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LA MESSA DI NOZZE ( DE_ROBERTO FEDERICO , 1900 )
Narrativa ,
I L ' arrivo del " Senegal " Alle tre , quando la campana annunziò la fine della lezione , il professore Domenico Perez non lasciò liberi , come avrebbe dovuto , i suoi discepoli . Spiegava da due ore un atto dell ' Edipo Re e non voleva interromperlo . Dominando con la voce ferma e severa i moti d ' impazienza della classe , andò avanti per un ' altra diecina di minuti , sino alla fine ; poi pronunziò la frase sacramentale : - Basterà per oggi . Appena uscito nel corridoio , in compagnia degli alunni più diligenti che gli rivolgevano ancora domande intorno alle cose udite , si vide accostare da Baldassare , il bidello . - Signor professore , c ' è un signore che lo aspetta . - Chi è ? - Non ha detto il nome ... Dice che è venuto da Firenze apposta per lei . - Da Firenze ? ... Dov ' è ? - L ' ho fatto accomodare nella sala di convegno ... Vi è rimasto un pezzo a dormire , sul divano ! ... Prima di sonare la campana sono andato ad avvertirlo ; allora è sceso giù nel cortile ! ... Ha un ' aria ... una cert ' aria ... Perez sorrise vedendo la smorfia con la quale Baldassare intendeva esprimere l ' aria dello sconosciuto , e s ' affacciò dal ballatoio . Non distinguendo nessuno in mezzo alla folla degli scolari sciamanti giù per la corte , discese le scale ; sull ' ultimo ripiano , scorgendo il visitatore che pareva appostato per attenderlo al varco - una figura alta e smilza , un paio di gambe lunghe chiuse in calzoni strettissimi , una faccia magra tagliata da due baffi chiari uncinati - esclamò : - Bertini ! ... Ma come ? Sei tu , Lodovico ? - Sono io . - Senza avvertirmi ? ... Senza scrivermi una parola ? ... - soggiunse , buttandogli le braccia al collo e baciandolo con grande effusione sulle due guance . - Non importa ; grazie egualmente ! ... Che piacere ! ... Sai che non ci vediamo da Valsorrisa ? ... Quant ' è ? Due anni ! ... Quando sei arrivato ? - Da un ' ora . - E sei venuto per me ? Che bravo ! Andiamo via ! Sono libero . Sono tutto per te . Quanto ti tratterrai ? - Riparto stasera . - Come ? - protestò l ' altro , fermandosi , tra stupito e crucciato , sul punto di varcare il portone del Liceo . - Ma niente affatto ! ... Dopo due anni che aspetto questa tua visita , vieni per mezza giornata ? Che dico ? Per qualche ora appena ! - Non posso fermarmi di più . - Hai da fare ? Che hai da fare ? Non ammetto pretesti ! Ti sequestro . Almeno sino a domani . - Ti prego non insistere . Non posso . Perez gli fermò addosso lo sguardo . Nel primo momento , nella sorpresa del riconoscimento , non aveva fatto attenzione all ' aspetto dell ' amico suo ; ora , udendo quella risposta proferita brevemente , in tono che non ammetteva replica , e rammentando le parole di Baldassare sullo strano atteggiamento del visitatore , scorgeva realmente qualche cosa d ' insolito in lui . Magrissimo era sempre stato , ma d ' una magrezza sana , ossea e nervosa ; ora il suo viso lungo ed affilato pareva emaciato come dopo una malattia ; le tempie , dove i capelli cominciavano a incanutire , eran solcate da vene inturgidite ; gli occhi si volgevano intorno esitanti , inquieti , quasi sospettosi ; anche il passo era malfermo . - Sia come vuoi , - concesse Perez , tenendo temporaneamente per sé quelle osservazioni , ma proponendosi di cogliere o di far nascere più tardi l ' occasione di manifestarle . - Vieni a casa mia ? - Per fare ? - Niente ! Sono libero , ti ripeto ; posso dedicarti tutto il pomeriggio . Dicevo così , nel caso che volessi riposarti . Sei all ' albergo ? - No , ho lasciato la valigia alla stazione . - Dovresti essere stanco ; ho sentito che ti sei addormentato , aspettandomi . - Ora sono riposato . - Va bene ; allora verrai da noi a pranzo stasera : è inteso . La mamma sarà felice di vederti . Per il momento vogliamo andare al caffè ? - Grazie ; io non prendo nulla . - Allora ... - fece Perez , un poco imbarazzato , cercando che cosa potesse piacere all ' amico ; - allora ... montiamo in carrozza e giriamo un poco in città o in campagna ? Solo quell ' offerta riuscì gradita all ' invitato . - Andiamo al mare ? - propose . - Dove tu vuoi ! ... Vetturino ! ... - chiamò , fermando con un gesto del braccio una carrozza che passava loro dinanzi in quel momento . - Monta su , caro , ti prego ... Vetturino , alla Gettata ! ... - Poi , accomodatosi nel suo cantuccio , battendo con la mano sul ginocchio dell ' amico , esclamò giocondamente : - E così ? - E così ? - ripeté l ' altro , come un ' eco . Cavata di tasca la borsa del tabacco e cominciando ad arrotolare una sigaretta , soggiunse : - Che fai ? ... Sei contento ? ... Lavori ? - Lavoro , sì . E tu ? - A che lavori ? - insisté l ' interrogato , come se non avesse udito la domanda . - Vuoi ? - concluse , offrendogli da fumare . - Grazie ! Ti dirò che sono in un periodo di grande fecondità . Mentre la carrozza attraversava i quartieri popolari , arrestandosi tratto tratto per l ' ingombro dei tram , delle automobili , dei legni , dei carri , dei veicoli d ' ogni sorta , Perez cominciò a parlare delle sue occupazioni letterarie . Scrittore di commedie prima che insegnante di lettere greche , egli adempiva con tutta coscienza l ' ufficio scolastico ; ma più che la cattedra lo attirava il palcoscenico , dove aveva raccolto e raccoglieva ancora i premî più ambiti . Quanti ammiravano in lui l ' artista geniale , l ' arguto dipintore dei costumi contemporanei , non riuscivano a spiegarsi come egli potesse essere anche un dotto cultore delle classiche discipline ; in realtà , il giovane aveva sofferto d ' un intimo disagio vivendo con la mente , per ragioni di studio , in tempi tanto remoti e disformi da quello nel quale era nato , del quale osservava , intendeva ed amava i caratteri , nella vita reale ; ma il disagio era finito , e le due occupazioni si erano conciliate , perché l ' amore della modernità gli aveva impedito di isterilirsi nel fanatismo del passato e gli aveva fatto ricercare ed intendere nelle antiche letterature solo ciò che vi resta di veramente vivo , di eternamente giovane e fresco . Proprio in quei giorni , dopo una vivace polemica sostenuta con un Tedesco erudito e pedante , egli aveva concepito l ' idea d ' un saggio intorno alle " Forme letterarie fossili " , e nell ' esporre all ' amico gli argomenti coi quali si accingeva a sostenere la propria tesi , si animava ed accalorava : piccolo , vivacissimo , tutto fuoco , roteava gli occhi e mulinava con le braccia come sostenendo un assalto contro avversarî invisibili , bucava l ' aria con l ' indice disteso come per trapassare da parte a parte gli autori incriminati . - Nel mondo della creazione artistica , come nella natura vivente , le specie appariscono , vivono più o meno a lungo e poi dànno luogo ad altre più o meno diverse . Il poema e la tragedia hanno fatto il loro tempo come gl ' ittiosauri e i teromorfi ; sono finiti con gli elmi e gli scudi , coi manti e le corone : roba da museo . Al giorno d ' oggi che i re , quelli che restano , portano il cappello a cencio e le scarpe con le gomme , e i militari si vestono di grigio per non lasciarsi scorgere da lontano , e gli eroi si trovano , quando si trovano , nel corpo dei pompieri o tra i casellanti delle strade ferrate , non vi sono altre forme possibili che il romanzo o la novella e il dramma o la commedia . Il naturalista ricostruisce con senso religioso i formidabili giganti della fauna antica , ma non nutre la folle idea di richiamarli in vita . Io m ' inginocchio dinanzi a Sofocle , ma rido di chi presume mettere al mondo nuovi " Edipi " . Le commedie nostre saranno benissimo semplici coccodrilli , e se vuoi umilissime lucertole a petto dei colossi antidiluviani ; ma la colpa non è nostra se quegli stampi sono andati distrutti . - E le tue commedie nuove ? - Tre , mio caro ; non meno di tre : omne trinum ... E tre casi di adulterio , uno dopo l ' altro ! I critici e i commissarî dei concorsi governativi mi lapideranno , ma il pubblico verrà a sentire . Non dico ad applaudire . Può darsi benissimo che mi fischi di santa ragione ; ma la colpa sarà stata mia , non dell ' argomento . Non ne conosco altri che appassionino tanto le platee , perché nessun altro offre una così intima associazione del comico col drammatico , e se vuoi col tragico , ma nel senso moderno della parola . La nostra civiltà ha preteso disciplinare l ' indisciplinabile , quel sentimento che il mito antico , più accorto , aveva simboleggiato in un fanciullo , bendato per giunta , cioè due volte cieco , doppiamente irresponsabile . Il matrimonio , l ' unione eterna e indissolubile , è il più bel tentativo di correggere la realtà , di realizzare l ' ideale ; ma la natura , che noi disconosciamo , si prende giuoco di noi , scombussola i nostri piani , sconvolge la nostra vita . Dico la nostra , e non la loro , della gente coniugata : perché , sentimentalmente , la situazione è la stessa , sia nelle giuste nozze , sia negli amori liberi . Quante volte hai giurato ad una donna , con tutta la sincerità del cuore , con tutto il convincimento della volontà , che l ' ami unicamente , che l ' amerai sempre ? E quante volte , con quanto dolore , ti sei accorto dell ' inganno ? Bertini , rivoltatosi bruscamente , buttò via la sigaretta non ancora finita di fumare ; poi , raddrizzatosi sul sedile incrociò le braccia e chinò il capo . Perez , senza aspettare risposta alle domande espresse non tanto per curiosità di sapere quanto per bisogno di affermare , riprese : - La poesia ha inventato l ' anima sorella , l ' anima gemella , che andiamo cercando , che presto o tardi incontriamo e che allora ci prende tutti per sé ; ma la natura , quando crediamo di esserci assortiti con la creatura predestinata , ce ne sospinge dinanzi , un bel giorno , a nostra insaputa , un ' altra che ci piace di più , che ci par fatta per noi meglio dell ' altra , che distrugge il prestigio dell ' altra , che vogliamo e dobbiamo ottenere , a qualunque costo di morirne , salvo a ricrederci ancora una volta , quando ci troviamo esposti ad una terza seduzione ancora più forte , o semplicemente diversa . Sai che lo ha detto anche Napoleone ; il matrimonio non è istituzione fondata su leggi di natura , e Balzac lo ha scritto in fronte alla sua " Fisiologia " . La natura non vuole amori unici ed eterni ; esige anzi , per il conseguimento dei suoi fini , il più gran numero di amori . Noi siamo come i germi che essa sparpaglia a milioni per l ' aria , sulla terra , nelle acque , per moltiplicare le probabilità che s ' incontrino e si fecondino e si schiudano in nuove forme di vita . Uomini e donne , tutti quanti siamo , nonostante i nostri codici scritti e la nostra morale intima , che altro facciamo , io ti domando , se non cercarci per sedurci , se non sfoggiare ed accrescere le nostre doti per suscitare il più gran numero di desiderî dai quali deriveranno il più gran numero di accostamenti ? Perché mai tu scolpisci le tue statue , ed io scrivo le mie commedie , e il nostro Natali dipinge i suoi quadri , e Luigi Albani compone le sue musiche , se non per abbagliare queste signore con l ' aureola della gloria ? E queste signore perché mai passano metà della loro vita dalla sarta e dinanzi allo specchio , se non per fulminarci col fulgore della loro bellezza ? In tutti i loro rapporti , in quelli che sembrano più innocenti , uomini e donne non fanno altro che scherzare col fuoco : la fedeltà dei mariti , delle mogli e degli amanti è un miracolo altrettanto grande quanto la preservazione di una santabarbara fra il grandinare delle granate . - L ' albergo di Francia è in questa via ? L ' oratore si sentì così bruscamente interrotto nel bel mezzo dell ' argomentazione da quella domanda , che per un momento rimase senza parola . - L ' albergo di Francia ? ... Qui siamo sul corso Vittorio Emanuele ; l ' albergo di Francia è nella via Cavour . - Passiamo di là , se non ti dispiace . - Vetturino , per via Cavour ... Ma sai che sei un bel tipo ? - esclamò poi , fra crucciato e sorridente . - Mi fai sgolare senza darmi retta , e non mi narri nulla di te , delle cose tue ! Perché hai trasferito lo studio a Firenze ? - Per finire il monumento a Mazzini : te lo scrissi . - Un tempo non potevi lavorare fuori della pace di Promonte ... Come sta tua sorella ? Il dottore tuo cognato ? I tuoi nipotini ? - Stanno bene , grazie . - Che desiderio di tornare lassù ! Bisogna che scriva alla signora Laura . Il tuo monumento , dalle figure che ne ho viste sui fogli illustrati , è una bellezza . So che vi hai lavorato molto ; forse troppo ? Sei un poco affaticato ? - Un poco . - Si vede . Te lo volevo dire . Non sei stato sofferente ? - Un poco . - Perché non ti riposi ? Perché non ti fermi con noi ? Ti prometto di farti divagare . Hai qui tanti ammiratori ! E non poche ammiratrici , sai ? Ecco l ' albergo di Francia . Ferma , vetturino ... - No ! no ! - protestò vivacemente Bertini , trattenendo col braccio il braccio dell ' amico , ed ordinando poi al cocchiere , con voce breve : - Via ! E mentre la carrozza trascorreva dinanzi alla facciata dell ' albergo , vi fermò lo sguardo , rivoltandosi a guardarvi anche dopo che l ' edificio fu oltrepassato . Perez era rimasto in silenzio , non comprendendo . - Se ti decidessi a restare - riprese poi , tanto per dire - non ti consiglierei quest ' albergo , né gli altri del centro . Sono i più frequentati dalla gente danarosa , ma c ' è troppo frastuono intorno . Dovresti andare all ' Hotel Monsalvato , sul Colle d ' Elsa , a quattrocento metri sul livello della baraonda cittadina ; è un incanto . - Forse andrò in Val d ' Aosta , dai Mauri . - Ah , i Mauri ! Che brava gente ! Vi andrò probabilmente anche io , quest ' ottobre . Sai che Aurelia è sposa ? Allora il discorso si volse sul tema degli amici comuni . Quantunque neanche ora Bertini fosse molto loquace , Perez non volle sforzarlo con osservazioni che potevano riuscire indiscrete . Serbava inappagata la curiosità di sapere che cosa lo occupasse , perché mai avesse voluto esaminare la facciata e passare a rassegna le finestre dell ' albergo di Francia . E continuò a discorrere per due , evocando i ricordi d ' altri tempi , quando , giunta la carrozza sulla Gettata , in faccia al mare , Lodovico lo interruppe ancora una volta : - Vogliamo passare dal semaforo , se non ti dispiace ? - Non mi dispiace niente affatto . Ma prima di tutto , scusa , che vuoi farvi , al semaforo ? Aspetti telegrammi con telegrafo senza fili ? Un ambiguo sorriso , un sorriso veramente strano , increspò le labbra di Lodovico . - Forse ! - E poi , perché non l ' hai detto prima ? Il semaforo non è al mare , è sulla collina di San Rocco . - Andiamo sulla collina . - A San Rocco ! La carrozza prese un ' altra direzione , e la conversazione dei due amici , o piuttosto il monologo di Perez , anch ' esso . Ora lo scrittore dimostrava allo statuario , con un senso di compiacimento , l ' enorme sviluppo preso dalla città industre , i quartieri sorti come per incanto sul lido orientale , verso la cinta delle vecchie fortificazioni . - Guarda quante ville e quanti fumaioli ! ... Vedi quelle caserme ? Sono le case degli operai : il primo tentativo di risolvere seriamente questa parte del gran problema sociale ... Un borgo marinaro sulla riva , un rione industriale dalla parte opposta : in mezzo la città vecchia che si va rinnovando ! Vedi quella selva di antenne ? È il porto ... - Sapranno al semaforo - domandò ad un tratto Bertini - a che ora arriverà il " Senegal " ? - Ma come ? - esclamò Perez , con aria di stupore . - Volevi salire fin lassù solo per questo ? Ma gli arrivi dei piroscafi sono annunziati alle Messaggerie ! C ' è di meglio : basta passare dalla Vedetta ! ... Vetturino , torna indietro . Alla Vedetta marittima . Ancora una volta la carrozza cambiò rotta . Perez restò un pezzo in silenzio aspettando che il suo compagno dicesse qualche cosa ; poi , vedendolo assorto , con lo sguardo vagante per il panorama della città , domandò a bruciapelo : - Aspetti un amico , con questo " Senegal " ? Lo stesso sorriso , sottile e falso , spuntò sulle labbra dello scultore . - Sì ! - Chi , se è lecito ? L ' interrogato non rispose subito . Mosse il capo con un breve atto d ' imbarazzo , lo volse a guardare dietro di sé , esitante e sospettoso ; poi , afferrata la mano di Perez , proferì : - Lo saprai fra poco ... Non mi chieder nulla , per ora ... Il bidello non s ' era ingannato : c ' era qualcosa di molto strano nell ' aspetto di Bertini , un pensiero molesto che corrugava la sua fronte e fermava il suo sguardo , una inquietudine che rendeva nervosi i suoi minimi gesti . Perez rispettò la preghiera ; non interrogò , non disse più nulla , mentre la carrozza rotolava sordamente sull ' inghiaiato della riviera Margherita , domandando solo a se stesso da che parte del mondo veniva quel piroscafo , quale persona restituiva in Italia che stesse tanto a cuore a Lodovico . Una donna , probabilmente ? La vita intima dello scultore era stata sempre molto mossa : egli aveva nutrito passioni gagliarde e tempestose . Non era più giovane , certo ; doveva ormai aver varcato la quarantina . L ' aveva varcata senza meno : due anni addietro , a Valsorrisa , non ne aveva annunziato l ' arrivo imminente ? Ma per una natura appassionata come la sua , non era ancora l ' età della rinunzia ; era anzi la più pericolosa . Proprio a Valsorrisa , nelle poche settimane che vi avevano trascorse insieme , non si era infiammato per la bella signora Lariani ? Poco dopo , nell ' autunno , era andato improvvisamente a porre il suo studio a Firenze , per finire - aveva detto - il monumento a Mazzini : verità , o non piuttosto semplice pretesto ? Cominciata infatti a Promonte e destinata a Palermo , perché mai quell ' opera doveva esser compiuta proprio in Toscana ? Qualche grossa novità era sopravvenuta nella vita dell ' artista : nonostante il suo silenzio , Perez ne aveva pur avuto qualche sentore , aveva udito parlare di una signora , straniera , per la quale l ' amico suo doveva aver fatto una nuova passione . Forse costei aveva dovuto lasciarlo , era andata lontano , ed ora tornava a lui ? Ma nel suo aspetto , nelle sue parole , non c ' era la gioia , se pur e ansiosa , di chi aspetta una persona cara ; c ' era l ' inquietudine , l ' ambascia , una specie di paura ... - D ' ordinario , i postali dall ' Africa arrivano nel pomeriggio ? L ' improvvisa domanda distolse Perez dalle sue riflessioni . - Non lo so - rispose , comprendendo confusamente che dall ' Africa Lodovico non poteva aspettare un ' amante . - Ma ti caverai la curiosità fra due minuti . Stiamo per arrivare . La carrozza si era messa al passo , per la rampa di Bevagna . Lo scultore non levava gli occhi dall ' immensa distesa delle acque , liquido smeraldo sotto le balze della costa , d ' un azzurro carico come inchiostro più oltre , fino all ' estremo orizzonte . - Ecco la Vedetta . Scesero entrambi dinanzi al gabbiotto di legno dipinto di verde con pretese da chiosco orientale . Dall ' uscio socchiuso si scorgeva un cannocchiale girevole sopra un treppiedi piantato nel centro del bussolotto . Una tabellina di lavagna , sull ' entrata , portava scritto col gesso : " Il piroscafo " Senegal " arriverà oggi alle ore 17 " . Bertini , consultato l ' orologio , osservò , come parlando tra sé : - Dovrebbe essere in vista . L ' uomo di guardia rispose : - Sissignore . Già si scorge a occhio nudo . Guardi in direzione della punta di Platania . Lo scultore si accostò alla ringhiera che correva lungo l ' orlo della balza e vi si afferrò con tutte e due le mani sprofondando lo sguardo nella direzione indicata . Perez guardò anch ' egli verso quel punto , ma non distinse nulla . Ad occidente era tutto uno sfolgorio d ' oro , nel cielo dove il sole rutilava , nel mare dove l ' immensa scaglia del suo riflesso si stemperava tremolando . - Lodovico ! - gridò a un tratto Perez , riportando lo sguardo verso il compagno e vedendolo talmente piegato sulla ringhiera , che un altro poco e sarebbe precipitato nell ' abisso . - Lodovico , bada ! ... Non facciamo scherzi ! ... L ' altro si ritrasse , guardando gli scogli della riva sottoposta , bruni e brulli a fiore delle acque smeraldine . - Quanto sarà alto ? ... - disse . - Trenta metri ? ... Quaranta ? ... Temi che non sarebbe igienico tuffarsi in mare da qui ? ... Senza rilevare la lugubre facezia , Perez rispose con un ' altra domanda : - Dove vuoi andare , ora ? - Vorrei andare al porto , ma non in carrozza . Congeda il vetturino . - Come ti piace ... Ecco fatto - soggiunse , dopo aver pagato la corsa . - Andiamo ? Mentre la carrozza se ne tornava in città dalla parte alta , essi discesero la china . Bertini si voltava tratto tratto , guardando il mare della Platania , dove una nubecola di fumo rivelava ormai la corsa del " Senegal " . Perez restò ancora un poco senza dir nulla ; a un tratto , prendendo il braccio dell ' amico , con voce di dolce rimprovero , esclamò , piano : - Allora , senti , io non crederò più che tu sia venuto per i miei begli occhi ! ... - E ancora più piano , con tono di affettuosa confidenza : - Chi aspetti ? ... Che hai ? ... Bertini si fermò , si tolse il cappello passandosi la destra sulla fronte , se lo ripose in capo con un gesto brusco , poi disse : - No , Domenico ; non sono venuto per te ... Sono venuto da te perché non posso sentirmi solo , in quest ' ora d ' angoscia ; perché ho bisogno di udire una voce fraterna , di appoggiarmi ad un braccio sicuro ... - Eccomi qua ! ... - esclamò Perez , chinandosi verso di lui , offrendogli il braccio , che egli prese un momento e poi lasciò . - Che posso fare per alleviare la tua pena ? Non dirmene nulla , se ti costa ... - Mi costa tacere ! ... Ho bisogno di gridare ! ... Perdonami se non ti ho dato retta ... Ma ti ho udito bene , sai ! Certe tue proposizioni mi hanno fatto fremere , tanto parevano dette per me : tutto quanto hai enunziato , a proposito dei tuoi lavori , intorno all ' amore , al matrimonio , all ' adulterio ... Pronunziò questi nomi con voce vibrante , stridente , quasi acre , come se gli scottassero le labbra ; poi , dopo una pausa , più tranquillamente , ma anche più dolorosamente : - No , che non c ' è differenza , quando si ama , fra le unioni che il mondo giudica libere , e quelle che sanziona con le sue leggi ! Quando pare che nessuna legge ci governi , il cuore impone le sue , e sono le ferree ... Guarda , - soggiunse sopra un altro tono , esitando , fermandosi , rivoltandosi verso l ' amico : - Guarda ... come farò a spiegarti la situazione in cui mi trovo ? ... C ' è una donna che m ' appartiene , perché si è data a me , perché mi sono dato a lei , perché ci amiamo , perché tale è la sua e la mia volontà : va bene ? Ora questa donna , mia da tre anni oramai , il cui possesso io mi sono assicurato con la fedeltà più cieca e l ' adorazione più devota , che mi è rimasta anche lei fedele strenuamente , sinceramente ; questa donna , oggi , stasera , fra qualche ora mi tradirà . Fra poco , prima di notte , quando sarà giunto il " Senegal " , questa donna cadrà fra le braccia di un altro , all ' albergo di Francia : capisci ? Io sono qui per vedere arrivare questo " Senegal " , per passare sotto le finestre di questo albergo dove l ' infamia sarà consumata . Né io , né tu , né alcuno può nulla per impedirlo : nulla capisci ? Io posso fare una cosa sola , quella che tu m ' hai consigliata : restarmene qui , fino a domani . Questo sì , posso farlo . Posso scendere , anzi , all ' albergo di Francia , precisamente ; cercare anzi di avere una camera attigua alla loro , passare la notte lì , dietro l ' uscio che ci dividerà . Eccolo , quel che posso fare , se tu persisti a trattenermi ! Perez non disse verbo , turbato dall ' espressione quasi iraconda con la quale Lodovico aveva proferito le ultime parole . La conferma , improvvisamente ottenuta , delle sue supposizioni intorno alla natura tutta sentimentale delle inquietudini dell ' amico non gli procurava il più piccolo compiacimento per la propria perspicacia , tanto il caso si rivelava grave . Molte domande gli salivano alle labbra : " Perché ti tradisce ? ... Non t ' ama più ? ... Vi siete lasciati ? ... Chi arriva col "Senegal"?..." ma l ' altro non gli diede il tempo di formularle . Facendoglisi accosto con un nuovo moto di confidenza , riprendendo a parlare con voce ancora grossa , ma più pacata , riprese : - Capisci ora perché me ne vado ? Capisci che stanotte non posso restar qui , che ho bisogno di sentirmi portar via , non importa dove , col treno più rapido che mi trascini il più lontano possibile ? - E ad un moto di Perez , che si era rivoltato per interromperlo : - Che cosa vorresti dirmi ? Che debbo rassegnarmi , se non c ' è da far nulla ? Eh , lo vedi , mi rassegno ! ... Hai temuto che volessi buttarmi in mare ? ... Non aver paura ! ... Non sarei venuto a cercarti , se avessi voluto spiccare il salto ! ... Non ho armi addosso : prova un po ' ; non sono venuto per ammazzare nessuno ... Niente ammazzamenti , se anche quella donna fosse mia moglie ... Noi non siamo di quelli che ammazzano , né le mogli né le amanti , è vero ? ... Perché si ammazzano anche le amanti , è vero ? non le sole mogli ! ... Ah , come hai ben detto che non c ' è nessuna differenza , per il sentimento , fra l ' unione libera e il matrimonio ! Se questa donna fosse mia moglie , io non potrei infrangere il vincolo coniugale in un paese come il nostro che non ammette il divorzio ; potrei infrangerlo altrove ; ma divorziato o separato , forse che soffrirei più di quanto soffro adesso , per aver perduta la creatura che fu mia , che volevo mia ? ... Se fosse mia moglie , vedi , e sapessi che oggi , qui , in quest ' albergo , ella avesse un convegno con un altro uomo ... se fosse mia moglie , ecco , non potendo assassinare né lei né lui , non dovendo ammazzarmi , non volendo chiamare un commissario e due guardie che frenerebbero le risa accertando la mia disgrazia , qual altra cosa potrei fare , se non quella che faccio : spiare l ' arrivo dell ' uomo che viene a portarmela via , aggirarmi per i luoghi del loro incontro , immaginare , antivedere , non veder altro con gli occhi della mente fuorché i loro abbracciamenti , e quando l ' infamia starà per compiersi fuggire , fuggire , fuggire ? ... - No , scusa ! - proruppe finalmente Perez , non appena la voce di Bertini perdette qualche cosa della sua veemenza ; - scusa , non crederò mai che , marito o amante , un uomo nella tua condizione non possa fare altro ! Come hai scoperto che sta per tradirti ? - Non l ' ho scoperto ! Me l ' ha detto lei stessa ! - E tu non hai parlato , non hai pregato , non hai ingiunto , non sei riuscito a trattenerla ? E chi è costui che viene dagli antipodi a portartela via ? Un tuo predecessore , naturalmente ? Un primo amante a cui ora ritorna ? No ? ... Ma non l ' avrà mica sedotta per lettera o per mezzo degli annunzî economici di qualche giornale ! La conosce ? Come la conosce ? Lodovico si voltò a guardarlo , con espressione di stupore e d ' impazienza , quasi non potendo spiegarsi come mai l ' amico non comprendesse . - È suo marito . Perez ammutolì . Avrebbe voluto domandare : " Perché non l ' hai detto prima ? Perché non l ' hai detto subito ? Come potevo sospettarlo , se parlavi della possibilità che fosse tua moglie ?..." . Gli pareva che il narratore fosse stato reticente , che avesse posto una specie di studio nel mantenere , nel prolungare l ' equivoco . Ma non si sentiva di rimproverarlo , vedendolo tanto eccitato , in preda a un così angoscioso tormento . - Ah , suo marito ! ... - ripeté soltanto , sommessamente , meccanicamente , dopo che entrambi ebbero mossi lunghi passi senza dire una sillaba . - E tu non lo conosci ? - soggiunse dopo un altro silenzio . - Non lo conosco , non credetti neppure che esistesse , quando la incontrai . Era un marito così lontano , invisibile , introvabile ! Viveva nell ' Africa australe , in uno Stato nuovo , mezzo barbaro , quasi selvaggio , lo Stato libero della Stanlesia , dove era andato ad ordinare l ' esercito , lasciando quello inglese , a cui prima apparteneva . Mi parve sul principio che un marito di questa fatta fosse un personaggio da pochade , inventato per coonestare una situazione illegale , per attribuire un padre putativo a creature innocenti ... - Vi sono figli ? - Ve ne sono due , ma il più grandicello era ed è in collegio a Calcutta , io ne conobbi uno solo , il piccolino che ella aveva seco . - A Valsorrisa ? - domandò rapidamente Perez , ripensando alla Lariani , che Lodovico aveva corteggiata lassù . - A Valsorrisa : te ne rammenti ? - E come ! La signora Rosanna Lariani ? - Lei ... - confermò il dolente , così piano che Perez comprese piuttosto dal moto del capo che dal suono della parola . - È dunque lei la straniera di cui mi avevano parlato ! ... Sarà certamente più conosciuta col nome del marito ? ... - Harrington , sì . - Ma , in verità , allora non mi parve ... - Tu andasti via troppo presto - riprese il narratore , senza lasciargli esprimere il suo pensiero ; - partisti pochi giorni dopo il suo arrivo , non sapesti quel che seppi di lei , da lei stessa . Nessuno la conosceva . Mi narrò la storia complicata del suo matrimonio , con questo capitano inglese , diventato di botto colonnello nella Stanlesia , dove ella aveva seguito il padre , ingegnere italiano emigrato anche lui per cercare lavoro nelle miniere laggiù , ai primi tempi della costituzione di quello Stato ... Nessuno la conosceva a Valsorrisa ; nessuno poteva confermare o smentire quella narrazione , il romanzesco episodio del loro incontro sotto la tenda , mentre il padre di lei agonizzava , assassinato da un minatore cinese ; il cavalleresco aiuto offertole dal colonnello in quella terribile circostanza , la salvezza che il matrimonio propostole ed accettato era stata per lei , orfana e sola in mezzo ad un mondo ignoto ed ostile . Dovevo credere che ella avesse lasciato questo marito laggiù a causa del clima ? Che costui si contentasse di vederla durante i pochi mesi di permesso che quel Governo gli accordava ogni quattro anni ? ... Chi ha conosciute donne italiane che hanno sposato ufficiali inglesi al servizio della Stanlesia , e che se ne rimangono in Europa , andando e venendo dall ' Inghilterra in Italia e dall ' Italia in Inghilterra , vagabondando per le stazioni climatiche , senz ' altra compagnia tranne quella di un bambino ? ... Ma sì , ma sì ; vi fu un momento in cui credetti di aver da fare con un ' avventuriera ! Non mi costa dirti la nuda e cruda verità , dopo averla detta tale e quale a lei stessa ! ... Ella mi diede la prova del mio inganno , ed il rimorso degl ' ingiuriosi sospetti cominciò a stringermi a lei . Prima era stato desiderio , appetito , ammirazione professionale per la sua bellezza statuaria . Poi fu stupore e fascino per la singolarità della sua persona morale . Hai mai sognato di trovare una donna a cui poter dire tutto , capace di comprendere tutto , di scusare le tue debolezze , di perdonare i tuoi difetti , di ammettere la fatalità delle tue colpe , di amarti nonostante le tue infamie ? Una donna che si mostri a te come tu ti mostri a lei , senza veli , fino all ' ultimo fondo del cervello e del cuore ? Dev ' esser proprio vero che la parola ci fu data per nascondere i nostri pensieri , tante sono le menzogne piccole e grandi che andiamo spacciando , anche quando crediamo di essere più sinceri , per apparire più belli , più leali , più generosi , più amabili . Sì , lo hai detto : noi lavoriamo continuamente all ' opera di seduzione ; ma non soltanto con gli sforzi dell ' ingegno e gli artifizî della toletta ; ma anche , e più , con la mascherata del sentimento . Ed hai mai pensato che forse solo gli amanti criminali , le coppie delle prostitute e degli assassini si conoscono quali sono realmente ? Noi , nella nostra società timorata e pudibonda , c ' incontriamo , ci uniamo , restiamo più o meno a lungo congiunti , e ci lasciamo conoscendoci meno di prima . Nessuno riesce a leggere nell ' altro , perché ciascuno si studia di nascondersi . Quando il grave abito della menzogna ci opprime , quando vorremmo buttarlo via , la paura di scoprirci dinanzi a chi resta protetto , di disarmarci dinanzi a chi resta agguerrito , ci fa sopportare la maschera della finzione , la cappa dell ' ipocrisia . Ora , con questa donna , dopo quarant ' anni di bugie dette alle altre ed a me stesso , io ho potuto essere finalmente sincero . Più che con lei , con me stesso . Ora , questa volta , la prima volta , ho visto un ' anima nuda . E non credere che te ne voglia tessere l ' elogio , da innamorato , da cieco . Ho visto le sue bruttezze , sai , e non sono poche . Ma forse ella non ne è responsabile ; forse la vita dura , un ' esperienza precoce , infinitamente rara alla sua età e nel suo sesso , l ' ha fatta così . Non è una scuola di idealità lo spettacolo della lotta per l ' esistenza , tra la schiuma della emigrazione europea in Africa , nelle miniere della Stanlesia , con la febbre dell ' oro , la follia delle ricchezze , la cecità della fortuna , lo scatenamento di tutti gl ' istinti peggiori . Forse ella sarebbe stata un ' altra , se non avesse perduto bambina la mamma sua , se il padre non l ' avesse condotta seco laggiù , se non fosse vissuta in mezzo ad una natura primitiva e ad una umanità imbestialita , se non avesse dovuto difendersi armata mano contro la concupiscenza di qualcuno , che non potendo comprarla con un pugno di diamanti , tentava di sottoporla per forza di muscoli ... E poi , quand ' anche ella portasse dalla nascita i suoi difetti , potrei io esser severo con lei dopo averle rivelato la feccia del mio pensiero e del mio sentimento ? Io e tu e tutti quanti siamo , non abbiamo i nostri torti ed i nostri vizî ? Una bellezza rara e divina riscatta i suoi : la schiettezza , la sincerità , la semplicità con le quali si è svelata ... La passione vibrava , tremava , fremeva nella voce di Lodovico , lo traeva fuori del filo del ragionamento : né Perez diceva nulla per rimetterlo in carreggiata , vinto dal calore di quella parola , preso dall ' interesse di quella confessione . - Ma che volevo dirti ? - esclamò lo stesso confidente , arrestandosi , come non ritrovandosi più , come sovvenendosi di qualche cosa dimenticata . - Ah , questo : che anche quando l ' evidenza mi costrinse ad ammettere l ' esistenza del marito , io non lo conobbi , non vidi com ' era fatto , lo seppi assente , lontano , in un ' altra parte del mondo , dove ella non sarebbe mai più andata , di dove egli forse sarebbe tornato , ma non si sapeva quando , tardi certamente , non prima di tre anni , forse quando l ' amor mio per lei sarebbe finito , poiché io le dichiaravo che sarebbe finito ! ed ella lo sapeva ! come sapeva e dichiarava che sarebbe finito il suo per me Quando ti dico che abbiamo rinunziato alle finzioni , che abbiamo guardato in faccia la realtà , la più triste , la più dolorosa , la più malvagia ! Ma vedi : la verità è salutare . Noi andiamo continuamente giurando che ogni nostro amore è eterno , perché questo giuramento ci è richiesto , perché noi stessi crediamo di far bella figura dichiarandoci capaci di amare eternamente . Ma ogni volta che giuri , nello stesso preciso momento che le parole solenni ti escono dalle labbra , sentendo dentro di te che giuri il falso , che prometti l ' impossibile , un senso di fastidio , un impeto di ribellione non comincia a menomare l ' amor tuo ? Con lei , con questa donna , ammettendo entrambi l ' amara verità , riconoscendo che l ' amor nostro , che ogni amore è mortale , io mi sono sentito invece come dinanzi a una creatura cara i cui giorni sono contati , per la quale daremmo tutto il nostro sangue , alla quale ci afferriamo con l ' ardore della disperazione . Ora , vedi , in questa trepidazione dell ' anima , in questo terrore di poterla perdere , di doverla perdere , ecco , un bel giorno una lettera dall ' Africa annunzia che suo marito s ' imbarca , che fra un mese sarà di ritorno con l ' altro figlio . Oggi , vedi , egli arriva ; ed ella è venuta naturalmente ad incontrarlo , perché questo è il suo piacere , di lui ; perché questo è il dovere di lei , e perché io non ho il diritto di impedirlo . Io non posso impedir nulla , perché una volta , quando si parlò , ipoteticamente , della possibilità che ella fosse libera , le dissi che non l ' avrei sposata , ed ella mi fu grata della mia schiettezza . No , ella non può sottrarsi per me a quest ' uomo che le ha dato il suo nome , i suoi figli , che le dà l ' agiatezza della vita , la sicurezza del domani ; ma quando riconosco questa necessità , quando penso che ella doveva pure un giorno o l ' altro essermi portata via , allora immagino anche che cosa accadrà di lei , oggi stesso , dal momento che sarà ricongiunta a quell ' uomo ; e allora , no , non voglio che un altro me la prenda ! Che m ' importa se è suo marito ? Perché è suo marito non deve farmi nulla che me la porti via ? - Vi sono molti ... - fece per dire Perez ; ma l ' infervorato gli troncò la frase sulle labbra , riprendendo con nuovo impeto : - Lo so , lo so , vi sono molti , vi sono tanti che non ne soffrirebbero , che si compiacerebbero anzi pensando : " In fin dei conti , questa donna io stesso l ' ho portata via al suo possessore legittimo " . Bravo ! Lo so ! Ma perché potessi acquetarmi a questo pensiero , come ci acqueta ordinariamente , bisognava averla conosciuta nelle circostanze ordinarie , insieme con l ' uomo a cui appartiene . Quando tu t ' innamori della donna d ' un altro , cominci col vedere costui al suo fianco , lo hai già visto prima d ' innamorarti , lo hai udito chiamarla per nome , dirle parole dolci , trattarla come cosa propria : tu non puoi dunque dolerti di questa condizione preesistente , conosciuta ed inevitabile . Puoi soffrire , più tardi , quando quella creatura è tua , perché non è tutta tua ; ma ti rassegni , naturalmente ; non ti costa troppo rinunziare al possesso esclusivo , ad un bene impossibile , che immagini soltanto , che non hai provato . E allora il pensiero egoista , il sentimento volgare , il compiacimento del ladro che ride del derubato , ti è conforto ; allora tu pensi che se un altro , esercitando il suo diritto di proprietà , t ' impedisce d ' avere tutta per te la creatura amata , tu lo punisci , ti vendichi , ingannandolo , portandogli via una parte del suo bene . Ma io , pensa , io non le ho visto mai nessuno d ' intorno , non ho neppure creduto sulle prime che fosse d ' un altro , e quando l ' ho dovuto ammettere , ho saputo che costui era lontano , enormemente , in un paese quasi favoloso , ubi sunt leones . Io non posso persuadermi d ' averla portata via a nessuno , se l ' ho trovata sola , abbandonata a se stessa , padrona delle sue mosse , se non ho dovuto nascondermi da nessuno , se ho dovuto trionfare della sua resistenza soltanto . Che ella appartenesse ad un altro , non è stato mai per me un fatto presente , visibile , tangibile : è stata una cosa perduta nel passato e nel futuro , nel tempo lontano del suo matrimonio , quando non la conoscevo ancora , in quello di là da venire della loro riunione . La sola cosa presente , visibile , tangibile , è stato il mio possesso . Io ho avuto questa donna per me , ti dico ; tutta , per me solo , due anni ; io sono andato a stabilirmi a Firenze per averla accanto , per lavorare a riprodurre la sua forma divina . Attraversavo una crisi terribile , col cuore vuoto ed il cervello esausto ; non sapevo fare più nulla , mi sentivo vecchio ed inutile , avevo un cimitero dentro di me e la morte dinanzi . Non credevo mai più di finire il monumento a Mazzini ; covavo da anni un germe d ' idea per la statua dell ' " Azione " senza potergli dare il grado di calore necessario perché si schiudesse , senza trovare il modello che incarnasse il tipo immaginato . Ella è stata la mia ispirazione , mi ha ridato la fiducia , l ' energia , tutta una nuova giovinezza . L ' " Azione " , è lei ; la " Diana " dell ' esposizione di Venezia è lei , la " Valchiria " di Monaco è lei , la " Forza " e la " Volontà " del monumento a Bismarck per il concorso internazionale di Amburgo sono lei ; tutti questi corpi di donna robusti ed agili , tutte questa membra possenti e delicate , tutte le purezze di queste fronti , tutti gli slanci di questi atteggiamenti sono suoi , di lei . La natura e la vita l ' hanno fatta così , nel corpo e nell ' anima , forte e soave , superba e gentile ; così come l ' ho vista , io l ' ho riprodotta ed eternata nel marmo e nel bronzo . Queste sono cose visibili e tangibili , che non ammettono dubbie interpretazioni . Questo è il fondamento dei miei diritti su lei e dei suoi su me stesso . Suo marito ? Che importa se colui che sta per arrivare è suo marito ? Marito , amante , è un altro a cui io non posso disputarla , a cui ella va ad offrirsi . Marito , amante : che cosa significano queste parole ? Che valore hanno queste convinzioni ? Il marito sono io , sono stato io , quando ho colmato la sua solitudine , quando ho condiviso la sua vita , quando ho palpitato e gioito e sofferto e creato per lei ; l ' amante , il rivale , il ladro , è lui che viene a rubarmela ! ... - Ma lei ? - domandò finalmente Perez , che non aveva più tentato di interromperlo , rispettoso della sua ambascia ; - ma lei , con che cuore gli va incontro ? Se t ' ama ancora , se va a lui per semplice dovere , di che ti lagni ? - Ah , sì : di che mi lagno ! Se mi ama ancora , dovrebbe bastarmi , non dovrei chieder altro ! Perché indagare quale specie di dovere , quale gradazione di sentimento , quale sfumatura di affetto la lega a lui ? È una curiosità indiscreta , va bene ? Ma se capisco , se vedo , se sento che egli non esercita un semplice diritto legale , riprendendola ; che vanta diritti anche sul cuore di lei ? ... Quando tu ami le donne d ' altri , lo sai cosa ti induce a sopportare di non averle tutte per te ? Oltre all ' impossibilità d ' evitare il possesso promiscuo , ti piega e ti placa la fiducia che esse ti ispirano , assicurandoti d ' amare te soltanto , di provare antipatia , ripugnanza , disprezzo e ribrezzo per l ' altro . Molte volte tu hai per l ' appunto trionfato perché hai trovato donne la cui anima è stata offesa , il cui corpo è stato profanato , la cui vita è stata spezzata da mariti brutali , indegni , malvagi . Che sentimento di gelosia puoi tu concepire per opera di costoro , ai quali le creature dolorose si sottopongono perché non possono fare altrimenti , perché una stolta legge sancisce l ' iniqua necessità ? Agguagliate a semplici cose , a proprietà materiali , private dell ' esercizio della volontà e della libertà , esse sono sopraffatte nello stato d ' inerzia , d ' incoscienza , di sorda e cupa e disperata ribellione : tu non puoi provare gelosia , ma ira , sdegno e pietà . Lo so : qualche altra volta ti hanno mentito , giurandoti di amare te soltanto , di restar fredde e insensibili fra le braccia dell ' altro ; ma non ti sei accorto della menzogna , l ' hai creduta perché ti giovava crederla , e te ne sei compiaciuto e inorgoglito . Io sono dinanzi a una creatura a cui ho chiesto , da cui ho ottenuto sempre e soltanto la verità . Non solamente ella non mi ha detto che detesta suo marito , mi ha confessato di amarlo . Di amarlo , ti dico , e non sarai tu quello che ti stupirai perché ci ama entrambi . Tu sai le complicazioni reali del cuore , così diverse dalla schematica semplicità che gli attribuisce la convenzione , la presunzione , l ' ipocrisia . Lo ama , d ' un amor senza dubbio diverso dal mio : ma che importa ? Che consolazione me ne può venire ? Io ho dovuto udire l ' elogio di suo marito , per l ' affetto profondo che le porta , per le prove che gliene ha date e gliene dà , per la condiscendenza con cui , nonostante il suo orgoglio britannico , ha lasciato che uno dei figli , il più piccolo , sia da lei educato in Italia , all ' italiana ; per la fedeltà che le serba , laggiù , nella Stanlesia , non ostante la facilità di avere quante donne gli piacerebbero ... Allora , sì , ho pensato che la menzogna ha del buono , che la verità è talvolta insopportabile . Ma ella non è donna da mentire né da disdirsi . La sua volontà è forte , tenace , ostinata . Come dice ciò che pensa , così fa ciò che vuole . Le ho chiesto almeno una cosa , una sola : di non venire fin qui ad incontrarlo , di aspettarlo a casa , a Firenze . Non potendo impedire che egli ve la raggiungesse , mi sarei rassegnato per forza ; all ' idea che ella stessa si movesse per andare ad offrirglisi mi ribellavo . Ella ha detto di no , che non può , che ha promesso , che ha fatto così tutte le altre volte , prima di me ; che io pretendo troppo , ciò che non può darmi , l ' assurdo : ed eccomi qui per assistere al loro incontro , in queste condizioni , con queste certezze : capisci ora , capisci ? ... Egli gridò le ultime parole ; a un tratto , guardandosi intorno , come uscendo da un sogno , domandò ansiosamente : - Dove siamo ? Che ora è ? Anche Perez volse intorno lo sguardo . Entrambi avevano smarrito la nozione del luogo e del tempo ; lo sfondo del paesaggio , giù per il vallone della Marcia , più oltre fino alla riviera delle Palme , era sfilato loro dinanzi senza che lo riconoscessero ; ora si ritrovavano nel rione di Mezzo , dove la folla , il movimento della città ricominciavano a circondarli . - Sono le quattro e un quarto - disse Perez . - Le quattro e un quarto ! ... Via , al porto ! ... Sarà troppo tardi ! ... Perez lo seguì senza dir nulla . Fu sul punto di proporgli di cercare un ' altra carrozza , ma poi pensò che avrebbero fatto più presto a piedi , prima di andare alla stazione più vicina . Lodovico , con l ' ansia che lo sospingeva , col suo lungo passo , lo sopravvanzava ; tratto tratto si rivoltava bensì , ma per domandargli , senza fermarsi : " Dove siamo ? ... Quanto manca ancora ? ... A destra o a sinistra ?..." . E Perez gli dava le indicazioni richieste , affrettandosi anch ' egli , quantunque la ragione gli suggerisse di opporsi al disegno dell ' appassionato , di trascinarlo altrove per impedirgli di assistere a quell ' incontro . Ma la certezza che ogni tentativo sarebbe riuscito vano , che Lodovico sarebbe andato solo se egli avesse rifiutato di accompagnarlo , gli chiudeva la bocca . Un senso di curiosità , anche , il bisogno istintivo di sapere qualche altra cosa , di conoscere altre circostanze dell ' avventura , di indagare le intenzioni dell ' amico , lo tratteneva . Quali accordi avevano presi gli amanti ? Quel marito che veniva dalla Stanlesia in Europa a così rari intervalli , quanto sarebbe rimasto presso la moglie ? Presto o tardi non sarebbe ripartito ? ... - Torna per sempre ? - non poté trattenersi dal domandare , quando il dubbio gli si affacciò . Parve che la domanda traesse troppo violentemente il cogitabondo dai suoi pensieri e gli riuscisse incomprensibile ; perché , volgendosi di scatto , rispose : - Chi ? - Poi , senza aspettare la spiegazione , riprendendo la via , soggiunse : - Non so . Andrà a Londra . - Solo , o con lei ? - Non so . A destra ? - A destra . Allora , quando la rivedrai ? - Quando le piacerà . Mi ha imposto di non lasciarmi vedere finché sarà con lui . - Ha ragione ! - Di allontanarmi da Firenze , di andarmene a Promonte , dai miei , finché non mi richiamerà lei stessa . - È prudenza . E tu cominci a disubbidirle troppo presto , seguendola fin qui ! - No ! - replicò con forza . - Questo l ' ho ottenuto ! Questo l ' ho messo come patto ! - Perché ? - Perché così ! Non si arriva mai ? - Ci siamo . Oltrepassata la riviera , erano giunti dinanzi al porto , infatti ; ma Perez sostò , esitante . - Bisogna sapere a quale calata dirigerci . Guardandosi intorno vide un gruppo di scaricatori di carbone , con le labbra rosseggianti e gli occhi lucenti sulle facce da negri . - Dove si attracca il " Senegal " ? - Al ponte della Boa . - Grazie ! Ripresero la via , e il ponte apparve , oltre la strada ferrata , sbarrato da una cancellata , ingombro in fondo dalla folla che aspettava l ' arrivo del piroscafo . Perez vide che il cancello era chiuso , che un gruppo di tre o quattro persone parlamentavano col doganiere posto a guardia dell ' entrata . Lodovico doveva aver veduto anch ' egli , perché affrettò ancora il passo , procedendo verso il cancello che si schiudeva in quel punto . - Dove va ? Non si può ! ... - disse la guardia , arrestandolo con un gesto della mano , dopo aver lasciato passare gli altri . - Perché ? Quei signori sono pure entrati ! ... - Ha il permesso ? Occorre il permesso della Capitaneria . - Dov ' è questa Capitaneria ? Ma un fischio lungo e rauco lo fece rivolgere : la prora del piroscafo spuntava dietro la fila dei legni dell ' àncora , tutto il corpo della nave si veniva avanzando , a piccolo moto . - Non siamo più a tempo ... Lasciateci passare ... Che vi fa ? - Non si può . - Ma lasciateci passare , vi dico ! ... Il tono della voce , l ' espressione del viso impaurirono Perez . Fece per intervenire , ma già Lodovico , visto un graduato sopraggiungere , gli si accostava dicendo , con altro tono , di preghiera , quasi di supplicazione : - Senta , brigadiere ... Non abbiamo avuto il tempo di fornirci di permesso ... Aspettiamo persone care ... Ci consenta di entrare ... Il graduato rivolse alla guardia un cenno d ' assenso : i due amici penetrarono nel recinto . Per un lungo tratto esso era sgombro ; la folla si stringeva in fondo , contro la seconda cancellata . Vi era gente d ' ogni grado ed età , signori , popolani , contadini , marinai , donne , vecchi , bambini , facchini coi carretti pronti per lo sbarco dei bagagli , emigranti seduti sulle casse e sui sacchi delle povere masserizie , dame riparate dal sole sotto le cupolette dei variopinti ombrellini . Perez vide Lodovico fermarsi a un tratto , trasalendo . - Che hai ? - Eccola . Taci . Seguendo lo sguardo dell ' amico egli scorse una signora vestita tutta di bianco , col cappello rosso e l ' ombrellino dello stesso colore . Quasi avvertita da un senso magnetico , ella si volse verso i due sopravvenuti , ma non un muscolo del suo viso si contrasse , non il più piccolo moto la tradì . Perez riconobbe subito la figura ammirata a Valsorrisa , due anni addietro : meravigliosamente bella nel corpo e nel viso , alta e flessuosa come Diana , come la Valchiria , con un prezioso volume di bionde chiome lucenti sulla nuca e sulla fronte , dove , come in tutto il viso , il riflesso dell ' ala del cappello e dell ' ombrellino diffondeva un chiaror caldo di fiamma . Dopo aver rivolto ai due amici lo sguardo inespressivo e quasi cieco con cui si guardano gli sconosciuti , ella si voltò verso una donna che le stava da presso tenendo per mano un bambino : la governante ed il figlio . Chinatasi a dire qualche cosa al fanciullo , si raddrizzò , tornò a rivoltarsi verso il piroscafo . La massa enorme del " Senegal " si avanzava ancora più lentamente , di fianco ; si udivano i fischi del comando , si vedeva a prora il gruppo dei marinai pronti alla manovra dell ' àncora , dominati dall ' ufficiale che faceva cenni verso la plancia . La barca del pilota , con la stessa bandiera azzurra e stellata che sventolava all ' albero maestro della nave , la precedeva guidandola ; a un nuovo fischio , a un ordine : " Mòlla ! " l ' àncora si staccò dal fianco possente , scivolò col fragore delle ferre catene , precipitò in mare sollevando una nappa di spuma . Tutt ' intorno , dalle murate dei piroscafi attraccati , marinai e passeggeri seguivano curiosamente la manovra ; la folla era densa a bordo d ' un grosso transatlantico tedesco , il " Braunschweig " , che aveva issato la bandiera di partenza , e le cui gru stridevano tirando a bordo balle e bauli , e per le cui scale era un continuo andirivieni . Più fitto ancora era il formicolio a bordo del " Senegal " , e dalla riva alla nave , come dalla nave alla riva , gli avidi sguardi degli arrivanti e degli aspettanti si cercavano , si incrociavano , e già qualche fazzoletto sventolava , ai primi riconoscimenti . Con la macchina ormai ferma , per la sola forza acquisita , il " Senegal " si avanzò ancora un poco , girò su se stesso mentre la barca del pilota portava a terra , alle prese d ' ormeggio , le gomene che i marinai vi annodavano ; poi gli argani stridettero tesandole , e la nave si dispose lungo la calata . La folla si rimescolò , ciascuno percorse la banchina in su e in giù , cercando di avvicinarsi il più possibile alle persone care , chiamandole per nome , e saluti e notizie brevi cominciarono a scambiarsi . Nei movimenti confusi di quella massa di persone lo sguardo di Lodovico seguiva intento ed ardente la cupoletta dell ' ombrellino rosso , ed anche Perez non la perdeva d ' occhio , cercando di scoprire in mezzo ai passeggeri affacciati dal ponte della prima classe chi fosse l ' aspettato da quella donna . A un tratto l ' ombrellino si abbassò e rialzò due o tre volte , come una bandiera , in segno di saluto , e dal piroscafo , dall ' angolo della scala , un uomo rispose con un gesto del braccio , ed un giovinetto che gli stava a fianco agitò festosamente il fazzoletto . Perez sentì afferrarsi la mano come dentro una morsa e udì la voce rauca dell ' amico esclamare : - Eccolo ... È lui ! Liberato dalla stretta , egli considerò attentamente quell ' uomo . Era alto e robusto , con un petto largo su cui la folta barba castana appena brizzolata si diffondeva a ventaglio ; aveva un nobile portamento ; tutta la persona rigidamente composta nel costume da viaggio , con la tunica a cintola , i calzoni corti , le gambe strette dalle lunghe uose , rivelava l ' abito del comando , la professione marziale . Fermo contro la murata , non si sporgeva , portava soltanto la mano all ' orecchio per cogliere le parole che la moglie ed il figlioletto gli rivolgevano dalla riva , e rispondeva con qualche monosillabo , od a brevi cenni del capo e della mano , mentre l ' adolescente che era seco , un collegiale di forse dieci anni , gridava saluti e domande al fratellino ed alla madre . Costei , addossata ad una presa d ' ormeggio , riparata contro il sole dall ' ombrellino appoggiato alla spalla , non si rivoltava , pareva non sospettasse neppure la presenza dei due amici , dell ' amante , e Perez era talmente compreso dall ' ambascia di quest ' ultimo , che temeva di doverla vedere da un momento all ' altro prorompere . Con le mascelle contratte , coi pugni chiusi , Lodovico guardava così fisso il nuovo arrivato , che costui avrebbe finito con l ' accorgersene ; ed ecco : già pareva a Perez che se ne fosse accorto , che volgesse su loro uno sguardo inquieto e sospettoso . - Moviamoci ... Vieni da questa parte ... - propose all ' amico , trascinandolo qualche passo più lontano , guardando qua e là sul ponte del piroscafo , per darsi un contegno , per fingere di cercare qualcuno tra i passeggeri , impaziente di uscire da quella situazione pericolosa ; ma a bordo , compiute le operazioni di ormeggio , abbassati i pontili , i viaggiatori che tentavano di scendere erano trattenuti dai marinai di guardia alle scale , per lasciar libero il passo ai facchini . I bagagli avevano la precedenza su gli uomini , e fremiti d ' impazienza e sospiri d ' ansia passavano tra i circostanti , mentre sfilavano i bauli di tutte le fogge e grandezze , le casse , le valigie , le scatole , i cesti , le cappelliere . Le creature umane anelanti di riabbracciarsi dopo separazioni lunghe e crudeli erano ancora costrette a guardarsi da lontano , a farsi cenno con la mano , a soffocare l ' impeto degli affetti ; né tutte le anime erano in festa ; si vedevano molti con gli occhi arrossati al pensiero di dover partecipare o ricevere le nuove delle sciagure sopravvenute , dei disinganni patiti nel tempo della solitudine . Un gruppo di donne , anziane , giovani e adolescenti , tutte egualmente vestite di lutto greve , piangevano silenziosamente , evitando di guardarsi , senza guardar neppure verso la nave : certo , essa non recava loro la persona diletta , perduta lontano , di là dai mari , ma fredde e inerti reliquie . A bordo i viaggiatori , affratellati dalla convivenza , si salutavano commossi sul punto di disperdersi per il vasto mondo senza probabilità di mai più rivedersi , e l ' enorme casa galleggiante continuava a vuotarsi delle sue masserizie , pareva destinata a spopolarsi , come un luogo infausto , colpito dalla sciagura . Un baule stretto e lungo come un feretro era tratto fuori da due uomini che lo reggevano dai due capi , e Perez sentiva il contagio di quella tristezza diffusa tutt ' intorno , del dramma che martoriava il cuore dell ' amico suo , che doveva certamente turbare quello della donna ; quando a un tratto i suoni fragorosi e giocondi d ' una fanfara squillarono : la musica del " Braunschweig " , nel punto che l ' enorme nave stava per salpare , intonava una marcia militare , quasi a stordire le altre anime più afflitte degli espatrianti che trascinava verso l ' ignoto , forse verso la morte , strappandoli ai congiunti lacrimosi sulla riva materna . - Quando finiranno ? - esclamò lo scrittore , irritato da quei suoni , smanioso ormai di andar via ; ma Lodovico non rispose . Non rompeva il silenzio dal momento che aveva riconosciuto il marito , e i suoi sguardi non lasciavano la figura di quell ' uomo , sempre immobile accanto al figlio , se non per rivolgersi verso il punto dove la fiamma dell ' ombrellino rivelava la presenza della donna accanto all ' altra creaturina . Ma egli non si esponeva più come prima , si ritraeva anzi , studiava di nascondersi dietro gli altri spettatori ; e non già per la prudenza consigliata da Perez , bensì per un improvviso impaccio , per un senso di timidezza e quasi d ' umiliazione sorto dapprima confusamente nell ' anima sua , poi cresciuto e divenuto insopportabile . Tutti i diritti poc ' anzi vantati nel narrare la sua storia , tutte le ragioni addotte per dimostrare all ' amico ed a se stesso che quella donna gli apparteneva , si rivelavano ora arbitrarî e sofistici , si disperdevano dinanzi ad una verità lampante e crudele : egli era un estraneo , un intruso , tra quei coniugi che si ritrovavano , tra quei figli e quei genitori che ricostituivano l ' unità della famiglia . Tanto tempo e tanto spazio li avevano divisi , ed ecco : si tendevano le braccia ; un istante ancora , ed avrebbero tornato a formare un vivente complesso dal quale egli era escluso . Che stava a far lì ? Quella donna non era sua , se ora egli non poteva avanzarsi verso di lei e portarsela via ; quell ' uomo non era un ladro che gliela involava , se veniva a prendersela alla luce del sole , dinanzi alla folla ; il ladro era lui stesso , che doveva trarsi in disparte e farsi piccolo per non lasciarsi scorgere . Egli era un intruso , una spia , un frodolento . Nella mortificazione e nell ' avvilimento che occupavano il suo cuore , la stessa memoria del possesso esercitato fino al giorno innanzi si ritraeva in un passato lontano , si annebbiava e attenuava come quella d ' una finzione . Il passato , remoto o prossimo , era passato ; solo l ' ora presente esisteva , e in quell ' ora il suo possesso era distrutto . - Andiamo via ! ... - suggerì Perez , smanioso . - Fermiamoci alla dogana , fammi il piacere ! - No ! - gli rispose con voce dura , che non ammetteva insistenze . Voleva restare , doveva vedere . Una forza superiore a quella della ragione , una specie di fascino lo inchiodava lì , dietro la siepe degli aspettanti , sollevato sulla punta dei piedi , coi muscoli del collo irrigiditi , tutti i nervi tesi . Più forte del dolore , più forte dell ' umiliazione era l ' avidità di vedere , la necessità di non perdere un solo particolare di quella scena . Un ferro aguzzo e tagliente gli ricercava le carni , recideva le vive fibre del legame che aveva fatto di lui e di quella donna un corpo solo , un essere solo ; ma sul punto di sentirsi mutilato non voleva perdere la coscienza di sé , resisteva alle esortazioni dell ' amico come avrebbe respinto un torpente sopra un letto operatorio , per assistere allo scempio . E già , finito lo sbarco dei bagagli , le guardie lasciavano i loro posti , i primi viaggiatori si affollavano verso le scale non più vietate . Egli vide il marito avanzarsi , ma senza fretta , dando una mano al giovinetto , dividendosi con l ' altra la barba sul petto . L ' ombrellino rosso si mosse anch ' esso , ed egli stesso fece un passo ; ma allora , col coraggio della paura , Perez esclamò a voce bassa e concitata : - Lodovico , ti prego ! ... Non commettere imprudenze ! ... Resta lì : siamo già troppo vicini . La governante e il bambino possono riconoscerti . Obbedì , si fermò , vide a poco a poco diminuire la distanza che separava i due gruppi : la donna col figlio e la familiare avanzarsi in prima linea , sull ' orlo della banchina , il padre e l ' altro figlio scendere i gradini della scala di bordo e porre il piede a terra . Oltre il gruppo delle donne piangenti , dietro un carro carico di bauli , avvenne finalmente l ' incontro . Egli trattenne il respiro , e lo stesso moto del suo cuore parve arrestarsi un istante ; ma il sangue gli rifluì rapidamente per tutte le arterie e il petto gli si gonfiò al soffio dell ' aria , in un improvviso senso di sollievo , quasi di gioia , di timida e incredula gioia , vedendo che quell ' uomo non si stringeva con impeto alla donna sua ritrovata dopo tanto corso di tempo , non l ' abbracciava con tutta la forza delle sue braccia nerborute , non restava a guardarla negli occhi per riconoscerne e possederne l ' anima ; ma le dava due baci sulle due guance , due baci calmi , appena fraterni , quasi distratti , e subito dopo si volgeva , prima ancora di abbracciare il figliuoletto , a cercare i bagagli . Per un momento , a quella vista che aveva temuta atroce e insostenibile , tutta l ' oppressura , tutta la mortificazione dell ' anima si disperse , tutta la coscienza della sua forza e del suo diritto tornò ad assicurarlo . Quella donna era sua per quel che gli costava di fremiti , di spasimi , di estasi , di pianti ; gliel ' aveva guadagnata , gliel ' aveva meritata il fuoco divampato nel suo cuore , la fiamma dell ' estro accesa nel suo pensiero e nella sua fantasia . Ella gli si era accordata perché si era sentita necessaria a lui , perché quegli ardori , quelle febbri si erano comunicati a lei , rivelandole tutto un mondo , tutta una vita dei quali non aveva sospettato l ' esistenza accanto a quell ' uomo freddo e misurato . Un moto d ' orgoglio , un senso di trionfo lo animò ; ma fu un lampo . Già ella si stringeva all ' altro figlio , già i figli si stringevano ai genitori formando un cerchio dal quale la stessa domestica si teneva lontana . Era lì , sotto i suoi occhi , la famiglia riunita , il nucleo umano primordiale , il cardine d ' ogni consorzio ; e nessuno , e tanto meno lui , poteva penetrare in quella intimità fondata sulla perpetuazione della carne e del sangue ... Allora , mentre Perez non faceva e non diceva più nulla per porre termine a quello spettacolo , egli stesso , afferrato bruscamente un braccio dell ' amico e stringendolo forte , esclamò con voce arrochita : - Via ! ... Andiamo via ! ... Si allontanarono , infatti , facendosi strada tra la folla , schivando i carri , passando accanto a quello dove il marito riconosceva la sua roba , mentre dava ai facchini l ' indirizzo dell ' albergo di Francia . Quando furono nello spazio libero affrettarono il passo ; ma usciti fuori della cancellata e giunti presso la dogana , Lodovico si fermò voltandosi a guardare indietro . - Che fai lì ? - domandò Perez , irritato ; - non ne hai abbastanza ? - No : taci ; aspetta . I coniugi , distaccatisi dalla folla , preceduti dal facchino coi bauli , seguiti dalla governante coi figli , si avanzavano : il marito non si appendeva al braccio della moglie , non le dava il braccio ; le andava accanto , parlando senza gesti ; ella era invece tutta animata , diceva qualcosa con espressione vivace . Vedendoli avvicinarsi , Perez sentì rinascere , con la paura , un senso di ribellione contro l ' audace che sfidava il pericolo d ' essere riconosciuto e quasi si compiaceva dell ' ambascia propria e di quella che infliggeva ; e quando la coppia fu giunta al loro fianco , tremò vedendo il marito fermare lo sguardo su Lodovico , quasi leggendogli in faccia il suo secreto , mentre la compagna passava senza neppure guardarli , come non accorgendosi di loro . Per buona sorte il figlio più piccolo , intento a narrare qualche cosa al fratello , non levò gli occhi , distrasse anche l ' attenzione della governante rivolgendole una domanda ; e solo dopo che la comitiva si fu allontanata avviandosi alla dogana , il trepidante trasse liberamente il respiro . - Io domando se questa è una cosa ragionevole ! ... Che gusto tormentarsi così ! ... Vogliamo ora andar via una buona volta , in nome di Dio ? - No . Aspetta . Volle ancora indugiarsi , ostinato , inflessibile , sordo ; aspettò sinché la famiglia non riuscì dalla dogana e non ebbe preso posto nell ' omnibus dell ' albergo , sinché il pesante carrozzone non si scosse , non si mosse verso la città , non fu scomparso dietro una fila di carri di merci allungati sul binario . Allora soltanto Perez poté finalmente trascinarlo presso una carrozza e spingerlo a prendervi posto . - Vieni a casa mia . - Alla stazione ! Alla stazione ! ... - Ma sì ... Non ti trattengo ! ... Te ne andrai appena ti sarai rimesso ... Per ora vieni con me ... Sei troppo agitato ... Aspetta di calmarti ... Vieni un istante ! - soggiunse , accostando le mani in atto di preghiera . - Alla stazione ! Alla stazione ! II Il convegno - Castelmaggiore ! ... A Castelmaggiore ! Il treno , entrato rapido e strepitoso sotto la tettoia , rallentò improvvisamente la corsa , stridendo per tutte le ferree giunture ; la voce del conduttore risonò annunziando il nome della città , e Lodovico Bertini sorse in piedi , nello scompartimento deserto , e si accostò allo sportello . Un facchino , un vecchio a cui la candida barba scendeva fin sul petto del camiciotto di lavoro , lo aperse togliendo di mano al viaggiatore la valigia e la borsa . - Dove va il signore ? All ' albergo ? - No ; mi fermo qui , al Caffè . Riparto col direttissimo delle 9 e 15; verrete a riprendere il bagaglio qualche minuto prima dell ' arrivo del treno . - Stia tranquillo : alle 9 e 10 sarò da lei . I viaggiatori in partenza si affollavano dinanzi alle carrozze ; gli arrivati facevano ressa all ' entrata del ristorante , intorno al bancone con le vivande e le bevande ; il carro coi sacchi della posta cigolava sulle tre ruote , spinto a mano da un fattorino che avvertiva di far largo ; il capostazione esaminava un foglio alla luce di una delle grandi lampade ad arco . Entrato nella sala , Bertini udì le voci del personale di servizio richiamare al loro posto i partenti , lo sbattere degli sportelli , il fischio della locomotiva ; quando sedette dinanzi al tavolino di marmo vide il convoglio sfilare col suo carico di vite , con le sue luci fioche dietro i vetri appannati e le tendine abbassate . Un cameriere gli si presentò , domandando : - Comanda ? - Tè e latte , con qualche biscotto . Quantunque non avesse desinato prima di mettersi per via , sentiva di non poter prendere cibo . Aveva la gola stretta e la testa in fiamme . Dalle grandi arcate aperte sotto la tettoia veniva una brezza frizzante che gli faceva passare qualche brivido per il corpo senza rinfrescargli la fronte . Quando il vassoio con le cogome , il piattello , la chicchera e la salvietta gli fu posto dinanzi , egli non toccò nessuna di quelle cose : trasse dalla tasca interna dell ' abito il portafogli e ne cavò la lettera ricevuta due sere innanzi , per espresso . Appena due sere innanzi , dopo un mese e mezzo di silenzio , cinquanta giorni dopo l ' arrivo del " Senegal " , egli aveva rivisto i caratteri di Rosanna ! Sette settimane erano trascorse senza che ella avesse trovato modo di fargli pervenire una parola , lasciandolo solo col suo dolore , vagante di luogo in luogo , senza casa , senza pace , senza tregua . Fuggito la stessa sera dell ' arrivo del piroscafo , non si era sentito capace di ridursi , secondo le prescrizioni di lei , a Promonte , sul lago , presso i parenti . Come portare nella casa paterna l ' ambascia che lo struggeva ? Come spiegare alla sorella , al cognato , la tempesta scatenatasi nel suo cuore ? In quei luoghi dove pure aveva tanto vissuto , dove aveva dato forma alle sue concezioni più vaste , ora sentiva che gli sarebbe mancato il respiro . Che avrebbe fatto , non potendo più lavorare ? Che avrebbe detto , non potendo parlare se non di lei ? ... Alla verde conca del lago meraviglioso , sulle vette dominatrici della terra , adunatrici di nembi , nelle valli inargentate dalle acque spumose , sotto i boschi solenni , egli aveva sognato di tornare ; ma con lei , per molto o per poco , pur di farla partecipe di quelle bellezze , pur di associarla ai ricordi della sua prima vita . Ma ella si era negata , adducendo di non poter entrare nella sua casa , di non voler presentarsi ai suoi parenti , a sua sorella , che doveva conoscere o sospettare i loro rapporti , e che l ' avrebbe severamente giudicata ; e , come sempre , nulla era valso a farla ricredere . Troppo , a quell ' ora , gli sarebbe stato grave chiudersi lassù , mentre non solo il suo sogno si disperdeva , ma anch ' ella era come perduta per lui ; e col bisogno di stordirsi , di evitare quanto potesse rammentargli la sua condizione sciagurata , di fuggire da se stesso , era andato dove nessuno lo conosceva , dove nessuno gli avrebbe chiesto che cosa lo martoriasse : in Isvizzera , errando per monti e per valli , saltando dai treni sui piroscafi e dai piroscafi sui treni , riparando dalle città rumorose negli alpestri villaggi , tornando dalle alte solitudini alla baraonda dei grandi alberghi e dei " Kursaal " , cercando ovunque invano di dimenticare i pensieri molesti e di dissipare le immagini odiose . Disperando di riuscirvi , non sapendo che fare della sua vita , era ridisceso in Italia per ridursi finalmente , secondo il volere di lei , al paese natale , presso i congiunti , sostenuto dalla superstiziosa lusinga che lì , dove ella gli aveva raccomandato di recarsi e promesso di scrivergli , la sua lettera sarebbe arrivata più presto . Ma , sul punto di eseguire i suoi comandamenti , la tentazione di rivederla , non fosse che da lontano , di sfuggita , un istante , passando secretamente da Firenze , si era impadronita del suo spirito e lo aveva soggiogato . Andato a nascondersi nello studio ancora tutto odorante di lei , tutto pieno dei ricordi di lei , dei fiori secchi , delle trine , dei ventagli , dei ritratti , delle crete dove egli aveva riprodotto la stupenda sua forma , si era tenuto lontano dai ritrovi degli amici e dei conoscenti , aveva poi cominciato ad aggirarsi cautamente intorno ai luoghi dove avrebbe potuto incontrarla : invano . Una notte s ' era spinto fin sotto la sua casa , ma il domani all ' alba era fuggito ancora una volta , per aver visto e immaginato con gli occhi della mente , dietro quelle finestre chiuse , dietro quei muri ciechi , un altro al suo posto , accanto a lei , carezzare la sua fronte , baciare le sue labbra , vivere la sua vita . Allora , allora soltanto si era rifugiato a Promonte , per rintanarsi nel suo covo come una bestia ferita . Aveva il cuore lacerato e sanguinante . Invano la ragione gli rappresentava che questo era lo scotto inevitabile del bene fruito ; invano l ' egoismo gli consigliava di aspettare tranquillamente il giorno in cui ella lo avrebbe richiamato . Non era più sicuro di riacquistare la felicità di prima . Quand ' anche null ' altro dovesse sopravvenire a distruggerla , il ricordo delle pene sofferte l ' avrebbe intorbidata . Al pensiero che la creatura amata era stata di un altro , un moto di repugnanza , repugnanza fisica , lo arretrava . Ma non solamente sentiva che ella era stata contaminata nel corpo , vedeva che anche l ' anima sua gli sfuggiva . Per aver lasciato passare tanto tempo senza rammentarglisi , bisogna che un rivolgimento fosse avvenuto nel suo cuore , nella sua vita . Come negare , contro l ' evidenza , la forza degli affetti , dei doveri e degli interessi che lo avevano prodotto ? L ' uomo che le aveva dato il proprio nome , che dedicava alla casa fondata con lei tutte le sue energie , che le assicurava un ' esistenza facile e larga , godeva di privilegi indistruttibili ; ne godeva il figlio tornato a lei , forse più che l ' altro vissuto sempre al suo fianco . Di questa creaturina , del posto che aveva occupato nel cuore della madre , egli era stato geloso . Ora la gelosia impotente lo rodeva , lo umiliava al pensiero che la madre era tutta dei figli , la moglie tutta del marito . Parlandole o scrivendole , egli avrebbe potuto farsi valere , rammentarle le parole dettegli e le prove dategli , contrastarla a tutti coloro che la riprendevano , vincerla ancora una volta ; da lontano , costretto al silenzio , doveva incrociare le braccia , abbandonare indifesa la causa dalla quale dipendeva la sua vita . O forse insistere , contraddirla , contrariarla , sarebbe stato inutile , come era stato inutile tutto quanto le aveva detto perché non andasse incontro al marito , perché si contentasse di aspettarlo a casa sua . Che cosa era dunque il bene che gli voleva , se non la faceva capace di arrendersi a un suo desiderio , sia pure smodato ? ... Poi pensava che anch ' egli l ' aveva ferita , una volta , molto più profondamente , dicendole che , libera , non l ' avrebbe sposata ; e allora riconosceva che entrambi si erano mantenuti fedeli al proponimento di esser sinceri , di uniformarsi alla realtà esteriore ed intima , alla verità necessaria ed amabile . Ma ora , no ; ora non più ; ora non riconosceva altra verità fuorché il suo dolore , altra realtà fuorché il bisogno di lenirlo ; ora non chiedeva , non aspettava , non cercava altro che una menzogna , ma pietosa e salutare . E non ne trovava , e non ne sperava . Ella non gli avrebbe mai scritto , come non gli aveva mai detto : " Amo te solo , odio mio marito " . Una simile certezza lo avrebbe forse pacificato , gli avrebbe dato forza per sopportare le separazioni , le contrarietà , la partecipazione di un altro al possesso di quel corpo la cui anima sarebbe stata tutta sua . Egli doveva invece contentarsi di una parte di quella vita , della minor parte . L ' avrebbe forse totalmente perduta , se il marito non fosse andato più via . Non era questo il pericolo ? Che fare per evitarlo , come riprendersi il suo bene , senza che nessuno mai più glielo potesse contendere ? ... Talvolta egli aveva tentato di reagire contro la passione , di resisterle , di contenerla . Altri amori giudicati necessarî alla sua vita non erano finiti senza che egli ne fosse morto ? Prima non si era appagato di ciò che le donne altrui avevano potuto o voluto accordargli ? All ' idea di prenderne una per sé non si era sempre ribellato ? Due o tre volte , bensì , nella prima giovinezza , la tentazione era stata fortissima , avvalorata dai consigli dei parenti , dalle esortazioni della madre ; ma non si era sempre vinto , e sua madre non era morta col dolore di lasciarlo solo ? La libertà non gli era sembrata un bene tanto grande da potersi pagare con qualche cosa di più penoso ancora che non la solitudine ? Nel matrimonio non aveva visto una convenzione micidiale all ' amore , e dell ' amore non aveva sempre avuto bisogno per le sue ispirazioni d ' artista ? ... Ma il ragionamento , il ricordo della tenacissima opinione di tutta la sua vita restavano inefficaci contro il dolore . Nel suo dolore egli riconosceva ora che il legame indissolubile , sempre evitato come il più grave dei danni , non era un ostacolo alla felicità , se altri ora se ne giovava per distruggere la felicità sua . Quella convenzione giudicata funesta all ' amore era il patto che garentiva il possesso . La sua condizione di amante costretto a nascondersi , a fuggire , a cedere il posto usurpato , a vedere un altro occuparlo da padrone legittimo , era sciagurata e intollerabile . I giorni e le settimane erano passati lenti , eterni , numerati ad uno ad uno , misurati ad ora ad ora , senza che egli sapesse che cosa accadeva della creatura diletta , che cosa potesse fare egli stesso per averne notizie : se tornare a Firenze , se scrivere a qualche amico , se scriverle direttamente , a rischio di tradirla . La paura che il caso l ' avesse tradita , che suo marito avesse scoperto il loro secreto , trovando una lettera , udendo qualche parola sfuggita al bambino od ai servi , arrestava il moto del suo cuore ; ma quantunque il sospetto non fosse da escludere , qualche altra cosa , una voce interiore , un oscuro presentimento gli diceva che no , che nulla era stato scoperto , che ella era al sicuro , che il suo silenzio dipendeva unicamente dalla sua volontà . Infinitamente più che l ' impossibilità di far nulla per avere qualche notizia , per uscire da quell ' ansia , lo umiliava , lo mortificava e lo avviliva l ' idea che la volontà di lei fosse determinata da ragioni che egli non poteva combattere . Il bisogno di signoreggiare quella vita , di occuparla tutta di sé , di uniformare alla propria volontà quella volontà forte e tenace , alimentava il fuoco della sua passione . Nessun ' altra donna lo aveva avvinto con le blandizie , con le lusinghe , con le illusioni , quanto costei con la resistenza e l ' ostilità . Tutto quanto aveva fatto , nei primi tempi , per vincerla , era stato invano : ella gli si era accordata , inaspettatamente , quando aveva voluto , quando egli ne aveva perduto la speranza . Nonostante la dedizione , dopo il possesso , con tutte le prove d ' amore ottenute , egli aveva più volte sentito di non essere penetrato fino agli ultimi recessi dell ' anima sua . Ora che un altro gliela contendeva , ora che egli non poteva vivere senza trionfare di costui , senza saperla sua interamente , perdutamente , come una cosa inerte , come la cera duttile , come la creta malleabile , ora ella si dava tutta a quell ' altro , restava lontana , chiusa , inaccessibile . La tentazione di fuggirla , piuttosto che contentarsi del poco che gli avrebbe concesso , si era insinuata allora nel suo pensiero , lo aveva investito e dominato . Non era giustizia , no , che egli spasimasse così , mentre nella nuova vita che ella ora viveva non trovava modo d ' infondergli fede , di dargli speranza e coraggio ... Improvvisamente , la sua lettera era giunta , quella lettera sulla quale si era precipitato avidamente , che aveva letta e riletta tanto da poterla ripetere senza dimenticarne una sillaba , e che , nondimeno , ora , nel silenzio della stazione deserta , tornava a rileggere ancora una volta . La lettera diceva : Partirò posdomani , sola , col direttissimo delle 7 e 25 per arrivare a Milano il giorno dopo , alle 7 e 50 . Torna domani a Firenze , prenota due cabine della " Sleeping " facendoti dare due biglietti separati , e mandami il mio . Riparti con l ' accelerato delle 6 e 33 , scendi alla stazione di Castelmaggiore e aspetta alle 9 e 15 il passaggio del mio treno , dove salirai a raggiungermi . Alla stazione di Milano mi lascerai : mio marito ritorna da Londra . Tutto era stato puntualmente eseguito . Lasciato immediatamente Promonte , egli era corso a Firenze , all ' ufficio della Compagnia dei " Wagons - Lits " . Il commesso aveva voluto rilasciare un solo biglietto per le due cabine , non comprendendo come persone che dovevano viaggiare insieme avessero bisogno di biglietti separati ; ma poi glieli aveva pur dati , ed egli aveva spedito a Rosanna , in lettera raccomandata , quello che doveva servire per lei . Era partito con l ' accelerato delle 6 e 33 , aspettava ora il passaggio del direttissimo ; ma , rileggendo quella lettera , come quando l ' aveva letta la prima volta , tutte queste istruzioni , tutte le circostanze nelle quali le aveva effettuate , sparivano dalla sua memoria : i suoi occhi e il suo pensiero si fermavano sulle parole dell ' ultimo rigo : " Mio marito ritorna da Londra " . Per tornarne , doveva esservi andato ; se ella gli moveva ora incontro , non ve lo aveva accompagnato ; era dunque rimasta solo per qualche tempo , poco o molto , non poteva dir quanto , una settimana per lo meno : e di quel tempo di libertà non aveva saputo o voluto profittare per richiamarlo , per rivederlo , dovunque , comunque ! Lo richiamava ora , sul punto di andare ancora una volta incontro a quell ' uomo , per rivederlo un giorno più presto ! ... A un fischio di locomotiva , breve , acuto , lontano , egli si riscosse , si guardò intorno . La stazione era ancora deserta ; il padrone del Caffè sonnecchiava dentro un bussolotto illuminato dalla fiamma gialla d ' una lampada a gas ; il cameriere ; dinanzi al banco delle vivande , parlottava con un manovratore . Egli ripiegò la lettera e la richiuse nel portafogli . Si versò un poco di latte e di tè , ne assaggiò un sorso , e ripose la chicchera . L ' orologio , sul quadro dell ' orario , segnava le otto e un quarto . A quell ' ora ella doveva essere già partita , il treno che la portava già correva verso di lui . Un senso di gioia , trepida ma grande , lo invase a quella certezza ; egli sentì il suo rancore dissiparsi . All ' idea che fra un ' ora sarebbe giunta , che l ' avrebbe avuta tutta una notte per sé , che avrebbe potuto finalmente sfogare la piena dei sentimenti accumulati nel suo cuore , l ' immobilità gli riuscì intollerabile . Chiamato il cameriere e pagatolo , si alzò , uscì fuori della sala , sotto la pensilina . I binarî liberi si dilungavano , convergendo nella lontananza , perdendosi verso le masse scure delle cabine e dei depositi , verso le linee rigide formate dalle colonne delle carrozze e dei carri mobili sotto il fioco lume della luna non ancora al primo quarto . Gli ufficî erano quasi tutti chiusi ; solo quelli del capostazione , del telegrafo e dei biglietti proiettavano sul marciapiedi la luce delle loro lampade incappucciate di verde . Due o tre commessi stavano curvi sulle scrivanie , dinanzi a grossi registri ed a fogli di carta stampata ; non si udiva altro rumore fuorché il ticchettare degli apparecchi telegrafici . Chiuse le sale d ' aspetto , tranne quella della terza classe , sopra i cui nudi banchi il facchino dalla barba candida ed un suo compagno erano distesi a dormire . Per ingannare il tempo egli si mise a percorrere la fronte della stazione , da un capo all ' altro ; poi riattraversò la sala del Caffè ed uscì sul piazzale . Non una carrozza , non un passante , non un rumore . Sulla facciata esteriore dell ' edifizio erano aperti l ' ufficio del Dazio , dove due impiegati chiacchieravano fumando nelle pipe , e il passaggio d ' entrata , col gabbiotto della giornalaia : una vecchietta sonnecchiante in mezzo alla mostra dei fogli illustrati , aperti nelle pagine più vistose , fra le grosse intestazioni dei quotidiani e le copertine dei libercoli pornografici . Le pozzanghere formate dall ' acquazzone del pomeriggio rendevano malagevole l ' avventurarsi oltre il marciapiedi ; rinunziando ad entrare in città , egli cominciò a misurarlo tra i due cancelli che lo chiudevano , come aveva fatto dell ' altro . Il tempo scorreva con una lentezza disperante . Passando e ripassando dinanzi al Dazio , i suoi occhi erano attratti dall ' orologio i cui indici parevano immobili ; per vederli un poco spostati verso l ' ora attesa con la febbre nei polsi , egli prometteva a se stesso di non guardarli troppo spesso ; ma poi , quando li fissava dopo aver voltato le spalle più volte , trovava che era trascorso qualche minuto appena . Fermandosi , chiudendo gli occhi , tentava raffigurarsi la donna amata come doveva essere atteggiata in quel momento : raccolta in un angolo della carrozza sussultante nella corsa vertiginosa , sotto la luce della lampada elettrica , col viso ravvolto in un velo , col capo appoggiato alla mano guantata , con gli occhi allo sportello , immobile nella persona , ma con l ' anima tesa verso di lui ; e allora la tenerezza e il rancore , l ' amore e la gelosia , il bisogno di stringersela al cuore e l ' impeto di respingerla si avvicendavano tanto tumultuosamente da confondersi in un unico fremito , in uno spasimo solo . Le nove meno un quarto . Ancora quaranta minuti . La stazione restava deserta : si udiva soltanto qualche fischio rauco , soffocato , di macchine manovranti lontano ; qualche passo risonava , ma di persone che uscivano , avviandosi alla città . Nessun viaggiatore sarebbe venuto a prendere quel treno della notte ? Nessun parente od amico sarebbe sopraggiunto ad aspettare qualcuno ? ... Alle nove , mancando mezz ' ora all ' arrivo del treno , egli entrò per vedere se l ' ufficio dei biglietti fosse aperto . Era ancora chiuso ; il facchino dormiva ancora sulla panca della sala d ' aspetto . La vendita sarebbe forse cominciata solo venti minuti prima dell ' arrivo del treno ? L ' attesa di quegli altri dieci minuti fu eterna . Pareva che il tempo si fosse arrestato , che non potesse più scorrere , che la stazione fosse abbandonata , che la vicina città fosse morta . L ' arrivo di due o tre persone , silenziose , senza bagaglio , gli parve un avvenimento , un ritorno alla vita . Ma nessuno sportello si schiudeva ancora , nulla preannunziava la partenza , neanche ora che mancavano venti minuti soltanto , che ne mancavano diciannove . Che cosa avveniva ? Quand ' anche il treno fosse in ritardo , la vendita dei biglietti non doveva cominciare all ' ora regolare ? Forse gli orologi esterni anticipavano su quello del capostazione ? Per quale incantesimo nessuno appariva ? Non era egli in preda ad un incubo ? Aveva realmente ricevuto una lettera di lei ? Era una cosa reale , quel convegno in treno ? Non era una stravaganza , una immaginazione , una irragionevole speranza ? ... Diciotto minuti soltanto - e gli sportelli restavano ancora sbarrati ... Allora , per uscire da quell ' incubo , per udire una voce , per sapere qualcosa , s ' avvicino alla giornalaia . - Il direttissimo non arriva alle nove e un quarto ? - Alle nove e un quarto , sissignore . - Ma allora perché non aprono la biglietteria ? La vecchia inforcò gli occhiali , guardò un suo grosso orologio di acciaio , e disse : - Ecco : apriranno a momenti . Ma passò ancora un altro minuto , ne passarono due , senza che gli sportelli si schiudessero . E a un tratto due uomini uscirono dall ' interno della stazione , uno dei quali diceva all ' altro : - Non si parte fino a domani . Egli credé d ' aver frainteso . Poi il sangue gli rifluì tutto al cuore e la vista gli si offuscò . Con passo dapprima malfermo , poi precipitato , rientrò sotto la tettoia nel punto che alcuni manovali attraversavano i binarî e gruppi di commessi si formavano dinanzi agli ufficî , scambiando notizie e domande e commenti . - Al bivio del Saliceto ... La linea è ingombra ... Si appronta il carro - attrezzi ... Una falsa manovra dello scambio ... Il treno merci è rovesciato ... E il direttissimo ? Una fiamma gli salì al viso , il suolo gli mancò sotto i piedi . Corse all ' ufficio del capostazione , non lo riconobbe perché tutti gli usci erano aperti , ormai , e tutte le stanze illuminate ; domandò a un uomo seduto dinanzi ad una scrivania : - Scusi , signore : mi vuol dire che cosa è accaduto ? - Non so precisamente ; la linea è ingombra . Riuscì , trovò finalmente il capo sulla soglia del suo ufficio , intento a rimproverare uno dei suoi dipendenti . - Non ho bisogno delle vostre osservazioni ! ... Andate al vostro posto senza tante chiacchiere ... Desidera ? - domandò poi , con voce appena meno brusca , al viaggiatore che portava la mano al cappello . - Vuol favorire di dirmi che cosa è accaduto ? Io aspetto il direttissimo delle nove e un quarto ... - La linea è stata ostruita da un treno merci che manovrava al bivio del Saliceto . - Ma il direttissimo ? - Il direttissimo sarà avvertito e fermato a tempo e luogo ... Poi , voltategli le spalle ed avvicinatosi al telefono , gridò nel portavoce : - Signor ingegnere ? ... Sì , la seconda squadra sarà pronta a momenti ... Com ' è ? ... La gru sta in consegna al Movimento ... Prenda le binde da otto tonnellate ... Va bene ? ... Sissignore : alla cabina numero 8 ... Come ? ... Ha deragliato ? ... Perdio ! ... Vengo subito ! ... Lasciato l ' apparecchio , lanciò un ordine al sottocapo : - Trattenga l'842 a Santa Rufina , telegrafi che per linea ingombra non lo posso ricevere . Mi mandi subito la seconda squadra . E s ' allontanò rapidamente , scavalcando le linee dei binari , facendo cenno con tutt ' e due le mani di seguirlo agli uomini schierati sul marciapiedi centrale . Stordito , smarrito , Bertini volse intorno lo sguardo . Che cosa era avvenuto ? Nessuno glielo avrebbe spiegato ? Un brivido gli passò per la schiena al pensiero del pericolo che minacciava la creatura diletta , al disastro che forse era già avvenuto . Non era forviato il convoglio che la trasportava ? O il treno che facevano fermare a Santa Rufina era il suo ? - Per favore ! ... Sentite ! ... - disse ad un guardasala , fermandolo mentre gli passava dinanzi . - Qual è il numero del direttissimo che si aspettava per le nove e un quarto ? - 28.35 , signore . - Siete sicuro che non sia l'842 ? - Sicurissimo ! L'842 è un misto che dovrebbe arrivare alle 9 e 42 , ma che sarà fermato a Santa Rufina . - E il direttissimo ? - Era già transitato da Santa Rufina quando è sopravvenuto l ' accidente al treno merci . - Ma allora come e dove sarà avvertito del pericolo ? - È stata formata la correntale . - Come sarebbe a dire ? - Ogni guardiano va al casello vicino trasmettendo al compagno la notizia dell ' accidente e l ' ordine di disporre i segnali di fermata . - E quanto occorrerà per liberare la linea ? - Signor mio , chi può dirlo ? ... Due ore potevano bastare ; ma forse non ne basteranno quattro ... Il capotecnico e il capodeposito avevano subito avvertito il Servizio trazione ; il signor ingegnere con la prima squadra era subito accorso sopra una macchina , il carro - attrezzi era già pronto ; ma quando hanno fatto per attaccarlo alla macchina ha deragliato . Se lo vuol vedere , vada laggiù in fondo , presso il castelletto idraulico , dove c ' è quel chiaro ... Lavorano a soccorrere il carro di soccorso ! ... E sorrise discretamente , gettando intorno una cauta occhiata , per paura che l ' avessero udito . Bertini corse nella direzione indicata . La fatalità si complicava , una volontà ostile e maligna pareva volesse accumulare gli ostacoli , moltiplicare i pericoli . Alla luce fumosa delle torce a vento si vedeva il carro degli attrezzi pencolare fuori delle rotaie : la piattaforma dalla quale doveva essere spinto nella buona direzione non era stata assicurata , non aveva le rotaie combinanti con quelle del binario , e poco era mancato che la massa pesante non si fosse rovesciata . - Via le leve ! - gridava il capostazione agli uomini intenti alla manovra . - Tofano e Giacomelli , montate su a scaricare le binde ... Quelle da quattro basteranno ... Animo , via ! ... Gli uomini si arrampicarono sul carro carico d ' ogni sorta d ' ordegni e di congegni : argani , morse , chiavi , martelli , mazze , una fucina , ruote di cordami , spessori di legno , torce a vento , fiaccole a petrolio . Sollevata una binda da quattro tonnellate , la passarono oltre il parapetto , porgendola ai compagni . - A noi , svelti ! - ordinò ancora il capo . - Disponetela fra la testata e il traversone ... Più su , più su : all ' angolo , ho detto ... Ma qui , perdio , sotto lo spigolo , o parlo turco ? ... Così ... Forza di braccia ! Le braccia nerborute girarono il manubrio della macchina , dapprima agevolmente , poi , quando essa affrontò il peso del carro , con una tensione violenta , con uno sforzo penoso . Sotto la spinta possente il carro si scosse un poco , si sollevò di qualche centimetro ; a un tratto traballò scricchiolando . - Ferma ! Tolta una fiaccola di mano a un operaio , il capo si cacciò sotto le prime ruote , ne esaminò la posizione ; poi percorse tutto il fianco fino a quelle posteriori . - Un ' altra binda qui , al centro del traversone ... - Ma udendo improvvisamente un lontano tintinnare di campanello , si volse a chiamare : - Marziani ! ... Il capotecnico ? - Eccomi , signor capo . - Diriga lei l ' operazione . Io vado a ricevere l ' accelerato . Un treno sopravveniva infatti dall ' altra parte della linea , dove nessun ostacolo si era frapposto ; e Bertini domandava tra sé per quale fatalità l ' accidente aveva dovuto prodursi dalla parte di Firenze , nel preciso momento in cui , dopo tanta pena , egli aspettava Rosanna . E in un improvviso ritorno dell ' ansia sopita dinanzi allo spettacolo dello sforzo sostenuto dai lavoratori , si volse ad uno degli astanti : - Il direttissimo è stato fermato ? - Certamente , a quest ' ora ... Se no , sarebbe andato a sfondare il treno merci , deragliato . - Come si saprebbe ? - domandò ancora , trepidante . - Eh ! Le male nuove le porta il vento . - A che distanza da qui è il bivio del Saliceto ? - A quattro chilometri e mezzo . - E Santa Rufina ? - A dodici chilometri . Restava sapere in qual punto della via interposta fosse fermato il convoglio . Certo , in aperta campagna , lontano dalle stazioni , senza precise notizie dell ' accaduto , del pericolo corso , della durata della sosta . Come far sapere qualche cosa a Rosanna ? Come rassicurarla ? Egli si struggeva di non poter far nulla , invidiava gli operai sudanti a mettere in piano il carro , si torceva le mani per non poterle adoperare com ' essi , per non potersi cacciare sotto le ruote a rimetterle al posto , con la febbre di veder rimossi gli ostacoli , quel primo ostacolo . Le notizie dell ' accidente passavano ora di bocca in bocca , con più precisi particolari : il deviatore della cabina numero quattro , per un falso segnale del manovratore , aveva aperto lo scambio al treno merci mentre la colonna era in moto ; l ' ago si era spostato fra un ' asse e l ' altra del primo carro , dando la diramazione sopra il binario per il quale doveva transitare il direttissimo , ostruendo la linea di corsa : l ' ingegnere dell ' ufficio di trazione , con una squadra di operai raccolta alla prima notizia , era sul posto , ma non poteva far nulla senza gli attrezzi . E dalla stazione , cessato lo squillare del campanello , veniva il rombo del treno accelerato arrivante a tutto vapore , fischiando e stridendo , condannato poi anch ' esso a restarsene inerte , ad aspettare la liberazione del binario e l ' arrivo del direttissimo . La macchina si staccava e si allontanava ; i viaggiatori , avvertiti dell ' accaduto , si sparpagliavano in folla sotto la tettoia , entravano nel Caffè , si spingevano verso la piattaforma attratti dal chiarore delle torce , e Bertini vide fra gli altri una coppia di giovani sposi in costume da viaggio , il marito appoggiato al braccio della moglie , stretto a lei , sfiorante con la falda del berretto basco il velo che ella teneva sollevato sulla fronte e che lasciava scoperto un visetto rotondo , grazioso , infantile . - Largo ! ... Indietro ! ... Favoriscano di sgombrare ! Il capo , sopravvenuto , faceva scostare i curiosi con aspra voce di comando ; Bertini dovette obbedire in preda ad un nuovo cruccio , quasi ricacciato più lontano da Rosanna , quasi impedito di affrettare con la tensione della volontà e l ' impeto del desiderio la liberazione del carro . Sotto la tettoia crocchi di viaggiatori si scambiavano le notizie , commentandole aspramente ; alcuni stranieri volgevano intorno sguardi incerti e sospettosi ; visi inquieti di donne si vedevano spiare dai finestrini del treno immobile ; il Caffè era invaso , tutti i tavolini occupati da gente rumorosa e contrariata ; solo i due giovani sposi , l ' uomo sempre al braccio della donna , si sorridevano , fermi dinanzi al banco , scegliendo nei quadri mobili delle cartoline illustrate quelle con le vedute di Castelmaggiore : liberato il braccio della moglie , il marito le offriva una penna col serbatoio , ed ella riempiva i cartoncini uno dopo l ' altro , curva sopra un angolo del banco , passandoli poi al compagno che vi aggiungeva la propria firma . Un moto d ' irritazione cacciò Bertini lontano dallo spettacolo di quella felicità . Riavvicinandosi alla piattaforma , vide le luci muoversi e una colonna di candido vapore sprigionarsi dal fumaiolo della macchina , mentre un fischio breve ed acuto lacerava l ' aria : il carro , finalmente liberato , era trainato verso il luogo del bisogno . Allora , come trascinato anch ' egli da quella forza bruta , come attratto da un potere occulto , s ' avviò lungo i binarî deserti diramantisi a ventaglio gli uni dagli altri . Non sapeva fin dove sarebbe andato , ma si sentiva sospinto nella direzione del convoglio immobile in mezzo alla campagna deserta . Secondo che avanzava , oltre gli edifizî e le cabine e i castelli idraulici , il ventaglio si restringeva , le stecche d ' acciaio rientravano una nell ' altra , riducendosi al doppio binario di corsa . Fitte siepi lo fiancheggiavano , una bassa e intricata vegetazione di robinie , dalla quale emergevano i fusti frondosi degli eucalitti ; tratto tratto un cancelletto vi si apriva , oltre il quale si vedeva la campagna bagnata dal lume della luna vicina al tramonto : un chiarore scialbo ed umido avvolgente i filari dei gelsi e dei salici , qua e là riverberato da pozze d ' acqua . Non una bava di vento , non una voce nel silenzio grave dell ' alta notte ; solo l ' arpeggio eolio dei fili telegrafici , in prossimità dei pali risonanti come casse di strumenti armonici . Le rotaie d ' acciaio si distendevano rigide e diritte , sempre più lontano ; parevano rincorrersi a perdita di vista , verso l ' infinito , verso l ' inarrivabile . Bertini procedeva per la solitudine , con gli occhi , gli orecchi , tutti i sensi aperti ed intenti a cogliere segni di vita , credendo di udire l ' eco dei fischi della locomotiva di soccorso , di scorgere il chiarore delle fiaccole rischiaranti il lavoro dei manovali ; ma nulla si scorgeva ancora , nulla si udiva . La vista della stazione e dei fabbricati che l ' attorniavano era anch ' essa perduta nella lontananza : solo una punta di vivo fuoco rosseggiava in cima a un disco . Fremente , febbricitante , egli andava , andava , col proposito , col bisogno di raggiungere il bivio del Saliceto , di sapere qualche cosa di preciso ; ma più s ' inoltrava , più l ' inquietudine , l ' ansia , la paura gli facevano tremare il cuore . Quantunque la via ferrata fosse una guida infallibile , gli pareva di non poter più trovare quel bivio , d ' essersi avviato sopra un altro binario , d ' aver lasciato la buona strada . Perduta la nozione del tempo , credeva d ' aver percorso chilometri e chilometri , d ' essersi dilungato enormemente , d ' aver marciato da ore : l ' orologio , che aveva dimenticato di rimontare , non andava più . La linea non doveva essere libera , ormai ? Il convoglio non stava per sopravvenire , precipitoso , inarrestabile , portandosi via la creatura amata , lasciandolo solo in mezzo alla campagna muta ed oscura ? La prudenza consigliava di tornare indietro , di raggiungere la stazione , di aspettare lì , tranquillamente , come gli altri viaggiatori , come i due sposi in viaggio di nozze ; ma allora , rivedendo con la mente quella coppia felice , egli sentiva più acuta , più tormentosa , più intollerabile tutta la propria pena . Spasimava da due mesi , dal giorno in cui era giunto l ' avviso dell ' arrivo del marito , ma non mai come ora . Se per un istante , al pensiero dell ' imminente incontro con la diletta , aveva potuto illudersi sperando nel ritorno dei giorni felici , ora , nelle tenebre addensate col tramonto della falce lunare , nel sonno silenzioso della terra , nella solitudine inanimata di quegli ignoti luoghi , l ' inganno riusciva evidente . Che vita era questa che lo sbalestrava fuori della sua casa , fuori del suo paese , che lo faceva errare a quell ' ora per la campagna , aspettando un treno arrestato da un improvviso pericolo ? Superato quello , quali altri , quanti altri sarebbero sorti ? Rosanna andava a raggiungere ancora una volta il marito : dove , come , quando , per quanto tempo l ' avrebbe rivista ? Quell ' uomo sarebbe ripartito , forse , ma per ritornare ; il tempo della sua lontananza se ne sarebbe volato via , come se n ' era volato tant ' altro . La serena fiducia , la certezza del possesso assoluto , della comunione perfetta non era possibile senza l ' unione che egli aveva dichiarato di non voler contrarre neppure ipoteticamente , e che sempre , prima di quell ' amore , aveva giudicata odiosa e repugnante . Allora tutta la sua vita sentimentale , dai primi albori , dagli ingenui amori dell ' adolescenza alle fiamme della giovinezza , gli passò per la memoria : quante prove fallaci , quante illusioni perdute , ritrovate , riperdute ancora , fino a quest ' ultima ! Stanco , vecchio , morto , il suo cuore aveva palpitato ancora una volta grazie alla creatura miracolosa ; egli aveva gioito , sofferto , vissuto per lei ; comprendeva che dopo di lei non avrebbe potuto ricominciare , e che , quand ' anche , mai più avrebbe trovato un ' anima simile a quella ; sentiva che tutti questi motivi lo spingevano ad afferrarsi a lei , disperatamente ; ed a quell ' ora , con quell ' ansia nel cuore , ecco , finalmente riconosceva che il legame solenne , sancito , benedetto , era il solo che potesse umanamente garantire il possesso ; e nulla gli pareva più desiderabile e degno che prendersi Rosanna , unirsi a lei per la vita e per la morte , dare al mondo lo spettacolo della loro felicità come lo davano quegli sposi in viaggio di nozze , sorridenti della contrarietà sopravvenuta , noncuranti di giungere un poco più presto o un poco più tardi , certi di portare con sé tutto il proprio bene . Perché non era ella libera ? Che cosa occorreva perché si liberasse ? ... Allora , come al bagliore di lampi interiori , i recessi più tenebrosi del suo pensiero si illuminavano , quelli dove appariscono le possibilità più chimeriche , dove sorgono le tentazioni inconfessabili ... Un chiarore lontano , incerto , sorto dal fondo della linea , fermò ad un tratto la sua attenzione . Un uomo con una lanterna in mano si veniva avanzando ; la lanterna , pendente dal braccio disteso lungo il fianco , lasciava in ombra il viso del sopravveniente , bagnandogli i piedi di luce . - Venite dal bivio di Saliceto ? - domandò Bertini quando colui , un cantoniere , gli giunse dinanzi e alzò la lanterna per guardarlo in faccia . - Nossignore , vengo dal casello 374 . - Dove è stato fermato il direttissimo ? - Al passaggio a livello del Fossone . - Quanto manca perché la linea si sgombri ? - La linea è sgombra ; vado a ... - È sgombra ? Egli non udì altro , voltò le spalle al guardiano , corse verso la stazione , con la folle paura di non giungervi in tempo . Sull ' angusto passaggio dove s ' era avanzato agevolmente a brevi passi , riusciva malagevole correre ; più volte sul punto di perdere l ' equilibrio , più volte distese le braccia per ripararsi dall ' imminente caduta . Con le orecchie fischianti , gli pareva di udire il lontano rombo del treno in moto , si rivoltava un istante a guardare indietro , poi riprendeva la corsa , rassicurato per poco . Al pensiero che la notizia non era ancora giunta alla stazione , moderò l ' andatura , riprese a correre col timore che le disposizioni per ricevere il convoglio fossero state trasmesse per telegrafo o per telefono . Una voce , sul punto che passava dinanzi a un casello , gridò : - Ferma ! ... Chi è ? ... Non rispose , non si fermò , spronato dalla vista del riverbero diffuso lontanamente dai lumi della stazione . Quando vi giunse , trafelato , ansante , il campanello annunziante che il disco era aperto cominciava a squillare ; i viaggiatori rimasti a terra riprendevano i loro posti sull ' accelerato , si udivano voci di richiamo , gli sportelli sbattere con colpi secchi : - In vettura ! ... In vettura ! ... Non c ' erano più facchini ; egli si rivolse al cameriere del Caffè perché gli portasse le valigie . E finalmente i fanali del treno , i grossi occhi roventi apparvero nella distanza , s ' ingrossarono sulla metallica fronte della locomotiva spinta a tutta forza , vomitante dense volute di nero fumo squarciate dal candido vapore del fischio lungo , insistente , interminabile . Figure di uomini e di donne in piedi si profilarono nei vani luminosi delle finestre , nessuno nella carrozza coi letti , tutta chiusa , come deserta . Un dubbio attraversò il pensiero di Bertini : Rosanna non c ' era ? Se non era partita , per un contrattempo , per un caso imprevedibile ? - Il signore ha la cabina 7 e 8 ? - gli domandò il conduttore aiutandolo a montare sul terrazzino . - Sì . Da che parte ? - Favorisca ... - Avete saputo dell ' accidente ? - E come ! ... Siamo rimasti più di tre ore fermi in aperta campagna ! ... Ecco la sua cabina . Desidera che le prepari il letto ? Gli rispose di sì dopo un istante di esitazione , pensando che il breve indugio lo avrebbe liberato per sempre da quell ' uomo . Cercò di sporgersi da un finestrino per vedere l ' ora all ' orologio della stazione e regolare il suo : i vetri erano rialzati e fermati . - L ' ora , per piacere ? - È la una meno un quarto . Già la macchina , dopo la rapida sosta , lanciava un nuovo fischio : la carrozza si scosse , cominciò la corsa . E non appena il conduttore lo lasciò solo , egli apri l ' uscio del gabinetto di toletta . Vedendo apparire una figura maschile , trasalì indietreggiando per istinto ; poi riconobbe se stesso nel giuoco degli specchi . Portò la mano ancora tremante alla maniglia dell ' altro uscio , lo aperse . Vide gli occhi di Rosanna cercare i suoi . Era seduta sul lettuccio , col velo rialzato sulla fronte , le mani nude congiunte in grembo . Le cadde in ginocchio dinanzi , le prese le mani , se le strinse al petto . Soffocato dal tempestoso pulsare delle arterie , non poté nel primo istante articolare una parola , poi balbettò : - Sei tu ? ... Sei tu ? ... - Che è stato ? Siamo in ritardo ? - Come ? ... Non sai ? ... Quattro ore , quattro ore che aspetto , tremando , fremendo al pensiero del tuo pericolo ... Non ti sei accorta di nulla ? ... Dormivi ? ... - Ho dormito , sì : ero tanto stanca . Ma tra veglia e sonno m ' accorgevo che il treno era immobile , udivo rumore di passi , voci di sconosciuti ... Che è stato ? - La linea ingombra , ostruita da un treno merci ... Ma che importa ? Tanto meglio , se non hai saputo ... Sei tu ? Sei tu ? Sei tu ? ... Lasciati guardare ... Lo sai da quanto tempo non ti vedo ? ... Che luce fioca mandano queste lampade ! ... Lo sai da quanto tempo ti aspetto ? Lo sai che ti credevo perduta ? Lo sai che non ti vo ' perdere ? Anch ' ella alzò lo sguardo luminoso al grappolo delle lampadine elettriche . La cabina , con la levigatezza del suo mogano , con la lucentezza dei suoi ottoni , aveva l ' aspetto di un mobile , di un grande armadio rotolante . Quantunque nel fracasso della corsa vertiginosa nessuno potesse udire dal prossimo scompartimento , egli abbassò ancora la voce , le domandò quasi all ' orecchio : - Sei tu ? E sei mia ? Sei mia , di ' ? ... Rivoltatasi verso di lui , passandogli una mano sulla fronte , ella rispose : - Non vedi che cosa faccio per te ? Allora tutta la sua passione soffocata , umiliata , disconosciuta , traboccò . Scotendo la testa , con voce amara , egli protestò : - Che fai ? Sei rimasta sola , non so quanto , mentre quell ' uomo era a Londra , e mi chiami ora soltanto , ora che vai ad incontrarlo un ' altra volta ! Ella non rispose . - Mentre una cosa sola confortava il mio dolore , l ' idea che non fossi libera , che ti torturassi come me per non potermi vedere , per non poter dir nulla , tu eri padrona di te stessa , e non mi chiamavi , non mi scrivevi ! ... E ora ti stupisci dei miei dubbi ! ... Non sai dunque , non capisci , non intuisci quel che ho sofferto , quel che soffro , dal giorno che ti lasciai dinanzi al " Senegal " , da quando ti vidi al fianco di quell ' uomo , ricongiunta a lui , baciata da lui ? All ' evocazione del ricordo , la gioia di averla ritrovata , di sentirsela vicina , cadde repentinamente ; il dolore , la gelosia , il corruccio , tutte le immagini esasperanti e tutti i pensieri maligni tornarono a invaderlo . - Che hai fatto ? Dove sei stato ? - domandò ella , dolcemente , prendendogli una mano , come per placarlo . - Non lo so , che cosa ho fatto ; non lo so ridire , come ho vissuto . Sono stato a Promonte , ma prima a Firenze , per tentar di vederti ... Rimproverami , anche ! - esclamò con più forza , vedendola accigliarsi . - I torti sono miei , anche ! Io dovevo starmene tranquillo , dovevo sentirmi sicuro e felice , dopo averti vista laggiù , sulla banchina , tutta occupata di quell ' uomo e dei vostri figli , senza un saluto , un cenno , uno sguardo per me ; dopo essermi nascosto da voi , da te , come una spia , come un ladro ! Non so , non so ; senza l ' amico che mi stava accanto , non so come , non so dove avrei trovato la forza di padroneggiarmi . - Era Perez ? Non le rispose a voce , assentì con un breve moto del capo , incalzando : - Mi passasti accanto , dinanzi al cancello , e non mi guardasti neppure ; non t ' accorgesti neppure allora di me che fremevo e spasimavo , tutta infervorata non so da che , non so perché ! - Ti vidi . - Che gli dicevi ? - Non mi rammento . - Non ti rammenti ! Ma mi rammento io , io che ti vidi sparire in quel carrozzone d ' albergo , io che mi sentii a un tratto divenuto estraneo a te , solo , abbandonato , perduto , senza saper che fare della mia vita , con la folle tentazione di seguirti ancora , di raggiungerti per afferrarti e portarti via , sotto i suoi occhi , sotto gli occhi dei tuoi figli , dinanzi a tutti ; poi col bisogno di fuggire , di non restare più un solo istante in quei luoghi , quella sera , quella notte , la notte della contaminazione ... Con voce grave , guardandolo negli occhi , ella disse : - Fosti tu che volesti seguirmi . Non ti pregai di rinunziare a quest ' idea ? Che vi hai guadagnato ? Egli rispose duramente : - Avrei sofferto peggio se non vi avessi visti . E mi pento di non aver preso una stanza in quell ' albergo ! Avrei meglio misurato tutta la tua capacità di fingere ! E lasciò la sua mano , la respinse , si ritrasse . - Perché ? Ella era calma , serena , sicura di se stessa ; il tono della sua voce nel muovere la domanda rivelava una curiosità che non teneva molto ad essere appagata . Egli la guardò un tratto senza dir nulla . Il convoglio precipitava la sua corsa , si sprofondava nelle tenebre , rombando e strepitando , come quello che lo aveva portato via la notte della contaminazione . Egli non fuggiva questa volta , come allora ; si vedeva anzi al fianco la donna che aveva allora lasciata ad un altro ; ma il ricordo dell ' incubo risorse nella sua memoria . Si rivide con la fronte ardente al gelido vetro , con gli occhi sbarrati nelle tenebre fuggenti , o fisi all ' orologio , per calcolare il momento nel quale la coppia sarebbe rimasta . sola : " Alle dieci ... o forse alle undici ... fra un ' ora ... fra mezz ' ora ... Ora ! " . Una pesantezza plumbea lo aveva abbattuto sul sedile , moti di nausea gli erano saliti dalle viscere alla gola nei tempestosi scotimenti di quella corsa pazza , traendolo dallo stuporoso assopimento . Poche altre notti erano tanto durate nella sua vita ; nessuna luce egli aveva tanto spiata come quella del nuovo giorno , con la quale ella sarebbe finalmente uscita dalle braccia di quell ' uomo ; ma né il nuovo giorno , né i tanti altri che erano seguiti , né tutti quelli che seguirebbero potevano dissipare interamente l ' incubo e ridargli le fede perduta . Ecco : Rosanna era lì , accanto a lui , sola con lui nella carrozza lanciata attraverso lo spazio , ma egli sentiva di non averla per sé . Ella diceva , tranquillamente : - Che cosa pretendevi ? Volevi che non mi occupassi di mio marito per badare a te ? Volevi che mi sottraessi al suo abbraccio , ai suoi baci , che non li ricambiassi ? Per qual motivo ? Con quale pretesto ? Egli stese le braccia , alzò il viso , proruppe con voce tremante di tenerezza amara , di timido rimprovero , di passione umiliata : - Perché sei mia , perché sei l ' amor mio , la donna mia ... - Non è vero . - Non è vero ? Ella fece per replicare con altrettanta vivacità ; poi parve farsi forza , stringendosi una mano nell ' altra . Dopo una pausa , tranquillamente , lentamente , spiegò : - Lo sai , qual è la verità , e non dovrei aver bisogno di ripeterla , ora . Per il mondo , per la legge , per i miei figli , io sono di mio marito . La fatalità mi ti sospinse dinanzi un giorno , quando ero sola , quando cercavo un amico . Cercavo un amico , ed ho preso un amante ... Ma no , non credere che io vada mendicando attenuanti . Ti avrei preso anche se non fossi stata sola . Mi turbasti troppo , mi piacesti troppo : anche questa è verità . Forse altre avrebbero resistito alla tentazione ; io provai , ma non vi riuscii . Pago la mia debolezza , sai ! O credi d ' essere il solo a soffrire , con la tua gelosia ? Io soffro della falsità in cui vivo , delle menzogne che dico , degli inganni che ordisco . Tu ti senti ingannato , ed