognava
.
Solamente
a
Casarico
,
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
davanti
alla
porticina
della
villetta
Gilardoni
,
si
ricordò
delle
parole
oscure
di
mamma
Teresa
circa
la
confidenza
fattale
dal
Gilardoni
e
si
domandò
quale
potesse
mai
essere
l
'
arcano
che
non
conveniva
rivelare
a
Luisa
.
A
dir
il
vero
questo
consiglio
della
mamma
non
gli
era
piaciuto
interamente
.
«
Come
mai
»
,
pensò
bussando
all
'
uscio
,
«
nasconderei
qualche
cosa
a
mia
moglie
?
»
Il
professore
Beniamino
Gilardoni
,
figlio
del
«
Carlin
de
Dàas
»
,
era
stato
fatto
studiare
dal
vecchio
don
Franco
Maironi
,
dal
marito
della
marchesa
Orsola
,
uomo
bizzarro
,
lunatico
,
violento
,
ma
generoso
.
Quando
il
Carlin
morì
,
si
vide
che
la
generosità
del
Maironi
non
sarebbe
stata
necessaria
.
Beniamino
ereditò
un
discreto
gruzzoletto
e
ciò
fece
andare
in
bestia
don
Franco
che
lo
tenne
responsabile
dell
'
ipocrisia
paterna
,
gli
voltò
le
spalle
né
volle
più
saperne
di
lui
nel
poco
tempo
che
visse
ancora
dopo
la
morte
del
suo
agente
.
Il
giovane
entrò
nell
'
insegnamento
,
fu
professore
di
latino
nel
ginnasio
di
Cremona
e
di
filosofia
nel
liceo
di
Udine
.
Cagionevole
di
salute
e
timoroso
assai
del
male
fisico
,
alquanto
misantropo
,
piantò
nel
1842
la
cattedra
e
venne
a
godersi
la
modesta
eredità
paterna
in
Valsolda
.
Il
natio
paesello
di
Dasio
,
seduto
sotto
le
rocce
dolomitiche
dell
'
Arabione
,
era
troppo
alto
e
troppo
incomodo
per
lui
.
Vendette
i
suoi
beni
di
lassù
,
si
comperò
l
'
uliveto
del
Sedorgg
sopra
Casarico
e
una
villetta
in
Casarico
stesso
,
sulla
riva
del
lago
;
un
gingillo
di
villetta
che
egli
chiamava
per
la
sua
forma
«
pi
greco
»
a
immagine
del
diagramma
di
Ugo
Foscolo
.
Dalla
contrada
dei
Mal
'
ari
un
andito
breve
metteva
nel
cortiletto
addossato
a
un
portico
minuscolo
e
aperto
verso
il
lago
,
fra
grandi
oleandri
,
di
fronte
a
sei
miglia
d
'
acqua
verde
o
grigia
o
azzurra
,
secondo
i
momenti
,
fino
al
monte
S
.
Salvatore
inclinato
là
in
fondo
,
sotto
il
peso
della
sua
gobba
malinconica
,
ai
sottoposti
colli
umidi
di
Carona
.
A
levante
della
casina
si
stendeva
un
orto
favolosamente
spazioso
per
quei
paesi
le
cui
pianure
l
'
ingegnere
Ribera
soleva
definire
con
questa
citazione
censuaria
:
campo
grande
,
detto
il
campone
,
tavol
sett
.
Sette
tavole
son
venti
o
ventidue
metri
quadrati
.
Il
professore
lo
coltivava
con
l
'
aiuto
del
suo
servitorello
Giuseppe
,
detto
il
Pinella
,
e
d
'
una
bibliotechina
di
trattati
francesi
.
Si
faceva
venire
di
Francia
i
semi
delle
qualità
d
'
ortaggi
più
celebrate
,
che
talvolta
gli
spuntavano
ignobilmente
diversi
dalla
loro
fede
di
battesimo
e
magari
da
qualunque
onesta
famiglia
battezzata
.
Accadeva
allora
che
filosofo
e
famiglio
,
curvi
sull
'
aiuola
con
le
mani
alle
ginocchia
,
levassero
gli
occhi
dai
germogli
beffardi
per
guardarsi
in
faccia
,
il
primo
sinceramente
,
il
secondo
ipocritamente
compunto
.
In
un
canto
dell
'
orto
viveva
,
nella
sua
stalletta
costrutta
con
tutte
le
regole
dell
'
arte
,
una
vaccherella
svizzera
comperata
dopo
tre
mesi
di
assidui
studi
e
riuscita
magra
e
cagionevole
quanto
il
padrone
;
al
quale
,
malgrado
la
mucca
svizzera
e
quattro
galline
padovane
,
capitava
spesso
di
non
potersi
preparare
in
casa
un
latte
all
'
ovo
.
Nel
muro
di
sostegno
verso
il
lago
,
battuto
al
piede
dall
'
onda
piena
della
breva
,
egli
aveva
praticati
dei
fori
e
piantato
,
per
consiglio
di
Franco
Maironi
,
alquante
agavi
americane
,
alquanti
rosai
e
capperi
,
fasciando
così
,
come
soleva
dire
,
con
una
elegante
forma
poetica
il
sostanzioso
contenuto
dell
'
orto
.
E
per
amore
di
poesia
aveva
lasciato
incolto
un
breve
angolo
dell
'
orto
stesso
.
Vi
era
cresciuto
un
canneto
altissimo
e
a
questo
canneto
il
professore
aveva
addossato
una
specie
di
belvedere
,
un
alto
palco
di
legno
,
molto
rustico
e
primitivo
,
dove
nella
buona
stagione
passava
qualche
gradevole
ora
leggendo
,
al
fresco
della
breva
,
al
mormorio
del
canneto
e
delle
onde
,
i
libri
mistici
che
amava
.
Da
lontano
il
colore
del
palco
si
confondeva
con
quello
del
canneto
ed
il
professore
pareva
seduto
in
aria
col
suo
libro
in
mano
,
come
un
mago
.
Teneva
nel
salotto
la
bibliotechina
d
'
orticoltura
;
i
libri
mistici
,
i
trattati
di
negromanzia
,
di
gnosticismo
,
gli
scritti
sulle
allucinazioni
e
sui
sogni
li
teneva
in
uno
studiolo
vicino
alla
camera
da
letto
,
in
una
specie
di
cabina
di
nave
dove
il
lago
o
il
cielo
parevano
entrare
dalla
finestra
.
Dopo
la
morte
del
vecchio
Maironi
il
professore
aveva
ripigliato
a
visitare
la
famiglia
,
ma
la
marchesa
Orsola
gli
piaceva
poco
e
don
Alessandro
suo
figlio
,
padre
di
Franco
,
meno
ancora
.
Finì
con
andarci
una
volta
l
'
anno
.
Quando
il
giovinetto
entrò
in
liceo
,
il
Gilardoni
fu
pregato
dalla
nonna
,
ché
il
padre
era
morto
da
un
pezzo
,
di
dargli
qualche
lezione
durante
l
'
autunno
.
Maestro
e
scolaro
si
somigliavano
nei
facili
entusiasmi
,
nelle
collere
veementi
e
fugaci
,
ed
erano
caldi
patrioti
ambedue
.
Cessato
il
bisogno
delle
lezioni
si
rividero
come
amici
benché
il
professore
avesse
oltre
a
vent
'
anni
più
di
Franco
.
Questi
ammirava
l
'
ingegno
del
suo
allievo
;
Franco
invece
stimava
assai
poco
la
filosofia
mezzo
cristiana
mezzo
razionalista
del
maestro
,
le
sue
tendenze
mistiche
;
rideva
della
sua
passione
per
i
libri
e
per
le
teorie
d
'
orticoltura
e
giardinaggio
,
scompagnata
da
qualsiasi
senso
pratico
.
Lo
aveva
tuttavia
molto
caro
per
la
sua
bontà
,
per
il
suo
candore
,
per
il
suo
calor
d
'
animo
.
N
'
era
stato
il
confidente
al
tempo
dell
'
infelice
amore
concepito
dal
Gilardoni
per
la
signora
Teresa
Rigey
e
lo
aveva
poi
ricambiato
con
le
confidenze
proprie
.
Il
Gilardoni
ne
fu
molto
commosso
;
disse
a
Franco
che
avendo
nel
cuore
quel
tale
culto
gli
sarebbe
parso
di
diventar
un
poco
suo
padre
anche
se
la
signora
Teresa
non
volesse
saperne
di
lui
.
Franco
non
mostrò
di
apprezzare
questa
paternità
metafisica
;
l
'
amore
per
la
signora
Rigey
gli
pareva
un
'
aberrazione
;
ma
insomma
si
confermò
nell
'
idea
che
la
testa
del
professore
non
valeva
gran
cosa
e
che
il
cuore
era
d
'
oro
.
Bussò
,
dunque
,
all
'
uscio
e
venne
ad
aprirgli
il
professore
in
persona
portando
un
lumicino
a
olio
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
.
«
Credevo
che
non
venissi
più
.
»
Il
Gilardoni
era
in
veste
da
camera
e
pantofole
,
aveva
in
testa
una
specie
di
turbante
ed
esalava
un
forte
odore
di
canfora
.
Pareva
un
turco
,
un
Gilardoni
bey
;
ma
la
faccia
magra
e
giallognola
che
sorrideva
sotto
il
turbante
nulla
aveva
di
turchesco
.
Contornata
d
'
una
barbetta
rossastra
,
fiorita
pomposamente
,
nel
mezzo
,
d
'
un
bel
nasone
bitorzoluto
e
vermiglio
,
luceva
per
due
begli
occhi
azzurri
,
molto
giovanili
,
pieni
d
'
ingenua
bontà
e
poesia
.
Appena
Franco
ebbe
chiuso
l
'
uscio
dietro
di
sé
,
l
'
amico
gli
sussurrò
:
«
È
fatto
?
»
.
«
È
fatto
»
,
rispose
Franco
.
L
'
altro
lo
abbracciò
e
lo
baciò
silenziosamente
.
Poi
lo
fece
salire
nello
studiolo
.
Gli
spiegò
strada
facendo
che
s
'
era
applicato
sulla
testa
delle
compresse
d
'
acqua
sedativa
,
secundum
Raspail
,
per
una
minaccia
di
emicrania
.
Egli
era
un
apostolo
di
Raspail
e
aveva
convertito
anche
Franco
,
molto
soggetto
alle
infiammazioni
di
gola
,
dalle
sanguisughe
alla
sigaretta
di
canfora
.
Nello
studiolo
,
nuovo
amplesso
,
molto
stretto
e
molto
lungo
.
«
Tanto
,
tanto
,
tanto
!
»
,
esclamò
Gilardoni
sottintendendo
un
mondo
di
cose
.
Povero
Gilardoni
,
gli
occhi
gli
luccicavano
.
Aveva
sperato
invano
una
felicità
simile
a
quella
dell
'
amico
suo
!
Franco
intese
,
s
'
imbarazzò
,
non
seppe
dirgli
nulla
,
e
ne
seguì
un
silenzio
così
significativo
che
il
Gilardoni
non
poté
sopportarlo
e
si
mise
ad
accendere
un
po
'
di
fuoco
per
riscaldare
il
caffè
che
aveva
preparato
.
Franco
si
offerse
per
questa
bisogna
e
il
professore
accettò
allegando
il
suo
mal
di
capo
,
si
mise
a
disfare
il
turbante
davanti
a
una
scodella
d
'
acqua
sedativa
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
dominando
la
propria
emozione
con
uno
sforzo
di
volontà
,
«
mi
racconti
.
»
Franco
gli
raccontò
ogni
cosa
dal
pranzo
della
nonna
fino
alla
cerimonia
nuziale
nella
chiesa
di
Castello
,
eccetto
,
naturalmente
,
il
colloquio
segreto
con
mamma
Teresa
.
Il
professore
Beniamino
,
che
intanto
si
era
rimesso
il
turbante
,
si
fece
coraggio
a
mezzo
.
«E...»,
diss
'
egli
sostituendo
al
nome
amato
una
specie
di
gemito
sordo
,
«
come
sta
?
»
Udito
dell
'
allucinazione
,
esclamò
:
«
Una
lettera
?
Le
pareva
di
vedere
una
lettera
?
Ma
che
lettera
?
»
.
Questo
,
Franco
non
lo
sapeva
.
Uno
stridore
sulla
brace
interruppe
la
conversazione
;
il
caffè
bolliva
a
scroscio
e
si
versava
.
Il
Gilardoni
somigliava
al
suo
giovane
amico
pure
in
questo
che
gli
si
leggeva
il
cuore
in
faccia
.
Il
giovane
amico
,
ch
'
era
del
resto
un
lettore
di
facce
infinitamente
più
sagace
e
pronto
di
lui
,
capì
subito
ch
'
egli
aveva
pensato
ad
una
data
lettera
e
gli
chiese
,
mentre
il
caffè
stava
posando
,
se
fosse
in
grado
di
spiegar
quell
'
allucinazione
.
Il
professore
si
affrettò
a
rispondere
di
no
,
ma
tosto
pronunciato
il
no
lo
attenuò
con
parecchi
altri
no
misti
a
inarticolati
brontolii
:
«
eh
no
-
no
già
-
non
saprei
-
insomma
no
»
.
Franco
non
insistette
e
ne
seguì
un
altro
silenzio
alquanto
significativo
.
Preso
il
caffè
con
molti
involontari
segni
d
'
inquietudine
,
il
professore
propose
bruscamente
d
'
andare
a
letto
.
Franco
,
dovendo
ripartire
prima
di
giorno
,
preferì
non
coricarsi
ma
volle
che
si
coricasse
l
'
amico
,
e
l
'
amico
,
dopo
infinite
proteste
e
cerimonie
,
dopo
aver
esitato
fin
sulla
soglia
della
porta
con
la
sua
scodella
d
'
acqua
sedativa
in
mano
,
fece
di
colpo
un
volta
faccia
,
si
gittò
alle
spalle
un
«
addio
»
e
scomparve
.
Rimasto
solo
,
Franco
spense
il
lume
e
si
distese
sulla
poltrona
con
la
buona
intenzione
di
dormire
,
cercando
il
sonno
in
qualche
pensiero
indifferente
,
se
gli
fosse
possibile
di
fermarvisi
.
Non
erano
passati
cinque
minuti
quando
fu
picchiato
all
'
uscio
e
subito
entrò
precipitosamente
,
senza
lume
,
il
professore
dicendo
:
«
Insomma
sono
qui
!
»
.
«
Cosa
c
'
è
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Mi
rincresce
che
ho
spento
.
»
Si
sentì
in
pari
tempo
le
braccia
del
buon
Beniamino
intorno
al
collo
,
la
sua
barba
,
la
canfora
e
la
voce
sul
viso
.
«
Caro
caro
caro
caro
don
Franco
,
io
ho
un
peso
enorme
sul
cuore
,
non
volevo
parlare
adesso
,
volevo
lasciarla
quieto
ma
non
posso
,
non
posso
,
poss
no
,
poss
no
,
poss
no
!
»
«
Ma
parli
,
si
quieti
,
si
quieti
!
»
,
disse
Franco
sciogliendosi
dolcemente
da
quell
'
abbraccio
.
Il
professore
lo
lasciò
e
si
portò
le
mani
alle
tempie
gemendo
:
«
Oh
che
animale
,
che
animale
,
che
animale
!
Potevo
ben
lasciarla
tranquillo
,
potevo
ben
aspettare
domani
!
o
posdomani
!
Ma
ormai
è
fatta
,
è
fatta
»
.
Afferrò
le
mani
di
Franco
.
«
Creda
,
avevo
cominciato
a
spogliarmi
quando
mi
ha
preso
come
una
vertigine
e
lì
,
andiamo
,
metti
su
da
capo
le
vesta
,
e
via
,
corri
qua
come
un
matto
,
senza
lume
!
Nella
furia
ho
persin
rovesciato
la
scodella
dell
'
acqua
sedativa
!
»
«
Accendiamo
il
lume
?
»
,
chiese
Franco
.
«
No
no
no
!
Meglio
parlare
al
buio
,
meglio
parlare
al
buio
!
Guardi
,
mi
metto
persino
qui
,
io
!
»
Andò
a
sedere
al
suo
scrittoio
fuori
del
chiaror
debole
ch
'
entrava
dalla
finestra
,
e
parlò
.
Parlava
sempre
nervoso
e
disordinato
;
figurarsi
adesso
con
l
'
agitazione
che
aveva
in
corpo
.
«
Comincio
,
neh
?
Chi
sa
cosa
dirà
,
caro
don
Franco
!
Tutte
chiacchiere
inutili
,
queste
;
ma
cosa
vuole
,
là
,
pazienza
.
Comincio
dunque
;
di
dove
comincio
?
Ah
Signore
,
vede
che
bestia
sono
che
non
so
nemmeno
più
dove
cominciare
?
Ah
,
quell
'
allucinazione
!
Sì
,
Le
ho
detto
una
bugia
poco
fa
,
posso
benissimo
sospettare
l
'
origine
di
quell
'
allucinazione
.
Si
tratta
d
'
una
lettera
,
proprio
d
'
una
lettera
che
io
ho
fatto
vedere
due
anni
sono
alla
signora
Teresa
.
Una
lettera
del
povero
don
Franco
Suo
nonno
.
Bene
,
adesso
cominciamo
dal
principio
.
Il
mio
povero
papà
,
negli
ultimi
giorni
della
sua
vita
mi
parlò
di
una
lettera
di
don
Franco
che
avrei
trovato
nel
cassettone
dov
'
erano
tutte
le
carte
da
conservarsi
.
Mi
disse
di
leggerla
,
di
custodirla
e
di
regolarmi
,
a
suo
tempo
,
secondo
la
mia
coscienza
.
"
Però
"
,
disse
,
"
è
quasi
certo
che
non
vi
sarà
niente
da
fare
.
"
Il
povero
papà
viene
a
mancare
,
io
cerco
la
lettera
nel
cassettone
,
non
la
trovo
.
Frugo
tutta
la
casa
,
non
la
trovo
.
Cosa
vuole
?
Mi
do
pace
con
l
'
idea
che
non
ci
sarà
niente
da
fare
e
non
ci
penso
più
.
Bestia
,
vero
?
Animale
?
Me
lo
dica
pure
,
me
lo
merito
,
me
lo
son
detto
tante
volte
io
.
Schiavo
,
andiamo
avanti
.
Lei
sa
com
'
è
stata
regolata
la
successione
di
Suo
nonno
?
Sa
come
sono
andati
gli
affari
di
casa
Sua
?
Mi
perdona
,
neh
,
se
Le
parlo
di
queste
cose
?
»
«
So
che
mio
nonno
morì
senza
testamento
e
che
non
ho
niente
»
,
rispose
Franco
.
«
Passiamo
,
andiamo
avanti
.
»
Era
un
argomento
penoso
davvero
,
per
Franco
.
Alla
morte
del
vecchio
Maironi
non
s
'
era
trovato
testamento
.
La
vedova
e
il
figlio
don
Alessandro
si
erano
divisi
la
sostanza
per
metà
,
d
'
amore
e
d
'
accordo
.
Per
riuscire
a
questo
il
figlio
aveva
fatto
alla
madre
una
donazione
assai
grossa
dichiarando
d
'
interpretare
la
volontà
paterna
cui
era
mancato
il
modo
d
'
esprimersi
.
Il
giovane
,
vizioso
,
giuocatore
,
prodigo
,
era
già
impigliato
,
alla
morte
di
suo
padre
,
nei
lacci
degli
usurai
.
Nei
sette
anni
che
visse
ancora
si
governò
per
modo
da
non
lasciare
un
soldo
al
suo
unico
figlio
Franco
,
il
quale
rimase
con
una
ventina
di
mila
svanziche
,
la
sostanza
di
sua
madre
,
morta
nel
metterlo
alla
luce
.
«
Sì
,
sì
,
andiamo
avanti
»
,
riprese
il
Gilardoni
.
«
Tre
anni
fa
,
dico
tre
anni
fa
,
ricevo
una
Sua
lettera
.
Ricordo
ch
'
era
il
due
novembre
,
il
giorno
dei
morti
.
Cose
strane
,
cose
misteriose
.
Senta
bene
.
La
sera
vado
a
letto
e
faccio
un
sogno
.
Sogno
la
lettera
di
Suo
nonno
.
Noti
che
non
ci
avevo
mai
più
pensato
.
Sogno
di
cercarla
e
di
trovarla
in
una
vecchia
cassa
che
tengo
in
granaio
.
La
leggo
,
sempre
in
sogno
.
Cosa
dice
?
Dice
che
nella
cantina
di
casa
Maironi
a
Cressogno
c
'
è
un
tesoro
e
che
questo
tesoro
è
destinato
a
Lei
.
Mi
sveglio
con
una
emozione
straordinaria
,
con
la
convinzione
che
si
tratta
di
un
sogno
veridico
.
Mi
alzo
e
vado
a
guardare
nella
cassa
.
Non
trovo
niente
.
Ma
due
giorni
dopo
,
volendo
vendere
certi
fondi
che
avevo
ancora
a
Dasio
,
piglio
in
mano
un
vecchio
atto
di
compera
che
papà
teneva
nel
suo
cassettone
,
lo
sfoglio
e
me
ne
casca
fuori
una
lettera
.
Guardo
la
sottoscrizione
,
vedo
,
"
nobile
Franco
Maironi
"
.
La
leggo
;
è
quella
!
Ecco
,
dico
,
il
sogno
che
...
»
«
Ebbene
?
»
,
interruppe
Franco
.
«
Questa
lettera
,
cosa
diceva
?
»
Il
professore
si
alzò
,
prese
uno
zolfino
lungo
mezzo
braccio
,
lo
cacciò
nella
brace
del
caminetto
e
accese
il
lume
.
«
L
'
ho
qui
»
,
diss
'
egli
con
un
gran
sospiro
sconsolato
.
«Legga.»
Si
cavò
di
tasca
e
porse
a
Franco
una
lettera
giallognola
,
di
piccolo
formato
,
senza
busta
,
con
le
tracce
d
'
un
'
ostia
rossa
.
Le
linee
nero
-
giallastre
dello
scritto
interno
trasparivano
qua
e
là
quasi
in
rilievo
.
Franco
la
prese
,
l
'
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Caro
Carlin
,
Troverai
dentro
la
presente
il
mio
testamento
.
Ne
ho
fatto
due
copie
.
Una
è
presso
di
me
.
L
'
altra
è
questa
che
io
t
'
incarico
di
pubblicare
se
la
prima
non
viene
fuori
.
Hai
capito
?
Basta
,
e
quando
mi
vedrai
ti
è
assolutamente
proibito
di
rompermi
...
col
darmi
consigli
secondo
il
tuo
maledetto
vizio
.
Tu
sei
la
sola
persona
di
cui
mi
fido
,
ma
del
resto
io
non
ho
che
a
comandare
e
tu
non
hai
che
a
obbedire
;
dunque
tutti
i
rompimenti
sono
inutili
e
intollerabili
.
Ciao
.
Il
tuo
aff
.
padrone
Nob
.
Franco
Maironi
Cressogno
,
22
settembre
1828
«
Ecco
il
testamento
,
adesso
»
,
disse
il
Gilardoni
,
lugubre
,
porgendo
a
Franco
un
altro
foglietto
giallognolo
.
«
Ma
questo
non
lo
legga
ad
alta
voce
.
»
Il
foglietto
diceva
:
Io
sottoscritto
,
nobile
Franco
Maironi
,
intendo
disporre
delle
mie
sostanze
,
con
questo
atto
d
'
ultima
volontà
.
Essendoché
donna
Orsola
Maironi
nata
marchesa
Scremin
si
è
degnata
di
accettare
insieme
a
molti
altri
omaggi
anche
i
miei
,
le
lascio
in
segno
di
gratitudine
lire
di
Milano
diecimila
per
una
volta
tanto
e
il
gioiello
per
lei
più
prezioso
della
casa
ossia
don
Alessandro
Maironi
,
debitamente
inscritto
nei
registri
della
parrocchia
della
Cattedrale
in
Brescia
come
mio
figlio
.
Lascio
al
detto
mio
figlio
la
porzione
legittima
che
gli
spetta
della
mia
facoltà
e
tre
parpagliole
al
giorno
in
più
,
in
segno
della
particolare
mia
stima
.
Lascio
al
mio
agente
di
Brescia
signor
Grisi
,
se
si
troverà
al
mio
servizio
al
momento
della
mia
morte
,
tutto
quello
che
mi
ha
preso
.
Lascio
al
mio
agente
di
Valsolda
,
Carlino
Gilardoni
,
colla
condizione
come
sopra
,
lire
di
Milano
quattro
al
giorno
,
sua
vita
natural
durante
.
Intendo
che
sia
celebrata
nella
Cattedrale
di
Brescia
una
messa
quotidiana
finché
sarà
in
vita
donna
Orsola
Maironi
Scremin
,
per
la
salute
dell
'
anima
sua
.
-
Di
tutta
la
restante
mia
sostanza
istituisco
e
nomino
erede
il
mio
nipotino
don
Franco
Maironi
di
don
Alessandro
.
Fatto
,
scritto
e
sottoscritto
il
15
aprile
1828
.
Nob
.
Franco
Maironi
Franco
lesse
e
restituì
la
carta
come
trasognato
,
senza
dir
nulla
.
Era
commosso
e
sentiva
confusamente
di
doversi
dominare
,
di
dover
reprimere
la
propria
commozione
e
raccogliersi
,
veder
chiaro
nella
cosa
e
in
se
stesso
.
«
Ha
visto
?
»
,
fece
il
professore
.
A
questo
punto
la
sovraeccitazione
del
Gilardoni
sali
al
colmo
.
«
Perché
non
parlare
prima
,
eh
?
»
,
riprese
.
«
È
ben
qui
la
storia
che
un
perché
positivo
,
là
,
chiaro
,
preciso
,
non
c
'
è
caso
,
io
non
lo
posso
dire
!
Queste
carte
mi
hanno
fatto
orrore
.
Se
si
fosse
trattato
di
me
,
di
mio
padre
,
di
mia
madre
,
avrei
lasciato
andare
un
milione
piuttosto
di
domandarlo
con
queste
carte
alla
mano
.
Adesso
sono
ancora
una
bestia
di
dir
questo
,
metta
ch
'
io
non
abbia
detto
,
perché
al
posto
Suo
,
tutt
'
altro
!
Dicevo
al
posto
mio
,
Signore
!
Si
sa
!
Dunque
mi
pareva
,
guardi
che
asino
,
che
la
nonna
Le
volesse
un
gran
bene
,
che
la
roba
del
nonno
finirebbe
a
ogni
modo
nelle
Sue
mani
;
e
con
quest
'
idea
!
...
Passa
un
po
'
di
tempo
,
mi
consiglio
con
la
signora
Teresa
,
le
mostro
lettera
e
testamento
.
Mi
dice
che
avrei
dovuto
informar
Lei
subito
,
appena
fatta
la
scoperta
,
ma
che
oramai
,
essendovi
di
mezzo
,
in
qualche
maniera
,
sua
figlia
,
non
mi
vuol
dare
alcun
consiglio
.
Del
resto
,
dice
...
Bene
,
questo
non
importa
.
Capisco
insomma
che
il
testamento
le
fa
orrore
anche
a
lei
.
Cosa
vuole
,
io
mi
metto
in
testa
che
già
la
nonna
finirà
con
accettare
il
matrimonio
e
non
parlo
.
Stasera
Lei
mi
dice
che
la
nonna
minaccia
;
si
figuri
!
Adesso
capisce
che
non
ho
potuto
aspettare
,
che
non
ho
potuto
tenere
un
momento
ancora
queste
carte
;
ecco
,
a
Lei
,
le
prenda
!
»
Franco
,
assorto
nei
propri
pensieri
,
non
udì
che
queste
ultime
parole
.
«
No
»
,
diss
'
egli
,
«
non
le
prendo
.
Mi
conosco
.
Se
le
ho
in
mano
posso
fare
troppo
presto
qualche
cosa
di
troppo
grave
.
Le
tenga
Lei
,
per
ora
.
»
Il
Gilardoni
non
voleva
saperne
di
tenerle
,
e
Franco
ebbe
uno
de
'
suoi
scatti
di
impazienza
.
Niente
gl
'
irritava
i
nervi
,
del
resto
,
come
gli
sfoghi
sconclusionati
della
gente
di
buon
cuore
e
di
cattiva
testa
.
Si
riscaldò
perché
il
Gilardoni
resisteva
,
gli
fece
intendere
che
quel
volersi
sbarazzare
a
ogni
costo
delle
carte
era
egoismo
bell
'
e
buono
e
che
quando
si
fanno
degli
spropositi
bisogna
subirne
le
conseguenze
.
Le
parole
furono
presso
a
poco
queste
;
la
faccia
irritata
e
dura
diceva
molto
peggio
.
Il
Gilardoni
,
rosso
rosso
,
fremeva
tutto
per
quell
'
accusa
di
egoismo
,
ma
si
contenne
;
e
fatto
anche
lui
un
fiero
cipiglio
,
ripetendo
«
bene
bene
bene
bene
»
,
intascò
frettolosamente
le
carte
e
uscì
senz
'
altro
.
Subito
Franco
,
per
soddisfazione
della
propria
coscienza
,
si
mise
a
persuader
se
stesso
che
il
signor
Beniamino
aveva
tutti
i
torti
possibili
;
torto
di
non
avergli
consegnato
le
carte
molto
prima
,
torto
di
essersi
fatto
pregare
adesso
per
tenerle
ancora
,
torto
di
essersi
offeso
.
Sicuro
di
far
la
pace
con
lo
sconclusionato
filosofo
,
non
pensò
più
a
lui
,
spense
il
lume
e
,
ritornato
alla
sua
poltrona
,
ripiombò
nelle
riflessioni
di
prima
.
Adesso
cominciava
a
vederci
chiaro
.
Non
poteva
servirsi
con
dignità
di
quel
testamento
disonorante
per
la
nonna
nella
forma
e
nella
sostanza
,
nel
sospetto
che
generava
,
considerata
la
lettera
,
di
una
soppressione
delittuosa
;
poco
onorevole
anche
per
suo
padre
.
No
,
mai
.
Conveniva
dire
al
professore
di
bruciar
tutto
.
Così
,
signora
nonna
,
trionferò
di
te
,
facendoti
grazia
della
roba
e
dell
'
onore
senza
curarmi
di
dirtelo
!
Assaporandosi
questo
proposito
,
Franco
si
sentì
quasi
alzar
da
terra
,
respirò
a
pieni
polmoni
,
contento
di
sé
come
un
principe
,
illuminato
e
pacificato
nell
'
anima
da
un
sentimento
misto
di
generosità
e
d
'
orgoglio
.
Malgrado
tutta
la
sua
fede
e
le
sue
pratiche
cristiane
,
egli
era
lontanissimo
dal
sospettare
che
un
tale
sentimento
non
fosse
interamente
buono
e
che
una
magnanimità
meno
conscia
di
se
stessa
sarebbe
stata
più
nobile
.
Si
lasciò
cadere
sulla
spalliera
della
poltrona
,
disposto
,
meglio
che
prima
nol
fosse
,
al
riposo
,
pensando
tranquillamente
alle
cose
lette
,
alle
cose
udite
,
come
uno
che
per
poco
non
si
è
lasciato
prendere
in
una
speculazione
rischiosa
e
ne
considera
le
angustie
,
i
guai
evitati
per
sempre
.
Avveniva
pure
in
fondo
all
'
anima
sua
un
sommovimento
di
vecchie
memorie
.
Gli
tornò
a
mente
la
storia
di
un
certo
discorso
fatto
da
una
vecchia
cameriera
sulla
ricchezza
di
casa
Maironi
che
sarebbe
stata
rubata
ai
poveri
.
Egli
era
bambino
,
allora
,
e
la
donna
non
s
'
era
fatto
riguardo
di
parlare
in
presenza
sua
.
Ma
il
bambino
ne
aveva
riportato
una
impressione
profonda
,
risvegliatagli
più
tardi
,
a
mezza
l
'
adolescenza
,
da
un
certo
prete
che
gli
avea
raccontato
in
aria
di
segreto
,
con
solennità
e
forse
non
senza
intenzione
,
come
la
roba
Maironi
provenisse
da
una
lite
vinta
,
contro
giustizia
,
all
'
Ospitale
Maggiore
di
Milano
.
«
Così
per
me
»
,
pensò
Franco
,
«
tutto
è
ritornato
al
diavolo
.
»
Gli
venne
in
mente
che
potesse
esser
tardi
,
riaccese
il
lume
e
guardò
l
'
orologio
.
Erano
le
tre
e
mezzo
.
Oramai
gli
sarebbe
stato
impossibile
di
riposare
.
Era
troppo
vicino
il
momento
di
ritrovarsi
con
Luisa
,
la
sua
immaginazione
era
troppo
accesa
.
Ancora
un
'
ora
e
mezzo
!
Egli
guardava
l
'
orologio
tutti
i
momenti
;
questo
benedetto
tempo
non
passava
mai
.
Prese
un
libro
e
non
poté
leggere
.
Aperse
la
finestra
;
l
'
aria
era
mite
,
il
silenzio
profondo
,
il
lago
chiaro
verso
il
San
Salvatore
,
il
cielo
stellato
.
A
Oria
si
vedeva
un
lume
.
Il
suo
destino
era
forse
di
vivere
colà
,
in
casa
dello
zio
.
Si
mise
,
guardando
distrattamente
il
punto
luminoso
,
a
immaginar
l
'
avvenire
,
fantasmi
che
sempre
mutavano
.
Verso
le
quattro
e
mezzo
udì
un
tocco
di
campanello
al
piano
inferiore
,
e
poco
dopo
,
il
Pinella
venne
ad
avvertirlo
a
nome
del
padrone
,
che
,
se
voleva
far
la
salita
del
Boglia
,
era
tempo
di
mettersi
in
cammino
.
Il
padrone
aveva
un
gran
dolor
di
capo
e
non
poteva
muoversi
,
né
riceverlo
.
Franco
cercò
sulla
scrivania
un
pezzo
di
carta
e
vi
scrisse
:
«
Parce
mihi
,
domine
,
quia
brixiensis
sum
»
.
Poi
uscì
,
fu
accompagnato
dal
Pinella
col
lume
fino
al
sottoportico
tenebroso
dove
mette
capo
la
strada
di
Castello
e
scomparve
.
La
marchesa
Orsola
suonò
il
campanello
alle
sei
e
mezzo
e
ordinò
alla
cameriera
di
portare
il
solito
cioccolatte
.
Ne
inghiottì
una
buona
metà
e
poi
domandò
con
tutta
flemma
a
che
ora
don
Franco
fosse
ritornato
.
«
Non
è
ritornato
,
signora
marchesa
.
»
Le
viscere
della
vecchia
dovettero
turbarsi
un
poco
,
ma
neppure
un
muscolo
del
suo
viso
si
mosse
.
Ella
posò
le
labbra
sull
'
orlo
della
tazza
di
cioccolatte
,
guardò
la
cameriera
e
disse
pacatamente
:
«
Portatemi
uno
di
quei
biscottini
di
ieri
.
»
Verso
le
otto
la
cameriera
ritornò
per
annunciarle
che
don
Franco
era
venuto
e
non
aveva
fatto
che
salire
in
camera
,
pigliarvi
il
suo
passaporto
,
ridiscendere
e
incaricare
il
cameriere
di
trovargli
un
barcaiuolo
che
lo
conducesse
a
Lugano
.
La
marchesa
non
fiatò
,
ma
più
tardi
mandò
ad
avvertire
il
suo
confidente
Pasotti
che
lo
aspettava
.
Pasotti
capitò
subito
e
si
trattenne
con
lei
una
buona
mezz
'
ora
.
La
dama
voleva
assolutamente
sapere
dove
e
come
suo
nipote
avesse
passata
la
notte
.
Pasotti
aveva
già
raccolte
e
poté
offrire
certe
voci
vaghe
intorno
a
una
visita
notturna
di
don
Franco
in
casa
Rigey
;
ma
si
desideravano
notizie
esatte
e
sicure
.
Il
sagace
Tartufo
,
curioso
per
natura
come
un
bracco
che
va
fiutando
tutte
le
puzze
,
ficcando
il
muso
in
tutti
i
buchi
e
strofinandolo
a
tutti
i
calzoni
,
promise
di
fornirle
alla
signora
marchesa
dentro
un
paio
di
giorni
,
e
se
ne
andò
con
gli
occhi
scintillanti
,
fregandosi
le
mani
nell
'
aspettazione
di
una
piacevole
caccia
.
5
.
Il
«
bargnìf
»
all
'
opera
La
mattina
seguente
,
Pasotti
,
preso
il
caffè
e
latte
e
meditato
il
piano
di
caccia
fino
alle
dieci
e
mezzo
,
fece
venire
la
signora
Barborin
,
che
dormiva
in
un
'
altra
camera
perché
al
Controllore
,
ella
lo
chiamava
umilmente
così
,
dava
noia
il
suo
russare
.
«
El
ga
reson
»
,
diceva
la
povera
sorda
,
«
l
'
è
on
gran
malarbetto
vizi
che
goo
.
»
Ella
era
più
vecchia
di
suo
marito
,
lo
aveva
sposato
in
seconde
nozze
,
per
tenerezza
di
cuore
,
portandogli
alcuni
quattrini
cui
egli
aveva
mirato
da
un
pezzo
e
che
ora
si
godeva
.
Il
Controllore
le
voleva
bene
a
modo
suo
,
la
costringeva
a
visite
,
a
gite
in
barca
,
a
passeggiate
sui
monti
,
ch
'
erano
un
supplizio
per
lei
,
si
burlava
della
sua
sordità
,
la
mandava
fuori
coperta
di
seta
e
di
piume
e
in
casa
la
faceva
lavorare
come
una
fantesca
.
Malgrado
tutto
ella
riveriva
e
serviva
«
el
Controlòr
»
come
una
schiava
,
con
gran
timore
eppure
non
senza
affetto
.
Quando
non
lo
chiamava
«
el
Controlòr
»
lo
chiamava
«
Pasott
»
.
Mai
non
si
permise
appellativi
più
familiari
.
Pasotti
le
ordinò
a
gesti
,
con
una
faccia
dura
da
satrapo
,
di
levar
dal
cassettone
una
camicia
di
bucato
,
dall
'
armadio
un
abito
di
mezza
gala
,
da
un
canterano
un
paio
di
stivali
;
e
quando
sua
moglie
,
frugando
di
qua
e
di
là
,
trepidando
,
voltandosi
ogni
momento
per
seguir
gli
occhi
e
i
gesti
del
padrone
,
pigliandosi
spesso
della
bestia
e
spalancando
allora
la
bocca
per
cercar
di
udire
la
parola
veduta
,
ebbe
approntato
ogni
cosa
,
Pasotti
cacciò
le
gambe
dal
letto
e
disse
:
«
Togli
»
.
La
signora
Barborin
gli
s
'
inginocchiò
davanti
e
cominciò
a
tirargli
su
le
calze
,
mentre
il
Controllore
,
allungata
la
mano
al
tavolino
da
notte
,
si
pigliò
la
tabacchiera
e
,
apertala
,
continuò
,
con
due
dita
affondate
nel
tabacco
,
le
meditazioni
di
prima
.
Intendeva
di
fare
alcune
visite
di
esplorazione
,
ma
in
quale
ordine
?
A
quanto
gliene
aveva
detto
il
suo
mezzadro
,
pareva
che
la
Marianna
del
signor
Giacomo
Puttini
e
forse
il
signor
Giacomo
stesso
dovessero
saper
qualche
cosa
di
don
Franco
;
e
qualche
cosa
certo
se
ne
doveva
sapere
a
Castello
.
Mentre
la
signora
Barborin
gli
allacciava
il
secondo
legaccio
,
Pasotti
si
ricordò
ch
'
era
martedì
.
Il
signor
Giacomo
andava
ogni
martedì
con
altri
amici
al
mercato
di
Lugano
e
più
propriamente
alla
trattoria
del
Lordo
,
con
lo
scopo
di
interpolare
un
bicchiere
settimanale
di
vin
pretto
al
vin
Grimelli
quotidiano
;
e
ritornava
spesso
a
casa
in
una
disposizione
affettuosa
e
sincera
.
Conveniva
dunque
andare
da
lui
sul
tardi
,
fra
le
quattro
e
le
cinque
.
Pasotti
si
figurava
già
di
tenerselo
fra
le
unghie
,
di
maneggiarlo
a
sua
posta
.
Alzò
le
dita
dalla
tabacchiera
con
un
sorriso
maligno
,
e
scosso
giù
,
a
colpettini
misurati
,
il
soverchio
della
presa
,
se
la
fiutò
a
suo
grande
agio
,
si
fece
dar
il
fazzoletto
dalla
moglie
e
la
ricompensò
borbottando
con
una
faccia
benigna
,
nel
raggomitolar
il
fazzoletto
:
«
Povera
donna
!
Povera
diavola
!
»
Infilato
e
abbottonato
l
'
abito
dopo
mezz
'
ora
di
lavoro
,
esclamò
sul
serio
:
«
Corpo
,
che
fatica
!
»
,
e
andò
allo
specchio
.
Sua
moglie
osò
di
allora
svignarsela
alla
sorda
,
sì
,
ma
non
alla
muta
,
e
disse
timidamente
:
«
Vado
,
neh
?
»
Pasotti
si
voltò
accigliato
,
imperioso
,
le
accennò
col
dito
di
venir
da
lui
e
le
disegnò
sopra
e
intorno
alla
persona
,
con
quattro
colpi
di
mimica
,
un
cappello
e
uno
scialle
.
Ella
lo
guardava
a
bocca
aperta
,
non
capiva
;
gli
puntò
l
'
indice
al
petto
,
interrogandolo
con
gli
occhi
,
con
le
sopracciglia
inarcate
,
come
se
dubitasse
che
questa
roba
occorresse
a
lui
;
al
che
Pasotti
rispose
allo
stesso
modo
con
tre
puntate
d
'
indice
:
«
tu
,
tu
,
tu
»
.
Poi
,
menando
in
taglio
la
mano
distesa
,
le
significò
che
doveva
uscir
di
casa
con
lui
.
Ella
ebbe
due
o
tre
sussulti
di
sorpresa
e
di
protesta
,
allargò
gli
occhi
smisuratamente
e
domandò
con
quella
voce
che
pareva
venire
dalla
cantina
:
«
Dove
?
»
Il
Controllore
non
rispose
che
con
un
'
occhiata
fulminea
e
un
gesto
:
marche
!
Non
voleva
dare
altre
spiegazioni
.
La
signora
Barborin
si
dibatté
ancora
un
poco
.
«
Non
ho
ancora
fatto
colazione
»
,
diss
'
ella
.
Suo
marito
la
prese
per
le
spalle
e
,
tiratala
a
sé
,
le
gridò
in
bocca
:
«
La
farai
dopo
»
.
Solo
ad
Albogasio
Inferiore
,
sul
sagrato
dell
'
Annunziata
,
le
fece
sapere
,
indicando
il
luogo
con
la
mazza
,
che
andavano
a
Cadate
,
alla
deserta
vecchia
casa
signorile
piantata
nel
lago
fra
Casarico
ed
Albogasio
e
detta
popolarmente
«
el
Palazz
»
dove
vivevano
solitari
,
nelle
stanzette
dell
'
ultimo
piano
,
il
prete
don
Giuseppe
Costabarbieri
e
la
sua
serva
Maria
,
detta
la
Maria
del
Palazz
.
Pasotti
che
li
conosceva
pronti
ambedue
a
tender
gli
orecchi
ma
cauti
assai
nel
parlare
,
desiderava
tastarli
uno
per
volta
,
senza
parere
,
e
,
se
trovasse
molle
,
dare
una
strizzatina
.
Aveva
preso
seco
la
moglie
perché
gli
giovasse
in
questa
delicata
bisogna
dell
'
uno
per
volta
;
e
lei
,
povera
innocentona
,
gli
trotterellava
dietro
a
passettini
corti
giù
pei
centoventinove
scalini
che
chiamano
la
Calcinera
,
senza
sospetto
della
perfida
parte
che
avrebbe
fatto
.
Il
lago
era
quieto
come
un
olio
e
don
Giuseppe
,
un
bel
pretazzuolo
,
piccolo
,
grosso
,
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
vermiglia
,
dagli
occhietti
lucenti
,
se
ne
stava
presso
al
fico
del
suo
giardino
con
un
cappello
di
paglia
nero
in
capo
e
un
fazzoletto
bianco
al
collo
,
a
pescare
i
cavedini
,
certi
cavedinacci
di
libbra
,
vecchioni
e
furbacchioni
,
che
si
vedevano
aggirarsi
lì
sotto
per
amor
de
'
fichi
,
lenti
lenti
,
curiosi
e
cauti
come
il
prete
e
la
serva
.
Costei
,
chi
sa
dove
fosse
.
Pasotti
,
trovata
aperta
la
porta
di
strada
,
entrò
,
chiamò
don
Giuseppe
,
chiamò
Maria
.
Poiché
nessuno
rispondeva
,
piantò
sua
moglie
sopra
una
seggiola
e
discese
in
giardino
,
andò
diritto
al
fico
dove
don
Giuseppe
,
al
vederlo
,
fu
preso
da
un
accesso
di
convulsioni
cerimoniose
.
Buttò
via
la
canna
da
pescare
e
gli
andò
incontro
vociferando
:
«
Oh
Signor
,
oh
Signor
!
Oh
poer
a
mi
!
In
sto
stat
chì
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
Andem
sü
!
Andem
sü
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
In
sto
stat
chì
!
Ch
'
el
scüsa
tant
,
neh
?
Ch
'
el
scüsa
tant
!
»
.
Ma
Pasotti
non
voleva
saperne
di
«
andar
su
»
;
voleva
a
forza
restar
lì
.
Don
Giuseppe
si
mise
a
vociare
:
«
Maria
!
Maria
!
»
.
Ecco
il
faccione
della
Maria
ad
un
finestrino
dell
'
ultimo
piano
.
Don
Giuseppe
le
gridò
di
portar
giù
una
seggiola
.
Allora
il
signor
Controllore
rivelò
la
presenza
di
sua
moglie
,
onde
il
faccione
scomparve
e
don
Giuseppe
ebbe
un
altro
accesso
.
«
Comè
?
Comè
?
La
sciora
Barborin
?
L
'
è
chì
?
Ah
Signor
!
Andem
sü
!
»
E
si
mosse
con
un
impeto
di
ossequio
,
ma
Pasotti
lo
ridusse
all
'
obbedienza
,
prima
trattenendolo
addirittura
per
le
braccia
e
poi
protestando
di
volergli
veder
prendere
due
o
tre
di
quei
mostri
di
cavedini
;
e
don
Giuseppe
,
per
quanto
protestasse
alla
sua
volta
:
«
Oh
dess
!
Se
ciapa
nient
!
Hin
baloss
!
Hin
caveden
!
ga
veden
!
»
,
dovette
gittar
l
'
amo
.
Pasotti
finse
sulle
prime
di
star
attento
e
poi
gittò
egli
pure
il
suo
.
Cominciò
con
domandare
a
don
Giuseppe
da
quanto
tempo
non
fosse
andato
a
Castello
.
Udito
che
vi
era
stato
il
giorno
prima
a
salutar
l
'
amico
curato
Introini
,
il
buon
Tartufo
,
che
non
poteva
soffrire
l
'
Introini
,
si
mise
a
farne
il
panegirico
.
Che
perla
quel
curato
di
Castello
!
Che
cuor
d
'
oro
!
E
a
casa
Rigey
c
'
era
andato
,
don
Giuseppe
?
No
,
la
signora
Teresa
stava
troppo
male
.
Altri
panegirici
,
della
signora
Teresa
e
di
Luisa
.
Che
rare
creature
!
Che
saggezza
,
che
nobiltà
,
che
sentimento
!
E
l
'
affare
Maironi
?
Andava
avanti
,
non
è
vero
?
Molto
avanti
?
«
So
nient
so
nient
so
nient
!
»
,
fece
bruscamente
don
Giuseppe
.
A
quel
precipitoso
negare
,
gli
occhi
di
Pasotti
brillarono
.
Egli
fece
un
passo
avanti
.
Era
impossibile
che
don
Giuseppe
non
sapesse
niente
,
diavolo
!
Era
impossibile
che
non
avesse
parlato
di
ciò
con
l
'
Introini
!
Non
lo
sapeva
l
'
Introini
,
che
don
Franco
aveva
passato
la
notte
in
casa
Rigey
?
«
So
nient
»
,
ripeté
don
Giuseppe
.
Pasotti
sentenziò
allora
che
il
voler
nascondere
certe
cose
note
era
un
far
pensar
male
.
Diamine
!
Don
Franco
era
certamente
andato
in
casa
Rigey
con
fini
onestissimi
e
...
«
Pécia
,
pécia
,
pécia
!
»
,
fece
sottovoce
,
frettolosamente
,
don
Giuseppe
curvandosi
tutto
sul
parapetto
,
stringendo
la
canna
della
lenza
e
ficcando
gli
occhi
nell
'
acqua
come
se
un
pesce
fosse
per
abboccare
.
«
Pécia
!
»
Pasotti
guardò
anche
lui
nell
'
acqua
,
seccato
,
e
disse
che
non
vedeva
niente
.
«
El
se
l
'
è
cavada
,
el
pütasca
,
ma
el
gaveva
propri
su
el
müson
;
l
'
avarà
sentì
a
spongg
»
,
fece
sospirando
e
raddrizzandosi
don
Giuseppe
che
intanto
,
avendo
sentito
egli
pure
il
punger
dell
'
amo
,
cercava
di
cavarsela
come
il
pesce
.
L
'
altro
ritornò
all
'
assalto
,
ma
invano
.
Don
Giuseppe
non
aveva
veduto
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
non
aveva
parlato
di
niente
,
non
sapeva
niente
.
Pasotti
tacque
e
il
prete
non
tardò
molto
a
metter
fuori
anche
lui
una
punta
di
timida
malizia
:
«
Bochen
propi
minga
,
incoeu
,
non
boccano
;
gh
'
è
come
vent
in
aria
»
.
Intanto
,
in
casa
,
il
dialogo
fra
la
Maria
e
la
signora
Barborin
,
dopo
il
primo
affettuoso
scambio
di
saluti
riuscito
benissimo
,
procedeva
malissimo
.
La
Maria
propose
,
a
gesti
,
di
scendere
in
giardino
,
ma
la
Pasotti
implorò
a
mani
giunte
d
'
esser
lasciata
sulla
sua
seggiola
.
Allora
la
grossa
Maria
prese
un
'
altra
seggiola
,
le
si
pose
accanto
,
cercò
rivolgerle
qualche
parola
,
e
non
arrivando
,
per
quanto
vociasse
,
a
farsi
intendere
,
vi
rinunciò
,
si
prese
il
suo
gattone
in
grembo
e
parlò
a
quello
.
La
povera
signora
Barborin
,
rassegnata
,
guardava
il
gatto
con
i
suoi
grandi
occhioni
neri
,
velati
di
vecchiaia
e
tristezza
.
Ecco
finalmente
Pasotti
,
ecco
don
Giuseppe
che
ricomincia
a
sbuffare
:
«
Ah
Signor
!
Cara
la
mia
sciora
Barborin
!
Che
la
scüsa
tant
!
»
Avendo
la
Maria
confessato
al
«
scior
Controlòr
»
che
sua
moglie
e
lei
non
erano
riuscite
a
capirsi
,
il
padrone
le
diede
,
per
ossequio
alla
Pasotti
,
del
«
salamm
»
e
poiché
ella
voleva
pur
difendersi
,
la
fece
prudentemente
chetare
con
un
imperioso
agitar
di
mano
e
un
«
ta
ta
ta
ta
!
»
.
Poi
le
accennò
misteriosamente
del
capo
ed
ella
uscì
.
Pasotti
le
tenne
dietro
e
le
disse
che
sua
moglie
,
dovendo
recarsi
a
visitare
i
Rigey
e
non
sapendo
,
per
le
voci
che
correvano
,
come
regolarsi
,
desiderava
qualche
informazione
dalla
Maria
,
perché
«
la
Maria
sa
sempre
tutto
»
.
«
Quante
chiacchiere
!
»
,
fece
la
Maria
,
lusingata
.
«
Io
non
so
mai
niente
.
Sa
da
chi
deve
andare
la
Sua
"
sciora
"
?
Dal
signor
Giacomo
Puttini
.
È
il
signor
Giacomo
che
le
sa
tutte
.
»
«
Bene
!
»
,
pensò
Pasotti
collegando
questo
discorso
con
quello
del
mezzadro
e
fiutando
una
buona
traccia
.
Fece
in
pari
tempo
una
spallata
d
'
incredulità
.
Il
signor
Giacomo
sapeva
forse
le
cose
che
succedevano
nel
mondo
della
luna
,
ma
basta
;
altro
non
sapeva
mai
!
La
Maria
insistette
,
il
volpone
cominciò
a
lavorar
di
domande
,
alla
lontana
,
con
cautela
,
ma
trovò
duro
,
capì
ch
'
era
fatica
gittata
e
che
doveva
accontentarsi
di
quell
'
accenno
.
Allora
tacque
,
ritornò
,
tra
soddisfatto
e
preoccupato
,
nella
stanza
dove
don
Giuseppe
stava
spiegando
alla
signora
Barborin
,
con
gesti
appropriati
,
che
la
Maria
le
avrebbe
portato
qualche
cosa
da
mangiare
.
La
donna
comparve
infatti
con
un
certo
vaso
quadrato
di
vetro
,
pieno
di
ciliege
allo
spirito
,
speciale
e
celebrata
cura
di
don
Giuseppe
che
soleva
presentarlo
agli
ospiti
con
solennità
,
parlando
il
suo
particolare
italiano
:
«
Posso
fare
un
poco
di
sporgimento
?
Quattro
delle
mie
ciliege
?
Magara
con
un
tocchello
di
pane
?
Maria
,
tajee
giò
on
poo
de
pan
»
.
La
signora
Barborin
pigliò
solamente
il
pane
per
consiglio
del
mefistofelico
marito
che
pigliò
solamente
le
ciliege
.
Poi
se
ne
andarono
insieme
ed
ella
ebbe
licenza
di
ritornare
ad
Albogasio
mentre
il
Controllore
prese
la
via
di
casa
Gilardoni
.
«
L
'
è
on
bargnìf
,
el
scior
Pasotti
»
,
disse
la
Maria
quand
'
ebbe
dato
il
chiavistello
all
'
uscio
di
strada
.
«
L
'
è
on
bargnifòn
,
minga
on
bargnìf
»
,
esclamò
don
Giuseppe
,
pensando
all
'
amo
.
E
con
quell
'
appellativo
di
«
bargnìf
»
che
designa
il
diavolo
considerato
nella
sua
astuzia
,
le
due
mansuete
creature
si
sfogarono
,
si
ripagarono
di
tanta
roba
data
malvolentieri
,
cerimonie
,
sorrisi
e
ciliege
.
Il
professor
Gilardoni
stava
leggendo
sul
suo
belvedere
dell
'
orto
,
quando
vide
Pasotti
che
veniva
dietro
il
Pinella
,
fra
le
rape
e
le
barbabietole
.
Non
sentiva
simpatia
per
il
Controllore
col
quale
aveva
scambiato
un
paio
di
visite
in
tutto
e
che
aveva
fama
di
«
tedescone
»
.
Però
,
essendo
inclinato
a
pensar
bene
di
tutti
coloro
che
conosceva
poco
,
non
gli
pesava
usare
anche
con
lui
la
cortesia
cordiale
ch
'
era
solito
usar
con
tutti
.
Gli
andò
incontro
col
suo
berretto
di
velluto
in
mano
,
e
dopo
una
scaramuccia
di
complimenti
in
cui
Pasotti
ebbe
facilmente
la
meglio
,
ritornò
insieme
a
costui
sul
belvedere
.
Pasotti
,
dal
canto
suo
,
sentiva
per
il
professore
Gilardoni
un
'
antipatia
profonda
,
non
tanto
perché
lo
sapesse
liberale
,
quanto
perché
il
Gilardoni
,
quantunque
non
andasse
a
messa
come
lui
,
viveva
da
puritano
,
non
amava
la
tavola
né
la
bottiglia
né
il
tabacco
né
certi
discorsi
liberi
,
e
non
giuocava
a
tarocchi
.
Discorrendo
una
sera
nell
'
orto
con
don
Franco
delle
solenni
scorpacciate
e
trincate
che
Pasotti
e
gli
amici
suoi
facevano
spesso
alle
cantine
di
Bisgnago
,
il
professore
aveva
detta
una
parola
severa
ed
era
stato
udito
dal
curatone
,
uno
dei
mangiatori
,
che
passava
in
barca
rasente
i
muri
,
piano
piano
,
pescando
.
«
Villanaccio
!
»
,
aveva
esclamato
,
all
'
udirselo
riferire
,
il
Controllore
gentilissimo
con
una
faccia
da
«
bargnìf
»
bilioso
;
aveva
poi
fatto
tener
dietro
alla
parola
un
ringhio
spregiativo
e
uno
sputo
.
Ciò
non
gl
'
impedì
però
adesso
di
stemperarsi
in
iscuse
per
aver
indebitamente
ritardata
la
sua
visita
,
come
non
gl
'
impedì
di
sbirciar
subito
il
volume
posato
sul
tavolino
rustico
del
belvedere
.
Il
Gilardoni
notò
quell
'
occhiata
e
siccome
si
trattava
di
un
libro
proibito
dal
Governo
,
appena
avviata
la
conversazione
,
lo
prese
quasi
per
istinto
e
se
lo
tenne
sulle
ginocchia
in
modo
che
colui
non
potesse
leggerne
il
titolo
.
Questa
precauzione
turbò
Pasotti
che
stava
magnificando
la
villetta
e
l
'
orto
in
tutte
le
loro
parti
col
tono
appropriato
a
ciascuna
,
le
barbabietole
con
amabile
familiarità
,
le
agavi
con
ammirazione
grave
e
accigliata
.
Un
lampo
di
sdegno
gli
brillò
negli
occhi
e
si
spense
subito
.
«
Fortunato
Lei
!
»
,
diss
'
egli
sospirando
.
«
Se
i
miei
affari
lo
permettessero
,
vorrei
vivere
anch
'
io
in
Valsolda
.
»
«
È
un
paese
di
pace
»
,
fece
il
professore
.
«
Sì
,
è
un
paese
di
pace
;
e
poi
adesso
,
nelle
città
,
chi
ha
servito
il
Governo
,
è
inutile
,
non
si
trova
bene
.
La
gente
non
sa
distinguere
fra
un
buon
impiegato
che
si
occupi
solamente
del
proprio
ufficio
come
ho
fatto
io
,
e
un
poliziotto
.
Siamo
esposti
a
certi
sospetti
,
a
certe
umiliazioni
...
»
Il
professore
diventò
rosso
e
si
pentì
d
'
aver
levato
il
libro
dal
tavolino
.
Davvero
Pasotti
,
malgrado
le
sue
smancerie
di
umiltà
,
era
troppo
orgoglioso
per
far
mai
la
spia
,
e
sia
per
questo
,
sia
per
qualche
buona
fibra
del
suo
cuore
,
mai
non
la
fece
.
Vi
fu
dunque
nelle
sue
parole
un
grammo
di
sincerità
,
un
grammo
d
'
oro
che
bastò
a
dar
loro
il
suono
del
buon
metallo
.
Il
Gilardoni
ne
fu
tocco
,
offerse
al
suo
visitatore
un
bicchier
di
birra
e
si
affrettò
a
scendere
in
cerca
di
Pinella
onde
aver
un
pretesto
di
lasciar
il
volume
sul
tavolino
.
Appena
partito
il
professore
,
Pasotti
ghermì
il
libro
,
gli
diede
una
curiosa
occhiata
,
lo
rimise
a
posto
e
si
piantò
in
capo
alla
scala
con
la
tabacchiera
aperta
in
mano
,
frugando
nel
tabacco
e
sorridendo
,
tra
l
'
ammirazione
e
la
beatitudine
,
ai
monti
,
al
lago
,
al
cielo
.
Il
libro
era
un
Giusti
,
stampato
colla
falsa
data
di
Bruxelles
,
anzi
di
Brusselle
e
con
il
titolo
Poesie
italiane
tratte
da
una
stampa
a
penna
.
In
un
angolo
del
frontespizio
si
leggeva
scritto
per
isghembo
:
«
Mariano
Fornic
»
.
Non
occorreva
l
'
acume
di
Pasotti
per
indovinar
subito
in
quel
nome
eteroclito
l
'
anagramma
di
Franco
Maironi
.
«
Che
bellezza
!
Che
paradiso
!
»
,
diss
'
egli
a
mezza
voce
mentre
il
professore
saliva
la
scala
seguito
dal
Pinella
con
la
birra
.
Confessò
poi
,
tra
un
sorso
e
l
'
altro
,
che
la
sua
visita
era
un
pochino
interessata
.
Si
disse
innamorato
della
muraglia
fiorita
che
sosteneva
l
'
orto
Gilardoni
a
fronte
del
lago
,
e
desideroso
di
imitarla
ad
Albogasio
Superiore
dove
,
se
il
lago
mancava
,
i
muri
nudi
eran
troppi
.
Come
s
'
era
procurato
il
professore
quelle
agavi
,
quei
capperi
,
quelle
rose
?
«
Ma
!
»
,
rispose
candidamente
il
professore
.
«
Me
li
ha
donati
Maironi
.
»
«
Don
Franco
?
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Benissimo
.
Allora
,
siccome
don
Franco
ha
molta
bontà
per
me
,
mi
rivolgerò
a
lui
.
»
E
trasse
la
tabacchiera
.
«
Povero
don
Franco
!
»
,
diss
'
egli
,
guardando
il
tabacco
e
palpandolo
con
la
tenerezza
di
un
bargnìf
commosso
.
«
Povero
figliuolo
!
Qualche
volta
si
riscalda
ma
è
un
gran
buon
figliuolo
!
Gran
bel
cuore
!
Povero
figliuolo
!
Lei
lo
vede
spesso
?
»
«
Sì
,
abbastanza
.
»
«
Almeno
potesse
riuscire
nei
suoi
desideri
,
povero
figliuolo
!
Lo
dico
per
lui
e
anche
per
lei
!
Non
sarà
mica
una
cosa
sfumata
?
»
Pasotti
disse
questa
interrogazione
da
grande
artista
,
con
interesse
affettuoso
ma
discreto
,
senza
esprimere
più
curiosità
che
non
convenisse
,
volendo
ungere
e
ammollire
un
poco
il
cuore
chiuso
del
Gilardoni
onde
si
aprisse
,
poco
a
poco
,
da
sé
.
Ma
il
cuore
del
Gilardoni
,
invece
di
aprirsi
a
quel
tocco
delicato
,
si
contrasse
,
si
rinchiuse
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
il
professore
sentendosi
,
con
dispetto
,
diventar
rosso
;
e
diventò
scarlatto
.
Pasotti
notò
subito
nel
suo
taccuino
mentale
la
risposta
imbarazzata
e
il
colore
.
«
Farebbe
male
»
,
diss
'
egli
,
«
ad
abbandonare
la
partita
.
La
marchesa
si
capisce
che
abbia
delle
difficoltà
,
ma
poi
è
buona
,
gli
vuole
un
gran
bene
.
Ha
preso
una
paura
,
l
'
altra
notte
,
povera
donna
!
»
Guardò
il
professore
che
taceva
inquieto
,
accigliato
,
e
pensò
:
non
parli
?
allora
sai
.
«
Capisce
!
»
,
riprese
.
«
Non
dire
dove
si
va
!
Non
Le
pare
?
»
«
Ma
io
non
so
niente
,
io
non
capisco
niente
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
sempre
più
accigliato
,
sempre
più
inquieto
.
Qui
Pasotti
sapendo
che
il
professore
aveva
cessato
da
lungo
tempo
di
visitare
le
Rigey
e
ignorandone
la
cagione
,
arrischiò
un
passo
avanti
,
da
bargnìf
novizio
.
«
Bisognerebbe
domandarne
a
Castello
»
,
diss
'
egli
con
un
sorriso
malignetto
.
A
questo
punto
il
Gilardoni
,
che
già
bolliva
,
traboccò
.
«
Mi
faccia
il
piacere
»
,
diss
'
egli
impetuosamente
,
«
lasciamo
stare
questo
discorso
,
lasciamo
stare
questo
discorso
!
»
Pasotti
si
rabbuiò
.
Cerimonioso
,
adulatore
,
sdolcinato
,
non
era
però
mai
disposto
,
nell
'
orgoglio
suo
,
a
prendersi
pacificamente
in
faccia
una
parola
spiacevole
,
e
s
'
impermaliva
d
'
ogni
ombra
.
Non
parlò
più
,
e
passato
un
paio
di
minuti
prese
congedo
con
dignitosa
freddezza
,
si
ritirò
masticando
rabbia
attraverso
le
barbabietole
e
le
rape
.
Quando
si
trovò
da
capo
nella
contrada
dei
Mal
'
ari
,
il
bargnìf
stette
un
pezzetto
a
pensare
col
mento
in
mano
,
poi
si
avviò
verso
la
riva
di
Casarico
,
a
passi
lenti
,
molto
curvo
,
ma
con
gli
occhi
brillanti
del
barbone
che
ha
fiutato
in
aria
l
'
indirizzo
recondito
di
un
tartufo
.
Le
spaventate
difese
di
don
Giuseppe
,
le
difese
ostinate
della
Maria
,
l
'
imbarazzo
e
lo
scatto
del
professore
gli
dicevano
che
il
tartufo
c
'
era
e
grosso
.
Gli
era
venuta
l
'
idea
di
andare
a
Loggio
dove
abitavano
il
Paolin
e
il
Paolon
,
gente
bene
informata
;
poi
aveva
pensato
ch
'
era
martedì
e
che
probabilmente
non
li
avrebbe
trovati
.
No
,
era
meglio
salir
direttamente
da
Casarico
a
Castello
,
fiutare
e
frugare
nell
'
abitazione
di
certa
signora
Cecca
,
ottima
donna
,
tutta
cuore
,
famosa
per
l
'
assidua
vigilanza
che
esercitava
dalle
sue
finestre
,
per
mezzo
di
un
formidabile
cannocchiale
,
sulla
Valsolda
intiera
.
Ella
poteva
dire
ogni
giorno
chi
fosse
andato
a
Lugano
col
barcaiuolo
Pin
o
col
barcaiuolo
Panighèt
,
notava
i
colloqui
del
povero
Pinella
con
una
certa
Mochèt
sul
sagrato
di
Albogasio
,
lontano
un
chilometro
;
sapeva
in
quanti
giorni
il
signor
ingegnere
Ribera
avesse
bevuto
il
bariletto
di
vino
che
la
sua
barca
riportava
vuoto
dalla
casa
d
'
Oria
alla
cantina
di
S
.
Margherita
.
Se
Franco
era
stato
in
casa
Rigey
,
la
signora
Cecca
doveva
saperlo
.
Nel
sottoportico
che
da
Casarico
mette
alla
stradicciuola
di
Castello
,
Pasotti
si
sentì
venir
dietro
a
precipizio
qualcuno
che
gli
passò
accanto
nel
buio
,
e
credette
di
conoscere
un
tale
detto
«
légora
fügada
(
lepre
cacciata
)
»
per
la
sua
andatura
sempre
furiosa
.
Era
costui
un
egregio
galantuomo
ancora
più
curioso
di
Pasotti
,
un
'
ottima
persona
che
amava
di
saper
le
cose
semplicemente
per
saperle
,
senz
'
altri
fini
,
e
andava
sempre
solo
,
si
trovava
dappertutto
,
compariva
e
scompariva
in
un
baleno
,
quando
in
un
luogo
quando
nell
'
altro
,
come
certi
insettoni
alati
che
danno
un
guizzo
,
un
frullo
,
un
colpo
e
poi
,
zitti
,
non
si
odono
,
non
si
vedono
più
sino
a
un
altro
guizzo
,
a
un
altro
frullo
,
a
un
altro
colpo
.
Egli
aveva
scorti
i
Pasotti
entrare
al
«
Palazz
»
e
si
era
insospettito
di
qualche
cosa
per
l
'
ora
insolita
.
Appiattato
in
un
campicello
aveva
visto
la
signora
Barborin
ritornare
e
il
Controllore
avviarsi
a
Casarico
,
quindi
,
seguito
costui
alla
lontana
,
s
'
era
appostato
,
durante
la
sua
visita
al
Gilardoni
,
dietro
un
pilastro
del
portico
di
Casarico
;
e
ora
gli
era
scivolato
accanto
approfittando
dell
'
oscurità
per
correre
a
Castello
e
aspettarlo
,
sorvegliarlo
da
qualche
buon
posto
di
osservazione
.
Lo
vide
infatti
entrare
dalla
signora
Cecca
.
La
vecchia
e
gozzuta
signora
stava
nel
suo
salotto
tenendosi
in
collo
un
marmocchio
col
braccio
sinistro
e
reggendo
con
la
mano
libera
uno
sperticato
tubo
di
cartone
infilato
per
isghembo
nella
finestra
,
come
una
spingarda
,
con
la
mira
giù
al
lago
scintillante
,
a
una
vela
bianca
,
gonfia
di
breva
.
All
'
entrar
di
Pasotti
che
veniva
avanti
con
la
persona
inclinata
,
con
il
cappello
in
mano
,
con
un
viso
ilare
ilare
,
dolce
dolce
,
la
buona
ospitale
donna
posò
in
fretta
quel
lungo
naso
mostruoso
di
cartone
che
le
piaceva
metter
nelle
faccende
più
lontane
degli
altri
,
dove
il
suo
proprio
naso
di
cartapecora
,
benché
smisurato
,
non
arrivava
.
Ell
'
accolse
il
Controllore
,
come
avrebbe
accolto
un
Santo
taumaturgo
che
fosse
venuto
a
portarle
via
il
gozzo
.
«
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
brao
scior
Controlòr
!
Oh
che
piasè
!
Oh
che
piasè
!
»
E
lo
fece
sedere
,
lo
soffocò
di
offerte
.
«
On
poo
de
torta
!
On
poo
de
crocant
!
Car
el
me
scior
Controlòr
!
On
poo
de
vin
!
On
poo
de
rosoli
!
-
Ch
'
el
me
scüsa
neh
»
,
soggiunse
perché
il
marmocchio
s
'
era
messo
a
miagolare
.
«
L
'
è
el
me
nevodin
.
L
'
è
el
me
biadeghin
.
»
Pasotti
fece
molte
cerimonie
,
avendo
già
nello
stomaco
,
oltre
alle
ciliege
di
don
Giuseppe
,
anche
la
birra
del
Gilardoni
;
ma
dovette
finire
col
rassegnarsi
a
rosicchiare
una
dannata
torta
di
mandorle
,
mentre
il
piccino
si
attaccava
al
gozzo
della
nonna
.
«
Povera
signora
Cecca
!
Due
volte
madre
!
»
,
disse
pateticamente
,
a
quella
vista
,
il
sarcastico
bargnìf
,
ridendo
nello
stomaco
.
Dopo
averle
chiesto
notizie
del
marito
e
dei
discendenti
fino
alla
terza
generazione
,
mise
in
campo
la
signora
Teresa
Rigey
.
Come
stava
quella
povera
donna
?
Male
!
Proprio
tanto
male
?
Ma
da
quando
?
E
c
'
era
stata
qualche
cagione
?
Qualche
commozione
?
Qualche
dispiacere
?
Gli
antichi
si
conoscevano
,
ma
ce
n
'
erano
stati
dei
nuovi
?
Forse
per
la
Luisina
?
Per
quel
matrimonio
?
E
don
Franco
non
veniva
mai
a
Castello
?
Di
giorno
,
no
,
va
bene
;
ma
...
?
Come
quando
il
chirurgo
va
interrogando
e
tastando
un
paziente
in
cerca
dell
'
occulto
posto
doloroso
,
che
il
paziente
risponde
tanto
più
breve
e
trepido
quanto
più
la
mano
indagatrice
si
appressa
al
punto
e
,
appena
essa
vi
arriva
,
trasalendo
si
sottrae
;
così
la
signora
Cecca
andò
rispondendo
al
Pasotti
sempre
più
breve
e
cauta
,
e
a
quel
ma
,
posto
delicatamente
dove
le
doleva
,
scattò
:
«
On
poo
de
torta
ancamò
!
Scior
Controlòr
!
L
'
è
roba
d
'
i
tosann
!
»
Pasotti
sacramentò
in
cuor
suo
contro
i
«
tosann
»
e
la
loro
torta
di
miele
,
creta
e
olio
di
mandorle
,
ma
credette
utile
d
'
ingoiarne
un
altro
boccone
e
tornò
poi
a
toccare
,
anzi
a
premere
,
il
tasto
di
prima
.
«
So
de
nagott
,
so
de
nagott
,
so
de
nagott
!
»
,
esclamò
la
signora
Cecca
.
«
Ch
'
el
proeuva
a
ciamagh
al
Pütin
!
Al
scior
Giacom
!
E
a
mi
ch
'
el
me
ciama
pü
nient
!
»
Ancora
!
Pasotti
brillò
in
viso
all
'
idea
di
avere
il
malcapitato
sior
Zacomo
nelle
granfie
.
Così
brillerebbero
gli
occhi
di
un
falco
allegro
all
'
idea
di
ghermir
un
ranocchio
e
di
tenerselo
fra
gli
artigli
per
giuoco
e
spasso
.
Egli
se
ne
andò
poco
dopo
,
contento
di
tutto
fuorché
della
torta
di
creta
che
aveva
sullo
stomaco
.
Casa
Puttini
,
simile
nella
sua
piccola
faccia
signorile
al
piccolo
vecchio
padrone
che
la
governava
in
abito
nero
e
cravattone
bianco
,
stava
poco
più
giù
della
orgogliosa
mole
di
casa
Pasotti
,
sulla
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Il
falco
vi
andò
dopo
pranzo
,
verso
le
cinque
,
con
una
faccia
maligna
.
Bussò
all
'
uscio
e
stette
in
ascolto
.
C
'
era
,
c
'
era
il
ranocchio
disgraziato
,
litigava
,
secondo
il
solito
,
con
la
perfida
servente
.
Pasotti
bussò
più
forte
.
«
Verzì
!
»
,
disse
il
signor
Giacomo
,
ma
la
Marianna
non
voleva
saperne
di
scendere
ad
aprire
.
«
Verzì
!
Verzì
!
Son
paron
mi
!
»
Tutto
inutile
.
Pasotti
bussò
da
capo
,
picchiò
come
una
catapulta
.
«
Chi
xelo
sto
maledeto
?
»
,
vociferò
il
Puttini
;
e
venne
giù
soffiando
«
apff
!
apff
!
»
ad
aprire
.
«
Oh
,
Controllore
gentilissimo
!
»
,
diss
'
egli
,
battendo
le
palpebre
e
alzando
pateticamente
le
sopracciglia
.
«
La
perdona
!
Quela
fatal
servente
!
No
go
più
testa
!
No
ghe
digo
gnente
cossa
che
nasse
in
sta
casa
.
»
«
L
'
è
minga
vera
!
»
,
gridò
Marianna
dall
'
alto
.
«
Tasì
!
»
E
qui
il
signor
Giacomo
incominciò
a
raccontare
i
suoi
guai
,
rimbeccando
a
ogni
tratto
le
proteste
della
serva
invisibile
.
«
Stamatina
,
La
s
'
imagina
,
vado
a
Lugan
.
Vegno
a
casa
zirconzirca
a
le
tre
.
Su
la
porta
,
La
varda
qua
,
che
xe
de
le
giozze
.
Tasì
!
-
No
ghe
bado
,
tiro
drito
.
Son
sul
pato
de
la
scala
per
andar
in
cusina
;
ghe
xe
de
le
giozze
.
Zito
!
-
Cossa
gala
spanto
?
digo
.
Me
sbasso
,
meto
un
deo
in
tera
;
tasto
;
xe
onto
;
snaso
,
el
xe
ogio
.
Alora
ghe
vado
drio
a
le
giozze
.
Tasto
,
snaso
,
tasto
,
snaso
.
Tutto
ogio
,
Controllore
gentilissimo
.
O
'
l
xe
vegnudo
,
digo
,
o
'
l
xe
andà
via
.
Se
el
xe
vegnudo
lo
gà
portà
el
massaro
e
alora
le
giozze
co
semo
fora
dela
porta
le
gà
d
'
andar
in
suso
,
se
el
xe
andà
via
vol
dir
che
quela
maledetissima
...
La
tasa
!
...
Lo
gà
portà
a
vender
a
San
Mamette
e
alora
le
giozze
le
gà
d
'
andar
in
zoso
.
E
mi
torna
in
drio
e
vaghe
drio
a
ste
giozze
e
drio
e
drio
,
e
rivo
a
la
porta
;
Controllore
mio
gentilissimo
,
le
giozze
le
va
in
zoso
.
Quela
b
...
»
A
questo
punto
la
voce
della
serva
scattò
come
la
sveglia
d
'
un
orologio
e
non
ci
fu
più
«
tasì
!
»
che
valesse
a
fermare
quello
stridente
getto
continuo
di
parole
rabbiose
.
Ci
si
provò
Pasotti
e
,
non
riuscendo
,
uscì
dai
gangheri
anche
lui
con
un
«
O
fiolonona
!
»
e
proseguì
a
tirarle
improperi
,
a
ciascuno
dei
quali
il
signor
Giacomo
faceva
un
sommesso
accompagnamento
di
gratitudine
.
«
Sì
,
linguazza
,
bravo
,
ghe
son
obligà
.
Sì
,
stria
,
bravo
.
Impiastro
,
sì
signor
.
Ghe
son
obligà
,
Controllore
gentilissimo
,
ghe
son
propramente
obligà
.
»
Quando
la
Marianna
parve
sopraffatta
e
chetata
,
Pasotti
disse
al
signor
Giacomo
che
aveva
bisogno
di
parlargli
.
«
No
go
testa
»
,
rispose
l
'
ometto
.
«
La
me
perdona
,
me
sento
mal
.
»
«
Eh
no
go
tescta
,
no
go
tescta
!
»
,
vociò
la
Marianna
rediviva
.
«
Ch
'
el
ghe
disa
inscì
ch
'
el
coo
el
l
'
avarà
perduu
a
andà
de
nott
a
trovà
i
tosann
a
Castell
!
»
«
Tasì
!
»
,
urlò
il
Puttini
;
e
Pasotti
,
con
un
ghigno
diabolico
:
«
Come
come
come
?
»
.
Visto
ch
'
egli
entrava
in
furore
,
lo
afferrò
per
un
braccio
,
con
parole
di
pace
e
d
'
affetto
,
lo
trascinò
via
,
se
lo
portò
a
casa
,
chiamò
sua
moglie
;
e
per
chetare
il
povero
ranocchio
,
per
pigliarselo
comodamente
fra
gli
artigli
,
intavolò
un
tarocchino
in
tre
.
Se
la
signora
Barborin
giuocava
male
,
il
signor
Giacomo
,
meditando
,
ponderando
e
soffiando
,
giuocava
peggio
.
Era
un
giuocatore
timidissimo
,
non
si
metteva
mai
solo
contro
gli
altri
due
.
Stavolta
si
trovò
in
mano
,
appena
seduto
,
carte
così
straordinarie
che
fu
preso
da
un
accesso
di
coraggio
e
,
come
dice
il
linguaggio
del
giuoco
,
entrò
.
«
Chi
sa
che
giuocone
ha
!
»
,
brontolò
Pasotti
.
«
No
digo
...
no
digo
...
ghe
xe
dei
frati
che
spasseza
in
pantofole
.
»
Il
«
no
digo
»
del
signor
Giacomo
significava
ch
'
egli
teneva
in
mano
carte
miracolose
;
e
i
frati
in
pantofole
erano
,
nel
suo
gergo
,
i
quattro
re
del
giuoco
.
Mentre
si
accingeva
a
giuocare
palpando
ciascuna
carta
e
aguzzandovi
gli
occhi
su
,
Pasotti
colse
il
suo
momento
,
sperando
,
per
giunta
,
fargli
perdere
il
giuoco
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
mi
racconti
un
poco
.
Quando
è
andato
a
Castello
di
notte
?
»
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
lassemo
star
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
,
rosso
rosso
,
palpando
le
carte
più
che
mai
.
«
Sì
,
sì
,
adesso
giuochi
.
Parleremo
dopo
.
Tanto
,
io
so
tutto
.
»
Povero
signor
Giacomo
,
sì
,
giuocare
con
quello
spino
in
gola
!
Palpò
,
soffiò
,
uscì
dove
non
avrebbe
dovuto
,
sbagliò
a
contare
i
tarocchi
,
perdette
un
paio
di
frati
con
le
relative
pantofole
,
e
malgrado
il
giuocone
,
lasciò
alcune
marchette
negli
artigli
di
Pasotti
che
ghignava
e
nel
piattino
della
signora
Barborin
che
ripeteva
a
mani
giunte
:
«
Cos
'
ha
mai
fatto
,
signor
Giacomo
,
cos
'
ha
mai
fatto
?
»
.
Pasotti
raccolse
le
carte
e
si
mise
a
scozzarle
guardando
con
una
faccia
sardonica
il
signor
Giacomo
che
non
sapeva
dove
guardare
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
So
tutto
.
La
signora
Cecca
mi
ha
raccontato
tutto
.
Del
resto
,
caro
deputato
politico
,
Lei
ne
renderà
conto
all
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
.
»
Così
dicendo
,
Pasotti
porse
il
mazzo
al
Puttini
perché
alzasse
.
Ma
il
Puttini
,
udito
quel
nome
minaccioso
,
si
mise
a
gemere
:
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
cossa
disela
,
no
so
gnente
...
oh
Dio
...
l
'
Imperial
Regio
Commissario
?
...
Digo
...
no
savaria
per
cossa
...
apff
!
»
«
Sicuro
!
»
,
ripeté
Pasotti
.
Aspettava
una
parola
che
gli
facesse
un
po
'
di
lume
;
e
significò
a
sua
moglie
,
additando
col
pollice
prima
l
'
uscio
e
poi
la
propria
sua
bocca
,
che
andasse
a
pigliar
da
bere
.
«
Anca
quel
benedeto
ingegner
!
»
,
esclamò
,
quasi
parlando
tra
sé
,
il
signor
Giacomo
.
Come
un
pescatore
raccoglie
stentatamente
a
sé
la
lunga
lenza
pesante
,
scossa
,
egli
crede
,
dal
grosso
pesce
lungamente
insidiato
,
e
tira
e
tira
e
finalmente
scorge
venir
su
dal
fondo
due
grandi
ombre
di
pesci
invece
d
'
una
sola
,
palpita
,
raddoppia
di
cautela
e
d
'
arte
;
così
Pasotti
,
all
'
udir
nominare
l
'
ingegnere
,
si
meravigliò
,
palpitò
e
si
dispose
a
estrarre
con
la
più
squisita
delicatezza
di
mano
il
segreto
del
signor
Giacomo
e
del
Ribera
.
«
Sicuro
»
,
diss
'
egli
.
«
Ha
fatto
male
.
»
Silenzio
del
signor
Giacomo
.
Pasotti
insistette
:
«
Ha
fatto
malissimo
.
»
Ecco
la
signora
Barborin
che
tutta
sorridente
porta
vassoio
,
bottiglia
e
bicchieri
.
Il
vino
è
rosso
cupo
,
con
trasparenze
di
rubino
in
corpo
e
il
signor
Giacomo
gli
fa
un
viso
non
ancora
tenero
ma
benevolo
.
Il
vino
ha
un
aroma
di
austera
virtù
ed
il
signor
Giacomo
lo
fiuta
amorosamente
,
lo
guarda
commosso
,
lo
torna
a
fiutare
.
Il
vino
ha
una
pastosa
pienezza
ch
'
empie
palato
e
anima
di
sapore
,
il
vino
è
appunto
quel
giusto
,
virtuoso
amarone
che
l
'
aroma
annuncia
e
il
signor
Giacomo
lo
sorseggia
nel
desiderio
che
non
sia
liquido
e
fuggevole
,
lo
mastica
,
lo
pacchia
,
se
lo
spalma
per
la
bocca
;
e
quando
di
tanto
in
tanto
posa
il
bicchiere
sul
tavolino
,
non
lo
lascia
però
né
con
la
mano
né
con
gli
occhi
imbambolati
.
«
Povero
ingegnere
!
»
,
esclamò
Pasotti
.
«
Povero
Ribera
!
È
un
buon
galantuomo
,
ma
...
»
E
tira
e
tira
,
il
disgraziato
signor
Giacomo
cominciò
a
venir
su
,
dietro
all
'
amo
e
al
filo
.
«
Mi
propramente
»
,
diss
'
egli
,
«
no
volea
.
El
me
gà
fato
zo
.
"
Vegnì
"
,
el
dise
,
"
percossa
mo
no
volìo
vegner
?
Mal
no
se
fa
,
la
cossa
xe
onesta
.
"
Sì
,
digo
,
me
par
anca
a
mi
;
ma
sto
secreto
!
"
Ma
!
La
nona
!
"
el
dise
.
Capisso
,
digo
,
ma
no
me
comoda
.
"
Gnanca
a
mi
"
,
el
dise
.
Ma
alora
,
digo
,
che
figura
fémoi
,
Ela
e
mi
?
"
Quela
del
m
...
"
,
el
dise
con
quel
so
far
de
bon
omo
a
la
vecia
,
"
che
cossa
vorla
?
,
el
xe
propramente
per
el
mio
temperamento
.
"
Alora
vegno
,
digo
.
»
Qui
si
fermò
.
Pasotti
aspettò
un
poco
e
poi
,
con
prudenza
,
tirò
il
filo
.
«
Il
male
si
è
»
,
diss
'
egli
,
«
che
a
Castello
se
ne
sia
parlato
.
»
«
Sì
signor
;
e
me
lo
son
imaginà
.
Tase
la
famegia
,
tase
l
'
ingegner
,
taso
mi
che
s
'
intende
,
ma
no
taserà
el
piovan
,
no
taserà
el
nonzolo
.
»
Il
parroco
?
Il
sacrestano
?
Adesso
Pasotti
capì
.
Trasecolò
;
non
si
aspettava
un
affare
così
grosso
.
Versò
da
bere
al
malcapitato
signor
Giacomo
,
gli
cavò
facilmente
tutti
i
particolari
del
matrimonio
e
cercò
di
cavargli
pure
i
progetti
degli
sposi
;
ma
questo
non
gli
riusciva
.
Si
mise
a
scozzar
le
carte
per
continuar
il
giuoco
e
il
signor
Giacomo
guardò
l
'
orologio
,
trovò
che
mancavano
nove
minuti
alle
sette
,
ora
in
cui
era
solito
caricare
il
suo
pendolo
.
Tre
minuti
di
strada
,
due
minuti
di
scale
,
non
aveva
più
che
quattro
minuti
per
congedarsi
.
«
Controllore
gentilissimo
,
La
ghe
fazza
el
conto
,
la
xe
cussì
,
no
ghe
xe
ponto
de
dubio
.
»
La
signora
Barborin
,
vedendo
un
contrasto
,
ne
domandò
a
suo
marito
.
Pasotti
si
accostò
le
mani
alla
bocca
e
le
gridò
sul
viso
:
«
El
voeur
andà
a
trovà
la
morosa
!
»
.
«
Cossa
mai
!
Cossa
mai
!
»
,
fece
il
povero
signor
Giacomo
diventando
di
tutti
i
colori
;
e
la
Pasotti
che
per
un
miracolo
aveva
udito
,
aperse
una
bocca
smisurata
,
non
sapeva
se
dovesse
credere
o
no
.
«
La
morosa
?
Oh
!
Quanti
ciàcer
!
Minga
vera
,
sür
Giacom
,
che
hin
ciàcer
?
El
podarìss
ben
avèghela
per
quell
,
disi
minga
,
l
'
è
minga
vècc
,
ma
insomma
!
»
Capito
che
voleva
proprio
andarsene
,
cercò
trattenerlo
,
aveva
dei
marroni
di
Venegono
che
stavan
cuocendo
,
li
offerse
.
Ma
né
i
marroni
né
gl
'
improperi
di
Pasotti
valsero
a
vincere
il
signor
Giacomo
che
partì
con
lo
spettro
dell
'
I
.
R
.
Commissario
nel
cuore
e
insieme
con
una
sensazione
molesta
nella
coscienza
,
con
un
vago
malcontento
di
sé
ch
'
egli
non
sapeva
spiegare
a
se
stesso
,
col
dubbio
istintivo
che
le
ingiurie
della
perfida
servente
fossero
preferibili
,
in
fin
de
'
conti
,
alle
moine
di
Pasotti
.
Invece
costui
aveva
gli
occhi
ancora
più
brillanti
dell
'
usato
.
Pensava
di
andar
a
Cressogno
subito
.
Camminatore
instancabile
,
contava
di
potervi
arrivare
alle
otto
.
L
'
idea
di
andare
dalla
marchesa
con
la
sua
grossa
scoperta
in
pectore
,
di
fare
il
misterioso
,
di
metter
fuori
un
po
'
alla
volta
le
paroline
più
suggestive
e
di
farsi
strappare
il
resto
,
lo
divertiva
moltissimo
.
E
preparava
già
per
il
proprio
piacere
un
discorsetto
blando
,
ammolliente
,
da
posare
poi
sulla
ferita
della
impassibile
dama
per
modo
ch
'
ella
non
potesse
dissimularla
e
che
nessuno
avesse
a
lagnarsi
di
lui
,
neppure
Franco
.
Andò
in
cucina
,
si
fece
accendere
la
lanterna
perché
la
notte
era
molto
scura
,
e
partì
.
Incontrò
sulla
porta
il
suo
mezzadro
ch
'
entrava
.
Il
mezzadro
lo
salutò
,
portò
in
cucina
un
gran
canestro
di
frutta
,
aiutò
la
serva
a
metterle
a
posto
,
sedette
al
fuoco
e
disse
placidamente
:
«
È
mort
adess
la
sciora
Teresa
de
Castell
»
.
6
.
La
vecchia
signora
di
marmo
L
'
uscio
si
aperse
un
poco
,
pian
piano
,
la
fantesca
porse
il
capo
nella
camera
e
chiamò
Franco
che
pregava
inginocchiato
a
una
seggiola
,
presso
il
letto
della
morta
.
Franco
non
udì
e
fu
Luisa
che
si
alzò
.
Andò
ad
ascoltar
la
sommessa
richiesta
della
donna
,
le
rispose
qualche
cosa
e
,
ritrattasi
colei
,
stette
lì
ad
aspettare
.
Non
comparendo
nessuno
,
spinse
l
'
uscio
e
disse
forte
:
«
Venga
,
venga
dentro
»
.
Un
singhiozzo
violento
le
rispose
.
Luisa
stese
ambedue
le
mani
e
il
professor
Gilardoni
gliele
afferrò
.
Stettero
così
alquanto
tempo
,
immobili
,
lottando
,
a
labbra
serrate
,
con
l
'
emozione
,
lui
più
di
lei
.
Luisa
si
mosse
la
prima
,
ritirò
dolcemente
una
mano
e
trasse
con
l
'
altra
il
professore
nella
camera
della
morta
.
La
signora
Teresa
era
spirata
in
salotto
,
sulla
poltrona
che
non
aveva
più
potuto
lasciare
dopo
la
notte
del
matrimonio
.
L
'
avevano
poi
adagiata
sul
divano
disposto
a
letto
funebre
.
Il
dolce
viso
era
là
nella
luce
di
quattro
candele
,
cereo
,
sul
guanciale
,
con
un
sorriso
trasparente
dalle
palpebre
chiuse
,
con
la
bocca
semiaperta
.
Il
letto
e
l
'
abito
erano
sparsi
di
fiori
d
'
autunno
,
ciclamini
,
dalie
,
crisantemi
.
«
Guardi
com
'
è
bella
»
,
disse
Luisa
con
voce
tenera
e
serena
da
spezzar
il
cuore
.
Il
professore
s
'
appoggiò
singhiozzando
a
una
sedia
lontana
dal
letto
.
«
Lo
senti
,
mamma
»
,
disse
Luisa
sottovoce
,
«
come
ti
vogliono
bene
?
»
S
'
inginocchiò
,
e
presa
la
mano
della
morta
,
si
mise
a
baciarla
,
ad
accarezzarla
,
a
dirle
dolcezze
,
piano
;
poi
tacque
,
posò
la
mano
,
si
alzò
,
baciò
la
fronte
,
contemplò
a
mani
giunte
il
viso
.
Pensò
ai
rimproveri
che
la
mamma
le
aveva
fatti
negli
anni
andati
,
dall
'
infanzia
in
poi
,
di
cui
ella
si
era
risentita
amaramente
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
impresse
da
capo
le
labbra
sulla
mano
di
ghiaccio
con
un
più
ardente
spasimo
d
'
amore
che
se
avesse
ricordate
le
carezze
.
Poi
tolse
un
ciclamino
dalla
spalla
della
morta
,
si
alzò
,
lo
porse
al
professore
.
Questi
lo
prese
piangendo
,
s
'
accostò
a
Franco
che
rivedeva
per
la
prima
volta
dopo
quella
notte
,
l
'
abbracciò
e
ne
fu
abbracciato
con
una
commozione
silenziosa
,
e
uscì
,
in
punta
di
piedi
,
dalla
camera
.
Suonarono
le
otto
.
La
signora
Teresa
era
morta
alle
sei
della
sera
precedente
;
in
ventisei
ore
Luisa
non
aveva
mai
riposato
un
momento
,
non
era
uscita
che
quattro
o
cinque
volte
,
per
pochi
minuti
.
Chi
usciva
spesso
e
stava
fuori
anche
a
lungo
,
era
Franco
.
Avvertito
segretamente
,
era
giunto
a
Castello
,
appena
in
tempo
di
trovar
viva
la
povera
mamma
,
e
tutti
i
tristi
uffici
che
la
morte
impone
eran
toccati
a
lui
,
perché
lo
zio
Piero
,
malgrado
i
suoi
molti
anni
,
non
aveva
la
menoma
esperienza
di
queste
cose
e
vi
si
trovava
impacciatissimo
.
Adesso
,
udite
suonar
le
otto
,
si
avvicinò
a
sua
moglie
,
la
pregò
dolcemente
di
andar
a
riposare
un
poco
,
ma
Luisa
gli
rispose
subito
in
modo
da
levargli
il
coraggio
d
'
insistere
.
Il
funerale
doveva
seguire
l
'
indomani
mattina
alle
nove
.
Ell
'
aveva
desiderato
che
si
differisse
il
più
possibile
e
voleva
star
con
la
mamma
fino
all
'
ultimo
.
Vi
era
nella
sua
sottile
persona
una
indomita
vigoria
,
eguale
a
ben
altre
prove
.
Per
lei
la
mamma
era
tutta
lì
su
quel
lettuccio
,
tra
i
fiori
.
Non
pensava
che
una
parte
di
lei
fosse
altrove
,
non
la
cercava
per
la
finestra
di
ponente
nelle
stelline
che
tremolavano
sopra
i
monti
di
Carona
.
Pensava
soltanto
che
la
mamma
cara
,
vissuta
da
tanti
anni
per
lei
sola
,
non
d
'
altro
sollecita
in
terra
che
della
felicità
sua
,
dormirebbe
fra
poche
ore
e
per
sempre
sotto
i
grandi
noci
di
Looch
,
nella
solitudine
ombrosa
dove
tace
il
piccolo
cimitero
di
Castello
,
mentre
ella
si
godrebbe
la
vita
,
il
sole
,
l
'
amore
.
Aveva
risposto
a
Franco
quasi
aspramente
come
se
l
'
affetto
del
vivo
offendesse
in
qualche
modo
l
'
affetto
della
morta
.
Poi
le
parve
averlo
mortificato
,
si
pentì
,
gli
diede
un
bacio
e
sapendo
di
far
cosa
a
lui
grata
,
di
far
cosa
che
la
mamma
si
era
certo
attesa
da
lei
,
volle
pregare
.
Si
mise
a
recitar
macchinalmente
dei
Pater
,
degli
Ave
e
dei
Requiem
,
senza
provarne
soddisfazione
alcuna
,
sentendo
anzi
una
segreta
contrarietà
,
uno
sgradito
disseccarsi
del
dolore
.
Ell
'
aveva
praticato
sempre
ma
,
spenti
i
fervori
della
prima
comunione
,
non
aveva
più
partecipato
con
l
'
anima
al
culto
.
Sua
madre
era
vissuta
piuttosto
per
il
mondo
futuro
che
per
questo
,
si
era
governata
in
ogni
azione
,
in
ogni
parola
,
in
ogni
pensiero
secondo
quel
fine
.
Le
idee
e
i
sentimenti
di
Luisa
,
nel
suo
precoce
sviluppo
intellettuale
,
avevano
preso
un
altro
corso
con
la
risolutezza
vigorosa
ch
'
era
del
carattere
di
lei
;
ella
li
copriva
però
di
certa
dissimulazione
,
parte
conscia
,
parte
inconscia
,
sia
per
amore
della
mamma
,
sia
per
la
resistenza
di
germi
religiosi
seminati
dalla
parola
materna
,
coltivati
dall
'
esempio
,
rinvigoriti
dall
'
abitudine
.
Dai
quattordici
anni
in
poi
s
'
era
venuta
inclinando
a
non
guardare
oltre
la
vita
presente
,
e
insieme
a
non
guardare
a
sé
,
a
vivere
per
gli
altri
,
per
il
bene
terreno
degli
altri
,
però
secondo
un
forte
e
fiero
senso
di
giustizia
.
Andava
in
chiesa
,
compiva
gli
atti
esterni
del
culto
,
senza
incredulità
e
senza
persuadersi
che
facessero
piacere
a
Dio
.
Aveva
confusamente
il
concetto
di
un
Dio
talmente
alto
e
grande
che
non
vi
potesse
essere
contatto
immediato
fra
gli
uomini
e
Lui
.
Se
dubitava
qualche
volta
d
'
ingannarsi
,
il
suo
errore
le
pareva
tale
da
non
poterlo
un
Dio
infinitamente
buono
punire
.
Come
fosse
venuta
a
pensare
così
,
non
lo
sapeva
ella
stessa
.
L
'
uscio
si
aperse
ancora
,
pian
piano
,
una
voce
sommessa
chiamò
«
il
signor
don
Franco
»
.
Luisa
,
rimasta
sola
,
cessò
di
pregare
,
piegò
il
capo
sul
guanciale
della
mamma
,
le
posò
le
labbra
sulla
spalla
,
chiuse
gli
occhi
raccogliendo
in
sé
la
corrente
di
memorie
che
veniva
da
quel
tocco
,
da
un
odor
noto
di
lavanda
.
L
'
abito
della
mamma
era
di
seta
,
il
suo
migliore
,
un
dono
dello
zio
Piero
.
Ella
lo
aveva
portato
una
volta
sola
,
qualche
anno
addietro
,
andando
a
visitare
la
marchesa
Maironi
.
Anche
questo
pensiero
venne
coll
'
odor
di
lavanda
,
vennero
lagrime
brucianti
,
acri
di
tenerezza
e
di
un
sentimento
che
non
era
propriamente
odio
,
che
non
era
propriamente
collera
,
ma
che
aveva
un
amaro
dell
'
uno
e
dell
'
altra
.
Franco
,
quando
s
'
intese
chiamare
,
trasalì
,
ne
indovinò
subito
la
cagione
.
Lo
zio
Piero
aveva
scritto
,
la
mattina
per
tempo
,
alla
marchesa
,
annunciandole
,
in
termini
semplici
ma
pieni
di
ossequio
,
la
morte
di
sua
sorella
;
e
Franco
stesso
aveva
aggiunto
alla
lettera
dello
zio
un
biglietto
con
queste
parole
:
Cara
nonna
,
mi
manca
il
tempo
di
scriverti
perché
son
qui
;
te
lo
dirò
a
voce
domani
sera
e
confido
che
tu
mi
ascolterai
come
mi
avrebbero
ascoltato
mio
padre
e
mia
madre
.
Nessuna
risposta
era
ancora
venuta
da
Cressogno
.
Adesso
un
uomo
di
Cressogno
aveva
portato
una
lettera
.
Dov
'
è
quest
'
uomo
?
«
Partito
;
non
s
'
è
voluto
fermare
un
momento
.
»
Franco
prese
la
lettera
,
ne
lesse
l
'
indirizzo
:
"
Al
preg
.
signor
ingegnere
Pietro
Ribera
"
,
e
conobbe
la
mano
della
figlia
del
fattore
.
Salì
subito
dallo
zio
Piero
che
,
stanco
,
era
andato
a
letto
.
Lo
zio
Piero
,
quando
Franco
gli
recò
la
lettera
,
non
fece
atto
di
sorpresa
né
di
curiosità
;
disse
placidamente
:
«
Apri
»
.
Franco
posò
il
lume
sul
cassettone
e
aperse
la
lettera
voltando
le
spalle
al
letto
.
Parve
pietrificato
;
non
fiatò
,
non
si
mosse
.
«
Dunque
?
»
,
chiese
lo
zio
.
Silenzio
.
«
Ho
capito
»
,
fece
il
vecchio
.
Allora
Franco
lasciò
cader
la
lettera
,
alzò
le
mani
in
aria
,
mise
un
«
ah
!
»
lungo
,
profondo
e
fioco
,
pieno
di
stupore
e
d
'
orrore
.
«
Insomma
»
,
riprese
lo
zio
,
«
si
può
sapere
?
»
Franco
si
scosse
,
si
precipitò
ad
abbracciarlo
,
reprimendo
a
stento
i
singhiozzi
.
L
'
uomo
pacifico
sopportò
sulle
prime
in
silenzio
,
senza
commuoversi
,
questa
tempesta
.
Poi
cominciò
a
difendersene
chiedendo
la
lettera
:
«
Da
qua
,
da
qua
,
da
qua
»
.
E
pensava
:
«
Cosa
diavolo
avrà
scritto
questa
benedetta
donna
?
»
.
Franco
prese
il
lume
e
la
lettera
,
gliela
porse
.
La
nonna
non
aveva
scritto
niente
,
neppure
una
sillaba
;
aveva
semplicemente
rimandata
la
lettera
dell
'
ingegnere
e
il
biglietto
di
Franco
.
Lo
zio
ci
mise
un
pezzo
a
capirla
:
non
capiva
mai
le
cose
prontamente
e
questa
era
per
lui
tanto
inconcepibile
!
Quando
l
'
ebbe
capita
non
poté
fare
a
meno
di
dire
:
«
Già
,
l
'
è
un
po
'
grossa
»
.
Ma
poi
,
veduto
Franco
tanto
fuori
di
sé
,
esclamò
col
vocione
solenne
che
usava
per
giudicar
toto
corde
le
cose
umane
:
«
Senti
.
L
'
è
,
dirò
così
»
,
(
e
cercava
la
parola
in
un
suo
particolar
modo
,
gonfiando
le
gote
e
mettendo
una
specie
di
rantolo
)
,
«
...
una
iniquità
;
ma
tutte
queste
meraviglie
che
fai
tu
,
io
non
le
faccio
per
niente
affatto
.
Tutti
i
torti
,
caro
,
non
sono
dalla
parte
sua
;
e
allora
?
Del
resto
,
me
ne
rincresce
per
voialtri
che
mangerete
di
magro
e
dovrete
vivere
in
questo
miserabile
paese
;
ma
per
me
?
Per
me
ci
guadagno
e
son
pronto
dirò
così
a
ringraziare
tua
nonna
.
Vedi
bene
,
io
non
ho
fatto
famiglia
,
ho
sempre
contato
su
questa
.
Adesso
la
mia
povera
sorella
è
morta
;
se
la
nonna
vi
apriva
le
braccia
io
restavo
come
un
torso
di
cavolo
.
Dunque
!
»
.
Franco
si
guardò
dal
raccontar
la
cosa
a
sua
moglie
,
ed
ella
,
benché
sapesse
delle
lettere
spedite
a
Cressogno
,
non
domandò
che
dopo
il
funerale
,
parecchie
ore
dopo
,
se
la
nonna
avesse
risposto
.
Il
piccolo
salotto
,
la
piccola
terrazza
,
la
piccola
cucina
erano
stati
pieni
di
gente
tutto
il
giorno
,
dalle
nove
della
mattina
alle
nove
della
sera
.
Alle
dieci
Luisa
e
Franco
uscirono
di
casa
senza
lanterna
,
presero
a
destra
,
attraversarono
pian
piano
,
silenziosamente
,
le
tenebre
del
villaggio
,
toccarono
la
svolta
chiara
e
ventosa
cui
sale
il
fragor
profondo
del
fiume
di
S
.
Mamette
,
entrarono
nelle
ombre
,
nel
forte
odore
dei
noci
di
Looch
.
Poco
prima
di
giungere
al
cimitero
,
Luisa
domandò
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Sai
niente
di
Cressogno
?
»
.
Egli
avrebbe
pur
voluto
nasconderle
almeno
in
parte
il
vero
e
non
lo
poté
.
Disse
che
il
suo
biglietto
gli
era
stato
rimandato
e
Luisa
volle
sapere
se
almeno
la
nonna
avesse
scritto
allo
zio
una
parola
di
condoglianza
.
Il
«
no
»
di
Franco
fu
così
incerto
,
quasi
trepidante
,
che
,
non
subito
,
ma
pochi
passi
dopo
,
Luisa
ebbe
un
lampo
di
sospetto
e
si
fermò
di
colpo
,
afferrò
il
braccio
di
suo
marito
.
Franco
,
prima
ch
'
ella
aprisse
bocca
,
intese
,
l
'
abbracciò
come
aveva
abbracciato
lo
zio
,
con
impeto
ancor
maggiore
,
le
disse
di
prender
il
suo
cuore
,
l
'
anima
sua
,
la
sua
vita
,
di
non
cercar
altro
al
mondo
,
se
la
sentì
tremar
tutta
fra
le
braccia
.
Né
allora
né
poi
una
sola
parola
ne
fu
più
detta
fra
loro
.
Al
cancello
del
cimitero
s
'
inginocchiarono
insieme
.
Franco
pregò
con
impeto
di
fede
.
Luisa
trapassò
con
gli
occhi
avidi
la
terra
smossa
presso
all
'
entrata
,
trapassò
la
bara
,
si
affissò
mentalmente
nel
volto
mansueto
e
grave
della
mamma
;
mentalmente
ancora
ma
con
tanto
gagliardo
impulso
da
scuotere
le
sbarre
del
cancello
,
si
chinò
,
si
chinò
,
fisse
le
labbra
sulle
labbra
della
morta
,
v
'
impresse
una
violenza
d
'
amore
più
forte
che
tutti
gli
insulti
,
che
tutte
le
bassezze
odiose
del
mondo
.
Si
staccò
a
stento
di
là
verso
le
undici
.
Discendendo
adagio
a
fianco
di
suo
marito
lo
sdrucciolevole
ciottolato
del
sentiero
,
le
sorse
improvvisa
in
mente
la
visione
di
un
incontro
futuro
con
la
marchesa
.
Si
fermò
,
si
eresse
,
stringendo
i
pugni
;
e
il
suo
bel
viso
intelligente
spirò
una
fierezza
tale
che
se
la
vecchia
signora
di
marmo
l
'
avesse
realmente
veduta
,
realmente
incontrata
in
quel
punto
,
si
sarebbe
senz
'
altro
,
piegata
no
,
impaurita
no
,
ma
posta
in
difesa
.
PARTE
SECONDA
1
.
Pescatori
Il
dottor
Francesco
Zérboli
,
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
approdò
alla
I
.
R
.
Ricevitoria
di
Oria
il
10
settembre
1854
,
proprio
quando
un
sole
veramente
imperiale
e
regio
sormontava
il
bastione
poderoso
della
Galbiga
,
sfolgorava
la
rosea
casetta
della
Ricevitoria
,
gli
oleandri
e
i
fagiuoli
della
signora
Peppina
Bianconi
,
chiamando
,
secondo
i
regolamenti
,
all
'
ufficio
il
signor
Carlo
Bianconi
suo
marito
,
quel
tale
Ricevitore
cui
la
musica
manoscritta
puzzava
di
cospirazione
.
Il
Bianconi
,
detto
dalla
sposa
«
el
mè
Carlascia
»
e
dal
popolo
«
el
Biancòn
»
,
un
omone
alto
,
grosso
e
duro
,
col
mento
pelato
,
con
due
baffoni
grigi
,
con
due
occhi
grossi
e
spenti
di
mastino
fedele
,
discese
a
ricevere
l
'
altro
I
.
R
.
mento
pelato
di
categoria
superiore
.
I
due
non
si
rassomigliavano
proprio
che
nella
nudità
austriaca
del
mento
.
Lo
Zérboli
,
vestito
di
nero
e
inguantato
,
era
piccolo
e
tozzo
,
portava
due
baffetti
biondi
appiccicati
alla
faccia
giallognola
,
bucata
da
due
scintille
d
'
occhietti
sarcastici
e
sprezzanti
.
Aveva
i
capelli
piantati
così
basso
sulla
fronte
ch
'
era
solito
raderne
una
lista
,
restandogliene
spesso
un
'
ombra
,
quasi
di
bestialità
.
Prontissimo
di
persona
,
d
'
occhi
e
di
lingua
,
parlava
un
italiano
nasale
,
modulato
alla
trentina
,
con
facile
cortesia
.
Disse
al
Ricevitore
che
doveva
tenere
un
convocato
,
il
consiglio
comunale
d
'
allora
,
a
Castello
e
che
aveva
preferito
venir
per
tempo
,
fare
la
salita
,
col
fresco
,
da
Oria
invece
che
da
Casarico
o
da
Albogasio
,
onde
procurarsi
il
piacere
di
salutare
il
signor
Ricevitore
.
Il
bestione
fedele
non
capì
subito
che
c
'
era
un
secondo
fine
,
ringraziò
con
un
miscuglio
di
frasi
ossequiose
e
di
risatine
stupide
,
fregandosi
le
mani
,
offerse
caffè
,
latte
,
uova
,
l
'
aria
aperta
del
giardinetto
.
Colui
accettò
il
caffè
e
rifiutò
l
'
aria
aperta
con
un
cenno
del
capo
e
una
strizzatina
d
'
occhi
così
eloquente
che
il
Carlascia
,
vociato
su
per
le
scale
«
Peppina
!
Caffè
!