hai ragione , sì ; perché se ti amassi come nei romanzi o sul teatro , avvelenerei mio marito , piuttosto che sottopormi alle sue carezze ! Ti senti ingannato , ne soffri , e nel tuo dolore non pensi all ' altro inganno che io infliggo , al tradimento che commetto , infinitamente più grave . - No , perché egli non sa . Chi non sa non soffre . - Hai ragione ; perché io non conto . Che importa se soffro io ? Vi era tanto rimprovero nella calma apparente della sua risposta , che Lodovico chinò la fronte , con l ' atteggiamento di chi sente il proprio torto senza potere o volere confessarlo . Dopo un breve silenzio le riprese la mano , appoggiò la fronte sulla sua spalla , mormorando : - Mi perdoni , Rosanna ? - Di che ? - fece ella , scotendo il capo , con un sorriso ironico e indulgente insieme . - Di che ? Di volermi bene ? - Lo capisci , lo sai , lo senti che se dico queste cose , se soffro questi tormenti , è perché ti voglio bene ? - A voce più bassa , ma più fervida , più appassionata , soggiunse : - Te ne voglio più che non credessi , sai ! Non te ne ho voluto mai tanto . Ora , ora soltanto conosco e misuro quanto te ne voglio . Appressatosi a lei , spinto addosso a lei dagli sbattimenti del treno serpeggiante precipitosamente per vie curve , si sentì tutto aderire al suo fianco soave . La cinse con le braccia , le ricercò con la bocca la bocca . Ella si ritrasse , sciolse il nodo delle mani intrecciatesi alla sua vita : - No , lasciami . La sua voce era sommessa e dolce , ma ferma e risoluta . Egli obbedì , tacitamente . - Tu misuri ora soltanto - riprese ella - il bene che mi vuoi , io misuro ora soltanto la colpa che ho commessa . Quando mi vincesti , quando mi diedi a te , la prima volta , non provai nulla del rimorso che avrebbe dovuto invadermi . Ti rammenti che te lo dissi , ti rammenti , di ' ? - Sì . - Guardai dentro di me , dissi a me stessa : " Ho tradito la fede giurata , sono adultera , adultera " . Ma queste parole non ebbero nulla del loro senso . E non già perché mi fossi assuefatta all ' idea della caduta . Mi conosci . Te lo direi . Mi ero anzi creduta padrona di me stessa , mi pareva moralmente e materialmente impossibile tradire mio marito . Perché lo avrei tradito ? Perché era lontano ? Per appagare un appetito , allora ? ... Ma quando ti conobbi , quando ti amai , mi parve altrettanto impossibile resistere a questo amore . Tu dubitasti dell ' esistenza di mio marito perché era assente ; io me ne dimenticai . Come tu non t ' inquietasti al pensiero che un giorno sarebbe tornato , così non vi pensai neanch ' io . Noi abbiamo sempre coraggio per affrontare i pericoli lontani . Ora egli è qui . Io sono caduta nelle sue braccia uscendo dalle tue ... Egli domandò furiosamente : - Di ' , che ti ha fatto ? Ma senza lasciarle il tempo di rispondere una sillaba , ingiunse con mal contenuta violenza , chiudendole la bocca : - No ! Taci ! Ella rise d ' un riso sottile ed ambiguo . Voleva dire che non avrebbe parlato , anche senza il divieto ? O che egli stesso , fra poco , avrebbe ripetuta la domanda ? O che parlare e tacere era tutt ' uno ? - Ora vedi - riprese pacatamente , - io so che cosa è il tradimento . Lo so ora , che v ' inganno entrambi . - No ! - scattò egli ancora . - Tu non lo inganni , lui ! - No ? - O non lo inganni più , perché sei tornata a lui e ti sottrai a me , e sei pentita d ' esserti data a me , perché lo ami ; o ricominci ad amarlo , mentre non mi ami più , se pure mi amasti mai ! Dapprima ella scosse il capo , poi fece un gesto d ' assenso , poi ripeté : - Non ti amo ; non t ' ho mai amato . Naturalmente . - Mi ami ? Mi ami ancora ? D ' amore , ami me solo ? - No . - Ci ami entrambi ? Come puoi amare due uomini a una volta ? Ami in lui il tuo protettore , il padre dei tuoi figli ? Di quali sofistiche distinzioni sei capace ? Parla , rispondi ! Che cosa ti sentiresti di fare per provarmi l ' amore che dici di portarmi ? - Che cosa vorresti che facessi ? - Lascialo , seguimi , dammi tutta la tua vita ! L ' espressione del sentimento pervenuto al parossismo , della necessità intuita negli interminabili giorni vissuti insopportabilmente lontano da lei , riconosciuta un ' ora innanzi , al sorgere del mortale pericolo sulla via ignota , in mezzo alle tenebre , gli era salita alle labbra impetuosa , irrefrenabile , irrevocabile . Stretto alle braccia di lei , con gli occhi perduti negli occhi di lei , aspettava ora la parola che avrebbe segnato il suo destino . Con l ' animo sospeso , sentì che il treno rallentava , in prossimità di una stazione : attenuandosi il frastuono , arrestandosi la corsa , gli parve che anche quel formidabile ed incosciente congegno partecipasse all ' ansiosa sua aspettazione . Ella indugiava a rispondere . Lo guardava fiso , negli occhi , nell ' anima . Mentre le voci dei conduttori annunziavano un nome incomprensibile , disse finalmente , pianissimo , passandosi una mano sulla fronte : - Vuoi che lo lasci ? ... Lo vuoi proprio ? ... Sarebbe molto più facile che tu non creda . Sulle prime egli non comprese . Poi , come un lampo , un dubbio gli attraversò la mente , il dubbio antico , dei primi giorni : ella non doveva essere unita legalmente a quell ' uomo . Tutti i sospetti concepiti due anni innanzi , nell ' incontrarla sola , in un albergo di montagna , lo invasero , confusamente ; rivide in lei l ' avventuriera sospettata , riprovò il moto di diffidenza che lo aveva fatto indietreggiare . - Come sarebbe a dire ? - proferì , dopo una lunga pausa , mentre il suono soffocato della cornetta e il fischio della locomotiva annunziavano la ripresa della corsa . - Dico che la nostra unione non è indissolubile . - Non siete maritati ? L ' ambiguo sorriso tornò ad incresparle l ' angolo della bocca . - Siamo maritati . - Allora ? Ella si prese la sinistra nella destra , considerando il cerchietto d ' oro dell ' anello nuziale lucente nella penombra . Lo fece girare un poco nel dito eburneo , poi lo trasse , lo guardò contro la luce . - Allora , possiamo divorziare . Quando ti domandai se , libera , mi avresti sposata , ti spiegai che la mia domanda non t ' impegnava a nulla , perché la legge della Stanlesia non ammette il divorzio . Ti nascosi la verità ... quella volta sola ! ... Nella Stanlesia il divorzio è ammesso ; come negli Stati più liberali dell ' America del Nord , si può pronunziare per dodici motivi diversi ... Questo anello si può spezzare , io posso tornare libera , sposare chi voglio ... E lo guardò . Considerando anch ' egli il cerchietto d ' oro , sentì lo sguardo di lei pesargli addosso . Comprendeva di dover dire , con impeto : " Sì , è ciò che sognavo , è ciò che volevo , è ciò che voglio ; la soluzione insperata , la felicità assicurata . Perché non me lo hai detto prima ? Perché non mi hai risparmiato tante pene ?..." . Ma una specie di afasia gli impediva di proferir verbo . Sentiva di doverle strappare quell ' anello , di dover fare il gesto di buttarlo via ; ma una specie di paralisi gli saliva dalla mano al braccio , come un gelo . Il suo lungo dolore degli ultimi mesi , il suo spasimo di un ' ora addietro per la campagna oscura e taciturna , la sua decisione d ' un istante prima , cadevano , si disperdevano , nel crescere e nell ' aggravarsi di un senso di diffidenza ostile . Un dubbio gli balenava nella mente : non aveva ella taciuto finora per calcolo , per esasperarlo , per portarlo al grado della follia ... ? Lo aveva ingelosito per ridurlo docile , inerte , pronto ai suoi voleri . Voleva essere sposata . Non gli aveva chiesto una prima volta , come per misurare l ' amor suo , se , libera , l ' avrebbe sposata ? Questo era , evidentemente , il suo scopo ! Ed egli che un momento prima si sarebbe legate le mani e i piedi pur di averla tutta e per sempre sua , ora , a un tratto , poiché la proposta veniva da lei , ma non francamente pronunziata , insinuata piuttosto , come una semplice possibilità ; ora che ella gli poneva dinanzi , quasi per adescarlo , il cerchietto d ' oro lucente , il simbolo della catena , ora egli si ribellava , sentendosi preso come in un tranello . Di no , di no , doveva rispondere di no , spiegando tutto il suo pensiero , poiché si era proposto di dir sempre la verità , poiché l ' aveva detta e l ' aveva pretesa da lei ; ma quando alzò gli occhi , quando si vide guardato negli occhi , gli mancò il coraggio di significare una verità della quale comprendeva la bruttezza . - Egli consentirebbe ? - domandò , per indugiare ancora un poco prima di dire la menzogna . - Se saprà che ho un amante , domanderà egli stesso il divorzio . - Perché non m ' hai detto prima che avevamo questa via d ' uscita ? Con la fronte e le sopracciglia un poco corrugate nello sforzo di fissare gli occhi negli occhi di lui , ella rispose domandando a sua volta : - Perché te lo avrei detto , mentre egli era lontano e tu tranquillo ? - Hai ragione ! - Perché te lo avrei detto , quando mi dichiaravi che la libertà ti era troppo cara ? - Hai ragione ! Ed io sono stato punito di quella risposta ! Ma benedico le mie sofferenze perché mi hanno preparato quest ' ora di gioia . Tu spezzerai questo anello , ne porterai un altro , il mio , fino alla morte . Senza lasciarlo con gli occhi , stringendosi ancora più a lui , ella insisté : - Vuoi ? ... Proprio , vuoi ? - Ne dubiti ? - Non lo dici per condiscendenza ? Ti senti di legarti per sempre ? Sei sincero come le altre volte ? Non mi nascondi nulla , in fondo all ' anima ? Dopo un istante di lotta interiore , egli confessò : - Sì , ti ho nascosto qualche cosa ... Non sono stato sincero . Mi è parso ... ho creduto ... non so ... Ti giuro che mi sarebbe sembrato un sogno , se m ' avessero detto che potevi ancora liberarti da quell ' uomo ... Ma ora ... quando l ' hai annunziato tu stessa ... Non so ... il nostro cuore è così complicato ... - È vero . Hai temuto ch ' io ti sforzassi ? - No , non questo precisamente . Perché mi sforzeresti ? Tu hai tutto da perdere lasciando tuo marito ... Egli ti ama ragionevolmente , ti lascia sola per anni , ha cieca fiducia in te . Della mia gelosia , delle mie esigenze , sai già qualche cosa ... Egli lavora per te , ti assicura una vita molto più larga che io non potrei ... Ma sì , lasciami dire : bisogna metter nel conto anche questo , se bisogna dir tutto ... Se mi proponi di sciogliere il tuo matrimonio per unirti a me , null ' altro può guidarti fuorché l ' amore che mi porti . Ti chiedevo una prova dell ' amor tuo : me la dài . Grazie , Rosanna ! Una gran tenerezza gli faceva tremare un poco la voce . Tutti quegli argomenti egli non li aveva cercati , non li aveva accattati come pretesti : erano vere ragioni emerse spontaneamente dal fondo del suo pensiero , come espressioni di verità lampanti . I cattivi sospetti erano stolti . Dopo averlo riconosciuto , dopo aver confessato il moto di diffidenza , si sentiva migliore , degno del suo perdono . - Rosanna , tu m ' hai compreso e perdonato . È vero che mi credi senza che io aggiunga altre parole ? - Sì , ti credo , - proferì ella , gravemente . Egli si abbandonò . Passata una mano alla sua vita , stringendosi al suo fianco , aderendo a lei , guancia contro guancia , mormorò : - Rosanna , è detto . Da due mesi , dal giorno che mi annunziasti il suo ritorno , questo è il primo momento che traggo liberamente il respiro . Se mi avessi annunziato prima la possibilità di questa soluzione ... No : non ti rimprovero ! Forse avrei tentato di resistere , come ho resistito ora ... Ma non te ne dolere : è una prova ; vuol dire che il bisogno di averti tutta per me è tanto forte da trionfare delle mie inveterate consuetudini di vita e di pensiero . Io non volli mai legarmi ad una donna , neanche a te : lo sai , te lo dissi . Ma in questi due mesi di spasimi insopportabili , una rivoluzione è avvenuta nella mia vita ; a poco a poco , ogni giorno , ogni ora che passavo lontano da te , sentivo sorgere , ingigantire ed urlare la necessità di farti mia , di farmi tuo , per sempre . Stanotte , qualche ora addietro , quando ti ho aspettata struggendomi di desiderio doloroso , quando ho udito che un pericolo terribile era sorto sulla tua via , compresi che questa vita non è più possibile . Rosanna , la legge sociale e morale vuole che ogni uomo abbia una sua propria donna : io l ' ho trasgredita , ma perché non avevo ancora trovato chi prendermi . È venuta la mia ora , l ' ora della crisi , della rinnovazione . Grazie a Dio non è troppo tardi , ma non è neanche presto , e non ho più tempo da perdere . Affretta il giorno della tua liberazione , e di qui ad allora ti giuro che non farò più nulla che ti dispiaccia . Se vuoi che non ti veda più , che non ti scriva più , che sparisca , non mi costerà nulla obbedirti , sorretto dalla divina speranza , dalla certezza beata . Andrò ad aspettarti in capo al mondo , o a Promonte . Ci sposeremo lassù , vedrai finalmente il mio paese , entrerai da padrona nella mia casa ; ci sposeremo nella chiesa dove si sposò la mamma mia ... Sentì che ella scoteva la testa . Si volse a guardarla . Ella diceva di no , con una mossa del capo , tacitamente . - Non a Promonte ? In un altro sito ? ... Dove tu vorrai ! - No . - Come ? ... Non vuoi ? ... Non mi credi ? ... - Ti credo , te l ' ho già detto . Ma perché questo matrimonio si sciolga , perché io torni libera di contrarne un altro con te , c ' è ancora una difficoltà . - Quale ? Ella sorse in piedi . Lungo le strette curve sulle quali il treno volava , la carrozza era scossa , urtata , sbattuta così violentemente , che riusciva molto difficile mantenersi ritti . Afferrata con la sinistra all ' orlo della cuccetta superiore , ella distese la destra a cercare qualche cosa in mezzo alle borse ed alle scatole che vi erano sparpagliate . - Che ti occorre ? - domandò egli , sorgendo a sua volta . - La borsetta a mano . - Quella di cuoio ? - No , quella di maglia . - Eccola . Frugatovi dentro , tra il fazzolettino di pizzo , le fialette , il portamonete , ne trasse una lettera , gliela porse senza dir nulla e si lasciò ricadere sul lettuccio . Egli rimase in piedi , addossato alla parete , per leggere sotto la lampada . La lettera portava un francobollo inglese , con la stampiglia dell ' ufficio di Londra ; sulla busta , il nome e l ' indirizzo di Rosanna , scritti con caratteri grandi , larghi , forti : la scrittura del marito , che egli riconobbe per averla vista sopra un ' altra lettera odiosa : quella annunziante il suo ritorno . Il testo , in inglese , diceva : Cara Rosanna , mia cara moglie , ti avverto che ripartirò per l ' Italia lunedì prossimo e che arriverò a Milano martedì , col treno delle 7 e 55 del mattino . Come mi promettesti , ti aspetto laggiù per tornare insieme con te a casa nostra , dove passeremo gli ultimi giorni prima della cerimonia . Io sono pronto , e non dubito che anche tu abbia tutto preparato . Ho molto piacere che tu abbia scelto un paesetto del lago dove nessun indiscreto ci disturberà ; approvo pienamente che i ragazzi siano affidati alla famiglia di tua cugina . Cara moglie mia , a ben presto e per sempre . Dopo aver letto , egli rilesse ancora , per comprendere , ascrivendo alla sua imperfetta conoscenza della lingua l ' oscurità di quelle espressioni . - Che cosa vuoi dire ? - le domandò poi , abbassando il foglio , senza tornarle a fianco . - Non hai capito ? - Io no ... Tranne ... - Tranne ? - Che tu non m ' abbia ingannato , assicurandomi che siete legalmente uniti . - Non ti ho ingannato . Ma ti ho spiegato che ci maritammo con una legge che consente il divorzio , che lo pronunzia molto facilmente , per molti motivi , compreso il consenso reciproco . - Allora ? - Allora , quella cerimonia i cui effetti si possono annullare con un semplice atto di volontà , quel matrimonio contratto fuori del mondo civile , dinanzi ad un giudice di pace mezzo selvaggio , non ci sembrò la cosa solenne che dovrebbe essere , che è per tutti gli altri . Allora , siccome mio marito è cattolico , e più che cattolico , credente , fu stabilito che avremmo celebrato un giorno il rito religioso in Europa , per santificare la nostra unione , per renderla veramente indissolubile . - E non ci avete pensato ancora ? - Non ancora . - E lo celebrerete ora ? - Sì . - Egli è venuto apposta ? - No . Io stessa gli ho chiesto di effettuare il nostro antico proponimento . - Tu ? Quando ? Ora ? - pronunziò egli con impeto . - Ora . La guardò , poi si guardò intorno , come non sapendo dove fosse , come cercando qualche cosa intorno a sé . Nella corsa sempre più turbinosa , pareva che da un momento all ' altro le lucide e fragili pareti della cabina dovessero sfasciarsi , che il pesante carrozzone dovesse forviare e frantumarsi . Ora , sotto una lunga successione di interminabili gallerie , il fracasso era talmente assordante come se intere montagne franassero . - Tu ? ... - ripeté l ' esterrefatto , pianissimo , quasi in un soffio , chinandosi verso di lei , afferrandola agli omeri , figgendole gli occhi nell ' anima , trapassandola con lo sguardo infiammato . - Sì , io . - Tu , ora ? Dopo aver visto la mia pena al solo pensiero del ritorno di quell ' uomo ? Quando c ' era una via d ' uscita da quest ' inferno , tu stessa l ' hai chiusa ? Mi dirai almeno perché ? E le strinse così forte le mani , che ella disse , con un ritorno dell ' ambiguo sorriso : - Mi fai male , sai ! - Ti spezzo ! - scattò egli , esasperato dal suo sorriso , improvvisamente e confusamente sovvenendosi dei suoi lunghi dinieghi , delle sue resistenze , delle sue ostilità , con l ' impeto folle di trarne vendetta , d ' infrangere le morbide forme di quell ' anima dura ed avversa . - Se tu persisti in questo proposito , se non dichiari a quell ' uomo che hai mutato idea , ti spezzo , ti uccido piuttosto . Ella rise più sottilmente ancora , dicendo : - Via , non esagerare ... Noi non ci amiamo fino al delitto . Improvvisamente egli la lasciò , le voltò le spalle , mosse un passo , afferrò la maniglia dell ' uscio per ripassare nella propria cabina . La voce di lei lo trattenne : la voce non più fredda e incisiva , ma tenera e dolce come nei momenti migliori . - Sei capace di riconoscere la verità ? - Che cosa vuoi dirmi ? - proruppe egli ancora . - Che recito ? Che recitiamo entrambi ? Che recitano tutti ? Che l ' amor nostro , che tutto l ' amore è una finzione , che tutta la vita è un inganno ? Grazie . Lo so . Ella gli stese le due mani , prese le sue , se lo trasse a fianco . - Stammi a sentire ... Vienimi qui vicino , così ... Stammi a sentire senza interrompermi ... La vita è quella che è . Così com ' è , una logica rigorosa la governa ... Un giorno tu mi dicesti che non mi avresti sposata , e fosti sincero . Zitto , lasciami parlare : non voglio essere interrotta , ti dico ! ... Fosti sincero , fosti nella logica della situazione d ' allora . Io ero sola ; nessuno ti dava ombra ; perché avresti menomata la tua libertà ? ... Sai perché ti feci quella domanda ? Per vedere se avresti mentito . Mentii io stessa , ti nascosi la possibilità di sciogliere il mio matrimonio , per proporti il caso astratto , per leggere nel fondo del tuo pensiero . Una promessa bugiarda mi avrebbe fatto dubitare di tutte le altre tue parole . Fosti sincero , e mi piacesti , e te ne fui grata . Ora dici che mi sposeresti , ora ti duoli perché voglio escluderne la possibilità , e sei sincero ancora . Con la tua gelosia contro l ' uomo che viene a riprendermi , non trovi , non puoi trovare altra uscita fuorché nel rompere questo legame e nell ' accettare di unirti con me . Anche questa è logica , anche ora dici quel che senti , quel che devi sentire : io non dubito delle tue parole . Ma se ciò che ora ti seduce si avverasse , se io fossi tua moglie , sai quale sarebbe la logica della situazione nuova ? Quando mio marito non fosse più mio marito , quando non avesse più nessun diritto su me , quando non si frapponesse più fra noi , tu non saresti più geloso di lui , ma probabilmente di altri ; e allora ti pentiresti di avere rinunziato alla possibilità di lasciarmi se io ti tradissi , o più semplicemente il giorno in cui l ' amor nostro fosse finito ; perché lo sai , è vero ? che l ' amore , come ogni altra cosa , finisce ? Un uomo giunto all ' età tua senza avere provato il bisogno di prender moglie , può ridursi a portar via quella d ' un altro , ma per pentirsene poi , per accusare di sciocchezza se stesso e di calcolo quell ' altra ... - Che dici ? - tentò di interrompere egli , in un impeto di protesta . - Non io ; lo hai già sospettato tu stesso , or ora ... - Non m ' hai compreso ! Non m ' hai perdonato ! - Ma sì , ma sì : ho compreso benissimo . Nulla di più naturale ed umano ... - Ma non sai che un ' altra donna , nella tua condizione ... - Lo so : altre donne , nella mia condizione , darebbero qualche anno di vita per la possibilità di unirsi indissolubilmente all ' amante . Lo so : vi sono mogli che per raggiungere questo scopo fanno l ' impossibile , affrontano lunghi processi , adducono le più tristi e penose menzogne , rinnegano la patria ... E stammi a sentire : finché non ti avevo incontrato , io mi rallegravo del mio privilegio . Non ammettevo di dover tradire mio marito ; ma pensavo pure talvolta , leggendo un romanzo , udendo una musica , ricordando i sogni della prima gioventù , che un giorno avrei potuto essere esposta ad una tentazione irresistibile ... Quel giorno avrei potuto mettere d ' accordo il mio cuore e la mia coscienza , con la facilità di ottenere il divorzio dalla legge africana . E se alla nostra unione manca ancora la consacrazione religiosa , dopo tanti anni , ciò non è stato già per la lontananza di mio marito , per i troppo brevi suoi ritorni ; ma perché io stessa ho indugiato pensando che fosse stolto rinunziare alla via d ' uscita , nel caso che avessi amato un altro uomo . - E vi rinunzi ora che mi ami ? - disse egli , interrompendola violentemente , torcendole una mano . Ella rispose , guardandolo in faccia : - Sì , perché ti amo . Per un momento egli rimase attonito , senza fiato , come sospeso in un dubbio oscuro . Ella gli prese la testa fra le mani , gli accostò la bocca alla bocca . - Perché t ' amo , capisci ? mio malgrado , contro ragione , non so come , non so quanto ; e perché questo è il solo modo d ' amarti ancora e d ' essere amata da te . Tu m ' amerai finché sarò d ' un altro : che m ' importa del tuo tormento ? Finché sarai geloso , mi amerai , da morirne ; il giorno che fossi tua moglie l ' amor tuo finirebbe nella sicurezza , nella sazietà . Io sono orgogliosa anche , sai , e non voglio doverti nulla . Anche se fossi povero e mi dessi il solo tuo nome , ti resterei obbligata , e non voglio ! Voglio obbligarti io , invece ; voglio che tu stesso debba a me qualche cosa , poco o molto , non importa , non foss ' altro ciò che l ' amor mio è stato finora nella tua vita d ' uomo e d ' artista . Allora egli tremò , abbagliato dalla nuova bellezza diffusa nel viso di Rosanna , dalla luce sfolgorante nel suo sguardo , oppresso e come impaurito dall ' ebbrezza prodotta dalle parole di lei , dal ritrovare in lei finalmente , dopo i lunghi dubbi e gli sconforti e le disperazioni , la donna amante che gli si era concessa dopo una lunga resistenza , ma senza falsi pudori , senza ipocrisie , senza calcoli , per impeto di simpatia , per forza di desiderio , per slancio di passione ; allora , col cuore stretto dalla vergogna per i sospetti concepiti un momento prima , con l ' anima chiusa dal dolore nel vedere dileguarsi per volere di lei l ' insperata possibilità , egli pianse . Non una parola gli uscì dalla gola stretta nello spasmo , dalle labbra bagnate dalle grosse lacrime che gli rigavano il volto . - Non voglio che tu pianga ! - disse ella , accigliandosi , ritraendosi . - Non mi piace il pianto d ' un uomo . E poi , di che ti lagni ? Hai dimenticato ciò che mi dicesti una volta ? Egli la guardò senza rispondere , senza comprendere . Tante cose le aveva dette ! A quale alludeva ? - Non ti rammenti che prevedendo la fine dell ' amor nostro , io previdi anche che dopo di te avrei preso necessariamente un altro amante , e poi un terzo , e poi un quarto , e che mi sarei a poco a poco ridotta come le donne che hanno perduto ogni diritto al rispetto ? Il ricordo atroce irruppe nella sua mente . Infatti ! ... Senza una parola né un accento di rimprovero , accertando semplicemente una verità patente ed una legge ineluttabile , ella aveva affermato l ' impossibilità di fermarsi nella via degli errori ; gli aveva riferito il giudizio letto in un libro : " Si trovano donne che non hanno avuto mai amanti , non se ne trovano che ne abbiano avuto uno solo " . Atroce , atroce la pena allora sofferta . Ella non gli aveva rimproverato di averla sospinta per la lubrica china , ma egli stesso ne aveva provato un rimorso acutissimo . Una gelosia inaudita , la gelosia contro gli ignoti ancora a lei stessa , in braccio ai quali ella sarebbe caduta , lo aveva morso . Per evitare l ' estremo avvilimento di quella creatura , per evitare a se stesso il rimorso intollerabile , per salvare le anime loro , egli le aveva proposto di lasciarsi , piuttosto , in piena passione , di amarsi da lontano , dolorosamente ma puramente , di non amarsi piuttosto in nessun modo , se a questo patto ella si sarebbe sentita sicura da nuove cadute . - Non ti rammenti che mi offristi di rinunziare a me , per salvarmi ? ... Te ne rammenti , è vero ? ... E allora , non ti lagnare ! Lasciami stringere a mio marito : è il mezzo di garentirmi contro nuovi pericoli e di vivere solo , eternamente , nella mia memoria . Egli chinò il capo , chiudendosi la bocca col fazzoletto , per reprimere il nuovo impeto di pianto . - Non piangere ! - ingiunse ella ancora . - Tu che comprendi tante cose , - le rispose , amaramente , con voce rotta , - non comprendi il mio dolore ? ... Non comprendi che io darei la vita per averti conosciuta prima , quando nessun ' ombra aveva sfiorato questa tua anima , quando nulla avrebbe potuto impedirti di accettare il mio nome ? Ella tacque un poco , a capo chino , con lo sguardo fiso ; poi disse , piano : - Sì , prima ... forse ... - Ed anche ora ! - insisté egli , stendendo le braccia , cercando di stringerla a sé , di vincerla con la forza dei muscoli e l ' impeto delle parole . - Ed anche ora , Rosanna ; se tu vuoi , se credi all ' amor mio , se sei capace di leggermi nel cuore , di vedervi la fiamma che lo investe e lo brucia . Se non vuoi che il rimorso avveleni tutta la mia vita , dimmi di sì , dimmi di sì ; altrimenti dovrò credere che tu intenda punirmi , giustamente , perché quando mi proponesti la prima volta l ' ipotesi della nostra unione , ricusai di accoglierla . Sii generosa , non mi serbare rancore ... - Non te ne serbo . - Allora non t ' impegnare , Rosanna ! Sei ancora in tempo ! Non ti chiedo altro che d ' aspettare ancora un poco , per rassicurarti , per provarti che non posso mutare , qualunque cosa avvenga ; che abbandonarmi a te , riposare in te , darti quanto mi resta di sentimento , di ingegno e di vita , è l ' unico mio desiderio , l ' ultimo mio bisogno ... Ella scosse il capo , senza rialzarlo . - No . Mai . Egli si premé tra le mani la fronte scottante ; poi , levatosi , si appressò al finestrino , col petto oppresso , il respiro mozzato dall ' aria ormai greve della cabina , avido di ristorarsi al soffio della flotte . Restò invaso dallo stupore alzando la tenda : albeggiava , il cielo impallidiva sulla terra ancora avvolta nell ' ombra , le masse vegetali profilavano dense e nere sul lividore dell ' orizzonte . Oltre la linea della siepe fuggente e stormente al soffio impetuoso prodotto dalla corsa del treno , i campi rigati dai solchi delle piantagioni , pezzati dalle culture , divisi dai fossi ; i casolari vigilati dagli alberi d ' alto fusto , nel mezzo dei chiusi , dormivano ancora , parevano abbandonati , deserti , senza forme viventi , senza chiarori alle finestre , senza fumi ai comignoli : solo nelle profondità dello spazio ricominciava la vita col dramma eterno della notte e del giorno , con la tacita pugna della luce e delle tenebre personificata nei miti antichissimi , perpetuantesi nel tempo interminabile Il convoglio fuggiva verso la notte in fuga , come nella folle intenzione di raggiungerla , e gli occhi del dolente tentavano di rifugiarvisi , gonfi di nuove lacrime dinanzi all ' agonia di quella notte d ' amore e di dolore . - È giorno ? La voce di lei , la mano di lei appoggiatasi alla sua spalla lo fecero trasalire . - Di già ! Poi , scorgendo gli occhi lacrimanti : - Ancora ? - soggiunse , crucciata . Egli disse , in tono di amara preghiera , scrollando il capo : - Che ti fa ? ... Lasciami piangere ! Il suo pianto era queto e dolce , senza singhiozzi . Piangendo le passò un braccio attorno al collo , posò la fronte sulla sua spalla . Sempre tentando d ' infrenare l ' impeto della commozione , disse : - Capisco ... capisco ... Forse hai ragione ... forse l ' amore finirebbe se ti avessi tutta per me ... Tristo cuore , il nostro ... Tristo amore , che ha bisogno di sentirsi insidiato , di lottare per vivere ... - Tutta la vita è lotta . - È vero . È vero . Di momento in momento la luce si diffondeva vittoriosa ; il cielo dell ' orizzonte già splendeva con un ' immensa lastra d ' argento tagliata da un fuso di nubi che s ' indorava dalla parte del sole imminente . Egli volse lo sguardo da quello spettacolo agli occhi della donna . Anche in lei , anche nell ' anima sua , un contrasto di luci e d ' ombre , fulgori di bellezze e oscurità profonde . Come giudicarla , se anch ' egli aveva il sentimento della propria miseria , se temeva di spingere lo sguardo nelle oscure profondità della propria coscienza ? ... - Che ore saranno ? ... - domandò la sua voce . Egli trasse l ' orologio . - Sono le sei e dieci . - Milano è vicina ! ... Rientra nella tua cabina . Ho bisogno di restar sola . - Vado . Mi richiamerai ? - Sì . Le sfiorò la fronte con un bacio lieve , e la lasciò . Ancora il giuoco degli specchi , nel passaggio , lo fece sussultare ; poi , aperto il finestrino della sua cabina , si abbandonò sul lettuccio . Con gli occhi alla luce trionfante , abbacinato , cullato dal moto del treno dopo la notte insonne , sentì il suo pensiero annebbiarsi . Era partito la sera precedente ? Non era passato un tempo lunghissimo , dal momento che aveva ricevuto la lettera di Rosanna ? Quante cose , nel giro di poche ore ! L ' attesa alla stazione , il pericolo sulla linea ingombra , la corsa lungo il binario ... Ma quanti maggiori mutamenti nelle disposizioni del suo cuore , quanti più gravi avvenimenti nella sua intima vita ! Dalla gioia al pensiero di rivederla dopo tanta separazione , al proposito di rimproverarla acremente per il lungo abbandono ; dalla paura di perderla spaventosamente in uno scontro di treni , all ' ebbrezza di stringersela viva sul vivo cuore ; dalla rivelazione della possibilità del divorzio , alla inesorabile deliberazione del ribadimento della catena ... Di un altro ! Di un altro ! Era d ' un altro , restava d ' un altro , sarebbe sempre stata d ' un altro . Il treno la trasportava con la velocità del vento incontro a quell ' uomo , traversava senza fermarsi le stazioni minori , sostava un istante nelle più importanti , riprendeva la sua corsa fatale verso la mèta . Ora non più ostacoli lungo la via ferrata , libera fino all ' estremo orizzonte sui pingui campi ridestati dal sole . Così fossero sorti altri ostacoli ! Se almeno quel convoglio si fosse infranto contro un altro , se si fosse precipitato in un abisso , se si fosse bruciato tra le fiamme d ' un incendio inestinguibile ! Null ' altro avrebbe potuto impedire che Rosanna raggiungesse suo marito , che rendesse più stretto il nodo coniugale . Meglio la morte , meglio morire schiacciato , arso , annientato con lei , dopo avere intravvisto la possibilità di farla sua ! ... Ecco , roteanti nella corsa del treno , le case del suburbio milanese ; ecco il conduttore apparire sull ' uscio : " Siamo a Londra , signore " . A Londra ? Come mai tanto lontano ? Ma via , giù dal letto per entrare nella cabina di lei , a darle l ' ultimo bacio . Vuota , la cabina ; ella stava fuori , nel corridoio , in piedi dinanzi ad una finestra , fra gli altri viaggiatori pronti a discendere ; e non uno sguardo per lui , quasi fosse divenuto un estraneo , quasi non lo avesse mai conosciuto . Non si conoscevano più , come sotto il " Senegal " : ella era d ' un altro . Ecco : quell ' altro aspettava sotto la tettoia , faceva cenni di saluto alla donna sua ; ma allora ella si rivoltava , rientrava un istante nella cabina e traendolo a sé lo baciava sulla bocca ... Il bacio lo destò . Il sogno non era stato tutto ingannatore ; ella era china su di lui , sorridente , odorante , fresca dopo il lavacro mattutino . - Lèvati , dormiglione : siamo a Milano . Distese le braccia per stringerla a sé ma ad un tratto udì picchiare . Rialzatasi rapidamente , ella sparì dietro l ' uscio del gabinetto . - Avanti , chi è ? Il conduttore entrò annunziando : - Siamo arrivati , signore . - Grazie . Va bene . Pensate alle mie valigie . Si alzò , si ricompose , uscì nei corridoio . Ella vi era già , gli sorrise , gli stese la mano , come riconoscendolo in quel punto . - Avete dormito bene , Bertini ? .. - A voce più bassa soggiunse : - Ti permetto di accompagnarmi . Egli dubitò di avere udito male . Non gli aveva scritto che alla stazione di Milano doveva lasciarla , che dovevano fingere di non conoscersi . Ma poiché ella si rivoltava , quasi a richiamarlo , ad attirarlo presso di sé , la raggiunse e l ' aiutò a discendere . Un altro treno sopraggiungeva in quel momento , empiva la tettoia di frastuono e di fumo . - Chiasso ? - domandò ella al facchino . - Chiasso , sissignora . Ella cercò tra la folla dei viaggiatori attraversanti i binarî , avviantisi alle scale d ' uscita . - Eccolo ! ... - disse , riconoscendo l ' alta figura del marito , intento anch ' egli a guardarsi intorno ; poi ingiunse : - Seguimi . Lodovico la seguì macchinalmente . Prima che potesse riflettere , che potesse considerare quale fosse la nuova volontà di lei , la vide scambiare un bacio col consorte e poi rivolgendosi verso di lui : - Francesco , ho il piacere di presentarti il signor Bertini ... un grande scultore italiano ... un mio buon amico , col quale ho fatto insieme il viaggio ... III Sul lago Acque grigie , cielo grigio , veli di nebbie erranti sulle coste dei monti , solitudine e silenzio sulle rive fuggenti dinanzi al battello vibrante e pulsante . Ai rintocchi della campana del timoniere , Perez , ritto a poppa con gli sguardi verso le lontananze vaporose del bacino di Morganella , si rivolse , vide il pontile sporgente dalla sponda sinistra , lesse col cannocchiale il nome scritto sull ' arco dell ' approdo : " Promonte - Fraida " , e andò a cercare la sua valigia , deposta sotto coperta per timore che venisse a piovere . Il " Ticino " era mezzo vuoto , in quella uggiosa mattinata d ' autunno ; nessun forestiere tra gli scarsi viaggiatori della prima classe ; popolata solo la seconda , di paesani : fattori di campagna con sacchi e fagotti , operai con gli strumenti del mestiere , qualche contadina col capo avvolto nel fazzoletto vistoso , due preti che si preparavano a scendere mentre il moto delle ruote si arrestava , per riprendere subito dopo in senso inverso . Sul pontile non c ' erano né viaggiatori né curiosi : solo due marinai della " Lacustre " pronti ad afferrare le gomene lanciate dai loro compagni di bordo . Sbarcato con la sua valigia in mano , Perez si guardò intorno , un poco imbarazzato : Lodovico gli aveva scritto che lo avrebbe rilevato all ' approdo , e non si vedeva nessuno . - Non c ' è una carrozza ? Un omnibus dall ' albergo ? - domandò a uno dei marinai . - Nossignore . A questa stagione c ' è aperto il solo " Grand - Hôtel " , alla Fraida ; ma l ' omnibus scende soltanto alla stazione della ferrovia , a Gozzana . - Si troverà almeno qualcuno che mi porti la valigia e mi insegni la via ? - Dove va ? - Dal signor Bertini , il cognato del dottor Salfi ... - Ah , bene ! - rispose quell ' uomo , con espressione di rispetto , udendo pronunziare i due nomi . - Aspetti un momento che il battello sia ripartito : proveremo all ' osteria del Morello ; e se mai , sono qua io . Ma quando il " Ticino " liberato dalle gomene , fischiò sul punto di riprendere la corsa , Perez udì il fischio prolungarsi in un tintinnìo di sonagliere . Rivoltatosi , vide un calessino avanzarsi a tutta carriera , arrestarsi di botto dinanzi al pontile : Lodovico lo guidava . - Manca di funicolari , questa tua Promonte ! - gli disse allegramente , caricando la valigia sullo svelto veicolo . - Quando si sta fra le nubi , si fa trovare almeno un ippogrifo ! - Scusami , - rispose l ' altro . - Ho calcolato male il tempo . Ti prego di scusarmi . - Non ti scuso niente affatto : ti ringrazio . Almeno una volta in vita mia avrò potuto pronunziare una parola regale : " Poco mancò non mi toccasse aspettare !..." . Rise della propria facezia ; poi , osservando il cavallino fremente per la corsa vertiginosa e carezzandolo sulla groppa in sudore , esclamò : - Ma guarda questa povera bestiola , come l ' hanno conciata ! ... Ma che maniera di guidare ! ... Denunzieremo il signor padrone alla Società zoofila del capoluogo ! Quando ebbe preso posto accanto all ' ospite , quando il legnetto s ' avviò per la salita , gli mancò il cuore di scherzare . Se non avesse visto l ' amico suo da tre anni invece che da tre soli mesi , l ' opera del tempo avrebbe spiegato la trasformazione operatasi in lui ; il solo dolore dell ' anima non poteva averla prodotta . I capelli delle tempie erano quasi tutti incanutiti ; sul viso scarnito e soffuso d ' un lividore malsano le occhiaie si erano gonfiate d ' umore , come negl ' infermi di nefrite ; i solchi delle rughe erano più profondi , le vene temporali più turgide e serpiginose . Bisognava domandargli : " Soffri ? Perché non ti curi ?..." ma le parole gli morivano sulle labbra , per paura di toccare la piaga secreta di quell ' anima in pena . Egli stesso ruppe il silenzio per domandargli : - Sei partito iersera ? - Iersera . - Hai fatto colazione ? - Sì , male , a bordo . - Prenderai qualche cosa arrivando . - No , grazie ; aspetterò il pranzo , oramai . Il cavallino scodinzolava , dondolava la testa , annitriva , quasi scacciandosi di dosso la stanchezza per vincere l ' erta della via tagliata sul vivo e nudo fianco della montagna . - Che vista ! ... - esclamò Perez , volgendo lo sguardo al lago , che dall ' altezza gradatamente crescente si slargava , svelando tutte le sinuosità delle sue coste , tutte le macchie dei paeselli adagiati sulle rive o inerpicati su per le frastagliate pendici . - Una lastra d ' acciaio , - riprese lo spettatore ammirato ed estatico , - in fondo a una conca di lavagna : guarda che stupenda intonazione ! ... È questo il punto da dove prendesti il bozzetto che mi mandasti dopo la prima rappresentazione del " Fascino " ? ... Ma nel tuo quadretto c ' è il sole , c ' è l ' azzurro , c ' è il verde ... Tacque , per la rinnovata paura di toccare un tasto falso . Dopo un ' altra lunga pausa domandò : - A casa tua stanno tutti bene ? - Bene , grazie . Come affrontare l ' argomento scottante ? Come riprendere la conversazione interrotta da tre mesi , all ' arrivo del " Senegal " , dopo quanto aveva saputo ? ... Accompagnato l ' amico alla stazione , quella sera , con vane parole di esortazione alla calma , con la viva raccomandazione di non lasciarlo almeno senza notizie , non aveva più ricevuto da lui se non qualche cartolina illustrata da diverse città e stazioni climatiche svizzere . Gli aveva scritto egli stesso ; ma la sua lettera , diretta alla posta di Lucerna , non doveva essergli pervenuta , perché era rimasta senza risposta . Aveva chiesto di lui a sua sorella , a Promonte , ed ella gli aveva fatto sapere che era tornato lassù , con lei , ma in condizioni di salute e di spirito che la impensierivano . Si era proposto di chiedere qualche giorno di licenza per andarlo a trovare , quando una strana lettera gli aveva preannunziato l ' imminente scioglimento del dramma . Sulla busta , con l ' intestazione del " Grand - Hôtel " di Fraida - una frazione di Promonte , dall ' altra parte del lago - la scrittura dell ' indirizzo gli era riuscita ignota . Cercata , prima di leggere , la sottoscrizione , il nome di Rosanna Lariani lo aveva stupito . Che mai poteva volere da lui ? ... Ella gli si rammentava , evocando rapidamente i ricordi di Valsorrisa ; poi gli chiedeva senz ' altro un favore . Al suo matrimonio , contratto civilmente nella Stanlesia , era mancata - narrava - la benedizione religiosa ; un po ' tardi , ma in tempo , aveva deciso , d ' accordo col marito , di accostarsi all ' altare ; per evitare l ' indiscreta curiosità dei conoscenti , sarebbero andati a sposarsi in un paesetto fuori mano , a Promonte sul Lago , la terra natale del comune amico Bertini ; e poiché questi aveva accettato di essere suo testimonio , ella chiedeva a lui stesso se voleva servire da testimonio al marito ; in caso affermativo , lo pregava di trovarsi lassù per la mattina del 27 ottobre , alle 7; la cerimonia si sarebbe celebrata , beninteso , con estrema semplicità , senza la minima concessione alle consuetudini mondane , senza nessun altro spettatore fuorché i due amici testimoni , ai quali era data viva preghiera di astenersi da ogni formalità , di non darsi altro disturbo fuorché quello di assistere al compimento del rito ... Naturalmente egli aveva risposto accettando , annunziando anche a Lodovico che sarebbe arrivato con la seconda corsa del 26 . Nulla gli aveva chiesto di spiegargli , come se avesse compreso ogni cosa ; e in verità , quantunque ignorasse quanto era sopravvenuto , aveva intuito la gravità della crisi . Per ribadire l ' anello che la legava al marito , bisognava che quella donna volesse sottrarsi all ' amante ; ma perché mai , allora , proprio l ' amante doveva assistere a quelle nozze ? Un secreto accordo era intervenuto fra loro ? Ma allora che cosa crucciava , quale pena rodeva l ' amico suo ? - Volendo ripartire domani , - gli domandò , per dire qualche cosa , per interrompere il silenzio penoso , - quale corsa mi conviene prendere ? - Quella del pomeriggio . La mattina il battello in discesa passa alle 5; bisognerebbe levarsi alle 3 per giungere in tempo . - No , non ho furia ; preferisco aspettare . Tacque ancora ; poi ridomandò : - E tu , ti tratterrai un pezzo quassù ? ... Tornerai a Firenze ? ... Che cosa ti proponi di fare ? L ' interrogato si voltò a guardarlo con espressione di meraviglia . - Mi tratterrò ? ... Dove andrò ? ... Che cosa farò ? ... Pareva in preda a un grande stupore , come se le domande fossero troppo bizzarre e stravaganti . - E tu , lo sai che cosa farai ? ... Lo sa nessuno , quel che farà ? ... Conosci qualcuno che faccia ciò che vuole ? ... Ah , sì ! ... Un carro in discesa era apparso da una svoltata e s ' avanzava incrociandosi col calessino . L ' uomo che lo guidava , un contadino di dubbia età , con le labbra sottili interamente sbarbate , gli occhietti lucenti , il collo avvolto in un fazzoletto , salutò profondamente , cavandosi il berretto . - Riverisco , signoria ! - Ciao , Pin ! ... - gli gridò lo scultore , improvvisamente animato , con un sorriso ed un gesto vivace . - Tien duro , Pin ! ... Non mollare ! ... Vendiamolo caro , quel seme . - Stia pur sicuro ! ... - gridò a sua volta il passante , con un riso sonoro . - A Pinella Scórcola non la fanno mica ! ... - Bravo Pinella ! ... Ma gettata quella voce d ' approvazione all ' uomo già lontano , lo sguardo del dolente si spense . - Quel bruto , sì , fa ciò che vuole ; sa quanto deve vendere il suo raccolto , come può frodare il compratore . - Dando un colpo di frusta al cavallo che trasalì e quasi s ' impennò all ' inusato maltrattamento , soggiunse : - Tu lo sai ciò che vuoi : arrivare presto alla stalla , mangiare il tuo sacco di biada ... Ma io , ma noi ... - È vero ! - mormorò Perez , chinando il capo , pensando alla stranezza del caso che lo faceva salire su quell ' alpe per assistere alle rinnovate nozze d ' un uomo che non conosceva e della donna per cui l ' amico suo spasimava . Ma Lodovico , con voce rauca , strozzata da un colpo di tosse , ribatté : - È vero , che cosa ? ... C ' è qualche cosa di vero ? ... C ' è qualche cosa di reale ? ... Io ti domando se questa scena che ci sta dinanzi esiste , se noi che parliamo esistiamo , se l ' universo e la vita hanno nulla di consistente ... Divago ? Hai paura che mi giri ? - Vedo che soffri . - Ora ? In questo momento ? No . Ora non soffro . Perez tentò di prendergli la mano guantata che stringeva le redini , esclamando : - Lodovico , lasciami dire ... Ma egli continuò , come se non avesse udito l ' interruzione : - Ora mi par di sognare ... Ti giuro che il solo sentimento ancora vivo in me è lo stupore ... Non mi riconosco , non riconosco niente intorno a me ... Tutto ha un senso nuovo , insolito , impenetrabile ... La memoria m ' inganna ... Ho tardato a ordinare che attaccassero perché non pensavo più che tu dovessi arrivare a quest ' ora ... quantunque il motivo del tuo viaggio ... quello , no , non mi fosse uscito di mente ! ... Rise d ' un riso così doloroso , che Perez ripeté con una nuova effusione il gesto , gli strinse con più forza la mano ed espresse finalmente tutta la sua inquieta curiosità domandando , a frasi rotte , per accenni : - Ma perché ? ... Che cosa significa ? ... Siete d ' accordo ? ... Con quale intenzione ? ... Abbandonate le redini per rispondere alla stretta della mano amica , Lodovico mormorò , battendo le ciglia sugli occhi stanchi : - Perché ! ... Perché questa è la logica , dice , della nostra situazione ... Perché il nodo che la stringe a suo marito è troppo saldo , perché quell ' uomo soffrirebbe troppo nel perderla , perché i figli non possono essere abbandonati ... - Va bene ; ma quale necessità di compiere la nuova cerimonia ? ... - Non potendo disfare questo nodo , bisogna , dice , rinsaldarlo . Si sono sentiti , dice , poco maritati dalla legge africana , che consente il divorzio con estrema facilità ; vogliono , vuole , una conferma irrevocabile . - E tu , proprio tu , devi servirle da testimonio ? - Io . E la cerimonia deve celebrarsi proprio qui , nella chiesa del mio paese ; e tu , il mio migliore amico , il mio confidente , anche tu devi esser presente . - Lo so , ma non capisco . Perché ? - Perché ! Forse perché io non possa dubitare che il suo proponimento è stato attuato ; perché neanche in sogno io creda più alla possibilità che torni libera . - Ma dunque ... volevi che divorziasse ? Il dolente strinse anche più forte la mano fraterna . - Non posso vivere senza di lei . - Volevi sposarla ? ... - insisté Perez , stupito . - Ti pare incredibile ? Non te ne sai dare ragione ? ... Ma capisci ora la parte che questa donna ha presa nella mia vita ? ... Sì , ho voluto unirla a me , per sempre ... E la perdo , invece , per volontà sua , unicamente . E non posso maledirla ... Tu che studi il cuore umano , studia questo caso : ella mi sfugge perché mi ama . Questa è , dice , la più gran prova d ' amore che m ' abbia data . Ascolta , tu che passi come me la vita a cercare immagini di bellezza : io le dissi un giorno , ai primi tempi dell ' amor nostro , che bisognava fare una cosa bella di questo nostro amore , che bisognava salvarlo dalla corruzione , dalle volgarità ... Quando mi è parso che la dissoluzione del suo matrimonio e la nostra unione fossero ciò che di meglio potessimo fare per la bellezza dell ' esempio che avremmo dato al mondo , ella ha sdegnosamente sorriso , mi ha dimostrato che ci saremmo odiati il domani delle nostre nozze ; mentre , dal momento che ci saremo uniformati alla necessità , che avremo sacrificato il nostro piacere al dovere , che avrò assistito alla benedizione del suo anello nuziale , la nostra fiamma purificata arderà più alta , la stessa memoria dell ' amor nostro sarà benedetta ... La sua voce si spense in un brivido . Lasciata la mano del compagno , riafferrò le redini , le trasse forte a sé , fece arrestare la bestia e balzò a terra . - Lodovico ! Che fai ? - Nulla : mi muovo . Perez scese anche lui , gli si pose a fianco , incapace di proferir parola . Sentiva l ' inutilità di qualunque commento , l ' intimo accordo dei loro giudizi nel riconoscere che quella soluzione era veramente la più degna , la sola degna . Soltanto , mentre egli la considerava teoricamente , da spettatore disinteressato , il cuore dell ' amico suo sanguinava . Come confortarlo ? Che dirgli ? Il cavallo , nonostante la minor gravezza della soma e la minore pendenza della strada già presso al termine , non aveva modificato l ' andatura . Ora il lago era scomparso dietro le spalle dei viandanti , in una insenatura della montagna si scorgeva il paesetto con le sue casette bianche sparse come un gregge intorno ad una massa alta e scura : la chiesa . Fra poche ore , lassù , si sarebbe compiuto il rito . Come avrebbe Lodovico sostenuto la commozione ineffabile , se il solo pensiero di ciò che si preparava lo turbava così ? E che cosa sarebbe poi avvenuto dei due amanti ? L ' intenzione di attingere nella benedizione nuziale nuova forza per resistere alla tentazione e tornare al suo ufficio di moglie e di madre , chiudendo nel cuore la fiamma del sentimento vietato , deponeva senza dubbio in favore di quella donna ; ma i migliori proponimenti sarebbero poi valsi contro l ' abito contratto , contro la forza dei ricordi ? Che ostacolo avrebbe ella potuto trovare nel compimento della cerimonia religiosa al proseguimento dei loro secreti rapporti ? Vedendo l ' angoscia dell ' amico , Perez pensava di confortarlo con questo argomento : " Non ti disperare : costei che ti dà una prova d ' amore rifiutando di unirsi a te , ma per restare tua con la memoria , col cuore , tornerà a te , nell ' altro modo , quando vorrai ... " ma uno scrupolo lo tratteneva , un senso come di pudore all ' idea di negare una cosa bella , la saldezza dei buoni propositi di lei , la possibilità che entrambi perseverassero nel sacrifizio . - Partiranno subito ? - domandò tuttavia , per dedurne quando e dove avrebbero potuto rivedersi . - Subito ... Scenderanno a Gozzana per prendere il treno delle undici e cinque . - Tornano a Firenze ? - Per prendere i figli . Ripartono per l ' Inghilterra . - Suo marito non torna in Africa ? Lodovico rispose di no con una mossa del capo . - No ? Non vi torna più ? Con uno sforzo su se stesso , l ' interrogato proferì : - No .... Si è dimesso ... Si stabiliscono a Londra ... A quell ' annunzio , improvvisamente , Perez ebbe la piena coscienza del proprio torto . Il sacrifizio era totale , per volontà di lei , evidentemente ; ella aveva sentito che non bastava unirsi spiritualmente al marito , ma che doveva restare al suo fianco , materialmente , vigilata dal suo affetto , lontana dalla tentazione . Nulla restava da dire per consolare l ' afflitto ; nulla , fuorché lodare la bellezza di quell ' anima ; ma ogni parola di lode non avrebbe aperto una nuova ferita nell ' anima dell ' amante ? Procedettero ancora un pezzo in silenzio ; poi , alla Croce del Calvario , scoprendosi il panorama della Valsilvana , simile ad uno squarcio enorme nel fianco della terra , con le vene denudate del Borchio e della Marsaglia , Perez sostò un momento , volgendo lo sguardo per il paesaggio . - E questo " Grand - Hôtel " di Fraida ? - domandò all ' amico . - Io non me ne rammento . - Dall ' altra parte della montagna , oltre il bosco dei larici . - La conosco , Fraida ; dico che questo albergo due anni addietro non c ' era . - È nuovo , dell ' altro anno . Superato l ' ultimo tratto dell ' erta , il cavallo s ' arrestò al principio d ' un viale piano e diritto . Pareva che l ' intelligente animale volesse significare : " È ora di risalire " . Lodovico , infatti , riprese il proprio posto , seguito dall ' amico . Appena sentì le redini in mano al padrone , la bestia ripartì al piccolo trotto , con la testa alta , scodinzolando . In pochi minuti percorse il viale , sino in fondo alla piazza La chiesa la dominava da una specie di alta terrazza alla quale si saliva per una larga gradinata : una chiesa severa come un castello , munita di due campanili che parevano torri , coi muri disadorni anneriti dall ' età , umidi e rivestiti di musco alla base . Un poco più in alto della chiesa , di fianco , tra una folta macchia di alberi , un vasto e basso casamento , con una specie di rustico portico , formato da colonne di mattoni : la vecchia casa dei Bertini . Il cavallo s ' avviò lentamente per la ripidissima viottola che portava lassù . Sotto il portico i parenti dell ' ospite aspettavano : la sorella , il cognato i nipoti . - Benvenuto ! ... Bentornato fra noi ! ... - esclamo il dottore , con un sorriso cordiale sulla faccia barbuta , stendendo le braccia nerborute a prendere la valigia , a stringere le due mani dell ' ospite . - Da quanto tempo ci aveva promesso questa desideratissima visita ! ... - Si vede - soggiunse la sorella , scrollando il capo precocemente bianco di chiome ; ma roseo e fresco di carnagione - che il nostro paese non gli piace , e forse neanche la nostra casa ! Perez protestò vivacemente : - Signora Laura , non mi mortifichi , adesso ! ... Sarei di difficile contentatura se non giudicassi il paese semplicemente meraviglioso ; e quanto alla loro casa , è proprio sicura che sia tutta loro , dopo che io vi sono venuto ? - Questo è anche vero ! Ma se non esercitate la vostra parte di proprietà , c ' è il caso d ' incappare nella prescrizione ! - Eccomi qui ad interromperla ! ... Come cresce questa gioventù ! ... - esclamò poi , rivolgendosi ai due adolescenti , posando la mano sulle loro spalle , e fermandosi estatico dinanzi alla piccola Rita . - Ma guardate un poco come ci siamo fatte grandi e belle , zitte zitte , senza dirne nulla allo zio del cuore ! ... Non te ne rammenti più , dello zio del cuore ? ... Abbiamo perduto un poco di memoria , intanto che ci siamo fatte signorine ? ... La bimba avvampò . Bruna con gli occhi azzurri , il viso magro e allungato dei Bertini , la personcina slanciata , l ' espressione dolce e patetica , pareva una figura spiccata da un quadro . - Se lo zio del cuore vuol vedere la stanza che gli abbiamo preparata ... - Sicuro che voglio vederla ! E bada bene che se non è bella come quella dell ' altra volta , mi prenderò la tua ! Era ancora la stessa , all ' angolo di mezzogiorno e di levante , con le sue finestre aperte sulle vedute della valle e del lago : un grosso mazzo di violette , in un vaso di cristallo sulla scrivania , la profumava . Egli vi si trattenne il tempo di disfare la valigia , di mettere in ordine le sue cose e cambiarsi ; subito dopo uscì nel salotto in cerca di Lodovico . - Mio fratello è andato un momento fuori - gli disse la signora Laura . - Se avete bisogno di qualche cosa ... - Grazie ! Di nulla ! ... Non sarà nello studio ? ... - Oh , nello studio ! ... - esclamò l ' interrogata , con espressione di profondo rammarico . - Non vi ha posto piede da che è qui ; non ne ha neppure cercato la chiave ! - Non se ne dolga . Lo lasci riposare . - È quel che ho detto per iscusarlo , a chi si lagna della sua inerzia . Vi ha parlato almeno del monumento sull ' Antalba ? - No . - Vedete ? ... Il suo nome fu concordemente suggerito da tutti , quando sorse l ' idea d ' innalzare una grande immagine sacra su quella vetta . Si sono raccolte più di trentamila lire : somma ragguardevole , se pensate che il nostro paese non è ricco , e che , naturalmente , questo denaro dovrà servire alle sole spese vive . Per la scelta del tema si sono interamente affidati alla sua fantasia d ' artista ; monsignor Garbarini , il nostro vescovo , gli ha fatto sapere che se i fondi disponibili non basteranno allo svolgimento di un ' idea grandiosa , supplirà del suo . Ma dopo molte promesse , dopo le calde sollecitazioni rivoltegli da Don Pietro Castelli , il nostro vecchio e buon curato orgoglioso di lui più che un padre del figlio , egli non parla neppure di mettersi al lavoro . Aveva detto che doveva risalire su quel monte , per ispirarsi : dacché è qui , è uscito oggi la prima volta , per venirvi incontro . - Ha lavorato tanto , a Firenze ... - Non è il lavoro quello che lo abbatte così ; io so di quali sforzi è capace quando ha sereno lo spirito ... Sentite , Perez , giacché siamo su questo doloroso argomento ... Noi abbiamo aspettato con tanta impazienza questa vostra visita perché speriamo molto in voi ... Non vedete com ' è ridotto il mio povero Lodovico ? - Mi pare un poco sofferente , infatti . Che ha ? - Lo sappiamo , forse ? ... Mio marito non è riuscito ad osservarlo , non gli ha potuto strappare una sola parola . Dichiara che sta benissimo ! E non digerisce , passa le notti insonni ... - Neurastenia , dispepsia nervosa , probabilmente . - Poterlo credere ! ... Noi facciamo assegnamento su voi , Perez , che gli siete tanto amico , che avete la sua confidenza ... Con noi è chiuso , irritabile a un grado che non posso dirvi ... Interrogatelo , diteci che ha , che cosa possiamo fare per lui ; fate voi stesso qualche cosa per guarirlo ; per divagarlo ... - Proverò , signora Laura ; ma bisognerebbe aver tempo , e disgraziatamente i giorni della mia licenza sono contati . - Già , dimenticavo che siete venuto per la cerimonia di domani , non per noi ... Siete molto più amico di quei signori che nostro ! L ' espressione di fiduciosa preghiera , di cordiale abbandono che aveva animato il suo viso e la sua voce diede luogo , mentre ella proferiva queste ultime parole , a un senso di riserva , quasi di diffidenza . - Amico no , davvero ! ... - protestò Perez . - No ? - Conobbi la signora a Valsorrisa , due anni addietro , quando passammo la stagione lassù con Lodovico . - Giovane ? Bella ? - domandò l ' altra , a denti stretti . - Ma come ? Non la conosce ? - Io no . - Non sono qui col marito , alla Fraida ? - Sì , ho sentito che vi sono tornati da qualche giorno , dopo esservi stati un mese fa , per la richiesta delle pubblicazioni ; ma io non li ho visti , né allora né ora ... Perez tacque un poco ; poi , come spiegando la cosa a se stesso , riprese : - Senza dubbio , nella loro condizione particolarissima , hanno bisogno di solitudine , di raccoglimento ... - Senza dubbio ! - ripeté la signora Laura . - Nessun indiscreto - soggiunse , sottolineando la parola con l ' intonazione della voce e un gesto della mano - li disturberà . - Però , con loro ... coi parenti di Lodovico ... - Ma già : è quel che si potrebbe pensare , se gli sono tanto amici da scegliere proprio il suo paese per compiervi questa ... Non pronunziò la parola ; dopo una breve reticenza riprese : - Non mancavano certamente siti fuori mano , in Toscana ... se stanno a Firenze ... - Vi sta la signora . Il marito è rimasto finora in Africa , nella Stanlesia ... Suo fratello non le ha narrato ? - Lodovico non è stato mai molto loquace ; ora , poi ... Parve che ella volesse aggiungere qualche cosa , ma si rivoltò a un tratto udendo rumore di passi : lo scultore apparve sull ' uscio . - Laura - disse alla sorella - non mi riesce di trovar la chiave dello studio . Dove l ' avranno cacciata ? - L ' ho serbata io . Ti serve ? - Bisognerebbe aprirlo per mettervi un po ' d ' ordine . - Subito . Faccio da me , o vieni anche tu ? - No , io resto con Perez . I due amici uscirono sulla terrazza . Il velo della nebbia si era sollevato un poco ; un sole pallido , senza raggi , pendeva sulla cima Antalba . - Ho sentito del monumento sacro che vogliono innalzare lassù - disse Perez - Ti disponi a lavorare ? - Io ? ... Se mi dài un ' idea , se mi spieghi che cosa debbo fare ! ... Si appoggiò a una delle colonne , strappò alcune foglie gialle dalla vite che vi si attorcigliava , e soggiunse , pianissimo , come parlando tra sé : - Domattina verrà qui . - Ho sentito che tua sorella non la conosce ancora . - No . Non ha voluto conoscere nessuno dei miei , non ha voluto entrare in questa casa , prima della funzione sacra ... Perez chinò il capo in atto d ' approvazione , senza pronunziare le parole di lode che gli venivano alle labbra . - A proposito ! ... - esclamò poi , - vorrei dirti una cosa ... La signora Lariani mi scrisse di astenermi dalle solite formalità ; ma fiori vorrei pure mandarne ... anche come annunzio che sono arrivato . Lodovico rispose , con lo stesso tono raccolto : - Fiori , sì . Li mando anch ' io ... - Ne avete sempre tanti , in giardino ? Tuo cognato li coltiva con la stessa passione ? - Sempre ... La piccola Rita attraversava in quel momento la terrazza correndo . Visti i due amici , si fermò di botto . - Rita , - le domandò lo zio , - dov ' è tuo padre ? - L ' hanno mandato a chiamare da Cecco della Gervasa ... Dice che sta molto male . - E tu dove vai ? - In giardino , a coglier fiori per la cappella del Redentore . - Lasciane , dei belli ... Ne ho bisogno . - Eh ! ... - rispose la bimba , facendo col braccino un gesto largo . - Prima che li colga tutti ! ... Ma se vuoi scegliere , perché non vieni con me ? - Mi pare che la mia nipotina del cuore abbia proprio ragione - approvo Perez . - Andiamo anche noi . Si avviarono . Dietro l ' edificio principale , oltre la corte interna , dirimpetto ai corpi rustici , il vecchio granaio che lo scultore aveva trasformato e adattato a studio già mostrava il grande uscio e le finestre spalancate La signora Laura , vedendo passare la piccola brigata , venne innanzi sulla soglia . - Dove andate ? - In giardino - rispose Rita . - Laura , - soggiunse lo scultore , - io e Perez abbiamo bisogno di fiori , per stasera . - Ma ... - fece ella , esitante , e quasi con un moto di contrarietà . - Domani , veramente , bisognerebbe ornare la cappella , alla Guardiola . Un lampo passò nello sguardo di Lodovico . Egli rispose , con voce dura : - Se bisogna ornare la cappella , cercheremo altrove ... - Ma no , ma no ... fa ' pure ... ce ne sarà per tutti ... - soggiunse tosto la signora Laura , riguardosa a un tratto , e come pentita delle prime parole mentre suo fratello , voltatosi verso la bambina , le ingiungeva brevemente : - Rita , andiamo ! La bimba , quasi comprendendo il secreto dissenso dei parenti , si voltò a guardare la madre coi grandi occhi inquieti , poi si mosse dietro allo zio . Allora , con voce concitata e dolente , la signora Laura trattenne un istante l ' amico . - Vedete , Perez ? ... Ha preso fuoco ... Che gli ho detto ? - Sst ! ... Stia zitta ! ... Venga , venga con noi ... - E procedendo a brevi passi , in modo da far crescere la distanza dai due che li precedevano , l ' ospite riprese : - Scusi , mia buona amica , ma neanche a me sembra che la nostra richiesta le abbia fatto molto piacere ... Vivacemente , schiettamente , ella confessò : - È vero , sì ... e ve ne chiedo scusa ! ... Ma che volete ! ... Se dovessi dirvi che vediamo con molta simpatia questa donna , non sarei punto sincera . - Mi permette di dirle che ha torto ? - Perché è venuta qui ? Perché si nasconde da noi ? Che cosa significa questo tardivo matrimonio religioso ? Che cosa vuole da mio fratello ? ... No , Perez : bisogna che vi dica tutto , una buona volta .. Io sento che il male di Lodovico viene da lei . Egli rispose , con voce grave : - Il male , ma forse anche il bene . - Come sarebbe a dire ? Erano sulla soglia del giardino , dove lo scultore e la sua nipotina cominciavano ad aggirarsi , chinati sulle aiuole , sui vasi , sulle piccole tettoie che riparavano le piante più delicate dalle intemperie . - Signora Laura , a una donna d ' alti sentimenti come lei si può , si deve anzi dir tutto , affinché giudichi serenamente ... La signora Lariani è stata una grande passione di Lodovico ; non è mancato per lui se , invece di rendere indissolubile il nodo coniugale , ella non lo ha sciolto , chiedendo ed ottenendo il divorzio in Africa per sposare suo fratello . Lei stessa si è opposta a questo disegno ; lei stessa , stringendosi al padre dei propri figli , rende impossibile la pazzia che Lodovico avrebbe commessa a cuor leggero . Non ha voluto lei stessa conoscere nessuno di loro , finché la benedizione nuziale non avrà cancellato il ricordo del legame colpevole e riscattato l ' errore . - Ah ! ... - fece la signora Laura , fermandosi e guardando l ' ospite con un senso d ' immenso stupore . - Domani , dopo la cerimonia , prima di partire per l ' Inghilterra , dove vanno a stabilirsi , verrà qui . Veda lei , nella sua bontà , nella sua giustizia , se merita di essere accolta ostilmente ... IV Il rito Il domani , all ' alba , mentre ancora tutta la casa era immersa nel sonno , Perez fu destato dalla cameriera che venne a portargli il caffè . Si levò , si vestì rapidamente , e andò a picchiare all ' uscio di Lodovico . Lo trovò seduto alla scrivania , con la testa fra le mani : vedendo il letto non ancora disfatto e le molte carte strappate nel cestino , comprese che aveva passata la notte a scrivere ed a stracciare i suoi scritti . - Se la cerimonia è per le sette , - gli disse , senza dare a dividere d ' essersi accorto di nulla , - non abbiamo molto tempo da perdere . - Sono pronto . Uscirono insieme nella corte , montarono sul calessino già attaccato , guidato questa volta dal fattore , che prese la via della Fraida . Non scambiarono una parola durante il breve percorso , sotto il bosco dei larici . La nebbia si era riaddensata , nella notte , ma un vento fresco che cominciava a levarsi la discacciava ora lungo le coste dei monti , la faceva svaporare dalla valle come da una immensa caldaia . Una carrozza a quattro posti stava ferma dinanzi al cancello del " Grand - Hôtel " ; gli sposi aspettavano nel salottino del pian terreno rialzato . In un semplicissimo abito da viaggio , di color grigio , senza trine , senza nastri , con una sola spilla al colletto , formata da tre serpentelli annodati in un triplice simbolo di eternità , la signora Lariani , in piedi accanto alla finestra , leggeva un libro che posò sul davanzale per volgersi ai sopravvenuti . - Grazie dei fiori ! - disse , mostrando i mazzi disposti in due grandi vasi sul pianoforte . - Grazie a voi , Perez , d ' avere accettato ... - Rivolta al marito , presentò : - Domenico Perez , Francesco ; il dotto e l ' artista di cui ti ho tanto parlato , che ci fa il piacere di esser tuo testimonio . Il colonnello Harrington gli strinse la mano , dicendo in un italiano alquanto dentale : - Le sono molto grato dell ' onore che mi fate . - Lieto e fortunato io stesso ... - Sono le sette precise , - riprese ella , dopo aver guardato l ' orologio , e rivolgendosi allo scultore , a cui il colonnello si era avvicinato , salutandolo con molta cordialità . - Non si potrebbe essere più puntuali ! Il tempo di prendere una tazza di tè : volete ? - Grazie , no ... - si scusò egli , inchinandosi . - Allora voi , Perez ? - Volentieri , signora . - Poco latte o molto ? - Moltissimo . - Quante altre volte siete venuto quassù ? - gli domandò ancora , servendolo . - Tre o quattro ; ma non mi sono bastate . Bisognerebbe viverci tutta la vita . - Tutta è forse troppo ; ma pochi luoghi , veramente , ho visto di una bellezza così perfetta . È vero , Francesco ? - Sicuramente , - confermò l ' interrogato , cominciando ad infilarsi i guanti . - Vi sono paesaggi di più maestà , ma nessuno così ... così graceful . - Ben detto , - approvò Perez . - La grazia è propriamente la qualità di queste linee . - Do you speak english ? - Yes , Sir . - I am very glad ... Mentre essi parlavano in inglese , ella s ' avvicinò a Bertini , che sfogliava il libretto da lei lasciato sul davanzale della finestra . Era un opuscolo di poche decine di pagine , legato di tela verde con fregi d ' oro ; sul fronte miniato si leggeva : " Il Matrimonio cristiano , con l ' aggiunta della Messa per gli sposi " . Ogni pagina , inquadrata di rosso , era divisa in due colonne : una per il testo , l ' altra per la traduzione della Benedictio anuli e della Missa pro sponso et sponsa . - Io non sono dotta come voi , - spiegò ella , con un sorriso di scusa . - Ho bisogno di aiuto per comprendere le formole del rituale . Egli rispose , senza alzare lo sguardo , continuando a sfogliare macchinalmente le pagine : - È un latino molto facile . - Sì , quello della messa comune lo conosco anch ' io ; ma vi sono parti nuove , in quelle che andiamo ad ascoltare ... A questo proposito ... S ' interruppe , sollevò le mani , si trasse dal dito l ' anello nuziale , e glielo porse . Egli depose il libro , senza stendere la mano . Il suo sguardo pareva cieco ; il viso era livido e inespressivo come una maschera . - Prendete , custoditelo ; tocca a voi consegnarlo al sacerdote . La mano che egli sollevò lentamente tremava ; quando ella vi ebbe deposto il cerchietto d ' oro , si abbassò come gravata d ' un peso insostenibile . - Stanlesia has been founded twenty years ago - spiegava il colonnello a Perez ; - it is a free State of english speaking people ... - Se non vi dispiace , - diss ' ella , volgendosi dalla loro parte , - continuerete la vostra conversazione in carrozza ; ora è tempo d ' andare ... Raccolse da una poltrona i guanti e il mantello , che Perez corse a reggerle ; poi , preso il libretto della messa nuziale , disse a Bertini che chiudeva con un gesto automatico l ' anello nel portamonete : - Datemi il braccio . Si avviarono così , a fianco l ' uno dell ' altra . Ella era , come sempre , perfettamente padrona di sé , sciolta nelle mosse , serena nel viso . Il braccio di lui tremava tanto , il suo passo era così malfermo , che ella sostò un momento , nel giardino . - La mattinata è fresca . Vi levate mai così presto ? - Talvolta ... Tremava anche la sua voce , pareva che egli non potesse più dominarsi . Ella si volse a guardare dietro di sé . Perez , rimasto solo mentre il colonnello dava ordini al portinaio ed al cameriere , si avanzava a raggiungerli . - Quanto tempo è , Perez , gli domandò - che assisteste in duello il vostro amico ? - Molti anni , signora ; troppi anni ! ... - Sottolineando con l ' espressione della voce e dello sguardo l ' esortazione al coraggio che era nell ' allusione di lei , soggiunse : - Ti rammenti , Lodovico ? Sopraggiunto il marito , salirono in carrozza : ella prima , additando a Bertini il posto accanto al suo ; Perez e il colonnello poi , sedendo sui posti dirimpetto . Il vento , ringagliardito , aveva squarciato il velo della nebbia ; candidi lembi ne rimanevano ancora attaccati alle asperità delle montagne , simili a brandelli d ' una gran veste lacerata ; fiocchi di vapori s ' insinuavano fra i solchi della terra in modo da porne in evidenza tutta la plastica . - La cima Antalba è quella ? - domandò ella , rivolta a Bertini , e additando la vetta più alta della Gobba del Cammello . - Sì . - Lassù dovrebbe sorgere il vostro monumento ? Egli rispose con una impercettibile scossa delle spalle . Riprendendo l ' animato discorso in inglese col marito , Perez non lasciava con gli occhi l ' amico , e il ricordo evocato dalla signora Lariani si precisava ora nella sua memoria . Nella prima gioventù , forse più di venti anni addietro , in seguito a una discussione artistica invelenitasi e degenerata in diverbio , egli aveva assistito Lodovico sul terreno , a Roma . In una simile mattinata autunnale , lungo la via Appia , si era trovato seduto come ora dinanzi al compagno in procinto di battersi ; ma il pericolo a cui il giovane andava allora incontro lo aveva reso loquace , ilare , quasi felice , mentre l ' uomo maturo pareva ora smarrito all ' appressarsi dell ' ultimo atto della sua ultima passione . Salita e girata dalla parte del monte , la carrozza venne ad arrestarsi dinanzi alla porticina destra della chiesa : la sola aperta , delle tre . Le poche persone che stavano giù nella piazza volsero appena il capo : certamente la curiosità di assistere ad una cerimonia nuziale le avrebbe spinte a raggiungere la comitiva ; ma nessuno sospettò che a quell ' ora , senza apparato , si stesse per celebrare un matrimonio : evidentemente i forestieri accompagnati dal signor Bertini andavano visitando le cose notevoli di Promonte . Dall ' interno , il tendone di pelle imbottita che difendeva l ' entrata della porticina si sollevò : il vecchio custode apparve , inchinandosi a tutti , salutando con rispettosa cordialità lo scultore . - Signor Lodovico , suo servo . Ella domandò entrando : - Non vi è qui un ' opera del signor Bertini ? - Eccola ! - rispose il vecchio , additando l ' acquasantaio . Un grande angelo , con le ali raccolte , lo sguardo al cielo , le braccia protese ed arcuate , reggeva con ambe le mani un ' anfora antica . Le forme disegnate sotto il peplo leggero erano quelle d ' un adolescente , senza sesso , o piuttosto ambiguamente partecipe dei caratteri dei due sessi : un divino ermafrodito , agile e forte come un efebo , coi fianchi e il seno soavi d ' una giovinetta canefora , il viso d ' una bellezza ideale e propriamente oltreumana . - Pare un Donatello , - disse il colonnello , rompendo il silenzio . - Infatti ! - rispose Perez , molto stupito d ' udire un così sagace giudizio artistico in bocca ad un uomo d ' arme piovuto dall ' estrema Africa orrenda . Il vecchio , con voce tremante di orgoglio e di tenerezza insieme , soggiunse : - Il signor Lodovico aveva appena vent ' anni quando lavorò per la sua chiesa ... Questa è la chiesa del signor Bertini ... Qui sono sepolti i suoi nonni , qui si sposarono i suoi genitori , qui fu tenuto a battesimo ... Me ne rammento come fosse ieri , e se ne rammenta Don Pietro ... Lì , dinanzi al fonte ... la sua sorellina e gli altri bambini che reggevano i ceri ... ed era buono anche nelle fasce , il nostro signor Lodovico ... Lo scultore pareva non udisse , considerando il marmo ; ma non pareva neanche che vi riconoscesse l ' opera propria , tanto il suo sguardo era attonito . - Ora si aspetta la statua che lavorerà per la cima Antalba ... L ' ha promessa a Monsignore ! ... Chi sa che bellezza ... Perez tagliò corto , osservando : - Non facciamo aspettare il signor curato . Per la navata di destra , nella cui penombra splendevano le luci delle lampade votive , la comitiva s ' avviò alla sacristia . Don Pietro , già vestito del camice e della pianeta , finiva di cingere la stola ed il manipolo : vecchissimo , con una tenue aureola di capelli bianchi intorno alla fronte ed alla nuca che parevano scolpite nell ' avorio antico , egli manteneva ancora diritta l ' alta persona , e solo le sue mani tremavano un poco . Le distese ai sopravvenuti , chinando la bella testa in atto di saluto , e disse : - Se gli sposi vogliono udire la lettura del " Contrahant " , non resterà poi che apporre la loro firma , con quella dei testimoni , dopo la cerimonia . Assentendo tutti , prese dalle mani del chierico il foglio e lesse la formula di consentimento dell ' autorità ecclesiastica . Poi chiese : - L ' anello ? Ella si volse a Bertini : ma poiché pareva che questi non comprendesse , spiegò : - Bertini , volete dare l ' anello al reverendo ? Allora soltanto egli trasse il cerchietto d ' oro e lo consegnò al sacerdote . Tutti tornarono in chiesa . Non vi erano se non due donne , due contadine , inginocchiate sotto il pergamo . Gli ori dell ' altare rifulgevano alla luce dei ceri che il sacrista veniva accendendo . Due inginocchiatoi stavano disposti sopra un breve tappeto , poco discosti dal primo gradino , per gli sposi ; più indietro , due sedie per i testimoni . Il celebrante salì sull ' altare , lentamente , sostando ad ogni gradino . Fece l ' atto di genuflettersi , distese le braccia , chinò la fronte e baciò la tovaglia . Poi , ridisceso , si appressò agli sposi . Nel silenzio augusto domandò con voce solenne : - Voi , Francesco Patrizio Harrington , volete prendere per vostra legittima moglie , secondo il rito di Santa Romana Chiesa , Rosanna Lariani ? Rigidamente composto , come dinanzi ad un capo , come sulla fronte del suo reggimento , l ' interrogato si sciolse dall ' atteggiamento marziale , s ' inchinò e disse con voce vibrante di commozione contenuta : - Sì . - E voi , Rosanna Lariani , volete prendere per vostro legittimo marito , secondo il rito di Santa Romana Chiesa , Francesco Patrizio Harrington ? Ella che reggeva con le due mani intrecciate il libretto , a testa china , prosciolse le braccia , rialzò la fronte e rispose fermamente : - Sì . Un senso d ' indefinibile inquietudine guadagnò l ' animo di Perez . Senza volgere il capo egli guardò con la coda dell ' occhio alla sua destra . Lodovico , ritto dietro la seggiola , ne aveva strettamente afferrata la spalliera con una mano ; l ' altra , con la quale reggeva il cappello , era scossa da un tremito violento . Col viso cadaverico , le mascelle contratte , lo sguardo fiso e ardente , era evidente che faceva uno sforzo straordinario per non tradirsi . Ma già , alzate le braccia paterne , distese le venerabili mani tremolanti , socchiusi i miti occhi , il sacerdote pronunziava con voce ispirata le parole irrevocabili : - Ego coniungo vos in matrimonium , in nomine Patris , et Filii , et Spiritus Sancti . L ' inquietudine , la commozione , il turbamento di Perez , al pensiero della tempesta che imperversava in quel punto nel cuore dell ' amico , divennero insostenibili ; col bisogno di reagire , di scuotersi , di far qualche cosa , depose il cappello sulla seggiola e cominciò a cavarsi i guanti . Ora , risalito sull ' altare , il sacerdote iniziava la cerimonia della Benedizione , proferiva le formule alle quali l ' accolito dava le dovute risposte . - Adiutorum nostrum in nomine Domini . - Qui fecit coelum et terram . - Domine , exaudi orationem meam . - Et clamor meus ad te veniat ... Quale secreta virtù possedevano le parole antiche , le formule che per secoli e secoli erano state ripetute dalle anime pie , che per secoli e secoli avrebbero echeggiato sotto le volte sacre al raccoglimento ed alla penitenza , sopra le culle e sopra le bare ? Appartenevano ad una lingua non più parlata dagli uomini , ma eternamente viva , come la più propria espressione della preghiera . E il significato ne era così chiaro , si traduceva così facilmente anche agli ignari : - Benedici , Signore , questo anello che noi nel tuo nome benediciamo , affinché colei che lo porterà , tenendo integra fede al suo sposo , rimanga in pace e nella volontà tua , ed in carità scambievole sempre viva . Per Cristo Signore nostro , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . - Così sia . Il cerchietto d ' oro era stato deposto in un vassoio d ' argento . Curvata l ' alta persona a prendere l ' aspersorio che l ' accolito gli porgeva , il sacerdote tracciò con mano non più tremante un segno di croce sul simbolo ; poi lo consegnò allo sposo , che lo passò all ' anulare sinistro della donna sua . - In nome del Padre , del Figlio e dello Spirito Santo . - Così sia . - Conferma , Signore , ciò che noi operammo . - Dal tempio santo tuo che è in Gerusalemme . - Kyrie eleison ... Allora accadde una cosa terribile . Come un brivido sonoro , come l ' anelito e il gemito d ' un ' anima ferita e penante echeggiò sotto le volte della vecchia chiesa ; poi la voce potente dell ' organo si affermò , si modulò , si svolse nelle note lunghe e gravi d ' un canto solenne . Perez si sentì opprimere il petto e mozzare il fiato e velare lo sguardo da una commozione veemente , che un repentino moto di collera soffocò e poi disperse . Chi aveva ordinata quella musica ? Alla cerimonia da celebrare con estrema semplicità , chi aveva aggiunto l ' irresistibile prestigio di quel canto d ' implorazione , di fede e di speranza ? Non bastava il tormento inflitto allo spettatore di quelle nozze ; bisognava anche , per colmo di raffinatezza , esasperarlo con la sottile e profonda malìa dei suoni e dei ritmi ? ... E col cuore tremante di carità imponente , sapendo di non poter far altro che appagare il secreto senso di curiosità sempre vigile nel suo spirito indagatore , egli si volse a guardare l ' amico . Lodovico Bertini era rimasto nello stesso atteggiamento , con la destra alla spalliera , con l ' altro braccio pendente lungo il fianco ; ma non tremava più , non si stringeva con la forza di prima al sostegno . Pareva che tutte le sue membra rilassate si fossero rapprese in quella positura ; soltanto la fronte si era abbassata , e dalle palpebre gonfie le lacrime sgorgavano , solcavano le guance emaciate , stillavano a terra . I coniugi gli voltavano le spalle ; l ' officiante , sull ' altare , era intento alla celebrazione del rito : nessuno poteva scorgere il suo pianto . Se anche lo avessero scorto , egli non sarebbe riuscito a frenarlo . Non piangeva da tanto tempo , dalla notte passata in viaggio , sul treno , con lei . Non aveva più pianto , alla stazione di Milano , vedendola andar via con quell ' uomo a cui aveva dovuto stringere la mano e rivolgere parole senza nesso né significato . Non aveva pianto neanche dopo averli riveduti entrambi , alla Fraida , invitato da lei , quando vi erano venuti per le pubblicazioni ; dopo averla udita annunziare che , insieme con Perez , egli , egli stesso , sarebbe stato testimonio alle nozze , e che , compiuta la cerimonia e ripresi i figli a Firenze , sarebbero andati a stabilirsi in Inghilterra . Tutte queste cose lo avevano troppo stordito , come colpi di mazza sulla nuca . Le poche parole scambiate da solo a sola con lei , in un momento di libertà , gli avevano dimostrato che nulla gli restava da fare se non obbedirla , fino all ' ultimo , covando il suo corruccio , nutrendosi del suo dolore . Durante l ' ultima notte aveva vegliato , tentando di significarlo , per lei ; cercando parole che non sarebbero più uscite dalla memoria , che le avrebbero eternamente attestato la forza della sua passione , che l ' avrebbero implacabilmente accompagnata , come la voce del rimorso , come il rantolo dell ' agonia ; ma aveva lacerato tutte le sue scritture , non trovando neppur una espressione capace di rendere tutto il suo pensiero , giudicando vana la ricerca , artificioso lo studio , riconoscendo l ' inutilità d ' ogni tentativo di influire in qualunque modo su quell ' anima risoluta ed inflessibile . Era rimasto inchiodato sulla poltrona , innanzi alla scrivania , con le membra di piombo , con gli occhi aridi e bruciati . Aveva trasalito all ' arrivo dell ' amico , rabbrividito al freddo dell ' alba autunnale , tremato entrando nell ' albergo , ritrovandosi dinanzi a lei ed all ' uomo che gliela portava via senza speranza più di ritorno . Quando ella si era tolto dal dito l ' anello nuziale , affidandoglielo , per poco non lo aveva lasciato cadere , ma non già in un impeto di ribellione , bensì dalla violenza dello stordimento . Egli , egli stesso , che aveva voluto spezzare quell ' anello e dargliene uno suo , per la vita e per la morte , egli stesso doveva ora custodirlo affinché un altro lo ripassasse , benedetto , al suo dito , per la vita e per la morte ? ... Nulla aveva più avuto senso , durante il ritorno a Promonte , in carrozza , in chiesa , dinanzi all ' opera giovanile , alla statua scolpita da qualcuno di cui si era rammentato confusamente , come di una conoscenza perduta , come di un morto . Delle parole del custode non aveva compreso altro che l ' evocazione dei suoi morti , rivedendo le salme deposte su quel livido marmo , in un tempo lontano , o forse ieri . Nello spirito ottenebrato , nell ' anima smarrita , i preparativi della cerimonia , le figure e i gesti e le voci avevano assunto un carattere irreale , come nei sogni . Sì , ella aveva risposto di sì , inevitabilmente , come negli incubi , quando nulla si può fare per impedire che le fatalità si compiano , quando non si può accorrere , quando non si può gridare . E l ' anello nuziale che era stato in suo potere era tornato al dito di lei , per mano d ' un altro ! A un tratto , udendo gli accordi dell ' organo , riconoscendo la voce delle vecchie canne armoniose come gole umane , la voce che aveva impetrato requie eterna ai suoi morti , che cantava requie alla sua speranza , il suo pianto troppo a lungo contenuto traboccò . La voce diceva : " La speranza è morta , la gioia è finita , la stessa tua vita finisce : esala gli ultimi sospiri qui dove traesti i primi vagiti ; aspetta di raggiungere colei che lungamente invano sognò di vederti un giorno dinanzi a questo altare , accanto alla tua sposa , di udirti pronunziare la sillaba del consenso , la sillaba che ella stessa disse all ' uomo col quale ti generò ; paga ora i tuoi errori , sconta la tua gioia effimera e peccaminosa ; nascondi lo strazio dell ' anima tua all ' uomo che offendesti e che riprende i suoi diritti ; piangi tutte le tue lacrime perché il tuo sogno è svanito senza ritorno mai più , china la fronte superba dinanzi alla divina maestà d ' una legge che disconoscesti e calpestasti , ai giorni del folle orgoglio , della baldanza cieca ... " Poi il canto solenne e potente del Kyrie si abbassò di tono , si spezzò nelle frasi d ' un mottetto accompagnante la recitazione del Pater : - Padre nostro che stai nei cieli , santificato il nome tuo , venga a noi il tuo regno , sia la tua volontà ... Una volontà fatale si compiva , infatti . Contesa da due affetti , quella donna tornava necessariamente al primo . Egli non assisteva semplicemente alla consacrazione di quelle nozze , ma vi contribuiva per una necessità evidente . Ogni atto ed ogni gesto , dinanzi a quell ' altare , avevano un significato recondito che egli ora discopriva ; rendendo l ' anello , egli rendeva al possessore legittimo la donna già stata sua . Colui che l ' aveva impalmata e poi perduta , la riotteneva ora da lui . Non era soltanto necessario ma giusto . Nella vita di quella donna egli era stato un episodio , un ' illusione , un errore : errore anch ' esso fatale , ma emendabile ... - Dànne il nostro pane ... non indurne in tentazione ... La preghiera aveva anch ' essa un senso profondo : chiedendo di non essere tentate , le creature umane confessavano tutta la debolezza loro . Ella era caduta , come tante altre ; ma per rialzarsi , come poche altre . Ed il Pater noster di quella Benedizione nuziale non si chiudeva come l ' ordinario : la voce dell ' accolito si sposava a quella del prete , implorando ancora : - Liberane dal male . - Salva i tuoi servi . - In te , mio Dio , speranti . - Manda loro , Signore , un santo aiuto . - E da Sionne custodiscili . - Sii ad essi , Signore , torre di fortezza . - Contro la faccia del nemico . - Signore , esaudisci la mia prece . - E salga a te la voce mia . - Il Signore sia con voi . - E con lo Spirito tuo . Il canto tacque , e le labbra del dolente cessarono di tremare e gli occhi di piangere . Tutta la sua attenzione era diretta a comprendere le formule sacre , a non perderne una sillaba sola . Rivolto ancora ai coniugi , il sacerdote ora supplicava : - Volgiti in grazia , Signore , sopra questi tuoi servi , ed agli istituti tuoi , coi quali ordinasti la propagazione dell ' umano genere , benignamente assisti , affinché coloro che dall ' autorità tua sono congiunti , col tuo ausilio ti servano . Era giusto che sull ' amore fecondo di quegli sposi , di quei genitori , si stendesse la benedizione divina . L ' amor suo era stato invece condannato alla sterilità ; tutti i suoi amori fuori legge erano stati senza frutto , spasimi vani , adulterazioni dell ' ufficio di natura . I suoi occhi inariditi si fermarono sul corpo della donna genuflessa ora dinanzi all ' altare , con lo sguardo sulle pagine del libro sacro . Nella positura abbattuta , dietro l ' ampio giro della veste cadente , le sue forme parevano scomparse ; né la memoria gliele rappresentava ormai più . Aveva egli premuto quel corpo con le mani tremanti di desiderio , con le labbra ardenti di febbre ? A quell ' ora lo stesso ricordo del possesso un tempo esercitato era svanito ; come non vedeva il corpo di lei , egli non sentiva più il proprio , assiderato , congelato nella rigidità del dolore . - Per Cristo Signore nostro , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . - Così sia . Finita la Benedizione , cominciava ora la Messa . - In nome del Padre , del Figlio e dello Spirito Santo . Mi accosterò all ' altare di Dio . - A Dio che è letizia della giovinezza mia . La voce dell ' organo accompagnò la recitazione del Salmo ; un supplice ardore , uno slancio di tutta l ' anima sulle ali della speranza ; poi queruli gridi soffocati di dolore e rimorso , la prostrazione , l ' abbattimento ; e poi ancora il richiamo potente della fede sicura , squilli di gloria trionfale . " Giudicami , Signore , e scerni la causa mia da quella della gente non santa ... Poiché tu sei , Dio , mia fortezza , come mai m ' allontani da te ? ... Canterò al suono della cetra le vostre lodi , mio Dio ; perché sei triste , anima mia , e perché mi conturbi ? Confida nel Signore , poiché lo loderò ancora come mia salute e mio Dio ... Mi confesso a Dio onnipotente ... Abbia misericordia di voi l ' onnipotente Iddio , e perdonàti i vostri peccati vi conduca alla vita eterna ... Dimostrane , Signore , la tua misericordia e concedine la grazia tua salutare " ... Baciato l ' altare , il sacerdote recitò una preghiera sommessa ; poi , con voce ispirata , disse agli sposi il passo di Tobia : - Il Dio d ' Israello vi unisca ed egli stesso sia con voi . Fa ' , Signore , che da oggi questi due più che prima ti benedicano . Beati coloro che temono il Signore e procedono per le sue vie . Sia gloria al Padre , al Figlio ed allo Spirito Santo . - Kyrie eleison . - Kyrie eleison . - Christe eleison . - Christe eleison . Una gran voce , un coro di voci clamanti percosse l ' aria , fece tremare i vetri delle alte finestre . Al più rapido ritmo il penitente sentì slargarsi il petto oppresso , riaffrettarsi il debole polso , un ' onda di sangue salirgli al viso ed alla fronte . - Esaudiscine , onnipotente e misericordioso Iddio , affinché ciò che per nostro ufficio è amministrato , dalla tua benedizione sia meglio adempiuto . Per Cristo Signore , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . La muta voce dell ' anima vinta assentì : " Così sia " . La ribellione era vana , la rassegnazione inevitabile . Egli non ne era più avvilito , come una volta . Nelle frasi dell ' Epistola agli Efesini , che il sacerdote ora leggeva , lo spirito stanco riconosceva verità necessarie , attuali ed eterne . " Siano le donne soggette ai loro sposi come a Dio , poiché l ' uomo è capo della donna ... " ed era bastato che quell ' uomo si fosse presentato perché tosto riprendesse la donna sua ... " Uomini , amate le vostre spose ... " e colui amava la consorte d ' un amore sincero , sicuro , costante , senza convulsioni , senza follie . " Chi ama la sua sposa ama se stesso ... Perciò l ' uomo abbandonerà il padre suo e la madre sua , e si stringerà alla sua sposa , e saranno due in una carne ... " . L ' immagine di quelle due carni aderenti , la visione di quei due corpi accoppiati , la gelosia fisica delle voluttà procurate a quella donna da un altro , ora non lo torturavano più , egli non presumeva più che ella ne fosse stata contaminata . Il salmo del Graduale e del Tratto risonarono in mezzo a una melodia dolce e lene , ad un fremito d ' ale che finì in un clangore di trombe e di tube . - La tua sposa sia come una vite abbondante tra le mura della tua casa . Siano i tuoi figli come novelle piante d ' olivo nel cerchio della tua mensa . Alleluja ! Alleluja ! Mandi a voi il Signore aiuto dal suo santuario , e da Sionne vi custodisca . Alleluja ! Ecco così sarà benedetto l ' uomo che teme il Signore . Ti benedica il Signore da Sionne , e vedrai i beni di Gerusalemme per tutti i giorni della vita tua , e vedrai i figli dei figli tuoi . Pace sopra Israello ... Le formole sacre si ripetevano , ritornavano più e più volte , integralmente , o appena modificate , quasi perché s ' incidessero profondamente sulle fronti , nei cuori , come un indelebile stampo di fuoco . La Sequentia dell ' Evangelo di San Matteo diceva : " In quel tempo si accostarono a Gesù i Farisei tentatori e dissero : È lecito all ' uomo abbandonare la donna sua per qualsivoglia cagione ? Il quale rispose loro : Non leggeste che chi creò l ' uomo in principio li fece maschio e femmina ? E disse : Perciò l ' uomo abbandonerà il padre e la madre e si stringerà alla sua sposa , e saranno due in una carne . Talmente che non sono due , ma una carne . Ciò dunque che Iddio congiunse , l ' uomo non divida " . Era stato il sogno d ' un ' ora , poter disgiungere quegli sposi , distruggere quella famiglia per crearsene una sulle rovine . Ella aveva avuto ragione di opporsi , di frapporre l ' ostacolo insuperabile . Era troppo tardi , oramai , e bisognava passare sopra troppi dolori per giungere ad una gioia dubbiosa e insidiata . Lasciare quella donna al suo destino , andare incontro al proprio , null ' altro era possibile . Le vie che essi seguivano si erano incrociate , per poi divergere sempre più , nella vastità del mondo e della vita . Era l ' ultim ' ora dell ' incontro ; che cosa sarebbe accaduto di lui , da quell ' ora in avanti ? - In te sperai , Signore ; dissi a me stesso : tu sei il mio Dio , nelle tue mani stanno i giorni miei . Allora , dalle più intime fibre , dalle viscere più profonde , il fremito percorritore dell ' ispirazione si propagò per tutto l ' essere suo . Mentre il celebrante prendeva dalla patena e sollevava l ' ostia , l ' opera alla quale egli aveva pensato invano , le immagini da collocare sulla cima Antalba , gli balenarono dinanzi agli occhi della mente ; un asceta con la fronte al cielo , una penitente coi ginocchi sulla terra , prossimi e pur separati , concordi ed uniti solo nell ' adorazione dell ' ignota potenza che governa l ' universo . Mentre il sacerdote deponeva l ' ostia sul corporale e mesceva il vino e l ' acqua nel calice , e l ' offeriva , e si chinava davanti all ' altare , mentre l ' organo distendeva sulla trama dell ' Offertorio un tenue ricamo di sospiri melodiosi , le immagini si precisarono : egli vide in se stesso l ' uomo lontano ormai dalle vie del mondo , inaccessibile alle cupidità dei sensi , consunto da un interno ardore ; vide in lei la creatura ancora bisognosa di soccorso , ancora genuflessa per implorare aiuto nelle prove della vita . - Con spirito d ' umiltà ed animo contrito , accogline , Signore , e sia tale il nostro sacrifizio oggi nel tuo cospetto , che piaccia a te , Dio Signore . Il senso recondito della volontà di lei , nel costringerlo a prender parte a quella cerimonia , si manifestava ora chiaramente : rinunziando entrambi alla gioia contesa , mortificando entrambi la loro passione , entrambi dovevano farne olocausto ai piedi dell ' altare , entrambi dovevano attinger forza e trovar pace nel pensiero di Dio . - Laverò le mie mani fra gl ' innocenti e circonderò il tuo altare , o Signore , per udire la voce delle tue lodi e narrare le universe tue meraviglie . Ella aveva fatto assegnamento sulla santità del luogo , sulla solennità del rito , per compiere l ' opera di persuasione ; sulle parole , gli accenti , i gesti del celebrante ; sulle melodie e le armonie dell ' organo , sulle luci velate filtranti dalle finestre istoriate , sulle faci ardenti dinanzi alle immagini sante . - O Signore , amai lo splendore della tua casa e il luogo ove abita la gloria tua . Non fare che si perda con gli empi , Dio , l ' anima mia ... E come un ' onda venuta di lontano , sospinta ed incalzata da soffi gagliardi , ingrossata nella corsa rapida e fragorosa ; come la piena d ' un torrente improvvisamente gonfio dei mille rivoli d ' una lunga pioggia dirotta , la memoria della fede nutrita nella remota adolescenza , delle preghiere recitate con cuore sincero , delle paure e delle speranze per la salute dell ' anima invasero lo spirito suo Le parole della Secreta , mormorate dal celebrante a capo chino , non si udirono ; ma nelle supplicazioni del Canone , nel pietoso Memento dei vivi e dei morti , nel mistero della Consacrazione e dell ' Elevazione , tutto ciò che di più dolente e di più grandioso , di più mortificato e di più trionfale era nell ' immortale poesia dei Salmi , toccò una viva fibra del suo cuore , tradusse un pensiero della sua mente . Tutta la sua vita trascorsa , le sue gioie e i suoi dolori , le sue lusinghe e i suoi disinganni , le sue aspettazioni e i suoi rimpianti , gli parvero un punto : nell ' estremo tratto di via che ancora gli restava da percorrere vide e sentì che due cose sole poteva e doveva fare : meditare il formidabile enimma del destino umano , significarlo con l ' arte sua . Ed era ancora merito di lei : all ' inizio dell ' amor loro , come nel punto del distacco , ella lo ispirava , gli additava il suo ufficio , gli suggeriva visioni di bellezza e di nobiltà . - Preghiamo . Da salutari precetti ammoniti , ed alla divina istituzione uniformati , osiamo dire : Padre nostro che stai nei cieli ... Ogni parola della reiterata preghiera gli passò nell ' anima come un elettuario che irrita al primo contatto la nuda carne della piaga , per diffondere subito dopo un senso di refrigerio . Ma il sacerdote , prima di soggiungere il Libera , rivolto nuovamente agli sposi dal lato dell ' Evangelo , implorò con nuovo slancio : - Sii propizio , Signore , alle preci nostre ; ed a questi tuoi istituti , coi quali ordinasti la propagazione del genere umano , presta la tua benigna assistenza , affinché quanto da te è congiunto col tuo aiuto sia serbato . O Dio che per virtù della tua potenza dal nulla il tutto creasti ; che , ordinati i principi dell ' universo , e fatto l ' uomo a tua immagine , fondasti l ' inseparabile aiuto della donna , in modo che originando il corpo femmineo dalla stessa carne virile , c ' insegnasti mai non esser lecito disgiungere ciò che da un sol corpo ti piacque formare ; Dio che con tanto eccellente mistero l ' amplesso coniugale consacrasti , che nell ' alleanza nuziale predesignasti il sacramento di Cristo e della Chiesa ; Dio , per cui la donna si unisce all ' uomo , e questa società , fin dal principio ordinata , si munì della sola benedizione non cancellata né per la pena del peccato originale né per la sentenza del diluvio : volgi lo sguardo sopra questa tua serva che dovendosi unire in coniugale consorzio chiede d ' essere munita della tua protezione . Era la benedizione delle vergini spose proferita altra volta da quelle stesse labbra per le nozze della sorella sua . La sorella era stata ostile a quella creatura , aveva visto in lei la colpevole , la seduttrice , colei che lo aveva indotto in tentazione e trascinato al peccato : non sapeva che il tentatore era stato lui stesso ; nella calma imperturbata della sua virtù ignorava e non ammetteva le tempeste che sconvolgono le vite umane . - Sia in essa il giogo dell ' amore e della pace ; fedele e casta si sposi in Gesù Cristo e viva imitatrice delle donne sante . Sia amabile allo sposo suo come Rachele , saggia come Rebecca , longeva e fedele come Sara . Nulla di lei , degli atti di lei , usurpi l ' autore della prevaricazione . Sia ferma nella fede e nei comandamenti , stretta ad un solo talamo , fugga i contatti illeciti , munisca la sua debolezza con la forza della disciplina ; sia rispettabile per verecondia , venerabile per pudore , erudita nelle dottrine celesti , feconda nella prole , laudabile ed innocente , e giunga al riposo dei beati ed al regno celeste , e vedano entrambi i figli dei figli loro sino alla terza ed alla quarta generazione e pervengano alla desiderata vecchiezza ... Era come un lavacro , come una redenzione . L ' errore antico doveva esserle rimesso in nome di Colui che difese l ' adultera . Si era confessata , infatti , ed era stata assolta , poiché il celebrante , dopo avere recitato il Libera , dopo avere portato il calice alle labbra per bere un sorso del vino mistico , si accingeva a comunicarla . Chiuso il libro , levata la fronte dalla mano con la quale l ' aveva sorretta , ella protendeva ora il capo per ricevere l ' ostia che il prete , discesi i gradini dell ' altare , e paternamente chinato verso di lei , le offriva mentre l ' organo cantava il suo più alato canto . - Ecco sia così benedetto ogni uomo che teme il Signore , e tu vedrai i figli dei figli tuoi : pace sopra Israello . Qualche cosa di quella benedizione , di quella pace piamente invocata , scese su di lui ; poiché , nel proferire la formula , il sacerdote lo guardò . Egli si sentì leggere nell ' anima dallo sguardo limpido e dolce , si sentì compreso e compatito e perdonato dal vecchio prete che lo aveva asperso , bambino , dell ' acqua lustrale . - Ti preghiamo , onnipotente Iddio , di accompagnare con benigno favore le istituzioni della tua provvidenza , sicché coloro che unisci in legittima società conservi in lunga pace . Per Cristo Signor nostro , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . - Così sia . - Benediciamo il Signore . Anche la messa era finita . Restava ancora l ' ultima formula . Ancora una volta dirigendo la parola agli sposi , il prete invocò : - Il Dio di Abramo , il Dio d ' Isacco e il Dio di Giacobbe sia con voi , affinché vediate i figli dei figli vostri sino alla terza ed alla quarta generazione , e poscia abbiate vita eterna senza fine , con l ' aiuto del Signore nostro Gesù Cristo , che insieme col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna , unico Dio , per tutti i secoli dei secoli . - Così sia . Con parola libera , non più costretta nelle formule liturgiche , il celebrante riprese : - Sposi cristiani , l ' esempio che avete dato accostandovi all ' altare , santificando la vostra unione , non resterà infecondo . Così possiate serbare intatto il tesoro della fede e amarvi scambievolmente e vivere nel timore di Dio . Preso ancora l ' aspersorio , li benedisse : - Piaccia a te , Santa Trinità ... - poi lesse le parole del Vangelo di San Giovanni : - In principio era il Verbo ... - Lodovico ... Il suono del suo nome , mormorato da Perez , lo scosse . Voltatosi , vide che la chiesa non era più tutta deserta come prima : alcune donne venute a compiere le consuete devozioni , qualche curioso attratto dal suono dell ' organo , erano sparsi qua e là , dinanzi alle cappelle , intorno all ' altare maggiore . Ma già tutta la cerimonia era finita : il sacerdote , raccolto il calice , inchinatosi dinanzi all ' altare , s ' avviava alla sacristia . Perez mosse un passo verso la sposa , stendendole la mano : - Tutti i miei rallegramenti ! Ella rispose , ricambiando la stretta : - Grazie , Perez . Mentre questi rinnovava il gesto col marito , ella offerse la mano al suo testimonio : - Bertini , grazie . La sua voce era grave , l ' espressione del suo viso serena , la stretta di mano franca e forte come quella d ' un amico , d ' un buon camerata . Anche il marito strinse cordialmente la mano ai due amici ; poi , a un invito del custode , tutti ripassarono nella sacristia . - Poiché abbiamo dato lettura dell ' atto nuziale , - disse Don Pietro , - non resta se non che questi signori lo firmino . Piegò il foglio in due , per il lungo , e scrisse sul fianco , sillabando le parole che veniva tracciando lentamente : - I sotto - scritti sposi hanno pre - stato il loro mutuo con - senso dinanzi a me cu - rato ed ai sotto - scritti testi - monî ... Il marito firmò primo , poi la moglie , poi Perez , da ultimo Bertini . - Ed ora non occorre altro , - disse Don Pietro , spargendo di sabbia rossa la fresca scrittura . - Il Signore vi abbia nella sua santa custodia . Mille anni felici ! Ella gli baciò la mano , il colonnello gliela strinse , prendendo poi a parte il sacrista ed il custode per distribuire del denaro . Mentre Perez intratteneva la sposa dopo essersi inchinato al sacerdote , questi fermò lo scultore che gli aveva anch ' egli baciato la mano . - Lodovico , figliuolo mio , quando ci darai l ' opera promessa ? ... Guarda che il tempo passa , e che gl ' iniziatori sono impazienti di vedere attuato il loro disegno . - Non so , Padre ... Mi dia ancora qualche tempo . - Possibile che tu non abbia fatto nulla , sinora ? ... Neanche un abbozzo ? ... Un lavoratore instancabile come te ! - Bisogna che m ' intenda con lei ... Forse ho trovato qualche cosa ... Quando potrò vederla ? - Quando vorrai . Lo sai che per te qualunque ora è buona . - Grazie , Padre ... Allora , arrivederla presto . - Arrivederci presto , figliuolo mio . V L ' addio Sulla spianata , dinanzi alla chiesa , il cocchiere che aspettava il ritorno degli sposi , fumando , spense il sigaro e lo intascò , vedendo uscire la comitiva , la moglie a braccio del marito , i due testimonî ai due lati della coppia ; e cavatosi il cappello , già apriva lo sportello della carrozza perché tutti vi rimontassero , quando la signora gli disse : - No , non ancora : aspettate ... Sentite Bertini , - soggiunse rivolta allo scultore , - mio marito ed io saremmo lieti di salutare un momento i vostri parenti ... - Saranno essi lietissimi ... Per il sentiero serpeggiante sul dorso della montagna , chiuso tra bassi muricciuoli dai quali sporgevano le siepi di vitalba , si avviarono tutti alla casa . Il cielo si era ancora più schiarito , le ultime volute dei vapori si diffondevano come chiome disciolte e ondeggianti al vento , canute nella bassa conca del lago , bionde nel sole delle altitudini . - Vi fermate a lungo ? - domandò ella a Perez , col quale procedeva ora avanti . - Non tanto quanto vorrei . Debbo purtroppo tornare alla scuola . - Tenete compagnia al vostro amico , - soggiunse ; poi , dopo una breve pausa , con voce più bassa ma con più calore d ' accento : - Ne ha bisogno . In fondo al sentiero , tra le sbarre di un cancelletto di legno , si vide una testolina affacciarsi , poi ad un tratto sparire con un breve grido di sorpresa . - La vostra nipotina ? - domandò ella , voltandosi verso Bertini . - E la mia , del cuore ! - rispose Perez . Ora il cancello si schiudeva , e la bimba , precedendo il babbo , la mamma ed i fratelli , si avanzava con le manine incrociate sul seno per reggere un enorme fascio di fiori e di fronde , una messe tanto copiosa che la vestiva tutta e quasi le nascondeva il visino . Giunta dinanzi alla sposa si fermò , la guardò con gli occhi color di cielo , e disse : - Signora , la mamma ed io ... Ma già ella si chinava su di lei , quasi in ginocchio , tenendole le braccia , attirandola a sé : - Cara , cara , bimba mia cara ... Fu una cosa difficile raccogliere quei fiori , ricomporli , staccare i gambi delle rose impigliati nelle pieghe della vesticciuola della donatrice . La signora Laura vi diede mano , dicendo in tono d ' amabile rimprovero : - Ma bisognava ripulirli e legarli ... Non si offrono i fiori a questo modo ... - Lasci , lasci ! ... Sono anzi più belli ! Scambiarono così le prime parole prima della presentazione : poi , quando lo scultore ebbe pronunziato : " Mia sorella ... " la signora Laura stese la mano alla visitatrice dicendo con un sorriso di grande gentilezza e di profonda bontà : - Sia la benvenuta fra noi . Mi permetta di esprimerle i nostri auguri più sinceri ... - La ringrazio , signora . Creda che sono fra i più graditi . Compita la presentazione , scambiati gli inchini e le strette di mano , i padroni di casa lasciarono il passo agli ospiti . - Rita ! ... - chiamò la straniera , volgendosi alla bambina . - Ti chiami Rita , lo so ! ... Dammi la tua manina . La fanciulletta parve tutta orgogliosa di tornare a casa stringendo la destra della sposa , che reggeva con l ' altra mano i fiori offerti da lei . Traversata la terrazza , dato uno sguardo al panorama , tutti entrarono nel salotto . - Bertini , io interpreto il desiderio di mio marito ed esprimo il mio direttamente , chiedendovi di farci vedere il vostro studio . - Sì , signora ! - rispose pronta la minuscola donnina . - Lo zio non vi lavora più dacché è a Firenze , ma vi sono dentro tante belle cose ... C ' è anche la mia statua , di quando ero piccina ... - Ah , sì ? - rispose ella sorridendo . - Rappresenterà un angioletto ! ... Andiamo a vederla . Lo studio , vastissimo , tutto illuminato da un largo lucernario , ingombro nel mezzo da una forte impalcatura , pieno di gessi , di cere , di crete , con le pareti nascoste da pezzi di scultura antica , da modelli anatomici , da quadri , da bozzetti , da stampe , da stoffe , da armi , aveva un solo angolo ospitale , dietro un paravento : un largo divano basso , qualche sgabello , un tavolino a due palchetti sovraccarico di albi e di libri d ' arte . Ma gli ospiti non vi si fermarono ; guidati dalle due donne , girarono per lo stanzone , esaminando le opere che vi erano disseminate . - Questo è il bozzetto dell ' acquasantaio ? ... Questo è il gesso del " Fiore della memoria " ? ... Il busto del " Leopardi " ... L ' amica dell ' artista riconosceva ad una ad una tutte le sue opere e le additava al marito , che le considerava da vicino per esaminarne la fattura , e poi se ne discostava per coglierne l ' effetto totale . - E questa statua di quando eri piccina ? - Eccola , signora : venga con me . In un angolo , sopra un tripode , la statuina di bronzo , alta poco più di un palmo , rappresentava la piccoletta , ritta in piedi , con la testolina piegata , le braccine protese , le manine dischiuse , nell ' atto di offrirsi ad una persona diletta . - Che mossa ! ... Che vita ! ... - esclamò Perez . - Se non par che si muova ! - È la vita fermata nel metallo - confermò il colonnello . Ella disse soltanto : - È molto bella . - Mi permettete di offrirvela ? - E come , Bertini ! ... Sono permessi che si accordano molto volentieri ... Ma non vorrei privare i vostri cari ... - No , signora , - soggiunse la sorella , - noi abbiamo la nostra copia , in sala da pranzo . Il dottore colse l ' occasione per proporre : - Se vogliono gradire una tazza di cioccolata ... - Grazie , dottore ; ma abbiamo i minuti contati , e vorremmo ancora vedere tutte queste altre cose belle . - Prendono il battello delle 10 e 15 ? - No , scendiamo a Gozzana , prendiamo il treno delle 11 . - Ma si potrebbe anche fare un ' altra cosa , - soggiunse la signora Laura : - far servire qui stesso la cioccolata ... Mentre ella andava a dare gli ordini , la visita continuò . Gli ospiti passarono dinanzi a tutto ciò che restava degli antichi lavori dello scultore , copie od abbozzi . Non vi era frammento che l ' amica non riconoscesse - Questo è uno studio per la " Giovanna d ' Arco " ? ... La prima idea dell ' " Amerigo Vespucci " ... Aveste ragione di modificare quelle figure di selvaggi : rammentavano troppo i mori del monumento mediceo di Livorno . Si aggirò per ogni angolo , vide ogni cosa , rimosse tutti i cavalletti girevoli , lesse tutte le firme dei bozzetti pittorici , tutti i titoli dei libri sul tavolino . Vedendo sopra una mensoletta un calice da fiori , vuoto , disse alla piccola Rita : - Ma come ? Tu lasci senza fiori lo studio dello zio , e ne dài tanti agli estranei ? E mentre la piccina balbettava qualche confusa parola di scusa , ella stessa scelse tre rose dal fascio , una bianca , una gialla ed una rossa , e le dispose nel calice . - Ricordati che sono senz ' acqua , pensa a dar loro nuova vita . Quando il servizio fu pronto sul tavolino sbarazzato dai libri , la conversazione , divenuta generale , sfiorò molti argomenti : la floricoltura del dottore , il movimento dei forestieri sul lago , le bellezze della natura e dell ' arte italiana . - Ora , - ella disse , levandosi , dando il segno dell ' addio , - non bisogna dormire sugli allori , Bertini ! - Glielo dica lei , signora ! - soggiunse la sorella . - Forse le sue raccomandazioni riusciranno più efficaci delle nostre . - Di questo gruppo sacro , sulla cima Antalba , guardate che vogliamo avere presto notizia ! Non è possibile che quassù , dinanzi a questo sublime spettacolo , non troviate motivi d ' ispirazione . Erano di nuovo usciti sulla terrazza ; dopo una breve sosta , ridiscesero tutti , ospiti e padroni di casa , verso la chiesa . Tutte le nebbie erano ormai disciolte , nel trionfo del sole ; solo un ultimo fiocco ne restava , sull ' Antalba , piegato dal vento in modo da simulare il fumo d ' un vulcano . Pareva veramente che , per un ' improvvisa eruzione , dalle viscere del monte esalasse un ardente fiato . - Meraviglioso ! Divino ! ... - mormorò ella ancora , girando lo sguardo per la conca lacustre , quasi a raccogliere e imprimersi nella mente tutti i particolari di quella visione , come aveva fatto di ogni angolo e di ogni opera dello studio . Poi , rivolta alla padrona di casa : - Signora ... - disse , stendendole la mano . Si tennero un momento per mano , guardandosi ; poi , con moto concorde , si accostarono , si baciarono sulle due guance . Chinatasi sulla piccina , la straniera le prese la testolina fra le mani , la baciò sulla fronte . - Rammenta tu allo zio che vogliamo vedere altre statue . Digli che ti scolpisca lassù ! ... Strinse la mano a lui da ultimo , dopo aver preso congedo da tutti gli altri . - Fate contenti i vostri cari e i vostri amici ! ... Avete un dovere , se non dinanzi ad essi , dinanzi all ' Arte che aspetta grandi cose da voi . Egli non poté rispondere ; chinò soltanto il capo , per nascondere l ' ultima contrazione del viso . Quando fu in carrozza , dopo che la frusta schioccò e i cavalli si mossero , ella salutò ancora , con la mano , col capo ; lanciò ancora un ' ultima esortazione : - Siamo intesi , Bertini ! ... Al lavoro ! ... Buon lavoro ! ...
Miscellanea ,
melanconica alba lunare . V In cui Ciuffettino per le sue birichinate si trova a dover passare la notte nel
COSIMA ( DELEDDA GRAZIA , 1937 )
Narrativa ,
La casa era semplice , ma comoda : due camere per piano , grandi , un po ' basse , coi pianciti e i soffitti di legno ; imbiancate con la calce ; l ' ingresso diviso in mezzo da una parete : a destra la scala , la prima rampata di scalini di granito , il resto di ardesia ; a sinistra alcuni gradini che scendevano nella cantina . Il portoncino solido , fermato con un grosso gancio di ferro , aveva un battente che picchiava come un martello , e un catenaccio e una serratura con la chiave grande come quella di un castello . La stanza a sinistra dell ' ingresso era adibita a molti usi , con un letto alto e duro , uno scrittoio , un armadio ampio , di noce , sedie quasi rustiche , impagliate , verniciate allegramente di azzurro : quella a destra era la sala da pranzo , con un tavolo di castagno , sedie come le altre , un camino col pavimento battuto . Null ' altro . Un uscio solido pur esso e fermato da ganci e catenacci , metteva nella cucina . E la cucina era , come in tutte le case ancora patriarcali , l ' ambiente più abitato , più tiepido di vita e d ' intimità . C ' era il camino , ma anche un focolare centrale , segnato da quattro liste di pietra : e sopra , ad altezza d ' uomo , attaccato con quattro corde di pelo , alle grosse travi del soffitto di canne annerite dal fumo , un graticcio di un metro quadrato circa , sul quale stavano quasi sempre , esposte al fumo che le induriva , piccole forme di cacio pecorino , delle quali l ' odore si spandeva tutto intorno . E attaccata a sua volta a uno spigolo del graticcio , pendeva una lucerna primitiva , di ferro nero , a quattro becchi ; una specie di padellina quadrata , nel cui olio allo scoperto nuotava il lucignolo che si affacciava a uno dei becchi . Del resto tutto era semplice e antico nella cucina abbastanza grande , alta , bene illuminata da una finestra che dava sull ' orto e da uno sportello mobile dell ' uscio sul cortile . Nell ' angolo vicino alla finestra sorgeva il forno monumentale , col tubo in muratura e tre fornelli sull ' orlo : in un braciere accanto a questi si conservava , giorno e notte accesa e coperta di cenere , un po ' di brace , e sotto l ' acquaio di pietra , presso la finestra , non mancava mai , in una piccola conca di sughero , un po ' di carbone ; ma per lo più le vivande si cucinavano con la fiamma del camino o del focolare , su grossi treppiedi di ferro che potevano servire da sedili . Tutto era grande e solido , nelle masserizie della cucina ; la padella di rame accuratamente stagnate , le sedie basse intorno al camino , le panche , la scansia per le stoviglie , il mortaio di marmo per pestare il sale , la tavola e la mensola sulla quale , oltre alle pentole , stava un recipiente di legno sempre pieno di formaggio grattato , e un canestro di asfodelo col pane d ' orzo e il companatico per i servi . Gli oggetti più caratteristici erano sulla scansia ; ecco una fila di lumi di ottone , e accanto l ' oliera per riempirli , col lungo becco e simile a un arnese di alchimista : e il piccolo orcio di terra con l ' olio buono , e un armamento di caffettiere , e le antiche tazze rosse e gialle , e i piatti di stagno che parevano anch ' essi venuti da qualche scavo delle età preistoriche : e infine il tagliere pastorale , cioè un vassoio di legno , con l ' incavo , in un angolo , per il sale . Altri oggetti paesani davano all ' ambiente un colore inconfondibile : ecco una sella attaccata alla parete accanto alla porta , e accanto un lungo sacco di tessuto grezzo di lana , che serviva da mantello e da coperta al servo : e la bisaccia anch ' essa di lana , sulla quale alla notte dormiva , quando era in paese , lo stesso servo , pastore o contadino che fosse . Sull ' acquaio non mancava mai un paiolino di rame pieno d ' acqua attinta al pozzo del cortile , e su una panca l ' anfora di creta con l ' acqua potabile , faticosamente portata dalla fontana distante dall ' abitato . L ' acqua era allora un problema , e se ne misurava , d ' estate , ogni stilla ; a meno che non sopraggiungesse un buon acquazzone a riempire la tinozza collocata sotto il tubo di scolo dei tetti : eppure la pulizia più diligente , praticata a secco , rendeva piacevole tutta la casa . Dalla finestra , munita d ' inferriata , come tutte le altre del piano terreno , si vedeva il verde dell ' orto ; e fra questo verde il grigio e l ' azzurro dei monti . La porta invece , come si è detto , dava sul cortile triangolare , piuttosto lungo e occupata quasi a metà da una rustica tettoia dalla quale , per un usciolino , si andava nell ' orto . In fondo c ' era il pozzo , e , sotto il muro alto di cinta , una catasta di legna da ardere , rifugio di numerosi gatti e delle galline che vi nascondevano il nido delle uova . Un ' asse appoggiata su due ceppi , accanto al muro laterale della casa , ancora grezzo e sul quale , al primo piano , si apriva una sola finestra ( le finestre erano tutte senza persiane ) , serviva da sedile . E un grande portone fermato anch ' esso da ganci e stanghe , tinto di un color marrone scuro , dava sulla strada . Di giorno era quasi socchiuso , e , più che il portoncino della facciata , serviva per il passaggio degli abitanti e degli amici della casa . A questo portone , una mattina di maggio , si affaccia una bambina bruna , seria , con gli occhi castanei , limpidi e grandi , le mani e i piedi minuscoli , vestita di un grembiale grigiastro con le tasche , con le calze di grosso cotone grezzo e le scarpe rustiche a lacci , più paesana che borghese , e aspetta , dondolandosi , che passi qualcuno o qualcuno si affacci a una finestra di fronte , per comunicare una notizia importante . Ma la strada , stretta e sterrata , in quell ' ora fresca del mattino è ancora deserta come un sentiero di campagna , e nella vecchia casa di contro , anch ' essa con l ' alto muro di un cortile a fianco e un portone rossastro , non si vede nessuno . Questa casa è abitata da un canonico , un lungo e nero asceta taciturno , e da una sua giovane nipote intelligente , che avrebbe voluto farsi suora , ma dopo qualche mese di noviziato è stata rimandata a casa per la sua cagionevole salute . Gente per bene , semplice e austera . Il canonico si lamenta che nessuno , per la strada , lo saluti : è lui , invece , che cammina sempre ad occhi bassi e assorto nelle sue speculazioni religiose : la nipote , visto che Dio non l ' ha voluta in sposa , si compiace della corte discreta di un bel giovane ebanista , decisa però a non sposarlo perché non è un proprietario o un funzionario come converrebbe a lei . La bambina sul portone , sa queste cose , e considera i suoi vicini di casa come personaggi straordinari . Tutto , del resto , è straordinario per lei : pare venuta da un mondo diverso da quello dove vive , e la sua fantasia è piena di ricordi confusi di quel mondo di sogno , mentre la realtà di questo non le dispiace , se la guarda a modo suo , cioè anch ' esso copi colori della sua fantasia . Odori di campagna vengono dal fondo della strada ; il silenzio è profondo , e solo il rintocco delle ore e dei quarti suonati dall ' orologio della cattedrale , lo interrompono . Passano le rondini a volo , sul cielo azzurro denso , un po ' basso come nei paesaggi dei pittori spagnoli , ma anche le rondini sono silenziose . Finalmente una finestra si apre nella casa di fronte , e un viso bruno , coi grandi occhi velati dei miopi , si sporge a guardare qua e là negli sfondi della strada . È la signorina Peppina , la nipote del canonico . La bambina si solleva tutta , afferrandosi allo spigolo del portone per allungarsi meglio , e grida la notizia per lei importantissima : - Signora Peppina , abbiamo un bambino nuovo : un Sebastianino . Risultò poi che era una femmina : ma la bambina desiderava un fratellino ; e se lo era inventato , col nome e tutto . Soddisfatta , rientrò nella cucina e aspettò che la serva finisse di cuocere il latte per la colazione . Bisogna dire due parole di questa serva , che , a ricordarla , sembra anch ' essa una invenzione fuori della realtà . Si chiamava Nanna ; e adesso siede certamente alla destra di Dio , fedele ancora ai suoi padroni , nella schiera dei Patriarchi . Da venti anni era al servizio della casa , altri venti ne doveva trascorrere . Aveva allora trent ' anni ; era venuta bambina , da un tugurio di santi poveri , per badare al primo bambino dei padroni , che era morto dopo pochi mesi dalla nascita , ma lasciando il posto nella culla ad un altro . Primitiva era anche questa culla , come scavata nel tronco d ' un noce , senza veli né ornamenti , e non rimaneva mai vuota . Nanna era ancora una bella donna , con gli occhi castanei di cane buono , un mazzetto di peli all ' angolo destro della bocca , i seni lunghi e bassi delle razze schiave . Schiava non era certo , in quella casa , e tutto le veniva affidato , compresi i bambini , che dormivano con lei , e che lei si trascinava appresso quando andava per le commissioni . Se lavorava giorno e notte lo faceva volontariamente : andava a prendere l ' acqua alla fontana , a lavare i panni lontano , dove si trovasse qualche rigagnolo , puliva la farina e faceva , con la padrona , il pane di frumento e quello di orzo : andava a battere gli olivi nel podere , a cogliere ghiande per il maiale , nel bosco della montagna ; spaccava la legna , dava da mangiare al cavallo ; le toccava anche di spazzare il tratto di strada davanti alla casa , poiché il Comune non se ne incaricava ; e al tempo della vendemmia pigiava l ' uva coi suoi forti piedi nudi rivestiti d ' una pelle che sembrava conciata . E lo stipendio glielo serbava il padrone , che lo metteva a frutto : quando ella aveva avuto venti anni ed era bella e quasi bionda i maligni dicevano che il padrone aveva un debole per lei ; ma erano chiacchiere e il tempo le dissipò . Ecco adesso ella cuoce attenta il latte sul fornello sopra il forno grande : per l ' occasione del parto della padrona si è messa le scarpe , senza calze s ' intende , pronta a tutti gli ordini : una ruga le solca la fronte e le sue orecchie sono tese come quelle delle lepri . La responsabilità della casa è adesso tutta sua , ed ella profitta della sua padronanza solo per sorbirsi qualche tazzina di caffè in più , sola sua passione . I ragazzi vengono uno ad uno a prendere il caffè e latte , che ella versa nelle rotonde tazze di creta gialla e rossa : anche i più grandi , che sono maschi e frequentano già il ginnasio della piccola città . Il maggiore , Santus , è un bel ragazzo col profilo e gli occhi grandi , d ' un grigio celeste , dalla sclerotica azzurra : ha un ' aria pensosa e leale , veste già con qualche ricercatezza , e mentre beve il suo caffè e latte finisce di ripassare la lezione di latino . L ' avvenimento della casa non lo sorprende né lo turba : ne conosce il mistero e lo accetta come una cosa naturale . I suoi sensi sono calmi , quasi freddi : la fantasia misurata . Non ama le donne , non pensa che a studiare , approfondire le cose della vita , ma attraverso i libri . No , non ho fantasia , ma forse anche lui è un po ' visionario , come la sorella piccola , e viene da un mondo lontano dalla cruda realtà . Ha fretta di andare a scuola , coi libri ben legati con una cinghia , e non si preoccupa se l ' altro fratello invece ritarda e forse dorme ancora nella loro camera all ' ultimo piano che ha due finestre , una sulla facciata , l ' altra sui tetti sottostanti della dispensa e della rimessa e di altri ripostigli . E infatti prima di lui scendono le due sorelle maggiori , Enza e Giovanna , che vanno anch ' esse a scuola , piccole di statura , quasi eguali come due gemelle , con gli occhi celesti e i capelli neri stretti stretti in una treccia che finisce con un ricciolo . I loro vestiti sono davvero buffi , con la sottana larga e lunga allacciata alla vita intorno alla camicetta a sprone con le maniche abbondanti : il tutto di un tessuto a striscie colorate : della stessa stoffa è la borsa per i libri : hanno anch ' esse le calze bianche e gli scarponcini coi chiodi ; e in testa fazzoletti di seta che già però esse annodano con civetteria sulla guancia sinistra , lasciando scoperti i capelli fino a metà testa . La piccola , Cosima , che ancora non ha l ' età di andare a scuola , le guarda con ammirazione e invidia , ma anche con un certo timore , poiché esse , specialmente Enza , non solo non giocano volentieri con lei , ma le prodigano pugni , spintoni e bòtte e parolacce : tutta roba imparata dalle compagne di scuola . Più buono , con lei , è il fratello Andrea . Ecco che , quando le due sorelle sono già anch ' esse avviate a scuola , il ragazzo scende , ma disdegna di prendere il caffè e latte ; roba di donnicciuole , dice . Lui mangerebbe già una fetta di carne rossa mezzo cruda , e non essendoci questa si contenta di tirar giù il canestro dei servi e rosicchia coi suoi forti denti il pane duro e una crosta di formaggio . Nanna gli va appresso supplichevole , con la tazza colma in mano : poiché questo Andrea è il suo idolo maggiore , il suo affanno e la sua preoccupazione . - Mi sembri un pastore , - dice , mettendogli davanti la tazza . - Prendi questo ; prendi , agnello ; il maestro ti sentirà l ' odore di formaggio . - E lui , chi è ? Io sono un pastore ricco , ma lui è un povero accattone , un ubriacone pidocchioso . Così parla Andrea del suo professore di latino ; e lo dice con convinzione poiché tutta la gente che vive di lavoro intellettuale è per lui più povera dei mandriani e dei manovali . La sua mentalità è davvero da ricco pastore , che fa una vita rude ma ha bestiame , terre e denaro ; e sopra tutto libertà di azione , tanto per il bene come per il male . Anche la sua persona è tozza , squadrata , le vesti trasandate ; ma la testa è caratteristica , possente , tutta capelli nerissimi ; il profilo è camuso , con le labbra sensuali ; gli occhi d ' un grigio dorato , corruscanti come quelli del falco . Non ama lo studio , ed è felice solo quando può scappare di casa , a cavallo , come un centauro adolescente . Nessuno gli ha insegnato a cavalcare : eppure egli monta anche senza sella sui puledri indomiti , e i suoi urli per aizzarli gareggiano coi loro nitriti . Nell ' accorgersi di Cosima , che se ne stava quieta seduta su una seggiolina bassa , con la scodella in grembo , le sorrise e prima di uscire le si avvicinò dicendole sottovoce , con un accento sommesso di complicità : - Domenica ti porterò , a cavallo , al Monte : ma zitta , eh ! I grandi occhi di lei si aprirono , lucenti di gioia e di speranza : e questa promessa del fratello , piena di lusinghe e di visioni straordinarie , si mischiò alle sue fantasticherie , intorno al mistero della creatura nata quella notte in casa , venuta non si sa di dove , come , né perché . Questa nascita , inoltre , portava un certo cambiamento di vita . Le due sorelle maggiori dovevano sistemarsi nella camera alta , per lasciare posto , nel letto di Nanna , a lei Cosima , e alla piccola Beppa che ancora dormiva nella culla in camera dei genitori . Beppa aveva circa tre anni , ma ne dimostrava di meno e ancora non parlava bene perché aveva la cartilagine sotto la lingua più corta del solito : e si parlava di fare un piccolo taglio per sciogliere la lingua dal suo impaccio . Ecco che anche lei fa comparsa in cucina , portata a mano dalla nonna . La nonna non viveva con loro ma aveva passato la notte in casa per assistere , lei , col solo aiuto di Nanna , la figlia partoriente . E tutto era andato bene , senza strepiti , senza disordine . Adesso la puerpera e la bambina riposavano , e anche il padre , che aveva vegliato tutta la notte leggendo o passeggiando silenzioso nella camera attigua a quella della moglie , s ' era addormentato su un vecchio sofà . La nonna invece non sentiva il bisogno di dormire , sebbene fosse una piccolissima donna fragile , quasi nana , con mani e piedi da bambina ; e anche gli occhi color nocciola , con lunghe ciglia nere , erano pieni d ' innocenza , come mai avessero veduto l ' ombra del male . Una cuffietta di panno nero le raccoglieva i capelli già bianchi , ma qualche ricciolo scappava sulla nuca e sulle orecchie , e le dava un ' aria sbarazzina . Le nipotine la consideravano come una loro eguale , mentre avevano suggezione della madre , e Cosima provava uno strano senso di sogno quando la vedeva comparire d ' improvviso . Ma più che di sogno era un senso fisico di ricordo inafferrabile , una lieve vertigine , come un baleno sanguigno , che più tardi ella si spiegò col crederlo un affiorare e subito di nuovo sommergersi di vita anteriore rimasta o rinata nel subcosciente . La nonna , poi , le ricordava , - ma questo un po ' volontariamente , - certe donnine favolose , o piccole fate , buone o cattive secondo l ' occasione , che la leggenda popolare affermava abitassero un tempo in piccole case di pietra , scavate nella roccia , specialmente negli altipiani granitici del luogo . E queste minuscole abitazioni preistoriche esistevano ed esistono ancora , monumenti megalitici che risalgono a epoche remote , chiamati appunto le Case delle piccole Fate . La nonnina prese il caffè , fece mangiare e poi lavò la piccola , e infine mandò la serva a fare la spesa : spesa presto fatta , poiché in casa c ' erano tutte le provviste , compreso il pane , e non si trattava che di comprare la carne per il brodo , o un po ' di pesce , se per caso raro venuto dalla spiaggia orientale dell ' isola . Cosima , con la sua scodella vuota , era incerta se seguire la serva nella breve uscita mattutina , o eseguire un suo progetto . Voleva penetrare nella camera della mamma e vedere la bambina ; profittò quindi del momento in cui la nonna attingeva l ' acqua dal pozzo , per infilarsi nelle scale silenziose . Dopo la prima rampata , tutta di scalini di granito , su un piccolo pianerottolo si apriva l ' uscio di una specie di dispensa , col pavimento di legno e il soffitto , come quello della cucina , di canne che formavano un graticcio solido e fresco . Di solito l ' uscio era chiuso a chiave : questa volta , nella confusione della notte , era stato lasciato aperto . E prima di proseguire verso la sua mèta , Cosima non esitò ad esplorare la grande stanza , che anch ' essa rappresentava per lei un ripostiglio di misteri . E ce n ' era ragione : poiché le cose e gli oggetti più disparati stavano raccolti là dentro , in una vaga luce che penetrava dallo sportello di una finestra tutta d ' un pezzo , aperto su un lontano sfondo di orizzonte montuoso . Mucchi di frumento , di orzo , di mandorle , di patate , occupavano gli angoli , mentre una tavola lunga era sovraccarica di lardo e di salumi , e intorno i cestini di asfodelo pieni di fave , fagiuoli , lenticchie e ceci , facevano corte agli orci di strutto , di conserve , di pomidori secchi e salati . Ma quello che più attirava la bramosia di Cosima erano alcuni grappoli d ' uva e di pere raggrinzite che ancora pendevano da una delle travi di sostegno del soffitto : un ' ape , o una vespa che fosse , vi ronzava intorno beata , mentre a lei non era permesso di toccare un acino : sapeva però che c ' era una canna , spaccata in cima , per staccare il giunco che legava i grappolo e tirarli giù in salvamento : la trovò , dietro l ' uscio , la sollevò come lo scaccino quando accende in alto le candele : l ' ape volò via , un grappolo fu afferrato , ma a metà discesa scappò dei denti della canna , cadde , si sciolse sul pavimento come una collana rotta . Sulle prime ella si sbigottì ; poi pensò che la mamma , la più severa della casa , non poteva accorgersi del piccolo disastro ; e con una pazienza di volontà che lei sola possedeva , raccolse uno per uno gli acini , li mise dentro il suo fazzoletto , fece sparire i raspi e il giunco , ripose la canna , e quando ogni traccia del danno scomparve , pensò che sarebbe anche lei stata buona , come sentiva raccontare dai servi quando ritornavano di campagna , a commettere un furto , un abigeato , e farne sparire le traccie in modo che nessuno avrebbe mai sospettato il vero colpevole . Queste fantasie barbariche non le mancavano nella mente ; ma erano gli stessi servi e gli altri paesani che frequentavano la casa , e spesso anche i borghesi , i parenti , gli amici del babbo , gli ospiti che venivano dai paesi dei monti e delle valli , a seminarle nei fanciulli curiosi e sensibili coi racconti delle avventure brigantesche che allora fiorivano come un residuo di imprese e di guerriglie medioevali , in un raggio di chilometri e chilometri intorno . Con questi fermenti , i ragazzi però venivano su anche coraggiosi , pronti a combattere coi malviventi , e le ragazza , anche se piccole , come Cosima , avevano già istinti di amazzoni . La educazione materna , tutta religione e austerità , smorzava fin che poteva la vivezza interiore dei figli ; e più ancora avrebbe fatto quella paterna , poiché il capo della famiglia , il signor Antonio , era l ' uomo più mite e giusto della regione : ma egli era troppo occupato nei suoi affari , spinto dal bisogno di assicurare una solida agiatezza ai figli , per potersi dedicare anche alla loro ricchezza spirituale . Li mandava a scuola , è vero , e in sua presenza essi , sia per rispetto e affetto naturali verso di lui , sia per ipocrisia , si mostravano buoni e beneducati . Cosima , poi , sentiva per lui un senso sconfinato di confidenza e qualche volta anche di ammirazione . Non si preoccupò , quindi , nel vederlo apparire in alto , sul pianerottolo del primo piano , mentre ella saliva il secondo rampante delle scale . Adesso gli scalini erano di lavagna , bene illuminati dalla finestra del pianerottolo : e questo era grande come una camera , con un armadio a muro ricoperto da una tendina di percalle , la macchina da cucire e alcune sedie ; e vi si aprivano gli usci della camera matrimoniale e di un ' altra che serviva anch ' essa per gli ospiti , quando erano più di uno , il che avveniva spesso . Da questa camera , che era la meglio arredata della casa , con due finestre , una sulla strada l ' altra sul cortile , il sofà e un tavolino rotondo intarsiato di legno bianco , usciva appunto in quel momento il signor Antonio , fermandosi ad origliare all ' uscio della moglie . Nell ' accorgersi della piccola Cosima le accennò di non far rumore : ed ella si fermò appoggiata alla parte della scala , intimidita ma non troppo . Il babbo era sopra di lei ; le sembrava alto , quasi gigantesco , mentre invece era piccolo e un po ' grasso . Ma se le gambe erano corte , il busto era forte , grande , e la testa grossa , calva , con una ghirlandina di ricciolo già grigi che dalle orecchie rosee pendeva intorno alla nuca possente . E anche il viso sembrava a Cosima il più straordinario di tutti quelli che conosceva : un viso in realtà pieno di carattere , con la fronte alta , il naso corto a scarpa , la bocca piccola e stretta fra il grande labbro superiore e il mento quadrato . Glabro ma sempre con un po ' di prepotente peluria sulle guancie larghe , aveva , quel viso semplice di paesano diventato borghese , i segni e i solchi di una intelligenza e di una saggezza non comuni ; e gli occhi grigi o azzurri o verdastri secondo la luce del momento , potevano essere quelli di un santo ma anche quelli di un guerriero . In quel momento erano azzurri , quasi riflettendo il colore del cielo sopra la finestra , e ammiccavano infantilmente verso la bambina appoggiata alla parete ; ma subito si fecero grigi , poiché nella camera si udiva un vagito . Allora accennò a Cosima di salire e aprì l ' uscio . La bambina si sentì battere il cuore . Come faceva il padre a indovinare il suo desiderio ? Si trovò nella camera , dietro di lui , e rivide le note cose : il letto grande con una sopracoperta di percalle a fiori , la consolle di noce , che era il mobile più elegante della casa , i quadri , il caminetto bianco : ma tutto le parve mutato , come se una luce di miracolo avesse dato alle cose un aspetto diverso , d ' incantamento , come quando si vedono riflesse nell ' acqua od anche sui vetro spalancati di una finestra ; e quel riverbero si spandeva da una fonte straordinaria : da un canestro di asfodelo , deposto sulla pietra del camino , e dove , fra cuscini e pannolini , era la neonata . Fasciata con le manine dentro , come allora si usava , aveva la testina coperta da una cuffietta di trina rosa ; e da questa cuffietta il viso rosso , gonfio , con la bocca già spalancata al pianto , dava l ' idea di un boccio che si spacca per fiorire . Per Cosima fu una delusione : poiché ella si era immaginata la nuova sorellina già tutta ricciuta , bionda e levigata come il bambino che nel quadro sopra il letto era tenuto in braccio da un bonario e rossastri san Giuseppe , e da qualunque parte lo si guardasse volgeva gli occhioni celesti come un pargolo vivo . La madre sonnecchiava : lei sola non era cambiata , col suo pallido viso dal naso un po ' aquilino , la bocca già appassita e i capelli già grigi : né giovane né vecchia , come la bambina l ' aveva sempre conosciuta ; né allegra né triste , quasi impassibile e quasi enigmatica . Quando al padre parve che Cosima avesse soddisfatto la sua curiosità , le accennò di andarsene ; ed ella se ne andò , ma profittando sempre dell ' occasione continuò ad esplorare la casa . Visitò la camera dall ' altro lato del pianerottolo ; passò il dito sugli intarsi del vecchio sofà le cui molle si erano abbassate . Le piacevano i mobili diversi dai soliti di casa ; e invero anche le sedie imbottite , di noce e di stoffa verdastra , che completavano l ' arredamento di quella camera quasi signorile , erano interessanti ; poiché il sedile era mobile e si poteva toglierlo dal fondo della sedia per spazzolarlo con comodo . Ecco che ella ne solleva uno piano piano , osservandone l ' imbottitura interna sostenuta da striscie di grossa tela ; e pensa che se avesse qualche cosa da nascondere , quello sarebbe il posto migliore . Nascondere ! Questa , anche , era una delle sue più segrete e forti aspirazioni , e questa , anche , si spiegò più tardi , collegandola all ' istinto degli avi che vivevano sulle montagne e nascondevano le loro cose per sottrarle alla rapina dei nemici . Poi ritornò sulla scala ; altre cose interessanti , per lei , erano una finestrina vuota aperta sulla parete interna fra una rampata e l ' altra , e , affaciandovisi , ella fantasticava un precipizio , una cascata di lava soffermatasi con quei gradini azzurrognolo ; e sopra tutto una finestra più grande , segnata ma non aperta sull ' alto della parere che finiva sul soffitto . Chi aveva segnato quell ' apertura che non si apriva , quel rettangolo scavato sul muro che , se sfondato , avrebbe lasciato vedere un grande orizzonte di cielo e di lontananza ? Forse era stato un capriccio del muratore , forse si pensava a una sopraelevazione della casa , cui sarebbe stata poi utile quell ' apertura : ad ogni modo , Cosima si incantava ogni volta a guardarla ; l ' apriva con la sua fantasia , e mai in vita sua vide un orizzonte più ampio e favoloso di quello che si immaginava nello sfondo di quel segno polveroso e pieno di ragnatele . Però , anche l ' armadio a muro del pianerottolo , era della stessa famiglia ; e poiché nella camera della madre s ' era di nuovo fatto silenzio , ella ridiscese cauta , e sollevò la tendina di percalle a fiori rossi e gialli . Tante cose straordinarie arricchivano le due mensole trasversali : a quella più alta Cosima non poteva arrivarci , e doveva allontanarsi di due passi per vederci bene ; ed era giusto che le cose lassù non dovessero toccarsi , come non si toccano i sacri oggetti dell ' altare . Con l ' altare la mensola aveva qualche rassomiglianza , coi quattro candelabri in fila , due di ottone , due di rame ; e in mezzo un vaso di vetro ; ma l ' oggetto più meraviglioso era un grande piatto di cristallo , finemente inciso come nel diamante appoggiato alla parete di fondo ; Cosima non ricordava di averlo mai veduto adoperare , e neppure aveva un ' idea dell ' uso che poteva farsene ; questo lo rendeva più raro , quasi misterioso : le pareva , vagamente , un simbolo , un piatto sacro , proveniente da antichi tesori , e magari una immagine del sole , della luna , dell ' ostensorio quando il sacerdote lo innalza e lo fa vedere alle folle adoranti . E lei lo adorava davvero quel piatto , alto , intoccabile ; lo adorava , - e questo anche lo capì molto più tardi , - perché rappresentava l ' arte e la bellezza . Nella mensola di sotto c ' erano stoviglie , ampolle , e alcune tazze per caffè , bellissime anch ' esse , dipinte di rose pallide e dorature delicate ; e i relativi cucchiaini di ottone , col manico lavorato ; fin qui il dito di Cosima poteva arrivare , ma solo il dito , per sfiorare una rosellina sul candore della porcellana , come si sfiora una rosa vera che è proibito di cogliere ; poi la tenda ricade , come un sipario , su quell ' altare , su quel giardino ; ed ella ritorna sulla scala , conta i gradini , è sull ' ultimo pianerottolo , quasi eguale a quello di sotto ; ma invece dell ' armadio a muro c ' è qui un ' altra comodità : due fornelli , caso mai si dovesse un giorno servirsi di quell ' ambiente per uso di cucina . E la piccola sognatrice pensa che un giorno dovrà anche lei sposarsi , come la madre , come le zie , e abitare lassù . E in quei fornelli manipolare i cibi per sé e la famiglia . Per adesso le due camere , a destra e a sinistra , coi pavimenti di legno quasi ancora grezzo , sono le più povere della casa ; con lettini di ferro , i paglierecci pieni di foglie crepitanti di granone , una tavola , alcune sedie . Ma in quella dei ragazzi esiste pure una grande ricchezza ; uno scaffale pieno di libri : libri vecchi e libri nuovi , alcuni di scuola , altri comprati da Santus nell ' unica libreria della piccola città . Cosima non sa ancora leggere , ma capisce le figure , e sebbene anche qui sia proibito di toccare , apre piano piano un grande libro di fogli grossi , anzi di cartoni color cilestrino , tutti segnati di punti gialli , ch ' ella sa che cosa sono : sono le stelle , nell ' atlante celeste . Dopo di che non le rimane che guardare dalle finestre aperte ; una sulla strada , l ' altra sullo spazio dell ' orto e poi su degli orti attigui , fin dove questi scendono alla valle invisibile , dalla quale si sollevano i monti : monti grigi vicini , con macchie di boschi , con profili marcati di roccie , con torri di granito : monti più lontani , di calcare azzurrognolo , quasi luminosi al sole di maggio ; e altri monti ancora , più alti , più azzurri , evanescenti , monti di leggenda e di sogno . La finestra che guarda è meno pittoresca , ma anch ' essa interessante e viva . Solo un breve marciapiede corre davanti la casa : il resto della strada è selciato di ciottoli , con una cunetta centrale per lo scolo dell ' acqua piovana . Le case sono abbastanza civili ; appartengono quasi tutte ai parenti del signor Antonio . Quella in fondo è del fratello prete , don Ignazio tabaccone e trasandato ; poi viene quella di zia Paolina , vedova benestante con figli pastori e agricoltore ; poi anche quella di zia Tonia , anche lei benestante , con un figlio che studia per droghiere . Il padre di questo ragazzo è morto , tuttavia zia Tonia non è vedova ; poiché ha preso un secondo marito , ma dopo un mese di matrimonio lo ha cacciato via di casa , e infine si è separata legalmente da lui ; è una donna simpatica , energica , intelligente , e le persone più gioviali del quartiere la visitano giornalmente nelle ore di riposo ; giocano a carte , discutono , combinano burle , mascherate di carnevale , tengono allegro tutto il vicinato . La casa più importante è però quella abitata dal canonico , di fronte : un vero fortilizio , con cortili e giardini interni , uno dei quali , quasi pensile , pieno di rose , di melograni , con un gelso alto carico di piccolo frutti violetti . Di là si stende un panorama di case e casupole che formano il quartiere più caratteristico e popolare della piccola città , e il campanile bianco della chiesa del Rosario emerge sopra i tetti bassi e scuri come un faro tra gli scogli . Adesso il signor Antonio è nella stanza al pianterreno , seduto allo scrittoio , e sbriga la sua corrispondenza , adoperando certi grandi fogli a quadretti che , scritta con la sua nitida e sobria calligrafia la lettera , egli piega in modo da formare una busta e questa ferma e sigilla con certe piccole ostie colorate che sono una delle altre attrazioni di Cosima . La corrispondenza riguarda quasi tutta affari abbastanza ingenti ; una delle lettere è indirizzata a uno spedizioniere della costa , che si occupa di caricare su un battello mercantile partite di carbone vegetale e di cenere spedite dal signor Antonio ; un ' altra per un proprietario che vuol vendere un bosco , appunto per il taglio da ridurre a carbone e cenere ; un ' altra ad un capomacchia dell ' Appennino pistoiese , che deve arrivare con un nucleo di operai sul posto , specializzati per la lavorazione delle carbonaie . Ma c ' è anche una lettera di amicizia , per il signor Francesco , possidente , di un paese distante cinque ore di viaggio a cavallo dalla piccola città . Da tanti anni il signor Antonio e il signor Francesco sono amici , anzi compari , poiché il secondo ha tenuto a battesimo la piccola Cosima ; adesso l ' amico gli scrive per annunziargli la nascita dell ' ultima bambina , e lo invita per la nuova festa battesimale . Poi cominciarono ad arrivare le visite . Dapprima fu don Sebastiano , il fratello della puerpera . In quel tempo i preti sceglievano la loro carriera per non saper che altro fare ; ma lo zio Sebastiano , sebbene di famiglia povera , aveva scelta la sua per vocazione sincera . Era un uomo intelligente e anche colto , che sapeva di lettere e di latino , tanto che una volta , essendo stato a Roma , con un sacerdote polacco che non conosceva l ' italiano si erano perfettamente intesi nella lingua di Cicerone . Al contrario dell ' altro prete di famiglia , don Ignazio , fratello del signor Antonio , egli amava la povertà , era di umore allegro , e l ' unica sua debolezza era di mandar giù , fin dalla mattina , bicchierini di acquavite e di vino buono . Fu Cosima a riceverlo , poiché il padre finiva le sue lettere : egli sedette a gambe aperte , nella stanza da pranzo , tirando su la sottana sui pantaloni neri sui quali pendevano due larghe tasche colme di carte , di libri e di altre cose ; mise il cappello sulla sedia accanto e il suo viso roseo e sodo , col naso corto , s ' illuminò di gioia quando la serva gli portò un calice di vino bianco . Anche la manina piccola gli si era avvicinata con confidenza , e tirava una di quelle tasche misteriose che attiravano a lui i fanciulli come comandava Gesù : anzi , la manina di lei s ' introdusse nella spaccatura di quella specie di bisaccia , e ne trasse un piccolo dolce schiacciato nel suo involucro di carta velina . Cosima volle sgridarla ; le diede un colpettino sulla mano , ma avrebbe voluto frugare anche lei , e più a fondo , nelle tasche dello zio . Egli lasciava fare , ridendo ; poi prese entrambe le bambine fra le sue gambe e le strinse piuttosto forte , mentre traeva dolci , frutta secche e giuggiole dalla profondità delle saccocce . Ne trasse anche due numeri della Unità cattolica , il giornale listato a nero per il lutto del perduto potere temporale del pontefice , e li porse al signor Antonio , entrato in qual momento . Era il solo giornale che essi leggevano , passandoselo uno con l ' altro ; e anche quella mattina discussero l ' articolo di fondo di don Margotti , e poi la critica acerba che si faceva alla moglie di un ministro del Governo usurpatore ; poiché la signora era intervenuta ad una festa da ballo con un vestito che si diceva costasse la favolosa somma di venti mila lire . Poi andarono tutti , comprese le bambine che si attaccavano alla sottana dello zio come a quella di una donna , a vedere la puerpera . Fu , quello , un inverno lungo e crudelissimo , quale mai non s ' era conosciuto . Prima venne una gran neve che seppellì i monti e i paesi ; davanti alla casa si alzò , in una notte , oltre un metro e si dovette praticare una scia , in mezzo , per poter passare senza affondarsi . I ragazzi , sulle prime , erano felici , specialmente quelli che avevano la scusa di non andare a scuola . Andrea fece nell ' orto una grande statua monumentale , con due castagne per pupille e un berretto di pelo in testa : Santus invece tentò di andare a scuola , ma dovette tornare indietro perché le Scuole erano in un antico Convento al limite estremo della cittadina e la neve era così alta che non ci si poteva arrivare . Allora lo studente si chiuse nella camera alta , con un freddo siberiano , e si mise a studiare . Quella che più si divertiva era Cosima . Per la prima volta vedeva la neve in tutta la sua terribile bellezza , e le cose le sembravano infinitamente grandi , trasformate in nuvole . Un altro spettacolo per lei meraviglioso era il fuoco . Tutti i camini erano accesi e anche il focolare centrale della cucina ; pareva che la fiamma scaturisse naturale dal pavimento , piegandosi di qua e di là curiosa e quasi desiderosa di staccarsi e correre intorno ; il fumo saliva verso il soffitto e verso ogni apertura , ma tornava indietro come respinto dal freddo di fuori , e allora si faceva dispettoso e annoiava la gente . Per fortuna un servo era tornato il giorno prima dal seminerio , cioè dai campi ove seminava il grano , e adesso , bloccato dalla neve , restava in casa e si rendeva utile in cento modi : spezzava la legna sotto la tettoia , badava al cavallo confinato nella stalla , al maiale e alle galline rattrappite dal freddo , attizzava il fuoco , attingeva l ' acqua dal pozzo , e infine andò anche in cerca di un po ' di carne per fare il brodo ai padroni . Le altre provviste erano tutte in casa , e non c ' era da aver paura anche se la neve durava per settimane intere . Verso sera infatti ricominciò a cadere , fitta e incessante ; furono chiuse e sprangate porte e finestre , quasi contro un nemico , e nel silenzio profondo le voci della casa vibrarono come in un rifugio di montagna . Nella stanza da pranzo , c ' era anche un braciere intorno al quale sedevano la madre e le bambine : Cosima cercò di prender posto fra le sorelle , ma le due , al solito , la respinsero e la punzecchiarono , nonostante i rimproveri della madre : paziente e silenziosa ella si ritrasse e se ne andò in cucina . Lì si stava forse meglio , sebbene il fumo continuasse a velare l ' ambiente . La serva sedeva davanti al camino e già sonnecchiava , mentre il servo stava lontano dal fuoco , poiché un uomo forte non ha e non deve avere freddo , e , per spirito d ' imitazione , Andrea gli sedeva accanto , entrambi su due seggioline basse . Cosima a sua volta sedette a fianco della serva e le posò la testa sul grembo un po ' grasso e tiepido . Il servo era un uomo dei paesi : si chiamava Proto ; basso e tozzo , con una gran barba rossiccia quadrata e gli occhi verdognoli , aveva un aspetto quasi fratesco ; e infatti era molto religioso e semplice , di una innata bontà francescana ; raccontava sempre storie di Santi , sebbene Andrea e la stessa Cosima preferissero leggende o racconti briganteschi : ma questi egli li lasciava all ' altro servo , che era amico dei latitanti ed anche dei banditi : per contentare i padroncini Proto sceglieva una via di mezzo e narrava certe lunghe favole che sembravano romanzi . - Questa , - diceva quella sera , - non è inventata : è proprio vera , ed è accaduta quando io ero bambino . Al mio paese l ' inverno è più lungo e rigido di questo , perché stiamo sui monti , e i pastori devono scendere con le greggie a svernare in pianura , le donne non escono mai di casa , i mufloni scendono dalle cime in cerca di cibo . - Anche i lupi ? - domanda Andrea . - No , lupi non ce ne sono . Siamo gente buona , noi , e anche le bestie sono buone . Non c ' è animale più dolce del muflone , che è una specie di capra selvatica , ma più bello e agile della capra ; e assolutamente innocuo . I cacciatori che lo prendono , e vengono anche molto di lontano per questo , sono più crudeli del più selvatico di essi . Una volta , dunque , uno di questi buoni animali , spinto dalla fame , scese fino all ' ultima casa del paese e vi si aggirò intorno tutta la notte . Ora dovete sapere che in quella casa viveva una fanciulla il cui fidanzato , ricco pastore di pecore , era un mese avanti partito per i pascoli del sud : ma durante il viaggio si era ammalato , di polmonite , e adesso giaceva in un paese lontano , mentre i suoi servi continuavano il viaggio col gregge . Il dolore più grave opprimeva la ragazza : avrebbe voluto raggiungere il fidanzato , ma i genitori non lo permettevano . Quindi piangeva sempre e alla notte non dormiva . Sentì dunque il lieve fruscìo che il muflone destava intorno alla casa . Sulle prime si spaventò , credendo fossero i ladri ; poi pensò che forse il fidanzato era morto e il suo spirito , ritornato nei luoghi della loro felicità , la cercasse . Allora si alzò e aprì la finestra . La notte era fredda , ma serena e senza neve . La luna illuminava la china del monte , che scendeva fino alla casa : e in quel chiarore la ragazza vide il muflone , che frugava qua e là in cerca di cibo : era una graziosa bestia , col pelo color rame lucidato dal freddo , gli occhi grandi e dolci scintillanti alla luna . Ella pensò : è certamente il suo spirito , che ha preso questa forma e viene a salutarmi prima di andarsene all ' altro mondo . Scese al pian terreno e socchiuse la porta : la bestia , però , fuggì . Allora lei si mise il cappuccio e andò verso una muriccia sotto la china del monte : il muflone non tornava , ed ella si persuase che non era lo spirito . Rientrò in casa , e mise fuori della porta un canestro con fieno ed orzo : e poco dopo sentì il ruminare del muflone affamato . La notte dopo fu la stessa cosa . La terza notte ella lasciò la porta aperta e mise il canestro sulla soglia . Seduta accanto al focolare , vide la bestia avanzarsi , tornare indietro , avanzarsi ancora e mangiare . Alla quarta notte mise il canestro nell ' interno della cucina , accanto alla porta spalancata : e la bestia si fece coraggio ed entrò . Così , un po ' alla volta , divennero amici ; ed ella si affezionò talmente al suo protetto , che provò quasi sollievo alla sua pena . Lo aspettava tutte le notti , come un innamorato , e se esso tardava s ' inquietava per lui . Non raccontava a nessuno l ' avventura , per timore che qualcuno molestasse la bestia : la raccontò solo al fidanzato , quando tornò , guarito , in primavera ; e Alessio , così si chiamava il giovine , divenne stranamente geloso . Ma il muflone , adesso , non scendeva più dai monti : non aveva più fame ; inoltre , nel tempo bello la gente stava fuori e poteva dargli la caccia . La fanciulla credette di non rivederlo più : si sposò in autunno ; e ai primi d ' inverno lo sposo dovette ripartire con la greggia , i servi , i cani . Ed ecco , la notte stessa , freddissima notte di gelo , il muflone ritornò : ella lo sentì battere le corna alla porta e scese ad aprire col cuore che le pulsava come per un appuntamento clandestino . La storia ricominciò : il muflone si aggirava famigliarmente nella cucina , come un cane , si avvicinava al fuoco ; e la sposa gli raccontava sottovoce tutte le sue vicende . Ella non era superstiziosa ; non credeva , come altre donne del paese , che gli spiriti e spesso anche gli uomini vivi si trasformino in bestie , specialmente di notte : ci aveva creduto un momento , al primo apparire del muflone , quando si sentiva infelice per la malattia del fidanzato ; ma adesso che era felice pensava che la bestia per sé stessa era una creatura straordinaria , sì , ma semplicemente bestia , che le voleva bene . E anche lei gliene voleva ; avrebbe voluto tenerselo in casa ; le dispiaceva però tenerlo prigioniero e così , dopo la solita visita , gli riapriva la porta . E adesso viene la cosa importante . Per Natale tornò lo sposo . Ella fu incerta se raccontargli o no la sua avventura : però non nascose una certa inquietudine , e , come nelle prime notti , mise il canestro col fieno e l ' orzo fuori della porta . Il mattino dopo lo trovò intatto : segno che la bestia non era venuta . E non tornò , per tutte le notti che lo sposo restò in paese . Allora un senso di superstizione riprese la giovine donna . Si , certo , il muflone doveva avere qualche cosa di umano : dimostrava troppa intelligenza per essere solamente un animale selvatico . D ' altra parte ella pensava che potevano averlo ucciso , e ne provava un vago dolore . Lo sposo se ne accorgeva , e non sapeva se riderne o irritarsi : poiché qualcuno gli aveva riferito che una voce correva in paese : cioè che la sposa , sebbene da così poche settimane maritata , apriva la notte la porta a un uomo misterioso , venuto di lontano , che correva in modo da non lasciarsi distinguere . Ed ecco il giovane marito riparte ; la casetta rimane di nuovo triste senza di lui ; il paese è coperto di neve . La sposa veglia ; aspetta il suo amico , ma senza troppa speranza di rivederlo . Invece il muflone , come avvertito da un istinto sovrannaturale , ritorna : ella lo accoglie tremante , lo nutre , lo accarezza , lo sente palpitare e ansare , quasi aspetta di sentirlo parlare . E osserva che la bestia , questa volta , non ha fretta di andarsene . E ancora ella è tentata di tenerselo in casa ; che male ci sarebbe ! Finalmente si decide a riaprire la porta , e l ' amico riparte : un minuto , e di dietro dalla muriccia bianca di neve parte un colpo di fucile : la bestia cade ; nel silenzio grande si sentono i cani abbaiare e qualche finestrina si apre : la sposa ha un presentimento ; aspetta che tutto sia di nuovo quieto ; esce ; al chiarore della neve si avanza fino alla muriccia e trova il muflone ucciso , con gli occhioni spalancati che brillano ancora di dolore . Ella lo coprì di neve , con le sue mani ; poi tutta la notte pianse . Non si accennò all ' avventura ; e quando le nevi si sciolsero e fu ritrovata la spoglia del muflone lo si credette morto di fame e di assideramento . Non se ne parlò più ; neppure col marito , quando egli fu di ritorno ; ma una cosa terribile accadde . In settembre nacque alla giovane sposa un bambino : era bello , coi capelli color rame e gli occhi grandi e dolci come quelli del muflone : ma era sordomuto . La storia piacque a Cosima . Col capo appoggiato al grembo della serva , credeva di sognare : vedeva il paese di Proto , con le case coperte di assi annerite dal tempo , e i monti scintillanti di neve e di luna ; ma sopra tutto le destava una impressione profonda , quasi fisica , il mistero della favola , quel silenzio finale , grave di cose davvero grandiose e terribili , il mito di una giustizia sovrannaturale , l ' eterna storia dell ' errore , del castigo , del dolore umano . La neve durò parecchi giorni ; più disastroso fu un periodo di pioggie torrenziali che per quattordici giorni diluviarono ininterrottamente , accompagnate da raffiche di scirocco quasi calde . Adesso il fumo non tentava neppure di uscire dalla cucina ; la pioggia penetrava dalle finestre , sgocciolava dai tetti ; una vera sorgente scaturì dalla cantina e il signor Antonio dovette in fretta far costruire dal fabbro - stagnaio un tubo di ferro e prendere due uomini per scaricare l ' acqua della cantina nella strada . Anche la strada era diventata un torrente ; l ' orto uno stagno : si aveva l ' impressione di essere in una barca che faceva acqua da tutte le parti . Poi le ragazze si ammalarono : anche Cosima si sentì stringere la gola , fu assalita da una febbre altissima e cominciò a sognare le cose più strane e spaventose . Giaceva nel letto della camera a pian terreno , e nei momenti di lucidità vedeva il viso pallido della madre piegarsi sul suo e ne provava un senso di frescura come se una ninfea umida la sfiorasse : ma un giorno , il giorno di Sant ' Antonio , grosse gocce di rugiada parvero cadere da quel fiore : era ardente , però , quella rugiada ; e Cosima ne sentì anche il sapore salato : il sapore del più grande dolore che possa colpire una donna . Venne una parente , per domandare come stavano le ragazze ; entrando , per non dimostrare inquietudine , domandò con voce allegra : - Oggi è la festa del padrone di casa : farete banchetto : dov ' è il porcellino di latte ? - Il porcellino per la festa è su , in camera delle bambine , - disse la madre , con voce rauca . E la parente andò a vedere : era morta Giovanna , la più bella di tutte le cinque sorelline . Dopo la morte di Giovanna , l ' umore della mamma cambiò . Era stata sempre seria ; adesso diveniva melanconica , taciturna , chiusa in un mondo tutto suo ; badava ai figli e alle cose domestiche , ma con una freddezza quasi meccanica , con scrupoli di un dovere dal quale non si aspetta nessun premio . Era giovane ancora , bella , ben fatta , sebbene di piccola statura ; ma a volte sembrava vecchia , piegata , stanca . Forse il mistero della sua tristezza derivava dal fatto ch ' ella si era sposata senza amore , ad un uomo di venti anni più vecchio di lei , che la circondava di cure , che viveva solo per lei e la famiglia , ma non poteva darle la soddisfazione e il piacere dei quali tutte le donne giovani hanno bisogno . Ed ella non poteva procurarseli fuori del recinto domestico : non poteva , per dovere innato . Aveva una volta amato ? Si diceva che , sì , prima di sposarsi , avesse corrisposto ad un giovine povero : nessuno sapeva però chi era , e forse neppure esisteva . Ci sono mole donne che vivono del ricordo di un amore fantastico ; e l ' amore vero è per esse un mistero grande e inafferrabile come quello della divinità . Inoltre la famiglia della mamma era tutta un po ' strana . Il padre , d ' origine straniera , chi diceva genovese , chi addirittura spagnuolo , aveva fatto un po ' tutti i mestieri : in ultimo , proprietario di una casa e di un piccolo podere nella valle , si era ritirato in questo , in una capanna , e viveva da eremita , coltivando la poca terra e allevando uccelli e gatti selvatici . Eppure i figli erano venuti su bene , perché la loro piccola madre li educava santamente : uno era prete , l ' altro segretario comunale in un paese del circondario : le figlie sposate : ma tutti avevano un carattere diverso da quello degli abitanti del luogo ; mattoidi , li chiamavano , questi altri abitanti beffardi e scrutatori , mentre i figli dell ' eremita erano distratti e sognatori e quando parlavano dicevano sempre parole di tagliente verità . Fra questa gente e in questo ambiente è cresciuta dunque la piccola Cosima : adesso ha sette anni e va anche lei a scuola , con la sorella maggiore che ripete la quarta elementare . Il viaggio , per arrivare al Convento che serve da scuola , è tutto avventuroso per lei : bisogna scendere per strade anguste male selciate , attraverso casette di povera gente , fino alla piazza , dove è il quartiere aristocratico , con case alte , balconi , tende inamidate alle finestre . Siedono per terra , in un lato della piazza , le erbivendole coi loro cestini di verdura : per lo più sono serve , che vendono i prodotti degli orti dei loro padroni , e raccontano i fatti di questi ; a volte c ' è anche un carro che viene dai paesi della costa , carico di pesce , o di cocomeri e di melloni ; allora è un accorrere di compratori golosi , e lo stesso signor Antonio , se gli capita , acquista un chilogramma di cefali o un popone fragrante e lo porta a casa dentro il fazzolettone a scacchi . Dalla piazza lo stradone provinciale , che attraversa il paese , prende il nome di Via Maggiore : c ' è un lungo palazzo signorile , che con le sue logge e i suoi cornicioni forma la meraviglia di Cosima ; c ' è , più giù , il caffè con le porte vetrate e , dentro , gli specchi e i divani , altra meraviglia di Cosima : e qua e là negozi e mercerie , botteghe di panno e botteghe di commestibili : ma quella che più interessa la nostra scolaretta è la libreria del signor Carlino , dove si vendono i quaderni , l ' inchiostro , i pennini ; tutte quelle cose magiche , insomma , con le quali si può tradurre in segni la parola , e più che la parola il pensiero dell ' uomo . Qualcuno di questi segni straordinarii Cosima lo sa già tracciare , perché lo zio Sebastiano glielo ha insegnato ; in modo che ella non va alla prima , ma addirittura alla seconda elementare . Il Convento ha due ingressi , uno per i maschi e l ' altro per le femmine : a questo si sale per una breve scaletta esterna , e si entra in un lungo corridoio chiaro e pulito sul quale si aprono le aule : piccole aule che sanno ancora di odore claustrale , con le finestre munite d ' inferriata , dalle quali però si vede il verde degli orti e si sente il fruscìo dei pioppi e delle canne della valle sottostante . Uccellini verdognoli si posano sui davanzali , le nuvole color di rame dei primi giorni di ottobre passano sul ciclo basso di un azzurro intenso eppure luminoso , e la voce della maestra risona nel silenzio come quella del mandriano che su una china alpestre richiama le caprette sbandate . E delle caprette dai grandi occhi liquidi di un colore azzurrognolo , le ragazzine , una quindicina in tutto , hanno la voglia di evadere dal recinto , ove si pascola l ' erba del sapere , per precipitarsi nei meandri della valle e arrampicarsi sui pioppi lungo il torrentello ancora asciutto . Sono quasi tutte ragazzine un po ' selvatiche , sebbene alcune , come Cosima , di famiglie benestanti e quasi signorili : le sue compagne di banco sono però figlie una di pastori , l ' altra di un fabbro che venuto da un paese lontano sulle prime dovette , per la sua grande povertà , prendere alloggio in una grotta poco distante dal paese , poi a poco a poco fece fortuna e adesso ha una bella casa e un ' officina che lavora giorno e notte . Anche la maestra non è del luogo ; anzi viene di molto lontano , d ' oltre mare , e la chiamano appunto la Continentale : è una donna ancora bella , coi capelli biondi crespi , ma irascibile e nervosa . Cosima sola ha da lei una accoglienza buona e gentile : la bambina però , istintiva , prova subito un senso di diffidenza per quella signora dalla voce grossa e gli occhi vuoti , e rimane ferma , rigida , al suo posto accanto alla finestra . Per nove mesi dell ' anno ella occupò quel posto , profittando delle lezioni più di ogni altra scolaretta ; era una delle più piccole , ma la più brava , e quando veniva l ' ispettore era sempre lei l ' interrogata . E faceva bella figura , sebbene l ' uomo , con una grossa testa carducciana , scuro il viso , le destasse un brivido di spavento : ma anche di ammirazione : poiché egli era l ' arca santa del sapere , colui che davvero poteva interpretare le carte scritte e le pagine stampate come i sacerdoti i libri sacri . E Cosima aveva una gran voglia di sapere : più che i giocattoli l ' attiravano i quaderni ; e la lavagna della classe , con quei segni bianchi che la maestra vi tracciava , e che aveva per lei il fascino di una finestra aperta sull ' azzurro scuro di una notte stellata . Fu promossa senza esame : la maestra le consegno una letterina per il signor Antonio , con la fausta notizia ; ed ella la portò a casa sventolandola ogni tanto come una bandiera di trionfo ; tanto che la sorella maggiore le dava , per il dispetto , pizzicotti e spintoni ; ma quando il padre aprì il messaggio rimase piuttosto freddo , ed anzi un sorriso sarcastico gli strinse le labbra sottili : poiché la signora maestra , il cui marito era un noto ubriacone , e anche lei , si diceva , non sdegnava qualche bicchierotto di vino buono , gli chiedeva denari in prestito . Questa fu una delle prime commediole tragiche della realtà che diede a Cosima una lezione pratica della vita . Gli altri anni di scuola passarono presto : tre in tutto , poiché la quarta classe fu ripetuta , ed ella ebbe facilmente il primo premio , consistente in un libro del Tommaseo con la copertina bianca fregiata di oro . Adesso aveva dieci anni , e la sua precocità gliene accresceva qualcun altro . Due bizzarre famiglie , disordinate e forestiere tutte e due , erano intanto venute ad abitare nel piccolo quartiere ; una era quella di un armaiolo , cacciatore infaticato , che quando era in casa faceva rintronare i dintorni con gli urli contro la moglie e le figlie giovinette . Da queste ragazze , che già avevano girato un bel po ' di mondo , Cosima apprese i misteri che fanno della donna e dell ' uomo un essere solo : non ne fu molto turbata , perché i suoi sensi erano chiusi ancora in un boccio che la vita castissima della sua famiglia non tendeva certo a far fiorire . Ma le cose , specialmente della natura , le apparvero già in un barlume nuovo , come di aurora che segue l ' incerto biancore dell ' alba . Ecco , più che le confidenze a bassa voce delle sue amichette straniere , la colpiscono i diversi profumi del piccolo orto ; quello dei gigli , sopra tutto , e delle rose ; ella chiude gli occhi nel piegare il viso sui fiori appena sbocciati , e quel misterioso senso subcosciente di una vita anteriore , che prova nel vedere la nonnina , la riprende più forte . Già ella ne capiva qualche cosa , e tentava di spiegarsela , vagamente , come si cerca d ' interpretare i sogni . Anche leggendo già di nascosto i libri del fratello maggiore , e quelli che esistevano in casa , pensava a una vita lontana , diversa dalla sua , e che pure le sembrava di aver un giorno conosciuto . Così , a quell ' età , lesse i primi romanzi : uno dei quali era I Martiri di Chateaubriand , che lasciò nella sua fantasia una traccia profonda . Non è detto però che anche nel suo ambiente la vita non cominciasse a mostrarle la faccia della realtà , e gli avvenimenti non prendessero , a volte , colori e movimenti insoliti . Uno dei fatti più impressionanti e dolorosi fu la scoperta fatta un giorno dal padre , di denari che mancavano dal suo cassetto chiuso a chiave . Egli non si ingannò un attimo solo : chiamò il figlio Andrea , che allora aveva sedici anni , e lo interrogò a lungo . Andrea era rimasto un ragazzo basso e robusto , senza voglia di studiare , e frequentava altri ragazzi di famiglie paesane , benestanti e prepotenti . Alcune donne di malaffare , appollaiate in certe casupole del quartiere di San Pietro , il più schiettamente popolare della cittadina , attiravano questi giovanetti esuberanti di vita e abbandonati a se stessi . Il signor Antonio , un po ' tardi , si avvedeva di aver dato anche lui troppa libertà al ragazzo , buono e generoso in fondo , ma con tutti gli istinti di una razza ancora primitiva . Un furore muto , alimentato di rimorso , di paura per l ' avvenire , di propositi di fermezza e di repressione ad ogni costo , lo sostenne nel lungo interrogatorio che fece ad Andrea . Il giovane negava di aver preso i denari : allora il padre lo perquisì ; gli trovò alcune monete e la chiave che apriva il cassetto . Andrea continuava a negare . Allora il signor Antonio prese una corda e la lanciò ad una trave della cucina : chiuse le porte e le finestre , mandò fuori le donne . Disse con calma : - Vedi , Andrea : io stesso farò giustizia immediatamente , se tu non riconosci la tua colpa . Ti impiccherò con le mie mani . E l ' altro confessò . Tutto parve cancellato : eppure un ' ombra rimase sopra la famiglia : poiché padre e figlio erano d ' improvviso apparsi in una luce di terrore e di morte . La madre si fece ancora più triste : Cosima si piegò come uno dei suoi gigli sciupati dal vento . Ma il giovane parve immediatamente emendarsi . Dichiarò che non voleva proseguire inutilmente gli studi , e desiderava lavorare . Allora il padre pensò di associarlo ai suoi affari : lo mandò a sorvegliare le lavorazioni di carbone e di cenere che aveva sui boschi della montagna , non solo , ma lo fece partire per un viaggio d ' istruzione commerciale , con lettere di presentazione e raccomandazioni ai suoi corrispondenti di Napoli e di Livorno . Anche Santus era fuori : già da due anni frequentava il liceo di Cagliari , e prometteva di diventare un bravo dottore in lettere o in medicina . Preferì quest ' ultima , pure non abbandonando i suoi studi e i suoi gusti letterari . Quando tornava per le vacanze era un ampio respiro di nuova vita che animava la casa . Portava libri e regali , ed era vestito con modesta ma accurata eleganza . Ed era bello , col viso fine che sembrava quello di una razza diversa dalla sua , i grandi occhi chiari , trasparenti di intelligenza e di bontà . Non parlava molto , ma parlava bene , e aveva già una cultura larga e profonda , aiutata da una memoria straordinaria . E quello che più stupiva in lui era la serietà , quasi l ' austerità dei costumi : non fumava , non beveva , non guardava le donne : studiava sempre , anche durante le vacanze . Qualche volta veniva a cercarlo un suo compagno di studi ; Antonino , si chiamava , un bellissimo giovane bruno dall ' aria un po ' beffarda , vestito inappuntabilmente alla moda di allora , - cappellino di paglia con nastro di tulle e veletta all ' estate , mantello azzurro d ' inverno , drappeggiato con eleganza dannunziana , - ( almeno così Antonino dava ad intendere , chiamando fraternamente col solo nome di Gabriele il giovanissimo poeta che aveva degnato di una sua visita il paese di Cosima ) . Anche lui , Antonino , apparteneva ad una famiglia mista , fra borghese e paesana : la madre e le sorelle vestivano in costume , mentre lui e i fratelli , tutti studenti , avevano quasi un ' aria aristocratica . Il padre , veramente , era esattore d ' imposte , un uomo rude , taciturno , poco pratico della lingua italiana ( come i maggiori signori del resto ) , di mirabile animo e nobiltà . Ben caratteristica era la loro abitazione , l ' ultima del paese , costituita da fabbricati bassi che davano su un cortile chiuso , e dove , oltre la loro famiglia , vivevano altri parenti , con numerosi ragazzi : una specie di clan , ma di gente incivilita , anzi , intelligentissima . I ragazzi studiavano tutti , ed erano caustici , osservatori , beffardi . Una bella vigna che guardava sulla valle e verso i monti a nord , in dolce pendìo , era attigua alla casa : più tardi il padre di Antonino costruì in un angolo di questa vigna una casina alta , dove lo studente , nelle poche settimane che rimaneva in paese , viveva come in una torre d ' avorio , studiando , o fingendo di studiare . Fu il primo , il lungo amore di Cosima . Quando egli veniva a cercare Santus , ella si nascondeva , presa dal terrore che egli potesse rivolgerle un semplice sguardo . Ma non c ' era pericolo : egli passava accanto a lei e alle altre ragazze anche maggiori e più belle ed esperte di lei , senza neppure vederle ; e se veniva a cercare Santus era perché con lui poteva parlare delle cose e delle persone conosciute nella città dei loro studi ; e perché Santus , poi , lo attirava con la sua singolare intelligenza e la sua originalità . Adesso , poi , il futuro medico , si dedica insolitamente ad altre cose all ' infuori dei suoi studi . Costruisce , per esempio , un pallone volante , come li chiamavano allora , e riesce a meraviglia : nessuno conosce il segreto del suo apparecchio ; ma è certo che il pallone , di carta - seta , per il cui finanziamento Santus è riuscito a farsi dare qualche sussidio dalla madre , un bel giorno sale dal cortile della casa , leggero e colorato come una grande bolla di sapone ; vola sopra il paese , richiamando l ' attenzione e l ' ammirazione di tutti , sparisce , non ritorna . Qualche giorno dopo si seppe che era sceso , senza incendiarsi , in un angolo della montagna . Alcuni piccoli pastori di capre lo avevano veduto librarsi sopra le roccie , illuminato dal tramonto , credendolo una cosa sovrannaturale , e , nel vederlo scendere , si erano inginocchiati presi da terrore superstizioso , gridando : “ È lo Spirito Santo , è lo Spirito Santo ” . Lusingato da questo successo , lo studente ne tentò un altro . Costruì una ruota pirotecnica , che doveva innalzarsi come il pallone e accendersi con fuochi artificiali di sorprendente effetto . Alcuni razzi di prova riuscirono bene : guizzarono in alto , una sera di agosto , si aprirono in meravigliosi getti di fiori incandescenti : ma quando si trattò di issare e far funzionare la ruota , questa s ' incendiò , con grande spavento della famiglia , e il giovine inventore ne ebbe una mano e un braccio gravemente ustionati . L ' insuccesso e il male lo avvilirono : dovette mettersi a letto , e per placargli le sofferenze e farlo dormire , il dottore gli ordinò una miscela alla quale era mescolato del cognac . Egli si addormentò ; ma come se gli avessero propinato una bevanda magica , si svegliò stordito , e quando le sofferenze della sua scottatura lo tormentavano , si preparava la bevanda e ricadeva in sopore . Il suo umore cambiò : divenne irascibile e pigro , trascurò i suoi libri , si assentò per intere giornate da casa senza dire dove andava . Solo la compagnia di Antonino pareva piacergli : si chiudevano per lunghe ore nella camera alta della casa , e se Cosima , con la forza della curiosità e della passione , riusciva a mettersi in ascolto nel pianerottolo li sentiva leggere ad alta voce e commentare e discutere di cose letterarie . Antonino recitava i versi ultimi del suo diletto poeta : una mattina la sua voce risonò più alta del solito , e nell ' umile sereno silenzio della piccola casa patriarcale , si diffuse come una musica che raccontava di città lontane , luminose di fontane , di statue , di giardini , popolate solo di amanti , di donne bellissime , di gente felice . Quante volte , in su ' mattini chiari e tiepidi io l ' aspetto ! Ella ancora ne ' l suo letto ride ai sogni mattutini . Su la piazza Barberini s ' apre il ciel , zaffiro schietto . Il Tritone del Bernini leva il candido suo getto . Intorno a quel tempo morì la nonnina . L ' estate era certamente stagione più felice . C ' erano giornate caldissime , ma era un caldo fermo , quasi lucido , e l ' azzurro del cielo , un po ' basso , sembrava quello dei quadri di Zuloaga . Qualche servo tornava dalla mietitura , abbrustolito come da un incendio , e si buttava , febbricitante di malaria , su una stuoia nell ' angolo della tettoia : in cambio le donne che , all ' ombra del cortile , spezzavano mucchi di mandorle che un incettatore veniva tutti gli anni a comprare , ridevano e cantavano stornelli paesani che facevano un contrasto ben curioso coi rondò preziosissimi recitati da Antonino nella camera di Santus . Erano gridi di passione , profonda e ardente come quel cielo sopra la terra bruciata dal sole : e chi , di quelle donne giovani e brune che non pensavano ad altro che all ' amore , si lamentava di “ vivere in mezzo alle spine , per un solo innamorato ” : chi diceva all ' amante : a cara bellu ja ses , traitore che a Zudas : “ bello di viso , traditore come Giuda ” ; chi invitava un altro a succhiarle il sangue vivo dal cuore ; qualche volta la voce di una donna disillusa si alzava però ad ammonire le appassionate , e allora il coro femminile taceva , con una pausa quasi spaventata . L ' ammonimento diceva : Su sordadu in sa gherra nan chi s ' est , olvidadu ; no s ' ammentat , de Deus . Torrat , su corpus meu , pustis chi es , sepultadu , a sett ' unzas de terra . Il soldato , nella guerra , - dicono che si è dimenticato , - non si ricorda di Dio . - Ritorna il corpo mio , - dopo che è seppellito , - a sette oncie di terra . Verso sera , andate via le donne , raccolte entro sacchi puliti le mandorle sgusciate , la serva , le ragazze , qualche volta la madre , sedevano al fresco del cortile , sotto le grandi stelle dell ' Orsa le cui ruote viaggiavano verso un paese di sogno . Il servo malarico , riavutosi alquanto , si sollevava e prendeva parte alle chiacchiere famigliari . Era un bel giovine , lontano parente del signor Antonio , olivastro e coi denti bianchissimi : pareva un etiope , ed anche il suo modo di pensare aveva un colore barbarico . Parlava sempre di banditi e delle loro imprese brigantesche . Bisogna dire che , in quel tempo , il banditismo locale aveva ancora un carattere quasi epico . Odî di famiglia , sete di vendetta , pregiudizî di onore erano per lo più l ' origine di questi episodî di sangue che funestavano la vita del paese e di intere contrade . Il giovane servo , poi , abbelliva le avventure dei banditi con la sua fantasia , e lui stesso si lasciava travolgere da una suggestione malefica che lo spingeva a farneticare sogni di libertà , di imprese ove , più che altro , il ribelle alle leggi sociali , ha modo di spiegare il suo coraggio , la sua abilità , la sua forza d ' animo , il disprezzo per il pericolo e la morte . Era , infine , una specie di anarchico , che non potendo eguagliare la sorte degli uomini liberi e svincolarsi dal suo destino di servo , intendeva distruggere il bene degli altri e crearsi una potenza , una regola di vita diversa da quella usuale . In quel tempo , specialmente una banda di uomini armati di tutto punto , decisi a tutto , protetti anche , o per amicizia , o per complicità , o per paura , da una vasta rete di favoreggiatori , infieriva nel Circondario . I capi erano due fratelli , giovanissimi , terribili , si diceva anche feroci : la radice del loro odio contro la società era una ingiustizia da loro subita , una condanna per un reato del quale erano innocenti : condanna alla quale d ' altronde sfuggivano con la loro latitanza . Bisogna dire però che , o per istinto , o esasperati dalla loro mala sorte , non rispettavano la roba altrui ; così che in pochi anni s ' erano fatti un patrimonio : possedevano terre , case , bestiame , servi e pastori . Un giorno , durante quell ' ultima estate , una giovane donna , quasi fanciulla , si presentò di mattina nella casa del signor Antonio e chiese di parlargli . Egli la ricevette nella stanza dove sbrigava i suoi affari , e le domandò benevolmente che cosa desiderava . Ella era vestita in costume : aveva un viso pallido e fine , con due grandi ; occhi neri sormontati da sopracciglia foltissime , rivelatrici di un carattere forte . Disse , con una certa umiltà : - Lei possiede , sul Monte Orthobene , un bosco di lecci , che tutti gli anni affitta per il pascolo delle ghiande ai porci . Si vorrebbe averlo noi in affitto , questa prossima stagione . - È già affittato - dice il signor Antonio ; - per tre anni lo ha esclusivamente il proprietario di bestiame Elias Porcu . - Elias lo cederà volentieri , se vossignoria lo permette . - Non credo possa cederlo volentieri : ne ha bisogno assoluto . - Se vossignoria glielo impone , Elias lo cederà immediatamente . Calmo e fermo , col piccolo pugno bianco sul tavolo , l ' uomo replica : - Io non ho mai imposto a nessuno cosa che non fosse giusta . - Ma anche adesso sarebbe una cosa giusta . Poiché i miei fratelli hanno bisogno , per il loro branco di suini , di un pascolo di ghiande ; e tutti i proprietari dicono di averli già affittati , mentre non è vero . - Io non so quello che possono dire gli altri proprietari ; ciò che so è che il mio bosco è già affittato : e basta ! - concluse , sollevando il pugno ; ma subito lo riposò sul tavolo senza picchiarvi sopra : i suoi occhi però avevano preso la luce argentea e lucente dell ' acciaio affilato . La ragazza non cedeva : anche i suoi occhi brillarono , tuttavia cupi sotto le tempestose sopracciglia . - Vossignoria sa chi sono i miei fratelli ? - E poiché l ' altro non dimostrava curiosità , aggiunse con fierezza , quasi vantasse una parentela di eroi : - Sono i fratelli ... - e pronunziò un nome . - I banditi . Allora il signor Antonio sorrise . - Fossero pure i sette fratelli della favola , i banditi che diedero il loro nome ai monti sui quali si nascondevano , io non manco di impegno con Elias Porcu . E basta ! - ripeté ; e questa volta batté il pugno , come quando sigillava una lettera con le ostie colorate . La ragazza si alzò : non proferì una minaccia , ma se ne andò senza salutare . Il signor Antonio non disse nulla in famiglia , sebbene tutti si fossero accorti della visita e ne provassero inquietudine . E un fatto strano accadde la sera stessa , a ora tarda , quando tutti erano già a letto , e solo il padrone vegliava ancora nella stanza da pranzo , leggendo un numero arretrato della sua prediletta nerolistata Unità cattolica . D ' un tratto qualcuno bussò lievemente alla porta . Il signor Antonio aprì , e neppure per un attimo si illuse sullo scopo di quella visita insolita . La strada era buia , ma al chiarore che , per il corridoio d ' ingresso , arrivava alla porta , egli vide , nel vano di questa , come in un quadro a fondo scuro , una figura gigantesca , con un ruvido costume nero dalle brache giallastre , che aveva qualche cosa di demoniaco . Il viso color bronzo era circondato da una barba a collare , di un nero corvino , che lasciava scoperte le grosse labbra sanguigne : gli occhi , con le sopracciglia come quelle della sorella dei banditi , ma esageratamente più abbondanti , avevano la pupilla grande e la sclerotica azzurra . “ Sono perduto ” , pensò il signor Antonio , ma non finse neppure di sorridere per nascondere la sua forza . Fece entrare l ' uomo , e notò che costui , nonostante la mole massiccia della sua persona , camminava silenzioso e leggero come un daino : aveva ai grandi piedi calzari di pelle grezza , allacciati sotto le uose di orbace : calzari da uomo che usa correre furtivo e allontanarsi in poche ore dal luogo del suo misfatto , in modo da procurarsi un infallibile alibi . “ Questo , stanotte mi strozza ” , pensa il signor Antonio ; tuttavia lo fa entrare nella stanza ospitale , gli assegna il posto d ' onore davanti alla tavola , ma non si affretta a offrirgli da bere per dimostrargli la sua sicurezza . Anche prima di essere interrogato , l ' uomo comincia a parlare : la sua voce e bassa e quieta ; la parola lenta , prudente . E subito il signor Antonio respira : poiché tutto nell ' uomo , anche l ' occhio , può mentire : mai la voce , anche se egli cerchi di mascherarla . E la voce di quell ' uomo che pareva un ciclope venuto giù dai monti pietrosi per abbattere qualche cosa che non gli andava a genio , era quella di un saggio . L ' argomento era quello : l ' affitto del bosco ghiandifero ai banditi . Egli non disse che era un loro favoreggiatore , anzi un loro complice , ancora a piede libero perché troppo furbo e prudente per lasciarsi scoprire ; narrò che era un loro amico , perché i disgraziati erano pur degni di avere amici , fra tanti nemici che li perseguitavano come i cacciatori i cinghiali , colpevoli solo della loro fiera indipendenza : questi nemici arrivavano al punto di impedire ai due fratelli di far pascolare le loro greggie e i loro branchi di porci in terre di cristiani : onde il signor Antonio era pregato di aver compassione delle bestie e dei loro padroni . - Questo è il denaro : due , trecento scudi ; quello che vuole , signor Antonio . Trasse dal petto un portafogli legato con una correggia , e fece atto di toglierne il denaro : la mano bianca dell ' altro fermò la sua , e non se ne staccò , mentre gli occhi chiari del galantuomo cercavano di penetrare in quelli scuri del colosso come un fanciullo fiducioso che si avanza in un bosco spinoso certo di trovarci un sentiero . Disse : - Amico , voi sapete che la cosa è impossibile . Quel contatto , quello sguardo , sopra tutto la parola “ amico ” pronunziata in quel modo e in quel momento , operarono , come l ' uomo ebbe a dire più tardi , un vero miracolo . Egli rimise il portafogli , ma insisté nella sua richiesta , calcando , forse con sincerità da parte sua , sul bisogno assoluto che i fratelli S . avevano di protezione e di soccorso da parte delle buone persone che conoscevano le loro disavventure . - L ' unico soccorso che io posso suggerire ai due sviati , è che si costituiscano subito alle autorità , - disse il signor Antonio : - prima che sia tardi per loro , ed anche per i loro amici . L ' uomo ha un sogghigno : il suo viso rassomiglia proprio , in quel momento , a quello del diavolo . Ma l ' altro continua : - Noi un giorno ci rivedremo ; e allora mi darete ragione . Quei due giovani sono come due pietruzze staccatesi dalla cima di una roccia : cadono , ne travolgono altre , precipitano sulla china , diventano una valanga , finiscono nell ' abisso . - Certo , se nessuno li aiuta , - brontola il gigante . - È facile parlare così , seduti davanti a una tavola tranquilla , col foglio in mano . Bisogna però trovarsi nel loro covo , nelle loro difficoltà , per pensare in altro modo . E bisognerebbe parlare con loro , non coi loro ambasciatori . - Io sono disposto a parlare con loro , e convincerli a cambiare strada . Procuratemi un abboccamento , dove e quando essi vogliono ; parlerò ai due disgraziati ragazzi come fossi il padre loro . Pensando forse che essi invece , noti anche per la loro loquela impetuosa e appassionata , avrebbero convinto lui , procurandosi in tal modo un nuovo amico e “ protettore ” potente per la sua sola bontà e la fama della sua rettitudine , l ' uomo della montagna si animò insolitamente . Accettò il bicchiere di vino che l ' ospite gli offriva , e sene andò silenzioso , dopo aver promesso di tornare . Tornò , infatti , ma per il colloquio coi S . non si poté concludere nulla . I banditi erano diffidenti , e i discorsi romantici del signor Antonio li facevano ridere . Costituirsi ? Può un guerriero barbaro , che difende la sua libertà e la sua sanguigna fame di vivere , darsi prigioniero al nemico ? Eppure la profezia del signor Antonio si avverò . Di delitto in delitto , di rapina in rapina , essi e la loro banda precipitarono in un abisso . Fra gli illusi da loro travolti , vi fu anche , con dolore del signor Antonio , e di tutta la famiglia , anche il giovane servo , malarico e visionario , Juanniccu , che , senza aver commesso la più lieve colpa , solo per spirito di avventura , si unì negli ultimi tempi alla banda e fu con loro preso . In compenso l ' uomo della montagna tornò spesso dal signor Antonio , e diventò il suo “ pastore porcaro ” . Per lunghi anni fu uno dei dipendenti più fedeli e affezionati al signor Antonio . E confessò che quella notte era venuto con la sinistra intenzione di sopprimerlo , se non si piegava ai voleri dei malvagi . Giusto e buono era il signor Antonio , e tutti lo amavano . Esercitava , senza volerlo , senza accorgersene , un fascino benefico su tutti quelli che lo avvicinavano . Eppure la sua parola era semplice , disadorna ; ma il suono della sua voce che saliva profondo dall ' anima tutta fatta di verità e d ' indulgenza , era come una musica che esprimeva l ' inesprimibile . Del resto egli aveva una certa cultura , ed era , in fondo , un poeta . Aveva studiato a Cagliari , quando ancora si viaggiava da una città all ' altra a cavallo , e aveva portato i suoi libri e le sue provviste entro le bisaccie , come un pastore o un contadino che va a seminare il grano in luoghi lontani . Aveva studiato ciò che in quel tempo si chiamava Rettorica , o preso il diploma di procuratore . A dire il vero non esercitava questa nobile professione , ma molti ricorrevano a lui per consigli e consultazioni legali , profondamente persuasi della sua saggezza e sopra tutto della sua rettitudine . Il commercio lo aveva quasi arricchito . Ma , come un umanista primitivo , egli coltivava anche gli studi poetici : le sue poesie erano dialettali , tuttavia in una forma che si avvicinava alla lingua italiana . Bravo anche come poeta estemporaneo , raccoglieva a volte intorno a sé altri campioni famosi in quelle gare , e competeva coi più bravi e inspirati . E aveva iniziative geniali , anche come proprietario e come agricoltore . Tentò piantagioni di agrumi , di sommaco , di barbabietole : l ' aridità della terra rocciosa , bruciata da lunghe siccità , frustrò i suoi tentativi . Impiantò anche una piccola tipografia e stampò a sue spese un giornaletto , e le poesie sue e dei suoi amici : fallimento completo anche questo . Nelle ore di riposo , alla bella stagione , sedeva all ' ombra della casa , davanti alla porta , leggendo i giornali . Tutti quelli che passavano lo salutavano o si fermavano addirittura a conversare con lui . E se passava una donna bisognosa , egli traeva in silenzio dal taschino una moneta e gliela porgeva , accennandole , col dito sulla bocca , di non fiatare . Così , tutti si allontanavano consolati . Oltre ad Antonino , frequentava la casa un altro giovanissimo studente , già compagno di scuola di Andrea . Era un ragazzo smilzo , dal profilo rapace , gli occhi inquieti e diffidenti , orgoglioso e ambizioso , e di una serietà insolita alla sua età . Ma anche lui apparteneva ad una famiglia mista , che non era borghese ma neppure esclusivamente paesana , che anzi vantava essere di pura e antica razza locale : abitavano in una casa buia , in fondo a un cortile chiuso , quasi murato come una prigione ; e tutti della famiglia , il padre alto e già quasi vecchio , i fratelli , le sorelle , delle quali una bellissima e con rari occhi celesti , erano di una rigidità quasi tragica . Scarso il patrimonio , tanto che quando si trattò di mandare il ragazzo a studiare a Cagliari , si dovette fare sacrifici . Ma Gioanmario , lo studente , dava buone promesse . Durante quelle ultime vacanze , mentre si preparava a partire , le sue visite diventarono più frequenti . Tutte le sere cercava di Andrea , pur sapendo che l ' amico non era in casa , e coglieva tutte le scuse per attardarsi con le ragazze . I suoi discorsi le interessavano : per lo più egli riportava le notizie del paese , i pettegolezzi , le storielle di innocenti amori fra studenti e fanciulle del luogo : Cosima e sopra tutto Enza lo ascoltavano incantate . Enza era già quasi una signorina , un po ' strana , a volte taciturna a volte di una allegria insolente e isterica . Non si tardò ad accorgersi che lei e Gioanmario si erano stretti con un legame d ' amore ; trovarono il modo di vedersi in segreto e l ' opposizione della famiglia di lei , che sperava in un matrimonio più sollecito e solido , aumentò la loro passione . Fu una vera passione , alimentata dal carattere quasi violento dei due ragazzi . Gioanmario si mise a studiare con dura tenacia , e in soli due anni superò gli esami del liceo , inscrivendosi poi alla facoltà di legge . Ma lo studio , le privazioni , l ' orgoglio punto dalla persistente ostilità della famiglia di Enza , lo rendevano cupo e nervoso . A volte i suoi occhi erano venati di rosso , e la voce aspra , le parole amare . Vennero però tristi giorni anche per la famiglia di Cosima : Andrea non andava bene : si diceva che già avesse un figlio , da una bella ragazza del popolo , e che giocasse coi suoi amici scapestrati . Invano il signor Antonio cercava di richiamarlo sulla buona strada : lo mandava a sorvegliare i lavori delle carbonaie , a vigilare i poderi . Andrea obbediva ; era , come si disse , buono e molto generoso , ma anche lui trascinato da istinti di razza , sensuale e impulsivo . E anche l ' altro , il maggiore , si era , dopo la disgrazia dei fuochi artificiali , come incrinato . Incrinato : come s ' incrina ad un urto una tazza di cristallo , un vaso di porcellana . Continuava i suoi studi , all ' Università di Cagliari , mentre Antonino aveva ottenuto , poiché la sua famiglia ne aveva a sufficienza i mezzi , di andare a Roma . Forse anche la lontananza dell ' amico fu per Santus dannosa : egli cominciò a frequentare compagni meno intelligenti e fini , e a domandare denari più del necessario . Anche di lui si seppe che studiava sempre meno , e che beveva . Questo fu un grave dispiacere per tutti . Il signor Antonio divenne pensieroso ; la madre sempre più taciturna e melanconica . Che fare ? La vita segue il suo corso fluviale , inesorabile : vi sono tempi di calma e tempi torbidi , a cui nulla può mettere riparo : e invano si tenta di arginarla , di opporsi anche di traverso nella corrente per impedire che altri venga travolto . Forze occulte . Fatali , spingono l ' uomo al bene o al male ; la natura stessa , che sembra perfetta , è sconvolta dalle violenze di una sorte ineluttabile . Il signor Antonio , e più di lui la signora Francesca , si piegavano sulla china che pareva franasse sotto i piedi dei loro figliuoli : si rimproveravano , ciascuno però per conto proprio , di non aver saputo creare , con l ' educazione , l ' energia , la costanza , il sacrificio di tutte le ore , un terreno più solido e sicuro per il cammino dei loro figli : il signor Antonio aveva loro comprato terreni e greggi , la signora Francesca aveva per loro risparmiato anche il centesimo : che valeva ? Anzi valeva forse dannosamente , perché , senza il benessere e l ' avvenire assicurato , i ragazzi sarebbero stati costretti a lavorare e crearsi da loro una posizione . Fantasie , forse , anche queste : poiché c ' erano intorno esempi di gente povera , o mediocre , che tuttavia era spinta da un destino di dolore e di colpa , molto più triste di quello dei fratelli di Cosima . Se n ' era avuto un caso nel disgraziato Juanniccu . E un altro caso anche più doloroso colpì un cugino , figlio di una sorella del signor Antonio , severa e intelligentissima donna , rimasta vedova in giovine età con parecchi figli da allevare : possedeva , è vero , una certa sostanza , e non le mancava l ' aiuto dell ' altro fratello sacerdote che conviveva con lei ; ma era una donna litigiosa , che per motivi da nulla intentava causa ai suoi vicini e confinanti di terra e di domicilio , e si faceva mangiare buona parte delle sue entrate dagli avvocati e dalle spese di giustizia . Da piccoli proprietari che erano , i figli custodivano personalmente il loro patrimonio ; ma il cugino era sanguigno , ambizioso e violento , e cominciò con l ' appropriarsi di qualche capo di bestiame per aumentare il suo gregge . Scoperto , fu punito . Aveva venticinque anni : era bello , alto , robusto ; in guerra sarebbe stato un ottimo condottiero . Ma la vita , l ' ambiente , il destino , erano così . E anche nella casa di Cosima s ' era introdotto il male , subdolo , velenoso , forse inevitabile , come tutti i mali del mondo . Anche Andrea fu trascinato , una notte , ad una impresa di quelle che certi giovani facevano più per spacconeria che per malvagità . Rubarono galline : ma furono anch ' essi presi . Un lutto più che mortale ottenebrò la famiglia del signor Antonio : egli si accorò talmente che , fatto ogni più grave sforzo per salvare il figliuolo , si accasciò e si ammalò . Furono mesi e mesi di dolore rodente , quasi di disperazione . Finché l ' uomo buono , l ' uomo saggio e giusto , cadde , e la famiglia rimase come l ' umile erba tremante all ' ombra della quercia fulminata . E poiché la famiglia era in questo cerchio d ' ombra , restava rassegnata , in attesa di vederla un giorno diradare . Con la morte del padre , Andrea parve metter giudizio ; prese lui ad amministrare il patrimonio rimasto ancora in comune ; ma ne profittava largamente , in modo che rimaneva appena il tanto per aiutare negli studi l ' altro fratello , e per pagare le tasse . La madre si lamentava sempre , per queste tasse , e se ne preoccupava tanto da non dormire la notte . Per fortuna nella casa c ' era ogni provvista , e le ragazze si contentavano di nulla . Il lutto per il padre fu lungo : per mesi interi le finestre rimasero chiuse e nessuna delle donne , tranne la serva , metteva il piede fuori della porta : ma Enza si consolava scrivendo lettere interminabili al suo Gioanmario e le tre piccole , intelligentissime , leggevano sempre , chiacchierando e anche discutendo fra di loro , in perfetto accordo . Chi non andava bene era Santus . La morte del padre , invece di richiamarlo in sé , parve sprofondarlo di più nella china abissale dove di giorno in giorno precipitava . Studiò fino ad arrivare al quarto anno di medicina : ma beveva . Durante le ultime vacanze fu trascurato anche da Antonino , che non andò più a cercarlo : né lui parve preoccuparsene , chiuso sempre in una sua indifferenza da animale malato . Se ne stava nella sua camera , chiuso a chiave , - poiché Andrea s ' era stabilito in quella che doveva funzionare da salotto , - e non usciva se non per andare a cercare da bere . Del resto era innocuo ; non molestava nessuno ; nelle ore buone scendeva in cortile e fabbricava giocattoli con la ferula , per i bambini del vicinato ; tutti gli volevano bene , ma la sua ombra gravava intorno e accresceva il lutto della madre e delle sorelle . Dopo quelle ultime vacanze , verso ottobre , parve svegliarsi dal suo malefico incantesimo ; preparò i suoi libri , disse che avrebbe fatto ogni sforzo per compiere entro l ' anno scolastico il resto degli studi e laurearsi . L ' arcobaleno della speranza illuminò il grigio orizzonte della famiglia : fu raccolto il gruzzolo necessario per fa sua partenza , e la madre , anzi , gli diede i pochi risparmi che teneva nascosti per riserva , in caso di bisogni impreveduti . Fu una festa , la partenza di lui , e anche un senso di liberazione per la casa ; alla sua camera fu data aria , come a quella di uno che è morto o guarito dopo lunga malattia , e finalmente fu vista la madre sorridere e prender parte alle conversazioni animate delle ragazze . Sei notti dopo la partenza di Santus , fu sentito , sul tardi , qualcuno bussare replicatamente alla porta . Dopo mezzo secolo di vita , Cosima ricorda ancora quel picchiare come di tamburo che annunzia una disgrazia : lo sente ancora rimbombare dentro il suo cuore ; è il suono più terribile che abbia mai udito , più funebre di quello che annunzia la morte , più del suono della campana che chiama a spegnere un incendio . La buona serva si alza ; ma prima di aprire ascolta , con ansia paurosa . Chi può essere ? Un bandito , un ladro , un uomo della giustizia ? Anche un fantasma può essere , un morto che passa nella strada e bussa alle porte per avvertire i viventi che l ' inferno li aspetta . Era qualche cosa di peggio ancora : un morto vivente che annunziava l ' inferno , sì , ma prima della morte , nella vita stessa . Era Santus , con gli occhi azzurri velati , la lingua legata . Per misurare la gravità di queste disgrazie bisogna considerare anche l ' intransigenza malevola dell ' ambiente dove si svolgevano . Tutti si conoscevano , nella piccola città , tutti si giudicavano severamente , e quelli che meno avrebbero dovuto scagliare la prima pietra erano i più inesorabili . Quando si seppe del ritorno e della perdizione di Santus , fu un lungo compiacersi e sogghignare , fra i conoscenti della famiglia ; e i più cattivi erano i parenti . C ' erano due cugine della signora Francesca , due vecchie zitelle che facevano pensione a un canonico , - questo veramente santo , - e stavano sempre in chiesa . Ogni tanto si presentavano nella casa di Cosima , rigide e composte , dure come due mummie ; non parlavano molto , ma ogni loro parola era una frecciata : e di tutto , anche quando le cose andavano egregiamente , trovavano da ridire , persino se le ragazze avevano un abituccio nuovo , o si ornavano di un nastro economico ritagliato magari da un fazzoletto di seta logoro . Piombarono in casa il giorno dopo del ritorno di Santus , e fecero piangere la signora Francesca , addossandole tutta la colpa del disordine famigliare . Tutto , intorno , per loro , era una tragedia ; e lo era , sì , ma forse , almeno per le ragazze , non irreparabile . Irreparabile lo era per le due vecchie zitelle , che , istintivamente , senza precisa cattiveria , riversavano sul destino degli altri il proprio squilibrio . Una carica particolare , quasi non bastasse la prima , fu fatta contro Enza , della quale si conoscevano gli amori segreti e palesi con Gioanmario : per le due acri e sterili zie , che mai avevano conosciuto l ' amore , il romanzo innocente e in fondo melanconico dei due giovani innamorati era tragico e terribile quasi come quello di Isotta la bionda e Tristano , o di Paolo e Francesca . Predissero le cose più sinistre per l ' immorale e sfrontata ragazza , mormorarono che per causa di lei la famiglia e l ' intero parentado erano scherniti e disprezzati da tutta la gente benpensante , e che il disonore ricadeva anche sulle sorelle che mai avrebbero trovato marito . La madre piangeva : che altro poteva fare ? E , certo , neppure lei era contenta per la storia di Enza , sebbene , dopo le ultime disgrazie famigliari , la sua ostilità verso Gioanmario fosse diminuita , e pensasse che un uomo ordinato ed energico , in casa , sarebbe stato di grande aiuto : ma non rispondeva alle insinuazioni vituperose delle cugine , e tale sua quasi accondiscendenza fu quella che più esasperò Enza , la quale naturalmente origliava all ' uscio . D ' un tratto si sentirono alte grida ululanti , e il tonfo d ' un corpo che cade . Era lei , l ' infelice ragazza , presa da un attacco isterico , quasi epilettico . Allora la madre si sollevò , come la cerbiatta alla quale vien ferito il figlio , e trovò l ' energia di cacciar via le donne e di sollevare e confortare la sua bambina . Poiché tutti i figli , per lei , compreso il più traviato , anzi lui forse più degli altri , erano ancora deboli creature che il Signore avrebbe fatto crescere e rinsavire . Il risultato fu che Gioanmario fu riconosciuto come fidanzato di Enza , e si fissarono le nozze per l ' estate seguente , appena egli si fosse laureato . Nozze umili e quasi tristi ; non quali il padre aveva sognate e preparate per le sue figliuole . Ai due giovani sposi fu assegnata una modesta rendita , e concessa per abitazione una vecchia casa che la famiglia possedeva in un quartiere eccentrico della cittadina . Ma era una casa troppo grande , con una scala erta , le camere vaste dai pavimenti di legno , le finestre piccole , le pareti imbiancate con la calce ; Enza ci si immelanconì e si strapazzò a pulirla e renderla abitabile , aiutata solo da una donna a mezzo servizio . Presto cominciarono i guai . Gioanmario , entrato nello studio di un avvocato , vi rimaneva tutto il giorno , e ancora senza compenso . Il dover vivere con la piccola rendita della moglie lo umiliava e lo esasperava . Provocato dal malumore di lei cominciò a rinfacciarle la fretta di essersi voluta sposare : ella rispondeva aspra : litigi violenti scoppiavano fra di loro , seguiti da riconciliazioni che duravano poco , da fughe di lui che rimaneva assente il più possibile . Una triste mattina , la donna che andava da loro per i servizi , corse spaventata a casa dei parenti , dicendo che aveva trovato la piccola padrona stesa a letto senza sensi , fredda come una morta . L ' aveva fatta rinvenire ; ma temeva che la cosa fosse grave . La signora Francesca era sofferente anch ' essa , per un male alle reni , e le ragazze giudicarono di non spaventarla con le notizie di Enza . Cosima , che spesso andava dai giovani sposi ed era al corrente della loro disordinata e dolorosa vita , corse lei con la speranza che si trattasse di uno dei soliti disturbi nervosi della sorella . La trovò insolitamente calma , troppo calma , abbandonata sul letto pallidissima , coi grandi occhi spauriti . Non parlava , non si moveva ; ma un odore sgradevole e caldo esalava dal letto , e quando Cosima , con un coraggio superiore alla sua età , cercò di scoprire il mistero si accorse che l ' infelice Enza giaceva in una pozza di sangue nero . Arrivò il medico e disse che si trattava di un aborto . Alla meglio tentarono di riparare : ma era tardi : prima che il marito tornasse da una seduta al Tribunale , Enza era morta . Morta , senza dolore , senza coscienza , vuota di tutto il suo sangue malato e turbolento : adesso era bianca , bella , purificata , come una statua di marmo scolpita sul suo modello . Prima di avvertire la madre e le sorelle , prima ancora che Gioanmario rientrasse , Cosima , da sola , chiuse i grandi occhi vitrei di Enza , ne lavo il corpo , trasportato in un lettuccio della camera attigua a quella matrimoniale ; lo profumò ; compose i bei capelli castani intorno al viso diafano , e infine la rivestì del modesto abito bianco di sposa e le calzò anche le scarpette di raso . Agiva sotto l ' impulso di una forza quasi sovrannaturale , come in uno stato di ebbrezza . Ebbrezza di dolore , di disinganno , di spavento della vita , che , come tutte le ubriachezze violente , le lasciò un fondo di amarezza , anzi di terrore ; un terrore che non l ' abbandonò mai più , sebbene accuratamente sepolto da lei in fondo al cuore come il segreto di una colpa misteriosa e involontaria : l ' antica colpa dei primi padri , quella che attirò sul mondo il dolore e ricade indistintamente su tutti gli uomini . Adesso Cosima aveva quattordici anni , e conosceva dunque la vita nelle sue più fatali manifestazioni . Ma nonostante quella paura misteriosa della fatalità che si era annidata nel suo cuore , poiché questo cuore era poi fisicamente e moralmente forte , ella aveva ereditato dal padre e dagli avi paterni , quasi tutti agricoltori e pastori , quindi patriarcalmente unici alla terra e alla natura , un fondo di bontà , d ' intelligenza , di filosofia , e sentiva profonda la gioia di vivere . Durante l ' infanzia aveva avuto le malattie comuni a tutti i bambini , ma adesso era , sebbene gracile e magra , sana e relativamente agile e forte . Piccola di statura , con la testa piuttosto grossa , mani e piedi minuscoli , con tutte le caratteristiche fisiche sedentarie delle donne della sua razza , forse d ' origine libica , con lo stesso profilo un po ' camuso , i denti selvaggi e il labbro superiore molto allungato ; aveva però una carnagione chiara e vellutata , bellissimi capelli neri lievemente ondulati e gli occhi grandi , a mandorla , di un nero dorato e a volte verdognolo , con la grande pupilla appunto delle donne di razza camitica , che un poeta latino chiamò “ doppia pupilla ” , di un fascino passionale , irresistibile . Per la morte di Enza fu ripreso il lutto , chiuse ancora le finestre , ripresa una vita veramente claustrale . Ma un lievito di vita , un germogliare di passioni e una fioritura freschissima d ' intelligenza simile a quella dei prati cosparsi di fiori selvatici a volte più belli di quelli dei giardini , univa le tre sorelle in una specie di danza silenziosa piena di grazia e di poesia . Le due piccole , Pina e Coletta , leggevano già anch ' esse avidamente tutto quello che loro capitava in mano , e , quando erano sole con Cosima , si abbandonavano insieme a commenti e discussioni che uscivano dal loro ambiente e dalle ristrettezze della loro vita quotidiana . E Cosima , come costretta da una forza sotterranea , scriveva versi e novelle . Da sua parte Andrea aveva molti difetti , ma era anche generoso e gioviale . Forse troppo : e la sua generosità era alimentata da un po ' di amor proprio , di vanità , di boria : ma spesso era schietta e istintiva : aveva , poi , impeti di vero entusiasmo per cose che agli altri sembravano degne di poco aiuto , se non proprio di essere contrariate ; e allora gli sembrava di fare atto di giustizia mettendosi dalla parte del debole . Così , quando si venne a sapere che la sua sorellina Cosima , quella ragazzina di quattordici anni che ne dimostrava meno e sembrava selvaggia e timida come una piccola cerbiatta , era invece una specie di ribelle a tutte le abitudini , le tradizioni , gli usi della famiglia e anzi della razza , poiché s ' era messa a scrivere versi e novelle , e tutti cominciarono a guardarla con una certa stupita diffidenza , se non pure a sbeffeggiarla e prevedere per lei un quasi losco avvenire , Andrea prese a proteggerla e tentò , in modo invero molto intelligente ed efficace , ad aiutarla . Egli aveva fatto solo il ginnasio , e sebbene avesse appena ventidue anni si occupava adesso dell ' amministrazione dei beni lasciati dal padre , traendone , è vero , molto profitto per sé e per i suoi divertimenti ; ma leggeva , anche , e in certo modo era al corrente degli avvenimenti letterarî . L ' eco di questi era sempre portata alla piccola città da Antonino , lo studente di lettere del più intimo amico di Andrea . Questo fratello si chiamava Salvatore , e aveva anche lui preferito allo studio la vita beata del piccolo proprietario sempre a cavallo per i suoi campi ad aizzare il lavoro dei servi e a divertirsi poi con le belle e ardenti ragazze del paese : e si beffava , pur ammirandolo in segreto , di Antonino , che aveva le mani bianche e affusolate di donna e gli occhi pieni di sogni ; e non era buono neppure a montare sulla giumenta sulla quale balzavano d ' un salto le servette di casa per andare a prender l ' acqua alla fontana : come nei suoi eterni studi , nelle Università più celebri del Continente , spendendo tutti i risparmi della famiglia , non riusciva o non voleva riuscire a prendere la laurea . Ad ogni modo questo bellissimo , questo elegante e quasi principesco studente ( e in quei tempi e in quel luogo la parola studente significava ancora un essere superiore : un uomo al quale potevano essere assegnati i più alti e potenti destini della terra ) portava davvero nella cerchia familiare , primitiva , isolata , quasi condannata a un esilio dal mondo grande , un soffio di quella grandezza tanto più luminosa quanto più lontana . Egli parlava di Re , di Regine , di alti personaggi politici , di artisti e di letterati , come fossero tutti suoi intimi amici . Sulla figura di Gabriele d ' Annunzio , allora in tutto il suo più radioso splendore , circonfusa inoltre dall ' aureola di notizie leggendarie , egli si appoggiava sopra tutto , come il credente si appoggia alla colonna del tempio per riceverne forza e maestà . Le cose raccontate dal buono , dall ' epico Antonino , infiammavano di folli sogni il cuore del rude , ma anche lui a suo modo epico Andrea . Egli cominciò a fantasticare sulla piccola Cosima . Bisognava pertanto aiutarla . La mandò a prendere lezioni d ' italiano , poiché a dire il vero ella scriveva più in dialetto che in lingua , da un professore di ginnasio . Queste lezioni accrebbero il senso di ostilità istintiva che la piccola scrittrice provava per ogni genere di studi libreschi , a meno che non fossero romanzi o poesie . Più efficaci furono le lezioni pratiche che il fratello volonteroso le procurò facendole conoscere tipi di vecchi pastori che raccontavano storie più mirabili di quelle scritte sui libri , e portandola in giro , nei villaggi più caratteristici della contrada , alle feste campestri , agli ovili sparsi nei pascoli solitari e nascosti come nidi nelle conche boscose della montagna . Una di queste gite fu meravigliosa , anche perché fatta in buona compagnia . Oltre al fratello di Antonino , c ' erano altri amici di Andrea , quasi tutti studenti mancati , che ai tormentosi fasti del vocabolario preferivano quelli della fisarmonica e la Odissea , se la creavano da sé prendendosi a pugni per qualche bella giovane paesana e poi riconciliandosi in banchetti ove le ossa degli agnelli arrostiti alla viva fiamma si ammucchiavano ai loro piedi come sotto le mense degli eroi e conti di Re Carlo . Uno di questi banchetti fu apprestato quel giorno , nell ' ovile delle tancas paterne di Andrea e di Cosima . Ai pastori porcari , che avevano finito la loro stagione , erano seguiti quelli di pecore e di capre . Le pecore brucavano l ' asfodelo secco , i cui lunghi steli dorati scrocchiavano fra i denti delle bestie come grissini , e le capre nere , dalle teste diaboliche , si profilavano sulla madreperla delle cime rocciose . Quel giorno Cosima imparò più cose che in dieci lezioni del professore di belle lettere . Imparò a distinguere la foglia dentellata della quercia da quella lanceolata del leccio , e il fiore aromatico del tasso barbasso da quello del vilucchio . E da un castello di macigni sopra i quali volteggiavano i falchi che parevano attirati dal sole come le farfalle notturne dalle lampade , vide una grande spada luccicante messa ai piedi di una scogliera come in segno che l ' isola era stata tagliata dal continente e tale doveva restare per l ' eternità . Era il mare che Cosima vedeva per la prima volta . Certo , fu una giornata indimenticabile , come quella della cresima , quando un fanciullo che crede fermamente in Dio si sente più vicino a lui , lavato del tutto dal peccato originale . Tutto pareva straordinario a Cosima , persino il grido rapace delle ghiandaie e i cardi spinosi fra le pietre arse : ma invece di esaltarsi si sentiva piccola e umile accanto alle rocce che scintillavano come rivestite di scaglie , e ai lecci millenari che sembravano più antichi delle stesse rocce . L ' ombra era fitta , e se qualche nuvoletta solcava il cielo sembrava si afferrasse alle cime più alte , in certi piccoli squarci del bosco , come i fanciulli che guardano in fondo a un pozzo . Ma il banchetto fu servito in una radura , per terra s ' intende , tutta circondata da un colonnato di tronchi come un salone regale : per Cosima Andrea preparò con una sella e una bisaccia una comoda poltrona ; e i migliori bocconi furono per lei : per lei il rognone dell ' agnello , tenero e dolce come una sorba matura ; per lei il cocuzzolo del formaggello arrostito allo spiedo , per lei il più bel grappolo d ' uva primaticcia portata appositamente dal fratello premuroso . Si accorsero , i convitati , di queste gentilezze quasi galanti , e cominciarono a urtarsi coi gomiti ; e come se una parola d ' ordine si trasmettesse fra loro con questo gesto , un bel momento tutti sporsero verso Cosima le loro curiose forchette di stecchi di legno , e ad esse infilati pezzetti di carne , di pane , di cacio , di tutte le vivande che si trovavano sulla mensa . Ella arrossì , ma non pronunziò una parola : non aveva mai aperto bocca , del resto , durante tutto il tempo del banchetto , e pareva una estranea , sulla sua sella ricoperta dal drappo arcaico della bisaccia , coi suoi grandi occhi silenziosi , oscuri del cupo verde dell ' ombra del bosco : come una delle piccole fate ambigue , non sai se buone o cattive , che popolano le grotte del monte e da millennii vi tessono , dentro , nei loro telai d ' oro reti per imprigionare i falchi , i venti , le nuvole , i sogni degli uomini . Era un po ' stizzita , però , che il fratello l ' avesse esposta alla beffa , per quanto rispettosa , dei compagni ; e non toccò più cibo , e , appena sfuggita all ' attenzione dei convitati , si volse di fianco e parve balzare dalla sella come da un cavallo in corsa . Si allontanò rapida tra le felci della radura , sfiorandole con le braccia aperte , come una rondine che vola basso all ' avvicinarsi del temporale , e tornò poi in cima al dirupo donde si vedeva il mare . Il mare : il grande mistero , la landa di cespugli azzurri , con a riva una siepe di biancospini fioriti ; il deserto che la rondine sognava di trasvolare verso le meravigliose regioni del Continente . Se non altro ella avrebbe voluto restare lì sullo spalto dei macigni , come la castellana nel solitario maniero , a guardare l ' orizzonte in attesa che una vela vi apparisse con i segni della speranza , o sulla riva balzasse , vestito dei colori del mare , il Principe dell ' amore . Le grida dei giovani nella radura la richiamavano alla realtà : si udivano anche i fischi dei pastori che radunavano il gregge , e ogni voce , ogni suono vibrava nel grande silenzio con un ' eco limpida come in una casa di cristallo . Il sole calava dalla parte opposta , sopra le montagne di là della pianura , e già le capre , ancora arrampicate sulle vette , avevano gli occhi rossi come quelli dei falchi . Era tempo di ritornare a casa ; e ricordando le sue giornate ancora fanciullesche , rallegrate solo dalle storielle ch ' ella raccontava a sé stessa , ella si sentiva al cospetto del mare e sopra i grandi precipizi rossi di tramonto , come la capretta sulla vetta merlata della roccia , che vorrebbe imitare il volo del falco e invece , al fischio del pastore , deve ritornare allo stabbio . E , invece , un fischio , più acuto e diverso dagli altri , le arrivò come una freccia , seguito da altri che lo imitavano beffardi . Era Andrea che la chiamava , avvertendola che non bisognava abusare della sua indulgenza di guardiano : e l ' irrisione dei compagni le ricordava meglio ancora che le sue scorribande non erano sopportate che una volta sola dalle leggi della comunità dov ' ella era destinata a vivere . Allora ella si alzò , ma scosse di nuovo le braccia , verso il mare , sembrandole di sfiorare le onde come poco prima aveva sfiorato le felci della radura , quale rondine che migra , dopo l ' inverno caldo , sì , ma sterile , degli altipiani libici , verso le terre del sole , i rossi crepuscoli estivi , l ' amore che solo concede il dono dell ' eternità . Questo sogno , da allora , non l ' abbandonò mai più . Quando nelle sere d ' inverno , accanto al braciere e alla luce di due lampadine ad olio ( qualche volta ne accendeva anche tre ) , o nei mattini di primavera , nell ' orticello fiorito di rose e ronzante di mosconi , e poi d ' estate nella camera su in alto col paesaggio sonnolento dei monti alla finestra , poteva aver fra le mani una rivista illustrata , ne studiava a lungo le figure , specialmente le riproduzioni fotografiche di strade , monumenti , palazzi di grandi città . Roma era la sua mèta : lo sentiva . Non sapeva ancora come sarebbe riuscita ad andarci : non c ' era nessuna speranza , nessuna probabilità : non l ' illusione di un matrimonio che l ' avrebbe condotta laggiù : eppure sentiva che ci sarebbe arrivata . Ma non era ambizione mondana , la sua , non pensava a Roma per i suoi splendori : era una specie di città santa , Gerusalemme dell ' arte , il luogo dove si è più vicini a Dio , e alla gloria . Come giungessero fino a lei i giornali illustrati non si sa : forse era Santus , o lo stesso Andrea a procurarli : il fatto è che allora , nella capitale , dopo l ' aristocratico editore Sommaruga , era venuto su , da operaio di tipografia , un editore popolare che fra molte pubblicazioni di cattivo gusto ne aveva buone , quasi fini , e sapeva divulgarle anche nei paesi più lontani della penisola . Arrivavano anche nella casa di Cosima ; erano giornali per ragazzi , riviste agili e bene figurate , giornali di varietà e di moda . Sicuro , l ' Ultima Moda , coi suoi figurini di donna dall ' alta pettinatura imbottita , la vita sottile e il paniere prominente , l ' ombrellino grande a merletti come quello del Santissimo Sacramento , e i ventagli di piume simili a quelli del Sultano , era la gioia , il tormento , la corruzione delle ragazze . Nelle ultime pagine c ' era sempre una novella , scritta bene , spesso con una grande firma : non solo , ma il direttore del giornale era un uomo di gusto , un poeta , un letterato a quei tempi notissimo , della schiera scampata al naufragio del Sommaruga e rifugiatasi in parte nella barcaccia dell ' editore Perino . E dunque alla nostra Cosima salta nella testa chiusa ma ardita di mandare una novella al giornale di mode , con una letterina piena di graziose esibizioni , come , per esempio , la sommaria pittura della sua vita , del suo ambiente , delle sue aspirazioni , e sopra tutto con forti e prodi promesse per il suo avvenire letterario . E forse , più che la composizione letteraria , dove del resto si raccontava di una fanciulla quasi simile a lei , fu questa prima epistola ad aprirle il cuore del buon poeta che presiedeva al mondo femminile artificiosetto del giornale di mode , e con il cuore di lui le porte della fama . Fama che come una bella medaglia aveva il suo rovescio segnato da una croce dolorosa : poiché se il direttore dell ' Ultima Moda , nel pubblicare la novella presentò al mondo dell ' arte , con nobile slancio , la piccola scrittrice , e subito la invitò a mandare altri lavori , in paese la notizia che il nome di lei era apparso stampato sotto due colonne di prosa ingenuamente dialettale , e che , per maggiore scandalo , parlavano di avventure arrischiate , destò una esecrazione unanime e implacabile . Ed ecco le zie , le due vecchie zitelle , che non sapevano leggere e bruciavano i fogli con le figure di peccatori e di donne maledette , precipitarsi nella casa malaugurata , spargendovi il terrore delle loro critiche e delle peggiori profezie . Ne fu scosso persino Andrea : i suoi sogni sull ' avvenire di Cosima si velarono di vaghe paure : ad ogni modo consigliò la sorella di non scrivere più storie d ' amore , tanto più che alla sua età , con la sua poca esperienza in materia , oltre a farla passare per una ragazza precoce e già corrotta , non potevano essere del tutto verosimili . L ' estate era certamente la stagione più bella , per Cosima sopra tutto . Grande era il caldo , a giorni , ma un caldo secco , che alla notte si placava in un senso di straordinaria dolcezza . Arrivavano allora , dalla valle e dai campi mietuti , odori di stoppia , di cespugli aromatici ; e le voci delle donne accoccolate nella strada a godere il fresco risonavano con bassi accordi musicali . Lunghi erano i vesperi , rossi , glauchi , violetti sopra la montagna , e se la luna spuntava sopra le roccie il suo chiarore si fondeva con quello dell ' ultimo giorno in un crepuscolo quasi orientale . E poi era la stagione in cui Antonino tornava per le vacanze . Cosima aspettava questo ritorno come altri aspettano la primavera o il fare del giorno . Quell ' anno , poi , alla sua attesa si mischiava una vaga paura : paura che Antonino avesse saputo la grande novità , che anche lei era diventata una scrittrice , una candidata alla gloria , e che sorridesse di lei , con quel suo ironico sorriso di famiglia , velato però , in lui , da una finissima melanconia , come quella dei grandi , dei veramente grandi e forti , per i piccoli e deboli . In fondo non le importava gran che , ferma nella sua ambiziosa sicurezza di non aver bisogno di forze diverse dalle sue per andar diritta nella strada che Dio stesso le aveva tracciata : e da Antonino non sperava niente , non solo , ma non voleva niente , neppure che egli sospettasse del suo amore per lui . Amore . La parola era finalmente sbocciata , nel cuore e sopra tutto nella coscienza di lei , da quel giorno sulle rocce : come sboccia la rosa rossa e fragrante che basta a illuminare un giardino desolato . Eppure il corpo di Antonino non esisteva per lei ; e neppure il lontano desiderio , neppure per istinto , di un solo bacio di lui , le vibrava nel sangue . Di lui non conosceva che la linea , una linea quasi azzurra , poiché egli vestiva quasi sempre di colore turchino chiaro , quasi soffusa del chiarore della lontananza in cui egli le appariva , anche se in realtà la sua figura spuntava in fondo alla strada solitaria . Egli doveva attraversare per forza quella strada , per scendere dalla sua casa al centro del paese : ella lo sapeva , e lo aspettava alla finestra , ma appena la figura di lui appariva ella si nascondeva . Ma questa volta ella lo vede sotto una luce diversa , su uno sfondo che ha del fantastico . Era andata , con la sorella Pina , a trovare le loro amiche , cugine di Antonino . La serva le ha accompagnate , consegnandole alla signora Lucia , con la promessa che sarebbe andata a riprenderle verso sera . È poco , eppure è una festa per Cosima , che può respirare l ' aria del cortile e della vigna di Antonino . Come si è detto , le case delle quattro famiglie si aprono tutte su questo grande cortile arioso , lastricato bene , con panchine di granito poggiate al muro , accanto alle porte . Quella della signora Lucia è a un solo pianterreno , ma le stanze sono comode , e c ' è anche il salotto , col tavolino rotondo in mezzo , e il sofà con la spalliera ricoperta da una trina all ' uncinetto . Le ragazze vi si raccolgono e cominciano a pigolare : anche l ' amica di Cosima e quella di Pina , della stessa età , sono piccoline , brune , intelligenti e lingue lunghe . Finito di parlar male delle comuni conoscenze , cominciano a punzecchiarsi scambievolmente , con istintive malignità e derisioni . Le due ragazze M . vestono bene , perché il padre è impiegato al Tribunale ed ha una sorella a Sassari , dove spesso le ragazze passano qualche settimana e apprendono le eleganze cittadine . Oggetto della loro beffa sono quindi i goffi vestitini delle altre due , fatti dalla sarta paesana . Giallo , con guarnizioni rosse , quello di Cosima , che parrebbe ridicolo e pure dà risalto al suo viso pallido e ai folti capelli neri . - Sembri una ciliegia che comincia a maturare , - le dice l ' amica Lenedda , e Cosima arrossisce e tace , ma la sorella Pina , squadrando il vestito verde e nero dell ' altra , ribatte : - E tu sembri una vipera . L ' altra ride ; dice : - Non mi ricordavo che ti hanno tagliato il filo della lingua . Infatti era vero : da piccola Pina balbutiva poiché lo scilinguagnolo sotto la sua lingua era eccessivamente corto : e le fu tagliato ; cosa che tutti , per il resto della vita , le rinfacciarono . - A te non occorreva tagliartelo , il filo della lingua : anzi bisognerebbe ricucirlo . Risero , le ragazze , perché in fondo erano allegre e si divertivano delle loro stesse malizie : fu portato il caffè , e si riprese a parlar male delle altre cugine , le sorelle di Antonino , che spiavano dalle finestre di faccia , ma non si degnavano di venire a salutare le piccole borghesi . Poiché esse vestivano in costume , sì , ma in modo sfarzoso , ed erano più ricche delle altre , in modo che la loro madre diceva convinta : - Per le mie figlie occorrono uomini in alto , fieri e potenti . Invece la maggiore , molti anni più tardi , sposò un possidente paesano , e la minore un ricco commerciante . Quel giorno , esse non si unirono alla compagnia delle nostre ragazze neppure quando , verso il tramonto , le quattro amiche uscirono nella vigna attigua alla casa . Bellissimo era il luogo in pendìo sopra la valle , in faccia ai monti arrossati dal sole calante : un muricciuolo lo separava dal sentiero che andava a perdersi verso i pendii di un ' altra valle , a nord , e su questo muricciuolo , di contro uno sfondo di cielo abbagliante come una lamina d ' oro , sedeva , con un giornale in mano , l ' agile Antonino . Quando dal fondo del vialetto della vigna Cosima lo vide , si piegò in avanti come dovesse cadere , chiudendo gli occhi quasi con angoscia . Ella non sapeva che era tornato , come del resto non lo sapevano neppure le cugine di lui , che lo guardarono con curiosità insolente e gli corsero incontro senza salutarlo battendogli i pugni sulle ginocchia . Egli le respinse , preoccupato solo per la piega dei suoi pantaloni , e non avrebbe neppure smesso di leggere senza la presenza delle altre due ragazze . Stentò un po ' a ricordarsi chi erano , ma quando ebbe riconosciuto bene Cosima balzò in piedi e la salutò , con quel suo sorriso dolce , stanco e beffardo che gli sollevava il labbro sopra i denti luminosi . Tutto era luminoso , in lui , in quel momento , e la luce d ' oro del tramonto pareva scaturisse dai suoi occhi , dal suo viso bruno , dai capelli raggianti . Per tutta la sua vita Cosima lo ricordò così : e basta ancora che pensi a lui per sentire una gioia misteriosa , fatta di luce e di angoscia , come si prova soltanto al primo rivelarsi della vita cosciente , anche se l ' immagine della vita sorrida come in quell ' attimo sorrideva Antonino . Eppure , in fondo al suo pensiero rimaneva il ricordo delle sue prime esperienze d ' arte , e aspettava con orgoglio che il giovane accennasse alla sua novella , pronta a difendersi se gliela derideva . Ma pareva ch ' egli non sapesse nulla : o almeno non accennò nulla . Domandò solo di Santus , e disse che sarebbe andato a trovarlo . Cosima arrossì ; egli se ne accorse e non insisté . Poi le due ragazze minori essendosi allontanate , rimasero accanto al muricciuolo le due maggiori , e Lenedda cominciò a stuzzicare Antonino , permettendosi di pigliarlo in giro , per il modo con cui vestiva , e perché i capelli gli lucevano troppo . - Ti