»
fece
passare
il
Commissario
in
ufficio
,
dove
,
sentendosi
trasmutare
,
secondo
la
sua
doppia
natura
,
da
Ricevitore
di
dogana
in
agente
di
polizia
,
si
fece
devoto
il
cuore
e
austero
il
viso
come
per
una
unione
sacramentale
col
monarca
.
Questo
ufficio
era
un
ignobile
bugigattolo
a
pian
terreno
,
con
le
inferriate
ai
due
finestrini
,
una
infetta
cellula
primitiva
che
aveva
già
il
puzzo
della
grande
monarchia
.
Il
Commissario
vi
si
piantò
a
sedere
in
mezzo
,
guardando
l
'
uscio
chiuso
che
dall
'
approdo
metteva
nell
'
anticamera
;
quello
che
dall
'
anticamera
metteva
nell
'
ufficio
era
rimasto
aperto
,
per
ordine
suo
.
«
Mi
parli
del
signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
.
«
Sorvegliato
sempre
»
,
rispose
il
Biancòn
.
«
Anssi
»
,
soggiunse
nel
suo
italiano
di
Porta
Tosa
,
«
aspetti
:
ci
ho
qui
un
rapporto
quasi
finito
.
»
E
si
diede
a
frugare
,
a
palpar
fra
le
sue
carte
in
cerca
del
rapporto
e
degli
occhiali
.
«
Manderà
,
manderà
»
,
fece
il
Commissario
che
non
si
aspettava
molto
dalla
prosa
del
bestione
.
«
Intanto
parli
,
dica
!
»
«
Malintensionato
sempre
,
questo
si
sapeva
»
,
ricominciò
l
'
eloquente
Ricevitore
,
«
e
adesso
anche
si
vede
.
Si
è
messo
a
portare
quella
barba
,
sa
,
quella
mosca
,
quella
moschetta
,
quel
pisso
,
quella
porcheria
...
»
«
Scusi
»
,
fece
il
Commissario
.
«
Vede
,
io
sono
ancora
nuovo
,
ho
istruzioni
,
ho
informazioni
,
ma
un
'
idea
esatta
dell
'
uomo
e
della
famiglia
non
l
'
ho
ancora
.
Bisogna
che
Lei
me
li
descriva
proprio
a
fondo
così
come
può
.
E
incominciamo
pure
da
lui
.
»
«
Lui
è
un
superbo
,
un
furioso
,
un
prepotentone
.
Avrà
attaccato
lite
cinquanta
volte
,
qui
,
per
affari
di
dassio
.
Vuol
aver
sempre
ragione
,
vuol
darci
lessione
a
me
e
al
sedentario
.
Caccia
fuori
due
occhiacci
come
se
volesse
mangiare
la
Ricevitoria
.
L
'
è
che
con
me
non
c
'
è
da
fare
il
prepotente
,
se
del
resto
!
...
Perché
sa
di
tutto
,
poi
,
questo
sì
.
Sa
di
legge
,
sa
di
finansa
,
sa
di
musica
,
sa
di
fiori
,
sa
di
pesci
,
el
diavol
a
quatter
.
»
«
E
lei
?
»
«
Lei
?
Lei
lei
lei
lei
...
lei
l
'
è
una
gattamorgna
ma
se
la
cascia
foeura
i
ong
l
'
è
pesg
de
lü
;
peggio
!
Lui
quando
va
in
collera
diventa
rosso
e
fa
un
baccano
di
mille
lire
;
lei
diventa
pallida
e
dice
insolense
d
'
inferno
.
Adesso
si
dice
,
insolense
io
non
ne
tollero
...
ma
insomma
...
mi
capisce
.
Donna
di
talento
,
sa
.
La
mia
Peppina
ci
è
innamorata
.
Donna
che
si
insinua
dappertutto
,
poi
.
Tante
volte
qui
a
Oria
invece
di
chiamare
il
dottore
chiamano
lei
.
Se
in
una
famiglia
questionano
vanno
da
lei
.
Se
ci
vien
il
mal
di
pancia
a
una
bestia
domandano
lei
.
I
bagàj
s
'
i
a
tira
dree
tücc
.
È
magari
buona
,
in
carnevale
,
di
fare
i
magatelli
per
loro
.
Sa
,
i
burattini
.
E
in
pari
tempo
è
un
accidente
che
suona
il
cembalo
,
che
sa
il
francese
e
il
tedesco
.
Io
per
mia
disgrassia
non
lo
so
,
il
tedesco
,
e
sono
andato
da
lei
così
delle
volte
per
farmi
spiegare
carte
tedesche
che
capitano
in
ufficio
.
»
«
Ah
,
Lei
ci
va
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Sì
,
qualche
volta
,
per
questo
.
»
Veramente
il
bestione
ci
andava
pure
per
farsi
spiegare
da
Franco
certi
enigmi
della
tariffa
doganale
;
ma
questo
non
lo
disse
.
L
'
interrogatorio
del
Commissario
continuò
.
«
E
la
casa
,
come
è
messa
?
»
«
Messa
bene
.
Bei
pavimenti
alla
venessiana
,
soffitti
pitturati
,
canapè
con
tappeti
,
cembol
,
camera
da
pranzo
colle
pareti
tappessate
di
ritratti
ch
'
è
una
bellèssa
.
»
«
E
l
'
ingegnere
in
capo
?
»
«
L
'
ingegnere
in
capo
è
un
buon
omaccio
,
allegro
,
all
'
antica
;
mi
somiglia
a
me
.
Più
vecchio
però
,
sa
.
Del
resto
qui
ci
sta
pochissimo
.
Un
quindici
giorni
a
questa
stagione
,
altri
quindici
la
primavera
e
qualche
visitina
durante
l
'
anno
.
Quando
ha
la
sua
pace
,
la
sua
quiete
,
il
suo
latte
alla
mattina
,
il
suo
latte
alla
sera
,
il
suo
boccale
di
Modena
a
pranso
,
il
suo
tarocco
,
la
sua
gasètta
di
Milano
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
contento
.
Del
resto
,
tornando
alla
barba
del
signor
Maironi
,
c
'
è
anche
di
peggio
.
Ho
saputo
ieri
che
il
signore
ha
messo
un
gelsomino
in
un
vaso
di
legno
inverniciato
di
rosso
.
»
Il
Commissario
,
uomo
d
'
ingegno
e
forse
indifferente
,
nel
più
intimo
del
cuor
suo
,
a
tutti
i
colori
tranne
a
quello
della
propria
cera
e
della
propria
lingua
,
non
poté
a
meno
di
alzar
un
po
'
le
spalle
.
Ma
poi
domandò
subito
:
«
La
pianta
è
fiorita
?
»
«
Non
lo
so
,
domanderò
alla
donna
»
«
A
chi
?
A
sua
moglie
?
Ci
va
,
Sua
moglie
,
in
casa
Maironi
?
»
«
Si
,
qualche
volta
ci
va
.
»
Lo
Zérboli
piantò
i
suoi
occhietti
sprezzanti
in
faccia
al
Bianconi
,
e
gli
articolò
ben
chiara
questa
domanda
:
«
Ci
va
con
profitto
o
no
?
»
«
Ma
!
con
profitto
!
Segond
!
Lei
si
figura
di
andare
come
amica
della
signora
Luisina
,
per
i
fiori
,
per
i
lavori
,
per
i
pettegolessi
,
e
cicip
e
ciciap
,
sa
bene
,
donne
.
Io
poi
ci
cavo
...
»
«
Tè
chì
,
tè
chì
!
»
,
esclamò
nel
suo
italiano
di
Porta
Ticinese
la
signora
Peppina
Bianconi
,
venendo
avanti
col
caffè
,
tutta
sorridente
.
«
El
sür
Commissari
!
Come
goo
mai
piasè
de
vedèll
!
El
sarà
magàra
minga
tant
bon
el
caffè
,
però
l
'
è
el
prim
!
La
bolgira
l
'
è
de
minga
podè
toeul
a
Lügan
!
»
«
Tetetetetè
!
»
,
fece
il
marito
,
burbero
.
«
Euh
diavol
!
Disi
inscì
per
rid
.
El
capiss
ben
,
neh
,
Lü
,
sür
Commissari
!
L
'
è
quel
benedett
omasc
lì
ch
'
el
capiss
no
!
En
toeui
nanca
per
mi
de
caffè
,
ch
'
el
se
figüra
!
Toeui
giusta
l
'
acqua
de
malva
per
i
girament
de
testa
!
»
«
Ciciàra
minga
tant
,
ciciàra
minga
tant
!
»
,
interruppe
il
marito
.
Il
Commissario
,
posando
la
tazza
vuota
,
disse
alla
buona
signora
che
sarebbe
poi
andato
a
vedere
i
suoi
fiori
,
e
questa
galanteria
parve
l
'
atto
di
chi
,
al
caffè
,
butta
e
fa
suonar
la
moneta
sul
vassoio
perché
il
tavoleggiante
lo
pigli
e
se
ne
vada
.
La
signora
Peppina
intese
e
,
sgomentata
per
giunta
dai
grossi
occhi
feroci
del
suo
Carlascia
,
si
ritirò
frettolosamente
.
«
Senta
senta
senta
»
,
fece
il
Commissario
coprendosi
la
fronte
e
stringendosi
le
tempie
colla
mano
sinistra
.
«
Oh
!
»
,
esclamò
a
un
tratto
,
nel
raccapezzarsi
.
«
Ecco
,
volevo
sapere
se
,
adesso
,
l
'
ingegnere
Ribera
è
a
Oria
.
»
«
Non
c
'
è
,
ma
verrà
fra
pochissimi
giorni
,
credo
.
»
«
Spende
molto
,
l
'
ingegnere
Ribera
,
per
questi
Maironi
?
»
«
Spende
molto
,
sicuro
.
Non
credo
che
di
casa
sua
don
Franco
abbia
più
di
tre
svansiche
al
giorno
.
Lei
poi
...
»
Il
Ricevitore
si
soffiò
sul
palmo
della
mano
.
«
Dunque
capisce
.
Hanno
la
donna
di
servissio
.
C
'
è
una
bambina
di
due
anni
o
ché
;
ci
vuole
la
ragassa
,
per
curare
la
bambina
.
Si
fanno
venire
fiori
,
libri
,
musica
,
el
diavol
a
quatter
.
Alla
sera
si
giuoca
a
tarocchi
,
c
'
è
la
sua
bottèglia
.
Ce
ne
vogliono
così
delle
svansiche
,
mi
capisce
!
»
Il
Commissario
rifletté
un
poco
e
poi
,
con
una
faccia
nebulosa
,
con
gli
occhi
al
soffitto
,
con
certe
parole
sconnesse
che
parevano
frammenti
d
'
oracolo
,
fece
intendere
che
l
'
ingegnere
Ribera
,
un
I
.
R
.
impiegato
,
favorito
recentemente
dall
'
I
.
R
.
Governo
di
una
promozione
in
loco
,
avrebbe
dovuto
esercitare
sui
nipoti
una
influenza
migliore
.
Quindi
con
altre
domande
e
con
altre
osservazioni
che
concernevano
specialmente
le
presenti
debolezze
dell
'
ingegnere
,
insinuò
al
Bianconi
che
le
sue
attenzioni
paterne
dovevano
rivolgersi
con
particolare
segretezza
e
delicatezza
all
'
I
.
R
.
collega
,
onde
illuminare
,
occorrendo
,
la
Superiorità
circa
tolleranze
che
sarebbero
scandalose
.
Gli
chiese
finalmente
se
non
sapesse
che
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tale
di
Loveno
venivano
abbastanza
spesso
a
visitare
i
Maironi
.
Il
Ricevitore
lo
sapeva
e
sapeva
dalla
sua
Peppina
che
venivano
a
far
musica
.
«
Non
credo
!
»
,
esclamò
il
Commissario
con
subita
e
insolita
asprezza
.
«
Sua
moglie
non
capisce
niente
!
Ella
si
farà
menar
per
il
naso
,
caro
Bianconi
,
a
questo
modo
.
Quei
due
sono
soggettacci
che
starebbero
bene
a
Kufstein
.
Bisogna
informarsi
meglio
!
Informarsi
e
informarmi
.
E
adesso
andiamo
in
giardino
.
A
proposito
!
Quando
entra
da
Lugano
qualche
cosa
per
la
marchesa
Maironi
...
»
Lo
Zérboli
compié
le
frase
con
un
gesto
di
graziosa
larghezza
e
s
'
incamminò
seguito
dal
mastino
,
alquanto
mogio
.
La
signora
Peppina
si
fece
trovare
ad
annaffiar
i
fiori
con
l
'
aiuto
di
un
ragazzotto
.
Il
Commissario
guardò
,
ammirò
e
trovò
anche
modo
di
dar
una
lezioncina
al
poliziotto
subalterno
.
Lodando
quei
fiori
trasse
destramente
la
Bianconi
a
nominar
Franco
e
sulla
persona
di
Franco
non
si
fermò
affatto
come
se
non
gliene
importasse
nulla
.
Si
tenne
ai
fiori
,
affermò
che
Maironi
non
poteva
averne
di
più
belli
.
Strilli
,
gemiti
e
giaculatorie
dell
'
umile
signora
Peppina
che
perfino
si
vergognava
d
'
un
paragone
simile
.
E
il
Commissario
insistette
.
Ma
come
?
Anche
le
fuchsie
di
casa
Maironi
erano
più
belle
?
Anche
le
vainiglie
?
Anche
i
pelargoni
?
Anche
i
gelsomini
?
«
I
gesümin
?
»
,
fece
la
signora
Peppina
.
«
Ma
el
sür
Mairon
el
gà
el
pussee
bell
gesümin
de
la
Valsolda
,
cara
Lü
!
»
Così
il
Commissario
venne
poi
a
sapere
molto
naturalmente
che
il
famoso
«
gesümin
»
non
era
ancora
fiorito
.
«
Vorrei
vedere
le
dalie
di
don
Franco
»
,
diss
'
egli
.
La
ingenua
creatura
si
offerse
di
accompagnarlo
a
casa
Ribera
quel
giorno
stesso
:
«
Gavarissen
inscì
mai
piasè
»
.
Ma
il
Commissario
espresse
il
desiderio
di
attendere
la
venuta
dell
'
I
.
R
.
ingegnere
in
capo
della
provincia
per
avere
occasione
di
riverirlo
e
la
signora
Peppina
fece
«
eccola
!
»
in
segno
della
sua
soddisfazione
.
Intanto
il
mastino
,
umiliato
da
quell
'
arte
superiore
,
desiderando
mostrar
in
qualche
modo
che
almeno
dello
zelo
ne
aveva
anche
lui
,
afferrò
per
un
braccio
il
ragazzotto
dall
'
annaffiatoio
e
lo
presentò
.
«
Mio
nipote
.
Figlio
d
'
una
mia
sorella
maritata
a
Bergamo
con
un
I
.
R
.
portiere
della
Delegassione
.
Ha
l
'
onore
di
chiamarsi
Francesco
Giuseppe
,
per
desiderio
mio
;
ma
capisce
bene
,
per
il
dovuto
rispetto
,
questo
non
può
essere
il
nome
solito
.
»
«
Soa
mader
la
ghe
dis
Ratì
e
so
pader
el
ghe
dis
Ratù
ch
'
el
se
figura
!
»
,
interloquì
la
zia
.
«
Citto
,
Lei
!
»
,
fece
lo
zio
,
severo
.
«
Io
lo
chiamo
Francesco
.
Un
ragasso
bene
educato
,
devo
dirlo
,
molto
bene
educato
.
Di
'
un
po
'
su
,
Francesco
,
quando
sarai
grande
,
cosa
farai
?
»
Ratì
rispose
a
precipizio
come
se
recitasse
la
Dottrina
Cristiana
:
«
Io
quando
sarò
grande
mi
comporterò
sempre
da
suddito
fedele
e
devoto
di
Sua
Maestà
il
nostro
Imperatore
nonché
da
buon
cristiano
;
e
spero
coll
'
aiuto
del
Signore
diventare
un
giorno
I
.
R
.
Ricevitore
di
Dogana
come
mio
zio
,
per
andar
quindi
a
ricevere
il
premio
delle
mie
buone
opere
in
paradiso
»
.
«
Bravo
bravo
bravo
»
,
fece
lo
Zérboli
,
accarezzando
Ratì
.
«
Seguitiamo
a
farci
onore
.
»
«
Ch
'
el
tasa
,
sür
Commissari
»
,
saltò
fuori
da
capo
la
Peppina
,
«
che
stamattina
el
baloss
el
m
'
ha
mangiaa
foeura
mèss
el
süccher
de
la
süccherera
!
»
«
Comè
comè
comè
?
»
,
fece
il
Carlascia
uscendo
di
tono
per
la
sorpresa
.
Si
rimise
subito
e
sentenziò
:
«
Colpa
tua
!
Si
mettono
le
cose
a
posto
!
Vero
,
Francesco
?
»
«
Pròpe
»
,
rispose
Ratì
,
e
il
Commissario
,
seccato
da
quel
battibecco
,
da
quella
ridicola
riuscita
della
sua
frase
paterna
,
prese
bruscamente
congedo
.
Appena
partito
lui
,
il
Carlascia
menò
un
«
toeu
sü
el
süccher
,
ti
»
,
e
un
formidabile
scapaccione
a
Francesco
Giuseppe
che
si
aspettava
tutt
'
altro
e
corse
a
salvarsi
tra
i
fagiuoli
.
Poi
aggiustò
le
partite
di
sua
moglie
con
un
buon
rabbuffo
,
giurando
che
in
avvenire
lo
avrebbe
tenuto
lui
lo
zucchero
,
e
poiché
ella
si
permise
di
ribattere
«
cossa
te
voeut
mai
intrigàt
ti
?
»
la
interruppe
,
«
intrigatissim
in
tütt
!
intrigatissim
in
tütt
!
»
e
voltatele
le
spalle
,
s
'
avviò
a
gran
passi
,
sbuffando
e
fremendo
,
verso
il
posto
dove
la
diligente
sposa
gli
aveva
preparata
la
lenza
e
la
polenta
,
e
inescò
i
due
poderosi
ami
da
tinche
.
Poiché
in
antico
quel
piccolo
mondo
era
ancora
più
segregato
dal
mondo
grande
che
al
presente
,
era
più
che
al
presente
un
mondo
di
silenzio
e
di
pace
,
dove
i
funzionari
dello
Stato
e
della
Chiesa
e
,
dietro
al
loro
venerabile
esempio
,
anche
alquanti
sudditi
fedeli
dedicavano
parecchie
ore
ad
una
edificante
contemplazione
.
Primo
a
ponente
,
il
signor
Ricevitore
slanciava
due
ami
appaiati
in
capo
a
una
lenza
sola
,
due
traditori
bocconi
di
polenta
,
lontano
dalla
sponda
quanto
mai
poteva
;
e
quando
il
filo
si
era
ben
disteso
,
quando
il
sughero
indicatore
si
era
quasi
ancorato
in
placida
attesa
,
l
'
I
.
R
.
uomo
posava
delicatamente
la
bacchetta
della
lenza
sul
muricciuolo
,
sedeva
e
contemplava
.
A
levante
di
lui
,
la
guardia
di
finanza
che
allora
chiamavano
«
il
sedentario
»
,
accoccolata
sull
'
umile
molo
dell
'
approdo
davanti
ad
un
altro
sughero
,
pipava
e
contemplava
.
Pochi
passi
più
in
là
,
il
vecchio
allampanato
Cüstant
,
imbianchino
emerito
,
sagrestano
e
fabbriciere
,
patrizio
del
villaggio
di
Oria
,
seduto
sulla
poppa
della
sua
barca
con
una
sperticata
tuba
preistorica
in
testa
,
con
la
magica
bacchetta
in
mano
,
con
le
gambe
penzoloni
sull
'
acqua
,
raccolta
l
'
anima
nel
sughero
suo
proprio
,
contemplava
.
Seduto
sull
'
orlo
d
'
un
campicello
,
all
'
ombra
d
'
un
gelso
e
d
'
un
cappellone
di
paglia
nera
,
il
piccolo
,
magro
,
occhialuto
don
Brazzova
,
parroco
di
Albogasio
,
rispecchiato
dall
'
acqua
limpida
,
contemplava
.
In
un
orto
di
Albogasio
Inferiore
,
fra
le
rive
del
Ceròn
e
la
riva
di
Mandroeugn
,
un
altro
patrizio
in
giacchetta
e
scarponi
,
il
fabbriciere
Bignetta
,
detto
el
Signoron
,
duro
e
solenne
sopra
una
sedia
del
settecento
con
la
famosa
bacchetta
in
mano
,
vigilava
e
contemplava
.
Sotto
il
fico
di
Cadate
stava
in
contemplazione
don
Giuseppe
Costabarbieri
.
A
S
.
Mamette
pendevano
sull
'
acqua
e
contemplavano
con
grande
attività
il
medico
,
lo
speziale
,
il
calzolaio
.
A
Cressogno
contemplava
il
florido
cuoco
della
marchesa
.
In
faccia
a
Oria
,
sull
'
ombrosa
spiaggia
deserta
del
Bisgnago
,
un
dignitoso
arciprete
della
bassa
Lombardia
usava
passar
ogni
anno
quaranta
giorni
di
vita
contemplativa
.
Contemplava
solitario
,
vescovilmente
,
con
tre
bacchette
ai
piedi
,
i
relativi
tre
pacifici
sugheri
,
due
con
gli
occhi
e
uno
col
naso
.
Chi
passando
per
l
'
alto
lago
avesse
potuto
discernere
tutte
queste
figure
meditabonde
,
inclinate
all
'
acqua
,
senza
veder
le
bacchette
né
i
fili
né
i
sugheri
,
si
sarebbe
creduto
nel
soggiorno
d
'
un
romito
popolo
ascetico
,
schivo
della
terra
,
che
guardasse
il
cielo
giù
nello
specchio
liquido
,
solo
per
maggiore
comodità
.
In
fatto
tutti
quegli
ascetici
pescavano
alle
tinche
e
nessun
mistero
dell
'
avvenire
umano
aveva
per
essi
maggior
importanza
dei
misteri
cui
arcanamente
alludeva
il
piccolo
sughero
,
quando
,
posseduto
quasi
da
uno
spirito
,
dava
segni
d
'
inquietudine
sempre
più
viva
e
in
fine
di
alienazione
mentale
;
poiché
,
dati
dei
crolli
,
dei
tratti
ora
avanti
ora
indietro
,
pigliava
per
ultimo
,
nella
confusione
delle
sue
idee
,
il
partito
disperato
di
entrar
giù
a
capofitto
nell
'
abisso
.
Questi
fenomeni
avvenivano
però
di
rado
e
parecchi
contemplatori
solevano
passare
delle
mezze
giornate
senza
notar
la
menoma
inquietudine
nel
sughero
.
Allora
ciascuno
,
senza
toglier
gli
occhi
dal
piccolo
galleggiante
,
sapeva
seguire
un
invisibile
filo
d
'
idee
parallelo
al
filo
della
lenza
.
Così
avveniva
talvolta
al
buon
arciprete
di
pescar
mentalmente
una
sede
episcopale
;
al
Signoron
di
pescare
un
bosco
ch
'
era
stato
dei
suoi
avi
,
al
cuoco
di
pescare
una
certa
tinca
rosea
e
bionda
della
montagna
,
al
Cüstant
di
pescare
una
commissione
del
Governo
per
dare
il
bianco
al
picco
di
Cressogno
.
Quanto
al
Carlascia
,
il
suo
secondo
filo
aveva
generalmente
un
carattere
politico
.
E
questo
si
comprenderà
meglio
quando
si
sappia
che
anche
il
filo
principale
,
quello
della
lenza
,
suscitava
spesso
nel
suo
torbido
testone
certe
considerazioni
politiche
suggeritegli
dal
Commissario
Zérboli
.
«
Vede
,
caro
Ricevitore
»
,
gli
aveva
detto
una
volta
lo
Zérboli
ragionando
a
sproposito
sul
moto
milanese
del
6
febbraio
,
«
Lei
ch
'
è
un
pescatore
di
tinche
può
benissimo
capire
la
cosa
.
La
nostra
grande
monarchia
pesca
alla
lenza
.
I
due
bocconi
uniti
sono
la
Lombardia
e
il
Veneto
,
due
bei
bocconi
tondi
e
solleticanti
,
con
del
buon
ferro
dentro
.
La
nostra
monarchia
li
ha
buttati
là
davanti
a
sé
,
in
faccia
alla
tana
di
quel
pesciatello
sciocco
ch
'
è
il
Piemonte
.
Egli
ha
abboccato
nel
quarantotto
il
boccone
Lombardia
,
ma
poi
ha
potuto
sputarlo
e
cavarsela
.
Milano
è
il
nostro
sughero
.
Quando
Milano
si
muove
vuol
dire
che
c
'
è
sotto
il
pesciatello
.
L
'
anno
scorso
il
sughero
s
'
è
mosso
un
pochino
;
il
caro
pesciatello
non
aveva
fatto
che
fiutare
il
boccone
.
Aspettate
,
verrà
un
movimento
grande
,
noi
daremo
il
colpo
,
ci
sarà
un
poco
di
strepito
e
di
sbatacchiamento
e
lo
tireremo
su
,
il
nostro
pesciatello
,
non
ce
lo
lasceremo
scappare
più
,
quel
porcellino
bianco
,
rosso
e
verde
!
»
Il
Biancòn
ci
aveva
fatto
una
gran
risata
e
spesso
,
mettendosi
a
pescare
,
si
ruminava
,
per
il
proprio
innocente
piacere
,
la
graziosa
similitudine
,
da
cui
gli
nascevano
per
solito
altri
sottili
e
profondi
pensamenti
politici
.
Quella
mattina
il
lago
era
quieto
,
propizio
per
le
contemplazioni
.
Le
prime
alghe
del
fondo
precipitoso
si
vedevan
diritte
,
segno
che
non
c
'
eran
correnti
.
I
bocconi
,
slanciati
ben
lontano
,
calarono
lentamente
a
piombo
,
il
filo
si
distese
via
via
sotto
il
sughero
che
gli
navigò
dietro
un
poco
indicando
con
spessi
anellini
i
titillamenti
dei
piccoli
cavedini
e
si
mise
quindi
in
pace
,
segno
che
i
bocconi
s
'
erano
adagiati
sul
fondo
e
che
i
cavedini
non
li
toccavan
più
.
Il
pescatore
posò
la
bacchetta
sul
muricciuolo
e
si
mise
a
pensare
all
'
ingegnere
Ribera
.
Il
Biancòn
aveva
,
a
sua
insaputa
,
una
discreta
dose
di
mansuetudine
in
un
doppio
fondo
che
Iddio
gli
aveva
fatto
nel
cuore
senza
avvertirnelo
.
Il
mondo
del
resto
se
ne
poté
accorgere
nel
1859
quando
il
caro
pesciatello
si
mangiò
il
boccone
di
Lombardia
con
l
'
amo
e
il
filo
e
la
bacchetta
e
il
Commissario
e
tutto
quanto
;
e
il
Biancòn
,
rassegnato
,
si
mise
a
piantar
cavoli
nazionali
e
costituzionali
a
Precotto
.
Malgrado
questa
occulta
mansuetudine
,
posando
la
bacchetta
e
pensando
che
si
trattava
di
pescare
quel
povero
vecchio
ingegnere
Ribera
,
egli
provò
una
singolare
compiacenza
non
nel
cuore
,
non
nel
cervello
né
in
alcuno
dei
soliti
sensi
,
ma
in
un
suo
particolare
senso
,
puramente
I
.
e
R
.
Davvero
,
egli
non
aveva
coscienza
di
sé
come
di
un
organismo
distinto
dall
'
organismo
governativo
austriaco
.
Ricevitore
di
una
piccola
dogana
di
frontiera
,
si
considerava
una
punta
d
'
unghia
in
capo
a
un
dito
dello
Stato
;
come
agente
di
polizia
poi
,
si
considerava
un
occhiolino
microscopico
sotto
l
'
unghia
.
La
vita
sua
era
quella
della
monarchia
.
Se
i
Russi
le
facevano
il
solletico
sulla
pelle
della
Galizia
,
egli
ne
sentiva
il
prurito
a
Oria
.
La
grandezza
,
la
potenza
,
la
gloria
dell
'
Austria
gli
ispiravano
un
orgoglio
smisurato
.
Non
ammetteva
che
il
Brasile
fosse
più
esteso
dell
'
Impero
Austriaco
,
né
che
la
Cina
fosse
più
popolata
,
né
che
l
'
Arcangelo
Michele
potesse
prendere
Peschiera
,
né
che
Domeneddio
potesse
prendere
Verona
.
Il
suo
vero
Iddio
era
l
'
Imperatore
;
rispettava
quello
del
cielo
come
un
alleato
di
quello
di
Vienna
.
Non
gli
era
,
dunque
,
mai
entrato
il
sospetto
che
l
'
ingegnere
in
capo
fosse
un
cattivo
suddito
.
Le
parole
del
Commissario
,
un
vangelo
per
lui
,
ne
lo
persuasero
addirittura
;
e
l
'
idea
di
trovarsi
a
portata
questo
malfido
servitore
accendeva
il
suo
zelo
d
'
occhio
regio
e
d
'
unghia
imperiale
.
Si
diede
dell
'
asino
per
non
averlo
conosciuto
prima
.
Oh
ma
era
ancora
in
tempo
di
pescarlo
bene
:
bene
bene
bene
bene
!
«
Lasci
fare
a
me
!
Lasci
fare
a
me
,
signor
...
»
Troncò
la
frase
e
afferrò
la
bacchetta
.
Il
sughero
aveva
impresso
nell
'
acqua
un
anello
,
dolcemente
,
muovendosi
appena
;
indizio
di
tinca
.
Il
Biancòn
strinse
forte
la
bacchetta
tenendo
il
fiato
.
Altro
tocco
al
sughero
,
altro
anello
più
grosso
;
il
sughero
va
pian
piano
sull
'
acqua
,
si
ferma
,
il
cuore
del
Biancòn
batte
a
furia
;
il
sughero
cammina
ancora
per
un
piccol
tratto
,
a
fior
d
'
acqua
e
sprofonda
;
zac
!
il
Biancòn
dà
un
colpo
,
la
bacchetta
si
torce
in
arco
tanto
il
filo
è
tirato
da
un
peso
occulto
.
«
Peppina
,
el
gh
'
è
!
»
,
grida
il
Carlascia
perdendo
la
testa
,
confondendo
il
sesso
della
tinca
con
quello
dell
'
ingegnere
in
capo
:
«
El
guadèll
,
el
guadèll
»
.
Il
sedentario
si
volta
invidioso
:
«
Ghe
l
'
ha
,
scior
Recitòr
?
»
.
Il
Cüstant
si
cuoce
dentro
e
non
fa
motto
né
volge
la
sua
tuba
.
Ratì
accorre
e
accorre
anche
la
signora
Peppina
portando
il
«
guadèll
»
,
una
pertica
lunga
con
una
gran
borsa
di
rete
in
capo
,
per
imborsarvi
la
tinca
nell
'
acqua
,
ché
il
tirarla
su
di
peso
col
filo
sarebbe
un
rischio
disperato
.
Il
Biancòn
piglia
il
filo
,
lo
raccoglie
pian
piano
a
sé
.
La
tinca
non
si
vede
ancora
ma
deve
esser
grossa
;
il
filo
viene
in
su
per
un
paio
di
braccia
,
poi
è
tirato
furiosamente
in
giù
;
quindi
torna
a
venire
,
viene
,
viene
,
e
in
fondo
all
'
acqua
,
sotto
il
naso
dei
tre
personaggi
,
balena
un
giallore
,
un
'
ombra
mostruosa
.
«
Oh
la
bella
!
»
,
fa
la
signora
Peppina
sottovoce
.
Ratì
esclama
:
«
Madòne
,
madòne
!
»
,
e
il
Biancòn
non
dice
parola
,
tira
e
tira
con
cautela
.
È
un
bel
pescione
,
corto
,
grosso
,
dal
ventre
giallo
e
dal
dorso
scuro
che
viene
in
su
dal
fondo
quasi
supino
e
per
isghembo
,
con
mala
volontà
.
Le
tre
facce
non
gli
piacciono
perché
volta
loro
di
colpo
la
coda
e
sbattendola
fa
un
'
altra
punta
furiosa
verso
il
fondo
.
Finalmente
,
spossato
,
segue
il
filo
,
arriva
sotto
il
muro
con
la
pancia
dorata
all
'
aria
.
La
Peppina
,
rovescioni
sul
parapetto
,
stende
giù
quanto
può
la
sua
pertica
per
imborsar
il
malcapitato
e
non
le
riesce
.
«
Per
el
müson
!
»
,
grida
suo
marito
.
«
Per
la
cua
!
»
,
strilla
Ratì
.
A
quello
strepito
,
alla
vista
di
quel
pauroso
arnese
,
il
pesce
si
dibatte
,
si
tuffa
;
la
Peppina
si
arrabatta
invano
,
non
trova
il
«
müson
»
,
non
trova
la
«
cua
»
;
il
Biancòn
tira
,
la
tinca
trascinata
a
galla
si
aggomitola
e
con
una
potente
spaccata
rompe
il
filo
,
strepita
via
tra
la
spuma
.
«
Madòne
!
»
,
esclama
Ratì
;
la
Peppina
seguita
a
frugar
l
'
acqua
con
la
sua
pertica
;
«
dova
l
'
è
sto
pèss
?
dova
l
'
è
sto
pèss
?
»
,
e
il
Biancòn
che
era
rimasto
petrificato
col
filo
in
mano
,
si
volta
furibondo
,
tira
un
calcio
a
Ratì
,
afferra
sua
moglie
per
le
spalle
,
la
scuote
come
un
sacco
di
noci
,
la
carica
d
'
improperi
.
«
L
'
è
andada
,
scior
Recitòr
?
»
,
fa
il
sedentario
,
mellifluo
.
Il
Cüstant
volta
un
poco
la
tuba
,
guarda
il
luogo
della
catastrofe
,
torna
alla
contemplazione
del
suo
pacifico
sughero
e
brontola
in
tono
di
compatimento
:
«
Minga
pràtich
!
»
.
Intanto
la
tinca
ritorna
alle
native
alghe
profonde
,
malconcia
ma
libera
come
il
suo
simile
,
il
Piemonte
,
dopo
Novara
;
ed
è
dubbio
se
al
povero
ingegnere
in
capo
toccherà
la
stessa
fortuna
.
2
.
La
sonata
del
chiaro
di
luna
e
delle
nuvole
Il
sole
calava
dietro
al
ciglio
del
monte
Brè
e
l
'
ombra
oscurava
rapidamente
la
costa
precipitosa
e
le
case
di
Oria
,
imprimeva
,
violacea
e
cupa
,
il
profilo
del
monte
sul
verde
luminoso
delle
onde
che
correvano
oblique
a
ponente
,
grandi
ancora
ma
senza
spuma
,
nella
breva
stanca
.
Casa
Ribera
si
era
oscurata
l
'
ultima
.
Addossata
ai
ripidi
vigneti
della
montagna
,
sparsi
d
'
ulivi
,
essa
cavalca
la
viottola
che
costeggia
il
lago
,
e
pianta
nell
'
onda
viva
una
fronte
modesta
,
fiancheggiata
a
ponente
,
verso
il
villaggio
,
da
un
giardinetto
pensile
a
due
ripiani
,
a
levante
,
verso
la
chiesa
,
da
una
piccola
terrazza
gittata
su
pilastri
che
inquadrano
un
pezzo
di
sagrato
.
Entra
in
quella
fronte
una
piccola
darsena
dove
allora
si
dondolava
,
fra
lo
schiamazzar
delle
onde
,
il
battello
di
Franco
e
Luisa
.
Sopra
l
'
arco
della
darsena
una
galleria
sottile
lega
il
giardinetto
pensile
di
ponente
alla
terrazza
di
levante
e
guarda
il
lago
per
tre
finestre
.
La
chiamavan
loggia
,
forse
perché
lo
era
stata
in
antico
.
La
vecchia
casa
portava
incrostati
qua
e
là
parecchi
di
questi
venerandi
nomi
fossili
che
vivevano
per
la
tradizione
e
figuravano
,
nella
loro
apparente
assurdità
,
i
misteri
nella
religione
delle
mura
domestiche
.
Dietro
alla
loggia
vi
ha
una
sala
spaziosa
e
dietro
alla
sala
due
stanze
:
a
ponente
il
salottino
da
pranzo
tappezzato
di
piccoli
uomini
illustri
di
carta
,
ciascuno
sotto
il
proprio
vetro
e
dentro
la
propria
cornice
,
ciascuno
atteggiato
dignitosamente
a
modo
degl
'
illustri
di
carne
e
d
'
ossa
,
come
se
i
colleghi
nemmanco
esistessero
e
il
mondo
non
guardasse
che
a
lui
;
a
levante
la
camera
dell
'
alcova
dove
accanto
agli
sposi
dormiva
nel
proprio
letticciuolo
la
signorina
Maria
Maironi
nata
nell
'
agosto
del
1852
.
Dai
cassettoni
rococò
delle
camere
da
letto
alla
madia
della
cucina
,
dal
nero
pendolo
del
salottino
da
pranzo
al
canapè
della
loggia
con
la
sua
stoffa
color
marrone
cosparsa
di
cavalieri
turchi
gialli
e
rossi
,
dalle
seggiole
impagliate
a
certi
seggioloni
dai
bracciuoli
spropositatamente
alti
,
i
mobili
della
casa
appartenevano
all
'
epoca
degli
uomini
illustri
,
la
maggior
parte
dei
quali
portava
parrucca
e
codino
.
Se
parevano
discesi
dal
granaio
,
parevan
pure
aver
ripreso
nell
'
aria
e
nella
luce
della
nuova
dimora
certe
perdute
abitudini
di
pulizia
,
un
notevole
interesse
alla
vita
,
una
dignità
di
onesta
vecchiaia
.
Così
un
'
accozzaglia
di
vocaboli
disusati
potrebbe
oggi
comporsi
,
nel
soffio
d
'
un
attempato
poeta
conservatore
,
e
rifletterne
la
serena
ed
elegante
senilità
.
Sotto
il
regime
matematico
e
burocratico
dello
zio
Piero
,
seggiole
e
seggioloni
,
tavole
e
tavolini
avevano
vissuto
in
perfetta
simmetria
e
il
privilegio
della
inamovibilità
era
stato
accordato
persino
agli
stoini
.
Il
nome
di
«
mobile
»
non
lo
aveva
meritato
che
un
cuscino
grigio
e
celeste
,
un
aborto
di
materasso
,
che
l
'
ingegnere
durante
i
suoi
brevi
soggiorni
a
Oria
si
portava
con
sé
quando
mutava
seggiolone
.
Assente
lui
,
il
custode
rispettava
tanto
le
suppellettili
da
non
osar
di
toccarne
confidenzialmente
,
di
spolverarne
le
parti
meno
visibili
.
Ciò
faceva
andar
sulle
furie
la
governante
,
regolarmente
,
ad
ogni
ritorno
in
Valsolda
.
Il
padrone
,
irritato
che
per
un
po
'
di
polvere
si
gridasse
tanto
contro
un
povero
diavolo
di
contadino
,
se
la
pigliava
con
lei
e
le
suggeriva
di
spolverare
ella
stessa
;
e
quando
la
donna
scattò
a
domandargli
,
in
via
di
sdegnosa
replica
,
se
dovesse
ammazzarsi
a
spolverare
tutta
la
casa
ogni
volta
che
veniva
,
le
rispose
bonariamente
:
«
Mazzèv
ona
volta
sola
ch
'
el
sarà
assée
»
.
Egli
abbandonava
poi
del
tutto
al
capriccio
del
custode
la
coltivazione
del
giardinetto
come
quella
di
un
orto
che
possedeva
a
levante
del
sagrato
,
in
riva
al
lago
.
Solo
una
volta
,
due
anni
prima
del
matrimonio
di
Luisa
,
arrivando
a
Oria
in
principio
di
settembre
e
trovando
nel
secondo
ripiano
del
giardinetto
sei
piante
di
granturco
,
si
permise
di
dire
al
custode
:
«
Sent
on
poo
:
quii
ses
gamb
de
carlon
,
podarisset
propi
minga
fann
a
men
?
»
.
I
poeti
non
conservatori
Franco
e
Luisa
avevano
trasformata
,
col
loro
soffio
,
la
faccia
delle
cose
.
La
poesia
di
Franco
era
più
ardita
,
fervida
e
appassionata
,
la
poesia
di
Luisa
era
più
prudente
;
così
i
sentimenti
di
Franco
gli
fiammeggiavano
sempre
dagli
occhi
,
dal
viso
,
dalla
parola
e
quelli
di
Luisa
non
davano
quasi
mai
fiamme
ma
solo
coloravano
il
fondo
del
suo
sguardo
penetrante
e
della
sua
voce
morbida
.
Franco
non
era
conservatore
che
in
religione
e
in
arte
;
per
le
mura
domestiche
era
un
radicale
ardente
,
immaginava
sempre
trasformazioni
di
pareti
,
di
soffitti
,
di
pavimenti
,
di
arredi
.
Luisa
incominciava
con
ammirar
il
suo
genio
,
ma
poiché
i
denari
venivan
quasi
tutti
dallo
zio
e
non
ci
era
larghezza
per
imprese
fantastiche
,
piano
piano
,
un
po
'
per
volta
,
lo
persuadeva
di
lasciar
a
posto
le
pareti
,
i
soffitti
e
anche
i
pavimenti
,
di
studiar
come
si
sarebbero
potuti
disporre
meglio
gli
arredi
senza
trasformarli
.
E
gli
suggeriva
delle
idee
senza
averne
l
'
aria
,
facendogli
credere
che
venivan
da
lui
,
perché
alla
paternità
delle
idee
Franco
ci
teneva
molto
e
Luisa
era
invece
del
tutto
indifferente
a
questa
maternità
.
Così
tra
l
'
uno
e
l
'
altra
disposero
la
sala
per
la
conversazione
,
la
lettura
e
la
musica
,
la
loggia
per
il
giuoco
,
la
terrazza
per
il
caffè
e
per
le
contemplazioni
poetiche
.
Di
quella
terrazzina
Franco
fece
la
poesia
lirica
della
casa
.
Era
piccina
assai
e
parve
a
Luisa
che
vi
si
potesse
concedere
un
po
'
di
sfogo
all
'
estro
di
suo
marito
.
Fu
allora
che
cadde
dal
trono
il
re
dei
gelsi
valsoldesi
,
il
famoso
antico
gelso
del
sagrato
,
un
tiranno
che
toglieva
alla
terrazza
tutta
la
vista
migliore
.
Franco
si
liberò
da
lui
mediante
pecunia
,
disegnò
e
alzò
sopra
la
terrazza
un
aereo
contesto
di
sottili
aste
e
bastoncini
di
ferro
che
figuravan
tre
archi
sormontati
da
una
cupolina
,
vi
mandò
su
due
passiflore
eleganti
che
vi
aprivan
qua
e
là
i
loro
grandi
occhi
celesti
e
ricadevano
da
ogni
parte
in
festoni
e
vilucchi
.
Un
tavoluccio
rotondo
e
alcune
sedie
di
ferro
servivano
per
il
caffè
e
per
la
contemplazione
.
Quanto
al
giardinetto
pensile
,
Luisa
avrebbe
potuto
sopportare
anche
il
granturco
per
una
tolleranza
di
spirito
superiore
che
ama
lasciar
in
pace
gl
'
inferiori
nelle
loro
idee
,
nelle
loro
abitudini
,
nei
loro
affetti
.
Ella
sentiva
una
certa
rispettosa
pietà
per
gl
'
ideali
orticoli
del
povero
custode
,
per
quell
'
insalata
di
rozzezze
e
di
gentilezze
ch
'
egli
aveva
nel
cuore
,
un
gran
cuore
capace
di
accogliere
insieme
reseda
e
zucche
,
begliuomini
e
carote
.
Invece
Franco
,
generoso
e
religioso
com
'
era
,
non
avrebbe
tollerato
nel
suo
giardino
una
zucca
né
una
carota
per
amore
di
qualsiasi
prossimo
.
Ogni
stupida
volgarità
lo
irritava
.
Quando
l
'
infelice
ortolano
si
sentì
predicare
dal
signor
don
Franco
che
il
giardinetto
era
una
porcheria
,
che
bisognava
cavar
tutto
,
buttar
via
tutto
,
rimase
sbalordito
,
avvilito
da
far
pietà
;
ma
poi
lavorando
agli
ordini
suoi
per
riformare
le
aiuole
,
per
contornarle
di
tufi
,
per
piantare
arbusti
e
fiori
,
vedendo
come
il
padrone
stesso
sapesse
lavorar
di
sua
mano
e
quanti
terribili
nomi
latini
e
qual
portentoso
talento
avesse
in
testa
per
immaginare
disposizioni
nuove
e
belle
,
concepì
poco
a
poco
per
lui
un
'
ammirazione
quasi
paurosa
e
quindi
anche
,
malgrado
i
molti
rabbuffi
,
una
affezione
devota
.
Il
giardinetto
pensile
fu
trasformato
a
immagine
e
similitudine
di
Franco
.
Un
'
olea
fragrans
vi
diceva
in
un
angolo
la
potenza
delle
cose
gentili
sul
caldo
impetuoso
spirito
del
poeta
;
un
cipressino
poco
accetto
a
Luisa
vi
diceva
in
un
altro
angolo
la
sua
religiosità
;
un
piccolo
parapetto
di
mattoni
a
traforo
,
fra
il
cipresso
e
l
'
olea
,
con
due
righe
di
tufi
in
testa
che
contenevano
un
ridente
popolo
di
verbene
,
petunie
e
portulache
,
accennava
alla
ingegnosità
singolare
dell
'
autore
;
le
molte
rose
sparse
dappertutto
parlavano
del
suo
affetto
alla
bellezza
classica
;
il
ficus
repens
che
vestiva
le
muraglie
verso
il
lago
,
i
due
aranci
nel
mezzo
dei
due
ripiani
,
un
vigoroso
,
lucido
carrubo
rivelavano
un
temperamento
freddoloso
,
una
fantasia
volta
sempre
al
mezzogiorno
,
insensibile
al
fascino
del
nord
.
Luisa
aveva
lavorato
e
lavorava
assai
più
del
marito
;
ma
se
questi
si
compiaceva
delle
proprie
fatiche
e
ne
parlava
volentieri
,
Luisa
invece
non
ne
parlava
mai
e
non
ne
traeva
veramente
alcuna
vanità
.
Lavorava
d
'
ago
,
d
'
uncinetto
,
di
ferri
,
di
forbici
,
con
una
tranquilla
rapidità
prodigiosa
,
per
suo
marito
,
per
la
sua
bambina
,
per
ornar
la
sua
casa
,
per
i
poveri
e
per
sé
.
Tutte
le
stanze
avevan
lavori
suoi
,
cortine
,
tappeti
,
cuscini
,
paralumi
.
Era
pure
affar
suo
di
collocare
i
fiori
in
sala
e
in
loggia
;
non
piante
in
vaso
perché
Franco
ne
aveva
poche
e
non
gli
garbava
di
chiuderle
nelle
stanze
;
non
fiori
del
giardinetto
perché
coglierne
uno
era
come
strapparglielo
dal
cuore
.
Erano
invece
a
disposizione
di
Luisa
le
dalie
,
le
rose
,
i
gladioli
,
gli
astri
dell
'
orto
.
Ma
poiché
non
le
bastavano
e
poiché
il
villaggio
,
dopo
Dio
,
Santa
Margherita
e
S
.
Sebastiano
,
adorava
la
«
sciora
Lüisa
»
,
così
ad
un
cenno
suo
i
ragazzi
le
portavano
fiori
selvaggi
e
felci
,
le
portavano
edera
per
rilegar
con
festoni
i
grandi
mazzi
fissati
alle
pareti
dentro
anelli
di
metallo
.
Anche
alle
braccia
dell
'
arpa
che
pendeva
dal
soffitto
della
sala
erano
sempre
attorcigliati
lunghi
serpenti
d
'
edera
e
di
passiflora
.
Lo
zio
Piero
,
quando
gli
scrivevano
di
queste
novità
,
rispondeva
poco
o
nulla
.
Tutt
'
al
più
raccomandava
di
non
tener
troppo
occupato
l
'
ortolano
il
quale
doveva
pur
attendere
alle
faccende
proprie
.
La
prima
volta
che
capitò
a
Oria
dopo
la
trasformazione
del
giardinetto
,
si
fermò
a
guardarlo
come
aveva
fatto
per
le
sei
piante
di
granturco
e
borbottò
sottovoce
:
«
Oh
poer
a
mi
!
»
.
Uscì
sulla
terrazza
,
guardò
il
cupolino
,
toccò
le
aste
di
ferro
e
pronunciò
un
«
basta
!
»
rassegnato
ma
pieno
di
disapprovazione
per
tante
eleganze
superiori
allo
stato
suo
e
de
'
suoi
nipoti
.
Invece
,
dopo
aver
esaminato
in
silenzio
tutti
i
mazzi
,
i
mazzolini
,
i
vasi
,
i
festoni
della
sala
e
della
loggia
,
disse
con
un
bonario
sorriso
:
«
Sent
on
poo
,
Lüisa
;
con
tütt
st
'
erba
chì
farisset
minga
mèj
a
tegnì
on
para
de
pégor
?
»
.
Ma
la
governante
fu
beata
di
non
aversi
più
ad
ammazzare
per
la
polvere
e
le
ragnatele
,
ma
l
'
ortolano
vantò
senza
fine
le
opere
miracolose
del
signor
don
Franco
ed
egli
stesso
comincio
presto
ad
abituarsi
ai
nuovi
aspetti
della
sua
casa
,
a
guardar
senza
malevolenza
il
cupolino
della
terrazza
che
gli
faceva
comodo
per
l
'
ombra
.
Dopo
tre
o
quattro
giorni
domando
chi
lo
avesse
eseguito
e
gli
accadde
di
fermarsi
qualche
volta
a
guardar
i
fiori
del
giardinetto
,
di
chiedere
il
nome
dell
'
uno
e
dell
'
altro
.
Dopo
otto
o
dieci
giorni
,
stando
con
la
piccola
Maria
sulla
porta
della
sala
che
mette
al
giardinetto
,
le
domando
:
«
Chi
ha
piantato
tutti
questi
bei
fiori
?
»
,
e
le
insegnò
a
rispondere
:
«
Papà
»
.
Ad
un
suo
impiegato
venuto
a
fargli
visita
mostrò
le
opere
del
nipote
e
ne
accolse
gli
elogi
con
un
assenso
misurato
ma
pieno
di
soddisfazione
:
«
Sì
sì
,
per
questo
sì
»
.
Insomma
finì
con
diventare
un
ammiratore
di
Franco
e
persino
con
dare
ascolto
,
in
via
di
conversazione
,
ad
altri
suoi
progetti
.
E
in
Franco
crescevano
l
'
ammirazione
e
la
gratitudine
per
quella
grande
e
generosa
bontà
,
che
aveva
vinto
la
natura
conservatrice
,
l
'
avversione
antica
alle
eleganze
di
ogni
maniera
;
per
la
solita
bontà
che
ad
ogni
simile
contrasto
saliva
saliva
silenziosamente
dietro
le
renitenze
dello
zio
fino
a
sormontare
,
a
coprir
tutto
con
una
larga
onda
di
acquiescenza
o
almeno
con
la
frase
sacramentale
«
del
resto
,
fate
vobis
»
.
A
una
sola
novità
lo
zio
non
aveva
voluto
adattarsi
:
alla
scomparsa
del
suo
vecchio
cuscino
.
«
Luisa
»
,
diss
'
egli
sollevando
con
due
dita
dal
seggiolone
il
nuovo
cuscino
ricamato
:
«
porta
via
»
.
E
non
ci
fu
verso
di
persuaderlo
.
«
Et
capì
de
portall
via
?
»
Quando
Luisa
sorridendo
gli
diede
il
vecchio
materassino
abortito
,
egli
ci
si
sedette
su
con
un
sonoro
«
inscì
!
»
come
se
riprendesse
solennemente
il
possesso
di
un
trono
.
Adesso
,
mentre
l
'
ombra
violacea
invadeva
il
verde
delle
onde
e
correva
lungo
la
costa
,
di
paesello
in
paesello
,
spegnendo
,
una
dopo
l
'
altra
,
le
bianche
case
lucenti
,
egli
era
appunto
seduto
sul
suo
trono
e
si
teneva
sulle
ginocchia
la
piccola
Maria
,
mentre
Franco
,
sulla
terrazza
,
annaffiava
i
vasi
di
pelargoni
,
pieno
il
cuore
e
il
viso
di
contentezza
affettuosa
come
se
versasse
da
bere
a
Ismaele
nel
deserto
,
e
Luisa
stava
sgrovigliando
pazientemente
una
pesca
di
suo
marito
,
un
garbuglio
pauroso
di
spago
,
di
piombi
,
di
seta
e
di
ami
.
Ella
discorreva
in
pari
tempo
col
professore
Gilardoni
che
aveva
sempre
qualche
garbuglio
filosofico
da
sgrovigliare
e
ci
si
metteva
molto
più
volentieri
con
lei
che
con
Franco
,
il
quale
lo
contraddiceva
sempre
,
a
torto
e
a
ragione
,
avendolo
in
concetto
d
'
un
ottimo
cuore
e
d
'
una
testa
confusa
.
Lo
zio
,
tenendo
il
ginocchio
destro
sul
sinistro
e
la
bambina
sul
mucchio
,
le
ripeteva
per
la
centesima
volta
,
con
affettata
lentezza
,
e
storpiando
un
poco
il
nome
esotico
,
la
canzonetta
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
Fino
alla
quarta
parola
la
bambina
lo
ascoltava
immobile
,
seria
,
con
gli
occhi
fissi
;
ma
quando
veniva
fuori
il
«
Missipipì
»
scoppiava
in
un
riso
,
sbatteva
forte
le
gambucce
e
piantava
le
manine
sulla
bocca
dello
zio
,
il
quale
rideva
anche
lui
di
cuore
e
dopo
un
breve
riposo
ricominciava
adagio
adagio
,
nel
tono
solito
:
Ombretta
sdegnosa
...
La
bambina
non
somigliava
né
al
padre
né
alla
madre
,
aveva
gli
occhi
,
i
lineamenti
fini
della
nonna
Teresa
.
Al
vecchio
zio
,
che
pure
vedeva
di
rado
,
mostrava
una
tenerezza
strana
,
impetuosa
.
Lo
zio
non
le
diceva
paroline
dolci
,
le
faceva
,
occorrendo
,
qualche
piccola
riprensione
,
ma
le
portava
sempre
giuocattoli
,
la
conduceva
spesso
a
passeggio
,
se
la
faceva
saltar
sulle
ginocchia
,
rideva
con
lei
,
le
diceva
canzonette
comiche
,
quella
che
cominciava
col
«
Missipipì
»
e
un
'
altra
che
finiva
:
Rispose
tosto
Barucabà
.
Chi
era
mai
Barucabà
?
E
cosa
gli
avevano
domandato
?
«
Toa
Bà
,
toa
Bà
!
»
,
diceva
Maria
;
«
ancora
Barucabà
,
ancora
Barucabà
!
»
Lo
zio
le
ripeteva
allora
la
poetica
storia
ma
nessuno
la
sa
più
ripetere
a
me
.
Ecco
di
che
parlava
a
Luisa
,
con
la
sua
voce
timida
e
gentile
,
il
professore
Gilardoni
,
diventato
un
tantin
più
vecchio
,
un
tantin
più
calvo
,
un
tantin
più
giallo
.
«
Chi
sa
»
,
aveva
detto
Luisa
,
«
se
Maria
somiglierà
alla
nonna
come
nel
viso
anche
nell
'
anima
?
»
Il
professore
rispose
che
sarebbe
stato
un
miracolo
avere
in
una
famiglia
,
a
così
poca
distanza
,
due
anime
simili
.
E
volendo
spiegare
a
quale
rarissima
specie
fosse
appartenuta
,
nel
suo
concetto
,
l
'
anima
della
nonna
,
mise
fuori
il
seguente
garbuglio
.
«
Vi
sono
»
,
diss
'
egli
,
«
anime
che
negano
apertamente
la
vita
futura
e
vivono
proprio
secondo
la
loro
opinione
,
per
la
sola
vita
presente
.
Queste
non
sono
molte
.
Poi
vi
sono
anime
che
mostrano
di
credere
nella
vita
futura
e
vivono
del
tutto
per
la
presente
.
Queste
sono
alquante
più
.
Poi
vi
sono
anime
che
alla
vita
futura
non
pensano
e
vivono
però
in
modo
da
non
mettersi
troppo
a
repentaglio
di
perderla
se
c
'
è
.
Queste
sono
più
ancora
.
Poi
vi
sono
anime
che
credono
veramente
nella
vita
futura
e
dividono
pensieri
e
opere
in
due
categorie
che
fanno
quasi
sempre
ai
pugni
fra
loro
:
una
è
per
il
cielo
,
l
'
altra
è
per
la
terra
.
Queste
sono
moltissime
.
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
per
la
sola
vita
futura
nella
quale
credono
.
Queste
sono
pochissime
e
la
signora
Teresa
era
di
queste
.
»
Franco
,
che
non
poteva
soffrire
le
disquisizioni
psicologiche
,
passò
accigliato
col
suo
annaffiatoio
vuoto
per
andare
nel
giardinetto
e
pensò
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
rompono
l
'
anima
»
.
Lo
zio
,
del
resto
un
po
'
sordo
,
rideva
con
la
Maria
.
Luisa
,
passato
che
fu
suo
marito
,
disse
piano
:
«
Poi
vi
sono
anime
che
vivono
come
se
vi
fosse
la
sola
vita
futura
nella
quale
non
credono
:
e
di
queste
ve
n
'
è
una
»
.
Il
professore
trasalì
e
la
guardò
senza
dir
nulla
.
Ella
stava
cercando
nella
matassa
della
pesca
un
filo
doppio
,
a
occhiello
,
per
farlo
passare
.
Non
vide
quello
sguardo
ma
lo
sentì
e
si
affrettò
a
indicare
col
capo
lo
zio
.
Aveva
ella
pensato
proprio
a
lui
nel
dir
quello
che
aveva
detto
?
O
vi
era
stata
nel
suo
pensiero
una
occulta
complicazione
?
Aveva
pensato
allo
zio
senza
un
vero
convincimento
,
solo
perché
non
osava
nominare
,
neanche
nel
pensiero
,
un
'
altra
persona
cui
le
sue
parole
potevano
riferirsi
più
giustamente
?
Il
silenzio
del
professore
,
lo
sguardo
scrutatore
di
lui
,
non
incontrato
ma
sentito
,
le
rivelarono
ch
'
egli
sospettava
di
lei
stessa
:
per
questo
accennò
frettolosamente
allo
zio
.
«
Non
crede
nella
vita
futura
?
»
,
mormorò
il
professore
.
«
Direi
di
no
»
,
rispose
Luisa
e
subito
si
sentì
nel
cuore
un
rimorso
,
sentì
che
non
aveva
sufficienti
ragioni
,
che
non
aveva
il
diritto
di
rispondere
così
.
In
fatto
lo
zio
Piero
non
s
'
era
curato
mai
di
meditare
sulla
religione
:
egli
compenetrava
nel
suo
concetto
della
onestà
la
continuazione
delle
vecchie
pratiche
di
famiglia
,
la
professione
della
fede
avita
,
presa
come
stava
,
alla
carlona
.
Il
suo
era
un
Dio
bonario
come
lui
,
che
non
ci
teneva
tanto
alle
giaculatorie
né
ai
rosari
,
come
lui
;
un
Dio
contento
di
aver
per
ministri
,
com
'
era
contento
lui
di
aver
per
amici
,
dei
galantuomini
di
cuore
,
fossero
pure
allegri
mangiatori
e
bevitori
,
tarocchisti
per
la
vita
,
franchi
raccontatori
di
porcherie
non
disoneste
a
lecito
sfogo
della
sudicia
ilarità
che
ciascuno
ha
in
corpo
.
Certi
suoi
discorsi
scherzosi
,
certi
aforismi
buttati
là
senza
riflettere
sulla
importanza
relativa
delle
pratiche
religiose
e
sulla
importanza
assoluta
del
vivere
onesto
l
'
avevano
colpita
fin
da
bambina
,
anche
perché
la
mamma
se
ne
inquietava
moltissimo
e
supplicava
suo
fratello
di
non
dire
spropositi
.
Le
era
entrato
il
sospetto
che
lo
zio
andasse
in
chiesa
solamente
per
convenienza
.
Non
era
vero
;
non
bisognava
tener
conto
degli
aforismi
di
uno
che
,
invecchiato
nel
sacrificio
e
nell
'
abnegazione
,
soleva
dire
«
charitas
incipit
ab
ego
»
;
e
poi
,
quand
'
anche
lo
zio
avesse
stimato
poco
le
pratiche
religiose
,
a
negar
la
vita
futura
ci
correva
ancora
un
bel
tratto
.
Infatti
,
appena
messo
fuori
il
suo
giudizio
e
uditolo
suonare
,
Luisa
lo
sentì
falso
,
vide
più
chiaro
in
se
stessa
,
intese
di
avere
inconsciamente
cercato
nell
'
esempio
dello
zio
un
appoggio
e
un
conforto
per
sé
.
Il
professore
era
tutto
commosso
di
una
rivelazione
tanto
inattesa
.
«
Quest
'
anima
unica
»
,
diss
'
egli
,
«
che
vive
come
se
non
pensasse
che
alla
vita
futura
nella
quale
non
crede
,
è
in
errore
,
ma
bisogna
pur
ammirarla
come
la
più
nobile
,
la
più
grande
.
È
una
cosa
sublime
!
»
«
Lei
è
certo
,
però
,
che
quest
'
anima
è
in
errore
?
»
«
Oh
sì
sì
!
»
«
Ma
Lei
,
a
quale
delle
Sue
categorie
appartiene
?
»
Il
professore
si
credeva
dei
pochissimi
che
si
regolano
interamente
secondo
un
'
aspirazione
alla
vita
futura
;
benché
forse
sarebbe
stato
imbarazzato
a
dimostrare
che
i
suoi
profondi
studi
su
Raspail
,
il
suo
zelo
nel
preparare
acqua
sedativa
e
sigarette
di
canfora
,
il
suo
orrore
dell
'
umidità
e
delle
correnti
d
'
aria
significassero
poca
tenerezza
per
la
vita
presente
.
Però
non
volle
rispondere
,
disse
che
non
appartenendo
a
nessuna
Chiesa
,
credeva
tuttavia
fermamente
in
Dio
e
nella
vita
futura
e
che
non
poteva
giudicare
il
proprio
modo
di
vivere
.
Intanto
Franco
,
annaffiando
il
giardinetto
,
aveva
trovato
fiorita
una
verbena
nuova
,
e
,
posato
l
'
annaffiatoio
,
era
venuto
sulla
soglia
della
loggia
e
chiamava
la
Maria
per
fargliela
vedere
.
La
Maria
si
lasciava
chiamare
e
voleva
ancora
«
Missipipì
»
,
onde
lo
zio
la
posò
a
terra
e
la
condusse
lui
al
papà
.
«
Però
,
professore
»
,
disse
Luisa
uscendo
con
la
parola
viva
da
un
corso
occulto
d
'
idee
,
«
si
può
,
non
è
vero
,
credere
in
Dio
e
dubitare
della
nostra
vita
futura
?
»
Ell
'
aveva
posato
,
così
dicendo
,
l
'
aggrovigliata
matassa
della
pesca
e
guardava
il
Gilardoni
in
viso
con
un
interesse
vivo
,
con
un
desiderio
manifesto
che
rispondesse
di
sì
;
e
,
perché
il
Gilardoni
taceva
,
soggiunse
:
«
Mi
pare
che
qualcuno
potrebbe
dire
:
che
obbligo
ha
Iddio
di
regalarci
l
'
immortalità
?
L
'
immortalità
dell
'
anima
è
una
invenzione
dell
'
egoismo
umano
che
in
fin
dei
conti
vuol
far
servire
Iddio
al
comodo
proprio
.
Noi
vogliamo
un
premio
per
il
bene
che
facciamo
agli
altri
e
una
pena
per
il
male
che
gli
altri
fanno
a
noi
.
Rassegnamoci
invece
a
morire
anche
noi
del
tutto
come
ogni
essere
vivente
e
facciamo
sin
che
siamo
vivi
la
giustizia
per
noi
e
per
gli
altri
,
senza
speranza
di
premi
futuri
,
solo
perché
Iddio
vuole
da
noi
questo
come
vuole
che
ogni
stella
faccia
lume
e
che
ogni
pianta
faccia
ombra
.
Cosa
Le
pare
,
a
Lei
?
»
«
Cosa
vuol
che
Le
dica
?
»
,
rispose
il
Gilardoni
.
«
A
me
pare
una
gran
bellezza
!
Non
posso
dire
:
una
gran
verità
.
Non
lo
so
,
non
ci
ho
mai
pensato
;
ma
una
gran
bellezza
!
Io
dico
che
il
Cristianesimo
non
ha
potuto
avere
né
immaginare
dei
Santi
sublimi
come
questo
qualcuno
!
È
una
gran
bellezza
,
è
una
gran
bellezza
!
»
«
Perché
poi
»
,
riprese
Luisa
dopo
un
breve
silenzio
,
«
si
potrebbe
forse
anche
sostenere
che
questa
vita
futura
non
sarebbe
proprio
felice
.
Vi
è
felicità
quando
non
si
conosce
la
ragione
di
tutte
le
cose
,
quando
non
si
arriva
a
spiegare
tutti
i
misteri
?
E
il
desiderio
di
saper
tutto
sarà
esso
appagato
nella
vita
futura
?
Non
resterà
ancora
un
mistero
impenetrabile
?
Non
dicono
che
Dio
non
si
conoscerà
interamente
mai
?
E
allora
,
nel
nostro
desiderio
di
sapere
,
non
finiremo
a
soffrire
come
adesso
,
anzi
forse
più
,
perché
in
una
vita
superiore
quel
desiderio
dev
'
essere
ancora
più
forte
?
Io
vedrei
un
solo
modo
di
arrivare
a
saper
tutto
e
sarebbe
di
diventar
Dio
...
»
«
Ah
,
Lei
è
panteista
!
»
,
esclamò
il
professore
,
interrompendo
.
«
Ssss
!
»
,
fece
Luisa
.
«
No
no
no
!
Io
sono
cristiana
cattolica
.
Dico
quel
che
altri
potrebbero
sostenere
.
»
«
Ma
scusi
,
vi
è
un
panteismo
...
»
«
Ancora
filosofia
?
»
,
esclamò
Franco
entrando
con
la
piccina
in
braccio
.
«
Oh
,
miseria
!
»
,
borbottò
lo
zio
alle
sue
spalle
.
Maria
teneva
in
mano
una
bella
rosa
bianca
.
«
Guarda
questa
rosa
,
Luisa
»
,
disse
Franco
.
«
Maria
,
da
'
il
fiore
alla
mamma
.
Guarda
la
forma
di
questa
rosa
,
guarda
il
portamento
,
guarda
le
sfumature
,
le
venature
di
questi
petali
,
guarda
quella
stria
rossa
;
e
senti
che
odore
,
adesso
!
E
lascia
star
la
filosofia
.
»
«
Lei
è
nemico
della
filosofia
?
»
,
osservò
il
professore
,
sorridendo
.
«
Io
sono
amico
»
,
rispose
Franco
,
«
della
filosofia
facile
e
sicura
che
m
'
insegnano
anche
le
rose
.
»
«
La
filosofia
,
caro
professore
»
,
interloquì
lo
zio
,
solennemente
,
«
l
'
è
tutta
in
Aristòtel
:
quell
che
te
pòdet
avè
,
tòtel
.
»
«
Lei
scherza
»
,
ribatté
il
professore
,
«
ma
Lei
pure
è
un
filosofo
.
»
L
'
ingegnere
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
:
«
Sentite
,
caro
amico
,
la
mia
filosofia
in
vott
o
des
biccièr
la
ci
sta
tutta
»
.
«
Euh
,
vott
o
des
biccièr
!
»
,
borbottò
la
governante
che
udì
,
entrando
,
questa
spacconata
d
'
intemperanza
del
suo
misuratissimo
padrone
.
«
Vott
o
des
corni
!
»
Veniva
ad
annunciare
don
Giuseppe
Costabarbieri
che
fece
in
pari
tempo
udire
dalla
sala
un
cavernoso
e
pure
ilare
Deo
gratias
.
Ecco
la
rugosa
faccia
rossa
,
gli
occhi
allegri
,
i
capelli
bianchi
del
mansueto
prete
.
«
Si
discorre
di
filosofia
,
don
Giuseppe
»
,
disse
Luisa
dopo
i
primi
saluti
.
«
Venga
qui
e
metta
fuori
le
Sue
belle
idee
anche
Lei
!
»
Don
Giuseppe
si
grattò
la
nuca
e
poi
volgendo
un
po
'
il
capo
verso
l
'
ingegnere
con
lo
sguardo
di
chi
desidera
una
cosa
e
non
osa
domandarla
,
mise
fuori
il
fiore
delle
sue
idee
filosofiche
:
«
Sarissel
minga
mej
fa
ona
primerina
?
»
Franco
e
lo
zio
Piero
,
felici
di
salvarsi
dalla
filosofia
del
Gilardoni
,
si
misero
allegramente
a
tavolino
col
prete
.
Appena
rimasto
solo
con
Luisa
,
il
professore
disse
piano
:
«
Ieri
è
partita
la
signora
marchesa
»
.
Luisa
,
che
s
'
era
presa
Maria
sulle
ginocchia
,
le
piantò
le
labbra
sul
collo
,
appassionatamente
.
«
Forse
»
,
riprese
il
professore
che
mai
non
aveva
saputo
leggere
nel
cuore
umano
né
toccarne
le
corde
a
proposito
,
«
forse
,
il
tempo
...
son
tre
anni
soli
...
forse
verrà
il
giorno
che
si
piegherà
.
»
Luisa
alzò
il
viso
dal
collo
di
Maria
.
«
Forse
lei
,
sì
»
,
diss
'
ella
.
Il
professore
non
capì
,
cedette
al
mal
genio
che
ci
suggerisce
la
peggior
parola
nel
peggior
momento
e
,
invece
di
smettere
,
si
ostinò
.
«
Forse
,
se
potesse
veder
Maria
!
»
Luisa
si
strinse
al
petto
la
bambina
e
lo
guardò
con
una
fierezza
tale
ch
'
egli
si
smarrì
e
disse
:
«
Scusi
»
.
Maria
,
stretta
così
forte
,
alzò
gli
occhi
al
viso
strano
della
mamma
,
diventò
rossa
rossa
,
strinse
le
labbra
,
pianse
due
grosse
lagrime
,
scoppiò
in
singhiozzi
.
«
No
no
,
cara
»
,
le
mormorò
Luisa
teneramente
,
«
sta
buona
,
sta
buona
,
tu
non
la
vedrai
mai
,
tu
!
»
Appena
chetata
la
bambina
,
il
professore
,
turbato
dall
'
idea
di
aver
fatto
un
passo
falso
,
di
aver
offeso
Luisa
,
un
essere
che
gli
pareva
sovrumano
,
voleva
spiegarsi
,
giustificarsi
,
ma
Luisa
non
lo
lasciò
parlare
.
«
Basta
,
scusi
»
,
diss
'
ella
alzandosi
.
«
Andiamo
a
veder
il
giuoco
.
»
In
fatto
non
s
'
accostò
ai
giuocatori
,
mandò
Maria
sul
sagrato
con
la
sua
piccola
bambinaia
Veronica
e
andò
a
portar
un
avanzo
di
dolce
a
un
vecchione
del
villaggio
,
che
aveva
un
vorace
stomaco
e
una
piccola
voce
,
con
la
quale
prometteva
ogni
giorno
alla
sua
benefattrice
la
stessa
preziosa
ricompensa
:
«
Prima
de
morì
ghe
faroo
on
basin
»
.
Intanto
il
professore
,
pieno
di
scrupoli
e
di
rimorsi
per
le
sue
mosse
poco
fortunate
,
non
sapendo
se
partire
o
rimanere
,
se
la
signora
tornerebbe
o
no
,
se
andarne
in
cerca
fosse
indiscrezione
o
no
,
dopo
essersi
affacciato
al
lago
come
per
chieder
consiglio
ai
pesci
,
dopo
essersi
affacciato
al
monte
per
veder
se
da
qualche
finestra
della
casa
gli
apparisse
Luisa
o
qualcuno
cui
si
potesse
domandar
di
lei
,
andò
finalmente
a
vedere
il
giuoco
.
Ciascuno
dei
giuocatori
teneva
gli
occhi
sulle
proprie
quattro
carte
raccolte
nella
sinistra
,
l
'
una
sopra
l
'
altra
per
modo
che
la
seconda
e
la
terza
sormontavan
tanto
da
potersi
riconoscere
;
e
ciascuno
,
avendo
preso
delicatamente
fra
il
pollice
e
l
'
indice
l
'
angolo
superiore
delle
due
ultime
,
faceva
uscire
con
un
combinato
moto
del
polso
e
delle
dita
la
quarta
ignota
di
sotto
la
terza
,
adagio
adagio
,
come
se
portasse
la
vita
o
la
morte
,
ripetendo
con
gran
devozione
appropriate
giaculatorie
:
Don
Giuseppe
cui
occorrevano
picche
«
scappa
ross
e
büta
négher
»
,
gli
altri
due
che
volevano
quadri
e
cuori
«
scappa
négher
e
büta
ross
»
.
Il
professore
pensò
ch
'
egli
pure
aveva
in
mano
una
carta
coperta
,
un
asso
di
denari
,
e
che
non
sapeva
ancora
se
l
'
avrebbe
giuocata
o
no
.
Aveva
il
testamento
del
vecchio
Maironi
.
Pochi
giorni
dopo
la
morte
della
signora
Teresa
,
Franco
gli
aveva
detto
di
distruggerlo
e
di
non
fiatarne
mai
con
sua
moglie
.
Egli
non
aveva
obbedito
che
quanto
al
silenzio
.
Il
documento
,
all
'
insaputa
di
Franco
,
esisteva
ancora
perché
il
suo
possessore
s
'
era
fitto
in
capo
di
aspettar
gli
eventi
,
di
vedere
se
Cressogno
e
Oria
facessero
la
pace
,
se
,
perdurando
le
ostilità
,
Franco
e
la
sua
famigliuola
capitassero
nel
bisogno
;
nel
quale
ultimo
caso
avrebbe
fatto
qualche
cosa
lui
.
Che
cosa
avrebbe
fatto
non
sapeva
bene
,
si
coltivava
in
testa
i
germi
di
parecchie
corbellerie
e
aspettava
che
l
'
una
o
l
'
altra
maturasse
a
tempo
e
luogo
.
Ora
,
guardando
Franco
giuocare
,
ammirava
come
quell
'
uomo
tanto
assorto
nella
cupidità
di
un
re
di
quadri
,
avesse
respinta
l
'
altra
carta
preziosa
,
che
neppure
avesse
voluto
farne
saper
niente
a
sua
moglie
.
Egli
attribuiva
questo
silenzio
a
modestia
,
al
desiderio
di
nascondere
un
azione
generosa
;
e
quantunque
avesse
preso
da
Franco
più
d
'
un
brusco
rabbuffo
e
sentisse
di
non
esserne
tenuto
in
gran
conto
,
lo
guardava
con
un
rispetto
pieno
d
'
umile
devozione
.
Franco
fu
il
primo
a
scoprir
la
quarta
carta
e
le
buttò
via
dispettosamente
tutte
mentre
don
Giuseppe
esclamava
:
«
Ovèj
!
L
'
è
négher
!
»
,
e
si
fermava
a
pigliar
fiato
prima
di
andar
avanti
a
scoprire
«
se
l
'
era
güzz
o
minga
güzz
»
,
cioè
s
'
erano
picche
o
fiori
.
Ma
l
'
ingegnere
,
alzato
dalle
carte
il
viso
placido
e
sorridente
,
si
mise
a
batter
col
dito
,
sotto
il
piano
del
tavolino
,
dei
colpettini
misteriosi
che
volevan
dire
:
c
'
è
la
carta
buona
;
e
allora
don
Giuseppe
,
visto
che
il
suo
«
négher
»
non
era
«
güzz
»
,
cacciò
un
«
malarbetto
!
»
e
buttò
via
le
carte
anche
lui
.
«
Che
reson
de
ciapà
rabbia
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
.
«
Anca
vü
sii
négher
e
sii
minga
güzz
.
»
Il
prete
,
avido
della
rivincita
,
si
contentò
d
'
invocarla
sdegnosamente
:
«
Scià
i
cart
,
scià
i
cart
,
scià
i
cart
!
»
.
E
la
partita
,
simbolo
dell
'
eterna
lotta
universale
fra
i
neri
e
i
rossi
,
ricominciò
.
Il
lago
dormiva
oramai
coperto
e
cinto
d
'
ombra
.
Solo
a
levante
le
grandi
montagne
lontane
del
Lario
avevano
una
gloria
d
'
oro
fulvo
e
di
viola
.
Le
prime
tramontane
vespertine
movevano
le
frondi
della
passiflora
,
corrugavano
verso
l
'
alto
,
a
chiazze
,
le
acque
grigie
,
portando
un
odor
fresco
di
boschi
.
Il
professore
era
partito
da
un
pezzo
quando
Luisa
ritornò
.
Ell
'
aveva
incontrato
sulla
scalinata
del
Pomodoro
una
ragazza
piangente
che
strillava
,
«
el
mè
pà
el
voeur
mazzà
la
mia
mamm
!
»
.
Aveva
seguita
la
ragazza
in
casa
sua
presso
la
Madonna
del
Romìt
e
ammansato
l
'
uomo
che
cercava
sua
moglie
con
un
coltello
in
mano
,
per
causa
non
tanto
d
'
una
cattiva
minestra
quanto
d
'
una
cattiva
risposta
.
Luisa
rappresentò
a
suo
marito
e
a
don
Giuseppe
l
'
ultimo
atto
del
dramma
,
il
suo
dialogo
con
la
moglie
ch
'
era
corsa
a
nascondersi
nella
stalla
.
«
Oh
Regina
,
dovè
sii
?
»
«
Sont
chì
.
»
«
Dovè
,
chì
?
»
«Chì.»
La
voce
tremante
veniva
di
sotto
la
vacca
.
La
donna
era
proprio
lì
,
accoccolata
.
«
Vegnì
foeura
,
donca
!
»
«
Sciora
no
.
»
«
Perché
?
»
«
Goo
pagüra
.
»
«
Vegnì
foeura
ch
'
el
voss
marì
el
vaeur
fav
on
basin
.
»
«
Mi
no
.
»
Allora
Luisa
aveva
chiamato
dentro
l
'
uomo
.
«
E
vü
andee
a
fagh
on
basin
sott
a
la
vacca
.
»
E
l
'
uomo
aveva
dato
il
bacio
mentre
la
donna
,
temendo
un
morso
,
gemeva
:
«
Càgnem
poeu
minga
,
neh
!
»
.
«
Che
diàvol
d
'
ona
sciora
Luisa
»
,
fece
don
Giuseppe
.
E
soddisfatto
della
scorpacciata
di
primiera
,
palpandosi
dolcemente
sui
fianchi
e
sul
ventre
le
modeste
rotondità
,
il
piccolo
personaggio
del
mondo
antico
pensò
al
secondo
scopo
della
sua
visita
.
Voleva
dire
una
parolina
alla
signora
Luisa
.
L
'
ingegnere
era
uscito
a
far
i
suoi
soliti
quattro
passi
fino
alla
piccola
salita
del
Tavorell
ch
'
egli
chiamava
scherzosamente
il
San
Bernardo
;
e
Franco
,
data
un
'
occhiata
alla
luna
che
sfavillava
allora
fuor
dal
ciglio
nero
del
Bisgnago
e
giù
nell
'
ondular
dell
'
acqua
,
si
pose
a
improvvisar
sul
piano
effusioni
di
dolore
ideale
,
che
andavan
via
per
le
finestre
aperte
sulla
sonorità
profonda
del
lago
.
La
improvvisazione
musicale
gli
riusciva
meglio
delle
elaborate
poesie
perché
il
suo
impetuoso
sentire
trovava
nella
musica
una
espressione
più
facile
e
piena
,
e
gli
scrupoli
,
le
incertezze
,
le
sfiducie
che
gli
rendevano
faticosissimo
e
lento
il
lavoro
della
parola
,
non
tormentavano
,
al
piano
,
la
sua
fantasia
.
Allora
si
abbandonava
all
'
estro
anima
e
corpo
,
vibrava
tutto
fino
ai
capelli
,
i
chiari
occhi
parlanti
ridicevan
ogni
sfumatura
dell
'
espressione
musicale
,
gli
si
vedeva
sotto
le
guance
un
movimento
continuo
di
parole
inarticolate
,
e
le
mani
,
benché
non
tanto
agili
,
non
tanto
sciolte
,
facean
cantare
il
piano
inesprimibilmente
.
Adesso
egli
passava
da
un
tono
all
'
altro
,
mettendo
il
più
intenso
sforzo
intellettuale
in
questi
passaggi
,
ansando
,
sviscerando
,
per
così
dire
,
lo
strumento
con
le
dieci
dita
e
quasi
anche
cogli
occhi
ardenti
.
S
'
era
messo
a
suonare
sotto
l
'
impressione
del
chiaro
di
luna
,
ma
poi
,
suonando
,
tristi
nuvole
gli
eran
uscite
dal
fondo
del
cuore
.
Conscio
di
avere
sognata
,
da
giovinetto
,
la
gloria
e
di
averne
quindi
umilmente
deposta
la
speranza
,
diceva
,
quasi
,
a
se
stesso
con
la
sua
mesta
appassionata
musica
che
pure
anche
in
lui
v
'
era
qualche
lume
d
'
ingegno
,
qualche
calore
di
creazione
veduto
solamente
da
Dio
,
perché
neppur
Luisa
mostrava
far
dell
'
intelligenza
sua
quella
stima
che
a
lui
stesso
mancava
ma
che
avrebbe
desiderata
in
lei
;
neppur
Luisa
,
il
cuor
del
suo
cuore
!
Luisa
lodava
misuratamente
la
sua
musica
e
i
suoi
versi
ma
non
gli
aveva
detto
mai
:
segui
questa
via
,
osa
,
scrivi
,
pubblica
.
Pensava
così
e
suonava
nella
sala
oscura
,
mettendo
in
una
tenera
melodia
il
lamento
del
suo
amore
,
il
timido
segreto
lamento
che
mai
non
avrebbe
osato
mettere
in
parole
.
Sulla
terrazza
,
nel
mobile
chiaroscuro
che
facevano
insieme
i
fiati
di
tramontana
e
la
passiflora
,
la
luna
e
il
suo
riverbero
dal
lago
,
don
Giuseppe
raccontò
a
Luisa
che
il
signor
Giacomo
Puttini
era
in
collera
con
lui
per
colpa
della
signora
Pasotti
la
quale
gli
aveva
falsamente
riferito
ch
'
esso
don
Giuseppe
andava
predicando
la
convenienza
di
un
matrimonio
fra
il
signor
Giacomo
e
la
Marianna
.
«
Voeui
morì
lì
»
,
protestò
il
povero
prete
,
«
se
ho
detto
una
parola
sola
!
Niente
!
Tücc
ball
!
»
Luisa
non
voleva
creder
colpevole
la
povera
Barborin
,
e
don
Giuseppe
le
dichiarò
che
sapeva
la
cosa
dallo
stesso
signor
Controllore
.
Ella
capì
subito
,
allora
,
che
Pasotti
s
'
era
voluto
perfidamente
burlare
di
sua
moglie
,
del
sior
Zacomo
e
del
prete
,
si
schermì
dall
'
intervenire
nella
faccenda
,
come
quest
'
ultimo
avrebbe
voluto
e
gli
consigliò
di
parlare
alla
Pasotti
.
«
L
'
è
inscì
sorda
!
»
,
fece
don
Giuseppe
grattandosi
la
nuca
,
e
se
n
'
andò
malcontento
,
senza
salutar
Franco
,
per
non
interromperlo
.
Luisa
venne
al
piano
in
punta
di
piedi
,
stette
ad
ascoltar
suo
marito
,
a
sentir
la
bellezza
,
la
ricchezza
,
il
fuoco
di
quell
'
anima
ch
'
era
sua
e
cui
ell
'
apparteneva
per
sempre
.
Non
aveva
mai
detto
a
Franco
«
segui
questa
via
,
scrivi
,
pubblica
»
,
forse
anche
perché
giustamente
pensava
,
nel
suo
affetto
equilibrato
,
che
non
potesse
produrre
opere
superiori
alla
mediocrità
,
ma
soprattutto
perché
,
sebbene
avesse
un
fine
sentimento
della
poesia
e
della
musica
,
non
faceva
grande
stima
,
in
fondo
,
né
dell
'
una
né
dell
'
altra
,
non
le
piaceva
che
un
uomo
vi
si
dedicasse
intero
,
ambiva
per
suo
marito
un
'
azione
intellettuale
e
materiale
più
virile
.
Ammirava
tuttavia
Franco
nella
sua
musica
più
che
se
fosse
stato
un
grande
maestro
;
trovava
in
questa
espressione
quasi
segreta
dell
'
animo
suo
un
che
di
verginale
,
di
sincero
,
la
luce
di
uno
spirito
amante
,
il
più
degno
d
'
essere
amato
.
Egli
non
s
'
accorse
di
lei
se
non
quando
si
sentì
sfiorar
le
spalle
da
due
braccia
,
si
vide
pender
sul
petto
le
due
piccole
mani
.
«
No
,
no
,
suona
suona
»
,
mormorò
Luisa
perché
Franco
gliele
aveva
afferrate
;
ma
cercando
lui
col
viso
supino
,
senza
rispondere
,
gli
occhi
e
le
labbra
di
lei
,
gli
diede
un
bacio
e
rialzò
il
viso
ripetendo
:
«
Suona
!
»
.
Egli
trasse
giù
più
forte
di
prima
i
due
polsi
prigionieri
,
richiamò
in
silenzio
la
dolce
,
dolce
bocca
;
e
allora
ella
si
arrese
,
gli
fermò
le
labbra
sulle
labbra
con
un
bacio
lungo
,
pieno
di
consenso
,
tanto
più
squisito
e
ricreante
del
primo
.
Poi
gli
sussurrò
ancora
:
«
Suona
»
.
Ed
egli
suonò
,
felice
,
una
tumultuosa
musica
trionfale
,
piena
di
gioia
e
di
grida
.
Perché
in
quel
momento
gli
pareva
di
posseder
tutta
intera
l
'
anima
della
donna
sua
mentre
tante
volte
,
pure
sapendosi
amato
,
credeva
sentire
in
lei
,
al
di
sopra
dell
'
amore
,
una
ragione
altera
,
pacata
e
fredda
,
dove
i
suoi
slanci
non
arrivassero
.
Luisa
gli
teneva
spesso
le
mani
sul
capo
e
andava
di
tratto
in
tratto
baciandogli
lievemente
i
capelli
.
Ella
conosceva
il
dubbio
di
suo
marito
e
protestava
sempre
di
appartenergli
tutta
intera
ma
in
fondo
sentiva
che
aveva
ragione
lui
.
Un
tenace
fiero
sentimento
d
'
indipendenza
intellettuale
resisteva
in
lei
all
'
amore
.
Ella
poteva
tranquillamente
giudicar
suo
marito
,
riconoscerne
le
imperfezioni
e
sentiva
ch
'
egli
non
poteva
altrettanto
,
lo
sentiva
umile
nel
suo
amore
,
devoto
senza
fine
.
Non
credeva
fargli
torto
,
non
provava
rimorso
,
ma
s
'
inteneriva
,
quando
ci
pensava
,
di
amorosa
pietà
.
Indovinò
adesso
che
significasse
quella
effusione
musicale
di
gioia
e
,
commossa
,
abbracciò
Franco
,
fece
tacere
il
piano
d
'
un
colpo
.
Ecco
sulle
scale
il
passo
lento
e
pesante
dello
zio
che
ritorna
dal
suo
San
Bernardo
.
Erano
le
otto
e
i
soliti
tarocchisti
,
il
signor
Giacomo
e
Pasotti
,
non
comparivano
.
Perché
anche
Pasotti
,
in
settembre
e
in
ottobre
,
era
un
frequentatore
di
casa
Ribera
,
dove
faceva
l
'
innamorato
dell
'
ingegnere
,
di
Luisa
e
anche
di
Franco
.
Franco
e
Luisa
sospettavano
di
un
doppio
giuoco
ma
Pasotti
era
un
vecchio
amico
dello
zio
e
bisognava
fargli
una
buona
accoglienza
per
riguardo
allo
zio
.
Poiché
i
tarocchisti
tardavano
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
uscir
in
barca
a
goder
la
luna
.
Prima
andarono
a
veder
Maria
,
che
dormiva
nel
lettino
dell
'
alcova
col
viso
inclinato
alla
spalla
destra
,
con
un
braccio
sotto
il
capo
e
un
altro
posato
sul
petto
.
La
guardarono
,
la
baciarono
sorridendo
,
si
incontrarono
silenziosamente
nel
pensiero
della
nonna
Teresa
che
tanto
l
'
avrebbe
amata
,
la
baciarono
ancora
col
viso
serio
.
«
Povera
la
mia
piccina
!
»
,
disse
Franco
.
«
Povera
donna
Maria
Maironi
senza
quattrini
!
»
Luisa
gli
pose
una
mano
sulla
bocca
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Felici
noi
che
siamo
le
Maironi
senza
quattrini
!
»
Franco
intese
,
e
sull
'
atto
non
replicò
;
ma
poi
,
nell
'
uscir
di
camera
per
andare
in
barca
,
disse
a
sua
moglie
,
dimenticando
una
minaccia
della
nonna
:
«
Non
sarà
sempre
così
»
.
Quell
'
allusione
alle
ricchezze
della
vecchia
marchesa
dispiacque
a
Luisa
.
«
Non
parlarmene
»
,
diss
'
ella
.
«
Quella
roba
non
vorrei
toccarla
con
un
dito
.
»
«
Dico
per
Maria
»
,
osservò
Franco
.
«
Maria
ci
ha
noi
che
possiamo
lavorare
.
»
Franco
tacque
.
Lavorare
!
Anche
quella
lì
era
una
parola
che
gli
mordeva
il
cuore
.
Sapeva
di
condurre
una
vita
oziosa
perché
la
musica
,
la
lettura
,
i
fiori
,
qualche
verso
di
tempo
in
tempo
,
cos
'
erano
se
non
vanità
e
perditempi
?
E
questa
vita
la
conduceva
in
gran
parte
a
carico
d
'
altri
,
perché
,
con
le
sue
mille
lire
austriache
l
'
anno
,
come
avrebbe
vissuto
?
Come
avrebbe
mantenuto
la
sua
famiglia
?
Aveva
preso
la
laurea
ma
senza
cavarne
profitto
alcuno
.
Diffidava
delle
proprie
attitudini
,
si
sentiva
troppo
artista
,
troppo
alieno
dalle
arti
curialesche
,
sapeva
di
non
aver
nelle
vene
sangue
di
forti
lavoratori
.
Non
vedeva
salute
che
in
una
rivoluzione
,
in
una
guerra
,
nella
libertà
della
patria
.
Ah
quando
l
'
Italia
fosse
libera
,
come
la
servirebbe
,
con
che
forza
,
con
che
gioia
!
Queste
poesie
nel
cuore
le
aveva
bene
,
ma
il
proposito
e
la
costanza
di
prepararsi
con
gli
studi
a
un
tale
avvenire
,
no
.
Mentr
'
egli
remava
in
silenzio
scostandosi
dalla
riva
,
Luisa
andava
pensando
come
mai
suo
marito
commiserasse
la
bambina
perché
non
aveva
denari
.
Non
vi
era
contraddizione
tra
la
fede
,
la
pietà
cristiana
di
Franco
e
questo
sentimento
?
Le
vennero
in
mente
le
categorie
del
professor
Gilardoni
.
Franco
credeva
fervidamente
nella
vita
futura
ma
in
fatto
si
attaccava
con
passione
a
tutto
che
la
vita
terrena
ha
di
bello
,
di
buono
e
di
onestamente
piacevole
,
compreso
il
tarocco
,
la
primiera
e
i
buoni
pranzetti
.
Uno
che
osservava
così
scrupolosamente
i
precetti
della
Chiesa
,
che
ci
teneva
tanto
a
mangiar
di
magro
il
venerdì
e
il
sabato
,
a
udire
ogni
domenica
la
spiegazione
del
Vangelo
,
avrebbe
dovuto
conformar
la
propria
vita
molto
più
severamente
all
'
ideale
evangelico
.
Avrebbe
dovuto
temerlo
e
non
desiderarlo
,
il
denaro
.
«
Buona
lagata
!
»
,
gridò
lo
zio
dalla
terrazza
vedendo
il
battello
e
Luisa
seduta
sulla
prora
,
nel
chiaro
di
luna
.
In
faccia
al
nero
Bisgnago
tutta
la
Valsolda
si
spiegava
dal
Niscioree
alla
Caravina
nella
pompa
della
luna
,
tutte
le
finestre
di
Oria
e
di
Albogasio
come
le
arcate
di
Villa
Pasotti
,
come
le
casette
bianche
dei
paeselli
più
lontani
,
Castello
,
Casarico
,
S
.
Mamette
,
Drano
,
parevano
guardare
,
come
ipnotizzate
,
il
grande
occhio
fisso
della
Morta
del
cielo
.
Franco
tirò
i
remi
in
barca
.
«
Canta
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
non
aveva
mai
studiato
il
canto
ma
possedeva
una
dolce
voce
di
mezzo
soprano
,
un
orecchio
perfetto
e
cantava
molte
arie
d
'
opera
imparate
da
sua
madre
che
aveva
udito
la
Grisi
,
la
Pasta
,
la
Malibran
durante
l
'
età
d
'
oro
dell
'
opera
italiana
.
Cantò
l
'
aria
di
Anna
Bolena
:
Al
dolce
guidami
Castel
natìo
il
canto
dell
'
anima
,
che
prima
scende
e
si
abbandona
poco
a
poco
,
per
più
dolcezza
,
all
'
amore
,
e
poi
,
abbracciata
con
esso
,
risale
in
uno
slancio
di
desiderio
verso
qualche
alto
lume
lontano
che
tuttavia
manca
alla
sua
felicità
piena
.
Ella
cantava
e
Franco
,
rapito
,
fantasticava
che
aspirasse
ad
essergli
unita
pure
in
quella
parte
superiore
dell
'
anima
che
finora
gli
aveva
sottratta
,
che
aspirasse
a
venir
guidata
da
lui
,
in
questa
perfetta
unione
verso
la
meta
dell
'
ideale
suo
.
E
gli
venivano
le
lagrime
alla
gola
;
e
il
lago
ondulante
e
le
grandi
montagne
tragiche
e
quegli
occhi
delle
cose
fisi
nella
luna
e
la
stessa
luce
lunare
,
tutto
gli
si
riempiva
del
suo
indefinibile
sentimento
,
per
cui
quando
di
là
dalla
spezzata
immagine
dell
'
astro
luccicori
argentei
sfavillarono
un
momento
fin
sotto
il
Bisgnago
,
fin
dentro
il
golfo
ombroso
del
Dòi
,
se
ne
commosse
come
di
arcani
segni
alludenti
a
lui
che
si
facessero
il
lago
e
la
luna
,
mentre
Luisa
compieva
la
frase
:
Ai
verdi
platani
Al
cheto
rio
Che
i
nostri
mormora
Sospiri
ancor
.
La
voce
di
Pasotti
gridò
dalla
terrazza
:
«
Brava
!
»
E
la
voce
dello
zio
:
«
Tarocco
!
»
Nello
stesso
tempo
si
udirono
i
remi
d
'
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
,
si
udì
un
fagotto
scimmiottar
l
'
aria
di
Anna
Bolena
.
Franco
,
che
s
'
era
seduto
sulla
poppa
del
suo
battello
,
salto
in
piedi
,
gridò
lietamente
:
«
Ehi
là
!
»
.
Gli
rispose
un
bel
vocione
di
basso
:
Buona
sera
,
Miei
signori
,
Buona
sera
,
Buona
sera
.
Erano
i
suoi
amici
del
lago
di
Como
,
l
'
avvocato
V
.
di
Varenna
e
un
tal
Pedraglio
di
Loveno
,
che
solevano
venire
per
far
della
musica
in
palese
e
della
politica
in
segreto
;
un
segreto
di
cui
Luisa
sola
era
a
parte
.
Anche
dalla
terrazza
si
gridava
:
«
Bene
,
don
Basilio
!
»
.
«
Bravo
il
fagotto
!
»
.
E
negli
intervalli
si
udiva
pure
la
voce
di
un
signore
che
si
schermiva
dal
tarocco
.
«
No
,
no
,
Controllore
gentilissimo
,
xe
tardi
,
no
ghe
stemo
più
,
no
ghe
stemo
propramente
più
!
Oh
Dio
,
oh
Dio
,
La
me
dispensi
,
no
posso
,
no
posso
;
ingegnere
pregiatissimo
,
me
raccomando
a
Ela
.
»
Lo
fecero
poi
giuocare
,
l
'
ometto
,
con
la
promessa
di
non
passar
le
due
partite
.
Egli
soffiò
molto
e
sedette
al
tavolino
con
l
'
ingegnere
,
Pasotti
e
Pedraglio
.
Franco
sedette
al
piano
e
l
'
avvocato
gli
si
mise
accanto
col
fagotto
.
Fra
Pasotti
e
Pedraglio
,
due
terribili
motteggiatori
,
il
povero
signor
Giacomo
ebbe
una
mezz
'
ora
amara
,
piena
di
tribolazioni
.
Non
gli
lasciavano
un
momento
di
pace
.
«
Come
va
,
sior
Zacomo
?
»
«
Mal
,
mal
.
»
«
Sior
Zacomo
,
non
ci
sono
frati
che
passeggiano
in
pantofole
?
»
«
Gnanca
uno
.
»
«
E
il
toro
?
Come
sta
il
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
La
tasa
,
La
tasa
.
»
«
Maledetto
,
eh
,
quel
toro
,
sior
Zacomo
?
»
«
Maledetissimo
,
sì
signor
.
»
«
E
la
servente
,
sior
Zacomo
?
»
«
Zitto
!
»
,
esclamò
Pasotti
a
questa
impertinente
domanda
di
Pedraglio
.
«
Abbiate
prudenza
.
A
questo
riguardo
il
signor
Zacomo
ha
dei
dispiaceri
da
parte
di
certi
indiscreti
.
»
«
Lassemo
star
,
Controllore
gentilissimo
,
lassemo
star
»
,
interruppe
il
signor
Giacomo
contorcendosi
tutto
,
e
l
'
ingegnere
lo
esortò
a
mandar
i
due
seccatori
al
diavolo
.
«
Come
,
sior
Zacomo
»
,
riprese
Pasotti
,
imperterrito
:
«
non
è
un
indiscreto
quel
piccolo
sacerdote
?
»
.
«
Mi
ghe
digo
aseno
»
,
fremette
il
signor
Giacomo
.
Allora
Pasotti
,
tutto
ridente
e
trionfante
perché
si
trattava
proprio
d
'
una
burla
sua
,
fece
tacere
Pedraglio
che
scoppiava
dalla
curiosità
di
saper
la
storia
e
rimise
in
corso
il
tarocco
.
Franco
e
l
'
avvocato
studiavano
un
pezzo
nuovo
per
piano
e
fagotto
,
pasticciavano
,
si
rifacevan
ogni
momento
da
capo
;
ed
ecco
entrare
in
punta
di
piedi
per
non
guastar
le
loro
melodie
,
la
signora
Peppina
Bianconi
.
Nessuno
s
'
accorse
di
lei
tranne
Luisa
che
se
la
fece
sedere
accanto
,
sul
piccolo
canapè
vicino
al
piano
.
A
Franco
la
signora
Peppina
,
con
la
sua
bontà
cordiale
,
chiacchierona
e
sciocca
,
urtava
i
nervi
;
a
Luisa
no
.
Luisa
le
voleva
bene
ma
stava
in
guardia
per
il
Carlascia
.
La
Peppina
aveva
udito
dal
suo
giardino
quella
canzonetta
«
inscì
bella
,
neh
»
,
e
poi
il
fagotto
,
i
saluti
;
s
'
era
immaginata
che
avrebbero
fatto
musica
e
lei
era
«
inscì
matta
,
neh
»
,
per
la
musica
!
E
poi
c
'
è
quel
signor
avvocato
«
ch
'
el
boffa
denter
in
quel
rob
inscì
polito
!
»
.
E
poi
c
'
è
il
signor
don
Franco
«
parlèmen
nanca
,
con
quèi
diavoi
de
did
!
»
Udir
suonare
il
piano
con
quella
precisione
era
proprio
come
udire
un
organetto
;
e
a
lei
gli
organetti
piacevano
«
inscì
tant
!
»
.
Soggiunse
che
temeva
recar
disturbo
ma
che
suo
marito
l
'
aveva
incoraggiata
.
E
domandò
se
quell
'
altro
signore
di
Loveno
non
suonava
anche
lui
,
se
si
fermavano
un
pezzo
;
osservò
che
dovevano
avere
ambedue
una
gran
passione
per
la
musica
.
«
Aspetta
me
,
birbone
d
'
un
Ricevitore
»
,
pensò
Luisa
e
rimpinzò
sua
moglie
delle
più
comiche
frottole
sulla
melomania
di
Pedraglio
e
dell
'
avvocato
,
infilzandone
tante
più
quanto
più
s
'
irritava
contro
la
gente
odiosa
da
cui
era
forza
salvarsi
a
furia
di
menzogne
.
La
signora
Peppina
le
inghiottì
scrupolosamente
tutte
fino
all
'
ultima
,
accompagnandovi
affettuose
note
di
lieta
meraviglia
:
«
Oh
bell
,
oh
bell
!
»
.
«
Figürèmes
!
»
.
«
Ma
guardee
!
»
.
Poi
,
invece
di
ascoltare
la
diabolica
disputa
del
piano
col
fagotto
,
parlò
del
Commissario
di
Porlezza
e
disse
ch
'
egli
aveva
l
'
intenzione
di
venir
a
vedere
i
fiori
di
don
Franco
.
«
Venga
pure
»
,
fece
Luisa
,
fredda
.
Allora
la
signora
Peppina
,
approfittando
di
un
uragano
che
Franco
e
l
'
amico
suo
facevano
insieme
,
arrischiò
un
discorsetto
intimo
che
guai
se
il
suo
Carlascia
l
'
avesse
udito
;
ma
fortunatamente
il
buon
bestione
dormiva
nel
proprio
letto
col
berretto
da
notte
tirato
sugli
orecchi
.
«
Mi
goo
inscì
mai
piasè
de
sti
car
fior
!
»
,
diss
'
ella
.
Secondo
lei
,
i
Maironi
avrebbero
fatto
bene
ad
accarezzare
un
poco
il
signor
Commissario
.
Era
intimo
della
marchesa
e
guai
se
gli
veniva
il
ticchio
di
farli
tribolare
!
Era
un
uomo
terribile
,
il
Commissario
.
«
El
mè
Carlo
el
baia
un
poo
ma
l
'
è
on
bon
omasc
;
quell
'
alter
là
,
el
baia
minga
,
mah
,
neh
!...»
Per
esempio
,
ella
non
sapeva
niente
,
non
aveva
udito
niente
,
ma
se
quel
signor
avvocato
e
quell
'
altro
signore
fossero
venuti
per
qualche
altra
cosa
invece
che
per
la
musica
e
il
Commissario
venisse
a
saperlo
,
misericordia
!
La
luna
trascinava
i
suoi
splendori
per
il
lago
verso
le
acque
di
ponente
;
il
giuoco
finì
e
il
signor
Giacomo
si
dispose
a
far
accendere
il
suo
lanternino
,
malgrado
le
esclamazioni
di
Pasotti
.
«
Il
lume
,
sior
Zacomo
?
È
matto
?
Il
lume
con
questa
luna
?
»
.
«
Per
servirla
»
,
rispose
il
signor
Giacomo
.
«
Prima
ghe
xe
quel
maledeto
Pomodoro
da
passar
,
e
po
,
cossa
voria
,
adesso
,
la
luna
!
La
diga
che
la
xe
la
luna
d
'
agosto
,
anca
;
perché
siben
che
semo
de
setembre
,
la
luna
la
xe
d
'
agosto
.
Ben
!
una
volta
,
sì
signor
,
le
lune
d
'
agosto
le
gera
lunazze
,
tanto
fate
,
come
fondi
de
tina
;
adesso
le
xe
lunete
,
buzarete
...
no
,
no
,
no
.
»
E
,
acceso
il
suo
lanternino
,
partì
con
Pasotti
,
accompagnato
fino
al
cancello
del
giardinetto
dall
'
impertinente
Pedraglio
con
le
solite
antifone
sul
toro
e
la
servente
,
si
avviò
verso
gli
antri
di
Oria
,
col
conforto
delle
giaculatorie
di
Pasotti
:
«
gente
maleducata
,
sior
Zacomo
,
gente
villana
!
»
,
giaculatorie
dette
abbastanza
forte
perché
gli
altri
potessero
udire
e
ridere
.
Un
sonoro
sbadiglio
dell
'
ingegnere
mise
in
fuga
la
signora
Peppina
.
Pochi
momenti
dopo
,
preso
il
suo
solito
bicchier
di
latte
,
egli
tolse
commiato
poeticamente
:
Crescono
sul
Parnaso
e
mirti
e
allori
Felicissima
notte
a
lor
signori
.
Anche
i
due
ospiti
chiesero
un
po
'
di
latte
:
e
Franco
che
intese
il
loro
latino
andò
a
pigliare
una
vecchia
bottiglia
del
piccolo
eccellente
vigneto
di
Mainè
.
Quando
ritornò
,
lo
zio
non
c
'
era
più
.
Il
bruno
,
barbuto
avvocato
,
una
quadratura
di
forza
e
di
calma
,
alzò
le
due
mani
,
chiamò
silenziosamente
a
sé
Franco
da
una
parte
,
Luisa
dall
'
altra
e
disse
piano
,
con
la
sua
voce
di
violoncello
,
calda
e
profonda
:
«
Notizie
grosse
»
.
«
Ah
!
»
,
fece
Franco
,
spalancando
gli
occhi
ardenti
.
Luisa
diventò
pallida
e
giunse
le
mani
senza
dir
parola
.
«
Sicuro
»
,
fece
Pedraglio
,
tranquillo
e
serio
.
«
Ci
siamo
.
»
«
Dite
su
,
dite
su
,
dite
su
!
»
,
fremette
Franco
.
Fu
l
'
avvocato
che
rispose
:
«
Abbiamo
l
'
alleanza
del
Piemonte
con
la
Francia
e
l
'
Inghilterra
.
Oggi
la
guerra
alla
Russia
,
domani
la
guerra
all
'
Austria
.
Volete
altro
?
»
Franco
abbracciò
di
slancio
,
con
un
singulto
,
i
suoi
amici
I
tre
stettero
abbracciati
in
silenzio
,
palpitando
,
stringendosi
forte
,
nella
ebbrezza
della
magica
parola
:
guerra
.
Franco
non
si
accorgeva
di
avere
ancora
la
bottiglia
in
mano
.
Gliela
tolse
Luisa
;
egli
allora
si
staccò
impetuoso
dagli
altri
due
e
cacciatosi
fra
loro
a
braccia
aperte
,
li
trascinò
via
per
la
vita
come
una
valanga
,
li
portò
in
loggia
ripetendo
:
«
Contate
,
contate
,
contate
»
.
Colà
,
chiuso
per
prudenza
l
'
uscio
a
vetri
che
mette
sulla
terrazza
,
l
'
avvocato
e
Pedraglio
misero
fuori
il
loro
prezioso
segreto
.
Una
signora
inglese
villeggiante
a
Bellagio
,
fervente
amica
dell
'
Italia
,
aveva
ricevuto
da
un
'
altra
signora
,
cugina
di
sir
James
Hudson
,
ministro
d
'
Inghilterra
a
Torino
,
una
lettera
di
cui
l
'
avvocato
possedeva
la
traduzione
.
La
lettera
diceva
ch
'
erano
in
corso
a
Torino
,
a
Parigi
e
a
Londra
segretissime
pratiche
per
avere
la
cooperazione
armata
del
Piemonte
in
Oriente
,
che
la
cosa
era
in
massima
decisa
fra
i
tre
Gabinetti
,
che
restavano
solamente
a
risolvere
alcuna
difficoltà
di
forma
perché
il
conte
di
Cavour
esigeva
i
maggiori
riguardi
alla
dignità
del
suo
paese
;
che
a
Torino
si
era
certi
di
ricevere
al
più
tardi
in
dicembre
l
'
invito
ufficiale
delle
Potenze
occidentali
per
accedere
puramente
e
semplicemente
al
trattato
del
10
aprile
1854
.
Si
affermava
persino
che
il
corpo
di
spedizione
sarebbe
comandato
da
S
.
A
.
R
.
il
duca
di
Genova
.
V
.
leggeva
,
e
Franco
teneva
stretta
la
mano
di
sua
moglie
.
Poi
volle
leggere
egli
stesso
e
dopo
lui
lesse
Luisa
.
«
Ma
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
guerra
all
'
Austria
?
Come
?
»
«
Ma
sicuro
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Vuole
che
Cavour
mandi
il
duca
di
Genova
e
quindici
o
ventimila
uomini
a
battersi
per
i
turchi
se
non
ha
in
pugno
la
guerra
all
'
Austria
?
La
signora
crede
che
non
passerà
un
anno
.
»
Franco
scosse
i
pugni
in
aria
con
un
fremito
di
tutta
la
persona
.
«
Viva
Cavour
»
,
sussurrò
Luisa
.
«
Ah
!
»
,
fece
l
'
avvocato
.
«
Demostene
non
avrebbe
potuto
lodar
il
conte
con
efficacia
maggiore
.
»
Gli
occhi
di
Franco
s
'
empirono
di
lagrime
.
«
Sono
uno
stupido
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
volete
che
vi
dica
?
»
Pedraglio
domandò
a
Luisa
dove
diavolo
avesse
cacciata
la
bottiglia
.
Luisa
sorrise
,
uscì
e
ritornò
subito
col
vino
e
i
bicchieri
.
«
Al
conte
di
Cavour
!
»
,
disse
Pedraglio
,
sottovoce
.
Tutti
alzarono
il
bicchiere
ripetendo
:
«
al
conte
di
Cavour
!
»
e
bevvero
;
anche
Luisa
che
non
beveva
mai
.
Pedraglio
si
versò
dell
'
altro
vino
e
sorse
in
piedi
.
«
Alla
guerra
!
»
,
diss
'
egli
.
Gli
altri
tre
si
alzarono
di
slancio
impugnando
il
bicchiere
silenziosamente
,
troppo
commossi
per
poter
parlare
.
«
Bisogna
andarci
tutti
!
»
,
disse
Pedraglio
.
«
Tutti
!
»
,
ripeté
Franco
.
Luisa
lo
baciò
con
impeto
,
sulla
spalla
.
Suo
marito
le
afferrò
il
capo
a
due
mani
,
le
stampò
un
bacio
sui
capelli
.
Una
delle
finestre
verso
il
lago
era
spalancata
.
Si
udì
,
nel
silenzio
che
seguì
quel
bacio
,
un
batter
misurato
di
remi
.
«
Finanza
»
,
sussurrò
Franco
.
Mentre
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
passava
sotto
la
finestra
,
Pedraglio
fece
«
maledetti
porci
!
»
così
forte
che
gli
altri
zittirono
.
La
lancia
passò
.
Franco
mise
il
capo
alla
finestra
.
Faceva
fresco
,
la
luna
scendeva
verso
i
monti
di
Carona
,
rigando
il
lago
di
una
lunga
striscia
dorata
.
Che
strano
senso
faceva
contemplar
quella
romita
quiete
con
l
'
idea
d
'
una
gran
guerra
vicina
!
Le
montagne
,
scure
e
tristi
,
parevano
pensare
al
formidabile
avvenire
.
Franco
chiuse
la
finestra
e
la
conversazione
ricominciò
sommessa
,
intorno
al
tavolino
.
Ciascuno
faceva
le
proprie
supposizioni
sugli
avvenimenti
futuri
,
e
tutti
ne
parlavano
come
di
un
dramma
il
cui
manoscritto
fosse
già
pronto
fino
all
'
ultimo
verso
,
con
i
punti
e
le
virgole
,
nella
scrivania
del
conte
di
Cavour
.
V
.
,
bonapartista
,
vedeva
chiaro
che
Napoleone
intendeva
vendicar
lo
zio
demolendo
uno
ad
uno
i
membri
della
Santa
Alleanza
:
oggi
la
Russia
,
domani
l
'
Austria
.
Invece
Franco
,
diffidentissimo
dell
'
imperatore
,
attribuiva
l
'
alleanza
sarda
al
buon
volere
dell
'
Inghilterra
,
ma
riconosceva
che
,
appena
proclamata
quest
'
alleanza
,
l
'
Austria
,
sacrificando
i
suoi
interessi
ai
principii
e
agli
odii
si
sarebbe
schierata
con
la
Russia
,
per
cui
Napoleone
sarebbe
stato
costretto
di
combatterla
.
«
Sentite
»
,
disse
sua
moglie
,
«
io
invece
ho
paura
che
l
'
Austria
si
metta
dalla
stessa
parte
del
Piemonte
.
»
«
Impossibile
»
,
fece
l
'
avvocato
.
Franco
si
sgomentò
,
ammirando
la
finezza
dell
'
osservazione
,
ma
Pedraglio
esclamò
:
«
Off
!
Sti
zurucch
chì
hin
trop
asen
per
fà
ona
balossada
compagna
!
»
e
l
'
argomento
parve
decisivo
,
nessuno
ci
pensò
più
,
salvo
Luisa
.
Si
misero
a
discorrere
di
piani
di
campagna
,
di
piani
d
'
insurrezione
;
ma
qui
non
andavano
d
'
accordo
.
V
.
conosceva
gli
uomini
e
le
montagne
del
lago
di
Como
come
forse
nessun
altro
,
da
Colico
a
Como
e
a
Lecco
.
E
dappertutto
,
lungo
il
lago
,
nella
Val
Menaggio
,
nella
Vall
'
Intelvi
,
nella
Valsassina
,
nelle
Tre
Pievi
aveva
gente
devota
,
pronta
magari
a
menar
le
mani
a
un
cenno
del
«
scior
avocàt
»
.
Egli
e
Franco
credevano
utile
qualunque
movimento
insurrezionale
che
valesse
a
distrarre
anche
una
menoma
parte
delle
forze
austriache
.
Invece
Luisa
e
Pedraglio
erano
del
parere
che
tutti
gli
uomini
validi
dovessero
ingrossare
i
battaglioni
piemontesi
.
«
Faremo
la
rivoluzione
noi
donne
»
,
disse
Luisa
con
la
sua
serietà
canzonatoria
.
«
Io
,
per
parte
mia
,
butterò
nel
lago
il
Carlascia
.
»
Discorrevano
sempre
sottovoce
,
con
una
elettricità
in
corpo
che
dava
luce
per
gli
occhi
e
scosse
per
i
nervi
,
assaporando
il
parlar
sommesso
con
le
porte
e
le
finestre
chiuse
,
il
pericolo
di
avere
quella
lettera
,
la
vita
ardente
che
si
sentivano
nel
sangue
,
le
parole
alcooliche
a
cui
tornavano
ogni
momento
.
Piemonte
,
guerra
,
Cavour
,
duca
di
Genova
,
Vittorio
Emanuele
,
cannoni
,
bersaglieri
.
«
Sapete
che
ore
sono
?
»
,
disse
Pedraglio
guardando
l
'
orologio
«
Le
dodici
e
mezzo
!
Andiamo
a
letto
.
»
Luisa
uscì
a
prendere
delle
candele
e
le
accese
,
stando
in
piedi
;
nessuno
si
mosse
e
sedette
anche
lei
.
Allo
stesso
Pedraglio
,
quando
vide
le
candele
accese
,
passò
la
voglia
di
andar
a
letto
.
«
Un
bel
Regno
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Piemonte
»
,
disse
Franco
,
«
Lombardo
-
Veneto
,
Parma
e
Modena
.
»
«
E
Legazioni
»
,
fece
V
.
Altra
discussione
.
Tutti
le
avrebbero
volute
le
Legazioni
,
specialmente
l
'
avvocato
e
Luisa
;
ma
Franco
e
Pedraglio
avevano
paura
di
toccarle
,
temevano
di
suscitare
difficoltà
.
Si
riscaldarono
tanto
che
l
'
allegro
Pedraglio
invitò
i
suoi
compagni
a
gridare
sottovoce
:
«
Vosèe
adasi
,
fioeu
!
»
.
Allora
fu
V
.
che
propose
di
andare
a
letto
.
Prese
in
mano
la
candela
ma
senza
alzarsi
.
«
Corpo
di
Bacco
!
»
,
diss
'
egli
,
non
sapeva
bene
se
in
forma
di
conclusione
o
di
esordio
.
In
fatto
aveva
una
gran
voglia
di
parlare
,
di
sentir
parlare
,
e
non
sapeva
cosa
trovar
di
nuovo
.
«
Proprio
corpo
di
Bacco
!
»
,
esclamò
Franco
ch
'
era
nelle
stesse
condizioni
.
Seguì
un
silenzio
alquanto
lungo
.
Finalmente
Pedraglio
disse
:
«
Dunque
?
»
,
e
si
alzò
.
«
Andiamo
?
»
,
fece
Luisa
avviandosi
per
la
prima
.
«
E
il
nome
?
»
,
chiese
l
'
avvocato
.
Tutti
si
fermarono
.
«
Che
nome
?
»
«
Il
nome
del
nuovo
Regno
.
»
Franco
posò
subito
la
candela
.
«
Bravo
»
,
diss
'
egli
,
«
il
nome
!
»
,
come
se
fosse
una
cosa
da
decidere
prima
di
andare
a
letto
.
Nuova
discussione
.
Piemonte
?
Cisalpino
?
Alta
Italia
?
Italia
?
Luisa
posò
presto
la
candela
anche
lei
,
e
Pedraglio
,
perché
gli
altri
non
volevano
passargli
il
suo
Italia
,
la
posò
pure
.
Però
siccome
il
dibattito
andava
troppo
per
le
lunghe
,
riprese
la
candela
e
corse
via
ripetendo
:
«
Italia
,
Italia
,
Italia
,
Italia
!
»
senz
'
ascoltar
i
«
zitto
»
e
i
richiami
degli
altri
che
lo
seguivano
in
punta
di
piedi
.
Si
fermarono
ancora
tutti
a
piè
della
scala
che
Pedraglio
e
l
'
avvocato
dovevano
salire
per
andare
a
letto
,
e
si
diedero
la
felice
notte
.
Luisa
entrò
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
;
Franco
restò
a
veder
salire
i
suoi
amici
.
«
Ehi
!
»
,
diss
'
egli
a
un
tratto
.
Voleva
parlar
loro
dal
basso
ma
poi
pensò
invece
di
raggiungerli
.
«
E
se
si
perde
?
»
,
sussurrò
.
L
'
avvocato
si
contentò
d
'
uno
sdegnoso
«
off
!
»
ma
Pedraglio
voltandosi
come
una
iena
afferrò
Franco
per
il
collo
.
Si
dibatterono
ridendo
sul
pianerottolo
della
scala
e
poi
«
addio
!
»
,
Pedraglio
corse
su
e
Franco
precipitò
abbasso
.
Sua
moglie
lo
aspettava
ferma
in
mezzo
alla
camera
,
guardando
l
'
uscio
.
Appena
lo
vide
entrare
gli
andò
,
grave
,
incontro
,
lo
abbracciò
stretto
stretto
,
e
quando
egli
,
passati
alcuni
momenti
,
fece
dolcemente
atto
di
sciogliersi
,
raddoppiò
la
stretta
,
sempre
in
silenzio
.
Franco
,
allora
,
intese
.
Ella
lo
abbracciava
adesso
come
lo
aveva
impetuosamente
baciato
prima
,
quando
si
era
parlato
di
andar
tutti
alla
guerra
.
Strinse
egli
pure
le
tempie
di
lei
fra
le
mani
,
le
baciò
,
le
ribaciò
i
capelli
e
disse
dolcemente
:
«
Cara
,
pensa
che
gran
cosa
,
dopo
,
questa
Italia
!
»
.
«
Oh
sì
!
»
,
diss
'
ella
.
Alzò
il
viso
al
viso
di
suo
marito
,
gli
offerse
le
labbra
.
Non
piangeva
ma
gli
occhi
erano
un
poco
umidi
.
Vedersi
guardar
così
,
sentirsi
baciar
così
da
quella
creatura
briosa
e
fiera
valeva
bene
alcuni
anni
di
vita
,
perché
mai
mai
ella
non
era
stata
con
lui
,
nella
tenerezza
,
così
umile
.
«
Allora
»
,
diss
'
ella
,
«
non
resteremo
più
in
Valsolda
.
Tu
dovrai
lavorare
come
cittadino
,
non
è
vero
?
»
«
Sì
,
sì
,
certo
!
»
Si
misero
a
discorrere
con
gran
zelo
,
l
'
una
e
l
'
altro
,
di
quel
che
avrebbero
fatto
dopo
la
guerra
,
come
per
allontanar
la
idea
di
una
possibilità
terribile
.
Luisa
si
sciolse
i
capelli
e
andò
a
guardar
Maria
nel
suo
lettino
.
La
bimba
si
era
prima
,
forse
,
svegliata
e
s
'
era
posto
in
bocca
un
ditino
che
poi
pian
piano
,
tornando
il
sonno
,
n
'
era
scivolato
fuori
.
Ora
dormiva
con
la
bocca
aperta
e
il
ditino
sul
mento
.
«
Vieni
,
Franco
»
,
disse
sua
madre
.
Si
piegarono
ambedue
sul
lettino
.
Il
visetto
di
Maria
aveva
una
soavità
di
paradiso
.
Marito
e
moglie
stettero
a
guardarla
in
silenzio
e
si
rialzarono
poi
commossi
,
non
ripresero
il
discorso
interrotto
.
Ma
quando
furono
a
letto
ed
ebbero
spento
il
lume
,
Luisa
mormorò
sulla
bocca
di
suo
marito
:
«
Se
viene
quel
giorno
,
tu
vai
;
ma
vado
anch
'
io
»
.
E
non
gli
permise
di
rispondere
.
3
.
Con
i
guanti
Pasotti
,
per
far
la
burla
più
completa
,
rimproverò
sua
moglie
di
avere
riferito
al
signor
Giacomo
il
discorso
di
don
Giuseppe
circa
la
convenienza
di
quel
tale
matrimonio
.
La
povera
sorda
cadde
dalle
nuvole
,
non
sapeva
né
di
discorsi
né
di
matrimoni
,
protestò
ch
'
era
una
calunnia
,
scongiurò
suo
marito
di
non
crederci
,
si
disperò
,
quasi
,
perché
il
Controllore
mostrava
conservar
un
sospetto
.
Il
maligno
uomo
si
preparava
un
divertimento
squisito
;
dire
al
signor
Giacomo
e
a
don
Giuseppe
che
sua
moglie
desiderava
rimediare
al
mal
fatto
e
metter
pace
,
farli
trovare
tutti
e
tre
insieme
a
casa
sua
,
star
ad
ascoltare
dietro
un
uscio
la
deliziosa
scena
che
seguirebbe
fra
il
signor
Giacomo
irritato
,
don
Giuseppe
atterrito
,
la
Barborin
addolorata
e
sorda
.
Ma
il
disegno
gli
fallì
perché
sua
moglie
non
poté
stare
alle
mosse
e
corse
al
«
Palazz
»
a
giustificarsi
.
Ella
trovò
don
Giuseppe
e
la
Maria
in
uno
stato
di
agitazione
straordinaria
.
Era
capitato
loro
qualche
cosa
di
grosso
che
la
Maria
avrebbe
voluto
dire
e
don
Giuseppe
no
.
Cedette
il
padrone
a
patto
che
la
Maria
non
gridasse
,
che
si
facesse
intendere
a
segni
.
Trovando
contrasto
anche
su
questa
condizione
,
diventò
addirittura
,
nella
sua
prudenza
,
furibondo
e
la
serva
non
insistette
.
Siccome
era
corsa
voce
d
'
un
caso
di
colèra
a
Lugano
nella
persona
d
'
un
tale
venuto
da
Milano
,
dove
il
male
c
'
era
,
don
Giuseppe
aveva
subito
disposto
che
le
provviste
per
cucina
si
facessero
a
Porlezza
invece
che
a
Lugano
;
e
ne
aveva
incaricato
il
Giacomo
Panighèt
,
il
postino
che
portava
le
lettere
in
Valsolda
non
tre
volte
il
giorno
,
come
ora
si
portano
,
ma
due
volte
la
settimana
,
com
'
era
la
beata
consuetudine
del
piccolo
mondo
antico
.
Ora
,
cinque
minuti
prima
che
venisse
la
signora
Pasotti
,
il
Giacomo
Panighèt
aveva
portato
il
solito
canestro
e
nel
canestro
s
'
era
trovata
,
sotto
i
cavoli
,
una
letterina
diretta
a
don
Giuseppe
.
Diceva
così
:
Lei
che
giuoca
a
primiera
con
don
Franco
Maironi
,
lo
avverta
che
l
'
aria
di
Lugano
è
molto
migliore
di
quella
di
Oria
.
Tivano
La
Maria
mostrò
silenziosamente
alla
Pasotti
il
canestro
ancora
pieno
,
le
rappresentò
con
una
mimica
efficace
la
scoperta
della
lettera
,
gliela
diede
a
leggere
.
Appena
la
sorda
ebbe
letto
incominciò
una
bizzarra
,
indescrivibile
azione
muta
di
tutti
e
tre
.
La
Maria
e
don
Giuseppe
rappresentavano
a
furia
di
gesti
e
di
occhiacci
la
loro
sorpresa
e
il
loro
terrore
;
la
Pasotti
,
tra
sgomenta
e
smarrita
,
li
guardava
a
bocca
aperta
,
col
foglio
in
mano
,
come
se
avesse
capito
;
in
fatto
capiva
solamente
che
la
lettera
doveva
essere
spaventosa
.
Ebbe
un
lampo
,
tese
il
foglio
a
don
Giuseppe
con
la
sinistra
,
puntando
l
'
indice
della
destra
sulla
parola
Franco
,
incrocio
quindi
i
polsi
con
una
mimica
interrogativa
;
e
poiché
i
due
,
riconosciuta
la
figura
delle
manette
,
si
sbracciavano
a
far
di
sì
col
capo
,
diede
in
ismanie
per
l
'
affezione
grande
che
portava
a
Luisa
e
,
senza
curarsi
più
del
suo
proprio
affare
,
spiegò
per
segni
,
come
se
anche
gli
altri
due
fossero
stati
sordi
,
che
sarebbe
corsa
subito
a
Oria
,
da
don
Franco
,
e
gli
avrebbe
recato
lo
scritto
.
Si
cacciò
la
carta
in
tasca
e
prese
la
corsa
senza
quasi
salutare
né
don
Giuseppe
né
la
Maria
che
si
provarono
inutilmente
,
mezzo
spiritati
,
di
afferrarla
,
di
trattenerla
,
di
raccomandarle
ogni
precauzione
possibile
.
Ella
sgusciò
loro
di
mano
e
si
mise
a
trottare
,
scuotendo
il
suo
alto
cappellone
,
trascinando
per
terra
la
sua
vecchia
sottana
grigia
,
verso
Oria
,
dove
arrivò
tutta
scalmanata
,
con
la
testa
piena
di
gendarmi
,
di
perquisizioni
,
d
'
arresti
,
di
terrori
e
di
pianti
.
Salì
le
scale
del
giardinetto
Ribera
,
entrò
difilata
in
sala
,
vide
gente
,
riconobbe
il
Ricevitore
e
l
'
I
.
R
.
Commissario
di
Porlezza
,
si
sgomentò
dubitando
che
fossero
lì
per
il
terribile
colpo
,
ma
vide
pure
la
signora
Bianconi
,
il
signor
Giacomo
Puttini
e
respirò
.
Il
Commissario
,
seduto
al
posto
d
'
onore
,
sul
canapè
grande
,
presso
l
'
ingegnere
in
capo
,
parlava
molto
,
con
grande
facilità
e
brio
,
guardando
di
preferenza
Franco
come
se
Franco
fosse
il
solo
per
il
quale
valesse
la
pena
di
spendere
fiato
e
spirito
.
Franco
stava
in
una
poltrona
,
muto
,
ingrugnato
quale
chi
sta
in
casa
altrui
e
sente
un
puzzo
che
non
può
convenientemente
fuggire
né
maledire
.
Si
discorreva
della
campagna
di
Crimea
e
il
Commissario
magnificava
il
piano
degli
alleati
di
attaccare
il
colosso
in
un
punto
vitale
per
le
sue
ambizioni
,
parlava
della
barbarie
russa
e
persino
dell
'
Autocrata
in
modo
da
far
rabbrividire
Franco
per
il
timore
di
un
'
alleanza
anglo
-
franco
-
austriaca
e
da
far
strabiliare
il
Carlascia
che
aveva
le
idee
del
1849
e
vedeva
nello
Czar
un
grosso
amicone
di
casa
.
«
E
Lei
,
signor
primo
deputato
politico
»
,
disse
il
Commissario
volgendo
il
suo
giallastro
sorriso
ironico
al
signor
Giacomo
,
«
cosa
ne
dice
Lei
?
»
Il
signor
Giacomo
batté
gli
occhietti
e
,
palpatesi
alquanto
le
ginocchia
,
rispose
:
«
Mi
,
signor
Commissario
riveritissimo
,
de
Russia
né
de
Franza
né
de
Inghilterra
no
me
ne
intendo
e
no
me
ne
intrigo
.
Lasso
che
i
se
la
despàta
.
Ma
mi
,
ghe
digo
la
verità
,
me
fa
pecà
el
poro
can
del
Papuzza
.
Lü
xe
quieto
come
un
polesin
e
questi
ghe
fà
momò
:
lü
no
ciama
agiuto
e
quei
core
in
zinquanta
a
giutarlo
,
e
intanto
i
ghe
xe
adosso
tuti
,
e
magna
che
te
magna
,
el
poro
Papuzza
,
sia
ch
'
el
vinza
,
sia
ch
'
el
perda
,
el
me
resta
in
camisa
»
.
Con
questo
nomignolo
di
Papuzza
(
babbuccia
)
,
il
signor
Giacomo
designava
venetamente
il
Turco
.
Era
la
personificazione
della
Turchia
in
un
turco
ideale
,
con
tanto
di
turbante
,
di
barba
,
di
pancia
e
di
babbucce
.
Nella
sua
qualità
di
uomo
pacifico
e
di
semi
-
libero
pensatore
,
il
Puttini
aveva
un
debole
per
il
pigro
,
placido
e
bonario
Papuzza
.
«
Stia
tranquillo
»
,
disse
ridendo
il
Commissario
.
«
Il
suo
amico
Papuzza
se
la
caverà
benone
.
Siamo
amici
di
Papuzza
anche
noi
e
non
lo
lasceremo
mutilare
né
svenare
.
»
Franco
non
si
tenne
dal
brontolare
con
tanto
di
cipiglio
:
«
Sarebbe
però
una
bella
ingratitudine
verso
la
Russia
!
»
Il
Commissario
tacque
,
e
la
signora
Peppina
propose
,
con
un
tatto
insolito
,
di
andare
a
vedere
i
fiori
.
«
Meglio
!
»
,
fece
l
'
ingegnere
,
assai
contento
che
si
troncasse
quel
dialogo
.
Nel
passar
della
sala
nel
giardinetto
,
il
Commissario
prese
familiarmente
il
braccio
di
Franco
e
gli
disse
all
'
orecchio
:
«
Ha
ragione
,
sa
,
dell
'
ingratitudine
,
ma
certe
cose
noi
impiegati
non
le
possiamo
dire
»
.
Franco
,
a
cui
il
tocco
della
Imperial
Regia
mano
bruciava
,
fu
sorpreso
di
questa
uscita
.
Se
colui
avesse
avuto
una
faccia
più
italiana
,
gli
avrebbe
creduto
;
con
quella
faccia
calmucca
non
gli
credette
e
lasciò
cader
il
discorso
.
Lo
ripigliò
l
'
altro
,
sottovoce
,
affacciandosi
alla
ringhiera
verso
il
lago
e
fingendo
di
guardar
il
ficus
repens
che
veste
la
muraglia
.
«
Si
guardi
anche
Lei
»
,
diss
'
egli
,
«
da
certe
parole
.
C
'
è
delle
bestie
che
possono
interpretar
male
.
»
E
accennò
leggermente
col
capo
al
Ricevitore
.
«
Se
ne
guardi
,
se
ne
guardi
!
»
«
Grazie
»
,
rispose
Franco
,
asciutto
,
«
ma
non
credo
che
avrò
bisogno
di
guardarmi
.
»
«
Non
si
sa
,
non
si
sa
,
non
si
sa
»
,
sussurrò
il
Commissario
,
e
toltosi
di
là
,
andò
,
seguito
da
Franco
,
dove
il
Ricevitore
e
l
'
ingegnere
discorrevano
di
tinche
presso
la
scaletta
che
scende
al
secondo
ripiano
del
giardinetto
.
Lì
presso
c
'
era
il
famoso
vaso
rosso
di
gelsomini
.
«
Questo
rosso
sta
male
,
signor
Maironi
»
,
disse
il
bestione
ex
abrupto
,
e
diede
un
colpo
all
'
aria
con
la
mano
come
per
dire
«
via
!
»
.
In
quel
momento
Luisa
si
affacciò
al
giardino
dalla
sala
e
chiamò
suo
marito
.
Il
Commissario
si
voltò
al
suo
zelante
accolito
e
gli
disse
bruscamente
:
«
Lasci
stare
!
»
La
Pasotti
partiva
e
voleva
salutare
Franco
.
Questi
desiderava
farla
uscire
per
il
giardino
ma
ella
,
volendo
evitare
le
cerimonie
con
quegli
altri
signori
,
preferì
di
scender
per
la
scala
interna
e
Franco
l
'
accompagnò
fino
alla
porta
di
strada
,
ch
'
era
aperta
.
Con
suo
grande
stupore
,
la
Pasotti
,
invece
di
uscire
,
chiuse
la
porta
e
si
mise
a
fargli
una
mimica
concitata
,
affatto
inintelligibile
,
accompagnandola
di
sospiri
tronchi
e
di
stralunamenti
d
'
occhi
:
dopo
di
che
si
levò
di
tasca
una
lettera
e
gliela
porse
.
Franco
lesse
,
si
strinse
nelle
spalle
e
intascò
la
carta
.
Poi
,
siccome
la
Pasotti
consigliava
,
con
la
sua
mimica
disperata
,
fuga
fuga
,
Lugano
Lugano
,
la
rassicurò
con
un
gesto
sorridendo
.
Colei
gli
afferrò
ancora
una
volta
le
mani
,
scosse
ancora
con
un
fremito
di
supplica
,
il
cappellone
inclinato
a
destra
e
i
due
lunghi
riccioli
neri
.
Poi
spalancò
gli
occhi
,
porse
le
labbra
in
fuori
quanto
poté
,
si
calcò
l
'
indice
sul
naso
nel
segno
del
silenzio
.
«
Anca
con
Pasott
!
»
,
diss
'
ella
;
e
furono
le
sole
sue
parole
durante
tutta
questa
spiegazione
;
dopo
le
quali
scappò
.
Franco
risalì
le
scale
,
pensando
ai
casi
suoi
.
Poteva
essere
un
falso
allarme
,
poteva
essere
una
cosa
seria
.
Ma
perché
mai
lo
si
sarebbe
arrestato
?
Cercò
di
ricordare
se
avesse
in
casa
qualche
cosa
di
compromettente
e
non
trovò
nulla
.
Pensò
ad
una
perfidia
della
nonna
ma
cacciò
subito
quest
'
idea
,
se
ne
rimproverò
e
rimise
ogni
decisione
a
più
tardi
,
quando
avrebbe
parlato
a
sua
moglie
.
Ritornò
nel
giardinetto
dove
il
Commissario
,
appena
lo
vide
,
gli
chiese
di
mostrargli
certe
dalie
che
la
signora
Peppina
vantava
.
Udito
che
le
dalie
erano
nell
'
orto
,
propose
a
Franco
di
accompagnarvelo
.
Potevano
andar
soli
;
tanto
,
gli
altri
erano
profani
.
Franco
accettò
.
Il
contegno
di
quel
piccolo
birro
inguantato
già
pareva
molto
strano
;
avrebbe
pur
voluto
capire
se
potesse
in
qualche
modo
accordarsi
con
l
'
avvertimento
misterioso
.
«
Senta
,
signor
Maironi
»
,
disse
risolutamente
il
Commissario
quando
Franco
ebbe
chiuso
dietro
a
sé
l
'
uscio
dell
'
orto
.
«
Le
voglio
dire
una
parola
.
»
Franco
,
che
stava
scendendo
i
due
scalini
appoggiati
alla
soglia
della
porta
,
si
fermò
e
aggrottò
le
sopracciglia
.
«
Venga
qua
!
»
,
soggiunse
l
'
altro
,
imperioso
.
«
Ciò
che
sto
per
fare
è
forse
contro
il
mio
dovere
ma
lo
faccio
egualmente
.
Sono
troppo
amico
della
signora
marchesa
Sua
nonna
per
non
farlo
.
Lei
corre
un
gravissimo
pericolo
.
»
«
Io
?
»
,
disse
Franco
,
freddamente
.
«
Quale
?
»
Franco
aveva
rapida
e
sicura
l
'
intuizione
del
pensiero
altrui
.
Le
parole
del
Commissario
si
accordavano
bene
con
quelle
portategli
dalla
Pasotti
;
pure
egli
sentì
,
in
quel
momento
,
che
il
piccolo
birro
aveva
un
tradimento
nel
cuore
.
«
Quale
?
»
,
rispose
costui
.
«
Mantova
!
»
Franco
udì
senza
batter
ciglio
il
formidabile
nome
,
sinonimo
di
segrete
e
di
forche
.
«
Io
non
posso
aver
paura
di
Mantova
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
ho
fatto
nulla
per
andar
a
Mantova
.
»
«
Eppure
!
»
«
Di
che
cosa
mi
accusano
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Questo
lo
sentirà
se
resta
qui
»
,
rispose
il
Commissario
,
pigiando
sulle
ultime
parole
.
«
E
adesso
vediamo
le
dalie
.
»
«
Non
ho
fatto
nulla
»
,
tornò
a
dire
Franco
.
«
Non
mi
muovo
.
»
«
Vediamo
queste
dalie
,
vediamo
queste
dalie
!
»
,
insistette
il
Commissario
.
Parve
a
Franco
che
avrebbe
dovuto
ringraziar
quell
'
uomo
e
non
poté
farlo
.
Gli
mostrò
i
suoi
fiori
con
quel
tanto
di
cortesia
che
occorreva
,
con
perfetta
tranquillità
;
e
lo
ricondusse
dall
'
orto
in
casa
,
discorrendo
di
non
so
qual
professore
Maspero
,
di
non
so
qual
segreto
per
combattere
l
'
oïdium
.
In
sala
si
discorreva
di
un
altro
peggiore
oïdium
.
La
signora
Peppina
aveva
in
corpo
una
terribile
paura
del
colèra
.
Riconosceva
,
sì
,
che
il
colèra
ammoniva
ogni
buon
cristiano
di
mettersi
in
grazia
di
Dio
e
che
quando
si
è
in
grazia
di
Dio
è
una
fortuna
di
andar
all
'
altro
mondo
:
«
Ma
però
,
anca
la
pell
,
neh
!
Quella
cara
pelascia
!
A
pensà
che
l
'
è
domà
vüna
!
»
.
«
Il
colèra
»
,
disse
Luisa
,
«
se
avesse
giudizio
,
potrebbe
fare
bellissime
cose
;
ma
non
ne
ha
.
»
«
Vede
»
,
sussurrò
alla
signora
Peppina
,
mentre
il
Biancòn
si
alzava
per
andare
incontro
al
Commissario
di
ritorno
con
Franco
,
«
il
colèra
è
capace
di
portar
via
Lei
e
di
lasciar
qui
Suo
marito
.
»
A
questa
uscita
stravagante
la
signora
Peppina
ebbe
un
sussulto
di
spavento
,
fece
«
Esüsmaria
!
»
e
poi
capì
di
essersi
tradita
,
di
non
aver
mostrato
per
il
suo
Carlascia
quella
tenerezza
di
cui
parlava
sempre
,
afferrò
il
ginocchio
della
sua
vicina
e
si
piegò
a
dirle
sottovoce
,
rossa
come
un
papavero
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Ma
Luisa
non
badava
più
a
lei
;
un
'
occhiata
di
Franco
le
aveva
detto
ch
'
era
successo
qualche
cosa
.
Partita
tutta
quella
gente
,
lo
zio
Piero
si
mise
a
leggere
la
Gazzetta
di
Milano
e
Luisa
disse
a
suo
marito
:
«
Sono
le
tre
,
andiamo
a
svegliar
Maria
»
.
Quando
fu
con
lui
nella
camera
dell
'
alcova
,
invece
di
aprir
le
imposte
,
gli
domandò
cosa
fosse
accaduto
.
Franco
le
raccontò
tutto
,
dal
biglietto
della
Pasotti
allo
strano
contegno
,
alla
strana
confidenza
del
Commissario
.
Luisa
lo
ascoltò
molto
seria
ma
senza
dar
segno
di
timore
.
Esaminò
il
biglietto
misterioso
.
Ella
e
Franco
sapevano
che
fra
gli
agenti
governativi
di
Porlezza
v
'
era
un
galantuomo
il
quale
nel
1849
e
nel
1850
aveva
salvato
parecchi
patrioti
avvertendoli
segretamente
;
ma
sapevano
pure
che
quel
galantuomo
là
non
conosceva
l
'
ortografia
né
la
grammatica
.
Il
biglietto
portato
dalla
Pasotti
era
correttissimo
.
Quanto
al
Commissario
,
si
sapeva
che
era
uno
dei
più
tristi
e
maligni
arnesi
del
Governo
.
Luisa
approvò
la
risposta
di
suo
marito
.
«
Giurerei
che
ti
vogliono
far
partire
»
,
diss
'
ella
.
Franco
lo
pensava
pure
ma
senza
trovarne
un
ragionevole
perché
.
Luisa
ne
aveva
bene
in
mente
uno
,
suggeritole
dal
suo
disprezzo
per
la
nonna
.
Il
Commissario
era
un
buon
amico
della
nonna
,
l
'
aveva
detto
egli
stesso
per
un
raffinamento
,
secondo
lei
,
di
astuzia
.
Nel
guanto
del
Commissario
vi
era
l
'
artiglio
della
nonna
.
Non
Franco
solo
ma
tutti
si
volevano
colpire
;
e
si
volevano
colpire
nella
persona
di
colui
che
sosteneva
la
famiglia
con
le
proprie
fatiche
,
col
proprio
generoso
cuore
.
Ella
sapeva
,
per
discorsi
riferitile
dalle
solite
lingue
odiose
,
che
la
nonna
detestava
lo
zio
Piero
perché
lo
zio
Piero
aveva
dato
modo
a
suo
nipote
di
ribellarsi
a
lei
e
di
vivere
nella
ribellione
,
abbastanza
comodamente
.
Ora
si
cercava
un
pretesto
di
colpirlo
.
La
fuga
del
nipote
sarebbe
stata
una
confessione
e
,
per
un
Governo
come
l
'
austriaco
,
un
buon
pretesto
di
colpir
lo
zio
.
Luisa
non
lo
disse
subito
,
solamente
lasciò
capire
che
aveva
un
'
idea
;
allora
suo
marito
gliela
fece
,
poco
a
poco
,
metter
fuori
.
Uditala
,
ci
credette
nel
suo
cuore
ma
protestò
a
parole
,
cercò
difender
la
nonna
da
un
'
accusa
troppo
poco
fondata
e
troppo
mostruosa
.
Comunque
la
cosa
fosse
,
marito
e
moglie
si
accordavano
interamente
nella
risoluzione
di
non
muoversi
,
di
aspettare
gli
avvenimenti
.
Perciò
non
stettero
più
a
fare
né
a
discutere
supposizioni
.
Luisa
si
alzò
,
andò
ad
aprire
le
imposte
,
si
voltò
a
guardar
sorridendo
suo
marito
nella
luce
;
gli
stese
la
mano
ch
'
egli
strinse
e
scosse
col
cuore
caldo
e
la
lingua
impedita
.
Pareva
loro
di
esser
soldati
condotti
per
una
via
quieta
al
rombo
lontano
del
cannone
,
a
Dio
sa
qual
sorte
.
4
.
Con
gli
artigli
L
'
ingegnere
in
capo
non
si
accorse
di
nulla
,
e
due
giorni
dopo
,
spirata
la
sua
licenza
,
se
n
'
andò
via
in
barca
,
pacifico
nel
suo
soprabitone
grigio
da
viaggio
,
insieme
alla
Cia
,
la
sua
governante
.
Passarono
altri
dieci
giorni
senza
novità
alcuna
,
cosicché
Franco
e
Luisa
si
persuasero
che
proprio
fosse
stato
teso
loro
un
tranello
e
che
la
Polizia
non
si
lascerebbe
vedere
.
La
sera
del
primo
ottobre
fecero
allegramente
il
tarocco
con
Puttini
e
Pasotti
e
,
partiti
gli
ospiti
per
tempo
,
andarono
a
letto
.
Luisa
,
nel
baciar
la
bambina
che
dormiva
,
la
sentì
calda
.
Le
toccò
le
mani
e
le
gambe
.
«
Maria
ha
la
febbre
»
,
diss
'
ella
.
Franco
pigliò
la
candela
e
guardò
.
Maria
dormiva
con
la
testina
piegata
sulla
spalla
sinistra
secondo
il
suo
solito
.
Il
bel
visetto
,
sempre
accigliato
nel
sonno
,
era
un
po
'
acceso
,
la
respirazione
un
po
'
frequente
.
Franco
si
spaventò
,
immaginò
in
un
momento
il
morbillo
,
la
scarlattina
,
il
gastrico
,
l
'
infiammazione
cerebrale
.
Luisa
,
più
tranquilla
,
pensò
ai
vermi
,
preparò
la
santonina
sul
tavolino
da
notte
.
Poi
padre
e
madre
si
coricarono
senza
rumore
,
spensero
il
lume
,
stettero
ad
ascoltar
con
pena
il
sottile
respiro
breve
della
piccina
.
Si
assopirono
e
furono
svegliati
intorno
alla
mezzanotte
,
da
Maria
che
piangeva
.
Accesero
il
lume
e
Maria
si
chetò
,
prese
la
santonina
.
Poi
uscì
da
capo
a
piangere
,
volle
esser
portata
nel
letto
grande
,
fra
la
mamma
e
il
papà
e
in
breve
vi
pigliò
sonno
;
ma
era
un
sonno
inquieto
,
interrotto
da
pianti
.
Franco
tenne
il
lume
acceso
per
poterla
osservare
meglio
.
Pendevano
,
egli
e
sua
moglie
,
sulla
loro
creatura
quando
all
'
uscio
di
strada
furono
precipitosamente
battuti
due
colpi
.
Franco
balzò
a
sedere
sul
letto
.
«
Hai
udito
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Zitto
!
»
,
fece
Luisa
afferrandogli
un
braccio
e
tendendo
l
'
orecchio
.
Due
altri
colpi
,
più
forti
.
Franco
esclamò
:
«
La
Polizia
!
»
,
e
saltò
a
terra
.
«
Va
'
,
va
'
!
»
,
supplicò
lei
,
sottovoce
.
«
Non
lasciarti
prendere
!
Passa
dal
cortiletto
!
Scavalca
il
muro
!
»
Egli
non
rispose
,
si
vestì
a
mezzo
,
in
furia
,
e
si
slanciò
fuori
della
camera
,
risoluto
di
non
lasciar
volontariamente
la
sua
Luisa
,
la
sua
Maria
malata
,
sdegnoso
del
pericolo
.
Discese
le
scale
a
salti
.
«
Chi
è
?
»
,
diss
'
egli
,
prima
di
aprire
.
«
La
Polizia
!
»
,
si
rispose
.
«
Aprite
subito
!
»
«
A
quest
'
ora
non
apro
a
chi
non
vedo
.
»
Si
udì
un
breve
dialogo
nella
strada
.
La
voce
di
prima
disse
:
«
Parli
lei
»
,
e
la
voce
che
parlò
poi
era
ben
conosciuta
da
Franco
.
«
Apra
,
signor
Maironi
.
»
Era
la
voce
del
Ricevitore
.
Franco
aperse
.
Entrò
un
signore
vestito
di
nero
,
in
occhiali
;
dopo
di
lui
,
il
bestione
;
dopo
il
bestione
un
gendarme
con
una
lanterna
;
poi
tre
altri
gendarmi
armati
,
due
semplici
e
un
graduato
che
portava
un
gran
sacco
di
cuoio
.
Qualcuno
rimase
fuori
.
«
Lei
è
il
signor
Maironi
?
»
,
disse
quel
dagli
occhiali
,
un
aggiunto
della
Polizia
di
Milano
.
«
Venga
di
sopra
con
me
»
.
E
tutta
la
compagnia
si
avviò
sulle
scale
con
uno
strepito
di
passi
pesanti
,
di
ferramenta
soldatesche
.
Non
erano
ancora
al
primo
piano
che
la
scala
si
illuminò
in
alto
,
singhiozzi
e
gemiti
scoppiarono
al
secondo
piano
.
«
Questa
è
Sua
moglie
?
»
,
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Crede
?
»
,
rispose
Franco
,
ironico
.
Il
Ricevitore
mormorò
:
«
Sarà
la
domestica
»
.
L
'
aggiunto
si
voltò
a
dare
un
ordine
,
due
gendarmi
si
fecero
avanti
,
salirono
in
fretta
al
secondo
piano
.
Il
poliziotto
domandò
a
Franco
,
più
aspramente
di
prima
:
«
Sua
moglie
è
a
letto
?
»
.
«Naturalmente.»
«
Dove
?
Bisogna
che
si
alzi
!
»
L
'
uscio
dell
'
alcova
si
aperse
,
comparve
Luisa
,
in
veste
da
camera
con
i
capelli
sciolti
e
con
una
candela
in
mano
,
mentre
un
gendarme
si
affacciava
al
ripiano
superiore
della
scala
a
dir
che
la
serva
era
mezzo
svenuta
e
non
poteva
venir
giù
.
L
'
aggiunto
gli
ordinò
di
lasciar
il
suo
compagno
presso
la
donna
e
di
scendere
.
Poi
salutò
la
signora
che
non
rispose
al
saluto
.
Sperando
che
Franco
fuggisse
,
ella
si
era
affrettata
di
uscir
di
camera
per
trattenere
,
per
ingannare
,
se
possibile
,
la
Polizia
.
Vide
suo
marito
,
trasalì
,
palpitò
,
ma
si
rimise
subito
.
L
'
aggiunto
si
avanzò
per
entrar
in
camera
.
«
No
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
C
'
è
un
'
ammalata
!
»
Luisa
impugnò
la
maniglia
dell
'
uscio
chiuso
guardando
colui
in
faccia
.
«
Questa
malata
chi
è
?
»
,
domandò
l
'
aggiunto
.
«
Una
bambina
.
»
«
Eh
,
cosa
vogliono
che
le
facciamo
?
»
«
Scusi
»
,
disse
Luisa
scotendo
nervosamente
la
maniglia
quasi
in
atto
di
sfida
.
«
Hanno
bisogno
d
'
entrare
tutti
?
»
«Tutti.»
Al
rumore
delle
voci
e
della
maniglia
la
piccola
Maria
si
mise
a
piangere
un
pianto
di
stanchezza
desolata
,
che
faceva
male
al
cuore
.
«
Luisa
»
,
disse
Franco
,
«
lascia
che
questi
signori
facciano
la
loro
parte
!
»
L
'
aggiunto
era
un
giovane
,
alquanto
elegante
,
dalla
fisonomia
fine
e
cattiva
.
Lanciò
a
Franco
una
occhiata
sinistra
.
«
Ascolti
Suo
marito
,
signora
»
,
diss
'
egli
tanto
per
mordere
di
rimando
,
a
qualche
modo
.
«
Lo
trovo
prudente
.
»
«
Meno
di
lei
che
si
fa
scortare
da
un
esercito
!
»
,
rispose
Luisa
aprendo
l
'
uscio
.
Quegli
la
guardò
,
si
strinse
nelle
spalle
e
passò
oltre
,
seguito
dagli
altri
.
«
Aprano
tutto
,
qui
!
»
,
diss
'
egli
forte
,
ruvidamente
,
indicando
la
scrivania
.
I
grandi
occhi
cilestrini
di
Franco
lampeggiarono
.
«
Parli
sottovoce
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Non
mi
spaventi
la
bambina
!
»
«
Silenzio
a
Lei
!
»
,
tuonò
l
'
aggiunto
calando
un
pugno
sulla
scrivania
.
«
Apra
!
»
La
bambina
,
a
quello
strepito
,
si
mise
a
singhiozzare
disperatamente
.
Franco
,
furibondo
,
scagliò
la
chiave
sulla
scrivania
.
«
A
Lei
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Ella
è
in
arresto
!
»
,
gridò
l
'
aggiunto
.
«
Va
bene
!
»
Mentre
Franco
rispondeva
così
,
Luisa
,
che
si
era
chinata
tutta
sulla
sua
creatura
per
cercar
di
quietarla
,
rialzò
impetuosamente
il
viso
.
«
Ci
ho
diritto
anch
'
io
,
a
quest
'
onore
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
bella
voce
vibrante
.
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondere
,
fece
aprire
e
rovistare
da
un
gendarme
tutti
i
cassetti
della
scrivania
,
levarne
lettere
e
carte
ch
'
egli
esaminava
rapidamente
e
buttava
parte
a
terra
,
parte
nel
gran
sacco
di
cuoio
.
Dopo
la
scrivania
venne
la
volta
dei
cassettoni
dove
tutto
fu
messo
sossopra
.
Dopo
i
cassettoni
fu
visitato
il
lettuccio
di
Maria
.
L
'
aggiunto
ordinò
a
Luisa
di
levar
la
bambina
dal
letto
grande
ch
'
egli
intendeva
pure
di
visitare
.
«
Mi
metta
il
lettuccio
in
ordine
»
,
rispose
Luisa
fremente
.
Fino
a
quel
momento
il
bestione
Carlascia
era
sempre
stato
lì
muto
e
duro
dietro
i
suoi
baffi
,
come
se
quella
bisogna
,
forse
da
lui
desiderata
in
astratto
,
non
fosse
stata
poi
,
in
pratica
,
interamente
di
suo
gusto
.
Adesso
si
mosse
e
,
senza
parlare
,
si
pose
ad
accomodar
con
le
sue
manacce
enormi
le
materasse
e
le
lenzuola
del
lettuccio
.
Luisa
vi
posò
la
bambina
e
anche
il
letto
grande
fu
sfatto
e
frugato
senza
frutto
.
Maria
non
piangeva
più
,
guardava
quella
baraonda
con
tanto
d
'
occhi
spalancati
.
«
Adesso
vengano
con
me
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
Luisa
si
tenne
sicura
d
'
esser
condotta
via
con
suo
marito
e
chiese
che
si
facesse
scendere
la
sua
domestica
per
affidarle
la
bambina
.
All
'
idea
che
Luisa
pure
fosse
tratta
in
arresto
,
che
si
volesse
togliere
a
Maria
malata
anche
la
madre
,
Franco
,
fuori
di
sé
dalla
collera
e
dal
dolore
,
mise
un
grido
di
protesta
:
«
Questo
non
è
possibile
!
Lo
dica
!
»
L
'
aggiunto
non
degnò
rispondergli
,
ordinò
che
si
facesse
venir
la
fantesca
.
La
fantesca
,
mezza
morta
di
paura
,
entrò
fra
i
gendarmi
,
gemendo
e
singhiozzando
.
«
Stupida
!
»
,
mormorò
Franco
,
fra
i
denti
.
«
La
donna
starà
qui
con
la
bambina
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Loro
vengano
con
me
.
Devono
assistere
alla
perquisizione
.
»
Fece
prendere
dei
lumi
,
lasciò
un
gendarme
nell
'
alcova
e
passò
in
sala
,
seguito
dagli
altri
gendarmi
,
dal
Bianconi
,
da
Franco
e
Luisa
.
«
Prima
di
continuar
la
perquisizione
»
,
diss
'
egli
,
«
domanderò
Loro
ciò
che
avrei
domandato
prima
se
il
Loro
contegno
fosse
stato
migliore
.
Mi
dicano
se
tengono
armi
o
pubblicazioni
sediziose
o
carte
,
sia
stampate
che
manoscritte
,
ostili
all
'
Imperial
Regio
Governo
.
»
Franco
rispose
forte
:
«
No
»
.
«
È
quello
che
vedremo
»
,
fece
l
'
aggiunto
.
«
Si
accomodi
.
»
Mentre
l
'
aggiunto
faceva
scostar
i
mobili
dalle
pareti
,
guardare
e
frugare
dappertutto
,
venne
in
mente
a
Luisa
che
otto
o
dieci
anni
prima
lo
zio
le
aveva
fatto
vedere
,
nel
cassettone
di
una
camera
del
secondo
piano
,
una
vecchia
sciabola
che
vi
stava
sin
dal
1812
.
Era
la
sciabola
di
un
altro
Pietro
Ribera
,
tenente
di
cavalleria
,
caduto
a
Malojaroslavetz
.
In
quella
camera
,
che
stava
sopra
la
cucina
,
non
ci
dormiva
mai
nessuno
,
non
ci
si
andava
quasi
mai
;
era
come
se
non
ci
fosse
.
Luisa
aveva
dimenticato
del
tutto
la
vecchia
sciabola
dell
'
Impero
.
Dio
,
le
veniva
in
mente
adesso
!
Se
anche
lo
zio
l
'
avesse
dimenticata
!
Se
non
l
'
avesse
consegnata
nel
'48
,
dopo
la
guerra
;
quando
tutte
le
armi
si
dovevano
consegnare
,
pena
la
vita
!
Avrà
pensato
,
lo
zio
,
nella
sua
semplicità
patriarcale
,
che
quel
ricordo
di
famiglia
,
giacente
da
trentasei
anni
nel
fondo
d
'
un
cassettone
,
era
pure
diventato
un
arnese
pericoloso
e
proibito
?
E
Franco
,
Franco
che
non
sapeva
niente
!
Luisa
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
;
la
seggiola
scricchiolò
tutta
sotto
una
stretta
convulsa
;
ell
'
alzò
le
mani
,
atterrita
come
se
avesse
parlato
.
Vedeva
il
poliziotto
passar
di
camera
in
camera
con
i
suoi
gendarmi
,
giungere
a
quella
,
aprire
il
cassettone
,
frugare
,
trovar
la
sciabola
.
Faceva
ogni
sforzo
di
ricordar
il
posto
preciso
dove
l
'
aveva
veduta
,
d
'
immaginar
una
via
di
scampo
,
e
taceva
seguendo
con
gli
occhi
,
macchinalmente
,
la
candela
che
un
gendarme
accostava
,
secondo
i
cenni
del
suo
capo
,
ora
ad
un
cassetto
aperto
,
ora
ad
una
cantoniera
,
ora
ad
un
quadro
che
colui
alzava
per
guardarvi
dietro
.
Non
le
veniva
in
mente
nessun
rimedio
.
Se
lo
zio
non
aveva
pensato
di
levar
la
sciabola
,
c
'
era
solo
da
sperare
che
non
si
visitasse
anche
quella
camera
.
Franco
,
appoggiato
alla
stufa
,
seguiva
,
scuro
nella
fronte
,
ogni
atto
di
quella
gente
.
Quando
cacciavano
le
mani
nei
cassetti
,
gli
si
vedeva
la
collera
nel
giuoco
muto
delle
mascelle
.
Non
si
udiva
che
qualche
ordine
tronco
dell
'
aggiunto
,
qualche
risposta
sommessa
dei
gendarmi
.
Nulla
si
moveva
intorno
ad
essi
se
non
le
loro
grandi
ombre
traballanti
per
le
pareti
.
Il
silenzio
del
Ricevitore
,
di
Franco
e
di
Luisa
pareva
,
in
una
sala
da
giuoco
proibito
,
intorno
alle
voci
brevi
dei
giuocatori
,
il
silenzio
di
coloro
che
hanno
puntato
forte
.
La
sinistra
faccia
,
la
sinistra
voce
dell
'
aggiunto
,
quantunque
nulla
si
trovasse
,
non
cambiavano
mai
.
A
Luisa
egli
pareva
un
uomo
sicuro
d
'
arrivare
al
suo
scopo
.
E
non
poter
far
niente
,
neppur
avvertire
Franco
!
Ma
forse
era
meglio
che
non
lo
sapesse
,
forse
quest
'
ignoranza
poteva
salvarlo
.
Visitate
la
sala
e
la
loggia
,
l
'
aggiunto
passò
nel
salotto
.
Pigliò
la
candela
dalle
mani
del
gendarme
e
fece
una
rapida
rassegna
dei
piccoli
uomini
illustri
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
Ribera
»
,
diss
'
egli
vedendo
i
ritratti
di
Gouvion
Saint
-
Cyr
,
di
Marmont
e
di
altri
generali
napoleonici
,
«
avrebbe
fatto
molto
meglio
a
tener
il
ritratto
di
S
.
E
.
il
feld
-
maresciallo
Radetzky
.
Non
c
'
è
?
»
«
No
»
,
rispose
Franco
.
«
Che
razza
d
'
impiegati
!
»
,
fece
colui
con
un
disprezzo
,
con
un
'
arroganza
da
non
dire
.
«
Hanno
gl
'
impiegati
il
dovere
»
,
scattò
Franco
,
«
di
tenere
ritratti
...
»
«
Non
sono
qui
»
,
lo
interruppe
l
'
aggiunto
,
«
per
discutere
con
Lei
!
»
Franco
voleva
replicare
.
«
Citto
,
Lei
,
con
quella
lingua
lunga
quatter
brazza
!
»
,
fece
il
Ricevitore
,
burbero
.
L
'
aggiunto
uscì
dal
salotto
nel
corridoio
che
conduce
alla
scala
.
Salirebbe
,
pensava
Luisa
,
o
non
salirebbe
?
Salì
ed
ella
gli
tenne
dietro
senza
tremare
ma
immaginando
con
una
rapidità
vertiginosa
tante
cose
diverse
che
potevano
accadere
.
Rotavano
,
per
così
dire
,
nella
sua
mente
tutte
le
possibilità
del
momento
,
le
sciagurate
e
le
prospere
.
Se
si
fermava
sulle
prime
,
l
'
orrore
la
portava
di
slancio
alle
seconde
;
se
si
fermava
su
queste
,
la
fantasia
ritornava
con
avidità
perversa
alle
prime
.
Prima
ancora
di
porre
il
piede
nel
corridoio
del
secondo
piano
,
udì
Maria
piangere
.
Franco
chiese
all
'
aggiunto
che
permettesse
a
sua
moglie
di
scendere
dalla
bambina
ma
ella
protestò
che
voleva
restare
.
L
'
idea
di
non
essere
con
lui
quando
si
scoprisse
l
'
arma
,
l
'
atterriva
.
Intanto
l
'
aggiunto
entrò
in
uno
stanzino
dov
'
erano
parecchi
libri
,
trovò
un
'
opera
stampata
a
Capolago
col
titolo
Scritti
letterari
di
un
italiano
vivente
e
domandò
:
«
Chi
è
quest
'
italiano
vivente
?
»
«
Il
padre
Cesari
»
,
rispose
Franco
,
audacemente
.
L
'
altro
,
ingannato
da
quella
prontezza
e
da
quel
nome
di
frate
,
si
diede
l
'
aria
dell
'
uomo
colto
,
disse
:
«
Ah
,
conosco
!
»
,
e
ripose
il
libro
,
chiese
dove
dormisse
l
'
ingegnere
in
capo
.
Luisa
era
troppo
soggiogata
da
un
'
angoscia
sola
per
sentir
altro
,
ma
Franco
,
a
veder
entrare
il
birro
e
i
suoi
nella
camera
dello
zio
così
pulita
e
ordinata
,
così
piena
del
suo
buono
,
pacifico
spirito
,
a
pensar
che
colpo
sarebbe
per
il
povero
vecchio
una
notizia
siffatta
,
si
sentì
uno
struggimento
,
una
rabbia
da
piangerne
.
«
Mi
pare
»
,
diss
'
egli
,
«
che
almeno
questa
camera
dovrebb
'
essere
rispettata
.
»
«
Ella
si
tenga
le
Sue
osservazioni
»
,
rispose
l
'
aggiunto
,
e
incominciò
con
far
buttare
all
'
aria
coperte
e
materasse
.
Poi
volle
la
chiave
del
cassettone
.
L
'
aveva
Franco
,
che
discese
,
accompagnato
da
un
gendarme
,
a
prenderla
nella
sua
camera
.
Lo
zio
gliel
'
aveva
consegnata
prima
di
partire
dicendogli
che
,
ad
un
bisogno
,
avrebbe
trovato
un
po
'
di
cum
quibus
nel
primo
cassetto
.
Aprirono
.
V
'
era
un
rotolo
di
svanziche
,
alcune
lettere
e
carte
,
dei
portafogli
e
dei
taccuini
vecchi
,
dei
compassi
,
delle
matite
,
una
scodellina
di
legno
con
varie
monete
.
L
'
aggiunto
esaminò
ogni
cosa
minutamente
,
scoperse
fra
le
monete
della
scodellina
uno
scudo
di
Carlo
Alberto
e
un
pezzo
di
quaranta
lire
del
Governo
Provvisorio
di
Lombardia
.
«
Il
signor
ingegnere
in
capo
»
,
disse
l
'
aggiunto
,
«
ha
conservato
queste
monete
con
una
cura
straordinaria
!
D
'
ora
in
poi
le
conserveremo
noi
.
»
Chiuse
il
cassetto
e
restituì
la
chiave
senza
aprire
gli
altri
.
Uscì
poi
nel
corridoio
e
si
fermò
,
incerto
.
Il
Ricevitore
lo
credette
disposto
a
scendere
e
siccome
il
corridoio
era
quasi
buio
e
la
scala
non
si
vedeva
,
s
'
incamminò
egli
,
come
più
pratico
,
a
destra
,
verso
la
scala
,
dicendo
:
«
Di
qua
»
.
La
stanza
della
sciabola
era
a
sinistra
.
«
Aspetti
»
,
disse
l
'
aggiunto
.
«
Guardiamo
anche
qui
dentro
.
»
E
voltosi
a
sinistra
spinse
quel
tale
uscio
.
Luisa
,
ch
'
era
rimasta
l
'
ultima
del
seguito
,
giunto
il
momento
supremo
,
si
fece
avanti
.
Il
cuore
,
che
durante
l
'
indecisione
dell
'
aggiunto
le
aveva
martellato
a
furia
,
si
chetò
come
per
miracolo
.
Ora
ella
era
fredda
,
intrepida
e
pronta
.
«
Chi
dorme
qui
?
»
,
le
chiese
l
'
aggiunto
.
«
Nessuno
.
Dormivano
qui
i
genitori
di
mio
zio
che
sono
morti
da
quarant
'
anni
.
Dopo
non
vi
ha
più
dormito
nessuno
.
»
Nella
camera
v
'
erano
due
letti
,
un
canapè
,
un
cassettone
.
L
'
aggiunto
accennò
ai
gendarmi
di
aprire
il
cassettone
.
Si
provarono
;
era
chiuso
a
chiave
.
«
Debbo
averla
io
,
la
chiave
»
,
disse
Luisa
con
perfetta
indifferenza
.
Discese
accompagnata
da
un
gendarme
e
risalì
con
un
cestellino
pieno
di
chiavi
,
lo
porse
all
'
aggiunto
.
«
Non
la
conosco
»
,
disse
,
«
non
si
adopera
mai
.
Dev
'
essere
una
di
queste
.
»
Colui
le
provò
tutte
inutilmente
.
Poi
le
provò
il
Ricevitore
,
poi
Franco
.
La
buona
non
c
'
era
.
«
Mandi
a
S
.
Mamette
,
faccia
venire
il
fabbro
»
,
disse
Luisa
tranquillamente
.
Il
Ricevitore
guardò
l
'
aggiunto
come
per
dirgli
:
«
Mi
pare
inutile
»
.
Ma
l
'
aggiunto
gli
voltò
le
spalle
ed
esclamò
volto
a
Luisa
:
«
Questa
chiave
ci
dev
'
essere
»
.
Il
cassettone
,
un
vecchio
mobile
rococò
,
aveva
maniglie
di
metallo
ad
ogni
cassetto
.
Uno
dei
gendarmi
,
il
più
robusto
,
si
provò
di
aprire
a
forza
.
Non
gli
riuscì
né
col
primo
né
col
secondo
cassetto
.
In
quel
punto
Luisa
si
risovvenne
che
aveva
veduto
la
sciabola
nel
terzo
,
insieme
a
certi
disegni
arrotolati
.
Il
gendarme
afferrò
le
maniglie
del
terzo
cassetto
.
«
Questo
non
è
chiuso
»
,
diss
'
egli
.
Infatti
il
cassetto
si
aperse
facilmente
.
L
'
aggiunto
pigliò
il
lume
e
si
chinò
a
guardarvi
dentro
.
Franco
si
era
seduto
sul
canapè
e
guardava
i
travicelli
del
soffitto
.
Sua
moglie
,
quando
vide
il
cassetto
aperto
,
gli
sedette
accanto
,
gli
prese
e
gli
strinse
una
mano
spasmodicamente
.
Udì
sfogliar
carte
e
il
Ricevitore
mormorar
con
voce
benigna
:
«
Disegni
»
.
Poi
l
'
aggiunto
fece
:
«
Oh
!
»
.
I
satelliti
si
chinarono
a
guardare
;
Franco
trasalì
.
Ella
ebbe
la
forza
di
levarsi
per
vedere
e
dire
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
L
'
aggiunto
aveva
in
mano
una
lunga
,
curva
busta
di
cartone
,
che
portava
un
biglietto
scritto
.
Egli
lo
aveva
prima
letto
silenziosamente
e
ora
lo
lesse
forte
con
un
accento
inesprimibile
di
soddisfazione
e
di
sarcasmo
.
«
Sciabola
del
tenente
Pietro
Ribera
ucciso
a
Malojaroslavetz
,
1812.»
Franco
balzò
in
piedi
,
sorpreso
,
incredulo
,
e
in
pari
tempo
l
'
aggiunto
aperse
la
busta
.
Franco
non
la
poteva
vedere
;
guardò
sua
moglie
,
che
la
vedeva
.
Sua
moglie
aveva
le
labbra
bianche
.
Lo
credette
spavento
e
non
gli
pareva
possibile
.
Era
gioia
:
la
busta
non
conteneva
che
un
fodero
vuoto
.
Luisa
si
trasse
nell
'
ombra
precipitosamente
,
cadde
a
sedere
sul
canapè
,
lottò
contro
un
violento
tremito
interno
,
s
'
irritò
con
se
stessa
,
si
disprezzò
e
lo
vinse
.
Intanto
l
'
aggiunto
,
preso
il
fodero
e
guardatolo
per
ogni
verso
,
chiese
a
Franco
dove
fosse
l
'
arma
.
Franco
fu
per
rispondere
che
non
lo
sapeva
com
'
era
vero
.
Ma
questa
potendo
parere
una
giustificazione
personale
,
rispose
invece
:
«
In
Russia
»
.
La
sciabola
non
era
in
Russia
,
era
confitta
nella
melma
,
in
fondo
al
lago
,
dove
l
'
aveva
segretamente
gittata
lo
zio
Piero
,
invece
di
consegnarla
.
«
E
perché
hanno
scritto
sciabola
?
»
,
fece
il
Ricevitore
tanto
per
mostrare
un
po
'
di
zelo
anche
lui
.
«
Chi
ha
scritto
è
morto
»
,
disse
Franco
.
«
Questa
chiave
subito
!
»
,
esclamò
rabbiosamente
il
Commissario
.
Stavolta
Luisa
la
trovò
e
gli
altri
due
cassetti
furono
aperti
;
uno
era
vuoto
,
l
'
altro
conteneva
delle
coperte
di
lana
e
della
lavanda
.
La
perquisizione
finì
qui
.
L
'
aggiunto
discese
in
sala
e
intimò
a
Franco
di
prepararsi
a
seguirlo
dentro
un
quarto
d
'
ora
.
«
Ma
ci
arresti
tutti
,
dunque
!
»
,
esclamò
Luisa
.
L
'
aggiunto
si
strinse
nelle
spalle
e
ripeté
a
Franco
:
«
Dentro
un
quarto
d
'
ora
.
Lei
!
Vada
pure
nella
Sua
camera
»
.
Franco
trascinò
via
Luisa
,
la
supplicò
di
tacere
,
di
rassegnarsi
per
amor
di
Maria
.
Egli
pareva
un
altro
,
non
mostrava
né
dolore
né
collera
,
aveva
nel
viso
e
nella
voce
una
dolcezza
seria
,
una
virile
tranquillità
.
Mise
nella
valigia
poca
biancheria
,
un
Dante
e
un
Almanach
du
jardinier
che
aveva
sul
tavolino
da
notte
,
si
chinò
un
momento
su
Maria
che
dormiva
e
non
le
diede
un
bacio
per
non
svegliarla
,
baciò
invece
Luisa
e
,
poiché
stavano
sotto
gli
occhi
dei
gendarmi
posti
alle
due
uscite
della
camera
,
si
sciolse
presto
dalle
sue
braccia
dicendole
in
francese
che
non
conveniva
dare
spettacolo
a
quei
signori
.
Prese
la
valigia
,
andò
a
porsi
agli
ordini
dell
'
aggiunto
.
Questi
aveva
la
barca
a
cinquanta
passi
da
casa
Ribera
,
verso
Albogasio
,
all
'
approdo
che
chiamano
del
Canevaa
.
Uscendo
dal
sottoportico
cavalcato
dalla
casa
,
Franco
si
udì
sopra
la
testa
uno
strepito
d
'
imposte
,
vide
batter
sulla
faccia
bianca
della
chiesa
il
lume
della
sua
camera
e
si
voltò
a
dir
verso
la
finestra
:
«
Manda
a
chiamar
il
medico
,
domattina
!
Addio
!
»
Luisa
non
rispose
.
Quando
i
gendarmi
arrivarono
con
l
'
arrestato
presso
il
Canevaa
,
l
'
aggiunto
comandò
loro
di
fermarsi
.
«
Signor
Maironi
»
,
diss
'
egli
,
«
Ella
ha
avuto
la
sua
lezione
.
Per
questa
volta
ritorni
a
casa
Sua
e
impari
a
rispettare
le
Autorità
.
»
Meraviglia
,
gioia
,
sdegno
scoppiarono
nel
cuore
di
Franco
.
Si
contenne
,
però
,
si
morse
le
labbra
e
si
avviò
a
casa
senza
fretta
.
Non
aveva
ancora
girato
il
canto
della
chiesa
,
che
Luisa
lo
riconobbe
al
passo
e
chiamò
:
«
Franco
?
»
.
Egli
saltò
avanti
,
fu
visto
,
vide
l
'
ombra
di
lei
sparire
dalla
finestra
,
entrò
in
casa
di
corsa
,
si
slanciò
sulla
scala
gridando
«
libero
,
libero
!
»
mentre
sua
moglie
la
scendeva
a
precipizio
con
una
furia
di
«
come
come
come
?
»
.
Si
cercarono
con
le
braccia
avide
,
si
afferrarono
,
si
strinsero
,
non
parlarono
più
.
Parlarono
poi
,
in
loggia
,
per
due
ore
continue
di
tutto
che
avevano
visto
,
udito
e
provato
,
ritornando
sempre
alla
sciabola
,
alle
carte
,
alle
monete
,
non
senza
fermarsi
su
tante
inezie
,
sull
'
accento
veneto
che
aveva
l
'
aggiunto
,
sul
gendarme
bruno
che
pareva
un
buon
diavolo
e
sul
gendarme
biondo
che
doveva
essere
un
cane
.
Di
quando
in
quando
tacevano
,
gustavano
il
silenzio
sicuro
e
la
dolcezza
della
casa
;
poi
ricominciavano
.
Prima
di
andar
a
letto
uscirono
sulla
terrazza
.
La
notte
era
scura
e
tepida
,
il
lago
immobile
.
L
'
afa
,
le
tenebre
,
le
forme
vaghe
,
mostruose
delle
montagne
pigliavano
nella
immaginazione
una
mortale
pesantezza
austriaca
;
l
'
aria
stessa
ne
pareva
grave
.
Non
avevano
sonno
,
né
Luisa
né
Franco
,
ma
conveniva
pure
andar
a
letto
per
la
fantesca
che
vegliava
Maria
.
Entrarono
in
camera
in
punta
di
piedi
.
La
bambina
dormiva
,
aveva
il
respiro
quasi
regolare
.
Cercarono
di
dormire
anch
'
essi
e
non
ci
riuscirono
.
Non
potevano
a
meno
,
specialmente
Franco
,
di
parlare
.
Egli
domandava
sottovoce
:
«
Dormi
?
»
.
Ella
rispondeva
«
no
»
e
allora
tornavano
in
campo
le
monete
o
le
carte
o
la
sciabola
o
lo
sgherro
dall
'
accento
veneto
.
Oramai
non
erano
più
davvero
cose
nuove
e
siccome
sull
'
alba
Maria
si
agitava
,
dava
segno
di
svegliarsi
,
avendo
Franco
sussurrato
da
capo
«
dormi
?
»
Luisa
rispose
«
sì
»
ed
egli
tacque
definitivamente
,
come
se
ne
fosse
persuaso
.
Il
giorno
dopo
la
perquisizione
,
Oria
,
Albogasio
,
San
Mamette
,
furono
pieni
di
bisbigli
:
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
car
Signor
!
»
.
«
Avii
sentii
?
»
.
«
Oh
cara
Madonna
!
»
I
bisbigli
più
sonori
,
per
forza
,
furono
quelli
che
appresero
il
fatto
alla
Barborin
Pasotti
.
Suo
marito
le
gridò
in
bocca
:
«
Maironi
!
Polizia
!
Gendarmi
!
Arresto
!
»
.
La
povera
donna
credette
che
un
esercito
avesse
spazzato
via
i
suoi
amici
e
si
mise
a
sbuffare
«
oh
!
oh
!
»
come
una
locomotiva
.
Gemette
,
pianse
,
domandò
a
Pasotti
della
bambina
.
Pasotti
,
che
non
voleva
assolutamente
permetterle
di
scendere
a
Oria
,
di
mostrare
in
quelle
circostanze
affetto
ai
Maironi
,
rispose
con
un
gesto
che
pareva
un
colpo
di
scopa
.
Via
.
Via
anche
quella
!
.
«
E
la
serva
?
Ci
sarà
la
serva
?
»
Il
perfido
uomo
menò
in
aria
un
altro
colpo
di
scopa
e
la
Barborin
capì
che
Sua
Maestà
I
.
R
.
A
.
avesse
fatto
portar
via
anche
la
serva
.
Ma
i
bisbigli
più
maligni
suonarono
assai
lontano
dalla
Valsolda
,
in
una
sala
del
Palazzo
Maironi
a
Brescia
.
Dieci
giorni
dopo
la
perquisizione
,
il
cavaliere
Greisberg
di
S
.
Giustina
,
cugino
del
Maironi
,
addetto
al
governo
del
feld
-
maresciallo
Radetzky
in
Verona
sino
al
1853
e
passato
poi
col
padrone
a
Milano
,
scendeva
a
casa
Maironi
dalla
carrozza
dell
'
I
.
R
.
Delegato
di
Brescia
,
del
quale
era
ospite
da
poche
ore
.
Il
cavaliere
,
un
bell
'
uomo
sulla
quarantina
,
azzimato
e
profumato
,
non
aveva
un
'
aria
molto
gaia
mentre
,
ritto
in
mezzo
alla
sala
di
ricevimento
,
stava
guardando
gli
antichi
stucchi
del
soffitto
in
aspettazione
della
marchesa
,
loro
contemporanea
.
Però
,
quando
l
'
uscio
in
faccia
,
spalancato
da
mano
servile
,
lasciò
passar
lentamente
la
grossa
persona
,
il
viso
marmoreo
e
la
parrucca
nera
di
Madama
,
il
cavaliere
si
trasfigurò
e
baciò
con
fervore
la
mano
grinzosa
della
vecchia
.
Una
dama
lombarda
devota
all
'
Austria
era
un
animale
raro
e
di
gran
pregio
agli
occhi
dell
'
Imperial
Regio
Governo
:
ogni
leale
funzionario
le
doveva
la
più
ossequiosa
galanteria
.
La
marchesa
ricevette
gli
omaggi
del
cugino
cavaliere
con
la
solita
flemmatica
dignità
e
,
fattolo
sedere
,
gli
domandò
notizie
dei
suoi
,
lo
ringraziò
della
visita
,
sempre
nello
stesso
tono
gutturale
e
dormiglioso
.
Finalmente
,
posatesi
le
mani
sul
ventre
,
ansando
un
poco
per
la
fatica
di
tante
parole
,
mostrò
di
star
ad
aspettare
quelle
del
cugino
.
Aspettava
che
le
parlasse
della
perquisizione
e
dell
'
ingegnere
Ribera
.
Ella
gli
aveva
espresso
in
passato
il
suo
dispiacere
che
Franco
subisse
la
influenza
di
sua
moglie
e
del
Ribera
,
il
suo
stupore
che
il
Governo
tenesse
al
proprio
stipendio
uno
che
nel
1848
aveva
fatto
apertamente
il
liberale
e
la
cui
famiglia
,
specialmente
quella
signorina
della
trappola
,
professava
il
più
sfacciato
liberalismo
.
Il
cavaliere
Greisberg
le
aveva
risposto
che
di
queste
sue
sagge
osservazioni
si
sarebbe
tenuto
conto
.
Poi
la
marchesa
aveva
istigato
il
Commissario
Zérboli
contro
il
povero
ingegnere
in
capo
.
Sapeva
dallo
Zérboli
della
perquisizione
;
perciò
,
quando
vide
Greisberg
,
intese
ch
'
era
venuto
a
parlarle
di
questo
.
Ora
ella
voleva
bene
servirsi
del
Governo
per
i
suoi
rancori
privati
,
ma
,
per
principio
,
non
si
riconosceva
obbligata
mai
di
gratitudine
a
nessuno
.
Il
governo
austriaco
,
saggiando
un
impiegato
malfido
,
aveva
fatto
il
proprio
interesse
.
Ella
non
aveva
sollecitato
nulla
,
non
toccava
a
lei
di
chieder
nulla
;
toccava
al
cavaliere
di
parlare
per
primo
.
Ma
il
signor
cavaliere
,
furbo
,
maligno
e
orgoglioso
la
sua
parte
,
non
la
intendeva
così
.
La
vecchia
voleva
un
favore
e
per
averlo
doveva
piegarsi
a
baciar
le
unghie
benefiche
del
Governo
.
Tacque
alquanto
per
raccogliersi
e
vedere
se
l
'
altra
cedesse
.
Visto
che
stava
muta
e
dura
,
si
fece
a
un
tratto
molle
egli
stesso
,
sorridente
,
grazioso
,
le
disse
che
veniva
da
Verona
,
le
propose
d
'
indovinar
il
giro
che
aveva
fatto
.
Era
passato
per
un
paese
così
carino
,
aveva
veduto
una
villa
così
deliziosa
,
così
splendida
,
un
paradiso
!
Indovinare
non
era
il
forte
della
marchesa
;
gli
domandò
s
'
era
stato
in
Brianza
.
No
,
da
Verona
a
Brescia
per
la
Brianza
non
c
'
era
venuto
.
Tornò
a
descriver
la
villa
così
minutamente
che
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
riconoscere
il
suo
possesso
di
Monzambano
.
Allora
il
cavaliere
le
propose
d
'
indovinare
perché
mai
fosse
andato
a
veder
la
villa
.
Ella
indovinò
subito
,
indovinò
tutta
la
tela
della
commedia
che
le
si
recitava
,
ma
il
suo
viso
melenso
non
ne
disse
nulla
.
Il
Delegato
di
Brescia
l
'
aveva
tastata
un
'
altra
volta
per
sapere
se
appigionerebbe
la
villa
a
S
.
E
.
il
Maresciallo
;
ed
ella
,
minacciata
segretamente
d
'
incendi
e
di
morte
dai
liberali
di
Brescia
,
aveva
preso
delle
rispettose
scappatoie
.
Sentì
ora
nel
discorso
del
Greisberg
la
tacita
offerta
di
un
contratto
e
si
pose
in
guardia
.
Confessò
al
cugino
che
non
sapeva
indovinare
neppur
questo
.
Già
le
pareva
di
diventare
ogni
giorno
più
stupida
.
Anni
e
dispiaceri
!
«
Ne
ho
avuto
uno
grosso
anche
di
questi
giorni
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Ho
saputo
che
la
Polizia
ha
fatto
una
perquisizione
in
casa
di
mio
nipote
a
Oria
.
»
Il
Greisberg
,
sentendosi
sfuggire
la
vecchia
ipocrita
,
buttò
via
i
guanti
e
la
fermò
con
gli
artigli
.
«
Marchesa
»
,
diss
'
egli
prendendo
un
tono
che
non
ammetteva
repliche
,
«
Ella
non
deve
parlare
di
dispiaceri
.
Ella
ha
fornito
per
mezzo
mio
e
per
mezzo
del
signor
Commissario
di
Porlezza
preziose
informazioni
al
Governo
,
il
quale
Le
tien
conto
delle
Sue
benemerenze
.
A
Suo
nipote
non
fu
torto
un
capello
né
si
torcerà
se
avrà
giudizio
.
Mi
rincresce
invece
che
non
si
avrà
modo
,
forse
,
di
prendere
provvedimenti
severi
contro
un
'
altra
persona
che
ha
dei
torti
privati
verso
di
Lei
.
Per
trovar
modo
di
colpire
questa
persona
il
signor
Commissario
di
Porlezza
ha
fatto
anche
più
del
suo
dovere
.
Ella
deve
capire
senz
'
altro
,
marchesa
,
che
non
è
il
caso
di
dispiaceri
e
che
anzi
ha
un
obbligo
particolare
verso
il
Governo
.
»
La
marchesa
non
s
'
era
mai
udita
parlare
così
alto
e
con
tanta
formidabile
autorità
.
Era
forse
ai
battiti
dispettosi
del
cuore
che
rispondeva
sopra
al
suo
rigido
busto
il
visibile
ondulamento
continuo
del
collo
e
del
capo
;
ma
pareva
proprio
il
moto
d
'
un
animale
che
lavorasse
faticosamente
a
ingoiar
un
boccone
enorme
.
A
ogni
modo
ella
non
piegò
fino
a
dire
una
parola
d
'
acquiescenza
.
Solamente
,
quando
riprese
la
sua
placidezza
obesa
,
osservò
che
non
aveva
mai
domandato
di
prendere
provvedimenti
contro
nessuno
,
che
se
nella
perquisizione
non
si
era
trovato
niente
a
carico
dell
'
ingegnere
Ribera
,
ne
aveva
piacere
;
che
del
resto
in
casa
Ribera
se
n
'
eran
dette
di
tutti
i
colori
e
che
i
discorsi
era
difficile
trovarli
.
Il
cavaliere
rispose
,
più
mansueto
,
che
non
poteva
dire
se
si
fosse
trovato
niente
o
no
e
che
l
'
ultima
parola
sarebbe
stata
pronunciata
dal
maresciallo
,
il
quale
intendeva
occuparsi
personalmente
della
cosa
.
Ciò
gli
diede
modo
di
ritornar
al
discorso
della
villa
di
Monzambano
.
La
chiese
formalmente
per
Sua
Eccellenza
che
intendeva
venirci
dentro
otto
giorni
.
La
marchesa
ringraziò
dell
'
onor
grande
,
disse
che
la
sua
villa
non
meritava
tanto
,
che
le
pareva
troppo
angusta
,
che
aveva
bisogno
di
riparazioni
,
che
bisognava
dirlo
a
Sua
Eccellenza
.
Avrebbe
voluto
differire
,
aspettar
il
prezzo
sciagurato
della
sua
condiscendenza
,
ma
il
cavaliere
diede
un
altro
colpo
di
artiglio
e
dichiarò
che
bisognava
risponder
subito
,
risponder
netto
,
sì
o
no
,
e
convenne
bene
che
la
vecchia
piegasse
il
capo
.
«
Per
compiacere
a
Sua
Eccellenza
»
,
diss
'
ella
.
Greisberg
tornò
subito
amabile
,
scherzò
sulle
misure
che
si
potrebbero
prendere
contro
quel
signor
ingegnere
.
Non
c
'
era
da
sparger
sangue
,
c
'
era
da
spargere
,
tutt
'
al
più
,
un
po
'
d
'
inchiostro
;
non
c
'
era
da
togliergli
la
libertà
,
c
'
era
da
rendergliela
intera
!
La
marchesa
non
fiatò
.
Fece
portare
due
limonate
e
sorbì
lentamente
la
sua
a
piccoli
sorsi
,
non
senza
una
fioca
espressione
di
contentezza
fra
un
sorso
e
l
'
altro
,
come
se
ci
fosse
nella
limonata
un
sapore
nuovo
e
squisito
.
Il
cavaliere
avrebbe
pur
voluto
da
lei
una
parola
esplicita
su
questo
punto
del
Ribera
,
una
confessione
del
suo
desiderio
,
e
posando
sul
vassoio
la
tazza
vuotata
rapidamente
,
le
disse
:
«
Mi
ci
metterò
io
,
sa
,
e
ci
riusciremo
a
questo
.
È
contenta
?
»
.
La
marchesa
continuò
a
sorseggiare
la
limonata
,
piano
,
piano
,
guardando
nel
bicchiere
.
«
Non
va
bene
?
»
,
domandò
ancora
il
cugino
dopo
una
inutile
attesa
.
«
Sì
,
è
buona
»
,
rispose
il
sonnolento
naso
.
«
Bevo
adagio
per
i
denti
.
»
Gli
ultimi
bisbigli
non
furono
umani
.
Luisa
e
Franco
erano
seduti
sull
'
erba
di
Looch
,
presso
al
cimitero
.
Parlavano
della
bontà
grande
e
squisita
della
mamma
,
la
paragonavano
alla
bontà
grande
e
semplice
dello
zio
notandone
le
somiglianze
e
le
differenze
.
Non
dicevano
quale
delle
due
bontà
paresse
loro
superiore
nell
'
insieme
,
ma
dai
loro
giudizi
s
'
indovinavano
le
inclinazioni
diverse
.
Franco
preferiva
la
bontà
tutta
penetrata
di
fede
nel
soprannaturale
e
Luisa
preferiva
l
'
altra
.
Egli
soffriva
di
questa
contraddizione
segreta
pur
esitando
di
rilevarla
,
temendo
di
premere
il
tasto
che
poteva
dare
una
nota
troppo
penosa
.
Ma
la
fronte
sua
n
'
era
adombrata
e
a
un
certo
punto
gli
sfuggì
di
dire
:
«
Quante
disgrazie
,
quante
amarezze
ha
sopportato
tua
madre
,
con
che
rassegnazione
,
con
che
forza
,
con
che
pace
!
Credi
tu
che
una
pura
bontà
naturale
le
avrebbe
potute
sopportare
così
?
»
.
«
Non
lo
so
»
,
rispose
Luisa
.
«
La
povera
mamma
aveva
vissuto
,
io
credo
,
in
un
mondo
superiore
prima
che
in
questo
:
aveva
sempre
il
cuore
là
.
»
Ella
non
disse
tutto
il
suo
pensiero
.
Pensava
che
se
le
anime
buone
di
questo
mondo
fossero
simili
nella
mansuetudine
religiosa
a
sua
madre
,
la
terra
diventerebbe
il
regno
dei
bricconi
e
dei
prepotenti
.
E
quanto
ai
dolori
che
non
vengono
dagli
uomini
ma
dalle
condizioni
stesse
della
vita
umana
,
le
pareva
di
ammirar
coloro
che
vi
resistono
per
una
forza
loro
propria
sopra
quegli
altri
che
invocano
e
ottengono
aiuto
dallo
stesso
Essere
onde
furono
percossi
.
Ma
ella
non
voleva
confessar
questi
sentimenti
a
suo
marito
.
Espresse
invece
la
speranza
che
lo
zio
non
avesse
a
incontrar
mai
afflizioni
gravi
.
Possibile
che
il
Signore
volesse
far
soffrire
un
uomo
tale
?
«
No
no
no
!
»
,
esclamò
Franco
,
che
in
un
altro
momento
non
avrebbe
osato
,
forse
,
ammonire
Iddio
a
questo
modo
.
Un
soffio
del
Boglia
calò
per
la
gola
di
Muzài
,
agitò
le
frondi
alte
dei
noci
.
A
Luisa
quello
stormire
parve
legarsi
con
le
ultime
parole
di
Franco
:
le
parve
che
il
vento
e
i
grandi
alberi
sapessero
qualche
cosa
del
futuro
e
ne
bisbigliassero
insieme
.
5
.
Il
segreto
del
vento
e
dei
noci
La
febbre
di
Maria
non
durò
che
otto
giorni
,
eppure
quando
la
piccina
si
alzò
i
suoi
genitori
la
trovarono
mutata
nel
viso
e
nello
spirito
più
che
se
gli
otto
giorni
fossero
stati
otto
mesi
.
Gli
occhi
avevan
preso
un
colore
più
oscuro
,
una
singolare
espressione
di
serietà
e
di
maturità
precoce
.
Parlava
più
chiaro
e
spedito
,
ma
con
le
persone
che
non
le
garbavano
non
parlava
affatto
;
neanche
le
salutava
.
Ciò
spiaceva
più
a
Franco
che
a
Luisa
.
Franco
la
voleva
gentile
e
Luisa
temeva
di
guastarle
la
sincerità
.
Maria
aveva
per
sua
madre
un
affetto
non
tanto
espansivo
ma
violento
:
fiero
,
quasi
,
e
geloso
.
Voleva
molto
bene
anche
a
suo
padre
;
però
si
capiva
che
lo
sentiva
diverso
da
sé
.
Franco
aveva
trasporti
di
passione
per
essa
,
l
'
afferrava
all
'
impensata
,
la
stringeva
,
la
divorava
di
baci
ed
ella
allora
gittava
il
capo
all
'
indietro
puntando
una
manina
sul
viso
di
suo
padre
e
guardandolo
scura
come
se
qualche
cosa
in
lui
le
fosse
straniero
e
ripugnante
.
Spesso
Franco
la
sgridava
con
ira
e
Maria
piangeva
,
lo
fissava
attraverso
le
lagrime
senza
muoversi
,
come
affascinata
,
ancora
con
quella
espressione
di
persona
che
non
comprende
.
Egli
vedeva
la
predilezione
della
bambina
per
sua
madre
e
se
ne
compiaceva
,
gli
pareva
una
preferenza
giusta
,
non
dubitava
che
Maria
,
più
tardi
,
avrebbe
teneramente
amato
anche
lui
.
A
Luisa
dispiaceva
molto
,
per
amore
del
marito
,
che
la
bambina
dimostrasse
maggior
affetto
a
lei
,
però
questo
sentimento
suo
non
era
vivo
e
schietto
come
la
compiacenza
generosa
di
Franco
.
A
Luisa
pareva
in
fondo
che
Franco
malgrado
tanti
trasporti
,
amasse
sua
figlia
come
un
essere
distinto
da
lui
;
mentre
lei
,
che
trasporti
esteriori
di
tenerezza
non
ne
aveva
,
amava
la
bambina
come
una
parte
vitale
di
se
stessa
;
perciò
non
poteva
trovare
ingiusto
d
'
esserne
preferita
.
Poi
ell
'
aveva
in
cuore
una
Maria
futura
probabilmente
diversa
da
quella
che
aveva
in
cuore
Franco
.
Anche
per
questo
non
le
poteva
rincrescere
di
avere
un
predominio
morale
sulla
figliuola
.
Vedeva
il
pericolo
che
Franco
favorisse
uno
sviluppo
forte
del
sentimento
religioso
;
pericolo
gravissimo
,
secondo
lei
;
perché
Maria
,
piena
di
curiosità
,
avida
di
racconti
,
aveva
i
germi
d
'
un
'
immaginazione
assai
viva
,
assai
propizia
alle
fantasie
religiose
e
ne
poteva
venire
uno
squilibrio
morale
.
Non
si
trattava
di
sopprimere
il
sentimento
religioso
;
questo
,
Luisa
non
l
'
avrebbe
fatto
mai
,
non
foss
'
altro
per
rispetto
a
Franco
;
ma
occorreva
che
Maria
,
fatta
donna
,
sapesse
trovare
il
perno
della
propria
vita
in
un
senso
morale
sicuro
e
forte
per
sé
,
non
appoggiato
a
credenze
che
finalmente
erano
ipotesi
e
opinioni
,
e
potevano
un
giorno
o
l
'
altro
mancarle
.
Serbar
fede
al
Giusto
,
al
Vero
,
fuor
di
qualsiasi
altra
fede
,
di
qualsiasi
speranza
e
paura
,
pareva
a
lei
lo
stato
più
sublime
della
coscienza
umana
.
A
una
tale
perfezione
si
figurava
aver
rinunciato
per
sé
poiché
andava
a
messa
e
due
volte
l
'
anno
ai
sacramenti
,
e
intendeva
rinunciarvi
per
Maria
,
ma
come
uno
che
rinuncia
alla
perfezione
cristiana
perché
si
trova
aver
moglie
e
figliuoli
;
a
malincuore
e
il
meno
possibile
.
A
Maria
poteva
essere
serbata
in
sorte
la
ricchezza
.
Bisognava
impedire
assolutamente
che
accettasse
una
vita
di
frivolezze
,
compensate
dalla
messa
alla
mattina
,
dal
rosario
alla
sera
e
da
elemosine
.
Luisa
si
era
provata
qualche
volta
di
tastar
Franco
su
questo
terreno
di
dare
all
'
educazione
di
Maria
un
indirizzo
morale
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
e
il
tasto
aveva
sempre
risposto
male
.
Che
non
si
credesse
nella
religione
Franco
lo
capiva
;
che
qualcuno
la
potesse
trovare
insufficiente
come
norma
della
vita
,
gli
riusciva
affatto
inconcepibile
.
Che
tutti
poi
dovessero
aspirare
alla
santità
,
che
non
fosse
buon
cristiano
chi
amasse
il
tarocco
,
la
primiera
,
la
caccia
,
la
pesca
,
i
buoni
pranzetti
e
le
bottiglie
fini
,
neanche
gli
passava
per
il
capo
.
E
questo
indirizzo
morale
dell
'
educazione
disgiunto
dall
'
indirizzo
religioso
gli
pareva
una
fisima
perché
secondo
lui
i
galantuomini
senza
fede
erano
galantuomini
per
natura
o
per
abitudine
,
non
per
un
ragionamento
morale
o
filosofico
.
Non
c
'
era
dunque
modo
per
Luisa
d
'
intendersi
con
suo
marito
circa
questo
delicato
punto
.
Doveva
operare
da
sé
e
con
molta
cautela
per
non
offenderlo
né
affliggerlo
.
Se
Franco
mostrava
alla
bambina
le
stelle
e
la
luna
,
i
fiori
e
le
farfalle
come
opere
mirabili
di
Dio
e
le
faceva
della
poesia
religiosa
buona
per
una
ragazza
di
dodici
anni
,
Luisa
taceva
;
se
invece
gli
avveniva
di
dire
a
Maria
:
«
Bada
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
questo
,
Iddio
non
vuole
che
tu
faccia
quello
»
,
Luisa
soggiungeva
subito
:
«
Questo
è
male
,
quello
è
male
,
non
si
deve
mai
far
il
male
»
.
Qui
però
non
poteva
a
meno
di
aprirsi
qualche
screzio
visibile
fra
il
padre
e
la
madre
perché
non
sempre
il
giudizio
morale
dell
'
uno
si
accordava
col
giudizio
morale
dell
'
altra
.
Una
volta
erano
insieme
alla
finestra
della
sala
mentre
Maria
giuocava
sul
sagrato
con
una
bambina
di
Oria
presso
a
poco
della
sua
età
.
Passa
un
fratello
di
questa
,
un
prepotentone
di
otto
anni
e
intima
alla
sorellina
di
seguirlo
.
Questa
rifiuta
e
piange
.
Maria
,
seria
seria
,
affronta
il
prepotente
con
i
pugni
.
Franco
la
trattiene
con
una
chiamata
imperiosa
;
la
piccina
si
volta
a
guardarlo
e
scoppia
in
lagrime
mentre
quell
'
altro
si
trascina
via
la
sua
vittima
.
Luisa
lasciò
la
finestra
dicendo
sottovoce
a
suo
marito
:
«
Scusa
,
questo
non
è
giusto
»
.
«
Come
non
è
giusto
?
»
Franco
si
riscaldò
,
alzò
la
voce
,
chiese
a
sua
moglie
se
voleva
una
Maria
violenta
e
manesca
.
Ella
rispondeva
con
dolcezza
e
con
fermezza
,
senza
risentirsi
di
qualche
parola
pungente
,
sosteneva
che
il
sentimento
di
Maria
era
buono
,
che
opporsi
alla
prepotenza
e
all
'
ingiustizia
era
il
compito
migliore
per
tutti
,
che
se
un
bambino
vi
adoperava
le
mani
,
fatto
adulto
vi
avrebbe
adoperato
mezzi
più
civili
,
ma
che
se
si
reprimeva
in
lui
la
espressione
naturale
dell
'
animo
,
si
correva
il
rischio
di
schiacciare
con
essa
anche
il
buon
sentimento
nascente
.
Franco
non
si
persuase
.
Secondo
lui
era
molto
dubbio
che
in
Maria
vi
fossero
di
quei
sentimenti
eroici
.
Ella
si
era
arrabbiata
di
vedersi
portar
via
la
sua
compagna
di
giuoco
e
niente
altro
.
Ma
poi
,
la
parte
della
donna
non
era
forse
di
opporre
alle
ingiustizie
e
alle
prepotenze
una
dolcezza
mansueta
,
di
mitigare
ed
emendare
gli
offensori
piuttosto
che
di
respinger
con
la
forza
l
'
offesa
?
Luisa
diventò
rossa
e
rispose
che
ad
alcune
donne
,
forse
alle
migliori
,
questa
parte
conveniva
,
ma
che
non
poteva
convenire
a
tutte
perché
tutte
non
potevano
essere
tanto
miti
e
umili
.
«
E
tu
sei
di
quelle
altre
?
»
,
esclamò
Franco
.
«
Credo
di
sì
.
»
«
Bella
cosa
!
»
«
Ti
rincresce
molto
?
»
«Moltissimo.»
Luisa
gli
pose
le
mani
sulle
spalle
.
«
Ti
rincresce
molto
?
»
,
diss
'
ella
fissandolo
negli
occhi
,
«
che
io
m
'
irriti
come
te
d
'
aver
questi
padroni
in
casa
,
che
io
desideri
come
te
di
aiutare
anche
con
le
mie
mani
a
cacciarli
via
o
preferiresti
che
io
cercassi
di
emendare
Radetzky
e
di
mitigare
i
croati
?
»
«
Questa
è
un
'
altra
cosa
!
»
«
Come
un
'
altra
cosa
?
No
,
è
la
stessa
cosa
!
»
«
È
un
'
altra
cosa
!
»
,
ripeté
Franco
;
e
non
seppe
dimostrare
che
fosse
un
'
altra
cosa
.
Gli
pareva
di
aver
torto
secondo
un
raziocinio
superficiale
e
di
avere
ragione
secondo
una
verità
profonda
che
non
riusciva
ad
afferrare
.
Non
parlò
più
,
fu
pensieroso
tutto
quel
giorno
e
si
vedeva
che
cercava
la
sua
risposta
.
Ci
pensò
anche
la
notte
,
gli
parve
di
averla
trovata
e
chiamò
sua
moglie
che
dormiva
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Luisa
!
Quella
è
un
'
altra
cosa
.
»
«
Cos
'
è
stato
?
»
,
fece
Luisa
svegliandosi
di
soprassalto
.
Egli
aveva
pensato
che
la
offesa
del
dominio
straniero
non
era
personale
come
le
offese
private
e
che
procedeva
dalla
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
;
ma
nell
'
atto
di
spiegar
ciò
a
sua
moglie
,
gli
venne
in
mente
che
anche
nelle
offese
private
aveva
sempre
luogo
la
violazione
d
'
un
principio
di
giustizia
generale
,
si
figurò
di
avere
sbagliato
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
Sua
moglie
credette
che
sognasse
e
,
posatogli
il
capo
sopra
una
spalla
,
si
riaddormentò
.
Se
vi
erano
argomenti
capaci
di
convertire
Franco
alle
idee
di
sua
moglie
,
erano
quel
dolce
contatto
,
quel
dolce
respiro
vicino
al
suo
petto
,
che
gli
avevan
fatto
tante
altre
volte
deliziosamente
sentire
un
reciproco
abbandono
delle
anime
.
Ora
non
fu
così
.
Gli
passò
anzi
nel
cervello
,
come
una
lama
rapida
e
fredda
,
il
pensiero
che
questo
latente
antagonismo
fra
le
idee
di
sua
moglie
e
le
sue
avesse
un
giorno
o
l
'
altro
a
scoppiare
in
qualche
doloroso
modo
e
se
la
strinse
atterrito
nelle
braccia
come
per
difender
sé
e
lei
contro
i
fantasmi
della
propria
mente
.
Il
sei
novembre
,
dopo
colazione
,
Franco
prese
le
sue
grosse
forbici
da
giardiniere
per
fare
il
solito
sterminio
di
seccumi
nel
giardinetto
e
sulla
terrazza
.
Era
un
'
ora
di
tanta
bellezza
,
di
tanta
pace
da
stringere
il
cuore
.
Non
una
foglia
che
si
muovesse
;
purissima
,
cristallina
l
'
aria
da
ponente
;
sfumanti
a
levante
,
dentro
lievi
vapori
,
le
montagne
fra
Osteno
e
Porlezza
;
la
casa
sfolgorata
dal
sole
e
dai
riverberi
tremoli
del
lago
;
il
sole
assai
caldo
ma
i
crisantemi
del
giardinetto
,
gli
ulivi
,
gli
allori
della
costa
più
visibili
fra
il
rosseggiar
delle
foglie
caduche
,
certa
segreta
frescura
dell
'
aria
imbalsamata
d
'
olea
fragrans
,
il
silenzio
d
'
ogni
vento
,
le
aeree
montagne
del
lago
di
Como
bianche
di
neve
accordantisi
malinconicamente
a
dire
che
la
cara
stagione
moriva
.
Sterminati
i
seccumi
,
Franco
propose
a
sua
moglie
di
andar
in
barca
a
Casarico
per
riportare
all
'
amico
Gilardoni
i
due
primi
volumi
dei
Mystères
du
Peuple
,
divorati
avidamente
in
pochi
giorni
,
e
averne
il
terzo
.
Fu
deciso
di
partire
a
mezzogiorno
,
dopo
aver
posto
a
letto
Maria
.
Ma
prima
che
Maria
fosse
a
letto
comparve
tutta
ansante
,
col
cappello
e
la
mantiglia
a
sghimbescio
,
la
Barborin
Pasotti
.
Era
salita
dal
cancello
del
giardinetto
e
si
fermò
sulla
soglia
della
sala
.
Veniva
per
la
prima
volta
dopo
la
perquisizione
;
vide
i
suoi
amici
,
giunse
le
mani
,
ripeté
sottovoce
:
«
Ah
Signor
,
ah
Signor
,
ah
Signor
!
»
,
si
precipitò
su
Luisa
,
la
coperse
di
baci
.
«
Cara
la
mia
tosa
!
Cara
la
mia
tosa
!
»
.
Avrebbe
volentieri
fatto
altrettanto
con
Franco
,
ma
Franco
non
gradiva
certe
espansioni
,
aveva
una
faccia
poco
incoraggiante
,
per
cui
la
povera
donna
si
accontentò
di
prendergli
e
scuotergli
ambedue
le
mani
.
«
Car
el
mè
don
Franco
!
Car
el
mè
don
Franco
!
»
.
Si
raccolse
finalmente
in
braccio
la
Maria
che
le
puntò
le
manine
al
petto
facendo
un
viso
simile
a
quello
di
suo
padre
.
«
Son
vègia
,
neh
?
Son
brutta
,
neh
?
Te
piasi
no
?
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
,
l
'
è
nient
!
»
.
E
si
mise
a
baciarle
umilmente
le
braccia
e
le
spalle
,
non
osando
affrontare
il
visetto
acerbo
.
Poi
disse
ai
suoi
amici
che
aveva
portato
loro
una
bella
notizia
e
gli
occhi
le
brillavano
di
questo
mistero
gaudioso
.
La
marchesa
aveva
scritto
a
Pasotti
e
nella
lettera
c
'
era
un
periodo
che
la
Barborin
aveva
imparato
a
mente
:
«
Ho
appreso
con
vivo
dispiacere
(
vivo
dispiacere
,
gh
'
è
sü
inscì
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
di
Oria
...
(
spètta
!
)
il
triste
fatto
di
Oria
...
(
ah
!
)
e
benché
mio
nipote
nulla
meriti
,
(
ciào
,
quell
pacienza
!
)
desidero
non
abbia
cattive
conseguenze
»
.
Il
periodo
non
ebbe
un
gran
successo
.
Luisa
fece
il
viso
scuro
e
non
parlò
;
Franco
guardò
sua
moglie
e
non
osò
metter
fuori
il
commento
favorevole
che
aveva
nella
bocca
ma
non
,
per
verità
,
nel
cuore
.
La
povera
Barborin
che
aveva
approfittato
della
andata
di
suo
marito
a
Lugano
per
correre
a
portar
il
suo
zuccherino
,
rimase
assai
mortificata
,
guardava
contrita
ora
Luisa
ora
Franco
e
finì
col
togliersi
di
tasca
uno
zuccherino
vero
e
proprio
onde
darlo
a
Maria
.
Poi
,
avendo
capito
che
gli
sposi
desideravano
partire
in
barca
e
struggendosi
di
stare
un
po
'
con
Maria
,
tanto
disse
e
fece
che
quelli
se
ne
andarono
lasciando
l
'
incarico
alla
Veronica
di
metter
la
bambina
a
letto
un
po
'
più
tardi
.
Maria
non
parve
gradir
molto
la
compagnia
della
sua
vecchia
amica
.
Taceva
,
taceva
ostinatamente
e
non
andò
molto
che
spalancò
la
bocca
e
scoppiò
in
lagrime
.
La
povera
Pasotti
non
sapeva
che
Santi
invocare
.
Invocò
la
Veronica
,
ma
la
Veronica
discorreva
con
una
guardia
di
finanza
e
non
udì
o
non
volle
udire
.
Offerse
anelli
,
braccialetti
,
l
'
orologio
,
persino
il
cappellone
da
viceregina
Beauharnais
,
ma
nulla
riuscì
gradito
.
Maria
continuava
a
piangere
.
Ebbe
allora
l
'
idea
di
mettersi
al
piano
e
si
mise
a
picchiare
e
ripicchiare
otto
o
dieci
battute
d
'
una
monferrina
antidiluviana
.
Allora
la
principessina
Maria
si
mansuefece
,
si
lasciò
pigliar
dalla
sua
musicista
di
camera
così
delicatamente
come
se
le
sue
braccine
fossero
state
ali
di
farfalla
e
posar
sulle
ginocchia
così
piano
come
se
vi
fosse
stato
pericolo
di
far
cader
in
polvere
le
vecchie
gambe
.
Udite
cinque
o
sei
repliche
della
monferrina
,
Maria
fece
un
visino
annoiato
,
si
provò
di
strappar
dal
piano
le
mani
rugose
della
suonatrice
e
disse
sottovoce
:
«
Cantami
una
canzonetta
»
.
Poi
,
non
ottenendo
risposta
,
si
voltò
a
guardarla
in
faccia
,
le
gridò
a
squarciagola
:
«
Cantami
una
canzonetta
!
»
.
«
Non
capisco
»
,
rispose
la
Pasotti
,
«
sono
sorda
.
»
«
Perché
sei
sorda
?
»
«
Sono
sorda
»
,
replicò
l
'
infelice
,
sorridendo
.
«
Ma
perché
sei
sorda
?
»
La
Pasotti
non
poteva
immaginare
cosa
chiedesse
la
bambina
.
«
Non
capisco
»
,
diss
'
ella
.
«
Allora
»
,
fece
Maria
con
un
'
aria
molto
grave
,
«
sei
stupida
.
»
Dopo
di
che
aggrottò
le
ciglia
e
riprese
piagnucolando
:
«
Voglio
una
canzonetta
!
»
Qualcuno
disse
dal
giardinetto
:
«
Eccolo
,
quel
delle
canzonette
!
»
Maria
alzò
il
viso
,
s
'
illuminò
tutta
.
«
Missipipì
»
,
diss
'
ella
e
scivolò
giù
dalle
ginocchia
della
Pasotti
,
corse
incontro
allo
zio
Piero
ch
'
entrava
.
Si
alzò
anche
la
Pasotti
,
stese
le
braccia
,
tutta
sorpresa
e
ridente
,
verso
il
vecchio
inaspettato
amico
.
«
Tè
chì
,
tè
chì
,
tè
chì
!
»
.
E
corse
a
salutarlo
.
La
Maria
strillò
tanto
forte
«
Missipipì
,
Missipipì
!
»
,
e
si
avvinghiò
tanto
stretta
alle
gambe
dello
zio
che
questi
,
quantunque
paresse
non
averne
voglia
,
dovette
pur
sedere
sul
canapè
,
pigliarsi
la
bambina
sulle
ginocchia
e
ripeterle
la
vecchia
canzone
:
Ombretta
sdegnosa
...
Dopo
quattro
o
cinque
Missipipì
la
Pasotti
,
temendo
che
suo
marito
ritornasse
,
prese
congedo
.
La
Veronica
voleva
porre
Maria
a
letto
.
La
piccina
si
crucciò
,
lo
zio
intervenne
:
«
Oh
lasciatela
un
po
'
qui
!
»
,
e
uscì
con
lei
sulla
terrazza
per
vedere
se
il
papà
e
la
mamma
ritornassero
.
Nessuna
barca
veniva
da
Casarico
.
La
piccina
ordinò
allo
zio
di
sedere
e
gli
si
arrampicò
sulle
ginocchia
.
«
Perché
sei
venuto
?
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
c
'
è
mica
,
sai
,
il
pranzo
per
te
.
»
«
Me
lo
farai
tu
,
il
pranzo
.
Sono
venuto
per
star
con
te
.
»
«
Sempre
?
»
«Sempre.»
«
Proprio
sempre
sempre
sempre
?
»
«
Proprio
sempre
.
»
Maria
tacque
,
pensierosa
.
Poi
domandò
:
«
E
cosa
mi
hai
portato
?
»
Lo
zio
si
levò
di
tasca
un
fantoccio
di
gomma
.
Se
Maria
avesse
potuto
sapere
,
intendere
con
quale
animo
,
sotto
qual
colpo
lo
zio
fosse
andato
a
prender
per
lei
quel
fantoccino
avrebbe
pianto
di
tenerezza
.
«
È
brutto
questo
regalo
»
,
diss
'
ella
,
ricordando
gli
altri
dello
zio
.
«
E
se
resti
qui
,
non
mi
porti
più
niente
?
»
«
Più
niente
.
»
«
Va
'
via
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
Egli
sorrise
.
Adesso
Maria
volle
sapere
dallo
zio
se
,
quando
era
bambino
lui
,
suo
zio
gli
portasse
regali
.
Ma
questo
zio
dello
zio
,
per
quanto
la
cosa
paresse
impossibile
a
Maria
,
non
era
mai
esistito
.
E
allora
chi
gli
portava
regali
?
Ed
era
egli
un
buon
bambino
?
Piangeva
?
Lo
zio
si
mise
a
raccontarle
cose
della
sua
infanzia
,
cose
di
sessant
'
anni
prima
,
quando
la
gente
portava
parrucca
e
codino
.
Si
compiaceva
di
ricordare
alla
nipotina
quel
tempo
lontano
,
di
farla
vivere
per
un
momento
insieme
ai
suoi
vecchi
,
e
parlava
con
gravità
triste
,
come
avendo
presenti
quei
cari
morti
,
come
parlando
più
per
essi
che
per
lei
.
Ella
gli
fissava
in
viso
gli
occhi
spalancati
,
non
batteva
palpebra
.
Né
lui
né
lei
s
'
accorgevano
che
intanto
passava
il
tempo
,
né
lui
né
lei
pensavano
più
alla
barca
che
doveva
venire
.
E
la
barca
venne
,
Luisa
e
Franco
salirono
senza
sospettare
di
nulla
,
pensando
che
la
bambina
dormisse
.
Franco
fu
il
primo
che
vide
sotto
i
rami
cadenti
delle
passiflore
lo
zio
seduto
,
curvo
su
Maria
che
gli
stava
sulle
ginocchia
.
Mise
una
gran
voce
di
sorpresa
e
corse
là
seguito
da
Luisa
,
con
l
'
idea
che
fosse
successo
qualche
cosa
.
«
Tu
qui
?
»
,
diss
'
egli
correndo
.
Luisa
,
pallida
,
non
disse
nulla
.
Lo
zio
alzò
il
capo
,
li
vide
:
essi
compresero
subito
che
vi
era
una
brutta
novità
,
non
gli
avevano
mai
veduto
una
faccia
così
seria
.
«
Addio
»
,
diss
'
egli
.
«
Cosa
è
stato
?
»
,
sussurrò
Franco
.
Egli
fe
'
cenno
ad
ambedue
di
ritirarsi
dalla
terrazza
nella
loggia
,
ve
li
seguì
,
allargò
le
braccia
,
povero
vecchio
,
come
un
crocifisso
e
disse
con
voce
triste
ma
tranquilla
:
«
Destituito
»
.
Franco
e
Luisa
lo
guardarono
un
momento
come
istupiditi
.
Poi
Franco
esclamò
:
«
Oh
zio
,
zio
!
»
,
e
lo
abbracciò
.
Vedendo
quell
'
atto
e
il
viso
di
sua
madre
,
Maria
scoppiò
in
lagrime
.
Luisa
cercò
di
farla
tacere
,
ma
ella
stessa
,
la
donna
forte
,
aveva
il
pianto
alla
gola
.
Seduto
sul
canapè
della
sala
lo
zio
raccontò
che
l
'
I
.
R
.
Delegato
di
Como
lo
aveva
fatto
chiamare
per
dirgli
che
la
perquisizione
operata
nella
sua
casa
di
Oria
aveva
dati
risultati
dolorosi
e
inattesi
;
quali
,
non
aveva
voluto
assolutamente
dire
.
Aveva
poi
soggiunto
che
s
'
era
voluto
iniziare
un
processo
contro
di
lui
ma
che
in
vista
dei
lunghi
e
lodevoli
servigi
prestati
al
Governo
si
limitava
a
togliergli
l
'
ufficio
.
Lo
zio
aveva
insistito
per
conoscere
le
accuse
e
colui
l
'
aveva
licenziato
senza
rispondere
.
«
E
allora
?
»
,
disse
Franco
.
«
E
allora
...
»
.
Lo
zio
tacque
un
poco
e
poi
pronunciò
una
frase
sacramentale
d
'
ignota
origine
che
egli
stesso
e
i
suoi
compagni
tarocchisti
solevano
ripetere
quando
il
giuoco
andava
disperatamente
male
:
«
Siamo
arcifritti
,
o
Regina
»
.
Vi
fu
un
lungo
silenzio
;
poi
Luisa
si
buttò
al
collo
del
vecchio
.
«
Zio
,
zio
»
,
gli
sussurrò
,
«
ho
paura
che
sia
stato
per
causa
nostra
!
»
Ella
pensava
alla
nonna
e
lo
zio
intese
che
accusasse
Franco
e
sé
di
qualche
imprudenza
.