sei messo l ' olio di lentischio , come le donne di Oliena . A chi vuoi piacere , in questo paese di selvaggi ? Qui , dame non ce ne sono . Cosima abbassava gli occhi . La speranza ch ' egli volesse rispondere alla cugina , sull ' argomento scottante , le faceva battere il cuore : ma egli non badava a Lenedda più che alle pietre del muro sul quale si appoggiava : però si passava la mano bianca , con le unghie che riflettevano l ' oro del tramonto , sui capelli divisi da un lato da una sottile scriminatura candida , e se li tormentava come per dimostrare che non erano lucidi per artifizio . - E poi , perché non hai il corpetto ? L ' hai perduto ? La tua camicia sembra la camicetta di una donna . Cosima taceva , mortificata e offesa per lui , e provò una gioia cattiva quando egli allungò il giornale e lo sbatté più volte sulla testa della cuginetta insolente : ma non fu tutto : allorché Lenedda , con un piccolo salto felino tentò di tirargli i capelli , egli l ' afferrò per un braccio , la fece girare intorno a sé come una trottola , la spinse costringendola a scendere di precipizio nel vialetto in declino . Ella strillava come una ghiandaia , e lui non rideva , tutt ' altro , anzi stringeva un po ' crudelmente i denti , e continuava ad agitare il giornale , come avesse un gran caldo . Cosima stava lì quasi tramortita , e avrebbe voluto non assistere a quella scena . Poiché il suo idolo si scomponeva alquanto ; eppure se egli avesse fatto su di lei lo scempio toccato alla cugina , ne sarebbe stata paurosamente felice . Egli però le mostrava , pur con la sua indifferenza , il massimo rispetto ; non solo , ma ella aveva l ' impressione che la lezione data a Lenedda fosse in suo omaggio , per non essere diminuito agli occhi di lei . Ad ogni modo ella respirò quando egli , dopo averla salutata con un lieve cenno del capo se ne andò senza far più caso degli strilli della cugina . Ma ella doveva incontrarlo ancora in condizioni più felici , insperate e quasi favolose . Sopra la piccola città , che era già a seicento metri sul livello del mare , sulla cima dell ' Orthobene , sovrastante fra boschi di lecci e rocce di granito , poco distante dalla proprietà della famiglia di Cosima e da dove per la prima volta ella aveva veduto il mare lontano , sorgeva una piccola chiesa detta appunto Madonna del Monte , su uno spiazzo sollevato e recinto di massi . Piccole stanzette erano addossate alla chiesa , sotto lo stesso tetto , e una specie di portichetto si apriva davanti alle due porte , una a mezzodì l ' altra a ponente , con sedili in muratura tutto intorno . Nelle stanzette dimoravano i fedeli , durante il periodo della novena e della festa della piccola Madonna . La leggenda raccontava che un vescovo , forse di Pisa , nel viaggiare per la sua visita pastorale nell ' isola , colto da tempesta , aveva promesso , se il naviglio si salvava , di erigere un santuario sulla prima cima di montagna apparsa all ' orizzonte . E immediatamente il mare si era calmato , e una cima rocciosa era emersa fra le nuvole sopra l ' isola . Lo zio di Cosima , il tabaccoso prete Ignazio , che aveva una parrucca rossa con la chierica , fungeva da cappellano della chiesetta . La sorella Paola lo accompagnava : avevano per loro uso , oltre la piccola sagrestia , nel cui armadietto zia Paola nascondeva i dolci per sottrarli all ' avidità dei ragazzi , una stanzetta pulita per il prete , con una branda e il materasso , e una vasta grezza stanza col pavimento sterrato e tanti piuoli fissi al muro per attaccarvi le robe . In questo primitivo ambiente , che aveva della capanna e della caverna , e riceveva luce solo dalla porticina aperta sul bosco , Cosima quell ' anno , poiché la zia Paola l ' aveva invitata con le sorelle a trascorrere con lei il tempo della novena , passò i giorni più belli della sua vita . Fu proprio un sogno , bello , completo , pieno di cose misteriose , come i veri sogni . Il viaggio , circa due ore di salita per un sentiero appena tracciato fra i dirupi , gli avvallamenti , il basco , fu attraversato a piedi dalle ragazze pazzamente felici ed ebbre di quella meravigliosa mattina di agosto , mentre un carro tirato da buoi e carico di masserizie e provviste , le seguiva traballando sui sassi e gli sterpi . La prima sosta , breve , fatta non per stanchezza ma per divertimento , fu al cominciare del bosco fitto , sotto una strana pietra poggiata su altre e detta la tomba del gigante . Sembrava una grande bara , di granito , coperta da un drappo di musco , solenne nella vasta solitudine del luogo . Un tempo , diceva la leggenda , i giganti abitavano la montagna , e uno di essi , a turno , vigilava l ' ingresso della foresta : l ' ultimo , si stese per morire sulla pietra di confine , che si richiuse su di lui e ancora custodisce il suo corpo . Era davvero , quello , l ' ingresso al mondo degli eroi , dei forti , di quelli che non possono concepire pensieri meschini ; e Cosima toccò il masso , come in altri luoghi , abbelliti di leggende sacre , si tocca la pietra dove si sia riposato qualche santo . Il sogno confuso della fanciulla era già illuminato da un desiderio , oltre che di purezza , di cose grandi , al di sopra delle difficoltà quotidiane : e le sembrava davvero , riprendendo a salire il sentiero tra le felci e le chine già morbide di capelvenere e di sottilissime erbe di montagna , all ' ombra dei grandi elci patriarcali , di evadere dal suo piccolo mondo e ritrovarsi fra i giganti che vivono alti sino quasi al cielo , compagni dei venti , del sole e degli astri . Una seconda tappa fu alla sorgente d ' acqua pura e luminosa come il diamante , che scaturiva in una piccola conca di pietre e si spandeva modesta e quasi furtiva fra l ' erba calpestata e fangosa , in un cerchio di lecci qua e là arrampicati sulle cime azzurre . Già si sentiva il grido delle ghiandaie , e l ' aria sembrava un liquore profumato di menta . Le ragazze s ' inginocchiarono sulla pietra e si protesero a bere nella fontana : e nel piccolo specchio d ' onice dell ' acqua in ombra Cosima vide i suoi occhi che le parvero della stessa miracolosa luce : luce che scaturiva dalla profondità della sua terra e aveva un giorno riflesso davvero l ' anima assetata di divinità dei suoi avi pastori e poeti . La realtà doveva consistere nell ' abitazione che , simile alla capanna scavata fra le rocce dai medesimi avi , aspettava questa nuova tribù di fanciulle che anelavano allo spazio del mondo lontano , alle città affollate e rumorose . E le sorelle di Cosima si rivoltarono , sul principio , nel vedere che il giaciglio , in comune con la zia Paola , era steso per terra , fatto di uno strato di felci , di coperte , cuscini e grosse lenzuola ; che gli armadii erano i piuoli e , per lavarsi , c ' era in un angolo , su una panchina di pietra , accanto alla brocca per bere , un vaso di creta ; e per ribellarsi , ma anche divertirsi , cominciarono a rotolarsi sul giaciglio , scovarono la parrucca dello zio Ignazio , che viveva nella stanzetta accanto , e ne fecero scempio . Ma poi uscirono nel bosco e si confortarono con lo sfarzo del meraviglioso luogo pieno di recessi , di divani coperti di musco , di quadri e broccati mai visti così belli , dei quali erano ricchi gli sfondi . Solo Cosima non era disillusa : anzi l ' interno dell ' abitazione , col suo odore di umido e di felci , coi suoi arnesi trogloditici , con quella porticina coperta dalla tenda sul verdone del bosco , quei sedili di pietra grezza , quell ' anfora di creta e i recipienti pastorali fatti di sughero e di corno , le diedero uno strano senso di ricordanze remote , come quello che provava da bambina incosciente nel veder apparire la piccola nonna materna , - la nonnina che partecipava della natura delle fate nane della tradizione locale , che abitavano nelle casette di granito in mezzo ai monti e sugli altipiani rocciosi : - e prima di raggiungere le sorelle si diede da fare per rendere più abitabile la primordiale dimora . Cominciò con l ' appendere i pochi vestiti suoi e delle sorelle ai piuoli , coprendoli con uno scialle per preservarli dalla polvere e dalla curiosità degli estranei ; stese davanti al giaciglio , dalla parte dove avrebbero dormito loro , a mo ' di tappeto , un lungo sacco di lana che invero ne aveva lo spessore ; nascose le scarpe in un cestino , e infine , con un piccolo specchio e una mensoletta che aveva previdentemente portato da casa sua , preparò la toeletta . Intanto , fuori , il servo di zia Paola costruiva una capanna di frasche , abbastanza alta e larga , che doveva servire da cucina . Avevano portato un fornello a mano e un sacco di carbone ; ma la serva volle dietro la capanna , in un angolo riparato , una specie di focolare di pietre e dichiarò che avrebbe cucinato col fuoco di legna . E queste non mancavano davvero a portata di mano , quali erano e pronte ad accendersi come torcie . Anche alcune sedie e un tavolo erano stati portati sul carro ; e il tavolo avrebbe dovuto servire per i pasti e per scrittoio a prete Ignazio , ma egli non intendeva perdere neppure un minuto per impugnare la penna ; e così il tavolo fu collocato nella stanza grande , accanto alla luce della porta e servi , sì , per i pasti , ma anche da scrittoio a Cosima . Oh , e ben il calamaio ella aveva portato , avvolto in uno straccio nero e ficcato dentro una scarpa perché nel transito non si rovesciasse ; e trovò anche , nella primordiale dimora , una specie di nicchia , che avrebbe dovuto servire per qualche lumino e qualche immagine sacra , e della quale , invece , ella si servì per deporvi il calamaio , la penna , il suo scartafaccio e alcuni libri , formandone così un altarino per i suoi misteri d ' arte . Poi raggiunse le sorelle nel bosco ; e furono ore e poi giorni di appassionata gioia . Non fu tutto un sogno ? Uno di quei sogni che bastano a illuminare una vita , anche negli angoli più ombrosi , come il sole e la luna illuminavano , in quei favolosi giorni di agosto , la boscaglia di elci intorno alla miracolosa chiesetta . Che importava l ' umiltà e la rozza accoglienza della capanna ? Serviva di rifugio solo nella notte , e a Cosima nelle ore delle sue scritture ; il rumorio del bosco la copriva col suo suono di organo , e la luna col suo drappo d ' argento . E le ragazze dormivano cullate da quella musica che non aveva l ' eguale poiché era la musica della fanciullezza che risuona una sola volta nella vita . Ma per Cosima era qualche cosa di più grande e trepido : era tutta una rete di mistero , uno svolgersi di cose sorprendenti , come se ella galleggiasse in un fondo oceanico , circondata , non dal selvaggio bosco di elci e dalle roccie fantastiche , ma da tutte le meraviglie delle foreste sottomarine . E tutto questo , oltre la reale dolcezza del soggiorno , allietato dalla libertà e dallo spazio del luogo , dalla bellezza del paesaggio e delle lontananze e dai semplici svaghi della poca gente che dimorava intorno alla chiesetta , dipendeva dalla presenza , in una delle stanze verso la parte opposta di quella del cappellano , della famiglia di Antonino . Egli non c ' era , ma doveva pure qualche giorno venirci , come tutti gli altri giovani della città , che anche se i loro parenti non erano lassù , combinavano gite e passavano anche la notte nel luogo incantevole , accendendo grandi fuochi , combinando cene e balli , bivaccando sotto gli alberi e facendo la corte alle ragazze ; doveva arrivare ; e la sola speranza di vederlo , anche alla sfuggita , in quello sfondo che era lo sfondo stesso della Poesia , riempiva l ' animo di Cosima di una gioia senza limiti . Ma ella non andava mai dalla parte ove la famiglia di lui abitava , e ne sfuggiva le sorelle come per paura che indovinassero il suo segreto e la sbeffeggiassero , o semplicemente perché il suo segreto era per lei grande e sacro come un tabernacolo che nessuno doveva profanare . Ed ecco egli arriva davvero , un giorno : è solo , a piedi , con una fronda in una mano e il cappello di paglia nell ' altra . Cosima , che vigilava sempre sul sentiero dall ' alto di una roccia , lo vede salire un po ' stanco , frustando le felci con la sua fronda : le sembra scontento e disincantato , e pensa che , certo , il luogo , per quanto pittoresco , non è degno di lui : per lui occorrono i parchi coi viali lisci come il velluto , le scalee e le terrazze delle ville principesche , le fontane e le grotte artificiali dei giardini settecenteschi , come ella li ammirava nelle riviste illustrate . E sentì quasi pietà di lui , decisa a nascondersi per non aumentargli il malumore che doveva provare . Eppure la sola idea che egli era lì , nell ' umile portico dove le sorelle gli servivano il caffè , illuminava ancora di più , se era possibile , il paesaggio intorno : e le felci toccate da lui scintillavano come palme dorate , e il cielo era più vasto e azzurro . Incantesimi della fanciullezza , che nel ricordo dànno un ' idea di quello che debba essere un giorno , per l ' anima che ci crede e lo aspetta in ricompensa degli innumerevoli disinganni della vita , il regno di Dio sulla terra . Adesso Cosima è di nuovo nella sua casa melanconica , dove ogni cosa , dopo il ritorno dalla montagna , ha preso un aspetto più triste , quasi di decadenza , o meglio di appassimento , un colore umido di autunno , un odore funebre di crisantemi . Ella ha freddo , nell ' alta stanza dalla cui finestra si vede il Monte , già anch ' esso coperto di nebbia : il grido dei corvi annunzia l ' inverno . Ma ancora ci sono , per lei , momenti nei quali il cielo torna a spalancarsi , e un tepore primaverile le scalda il sangue . Ella scrive : piegata sul suo scartafaccio , quando le sorelle tengono a bada la madre , e Andrea è fuori in campagna , e Santus dorme uno dei suoi soliti terribili sonni , ella si slancia nel mondo delle sue fantasie , e scrive , scrive , per un bisogno fisico , come altre adolescenti corrono per i viali dei giardini , o vanno a un luogo loro proibito ; se possono , a un convegno d ' amore . Anche lei , nelle sue scritture , combina convegni di amore : è una storia , la sua , dove la protagonista è lei , il mondo è il suo , il sangue dei personaggi , la loro ingenuità , le loro innocenti follie sono le sue . Il titolo del libro non può essere che quello che è : Rosa di macchia . E un giorno , quando è finito , ella lo sente palpitare vivo fra le sue mani fredde , come un uccello che le sguscia fremente fra le dita e vola a batter le ali contro i vetri chiusi della finestra . Ella non esita a cercare il modo di liberarlo , lasciarlo andar via per gli spazi infiniti . Scrive all ' editore della rivista di mode , e l ' uomo , che ha l ' intelligenza istintiva e il cuore grande del lavoratore sbocciato dal popolo , capisce con chi ha da fare . Risponde che gli mandi il manoscritto . Cosima si stacca con dolore ed orgoglio dalla famiglia dei suoi personaggi , e la manda per il vasto mondo . Il plico del manoscritto è accuratamente involto in tela e carta , con una rete di spaghi che deve resistere al lungo viaggio di terra e di mare : ed è anche raccomandato : tutte spese che Cosima non può sopportare col suo scarno bilancio personale composto dai pochi centesimi che la madre le dà ogni domenica . Ma poiché è necessario andare avanti a tutti i costi , ecco che la scrittrice , la poetessa , la creatura delle nuvole , scende in cantina e ruba un litro d ' olio : è facile , questa ladroneria , perché lei e le sorelle , quando la madre e la serva sono occupate in cucina , e qualche donna viene a comprare olio o vino , non sdegnano di servirla . Arriva dunque la donna di servizio della famiglia del cancelliere del Tribunale , che abita da pochi giorni la casa della zia Paola , in fondo alla strada , e compra un fiasco d ' olio : Cosima riceve la somma , in piccole monete di argento da mezza lira l ' una : a lungo , andata via la donna , ella tiene quei semi bianchi entro il pugno , fino a scaldarli ; ha scrupolo , ha paura , anche un po ' di vergogna ; ma poi pensa che un familiare non esita a intascare metà del fitto del bosco e del provento delle mandorle , per sprecarlo col gioco e con le donne , e divide anche lei le monete : metà alla casa , metà alla gloria . È vero che poi rivelò il peccato al confessore , dicendo di aver rubato , senza però riferirne il motivo : e per penitenza digiunò il venerdì e il sabato . Presto arrivarono le bozze di stampa del romanzo . Cosima non sapeva con precisione di che si trattasse : credette che l ' editore le mandasse un campione , e si meravigliò che le pagine fossero lunghe come le colonne di stampa dei giornali . Le tenne lì , trovando buffo e quasi allucinante quel trasformarsi del suo lavoro . Il suo nome , in cima , sovrastante al titolo , le dava quasi soggezione : le pareva fosse troppo esposto alla curiosità del lettore . Non vedendo ritornare le bozze l ' editore scrisse quasi seccato , richiedendole corrette . Allora Cosima si decise a correggere i molti errori di stampa , e sentì la prima tortura di ricercare le doppie lettere sul frusto vocabolario che era appartenuto a suo padre e ancora aveva odore e macchie di tabacco da naso : ma le correzioni ella le fece in un modo nuovo , mai veduto , cioè non sul margine del foglio , sibbene sul corpo stesso delle parole errate ; talché ne germogliò una fioritura selvatica di sgorbi , un groviglio che terrorizzò il tipografo destinato a sbrogliarlo . L ' editore decise di non mandare le ulteriori bozze alla scrittrice , ma le richiese una fotografia da mettere sulla porta del romanzo . Di fotografie Cosima ne possedeva solo una , che era stata anch ' essa una delle prime sue disillusioni personali . S ' era voluta fotografare coi capelli sciolti , col vestito nuovo color viola di mezzo lutto e il fermaglio d ' argento al collo : ne era venuta una immagine torva , corrucciata , con gli occhi selvaggi , la bocca sdegnosa , il petto legnoso ; la prima deformazione della sua personalità spirituale , che sotto le asprezze fisiche dell ' adolescenza ella sentiva invece bella e fina . Era abbastanza vanitosa per non pensar neppure di mandare quel cupo ritratto di sé stessa ad affacciarsi all ' apertura del suo libro di sogni : ma farne un altro era un po ' difficile , ed anche dispendioso . Forza e coraggio , e sopra tutto astuzia : altri mezzi litri di olio e di vino furono sottratti al bilancio domestico : fu combinata una gita ad un orto di proprietà della famiglia , vicino alla casa del fotografo , e tutto , questa volta , riuscì bene : la testa di Cosima emergeva da un grande ventaglio di piume di struzzo nere , ch ' ella aveva con arte aperto sul suo scarno petto : emergeva come da un ' ala , che poteva anche avere un simbolo ; e gli occhi avevano il loro languore orientale , un po ' esagerato , il viso tutto dolce , sornione , un po ' per volontà di lei , un po ' per abilità del fotografo intelligente , che aveva capito a modo suo di che si trattava . Aveva capito che quell ' immagine era destinata a un amatore , a qualcuno che Cosima voleva attirare per passione , ma anche per arte : e questo primo innamorato lontano , ricco come un re e forse anche più potente , era il pubblico dei lettori , specialmente giovani , intelligenti e affini all ' anima e alle fantasie di lei . Il libro invece ebbe un successo femminile : lo lessero le fanciulle , e vi si ritrovarono , coi loro amori più libreschi che reali , coi loro convegni notturni immaginari , con le loro finte ali di struzzo che non possono volare . L ' editore mandò cento copie del volume , per tutto compenso dell ' opera : il valore non superava quello dell ' olio e del vino rubati in cantina ; e il grosso pacco piombò in casa come un bolide sconquassatore . La madre ne fu atterrita , la sera gli girò attorno con la diffidenza spaventata di un cane che vede un animale sconosciuto : per fortuna Cosima ricordò che un suo cugino in terzo grado aveva una bottega di barbiere e spacciava giornali e riviste . Era un intellettuale anche lui , a modo suo , perché mandava la corrispondenza locale al giornale del capoluogo : e la proposta di Cosima , di spacciare qualche copia del romanzo , fu da lui accolta con disinteresse assoluto . Ma per la scrittrice fu un disastro morale completo : non solo le zie inacidite , ma i ben pensanti del paese , e le donne che non sapevano leggere ma consideravano i romanzi come libri proibiti , tutti si rivoltarono contro la fanciulla : fu un rogo di malignità , di supposizioni scandalose , di profezie libertine : la voce del Battista che dalla prigione opaca della sua selvaggia castità urlava contro Erodiade era meno inesorabile . Lo stesso Andrea era scontento : non così aveva sognato la gloria della sorella : della sorella che si vedeva minacciata dal pericolo di non trovare marito . Ma a consolare l ' umiliazione sdegnosa di Cosima arrivarono le prime lettere delle sue ammiratrici , ed anche di qualche giovanissimo ammiratore , cosa che maggiormente la confortò . Uno le mandò , da Roma , - da Roma ! - una piccola poesia d ' amore , musicata , dedicata a lei . Ella aveva già un certo spirito critico per giudicare puerili e sgrammaticati i versi , - non più dei suoi , ma incoraggiò la propria vanità col credere che la musica fosse migliore ; per conto suo non conosceva una nota , e di musica aveva finora sentito quella della chitarra e della fisarmonica e quella dell ' organo della cattedrale : ma quello che più la lusingava e la cullava in una risonanza immaginaria , era il fatto che l ' omaggio veniva da un giovane , forse un ragazzo , un ragazzo che se sapeva comporre musica , oltre a poesia , doveva essere di condizione civile , di gente educata ; forse era un Antonino ancora acerbo , forse anzi in via d ' evoluzione più raffinata di quella dell ' esteta locale ; e aveva su di questi il vantaggio di essere meno indifferente , e di pensare dunque a lei , di essere all ' altra riva del solitario oceano di sogni dov ' ella viveva . Fu il suo primo amore lontano , tutto suo , poiché dell ' ignoto musicista non seppe mai l ' indirizzo , neppure il nome , - e se ne sapeva l ' età e il sesso era perché i versi li svelavano : - ed egli non scrisse , non parlò , non cantò più . Fu come un grido d ' uccello nella notte , un richiamo passeggero di usignuolo , illuso anche lui dal chiarore delle lontananze ; la serenata di un fantasma di trovatore sceso dalla foresta lunare delle pagine di un libro romantico . Questo fatto cominciò a staccarla da Antonino , tanto più che egli non diede il minimo segno di essersi accorto di quello che per lei , certo , era un avvenimento straordinario . Un filo di dispetto si intrecciò ai ricordo di lui , anzi fu come una trama che si rompe , in un tessuto prezioso , e a poco a poco tira le altre , irrimediabilmente . Poi un ' altra cosa accadde : un altro poeta si accorse di lei : e questo era vicino e accostabile : oh , anche troppo , accostabile , poiché egli faceva di tutto per esserlo . Ma , ahimè ! era un ben piccolo e triste e meschino poeta , in tutto . Era zoppo , fin dalla nascita ; non poteva studiare per mancanza di mezzi , non riusciva a trovare un posto decoroso per mancanza di studio : era il figlio illegittimo del cancelliere , quello venuto ad abitare in fondo alla strada , e , si diceva , del cancelliere stesso , che non lo riconosceva ma se lo tirava appresso , lo manteneva , gli faceva fare il copista , e gli permetteva di scrivere versi . Il cancelliere era vedovo : aveva due figlie già anziane , una tutta riccioli neri , tinti e grassi , l ' altra di un biondo di stoppia bruciata , con una guancia pelosa come quella di un gatto . Si volevano tutti bene : le ragazze sognavano un ricco matrimonio per il presunto fratello . Fortunio , si chiamava , ed esse speravano che il nome gli portasse fortuna : ed era anche bello di viso , con due grandi occhi castanei , femminei , i capelli lisci , dello stesso colore , quasi della stessa lucentezza , un non so che di carezzevole e languido in tutta la persona , anche nel modo di trascinare la gamba storta con la scarpa che pareva di ferro . Le sorelle riuscirono a fare amicizia con Cosima ; un ' amicizia un po ' sostenuta e cerimoniosa , però ; mandavano la serva a domandare quando potevano , senza disturbo , far visita , e arrivavano puntuali , coi vestiti nuovi , i cappellini che sembravano spoglie di pappagalli ; e trovavano sempre il modo di parlare di Fortunio : sì , anche Fortunio aveva pubblicato un volumetto di versi ; anche Fortunio scriveva un romanzo ; anche Fortunio riceveva e spediva tante lettere . Ne mandò una anche a lei , con la serva , e istintivamente Cosima la nascose : ma quando l ' aprì rise , un po ' delusa , poiché il collega la pregava di tradurgli in italiano una parola dialettale molto usata nella città , ma della quale egli non sapeva con precisione il significato . Ella rispose : egli scrisse ancora , ringraziando . Le loro lettere avevano le impronte oleose delle dita della serva . Poi l ' amicizia si strinse : Cosima andò con le sorelle a visitare le nuove amiche e osservò che la loro casa era povera , disordinata , quasi sudicia : e quei riccioli neri unti , quella frangia di stoppia che ricadeva fin sugli occhi bianchi della più vecchia delle zitelle , le destarono un senso di diffidenza , quasi di ripugnanza . Che si ingrandì questo senso , quando , non seppe come , le due streghe trovarono il modo di condurre le ragazze più piccole a vedere un vaso di gerani nella loggetta della casa , e nella stanzetta che serviva da pranzo e da ricevere entrò come per caso lo zoppo . Ella che s ' era piegata a guardare sul tavolo coperto da un tappeto fatto con orribili ritagli di scatole di fiammiferi , alcune di quelle immagini con paesaggi , sentì la scarpa di lui come la zampata di un cavallo che si ferma davanti ad un ostacolo : e balzò in piedi rossa e spaventata . A dire il vero anche lui arrossì e le sue labbra tremarono : ma ciò valse a far notare a Cosima che egli aveva una bella bocca , carnosa ma non sensuale , o , se mai , di una sensualità sana e attraente come quella di un frutto maturo . Per la prima volta ella ebbe la sensazione di ciò che doveva essere un bacio , la sensazione fisica ; un bacio carnale , fra due che si desiderano e sono spinti ad attaccarsi l ' uno all ' altro da una terribile forza di natura : e anche la sua bocca tremò , ma come quella di un bambino che sta per piangere e neppur lui sa perché . Fortunio fu certo , almeno in apparenza , fortunato con Cosima . Ma lo fu perché era audace e spinto , in fondo , da un misterioso senso di odio verso di lei e verso tutta la classe boriosa e orgogliosa senza motivo alla quale ella apparteneva . Ella era quasi ricca , quasi nobile , e nonostante le gravi pecche dei fratelli , considerata una ragazza di rango superiore . La sua stessa ambigua qualità di scrittrice le attirava , dopo tutto , l ' attenzione di un intero paese , e di gente più lontana ancora : e Fortunio era abbastanza intelligente per capire ch ' ella giocava una carta : poteva perdere ma poteva anche vincere . Lui sapeva benissimo , meglio di quelli del paese , che un vero artista non manca mai al suo avvenire . E in Cosima egli sentiva l ' artista ; mentre lui era diseredato in tutto , anche nelle sue velleità di intellettuale . La passione che egli cominciò a provare sul serio per lei era in parte sincera , in parte avida e interessata . Le lettere che cominciò arditamente a scriverle , facendogliele pervenire incollate nelle copertine dei libri che si scambiavano apertamente , erano belle , poetiche , sensuali ; forse le cose migliori che egli scrisse in tutta la sua , d ' altronde breve , carriera di scrittore : Cosima se le sorbiva con avidità , e le nascondeva ben bene per il terrore che venissero scoperte da Andrea : se Andrea le avesse scoperte sarebbero successi certamente dei guai . Poiché Fortunio era per lui un essere assolutamente inferiore , socialmente e fisicamente : era peggio di un servo , peggio di un suonatore ambulante , e come tale gli perdonava , anche perché nulla ancora di sospetto gli passava nella mente , le serenate che , con chitarra e relative appassionate canzoni dialettali , il giovane zoppo , con altri suoi amici , si permetteva di eseguire sotto le finestre di casa . Era un uso locale , abbastanza antico sebbene del tutto diverso da quello delle vere serenate popolari composte di cori vocali e di canzoni arcaiche , quello delle serenate diremo borghesi , combinate da studenti e giovanotti della classe non esclusivamente paesana . Canzoni semi - dotte accompagnate dalla musica della chitarra , del mandolino , anche della fisarmonica , facevano sollevare la testa dai loro guanciali quasi monastici , alle fanciulle sognanti : ma era un po ' difficile identificare a chi la voce appassionata che rompeva il silenzio notturno coi suoi richiami d ' amore , era diretta : poiché l ' amatore , per lo più ostacolato nelle sue aspirazioni amorose , per crearsi una specie di impunità non si fermava , con la sua compagnia solo sotto le finestre dell ' amata , ma sotto molte altre dove c ' erano fanciulle : così che il suo sfogo poteva passare per quello di un dilettante di serenate , di uno spirito innamorato del suo universale sogno d ' amore : o anche di un artista in esercizio di canto e di notturne melodie . Cosima non si ingannò un istante quando una notte sentì , dapprima lontana , poi sempre più vicina e quasi tempestosa e tiepida , quasi palpabile , come appunto il levarsi del vento dalle lontananze del mare e poi dalla valle , nelle notti di marzo , il vento che porta dalle terre d ' Oriente l ' annunzio della primavera , la voce di Fortunio . Bisogna dirlo , era una voce potente , calda , un po ' raffreddata come quella di un vero tenore , - e anche su questa le sorelle di Fortunio contavano , sperando di far di lui un cantante ; - ed egli sapeva scegliere , aggiustandole con anelli di sua invenzione , le poesie più adatte a penetrare come in sogno nel letto delle fanciulle , ad avvolgerle con ali d ' angelo sempre più calde , sempre più strette , fino a tramutarsi in un abbraccio umano appassionato . Cosima tenta di reagire : in fondo non è romantica e già , per tante prove crudeli , conosce la vita ; ma la monotonia dei giorni senza speranza di notevole mutamento le gravava intorno come una ingiusta condanna , - antica condanna delle donne della sua stirpe , - e lei ardeva tutta di desideri di volo , di più vasti orizzonti , di vita movimentata . Così diede ascolto alla voce lusingatrice , sebbene Fortunio le destasse diffidenza e quasi disprezzo . Un giorno , in maggio , quando le prime ebbrezze della sua avventura letteraria erano dileguate , per lasciar posto , in lei , ad uno scoraggiamento pesante , per colmo di disdetta , le arriva una lunga critica , manoscritta , della sua povera ma sincera fatica : il romanzo , la novella , persino un timido racconto per bambini pubblicato in una rivistina per ragazzi , tutto e stroncato , e non con debole malizia , ma a vigorosi colpi di accetta : tutto , con logica , con coscienza : tutto ridotto a scheggie , buone , - conclude il critico , - per accendere il fuoco del forno ove la madre di Cosima cuoce il pane . Torni , torni , la piccola grafomane , nel limite dell ' orticello paterno , a coltivare i garofani e la madreselva ; torni a fare la calza , a crescere , ad aspettare un buon marito , a prepararsi ad un avvenire sano di affetti famigliari e di maternità . Cosima piange ; di rabbia , di umiliazione : piange , ma in fondo si sente tutta scossa , ha coscienza di aver sbagliato strada , decide di ritornare davvero al chiuso esilio del suo vero destino . Strappa il foglio di condanna , e riprende i suoi lavori di ricamo , di cucina , le passeggiate con le sorelle , le gite confortevoli nelle belle campagne rallegrate dalla fastosa primavera . Ad una di queste gite presero parte anche le sorelle di Fortunio : anzi furono loro che portarono le provviste per fare una merenda sull ' erba , accanto alla sorgente dell ' acqua che scaturiva da una roccia alle falde del monte . E furono ore di schietta , innocente allegria ; e Cosima poté anche , contemplando il tramonto sulle cime opposte della valle , sopra gli oliveti sognanti , mettere da parte i tenebrosi propositi di abbandonare i suoi sogni di poesia ; la ferita si chiudeva , ed ella provava come una gioia di convalescenza , quando , a stendere un ' ombra sulla luce del suo cuore , - la sola luce ch ' ella sentiva di essere vera , limpida e dissetante come la sorgente della roccia , - apparve , sulla strada sovrastante , la figura di Fortunio . Al solito , pareva che egli fosse sopraggiunto per caso . Dall ' alto del paracarri si affacciò e parlamentò con le sorelle , che lo invitavano ad avvicinarsi , a prender parte alla merenda , con un certo diritto , poiché la roba l ' avevano portata loro : ma egli rifiutò , severo e triste , conscio , anche lui , del posto che gli spettava : affacciato al parapetto dello stradone in modo che la sua gamba storta non si vedesse , e risaltasse la bella testa con gli occhi e le vivide fresche labbra lucenti al riflesso del tramonto , guardava con tristezza lontano , e appoggiava la guancia alla mano fina , dalle unghie che parevano di alabastro rosa . A Cosima pareva una di quelle figure romantiche che le piacevano nelle vignette di qualche antica edizione di Chateaubriand , possedute da Santus ; così , un giovine sventurato , preso da una segreta passione , che si smarrisce nella solitudine di un tramonto campestre e appoggiato al riparo di un precipizio , o seduto sul tronco abbattuto di una quercia , fra tralci d ' edera e rupi coperte dal fiore del muschio , medita sulla sua triste sorte . Triste , certo , era la sorte del giovine Fortunio , e il cuore di Cosima non poteva non accoglierne l ' eco , fra le voci poetiche che le raccontavano l ' eterna poesia del dolore umano : e così , quando la comitiva prese la via del ritorno , lasciando lo sventurato poeta solo appoggiato alla roccia della sorgente , intento a sentirne anche lui il mormorio melanconico , fra le ombre già dorate del crepuscolo , ella si sbandava , a capo chino , mentre le compagne si ricorrevano nello stradone e cantavano e ridevano come figlie di contadini , al ritorno dal lavoro dei campi . Sorge la luna , fra i denti del monte , sopra i macigni che dànno l ' illusione delle rovine di un castello : il suo chiarore lilla si fonde con quello arancione dell ' orizzonte ; l ' odore della vegetazione inumidisce l ' aria tiepida ; canti lontani rispondono a quelli delle fanciulle che accompagnano e trasportano sull ' ala del loro coro la tristezza indistinta di Cosima . Che cosa vuole , Cosima ? Non lo sa bene neppure lei : vorrebbe fermarsi , non tornare nella sua casa soffocante , appoggiarsi anche lei al parapetto dello stradone , sopra la valle piena di mistero , seguire il corso della luna sul cielo sempre più chiaro e luminoso . Le compagne non badavano a lei : le sorelle , stordite dall ' allegria delle amiche , si lasciavano trascinare avanti , e lei rimaneva sola , sperduta , come dimenticata nella strada e nel mondo . Sopraggiungeva qualche carro di contadini , trainato dai buoi sonnolenti , qualche uomo a cavallo , qualche tarda donnicciuola che ritornava dall ' aver lavato i panni al torrente : le ombre si allungavano di traverso sulla strada bianca , le voci e i passi risonavano dolci nell ' aria molle e profumata . Ed ecco un passo diverso dagli altri , con qualche cosa di ambiguo , come il passo di un essere fantastico , uno gnomo , un gigante che tenta di non far rumore , o un Belfagor fatale , o un arcangelo che con un batter d ' ali può trasportarti fra le torri d ' argento e gli spalti lunari della montagna . È Fortunio : sarebbe stato più in carattere con la chitarra a tracolla , come un trovatore sceso appunto dai boschi d ' elci che circondavano gli illusorii castelli dell ' orizzonte : ad ogni buon fine aveva ancora un libro in mano : un libro che biancheggiava alla luna , con le parole magiche che aprono la porta dei sogni . Versi ; versi d ' amore . Raggiunse Cosima e le si mise a fianco , silenzioso . Ella non si stupì : tutto doveva procedere così ; e quando egli le cinse lievemente le spalle col braccio che tremava ella non protestò , non cercò di liberarsi . Tutto doveva procedere così : era una cosa ordita dalle sorelle maliziose di Fortunio , ma pareva anche un incantesimo prodotto dall ' ora , dal luogo , dalla sorte che protegge gl ' innamorati . Anche l ' ombra folta che si stendeva al margine dello stradone , in una svolta ove le rocce scendevano fino al paracarri , parve una tenda di velluto , che avvolse i due giovani poeti e permise ai loro freschi volti di formarne uno solo : il volto dell ' amore . Tutto sembrava proteggerli : il modo facile di scambiarsi le lettere , la strada in comune , la vicinanza dei loro orti . E dell ' orto di Cosima , di notte , quando si sapeva che la madre e le sorelle riposavano , la prima avvolta anche nel sonno dal suo velo di sofferenza e di preghiere , le seconde nei loro sogni ancora bianchi di innocenza , Fortunio riusciva , nonostante la sua infermità , a scavalcare il muricciuolo , e ritrovare , sinceramente ansante e appassionato , all ' ombra di un angolo protettore , la sua piccola amica che sembrava , così sbalordita e silenziosa , il fantasma di sé stessa . Ella si lasciava baciare da lui , ne sentiva il calore della persona , i fremiti e gli ànsiti di eroe incatenato , la violenza impotente con la quale egli avrebbe voluto portarsela via ; ma una fredda , quasi malvagia potenza di analisi la sosteneva in quella specie di lotta dei sensi contro sé stessa e contro l ' altro ; e ne usciva stanca , disgustata , amara di umiliazione e di rimorso . Anche di rimorso : poiché credeva , fra le altre cose , di commettere peccato : ella non avrebbe mai sposato Fortunio . Finché la vicenda non trapelò , destando una nuova ondata di scandalo fra la gente per bene del luogo . Eh ! si capiva ; Cosima sola era capace di quelle avventure , con uno storpio , un bastardo , un rinnegato dalla sorte . E un giorno Andrea disse , in pubblica piazza , che avrebbe fracassato col bastone l ' altra gamba del “ suonatore di chitarra ” ; e a Cosima somministrò una dose di schiaffi e pugni che oltre le membra le pestarono l ' anima come il sale nel mortaio . Anche questa lezione le servì per la scuola della vita ; sentì che ella davvero non rassomigliava e non doveva rassomigliare alle ragazze di “ buona famiglia ” , che commettono incoscienti ma astute i loro peccatucci d ' amore ; che Dio le aveva dato una intelligenza superiore alla comune e sopra tutto una coscienza limpida e profonda come un ' acqua nella quale si vede ogni filo di luce e di ombra , per guidarsi da sola nella strada della verità . Il castigo per il suo capriccio con Fortunio , capriccio di curiosità sentimentale , ma anche sensuale , le parve giusto ; e decise di sorvegliarsi , di vivere con una sua certa religione . Anche il pensiero per Antonino le si svelò , ad un tratto , quasi morboso . Perché perseguire una chimera inutile e , in fondo , per lei , umiliante ? Non si mise più alla finestra , per aspettare il passaggio della meteora : non andò più , con le sorelle , a far visite alle amiche ; si chiuse in un cerchio di silenzio , di rassegnazione , di lavoro . E poi la vita quotidiana incalzava , i giorni si facevano scuri e arcigni come per un inverno che doveva durare a lungo . Una notte si sentì , nella casa uno strano lamento , poi la voce di Andrea che cercava di convincere il fratello Santus a mettersi a letto e calmarsi ; ma il disgraziato si dibatteva , gridando che sotto il suo letto c ' era un uomo nero che voleva strangolarlo ; poi toccava le pareti urlando che erano piene di tarantole e di scolopendre . In un attimo la madre , la serva e le ragazze furono in piedi , circondarono i due fratelli , si avvidero che Santus , pallido , tutto preso da un tremito convulso e con gli occhi grandi , metallici , allucinati , delirava . Ma era un delirio terribile il suo ; peggiore del delirio di un moribondo o di un idrofobo : Andrea lo capiva . Un terrore mai prima conosciuto invase Cosima , come se davvero la casa fosse piena di uomini neri e abbominevoli nascosti e pronti ad ogni crudeltà , e , le pareti brulicassero di rettili velenosi . La madre credette che Santus fosse invaso dallo spirito maligno , e pensò di mandare a chiamare uno dei preti di casa per esorcizzarlo . Ma Andrea sogghignava ; riuscì a far ritornare a letto il fratello , e lo vegliò tutta la notte . Notte di angoscia indimenticabile , durante la quale Cosima conobbe un ' altra pagina del libro terribile della vita . Invece del prete venne il dottore , il quale consigliò che Santus e Andrea , il quale si offrì di sorvegliare il fratello , andassero ad abitare in una casupola che la famiglia possedeva in un orto non molto distante dalla casa . Furono riattate e ammobiliate alla meglio , le povere stanzette terrene , che di buono avevano solo alcune finestrine dalle quali si vedevano i monti lontani : e Santus vi si lasciò condurre docilmente : era buono e mite , in fondo , e il primo ad essere mortalmente triste del suo vizio , che il dottore aveva dichiarato essere null ' altro che una malattia dalla quale il paziente non può , anche con tutta la sua volontà , mai guarire , era lui . Un dolore profondo gli si leggeva negli occhi chiari : di tanto in tanto pareva sollevarsi , smetteva , e tentava di lavorare : ma poi ricadeva , come un virgulto stroncato , non ancora morto nelle radici ma irrimediabilmente inutile a se stesso e dannoso agli altri . Nella casa delle fanciulle ci fu una relativa tranquillità : ma l ' ombra del dolore la velava ; e la madre si fece ancora più silenziosa , pallida , e qualche volta inquieta , di quell ' inquietudine di uno che ha smarrito qualche cosa di prezioso . Cominciò anche a diventare un po ' strana : a volte usciva di casa furtiva , con qualche oggetto o qualche pacco nascosto sotto lo scialle : andava nella casetta dei figli ; a portar loro da mangiare e da vestirsi . Non che ad essi nulla mancasse , anzi , quando l ' altro era tranquillo , Andrea tornava a mangiare con la famiglia , ed entrambi frequentavano giornalmente la casa : ma la madre aveva paura che essi mancassero del necessario : pensava a loro come a bambini smarriti nel bosco , e andava a cercarli , e si smarriva anche lei nelle ombre di una selva pericolosa : quella della disperazione . Attiguo alla casetta dei fratelli , c ' era , anch ' esso di proprietà della famiglia , un frantoio per olive : era un lungo stanzone irregolare , scuro eppure lucido , come scavato in una montagna di schisto : nero , come unto anch ' esso , era il forte cavallo paziente che faceva girare la ruota dentro la vasca rotonda dove venivano pestate le olive : la pasta violacea di queste , versata entro sporte rotonde , la spremeva il torchio di ferro ; ma il torchio , collocato in una specie di nicchia scavata nella parete , erano gli uomini che lo manovravano , con una stanga : il mugnaio o un suo aiutante . L ' olio cadeva nero e grasso entro un grande paiuolo , e le sanse , finita di spremere la pasta , venivano buttate da una larga finestra giù nell ' orto , formando un monticello odoroso che a suo tempo veniva acquistato dallo stesso negoziante che in estate comprava le mandorle della famiglia : ed era una discreta rendita , assieme con quella dell ' olio , che i proprietari delle olive lasciavano in compenso per la manipolazione . Ma bisognava stare molto attenti , perché il mugnaio , un piccolo uomo religioso con due occhi di vero santo , che serviva da anni e anni la famiglia , e le era sinceramente affezionato , rubava a man salva , tanto ai clienti quanto ai padroni . Il luogo era sempre pieno di gente , anche perché in un angolo , tra la finestra e il torchio , ardeva sempre un grande fuoco con su un paiuolo d ' acqua bollente , dove venivano immerse e lavate le sporte : e intorno a questo fuoco si riuniva un gruppo d ' individui che , verso sera specialmente , formavano un quadro degno di Rembrandt . Erano tutti disoccupati e poveri , ma di una strana povertà dovuta più a loro stessi che alla sorte : e venivano lì a riscaldarsi , a confortarsi l ' uno col contatto dell ' altro . Capo fila era un uomo rossiccio , che era stato ricco e aveva dilapidato la sua sostanza con le donne e il vino : poi un vecchione con la barba di patriarca , anche lui decaduto , che faceva il giardiniere a tempo perso e viveva con la caccia dei gatti , dei quali si nutriva ; e altri reietti , che non sdegnavano di unirsi con i bravi contadini e i piccoli proprietari che portavano a macinare le loro olive , e lo stesso padrone del frantoio , Andrea , che capitava ogni tanto per sorvegliare il mugnaio . Santus , poi , non mancava mai , e quando appariva lui tutti si scostavano per fargli posto ; camminava anche lui nella fatale scia dei miserabili compagnoni raccolti intorno al fuoco , ma tutti ancora lo rispettavano , perché ancora la sua famiglia lo sostentava ed egli aveva un rifugio e la protezione del fratello ; anzi , sapendolo generoso , cercavano la sua amicizia per potergli spillare un po ' di quattrini ; ma egli , nonostante la torbida incoscienza in cui spesso affondava , capiva il suo stato , conosceva il cuore del prossimo , e amava solo la compagnia dei rinnegati del frantoio perché appunto si sentiva già loro compagno di fatalità . Non si creda che queste riunioni fossero melanconiche . Tutt ' altro . Quando il fuoco aveva seccato addosso i poveri vestiti , spesso bagnati dalla pioggia , di questa specie di vagabondi , e , per benignità della sorte , essi erano riusciti a bere vino , o meglio ancora acquavite , l ' allegria più infantile regnava fra loro : uno di essi arrivava a cantare pezzi d ' opera , un altro tirava fuori un pane , lo spaccava , si faceva facilmente versare sulla mollica un filo d ' olio , e lo abbrustoliva sulla brace , dividendolo poi fraternamente coi compagni . E Santus mandava a comprare un fiasco di vino , che bevevano alla salute di tutti . Salute e lunghi anni : la vita è di chi si contenta di viverla . Le giornate erano quasi sempre grigie , nel freddo mattino del tardo autunno : ma a poco a poco il cielo si schiariva e si sollevava sopra i monti che prendevano una lucentezza opaca di stagno , e sull ' alto si apriva l ' occhio , bianco prima , poi perlato del sole , come di un dormiente che dopo aver lottato con un triste sogno si sveglia ridente alla dolce realtà . Allora tutto prendeva colore ; il cielo sembrava un mare sparso d ' isolette rocciose , sui rami degli alberi le ultime foglie palpitavano come farfalle d ' oro e i monti riprendevano le loro tinte azzurre e rosee . Quando il tempo era bello capitavano nell ' orto la padrona che non sdegnava di coltivare i cavoli e i carciofi , e le “ bambine ” . Cosima aveva già venti anni ; ma a volte ne dimostrava di meno , a volte di più . Il viso bianco , corrucciato , gli occhi che sembravano selvaggi , la fronte coi capelli tirati su e stretti con la noncuranza delle donne vecchie , si aprivano e illuminavano come il cielo in quelle ambigue mattine , quando il riso schietto le sgorgava dai denti stretti con la violenza d ' un ' acqua sorgiva dalla roccia . Ora , nelle assenze di Andrea , spesso costretto a recarsi in campagna per sorvegliare chi lavorava , sapendo che di Santus il mugnaio poteva , con l ' aiuto diabolico dell ' acquavite , farne quello che voleva , ella penetrava con coraggio nel frantoio , e faceva le sue brave ispezioni . C ' era , anche nella cameruccia di Andrea , un registro dove venivano segnate le “ macinate ” delle olive ; ogni macinata sette quarti di ettolitro di olive ; compenso due litri d ' olio grezzo lasciato nel paiuolo apposito o , se il proprietario preferiva , due lire in contanti . Molti lasciavano correre il tempo , prima di pagare , e allora il conto rimaneva aperto . Ed ecco Cosima , seduta al tavolo dove c ' erano gli avanzi del pane e dei cibi dei fratelli , sfogliare l ' unto registro e segnare in fila i nomi e il numero delle macinate ; era una poesia anche quella , e il sole , che sbaragliava le ultime rocciose nuvolette e splendeva alto sui monti , dorava il foglio dove lei scriveva e lucidava i suoi capelli severi . Così ella veniva a contatto col popolo , col vero popolo , laborioso e mite , che se pure poteva , come il mugnaio , mettere le grinfie sulla piccola roba del prossimo , lo faceva con parsimonia e poi andava a confessarsene . Magari anche la confessione era un po ' fraudolenta , come quella del famoso contadino che tentò d ' ingannare il confessore dicendogli di aver rubato una corda , e alle insistenti inquisizioni dell ' uomo di Dio , finì col dire che alla corda c ' era attaccato un bue : ad ogni modo tutta gente buona : donnine rispettose e sornione , uomini che dovevano combattere con la terra ingrata e solitaria e i venti e gli uccelli e le volpi per strappare il grano e il vino , dei quali si nutrivano come il sacerdote nella Messa . Cosima li osservava , li studiava , ne imparava il linguaggio , le superstizioni , le maledizioni e le preghiere : e dal suo posto di osservazione vedeva anche il quadro e le figure del frantoio : sentiva le storielle che vi si raccontavano , le canzoni dell ' ubriaco , e se le doleva il cuore o piegava la testa umiliata nel vedere Santus , il fratello nato per grandi destini , intagliare carrettini di ferula per i bambini del mugnaio , o spolpare le ossa di un arrosto di gatto con gli altri compagnoni , pensava che solo la pietà può sollevare l ' anima piegata dal male degli altri , e portarla sulle sue ali fino alle altissime soglie di un mondo ove un giorno tutti saremo eguali nella gioia di Dio . Fra un segno e l ' altro del registro i clienti del frantoio le raccontavano i loro guai , i loro drammi : qualcuno la pregava di scrivergli una lettera o una supplica : così le venne lo spunto per un nuovo romanzo ; attinto dal vero : attinto come la pasta nera delle olive dalla vasca del frantoio , che si mutava in olio , in balsamo , in luce : e mise un titolo grigio , che sotto però nascondeva anch ' esso il seme del fuoco : lo intitolò Rami caduti . Questa volta la fortuna le arrise compiuta . Ella tentò presso un editore di una certa notorietà , che non solo accettò e pubblicò il romanzo , ma lo fece accompagnare dalla prefazione di uno scrittore illustre : ed ecco d ' un tratto la figura di Cosima balzò sull ' orizzonte letterario , circonfusa d ' un ' aureola quasi di mistero . Mistero creato dalla lontananza di lei e della sua terra , dalle vaghe notizie sulla sua vita quasi selvatica , ma sopra tutto dalla forza ingenua e nello stesso tempo vigorosa del suo racconto , dalla sua prosa scorretta e primitiva eppure efficace , e dall ' evidenza dei suoi personaggi . D ' un colpo ella diventa celebre : giornali e riviste le domandano novelle : e l ' editore manda denari . Non molti , ma tanti quanti a lei bastano per non frodare più la cantina , e comprarsi un bel vestito di setina nera a puntini d ' oro e un boa di piume di struzzo nere e bianche che ha del serpente e dell ' uccello . Quando apparve , con le sorelle alle quali aveva regalato per confortarle eleganti sciarpe di velo , alla Messa celebrata dal Vescovo , in una brillante mattina di autunno , una schiera di giovanotti , i più intellettuali e spregiudicati del luogo , che andavano in chiesa solo per sbirciare le donne , si allineò fra una navata e l ' altra della bella Cattedrale , e i loro occhi la serrarono in un nutrito fuoco di fila . Anche le donne la guardavano , alle spalle , affascinate , più che altro , dal suo vestito e dal suo boa dai colori di notte stellata , piegata sul suo libro di preghiere . Ella volava : le pareva di essere una rondine ; sentiva voglia di piangere ; era un rigurgito di gioia , di trionfo , ma anche di dolore profondo ; e se sollevava gli occhi umidi e vedeva i finestroni alti sotto la volta della chiesa , azzurri di miraggi quasi marini , pensava allo sfondo della finestra del frantoio e alle povere donne unte di olio nuovo che le raccontavano le loro pene . Allora una lieve vertigine le saliva dalle radici dell ' anima , come quando bambina l ' immagine della nonna le rimescolava nel subcosciente un mondo atavico avventuroso e fiabesco . La cerimonia e la musica accrescevano l ' incanto . Il Vescovo era alto , aristocratico ; ricordava i prelati pittoreschi dei grandi romanzi francesi dell ' Ottocento ; solo la sua voce era un po ' aspra , ma si sperdeva , col fumo dell ' incenso , nel rombare nostalgico dell ' organo , che suonava il coro del Nabucco : “ Va pensiero su l ' ali dorate ” … E tutto , luce , suoni , colori , accresceva la luminosa illusione di Cosima , che si vedeva trasportata in un mondo fantastico . Fu proprio da quei tempo che la sua vita prese un ritmo fiabesco . I giornali parlavano di lei . Arrivò persino , fino alla casa di lei , da una città lontana , un alto , grasso , biondo giornalista , la cui presenza mise in subbuglio tutto il vicinato . In Cosima quella visita suscitò il più alto orgoglio e la più cocente umiliazione . Umiliazione di doverlo ricevere in quella stanza terrena quasi povera , dove nella vecchia libreria si vedevano ancora le carte d ' affari del padre morto ; però , le sorelle avevano steso un ' antica tovaglietta di pizzo sul tavolino dove fu servito il caffè : ella aveva indossato il suo vestito di seta stellata , ma non sapeva che dire , mentre l ' uomo biondo la scrutava coi piccoli occhi verdognoli che , a guardarli di sfuggita , quasi con spavento , a lei ricordavano quelli dei gatti selvatici in agguato contro gli uccellini di primo volo . Egli però fu gentile , e nel suo giornale scrisse che la scrittrice “ pallida , piccola , nervosa , ( nervosa ? non sapeva che cosa questa parola significasse : tuttavia la lusingò ) questa fragile creatura che , senza mai essere uscita dal suo quieto nido , conosce tuttavia , in modo che fa quasi sbalordire , i misteri del cuore umano ” eccetera . ( Oh , grande uomo biondo che vivi nella metropoli , a contatto col mondo più tumultuoso , tu non saprai mai per tua esperienza quello che Cosima conosce attraverso la propria ) . L ' intervista fu commentata , riprodotta , colorita . Il libro di Cosima si vendeva ; altri articoli lo resero quasi di moda . Ella , al solito , nonostante appunto le sue esperienze e i suoi saggi propositi , ricominciò a fantasticare : perché non avrebbe potuto sposare il biondo gigante ? : l ' avrebbe portata nel turbine della vita . Gli scrisse per ringraziarlo ; egli rispose : la chiamava “ piccola grande amica ” parve farle la corte : tanto che un giorno Andrea intercettò una lettera , ma ne fu contento . Ecco uno che finalmente andava bene per la sorellina . E lei passeggiava intorno all ' orticello , come un ' aquiletta catturata , pronta a spiccare il lungo volo appena avesse potuto . L ' orticello era tutto in fiore : rose paesane , gigli e garofani vi spandevano un profumo di altare quando si celebra il mese di Maria . Anche per lei era arrivato il mese della sua gloria . Scrisse finalmente anche quel superbone di Antonino , che continuava a studiare per poter vivere in città : faceva i complimenti e gli auguri a Cosima , e le domandava anche notizie di Santus . Ella non rispose , ma conservò il biglietto di lui fra i ricordi che la seguirono nelle strade della vita . Adesso pensava all ' altro , al grande biondo dagli occhi tigreschi : e dopo una lunga ambigua corrispondenza , egli un giorno le mandò , una lettera strana , dove , fra le altre cose spiacevoli , le diceva che ella gli era sembrata quasi una nana . Pertanto le esperienze di Cosima continuavano . Vi furono giorni di nuovo fulgore . Arrivarono contemporaneamente due lettere : e una veniva di molto lontano , dal castello di un principe tedesco , col sigillo d ' argento e su impressa appunto una corona di principe . Forse era il suo segretario , che aveva letto il romanzo di Cosima e le scriveva ancora turbato , dicendole chiaramente , in ultimo “ fi amo , signorina , fi amo ” . Lo credette il segretario , poiché il nome era comune , e Cosima era corazzata di inguaribile diffidenza : ma perché non poteva esser lui , il principe ? Ella rispose , ringraziando ; ma poi , immaginandoselo anche lui biondo e alto e con gli occhi felini come il crudele giornalista , e per di più principe o granduca , non mandò la lettera . All ' altra invece rispose . Ed era anche questa di un principe di diversa specie ; era di un giovine di ventidue anni , che doveva essere molto ricco perché le scriveva che stava per partire , con mezzi suoi , per una spedizione nell ' America ancora inesplorata ; e le chiedeva il permesso di mettere il suo nome alla regione che egli avrebbe attraversata per il primo : e le dava l ' indirizzo della estrema città dell ' America del Sud ove si sarebbe fermato per formare la carovana . Ah , sì , Cosima adesso risponde , con lettera raccomandata , e non si proibisce di abbandonarsi con la fantasia , come un angelo viaggiante , al seguito dell ' avventuroso suo cavaliere . Le pare di vivere al tempo delle Crociate : egli va , col nome di lei nel cuore , a combattere contro i pagani , i pellirosse , i serpenti , le foreste vergini , le erbe che uccidono . Furono i giorni più belli della vita di Cosima , più belli ancora di quelli passati sul Monte , a respirare l ' aria che respirava Antonino . Era il sogno vivo , adesso , l ' avventura epica , alla quale ella prendeva parte cavalcando sulle nuvole rosse dell ' orizzonte , sui glauchi mari delle sere di luna . Tutto le sembrava grande e luminoso . Nella casa di faccia alla sua , essendo morto il nero canonico medioevale e sposata a un vecchio cugino la nipote , era venuto ad abitare un ricco attempato , ma ancora sanguigno e forte negoziante di scorze d ' albero e di sugheri . Era anche un cacciatore famoso e ogni tanto radunava gli amici per una partita di caccia grossa . Scalpitavano i cavalli , nella strada stupita da tanta animazione quasi guerresca , e i cavalieri , armati di tutto punto , alcuni smilzi e dritti in sella , altri , già anziani , barbuti , grassi e un po ' cascanti , ma col viso duro e deciso come di vetusti razziatori abituati a far preda , aspettavano che il gruppo fosse al completo , mentre i cani s ' incontravano e facevano , fra le zampe dei cavalli , una schermaglia rintronante di guaiti e latrati ; e appena usciva dal portone spalancato il cacciatore rosso dalle coscie possenti e dagli occhi verdi brillanti di gioia beffarda e feroce , sul suo balzano quasi ancora indomito , la comitiva si slanciava al galoppo inondando la strada come un ' orda diretta alla conquista di un luogo nemico : i passi dei cavalli risonavano a lungo , anche quando la strada ritornava deserta , e pareva uno scalpitio di treno che s ' allontanava : Cosima , alla finestra , mentre ritirava , dopo averlo sgrullato , il piccolo soppedaneo del suo lettuccio , s ' incontrava a seguire nell ' aria l ' eco della cavalcata : e pensava al suo esploratore , alla caccia dei selvaggi ; e si sentiva anche lei in corpo una smania di amazzone , un ardore di eroina da avventure audaci ; ma poi le toccava rifare i letti e pulire le camere , e , per risalire a galla da questo stagno di realtà , aspettare almeno il passaggio del portalettere . Era un uomo rude , il portalettere , anche lui rosso di pelo e di pelle ; e quando passava , con le sue grosse scarpe , battendo alle porte dei cittadini e gridando forte : “ posta , posta ” , tutti gli echi intorno si risvegliavano , persino i cani abbaiavano , l ' aria prendeva un colore di inquietudine . Per Cosima rappresentava un personaggio quasi mitologico , apportatore di bene e di male , e quando ne sentiva la voce di lontano tremava come se il destino fosse in cammino verso di lei . Era stato lui , in fatti , a portarle le lettere di gloria e di amore , di umiliazione e di speranza , e il vaglia , e i giornali col suo nome scritto come su lapidi che le parevano eterne . Adesso ella aspettava notizie da un mondo misterioso , lontano , quasi di là dai confini del mondo reale : lettere dell ' esploratore , che a quel suo mondo nuovo voleva mettere il nome di lei . Ma il portalettere passava con la borsa , che faceva un rumorino speciale , sulla cinghia di cuoio , come quello dei carnieri dei cacciatori , e picchiava con violenza il battente della porta del negoziante di scorze , traendo dalla borsa un pacco di lettere e di giornali . E a lei nulla : e la voce aspra dell ' uomo della sorte che si andava affievolendo le pareva si burlasse crudelmente di lei . Così passò la bella stagione : ella non si curava più neppure di Antonino . Di nessuno si curava , tranne che delle sue scritture , illuminate dalla luce di quel sogno che era il più bello dei romanzi che ella avrebbe mai potuto scrivere . In ottobre ci fu , come al solito , la vendemmia . No , non come al solito , poiché la madre , d ' accordo con Andrea , aveva fatto costruire una piccola casa di pietra nella vigna , sotto un pino che vigilava solitario la grande distesa quasi tutta selvaggia come una landa , e dichiarò che la voleva abitare per qualche settimana . Solo la vigna rallegrava coi suoi quadrati verdi e gialli , con qualche filare di grandi fichi bassi , la dolce triste solitudine del luogo : i monti lontani innalzavano una muraglia azzurra intorno all ' orizzonte . Un colono del Continente coltivava , fin dal tempo in cui era vivo il padre di Cosima , la vigna da lui piantata , e un grande orto che godeva di un rivolo d ' acqua raccolto in una vasca ampia come un laghetto , circondata di giunchi , canne e salici selvaggi . Il luogo era bello : una specie di oasi nella desolazione della pianura incolta e pietrosa , saettata , nell ' estate , da un sole implacabile . Ed ecco , adesso , la casetta di pietra lo rendeva più pittoresco ed ospitale : erano appena due stanze , addossate ad un ' altra , piccola , che fino a quel tempo era stata l ' abitazione del solitario colono , il quale non si moveva mai dal posto , rifornito ogni tanto di pane e altri viveri da Andrea , che di ritorno portava a casa i prodotti dell ' orto . Erano per lo più patate , legumi , verze , zucche e insalate , e qualche volta anche poponi e cocomeri . E nella stagione l ' uva , quasi tutta da vino , quel vino leggero ma saporoso che aveva aiutato Cosima a comprar francobolli e spedir manoscritti . Fu dunque mandato un carro di mobili , come si usava per andare al Monte : e Cosima si offrì ad accompagnare la madre , mentre le sorelle , che non volevano neanche sentir parlare di un luogo sperduto come quello , sarebbero rimaste a casa sotto la sorveglianza della serva fedele . Il servo che accompagnava il carro sarebbe rimasto nella vigna , e anche Andrea vi avrebbe passato la notte per maggior sicurezza delle donne . Ma il luogo era tranquillo ; non si era mai sentito parlare di vicende spiacevoli : l ' aperta e nuda pianura non permetteva neppure il passaggio di malviventi , tanto che il colono non aveva un arma , un cane . Ad ogni modo una pattuglia dl carabinieri a cavallo adibita alla sicurezza stradale , percorreva ogni giorno lo stradone comunale che attraversava quella specie di altipiano selvaggio . Cosima e la madre s ' incamminarono , a piedi , lungo lo stradone , dopo aver oltrepassato le ultime case del paese . La giornata era limpida , tiepida : un acquazzone aveva rinfrescato i campi , e gli stessi cespugli e le erbe già inariditi della distesa intorno alla vigna avevano ripreso il verde : le ginestre fiorivano ancora , ancora qualche sambuco nano , dove il terreno era umido , apriva le sue ombrella d ' argento filigranato . Il pino , sopra la casetta che ancora odorava di calce , vibrava tutto di canti d ' uccelli : ce n ' erano di ogni specie , sopra tutto di passeracei , poiché era l ' unico rifugio del luogo , e il loro chiassoso concerto strideva anche di voci di battaglia : tutti però , d ' accordo nello scavare i fichi nella vigna e a piluccare l ' uva , nonostante gli spauracchi drizzati qua e là dall ' ingegnoso colono . Del resto anche lui aveva l ' aspetto di uno spaventapasseri , alto , scarno , dinoccolato , con gli enormi piedi scalzi nodosi , i calzoni logori di fustagno rimboccati sulle caviglie rosse , e altrettanto le maniche sulle braccia che , se egli stringeva i grossi pugni , sembravano clave . Tutto il suo aspetto tra , più che di contadino , di vecchio marinaio , di “ lupo di mare ” , per il viso arso , di terracotta , i capelli irsuti di colore del sale , e come scarmigliati dal vento : ma specialmente per gli occhi piccoli , stretti , dei quali si vedeva quasi solo la pupilla verdognola . Quando arrivarono le padrone egli aiutava il servo a scaricare la roba dal carro , e non rispondeva alle domande e agli scherzi dell ' altro : pareva sordo , anzi anche muto , perché salutò solo con un cenno del capo , e non aprì la lunga bocca rientrante , quasi invisibile . In cambio parlava molto il servo , un giovinotto bruno tutto occhi e denti , che ogni tanto si aggiustava la cintura e rideva per nulla : la sua presenza metteva allegria , e quasi egli piaceva alla signorina : lo trovava per lo meno della sua razza , uno schietto contadino , figlio della stessa terra , mentre il colono , - già per il nome stesso , che gli era stato consacrato dal vecchio padrone , - rappresentava uno straniero , un lavoratore di terre lontane , d ' origine ignota se non quasi misteriosa . Infatti nessuno aveva mai saputo la sua provenienza , anche perché nessuno , dopo il tempo in cui , finita la sorveglianza della polizia , era stato assunto in servizio dal signor Antonio e confinato lì nella vigna solitaria , nessuno se ne era più curato : neppure Andrea , che come il corvo ad Elia , gli portava il pane . E infatti l ' uomo si chiamava Elia . Dopo che ebbero messo a posto , nelle due stanzette , i lettucci , due tavolini , alcune sedie , un attaccapanni e qualche arnese di cucina , i due uomini se ne andarono a lavorare , a togliere i pampini superflui alle viti , perché l ' uva finisse di maturare ; il giovine servo si mise a cantare , e la sua voce sonora ma monodica si sperdeva come nella vastità di una chiesa deserta . Allora Cosima , come già aveva fatto sul Monte , cominciò a riordinare e abbellire quella che , per far sorridere la madre , chiamava la villa . La madre non sorrideva : come sempre era taciturna e chiusa in una tutta sua segreta preoccupazione : ma gli occhi le si erano un po ' illuminati , e il da fare che si diede , per preparare un po ' di cibo nel camino della prima stanzetta , adibita a cucina , sala da pranzo e da ricevere , la distrasse . Si sarebbe potuto usufruire , per gli usi più comuni , della cameretta del colono , dove c ' era un vecchio e grande camino che tirava molto bene ; ma la padrona intendeva rispettare gli antichi privilegi del dipendente , che con la sua sola opera si era costruito quel rifugio da quando aveva assunto servizio nella vigna , e vi teneva i suoi stracci e il suo giaciglio . Cosima d ' altronde ci sentiva odore di selvatico e non le sarebbe piaciuto neppure di guardare dentro se il vecchio non avesse attirato la sua curiosa attenzione , interessata , di osservatrice di tipi fuori del comune , con la nebulosità del suo passato e la sagoma della sua figura . Egli avrebbe forse potuto , ad esplorarlo , a farlo diventare docile e confidente , raccontarle qualche cosa d ' interessante , con un colore diverso dal locale , qualche cosa da mettersi sulla carta e trasformarlo in materia d ' arte . Appena dunque l ' abitazione fu in ordine , ella andò nella vigna , dove i due uomini lavoravano , e diede ascolto ai discorsi del servo paesano , poiché l ' altro conservava il suo assoluto e impassibile mutismo . - Speriamo , - diceva il giovinotto , - che la vostra mutria si cambi in buon umore fra una settimana , quando verranno le ragazze a vendemmiare . Verranno due mie cugine : ma quelle dovete contentarvi di guardarle da lontano e di non toccarle neppure con una canna : le altre , che la padrona sceglierà di suo gusto , ve le lascio liberamente , vecchio cinghiale . Il vecchio cinghiale pareva non lo sentisse neppure : solo , all ' accenno di una donna , una vedova già anziana , che un tempo si diceva avesse avuto relazioni con l ' esiliato , i suoi occhi si allargarono un poco , ed egli scosse il mazzo di foglie di viti che teneva in mano : ma non aprì bocca , non si volse a guardare Cosima che era arrivata in mezzo al filare e lo osservava silenziosa . Né più fruttuosi furono gli altri approcci durante quella prima giornata , sebbene ai due uomini fosse servito un pasto certo per loro insolito , preparato dalla padrona , e anche lei tentasse di attaccare discorso col vecchio taciturno . Egli rispondeva sì e no alle domande di lei , riguardanti l ' orto e la vigna ; nel vederla si alzava e si piegava con segni di un rispetto quasi esagerato : null ' altro . - È un idiota , - disse il servo , quando l ' altro non poteva sentirlo . - Ma è anche malizioso , e la sa lunga . E raccontò della vedova , che un tempo veniva a trovarlo nella vigna , e accennò al lontano passato di lui . Pare che avesse tentato di derubare un suo ricchissimo parente , nelle cui terre lavorava : sebbene il parente avesse rimesso la querela , Elia era stato condannato . Poi la voce cambiava ; il parente diventava un banchiere , o addirittura una banca , che era stata svaligiata da un gruppo di ladri , dopo narcotizzato il custode , e fra i manigoldi era Elia . Disse la padrona : - Se fosse stato così , il mio povero marito non l ' avrebbe assunto al suo servizio . - Oh , il signor Antonio era buono : era un santo , di quelli che non ne nascono più , - disse il servo . Nel pomeriggio arrivò , a cavallo , Andrea . Fra le altre cose portava un giornale e una lettera per Cosima . Una lettera ! Ella la prese , come faceva sempre , trepidando : le pareva , ogni volta , di afferrare un uccello a volo , l ' uccello favoloso della fortuna e della felicità . Ma questa era una semplice lettera d ' invito a mandare i suoi libri a un giornaletto , che prometteva di parlarne ai suoi lettori . Ed ella la lasciò andare , come appunto si lascia andare un uccellino che non serve a niente . Ad ogni modo la giornata finì bene : il tramonto arrossava la vigna , la vasca e i salici scintillavano ; le distese della pianura avevano la calma e melanconica poesia della steppa , come Cosima l ' aveva intraveduta in qualche racconto russo : ma il punto centrale del paesaggio , il più bello , era il pino solitario entro il quale vibravano le fiamme del sole che pareva vi si annidasse come un grande uccello di porpora . E Cosima se ne andò per un sentiero della brughiera dove avrebbe potuto camminare finché voleva , poiché non c ' era pericolo di sperdersi , e dalla vigna potevano sorvegliarla con un solo sguardo . Le erbe sembravano colore di rosa , ogni seme , ogni fiorellino , ogni bacca , aveva come un occhio d ' oro che rispondeva al suo sguardo : e i monti lontani , color d ' acquamarina , svaporavano nel cielo arancione e verde e rosso che a poco a poco trascolorava e cambiava tinta . Una coccinella salì , da un cespuglio , sulla veste di Cosima , come su un cespuglio più alto : andò su , su , tranquilla , fino al braccio di lei , fino alla sua mano . Era un essere meraviglioso e quasi terribile : sul piccolo dorso piatto , d ' un rosso scuro di lacca , era disegnato in nero un viso umano perfetto , con gli occhi , il naso , la bocca , tutti un po ' obliqui come nelle maschere giapponesi : parve a Cosima che quegli occhi la guardassero , con la stessa meraviglia misteriosa con cui lei li guardava . Arrivata all ' estremità del dito medio , sull ' unghia rosea di tramonto , la coccinella aprì due piccole ali iridate e volò via . Cosima avrebbe voluto imitarla , ma i suoi piedi erano legati alla terra , ed ella avrebbe dovuto camminare fino all ' estremità del mondo per potersi slanciare così . Quando il sole sparì , uno stupore quasi infantile parve incantare ogni cosa : il cielo si fece trasparente come l ' acqua , e la stella che apparve sull ' orizzonte vi tremolò come appunto riflessa dal mare . Mai Cosima , neppure sul limite dei boschi e delle roccie del Monte , davanti ai sontuosi tramonti visti dall ' alto , aveva provato una malia simile a questa che l ' avvolgeva in mezzo alla terra incolta , guardata solo da Dio . Invece di sentirsi piccola , e poiché era impotente a volare , le parve di essere alta , alta fino a toccare con la fronte la stella della sera : eppure in quel momento dimenticava tutte le sue ambizioni , i suoi vani sogni , la sua attesa di avvenimenti straordinari . La vita era bella così , anche fra gli umili steli nati da sé , fra le cose create da Dio per la gioia del cuore che è vicino a lui come il cuore del bambino e quello della madre : ed ella ne ebbe quasi la prima rivelazione , e si sentì uno scalino ancora più in alto , nella scala di Giacobbe che doveva essere la sua vita . Così , per nulla : solo perché vedeva la stella della sera brillare sopra i monti non meno e non più meravigliosa della coccinella , e le erbe selvatiche odoravano al suo passaggio . Decise di non aspettare più nulla che le arrivasse dall ' esterno , dal mondo agitato degli uomini ; ma tutto da sé stessa , dal mistero della sua vita interiore . Così , ebbe fine l ' attesa delle notizie dell ' esploratore : e anche lui , del resto , non scrisse più Eppure un fatto che aveva dell ' inverosimile , le avvenne : un fatto che superò tutte le altre vicende accadute fino a quel tempo , che a lei parevano , ma forse non erano , straordinarie . Erano passati tre giorni da che si trovavano nella vigna , tutti e tre eguali , limpidi , sereni . Ella s ' era rimessa a scrivere , sul tavolinetto della camera da letto , davanti alla piccola finestra nel cui vano ronzavano le vespe senza però venire dentro . Inutile , fino a quel momento , intervistare Elia : pareva un uomo meccanico , Elia : si piegava , si sollevava , lavorando , senza muovere un muscolo del viso . E lingua in bocca , - come diceva il servo che chiacchierava per tutti e due , ma per dir frasi , proverbi , canzonette e scempiaggini che non interessavano Cosima . Solo le mani di Elia avevano , a osservarle quando egli non se ne accorgeva , una strana sensibilità : mani scure e nodose , con le falangi coperte di peli , ma piccole , per un uomo così alto e lavoratore , a volte adunche come artigli , a volte aperte e quasi molli , come snodate . Con quelle mani egli era capace ancora di fare qualsiasi lavoro che gli venisse richiesto o che gli fosse necessario . Infatti si cuciva da sé le vesti , lavava , si faceva le scarpe , gli occhiali , gli arnesi di lavoro , preparava la conserva dei pomidori e seccava i fichi , fabbricava , con una certa creta da lui scovata fra i giunchi , vasi e pentole : e lavorava anche da stagnaio e da falegname . La sua stanzetta sembrava un museo archeologico , con una raccolta persino di pietre cercate nella brughiera , che sembravano tartarughe , conchiglie , ossa fossilizzate . E stava zitto , rispondendo solo sì e no alle domande della padrona , che anche lei , del resto , cavava fuori le parole con diffidenza sospettosa , come gemme da uno scrigno . Or dunque , quale non fu la meraviglia di Cosima , quando la sera del terzo giorno , ritornando dalla solita passeggiata , sentì che i due taciturni parlavano fra di loro . Stavano nella prima delle stanzette e la madre cucinava qualche cosa nel camino . La porta era aperta , ed essi non si accorsero della presenza di Cosima , che , ferma fuori , ascoltava . Del resto il discorso era semplice : ma il suo tono amichevole , nella voce di quei due , un po ' lamentoso nella padrona , confortante in quella del servo , sorprese la fanciulla . La madre non le aveva mai parlato in quel modo : e d ' altronde era proprio di lei che si lagnava . Diceva : - Andrea tarda , stasera : speriamo non sia accaduto nulla , laggiù : ho sempre paura . E anche quella stordita che se ne va in giro come una capra . - Non abbia timore , - rispose l ' uomo , con una voce fra roca e dolce , ma anche quasi canora , che la padroncina non gli conosceva ; - c ' è Ippolito che è andato a raccogliere sterpi per il fuoco , e la sorveglia . Poi non si è quasi mai sentito niente , in questi posti . Chi vuole che veda la signorina ? E poi è tanto savia , quella : non c ' è pericolo che abbia dato appuntamento all ' innamorato . - Non si sa mai , insisteva la madre : e Cosima pensò in sua coscienza che realmente , su questo punto , si potevano elevare dubbi . - Le ragazze sono tutte stordite : quella , poi , ha certe idee in testa . Tutte quelle scritture , quei cattivi libri , quelle lettere che riceve . E non è venuto anche , a trovarla , un omaccione rosso come la volpe ? e da lontano , è venuto , e poi ha scritto di lei sui giornali ? La gente mormora . Cosima non troverà mai da sposarsi cristianamente : e anche le sorelle ne risentiranno , perché in famiglia tutto sta a sposar bene la primogenita . È vero che … - giunse con ancora più lamentosa , - ci sono anche i fratelli , che non ci fanno troppo da sostegno : oh , tu lo sai bene , Elia . Egli lo sapeva : eppure aveva una fede cieca , un attaccamento appassionato per il signorino Andrea : ed anche la sua voce tremolò quasi di pianto quando ne parlò . - No , padrona , non si lamenti troppo del signorino Andrea . È buono , posso dire , quasi quanto lo era il signor Antonio : solo , è troppo generoso ; è troppo amico di cattivi amici . Ma del resto bada alla roba , e ama le sorelle in modo particolare . - Bada alla roba ? Sì , ma per pigliarsi lui quasi tutta la rendita : e gioca , e va con le male donne . Questa la chiami bontà ? Lo chiami amore per la famiglia ? Andrea ci lascia appena il tanto per pagare i servi e le tasse . Io non dormo , un giorno o l ' altro l ' esattore verrà in casa a sequestrare : lo vedo in sogno , ne ho paura come del demonio . Oh , oh : Elia ; e tutto questo perché i miei figlioli hanno abbandonato le vie del Signore . - Lei esagera , padrona : ci sono figli peggiori : tutte le famiglie hanno la loro croce . Il signorino Andrea , dopo tutto , bada alla roba e la fa fruttare : è , dirò così , come un fattore , che si piglia la porzione maggiore . Ma poi metterà giudizio . - No , Elia , non lo spero . D ' altronde , che si fa ? Siamo povere donne sole , con quel castigo terribile di Santus : e bisogna pure appoggiarsi ad Andrea . Tante volte penso di dividere il patrimonio : a ciascun figlio il suo : ma sarebbe peggio , poiché il disgraziato Santus in pochi mesi cadrebbe nella miseria , e anche il tuo signorino Andrea si giocherebbe la sua parte . Non c ' è via di uscita : bisogna soffrire . E poi io voglio bene ai miei figli : troppo bene gli voglio ; più sono disgraziati più li amo e li compatisco . Ma quella Cosima ! È quella che più mi dà pensiero . - E invece sarà quella che più le darà consolazioni : vedrà . Ma la madre , mentre rimuginava nella padella le patate che lentamente si arrossavano e spandevano un buon odore , continuava a sospirare . - Non è questo , Elia , io non ho bisogno di consolazione : la mia strada è finita , e nulla esiste più per me tranne il bene dei miei figli . Ma essi non seguono la via giusta , quella che abbiamo percorsa io e il padre loro , benedetto sia . Sarà mia la colpa : sono una donna senza forza e senza volontà ; ma loro dovrebbero capirlo . E se parlo così con te , questa sera , Elia , è perché so che tu solo puoi compatirmi . - Oh , padrona ! - egli esclamò : e una commozione sincera , piena di sorpresa e di gratitudine , gli vibrava nella voce : probabilmente nessuno , da molto tempo , gli aveva parlato così . E intese forse quello che la padrona voleva dirgli , che anche lui aveva peccato e sofferto , ma era rientrato nella giusta via , perché aggiunse : - Le strade del Signore sono tante , ed Egli aiuta sempre i buoni cristiani . - Tu , dunque , credi in Dio ? Io , vedi , a volte , non ci credo più . - Non so : anche io non vado a messa da venti anni . Non so : non so : ma so che ad essere buoni e pazienti ci si guadagna sempre . E , dunque , padrona , coraggio . Tacquero un momento : si sentiva il friggere sommesso della padella sulla fiamma : un odore di gente umile ma rassegnata usciva da quella stanzetta solitaria . Il pino vibrava ancora di fruscii , di pigolii , di vaghi lamenti , e dallo stradone arrivava il rumore di un passo di cavallo : Andrea . Cosima sentiva voglia di appoggiarsi al muro e piangere : in quel momento avrebbe rinunziato a tutti i suoi sogni , pur di consolare la madre : pensò che bisognava almeno darle il conforto della speranza di un buon matrimonio , fra lei e un qualche bravo giovane del luogo , e passò in rassegna tutti i proprietari , i professionisti , gli impiegati di sua conoscenza . Ma essi erano tutti imbevuti del pregiudizio che ella non potesse , con quella sua passione dei libri , diventare una buona moglie : né , d ' altronde , ella voleva più umiliarsi con nessuno . E fu in quel momento che le venne l ' idea di muoversi , di uscire dal ristretto ambiente della piccola città , e andare in cerca di fortuna . Per dare consolazione alla madre . Intanto continuava a scrivere , davanti alla piccola finestra ronzante di vespe . Ma era un po ' disorientata , per le parole della madre e perché non trovava un vivo argomento ai suoi nuovi racconti . La vita le sembrava piatta , incolore , sebbene invece dentro di lei sentisse muoversi un dramma di incertezze , di scrupoli , di melanconia . Le pareva di esser già vecchia , piena di esperienza e col fiore della speranza già appassito fra le dita . Pensava fosse effetto della solitudine , della povertà del luogo e della sua stessa vita : e disperava di poter ritrovare una occasione di guardare la vita altrui , ricca di dolori , di miserie , di esaltazioni e di umanità umile e grande nello stesso tempo , come nel cerchio nero del molino di olive . Non contava più in Elia , e neppure nel movimento della vicina vendemmia , della quale aveva già conosciuto i colori d ' idillio , e li aveva anche già riversati in qualche sua novella . Invece un piccolo accidente accadde , mentre le donne venute apposta per la faccenda , spinte e pizzicate da Ippolito , coglievano l ' uva deponendola in cestini a doppia ansa , che poi trasportavano in due , dondolandoli come culle , versandone i grappoli in un carro apposito , foderato di stuoie , che appena colmo veniva portato in città per la manipolazione del vino . Una di queste donne aveva portato un bambino , che per un po ' s ' era trastullato tra i filari delle viti , poi , scomparso , s ' era ad un tratto sentito piangere e gridare . Tutti si slanciarono a cercarlo , con urli di richiamo e di spavento : solo Elia non aprì bocca , ma andò dritto alla vasca e vi si gettò , vestito , traendo il bambino che scosse e fece sgocciolare come uno straccio bagnato . Fu solo un po ' di paura : ma alla sera il vecchio ebbe qualche brivido di febbre , e si fece più rigido del solito . All ' alba però già era all ' opera nella vigna : finita la vendemmia le donne se ne andarono , ed anche la padrona dichiarò che voleva tornare a casa per presiedere alla pigiatura dell ' uva : senonché Elia s ' era d ' improvviso buttato giù sul suo giaciglio e pareva un cadavere . Non si poteva abbandonarlo così ; anzi si pensò di far venire un dottore , e se il servo si aggravava di portarlo in paese . Queste premure parvero scuoterlo e ravvivarlo . Cosima gli offrì una tazza di caffè , gli aggiustò il giaciglio , rimise in ordine la stanzetta . E ogni tanto lo guardava con occhi pietosi , senza dimostrare ripugnanza per quel lungo corpo ricoperto di stracci maleodoranti come quello di un mendicante , coi grossi piedi scalzi terrosi e tutti tagliuzzati per cicatrici di sterpi e spine , che pareva avessero camminato attraverso interminabili lande per arrivare a quel piccolo rifugio ospitale . Egli stava ad occhi chiusi ; ma d ' improvviso li aprì , un po ' febbrili e lucidi , e la guardò come un cane malato . Uno sguardo , solo , ma Cosima vide un misterioso balenìo in fondo alle pupille che non erano quelle del duro e freddo Elia , ma di un uomo disperato , che aveva paura di morire solo , abbandonato , come un vecchio cane . Gli si avvicinò e disse : - Come vi sentite ? Faremo venire il dottore , o vi porteremo a casa . Egli accennò di no , di no : per quanto solo e malato , non voleva il dottore e non voleva muoversi dalla sua tana : ma l ' occhio gli si era rischiarato , pieno di una dolcezza , quasi di un sorriso infantile . - Andate , andate pure , - disse , - Vadano pure a casa , signorina , lei e la signora padrona : bisogna pigiare l ' uva e metterla nel tino . - Eh , non la pigiamo noi , coi nostri piedi , - disse Cosima , tentando di scherzare . - C ' è poi Andrea , che ci bada : non pensateci . E poi il tempo si cambia : minaccia di piovere . Non vogliamo lasciarti così , zio Elia . Ella lo chiamava così , come si usava con tutti i vecchi servi ; ma era la prima volta che egli si sentiva accomunato agli altri , come fosse nato nella stessa terra e tutto il suo passato sprofondasse quasi in una vita anteriore . Tuttavia non parlò , non dimostrò la sua gratitudine : anzi fece un po ' indispettire la padroncina col rispondere sempre con un cenno negativo del capo a tutte le sue domande premurose . No , egli non voleva il dottore , non voleva muoversi , non voleva che nessuno si disturbasse per lui . Vecchio testardo . Pareva volesse morire solo , come solo era vissuto . Ma le padrone restarono , finché arrivò Andrea che portò del chinino : si discusse però se si doveva o no somministrarlo al malato : e del resto la discussione fu vana , perché egli dichiarò che non avrebbe preso nessuna medicina . Durante la notte si scatenò una forte bufera : la grandine mitragliava la piccola casa , e il pino urlava come un mostro . Dietro gli scurini mal connessi i vetri della finestra parvero spaccarsi e spargersi in frammenti d ' oro e d ' ametista , con un rombo spaventoso . Lampi e tuoni . Non c ' è da nascondere che Cosima aveva paura e la madre tremava come una fronda sbattuta dal vento . Storie spaventose di banditi e malfattori , che in notti simili sbucano come demoni dalla tempesta e assalgono le dimore solitarie , tornavano in mente alle donne : e il fatto che il servo e Andrea erano rimasti sul posto , non le rassicurava . Il vento gridava e piangeva nella pianura come nel mare , e solo il pino pareva potesse combattere con l ' uragano come un eroe inferocito contro un intero esercito . Nel suo giaciglio Elia , con la febbre alta , ricordava come il signor Antonio lo aveva accolto benevolmente quando lui si era presentato in cerca di lavoro , mentre nessun altro dei diffidenti proprietari del luogo aveva accettato la sua offerta ; e il padrone gli aveva affidato la vigna nuova , l ' orto , fa terra intorno . Adesso il vecchio amava questa terra con una passione tenace ; era diventata la sua nuova patria , la sua famiglia ; e il solo pensiero che i padroni giovani avrebbero potuto mandarlo via , come una vecchia bestia che non può più lavorare , lo colmava di tristezza ; non per la probabile ventura povertà , ma per l ' amore alla terra che oramai faceva parte della sua carne e del suo sangue . Ed ecco , invece , la padrona e la signorina , e lo stesso Andrea , si mostravano benevoli , fino al punto di restare vicino a lui in quella notte tempestosa mentre avrebbero potuto già essere nella loro casa tranquilla . E non lo avrebbero cacciato , no : lo sentiva ; lo aveva sentito nella voce di Cosima , e gli sembrava che questa voce fosse l ' unica medicina che potesse guarirlo . E la certezza che un giorno forse avrebbe potuto dimostrarle la sua riconoscenza , già lo alleviava dal male . All ' alba il tempo si calmò , d ' un tratto , dopo un tuono formidabile che parve un ordine militare : la battaglia doveva cessare . Solo il pino continuò in un suo lieve brontolio , quasi pensieroso . Cosima lo sentiva nel sonno lieve del mattino : e le pareva che il pino mormorasse : “ Perché tutto questo ? Si combatte , si soffre , ci si tormenta per nulla : la forza del vento è vana ; tutto è vano e vuoto ; eppure bisogna combattere perché così vuole Dio ” . Poi tacque anche l ' albero ; ma quando Cosima aprì la finestruola vide uno spettacolo indimenticabile : centinaia di uccelli svolazzavano sui rami battuti dal sole , e parevano d ' oro e d ' argento : ogni loro battere d ' ali faceva cadere goccie simili a scintille : e ad ogni ago delle foglie era infilata una perla dai colori dell ' iride . Pareva un albero magico , fatto di uccelli , di rubini , smeraldi e diamanti . E fu certo una giornata di miracolo quella . Tutto sembrava trasformato ; tutto , nell ' orto , nella vigna sebbene spoglia , nella brughiera riarsa , tutto riluceva e sorrideva . Dio era passato con un corteo di tuoni e fulmini , ma trovando gli uomini di buona volontà si placava e ritornava paterno . Andrea ripartì la mattina presto , con la promessa di tornare nel pomeriggio e passare la notte nella casetta , per sorvegliare il malato , mentre la madre e Cosima col servo sarebbero tornati in città . Cosima portò il caffè ad Elia , che si mise a sedere sul giaciglio , e prese la tazza con le mani tremanti . - Che , avete freddo ? - domandò la signorina . - Buon segno : vuol dire che la febbre passa : fatemi sentire . E gli toccò la grande orecchia destra , scura e dura come la facciata di una grotta . Al contatto della piccola mano , egli rabbrividì , come per il solletico : i suoi occhi ebbero di nuovo un balenìo d ' occhi di cane accarezzato . - Siete fresco come rosa , zio Elia : camperete ancora cento anni , quando anche la nostra memoria sarà dispersa . Egli sorbiva il caffè , versò nella tazzina quello che s ' era versato nel piattino e raschiò il residuo dello zucchero , come fanno i bambini : ma anche dopo rimase col viso piegato , guardando il fondo della chicchera come ci vedesse qualche immagine . - Dov ' è la padrona ? - domandò sottovoce . E Cosima ebbe l ' impressione che egli volesse dirle qualche cosa , ma senza pericolo di essere ascoltati . La padrona era affacendata nelle stanzette attigue : ed egli disse : - Si sarà spaventata , stanotte , povera padrona . Per colpa mia : e anche lei . - Ma no , zio Elia : anzi ho avuto quasi piacere : non avevo mai sentito un diavolìo così , e in piena campagna poi . Oh , io non sono paurosa : se in casa sento un rumore , di notte , mi alzo e scendo anche in cantina esplorando se ci sono i ladri . Ma adesso rimettetevi giù e state quieto : vi copro io , perché oggi fa freschetto . Egli si rimise giù , ma sembrava meno quieto e duro del giorno avanti : anche perché si sentiva meglio . Avrebbe voluto alzarsi e tornare al lavoro , ma Ippolito , che gli voleva bene a modo suo , minacciò di negarlo se si moveva . E la padroncina gli servì il brodo , con l ' uovo sbattuto dentro , e anche un bicchiere di vino . Egli però lasciò il bicchiere intatto , con una vespa che vi ronzava attorno incantata . Il sole era caldo ; dal finestrino si vedeva l ' orizzonte , coi monti lontani di un azzurro liquido d ' acquamarina . Una quiete profonda regnava dappertutto e dalla brughiera veniva un odore tiepido di erbe come nei meriggi di primavera . Il servo lavorava nell ' orto e la padrona era andata fino alla vasca a lavare i panni . Cosima pensò di raggiungerla e pregarla di smettere e di portare la roba sporca in paese ; nel passare davanti al finestrino di Elia guardò dentro ; e vide che il vecchio , seduto sul giaciglio , le accennava di entrare , Entrò : si accorse che egli aveva bevuto il vino e aveva il viso lievemente colorito e gli occhi insolitamente bene aperti . - Dov ' è la padrona ? - tornò nuovamente a domandare . Saputo che lavava i panni , parve indispettirsi . - Ecco , è venuta a prendere la mia camicia e la lava lei , non è bene . - Ma sì che è bene , zio Elia : la mamma si diverte : non può restare un momento in ozio , povera mamma . - Povera padrona ; con tutti quei pensieri , - egli disse , piegando la testa come aveva fatto la mattina : e si fece pensieroso . - La mamma esagera , - disse Cosima , quasi per rassicurarlo : - vede sempre nero . Invece la provvidenza non manca mai . - Lei crede alla provvidenza di Dio ? - Io sì , e come ! Allora accadde una cosa strana : egli si alzò , lungo , coi grossi piedi nudi che sembravano ceppi , e andò a chiudere il finestrino . Disse : - Queste vespe ! Via , via . Senta , io le voglio far vedere una cosa : lei però non deve dire nulla a nessuno : me lo promette ? Nulla , mai a nessuno . Ella stette incerta ; poi , più per curiosità che per altro , disse : - Ve lo prometto . Fu tutto . Il vecchio si avvicinò al camino , si piegò , raschiò con la paletta , accumulandoli nell ' angolo , la cenere e gli avanzi dei ceppi , poi con la stessa paletta sollevò il mattone centrale . Apparve , sotto il mattone , una lastra di ferro , una specie di sportellino , chiuso con un lucchetto ; ed egli si trasse dal seno una chiavetta pendente da una catenella nera , e apri il ripostiglio : la lastra si sollevò , in due piccoli battenti , ed egli introdusse la mano nel vuoto , molto in fondo , parve come slegare un sacchetto o un involto che fosse in quel fondo e ne trasse un pugno di monete : le guardò , nel cavo della mano , come si guardano le sementi per assicurarsi che sono buone , poi le fece vedere a Cosima . La sua mano concava ricordò alla fanciulla la mestola con la quale il diavolo trae dalla pentola dei tesori maledetti le monete tentatrici delle anime : si scostò d ' un passo , quasi impaurita , e guardò in viso il vecchio . E invero quel viso scuro , con gli occhi che sembravano due fessure con in fondo un ' acqua verde opaca , e quella bocca chiusa , ermetica , aveva qualche cosa di diabolico : i pensieri più cattivi e paurosi passarono in mente a Cosima : ebbe paura , guardò verso la porticina : la porticina era aperta , ed ella avrebbe potuto subito salvarsi se il vecchio tentasse farle del male . Egli dovette sentire tutte queste cose perché il suo viso cambiò maschera : si fece triste . Mai Cosima aveva veduto un viso così nobilmente triste , accigliato e severo . - Sono buone , - egli disse , tirando su con le dita dell ' altra mano le monete , e lasciandole ricadere nel pugno . Cosima lo vedeva bene : erano monete che sembravano nuove , alcune col profilo melanconico e rapace di Napoleone III , altre col grande gallo piumato della Repubblica francese : monete d ' oro , schiette , moderne , da spendersi , se si voleva , senza difficoltà . Ma non le toccò e il solo pensiero che Elia avrebbe potuto offrirgliele , sia pure per generosità o affetto , le faceva spavento : poiché ricordava le voci misteriose che correvano sul conto di lui , ed era sicura che il tesoro provenisse da una rapina . Ma egli richiuse il pugno , tornò a piegarsi sul vuoto del camino , rimise a posto ogni cosa , riaprì la finestrina , andò a sedersi sul giaciglio , piegò la testa pensieroso . La vespa da lui cacciata tornò a volteggiare e ronzare sullo sfondo d ' acquamarina dei monti lontani . Tutto s ' era svolto in pochi minuti , come in un passaggio di nuvole ; e Cosima si avvicinava alla porticina per andarsene sicura in cuor suo di saper tutto e non volersi immischiare nella pericolosa faccenda , quando il vecchio la richiamò : - Signorina , volevo dirle questo ; quando sarò morto , o anche prima se le occorre , quella roba è sua . Ella avrebbe voluto protestare , dirgli che non voleva una sola di quelle monete , gridargli che sarebbe stato meglio restituirle a chi erano appartenute ; ma vedeva la madre che risaliva dall ' orto con la camicia di Elia attorcigliata fra le mani ancora bagnate , e saltò nello spiazzo con l ' impressione di risvegliarsi da un sogno . La madre stese la camicia su una cordicella attaccata fra due pali , che appunto serviva al vecchio per asciugare i suoi stracci , poi rientrò nella casetta e cominciò a preparare le cose per la partenza . Cosima andò verso il pino e appoggiò la testa alle scaglie rossastre del tronco , come per ascoltare una voce nascosta dentro l ' albero amico , che la consigliasse , la salvasse . Poiché le sembrava di essere coinvolta in un dramma colpevole , di essere complice di un furto , forse anche di un delitto . Che doveva fare ? Accusare il vecchio ? D ' altra parte egli era da più di trent ' anni in paese , e , se reato avesse commesso , esisteva la prescrizione . E delitto di sangue non doveva esservi , se la condanna di lui fra stata solo quella del domicilio coatto . E non poteva aver rinvenuto senza colpa il tesoro ? Giusto in quei giorni i giornali parlavano dei tesoro di oltre un milione , di monete d ' oro , trovato in casa di un antiquario , e di un altro rinvenuto nello scaffale di un medico stravagante e solitario che aveva attirato gente da tutte le parti del mondo con un suo specifico che guariva i dolori reumatici . Durante l ' infanzia , e anche dopo , dai servi , dai contadini , dai pastori , Cosima aveva continuamente assorbito racconti di tesori , trovati nelle rovine dei vecchi castelli , dentro tronchi d ' alberi , in piena terra . Uno pare venisse fuori anche dal vecchio cimitero , dalla tomba scoperta di una giovine dama sepolta dal marito con tutti i suoi gioielli e un ' anfora piena di monete d ' oro . Forse si poteva sapere qualche cosa di più preciso da Elia : ma il solo pensiero di riparlare con lui le destava ripugnanza e quasi terrore . D ' altronde aveva promesso di non parlare con nessuno del segreto : e fermamente decise di non occuparsene più . Potevano anche crederla visionaria , come del resto appariva a molti ; e lei stessa non era sicura di non aver intravveduto una delle sue tante fantasie romanzesche . Ad ogni modo non ebbe occasione di trovarsi più sola , per quel giorno , col vecchio stregone ; il quale era ricaduto nel suo mutismo . Quella notte , nel letto ben riparato della sua camera alta , Cosima sognò la nonnina . La nonnina era viva , tale quale s ' era lasciata vedere l ' ultima volta , col suo bei visino di santa , tutta agghindata piccola come una nana . Come una nana . Anche nel sonno Cosima ricordava l ' offesa ; e ricordava insieme , nitidamente , l ' avventura di quel giorno e i suoi propositi eroici di non profittare mai del tesoro equivoco di Elia . Si vedrebbe se era una nana o una gigantessa . Verso la nonnina Cosima aveva un rimorso . L ' ultima volta che era venuta a far visita in casa , ella non le aveva dato il caffè , non l ' aveva quasi neppure salutata : adesso , nel sogno , si affaccendava a preparare la bevanda prediletta dalla cara vecchina , ma l ' acqua bollente rigurgitava dal cuccuma e spegneva il fuoco . “ Lascia , bambina ” , diceva la nonna , con le manine intrecciate sul grembo , i grandi occhi color nocciola e la piccola bocca circondati da raggiere di rughe ; “ oramai non ho più bisogno di nulla ” . E d ' un tratto , voltandosi , Cosima vide che la nonnina era vestita da sposa con un costume di orbace , scarlatto e broccato : il grembiale era ricamato a vivi colori , sulle punte davanti del corsetto verdeggiavano due foglie di palma . La benda che avvolgeva la piccola testa , bianca e un po ' inamidata , pareva di antico bisso . “ Come sei bella , nonnina ; adesso , sì , sembri davvero una fata ” . Ma perché la vecchina era vestita così ? “ Ho ritrovato il nonno Andrea , e adesso siamo contenti , in Paradiso , sposi in eterno ” . Il nonno Andrea , Cosima non lo aveva conosciuto , ma sapeva che anche lui era un giorno arrivato di lontano , chi diceva da Genova , chi diceva dalla Spagna , e s ' era messo a lavorare la terra ; e , anche dopo sposato , stava sempre in campagna , a lavorare i campi , in una valle aspra piena di macchie e di bestie selvatiche . Anche lui era selvatico , ma tanto buono che gli uccelli gli si posavano sul braccio , le serpi accorrevano al suo fischiare , quando alla sera si riposava davanti alla sua capanna e guardava le stelle , Anche i gatti selvatici gli facevano compagnia . La gente diceva che era un po ' matto ; ma con questo nome la gente spiega il mistero degli uomini diversi dalla normalità . Chissà che cosa vedeva il nonno Andrea , che conosceva altre terre e altri mari , negli occhi dei gatti selvatici , nelle piume iridate delle cornacchie , nella pelle argentata delle biscie che si sollevavano incantate dal suo fischio . Forse gli stessi fantastici riflessi che anche lei vedeva negli occhi degli animali , nelle foglie , nelle pietre . Adesso , nel sogno , si spiegava d ' un tratto molte cose ; lo stesso senso di vertigine , dello spalancarsi e richiudersi rapidissimo di un mondo anteriore , subcosciente , che la vista della nonnina viva le destava , adesso le appariva chiaro : era l ' apparizione dello spirito sognatore del nonno , di cui la vecchina ancora innamorata portava l ' immagine nella pupilla , e che era anche l ' immagine di lei , di Cosima sognatrice . Ma nessuno le aveva mai raccontato chiaramente donde egli era venuto ; pareva che neppure la madre lo sapesse con precisione . E nel sogno confondeva il passato del nonno con quello del vecchie Elia , provandone un ' angoscia paurosa : ma il nonno , questo ella lo sapeva benissimo , era morto povero in canna , lasciando nella sua capanna una famiglia di leprotti addomesticati ; e questo la confortava . Tuttavia volle domandare alla nonnina notizie di lui . “ Tutte fandonie ” , disse la vecchina , senza scomporsi : “ egli non è venuto né da Genova né dalla Spagna : ci saranno venuti i suoi avi , forse , ma lui no . Egli arrivava da un paese di mare , sì , dove la gente è buona , e suo padre era pescatore : Andrea però non amava il mare , perché troppo sovente si cambia in mostro e divora gli uomini vivi : e aveva anche pietà dei pesci che vengono venduti e divorati anch ' essi quasi vivi : certo , era un po ' sempliciotto , ma buono , cristiano e dolce . Giunse dunque qui , in cerca di lavoro , perché amava la terra che non tradisce e dà all ' uomo le erbe e i frutti innocenti . Persino dei fiori egli aveva compassione ; e gli uccelli e tutte le bestioline della valle , persino le bisce , persino gli scorpioni , gli diventavano amici . Questa è la sua vera storia ” . E questa storia , sebbene così semplice e raccontata in sogno , fece a Cosima un ' impressione profonda , quasi come quella che le aveva lasciato il passaggio della coccinella sulla sua persona : più che tutte le storie di tesori , di passioni e di guerre fra i popoli . Spesso si domandava se era religiosa , o superstiziosa , o visionaria e d ' animo debole : ma sentiva in fondo che la sua rettitudine era una cosa superiore a tutte le forze sovrapposte dall ' educazione e dalla crudeltà della vita . Si nasce , con questo dono di Dio , come gli uccelli nascono con la loro potenza di volo : e se ne rallegrava , pur senza leggere gli Evangeli e le laudi al Signore . Quell ' inverno , rigidissimo inverno , la fortuna parve un po ' sorridere alla famiglia così serena in apparenza , così travagliata in realtà . Beppa era allora assai fanciulla : era intelligentissima anche lei spregiudicata , allegra e lingua lunga . Trovava il lato ridicolo di tutti , cominciando da Cosima , e i suoi giudizi sul prossimo erano spietati . La madre le rinfacciava di averle tagliato il filo della lingua . Ma era bella , bianca , i capelli d ' un castaneo dorato e gli occhi azzurri . Dava l ' impressione di un fascio di fiori : rose e gigli , fioralisi e narcisi . E aveva spasimanti più che Cosima : tutti però alla larga , sempre per la triste ragione dei fratelli . Quell ' inverno però le capitò un adoratore più serio degli altri . Era niente meno che il direttore della Scuola Normale , pezzo grosso per la piccola città ; un bell ' uomo alto , roseo , già un po ' calvo ma ancora possente , con una parlantina che incantava anche i più imperterriti attaccabottoni del luogo . Organizzava poi feste da ballo , rappresentazioni , concerti e conferenze , per divertire e istruire i suoi giovani allievi , che lo adoravano . In una di queste riunioni vide Beppa , che vi era andata per un caso straordinario con la madre di uno degli studenti , e ne rimase colpito . Era un tipo diverso dalle altre ragazze del luogo : quasi sembrava della razza di lui , e forse fu questa specie di affinità che lo attiro . D ' un colpo , con una facilità che rasentava la leggerezza , strana in un personaggio che rappresentava l ' educatore , il guidatore dei futuri maestri di scuola , dichiarò a Beppa il suo amore e le chiese se voleva sposarlo . Ella rimase stordita : l ' uomo non le piaceva , anzi le destava quasi ripugnanza così massiccio e carnale com ' era , emanante dal viso , dal petto , dal ventre , già un po ' prominente , un calore animalesco : ma d ' altronde l ' occasione era ottima ; il grande sogno di poter lasciare un giorno la piccola città per una più grande e la vanità di vendicarsi dei malevoli concittadini ; e sopra tutto il pensiero di dare un conforto alla madre sempre melanconica e preoccupata . D ' altronde la fanciulla considerava anche lei la cosa con leggerezza , e senza troppo consultare i parenti accettò la proposta . L ' uomo venne in casa a far visita : portò libri , mandò regali . Lo ricevevano le ragazze , e ridevano quando egli raccontava storie allegre , non troppo adatte per loro . Andrea avrebbe desiderato una domanda ufficiale fatta con regola , magari per mezzo di un autorevole paraninfo , come d ' uso nel luogo ; ma non osava opporsi alla progettata vicenda , e in fondo sperava che tutto andasse bene . Solo minacciava di bastonare le sorelle se per un attimo avessero lasciati soli i curiosi fidanzati . Neppure Cosima era contenta : ma anche lei provava un certo piacere per gli acri commenti delle famiglie del paese , per le invidie , i pettegolezzi , le maldicenze , che la fortuna di Beppa destava nell ' intera contrada . Si cominciò a dir peste del signor Direttore : che era un libertino , che teneva in casa una bella ragazza mora , che la faceva camminare carponi sui pavimenti e l ' aizzava come una bestia : e , infine , che si burlava delle povere signorine che non avevano altra difesa che quella del selvatico fratello . L ' uomo invece pareva innamorato sul serio : faceva regali , complimentava la futura suocera , congedò la cameriera mora per far cessare le chiacchiere , fissò lui stesso la data delle nozze . In ottobre , al ritorno dalle vacanze . E tutta la rendita di quell ' anno , dai pascoli sul Monte all ' olio del frantoio , dalle mandorle al sughero , fu , con volontario sacrifizio di Andrea , dedicata al corredo . Cucivano e ricucivano , le tre sorelle , tessendo sogni candidi come i fiori delle tovaglie e delle lenzuola . Ma un giorno il grosso fidanzato , che passava le vacanze nel suo lontano paese alpino , scrisse che era stato traslocato , che in ottobre non sarebbe tornato , sibbene più tardi , per le nozze . Poi le sue lettere si fecero rade : infine un giorno si presentò alla signora Francesca un avvocato , che era stato in relazione con lui per certi affari della scuola , e domandò a quanto ascendesse la dote di Beppa . Fu un colpo : ma questo era l ' uso dei paesi del fidanzato . E , dopo tutto , la piccola dote che per l ' eredità paterna spettava alla fanciulla , se la sarebbe goduta lei con la sua futura famiglia , Risposta : sarà assegnata a Beppa la sesta , mettiamo pure la quinta parte del patrimonio : circa venticinquemila lire in terreni poco redditizi . Torna , dopo otto giorni di grigiore e d ' attesa , il messaggero flemmatico : il fidanzato si lamenta , dice che la vita è difficile , che non vuol fare cattive figure , né provocare privazioni alla futura sposina : bisogna che la dote sia almeno di cinquantamila lire , non solo , ma che ventimila siano in titoli garantiti . Andrea fu preso da un furore sanguigno . Quel bestione , dunque , quel porco grasso e vile , non era entrato in casa delle sorelle per amore , ma per interesse , e adesso tentava quasi un ricatto , poiché sapeva che il matrimonio andato a monte avrebbe maggiormente screditato le povere ragazze . Parlò di andare a scovarlo , di ammazzarlo con la lesina come un maiale vero ; ma la madre piangeva , e Cosima dichiarò che avrebbe ceduto alla sorella la sua parte di eredità . Si cercò di vendere qualche cosa , ma le offerte erano irrisorie , e d ' altronde non poteva spogliare l ' intera famiglia , già tanto impoverita e quasi bisognosa . Fu allora che Cosima , visto l ' avvilimento della madre e della stessa Beppa che deperiva per l ' umiliazione e la delusione , fu raggirata dal demonio . Pensò al tesoro di Elia , all ' offerta di lui , alla possibilità di accettarla : ma poi il solo pensiero l ' atterrì . Mai , mai : avrebbe voluto flagellarsi per scacciare anche il semplice ricordo del maledetto tesoro . Eppure la tentazione , in fondo , non l ' abbandonava : le diceva : “ Sei una stupida , una che nella vita non avrà mai bene , e mai potrà procurarlo a chi ama . E chi dice , del resto , che i denari del vecchio non siano suoi ? Va , cerca di saper meglio , indaga , cerca , cerca ... ” . Le sembrava di essere aizzata come un cane alla caccia della selvaggina : ma non si moveva , più che mai ferma nel proposito di tener la promessa fatta al vecchio , di non rivelare a nessuno il segreto di lui . Se egli era colpevole , lo era davanti a Dio , e potevano intendersela fra di loro . Per sfuggire meglio alla tentazione , rinunziò anche di andare quell ' anno alla vendemmia : persino la madre , tormentata dai pensieri della triste faccenda , stette appena tre giorni nella vigna . Il fidanzato non scriveva più , l ' avvocato non si faceva vedere : il corredo già pronto venne chiuso in una cassa , come un morto . Andrea era cupo , preoccupato , più che per il dispiacere , per il discredito della famiglia : quando veniva in casa , le sorelle si nascondevano quasi con paura , come colpevoli delle cose accadute . Ai primi di novembre Cosima rivide in sogno la piccola nonna : era sempre vestita da sposa , col rosario di madreperla fra le mani di bambina . E Cosima aveva sempre il rimorso di non averle dato il caffè , l ' ultima volta che era venuta , e si affaccendava a prepararlo : ma la bevanda rigurgitava dalla caffettiera e spegneva il fuoco “ Lascia stare ” , disse la nonnina : “ noi , di lassù non abbiamo bisogno di nulla . Sono venuta solo per un salutino , e ti porto anche i saluti di Francesco ” . Francesco era il nome del fidanzato di Beppa : pareva che la nonnina scherzasse crudelmente ; ma poi si seppe che proprio quella notte , poco prima dell ' ora del sogno di Cosima , il commendator Francesco era morto , dopo appena tre giorni di polmonite . Così secondo la misericordia divina , prendeva anche lui parte alla famiglia : e le cose questo mondo erano appianate . E fu proprio in quei giorni che Dio parve compensare Cosima in altro modo più consolante . Una grande rivista straniera domandava la traduzione del romanzo Rami caduti e offriva una discreta somma . Inoltre desiderava notizie biografiche della scrittrice , perché la traduzione doveva essere preceduta da una nota critica . Ad occhi chiusi sempre con l ' impressione di sognare , Cosima accettò . Aveva persino paura della sua fortuna : non avrebbe dovuto scontarla con altri guai ? Ed ecco arrivare la somma , e alla posta le viene pagata in monete d ' oro , simili e quelle del tesoro di Elia . Ella le guardava quasi spaventata e non osava toccarle ; fece cambiare in biglietti di banca , e parte le depositò in un libretto postale : ma quando la madre vide il denaro lo guardò quasi torva : le sembrava frutto di un peccato mortale . - Ebbene , - disse Cosima , - lo spenderò non voglio mettere più da parte niente ; e i miei guadagni se ne vadano come foglie al vento . Ed ecco l ' occasione presentarsi : una sua ammiratrice , che dirigeva una rivistina letteraria nella città di * * * , sul mare , la invitò ad andare ospite in casa sua : ed ella vi andò , nonostante i terrori della madre ed i brontolii di Andrea , che volle almeno accompagnarla per un tratto del viaggio , in ferrovia , e quando la lasciò gli parve di averla imbarcata sull ' Atlantico . In fondo anche lei si sentiva smarrita . Dove andava ? Che voleva ? Come Cappuccetto Rosso in mezzo al bosco aveva l ' impressione d ' incontrare il lupo ; ma in fondo sperava di cavarsela bene , poiché aveva la coscienza tranquilla , e l ' ombra del male era simile a quelle grandi ombre di nuvole già invernali che salivano dai monti scuri e lambivano le valli solitarie lungo le cui coste correva il trenino che sembrava un giocattolo . Il cielo era grande , di un azzurro carico , e le nuvole correnti , spinte da un caldo vento di scirocco , lo facevano apparire più alto , più turchino A Cosima , affacciata al famigliare ballatoio del treno , sembrava un cielo straniero , inospitale , mentre la terra , sotto di lei , aveva ancora l ' aspetto ma terno , ch ' ella ben conosceva : le stesse chine coperte di erba tremula , le macchie , le pietre , le quercie indurite dal dolore dei secoli e dalla loro resistenza al tempo e agli elementi . I piccoli villaggi neri , accovacciati come cornacchie sui loro nidi di roccie apparivano e sparivano nella luce cangiante della lontananza : qualche pastore con la sua greggia si profilava sull ' orlo verde di un ciglione , e le pecore si spostavano come l ' ombra delle nuvole al passare del treno : e Cosima aveva l ' impressione che tutto il paesaggio si movesse per la sorpresa di veder lei a muoversi ad andare verso una nuova vita . A misura che si scendeva verso le pianure marine il clima mutava completamente : si era ancora ai primi di autunno , laggiù ; il cielo , sgombro di nuvole , si faceva chiaro , verdognolo , e d ' un tratto Cosima lo vide riflesso in uno specchio d ' acqua che le ricordò la vasca della vigna : era uno stagno . Uccelli mai veduti , grandi , con le ali iridate , si sollevarono dallo stagno , come sgorgassero dall ' acqua e disegnarono sul cielo una specie di arcobaleno : forse un miraggio : a lei parve lieto auspicio . E la prima persona che vide , quando il treno si fermò in una stazione che pareva , col suo giardino di palme e in fondo un arco di quel luminoso cielo smeraldino , un ' oasi civilizzata , fu un giovine vestito di un color marrone dorato , con due meravigliosi baffi dello stesso colore e gli occhi lunghi orientali . La guardò come se la conoscesse , e anche a lei parve di averlo già veduto in qualche posto : dove ? non sapeva ; e dopo tanti anni provò ancora quel misterioso senso di vertigine che nell ' infanzia e meno spesso nell ' adolescenza le destava la presenza della nonna . Ma una piccola folla invadeva il marciapiede , e l ' uomo scomparve . Una signora vestita in modo quasi buffo , tutta volanti e frangie , con un cappellino a sghimbescio sui radi capelli gialli , balzò verso la fanciulla , la prese quasi a volo sul predellino del vagone , la strinse al suo petto scarno , le coprì il viso di baci : i suoi occhi di un azzurro di porcellana erano stillanti di lagrime che le colavano sul naso aquilino e si confondevano con la saliva che le schizzava dalla bocca . E con un singhiozzo convulso chiamava a voce alta la fanciulla col suo nome e cognome , tanto che Cosima si vergognò : la gente la guardava , qualcuno doveva già conoscere quel nome e quel cognome , e salutava , fra il rispetto per lei e la beffa per la sua chiassosa ospite . Avrebbe voluto risalire sul treno e tornarsene a casa : ma era destino che quel giorno ella dovesse cominciare a conoscere le tribolazioni della celebrità , perché all ' arrivo nella casa dell ' ospite , - un grazioso palazzo tutto balconi , di fronte a un giardino e a una chiesa , - lungo la scala di marmo con la ringhiera ornata di tralci verdi , vide con mite terrore una fila di bambine e giovinette , quasi tutte vestite di bianco , con mazzolini di fiori in mano . Sembrava la scala del Paradiso , vigilata da angeli senza ali , e mentre il facchino scaricava dalla carrozzella la modesta vecchia valigia di Cosima , reliquia di famiglia , e la stessa donna Maria , l ' ospite palpitante , s ' incaricava di portarla di sopra come un prezioso tesoro , le ragazzine intonarono un coro che pareva insegnato loro da un ' abile maestra . La maestra era stata donna Maria , e gli angioletti erano tutte le fanciulle che abitavano nel palazzo . A questo punto bisognava assolutamente mostrarsi commossa , e , potendolo , fare , dall ' alto della rampata della scala , un discorso di ringraziamento , Cosima si coprì il viso col fazzoletto , ma non poté piangere né parlare . E del coro , composto in suo onore , non le rimase in mente che il motivo monotono e quasi triste , che si confondeva con un rumore lontano , da lei non ancora mai bene inteso , che le pareva quello del pino nella vigna . Era il rumore del mare . Era lì , il mare , in fondo alla larga strada , che costeggiava una fila di case nuove bianche abbaglianti . Cosima aveva sempre più l ' impressione di trovarsi in una città orientale : palmizii , cactus ed altri alberi esotici si movevano pesanti su quel cielo caldo , sullo sfondo turchino del lido . Sui balconi fiorivano i garofani ; un odore di erbe aromatiche scendeva dalla collinetta coperta di pini che chiudeva l ' orizzonte di fronte alla strada . E la gente era tutta fuori , come nelle sere d ' estate ; e canti e suoni di mandolino continuavano , di fuori , il coro in onore di Cosima : così a lei sembrava , ma invece di orgoglio ne provava quasi paura . Dopo averla rimpinzata di dolci e bevande , la sua ospite , che continuava a baciarla e quasi a leccarla come un cane che ha ritrovato il padrone , la lasciò sola nell ' appartamento ov ' ella abitava col paziente marito che era impiegato in un ' azienda privata . Aveva destinato a Cosima la camera più bella , col balcone , quella appunto donde si vedeva il mare : e le lasciava libero anche il salotto , pieno di fiori di carta , di vasi incrinati , di tovagliette , di oggetti di cattivo gusto . - Qui potrai ricevere i tuoi amici , i tuoi ammiratori . Ma Cosima non aveva amici , e si atterriva al solo pensiero di averne uno solo . Di ammiratori , poi , non ne voleva : le pareva di esser già , per lunga esperienza , scottata da loro . Eppure d ' un tratto sentì suonare alla porta dell ' ingresso , e senza pensarci su tanto aprì . Era il garzone di un fioraio , che portava un grande mazzo di rose rosse , avvolte nella carta velina . Per lei ? Proprio per lei : ma non si sapeva da parte di chi . Ella stette a guardarle quasi con la sorpresa paurosa con cui aveva guardato nel pugno di Elia le monete d ' oro : e il profumo quasi violento delle rose , e il loro colore , le parvero vivi , caldi , sanguinanti : più che dal coro delle fanciulle e dal ronzio delle musiche della strada , sentì da quell ' alito quasi carnale venirle incontro la vita : ma quando si decise a prendere il mazzo dalle mani del garzone che la guardava con occhi maliziosi , si sentì pungere da una spina acuminata : e pensò che la vita anche sotto l ' illusione delle cose più belle e ricche , nasconde le unghie inesorabili . Mise le rose in uno dei vasi del salotto , e tornò al balcone : sì , era come d ' estate ; una grande luna rosea saliva dai pini dell ' altura , e il cielo e il mare , fra due palmizi che luccicavano come le palme dorate dalla stagnola , usate per la Pasqua nel paese di Cosima , si confondevano in un colore di smeraldo azzurro . I bambini , nella strada ancora bianca , giocavano al gioco dell ' ambasciatore venuto a domandare una sposa : ed ella si sentiva trasportata nel loro cerchio , come la piccola sposa richiesta dall ' ambasciatore per un misterioso grande personaggio .