«
Sentite
,
cari
amici
»
,
diss
'
egli
con
un
tono
bonario
che
aveva
pure
qualche
recondito
sapore
di
rimprovero
,
«
questi
sono
discorsi
inutili
.
Adesso
la
frittata
è
fatta
e
bisogna
pensare
al
pane
.
Fate
conto
su
questa
casa
,
su
qualche
piccolo
risparmio
che
mi
frutta
circa
quattro
svanziche
al
giorno
e
su
due
bocche
di
più
:
la
mia
e
quella
della
Cia
;
la
mia
,
speriamo
per
poco
tempo
.
»
Franco
e
Luisa
protestarono
.
«
Ci
vuol
altro
!
Ci
vuol
altro
!
»
,
fece
lo
zio
agitando
le
braccia
,
come
a
dispregio
di
un
sentimentalismo
irragionevole
.
«
Viver
bene
e
crepare
a
tempo
.
Questa
è
la
regola
.
La
prima
parte
l
'
ho
fatta
,
adesso
mi
tocca
di
fare
la
seconda
.
Intanto
mandatemi
dell
'
acqua
in
camera
e
aprite
la
mia
borsa
.
Vi
troverete
dieci
polpette
che
la
signora
Carolina
dell
'
Agria
mi
ha
voluto
dare
per
forza
.
Vedete
che
le
cose
non
vanno
poi
troppo
male
.
»
Ciò
detto
lo
zio
si
alzò
e
se
n
'
andò
per
l
'
uscio
del
salotto
con
passo
franco
,
mostrando
anche
da
tergo
la
sua
faccia
eretta
,
il
suo
modesto
ventre
pacifico
,
la
sua
serenità
di
filosofo
antico
.
Franco
,
ritto
sul
limitare
della
terrazza
,
con
le
braccia
incrociate
sul
petto
e
le
sopracciglia
aggrottate
,
guardava
verso
Cressogno
.
Se
in
quel
momento
egli
avesse
avuto
fra
le
mascelle
un
fascio
di
Delegati
,
di
Commissari
,
di
birri
e
di
spie
,
avrebbe
tirato
tale
un
colpo
di
denti
da
farne
una
melma
sola
.
6
.
L
'
asso
di
danari
spunta
«
La
barca
è
pronta
»
,
disse
Ismaele
,
entrando
senza
complimenti
con
la
pipa
nella
sinistra
e
una
lanterna
nella
destra
.
«
Che
ore
sono
?
»
,
domandò
Franco
.
«
Undici
e
mezzo
.
»
«
Il
tempo
?
»
«Nevica.»
«
Bene
»
,
esclamò
lo
zio
,
ironicamente
,
allargando
le
gambe
davanti
alla
vampa
del
ginepro
che
scoppiettava
nel
caminetto
.
Nel
minuscolo
salottino
assediato
dall
'
inverno
Luisa
stava
mettendo
,
ginocchioni
,
un
fazzoletto
al
collo
di
Maria
,
Franco
aspettava
col
cappuccio
di
sua
moglie
in
mano
e
la
Cia
,
la
vecchia
governante
,
col
cappello
in
testa
e
le
mani
nel
manicotto
,
andava
brontolando
al
suo
padrone
:
«
Che
signore
è
mai
Lei
!
Cosa
vuol
fare
qui
solo
a
casa
?
»
.
«
Per
dormire
non
ho
bisogno
di
nessuno
»
,
rispose
l
'
ingegnere
,
«
e
se
sono
matti
gli
altri
non
sono
matto
io
.
Mettetemi
qua
il
mio
latte
e
il
mio
lume
.
»
Era
la
vigilia
di
Natale
e
l
'
idea
pazza
di
quella
gente
savia
,
la
risoluzione
che
pareva
incredibile
all
'
ingegnere
era
di
andare
a
S
.
Mamette
per
assistervi
alla
messa
solenne
di
mezzanotte
.
«
E
quella
povera
vittima
!
»
,
diss
'
egli
guardando
la
bambina
.
Franco
diventò
rosso
,
osservò
che
desiderava
prepararle
dei
ricordi
preziosi
,
questa
partenza
notturna
in
barca
,
il
lago
oscuro
,
la
neve
,
la
chiesa
piena
di
lumi
e
di
gente
,
l
'
organo
,
i
canti
,
la
santità
del
Natale
.
Egli
parlava
con
calore
non
tanto
per
lo
zio
,
forse
,
quanto
per
un
'
altra
persona
che
taceva
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
fece
lo
zio
,
come
se
si
fosse
aspettata
questa
rettorica
,
questa
poesia
buona
a
niente
.
«
Anch
'
io
,
sai
,
il
punch
!
»
,
gli
disse
la
piccina
.
Lo
zio
sorrise
:
manco
male
!
Quello
sarà
proprio
un
ricordo
prezioso
.
Franco
,
sentendosi
così
demolire
la
sua
sottile
preparazione
di
ricordi
religiosi
e
poetici
,
si
fece
scuro
.
«
E
questo
Gilardoni
?
»
,
chiese
Luisa
.
«
Sono
qui
adesso
»
,
fece
Ismaele
uscendo
con
la
sua
lanterna
.
Il
professore
Gilardoni
aveva
invitato
i
Maironi
e
donna
Ester
Bianchi
a
prendere
il
punch
in
casa
sua
dopo
la
messa
.
Lo
si
aspettava
dal
Niscioree
dov
'
era
andato
a
pigliare
la
signorina
che
ci
viveva
sola
con
due
vecchie
serve
,
dopo
la
morte
del
padre
avvenuta
nel
1852
.
L
'
ottimo
professore
aveva
pianto
segretamente
la
signora
Teresa
per
uno
spazio
di
tempo
ragionevole
.
Durante
quella
pessima
convalescenza
del
cuore
che
lo
tiene
debole
e
molle
,
in
continuo
pericolo
di
ricadere
,
egli
si
era
troppo
poco
guardato
dal
bel
visino
brioso
,
dagli
occhi
vivaci
,
dalla
gaiezza
scintillante
della
principessina
del
Niscioree
,
come
la
chiamavano
i
Maironi
.
Ella
era
così
diversa
nello
spirito
e
nel
corpo
dalla
signora
Teresa
,
la
sua
persona
vigorosa
nelle
forme
della
grazia
più
squisita
suggeriva
l
'
idea
di
un
amore
così
lontano
da
quell
'
altro
,
che
al
professore
pareva
di
poterle
volere
bene
senza
offendere
la
santa
immagine
della
madre
di
Luisa
.
Infatti
egli
santificò
sempre
maggiormente
questa
immagine
,
la
spinse
in
su
in
su
verso
il
cielo
,
tanto
in
su
che
qualche
nuvola
cominciò
a
passare
fra
lui
e
lei
;
prima
eran
cirri
,
adesso
eran
cumuli
e
stava
per
giungere
uno
strato
definitivo
.
Egli
era
più
timido
ancora
con
donna
Ester
che
non
lo
fosse
stato
con
la
signora
Teresa
.
Aveva
del
resto
un
inconscio
bisogno
di
amare
senza
speranza
per
potersi
poi
compiangere
,
per
la
voluttà
di
un
doppio
intenerimento
,
verso
una
bella
creatura
e
verso
se
stesso
.
E
la
sua
timidezza
era
pure
contenta
di
possedere
una
scusa
in
quella
gran
differenza
d
'
età
e
di
aspetto
.
Però
col
non
far
alcuna
difesa
contro
gli
occhi
maliziosi
,
i
folti
capelli
biondi
,
il
sottile
collo
di
neve
,
col
bersi
e
ribersi
nel
cuore
la
voce
fresca
,
il
riso
d
'
argento
,
l
'
uomo
si
metteva
in
pericolo
di
cuocere
intollerabilmente
.
Ester
,
che
a
ventisette
anni
ne
mostrava
venti
salvo
che
nella
morbidezza
delle
movenze
e
in
una
certa
occulta
,
deliziosa
scienza
degli
occhi
,
non
aveva
desiderato
di
pescar
quell
'
amante
rispettabile
ma
lo
sentiva
preso
e
se
ne
compiaceva
,
stimandolo
un
grande
ingegno
,
un
sapientone
.
Che
egli
osasse
parlarle
d
'
amore
,
ch
'
ella
potesse
sposar
quella
sapienza
giallognola
,
rugosa
e
secca
,
neppure
le
veniva
in
mente
;
ma
neanche
avrebbe
voluto
spegnere
un
focherello
così
discreto
che
faceva
onore
a
lei
e
,
probabilmente
,
piacere
a
lui
.
S
'
ella
ne
rideva
qualche
volta
con
Luisa
,
non
era
però
mai
la
prima
a
ridere
e
soggiungeva
subito
:
«
Povero
signor
Gilardoni
!
Povero
professore
!
»
.
Ella
entrò
frettolosa
,
con
la
testolina
bionda
chiusa
in
un
gran
cappuccio
nero
,
come
una
primavera
travestitasi
,
per
chiasso
,
da
dicembre
.
Dicembre
le
veniva
dietro
,
affagottato
il
collo
in
una
gran
sciarpa
sulla
quale
si
porgeva
,
lucente
e
rosso
,
il
naso
professorale
irritato
dalla
neve
.
Era
tardi
,
tutti
si
accomiatarono
dallo
zio
ed
egli
rimase
solo
con
il
suo
lume
e
il
suo
latte
,
davanti
alle
ultime
brage
moribonde
del
ginepro
.
Gli
restava
sul
viso
una
leggera
ombra
di
disapprovazione
.
Franco
faceva
troppo
il
poeta
!
Adesso
la
vita
era
dura
in
casa
Maironi
.
Si
faceva
colazione
con
una
tazza
di
latte
e
cicoria
adoperando
certo
zucchero
rosso
che
puzzava
di
farmacia
.
Non
si
mangiava
carne
che
la
domenica
e
il
giovedì
.
Una
bottiglia
di
vin
Grimelli
veniva
ogni
giorno
in
tavola
per
lo
zio
,
il
quale
non
voleva
saperne
di
privilegi
.
Ogni
giorno
,
per
questa
bottiglia
,
sorgevano
le
stesse
nubi
,
scoppiava
la
stessa
piccola
burrasca
e
si
scioglieva
secondo
il
volere
dello
zio
,
con
una
brevissima
pioggerella
di
decotto
in
ciascuno
dei
cinque
bicchieri
.
La
serva
era
stata
licenziata
;
restava
la
Veronica
per
le
faccende
grosse
,
per
la
polenta
,
e
qualche
volta
per
badare
a
Maria
.
Malgrado
queste
ed
altre
economie
,
malgrado
che
la
Cia
avesse
rinunciato
al
suo
salario
,
malgrado
i
doni
di
ricotta
,
di
mascherpa
,
di
formaggio
di
capra
,
di
castagne
,
di
noci
,
che
piovevano
dalla
gente
del
paese
,
Luisa
non
riusciva
a
tener
la
spesa
dentro
l
'
entrata
.
Si
era
procacciato
qualche
lavoro
di
copiatura
da
un
notaio
di
Porlezza
;
molta
fatica
e
miserabilissimi
guadagni
.
Franco
aveva
cominciato
a
copiar
con
ardore
anche
lui
,
ma
ci
reggeva
meno
di
sua
moglie
e
poi
non
c
'
era
lavoro
per
due
.
Avrebbe
dovuto
darsi
le
mani
attorno
,
cercar
un
impiego
privato
,
ma
di
questo
lo
zio
non
vedeva
indizio
;
per
cui
?
Per
cui
,
questo
pensare
a
spedizioni
poetiche
gli
pareva
anche
più
fuor
di
luogo
.
Dopo
aver
meditato
alquanto
sulla
triste
situazione
e
sulla
poca
probabilità
che
Franco
sapesse
uscirne
,
trovò
che
dal
canto
suo
la
prima
cosa
a
fare
era
di
bere
il
suo
latte
e
la
seconda
di
andarsene
a
letto
.
Ma
no
,
gli
venne
un
altro
pensiero
.
Aperse
l
'
uscio
della
sala
,
e
,
visto
tutto
buio
,
andò
in
cucina
,
accese
una
lanterna
,
la
portò
in
loggia
,
spalancò
una
finestra
e
,
poiché
nevicava
senza
vento
,
posò
il
lume
sul
davanzale
,
onde
quella
gente
poetica
potesse
dirigersi
ritornando
a
casa
per
il
lago
tenebroso
.
Dopo
di
che
se
n
'
andò
a
dormire
.
Nella
vecchia
barca
di
casa
l
'
ingegnoso
Franco
aveva
architettato
una
specie
di
felze
per
l
'
inverno
con
due
finestrini
ai
lati
e
un
usciolino
a
prora
.
Ora
i
sei
viaggiatori
vi
stavano
attorno
a
un
minuscolo
tavolino
,
sul
quale
ardeva
una
candela
.
Vedendo
l
'
espressione
estatica
del
professore
ch
'
era
seduto
in
faccia
a
Ester
,
Franco
si
divertì
a
spegner
il
lume
e
osservò
che
la
filosofia
poteva
trovarsi
male
al
buio
,
ma
che
la
poesia
ci
si
trovava
benissimo
.
Infatti
i
pensieri
suoi
e
de
'
suoi
compagni
,
prima
raccolti
intorno
al
lume
,
uscivano
adesso
per
il
vetro
dell
'
usciolino
dietro
un
chiaror
fioco
dove
si
vedeva
la
prora
della
barca
,
già
biancastra
di
neve
sul
lago
immobile
e
nero
.
E
le
immaginazioni
lavoravano
.
A
chi
pareva
di
andar
verso
Osteno
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
la
Caravina
,
a
chi
pareva
di
andar
verso
Cadate
;
e
ciascuno
diceva
i
propri
dubbi
parlando
piano
come
per
non
svegliare
il
lago
addormentato
.
Un
po
'
alla
volta
si
misero
a
discutere
,
ma
le
sei
teste
,
ad
ogni
colpo
dei
remi
,
facevano
un
cenno
di
completo
accordo
.
Così
ciascuno
dei
critici
saliti
nella
navicella
d
'
un
grande
poeta
si
crede
fare
una
via
differente
.
Chi
stima
dirigersi
verso
un
ideale
,
chi
verso
un
altro
,
chi
stima
accostarsi
a
un
modello
,
chi
a
un
altro
,
chi
andar
avanti
,
chi
tornar
indietro
;
e
il
poeta
li
commove
,
li
scuote
col
suo
verso
tutti
insieme
,
li
porta
sulla
propria
via
.
Ismaele
portò
fedelmente
il
suo
carico
a
S
.
Mamette
.
La
neve
cadeva
sempre
grossa
e
placida
.
Sotto
i
portici
della
piazza
v
'
era
molta
gente
e
un
viavai
di
lanterne
.
C
'
era
pure
il
preposto
che
arringava
un
gruppo
di
fedeli
disposti
a
disertar
la
chiesa
per
l
'
osteria
.
Egli
stava
dimostrando
che
il
Paradiso
è
difficile
a
guadagnare
e
che
bisogna
pensarci
per
tempo
:
«
Vialter
credii
che
andà
in
Paradis
el
sia
giusta
come
andà
in
la
barca
del
Parella
.
E
sü
gent
!
E
sü
gent
!
Gh
'
è
semper
post
!
Avii
capì
che
l
'
è
minga
inscì
?
»
.
Sulla
scalinata
che
sale
alla
chiesa
Ester
domandò
a
Luisa
se
il
paradiso
fosse
proprio
così
piccolo
.
Il
professore
che
accompagnava
Ester
con
l
'
ombrello
ebbe
un
'
idea
,
palpitò
,
tremò
e
,
fattosi
un
coraggio
leonino
,
la
mise
fuori
;
disse
che
il
paradiso
era
più
piccolo
ancora
e
poteva
stare
sotto
un
ombrello
.
La
cosa
passo
liscia
,
Ester
non
rispose
e
tutta
la
compagnia
entrò
,
mista
a
una
frotta
di
donne
,
nelle
tenebre
della
chiesa
.
Il
professore
si
fermò
sulla
porta
,
incerto
fra
l
'
amore
e
la
filosofia
.
La
filosofia
lo
tirava
indietro
con
un
filo
e
l
'
amore
lo
tirava
avanti
con
una
fune
;
egli
entrò
e
si
pose
accanto
a
Ester
.
Franco
ebbe
per
un
momento
la
crudele
idea
di
trascinarlo
avanti
,
fra
i
banchi
degli
uomini
;
ma
poi
mutò
pensiero
e
si
pose
anche
lui
presso
sua
moglie
.
Giovò
poco
,
perché
Ester
,
fingendo
voler
dire
qualche
cosa
a
Luisa
,
le
si
avvicinò
e
spinse
maliziosamente
la
vecchia
Cia
verso
il
professore
.
Questi
,
ancora
palpitante
per
quella
sua
disperata
audacia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
,
alla
mossa
di
Ester
si
turbò
,
pensò
di
averla
offesa
,
si
diede
dell
'
asino
e
dell
'
asino
e
dell
'
asino
.
La
chiesa
era
già
tutta
piena
e
anche
le
signore
dovettero
star
in
piedi
dietro
la
spalliera
del
primo
banco
.
Ester
s
'
incaricò
di
Maria
,
la
pose
a
sedere
sulla
spalliera
mentre
il
sagrestano
accendeva
le
candele
dell
'
altar
maggiore
.
La
Cia
tormentava
il
professore
,
credendolo
un
sant
'
uomo
,
con
mille
domande
sulle
differenze
tra
il
rito
romano
e
il
rito
ambrosiano
,
e
Maria
teneva
occupata
Ester
con
altre
domande
ancora
più
straordinarie
.
«
Per
chi
si
accendono
quei
lumi
?
»
«
Per
il
Signore
.
»
«
Va
'
a
letto
adesso
,
il
Signore
?
»
«
No
,
taci
.
»
«
E
il
bambino
Gesù
è
già
a
letto
?
»
«
Sì
,
sì
»
,
rispose
Ester
storditamente
,
per
finirla
.
«
Col
mulo
?
»
Lo
zio
aveva
portato
una
volta
a
Maria
un
brutto
muletto
di
legno
ch
'
ella
odiava
;
e
,
quando
si
ostinava
in
qualche
capriccio
,
sua
madre
la
poneva
a
letto
con
quel
mulo
sotto
il
guanciale
,
sotto
la
testolina
troppo
dura
.
«
Citto
,
ciallina
!
»
,
fece
Ester
.
«
Io
no
,
a
letto
col
mulo
.
Io
dico
scusa
.
»
«
Zitto
!
Ascolta
l
'
organo
,
adesso
.
»
Tutti
i
ceri
erano
ormai
accesi
e
l
'
organista
salito
al
suo
posto
andava
stuzzicando
,
come
per
risvegliarlo
,
il
suo
vecchio
strumento
che
pareva
mettere
grugniti
di
corruccio
.
Nel
punto
in
cui
un
campanello
suonò
e
l
'
organo
alzò
tutte
le
sue
gran
voci
e
uscirono
i
chierici
e
uscì
il
sacerdote
,
Luisa
prese
di
soppiatto
,
come
un
'
amante
,
la
mano
di
suo
marito
.
Quelle
due
mani
,
stringendosi
furtivamente
,
parlavano
di
un
prossimo
avvenimento
,
di
una
risoluzione
grave
che
conveniva
tener
segreta
e
che
non
ancora
era
presa
in
modo
irrevocabile
.
La
piccola
mano
nervosa
disse
«
coraggio
!
»
.
La
mano
virile
rispose
«
l
'
avrò
»
.
Bisognava
decidersi
.
Franco
doveva
partire
,
lasciar
sua
moglie
,
la
bambina
,
il
vecchio
zio
,
forse
per
qualche
mese
,
forse
per
qualche
anno
;
doveva
lasciar
Valsolda
,
la
casetta
cara
,
i
suoi
fiori
,
forse
per
sempre
,
emigrare
in
Piemonte
,
cercar
lavoro
e
guadagno
con
la
speranza
di
poter
chiamare
a
sé
la
famiglia
quando
le
altre
grandi
speranze
nazionali
sfumassero
.
Contento
che
sua
moglie
avesse
scelto
la
chiesa
e
quel
momento
solenne
per
incoraggiarlo
al
sacrifizio
,
non
lasciò
più
la
dolce
mano
,
la
tenne
egli
pure
come
l
'
avrebbe
tenuta
un
amante
,
non
guardando
mai
Luisa
,
serbando
impassibile
il
viso
e
rigida
la
persona
.
Parlava
con
la
mano
sola
,
con
l
'
anima
nel
palmo
e
nelle
dita
,
il
più
vario
appassionato
linguaggio
misto
di
blande
carezze
e
di
strette
,
di
tenerezze
e
di
ardori
.
Qualche
volta
ella
si
provava
di
ritirarsi
dolcemente
ed
egli
la
tratteneva
allora
violento
.
Guardava
l
'
altare
col
viso
alzato
,
come
assorto
nel
suono
dell
'
organo
,
nella
voce
del
sacerdote
,
nel
canto
del
popolo
.
In
fatto
non
seguiva
le
preghiere
,
ma
sentiva
la
Divina
Presenza
,
un
rapimento
,
una
effervescenza
di
amore
,
di
dolore
,
di
speranza
in
Dio
.
Luisa
gli
aveva
presa
la
mano
indovinando
ch
'
egli
pregava
,
che
tutte
le
sue
angustie
,
tutte
le
sue
dubbiezze
gli
si
agitavano
nel
cuore
.
Avea
realmente
voluto
infondergli
coraggio
,
convinta
ch
'
era
bene
per
lui
di
prender
questo
partito
doloroso
.
Fraintese
la
stretta
che
le
rispose
;
le
parve
un
'
appassionata
protesta
contro
la
separazione
,
e
non
la
potendo
,
quantunque
le
fosse
dolce
,
approvare
,
accennava
ogni
tanto
a
ritrar
la
mano
.
Fu
lui
che
all
'
Elevazione
ritrasse
,
per
rispetto
,
la
propria
.
Egli
dovette
quindi
prendersi
in
braccio
Maria
che
s
'
era
addormentata
e
continuò
a
dormire
con
la
testa
sulla
spalla
di
suo
padre
,
mostrando
un
bel
mezzo
visino
pacifico
.
Non
lo
sapeva
,
lei
,
cara
,
che
il
suo
papà
sarebbe
andato
lontano
lontano
e
il
suo
papa
aveva
il
cuore
tutto
molle
di
quel
piccolo
tesoro
caldo
che
vi
respirava
su
,
di
quella
testina
dall
'
odore
di
uccelletto
del
bosco
.
Gli
pareva
già
di
essere
partito
e
che
lo
cercasse
,
che
piangesse
,
e
allora
gli
correva
nelle
braccia
un
desiderio
di
stringerla
forte
,
fermato
subito
dal
timor
di
destarla
.
Il
Gilardoni
era
uscito
il
primo
e
stava
sul
sagrato
ad
aspettare
donna
Ester
con
l
'
ombrello
aperto
.
Ella
venne
a
braccetto
di
Luisa
,
e
la
perfida
Luisa
,
malgrado
il
pregar
sommesso
della
compagna
,
disse
al
professore
:
«
Ecco
la
Sua
dama
»
.
Ester
non
ebbe
il
coraggio
di
rifiutar
il
braccio
del
Gilardoni
ma
gli
osservò
ridendo
che
splendevano
mille
stelle
.
Il
Gilardoni
guardò
il
cielo
,
mise
fuori
due
o
tre
frasi
senza
senso
comune
e
chiuse
l
'
ombrello
.
Non
nevicava
più
,
sopra
il
Boglia
il
cielo
era
lucido
,
s
'
udiva
in
alto
un
rombo
continuo
.
«
Vento
,
vento
!
»
,
disse
Ismaele
raggiungendo
la
comitiva
.
«
Vado
a
piedi
!
Vado
a
piedi
!
»
,
gemette
allora
la
Cia
che
aveva
una
gran
paura
del
lago
.
Intanto
la
gente
,
uscendo
di
chiesa
,
urtò
e
scompose
il
gruppo
,
lo
trasse
giù
per
la
scalinata
.
I
sei
viaggiatori
e
il
barcaiuolo
si
riunirono
da
capo
sulla
piazza
di
S
.
Mamette
e
lì
donna
Ester
dichiarò
che
non
si
sentiva
troppo
bene
,
che
rinunciava
al
punch
e
che
sarebbe
andata
a
casa
a
piedi
con
la
Cia
.
Il
professore
taceva
in
disparte
.
Franco
e
Luisa
capirono
che
non
c
'
era
da
insistere
e
le
due
donne
s
'
avviarono
a
Oria
con
la
scorta
d
'
Ismaele
il
quale
doveva
ritornar
poi
a
prendere
i
Maironi
e
la
barca
.
Una
lucerna
modérateur
era
accesa
nel
salotto
del
Gilardoni
,
un
bel
fuoco
ardeva
nel
caminetto
,
il
Pinella
aveva
preparato
ogni
cosa
per
il
punch
e
chi
lo
fece
fu
Luisa
perché
il
professore
pareva
aver
perduto
la
testa
,
non
faceva
che
darsi
dello
stupido
e
della
bestia
.
Sulle
prime
non
gli
si
poté
cavar
niente
;
poi
vennero
fuori
,
poco
a
poco
,
la
storia
del
paradiso
sotto
l
'
ombrello
e
certe
infernali
conseguenze
di
quel
paradiso
.
Nello
scendere
la
scalinata
della
chiesa
c
'
era
stato
fra
lui
ed
Ester
questo
dialogo
:
«
Sa
,
donna
Ester
,
temevo
quasi
di
averla
offesa
»
.
«
Come
?
»
«
Con
quell
'
affare
dell
'ombrello.»
«
Che
ombrello
?
»
Qui
il
professore
non
era
stato
buono
di
ripetere
il
suo
complimento
.
«
Sa
,
Le
avevo
detto
qualche
cosa
...
»
«
Che
cosa
?
»
«
Si
parlava
del
Paradiso
...
»
Silenzio
di
Ester
.
«
...
e
io
quando
mi
trovo
con
una
persona
che
stimo
,
che
stimo
proprio
di
tutto
cuore
,
dico
facilmente
degli
spropositi
.
Vorrei
quasi
dirne
uno
anche
adesso
,
donna
Ester
.
»
«
Spropositi
mai
,
sa
»
,
aveva
risposto
Ester
e
s
'
era
staccata
da
lui
per
andare
a
Oria
con
la
Cia
.
Veramente
il
dialogo
non
fu
riferito
così
.
Il
Gilardoni
raccontò
che
aveva
fatto
capire
la
sua
gran
passione
e
che
donna
Ester
si
era
sdegnata
.
Franco
aveva
una
gran
voglia
di
ridere
;
Luisa
disse
scherzando
:
«
Lasci
fare
a
me
,
lasci
fare
a
me
che
farò
il
punch
e
la
pace
e
tutto
;
e
Lei
,
un
'
altra
volta
,
non
sia
un
seduttore
così
terribile
!
»
.
Il
povero
professore
per
poco
non
si
inginocchiò
a
baciarle
uno
scarpino
e
,
rifatto
animo
,
riprese
le
sue
funzioni
di
ospite
,
servì
il
punch
agli
amici
.
«
Guardate
Maria
»
,
disse
Franco
,
sottovoce
.
La
piccina
si
era
addormentata
sulla
poltrona
del
professore
,
presso
la
finestra
.
Franco
prese
la
lucerna
e
l
'
alzò
per
vederla
meglio
.
Pareva
una
piccola
creatura
del
cielo
,
caduta
lì
col
lume
delle
stelle
,
assopita
,
soffusa
nel
viso
di
una
dolcezza
non
terrena
,
di
una
solennità
piena
di
mistero
.
«
Cara
!
»
,
diss
'
egli
.
Raccolse
sua
moglie
a
sé
con
un
braccio
,
sempre
guardando
Maria
.
Il
Gilardoni
venne
loro
alle
spalle
,
mormorò
«
che
bellezza
!
»
e
tornò
al
caminetto
sospirando
«
beati
voi
!
»
.
Allora
Franco
,
intenerito
,
sussurrò
all
'
orecchio
di
sua
moglie
:
«
Glielo
diciamo
?
»
.
Ella
non
capì
,
lo
guardò
negli
occhi
.
«
Che
parto
»
,
diss
'
egli
,
sempre
sottovoce
.
Luisa
trasalì
,
rispose
«
sì
,
sì
»
tutta
commossa
perché
non
l
'
attendeva
a
questo
,
avendolo
in
chiesa
creduto
incerto
.
La
sorpresa
di
lei
non
sfuggì
a
Franco
.
Ne
fu
turbato
,
si
sentì
scosso
nel
suo
proposito
ed
ella
intese
,
ripeté
impetuosamente
«
sì
,
sì
»
e
lo
spinse
verso
il
Gilardoni
.
«
Caro
amico
»
,
diss
'
egli
,
«
Le
debbo
dir
una
cosa
.
»
Il
professore
,
assorto
nella
contemplazione
del
fuoco
,
non
rispondeva
.
Franco
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
.
«
Ah
!
»
,
fece
quegli
trasalendo
.
«
Scusi
.
Che
cosa
?
»
«
Le
debbo
raccomandare
qualcuno
.
»
«
A
me
?
Chi
?
»
«
Un
vecchio
,
una
signora
e
una
bambina
.
»
I
due
uomini
si
guardarono
in
silenzio
,
uno
commosso
,
l
'
altro
stupefatto
.
«
Non
capisce
?
»
,
sussurrò
Luisa
.
No
,
non
capiva
,
non
rispondeva
.
«
Le
raccomando
»
,
riprese
Franco
,
«
mia
moglie
,
mia
figlia
e
il
nostro
vecchio
zio
.
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
il
professore
,
guardando
ora
Luisa
ora
Franco
.
«
Vado
via
»
,
disse
questi
con
un
sorriso
che
fece
doler
il
cuore
al
Gilardoni
.
«
Allo
zio
non
l
'
abbiamo
ancora
detto
ma
è
cosa
necessaria
.
Nelle
nostre
condizioni
non
posso
star
qui
a
far
niente
.
Dirò
che
vado
a
Milano
,
crederà
chi
vorrà
;
invece
sarò
in
Piemonte
.
»
Gilardoni
giunse
le
mani
silenziosamente
,
sbalordito
.
Luisa
abbracciò
Franco
,
lo
baciò
,
gli
tenne
il
capo
sul
petto
,
ad
occhi
chiusi
.
Il
professore
s
'
immaginò
ch
'
ella
piegasse
con
dolore
alla
volontà
di
suo
marito
.
«
Oh
senta
»
,
diss
'
egli
,
volto
a
Franco
.
«
Se
ci
fosse
la
guerra
,
capirei
;
ma
così
,
se
dà
una
tale
afflizione
a
Sua
moglie
per
ragioni
economiche
,
ha
torto
!
»
Luisa
,
tenendosi
sempre
al
collo
di
suo
marito
con
un
braccio
,
agitò
in
silenzio
l
'
altra
mano
verso
Gilardoni
per
farlo
tacere
.
«
No
,
no
,
no
»
,
mormorò
,
ricongiungendo
le
braccia
intorno
al
collo
di
Franco
,
«
fai
bene
,
fai
bene
»
,
e
perché
il
Gilardoni
insisteva
,
si
staccò
da
suo
marito
.
«
Oh
,
ma
professore
!
»
,
diss
'
ella
scotendogli
le
mani
incontro
,
«
se
glielo
dico
io
che
fa
bene
di
partire
,
se
glielo
dico
io
che
sono
sua
moglie
!
Ma
caro
professore
!
»
«
Oh
infine
,
signora
!
»
,
proruppe
il
Gilardoni
.
«
Bisogna
poi
anche
sapere
...
»
Franco
stese
impetuoso
le
braccia
verso
di
lui
,
gridò
:
«
Professore
!
»
«
Fa
male
!
»
,
gli
rispose
questi
.
«
Fa
male
!
Fa
male
!
»
«
Cosa
c
'
è
,
Franco
?
»
,
dimandò
Luisa
,
meravigliata
.
«
C
'
è
qualche
cosa
che
io
non
so
?
»
«
C
'
è
che
devo
andar
via
,
che
andrò
via
e
non
c
'
è
altro
!
»
Maria
s
'
era
svegliata
di
soprassalto
a
quel
grido
di
suo
padre
:
«
Professore
!
»
,
poi
,
vedendo
la
mamma
così
agitata
,
si
dispose
a
piangere
.
Finalmente
scoppiò
in
lagrime
dirotte
:
«
No
papà
,
no
via
papà
,
no
via
papà
!
»
.
Franco
se
la
tolse
in
braccio
,
la
baciò
,
l
'
accarezzò
.
Ella
andava
ripetendo
fra
i
singhiozzi
«
papà
mio
,
papà
mio
»
con
una
voce
accorata
e
grave
che
faceva
male
al
cuore
.
Suo
padre
se
ne
struggeva
tutto
,
le
protestava
di
voler
star
sempre
con
lei
e
piangeva
per
il
dolore
d
'
ingannarla
,
per
la
commozione
di
quella
tenerezza
nuova
che
veniva
proprio
adesso
.
Luisa
pensava
al
grido
di
suo
marito
.
Il
Gilardoni
s
'
accorse
ch
'
era
in
sospetto
di
un
segreto
e
le
domandò
,
per
toglierla
da
quel
pensiero
,
se
Franco
intendesse
partire
presto
.
Fu
questi
che
rispose
.
Dipendeva
da
una
lettera
di
Torino
.
Fra
una
settimana
,
forse
;
tutt
'
al
più
fra
quindici
giorni
.
Luisa
taceva
e
il
discorso
cadde
.
Franco
parlò
allora
di
politica
,
delle
probabilità
che
la
guerra
scoppiasse
a
primavera
.
Anche
questo
discorso
morì
presto
.
Pareva
che
il
Gilardoni
e
Luisa
pensassero
ad
altro
,
che
ascoltassero
il
batter
delle
onde
ai
muri
dell
'
orto
.
Finalmente
Ismaele
ritornò
,
ebbe
il
suo
punch
,
assicurò
che
il
lago
non
era
troppo
cattivo
,
che
si
poteva
partire
.
Appena
i
Maironi
furono
in
barca
,
appena
Maria
vi
riprese
il
sonno
,
Luisa
domandò
a
suo
marito
se
vi
fosse
una
cosa
ch
'
ella
non
sapeva
e
che
il
Gilardoni
non
doveva
dire
.
Franco
tacque
.
«
Basta
»
,
diss
'
ella
.
Allora
suo
marito
le
passò
un
braccio
al
collo
,
la
strinse
a
sé
,
protestando
contro
parole
che
ella
non
aveva
dette
:
«
Oh
Luisa
,
Luisa
!
»
.
Luisa
si
lasciò
abbracciare
ma
non
rispose
all
'
abbraccio
;
onde
suo
marito
,
disperato
,
le
promise
subito
di
dirle
tutto
,
tutto
.
«
Mi
credi
curiosa
?
»
,
sussurrò
ella
fra
le
sue
braccia
.
No
,
no
,
egli
voleva
raccontarle
ogni
cosa
subito
,
dirle
perché
non
avesse
parlato
prima
.
Ella
si
oppose
;
preferiva
che
parlasse
più
tardi
,
spontaneamente
.
Avevano
il
vento
in
favore
e
il
lume
che
brillava
ad
una
finestra
della
loggia
serviva
bene
di
mira
a
Ismaele
.
Franco
tenne
sempre
abbracciato
il
collo
di
sua
moglie
e
guardava
tacendo
quel
punto
lucente
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altra
pensarono
alla
mano
amorosa
e
prudente
che
lo
aveva
acceso
.
Vi
pensò
Ismaele
,
affermò
che
né
la
Veronica
né
la
Cia
eran
capaci
di
un
simile
tratto
di
genio
e
benedisse
la
faccia
del
signor
ingegnere
.
Nell
'
uscire
di
barca
Maria
si
svegliò
e
gli
sposi
non
parvero
pensar
più
che
a
lei
.
Quando
furono
a
letto
,
Franco
spense
il
lume
.
«
Si
tratta
della
nonna
»
,
diss
'
egli
.
La
voce
era
commossa
,
rotta
.
Luisa
mormorò
«
caro
»
e
gli
prese
una
mano
,
affettuosamente
.
«
Non
ho
mai
parlato
»
,
riprese
Franco
,
«
per
non
accusar
la
nonna
e
poi
anche
...
»
Qui
seguì
una
pausa
;
quindi
fu
egli
che
mescolò
al
suo
dire
le
più
tenere
carezze
mentre
sua
moglie
,
invece
,
non
vi
rispondeva
più
.
«
Temevo
»
,
disse
,
«
l
'
impressione
tua
,
i
tuoi
sentimenti
,
le
idee
che
ti
potevano
venire
...
»
Più
le
parole
avevano
questo
dubbio
sapore
,
più
la
voce
era
tenera
.
Luisa
sentiva
avvicinarsi
,
non
un
alterco
,
ma
un
contrasto
più
durevole
e
grave
;
non
avrebbe
voluto
,
adesso
,
che
suo
marito
parlasse
,
e
suo
marito
,
sentendola
diventar
fredda
,
non
proseguì
.
Ella
gli
posò
la
fronte
alla
spalla
e
disse
sottovoce
,
malgrado
se
stessa
:
«
Racconta
»
.
Allora
Franco
,
parlandole
nei
capelli
,
le
ripeté
il
racconto
fattogli
dal
professore
nella
notte
del
suo
matrimonio
.
Nel
riferire
a
memoria
la
lettera
e
il
testamento
di
suo
nonno
,
temperò
alquanto
le
frasi
ingiuriose
verso
suo
padre
e
la
nonna
.
A
mezzo
il
racconto
,
Luisa
,
che
non
si
aspettava
una
rivelazione
simile
,
alzò
il
capo
dalla
spalla
di
suo
marito
.
Questi
s
'
interruppe
.
«
Avanti
»
,
diss
'
ella
.
Finito
ch
'
egli
ebbe
,
gli
domandò
se
si
potesse
dimostrare
che
il
testamento
del
nonno
era
stato
soppresso
.
Franco
rispose
prontamente
di
no
.
«
Ma
»
,
diss
'
ella
,
«
perché
allora
parlavi
delle
idee
che
mi
potevan
venire
?
»
.
Il
suo
pensiero
era
subito
corso
al
probabile
delitto
della
nonna
,
alla
possibilità
di
un
'
accusa
.
Ma
se
l
'
accusa
non
era
possibile
?
Franco
non
rispose
ed
ella
,
dopo
aver
pensato
un
poco
,
esclamò
:
«
Ah
,
la
copia
del
testamento
?
Adoperarla
?
Quello
è
un
testamento
che
potrebbe
valere
?
»
«
Sì
»
«
E
tu
non
l
'
hai
voluto
far
valere
?
»
«No.»
«
Perché
,
Franco
?
»
«
Ecco
!
»
,
esclamò
Franco
,
pigliando
fuoco
.
«
Vedi
?
Lo
sapevo
!
No
,
non
lo
voglio
far
valere
,
no
,
no
,
assolutamente
,
no
!
»
«
Ma
le
ragioni
?
»
«
Dio
,
le
ragioni
!
Le
ragioni
si
sentono
,
le
devi
sentire
senza
che
io
te
le
dica
!
»
«
Non
le
sento
.
Non
credere
ch
'
io
pensi
ai
denari
.
Non
pigliamoli
i
denari
,
dalli
a
chi
vuoi
tu
.
Io
sento
le
ragioni
della
giustizia
.
C
'
è
la
volontà
di
tuo
nonno
da
rispettare
,
c
'
è
un
delitto
che
tua
nonna
ha
commesso
.
Tu
sei
tanto
religioso
,
devi
riconoscere
che
questa
carta
l
'
ha
fatta
venir
fuori
la
giustizia
divina
.
Tu
ti
vuoi
mettere
fra
la
giustizia
divina
e
questa
donna
?
»
«
Lascia
stare
la
giustizia
divina
!
»
,
rispose
Franco
,
violento
.
«
Cosa
sappiamo
noi
delle
vie
che
prende
la
giustizia
divina
?
Vi
è
anche
la
misericordia
divina
!
Si
tratta
della
madre
di
mio
padre
,
sai
!
E
non
li
ho
disprezzati
sempre
questi
maledetti
denari
?
Cosa
ho
fatto
quando
la
nonna
mi
ha
minacciato
di
non
lasciarmi
un
soldo
se
sposavo
te
?
»
La
tenerezza
e
la
collera
,
miste
insieme
,
gli
fecero
groppo
alla
gola
.
Non
potendo
parlare
,
afferrò
il
capo
di
Luisa
,
se
lo
strinse
sul
petto
.
«
Ho
disprezzato
i
denari
per
aver
te
»
,
riprese
con
voce
soffocata
.
«
Come
vuoi
che
adesso
cerchi
di
riprenderli
con
dei
processi
?
»
«
Ma
no
!
»
,
lo
interruppe
Luisa
rialzando
il
capo
.
«
I
denari
li
darai
a
chi
vorrai
!
È
della
giustizia
che
parlo
io
!
Ma
non
la
senti
,
tu
,
la
giustizia
?
»
«
Dio
mio
!
»
,
diss
'
egli
mettendo
un
profondo
sospiro
.
«
Era
meglio
che
non
t
'
avessi
parlato
neanche
stasera
!
»
«
Forse
sì
.
Se
non
volevi
rinunciare
in
nessun
caso
ai
tuoi
propositi
,
forse
era
meglio
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
questo
,
esprimeva
tristezza
,
non
collera
.
«
Del
resto
»
,
soggiunse
Franco
,
«
quella
carta
non
esiste
più
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Non
esiste
più
?
»
,
diss
'
ella
sottovoce
,
con
ansia
.
«
No
.
Il
professore
deve
averla
distrutta
,
per
ordine
mio
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Luisa
ritirò
il
capo
adagio
adagio
,
lo
posò
sul
guanciale
proprio
.
Poi
Franco
uscì
a
dir
forte
:
«
Un
processo
!
Con
quei
documenti
!
Con
quelle
ingiurie
!
Alla
madre
di
mio
padre
!
Per
i
denari
!
»
«
Ma
non
ripetere
questa
cosa
!
»
,
esclamò
sua
moglie
,
sdegnata
.
«
Perché
la
ripeti
sempre
?
Sai
pure
che
non
è
vera
!
»
Parlavano
concitati
l
'
uno
e
l
'
altra
;
si
capiva
che
durante
il
silenzio
di
prima
avevano
continuato
a
lavorar
forte
col
pensiero
su
questo
punto
.
Egli
si
irritò
del
rimprovero
e
rispose
alla
cieca
:
«
Non
so
niente
»
.
«
Oh
Franco
!
»
,
disse
Luisa
,
addolorata
.
Egli
si
era
già
pentito
dell
'
oltraggio
e
le
domandò
perdono
,
accusò
il
proprio
temperamento
che
gli
faceva
dire
cose
non
pensate
,
implorò
una
parola
buona
.
Luisa
gli
rispose
sospirando
«
sì
,
sì
»
ma
egli
non
fu
contento
,
volle
che
dicesse
proprio
«
ti
perdono
»
,
che
lo
abbracciasse
.
Il
tocco
delle
care
labbra
non
lo
ristorò
come
al
solito
.
Passarono
alcuni
minuti
ed
egli
stette
in
ascolto
per
capire
se
sua
moglie
si
fosse
addormentata
.
Udì
il
vento
`
il
respiro
lieve
di
Maria
,
il
fragor
delle
onde
,
qualche
tremolìo
dei
vetri
,
non
altro
.
Sussurrò
:
«
Mi
hai
proprio
perdonato
?
»
,
e
udì
rispondersi
con
dolcezza
:
«
Sì
,
caro
»
.
Andò
poco
e
fu
lei
che
stette
in
ascolto
,
che
udì
,
insieme
al
vento
,
alle
onde
,
agli
scricchiolii
delle
imposte
,
il
respiro
uguale
,
regolare
della
piccina
,
il
respiro
uguale
,
regolare
del
marito
.
Allora
mise
un
altro
gran
sospiro
,
un
sospiro
desolato
.
Dio
,
come
poteva
Franco
essersi
condotto
così
?
Ciò
che
la
feriva
nel
più
vivo
del
cuore
era
ch
'
egli
paresse
sentir
poco
le
offese
fatte
alla
povera
mamma
e
allo
zio
.
Ma
su
questo
pensiero
non
voleva
fermarsi
,
almeno
prima
di
aver
considerato
il
torto
di
lui
altrove
,
di
fronte
all
'
idea
di
giustizia
;
e
là
lo
sentiva
,
con
amarezza
eppur
non
senza
compiacimento
,
inferiore
a
sé
,
governato
da
sentimenti
che
procedevano
dalla
fantasia
,
mentre
il
sentimento
suo
proprio
era
penetrato
di
ragione
.
Aveva
tanto
del
bambino
,
Franco
.
Ecco
,
egli
poteva
già
dormire
ed
ella
si
teneva
sicura
di
non
chiuder
occhio
fino
alla
mattina
.
A
lei
pareva
di
non
aver
fantasia
perché
non
se
la
sentiva
muovere
,
accendere
così
facilmente
.
Chi
le
avesse
detto
che
la
fantasia
poteva
in
lei
più
che
in
suo
marito
,
l
'
avrebbe
fatta
ridere
.
Eppure
era
così
.
Solamente
,
per
dimostrarlo
,
occorreva
capovolgere
ambedue
le
anime
,
perché
Franco
aveva
la
sua
fantasia
visibile
a
fior
d
'
anima
e
tutta
la
sua
ragione
al
fondo
,
mentre
Luisa
aveva
la
fantasia
al
fondo
e
la
ragione
,
molto
visibilmente
,
a
fior
d
'
anima
.
Ella
non
dormì
infatti
e
pensò
per
tutta
la
notte
,
con
la
sua
fantasia
del
fondo
dell
'
anima
,
come
la
religione
favorisca
i
sentimentalismi
deboli
,
com
'
essa
che
predica
la
sete
della
giustizia
sia
incapace
di
formare
negl
'
intelletti
devoti
a
lei
il
vero
concetto
di
giustizia
.
Anche
il
professore
,
che
aveva
infiltrazioni
sierose
di
fantasia
nelle
cellule
raziocinanti
del
cervello
come
nelle
cellule
amorifiche
del
cuore
,
spenta
la
lucerna
,
passò
gran
parte
della
notte
davanti
al
caminetto
lavorando
con
le
molle
e
con
la
fantasia
,
pigliando
,
guardando
,
lasciando
cader
brage
e
progetti
fino
a
che
gli
restarono
un
ultimo
carbone
lucente
e
un
'
ultima
idea
.
Prese
allora
uno
zolfino
e
accostatolo
alla
bragia
ne
riaccese
la
lucerna
,
prese
l
'
idea
pure
luminosa
e
scottante
,
se
la
portò
a
letto
.
Era
questa
:
partire
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
per
Brescia
,
presentarsi
alla
marchesa
con
i
terribili
documenti
,
ottenere
una
capitolazione
.
7
.
È
giuocato
Tre
giorni
dopo
,
alle
cinque
della
mattina
,
in
Milano
,
il
professore
Gilardoni
usciva
,
inferraiuolato
fino
agli
occhi
,
dall
'
Albergo
degli
Angeli
,
passava
davanti
al
Duomo
e
infilava
la
buia
contrada
dei
Rastelli
dietro
una
fila
di
cavalli
condotti
a
mano
dai
postiglioni
,
entrava
nell
'
ufficio
delle
diligenze
erariali
.
Il
piccolo
cortile
dove
ora
è
la
Posta
era
già
pieno
di
gente
,
di
bestie
,
di
lanterne
.
Voci
di
postiglioni
e
di
conduttori
,
passi
di
cavalli
,
scosse
di
sonagliere
;
all
'
eremita
della
Valsolda
pareva
un
finimondo
.
Si
stavano
attaccando
i
cavalli
a
due
diligenze
,
quattro
per
ciascuna
.
Il
professore
andava
a
Lodi
perché
aveva
saputo
che
la
marchesa
era
in
visita
presso
un
'
amica
di
Lodi
.
La
diligenza
di
Lodi
partiva
alle
cinque
e
mezzo
.
Faceva
un
freddo
intenso
e
il
povero
professore
girava
inquieto
intorno
al
carrozzone
mostruoso
pestando
i
piedi
per
riscaldarsi
;
tanto
che
un
altro
viaggiatore
gli
disse
argutamente
:
«
Freschino
,
eh
?
Freschinetto
,
freschinetto
!
»
.
Quando
Dio
volle
si
finì
di
attaccare
i
cavalli
,
un
impiegato
chiamò
i
viaggiatori
per
nome
e
il
buon
Beniamino
sparì
nel
ventre
del
carrozzone
insieme
a
due
preti
,
a
una
vecchia
serva
,
a
un
vecchio
signore
con
una
natta
enorme
sul
viso
e
a
un
giovine
elegante
.
Gli
sportelli
furono
chiusi
,
un
comando
fu
dato
,
le
sonagliere
tintinnarono
,
il
carrozzone
si
scosse
,
i
preti
,
la
vecchia
,
il
signore
dalla
natta
si
fecero
il
segno
della
croce
,
i
sedici
zoccoli
dei
cavalli
strepitarono
sotto
l
'
androne
,
le
ruote
pesanti
lo
empirono
di
fragore
,
poi
tutto
questo
fracasso
si
smorzò
e
la
diligenza
svoltò
a
destra
verso
Porta
Romana
.
Adesso
le
ruote
correvano
quasi
silenziose
e
i
viaggiatori
non
sentivano
più
che
il
pestar
disordinato
dei
sedici
zoccoli
sulle
pietre
.
Il
professore
guardava
passar
le
case
scure
,
il
raro
chiaror
dei
fanali
,
qualche
piccolo
caffè
illuminato
,
qualche
garetta
di
sentinella
.
Gli
pareva
che
il
silenzio
della
grande
città
avesse
qualche
cosa
di
minaccioso
e
di
formidabile
per
quei
soldati
,
che
le
stesse
mura
delle
case
nereggiassero
d
'
odio
.
Quando
la
diligenza
entrò
nel
corso
di
Porta
Romana
,
così
allagato
di
nebbia
che
dai
finestrini
non
si
vedeva
quasi
più
nulla
,
chiuse
gli
occhi
e
si
abbandonò
al
piacere
d
'
immaginar
le
persone
e
le
cose
che
aveva
nel
cuore
,
di
conversar
con
esse
.
Non
era
più
il
viaggiatore
della
natta
che
gli
sedeva
in
faccia
,
era
donna
Ester
tutta
chiusa
in
un
gran
mantello
nero
e
col
cappuccio
in
capo
.
Ella
lo
guardava
fiso
;
i
begli
occhi
gli
dicevano
:
«
Bravo
,
Lei
fa
una
bella
azione
,
mostra
molto
cuore
,
non
l
'
avrei
creduto
.
L
'
ammiro
.
Ella
non
è
più
né
vecchio
,
né
brutto
per
me
.
Coraggio
!
»
.
A
questa
esortazione
di
aver
coraggio
gli
veniva
una
stretta
di
paura
,
gli
scattava
in
mente
la
immagine
della
marchesa
;
e
il
rumor
sordo
delle
ruote
si
trasformava
nella
voce
nasale
della
vecchia
dama
che
gli
diceva
:
«
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
»
.
A
questo
punto
la
diligenza
si
fermò
e
il
professore
aperse
gli
occhi
.
Porta
Romana
.
Qualcuno
aperse
lo
sportello
,
domandò
le
carte
di
sicurezza
,
e
,
raccoltele
,
si
allontanò
,
ricomparve
dopo
cinque
minuti
,
le
restituì
a
tutti
fuorché
al
giovine
elegante
.
«
Lei
scenda
»
,
gli
diss
'
egli
.
Quegli
impallidì
,
discese
in
silenzio
e
non
ritornò
.
Dopo
un
altro
minuto
fu
chiuso
lo
sportello
,
una
voce
ruvida
disse
:
«
Avanti
!
»
.
Il
signore
dalla
natta
collocò
la
sua
borsa
da
viaggio
sul
sedile
rimasto
vuoto
;
nessun
altro
viaggiatore
diede
segno
di
accorgersi
dell
'
accaduto
.
Solo
quando
i
quattro
cavalli
ebbero
ripreso
il
trotto
,
Gilardoni
domandò
al
prete
suo
vicino
se
conoscesse
il
nome
del
giovine
e
quegli
rispose
bruscamente
«
off
!
»
,
girò
verso
il
professore
due
occhi
sgomentati
e
sospettosi
.
Il
professore
guardò
l
'
altro
prete
che
subito
trasse
di
tasca
una
corona
e
fattosi
il
segno
della
croce
si
mise
a
pregare
.
Il
professore
tornò
a
chiudere
gli
occhi
e
l
'
immagine
del
giovane
sconosciuto
si
perdette
per
sempre
nella
nebbia
come
parevano
perdervisi
i
rari
fantasmi
d
'
alberi
,
di
pioppi
e
di
salici
,
che
passavano
a
destra
e
a
sinistra
della
via
.
«
Come
incominciare
?
»
,
pensava
il
Gilardoni
.
Dalla
notte
di
Natale
in
poi
non
aveva
fatto
che
immaginare
e
discutere
fra
sé
il
modo
di
presentarsi
alla
marchesa
,
di
entrar
nell
'
argomento
e
di
svolgerlo
,
la
capitolazione
da
offrire
.
Non
aveva
chiara
in
mente
che
quest
'
ultima
;
ove
la
signora
marchesa
facesse
un
largo
assegno
al
nipote
,
egli
distruggerebbe
le
carte
.
Queste
carte
non
le
teneva
seco
;
ne
aveva
una
copia
.
Dovevano
produrre
un
effetto
fulmineo
;
ma
come
incominciare
?
Nessuno
dei
tanti
esordi
pensati
lo
accontentava
.
Anche
adesso
,
fantasticando
ad
occhi
chiusi
,
si
poneva
il
problema
partendo
dal
solo
termine
conosciuto
:
"
Si
accomodi
.
Cosa
desidera
?
"
.
Immaginava
una
risposta
che
poi
gli
pareva
o
troppo
ossequiosa
o
troppo
ardita
o
troppo
lontana
dall
'
argomento
o
troppo
vicina
ad
esso
e
ricominciava
la
via
dal
solito
principio
:
"
Cosa
desidera
?
"
.
Un
livido
chiaror
d
'
alba
,
pieno
d
'
uggia
,
di
tristezza
e
di
sonno
,
entrò
nella
diligenza
.
Adesso
che
l
'
ora
del
colloquio
stava
per
giungere
,
mille
dubbi
,
mille
incertezze
nuove
mettevano
in
iscompiglio
tutte
le
previsioni
del
professore
.
La
stessa
base
de
'
suoi
calcoli
improvvisamente
crollò
.
Se
la
marchesa
non
gli
dicesse
né
«
si
accomodi
»
né
«
cosa
desidera
?
»
.
Se
lo
accogliesse
Dio
sa
in
quale
altro
modo
imbarazzante
?
E
se
non
lo
volesse
ricevere
?
Santo
cielo
,
se
non
lo
volesse
ricevere
?
L
'
improvviso
strepitar
dei
sedici
zoccoli
sopra
un
ciottolato
gli
fece
battere
il
cuore
.
Ma
non
era
ancora
il
ciottolato
di
Lodi
;
era
il
ciottolato
di
Melegnano
.
A
Lodi
arrivò
circa
alle
nove
.
Scese
all
'
Albergo
del
Sole
,
ebbe
una
stanza
dove
non
c
'
era
né
sole
né
fuoco
.
Non
osando
affrontare
la
nebbia
delle
vie
,
né
le
vampe
della
cucina
,
osò
invece
porsi
a
letto
,
mise
il
berretto
da
notte
che
sapeva
le
sue
angustie
,
aspettò
,
con
la
sigaretta
di
canfora
in
bocca
,
qualche
buona
idea
e
il
mezzogiorno
.
Salì
,
al
tocco
,
le
scale
del
palazzo
X
.
,
col
savio
proposito
di
scordar
tutte
le
frasi
meditate
,
di
rimettersi
alla
ispirazione
del
momento
.
Un
domestico
in
cravatta
bianca
lo
introdusse
in
uno
stanzone
scuro
,
dal
pavimento
di
mattoni
,
dalle
pareti
coperte
di
seta
gialla
,
dal
soffitto
a
stucchi
,
e
,
fatto
un
inchino
,
uscì
.
Poche
antiche
sedie
a
bracciuoli
,
bianche
e
dorate
,
con
la
stoffa
rossa
,
stavano
in
semicerchio
davanti
al
camino
dove
tre
o
quattro
ceppi
enormi
ardevano
adagio
dietro
la
grata
di
ottone
.
L
'
aria
aveva
un
odor
misto
di
vecchie
muffe
,
di
vecchie
pasticcerie
,
di
vecchie
mele
cotte
,
di
vecchie
stoffe
,
di
vecchia
pelle
,
di
decrepite
idee
,
una
sottile
essenza
di
vecchiaia
che
faceva
raggrinzar
l
'
anima
.
Il
domestico
ritornò
ad
annunciare
,
con
grande
emozione
del
Gilardoni
,
il
prossimo
ingresso
della
signora
marchesa
.
Aspetta
e
aspetta
,
ecco
aprirsi
un
grande
uscio
a
fregi
dorati
,
ecco
un
campanellino
corrente
,
ecco
Friend
che
trotta
dentro
fiutando
il
pavimento
a
destra
e
a
manca
,
ecco
una
gran
campana
di
seta
nera
sotto
un
cupolino
di
pizzo
bianco
,
ecco
fra
due
nastri
celesti
la
parrucca
nera
,
la
fronte
marmorea
,
gli
occhi
morti
della
marchesa
.
«
Che
miracolo
,
professore
,
a
Lodi
?
»
,
disse
la
voce
sonnolenta
,
mentre
il
cagnolino
fiutava
gli
stivali
del
professore
.
Questi
fece
un
profondo
saluto
e
la
dama
che
pareva
appunto
l
'
ampolla
dell
'
essenza
di
vecchiaia
,
andò
a
porsi
in
un
seggiolone
accanto
al
fuoco
e
fece
accomodare
la
sua
bestiola
in
un
altro
;
dopo
di
che
accennò
al
Gilardoni
di
accomodarsi
pure
.
«
Suppongo
»
,
diss
'
ella
,
«
che
avrà
qualche
parente
alle
Dame
Inglesi
.
»
«
No
»
,
rispose
il
professore
,
«
veramente
no
.
»
La
marchesa
era
faceta
,
qualche
volta
,
alla
sua
maniera
.
«
Allora
»
,
disse
,
«
sarà
forse
venuto
a
far
provvista
di
mascherponi
.
»
«
Neanche
,
signora
marchesa
.
Sono
venuto
per
affari
.
»
«
Bravo
.
È
stato
disgraziato
col
tempo
.
Mi
par
che
piova
,
adesso
.
»
A
questa
impreveduta
diversione
il
professore
ebbe
paura
di
perdere
la
tramontana
.
«
Sì
»
,
diss
'
egli
sentendosi
diventare
sciocco
come
lo
scolaro
cui
l
'
esame
piega
male
:
«
pioviggina
»
.
La
sua
voce
,
la
sua
fisionomia
dovettero
tradire
l
'
imbarazzo
interno
,
apprendere
alla
marchesa
che
egli
era
venuto
per
dirle
qualche
cosa
di
particolare
.
Ella
si
guardò
bene
dall
'
offrirgliene
il
bandolo
,
continuò
a
parlargli
del
tempo
,
del
freddo
,
dell
'
umido
,
di
un
raffreddore
di
Friend
che
infatti
accompagnava
di
frequenti
starnuti
il
discorso
della
sua
dama
.
La
voce
sonnolenta
aveva
un
placido
tono
quasi
ridente
,
una
blanda
benevolenza
;
e
il
professore
sudava
freddo
al
pensiero
di
fermare
quella
melliflua
vena
per
offrir
in
cambio
la
pillola
amara
che
aveva
in
tasca
.
Egli
avrebbe
potuto
approfittar
d
'
una
pausa
per
metter
fuori
il
suo
esordio
,
ma
non
seppe
farlo
;
e
fu
invece
la
marchesa
che
ne
approfittò
per
metter
fuori
la
sua
chiusa
.
«
La
ringrazio
tanto
»
,
diss
'
ella
,
«
della
visita
,
e
adesso
La
congedo
perché
Ell
'
avrà
le
Sue
faccende
e
,
per
dire
il
vero
,
ho
un
impegno
anch
'io.»
Qui
bisognò
saltare
:
«
Veramente
»
,
rispose
il
Gilardoni
,
tutto
agitato
,
«
io
ero
venuto
a
Lodi
per
parlare
con
Lei
,
signora
marchesa
.
»
«
Questo
»
,
osservò
la
dama
,
gelida
,
«
non
lo
avrei
potuto
immaginare
.
»
Il
professore
trascorse
avanti
,
nello
slancio
del
salto
.
«
Si
tratta
di
cose
urgentissime
»
,
diss
'
egli
,
«
e
io
debbo
pregare
...
»
La
marchesa
lo
interruppe
.
«
Se
si
tratta
di
affari
,
bisogna
ch
'
Ella
si
rivolga
al
mio
agente
di
Brescia
.
»
«
Scusi
,
signora
marchesa
;
si
tratta
d
'
un
affare
specialissimo
.
Nessuno
sa
e
nessuno
deve
sapere
che
sono
venuto
da
Lei
.
Le
dico
subito
che
si
tratta
di
Suo
nipote
.
»
La
marchesa
si
alzò
e
il
cane
accovacciato
sul
seggiolone
si
levò
pure
,
abbaiando
verso
il
Gilardoni
.
«
Non
mi
parli
»
,
disse
solennemente
la
vecchia
signora
,
«
di
quella
persona
che
per
me
non
esiste
più
.
Andiamo
,
Friend
.
»
«
No
,
signora
marchesa
!
»
,
ripigliò
il
professore
.
«
Ella
non
può
assolutamente
immaginare
cosa
Le
dirò
!
»
«
Non
m
'
importa
di
niente
,
non
voglio
saper
niente
,
La
riverisco
!
»
La
inflessibile
dama
si
mosse
,
così
dicendo
,
verso
l
'
uscio
.
«
Marchesa
!
»
,
esclamò
alle
sue
spalle
il
professor
Beniamino
,
mentre
Friend
,
saltato
dal
seggiolone
,
gli
abbaiava
disperatamente
alle
gambe
:
«
Si
tratta
del
testamento
di
Suo
marito
!
»
Stavolta
la
marchesa
non
poté
a
meno
di
fermarsi
.
Tuttavia
non
si
voltò
.
«
Questo
testamento
non
Le
può
piacere
»
,
soggiunse
rapidamente
il
Gilardoni
,
«
ma
io
non
ho
l
'
intenzione
di
pubblicarlo
.
Mi
ascolti
,
La
supplico
,
marchesa
!
»
Ella
si
voltò
.
La
faccia
impenetrabile
tradiva
una
certa
emozione
nelle
narici
.
Neppure
le
spalle
eran
del
tutto
tranquille
.
«
Che
storie
mi
conta
?
»
,
rispose
.
«
Le
pare
una
bella
convenienza
di
venire
a
nominarmi
,
così
senza
riguardi
,
il
povero
Franco
?
Cosa
c
'
entra
Lei
negli
affari
della
mia
famiglia
?
»
«
Perdoni
»
,
replicò
il
professore
frugandosi
in
tasca
.
«
Se
non
c
'
entro
io
,
ci
potrebbero
entrare
altri
con
meno
riguardi
di
me
.
Abbia
la
bontà
di
vedere
i
documenti
.
Queste
...
»
«
Si
tenga
i
suoi
scartafacci
»
,
interruppe
la
marchesa
vedendogli
levar
di
tasca
delle
carte
.
«
Queste
sono
le
copie
fatte
da
me
...
»
«
Le
dico
che
se
le
tenga
,
che
se
le
porti
via
!
»
La
marchesa
suonò
un
campanello
e
si
avviò
da
capo
per
uscire
.
Il
professore
,
tutto
fremente
,
udendo
venir
un
domestico
,
vedendo
lei
aprir
l
'
uscio
,
gittò
le
sue
carte
sopra
una
seggiola
,
disse
sottovoce
in
fretta
e
furia
:
«
Le
lascio
qui
,
non
le
veda
nessuno
,
io
sono
al
Sole
,
ritornerò
domani
,
le
guardi
,
ci
pensi
bene
!
»
,
e
prima
che
arrivasse
il
domestico
,
scappò
per
la
parte
ond
'
era
venuto
,
tolse
il
ferraiuolo
,
infilò
le
scale
.
La
marchesa
rimandò
il
domestico
,
stette
un
poco
in
ascolto
,
poi
ritornò
sui
suoi
passi
,
prese
le
carte
,
andò
a
chiudersi
nella
sua
stanza
e
,
inforcati
gli
occhiali
,
incominciò
a
leggere
presso
la
finestra
.
La
faccia
era
oscura
e
le
mani
tremavano
.
Il
professore
stava
per
andare
a
letto
nella
sua
camera
gelata
del
Sole
,
quando
due
poliziotti
vennero
a
recargli
l
'
ordine
di
recarsi
immediatamente
all
'
ufficio
di
Polizia
.
Egli
sentì
bene
un
certo
rimescolamento
interno
ma
non
si
smarrì
e
partì
con
essi
.
Alla
Polizia
,
un
piccolo
Commissario
insolente
gli
domandò
perché
fosse
venuto
a
Lodi
e
avutone
risposta
che
c
'
era
venuto
per
affari
privati
,
fece
un
atto
d
'
incredulità
sprezzante
.
Che
affari
privati
pretendeva
avere
a
Lodi
il
signor
Gilardoni
?
Con
chi
?
Il
professore
nominò
la
marchesa
.
«
Ma
se
nessuna
Maironi
sta
a
Lodi
!
»
,
esclamò
il
Commissario
,
e
perché
l
'
altro
protestava
,
lo
interruppe
subito
:
«
Basta
,
basta
,
basta
!
»
.
La
Polizia
sapeva
di
certo
che
il
signor
Gilardoni
,
quantunque
I
.
R
.
pensionato
,
non
era
un
leale
austriaco
,
che
aveva
degli
amici
a
Lugano
e
ch
'
era
venuto
a
Lodi
con
un
fine
politico
.
«
Lei
ne
sa
più
di
me
!
»
,
esclamò
il
Gilardoni
soffocando
a
stento
la
collera
.
«
Faccia
silenzio
!
»
,
gl
'
intimò
il
Commissario
.
«
Del
resto
Ella
non
deve
credere
che
l
'
I
.
R
.
Governo
abbia
paura
di
Lei
.
È
libero
di
andare
.
Solamente
deve
lasciar
Lodi
entro
due
ore
!
»
Qui
Franco
avrebbe
capito
subito
di
dove
veniva
il
colpo
;
il
filosofo
non
capì
.
«
Son
venuto
»
,
diss
'
egli
,
«
a
Lodi
per
un
affare
urgente
che
non
ho
finito
,
per
un
interesse
privato
gravissimo
.
Come
posso
partire
dentro
due
ore
?
»
«
Con
una
vettura
.
Se
,
trascorse
due
ore
,
Ella
è
ancora
in
Lodi
,
La
faccio
arrestare
.
»
«
La
mia
salute
»
,
replicò
la
vittima
,
«
non
mi
permette
di
viaggiare
di
notte
in
dicembre
.
»
«
Ebbene
,
La
farò
arrestare
subito
.
»
Il
povero
filosofo
prese
in
silenzio
il
suo
cappello
e
uscì
.
Un
'
ora
dopo
egli
partiva
per
Milano
in
un
calessino
chiuso
,
con
i
piedi
nella
paglia
,
con
una
coperta
sulle
gambe
,
con
una
gran
sciarpa
al
collo
,
pensando
che
aveva
pur
fatto
una
bella
spedizione
e
inghiottendo
saliva
ogni
momento
per
sentir
se
gli
doleva
la
gola
.
Notte
infame
davvero
;
ma
non
la
passò
sulle
rose
neppur
la
signora
Marchesa
.
8
.
Ore
amare
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
mentre
Franco
stava
scrivendo
le
minutissime
istruzioni
che
intendeva
lasciare
a
sua
moglie
per
il
governo
del
giardinetto
e
dell
'
orto
,
mentre
lo
zio
rileggeva
per
la
decima
volta
la
sua
favorita
Storia
della
diocesi
di
Como
,
Luisa
uscì
a
passeggio
con
Maria
.
Splendeva
un
tepido
sole
.
Non
v
'
era
neve
che
sul
Bisgnago
e
sulla
Galbiga
.
Maria
trovò
una
viola
presso
il
cimitero
e
un
'
altra
la
trovò
in
fondo
alla
Calcinera
.
Lì
faceva
veramente
caldo
,
l
'
aria
aveva
un
lieve
aroma
di
alloro
.
Luisa
sedette
con
le
spalle
al
monte
,
permise
che
Maria
si
divertisse
ad
arrampicarsi
e
sdrucciolar
sull
'
erba
secca
dietro
a
lei
,
e
pensò
.
Non
aveva
riveduto
il
professor
Gilardoni
dopo
la
notte
di
Natale
e
desiderava
parlargli
,
non
per
udir
da
capo
la
storia
del
testamento
Maironi
,
ma
per
farsi
raccontare
il
suo
colloquio
con
Franco
quando
gliel
'
aveva
mostrato
,
per
conoscere
le
prime
impressioni
di
Franco
e
l
'
opinione
del
professore
.
Poiché
il
testamento
era
stato
distrutto
,
ciò
aveva
solamente
un
'
importanza
psicologica
.
La
curiosità
di
Luisa
non
era
però
una
fredda
curiosità
di
osservatrice
.
La
condotta
di
suo
marito
l
'
aveva
gravemente
offesa
.
Pensandoci
e
ripensandoci
,
come
aveva
fatto
dalla
notte
di
Natale
in
poi
,
s
'
era
persuasa
che
anche
il
silenzio
serbato
con
lei
fosse
un
peccato
grave
contro
il
diritto
e
l
'
affetto
.
Ora
le
riusciva
amaro
il
sentirsi
diminuir
la
stima
per
suo
marito
,
tanto
più
amaro
alla
vigilia
della
sua
partenza
e
in
un
momento
in
cui
egli
meritava
lode
.
Avrebbe
voluto
almeno
sapere
che
quando
il
Gilardoni
gli
aveva
mostrato
quelle
carte
vi
era
stata
in
lui
una
lotta
,
che
il
sentimento
più
giusto
si
era
sollevato
almeno
un
momento
nell
'
anima
sua
.
Si
alzò
,
prese
Maria
per
mano
e
si
avviò
verso
Casarico
.
Trovò
il
professore
nell
'
orto
,
col
Pinella
,
disse
a
Maria
di
andar
a
correre
,
a
giuocare
insieme
al
Pinella
,
ma
la
bambina
,
sempre
avida
di
ascoltar
i
discorsi
delle
persone
grandi
,
non
volle
assolutamente
saperne
.
Allora
entrò
nell
'
argomento
senza
pronunciar
nomi
.
Voleva
parlare
al
professore
di
quelle
tali
carte
,
di
quelle
vecchie
lettere
.
Il
professore
,
rosso
,
rosso
,
protestò
che
non
capiva
.
Per
fortuna
il
Pinella
chiamò
Maria
mostrandole
un
libro
d
'
immagini
e
Maria
,
vinta
dal
libro
,
corse
a
lui
.
Allora
Luisa
levò
al
professore
gli
scrupoli
,
gli
disse
che
sapeva
tutto
da
Franco
stesso
,
gli
confessò
di
aver
disapprovato
suo
marito
,
di
aver
provato
e
di
provare
ancora
un
gran
dolore
...
«
Perché
perché
perché
?
»
,
interruppe
il
buon
Beniamino
.
Ma
perché
Franco
non
aveva
voluto
far
nulla
!
«
Ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
,
ho
fatto
io
!
»
,
disse
il
Gilardoni
,
tutto
acceso
e
trepidante
,
«
ma
per
amor
del
cielo
non
dica
niente
a
Suo
marito
!
»
.
Luisa
restò
sbalordita
.
Ma
cosa
aveva
fatto
il
professore
?
Ma
quando
?
Ma
come
?
Ma
il
testamento
non
era
stato
distrutto
?
Allora
il
professore
,
rosso
come
una
bragia
,
facendo
degli
occhi
spiritati
,
intercalando
il
suo
dire
di
«
ma
per
carità
,
neh
?
-
ma
zitto
,
neh
?
»
,
mise
fuori
tutti
i
suoi
segreti
,
la
conservazione
del
testamento
,
il
viaggio
a
Lodi
.
Luisa
lo
ascoltò
sino
alla
fine
,
poi
fece
«
ah
!
»
e
si
strinse
forte
forte
il
viso
fra
le
mani
.
«
Ho
fatto
male
?
»
,
esclamò
il
professore
,
spaventato
.
«
Ho
fatto
male
,
signora
Luisina
?
»
«
Altro
che
male
!
Malissimo
!
Mi
scusi
,
sa
,
Lei
ha
avuto
l
'
aria
di
andare
a
proporre
una
transazione
,
un
mercato
!
E
la
marchesa
crederà
che
siamo
d
'
accordo
!
Ah
!
»
Ella
strinse
e
scosse
le
mani
congiunte
come
se
avesse
voluto
rimaneggiarvi
,
rimpastarvi
dentro
una
testa
professorale
più
quadra
.
Il
povero
professore
,
costernato
,
andava
ripetendo
:
«
Oh
Signore
!
Oh
povero
me
!
Oh
che
asino
!
»
,
senza
tuttavia
comprender
bene
quale
asinata
avesse
commesso
.
Luisa
si
buttò
sul
parapetto
verso
il
lago
,
a
guardare
nell
'
acqua
.
Balzò
su
a
un
tratto
,
batté
il
dorso
della
destra
sul
palmo
della
sinistra
,
il
suo
viso
s
'
illuminò
.
«
Mi
conduca
nel
Suo
studio
»
,
diss
'
ella
.
«
Posso
lasciar
qui
Maria
?
»
.
Il
professore
accennò
di
sì
e
l
'
accompagnò
,
tutto
palpitante
,
nello
studio
.
Luisa
prese
un
foglio
di
carta
e
scrisse
rapidamente
:
«
Luisa
Maironi
Rigey
fa
sapere
alla
marchesa
Maironi
Scremin
che
il
professore
Beniamino
Gilardoni
è
un
ottimo
amico
di
suo
marito
e
suo
,
ma
che
ne
fu
disapprovato
per
l
'
uso
inopportuno
di
un
documento
destinato
a
sorte
diversa
:
che
perciò
nessuna
comunicazione
si
attende
né
si
desidera
da
parte
della
signora
marchesa
»
.
Com
'
ebbe
scritto
,
tese
silenziosamente
la
lettera
al
professore
.
«
Oh
no
!
»
,
esclamò
il
professore
dopo
aver
letto
.
«
Per
amor
del
cielo
,
non
mandi
questa
lettera
!
Se
Suo
marito
lo
sa
!
Pensi
che
dispiacere
immenso
,
per
me
,
per
Lei
!
E
come
Suo
marito
non
lo
avrebbe
a
sapere
?
»
.
Luisa
non
rispose
,
lo
guardo
a
lungo
,
non
pensando
a
lui
,
pensando
a
Franco
,
pensando
che
forse
la
marchesa
potrebbe
prendere
quella
lettera
per
un
artificio
,
per
uno
spauracchio
.
La
riprese
e
la
stracciò
sospirando
.
Il
professore
,
raggiante
,
le
voleva
baciar
la
mano
.
Ella
protestò
:
non
lo
aveva
fatto
né
per
lui
né
per
Franco
,
lo
aveva
fatto
per
altre
ragioni
!
Il
sacrificio
del
suo
sfogo
la
esacerbò
,
anzi
,
contro
Franco
.
«
Ha
torto
!
Ha
torto
!
»
,
ripeteva
col
cuore
amaro
.
E
né
lei
né
il
professore
si
accorsero
che
Maria
era
nella
stanza
.
Vista
partir
sua
madre
,
la
piccina
non
aveva
più
voluto
restar
col
Pinella
e
il
Pinella
l
'
aveva
condotta
fino
all
'
uscio
dello
studio
,
gliel
'
aveva
aperto
senza
far
rumore
.
La
piccina
,
colpita
dall
'
aspetto
di
sua
madre
,
si
fermò
a
fissarla
con
una
espressione
di
sgomento
.
La
vide
stracciar
la
lettera
,
la
udì
esclamare
«
ha
torto
!
»
e
si
mise
a
piangere
.
Luisa
accorse
,
la
prese
tra
le
braccia
,
la
consolò
e
partì
subito
.
Le
ultime
parole
del
professore
nel
congedarsi
,
furono
:
«
Per
carità
,
silenzio
!
»
.
«
Cosa
,
silenzio
?
»
,
domandò
subito
Maria
.
Sua
madre
non
le
badò
;
tutti
i
suoi
pensieri
erano
altrove
.
Maria
ripeté
tre
o
quattro
volte
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Quando
finalmente
si
udì
rispondere
«
zitto
,
basta
»
tacque
un
poco
e
poi
ricominciò
rovesciando
all
'
indietro
la
sua
testolina
ridente
,
proprio
per
stuzzicar
la
mamma
:
«
Cosa
,
silenzio
?
»
.
Ne
fu
sgridata
forte
,
tacque
ancora
,
ma
passando
sotto
il
cimitero
,
a
pochi
passi
da
casa
,
ricominciò
da
capo
,
con
lo
stesso
riso
malizioso
.
Allora
Luisa
,
tutta
raccolta
nello
sforzo
di
comporsi
una
maschera
indifferente
,
le
diede
solo
una
strappata
,
che
però
bastò
a
farla
tacere
.
Maria
era
molto
allegra
,
quel
giorno
.
A
pranzo
,
scherzando
con
la
mamma
,
si
ricordò
dei
rimproveri
toccati
a
passeggio
,
la
guardò
sottecchi
col
solito
risolino
timido
e
provocatore
,
mise
ancora
fuori
il
suo
«
cosa
,
silenzio
?
»
.
La
mamma
finse
di
non
udire
ed
ella
insistette
.
Luisa
la
fermò
allora
con
un
«
basta
!
»
così
insolitamente
vibrato
che
la
boccuccia
di
Maria
si
aperse
piano
piano
e
le
lagrime
scoppiarono
.
Lo
zio
fece
«
oh
povero
me
!
»
e
Franco
diventò
scuro
,
si
capì
che
disapprovava
sua
moglie
.
Poiché
Maria
piangeva
e
piangeva
,
si
sfogò
addosso
a
lei
;
la
prese
tra
le
braccia
,
la
portò
via
che
strillava
come
un
'
aquila
.
«
Meglio
ancora
!
»
,
esclamò
lo
zio
.
«
Bravissimi
!
»
«
Lasci
un
po
'
fare
,
Lei
»
,
gli
disse
la
Cia
mentre
Luisa
taceva
.
«
I
genitori
devono
farsi
ubbidire
,
già
.
»
«
Ma
sì
,
così
mi
piace
»
,
le
rispose
il
padrone
,
«
mettete
fuori
anche
voi
la
vostra
sapienza
.
»
Ella
si
azzittì
tutta
ingrugnata
.
Intanto
Franco
,
piantata
Maria
in
un
angolo
dell
'
alcova
,
ritornò
e
brontolò
qualche
parola
sul
voler
far
piangere
i
bambini
per
forza
,
per
cui
Luisa
s
'
imbronciò
alla
sua
volta
,
andò
in
cerca
di
Maria
,
la
ricondusse
lagrimosa
ma
silenziosa
.
Il
breve
desinare
finì
male
perché
Maria
non
volle
più
mangiare
e
tutti
erano
imbronciati
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
meno
lo
zio
Piero
il
quale
si
mise
ad
arringar
Maria
con
dei
predicozzi
mezzo
serii
mezzo
scherzosi
,
tanto
che
le
fece
tornare
un
po
'
di
sole
in
viso
.
Dopo
pranzo
Franco
andò
a
vedere
di
certi
vasi
che
teneva
nel
sotterraneo
sotto
il
giardinetto
pensile
e
prese
Maria
con
sé
,
la
interrogò
benignamente
,
vedendola
ormai
allegra
,
sull
'
origine
di
tanti
guai
.
«
Che
significava
questo
cosa
,
silenzio
?
»
«
Non
lo
so
.
»
«
Ma
perché
la
mamma
non
voleva
che
tu
dicessi
così
?
»
«
Non
lo
so
.
Io
dicevo
sempre
così
e
la
mamma
mi
sgridava
sempre
.
»
«
Quando
?
»
«
A
passeggio
.
»
«
Dove
sei
stata
,
a
passeggio
?
»
«
Dal
signor
Ladroni
.
»
(
Lo
zio
le
aveva
facilitato
il
nome
del
professore
così
.
)
«
E
hai
cominciato
in
casa
del
signor
Ladroni
a
dire
questa
cosa
?
»
«
No
,
è
stato
il
signor
Ladroni
che
ha
detto
così
alla
mamma
.
»
«
Cosa
ha
detto
?
»
«
Ma
,
papà
,
non
capisci
niente
!
Ha
detto
:
per
carità
,
silenzio
!
»
.
Franco
non
parlò
più
.
«
La
mamma
ha
stracciato
una
carta
,
anche
,
dal
signor
Ladroni
»
,
soggiunse
Maria
,
stimando
,
adesso
,
far
tanto
maggior
piacere
a
suo
padre
quante
più
cose
gli
raccontava
di
questa
visita
.
Suo
padre
le
impose
di
tacere
.
Ritornato
in
casa
,
domandò
a
Luisa
,
con
un
viso
poco
benevolo
,
perché
avesse
fatto
piangere
la
bambina
.
Luisa
lo
guardò
,
le
parve
che
sospettasse
,
gli
domandò
risentita
se
dovesse
giustificarsi
di
queste
cose
.
«
Oh
no
!
»
,
fece
suo
marito
,
freddo
;
e
se
ne
andò
in
giardinetto
a
veder
se
le
foglie
secche
al
piede
degli
aranci
e
la
paglia
intorno
al
tronco
fossero
in
ordine
perché
la
notte
si
annunziava
rigida
.
Lavorando
intorno
alle
piante
si
disse
amaramente
che
se
avessero
avuto
senso
e
parola
,
gli
si
sarebbero
mostrate
più
riconoscenti
,
più
affettuose
del
solito
per
la
sua
prossima
partenza
,
mentre
Luisa
aveva
cuore
di
essergli
aspra
.
D
'
essere
stato
aspro
egli
stesso
non
gli
venne
in
mente
.
Luisa
,
dal
canto
suo
,
si
dolse
subito
d
'
avergli
risposto
così
,
ma
non
poteva
trattenerlo
,
gittarglisi
al
collo
e
finirla
con
due
baci
;
troppo
le
pesava
sul
cuore
l
'
altra
cosa
!
Franco
finì
di
accomodar
le
fasciature
a
'
suoi
aranci
e
rientrò
a
pigliarsi
il
mantello
per
andar
in
chiesa
ad
Albogasio
.
Luisa
che
stava
in
cucina
sbucciando
delle
castagne
,
lo
udì
passare
pel
corridoio
,
stette
un
momento
in
forse
,
lottando
con
se
stessa
,
poi
balzò
fuori
,
lo
raggiunse
mentre
stava
per
scender
le
scale
.
«
Franco
!
»
,
diss
'
ella
.
Franco
non
rispose
,
parve
respingerla
.
Ella
lo
afferrò
allora
per
un
braccio
,
lo
trasse
nella
vicina
camera
dell
'
alcova
.
«
Cosa
vuoi
?
»
,
diss
'
egli
,
scosso
ma
desideroso
di
tenersi
il
suo
rancore
.
Luisa
non
gli
rispose
,
gli
cinse
con
le
braccia
il
collo
riluttante
,
gli
piegò
il
viso
sul
petto
e
disse
sottovoce
:
«
Non
dobbiamo
esser
in
collera
,
sai
,
in
questi
giorni
»
.
Egli
,
che
aveva
aspettato
parole
di
scusa
,
si
staccò
dal
collo
le
braccia
di
sua
moglie
e
rispose
asciutto
:
«
Io
non
sono
in
collera
.
Mi
racconterai
poi
»
,
soggiunse
,
«
cosa
ti
ha
confidato
il
signor
professore
Gilardoni
di
tanto
segreto
da
doverti
raccomandare
il
silenzio
»
.
Luisa
lo
guardò
attonita
,
addolorata
.
«
Tu
hai
sospettato
di
me
»
,
diss
'
ella
,
«
e
hai
interrogato
la
bambina
?
Hai
fatto
questo
?
»
«
Ebbene
»
,
diss
'
egli
,
«
e
se
avessi
fatto
questo
?
Del
resto
tu
pensi
sempre
il
peggio
di
me
,
si
sa
.
Bene
,
guarda
,
non
voglio
saper
niente
.
»
Ella
lo
interruppe
,
«
ma
te
lo
dirò
,
ma
te
lo
dirò
»
,
ed
egli
allora
cui
la
coscienza
rimordeva
un
poco
per
l
'
interrogatorio
di
Maria
,
vedendo
poi
anche
Luisa
disposta
a
parlare
,
non
volle
assolutamente
udirla
,
le
proibì
di
spiegarsi
.
Ma
il
suo
cuore
traboccava
di
amarezza
e
gli
occorreva
pure
uno
sfogo
.
Si
dolse
che
dopo
la
notte
di
Natale
ella
non
fosse
più
stata
con
lui
la
solita
Luisa
.
A
che
valevano
le
proteste
?
Lo
aveva
capito
bene
.
Del
resto
era
tanto
tempo
ch
'
egli
aveva
capito
una
cosa
!
Che
cosa
?
Oh
,
una
cosa
naturale
!
Naturalissima
!
Meritava
egli
di
essere
amato
da
lei
?
No
certo
;
egli
era
un
povero
disutile
e
niente
altro
.
Non
era
naturale
che
dopo
averlo
conosciuto
bene
,
ella
lo
amasse
meno
?
Perché
certo
certo
lo
amava
meno
di
una
volta
.
Luisa
tremò
che
questo
fosse
vero
,
disse
«
no
,
Franco
,
no
»
e
lo
sgomento
di
non
saperlo
dire
con
energia
bastante
le
paralizzò
la
voce
.
Egli
che
aveva
sperato
una
smentita
violenta
,
sussurrò
atterrito
:
«
Dio
mio
!
»
.
Allora
fu
lei
che
si
atterrì
,
fu
lei
che
lo
strinse
disperatamente
fra
le
braccia
singhiozzando
«
ma
no
!
ma
no
!
ma
no
!
»
.
S
'
intesero
sino
al
fondo
con
una
comunicazione
magnetica
e
stettero
a
lungo
abbracciati
,
parlandosi
in
un
muto
sforzo
spasmodico
di
tutto
l
'
esser
loro
,
dolendosi
l
'
uno
dell
'
altro
,
rimproverandosi
,
volendosi
appassionatamente
riprendere
,
gustando
il
piacere
acuto
e
amaro
di
unirsi
per
un
momento
con
la
volontà
e
con
l
'
amore
malgrado
la
intima
disunione
delle
loro
idee
e
della
loro
natura
;
tutto
senza
una
parola
,
senza
una
sola
voce
.
Franco
partì
per
andare
in
chiesa
.
Non
volle
invitar
Luisa
ad
accompagnarlo
,
sperando
ch
'
ella
lo
facesse
spontaneamente
;
ed
ella
non
lo
fece
dubitando
che
gli
fosse
gradito
.
La
mattina
del
sette
gennaio
,
dopo
le
dieci
,
lo
zio
Piero
fece
chiamare
Franco
.
Lo
zio
stava
ancora
a
letto
.
Si
alzava
tardi
,
non
potendo
riscaldare
la
stanza
e
non
volendo
,
per
economia
,
accendere
il
fuoco
nel
salottino
troppo
per
tempo
.
Però
il
freddo
non
gl
'
impediva
di
tirarsi
su
a
leggere
,
con
mezzo
il
petto
e
ambedue
le
braccia
fuori
delle
coperte
.
«
Ciao
»
,
diss
'
egli
quando
Franco
entrò
.
Dal
tono
del
saluto
,
dalla
bella
faccia
seria
nella
sua
bontà
,
Franco
intese
che
lo
zio
aveva
pronte
parole
insolite
.
Lo
zio
gl
'
indicò
infatti
la
sedia
presso
il
letto
,
e
disse
il
più
solenne
dei
suoi
esordi
:
«
Sètet
giò
»
.
Franco
sedette
.
«
Dunque
parti
domani
?
»
«
Sì
,
zio
.
»
«Bene.»
Parve
che
nel
metter
fuori
quel
«
bene
»
il
cuore
dello
zio
gli
fosse
venuto
in
bocca
,
tanto
la
parola
gli
gonfiò
le
guance
,
gli
uscì
piena
e
sonora
.
«
Tu
»
,
riprese
il
vecchio
,
«
non
mi
hai
udito
fino
ad
ora
,
dirò
così
,
approvare
né
disapprovare
il
tuo
progetto
.
Forse
avrò
dubitato
un
poco
che
lo
effettuassi
.
Adesso
...
»
Franco
gli
stese
ambedue
le
mani
.
«
Adesso
»
,
continuò
lo
zio
,
tenendogliele
strette
fra
le
proprie
,
«
visto
che
sei
fermo
nella
tua
idea
,
ti
dico
:
l
'
idea
è
buona
,
il
bisogno
c
'
è
,
va
,
lavora
,
il
lavoro
è
una
gran
cosa
.
Dio
ti
faccia
incominciar
bene
e
poi
ti
faccia
perseverare
,
ch
'
è
il
più
difficile
.
Ecco
.
»
Franco
gli
voleva
baciar
le
mani
,
ma
lo
zio
fu
pronto
a
ritirarle
.
«
Lassa
stà
,
lassa
stà
!
»
.
E
riprese
a
parlare
.
«
Adesso
senti
.
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
»
Proteste
di
Franco
.
«
Sì
sì
sì
»
,
rispose
il
vecchio
ritirando
l
'
anima
dagli
occhi
e
dalla
voce
,
«
tutte
belle
cose
,
cose
che
bisogna
dire
.
Lascia
stare
.
»
Gli
occhi
ripresero
la
loro
luce
seria
e
buona
,
la
voce
il
suo
tono
grave
.
«
È
possibile
che
non
ci
vediamo
più
.
Del
resto
ti
domando
io
cosa
ci
faccio
,
oramai
,
a
questo
mondo
.
E
per
voi
sarebbe
meglio
che
me
ne
andassi
.
Forse
a
tua
nonna
dispiace
che
io
vi
abbia
raccolti
,
forse
le
sarà
più
facile
,
poi
,
di
riconciliarsi
con
voi
.
Perciò
,
posto
che
non
ci
vediamo
più
,
ti
prego
,
appena
morto
io
,
se
le
cose
non
saranno
ancora
accomodate
,
di
fare
qualche
passo
.
»
Franco
si
alzò
,
abbracciò
lo
zio
con
le
lagrime
agli
occhi
.
«
Testamento
»
,
riprese
lo
zio
,
«
non
ne
ho
fatto
e
non
ne
faccio
.
Il
poco
che
ho
è
di
Luisa
;
non
occorre
testamento
.
Vi
raccomando
la
Cia
;
fate
che
non
le
manchi
un
letto
e
un
tozzo
di
pane
.
Per
i
funerali
bastano
tre
preti
che
mi
cantino
un
requiem
di
cuore
;
il
nostro
,
l
'
Introini
e
il
prefetto
della
Caravina
;
c
'
è
mica
bisogno
di
farne
cantare
cinque
o
sei
per
amor
del
candirott
e
del
vin
bianch
.
Per
il
mio
vestiario
lasciamo
fare
a
Luisa
che
saprà
dove
metterlo
a
posto
.
Il
mio
orologio
a
ripetizione
lo
prenderai
tu
per
mia
memoria
.
Vorrei
lasciare
un
ricordo
anche
a
Maria
,
ma
come
si
fa
?
Potrai
pigliar
un
pezzo
della
mia
catena
d
'
oro
.
Se
hai
una
medaglietta
,
un
crocifisso
,
glielo
attacchi
al
collo
con
la
mia
catena
.
E
amen
.
»
Franco
piangeva
.
Era
una
gran
commozione
di
sentire
lo
zio
parlar
della
sua
morte
così
serenamente
come
di
un
affare
qualsiasi
da
condur
con
giudizio
e
onestà
;
lo
zio
che
discorrendo
con
gli
amici
pareva
tanto
attaccato
alla
vita
,
che
diceva
sempre
:
«
Se
se
pò
schivà
quella
tal
crepada
!
»
.
«
Oh
e
adesso
contami
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Che
lavoro
speri
di
trovare
?
»
«
Per
ora
,
nell
'
ufficio
d
'
un
giornale
a
Torino
,
mi
scrive
T
.
Forse
in
avvenire
si
troverà
qualche
cosa
di
meglio
.
Se
poi
al
giornale
non
potessi
vivere
e
se
non
trovassi
altro
,
ritornerei
.
Per
questo
bisogna
tener
la
cosa
segretissima
,
almeno
per
il
primo
tempo
.
»
Quanto
al
segreto
,
lo
zio
era
incredulo
.
«
E
le
lettere
?
»
,
diss
'
egli
.
Per
le
lettere
era
combinato
che
Franco
scriverebbe
a
Lugano
fermo
in
posta
,
che
Ismaele
porterebbe
alla
posta
di
Lugano
le
lettere
della
famiglia
e
ritirerebbe
quelle
di
Franco
.
E
che
si
doveva
dire
ai
conoscenti
?
Si
era
già
detto
che
Franco
andava
a
Milano
il
giorno
otto
per
affari
e
che
sarebbe
stato
assente
forse
un
mese
,
forse
anche
più
.
«
Questo
dover
infinocchiar
la
gente
non
è
la
più
bella
cosa
del
mondo
»
,
disse
lo
zio
,
«
ma
insomma
!
Io
ti
abbraccio
adesso
,
neh
,
Franco
,
perché
so
che
domani
mattina
parti
per
tempo
e
oggi
difficilmente
saremo
soli
.
Dunque
addio
.
Ti
raccomando
tutto
da
capo
e
non
dimenticarti
di
me
.
Oh
,
un
'
altra
cosa
.
Tu
vai
a
Torino
.
Io
,
come
impiegato
,
ho
inteso
servire
il
mio
paese
.
Non
ho
cospirato
,
non
vorrei
cospirare
neanche
adesso
,
ma
al
mio
paese
ci
ho
sempre
voluto
bene
.
Insomma
,
salutami
la
bandiera
tricolore
.
Ciao
,
neh
!
»
Qui
lo
zio
aperse
le
braccia
.
«
Verrai
anche
tu
,
zio
,
in
Piemonte
»
,
gli
disse
Franco
alzandosi
commosso
da
quell
'
abbraccio
.
«
Se
posso
appena
guadagnarmi
quel
che
strettamente
bisogna
,
vi
faccio
venire
tutti
.
»
«
E
no
,
caro
.
Son
troppo
vecchio
,
non
mi
muovo
più
.
»
«
Ebbene
,
verrò
io
questa
primavera
con
duecentomila
miei
amici
.
»
«
Eh
sì
!
Düsent
mila
zücch
!
Belle
idee
,
belle
speranze
!
Oh
,
è
qui
,
signorina
Ombretta
Pipì
?
»
Ombretta
Pipì
,
così
Maria
era
chiamata
in
casa
nei
momenti
di
buon
umore
,
entrò
impettita
e
grave
.
«
Buon
giorno
,
zio
.
Mi
dici
l
'
Ombretta
Pipì
?
»
Suo
padre
la
prese
e
la
posò
sul
letto
dello
zio
che
la
raccolse
a
sé
sorridendo
,
se
la
fece
sedere
sulle
gambe
.
«
Venga
qua
,
signorina
.
Ha
dormito
bene
?
E
la
bambola
,
ha
dormito
bene
?
E
il
mulo
,
ha
dormito
bene
?
Ah
non
c
'
era
?
Tanto
meglio
.
Sì
,
sì
,
adesso
vengo
con
l
'
Ombretta
.
E
un
bacio
,
niente
?
E
un
altro
,
no
?
Allora
bisogna
proprio
dire
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
,
Non
far
la
ritrosa
E
baciami
qui
.
»
Maria
lo
ascoltò
come
se
udisse
i
versi
per
la
prima
volta
;
e
poi
,
fuori
a
ridere
,
a
saltare
,
a
battere
le
mani
.
E
lo
zio
rideva
come
lei
.
«
Papà
»
,
diss
'
ella
facendosi
seria
,
«
perché
piangi
?
Sei
in
castigo
?
»
Si
aspettavano
alquante
visite
,
in
quel
giorno
,
di
conoscenti
che
avevan
promesso
di
venire
a
congedarsi
da
Franco
prima
della
sua
partenza
per
Milano
.
Luisa
fece
il
miracolo
di
accender
la
stufa
in
Siberia
,
come
lo
zio
chiamava
la
sala
,
e
vi
si
trovarono
insieme
donna
Ester
,
i
due
indivisibili
Paoli
di
Loggio
,
il
Paolin
e
il
Paolon
,
il
professor
Gilardoni
che
vi
sofferse
di
una
trepidazione
,
di
una
inquietudine
continua
perché
Luisa
,
non
avendo
ancora
allestito
il
bagaglio
di
Franco
,
andava
e
veniva
dalla
camera
dell
'
alcova
,
chiamava
Ester
ogni
momento
ed
Ester
era
quindi
sempre
in
moto
,
quando
passava
dietro
al
professore
,
quando
gli
passava
davanti
,
quando
a
destra
,
quando
a
sinistra
.
Al
pover
'
uomo
pareva
di
stare
in
un
turbine
magnetico
.
Ecco
capitare
,
molto
inattesa
perché
dopo
la
perquisizione
non
s
'
era
più
veduta
,
anche
la
signora
Peppina
.
«
Oh
cara
la
mia
süra
Lüisa
!
Oh
car
el
me
sür
don
Franco
!
L
'
è
vera
ch
'
el
voeur
propi
andà
via
?
»
Adesso
è
il
Paolin
che
si
dimena
un
poco
sulla
sedia
perché
ha
l
'
idea
che
la
süra
Peppina
sia
mandata
dal
marito
per
vedere
chi
c
'
è
e
chi
non
c
'
è
intorno
all
'
uomo
sospetto
,
nella
casa
scomunicata
.
Vorrebbe
andarsene
subito
col
suo
Paolon
,
ma
il
Paolon
è
più
grosso
.
«
Come
se
fa
adèss
con
sto
vioròn
chì
ch
'
el
capiss
nagott
?
»
,
pensa
il
Paolin
,
e
,
senza
guardare
il
Paolon
,
gli
dice
sottovoce
:
«
Andèmm
,
Paol
!
Andèmm
!
»
Il
Paolon
stenta
infatti
molto
a
capire
ma
finalmente
si
alza
,
se
ne
va
col
Paolin
,
piglia
la
sua
sulle
scale
.
Franco
ebbe
lo
stesso
pensiero
del
Paolin
e
salutò
la
signora
Peppina
con
mal
garbo
.
La
povera
donna
ne
avrebbe
pianto
perché
voleva
tanto
bene
a
sua
moglie
e
teneva
in
gran
concetto
anche
lui
;
ma
capiva
la
sua
avversione
;
la
scusava
in
cuor
suo
.
Appena
osava
guardarlo
di
tempo
in
tempo
,
umile
,
con
un
'
aria
di
cane
bastonato
.
Si
tolse
la
Maria
sulle
ginocchia
,
le
parlò
del
suo
buon
papà
,
del
suo
caro
papà
che
andava
via
.
«
Chi
sa
che
dispiasè
,
neh
ti
poera
vèggia
?
Chi
sa
che
magòn
?
Poer
ratin
.
Andà
via
el
papà
!
On
papà
de
quella
sort
!
»
Franco
discorreva
col
professore
ma
udiva
e
fremeva
d
'
impazienza
.
Fu
contentissimo
che
la
Veronica
venisse
a
chiamarlo
.
Lo
volevano
nell
'
orto
.
Vi
discese
,
trovò
il
signor
Giacomo
Puttini
e
don
Giuseppe
Costabarbieri
ch
'
eran
venuti
per
salutarlo
ma
,
informati
dal
Paolin
e
dal
Paolon
,
desideravano
non
farsi
vedere
dalla
süra
Peppina
.
Anche
il
suolo
dell
'
orto
scottava
loro
i
piedi
.
Mentre
il
piccolo
eroe
magro
si
difendeva
,
soffiando
,
dagl
'
inviti
di
Franco
a
salire
in
casa
,
il
piccolo
eroe
grasso
girava
vivacemente
la
testa
e
gli
occhietti
come
un
merlo
di
buon
umore
,
a
guardar
ora
il
monte
ora
il
lago
,
quasi
per
un
'
abitudine
di
sospetto
.
Scorse
una
barca
che
veniva
da
Porlezza
.
Chi
sa
?
Non
potrebb
'
essere
l
'
I
.
R
.
Commissario
?
Benché
la
barca
fosse
ancora
lontana
,
pensò
subito
di
cavarsela
,
pensò
di
andar
col
Puttini
a
visitar
il
Ricevitore
per
aver
la
fortuna
di
non
trovar
la
süra
Peppina
in
casa
.
Scambiati
con
Franco
saluti
sommessi
e
frettolosi
,
i
due
vecchi
leproni
trottarono
via
a
testa
bassa
e
Franco
rimase
nell
'
orto
.
L
'
aria
era
mite
,
il
picco
di
Cressogno
saliva
senza
neve
,
tutto
glorioso
di
sole
,
nel
sereno
,
il
sole
dorava
ancora
le
coste
giallognole
della
Valsolda
picchiettate
di
ulivi
,
mentre
dall
'
altra
parte
del
lago
scendevano
sino
all
'
acqua
,
nell
'
ombra
azzurrognola
,
i
grandi
padiglioni
bianchi
della
Galbiga
nevosa
e
del
Bisgnago
.
Franco
stette
a
guardare
col
cuore
grosso
il
caro
paese
dei
suoi
sogni
,
de
'
suoi
amori
.
«
Addio
,
Valsolda
»
,
pensò
.
«
E
adesso
voglio
salutare
anche
voialtre
.
»
Voialtre
erano
le
sue
piante
,
gli
aranci
amari
,
l
'
olea
sinensis
,
il
nespolo
del
Giappone
,
il
pinus
pinea
,
che
verdeggiavano
a
giusti
intervalli
lungo
il
viale
diritto
,
fra
le
aiuole
degli
erbaggi
e
il
lago
;
erano
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
che
uscivano
a
pender
sopra
l
'
acqua
dai
fori
praticati
nel
muro
.
Tutte
piccole
vite
,
ancora
;
il
colosso
della
famiglia
,
il
pino
,
non
misurava
tre
metri
;
piccole
,
pallide
vite
che
parevano
sonnecchiare
nel
pomeriggio
invernale
.
Ma
Franco
le
vedeva
nell
'
avvenire
come
le
aveva
pensate
piantandole
col
suo
fine
sentimento
del
grazioso
e
del
pittoresco
.
Ciascuna
portava
in
sé
una
intenzione
di
lui
.
Le
nobili
pianticelle
del
viale
,
sorgendo
sugli
erbaggi
,
dovevano
significare
una
certa
finezza
di
spirito
e
di
cultura
nella
modesta
fortuna
della
famiglia
.
Gli
aranci
avevano
il
compito
speciale
di
dare
al
quadretto
una
intonazione
mite
e
gentile
;
il
dovere
del
nespolo
era
di
alzare
e
allargar
le
braccia
frondose
sopra
un
futuro
sedile
;
i
rosai
e
i
capperi
del
muro
verso
il
lago
dovevano
dire
a
chi
passava
in
barca
la
fantasia
d
'
un
poeta
;
le
agavi
vi
avrebbero
risposto
,
in
un
accordo
minore
,
agli
aranci
,
compagni
di
esilio
;
finalmente
gli
alti
destini
del
pino
erano
di
spiegar
un
grazioso
ombrello
sulla
breve
oasi
,
di
porre
il
suo
accento
meridionale
sopra
l
'
accordo
delle
agavi
e
degli
aranci
,
di
incorniciar
con
la
sua
verde
corona
il
piccolo
seno
azzurro
di
Casarico
.
Addio
,
addio
!
Pareva
a
Franco
che
le
pianticelle
gli
rispondessero
tristemente
:
"
Perché
ci
lasci
?
Che
sarà
di
noi
?
Tua
moglie
non
ci
ama
come
te
"
.
Intanto
la
barca
veduta
da
don
Giuseppe
aveva
camminato
e
passava
davanti
all
'
orto
,
alquanto
discosto
dalla
riva
.
V
'
erano
un
signore
e
una
signora
.
Il
signore
si
alzò
in
piedi
e
salutò
con
voce
squillante
:
«
Addio
,
don
Franco
!
Evviva
!
»
.
La
signora
sventolò
il
fazzoletto
.
Erano
i
Pasotti
.
Franco
salutò
col
cappello
.
I
Pasotti
!
In
Valsolda
di
gennaio
!
Che
ci
venivano
a
fare
?
E
quel
saluto
!
Pasotti
che
dopo
la
perquisizione
non
si
era
fatto
più
vedere
,
Pasotti
salutar
così
?
Che
voleva
dir
ciò
?
Franco
,
perplesso
,
salì
in
casa
,
diede
la
notizia
.
Tutti
stupirono
e
sopra
tutti
la
süra
Peppina
:
«
Ma
comè
?
El
dis
de
bon
?
El
sür
Controlòr
?
Poer
omasc
!
Anca
la
süra
Barborin
?
Poera
donnètta
!
»
.
Si
commentò
il
fatto
.
Chi
supponeva
una
cosa
e
chi
un
'
altra
.
Dopo
cinque
minuti
Pasotti
entrò
strepitando
,
trascinandosi
dietro
la
signora
Barborin
carica
di
scialli
e
di
fagotti
,
mezza
morta
dal
freddo
.
Povera
creatura
,
non
sapeva
dir
altro
che
«
dò
ôr
!
dò
ôr
in
barca
!
»
mentre
suo
marito
schiamazzava
ghignando
negli
occhi
diabolici
:
«
Le
fa
bene
,
le
fa
bene
!
Le
ho
cacciato
giù
un
bicchierino
di
ginepro
a
Porlezza
.
Ha
fatto
smorfie
d
'
inferno
,
ma
sta
benone
!
»
.
La
povera
sorda
,
indovinando
che
parlava
del
ginepro
,
girava
gli
occhi
per
il
soffitto
,
rifaceva
le
smorfie
di
Porlezza
.
Pasotti
non
era
mai
stato
così
espansivo
.
Baciò
la
mano
a
Luisa
,
abbracciò
l
'
ingegnere
e
Franco
accompagnando
gli
atti
con
effusioni
e
profluvi
di
sentimento
.
«
Carissima
donna
Luisa
!
Signora
ammirabile
e
perfetta
.
Car
el
me
Peder
!
Car
el
me
re
de
coeur
!
Il
mondo
è
grande
ma
on
alter
Peder
el
gh
'
è
propri
no
,
va
là
!
E
questo
don
Franco
!
Caro
il
mio
Francone
!
Pensare
come
t
'
ho
veduto
io
!
In
sottane
e
grembialino
.
Quando
andavi
a
rubar
i
fichi
al
prefetto
della
Caravina
!
Sto
baloss
chì
!
»
Il
«
baloss
»
non
faceva
il
viso
più
incoraggiante
del
mondo
ma
l
'
altro
non
se
ne
dava
per
inteso
.
Altrettanto
poco
poteva
intendersi
sua
moglie
con
le
signore
che
l
'
interrogavano
.
«
Come
l
'
ha
mai
faa
,
süra
Pasotti
»
,
le
gridava
la
signora
Peppina
,
«
a
vegnì
in
Valsolda
de
sto
temp
chì
?
»
«
Oh
dèss
,
la
capiss
nient
,
poera
donnètta
.
»
Per
quanto
anche
Luisa
ed
Ester
le
gridassero
nelle
orecchie
la
stessa
domanda
,
per
quanto
ella
spalancasse
la
bocca
,
la
sorda
non
capiva
,
andava
rispondendo
a
caso
:
«
Se
ho
mangiàa
?
Se
voeui
disnà
chì
?
»
.
Intervenne
Pasotti
,
disse
che
in
ottobre
egli
e
sua
moglie
eran
partiti
per
un
richiamo
di
affari
,
senza
fare
il
bucato
,
che
sua
moglie
lo
andava
seccando
da
un
pezzo
per
questo
benedetto
bucato
,
che
finalmente
si
era
risolto
di
accontentarla
e
di
venire
.
Allora
donna
Ester
si
voltò
verso
la
Pasotti
a
far
l
'
atto
di
lavare
.
La
Pasotti
guardò
suo
marito
che
le
teneva
gli
occhi
addosso
e
rispose
:
«
Sì
sì
,
la
bügada
,
la
bügada
!
»
.
Quell
'
occhiata
,
l
'
impero
che
lesse
negli
occhi
del
Controllore
fecero
sospettare
Luisa
che
vi
fosse
sotto
un
mistero
.
Questo
mistero
e
le
inesplicabili
espansioni
di
Pasotti
le
suggerirono
un
altro
sospetto
.
Se
fosse
venuto
per
loro
?
Se
nelle
cause
di
questa
improvvisa
venuta
ci
avesse
parte
il
viaggio
del
professore
a
Lodi
?
Avrebbe
voluto
consultarsi
col
professore
,
dirgli
di
fermarsi
fino
a
che
i
Pasotti
fossero
partiti
;
ma
come
parlargli
poi
senza
che
se
ne
avvedesse
Franco
?
Intanto
donna
Ester
prese
congedo
e
il
professore
che
aveva
ottenuto
il
perdono
della
capricciosetta
,
perfidetta
signorina
,
a
patto
di
non
domandare
il
paradiso
,
ebbe
licenza
di
accompagnarla
a
casa
.
I
Pasotti
non
potevano
salire
ad
Albogasio
Superiore
fino
a
che
il
mezzadro
,
fatto
avvertire
subito
,
non
avesse
posto
loro
in
ordine
e
riscaldata
almeno
una
stanza
.
Parlò
subito
di
piantare
un
tarocchino
in
tre
con
l
'
ingegnere
e
Franco
.
Allora
se
ne
andò
anche
la
signora
Peppina
e
la
Pasotti
chiese
a
Luisa
di
ritirarsi
un
momento
,
la
pregò
di
accompagnarla
.
Appena
fu
sola
coll
'
amica
nella
camera
dell
'
alcova
si
guardò
attorno
con
due
occhioni
spaventati
e
poi
sussurrò
:
«
Sèm
minga
chì
per
la
bügada
neh
,
sèm
minga
chì
per
la
bügada
!
»
.
Luisa
la
interrogò
silenziosamente
,
col
viso
e
col
gesto
,
perché
a
parlar
forte
in
sala
avrebbero
udito
.
Stavolta
la
Pasotti
capì
,
rispose
che
non
sapeva
niente
,
che
suo
marito
non
le
aveva
detto
niente
,
che
le
aveva
imposto
la
storia
del
bucato
ma
che
del
bucato
a
lei
non
importava
nulla
.
Allora
Luisa
prese
un
pezzo
di
carta
e
scrisse
:
«
Cosa
sospetti
?
»
.
La
Pasotti
lesse
e
poi
cominciò
una
mimica
complicatissima
.
Scrollamenti
del
capo
,
stralunamenti
d
'
occhi
,
sospiri
,
invocazioni
al
soffitto
;
pareva
che
si
combattesse
dentro
di
lei
una
gran
battaglia
di
timori
e
di
speranze
.
Finalmente
fece
«
ah
!
»
,
afferrò
la
penna
e
scrisse
sotto
la
domanda
di
Luisa
:
«
La
marchesa
!
»
.
Lasciò
cader
la
penna
,
stette
a
contemplar
l
'
amica
.
«
L
'
è
a
Lod
»
,
diss
'
ella
sottovoce
.
«
El
Controlòr
l
'
è
staa
a
Lod
.
Speri
comè
!
»
E
poi
scappò
in
sala
temendo
esser
sospettata
da
suo
marito
.
Finito
il
tarocco
,
Pasotti
si
accostò
a
una
finestra
,
disse
forte
qualche
cosa
sugli
effetti
della
luce
crepuscolare
e
chiamò
Franco
.
«
Bisogna
che
tu
venga
stasera
da
me
»
,
gli
disse
piano
,
«
devo
parlarti
.
»
Franco
cercò
schermirsi
.
Partiva
l
'
indomani
mattina
per
Milano
,
lasciava
la
famiglia
per
qualche
tempo
,
gli
era
difficile
passar
la
sera
fuori
di
casa
.
Pasotti
replicò
ch
'
era
assolutamente
necessario
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
»
,
diss
'
egli
.
«
Si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
!
»
Appena
partiti
i
Pasotti
per
Albogasio
Superiore
,
Franco
riferì
questo
colloquio
a
sua
moglie
.
Egli
n
'
era
stato
turbatissimo
.
Pasotti
sapeva
,
dunque
;
non
avrebbe
fatto
tanti
misteri
se
non
avesse
inteso
alludere
al
viaggio
di
Torino
.
E
Franco
era
seccatissimo
che
Pasotti
sapesse
.
Ma
in
che
modo
?
L
'
amico
di
Torino
poteva
essere
stato
imprudente
.
E
adesso
che
voleva
da
lui
,
Pasotti
?
C
'
era
forse
in
aria
qualche
altro
colpo
della
Polizia
?
Ma
Pasotti
non
era
l
'
uomo
da
venire
ad
avvertirnelo
!
E
tutto
quel
voltafaccia
di
amabilità
?
Non
si
voleva
ch
'
egli
andasse
a
Torino
,
forse
.
Non
si
voleva
che
trovasse
una
strada
buona
,
un
modo
di
sottrarre
sé
e
i
suoi
alla
povertà
,
ai
commissari
e
ai
gendarmi
!
Pensa
e
ripensa
,
non
poteva
essere
che
questo
.
Luisa
n
'
era
poco
persuasa
,
in
cuor
suo
.
Temeva
altra
cosa
;
non
dubitava
però
neppur
lei
che
Pasotti
sapesse
di
Torino
e
ciò
scompigliava
tutte
le
sue
supposizioni
.
Insomma
non
c
'
era
che
andare
e
udire
.
Franco
andò
alle
otto
,
Pasotti
lo
ricevette
colla
più
affettuosa
cordialità
e
gli
fece
le
scuse
di
sua
moglie
ch
'
era
già
a
letto
.
Prima
d
'
entrar
in
argomento
volle
assolutamente
che
pigliasse
un
bicchiere
di
S
.
Colombano
e
una
fetta
di
panettone
.
Col
vino
e
col
dolce
Franco
dovette
inghiottire
,
suo
malgrado
,
molte
dichiarazioni
di
amicizia
,
i
più
sperticati
elogi
di
sua
moglie
,
di
suo
zio
e
di
lui
stesso
.
Vuotato
finalmente
il
bicchiere
ed
il
piatto
,
il
mellifluo
bargnìf
si
mostrò
disposto
ad
entrare
in
materia
.
Erano
seduti
a
un
tavolino
,
l
'
uno
in
faccia
all
'
altro
.
Pasotti
,
appoggiato
comodamente
alla
spalliera
della
seggiola
,
teneva
tra
le
mani
un
fazzoletto
rosso
e
giallo
di
foulard
,
lo
andava
palpando
.
«
Dunque
»
,
diss
'
egli
,
«
caro
Franco
,
come
ti
dicevo
,
si
tratta
del
tuo
viaggio
di
domani
.
Ho
inteso
dire
oggi
a
casa
tua
che
parti
per
affari
:
si
tratta
di
vedere
se
io
non
ti
porto
un
affare
anche
più
grosso
di
quello
che
hai
a
Milano
.
»
Franco
,
sorpreso
da
questo
inaspettato
esordio
,
tacque
.
Pasotti
chinò
gli
occhi
sul
fazzoletto
senza
restare
di
maneggiarlo
e
riprese
:
«
Il
mio
caro
amico
don
Franco
Maironi
si
può
immaginare
che
se
io
entro
in
argomento
intimo
e
delicato
,
ho
una
ragione
grave
di
farlo
,
sento
il
dovere
di
farlo
e
sono
autorizzato
a
farlo
»
.
Le
mani
si
fermarono
,
gli
occhi
brillanti
e
acuti
si
alzarono
a
quelli
torbidi
e
diffidenti
di
Franco
.
«
Si
tratta
,
mio
caro
Franco
,
del
tuo
presente
e
del
tuo
avvenire
.
»
Ciò
detto
,
Pasotti
posò
risolutamente
il
foulard
da
banda
.
Appoggiate
le
braccia
e
giunte
le
mani
sul
tavolino
entrò
nel
cuore
dell
'
argomento
tenendo
sempre
gli
occhi
su
Franco
che
,
raccolto
alla
sua
volta
indietro
sulla
spalliera
,
lo
guardava
pallido
,
in
una
ostile
attitudine
di
difesa
.
«
È
dunque
un
pezzo
che
io
,
per
l
'
antica
amicizia
verso
la
tua
famiglia
,
ho
in
mente
di
far
qualche
cosa
onde
metter
fine
a
un
dissidio
dolorosissimo
.
Anche
tuo
padre
,
povero
don
Alessandro
!
Che
cuor
d
'
oro
!
Che
bene
mi
voleva
!
»
(
Franco
sapeva
che
suo
padre
aveva
una
volta
minacciato
Pasotti
col
bastone
perché
s
'
intrometteva
troppo
nelle
faccende
di
casa
sua
.
)
«
Basta
.
Avendo
saputo
che
tua
nonna
era
a
Lodi
,
domenica
scorsa
mi
son
detto
:
dopo
tanti
dispiaceri
che
hanno
avuto
i
Maironi
,
forse
questo
è
il
momento
.
Andiamo
,
tentiamo
.
E
sono
andato
.
»
Pausa
.
Franco
fremeva
.
Che
razza
d
'
intercessore
gli
era
capitato
?
E
chi
aveva
chiesto
intercessioni
?
«
Debbo
dirlo
»
,
riprese
Pasotti
,
«
sono
contento
.
Tua
nonna
ha
le
sue
idee
,
ha
un
'
età
in
cui
le
idee
difficilmente
si
cambiano
,
ha
il
carattere
che
sai
,
molto
fermo
,
ma
insomma
il
cuore
c
'
è
.
Ti
vuol
bene
,
sai
.
Soffre
.
Vi
è
una
lotta
continua
,
dentro
di
lei
,
fra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
principii
;
anche
,
se
vuoi
,
tra
i
suoi
sentimenti
e
i
suoi
risentimenti
.
Povera
marchesa
!
È
penoso
di
vedere
come
soffre
;
ma
insomma
piega
,
piega
.
Certamente
non
bisogna
mica
aspettarsi
poi
troppo
.
Piega
ma
non
fino
a
spezzare
ciò
che
la
sostiene
,
i
suoi
principii
,
voglio
dire
:
sopra
tutto
i
suoi
principii
politici
.
»
Gli
occhi
di
Franco
,
le
mascelle
inquiete
,
un
sussulto
di
tutta
la
persona
dissero
a
Pasotti
:
non
toccar
questo
punto
,
bada
a
te
!
Pasotti
si
fermò
;
gli
era
forse
venuto
in
mente
il
bastone
del
fu
don
Alessandro
.
«
Ti
capisco
»
,
riprese
.
«
Credi
che
non
ti
capisca
?
Io
mangio
il
pane
del
Governo
e
devo
tenermi
chiuso
nel
cuore
ciò
che
penso
,
ma
del
resto
son
con
te
,
sospiro
il
momento
in
cui
certi
colori
cederanno
il
posto
a
certi
altri
.
Tua
nonna
non
è
così
e
,
sfido
,
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Se
si
vuol
venire
a
un
accomodamento
bisogna
pigliarla
com
'
è
.
Si
può
combattere
come
ho
combattuto
io
,
ma
...
»
«
Tutto
questo
discorso
mi
pare
inutile
»
,
esclamò
Franco
,
alzandosi
.
«
Aspetta
!
»
,
riprese
Pasotti
.
«
Il
diavolo
non
sarà
poi
forse
tanto
brutto
!
Siedi
,
ascolta
!
»
Franco
non
volle
saperne
di
sedersi
ancora
.
«
Sentiamo
!
»
,
diss
'
egli
con
voce
vibrante
d
'
impazienza
.
«
Intanto
la
nonna
è
disposta
a
riconoscere
il
tuo
matrimonio
...
»
«
Grazie
!
»
,
interruppe
il
giovane
.
«
Aspetta
!
...
e
a
farvi
un
assegno
molto
conveniente
;
per
quel
che
ho
capito
,
fra
le
sei
e
le
ottomila
svanziche
all
'
anno
.
Non
c
'
è
male
,
eh
?
»
«
Avanti
!
»
«
Aspetta
!
Non
c
'
è
niente
di
umiliante
.
Se
ci
fosse
una
condizione
umiliante
non
sarei
venuto
a
proportela
.
La
nonna
desidera
che
tu
ti
occupi
e
che
tu
dia
una
certa
guarentigia
di
non
immischiarti
in
affari
politici
.
Vi
è
un
modo
decoroso
di
combinare
una
cosa
e
l
'
altra
,
questo
lo
devo
riconoscere
,
benché
,
te
lo
dico
chiaro
,
io
avessi
proposto
alla
nonna
un
partito
diverso
.
L
'
idea
mia
era
ch
'
ella
ti
mettesse
alla
testa
degli
affari
suoi
.
Ne
avevi
abbastanza
per
non
poter
pensare
ad
altro
.
Però
,
anche
l
'
idea
della
nonna
è
buona
.
Conosco
fior
di
giovinotti
che
pensano
come
te
e
che
sono
nella
carriera
giudiziaria
.
È
una
carriera
molto
indipendente
e
molto
rispettata
.
Una
parola
tua
e
tu
sei
ascoltante
al
Tribunale
.
»
«
Io
?
»
,
proruppe
Franco
.
«
Io
!
No
,
caro
Pasotti
!
No
!
Non
mi
si
manda
,
taci
!
la
Polizia
in
casa
,
non
si
fa
bestialmente
destituire
un
galantuomo
che
ha
la
sola
colpa
di
essere
zio
di
mia
moglie
,
taci
ti
dico
!
non
si
cercano
oggi
tutte
le
vie
di
affamare
la
mia
famiglia
e
me
,
per
offrirci
domani
del
pane
sporco
.
No
,
sai
,
no
,
grida
pure
,
per
fame
no
,
viva
Dio
,
nessuno
mi
prende
!
Dillo
pure
alla
nonna
e
tu
...
e
tu
...
e
tu
...
»
Pasotti
aveva
sicuramente
un
sangue
di
derivazione
felina
,
cupido
,
fine
,
prudente
,
carezzevole
,
pronto
alla
simulazione
ma
soggetto
alla
collera
.
Era
venuto
interrompendo
l
'
invettiva
di
Maironi
con
proteste
sempre
più
violente
;
a
quest
'
ultima
apostrofe
,
sentendo
arrivar
un
nembo
di
accuse
che
tanto
più
lo
irritavano
quanto
più
le
indovinava
,
balzò
egli
pure
in
piedi
.
«
Fermati
!
»
,
esclamò
.
«
Che
maniera
è
questa
?
»
«
Buona
sera
!
»
,
disse
Franco
,
pigliando
il
cappello
.
Ma
Pasotti
non
intendeva
lasciarlo
partire
così
.
«
Un
momento
!
»
,
diss
'
egli
battendo
e
ribattendo
affrettati
pugni
sul
tavolino
.
«
Voialtri
vi
fate
delle
illusioni
,
voialtri
sperate
molto
in
quel
testamento
e
quello
non
e
un
testamento
,
quello
è
un
pezzo
di
carta
straccia
,
quello
è
il
delirio
di
un
pazzo
!
»
Franco
,
ch
'
era
già
presso
all
'
uscio
,
si
fermò
,
tramortito
dal
colpo
.
«
Che
testamento
?
»
,
diss
'
egli
.
«
Via
!
»
,
riprese
Pasotti
freddo
e
beffardo
.
«
C
'
intendiamo
bene
!
»
Una
vampa
di
collera
riaccese
il
sangue
a
Franco
.
«
Ma
no
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Fuori
!
parla
!
Cosa
ne
sai
tu
di
testamenti
?
»
«
Ah
!
»
,
fece
Pasotti
con
ironica
dolcezza
.
«
Adesso
va
benissimo
.
»
Franco
l
'
avrebbe
strozzato
.
«
Sono
stato
a
Lodi
,
non
te
l
'
ho
detto
?
Dunque
so
.
»
Franco
,
fuori
di
sé
,
protestò
di
non
capire
niente
.
«
Oh
già
!
»
,
riprese
Pasotti
,
beffardo
più
di
prima
.
«
Lo
informerò
io
il
signore
.
Sappia
dunque
che
il
signor
professore
Gilardoni
,
il
quale
non
è
affatto
amico
Suo
,
si
è
recato
in
fine
di
dicembre
a
Lodi
,
e
si
è
presentato
alla
marchesa
con
una
copia
senza
valor
legale
di
un
preteso
testamento
del
povero
Suo
nonno
.
In
questo
testamento
Ella
,
signor
don
Franco
,
è
istituito
erede
universale
con
accompagnamento
di
offese
atroci
alla
moglie
e
al
figlio
del
testatore
.
Ecco
che
adesso
Ella
sa
.
Del
resto
il
signor
Gilardoni
è
stato
fedele
alla
consegna
,
ha
detto
di
esser
venuto
di
suo
capo
,
senza
farne
saper
niente
a
voi
.
»
Franco
ascoltò
,
livido
come
un
cadavere
,
sentendosi
oscurar
la
vista
e
l
'
anima
,
raccogliendo
tutte
le
sue
forze
per
non
smarrirsi
,
per
dare
una
risposta
degna
.
«
Hai
ragione
»
,
diss
'
egli
.
«
Anche
la
nonna
ha
ragione
.
Chi
ha
torto
è
il
professor
Gilardoni
.
Egli
mi
ha
mostrato
quel
testamento
tre
anni
sono
,
la
notte
del
mio
matrimonio
.
Gli
ho
detto
di
abbruciarlo
e
ho
creduto
che
l
'
avesse
fatto
.
Se
non
lo
ha
fatto
,
mi
ha
ingannato
.
Se
si
è
recato
a
Lodi
per
quella
bella
impresa
che
dice
,
ha
commesso
una
indelicatezza
e
una
stoltezza
enorme
.
Voi
avete
avuto
ragione
di
pensar
male
di
noi
.
Ma
sappilo
bene
!
Io
disprezzo
il
danaro
della
nonna
quanto
il
danaro
del
Governo
:
e
siccome
questa
signora
ha
la
fortuna
di
essere
la
madre
di
mio
padre
,
mai
,
capisci
,
mai
,
e
adoperi
ella
pure
contro
di
noi
tutte
le
bassezze
,
tutte
le
perfidie
che
vuole
,
mai
non
userò
una
carta
che
la
disonora
!
Sono
troppo
superiore
a
lei
!
Va
'
e
dille
questo
a
nome
mio
e
dille
che
si
riprenda
le
sue
offerte
perché
le
sdegno
!
Buona
sera
.
»
Lasciò
Pasotti
sbalordito
e
se
n
'
andò
tutto
tremante
di
sovreccitazione
e
di
collera
,
dimenticò
di
ripigliar
la
sua
lanterna
,
discese
al
buio
,
a
gran
passi
,
non
sapendo
né
curando
affatto
dove
mettesse
i
piedi
,
esclamando
di
tempo
in
tempo
,
buttando
fuori
ciò
che
aveva
dentro
di
rovente
:
pezzi
d
'
ira
contro
il
Gilardoni
,
pezzi
di
accusa
contro
Luisa
.
Lo
zio
era
andato
a
letto
per
tempo
e
Luisa
aspettava
Franco
nel
salottino
con
Maria
che
teneva
alzata
perché
suo
padre
potesse
averla
un
poco
,
l
'
ultima
sera
.
La
povera
Ombretta
Pipì
aveva
cominciato
presto
a
infastidirsi
,
a
far
una
boccuccia
grossa
,
un
visetto
piagnoloso
,
a
domandar
con
una
vocina
dolente
:
«
Quando
viene
,
papà
?
»
.
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
consolare
gli
afflitti
.
Ombrettina
non
teneva
da
un
pezzo
scarpettine
sane
e
le
scarpettine
,
anche
in
Valsolda
,
costavano
denari
.
Pochi
,
sì
,
e
quando
ce
n
'
è
pochissimi
?
Ma
ell
'
aveva
una
mamma
unica
al
mondo
per
calzare
gli
scalzi
.
Proprio
il
giorno
prima
,
Luisa
,
cercando
in
granaio
un
pezzo
di
corda
,
aveva
trovato
fra
vecchie
sciarpe
,
casse
vuote
e
seggiole
rotte
,
uno
stivale
di
suo
nonno
.
Lo
aveva
posto
a
rammollire
nell
'
acqua
,
s
'
era
fatta
prestare
trincetto
,
lesina
e
forbice
.
Prese
ora
il
venerabile
stivale
che
fece
spavento
a
Ombretta
e
lo
posò
sulla
tavola
.
«
Adesso
gli
reciteremo
l
'
orazione
funebre
»
,
diss
'
ella
con
quel
brio
voluto
che
neppure
un
'
angustia
mortale
poteva
toglierle
,
se
le
bisognava
.
«
Prima
,
però
,
domanderai
al
tuo
signor
bisnonno
il
permesso
di
prenderti
il
suo
stivale
.
»
Ella
fece
che
Maria
giungesse
le
mani
e
recitasse
questa
filastrocca
guardando
comicamente
il
soffitto
:
Caro
signor
bisnonno
benedetto
,
Questo
stival
,
se
Lei
non
se
lo
mette
,
Lo
doni
alla
Sua
Ombretta
,
Che
aspetta
con
gran
fretta
Un
paio
di
scarpette
E
Le
scocca
su
in
cielo
un
bel
bacetto
Alla
pianta
del
piede
con
rispetto
.
Venne
poi
una
poco
riverente
fantasia
come
ne
nascevan
tante
nel
cervello
di
Luisa
,
una
bizzarra
storia
dell
'
angioletto
che
lustra
gli
stivali
in
paradiso
e
che
un
giorno
,
per
voler
pigliare
senza
permesso
un
pezzetto
di
pan
d
'
oro
,
aveva
lasciato
cadere
sulla
Terra
lo
stivale
del
bisnonno
.
Maria
si
rasserenò
,
rise
,
interruppe
la
mamma
con
cento
domande
sul
pan
d
'
oro
e
sullo
stivale
rimasto
in
Paradiso
.
Che
ne
farebbe
di
quello
il
bisnonno
?
La
mamma
le
spiegò
che
il
bisnonno
lo
avrebbe
applicato
per
di
dietro
all
'
imperatore
d
'
Austria
onde
buttarlo
giù
dal
cielo
,
se
ve
lo
incontrava
.
In
quel
momento
entrò
Franco
.
Luisa
vide
subito
che
gli
occhi
e
la
fronte
segnavano
tempesta
.
«
Dunque
?
»
,
diss
'
ella
.
Franco
rispose
concitato
:
«
Metti
a
letto
Maria
»
.
Luisa
osservò
che
aveva
tenuta
la
bambina
alzata
per
aspettarlo
,
perché
stesse
un
po
'
con
lui
.
Franco
replicò
«
ti
dico
di
metterla
a
letto
»
tanto
aspramente
che
Maria
si
mise
a
piangere
.
Luisa
si
fece
rossa
ma
tacque
.
Accese
un
lume
,
prese
la
bambina
in
braccio
,
la
porse
silenziosamente
a
suo
padre
per
un
bacio
,
che
fu
freddo
,
e
la
portò
via
.
Franco
non
la
seguì
.
Si
arrabbiò
di
veder
quello
stivale
e
lo
gettò
in
terra
.
Poi
sedette
,
piantò
i
gomiti
sulla
tavola
,
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
.
L
'
amara
idea
che
Luisa
fosse
complice
del
Gilardoni
gli
era
lampeggiata
in
mente
subito
,
mentre
Pasotti
parlava
,
col
ricordo
di
quel
«
cosa
,
silenzio
?
»
,
di
quel
«
basta
!
»
e
del
racconto
della
bambina
.
Egli
aveva
dentro
a
sé
come
un
vortice
dove
questa
idea
spariva
girando
e
ricompariva
sempre
più
basso
,
sempre
più
vicino
al
cuore
.
«
Dunque
?
»
,
tornò
a
chiedere
Luisa
,
rientrando
.
Franco
la
guardò
un
momento
in
silenzio
,
la
scrutò
.
Poi
si
alzò
e
le
afferrò
le
mani
.
«
Dimmi
se
sai
niente
!
»
,
diss
'
egli
.
Ella
indovinò
,
ma
quello
sguardo
e
quel
modo
la
offesero
.
«
Come
,
se
so
niente
?
»
,
esclamò
accesa
in
volto
.
«
Me
lo
domandi
così
?
»
«
Ah
tu
sai
!
»
,
gridò
Franco
,
gittando
da
sé
le
mani
di
lei
e
levando
le
braccia
in
alto
.
Ella
presentì
ciò
che
veniva
,
il
sospetto
della
sua
complicità
col
professore
,
la
propria
smentita
,
l
'
offesa
mortale
,
irrimediabile
che
Franco
le
avrebbe
fatto
se
,
nell
'
ira
,
non
avesse
creduto
alla
sua
parola
,
e
giunse
le
mani
spaventata
.
«
No
,
Franco
,
no
,
Franco
»
,
diss
'
ella
sottovoce
e
gli
gettò
le
braccia
al
collo
,
volle
chiuder
coi
baci
le
labbra
di
lui
.
Ma
egli
fraintese
,
credette
che
volesse
domandar
perdono
e
la
respinse
.
«
Lo
so
,
sì
,
lo
so
»
,
diss
'
ella
tornando
appassionata
al
suo
petto
,
«
ma
l
'
ho
saputo
dopo
,
quando
era
cosa
fatta
,
ne
ho
avuto
sdegno
come
te
,
più
di
te
!
»
Ma
Franco
aveva
troppo
bisogno
di
sfogarsi
,
di
offendere
.
«
E
come
vuoi
che
ti
creda
?
»
,
esclamò
.
Ella
indietreggiò
con
un
grido
,
poi
gli
fece
ancora
un
passo
incontro
,
gli
stese
le
braccia
.
«
No
»
,
supplicò
straziata
,
«
dimmi
che
mi
credi
,
dimmelo
subito
subito
perché
altrimenti
tu
non
sai
,
tu
non
sai
!
»
«
Cosa
,
non
so
?
»
«
Tu
non
sai
come
sono
io
che
ti
amerò
ancora
ma
non
vorrò
più
essere
moglie
per
te
,
che
potrò
soffrir
tanto
ma
non
cambiare
,
mai
più
!
Capisci
cosa
vuol
dire
mai
più
?
»
Egli
la
trasse
a
sé
,
la
sottile
persona
ansante
,
le
strinse
le
mani
da
rompergliele
e
disse
con
voce
soffocata
:
«
Ti
crederò
,
sì
,
ti
crederò
»
.
Luisa
che
lo
guardava
lagrimosa
chiese
una
parola
migliore
.
«
Ti
crederò
»
,
disse
,
«
ti
crederò
?
»
«
Ti
credo
,
ti
credo
.
»
Lo
credeva
davvero
ma
dov
'
è
ira
è
sempre
anche
orgoglio
.
Non
volle
subito
arrendersi
del
tutto
;
il
suo
accento
fu
piuttosto
d
'
un
uomo
compiacente
che
d
'
un
uomo
convinto
.
Restarono
ambedue
silenziosi
,
tenendosi
per
le
mani
,
cominciarono
a
sciogliersi
l
'
un
dall
'
altro
via
via
con
un
impercettibile
moto
.
Fu
Luisa
che
infine
,
dolcemente
,
si
staccò
del
tutto
.
Sentiva
la
necessità
di
troncar
quel
silenzio
,
parole
calde
non
ne
trovava
,
parole
fredde
non
ne
voleva
,
si
mise
a
raccontare
senz
'
altro
come
avesse
saputo
dal
Gilardoni
del
malaugurato
viaggio
a
Lodi
.
Parlava
con
voce
tranquilla
,
non
propriamente
fredda
ma
triste
,
stando
seduta
alla
tavola
in
faccia
a
suo
marito
.
Mentre
riferiva
le
confidenze
del
professore
,
Franco
si
riaccendeva
,
la
interrompeva
continuamente
:
«
E
non
gli
hai
detto
questo
?
-
E
non
gli
hai
detto
quello
?
-
Non
gli
hai
detto
stupido
?
-
Non
gli
hai
detto
bestia
?
»
.
La
prima
volta
Luisa
lasciò
correre
,
poi
protestò
.
Aveva
già
detto
di
essersi
sdegnata
per
lo
sproposito
del
Gilardoni
;
pareva
quasi
,
adesso
,
che
suo
marito
ne
dubitasse
!
Franco
si
chetò
ma
di
mala
voglia
.
Quando
il
racconto
fu
terminato
si
scagliò
ancora
contro
il
filosofo
balordo
,
tanto
che
Luisa
lo
difese
.
Era
un
amico
,
aveva
errato
gravemente
,
gravissimamente
,
ma
con
buona
intenzione
.
Dove
andavano
a
finire
le
massime
di
Franco
,
la
carità
,
il
perdono
delle
offese
,
s
'
egli
non
perdonava
neppure
a
chi
aveva
voluto
fargli
del
bene
?
Ella
pensò
,
qui
,
cose
che
non
disse
.
Pensò
che
Franco
perdonava
moltissimo
quando
a
perdonare
c
'
era
follia
e
gloria
e
perdonava
pochissimo
quando
c
'
erano
semplicemente
ottime
ragioni
di
farlo
.
Franco
a
udirsi
parlar
da
lei
di
carità
,
s
'
irritò
,
non
osò
dire
che
si
sentiva
superiore
a
un
attacco
simile
,
ma
ritorse
poco
generosamente
il
colpo
.
«
Ecco
!
»
,
esclamò
con
una
reticenza
piena
di
sottintesi
.
«
Tu
lo
difendi
!
Già
!
»
.
Luisa
ebbe
un
sussulto
nervoso
delle
spalle
,
ma
tacque
.
«
E
perché
non
parlare
,
tu
?
»
,
riprese
Franco
.
«
Perché
non
raccontarmi
tutto
subito
?
»
«
Perché
quando
rimproverai
Gilardoni
egli
mi
supplicò
di
tacere
ed
io
credetti
,
com
'
era
anche
vero
,
che
fosse
inutile
,
a
cosa
fatta
,
darti
un
dispiacere
così
grande
.
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
quando
sei
andato
in
collera
,
volevo
dirtelo
,
volevo
raccontarti
ciò
che
mi
aveva
confidato
Gilardoni
,
te
lo
ricordi
?
E
tu
non
hai
assolutamente
voluto
.
Non
ho
insistito
anche
perché
Gilardoni
ha
detto
alla
nonna
che
noi
non
ne
sapevamo
niente
.
»
«
Non
lo
ha
creduto
!
Naturale
!
»
«
E
se
io
parlavo
cosa
ci
poteva
far
questo
?
Così
Pasotti
avrà
ben
capito
che
tu
non
sapevi
niente
!
»
Franco
non
replicò
.
Allora
Luisa
gli
chiese
di
raccontarle
il
colloquio
e
stette
ad
ascoltarlo
senza
batter
ciglio
.
Ella
indovinò
,
con
l
'
acume
dell
'
odio
,
che
se
Franco
avesse
accettato
di
entrare
negl
'
impieghi
,
sarebbe
venuta
fuori
l
'
ultima
condizione
:
separarsi
dallo
zio
,
da
un
impiegato
destituito
per
ragioni
politiche
.
«
Certo
!
»
,
diss
'
ella
,
«
avrebbe
voluto
anche
questo
!
Canaglia
!
»
Suo
marito
trasalì
come
se
quella
scudisciata
avesse
toccato
il
sangue
anche
a
lui
...
«
Adagio
»
,
diss
'
egli
,
«
con
queste
parole
!
Prima
,
è
una
supposizione
tua
;
e
poi
...
»
«
È
una
supposizione
mia
?
E
il
resto
?
E
offrirti
una
viltà
simile
?
»
Franco
che
aveva
risposto
a
Pasotti
con
furore
,
rispose
ora
mollemente
a
sua
moglie
.
«
Sì
sì
sì
,
ma
insomma
...
»
Adesso
era
lei
che
diventava
violenta
.
L
'
idea
che
la
nonna
osasse
proporre
loro
l
'
abbandono
dello
zio
la
faceva
quasi
impazzire
.
«
Almeno
questo
»
,
diss
'
ella
,
«
mi
consentirai
:
che
pietà
non
ne
merita
!
Dio
mio
,
pensare
che
questo
testamento
c
'
è
ancora
!
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Torniamo
da
capo
?
»
«
Torniamo
da
capo
!
Hai
tu
il
diritto
di
pretendere
che
io
neanche
pensi
,
neanche
senta
come
non
piace
a
te
?
Sarei
vile
,
meriterei
di
essere
una
schiava
,
e
non
voglio
poi
essere
né
una
cosa
né
l
'altra.»
La
ribelle
intravveduta
,
sentita
qualche
volta
da
Franco
attraverso
l
'
amante
,
la
creatura
dall
'
intelletto
forte
sopra
l
'
amore
e
orgoglioso
,
non
potuta
mai
conquistare
interamente
,
gli
stava
ora
di
fronte
,
tutta
vibrante
nella
coscienza
della
sua
ribellione
.
«
Va
bene
»
,
disse
Franco
parlando
a
se
stesso
.
«
Sarebbe
vile
,
sarebbe
schiava
.
Si
ricorda
Ella
nemmeno
più
che
domani
vado
via
?
»
«
Non
andar
via
.
Resta
.
Eseguisci
la
volontà
del
tuo
povero
nonno
.
Ricordati
quello
che
mi
hai
raccontato
sulla
origine
della
sostanza
Maironi
.
Restituisci
tutto
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Fa
giustizia
.
»
«
No
!
»
,
rispose
Franco
.
«
Chimere
!
Il
fine
non
giustifica
i
mezzi
.
Il
vero
fine
poi
,
per
te
,
è
colpire
la
nonna
.
Questa
storia
dell
'
Ospitale
è
il
mezzo
di
giustificarlo
.
No
,
non
mi
servirò
mai
di
quel
testamento
.
L
'
ho
anche
dichiarato
a
Pasotti
,
con
parole
da
farmi
sputare
in
faccia
se
cambiassi
!
E
parto
domattina
.
»
Seguì
un
lungo
silenzio
.
Poi
le
due
voci
ripresero
il
dialogo
,
gelate
e
tristi
come
se
nell
'
uno
e
nell
'
altro
cuore
vi
fosse
adesso
qualche
cosa
di
morto
.
«
Hai
pensato
»
,
disse
Franco
,
«
che
farei
anche
disonore
a
mio
padre
?
»
«
In
che
modo
?
»
«
Prima
per
la
forma
oltraggiosa
delle
disposizioni
e
poi
perché
farei
supporre
la
complicità
di
mio
padre
nella
soppressione
del
testamento
.
Già
,
tu
non
le
capisci
queste
cose
.
Che
te
ne
importa
?
»
«
Ma
non
è
necessario
parlar
di
soppressione
.
Può
darsi
che
il
testamento
non
sia
stato
trovato
.
»
Nuovo
silenzio
.
La
stessa
candela
di
sego
che
ardeva
sulla
tavola
aveva
una
espressione
lugubre
.
Luisa
si
alzò
,
raccolse
da
terra
lo
stivale
del
bisnonno
e
si
dispose
a
incominciar
il
suo
lavoro
.
Franco
andò
ad
appoggiar
la
fronte
alle
invetriate
della
finestra
.
Vi
rimase
un
pezzo
,
assorto
nella
contemplazione
delle
ombre
della
notte
.
Poi
disse
piano
,
senza
volgere
il
capo
:
«
Mai
mai
l
'
anima
tua
non
è
stata
tutta
con
me
»
.
Nessuna
risposta
.
Egli
si
voltò
,
adesso
,
e
domandò
a
sua
moglie
,
affatto
senza
collera
,
con
la
dolcezza
inesprimibile
che
aveva
nei
momenti
di
depressione
fisica
o
morale
,
se
gli
era
accaduto
,
fin
dal
principio
della
loro
unione
,
di
mancare
verso
di
lei
.
Gli
fu
risposto
un
impercettibile
:
«
No
»
.
«
Allora
forse
non
mi
amavi
come
ho
creduto
?
»
«
No
no
no
.
»
Franco
non
era
sicuro
di
aver
inteso
bene
e
ripeté
:
«
Non
mi
amavi
?
»
«
Sì
sì
,
tanto
.
»
Lo
spirito
di
lui
si
rialzò
,
un
'
ombra
di
severità
gli
rientrò
nella
voce
.
«
E
allora
»
,
diss
'
egli
,
«
perché
non
mi
hai
dato
tutta
l
'
anima
tua
?
»
Ella
tacque
.
Aveva
prima
tentato
invano
di
riprendere
il
lavoro
.
Le
mani
tremavano
.
E
adesso
veniva
questa
domanda
terribile
!
Doveva
o
non
doveva
rispondere
?
Rispondendo
,
rivelando
per
la
prima
volta
cose
sepolte
in
fondo
al
cuore
,
avrebbe
allargata
la
scissura
dolorosa
;
ma
poteva
non
essere
leale
?
Il
suo
silenzio
durò
tanto
che
Franco
le
chiese
ancora
:
«
Non
parli
?
»
.
Ella
raccolse
tutte
le
proprie
forze
e
parlò
.
«
È
vero
,
l
'
anima
mia
non
è
mai
stata
interamente
con
te
.
»
Tremò
nel
dir
così
,
e
Franco
non
respirava
più
.
«
Mi
sono
sempre
sentita
diversa
e
staccata
da
te
»
,
riprese
Luisa
,
«
nel
sentimento
che
deve
governare
tutti
gli
altri
.
Tu
hai
le
idee
religiose
di
mia
madre
.
Mia
madre
intendeva
e
tu
intendi
la
religione
come
un
insieme
di
credenze
,
di
culto
e
di
precetti
,
ispirato
e
dominato
dall
'
amor
di
Dio
.
Io
ho
sempre
avuto
ripugnanza
a
concepirla
così
,
non
ho
mai
potuto
veramente
sentire
,
per
quanto
mi
sforzassi
,
questo
amore
di
un
Essere
invisibile
e
incomprensibile
,
non
ho
mai
potuto
capire
il
frutto
di
costringer
la
mia
ragione
ad
accettare
cose
che
non
intende
.
Però
mi
sentivo
un
desiderio
ardente
di
dirigere
la
mia
vita
a
qualche
cosa
di
bene
secondo
un
'
idea
superiore
al
mio
interesse
.
E
poi
mia
madre
mi
aveva
talmente
penetrata
,
con
l
'
esempio
e
con
la
parola
,
de
'
miei
doveri
verso
Dio
e
la
Chiesa
,
che
i
miei
dubbi
mi
davano
un
grandissimo
dolore
,
li
combattevo
quanto
potevo
.
Mia
madre
era
una
santa
.
Ogni
atto
della
sua
vita
corrispondeva
alla
sua
fede
.
Anche
questo
poteva
molto
sopra
di
me
e
poi
sapevo
che
la
maggiore
afflizione
della
sua
vita
era
stata
l
'
incredulità
di
mio
padre
.
Ho
conosciuto
te
,
ti
ho
amato
,
ti
ho
sposato
,
mi
sono
confermata
nel
proposito
di
diventare
,
nelle
cose
di
religione
,
come
te
,
perché
tu
eri
come
mia
madre
.
Ma
ecco
,
un
po
'
alla
volta
,
ho
trovato
che
tu
non
eri
come
mia
madre
.
Debbo
dire
anche
questo
?
»
«
Sì
,
tutto
.
»
«
Ho
trovato
che
tu
eri
la
bontà
stessa
,
che
avevi
il
cuore
più
caldo
,
più
generoso
,
più
nobile
della
terra
,
ma
che
la
tua
fede
e
le
tue
pratiche
rendevano
quasi
inutili
tutti
questi
tesori
.
Tu
non
operavi
.
Tu
eri
contento
di
amar
me
,
la
bambina
,
l
'
Italia
,
i
tuoi
fiori
,
la
tua
musica
,
le
bellezze
del
lago
e
delle
montagne
.
In
questo
seguivi
il
tuo
cuore
.
Per
l
'
ideale
superiore
ti
bastava
di
credere
e
di
pregare
.
Senza
la
fede
e
senza
la
preghiera
tu
avresti
dato
il
fuoco
che
hai
nell
'
anima
a
quello
ch
'
è
sicuramente
vero
,
ch
'
è
sicuramente
giusto
qui
sulla
terra
,
avresti
sentito
quel
bisogno
di
operare
che
sentivo
io
.
Tu
lo
sai
,
già
,
come
ti
avrei
voluto
in
certe
cose
!
Per
esempio
,
chi
sente
il
patriottismo
più
di
te
?
Nessuno
.
Bene
,
io
avrei
voluto
che
tu
cercassi
di
servirlo
proprio
davvero
,
poco
o
molto
,
il
tuo
paese
.
Adesso
vai
in
Piemonte
ma
ci
vai
sopra
tutto
perché
non
abbiamo
quasi
più
da
vivere
.
»
Franco
accigliatissimo
,
fece
un
atto
iracondo
di
protesta
.
«
Se
vuoi
»
,
disse
umilmente
Luisa
,
«
mi
fermo
.
»
«
No
,
no
,
avanti
,
fuori
tutto
,
è
meglio
!
»
Egli
rispose
tanto
concitato
,
tanto
sdegnoso
,
che
Luisa
tacque
e
solo
ripigliò
il
suo
discorso
dopo
un
altro
«
avanti
!
»
.
«
Anche
senz
'
andare
in
Piemonte
ci
sarebbe
stato
da
fare
in
Valsolda
,
in
Val
Porlezza
,
in
Vall
'
Intelvi
quello
che
fa
V
.
sul
lago
di
Como
,
mettersi
in
relazione
colla
gente
,
tener
vivo
il
sentimento
buono
,
preparare
tutto
ciò
ch
'
è
bene
preparare
per
il
giorno
della
guerra
,
se
verrà
.
Io
te
lo
dicevo
e
tu
non
ti
persuadevi
,
mi
facevi
tante
difficoltà
.
Questa
inerzia
favoriva
la
mia
ripugnanza
al
concetto
tuo
della
religione
e
la
mia
tendenza
ad
un
altro
concetto
.
Perché
religiosa
mi
sentivo
anch
'
io
moltissimo
.
Il
concetto
religioso
che
mi
si
veniva
formando
sempre
più
chiaro
nella
mente
era
questo
,
in
breve
:
Dio
esiste
,
è
anche
potente
,
è
anche
sapiente
,
tutto
come
credi
tu
;
ma
che
noi
lo
adoriamo
e
gli
parliamo
non
gliene
importa
nulla
.
Ciò
ch
'
egli
vuole
da
noi
lo
si
comprende
dal
cuore
che
ci
ha
fatto
,
dalla
coscienza
che
ci
ha
dato
,
dal
luogo
dove
ci
ha
posto
.
Vuole
che
amiamo
tutto
il
bene
,
che
detestiamo
tutto
il
male
,
e
che
operiamo
con
tutte
le
nostre
forze
secondo
quest
'
amore
e
quest
'
odio
,
e
che
ci
occupiamo
solamente
della
terra
,
delle
cose
che
si
possono
intendere
,
che
si
possono
sentire
!
Adesso
capisci
come
concepisco
io
il
mio
dovere
,
il
nostro
dovere
,
di
fronte
a
tutte
le
ingiustizie
,
a
tutte
le
prepotenze
!
»
Più
Luisa
procedeva
nel
definire
ed
esprimere
le
proprie
idee
,
più
si
sentiva
contenta
di
farlo
,
di
esser
finalmente
sincera
,
di
porsi
con
franchezza
sopra
un
terreno
proprio
e
fermo
;
più
si
spegneva
dentro
di
lei
ogni
sdegno
contro
il
marito
,
più
le
saliva
nel
cuore
una
tenera
pietà
di
lui
.
«
Ecco
»
,
soggiunse
,
«
se
si
trattasse
solamente
di
questo
dispiacere
circa
la
nonna
,
non
credi
che
avrei
sacrificato
mille
volte
l
'
opinione
mia
piuttosto
che
affliggerti
?
Bisognava
bene
che
ci
fosse
sotto
qualche
altra
cosa
.
Adesso
sai
tutto
,
adesso
l
'
anima
mia
l
'
ho
messa
nelle
tue
mani
.
»
Ella
lesse
sulla
fronte
di
suo
marito
un
dolor
cupo
,
una
freddezza
nemica
.
Si
alzò
,
mosse
adagio
adagio
verso
di
lui
,
a
mani
giunte
,
fissandolo
,
cercando
gli
occhi
che
la
evitavano
e
si
fermò
per
via
,
respinta
da
una
forza
superiore
,
benché
egli
non
avesse
detto
una
parola
né
fatto
un
gesto
.
«
Franco
!
»
,
supplicò
.
«
Non
mi
puoi
amare
più
?
»
Egli
non
rispose
.
«
Franco
!
Franco
!
»
,
diss
'
ella
,
tendendogli
le
mani
giunte
.
Poi
fece
l
'
atto
di
avanzare
.
Egli
si
tirò
bruscamente
indietro
.
Stettero
così
a
fronte
in
silenzio
,
per
un
eterno
mezzo
minuto
.
Franco
teneva
le
labbra
serrate
,
si
udiva
la
sua
respirazione
frequente
.
Fu
lui
che
ruppe
il
silenzio
.
«
Quello
che
hai
detto
è
proprio
il
tuo
pensiero
?
»
«Sì.»
Egli
teneva
le
mani
sulla
spalliera
d
'
una
seggiola
.
La
scosse
con
violenza
e
disse
amaramente
:
«
Basta
»
.
Luisa
lo
guardò
con
tristezza
indicibile
e
mormorò
:
«
Basta
?
»
.
Egli
rispose
con
ira
:
«
Sì
,
basta
basta
basta
basta
!
»
.
Tacque
un
istante
e
riprese
duramente
:
«
Sarò
un
neghittoso
,
un
inerte
,
un
egoista
,
tutto
quello
che
vuoi
,
ma
non
sono
poi
un
bambino
da
venirmi
a
quietare
con
due
carezze
dopo
avermi
detto
tutto
quello
che
mi
hai
detto
!
Basta
!
»
.
«
Oh
Franco
,
ti
ho
fatto
male
,
lo
so
,
ma
mi
è
costato
tanto
di
farti
male
!
Non
puoi
prendermi
con
bontà
?
»
«
Ah
,
prenderti
con
bontà
!
Tu
vuoi
ferire
e
che
ti
si
prenda
con
bontà
!
Tu
sei
superiore
a
tutti
,
tu
giudichi
,
tu
sentenzii
,
tu
sei
la
sola
che
intende
cosa
Dio
vuole
e
cosa
non
vuole
!
Questo
no
,
sai
,
del
resto
.
Di
'
pure
di
me
quello
che
ti
piace
ma
lascia
stare
le
cose
che
non
capisci
.
Occupati
del
tuo
stivale
,
piuttosto
!
»
Egli
non
voleva
vedere
in
sua
moglie
che
l
'
orgoglio
,
e
la
sua
stessa
collera
gli
era
nata
quasi
tutta
d
'
orgoglio
,
d
'
amor
proprio
offeso
,
era
una
collera
impura
che
gli
offuscava
la
mente
e
il
cuore
.
Sì
la
moglie
che
il
marito
avrebbero
creduto
poter
essere
accusati
di
tutto
fuorché
d
'
orgoglio
.
Ella
tacque
,
riprese
il
suo
posto
,
tentò
riprendere
il
lavoro
,
maneggiava
nervosamente
gli
strumenti
senza
saper
bene
che
si
facesse
.
Franco
se
n
'
andò
in
sala
,
sbattendo
l
'
uscio
dietro
di
sé
.
Nel
buio
della
sala
,
abbandonata
dopo
le
cinque
,
si
gelava
;
ma
Franco
non
se
n
'
accorse
.
Si
buttò
sul
canapè
,
si
diede
tutto
al
suo
dolore
,
alla
sua
collera
,
a
una
facile
,
violenta
difesa
mentale
di
se
stesso
contro
la
moglie
.
Siccome
Luisa
si
era
levata
,
fosse
pure
con
certi
temperamenti
,
contro
lui
e
contro
Dio
,
gli
faceva
comodo
di
confondere
in
cuor
suo
la
propria
causa
con
quella
dell
'
altro
muto
,
terribile
Offeso
.
La
sorpresa
,
l
'
amarezza
,
l
'
ira
,
le
buone
e
le
cattive
ragioni
gli
fecero
prima
una
turbinosa
tempesta
nel
cervello
.
Poi
si
sfogò
a
immaginare
pentimenti
di
Luisa
,
domande
di
perdono
,
magnanime
risposte
proprie
.
A
un
tratto
udì
Maria
gridare
e
piangere
.
Si
alzò
per
andar
a
vedere
cos
'
avesse
,
ma
era
senza
lume
.
Allora
attese
un
poco
pensando
che
andrebbe
Luisa
.
Non
udì
alcun
movimento
e
la
bambina
piangeva
sempre
più
forte
.
Si
accostò
pian
piano
al
salotto
,
guardò
per
il
vetro
dell
'
uscio
.
Luisa
teneva
le
braccia
incrociate
sulla
tavola
e
il
viso
appoggiato
alle
braccia
.
Non
si
vedevano
,
al
lume
della
candela
,
che
i
suoi
bei
capelli
bruni
.
Franco
si
sentì
cadere
la
collera
,
aperse
l
'
uscio
e
chiamò
a
mezza
voce
con
certa
severa
dolcezza
:
«
Luisa
,
Maria
piange
»
.
Luisa
levò
il
viso
pallidissimo
,
prese
la
candela
e
uscì
senza
dir
parola
.
Suo
marito
la
seguì
.
Trovarono
la
bambina
a
sedere
sul
letto
,
tutta
piangente
,
spaventata
da
un
sogno
.
Quando
vide
suo
padre
gli
stese
le
braccia
supplicandolo
con
la
voce
grossa
di
pianto
:
«
No
via
,
papà
,
no
via
,
papà
!
»
.
Franco
se
la
strinse
in
braccio
,
la
coperse
di
baci
,
la
chetò
,
la
ripose
nel
letticciuolo
.
Ella
si
teneva
stretta
una
mano
del
papà
,
non
la
voleva
in
alcun
modo
lasciare
.
Luisa
prese
un
'
altra
candela
sul
suo
tavolino
da
notte
,
volle
accenderla
e
non
le
riusciva
,
tanto
le
tremavano
le
mani
.
«
Non
vieni
a
letto
?
»
,
le
chiese
Franco
.
Ella
rispose
«
no
»
tremando
più
di
prima
.
Franco
credette
indovinar
in
lei
una
supposizione
,
un
timore
,
e
se
ne
offese
.
«
Oh
,
puoi
venire
!
»
,
diss
'
egli
sdegnoso
.
Luisa
accese
il
lume
e
disse
più
pacatamente
che
doveva
lavorare
alle
scarpette
.
Uscì
e
solamente
sulla
soglia
mormorò
:
«
Buona
notte
»
.
Franco
rispose
asciutto
:
«
Buona
notte
»
.
Ebbe
un
momento
l
'
idea
di
spogliarsi
,
l
'
abbandonò
subito
poiché
sua
moglie
stava
alzata
a
lavorare
.
Tolse
una
coperta
,
si
coricò
vestito
,
dalla
parte
del
letticciuolo
onde
potersi
tenere
una
manina
di
Maria
che
non
dormiva
ancora
,
e
spense
il
lume
.
Che
dolcezza
,
quella
manina
cara
!
Franco
la
sentiva
,
bambina
,
la
sua
figliuola
,
innocente
,
amorosa
bambina
e
la
immaginava
donna
,
tutta
sua
nel
cuore
,
tutta
unita
a
lui
nelle
idee
come
nei
sentimenti
,
immaginava
che
quella
manina
stretta
volesse
compensarlo
del
dolore
datogli
da
Luisa
,
dirgli
:
papà
,
tu
e
io
siamo
uniti
per
sempre
.
Dio
,
gli
venivano
i
brividi
a
pensare
che
forse
Luisa
vorrebbe
educarla
nelle
sue
idee
e
ch
'
egli
sarebbe
lontano
,
non
ci
potrebbe
far
niente
!
Pregò
il
Signore
,
pregò
il
Maestro
così
dolce
ai
bambini
,
pregò
Maria
,
pregò
la
santa
nonna
Teresa
,
pregò
la
sua
propria
mamma
di
cui
sapeva
ch
'
era
stata
tanto
pura
e
tanto
religiosa
:
«
Custodite
,
custodite
la
mia
Maria
!
»
.
Offerse
tutto
se
stesso
,
la
felicità
terrena
,
la
salute
,
la
vita
purché
Maria
fosse
salva
dall
'
errore
.
«
Papà
»
,
disse
Ombretta
.
«
Un
bacio
.
»
Egli
si
sporse
dal
letto
,
si
chinò
a
cercar
con
le
labbra
il
caro
visino
e
poi
le
disse
di
tacere
,
di
dormire
.
Ella
tacque
un
minuto
e
chiamò
:
«
Papà
»
.
«
Cosa
?
»
«
Non
ho
mica
il
mulo
sotto
il
guanciale
,
sai
,
papà
.
»
«
No
,
no
,
cara
,
ma
dormi
.
»
«
Sì
,
papà
,
dormo
.
»
Tacque
un
altro
minuto
e
poi
:
«
La
mamma
è
a
letto
,
papà
?
»
«
No
,
cara
.
»
«
Perché
?
»
«
Perché
ti
fa
le
scarpette
.
»
«
Le
porto
anche
in
Paradiso
,
io
,
le
scarpette
,
come
il
bisnonno
?
»
«
Taci
,
dormi
.
»
«
Contami
una
storia
,
papà
.
»
Egli
si
provò
ma
non
aveva
la
fantasia
né
l
'
arte
di
Luisa
e
s
'
imbarazzò
presto
.
«
Oh
papà
»
,
disse
Maria
con
l
'
accento
della
compassione
,
«
tu
non
sai
raccontar
le
storie
.
»
Questo
lo
umiliò
.
«
Senti
,
senti
»
,
rispose
,
e
si
mise
a
recitare
una
ballata
di
Carrer
,
Al
bosco
nacque
,
povera
bambina
,
Gerolimina
,
rifacendosi
,
dopo
quattro
strofe
che
ne
sapeva
,
sempre
da
capo
,
con
intonazioni
sempre
più
misteriose
e
abbassando
via
via
la
voce
in
un
bisbiglio
inarticolato
,
fino
a
che
Ombretta
Pipì
,
cullata
dal
metro
e
dalla
rima
,
entrò
con
essi
nel
mondo
dei
sogni
.
Quando
la
udì
dormire
in
pace
gli
parve
così
crudele
di
lasciarla
,
gli
parve
d
'
essere
un
tal
traditore
che
vacillò
nel
suo
proponimento
.
Si
rimise
subito
.
Il
dolce
dialogo
con
la
bambina
gli
aveva
alquanto
pacificato
e
rischiarato
lo
spirito
.
Incominciò
ad
aver
coscienza
di
un
altro
dovere
che
oramai
gl
'
incombeva
di
fronte
alla
moglie
:
mostrarlesi
uomo
a
costo
di
qualsiasi
sacrificio
,
nella
volontà
e
nell
'
azione
,
difendere
,
contro
lei
,
la
propria
fede
con
le
opere
,
partire
,
lavorare
e
soffrire
;
e
poi
...
e
poi
...
se
Iddio
santo
vorrà
che
il
cannone
tuoni
per
l
'
Italia
,
via
,
avanti
,
e
venga
pure
una
palla
austriaca
che
la
faccia
piangere
e
pregare
anche
lei
!
Gli
sovvenne
di
non
aver
dette
le
sue
preghiere
della
sera
.
Povero
Franco
,
non
gli
era
mai
successo
di
recitarle
a
letto
senz
'
assopirsi
a
metà
.
Sentendosi
abbastanza
tranquillo
,
pensando
che
Luisa
tarderebbe
forse
molto
a
venire
,
ebbe
paura
di
addormentarsi
e
si
domandò
cosa
direbbe
se
lo
trovasse
addormentato
.
Si
alzò
pian
piano
,
disse
le
sue
preghiere
,
accese
quindi
il
lume
,
sedette
alla
scrivania
,
si
pose
a
leggere
e
si
addormentò
sulla
sedia
.
Fu
svegliato
dagli
zoccoli
della
Veronica
che
scendeva
le
scale
.
Luisa
non
era
ancora
venuta
.
Entrò
poco
dopo
e
non
espresse
alcuna
meraviglia
di
veder
Franco
alzato
.
«
Sono
le
quattro
»
,
diss
'
ella
.
«
Se
vuoi
partire
manca
mezz
'ora.»
Occorreva
partire
alle
quattro
e
mezzo
per
essere
sicuramente
a
Menaggio
in
tempo
di
pigliar
il
primo
battello
che
veniva
da
Colico
.
Invece
di
andar
a
Como
e
quindi
a
Milano
come
s
'
era
annunciato
ufficialmente
,
Franco
doveva
scendere
ad
Argegno
e
salire
a
S
.
Fedele
,
calare
in
Svizzera
per
la
Val
Mara
o
per
Orimento
e
il
Generoso
.
Franco
accennò
a
sua
moglie
di
tacere
,
di
non
svegliare
Maria
.
Poi
,
ancora
con
un
silenzioso
gesto
,
la
chiamò
a
sé
.
«
Parto
»
,
le
disse
piano
.
«
Ieri
sera
sono
stato
cattivo
,
con
te
.
Ti
domando
perdono
.
Dovevo
risponderti
diversamente
,
anche
avendo
ragione
.
Tu
conosci
il
mio
temperamento
.
Perdonami
.
Almeno
non
serbarmi
rancore
.
»
«
Per
parte
mia
non
ne
sento
affatto
»
,
rispose
Luisa
con
dolcezza
,
come
uno
che
facilmente
è
benigno
perché
si
sente
superiore
.
Gli
ultimi
preparativi
furono
fatti
in
silenzio
,
il
caffè
fu
preso
in
silenzio
.
Franco
andò
ad
abbracciare
lo
zio
che
non
aveva
salutato
la
sera
,
poi
entrò
solo
nell
'
alcova
,
si
inginocchiò
al
lettuccio
di
Maria
,
sfiorò
col
labbro
una
manina
che
pendeva
dalla
sponda
.
Ritornando
in
salotto
vi
trovò
Luisa
con
lo
scialle
e
il
cappello
,
le
domandò
se
veniva
a
Porlezza
anche
lei
.
Sì
,
veniva
.
Tutto
era
pronto
,
la
borsa
a
mano
l
'
aveva
Luisa
,
la
valigetta
era
in
barca
,
l
'
Ismaele
aspettava
alla
scaletta
della
darsena
con
un
piede
sullo
scalino
e
un
piede
sulla
prua
del
battello
.
La
Veronica
accompagnò
i
viaggiatori
col
lume
,
diede
il
buon
viaggio
al
padrone
,
tutta
compunta
,
avendo
odorata
la
burrasca
.
Due
minuti
ancora
e
il
pesante
battello
spinto
da
Ismaele
con
la
remata
lenta
e
tranquilla
«
di
viaggio
»
passava
sotto
il
muro
dell
'
orto
.
Franco
mise
il
capo
al
finestrino
.
Passarono
,
nel
chiaror
fioco
della
notte
stellata
senza
luna
,
i
rosai
,
i
capperi
,
le
agavi
pendenti
dal
muro
,
passarono
gli
aranci
,
il
nespolo
,
il
pino
.
Addio
,
addio
!
Passarono
il
Camposanto
,
la
«
Zocca
de
Mainé
»
,
la
stradicciuola
fatta
tante
volte
con
Maria
,
il
Tavorell
.
Franco
non
guardò
più
.
Non
c
'
era
il
solito
lume
,
quella
notte
,
nel
casottino
del
battello
ed
egli
non
poteva
vedere
sua
moglie
,
che
non
parlava
.
«
Vieni
a
Porlezza
per
le
carte
del
notaio
»
,
diss
'
egli
,
«
o
proprio
per
accompagnar
me
?
»
«
Anche
questo
!
»
,
mormorò
Luisa
,
tristemente
.
«
Ho
voluto
esser
leale
con
te
fino
all
'
estremo
e
tu
te
ne
sei
offeso
.
Mi
domandi
perdono
e
poi
mi
dici
queste
cose
.
Capisco
che
non
si
può
esser
fedeli
alla
verità
senza
soffrire
molto
,
molto
,
molto
.
Pazienza
,
ormai
ho
preso
questa
strada
.
Se
son
venuta
per
accompagnarti
,
lo
saprai
.
Non
farmi
abbassare
a
dirlo
adesso
!
»
«
Non
farmi
abbassare
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Io
non
capisco
.
Siamo
tanto
diversi
in
tante
cose
,
del
resto
.
Dio
mio
!
come
siamo
diversi
!
Tu
sei
sempre
così
padrona
di
te
stessa
,
sai
sempre
esprimere
i
tuoi
pensieri
così
esattamente
,
li
conservi
sempre
così
netti
,
così
freddi
!
»
Luisa
mormoro
:
«
Sì
,
siamo
diversi
»
.
Non
parlarono
più
né
l
'
uno
né
l
'
altro
fino
a
Cressogno
.
Quando
furono
vicini
alla
villa
della
nonna
,
Luisa
parlò
e
cercò
che
il
discorso
non
cadesse
fino
a
che
la
villa
non
fosse
passata
.
Si
fece
ripetere
tutto
l
'
itinerario
stabilito
,
suggerì
di
pigliar
la
sola
borsa
a
mano
perché
la
valigia
imbarazzerebbe
troppo
da
Argegno
in
poi
.
Ne
aveva
già
parlato
con
Ismaele
e
Ismaele
s
'
incaricava
di
portarla
a
Lugano
e
di
spedirla
a
Torino
di
là
.
Intanto
la
villa
della
nonna
con
le
sue
suggestioni
sinistre
,
passo
.
Ecco
il
santuario
della
Caravina
,
adesso
.
Due
volte
,
durante
i
loro
amori
,
Franco
e
Luisa
s
'
erano
incontrati
alla
festa
della
Caravina
l
'
otto
settembre
,
sotto
gli
ulivi
.
E
passò
anche
la
cara
piccola
chiesa
cinta
d
'
ulivi
sotto
le
rupi
paurose
del
picco
di
Cressogno
.
Addio
,
chiesa
,
addio
,
tempo
passato
.
«
Ricordati
»
,
disse
Franco
quasi
duramente
,
«
che
Maria
deve
dire
le
sue
preghiere
ogni
mattina
e
ogni
sera
.
È
un
comando
che
ti
do
.
»
«
Lo
avrei
fatto
anche
senza
comando
»
,
rispose
Luisa
.
«
So
che
Maria
non
appartiene
solo
a
me
.
»
Silenzio
fino
a
Porlezza
.
L
'
uscir
dalla
cala
placida
della
Valsolda
,
il
veder
altre
valli
,
altri
orizzonti
e
il
lago
segnato
dalle
prime
brezze
dell
'
alba
,
traevano
i
due
viaggiatori
ad
altri
pensieri
,
li
facevano
pensare
,
senza
che
ne
sapessero
il
perché
,
all
'
avvenire
incerto
precorso
da
bisbigli
annunciatori
di
grandi
cose
,
che
passavan
di
furto
per
il
pesante
silenzio
austriaco
.
Si
udì
qualcuno
gridare
dalla
riva
di
Porlezza
e
Ismaele
si
mise
a
remar
di
lena
.
Era
il
vetturino
,
il
Toni
Pollìn
,
che
gridava
di
far
presto
se
non
si
voleva
perdere
il
vapore
a
Menaggio
.
Ecco
gli
ultimi
momenti
.
Franco
abbassò
il
vetro
dell
'
usciolino
,
guardò
quell
'
uomo
come
se
avesse
un
grande
interesse
di
udirne
le
parole
.
Quando
approdarono
si
voltò
a
sua
moglie
.
«
Esci
anche
tu
?
»
Ella
rispose
:
«
Se
credi
»
.
Uscirono
.
Una
carrettella
era
sulla
riva
,
pronta
.
«
Guarda
»
,
disse
Luisa
,
«
che
nella
borsa
troverai
da
far
colazione
.
»
Si
abbracciarono
,
si
scambiarono
un
bacio
rapido
e
freddo
davanti
tre
o
quattro
curiosi
.
«
Fa
che
Maria
»
,
disse
Franco
,
«
mi
perdoni
di
esser
partito
così
»
,
e
furono
le
ultime
sue
parole
perché
il
Toni
Pollìn
insisteva
,
«
presto
,
presto
!
»
.
La
carrettella
partì
di
gran
trotto
e
con
un
gran
fracasso
di
frustate
per
la
stretta
,
scura
viuzza
di
Porlezza
.
Franco
viaggiava
sul
Falco
,
da
Campo
verso
Argegno
,
quando
pensò
di
prender
qualche
cosa
.
Aperse
la
borsa
e
gli
balzò
il
cuore
vedendo
una
lettera
con
questo
indirizzo
di
carattere
di
sua
moglie
:
«
per
te
»
.
L
'
aperse
avidamente
e
lesse
:
Se
tu
sapessi
cosa
mi
sento
io
nell
'
anima
,
quel
che
soffro
,
come
sono
tentata
di
lasciar
qui
le
scarpette
delle
quali
m
'
intendo
assai
meno
che
tu
non
creda
,
e
di
venir
da
te
a
rinnegar
quello
che
t
'
ho
detto
,
non
saresti
così
duro
con
me
.
Debbo
aver
molto
peccato
contro
la
Verità
perché
mi
sieno
così
difficili
e
amari
i
primi
passi
che
faccio
seguendo
lei
.
Tu
mi
credi
orgogliosa
e
io
stessa
mi
credevo
molto
suscettibile
:
adesso
sento
che
le
tue
parole
umilianti
non
potrebbero
trattenermi
dal
venirti
a
cercare
.
Ciò
che
mi
trattiene
è
una
Voce
dentro
di
me
,
una
Voce
più
forte
di
me
,
che
mi
comanda
di
tutto
sacrificare
fuorché
la
mia
coscienza
della
verità
.
Ah
,
io
spero
un
premio
di
questo
sacrificio
!
Io
spero
che
possiamo
un
giorno
essere
uniti
con
tutta
l
'
anima
.
Esco
in
giardinetto
a
coglier
per
te
la
brava
rosellina
che
abbiamo
ammirata
insieme
ier
l
'
altro
,
che
ha
sfidato
e
vinto
gennaio
.
Ti
ricordi
quanti
ostacoli
erano
fra
noi
quando
la
prima
volta
ebbi
un
fiore
dalle
tue
mani
?
Io
non
t
'
amavo
ancora
e
tu
già
pensavi
a
vincermi
.
Adesso
sono
io
che
spero
di
conquistare
te
.
Mancò
poco
che
Franco
lasciasse
passare
Argegno
senza
muoversi
dal
suo
posto
.
9
.
Per
il
pane
,
per
l
'
Italia
,
per
Dio
Otto
mesi
dopo
,
nel
settembre
del
1855
,
Franco
abitava
una
misera
soffitta
a
Torino
,
in
via
Barbaroux
.
Aveva
ottenuto
nel
febbraio
un
posto
di
traduttore
all
'
Opinione
,
con
ottantacinque
lire
il
mese
.
Più
tardi
fece
anche
relazioni
del
Parlamento
e
lo
stipendio
gli
fu
portato
a
cento
lire
il
mese
.
Il
Dina
,
direttore
del
giornale
,
gli
voleva
bene
e
gli
procacciava
qualche
lavoro
straordinario
,
fuori
d
'
ufficio
,
tanto
da
fargli
prendere
altre
venticinque
o
trenta
lire
il
mese
.
Franco
viveva
con
sessanta
lire
il
mese
.
Il
resto
andava
a
Lugano
e
da
Lugano
,
per
le
mani
fedeli
d
'
Ismaele
,
a
Oria
.
Per
vivere
un
mese
con
sessanta
lire
ci
voleva
una
forza
d
'
animo
che
lo
stesso
Franco
non
avrebbe
creduto
,
prima
,
possedere
.
Le
ore
d
'
ufficio
,
il
tradurre
,
assai
laborioso
per
un
uomo
pieno
di
scrupoli
e
di
timidità
letterarie
,
gli
pesavano
più
delle
privazioni
;
e
sessanta
lire
gli
parevano
ancora
troppe
,
si
rimproverava
di
non
saper
vivere
con
meno
.
Si
era
legato
con
altri
sei
emigrati
,
parte
lombardi
parte
veneti
.
Mangiavano
insieme
,
passeggiavano
insieme
,
disputavano
insieme
.
Meno
Franco
e
un
Udinese
,
gli
altri
erano
fra
i
trenta
e
i
quarant
'
anni
.
Tutti
poverissimi
,
non
avevano
mai
voluto
pigliar
un
soldo
dal
governo
piemontese
a
titolo
di
sussidio
.
L
'
Udinese
che
apparteneva
a
una
famiglia
ricca
e
austriacante
e
da
casa
non
riceveva
niente
,
conosceva
bene
il
flauto
,
dava
quattro
o
cinque
lezioni
la
settimana
e
suonava
nelle
orchestrine
dei
teatri
di
commedia
.
Un
notaio
padovano
copiava
nello
studio
di
Boggio
.
Un
avvocato
di
Caprino
Bergamasco
,
soldato
di
Roma
del
1849
,
teneva
i
registri
di
un
grande
negozio
di
ombrelli
e
di
mazze
in
via
Nuova
,
per
cui
gli
amici
lo
chiamavano
il
«
Fante
di
bastoni
»
.
Un
quarto
,
milanese
,
aveva
fatto
la
campagna
del
'48
nelle
guide
di
Carlo
Alberto
;
per
questo
,
e
per
una
certa
sua
boria
meneghína
,
il
Padovano
gli
aveva
posto
nome
«
Caval
di
spade
»
.
La
professione
del
Caval
di
spade
era
quella
di
litigare
continuamente
col
Fante
di
bastoni
per
antagonismo
di
provincia
,
d
'
insegnare
la
scherma
in
due
convitti
,
e
,
l
'
inverno
,
di
suonare
il
piano
dietro
una
cortina
misteriosa
,
nelle
sale
dove
si
ballavano
polke
a
due
soldi
l
'
una
.
Gli
altri
vivevano
con
miserabili
assegni
delle
loro
famiglie
.
Erano
tutti
scapoli
,
meno
Franco
,
e
tutti
allegri
.
Si
chiamavano
e
si
facevano
chiamare
«
i
sette
sapienti
»
.
Dominavano
Torino
,
nella
loro
sapienza
,
dall
'
alto
di
sette
soffitte
sparse
per
tutta
la
città
da
Borgo
San
Dalmazzo
a
Piazza
Milano
.
La
più
misera
era
quella
di
Franco
che
la
pagava
sette
lire
il
mese
.
Meno
il
Padovano
,
a
cui
una
sorella
del
portinaio
di
casa
portava
l
'
acqua
nella
soffitta
,
nessuno
della
compagnia
si
faceva
del
tutto
servire
,
e
il
Padovano
avrebbe
espiato
bene
la
sua
devota
Margà
con
le
tormentose
celie
degli
amici
,
se
non
fosse
stato
il
pacifico
filosofo
ch
'
era
.
Tutti
si
lustravano
le
scarpe
da
sé
.
Il
più
destro
di
mano
era
Franco
e
a
lui
toccava
di
attaccare
i
bottoni
agli
amici
quando
non
volevano
umiliarsi
ricorrendo
al
Padovano
e
alla
sua
Margà
,
la
quale
,
del
resto
,
certe
volte
,
«
o
mi
povra
dona
!
»
,
ne
vedeva
capitare
una
processione
.
L
'
Udinese
aveva
bene
un
'
amante
,
una
piccola
«
tota
»
del
primo
baraccone
di
piazza
Castello
sull
'
angolo
di
Po
;
ma
era
geloso
e
non
permetteva
che
attaccasse
bottoni
a
nessuno
.
Gli
amici
se
ne
vendicavano
chiamandola
«
tota
bürattina
»
perché
vendeva
fantocci
e
bambole
.
Egli
era
del
resto
,
grazie
a
«
tota
burattina
»
,
il
solo
della
compagnia
che
avesse
gli
abiti
sempre
in
ordine
e
la
cravatta
annodata
con
una
grazia
speciale
.
A
mangiare
andavano
in
una
trattoria
di
Vanchiglia
battezzata
«
la
trattoria
del
mal
de
stomi
»
dove
per
trenta
lire
il
mese
avevano
colazione
e
pranzo
.
Il
loro
lusso
era
il
bicierìn
,
un
miscuglio
di
caffè
,
latte
e
cioccolatte
che
si
aveva
per
quindici
centesimi
.
Lo
prendevano
la
mattina
,
i
veneti
al
caffè
Alfieri
,
gli
altri
al
caffè
Florio
.
Meno
Franco
,
però
.
Franco
rinunciava
al
bicierìn
e
al
relativo
torcètt
,
pasta
da
un
soldo
,
per
ammassare
tanto
che
gli
bastasse
a
far
una
corsa
a
Lugano
e
portar
un
regaluccio
a
Maria
.
Andavano
a
passeggiare
,
l
'
inverno
,
sotto
i
portici
di
Po
,
quelli
della
Sapienza
,
dalla
parte
dell
'
Università
,
non
quelli
della
Follia
,
dalla
parte
di
S
.
Francesco
;
e
poi
sedevano
al
caffè
dove
uno
della
compagnia
,
per
turno
,
prendeva
il
caffè
mentre
gli
altri
leggevano
i
giornali
e
saccheggiavano
lo
zucchero
.
Una
volta
alla
settimana
,
invece
che
andare
al
caffè
,
si
cacciavano
,
per
accontentare
il
Fante
di
bastoni
,
in
un
buco
di
via
Bertola
dove
si
beveva
il
più
puro
e
squisito
Giambava
.
A
teatro
ci
andava
l
'
Udinese
e
in
grazia
sua
,
di
tanto
in
tanto
,
qualche
altro
,
gratis
;
sempre
alla
commedia
,
per
lo
più
al
Rossini
o
al
Gerbino
.
Per
Franco
il
passar
davanti
ai
manifesti
del
Regio
e
degli
altri
teatri
di
musica
,
era
un
supplizio
molto
maggiore
che
lustrarsi
le
scarpe
o
far
colazione
con
cinque
centimetri
quadrati
di
frittata
buonissima
per
osservare
le
macchie
del
sole
.
Fortunatamente
aveva
conosciuto
certo
C
.
,
veneto
,
segretario
al
Ministero
dei
Lavori
Pubblici
,
il
quale
lo
presentò
alla
famiglia
di
un
distintissimo
maggiore
medico
dell
'
esercito
,
pure
veneto
,
che
possedeva
un
piano
,
riceveva
,
la
sera
,
alcuni
amici
e
li
ristorava
con
un
caffè
eccellente
,
quasi
unico
,
in
quei
tempi
,
a
Torino
.
Quando
i
sette
sapienti
,
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
non
passavano
la
sera
insieme
,
Franco
andava
a
casa
C
.
,
in
piazza
Milano
,
a
far
musica
,
a
conversare
d
'
arte
con
le
signorine
,
a
disputar
di
politica
con
la
signora
,
una
fiera
patriota
veneziana
di
grande
ingegno
e
d
'
animo
antico
,
che
aveva
tutte
eroicamente
affrontate
le
durezze
e
le
amarezze
dell
'
esilio
,
incuorando
il
marito
i
cui
primi
passi
erano
stati
assai
difficili
e
amari
;
perché
a
lui
,
già
reputatissimo
professore
dell
'
Università
di
Padova
,
le
care
,
benedette
teste
oneste
e
dure
della
rigida
amministrazione
piemontese
avevano
imposto
di
subire
un
esame
se
voleva
diventare
capitano
medico
,
niente
meno
.
La
corrispondenza
fra
Torino
e
Oria
non
rispecchiava
lo
stato
vero
degli
animi
di
Franco
e
di
Luisa
,
correva
liscia
,
affettuosa
,
certo
con
molti
ritegni
e
cautele
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
Luisa
si
era
figurata
che
Franco
avrebbe
risposto
alla
sua
letterina
e
sarebbe
entrato
nel
grande
argomento
.
Non
vedendo
che
parlasse
mai
né
della
letterina
né
di
ciò
ch
'
era
stato
fra
loro
quell
'
ultima
notte
,
arrischiò
un
'
allusione
.
Non
fu
raccolta
.
In
fatto
Franco
s
'
era
messo
più
volte
a
scrivere
col
proposito
di
affrontare
le
idee
di
sua
moglie
.
Prima
di
scrivere
si
sentiva
forte
,
si
teneva
sicuro
che
pensandoci
avrebbe
trovato
facilmente
argomenti
vittoriosi
;
gliene
venivano
anche
alla
penna
di
quelli
che
gli
sembravan
tali
ma
poi
,
quand
'
erano
scritti
,
ne
scopriva
subito
la
insufficienza
,
ne
stupiva
,
se
ne
doleva
,
ritentava
la
prova
e
sempre
con
eguale
successo
.
Eppure
sua
moglie
aveva
ben
torto
;
di
questo
non
dubitava
un
momento
;
dunque
vi
doveva
essere
modo
di
dimostrarglielo
.
Bisognava
studiare
.
Cosa
?
Come
?
Ne
domandò
a
un
prete
dal
quale
si
era
confessato
poco
dopo
il
suo
arrivo
a
Torino
.
Questo
prete
,
un
piccolo
vecchietto
contraffatto
,
focoso
e
dottissimo
,
lo
invitò
a
casa
sua
,
in
piazza
Paesana
,
si
pose
ad
aiutarlo
con
entusiasmo
,
gli
suggerì
una
quantità
di
libri
,
parte
da
legger
lui
,
parte
da
mandare
a
sua
moglie
.
Forte
orientalista
e
gran
tomista
,
provando
una
vivissima
simpatia
per
Franco
,
attribuendogli
un
ingegno
e
una
cultura
forse
superiori
al
vero
,
per
poco
non
gli
suggerì
di
studiar
l
'
ebraico
e
volle
poi
assolutamente
che
leggesse
S
.
Tommaso
.
Arrivò
sino
a
dargli
un
abbozzo
di
lettera
a
sua
moglie
con
gli
argomenti
che
doveva
sviluppare
.
Franco
s
'
innamorò
subito
del
vecchietto
entusiasta
che
aveva
poi
,
anche
nell
'
aspetto
,
la
purezza
d
'
un
Santo
.
Si
mise
a
studiar
S
.
Tommaso
con
grande
ardore
e
vi
durò
poco
.
Gli
parve
di
mettersi
in
un
mare
senza
fine
e
senza
principio
,
di
non
potervisi
dirigere
.
Il
disegno
scolastico
della
trattazione
,
quella
uniformità
nella
forma
dell
'
argomentare
pro
e
contro
,
quel
gelido
latino
denso
di
profondo
pensiero
e
incolore
alla
superficie
,
gli
schiacciarono
in
tre
giorni
tutta
la
buona
volontà
.
Gli
argomenti
dell
'
abbozzo
di
lettera
non
li
capì
che
in
piccola
parte
.
Se
li
fece
spiegare
,
li
intese
meglio
,
si
dispose
a
scendere
in
campo
con
essi
e
si
trovò
impacciato
come
David
nell
'
armatura
di
Saul
.
Gli
pesavano
,
non
li
poteva
maneggiare
,
senti
che
non
erano
roba
sua
e
che
non
lo
sarebbero
diventati
mai
.
No
,
egli
non
poteva
presentarsi
a
sua
moglie
col
tricorno
e
con
la
tonaca
del
professor
G
.
,
impugnando
una
lancia
di
teologia
e
coprendosi
con
uno
scudo
di
metafisica
.
Riconobbe
che
non
era
nato
per
filosofare
in
nessun
modo
;
gli
mancava
persino
l
'
organo
del
rigido
ragionamento
logico
;
o
almeno
il
suo
bollente
cuore
,
ricco
di
tenerezze
e
di
sdegni
,
voleva
troppo
parlare
anche
lui
,
a
favore
o
contro
,
secondo
la
propria
passione
.
Suonando
una
sera
a
casa
C
.
,
tutto
fremente
e
con
gli
occhi
sfavillanti
,
l
'
andante
della
suonata
op
.
28
di
Beethoven
,
gli
capitò
di
dire
a
mezza
voce
:
«
Ah
questo
,
questo
,
questo
!
»
.
Nessun
Padre
,
pensava
,
nessun
Dottore
potrebbe
comunicar
il
sentimento
religioso
come
Beethoven
.
Metteva
,
suonando
,
tutta
l
'
anima
sua
nella
musica
e
avrebbe
pur
voluto
esser
con
Luisa
,
suonarle
il
divino
andante
,
unirsi
a
lei
pregando
in
un
inenarrabile
spasimo
dello
spirito
,
così
.
Né
gli
venne
in
mente
che
Luisa
,
la
quale
del
resto
sentiva
la
musica
molto
meno
di
lui
,
avrebbe
piuttosto
dato
all
'
andante
il
senso
del
doloroso
conflitto
fra
il
proprio
affetto
e
le
proprie
idee
.
Andò
da
G
.
,
gli
riportò
S
.
Tommaso
,
gli
confessò
tutta
la
sua
impotenza
con
parole
così
umili
e
commosse
che
il
vecchio
prete
,
dopo
qualche
momento
di
silenzio
accigliato
e
inquieto
,
gli
perdonò
.
«
Là
là
là
»
,
diss
'
egli
riprendendosi
con
rassegnazione
il
suo
primo
volume
della
Somma
,
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
e
sperouma
ca
fassa
Chiel
.
»
Così
finirono
gli
studi
teologici
di
Franco
.
Tanto
meditare
sulle
idee
di
sua
moglie
e
sulle
proprie
e
soprattutto
il
consiglio
del
professore
«
ca
s
'
raccomanda
al
Sgnour
»
non
furono
senza
frutto
.
Cominciò
a
intendere
che
in
qualche
cosa
Luisa
non
aveva
torto
.
Rimproverato
da
lei
di
non
condurre
la
vita
che
secondo
la
sua
fede
avrebbe
dovuto
,
egli
s
'
era
offeso
di
ciò
più
che
di
tutto
il
resto
.
Adesso
un
generoso
slancio
lo
portò
all
'
altro
estremo
,
a
giudicarsi
sinistramente
,
a
esagerare
le
proprie
colpe
d
'
accidia
,
d
'
ira
e
persin
di
gola
,
a
tenersi
responsabile
delle
aberrazioni
intellettuali
di
Luisa
.
E
provò
una
smania
di
dirlo
,
di
umiliarsi
davanti
a
lei
,
di
separar
la
causa
propria
dalla
causa
di
Dio
.
Quando
ebbe
il
posto
all
'
Opinione
e
regolò
le
proprie
spese
per
poter
fare
un
assegno
alla
famiglia
,
sua
moglie
gli
scrisse
che
l
'
assegno
era
assolutamente
troppo
forte
in
proporzione
dei
suoi
guadagni
.
Il
saper
ch
'
egli
viveva
a
Torino
con
sessanta
lire
il
mese
le
rendeva
amaro
il
cibo
a
lei
.
Allora
egli
le
rispose
,
questo
non
proprio
sinceramente
,
che
,
anzi
tutto
,
non
pativa
mai
la
fame
;
che
,
del
resto
,
sarebbe
stato
felice
anche
di
digiunare
perché
provava
un
'
avidità
intensa
di
mutar
vita
,
di
espiar
gli
ozi
passati
,
compreso
il
soverchio
tempo
dato
ai
fiori
e
alla
musica
,
di
espiar
tutte
le
passate
mollezze
,
tutte
le
debolezze
,
comprese
quelle
per
la
cucina
raffinata
e
per
i
vini
scelti
.
Soggiunse
che
della
vita
passata
aveva
domandato
perdono
a
Dio
e
che
credeva
doverlo
domandare
anche
a
lei
.
Insomma
il
Padovano
,
cui
si
era
legato
di
grande
amicizia
,
udito
recitarsi
da
lui
,
come
a
riprova
di
precedenti
confessioni
,
questo
brano
di
lettera
,
gli
disse
:
«
Ciò
,
la
par
l
'
orazion
de
Manasse
re
di
Giuda
»
.
Luisa
scriveva
molto
affettuosamente
,
sì
,
ma
con
minore
effusione
.
Il
silenzio
di
Franco
circa
l
'
argomento
del
colloquio
doloroso
le
spiaceva
;
e
cominciar
lei
,
di
fronte
a
un
silenzio
così
ostinato
,
non
le
parve
utile
.
I
propositi
di
lavoro
e
di
sacrificio
la
commossero
profondamente
;
quando
lesse
quella
confessione
da
gran
delinquente
con
la
domanda
di
perdono
a
Dio
e
a
lei
,
ne
sorrise
e
baciò
la
lettera
sentendo
ch
'
era
un
atto
di
sottomissione
e
un
'
acquiescenza
umile
alle
censure
che
tanto
lo
avevano
a
prima
giunta
irritato
.
Povero
Franco
,
ecco
gli
slanci
della
sua
nobile
,
generosa
natura
!
Ma
durerebbero
?
Rispose
subito
e
se
dalla
risposta
traspariva
la
sua
commozione
,
ne
traspariva
pure
il
sorriso
,
del
quale
Franco
non
fu
contento
.
Nella
chiusa
v
'
eran
questi
periodi
:
«
Leggendo
tutte
le
accuse
che
ti
fai
ho
pensato
con
rimorso
a
quelle
che
t
'
ho
fatto
io
,
una
triste
notte
,
e
ho
sentito
che
ci
pensavi
anche
tu
quando
scrivevi
,
benché
né
questa
lettera
né
alcuna
delle
altre
tue
ne
abbia
parola
.
Di
quelle
accuse
ho
rimorso
,
Franco
mio
;
ma
delle
altre
cose
a
cui
tanto
penso
nella
mia
solitudine
,
oh
come
vorrei
che
parlassimo
ancora
,
da
buoni
amici
!
»
.
Il
desiderio
di
Luisa
restò
vano
.
Su
questo
punto
Franco
non
rispose
affatto
,
anzi
la
sua
prima
lettera
fu
alquanto
freddina
.
Perciò
Luisa
non
ritornò
più
sull
'
argomento
.
Solo
una
volta
,
parlando
di
Maria
,
scrisse
:
«
Se
tu
vedessi
come
recita
il
Padre
nostro
,
mattina
e
sera
,
e
come
si
comporta
a
Messa
,
la
domenica
,
saresti
contento
»
.
Egli
rispose
:
«
Di
quanto
mi
scrivi
circa
le
pratiche
religiose
di
Maria
,
sono
contento
e
ti
ringrazio
»
.
Sì
Luisa
che
Franco
scrivevano
quasi
ogni
giorno
e
spedivano
le
lettere
una
volta
alla
settimana
.
Ismaele
andava
alla
posta
di
Lugano
ogni
martedì
,
portava
la
lettera
della
moglie
e
riportava
quella
del
marito
.
In
giugno
Maria
ebbe
il
morbillo
,
in
agosto
lo
zio
Piero
perdette
quasi
improvvisamente
l
'
occhio
sinistro
e
ne
fu
,
per
qualche
tempo
,
molto
turbato
.
Durante
questi
due
periodi
,
le
lettere
di
Oria
spesseggiavano
.
In
settembre
la
corrispondenza
ritornò
settimanale
.
Tolgo
dal
fascio
le
ultime
lettere
scambiate
fra
Luisa
e
Franco
alla
vigilia
degli
avvenimenti
onde
furono
colti
alla
fine
di
settembre
.
Luisa
a
Franco
Oria
,
12
settembre
1855
Il
riverito
signor
Ismaele
ci
ha
fatto
molto
aspettare
l
'
ultima
tua
,
perché
da
Lugano
invece
di
venire
a
Oria
è
andato
a
Caprino
con
alcuni
amici
suoi
e
delle
Potenze
Occidentali
a
festeggiare
la
presa
di
Sebastopoli
nella
cantina
dello
Scarselon
e
là
ha
bevuto
«
un
cicinìn
»
e
quindi
è
ritornato
a
Lugano
dove
un
altro
«
cicinìn
»
lo
ha
fatto
dormire
come
un
salame
fino
a
mercoledì
mattina
.
Ha
pure
dimenticato
di
spedirti
il
vasetto
di
lucido
e
così
lo
dovrai
aspettare
una
settimana
o
pagare
,
a
Torino
,
tanto
più
caro
,
se
la
provvista
è
finita
.
Me
ne
rincresce
assai
.
Se
Dina
ti
ha
offerto
di
scrivere
qualche
appendice
teatrale
,
tanto
meglio
.
Così
potrai
udire
gratis
un
po
'
di
musica
;
benché
sono
anch
'
io
dell
'
opinione
del
vostro
Caval
di
spade
che
bisogna
ricondurre
la
musica
italiana
al
tamburo
.
Quanto
all
'
affare
Valle
Intelvi
,
lodo
la
tua
prudenza
.
Essa
è
stata
però
così
grande
che
non
sono
certissima
d
'
averti
inteso
bene
.
Ho
inteso
che
per
preparare
,
in
caso
di
guerra
,
un
movimento
alle
spalle
dei
nostri
signori
,
occorrono
alcune
persone
sicure
cui
far
capo
con
le
opportune
comunicazioni
da
Torino
,
sia
direttamente
sia
per
mezzo
del
Comitato
di
Como
.
A
ogni
modo
andrò
io
stessa
domani
a
Pellio
Superiore
dove
c
'
è
un
medico
condotto
grande
amico
di
V
.
e
sicurissimo
.
Parlerò
con
lui
,
intanto
.
Per
quella
fodera
sdrucita
non
ti
crucciare
.
Basta
che
porti
l
'
abito
a
Lugano
quando
verrai
.
Ci
penserò
io
e
posso
anche
promettere
di
foderarti
le
maniche
di
seta
,
grazie
ad
una
sottana
che
mia
madre
mi
diceva
essere
venuta
in
casa
Ribera
da
casa
Affaitati
nel
secolo
scorso
,
una
sottana
gialla
a
fiorami
rossi
che
né
io
né
Ombretta
porteremo
certo
mai
.
Ombretta
sta
benissimo
.
Da
tre
giorni
,
declinando
il
caldo
,
ha
ripreso
i
suoi
colori
.
Stamattina
le
ho
dato
la
prima
lezione
di
lettura
col
metodo
Lambruschini
.
Tutto
si
trasforma
e
progredisce
nella
nostra
casa
!
Questa
sorte
è
toccata
ieri
all
'
antico
cartellone
della
tombola
,
con
dolore
muto
ma
palese
della
Cia
.
Ne
ho
fatto
strage
per
tagliarne
fuori
,
oltre
a
cinque
quadratini
per
le
vocali
,
parecchi
altri
quadrati
più
grandi
,
dove
ho
disegnato
,
immagina
come
!
le
figure
di
so
-
le
,
lu
-
na
,
ca
-
ne
,
bu
-
e
,
ecc
.
Maria
ha
imparate
le
vocali
con
prontezza
sufficiente
.
A
mezza
lezione
è
entrato
lo
zio
Piero
e
ha
esclamato
:
«
Oh
povero
me
!
»
.
Poi
,
malgrado
le
mie
proteste
,
ha
molto
compianto
Maria
.
Ella
ha
risposto
che
studiava
per
scrivere
a
papà
.
«
Scrivere
a
papà
»
è
la
sua
idea
fissa
e
io
credo
che
se
la
facessi
scrivere
conducendole
la
mano
,
perderei
forse
il
più
forte
stimolo
che
posso
adoperare
con
lei
come
maestra
di
lettura
,
poiché
sa
che
prima
di
scrivere
deve
imparare
a
leggere
.
Il
suo
affetto
per
te
vien
sempre
fuori
con
una
mistura
di
amor
proprio
.
Parla
come
se
fosse
un
bisogno
,
non
suo
ma
tuo
,
mio
,
dell
'
universo
intero
che
Ombretta
Pipì
scriva
a
papà
.
Uno
di
questi
giorni
mi
udì
sgridar
la
Veronica
perché
ha
la
cattiva
abitudine
di
buttar
dalla
cucina
l
'
acqua
sporca
sul
carrubo
che
n
'
è
intristito
.
Ricordai
alla
Veronica
,
naturalmente
,
quanto
il
carrubo
è
caro
a
te
.
Maria
l
'
udiva
che
brontolava
tra
sé
contro
il
povero
carrubo
perché
manda
ombra
in
cucina
e
gli
augurava
di
crepare
.
«
Taci
!
»
,
le
intimò
Maria
con
una
forza
inesprimibile
.
«
Ti
mando
via
se
non
taci
.
»
L
'
altra
la
rimbeccò
e
Maria
fuori
a
piangere
.
Io
udii
e
accorsi
.
«
Perché
piangi
?
»
«
Perché
la
Veronica
dice
brutte
parole
alla
pianta
di
papà
.
»
Bisognava
vedere
che
visetto
irritato
!
Adesso
fa
lei
la
guardia
al
carrubo
,
non
se
ne
allontana
senza
una
predica
alla
Veronica
e
prende
un
'
aria
d
'
importanza
come
se
la
vita
del
carrubo
fosse
affidata
a
lei
.
Ogni
mattina
,
quando
va
in
giardinetto
,
corre
lì
e
dice
:
«
Stai
bene
,
pianta
?
»
.
Oggi
ha
versato
molte
lagrime
perché
la
breva
soffiava
scotendo
forte
il
carrubo
,
e
poi
ch
'
ella
gli
ebbe
fatta
la
solita
domanda
,
io
le
dissi
:
«
Vedi
che
non
sta
bene
il
carrubo
?
Vedi
che
risponde
di
no
?
»
.
Più
tardi
mi
domandò
se
il
carrubo
,
quando
muore
,
va
in
Paradiso
.
Le
risposi
che
siccome
il
carrubo
disturba
la
Veronica
mandando
l
'
ombra
in
cucina
,
non
può
andare
in
Paradiso
.
Tacque
mortificata
.
Lo
zio
Piero
è
ormai
rassegnato
del
tutto
alla
perdita
del
suo
occhio
.
Si
paragona
ad
un
altare
dove
si
dice
messa
e
il
chierico
ha
spento
,
durante
l
'
ultimo
vangelo
,
una
delle
due
candele
.
Dopo
pranzo
egli
e
Maria
fanno
in
loggia
delle
conversazioni
senza
fine
,
non
più
interrotte
dal
corso
del
Mississipì
,
oramai
dimenticato
.
Lo
zio
le
racconta
tante
vecchie
cose
che
non
ha
mai
raccontato
neppure
a
me
.
Io
non
entro
,
allora
,
in
loggia
,
perché
credo
che
si
apra
più
volentieri
con
la
piccina
sola
.
Si
vogliono
un
gran
bene
e
non
si
fanno
mai
o
quasi
mai
baci
né
carezze
,
come
se
Maria
fosse
una
persona
grande
.
13
Stamattina
ho
preso
con
me
la
Leu
,
la
sorella
della
Veronica
,
ch
'
è
clorotica
,
per
condurla
a
consultare
il
medico
di
Pellio
;
capisci
!
Abbiamo
impiegato
due
ore
e
mezzo
da
Osteno
.
Tu
avresti
goduto
con
entusiasmo
la
bellezza
dei
luoghi
e
della
mattina
.
Io
invece
non
me
ne
commossi
che
un
momento
fra
i
vecchi
castagni
di
Pellio
Superiore
,
dove
voltandosi
a
guardar
giù
la
valle
si
scopre
,
in
fondo
a
quel
grande
imbuto
verde
,
Porlezza
e
un
pezzetto
di
lago
,
una
piccola
coppa
di
acqua
viva
,
verde
anche
quella
.
Ti
ricordi
che
abbiamo
fatto
colazione
insieme
lassù
,
nel
tempo
in
cui
ero
ancora
signorina
e
che
l
'
Ester
si
è
accorta
di
qualche
cosa
quando
mi
hai
parlato
di
mia
madre
?
Ho
trovato
il
mio
medico
condotto
alla
fontana
di
«
Pèll
sora
»
,
fra
le
pecore
,
come
un
patriarca
.
Gli
ho
fatto
visitare
la
Leu
e
poi
,
allontanata
questa
,
abbiamo
parlato
.
Non
sapeva
che
sei
a
Torino
e
al
solo
nome
di
Torino
mi
afferrò
e
mi
strinse
le
mani
come
se
la
moglie
d
'
uno
ch
'
è
a
Torino
fosse
già
una
specie
di
eroina
.
Credeva
poi
che
corrispondendo
con
Torino
io
avessi
il
piano
di
Cavour
in
una
tasca
e
quello
di
Napoleone
nell
'
altra
.
È
un
bonapartista
così
sfegatato
che
gli
è
amara
l
'
alleanza
inglese
e
dice
«
la
perfida
Albione
»
.
Si
teneva
sicurissimo
,
del
resto
,
della
guerra
a
primavera
e
non
gli
piacque
udire
che
ci
sono
dei
dubbi
.
Credo
che
mi
abbia
subito
ammirata
meno
.
Quanto
ad
agire
nel
momento
buono
,
dice
che
in
Vall
'
Intelvi
si
faranno
tagliare
a
pezzi
,
se
occorre
,
«
come
micch
»
.
Perché
parla
sempre
in
plurale
,
dice
«
nün
chì
»
.
Non
ha
l
'
aria
d
'
uno
spaccamonti
.
Parlando
di
venire
alle
mani
coi
Croati
diventò
più
rosso
dell
'
asso
di
cuori
e
vibrava
tutto
come
un
bracco
quando
gli
si
mostra
un
pezzo
di
pane
.
«
Nün
chì
»
,
mi
disse
,
«
gh
'
emm
poeu
anca
el
Brenta
.
»
Sai
,
hanno
a
vendicare
il
Brenta
,
fucilato
dagli
austriaci
.
Insomma
,
se
la
parte
mia
,
quando
scoppierà
la
guerra
,
non
fosse
di
liberare
la
«
süra
Peppina
»
e
di
buttare
ai
cavedini
il
suo
Carlascia
,
andrei
volentieri
a
battermi
insieme
al
dottore
di
Pellio
.
Ritornammo
alle
tre
.
Lo
zio
giuocava
a
tarocchi
col
curato
,
con
Pasotti
e
col
signor
Giacomo
.
Il
curato
aveva
la
Gazzetta
Ticinese
e
si
era
molto
parlato
di
Sebastopoli
.
Si
capisce
che
Pasotti
ha
una
gran
rabbia
come
tutti
i
tedesconi
.
Invece
il
signor
Giacomo
era
tutto
intenerito
per
il
suo
Papuzza
e
il
curato
propose
di
bere
una
bottiglia
alla
salute
di
Papuzza
.
Allora
lo
zio
Piero
gli
domandò
se
non
aveva
vergogna
,
egli
prete
,
di
festeggiare
le
buone
fortune
di
Papuzza
.
«
Mi
l
'
era
per
bev
»
,
brontola
il
curato
.
«
L
'
è
ben
che
ghe
n
'
è
minga
»
,
risponde
lo
zio
.
Il
curato
brontolò
peggio
di
prima
e
lo
zio
,
per
consolarlo
,
gli
fece
una
dotta
dissertazione
sui
dialetti
lombardi
,
concludendo
:
«
Ghe
n
'
è
no
,
ghe
n
'
è
minga
e
ghe
n
'
è
miga
»
.
14
Non
credo
che
Pasotti
verrà
più
in
casa
nostra
.
Me
ne
rincresce
per
quella
povera
Barborin
che
non
potrà
più
venirci
neppur
lei
,
temo
;
ma
non
mi
pento
di
quel
che
ho
fatto
.
Egli
sa
benissimo
che
sei
a
Torino
da
un
pezzo
,
come
qui
lo
sanno
tutti
.
Ne
ha
parlato
persino
col
Ricevitore
,
me
lo
disse
la
Maria
Pon
che
stando
alla
cappella
del
Romìt
li
udì
mentre
scendevano
discorrendo
ad
Albogasio
Superiore
.
Quando
è
venuto
da
noi
ha
affettato
sempre
d
'
ignorarlo
e
ha
domandato
le
tue
notizie
con
quelle
sue
solite
smancerie
di
premura
e
di
amicizia
.
Oggi
mi
trova
sola
in
giardinetto
,
mi
domanda
quanto
ancora
starai
assente
e
se
adesso
sei
a
Milano
.
Io
gli
rispondo
netto
che
mi
meraviglio
della
sua
domanda
.
Egli
diventa
pallido
.
«
Perché
?
»
,
dice
.
«
Perché
Lei
va
dicendo
che
Franco
è
in
ben
altro
luogo
.
»
Si
confonde
,
protesta
,
freme
.
«
Protesti
pure
»
,
dico
io
.
«
Tanto
è
inutile
.
Lo
so
.
Del
resto
Franco
sta
benissimo
dov
'
è
.
Lo
dica
pure
a
chi
crede
.
»
«
Lei
mi
offende
!
»
,
diss
'
egli
.
Io
non
stetti
tanto
a
riflettere
e
risposi
:
«
Sarà
!
»
.
Allora
se
n
'
andò
precipitosamente
,
senza
salutarmi
,
nero
come
l
'
asso
di
picche
,
poiché
sono
in
vena
di
simili
paragoni
.
Sono
sicura
che
stasera
andrà
a
Cressogno
.
Il
Cüstant
ci
ha
mandato
a
regalare
una
magnifica
tinca
presa
da
lui
stamattina
con
gran
dispetto
del
Biancòn
che
pesca
tutto
il
giorno
,
non
prende
niente
e
si
arrabbia
perché
le
tinche
,
brave
!
se
ne
impipano
di
S
.
M
.
I
.
R
.
A
.
e
del
suo
Carlascia
.
«
Poer
omàsc
!
»
,
dice
la
súra
Peppina
.
«
El
se
mangia
el
fidegh
!
»
.
Gli
passerà
,
gli
passerà
.
Miti
sensi
,
pace
amica
Tornan
presto
a
nobil
cor
;
Dio
conservi
e
benedica
Ferdinando
Imperator
.
15
Ho
raccontato
allo
zio
l
'
episodio
Pasotti
e
n
'
è
stato
assai
malcontento
.
«
Bel
profitto
»
,
ha
detto
,
«
che
ne
caverai
!
»
Povero
zio
,
parrebbe
un
utilitario
.
Invece
è
un
filosofo
.
In
fondo
,
di
fronte
agli
sdegni
miei
per
tante
brutte
cose
che
sono
nel
mondo
,
il
suo
argomento
capitale
è
«
ghe
voeur
alter
!
»
.
Oggi
la
messa
parrocchiale
è
stata
ad
Albogasio
Superiore
.
Nell
'
uscire
di
chiesa
con
Maria
ho
avuto
uno
sguardo
desolato
della
povera
Pasotti
che
aveva
evidentemente
l
'
ordine
di
evitarmi
.
Invece
è
discesa
con
noi
Ester
e
poi
è
anche
salita
in
casa
e
mi
ha
tenuto
,
a
quattr
'
occhi
,
un
discorso
che
da
qualche
tempo
mi
aspettavo
.
Ha
cominciato
pregandomi
di
non
ridere
e
ridendo
lei
.
Insomma
capisci
che
il
professore
,
dalli
e
dalli
,
ha
fatto
un
po
'
di
breccia
.
E
così
,
quantunque
Ester
affermi
di
non
poter
decifrare
i
propri
sentimenti
.
Io
vedo
tutto
il
cammino
ch
'
egli
ha
fatto
nel
suo
cuore
.
Sulle
prime
,
te
ne
ricordi
?
lo
chiamava
valsoldesemente
el
vecc
,
el
veggiòn
,
el
zücca
pelada
,
l
'
oreggiàt
,
el
nasòn
,
el
barbarostì
.
Quando
s
'
accorse
della
simpatia
di
lui
un
sentimento
di
gratitudine
le
fece
smettere
questi
titoli
,
senza
riconciliarla
però
né
con
il
cranio
lucido
né
con
le
orecchie
a
ventaglio
né
col
pelo
rossiccio
né
col
naso
fiorito
dell
'
adoratore
.
Adesso
de
'
primi
tre
guai
non
si
parla
più
;
su
questi
tre
punti
l
'
amico
ha
vinto
la
battaglia
e
può
portarli
in
trionfo
.
Solo
intorno
al
quarto
punto
vi
è
ancora
del
combattimento
.
«
Mi
l
'
è
quel
nas
!
»
,
diceva
Ester
stamattina
e
rideva
rideva
,
si
nascondeva
il
bel
visetto
brillante
.
Il
naso
scandaloso
mi
pare
che
fatalmente
prosperi
,
si
colori
e
ingrossi
sempre
più
.
Quel
semplice
uomo
mi
confidò
poco
fa
,
forse
perché
lo
ripetessi
a
Ester
,
che
ha
sempre
bevuto
solamente
acqua
anche
in
gioventù
e
che
il
rossore
e
il
turgore
del
suo
naso
dipendono
da
frequenti
sofferenze
viscerali
.
Ho
paura
che
questo
nuovo
aspetto
delle
cose
non
migliori
la
situazione
.
Credo
però
che
l
'
amica
finirà
con
superare
anche
un
così
grande
e
grosso
ostacolo
.
Il
fatto
è
che
la
passione
di
lui
è
all
'
apice
.
Egli
le
ha
scritto
trenta
pagine
di
confessione
generale
,
vuotandosi
proprio
il
cuore
e
rivoltandone
la
fodera
,
per
modo
da
intenerire
un
croato
.
Io
lo
aiutai
presso
Ester
che
deciderà
entro
due
giorni
e
vuole
che
la
risposta
gli
sia
fatta
da
me
.
Io
poi
capisco
che
la
letteratura
del
professore
le
mette
soggezione
e
che
ha
un
gran
timore
di
fare
sbaglietti
di
ortografia
.
Buon
segno
!
18
Sono
stata
tre
giorni
senza
scrivere
temendo
non
esser
padrona
della
mia
penna
,
non
saper
comprimere
il
mio
pensiero
dentro
parole
che
devono
avere
una
data
misura
e
non
più
.
Adesso
lo
posso
fare
e
lo
faccio
.
Sappi
però
,
Franco
,
che
non
rispondo
esser
padrona
di
me
sempre
!
È
venuto
dunque
da
me
,
la
sera
del
15
,
l
'
agente
di
tua
nonna
.
Poiché
la
rata
semestrale
de
'
tuoi
interessi
scade
il
16
ho
creduto
che
avesse
le
cinquecento
svanziche
e
gli
ho
detto
senz
'
altro
che
andavo
a
preparargli
la
ricevuta
.
Allora
il
gentilissimo
signor
Bellini
mi
disse
che
la
ricevuta
mia
non
gli
poteva
bastare
.
«
Come
»
,
rispondo
,
«
se
Le
è
bastata
il
16
marzo
?
»
«
Ma
!
»
,
dice
.
«
I
miei
ordini
!
»
«
Ma
Franco
non
c
'è.»
«
Lo
so
.
»
«
E
allora
,
cosa
è
venuto
a
fare
?
»
«
Sono
venuto
a
dirle
che
il
signor
don
Franco
,
per
avere
il
denaro
deve
presentarsi
all
'
agenzia
della
signora
marchesa
in
Brescia
.
»
«
E
se
non
potesse
andare
a
Brescia
?
»
Qui
il
signor
Bellini
fece
un
gesto
come
per
dire
:
pensateci
voi
.
Io
gli
risposi
che
andava
bene
,
gli
feci
portare
il
caffè
e
gli
dissi
che
avrei
desiderato
comperare
dalla
signora
marchesa
le
librerie
del
tuo
antico
studio
di
Cressogno
.
Il
Bellini
diventò
giallo
e
partì
mogio
mogio
come
il
nostro
vecchio
cane
Patò
di
casa
Rigey
quando
aveva
rubato
.
È
certo
che
in
questa
immondizia
vi
ha
un
dito
del
signor
Pasotti
.
Ieri
è
venuto
qua
il
prefetto
della
Caravina
e
ha
raccontato
che
il
14
sera
Pasotti
è
andato
a
Cressogno
assai
tardi
ed
è
capitato
in
casa
della
nonna
mentre
si
diceva
il
rosario
,
per
cui
gli
toccò
pure
di
rosarieggiare
.
Questo
faceva
ridere
il
prefetto
;
secondo
lui
il
Pasotti
va
a
messa
perché
è
I
.
R
.
pensionato
ma
di
preghiere
dice
solo
«
el
Patèr
d
'
i
ratt
»
,
che
io
non
so
cosa
sia
.
Soggiunse
poi
che
quando
gli
altri
partirono
,
Pasotti
restò
a
confabulare
con
la
nonna
e
che
c
'
era
anche
il
Bellini
.
Bellini
era
arrivato
il
15
stesso
,
da
Brescia
.
Probabilmente
aveva
recati
i
denari
per
te
.
Fino
all
'
ottobre
,
quando
arriverà
il
denaro
tuo
,
c
'
è
da
vivere
.
Altro
non
dico
.
Il
ciclamino
che
troverai
qui
dentro
te
lo
manda
Maria
.
Devo
pure
raccontarti
questa
cosa
!
Puoi
pensare
in
quale
stato
d
'
animo
ella
mi
vede
.
Mi
ode
anche
spesso
discorrere
dell
'
argomento
con
lo
zio
.
Lo
zio
è
sempre
lo
zio
.
In
vita
sua
ha
solamente
giudicato
birbanti
quegli
appaltatori
che
gli
offrivano
quattrini
e
un
altro
zio
,
il
suo
antipodo
,
che
dopo
di
essersi
servito
del
nipote
per
anni
,
non
gli
ha
lasciato
un
fico
secco
.
Altri
birbanti
non
ha
mai
voluto
vedere
e
neanche
adesso
vuol
vederne
.
Ora
,
quando
io
discorro
con
lui
,
Maria
vorrebbe
ascoltare
sempre
.
Io
la
mando
via
ma
poi
tante
volte
mi
accorgo
che
piano
piano
ritorna
.
Stamattina
si
mette
a
recitare
le
sue
orazioni
.
Oh
,
Franco
,
tua
figlia
è
ben
religiosa
nel
senso
tuo
!
L
'
ultima
che
recita
è
il
requiem
per
la
povera
nonna
Teresa
.
«
Mamma
»
,
dice
allora
,
«
voglio
recitare
il
requiem
anche
per
la
nonna
di
Cressogno
.
»
Ho
risposto
quel
che
ho
risposto
,
parole
amare
;
avrò
fatto
anche
male
,
se
vuoi
,
lo
confesso
.
Maria
mi
guarda
e
fa
:
«
È
proprio
cattiva
la
nonna
di
Cressogno
?
»
.
«Sì.»
«
E
perché
lo
zio
dice
che
non
è
proprio
cattiva
?
»
«
Perché
lo
zio
è
tanto
buono
.
»
«
E
tu
,
allora
,
non
sei
mica
tanto
buona
?
»
Cara
la
mia
innocente
,
me
la
mangiai
di
baci
,
non
ne
potei
proprio
a
meno
.
Appena
fu
libera
di
parlare
,
riprese
subito
:
«
Non
vai
mica
,
sai
,
in
Paradiso
,
se
non
sei
tanto
buona
»
.
Quella
del
Paradiso
è
la
sua
fissazione
.
Povero
Franco
,
non
averla
con
te
,
tu
che
saresti
così
contento
di
lei
!
Fai
un
gran
sacrificio
!
Se
ti
può
far
piacere
ti
dirò
che
la
sola
possibilità
per
me
di
amare
Iddio
la
trovo
in
questa
bambina
perché
in
essa
Iddio
mi
diventa
visibile
,
intelligibile
.
Addio
,
Franco
;
ti
abbraccio
Luisa
P.S.
Sappi
che
ho
licenziato
la
Veronica
per
il
1°
ottobre
.
Per
economia
,
prima
;
e
poi
perché
mi
sono
accorta
che
fa
all
'
amore
con
una
guardia
di
finanza
.
Oh
,
mi
scordavo
quest
'
altra
!