I VECCHI E I GIOVANI ( PIRANDELLO LUIGI , 1909 )
Narrativa ,
PARTE PRIMA CAPITOLO PRIMO La pioggia , caduta a diluvio durante la notte , aveva reso impraticabile quel lungo stradone di campagna , tutto a volte e risvolte , quasi in cerca di men faticose erte e di pendii meno ripidi . Il guasto dell ' intemperie appariva tanto più triste , in quanto , qua e là , già era evidente il disprezzo e quasi il dispetto della cura di chi aveva tracciato e costruito la via per facilitare il cammino tra le asperità di quei luoghi con gomiti e giravolte e opere or di sostegno or di riparo : i sostegni eran crollati , i ripari abbattuti , per dar passo a dirupate scorciatoje . Piovigginava ancora a scosse nell ' alba livida tra il vento che spirava gelido a raffiche da ponente ; e a ogni raffica , su quel lembo di paese emergente or ora , appena , cruccioso , dalle fosche ombre umide della notte tempestosa , pareva scorresse un brivido , dalla città , alta e velata sul colle , alle vallate , ai poggi , ai piani irti ancora di stoppie annerite , fino al mare laggiù , torbido e rabbuffato . Pioggia e vento parevano un ' ostinata crudeltà del cielo sopra la desolazione di quelle piagge estreme della Sicilia , su le quali Girgenti , nei resti miserevoli della sua antichissima vita raccolti lassù , si levava silenziosa e attonita superstite nel vuoto di un tempo senza vicende , nell ' abbandono d ' una miseria senza riparo . Le alte spalliere di fichidindia , ispide , carnute e stravolte , o le siepi di rovi secchi e di agavi , le muricce qua e là screpolate erano di tratto in tratto interrotte da qualche pilastro cadente che reggeva un cancello scontorto e arrugginito o da rozzi e squallidi tabernacoli , i quali , nella solitudine immobile , guardati dagl ' ispidi rami degli alberi gocciolanti , anziché conforto ispiravano un certo sgomento , posti com ' eran lì a ricordare la fede a viandanti ( per la maggior parte campagnuoli e carrettieri ) che troppo spesso , con aperta o nascosta ferocia , dimostravano di non ricordarsene . Qualche triste uccelletto sperduto veniva , col timido volo delle penne bagnate , a posarsi su essi ; spiava , e non ardiva mettere neppure un lamento in mezzo a tanto squallore . Vi strillava , al contrario ( almeno a prima vista ) , una giumenta bianca montata da un fantoccio in calzoni rossi e cappotto turchino . Se non che , a guardar bene , quella giumenta bianca si scopriva anch ' essa compassionevole : vecchia e stanca , sbruffava ogni tanto dimenando la testa bassa , come se non ne potesse più di sfangare per quello stradone ; e il cavaliere , che la esortava amorevolmente , pur in quella vivace uniforme di soldato borbonico , non appariva meno avvilito della sua bestia , le mani paonazze , gronchie dal freddo , e tutto ristretto in sé contro il vento e la pioggia . - Coraggio , Titina ! E intanto il fiocco del berretto a barca , di bassa tenuta , pendulo sul davanti , gli andava in qua e in là , quasi battendo la solfa al trotto stracco della povera giumenta . Dei rari passanti a piedi o su pigri asinelli qualcuno che ignorava come qualmente il principe don Ippolito Laurentano tenesse una guardia di venticinque uomini con la divisa borbonica nel suo feudo di Colimbètra , dove fin dal 1860 si era esiliato per attestare la sua fiera fedeltà al passato governo delle Due Sicilie , si voltava stupito e si fermava un pezzo a mirare quel buffo fantasma emerso dai velarii strappati di quell ' incerto crepuscolo , e non sapeva che pensarne . Passando innanzi allo stupore di questi ignoranti , Placido Sciaralla , capitano di quella guardia , non ostanti il freddo e la pioggia ond ' era tutto abbrezzato e inzuppato , si drizzava sulla vita per assumere un contegno marziale ; marzialmente , se capitava , porgeva con la mano il saluto a qualcuno di quei tabernacoli ; poi , chinando gli occhi per guardarsi le punte tirate su a forza e insegate dei radi baffetti neri ( indegni baffi ! ) sotto il robusto naso aquilino , cangiava l ' amorevole esortazione alla bestia in un : « Su ! su ! » imperioso , seguito da una stratta alla briglia e da un colpetto di sproni giunti , a cui talvolta Titina - mannaggia ! - sforzata così nella lenta vecchiezza , soleva rispondere dalla parte di dietro con poco decoro . Ma questi incontri , tanto graditi al capitano , avvenivano molto di rado . Tutti ormai sapevano di quel corpo di guardia a Colimbètra , e ne ridevano o se n ' indignavano . Il Papa in Vaticano con gli Svizzeri ; don Ippolito Laurentano , nel suo fèudo con Sciaralla e compagnia ! E Sciaralla , che dentro la cinta di Colimbètra si sentiva a posto , capitano sul serio , fuori non sapeva più qual contegno darsi per sfuggire alle beffe e alle ingiurie . Già cominciamo che tutti lo degradavano , chiamandolo caporale . Stupidaggine ! indegnità ! Perché lui comandava ben venticinque uomini ( ohè , venticinque ! ) e bisognava vedere come li istruiva in tutti gli esercizii militari e come li faceva trottare . E poi , del resto , scusate , tutti i signoroni non tengono forse nelle loro terre una scorta di campieri in divisa ? Veramente , dichiararsi campiere soltanto , scottava un po ' al povero Sciaralla , che « nasceva bene » e aveva la patente di maestro elementare e di ginnastica . Tuttavia , a colorar così la cosa s ' era piegato talvolta a malincuore , per non essere qualificato peggio . Campiere , sì . Campiere capo . - Caporale ? - Capo ! capo ! Che c ' entra caporale ? Ammettete allora che sia milizia ? Di chi ? come ? e perché vestita a quel modo ? Sciaralla si stringeva nelle spalle , socchiudeva gli occhi : - Un ' uniforme come un ' altra . Capriccio di Sua Eccellenza , che volete farci ? Con alcuni più crèduli , tal ' altra , si lasciava andare a confidenze misteriose : che il principe cioè , mal visto per le sue idee dal governo italiano , il quale - figurarsi ! - avrebbe alzato il fianco a saperlo morto assassinato o derubato senza pietà , avesse davvero bisogno nella solitudine della campagna di quella scorta , di cui egli , Sciaralla , indegnamente era capo . Restava però sempre da spiegare perché quella scorta dovesse andar vestita di quell ' uniforme odiosa - Boja , piuttosto ! - s ' era sentito più volte rispondere il povero Sciaralla , il quale allora pensava con un po ' di fiele quanto fosse facile al principe il serbare con tanta dignità e tanta costanza quel fiero atteggiamento di protesta , rimanendo sempre chiuso entro i confini di Colimbètra , mentre a lui e ai suoi subalterni toccava d ' arrischiarsi fuori a risponderne . Invano , a quattr ' occhi , giurava e spergiurava , che mai e poi mai , al tempo dei Borboni , avrebbe indossato quell ' uniforme , simbolo di tirannide allora , simbolo dell ' oppressione della patria ; e soggiungeva scotendo le mani : - Ma ora , signori miei , via ! Ora che siete voi i padroni ... Lasciatemi stare ! È pane . Dite sul serio ? Gli volevano amareggiare il sangue a ogni costo , fingendo di non comprendere che egli poi non era tutto nell ' abito che indossava ; che sotto quell ' abito c ' era un uomo come tutti gli altri costretto a guadagnarsi da vivere in qualche porca maniera . Con gli sguardi , coi sorrisi , componendo il volto a un ' aria di vivo interessamento ai casi altrui , cercava in tutti i modi di stornar l ' attenzione da quell ' abito ; poi , di tutte quelle arti che usava , di tutte quelle smorfie che faceva , si stizziva fieramente con se stesso , perché , a guardar quell ' abito senza alcuna idea , gli pareva bello , santo Dio ! e che gli stésse proprio bene ; e quasi quasi gli cagionava rimorso il dover fingersi afflitto di portarlo . Aveva sentito dire che su a Girgenti un certo « funzionario » continentale , barbuto e bilioso , aveva pubblicamente dichiarato con furiosi gesti , che una tale sconcezza , una siffatta tracotanza , un così patente oltraggio alla gloria della rivoluzione , al governo , alla patria , alla civiltà , non sarebbero stati tollerati in alcun ' altra parte d ' Italia , né forse in alcun ' altra provincia della stessa Sicilia , che non fosse questa di Girgenti , così ... così ... - e non aveva voluto dir come , a parole ; con le mani aveva fatto un certo atto . Oh Dio , ma proprio per lui , per quell ' uniforme borbonica dei venticinque uomini di guardia , tanto sdegno , tanto schifo ? O perché non badavan piuttosto codesti indignati al signor sindaco , ai signori assessori e consiglieri comunali e provinciali e ai più cospicui cittadini , che venivano a gara , tutti parati e impettiti , a fare ossequio a S . E . il principe di Laurentano , che li accoglieva nella villa come un re nella reggia ? E Sciaralla non diceva dell ' alto clero con monsignor vescovo alla testa , il quale , si sa , per un legittimista come Sua Eccellenza , poteva considerarsi naturale alleato . Sciaralla gongolava e gonfiava per tutte queste visite ; e nulla gli era più gradito che impostarsi ogni volta su l ' attenti e presentar le armi . Se veniva monsignore , se veniva il sindaco , la sentinella chiamava dal cancello il drappelletto dal posto di guardia vicino , e un primo saluto , là , in piena regola , con un bel fracasso d ' armi , levate e appiedate di scatto ; un altro saluto poi , sotto le colonne del vestibolo esterno della villa , al richiamo dell ' altra sentinella del portone . Rispetto al salario , era così poco il da fare , che tanto lui quanto i suoi uomini se ne davano apposta , cercandone qua e là il pretesto ; e una delle faccende più serie erano appunto questi saluti alla militare , i quali servivano a meraviglia a toglier loro l ' avvilenza di vedersi , così ben vestiti com ' erano , inutili affatto . In fondo , con tali e tanti protettori , Sciaralla avrebbe potuto ridersi della baja che gli dava la gente minuta , se , come tutti i vani , non fosse stato desideroso d ' esser veduto e accolto da ognuno con grazia e favore . Non sapeva ridersene poi , e anzi da un pezzo in qua ne era anche più d ' un po ' costernato , per un ' altra ragione . C ' era una chiacchiera in paese , la quale di giorno in giorno si veniva sempre più raffermando , che tutti gli operaj delle città maggiori dell ' isola , e le contadinanze e , più da presso nei grossi borghi dell ' interno , i lavoratori delle zolfare si volessero raccogliere in corporazioni o , come li chiamavano in fasci , per ribellarsi non pure ai signori , ma a ogni legge , dicevano , e far man bassa di tutto . Più volte , essendo di servizio nell ' anticamera , ne aveva sentito discutere nel salone . Il principe ne dava colpa , s ' intende , al governo usurpatore che prima aveva gabbato le popolazioni dell ' isola col lustro della libertà e poi la aveva affamata con imposte e manomissioni inique ; gli altri gli facevano coro ; ma monsignor vescovo pareva a Sciaralla che meglio di tutti sapesse scoprir la piaga . Il vero male , il più gran male fatto dal nuovo governo non consisteva tanto nell ' usurpazione che faceva ancora e giustamente sanguinare il cuore di S . E . il principe di Laurentano . Monarchie , istituzioni civili e sociali : cose temporanee ; passano ; si farà male a cambiarle agli uomini o a toglierle di mezzo , se giuste e sante ; sarà un male però possibilmente rimediabile . Ma se togliete od oscurate agli uomini ciò che dovrebbe splendere eterno nel loro spirito : la fede , la religione ? Orbene , questo aveva fatto il nuovo governo ! E come poteva più il popolo starsi quieto tra le tante tribolazioni della vita , se più la fede non gliele faceva accettare con rassegnazione e anzi con giubilo , come prova e promessa di premio in un ' altra vita ? La vita è una sola ? questa ? le tribolazioni non avranno un compenso di là , se con rassegnazione sopportate ? E allora per qual ragione più accettarle e sopportarle ? Prorompa allora l ' istinto bestiale di soddisfare quaggiù tutti i bassi appetiti del corpo ! Parlava proprio bene , Monsignore . La vera vera ragione di tutto il male era questa . Insieme però con Monsignore che veramente , ricco com ' era , sentiva poco le tribolazioni della vita , Sciaralla avrebbe voluto che tutti i poveri la riconoscessero , questa ragione . Ma non riusciva a levarsi dal capo un vecchierello mendico , presentatosi un giorno al cancello della villa col rosario in mano , il quale , stando ad aspettar l ' elemosina e sentendo un lungo brontolio nel suo stomaco , gli aveva fato notare con un mesto sorriso : - Senti ? Non te lo dico io ; te lo dice lui che ha fame ... La costernazione di Sciaralla , per quel grave pericolo che sovrastava a tutti i signori , proveniva più che altro dalla sicurezza con cui il principe , là nel salone , pareva lo sfidasse . Riposava certo su lui e sul valore e la devozione dei suoi uomini quella sicurezza del principe , al quale poteva bastare che dicesse di non aver paura , lasciando poi agli altri il pensiero del rimanente . Fortuna che finora lì a Girgenti nessuno si moveva , né accennava di volersi muovere ! Paese morto . Tanto vero - dicevano i maligni - che vi regnavano i corvi , cioè i preti . L ' accidia , tanto di far bene quanto di far male , era radicata nella più profonda sconfidenza della sorte , nel concetto che nulla potesse avvenire , che vano sarebbe stato ogni sforzo per scuotere l ' abbandono desolato , in cui giacevano non soltanto gli animi , ma anche tutte le cose . E a Sciaralla parve di averne la prova nel triste spettacolo che gli offriva , quella mattina , la campagna intorno e quello stradone . Aveva già attraversato il tratto incassato nel taglio perpendicolare del lungo ciglione su cui sorgono aerei e maestosi gli avanzi degli antichi Tempii akragantini . Si apriva là , un tempo , la Porta Aurea dell ' antichissima città scomparsa . Ora egli ranchettava giù per il pendìo che conduce alla vallata di Sant ' Anna , per la quale scorre , intoppando qua e là , un fiumicello di povere acque : l ' Hypsas antico , ora Drago , secco d ' estate e cagione di malaria in tutte le terre prossime , per le trosce stagnanti tra gl ' ispidi ciuffi del greto . Impetuoso e torbido per la grande acquata della notte scorsa , investiva laggiù , quella mattina , il basso ponticello uso , d ' estate , ad accavalciare i ciottoli e la rena . Veramente da quella triste contrada maledetta dai contadini , costretti a dimorarvi dalla necessità , macilenti , ingialliti , febbricitanti , pareva spirasse nello squallore dell ' alba un ' angosciosa oppressione di cui anche i rari alberi che vi sorgevano fossero compenetrati : qualche centenario olivo saraceno dal tronco stravolto , qualche mandorlo ischeletrito dalle prime ventate d ' autunno . - Che acqua , eh ? - s ' affrettava a dire capitan Sciaralla , imbattendosi lungo quel tratto nella gente di campagna o nei carrettieri che lo conoscevano , per prevenire beffe e ingiurie , e dava di sprone alla povera Titina . Non a caso però , quel giorno , metteva avanti la pioggia della notte scorsa . Trottando e guardando nel cielo la nera nuvolaglia sbrendolata e raminga , pensava proprio a essa per trovarvi una scusa che gli quietasse la coscienza , avendo trasgredito a un ordine positivo ricevuto la sera avanti dal segretario del principe : l ' ordine di recare sul tamburo una lettera a don Cosmo Laurentano , fratello di don Ippolito , che viveva segregato anche lui nell ' altro fèudo di Valsanìa , a circa quattro miglia da Colimbètra . Sciaralla non se l ' era sentita d ' avventurarsi a quell ' ora , con quel tempo da lupi , fin laggiù ; aveva pensato che Lisi Prèola , il vecchio segretario , avendo una forca di figliuolo che aspirava a diventar capitano della guardia , non cercava di meglio che mandar lui Sciaralla all ' altro mondo ; che però forse quella lettera non richiedeva tale urgenza ch ' egli rischiasse di rompersi il collo per una via scellerata , al bujo , sotto la pioggia furiosa , tra lampi e tuoni ; e che infine avrebbe potuto aspettar l ' alba e partir di nascosto , senza rinunziare per quella sera alla briscola nella casermuccia sul greppo dello Sperone , dove si riduceva coi tre compagni graduati a passar la notte , dandosi il cambio ogni tre ore nella guardia . L ' uscir di Colimbètra era sempre penoso per capitan Sciaralla , ma una vera spedizione allorché doveva recarsi a Valsanìa , dove ogni volta gli toccava d ' affrontar paziente l ' odio d ' un vecchio energumeno , terrore di tutte le contrade circonvicine , chiamato Mauro Mortara , il quale , approfittando della dabbenaggine di don Cosmo , a cui certo i libracci di filosofia avevano sconcertato il cervello , vi stava da padrone , né sopra di lui riconosceva altra signoria . - Coraggio , coraggio , Titina ! - sospirava pertanto Sciaralla , ogni qual volta gli si presentava alla mente la figura di quel vecchio : basso di statura , un po ' curvo , senza giacca , con una ruvida camicia d ' albagio di color violaceo a quadri rossi aperta sul petto irsuto , un enorme berretto villoso in capo , ch ' egli da se stesso s ' era fatto dal cuojo d ' un agnello , la cui concia col sudore gli aveva tinti di giallo i lunghi cernecchi e , ai lati , l ' incolta barba bianca : comico e feroce , con due grosse pistole sempre alla cintola , anche di notte , poiché si buttava a dormir vestito su uno strapunto di paglia per poche ore soltanto : a settantasette anni sveglio ancora e robusto , più che un giovanotto di venti . - E non morrà mai ! - sbuffava Sciaralla . - Sfido ! che gli manca ? Dopo tant ' anni è considerato come parte della famiglia anche da don Ippolito , che è tutto dire . Con don Cosmo per poco non si dànno del tu . E ripensava , proseguendo la via , alle straordinarie avventure di quell ' uomo che , al Quarantotto , aveva seguito nell ' esilio a Malta il principe padre , don Gerlando Laurentano , il quale gli s ' era affezionato fin da quando , privato del grado di gentiluomo di camera , chiave d ' oro , per uno scandalo di corte a Napoli , sera ritirato a Valsanìa , dove il Mortara era nato , figlio di poveri contadini , contadinotto anche lui , anzi guardiano di pecore , allora . A un ' avventura segnatamente , tra le tante , si fermava il pensiero di Placido Sciaralla : a quella che aveva procurato al Mortara il nomignolo di Monaco ; avventura dei primi tempi , avanti al Quarantotto , quando a Valsanìa , attorno al vecchio principe di Laurentano , acceso di vendetta dopo quello scandalo di corte a Napoli , si radunavano di nascosto , venendo da Girgenti , i caporioni del comitato rivoluzionario . Mauro Mortara faceva la guardia ai congiurati a piè della villa . Ora una volta un frate francescano ebbe la cattiva ispirazione di avventurarsi fin là per la questua . Il Mortara , chi sa perché , lo prese per una spia ; e senza tante cerimonie lo afferrò , lo legò , lo tenne appeso a un albero per tutto un giorno ; alla notte lo sciolse e lo mandò via ; ma tanta era stata la paura , che il frate non poté più riaversene e ne morì poco dopo . Quest ' avventura era più viva delle altre nella memoria di Sciaralla , non solo perché in essa Mauro Mortara si mostrava , come a lui piaceva crederlo , feroce , ma anche perché l ' albero , a cui il francescano era stato appeso , era ancora in piedi presso la villa , e Mauro non tralasciava mai d ' indicarglielo , accompagnando il cenno con un muto ghigno e un lieve tentennar del capo , atteggiato il volto di schifo nel vedergli addosso quell ' uniforme borbonica . - Coraggio , coraggio , Titina ! Conveniva soffrirseli in pace gli sgarbi e i raffacci di quel vecchio . Il quale , sì , guaj e rischi d ' ogni sorta ne aveva toccati e affrontati in vita sua , senza fine ; ma che fortuna , adesso , servire sotto don Cosmo che non si curava mai di nulla , fuori di quei suoi libracci che lo tenevano tutto il giorno vagante come in un sogno per i viali di Valsanìa ! Che differenza tra il principe suo padrone e questo don Cosmo ! che differenza poi tra entrambi questi fratelli e la sorella donna Caterina Auriti , che viveva - vedova e povera - a Girgenti ! Da anni e anni tutti e tre erano in rotta tra loro . Donna Caterina Laurentano aveva seguito lei sola le nuove idee del padre ; e poi si diceva che , da giovinetta , aveva recato onta alla famiglia , fuggendo di casa con Stefano Auriti , morto poi nel Sessanta , garibaldino , nella battaglia di Milazzo , mentre combatteva accanto al Mortara e al figlio don Roberto , che ora viveva a Roma e che allora era ragazzo di appena dodici anni , il più piccolo dei Mille . Figurarsi , dunque , se il principe poteva andar d ' accordo con quella sorella ! Ma con Cosmo , intanto , perché no ? Questi , almeno apparentemente , non aveva mai parteggiato per alcuno . Ma forse non approvava la protesta del fratello maggiore contro il nuovo Governo . Chi aveva però ragione di loro due ? Il padre , prima che liberale , era stato borbonico , gentiluomo di camera e chiave d ' oro : che meraviglia , dunque , se il figlio , stimando fedifrago il padre , s ' era serbato fedele al passato Governo ? Meritava anzi rispetto per tanta costanza : rispetto e venerazione ; e non c ' era nulla da ridire , se voleva che tutti sapessero com ' egli la pensava , anche dal modo con cui vestiva i suoi dipendenti . Sissignori , sono borbonico ! ho il coraggio delle mie opinioni ! Un toffo di terra arrivò a questo punto alle spalle di capitan Sciaralla , seguíto da una sghignazzata . Il capitano diè un balzo sulla sella e si voltò , furente . Non vide nessuno . Da una siepe sopra l ' arginello venne fuori però questa strofetta , declamata con tono derisorio , lento lento : Sciarallino , Sciarallino , dove vai con tanta boria sul ventoso tuo ronzino ? Sei scappato dalla storia , Sciarallino , Sciarallino ? Capitan Sciaralla riconobbe alla voce Marco Prèola , il figlio scapestrato del segretario del principe , e sentì rimescolarsi tutto il sangue . Ma , subito dopo , il Prèola gli apparve in tale stato , che le ciglia aggrottate gli balzarono fino al berretto e la bocca serrata dall ' ira gli s ' aprì dallo stupore . Non pareva più un uomo , colui : salvo il santo battesimo , un porco pareva , fuori del brago , ritto in piedi , cretaceo e arruffato . Con le gambe aperte , buttato indietro sulle reni a modo degli ubriachi , il Prèola seguitò da lassù a declamare con ampii e stracchi gesti : Oppur vai , don Chisciottino , all ' assalto d ' un molino ? od a caccia di lumache t ' avventuri col mattino , così rosso nelle brache , nel giubbon così turchino , Sciarallino , Sciarallino ? - Quanto sei caro ! - sbuffò Sciaralla , allungando una mano alle terga , ove la mota gli s ' era appiastrata . Marco Prèola si calò giù , sul sedere , dall ' arginello lubrico di fango , e gli s ' accostò . - Caro ? No , - disse , - mi vendo a buon mercato ! Ti piace la poesia ? Bella ! E séguita , sai ? La stamperò su L ' Empedocle domenica ventura . Capitan Sciaralla stette ancora un pezzo a guardarlo , col volto contratto , ora , in una smorfia tra di schifo e di compassione . Sapeva che colui andava soggetto ad attacchi d ' epilessia ; che spesso vagava di notte come un cane randagio e spariva per due o tre giorni finché non lo ritrovavano come una bestia morta , con la faccia a terra e la bava alla bocca , o su al Culmo delle Forche o su la Serra Ferlucchia o per le campagne . Gli vide la faccia gonfia , deturpata da una livida cicatrice su la gota destra , dall ' occhio alla bocca , con pochi peli ispidi biondicci sul labbro e sul mento ; gli guardò il vecchio cappelluccio stinto e roccioso , che non arrivava a nascondergli la laida calvizie precoce ; notò che calvo era anche di ciglia ; ma non poté sostenere lo sguardo di quegli occhi chiari , verdastri , impudenti , in cui tutti i vizii pareva vermicassero . Cacciato dalla scuola militare di Modena , il Prèola era stato a Roma circa un anno nella redazione d ' un giornalucolo di ricattatori ; scontata una condanna di otto mesi di carcere , aveva tentato di uccidersi buttandosi giù da un ponte nel Tevere ; salvato per miracolo , era stato rimpatriato dalla questura , e ora viveva alle spalle del padre , a Girgenti . - Che hai fatto ? - gli domandò Sciaralla . Il Prèola si guardò l ' abito cretoso addosso , e con un ghigno frigido rispose : - Niente . Un insultino ... Con le mani aggiunse un gesto per significare che s ' era voltolato per terra . Poi , all ' improvviso , cangiando aria e tono , gli ghermì un braccio e gli gridò : - Qua la lettera ! So che l ' hai ! - Sei matto ? - esclamò Sciaralla con un soprassalto , tirandosi indietro . Il Prèola scoppiò a ridere sguajatamente . - Mi serve soltanto per annusarla . Càvala fuori . Voglio sentire se sa odor di confetti . Animale , non sai che il tuo padrone sposa ? Sciaralla lo guardò , stordito . - Il principe ? - Sua Eccellenza , già ! Non credi ? Scommetto che la lettera parla di questo . Il principe annunzia le prossime nozze al fratello . Non hai visto monsignor Montoro ? È lui il paraninfo ! Veramente monsignor Montoro in quegli ultimi giorni s ' era fatto vedere molto più di frequente a Colimbètra . Che fosse vero ? Sciaralla si sforzò d ' impedire che quella notizia incredibile , di un avvenimento così inopinato , gli accendesse in un lampo la visione di splendide feste , di una gaja animazione nuova in quel silenzioso , austero ritiro ; la speranza di regali per la bella comparsa che avrebbe fatto coi suoi uomini e il servizio inappuntabile che avrebbe disimpegnato ... Ma il principe , possibile ? così serio ... alla sua età ? E poi , come prestar fede al Prèola ? Cercando di nascondere la meraviglia e la curiosità con un sorriso di diffidenza , gli domandò : - E chi sposa ? - Se mi dài la lettera , te lo dico , - rispose quello . - Domani ! Va ' là ! Ho capito . E Sciaralla si spinse col busto per cacciar la giumenta . - Aspetta ! - esclamò il Prèola , trattenendo Titina per la coda . - M ' importa assai delle nozze , e che tu non ci creda ! Forse ... vedi ? questo mi premerebbe più di sapere ... forse il principe parla al fratello delle elezioni , della candidatura del nipote . Non sai neanche questo ? Non sai che Roberto Auriti , « il dodicenne eroe » , si presenta deputato ? - So un corno io ; chi se n ' impiccia ? - fece Sciaralla . - Non abbiamo l ' on . Fazello per deputato ? - Non lo dico io che siete fuori della storia , vojaltri , a Colimbètra ! - ghignò il Prèola . - Abbiamo le elezioni generali , e Fazello non si ripresenta , somaro , per la morte del figliuolo ! - Del figliuolo ? Se è scapolo ! Il Prèola tornò a ridere sguajatamente . - E che uno scapolo , uomo di chiesa per giunta , non può aver figliuoli ? Bestione ! Avremo l ' Auriti , sostenuto dal governo , contro l ' avvocato Capolino . Fiera lotta , singolar tenzone ... Dammi la lettera ! Sciaralla diede una spronata a Titina e con uno sfaglio si liberò del Prèola . Questi allora gli tirò dietro una e due sassate ; stava per tirargli la terza , quando dalla svoltata si levò una voce rabbiosa : - Ohè , corpo di ... Chi tira ? E un ' altra voce , rivolta evidentemente a Sciaralla che fuggiva : - Vergògnati ! Fantoccio ! Ignorante ! Buffone ! E dalla svoltata apparvero sotto un ombrellaccio verde sforacchiato , stanchi e inzaccherati , i due inseparabili Luca Lizio e Nocio Pigna , o , come tutti da un pezzo li chiamavano , Propaganda e Compagnia : quegli , uno spilungone ispido e scialbo , con un pajo di lenti che gli scivolavano di traverso sul naso , stretto nelle spalle per il freddo e col bavero della giacchettina d ' estate tirato su ; questi , tozzo , deforme , dal groppone sbilenco , con un braccio penzolante quasi fino a terra e l ' altro pontato a leva sul ginocchio , per reggersi alla meglio . Erano i due rivoluzionarii del paese . Capitan Sciaralla credeva a torto che nessuno si movesse a Girgenti . Si movevano loro , Lizio e Pigna . È vero che , l ' uno e l ' altro , quella mattina , così bagnati e intirizziti , sotto quell ' ombrello sforacchiato , non davano a vedere che potessero esser molto temibili le loro imprese rivoluzionarie . Nessuno poteva vederlo meglio di Marco Prèola , il quale avendo già da un pezzo abbandonato al caso la propria vita , tenuta per niente da lui stesso più che dagli altri e senza più né affetti né fede in nulla , sciolta non pur d ' ogni regola , ma anche d ' ogni abitudine e gettata in preda a ogni capriccio improvviso e violento , tutto vedeva buffo e vano e tutto e tutti derideva , sfogando in questa derisione le scomposte energie non comuni dell ' animo esacerbato . Sapeva che , tre giorni addietro , quei due si erano recati alla marina di Porto Empedocle a catechizzare i facchini addetti all ' imbarco dello zolfo , gli scaricatori , gli stivatori , i marinaj delle spigonare , i carrettieri , i pesatori , per raccoglierli in fascio . Vedendoli di ritorno a quell ' ora , in quello stato , arricciò il naso , si fermò in mezzo allo stradone ad aspettarli per accompagnarsi con loro fino a Girgenti ; quando gli furon vicini , aprì le braccia , quasi per reggere un fiasco , di que ' grossi , e disse loro : - Andiamo ; niente : lo porto io . Il Pigna si fermò e , sforzandosi di dirizzarsi meglio sul braccio , squadrò con disprezzo il Prèola . Il corpo , tutto groppi e nodi ; ma una faccia da bambolone aveva , senza un pelo , arrossata sulle gote dal salso che gli aveva dato fuori alla pelle , e un pajo d ' occhi neri , smaltati e mobilissimi da matto , sotto un cappellaccio tutto sbertucciato , che lo faceva somigliare a uno di quei fantocci che schizzan su dalle scàtole a scatto . Marco Prèola lo chiamò con un vezzeggiativo dispettosamente bonario , e gli disse ammiccando : - Nociarè , non te n ' avere a male ! Mondaccio laido è questo , d ' ingrati . Marinaj , piedi piatti . Oh , e chiudi il paracqua , Luca ! Dio ci manda l ' acqua , e non te ne vuoi profittare ? Laviamoci il visino , così ... E levò la faccia fangosa verso il cielo . Spruzzolava ancora dalle nuvole che s ' imporporavano negli orli frastagliati , correndo incontro al sole che stava per levarsi , un ' acquerugiola gelida e pungente . - Che son aghi ? - gridò , sbruffando come un cavallo , squassando la testa e buttandosi apposta addosso al Pigna . Sozzo com ' era già da capo a piedi e tutto fradicio di pioggia , si sentiva ormai libero da ogni angustia di guardarsi dall ' acqua e dalla zàcchera , e provava la voluttà , sguazzando nel fango senza più impaccio né ritegno , di potere insozzarne gli altri impunemente . - Scànsati ! - gli gridò il Pigna . - Chi ti cerca ? chi ti vuole ? chi ti ha dato mai confidenza ? Il Prèola , senza scomporsi , gli rispose : - Quanto mi piaci arrabbiato ! Creta madre , caro mio . Te ne volevo attaccare un po ' ... Mi scansi ? Poi ti lagni degli altri , che sono ingrati . - Ci vuole una faccia ... - brontolò il Pigna , rivolto al Lizio . Ma questi andava chiuso in sé , non curante e accigliato . Diede una spallata , come per dire che non voleva esser frastornato dai suoi pensieri , e avanti . Il Prèola li seguì un pezzo in silenzio , un po ' discosto , guardando ora l ' uno ora l ' altro . Aveva nelle viscere la smania di fare qualche cosa , quella mattina ; non sapeva quale , si sarebbe messo a urlare come un lupo . Per non urlare , apriva la bocca , si cacciava una mano sui denti e tirava fin quasi a slogarsi la mascella ; poi sospirava o si scrollava tutto in un fremito animalesco . Poteva solo sfogarsi con quei due ; ma , a stuzzicare il Lizio , che gusto c ' era ? Disperatonaccio come lui e , per giunta , con la testa piena di fumo . Due disgrazie , una sopra l ' altra , il suicidio del padre , bravo avvocato ma di cervello balzano , poi quello del fratello , gli avevano cattivato in paese una certa simpatia , mista di costernazione , e anche un certo rispetto . Studiava molto e parlava poco , anzi non parlava quasi mai . La ragione c ' era , veramente : gli mancava quasi mezzo alfabeto . Di lui si poteva ridere soltanto per questo : che aveva trovato nel Pigna il suo organetto ; e organetto e sonatore , ogni volta , ai comizii , comparivano insieme . Se il Pigna stonava , egli lo rimetteva in tono , serio serio , tirandolo per la manica . Rivoluzione sociale ... fratellanza dei popoli ... rivendicazione dei diritti degli oppressi ... parole grandi , insomma ! E forse perciò , distratto , s ' era attaccato intanto a un tozzo di pane faticato da altri per lui . Faceva benone , oh ! Solo che , con questo po ' po ' di freddo ... - Una caffettierina , volesse Iddio ! - invocò con improvviso scatto il Prèola , levando le braccia . - Tre pezzetti di zucchero , un vasetto di panna , quattro fettine di pane abbruscato . Oh animucce sante del Purgatorio ! Luca Lizio si voltò , brusco , a guatarlo . Proprio a una tazzina di caffè pensava in quel momento , così accigliato ; e la vedeva , e se ne inebriava quasi in sogno , aspirandone il fumante aroma ; e stringeva in tasca , nel desiderio che lo struggeva , il pugno intirizzito . Partito a bujo , e sconfitto , da Porto Empedocle , sentiva un freddo da morire ; non gli pareva l ' ora d ' arrivare . Avvilito da quel bisogno meschino , si vedeva misero , degno di conforto , d ' un conforto che sapeva di non poter trovare in nessuno . Poc ' anzi , tra quel fantoccio fuggito di là su la giumenta bianca e il Prèola fermo più su ad aspettare con un ghigno rassegato sulle labbra , aveva avuto lui stesso un ' improvvisa strana impressione di sé , che gli era penetrata fino a toccare e sommuovere dal fondo del suo essere un sentimento finora sconosciuto , quasi di stupore per tutti i suoi sdegni , per tutte le sue furie ardenti , le quali a un tratto gli s ' erano scoperte , come da lontano , folli e vane , là in mezzo a quella scena di desolato squallore . Nella magrezza miserabile del suo corpo tremante di freddo e pur madido di un sudorino vischioso , s ' era veduto simile a quegli alberi che s ' affacciavano dalle muricce , stecchiti e gocciolanti . Gocciolavano anche a lui per il freddo la punta del naso e gli occhi miopi dietro le lenti . S ' era ristretto in sé ; e , quasi quell ' impressione , toccato il fondo del suo essere e vanita in quello stupore , gli si fosse ora serrata attorno come un ' irta angustia , s ' era sentito tutto dolere : doler le tempie schiacciate , le aguzze sporgenze delle scapole , su cui la stoffa della giacchettina d ' estate aveva preso il lustro , e i polsi scoperti dalle maniche troppo corte e i piedi bagnati entro le scarpe rotte . E tutto ora gli pareva un di più , una soperchieria crudele : ogni nuova pettata di quello stradone divenuto una fiumara di creta ; la cruda luce dell ' alba che , non ostante la cupezza di quelle nuvole , si rifletteva su la motriglia e lo abbagliava ; ma sopra tutto la compagnia di quel tristo , da capo a piedi imbrattato di fango , fango fuori , fango dentro , che stuzzicava il Pigna a parlare . Avvezzo ormai da anni a star zitto , provava uno stordimento a mano a mano più confuso per quel suo silenzio che , all ' insaputa di tutti , si nutriva e s ' accresceva dentro di lui di certe stravaganti impressioni , come quella di poc ' anzi , che non avrebbe potuto esprimere neppure a se stesso , se non a costo di togliere ogni credito e ogni fiducia all ' opera sua . Marco Prèola , intanto , seguitava a dire , quasi tra sé : - Io , va bene ; che sono io ? un vagabondo ; mi merito questo e altro . Ma vedete Domineddio che tempo pensa di fare , quando sono in cammino per una santa missione due poveri umanitarii che una turba irriverente ha cacciato via , di notte , a nerbate ! Il Pigna accennò di fermarsi , fremente ; ma Luca Lizio lo tirò via con uno strappo alla manica e un grugnito rabbioso . - Nerbate ... ma bada , sai ! - masticò quello tra i denti . - Gliele darei io , le nerbate ... - E da te me le piglierei , Nociarè , - s ' affrettò a dirgli il Prèola con un inchino , - perché tu , non sembri , ma sei un eroe . Puzzi , mannaggia , ma sei un eroe ; e quando te lo dico io ci puoi credere . Il popolo non ti può capire . Non può capire la tua idea , perché per disgrazia l ' idea non ha occhi , non ha gambe , e non ha bocca . Parla e si muove per bocca e con le gambe degli uomini . Se dici , poniamo : « Popolo , l ' umanità cammina ! T ' insegnerò io a camminare ! » - son capaci di guardarti le cianche , come le butti : « Ma guarda un po ' , chi vuole insegnarci a camminare ! » . - Pezzo d ' asino ! - sbottò Propaganda , non potendo più tenersi . - E non si chiama ragionare coi piedi , codesto ? - Io ? Il popolo ! - rimbeccò il Prèola . - Il Popolo , per tua norma , - ribatté il Pigna , roteando gli occhi da matto ; ma subito si trattenne . - Non lo nominare , il Popolo ; non sei degno neanche di nominarlo , tu , il Popolo ! Troppe cose ha capito il Popolo , caro mio , per tua norma ; e prima di tutte questa : che i tuoi patrioti lo ingannarono ... - I miei ? - fece il Prèola , ridendo . - I tuoi , quelli che lo spinsero a fare la rivoluzione del Sessanta , promettendo l ' età dell ' oro ! I patrioti e i preti . Noi , caro mio , per tua norma , gli dimostriamo , quattr ' e quattr ' otto e con le prove alla mano , che ... capisci ? per virtù della sua stessa forza , capisci ? per virtù , dico bene , della sua stessa forza , non per concessione d ' altri , esso può , se vuole , migliorare le sue condizioni . - Meglio sarebbe per forza della sua virtù , - osservò , placido , il Prèola . Il Pigna lo guardò , stordito . Ma subito quello s ' affrettò a tranquillarlo : - Niente , non ci badare . Giuoco di parole ! - Per virtù ... per virtù della sua stessa forza , - ribatté a bassa voce , non più ben sicuro il Pigna , rivolgendosi al Lizio per consigliarsi con gli occhi di lui se aveva detto bene ; e seguitò , un po ' sconcertato : - Migliorare , sissignore , questo iniquo ordinamento economico , dove uomini vivono ... cioè , no ... oppure , sì ... uomini vivono senza lavorare , e uomini , pur lavorando , non vivono ! Capisci ? Noi diciamo al Popolo : « Tu sei tutto ! Tu puoi tutto ! Unìsciti e detta la tua legge e il tuo diritto ! » . - Bravissimo ! - esclamò il Prèola . - Permetti che parli io , adesso ? - La tua legge e il tuo diritto ! - ripeté ancora una volta il Pigna , furioso . - Parla , parla . - E non t ' offendi ? - Non m ' offendo : parla . - Fosti , sì o no , sagrestano fino a poco tempo fa ? Propaganda si voltò di nuovo a guardarlo , stordito . - Che c ' entra questo ? E il Prèola , placido : - Hai promesso di non offenderti ! Rispondi . - Sagrestano , sissignore , - riconobbe il Pigna , coraggiosamente . - Ebbene ? Che vuoi dire con ciò ? Che ho cambiato colore ? - No , che colore ! Lascia stare . Al massimo , casacca . - Ho imparato a conoscere i preti , ecco tutto ! - E a far figliuoli , - raffibbiò il Prèola : - sette figlie femmine , tutte di fila ; lo puoi negare ? Nocio Pigna si fermò per la terza volta a guatarlo . Aveva promesso di non offendersi . Ma dove voleva andare a parare con quell ' interrogatorio ? Aveva perduto il posto alla chiesa , perché una delle figliuole , la maggiore , e un certo canonico Landolina ... - Col patto , oh , di non toccare certi tasti , - lo prevenne , scombujandosi e abbassando gli occhi . - No no no , - disse precipitosamente il Prèola , con una mano al petto . - Senti , Nocio , io sono , a giudizio de ' savi universale , quel che si dice un farabutto . Va bene ? Sono stato otto mesi dentro ... figùrati ! E vedi qua ? - soggiunse , indicando la cicatrice sulla gota . - Quando mi buttai a fiume , come dicono a Roma ... Già ! ... Figùrati dunque se certe cose mi possono fare impressione ! Sai , anzi , che mi fa impressione ? Che tu , a quella disgraziata ... - Non tocchiamo , t ' ho detto , certi tasti . - Caro mio ! - sospirò il Prèola , socchiudendo gli occhi . - Ti faccio una confidenza . Quelli che combatto sono i soli per cui abbia una certa stima . Ma questi tali , per le mie ... diciamo disgrazie , non vogliono averne di me , e non mi vorrebbero lasciar vivere . Qui sbagliano . Vivere debbo ! E per vivere , sto coi preti . Gli uomini non perdonano ; Dio invece , a detta dei preti , m ' ha da un pezzo perdonato ; e con questa scusa si servono di me . Guarda , oh , che piazza , Nocio ! - aggiunse , buttandosi indietro il cappelluccio per mostrare la fronte . - E ce n ' ho , dentro , sai ! Se le cose mi fossero andate per il loro verso ... Basta , lasciamo stare . Io , voi ... tutto ... ma guardate ! Fango . Ci stiamo tutti e tre , coi piedi affondati ; ebbene , parliamoci chiaro , in nome di Dio , diciamoci le cose come sono , senza vestirle di frasi , nude ; pigliamoci questo piacere ! Io sono un porco , sì , ma tu che sei , Nociarè ? che lavoro è il tuo , me lo dici ? Pàssati una mano sulla coscienza : tu non lavori ! - Io ? - esclamò il Pigna , stupito più che offeso dell ' ingiustizia , allungando il braccio e ripiegandolo sul petto con l ' indice teso . - Lavori per la causa ? Frase ! - ribatté il Prèola , pronto . - T ' ho pregato : la verità nuda ! Poi te la vesti a casa come vuoi , per quietarti la coscienza . Lavoravi ... ti cacciarono via dalla chiesa ; poi , da un banco di lotto ... Calunnia , lo so ! Ma pure , se davvero ti fossi messo in tasca i bajocchi dei gonzi che venivano a giocare al botteghino , credi che per me avresti fatto male ? Benone avresti fatto ! Ma ora che fai ? Lavorano le tue figliuole , e tu mangi e predichi . E qua , quest ' altro San Luca evangelista ... Come lo chiamate ? Amore libero . Va bene : frase ! Il fatto è che s ' è messo con un ' altra delle tue figliuole , e ... Luca Lizio , a questo punto , livido e scontraffatto , si avventò con le braccia protese alla gola del Prèola . Ma questi si trasse indietro , ridendo , finché poté ghermirgli i polsi e respingerlo senza furia . - Ma va ' ! - gli gridò , con un lustro di gioja maligna negli occhi e nei denti . - Io sto dicendo la verità . - Lascialo perdere ! - s ' interpose il Pigna , a sua volta trattenendo Luca Lizio e riavviandosi . - Non vedi che fa professione di mosca canina ? - Canina , già : gli ho punzecchiato la nudità , - sghignò il Prèola . - E con questo freddo ... Sì sì , meglio nasconderla ! Volevo spiegarti soltanto , caro Nocio , senza offenderti , perché non puoi fare effetto . - Perché questo è un paese di carogne ! - gridò il Pigna , voltandosi a fulminarlo con tanto d ' occhi . - D ' accordo ! - approvò subito il Prèola . - E io , piú carogna di tutti . D ' accordo ! Ma tu non lavori : le tue figliuole lavorano , e Luca mangia e studia , e tu mangi e predichi . Studiare , predicare : parole . La sostanza è il boccone che si mangia . Vorrei sapere come non vi strozza , pensando che le tue figliuole sgobbano a cucire e non dormono la notte per procurarvelo . Il Pigna finse di non udire ; scrollò più volte il capo e brontolò tra sé , di nuovo : - Paese di carogne ! Va ' ad Aragona , a due passi da Girgenti ; va ' a Favara , a Grotte , a Casteltermini , a Campobello ... Paesi di contadini e solfaraj , poveri analfabeti . Quattromila , soltanto a Casteltermini ! Ci sono stato la settimana scorsa ho assistito all ' inaugurazione del Fascio . - Col lumino acceso davanti alla Madonna ? - domandò il Prèola . - Altro è Dio , altro il prete , imbecille ! - rispose alteramente il Pigna . - E le trombe che suonano la fanfara reale ? - Disciplina ! Disciplina ! - esclamò il Pigna . - Fanno bene ! Bisognava vederli ... Tutti pronti e serii ... quattromila ... compatti ... parevano la terra stessa , la terra viva , capisci ? che si muove e pensa ... ottomila occhi che sanno e che ti guardano ... ottomila braccia ... E il cuore mi si voltava in petto pensando che soltanto da noi , qua a Girgenti , capoluogo , a Porto Empedocle , paese di mare , aperto al commercio , niente ! niente ! non si può far niente ! Come i bruti ! Peggio ! Ma sai come vivono giù a Porto Empedocle ? Come si fa ancora l ' imbarco dello zolfo ? Lo sai ? Marco Prèola era stanco : crollò il capo , mormorò : - Porto Empedocle ... E a tutti e tre si rappresentò l ' immagine di quella borgata di mare cresciuta in poco tempo a spese della vecchia Girgenti e divenuta ora comune autonomo . Una ventina di casupole prima , là sulla spiaggia , battute dal vento tra la spuma e la rena , con un breve ponitojo da legni sottili , detto ora Molo Vecchio , e un castello a mare , quadrato e fosco dove si tenevano ai lavori forzati i galeotti , quelli che poi , cresciuto il traffico dello zolfo , avevano gettato le due ampie scogliere del nuovo porto , lasciando in mezzo quel piccolo Molo , al quale in grazia della banchina , è stato serbato l ' onore di tener la sede della capitaneria del porto e la bianca torre del faro principale . Non potendo allargarsi per l ' imminenza d ' un altipiano marnoso alle sue spalle , il paese s ' è allungato sulla stretta spiaggia , e fino all ' orlo di quell ' altipiano le case si sono addossate , fitte , oppresse , quasi l ' una sull ' altra . I depositi di zolfo s ' accatastano lungo la spiaggia ; e da mane a sera è uno stridor continuo di carri che vengono carichi di zolfo dalla stazione ferroviaria o anche , direttamente , dalle zolfare vicine ; e un rimescolìo senza fine d ' uomini scalzi e di bestie , ciattìo di piedi nudi sul bagnato , sbaccaneggiar di liti , bestemmie e richiami , tra lo strepito e i fischi d ' un treno che attraversa la spiaggia , diretto ora all ' una ora all ' altra delle due scogliere sempre in riparazione . Oltre il braccio di levante fanno siepe alla spiaggia le spigonare con la vela ammainata a metà su l ' albero ; a piè delle cataste s ' impiantano le stadere su le quali lo zolfo è pesato e quindi caricato su le spalle dei facchini , detti uomini di mare , i quali , scalzi , in calzoni di tela , con un sacco su le spalle rimboccato sulla fronte e attorto dietro la nuca , immergendosi nell ' acqua fino all ' anca , recano il carico alle spigonare , che poi , sciolta la vela , vanno a scaricar lo zolfo nei vapori mercantili ancorati nel porto , o fuori . - Lavoro da schiavi , - disse il Pigna , - che stringe il cuore , certi giorni d ' inverno . Schiacciati sotto il carico , con l ' acqua fino alle reni . Uomini ? Bestie ! E se dici loro che potrebbero diventar uomini , aprono la bocca a un riso scemo o t ' ingiuriano . Sai perché non si costruiscono le banchine sulle scogliere del nuovo porto , da cui l ' imbarco si potrebbe far più presto e comodamente coi carri o i vagoncini ? Perché i pezzi grossi del paese sono i proprietarii delle spigonare ! E intanto , con tutti i tesori che si ricavano da quel commercio , le fogne sono ancora scoperte sulla spiaggia e la gente muore appestata ; con tanto mare lì davanti , manca l ' acqua potabile e la gente muore assetata ! Nessuno ci pensa ; nessuno se ne lagna . Pajono tutti pazzi , là , imbestiati nella guerra del guadagno , bassa e feroce ! - Ma sai che parli bene davvero ? - concluse il Prèola , approvando . - Ma sai che ti giovarono sul serio le prediche che sentisti da sagrestano ? - Baibai , baibai , dice l ' Inglese ! - soggiunse Nocio Pigna , stendendo minacciosamente il lunghissimo braccio . - Trecentomila siamo , caro mio , oggi come oggi . E presto ci sentirete . Superata l ' erta dello stradone , appoggiato di là all ' altro versante della vallata , Placido Sciaralla seguitava intanto a trotterellare su Titina per Valsanìa , immerso in nuove e più complicate considerazioni , dopo quelle notizie del Prèola . A un certo punto se ne stancò , scrollò le spalle e si mise a guardare intorno . Gli si svolgeva ora , a sinistra , la campagna lieta della vicinanza del mare , tutta a mandorli , a olivi e a vigneti . Era già in vista della Seta , casale d ' una cinquantina d ' abituri allineati sullo stradone , fondachi e taverne per i carrettieri , la maggior parte , da cui esalava un tanfo acuto e acre di mosto , un tepor grasso di letame , e botteghe di maniscalchi , di magnani , di carraj , con una stamberguccia in mezzo , ridotta a chiesuola per le funzioni sacre della domenica . Per schivare la vista di quei borghigiani zotici che lo conoscevano tutti , Sciaralla imboccò un sentieruolo tra i campi e in breve s ' internò nelle terre di Valsanìa . Tranne il vigneto , cura appassionata e orgoglio di Mauro Mortara , e l ' antico oliveto saraceno , il mandorleto e alcuni ettari di campo sativo e , giù nell ' ampio burrone , l ' agrumeto , che costituivano la parte di mezzo riservata a don Cosmo , tutto il resto era ceduto in piccoli lotti a mezzadrìa a poveri contadini , non dal principe don Ippolito direttamente , a cui anche quel fèudo apparteneva , ma da fittavoli di fittavoli , i quali non contenti di vivere in città da signori sulla fatica di quei poveri disgraziati , li vessavano con l ' usura più spietata e con un raggiro intricato di patti esosi . L ' usura si esercitava sulla semente e su i soccorsi anticipati durante l ' annata ; l ' angheria più iniqua , nei prelevamenti al tempo del raccolto . Dopo aver faticato un anno , il così detto mezzadro si vedeva portar via dall ' aja a tumulo a tumulo quasi tutto il raccolto : i tumuli per la semente , i tumuli per la pastura , e questo per la lampada e quello per il campiere e quest ' altro per la Madonna Addolorata , e poi per San Francesco di Paola , e per San Calògero , e insomma per quasi tutti i santi del calendario ecclesiastico ; sicché talvolta , sì e no , gli restava il solame , cioè quel po ' di grano misto alla paglia e alla polvere , che nella trebbiatura rimaneva sull ' aje . Il sole s ' era già levato , e capitan Sciaralla vedeva qua e là , nella distesa delle terre , sprazzar di luce qualche pozza d ' acqua piovana o forse qualche piccolo rottame smaltato . Tutta la campagna vaporava , quasi un velo di brina vi tremolasse . Di tratto in tratto , qualche tugurio screpolato e affumicato , che i contadini chiamavano roba , stalla e casa insieme , e usciva da questo la moglie d ' uno dei mezzadri per legare all ' aperto il porchetto grufolante , e tre , quattro gallinelle la seguivano ; innanzi alla porta rossigna e imporrita di quello , un ' altra donna pettinava una ragazzetta che piagnucolava ; mentre gli uomini , con vecchi aratri primitivi , tirati da una mula stecchita e da un lento asinello che si sfiancava nello sforzo , grattavano a mala pena la terra , dopo quella prim ' acquata della notte . Tutta questa povera gente , vedendo passare Sciaralla su la giumenta bianca , sospendeva il lavoro per salutarlo con riverenza , come se passasse il principe in persona . Capitan Sciaralla rispondeva pieno di dignità , alzando la mano al berretto , militarmente , e accoglieva quelle dimostrazioni di rispetto come un anticipato compenso all ' umiliazione che andava a patire da quella vecchia bestia feroce del Mortara . Una costernazione tuttavia gli guastava il piacere di quei saluti : tra breve , entrando nei dominii di colui , sarebbe stato assaltato dai cani , da quei tre mastini più feroci del padrone , il quale certo aveva loro insegnato a fargli ogni volta quell ' accoglienza . E aveva un bel gridare Sciaralla , mentre quelli gli saltavano addosso , di qua e di là , fino all ' altezza di Titina , la quale a sua volta traeva salti da montone , spaventata : Mauro o il curàtolo Vanni di Ninfa si presentavano col loro comodo a richiamarli , quando il malcapitato aveva già veduto più volte la morte con gli occhi . Con quei tre mastini Mauro Mortara conversava proprio come se fossero creature ragionevoli . Diceva che gli uomini non san capire i cani ; ma questi sì , gli uomini . Il male è - diceva - che , poveretti , non ce lo sanno esprimere ; e noi crediamo che non ci capiscano e non sentano . Sciaralla però se lo spiegava altrimenti , il fenomeno . Quei cani intendevano così bene il padrone , perché questo era più cane di loro . E gli parve d ' averne una riprova quella mattina stessa . Mauro stava innanzi alla villa ; e i tre amiconi , vigili attorno , col muso all ' aria . Ebbene , all ' arrivo di lui , questa volta , essi se ne stettero lì ( uno , anzi , sbadigliò ) , quasi avessero compreso che il padrone avrebbe fatto ottimamente le loro veci . - Che vuoi tu qua , a quest ' ora , mal ' ombra ? - gli disse infatti Mauro , tirandosi giù dal capo il cappuccio del ruvido cappotto , in cui era avvolto , e scoprendo la testa oppressa dall ' enorme berretto villoso . Quand ' era prossima la vendemmia , Mauro Mortara non dormiva più , le notti : stava a guardia della vigna , passeggiando per i lunghi filari , insieme coi tre mastini . Forse se n ' era stato all ' aperto anche con quella notte da lupi : n ' era ben capace ! Sciaralla lo salutò umilmente , poi , indicando i cani , domandò : - Posso scavalcare ? - Scavalca , - borbottò Mauro . - Che porti ? - Una lettera per don Cosmo , - rispose Sciaralla , smontando dalla giumenta . E mentre si cercava nella tasca interna del cappotto , si sentiva addosso gli occhi di Mauro pieni d ' ira e di scherno . - Eccola . La manda Sua Eccellenza di gran fretta . - Sta ' qui , - gl ' intimò Mauro , prendendo la lettera . - E bada di non lasciare la giumenta . Sciaralla sapeva che gli era proibito di salire alla villa , come se , con la sua uniforme , potesse sconsacrare quel vecchiume , quella rozza cascinaccia d ' un sol piano : lui che veniva dagli splendori di Colimbètra , dove uno si poteva specchiare anche nei muri ! La proibizione non partiva certo da don Cosmo , ma dal Mortara stesso , il quale gli vietava perfino di legare la giumenta agli anelli confitti nell ' aggetto della rustica scala a collo . Doveva tener le briglie in mano e star lì in piedi , all ' aperto , ad aspettare , quasi fosse venuto per l ' elemosina . Appena Mauro si mosse , i tre cani s ' accostarono pian piano a capitan Sciaralla e cominciarono a fiutarlo . Il poveretto , fermo e con l ' anima sospesa , alzò gli occhi al Mortara che saliva la scala . - Non vi sporcate il muso con codesti calzoni ! - disse Mauro , dopo aver chiamato a sé i cani ; e soggiunse , rivolto a Sciaralla : - Adesso ti mando un sorso di caffè , per farti rimettere dalla paura . Pervenuto al pianerottolo , fece per bussare al modo convenuto , battendo cioè tre volte il saliscendi sul dente del nasello interno ; ma , appena alzato il saliscendi , la porta si aprì , e Mauro entrò esclamando : - Aperta ? Di nuovo aperta ? L ' avete aperta voi ? - soggiunse poi dietro l ' uscio della cucina , da cui per un istante s ' era mostrata la testa incuffiata di donna Sara Alàimo , la casiera ( cameriera , no ! ) di Valsanìa . - Io ? - gridò dall ' interno donna Sara . - Mi alzo adesso , io ! E , sentendo che Mauro si allontanava , fece le corna con una mano e le scosse più volte in un gesto di dispetto . Cameriera , no - lei : eh perbacco ! né di lui , né di nessuno , là dentro . Aveva la ventola in mano , è vero ; stava ad accendere il fuoco in cucina , ma era vera signora , di nascita e d ' educazione , lei ; lontana parente di Stefano Auriti , cognato dei Laurentano , e perciò , via , se vogliamo , parte della famiglia anche lei . Stava a Valsanìa da molti anni a badare a don Cosmo , che forse non avrebbe mai sentito alcun bisogno di lei se la sorella donna Caterina non gliel ' avesse mandata da Girgenti , dove da vera signora non le restava altra consolazione che quella di morire dignitosamente di fame . A Valsanìa le giornate le passavano a strisciar la groppa a due gatti , debitamente castrati , che le andavano sempre dietro a coda ritta ; a dir corone di quindici poste , a labbreggiar senza fine altre preghiere ; ma , a starla a sentire , tutto andava bene , solo perché c ' era lei ; senza lei , addio ogni cosa . Se le messi imbiondivano , se gli alberi fruttificavano , se veniva a tempo la pioggia ... Insomma si dava l ' aria di governare il mondo . Mauro non la poteva soffrire . E donna Sara in questo lo contraccambiava cordialmente ; anzi nulla le riusciva più penoso che il dovere apparecchiar la tavola anche per lui , poiché don Cosmo pur troppo s ' era ridotto fino a tal punto , fino a dar quest ' onore a un figlio di contadini e quasi contadino zappaterra anche lui ; sissignori ... mentre lei , donna Sara , vera signora di nascita e d ' educazione , lì , in cucina lei , e obbligata a servirlo ! S ' affacciò alla finestra e , vedendo giù capitan Sciaralla , emise un profondo sospiro con un breve lamento nella gola : - Ah , Placidino , Placidino ! Offriamolo al Signore in penitenza dei nostri peccati ... Intanto Mauro era entrato nello stanzino da bagno di don Cosmo . Tutto era vecchio e rustico in quell ' antica villa abbandonata : rosi i mattoni dei pavimenti avvallati ; le pareti e i soffitti , anneriti ; le imposte e i mobili , stinti e corrosi ; e tutto era impregnato come d ' un tanfo di granaglie secche , di paglia bruciata , d ' erbe appassite nell ' afa delle terre assolate . Nello stanzino da bagno , don Cosmo , in mutande a maglia , nudo il torso peloso , nudi i piedi nelle vecchie ciabatte , si preparava alla consueta abluzione con una dozzina di spugne , grandi e piccole , disposte sul lavabo . Si lavava tutto , ogni mattina , anche d ' inverno , con l ' acqua diaccia ; e questa era l ' unica delizia della sua vita : solennissima pazzia , invece , per Mauro che , sì e no , ogni mattina si lavava « la semplice maschera » , com ' egli diceva , per significare la sola faccia . - Avete dormito di nuovo con la porta aperta ? - Sì ? Oh guarda ! - fece don Cosmo , come ne fosse stupito ; e si grattò sul mento la corta barba grigia , ricciuta . - Mai , eh ? gli occhi non li aprirete mai ? - incalzò Mauro . - Non lo dico io ? Il bamboccetto ! l ' ajo , la bàlia , gli dobbiamo dare ... Santissimo Dio , che cristiano siete ? Non lo avete letto il giornale di jeri ? Di quei lacci di forca che , con la scusa della fame , vogliono mandare a gambe all ' aria tutto quello che abbiamo fatto noi , a costo del sangue nostro ? Don Cosmo , tra i gesticolamenti furiosi di Mauro , non s ' era accorto della lettera che questi teneva in mano , e quietamente aveva cominciato a insaponarsi il capo calvo . Stizzito da quella calma , Mauro seguitò : - E se tutti fossero come voi ... Ma ci sono anch ' io , qua per grazia di Dio ! Vecchio come sono , avrebbero ancora da vedersela con me ! Don Cosmo voltò il capo tutto luccicante di bolle di sapone e lo guardò : - Vedi che posso dunque seguitare a dormire anche con la porta aperta ? Ci sei tu ! I giornali , a Valsanìa , capitavano di tanto in tanto , già destinati al loro più umile e forse più utile uso d ' involti . Mauro se li rimetteva in sesto amorosamente , ci passava sopra le mani più volte per appianarne le brancicature e gli strambelli ; e , vincendo con una pazienza da certosino l ' enorme stento della lettura ( giacché da sé assai tardi aveva imparato a compitare appena ) , se ne pascolava per intere settimane , cacciandoseli a memoria dal primo all ' ultimo rigo . Eran tutte notizie nuove per lui , echi sperduti colà della vita del mondo . Nell ' ultimo giornale , venutogli così per caso tra mano , aveva letto , il giorno avanti , dl uno sciopero di solfaraj in un paese della provincia e della costituzione di essi in « Fascio di lavoratori » . - Rivendicazione del proletariato ! Uhm ! si era fatte spiegare da don Cosmo queste due parole per lui sibilline , e tutta la notte , chiuso nel boricco sotto l ' acqua furiosa , aveva ruminato e ruminato , sbuffante di sacro sdegno contro quei nemici della patria . Non degnò di risposta le ultime parole di don Cosmo , il quale anche per lui non doveva avere la testa a segno , e gli porse la lettera di don Ippolito . - L ' ha portata uno dei suoi pagliacci : Sciarallino il capitano . - Per me ? - domandò don Cosmo meravigliato , tenendo l ' acqua nelle mani giunte . - Mi scrive Ippolito ? Oh che miracolo ... Apri , leggi : ho le mani bagnate ... - Asciugatevele ! - gli disse Mauro , brusco . - Negli affari di vostro fratello sapete bene che non voglio entrarci . Ma non pare la sua scrittura . - Ah , Prèola , - osservò don Cosmo , guardando la busta . La lettera era scritta dal segretario sotto dettatura e firmata da don Ippolito . Leggendola , don Cosmo alle prime righe aggrottò le ciglia , poi sciolse man mano la tensione della fronte e degli occhi in uno stupore doloroso ; abbassò le pàlpebre ; abbassò la mano con la lettera . - Ah , dunque è vero ... - Vero che cosa ? - brontolò Mauro , stizzito della sua curiosità . Don Cosmo sporse il labbro contraendo in giù gli angoli della bocca in un gesto d ' amara e sdegnosa commiserazione , tentennando il capo , poi disse : - Se dà questo passo , non c ' è più rimedio ... si rovina ... - Ditemi che cos ' è , santo diavolo ! - ripeté Mauro , vieppiù stizzito . Ma don Cosmo stette a guardarlo un pezzo prima di rispondergli . - Mi domanda la villa , - poi disse lasciandosi cadere a una a una le parole dalle labbra , - la villa , per Flaminio Salvo . - Qua ? - domandò Mauro con un soprassalto , quasi don Cosmo gli avesse dato un pugno in faccia . - Qua ? - ripeté , tirandosi indietro . - A Flaminio Salvo , la villa del generale Laurentano ? Ma don Cosmo non s ' infuriava come Mauro per l ' immaginaria profanazione della villa : era sì oppresso di doloroso stupore per ciò che significava quell ' ospitalità offerta al Salvo dal fratello . Pochi giorni addietro un amico , Leonardo Costa , che veniva qualche volta a trovarlo dal vicino borgo di mare , gli aveva riferito la voce che correva a Girgenti d ' un prossimo matrimonio di don Ippolito con la sorella nubile , zitellona del Salvo . Don Cosmo non aveva voluto crederci : suo fratello Ippolito aveva due anni più di lui , sessantacinque ; da dieci era vedovo e s ' era mostrato sempre inconsolabile , pur nella sua compostezza , della morte della moglie , santa donna ... Impossibile ! - Eppure ... - Gli risponderete di no ? - disse Mauro minaccioso dopo avere atteso un momento . Don Cosmo aprì le braccia e sospirò , con gli occhi chiusi : - Sarebbe inutile ! E poi , del resto ... - Come ! - lo interruppe Mauro . - Il Salvo , quell ' usuraio baciapile , qua ? Ma me ne vado io , allora ! E non vi ricordate , perdio , che suo padre andò ad assistere al Te Deum quando vostro padre fu mandato in esilio ? E lui , lui stesso giovanotto , non insegnò alla sbirraglia borbonica la casa dove s ' era nascosto don Stefano Auriti con vostra sorella , quando i nobili di Palermo portarono a Satriano in Caltanissetta le chiavi della città ? Ve le siete scordate , voi , queste cose ? Io le ho tutte qua in mente , come in un libro stampato ! Fatelo venire a Valsanìa , ora , se n ' avete il coraggio ! Ma la stanza del Generale , no ! quella , no ! La chiave del camerone la tengo io ! Là non metterà piede , o l ' ammazzo , parola di Mauro Mortara ! Don Cosmo non si scompose affatto dal suo penoso attonimento a quella lunga sfuriata . Parecchie volte era stato sul punto di far intendere a Mauro che a Gerlando Laurentano suo padre non era mai passata per il capo l ' idea dell ' unità italiana , e che il Parlamento siciliano del 1848 , nel quale suo padre era stato per alcuni mesi ministro della guerra , non aveva mai proposto né confederazione italiana né annessione all ' Italia , ma un chiuso regno di Sicilia , con un re di Sicilia e basta . Questa l ' aspirazione di tutti i buoni vecchi Siciliani d ' allora ; la quale , se di qualche punto , all ' ultimo , s ' era spinta più in là , non era stato mai oltre una specie di federazione , in cui ciascuno stato dovesse conservare la propria autonomia . Non glien ' aveva detto mai nulla ; né pensò di dirglielo adesso ; e lasciò che Mauro , sbuffando di sdegno , gli voltasse le spalle e andasse a rinchiudersi in quella stanza del principe padre , sacra per lui quanto la patria stessa , primo covo della libertà e ora quasi tempio di essa . Giù , intanto , innanzi alla villa , il povero Sciaralla stava ad aspettare ancora il caffè promesso : magari un sorso , e una bella fiammata per stirizzirsi ... Aspetta , aspetta : se ne scordò anche lui e cominciò a sentirsi tra le spine per il ritardo della risposta . Avrebbe dovuto averla con sé dalla sera avanti , se avesse obbedito al Prèola . Pensava che a quell ' ora il principe a Colimbètra s ' era forse levato e domandava al segretario quella risposta . E lui , ecco , era ancora là , ad aspettarla ! Ma ci voleva tanto a legger la lettera e a buttar giù due righi di risposta ? O che il Mortara , a bella posta , non l ' avesse ancora data a don Cosmo ? E capitan Sciaralla sbuffava ; se la prendeva ora con Titina che non stava ferma un momento , tormentata dalle mosche . - Quieta ! Quieta ! Quieta ! Tre strattoni di briglia . Titina chiuse gli occhi lagrimosi con tanta pena rassegnata , che Sciaralla subito si pentì dello sgarbo . - Hai ragione anche tu , poveretta ! Non hanno dato neanche a te una manata di paglia ... E lasciò andare un sospirone . Finalmente don Cosmo s ' affacciò a una finestra della villa . Al rumore delle imposte , Sciaralla si voltò di scatto . Ma don Cosmo si mostrò meravigliato di vederlo ancora lì . - Oh , Placido ! E che fai ? - Ma come , eccellenza ! la risposta ! - gemette il Capitano , giungendo le mani . Don Cosmo aggrottò le ciglia . - C ' è bisogno della risposta ? - Come ! - ripeté Sciaralla , esasperato . - Se sto qui da un ' ora ad aspettarla ! Ecco , ecco appunto ! Quel vecchio boja non glien ' aveva detto nulla ! - Hai ragione , sì , aspetta , figliuolo , - gli disse don Cosmo , ritirandosi dalla finestra . Pensò che il fratello stava attento anche alle minime formalità ( minchionerie , le chiamava lui ) , e che avrebbe considerato come un affronto , o un grave sgarbo per lo meno , non aver risposta ; prese dunque un umile foglietto di carta ingiallito , intinse la penna tutta aggrumata in una bottiglina d ' inchiostro rugginoso e , in piedi , lì sul piano di marmo del cassettone , si mise a ponzar la risposta , che infine , dopo molto stento , gli uscì in questi termini : Da Valsanìa li 22 di settembre del 1892 . Caro mio Ippolito , Tu forse non sai in quali miserevoli condizioni sia ridotta questa decrepita stamberga , dove io solamente posso abitare , che mi considero già fuori del mondo , e non me ne lagno ! Se tu stimi , ciò non per tanto , che non si possa fare di meno , che ci vengano a rusticare li Salvo ; abbi , ti prego , l ' avvertenza di prevenirli che qua difettiamo di tutto , e che però seco loro si portino tutte qelle masserizie di Casa et ogni altra suppellettile , di cui reputino aver bisogno . Altro vorrei dirti e direi , se vano non mi paresse lo sperare , che potesse tornare al pro la mia ragione . Onde , senz ' altro , caramente ti abbraccio . Cosmo Chiuse la lettera , sbuffando , e si recò di nuovo alla finestra . Capitan Sciaralla accorse , si levò il berretto e vi accolse la lettera . - Bacio le mani a Vostra Eccellenza ! Un salto , e in sella . - Di volo , Titina ! Bau ! bau ! bau ! i tre mastini , svegliati di soprassalto , gli corsero dietro un lungo tratto , per dargli a modo loro l ' addio . Don Cosmo rimase alla finestra : seguì con gli occhi il galoppo di capitan Sciaralla fino alla voltata del viale ; poi il ritorno ringhioso e sbuffante dei tre mastini , dopo la vana corsa e il vano abbajare . Quando le tre bestie alla fine si sdrajarono di nuovo a terra presso la scala e allungando il muso sulle zampe anteriori chiusero gli occhi per rimettersi a dormire , egli , mirandole , scrollò lievemente il capo e sorrise . Davanti a quel loro ricomporsi al sonno non gli sembrarono più vani né l ' abbajare né la corsa di poc ' anzi . Ecco : le tre bestie avevano protestato contro la venuta di quell ' uomo , il quale aveva loro interrotto il sonno , ora che credevano di averlo cacciato via , tornavano saggiamente a dormire . - Perché è saggezza del cane , - pensò , sospirando profondamente - quand ' abbia mangiato e atteso agli altri bisogni del corpo , lasciare che il tempo passi dormendo . Guardò gli alberi , davanti alla villa : gli parvero assorti anch ' essi in un sogno senza fine , da cui invano la luce del giorno , invano l ' aria smovendo loro le frondi tentassero di scuoterli . Da un pezzo ormai , nel fruscìo lungo e lieve di quelle fronde egli sentiva , come da un ' infinita lontananza , la vanità di tutto e il tedio angoscioso della vita . CAPITOLO SECONDO Pregati da Flaminio Salvo , che dagli affari di banco e dai tanti altri negozii a cui attendeva non aveva mai un momento libero , Ignazio Capolino , già suo cognato , e Ninì De Vincentis , giovane amico di casa , scendevano il giorno dopo in carrozza da Girgenti a Valsanìa per dare le opportune disposizioni per la villeggiatura : incarico graditissimo all ' uno e all ' altro , per due diverse , anzi opposte ragioni . I carri , sovraccarichi di suppellettile , erano partiti da un pezzo da Girgenti , e a quell ' ora dovevano essere già arrivati a Valsanìa . Il discorso , tra i due in quella carrozza padronale del Salvo , era caduto su le proposte nozze di donna Adelaide sorella di don Flaminio , col principe di Laurentano . - No no : è troppo ! è troppo ! - diceva sogghignando Capolino . - Povera Adelaide , è troppo , dopo cinquant ' anni d ' attesa ! Diciamo la verità ! Ninì De Vincentis batteva di continuo le pàlpebre , come per contenere nei begli occhi neri a mandorla il dispiacere per quella derisione . Nello stesso tempo , con l ' atteggiamento del volto pallido affilato avrebbe voluto mostrare l ' intenzione almeno d ' un sorriso , per regger la cèlia e rispondere in qualche maniera all ' ilarità pur così smodata e sconveniente di Capolino . - Già , nozze per modo di dire ! - seguitò questi , implacabile , lì che nessuno lo sentiva ( Ninì , il buon Ninì , pasta d ' angelo , era men che nessuno ) . - Per modo di dire ... perché , lasciamo andare ! sarà bene , sarà male : la legge è legge , caro mio , e le opinioni politiche e religiose , se còntano , còntano poco di fronte a lei . Ora il principe , lo sai , conditio sine qua non , vuole che il matrimonio sia soltanto religioso , non ammette l ' altro per le sue idee . Dunque , matrimonio senza effetti legali , mi spiego ? Sarà una cosa bella , oh ! Gustosa , anche coraggiosa , non dico di no : ma quella povera Adelaide , via ! E Capolino si mise a ghignar di nuovo , come se nel suo concetto Adelaide Salvo non fosse la donna più adatta a quell ' eroismo di nuovo genere che si richiedeva da lei , a quella sfida coraggiosa alla società civilmente costituita . Ninì De Vincentis taceva e continuava a sbattere gli occhi , ancora con quel sorriso afflitto , rassegato sulle labbra , sperando che il suo silenzio impacciasse la foga derisoria del compagno . Ma che ! Ci sguazzava , Capolino . - Perché lo fa ? - riprese , ponendosi davanti la sposa zitellona . - Per entrare nel mondo con tutti i diritti di signora ? Ma io direi che ne esce , piuttosto . Va a rinchiudersi a Colimbètra ! È monacazione sotto tutti i rispetti , mi spiego ? Il principe , a buon conto , ha sessantacinque anni sonati . S ' interruppe a un atto del De Vincentis . - Eh , caro mio ! Lo so , tu fai professione d ' angelo ; ma qua si tratta di matrimonio ; e ci si deve pur pensare all ' età . Vis , vis , vis : lo dicono anche i sacerdoti ! Dunque , mondo , niente . Diventa principessa , principessa di Laurentano : dirò , regina di Colimbètra ! Sì : per me , per te , per tutti noi che riteniamo il matrimonio religioso , non pur superiore al civile , ma il solo , il vero che valga ; quello che , bastando davanti a Dio , dovrebbe strabastare per gli uomini . Tutti gli altri però , ohè , non hanno mica l ' obbligo di riconoscerlo e di rispettare lei , fuori di Colimbètra , quale principessa di Laurentano ; e Lando , per esempio , il figlio del primo letto , di rispettarla quale seconda madre . E che le resta allora ? La ricchezza ... Non lo fa per questo certamente , ricca com ' è di casa sua . Se lo facesse per questo , oh ! povera Adelaide , ho una gran paura che le andrebbe a finire come a me ... E qui rise di nuovo Capolino , ma come una lumaca nel fuoco . Dopo una lunghissima lotta , era riuscito a ottenere in moglie una sorella di Flaminio Salvo , mezza gobba , minore di due anni di donna Adelaide , e formarsi con la dote di lei uno stato invidiabile . Allegrezza in sogno , ahimè ! Povero mondo , e chi ci crede ! Cinque anni dopo , morta la moglie , sterile per colmo di sventura , aveva dovuto restituire al Salvo la dote , ed era ripiombato nello stato di prima , con tante e tante idee , una più bella e più ardita dell ' altra nel fecondo cervello alle quali purtroppo , così d ' un tratto , era venuta meno la benedetta leva del denaro . S ' era concesso sei mesi di profondo scoramento e poi altri sei d ' invincibile malinconia , sperando con quello e con questa d ' intenerire il cuore dell ' altra sorella del Salvo , di donna Adelaide appunto . Ma il cuore di donna Adelaide non s ' era per nulla intenerito : ben guardato nell ' ampia e solida fortezza del busto , aveva per due anni resistito all ' assedio di lui , assedio di gentilezze , di cortesie , di devozione ; aveva infine respinto d ' un colpo un assalto supremo e decisivo , e Capolino s ' era dovuto ritirare in buon ordine . Altri sei mesi di profondo scoramento , d ' invincibile malinconia ; e , finalmente , munito d ' una seconda moglie , giovane , bella e vivacissima , era ritornato con più fortuna all ' assalto della casa di Flaminio Salvo . Le male lingue dicevano che in grazia di Nicoletta Spoto , cioè della moglie giovane , bella e vivacissima , la quale era diventata subito quasi la dama di compagnia di donna Adelaide e dell ' unica figliuola di don Flaminio , Dianella , Capolino era bucato nel banco in qualità di segretario e d ' avvocato consulente . Ma se vogliamo pigliare tutte le mosche che volano ... Da un anno egli viveva nel lusso e nell ' abbondanza ; tanto lui quanto la moglie si servivano da padroni dei landò pomposi e dei superbi cavalli della scuderia del Salvo ; elegantissimo cavaliere , ogni domenica , su e giù per il viale della Passeggiata , pareva che egli ne facesse la mostra ; e infine col favore incondizionato di Flaminio Salvo era riuscito a imporsi , a farsi riconoscere capo del partito clericale militante , il quale , dopo il ritiro dell ' onorevole Fazello , gli avrebbe offerta fra pochi giorni la candidatura alle imminenti elezioni politiche generali . All ' anima candida di Ninì De Vincentis non balenava neppur da lontano il sospetto che tutta quell ' acredine di Capolino per donna Adelaide potesse avere una ragione recondita e inconfessabile . Come non credeva che qualcuno mai si fosse potuto accorgere del suo timido , puro e ardentissimo amore per Dianella Salvo , la figlia ora inferma di don Flaminio , così non s ' era mai accorto , prima , del vano ostinato assedio di Capolino a donna Adelaide , né credeva ora minimamente alle chiacchiere maligne sul conto di quella cara signora Nicoletta , seconda moglie di Capolino . Non sapeva scoprir secondi fini in nessuno ; meno che mai poi quello del denaro . Era , su questo punto , come un cieco . Da parecchi anni dopo la morte dei genitori , si lasciava spogliare , insieme col fratello maggiore Vincente , da un amministratore ladro , chiamato Jaco Pacia , il quale aveva saputo arruffar così bene la matassa degli affari , che il povero Ninì , avendogliene tempo addietro domandato conto , per poco non ne aveva avuto il capogiro . E s ' era dovuto recare una prima volta al banco del Salvo per un prestito di denaro su cambiali . Parecchie altre volte era poi dovuto ritornare allo stesso banco ; e , alla fine , per consiglio dell ' amministratore , aveva fatto al Salvo la proposta di saldare il debito con la cessione della magnifica tenuta di Primosole , proposta che il Salvo aveva subito accettata , acquistandosi per giunta la più fervida gratitudine di Ninì , a cui naturalmente non era passato neppure per il capo il sospetto d ' un accordo segreto tra il Pacia , suo amministratore , e il banchiere . Amava Dianella Salvo e in don Flaminio non sapeva veder altro che il padre di lei . Ora avrebbe tanto desiderato che la fanciulla , scampata per miracolo a un ' infezione tifoidea , fosse andata a recuperar la salute a Primosole , nell ' antica villa di sua madre , dove tutto le avrebbe parlato di lui , con la mesta , amorosa dolcezza dei ricordi materni . Ma i medici avevano consigliato al Salvo per la figliuola aria di mare . E Ninì pensava , dolente , che a Valsanìa sul mare egli non avrebbe potuto recarsi a vederla se non di rado . Si confortava per il momento col pensiero che avrebbe sorvegliato lui alla preparazione della camera , del nido che l ' avrebbe accolta per qualche mese . Come se Capolino avesse letto il pensiero del suo giovane amico , di cui facilmente e da un pezzo aveva indovinato l ' ingenua aspirazione , suggellò , dopo la risata , con un basta ! il primo discorso , e riprese , fregandosi le mani : - Tra poco saremo arrivati . Tu attenderai alla camera di Dianella ; sarà meglio . Io penserò per donna Vittoriona . Ninì , soprappreso così , mostrò una viva costernazione per quest ' ultima , ch ' era la moglie del Salvo , pazza da molti anni . - Sì sì , - disse , - bisogna star bene attenti , che questo cambiamento , Dio liberi , non la turbi troppo . - Non c ' è pericolo ! - lo interruppe Capolino . - Vedrai che neppure se n ' accorgerà . Seguiterà tranquillamente la sua interminabile calza . Fa le calze al Padreterno , lo sai . Notte e giorno ; e vuole che lavorino con lei anche le due suore di San Vincenzo che l ' assistono . Pare che questa calza sia già grande come un tartanone . Ninì crollò il capo mestamente . La vettura , poco oltre la Seta , entrò nel fèudo , dallo stradone . Il cancello era rovinato : una sola banda , tutta arrugginita , era in piedi , fissa a un pilastro ; l ' altro pilastro era da gran tempo diroccato . La strada carrozzabile , che attraversava quest ' altra parte del fèudo , ceduta anch ' essa a mezzadria , era come tutto il resto in abbandono , irta di cespugli , tra i quali si vedevano i solchi lasciati di recente dai carri con la suppellettile . Ninì De Vincentis guardò tutt ' intorno quella desolazione senza dir nulla , ma seguitò a parlar per sé e per lui Capolino . - La malatuccia - disse , facendo una smusata - avrà poco da stare allegra qua , non ti pare ? - È molto triste , - sospirò Ninì . - Non dico soltanto per il luogo - soggiunse Capolino . - Anche per quelli che vi stanno . Due tomi , caro mio . Adesso vedrai . Mah ... Questa villeggiatura si farà più per donna Adelaide che non ci viene , che per Dianella . E Dianella , che forse lo sospetta , la soffrirà in pace , al solito , per amore della zia ... Eh ! Flaminio è un grand ' uomo , non c ' è che dire ! - L ' aria però è buona , - osservò il giovanotto per attenuare , almeno un po ' , l ' aspro giudizio del compagno sul Salvo . - Ottima ! ottima ! - sbuffò Capolino , il quale , da questo punto , si chiuse in un silenzio accigliato , fino all ' arrivo alla villa . I carri erano giunti da poco , insieme con la giardiniera che aveva portato due servi del Salvo , il cuoco , una cameriera e due tappezzieri . Donna Sara Alàimo , sul pianerottolo in cima alla scala , batteva le mani , festante , a quelle quattro montagne di bella roba su i carri . - Presto , scaricate ! - ordinò ai servi e ai carrettieri Capolino , smontando dalla vettura e agitando la mazzettina . Poi , salita in fretta la scala , domandò a donna Sara : - Don Cosmo ? Ed entrò senza aspettar risposta , nel vecchio cascinone con Ninì De Vincentis , che gli andava dietro come un cagnolino sperduto . - Scaricate ! - ripeté uno dei servi , rifacendo tra le risate dei compagni il tono di voce e il gesto imperioso di quel padrone improvvisato . Don Cosmo s ' aggirava come una mosca senza capo per le stanze lavate di fresco da donna Sara , la quale fin dal giorno avanti , appena saputa la notizia della prossima venuta del Salvo , s ' era sentita tutta allargare dalla contentezza e , subito messa in gran da fare , aveva anche persuaso a don Cosmo che sarebbe stato bene sgombrare questa e quella stanza della decrepita mobilia , perché gli ospiti ricconi non vedessero tutta quella miseria in una casa di principi . « Ma no ! ma no ! ma no ! » aveva cominciato subito a strillare don Cosmo dalla sua stanza , udendo il fracasso di quei poveri vecchi mobili strappati a forza dai loro posti e trascinati ; e donna Sara , stupefatta da quella protesta : « No ? Come no , se me l ' ha detto lei ? » . Perché avveniva sempre così : donna Sara parlava , parlava , e don Cosmo , dal canto suo , pensava , pensava , facendo finta di tanto in tanto d ' udire , con qualche rapido cenno del capo , quando più lo pungeva il fastidio del suono di quelle interminabili parole . Questi cenni erano interpretati naturalmente da donna Sara come segni d ' assentimento ; la sopportazione con cui don Cosmo simulava d ' ascoltarla , come riconoscimento della saggezza con cui lei governava la casa e il mondo ; e tanto lontana era arrivata nell ' interpretare a suo modo quei segni e quella sopportazione del suo padrone , che forse qualche sera se lo sarebbe preso per mano e condotto a letto , se tutt ' a un tratto don Cosmo , sbarrando tanto d ' occhi e prorompendo in un ' esclamazione inopinata , non le avesse fatto crollare tutto il castello delle sue supposizioni . - Don Cosmo onorandissimo ! - esclamò Capolino , scoprendolo alla fine , dopo aver girato anche lui di qua e di là per trovarlo . - In gran confusione , eh ? Perbacco ! - No , no , - s ' affrettò a rispondere don Cosmo per troncar subito le cerimonie , con le nari arricciate per il lezzo acre di muffa che ammorbava il cascinone , umido ancora per l ' insolita lavatura . - Cercavo una stanza appartata , dove starmene senza recare incomodo . Capolino fece per protestare ; ma don Cosmo lo fermò a tempo : - Lasciatemi dire ! Ecco ... comodo io , comodi loro : va bene così ? In capo , in capo , tenete in capo ! Alzò una mano , così dicendo , a carezzare l ' elegantissima barbetta nera di Ninì De Vincentis . - Ti sei fatto un bel ragazzo , figliuolo mio , e così cresciuto , mi fai accorgere di quanto sono vecchio ! Tuo fratello Vincente ? sempre arabista ? - Sempre ! - rispose Ninì , sorridendo . - Ah ! Quei quattordici volumi d ' arabo manoscritti dovrebbero pesare come tanti macigni , nel mondo di là , sull ' anima del conte Lucchesi - Palli che volle farne dono morendo alla nostra Biblioteca per rovinare codesto povero figliuolo ! - Ne ha già interpretati dieci , - disse Ninì . - Gliene restano ancora quattro , ma grossi così ! - Faccia presto ! faccia presto ! - concluse don Cosmo paternamente . - E , anche tu , figliuolo mio , bada ... badate alle cose vostre : so che vanno male ! Giudizio ! Capolino intanto , presso la finestra , s ' industriava di farsi specchio della vetrata aperta , e si lisciava sulle gote le fedine , già un po ' brizzolate . Bello non era davvero , ma aveva occhi fervidi e penetranti che gli accendevano simpaticamente tutto il volto bruno e magro . Sentendo cadere il discorso tra il Laurentano e Ninì , finse di star lì a determinare i punti cardinali della villa . - Esposizione a mezzogiorno , è vero ? Ma se l ' era scelta per lei , questa camera , don Cosmo ? - Questa o un ' altra , - rispose il Laurentano . - Camere ce n ' è d ' avanzo , vedrete ; ma tutte così , vecchie e in pessimo stato . Uscendo di qua ... ( no , senza cerimonie : scusate , che gusto c ' è a dire che non è vecchio quello che è vecchio ? Si vede ! ) ... dicevo , uscendo di qua , abbiamo questo lungo corridojo , che divide in due parti il casermone : le camere da questa parte sono a mezzogiorno ; quelle di là , a tramontana . La sala d ' ingresso interrompe di qua e di là il corridojo , e divide la villa in due quartieri uguali , salvo che di qua , in fondo , abbiamo un camerone , il cui uscio è alle mie spalle ; di là , invece , abbiamo una terrazza . È semplicissimo . - Ah bene bene bene , - approvò Capolino . - E dunque abbiamo anche un camerone ? Don Cosmo sorrise , negando col capo ; poi spiegò che cosa era il « camerone » , e come ridotto e da chi custodito . - Per amor di Dio ! - esclamò Capolino . - Sarebbe meglio perciò , - concluse don Cosmo , - che disponeste l ' abitazione nel quartiere di là , libero del tutto . Io m ' ero scelta apposta questa camera . Capolino approvò di nuovo ; e poiché i servi eran già venuti su col primo carico , s ' avviò con Ninì per l ' altro quartiere . Don Cosmo rimase in quella camera , dove con l ' ajuto di donna Sara trasportò tutti i suoi libracci . La povera casiera , sentendo quanto pesava tutta quella erudizione , non riusciva a capacitarsi come mai don Cosmo che se l ' era messa in corpo , potesse vivere poi così sulle nuvole . Don Cosmo , ancora con le nari arricciate , non riusciva a capacitarsi , invece , perché quella mattina ci fosse tutto quel puzzo d ' umido . Ma forse non distingueva bene tra il puzzo e il fastidio che gli veniva dal pensare che or ora , per l ' arrivo degli ospiti , tutte le sue antiche abitudini sarebbero frastornate , e chi sa per quanto tempo . Di lì a poco , Capolino ritornò , lasciando solo di là il De Vincentis , che s ' era dimostrato molto più adatto di lui alla bisogna : così almeno dichiarò . In verità , veniva per porre a effetto una delle ragioni per cui s ' era volentieri accollato l ' incarico del Salvo : quella cioè di scoprir l ' umore di don Cosmo circa il matrimonio del fratello , o di « tastargli il polso » su quell ' argomento , com ' egli diceva tra sé . Non già che sperasse che ormai quelle nozze potessero andare a monte ; ma , conoscendo la diversità , anzi l ' opposizione inconciliabile tra i due modi di pensare e di sentire del Salvo e di don Cosmo , gli piaceva supporre che qualche attrito , qualche urto potesse nascere dal soggiorno di quello a Valsanìa . Era così astratta e solitaria l ' anima di don Cosmo , che la vita comune non riusciva a penetrargli nella coscienza con tutti quegli infingimenti e quelle arti e quelle persuasioni che spontaneamente la trasfigurano agli altri , e spesso , perciò , dalla gelida vetta della sua stoica noncuranza lasciava precipitar come valanghe le verità più crude . - Uh quanti libri ! - esclamò Capolino entrando . - Già lei studia sempre ... Romagnosi , Rosmini , Hegel , Kant ... A ogni nome letto sul dorso di quei libri sgranava gli occhi , come se vi ponesse punti esclamativi sempre più sperticati . - Poesie ! - sospirò don Cosmo , con un gesto vago della mano , socchiudendo gli occhi . - Come come ? Don Cosmo , non capisco . Filosofia , vorrà dire . - Chiamatela come volete , - rispose il Laurentano , con un nuovo sospiro . - Da studiare , poco o niente : c ' è da godere , sì , della grandezza dell ' ingegnaccio umano , che su un ' ipotesi , cioè su una nuvola , fabbrica castelli : tutti questi varii sistemi di filosofia , caro avvocato , che mi pajono ... sapete che mi pajono ? chiese , chiesine , chiesacce , di vario stile , campate in aria . - Ah già , ah già ... - cercò d ' interrompere Capolino , grattandosi con un dito la nuca . Ma don Cosmo , che non parlava mai , toccato giusto su quell ' unico tasto sensibile , non seppe trattenersi : - Soffiate , rùzzola tutto ; perché dentro non c ' è niente : il vuoto , tanto più opprimente , quanto più alto e solenne l ' edifizio . Capolino s ' era tutto raccolto in sé , per raccapezzarsi , incitato dalla passione con cui don Cosmo parlava , a rispondere , a rintuzzare ; e aspettava , sospeso , una pausa ; avvenuta , proruppe : - Però ... - No , niente ! Lasciamo stare ! - troncò subito don Cosmo , posandogli una mano su la spalla . - Minchionerie , caro avvocato ! Per fortuna , in quella , Mauro Mortara , sulla spianata innanzi alla villa dalla parte che guardava la vigna e il mare , si mise a chiamare col suo solito verso - pio , pio , pio - gl ' innumerevoli colombi , a cui soleva dare il pasto due volte al giorno . Don Cosmo e Capolino s ' affacciarono al balcone . Anche Ninì si sporse a guardare dalla ringhiera dell ' ultimo balcone in fondo , e poi dal terrazzo s ' affacciarono i servi e le cameriere e i tappezzieri . Era ogni volta , tra quel candido fermento d ' ali , una zuffa terribile , giacché la razione delle cicerchie era rimasta da tempo la stessa , mentre i colombi s ' erano moltiplicati all ' infinito e vivevano , ormai , quasi in istato selvaggio per il fèudo e per tutte le contrade vicine . Sapevano l ' ora dei pasti e accorrevano puntuali a fitti nugoli fruscianti , da ogni parte : invadevano , tubando d ' impazienza , in gran subbuglio , i tetti della villa , della casa rustica , del pagliajo , del colombajo , del granajo , del palmento e della cantina , e se Mauro tardava un po ' , dimentico o assorto nelle sue memorie , una numerosa comitiva si spiccava dai tetti e andava a sollecitarlo dietro la porta della nota camera a pianterreno : la comitiva a poco a poco diventava folla e in breve tutta la spianata ferveva d ' ali e grugava , mentre per aria tant ' altri si tenevan su le ali sospesi a stento , non sapendo dove posarsi . Don Cosmo pensò con dispiacere che quel giorno , intanto , Mauro non sarebbe salito a desinare ; gliel ' aveva detto la sera avanti : - Questa è l ' ultima volta che mangio con voi . Perché mi farete la grazia di credere che non verrò a sedermi a tavola con Flaminio Salvo . Ora se ne stava giù tra i suoi colombi a testa bassa , aggrondato . Capolino l ' osservava dal balcone , come se avesse sotto gli occhi una bestia rara . - Lo saluto ? - domandò piano a don Cosmo . Questi con la mano gli fe ' cenno di no . - Orso , eh ? - soggiunse Capolino . - Ma un gran bel tipo ! - Orso , - ripeté don Cosmo , ritirandosi dal balcone . Andati nella sala da pranzo dell ' altro quartiere , già riccamente addobbata dai tappezzieri , Capolino tentò di nuovo di « tastare il polso » a don Cosmo sul noto argomento . Non sarebbe più certo ricascato a muovergliene il discorso dai libri di filosofia . Don Cosmo era distratto nell ' ammirazione di quella sala resa così d ' improvviso irriconoscibile - Prodigio d ' Atlante ! esclamava , battendo una mano su la spalla di Ninì De Vincentis . - Mi par d ' essere a Colimbètra ! Subito Capolino colse la palla al balzo : - Lei non ci va più da anni , a Colimbètra , eh ? Don Cosmo stette un po ' a pensare . - Da circa dieci . E restò sospeso , senza aggiunger altro . Ma Capolino , fissando il gancio per tirarlo a parlare : - Da quando vi morì sua cognata , è vero ? - Già , - rispose , asciutto , il Laurentano . E Capolino sospirò : - Donna Teresa Montalto ... che dama ! che lutto ! Vera donna di stampo antico ! E , dopo una pausa , grave di simulato rimpianto , un nuovo sospiro , d ' altro genere : - Mah ! Cosa bella mortal passa e non dura ! Donna Sara Alàimo , la casiera , che si trovava in quel punto a servire in tavola , per rialzarsi agli occhi degli ospiti dalla sua indegna condizione di serva , fu tentata d ' interloquire e sospirò timidamente con un languido risolino : - Metastasio ! Ninì si voltò a guardarla , stupito ; don Cosmo accomodò la bocca per emettere un suo riso speciale , fatto di tre oh ! oh ! oh ! pieni , cupi e profondi . Ma Capolino , nel vedersi minacciato d ' aver guastate le uova nel paniere sul più bello , rimbeccò , stizzito : - Leopardi , Leopardi ... - Petrarca , Petrarca , scusate , caro avvocato ! - protestò don Cosmo , aprendo le mani . - Me n ' appello a Ninì ! - Ah , già , Petrarca , che bestia ! Muor giovine colui che al cielo è caro ... - si riprese subito Capolino . - Confondevo ... E lei dunque ... dunque lei non rivede il fratello da allora ? Don Cosmo riprese a un tratto l ' aria addormentata , socchiuse gli occhi ; confermò col capo . - Sempre sepolto qui ! - spiegò allora Capolino al De Vincentis , come se questi non lo sapesse . - Altri gusti , capisco ... anzi diametralmente opposti , perché don Ippolito ama la ... la compagnia , non sa farne a meno ... E forse , io dico , dopo la sciagura , avrebbe molto desiderato di non restar solo , senza parenti attorno ... Ma , lei qui ; il figlio sempre a Roma ... e ... Don Cosmo , che aveva già compreso , ma a suo modo , l ' intenzione di Capolino , per tagliar corto uscì a dire : - E dunque fa bene a riammogliarsi , volete dir questo ? D ' accordo ! Tu intanto , - soggiunse , rivolgendosi a Ninì , - bello mio , non ti risolvi ancora ? Ninì , nel vedersi così d ' improvviso tirato in ballo , s ' invermigliò tutto : - Io ? - Guarda come s ' è fatto rosso ! - esclamò Capolino , scoppiando a ridere , dalla rabbia . - Dunque c ' è , dunque c ' è ? - domandò don Cosmo , picchiandosi con un dito il petto , dalla parte del cuore . - Altro se c ' è ! - esclamò Capolino , ridendo più forte . Ninì , tra le spine , mortificato , urtato da quella risata sconveniente , protestò con qualche energia : - Ma non c ' è nientissim ' affatto ! Per carità , non dicano codeste cose ! - Già ! San Luigi Gonzaga ! - riprese allora Capolino , prolungando sforzatamente la risata . - O piuttosto ... sì , dov ' è donna Sara ? lui sì , davvero , Metastasio ... un eroe di Metastasio , don Cosmo ! o diciamo meglio , un angelo ... ma un angelo , non come ad Alcamo , badiamo ! Sa , don Cosmo , che ad Alcamo chiamano angelo il porchetto ? Ninì s ' inquietò sul serio ; impallidì ; disse con voce ferma : - Lei mi secca , avvocato ! - Non parlo più ! - fece allora Capolino , ricomponendosi . Don Cosmo rimase afflitto , senza comprendere in prima : poi aprì la bocca a un ah ! che gli rimase in gola . Si trattava forse della figlia del Salvo ? Ah , ecco , ecco ... Non ci aveva pensato . Non la conosceva ancora . Ma sicuro ! benissimo ! Una fortuna per quel caro Ninì ! E glielo volle dire : - Non ti turbare , figliuolo mio . È una cosa molto seria . Non dovresti perder tempo , nella tua condizione . Ninì si torse sulla seggiola quasi per resistere , senza gridare , alla puntura di cento spilli su tutto il corpo . Capolino rattenne il fiato e aspettò che la valanga precipitasse . Don Cosmo non seppe rendersi ragione dell ' effetto di quelle sue parole e guardò , stordito , prima l ' uno , poi l ' altro . - M ' è scappata qualche altra minchioneria ? - domandò . - Scusate . Non parlo più neanche io . Ninì viveva veramente in cielo , in un cielo illuminato da un suo sole particolare , lì lì per sorgere , non sorto ancora , e che forse non sarebbe sorto mai . Lo lasciava lì , dietro le montagne dure della realtà , e preferiva rimanere nel lume roseo e vano d ' una perpetua aurora , perché il sole , sorgendo , non dovesse poi tramontare , e perché le ombre , inevitabili , rimanessero tenui e quasi diafane . Già gli s ' era affacciato il dubbio che il Salvo ormai non avrebbe accolto bene la sua richiesta di nozze , dato che egli si fosse mai spinto a fargliela . Ma aveva sempre rifuggito dall ' accogliere e ponderare questo dubbio per non turbare il purissimo sogno di tutta la sua vita . E non perché quel dubbio gliel ' avesse impedito , ma perché veramente gli mancava il coraggio di tradurre in atto un ideale così altamente vagheggiato che quasi temeva si potesse guastare al minimo urto della realtà , non s ' era mai risoluto , non che a fare la richiesta , ma nemmeno a dichiararsi apertamente con Dianella Salvo . Ora , il sospetto che egli potesse farlo per la dote della ragazza che avrebbe rimesso in sesto le sue finanze , gli cagionò un acutissimo cordoglio , gli avvelenò la gioja di quel servigio reso per amore , e che invece poteva parere interessato ; e , come se tutt ' a un tratto il suo sole avesse dato un tracollo , tutto improvvisamente gli s ' oscurò , e quando le stanze furon messe in ordine , ed egli con la gola stretta d ' angoscia fece un ultimo giro d ' ispezione , non seppe posare , come s ' era proposto , sul guanciale del letto di Dianella il bacio dell ' arrivo , perché ella , senza saperlo , ve lo trovasse la sera , andando a dormire . Don Cosmo e Capolino , piccoli , neri , sotto un cielo altissimo , cupamente infocato dal tramonto , s ' erano messi intanto a passeggiare innanzi alla vecchia villa , per il lungo , diritto viale , che fa quasi orlo , a manca , al ciglio , d ' onde sprofonda ripido un burrone ampio e profondo , detto il vallone . Pareva che lì l ' altipiano per una convulsione tellurica si fosse spaccato innanzi al mare . La tenuta di Valsanìa restava di qua , scendeva con gli ultimi olivi in quel burrone , gola d ' ombra cinerulea , nel cui fondo sornuotano i gelsi , i carubi , gli aranci , i limoni lieti d ' un rivo d ' acqua che vi scorre da una vena aperta laggiù in fondo nella grotta misteriosa di San Calògero . Dall ' altra parte del burrone , alla stessa altezza , eran le terre alberate di Platania che a mezzogiorno scendono minacciose sulla linea ferroviaria , la quale , sbucando dal traforo sotto Valsanìa , corre quasi in riva al mare fino a Porto Empedocle . La zona di fiamma e d ' oro del tramonto traspariva in un fantastico frastaglio di tra il verde intenso degli alberi lontani , di là dal burrone . Qua , su i mandorli e gli olivi di Valsanìa , alitava già la prima frescura d ' ombra , dolce , lieve e malinconica , della sera . Quest ' ora crepuscolare , in cui le cose , nell ' ombra calante , ritenendo più intensamente le ultime luci , quasi si smaltano nei lor chiusi colori , era alla solitudine di don Cosmo più d ' ogn ' altra gradita . Egli aveva costante nell ' animo il sentimento della sua precarietà nei luoghi dove abitava , e non se n ' affliggeva . Per questo sentimento che si trasfondeva lieve e vago nel mistero impenetrabile di tutte le cose , ogni cura , ogni pensiero gli erano insopportabilmente gravi . Figurarsi , ora , come schiacciante dovesse riuscirgli il discorso di Capolino , che s ' aggirava fervoroso intorno alle imprese fortunate del Salvo , a un gran disegno che costui meditava , insieme col direttore delle sue zolfare , l ' ingegnere Aurelio Costa , per sollevar le sorti dell ' industria zolfifera , miserrime da parecchi anni . - Coscienza nuova , la sua , - diceva Capolino . - Lucida , precisa e complicata , don Cosmo , come un macchinario moderno , d ' acciajo . Sa sempre quel che fa . E non sbaglia mai ! - Beato lui ! - ripeteva don Cosmo con gli occhi socchiusi , in atto di rassegnata sopportazione . - E credentissimo , sa ! - seguitava Capolino . - Veramente divoto ! - Beato lui ! - È una meraviglia come , tra tante brighe , riesca a trovar tempo e modo di badare anche al nostro partito . E con che impegno ne ha sposato la causa ! Ma , poco dopo , Capolino cambiò discorso , accorgendosi che don Cosmo non gli prestava ascolto . Gli si fece più accosto , gli toccò il braccio e aggiunse piano , con aria mesta : - Quel povero Ninì ! Son sicuro che ci piange , sa ? per quel po ' di baja che gli abbiamo dato a tavola . Innamoratissimo , povero figliuolo ! Ma la ragazza , eh ! purtroppo , non è per lui . - Fidanzata ad altri ? - domandò don Cosmo , fermandosi . - No no : ufficialmente , no ! - negò subito Capolino . - Ma ... zitto però , mi raccomando : non deve saperlo neanche l ' aria ! Io credo , caro don Cosmo , che la ragazza sia in fondo più malata d ' anima che di corpo . - Toccata , eh ? - Toccata . Questa forse è l ' unica cosa mal fatta di suo padre . Qua Flaminio ha sbagliato ... eh , non c ' è che dire , ha sbagliato ! Don Cosmo si rifermò , crollò più volte il capo e disse , serio serio : - Vedete dunque che sbaglia anche lui , caro avvocato ? - Ma se il diavolo , creda , ci volle proprio cacciar la coda , quella volta ! - riprese Capolino . - Lei saprà che Flaminio ... sarà dieci anni , altro che dieci ! saranno quindici di sicuro ! Insomma lì , poco più poco meno , fu a un pelo di morire affogato ... Non lo sa ? E come ! Ai bagni di mare , a Porto Empedocle . Una cosa buffa , creda , buffa e atroce al tempo stesso ! Per un pajo di zucche ... - Di zucche ? Sentiamo , - disse don Cosmo , contro il suo solito , incuriosito . - Ma sì , - seguitò Capolino . - Prendeva un bagno , ai Casotti . Non sa nuotare e , per prudenza , si teneva tra i pali del recinto , dove l ' acqua , sì e no , gli arrivava al petto . Ora ( il diavolo ! ) vide un pajo di zucche galleggiare accanto a lui , lasciate in mare forse da qualche ragazzo . Le prese . Stando accoccolato , perché l ' acqua lo coprisse fino al collo - ( com ' è brutto l ' uomo nell ' acqua , don Cosmo mio , l ' uomo che non sa nuotare ! ) - gli venne la cattiva ispirazione d ' allungar la mano a quel pajo di zucche e cacciarsele sotto con la cordicella che le teneva unite ; ci si mise a seder sopra , e , siccome le zucche , naturalmente , spingevano , e lui aveva lasciato il sostegno del palo per veder se quelle avessero tanta forza da sollevargli i piedi dal fondo , a un tratto , patapùmfete ! perdette l ' equilibrio e tracollò a testa giù , sott ' acqua ! - Oh , guarda ! - esclamò don Cosmo , costernato . - Si figuri , - riprese Capolino , - come cominciò a fare coi piedi per tornare a galla ! Ma , per disgrazia , i piedi gli s ' erano impigliati nella cordicella e , naturalmente , per quanti sforzi facesse sott ' acqua , non li poteva più tirare al fondo . - Zitto ! zitto ! ohi ohi ohi ... - fece con Cosmo contraendo le dita e tutto il volto . Ma Capolino seguitò . - Badi che è buffo davvero rischiar d ' affogare in un recinto di bagni , in mezzo a tanta gente che non se ne accorgeva e non gli dava ajuto , non sospettando minimamente ch ' egli fosse lì con la morte in bocca ! E sarebbe affogato , affogato com ' è vero Dio , se un ragazzotto di tredici anni - questo Aurelio Costa , che ora è ingegnere e direttore delle zolfare del Salvo ad Aragona e a Comitini - non si fosse accorto di quei due piedi che si azzuffavano disperatamente a fior d ' acqua e non fosse accorso , ridendo , a liberarlo ... - Ah , capisco ... - fece don Cosmo . 