Mezz
'
ora
fa
è
venuta
Ester
a
dirmi
che
si
è
decisa
per
il
sì
ma
che
desidera
di
aspettare
ancora
un
giorno
a
vedere
il
professore
.
Si
capisce
che
il
naso
è
inghiottito
ma
non
ancora
passato
giù
nello
stomaco
.
Franco
a
Luisa
Torino
,
12
settembre
1855
Iersera
Dina
mi
ha
mandato
al
d
'
Angennes
dove
si
è
data
male
un
'
opera
vecchiotta
che
non
mi
garba
,
Marin
Faliero
.
Aggiungi
l
'
idea
tormentosa
di
dover
scrivere
l
'
appendice
e
intenderai
che
non
è
stato
un
invitarmi
a
nozze
.
Un
collega
mi
propose
di
presentarmi
in
un
palco
dov
'
erano
due
dame
sfoggiatamente
eleganti
.
Credo
l
'
abbia
fatto
per
desiderio
del
Dina
perché
esitava
,
gittava
qualche
rapida
occhiata
ai
miei
panni
i
quali
mostrano
aperto
il
canchero
della
borsa
.
Pensa
se
mi
fu
agevole
il
trarmi
d
'
impaccio
!
Panni
vetusti
Fedeli
e
frusti
vi
debbo
anche
per
questo
una
gratitudine
che
non
rifiuto
.
In
teatro
non
si
parlava
che
di
Sebastopoli
.
I
più
credono
che
la
pace
non
si
farà
,
che
l
'
Inghilterra
non
vorrà
posare
le
armi
prima
d
'
aver
levato
ai
russi
per
cinquant
'
anni
il
prurito
delle
conquiste
.
Uscendo
dal
teatro
udii
il
deputato
B
.
,
un
fiero
avversario
della
spedizione
,
dire
a
qualcuno
:
«
Hanno
preso
la
loro
tomba
.
Un
piccolo
Napoleone
,
una
piccola
Mosca
!
»
.
Io
dissi
forte
:
«
Hanno
preso
Verona
»
.
B
.
mi
guardò
con
due
occhi
fulminei
e
io
guardai
lui
senza
abbassare
i
miei
.
Egli
si
strinse
nelle
spalle
e
se
n
'
andò
.
Salii
nella
mia
soffitta
e
mi
posi
a
scrivere
l
'
appendice
sui
margini
di
un
giornale
onde
non
sciupare
carta
.
Scrivi
,
cancella
,
riscrivi
e
ricancella
,
ne
son
venuto
a
capo
alle
quattro
del
mattino
.
Qui
mi
dicono
che
i
miei
periodi
hanno
una
forma
troppo
classica
e
che
adopero
troppi
vocaboli
e
modi
toscani
.
«
Già
,
Lei
,
col
Suo
Giusti
!
»
,
mi
ha
detto
D
.
Il
guaio
è
ch
'
io
non
so
scrivere
un
italiano
piemontese
come
forse
piacerebbe
a
lui
.
Intanto
mi
son
buscato
un
bellissimo
e
lucentissimo
scudo
nuovo
di
zecca
con
un
Vittorio
Emanuele
così
parlante
che
potrebbe
farvi
svenire
dalla
commozione
,
come
svenne
ier
l
'
altro
all
'
hôtel
della
Liguria
una
signora
veneta
vedendo
passare
alla
testa
d
'
una
colonna
di
fanteria
il
generale
Giannotti
che
scambiò
,
in
grazia
de
'
baffi
maiuscoli
,
per
il
Re
.
Io
serberò
lo
scudo
,
ve
lo
porterò
a
Lugano
,
tu
lo
porrai
da
parte
e
sarà
la
prima
pietra
della
dote
di
Ombretta
.
Va
bene
?
L
'
idea
me
n
'
è
venuta
per
un
sogno
che
feci
stamattina
,
appena
addormentato
,
nell
'
ora
in
cui
l
'
anima
Alle
sue
visïon
quasi
è
divina
.
Sognai
ch
'
era
nella
chiesa
di
S
.
Sebastiano
di
Oria
,
con
te
e
Maria
,
grande
,
bella
,
vestita
da
sposa
;
che
lo
sposo
era
Michele
Steno
e
che
lo
zio
Piero
si
stava
mettendo
cotta
e
stola
per
celebrar
lui
il
matrimonio
e
che
Michele
Steno
si
alzò
dall
'
inginocchiatoio
per
venirmi
a
dire
:
«
Sì
,
tutto
va
bene
,
ma
e
la
dote
,
e
la
dote
?
»
.
Maria
mia
dolcissima
,
verrà
pure
per
te
il
gran
giorno
della
dote
;
quand
'
anche
tu
tenessi
allora
in
serbo
molti
pezzi
d
'
oro
sopra
lo
scudo
d
'
argento
,
avresti
tuttavia
lo
scudo
più
caro
!
14
Il
Fante
di
bastoni
è
in
pericolo
di
essere
licenziato
dal
suo
principale
per
le
condizioni
veramente
miserevoli
del
suo
vestito
.
Il
Fante
è
per
verità
uno
sciupone
e
non
ha
ancora
appreso
,
duris
in
rebus
,
a
maneggiare
una
spazzola
;
ma
insomma
gli
altri
sapienti
hanno
deciso
che
non
faranno
colazione
per
una
settimana
ond
'
egli
si
possa
rimpannucciare
.
Vedi
bassezza
del
cuore
umano
!
Il
Fante
si
è
sbracciato
a
ringraziare
e
poi
si
disponeva
a
far
colazione
lui
,
come
se
nulla
fosse
.
Questo
gliel
'
abbiamo
proibito
.
Così
oggi
invece
di
andar
al
«
Mal
de
stomi
»
passammo
una
mezz
'
oretta
sulla
via
del
Po
,
verso
il
Valentino
,
a
veder
l
'
acqua
scendere
.
L
'
Udinese
portò
seco
il
flauto
,
perché
ad
una
colazione
ideale
dove
si
offrivano
le
più
trimalcioniane
idee
di
cibi
e
di
bevande
,
la
musica
non
poteva
mancare
.
Egli
aveva
una
lettera
de
'
suoi
con
magnifiche
proposte
di
ritorno
all
'
ovile
.
Persino
il
cavallo
da
sella
gli
offrono
.
Ci
narrò
di
avere
risposto
che
lo
vedranno
presto
arrivare
sopra
un
cavallo
del
Re
Vittorio
Emanuele
.
Allora
il
Padovano
,
gran
motteggiatore
,
gli
ha
detto
con
tutta
flemma
:
«
Ciò
,
eroe
,
sonistu
anca
el
trombon
,
ti
?
»
.
(
Vedi
che
t
'
imito
,
poiché
la
ferula
de
'
pedanti
mi
è
lontana
,
nelle
tue
scandalose
familiarità
col
dialetto
.
)
L
'
Udinese
si
è
arrabbiato
alquanto
ma
poi
vi
ha
fatto
su
la
sua
brava
sonatina
di
flauto
.
Il
fatto
strano
è
che
nessuno
di
noi
ha
sentito
fame
.
Però
,
levando
la
seduta
,
abbiamo
deciso
che
l
'
abbigliamento
del
Fante
verrà
semplificato
e
ch
'
egli
potrà
benissimo
fare
a
meno
del
giustacuore
,
modernamente
detto
sottoveste
.
Ah
noi
faremmo
a
meno
anche
del
pranzo
per
poter
passare
il
Ticino
col
Re
nell
'
aprile
del
1856
!
Ne
parlavamo
tornando
in
città
dalla
colazione
ideale
.
Il
Padovano
ha
osservato
che
in
aprile
l
'
acqua
è
troppo
fredda
e
che
sarebbe
meglio
aspettare
fino
a
giugno
.
Si
diceva
che
gran
cosa
sarà
l
'
Italia
senza
tedeschi
.
Ti
assicuro
ch
'
eravamo
tutti
entusiasti
malgrado
il
vuoto
dello
stomaco
.
Tutti
meno
il
Padovano
,
sempre
;
del
quale
va
pur
detto
,
a
sua
scusa
,
che
patisce
la
fame
,
o
quasi
,
per
non
vedere
austriaci
,
e
che
quantunque
bussi
all
'
uscio
de
'
quaranta
si
batterà
meglio
di
qualche
giovane
che
adesso
si
mangia
un
caiserlicchio
a
colazione
e
due
a
pranzo
.
Egli
crede
che
torneremo
un
paese
di
cani
e
gatti
.
«
Per
esempio
»
,
diceva
,
«
intendiamoci
bene
.
Partiti
i
tedeschi
,
ciascuno
a
casa
sua
e
guai
a
voi
se
venite
a
rompermi
le
scatole
a
Padova
!
»
.
Mi
pareva
di
udire
lo
zio
Piero
,
quando
noi
pure
,
a
Oria
,
s
'
è
parlato
della
grandezza
,
dello
splendore
futuro
d
'
Italia
.
«
Eh
sì
sì
!
»
,
diceva
.
«
Eh
sì
sì
!
Il
lago
diventerà
di
latte
e
miele
e
la
Galbiga
de
formagg
de
grana
!
»
Vedremo
,
vedremo
!
21
La
tua
lettera
mi
suscita
un
tumulto
di
sentimenti
che
non
si
scrivono
.
Mi
addolorano
,
senza
dubbio
,
l
'
atto
della
nonna
e
la
obliqua
malevolenza
del
Pasotti
ma
più
mi
affligge
lo
sdegno
tuo
troppo
forte
.
Quando
un
mio
procuratore
si
presenterà
a
Brescia
,
il
pagamento
non
potrà
venire
rifiutato
.
È
vero
,
tu
sei
donna
e
non
hai
l
'
obbligo
di
conoscere
queste
cose
.
Anche
la
collera
ti
perdono
poiché
freddo
non
rimasi
nemmeno
io
,
da
principio
.
Quindi
mi
son
detto
:
Di
che
ti
sdegni
e
che
ti
sorprende
?
Non
conoscevi
tu
quel
malanimo
e
non
ne
avesti
offese
maggiori
?
Infinitamente
mi
rattrista
che
tu
non
abbia
saputo
celare
i
tuoi
sentimenti
a
Maria
,
infinitamente
mi
commuove
che
tu
ne
sia
pentita
e
infinitamente
mi
consola
che
tu
ami
il
Signore
nella
bambina
,
che
tu
me
lo
scriva
.
A
dir
vero
,
cara
,
non
dovrei
appagarmene
così
perché
ad
amare
Iddio
ne
invitano
i
cieli
e
la
terra
ed
Egli
ci
è
visibile
in
ogni
luce
,
intelligibile
in
ogni
vero
!
Ma
insomma
tu
incominci
a
udire
la
voce
Sua
!
Nelle
mie
lettere
non
ho
mai
toccato
questo
punto
per
sentirmi
troppo
inetto
a
parlartene
degnamente
,
efficacemente
.
E
ora
lascio
che
Iddio
ti
parli
nella
bambina
,
torno
nel
mio
silenzio
.
Sappi
soltanto
che
ascolto
palpitante
,
che
prego
e
spero
.
Posso
io
dirti
quello
che
sento
per
Maria
?
Chi
potrebbe
dire
questa
commozione
,
questa
tenerezza
immensa
,
questo
desiderio
che
mi
strugge
di
tenermela
almeno
un
momento
,
un
solo
momento
,
sul
cuore
?
Credi
tu
che
io
possa
attendere
fino
a
novembre
?
No
no
no
,
scriverò
appendici
,
copierò
,
monterò
qualche
guardia
per
altri
ma
verrò
a
Lugano
prima
!
Coprila
di
baci
per
me
,
intanto
,
dille
che
Papà
ha
sempre
nel
cuore
la
sua
Ombretta
e
che
la
benedice
,
domandale
cosa
le
farebbe
piacere
ch
'
io
le
portassi
e
poi
scrivimelo
senza
pensar
poi
troppo
alla
mia
povertà
.
Ti
abbraccio
,
Luisa
mia
,
con
l
'
anima
.
Franco
Luisa
a
Franco
24
settembre
1855
Finalmente
!
Da
quando
sei
partito
io
desiderai
sempre
,
che
tu
toccassi
quel
punto
.
Come
mi
sarò
spiegata
,
quella
notte
,
nella
mia
commozione
dolorosa
?
Come
mi
avrai
inteso
tu
nella
tua
?
Da
mesi
e
mesi
sento
il
bisogno
di
parlarne
con
te
e
non
l
'
ho
fatto
mai
per
mancanza
di
coraggio
.
Vedi
,
per
esempio
.
Tu
mi
hai
accusata
d
'
orgoglio
,
quella
notte
.
Ti
supplico
di
credere
che
non
sono
orgogliosa
;
non
posso
neanche
comprendere
un
'
accusa
simile
!
Mi
par
di
capire
dalla
tua
lettera
che
tu
mi
supponga
ritornata
alla
fede
in
Dio
.
Ma
t
'
ho
io
mai
detto
di
non
credere
in
Dio
?
Non
posso
averti
detto
questo
perché
la
storia
de
'
pensieri
miei
mi
è
tutta
scritta
nella
mente
,
e
lo
spavento
,
l
'
angoscioso
pensiero
di
non
poter
forse
più
credere
in
Dio
mi
son
venuti
dopo
la
tua
partenza
;
ne
so
il
giorno
e
l
'
ora
.
Avevo
udito
parlare
a
S
.
Mamette
di
un
gran
pranzo
dato
da
tua
nonna
a
Brescia
e
io
non
potevo
assolutamente
procurare
al
nostro
diletto
zio
quel
regime
di
cibi
e
di
vino
che
il
medico
,
temendo
per
l
'
occhio
destro
,
prescriveva
.
Ho
lottato
con
quelle
tenebre
spaventose
,
Franco
,
e
ho
vinto
.
È
vero
,
la
vittoria
è
in
gran
parte
della
nostra
Maria
.
Vorrei
dire
che
se
tante
nere
nuvole
mi
nascondono
l
'
esistenza
di
una
Giustizia
Superiore
,
me
ne
trapela
però
un
raggio
in
Maria
;
e
questo
raggio
mi
fa
credere
e
mi
fa
sperare
nell
'
Astro
.
Perché
sarebbe
orribile
che
l
'
universo
non
avesse
un
governo
di
giustizia
!
Quella
notte
,
dunque
,
io
ti
ho
potuto
solamente
dire
che
intendevo
la
religione
in
un
modo
diverso
da
te
,
che
gli
atti
di
fede
cristiana
e
le
preghiere
non
mi
parevano
essenziali
all
'
idea
religiosa
ma
l
'
amore
e
l
'
azione
per
quelli
che
soffrono
,
sì
!
Ma
lo
sdegno
e
l
'
azione
contro
coloro
che
fanno
soffrire
,
sì
!
E
tu
vuoi
ritornare
nel
tuo
silenzio
?
Ma
no
,
non
lo
devi
.
Ti
senti
debole
,
dici
.
Debole
te
o
il
tuo
Credo
?
Ragioniamo
,
discutiamo
.
Confessa
che
voialtri
credenti
amate
le
vostre
credenze
anche
perché
sono
un
comodo
riposo
dell
'
intelletto
.
Vi
adagiate
in
esse
come
in
un
'
amaca
sospesa
in
aria
per
tante
fila
lavorate
dagli
uomini
,
annodate
dagli
uomini
a
diversi
uncini
.
Voi
vi
state
bene
e
se
si
va
tentando
,
saggiando
con
la
mano
anche
uno
solo
di
questi
fili
,
ve
ne
turbate
e
avete
paura
che
si
spezzi
,
perché
poi
molto
facilmente
si
spezzerà
il
suo
vicino
e
dopo
questo
un
altro
e
tutto
il
vostro
letto
fragile
rovinerà
dall
'
aria
in
terra
con
vostro
spavento
e
dolore
.
Conosco
questo
spavento
e
questo
dolore
,
so
che
si
paga
così
la
compiacenza
di
camminar
poi
sul
solido
e
perciò
non
mi
trattiene
dal
discutere
teco
una
pietà
che
sarebbe
falsa
.
Ma
forse
mi
inganno
e
sarai
tu
che
mi
solleverai
a
te
nel
tuo
letto
di
fragili
fili
e
d
'
aria
.
Maria
non
può
far
tanto
.
Se
Maria
mi
fa
credere
in
Dio
non
vuol
dire
che
possa
farmi
credere
anche
nella
Chiesa
.
E
tu
credi
sopra
tutto
nella
Chiesa
,
tu
!
Cerca
di
persuadermi
dunque
e
io
pure
ti
ascolterò
palpitando
;
e
se
non
prego
,
almeno
spero
,
perché
adesso
più
che
mai
desidero
pienamente
unirmi
a
te
.
Adesso
con
l
'
antico
affetto
sento
per
te
un
'
ammirazione
nuova
,
una
gratitudine
nuova
.
Ti
offenderai
di
questo
mio
sfogo
?
Pensa
che
otto
mesi
sono
devi
aver
trovato
una
mia
lettera
nella
tua
borsa
da
viaggio
e
che
da
otto
mesi
aspettavo
risposta
!
Il
professore
ed
Ester
si
vedono
in
casa
nostra
,
oramai
come
fidanzati
.
Quelli
son
felici
,
almeno
.
Ella
va
in
chiesa
,
egli
non
ci
va
,
e
né
l
'
uno
né
l
'
altro
si
danno
pensiero
di
ciò
più
che
del
colore
diverso
de
'
loro
capelli
.
E
così
fanno
novecentonovantanove
sposi
su
mille
,
credo
!
Ti
abbraccio
.
Scrivi
a
lungo
,
a
lungo
.
Luisa
Questa
lettera
non
partì
da
Lugano
che
il
26
settembre
e
Franco
l
'
ebbe
il
27
.
Il
29
,
alle
otto
della
mattina
,
ricevette
il
seguente
telegramma
pure
da
Lugano
:
Bambina
malata
gravemente
.
Vieni
subito
.
Zio
10
.
Esüsmaria
,
sciora
Lüisa
!
Nelle
prime
ore
pomeridiane
del
27
settembre
Luisa
ritornava
da
Porlezza
con
alcune
carte
da
copiare
per
il
notaio
.
In
quel
tempo
gli
scogli
fra
San
Michele
e
Porlezza
erano
affatto
selvaggi
,
non
avevano
la
sottile
briglia
che
ora
li
doma
.
Luisa
s
'
era
fatta
tragittare
in
barca
per
quel
breve
tratto
e
poi
aveva
preso
,
a
piedi
,
la
stradicciuola
che
,
come
tutte
quelle
del
mio
piccolo
mondo
,
antico
e
moderno
,
non
comporta
altri
metodi
di
viaggiare
;
la
stradicciuola
graziosa
e
perfida
che
cerca
ogni
mezzo
di
non
arrivar
mai
dove
il
viandante
vorrebbe
.
A
Cressogno
passa
sopra
la
villa
Maironi
che
nemmanco
si
vede
.
«
Se
la
incontrassi
!
»
,
pensava
Luisa
con
un
ribollimento
del
sangue
;
ma
non
incontrò
nessuno
.
Sull
'
erta
da
Cressogno
al
Campò
il
sole
bruciava
.
Quando
si
trovò
nel
fresco
,
alto
vallone
che
chiamano
il
Campò
,
sedette
all
'
ombra
del
colossale
castagno
che
vive
ancora
,
ultimo
di
tre
o
quattro
venerabili
patriarchi
.
Guardava
le
case
del
suo
nativo
Castello
appollaiate
a
tondo
sopra
un
alto
spuntone
di
scogli
ombrosi
e
pensava
alla
povera
mamma
compiacendosi
che
almeno
ella
fosse
in
pace
,
quando
sentì
esclamare
:
«
Oh
,
cara
Madonna
!
»
.
Era
la
süra
Peppina
che
veniva
pure
da
Cressogno
,
disperata
di
non
aver
potuto
trovare
uova
né
a
S
.
Mamette
né
a
Loggio
né
a
Cressogno
.
«
Adess
el
me
coppa
,
el
Carlo
!
El
me
mazza
addirittura
,
cara
Lee
!
»
Avrebbe
voluto
andare
anche
a
Puria
,
ma
era
mezza
morta
di
stanchezza
.
Che
paesi
da
cani
!
Che
strade
!
Quanti
sassi
!
«
Quand
pensi
al
me
Milan
,
cara
Lee
!
»
Sedette
anche
lei
sull
'
erba
presso
Luisa
,
le
disse
un
mondo
di
tenerezze
e
volle
che
indovinasse
con
chi
avesse
parlato
di
lei
,
allora
allora
.
Ma
con
la
signora
marchesa
!
Ma
sicuro
!
«
Ah
cara
Lee
!
S
'
ciao
!
»
Pareva
che
la
Peppina
avesse
gran
cose
a
dire
e
non
osasse
e
ne
provasse
una
molestia
in
gola
,
volesse
pur
farsele
strappare
.
«
Che
roba
!
»
,
esclamava
ogni
tanto
«
Che
roba
!
Che
discors
!
S
'
ciao
,
s
'
ciao
!
»
Luisa
taceva
sempre
.
Allora
l
'
altra
cedette
a
quel
gran
prurito
e
buttò
fuori
ogni
cosa
.
Era
andata
dal
cuoco
della
signora
marchesa
,
per
farsi
prestare
delle
uova
,
e
la
signora
marchesa
,
udita
la
sua
voce
,
aveva
voluto
assolutamente
vederla
,
trattenerla
a
chiacchierare
,
e
lei
si
era
sentita
nel
cuore
come
una
ispirazione
del
cielo
che
le
diceva
:
Parla
di
quella
povera
gente
!
Forse
è
il
momento
buono
.
Parla
della
Maria
,
«
de
quel
car
belee
,
de
quel
car
ratin
,
de
quel
car
strafoi
!
»
.
Ah
era
stata
una
ispirazione
del
diavolo
e
non
del
cielo
.
Aveva
cominciato
a
parlarne
,
voleva
dire
quanto
era
bella
,
quanto
era
cara
,
e
quella
gran
meraviglia
di
un
gran
talento
così
spropositato
;
e
lei
,
la
bruttona
,
con
una
faccia
«
che
ghe
disi
nagòtt
»
,
a
interrompere
:
«
Lasci
stare
,
signora
Bianconi
;
so
ch
'
è
molto
male
educata
e
altro
non
può
essere
»
.
Aveva
provato
allora
a
toccare
un
altro
tasto
,
la
disgrazia
del
signor
ingegnere
rimasto
cieco
d
'
un
occhio
.
E
la
marchesa
:
«
Quando
non
si
è
onesti
,
signora
Bianconi
,
il
Signore
castiga
»
.
Qui
la
Peppina
,
guardando
Luisa
,
si
pentì
delle
sue
chiacchiere
,
si
pose
ad
accarezzarla
,
ad
accusarsi
d
'
aver
parlato
,
a
dirle
che
si
desse
pace
.
Luisa
l
'
assicurò
ch
'
era
tranquillissima
,
che
di
nulla
si
sorprendeva
più
da
parte
di
quella
persona
.
La
Peppina
volle
ad
ogni
modo
darle
un
bacio
e
partì
brontolando
fra
sé
molti
«
poer
a
mi
!
»
col
vago
sospetto
di
aver
fatto
,
senza
uova
,
una
gran
frittata
.
Luisa
si
alzò
,
si
voltò
a
guardar
verso
Cressogno
stringendo
il
pugno
.
«
Almeno
uno
scudiscio
!
»
,
pensò
.
«
Almeno
frustarla
!
»
L
'
idea
di
un
incontro
,
la
vecchia
idea
che
l
'
aveva
fatta
balzar
di
passione
quattro
anni
prima
la
sera
del
funerale
di
sua
madre
,
la
stessa
idea
che
le
era
balenata
testé
,
nel
passar
da
Cressogno
,
la
riafferrò
violenta
,
le
fece
dare
un
passo
verso
la
discesa
.
Si
fermò
subito
e
ritornò
lentamente
indietro
,
si
avviò
verso
S
.
Mamette
,
arrestandosi
ogni
tanto
a
riflettere
,
con
la
fronte
scura
e
le
labbra
strette
,
a
sciogliere
qualche
nodo
nella
fila
di
una
tela
che
veniva
tessendo
nel
suo
segreto
.
A
Casarico
andò
dal
professore
per
offrirgli
un
ritrovo
a
casa
sua
con
la
fidanzata
per
l
'
indomani
alle
due
.
Nel
congedarsi
gli
domandò
se
possedesse
ancora
le
carte
Maironi
.
Il
professore
,
meravigliato
della
domanda
inattesa
,
rispose
di
sì
e
ne
aspettava
una
spiegazione
;
ma
Luisa
partì
senz
'
altro
.
Le
premeva
di
esser
a
casa
,
non
potendo
far
conto
per
la
custodia
di
Maria
né
sullo
zio
né
sulla
Cia
e
fidandosi
poco
della
servetta
licenziata
.
Trovò
la
Maria
sul
sagrato
,
sola
,
e
sgridò
la
Veronica
.
Poi
andò
in
camera
,
si
pose
a
scrivere
a
Franco
.
Scriveva
da
cinque
minuti
quando
udì
un
bussar
leggero
alla
finestra
dello
stanzino
attiguo
.
Quella
finestra
guarda
sopra
una
scaletta
che
mette
dal
sagrato
a
certe
stalle
e
quindi
ad
una
scorciatoia
per
Albogasio
Superiore
.
Luisa
andò
nello
stanzino
e
vide
all
'
inferriata
il
viso
rosso
,
scalmanato
della
Pasotti
che
le
fece
segno
di
tacere
e
le
domandò
se
avesse
visite
.
Udito
che
no
,
la
signora
Barborin
diede
due
frettolose
occhiate
in
alto
e
in
basso
,
corse
giù
per
la
scaletta
ed
entrò
in
casa
tutta
trepidante
.
Povera
donna
,
era
in
terreno
proibito
e
non
aveva
in
mente
che
lo
spettro
di
Pasotti
furibondo
.
Pasotti
era
a
Lugano
.
Oh
Signore
,
sì
,
era
a
Lugano
!
Dato
a
Luisa
quest
'
annuncio
,
la
disgraziata
creatura
cominciò
a
stralunar
gli
occhi
e
a
contorcersi
.
Pasotti
era
a
Lugano
per
il
gran
pranzo
dell
'
indomani
,
per
le
provviste
.
Come
,
Luisa
non
sapeva
di
questo
pranzo
?
Non
sapeva
chi
ci
sarebbe
venuto
?
Ma
la
marchesa
,
la
signora
marchesa
Maironi
!
Luisa
trasalì
.
La
Pasotti
fraintese
l
'
espressione
dei
suoi
occhi
,
credette
leggervi
un
rimprovero
e
si
mise
a
piangere
con
le
mani
sul
viso
,
a
dirsi
nelle
mani
,
scotendo
quei
due
poveri
riccioloni
neri
,
che
ci
aveva
una
rabbia
,
una
rabbia
!
Avrebbe
vissuto
un
anno
a
pane
ed
acqua
piuttosto
che
invitar
a
pranzo
la
marchesa
!
Questa
del
pranzo
era
certo
una
gran
croce
per
lei
,
in
causa
di
tanti
pensieri
,
della
fatica
di
preparar
tante
cose
e
delle
tremende
strapazzate
di
Pasotti
;
ma
la
croce
suprema
era
di
far
dispiacere
a
Luisa
!
Almeno
fosse
una
croce
buona
da
offrire
al
Signore
!
Ma
no
,
ci
aveva
troppa
rabbia
.
Era
venuta
apposta
per
dire
alla
sua
cara
Luisa
quanto
soffriva
per
questo
pranzo
.
«
Perdònem
,
Lüisa
»
,
diss
'
ella
con
la
sua
voce
velata
che
pareva
venire
da
una
vecchia
spinetta
chiusa
.
«
Ghe
n
'
impodi
propri
no
,
propri
no
,
propri
no
!
»
Eran
sedute
accanto
sopra
un
canapè
.
La
Pasotti
si
levò
di
tasca
un
fazzolettone
,
se
ne
coperse
gli
occhi
con
una
mano
e
con
l
'
altra
cercò
,
senza
volgere
il
capo
,
quella
di
Luisa
.
Ma
Luisa
si
alzò
,
andò
alla
scrivania
e
scrisse
sopra
un
pezzo
di
carta
:
"
A
che
ora
viene
la
marchesa
?
Che
via
tiene
?
"
.
La
Pasotti
rispose
che
il
pranzo
era
alle
tre
e
mezzo
,
che
la
marchesa
doveva
scendere
verso
le
tre
allo
sbarco
della
Calcinera
,
che
Pasotti
vi
si
sarebbe
trovato
a
riceverla
con
quattro
uomini
e
la
famosa
portantina
che
aveva
servito
nel
secolo
scorso
per
un
arcivescovo
di
Milano
.
Luisa
ascoltò
attentissimamente
ogni
cosa
,
in
silenzio
.
Prima
di
andarsene
,
la
Pasotti
le
disse
che
sarebbe
stata
felice
di
baciare
quel
caro
amore
della
Maria
ma
che
temeva
non
sapesse
poi
tacere
.
Qui
la
buona
donna
si
cacciò
mezzo
il
braccio
sinistro
in
tasca
,
ne
cavò
una
barchetta
di
metallo
,
pregò
Luisa
di
darla
alla
sua
figliuola
nel
nome
di
un
'
altra
vecchia
barca
sdruscita
che
non
voleva
essere
nominata
.
Poi
scappò
giù
per
le
scale
e
scomparve
.
Luisa
tornò
alla
lettera
incominciata
per
Franco
e
dopo
aver
meditato
lungamente
con
la
penna
in
mano
,
la
ripose
senz
'
avervi
scritto
parola
,
prese
le
carte
del
notaio
,
si
mise
a
copiare
.
A
pranzo
non
parlò
mai
.
Il
pranzo
fu
triste
anche
perché
la
Cia
fece
un
'
osservazione
inopportuna
sulla
mancanza
di
formaggio
nella
minestra
che
così
non
poteva
piacere
al
suo
padrone
;
e
il
suo
padrone
s
'
arrabbiò
,
le
disse
ch
'
era
una
fatua
e
che
se
la
minestra
era
senza
formaggio
,
lei
era
senza
sale
.
«
Già
»
,
mormorò
la
Cia
,
«
s
'
arrabbia
solo
con
me
.
»
L
'
argomento
suggeriva
tante
cose
amare
e
inutili
a
dire
che
nessuno
parlò
più
.
Solo
Maria
uscì
,
dopo
qualche
minuto
,
a
osservare
con
una
piccola
aria
di
sapienza
:
«
Perché
non
abbiamo
denari
,
non
è
vero
,
mamma
,
non
bisogna
mettere
il
formaggio
nella
minestra
?
»
.
Sua
madre
la
baciò
e
le
disse
di
tacere
.
La
piccina
tacque
,
contenta
di
se
stessa
.
La
finestra
era
aperta
,
si
udirono
alcune
voci
schiamazzar
forte
nella
strada
verso
la
scalinata
del
Pomodoro
e
Luisa
riconobbe
quella
di
Pasotti
che
certo
ritornava
allora
da
Lugano
con
le
provvigioni
e
parlava
così
forte
apposta
per
farsi
udire
a
casa
Ribera
.
Dopo
pranzo
lo
zio
Piero
sedette
nella
sua
poltrona
,
in
loggia
,
e
si
prese
Maria
sulle
ginocchia
.
Luisa
uscì
sola
in
terrazza
.
In
faccia
al
Bisgnago
dorato
dal
sole
,
la
costiera
della
Valsolda
era
quasi
tutta
nell
'
ombra
.
Lontano
lontano
il
santuario
della
Caravina
brillava
sulla
punta
verde
protesa
oltre
i
sassi
del
Tentiòn
e
gli
oliveti
di
Cressogno
,
fuori
dell
'
ombra
,
nel
lago
ceruleo
.
Luisa
guardava
laggiù
con
una
espressione
di
contentezza
fiera
.
Ah
signor
Pasotti
,
se
il
vostro
pranzo
è
una
vendetta
,
l
'
avete
pensata
male
!
La
sua
risoluzione
era
presa
.
Glielo
offriva
il
destino
questo
incontro
con
la
vecchia
canaglia
!
Non
ebbe
un
dubbio
né
uno
scrupolo
.
La
passione
da
tanto
tempo
concepita
,
accarezzata
e
covata
,
aveva
accumulato
in
lei
quella
forza
che
,
quando
è
piena
,
trasforma
di
colpo
il
pensiero
in
atto
,
per
modo
che
ne
par
tolta
la
responsabilità
dell
'
agente
e
n
'
è
invece
solamente
risospinta
più
indietro
,
ad
un
primo
interno
moto
di
consenso
alla
tentazione
.
Sì
,
l
'
indomani
,
o
allo
sbarco
,
o
sulla
Calcinera
,
o
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
ell
'
affronterebbe
la
marchesa
,
con
disprezzo
,
le
romperebbe
la
guerra
in
faccia
,
la
consiglierebbe
di
guardarsi
perché
si
volevano
adoperare
contro
di
lei
tutte
le
legittime
armi
.
Sì
,
le
direbbe
così
e
così
farebbe
,
da
sé
,
da
sola
,
poiché
Franco
non
voleva
.
Se
Franco
aveva
promesso
qualche
cosa
,
ella
non
aveva
promesso
niente
.
Rientrò
in
loggia
,
si
mise
a
discorrere
con
lo
zio
,
a
scherzare
con
Maria
,
più
allegramente
che
non
avesse
fatto
da
molti
mesi
.
Più
tardi
scrisse
un
biglietto
all
'
amico
avvocato
V
.
pregandolo
di
venire
appena
gli
fosse
possibile
.
Voleva
saper
da
lui
come
avrebbe
potuto
usare
delle
carte
possedute
dal
Gilardoni
.
Quindi
si
rimise
a
copiare
per
il
notaio
di
Porlezza
.
Maria
non
era
contenta
di
tanto
scrivere
che
faceva
la
mamma
;
però
,
quando
la
mamma
le
disse
che
scriveva
per
mettere
il
formaggio
nella
minestra
dello
zio
,
s
'
affrettò
a
dire
:
«
e
anche
nella
mia
,
non
è
vero
,
mamma
?
»
.
Appena
fu
posta
a
letto
,
vedendo
che
la
mamma
tornava
a
scrivere
,
le
venne
in
mente
di
chiedere
se
la
nonna
di
Cressogno
avesse
il
formaggio
nella
minestra
.
«
Ne
ha
troppo
»
,
rispose
Luisa
,
«
e
bisogna
cavarglielo
perché
non
le
faccia
male
.
»
«
Oh
no
,
cavarglielo
,
poveretta
!
»
«
Taci
,
dormi
.
»
Ma
la
bambina
non
si
addormentò
.
Dopo
un
pezzetto
parve
a
Luisa
di
udirla
piangere
.
Si
alzò
,
andò
a
vedere
.
Piangeva
veramente
,
sottovoce
.
«
Cos
'
hai
?
»
«
Il
papà
!
»
,
singhiozzò
la
povera
piccina
.
«
Il
mio
papà
!
»
«
Verrà
,
cara
,
verrà
presto
il
tuo
papà
.
Dormi
e
fa
un
bel
sogno
che
viene
papà
insieme
col
Re
Vittorio
Emanuele
e
che
la
mamma
e
la
Cia
fanno
un
gran
risotto
,
che
ti
piace
tanto
,
e
che
tu
dici
:
viva
il
Re
!
e
che
il
Re
dice
:
niente
affatto
,
viva
invece
Ombretta
Pipì
e
il
suo
papà
!
Fa
questo
sogno
,
sai
.
»
«
Sì
,
mamma
,
sì
.
»
L
'
indomani
il
professore
Beniamino
capitò
a
Oria
un
'
ora
prima
di
quella
che
Luisa
gli
aveva
indicato
.
Dopo
il
sì
di
Ester
l
'
uomo
era
trasfigurato
.
Pareva
molto
più
giovane
di
prima
.
Il
colore
giallognolo
della
sua
pelle
,
irradiato
da
una
rosea
luce
interiore
,
era
scomparso
quasi
del
tutto
,
non
gli
si
vedeva
più
che
sul
cranio
dove
Luisa
si
attendeva
che
tornassero
a
spuntare
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
i
capelli
.
Egli
non
camminava
,
non
respirava
più
come
prima
.
Il
passo
e
il
respiro
erano
sempre
inquieti
,
nervosi
,
rotti
da
sussulti
che
rispondevano
al
balenar
d
'
immagini
,
Dio
sa
di
quali
immagini
,
sotto
quel
cranio
lucido
.
Gli
occhi
non
è
a
dire
come
brillassero
.
Solo
quando
guardavano
Ester
si
stringevano
,
si
velavano
di
una
tenerezza
pia
,
come
se
il
professore
avesse
avuto
paura
d
'
incenerire
la
diletta
saettandole
addosso
senza
precauzioni
tutto
il
fuoco
dell
'
anima
.
Esser
guardata
a
quel
modo
non
piaceva
a
Ester
;
e
Luisa
,
la
consigliera
del
professore
,
ebbe
il
coraggio
di
dirgli
che
non
bisognava
guardar
la
sua
fidanzata
stringendo
gli
occhi
come
fanno
i
cani
affettuosi
.
Il
pover
uomo
promise
che
avrebbe
cercato
di
non
farlo
più
e
lo
fece
ancora
.
Luisa
era
sempre
il
suo
nume
tutelare
,
l
'
oracolo
che
interrogava
persino
per
sapere
come
dovesse
comportarsi
nei
colloqui
con
la
fidanzata
.
Nella
sua
umiltà
egli
era
felice
di
venir
accettato
per
un
sentimento
di
stima
.
Pensare
ch
'
Ester
potesse
amarlo
d
'
amore
gli
pareva
una
presunzione
ridicola
.
Per
questo
egli
temeva
sempre
di
sbagliare
,
con
lei
,
di
offenderla
.
Un
dubbio
che
lo
tormentava
era
questo
:
sarebbe
o
non
sarebbe
da
arrischiare
un
bacio
?
Appena
venutogli
questo
dubbio
,
l
'
aveva
sottoposto
a
Luisa
e
Luisa
,
la
sapienza
incarnata
,
gli
aveva
risposto
:
«
No
,
adesso
è
troppo
presto
.
Bisogna
che
il
primo
bacio
non
venga
né
troppo
presto
né
troppo
tardi
»
.
La
possibilità
del
«
troppo
tardi
»
parve
terribile
e
insopportabile
al
professore
,
il
quale
,
ne
'
suoi
colloqui
con
l
'
oracolo
,
dopo
averlo
consultato
su
cento
diverse
cose
,
capitava
regolarmente
ogni
volta
alla
domanda
fatale
:
«
E
sto
basìn
?
»
.
Luisa
in
parte
ci
si
divertiva
per
la
sua
propensione
a
cogliere
il
comico
anche
nelle
persone
cui
voleva
bene
;
in
parte
dubitava
realmente
di
una
ripugnanza
fisica
che
si
manifestasse
in
Ester
,
data
l
'
occasione
,
con
violenza
e
mandasse
tutto
a
monte
.
Ella
si
accorse
,
per
fortuna
,
che
il
professore
pareva
sempre
meno
brutto
alla
sua
fidanzata
.
Perciò
quando
lo
vide
comparire
così
per
tempo
,
sapendo
che
più
tardi
lo
avrebbe
lasciato
solo
con
Ester
per
andare
a
incontrar
la
nonna
,
le
venne
subito
in
mente
che
quello
poteva
essere
il
giorno
del
«
basìn
»
.
Ma
il
professore
si
presentò
tutto
accigliato
.
Aveva
cattive
notizie
.
A
San
Mamette
si
diceva
che
fosse
stato
arrestato
e
condotto
a
Como
il
medico
di
Pellio
,
che
gli
avessero
trovato
lettere
e
note
compromettenti
per
altre
persone
fra
le
quali
si
nominava
don
Franco
Maironi
.
«
Per
Franco
non
ho
angustie
»
,
disse
Luisa
.
«
Del
resto
,
senta
,
professore
:
vuol
dire
che
porremo
nel
conto
dell
'
imperatore
d
'
Austria
anche
il
dottore
di
Pellio
ch
'
è
bello
grosso
e
pesa
un
mucchio
di
libbre
,
ma
non
pensiamo
a
malinconie
in
un
giorno
come
questo
.
Oggi
e
il
giorno
del
Suo
basìn
.
»
«
Ah
sì
?
Ah
sì
?
»
,
fece
il
professore
tutto
rosso
e
ansante
.
«
Dice
davvero
,
signora
Luisina
?
Dice
davvero
?
»
Sì
,
ell
'
aveva
parlato
sul
serio
.
Gli
spiegò
che
se
Ester
veniva
come
aveva
detto
,
alle
due
,
li
avrebbe
,
dopo
una
mezz
'
ora
,
lasciati
soli
.
In
loggia
c
'
era
sempre
lo
zio
ma
non
conveniva
seccarlo
.
Potevano
restare
in
sala
.
«
E
allora
,
con
buon
garbo
,
si
fa
il
colpo
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
prima
io
voglio
avere
da
Lei
una
promessa
.
»
«
Che
promessa
?
»
«
Mi
occorrono
le
famose
carte
.
»
«
Quando
vorrà
.
»
«
Guardi
che
le
domando
io
,
non
Franco
.
»
«
Sì
,
sì
,
quello
che
Lei
fa
è
tutto
bene
.
Domani
Le
porterò
le
carte
.
»
«Bravo.»
Luisa
discorreva
con
la
sua
calza
fra
le
mani
,
sferruzzando
sempre
,
con
un
'
apparenza
di
tranquillità
ilare
che
non
riusciva
a
coprir
del
tutto
la
sovreccitazione
interna
,
predisposta
dal
giorno
prima
,
cresciuta
coll
'
insonnia
,
crescente
a
misura
che
si
avvicinava
il
momento
di
partire
.
Nello
stesso
tono
scherzoso
della
sua
voce
vibrava
una
corda
insolita
.
Ne
'
suoi
capelli
,
sempre
correttissimi
,
era
un
'
ombra
di
disordine
,
come
il
tocco
di
un
lieve
soffio
che
le
avesse
sfiorato
la
fronte
.
Il
professore
non
si
accorse
di
nulla
e
andò
in
loggia
a
discorrere
con
l
'
ingegnere
,
a
prendere
consiglio
anche
da
lui
per
una
darsena
che
intendeva
costruire
in
capo
al
suo
giardino
onde
potervi
tenere
una
barchetta
.
Maria
era
pure
in
loggia
e
pigliò
molto
interesse
a
questa
futura
barchetta
del
signor
Ladroni
.
Gli
raccontò
che
ne
possedeva
una
anche
lei
,
corse
a
prenderla
per
fargliela
vedere
e
il
professore
scherzò
,
la
pregò
di
accompagnarlo
a
Lugano
con
la
sua
barca
.
«
Sei
troppo
grande
,
tu
!
»
,
diss
'
ella
.
«
La
mia
bambola
sì
che
la
condurrò
a
spasso
in
barca
!
»
«
Ma
cosa
mai
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Quella
barca
lì
è
buona
per
andare
al
fondo
.
»
«
No
!
»
«
Sì
!
»
Ombretta
si
impazientì
e
corse
in
camera
per
provar
la
barchetta
nel
catino
,
ma
nel
catino
non
c
'
era
acqua
e
la
piccina
ritornò
in
sala
mogia
mogia
,
con
la
sua
barchetta
in
braccio
,
e
non
andò
più
dallo
zio
.
Ester
capitò
al
tocco
e
tre
quarti
.
Disse
che
aveva
udito
il
tuono
e
che
perciò
era
venuta
prima
.
Il
tuono
?
Luisa
uscì
subito
sulla
terrazza
a
guardar
il
cielo
.
Minacce
grosse
non
ne
vide
.
Sopra
il
Picco
di
Cressogno
e
sopra
la
Galbiga
il
cielo
era
tutto
sereno
fino
ai
monti
del
lago
di
Como
.
Dall
'
altra
parte
,
sopra
Carona
,
sì
,
era
scuro
,
ma
non
poi
tanto
.
Se
la
marchesa
non
venisse
per
paura
del
tempo
!
Prese
il
piccolo
vecchio
cannocchiale
che
stava
sempre
in
loggia
.
Non
si
vedeva
niente
.
Già
,
era
troppo
presto
.
Per
arrivare
alla
Calcinera
alle
tre
,
la
marchesa
,
colla
pesante
gondola
,
doveva
partire
verso
le
due
e
mezzo
;
Luisa
ritornò
in
sala
dov
'
erano
Ester
,
il
professore
e
Maria
.
Avrebbe
preferito
che
Maria
restasse
in
loggia
con
lo
zio
,
ma
la
signorina
Ombretta
,
quando
veniva
gente
,
si
appiccicava
sempre
a
sua
madre
,
stava
lì
tutta
occhi
,
tutta
orecchi
.
Luisa
pensò
che
al
momento
di
partire
l
'
avrebbe
mandata
via
e
intanto
la
tenne
con
sé
.
Già
,
i
fidanzati
stavan
da
parte
e
discorrevano
quasi
sottovoce
.
Alle
due
Luisa
uscì
ancora
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
se
per
caso
la
gondola
spuntasse
al
Tentiòn
.
La
marchesa
poteva
forse
anticipare
,
per
il
cattivo
tempo
.
Nulla
.
Guardò
poi
a
ponente
.
Il
cielo
non
era
più
scuro
di
prima
.
Solamente
,
fra
il
monte
Bisgnago
e
il
monte
Caprino
,
sopra
la
leggera
insenatura
che
chiamano
la
Zocca
d
'
i
Ment
,
era
fumato
su
dalla
Vall
'
Intelvi
e
si
affacciava
fermo
un
nuvolone
azzurrognolo
,
sinistro
come
un
sopracciglio
aggrottato
sopra
un
occhio
cieco
.
Pareva
aver
veduto
il
branco
dei
compagni
torvi
che
si
affacciavano
al
lago
sopra
Carona
e
voler
essere
della
partita
anche
lui
.
Luisa
cominciò
a
sentirsi
inquieta
,
ad
aver
paura
che
la
marchesa
non
venisse
.
Andò
in
giardinetto
a
guardar
il
Boglia
.
Il
Boglia
non
aveva
che
nuvole
bianche
,
leggere
.
Ritornò
in
sala
e
trovò
Maria
piantata
davanti
al
professore
e
ad
Ester
,
che
ridevano
,
molto
rossi
in
viso
,
l
'
uno
e
l
'
altra
.
«
Sei
malata
?
»
,
aveva
detto
la
piccina
ad
Ester
.
«
No
;
perché
?
»
«
Perché
vedo
che
ti
tasta
il
polso
.
»
Le
cose
erano
avviate
bene
,
pareva
.
Luisa
portò
via
la
piccina
,
le
proibì
di
avvicinarsi
mai
più
a
quei
signori
.
Un
momento
dopo
passò
lo
zio
Piero
,
disse
che
andava
di
sopra
a
scrivere
alcune
lettere
e
avvertì
Luisa
di
badare
alle
finestre
della
loggia
,
perché
veniva
un
temporale
.
«
Addio
,
signorina
Ombretta
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Addio
,
signor
Pipì
»
,
rispose
la
bambina
,
petulante
.
Egli
se
ne
andò
,
ridendo
.
Luisa
,
che
ormai
durava
fatica
a
star
ferma
,
uscì
per
la
terza
volta
sulla
terrazza
,
guardò
col
cannocchiale
.
Il
cuore
le
diede
un
balzo
;
la
gondola
spuntava
al
Tentiòn
.
Erano
le
due
e
un
quarto
.
Una
persona
che
veniva
da
Albogasio
s
'
era
fermata
a
discorrere
sul
sagrato
con
qualcuno
che
scendeva
dalla
scaletta
sul
fianco
di
casa
Ribera
.
Diceva
:
«
È
passata
giù
in
questo
momento
col
signor
Pasotti
,
la
portantina
.
C
'
era
dietro
una
quantità
di
ragazzi
»
.
Il
cielo
era
coperto
,
adesso
,
anche
sul
Picco
di
Cressogno
e
sulla
Galbiga
.
Solo
i
monti
del
lago
di
Como
avevano
ancora
un
po
'
di
sole
.
La
minaccia
del
furioso
vento
temporalesco
che
in
Valsolda
si
chiama
caronasca
si
era
fatta
più
seria
.
Sopra
Carona
il
color
delle
nuvole
andava
confondendosi
a
quello
dei
monti
.
Il
nuvolone
della
Zocca
d
'
i
Ment
era
diventato
turchino
cupo
e
anche
il
Boglia
cominciava
ad
aggrottar
le
ciglia
.
Il
lago
era
immobile
,
plumbeo
.
Luisa
aveva
stabilito
di
partire
quando
la
gondola
fosse
arrivata
in
faccia
a
S
.
Mamette
.
Ritornò
in
sala
.
Maria
le
aveva
obbedito
in
parte
,
non
s
'
era
mossa
dal
suo
posto
,
ma
vedendo
che
il
professore
faceva
ad
Ester
un
discorso
lungo
e
animato
,
gli
aveva
chiesto
:
«
Le
racconti
una
storia
?
»
In
quel
punto
entrò
Luisa
.
«
Sì
,
cara
»
,
fece
Ester
ridendo
,
«
mi
racconta
una
storia
.
»
«
Oh
anche
a
me
,
anche
a
me
!
»
Un
sordo
fragor
di
tuono
.
«
Va
'
,
Maria
,
cara
»
,
disse
Ester
.
«
Va
'
nella
tua
camera
,
va
a
pregar
il
Signore
che
non
venga
un
brutto
temporale
,
una
brutta
grandine
!
»
«
Oh
,
sì
,
sì
,
vado
a
pregar
il
Signore
!
»
La
piccina
se
n
'
andò
,
con
la
sua
barchetta
,
nella
camera
dell
'
alcova
,
impettita
e
seria
,
come
se
in
quel
momento
la
salvezza
della
Valsolda
dipendesse
da
lei
.
La
preghiera
,
per
lei
,
era
sempre
una
cosa
solenne
,
era
un
contatto
col
mistero
,
che
le
faceva
prendere
un
'
aria
grave
e
attenta
come
certe
storie
d
'
incantesimi
e
di
magie
.
Ella
salì
sopra
una
sedia
,
disse
le
poche
orazioni
che
sapeva
e
poi
si
atteggiò
come
vedeva
atteggiarsi
in
chiesa
le
più
devote
del
paese
,
si
mise
a
muover
le
labbra
com
'
esse
,
a
dire
una
preghiera
senza
parole
.
Colui
che
allora
l
'
avesse
veduta
conoscendo
il
terribile
segreto
dell
'
ora
imminente
avrebbe
pensato
che
l
'
angelo
della
bambina
fosse
in
quel
momento
supremo
accanto
a
lei
e
le
sussurrasse
di
pregare
per
qualche
altra
cosa
che
i
vigneti
e
gli
uliveti
della
Valsolda
,
per
qualche
altra
cosa
più
a
lei
vicina
,
ch
'
egli
non
diceva
,
ch
'
ella
non
sapeva
e
non
poteva
mettere
in
parole
:
avrebbe
pensato
che
negl
'
inarticolati
bisbigli
di
lei
vi
fosse
un
riposto
senso
tenero
e
tragico
,
il
docile
abbandono
di
un
'
anima
dolce
ai
consigli
dell
'
angelo
suo
,
al
voler
misterioso
di
Dio
.
Alle
due
e
mezzo
i
nuvoloni
torvi
di
Carona
diedero
un
altro
tuono
cupo
a
cui
subito
risposero
gli
altri
nuvoloni
del
Boglia
e
della
Zocca
d
'
i
Ment
.
Luisa
corse
sulla
terrazza
.
La
gondola
era
in
faccia
a
S
.
Mamette
e
veniva
dritta
alla
Calcinera
.
Si
vedevano
benissimo
i
barcaiuoli
far
forza
di
remi
.
Mentre
Luisa
posava
il
cannocchiale
,
il
primo
colpo
di
vento
strepitò
per
la
loggia
sbattendo
usci
,
vetri
e
imposte
.
Atterrita
all
'
idea
di
indugiarsi
troppo
,
Luisa
chiuse
in
fretta
e
in
furia
,
passò
correndo
per
la
sala
,
tolse
l
'
ombrello
,
uscì
senz
'
avvertir
nessuno
,
senza
chiuder
la
porta
di
casa
e
prese
la
via
di
Albogasio
Inferiore
.
Passato
il
cimitero
,
nel
luogo
che
chiamano
Mainè
,
incontrò
Ismaele
.
«
Dove
la
va
,
sciora
Lüisa
,
con
sto
temp
?
»
Luisa
rispose
che
andava
ad
Albogasio
e
passò
oltre
.
Dopo
cento
passi
le
venne
in
mente
che
non
aveva
avvertito
la
Veronica
della
sua
partenza
,
che
non
le
aveva
detto
di
chiuder
le
finestre
nella
camera
da
letto
e
di
badare
a
Maria
.
Pensò
di
mandarglielo
a
dire
da
Ismaele
.
Egli
era
già
scomparso
dietro
la
svolta
del
Camposanto
.
Si
sentì
nel
cuore
un
impulso
a
tornar
indietro
ma
non
c
'
era
tempo
.
Il
rombo
del
tuono
era
continuo
,
radi
goccioloni
battevano
qua
e
là
sul
granturco
,
colpi
di
vento
stormivano
per
i
gelsi
,
a
intervalli
,
precorrendo
i
turbini
della
caronasca
.
Luisa
aperse
l
'
ombrello
e
affrettò
il
passo
.
La
furia
della
pioggia
la
colse
nelle
viuzze
scure
d
'
Albogasio
.
Non
pensò
a
riparar
dentro
una
porta
,
andò
avanti
imperterrita
.
Incontrò
una
frotta
di
ragazzi
che
scappavano
dalla
pioggia
dopo
aver
inutilmente
atteso
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
il
passaggio
della
marchesa
in
portantina
.
Nel
breve
tratto
di
via
ch
'
è
tra
la
casa
comunale
di
Albogasio
e
la
chiesa
,
il
vento
le
rovesciò
l
'
ombrello
.
Ella
si
mise
a
correre
,
raggiunse
quella
lista
di
sagrato
che
guarda
,
dietro
la
chiesa
,
sulla
cala
della
Calcinera
.
Là
,
protetta
dalla
chiesa
contro
l
'
impeto
della
pioggia
e
del
vento
,
raddrizzò
alla
meglio
l
'
ombrello
e
si
affacciò
al
parapetto
.
La
chiesa
dell
'
Annunciata
posa
sulla
testa
d
'
uno
scoglio
che
dalle
radici
del
Boglia
sporge
,
male
avviluppato
di
rovi
e
di
caprifichi
,
sopra
il
lago
e
chiude
da
ponente
la
piccola
cala
della
Calcinera
.
La
lista
di
sagrato
dov
'
era
Luisa
corre
appunto
su
quel
ciglio
dello
scoglio
.
Ell
'
avrebbe
potuto
seguir
di
lassù
il
cammino
della
gondola
dalle
acque
di
Cressogno
fino
allo
sbarco
;
ma
ora
,
infuriando
l
'
acquazzone
,
un
baglior
bianco
le
nascondeva
ogni
cosa
.
Però
se
la
marchesa
non
ritornava
a
Cressogno
,
doveva
pure
,
in
qualunque
punto
approdasse
,
passar
poi
di
là
,
perché
lì
,
dov
'
è
l
'
attacco
dello
scoglio
sporgente
con
la
costa
,
monta
sul
sagrato
la
scalinata
della
Calcinera
,
unica
via
per
salire
ad
Albogasio
Superiore
sì
dallo
sbarco
sottoposto
che
da
S
.
Mamette
o
da
Casarico
o
da
Cadate
.
In
pochi
minuti
la
violenza
dell
'
acquazzone
diminuì
,
i
foschi
fantasmi
delle
montagne
cominciarono
a
disegnarsi
nel
fondo
bianco
.
Luisa
guardò
giù
allo
sbarco
.
Non
v
'
era
gondola
,
non
v
'
era
portantina
sulla
riva
,
non
v
'
era
niente
.
Questo
le
diede
noia
.
Possibile
che
la
gondola
fosse
ritornata
a
Cressogno
?
Il
fumo
si
diradò
rapidamente
,
apparve
Cadate
,
apparve
sulla
bocca
della
darsena
del
Palazz
,
bianco
nella
nebbiolina
grigia
,
la
poppa
della
gondola
.
Ecco
,
la
marchesa
si
era
rifugiata
al
Palazz
e
così
aveva
fatto
anche
Pasotti
con
la
sua
portantina
e
i
portatori
.
Il
temporale
si
poteva
dir
cessato
,
la
portantina
non
tarderebbe
a
comparire
.
Invece
tardò
dieci
lunghi
minuti
.
Luisa
teneva
fissi
gli
occhi
sulla
stradicciuola
che
svolta
da
Cadate
nel
seno
della
Calcinera
.
Non
vi
era
dentro
a
lei
nessun
movimento
di
pensieri
.
Tutta
l
'
anima
sua
guardava
e
aspettava
;
niente
altro
.
Della
gente
le
passò
a
sinistra
salendo
dalla
Calcinera
o
venendo
da
Albogasio
;
ogni
volta
ella
si
coperse
piegando
l
'
ombrello
,
per
non
esser
conosciuta
o
almeno
per
evitar
saluti
e
conversazioni
.
Finalmente
un
gruppo
di
persone
comparve
sulla
svolta
.
Luisa
distinse
la
portantina
,
dietro
la
portantina
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
poi
,
ultimi
,
i
due
barcaiuoli
della
marchesa
.
Non
si
mosse
ancora
,
seguì
con
gli
occhi
la
portantina
che
avanzava
molto
lentamente
e
chiuse
l
'
ombrello
perché
non
pioveva
quasi
più
.
Ricomparvero
cinque
o
sei
ragazzi
d
'
Albogasio
.
Ella
disse
loro
bruscamente
di
andarsene
.
Indugiavano
a
obbedire
ma
un
improvviso
scroscio
di
pioggia
,
senza
vento
né
tuoni
,
li
pose
in
fuga
.
La
portantina
toccava
allora
il
piede
della
scalinata
.
Luisa
si
mosse
.
Aveva
l
'
occhio
freddo
,
la
persona
eretta
.
Raccolta
in
un
solo
pensiero
,
disprezzò
la
pioggia
scrosciante
che
le
batteva
sul
capo
e
sulle
spalle
,
che
la
cingeva
d
'
un
torbido
velo
e
di
strepito
.
Le
piaceva
,
forse
,
quella
passione
delle
cose
intorno
alla
sua
propria
.
Discendeva
lenta
lenta
,
con
l
'
ombrello
chiuso
,
stringendone
forte
il
manico
,
come
fosse
stato
la
impugnatura
d
'
un
'
arma
.
La
scalinata
è
un
po
'
tortuosa
,
bisogna
scendere
alquanti
scalini
prima
di
vederne
il
fondo
.
Giunta
sulla
svolta
,
scorse
la
portantina
,
ferma
.
I
due
barcaiuoli
pigliavano
il
posto
di
due
portatori
.
Luisa
discese
fin
dove
si
spandono
sopra
la
scalinata
i
rami
d
'
un
gran
noce
.
Lì
si
fermò
,
proprio
nel
momento
in
cui
i
portatori
della
marchesa
cominciavano
a
salire
.
Tutto
andava
bene
.
Pasotti
e
don
Giuseppe
,
salendo
dietro
la
portantina
con
l
'
ombrello
aperto
,
non
potevano
vederla
.
I
portatori
,
giunti
che
fossero
a
lei
,
bisognava
che
si
fermassero
,
che
si
facessero
da
banda
per
lasciarle
il
passo
.
Quando
si
avvicinarono
,
riconobbe
i
due
ch
'
erano
alla
testa
della
portantina
,
un
fratello
d
'
Ismaele
e
un
cugino
della
Veronica
.
A
quattro
passi
accennò
loro
,
con
un
gesto
imperioso
,
di
fermarsi
.
Obbedirono
immediatamente
,
posarono
la
portantina
a
terra
e
così
fecero
,
senza
saperne
il
perché
,
i
due
portatori
che
seguivano
.
Pasotti
alzò
l
'
ombrello
,
vide
Luisa
,
fece
un
atto
di
sorpresa
,
un
cipiglio
nero
;
afferrò
don
Giuseppe
,
lo
trasse
da
banda
per
lasciarla
passare
,
non
sospettando
che
l
'
incontro
fosse
premeditato
.
Ma
Luisa
non
si
mosse
.
«
Ella
non
credeva
incontrarmi
,
signor
Pasotti
»
,
disse
a
voce
alta
.
La
marchesa
mise
il
capo
fuori
,
la
ravvisò
,
si
ritrasse
dicendo
con
qualche
vigor
nuovo
nella
sua
voce
floscia
:
«
Avanti
!
»
In
quel
momento
partirono
dall
'
alto
del
sagrato
acute
,
disperate
grida
:
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Lüisa
!
»
.
Luisa
non
udì
.
Pasotti
aveva
irosamente
gridato
ai
portatori
«
avanti
!
»
e
i
portatori
riprendevano
le
stanghe
.
«
Avanti
pure
!
»
,
diss
'
ella
,
risoluta
di
mettersi
a
fianco
della
portantina
.
«
Non
ho
a
dire
che
due
parole
.
»
Se
Pasotti
e
la
vecchia
marchesa
avevano
prima
immaginato
lagrime
e
suppliche
,
dovettero
attendersi
allora
dal
fiero
viso
e
dalla
vibrante
voce
ben
altro
.
«
Parole
,
adesso
?
»
,
fece
Pasotti
avanzandosi
quasi
minaccioso
.
«
Sciora
Lüisa
!
Sciora
Luisa
!
»
,
si
gridò
da
vicino
con
accento
di
strazio
;
e
venne
con
le
grida
un
rumor
di
passi
precipitosi
.
Ma
Luisa
non
parve
udir
niente
.
«
Sì
,
adesso
!
»
,
rispose
a
Pasotti
con
alterezza
inesprimibile
.
«
Io
avverto
,
per
mia
bontà
,
questa
signora
...
»
«
Sciora
Lüisa
!
»
Ella
dovette
pure
interrompersi
e
voltarsi
.
Due
,
tre
,
quattro
donne
le
furono
addosso
,
stravolte
,
scarmigliate
,
singhiozzanti
:
«
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
Che
La
vegna
a
cà
subet
!
»
.
Le
facce
,
i
pianti
,
le
voci
la
strapparon
d
'
un
colpo
fuori
della
sua
passione
,
del
suo
proposito
.
Si
avventò
fra
quelle
donne
esclamando
:
«
Cosa
c
'
è
?
»
.
Ed
esse
sapevano
solo
ripetere
con
gli
occhi
schizzanti
dall
'
orbita
:
«
Che
La
vegna
a
cà
!
Che
La
vegna
a
cà
!
»
.
«
Ma
cosa
c
'
è
,
stupide
?
»
«
La
Soa
tosa
,
la
Soa
tosa
!
»
Ella
gridò
come
pazza
:
«
La
Maria
?
La
Maria
?
Cosa
?
Cosa
?
»
,
udì
fra
i
singhiozzi
nominar
il
lago
,
cacciò
uno
strido
e
,
apertasi
la
via
come
una
fiera
,
si
slanciò
su
per
la
scalinata
.
Quelle
donne
non
poterono
tenerle
dietro
,
ma
sul
sagrato
ce
ne
erano
altre
,
malgrado
la
pioggia
,
che
strillavano
e
piangevano
.
Luisa
si
sentì
mancare
,
precipitò
a
terra
sull
'
ultimo
scalino
.
Le
donne
accorsero
a
lei
,
dieci
mani
la
presero
,
la
sollevarono
.
Urlò
:
«
Dio
,
è
morta
?
»
.
Qualcuno
rispose
:
«
No
,
no
!
»
.
«
Il
medico
?
»
,
diss
'
ella
ansando
.
«
Il
medico
?
»
.
Molte
voci
risposero
che
c
'
era
.
Ella
parve
riaver
tutta
la
sua
energia
,
riprese
lo
slancio
e
la
corsa
.
Otto
o
dieci
persone
si
precipitarono
dietro
a
lei
.
Due
sole
poterono
seguirla
.
Volava
.
Al
cimitero
incontrò
Ismaele
e
un
altro
,
gridò
appena
li
vide
:
«
È
viva
?
È
viva
?
»
.
Il
compagno
d
'
Ismaele
ritornò
indietro
di
corsa
per
andar
ad
avvertire
che
la
madre
veniva
.
Ismaele
piangeva
,
seppe
solamente
rispondere
:
«
Esüsmaria
,
sciora
Luisa
!
»
,
e
fece
atto
di
trattenerla
.
Luisa
lo
urtò
freneticamente
via
,
passò
oltre
,
seguita
da
lui
che
aveva
perduta
la
testa
e
adesso
le
gridava
dietro
,
correndo
:
«
L
'
è
forsi
nient
!
l
'
è
forsi
nient
!
»
.
Pareva
che
la
pioggia
dirotta
,
continua
,
eguale
,
lo
smentisse
piangendo
.
Giunta
ansante
sul
sagrato
di
Oria
,
Luisa
ebbe
ancora
la
forza
di
gridare
:
«
Maria
!
Maria
mia
!
»
.
La
finestra
dell
'
alcova
era
aperta
.
Udì
la
Cia
che
piangeva
ed
Ester
che
la
sgridava
.
Alcune
persone
fra
le
quali
il
professor
Gilardoni
le
uscirono
incontro
.
Il
professore
teneva
le
mani
giunte
e
piangeva
silenziosamente
,
pallido
come
un
cadavere
.
Gli
altri
bisbigliavano
:
«
Coraggio
!
Speriamo
!
»
.
Ella
fu
per
cadere
,
esausta
.
Il
professore
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
trasse
su
per
le
scale
che
eran
gremite
di
gente
,
come
pure
il
corridoio
,
al
primo
piano
.
Luisa
passò
,
quasi
portata
di
peso
,
fra
voci
affannose
di
conforto
:
«
Coraggio
,
coraggio
!
Chi
sa
!
Chi
sa
!
»
.
All
'
entrata
della
camera
dell
'
alcova
,
si
sciolse
dal
braccio
del
professore
,
entrò
sola
.
Avevan
dovuto
accendere
il
lume
perché
nell
'
alcova
,
causa
la
pioggia
,
faceva
scuro
.
La
povera
dolce
Ombretta
posava
nuda
sul
letto
cogli
occhi
semiaperti
e
la
bocca
pure
semiaperta
.
Il
viso
era
leggermente
roseo
,
le
labbra
nerastre
,
il
corpo
di
una
lividezza
cadaverica
.
Il
dottore
,
aiutato
da
Ester
,
tentava
la
respirazione
artificiale
,
portando
le
piccole
braccia
sopra
il
capo
e
lungo
i
fianchi
,
alternativamente
;
facendo
pressioni
sull
'
addome
.
«
Dottore
?
Dottore
?
»
,
singhiozzò
Luisa
.
«
Facciamo
il
possibile
»
,
rispose
il
dottore
,
grave
.
Ella
precipitò
col
viso
sui
piedi
gelati
della
sua
creatura
,
li
coperse
di
baci
forsennati
.
Allora
Ester
fu
presa
da
un
tremito
.
«
No
no
!
»
,
fece
il
dottore
.
«
Coraggio
,
coraggio
!
»
«
A
me
»
,
esclamò
Luisa
.
Il
dottore
l
'
arrestò
con
un
gesto
e
fece
segno
ad
Ester
di
sostare
.
Si
chinò
sul
visino
di
Maria
,
le
mise
la
bocca
sulla
bocca
,
respirò
più
volte
profondamente
,
si
rialzò
.
«
Ma
è
rosea
,
è
rosea
!
»
,
sussurrò
Luisa
ansando
.
Il
dottore
sospirò
in
silenzio
,
accese
un
cerino
,
lo
accostò
alle
labbra
di
Maria
.
Tre
o
quattro
donne
che
pregavano
ginocchioni
si
alzarono
,
si
accostarono
al
letto
palpitanti
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uscio
della
sala
era
aperto
;
altri
volti
si
affacciarono
di
là
,
silenziosi
,
intenti
.
Luisa
,
inginocchiata
accanto
al
letto
,
teneva
gli
occhi
fissi
alla
fiamma
.
Una
voce
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Ester
,
dritta
dietro
Luisa
,
scosse
il
capo
.
Il
dottore
spense
il
cerino
.
«
Lana
calda
!
»
,
diss
'
egli
.
Luisa
si
precipitò
fuori
e
il
dottore
riprese
i
movimenti
delle
braccia
.
Poi
,
quando
Luisa
ritornò
con
la
lana
riscaldata
,
egli
da
un
lato
,
ella
dall
'
altro
si
diedero
a
strofinar
forte
il
petto
e
il
ventre
della
piccina
.
Dopo
un
po
'
,
vedendo
il
pallore
,
il
viso
contraffatto
di
Luisa
,
il
medico
fece
segno
ad
una
ragazza
di
pigliarne
il
posto
.
«
Ceda
,
ceda
»
,
diss
'
egli
perché
Luisa
aveva
fatto
un
gesto
di
protesta
.
«
Sono
stanco
anch
'
io
.
Non
è
possibile
.
»
Luisa
scosse
il
capo
senza
parlare
continuando
l
'
opera
sua
con
energia
convulsa
.
Il
dottore
alzò
silenziosamente
le
spalle
e
le
sopracciglia
,
cedette
il
proprio
posto
alla
ragazza
e
ordinò
a
Ester
di
far
riscaldare
dell
'
altra
lana
per
coprirne
le
gambe
della
bambina
.
Ester
andò
,
fece
lei
,
perché
la
Veronica
,
appena
successo
il
caso
,
era
sparita
,
non
si
trovava
più
.
Nel
corridoio
e
sulle
scale
la
gente
discuteva
il
fatto
,
il
come
,
il
dove
.
Quando
passò
Ester
tutti
le
domandarono
:
«
E
così
?
E
così
?
»
.
Ester
fece
un
gesto
sconsolato
,
passò
senza
rispondere
.
Poi
le
discussioni
ricominciarono
a
mezza
voce
.
Non
si
sapeva
per
quanto
tempo
la
bambina
fosse
rimasta
nell
`
acqua
.
Durante
la
furia
del
temporale
un
tale
Toni
Gall
si
trovava
nelle
stalle
dietro
casa
Ribera
.
Gli
venne
in
mente
che
il
battello
del
signor
ingegnere
fosse
legato
male
e
potesse
fracassarsi
ai
muri
della
darsena
.
Discese
a
salti
,
vide
aperto
l
'
uscio
della
darsena
ed
entrò
.
Il
battello
ballava
spaventosamente
,
inondato
dagli
sprazzi
delle
onde
che
si
frangevano
sui
muri
;
ballava
,
si
dimenava
fra
le
catene
e
s
'
era
posto
di
traverso
,
avendo
la
poppa
quasi
addosso
al
muro
.
In
faccia
all
'
uscio
che
mette
dalla
via
pubblica
nella
darsena
,
corre
un
andito
dal
quale
due
scalette
scendono
all
'
acqua
,
la
prima
di
fianco
alla
prora
della
barca
,
la
seconda
di
fianco
alla
poppa
.
Il
Toni
Gall
discese
per
la
scaletta
seconda
onde
accorciare
la
catena
di
poppa
.
Là
,
fra
la
barca
e
l
'
ultimo
scalino
,
dov
'
eran
sessanta
o
settanta
centimetri
d
'
acqua
,
vide
fluttuare
il
corpicino
di
Maria
col
dorso
a
galla
e
il
capo
sott
'
acqua
.
Nel
trarla
dall
'
acqua
scorse
nel
fondo
una
barchetta
di
metallo
.
Portò
su
la
bambina
gridando
con
la
sua
terribile
voce
,
fece
correre
tutto
il
paese
e
,
per
fortuna
,
anche
il
medico
,
che
si
trovava
a
Oria
,
aiutò
Ester
a
spogliar
la
povera
creatura
che
non
dava
più
segni
di
vita
.
Con
chi
era
ella
stata
prima
di
scendere
in
darsena
?
Con
la
Veronica
no
,
perché
la
Veronica
era
stata
veduta
entrar
nel
ripostiglio
dei
vasi
dietro
la
casa
con
la
sua
guardia
di
finanza
prima
che
Luisa
uscisse
.
Con
Ester
o
con
il
professore
neppure
.
Ester
l
'
aveva
mandata
a
pregare
nella
camera
dell
'
alcova
e
poi
non
l
'
aveva
veduta
più
.
La
Cia
stava
a
lavorare
e
l
'
ingegnere
a
scrivere
quando
avevano
udito
le
grida
formidabili
del
Toni
Gall
.
Maria
doveva
esser
discesa
in
darsena
dalla
camera
dell
'
alcova
per
mettere
la
sua
barchetta
nell
'
acqua
e
fatalmente
avea
trovato
aperta
la
porta
di
casa
,
aperto
l
'
uscio
della
darsena
.
Il
Toni
Gall
era
d
'
opinione
che
avesse
passato
qualche
minuto
nell
'
acqua
perché
galleggiava
discosto
dal
luogo
dove
la
barchetta
giaceva
nel
fondo
.
Egli
descriveva
per
la
centesima
volta
la
sua
scoperta
spaventosa
stando
in
sala
con
la
Cia
,
con
l
'
ingegnere
,
il
professore
ed
altri
del
paese
.
Tutti
singhiozzavano
,
meno
lo
zio
Piero
.
Seduto
sul
canapè
dove
prima
stavano
il
Gilardoni
ed
Ester
,
pareva
impietrato
.
Non
aveva
una
lagrima
,
non
aveva
una
parola
.
Le
chiacchiere
del
Toni
Gall
gli
davano
evidentemente
noia
,
ma
taceva
.
La
sua
nobile
fisionomia
era
piuttosto
solenne
e
grave
che
turbata
.
Pareva
ch
'
egli
vedesse
davanti
a
sé
l
'
ombra
del
Fato
antico
.
Neppure
domandava
notizie
;
si
capiva
che
non
aveva
speranza
.
E
si
capiva
che
il
suo
dolore
era
ben
diverso
da
quelle
chiassose
nervosità
passeggere
che
gli
si
agitavano
intorno
.
Era
il
dolore
muto
,
composto
,
dell
'
uomo
savio
e
forte
.
Dall
'
uscio
aperto
dell
'
alcova
venivan
voci
ora
d
'
interrogazione
ora
di
comando
.
Nessuno
poté
però
dire
,
per
un
'
ora
e
mezzo
,
di
aver
udita
la
voce
di
Luisa
.
Qualche
volta
venivan
pure
voci
trepide
,
quasi
liete
.
Pareva
a
qualcuno
,
là
dentro
,
notare
un
moto
,
un
alito
,
un
tepor
di
vita
.
Allora
tutti
quelli
che
eran
fuori
accorrevano
.
Lo
zio
Piero
volgeva
il
capo
verso
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
solo
in
quei
momenti
si
disordinava
un
poco
nel
viso
.
Pur
troppo
vide
ogni
volta
la
gente
ritornarsene
lentamente
,
in
un
silenzio
accorato
.
Passarono
le
cinque
.
Il
tempo
durando
piovoso
,
la
luce
mancava
.
Alle
cinque
e
mezzo
si
udì
finalmente
la
voce
di
Luisa
.
Fu
uno
strido
acuto
,
inenarrabile
,
che
agghiacciò
il
sangue
nelle
vene
di
tutti
.
Rispose
la
voce
del
dottore
con
un
accento
di
premurosa
protesta
.
Si
seppe
che
il
dottore
aveva
fatto
un
gesto
come
per
dire
:
«
oramai
è
inutile
:
desistiamo
»
,
e
che
al
grido
di
lei
aveva
ripreso
il
lavoro
.
Poi
,
nel
lamento
monotono
che
la
pioggia
minuta
e
fitta
metteva
a
tutte
le
finestre
aperte
,
il
silenzio
della
casa
parve
divenuto
più
sepolcrale
.
La
sala
,
il
corridoio
andavano
diventando
bui
,
vi
si
andò
avvivando
il
debole
chiaror
di
candele
che
usciva
dall
'
alcova
.
La
gente
cominciò
a
ritirarsi
,
un
'
ombra
dopo
l
'
altra
,
silenziosamente
,
in
punta
di
piedi
.
Si
udivano
poi
sul
ciottolato
della
via
gli
scarponi
pesanti
,
passi
senza
voci
.
La
Cia
si
avviò
pian
piano
al
suo
padrone
,
gli
sussurrò
all
'
orecchio
se
non
volesse
prendere
qualche
cosa
.
Egli
la
fece
tacere
con
un
gesto
brusco
.
Dopo
le
sette
,
essendo
partiti
tutti
gli
estranei
alla
famiglia
meno
il
Toni
Gall
,
Ismaele
,
il
professore
,
l
'
Ester
e
tre
o
quattro
donne
ch
'
erano
nell
'
alcova
,
si
udirono
dei
gemiti
lunghi
,
sommessi
,
che
quasi
non
parevano
umani
.
Il
dottore
entrò
in
sala
.
Non
ci
si
vedeva
.
Urtò
in
una
sedia
e
disse
forse
:
«
C
'
è
qui
il
signor
ingegnere
?
»
.
«
Scior
sì
»
,
rispose
il
Toni
Gall
e
andò
a
pigliar
un
lume
.
L
'
ingegnere
non
parlò
né
si
mosse
.
Il
Toni
Gall
ritornò
presto
con
un
lume
e
il
dottor
Aliprandi
,
che
mi
piace
ricordar
qui
come
un
franco
galantuomo
,
una
bella
mente
e
un
nobile
cuore
,
si
avvicinò
al
canapè
dove
sedeva
lo
zio
Piero
.
«
Signor
ingegnere
»
,
diss
'
egli
con
le
lagrime
agli
occhi
,
«
adesso
bisogna
che
faccia
qualche
cosa
Lei
.
»
«
Io
?
»
,
rispose
lo
zio
Piero
alzando
il
viso
.
«
Sì
,
bisogna
almeno
cercare
di
condurla
via
.
Bisogna
che
venga
Lei
e
ci
metta
una
parola
.
Lei
è
come
un
padre
.
Questi
sono
i
momenti
del
padre
.
»
«
Lo
lasci
stare
,
il
mio
padrone
»
,
brontolò
la
Cia
.
«
Non
è
buono
per
queste
cose
.
Ci
soffre
e
niente
altro
.
»
Adesso
si
udivano
,
insieme
ai
gemiti
,
voci
tenere
e
baci
.
L
'
ingegnere
puntò
i
pugni
sul
canapè
e
rimase
un
momento
a
capo
chino
.
Poi
si
alzò
,
non
senza
stento
,
e
disse
al
medico
:
«
Debbo
andar
solo
?
»
«
Desidera
che
ci
sia
anch
'
io
?
»
«Sì.»
«
Va
bene
.
Del
resto
sarà
inutile
.
Forzare
non
vorrei
ma
tentare
bisogna
.
»
Il
dottore
mandò
via
le
donne
ch
'
erano
ancora
nell
'
alcova
,
poi
si
volse
dall
'
entrata
all
'
ingegnere
e
gli
fe
'
segno
di
venire
.
«
Donna
Luisa
»
,
diss
'
egli
dolcemente
.
«
C
'
è
lo
zio
,
il
suo
caro
zio
,
che
viene
a
pregarla
.
»
Il
vecchio
entrò
col
viso
pacato
ma
vacillando
.
Fatti
due
passi
nella
camera
si
fermò
.
Luisa
era
seduta
sul
letto
con
la
sua
bambina
morta
in
braccio
,
la
stringeva
,
la
baciava
sul
viso
e
sul
collo
,
gemeva
,
premendovi
su
le
labbra
,
gemiti
lunghi
,
inesprimibili
.
«
Sì
sì
sì
sì
»
,
diss
'
ella
,
quasi
con
un
sorriso
tenero
nella
voce
.
«
È
il
tuo
zio
,
cara
,
è
il
tuo
zio
che
viene
a
trovar
il
suo
tesoro
,
la
sua
Ombretta
,
la
sua
Ombretta
Pipì
che
gli
vuol
tanto
bene
.
Sì
sì
sì
sì
.
»
«
Luisa
»
,
disse
lo
zio
Piero
,
«
quietati
.
Tutto
è
stato
fatto
quel
che
si
poteva
fare
,
adesso
vieni
con
me
,
non
star
più
qui
,
vieni
con
me
.
»
«
Zio
zio
zio
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
tenerezza
,
senza
guardarlo
,
stringendosi
il
cadavere
sul
seno
,
cullandolo
.
«
Vieni
qua
,
vieni
qua
,
vieni
qua
dalla
tua
Maria
.
Vieni
,
vieni
qua
da
noi
che
sei
il
nostro
zio
,
il
nostro
caro
zio
.
No
,
cara
,
no
,
cara
,
non
ci
abbandona
mica
il
nostro
zio
.
»
Lo
zio
tremò
,
il
dolore
lo
vinse
un
momento
,
gli
strappò
un
singhiozzo
.
«
Lasciala
in
pace
»
,
diss
'
egli
con
voce
soffocata
.
Essa
non
parve
udirlo
,
riprese
:
«
Andiamo
noi
,
cara
,
andiamo
noi
dal
nostro
zio
.
Che
ci
andiamo
,
Maria
?
Sì
,
sì
,
andiamo
,
andiamo
»
.
Si
lasciò
sdrucciolare
dal
letto
a
terra
si
avviò
verso
lo
zio
stringendosi
al
petto
col
braccio
sinistro
la
sua
dolce
morta
,
passò
l
'
altro
al
collo
del
vecchio
,
gli
sussurrò
:
«
un
bacio
,
un
bacio
,
un
bacio
alla
tua
Ombretta
,
un
bacio
solo
,
uno
solo
»
.
Lo
zio
Piero
si
chinò
,
baciò
il
visetto
già
deturpato
amaramente
dalla
morte
,
lo
bagnò
di
due
grosse
lagrime
.
«
Guarda
,
guarda
,
zio
»
,
diss
'
ella
.
«
Dottore
,
porti
qua
il
lume
.
Sì
sì
,
non
sia
cattivo
,
dottore
.
Guarda
,
zio
,
che
tesoro
.
Dottore
!
»
L
'
Aliprandi
era
riluttante
e
tentò
resistere
ancora
;
ma
quel
dolore
folle
aveva
qualche
cosa
di
sacro
che
s
'
impose
.
Obbedì
,
prese
il
lume
e
lo
accostò
al
piccolo
cadavere
che
faceva
con
quegli
occhi
semiaperti
e
quelle
pupille
dilatate
una
pietà
immensa
ed
era
stato
la
Maria
,
la
Ombretta
gentile
,
la
dolcezza
del
vecchio
,
il
viso
e
l
'
amore
della
casa
.
«
Guarda
,
zio
,
questo
piccolo
petto
come
l
'
abbiamo
maltrattato
,
povero
tesoro
,
come
gli
abbiamo
fatto
male
con
tanto
strofinare
.
La
tua
mamma
è
stata
,
sai
,
Maria
,
la
tua
brutta
mamma
e
quel
cattivo
dottore
lì
.
»
«
Basta
!
»
,
disse
il
dottore
risolutamente
,
posando
il
lume
sulla
scrivania
.
«
Parli
pure
alla
Sua
bambina
,
ma
non
a
questa
,
a
quella
ch
'
è
in
Paradiso
.
»
L
'
impressione
fu
terribile
.
Ogni
tenerezza
sparì
dal
viso
di
Luisa
.
Ella
indietreggiò
cupa
,
stringendosi
la
sua
morta
sul
seno
.
«
No
!
»
,
stridette
,
«
no
!
non
in
Paradiso
!
È
mia
!
È
mia
!
Dio
è
cattivo
!
No
!
Non
gliela
do
!
»
Indietreggiò
indietreggiò
sin
dentro
all
'
alcova
,
tra
il
letto
matrimoniale
e
il
lettuccio
,
ricominciò
i
lunghi
gemiti
che
non
parevano
umani
.
L
'
Aliprandi
fece
uscire
l
'
ingegnere
che
tremava
.
«
Passerà
,
passerà
»
,
diss
'
egli
.
«
Bisogna
aver
pazienza
.
Adesso
resto
io
.
»
In
sala
c
'
era
Ismaele
che
prese
il
professore
a
parte
.
«
E
avvertire
il
signor
don
Franco
?
»
,
diss
'
egli
.
Si
parlò
allo
zio
,
si
decise
di
mandar
un
telegramma
da
Lugano
,
l
'
indomani
mattina
perché
oramai
era
troppo
tardi
,
a
nome
dello
zio
,
parlando
di
malattia
grave
.
Ester
scrisse
il
telegramma
,
in
sala
c
'
era
un
'
altra
persona
,
la
povera
Pasotti
corsa
lì
mentre
suo
marito
era
andato
ad
accompagnare
la
marchesa
a
Cressogno
.
Ella
singhiozzava
,
disperata
d
'
aver
dato
quella
barchetta
a
Maria
.
Voleva
entrare
da
Luisa
ma
il
dottore
,
udendo
pianger
forte
,
uscì
,
raccomandò
quiete
,
silenzio
.
La
Pasotti
andò
a
piangere
in
loggia
.
Con
lei
erano
venuti
il
curato
don
Brazzova
e
il
prefetto
della
Caravina
che
avevan
pranzato
a
casa
Pasotti
.
Più
tardi
venne
il
curato
di
Castello
,
l
'
Introini
,
piangendo
come
un
ragazzo
.
Volle
assolutamente
entrare
da
Luisa
malgrado
il
medico
e
s
'
inginocchiò
in
mezzo
alla
camera
,
supplicò
Luisa
di
donar
la
sua
bambina
al
Signore
.
«
Che
la
guarda
»
,
soggiunse
,
«
che
La
guarda
,
sciora
Lüisa
,
se
La
voeur
propi
minga
donàghela
al
Signor
,
che
ghe
La
dona
a
la
Soa
nonna
Teresa
,
a
la
Soa
mammin
de
Lee
,
che
ghe
l
'
avarà
inscì
cara
,
sü
in
Paradis
!
»
Luisa
fu
intenerita
,
non
dalle
parole
,
ma
dal
pianto
e
rispose
con
dolcezza
:
«
L
'
à
capii
che
ghe
credi
minga
,
mi
,
al
So
Paradis
!
El
me
Paradis
l
'
è
chi
!
»
.
L
'
Aliprandi
fece
al
curato
un
gesto
di
preghiera
e
quegli
usci
singhiozzando
.
Il
medico
parti
da
Oria
verso
la
mezzanotte
insieme
al
professore
.
Tutta
la
casa
taceva
,
neppur
dall
'
alcova
usciva
più
alcuna
voce
.
L
'
Aliprandi
aveva
passate
le
ultime
due
ore
in
sala
,
col
professore
ed
Ester
,
senza
udir
mai
un
grido
né
un
gemito
né
un
movimento
qualsiasi
.
Era
andato
due
volte
a
guardare
.
Luisa
stava
seduta
sulla
sponda
del
suo
letto
con
i
gomiti
sulle
ginocchia
e
la
faccia
tra
le
mani
,
contemplando
il
lettuccio
che
l
'
Aliprandi
non
poteva
vedere
.
A
lui
questa
immobilità
nuova
dispiaceva
quasi
più
che
la
sovreccitazione
di
prima
.
Poiché
Ester
intendeva
restare
tutta
la
notte
,
le
raccomandò
che
tentasse
,
con
discrezione
,
di
scuoter
la
sua
amica
,
di
farla
piangere
e
parlare
.
A
vegliare
con
Ester
si
trattenevano
altre
donne
del
paese
e
Ismaele
che
doveva
partir
per
Lugano
alle
cinque
.
Lo
zio
Piero
era
andato
a
letto
.
L
'
Aliprandi
e
il
professore
si
fermarono
sul
sagrato
a
guardar
la
finestra
illuminata
dell
'
alcova
,
ad
ascoltare
.
Silenzio
.
«
Maledetto
lago
!
»
,
fece
il
dottore
,
pigliando
il
braccio
del
suo
compagno
e
rimettendosi
in
via
.
Certo
egli
pensava
,
così
dicendo
,
alla
dolce
creaturina
che
il
lago
aveva
uccisa
,
ma
v
'
era
pure
nel
suo
cuore
il
dubbio
che
altri
guai
fossero
in
cammino
,
che
l
'
opera
sinistra
delle
acque
perfide
non
fosse
ancora
compiuta
;
e
v
'
era
una
pietà
immensa
per
il
padre
,
per
il
povero
padre
che
non
sapeva
ancora
niente
.
11
.
Ombra
e
aurora
Franco
,
appena
ricevuto
il
telegramma
,
corse
all
'
ufficio
dell
'
Opinione
in
via
della
Rocca
.
Dina
,
vedendolo
torbido
,
gli
disse
:
«
Oh
!
Lo
avete
saputo
?
»
.
Franco
si
senti
gelare
il
sangue
,
ma
Dina
,
quando
udì
del
telegramma
,
fece
un
atto
di
stupore
.
No
no
,
non
sapeva
nulla
di
questo
.
Era
stato
informato
da
parte
del
Presidente
del
Consiglio
che
la
Polizia
austriaca
aveva
fatto
perquisizioni
ed
arresti
in
Vall
'
Intelvi
e
che
fra
le
carte
di
un
medico
si
era
trovato
il
nome
di
don
Franco
Maironi
con
indicazioni
assai
compromettenti
.
Dina
soggiunse
che
in
un
momento
così
angoscioso
per
un
padre
non
osava
quasi
dirgli
perché
il
conte
di
Cavour
si
interessasse
a
lui
.
Gliene
aveva
parlato
egli
stesso
,
Dina
,
e
il
conte
s
'
era
mostrato
dispiacente
che
un
gentiluomo
lombardo
di
così
bel
nome
si
trovasse
a
Torino
in
condizioni
dure
e
oscure
.
Dina
credeva
ch
'
egli
avesse
intenzione
di
offrirgli
un
impiego
al
Ministero
degli
Esteri
.
Ora
Franco
doveva
partire
,
certo
.
La
bambina
guarirebbe
ed
egli
ritornerebbe
nel
più
breve
tempo
possibile
.
Intanto
si
fermerebbe
a
Lugano
,
non
è
vero
?
in
attesa
di
notizie
;
e
se
non
fosse
proprio
necessario
non
si
arrischierebbe
mica
di
entrar
in
Lombardia
.
Con
quest
'
affare
di
Vall
'
Intelvi
sarebbe
un
'
imprudenza
enorme
.
Franco
tacque
e
il
suo
direttore
,
nel
congedarlo
,
insistette
:
«
Abbia
prudenza
!
Non
si
lasci
prendere
!
»
,
ma
non
ebbe
alcuna
risposta
.
Dal
momento
in
cui
aveva
ricevuto
il
telegramma
,
Franco
aveva
camminato
su
e
giù
per
Torino
come
in
sogno
,
senza
udire
il
suono
dei
propri
passi
,
senza
coscienza
di
ciò
che
vedeva
,
di
ciò
che
udiva
,
andando
macchinalmente
dove
gli
occorreva
,
in
quella
congiuntura
,
di
andare
,
dove
lo
portava
una
facoltà
inferiore
e
servile
dell
'
anima
,
quel
misto
di
ragione
e
d
'
istinto
che
ci
sa
guidare
per
il
labirinto
delle
vie
cittadine
,
mentre
lo
spirito
nostro
,
fisso
in
un
problema
o
in
una
passione
,
niente
se
ne
cura
.
Vendette
orologio
e
catena
per
centotrentacinque
lire
a
un
orologiaio
di
Doragrossa
,
comperò
una
bambola
per
Maria
,
passò
dal
caffè
Alfieri
e
dal
caffè
Florio
per
far
avvertire
gli
amici
e
,
dovendo
pigliar
il
treno
delle
undici
e
mezzo
per
Novara
,
fu
alla
stazione
alle
undici
.
Vi
capitarono
alle
undici
e
un
quarto
il
Padovano
e
l
'
Udinese
.
Essi
cercarono
di
rincorarlo
con
ogni
sorta
di
supposizioni
rosee
e
di
ragionamenti
vani
,
ma
egli
non
rispondeva
parola
,
aspettava
con
una
avidità
immensa
il
momento
di
partire
,
di
esser
solo
,
di
correre
verso
Oria
,
perché
,
qualunque
ne
fosse
il
pericolo
,
era
ben
deciso
di
andare
a
Oria
.
Entrò
in
una
carrozza
di
terza
classe
e
quando
la
locomotiva
fischiò
,
quando
il
treno
si
scosse
,
mise
un
gran
sospiro
di
sollievo
,
e
si
diede
tutto
al
pensiero
della
sua
Maria
.
Ma
v
'
era
troppa
gente
,
troppo
rozza
e
chiassosa
gente
intorno
a
lui
.
A
Chivasso
,
non
potendo
resistere
a
quei
discorsi
,
a
quelle
risate
,
passò
in
una
carrozza
vuota
di
seconda
classe
dove
si
mise
a
parlar
solo
,
guardando
il
sedile
di
faccia
.
Dio
,
perché
non
mettere
nel
telegramma
una
parola
di
più
?
Oh
,
Signore
,
una
parola
sola
!
Il
nome
della
malattia
,
almeno
!
Un
nome
orribile
gli
attraversò
la
mente
:
croup
.
Stese
le
braccia
avanti
,
contro
il
fantasma
,
in
uno
stiramento
convulso
,
aspirando
aria
con
tutta
la
forza
sua
e
le
lasciò
ricader
con
un
soffio
che
parve
vuotargli
il
petto
d
'
anima
e
di
vita
.
Perché
doveva
trattarsi
di
un
male
subitaneo
,
altrimenti
Luisa
avrebbe
scritto
.
Altro
lampo
nella
mente
:
congestione
cerebrale
?
Egli
stesso
,
da
bambino
,
era
stato
a
morte
per
una
congestione
cerebrale
.
Signore
,
Signore
,
questa
era
una
luce
buona
.
Era
Dio
che
gliela
mandava
!
Fu
preso
da
singhiozzi
nervosi
,
senza
lagrime
.
Maria
,
tesoro
,
amore
,
gioia
!
Doveva
esser
questo
,
sì
.
La
vide
ansante
,
accesa
,
vegliata
dal
medico
e
dalla
mamma
,
immaginò
in
un
minuto
lunghe
lunghe
ore
al
suo
capezzale
,
lunghe
angoscie
,
il
rinascer
della
speranza
,
il
primo
sussurro
della
dolce
voce
:
«
Papà
mio
»
.
Si
alzò
in
piedi
,
giunse
e
strinse
le
mani
in
uno
sforzo
muto
di
preghiera
.
Poi
ricadde
a
seder
esausto
,
volse
gli
occhi
senza
sguardo
alla
campagna
fuggente
,
sentendo
quasi
un
legame
fra
le
grandi
Alpi
velate
,
ferme
all
'
orizzonte
di
settentrione
e
il
pensiero
dominante
,
fermo
,
assopito
,
nell
'
anima
sua
.
Ogni
tanto
lo
strepito
del
treno
lo
toglieva
dal
suo
torpore
suggerendogli
l
'
idea
di
una
corsa
angosciosa
,
richiamando
il
suo
cuore
a
correre
,
a
batter
così
.
Egli
chiudeva
poi
gli
occhi
per
vedersi
meglio
arrivare
a
casa
.
Subito
gli
venivan
immagini
su
dal
cuore
alle
palpebre
,
ma
si
muovevano
,
mutavano
continuamente
,
non
poteva
arrestarle
più
d
'
un
momento
.
Era
Luisa
che
gli
correva
incontro
sulle
scale
,
era
lo
zio
che
gli
stendeva
le
braccia
sull
'
entrata
della
sala
,
era
il
dottor
Aliprandi
che
gli
apriva
l
'
uscio
dell
'
alcova
e
gli
diceva
«
bene
bene
»
,
era
,
nella
camera
buia
,
un
moto
di
ombre
silenziose
,
era
Maria
che
lo
guardava
con
gli
occhi
lucidi
di
febbre
.
A
Vercelli
,
parendogli
già
essere
a
mille
miglia
da
Torino
,
l
'
impero
della
realtà
lo
riprese
.
Quando
sarebbe
a
Lugano
,
come
,
per
qual
via
andrebbe
a
Oria
?
Scopertamente
,
per
il
lago
,
facendosi
vedere
alla
Ricevitoria
?
E
se
non
lo
lasciassero
passare
perché
non
aveva
sul
passaporto
il
visto
dell
'
uscita
,
o
se
,
peggio
,
vi
fosse
un
ordine
di
arresto
per
quest
'
affare
del
medico
di
Pellio
?
Meglio
prendere
la
montagna
.
Poteva
venire
arrestato
dopo
,
ma
con
la
pratica
dei
luoghi
che
aveva
fatto
prima
del
1848
,
cacciando
,
era
quasi
sicuro
di
arrivare
a
casa
.
Questo
faticoso
lavoro
di
fare
e
disfare
piani
lo
distrasse
alquanto
,
gli
tenne
occupata
la
mente
sin
oltre
Arona
,
sul
battello
del
Lago
Maggiore
.
Aveva
fatto
il
conto
di
arrivare
a
Lugano
nel
cuore
della
notte
.
Se
vi
fosse
qualcuno
ad
aspettarlo
?
Se
non
v
'
era
nessuno
,
poteva
darsi
che
alla
farmacia
Fontana
,
dove
andavano
molte
valsoldesi
,
si
sapesse
qualche
cosa
.
Se
Iddio
volesse
fargli
trovare
a
Lugano
notizie
rassicuranti
potrebbe
rimettere
all
'
indomani
ogni
decisione
circa
l
'
andata
a
Oria
.
Prese
dunque
il
partito
di
non
far
progetti
sino
a
Lugano
e
pregò
fervorosamente
Iddio
che
gli
facesse
trovare
queste
buone
notizie
.
Il
cielo
era
coperto
,
le
montagne
avevano
già
una
tinta
autunnale
triste
,
il
lago
era
leggermente
nebbioso
,
le
campane
di
Meina
suonavano
;
sul
vapore
non
c
'
era
quasi
nessuno
e
la
preghiera
di
Franco
gli
morì
nel
cuore
sotto
una
tristezza
pesante
,
gli
occhi
suoi
si
smarrirono
dietro
uno
stormo
di
gabbiani
bianchi
che
volavan
lontano
verso
le
acque
di
Laveno
,
verso
il
paese
nascosto
dov
'
era
l
'
anima
sua
.
Arrivò
a
Magadino
dopo
le
sette
,
fece
il
monte
Ceneri
a
piedi
,
per
il
sentiero
che
mette
alla
Cantoniera
,
prese
una
vettura
a
Bironico
e
arrivò
a
Lugano
dopo
la
mezzanotte
.
Discese
in
piazza
presso
il
caffè
Terreni
.
Il
caffè
era
chiuso
,
la
piazza
deserta
,
scura
;
tutto
taceva
,
anche
il
lago
di
cui
s
'
intravedeva
un
palpitar
lento
nell
'
ombra
.
Franco
si
fermò
un
momento
sulla
riva
con
la
speranza
che
qualcheduno
fosse
venuto
ad
aspettarlo
e
comparisse
da
qualche
parte
.
Non
poteva
veder
la
Valsolda
nascosta
dietro
il
monte
Brè
;
ma
quella
era
l
'
acqua
stessa
che
rispecchiava
Oria
,
che
dormiva
nella
darsena
della
sua
casa
.
Gli
si
allargò
un
poco
il
cuore
in
un
sentimento
di
pace
,
gli
parve
essere
ritornato
tra
familiari
suoi
.
Tacendo
ogni
voce
umana
,
gli
parlavano
le
grandi
montagne
oscure
,
sopra
tutte
il
monte
Caprino
e
la
Zocca
d
'
i
Ment
che
vedevano
Oria
.
Gli
parlavano
dolcemente
,
gli
suggerivano
un
presentimento
buono
.
Diciannove
ore
eran
passate
dalla
data
del
telegramma
;
il
male
poteva
esser
vinto
.
Non
comparendo
nessuno
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
,
suonò
il
campanello
.
Egli
conosceva
da
molti
anni
quell
'
ottimo
,
cordiale
galantuomo
del
signor
Carlo
Fontana
,
passato
anche
lui
col
mondo
antico
.
Il
signor
Carlo
venne
alla
finestra
e
si
meravigliò
molto
di
vedere
don
Franco
.
Non
aveva
alcuna
notizia
della
Valsolda
,
era
stato
due
giorni
a
Tesserete
,
n
'
era
ritornato
da
poche
ore
,
non
sapeva
niente
.
Il
suo
assistente
,
il
signor
Benedetto
,
era
partito
anche
lui
da
poche
ore
,
per
Bellinzona
.
Franco
ringraziò
e
si
avviò
verso
Villa
Ciani
,
risoluto
di
andare
subito
ad
Oria
.
Poteva
scegliere
fra
due
vie
:
o
salire
da
Pregassona
il
versante
svizzero
del
Boglia
,
toccar
l
'
Alpe
della
Bolla
,
attraversare
il
Pian
Biscagno
e
il
gran
bosco
dei
faggi
,
uscirne
sul
ciglio
del
versante
lombardo
,
al
faggio
della
Madonnina
,
calare
ad
Albogasio
Superiore
e
Oria
;
o
prendere
la
comoda
via
di
Gandria
verso
il
lago
,
e
poi
il
sentiero
malvagio
e
rischioso
che
da
Gandria
,
ultimo
villaggio
svizzero
,
taglia
la
costa
ertissima
,
passa
il
confine
a
un
centinaio
di
metri
sopra
il
lago
,
porta
alla
cascina
di
Origa
,
cala
nei
burroni
della
Val
Malghera
e
ne
risale
alla
cascina
di
Rooch
,
vi
trova
la
stradicciuola
selciata
che
passa
sopra
il
Niscioree
e
discende
a
Oria
.
La
prima
via
era
assai
più
lunga
e
faticosa
ma
in
compenso
migliore
per
eludere
al
confine
la
vigilanza
delle
guardie
.
Partendo
dalla
farmacia
Fontana
,
Franco
decise
di
appigliarsi
a
quella
.
Ma
quando
fu
a
Cassarago
,
dove
mettono
la
strada
di
Pregassona
a
quella
di
Gandria
,
quando
vide
la
punta
di
Castagnola
così
vicina
e
pensò
che
da
Castagnola
si
va
a
Gandria
in
meno
di
mezz
'
ora
,
che
da
Gandria
si
può
andare
a
Oria
in
un
'
ora
e
mezza
,
l
'
idea
di
salire
il
Boglia
,
di
camminare
sette
od
otto
ore
gli
divenne
intollerabile
.
Salendo
il
Boglia
sarebbe
poi
anche
arrivato
di
giorno
;
questo
era
,
per
la
sicurezza
,
uno
scapito
grande
.
Prese
risolutamente
la
via
di
Castagnola
e
Gandria
.
Il
cielo
era
tutto
coperto
di
nuvole
pesanti
.
Sotto
i
grandi
castani
ove
passava
il
sentiero
di
Castagnola
,
non
si
sapeva
dove
mettere
il
piede
;
ma
che
sarebbe
poi
stato
nel
gran
bosco
del
Boglia
,
se
Franco
avesse
presa
quella
via
?
Così
fu
dentro
Castagnola
e
peggio
di
così
nel
labirinto
delle
viuzze
di
Gandria
.
Dopo
averle
fatte
e
rifatte
più
volte
,
sbagliando
,
Franco
riuscì
finalmente
sul
sentiero
del
confine
e
si
fermò
a
riposare
.
Sul
punto
di
cimentarsi
nel
fitto
delle
tenebre
ai
pericoli
di
un
sentiero
difficile
,
di
un
incontro
con
le
guardie
austriache
,
per
giungere
poi
a
quell
'
altro
pauroso
passo
dell
'
entrar
in
casa
,
del
far
la
prima
domanda
,
dell
'
udir
la
prima
risposta
,
alzò
la
mente
a
Dio
,
raccolse
tutti
i
suoi
pensieri
in
un
proposito
di
fortezza
e
di
calma
.
Si
ripose
in
cammino
.
Gli
occorreva
ora
dare
tutta
la
sua
attenzione
al
sentiero
per
non
smarrirlo
,
per
non
precipitare
.
I
campicelli
di
Gandria
finiscono
presto
.
Poi
vengono
fratte
folte
,
pendenti
sopra
il
lago
,
valloncelli
franosi
,
mascherati
dal
bosco
,
che
ruinano
diritti
al
basso
.
In
quei
passaggi
bui
Franco
era
costretto
di
menar
le
braccia
alla
cieca
per
abbrancar
un
ramo
,
poi
un
altro
,
cacciar
il
viso
nel
fogliame
che
almeno
aveva
l
'
odore
della
Valsolda
,
trascinarsi
di
pianta
in
pianta
,
tastar
coi
piedi
il
suolo
,
non
senza
terrori
di
sprofondare
,
cercar
le
tracce
del
sentiero
.
Il
suo
fardello
era
piccino
ma
pure
gli
dava
impaccio
.
E
gli
dava
noia
quello
stormir
delle
frasche
al
suo
passaggio
;
gli
pareva
che
dovesse
udirsi
lontano
,
sui
monti
e
sul
lago
,
nel
silenzio
religioso
della
notte
.
Allora
si
fermava
e
stava
in
ascolto
.
Non
udiva
che
il
remoto
rombo
della
cascata
di
Rescia
,
qualche
lungo
ululato
di
allocchi
nei
boschi
di
là
del
lago
e
talvolta
giù
nel
profondo
,
sull
'
acqua
,
un
secco
tocco
,
Dio
sa
di
che
.
Non
impiegò
meno
di
un
'
ora
per
arrivare
al
confine
.
Là
,
fra
la
valle
del
Confine
e
la
Val
Malghera
,
il
bosco
era
stato
tagliato
di
recente
,
il
pendio
sassoso
era
nudo
,
maggiore
perciò
il
pericolo
di
precipitare
,
maggiore
il
pericolo
di
venire
scoperto
.
Attraversò
quel
tratto
pian
piano
,
fermandosi
spesso
,
mettendosi
carponi
.
Prima
di
arrivare
a
Origa
udì
,
giù
abbasso
,
un
rumor
lieve
di
remi
.
Sapeva
che
la
barca
delle
guardie
passava
qualche
volta
la
notte
alla
riva
di
Val
Malghera
.
Eran
le
guardie
,
certo
.
Sotto
i
castagni
di
Origa
respirò
.
Là
era
coperto
e
camminava
sull
'
erba
,
senza
rumore
.
Scese
la
costa
occidentale
di
Val
Malghera
e
risalì
dall
'
altra
parte
senza
intoppi
.
Nell
'
avvicinarsi
a
Rooch
il
cuore
gli
martellava
a
furia
.
Rooch
è
come
un
avamposto
di
Oria
.
Ivi
mette
capo
la
stradicciuola
ch
'
egli
aveva
salita
tante
volte
con
Luisa
nei
tepidi
pomeriggi
invernali
,
cogliendo
violette
e
foglie
d
'
alloro
,
discorrendo
dell
'
avvenire
.
Si
ricordò
che
l
'
ultima
volta
avevano
avuto
una
piccola
disputa
sullo
sposo
desiderabile
per
Maria
,
sulle
qualità
che
dovrebbe
avere
.
Franco
avrebbe
preferito
un
agricoltore
e
Luisa
un
ingegnere
meccanico
.
Rooch
è
una
cascina
posta
a
ridosso
di
pochi
campicelli
scaglionati
sul
monte
che
fanno
una
chiara
piccola
macchia
nella
boscaglia
.
Una
stanza
sopra
,
la
stalla
sotto
,
un
portichetto
davanti
alla
stalla
,
una
cisterna
nel
portichetto
;
non
c
'
è
altro
.
Il
portichetto
s
'
affaccia
sulla
viottola
ciottolata
che
passa
da
due
a
tre
metri
più
basso
.
Dal
ciglio
del
burrone
di
Val
Malghera
a
Rooch
ci
son
pochi
passi
.
Salito
sul
ciglio
,
Franco
udì
qualcuno
parlare
sommessamente
nella
cascina
.
Sostò
e
,
fattosi
da
banda
,
si
stese
bocconi
sull
'
erba
fuori
del
sentiero
,
lungo
un
cespuglietto
di
castagni
.
Non
udì
più
parlare
,
ma
udì
venire
un
rapido
passo
d
'
uomo
e
stette
immobile
,
trattenendo
il
respiro
.
L
'
uomo
si
fermò
quasi
accanto
a
lui
,
aspettò
un
poco
,
poi
ritornò
indietro
adagio
e
disse
ad
alta
voce
,
con
accento
forestiero
:
«
Non
c
'
è
niente
.
Sarà
stata
una
volpe
»
.
Le
guardie
.
Seguì
un
lungo
silenzio
durante
il
quale
non
osò
muoversi
.
Le
guardie
ricominciarono
a
discorrere
ed
egli
si
propose
d
'
indietreggiare
senza
far
rumore
,
di
calarsi
da
capo
in
Val
Malghera
per
girare
dietro
la
cascina
,
in
alto
.
Si
levò
adagio
adagio
le
scarpe
.
Stava
per
muoversi
quando
udì
le
guardie
,
tre
o
quattro
,
uscire
dalla
cascina
discorrendo
e
venire
verso
di
lui
.
Ne
intese
una
dire
:
«
Non
resta
qui
nessuno
?
»
,
e
un
'
altra
rispondere
:
«
È
inutile
»
.
Quattro
guardie
gli
passarono
accanto
una
dopo
l
'
altra
senza
vederlo
.
Non
avevan
sospetti
perché
discorrevano
di
cose
indifferenti
.
Uno
diceva
che
si
può
restare
sott
'
acqua
dieci
minuti
senz
'
affogare
,
un
altro
ribatteva
che
dopo
cinque
minuti
bisogna
morire
.
La
quarta
passò
in
silenzio
ma
,
appena
passata
,
si
fermò
;
Franco
rabbrividì
udendola
fregar
un
fiammifero
.
Quegli
accese
la
pipa
,
tirò
due
o
tre
boccate
di
fumo
,
e
poi
domandò
ai
compagni
,
alquanto
forte
perché
s
'
eran
già
dilungati
,
scendevan
la
costa
di
Val
Malghera
.
«
Quanti
anni
aveva
?
»
Uno
di
coloro
rispose
,
pure
forte
:
«
Tre
anni
e
un
mese
»
.
Allora
la
quarta
guardia
tirò
altre
due
boccate
di
fumo
e
si
rimise
in
cammino
.
Franco
,
che
stava
bocconi
,
all
'
udir
«
tre
anni
e
un
mese
»
,
l
'
età
di
Maria
,
si
alzò
sulle
braccia
stringendo
l
'
erba
convulsivamente
.
Il
rumor
dei
passi
si
perdeva
già
in
Val
Malghera
.
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
diss
'
egli
.
Si
rizzò
ginocchioni
,
ripeté
lentamente
dentro
a
sé
,
come
istupidito
,
la
parola
terribile
:
«
aveva
»
.
Si
torse
le
mani
,
gemette
ancora
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
.
Di
quel
che
fece
in
seguito
non
ebbe
quasi
coscienza
.
Scese
a
Oria
con
la
sensazione
vaga
d
'
esser
diventato
sordo
,
con
un
gran
tremito
nel
braccio
che
portava
la
bambola
.
Arrivò
alla
Madonna
del
Romìt
,
attraversò
il
paese
e
invece
di
scendere
per
la
scalinata
del
Pomodoro
continuò
diritto
per
il
sentiero
che
raggiunge
la
scorciatoia
di
Albogasio
Superiore
,
discese
per
la
stessa
scaletta
che
aveva
presa
la
Pasotti
il
giorno
prima
della
catastrofe
.
Vide
sulla
faccia
della
chiesa
un
chiaror
debole
che
usciva
dalla
finestra
dell
'
alcova
,
non
si
fermò
sotto
la
finestra
illuminata
,
non
chiamò
,
entrò
nel
sottoportico
e
spinse
l
'
uscio
.
Era
aperto
.
Entrò
dal
fresco
della
notte
in
un
'
afa
pesante
,
in
un
odore
strano
di
aceto
bruciato
e
d
'
incenso
.
Si
trascinò
a
stento
su
per
le
scale
.
Davanti
a
lui
,
sul
pianerottolo
a
mezza
scala
,
veniva
lume
dall
'
alto
.
Giunto
là
vide
che
la
luce
usciva
dalla
camera
dell
'
alcova
.
Salì
ancora
,
mise
il
piede
sul
corridoio
.
L
'
uscio
della
camera
era
spalancato
;
molti
lumi
dovevano
arder
là
dentro
.
Sentì
,
con
l
'
odor
d
'
incenso
,
odor
di
fiori
,
fu
preso
da
un
tremito
violento
,
non
poté
avanzare
.
Dalla
parte
della
cucina
si
udiva
qualcuno
dormire
,
dalla
parte
dell
'
alcova
non
si
udiva
niente
.
A
un
tratto
la
voce
di
Luisa
parlò
,
tenera
,
quieta
:
«
Vuoi
che
venga
anch
'
io
,
domani
,
dove
vai
tu
,
Maria
?
La
vuoi
la
tua
mamma
,
in
terra
con
te
?
»
.
«
Luisa
!
Luisa
!
»
,
singhiozzò
Franco
.
Si
trovarono
nelle
braccia
l
'
uno
dell
'
altro
,
sulla
soglia
della
loro
camera
nuziale
che
aveva
la
memoria
degli
amori
ancor
viva
e
il
dolce
lor
frutto
,
morto
.
«
Vieni
,
caro
,
vieni
vieni
»
,
diss
'
ella
e
lo
trasse
dentro
.
Nel
mezzo
della
camera
,
fra
quattro
ceri
accesi
,
giaceva
nella
bara
aperta
,
sotto
un
cumulo
di
fiori
recisi
e
languenti
come
lei
,
la
povera
Maria
.
Erano
rose
,
vainiglie
,
gelsomini
,
begonie
,
gerani
,
verbene
,
frondi
fiorite
di
olea
fragrans
,
e
altre
frondi
non
fiorite
,
egualmente
scure
,
egualmente
lucenti
:
le
frondi
del
carrubo
già
tanto
caro
a
lei
perché
tanto
caro
al
suo
papà
.
Fiori
e
frondi
erano
sparsi
anche
sul
viso
.
Franco
s
'
inginocchiò
singhiozzando
:
«
Dio
,
Dio
,
Dio
!
»
,
mentre
Luisa
prese
due
roselline
,
le
pose
in
una
manina
di
Maria
e
poi
la
baciò
sulla
fronte
.
«
Tu
puoi
baciarla
sui
capelli
»
,
diss
'
ella
.
«
Sul
viso
no
.
Il
dottore
non
vuole
.
»
«
Ma
tu
?
Ma
tu
?
»
«
Oh
,
per
me
è
un
'
altra
cosa
.
»
Egli
posò
invece
le
labbra
sulle
labbra
gelide
che
trasparivano
tra
le
foglie
di
carrubo
e
fiori
di
geranio
.
Ve
le
posò
lievemente
,
come
per
un
addio
tenero
,
non
disperato
,
alla
veste
caduta
e
vuota
della
diletta
creatura
sua
partita
per
altra
dimora
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
sussurrò
fra
i
singhiozzi
,
«
che
cosa
è
stato
?
»
Egli
non
aveva
inteso
affatto
che
il
primo
discorso
delle
guardie
sugli
annegati
avesse
un
nesso
col
secondo
.
«
Non
lo
sai
?
»
,
gli
chiese
la
moglie
senza
sorpresa
,
pacatamente
.
Gliel
'
avevano
detto
com
'
era
stato
telegrafato
;
ma
ella
sapeva
pure
che
Ismaele
doveva
recarsi
a
Lugano
per
incontrarvi
Franco
e
ignorava
che
Ismaele
,
arrivata
la
posta
dal
Ceneri
senza
nessuno
,
era
andato
a
dormire
.
«
Povero
Franco
!
»
,
diss
'
ella
baciandolo
sul
capo
,
quasi
maternamente
.
«
Non
c
'
è
mica
stata
malattia
.
»
Egli
si
rizzò
in
piedi
,
esclamò
atterrito
:
«
Come
?
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
La
persona
che
Franco
aveva
udito
dormire
,
la
Leu
,
entrò
in
quel
momento
per
far
suffumigi
,
vide
Franco
,
rimase
sbalordita
.
«
Va
'
»
,
le
disse
Luisa
,
«
posa
il
fuoco
lì
fuori
,
mettici
quel
che
vuoi
e
poi
va
in
cucina
,
dormi
,
povera
Leu
.
»
Quella
obbedì
.
«
Non
c
'
è
stata
malattia
?
»
,
ripeté
Franco
.
«
Vieni
»
,
gli
rispose
sua
moglie
,
«
ti
racconterò
tutto
.
»
Lo
fece
sedere
sulla
dormeuse
,
a
piè
del
letto
matrimoniale
.
Egli
la
voleva
accanto
a
sé
.
Ella
gli
fe
'
segno
di
no
,
di
non
insistere
,
di
tacere
,
d
'
aspettare
,
e
sedette
a
terra
presso
la
sua
creatura
,
incominciò
il
racconto
doloroso
con
voce
piana
,
eguale
,
indifferente
,
quasi
,
al
dramma
che
diceva
,
con
una
voce
simile
a
quella
della
sorda
Pasotti
,
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
Prese
le
mosse
dall
'
incontro
con
la
Bianconi
in
Campò
e
disse
,
sempre
con
la
stessa
calma
,
tutti
i
pensieri
,
tutti
i
sentimenti
che
l
'
avevan
portata
ad
affrontare
la
nonna
,
disse
i
fatti
sino
al
momento
in
cui
s
'
era
convinta
che
Maria
non
aveva
più
vita
.
Quand
'
ebbe
finito
s
'
inginocchiò
a
baciar
la
sua
morta
e
le
sussurrò
:
«
Il
tuo
papà
ha
in
mente
che
t
'
ho
uccisa
io
,
adesso
,
ma
non
è
vero
,
sai
,
non
è
vero
»
.
Egli
si
alzò
,
tutto
vibrante
di
una
commozione
senza
nome
,
si
chinò
sopra
di
lei
,
la
raccolse
da
terra
,
non
renitente
né
abbandonantesi
,
con
mani
risolute
e
riguardose
,
se
la
collocò
vicina
sulla
dormeuse
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
la
strinse
a
sé
,
le
parlò
sui
capelli
,
bagnandoli
di
poche
lagrime
ardenti
che
a
quando
a
quando
gli
rompevan
la
voce
:
«
Povera
Luisa
mia
,
no
,
non
l
'
hai
uccisa
tu
.
Come
vuoi
che
io
pensi
questa
cosa
?
Oh
,
no
,
cara
,
no
.
Io
ti
benedico
,
invece
,
per
tutto
che
hai
fatto
per
lei
da
quando
è
nata
.
Io
che
non
ho
fatto
niente
,
ti
benedico
,
te
che
hai
fatto
tanto
.
Non
dir
più
,
non
dir
più
quella
cosa
!
La
nostra
Maria
...
»
Un
violento
singhiozzo
gli
ruppe
le
parole
,
ma
subito
l
'
uomo
,
con
forte
volere
,
si
vinse
,
continuò
:
«
Non
sai
cosa
dice
la
nostra
Maria
in
questo
momento
?
Dice
:
mamma
mia
,
papà
mio
,
adesso
siete
soli
,
ciascuno
di
voi
non
ha
che
l
'
altro
,
siate
uniti
più
che
mai
,
donatemi
a
Dio
perché
mi
ridoni
a
voi
,
perché
io
sia
il
vostro
angelo
e
vi
conduca
un
giorno
a
Lui
e
stiamo
insieme
per
sempre
.
La
senti
,
Luisa
,
che
dice
così
?
»
.
Ella
fremeva
nelle
sue
braccia
,
scossa
da
sussulti
violenti
,
col
viso
basso
,
resistendo
a
Franco
che
glielo
voleva
alzare
.
Finalmente
gli
prese
in
silenzio
una
mano
e
gliela
baciò
.
Egli
pure
,
allora
,
la
baciò
sui
capelli
.
Poi
gli
sussurrò
:
«
Rispondimi
»
.
«
Tu
sei
buono
»
,
rispose
Luisa
con
voce
accorata
e
debole
,
«
tu
hai
pietà
di
me
ma
non
pensi
quello
che
tu
dici
.
Tu
devi
pensare
che
la
causa
della
sua
morte
sono
io
,
che
se
avessi
seguito
i
tuoi
sentimenti
,
le
tue
idee
,
non
sarei
uscita
di
casa
,
e
se
non
uscivo
di
casa
non
succedeva
niente
,
Maria
sarebbe
viva
.
»
«
Lascia
star
questo
,
lascia
star
questo
.
Tu
potevi
credere
che
Maria
fosse
in
camera
o
con
la
Veronica
,
tu
potevi
rimanere
in
sala
con
gli
sposi
e
la
disgrazia
sarebbe
successa
ugualmente
.
Non
pensar
più
a
questo
,
Luisa
.
Ascolta
invece
quello
che
ti
dice
Maria
.
»
«
Povero
Franco
!
Poveretto
,
poveretto
!
»
,
disse
Luisa
,
con
un
'
amarezza
di
sottintesi
paurosi
,
da
far
gelare
il
sangue
.
Franco
tacque
,
tremando
,
non
valendo
a
immaginare
cosa
ella
pensasse
,
eppure
temendo
udirlo
.
Si
sciolsero
lentamente
dalla
loro
stretta
,
Luisa
per
la
prima
.
Ella
riprese
però
la
mano
di
suo
marito
,
volle
accostarsela
da
capo
alle
labbra
.
Franco
trasse
teneramente
a
sé
quella
di
lei
,
tentò
un
'
ultima
parola
:
«
Perché
non
mi
vuoi
rispondere
?
»
«
Ti
farei
troppo
male
»
,
diss
'
ella
,
sottovoce
.
Egli
ebbe
il
senso
di
una
irreparabile
rovina
nell
'
anima
di
lei
e
tacque
.
Non
ritirò
la
mano
ma
si
sentì
mancare
ogni
forza
,
invader
da
uno
scuro
,
da
un
gelo
,
come
se
Maria
,
chiamata
inutilmente
,
fosse
morta
una
seconda
volta
.
L
'
angoscia
,
la
stanchezza
,
l
'
afa
,
i
misti
odori
della
camera
poterono
tanto
sopra
di
esso
che
dovette
uscire
per
non
venir
meno
.
Andò
in
loggia
.
Le
finestre
erano
aperte
;
l
'
aria
pura
,
fresca
,
lo
rianimò
.
Pianse
,
al
buio
,
la
sua
figliuola
,
senza
ritegno
,
senza
nemmeno
quel
ritegno
che
vien
dalla
luce
.
S
'
inginocchiò
ad
una
finestra
,
s
'
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
pianse
,
col
viso
al
cielo
,
lagrime
e
parole
a
flutti
,
parole
incomposte
di
strazio
e
di
fede
ardente
,
chiamando
Dio
in
aiuto
,
Dio
,
Dio
che
lo
aveva
colpito
.
E
glielo
disse
,
a
Dio
,
con
la
piena
delle
lagrime
,
che
gli
permettesse
di
piangere
ma
che
sapeva
bene
perché
la
bambina
era
morta
.
Non
aveva
egli
tanto
pregato
che
il
Signore
la
salvasse
dal
pericolo
di
perdere
la
fede
stando
con
sua
madre
?
Ah
quella
sera
,
quella
ultima
sera
che
Maria
gli
aveva
detto
«
papà
mio
,
un
bacio
»
e
tante
altre
tenerezze
e
non
voleva
lasciar
la
sua
mano
,
come
come
aveva
pregato
!
Era
un
terrore
,
una
gioia
,
uno
spasimo
di
ricordarlo
.
«
Signore
,
Signore
»
,
diss
'
egli
verso
il
cielo
,
«
Tu
tacevi
e
mi
ascoltavi
,
Tu
mi
hai
esaudito
secondo
le
tue
vie
misteriose
,
Tu
hai
preso
il
mio
tesoro
con
Te
,
ella
è
sicura
,
ella
gode
,
ella
mi
aspetta
,
Tu
ne
congiungerai
!
»
Non
fu
amaro
il
dirotto
pianto
in
cui
le
parole
morirono
.
Ma
dopo
,
pensando
ancora
quest
'
ultima
sera
,
gli
fu
amarissimo
di
esser
partito
senza
dirlo
a
Maria
,
di
averla
ingannata
.
«
Maria
,
Maria
mia
»
,
supplicò
piangendo
,
«
perdonami
!
»
Dio
,
come
gli
pareva
impossibile
che
tutto
questo
fosse
vero
,
come
gli
pareva
di
andar
nell
'
alcova
,
di
doverla
trovar
là
,
dormente
nel
suo
lettino
,
con
la
testa
piegata
sulle
spalle
e
le
manine
aperte
abbandonate
sulle
lenzuola
,
con
le
palme
in
su
!
E
invece
vi
era
,
sì
,
ma
!
...
Oh
che
cosa
!
non
poteva
,
non
poteva
essere
fine
al
pianto
.
Venne
la
Leu
col
lume
e
gli
portò
il
caffè
.
L
'
aveva
mandata
la
signora
.
Egli
ebbe
un
movimento
di
tenera
gratitudine
per
sua
moglie
.
Dio
,
povera
Luisa
,
che
infelicità
nera
la
sua
!
E
quali
spaventose
apparenze
di
castigo
per
lei
nel
colpo
che
le
piombava
sopra
in
quel
momento
,
proprio
in
quel
momento
!
Lo
aveva
ben
compreso
,
lei
,
ch
'
egli
doveva
pensar
così
e
lo
pensava
davvero
e
aveva
negato
per
pietà
,
sì
,
per
pietà
com
'
ella
aveva
inteso
pure
.
E
queste
spaventose
apparenze
di
castigo
non
frutterebbero
dunque
niente
?
Ella
si
separava
da
Dio
più
che
mai
,
chi
sa
fino
a
qual
punto
.
Povera
,
povera
Luisa
!
Non
era
da
pregar
per
Maria
,
Maria
non
ne
aveva
bisogno
,
era
da
pregar
per
Luisa
,
da
pregar
dì
e
notte
,
da
sperar
nelle
preghiere
dell
'
animetta
cara
,
nascosta
in
Dio
.
Egli
parlò
con
la
Leu
,
abbastanza
calmo
,
si
fece
raccontar
da
lei
tutto
che
aveva
veduto
,
tutto
che
aveva
udito
della
cosa
terribile
.
«
La
voreva
propi
el
Signor
la
Soa
tosetta
»
,
disse
la
Leu
per
ultimo
.
«
Bisoeugnava
vedèlla
in
gièsa
,
cont
i
so
manitt
in
crôs
cont
el
so
bel
faccin
seri
.
La
somejava
on
angiol
tal
e
qual
!
Propi
.
»
Poi
domandò
a
Franco
se
desiderasse
tener
il
lume
.
No
,
preferiva
star
allo
scuro
.
E
il
funerale
,
a
che
ora
si
farebbe
?
La
Leu
credeva
che
si
farebbe
alle
otto
.
La
Leu
,
quando
cominciava
a
discorrere
,
non
smetteva
facilmente
e
forse
aveva
anche
paura
di
starsene
soletta
in
cucina
:
«
El
so
papà
!
»
,
diss
'
ella
ancora
prima
di
andarsene
.
«
El
so
car
papà
!
L
'
è
forsi
minga
vott
dì
che
son
vegnüda
chì
a
portagh
di
castegn
a
la
sciora
e
sta
cara
tosetta
,
che
la
parlava
inscì
polito
,
propi
come
on
avocàt
,
la
fa
:
"
Sai
,
Leu
,
presto
il
mio
papà
viene
a
Lugano
e
io
vado
a
trovarlo
"
.
Ciào
,
l
'
è
ona
gran
roba
!
»
Lagrime
e
lagrime
.
Ah
Iddio
aveva
preso
la
bambina
per
toglierla
agli
errori
del
mondo
,
Iddio
aveva
punito
Luisa
degli
errori
suoi
ma
non
era
disegnato
l
'
orribile
castigo
anche
per
lui
?
Non
aveva
egli
colpe
?
Oh
sì
,
quante
,
quante
!
Ebbe
la
chiara
visione
di
tutta
la
propria
vita
miseramente
vuota
di
opere
,
piena
di
vanità
,
mal
rispondente
alle
credenze
che
professava
,
tale
da
renderlo
responsabile
dell
'
irreligiosità
di
Luisa
.
Il
mondo
lo
giudicava
buono
per
le
qualità
di
cui
non
aveva
merito
alcuno
,
essendo
nato
con
esse
;
tanto
più
severo
sentiva
sopra
di
sé
il
giudizio
di
Dio
che
molto
gli
aveva
dato
e
frutto
non
ne
aveva
colto
.
S
'
inginocchiò
da
capo
,
si
umiliò
sotto
il
castigo
,
nella
desolata
contrizione
del
cuore
,
nell
'
ardor
di
espiare
,
di
purificarsi
,
di
farsi
degno
che
Iddio
lo
ricongiungesse
con
Maria
.
Pregò
e
pianse
a
lungo
a
lungo
,
poi
uscì
sulla
terrazza
.
Il
cielo
imbiancava
sopra
la
Galbiga
e
le
montagne
del
lago
di
Como
;
veniva
giorno
.
Dal
nero
Boglia
imminente
soffiavano
le
tramontane
fredde
.
Da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
si
levaron
suoni
di
campane
.
L
'
idea
che
Maria
e
la
nonna
Teresa
erano
insieme
,
felici
,
salì
al
cuore
di
Franco
spontanea
,
chiara
e
soave
.
Gli
parve
che
il
Signore
gli
dicesse
:
ti
addoloro
ma
ti
amo
,
aspetta
,
confida
,
saprai
.
Le
campane
suonavano
da
vicino
e
da
lontano
,
a
riva
di
lago
e
nell
'
alto
grembo
della
valle
,
il
cielo
diventava
più
e
più
bianco
sopra
la
Galbiga
,
verso
il
lago
di
Como
,
lungo
l
'
erto
profilo
nero
del
Picco
di
Cressogno
;
e
le
distese
dell
'
acqua
piana
prendevano
laggiù
in
levante
,
fra
le
grandi
ombre
dei
monti
,
un
chiaror
di
perla
.
Le
frondi
della
passiflora
,
tocche
dalle
tramontane
,
ondulavano
silenziosamente
sopra
il
capo
di
Franco
,
agitate
dall
'
aspettazione
della
luce
,
della
gloria
immensa
che
scendeva
in
oriente
colorando
di
sé
nuvoli
e
sereno
,
salutata
dalle
campane
.
Vivere
,
vivere
,
operare
,
soffrire
,
adorare
,
ascendere
!
La
luce
voleva
questo
.
Portarsi
via
i
vivi
tra
le
braccia
,
portarsi
via
i
morti
nel
cuore
,
ritornare
a
Torino
,
servir
l
'
Italia
,
morir
per
lei
!
Il
nuovo
giorno
voleva
questo
.
Italia
,
Italia
,
madre
cara
!
Franco
giunse
le
mani
in
uno
slancio
di
desiderio
.
Anche
Luisa
udì
le
campane
.
Non
avrebbe
voluto
udirle
,
non
avrebbe
voluto
che
venisse
giorno
mai
più
,
che
venisse
l
'
ora
di
ceder
Maria
alla
terra
.
Inginocchiata
presso
il
corpicino
della
sua
creatura
le
promise
che
ogni
giorno
,
finché
avesse
vita
,
sarebbe
venuta
a
parlarle
,
a
portarle
fiori
,
a
tenerle
compagnia
,
mattina
e
sera
.
Poi
sedette
,
affondò
nei
pensieri
cupi
che
non
aveva
voluto
dire
al
marito
,
cresciuti
e
maturati
in
lei
nel
corso
di
ventiquattr
'
ore
come
una
maligna
infezione
assorbita
da
lungo
tempo
,
rimasta
inerte
per
lungo
tempo
,
colta
,
un
dato
momento
,
dalla
corrente
del
sangue
,
divampata
con
fulminea
violenza
.
Tutte
le
sue
idee
religiose
,
la
sua
fede
nell
'
esistenza
di
Dio
,
il
suo
scetticismo
circa
la
immortalità
dell
'
anima
tendevano
a
capovolgersi
.
Ella
era
convinta
di
non
essere
affatto
in
colpa
della
morte
di
Maria
.
Se
realmente
esisteva
una
Intelligenza
,
una
Volontà
,
una
Forza
padrona
degli
uomini
e
delle
cose
,
la
mostruosa
colpa
era
sua
.
Questa
Intelligenza
aveva
freddamente
disegnato
la
visita
della
Pasotti
e
il
suo
dono
,
aveva
allontanato
da
Maria
le
persone
che
potevano
custodirla
in
assenza
della
madre
,
l
'
aveva
tratta
senza
difesa
nelle
sue
insidie
feroci
,
e
uccisa
.
Questa
Forza
aveva
fermato
lei
,
la
madre
,
proprio
nel
momento
in
cui
stava
per
compiere
un
atto
di
giustizia
.
Stupida
lei
che
aveva
prima
creduto
nella
Giustizia
Divina
!
Non
v
'
era
Giustizia
Divina
,
vi
era
invece
l
'
altare
alleato
del
Trono
,
il
Dio
austriaco
,
socio
di
tutte
le
ingiustizie
,
di
tutte
le
prepotenze
,
autore
del
dolore
e
del
male
,
uccisore
degl
'
innocenti
e
protettore
degl
'
iniqui
.
Ah
s
'
egli
esisteva
,
meglio
che
Maria
fosse
tutta
lì
,
in
quel
corpo
,
meglio
che
nessuna
parte
di
lei
cadesse
,
sopravvissuta
,
nelle
mani
della
sua
Onnipotenza
malvagia
!
Ma
era
possibile
dubitare
che
quest
'
orribile
Iddio
esistesse
.
E
se
non
esistesse
si
potrebbe
desiderare
che
una
parte
dell
'
essere
umano
continuasse
a
vivere
,
non
miracolosamente
,
ma
naturalmente
,
oltre
la
tomba
.
Ciò
era
forse
più
facile
a
concepire
,
che
la
esistenza
di
un
tiranno
invisibile
,
di
un
Creatore
feroce
contro
le
proprie
creature
.
Meglio
la
signoria
della
Natura
senza
Dio
,
meglio
un
padrone
cieco
ma
non
nemico
,
non
deliberatamente
cattivo
.
Certo
non
bisognava
pensare
più
in
alcun
modo
né
in
questa
vita
né
in
una
vita
futura
,
se
vi
fosse
,
al
fantasma
vano
,
Giustizia
.
La
fioca
luce
dell
'
alba
si
mesceva
a
'
suoi
pensieri
come
a
quelli
di
Franco
,
solenne
e
consolante
per
lui
,
odiosa
per
lei
.
Egli
,
cristiano
,
pensava
una
insurrezione
di
collera
e
d
'
armi
contro
fratelli
in
Cristo
per
l
'
amore
di
un
punto
sopra
un
minimo
astro
dei
cieli
;
ella
pensava
una
ribellione
immensa
,
una
liberazione
dell
'
Universo
.
Il
pensiero
di
lei
poteva
parere
più
grande
,
l
'
intelletto
di
lei
poteva
parere
più
forte
;
ma
Colui
che
meglio
è
conosciuto
dalle
generazioni
umane
quanto
più
ascendono
nella
civiltà
e
nella
scienza
;
Colui
che
consente
venire
onorato
da
ciascuna
generazione
secondo
il
poter
suo
e
che
gradatamente
trasforma
ed
alza
gl
'
ideali
dei
popoli
,
servendosi
per
il
governo
della
terra
,
nel
tempo
opportuno
,
anche
degl
'
ideali
inferiori
e
perituri
;
Colui
ch
'
essendo
la
Pace
e
la
Vita
sofferse
venir
chiamato
il
Dio
degli
eserciti
,
aveva
impresso
il
segno
del
Suo
giudizio
sul
viso
della
donna
e
sul
viso
dell
'
uomo
.
Mentre
l
'
alba
si
accendeva
in
aurora
,
la
fronte
di
Franco
venivasi
irradiando
di
una
luce
interiore
,
gli
occhi
suoi
ardevano
,
fra
le
lagrime
,
di
vigor
vitale
:
la
fronte
di
Luisa
sempre
più
si
oscurava
,
le
tenebre
salivano
in
fondo
a
'
suoi
occhi
spenti
.
Al
levar
del
sole
una
barca
comparve
alla
punta
della
Caravina
.
Era
l
'
avvocato
V
.
che
veniva
da
Varenna
alla
chiamata
di
Luisa
.
12
.
Fantasmi
La
sera
di
quello
stesso
giorno
una
conversazione
fiorita
si
raccolse
nella
sala
rossa
della
marchesa
.
Pasotti
vi
portò
seco
a
forza
la
sua
disgraziata
moglie
e
quasi
a
forza
il
signor
Giacomo
Puttini
riluttante
invano
ai
capricci
dispotici
del
Controllore
gentilissimo
.
Vennero
pure
il
curato
di
Puria
e
il
Paolin
,
curiosi
di
veder
l
'
effetto
della
tragedia
di
Oria
sulla
vecchia
faccia
di
marmo
.
Il
Paolin
trascinò
seco
il
buon
Paolon
,
mollemente
riluttante
anche
lui
come
un
pecorone
.
Venne
il
curato
di
Cima
,
devoto
alla
marchesa
,
venne
il
prefetto
della
Caravina
,
tutto
,
in
cuor
suo
,
per
Franco
e
Luisa
,
obbligato
,
come
parroco
di
Cressogno
,
a
certi
riguardi
verso
la
loro
nemica
.
Costei
accolse
tutti
col
solito
viso
impassibile
,
col
solito
flemmatico
saluto
.
Si
fece
sedere
accanto
,
sul
canapè
,
la
signora
Barborin
alla
quale
il
padrone
aveva
proibito
il
menomo
accenno
ai
casi
di
Oria
,
si
lasciò
ossequiare
dagli
altri
,
fece
le
solite
domande
al
Paolin
e
al
Paolon
circa
le
rispettive
loro
dame
e
soddisfatta
d
'
aver
appreso
che
la
Paolina
e
la
Paolona
stavano
bene
,
incrociò
le
mani
sul
ventre
e
tacque
dignitosamente
in
faccia
al
semicerchio
de
'
suoi
cortigiani
.
Pasotti
,
non
vedendo
Friend
,
s
'
informò
subito
di
lui
con
ossequiosa
premura
:
«
E
'
l
Friend
?
Poer
Friend
!
»
benché
se
lo
avesse
avuto
nelle
granfie
,
solus
cum
solo
,
quel
brutto
diavolaccio
ringhioso
che
sciupava
i
calzoni
a
lui
e
le
sottane
a
sua
moglie
,
lo
avrebbe
strozzato
con
gioia
.
Friend
era
infermo
da
due
giorni
.
Tutta
la
brigata
si
commosse
e
lamentò
il
caso
con
la
segreta
speranza
che
il
maledetto
mostro
fosse
per
crepare
.
La
Pasotti
vedendo
tante
bocche
parlare
,
tante
facce
diventar
contrite
,
e
non
udendo
una
parola
,
suppose
che
si
discorresse
di
Oria
,
si
rivolse
al
Paolon
suo
vicino
,
lo
interrogò
con
gli
occhi
,
spalancando
la
bocca
,
indicando
col
dito
la
direzione
di
Oria
.
Il
Paolon
le
fece
segno
di
no
.
«
Parlen
del
cagnoeu
»
,
diss
'
egli
.
La
sorda
non
intese
,
fece
«
ah
!
»
e
prese
,
a
caso
,
un
'
aria
compunta
.
Friend
mangiava
troppo
e
troppo
bene
,
soffriva
d
'
una
malattia
schifosa
.
Il
Paolin
e
il
curato
di
Puria
diedero
premurosi
consigli
.
Il
prefetto
della
Caravina
aveva
espresso
altrove
la
temperata
opinione
che
fosse
da
buttarlo
nel
lago
con
la
sua
padrona
al
collo
.
Mentre
si
parlava
con
tanto
interesse
della
bestia
di
casa
,
egli
pensava
a
Luisa
stravolta
,
livida
,
come
l
'
aveva
vista
la
mattina
,
quando
s
'
era
opposta
come
una
forsennata
,
prima
alla
chiusura
della
bara
,
poi
al
trasporto
,
e
quando
nel
cimitero
aveva
gettato
lei
con
le
sue
proprie
mani
la
terra
sulla
sua
bambina
,
dicendole
d
'
aspettarla
e
che
sarebbe
presto
discesa
a
giacer
con
lei
e
che
quello
doveva
essere
il
loro
paradiso
.
Se
si
parlava
con
interesse
del
rognoso
Friend
,
i
fantasmi
della
bambina
morta
e
della
madre
disperata
erano
però
nella
sala
.
Quando
nessuno
seppe
più
che
dire
del
cane
e
vi
ebbe
un
momento
di
silenzio
,
i
due
fantasmi
squallidi
furono
uditi
da
tutti
domandar
che
si
parlasse
di
loro
;
e
ciascuno
li
vide
negli
occhi
della
persona
che
li
amava
,
la
sorda
Pasotti
.
Suo
marito
cercò
subito
una
diversione
,
propose
al
signor
Giacomo
un
problema
di
tarocchi
.
Uno
scartante
che
ha
tre
cartine
,
tutte
figure
,
una
dama
e
due
cavalli
,
e
ha
pure
il
matto
,
cosa
deve
fare
?
Scartare
la
dama
e
un
cavallo
o
i
due
cavalli
?
Il
signor
Giacomo
si
mise
a
soffiare
a
tutto
vapore
,
gonfiando
le
gote
rosse
e
il
cravattone
bianco
:
«
Apff
!
No
.
Controllore
gentilissimo
,
no
,
La
me
dispensa
.
Da
le
dame
no
digo
ma
dai
cavai
mi
son
stà
sempre
lontan
.
Apff
!
»
.
Gli
altri
tarocchisti
raccolsero
in
fretta
il
problema
,
i
fantasmi
non
furono
più
uditi
e
ciascuno
respirò
.
Erano
le
nove
.
Alle
nove
,
di
solito
,
il
cameriere
entrava
con
due
candele
accese
e
apparecchiava
il
tavolino
del
tarocco
in
un
angolo
della
sala
,
fra
il
gran
camino
e
il
balcone
di
ponente
.
Allora
la
marchesa
si
alzava
e
diceva
con
la
sua
flemma
sonnolenta
:
«
Se
creden
»
.
I
due
o
tre
presenti
rispondevano
«
sem
chì
»
e
incominciava
l
'
entro
in
tre
o
la
partita
in
quattro
.
Il
vecchio
cameriere
,
affezionatissimo
a
don
Franco
,
esitò
,
quella
sera
,
a
portare
i
lumi
.
Non
gli
pareva
possibile
che
la
padrona
e
i
signori
avessero
il
coraggio
di
giuocare
.
Alle
nove
e
cinque
minuti
,
non
vedendolo
entrare
,
ciascuno
commentò
il
ritardo
fra
sé
.
Il
Paolin
,
prima
di
entrar
in
casa
,
aveva
sostenuto
contro
il
prefetto
che
non
si
sarebbe
giuocato
.
Egli
guardò
trionfante
il
suo
avversario
e
lo
guardò
pure
il
Paolon
compiacendosi
,
per
una
solidarietà
di
Paoli
,
che
avesse
ragione
il
Paolin
.
Pasotti
,
che
si
era
tenuto
sicuro
di
giuocare
,
cominciò
a
dar
segni
d
'
inquietudine
.
Alle
nove
e
sette
minuti
,
la
marchesa
pregò
il
prefetto
di
suonare
il
campanello
.
Quegli
restituì
al
Paolin
l
'
occhiata
trionfante
e
vi
aggiunse
tutto
il
muto
disprezzo
per
la
vecchia
,
che
poté
.
«
Apparecchiate
»
,
diss
'
ella
al
cameriere
.
Questi
entrò
poco
dopo
con
le
due
candele
.
Anche
in
fondo
agli
occhi
suoi
crucciosi
si
vedeva
il
fantasma
della
bambina
morta
.
Mentr
'
egli
disponeva
sul
tavolino
le
candele
,
le
carte
da
giuoco
e
i
gettoni
d
'
avorio
,
si
fece
nella
sala
quel
silenzio
di
aspettazione
che
soleva
precedere
l
'
alzarsi
della
marchesa
.
Ma
la
marchesa
non
diede
segno
di
volersi
alzare
.
Si
voltò
a
Pasotti
e
gli
disse
:
«
Controllore
,
se
desideran
giuocare
Loro
...
»
«
Marchesa
»
,
rispose
Pasotti
,
pronto
,
«
la
presenza
di
mia
moglie
non
deve
impedirle
di
fare
la
Sua
partita
.
Barbara
giuoca
male
ma
si
diverte
moltissimo
a
guardare
.
»
«
Stasera
non
giuoco
»
,
rispose
la
marchesa
.
La
voce
era
molle
ma
il
no
era
duro
.
Il
buon
Paolon
,
che
taceva
sempre
e
non
sapeva
giuocare
a
tarocchi
,
credette
aver
finalmente
trovato
una
parola
ossequiosa
e
savia
da
metter
fuori
.
«
Già
!
»
,
diss
'
egli
.
Pasotti
lo
guardò
in
cagnesco
,
pensò
:
«
cosa
c
'
entra
lui
?
»
,
ma
non
osò
parlare
.
La
marchesa
non
parve
accorgersi
della
scoperta
del
Paolon
e
soggiunse
:
«
Posson
giuocare
Loro
»
.
«
Mai
più
!
»
,
esclamò
il
prefetto
.
«
Neanche
per
sogno
!
»
Pasotti
levò
di
tasca
la
tabacchiera
.
«
Il
signor
prefetto
»
,
diss
'
egli
facendo
spiccare
le
sillabe
e
alzando
un
poco
la
mano
aperta
con
una
presa
tra
il
pollice
e
l
'
indice
,
«
parla
per
sé
.
Per
parte
mia
,
se
la
signora
marchesa
lo
desidera
,
son
pronto
a
soddisfare
il
suo
desiderio
.
»
La
marchesa
tacque
e
il
focoso
prefetto
,
incoraggiato
da
quel
silenzio
,
borbottò
a
mezza
voce
:
«
È
un
lutto
di
famiglia
,
infine
»
.
Da
quando
Franco
era
uscito
di
casa
il
suo
nome
non
era
mai
stato
pronunciato
nelle
conversazioni
serali
della
sala
rossa
,
la
marchesa
non
aveva
mai
fatto
allusione
a
lui
né
a
sua
moglie
.
Ella
ruppe
adesso
il
silenzio
di
quattro
anni
.
«
Mi
rincresce
per
la
creatura
»
,
diss
'
ella
,
«
ma
per
suo
padre
e
sua
madre
è
un
castigo
di
Dio
.
»
Tutti
tacquero
.
Dopo
alcuni
minuti
,
Pasotti
disse
a
voce
bassa
,
in
tono
solenne
:
«
Fulmineo
»
.
E
il
curato
di
Cima
soggiunse
più
forte
:
«
Evidente
»
.
Il
Paolin
ebbe
paura
di
tacere
e
di
parlare
,
fece
«
ma
!
»
e
allora
il
Paolon
osservò
:
«
Proprio
!
»
.
Il
signor
Giacomo
soffiò
.
«
Un
castigo
di
Dio
!
»
,
ripeté
con
enfasi
il
curato
di
Cima
.
«
E
anche
,
date
le
circostanze
,
un
segno
della
Sua
protezione
sopra
qualche
altra
persona
.
»
Tutti
,
meno
il
prefetto
che
si
rodeva
,
guardarono
la
marchesa
come
se
la
Mano
protettrice
dell
'
Onnipotente
fosse
sospesa
sopra
la
sua
parrucca
.
Invece
quella
Mano
Divina
stava
sopra
il
cappellone
della
Pasotti
e
le
teneva
ben
chiusi
gli
orecchi
onde
non
avessero
a
penetrarvi
contaminatrici
parole
d
'
iniquità
.
«
Curato
»
,
disse
Pasotti
,
«
poiché
la
signora
marchesa
lo
propone
,
facciamo
una
partitina
?
Lei
,
il
Paolin
,
il
signor
Giacomo
e
io
.
»
I
quattro
che
sedettero
al
tavolino
da
giuoco
si
lasciarono
subito
dolcemente
andare
,
nel
loro
angolo
,
alle
comode
mollezze
della
conversazione
sbottonata
,
alle
vecchie
barzellette
ambrosiane
attaccate
ai
tarocchi
come
l
'
unto
.
«
Hin
nanca
arrivaa
a
Barlassina
!
»
,
esclamò
Pasotti
dopo
la
prima
giuocata
,
ridendo
forte
per
far
suonare
la
sua
vittoria
e
la
sua
allegria
.
Quelli
là
si
erano
liberati
dai
fantasmi
;
gli
altri
no
.
La
sorda
,
impettita
e
immobile
sul
canapè
,
aveva
sofferto
angosce
mortali
aspettando
un
gesto
del
marito
che
le
imponesse
di
giuocare
.
Oh
Signore
,
dovrebbe
toccarle
anche
questa
condanna
?
Per
grazia
del
cielo
il
gesto
non
venne
fatto
e
la
sua
prima
impressione
nel
veder
i
quattro
prender
posto
al
tavolino
fu
di
sollievo
.
Ma
poi
le
riprese
subito
un
disgusto
amaro
.
Che
insulto
,
quel
giuoco
,
alla
sua
Luisa
,
che
disprezzo
per
la
povera
cara
Ombrettina
morta
!
Nessuno
le
parlava
,
nessuno
faceva
attenzione
a
lei
:
ella
si
mise
a
recitare
mentalmente
una
fila
di
Pater
,
Ave
e
Gloria
,
per
la
cattiva
creatura
seduta
all
'
altro
angolo
del
canapè
,
tanto
vecchia
,
tanto
vicina
a
comparire
davanti
a
Dio
.
Le
dedicò
la
preghiera
per
la
conversione
dei
peccatori
che
soleva
dire
mattina
e
sera
per
suo
marito
da
quando
aveva
scoperto
certe
sue
familiarità
con
una
bassa
persona
di
casa
.
Il
prefetto
,
a
udir
gli
schiamazzi
di
Pasotti
,
si
alzò
e
prese
congedo
.
«
Aspetti
»
,
gli
disse
la
marchesa
,
«
di
prender
un
bicchier
di
vino
.
»
Alle
nove
e
mezzo
soleva
capitare
una
bottiglia
preziosa
di
San
Colombano
vecchio
.
«
Stasera
non
bevo
»
,
rispose
il
prefetto
,
eroicamente
.
«
Son
troppo
sottosopra
da
questa
mattina
in
poi
.
Il
Puria
sa
perché
.
»
«
Ma
!
»
,
fece
il
Puria
,
sottovoce
.
«
È
stata
una
gran
tragedia
,
già
.
»
Silenzio
.
Il
prefetto
s
'
inchinò
alla
marchesa
,
salutò
la
Pasotti
con
l
'
espressione
del
«
c
'
intendiamo
»
e
partì
.
Il
curato
di
Puria
,
corpo
grosso
e
cervello
fino
,
studiava
la
marchesa
senza
parere
.
Era
ella
tocca
o
no
dai
fatti
di
Oria
?
L
'
essersi
astenuta
dal
giuoco
gli
pareva
un
indizio
dubbio
.
Poteva
averlo
fatto
per
rispetto
al
proprio
sangue
in
astratto
.
Osservandola
bene
il
curato
notò
che
le
sue
mani
tremavano
:
cosa
nuova
.
Ella
dimenticò
di
domandare
a
Pasotti
se
il
vino
fosse
buono
:
cosa
nuova
.
La
maschera
cerea
del
viso
aveva
di
tratto
in
tratto
qualche
contrazione
:
cosa
nuovissima
.
«
È
tocca
»
,
pensò
il
curato
.
Siccome
ella
taceva
,
la
Pasotti
taceva
,
il
Paolon
taceva
,
tutto
il
gruppo
pareva
petrificato
,
cercò
lui
di
rompere
il
ghiaccio
,
non
trovò
di
meglio
che
voltar
quelle
teste
verso
il
tavolino
del
giuoco
e
commentare
le
apostrofi
di
Pasotti
,
le
proteste
del
Paolin
,
i
«
no
digo
»
e
gli
«
apff
»
del
signor
Giacomo
.
La
marchesa
si
scosse
un
poco
,
si
compiacque
di
osservare
che
i
giuocatori
si
divertivano
.
La
Pasotti
non
udì
né
disse
mai
parola
e
gli
altri
tre
finirono
con
parlar
di
lei
.
La
marchesa
si
dolse
che
fosse
tanto
sorda
,
che
non
si
potesse
farle
un
po
'
di
conversazione
.
Gli
altri
due
dissero
di
lei
tutto
il
gran
bene
che
meritava
e
che
dice
ancora
chi
la
ricorda
.
Ella
stava
lì
malinconica
e
muta
,
non
sospettando
affatto
d
'
esser
il
soggetto
dei
loro
discorsi
.
Il
Signore
proteggeva
la
sua
profonda
,
ingenua
umiltà
,
non
le
lasciava
penetrar
negli
orecchi
le
lodi
della
gente
ma
solo
le
strapazzate
del
consorte
.
I
suoi
grandi
,
compunti
occhi
neri
si
ravvivarono
quando
il
signor
Giacomo
pronunciò
un
gran
soffio
finale
,
e
i
colleghi
,
lasciate
le
carte
,
si
abbandonarono
sulle
spalliere
delle
rispettive
seggiole
a
riposare
alquanto
,
a
ruminar
il
piacere
del
giuoco
.
Finalmente
il
suo
signore
si
avvicinò
al
canapè
,
le
fece
segno
di
alzarsi
.
Per
la
prima
volta
in
vita
sua
,
forse
,
ella
fu
contenta
di
salire
in
barca
,
con
grande
meraviglia
del
Puria
il
quale
dichiarò
che
sul
lago
,
di
notte
,
era
un
«
fifone
»
.
È
vero
che
a
cento
passi
da
Cressogno
l
'
orrore
del
lago
e
delle
tenebre
la
riprese
.
Pensò
allora
con
invidia
al
curato
del
quale
udiva
la
voce
sopra
il
Tentiòn
,
fra
gli
ulivi
.
«
Addio
,
fifone
!
»
,
gridò
Pasotti
.
Il
«
fifone
»
non
udì
.
Egli
e
il
Paolin
discorrevano
sottovoce
ma
con
gran
calore
,
commentando
le
parole
della
marchesa
,
del
prefetto
,
di
Pasotti
,
cercando
di
frugar
nel
cuore
della
vecchia
,
disputando
se
vi
fossero
pietà
e
rimorsi
.
Il
curato
era
per
il
sì
,
il
Paolin
per
il
no
.
Il
Paolon
precedeva
con
la
lanterna
mettendo
continui
,
inintelligibili
grugniti
.
Il
Paolin
andò
poi
mordendo
tutto
che
fosse
da
mordere
,
la
durezza
della
marchesa
,
la
malignità
di
Pasotti
,
la
dabbenaggine
di
sua
moglie
,
la
cortigianeria
del
Cima
,
la
temerità
del
prefetto
,
le
pazzie
di
Luisa
e
di
Franco
,
la
debolezza
dell
'
ingegnere
Ribera
,
tante
altre
colpe
di
vivi
e
di
morti
.
Durezze
,
debolezze
,
malignità
,
ostinazioni
,
cortigianerie
:
dappertutto
,
secondo
lui
,
c
'
era
in
fondo
quell
'
egoismo
porco
.
«
Che
gran
mond
mincion
!
»
,
fu
il
suo
riassunto
finale
.
«
Ch
'
el
senta
car
el
me
curat
,
quand
gh
'
è
quel
poo
de
ris
e
verz
con
quel
poo
de
formagg
per
sora
,
lassèm
pür
andà
tüsscoss
al
diavol
che
l
'
è
mej
.
»
Dopo
una
sentenza
tanto
logica
nulla
restava
più
a
dire
né
a
grugnire
e
la
piccola
comitiva
giunta
in
capo
alla
salita
procedette
silenziosa
per
le
umide
ombre
del
Campò
,
nell
'
odor
fresco
dei
castagni
e
dei
noci
,
senz
'
accorgersi
di
uno
spettro
che
passava
in
aria
,
vôlto
a
Cressogno
.
Partiti
i
suoi
ospiti
,
la
marchesa
suonò
il
campanello
per
il
rosario
che
non
s
'
era
potuto
dire
alla
solita
ora
.
Il
rosario
di
casa
Maironi
era
una
cosa
viva
che
aveva
le
sue
radici
nei
peccati
antichi
della
marchesa
e
veniva
sempre
più
sviluppandosi
,
mettendo
nuovi
Ave
e
nuovi
Gloria
a
misura
che
la
vecchia
dama
avanzava
negli
anni
e
si
scorgeva
più
netto
e
più
visibile
a
fronte
un
teschio
schifoso
,
il
proprio
.
Perciò
il
suo
rosario
era
lungo
assai
.
I
peccati
dolci
della
protratta
gioventù
non
le
pesavano
troppo
sulla
coscienza
;
ma
qualche
grossa
furfanteria
d
'
altro
genere
,
misurabile
in
lire
,
soldi
e
denari
,
mal
confessata
e
quindi
mal
perdonabile
,
le
dava
una
molestia
sempre
compressa
a
furia
di
rosari
e
sempre
rinascente
.
Mentre
chiedeva
al
Creditore
Grande
la
remissione
de
'
suoi
debiti
le
pareva
ch
'
Egli
avesse
facoltà
d
'
accordarla
intera
;
invece
dopo
le
si
levavano
da
capo
in
mente
le
facce
crucciose
dei
creditori
piccoli
,
ritornava
con
esse
il
dubbio
del
perdono
,
e
la
sua
avarizia
,
la
sua
superbia
avevano
a
lottare
con
il
terrore
di
un
carcere
perpetuo
per
debiti
,
oltre
la
tomba
.
Recitare
le
preghiere
per
la
conversione
dei
peccatori
e
quelle
per
la
guarigione
degl
'
infermi
,
prima
di
venire
ai
Deprofundis
,
annunciò
tre
Avemarie
nuove
secondo
la
sua
intenzione
.
La
guattera
,
una
semplice
pia
contadina
di
Cressogno
,
suppose
che
le
tre
Avemarie
fossero
domandate
per
quei
poveretti
di
Oria
e
le
recitò
con
tutto
lo
zelo
.
Le
Avemarie
della
guattera
urtarono
e
dispersero
quelle
della
padrona
,
che
chiedevano
sonno
,
riposo
di
nervi
e
di
coscienza
.
Quanto
alle
Avemarie
degli
altri
,
esse
furono
dette
secondo
la
loro
comune
intenzione
che
non
restassero
,
come
troppo
spesso
accadeva
,
definitivamente
appiccicate
al
rosario
.
Nessuna
insomma
poté
arrestare
lo
spettro
nel
suo
cammino
.
La
marchesa
si
ritirò
verso
le
undici
.
Prese
dell
'
acqua
di
cedro
e
avendo
la
cameriera
incominciato
a
parlare
di
Oria
,
di
don
Franco
che
si
sussurrava
essere
arrivato
,
le
impose
silenzio
.
Era
tocca
,
sì
.
Aveva
sempre
davanti
agli
occhi
l
'
immagine
di
Maria
come
l
'
aveva
veduta
una
volta
passando
in
gondola
sotto
la
villetta
Gilardoni
,
piccina
,
con
un
grembiale
bianco
,
i
capelli
lunghi
e
le
braccia
nude
,
stranamente
somigliante
ad
un
bambino
suo
,
mortole
a
tre
anni
.
Sentiva
ella
affetto
,
pietà
?
Non
sapeva
ella
stessa
quello
che
sentisse
.
Forse
dispetto
e
sgomento
di
non
sapersi
liberare
da
una
immagine
molesta
;
forse
paura
di
questo
pensiero
,
che
se
non
fosse
stato
commesso
certo
grosso
peccato
antico
,
se
il
testamento
del
marchese
Franco
non
fosse
stato
arso
,
la
bambina
non
sarebbe
morta
.
Come
fu
a
letto
si
fece
leggere
altre
preghiere
dalla
cameriera
,
le
ordinò
di
spegnere
il
lume
e
la
congedò
.
Chiuse
gli
occhi
,
cercò
di
non
pensare
a
niente
,
e
si
vide
sotto
le
palpebre
una
chiara
macchia
informe
che
si
venne
disegnando
in
un
guancialetto
,
poi
in
una
lettera
,
poi
in
un
gran
crisantemo
bianco
e
poi
in
un
viso
supino
,
morto
,
che
diventava
via
via
più
piccolo
.
Le
pareva
già
di
assopirsi
ma
per
effetto
di
quest
'
ultima
trasformazione
le
vibrò
nel
cuore
il
pensiero
della
bambina
,
non
vide
più
nulla
sotto
le
palpebre
,
il
sopore
si
dileguò
ed
ella
aperse
gli
occhi
,
inquieta
,
malcontenta
.
Si
propose
di
pensar
una
partita
di
tarocchi
per
cacciar
le
immaginazioni
moleste
e
richiamar
il
sonno
.
Pensò
ai
tarocchi
,
poté
,
con
uno
sforzo
,
vedersi
nella
testa
il
tavolino
da
giuoco
,
i
giuocatori
,
i
lumi
,
le
carte
;
ma
quando
cessò
dallo
sforzo
per
abbandonarsi
ad
una
visione
passiva
di
questi
soporifici
fantasmi
,
le
comparve
sotto
le
palpebre
tutt
'
altra
cosa
,
una
testa
che
cambiava
continuamente
lineamenti
,
espressione
,
attitudini
e
che
venne
per
ultimo
lentamente
ripiegandosi
avanti
sopra
se
stessa
come
nel
sonno
o
nella
morte
,
non
mostrando
più
che
i
capelli
.
Altra
scossa
di
nervi
;
la
marchesa
riaperse
gli
occhi
e
udì
l
'
orologio
della
scala
suonare
.
Contò
le
ore
:
dodici
.
Già
mezzanotte
e
non
poter
dormire
!
Stette
alquanto
ad
occhi
aperti
ed
ecco
adesso
immagini
nel
buio
come
prima
sotto
le
palpebre
.
Cominciavano
da
un
nucleo
informe
e
si
svolgevano
continuamente
.
Si
disegnò
un
quadrante
d
'
orologio
,
che
diventò
un
occhio
spaventato
di
pesce
,
un
occhio
umano
severo
.
Ad
un
tratto
venne
alla
marchesa
l
'
idea
che
non
riuscirebbe
a
dormire
e
il
sopore
già
inoltrato
andò
rotto
da
capo
.
Allora
ella
suonò
il
campanello
.
La
cameriera
si
fece
chiamar
due
volte
e
poi
venne
mezzo
svestita
,
dormigliosa
.
L
'
ordine
fu
di
posar
il
lume
sopra
una
sedia
per
modo
che
dal
letto
non
si
potesse
veder
la
fiamma
;
di
prendere
un
volume
di
prediche
del
Barbieri
e
di
leggere
a
mezza
voce
.
La
cameriera
era
abituata
a
somministrare
questi
narcotici
.
Si
pose
a
leggere
e
in
capo
alla
seconda
pagina
,
udendo
il
respiro
della
padrona
farsi
greve
,
andò
pian
piano
smorzando
la
voce
per
un
mormorio
inarticolato
,
fino
al
silenzio
.
Aspettò
un
poco
,
ascoltò
il
respiro
regolare
e
pesante
,
si
alzò
a
guardar
la
faccia
cupa
,
supina
sul
doppio
guanciale
con
le
sopracciglia
aggrottate
e
la
bocca
semiaperta
,
prese
il
lume
e
si
ritirò
in
punta
di
piedi
.
La
marchesa
dormiva
e
sognava
.
Sognava
di
giacer
sulla
soglia
nello
stanzone
buio
di
un
carcere
,
con
i
ceppi
ai
piedi
,
accusata
di
assassinio
.
Entrava
il
giudice
con
un
lume
,
sedeva
presso
a
lei
e
leggeva
una
predica
sulla
necessità
della
confessione
.
Ella
gli
si
protestava
innocente
,
ripeteva
:
«
Ma
non
sa
che
si
è
annegata
da
sé
?
»
.
Il
giudice
non
rispondeva
,
leggeva
,
leggeva
sempre
con
voce
compunta
e
solenne
,
e
la
marchesa
insisteva
:
«
No
,
non
l
'
ho
uccisa
»
.
Non
era
flemmatica
nel
sogno
,
si
agitava
come
una
disperata
.
«
Badi
»
,
rispondeva
il
giudice
.
«
La
bambina
lo
dice
.
»
Egli
si
alzava
in
piedi
e
ripeteva
:
«
Lo
dice
»
.
Poi
batté
forte
le
mani
palma
a
palma
ed
esclamò
:
«
Entrate
!
»
.
Fino
a
questo
punto
la
marchesa
aveva
sentito
,
sognando
,
di
sognare
;
qui
credette
svegliarsi
,
vide
con
orrore
che
qualcuno
era
entrato
infatti
.
Una
forma
umana
debolmente
luminosa
stava
a
sedere
sulla
poltrona
ingombra
di
vesti
,
presso
il
suo
letto
,
sì
ch
'
ella
non
poteva
vedere
la
parte
inferiore
dell
'
Apparizione
.
Il
busto
,
le
braccia
,
le
mani
raccolte
insieme
avevano
un
colore
biancastro
e
contorni
alquanto
incerti
;
la
testa
,
appoggiata
alla
spalliera
,
era
nitida
e
circonfusa
d
'
un
chiaror
pallido
.
Gli
occhi
scuri
,
vivi
,
fissavano
la
marchesa
.
Che
orrore
!
Era
veramente
la
bambina
morta
.
Che
orrore
,
che
orrore
!
Gli
occhi
dell
'
Apparizione
parlavano
,
lo
dicevano
.
Il
giudice
aveva
ragione
,
la
bambina
lo
diceva
,
senza
parole
,
con
gli
occhi
.
«
Tu
,
nonna
,
tu
sei
stata
,
tu
.
Io
avrei
dovuto
nascer
e
vivere
nella
tua
casa
.
Tu
non
l
'
hai
voluto
.
Sei
condannata
alla
morte
eterna
.
»
Gli
occhi
soli
,
i
fissi
,
tristi
,
pietosi
occhi
dicevano
tutto
questo
ad
un
tempo
.
La
marchesa
mise
un
lungo
gemito
,
stese
le
braccia
verso
l
'
Apparizione
,
credendo
dir
qualche
cosa
e
non
riuscendo
che
a
rantolare
«
ah
...
ah
...
ah
...
»
mentre
le
mani
,
le
braccia
,
il
busto
del
fantasma
sfumavano
in
una
nebbia
,
i
contorni
del
viso
illanguidivano
e
solo
rimaneva
intenso
lo
sguardo
,
che
finalmente
pure
si
velò
e
rientrò
quasi
in
un
lontano
e
profondo
Se
stesso
,
null
'
altro
rimanendo
dell
'
Apparizione
che
poca
fosforescenza
poi
assorbita
dall
'
ombra
.
La
marchesa
si
svegliò
di
soprassalto
,
ansante
,
non
si
ricordò
del
campanello
,
si
provò
a
gridare
e
non
riuscì
a
metter
fuori
la
voce
.
Con
un
impeto
della
sua
volontà
potente
ancora
nello
sfacelo
delle
forze
,
cacciò
le
gambe
dal
letto
,
discese
,
fece
due
passi
brancolando
nel
buio
,
incespicò
nella
poltrona
,
si
aggrappò
a
una
sedia
,
cadde
con
essa
pesantemente
sul
pavimento
,
si
mise
a
gemere
.
La
cameriera
si
svegliò
al
tonfo
,
chiamò
,
non
ebbe
risposta
,
udì
il
gemito
e
,
acceso
il
lume
,
accorse
,
vide
nella
penombra
,
tra
la
sedia
e
la
poltrona
,
qualche
cosa
di
bianco
e
d
'
enorme
che
si
divincolava
sul
pavimento
come
una
bestia
mostruosa
del
mare
tirata
in
secco
.
Gridò
,
corse
al
campanello
,
svegliò
d
'
un
colpo
tutta
la
casa
e
si
precipitò
ad
aiutar
la
vecchia
che
rantolava
:
«
Il
prete
,
il
prete
!
Il
prefetto
,
il
prefetto
!
»
13
.
In
fuga
Alle
due
e
mezzo
dopo
la
mezzanotte
,
Franco
,
l
'
avvocato
V
.
e
il
loro
amico
Pedraglio
erano
seduti
in
loggia
,
al
buio
,
in
silenzio
.
A
un
tratto
Pedraglio
si
alzò
dicendo
:
«
Cosa
fa
questo
asino
?
»
,
uscì
sulla
terrazza
,
vi
stette
in
ascolto
e
rientrò
.
«
Niente
»
,
diss
'
egli
.
«
Disi
mi
,
e
per
quell
'
asino
che
si
sarà
addormentato
dobbiamo
star
qui
da
minchioni
ad
aspettare
che
ci
prendano
?
Tu
,
Maironi
,
la
strada
presso
a
poco
la
sai
e
siamo
poi
anche
in
tre
che
abbiamo
il
fegato
buono
.
Se
occorrerà
de
dà
via
on
quai
cazzott
el
darèm
via
,
neh
ti
avocàt
?
»
Il
Pedraglio
s
'
era
trovato
la
sera
prima
,
verso
le
sette
,
sulla
strada
fra
Loveno
e
Menaggio
nel
luogo
che
chiamano
«
el
crott
del
Bertin
»
.
Un
uomo
gli
aveva
chiesto
l
'
elemosina
e
posto
in
mano
un
biglietto
.
Poi
si
era
allontanato
rapidamente
.
Il
biglietto
diceva
:
«
Perché
il
Carlino
Pedraj
non
valo
mica
subito
a
Oria
a
trovare
il
Signor
Maironi
e
il
signor
avocatto
di
Varenna
per
fare
una
bella
spasseggiata
con
gli
amici
cari
da
quel
co
di
quel
palo
?
»
.
Dopo
l
'
arresto
del
medico
di
Pellio
,
amico
suo
,
Pedraglio
era
in
sospetto
di
qualche
tiro
della
Polizia
,
e
quel
biglietto
non
era
il
primo
avviso
salutare
e
sgrammaticato
che
pervenisse
a
un
patriota
.
Il
biglietto
parlava
chiaro
;
bisognava
passar
subito
il
palo
del
confine
.
Il
Pedraglio
non
sapeva
niente
della
disgrazia
di
Franco
né
del
suo
ritorno
né
che
l
'
avvocato
fosse
a
Oria
,
ma
non
andò
a
cercar
altro
,
corse
a
Loveno
,
si
provvide
di
denaro
e
si
pose
in
cammino
.
Non
si
fidò
di
venire
a
Porlezza
,
prese
il
sentiero
che
presso
Tavordo
sale
per
un
vallone
deserto
al
Passo
Stretto
.
Agile
come
un
camoscio
,
arrivò
in
quattr
'
ore
a
Oria
,
trovò
che
Franco
e
l
'
avvocato
si
preparavano
a
partire
per
un
altro
avvertimento
misterioso
pervenuto
loro
dal
curato
di
Castello
,
ch
'
era
stato
a
Porlezza
e
ne
aveva
ricevuto
l
'
incarico
in
confessione
.
Ismaele
doveva
guidarli
oltre
il
confine
.
I
passi
del
Boglia
erano
guardatissimi
.
Ismaele
si
proponeva
di
passar
fra
il
monte
della
Nave
e
Castello
per
calar
poi
nella
valle
,
tagliar
dritto
all
'
Alpe
di
Castello
sotto
il
Sasso
Grande
e
di
là
scendere
a
Cadro
,
un
'
ora
sopra
Lugano
.
Ma
Ismaele
doveva
venire
alle
due
,
e
alle
due
e
mezzo
non
s
'
era
veduto
ancora
.
Anche
Luisa
era
in
piedi
.
Stava
nell
'
alcova
rammendando
un
paio
di
calze
di
Maria
per
metterle
poi
sul
lettino
dove
aveva
disposto
le
cosucce
di
Ombretta
con
la
stessa
cura
di
quando
la
piccina
era
viva
.
Non
aveva
voluto
vedere
né
l
'
avvocato
né
Pedraglio
.
Dopo
le
smanie
del
funerale
il
suo
dolore
aveva
ripreso
quell
'
aspetto
cupo
che
più
dispiaceva
al
dottor
Aliprandi
.
Non
smaniava
più
,
non
parlava
;
pianto
,
non
aveva
mai
.
Il
suo
contegno
con
Franco
era
un
contegno
di
pietà
per
l
'
uomo
che
l
'
amava
e
il
cui
affetto
,
la
cui
presenza
le
erano
,
malgrado
lei
stessa
,
indifferenti
.
Franco
,
sperando
nell
'
impiego
di
cui
gli
aveva
tenuto
parola
il
suo
direttore
,
aveva
parlato
di
portar
seco
la
famiglia
a
Torino
.
Lo
zio
,
poveretto
,
era
disposto
anche
a
questo
sacrificio
ma
Luisa
aveva
detto
chiaro
che
piuttosto
di
allontanarsi
dalla
sua
figliuola
finirebbe
nel
lago
come
lei
.
Franco
,
udita
la
proposta
di
partire
senza
Ismaele
,
si
alzò
e
disse
che
andava
a
congedarsi
da
sua
moglie
.
Nello
stesso
momento
l
'
avvocato
udì
un
passo
nella
strada
.
«
Silenzio
!
»
,
diss
'
egli
.
«
È
qui
.
»
Franco
uscì
sulla
terrazza
.
Qualcuno
veniva
infatti
dalla
parte
di
Albogasio
.
Franco
attese
che
arrivasse
sul
sagrato
e
chiamò
a
mezza
voce
:
«
Ismaele
!
»
«
Sono
io
»
,
rispose
una
voce
che
non
era
quella
di
Ismaele
.
«
Sono
il
prefetto
.
Vengo
su
.
»
Il
prefetto
?
A
quell
'
ora
?
Che
poteva
essere
accaduto
?
Franco
andò
in
cucina
ad
accendere
un
lume
e
discese
le
scale
in
fretta
.
Passarono
cinque
minuti
e
gli
amici
non
lo
videro
ricomparire
.
Capitò
invece
la
moglie
d
'
Ismaele
a
dire
che
suo
marito
si
sentiva
male
e
non
poteva
muoversi
.
Parlò
dal
sagrato
a
Pedraglio
che
stava
sulla
terrazza
.
Quegli
corse
a
chiamar
Franco
.
Lo
trovò
sulle
scale
che
saliva
col
prefetto
.
«
La
guida
è
ammalata
»
,
diss
'
egli
,
conoscendo
il
prete
per
un
galantuomo
.
«
Andiamo
e
non
perdiamo
tempo
.
»
Franco
gli
rispose
che
subito
non
poteva
venire
e
che
lo
precedessero
.
Come
,
non
poteva
venire
?
No
,
non
poteva
.
Fece
passare
il
prefetto
in
sala
,
chiamò
l
'
avvocato
,
insistette
con
lui
e
con
Pedraglio
perché
partissero
subito
.
Era
successa
una
cosa
straordinaria
,
doveva
parlarne
a
sua
moglie
,
non
poteva
dire
che
risoluzione
prenderebbe
.
Gli
amici
protestarono
che
mai
non
l
'
avrebbero
abbandonato
.
L
'
allegro
Pedraglio
,
uso
a
spendere
oltre
i
desideri
di
suo
padre
,
osservò
che
alla
peggio
a
Josephstadt
o
a
Kufstein
si
viveva
più
a
buon
mercato
e
più
virtuosamente
che
a
Torino
e
che
ciò
avrebbe
consolato
il
suo
«
regiôr
»
.
«
No
no
!
»
,
esclamò
Franco
.
«
Andate
,
andate
!
Prefetto
,
persuadili
tu
!
»
Ed
entrò
nell
'
alcova
.
«
Partite
?
»
,
gli
disse
Luisa
con
quella
voce
che
pareva
venire
da
un
mondo
lontano
.
«Addio.»
Egli
le
si
avvicinò
,
si
chinò
a
baciar
la
calzettina
che
teneva
in
mano
.
«
Luisa
»
,
mormorò
,
«
c
'
è
qui
il
prefetto
della
Caravina
.
»
Ella
non
mostrò
alcuna
sorpresa
.
«
La
nonna
lo
ha
fatto
chiamare
stanotte
»
,
continuò
Franco
.
«
Gli
ha
detto
di
aver
veduto
la
nostra
Maria
,
luminosa
come
un
angelo
.
»
«
Oh
,
che
menzogna
!
»
,
fece
Luisa
con
una
voce
grossa
di
disprezzo
,
senz
'
ira
.
«
Come
se
fosse
possibile
che
andasse
da
lei
e
non
venisse
da
me
!
»
«
Maria
le
ha
toccato
il
cuore
»
,
riprese
Franco
.
«
Ella
ci
domanda
perdono
,
ha
paura
di
morire
,
mi
supplica
di
andar
da
lei
,
di
portarle
una
parola
di
pace
anche
per
te
.
»
Neppure
Franco
credeva
all
'
Apparizione
,
scettico
profondamente
com
'
era
per
tutto
il
soprannaturale
non
religioso
,
ma
credeva
che
Maria
,
nella
sua
esistenza
superiore
,
avesse
già
potuto
operare
un
miracolo
,
toccar
il
cuore
della
nonna
e
ciò
gli
recava
una
commozione
indicibile
.
Luisa
restò
di
ghiaccio
.
Neppur
s
'
irritò
,
come
Franco
temeva
,
all
'
idea
di
mandar
un
messaggio
amorevole
.
«
La
nonna
avrà
paura
dell
'
inferno
»
,
osservò
con
quella
sua
freddezza
mortale
.
«
L
'
inferno
non
c
'
è
,
tutto
si
riduce
a
un
po
'
di
spavento
,
è
una
pena
da
niente
,
la
subisca
e
poi
muoia
anche
lei
come
si
muore
tutti
e
amen
.
»
Franco
intese
che
sarebbe
stato
inutile
insistere
.
«
Allora
vado
»
,
diss
'
egli
.
Ella
tacque
.
«
Non
credo
che
potrò
ripassar
da
casa
,
nel
ritorno
»
,
riprese
Franco
.
«
Dovrò
prendere
la
montagna
.
»
Nessuna
risposta
.
Il
giovane
disse
sottovoce
:
«
Luisa
!
»
.
Rimprovero
,
dolore
,
passione
:
tutto
questo
era
nel
suo
richiamo
.
Le
mani
di
Luisa
,
che
mai
non
avevano
smesso
il
lavoro
,
si
fermarono
.
Ella
mormorò
:
«
Non
sento
più
niente
.
Sono
un
sasso
»
.
Franco
si
sentì
mancare
,
baciò
sua
moglie
sui
capelli
,
le
disse
addio
,
entrò
nell
'
alcova
,
s
'
inginocchiò
,
abbracciò
il
lettuccio
voto
,
pensò
alla
vocina
del
suo
tesoro
:
«
ancora
un
bacio
,
papà
»
,
ebbe
un
assalto
di
pianto
,
si
contenne
,
corse
via
precipitosamente
.
Gli
amici
lo
attendevano
in
sala
impazienti
.
Come
partire
se
non
conoscevan
le
strade
?
L
'
avvocato
conosceva
la
strada
di
Boglia
,
sì
,
ma
era
da
prendere
,
volendo
sfuggire
alle
guardie
?
Quando
udirono
che
Franco
intendeva
andare
a
Cressogno
rimasero
sbalorditi
.
Pedraglio
uscì
dai
gangheri
,
disse
ch
'
era
un
'
indegnità
di
piantar
così
gli
amici
nell
'
imbarazzo
.
Il
prefetto
,
udito
come
le
cose
stavano
,
s
'
unì
a
Pedraglio
,
offerse
di
giustificare
Franco
,
gli
propose
di
scrivere
due
parole
ch
'
egli
avrebbe
portate
a
Cressogno
.
Ma
Franco
aveva
l
'
idea
che
la
sua
Maria
volesse
da
lui
questa
cosa
e
non
cedette
.
Gli
venne
in
mente
che
il
prefetto
era
pratico
di
tutti
i
sentieri
come
una
lepre
.
«
Va
'
tu
!
»
,
gli
diss
'
egli
.
«
Accompagnali
tu
!
»
Il
prefetto
stava
per
rispondere
che
forse
la
marchesa
potrebbe
aver
bisogno
di
lui
,
quando
l
'
avvocato
fece
:
«
Zitto
!
guardate
»
.
Proprio
davanti
alla
casa
,
dove
l
'
ombra
del
monte
Bisgnago
si
profilava
sull
'
acqua
ondulando
,
c
'
era
una
barca
ferma
.
Franco
riconobbe
la
lancia
delle
guardie
di
finanza
.
«
Scommetto
che
quei
porci
là
ci
fanno
la
guardia
»
,
mormorò
Pedraglio
.
«
Temono
che
si
scappi
in
barca
.
Almeno
spiano
!
»
«
Zitto
!
»
,
fece
ancora
l
'
avvocato
affacciandosi
alla
finestra
verso
il
sagrato
.
Tutti
tacquero
,
trattenendo
il
respiro
.
«
Fioeui
!
»
,
disse
V
.
scostandosi
bruscamente
dalla
finestra
:
«
Ghe
semm
!
»
.
Franco
andò
alla
finestra
,
vide
un
uomo
solo
che
veniva
correndo
,
credette
a
un
falso
allarme
;
ma
l
'
uomo
,
quel
tale
che
portava
il
nomignolo
di
«
légora
fügada
»
,
che
vedeva
e
sapeva
tutto
,
gli
gittò
,
passando
sotto
la
finestra
,
due
parole
:
«
La
forza
!
»
.
Si
udirono
in
pari
tempo
i
passi
di
molte
persone
.
Franco
esclamò
«
Con
me
!
anche
tu
,
prefetto
!
»
.
Si
slanciò
,
seguito
da
tutti
,
nel
cortiletto
ch
'
è
tra
la
casa
e
il
monte
,
raggiunse
,
passando
per
una
legnaia
,
la
scorciatoia
che
mette
ad
Albogasio
Superiore
.
Faceva
così
scuro
che
nessuno
si
accorse
di
una
guardia
di
finanza
appostata
con
la
carabina
in
pugno
a
due
passi
dall
'
uscio
della
legnaia
.
Per
fortuna
la
guardia
,
certo
Filippini
di
Busto
,
era
un
galantuomo
che
mangiava
a
malincuore
il
pane
austriaco
per
non
averne
potuto
trovare
altro
.
«
Presto
!
»
,
diss
'
egli
sottovoce
.
«
Prendano
i
campi
e
poi
la
strada
di
Boglia
!
Il
sentiero
sotto
il
faggio
della
Madonnina
,
a
sinistra
!
»
Franco
ringraziò
quell
'
uomo
,
si
avventò
con
i
compagni
sul
ripido
sentiero
che
mette
alla
stradicciuola
comunale
di
Albogasio
Superiore
.
Giunti
a
mezza
via
,
saltarono
tutti
a
destra
in
un
campo
di
granturco
e
stettero
in
ascolto
.
Udirono
passi
sulla
scaletta
che
sale
dal
sagrato
e
poi
sul
sentiero
dov
'
era
appostata
la
guardia
.
Evidentemente
si
voleva
accertarsi
che
tutte
le
uscite
fossero
ben
guardate
.
I
quattro
strisciarono
subito
via
attraverso
il
granturco
e
giunti
sotto
lo
scoglio
che
chiamano
«
Sass
del
Lori
»
,
tennero
consiglio
.
Avrebbero
potuto
prendere
il
sentiero
che
monta
sulla
strada
di
Albogasio
proprio
alla
porta
del
giardino
Pasotti
,
e
poi
arrampicarsi
di
campo
in
campo
fino
alla
strada
di
Boglia
.
Ma
il
sentiero
era
difficile
a
trovare
a
quell
'
ora
;
temendo
perdere
troppo
tempo
,
prescelsero
di
raggiungere
una
scaletta
che
da
Albogasio
Inferiore
sale
presso
alla
casa
Puttini
.
Quindi
,
girando
a
destra
la
casa
Puttini
,
avrebbero
raggiunto
in
due
salti
la
strada
di
Boglia
.
Faceva
già
un
po
'
meno
scuro
;
ciò
era
male
per
un
verso
ma
era
bene
per
cavarsela
da
quel
labirinto
di
campicelli
e
di
muricciuoli
.
Nessuno
parlava
.
Il
solo
Pedraglio
,
qualche
volta
,
inciampando
in
un
sasso
o
pungendosi
in
una
siepe
,
tirava
una
maledizione
meneghina
.
Allora
gli
altri
zittivano
.
Arrivarono
sulla
scaletta
preceduti
dal
prefetto
che
saltava
muri
e
siepi
come
uno
scoiattolo
.
Quando
furono
tutti
raccolti
sulla
scaletta
,
Franco
si
staccò
dal
gruppo
.
Per
la
strada
di
Boglia
non
avevano
bisogno
di
lui
,
egli
andava
a
Cressogno
.
Invano
Pedraglio
lo
afferrò
per
le
braccia
,
invano
il
prefetto
lo
supplicò
di
non
esporsi
a
un
arresto
sicuro
,
magari
all
'
ergastolo
.
Egli
credeva
di
obbedire
alla
voce
di
Maria
,
a
un
dovere
di
coscienza
.
Si
strappò
da
Pedraglio
e
disparve
su
per
la
scaletta
,
non
volendo
andar
a
Cressogno
per
S
.
Mamette
che
sarebbe
stato
troppo
pericoloso
.
«
Avanti
!
»
,
disse
il
prefetto
.
«
Quello
là
è
matto
,
pensiamo
a
noi
.
»
Girando
la
casa
del
Puttini
udirono
gente
che
veniva
loro
incontro
e
ridiscesero
.
La
porta
di
casa
Puttini
era
aperta
.
Vi
entrarono
.
La
gente
passò
discorrendo
.
Erano
contadini
e
uno
diceva
:
«
Dove
diavol
el
va
a
st
'
ora
chì
?
»
.
Ahimè
,
hanno
incontrato
e
riconosciuto
Franco
.
Se
i
gendarmi
e
le
guardie
si
mettono
alla
caccia
dei
fuggitivi
e
s
'
imbattono
in
quella
gente
,
ecco
che
trovano
una
traccia
.
Sull
'
alba
si
trova
sempre
gente
.
Stavolta
s
'
è
potuta
evitare
;
un
'
altra
volta
,
forse
,
non
si
potrà
;
un
altro
incontro
può
riescir
fatale
all
'
avvocato
e
a
Pedraglio
come
il
primo
riuscirà
probabilmente
fatale
a
Franco
.
«
Bisognerebbe
che
vi
travestiste
da
contadini
»
,
dice
il
prefetto
.
All
'
avvocato
,
che
ha
dell
'
artista
e
del
poeta
e
conosce
bene
il
Puttini
,
viene
un
'
idea
:
pigliar
gli
abiti
del
sior
Zacomo
per
il
Pedraglio
ch
'
è
piccolo
anche
lui
,
pigliar
per
sé
un
vestito
della
serva
ch
'
è
grande
e
grossa
,
cacciar
le
spoglie
proprie
in
una
gerla
,
caricarsene
le
spalle
e
via
per
Boglia
.
Il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
ha
cento
ragioni
di
andare
nel
bosco
del
Comune
.
Detto
fatto
salgon
le
scale
e
il
prefetto
,
ch
'
è
pratico
,
va
diritto
a
chiamare
la
Marianna
.
Costei
non
risponde
;
la
sua
camera
è
vuota
.
Il
prefetto
indovina
subito
che
la
perfida
servente
è
andata
a
S
.
Mamette
per
qualche
negozio
segreto
,
come
quello
dell
'
olio
.
Ecco
perché
l
'
uscio
di
strada
era
aperto
!
Vanno
in
cucina
,
accendono
due
lumi
,
l
'
avvocato
ne
piglia
uno
e
si
fa
insegnare
la
camera
del
sior
Zacomo
.
Intanto
Pedraglio
esplora
la
cucina
con
l
'
altro
lume
,
in
cerca
«
de
on
quai
diavol
de
bev
»
per
pigliar
fiato
.
Il
sior
Zacomo
dormiva
in
una
stanza
d
'
angolo
oltre
una
sala
che
l
'
avvocato
attraversò
in
punta
di
piedi
camminando
tra
mucchi
di
castagne
,
di
noci
,
di
nocciuole
e
di
pere
.
Egli
si
accosta
all
'
uscio
:
è
chiuso
.
Origlia
:
silenzio
.
Gira
pian
piano
la
maniglia
e
spinge
.
L
'
infame
uscio
scricchiola
,
si
ode
un
formidabile
soffio
e
il
sior
Zacomo
dice
rabbiosamente
:
«
Andé
!
No
seché
!
Andé
via
!
»
.
L
'
avvocato
entrò
senz
'
altro
.
«
Via
,
maledeta
,
digo
!
»
,
gridò
il
sior
Zacomo
,
rizzando
sul
guanciale
la
punta
bianca
del
suo
berretto
da
notte
.
Veduto
l
'
avvocato
,
si
mise
a
gemere
.
«
Oh
Dio
,
oh
Dio
!
povareto
mi
,
La
me
perdoni
per
carità
,
credeva
che
fosse
la
servente
!
Avvocato
distintissimo
,
in
nome
de
Dio
,
cossa
xe
nato
?
»
«
Gnente
gnente
,
sior
Zacomo
»
,
fece
l
'
avvocato
contraffacendolo
molto
lombardamente
col
suo
imperturbabile
umorismo
.
«
Ghe
xe
qua
,
digo
,
ciò
,
el
Commissario
de
Porlezza
.
»
«
Oh
Dio
!
»
Il
sior
Zacomo
fece
atto
di
gettar
le
gambe
fuori
del
letto
.
«
Gnente
,
gnente
,
quieto
quieto
,
soto
soto
.
Andemo
in
Boglia
,
digo
,
ciò
,
per
quel
maledeto
toro
!
»
«
Oh
Dio
,
cossa
disela
,
che
a
sta
stagion
in
Boglia
no
ghe
xe
tori
!
Mi
sudo
tuto
!
»
«
No
fa
gnente
,
andemo
,
digo
,
a
veder
el
posto
,
ciò
,
dove
ch
'
el
gera
.
Ma
il
signor
Commissario
»
,
continuò
il
beffardo
avvocato
lasciando
un
linguaggio
che
troppo
lo
imbarazzava
,
«
Le
proibisce
assolutamente
di
venire
con
noi
,
per
le
sue
buone
ragioni
.
Le
proibisce
di
uscire
prima
del
nostro
ritorno
e
anzi
mi
ha
ordinato
di
portarle
via
gli
abiti
.
»
E
si
diede
a
raccogliere
rapidamente
gli
abiti
del
sior
Zacomo
,
gl
'
intimò
il
silenzio
in
nome
del
Commissario
,
pigliò
il
cappellone
a
cilindro
,
arraffò
la
mazza
di
canna
d
'
India
,
ordinò
al
disgraziato
di
dare
il
chiavistello
appena
uscito
lui
e
di
non
aprire
a
nessuno
,
di
non
parlare
a
nessuno
prima
del
ritorno
del
Commissario
e
tutto
in
nome
del
signor
Commissario
.
Poi
,
lasciatolo
più
morto
che
vivo
,
raggiunse
i
compagni
che
,
fruga
qua
e
fruga
là
,
avevano
scovato
un
lurido
vestito
della
Marianna
,
un
fazzolettone
rosso
,
una
gerla
e
una
bottiglia
di
anesone
triduo
.
«
Accidenti
!
»
,
fece
l
'
avvocato
,
quando
vide
la
roba
immonda
che
doveva
mettere
.
Il
suo
travestimento
andava
veramente
male
,
la
sottana
era
corta
,
il
fazzolettone
non
gli
nascondeva
abbastanza
la
faccia
,
ma
non
c
'
era
tempo
di
far
meglio
.
Invece
il
Pedraglio
,
cappellone
in
testa
e
canna
d
'
India
in
mano
,
riescì
un
sior
Zacomo
perfetto
.
L
'
avvocato
gli
fece
prendere
sotto
l
'
ascella
uno
scartafaccio
che
trovò
in
cucina
,
gl
'
insegnò
come
doveva
camminare
e
soffiare
.
Prese
per
ultimo
le
chiavi
della
cantina
,
due
chiavi
enormi
,
ne
diede
una
al
Pedraglio
e
una
ne
mise
in
tasca
per
due
possibili
pugni
,
uno
in
chiave
di
violino
,
disse
,
e
l
'
altro
in
chiave
di
basso
.
E
così
uscirono
,
il
prefetto
davanti
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
soffiava
come
una
macchina
a
vapore
,
poi
la
finta
Marianna
con
la
gerla
.
Appena
furono
in
istrada
ecco
spuntar
la
Marianna
vera
di
ritorno
da
San
Mamette
con
un
fiasco
vuoto
.
Vista
,
tra
il
fosco
e
il
chiaro
,
la
tuba
del
padrone
,
diede
volta
e
via
a
gambe
.
«
Brutta
ladra
»
,
fece
il
prefetto
.
«
Benone
.
Il
travestimento
va
benone
.
»
In
cinque
minuti
furono
sulla
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
ridiscese
,
udì
persone
che
salivano
da
Albogasio
Superiore
discorrendo
di
gendarmi
e
di
guardie
,
andò
loro
incontro
,
domandò
che
ci
fosse
di
nuovo
.
Una
bagatella
.
Polizia
,
gendarmi
,
soldati
a
casa
Ribera
per
arrestare
don
Franco
Maironi
e
pare
anche
l
'
avvocato
V
.
,
perché
sapevano
che
ci
doveva
essere
e
hanno
molto
domandato
di
lui
.
Non
hanno
trovato
né
l
'
uno
né
l
'
altro
benché
le
guardie
di
finanza
sieno
state
di
piantone
intorno
alla
casa
fin
dalla
mezzanotte
.
Adesso
la
Polizia
perquisisce
tutte
le
case
di
Oria
ritenendo
che
i
due
sieno
scappati
per
il
tetto
.
Mentre
si
danno
queste
informazioni
al
prefetto
,
ecco
un
ragazzo
venir
di
corsa
dalla
parte
di
Albogasio
Superiore
.
Lo
fermano
.
«
I
gendarmi
!
»
,
dice
.
«
I
gendarmi
!
»
È
pallido
come
un
cencio
lavato
e
scappa
senza
saper
perché
,
non
gli
si
può
cavare
dove
questi
gendarmi
sieno
.
Arriva
una
donna
che
si
spiega
meglio
.
Quattro
guardie
di
finanza
e
quattro
gendarmi
sono
passati
in
questo
punto
dalla
piazza
di
Albogasio
Superiore
.
Pare
che
don
Franco
sia
stato
veduto
sulla
strada
di
Castello
.
Due
gendarmi
e
due
guardie
hanno
preso
la
strada
di
Boglia
.
Il
prefetto
rabbrividisce
.
«
Già
»
,
dice
qualcuno
.
«
La
strada
di
Boglia
per
tagliargli
il
passo
.
»
Questa
è
la
speranza
del
prefetto
,
che
gendarmi
e
guardie
abbiano
di
mira
il
solo
Franco
.
Egli
è
tanto
smilzo
,
tanto
alto
:
né
il
finto
Puttini
né
la
finta
Marianna
possono
dar
sospetto
di
esser
lui
.
Il
loro
destino
è
ormai
fuori
delle
sue
mani
mentre
per
Franco
egli
può
far
molto
ancora
.
Si
incammina
verso
Cressogno
,
confidando
che
a
Cressogno
Franco
arriverà
sano
e
salvo
se
i
gendarmi
non
ne
trovano
nuove
tracce
,
perché
lo
cercheranno
su
tutti
i
sentieri
che
da
Castello
menano
al
confine
e
non
mai
sulla
via
di
Cressogno
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
fecero
il
primo
tratto
di
strada
,
da
Albogasio
alle
stalle
di
Püs
,
strisciando
su
per
la
ripidissima
erta
come
gatti
,
a
passi
lunghi
e
cauti
.
L
'
avvocato
camminava
in
silenzio
,
l
'
altro
malediceva
continuamente
,
sottovoce
,
il
suo
vestiario
,
«
el
loder
d
'
on
cappel
»
che
gl
'
invischiava
la
fronte
d
'
unto
;
«
el
boia
d
'
un
marsinon
»
che
gli
puzzava
di
troppi
sudori
antichi
.
Sino
a
Püs
non
incontrarono
anima
nata
.
A
Püs
una
vecchia
uscì
tra
le
stalle
un
momento
dopo
ch
'
eran
passati
,
disse
stupefatta
:
«
Sü
per
de
chì
,
scior
Giacom
?
A
st
'
ora
?
»
.
L
'
avvocato
mormorò
:
«
Boffa
!
»
,
e
l
'
altro
si
mise
a
soffiar
«
apff
!
apff
!
»
come
un
mantice
.
«
Se
perd
el
fiaa
per
sti
strad
chì
,
cara
lü
»
,
disse
la
vecchia
.
Non
incontrarono
più
nessuno
fino
alla
Sostra
.
La
Sostra
è
una
stalla
a
mezza
montagna
,
circa
,
con
un
fienile
,
un
portico
e
una
cisterna
,
alquanto
in
disparte
dalla
strada
.
Quella
strada
è
la
più
dannata
che
sia
in
Valsolda
,
farebbe
cacciar
la
lingua
a
uno
stambecco
.
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
trafelati
,
grondanti
di
sudore
,
entrarono
un
momento
alla
Sostra
.
Anche
lì
silenzio
e
deserto
.
A
quella
altezza
si
respirava
già
un
'
aria
diversa
.
E
come
tutte
le
cime
all
'
intorno
erano
abbassate
!
E
come
il
lago
,
giù
nel
profondo
,
pareva
diventato
un
fiume
!
L
'
avvocato
guardava
su
amorosamente
alla
prima
cresta
del
Boglia
dove
cominciava
il
gran
bosco
dei
faggi
;
un
'
altra
mezz
'
ora
di
arrampicata
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
egli
.
Ma
Pedraglio
che
aveva
nelle
gambe
la
memoria
dell
'
altra
gran
corsa
da
Loveno
ad
Oria
per
il
Passo
Stretto
,
chiese
di
sostare
un
altro
poco
e
si
mise
tranquillamente
a
sfogliar
lo
scartafaccio
del
Puttini
,
un
poema
fratesco
,
inedito
,
d
'
un
anonimo
cremonese
del
secolo
decimosettimo
.
«
Andiamo
!
»
,
ripeté
il
suo
compagno
dopo
un
paio
di
minuti
,
e
si
alzava
già
quando
udì
venir
gente
.
Ebbe
appena
il
tempo
di
dire
«
attento
!
»
e
di
voltar
le
spalle
per
non
lasciarsi
vedere
in
viso
.
Pedraglio
,
pur
ficcando
il
naso
nello
scartafaccio
,
vide
spuntar
sulla
strada
prima
due
guardie
di
finanza
e
poi
due
gendarmi
.
Avvertì
l
'
amico
sottovoce
,
non
batté
palpebra
.
Le
due
guardie
si
fermarono
.
Una
di
loro
salutò
:
«
Riverito
,
signor
Puttini
»
,
e
disse
ai
gendarmi
:
«
È
il
primo
deputato
politico
di
Albogasio
»
.
I
gendarmi
salutarono
pure
,
Pedraglio
si
levò
il
cappello
,
alzando
un
poco
lo
scartafaccio
.
Le
guardie
volevano
fare
un
po
'
di
fermata
ma
un
gendarme
intimò
loro
di
proseguire
e
quando
vide
incamminata
la
compagnia
venne
alla
Sostra
egli
stesso
.
Era
di
Ampezzo
e
parlava
italiano
benissimo
.
«
Tu
,
cane
,
non
mi
conosci
,
spero
»
,
pensò
Pedraglio
con
una
torbida
coscienza
della
sua
doppia
personalità
.
«
Lascia
fare
a
me
.
»
«
Signor
deputato
politico
»
,
disse
colui
,
«
avrebbe
veduto
stamattina
il
signor
Maironi
di
Oria
?
»
«
Io
?
Mai
più
.
Il
signor
Maironi
dorme
,
a
quest
'ora.»
«
E
Lei
dove
va
?
»
«
Vado
lì
su
quel
monte
,
su
quel
dannato
Boglia
lì
.
Vado
su
per
l
'
affar
del
toro
comunale
.
»
«
Bestia
»
,
pensò
l
'
avvocato
.
«
Comunale
me
lo
fa
diventare
!
»
Ma
passò
felicemente
anche
il
toro
comunale
.
Il
gendarme
,
un
muso
da
mastino
,
squadrò
bene
il
suo
interlocutore
in
viso
.
«
Lei
è
deputato
politico
»
,
diss
'
egli
insolentemente
,
«
e
porta
quella
roba
sul
viso
?
»
Pedraglio
si
prese
istintivamente
il
suo
piccolo
sottile
pizzo
nero
,
barba
reproba
da
liberale
.
«
Taglieremo
,
taglieremo
»
,
diss
'
egli
con
serietà
comica
.
«
Sì
signore
.
Va
sul
Boglia
anche
Lei
?
»
Il
gendarme
se
n
'
andò
duro
duro
senza
rispondergli
,
senza
udire
su
quale
ignominioso
patibolo
il
deputato
politico
lo
mandava
.
I
due
si
rallegrarono
a
vicenda
di
averla
scampata
bella
ma
riconobbero
che
il
giuoco
si
era
fatto
molto
serio
.
Adesso
bisognava
contare
con
le
guardie
che
conoscevano
bene
il
Puttini
,
e
saperne
stare
a
distanza
.
E
se
quel
mastino
di
gendarme
parlasse
della
barba
?
«
Su
su
»
,
fece
l
'
avvocato
,
«
teniamo
loro
dietro
e
se
li
vediamo
o
li
udiamo
tornar
giù
,
gambe
in
spalla
e
via
a
sinistra
verso
il
confine
.
»
Partito
disperato
,
quest
'
ultimo
,
perché
non
conoscevano
il
terreno
,
certo
familiare
alle
guardie
.
Il
mastino
dovette
sudare
e
ansar
troppo
dietro
ai
suoi
compagni
per
aver
poi
voglia
di
parlar
di
barbe
,
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
salendo
adagio
,
videro
il
nemico
guadagnar
la
cresta
del
monte
al
faggio
della
Madonnina
,
fermarvisi
alquanto
e
sparire
.
Il
gran
faggio
antico
che
portava
nel
tronco
una
immagine
della
Madonna
e
che
cedette
,
morendo
,
quest
'
onore
a
una
cappelletta
,
era
come
la
sentinella
del
gran
bosco
di
Boglia
,
il
soldato
posto
in
una
insellatura
della
cresta
a
spiar
il
pendio
precipitoso
,
il
lago
,
i
clivi
di
Valsolda
.
Il
venerabile
esercito
di
faggi
colossali
stava
tutto
raccolto
in
un
'
altra
conca
silenziosa
fra
l
'
erta
della
Colmaregia
,
i
facili
Dorsi
della
Nave
,
le
radici
rocciose
dei
Denti
di
Vecchia
o
Canne
d
'
Organo
e
l
'
altra
sella
del
Pian
Biscagno
fra
la
Colmaregia
e
il
Sasso
Grande
,
fronteggiante
le
profondità
della
Val
Colla
da
Lugano
a
Cadro
.
Una
lista
scoperta
,
erbosa
,
correva
fra
il
faggio
della
Madonnina
e
il
bosco
,
sull
'
orlo
della
cresta
.
I
due
fuggiaschi
pensarono
ai
casi
loro
.
Quale
partito
prendere
?
Cercar
il
sentiero
sotto
il
faggio
di
cui
aveva
parlato
la
guardia
salvatrice
,
o
entrar
nel
bosco
?
No
,
entrar
nel
bosco
non
conveniva
,
con
quella
selvaggina
che
vi
era
entrata
prima
.
Nel
bosco
avrebbero
trovato
un
palmo
di
foglie
secche
.
Era
impossibile
passarvi
senza
farsi
correre
addosso
tutti
i
segugi
che
vi
si
aggiravano
;
e
da
vicino
il
travestimento
non
poteva
servire
.
Prender
il
sentiero
?
Ce
n
'
era
più
d
'
uno
,
sotto
il
faggio
;
qual
era
il
buono
?
Pedraglio
maledisse
Franco
che
non
era
venuto
con
loro
.
Invece
l
'
avvocato
studiava
la
Colmaregia
che
si
poteva
salire
senza
entrare
nel
bosco
.
Egli
era
stato
due
volte
sulla
Colmaregia
,
il
superbo
,
sottile
vertice
erboso
del
Boglia
,
tagliato
per
metà
dalla
linea
di
confine
;
sapeva
ch
'
era
possibile
scendere
di
lassù
al
villaggio
svizzero
di
Brè
e
risolse
di
tentar
quella
via
.
Sulla
cresta
che
ascende
dal
faggio
della
Madonnina
verso
la
Colmaregia
non
si
vedeva
nessuno
.
La
punta
era
avvolta
nelle
nuvole
.
Pochi
passi
sotto
il
faggio
i
due
furono
colti
da
un
'
ondata
di
nebbia
che
venuta
su
per
un
versante
si
riversava
rapidamente
per
l
'
altro
,
una
nebbia
fredda
e
densa
,
un
«
Dio
fece
»
disse
V
.
Non
si
vedeva
niente
a
cinque
passi
.
Così
avvenne
che
,
presso
al
faggio
,
Pedraglio
andò
quasi
a
urtare
una
guardia
di
finanza
.
Era
uno
dei
quattro
e
aveva
la
consegna
di
sorvegliare
la
lista
scoperta
fra
la
cresta
del
monte
e
il
bosco
.
Visto
l
'
ometto
dal
cappellone
,
fece
:
«
In
Boglia
,
signor
...
?
»
.
L
'
avvocato
si
sbarazzò
immediatamente
della
gerla
.
Infatti
la
guardia
non
compié
la
frase
,
restò
un
momento
a
bocca
aperta
,
poi
esclamò
:
«
Come
?
»
.
L
'
avvocato
non
aspettò
altro
.
«
Così
»
,
diss
'
egli
placidamente
;
e
raccoltisi
sul
petto
i
due
pugni
in
uno
ne
menò
a
colui
nello
stomaco
una
terribile
puntata
che
lo
buttò
sul
prato
a
gambe
all
'
aria
.
Pedraglio
gli
saltò
subito
addosso
,
gli
strappò
la
carabina
.
«
Se
gridi
,
cane
,
ti
brucio
»
,
diss
'
egli
.
Ma
che
gridare
?
Con
un
pugno
di
V
.
nello
stomaco
non
c
'
era
,
per
un
quarto
d
'
ora
,
neanche
da
tirare
il
fiato
.
Infatti
l
'
uomo
pareva
morto
e
ci
volle
del
buono
perché
arrivasse
a
gemer
sottovoce
«
ahi
ahi
!
»
.
«
L
'
è
nient
,
l
'
è
nient
»
,
gli
diceva
V
.
con
la
solita
flemma
canzonatoria
.
«
Sono
scosse
che
fanno
bene
.
Vedrà
.
Lü
adess
el
se
drizza
in
pee
ben
polito
e
viene
con
noi
in
Colmaregia
.
Vedrà
come
va
bene
.
Non
ho
adoperato
questo
a
posta
.
»
E
gli
mostrò
la
chiave
.
«
Oh
che
pugno
!
»
,
gemeva
la
guardia
.
«
Oh
che
razza
di
pugno
!
»
«
La
salita
è
un
po
'
maledetta
»
,
riprese
l
'
avvocato
pigliando
la
carabina
dalle
mani
di
Pedraglio
.
«
Ma
noi
le
terremo
su
,
con
licenza
,
il
di
dietro
con
questo
affare
qui
.
A
questa
maniera
si
va
su
che
l
'
è
un
piacere
.
Poi
Lei
viene
giù
con
noi
a
Brè
.
La
carabina
gliela
portiamo
noi
.
Lei
,
per
compenso
,
ci
porta
una
piccola
gerla
.
Parli
polito
?
Andemm
,
marsch
!
»
Il
disgraziato
non
riusciva
a
mettersi
in
piedi
e
non
si
poteva
certo
lasciarlo
lì
a
rischio
che
poi
si
mettesse
a
chiamar
aiuto
.
«
Mincion
!
»
,
fece
Pedraglio
.
«
Ghet
daa
tropp
fort
!
»
V
.
rispose
che
gli
aveva
dato
un
pugno
da
donna
,
restituì
la
carabina
all
'
amico
e
ghermita
la
guardia
per
il
colletto
dell
'
uniforme
,
la
tirò
in
piedi
,
le
fece
imbracciare
la
gerla
.
«
Andem
,
lizòn
»
,
diss
'
egli
.
«
Poltronaccio
,
andiamo
!
»
Su
tra
il
nebbione
freddo
e
denso
,
su
,
su
.
L
'
erta
è
ripidissima
,
si
dura
fatica
a
piantar
la
punta
del
piede
fra
i
ciuffi
dell
'
erba
molle
,
si
sdrucciola
,
si
lavora
di
piedi
e
di
mani
,
ma
fa
niente
,
su
,
su
,
per
la
libertà
.
Su
tra
il
nebbione
,
invisibili
come
spiriti
,
prima
la
finta
Marianna
,
poi
la
guardia
che
soffia
e
geme
sotto
il
peso
della
gerla
,
poi
il
finto
sior
Zacomo
che
le
promette
le
belle
viste
e
la
urta
con
la
carabina
.
La
carabina
fa
miracoli
.
In
mezz
'
ora
i
tre
raggiungono
la
cresta
che
scende
verso
Bré
,
pochi
passi
sotto
il
cocuzzolo
.
Allora
siedono
sull
'
erba
e
giù
,
e
giù
a
precipizio
,
scivoloni
.
Si
mette
a
piovere
,
la
nebbia
si
dirada
,
ecco
in
fondo
,
tra
i
piedi
,
il
rosso
dei
boschi
cedui
.
Primo
vi
arriva
di
volo
il
venerabile
cappellone
del
sior
Zacomo
scaraventato
abbasso
da
Pedraglio
con
un
«
viva
l
'
Italia
!
»
mentre
scivola
a
braccetto
della
guardia
.
A
Bré
Pedraglio
fece
correre
tutto
il
paese
sparando
a
festa
la
carabina
,
distribuì
anesone
triduo
agli
uomini
e
mezz
'
once
alle
ragazze
,
domandò
al
curato
di
poter
appendere
in
chiesa
il
«
marsinon
»
per
grazia
ricevuta
,
si
attavolò
a
mangiare
con
la
guardia
,
gli
fece
predicar
dal
prete
il
perdono
dei
pugni
nello
stomaco
e
gli
diede
lettura
di
una
stanza
del
poema
fratesco
che
finiva
così
:
A
questo
punto
il
Padre
Lanternone
Disse
:
ho
mutato
ancor
io
opinione
.
Gli
dimostrò
che
se
aveva
mutato
un
Padre
Lanternone
poteva
mutar
anche
lui
e
lo
persuase
a
disertare
,
gli
fece
buttar
via
l
'
uniforme
e
indossare
il
«
marsinon
»
fra
le
risate
e
gli
applausi
.
Il
solo
che
non
rideva
era
l
'
avvocato
.
«
E
quel
povero
Maironi
?
»
,
diss
'
egli
.
Franco
non
attraversò
Castello
.
Giunto
alla
cappelletta
di
Rovajà
,
saltò
giù
per
il
sentiero
che
mena
alla
fontana
di
Caslano
,
raggiunse
la
stradicciuola
di
Casarico
,
si
mise
a
salir
per
quella
e
all
'
ultima
svolta
che
fa
sotto
Castello
,
dove
appare
la
chiesa
di
Puria
sotto
un
anfiteatro
di
dirupi
,
si
gittò
a
destra
nella
valle
per
un
sentiero
da
capre
,
ne
risalì
sotto
la
chiesa
di
Loggio
e
giunse
a
Villa
Maironi
senz
'
aver
incontrato
nessuno
.
Carlo
,
il
vecchio
servitore
che
gli
aperse
,
tramortì
,
quasi
,
dalla
commozione
e
gli
baciò
le
mani
.
In
quel
momento
c
'
era
il
medico
.
Franco
decise
di
attender
che
uscisse
e
intanto
confidò
al
vecchio
fedele
che
aveva
i
gendarmi
alle
calcagna
.
Il
dottor
Aliprandi
uscì
presto
e
Franco
,
sapendolo
patriota
,
si
confidò
anche
a
lui
,
poiché
gli
occorreva
mostrarsi
,
informarsi
dello
stato
della
nonna
.
L
'
Aliprandi
era
stato
chiamato
nella
notte
ed
era
venuto
dopo
la
partenza
del
prefetto
per
Oria
,
aveva
trovato
dell
'
agitazione
nervosa
,
una
terribile
paura
di
morire
ma
nessuna
malattia
.
Adesso
la
marchesa
pareva
tranquilla
.
Franco
si
fece
annunciare
e
fu
introdotto
dalla
cameriera
che
lo
guardò
con
ossequiosa
curiosità
e
uscì
dalla
camera
.
Le
imposte
socchiuse
della
camera
dove
la
marchesa
giaceva
a
letto
lasciavano
entrare
due
sole
oblique
lame
di
luce
grigia
che
non
giungevano
alla
faccia
supina
sul
guanciale
.
Franco
,
entrando
,
non
la
vide
,
udì
solo
la
nota
voce
dormigliosa
:
«
Sei
qui
,
Franco
?
»
«
Sì
,
addio
nonna
»
,
diss
'
egli
e
si
chinò
a
darle
un
bacio
.
La
maschera
di
cera
non
era
scomposta
;
lo
sguardo
aveva
però
qualche
cosa
di
vago
e
di
scuro
che
pareva
insieme
desiderio
e
sgomento
.
«
Muoio
,
sai
,
Franco
»
,
disse
la
marchesa
.
Franco
protestò
,
riferì
ciò
che
gli
aveva
detto
il
medico
.
La
nonna
lo
ascoltava
fissandolo
avidamente
,
cercando
di
leggergli
negli
occhi
se
il
medico
gli
avesse
proprio
detto
così
.
Poi
rispose
:
«
Non
fa
niente
.
Son
pronta
»
.
Dalla
nuova
espressione
dello
sguardo
e
della
voce
,
Franco
intese
perfettamente
che
la
nonna
era
pronta
a
vivere
altri
vent
'
anni
.
«
Mi
rincresce
della
tua
disgrazia
»
,
diss
'
ella
,
«
e
ti
perdono
tutto
.
»
Non
eran
parole
di
perdono
che
Franco
si
aspettava
da
lei
.
Egli
credeva
esser
venuto
a
portarlo
il
perdono
,
e
non
a
riceverlo
.
Confortata
,
rassicurata
,
la
marchesa
di
ogni
giorno
ricompariva
poco
a
poco
sotto
la
marchesa
di
un
'
ora
.
Voleva
bene
acquistar
la
pace
ma
come
un
sordido
avaro
tentato
da
qualche
cupidigia
,
che
spremendosi
dolorosamente
dal
pugno
il
prezzo
del
suo
piacere
cerca
trattenersene
fra
le
unghie
quanto
può
.
In
altri
momenti
Franco
avrebbe
scattato
,
avrebbe
respinto
sdegnosamente
quel
perdono
;
ora
,
con
la
dolce
Maria
nel
cuore
,
non
poteva
essere
così
.
Aveva
però
notato
che
la
nonna
si
era
rivolta
,
col
suo
perdono
,
a
lui
solo
.
Questo
no
,
non
glielo
poteva
permettere
.
«
Mia
moglie
,
lo
zio
di
mia
moglie
ed
io
abbiamo
sofferto
molto
»
,
diss
'
egli
,
«
prima
dell
'
ultima
sventura
;
e
adesso
abbiamo
perduto
tutta
la
nostra
consolazione
.
Lo
zio
Ribera
lo
metto
fuori
di
causa
;
davanti
a
lui
bisogna
che
ci
inchiniamo
,
tu
,
io
,
tutti
;
ma
se
mia
moglie
ed
io
abbiamo
delle
colpe
verso
di
te
,
perdoniamoci
a
vicenda
.
»
Era
un
boccone
amaro
;
la
marchesa
lo
trangugiò
e
tacque
.
Benché
non
vedesse
più
la
morte
al
suo
capezzale
aveva
però
nel
cuore
lo
sgomento
dell
'
Apparizione
e
di
certe
parole
del
prefetto
che
l
'
aveva
confessata
.
«
Farò
testamento
»
,
diss
'
ella
,
«
e
desidero
che
tu
sappia
che
tutta
la
roba
Maironi
sarà
per
te
.
»
Ah
marchesa
,
marchesa
!
Misera
,
gelida
creatura
!
Credeva
ella
di
aver
comperato
la
pace
con
questo
?
Qui
veramente
aveva
sbagliato
anche
il
prefetto
perché
il
consiglio
di
far
questa
dichiarazione
al
nipote
gliel
'
aveva
dato
egli
,
buon
galantuomo
ma
privo
di
tatto
,
incapace
di
comprendere
l
'
alto
animo
di
Franco
.
A
Franco
l
'
idea
che
si
potesse
credere
esser
egli
venuto
per
interesse
,
riuscì
intollerabile
.
«
No
no
»
,
esclamò
fremendo
tutto
e
temendo
del
proprio
sangue
focoso
,
«
no
no
,
non
mi
lasciar
niente
!
Basta
che
tu
faccia
pagare
i
miei
interessi
a
Oria
.
La
roba
Maironi
,
nonna
,
lasciala
all
'
Ospitale
Maggiore
.
Ho
paura
che
i
miei
vecchi
abbiano
sbagliato
a
tenerla
!
»
La
nonna
non
ebbe
tempo
di
rispondere
perché
fu
picchiato
all
'
uscio
.
Entro
il
prefetto
e
fece
che
Franco
pigliasse
congedo
per
non
stancare
l
'
ammalata
.
«
Bisogna
sbrigarsi
!
»
,
diss
'
egli
,
fuori
.
«
Qui
hai
fatto
più
che
il
tuo
dovere
.
Lo
sanno
in
troppi
,
oramai
,
che
sei
qui
e
i
gendarmi
possono
capitare
da
un
momento
all
'
altro
.
Ho
combinato
tutto
coll
'
Aliprandi
.
L
'
Aliprandi
suppone
che
per
la
marchesa
ci
sia
bisogno
di
un
consulto
,
piglia
la
gondola
di
casa
e
va
a
Lugano
per
cercar
un
medico
.
I
due
barcaiuoli
sarete
Carlo
e
tu
.
Piove
.
Ci
sono
i
mantelli
di
tela
incerata
col
cappuccio
.
Mettete
quelli
e
tu
sta
a
poppa
.
Adesso
ti
tagliamo
il
pizzo
;
col
cappuccio
in
testa
sfido
a
riconoscerti
.
Sei
sicuro
.
Forse
non
vi
faranno
neanche
approdare
alla
Ricevitoria
.
A
ogni
modo
non
ti
riconosceranno
.
Se
c
'
è
da
parlare
,
parla
Carlino
.
»
L
'
idea
era
buona
.
La
gondola
della
marchesa
era
sempre
guardata
dagli
agenti
dell
'
Austria
con
grande
rispetto
come
se
portasse
un
uovo
dell
'
aquila
dalle
due
teste
;
anche
quando
ritornava
da
Lugano
non
si
faceva
approdare
alla
Ricevitoria
che
pro
forma
.
La
gondola
uscì
dalla
darsena
dopo
le
otto
.
Le
nebbie
delle
alte
cime
erano
calate
sul
lago
e
pioveva
.
Triste
triste
giorno
,
triste
triste
viaggio
!
Né
Franco
,
né
il
domestico
,
né
l
'
Aliprandi
parlarono
mai
.
Passarono
San
Mamette
e
Casarico
.
Ecco
tra
i
vapori
,
oltre
gli
ulivi
di
Mainè
,
le
bianche
mura
della
dimora
di
Ombretta
.
Gli
occhi
di
Franco
si
riempirono
di
lagrime
.
«
No
,
cara
»
,
egli
pensa
,
«
no
,
amore
,
no
,
vita
,
tu
non
sei
là
dentro
e
sia
benedetto
il
Signore
,
che
mi
dice
di
non
credere
questa
cosa
orribile
!
»
Poche
remate
ancora
ed
ecco
la
casetta
del
tempo
felice
,
delle
ore
amare
,
della
sventura
;
la
finestra
della
stanza
dove
Luisa
si
perde
in
un
dolore
tenebroso
,
la
loggia
dove
passerà
quind
'
innanzi
solo
le
sue
giornate
il
vecchio
zio
Piero
,
l
'
uomo
giusto
che
discende
silenziosamente
,
tribolato
e
stanco
,
verso
la
tomba
.
Franco
vorrebbe
pur
sapere
cosa
è
successo
dopo
la
sua
partenza
,
se
lo
zio
,
se
Luisa
hanno
avuto
molestie
dalla
Polizia
.
Guarda
,
guarda
,
non
vede
persona
viva
né
sulla
terrazza
né
in
giardinetto
né
alle
finestre
della
loggia
;
tutto
è
silenzioso
,
tutto
è
tranquillo
.
Cessa
di
remare
,
vorrebbe
vedere
qualche
segno
di
vita
.
Il
dottor
Aliprandi
apre
lo
sportello
di
poppa
del
felze
e
lo
supplica
di
remare
,
di
non
tradirsi
.
In
quel
momento
la
Leu
si
affaccia
alla
ringhiera
del
giardinetto
con
un
vassoio
in
mano
,
guarda
la
gondola
,
entra
in
loggia
.
Dunque
lo
zio
Piero
è
in
loggia
,
quello
è
il
solito
bicchier
di
latte
che
gli
portano
,
nulla
dev
'
essere
successo
.
Franco
torna
a
remare
e
il
dottor
Aliprandi
chiude
lo
sportello
.
Passa
il
giardinetto
,
passano
le
case
di
Oria
,
la
gondola
piega
all
'
approdo
della
Ricevitoria
.
Il
Biancòn
,
che
sta
pescando
alle
tinche
,
con
l
'
ombrello
,
vede
la
gondola
,
abbandona
le
sue
lenze
,
e
viene
ad
ossequiare
la
marchesa
.
Ma
trova
invece
il
dottor
Aliprandi
il
quale
lo
turba
tanto
con
le
cattive
notizie
della
dama
ch
'
egli
sente
il
bisogno
di
chiamare
anche
la
sua
Peppina
e
di
parteciparle
la
cosa
;
e
la
Peppina
,
poveretta
,
recita
sotto
l
'
ombrello
del
suo
Carlascia
una
piccola
commedia
d
'
intenerimento
.
Marito
e
moglie
eccitano
l
'
Aliprandi
a
far
presto
,
a
ritornar
presto
.
Il
bestione
gli
permette
di
filar
dritto
,
al
ritorno
,
da
Gandria
a
Cressogno
e
il
dottore
si
volta
a
Franco
,
dice
:
«
Andiamo
!
»
.
Franco
ha
assistito
impassibile
al
colloquio
,
con
le
mani
sul
remo
,
sperando
apprender
qualche
cosa
de
'
suoi
amici
e
di
casa
sua
;
ma
nessuno
ha
fiatato
di
Polizia
né
d
'
arresti
né
di
fughe
come
se
casa
Ribera
fosse
nella
China
.
La
gondola
indietreggia
lentamente
dall
'
approdo
,
gira
la
prora
verso
Gandria
,
si
allontana
,
sfuma
oltre
il
confine
,
nella
nebbia
.
Alla
riva
di
Lugano
il
dottor
Aliprandi
aperse
lo
sportello
e
fece
entrare
Franco
.
Si
conoscevano
poco
ma
si
abbracciarono
come
fratelli
.
«
Quando
verrà
l
'
ora
delle
cannonate
»
,
disse
l
'
Aliprandi
,
«
ci
sarò
anch
'io.»
Convennero
di
congedarsi
lì
e
che
Franco
uscisse
prima
,
solo
,
perché
Lugano
era
piena
di
spie
e
il
dottore
doveva
pure
usare
certi
riguardi
.
Il
dottore
non
aveva
fretta
,
del
resto
;
gli
premeva
più
di
trovar
un
barcaiuolo
che
un
medico
.
Franco
si
tirò
il
cappuccio
sugli
occhi
e
scese
a
terra
,
andò
all
'
albergo
della
Corona
.
Alcune
ore
più
tardi
,
quando
la
gondola
era
ripartita
,
egli
usci
in
cerca
di
valsoldesi
per
avere
notizie
,
si
avviò
alla
farmacia
Fontana
e
incontrò
sotto
i
portici
i
suoi
amici
che
uscivano
appunto
dalla
farmacia
insieme
a
un
vecchio
.
Gli
saltarono
al
collo
,
piansero
di
commozione
.
Erano
andati
anche
loro
a
cercar
notizie
.
Alla
farmacia
si
diceva
che
Franco
fosse
stato
arrestato
.
Che
gioia
di
trovarlo
e
che
gioia
di
sentirsi
terra
libera
sotto
i
piedi
!
Mi
sia
permesso
di
ricordare
il
vecchio
che
accompagnava
Pedraglio
e
l
'
avvocato
,
bizzarra
figura
del
piccolo
mondo
antico
luganese
,
artista
e
degno
che
un
altro
artista
,
passandogli
così
vicino
,
gli
renda
onore
.
Egli
era
un
tal
Sartorio
,
pittore
,
poeta
e
suonatore
di
chitarra
,
che
a
quei
tempi
si
vedeva
spesso
balenar
qua
e
là
per
le
oscure
vie
di
Lugano
con
la
sua
bella
barba
bianca
,
con
il
suo
cappello
bianco
tirato
sull
'
occhio
destro
,
con
il
suo
nobile
abito
nero
e
il
fiore
all
'
occhiello
.
Poverissimo
ma
pulitissimo
,
cavaliere
con
le
dame
e
con
le
pedine
,
pronto
sempre
a
un
'
anacreontica
e
a
una
chitarrinata
,
adoratore
della
propria
città
,
egli
viveva
di
pane
,
formaggio
e
acqua
,
fiutava
e
rincorreva
i
forestieri
per
far
loro
gli
onori
di
Lugano
,
era
sempre
pieno
di
queste
faccende
,
sempre
in
moto
fra
Villa
Ciani
,
l
'
Hôtel
du
Parc
e
Villa
Chialiva
.
L
'
Hôtel
du
Parc
era
per
lui
l
'
ottava
meraviglia
del
mondo
.
Aveva
aiutato
a
inaugurarlo
e
se
ne
compiaceva
assai
,
godeva
particolarmente
citare
,
col
suo
classico
accento
luganese
,
la
strimpellata
e
la
lirica
ispirategli
dalla
sala
da
pranzo
:
«
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
Le
trombe
squillano
Nel
gran
salone
,
Ai
suoni
accordisi
Questa
canzone
.
Ora
egli
si
era
spontaneamente
accompagnato
a
Pedraglio
e
a
V
.
che
gli
avevan
narrata
la
loro
fuga
.
Li
aveva
condotti
lui
alla
farmacia
Fontana
per
cercarvi
notizie
di
Franco
.
«
Come
?
»
,
diss
'
egli
dopo
l
'
incontro
.
«
È
questo
il
Loro
amico
?
Sfuggito
anche
lui
agli
artigli
dell
'
aquila
rapace
di
Asburgo
?
Benissimo
!
Benissimo
!
Ho
fatto
anni
sono
,
per
altri
lombardi
fuggiti
qua
dopo
la
rivoluzione
di
Vall
'
Intelvi
,
un
'
ode
ca
l
'
era
minga
mal
.
Ho
descritto
,
neh
,
la
loro
fuga
per
la
Val
Mara
,
la
calata
a
Maroggia
,
l
'
arrivo
a
Lugano
,
ca
l
'
è
poeu
quand
ca
ga
disi
:
O
baldi
figli
di
Lombardia
,
V
'
apre
le
braccia
Lugano
mia
.
È
una
cosetta
che
va
benissimo
anche
per
Loro
.
Adesso
corro
a
prender
la
chitarra
e
poi
gliela
faccio
sentire
all
'albergo.»
«
Madonna
!
»
,
fece
Pedraglio
.
PARTE
TERZA
1
.
Il
savio
parla
Non
una
ma
tre
primavere
erano
passate
dopo
quell
'
autunno
del
1855
senza
la
fioritura
d
'
armi
e
di
stendardi
che
gl
'
italiani
aspettavano
sulle
rive
del
Ticino
.
Nel
febbraio
del
1859
si
era
sicuri
che
non
sarebbe
passata
così
la
quarta
.
Grandi
avvenimenti
,
annunciati
debitamente
da
una
splendida
cometa
,
erano
in
cammino
.
Correvano
nelle
viscere
del
mondo
antico
fremiti
e
scricchiolii
sordi
,
come
nelle
viscere
d
'
un
fiume
gelato
alla
vigilia
dello
sgelo
.
Il
freddo
mortale
,
il
silenzio
pauroso
di
dieci
anni
erano
per
passare
portati
via
in
un
fragor
d
'
urti
e
di
rovine
da
correnti
nuove
,
calde
,
brillanti
.
Il
Carlascia
faceva
lo
spaccone
e
parlava
alle
sue
guardie
,
che
tacevano
,
di
una
prossima
passeggiata
militare
a
Torino
.
Il
signor
Giacomo
Puttini
non
s
'
era
più
riavuto
bene
dal
colpo
di
quella
mattina
,
dal
tradimento
dell
'
avvocato
,
dalla
fine
tragica
del
cappellone
e
dalla
fine
comica
del
«
marsinon
»
,
aveva
perduto
ogni
stima
per
i
patrioti
.
Appunto
nel
febbraio
del
'59
il
Paolin
,
tedescone
,
gli
parlava
alla
farmacia
di
S
.
Mamette
delle
pazze
speranze
dei
liberali
.
«
No
,
signor
Paolo
riveritissimo
»
,
gli
disse
l
'
ometto
.
«
Mi
son
nato
soto
San
Marco
,
gran
santo
;
go
visto
i
franzesi
,
bona
zente
;
adesso
vedo
i
tedeschi
,
lassemo
star
,
podaria
vederghene
anca
dei
altri
ma
i
birbanti
,
La
me
creda
,
i
birbanti
no
pol
trionfar
.
»
Il
dottor
Aliprandi
era
già
in
Piemonte
.
Un
vecchio
sott
'
ufficiale
di
Napoleone
che
abitava
a
Puria
si
rimetteva
segretamente
in
ordine
l
'
uniforme
con
l
'
idea
di
presentarsi
all
'
imperatore
dei
francesi
quando
venisse
in
Italia
.
Il
curato
di
Castello
,
Introini
,
quando
incontrava
don
Giuseppe
Costabarbieri
,
gli
ricordava
la
canzone
del
1796
che
don
Giuseppe
aveva
tirata
fuori
nel
1848
e
poi
nascosta
da
capo
:
Stare
nostre
crante
ulane
Qua
fenute
d
'
Ungheria
,
Ma
franzose
crante
...
!
Fato
tuti
scappar
fia
!
E
don
Giuseppe
,
tutto
spaventato
:
«
Citto
,
citto
,
citto
!
»
Intanto
sui
pendii
di
Valsolda
fiorivano
pacificamente
le
viole
come
se
nulla
fosse
.
La
sera
del
venti
febbraio
Luisa
ne
portò
un
mazzolino
in
Camposanto
.
Ella
vestiva
ancora
a
lutto
,
era
terrea
,
macilenta
,
aveva
gli
occhi
più
grandi
e
molti
fili
d
'
argento
in
testa
.
Pareva
che
dal
giorno
della
sua
sventura
fossero
passati
vent
'
anni
.
Uscita
dal
Camposanto
si
avviò
verso
Albogasio
e
si
accompagnò
ad
alcune
donne
di
Oria
che
andavano
a
dire
il
rosario
alla
parrocchia
.
Non
pareva
più
lo
spettro
cupo
che
aveva
posato
le
viole
sopra
la
fossa
di
Maria
.
Parlò
serena
,
ilare
quasi
,
con
l
'
una
e
con
l
'
altra
,
domandò
di
una
bestia
malata
,
accarezzò
e
lodò
una
bambina
che
andava
al
rosario
con
la
nonna
,
le
raccomandò
di
stare
tranquilla
in
chiesa
come
sempre
vi
stava
la
sua
Maria
.
Disse
questo
e
nominò
Maria
quietamente
,
mentre
quelle
donne
rabbrividivano
e
anche
stupivano
perché
adesso
Luisa
non
andava
in
chiesa
mai
.
Domandò
a
una
ragazza
se
i
giovanotti
pensassero
,
come
al
solito
,
di
recitare
,
se
recitasse
anche
suo
fratello
;
udito
che
sì
,
offerse
aiuto
per
i
costumi
.
Si
accomiatò
sul
sagrato
dell
'
Annunciata
e
nello
scender
soletta
la
Calcinera
riprese
il
viso
di
spettro
.
Andava
a
Casarico
,
dai
Gilardoni
,
sposi
da
tre
anni
.
La
felicità
del
professore
,
la
sua
adorazione
per
Ester
vorrebbero
un
poema
.
Lo
zio
Piero
diceva
di
lui
ch
'
era
diventato
ebete
.
Ester
temeva
che
diventasse
ridicolo
e
non
gli
permetteva
,
quando
c
'
era
gente
,
di
prender
davanti
a
lei
certe
pose
estatiche
.
La
sola
persona
per
la
quale
non
valesse
questa
proibizione
era
Luisa
.
Ma
di
Luisa
il
Gilardoni
aveva
un
certo
riguardo
;
ella
era
sempre
per
lui
un
essere
sovrumano
;
al
rispetto
per
la
persona
s
'
era
aggiunto
il
rispetto
per
il
dolore
e
in
presenza
di
lei
egli
teneva
sempre
un
contegno
riguardoso
.
Da
due
anni
,
circa
,
Luisa
andava
a
casa
Gilardoni
quasi
ogni
sera
e
,
se
qualche
cosa
poteva
turbare
la
pace
degli
sposi
,
erano
queste
visite
.
Esse
avevano
infatti
un
motivo
strano
e
antipatico
a
Ester
;
ma
Ester
aveva
un
tale
affetto
per
l
'
amica
sua
,
una
tale
pietà
della
sua
sventura
e
si
sentiva
fitto
nel
cuore
un
tal
rammarico
di
non
aver
fatto
più
attenzione
a
Maria
nel
giorno
terribile
,
che
non
osava
opporsi
risolutamente
ai
desideri
di
lei
né
distogliere
suo
marito
dall
'
accondiscendervi
.
Espresse
a
Luisa
la
sua
disapprovazione
,
la
pregò
di
volere
almeno
tener
segreto
ciò
che
faceva
di
sera
nello
studio
del
professore
;
non
andò
più
oltre
.
Il
professore
,
invece
,
sarebbe
stato
felice
di
questi
convegni
ma
soffriva
del
dispiacere
di
Ester
.
Era
già
notte
quando
Luisa
suonò
alla
porticina
di
casa
Gilardoni
.
Fu
Ester
che
le
aperse
.
Luisa
non
rispose
al
suo
saluto
che
le
parve
imbarazzato
,
la
guardò
soltanto
e
quando
fu
nel
salottino
terreno
dove
Ester
soleva
passar
le
sue
serate
,
l
'
abbracciò
tanto
appassionatamente
che
l
'
altra
si
mise
a
piangere
.
«
Abbi
pazienza
»
,
le
disse
Luisa
.
«
Non
mi
resta
che
questo
»
.
Ester
si
provò
a
confortarla
,
a
dirle
che
si
avvicinava
per
lei
un
tempo
migliore
,
la
riunione
con
suo
marito
.
Fra
pochi
mesi
la
Lombardia
sarebbe
libera
,
Franco
ritornerebbe
a
casa
.
E
allora
...
allora
...
Potrebbero
succedere
tante
cose
...
Potrebbe
ritornare
anche
Maria
!
Luisa
diede
un
balzo
,
le
afferrò
le
mani
.
«
No
!
»
,
diss
'
ella
.
«
Non
dire
questa
cosa
!
Mai
!
mai
!
Son
tutta
sua
!
Son
tutta
di
Maria
!
»
Ester
non
poté
replicare
perché
,
frettoloso
e
sorridente
,
entrò
il
professore
.
Egli
vide
che
sua
moglie
aveva
gli
occhi
bagnati
di
lagrime
e
che
Luisa
pareva
sovreccitata
.
Salutò
mogio
mogio
e
sedette
in
silenzio
accanto
a
Ester
,
immaginando
che
avessero
parlato
del
solito
argomento
spiacevole
a
sua
moglie
.
Questa
avrebbe
voluto
mandarlo
via
,
riprendere
il
discorso
con
Luisa
,
ma
non
osò
farlo
.
Luisa
fremeva
contro
quella
immagine
di
futuro
pericolo
che
di
quando
in
quando
le
si
era
affacciata
confusamente
all
'
anima
,
che
aveva
sempre
cacciata
con
orrore
prima
di
considerarla
,
e
che
ora
,
per
le
parole
dell
'
amica
sua
,
le
risorgeva
davanti
scoperta
e
netta
.
Dopo
un
lungo
,
penoso
silenzio
,
Ester
sospirò
e
le
disse
sottovoce
:
«
Va
'
pure
,
sai
.
Andate
pure
»
.
Luisa
ebbe
un
impeto
di
gratitudine
,
s
'
inginocchiò
davanti
all
'
amica
sua
,
le
posò
il
capo
in
grembo
.
«
Sai
»
,
diss
'
ella
,
«
io
non
credo
più
in
Dio
.
Prima
credevo
che
ci
fosse
un
Dio
cattivo
,
adesso
non
credo
più
che
esista
;
ma
se
vi
fosse
il
Dio
buono
nel
quale
credi
tu
,
non
potrebbe
condannare
una
madre
che
ha
perduto
la
sua
unica
figliuola
e
cerca
persuadersi
che
una
parte
di
lei
vive
ancora
!
»
Ester
non
rispose
.
Quasi
ogni
sera
,
da
due
anni
,
suo
marito
e
Luisa
evocavano
la
bambina
morta
.
Il
professore
Gilardoni
,
strano
miscuglio
di
libero
pensatore
e
di
mistico
,
aveva
letto
con
moltissimo
interesse
le
cose
meravigliose
che
si
raccontavano
delle
sorelle
americane
Fox
,
degli
esperimenti
di
Eliphas
Levi
,
aveva
seguito
il
movimento
spiritista
propagatosi
rapidamente
in
Europa
come
una
mania
che
prendeva
le
teste
e
le
tavole
.
Ne
aveva
parlato
a
Luisa
,
e
Luisa
,
invasa
,
acciecata
dall
'
idea
di
poter
sapere
se
la
sua
bambina
esistesse
ancora
e
,
posto
che
esistesse
,
di
aver
qualche
comunicazione
con
lei
,
non
vedendo
altro
in
tutto
il
meraviglioso
dei
fatti
e
lo
strano
delle
teorie
che
questo
punto
lucente
,
lo
aveva
supplicato
di
tentar
qualche
esperimento
con
Ester
e
con
lei
.
Ester
non
credeva
in
fatto
di
soprannaturale
che
alla
dottrina
cristiana
.
Non
pigliò
quindi
la
cosa
sul
serio
e
acconsentì
subito
a
posar
le
mani
sopra
un
tavolino
insieme
all
'
amica
e
al
marito
,
il
quale
,
dal
canto
suo
,
mostrava
un
gran
zelo
,
una
gran
fede
di
riuscire
.
I
primi
esperimenti
non
riuscirono
.
Ester
,
molto
annoiata
,
avrebbe
voluto
che
si
rinunciasse
a
continuare
;
ma
una
sera
il
tavolino
,
dopo
venti
minuti
di
aspettazione
,
si
chinò
lentamente
da
un
lato
alzando
un
piede
in
aria
,
si
riabbassò
,
tornò
ad
alzarsi
,
con
grande
sgomento
di
Ester
,
con
gran
gioia
del
professore
e
di
Luisa
.
La
sera
dopo
bastarono
cinque
minuti
a
farlo
muovere
.
Il
professore
gl
'
insegnò
l
'
alfabeto
e
tentò
un
'
evocazione
.
Il
tavolino
rispose
battendo
il
piede
a
terra
secondo
l
'
alfabeto
suggeritogli
.
Lo
spirito
evocato
diede
il
suo
nome
:
Van
Helmont
.
Ester
tremava
di
paura
come
una
foglia
,
il
professore
tremava
di
commozione
,
voleva
far
sapere
a
Van
Helmont
che
aveva
in
biblioteca
le
sue
opere
,
ma
Luisa
lo
scongiurò
di
chiedergli
dove
fosse
Maria
.
Van
Helmont
rispose
:
«
Vicina
»
.
Allora
Ester
,
pallida
come
un
cadavere
,
si
alzò
protestando
che
non
voleva
continuare
.
Né
le
suppliche
né
le
lagrime
di
Luisa
valsero
a
persuaderla
.
Era
peccato
,
era
peccato
!
Ester
non
aveva
un
sentimento
religioso
profondo
,
ma
paura
del
diavolo
e
dell
'
inferno
sì
,
molto
.
Per
parecchio
tempo
non
fu
possibile
ricominciare
le
sedute
.
Ella
ne
aveva
orrore
e
suo
marito
non
osava
contraddirla
.
Fu
Luisa
che
a
forza
di
scongiuri
ottenne
una
transazione
.
Le
sedute
ricominciarono
ma
Ester
non
vi
prese
parte
più
.
Non
volle
neanche
sapere
cosa
vi
accadesse
.
Solamente
,
quando
vedeva
sua
marito
preoccupato
,
distratto
,
gli
gittava
un
'
allusione
crucciosa
alle
pratiche
segrete
dello
studio
.
Allora
egli
si
affliggeva
,
offriva
di
desistere
,
ed
era
Ester
che
si
sentiva
debole
di
fronte
a
Luisa
.
Poiché
,
indirettamente
,
aveva
capito
che
Luisa
credeva
di
comunicare
con
lo
spirito
della
bambina
.
Ella
le
aveva
detto
una
volta
:
«
Domani
sera
non
vengo
perché
Maria
non
vuole
»
.
E
un
'
altra
volta
:
«
Vado
a
Looch
perché
Maria
vuole
un
fiore
dalla
Nonna
»
.
A
Ester
pareva
incredibile
che
una
testa
lucida
e
forte
come
quella
si
smarrisse
così
.
Comprendeva
in
pari
tempo
la
difficoltà
immensa
di
persuaderla
con
le
buone
e
la
crudeltà
di
opporsele
con
le
cattive
.
Il
professore
accese
una
candela
e
salì
,
seguito
da
Luisa
,
nello
studio
.
Noi
conosciamo
lo
studiolo
simile
a
una
cabina
di
bastimento
,
con
gli
scaffali
pieni
di
libri
,
il
caminetto
,
la
finestra
che
guarda
il
lago
,
la
poltrona
dove
Maria
s
'
era
addormentata
la
notte
di
Natale
.
Adesso
v
'
era
di
più
,
fra
il
caminetto
e
la
finestra
,
un
piccolo
tavolino
rotondo
con
un
sol
piede
tripartito
a
un
palmo
da
terra
.
«
Mi
rincresce
molto
»
,
disse
il
Gilardoni
,
entrando
,
«
di
far
tanto
dispiacere
a
Ester
.
»
Posò
il
lume
sulla
scrivania
e
invece
di
disporre
,
secondo
il
solito
,
il
tavolino
e
le
sedie
,
andò
a
guardar
dalla
finestra
il
chiaror
vago
dell
'
acqua
e
dei
cielo
nelle
ombre
della
notte
.
Luisa
rimase
immobile
e
subito
egli
si
voltò
bruscamente
come
avesse
sentito
per
virtù
magnetica
l
'
angoscia
di
lei
.
Gliela
vide
spaventosa
in
faccia
,
intese
ch
'
ella
lo
credeva
risoluto
di
troncare
mentre
ne
aveva
solamente
avuta
la
tentazione
e
le
prese
,
commosso
,
le
mani
,
le
disse
che
Ester
era
tanto
buona
,
che
l
'
amava
tanto
,
che
né
lui
né
lei
avrebbero
mai
voluto
recarle
volontariamente
un
'
afflizione
.
Luisa
non
rispose
ma
il
professore
durò
fatica
a
impedire
che
gli
baciasse
la
mano
.
Mentre
egli
collocava
in
mezzo
alla
stanza
il
tavolino
e
le
due
sedie
,
ella
sedette
sulla
poltrona
,
come
oppressa
.
«
Ecco
»
,
fece
il
professore
.
Luisa
si
levò
di
tasca
e
gli
tese
una
lettera
.
«
Ho
tanto
bisogno
di
Maria
e
di
Lei
,
stasera
!
»
,
diss
'
ella
«
Legga
,
è
di
Franco
.
Può
cominciare
dalla
quarta
pagina
.
»
Il
professore
non
intese
queste
ultime
parole
,
si
accostò
al
lume
e
lesse
ad
alta
voce
:
Torino
,
18
febbraio
1859
.
Luisa
mia
,
Sai
che
non
mi
hai
scritto
da
quindici
giorni
?
«
Questo
lo
può
saltare
»
,
interruppe
Luisa
,
ma
poi
si
corresse
.
«
No
,
legga
pure
,
è
meglio
.
»
Il
professore
continuò
:
Ecco
la
terza
lettera
che
io
ti
mando
dopo
ricevuta
la
tua
del
6
.
Sono
stato
forse
,
nella
prima
,
troppo
vivace
e
ti
ho
ferita
.
Benedetto
temperamento
il
mio
,
che
non
solo
mi
fa
dire
parole
troppo
vivaci
quando
il
sangue
mi
si
riscalda
,
ma
me
le
fa
anche
scrivere
!
E
benedetto
sangue
che
a
trentadue
anni
suonati
si
riscalda
come
a
ventidue
!
Perdonami
,
Luisa
,
e
permettimi
di
ritornare
sull
'
argomento
onde
riprendermi
quelle
parole
che
hanno
potuto
offenderti
.
Adesso
non
si
discorre
più
né
di
tavolini
né
di
spiriti
,
non
si
discorre
che
di
diplomazie
e
di
guerra
;
ma
gli
anni
scorsi
se
ne
parlò
moltissimo
e
parecchie
persone
che
io
stimo
e
onoro
ci
credevano
.
Di
alcune
so
positivamente
che
erano
illuse
ma
non
ho
mai
dubitato
,
quando
mi
riferivano
conversazioni
avute
con
gli
spiriti
,
della
loro
buona
fede
.
Pare
che
l
'
immaginazione
,
eccitata
,
possa
far
udire
e
vedere
come
reale
ciò
che
non
è
.
Ma
io
voglio
credere
che
nel
tuo
caso
non
v
'
inganni
l
'
immaginazione
,
che
il
vostro
tavolino
si
muova
e
si
esprima
davvero
come
dici
.
Ho
avuto
torto
di
metter
questo
in
dubbio
,
lo
confesso
,
poiché
tu
sei
talmente
sicura
di
non
ingannarti
e
poiché
conosco
abbastanza
l
'
onestà
del
professor
Gilardoni
.
Ma
vi
è
poi
per
me
una
questione
di
sentimento
.
Io
so
che
la
mia
dolce
Maria
vive
con
Dio
,
io
ho
la
speranza
di
andare
un
giorno
,
con
altre
anime
a
me
care
,
dov
'
ella
è
.
Se
mi
comparisse
spontaneamente
,
se
udissi
,
senz
'
averla
chiamata
,
il
suono
della
sua
voce
viva
e
vera
,
forse
non
potrei
sopportare
una
gioia
così
grande
;
chiamarla
,
costringerla
di
venire
non
vorrei
mai
.
Mi
ripugna
,
è
contrario
a
quel
senso
di
venerazione
che
ho
per
un
Essere
tanto
più
vicino
a
Dio
di
me
.
Anch
'
io
,
Luisa
,
parlo
al
nostro
tesoro
ogni
giorno
,
le
parlo
di
me
e
anche
di
te
,
sapendo
che
ci
vede
,
che
ci
ama
,
che
potrà
molto
ancora
,
in
questa
vita
stessa
,
sopra
di
noi
.
Tali
vorrei
pure
i
colloqui
tuoi
con
essa
;
e
se
rispondendo
alla
lettera
in
cui
alludevi
a
una
comunicazione
di
lei
mi
sono
espresso
con
acerbità
,
perdonami
in
grazia
non
solamente
del
mio
cattivo
carattere
ma
delle
idee
altresì
e
dei
sentimenti
che
sono
come
parte
della
mia
natura
.
Perdonami
pure
in
grazia
della
sovreccitazione
immensa
in
cui
si
vive
qui
.
La
mia
gola
sta
bene
;
da
quando
si
parla
di
guerra
ho
gittato
canfora
e
acqua
sedativa
,
ma
i
nervi
sono
tesi
straordinariamente
,
mi
par
che
a
toccarli
dieno
scintille
.
Questo
viene
anche
dall
'
intenso
lavoro
che
abbiamo
al
Ministero
,
dove
non
c
'
è
più
orario
e
chi
più
gode
fiducia
,
sia
pure
un
segretariucolo
,
più
deve
sgobbare
.
Quando
ebbi
questo
posto
dalla
bontà
del
conte
di
Cavour
,
mi
pareva
di
mangiare
il
pane
dello
Stato
a
tradimento
.
Adesso
non
è
così
ma
sto
per
togliermi
a
questo
gran
lavoro
e
ciò
mi
conduce
a
un
altro
discorso
che
ho
nel
cuore
da
un
pezzo
e
che
adesso
ti
faccio
con
una
commozione
indicibile
.
Fra
otto
giorni
i
miei
amici
ed
io
ci
arruoliamo
nell
'
esercito
come
volontari
per
la
durata
della
campagna
;
Si
entra
nel
9°
fanteria
che
ha
il
deposito
a
Torino
.
Qui
al
Ministero
si
vorrebbe
trattenermi
ancora
ma
io
intendo
di
trovarmi
istruito
al
reggimento
quando
entrerà
in
campagna
e
ho
solamente
preso
l
'
impegno
di
non
lasciar
l
'
ufficio
che
un
giorno
prima
di
arruolarmi
.
Luisa
,
sono
tre
anni
e
quasi
cinque
mesi
che
non
ci
vediamo
.
Vero
che
tu
sei
sorvegliata
dalla
Polizia
e
che
ti
è
proibito
di
venire
a
Lugano
;
però
io
ti
ho
proposto
più
volte
più
modi
di
venirmi
a
incontrare
segretamente
almeno
al
confine
,
sulla
montagna
,
e
tu
non
mi
hai
risposto
.
Ho
creduto
indovinare
che
tu
non
ti
sapessi
allontanare
neppure
per
poco
tempo
da
un
luogo
sacro
.
Mi
pareva
troppo
e
ti
confesso
che
ne
provai
un
'
amarezza
molto
profonda
!
Poi
mi
pentivo
,
mi
pareva
d
'
essere
egoista
,
ti
assolvevo
.
Adesso
,
Luisa
,
le
circostanze
sono
mutate
.
Non
ho
cattivi
presentimenti
,
mi
par
impossibile
di
aver
a
restare
sopra
un
campo
di
battaglia
,
ma
impossibile
non
è
.
Prenderò
parte
ad
una
guerra
che
si
annuncia
tra
le
più
grosse
,
tra
le
più
lunghe
e
disperate
,
perché
se
l
'
Austria
ha
in
giuoco
le
sue
provincie
italiane
,
noi
,
e
forse
anche
l
'
imperatore
Napoleone
,
abbiamo
in
giuoco
tutto
.
Si
dice
che
passeremo
l
'
inverno
venturo
sotto
Verona
.
Luisa
,
io
non
voglio
correre
il
pericolo
di
morire
senz
'
averti
riveduta
.
Ho
ventiquattr
'
ore
sole
,
non
posso
venire
al
confine
né
a
Lugano
,
né
mi
può
bastare
di
star
con
te
dieci
minuti
!
Fatti
portare
a
Lugano
,
in
qualche
modo
,
da
Ismaele
la
mattina
del
25
corr
.
Parti
da
Lugano
in
tempo
di
essere
a
Magadino
per
il
tocco
poiché
da
Luino
non
puoi
passare
.
A
Magadino
piglierai
il
battello
che
parte
di
là
circa
al
tocco
e
mezzo
.
Scenderai
circa
alle
quattro
a
Isola
Bella
dove
,
presso
a
poco
alla
stess
'
ora
,
arriverò
anch
'
io
da
Arona
.
L
'
Isola
Bella
,
a
questa
stagione
,
è
un
deserto
.
Vi
passeremo
la
sera
insieme
e
ripartiremo
la
mattina
,
tu
per
Oria
,
io
per
Torino
.
Scrivo
allo
zio
Piero
per
chiedergli
perdono
se
gli
tolgo
un
giorno
della
tua
compagnia
.
Maggior
male
non
temo
.
Anche
gli
austriaci
non
pensano
che
alle
armi
,
la
loro
Polizia
si
lascia
sfuggire
migliaia
di
giovani
che
vengono
a
prenderle
qui
.
Sarebbero
terribili
all
'
indomani
di
una
vittoria
ma
quel
giorno
,
per
essi
,
viva
Dio
!
non
verrà
.
Luisa
,
è
possibile
ch
'
io
non
ti
trovi
all
'
Isola
Bella
,
che
tu
creda
far
piacere
a
Maria
non
venendo
?
Ma
non
sai
,
la
mia
Maria
,
la
mia
povera
piccina
,
se
le
avessero
detto
corri
a
salutar
il
tuo
papà
che
forse
va
a
morire
come
...
La
voce
del
lettore
oscillò
,
si
ruppe
,
mancò
in
un
singhiozzo
.
Luisa
si
nascose
il
viso
fra
le
mani
.
Egli
le
posò
la
lettera
sulle
ginocchia
e
disse
a
stento
:
«
Donna
Luisa
,
può
avere
un
dubbio
?
»
«
Sono
cattiva
»
,
rispose
Luisa
sottovoce
,
«
sono
matta
.
»
«
Ma
non
gli
vuol
bene
?
»
«
Alle
volte
mi
pare
tanto
e
alle
volte
niente
.
»
«
Dio
mio
!
»
,
fece
il
professore
.
«
Ma
adesso
?
Non
La
commuove
l
'
idea
che
potrebbe
non
vederlo
mai
più
?
»
Luisa
tacque
;
parve
che
piangesse
.
Balzò
improvvisamente
in
piedi
stringendosi
le
tempie
fra
le
mani
,
piantò
in
viso
al
professore
due
occhi
dove
non
erano
lagrime
ma
invece
una
luce
sinistra
di
corruccio
.
«
Ella
non
sa
»
,
esclamò
,
«
cosa
c
'
è
nella
mia
testa
,
che
cumulo
di
contraddizioni
,
quante
idee
opposte
che
si
combattono
e
prendono
continuamente
il
luogo
l
'
una
dell
'
altra
!
Quando
ho
ricevuto
la
lettera
ho
pianto
tanto
,
mi
son
detta
:
"
sì
,
povero
Franco
,
stavolta
vado
"
,
e
poi
ecco
una
voce
che
mi
dice
qui
nella
fronte
:
"
no
,
non
devi
andare
perché
...
perché
...
perché
...
".»
Luisa
s
'
interruppe
e
il
professore
,
spaventato
da
bagliori
di
pazzia
negli
occhi
che
lo
fissavano
,
non
osò
chiedere
spiegazioni
.
Gli
occhi
strani
sempre
fissi
ne
'
suoi
vennero
raddolcendosi
,
velandosi
.
Luisa
gli
prese
le
mani
,
gli
disse
piano
,
timidamente
:
«
Domandiamo
a
Maria
»
.
Sedettero
al
tavolino
,
vi
posarono
le
mani
su
.
Il
professore
voltava
le
spalle
al
lume
che
batteva
sul
viso
di
Luisa
.
Il
tavolino
era
nell
'
ombra
.
Dopo
undici
minuti
di
silenzio
profondo
il
professore
mormorò
:
«
Si
muove
»
.
Infatti
il
tavolino
si
andava
lentamente
inclinando
da
un
lato
.
Ricadde
e
batté
un
piccolo
colpo
.
Il
viso
di
Luisa
s
'
illuminò
.
«
Chi
sei
?
»
,
disse
il
professore
.
«
Rispondi
col
solito
alfabeto
.
»
Il
tavolino
batté
diciassette
colpi
,
poi
quattordici
,
poi
diciotto
,
poi
uno
.
«
Rosa
»
,
disse
il
professore
,
piano
.
Rosa
era
il
nome
di
una
sorellina
di
sua
moglie
,
morta
nell
'
infanzia
,
e
il
tavolino
aveva
battuto
parecchie
altre
volte
questo
nome
.
«
Va
'
»
,
ripeté
il
Gilardoni
,
«
mandaci
Maria
.
»
Il
tavolino
si
rimise
tosto
in
movimento
e
batté
queste
parole
:
«
Son
qui
.
Maria
.
»
«
Maria
,
Maria
,
Maria
mia
!
»
,
sussurrò
Luisa
con
un
'
espressione
,
in
viso
,
di
beatitudine
.
«
Conosci
»
,
disse
il
Gilardoni
,
«
la
lettera
che
tuo
padre
ha
scritto
a
tua
madre
?
»
Il
tavolino
rispose
:
«
Sì
»
.
«
Cosa
deve
fare
tua
madre
?
»
Luisa
tremava
da
capo
a
piedi
,
aspettando
.
Il
tavolino
rimase
immobile
.
«
Rispondi
»
,
fece
il
professore
.
Il
tavolino
si
mosse
e
batté
un
miscuglio
incomprensibile
di
lettere
.
«
Non
abbiamo
capito
.
Ripeti
.
»
Il
tavolino
non
si
mosse
più
.
«
Ripeti
dunque
!
»
,
fece
il
professore
quasi
bruscamente
.
«
No
!
»
,
supplicò
Luisa
.
«
Non
insista
,
non
insista
!
Maria
non
vuol
rispondere
!
»
Ma
il
professore
voleva
insistere
.
«
Non
è
possibile
»
,
diceva
,
«
che
lo
spirito
non
risponda
.
Lei
lo
sa
,
ci
è
successo
altre
volte
di
non
intendere
quel
che
dice
.
»
Luisa
si
alzò
agitatissima
,
dicendo
che
piuttosto
di
costringere
Maria
era
contenta
d
'
interrompere
la
seduta
.
Il
professore
rimase
meditabondo
al
proprio
posto
.
«
Zitto
!
»
,
diss
'
egli
.
Il
tavolino
si
moveva
,
ricominciò
a
batter
colpi
.
«
Sì
»
,
esclamò
il
Gilardoni
,
raggiante
.
«
Ho
domandato
col
pensiero
s
'
Ella
deve
andare
e
il
tavolino
ha
risposto
"
sì
"
.
Ridomandi
lei
ad
alta
voce
.
»
Cinque
o
sei
minuti
passarono
prima
che
il
tavolino
si
rimettesse
in
moto
.
Alla
domanda
di
Luisa
«
debbo
andare
?
»
batté
prima
tredici
colpi
poi
quattordici
.
La
risposta
era
«
no
»
.
Il
professore
impallidì
e
Luisa
lo
interrogò
con
lo
sguardo
.
Egli
rimase
lungamente
muto
,
poi
rispose
sospirando
:
«
Potrebbe
non
essere
Maria
.
Potrebb
'
essere
uno
spirito
di
menzogna
»
.
«
E
come
si
può
sapere
?
»
,
fece
Luisa
ansiosamente
.
«
Impossibile
.
Non
si
può
sapere
.
»
«
Ma
e
le
altre
comunicazioni
,
dunque
?
Non
vi
è
certezza
mai
?
»
«Mai.»
Ella
tacque
,
atterrita
.
Poi
sussurrò
:
«
Doveva
essere
così
.
Doveva
mancarmi
anche
questo
»
.
E
posò
la
fronte
sul
tavolino
.
Il
lume
della
candela
batteva
sui
capelli
,
sulle
braccia
,
sulle
mani
di
lei
.
Ella
non
si
moveva
,
nulla
si
moveva
nella
camera
,
tranne
la
fiammella
oscillante
della
candela
.
Un
'
altra
fiammella
,
un
ultimo
lume
di
speranza
e
di
conforto
stava
morendo
nella
povera
testa
caduta
sotto
il
colpo
d
'
un
dubbio
amaro
e
invincibile
.
Che
poteva
fare
,
che
poteva
dire
il
Gilardoni
?
Egli
vedeva
prossimo
a
compiersi
,
non
per
opera
sua
,
il
desiderio
di
Ester
.
Tre
o
quattro
minuti
dopo
si
udirono
passi
al
piano
inferiore
e
la
voce
di
Ester
.
Luisa
,
lentamente
,
si
alzò
.
«
Andiamo
»
,
diss
'
ella
.
«
Bisognerebbe
forse
pregare
»
,
osservò
il
Gilardoni
,
senza
muoversi
.
«
Bisognerebbe
forse
domandare
agli
spiriti
se
confessano
Cristo
.
»
«
No
no
no
no
no
»
,
fece
sottovoce
Luisa
,
negando
,
anche
con
la
mano
,
ostilmente
.
Il
professore
prese
la
candela
in
silenzio
.
Ritornando
a
Oria
Luisa
salì
al
cancello
del
Camposanto
.
Vi
appoggiò
la
fronte
,
gittò
verso
la
fossa
di
Maria
un
soffocato
addio
e
ridiscese
.
Giunta
sul
sagrato
andò
ad
affacciarsi
al
parapetto
,
guardò
giù
il
lago
addormentato
nell
'
ombra
.
Stette
lì
alquanto
lasciando
andar
il
pensiero
per
la
sua
china
.
Posò
i
gomiti
sul
parapetto
,
si
piegò
,
si
appoggiò
il
viso
alle
mani
sempre
guardando
l
'
acqua
,
l
'
acqua
che
aveva
preso
Maria
.
Il
suo
pensiero
veniva
pigliando
una
forma
precisa
non
dentro
a
lei
ma
laggiù
nell
'
acqua
.
Essa
lo
considerò
.
Morire
,
finire
.
Lo
conosceva
,
lo
aveva
veduto
ancora
questo
pensiero
guardando
nell
'
acqua
così
,
molto
tempo
addietro
,
prima
di
cominciare
le
evocazioni
col
professore
.
Poi
era
scomparso
.
Adesso
ritornava
.
Era
un
pensiero
dolce
e
pietoso
,
pieno
di
riposo
e
di
abbandono
,
pieno
di
pace
.
Faceva
bene
di
starlo
a
guardare
poiché
anche
la
fede
negli
spiriti
era
perduta
.
Morire
,
finire
.
L
'
altra
volta
molto
aveva
potuto
contro
il
fascino
dell
'
acqua
la
immagine
del
vecchio
zio
.
Ora
poteva
meno
.
Lo
zio
era
caduto
,
dalla
morte
di
Maria
in
poi
,
in
un
mutismo
quasi
completo
che
Luisa
attribuiva
a
un
principio
di
apatia
senile
.
Ella
non
aveva
capito
come
nell
'
animo
del
vecchio
vi
fossero
insieme
al
dolore
disapprovazioni
profonde
;
quanto
lo
urtassero
le
quotidiane
ripetute
visite
al
cimitero
e
i
fiori
e
le
gite
misteriose
a
Casarico
e
,
sopra
tutto
,
l
'
abbandono
completo
della
chiesa
.
Se
non
fosse
stata
così
presa
dalla
sua
morta
,
avrebbe
potuto
intender
meglio
lo
zio
almeno
in
quest
'
ultimo
punto
della
chiesa
,
perché
adesso
il
vecchio
silenzioso
ci
andava
lui
,
in
chiesa
,
più
di
prima
,
tornava
col
cuore
alla
religione
di
suo
padre
e
di
sua
madre
praticata
sinora
freddamente
,
per
abitudine
,
per
ossequio
alle
tradizioni
di
casa
.
Pareva
a
Luisa
ch
'
egli
fosse
diventato
alquanto
ottuso
e
che
se
ai
bisogni
suoi
fosse
provveduto
non
gli
occorrerebbe
altro
.
Per
le
cure
materiali
v
'
era
la
Cia
e
le
risorse
che
bastavano
per
tre
meglio
avrebbero
bastato
per
due
.
Luisa
credette
veder
l
'
acqua
salire
un
palmo
.
E
Franco
?
Franco
si
desolerebbe
,
piangerebbe
per
qualche
anno
e
poi
sarebbe
più
felice
.
Franco
aveva
il
segreto
di
consolarsi
presto
.
L
'
acqua
parve
salire
un
altro
palmo
.
Nello
stesso
momento
in
cui
ella
s
'
era
affacciata
al
parapetto
,
Franco
,
passando
in
via
di
Po
davanti
a
San
Francesco
di
Paola
,
aveva
veduto
lumi
e
udito
l
'
organo
.
Era
entrato
.
Appena
detta
una
preghiera
,
il
pensiero
dominante
lo
aveva
ripreso
,
il
suono
dell
'
organo
gli
si
era
trasformato
in
un
fragore
di
trombe
,
di
tamburi
e
d
'
armi
e
,
mentre
un
canto
di
pace
si
levava
sull
'
altare
,
a
lui
era
parso
caricar
con
furore
il
nemico
.
A
un
tratto
si
vide
in
mente
l
'
immagine
di
Luisa
vestita
a
lutto
,
pallida
.
Si
mise
a
pensare
a
lei
,
a
pregare
per
lei
con
fervore
intenso
.
Allora
là
sul
sagrato
di
Oria
ella
sentì
un
freddo
,
un
'
uggia
,
un
mancar
della
tentazione
.
Volle
richiamarla
e
non
poté
.
L
'
acqua
ridiscendeva
.
Una
voce
intima
le
disse
:
e
se
il
professore
si
è
ingannato
?
Se
non
è
vero
che
il
tavolino
abbia
risposto
prima
di
si
e
poi
di
no
?
Se
non
è
vero
di
questi
spiriti
menzogneri
?
Si
tolse
dal
parapetto
e
sali
,
a
passi
lenti
,
in
casa
.
Trovò
lo
zio
in
cucina
,
seduto
sotto
la
cappa
del
camino
,
con
le
molle
in
mano
e
col
bicchiere
di
latte
accanto
.
La
Cia
e
la
Leu
cucinavano
.
«
Dunque
»
,
disse
lo
zio
,
«
sono
andato
alla
Ricevitoria
.
Il
Ricevitore
è
a
letto
con
l
'
itterizia
,
ma
ho
parlato
col
Sedentario
.
»
«
Di
che
cosa
,
zio
?
»
«
Di
Lugano
,
della
tua
andata
a
Lugano
il
25
.
Mi
ha
detto
che
chiuderà
un
occhio
e
che
passerai
.
»
Luisa
tacque
,
stette
a
guardar
il
fuoco
meditabonda
.
Poi
diede
certi
ordini
alla
Leu
per
l
'
indomani
e
pregò
lo
zio
di
venire
in
salotto
con
lei
.
«
Cosa
serve
?
»
,
diss
'
egli
con
la
solita
semplicità
.
«
Non
avrai
gran
segreti
.
Stiamo
qui
che
c
'
è
il
fuoco
.
»
La
Cia
accese
il
lume
.
«
Usciremo
noi
»
,
diss
'
ella
.
Lo
zio
fece
la
sua
solita
smorfia
di
compassione
per
le
altrui
sciocchezze
ma
tacque
,
bevve
il
suo
bicchier
di
latte
e
lo
porse
silenziosamente
a
Luisa
.
Luisa
prese
il
bicchiere
e
disse
piano
:
«
Non
ho
ancora
deciso
»
.
«
Cosa
?
»
,
fece
lo
zio
bruscamente
.
«
Cosa
non
hai
deciso
?
»
«
Se
andrò
all
'
Isola
Bella
.
»
«
Euh
!
Che
diavolo
?
»
Lo
zio
Piero
non
la
poteva
neanche
intendere
una
cosa
simile
.
«
E
perché
non
andresti
?
»
Ella
rispose
con
tranquillità
,
come
se
dicesse
una
cosa
ovvia
:
«
Ho
paura
di
non
poter
lasciare
Maria
»
.
«
Ah
senti
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Siediti
là
.
»
Le
additò
il
sedile
in
faccia
,
sotto
la
cappa
del
camino
,
lasciò
le
molle
e
disse
con
quella
sua
voce
grave
,
onesta
voce
del
cuore
:
«
Cara
Luisa
,
hai
perso
la
bussola
»
.
E
alzate
le
braccia
con
un
«
euh
!
»
profondo
,
le
lasciò
ricadere
sulle
ginocchia
.
«
Persa
!
»
,
diss
'
egli
.
Stette
un
poco
in
silenzio
,
a
capo
chino
,
porgendo
le
labbra
con
un
brontolio
di
parole
in
formazione
,
che
poi
uscirono
.
«
Cose
che
non
avrei
mai
creduto
!
Cose
che
paiono
impossibili
.
Ma
quando
»
(
così
dicendo
rialzò
il
capo
e
guardò
Luisa
in
faccia
)
«
si
comincia
a
perderla
,
la
bussola
,
l
'
è
fatta
.
E
tu
,
cara
,
hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
»
Luisa
trasalì
.
«
Eh
sì
!
»
,
esclamò
lo
zio
a
gola
piena
.
«
Hai
cominciato
a
perderla
da
un
pezzo
.
Ed
è
questo
che
volevo
dirti
.
Senti
:
mia
madre
ha
perso
dei
figli
,
tua
madre
ha
perso
dei
figli
,
ho
visto
tante
madri
perdere
dei
figli
e
nessuna
faceva
come
te
.
Ci
vuol
altro
,
siamo
tutti
mortali
e
dobbiamo
accettare
la
nostra
condizione
.
Si
rassegnavano
.
Ma
tu
,
no
.
E
questo
cimitero
!
E
queste
due
,
tre
,
quattro
visite
al
giorno
!
E
questi
fiori
,
e
cosa
so
io
,
oh
povero
me
!
E
anche
queste
scempiaggini
che
fai
a
Casarico
con
quell
'
altro
povero
imbecille
,
che
voi
credete
farle
in
segreto
e
tutti
ne
parlano
,
persino
la
Cia
!
Oh
povero
me
!
»
«
No
,
zio
»
,
disse
Luisa
tristemente
ma
tranquillamente
.
«
Non
dir
queste
cose
.
Non
puoi
capire
.
»
«
Siamo
intesi
»
,
rispose
lo
zio
con
tutta
l
'
ironia
di
cui
era
capace
.
«
Non
posso
capire
.
Ma
poi
ce
n
'
è
un
'
altra
.
Tu
non
vai
più
in
chiesa
.
Io
non
ti
ho
mai
detto
niente
perché
in
queste
cose
il
mio
principio
è
stato
sempre
di
lasciar
fare
a
ciascuno
quel
che
crede
;
ma
quando
ti
vedo
perdere
,
dirò
così
,
il
buon
senso
e
anche
il
senso
comune
,
non
posso
a
meno
di
farti
riflettere
che
se
si
voltano
le
spalle
a
Domeneddio
,
si
fanno
di
questi
guadagni
.
Adesso
poi
questa
idea
di
non
voler
andare
a
vedere
tuo
marito
,
in
circostanze
simili
,
passa
tutti
i
limiti
.
»
«
Vuol
dire
»
,
riprese
dopo
una
breve
pausa
,
«
che
ci
andrò
io
.
»
«
Tu
?
»
,
esclamò
Luisa
.
«
Perché
no
?
Io
,
sì
.
Contavo
di
accompagnarti
ma
,
se
non
vieni
,
andrò
solo
.
Andrò
a
dire
a
tuo
marito
che
hai
perduto
la
testa
e
che
spero
di
andar
presto
anch
'
io
a
trovar
la
povera
Maria
.
»
Mai
nessuno
aveva
udito
dal
labbro
dello
zio
Piero
una
parola
tanto
amara
.
Fosse
questo
,
fosse
l
'
autorità
dell
'
uomo
,
fosse
il
nome
di
Maria
pronunciato
così
,
Luisa
fu
vinta
.
«
Andrò
»
,
diss
'
ella
.
«
Ma
tu
devi
restar
qui
.
»
«
Niente
affatto
»
,
rispose
lo
zio
contento
.
«
Sono
quarant
'
anni
che
non
vedo
le
Isole
.
Approfitto
dell
'
occasione
.
E
chi
sa
che
non
mi
arruoli
in
cavalleria
,
io
?
»
«
E
così
»
,
disse
la
Cia
a
Luisa
dopo
che
lo
zio
era
andato
a
letto
.
«
Vuol
proprio
partire
anche
il
mio
padrone
?
Cara
lei
,
per
amor
del
Cielo
,
non
glielo
permetta
!
»
E
le
raccontò
che
due
ore
prima
egli
aveva
stralunato
gli
occhi
e
piegata
la
testa
sul
petto
;
che
chiamato
da
lei
non
aveva
risposto
;
che
poi
si
era
riavuto
e
che
alle
premurose
domande
di
lei
era
andato
in
collera
protestando
di
non
aver
avuto
male
,
di
aver
sentito
solo
un
po
'
di
sonno
.
Luisa
l
'
ascoltava
in
piedi
,
col
lume
in
mano
,
con
gli
occhi
vitrei
,
divisa
fra
l
'
attenzione
alle
parole
che
udiva
e
qualche
altro
pensiero
assai
diverso
,
assai
lontano
,
dallo
zio
,
dalla
casa
,
dalla
Valsolda
.
2
.
Solenne
rullo
Il
venticinque
febbraio
,
giorno
della
partenza
,
lo
zio
Piero
si
alzò
alle
sette
e
mezzo
e
andò
alla
finestra
.
Un
denso
nebbione
pendeva
sul
lago
biancastro
e
nascondeva
le
montagne
per
modo
che
se
ne
vedevano
solamente
due
brevi
liste
nere
,
una
a
destra
e
l
'
altra
a
sinistra
,
fra
il
lago
e
la
nebbia
.
«
Ahimè
!
»
,
sospirò
lo
zio
.
Non
s
'
era
ancora
finito
di
vestire
che
Luisa
entrò
e
lo
pregò
,
col
pretesto
del
cattivo
tempo
,
di
restare
,
di
lasciarla
partir
sola
.
La
Cia
era
in
grande
angoscia
,
e
avea
pregato
Luisa
di
insistere
sapendo
ch
'
egli
era
stato
côlto
,
il
giorno
venti
,
da
forti
vertigini
e
che
il
ventidue
,
senza
dir
niente
a
nessuno
,
era
andato
a
confessarsi
.
Egli
s
'
irritò
,
convenne
tacere
,
lasciargli
fare
la
sua
volontà
.
Povero
zio
,
aveva
goduto
sempre
una
salute
di
ferro
ed
era
molto
apprensivo
,
il
menomo
disturbo
lo
allarmava
;
ma
ora
non
gli
pareva
bene
che
Luisa
partisse
sola
in
quelle
condizioni
di
spirito
,
e
si
sacrificava
per
lei
.
Si
vestì
,
ritornò
alla
finestra
e
chiamò
trionfalmente
Luisa
che
stava
nel
giardinetto
.
«
Alza
la
testa
!
»
,
diss
'
egli
.
«
Guarda
su
in
Boglia
!
»
In
alto
,
sopra
Oria
,
attraverso
la
nebbia
fumante
,
si
vedeva
l
'
oro
pallido
del
sole
sulla
montagna
e
più
in
alto
ancora
una
trasparenza
serena
.
«
Bella
giornata
!
»
Luisa
non
rispose
e
il
vecchio
discese
allegro
in
loggia
,
uscì
sulla
terrazza
a
goder
la
battaglia
magnifica
della
nebbia
e
del
sole
.
Tutto
il
lago
d
'
oriente
fra
la
Ca
Rotta
,
l
'
ultima
casa
di
S
.
Mamette
,
a
sinistra
,
e
il
golfo
del
Dòi
a
destra
,
pareva
un
mare
immenso
,
bianco
.
La
Ca
Rotta
traspariva
appena
,
come
un
fantasma
.
Al
golfo
del
Dòi
cominciava
la
sottile
lista
nera
scoperta
fra
il
piombo
del
lago
e
il
nebbione
.
A
poco
a
poco
quel
nebbione
si
faceva
turchiniccio
,
vaghi
chiarori
rompevano
in
cielo
verso
Osteno
,
in
fondo
al
mare
d
'
oriente
tremavano
luccicori
nuovi
,
venivan
liste
,
chiazze
brune
di
brezza
;
un
occhio
di
sole
appariva
e
scompariva
sopra
Osteno
nei
vapori
turbinanti
,
ingrandiva
rapidamente
,
splendé
vincitore
.
La
nebbia
fuggì
da
ogni
parte
,
a
brani
e
fiocchi
.
Molti
ne
passarono
davanti
a
Oria
,
grandi
e
veloci
,
altri
si
buttarono
alla
costa
,
il
grosso
ripiegò
verso
l
'
ultimo
levante
;
colà
,
dietro
e
sopra
un
pesante
sipario
bianco
,
le
montagne
del
lago
di
Como
sorsero
gloriose
nel
sereno
.
Lo
zio
Piero
chiamò
Luisa
perché
vedesse
lo
spettacolo
,
l
'
ultima
scena
splendida
del
dramma
;
il
trionfo
del
sole
,
la
fuga
delle
nebbie
,
la
gloria
delle
montagne
.
Egli
ammirava
patriarcalmente
,
senza
finezze
di
senso
artistico
ma
con
calor
giovanile
,
con
sincera
enfasi
di
voce
,
da
vecchio
che
ha
vissuto
castamente
,
che
non
ha
sciupata
la
freschezza
del
cuore
,
che
conserva
una
certa
innocenza
d
'
immaginazione
.
«
Guarda
,
Luisa
»
,
esclamò
,
«
se
non
bisogna
dire
:
Gloria
al
Padre
,
al
Figliuolo
,
allo
Spirito
Santo
!
»
Luisa
non
rispose
,
si
allontanò
subito
per
non
veder
quel
recinto
bianco
,
di
là
dall
'
orto
,
che
l
'
attirava
con
violenza
,
con
una
tacita
voce
di
rimprovero
e
di
dolore
.
Ella
vi
era
andata
alle
sei
,
vi
aveva
passata
un
'
ora
nella
nebbia
,
seduta
sull
'
erba
fradicia
.
Lo
zio
rimase
in
contemplazione
sulla
terrazza
fino
al
momento
di
partire
.
S
'
egli
fosse
stato
un
poeta
presuntuoso
avrebbe
supposto
che
la
Valsolda
gli
desse
il
buon
viaggio
con
uno
spettacolo
d
'
addio
,
volesse
mostrarglisi
bella
come
forse
non
l
'
aveva
veduta
mai
;
ma
queste
fantasie
poetiche
a
lui
non
venivano
e
poi
si
trattava
di
un
viaggio
così
breve
!
No
,
gli
passò
invece
nella
mente
l
'
immagine
di
Maria
,
l
'
idea
di
vedersela
capitar
correndo
fra
le
gambe
,
di
prenderla
sulle
ginocchia
,
di
recitarle
la
canzonetta
antica
:
Ombretta
sdegnosa
Del
Missipipì
.
«
Basta
!
»
,
sospirò
.
«
È
stata
una
gran
cosa
!
»
,
e
,
chiamato
dalla
Cia
,
si
avviò
lentamente
verso
il
giardinetto
dove
l
'
attendeva
Luisa
,
pronta
a
scendere
in
barca
.
«
Oh
,
son
qui
»
,
diss
'
egli
,
«
e
voi
guardate
bene
,
mentre
staremo
via
,
di
non
lasciar
cadere
la
casa
nel
lago
.
»
Durante
il
tragitto
sul
Lago
Maggiore
,
a
bordo
del
San
Bernardino
,
Luisa
stette
quasi
sempre
nella
sala
di
seconda
classe
.
Ne
salì
una
volta
onde
persuadere
lo
zio
Piero
a
discendere
anche
lui
;
ma
lo
zio
Piero
,
chiuso
nel
suo
zimarrone
grigio
,
non
volle
muoversi
,
malgrado
l
'
aria
fredda
,
dal
ponte
dove
stava
pacificamente
a
guardar
montagne
e
paesi
,
e
far
un
po
'
di
conversazione
con
un
prete
di
Locarno
,
con
una
vecchierella
di
Belgirate
e
con
altri
viaggiatori
di
seconda
classe
.
Luisa
dovette
lasciarvelo
e
ridiscese
,
preferendo
star
sola
con
i
propri
pensieri
.
Più
si
avvicinava
all
'
Isola
Bella
più
le
cresceva
dentro
un
'
agitazione
sorda
,
una
incerta
attesa
di
tante
cose
.
Come
avverrebbe
l
'
incontro
con
Franco
?
Quale
contegno
terrebb
'
egli
con
lei
?
Le
farebbe
i
discorsi
che
le
aveva
fatto
lo
zio
?
Le
lettere
erano
molto
pietose
e
tenere
,
ma
chi
non
sa
che
si
scrive
in
un
modo
e
si
parla
in
un
altro
?
Come
,
dove
,
passerebbero
la
sera
?
E
poi
l
'
altra
cosa
,
la
cosa
terribile
a
pensare
...
?
Tutte
queste
preoccupazioni
salivano
,
salivano
,
tendevano
a
diventar
dominanti
,
a
porsi
in
antagonismo
con
l
'
immagine
del
Cimitero
di
Oria
che
ogni
tratto
ritornava
impetuosa
,
come
a
riprendere
il
suo
.
Alla
stazione
di
Cannero
,
Luisa
si
udì
sul
capo
un
grande
strepito
di
passi
,
un
grande
chiasso
di
voci
e
di
grida
,
salì
a
vedere
dello
zio
.
Erano
militari
richiamati
alle
bandiere
,
venuti
al
battello
con
due
grandi
barche
.
Altre
barchette
portavano
donne
,
bambini
,
vecchi
,
che
salutavano
e
piangevano
.
I
soldati
,
la
maggior
parte
bersaglieri
,
bei
giovinotti
allegri
,
rispondevano
ai
saluti
,
gridando
:
«
Viva
l
'
Italia
!
»
promettevano
regali
da
Milano
.
Una
vecchia
,
che
aveva
tre
figli
fra
quei
soldati
,
gridava
loro
,
tutta
scarmigliata
ma
non
piangente
,
che
si
ricordassero
del
Signore
e
della
Madonna
.
«
Sì
»
,
brontolo
un
vecchio
sergente
che
li
accompagnava
,
«
ca
s
'
ricordo
del
Sgnour
,
d
'
la
Madonna
,
del
Vescov
e
del
prevost
!
»
I
soldati
molto
pratici
del
«
prevost
»
,
la
prigione
militare
,
risero
della
barzelletta
e
il
battello
partì
.
Grida
,
sventolar
di
fazzoletti
e
poi
un
canto
,
un
canto
potente
di
cinquanta
voci
gagliarde
:
Addio
,
mia
bella
,
addio
,
L
'
armata
se
ne
va
.
I
soldati
si
erano
tutti
ammucchiati
a
prora
su
cataste
di
sacchi
e
barili
,
quale
seduto
,
quale
sdraiato
,
quale
in
piedi
,
e
cantavano
a
squarciagola
,
con
l
'
accompagnamento
cupo
delle
ruote
del
vapore
che
filava
diritto
giù
verso
lo
sfondo
di
cielo
cui
le
sottili
colline
d
'
Ispra
dividono
dall
'
immenso
specchio
dell
'
acque
,
verso
il
Ticino
.
Quei
giovinotti
avevano
a
passarlo
presto
,
il
Ticino
,
probabilmente
al
grido
di
Savoia
,
fra
una
furia
di
cannonate
.
Molti
di
loro
erano
attesi
laggiù
,
sotto
quel
cielo
sereno
,
dalla
morte
;
ma
tutti
cantavano
allegri
e
solo
il
rumor
cupo
delle
ruote
del
vapore
pareva
saperne
qualche
cosa
.
Le
libere
montagne
piemontesi
lungo
le
quali
filava
il
battello
parevano
fiere
e
paghe
,
benché
nell
'
ombra
,
di
aver
dato
i
propri
figli
alle
schiave
montagne
lombarde
,
tragiche
nell
'
aspetto
benché
illuminate
dal
sole
.
Luisa
si
sentì
un
lieve
formicolio
nel
sangue
,
un
palpito
del
suo
patriottismo
ardente
d
'
una
volta
.
E
quelle
madri
che
avevan
visto
partire
i
loro
figli
così
?
Prevenne
il
proprio
pensiero
,
si
disse
subito
che
anche
lei
avrebbe
donato
volentieri
un
figlio
all
'
Italia
,
che
quelle
madri
non
potrebbero
in
nessun
caso
paragonarsi
a
lei
.
Ma
com
'
era
diverso
di
leggere
in
Valsolda
una
lettera
che
parlava
di
guerra
e
di
sentir
veramente
il
soffio
e
il
rumor
della
guerra
intorno
a
sé
,
di
respirarla
nell
'
aria
!
Nella
quieta
della
Valsolda
era
un
'
ombra
senza
realtà
:
qui
l
'
ombra
pigliava
corpo
.
Qui
il
dolore
privato
di
Luisa
,
il
dolore
immenso
che
le
riempiva
intorno
l
'
aria
morta
di
Oria
,
s
'
impiccioliva
a
fronte
della
emozione
pubblica
,
ed
ella
lo
sentiva
e
ciò
le
recava
una
molestia
,
un
malessere
indefinibile
.
Era
paura
di
perdere
parte
del
dolore
proprio
,
come
dire
parte
di
se
stessa
?
Era
desiderio
di
sottrarsi
ad
un
paragone
che
le
ripugnava
di
fare
?
In
pari
tempo
l
'
idea
che
Franco
andrebbe
a
questa
guerra
,
l
'
idea
onde
poco
ella
si
era
commossa
in
Valsolda
,
prendeva
pure
una
realtà
nuova
nella
sua
mente
,
le
dava
delle
scosse
al
cuore
,
lottava
essa
pure
con
l
'
immagine
del
Camposanto
di
Oria
.
Per
la
prima
volta
l
'
immagine
del
passato
non
era
più
sola
,
assoluta
,
onnipotente
signora
dell
'
anima
sua
;
ne
avesse
pure
sdegno
quest
'
anima
e
rincrescimento
,
nuove
immagini
,
immagini
del
presente
e
del
futuro
,
le
facevano
assalto
.
Lo
zio
cominciò
ad
aver
freddo
e
discese
sotto
coperta
.
«
Fra
poco
più
d
'
un
'
ora
»
,
diss
'
egli
,
«
saremo
a
Isola
Bella
.
»
«
Sei
stanco
?
»
«
Niente
affatto
.
Sto
benone
.
»
«
Però
andrai
a
letto
presto
questa
sera
?
»
Lo
zio
,
distratto
,
non
rispose
.
Invece
dopo
un
poco
esci
a
dire
:
«
Sai
cosa
pensavo
?
Pensavo
che
dovrebbe
capitare
un
'
altra
Maria
»
.
Luisa
,
che
gli
era
seduta
accanto
,
si
alzò
di
botto
,
fremente
,
e
andò
a
guardar
fuori
dal
finestrino
in
faccia
,
voltando
le
spalle
allo
zio
.
Questi
non
capi
affatto
,
credette
a
un
senso
d
'
imbarazzo
e
si
addormentò
nel
suo
angolo
.
Il
battello
tocca
Intra
.
Adesso
prima
dell
'
Isola
non
c
'
è
che
Pallanza
.
Il
battello
rade
la
costa
;
Luisa
guarda
dal
finestrino
ovale
passar
le
rive
,
le
case
,
gli
alberi
.
Come
si
corre
,
come
si
corre
!
Pallanza
.
Il
battello
resta
fermo
cinque
minuti
.
Luisa
sale
sul
ponte
,
domanda
quando
si
arriverà
all
'
Isola
Bella
.
Il
battello
non
toccherà
Suna
né
Baveno
.
Sarà
un
viaggio
di
pochi
minuti
.
E
il
battello
di
Arona
,
quando
arriva
?
Pare
che
sia
in
ritardo
.
Ella
scende
e
sveglia
lo
zio
che
sale
sul
ponte
con
lei
.
L
'
ultimo
tratto
del
viaggio
è
fatto
in
silenzio
:
lo
zio
sta
a
guardar
Pallanza
che
si
allontana
e
Luisa
ha
fissi
gli
occhi
sull
'
Isola
che
s
'
avanza
,
non
vede
altro
.
Il
battello
giunse
all
'
approdo
dell
'
Isola
Bella
alle
tre
e
quaranta
minuti
.
Nessun
indizio
del
battello
di
Arona
.
Un
inserviente
disse
a
Luisa
che
quel
battello
era
sempre
in
ritardo
per
colpa
del
treno
di
Novara
che
non
aveva
quasi
più
regola
,
causa
i
movimenti
militari
.
Nessuno
discese
all
'
Isola
,
nessuno
era
sulla
riva
tranne
l
'
uomo
addetto
allo
sbarco
.
Partito
il
battello
,
accompagnò
egli
stesso
i
due
viaggiatori
all
'
albergo
del
Delfino
.
Era
un
caso
,
diss
'
egli
,
che
trovassero
il
Delfino
aperto
a
quella
stagione
.
Ci
svernava
una
grossa
famiglia
inglese
.
Pareva
l
'
isola
del
Silenzio
,
del
resto
.
Il
lago
le
taceva
intorno
immobile
,
la
spiaggia
era
deserta
,
sui
ballatoi
delle
povere
vecchie
casucce
ammonticchiate
sul
porto
,
fra
un
bastione
rotondo
del
giardino
e
l
'
albergo
,
non
si
vedeva
persona
viva
.
Gl
'
inglesi
erano
fuori
,
in
barca
;
l
'
albergo
taceva
come
la
riva
e
l
'
acqua
.
I
nuovi
venuti
ebbero
due
camere
grandi
del
secondo
piano
,
a
mezzogiorno
,
di
fronte
al
malinconico
stretto
fra
l
'
isola
e
la
costa
boscosa
che
va
da
Stresa
a
Baveno
.
La
prima
camera
,
sull
'
angolo
di
ponente
,
aveva
una
finestra
verso
la
chiesetta
di
S
.
Vittore
,
che
sorge
a
fianco
dell
'
albergo
,
e
l
'
isolotto
lontano
dei
Pescatori
.
Lo
zio
Piero
si
piantò
a
quella
finestra
contemplando
l
'
isolotto
,
il
mucchietto
di
case
sporgente
dallo
specchio
del
lago
e
appuntato
in
un
campanile
,
le
grandi
montagne
di
Val
di
Toce
e
di
Val
di
Gravellone
,
mezzo
nascoste
da
una
nebbiolina
penetrata
di
sole
.
Luisa
,
visto
che
lì
v
'
eran
due
letti
,
passò
rapidamente
nell
'
altra
camera
dov
'
era
un
'
alcova
con
due
letti
pure
.
«
Ecco
»
,
disse
lo
zio
Piero
entrandovi
un
momento
dopo
,
«
questa
va
bene
per
voialtri
.
»
Luisa
domandò
sottovoce
all
'
albergatore
se
non
si
potessero
avere
tre
camere
invece
di
due
.
No
,
non
si
potevano
avere
.
«
Ma
se
così
va
bene
!
Ma
se
così
va
benone
!
»
,
ripeteva
lo
zio
.
«
Voi
qui
e
io
là
.
»
Luisa
tacque
e
l
'
albergatore
se
n
'
andò
.
«
Non
vedi
che
hai
l
'
alcova
come
a
casa
?
»
Non
gli
veniva
in
mente
,
all
'
uomo
patriarcale
,
che
per
Luisa
la
sola
vista
di
quell
'
alcova
fosse
un
tormento
.
Ella
gli
rispose
che
preferiva
l
'
altra
camera
,
più
chiara
,
più
allegra
.
«
Amen
»
,
disse
lo
zio
,
«
fate
vobis
.
M
'
inalcoverò
io
.
»
Anche
quell
'
angolo
dell
'
albergo
ritornò
nel
silenzio
.
Luisa
si
pose
alla
finestra
.
Il
battello
di
Arona
doveva
esser
vicino
,
l
'
uomo
di
prima
s
'
incamminava
lentamente
verso
lo
sbarco
e
poco
dopo
si
udì
un
rumor
lontano
di
ruote
.
Lo
zio
disse
a
Luisa
che
si
sentiva
stanco
e
rimaneva
in
camera
.
Ella
discese
verso
il
ponte
dello
sbarco
e
si
fermò
presso
una
casupola
che
toglieva
di
vedere
il
battello
di
cui
udiva
il
fragore
.
A
un
tratto
la
prora
del
San
Gottardo
le
uscì
davanti
lentamente
e
si
fermò
.
Luisa
riconobbe
suo
marito
fra
un
gruppo
di
persone
che
gli
facevano
un
grande
chiasso
intorno
.
Franco
la
vide
,
saltò
sul
ponte
,
corse
a
lei
che
fece
due
passi
avanti
.
Si
abbracciarono
,
egli
muto
,
cieco
d
'
emozione
,
ridente
e
lagrimoso
,
pieno
di
gratitudine
e
anche
trepido
,
incerto
circa
l
'
animo
di
lei
,
circa
il
modo
di
regolarsi
;
ella
più
composta
,
pallidissima
e
seria
.
«
Addio
»
,
ripeteva
,
«
addio
»
,
e
s
'
incamminò
verso
l
'
albergo
.
Venne
allora
da
Franco
una
furia
di
domande
sul
suo
viaggio
,
sul
passaggio
del
confine
,
prima
;
poi
sullo
zio
.
Quando
nominò
lo
zio
,
Luisa
alzò
il
viso
e
disse
:
«
Guarda
!
»
.
Lo
zio
era
lassù
alla
finestra
e
gittò
abbasso
un
addio
sonoro
agitando
il
fazzoletto
.
«
Oh
!
»
,
fece
Franco
,
stupefatto
;
e
prese
la
corsa
.
Lo
zio
aspettò
sul
pianerottolo
della
scala
con
una
espressione
di
contentezza
persino
nel
ventre
pacifico
.
«
Ciao
,
neh
»
,
diss
'
egli
e
gli
prese
le
mani
,
gliele
scosse
tenendolo
a
distanza
.
Non
avrebbe
voluto
baci
,
come
se
in
quel
momento
significassero
ringraziamenti
,
ma
non
poté
difendersi
dall
'
impeto
di
Franco
.
«
Figurati
»
,
diss
'
egli
appena
svincolatosi
dalle
braccia
del
giovane
,
«
se
una
Maironi
può
viaggiare
senza
maggiordomo
!
Son
poi
anche
venuto
ad
arruolarmi
nei
bersaglieri
!
»
E
l
'
uomo
stanco
discese
le
scale
dicendo
che
andava
a
ordinare
il
pranzo
.
Non
v
'
era
canapè
nella
stanza
degli
sposi
.
Franco
trasse
Luisa
a
sedere
sul
letto
,
le
sedette
accanto
,
le
cinse
con
un
braccio
le
spalle
,
incapace
di
un
discorso
qualsiasi
,
non
sapendo
dire
che
«
ti
ringrazio
,
ti
ringrazio
»
,
non
trovando
che
impetuose
carezze
,
impetuosi
baci
,
nomi
di
tenerezza
.
Luisa
tremava
a
capo
chino
,
non
gli
rispondeva
in
alcun
modo
ed
egli
si
frenò
,
le
prese
il
capo
come
una
cosa
santa
,
le
andò
sfiorando
con
le
labbra
,
qua
,
là
,
i
capelli
bianchi
che
vedeva
.
Ella
capì
che
cercava
i
capelli
bianchi
,
intese
quei
timidi
baci
,
si
commosse
,
le
parve
sentirsi
sgelare
il
cuore
,
fu
presa
da
sgomento
,
volle
difendersi
più
contro
se
stessa
che
contro
Franco
.
«
Sai
»
,
disse
,
«
ho
il
cuore
tanto
freddo
,
non
volevo
neanche
venire
,
non
volevo
lasciar
Maria
né
che
tu
avessi
l
'
amarezza
di
trovarmi
così
.
È
stato
causa
lo
zio
che
venissi
.
Voleva
venir
solo
e
allora
mi
sono
decisa
.
»
Dette
le
parole
crudeli
,
sentì
levarsi
dai
suoi
capelli
le
labbra
di
Franco
,
levarsi
il
braccio
dalle
sue
spalle
.
Tacquero
ambedue
;
poi
Franco
mormorò
con
dolcezza
:
«
Sono
tredici
ore
.
Forse
dopo
non
ti
darò
noia
mai
più
»
.
In
quel
punto
entrò
lo
zio
Piero
e
annunciò
che
il
pranzo
era
pronto
.
Luisa
prese
la
mano
di
suo
marito
,
gliela
strinse
in
silenzio
,
non
con
la
stretta
d
'
un
'
amante
,
ma
pure
abbastanza
forte
per
significargli
ch
'
era
una
commossa
risposta
.
A
pranzo
né
Luisa
né
Franco
mangiarono
.
Invece
lo
zio
mangiò
con
appetito
e
parlò
molto
.
Egli
non
approvava
che
Franco
prendesse
le
armi
.
«
Che
soldato
vuoi
riuscire
tu
?
»
,
gli
diceva
.
«
Cosa
farai
senza
la
canfora
,
l
'
acqua
sedativa
e
il
cossa
soja
mi
?
»
Franco
dichiarò
che
aveva
buttato
via
tutti
i
rimedi
,
che
si
sentiva
di
ferro
,
che
sarebbe
stato
il
più
robusto
soldato
del
9°
.
«
Sarà
!
»
,
brontolò
lo
zio
.
«
Sarà
!
E
tu
,
Luisa
,
non
dici
niente
?
»
Luisa
rispose
ch
'
era
persuasa
di
quanto
aveva
detto
suo
marito
.
«
N
'
occor
alter
!
»
,
fece
lo
zio
.
«
Evviva
!
»
Egli
aveva
poi
anche
un
gran
concetto
della
potenza
austriaca
e
non
vedeva
roseo
come
Franco
.
Secondo
Franco
,
non
c
'
era
da
dubitare
della
vittoria
.
Egli
aveva
veduto
un
aiutante
di
Niel
venuto
segretamente
a
Torino
,
gli
aveva
udito
dire
ad
alcuni
ufficiale
piemontesi
di
Stato
Maggiore
:
«
Nous
allons
supprimer
l
'
Autriche
»
.
Certo
,
bisognava
lasciare
almeno
cinquantamila
cadaveri
italiani
e
francesi
tra
il
Ticino
e
l
'
Isonzo
.
«
Scusi
,
signore
»
,
disse
il
cameriere
che
serviva
.
«
Mi
pare
che
il
signore
parlasse
di
entrare
nel
9°
reggimento
!
»
«
Sì
!
»
«
Brigata
Regina
.
Brava
brigata
.
Io
ho
servito
nel
10°
.
Ci
siamo
fatti
onore
nel
1848
,
ehi
!
Goito
,
Santa
Lucia
,
Governolo
,
Volta
!
Adesso
tocca
a
Loro
.
»
«
Faremo
il
possibile
.
»
Luisa
ebbe
un
lieve
brivido
.
Gl
'
inglesi
che
pranzavano
alla
tavola
vicina
intesero
il
dialogo
,
guardarono
Franco
.
Per
qualche
momento
nessuno
parlò
nella
sala
;
vi
passò
la
visione
di
una
colonna
di
fanteria
lanciata
alla
baionetta
,
fra
la
mitraglia
.
Dopo
pranzo
lo
zio
rimase
all
'
albergo
per
il
suo
solito
chilo
e
Franco
uscì
con
Luisa
.
Presero
a
destra
,
verso
il
Palazzo
.
Faceva
piuttosto
scuro
,
cadeva
qualche
rara
gocciolina
,
gli
scalini
che
mettevano
dalla
riva
al
cortile
della
villa
erano
umidi
,
si
sdrucciolava
.
Franco
offerse
il
braccio
a
sua
moglie
che
lo
prese
in
silenzio
.
Si
fermarono
tra
il
cortile
deserto
e
la
scala
dello
sbarco
a
contar
le
ore
che
suonavano
all
'
orologio
del
Palazzo
.
Sei
.
Erano
passate
due
ore
,
ne
restavano
altre
undici
;
poi
veniva
la
separazione
,
l
'
ignoto
.
Si
incamminarono
lentamente
,
sempre
senza
parlare
,
per
il
viale
diritto
fra
il
lago
e
il
fianco
del
Palazzo
,
a
quell
'
angolo
che
guarda
l
'
isola
dei
Pescatori
,
dove
si
vedeva
già
qualche
lume
.
Due
donne
venivano
loro
incontro
a
braccetto
,
chiacchierando
.
Franco
le
lasciò
passare
e
poi
domandò
a
sua
moglie
se
si
ricordava
dei
Rancò
.
Due
anni
prima
del
loro
matrimonio
avevano
fatto
con
altri
amici
una
passeggiata
a
Drano
e
ai
Rancò
,
alti
pascoli
di
Valsolda
,
che
si
attraversano
per
salire
al
Passo
Stretto
.
Avevano
avuto
una
disputa
vivace
,
un
'
ora
di
broncio
e
di
tormento
.
«
Sì
»
,
rispose
Luisa
.
«
Mi
ricordo
.
»
Sentirono
ambedue
nello
stesso
momento
quanto
l
'
ora
presente
fosse
diversa
da
quella
e
quanto
ciò
fosse
doloroso
a
dire
.
Non
parlarono
più
fino
all
'
angolo
.
Un
suono
di
campane
veniva
dall
'
isola
dei
Pescatori
.
Franco
lasciò
il
braccio
di
sua
moglie
,
si
appoggiò
al
parapetto
.
Il
lago
nebbioso
taceva
,
nulla
si
vedeva
oltre
i
lumi
dell
'
altra
isola
.
Il
lago
,
la
nebbia
,
quei
lumi
,
quelle
campane
che
parevano
di
una
nave
perduta
in
mare
,
il
silenzio
delle
cose
,
le
stesse
rade
minute
goccioline
di
piova
,
tutto
era
così
triste
!
«
E
ti
ricordi
poi
?
»
,
mormorò
Franco
senza
voltar
il
viso
.
Anche
Luisa
s
'
era
appoggiata
al
parapetto
.
Tacque
un
poco
,
indi
rispose
sottovoce
:
«
Sì
,
caro
»
.
Ah
vi
era
nel
suo
caro
un
lieve
recondito
principio
di
calore
,
di
emozione
affettuosa
.
Franco
lo
sentì
,
n
'
ebbe
una
scossa
di
gioia
ma
si
contenne
.
«
Penso
»
,
riprese
,
«
alla
lettera
che
t
'
ho
scritto
subito
,
appena
ritornato
a
casa
e
alle
tre
parole
che
mi
hai
detto
il
giorno
dopo
,
a
Muzzaglio
,
quando
gli
altri
ballavano
sotto
i
castagni
e
tu
mi
sei
passata
vicina
per
andar
a
prendere
il
tuo
scialletto
che
avevi
posato
sull
'
erba
.
Te
le
ricordi
?
»
«Sì.»
Egli
le
prese
una
mano
,
se
la
recò
alle
labbra
.
«
Ti
ringrazio
ancora
»
,
diss
'
egli
,
«
per
quelle
tre
parole
.
Allora
sono
state
la
vita
per
me
.
Ti
ricordi
che
nella
discesa
t
'
ho
dato
il
braccio
e
che
c
'
era
chiaro
di
luna
?
»
«Sì.»
«
E
ti
ricordi
che
ho
fatto
uno
sdrucciolone
prima
di
arrivare
al
ponte
e
che
tu
mi
hai
detto
:
"
Caro
signore
,
tocca
a
Lei
di
sostenere
me
"
?
»
Luisa
non
rispose
,
gli
strinse
la
mano
.
«
Non
sono
stato
buono
a
nulla
»
,
diss
'
egli
tristemente
.
«
Non
ti
ho
saputo
sostenere
.
»
«
Hai
fatto
tutto
quello
che
potevi
.
»
La
voce
di
Luisa
,
dicendo
così
,
era
fioca
,
ma
ben
diversa
da
quando
ell
'
aveva
detto
:
il
mio
cuore
è
freddo
.
Suo
marito
le
riprese
il
braccio
,
ritornò
con
lei
,
a
passi
lenti
,
verso
lo
sbarco
.
Il
caro
braccio
non
era
inerte
quanto
prima
,
tradiva
un
'
agitazione
,
una
lotta
.
Franco
si
fermò
e
disse
piano
:
«
E
se
vado
dalla
Maria
?
Cosa
le
devo
dire
di
te
?
»
Ella
fu
presa
da
un
tremito
,
gli
posò
il
capo
sulla
spalla
e
sussurrò
:
«
No
,
resta
»
.
Franco
non
intese
,
domandò
:
«
Cosa
?
»
.
Non
udì
rispondere
,
piegò
adagio
adagio
il
viso
,
vide
le
labbra
di
lei
porgersi
,
vi
posò
le
sue
.
Il
cuore
gli
batté
,
gli
batté
forte
,
più
forte
ancora
di
quando
aveva
baciato
Luisa
la
prima
volta
come
amante
.
Rialzò
il
viso
,
non
poteva
neppur
parlare
.
Finalmente
gli
riuscì
di
metter
fuori
queste
parole
:
«
Le
dirò
che
hai
promesso
...
»
.
«
No
»
,
mormorò
Luisa
,
accorata
,
«
quello
non
lo
posso
,
non
domandarmelo
,
non
è
più
possibile
.
»
«
Cosa
,
non
è
possibile
?
»
«
Oh
,
intendi
bene
!
Anch
'
io
ho
inteso
bene
cosa
volevi
dir
tu
.
»
Ella
riprese
a
camminare
,
volendo
staccarsi
da
quel
discorso
.
Tenne
però
il
braccio
del
marito
,
che
la
fermò
.
«
Luisa
!
»
,
diss
'
egli
,
severo
,
quasi
impetuoso
.
«
Mi
lascerai
partire
così
?
Sai
cosa
vuol
dire
per
me
partire
così
?
»
Ella
ritirò
allora
lentamente
il
braccio
di
sotto
quello
di
lui
e
si
voltò
a
destra
verso
il
parapetto
,
vi
si
appoggiò
guardando
l
'
acqua
come
a
Oria
,
quella
sera
.
Franco
le
restò
diritto
accanto
,
attese
un
poco
e
poi
le
domandò
di
rispondergli
.
«
Per
me
sarebbe
meglio
finirla
nel
lago
»
,
diss
'
ella
,
amaramente
.
Suo
marito
le
cinse
la
vita
con
un
braccio
,
la
strappò
dal
parapetto
e
la
lasciò
libera
,
levò
il
braccio
in
aria
.
«
Tu
?
»
,
esclamò
con
sdegno
.
«
Parlar
così
,
tu
che
dicevi
sempre
di
prender
la
vita
come
una
guerra
?
E
il
tuo
modo
di
combattere
sarebbe
questo
?
Io
credevo
una
volta
che
la
più
forte
fossi
tu
.
Adesso
intendo
che
sono
io
il
più
forte
.
Molto
più
!
Sai
neanche
immaginare
cosa
ho
sofferto
io
in
questi
anni
?
Sai
neanche
immaginare
...
»
Sentì
la
voce
sfuggirsi
un
momento
ma
si
padroneggiò
e
proseguì
:
«
Sai
neanche
immaginare
cosa
tu
sei
per
me
e
cosa
farei
per
non
darti
senza
necessità
un
piccolo
dolore
,
mentre
pare
che
a
te
non
importi
nulla
di
lacerarmi
l
'
anima
?
»
.
Ella
gli
si
gettò
fra
le
braccia
.
Nel
silenzio
che
seguì
,
rotto
solo
da
uno
spasimo
di
singhiozzi
repressi
,
Franco
udì
venir
gente
e
durò
fatica
a
staccarsi
sua
moglie
dal
petto
,
a
riprender
con
essa
il
cammino
dell
'
albergo
.
«
Tu
!
tu
!
»
,
sussurrò
.
«
E
non
vuoi
che
desideri
di
morire
io
,
quando
posso
morir
bene
,
per
il
mio
paese
?
»
Luisa
gli
stringeva
il
braccio
senza
parlare
.
Incontrarono
due
giovani
amanti
,
che
passando
loro
accanto
li
guardarono
curiosamente
.
La
ragazza
sorrise
.
Giunti
agli
scalini
che
scendono
sul
piazzaletto
davanti
a
S
.
Vittore
,
udiron
voci
di
ragazzi
e
di
donne
.
Luisa
si
fermò
un
momento
sul
primo
scalino
e
disse
piano
le
tre
parole
di
Muzzaglio
:
«
Ti
amo
tanto
»
.
Franco
non
rispose
che
con
una
stretta
del
braccio
.
Discesero
gli
scalini
adagio
adagio
,
rientrarono
all
'
Albergo
del
Delfino
.
Alcuni
giovinotti
che
bevevano
,
fumavano
e
schiamazzavano
si
alzarono
all
'
apparir
di
Franco
e
di
Luisa
,
si
fecero
loro
incontro
tutti
,
tranne
uno
che
approfittò
del
momento
buono
per
vuotare
l
'
ultima
bottiglia
.
«
Signora
»
,
disse
il
primo
che
si
presentò
a
Luisa
.
«
Suo
marito
Le
avrà
già
annunciato
i
Sette
Sapienti
.
»
Successe
subito
un
gran
baccano
perché
Franco
aveva
dimenticato
di
dire
a
Luisa
che
i
suoi
amici
eran
venuti
con
lui
da
Torino
e
s
'
erano
spinti
,
per
discrezione
,
fino
a
Pallanza
,
promettendo
una
visitina
d
'
omaggio
alla
signora
.
«
El
più
sapiente
son
mi
»
,
disse
alzandosi
il
Padovano
,
che
aveva
vuotata
la
bottiglia
.
«
Vualtri
fe
'
bordelo
e
non
bevì
;
mi
bevo
e
no
fazzo
bordelo
.
»
«
Quello
,
signora
»
,
disse
un
bel
giovane
,
«
è
,
com
'
Ella
ben
intende
,
l
'
asino
sapiente
della
compagnia
.
»
«
Tasi
,
Fante
!
»
«
Signora
!
»
,
fece
il
Padovano
avanzandosi
e
salutando
.
«
Ah
,
Lei
è
il
signor
Fante
di
bastoni
?
»
,
disse
Luisa
,
sorridendo
,
al
bel
giovane
.
Ella
fu
affabile
con
tutti
,
ebbe
un
gran
successo
dicendo
a
un
uomo
alto
,
magro
,
dai
baffi
arricciati
:
«
Lei
dev
'
essere
il
signor
Caval
di
spade
»
.
«
No
xe
vero
,
signora
»
,
esclamò
il
Padovano
mentre
gli
altri
applaudivano
,
«
che
se
vede
la
bestia
?
»
Erano
venuti
da
Pallanza
in
barca
e
volevano
ripartire
subito
,
ma
Franco
fece
portare
altre
due
bottiglie
e
il
chiasso
divenne
così
enorme
,
malgrado
la
presenza
di
Luisa
,
che
l
'
albergatore
venne
a
pregare
,
per
amore
de
'
suoi
inglesi
,
di
non
far
tanto
«
rabello
»
.
Il
Padovano
gli
snocciolò
dolcemente
una
litania
placida
di
vituperi
padovani
.
Colui
non
capì
,
fece
un
risolino
stupido
e
se
n
'
andò
.
I
Sapienti
eran
venuti
sul
lago
per
godere
anche
loro
una
giornata
di
libertà
prima
di
arruolarsi
.
Entravano
tutti
,
meno
il
Caval
di
spade
,
nello
stesso
reggimento
.
Bevvero
al
9°
fanteria
,
alla
brigata
Regina
,
a
tutti
i
«
pistapauta
»
nazionali
nel
presente
e
nell
'
avvenire
e
discussero
sul
luogo
e
il
nome
della
prima
battaglia
che
si
darebbe
agli
austriaci
.
Tutti
i
voti
meno
quello
del
Padovano
furono
per
una
«
battaglia
del
Ticino
»
.
Il
Padovano
voleva
una
battaglia
di
Gorgonzola
.
«
No
sentì
che
nome
militar
?
Battaglia
di
Gorgonzola
erborinato
.
Asèo
!
»
Era
scritto
nel
Libro
del
Destino
ch
'
egli
sarebbe
caduto
appunto
nella
prima
battaglia
,
a
Palestro
,
con
una
scheggia
di
granata
nella
coscia
,
combattendo
da
buon
soldato
a
due
passi
dal
colonnello
Brignone
.
Quei
giovani
parlavano
di
battaglie
con
entusiasmo
ma
senza
spacconate
,
parlavano
della
futura
Italia
dicendo
alquante
corbellerie
,
ma
si
sentiva
che
non
importava
loro
un
fico
secco
della
vita
pur
di
farla
libera
,
questa
vecchia
patria
,
e
grande
.
«
Ghe
pàrele
teste
da
far
l
'
Italia
?
»
,
disse
il
Padovano
a
Luisa
.
«
Gnanca
So
marìo
,
sala
.
Un
bon
toso
,
ma
par
far
l
'
Italia
,
gnente
.
La
vedarà
che
razza
de
Italia
che
vien
fora
!
I
nostri
fioi
ne
farà
un
monumento
,
ma
dopo
vegnarà
,
capisela
,
con
licenza
,
quelle
figure
porche
de
quei
nevodi
,
che
me
par
de
sentirli
:
"
Che
da
can
"
,
i
dirà
,
"
che
i
la
ga
fata
,
quei
veci
insensai
,
sta
Italia
!
"
»
I
Sapienti
partirono
dopo
essersi
accordati
con
Franco
di
trovarsi
l
'
indomani
mattina
sul
primo
battello
.
Franco
li
accompagnò
alla
barca
e
intanto
sua
moglie
salì
a
vedere
lo
zio
Piero
.
Egli
aveva
dato
l
'
incarico
all
'
albergatore
di
avvertire
i
suoi
nipoti
che
,
sentendosi
molto
sonno
,
era
andato
a
letto
.
Infatti
Luisa
lo
udì
dormire
rumorosamente
.
Posò
il
lume
e
attese
Franco
.
Egli
venne
subito
e
fu
sorpreso
di
udire
che
lo
zio
dormiva
già
.
Avrebbe
voluto
pigliar
congedo
da
lui
prima
d
'
andar
a
letto
,
perché
il
battello
partiva
di
gran
mattino
,
alle
cinque
e
mezzo
.
L
'
uscio
della
camera
era
chiuso
,
tuttavia
Luisa
pregò
suo
marito
di
camminare
in
punta
di
piedi
e
di
parlar
sottovoce
.
Gli
raccontò
ciò
che
le
aveva
detto
la
Cia
.
Lo
zio
aveva
bisogno
di
riposo
.
Ella
sperava
che
sarebbe
rimasto
a
letto
fino
alle
nove
o
alle
dieci
e
contava
partire
al
tocco
,
andar
a
dormire
a
Magadino
per
non
affaticarlo
troppo
.
Insistette
molto
su
queste
apprensioni
per
la
salute
dello
zio
;
parlava
,
parlava
,
nervosamente
,
volendo
tener
lontani
altri
discorsi
,
tener
lontane
con
quest
'
ombra
carezze
troppo
tenere
.
In
pari
tempo
andava
e
veniva
per
la
camera
,
pigliando
e
posando
le
stesse
cose
,
un
po
'
per
nervosità
,
un
po
'
con
la
intenzione
che
suo
marito
si
coricasse
prima
di
lei
.
Egli
pareva
dal
canto
suo
molto
occupato
di
una
borsa
a
tracolla
che
non
riusciva
ad
aprire
.
Finalmente
l
'
aperse
,
chiamò
sua
moglie
a
sé
,
le
diede
un
rotolo
d
'
oro
,
cinquanta
pezzi
da
venti
lire
.
«
Capisci
»
,
le
disse
,
«
che
almeno
per
qualche
mese
non
potrò
mandar
nulla
.
Questi
non
sono
miei
,
li
ho
avuti
a
prestito
.
»
Poi
trasse
di
tasca
una
lettera
suggellata
.
«
E
questo
è
il
mio
testamento
»
,
soggiunse
.
«
Ho
poco
ma
devo
pur
disporre
anche
di
quel
poco
.
Vi
è
un
legato
solo
,
la
spilla
di
mio
padre
che
hai
tu
,
per
lo
zio
Piero
;
e
vi
è
il
nome
della
persona
cui
devo
le
mille
lire
.
A
parte
del
testamento
ci
sono
due
righe
particolari
per
te
.
Ecco
.
»
Egli
parlava
con
dolcezza
grave
,
senza
commozione
.
A
lei
,
nel
prendere
la
lettera
,
le
mani
tremavano
.
Gli
disse
«
grazie
»
,
cominciò
a
sciogliersi
le
trecce
,
poi
se
le
riannodò
,
non
sapeva
bene
che
si
facesse
,
combattuta
dal
fantasma
della
sua
morta
e
da
un
'
altra
visione
di
guerra
e
di
morte
.
Disse
con
voce
rotta
che
dovendo
alzarsi
presto
per
accompagnarlo
al
vapore
pensava
di
non
sciogliersi
le
trecce
e
di
coricarsi
vestita
.
Franco
non
fece
parola
,
pregò
brevemente
e
si
cominciò
a
spogliare
,
si
levò
dal
collo
una
catenella
e
una
crocettina
d
'
oro
ch
'
erano
state
di
sua
madre
.
«
Tienle
tu
»
,
diss
'
egli
porgendole
a
Luisa
.
«
È
meglio
.
Non
si
sa
mai
,
potrebbero
cadere
in
mano
ai
croati
.
»
Ella
inorridì
,
tremò
,
esitò
un
istante
,
gli
si
gettò
al
collo
,
glielo
strinse
da
soffocarlo
.
Il
cameriere
bussò
all
'
uscio
degli
sposi
verso
le
quattro
e
mezzo
.
Alle
cinque
Franco
entrò
col
lume
nella
camera
dello
zio
ch
'
era
svegliato
.
Prese
congedo
da
lui
e
propose
quindi
a
Luisa
che
anche
il
loro
congedo
seguisse
lì
.
Ell
'
aveva
nel
viso
e
anche
nella
voce
una
espressione
di
stupore
grave
,
dolente
.
Non
si
commosse
,
non
pianse
,
abbracciò
e
baciò
suo
marito
come
trasognata
e
come
trasognata
discese
le
scale
insieme
a
lui
.
Passò
forse
in
esso
un
lampo
del
pensiero
che
occupava
l
'
animo
di
lei
?
Se
ciò
avvenne
fu
nel
salotto
dell
'
albergo
mentre
prendeva
il
caffè
e
sua
moglie
gli
sedeva
in
faccia
.
Parve
che
scoprisse
qualche
cosa
in
quello
sguardo
,
in
quella
fisionomia
,
perché
si
fermò
a
contemplarla
con
la
tazza
di
caffè
in
mano
e
poi
gli
si
diffuse
sul
volto
una
tenerezza
,
un
'
ansia
,
una
commozione
inesprimibile
.
Ella
,
manifestamente
,
non
desiderava
di
parlare
ma
egli
sì
.
Una
parola
occulta
gli
fremeva
in
tutti
i
muscoli
del
viso
,
gli
luceva
negli
occhi
;
la
bocca
non
osò
dire
niente
.
Discesero
al
ponte
di
sbarco
tenendosi
per
mano
,
si
appoggiarono
al
muro
cui
s
'
era
appoggiata
Luisa
il
giorno
prima
.
Quando
udirono
il
fragore
delle
ruote
si
abbracciarono
per
l
'
ultima
volta
,
si
dissero
addio
senza
lagrime
,
piuttosto
sconvolti
dal
loro
comune
pensiero
occulto
che
afflitti
dalla
separazione
.
Il
battello
arrivò
con
fracasso
,
furon
gittate
e
legate
le
corde
.
Una
voce
gridò
:
«
Avanti
chi
parte
!
»
.
Un
bacio
ancora
:
«
Dio
ti
benedica
!
»
,
disse
Franco
e
saltò
sul
battello
.
Ella
rimase
fino
a
che
fu
possibile
udire
il
rumor
delle
ruote
che
si
allontanavano
verso
Stresa
.
Poi
ritornò
all
'
albergo
,
sedette
sul
letto
,
stette
lì
come
petrificata
in
quest
'
idea
,
in
questa
istintiva
certezza
ch
'
era
madre
una
seconda
volta
.
Benché
fosse
appunto
la
cosa
tanto
temuta
,
non
si
può
dire
che
ne
provasse
afflizione
.
Lo
stupore
di
sentirsi
dentro
una
voce
così
forte
,
chiara
e
inesplicabile
,
vinse
in
lei
ogni
altro
sentimento
.
Era
sbalordita
.
Aveva
sempre
pensato
,
dopo
la
morte
di
Maria
,
che
il
Libro
del
Destino
nulla
potesse
più
avere
di
nuovo
per
lei
,
che
certe
intime
fibre
del
suo
cuore
fossero
morte
.
E
adesso
una
Voce
arcana
parlava
proprio
là
dentro
,
diceva
:
«
Sappi
che
nel
Libro
del
tuo
Destino
una
pagina
si
chiude
,
un
'
altra
si
apre
.
Vi
è
ancora
per
te
un
avvenire
di
vita
intensa
;
il
dramma
,
che
tu
credevi
finito
al
secondo
atto
,
continua
e
dev
'
essere
straordinario
se
Io
te
lo
annuncio
»
.
Per
tre
ore
,
sino
a
che
lo
zio
Piero
non
la
chiamò
,
Luisa
restò
assorta
in
questa
Voce
.
Lo
zio
si
alzò
alle
nove
e
mezzo
.
Stava
bene
.
Il
tempo
era
umido
ancora
,
quasi
piovigginoso
,
ma
egli
non
volle
saperne
di
restar
in
casa
,
come
Luisa
avrebbe
desiderato
,
sino
all
'
ora
di
partire
per
Magadino
.
Sapeva
,
per
averne
chiesto
all
'
albergatore
,
che
dalle
nove
in
poi
si
poteva
visitare
il
giardino
,
e
alle
dieci
,
preso
il
suo
latte
,
vi
si
avviò
con
Luisa
.
Passando
da
San
Vittore
desiderò
entrarvi
,
veder
le
pitture
.
Vi
si
stava
dicendo
messa
,
il
celebrante
si
voltava
a
dire
:
«
Benedicat
vos
omnipotens
Deus
»
.
Lo
zio
si
fece
un
gran
crocione
,
ascoltò
l
'
ultimo
vangelo
,
rinunciò
a
veder
le
pitture
perché
c
'
era
poca
luce
e
uscì
di
chiesa
dicendo
con
la
sua
giovialità
solita
:
«
Eccomi
felice
e
contento
d
'
essere
andato
a
farmi
benedire
»
.
Non
era
possibile
aver
fretta
,
con
lui
.
Si
fermava
ad
ogni
passo
,
guardando
tutto
che
avesse
forma
d
'
arte
,
tutto
che
fosse
disposto
per
venir
guardato
.
Contemplò
la
facciata
della
chiesa
,
la
triplice
gradinata
della
sbarco
Borromeo
,
ciascuno
dei
tre
lati
del
cortile
e
la
gran
palma
nel
mezzo
,
che
Luisa
,
con
grave
scandalo
di
lui
,
non
aveva
neppur
veduta
passando
di
là
insieme
a
Franco
,
la
sera
prima
.
Quando
il
custode
li
introdusse
nel
Palazzo
ci
vollero
almeno
dieci
minuti
per
salire
,
ammirando
,
lo
scalone
.
Come
ne
fu
a
capo
uscì
un
raggio
di
sole
e
il
custode
propose
di
approfittarne
per
vedere
il
giardino
.
Prese
a
sinistra
e
per
una
fila
di
sale
vuote
accompagnò
i
visitatori
al
cancello
di
ferro
,
suonò
il
campanello
.
Venne
un
giardiniere
,
un
giovinetto
educato
che
piacque
molto
allo
zio
perché
gli
spiegava
tutto
con
buon
garbo
,
e
lo
zio
non
domandava
poco
.
Ci
vollero
cinque
minuti
per
l
'
albero
della
canfora
,
presso
l
'
entrata
.
Luisa
ci
soffriva
,
temeva
che
lo
zio
si
stancasse
troppo
e
si
stancava
moltissimo
ella
stessa
di
dover
guardare
tante
piante
,
udire
tanti
nomi
latini
e
volgari
,
fare
attenzione
allo
zio
,
mentre
i
suoi
pensieri
avrebbero
voluto
silenzio
e
solitudine
.
Il
giardiniere
propose
di
salire
al
Castello
di
Nettuno
.
Lo
zio
avrebbe
desiderato
veder
da
vicino
il
liocorno
dei
Borromei
che
s
'
impenna
lassù
,
ma
c
'
erano
parecchi
scalini
a
fare
,
l
'
aria
era
pesante
ed
egli
esitava
.
Luisa
approfittò
di
quell
'
esitazione
per
chiedere
al
giardiniere
dove
avrebbero
trovato
un
sedile
.
«
Qui
sotto
»
,
rispose
colui
,
«
a
sinistra
,
sulla
piazza
degli
Strobus
.
»
Lo
zio
si
lasciò
persuadere
a
discendere
su
questa
piazza
degli
Strobus
.
Era
stanco
ma
non
tralasciava
di
guardar
tutto
e
d
'
interrogar
su
tutto
.
Avviandosi
verso
gli
Strobus
udì
venir
da
lontano
,
dalla
parte
dell
`
Isola
Madre
,
un
rullo
di
tamburi
e
ne
domandò
al
giardiniere
.
Erano
i
tamburi
della
Guardia
Nazionale
di
Pallanza
,
che
faceva
gli
esercizi
sulla
riva
.
«
Adesso
si
fa
per
giuoco
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Mica
per
giuoco
,
ma
insomma
...
!
Il
mese
venturo
faremo
sul
serio
.
Dobbiamo
dare
una
lezione
a
una
bestia
grossa
.
Eccolo
là
,
quel
mostro
.
»
Il
mostro
era
il
vapore
austriaco
da
guerra
Radetzki
,
detto
dai
riverani
piemontesi
Radescòn
.
«
Entra
adesso
nel
porto
di
Laveno
»
,
disse
il
giovinetto
.
«
Viene
da
Luino
.
Vengano
qui
se
vogliono
vederlo
bene
.
»
Lo
zio
sapeva
di
non
avere
occhi
bastantemente
buoni
e
sedette
sul
primo
sedile
che
trovò
sotto
gli
strobus
,
posto
a
ridosso
di
una
macchia
di
bambù
e
fiancheggiato
da
due
altre
macchie
di
grandi
azalee
.
Dietro
ai
bambù
,
fra
i
grossi
tronchi
distorti
degli
strobus
,
si
vedeva
tremolare
lo
specchio
delle
acque
bianche
fino
alla
lista
nera
delle
colline
d
'
Ispra
.
Il
cielo
,
fosco
a
settentrione
,
era
chiaro
laggiù
.
Luisa
e
il
giardiniere
andarono
fino
al
cancello
stemmato
che
guarda
la
verde
Isola
Madre
,
Pallanza
e
il
lago
superiore
.
Luisa
si
affacciò
alla
gran
distesa
delle
acque
plumbee
,
incoronate
di
colossi
nebbiosi
dal
gruppo
del
Sasso
di
Ferro
sopra
Laveno
ai
monti
di
Maccagno
,
alle
nevi
lontane
della
Spluga
.
Del
Radetzki
si
vedeva
più
il
fumo
che
il
corpo
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
sempre
.
Lo
zio
Piero
chiamò
il
giardiniere
e
Luisa
andò
ad
appoggiarsi
al
parapetto
di
fianco
al
cancello
,
presso
il
tasso
che
sale
dal
ripiano
inferiore
.
L
'
albero
le
toglieva
la
vista
del
chiaro
levante
;
ella
era
contenta
di
esser
finalmente
sola
,
di
riposar
i
suoi
sguardi
e
i
suoi
pensieri
nel
grigio
delle
montagne
lontane
e
delle
acque
immense
.
Il
giardiniere
tornò
dopo
un
momento
per
mostrarle
le
gialle
acacie
fiorite
e
le
eriche
bianche
del
ripiano
inferiore
,
pure
fiorite
.
«
Le
bruyères
blanches
portano
fortuna
»
,
diss
'
egli
.
Vedendo
che
Luisa
,
distratta
,
non
gli
badava
,
si
allontanò
verso
la
serra
delle
begonie
.
«
Vecchio
strobus
»
,
diss
'
egli
parlando
forte
per
farsi
udire
dai
forestieri
,
ma
senza
voltarsi
.
«
Vecchio
strobus
colpito
dal
fulmine
.
Se
vogliono
veder
il
giardino
privato
...
»
Luisa
si
alzò
e
andò
a
prender
lo
zio
per
dargli
il
braccio
se
ne
avesse
bisogno
.
Il
giardiniere
che
stava
aspettando
presso
l
'
entrata
del
boschetto
di
lauri
,
vide
la
signora
muovere
verso
il
signore
seduto
,
affrettare
il
passo
,
precipitarsi
con
un
grido
sopra
di
lui
.
Come
la
vecchia
innocente
pianta
,
anche
lo
zio
Piero
era
stato
colpito
dal
fulmine
.
Il
suo
corpo
era
appoggiato
alla
spalliera
del
sedile
,
la
testa
gli
toccava
il
petto
col
mento
,
gli
occhi
erano
aperti
,
fissi
,
senza
sguardo
.
Era
proprio
stato
uno
spettacolo
di
addio
quello
che
la
sua
Valsolda
gli
aveva
offerto
.
Lo
zio
Piero
,
il
caro
venerato
vecchio
,
l
'
uomo
savio
,
l
'
uomo
giusto
,
il
benefattore
de
'
suoi
,
lo
zio
Piero
era
partito
per
sempre
.
Egli
era
venuto
,
sì
,
ad
arruolarsi
,
Iddio
lo
voleva
in
una
milizia
superiore
,
ed
ecco
era
suonato
l
'
appello
,
egli
aveva
risposto
.
I
tamburi
di
Pallanza
rullavano
,
rullavano
la
fine
di
un
mondo
,
l
'
avvento
di
un
altro
.
Nel
grembo
di
Luisa
spuntava
un
germe
vitale
preparato
alle
future
battaglie
dell
'
era
nascente
,
ad
altre
gioie
,
ad
altri
dolori
da
quelli
onde
l
'
uomo
del
mondo
antico
usciva
in
pace
,
benedetto
all
'
ultimo
momento
,
senza
saperlo
,
da
quell
'
ignoto
prete
dell
'
Isola
Bella
,
che
mai
,
forse
,
non
aveva
detto
le
sante
parole
a
un
più
degno
.
FINE