3/4 E la figliuola , adesso ... - La figliuola ... la figliuola ... - masticò Capolino . - Flaminio , capirà , dovette disobbligarsi con quel ragazzo e si disobbligò nella misura del pericolo che aveva corso e del terrore che s ' era preso . Gli dissero che era figlio d ' un povero staderante all ' imbarco dello zolfo ... - Il Costa , già , Leonardo Costa , - interruppe don Cosmo . - Amico mio . Viene a trovarmi qua , qualche domenica , da Porto Empedocle . - Saprà dunque che sta con Flaminio , adesso ? - soggiunse Capolino . - Flaminio lo levò dalle stadere e gli diede un posto nel suo gran deposito di zolfo su la spiaggia di levante . Al figlio Aurelio , poi , volle dar lui la riuscita , senza badare a spese ; non solo , ma se lo tolse con sé , lo fece crescere in casa sua coi figliuoli , con Dianella e con quell ' altro bimbo che gli morì . Anche questa disgrazia contribuì certo a fargli crescere l ' affetto per il giovine . Ma , affetto , dico , fino a un certo punto . Per la stessa ragione per cui ora non darebbe la figlia a Ninì De Vincentis , non la darebbe mai , m ' immagino , neanche ad Aurelio Costa , suo dipendente , si figuri ! - Ma ! - esclamò don Cosmo , scrollando le spalle . - Ricco com ' è ... con una figlia sola ... - Eh no ... eh no ... , - rispose Capolino . - Capisco , a un caso di lui , tutte le ricchezze cascheranno per forza in mano a qualcuno , a un genero , a quello che sarà . Ma vorrà ben pesarlo , prima , Flaminio ! Non è uomo da rosee romanticherie . Può averne la figlia ... E , romanticherie nel vero senso della parola , badi ! Perché , di questa sua vera e segreta malattia sono a conoscenza io , per certe mie ragioni particolari ; ne è a conoscenza credo , anche Flaminio , o almeno ne ha il sospetto ; ma lui , l ' ingegnere Costa ( ottimo giovine , badiamo ! giovine solido , cosciente del suo stato e di quanto deve al suo benefattore ) non ne sa nulla di nulla , non se l ' immagina neppur lontanamente ; glielo posso assicurare , perché ne ho una prova di fatto , intima . L ' ingegnere ... A questo punto Capolino s ' interruppe , scorgendo in fondo al viale un uomo , che veniva loro incontro di corsa , gesticolando . - Chi è là ? - domandò , fermandosi , accigliato . Era Marco Prèola , tutto impolverato , arrangolato , in sudore , con le calze ricadute su le scarpacce rotte . Stanco morto . - Ci siamo ! ci siamo ! - si mise a gridare , appressandosi . - È arrivato ! - L ' Auriti ? - domandò Capolino . - Sissignore ! - riprese il Prèola . - Per le elezioni : non c ' è più dubbio ! Vengo di corsa apposta da Girgenti . Si tolse il cappelluccio roccioso , e con un fazzoletto sudicio s ' asciugò il sudore che gli grondava dal capo tignoso . - Mio nipote ? - domandò , frastornato e stupito , don Cosmo . Subito Capolino , con aria rammaricata , prese a informarlo delle dimissioni del Fazello , e delle premure che si facevano su lui perché accettasse la candidatura , e delle voci che correvano a Girgenti su questa venuta inattesa di Roberto Auriti . Voci ... voci a cui egli , Capolino , non voleva prestar fede per due ragioni : prima , per il rispetto che aveva per l ' Auriti , rispetto che non gli consentiva di supporre che , non chiamato , venisse a contendere un posto che il Fazello lasciava volontariamente . La compagine del partito che rappresentava la maggioranza del paese , come per tante prove indiscutibili s ' ra veduto , rimaneva salda , anche dopo il ritiro di Giacinto Fazello . L ' altra ragione era più intima , ed era questa : che gli sarebbe doluto , troppo doluto , d ' aver per avversario non temibile , in una lotta impari , uno che , non ostanti le divergenze d ' opinioni in famiglia , era parente pur sempre dei Laurentano ch ' egli venerava e della cui amicizia si onorava . No , no : preferiva credere piuttosto che l ' Auriti fosse venuto a Girgenti solo per riveder la madre e la sorella . - Ma che dice , avvocato ? - proruppe Marco Prèola , scrollandosi dalle spalle quel lungo , faticoso discorso , col quale Capolino , senza parere , aveva voluto dare un saggio delle sue attitudini politiche . - Se sono andati a prenderlo alla stazione quattro mascalzoni , studentelli dell ' Istituto Tecnico ? se sono arrivate in paese la mafia e la massoneria , capitanate da Guido Verònica e da Giambattista Mattina ? Non c ' è più dubbio , le dico ! È venuto per le elezioni . Mentre Capolino e il Prèola discutevano tra loro , gli occhi , il naso , la bocca di don Cosmo facevano una mimica speciosissima : si strizzavano , s ' arricciavano , si storcevano ... Vivendo in quell ' esilio , assorto sempre in pensieri eterni , con gli occhi alle stelle , al mare lì sotto , o alla campagna solitaria intorno , ora , così investito da tutte quelle notizie piccine , si sentiva come pinzato da tanti insettucci fastidiosi . - Gesù ! Gesù ! Pare impossibile ... Quante minchionerie ... - E allora , un bicchiere di vino , si - don Co ' - esclamò , per concluder bene , Marco Prèola . - Vossignoria mi deve fare la grazia d ' un bicchiere di vino . Non ne posso più ! Ho girato tutta Girgenti per trovare il nostro carissimo avvocato ; m ' hanno detto che si trovava qua a Valsanìa , e subito mi sono precipitato a piedi per la Spina Santa . Mi guardino ! Ho la gola , propriamente , arsa . - Andate , andate a bere alla villa , - gli rispose don Cosmo . - E non c ' è il Mortara ? - domandò il Prèola . - Ho paura ... - aggiunse ridendo . - Mi sparò , or è l ' anno ... Dice che venivo qua nel fèudo a caccia dei suoi colombi . Parola d ' onore , si - don Cosmo , non è vero ! Per le tortore venivo . Forse , qualche volta , non dico , avrò sbagliato . Tiro e , botta e risposta , mi sento arrivare ... Fortuna che mi voltai subito . Pum ! Nelle natiche , una grandinata ... Privo di Dio , le giuro , si - don Co ' , che se non era per il rispetto alla famiglia Laurentano ... La doppietta ce l ' avevo anch ' io e , parola d ' onore ... Dal fondo del viale giunse in quella un rumore di sonaglioli . I tre , che s ' erano accostati alla villa conversando , si voltarono a guardare . Capolino chiamò : - Ninì ! Ninì ! Ecco le vetture ! Arrivano ! Ninì s ' affrettò a scendere dalla villa , ne scesero anche i servi , donna Sara Alàimo e la cameriera , già amiche tra loro . Erano due vittorie . Nella prima stava don Flaminio con la figliuola ; nella seconda , la demente con due infermiere . Don Cosmo s ' aspettava di vedere smontare da una delle vetture anche donna Adelaide , la sposa : restò disilluso . Ninì De Vincentis non ebbe il coraggio di farsi avanti a offrire il braccio a Dianella . Col cuore tremante e la vista annebbiata dalla commozione , le intravide il volto affilato , pallidissimo sotto la spessa veletta da viaggio , e la seguì con lo sguardo , mentre , appoggiata al braccio di Capolino , tutta avvolta in una pesante mantiglia , saliva pian piano la scala , come una vecchina , tra gli augurii ossequiosi di donna Sara Alàimo . Donna Vittoria , smontata dalla vettura faticosamente per l ' enorme pinguedine , restò tra le due infermiere con gli occhi immobili , vani nell ' ampio volto pallido , incorniciato dall ' umile scialle nero , che teneva in capo ; guardò così un pezzo don Cosmo ; poi aprì le labbra carnose e quasi bianche un sorriso squallido e disse in un inchino : - Signor Priore ! Una delle infermiere la prese per mano , mentre don Cosmo , accanto al Salvo , socchiudeva gli occhi , afflitto . Ninì andò dietro alla demente . - Grazie , - disse Flaminio Salvo , stringendo forte la mano a don Cosmo . - E non dico altro a lei . - No , no ... s ' affrettò a rispondere il Laurentano , turbato e commosso ancora dal triste spettacolo , sentendo un ' improvvisa , profonda pietà per quell ' uomo che , nella sua invidiata potenza , con quella stretta di mano gli confidava in quel punto il sentimento della propria miseria . CAPITOLO TERZO - Di qua , di qua , mi segua , - disse al signore che gli veniva dietro il vecchio cameriere dalle piote sbieche in fuori , che lo facevano andare in qua e in là con le gambe piegate . Attraversarono su i soffici tappeti polverosi tre stanze morte in fila , in ognuna delle quali il cameriere , passando , apriva gli scuri dei vecchi finestroni tinti di verde . Le stanze tuttavia rimanevano in un ' angustiosa penombra , sia per la pesantezza dei drappi , sia per la bassezza della casa sovrastata dagli edifizii di contro che paravano . Aperti gli scuri , il cameriere guardava la stanza e sospirava , come per dire : « Vede com ' è arredata bene ? E intanto non figura ! » . Pervennero così al salone in fondo , lugubre e solenne , dal palco scompartito , in rilievo , ornato di dorature . Il signore trasse da un elegante portafogli un biglietto da visita stemmato , ne piegò un lembo e lo porse al cameriere , il quale , indicando un uscio nel salone , disse : - Un momentino . C ' è di là il cavalier Prèola . - Prèola padre ? - Figlio . - E cavaliere per giunta ? - Per me , - protestò il vecchio inchinandosi profondamente con la mano al petto , - tutti i padroni miei , cavalieri ! E , andandosene su i piedi sbiechi , lesse sottecchi , sul biglietto da visita : Cav . Gian Battista Mattina . - ( Costui , - dunque , - cavaliere autentico , pare ) . Il Mattina rimase in piedi , cogitabondo in mezzo al salone ; poi scrollò le spalle , seccato ; volse uno sguardo distratto in giro ; vide uno specchio alla parete di fronte e vi s ' appressò . In quel vasto specchio , dalla luce tetra , la propria immagine gli apparve come uno spettro ; e ne provò un momentaneo turbamento indefinito . Spirava da tutti i mobili , dal tappeto , dalle tende quel tanfo speciale delle case antiche , d ' una vita appassita nell ' abbandono . Quasi il respiro d ' un altro tempo . Il Mattina si guardò di nuovo attorno con una strana costernazione per la immobilità silenziosa di quei vecchi oggetti , chi sa da quanti anni lì senz ' uso , e si accostò di più allo specchio per scrutarsi davvicino , movendo pian piano la testa , stirandosi fin sotto gli occhi stanchi le punte dei folti baffi conservati neri da una mistura , in contrasto coi capelli precocemente grigi che conferivano cotal serietà al suo volto bruno . A un tratto , un lunghissimo sbadiglio gli fece spalancare e storcere la bocca , e all ' emissione del fiato fradicio contrasse il volto in un ' espressione di nausea e di tedio . Stava per scostarsi dallo specchio , allorché sul piano della mensola , chinando gli occhi , scorse qua e là tanti bei mucchietti di tarlatura disposti quasi con arte , e si chinò a mirarli con curiosità . Avevano lavorato bene quelle tarme , e nessuno intanto pareva tenesse in debito conto la lor fatica ... Eppure , il frutto , eccolo là , bene in vista , che diceva : « Questo è fatto . Portate via ! » . Stese una mano a uno di quei mucchietti , ne prese un pizzico e strofinò le dita . Niente ! Neanche polvere ... E , guardandosi i polpastrelli dell ' indice e del pollice , andò a sedere su una comoda poltrona accanto al canapè . Seduto , la scosse un po ' , come per accertarsi della solidità . - Neanche polvere ... Niente ! Con una smorfia , trasse dal tavolinetto tondo innanzi al canapè un album , in capo al quale era il ritratto del padrone di casa , il canonico Agrò . Era sempre parso al Mattina che il canonico Pompeo Agrò avesse una strana somiglianza con un uccellaccio , di cui non rammentava il nome . Certo il naso , largo alla base , acuminato in punta , s ' allungava in quel volto come un becco Era però negli occhietti grigi , vivi , sotto la fronte alta e angusta , tutta la malizia astuta , sottile e tenace , di cui l ' Agrò godeva fama . Il Mattina esaminò quel viso , come se nei tratti di esso volesse scorgere la ragione dell ' invito ricevuto la sera avanti . Che diamine poteva voler da lui l ' Agrò ? Il dissidio di questo canonico gran signore col partito clericale , dissidio che suscitava tanto scandalo in paese , era proprio proprio vero , o non piuttosto un atteggiamento concertato , insidioso , per tradir la buona fede dell ' Auriti , penetrar nel campo avversario e sorprenderne le mosse ? Eh , a fidarsi d ' una volpe ... Quel colloquio segreto col Prèola ... Fosse tutto un tranello ? Alzò gli occhi , volse di nuovo lo sguardo attorno e di nuovo dall ' immobilità silenziosa di quei vecchi oggetti senz ' uso e senza vita si sentì turbato , quasi che essi , per averne egli scoperto le magagne , lo spiassero ora più ostili . Udì per le tre stanze in fila la voce del vecchio cameriere , che ripeteva : - Di qua , di qua , mi segua . Posò l ' album e guardò in direzione dell ' uscio . - Oh ! Verònica ... - Caro Titta , - rispose Guido Verònica , fermandosi in mezzo al salone . Si tolse le lenti per pulirle col fazzoletto pronto nell ' altra mano ; strizzò gli occhi fortemente miopi , e con l ' indice e il pollice della mano tozza si stropicciò il naso maltrattato dal continuo pinzar delle lenti ; poi si appressò per sedere su la poltrona di fronte al Mattina ; ma questi , alzandosi , lo prese sotto il braccio e gli disse piano : - Aspetta , ti voglio far vedere ... E lo condusse innanzi alla mensola per mostrargli tutti quei mucchietti di polviglio . Il Verònica , non comprendendo che cosa dovesse guardare , miope com ' era , si chinò fin quasi a toccar col naso il piano della mensola . - Tarli ? - disse poi , ma senza farci caso , anzi guardando freddamente il Mattina , come per domandargli perché glieli avesse mostrati : e andò a sedere su la poltrona . - Tu quoque ? - domandò allora il Mattina , rimasto male e volendo dissimular la stizza . - Non so di che si tratti , - gli rispose il Verònica con l ' aria di chi voglia nascondere un segreto . - Neanch ' io , - s ' affrettò a soggiungere il Mattina con indifferenza .. - Ho ricevuto un invito ... E posò gli occhi senza sguardo su la fronte del Verònica sconciata da tre lunghi raffrigni in vario senso : ferite riportate in duello . - Torni da Roma ? - No . Da Palermo . - E ti trattieni molto ? - Non so . Dimostrava chiaramente il Verònica con quelle secche risposte che voleva restar chiuso in sé , per non darsi importanza con ciò che - volendo - avrebbe potuto dire . Difatti il suo còmpito , adesso , era questo : mostrarsi seccato , anzi stanco e sfiduciato . Per sua disgrazia , egli - e tutti lo sapevano - aveva un ideale : la Patria , rappresentata , anzi incarnata tutta quanta nella persona di un vecchio glorioso statista , il Crispi , battuto alcuni anni addietro in una tumultuosa seduta parlamentare , dopo una lotta piccina e sleale . Per questo vecchio glorioso s ' era cimentato in tanti e tanti duelli , riportandone quasi sempre la peggio ; aveva respinto su i giornali con inaudita violenza di linguaggio le ingiurie degli oppositori . Ma ormai , caduto quel Vecchio , anche la patria per lui era caduta : trionfava la marmaglia ; non era noja , la sua ; era propriamente schifo di vivere . Non credeva affatto che Roberto Auriti potesse vincere , quantunque sostenuto dal Governo ; ma quel suo Vecchio venerato - che ancora intorno all ' avvenire della patria s ' illudeva come un fanciullo - gli aveva imposto di recarsi a Girgenti a combattere per l ' Auriti ; sapeva che questi , più che per le premure del Governo , s ' era piegato ad accettare la lotta per la spinta del vecchio statista ; ed eccolo a Girgenti . Tanto per non venir meno al dovere , rispondeva ora all ' invito dell ' Agrò , d ' un canonico , lui che amava i preti quanto il fumo negli occhi . C ' era ; bisognava che s ' adattasse . Non ostante però la sfiducia con cui s ' era lasciato andare a quella impresa elettorale , si sentiva alquanto stizzito nel vedersi messo ora alla pari con un Mattina qualunque , appajato con costui nella piccola congiura che il canonico Agrò pareva volesse ordire . Il Mattina si mosse su la poltrona , sbuffando e prendendo un ' altra positura . - Si fa aspettare ... - Chi c ' è di là ? - domandò Guido Verònica , senz ' ombra d ' impazienza . Il Mattina si protese e disse sottovoce : - Prèola figlio , la lancia spezzata d ' Ignazio Capolino . L ' ho saputo dal cameriere . Che te ne pare ? Domando e dico , che cosa ci stiamo a fare qua noi due ? - Sentiremo ... - sospirò il Verònica . - Non vorrei che ... Il Mattina s ' interruppe , vedendo aprir l ' uscio ed entrare , lungo e curvo su la sua magrezza , il canonico Pompeo Agrò Facendo cenno con ambo le mani ai due ospiti di rimaner seduti , disse con vocetta stridente : - Chiedo vènia ... Stieno , stieno seduti , prego . Caro Verònica ; cavaliere esimio . Qua , cavaliere , segga qua , accanto a me ; non ho paura de ' suoi peccatacci di gioventú . - Sì , gioventù ! - sorrise il Mattina , mostrando il capo grigio . Il Canonico trasse dal petto un vecchio orologino d ' argento . - Il pelo , eh , lei m ' insegna , e non il vizio . Già le dieci perbacco ! Ho perduto molto tempo ... Mah ! S ' alterò in volto ; restò un momento perplesso , se dire o non dire ; poi , come attaccando una coda al sospiro rimasto in tronco : - La gratitudine , un mito ! Tentennò il capo , e riprese : - Sarebbero disposti lor signori a venire un momentino con me ? - Dove ? - domandò il Mattina . - In casa di Roberto Auriti ... tanto amico mio , tanto fin dall ' infanzia , lo sanno . I nostri padri , più che fratelli , compagni d ' arme ; quello di Roberto a Milazzo , e il mio cadde al Volturno . Storia , questa . Se ne dovrebbe tener conto in paese , invece di menare tanto scalpore per la mia ... come la chiamano ? diserzione ... eh ? diserzione , già . La veste ! Sissignori . Ma sotto la veste c ' è pure un cuore ; e ce l ' ho anch ' io per la santa amicizia , e anche ... e anche ... Il Canonico forse voleva aggiungere « per la patria » ; lo lasciò intendere col gesto e pose un freno alla foga del sentimento generoso . Si sforzava di parlar dipinto , con un risolino arguto sulle labbra , strofinandosi di continuo sotto il mento le mani ossute , come se le lavasse alla fontanella delle sue frasi polite , sì , non però fluenti e limpide e continue , ma quasi a sbruffi , esitanti spesso e con curiosi ingorghi esclamativi . Di tratto in tratto , nel sollevar le pàlpebre stanche , lasciava intravedere qualche obliquo sguardo fuggevole , così diverso dall ' ordinario , che subito ciascuno immaginava quell ' uomo dovesse , nell ' intimità , non esser quale appariva , aver più d ' una afflizione profondamente segreta che lo rendeva astuto e cattivo , e travagli d ' animo oscuri . - Prima d ' andare , - riprese cangiando tono , - due paroline per intenderci . Avrei meditato ... messo su , o mi sembra , un piccolo piano di battaglia . Non la pretendo a generale , veh ! Lor signori combatteranno ; io porterò il gamellino . Ecco . Ben ponderato tutto , il nostro più temibile avversario chi è ? Il Capolino ? No ; ma chi gli fa spalla : il Salvo , già suo cognato , potentissimo . Ora io da buona fonte so che il Salvo fino a pochi giorni fa non voleva permettere in verun modo questa ... questa comparsa del Capolino . - Sì , sì , - confermò il Mattina . - A causa delle trattative di matrimonio tra la sorella e il principe di Laurentano . - Oh ! Benissimo , - approvò il Canonico . - Ma il Salvo concesse la grazia di fargli spalla appena seppe che il principe non intendeva d ' aver riguardo alla parentela dell ' Auriti e ordinava non ne avesse parimenti il partito . Stando così le cose , le sorti del nostro Roberto sono quasi disperate . Non c ' illudiamo . - Eh , lo so ! - sbuffò il Verònica . Subito il Canonico lo fermò con un gesto della mano , seguitando : - Ma se noi , ecco , pognamo che noi , signori miei , a dispetto della libertà concessa dal principe , riuscissimo a legar mani e piedi al colosso , al Salvo ... eh ? Come ? Ecco : sarebbe questo il mio piano . Pompeo Agrò , data così l ' esca alla curiosità , stette un pezzo con le mani spalmate , sospese sotto il mento ; poi le ritrasse , richiudendole ; chiuse anche gli occhi per raccogliersi meglio ; lasciò andar fuori un altro : « Ecco ! » , come un gancio per sostener l ' attenzione dei due ascoltatori , e rimase ancora un po ' in silenzio . - Lor signori sanno le condizioni con cui si effettuerà il matrimonio per espressa volontà del Laurentano . Ora queste condizioni , secondo che io ho divisato , dovrebbero diventare il punto ... come diremo ? vulnerabile del Salvo . - Il tallone d ' Achille , - suggerí il Mattina , scotendosi , per dire una cosa nuova . - Benissimo ! d ' Achille ! - approvò l ' Agrò . - E mi spiego . Preme al Salvo certamente , avendole accettate , che il figlio del principe , residente a Roma ( mi par che si chiami Gerlando , eh ? come il nonno : Gerlandino , Landino ) non sia o almeno , non si mostri apertamente contrario a questo matrimonio del padre . Anzi so che il Salvo ha posto come patto la presenza del giovine alla cerimonia nuzialc , per il riconoscimento del vincolo da parte sua e come impegno da gentiluomo per l ' avvenire . Io non conosco codesto Gerlandino , ma so che è di pelo ... cioè , diciamo , di stampa ben altra dal padre . - Opposta ! - esclamò il Veronica . - Io lo conosco bene . - Oh bravo ! - soggiunse l ' Agrò . - Ammesso dunque che non abbia neppure le idee di Roberto Auriti , tra i due , voglio dire tra questo e un Capolino , dovrebbe aver più cara , m ' immagino , la vittoria del parente . Guido Verònica , a questo punto , si scosse e sospirò a lungo , come per votarsi dell ' illusione accolta per un momento , e disse : - Ah , no , non credo , sa ! non credo proprio che Lando si impicci di codeste cose ... - Mi lasci dire , - riprese il Canonico , con voce agretta . - A me non cale che se ne impicci : vorrei saper solamente da lei che è stato tanto tempo a Roma e conosce il giovine , se l ' antagonismo , diciamo così , tra don Ippolito Laurentano e donna Caterina Auriti sussista anche tra i loro figliuoli . - No , questo no ! - rispose subito il Verònica . - Sono anzi in buon accordo , amici . - Mi basta ! - esclamò allora il Canonico picchiandosi col dorso d ' una mano la palma dell 'altra.- Mi strabasta ! Se della parentela con l ' Auriti non vuole tener conto il padre , può invece , o potrebbe , tener conto il figlio . Ed ecco legato il Salvo , il colosso ! Pompeo Agrò volle godere un momento di quella prima vittoria guardando acutamente , con un sorrisino un po ' smorfioso , il Verònica , poi il Mattina , già accampati entrambi nel suo piano , stimato almeno meditabile . Quindi , come un generale non contento di vincere soltanto a tavolino , con le leggi della tattica , scese a osservare le difficoltà materiali dell ' impresa . - Il punto , - disse , - sarà persuadere a quel benedetto Roberto di servirsi di questo spediente . Giacché , per lo meno abbiamo bisogno di una lettera privata di Gerlandino , da far vedere o conoscere in qualche modo al Salvo , ecco ! o diretta al Salvo stesso , che sarà difficile , o a Roberto , o a qualche amico : a lei , per esempio , caro Verònica : insomma , una prova , un documento ... Guido Verònica non volle dichiarare ch ' egli non poteva attendersi una lettera da Lando , col quale non aveva alcuna intimità ; stimò , sì , ingegnoso il piano dell ' Agrò , ma forse inattuabile per la troppa schifiltà di Roberto il quale ... il quale ... sì , benemerenze patriottiche ... - « Onestà immacolata ! » - soggiunse l ' Agrò . - Sì , - concesse il Verònica , - e anche ingegno , se vogliamo ; ma ... ma ... ma ... al dì d ' oggi ... e gli secca il Prefetto e par che gli secchino anche gli amici ... basta ! Sarà un affar serio ! Io , per me , mi metterei anche la pelle alla rovescia per ajutarlo , però ... S ' interruppe ; si batté la fronte con una mano ; esclamò : - Ho trovato ! Giulio ... c ' è Giulio ... il fratello di Roberto , giusto in questo momento nella segreteria particolare di S . E . il ministro D ' Atri : eh , perbacco ! a lui sì posso scrivere ... è intimissimo di Lando . Da Giulio si otterrà facilmente quello che vogliamo , senza farne saper nulla a Roberto , che opporrebbe chi sa quanti ostacoli . Ecco fatto ! - Bravissimo ! bravissimo ! - non rifiniva più d ' esclamare il Canonico , gongolante . Solo il Mattina era rimasto come una barca , la cui vela non riuscisse a pigliar vento . Vedendo quell ' altre due barche filar così leste senza più curarsi di lui rimasto floscio indietro si sentì umiliato , volle dir la sua e , non potendo altro , si provò a soffiare un po ' di vento contrario e a parar qualche secca o qualche scoglio . - Già , - disse , - ma non sarà troppo tardi , signori miei ? Riflettiamo ! Prima che la lettera arrivi , anche facendo con la massima sollecitudine , di qui a Roma , chiama e rispondi ! Ci vorrà una settimana ; dico poco . Il Salvo avrà tutto il tempo , di compromettersi e non si potrà più tirare indietro . - Eh , lo vorrò vedere ! - esclamò il Canonico con un sogghignetto , e alzando una mano , come per salutarlo da lontano . - No , sa ! no , sa ! Mai piùù mai piùù , mai piùù ... Vuole che gli stia poi tanto a cuore il Capolino ? - Ma la propria dignità , scusi ! - si risentì il cavaliere , come se fosse in ballo la sua . - Bella figura ci farebbe ! Ma sa che oggi stesso nella sala di redazione dell ' Empedocle si proclamerà ufficialmente la candidatura di Capolino con l ' intervento del Salvo e di tutti i maggiorenti del partito ? Non scherziamo ! - In questo caso , - saltò a dire il Verònica , - per far più presto , si spedirà a Giulio ora stesso , d ' urgenza , un telegramma in cifre . Roberto ha un cifrario particolare col fratello . Non perdiamo più tempo ... Piuttosto ... aspetti ! ... ora che ci penso ... il Selmi ... perdio ! - Selmi ? - domandò il Canonico , stordito da quel nome che cadeva all ' improvviso come un ostacolo insormontabile su la via così bene spianata . - Il deputato Selmi ? - Corrado Selmi , sì , - rispose il Verònica . - L ' ho visto a Palermo ... Ha promesso a Roberto di venire qua , per lui , e che anzi avrebbe tenuto un discorso ... - Ebbene ? - fece l ' Agrò . - Anzi , un parlamentare di tanta autorità ... vero patriota ... - Lasci andare ! lasci andare ! - lo interruppe il Verònica , socchiudendo gli occhi , scotendo una mano . - Patriota ... va bene ! Bacato , bacato , bacato , caro Canonico ... Debiti ... compromissioni ... storie ... e Dio non voglia che il povero Roberto per causa di lui ... Basta . Non è per questo , adesso ... Ma per Lando Laurentano ... E Guido Verònica fece piú volte schioccar le dita , come per strigarsele dell ' impiccio che gli dava il pensiero del Selmi . - Non capisco ... - osservò il Canonico . - Forse tra il Laurentano e il Selmi ? ... - Eh , altro ! - esclamò il Verònica . - Nimicizia mortale ! - Affar di donne , - aggiunse il Mattina , serio , socchiudendo gli occhi , soddisfattissimo di quella contrarietà . E il Canonico , incuriosito : - Ah sì ? di donne ? - Storia vecchia , - rispose il Verònica . - Finita , a quanto pare , ma , fino a un anno fa , Corrado Selmi - lo dico perché tutta Roma lo sa - fu l ' amante di donna Giannetta D ' Atri , moglie del Ministro d ' oggi . Il Canonico levò una mano : - Uh , che cose ! E questa ... e questa donna Giannetta chi sarebbe ? - Ma una Montalto ! - disse il Verònica . - Cugina di Lando ... Lei sa che la prima moglie del principe fu una Montalto . - Ah , ecco ! E forse il giovine ... ? - Da ragazzo , tra cugini ... Questo non lo so bene . Il fatto è che Lando Laurentano provocò due volte il Selmi ... Ora , capirà , se questi viene qua a sostenere la candidatura di Roberto ... - Già , già , già ... ora comprendo ! - esclamò il Canonico . - si dovrebbe impedire ! Ah , si dovrebbe impedire ! - Forse non sarà difficile , - concluse il Verònica . - Perché Corrado Selmi avrà da combattere per sé nel suo collegio . Basta , vedremo . Adesso andiamo subito da Roberto . Il Canonico si alzò . - Pronti , - disse . - La vettura è giù . Un momentino , col loro permesso . Prendo il cappello e il tabarro . Poco dopo , il Verònica e il Mattina rividero il vecchio cameriere dai piedi sbiechi , parato da automedonte , e salirono in vettura con l ' Agrò . Venendo su dal Ràbato , per piazza San Domenico notarono subito un movimento insolito lungo la via maestra . Quattro , cinque monellacci , correndo e fermandosi qua e là , strillavano il giornaletto clericale Empedocle , che pareva andasse a ruba . - L ' Impiducli ! L ' Impiducli ! E per tutto si formavano capannelli , qua a leggere , là a commentar vivamente qualche articolo , certo violento , stampato in quel foglio . Il Verònica , vedendo passare presso la vettura uno di quegli strilloni , non seppe resistere alla tentazione , e mentre il Canonico - che per le vie della città , in quei giorni , si sentiva in mezzo a un campo nemico - consigliava : - « Meglio a casa ! meglio a casa ! » - si fece buttare nella vettura una copia del giornale . La prese il Mattina . - Leggo io ? E cominciò a leggere sottovoce l ' articolo di fondo , quello che , indubbiamente , suscitava tanto fermento nel pubblico . Era intitolato Patrioti per bisogni di famiglia , e si riferiva - senza far nomi , ma con turpe evidenza - alla memoria di Stefano Auriti , padre di Roberto , alterando con vilissima calunnia la storia romanzesca del suo amore per Caterina Laurentano ; la fuga dei due giovani poco prima della rivoluzione del 1848; la parte presa da Stefano Auriti a questa rivoluzione « non già per amor di patria , ma appunto per bisogni di famiglia , cioè per la conquista d ' una dote insieme con le grazie del suocero per forza , ricco , liberale , sì , ma , ahimè , d ' una inflessibilità superiore a ogni previsione » . Man mano , leggendo , la voce del Mattina si alterava dallo sdegno , acceso maggiormente dall ' indignazione dell ' Agrò , che prorompeva di tratto in tratto , accennando di turarsi le orecchie e buttandosi indietro : - Oh vigliacchi ! oh vigliacchi ! A un certo punto il Mattina si vide strappar di mano il giornale . Guido Verònica , pallidissimo , col volto scontraffatto dall ' ira , aprì lo sportello della vettura , ne balzò fuori e , senza sentire i richiami del Canonico , tanto per cominciare , si lanciò di furia tra un crocchio di gente , in mezzo al quale stava il Capolino , a cui schiaffò in faccia il giornale , stropicciandoglielo sul muso . L ' aggressione fu così fulminea , che tutti restarono per un momento storditi e sgomenti , poi s ' avventarono addosso all ' aggressore : accorse gente , vociando , da tutte le parti : nel mezzo era la mischia , fitta : volavano bastonate , tra urli e imprecazioni . Il Mattina non ebbe tempo né modo di cacciarsi in difesa del Verònica ; ma , poco dopo , l ' abbaruffìo , lì nel forte , si allargò : la rissa era partita . Il Canonico chiamava il Mattina , smaniando , dalla vettura . Questi udì alla fine e si volse ; ma vide in quella il Verònica , senza cappello , senza lenti , strappato , ansimante tra una frotta di giovani che evidentemente lo difendevano , e accorse . Ritornò , poco dopo , alla vettura del Canonico : - Niente - dice ; - stia tranquillo ; andiamo pure ; è tra amici ; se l ' è cavata bene . Il Canonico tremava tutto . - Signore Iddio , Signore Iddio ... che scandalo ... Ma perché ? ... Schifosi ... Non conveniva sporcarsi le mani ... E ora che avverrà ? - Oh , - fece con una certa sprezzatura il Mattina . - Un duello ; è semplicissimo ... o una querela , se la santa religione non consentirà a quel farabutto di dar conto delle turpitudini che pure gli ha permesso di sfognare . - La religione , scusi , lasciamola stare , cavaliere , - disse Pompeo Agrò pacatamente . - Non c ' entra e ... mi lasci dire ! non c ' entra neppure il Capolino . - Come no ? - Mi lasci dire . Io so chi ha scritto l ' articolo , quella sozzura . Il Prèola , il Prèola venuto stamani da me , non so da chi spedito ... Brutto ingrato ! feccia d ' uomo ! - Ma il Capolino , - obbiettò il Mattina , - è direttore del giornale e ha lasciato passar l ' articolo . - Giurerei , metterei le mani sul fuoco , - rispose il Canonico , - che non lo lesse prima . È mio avversario , veda , eppure lo riconosco incapace d ' una siffatta bassezza ... E ora che troveremo in casa di Roberto ? Donna Caterina Auriti - Laurentano abitava con la figlia Anna , vedova anch ' essa , e col nipote , una vecchia e triste casa sotto la Badìa Grande . La casa era appartenuta a Michele Del Re , marito di Anna , che null ' altro aveva potuto lasciare in eredità alla vedova giovanissima , all ' unico figliuolo , Antonio , che ora aveva circa diciott ' anni . Vi si saliva per angusti vicoli sdruccioli , a scalini , malamente acciottolati , sudici spesso , intanfati dai cattivi odori misti esalanti dalle botteghe buje come antri , botteghe per lo più di fabbricatori di pasta al tornio , stesa lì su canne e cavalletti ad asciugare , e dalle catapecchie delle povere donne , che passavano le giornate a seder su l ' uscio , le giornate eguali tutte , vedendo la stessa gente alla stess ' ora , udendo le solite liti che s ' accendevano da un uscio all ' altro tra due o più comari linguacciute per i loro monelli che , giocando , s ' erano strappati i capelli o rotta la testa . Unica novità , di tanto in tanto , il Viatico ; il prete sotto il baldacchino , il campanello , il coro delle divote : Oggi e sempre sia lodato Nostro Dio Sacramentato ... Morto il marito , dopo appena tre anni di matrimonio , Anna Auriti era quasi morta anch ' essa per il mondo . Fin dal giorno della sciagura non era uscita mai più di casa , neanche per andare a messa le domeniche ; né s ' era mai più mostrata , nemmeno attraverso i vetri delle finestre sempre socchiuse . Soltanto le monache della Badìa Grande , affacciandosi alle grate a gabbia , avevano potuto vederla dall ' alto , quand ' ella veniva a prendere , sul vespro , un po ' d ' aria nell ' angusto giardinetto pensile della casa , ch ' era addossata alla tetra , altissima fabbrica di quella badìa , già antico castello baronale dei Chiaramonte . Né certo quelle monache avevano potuto sentire alcuna invidia di lei , reclusa come loro . Come loro , se non più semplicemente , vestiva di nero , sempre ; come loro nascondeva , sotto un fazzoletto nero di seta annodato al mento , i capelli , se non recisi , non più curati affatto , appena ravviati in due bande e attorti alla lesta dietro la nuca ; que ' bei capelli castani , voluminosi , che tanta grazia un giorno , acconciati con arte , avevano dato al suo pallido , mite , soavissimo volto . Donna Caterina aveva condiviso strettamente questa clausura della figlia , vestita anch ' essa di nero , fin dal 1860 , data della morte eroica del marito , a Milazzo . Rigida , magra , non aveva l ' aria di mesta rassegnazione della figlia . La macerazione cupa dell ' orgoglio , la fierezza del carattere che , a costo d ' incredibili sacrifizii , non s ' era mai smentita di fronte alle più crudeli avversità della sorte , le avevano alterato così i lineamenti del volto , che nessuna traccia esso ormai serbava più dell ' antica bellezza . Il naso le si era allungato , affilato e teso sulla bocca vizza , qua e là rientrante per la perdita di alcuni denti ; le gote le si erano affossate ; aguzzato il mento . Ma sopra tutto gli occhi , sotto le folte sopracciglia nere , mostravano la rovina di quel volto : le pàlpebre s ' eran rilassate , una più , l ' altra meno ; e quell ' occhio più dell ' altro socchiuso , dallo sguardo lento , velato d ' intensa angoscia , conferiva a quella faccia spenta l ' aspetto d ' una maschera di cera , orribilmente dolorosa . I capelli , intanto , le erano rimasti nerissimi e lucidi , quasi per dileggio , per far risaltare meglio lo scempio di quelle fattezze e smentir la credenza che i dolori facciano incanutire . Aveva sofferto tutto donna Caterina Laurentano , anche la fame , lei nata nel fasto , allevata e cresciuta fra gli splendori d ' una casa principesca : la fame , quando , domata la rivoluzione del 1848 , a diciotto anni , col primo figliuolo neonato , Roberto , aveva dovuto seguire nell ' esilio , in Piemonte , il marito , escluso con altri quarantatré dall ' amnistia , e condannato alla confisca dei pochi beni . Il padre , don Gerlando Laurentano , anch ' egli tra quei quarantatré esclusi , la aveva allora invitata ad andare con lui a Malta , suo luogo d ' esilio , a patto però che avesse abbandonato per sempre Stefano Auriti . Lei ? Aveva rifiutato sdegnosamente ; e con più sdegno aveva poi rifiutato l ' elemosina del fratello Ippolito , il quale con altri pochi indegni della nobiltà siciliana era andato a ossequiar Satriano a Palermo , e ne aveva ottenuto la restituzione dei beni confiscati al padre . Ed era andata a Torino col marito , tutti e due sperduti e come ciechi , a mendicare per quel figlioletto la vita . Nessuno degli esuli , dei fuorusciti siciliani colà , aveva voluto credere dapprima che ella , di così cospicui natali , unica figliuola femmina del principe di Laurentano , non avesse portato nulla con sé , né ricevesse soccorsi dalla famiglia ; e Stefano Auriti era stato perciò in tutti i modi ostacolato dagli stessi compagni di sventura nella ricerca affannosa d ' un posticino che gli avesse dato pane , solo pane per la moglie e per sé . E allora ella s ' era gravemente ammalata e per cinque mesi era stata in un ospedale , ricoverata per carità dopo infiniti stenti , e per carità il piccolo Roberto era stato allevato in un altro ospizio . S ' erano ravveduti finalmente e commossi i compagni d ' esilio e avevano ajutato a gara Stefano Auriti . Uscita dall ' ospedale , ella aveva ricevuto la notizia che il padre , don Gerlando Laurentano , era morto volontariamente a Bùrmula , di veleno . Dei dodici anni passati a Torino , fino al 1860 , donna Caterina serbava ormai una memoria vaga , confusa , come di una vita non vissuta propriamente da lei , ma piuttosto immaginata in un sogno strano e violento , in cui tuttavia sprazzavano visioni liete , qualche momento felice e ardente , d ' entusiasmo patriottico . Incancellabilmente impressa nel cuore aveva invece l ' ora del risveglio da questo sogno : allorché le era pervenuta la notizia che Stefano Auriti , partito col figliuolo appena dodicenne da Quarto con Garibaldi per la liberazione della Sicilia , era caduto nella battaglia campale di Milazzo . Neanche la grazia di farla impazzire aveva voluto concederle Iddio in quel momento ! E aveva dovuto sentire , vedere quasi , il suo cuore di moglie straziato , colpito a morte , là in Sicilia , trascinarsi sanguinando dietro al figliuolo giovinetto , rimasto ora senza il presidio del padre a seguitare la guerra . Le avevano fatto a Torino una colletta , e coi due orfanelli , Giulio e Anna , nati colà , era ritornata in Sicilia , nella patria già liberata ; ma da vedova , in gramaglie , e più misera di come ne era partita : tra l ' esultanza di tutti , lei , con quei due piccini , vestiti anch ' essi di nero . Roberto era già entrato a Napoli con Garibaldi , e ora combatteva sotto Caserta , accanto a Mauro Mortara . Era stata accolta in casa degli Alàimo , parenti poveri di Stefano Auriti . Novamente il fratello Ippolito , ora riparato a Colimbètra , le aveva profferto ajuto ; e novamente , con pari sdegno , ella lo aveva rifiutato , meravigliando e gettando nella costernazione gli Alàimo , che la ospitavano . Povera gente , anche d ' intelletto povera e di cuore , quante amarezze non le aveva cagionate ! S ' era dovuta guardare da loro , come da nemici acerrimi della sua dignità , ch ' essi non intendevano ; capacissimi com ' erano di chiedere e d ' accettare di nascosto quell ' ajuto che ella aveva rifiutato , non contenti del lavoro che faceva in casa e che si procacciava da fuori per cavarne un giusto compenso al poco dispendio che dava loro . S ' era rialzata per poco da quell ' orribile avvilimento al ritorno di Roberto , accolto da tutto il paese quasi in delirio . Ancora , ricordando quel giorno , quel momento , le sue misere carni eran corse da brividi . Ah con quale esultanza , con che spasimo d ' amore e di dolore s ' era serrato al seno il figliuolo , che ritornava solo , senza il padre , l ' eroe giovinetto dalla camicia rossa , che il popolo le aveva recato su le braccia in trionfo ! Il Governo provvisorio le aveva accordato un sussidio mensile , e a Roberto - non potendo altro , per l ' età - aveva accordato una borsa di studio in Palermo . L ' aveva perduta pochi anni dopo , questa borsa , Roberto , per seguir Garibaldi alla conquista di Roma . Ma al torrente di sangue giovanile , che avrebbe ristorato le vene esauste di Roma , la ragion di Stato aveva opposto , ad Aspromonte , un argine di petti fraterni ; e Roberto , con gli altri , era stato preso e imprigionato , prima alla Spezia , poi al forte Monteratti a Genova . Liberato , aveva ripreso gli studii , per poco . Nel 1866 , dietro a Garibaldi , di nuovo . Solo nel 1871 gli era venuto fatto di laurearsi in legge ; e subito era andato a Roma per provvedere , dopo tante vicende tumultuose , alla propria esistenza e a quella dei suoi . Qualche anno dopo , lo aveva raggiunto il fratello Giulio . Anna , a Girgenti , aveva già trovato marito , e donna Caterina - aspettando che Roberto a Roma si facesse largo e si preparasse un avvenire degno del suo passato , e la consolasse infine di tutte le amarezze patite e dell ' avvilimento per cui maggiormente aveva sofferto - era andata a vivere in casa del genero Michele Del Re . La morte di questo , tre anni dopo , la sciagura della figlia , la miseria sopravvenuta di nuovo , quasi non avevano avuto potere di scuoterla da un dolore più cupo e profondo , in cui era caduta . Il figlio , il figlio da cui tanto si aspettava , il suo Roberto , fra il trambusto violento della nuova vita nella terza Capitale , tra la baraonda oscena dei tanti che vi s ' abbaruffavano reclamando compensi , carpendo onori e favori , il suo Roberto si era perduto ! Stimando semplicemente come suo dovere quanto aveva fatto per la patria , non aveva voluto né saputo accampare alcun diritto a compensi , aveva forse sperato e atteso che gli amici , i compagni , si fossero ricordati di lui dignitoso e modesto . Poi forse lo schifo lo aveva vinto e tratto in disparte . E qual rovinìo era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni , di tutta la fervida fede , con cui s ' era accesa alla rivolta ! Povera isola , trattata come terra di conquista ! Poveri isolani , trattati come barbari che bisognava incivilire ! Ed eran calati i Continentali a incivilirli : calate le soldatesche nuove , quella colonna infame comandata da un rinnegato , l ' ungherese colonnello Eberhardt , venuto per la prima volta in Sicilia con Garibaldi e poi tra i fucilatori di Lui ad Aspromonte , e quell ' altro tenentino savojardo Dupuy , l ' incendiatore ; calati tutti gli scarti della burocrazia ; e liti e duelli e scene selvagge ; e la prefettura del Medici , e i tribunali militari , e i furti , gli assassinii , le grassazioni , orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo ; e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi : tutto il primo governo della Destra parlamentare ! E poi era venuta la Sinistra al potere , e aveva cominciato anch ' essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia ; e usurpazioni e truffe e concussioni e favori scandalosi e scandaloso sperpero del denaro pubblico ; prefetti , delegati , magistrati messi a servizio dei deputati ministeriali , e clientele spudorate e brogli elettorali ; spese pazze , cortigianerie degradanti ; l ' oppressione dei vinti e dei lavoratori , assistita e protetta dalla legge , e assicurata l ' impunità agli oppressori ... Da due giorni - dacché Roberto era arrivato a Girgenti - usciva dalla bocca amara di donna Caterina Auriti questo fiotto veemente di crudeli ricordi , d ' acerbe rampogne , di fiere accuse . Guardando il figlio , a traverso le pàlpebre rilassate , con quell ' occhio quasi spento , si votava il cuore di tutte le amarezze accumulate in tanti anni , di tutto il dolore , di cui l ' anima sua s ' era nutrita e attossicata . - Che speri ? che vuoi ? - gli domandava . - Che sei venuto a far qui ? E Roberto Auriti , investito dalla furia della madre , taceva aggrondato , a capo chino , con gli occhi chiusi . Aveva ormai quarantatré anni : già calvo , ma vigoroso , col volto fortemente inquadrato dalle folte sopracciglia nere , quasi giunte , e dalla corta barba pur nera , se ne stava avvilito e addogliato , come un fanciullo debole al cospetto di quella madre che , pur così debellata dai dolori e dagli anni , serbava tanta energia e così fieri spiriti . Si sentiva veramente sconfitto . L ' animo , troppo teso negli sforzi della prima gioventù , gli era venuto meno a poco a poco , di fronte alla nuova , laida guerra , guerra di lucro , guerra per la conquista indegna dei posti . E ne aveva chiesto uno anche lui , non per sé , per il fratello Giulio , e lo aveva ottenuto al Ministero del tesoro . Egli s ' era affidato agli scarsi , incerti proventi della professione d ' avvocato : proventi che tuttavia , tal volta , non gli lasciavano al tutto tranquilla la coscienza , non già perché non li credesse meritato compenso al proprio lavoro , allo zelo ; ma perché la maggior parte delle liti gli venivano per il tramite dei deputati siciliani suoi amici , di Corrado Selmi specialmente , e per parecchie aveva il dubbio che le avesse vinte , non tanto per la sua bravura , quanto per l ' indebita e non gratuita ingerenza di quelli . Ma egli , morto il cognato Michele Del Re , aveva la madre e la sorella vedova e il nipote da mantenere a Girgenti ; oltre che a Roma , da parecchi anni , non era più solo . Certo la madre non ignorava la convivenza di lui a Roma con una donna , di cui per antichi pregiudizii e per la puritana rigidezza dei costumi non poteva avere alcuna stima ; non glien ' aveva mai fatto parola ; ma egli sentiva l ' aspra condanna nel cuore materno , un ' altra amarezza - secondo lui ingiusta - che la madre non gli mostrava per non avvilirlo , per non ferirlo vieppiù . Ma forse donna Caterina , in quei momenti , non ci pensava nemmeno , tutt ' intesa com ' era a mettere innanzi al figlio , con foga inesausta , insieme coi ricordi luttuosi della famiglia , le condizioni tristissime del paese . E durante quest ' esposizione , la sorpresero il canonico Pompeo Agrò e il Mattina . Dalla cordialità vivace , con cui Roberto Auriti lo accolse , l ' Agrò comprese subito ch ' egli ignorava ancora la pubblicazione di quel turpe articolo . Presentò il Mattina , ossequiò la signora . Donna Caterina aspettò che i primi convenevoli fossero scambiati e che i due amici esprimessero la gioja di rivedersi dopo tanti anni ; e riprese , rivolta all ' Agrò : - Per carità , Monsignore , glielo faccia intendere anche lei , che è amico sincero . Qua siamo tra noi . Anche questo signore , se l ' ha condotto lei , sarà un amico . Io voglio persuadere mio figlio a non accettare questa lotta . - Mamma ... - pregò Roberto , con un sorriso afflitto . - Sì , sì , - incalzò la madre . - Lo dicano loro . Che ha fatto Roberto , e perché , in nome di che cosa viene oggi a chiedere il suffragio del suo paese ? Forse in nome di tutto ciò che fece da giovinetto , in nome del padre morto , dei sacrifizii e degli ideali santi per cui quei sacrifizii furono fatti e quello strazio sofferto ? Farà ridere ! - Oh , no , perché , donna Caterina ? - si provò a interrompere il canonico Agrò , portandosi una mano al petto , quasi ferito . - Non dica così . - Ridere ! ridere ! - incalzò quella con più foga . - Lo sa bene anche lei come quegli ideali si sono tradotti in realtà per il popolo siciliano ! Che n ' ha avuto ? com ' è stato trattato ? Oppresso , vessato , abbandonato e vilipeso ! Gli ideali del Quarantotto e del Sessanta ? Ma tutti i vecchi , qua , gridano : Meglio prima ! Meglio prima ! E lo grido anch ' io , sa ? io , Caterina Laurentano , vedova di Stefano Auriti . - Mamma ! mamma ! - supplicò Roberto , con le mani agli orecchi . E subito la madre : - Sì , figlio : perché prima almeno avevamo una speranza , quella che ci sostenne in mezzo a tutti i triboli che tu sai e non sai , là , a Torino ... Nessuno vuol più saperne , ora , credi . Troppo cari si son pagati , quegli ideali ; e ora basta ! Ritòrnatene a Roma ! Non voglio , non posso ammettere che tu sia venuto qua in nome del Governo che ci regge . Tu non hai rubato , figlio , non hai prestato man forte a tutte le ingiustizie e le turpitudini che qua si perpetrano protette dai prefetti e dai deputati , non hai favorito la prepotenza delle consorterie locali che appestano l ' aria delle nostre città come la malaria le nostre campagne ! E allora perché ? che titoli hai per essere eletto ? chi ti sostiene ? chi ti vuole ? Entrò , in questo punto , Guido Verònica , rassettato e ricomposto . Era salito all ' albergo dopo la rissa per cambiarsi d ' abito , e vi aveva lasciato detto che se qualcuno fosse venuto a cercar di lui , egli sarebbe ritornato alle ore tre del pomeriggio . Subito l ' Agrò e il Mattina gli fecero cenno con gli occhi , che Roberto non sapeva nulla . Donna Caterina Auriti s ' era levata in piedi , per incitare il figlio a rifiutare l ' ajuto del Governo , che del resto non avrebbe avuto alcun valore nell ' imminente lotta , e ad accettar questa , invece , in nome dell ' isola oppressa . Non avrebbe vinto , certamente ; ma la sconfitta almeno non sarebbe stata disonorevole e sarebbe servita di mònito al Governo . - Perché voi lo vedrete , - concluse . - Faccio una facile profezia : non passerà un anno , assisteremo a scene di sangue . Guido Verònica parò le mani grassocce . - Per carità , signora mia , per carità , non dica codeste cose , che sono orribili in bocca a lei ! Le lasci dire ai sobillatori che , senza volerlo , fanno il giuoco dei clericali ! Scusi , Canonico ; ma è proprio così ! Quattro mascalzoni ambiziosi che seminano la discordia per assaltare i Consigli comunali e provinciali e anche il Parlamento ; altri quattro ignobili nemici della patria che sognano la separazione della Sicilia sotto il protettorato inglese , uso Malta ! E c ' è poi la Francia , la nostra cara sorella latina , che soffia nel fuoco e manda denari per trar partito domani di qualche sommossa brigantesca , ispirata dalla mafia ! - Ah sì ? - proruppe donna Caterina , che s ' era tenuta a stento . - Lei si conforta così ? Sono tutte calunnie , le solite , quelle che ripetono i ministri , facendo eco ai prefetti e ai tirannelli locali capi - elettori ; per mascherare trenta e più anni di malgoverno ! Qua c ' è la fame , caro signore , nelle campagne e nelle zolfare ; i latifondi , la tirannia feudale dei cosiddetti cappelli , le tasse comunali che succhiano l ' ultimo sangue a gente che non ha neanche da comperarsi il pane ! si stia zitto ! si stia zitto ! Guido Verònica sorrise nervosamente , aprendo le braccia ; poi si rivolse a Roberto : - Oh senti ... ( col suo permesso , signora ! ) : avrei bisogno del tuo cifrario , per spedire un telegramma d ' urgenza a Roma . - Ah già , bravo , bravo ! - esclamò il canonico Agrò , riscotendosi dal doloroso atteggiamento preso durante la violenta intemerata di donna Caterina . Roberto si recò di là per il cifrario . La conversazione cadde fra i tre amici e la vecchia signora ; poi l ' Agrò per rompere il silenzio penoso sopravvenuto , sospirò : - Eh , certo sono tristi assai le condizioni del nostro povero paese ! E la conversazione fu ripresa un po ' , ma senza più calore . I tre avevano un ' intesa segreta tra loro ed erano anche gonfii e costernati dello scandalo di quell ' articolo : si scambiavano occhiate d ' intelligenza , avrebbero voluto rimanere soli un momento per accordarsi sul miglior modo di preparare Roberto . Ma donna Caterina non se n ' andava . - Sa se Corrado Selmi , - le domandò Guido Verònica , - ha scritto a Roberto che verrà ? - Verrà , verrà , - rispose ella , scrollando il capo con amaro sdegno . - Ci ho pensato , - disse piano il Verònica all ' Agrò e al Mattina . - Tanto meglio , se viene . Anzi gli spedirò io stesso un telegramma perché venga subito , per me , capite ? Cosí Lando ... zitti , ecco Roberto . Ma non era Roberto : entrò invece nella sala un giovinotto alto , smilzo , a cui le lenti serrate in cima al naso , congiungendo le folte sopracciglia , davano un ' aria di cupa e rigida tenacia . Era Antonio Del Re , il nipote . Pallidissimo di solito , appariva in quel momento quasi cèreo . - Hanno letto nell ' Empedocle ? - domandò con un fremito nelle labbra e nel naso . Il canonico Agrò e il Mattina alzarono subito le mani per impedire che seguitasse . - Contro Roberto ? - domandò donna Caterina . - Contro il nonno ! - rispose , vibrante , il giovinotto . - una manata di fango ! E contro te ! - Sozzure ! sozzure ! - esclamò l ' Agrò . - Per carità , non ne sappia nulla il povero Roberto ! - Già sta a leggerlo , - disse il nipote , sprezzante . - No ! no ! gridò allora l ' Agrò , levandosi in piedi . - Oh Signore Iddio , bisogna prevenirlo ! Già questi farabutti hanno avuto la lezione che si meritavano dal nostro Verònica ! Per carità , vada lei , donna Caterina ... Imprudenza , imprudenza , ragazzo mio ! Donna Caterina accorse ; ma troppo tardi . Roberto Auriti , ignorando quel che poc ' anzi aveva fatto il Verònica , era corso pallido , col volto contratto da un sorriso spasmodico , e come un cieco alla redazione di quel giornalucolo , presso Porta Atenèa . Vi aveva trovati già raccolti i maggiorenti del partito , con Flaminio Salvo alla testa , per proclamare , subito dopo l ' aggressione , la candidatura di Ignazio Capolino . Al vecchio usciere , che stava di guardia nella saletta d ' ingresso innanzi all ' uscio a vetri della sala di redazione , aveva detto - ancor sorridendo a quel modo - che Roberto Auriti voleva parlare col direttore . Nella sala di redazione s ' era fatto un improvviso silenzio ; poi agli orecchi di Roberto eran venute queste parole concitate : - Nossignori ! Vado io , tocca a me ; l ' articolo l ' ho scritto io , e io ne rispondo ! Non aveva neppur visto chi gli s ' era fatto innanzi : gli s ' era lanciato addosso come una belva , lo aveva levato di peso e scagliato con tale impeto contro l ' uscio , che questo s ' era sfondato , sfasciato , con gran fracasso e rovinìo di vetri infranti . Quando il Verònica , il Mattina e il nipote Del Re sopraggiunsero a precipizio , tra la ressa della gente accorsa da ogni parte agli urli che s ' eran levati altissimi dalla sala di redazione , Marco Prèola col volto insanguinato e un coltello in mano si dibatteva ferocemente sbraitando : - Lasciatemi , maledetti , lasciatemi ! Se lo liberate adesso , l ' ammazzo più tardi ! Lasciatemi ! Lasciatemi ! CAPITOLO QUARTO In fondo al vestibolo , tra i lauri e le palme , su lo sfondo della gran porta a vetri colorati , la preziosa statua acefala di Venere Urania , scavata a Colimbètra nello stesso posto ove ora sorge la villa , pareva che non per vergogna della sua nudità tenesse sollevato un braccio davanti al volto ideale che ciascuno , ammirandola , le immaginava subito , lievemente inclinato , come se in realtà vi fosse ; ma per non vedere inginocchiati alla soglia della cappella che si apriva a destra tutti quegli uomini così stranamente parati : la compagnia borbonica di capitan Sciaralla . La messa era per finire . Dentro la cappella , lucida di marmi e di stucchi , stavano soltanto il principe don Ippolito , raccolto nella preghiera su l ' inginocchiatojo dorato e damascato , innanzi all ' altare ; più indietro , Lisi Prèola , il segretario ; più indietro ancora , le donne di servizio : la governante e due giovani cameriere . La servitù mascolina doveva contentarsi d ' assistere alla messa dal vestibolo ; solo a Liborio , cameriere favorito del principe , in brache corte e calze di seta , era concesso di star su l ' entrata , più dentro che fuori ; e questa pareva a Sciaralla un ' ingiustizia del Prèola , bell ' e buona . In qualità di capitano , egli si riteneva degno di sedere per lo meno accanto al Prèola stesso , se non subito dopo il principe , ecco . Apertamente , no , non se ne lagnava , per prudenza ; ma ci pigliava certe bili ! E come d ' un peccato d ' invidia se n ' era confessato a don Lagàipa , che ogni domenica veniva a Colimbètra a dir messa . - Almeno davanti a Dio dovremmo essere tutti eguali , ecco ! Tutti , escluso il principe ; non c ' era bisogno di dirlo . Ma lui , Sciaralla , non si lagnava perché voleva esser favorito , messo avanti agli altri , distinto dai suoi subalterni al cospetto di Dio ? Le corna aveva dunque , le corna e la coda del demonio , quella sua riflessione , che pur sembrava giusta a prima giunta . Così don Illuminato Lagàipa aveva tappata la bocca a Sciaralla . E Sciaralla , un sospirone . Vera tentazione del demonio era intanto quella statua nuda , lì davanti la cappella , per tutti quegli uomini di guardia che dovevano star fuori . Mentre le labbra recitavano le preghiere , gli occhi eran quasi costretti a peccare guardando senza volerlo quella nudità , che S . E . il principe , tanto divoto , non avrebbe dovuto tenere così esposta ! Oh maledetta ! Sembrava viva , sembrava ... Le povere donne di servizio abbassavano gli occhi , ogni volta , passando ; e anche don Illuminato li abbassava , pezzo d ' ipocrita ! Ridevano intanto , fiorenti , le mirabili forme della dea decapitata , emersa dal tempo remoto , nata da uno scalpello greco , da un artefice ignaro che la sua opera dovesse tanto sopravvivere e parlare a profana gente un linguaggio diabolico , ornamento d ' un vestibolo , tra cassoni di lauri e di palme . Finita la messa , gli uomini della compagnia di guardia fecero ala su l ' attenti , al passaggio del principe che si recava al Museo . Così eran chiamate le sale a pianterreno dell ' altro lato del vestibolo , nelle quali tra alte piante di serra erano raccolti gli oggetti antichi , d ' inestimabile valore : statue , sarcofaghi , vasi , iscrizioni , scavati a Colimbètra , e che don Ippolito aveva illustrati molti anni addietro nelle sue Memorie d ' Akragas , insieme col prezioso medagliere esposto su , nel salone della villa . L ' antica famosa Colimbètra akragantina era veramente molto più giù , nel punto più basso del pianoro , dove tre vallette si uniscono e le rocce si dividono e la linea dell ' aspro ciglione , su cui sorgono i Tempii , è interrotta da una larga apertura . In quel luogo , ora detto dell ' Abbadia bassa , gli Akragantini , cento anni dopo la fondazione della loro città , avevano formato la pescheria , gran bacino d ' acqua che si estendeva fino all ' Hypsas e la cui diga concorreva col fiume alla fortificazione della città . Colimbètra aveva chiamato don Ippolito la sua tenuta , perché anch ' egli lassù , nella parte occidentale di essa , aveva raccolto un bacino d ' acqua , alimentato d ' inverno dal torrentello che scorreva sotto Bonamorone e d ' estate da una nòria , la cui ruota stridula era da mane a sera girata da una giumenta cieca . Tutt ' intorno a quel bacino sorgeva un boschetto delizioso d ' aranci e melograni . Nel museo don Ippolito soleva passare tutta la mattinata , intento allo studio appassionato e non mai interrotto delle antichità akragantine . Attendeva ora a tracciare , in una nuova opera , la topografia storica dell ' antichissima città , col sussidio delle lunghe minuziose investigazioni sui luoghi , giacché la sua Colimbètra si estendeva appunto dov ' era prima il cuore della greca Akragante . Presso una delle ampie finestre della seconda sala , guarnite di lievi tende rosee , era la scrivania massiccia , intagliata ; ma don Ippolito componeva quasi sempre a memoria , passeggiando per le sale ; architettava all ' antica due , tre periodoni gravi di laonde e di conciossiaché , e poi andava a trascriverli su i grandi fogli preparati su la scrivania , spesso senza neppur sedere . Tenendosi con una mano sul mento la barba maestosa , che serbava tuttavia un ultimo vestigio , quasi un ' aria del primo color biondo d ' oro , egli , alto , aitante , bellissimo ancora , non ostanti l ' età e la calvizie , si fermava davanti a questo o a quel monumento , e pareva che con gli occhi ceruli , limpidi sotto le ciglia contratte , fosse intento a interpretare una iscrizione o le figure simboliche d ' un vaso arcaico . Talvolta anche gestiva o apriva a un lieve sorriso di soddisfazione le labbra perfette , giovanilmente fresche , se gli pareva d ' aver trovato un argomento decisivo , vittorioso , contro i precedenti topografi . Su la scrivania era quel giorno aperto un volume delle storie di Polibio , nel testo greco , Lib . IX , Cap . 27 , alla pagina ov ' è un accenno all ' acropoli akragantina . Un gravissimo problema travagliava da parecchi mesi don Ippolito circa alla destinazione di questa acropoli . - Disturbo ? - domandò , inchinandosi su la soglia di quella seconda sala , don Illuminato Lagàipa , che già si era spogliato degli arredi sacri e aveva fatto la solita colazione di cioccolato e biscottini . Era un prete di mezz ' età , tondo di corpo , dal volto bruciato dal sole , nel quale gli occhi cilestri , troppo chiari , pareva vaneggiassero smarriti . Buon uomo , in fondo , pacifico e noncurante , lì , in presenza del principe , che ogni domenica lo tratteneva a colazione , si dava , per fargli piacere , arie di rigida e battagliera intransigenza , di cui rideva poi , discorrendo filosoficamente con la sua vecchia e fedele Fifa , l ' asina mansueta , che lo riconduceva al campicello presso il camposanto di Bonamorone , pochi ettari di terra , che - se sapevano il rapido passar della vita - pure , sotto questo o quel re , gli producevano ogni anno quel tanto che modestamente gli bisognava . - Domenica , oggi , e non si lavora ! - soggiunse , levando le mani e sorridendo . - Non è lavoro , il mio , propriamente , - gli disse con un sobrio gesto garbato don Ippolito . - Già , già ! otia , otia , secondo Cicerone ! - si corresse don Lagàipa . - Ha ragione . Venivo per dirle che jeri mattina , prima che mi recassi al mio campicello , Monsignore mi fece l ' onore d ' incaricarmi d ' un ' ambasciata per Vostra Eccellenza . - Monsignor Montoro ? - Già . Mi disse di avvertir Vostra Eccellenza che oggi , nel pomeriggio , con l ' ajuto di Dio , verrà qua , per parlare , suppongo , delle prossime elezioni . Eh , - sospirò , intrecciando le dita e scotendo le mani così giunte , - pare che il diavolaccio maledetto si senta prudere le corna ... Guerra , guerra ... tempesta ! Ho sentito che sono arrivate da Palermo , per richiamo , dicono , del canonico Agrò , due certe gallinelle d ' acqua ... già ! due famosi galoppini al comando dell ' alta mafia e della famigerata banda massonica ... un tal Mattina , un tal Verònica ... - L ' Agrò ? - disse cupo don Ippolito Laurentano , che s ' era impuntato a quel nome , senza più badare al resto . - Dunque l ' Agrò vuole proprio scendere in piazza , senza alcun ritegno , senza alcun riguardo , nemmeno per l ' abito che indossa ? - Eh ! - tornò a sospirare don Lagàipa . - Superiore mio ... superiore ... ma dico ciò che si dice ... relata refero ... non manda giù , dicono , che non l ' abbiano fatto vescovo al posto del nostro Eccellentissimo monsignor Montoro . Crede di salvare le apparenze con ... con la scusa dell ' antica amicizia che lo lega all ' Auriti , ecco ... - Bell ' amicizia , da gloriarsene ! - brontolò il Laurentano . - Per un sacerdote ! - Ma l ' Agrò ... - osservò don Illuminato . E non aggiunse altro . Chiuse gli occhi , tentennò il capo , emise un terzo sospiro : - Eh , si complica ... la faccenda si complica ... sì , dico ... si fa molto delicata ... - Per me ? - salto su a dire don Ippolito ( e il lucido cranio gli s ' infiammò ) . - Delicata per me ? Sappia monsignor Montoro ... già dovrebbe saperlo ; io non riconosco , non ho mai riconosciuto per nipote codesto Roberto Auriti garibaldesco . Non lo conosco neppur di vista : qua non è mai venuto , né io del resto gli avrei fatto oltrepassar la soglia del mio cancello . Per ordine del suo Governo , non invitato dalla cittadinanza , viene con la folle speranza di prendere il posto di Giacinto Fazello ? Bene . Avrà ciò che si merita . Senza alcuna considerazione per la mia sciagurata parentela in - vo - lon - ta - ria , si lotti e si vinca ! - Ah , lottare , lottare , sicuro ! bisogna lottare ! disse don Illuminato , aggrottando fieramente le ciglia su quegli occhi vani . - Anche se non si dovesse vincere . - E perché no ? - domandò severo don Ippolito . - Che probabilità di vittoria può aver l ' Auriti ? Che conta l ' Agrò ? - Ma ... dicono ... la prefettura ... e don Iluminato grattò la guancia raschiosa . - Non è base ! - ribatté subito il principe . - L ' abbiamo veduto nelle elezioni comunali . - Già , già ... - si rimise don Lagàipa . - Però ... la mafia in campo , adesso ... la polizia favoreggiatrice ... tutte le male arti ... dicono ... e deve arrivare ... non so , un pezo grosso ... un deputato ... Selmi , mi par d ' avere inteso ... Don Ippolito rimase in silenzio per un pezzo , col volto atteggiato di nausea ; poi , scotendo un pugno , proruppe : - Filangieri ! Filangieri ! Il Lagàipa scrollò il capo , sospirando a questa esclamazione , frequente su le labbra del principe e accompagnata sempre da quel gesto di rabbioso rammarico : - Filangieri ! Sapeva quanta venerazione don Ippolito Laurentano serbasse ancora alla memoria del Satriano , repressore benedetto della rivoluzione siciliana del 1848 , provvido , energico restauratore dell ' ordine sociale dopo i sedici mesi dell ' oscena baldoria rivoluzionaria . Di quei sedici mesi era rimasto vivo di raccapriccio nel principe il ricordo , copra tutto per la minaccia brutale del volgo ai privilegi nobiliari e alla credenza religiosa . Satriano era stato per lui il sole trionfatore di quella bufera sovvertitrice ; e come un sole , ritornata la calma , aveva brillato su nel cielo di Sicilia dalla reggia normanna di Palermo , riaperta alle splendide feste per circondare di prestigio napoleonico il suo potere . Lì , nella reggia , don Ippolito aveva conosciuto donna Teresa Montalto , giovinetta , a cui poi il Satriano stesso aveva voluto far da padrino nelle nozze , ottenendo a lui , sposo , con sommo stento dal Re l ' ordine di cavaliere di San Gennaro , di cui già il padre era stato insignito . La bufera s ' era scatenata di nuovo nel 1860 : dal ritiro di Colimbètra egli ne udiva il rombo lontano : lottava di là con tutte le forze , nel piccolo àmbito della città natale : la causa dei Borboni era per il momento perduta ; bisognava lottare per il trionfo del potere ecclesiastico ; restituita Roma al Pontefice , chi sa ! Intanto si doveva a ogni costo impedire che la rappresentanza di Giacinto Fazello fosse usurpata da Roberto Auriti . - Del resto , - riprese , - l ' Auriti non ha più alcun prestigio nel paese . Ne manca da circa vent ' anni ... - Simpatie , però ... - oppose reticente il Lagàipa , - ecco , sì ... qualche simpatia forse la gode ... - Non contano nulla , oggi , le simpatie , - rispose don Ippolito recisamente . - Di fronte agl ' interessi , nulla ! Prese dalla scrivania , così dicendo , il volume delle storie di Polibio che vi stava aperto e istintivamente se l ' appressò agli occhi . Subito questi gli andarono sul passo , tante volte riletto e tormentato , della controversia su quella benedetta acropoli . Si distrasse dal discorso ; rilesse ancora una volta il passo , con la mente già piena di nuovo della controversia che l ' agitava ; sospirò ; chiuse il libro , lasciandovi l ' indice in mezzo e , ponendoselo dietro il dorso : - Insomma , - disse , - bisogna vincere , don Illuminato ! Io , guardi , in questo momento ho contro me un esercito di eruditi tedeschi ; di topografi ; di storici antichi e nuovi d ' ogni nazione ; la tradizione popolare ; eppure non mi do per vinto . Il campo di battaglia è qua . Qua li aspetto ! Gli mostrò il libro , picchiando con le nocche delle dita su la pagina , e soggiunse : - Come tradurrebbe lei queste parole : kat ' autàs tàs derinàs anatolàs ? Investito da quei quattro às , às , às , às , come da quattro schiaffi improvvisi , il povero don Illuminato Lagàipa restò quasi basito . Credeva di non meritarsi un simile trattamento . Don Ippolito sorrise ; poi , introducendo il braccio sotto il braccio di lui , soggiunse : - Venga con me . Le spiegherò in due parole di che si tratta . Uscirono sul vasto spiazzo innanzi alla villa ; se ne scostarono un tratto a destra ; quindi , voltando le spalle , il principe mostrò al prete l ' ampia zona di terreno , dietro la villa , in scosceso pendìo , coronata in cima da un greppo isolato , ferrigno , da un cocuzzolo tutt ' intorno tagliato a scarpa . - Questa , è vero ? la collina akrea , - disse . - Quella lassù , la nostra famosa Rupe Atenèa . Bene . Polibio dice : « La parte alta ( l ' arce , la così detta acropoli , insomma ) sovrasta la città , noti bene ! , in corrispondenza a gli orienti estivi » . Ora , dica un po ' lei : donde sorge il sole , d ' estate ? Forse dal colle dove sta Girgenti ? No ! Sorge di là , dalla Rupe . E dunque lassù se mai , era l ' Acropoli , e non su l ' odierna Girgenti , come vogliono questi dottoroni tedeschi . Il colle di Girgenti restava oltre il perimetro delle antiche mura . Lo dimostrerò ... lo dimostrerò ! Mettano lassù Camìco ... la reggia di Còcale ... Omface ... quello che vogliono ... l ' Acropoli , no . E scartò con la mano Girgenti , che si vedeva per un tratto , lassù , a sinistra della Rupe , più bassa . - Lì , - riprese , additando di nuovo la Rupe Atenèa e ispirandosi , - lì , sublime vedetta e sacrario soltanto , non acropoli , sacrario dei numi protettori , Gellia ascese , fremebondo d ' ira e di sdegno , al tempio della diva Athena dedicato anche a Giove Atabirio , e vi appiccò il fuoco per impedirne la profanazione . Dopo otto mesi d ' assedio , stremati dalla fame , gli Akragantini , cacciati dal terrore e dalla morte , abbandonano vecchi , fanciulli e infermi e fuggono , protetti dal siracusano Dafnèo , da porta Gela . Gli ottocento Campani si sono ritirati dal colle ; il vile Desippo s ' è messo in salvo ; ogni resistenza è ormai inutile . Solo Gellia non fugge ! Spera d ' avere incolume la vita mercé la fede , e si riduce al santuario d ' Athena . Smantellate le mura , ruinati i meravigliosi edifizii , brucia qua sotto la città intera ; e lui dall ' alto , mirando l ' incendio spaventoso che innalza una funerea cortina di fiamme e di fumo su la vista del mare , vuol ardere nel fuoco della Dea . - Stupenda , stupenda descrizione ! - esclamò il Lagàipa con gli occhi sbarrati . Giù , nel secondo dei tre ampii ripiani fioriti , degradanti innanzi alla villa , come tre enormi gradini d ' una scalea colossale , Placido Sciaralla e Lisi Prèola , appoggiati alla balaustrata marmorea , avevano interrotto la conversazione e ora tentennavano il capo , ammirati anch ' essi del calore con cui il principe aveva parlato , sebbene per la distanza non ne avessero colto una parola . Don Ippolito Laurentano restò acceso a mirare con gli occhi intensi il magnifico panorama . Dov ' egli aveva rappresentato l ' incendio formidabile e la distruzione , ora s ' abbandonava la pace inconsapevole della campagna ; dov ' era il cuore dell ' antica città sorgeva ora un bosco di mandorli e d ' olivi , il bosco detto perciò ancora della Civita . Le chiome dei mandorli s ' erano con l ' autunno diradate e , tra quelle perenni degli olivi cinerulei , parevano aeree , assumevano sotto il sole una tinta roseo - dorata . Oltre il bosco , sul lungo ciglione , sorgevano i famosi Tempii superstiti , che parevano collocati apposta , a distanza , per accrescere la meravigliosa vista della villa principesca . Oltre il ciglione , il pianoro , ove stette splendida e potente l ' antica città , strapiombava aspro e roccioso a precipizio sul piano dell ' Akragas , tranquillo piano luminoso , che spaziava fino a terminare laggiù laggiù , nel mare . - Non posso soffrire questi Tèutoni , - disse il principe , rientrando con don Illuminato Lagàipa nel Museo , - questi Tèutoni che , non potendo più con le armi , invadono coi libri e vengono a dire spropositi in casa nostra , dove già tanti se ne fanno e se ne dicono . S ' intese in quel punto il rotolìo d ' una vettura per la strada incassata , dietro la villa , e don Ippolito contrasse le ciglia . Entrò poco dopo , turbato , smarrito nella sorpresa , Liborio , il cameriere . - Pe ... perdoni , eccellenza , - balbettò . - È arrivata da Girgenti la ... la signora ... - Che signora ? - domandò il principe . - Sua sorella ... donna Caterina ... Don Ippolito restò dapprima come stordito da un improvviso colpo alla testa . Arricciò il naso , impallidì . Poi , d ' un subito , il sangue gli balzò al capo . Chiuse gli occhi , impallidì di nuovo , aggrottò le ciglia , serrò le pugna e , col cuore che gli martellava in petto , domandò : - Qua ? Dov ' è ? - Su , eccellenza ... nel salone , - rispose Liborio ; e , poco dopo , vedendo che il principe restava perplesso , chiese : Ho fatto male ? Don Ippolito si voltò a guardarlo per un pezzo , come se non avesse inteso ; poi disse : - No ... E si mosse , senza neppur volgere uno sguardo al Lagàipa . Con l ' animo in tumulto , cercò di fissare un pensiero che gli spiegasse il perché di quella visita straordinaria , non volendo , non sapendo ammettere quel che gli era in prima balenato , che la sorella cioè , colei che in tante e tante sciagure aveva sempre rifiutato con ostinata fierezza , anzi con disprezzo , ogni soccorso , venisse ora a intercedere per il figlio Roberto . Ma che altro poteva voler da lui ? Salì la scala . Era tanto oppresso d ' angoscia e in preda a un ' agitazione così soffocante , che dovette fermarsi per un momento davanti la soglia . Entrare ? presentarsi a lei in quello stato ? No . Doveva prima ricomporsi . E in punta di piedi si diresse alla camera da letto . Qua , istintivamente , s ' appressò allo scrigno dove erano conservati un medaglioncino di lei in miniatura , di quand ' ella era giovinetta di sedici anni , e i due biglietti che gli aveva scritti , senza intestazione e senza firma , uno da Torino , dopo la morte violenta del padre , l ' altro da Girgenti , al ritorno dall ' esilio dopo la morte del marito . Il primo , più ingiallito , diceva : « I beni , confiscati a Gerlando Laurentano dal governo borbonico , furono restituiti al figlio Ippolito da Carlo Filangieri di Satriano . Nulla dunque mi spetta dell ' eredità paterna . La moglie e il figlio di Stefano Auriti non mangeranno il pane d ' un nenico della patria » . L ' altro , più laconico , diceva : « Grazie . Alla vedova , agli orfani , provvedono i parenti poveri di Stefano Atriti . Da te , nulla . Grazie » . Scostò con la mano quei due biglietti e fissò gli occhi sul medaglioncino , che egli aveva tolto dal salone della casa paterna dopo la fuga della sorella con Stefano Auriti . Da allora - eran già quarantacinque anni - non l ' aveva più riveduta ! Come avrebbe riveduto , ora , dopo tanto tempo , dopo tante vicende funeste , quella giovinetta bellissima che gli stava davanti , rosea , ampiamente scollata , nell ' antica acconciatura , con quegli occhi ardenti e pensosi ? Richiuse lo scrigno , dopo aver gettato un altro sguardo su i due biglietti sprezzanti ; e , grave , accigliato , s ' avviò al salone . Sollevata la tenda dell ' uscio , intravide con gli occhi intorbidati dalla commozione la sorella in piedi , alta , vestita di nero . Si fermò poco oltre la soglia , oppresso d ' angoscioso stupore alla vista di quel volto disfatto , irriconoscibile . - Caterina , - mormorò , sostando ; e le tese istintivamente le braccia , pur con l ' impressione in contrasto , che quella era ormai un ' estranea , al tutto ignota . Ella non si mosse : rimase lì , in mezzo al salone , cerea tra le fitte gramaglie , col volto contratto e gli occhi chiusi , altera , indurita nello spasimo di quell ' attesa . Aspettò che egli le si accostasse e gli toccò appena la mano con la sua , gelida , guardandolo ora con quegli occhi stanchi , velati di cordoglio , quasi a metà nascosti dalle palpebre , uno più , l ' altro meno . - Siedi , - disse , con gli occhi bassi , quasi intimidito , il fratello , indicando il divano e le poltrone nella parete a sinistra . Seduti , stettero un lungo pezzo entrambi senza poter parlare , in un silenzio che fremeva d ' intensa , violenta commozione . Don Ippolito chiuse gli occhi . La sorella , dopo aver soffocato parecchie volte con sforzo un singhiozzo che le faceva impeto alla gola , disse alla fine , con voce rauca : - Roberto è qui . Don Ippolito si scosse ; riaprì gli occhi e , senza volere , li volse in giro per la sala , come se - smarrito tra gl ' interni ricordi tumultuanti - avesse temuto un ' imboscata . - Non qui , - riprese donna Caterina , con un freddo , amaro , lievissimo sorriso , - nel tuo dominio straniero . A Girgenti , da due giorni . Don Ippolito , aggrondato , chinò più volte la testa per significarle che sapeva . - E so perché è venuto , - aggiunse con voce cupa ; poi levò il capo e guardò la sorella con penosissimo sforzo . - Che potrei ... - Nulla ... oh ! nulla , - s ' affrettò a rispondergli donna Caterina . - Voglio che tu lo combatta con tutte le tue forze . Non ci mancherebbe altro , che anche tu lo sostenessi e che egli andasse su anche coi vostri voti ! - Sai bene ... - si provò a dirle il fratello . - So , so , - troncò recisamente con un gesto della mano donna Caterina . - Ma combatterlo , Ippolito , non col coltello alla mano , non andando a scavar le fosse , come le jene , a scoperchiare certe tombe sacre , da cui i morti potrebbero levarsi e farvi morire di paura . - Piano , piano , - disse don Ippolito tendendo le mani che gli tremavano , non tanto per protestare , quanto per placare quell ' ombra tragica della sorella così agitata . - Io non t ' intendo ... - Mi brucia le mani , - disse allora donna Caterina , gettando sul tavolinetto innanzi al divano una copia dell ' Empedocle tutta brancicata . Don Ippolito prese quel foglio , lo spiegò e cominciò a leggerlo . - Con codeste sozze armi ... Contro un morto ... - mormorò donna Caterina , accompagnando la lettura del fratello . Ansava , seguendo quella lettura e osservando sul volto di lui l ' impressione disgustosa ch ' egli ne riceveva . - Roberto - riprese , - è andato alla redazione di codesto giornale . Gli si è fatto innanzi l ' autore dell ' articolo , che è figlio , m ' hanno detto , d ' un tuo ... schiavo qui , il Prèola . L ' ha preso e scagliato contro una porta . Glielo hanno strappato dalle mani ... Ora costui , armato di coltello ( e l ' ha cavato fuori ! ) minaccia d ' uccidere ; e questa mattina stessa è stato visto in agguato presso la mia casa . Ma io non temo di lui ; temo che Roberto si comprometta di nuovo e torni a insozzarsi le mani ... Così volete combatterlo ? Don Ippolito che , seguitando a leggere , aveva ascoltato con animo sospeso il racconto , a quest ' ultima domanda si scosse , indignato , come se la sorella lo avesse percosso sul viso , accomunandolo con quell ' abietto che aveva scritto l ' articolo . Si levò in piedi , alteramente ; ma si frenò subito , e andò a premere un campanello . A Liborio , che subito si presentò su la soglia : - Il Prèola ! - ordinò . Poco dopo il vecchio segretario entrò curvo , ossequioso , anzi strisciante , quasi cacciato lì dentro a frustate . Vestiva un ' ampia e greve napoleona . Dal colletto basso , troppo largo , la grossa testa calva , inteschiata , sbarbata , gli usciva come quella d ' un vitello scorticato . - Eccellenza ... eccellenza ... - Manda subito a chiamare tuo figlio a Girgenti , - comandò il principe . - Che venga subito qua ! Debbo parlargli . - Eccellenza , mi conceda , - s ' arrischiò a dire il Prèola , storcendosi e curvandosi vieppiù , con una mano sul petto , mentre la trama delle vene gli si gonfiava sul cranio paonazzo , - mi conceda che all ' eccellentissima sua signora sorella io , umilmente ... - Basta , basta , basta ! - gridò seccamente il principe . - So io quel che debbo dire a tuo figlio . Anzi , ascolta ! Mi fa troppo schifo , e non voglio né vederlo , né parlargli . Gli dirai tu che se si arrischia ancora a mostrare la sua laida grinta per le vie di Girgenti , tu sei messo alla strada : ti caccio via su due piedi ! Inteso ? Il Prèola cavò un fazzoletto dalla tasca posteriore della napoleona e approvò , approvò più volte , asciugandosi il cranio ; poi si portò il fazzoletto agli occhi e si scosse tutto per un impeto di singhiozzi : - Sforcato ... sforcato ... - gemette . - Mi disonora , eccellenza ... Lo manderò via , a Tunisi ... Ho già fatto le pratiche ... Intanto subito , lo faccio venire qua . Mi perdoni , mi compatisca , eccellenza . E uscì , rinculando , ossequiando , col fazzoletto su la bocca . Donna Caterina si alzò . Con questo , - le disse don Ippolito , - non intendo affatto di derogare a me stesso , alla lotta per i miei principii , contro tuo figlio . Donna Caterina alzò gli occhi a un grande ritratto a olio di Francesco II , a un altro del Re Bomba , che troneggiavano nel magnifico salone , da una parete : chinò il capo e disse : - Sta bene . Non desidero altro . E si mosse per uscire . - Caterina ! - chiamò don Ippolito , quand ' ella era già presso l ' uscio . - Te ne vai così ? Forse non ci rivedremo mai più ... Tu sei venuta qua ... - Come dall ' altro mondo ... - diss ' ella , crollando il capo . - E non t ' avrei riconosciuta , - soggiunse il fratello . - Perché ... attendi un po ' qua : ti farò vedere come io ti ricordavo , Caterina . Corse a prendere dallo scrigno nella camera da letto il medaglioncino in miniatura , e glielo mostrò : - Guarda ... Ti ricordi ? Donna Caterina provò dapprima come un urto violento alla vista della sua immagine giovanile , e ritrasse il capo ; poi prese dalle mani di lui il medaglioncino , si appressò al balcone e si mise a contemplarlo . Da un pezzo quegli occhi quasi spenti non avevano più lacrime , e l ' ebbero . Pianse silenziosamente anche lui , il fratello . - Lo vuoi ? - le disse infine . Ella negò col capo , asciugandosi gli occhi col fazzoletto listato di nero , e gli porse in fretta il medaglioncino . - Morta , - disse . - Addio . Don Ippolito l ' accompagnò a piè della villa ; l ' ajutò a montare in vettura ; le baciò lungamente la mano ; poi la seguì con gli occhi , finché la vettura non svoltò dal breve viale a manca per uscire dal cancello . Là uno della compagnia , in divisa borbonica , pensò bene d ' impostarsi militarmente per presentar le armi . Don Ippolito se n ' accorse e si scrollò rabbiosamente . - Codeste pagliacciate ! - muggì fulminando con gli occhi capitan Sciaralla , che si trovava presso il vestibolo . Risalì alla villa , si chiuse in camera , e di lì mandò a far le scuse a don Illuminato , se per quel giorno non lo tratteneva a desinare con lui . Monsignor Montoro arrivò alle quattro del pomeriggio con la sua vettura silenziosa , tirata da un pajo di vispi muletti accappucciati . Lo accompagnava Vincente De Vincentis , l ' arabista , che aveva lasciato quel giorno la biblioteca di Itria per il vicino palazzo vescovile e s ' era sfogato a parlare per tutti i giorni e i mesi , in cui , quasi avesse lasciato la lingua per segnalibro tra un foglio e l ' altro di quei benedetti codici arabi , restava muto come un pesce . Aveva parlato anche in vettura , durante il tragitto , con certi scatti e schizzi e sbruffi che gli scotevano tutto il corpicciuolo ossuto , sparuto , convulso . Gli occhi duri , dietro le lenti fortissime da miope , nel volto scavato , sanguigno , avevano la fissità della pazzia . Parecchie volte il vescovo con le mani molli feminee e la voce melata , dalle inflessioni misurate e quasi soffuse di pura autorità protettrice , gli aveva consigliato calma , calma ; gli consigliò adesso , piano , prudenza , prudenza , oltrepassando il cancello della villa tra il riverente ossequio degli uomini di guardia ; e , di nuovo , col gesto , prudenza , prima di smontare dalla vettura . I due ospiti furono subito introdotti da Liborio nel salone ; ma confidenzialmente il vescovo si permise d ' uscire sul terrazzo marmoreo aggettato su le colonne del vestibolo esterno , per godere del grandioso spettacolo della campagna e del mare . Si delineava tutta di lassù la lontana riviera su l ' aspro azzurro del mare sconfinato , da Punta Bianca , a levante , che pareva uno sprone d ' argento , via via , con insenature e lunate più o meno lievi fino a Monte Rossello a ponente , di cui soltanto nella notte si vedeva il faro sanguigno . Solo per breve tratto , quasi nel mezzo della dolce amplissima curva , la riviera era interrotta dalla foce dell ' Hypsas . Don Ippolito sopravvenne poco dopo , premuroso , non ancor ben rimesso dal grave turbamento che la visita della sorella gli aveva cagionato . - Ho condotto con me il nostro De Vincentis , - disse subito monsignor Montoro , - perché vorrebbe vedere non so che cosa nel vostro Museo , caro principe . Lo farete accompagnare , e noi resteremo qua , su questo pergamo di delizia : non saprei staccarmene . Ma prima il De Vincentis vorrebbe rivolgervi una preghiera . - Sì , - scattò questi , come se avesse ricevuto una scossa elettrica . - Volevo venire da solo , questa mattina stessa . Monsignore , invece , no , dice , meglio che vieni con me . È una cosa molto seria , molto seria ... - Sentiamo , - disse il principe , invitandolo col gesto a rimettersi a sedere sulla seggiola di giunco del terrazzo . Il De Vincentis si curvò goffamente per vedere dove fosse la seggiola ; poi , sedendo e afferrando i bracciuoli con le piccole mani secche e adunche , proruppe : - Don Ippolito , rovinati ! rovinati ! - Ma no ... ma no ... - si provò a correggere Monsignore , protendendo la mano gravata dall ' anello vescovile . - Rovinati , Monsignore , mi lasci dire ! - ribatté il De Vincentis ; e le cave gote sanguigne gli diventarono livide . - E causa della rovina è mio fratello Niní ! È andato lui dal ... dal ... Ancora una volta le mani del vescovo si protesero ; il De Vincentis le intravide a tempo e si poté tenere . Ma già il principe aveva compreso . - Dal Salvo , - disse pacatamente . - So che gli avete ceduto ... - Ninì ! Ninì ! - squittì il De Vincentis . - Primosole ... Ninì ! Lui gliel ' ha ceduto ... Non so nulla io ; nulla di nulla ; al bujo , cieco ... E lui più cieco di me , stupido , pazzo , innamorato ... Come dice ? Transeat per Primosole ... Sì ! Ci ho fatto la croce ... benché ... benché il podere solo , sa , è stato pagato , e in un modo che fa ridere ... - Ma no , perché ? - interruppe di nuovo , serio , Monsignore . - Piangere , allora ! - rimbeccò il De Vincentis , che aveva già perduto le staffe . - Va bene ? Ottantacinquemila lire , e la villa in groppa ! La villa di mia madre , là ... E con la mano accennò verso levante , oltre il greppo dello Sperone , al colle più alto , detto di Torre che parla , dall ' aspetto d ' un leone posato , a cui faceva da giubba un folto bosco di ulivi . - Quarantaduemila , - riprese , - erano di cambiali scadute : il resto , sfumato , volato via in meno di due anni ? Dove ? ora sento che si tratta di cedere al Salvo anche le terre di Milione . E che ci resta ? I debiti col Salvo ... gli altri debiti ... Lo so , ho saputo ... Lei sposerà , dice , la sorella ... donna Adelaide ... - E che c ' entra ? - domandò , stordito , dolente , il principe , guardando monsignor Montoro . - Mi congratulo , badi , mi congratulo ... - soggiunse subito il De Vincentis , rosso come un gambero . - Noi però siamo rovinati ! E si alzò per non far vedere le lagrime sotto le lenti cerchiate d ' oro . Don Ippolito guardò di nuovo il vescovo . senza comprendere . - Vi dirò , - disse questi con tono grave , di risentimento per la disubbidienza del giovine e calò su gli occhi chiari , pallidi , globulenti , le palpebre esilissime come veli di cipolla . - Vi dirò . So che Flaminio Salvo ha già fatto donazione alla sorella delle terre di Primosole e che è disposto a farle donazione , quando sarà , anche di quelle del feudo di Milione . Ma sono addolorato del modo con cui il nostro Vincente si è espresso , perché ... perché non è il modo , codesto , di parlare di persone onorandissime , da cui forse , senza saperlo , abbiamo ricevuto qualche beneficio . Il De Vincentis , che stava con le spalle voltate ad asciugarsi gli occhi , si voltò a queste ultime parole del vescovo . - Beneficio ? - Sì , figliuolo . Tu non puoi comprenderlo perché disgraziatamente non ti sei dato mai cura de ' tuoi affari . Vedi ora il dissesto e senti il bisogno d ' incolparne qualcuno , a torto ; invece di portarvi rimedio . Non eri venuto qua per questo ? Il De Vincentis , che non poteva ancora parlare dalla commozione , chinò più volte il capo . - È meglio - riprese Monsignore , - che tu vada giù ; col vostro permesso , principe . Esporrò io il tuo desiderio . Don Ippolito si alzò e invitò il De Vincentis a seguirlo ; poi , su la scala , lo affidò a Liborio , cui diede la chiave del Museo , e ritornò dal vescovo , che lo accolse con un sospiro , scotendo le mani intrecciate . - Due sciagurati , lui e il fratello ! Flaminio Salvo , vi assicuro , principe , ha usato loro un trattamento da vero amico . Senz ' alcuna ... non diciamo usura per carità , non se ne parla nemmeno ; senz ' alcun interesse ha prestato loro dapprima somme rilevantissime ; ha avuto poi offerta da loro stessi una terra , di cui egli , banchiere , dedito ai commercii , capirete , non sa che farsi : un altro creditore avrebbe mandato al pubblico incanto la terra , per riavere il suo danaro . Egli invece ha fatto all ' amichevole e ha continuato a tenere aperta la cassa ai due fratelli che spendono , spendono ... non so come , in che cosa ... senza vizii , poverini , bisogna dirlo , ottimi , ottimi giovani , ma di poco cervello . Il fatto è che navigano proprio in cattive acque . - Vorrebbero ajuto da me ? - domandò don Ippolito , con un tono che lasciava intendere che sarebbe stato dispostissimo a darlo . - No , no , - rispose afflitto Monsignore . - Una preghiera che , stimo , non potrà avere alcun effetto . Il De Vincentis crede che Ninì , suo fratello minore , sia innamorato della figlia di Flaminio Salvo , e ... - E ... ? - fece il principe . Ma aveva già compreso ; e il dialogo terminò sicilianamente in uno scambio di gesti espressivi . Don Ippolito si pose le mani sul petto e domandò con gli occhi : « Dovrei farne io la richiesta al Salvo ? » . Monsignore assentì malinconicamente col capo ; col capo dapprima negò l ' altro , poi alzò le spalle e una mano a un gesto vago , per significare : « Non lo faccio ; ma quand ' anche lo facessi ?...» . Monsignore sospirò , e basta . Stettero un pezzo in silenzio entrambi . Don Ippolito , già da parecchi anni , avvertiva confusamente che quel monsignor Montoro gli era non tanto davanti agli occhi , quanto nello spirito , un grave ingombro , quasi che col peso inerte di quelle sue carni rosee troppo curate si adagiasse a impedire che tante cose attorno a lui e per mezzo di lui si movessero . Quali , in verità , non avrebbe saputo dire ; ma certo , con quella figura lì , con quella mollezza rosea inerte ingombrante , molte e molte colui doveva trascurarne , che forse un altro , al posto suo , più àlacre e men femineo , avrebbe mosse , anzi scosse e avviate . Dal canto suo , Monsignore avvertiva , che tra lui e il principe c ' era un sentimento non ben definibile , che spesso da una parte e dall ' altra s ' arricciava , si ritraeva , lasciando tra loro un vuoto impiccioso , dal quale venisse dentro a ciascuno de ' due una certa lieve acredine rodente . Forse questo vuoto era fatto da un argomento , che Monsignore sapeva di non poter toccare , e che pure era tanta parte della vita del principe : cioè , i suoi studii archeologici , il suo culto per le antiche memorie . Non poteva toccarlo , quest ' argomento , per timore che fosse pretesto a don Ippolito di riparlargli d ' una cosa , di cui egli , uomo di mondo e senza ubbìe d ' alcuna sorta , non voleva sapere . Più volte il principe aveva cercato d ' indurlo a consacrare almeno una piccola parte della sua cospicua mensa vescovile al restauro dell ' antico Duomo , insigne monumento d ' arte normanna , deturpato nel Settecento da orribili sostruzioni di stucco e volgarissime dorature . Egli s ' era rifiutato , dicendogli che , se mai fosse riuscito a metter da parte qualche risparmio , lo avrebbe piuttosto destinato a costituire una rendita , per cui al convento di Sant ' Alfonso , lì presso la cattedrale , potessero ritornare i Padri Liguorini cacciati dopo il 1860 . A don Ippolito non importava nulla dei miglioramenti arrecati alla sua città natale dalle nuove amministrazioni succedute alle decurie e agli intendenti del suo tempo . Per quanto non si desse requie nella lotta e mostrasse animo risoluto a raggiungerne il fine , non aveva più fiducia , in fondo , di potere un giorno rivedere la città , da cui s ' era esiliato . La vedeva col pensiero , com ' era prima di quell ' anno fatale , ancora coi burgi e gli stazzoni , cioè coi pagliaj e le fornaci nella piazza paludosa fuori Porta di Ponte ; ancora coi tre crocioni del Calvario sul declivio del colle , da cui ogni anno , il venerdì santo , si faceva la predica a tutto il popolo lì adunato , e ancora con l ' antico giardinetto che un suo amico devoto , il colonnello Flores , comandante la guarnigione borbonica , per ingraziarsi gli animi dei cittadini , vi aveva fatto costruire dieci anni prima della rivoluzione . Sapeva che quel giardinetto era stato abbattuto per ingrandire il piano dalla parte che guarda il mare ; e sapeva che su la vasta piazza sorge adesso un gran palazzo , destinato agli ufficii della Provincia e sede della Prefettura . Ma anche questa era per lui un ' usurpazione indegna , perché la prima pietra di quel palazzo era stata posta nel 1858 da un munifico vescovo , che voleva farne un grande ospizio per i poveri , onde ancora i vecchi lo chiamavano il Palazzo della Beneficenza . Gli sarebbe piaciuto che il Duomo fosse restaurato da monsignor Montoro , perché le chiese ... eh , quelle non erano edifizii che la nuova gente potesse aver piacere d ' abbellire ; ed eran la sola cosa , di cui egli sentisse profondo il rimpianto . Gli arrivavano lì , nel suo esilio , le voci delle campane delle chiese più vicine . Egli le riconosceva tutte , e diceva : - Ecco , ora suona la Badìa Grande ... ora suona San Pietro ... ora suona San Francesco ... Arrivò , anche quella sera , a rompere il lungo silenzio , in cui egli e il vescovo lì sul terrazzo eran caduti , il suono dell ' avemaria dalla chiesetta di San Pietro . Il cielo , poc ' anzi d ' un turchino intenso , s ' era tutto soffuso di viola ; e sotto , nella campagna già raccolta nella prima ombra , spiccava tra i mandorli spogli una fila di alti cipressi notturni , come un vigile drappello a guardia del vicino tempio della Concordia , maestoso , sul ciglione . Monsignor Montoro si tolse lo zucchetto , si curvò un poco , chiudendo gli occhi ; il principe si segnò , e tutti e due recitarono mentalmente la preghiera . - Avete sentito di questi scandali , - disse poi il vescovo gravemente , - che turberanno certo la nostra tranquilla diocesi ? Don Ippolito chinò più volte il capo , con gli occhi socchiusi . - È stata qui mia sorella . - Qui ? - domandò con vivo stupore il vescovo . Don Ippolito allora gli parlò brevemente della visita e della violenta scossa ch ' egli ne aveva avuto . - Oh comprendo ! comprendo ! - esclamò Monsignore , scotendo le bianche mani intrecciate e socchiudendo gli occhi anche lui . - Come ridotta ... - sospirò don Ippolito profondamente . Per cangiar tono al discorso , monsignor Montoro , dopo aver tirato dentro aria e aria , sbuffò : - E intanto il nostro paladino vuol montare a ogni costo in arcione ; e sarà un nuovo scandalo , che avrei voluto almeno evitare ... - Capolino ? - domandò , accigliandosi , don Ippolito . - Battersi ? - Ma sì ! Aggredito ... - Lui ? Il Prèola ! - Lui , anche lui ! Non sapete tutto , dunque ? Il nostro Capolino fu aggredito la mattina da un tal Verònica , che si trovava insieme con l ' Agrò , che tanto m ' addolora ... - Non me lo disse , - mormorò quasi tra sé don Ippolito . - Perché pare , - spiegò Monsignore , - almeno a quel che si dice in paese , pare che l ' Auriti non sapesse della rissa della mattina . Basta . Bisognerà chiudere un occhio , perché lo sfregio , eh , lo sfregio è stato molto grave : gli hanno strappato il giornale in faccia , su la pubblica via ... Sapete che il nostro Capolino è focoso , cavaliere compito ... Non è stato possibile ridurlo a ragione , all ' osservanza del precetto cristiano ... Ha già mandato il cartello di sfida ... - So che tira bene di spada , - disse don Ippolito , cupo e fiero . - In fin dei conti , non sarà male dare una lezione a uno di costoro per abbassare a tutti la cresta . Per me , Monsignore , l ' ho dichiarato alla stessa mia sorella , lotta senza quartiere ! - Ma sì ! la vittoria , la vittoria sarà nostra senza dubbio , - concluse il vescovo . Seguì un altro silenzio ; poi Monsignore domandò , riscotendosi : - Landino ? - come se per caso gli fosse venuto di far quella domanda , ch ' era in fondo la vera ragione della sua visita . Aveva combinato lui quelle prossime nozze di Adelaide Salvo con don Ippolito ; aveva lasciato intendere a questo che solo per un riguardo a lui Flaminio Salvo consentiva che la sorella contraesse quel matrimonio illegittimo , almeno a giudizio della società civile ; ma voleva - ed era giusto - che il figlio del primo letto riconoscesse la seconda madre , e fosse presente alla celebrazione religiosa : trattando con gentiluomini di quella sorte , questo solo atto di presenza gli sarebbe bastato . Don Ippolito s ' infoscò . Dopo una lunga lotta con se stesso , aveva scritto al figlio che gli era cresciuto sempre lontano ; prima a Palermo nella casa dei Montalto , poi a Roma , e col quale perciò non aveva alcuna confidenza . Lo sapeva d ' idee e di sentimenti al tutto opposti ai suoi , quantunque non fosse mai venuto con lui ad alcuna discussione . Era molto malcontento del modo con cui gli aveva comunicato la decisione di contrarre queste seconde nozze e del modo con cui gli aveva espresso il desiderio di averlo a Colimbètra per l ' avvenimento . Troppe ragioni in iscusa : la solitudine , l ' età , il bisogno di cure affettuose ... Gli pareva d ' essersi avvilito agli occhi del figlio . Il disgusto però e l ' avvilimento non erano soltanto per effetto d ' una lettera mal riuscita : provenivano da una causa più intima e profonda nel cuore di lui . Senza troppo volerlo da principio , s ' era lasciato persuadere a ridurre a effetto un disegno stimato su le prime inattuabile ; superato l ' ostacolo della sua grave pretesa , trovata la sposa , stabilite le nozze , d ' un tratto s ' era veduto stretto da un impegno non ben ponderato avanti , e non aveva potuto più tirarsi indietro per nessuna ragione . La famiglia Salvo , se non aveva titoli nobiliari , era pur d ' antico sangue , conveniente l ' età della sposa ; nulla in fondo da ridire su l ' immagine che gli avevano mostrata di donna Adelaide in una fotografia ; e poi la soddisfazione per la deferenza ai suoi principii politici e religiosi ... Sì , sì ; ma la memoria venerata di donna Teresa Montalto ? e l ' avvilimento per la coscienza della propria debolezza ? Non aveva saputo resistere allo sgomento che gl ' incuteva segretamente , da qualche tempo in qua , la solitudine , la sera , quando si chiudeva in camera e , guardandosi le mani , si dava a pensare che ... sì , la morte è sempre accanto a tutti , bimbi , giovani , vecchi , invisibile , pronta a ghermire da un momento all ' altro ; ma allorché man mano si fa sempre più prossimo il limite segnato alla vita umana e già per tanti anni e tanto cammino si è sfuggiti comunque all ' assalto di questa compagna invisibile , scema da un canto , grado grado , l ' illusione d ' un probabile scampo , e cresce dall ' altro e s ' impone il sentimento gelido e oscuro della tremenda necessità di incontrarla , di trovarsi a un tratto a tu per tu con essa in quella strettura del tempo che avanza . E sentiva mancarsi il respiro ; si sentiva stringer la gola da un ' angoscia inesprimibile . Le sue mani gli facevano orrore . Soltanto le mani in lui , per ora , erano da vecchio : ingrossate le nocche , la pelle aggrinzita . Sì , le sue mani avevano cominciato a morire . Gli si intorpidivano spesso . E non poteva più , la notte , stando a giacer supino sul letto , vedersele congiunte sul ventre . Ma quella era pure la sua positura naturale : doveva distendersi così per conciliare il sonno . Ebbene , no : si vedeva morto , con quelle mani fredde come di pietra sul ventre ; e subito si scomponeva , prendeva un ' altra positura , e smaniava a lungo . Per questo aveva manifestato il desiderio d ' un ' intima compagnia ; e il desiderio , ecco , si attuava ; ma egli ne provava in segreto stizza e avvilimento . Gli pareva che questo suo desiderio avesse acquistato su lui una volontà che non era più la sua . Altri infatti lo aveva assunto e lo guidava e trascinava lui , che non poteva più opporsi : come il cavallo , che aveva dato la prima spinta a una vettura in discesa , ora dalla vettura stessa si sentiva premere e spingere suo malgrado . - Nessuna risposta ? - soggiunse Monsignore , per rompere subito il fosco silenzio in cui il principe s ' era chiuso . - Bene , bene ; tanto per sapere . Risponderà . Intanto ... ecco : abbiamo parlato con Flaminio circa alla presentazione . Si può fare a Valsanìa , è vero ? Donna Adelaide scenderà a visitar la nipote e la povera cognata ; voi , di qua stesso , per lo stradone , senza toccar la città , vi recherete a visitare il fratello e i vostri ospiti . Va bene così ? In settimana . Sceglierete voi il giorno . - Subito , - disse il principe , riavendosi con una mossa energica . - Domani . - Troppo presto ... - osservò sorridendo Monsignore . - Bisognerà avvertire ... dar tempo ... Doman l ' altro poi , no : è martedì . Le donne , sapete bene , badano a codeste cose . Sarà per mercoledì . E si alzò , con stento e con riguardo per la sua molle rosea grassezza donnescamente curata , sospirando : - Bene eveniat ! Quel povero figliuolo ... - soggiunse poi , alludendo al De Vincentis . - Si trovasse modo di tranquillarlo ... Ne sarei proprio lieto ... Mah ! A piè della scala monsignor Montoro trattenne il principe e , indicando la porta del Museo ove era il De Vincentis , disse piano : - Non vi fate vedere . Lo saluterete dal terrazzo . Buona sera . Il principe gli baciò la mano e risalì la scala . Poco dopo dal terrazzo s ' inchinò al vescovo e salutò con la mano il De Vincentis che si scappellava , evidentemente senza scorgerlo . Rimase lì , seduto presso la balaustrata a guardar nella campagna l ' ombra che man mano s ' incupiva , la striscia rossastra del crepuscolo che diveniva livida e quasi fumosa sul cerulo mare lontano , su cui , laggiù in fondo , nereggiavano gli uliveti di Montelusa , a destra della lucida foce dell ' Hypsas . In mezzo al cielo cominciava ad accendersi la falce della luna . Don Ippolito guardò i Tempii che si raccoglievano austeri e solenni nell ' ombra , e sentì una pena indefinita per quei superstiti d ' un altro mondo e d ' un ' altra vita . Tra tanti insigni monumenti della città scomparsa solo ad essi era toccato in sorte di veder quegli anni lontani : vivi essi soli già , tra la rovina spaventevole della città ; morti ora essi soli in mezzo a tanta vita d ' alberi palpitanti , nel silenzio , di foglie e d ' ali . Dal prossimo poggio di Tamburello pareva che movesse al tempio di Hera Lacinia , sospeso lassù , quasi a precipizio sul burrone dell ' Akragas , una lunga e folta teoria d ' antichi chiomati olivi ; e uno era là , innanzi a tutti , curvo sul tronco ginocchiuto , come sopraffatto dalla maestà imminente delle sacre colonne ; e forse pregava pace per quei clivi abbandonati , pace da quei Tempii , spettri d ' un altro mondo e di ben altra vita . Sonò a un tratto , nel bujo sopravvenuto , il chiurlo lontano d ' un assiolo , come un singulto . Don Ippolito si sentì stringere improvvisamente la gola da un nodo di pianto . Guardò le stelle che già sfavillavano nel cielo , e gli parve che al loro lucido tremolìo rispondesse dalle campagne deserte il tremulo canto sonoro dei grilli . Poi vide oltre il burrone del fiume , a levante , vacillare il lume di quattro lanterne cieche su per l ' aspro greppo dello Sperone . Era Sciaralla , che si arrampicava coi tre compagni per montar la vana guardia alla casermuccia lassù . CAPITOLO QUINTO Appena il primo albore filtrò lieve attraverso le foglie coriacee del caprifico in fondo alla vigna , Mauro Mortara , che vi stava sotto , con le spalle appoggiate al tronco , aggrottò le ciglia , ritirò le braccia e stirò la schiena rugliando ; poi s ' allargò tutto in un lungo sbadiglio e si rilassò richiudendo gli occhi come a cercar di nuovo il tepido bujo del sonno ; ma udì un gallo cantare da un ' aja lontana , un altro da più lontano rispondere ; udì un frullo d ' ali vicino , e si riscosse . I tre mastini , accucciati sotto l ' albero intorno a lui , lo guardavano con occhi umidi , intenti , salutandolo amorosamente con la coda . Ma il padrone li guatò , seccato che lo avessero veduto dormire ; poi si guatò le gambe distese aperte , rigide , su la terra cretosa della vigna ; si scrollò dalle spalle il cappotto d ' albagio ; si stropicciò gli occhi acquosi col dorso delle mani , cavò in fine dalla sacca , pendula da un ramo , tre tozzi di pan secco e li buttò in bocca alle bestie ; si tirò su su in piedi e , appeso il cappotto all ' albero , lo schioppo alla spalla , si mosse ancor mezzo trasognato per la vigna . Non gli riusciva più vegliar tutta la notte : guardingo , a una cert ' ora , come se qualcuno se ne potesse accorgere , andava a rintanarsi sotto quel caprifico ; per poco , diceva a se stesso ; ma stentava a destarsi di giorno in giorno vieppiù . Le gambe non eran più quelle d ' una volta ; anche la forza del polso non era più quella . Ah , la sua bella vigna ! Forse il vino di quell ' anno lo avrebbe ancora bevuto ; ma quello dell ' anno venturo ? Diede una spallata , come per dire : « Oh , alla fin fine ... » , e tornò a sbadigliare a quella prima luce del giorno che pareva provasse pena a ridestare la terra alle fatiche ; guardò la distesa vasta dei campi , da cui tardava a diradarsi l ' ultimo velo d ' ombra della notte ; poi si voltò a guardare il mare , laggiù , d ' un turchino fosco , vaporoso , di tra le agavi ispide e i pingui ceppi glauchi dei fichidindia , che sorgevano e si storcevano in quella scialba caligine . La luna calante , sorta tardi nella notte , era rimasta a mezzo cielo , sorpresa dal giorno , e già smoriva nella crudezza della prima luce . Qua e là nella campagna entro quel velo lieve di nebbiolina bianchiccia fumigavano i fornelli dove si bruciava il mallo delle mandorle , e quel fumichìo nell ' immobilità dell ' aria , saliva dritto al cielo . Tuttavia , da due giorni , Mauro Mortara era meno aggrondato . Guardava ancora in cagnesco la villa ; ma poi , pensando che Flaminio Salvo ogni mattina , a quell ' ora , se ne partiva in carrozza o per Girgenti o per Porto Empedocle , e che non vi ritornava se non a tarda sera , tirava un respiro di sollievo , Come se la vista del cascinone gli diventasse più lieve , sapendo che colui non c ' era . Vi rimanevano , sì , coi servi , la moglie e la figliuola ; ma quella , una povera pazza , tranquilla e innocua ; e questa ... - pareva impossibile ! - questa , quantunque figlia di quel « malo cristiano » , non era cattiva , no , anzi ... E Mauro , senza volerlo , volse in giro uno sguardo per vedere se donna Dianella fosse già per la vigna . In pochi giorni , da che era a Valsanìa , s ' era rimessa quasi del tutto ; si levava per tempo , ogni mattina ; aspettava che il padre partisse con la carrozza , e veniva a raggiunger lui là per la vigna , e gli domandava tante cose della campagna : degli olivi , come si governano ; dei gelsi , che a marzo colgono sangue di nuovo e , quando sono in amore , per gettare , son molli come una pasta , poi si fermava sotto l ' ombrellone del pino solitario laggiù dove l ' altipiano strapiomba sul mare , per assistere alla levata del sole dalle alture della Crocca , in fondo in fondo all ' orizzonte , livide prima , poi man mano cerulee , aeree e quasi fragili . Il primo a indorarsi al sole , ogni mattina , era quel pino là , che si stagliava maestoso su l ' azzurro aspro e denso del mare , su l ' azzurro tenue e vano del cielo . In pochi giorni Dianella aveva fatto il miracolo : l ' orso era domato . L ' aria del volto , la nobiltà gentile e pure altera del portamento , la dolcezza mesta dello sguardo e del sorriso , la soavità della voce avevano fatto il miracolo , pianamente , naturalmente , andando incontro e vincendo la ruvidezza ombrosa del vecchio selvaggio . Parlando , a volte , ella aveva nella voce e negli sguardi certe improvvise opacità , come se , di tratto in tratto , l ' anima le si partisse dietro qualche parola e le andasse lontano lontano , chi sa dove ; smarrita , se tardava a ritornarle , domandava : « Che dicevamo ? » e sorrideva , perché lei stessa non sapeva spiegarsi ciò che le era avvenuto . Spesso anche , a ogni minimo tocco rude della realtà , provava quasi un improvviso sgomento , o , piuttosto , l ' impressione di un ' ombra fredda che le si serrasse attorno , e aggrottava un po ' le ciglia . Subito però cancellava con un altro dolce sorriso il gesto ombroso involontario , sgranando e ilarando gli occhi , rinfrancata . « Perché mi si dovrebbe far male ? » pareva dicesse a se stessa . « Non vado innanzi alla vita , fiduciosa e serena ? » La fiducia le raggiava da ogni atto , da ogni sguardo , e avvinceva . Anche quei tre mastini feroci del Mortara bisognava vedere che festa le facevano ogni volta ! Si voltavano anch ' essi , or l ' uno or l ' altro , a guardare verso la villa , come se l ' aspettassero . E Mauro , per non allontanarsi troppo , s ' indugiava a esaminare ora questo ora quel tralcio , i cui grappoli , tesori gelosamente custoditi , aveva già mostrati quasi a uno a Dianella , gongolando accigliato alle lodi ch ' ella gli profondeva tra vivaci esclamazioni di meraviglia : - Uh , quanti qua ! - Carica , eh ? E questo tralcio , guardate ... - Un albero ... pare un albero ! - E qua , qua ... - Oh , più uva che pampini ! E può sostenerla tant ' uva , questa vite ? - Se non avrà male dal tempo ... - Che peccato sarebbe ! E questa ? - domandava , vedendo qualche vite atterrata . - È stato il vento ? Ah , dev ' essere ancora legata ... Oppure , più là : - E questi ? Vitigni selvaggi ? Innesti nuovi , ho capito . Evviva , evviva ... Ah , c ' è pure compensi nella vita ! E nella voce pareva avesse la gioja dell ' aria pura e del sole , quella stessa gioja che tremava nella gola delle allodole . Per quel giorno Mauro le aveva promesso una visita al « camerone » del Generale : al « santuario della libertà » . Ma i cani , a un tratto , drizzarono le orecchie ; poi l ' uno dopo l ' altro s ' avventarono senza abbajare verso il sentieruolo sotto la vigna , sul ciglio del burrone . - Don Ma ' ! Don Ma ' ! - chiamò poco dopo , di lì , una voce affannata . Mauro la riconobbe per quella di Leonardo Costa , l ' amico di Porto Empedocle ; e chiamò a sé i cani . - Te ' , Scampirro ! Te ' , Nèula ! Qua , Turco ! Ma i cani avevano riconosciuto anch ' essi il Costa e s ' erano fermati al limite della vigna , scodinzolandogli dall ' alto . Sopravvenne Mauro . - Il principale ? È partito ? - gli domandò subito Leonardo Costa , trafelato , ansante . Era un omaccione dalla barba e dai capelli rossi , crespi , la faccia cotta dal sole e gli occhi bruciati dalla polvere dello zolfo . Portava agli orecchi due cerchietti d ' oro ; in capo , un cappellaccio bianco tutto impolverato e macchiato di sudore . Veniva di corsa da Porto Empedocle , per la spiaggia , lungo la linea ferroviaria . - Non so , - gli rispose Mauro , fosco . - Per favore , date una voce di costà , che aspetti ; debbo parlargli di cosa grave . Mauro scosse il capo . - Correte , farete a tempo ... Che vi è avvenuto ? Leonardo Costa , riprendendo la corsa , gli gridò : - Guaj ! guaj grossi alle zolfare ! - Maledetto lui e le zolfare ! - brontolò Mauro tra sé . Flaminio Salvo scendeva la scala della villa per montar su la vettura già pronta , quando Leonardo Costa sbucò dal sentieruolo a ponente , di tra gli olivi , gridando : - Ferma ! Ferma ! - Chi è ? Cos ' è ? - domandò il Salvo , con un soprassalto . - Bacio le mani a Vossignoria , - disse il Costa , togliendosi il cappellaccio e accostandosi senza più fiato e tutto grondante di sudore . - Non ne posso più ... Volevo venire stanotte ... ma poi ... - Ma poi ? Che cos ' è ? che hai ? - lo interruppe , brusco , il Salvo . - Ad Aragona , a Comitini , tutti i solfaraj , sciopero ! - annunziò il Costa . Flaminio Salvo lo guardò con freddo cipiglio , lisciandosi le lunghe basette grige che , insieme con le lenti d ' oro , gli davano una certa aria diplomatica , e disse , sprezzante : - Questo lo sapevo . - Sissignore . Ma jersera , sul tardi , - riprese il Costa , - è arrivata a Porto Empedocle gente da Aragona e ha raccontato che tutto jeri hanno fatto l ' ira di Dio nel paese ... - I solfaraj ? - Sissignore : picconieri , carusi , calcheronaj , carrettieri , pesatori : tutti ! Hanno finanche rotto il filo telegrafico . Dice che hanno assaltato la casa di mio figlio , e che Aurelio ha tenuto testa , come meglio ha potuto ... Flaminio Salvo , a questo punto , si voltò a spiare acutamente gli occhi di Dianella che s ' era accostata alla vettura . Quello sguardo strano , rivolto alla figlia a mezzo del discorso , frastornò il Costa , il quale si voltò anche lui a guardare la « signorinella » , com ' egli la chiamava . Questa di pallida si fece vermiglia , poi subito pallida di nuovo . - Dunque ? - gridò Flaminio Salvo , con ira . - Dunque , sissignore , - riprese il Costa , sconcertato . - Guajo grosso , non c ' è soldati ; il paese , nelle loro mani . Due carabinieri soli , il maresciallo e il delegato ... Che possono fare ? - E che posso fare io di qua , me lo dici ? - gridò il Salvo su le furie . - Tuo figlio Aurelio che cos ' è ? il signor ingegnere direttore , venuto dall ' École des Mines di Parigi , che cos ' è ? Marionetta ? Ha bisogno che gli tiri io il filo di qua , per farlo muovere ? - Ma nossignore , - disse Leonardo Costa , ritraendosi d ' un passo , come se il Salvo lo avesse sferzato in faccia . - Può star sicuro Vossignoria che mio figlio Aurelio sa quello che deve fare . Testa e coraggio ... non tocca a dirlo a me ... ma di fronte a duemila uomini tra solfaraj e carrettieri , mi dica Vossignoria ... Del resto , il guajo è un altro , fuori del paese . Aurelio ha mandato ad avvertirmi jeri sera che quelli hanno catturato per lo stradone gli otto carri di carbone che andavano alle zolfare di Monte Diesi . - Ah , sí ? - fece il Salvo , sghignando . - Vossignoria sa - seguitò il Costa - che il carbone lassù per le pompe dei cantieri è come il pane pei poverelli , e anche piú necessario . Vossignoria va a Girgenti ? Vada subito dal prefetto perché mandi soldati alla stazione d ' Aragona , quanti più può , per fare scorta al carbone fino alle zolfare . Ci son sette vagoni pieni per rinnovare il deposito ; i carrettieri sono in isciopero anch ' essi ; ma il carbone si potrà caricare su i muli e su gli asini , scortati dalla forza : ci metteranno più tempo , ma almeno si potrà scongiurare il pericolo che la zolfara grande , la Cace , Dio liberi , s ' allaghi ... - E s ' allaghi ! s ' allaghi ! s ' allaghi ! - scattò , furente , Flaminio Salvo , levando le braccia . - Vada tutto alla malora ! Non m ' importa più di niente ! Io chiudo , sai ! e mando tutti a spasso , te , tuo figlio , tutti , dal primo all ' ultimo , tutti ! Caccia via ! Andiamo ! - ordinò al cocchiere . La carrozza si mosse , e Flaminio Salvo partì senza neppur voltarsi a salutare la figlia . Alla sfuriata insolita , don Cosmo s ' era affacciato a una finestra della villa e donna Sara Alàimo s ' era fatta sul pianerottolo della scala . L ' uno e l ' altra , e giù Dianella e il Costa rimasero come intronati . Il Costa alla fine si scosse , alzò il capo verso la finestra e salutò amaramente : - Bacio le mani , si - don Cosmo ! Ha ragione , lui : è il padrone ! Ma per quel Dio messo in croce , creda pure , si - don Cosmo mio , creda , Signorinella : non sono prepotenze ! La fame è fame , e quando non si può soddisfare ... Donna Sara dal pianerottolo scrollò il capo incuffiato , con gli occhi al cielo . - Mangia il Governo , - seguitò il Costa , - mangia la Provincia ; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l ' ingegnere e il sorvegliante ... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato ? ... Ah Dio ! Sono un miserabile , un ignorante sono ; e va bene : mi pesti pure sotto i piedi finché vuole . Ma mio figlio , no ! mio figlio non me lo deve toccare ! Gli dobbiamo tutto , è vero ; ma anche lui , se è ancora lì , padrone mio riverito , che mi può anche schiaffeggiare , ché da lui mi piglio tutto e gli bacio anzi le mani ; se ancora è lì che comanda e si gode le sue belle ricchezze , lo deve pure a mio figlio , lo deve : lei lo sa , Signorinella , e fors ' anche lei , si - don Cosmo ... siamo giusti ! - Già , già , - sospirò il Laurentano dalla finestra , - l ' affare delle zucche ... - Che zucche ? - domandò , incuriosita , donna Sara Alàimo . - Ma ! - fece il Costa . - Ve lo farete raccontare qualche volta dalla Signorinella qua , che conosce bene mio figlio , perché son cresciuti insieme , anche con quell ' altro ragazzo , suo fratellino , che il Signore volle per sé e fu una rovina per tutti . La povera signora , là , che me la ricordo io , bella un occhio di sole ! ci perdette la ragione ; e lui , povero galantuomo ... chi ha figli lo compatisce ... Dianella , col cuore gonfio per la durezza del padre , a questo ricordo non poté più reggere e per nascondere il turbamento , prese il sentieruolo per cui il Costa era venuto , e sparve tra gli olivi . Subito donna Sara , poi anche don Cosmo invitarono il Costa ad andar su , per farlo rimettere un po ' dalla corsa e non lasciarlo così sudato alla brezza del mattino . Donna Sara avrebbe voluto far di più : offrirgli una tazzina di caffè ; ma per non perdere una parola del discorso fitto fitto che il Costa aveva attaccato subito con don Cosmo sul Salvo , ora che la figliuola non poteva più sentirlo , finse di non pensarci . - Ci conosciamo , santo Dio , ci conosciamo , si - don Co ' ! Che era lui , alla fin fine ? Io , sì , coi piedi scalzi , ho portato in collo , lo dico e me ne vanto ; in collo lo zolfo e il carbone , dalla spiaggia alle spigonare . Il latino come dice ? Necessitas non abita legge . Sissignore ; e sono stato stivatore , e me ne vanto , misero staderante agl ' imbarchi per la dogana , e me ne vanto . Lui , però , che cos ' era ? Di nobile casato , sissignore ; ma un sensaluccio era , che veniva da Girgenti a Porto Empedocle , tutto impolverato per lo stradone della Spinasanta , perché non aveva neanche da pagarsi la carrozza o d ' affittarsi un asinello , allora che la ferrovia non c ' era . E i primi pìccioli , come li fece ? Lo sa Dio e tanti lo sanno , tra i morti e i morti . Poi prese l ' appalto delle prime ferrovie , insieme col cognato che ora sta a Roma , signor ingegnere , banchiere , commendatore , don Francesco Vella , che conosciamo anche lui ... - Ah , - fece donna Sara , - ha un ' altra sorella , lui ? - Come no ? - rispose il Costa , sospendendo gli inchini con cui aveva accompagnato ogni titolo del Vella , - donna Rosa , maggiore di tutti , moglie del - ( e s ' inchinò ancora una volta ) - commendatore Francesco Vella , pezzo grosso dell ' Amministrazione delle ferrovie adesso . La linea qua , da Girgenti a Porto Empedocle , non la fece lui ? Balla comare , che fortuna suona ! Centinaja di migliaja di lire , sorella mia ; denari a cappellate , come fossero stati rena ... Due ponti e quattro gallerie ... Allunga là un gomito ; taglia qua a scarpa ... Poi altre imprese di linee ... Tutta la ricchezza gli è venuta di là , dico bene , si - don Co ' ? Ci conosciamo ! - E le zucche ? le zucche ? - tornò a domandare donna Sara . Bisognò che il Costa gliela narrasse per minuto , quella famosa storia delle zucche ; e donna Sara lo compensò con le più vivaci esclamazioni di stupore , di raccapriccio , d ' ammirazione del vocabolario paesano , battendo di tratto in tratto le mani , per scuotere don Cosmo , il quale , conoscendo la storia , era ricaduto nel suo solito letargo filosofico . Si scosse alla fine , ma senza aprir gli occhi ; pose una mano avanti , disse : - Però ... - Ah , sì ! - riattaccò subito con enfasi il Costa , battendosi le due manacce sul petto . - In coscienza , un ' anima sola abbiamo , davanti a Dio , e debbo dire la verità . Ma mio figlio , oh , si - don Cosmo - ( e il Costa levò una mano con l ' indice e il pollice giunti , in atto di pesare ) - tutti i figli saranno figli , ma quello ! cima ! diritto come una bandiera ! in tutte le scuole , il primo ! Appena laureato , subito il concorso per la borsa di studio all ' estero ... Erano , sorella mia , più di quattrocento giovani ingegneri d ' ogni parte d ' Italia : tutti sotto , tutti sotto se li mise ! E mi stette fuori quattr ' anni , a Parigi , a Londra , nel Belgio , in Austria . Appena tornato a Roma , senza neanche farlo fiatare , il Governo gli diede il posto nel Corpo degli ingegneri minerarii , e lo mandò in Sardegna , a Iglesias , dove ci fece un lavoro tutto colorato su una montagna ... Sarrubbas ... non so ... ah , Sarrabus , già , dico bene , Sarrabus ( parlano turco , in Sardegna ) , un lavoro che fa restare , sorella mia , allocchiti . Ci stette poco , un anno , poco più , perché una Società francese , di quelle che ... i marenghi , a sacchi ... vedendo quella carta , rimase a bocca aperta . Non lo dico perché è figlio mio ; ma quanti ingegneri c ' è , qua e fuorivia ? se li mette in tasca tutti ! Basta . Questa Società francese , dice , qua c ' è la cassa , figlio mio , tutto quello che volete . Aurelio , tra il sì e il no d ' accettare , venne qua in permesso - saranno sei o sette mesi - per consigliarsi con me e col principale , suo benefattore , ch ' egli rispetta come suo secondo padre e fa bene ! Il principale stesso gli sconsigliò d ' accettare , perché lo volle per sé , capite ? per badare alle sue zolfare d ' Aragona e Comitini . Noi diciamo : il poco mi basta , l ' assai mi soverchia ... Accettò , ma ci scàpita , parola d ' onore ! E con tutto questo , ora ... ora è marionetta , l ' avete inteso ? ... Cristo sacrato ! Leonardo Costa levò un braccio , si alzò , sbuffò per il naso , scrollando il capo , e prese dalla sedia il cappellaccio bianco . Doveva andar via subito ; ma ogni qual volta si metteva a parlare di quel suo figliuolo , lustro , colonna d ' oro della sua casa , non la smetteva più . - Bacio le mani , si - don Cosmo , mi lasci scappare . Donna Sara , servo vostro umilissimo . - Oh , e aspettate ! - esclamò questa , fingendo di ricordarsi , ora che il discorso era finito . - Un sorsellino di caffè ... - No no , grazie - si schermí il Costa . - Ho tanta fretta ! - Cinque minuti ! - fece donna Sara , levando le mani a un gesto che voleva dire : « Non casca il mondo ! » . E s ' avviò . Ma il Costa , sedendo di nuovo , sospirò , rivolto a don Cosmo : - C ' è una mala femmina , si - don Co ' , una mala femmina che da qualche tempo a questa parte mette male tra mio figlio e don Flaminio ; io lo so ! E donna Sara non poté piú varcare la soglia : si voltò , strizzò gli occhi , arricciò il naso e chiese con una mossettina del capo : - Chi è ? - Non mi fate sparlare ancora , donna Sara mia ! - sbuffò il Costa . - Ho parlato già troppo ! Ma , tanto , donna Sara Alàimo aveva già compreso di quale mala femmina egli intendesse parlare , e uscì , esclamando con le mani per aria : - Che mondo ! che mondo ! Dianella non s ' affrettò quella mattina a raggiungere Mauro alla vigna . Quello sguardo duro del padre nell ' ira , mentre il Costa parlava del pericolo da cui il figlio era minacciato in Aragona , le aveva in un baleno richiamato alla memoria un altro sguardo di lui , di tanti anni addietro , quando il fratellino era morto e la madre impazzita . Aveva undici anni , lei , allora . E più della morte del fratello , più della sciagura orrenda della madre le era rimasta indelebile nell ' anima l ' impressione di quello sguardo d ' odio che a lei - ragazzetta ancor quasi ignara , incerta e smarrita tra i giuochi e la pena - aveva lanciato il padre , nel cordoglio rabbioso : - Non potevi morir tu invece ? - le aveva detto chiaramente quello sguardo . Così . Proprio così . E Dianella comprendeva bene adesso perché il padre non avrebbe esitato un momento a dar la vita di lei in cambio di quella del fratello . Tutte le cure e l ' affetto e le carezze e i doni , di cui egli l ' aveva poi colmata , non erano più valsi a scioglierle dal fondo dell ' anima il gelo , in cui quello sguardo s ' era quasi rappreso e indurito . Spesso se n ' adontava con se stessa , sentendo che il calore dell ' affetto paterno non riusciva più a penetrare in lei quasi respinto istintivamente da quel gelo . Per qual ragione seguitava egli ormai a lavorare con tanto accanimento ? ad accumulare tanta ricchezza ? Non per lei certamente ; sì per un bisogno spontaneo , prepotente , della sua stessa natura ; per dominare su tutti ; per esser temuto e rispettato ; o fors ' anche per stordirsi negli affari o per prendersi a suo modo una rivincita su la sorte che lo aveva colpito . Ma in certi momenti d ' ira ( come dianzi ) , o di stanchezza o di sfiducia , lasciava pur vedere apertamente che tutte le sue imprese e i suoi sforzi e la sua vita stessa non avevano più scopo per lui , perduto l ' erede del nome , colui che sarebbe stato il continuatore della sua potenza e della sua fortuna . Da un pezzo , convinta di questo , Dianella , pur non sapendo neanche immaginare la propria vita priva di tutto quel fasto che la circondava , aveva cominciato a sentire un segreto dispetto per quella ricchezza del padre , di cui un giorno ( il piú lontano possibile ! ) ella sarebbe stata l ' unica erede , per forza e senza alcuna soddisfazione per lei . Quante volte , nel vederlo stanco e irato , non avrebbe voluto gridargli : « Basta ! Lascia ! Perché la accresci ancora , se dev ' esser poi questa la fine ? » . E altro ancora , ben altro avrebbe voluto gridargli , se con l ' anima avesse potuto arrivare all ' anima del padre , senza che le labbra si movessero e udissero gli orecchi . Da quanto aveva potuto intendere col finissimo intuito e penetrare con quegli occhi silenziosamente vigili e da certi discorsi colti a volo senza volerlo , aveva già coscienza che la ricchezza del padre , se non al tutto male acquistata , aveva pur fatto molte vittime in paese . Crudele con lui la sorte , crudele la rivincita che si prendeva su essa . Voleva tutto per sé , tutto in suo pugno : zolfare e terre e opificii , il commercio e l ' industria dell ' intera provincia . Ora perché gravare su le esili spalle di lei - figlia ... sí , amata , ma non prediletta , quantunque rimasta sola - il fardello di tutte quelle ricchezze , che molti forse maledicevano in segreto e che certo non le avrebbero portato fortuna ? Eppure s ' era illusa , fino a poco tempo fa , che il padre l ' avrebbe lasciata libera nella scelta ; che anzi egli stesso l ' avesse ajutata a scegliere , beneficando colui che , da ragazzo , gli aveva salvato la vita . Bruno , come fuso nel bronzo , coi capelli ricci , neri , e gli occhi fermi e serii , Aurelio Costa le era apparso la prima volta , a tredici anni ; era stato poi per tanto tempo suo compagno di giuoco , suo e del fratellino . Tutt ' e tre , ragazzi , non capivano allora che differenza fosse tra loro . Alla morte del fratellino però , Aurelio era man mano divenuto con lei sempre più timido e circospetto ; non aveva piú voluto giocare come prima ; era cresciuto tanto ; gli s ' era alterata la voce ; s ' era messo a studiare , a studiare ; e lei , che allora non aveva più di dodici anni , s ' era contentata d ' assistere zitta zitta al suo studio , fingendo di studiare anche lei ; ogni tanto , in punta di piedi , andava a tirargli un ricciolo sulla nuca . A diciott ' anni Aurelio era poi partito per iscriversi all ' Università di Palermo nella facoltà d ' ingegneria . Senza più lui , la casa per tanti mesi era rimasta per lei come vuota ; aveva l ' impressione di quella sua prima solitudine , come se avesse passato tutto un inverno interminabile con la fronte appoggiata ai vetri d ' una finestra su cui le gocce della pioggia scorrevano come lagrime , su cui qualche mosca superstite , morta di freddo , rimaneva attaccata e lei con un dito , toccandola appena , la faceva cadere . Forse da allora la sua fronte , per il contatto di quei vetri gelati , le era rimasta così come fasciata di gelo . Ma che esultanza poi al ritorno di lui , finito l ' anno scolastico ! Era stata così vivace e piena di giubilo quella festa , che il padre , appena andato via Aurelio , se l ' era chiamata in disparte e pian piano , con garbo , carezzandole i capelli , le aveva lasciato intendere che sarebbe stato bene frenarsi , perché era ormai un giovanotto quel suo antico compagno di giuoco , a cui non bisognava più dare del tu . Senza saperne bene il perché s ' era fatta di bragia : oh Dio , e come allora , del lei ? non era più lo stesso Aurelio ? No , non era più lo stesso Aurelio , neanche per lei ; e se n ' era accorta sempre di più di anno in anno ai ritorni di lui , finché all ' ultimo , presa la laurea , egli aveva manifestato l ' intenzione di concorrere a una borsa di studio all ' estero . Lui , proprio lui non era piú lo stesso ; perché lei , invece ... sì , con la bocca , signor Aurelio , ma con gli occhi seguitava a dargli del tu . Prima di partire per Parigi , era venuto a ringraziare il suo benefattore , a giurargli eterna gratitudine ; a lei non aveva saputo quasi dir nulla , quasi non aveva osato guardarla , fors ' anche non s ' era accorto né del pallore del volto né del tremito della mano di lei . E tuttavia non s ' era perduta ; aveva fatto anzi tanto più certo in sé il suo sentimento , quanto più incerta era rimasta sul conto di lui . Era sicura , superstiziosamente , ch ' egli le fosse destinato . Dopo la partenza , più volte aveva sentito il padre parlare del valore eccezionale di quel giovine e dello splendido avvenire che avrebbe avuto , e lodarsi di quanto aveva fatto per lui , di averlo trattato come un figliuolo . Naturalmente questi discorsi le avevano ravvivato sempre più nel cuore il fuoco segreto e sempre più acceso la speranza che il padre , avendo perduto l ' unico figliuolo , e avendo quasi creato lui quest ' altro al quale pur doveva la vita , avrebbe preferito che a lui , anziché a un altro più estraneo , andassero un giorno le ricchezze e la figlia . S ' era maggiormente raffermata in questa speranza pochi mesi fa , quando Aurelio , ritornato dalla Sardegna , era stato assunto dal padre alla direzione delle zolfare . Non lo aveva più riveduto dal giorno della partenza per Parigi . Oppressa , tra il vano fasto , dalla vita meschina di Girgenti , vecchia città , non zotica veramente , ma attediata nel vuoto desolato dei lunghi giorni tutti uguali , sempre con quel giro di visite delle tre o quattro famiglie conoscenti che gareggiavano d ' affetto e di confidenza verso di lei , ch ' era come la reginetta del paese , fra le spiritosaggini solite dei soliti giovanotti eleganti , anneghittiti , immelensiti nella povera e ristretta vita provinciale , s ' era riscossa alla vista di lui così maschio e padrone di sé . La gioja di rivederlo le s ' era però d ' un subito offuscata al sopravvenire di Nicoletta Spoto , da un anno appena moglie del Capolino . Aveva notato uno strano imbarazzo , un vivo turbamento tanto in costei quanto in Aurelio , allorché questi , introdotto nel salone , s ' era inchinato a salutare . Poi , appena il padre aveva condotto via con sé nello studio Aurelio , la Capolino , rifiatando , aveva narrato con focosa vivacità a lei e alla zia Adelaide , che quel poveretto lì , tutto impacciato , aveva nientemeno osato di mandare a chiederla in isposa , subito dopo ottenuto il posto d ' ingegnere governativo in Sardegna , ricordandosi forse di qualche occhiatina scambiata tanti e tanti anni addietro , quand ' egli era ancora studentello all ' Istituto . Figurarsi che orrore aveva provato lei , Lellè Spoto , a una tal richiesta , e come s ' era affrettata a rifiutare , tanto più che già erano avviate le prime pratiche per il matrimonio con Ignazio Capolino . S ' era sentita voltare il cuore in petto a questa notizia inattesa ; s ' era fatta certo di mille colori e certo s ' era tradita con quella donna , di cui già conosceva la relazione segreta e illecita col padre . Non le aveva detto nulla ; ma quando Aurelio , dopo la lunga udienza , era ritornato in salone , lei , tutta accesa in volto , lo aveva accolto apposta con premure esagerate ricordandogli i giorni passati insieme , i giuochi , le confidenze . E più volte , con gioja , aveva veduto colei mordersi il labbro e impallidire . Dianella sperava che Aurelio , almeno quella volta , avesse compreso . Lo aveva subito scusato in cuor suo del tradimento , di cui non poteva aver coscienza , non credendo di poter ardire di alzar gli occhi fino a lei ; ma ... intanto , ah ! proprio a quella donna lì , sotto ogni riguardo indegna di lui , era andato a pensare ! E il rifiuto di quella donna le era sembrato quasi un ' offesa diretta anche a lei . Però , ecco , egli era stato a Parigi ; la vivacità , la capricciosa disinvoltura di Nicoletta Spoto avevano forse acquistato allora un gran pregio agli occhi di lui , ricordandogli probabilmente le donne conosciute e ammirate colà . D ' umilissimi natali , aveva creduto forse di fare un gran salto imparentandosi con una famiglia come quella della Spoto , molto ricca un giorno , ora decaduta , ma tuttavia tra le più cospicue del paese . Costei ora , certo , avvalendosi del potere che aveva sul padre , si vendicava dell ' affronto patito quella volta . Anche lei , Dianella , aveva notato che da qualche tempo il padre non si mostrava più contento di Aurelio ; e che da alcune sere lì , nella villa , parlando con don Cosmo Laurentano , insisteva su certe domande che le davano da pensare . Segretamente , lei disapprovava quelle nozze strane della zia col principe don Ippolito , ne aveva quasi onta , sospettando nel padre un pensiero nascosto : che cioè si volesse servire di quelle nozze non certo onorevoli per introdursi nella casa dei Laurentano e attrarre a sé a poco a poco anche le sostanze di questa . Da alcune sere , a cena , il discorso di don Cosmo cadeva , insistente , sul figlio del principe , su Lando Laurentano , che viveva a Roma . Perché ? Assorta in questi pensieri , Dianella s ' era seduta sotto un olivo sul ciglio del profondo burrone e guardava la dirupata costa dirimpetto , dove pascolava una greggiola di capre scesa dalle terre di Platanìa . Il giorno dopo l ' arrivo in quella campagna , s ' era sentita quasi rinascere . L ' aria di selvatica rustichezza , che la vecchia villa aveva preso nell ' abbandono ; la malinconia profonda che da quell ' abbandono pareva si fosse diffusa tutt ' intorno , nei viali , nei sentieri solinghi , quasi scomparsi sotto le borracine e le tignàmiche , ove l ' aria - fresca dell ' ombra degli olivi e dei mandorli o delle alte spalliere di fichidindia - era satura di fragranze , amare di prugnole , dense e acute di mentastri e di salvie ; e quell ' ampio burrone precipite ; e la chiara e gaja vicinanza del mare ; e quegli alberi antichi , non curati , irti di polloni selvaggi , sognanti nel silenzio della solitudine immensa , si accordavano soavemente con l ' animo in cui ella si trovava . Ora , invece , quei discorsi del padre ... l ' ira contro Aurelio ... e quello sciopero di solfaraj ad Aragona ... le minacce ... E lei , lì sola , senza nessuno veramente con cui votarsi il cuore ... Aver la madre e non potersi rivolgere a lei , e vedersela davanti , peggio che morta - viva e vana ... Lustreggiava per un tratto , tra i culmi radi delle canne in fondo al burrone un ruscelletto che a un certo punto era stato tagliato dai lavori di presa per la linea ferroviaria . Vi fissò gli occhi e le sorse allora spontanea l ' immagine che lei fosse rimasta appunto come un ruscello a cui una mano ignota per malvagio capriccio avesse traviato la vena presso la fonte con irti e gravi sassi ; e l ' acqua di là si fosse sparsa stagnante , e di qua il ruscello si fosse raddensato in rena e in ciottoli . Ah , che sete inestinguibile le era rimasta dell ' amore materno ! Ma s ' appressava alla madre , e questa non la riconosceva per figlia . Il dolore di lei così vicino e urgente non si ripercoteva per nulla in quella coscienza spenta . - Vittoria Vivona d ' Alessandria della Rocca , - diceva la madre di se stessa , con voce che pareva arrivasse di lontano . - Bella figlia ! bella figlia ! Aveva una treccia di capelli che non finiva mai ; tre donne gliela pettinavano ... Cantava e sonava . Sonava anche l ' organo in chiesa , a Santa Maria dell ' Udienza , e gli angioletti stavano a sentirla , in ginocchio e a mani giunte , cosí ... Doveva sposare un riccone di Girgenti ; le venne un mal di capo , e morì ... Dianella non poté più frenare le lagrime e si mise a piangere silenziosamente , con amara voluttà in quella solitudine . Ma il silenzio attorno era così attonito , e così intenso e immemore il trasognamento della terra e di tutte le cose , che a poco a poco se ne sentì attratta e affascinata . Le parvero allora gravati da una tristezza infinita e rassegnata quegli alberi assorti nel loro sogno perenne , da cui invano il vento cercava di scuoterli . Percepì , in quella intimità misteriosa con la natura , il brulichìo delle foglie , il ronzìo degli insetti , e non sentì più di vivere per sé ; visse per un istante quasi incosciente , con la terra , come se l ' anima le si fosse diffusa e confusa in tutte le cose della campagna . Ah , che freschezza d ' infanzia nell ' erbetta che le sorgeva accanto ! e come appariva rosea la sua mano sul tenero verde di quelle foglie ! oh , ecco un maggiolino sperduto , fuor di stagione , che le scorreva su la mano ... Com ' era bello ! piccolo e lucido più d ' una gemma ! E poteva dunque la terra , tra tante cose brutte e tristi , produrne pure di così gentili e graziose ? Trascorse , quasi in risposta , su quelle foglie , su la sua mano come un lieve e fresco alito di gioja . Dianella trasse un sospiro e aspettò con la mano su l ' erba che l ' insetto ritrovasse la sua via tra le foglie , poi si scosse di soprassalto all ' arrivo festoso improvviso dei tre mastini che le si fecero attorno , anzi sopra , impazienti , scostandosi l ' un l ' altro , per aver sul capo la carezza delle sue mani . E non la lasciavano alzare . Alla fine sopraggiunse Mauro Mortara . - Vi siete sentita male ? - le domandò , cupo , senza guardarla . - No ... niente ... - gli rispose , schermendosi con le braccia dalle piote e dalle linguate dei cani , e sorridendo mestamente . - Un po ' stanca ... - Qua ! - gridò forte Mauro ai tre mastini , perché la lasciassero in pace . E subito quelli restarono , come impietriti dal grido . Dianella sorse in piedi e si chinò a carezzarli di nuovo , in compenso della sgridata . - Poverini ... poverini ... - Se volete venire ... - propose Mauro . - Eccomi . A veder la stanza del Generale ? Ho tanta curiosità ... Era impacciata nel parlargli , non sapendo ancor bene se dargli del voi o del tu . - Vostro padre è partito ? - Sì , sì , - s ' affrettò a rispondergli ; e subito si pentì della fretta che poteva dimostrare in lei quel sollievo stesso che provavano tutti quando il padre era assente . - Ad Aragona , - disse - si sono ribellati i solfaraj . Bisognerà mandarci soldati e carabinieri . - Piombo ! piombo ! - approvò Mauro subito , scotendo energicamente il capo . - Sbirro , vi giuro , andrei a farmi , vecchio come sono ! - Forse ... - si provò a dire Dianella . Ma il Mortara la interruppe con una sua abituale esclamazione : - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Non ammetteva repliche , Mauro Mortara . Nelle sue perpetue ruminazioni vagabonde tra la solitudine della campagna s ' era a modo suo sistemato il mondo , e ci camminava dentro , sicuro , da padreterno , lisciandosi la lunga barba bianca e sorridendo con gli occhi alle spiegazioni soddisfacenti che aveva saputo darsi d ' ogni cosa . Tutto ciò che accadeva , doveva rientrar nelle regole di quel suo mondo . Se qualche cosa non poteva entrarci , egli la tagliava fuori , senz ' altro , o fingeva di non accorgersene . Guaj a contraddirlo ! - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Che pretendono ? Voglio sapere che pretendono ! Dobbiamo tutti ubbidire , dal primo all ' ultimo , tutti , e ognuno stare al suo posto , e guardare alla comunità ! Perché questi pezzi di galera figli di cane ingrati e sconoscenti debbono guastare a noi vecchi la soddisfazione di vedere questa comunità , l ' Italia , divenuta per opera nostra quella che è ? Che ne sanno , di cos ' era prima l ' Italia ? Hanno trovato la tavola apparecchiata , la pappa scodellata , e ora ci sputano sopra , capite ? Intanto , guardate : Tunisi è là ! Si voltò verso il mare e col braccio teso indicò , fosco , un punto nell ' orizzonte lontano . Dianella si volse a guardare , senza comprendere come c ' entrasse Tunisi . Ella lo lasciava dire e non l ' interrompeva mai , se non per approvare tutti quegli sproloquii patriottici ch ' egli le faceva . - È là ! - ripeté Mauro fieramente . - E ci sono i Francesi là che ce l ' hanno presa a tradimento ! E domani possiamo averli qua , in casa nostra , capite ? Vi giuro che non ci dormo , certe notti , e mi mordo le mani dalla rabbia ! E invece d ' impensierirsi di questo , quei mascalzoni là pensano a fare scioperi , ad azzuffarsi tra loro ! Tutta opera dei preti , sapete ? Cima di birbanti ! schiuma d ' ogni vizio ! abissi di malizia ! Soffiano nel fuoco , sotto sotto , per smembrare di nuovo l ' Italia ... I Sanfedisti ! I Sanfedisti ! Io debbo guardarmi davanti e dietro , perché me l ' hanno giurata e mi contano i passi . Ma con me le spese ci perdono ... Guardate qua ! E mostrò a Dianella i due pistoloni napoletani che gli pendevano dalla cintola . Quella visita alla famosa stanza del Generale , detta per antonomasia il Camerone , era una grazia veramente particolare concessa a Dianella . Mauro Mortara , che ne teneva la chiave , non vi lasciava entrar mai nessuno . E non l ' uscio soltanto , ma anche le persiane dei due terrazzini e della finestra stavano sempre chiuse , quasi che l ' aria e la luce , entrandovi apertamente , potessero fugare i ricordi raccolti e custoditi con tanta gelosa venerazione . Certo , dopo la partenza del vecchio principe per l ' esilio , uscio e finestre erano stati spalancati chi sa quante volte ; ma il Mortara , da che era ritornato a Valsanìa , aveva tenute almeno le persiane sempre chiuse così , e aveva l ' illusione che così appunto fossero rimaste da allora , sempre , e che però quelle pareti serbassero ancora il respiro del Generale , l ' aria di quel tempo . Questa illusione era sostenuta dalla vista della suppellettile rimasta intatta , tranne la lettiera d ' ottone a baldacchino , che non aveva più né materasse , né tavole , né l ' ampio parato a padiglione . Quella penombra era così propizia alla rievocazione dei lontani ricordi ! Mauro , ogni volta , girava un po ' per la stanza ; si fermava innanzi a questo o a quel mobile decrepito , dall ' impiallacciatura gonfia e crepacchiata qua e là ; poi andava a sedere sul divano imbottito d ' una stoffa verde , ora ingiallita , con due rulli alla base di ciascuna testata , e lì , con gli occhi socchiusi , lisciandosi con la piccola mano tozza e vigorosa la lunga barba bianca , pensava , e più spesso ricordava , assorto , come in chiesa un divoto nella preghiera . Non lo disturbavano neppure i topi che facevano talvolta una gazzarra indiavolata sul terrazzo di sopra , il cui piano , per impedire che il soffitto del camerone rovinasse , s ' era dovuto ricoprire di lastre di bandone . Il rimedio era giovato poco e per poco tempo ; le lastre di bandone s ' erano staccate e accartocciate al sole , con molta soddisfazione dei topi che , rincorrendosi , vi s ' appiattavano ; e il soffitto già s ' era aggobbato , gocciava d ' inverno per due o tre stillicidii , e le pareti serbavano , anche d ' estate , due larghe chiose d ' umido , grommose di muffa . Don Cosmo non se ne dava pensiero : non entrava quasi mai nel camerone ; Mauro non voleva che si riattasse : poco più gli restava da vivere e voleva che tutto lì rimanesse com ' era ; sapeva che , morto lui , nessuno si sarebbe preso più cura di custodire quel « santuario della libertà » ; e il soffitto allora poteva anche crollare o essere riattato . Intanto , ogni anno , al sopravvenire dell ' autunno , egli si recava sul terrazzo a rassettare e fissar le lastre di bandone con grosse pietre , e sul pavimento del camerone collocava concole e concoline sotto gli stillicidii . Le gocce vi piombavan sonore , ad una ad una ; e quel tin - tan cadenzato pareva gli conciliasse il raccoglimento Dianella , entrando , ebbe subito come un urto dalla vista inattesa d ' una belva imbalsamata che , nella penombra , pareva viva , là , nella parete di fronte , presso l ' angolo , con la coda bassa e la testa volta da un lato , felinamente . - Che paura ! - esclamò , levando le mani verso il volto e sorridendo d ' un riso nervoso . - Non me l ' aspettavo ... Che è ? - Leopardo . - Bello ! E Dianella abbassò una mano a carezzare quel pelame variegato ; ma subito la ritrasse tutta impolverata , e notò che alla belva mancava uno degli occhi di vetro , il sinistro . - Un altro , compagno a questo , - riprese Mauro - l ' ho regalato al Museo dell ' Istituto , a Girgenti . Non l ' avete mai veduto ? C ' è una vetrina mia , nel Museo . Accanto al leopardo una jena , bella grossa , e , sopra un ' aquila imperiale . Su la vetrina sta scritto : Cacciati , inbalsamati e donati da Mauro Mortara . Gnorsì . Ma venite qua , prima . Voglio farvi vedere un ' altra cosa . La condusse davanti al vecchio divano sgangherato . Appese alla parete , sopra il divano , eran quattro medaglie , due d ' argento , due di bronzo , fisse in una targhetta di velluto rosso ragnato e scolorito . Sopra la targhetta era una lettera , chiusa in cornice , scritta di minutissimo carattere in un foglietto cilestrino , sbiadito . - Ah , le medaglie ! - esclamò Dianella . - No , - disse Mauro , turbato , con gli occhi chiusi . - La lettera . Leggete la lettera . Dianella s ' accostò di più al divano e lesse prima la firma : GERLANDO LAURENTANO . - Del Generale ? Mauro , ancora con gli occhi chiusi , accenno di sì col capo , gravemente . E Dianella lesse : Amici , Le notizie di Francia , il colpo di Stato di Luigi Napoleone recheranno certamente una grave e lunga sosta al momento per la nostra santa causa e ritarderanno , chi sa fino a quando , il nostro ritorno in Sicilia . Vecchio come sono , non so né posso più sopportare il peso di questa vita d ' esilio . Penso che non sarò più in grado di prestare il mio braccio alla Patria , quand ' essa , meglio maturati gli eventi , ne avrà bisogno . Viene meno pertanto la ragione di trascinare così un ' esistenza incresciosa a me , dannosa a ' miei figli . Voi , più giovani , questa ragione avete ancora , epperò vivete per essa e ricordatevi qualche volta con affetto del vostro Gerlando Laurentano Dianella si volse a guardare il Mortara che , tutto ristretto in sé , con gli occhi ora strizzati , il volto contratto e una mano su la bocca , si sforzava di soffocare nel barbone abbatuffolato i singhiozzi irrompenti . - Non la rileggevo piú da anni , - mormorò quando poté parlare . Tentennò a lungo la testa , poi prese a dire : - Mi fece questo tradimento . Scrisse la lettera e si vestì di tutto punto , come dovesse andare a una festa da ballo . Ero in cucina ; mi chiamò . « Questa lettera a Mariano Gioéni , a La Valletta » . C ' erano a La Valletta gli altri esiliati siciliani , ch ' erano stati tutti qua , in questa camera , prima del Quarantotto , al tempo della cospirazione . Mi pare di vederli ancora : don Giovanni Ricci - Gramitto , il poeta ; don Mariano Gioèni e suo fratello don Francesco ; don Francesco De Luca ; don Gerlando Bianchini ; don Vincenzo Barresi : tutti qua ; e io sotto a far la guardia . Basta ! Portai la lettera ... Come avrei potuto supporre ? Quando ritornai a Burmula , lo trovai morto . - S ' era ucciso ? - domandò , intimidita , Dianella . - Col veleno , - rispose Mauro . - Non aveva fatto neanche in tempo a tirare sul letto l ' altra gamba . Come era bello ' Conoscete don Ippolito ? Più bello . Diritto , con un pajo d ' occhi che fulminavano : un San Giorgio ! Anche da vecchio , innamorava le donne . Richiuse gli occhi e a bassa voce recitò la chiusa della lettera , che sapeva a memoria : - Voi , più giovani , questa ragione avete ancora , epperò vivete per essa e ricordatevi qualche volta con affetto del vostro Gerlando Laurentano . Vedete ? E vissi io , come lui volle . E qua , sotto la lettera , che mi feci restituire da don Mariano Gioèni , ho voluto appendere , come in risposta , le mie medaglie . Ma prima di guadagnarmele ! Sedete , qua ; non vi stancate ... Dianella sedette sul vecchio divano . In quel punto , donna Sara Alàimo , sentendo parlare nel camerone e vedendo insolitamente l ' uscio socchiuso , sporse il capo incuffiato a guardare . - Che volete voi qua ? - saltò su Mauro Mortara , come avrebbe fatto , se vivo , quel leopardo . - Qua non c ' è nulla per voi ! - Puh ! - fece donna Sara , ritraendo subito il capo . - E chi vi tocca ? Mauro corse a sprangar l ' uscio . - La strozzerei ! Non la posso soffrire , non la posso vedere , questa spïaccia dei preti ! S ' arrischia anche a ficcare il naso qua dentro ora ? Non l ' aveva mai fatto ! La tengono qua i preti , sapete ? approfittandosi di quel babbeo di don Cosmo . I Sanfedisti , i Sanfedisti ... - Ma ci sono ancora davvero codesti Sanfedisti ? - domandò Dianella con un benevolo sorriso . - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! - tornò ad esclamare il Mortara . - Se ci sono ! Forse ora si fanno chiamare d ' un ' altra maniera ; ma sono sempre quelli . Setta infernale , sparsa per tutto il mondo ! Spie dappertutto : ne trovai una finanche in Turchia , figuratevi ! a Costantinopoli . - Siete stato fin là ? - domandò Dianella . - Fin là ? Ma più lontano ancora ! - rispose Mauro con un sorriso di soddisfazione . - Dove non sono stato e che cosa non ho fatto io ? Contiamo ; ma non bastano le dita delle mani : pecorajo , contadino , servitore , mozzo di nave , scaricatore di bordo , stivatore , fochista , cuoco , bagnino , cacciatore di bestie feroci , poi volontario garibaldino , attendente di Bixio ; poi , dopo la Rivoluzione , capo - carcerario : trecento galeotti ho tenuto in un pugno a Santo Vito , che volevano scappare ; e alla fine , qua , campagnuolo di nuovo . La mia vita ? Non parrebbe vera , se qualcuno la volesse raccontare . Stette un pezzo a lisciarsi la barba , mentre gli occhi verdastri gli ridevano lucidi , al fremito interno dei ricordi . - Tagliate un tronco d ' albero , - disse , - e buttatelo a mare , lontano dalla spiaggia . Dove andrà a finire ? Ero come un tronco d ' albero , nato e cresciuto qua , a Valsanìa . Venne la bufera e mi schiantò . Prima partì il Generale coi compagni ; io partii due giorni dopo , di notte , sopra un bastimento a vela , com ' usava a quei tempi : una barcaccia di quelle che chiamano tartane . Ora rido . Sapeste però che spavento , quella notte , sul mare ! - La prima volta ? - Chi c ' era mai stato ! Nero , tutto nero , cielo e mare . Solo la vela , stesa , biancheggiava . Le stelle , fitte fitte , alte , parevano polvere . Il mare si rompeva urtando contro i fianchi della tartana , e l ' albero cigolava . Poi spuntò la luna , e il bestione si abbonacciò . I marinai , a prua , fumavano la pipa e chiacchieravano tra loro ; io , buttato là , tra le balle e il cordame incatramato , vedevo il fuoco delle loro pipe ; piangevo , con gli occhi spalancati , senz ' accorgermene . Le lagrime mi cadevano su le mani . Ero come una creatura di cinque anni ; e ne avevo trentatré ! Addio , Sicilia ; addio , Valsanìa ; Girgenti che si vede da lontano , lassù , alta ; addio , campane di San Gerlando , di cui nel silenzio della campagna m ' arrivava il ronzìo ; addio , alberi che conoscevo a uno a uno ... Voi non vi potete immaginare , come da lontano vi s ' avvistino le cose care che lasciate e vi afferrino e vi strappino l ' anima ! Io vedevo certi luoghi , qua , di Valsanìa , proprio come se vi fossi ; meglio , anzi ; notavo certe cose , che prima non avevo mai notato ; come tremavano i fili d ' erba alla brezza grecalina , un sasso caduto dal murello , un albero un po ' storto a pendìo , che si sarebbe potuto raddrizzare , e di cui potevo contare le foglie , a una a una ... Basta ! All ' alba , giunsi a Malta . Prima si tocca l ' isola di Gozzo ... Malta , capite ? tutta come un golfo , abbraccia il mare . Qua e là , tante insenature . In una di queste è Burmula , dove il Generale aveva preso stanza . Grossi porti , selve di navi ; e gente d ' ogni razza , d ' ogni nazione : Arabi , Turchi , Beduini , Marocchini ; e poi Inglesi , Francesi , Spagnuoli . Cento lingue . Nel Cinquanta , ci scoppiò il colera , portato dagli Ebrei di Susa che avevano con loro belle femmine , belle ! ma , sapete ? ragazzette fresche , di sedici e diciott ' anni come voi ... - Oh , ne ho di piú io ! - sorrise Dianella . - Di piú ? Non pare . Si dipingevano . Senza bisogno , - seguitò Mauro , - come se fossero state vecchie . Peccato ! Belle femmine ! Portarono il colera , vi dicevo : un ' epidemia terribile ! Figuratevi che a Burmula , paesettuccio , in una sola giornata , ottocento morti . Come le mosche si moriva . Ma la morte a un disgraziato che paura può fare ? Io mangiavo , come niente , petronciani e pomodori : lo facevo apposta . Avevo imparato una canzonetta maltese e la cantavo giorno e notte , a cavalcioni d ' una finestra . Perché ero innamorato . - Ah sí ? Là ? - domandò Dianella , sorpresa . - Non là , - rispose Mauro . - Avevo lasciato qua , a Valsanìa , una villanella con cui facevo all ' amore : Serafina ... Si maritò con un altro , dopo un anno appena . E io cantavo ... Volete sentire la canzonetta ? Me la ricordo ancora . Socchiuse gli occhi , buttò indietro il capo e si mise a canticchiare in falsetto , pronunciando a suo modo le parole di quella canzonetta popolare : Ahi me kalbi , kentu giani ... Dianella lo guardava , ammirata , con un intenerimento e una dolcezza accorata , che spirava anche dal mesto ritmo di quell ' arietta d ' un tempo e d ' un paese lontano , la quale affiorava su le labbra di quel vecchio , fievole eco della remota , avventurosa gioventù . Non sospettava minimamente sotto la ruvida scorza del Mortara la tenerezza di tali ricordi . - Com ' è bella ! - disse . - Ricantatela . Mauro , commosso , fece cenno di no , con un dito . - Non posso ; non ho voce . Sapete che vogliono dire le prime parole ? Ahimè , il cuore come mi duole . Il senso delle altre non lo ricordo piú . Piaceva tanto al Generale , questa canzonetta . Me la faceva cantare sempre . Eh , avevo buon voce , allora ... Voi guardate il leopardo ? Ora vi racconto . E seguitò a raccontarle come , dopo la morte del Generale , rimasto solo a Burmula , non volendo ritornare in Sicilia dove s ' era già compromesso , si fosse recato a La Valletta . Qua , gli esiliati siciliani avrebbero voluto ajutarlo ; ma egli , sapendo in che misere condizioni si trovassero , aveva rifiutato ogni soccorso e s ' era messo a lavorare nel porto , come mozzo , come scaricatore , come stivatore . Mancavano le braccia , decimata la popolazione dal colera . Poi s ' era imbarcato su un piroscafo inglese da fochista . Per più di sei mesi era stato sepolto lì , nel saldo ventre strepitoso della nave , ad arrostirsi al fuoco alimentato notte e giorno , senza mai sapere dove s ' andasse . I macchinisti inglesi lo guardavano e ridevano - chi sa perché - e un giorno , per forza , avevano voluto presentarlo , così tutto affumicato com ' era , al capitano - pezzo d ' omone sanguigno , con una barbaccia fulva che gli arrivava fin quasi ai ginocchi - e il capitano gli aveva più volte battuto la spalla , lodandolo forse per lo zelo . Egli , difatti , in tutti quei mesi , non s ' era dato un momento di requie , neanche per prendere un boccone ; aveva perduto l ' appetito : beveva soltanto , per temprar l ' arsura del corpo che , là sotto , smaniava il respiro , un po ' d ' aria ! Unico svago , quando si approdava in qualche porto , un vecchio libro di cucina , tutto squinternato , sul quale aveva imparato a compitare con l ' ajuto del cuoco di bordo , anch ' esso italiano , da lungo tempo spatriato a Malta . Svago e tesoro , per lui , quel libro ! Perché , un giorno , il cuoco , ammalatosi gravemente , era stato sbarcato a Smirne e , in mancanza d ' altri , alla prova di quest ' altro fuoco era stato messo lui , erede del libro e della dottrina culinaria di quello . S ' era dato con tutto l ' impegno a questo nuovo ufficio e in breve aveva saputo contentar così bene il capitano , che questi poi , vedendolo lì lì per ammalarsi come quell ' altro cuoco , spontaneamente lo aveva allogato quale sguattero in una famiglia inglese , ricchissima , domiciliata a Costantinopoli . Ma la malattia contratta a bordo non lo aveva lasciato lungo tempo a quel posto , per un tristo accidente capitatogli uno di quei giorni . Un droghieruccio d ' Alcamo , stabilito da molti anni là a Costantinopoli , dal quale egli si recava qualche volta per sentir parlare il dialetto nativo , aveva voluto avvelenarlo . Sì ! Invece d ' una pozione d ' olio di mandorle dolci , gli aveva dato forse olio di mandorle amare . Spia dei preti , dei Sanfedisti , anche quello ! Sbaglio involontario ? Ma che ! Ricordava bene che una volta colui aveva osato rimproverarlo acerbamente per l ' avventura del francescano appeso , ch ' egli , così per ridere , gli aveva narrata . Ah , ma rimessosi per miracolo , dopo circa tre mesi , dall ' avvelenamento , gli aveva fatto pagar caro il delitto . Con un pugno ( e Mauro mostrò sorridendo il pugno ) lo aveva steso là , nella bottega . Aveva al dito un grosso anello di ferro , come un chiodo ritorto , comperato a Smirne , e con esso - senza volerlo , veh ! - gli aveva sfracellato la tempia . Ripresosi dal pauroso sbalordimento nel vederselo cascare giù tutto in un fascio sotto gli occhi , insanguinato , s ' era dato alla fuga e poche ore dopo era partito con una nave che si recava a un piccolo porto dell ' Asia Minore . Non ricordava più il nome del paesello di mare in cui era disceso : era d ' estate e aveva trovato subito da allogarsi come bagnino . - Avete sentito nominare Orazio Antinori ? - domandò a questo punto il Mortara . - L ' esploratore ? Sì , - disse Dianella . - Venne là , ai bagni , un giorno , - seguitò Mauro , - con un altro italiano . Li sentii parlare e m ' accostai . L ' Antinori assoldava cacciatori per la caccia delle fiere , nel deserto di Libia . Gli piacqui , mi prese con sé . Noi andavamo ; gli mandavamo le fiere uccise ; egli le imbalsamava e poi le spediva ai musei , a Londra , a Vienna ... Quando ritornavo dalle cacce , siccome lui mi voleva bene sapendomi fidato , lo ajutavo a preparar le droghe , e intanto , zitto zitto , gli rubavo l ' arte . Così imparai a imbalsamare ; e quando lui andò via , seguitai per conto mio la caccia e la spedizione . Vi voglio raccontare una certa avventura . Un giorno , eravamo sperduti , io e lui , morti di fame e di sete . A un certo punto avvistammo alcum alberi di fico e li prendemmo d ' assalto , figuratevi ! Ma i fichi migliori erano in alto e non potevamo prenderli . Allora io , contadino , che feci ? m ' allontanai e ritornai poco dopo , munito d ' una canna bella lunga ; la spaccai un po ' in cima e con essa mi misi a cogliere i fichi alti piú maturi , con la lagrima di latte : un miele , vi dico ! L ' Antinori mi guardava e si rodeva dentro . Alla fine non poté più reggere e mi gridò : « Che fai ? La smetti ? Vuoi farmi ammazzare dai Turchi ? » Capii l ' antifona . Zitto , stesi il braccio e gli porsi la canna . Andai a prenderne un ' altra , e tutti e due seguitammo a rubar fichi tranquillamente . Ah , l ' Antinori ... mi voleva bene , e m ' ajutò tanto , anche da lontano . Stetti lì più di sei anni . Poi sentii che Garibaldi era sbarcato a Marsala , volai subito in Sicilia . Sbarco a Messina ; raggiungo i volontarii a Milazzo . Don Stefano Auriti mi morì tra le braccia . Non poteva più parlare , mi raccomandava con gli occhi il figlio , don Roberto , il suo leonetto di dodici anni ... Ci battemmo ! A Reggio aprii il fuoco io , sapete ? la prima fucilata fu la mia ! Poi Bixio mi prese per attendente ... Che giornata , quella del Volturno ! Ma ora , dopo aver visto tante cose , dopo averne passate tante , sono soddisfatto , che volete ! L ' Italia è grande ! L ' Italia è alla testa delle nazioni ! Detta legge nel mondo ! E posso dire che anch ' io , così da povero ignorante e meschino come sono , ho fatto qualche cosa , senza tante chiacchiere . Posso andare dal re e dirgli : « Maestà , alla sedia su cui voi sedete , se non una gamba o una traversa , un piccolo pernio , qualche cavicchio , l ' ho messo anch ' io . La mia parte te l ' ho fatta , figlio mio ! » E sono contento . Cammino qua per Valsanìa , vedo i fili del telegrafo , sento ronzare il palo , come se ci fosse dentro un nido di calabroni , e il petto mi s ' allarga ; dico : « Frutto della Rivoluzione ! » Vado piú là , vedo la ferrovia , il treno che si caccia sottoterra , nel traforo sotto Valsanìa , che mi pare un sogno ; e dico : « Frutto della Rivoluzione ! » Vado sotto il pino , guardo il mare , vedo laggiù a ponente Porto Empedocle , che al tempo della mia partenza per Malta non aveva altro che la Torre , il Rastiglio , il Molo Vecchio e quattro casucce , e ora è diventato quasi una città ; vedo le due lunghe scogliere del nuovo porto , che mi pajono due braccia tese a tutte le navi di tutti i paesi civili del mondo , come per dire : « Venite ! venite ! l ' Italia è risorta , l ' Italia abbraccia tutti , dà a tutti la ricchezza del suo zolfo , la ricchezza dei suoi giardini ! » . Frutto della Rivoluzione , anche questo , penso , e - vedete ? - mi metto a piangere come un bambino , dalla gioja ... Cavò , cosí dicendo , dall ' apertura della ruvida camicia d ' albagio un grosso fazzoletto di cotone turchino , e si asciugò gli occhi , che gli s ' erano veramente riempiti di lagrime . Dianella sentì anche lei inumidirsi gli occhi . Quel vecchio che incuteva tanta paura , che aveva ucciso un uomo come niente e ne aveva fatto morire un altro per l ' ombra d ' un sospetto maniaco ; che andava così armato , in procinto sempre di versare altro sangue , pronto com ' era all ' ira e irsuto e ombroso ; quel vecchio , ecco , piangeva come un fanciullo per l ' opera compiuta , ch ' egli vedeva senza mende e gloriosa ; piangeva esaltandosi nella sua gesta e nella grandezza della patria , per cui aveva tanto sofferto e combattuto , senza chieder mai nulla , generoso e feroce , fedele come un cane e coraggioso come un leone . Né i suoi colombi , né la pace dei campi , né il governo della vigna , né il canto delle allodole , riuscivano a rasserenargli lo spirito dopo tanto tempo : quel camerone era come la sua chiesa ; e usciva di là com ' ebbro , e s ' aggirava per la campagna sotto i mandorli e gli olivi , parlando tra sé di battaglie e di congiure , guardando biecamente il mare dalla parte di Tunisi , donde immaginava un improvviso assalto dei Francesi ... Un rumore di sonaglioli e il rotolìo d ' una vettura vennero a un tratto a scuotere Dianella da queste considerazioni e Mauro dal pianto . - Vostro padre ? - domandò questi , infoscandosi d ' un subito e ricacciandosi nell ' apertura della camicia il fazzoletto . Dianella si levò , costernata , e corse alla finestra a guardare attraverso le stecche delle persiane . Restò . Dalla vettura , che s ' era fermata davanti alla villa , scendevano il padre , di ritorno , e Aurelio Costa - lui ! - in tenuta da campagna . - Andate , andate , - le disse Mauro , quasi spingendola . - Chiudo e me ne scappo ! Dianella uscì sul corridojo e vide in fondo a esso il Costa e il padre , diretti alla camera di questo , nella quale si chiusero . Allora Mauro Mortara , come una bestia sorpresa nel giaccio , sgattajolò ranco ranco , senza dirle nulla . Ella rimase perplessa , profondamente turbata , non sapendo che pensare di quell ' improvviso insolito ritorno del padre . Evidentemente , tanto questo ritorno quanto la venuta d ' Aurelio Costa si connettevano con le notizie dei tumulti d ' Aragona . Qualcosa di molto grave doveva essere accaduto . Era fuggito Aurelio ? No : Dianella non volle nemmeno supporlo . Forse il padre stesso aveva mandato a chiamarlo . Con quale animo ? Fu tentata di recarsi nella sua camera , attigua a quella del padre , se le riuscisse di cogliere qualche parola attraverso la parete , ma ricordò lo sguardo del padre , quella mattina , e se n ' astenne ; rimase tuttavia come tenuta tra due , nella sala d ' ingresso . - Suo papà , - le annunziò donna Sara Alàimo , sporgendo il capo dall ' uscio della cucina . Dianella le accennò di sì col capo . - Con l ' ingegnere , - aggiunse donna Sara , sottovoce . Dianella le accennò di nuovo col capo che sapeva , e uscì sul pianerottolo della scala esterna . La vettura era lì ancora , in attesa , a piè della scala . Dunque il padre doveva ripartire subito ? Forse era venuto per prendere qualche carta . - Andrete a Porto Empedocle adesso ? - domandò al cocchiere . - Eccellenza , sì - rispose questi . Ed ecco il padre e il Costa frettolosi . Flaminio Salvo non s ' aspettava di trovar la figlia sul pianerottolo della scala , e , vedendola , si tirò un po ' indietro , senza fermarsi , le fece un sorriso e la salutò con la mano . Aurelio Costa , che gli veniva dietro , rimase un istante confuso , accennò di togliersi il berretto da viaggio ma il Salvo gli gridò : - Andiamo , andiamo ... Dianella , pallida , col fiato rattenuto , li vide montare su la vettura , partire senza volgere il capo , e li seguí con gli occhi finché non scomparvero tra gli alberi del viale . Com ' era cangiato Aurelio ! Sconvolto ... Pareva malato , invecchiato , con la barba non rifatta ... Dianella pensò al giudizio che ne aveva dato Nicoletta Capolino . Avrebbe voluto vederlo più altero di fronte al padre ; avrebbe voluto che , non ostante il richiamo imperioso di questo , egli si fosse fermato lì sul pianerottolo , almeno per salutarla . Invece subito aveva obbedito ... Forse il momento ... Chi sa che era accaduto alle zolfare ! Flaminio Salvo ritornò tardi , la sera , d ' umor gajo , come ogni qual volta prendeva una grave decisione . A cena , si scusò con don Cosmo della sfuriata della mattina ; disse che n ' aveva fino alla gola , delle innumerevoli seccature che gli erano diluviate da quelle zolfare d ' Aragona , e che aveva deciso di chiuderle . - Così sciopereranno un po ' per piacer mio , i signori solfaraj , e avranno piú tempo d ' assistere alle prediche dei loro sacerdoti umanitarii . Mangino prediche ! Bello , il vangelo umanitario , don Cosmo , letto su una pagina sola ! Se voltassero pagina . Ma se ne guardano bene ! Hanno ragione ; ma la loro ragione è qua ! E si toccò il ventre . - Andate a far loro intendere che la politica doganale seguìta dal Governo italiano è stata tutta una cuccagna per l ' industria e gl ' industriali dell ' alta Italia e una rovina spaventosa per il Mezzogiorno e per la nostra povera isola ; che da anni e anni l ' aumento delle tasse e di tutti i pesi è continuo e continuo il ribasso dei prodotti ; che col prezzo a cui è disceso lo zolfo non solo è assolutamente impossibile trattarli meglio , ma è addirittura una follìa seguitar l ' industria ... Io non avevo chiuso le zolfare per loro , per dar loro almeno un tozzo di pane . Scioperano ? Tante grazie ! Vuol dire che possono fare a meno di lavorare . Tutti a spasso ! Allegria ! - La vita ! - sospirò don Cosmo , con gli angoli della bocca contratti in giù . - A pensarci bene ... Lo zolfo , sicuro ... le industrie .. questa tovaglia qua , damascata , questo bicchiere arrotato ... il lume di bronzo ... tutte queste minchionerie sulla tavola ... e per la casa ... e per le strade ... piroscafi sul mare , ferrovie , palloni per aria ... Siamo pazzi , parola d ' onore ! ... Sì , servono , servono per riempire in qualche modo questa minchioneria massima che chiamiamo vita , per darle una certa apparenza , una certa consistenza ... Mah ! Vi giuro che non so , in certi momenti , se sono più pazzo io che non ci capisco nulla o quelli che credono sul serio di capirci qualche cosa e parlano e si muovono , come se avessero veramente un qualche scopo davanti a loro , il quale poi , raggiunto , non dovesse a loro stessi apparir vano . Io comincerei , signor mio , dal rompere questo bicchiere . Poi butterei giù la casa ... Ricominciando daccapo , chi sa ! ... Voi dite che quei disgraziati la ragione l ' hanno qua ? Beati loro , signor mio ! E guaj se si saziano ... Dove l ' avete più voi , la ragione ? Dove l ' ho piú io ? Poco dopo , Flaminio Salvo e Dianella erano affacciati alla finestra . La notte era scurissima . Le stelle profonde , che pungevano e allargavano il cielo , non arrivavano a far lume in terra . I grilli scampanellavano lontano ininterrottamente e , a quando a quando , dal fondo del vallone saliva il verso accorato d ' un gufo , come un singulto . Il bujo , il silenzio intorno alla villa era qua e là a tratti punto e vibrante di rapidi stridi di nottole invisibili . Poi la luna emerse , paonazza , su dall ' ampia chiostra di Monserrato in fondo , e s ' avvertì un lievissimo brulichìo di foglie per tutta la campagna . Un cane , lontano , abbajò . - Tu non hai niente , Dianella , proprio niente da dire a tuo padre ? - domandò il Salvo senza guardarla , con tono mesto , come se con l ' anima vagasse lontano assai da quella finestra . - Io ? - fece Dianella , incerta e quasi sbigottita . - Niente ... Che potrei dirti ? - Niente , dunque , - riprese il padre . - Nessun piccolo , piccolo segreto ... niente , eh ? Sono contento . Perché tu , povera figliuola mia , purtroppo hai soltanto me , preso da tante brighe ... E oggi ... che giornataccia ! ... Sai che manca a molti ? Il senso dell ' opportunità . Non dico che avrei risposto di sí , se la domanda mi fosse stata rivolta in altro giorno , in altro modo ; ma avrei risposto di no , almeno con piú garbo , ecco , dopo aver parlato con te . Dianella temette , ascoltando queste parole calme e lente del padre , che questi potesse udire il violento martellare del cuore di lei , sospeso in un ' aspettazione angosciosa , tra l ' impetuoso ribollimento di tutto il sangue per le vene . - Mi hanno chiesto ... tu m ' intendi , - seguitò il Salvo , voltandosi a spiarla negli occhi . - E io , certo che la mia buona figliuola , così savia , non poteva aver fissato neanche per un momento la propria attenzione su un giovane - oh , buono , sì ; ma pure , per tante ragioni , non adatto né degno - preso in quel momento proprio inopportuno , ho rifiutato senz ' altro . Vediamo un po ' , non indovini ? - No ... - rispose , più col fiato che con la voce , Dianella . - Non indovini proprio ? - insistette il padre , sorridendo come conscio della tortura che le infliggeva . - Su , pròvati ... - Non ... non saprei ... - balbettò lei . - E allora bisognerà che te lo dica , - concluse il padre - perché tu sappia regolarti . Il De Vincentis ... - Ah ! - esclamò Dianella , con uno scatto di riso irresistibile . - Quel povero Ninì ? - Quel povero Ninì , - ripeté il padre , scrollando il capo e sorridendo anche lui . - Dunque , te l ' aspettavi ? - No , ti giuro , - s ' affrettò a rispondergli Dianella , con vivacità . - M ' ero accorta , sì ... - Ma t ' aspettavi qualche altro ? - tornò a domandare il padre , pronto , guardandola più acutamente . Dianella allora s ' impuntò e sostenne lo sguardo del padre con fredda fermezza . - Ti ho detto di no . Il sospetto che il padre con quel discorso avesse voluto tenderle un ' insidia era divenuto certezza . Forse non era neanche vero che Ninì De Vincentis gli avesse fatto quella richiesta . E l ' essersi il padre servito di lui , povero giovane troppo dabbene , quasi per metterlo in dileggio , le parve odioso , sapendo il De Vincentis anche peraltro vittima del padre . Questi non disse più nulla ; rimase ancora un pezzo alla finestra , a guardar fuori , poi se ne ritrasse con un sospiro e salutò la figlia per andare a dormire . - Buona notte - gli rispose Dianella , freddamente . Appena sola , si nascose il volto tra le mani e pianse . Le parve che il padre si fosse divertito a straziarle il cuore , come un gatto col topo . Oh Dio , perché , perché così cattivo anche con la propria figlia , quando gli sarebbe stato così facile esser buono con tutti ? Se veramente voleva ch ' ella gli dicesse il suo segreto , ricordandole che non aveva più da confidarsi con altri , se non con lui , perché , nello stesso momento che le poneva innanzi la sorte crudele che le aveva tolto il consiglio e l ' amore della madre , le tendeva un ' insidia ? Dunque , no ; era certo ormai : egli non voleva che lei amasse Aurelio . Aveva chiuso le zolfare ; forse aveva posto a effetto la minaccia della mattina : « Caccio via tutti ! » . Anche Aurelio ? Oh , Aurelio non aveva più bisogno di lui , adesso ! Perduto quel posto , tanti altri , anche migliori , avrebbe potuto trovarne subito . E questo forse , ecco , faceva più dispetto al padre , aver dato a quel giovane il mezzo di non aver più bisogno di lui , e averglielo dato per un dovere che a lui lo legava . Voleva che tutti fossero docili strumenti nelle sue mani ; e Aurelio invece avrebbe potuto levarglisi contro , dov ' egli più temeva la ribellione : nel cuore di sua figlia . Sì , sì , perché sapeva bene che ella lo amava . Così lo avesse saputo Aurelio ! Ma che sarebbe intanto avvenuto , se davvero il padre , chiuse le zolfare , lo aveva licenziato ? Aurelio se ne sarebbe andato di nuovo lontano , sarebbe ritornato in Sardegna , senz ' alcun sospetto dell ' amore di lei , e forse , là ... Dianella tornò a nascondersi il volto tra le mani . Nel vuoto angoscioso , fissando l ' udito , senza volerlo , nel fitto continuo scampanellìo dei grilli , le parve ch ' esso nel silenzio diventasse di punto in punto più intenso e più sonoro ; pensò ai tumulti d ' Aragona e di Comitini ; e quel fervido concento divenne allora per lei , a un tratto , il clamore lontano , indefinito d ' un popolo in rivolta , di cui Aurelio , ribelle , andava a farsi duce e vendicatore . E lei ? e lei ? Scoprì il volto : come un sogno le apparve allora la pace smemorata della campagna , lì presente , all ' umido e blando albore lunare . E un fresco rivo inatteso di tenerezza le scaturì dal cuore ; e altre lagrime le velarono gli occhi . Ah , era pur bello lo spettacolo di quella profonda notte lunare su la campagna , con quegli alberi antichi , immobili nel loro triste sogno perenne , sorgente col fusto dal grembo della terra , con quei monti laggiú che chiudevano , cupi contro il cielo , il mistero degli evi più remoti , con quel tremulo limpido assiduo canto dei grilli che , sparsi tra le erbe dei piani , pareva persuadessero all ' oblio d ' ogni cosa . Tra quei grilli e quegli alberi e quella luna e quei monti non era forse un concerto misterioso , a cui gli uomini restavano estranei ? Tanta bellezza non era fatta per gli uomini , che chiudevano stanchi , a quell ' ora , gli occhi al sonno ; sarebbe durata tutta la notte non veduta più da nessuno , nella solitudine della campagna , quando anche lei avrebbe chiuso la finestra . Forse voleva questo la nottola invisibile che strideva svolando lì innanzi , offesa e attratta dal lume : voleva ch ' ella non disturbasse più oltre con la sua veglia il notturno misterioso concerto della natura solitaria ? E Dianella chiuse la finestra : lasciò aperto appena appena uno scuro e , attraverso quello spiraglio , con le mani congiunte innanzi alla bocca , pregò silenziosamente per tutta quella bellezza rimasta fuori , animata a un tratto agli occhi di lei dallo spirito di Dio che gli uomini offendono con le loro torbide e tristi passioni . Volgendo un ultimo sguardo al viale innanzi alla villa , scorse un ' ombra che vi passeggiava , un cranio lucido sotto la luna . Don Cosmo ? Lui . Ah , immerso là nello spirito di Dio , egli forse non lo sentiva ! Andava a quell ' ora su e giù per il viale , con le mani dietro la schiena , assorto tuttavia , certo , nelle sue buje e vane meditazioni . CAPITOLO SESTO Né inviti agli elettori stampati a caratteri cubitali su carta d ' ogni colore , né alcuna animazione insolita per le vie tortuose della vecchia città . Eppure il giorno fissato per le elezioni politiche era imminente . Ma il tedio da gran tempo aveva soffiato in bocca alla ciarlataneria , e questa aveva perduto la voce . La scala per dar l ' assalto ai muri le si era imporrita e rotto il pentolino della colla . S ' era camuffata decorosamente da prete la ciarlataneria a Girgenti , e raccolta , guardinga , a collo torto , andava per via , nascondendo tra le pieghe del tabarro il mazzocchio della grancassa cangiato in aspersorio . I cittadini , sotto a quel travestimento , la riconoscevano bene : la lasciavano andare e fare ; la rispettavano anche ; oh , perché non seccava nemmeno con troppe prediche ; prestava denaro poi , sottomano - a usura , ma ne prestava - ; pubblicamente , con molti carati del Salvo e con altri di socii minori , aveva aperto una banca popolare cattolica - all ' interesse consentito da santa madre Chiesa . I pubblici ufficii , prefettura , intendenza delle finanze , scuole governative , tribunali , davano ancora un po ' di movimento , ma quasi meccanico , alla città : altrove ormai urgeva la vita . L ' industria , il commercio , la vera attività insomma , s ' era da un pezzo trasferita a Porto Empedocle giallo di zolfo , bianco di marna , polverulento e romoroso , in poco tempo divenuto uno de ' piú affollati e affaccendati emporii dell ' isola . Ma anche là , la sovrabbondanza dello zolfo per le condizioni mal proprie con cui si svolgeva l ' industria , l ' ignoranza degli usi a cui quel minerale era destinato e dei profitti che se ne potevano ricavare , il difetto di grossi capitali , il bisogno o l ' avidità di un pronto guadagno , eran cagione che quella ricchezza del suolo , che avrebbe dovuto esser ricchezza degli abitanti , se n ' andasse giorno per giorno ingojata dalle stive dei vapori mercantili inglesi , americani , tedeschi e francesi , lasciando tutti coloro che vivevano di quell ' industria e di quel commercio con le ossa rotte dalla fatica , la tasca vuota e gli animi inveleniti dalla guerra insidiosa e feroce , con cui si eran conteso il misero prezzo o lo scotto o il nolo della merce da loro stessi rinvilita . A Girgenti , solo i tribunali e i circoli d ' Assise davano da fare veramente , aperti com ' erano tutto l ' anno . Su al Culmo delle Forche il carcere di San Vito rigurgitava sempre di detenuti , che talvolta dovevano aspettare tre o quattro anni per essere giudicati . E meno male che l ' innocenza , nel maggior numero dei casi , di questo forzato indugio non aveva a patire . La città era piuttosto tranquilla ; ma nelle campagne e nei paesi della provincia i reati di sangue , aperti o per mandato , per risse improvvise o per vendette meditate , e le grassazioni e l ' abigeato e i sequestri di persona e i ricatti erano continui e innumerevoli , frutto della miseria , della selvaggia ignoranza , dell ' asprezza delle fatiche che abbrutivano , delle vaste solitudini arse , brulle e mal guardate . In piazza Sant ' Anna , ov ' erano i tribunali , nel centro della città , s ' affollavano i clienti di tutta la provincia , gente tozza e rude , cotta dal sole , gesticolante in mille guise vivacemente espressive : proprietarii di campagne e di zolfare in lite con gli affittuarii o coi magazzinieri di Porto Empedocle , e sensali e affaristi e avvocati e galoppini ; s ' affollavano storditi i paesani zotici di Grotte o di Favara , di Racalmuto o di Raffadali o di Montaperto , solfaraj e contadini , la maggior parte , dalle facce terrigne e arsicce , dagli occhi lupigni , vestiti dei grevi abiti di festa di panno turchino , con berrette di strana foggia : a cono , di velluto ; a calza , di cotone ; o padovane ; con cerchietti o catenaccetti d ' oro agli orecchi ; venuti per testimoniare o per assistere i parenti carcerati . Parlavano tutti con cupi suoni gutturali o con aperte protratte interiezioni . Il lastricato della strada schizzava faville al cupo fracasso dei loro scarponi imbullettati , di cuojo grezzo , erti , massicci e scivolosi . E avevan seco le loro donne , madri e mogli e figlie e sorelle , dagli occhi spauriti o lampeggianti d ' un ' ansietà torbida e schiva , vestite di baracane , avvolte nelle brevi mantelline di panno , bianche o nere , col fazzoletto dai vivaci colori in capo , annodato sotto il mento , alcune coi lobi degli orecchi strappati dal peso degli orecchini a cerchio , a pendagli , a lagrimoni ; altre vestite di nero e con gli occhi e le guance bruciati dal pianto , parenti di qualche assassinato . Fra queste , quand ' eran sole , s ' aggirava occhiuta e obliqua qualche vecchia mezzana a tentar le più giovani e appariscenti che avvampavano per l ' onta e che pur non di meno talvolta cedevano ed eran condotte , oppresse di angoscia e tremanti , a fare abbandono del proprio corpo , senz ' alcun loro piacere , per non ritornare al paese a mani vuote , per comperare ai figliuoli lontani , orfani , un pajo di scarpette , una vesticciuola . ( « Occasioni ! Una poverella bisognava che ne profittasse . Nessuno avrebbe saputo ... Presto presto ... Peccato , sì , ma Dio leggeva in cuore ... » ) . I molti sfaccendati della città andavano intanto su e giù , sempre d ' un passo , cascanti di noja , con l ' automatismo dei dementi , su e giù per la strada maestra , l ' unica piana del paese , dal bel nome greco , Via Atenèa , ma angusta come le altre e tortuosa . Via Atenèa , Rupe Atenèa , Empedocle ... - nomi : luce di nomi che rendeva più triste la miseria e la bruttezza delle cose e dei luoghi . L ' Akragas dei Greci , l ' Agrigentum dei Romani , eran finiti nella Kerkent dei Musulmani , e il marchio degli Arabi era rimasto indelebile negli animi e nei costumi della gente . Accidia taciturna , diffidenza ombrosa e gelosia . Dal bosco della Civita , cuore della scomparsa città vetusta , saliva un tempo al colle , su cui siede misera la nuova , una lunga fila di altissimi e austeri cipressi , quasi a segnar la via della morte . Pochi ormai ne restavano ; uno , il più alto e il più fosco si levava ancora sotto l ' unico viale della città , detto della Passeggiata , la sola cosa bella che la città avesse , aperto com ' era alla vista magnifica di tutta la piaggia , sotto , svariata di poggi , di valli , di piani , e del mare in fondo , nella sterminata curva dell ' orizzonte . Quel cipresso , stagliandosi nero e maestoso dopo il fiammeggiare dei meravigliosi tramonti su la piaggia che s ' ombrava tutta di notturno azzurro , pareva riassumesse in sé la tristezza infinita del silenzio che spirava dai luoghi , sonori un tempo di tanta vita . Era qua , ora , il regno della morte . Dominata , in vetta al colle , dall ' antica cattedrale normanna , dedicata a San Gerlando , dal Vescovado e dal Seminario , Girgenti era la città dei preti e delle campane a morto . Dalla mattina alla sera , le trenta chiese si rimandavano con lunghi e lenti rintocchi il pianto e l ' invito alla preghiera , diffondendo per tutto un ' angosciosa oppressione . Non passava giorno che non si vedessero per via in processione funebre le orfanelle grige del Boccone del povero : squallide , curve , tutte occhi nei visini appassiti , col velo in capo , la medaglina sul petto , e un cero in mano . Tutti , per poca mancia , potevano averne l ' accompagnamento ; e nulla era più triste che la vista di quella fanciullezza oppressa dallo spettro della morte , seguito così ogni giorno , a passo a passo , con un cero in mano , dalla fiamma vana nella luce del sole . Chi poteva curarsi , in tale animo , delle elezioni politiche imminenti ? E poi , perché ? Nessuno aveva fiducia nelle istituzioni , né mai l ' aveva avuta . La corruzione era sopportata come un male cronico , irrimediabile ; e considerato ingenuo o matto , impostore o ambizioso , chiunque si levasse a gridarle contro . In quei giorni , più che delle imminenti elezioni politiche , gli sfaccendati parlavano del duello del candidato Ignazio Capolino con Guido Verònica . Per l ' intromissione violenta di Roberto Auriti , la questione cavalleresca s ' era complicata . Guido Verònica aveva accettato subito la sfida del Capolino ; aveva chiesto però qualche giorno di tempo per provvedersi di padrini . Ed era arrivato da Palermo il deputato Corrado Selmi , con un altro signore , che si diceva famoso spadaccino . Roberto Auriti , intanto , non potendo battersi col Prèola e non volendo che altri vendicasse della turpe offesa la memoria del padre , aveva preteso di battersi lui per primo col Capolino . I padrini di questo , il Verònica stesso , si erano opposti a tale pretesa . A nome del Capolino quelli avevano lealmente dichiarato di deplorar l ' articolo del Prèola , pubblicato di furto nel giornale . Squalificato così dai suoi stessi partigiani il vero autore dell ' offesa , peraltro riconosciuto indegno di scendere sul terreno e ormai cacciato via da Girgenti , l ' Auriti non aveva più da domandare altra soddisfazione ; e un solo duello doveva aver luogo , perché l ' affare si terminasse lodevolmente : tra il Veronica e il Capolino , per l ' aggressione da questo patita sulla pubblica via . Troppo giusto ! La vertenza tanto dibattuta aveva appassionato vivamente la cittadinanza , tra la quale d ' improvviso s ' erano scoperti tanti calorosi dilettanti di cavalleria ; e la passione sopra tutto s ' era accesa per l ' intervento d ' un uomo così noto come il Selmi e per le arie spagnolesche e provocanti dell ' altro testimonio del Verònica , spadaccino . Ma , dal canto suo , il campione paesano , Ignazio Capolino s ' era affidato anche lui in buone mani : a un certo D ' Ambrosio lontano parente della moglie , che sapeva tener bene la spada in pugno e non si sarebbe lasciato imporre né dal prestigio di Corrado Selmi né dalla spocchia di quell ' altro messere . E lui solo , ohè ! perché l ' altro testimonio di Capolino faceva ridere : Ninì De Vincentis , figurarsi ! Povero Ninì , vi era stato tirato proprio pei capelli ! Sciabole , sangue - lui che era una damigella , un San Luigi col giglio in mano . Sarebbe svenuto certamente , assistendo allo scontro ! Che idea , quel Capolino , andare a scegliere proprio Ninì , come se non ci fossero stati altri piú adatti in paese ! Ma forse lo aveva scelto il D ' Ambrosio , apposta , per una bravata , per rispondere ironicamente alla chiamata dello spadaccino dalla parte avversaria . Ninì ignorava ancora il rifiuto reciso opposto dal Salvo alla domanda di matrimonio che - costretto dal fratello Vincente - gli aveva fatto rivolgere da monsignor Montoro . Il Capolino lo aveva forzato ad accettar quell ' ufficio per lui terribile di secondo testimonio al duello , dandogli a intendere che il Salvo lo avrebbe molto gradito . Perbacco , doveva sì o no sfatare una buona volta la fama di verginale timidezza che s ' era fatta in paese ? Uomo ! uomo ! bisognava che si dimostrasse uomo ! Del resto , pancia e presenza : non si voleva altro da lui . Che pancia ? Dove aveva la pancia Ninì ? Fino e diritto come un bastoncino ... Via , era un modo di dire , pancia e presenza . Composto , elegantissimo come un vero zerbinotto di Parigi , avrebbe fatto una splendida figura . Tutti e quattro i padrini s ' erano recati nella mattinata alla villa del principe di Laurentano , a Colimbètra , dove il duello avrebbe avuto luogo , per i concerti opportuni e la scelta del terreno . Nessuno lì si sarebbe attentato a disturbare lo scontro . Il principe , la mattina seguente , si sarebbe recato a Valsanìa per la presentazione con la sposa , com ' era già convenuto ; subito dopo la partenza del principe , si sarebbe fatto il duello . Gli sfaccendati peripatetici assistettero dal viale della Passeggiata al ritorno in carrozza dei quattro padrini da Colimbètra . Ignazio Capolino , intanto , aspettava i suoi , passeggiando coi maggiorenti del partito su l ' ampia terrazza marmorea , davanti al Circolo che , come tant ' altre cose , aveva anch ' esso nome da Empedocle . Quel duello , proprio alla vigilia delle elezioni , gli aveva accresciuto importanza e simpatia . Mostrava di non curarsene affatto , e questa noncuranza per nulla ostentata destava ammirazione e compiacimento negli amici che gli passeggiavano accanto . Aveva già intrapreso il giro elettorale , e ora descriveva le festose accoglienze ricevute il giorno avanti nel vicino borgo di Favara . Avrebbe voluto recarsi quel giorno stesso nell ' altro borgo di Siculiana , dove gli elettori lo attendevano impazienti ; ma il D ' Ambrosio , suo padrone , suo tiranno in quel momento , gliel ' aveva assolutamente proibito , per paura che si strapazzasse troppo . Gli dispiaceva per gli amici di Siculiana , ecco . Gli avevano preparato anch ' essi una gran festa . La vittoria era sicura , non ostanti le minacce e le prepotenze del Governo e gli ordini del Prefetto e le persecuzioni della polizia . Roberto Auriti avrebbe avuto , sì e no , una maggioranza di pochi voti soltanto nel borgo di Comitini , dove Pompeo Agrò contava molti amici . Capolino dava queste notizie con sincero rammarico per il suo avversario , e sinceramente questo rammarico era condiviso da quanti lo ascoltavano . Perché si sapeva che l ' Auriti non aveva mai cavato alcun profitto dai principii liberali , per cui da giovine aveva combattuto , né dalla fedeltà che sempre aveva serbato ad essi ; certamente non per cavarne profitto adesso era venuto a chiedere il suffragio dei suoi concittadini , bensì quasi per un dovere impostogli , o forse per l ' ingenua illusione che potesse bastargli a chiederlo il rispetto che si doveva alla sua onestà . Nessuno gli negava questo rispetto , e tutti si sentivano anche disposti a rendergli qualche onore consentaneo ai suoi meriti . Quello della deputazione , no , via : non era , né poteva essere per lui ; e la prova più evidente era appunto nell ' ingenuità di quella sua illusione . Venuti i padrini , Capolino s ' appartò con essi in un angolo dell ' ampio salone del Circolo . Ninì De Vincentis pareva imbalordito , col viso chiazzato , come se gli avessero dato qua e là tanti pizzichi , e gli occhi lustri , assenti e scontrosi . Il D ' Ambrosio , alto e biondo , miope , irrequieto , dalla faccia equina , le spalle in capo , il torace enorme e le gambe secche e lunghe , parlava arruffato , ruzzolando le parole . Era sguajatissimo , e tutti tolleravano le sue sguajataggini , non solo perché lo sapevano manesco , ma anche perché spesso faceva ridere . Le sue ingiurie si spuntavano e perdevano il fiele nelle risate da cui erano accolte , e così egli poteva ingiuriar tutti e scagliare in faccia le villanie più crude senza che nessuno se ne sentisse offeso o ferito . - Fammi il santissimo piacere , - cominciò , - di dire a mia cugina Nicoletta che questa sera si stia quieta , perché tu devi combattere per i santi diavoli . Voglio dire per i santi ideali . Sei vecchio , Gnazio , lo vuoi capire ? Stendi il braccio fammi vedere se ti trema . Capolino , sorridendo , stese il braccio . - Va bene , - riprese il D ' Ambrosio . - Gli daremo le palle , caro mio . Sul serio ! Prima , alla pistola . Scambio di tre palle , a venticinque passi . ( Raccomandazione a Ninì di non turarsi gli orecchi , al botto ) . Poi , alla sciabola . Quanto alla sciabola , siamo a cavallo ; ma per la pistola , Gnazio mio , sei vecchio , e ho paura che ... Basta ; vieni con me , a casa mia . C ' è il cortile . Voglio vedere come tiri . Capolino tentò d ' opporsi ; ma non ci fu verso : dovette andare , e anche Ninì , per esercitarsi gli orecchi al botto . Presero per l ' erta via di Lena , dove pareva fosse un tumulto attorno a qualcuno che cantava . Niente ! Erano pescivendoli che , arrivati or ora dalla marina , scavalcati dalle mule cariche , gridavano tra la folla il pesce fresco , con lunga e gaja cantilena . I tre proseguirono per la salita sempre più erta di Bac Bac , finché non giunsero presso la porta piú alta della città , a settentrione , il cui nome , arabo anchesso , Bâb - er - rijah ( Porta dei venti ) , era divenuto Biberia . Il D ' Ambrosio stava lassù , in una casa antica , col baglio ( vasto cortile acciottolato ) e un cisternone in mezzo , insieme con la madre vecchissima , per cui aveva una devozione più che religiosa . La povera vecchina era sorda , e viveva in continua ansia , in continui palpiti per quel suo figliuolo impetuoso . Sempre con la calza in collo , stava a guardare dai vetri d ' una finestra . Vedeva il colle , su cui sta Girgenti , scoscendere in ripido pendìo su la Val Sollano , tutta intersecata di polverosi stradoni . Il panorama , di fronte , era profondo e montuoso . A destra , si levava fosco e imminente monte Caltafaraci ; più là , in fondo , il San Benedetto ; quindi s ' allargava il piano di Consòlida , e a mano a mano , sempre più verso ponente , il pian di Clerici , di là dalla montagna di Carapezza e di Montaperto più qua . Giù , dirimpetto , la Serra Ferlucchia , gessosa , mostrava le bocche cavernose delle zolfare e i lividi tufi arsicci dei calcheroni spenti . In fondo in fondo , dai confini della provincia sorgeva maestoso e invaporato Monte Gemini , tra i più alti della Sicilia . La grigia , arida asperità ferrigna era solo interrotta qua e là da qualche cupo carubo . Il D ' Ambrosio fece aspettare i due amici nel cortile ; andò su e ridiscese subito con una grossa rivoltella da cavalleggere e una scatola di cartucce ; tracciò con un pezzo di carbone sul muro , presso la stalla vuota , quattro segnacci , un uomo , Guido Verònica ; poi contò dal muro venticinque passi . - Qua , Gnazio ! Batto tre volte le mani ; alla terza , fuoco ! In guardia . Capolino si prestava a quella prova come a uno scherzo , svogliato . Tuttavia , quando si vide innanzi , sul muro , quella quintana là , che ora smorfiosamente inerte pareva aspettasse i suoi colpi ma che domani gli si sarebbe fatta incontro staccandosi da quel muro , con gambe e braccia vive , presentandogli la bocca d ' un ' altra pistola , Capolino , col sorriso rassegato sulle labbra , aggrottò le ciglia e tirò con impegno . Il D ' Ambrosio si dichiarò molto soddisfatto della prova . Poi , per ridere , volle forzare Ninì a tirare anche lui al bersaglio . Ninì recalcitrò come un mulo . Ma il D ' Ambrosio tanto disse , tanto fece , che lo costrinse a sparare ; poi , subito dopo , scoppiò in una matta risata : - Parola mia d ' onore , ha chiuso gli occhi , tutti e due ! Un bicchier d ' acqua ! un bicchier d ' acqua ! E corse a sostenerlo , come se davvero Ninì stesse per svenire . Ma non insistette molto su quello scherzo . Prese a parlare con molto fervore di Corrado Selmi : - Simpaticone ! Pare un giovanotto , sai ? ed è del 4 aprile , della campana della Gancia ... Deve avere per lo meno cinquant ' anni ... Ne dimostra trentacinque , trentotto al più ... Geniale , spregiudicato , alla mano . Dicono che ha più debiti che capelli . Me l ' immagino ! E ... gallo , oh ! Matto per le pollastrelle . Sua Eccellenza il ministro D ' Atri pare ne debba sapere qualche cosa ... Presi gli accordi per la mattina seguente , Capolino andò via con Ninì De Vincentis . - Mi raccomando per Nicoletta ! Prudenza alla vigilia ! - gli gridò dietro il D ' Ambrosio dall ' usciolo del cortile , facendosi portavoce delle mani ; poi , come se avesse veduto un cane arrabbiato : - Scànsati , Gnazio ! scànsati ! Passa là ! passa là ! Capolino e Ninì De Vincentis si voltarono a guardare , ridendo , e videro alle loro spalle Nocio Pigna , Propaganda , che scendeva per la stessa via col lungo braccio penzoloni e l ' altro pontato a leva sul ginocchio . Propaganda si voltò anche lui , iroso , verso il D ' Ambrosio , sbarrò gli occhi lustri da matto e levando il braccio , gli scagliò la parola , ch ' era per lui il più grave marchio d ' infamia : - Ignorante ! E aveva più che mai il diritto , adesso , di bollar con questo marchio tutti i suoi nemici , borghesi e preti e titolati , Propaganda : il Fascio , a dispetto della Prefettura e del Municipio della Polizia e del Comando militare , era riuscito finalmente a metterlo su . Sissignori , anche a Girgenti , nel paese dei corvi e delle campane a morto , un Fascio , con tutti i sagramenti . Guardava lassù , gonfio d ' orgoglio e con aria di protezione , quelle vecchie casupole del quartiere di San Michele , tane di miseria ; quelle anguste viuzze storte , sudice , affossate , piene tutte di quel tanfo che suol lasciare la spazzatura marcita ; gli occhi gli sfavillavano . Più che con gli uomini , se la intendeva per ora con le pietre corrose e annerite di quelle casupole , coi ciottoli mal connessi di quelle viuzze fetide e dirupate ; parlava con esse in cuor suo ; diceva loro : « Bai bai ! » . Sopra tutto per l ' onore del paese , infatti , aveva lottato e lottava , perché non si dicesse che Girgenti sola , quando tutta l ' isola era in fermento , restava muta e come morta . Presto in quelle case , presto per quelle vie una nuova vita avrebbe tripudiato . Era un gran dire però , che gli dovesse costar tanta fatica il persuadere agli altri di fare il proprio bene ; e che tutti lo dovessero costringere ad affannarsi , a incalorirsi in quell ' opera di persuasione così , che quasi quasi si poteva sospettare ci avesse qualche tornaconto ! Chi glielo faceva fare ? Oh bella ! Era stato messo da parte , espulso dalla società , reso nella sua stessa casa superfluo . Con le buone e con le cattive gli avevano detto e dimostrato che se ne poteva pure andare ; che non si aveva più alcun bisogno di lui . Dopo averlo spremuto come un limone , avergli disonorato una figlia , o , come lui diceva , « inzaccherata di fango la canizie » , averlo calunniato e infamato , volevano buttarlo via ? Ah , no ! Queste cose al Pigna non si facevano . Non solo non era superfluo , ma anzi necessario , perdio , voleva essere : necessario , a dispetto di tutti ! E presto se ne sarebbero accorti gli ignoranti che non volevano riconoscerlo . Se altri lavorava per il suo mantenimento , egli non ne profittava che per lavorare a sua volta per gli altri ; con questo per giunta , che l ' ajuto dato a lui era misero , in fondo , e per meschine , infime necessità , mentre l ' ajuto ch ' egli dava agli altri , l ' opera ch ' egli metteva , era grande e per necessità superiori . Facile , comoda , quest ' opera ? Ah , sì , tutta rose , difatti ! Ma scalmanarsi da mane a sera , correr di qua e di là con quelle belle cianche che Dio gli aveva date , perderci la voce , sprecarci il fiato , ognuno poteva immaginare che bel piacere dovesse essere ! Come una rocca assediata , che di tutto ciò che aveva dentro si fosse fatto arma e puntello per resistere agli assalti di fuori , e dentro fosse rimasta vuota , Nocio Pigna aveva posto davanti e dietro e tutt ' intorno a sé ragioni e sentimenti , tutte le sue disgrazie , com ' armi di difesa contro a quelli che lavoravano accanitamente per levargli ogni credito . Più parlava e più le sue stesse parole accrescevano la sua persuasione e la sua passione . Ma a furia di ripetere sempre le medesime cose , col medesimo giro , queste alla fine gli s ' erano fissate in una forma che aveva perduto ogni efficacia ; gli s ' erano , per dir così , impostate su le labbra , come bocche di fuoco che non mandavano più fuori se non botto , fumo e stoppaccio . Dentro , non aveva più nulla . Era un uomo che parlava , e nient ' altro . Il Fascio , intanto , lo aveva messo su . Che fosse proprio tutto di lavoratori , si poteva dubitare . Neanch ' egli , Propaganda , forse arrebbe avuto il coraggio d ' affermare che quegli stessi non lavoratori iscritti fossero molti per ora . Ma il forte era cominciare ; e così , a poco a poco , si comincia . Certo , una bella retata , un ' entratura solenne con qualche migliajo di socii raccolti in un sol giorno sarebbe stata possibile a Porto Empedocle soltanto , tra gli uomini di mare , i carrettieri , i mozzi delle spigonare , i giovani di magazzino , i pesatori e gli scaricatori . Ma a Porto Empedocle ... Piano , per amor di Dio ! non poteva più sentirlo nominare , Nocio Pigna : la memoria della baja che gli avevano data laggiù era come una piaga sempre aperta nel cuore di lui e , a toccargliela appena appena , non avrebbe finito più di strillare . Figli di cane , ributto d ' ogni civiltà ! avere il mare , signori miei , lì sempre davanti agli occhi ; che si scherza ? il mare , l ' immensità ! aver posto le proprie case su la spiaggia in attesa delle navi di lontani paesi , cioè la propria vita alla mercé delle genti ; e , sissignori , nessuno spirito di fratellanza umana ! di tutto quel mare non sapevano veder altro che la spiaggia , anzi le immondizie soltanto della spiaggia , le loro fecce scorrenti lungo le fogne scoperte . Quel mare , ah quel mare avrebbe dovuto gonfiarsi d ' ira , di sdegno , alzare un ' ondata e sommergerlo , ingojarselo , quel paese di carognoni ! Qua , a Girgenti , bisognava lavorare come le formiche , pazienza ! Aveva cominciato a trattare con qualche presidente delle maestranze locali : ma quelle due mani afferrate , simbolo delle società di mutuo soccorso , mani tagliate , senza sangue , cioè senza colore politico , o mani col santo rosario e la rametta d ' olivo di qualche circolo cattolico , stentavano a staccarsi , stentavano a tendersi fraternamente ai lavoratori d ' altre arti e d ' altri mestieri , come avevano fatto a Catania , a Palermo , per comporre un più ampio circolo , l ' unione di tutte le forze proletarie , il Fascio dei Fasci , insomma . Luca Lizio aveva già scritto a Roma a don Lando Laurentano ( ch ' era dei loro , vivaddio , principe e socialista ! ) , perché désse lui la spinta a tutti i perplessi e i titubanti : una sola parola di lui , un cenno sarebbe bastato . Si aspettava di giorno in giorno la risposta , la quale forse tardava per il dispiacere che quel buffo matrimonio del padre doveva cagionare al giovine principe . Intanto lui , Nocio Pigna , non perdeva tempo e non s ' avviliva tra gli ostacoli . Comprendeva che sarebbe stata ingenuità far troppo assegnamento su quelle maestranze : in un paese morto come Girgenti , privo d ' ogni industria , ove da anni non si fabbricavan più case e tutto deperiva in lento silenzioso abbandono ; ove non solo non si cercavano mai svaghi costosi , ma ciascuno si sforzava di restringere i più modesti bisogni ; muratori e fabbri - ferraj , sarti e calzolaj dipendevano troppo dai pochi così detti signori ; e il segreto malcontento non avrebbe trovato certo in loro il coraggio d ' affermarsi apertamente , all ' occasione . Domani avrebbero votato tutti per quel farabutto di Capolino , a un cenno di don Flaminio Salvo . Ma pure , entrando , iscrivendosi al Partito , gli operaj potevano servire d ' esempio ai contadini ; tirarseli dietro , ecco . Come le pecore - questi - poveretti ! Pecore però , che sapevan la crudeltà delle mani rapaci che le tosavano e le mungevano ; pecore che , se riuscivano ad acquistar coscienza dei loro diritti , a compenetrarsi minimamente di quella famosa « virtú della loro forza » , sarebbero diventate lupi in un punto . Parte di essi , intanto , dimorava sparsa nelle campagne e non saliva alla città , alta sul colle , se non le domeniche e le feste . Quelli tra loro che si chiamavano garzoni , i meno imbecilliti dalla miseria , perché riscotevano tutto l ' anno un meschino salario , temevan troppo i castaldi , o curàtoli , o soprastanti , feroci aguzzini a servizio dei padroni . Restavano i braccianti a giornata , quelli che , dopo sedici ore di fatica ( quando avevan la fortuna di trovar lavoro ) , si riducevano la sera in città con la zappa in collo , la schiena rotta e quindici soldi in tasca , sì e no . A questi mirava Nocio Pigna ; erano i più ; ma creta , creta , creta , su cui Dio non aveva soffiato , o la miseria aveva da tempo spento quel soffio ; creta indurita , che destava pena e stupore se , guardando , moveva gli occhi e , parlando , le labbra . Aveva preso in affitto il vasto magazzino d ' un pastificio abbandonato al Piano di Gamez , accanto alla sua casa : capace di cinquecento e più socii . Umido e bujo , di giorno , senza l ' ajuto di due o tre candele non ci si vedeva ; ma con quelle candele accese e certi vecchi paramenti sacri di finto damasco appesi alle pareti , aveva l ' aria d ' un funerale . Quei paramenti avevano ornato , un tempo , nelle feste solenni , la chiesa di San Pietro di cui Nocio Pigna era stato sagrestano ; li aveva avuti in dono dal padre beneficiale d ' allora , quando s ' erano fatti i nuovi ; e li aveva conservati con la canfora e col pepe in una vecchia cassapanca , tesoro ormai screditato . Ora , con le dieci tabelle sopra , cinque di qua e cinque di là , coi motti sacramentali del Partito , Luca Lizio poteva pur dire di no , ma agli occhi di Pigna facevano una magnifica figura . Del resto , per attirare i contadini , non vedeva male che il Fascio avesse quell ' aria di chiesa ; e su la tavola della presidenza aveva posto anche un Crocefisso . Dietro la tavola troneggiava lo stendardo rosso ricamato da sua figlia Rita , la compagna di Luca . E Luca stava lì , dalla mattina alla sera , a studiare Marx ( Marchis , diceva il Pigna ) , a prendere appunti , a corrispondere coi presidenti degli altri Fasci della provincia e con quelli di tutta l ' isola e con Milano e con Roma . Qualcuno , passando davanti al portone del Fascio , talvolta lo poteva vedere magari intento a cavarsi qualche caccoletta dal naso ; quand ' uno è assorto e perduto nei suoi pensieri , un dito nel naso è niente , le maleducazioni a cui , senza saperlo , può lasciarsi andare , sono senza fine e imprevedibili ; in quei momenti Luca non avvertiva neppur le strombettate dei cinque fratelli addetti alla fanfara ; i quali , per dire la verità , erano un ' ira di Dio . Ma non conveniva raffreddare l ' entusiasmo giovanile . Cinque tra gli studenti dell ' Istituto Tecnico accorsi tra i primi a iscriversi al Partito : Rocco Ventura , che aveva preso quell ' anno il diploma di ragioniere , Mondino Miccichè , Bernardo Raddusa , Totò Licasi ed Emanuele Garofalo ajutavano Luca nella corrispondenza . Avevan trovato un galoppino che s ' era assunto l ' ufficio della polizia segreta , un certo Pìspisa , che bazzicava tutto il giorno con quelli della questura . I quaranta socii , che presto sarebbero diventati quattrocento , quattromila , avevano già eletto i loro decurioni , ciascuno con la sua brava fascia rossa a tracolla . In previsione di qualche arresto del presidente , cioè di Luca Lizio , era stato eletto dal Consiglio presidente segreto Rocco Ventura . Perché già , tanto lui Pigna , quanto il Lizio erano stati chiamati insieme ad audiendum verbum dal cavalier Franco , commissario di polizia . Uh , garbatissimo , biondo e sorridente , strizzando i begli occhi languidi o carezzandosi con le bianche mani di dama l ' aurea barbetta spartita sul mento , il cavalier Franco aveva tenuto loro un discorsetto che Pigna non si stancava di ripetere a tutti , imitando i gesti e la voce . Il rosso , il rosso del gonfalone e delle fasce aveva urtato sopra tutto il signor commissario . Eh già come i tori , la sbirraglia davanti al rosso perdeva il lume degli occhi . Ma non s ' era mica infuriato il cavalier Franco : tutt ' altro ; aveva voluto sapere perché rosso , ecco , quando c ' erano tant ' altri bei colori . E un ' altra cosa aveva voluto sapere : perché proprio loro due , Lizio e Pigna , s ' erano messi a quell ' impresa . Che speravano ? che se n ' aspettavano ? Un seggio al Consiglio comunale , o anche più su , al Parlamento ? Niente di tutto questo ? E allora perché ? Per disinteressata carità di prossimo ? Oh guarda ! Ma erano poi certi di rendere al popolo un servizio rialzandolo dalle condizioni in cui si trovava ? Chi sta al bujo non spende per il lume ; e il lume costa , e fa veder certe cose che prima non si vedevano ; e più se ne vedono e più se ne vogliono . Ora , in che consiste la vera ricchezza , la vera felicità ? Nell ' aver pochi bisogni . E dunque ... e dunque ... - Insomma , uno squarcio di filosofia e questa conclusione : - Cari signori , io non vi faccio arrestare , neanche se voi voleste . Voi dite che l ' urto avverrà per forza , se non migliora la sorte dei vostri protetti ? Bene . Io vi prego di ricordarvi della brocca che tanto andò al pozzo ... E non aggiungo altro ! Era rimasto un po ' tra indispettito e sconcertato il cavalier Franco dal silenzio di Luca ; parlando , s ' era rivolto sempre a lui , e a stento aveva nascosto la stizza nel sentirsi invece rispondere dal Pigna . Ma avrebbe potuto dirgli , questi , la ragione di quel silenzio ? Povero Luca , che supplizio ! Sarebbe stato meno da compiangere , se cieco . Oratore nato , nato per arringar le folle , vero tipo dell ' uomo pubblico , tutto per gli altri , niente per sé - bollato nella lingua dal destino buffone ! Scriveva , si sfogava a scrivere , e schizzava fuoco dalla penna , schegge d ' inferno ; poi s ' arrabbiava , poveretto , si mangiava le mani , mugolava , quando sentiva leggere la roba sua senza il giusto tono , il giusto rilievo , la fiamma che ci aveva messo lui dentro , nello scriverla . Nessuno lo contentava , neanche Celsina , quella tra le figliuole del Pigna , che sola s ' era tutta accesa delle nuove idee . Anche Rita , sì , un poco , prima che le nascesse il bambino ... Ma che cos ' era Rita a confronto di Celsina ? Altra spina , questa , che faceva sanguinare il cuore di Nocio Pigna : non poter mandare all ' Università questa figliuola , che aveva preso la licenza d ' onore all ' Istituto Tecnico , sbalordendo tutti , preside , professori e condiscepoli . A tanti scemi , figli di ricchi signori , la via aperta e piana ; a Celsina , troncata ogni via ; condannata Celsina a funghir lì in quel paese marcio , d ' ignoranti . Ecco la giustizia sociale ! Intanto , quella sera , vigilia delle elezioni , Celsina avrebbe fatto la sua prima comparsa in pubblico : avrebbe tenuto una conferenza nella sede del Fascio . Era in giro dalla mattina , Nocio Pigna , per questo solenne avvenimento . Mancavano le seggiole . Se ogni socio si fosse portata la sua con sé , e l ' avesse poi lasciata lì ... Per ora , egli non pretendeva neppure che pagassero con la dovuta puntualità la misera quota settimanale . Ma avessero almeno regalato una seggiola , santo Dio , da servire per loro stessi ! Niente . Sì e no , aveva potuto metterne insieme una ventina . Pensava a tutte le seggiole delle chiese , a quelle ch ' erano sotto la sua custodia , un tempo , a San Pietro ; pensava alle carrettate che ogni domenica sera se ne trasportavano all ' emiciclo in fondo al viale della Passeggiata , ove sonava la banda militare . Seggiole d ' avanzo , là per le bigotte , qua per le civette ! e nel Fascio , niente ! Colpa dei socii , però , alla fin fine ; e dunque , peggio per loro ! Sarebbero rimasti in piedi . Stava per rincasare , quando da un vicoletto che sboccava nella piazza sentì chiamarsi piano da qualcuno in agguato lì ad aspettarlo , incappucciato . - Ps , ps ... Un contadino ! Il cuore gli diede un balzo in petto . Gli s ' accostò premuroso . - Serv ' a Voscenza . Posso dirle una parolina ? - Come dici ? - gli domandò Nocio Pigna , facendoglisi più presso , costernato dall ' aria di sospetto e di mistero con cui quell ' uomo gli stava davanti , parlando dentro il cappuccio che gli lasciava scoperti appena gli occhi soltanto . - Vuoi parlare con me ? - Sissignore , - rispose quegli più col cenno che con la voce . - Eccomi , figlio mio , - s ' affrettò a dir Pigna . - Vieni qua ... entriamo qua ... E gl ' indicò il portone del Fascio . Ma quegli negò col capo e subito si trasse più indietro nel vicoletto . Pigna lo seguì . - Non aver paura . Non c ' è nessuno . Che vuoi dirmi ? L ' uomo incappucciato esitò ancora un po ' , prima di rispondere ; volse intorno gli occhi sospettosi , poi mormorò , sempre dentro il cappuccio : - M ' hanno parlato a quattr ' occhi ... Persona fidata ... Dice che ... E s ' interruppe di nuovo . - Parla , parla , figlio mio , - lo esortò il Pigna . - Siamo qua soli ... Che t ' hanno detto ? Gli occhi sospettosi sotto il cappuccio espressero lo sforzo penoso che colui faceva su se stesso per vincere il ritegno di parlare . Alla fine , stringendosi più al muro e stendendo appena fuor del cappotto una mano sul braccio del Pigna , domandò a bassissima voce : - È qua che si spartiscono le terre ? Nocio Pigna , mezzo imbalordito per tutto quel mistero , restò a guardarlo un pezzo di traverso , a bocca aperta . - Le terre ? - disse . - Le terre , no , figlio mio . Quegli allora alzò il mento e chiuse gli occhi , per un cenno d ' intesa . Sospirò : - Ho capito . Mi pareva assai ! Mi hanno burlato . E si mosse per andar via . Nocio Pigna lo trattenne . - Perché burlato ? No , figlio mio ... Senti ... - Mi scusi Voscenza , - disse quegli , fermandosi per farsi dar passo . - È inutile . Ho capito . Mi lasci andare ... - E aspetta , caro mio , se non mi dài il tempo di spiegarmi ... - s ' affrettò a soggiungere il Pigna . - Le terre , sissignore , verranno anche quelle ... Basta volere ! Se noi vogliamo ... Sta tutto qui ! Quegli seguitò a scuotere il capo con amara e cupa incredulità ; poi disse : - Ma che dobbiamo volere , noi poveretti ? che possiamo volere ? Pigna si scrollò , urtato : - E allora , scusa , tie ' , ti do le terre , è vero ? Prima di tutto dev ' esserci la volontà , in te e in tutti , senza paura , capisci ? Non c ' è bisogno di guerra , mettiti bene in mente questo ! Noi vogliamo anzi cantare inni di pace , caro mio . Il Fascio è come una chiesa ! E chi entra nel Fascio ... - Voscenza mi lasci andare ... - Aspetta , ti voglio dir questo soltanto : chi entra nel Fascio , entra a far parte d ' una corporazione che abbraccia , puoi calcolare , i quattro quinti dell ' umanità , capisci ? i quattro quinti non ti dico altro . E agitò innanzi a quegli occhi le quattro dita d ' una mano : poi riprese : - Unione , corpo di Dio , e siamo tutto , possiamo tutto ! La legge la detteremo noi : debbono per forza venire a patti con noi . Chi lavora ? chi zappa ? chi semina ? chi miete ? O date tanto , o niente ! Questo per il momento . Il nostro programma ... Vieni , ti spiego tutto ... - Voscenza mi lasci andare ... Non è per me ... - Come non è per te , pezzo d ' asino ? se si tratta proprio di te , della tua vita , del tuo diritto ? Pensaci , figlio ! Guarda : il Fascio è qua . Mi trovi sempre . - Sissignore , bacio le mani ... Per carità , come se non le avessi detto niente ... E , voltate le spalle , se n ' andò randa randa , guardingo . Nocio Pigna lo seguì per un pezzo con gli occhi , scrollando il capo . Trambusto , a casa , più del solito . Si progrediva notevolmente , di giorno in giorno , verso la rivoluzione sociale . C ' erano - e s ' indovinava subito fin dalla strada - i cinque studenti , già condiscepoli di Celsina . C ' era anche , ma ingrugnato e tutto aggruppato in un angolo , Antonio Del Re , il nipote di donna Caterina Laurentano e di Roberto Auriti . Parlavano tutti insieme a voce alta . Il gigante , cioè Emanuele Garofalo , e quel piccolo Miccichè che friggeva in ogni membro e scattava e schizzava come un saltamartino , e il recalmutese atticciato e violento Bernardo Raddusa gridavano , non si capiva bene che cosa , attorno a sua figlia Mita , la maggiore delle sei rimaste in casa , quella che lavorava tutto il giorno e talvolta anche la notte insieme con Annicchia , ch ' era la terza . Attorno a questa strillavano le sorelle Tina e Lilla con Totò Licasi e Rocco Ventura ; Rita cercava di quietare il bimbo che piangeva , spaventato , Celsina , accesa di stizza , litigava con Antonio Del Re ; e , come se tutto quel badanai fosse poco , ' Nzulu , il vecchio barbone nero baffuto e mezzo cieco , acculato su una seggiola , levando alto il muso , si esercitava in lunghi e modulati guaiti di protesta . Luca Lizio , appartato , si teneva il capo con tutt ' e due le mani , quasi per paura che quegli strilli glielo portassero via . - Signori miei , che cos ' è ? dove siamo ? - gridò Nocio Pigna , entrando . Tutti si voltarono , gli corsero incontro e , accalorati , presero a rispondergli a coro . Nocio Pigna si turò gli orecchi . - Piano ! Mi stordite ! Parli uno ! - Mita e Annicchia , al solito ! - strillò Tina . - Smorfie ! - aggiunse Lilla . Ed Emanuele Garofalo , il gigante , scotendo le braccia levate , con voce da cannone : - Tutti giù ! tutti giù ! - S ' imponga l ' autorità paterna ! - saltò a dire Mondino Miccichè , facendo il mulinello in aria col bastoncino . - Non capisco nulla ! zitti ! - urlò Nocio Pigna . Tacquero tutti ; ma subito , nel silenzio sopravvenuto , sonò un : « Mammalucco ! » rivolto da Celsina ad Antonio Del Re con tale espressione di rabbia concentrata , che le risa si levarono fragorose . Celsina si fece avanti , snella su i fianchi procaci , col seno colmo in sussulto , il bruno volto in fiamme e gli occhi sfavillanti . In mezzo a tutte quelle risa , l ' espressione di fierissima stizza accennò in un baleno di scomporsi , le labbra di fuoco le si atteggiarono per un momento a un riso involontario , ma subito si riprese e gridò imperiosamente e con sprezzo : - Andiamo ! andiamo ! andiamo ! Chi vuol sentire , senta ! Chi non vuol sentire ... me n ' importa un corno ! - Insomma , - gemette Nocio Pigna , raggruppando le dita delle due mani e giungendole per le punte , - posso sapere che diavolo è avvenuto ? - E subito aggiunse , sbarrando gli occhi : - Ma parli uno ! Parlò Rocco Ventura , piccolo e tondo , col naso a pallottola in su e due baffetti spelati che gli cominciavano agli angoli della bocca e subito finivano lì , come due virgolette : - Niente , - disse , - proponevamo semplicemente di scendere tutti giù , nella stanza a pianterreno , per assistere alla prova generale della conferenza di Celsina , ecco . - E Mita e Annicchia , al solito ... - aggiunse Tina , tutta scarmigliata . - Smorfie ! - ripeté Lilla . - Non vogliono scendere ? e lasciatele stare ! - disse Celsina , dalla soglia . - Loro sono le formiche , si sa , io la cicala . Andiamo , andiamo giù , e basta ! Pigna guardò le due figlie Mita e Annicchia rimaste sedute , tutt ' e due vestite di nero , pallide in volto e con gli occhi dolenti ; poi guardò Antonio Del Re , rimasto anch ' egli seduto , torbido in faccia , con un gomito appoggiato sul ginocchio e le unghie tra i denti . - Andate , andate , - disse a quelli che già si disponevano a scendere dietro Celsina nella stanza terrena . - Ora vengo ... Debbo dire una parola a don Nino Del Re . - Nient ' affatto ! - gridò Celsina , risalendo gli scalini della scaletta di legno e ripresentandosi tutta vibrante su la soglia . - Te lo proibisco , papà ! A Nino ho parlato io , e basta ! Vieni giù ! - Va bene , va bene , - disse il Pigna . - Che furia ! Debbo tenergli un altro discorsetto io ... Piano piano ... Antonio Del Re si sgruppò , scattò in piedi per un improvviso ribollimento di sdegno ; ma , subito pentito della risoluzione d ' andarsene , restò lì , cercando soltanto con gli occhi , in giro per la stanza , il cappello . - Uh , santo Dio , come fate presto a pigliar ombra anche voi ! Non vi precipitate ! - esclamò Nocio Pigna . - Ma no ! ma lascialo andare , se vuole andarsene ! - soggiunse aizzosa Celsina . - Mi fa un gran piacere , se va via ; già gliel ' ho detto ! Anzi , aspetta ... Corse nel camerino accanto , in cui dormiva ; trasse da un cassetto del canterano una vecchia bambola , la sua ultima bambola di tant ' anni fa , ritrovata per caso alcuni giorni addietro e a cui quel bestione di Emanuele Garofalo , senz ' intendere la pena che le avrebbe cagionato , aveva fatto di nascosto con la penna un pajo di baffoni da brigadiere ; e venne a posarla sul petto d ' Antonio Del Re ; gli tirò su un braccio , perché se la tenesse lì stretta , dicendo : - Tieni ; questa è per te ! questa tu puoi amare ! - E di corsa scomparve per la scaletta . Antonio Del Re buttò la bambola nel grosso canestro da lavoro , che stava tra Mita e Annicchia . Nocio Pigna rimase un po ' a guardarla , accigliato ; si curvò a osservarla davvicino ; domandò : - Che sono , baffi ? Per tutta risposta , Nino riprese la bambola e se la ficcò in tasca a capo all ' ingiú . Le due gambette , una calzata e l ' altra no , rimasero fuori . - E cosí il sangue le andrà alla testa ! - disse allora Nocio Pigna . - Calma , calma , don Ninì ! Ragioniamo . Veramente sarebbe meglio che voi ve n ' andaste . La vostra condizione , in questo momento , con vostro zio a Girgenti , in ballo ... Noi qua dobbiamo lavorare . Si comincia adesso ; poco possiamo fare , ma una voce almeno dobbiamo levarla , di protesta . Ora , io entro nel vostro cuore di nipote , e comprendo . Siete ancora ragazzo , figlio di famiglia : so come la pensate ; certe cose non vi possono far piacere . Dovreste però entrare anche voi un poco nel mio cuore di padre , comprendere la mia responsabilità , mi spiego ? e anche ... Don Ninì , sono un uomo esposto , voi lo sapete ; un pover ' uomo lapidato di calunnie da tutte le parti : me ne rido ; ma quanto a voi e al vostri parenti , anche per riguardo a ... - come sarebbe di voi don Landino Laurentano ? zio ? cugino ? zio , è vero ? già ... cugino carnale di vostra madre - anche per un riguardo a lui , dicevo , non vorrei che si sospettasse ... Parlo bene , Mitina ? Mita alzò gli occhi appena appena dal lavoro e li riabbassò subito , seguitando a cucire . Antonio Del Re era andato presso la vetrata del balconcino e guardava fuori , nel Piano di Gamez deserto , seguitando a rodersi le unghie . - Sentite , - riprese il Pigna . - È la verità sacrosanta : non ha fatto tanto male a sé , a tutta la sua famiglia e a voi , vostra nonna ... A questo punto il Del Re si voltò di scatto , gli venne incontro , scotendo le pugna , e gridò : - Basta ! basta ! basta ! Nocio Pigna lo guardò un pezzo , sbalordito , poi disse : - Ma sapete che mi sembrate pazzi tutti quanti , oggi , qua ? Sto dicendo che il più gran male lo fece al paese , lasciando tutto il ben di Dio che le spettava nelle mani di quel fratello che ... Ma poi , ohè don Ninì , lasciamo svaporar le smanie e parliamoci chiaro ! Di che colore siete ? Così non facciamo niente ! Io non vi sforzo . Ma è tempo di risolvervi , caro mio : o qua con noi , dico col Partito , a viso scoperto ; o ve ne state coi vostri . Se non sapete neanche voi stesso ... - Ma giusto lei ? giusto lei ? - proruppe Antonio Del Re , quasi piangendo dalla rabbia , facendoglisi di nuovo incontro , con le dita artigliate ( alludeva a Celsina ) . - Perché lei ? Non c ' eravate voi ? non c ' erano quegli stupidi là , Raddusa o Garofalo ? - Che , lei ? - fece il Pigna , stordito . - La conferenza , - spiegò , a bassa voce , Annicchia . - Ah , la conferenza ? E che fa ? ... Ah , già ... Ma scusate tanto , don Nino mio ! A voi non brucia ! Voi ora ve n ' andate a Roma con vostro zio , a seguitare gli studii , nella bella città ; andate a sedere a tavola a pappa scodellata ; tasse , libri , tutto pagato ... Ma pensate , Cristo di Dio , che anche mia figlia qua ... Ve l ' immaginate come le deve ribollire il sangue , povera figlia mia , pensando che ha fatto tanto , stentato tanto , per niente ? che deve finire così tutto il suo amore per lo studio , tutta la sua smania di riuscire ? Lasciatela sfogare ! Dovrebbe dar fuoco a tutto il paese ! Vorreste metterle la museruola , per giunta ? E con quale diritto , scusate ? Che potete far voi per lei ? Se non me ne vado , schiatto ... Scappò via , anche lui , infuriato , per la scaletta di legno . Antonio Del Re era ritornato presso la vetrata a guardar fuori . Mita e Annicchia seguitarono a lavorare in silenzio , a testa bassa . In quel silenzio tutti e tre avvertirono l ' affanno del proprio respiro , che palesava a loro stessi l ' interno cordoglio esasperato dal pensiero di non poter opporsi a quello stato di cose contrario alla loro natura , ai loro affetti , alle loro aspirazioni . Il più combattuto era Antonio Del Re . Tutta la cupa amarezza della nonna gli s ' era trasfusa , sin dall ' infanzia , nel sangue , e glielo aveva avvelenato ; la tenerezza quasi morbosa , piena di palpiti e di sgomento , della madre gli dava pena e fastidio , un ' angustia che lo avviliva ; la remissione dello zio , sopraffatto dalle tristi vicende , rimasto indietro , pur avendo corso da giovinetto con tanta fiamma e tanto ardire , e che tuttavia non voleva parer vinto e sorrideva per mostrar fiducia ancora in un ideale che tanti torti , tanti errori , avevano offeso e offuscato , gli cagionava dispetto . Sentiva , sapeva che quel sorriso avrebbe voluto nascondere un marcio insanabile , per una pietà mal intesa . Ma perché , invece di nasconderlo , non lo scopriva zio Roberto quel marcio , come la nonna , come qua in casa del Pigna , i suoi compagni , tutti giovani ? In un modo , però , questi lo scoprivano , che gli faceva nausea e stizza . Quelli che avevano operato , combattuto e sofferto , quelli sì avrebbero dovuto gridar forte contro tante colpe e tante miserie e domandar giustizia e vendetta in nome dell ' opera loro e del loro sangue e delle loro sofferenze ; non questi che nulla avevano fatto , che nulla dimostravano di saper fare , altro che chiacchiere per passatempo , e metter tutti in un fascio gli onesti e i disonesti , suo zio coi mestatori e gl ' intriganti , coi tanti patrioti per burla o per tornaconto ! Non questa ingiustizia soltanto , però , rendeva avverso Antonio Del Re ai suoi compagni . Educato alla scuola di un dolor cupo e fiero che sdegnava di sfogarsi a parole , d ' una rinunzia ancor piú fiera che sdegnava ogni bassa invidia , se egli si fosse gettato nella lotta , spezzando ogni legame ideale coi suoi , non avrebbe né proferito una parola né cercato compagni : a testa bassa , coi denti serrati e la mano armata , subito all ' atto si sarebbe avventato . Quelli invece eran lì per ciarlare , lì per spassarsi con le figlie del Pigna . Non avrebbe voluto riconoscere Antonio Del Re che la sua avversione e il suo sdegno erano in gran parte gelosia feroce . Con lo stesso ardor chiuso con cui si sarebbe lanciato a un ' azione violenta , s ' era innamorato perdutamente di Celsina fin dal primo giorno che questa , ragazzetta allora con la vestina fino al ginocchio , s ' era presentata alle scuole tecniche maschili . E Celsina , pure corteggiata da tutti i compagni , aveva risposto all ' amore di lui , prima in segreto , poi lasciandolo intravedere agli altri , dichiarandosi infine apertamente e sfidando la baja dei disillusi . Non s ' era chiusa però nel suo amore , non s ' era accostata e stretta a lui com ' egli avrebbe voluto : era rimasta lì , in mezzo a tutti , col cuore aperto , la mente qua e là , prodiga di parole , di sguardi e di sorrisi , inebriata dei suoi trionfi , della sua gloriola di ribelle a tutti i pregiudizii , conscia del suo valore e smaniosa di farsi notare , ammirare , applaudire . Più ella gli appariva così , e più Antonio riconosceva che non avrebbe dovuto amarla , non solo perché così non era secondo il sentimento suo , ma anche perché , pensando alla madre e alla nonna , comprendeva che l ' una ne avrebbe avuto orrore e l ' altra l ' avrebbe stimata una fraschetta sciocca . Eppure , no : non era né cattiva né sciocca Celsina , egli lo sapeva bene ; e anzi , se avesse dovuto ascoltar la voce più intima e profonda della sua coscienza , voce soffocata dal rispetto , dalla suggezione , dall ' amore , anziché la ribellione aperta di Celsina avrebbe condannato la fierezza troppo chiusa della nonna , la rassegnazione troppo ligia della madre . - Don Ninì , - chiamò con dolce voce Mita . - Volete venire un po ' qua ? Antonio si scosse , le s ' accostò , ma nel vederle sollevare il capo di biancheria ch ' ella stava a cucire come per prendergli una misura , si trasse subito indietro , urtato , scrollandosi tutto . - No ! ... no , adesso ... - Caro don Ninì , - sospirò Mita . - Pazienza ci vuole ! Bisogna far presto ... Voi partite ... Beato voi ! Mita stava ad allestirgli , insieme con la sorella , la biancheria che doveva portarsi a Roma . Tutte le migliori famiglie della città , e anche la nonna e la madre d ' Antonio , davan lavoro a quelle due povere sorelle che si recavano spesso anche a giornata qua e là . La considerazione era per esse soltanto , anzi la pietà ; ed esse lo comprendevano bene , e di giorno in giorno si facevano più umili per meritarsela meglio , per dimostrar la loro gratitudine e non essere abbandonate . Capivano che a troppe cose si doveva passar sopra per ajutarle , a troppe cose che il padre e le sorelle , anziché attenuare , facevan di tutto perché avventassero di piú , come se apposta volessero concitarsi contro tutto il paese e stancare la pazienza e la carità del prossimo . Ma il danno poi non sarebbe stato anche loro ? Che doveva dir la gente ? Noi , estranei , dobbiamo aver considerazione per voi , dobbiamo ajutarvi , mentre il vostro sangue stesso , quelli che voi mantenete con l ' ajuto nostro , debbono farci la guerra ? Disordini , scandali , inimicizie ! Per scusare in certo qual modo il padre , Mita e Annicchia si forzavano a credere che veramente il cervello gli avesse dato di volta dopo la sciagura di Rosa , la sorella maggiore . Certo , da allora s ' era aperto l ' inferno in casa loro . Più che del padre , Mita e Annicchia si lagnavano , si crucciavano in cuore delle sorelle . Come mai non comprendevano queste , che solamente col silenzio , con la modestia più umile e più schiva si poteva , se non cancellare del tutto , render meno evidente il marchio d ' infamia di cui la loro casa era ormai segnata ? Rita , quando il bambino le lasciava un po ' le mani libere , e anche Tina e Lilla , sì , le ajutavano a cucire , a imbastire o a passare a macchina , nei giorni non frequenti che il lavoro abbondava ; ma lavoravano senz ' amore , svogliate , specialmente le due ultime , perché non rassegnate dopo quella sciagura alla rinunzia di ogni speranza e di ogni desiderio . Nel vederle acconciarsi e rabbellirsi ogni mattina , si sentivano stringere il cuore , intendendo che non si acconciavano , non si facevano belle per speranze e desiderii onesti : dovevano sapere anch ' esse purtroppo che nessuno più , ormai , avrebbe voluto mettersi con loro . E da un giorno all ' altro s ' aspettavano che Tina e Lilla , con tutti quei giovanotti lì sempre tra i piedi , avrebbero finito come Rita . Ma avessero trovato almeno un buon giovine , come Luca ! Poteva cader peggio Rita ... Perché , in fondo , sì , sì , dovevano riconoscere che Luca era buono . Solo non potevano passargli l ' ostinazione di non regolare davanti alla legge e all ' altare la sua unione con Rita . Era così buono con tutti , e amava tanto il bambino e non pesava nulla in casa . Certo , se non si fosse fatti tanti nemici per quelle sue idee , e non fosse stato così disgraziato , avrebbe potuto recar molto ajuto alla famiglia , ché , quanto a lavorare , lavorava sempre e doveva esser dotto davvero , a giudicare dai tanti libri che aveva letti e leggeva ! Un po ' di questo rispetto imposto dall ' ingegno e dall ' istruzione , Mita e Annicchia lo estendevano anche a Celsina , perché veramente pareva loro , per tante prove , fuori dell ' ordinario , e riconoscevano col padre che , in altro luogo , in altre condizioni , ella avrebbe fatto davvero chi sa che spicco ! La vedevano piena di sprezzo per gli uomini - e questo per un verso le rassicurava . Ah , gli uomini ella era andata a sfidarli là , nelle loro stesse scuole ; e tutti li aveva superati ! Veramente , quella sfida non avevano saputo approvarla : con maggior profitto , se pur con minore soddisfazione , avrebbe potuto frequentare le scuole femminili e diventar maestra . Così , invece , era rimasta senza professione . Ma non temevano per l ' avvenire : qualche via , certo , Celsina se la sarebbe aperta , in paese o altrove . Quel povero don Ninì , intanto , che l ' amava e ne era geloso ... Tanto buono , poveretto ! Ma non era per lui , Celsina . Guaj se lo avessero saputo i suoi parenti ! Pareva loro mill ' anni che partisse per Roma . Annicchia toccò pian piano un braccio a Mita per mostrarle le due gambette della bambola , che uscivano dalla tasca di lui ancora lì , dietro la vetrata del balconcino . Mita rispose con un mesto sorriso al sorriso della sorella ; poi sovvenendosi di una preghiera che dalla notte aveva in animo di rivolgere al giovine , si levò in piedi , posando il lavoro nel canestro , e gli si accostò timidamente . - Don Ninì , - gli disse piano , - prima di partire per Roma , dovreste farmi per l ' ultima volta quella tal grazia , se ... - No , per carità , no , Mita , non me ne parlate ! - la interruppe con violenza Antonio Del Re , premendosi le mani sulle tempie e strizzando gli occhi . - L ' avete a disonore , è vero ? - disse afflitta , con gli occhi bassi , Mita . - No , non per questo ! non per questo ! - s ' affrettò a soggiungere Antonio . - Ma ora , in questo momento ... non posso ... non posso sentir parlare di nulla , Mita ! Una cosa atroce voleva da lui quella poveretta , un ricordo atroce gli ridestava proprio in quel momento . La guardò , temendo che l ' orrore che traspariva attraverso il suo rifiuto avesse potuto farle sorgere qualche sospetto . Ma le vide più che mai dolenti e umili i begli occhi , che tante lagrime versate avevano velati e quasi intorbidati per sempre . Quasi ogni notte , infatti , ella piangeva col cuore sfranto per Rosa , la sorella sua disgraziata , la sorella sua perduta , caduta nell ' ultimo fondo dell ' ignominia . Più volte , non potendo andarla a trovare nel luogo infame , dove ora stava chiusa , aveva pregato Antonio di andarci per lei . E Antonio , l ' ultima volta che c ' era andato , trovandola mezzo brilla , era stato attratto da lei e ... Un fracasso di grida , d ' applausi , misti agli strilli del bambino e agli abbajamenti del cane , giunse in quel punto dalla stanza a terreno ; e poco dopo ' Nzulu , il vecchio barbone , cacciato via a pedate da giù , tutto tremante , piegato sulle zampe di dietro come se volesse col fiocchetto della coda convulsa spazzare il suolo , venne ad allungare il naso baffuto su le ginocchia di Mita , che s ' era rimessa a sedere . Le due sorelle , nel veder la povera bestia implorante ajuto e riparo da loro , si misero a piangere . E allora Antonio Del Re , non sapendo più tenersi , si cacciò in capo il cappello , aprì la vetrata del balconcino e , scavalcata la ringhiera di ferro , mentra Mita e Annicchia , spaventate , gridavano : « Oh , Dio , don Ninì ... che fate ? che fate ? » , si calò giù , reggendosi prima con le mani a due bacchette della ringhiera , poi si lasciò cadere nella piazza sottostante . S ' udì il tonfo e quindi il rumore di qualcosa andata in frantumi . Mita accorse a guardare e lo vide , curvo , che cercava con le braccia protese , come un cieco , il cappello che gli era cascato lì presso . - Don Niní , vi siete fatto male ? - Nulla ... - rispose egli di sotto . - Le lenti ... Mi sono cascate le lenti . E , ghermito il cappello , scappò via . - Impazzisce ! - disse Mita . - Ma possibile ? E accennò con la mano la stanza giù , dove Celsina predicava . Precipitandosi per la via di Gamez , Antonio Del Re , che senza lenti non vedeva di qui là , inciampò in qualcuno all ' imboccatura della via Atenea . - Oh Nino ! Riconobbe alla voce l ' on . Corrado Selmi . - Mi lasci andare ! - gli gridò , scrollandosi rabbiosamente . Corrado Selmi aveva lasciato il Verònica all ' albergo in compagnia dell ' altro testimonio , e si recava ora in casa di Roberto Auriti che l ' ospitava . Da quattro giorni , appena si mostrava per via , si vedeva tutti gli occhi addosso ; parecchi curiosi si fermavano anche a mirarlo a bocca aperta ; altri sbucavano dalle botteghe e si piantavan sulla soglia , addossati gli uni agli altri . Tanta curiosità l ' obbligava a darsi un certo contegno , contro il suo solito . Ma gli veniva da ridere . Non sapeva più dove guardare , perché gli occhi naturalmente gaj e l ' aria aperta e fresca del volto non déssero di lui un falso concetto di petulanza . Era davvero e si sentiva giovanissimo ancora , nel corpo e nell ' anima , non ostanti l ' età , le vicende fortunose e le tante lotte sostenute . Non un pelo bianco , né per nulla ancora appassito il color biondo dei baffi e dei capelli . Vestiva con naturale eleganza e spirava da tutta la persona , da ogni gesto , da ogni sguardo , una freschezza e una grazia che incantavano . Questa persistente gioventù Corrado Selmi di Rosàbia la doveva al vivace , costante amore per la vita e , nello stesso tempo , al pochissimo peso che sempre le aveva dato . Né di troppi ricordi , né di troppi studii , né di troppi scrupoli , né d ' aspirazioni tenaci se l ' era voluta mai gravare , come fanno tanti a cui per forza poi , sotto un tal fardello , debbono le gambe piegarsi e aggobbirsi le spalle . Viaggiatore senza bagaglio , soleva definirsi . E sempre s ' era imbarcato così , spiccio e leggero , per viaggi lunghi , avventurosi e difficili . Niente da perdere , e avanti ! Fallita l ' insurrezione del 4 aprile , scampato per miracolo dal convento della Gancia , aveva dapprima guerrigliato con le squadre attorno a Palermo ; aveva poi fatto la campagna del 1860 con Garibaldi fino al Volturno ; ma come ? senza munizioni e con un fucilaccio che non tirava , venuto da Malta per sei ducati . Alla Camera , tra tanti colleghi dalla fronte gravida di pensieri e dalla cartella gonfia di note e d ' appunti , aveva fatto parte delle Commissioni più difficili , senza né un lapis né un taccuino . E sempre s ' era dato da fare , comunque ; senza mai sforzarsi ; e tutto gli era riuscito facile e agevole non schivando mai , anzi sfidando e bravando i più gravi pericoli , le più difficili imprese , le avventure più intricate . Non ammetteva che ci potessero essere difficoltà per uno come lui , sempre pronto a tutto . Non andava incontro alla vita ; si faceva innanzi , e passava . Passava , disarmando tutti con la sicurezza convinta e la gaja tranquillità : d ' ogni retorica ostentazione , la rigida virtú dei Catoni ; d ' ogni scrupolo di pudore , l ' onestà delle donne . Né s ' era mai fermato un momento in questa corsa della vita per giudicare fra sé se fosse bene o male ciò che aveva fatto pur dianzi . Non bisognava dar tempo al giudizio , come né peso ai proprii atti . Oggi , male ; bene , domani . Inutile richiamarlo indietro a considerare il mal fatto ; scrollava le spalle , sorrideva , e avanti ; avanti a ogni modo , per ogni via , senza mai indugiarsi , lasciandosi purificare dall ' attività incessante e dall ' amore per la vita e rimanendo sempre alacre e schietto , largo di favori a tutti , con tutti alla mano . La vita era per lui piena di ganci che lo tiravano di qua e di là . Fermarlo , sospenderlo a uno solo per giudicarlo sarebbe stata un ' ingiustizia crudele . Ora Corrado Selmi temeva che la minaccia d ' una tale ingiustizia gli stesse sopra : che lo si volesse cioè agganciare per i molti debiti ch ' era stato costretto a contrarre , per le molte cambiali che aveva in sofferenza presso una delle primarie banche , di cui già si cominciavano a denunziare le magagne . Forse all ' apertura della nuova Camera lo scandalo sarebbe scoppiato . Prevedeva lo spettacolo che avrebbero offerto tutti i gelosi irsuti guardiani dell ' onestà , a cui il timore di commettere qualche atto men che corretto aveva sempre impedito di far qualche cosa oltre alle insulse chiacchiere retoriche ; egoisti meschini e miopi , diligenti coltivatori dell ' arido giardinetto del loro senso morale , cinto tutt ' intorno da un ' irta siepe di scrupoli , la quale non aveva poi nulla da custodire , giacché quel loro giardinetto non aveva mai dato altro che frutti imbozzacchiti o inutili fiori pomposi . Debiti ? Cambiali ? Oh bella ! Aveva firmato sempre cambiali , lui , in vita sua . A diciott ' anni , a Palermo , nei primi mesi del 1860 , il Comitato rivoluzionario non sapeva come fare : si sperava in Garibaldi , si sperava in Vittorio Emanuele e nel Piemonte , si sperava in Mazzini ; ma i mezzi mancavano e le armi e le munizioni . Ebbene , chi aveva proposto di prendere dalla Cassa di sconto del Banco di Sicilia seimila ducati con le firme dei signori piú facoltosi ? Lui . E aveva firmato lui , capolista , per duecento ducati , lui che non aveva neppure un carlino in tasca . Il Governo provvisorio avrebbe poi pagato . Come s ' era fatta l ' insurrezione del 4 aprile ? S ' era fatta cosí ! E come aveva compiuto , lui solo , il bonificamento dei terreni paludosi che ammorbavano gran parte del suo collegio elettorale ? Ma anche a furia di cambiali ! Poi , il collegio s ' era liberato della malaria , e i debiti , si sa , erano rimasti a lui , perché l ' impresa della coltivazione , affidata a certi suoi parenti inesperti , era fallita , e i frutti dell ' opera sua ora se li godevano per la maggior parte tanti altri che gli davan solo le bucce come e quando volevano , ma che però gli facevano costantemente l ' onore di eleggerlo deputato . Era vero , sí : oltre ai denari attinti alle banche per questa impresa e per altre ugualmente vantaggiose a molti e solo disgraziate per lui , altri e non pochi ne aveva presi per il suo mantenimento . Vivere doveva ; e poveramente non sapeva , né voleva . Da giovane , aveva interrotto gli studii per prender parte alla rivoluzione . Per undici anni , finché Roma non era stata presa , non s ' era dato un momento di requie . Posate le armi , rimasto senza professione e senza alcuno stato , dopo avere speso per gli altri i suoi anni migliori , che doveva fare ? Impiccarsi ? La fortuna non aveva voluto favorirlo nei negozii ; gli aveva accordato altri favori , ma che gli eran costati cari , e qualcuno - il maggiore e il peggiore - non alla tasca soltanto . Corrado Selmi vietava a se stesso ogni rimpianto . Pure , di tratto in tratto , quello dell ' amore di donna Giannetta D ' Atri - Montalto gli assaltava e gli strizzava improvvisamente il cuore . Ma più che pena per l ' amore perduto , era rabbia per il cieco abbandono di sé nelle mani di quella donna che per più d ' un anno lo aveva reso la favola di tutta Roma , facendogli commettere vere e proprie pazzie . Pareva che colei avesse giurato a se stessa di compromettersi e di comprometterlo in tutti i modi , presa da una furia di scandalo . Più per lei che per sé , aveva cercato prima di frenarla ; ma s ' era poi sfrenato anche lui per timore che i suoi ritegni la offendessero o che la sua prudenza le paresse dappocaggine . I più grossi debiti li aveva contratti allora , sebbene non figurassero sotto il suo nome per un riguardo alla donna che glieli faceva contrarre . Roberto Auriti s ' era prestato con fraterna abnegazione a prender denari per lui alla banca , dopo una segreta intesa però col governatore di essa . La minacciata denunzia dei disordini di questa banca costernava pertanto Corrado Selmi , forse più che per sé , per Roberto Auriti . Ma la grave costernazione gli era in parte ovviata dalla fiducia che il Governo aveva interesse , per tante ragioni , a impedire che lo scandalo scoppiasse . Sapeva bene che questo scandalo non avrebbe prodotto soltanto il fallimento d ' una banca , ma anche il fallimento di tutto un ordine di cose . L ' appoggio del Governo alla sua rielezione , nonostante che Francesco D ' Atri fosse al potere , e l ' appoggio alla candidatura di Roberto Auriti lo raffermavano in questa fiducia . Prima di partire da Roma , aveva promesso a Roberto di venire a Girgenti a sostenerlo nella lotta ; chiamato in fretta in furia dal telegramma del Verònica , era accorso , e subito s ' era reso conto delle condizioni difficilissime in cui Roberto si trovava di fronte agli avversarii , aggravate ora , per giunta , da quel duello . Avrebbe fatto di tutto per liberar Roberto dalle tante angustie da cui lo vedeva oppresso , per tirarlo su a respirare un ' altr ' aria , per innalzarlo a quel posto di cui lo sapeva meritevole per le doti della mente e del cuore , per tutto ciò che aveva fatto in gioventù ; ma da che aveva posto il piede nella casa di lui , a Girgenti , e conosciuto la madre e la sorella , s ' era sentito cascar le braccia ; d ' un tratto gli era apparsa chiara la ragione per cui l ' Auriti era nella vita uno sconfitto . Un reclusorio gli era sembrata quella casa ! Ma possibile che due creature umane si fossero adattate a trascinar l ' esistenza in quella cupa ombra di tedio amaro e sdegnoso ? che si fossero fatto un così tetro concetto della vita ? Non aveva saputo resistere alla tentazione di muoverne il discorso alla madre , con la speranza di scuoterla un po ' . - Ma se la vita è una piuma , donna Caterina ! Un soffio , e via ... Lei vuol dar peso a una piuma ? - Voglio , caro Selmi ? - gli aveva risposto donna Caterina . - Non l ' ho voluto io ... Per voi la vita è una piuma ; un soffio e via ; per me , è diventata di piombo , caro mio . - Appunto questo è il male ! - aveva subito rimbeccato lui . - Farla diventar di piombo , una piuma ! Dovendo vivere , scusi , non le sembra che sia necessario mantenere l ' anima nostra in uno stato ... dirò così , di fusione continua ? Perché fermare questa fusione e far rapprendere l ' anima , fissarla irrigidirla in codesta forma triste , di piombo ? Donna Caterina aveva tentennato un po ' il capo , con le labbra atteggiate d ' amaro sorriso . - La fusione ... già ! Ma per mantener l ' anima , come voi dite , in codesto stato di fusione , ci vuole il fuoco , caro amico ! E quando , dentro di voi , il fornellino è spento ? - Non bisogna lasciarlo spegnere , perbacco ! - Eh , caro : quando il vento è troppo forte ; quando la morte viene e ci soffia su ; quando cercate attorno e non trovate più un fuscello per alimentarlo ... - Ma dove lo cerca lei ? qua ? chiusa sempre fra queste quattro mura come in una carcere ? La signora Anna , scusi ... possibile che la signora Anna ... io non so ... S ' era interrotto per un subito imbarazzo , notando che la sorella di Roberto , nel vedersi tirata in ballo quando men se l ' aspettava , s ' era tutta invermigliata . Fin dal primo vederla , Corrado Selmi era rimasto ammirato della pura e delicata bellezza di lei e istintivamente aveva sofferto nel veder quella bellezza così mortificata da quelle ostinate gramaglie e , più che trascurata , sprezzata . A quel rossore improvviso , aveva temuto d ' essersi spinto un po ' troppo oltre ; ma poi , vincendo il momentaneo imbarazzo , aveva soggiunto : - Non ha un figliuolo , lei ? E l ' obbligo , dunque , di vivere per lui , di amar la vita per lui ... no ? Che so io ... forse manifesto un po ' troppo vivacemente quel che penso , vedendo qua tutta questa tetraggine che non mi par ragionevole , ecco ! Che ne dice lei , signora Anna ? Ella s ' era di nuovo invermigliata , s ' era penosamente costretta a non abbassar gli occhi , e con la vista intorbidata e un sorriso nervoso sulle labbra , stringendosi un po ' nelle spalle , aveva risposto , alludendo al figlio : - È giovane , lui ... La vita , se la farà da sé ... - Ma lei , dunque ... è vecchia , lei ? Con quest ' ultima domanda , quasi involontaria , s ' era chiusa quella prima conversazione . Ora Corrado Selmi rientrava in casa di Roberto , esilarato di quanto aveva veduto nella villa di Colimbètra . Tutti quei fantocci là con la divisa borbonica , che gli avevano presentato le armi ! Roba da matti ! Ma che splendore , quella villa ! Il principe - no - non s ' era fatto vedere . Che peccato ! Avrebbe tanto desiderato di conoscerlo . Ecco là uno che s ' era fissato anche lui , nei suoi affetti , in un tempo oltrepassato ... ma che pur seguitava a vivere , fuori del tempo , fuori della vita ... in un modo curiosissimo , che bellezza ! protendendo da quel suo tempo certe immagini di vita che per forza , nella realtà dell ' oggi , dovevano apparire inconsistenti , maschere , giocattoli : tutti quei fantocci là ... che bellezza ! - Eppure quei fantocci là , caro Selmi , che vi hanno fatto ridere , - gli disse donna Caterina , - nelle elezioni di domani , qua , vinceranno voi , il vostro amico Roberto , il signor Prefetto , il vostro Governo e tutti quanti ... Ridete ancora , se vi riesce . Ombre ? Ma siamo noi , le ombre ! - Io no , la prego , donna Caterina , - disse allora , ridendo e toccandosi , il Selmi . - Mi lasci almeno questa illusione ! Guardi , il principe , innanzi a me , s ' è dileguato lui come un ' ombra ... Avrei pagato non so che cosa per vedermelo venire incontro , anche per rifarmi ... eh , Roberto lo sa ... per rifarmi d ' un certo incontro con suo figlio a Roma , in cui toccò a me , per forza , far la parte dell ' ombra ... Beh ! pazienza .. Ma sì , lei dice bene , donna Caterina ; ci ostiniamo purtroppo a volere esser ombre noi , qua , in Sicilia . O inetti o sfiduciati o servili . La colpa è un po ' del sole . Il sole ci addormenta finanche le parole in bocca ! Guardi , non fo per dire : ho studiato bene la questione , io . La Sicilia è entrata nella grande famiglia italiana con un debito pubblico di appena ottantacinque milioni di capitale e con un lieve bilancio di circa ventidue milioni . Vi recò inoltre tutto il tesoro dei suoi beni ecclesiastici e demaniali , accumulato da tanti secoli . Ma poi , povera d ' opere pubbliche , senza vie , senza porti , senza bonifiche , di nessun genere . Sa come fu fatta la vendita dei beni demaniali e la censuazione di quelli ecclesiastici ? Doveva esser fatta a scopo sociale , a sollievo delle classi agricole . Ma sì ! Fu fatta a scopo di lucro e di finanza . E abbiamo dovuto ricomprare le nostre terre chiesiastiche e demaniali e allibertar le altre proprietà immobiliari con la somma colossale di circa settecento milioni , sottratta naturalmente alla bonifica delle altre terre nostre . E il famoso quarto dei beni ecclesiastici attribuitoci dalla legge del 7 luglio 1866 ? Che irrisione ! Già , prima di tutto il valore di questi beni fu calcolato su le dichiarazioni vilissime del clero siciliano , per soddisfar la tassa di manomorta , e da questo valore nominale , noti bene , furon dedotte tutte le percentuali attribuite allo Stato e le tasse e le spese d ' amministrazione . Poi però tutte queste deduzioni furon ragionate sul valore effettivo e furon sottratte inoltre le pensioni dovute ai membri degli enti soppressi . Cosicché nulla , quasi nulla , han percepito fin oggi i nostri Comuni . Ora , dopo tanti sacrificii fatti e accettati per patriottismo , non avrebbe il diritto l ' isola nostra d ' essere equiparata alle altre regioni d ' Italia in tutti i beneficii , nei miglioramenti d ' ogni genere che queste hanno già ottenuto ? Non c ' è stato mai verso , per quanti sforzi io abbia fatto , di raccogliere in un fascio operoso tutta la deputazione siciliana . Via , via , non ne parliamo donna Caterina ! Dovrei guastarmi il sangue . Io faccio quanto posso . Poi alzo le spalle e dico : « Vuol dire che questo ci meritiamo , noi » . Si voltò verso Roberto , per cambiar discorso , e aggiunse : - Sai ? Ho visto jeri , per via , la moglie del tuo avversario . Caro mio , tu devi perdere per forza . Ah che bella donnina ! Scusatemi , signore mie , se parlo così ; ma io non avrei proprio il coraggio di vincere , neanche nel nome santo della Patria e della Libertà , per non far piangere gli occhi di quella bella signora ! CAPITOLO SETTIMO Nicoletta Capolino entrò nello studio del marito già abbigliata , con uno strano cappellone piumato di feltro su i bellissimi capelli corvini . Florida , snella e procacissima , ardente negli occhi e nelle labbra , spirava dalle segrete sapienti cure della persona un profumo voluttuoso , inebriante . Era quello un momento drammatico , d ' intermezzo alla commedia che marito e moglie rappresentavano da due anni ogni giorno , anche nell ' intimità delle pareti domestiche , l ' una di fronte all ' altro , compiacendosi reciprocamente della loro finezza e della loro bravura . Sapevano bene l ' uno e l ' altra che non sarebbero mai riusciti a ingannarsi e non tentavan nemmeno . Che lo facessero per puro amore dell ' arte , non si poteva dire , ché odiavano entrambi in segreto la necessità di quelle loro finzioni . Ma se volevano vivere insieme , senza scandalo per gli altri , senza troppo disgusto per sé , riconoscevano di non poterne far di meno . Ed eccoli dunque premurosi a vestire o meglio , a mascherare di garbata e graziosa menzogna quel loro odio ; a trattar la menzogna come un mesto e caro esercizio di carità reciproca , che si manifestava in un impegno , in una gara di compitezze ammirevoli , per cui alla fine marito e moglie avevano acquistato non solo una stima affettuosa del loro merito , ma anche una sincera gratitudine l ' uno per l ' altra . E quasi si amavano davvero . - Gnazio , non vado via tranquilla ! - diss ' ella , entrando , come imbronciata d ' un supposto inganno che la addolorava e costernava . - Giurami che non vai a batterti questa mattina . - Oh Dio , Lellè , ma se t ' ho detto che vado a Siculiana ! - rispose Capolino , levando le mani per posargliele lievemente sulle braccia . - Dovevo andarci jeri , lo sai . Sta ' tranquilla , cara . Il duello è stato rimandato alla fine delle elezioni . - Debbo crederci , proprio ? - insistette lei , mentre stentava ad abbottonarsi il guanto con l ' altra mano già inguantata . Capolino volentieri avrebbe risposto a quell ' insistenza con uno sbuffo ; invece , sorrise ; si accostò premuroso ; le prese la mano per abbottonarle lui quel guanto , e vi s ' indugiò , come un innamorato . - Sapessi quanto mi secca d ' andare a Valsanìa ! - soggiunse lei allora , parlandogli quasi all ' orecchio , con abbandono . - Ma va ' ! - esclamò egli , guardandola negli occhi , come per farle avvertire che quella nota tenera ( molto cara e graziosa , del resto ) era per lo meno fuor di tempo e di luogo . - Ti giuro ! - replicò lei , ostinandosi , ma pur rispondendo al sorriso . Capolino scattò a ridere forte : - Ma va ' ! ma va ' ! che ti divertirai un mondo ! Vedere quella foca di Adelaide davanti allo sposo ... Sarà uno spettacolo impagabile ! Dici sul serio , Lellè ? - Se avessi il cuore tranquillo ... - ripeté Nicoletta . - Jersera ti sei trattenuto qua , chi sa quanto ... Non t ' ho sentito venire a letto ... - Ma tutta questa corrispondenza elettorale , non vedi ? - le disse egli , indicando la scrivania . - Zio Salesio , santo Dio , almeno in questo , potrebbe ajutarmi ... - Oh sì , zio Salesio ! Fossero pasticcini ... - Basta . Non perder tempo , va ' va ' ... O aspetti la carrozza ? Nicoletta fece con gli occhi il gesto di chi si rassegna a credere non convinto , e sospirò : - Se è vero che vai a Siculiana , al ritorno verso sera , passando dallo stradone , non potresti venire a Valsanìa ? - Ah , potendo , figùrati ! - rispose egli . - Ma se gli amici ... Non ritornerò solo ... Se potrò ... dico , se potrò lasciarli ... Tese le labbra per baciarla . Ella ritrasse il capo , istintivamente , temendo di guastarsi l ' acconciatura . - Perché ? - disse . - Perché mi piaci , così ... Non vuoi darmi un bacio ? - Piano , però ... Furono sorpresi dalla vecchia cameriera , la quale veniva ad annunziare che la carrozza del Salvo era arrivata . Nicoletta si staccò subito dal marito . - Ecco , vengo - disse alla serva ; poi , tendendo la mano al marito : - E allora , a rivederci . - Divèrtiti - le augurò Capolino . Quella vettura , per una cittaduzza come Girgenti , era proprio di più ; goffa ostentazione di lusso e di ricchezza che soltanto al Salvo si poteva passare . Dal sobborgo Ràbato , ove Capolino abitava , al viale della Passeggiata , ove il Salvo da alcuni anni s ' era fatto costruire un ' amenissima villa , si poteva andare a piedi in mezz ' ora . Nicoletta non aveva alcun dubbio che il marito andava a battersi quella mattina . Ma non doveva saperlo per potersi divertire . Quante e quant ' altre cose non doveva allo stesso modo sapere , per poter essere così , gaja e amante della vita ! Ci riusciva , spesso , a forza di volontà , non già a non saperle , che non le sarebbe stato possibile , ma a fare , proprio , come se non le sapesse . Di nascosto , quando ne aveva fino alla gola , uno sbuffo , e là ! sollevava l ' anima sopra tutte le miserie che la avevano oppressa sempre , fin dalla nascita . Non doveva sapere , ad esempio , che la madre le aveva fatto morire , se non proprio di veleno , come qualcuno in paese aveva malignato , certo però di crepacuore il padre , per unirsi in seconde nozze con colui ch ' ella chiamava zio Salesio , antico scritturale del banco Spoto . Aveva appena cinque anni , quando il padre le era morto , eppure lo ricordava bene ; tanto che la madre non aveva potuto mai persuaderla a chiamar babbo quel suo secondo marito molto più giovine di lei . Non era cattivo , no , zio Salesio ; ma fatuo , e vano come la stessa vanità . Appena marito della vedova di Baldassare Spoto , aveva creduto sul serio che da quel matrimonio gli fosse derivato quasi un titolo di nobiltà ; e i più strani fumi gli erano saliti al cervello ; tutta l ' anima anzi gli si era convertita in fumo . Presto però la brace per quei fumi aveva cominciato a languire . Spese pazze ... E n ' avesse almeno goduto ! Che supplizio cinese dovevano essere per lui , tuttora , quelle scarpine di coppale , che lo costringevano ad andare a passetti di pernice , quasi in punta di piedi ! Le male lingue dicevano che sotto il panciotto teneva il busto , come le donne . Il busto , no ; una fascia di lana teneva , stretta e rigirata più volte attorno alla vita , anche a salvaguardia delle reni che gli s ' erano ingommate . Non era poi tanto vecchio : aveva appena qualche annetto più di Capolino : ma lo sfacimento , ad onta di tutte le diligenze e delle piú amorose e disperate cure , era cominciato in lui prestissimo . Pareva adesso un fantoccio automatico : tutto aggiustato , tutto congegnato , tutto finto : nei denti , nel roseo delle gote , nel nero dei baffetti incerati e del piccolo pappafico e delle esili sopracciglia e dei radi capelli ; e camminava e si moveva come per virtù di molle , giovanilmente . Gli occhi , però , tra tanta chimica , quasi smarriti entro le borse gonfie e acquose delle pàlpebre , esprimevano una pena infinita . Perché erano venuti i guaj , purtroppo , dopo la morte della moglie . Nicoletta avrebbe potuto sbarazzarsi di lui , ma ne aveva avuto pietà ; s ' era presa però lei l ' amministrazione di quel po ' ch ' era restato ; e le apparenze , sì , aveva voluto salvarle , e zio Salesio ( ormai quasi mummificato ) aveva seguitato a mostrarsi per via come un milordino , prodigio d ' eleganza , sempre in calze di seta e scarpine di coppale , in punta di piedi ; ma , in casa , eh , in casa la più stretta economia . Tanto che un giorno Nicoletta se l ' era visto arrivare con un involto di due polli arrosto finti , di cartone , sotto il braccio . Sicuro : due polli arrosto di cartone da figurare su la magra mensa sotto il paramosche di rete metallica . Ogni giorno il povero vecchio se li metteva lì davanti , su la tavola , per illudersi : non poteva farne a meno ! E quei due polli di cartone e un tozzo di pane ( vero , ma duro per i suoi denti non veri ) erano adesso per intere settimane tutto il suo pranzo giornaliero ! Perché Capolino non aveva voluto prenderlo con sé , e zio Salesio Marullo , rimasto solo nella vecchia e triste casa che Nicoletta gli aveva ceduto con quel po ' ch ' era riuscita a salvare dalla rovina , spesso , non sapendo limitarsi nelle spese , per comperarsi una bella cravatta o un bel bastoncino , restava digiuno - quando , beninteso , non si presentava in casa di Flaminio Salvo nell ' ora del desinare , sapendo che la figliastra era lì . E Nicoletta , che per l ' onta segreta gli avrebbe strappato il pappafico o gli occhi , doveva accoglierlo sorridente . Sentiva che avrebbe potuto esser buona , in fondo , e veramente buona le pareva d ' essersi dimostrata in certi momenti della sua vita ; ma che intanto un perfido destino non aveva voluto permetterle d ' esser tale . Cattiva per forza doveva essere ! Tutto falso in lei , dentro e fuori e intorno . E una lotta segreta , continua , per vincer l ' afa del disgusto , per non sentir l ' impiccio della maschera , quantunque già sul volto le fosse divenuta fina come la stessa pelle . Ma aveva su la fronte un cerro di capelli svoltato , ribelle , Nicoletta Capolino , e temeva in certe ore che così l ' anima qualche giorno le si sarebbe svoltata in petto , in un subito prorompimento contro la soffocazione di tanti e tanti anni . Per ora , il marito andava a battersi ? E lei a festa ! Per non vedere , per non esser veduta da troppa gente , ordinò al cocchiere di lasciar la via Atenea e di prendere per la strada esterna di Santa Lucia , sotto la città . Non si curava più da un pezzo di ciò che la gente pensava nel vederla nella carrozza del Salvo . Era ormai cosa risaputa . Del resto , anche qua , le apparenze in certo qual modo erano salvate dalla parentela che Capolino aveva avuto col Salvo e dall ' ufficio ch ' ella rappresentava presso la figlia di don Flaminio . L ' audacia aveva sfidato la malignità e , se non vinta del tutto , l ' aveva costretta a tacere e a far di cappello in pubblico ; a spettegolare solo in privato , ed anche con una certa filosofica indulgenza . Perché la filosofia ha questo di buono : che alla fine dà sempre ragione a chi , comunque , riesca a imporsi . Villa Salvo era situata in alto , aerea , e dominava il viale tagliato su la collina dal lato meridionale . Vi si saliva per ampie scalee , che superavano l ' altezza con agevoli fughe . A ogni ripiano , su i pilastrini , eran quattro statue d ' arcigna bruttezza , che certo non facevano buona accoglienza ai visitatori né si congratulavano molto con essi della branca superata . Si godeva però di lassù la vista incantevole dell ' intera campagna tutta a pianure e convalli e del mare lontano . Prima di salire al piano superiore della villa , Nicoletta corse diviata allo studio del Salvo a pianterreno ; ma si arrestò d ' un tratto su la soglia , vedendo ch ' egli non era solo . - Avanti , avanti , - disse , inchinandosi , Flaminio Salvo , che stava in piedi davanti alla scrivania , a cui era seduto un giovine , intento a scrivere : Aurelio Costa . - Domando scusa , se ... - cominciò a dire Nicoletta , guardando il Costa che si levava da sedere . - Ma non lo dica ! - la interruppe il Salvo , lisciandosi le basette , con un sorriso freddo , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse palpebre dava un ' espressione di lieve ironia . - Venga avanti ... stavo qui a chiacchierare col mio ingegnere . Poi , notando l ' impaccio di questo per la presenza della signora , aggiunse : - Non vi conoscete ? - Veramente , di nome sì , - rispose con una certa disinvoltura Nicoletta . - Credo però non ci sia mai stata presentazione fra noi ... - Oh ! e allora , - riprese il Salvo , - per la formalità : l ' ingegnere Aurelio Costa , la signora Lellè Capolino - Spoto . Aurelio Costa , con gli occhi bassi , senza scostarsi dalla scrivania , chinò lievemente il capo . Era ben messo , senza ombra di ricercatezza , composto e altero nella maschia bellezza , cui l ' insolito abito cittadino , di fresca fattura , faceva forse apparire un po ' rude . - Sarà pronta Adelaide ? - domandò Nicoletta al Salvo dopo aver osservato il giovane e risposto con un lieve sorriso all ' inchino sostenuto di lui . - Ecco , un momento , - rispose il Salvo . - Segga , segga , donna Lellè . Io vado e torno . Credo che Adelaide sia pronta . E s ' avviò per uscire . - Ma sarà meglio che venga su anch ' io ! - gli gridò dietro Nicoletta . - No , perché ? - disse il Salvo , voltandosi su la soglia . - Viene giù subito Adelaide . E uscì . Nicoletta non volle sedere ; girò un po ' , dimenandosi capricciosamente per l ' ampia sala addobbata con sobria ricchezza . Aurelio , rimasto in piedi , non sapeva se dovesse , o no , rimettersi a sedere ; temeva di commettere un atto indelicato ; ma , d ' altra parte , era urtato dal pensiero che , per il capriccio di colei , dovesse star lì come un servitore in attesa . E come una padrona veramente ella era lì : ma a qual prezzo ? E dire che lui aveva sognato tant ' anni di farla sua , quella donna ! Era anche lui lì al servizio del Salvo , come lei , come Capolino , come tutti ; ma se ella fosse stata sua moglie , il Salvo non avrebbe certamente osato neppur di pensare che avrebbe potuto servirsene pe ' i suoi senili allettamenti . Là , tra due vecchi si trovava ella ora , con la sua florida bellezza voluttuosa , contaminata . Ne godeva ? Ostentava di fronte a lui quella sfacciata padronanza ? Godeva di quel lusso ? degli onori che le si rendevano per l ' onore perduto ? Ma sì ! Anche deputato sarebbe stato tra poco suo marito ... E lei , moglie d ' un deputato ! Con lui , invece , che sarebbe stata , se pur fosse riuscita a vincere l ' orrore - già , l ' orrore ! - d ' unirsi a uno di così bassi natali ? L ' onestà , la gioventù , l ' amore puro e santo ? Ma valevan di più per lei le piume ondeggianti e il velo dell ' ampio cappello ! Stanco e sdegnato , sedette . - Oh bravo , sì , - esclamò allora Nicoletta , voltandosi a guardarlo . - Mi scusi tanto , se non gliel ' ho detto ... Distratta , pensavo ... Si appressò ; venne a porsi innanzi alla scrivania , di fronte a lui , con una mossa repentina , risoluta e provocante della persona . - Lei ora starà qui , ingegnere ? - Forse ... Non so ... - le rispose egli , guardandola a sua volta con fermezza . - Attendiamo per ora a tracciare un disegno ... Se si attua ... - Rimarrà qui ? - Ci sarà bisogno d ' un direttore ... Nicoletta rimase un po ' a guardarlo , sopra pensiero ; poi , rialzandosi lievemente con una mano i capelli su la fronte : - Lei studiò a Parigi , è vero ? - Sì , - rispose lui , reciso , sentendo il profumo inebbriante che ella esalava dalla procacissima persona . - Parigi ! - esclamò Nicoletta Capolino , levando il mento e socchiudendo gli occhi . - Ci sono stata , nel mio viaggio di nozze ... e dica un po ' , volendo , adesso , lei non potrebbe più ritornare ingegnere governativo ? Aurelio la guardò , stordito da questa subitanea diversione Aggrottò le ciglia ; rispose : - Non so . Non credo . Ma non tenterei neppure . Ritornerei per mio conto in Sardegna . Sono qua per fare un piacere al signor Salvo . Non perderei nulla , andandomene . - Oh lo so ! - disse subito lei . - Coi suoi meriti ... Volevo dir questo appunto ! E il signor Salvo certamente non se lo lascerà scappare , se ha in mente , come lei dice , un disegno . Strizzò un po ' gli occhi , e portò un dito alle labbra , stette un po ' assorta e riprese con altro tono di voce : - Eppure io mi ricordo bene di lei , sa ? di quando lei era qua , ancora studente ... giovanottino ... sì ! me ne ricordo benissimo ora ... Aurelio fece un violento sforzo su se stesso per resistere al turbamento , all ' urto che le parole di lei , dette con così calma improntitudine , gli cagionavano . Che voleva da lui quella donna ? Perché gli parlava così ? Era veramente difficile a indovinare ; e per Aurelio , anzi , impossibile . L ' improvviso , inopinato incontro con lui ; l ' impressione che ne aveva ricevuta ; i pensieri che coi feminei sguardi furtivi gli aveva letti in fronte dopo il suo irrompere con tanta libertà nello studio del Salvo , e poi durante quell ' attesa ; l ' avvilimento segreto per la sua condizione , che in fondo non poteva non sentire davanti a quel giovine che un giorno l ' aveva chiesta in moglie onestamente , per amore ; il pensiero ch ' egli ora sarebbe rimasto lì , nella casa del Salvo , e che Dianella lo amava in segreto , e che presto egli , con la vicinanza , avrebbe potuto accorgersene ; e che tra poco dunque - ostinandosi Dianella fino a vincere l ' opposizione del padre - lei avrebbe potuto soffrir l ' onta d ' assistere al fidanzamento di colui con la figlia del suo padrone , avevano messo in subbuglio l ' anima di Nicoletta Capolino . Sarebbe toccato a lei , allora , di sorvegliare , di far la guardia ai fidanzati ; e quel giovine là , che si mostrava ancor tanto mortificato del rifiuto ch ' ella sdegnosamente aveva opposto alla domanda di lui ; quel giovine là si sarebbe presa una tale rivincita su lei : sarebbe diventato domani suo padrone anche lui , marito di quella Diana , da cui ella si sentiva sprezzata e odiata . Ed era pur bello , e forte , e fiero ! E ancora ( se n ' era accorta bene ! ) , ancora sotto il fascino di lei , per quanto offeso e sdegnato ... Perché poi Flaminio Salvo , che sapeva tutto , se n ' era subito uscito e l ' aveva lasciata lì , sola con lui ? Tornò a strizzar gli occhi , quasi per smorzare lo sfavillìo dei segreti pensieri ; e aggiunse con un tono strano : - Anche lei forse si ricorderà ... Aurelio , sconvolto , levò gli occhi a guardarla con una espressione fosca e dura . - Non me ne voglia male , - disse allora ella con triste dolcezza , piegando da un lato la testa . - Poiché lei rimarrà qui e noi avremo occasione di vederci spesso , cogliamo questa , intanto , per togliere con franchezza un ' ombra tra noi , che ci aduggerebbe . Io passo per sventata ; sarò tale , non nego ; ma non posso soffrire le simulazioni , le dissimulazioni d ' ogni sorta , per nessuna ragione , i pensieri coperti ... Vogliamo essere buoni amici ? Gli tese , così dicendo , la bella mano inanellata ; e , dopo la stretta , gliela lasciò ancora un poco per aggiungere : - Tanto , creda , non glielo dico per civetteria , né per avere un complimento ; lei ancora ha la sua bella libertà ; nessuna perdita e nessun rimpianto . Buoni amici ? E , sentendo l ' ànsito affannoso e il fruscìo della veste di seta di donna Adelaide Salvo , tornò a stringergli la mano in fretta , apposta , come per dar senso e sapore d ' un patto segreto a quella conversazione . - Alla fiera ! alla fiera ! - esclamò donna Adelaide , entrando con le mani per aria , accaldata , sbuffante . - Guarda , Lellè , guarda , ingegnere , figlio mio , come mi hanno parata ! Oh , Maria Santissima , mi sembro io stessa una bella puledra stagionata , tutta infiocchettata , da condurre alla fiera ... Ma con Flaminio non si può combattere , picciotti miei ; bisogna fare : Su , bubbolino , salutami il re ; dir sempre di sì , dir sempre di sì . Ridete ? ridete pure ... Ridevano , infatti , Nicoletta Capolino e Aurelio Costa , mentre donna Adelaide con le braccia aperte si girava intorno come una trottola ; ridevano anche , irresistibilmente , per il piacere d sentire espressa con tanta disinvoltura e tanta comicità la loro segreta impressione , che essi si sarebbero guardati bene , non che d ' esprimere , ma anche di riflettere , con quella crudezza , su la propria coscienza . Appunto questo voleva donna Adelaide . La quale sentiva il ridicolo di quelle nozze strane e tardive , e poneva le mani avanti per disarmar l ' altrui malignità . Dotata di buon senso e d ' un certo spirito , aveva stimato di poter senz ' altro approfittare della sua privilegiata condizione e di quella dello sposo , che mascheravano con pompa sdegnosa quanto vi era d ' illegale in quelle nozze . Ma vi si prestava senza entusiasmo , quasi per fare un piacere al fratello più che a se stessa . Sapeva però che il principe era un bellissimo e garbatissimo uomo . Ella , già anziana , dopo l ' entrata di quella simpatica Nicoletta in casa , che aveva preso tanto impero su Flaminio ( e giustamente , veh ! bella figliuola , sacrificata , poverina , da quel cagliostro del marito ! ) , ella s ' era stancata della sua « terribile signorinaggine » come la chiamava , e aveva detto di sì : - Su , bubbolino , salutami il re ! Senza municipio ; con la chiesa soltanto . Che glien ' importava ? Vecchia , non avrebbe fatto figli di certo . L ' assoluzione del prete , per lei , bastava , per i parenti e gli amici bastava , e dunque avanti , alla fiera ! allegramente ! La musoneria , la musoneria non poteva soffrire , donna Adelaide . Era impensierita soltanto di questo : che le avevano detto che il principe aveva la barba lunga . Un uomo con la barba lunga doveva essere molto serio per forza , o averne per lo meno l ' impostatura . Sperava di fargliela accorciare . Bella Madre Santissima , non ci avrebbe avuto pazienza , lei , a lisciar peli lunghi come fiumi ! Più corta , la barba , più corta ... Chionza popputa , quasi senza collo , non era tuttavia brutta , donna Adelaide ; aveva anzi bello il viso , ma gli occhi troppo lucenti , d ' una lucentezza cruda , quasi di smalto , e lucentissimi i denti che le si scoprivano tutti nelle sonore risate frequenti . Smaniava sempre , oppressa com ' era e soffocata da quelle enormi poppe sotto il mento , « prepotenti escrescenze » , com ' ella le chiamava . E caldo , caldo , caldo ; aveva sempre caldo , e voleva aria ! aria ! aria ! Non se l ' aspettava , intanto , il vecchio cascinone di Valsanìa , nel desolato abbandono in cui da tanti anni viveva , tutti quei fronzoli e quei pennacchi , tutti quei paramenti sfarzosi che i tappezzieri gli appendevano dalla mattina . Pareva se li guardasse addosso , triste e un po ' stupito , con gli occhi delle sue finestre . Oh ! oh ! gli avevano appeso anche un lungo festone di lauro , come una collana ; un ' altra collana , più su , di mortella , sotto le gronde , con certi rosoni di carta che avevano spaventato i passeri del tetto . Povere care creaturine , a cui esso , buon vecchione ospitale , voleva tanto bene ! Eccoli là , tutti scappati via , nascosti tra le foglie degli alberi attorno . E di là gli mandavano , sgomenti , certi acuti squittìi , che volevano dire : - Oh Dio , che ti fanno , vecchione , che ti fanno ? Mah ! S ' era da gran tempo addormentato , il vecchione , nella pace dei campi . Lontano dalla vita degli uomini e quasi abbandonato da essa , aveva da un pezzo cominciato a sentirsi , nel sogno , cosa della natura : le sue pietre , nel sogno , a risentire la montagna nativa da cui erano state cavate e intagliate ; e l ' umidore della terra profonda era salito e s ' era diffuso nei muri , come la linfa nei rami degli alberi e qua e là per le crepe erano spuntati ciuffi d ' erba , e le tegole del tetto s ' eran tutte vestite di musco . Il vecchio cascinone , dormendo , godeva di sentirsi così riprendere dalla terra , di sentire in sé la vita della montagna e delle piante , per cui ora intendeva meglio la voce dei venti , la voce del mare vicino , lo sfavillìo delle stelle lontane e la blanda carezza lunare . Che bel tappeto nuovo fiammante su la vecchia scala rustica , che aveva due stanghe verdi per ringhiera ! che scorta di lauri e di bambù su per i gradini e poi sul pianerottolo ! e che drappi damascati ai davanzali delle finestre e al terrazzo di levante per nascondere la ringhiera arrugginita ! che tappeto anche lì , su quel terrazzo , e sedie di giunco e tavolini e vasi di fiori ... Ora vi rizzavano una tenda a padiglione . Il ricevimento e la presentazione degli sposi avrebbero avuto luogo lì , poiché non s ' era potuta strappare a Mauro Mortara la chiave del camerone . Dall ' alba egli era andato a rintanarsi , non si sapeva dove . Don Cosmo , in maniche di camicia , sbuffava e smaniava per la camera in disordine , mentre donna Sara Alàimo , ancora spettinata , cercava dentro un ' arca antica di faggio , stretta e lunga come una bara , un abito decente per farlo comparire nella solenne cerimonia . Spirava da quell ' arca piena d ' abiti vecchi un denso acutissimo odore di canfora . - Mi tenga il coperchio , almeno , santo Dio ! - gemeva soffocata , come da sotterra , la povera « casiera » . Già due volte il coperchio le era caduto addosso , su le reni . E don Cosmo : - Gnornò ! Siamo in campagna ! Lasciatemi in pace ! - Ma si lasci servire ... - seguitava a gemere dentro l ' arca donna Sara . - Verrà monsignor vescovo ... verrà la sposa ... Vuol comparire in giacchetta ? Mi lasci cercare ... So che c ' è ! - E io vi dico , invece , che non c ' è piú ! - Ma se l ' ho vista io ! C ' è ! C ' è ! Cercava un ' antica napoleona , che don Cosmo al tempo dei tempi aveva indossata una o due volte , e rimasta perciò nuova nuova , lì sepolta sotto la canfora , di foggia antica , sì , ma « abito di tono » almeno ... - Eccola qua ! gridò alla fine , trionfante , donna Sara , rizzandosi su le reni indolenzite . E tira e tira e tira ... oh , Dio , cosí lunga ? ... e tira ... Le si allentarono le braccia , a donna Sara . Era una tonaca , quella . La tonaca da seminarista di don Cosmo Laurentano . Finì di tirarla fuori tutta , mogia mogia , per ripiegarla a modo e riseppellirla coi debiti riguardi . Tentennò il capo ; sospirò : - Vero peccato ! Chi sa che , invece di monsignor Montoro , non sarebbe lei a quest ' ora vescovo di Girgenti ... - Starebbe fresca la diocesi ! - borbottò don Cosmo . - Buttatela via , giù ! S ' era turbato alla vista inaspettata di quella tonaca , spettro della sua antica fede giovanile . Vuota e nera come quella tonaca era rimasta di poi l ' anima sua ! Che angosce , che torture gli resuscitava ... Con gli angoli della bocca in giù e gli occhi chiusi , don Cosmo s ' immerse nelle memorie lontane e tuttavia dolenti della sua gioventù tormentata per anni dalla ragione in lotta con la fede . E la ragione aveva vinto la fede , ma per naufragare poi in quella nera , fredda e profonda disperazione . - C ' era o non c ' era ? - gli disse donna Sara alla fine , parandoglisi davanti con la napoleona su le braccia protese . Don Cosmo fece appena in tempo a indossarla . Uno degli uomini di guardia ( ne erano venuti otto , alla spicciolata , da Colimbètra , in gran tenuta ) entrò di corsa ad annunziar l ' arrivo di Monsignore . Don Cosmo tornò a sbuffare ; volle alzar le braccia per esprimere il fastidio che gli recava quell ' annunzio ; ma non poté ; la napoleona ... - Giusta ! attillata ! dipinta ! - lo prevenne donna Sara . - Dipinta un corno ! - gridò don Cosmo . - Mi sega le ascelle , mi strozza ! E scappò via . Sperava che arrivasse per ultimo il vescovo e che non toccasse a lui d ' accoglierlo e di tenergli compagnia fino all ' arrivo degli altri ospiti . Gli seccavano anche questi , gli seccava enormemente tutta quella pagliacciata pomposa ; ma più di tutto e di tutti la vista di monsignor vescovo , di quell ' alto rappresentante d ' un mondo da cui egli s ' era allontanato dopo tanto strazio , urtato specialmente dall ' ipocrisia di tanti altri suoi compagni , i quali , pur assaliti in segreto dai suoi stessi dubbii , vi erano rimasti . E monsignor Montoro era appunto fra questi . Ora si faceva baciar la mano , colui , e aveva la cura suprema delle anime di un ' intera diocesi . Le illusioni incoscienti , le finzioni spontanee e necessarie dell ' anima , don Cosmo , sì , le scusava e le commiserava e compativa ; ma le finzioni coscienti , no , segnatamente in quell ' ufficio supremo , in quel ministero della vita e della morte . - Oh bello ! oh bene ! - diceva intanto Monsignore , molle molle , smontato dalla vettura e guardando la campagna intorno , tra Dianella Salvo e il suo segretario , giovane prete , smilzo e pallidissimo , dagli occhi profondi e intelligenti . - Col mare vicino ... oh bello ! ... oh bene ! ... e la valle ... e la valle ... e che ... S ' interruppe , vedendo don Cosmo scender la scala della vecchia villa infronzolata . - Oh eccolo ! Caro mio don Cosmo ... - Monsignore riveritissimo , - disse questi , inchinandosi goffamente . - Caro ... Caro ... - ripeté Monsignore , quasi abbraccianolo e battendogli una mano sulla spalla . - Da quanti mai anni non ci vediamo più ... Vecchi ... eh ! vecchi ... Tu ... ( ci daremo del tu , spero , come un tempo noi due ) tu devi avere , se non sbaglio , qualche annetto più di me ... - Forse ... sì , - sospirò don Cosmo . - Ma chi li conta piú , Montoro mio ? So che n ' ho molti dietro ; pochi , davanti ; e quelli mi pesano , e questi mi pajono enormemente lunghi ... Non so altro . Dianella Salvo , guardando don Cosmo , aveva atteggiato involontariamente il volto di riso nel vedergli addosso quell ' antica napoleona che gli serrava le spalle e le braccia . Sorrideva sotto il naso anche il giovine e pallido prete ; e gli otto uomini di guardia , postati e impalati a piè della scala , miravano il fratello del principe loro padrone , a quel solenne ricevimento , tra afflitti e mortificati . Donna Sara Alàimo s ' era accomodati alla bell ' e meglio i capelli sotto la cuffia ed era scesa a baciar la mano al vescovo , piegando un ginocchio fino a terra ; erano scese con lei le due cameriere insieme col cuoco e il servitore , e s ' era accostata anche la moglie del curàtolo Vanni di Ninfa coi tre marmocchi sbracati , dalle zampe a roncolo . Monsignore tendeva la mano al bacio e sorrideva a tutti , chinando il capo . Poi presentò il segretario a don Cosmo e , salendo la scala della villa , parlò della visita che aveva fatto testé , di passata , alla chiesuola della Seta , e della festa che gli avevano fatta tutti gli abitanti di quel casale . - Che buona gente ... che buona gente ... E domandò a Dianella e a donna Sara se la domenica andavano a messa lì , a quella chiesuola . - So che ci viene apposta un sacerdote da Porto Empedocle , e che quei buoni borghigiani raccolgono l ' obolo dai viandanti tutta la settimana , per lo stradone ... Entrando nella villa si rivolse a Dianella e le domandò : - La mamma ? Dianella gli rispose con un gesto sconsolato delle braccia , impallidendo e guardandolo negli occhi amaramente . - Che pena ! - sospirò Monsignore , andando a sedere nel terrazzo già addobbato . - Ma calma , eh , almeno è calma ? - Non si sente ! - esclamò donna Sara . - E seguita a pregare , è vero ? - aggiunse il vescovo . - Sempre , - rispose Dianella . - Consolante per voi , - osservò Monsignore , tentennando lievemente il capo , con gli occhi globulenti socchiusi , - che nel bujo della mente , soltanto il lume della fede le sia rimasto acceso ... Divina misericordia ... - Perdere la ragione ! - mormorò don Cosmo . Monsignore si voltò a guardarlo , piccato . Ma don Cosmo , assorto , non lo vide : pensava per conto suo . - Dico serbar la fede , pur avendo perduto la ragione , - spiegò Monsignore . - Sì , sì ! - sospirò don Cosmo , riscotendosi . - Ma difficile è il contrario , Monsignore mio ! - Credo che non sia prudente , è vero , farmi vedere da lei ? - domandò il vescovo , rivolgendosi a Dianella , come se non avesse inteso le parole di don Cosmo . - Lasciamola , lasciamola tranquilla ... Con te , - soggiunse poi , piano e con un benevolo sorriso a don Cosmo , - vorrei pur riprendere le fervide discussioni nostre d ' un tempo , ma non ora e non qui ... Se tu volessi venire a trovarmi ... - Discutere ? Stolido perfetto ! - esclamò don Cosmo . - Sono diventato stolido perfetto , caro Montoro mio ... Non connetto più ! Se uno mi dice che due e due fanno sei e un altro mi dice che fanno tre ... - Ecco il principe ! - lo interruppe donna Sara , che guardava verso il viale dalla ringhiera del terrazzo . Monsignore si alzò con Dianella e don Cosmo per vederlo arrivare . Questi accorse , per abbracciarlo appena smontato dalla vettura . Cavalcavano ai due lati capitan Sciaralla e un altro graduato , anch ' essi in alta tenuta . Il rosso acceso dei calzoni spiccava gajamente tra il verde degli alberi e sotto l ' azzurro del cielo . La vettura era chiusa . Il segretario Lisi Prèola sedeva dirimpetto al principe . Donna Sara si ritrasse dal terrazzo , ove rimasero soltanto Monsignore , Dianella Salvo e il segretario ad assistere dalla ringhiera all ' abbraccio che i due fratelli si sarebbero scambiato . Don Ippolito Laurentano smontò dalla vettura con giovanile agilità . Vestiva da mattina e aveva in capo un cappello avana dalle ampie tese . Baciò il fratello e subito si trasse indietro a osservarlo . - Cosmo , e come ti sei conciato ? - gli domandò sorridendo . - Ma no ! ma no ! Vai subito a levarti codesto monumento dalle spalle ... Don Cosmo si guardò addosso la napoleona , di cui non si ricordava più , quantunque se ne sentisse segar le ascelle . - Sì , difatti , - disse , - sento un certo odore ... - Odore ? Ma tu appesti , caro ! - esclamò don Ippolito . - Senti di canfora lontano un miglio ! E sorrise a Monsignore e si levò il cappello per salutare Dianella Salvo nel terrazzo ; poi s ' avviò per la scala . - Vi do la consolante notizia che siete molto più stolida di me ! ma molto ! molto ! - diceva poco dopo don Cosmo alla « casiera » avvilita e stizzita , punto persuasa che quell ' « abito di tono » fosse fuor di luogo in un avvenimento come quello , con la presenza d ' un monsignore . - E mi avete fatto girar la testa , - incalzava don Cosmo , - e mi avete ubriacato con tutta la vostra canfora ... Tirate , giù ! tirate subito ... Non mi posso scorticare da me ! Datemi la mia solita giacca , adesso . Quando ricomparve sul terrazzo , don Ippolito levò le braccia . - Ah , sia lodato Dio ! così va bene ! Monsignore e Dianella ridevano . - Pensate di donna Sara ! che vuoi farci ? - sospirò don Cosmo , alzando le spalle . - Vi assicuro che è molto più stolida di me . - Questo poi ! - disse il principe , ridendo . - E di ' un po ' , Mauro dov ' è ? non si fa vedere ? - Uhm ! - fece don Cosmo . - Sparito ! Non ne ho più nuova da tanti giorni , da che abbiamo l ' onore ... - Io so dov ' è , - disse Dianella , inchinando graziosamente il capo al complimento di don Cosmo , che volle interrompere . - Sotto un carubo giù nel vallone ... Ma , per carità non deve saperlo nessuno ! Noi abbiamo fatto amicizia ... - Ah sí ? - domandò don Ippolito , ammirando con occhi ridenti la gentilezza e la grazia della fanciulla . - Con quell ' orso ? - È un gran pazzo ! - sentenziò gravemente don Cosmo . - No , perché ? - fece Dianella . - E guardi poi chi lo dice , Monsignore ! - esclamò il principe . - Non so che pagherei per assistere , non visto , alle scene che debbono avvenire qua fra tutti e due , quando son soli ... Don Cosmo approvò col capo ed emise il suo solito riso di tre oh ! oh ! oh ! - Dev ' essere uno spasso ! - aggiunse don Ippolito . Dianella guardava con piacere e indefinibile soddisfazione quel vecchio , a cui la virile bellezza , la composta vigoria , la sicura padronanza di sé davano una nobiltà così altera e così serena a un tempo ; indovinava il tratto squisito che doveva avere senza il minimo studio e però senz ' ombra d ' affettazione , e soffriva nel porgli accanto col pensiero sua zia Adelaide di così diversa , anzi opposta natura : scoppiante e sempliciona . Che impressione ne avrebbe ricevuta tra poco ? Si mossero tutti dal terrazzo e tutti , tranne Monsignore e il suo segretario che rimasero sul pianerottolo innanzi alla porta , scesero a piè della scala , quando i sonaglioli d ' argento annunziarono per il viale la vettura di Flaminio Salvo . Don Ippolito si fece avanti per ajutar le signore a smontare , e sorprese la sposa nell ' atto di sbuffare un Eccoci qua ! con le braccia protese verso il cielo della carrozza , come per spiccicarsele . Finse di non accorgersi di quell ' atto sguajato , facendo più profondo l ' inchino , poi le baciò la mano ; la baciò a donna Nicoletta Capolino , e strinse vigorosamente quella di Flaminio Salvo , mentre le due signore abbracciavano festosamente Dianella , e don Cosmo restava impacciato , non sapendo se e come farsi avanti . Capitan Sciaralla su la giumenta bianca pareva una statua , a piè della scala , innanzi al plotone su l ' attenti . - Ah , i militari ! lasciatemi vedere i militari ! - esclamò donna Adelaide , accorrendo come una papera , senza accorgersi che dall ' alto della scala , tra i cassoni di lauro e di bambù , monsignor Montoro col volto atteggiato di benevolo condiscendente sorriso per la terza volta si inchinava invano . Dianella , scorgendo alla fine l ' imbarazzo di don Cosmo , troncò le espansioni d ' affetto di Nicoletta Capolino , e trattenne la zia per indicargli e presentargli il futuro cognato . - Ah già - fece donna Adelaide , ridendo e stringendogli forte la mano . - Tanto piacere ! Il romito di Valsanìa , è vero ? Piacerone ! E come l ' hanno parata bella la villa ! Uh , guarda ! guarda ! ma c ' è già Monsignore ... E nessuno me lo diceva ! S ' avviò in fretta per la scala ; subito il principe accorse per offrirle il braccio ; don Cosmo lo offrì a donna Nicoletta , e Dianella seguì col padre . - Vestiti proprio bene codesti militari ! - disse donna Adelaide al principe , tirandosi su davanti con la mano libera la veste , per non incespicar nella salita . - Graziosi davvero ! pajono pupi di zucchero ! Poi , prima d ' arrivare al pianerottolo in cima alla scala : - Monsignore eccellentissimo ! Credevo che Vostra Eccellenza dovesse arrivare col comodo suo , ed eccola qua invece ... puntuale ! Il vescovo sorrise , tese la mano perché donna Adelaide baciasse l ' anello , e le disse : - Per aver la gioja di vedervi così , a braccio del principe e darvi la benvenuta , donna Adelaide , nelle case dei Laurentano . - Ma che degnazione , grazie , grazie , proprio gentile , Vostra Eccellenza ! - rispose donna Adelaide , entrando nella villa a un invito del principe . Entrò Monsignore e poi donna Nicoletta e poi Dianella e il Salvo e il segretario del vescovo e anche don Cosmo : il principe volle entrare per ultimo . Quando si fece nel terrazzo , sorprese i dolci occhi di Dianella che lo aspettavano , indagatori . Istintivamente rispose a quello sguardo con un lievissimo sorriso . - Bell ' uomo , no ? - disse piano a Dianella Nicoletta Capolino . - Non ci sarà punto bisogno d ' accorciargli la barba , come dice Adelaide . - Accorciargli la barba ? - domandò Dianella . - Sì , - riprese l ' altra . - Ci ha fatto tanto ridere in carrozza , con la paura della barba lunga del principe . - Che avete da dire voi due là ? - saltò a domandare a questo punto donna Adelaide . - Ridete di noi ? Ridono di me e di voi , caro principe . Ragazzacce ! Ma non c ' è che fare : siamo qua per questo ; oggi è la nostra giornata ... Come alla fiera ! Flaminio , figlio mio , non mi mangiare con gli occhi . Fammi coraggio , piuttosto ! Io ti dico di sì , sempre di sì ... Ma lasciami stare allegra ! Dico sciocchezze , perché sono commossa ... Andiamo , Nicoletta ! Con licenza vostra , principe , vado a salutare la mia povera cognata . E andò seguita dalla nipote e da Nicoletta . Subito il Salvo , per rimediare all ' impressione sgradevole di quella scappata della sorella nell ' animo del principe , spiegò con aria misteriosa che la signora Capolino ignorava affatto che il marito forse in quel momento stesso si batteva e che lo credeva invece a Siculiana per il giro elettorale . - Preghiamo Iddio che avvenga bene ! - sospirò Monsignore , afflittissimo , levando gli occhi al cielo . - Oh , non c ' è da dubitarne ! - sorrise il Salvo . - Un avversario ridicolo , che le ha prese da tutti , sempre : corto , grassoccio e miope forte . Il nostro Capolino , invece ... - Ho visto da lontano , per lo stradone , appena uscito dalla villa , - disse don Ippolito , - le due carrozze che venivano a Colimbètra . - Eh già , - soggiunse il Salvo , - a quest ' ora , certamente ... E s ' interruppe . Tacquero tutti per un istante , sopraffatti senza volerlo dalla costernazione , e volarono col pensiero alla villa lontana , dove in quel momento avveniva lo scontro . Lì era una ben diversa realtà : due uomini a fronte , due sciabole nude , guizzanti nell ' aria ; qua , in mezzo al silenzio della campagna , gli addobbi sfarzosi , improvvisati per una festa , che ora , stranamente , appariva a tutti quasi fuor di luogo . C ' era veramente , fin dall ' arrivo , in fondo a gli animi una certa freddezza impicciosa , che tanto il principe quanto il Salvo cercavano di dissimulare alla meglio . Tale freddezza proveniva dalla risposta di Landino , finalmente arrivata , alla lettera del padre : solite congratulazioni , soliti augurii , espressioni ricercate di compiacimento per la buona e affettuosa compagnia che il padre avr ' ebbe avuto ; ma nessun accenno alla sua venuta per assistere alle nozze . Don Ippolito , partendo da Colimbètra , aveva divisato di mandare a Roma Mauro Mortara , perché facesse intendere a Landino quanto dispiacere gli cagionasse la sua condotta , e lo inducesse a ritornare con sé in Sicilia . Sapeva che Landino fin dalla prima infanzia nutriva un affetto tenerissimo e profondo per il vecchio Mauro e una viva ammirazione per il carattere di lui , per la fedeltà fanatica alla memoria e alle idee del nonno , per l ' atteggiamento quasi sdegnoso che aveva assunto fin da principio e manteneva tuttora di fronte al padre , cioè di fronte a lui don Ippolito , che pure era il suo padrone . Nessun ambasciatore forse sarebbe stato più efficace di lui . Perché quel vecchio selvaggio era come radicato nel cuore della famiglia . Volle approfittare di quel momento che le due signore s ' erano assentate , per uscire sul pianerottolo della scala a ordinare a Sciaralla di mandar giù nel burrone Vanni di Ninfa in cerca di Mauro , a cui voleva parlare . Quando ritornò sul terrazzo , vi ritrovò donna Adelaide , donna Nicoletta e Dianella . Le prime due s ' erano tolti i cappelli Donna Adelaide aveva gli occhi rossi di pianto e Dianella era più pallida e più fosco il Salvo . - Io non v ' ho chiesto , don Flaminio , - disse il principe afflitto , - d ' essere presentato alla vostra signora , perché so purtroppo ... - Oh , grazie , grazie , - lo interruppe il Salvo , stringendosi nel suo cordoglio e scrollando lievemente il capo , con gli occhi socchiusi , come per dire : « Tanto ... è come se non ci fosse ! » . Donna Adelaide s ' era accostata alla ringhiera del terrazzo e , con le spalle voltate , s ' asciugava gli occhi , si soffiava forte il naso , dicendo a Nicoletta Capolino che la esortava a calmarsi : - Sono un ' asinaccia , lo so ! Ma che ci posso fare ? Quando la vedo ... quando le vedo quegli occhi ... mi fa una pena ! una pena ! A un tratto , facendo uno sforzo , alzò le braccia , si provò a sollevare e a scuotere il capo , come soffocata , sbuffò : - Uff , e basta ora ! - e si voltò sorridente . Vennero nel terrazzo due camerieri in livrea con vassoj pieni di tazze e di paste . Dopo la colazione , monsignor Montoro prese la parola per dichiarare con un forbito sermoncino ( che pur voleva aver l ' aria d ' essere improvvisato lì per lì , alla buona ) la promessa formale delle prossime nozze , ed esaltò naturalmente i bei tempi , in cui alla società degli uomini bastava d ' intendersi solamente con Dio per il vincolo matrimoniale , che soltanto la religione può render sacro e nobile , laddove la legge umana e così detta civile lo avvilisce e quasi lo abietta ... Tutti ascoltavano a occhi bassi , religiosamente , le parole dipinte del vescovo . Solo don Cosmo teneva le ciglia aggrottate e gli occhi serrati , come se in qualcuna di quelle parole volesse trovar l ' appiglio per una discussione filosofica . Don Ippolito , nel vederlo in quell ' atteggiamento , se ne impensierì sul serio . Flaminio Salvo , dal canto suo , con quella lettera da Roma attraverso all ' anima , pensava che eran belle e buone , sì , quelle considerazioni del vescovo , ma che intanto il signor figlio del principe faceva orecchie da mercante , e che non si stava ai patti , e che la sorella senz ' alcuna garanzia si lasciava andare a quella prima compromissione . Per donna Adelaide quell ' orazioncina era come una funzione sacra , quasi come sentir messa : una formalità , insomma . Tutta una commedia , invece , non molto divertente in quel punto era per Nicoletta Capolino , e nauseosa per Dianella che guardava costei e chiaramente le leggeva in fronte ciò che pensava . S ' era levata una brezzolina dal mare , e la tenda a padiglione si gonfiava a tratti come un pallone , e un lembo del drappo damascato sbatteva insolentemente contro le bacchette della ringhiera nascosta . Questo battìo distrasse alla fine l ' attenzione non molto intensa che donna Adelaide prestava all ' orazioncina oramai troppo lunga e , come una nuvola portata dal vento offuscò a un tratto il sole , ella si chinò alquanto a sbirciare il cielo di sotto la tenda e non poté tenersi dal mormorare : - Purché non piova ... Queste tre parole , appena mormorate , ebbero un effetto disastroso , come se tutti irresistibilmente ( tranne Monsignore s ' intende ) scoprissero una relazione immediata tra la minaccia della pioggia e quel ponderoso e interminabile sermone . Don Cosmo sbarrò gli occhi , stralunato ; donna Nicoletta non poté frenare uno scatto di riso ; don Flaminio si accigliò ; Monsignore s ' interruppe , si smarrí , disse : - Speriamo di no , - e subito soggiunse : - Conchiudo . Conchiuse , naturalmente , con augurii e rallegramenti , e tutti si levarono con molto sollievo . Donna Adelaide , sentendosi proprio soffocare sotto quel parato a padiglione , propose di scendere a passeggiare per il viale . Il principe tornò a offrirle il braccio , Nicoletta scese con Dianella , e Monsignore , il Salvo , don Cosmo e il segretario tennero dietro . Don Ippolito Laurentano si sentiva la lingua inaridita e legata , per la lotta crudele dentro di lui tra il sentimento cavalleresco che lo spingeva a mostrarsi premuroso e galante con la dama , e il disinganno e la repulsione invincibile che i modi di lei , il tratto , i gesti , la voce , il riso gli avevano subito ispirato ; tra il bisogno istintivo , prepotente , irresistibile di liberarsene al più presto , mandando a monte senz ' altro quel disegno che ora , in atto , gli appariva così intollerabilmente minore dell ' idea che se n ' era formata , e il pensiero della difficoltà dopo quella prima compromissione , e il puntiglio inoltre , segreto e acerbo , contro il figlio lontano , a cui gli pareva di darla vinta , dopo che s ' era abbassato fin quasi a chiedergli il permesso di quelle nozze . Gli bolliva dentro , infine , acerrima , la stizza contro Monsignore che così ingannevolmente gli aveva dipinto la sposa : - briosetta , gran cuore , indole aperta , sincera , vivace , remissiva ... - Che dirle intanto ? da che rifarsi a parlarle ? Per fortuna sopravvenne capitan Sciaralla ad annunziargli , su l ' attenti , che il Mortara era venuto su dal « vallone » . - E dov ' è ? - domandò il principe aspramente . - Digli che venga qua . - Mauro ? - domandò don Cosmo . - Eh no , lascialo stare , poveretto ... Sai com ' è ... - Ah , quello che chiamano il monaco ? - esclamò donna Adelaide . - Andiamo a vederlo , andiamo subito , principe , per favore ! - No , zia ! - pregò Dianella , che si pentiva d ' avere indicato il nascondiglio ... - Lo faremmo soffrire ... - Ma è proprio così orso ? - disse , stupita , donna Adelaide . - Orsissimo ! - confermò don Cosmo . - Figuratevi , - soggiunse Flaminio Salvo , - che , dopo tanti giorni , non ho potuto ancora vederlo . E Nicoletta domandò : - È vero che ha una pelle di capro in testa e va armato fino ai denti ? - Andiamo noi due soli , principe ! - propose di nuovo donna Adelaide . - Vorrei proprio vederlo ... non so resistere , andiamo ! Mauro se ne stava davanti alla porta della sua camera a terreno , e guardava torvo la vigna e il mare . Vedendo il principe con una signora , s ' infoscò vieppiù ; ma , come don Ippolito lo chiamò amorevolmente , s ' accostò e si curvò a baciarlo sul petto . Il bacio fu seguìto da una specie di singulto . - Vecchio mio , - disse don Ippolito , intenerito da quel bacio sul cuore , - sai chi è questa signora ? - Me lo figuro ; e Dio vi faccia contento ! - rispose Mauro , guardando serio donna Adelaide che lo mirava con gli occhi lucenti , sbarrati , e la bocca ridente . - Vorrei far contento anche te , - riprese il principe . - Vuoi andare a Roma ? - A Roma ? io ? - esclamò Mauro , stordito . - A Roma ? E me lo domandate ? Chi sa quante volte ci sarei andato a piedi , pellegrino , se le mie gambe ... - Bene , - lo interruppe il principe , - ci andrai col vapore e con la ferrovia . Ho da darti un incarico per Lando . Vieni domani a Colimbètra ... cioè , domani no ... lasciami pensare ! Manderò io a chiamarti in settimana . Devo parlarti a lungo . - E poi ... presto a Roma ? - domandò , titubante , Mauro . - Prestissimo ! - Perché sono vecchio , - soggiunse Mauro . - Su la forca dei due 7 ... e morire senza veder Roma è stata sempre la spina mia ! - Ma ci andrete vestito così , a Roma ? - gli domandò donna Adelaide . - Nossignora , - le rispose Mauro . - Ci ho l ' abito buono , di panno , e un bel cappello nero , come codesto del vostro sposo . - E codesta berretta lanosa , - tornò a domandargli donna Adelaide , - come potete sopportarla ? Oh Dio , io soffro soltanto a vederla ! - Questa berretta ... - cominciò a dir Mauro ; ma un grido improvviso , dall ' altra parte della cascina , lo interruppe . Sopraggiunse , sconvolto , con passo concitato , Flaminio Salvo . - Don Ippolito , venite ! venite ! ... Il nostro Capolino ... - Che è stato ? - gridò donna Adelaide . - Ferito ? - domandò il principe . - Sì , pare gravemente ... - rispose il Salvo . - Venite ! - Ma chi l ' ha detto ? - È venuto di corsa uno dei vostri uomini da Colimbètra ... L ' hanno portato su da voi ferito al petto ... non so ancora se di sciabola o di pistola ... E la povera signora Nicoletta che è qua con noi ! Quando salirono alla villa , Nicoletta si dibatteva tra Monsignore e Dianella , gemendo di continuo : - Il cuore me lo diceva ! il cuore mi parlava ! Il mio cappello ... il mio cappello ... Presto , la vettura ... Infami , assassini ... O Gnazio mio ! - La vettura è pronta ! - venne ad annunziare capitan Sciaralla . Nicoletta si lanciò senza salutar nessuno . - Voi , principe ? - disse il Salvo . - Debbo andare anch ' io ? - domandò don Ippolito . E il Salvo : - Sarebbe meglio . Tu , Adelaide , questa sera rimarrai qua . Andiamo . Andiamo . La vettura con Nicoletta , il principe e il Salvo partì di galoppo . - Oh bella Madre Santissima , che jettatura ! - rimase a esclamare sul pianerottolo della scala donna Adelaide , battendo le mani . - Ma che c ' entrava proprio oggi il duello , che c ' entrava ? Son cose giuste ? Lasci star Dio , Monsignore ! Mi faccia il piacere ! Che ci prega ? ... Mi scusi Vostra Eccellenza , ma sono parti , queste , da fare a una povera donna come me ? CAPITOLO OTTAVO Nella casa di donna Caterina Auriti Laurentano , il giorno delle elezioni , erano raccolti intorno a Roberto i pochi amici rimasti fedeli , riveduti in quei giorni , mutati come lui dal tempo e dalle vicende della vita . Per un momento , negli occhi di ciascuno , abbracciando l ' amico , era guizzato lo sguardo della gioventù , di quei giorni lontani , ignari di ciò che la sorte riserbava ; e , subito dopo , fra un lieve tentennìo del capo , quegli occhi s ' eran velati di commozione mentre le labbra si schiudevano a uno squallido sorriso . « Chi ci avrebbe detto , - esprimevano quello sguardo velato e quel sorriso - chi ci avrebbe detto allora , che un giorno ci saremmo ritrovati così ? che tante cose avremmo perdute , che erano tutta la nostra vita allora , e che ci sarebbe parso impossibile perdere ? Eppure le abbiamo perdute ; e la vita ci è rimasta così : questa ! » . Più penosa ancora era la vista di qualcuno che non s ' era accorto , o fingeva di non accorgersi tuttavia delle sue perdite , e lo mostrava nella cura della propria persona rinvecchignita , da cui spiravano , compassionevolmente affievolite , le arie e le maniere d ' un ' altra età . Ciascuno s ' era adattato alla meglio alla propria sorte , s ' era fatto un covo , uno stato . Sebastiano Ceràulo , avvocato di scarsi studii , fervido improvvisatore di poesie patriottiche negli anni della Rivoluzione , giovine allora animoso , impetuoso , con una selva di capelli scarmigliati , era entrato per favore come segretario negli ufficii della Provincia , e si raffilava ora sul cranio con miserevole studio i quattro lunghi peli incerottati che gli erano rimasti ; s ' era ingrassato enormemente ; aveva preso moglie ; ne aveva avuto cinque figliole , ora tutte smaniose di trovar marito . Un altro , Marco Sala , condannato a morte dal governo borbonico , e pur non di meno tante volte dall ' esilio venuto in Sicilia travestito da frate per diffondervi segretamente i proclami del Mazzini , s ' era dato prima al commercio dello zolfo ; aveva avuto fortuna per alcuni anni ; poi un tracollo ; e per parecchio tempo aveva mantenuto col giuoco la famiglia ; alla fine aveva avuto il posto di magazziniere dei tabacchi . Rosario Trigòna , che nella giornata del maggio del 1860 , a Girgenti , mentre Garibaldi combatteva a Calatafimi , era uscito solo , pazzescamente , con altri quattro compagni , la bandiera tricolore in una mano e uno sciabolone nell ' altra incontro ai tre mila uomini del presidio borbonico , e che , inseguito , tempestato di fucilate , era scampato per miracolo e aveva raggiunto a piedi Garibaldi vittorioso , correndo di giorno e di notte e sfuggendo all ' esercito regio che s ' internava nella Sicilia in cerca del Filibustiere , il quale era intanto a Gibilrossa sopra Palermo ; Rosario Trigòna , disfatto adesso dalla nefrite , gonfio , calvo , sdentato e quasi cieco , sovraccarico anch ' esso di famiglia , vivucchiava miseramente col magro stipendio di vice - segretario alla Camera di Commercio . E Mattia Gangi , che aveva buttato la tonaca alle ortiche per prender parte alla Rivoluzione , ora , asmatico , rabbioso , con la barba , i capelli e le foltissime sopracciglia ritinti d ' un color rosso di carota , insegnava nel ginnasio inferiore alauda est laeta , e « lieta un corno ! » soggiungeva ai ragazzi con tanto d ' occhi sbarrati : « ma che lieta ! non ci credete , canta perché ha fame , canta per chiamare ! lieta un corno ! » Contrastava con questi Filippo Noto , alto , magro , appassito , ma ancora biondiccio e azzimato . Prima del '60 s ' era battuto in duello con un ufficialetto borbonico per motivo di donne ed era stato perseguitato ; quell ' avventura amorosa era divenuta per lui un precedente patriottico ; ma s ' impacciava poco di politica : studiando molto , era riuscito a tenersi a galla , a rinnovarsi coi tempi , pur rimanendo malva , conservatore ; passava per uno degli avvocati più dotti del foro siciliano , ed era spesso chiamato a difendere le più importanti cause civili anche a Palermo , a Messina , a Catania . Questi cinque amici e il canonico Agrò si sforzavano di tener desta la conversazione , parlando di cose aliene , di avvenimenti lontani , ricordando aneddoti che promovevano qualche riso stentato ; tanto per impedire che col silenzio il peso della sconfitta , quantunque prevista , gravasse maggiormente su gli animi oppressi . Ma veramente , a poco a poco , dopo la prima scossa nel riveder l ' amico e ora per la commozione crescente nel rievocare gli antichi ricordi della gioventù , cominciava a scomporsi in loro la coscienza presente , e con una specie di turbamento segreto che li inteneriva avvertivano in sé la sopravvivenza di loro stessi quali erano stati tanti e tanti anni addietro , con quegli stessi pensieri e sentimenti che già da un lungo oblìo credevano oscurati , cancellati , spenti . Si dimostrava vivo in quel momento in ciascuno di loro un altro essere insospettato , quello che ognun d ' essi era stato trent ' anni fa , tal quale ; ma così vivo , così presente che , nel guardarsi , provavano una strana impressione , triste e ridicola insieme , dei loro aspetti cangiati , che quasi quasi a loro medesimi non sembravano veri . Di tratto in tratto , però , entrava nel salotto Antonio Del Re , che li vedeva vecchi com ' erano , e che , stando un pezzo a udire i loro discorsi , provava una tristezza indefinita , la tristezza che si prova nel veder nei vecchi , che per un tratto si dimenticano d ' esser tali , ancora verdi certe passioni che hanno radici in un terreno oltrepassato , che noi ignoriamo . - Ci eravamo trattenuti a San Gerlando , - raccontava Marco Sala , - a giocare fin quasi a mezzanotte in casa di Giacinto Lumìa , buon ' anima . - Povero Giacinto ! - sospirò il Trigòna , scrollando il capo . - C ' era con noi Vincenzo Guarnotta di Siculiana , - seguitò il Sala . - Ah , Vincenzo ! - disse Roberto Auriti . - Che ne è ? - Morto , - rispose il Sala . - Anche lui ? - Eh , sarà nove o dieci anni ! Con quel suo sorriso perenne , più degli occhi che della bocca ... occhi chiari , di mare , col nudo faccione di terracotta ... « Ah ! sti cazzi ! chi mi pigli pi fissa ? » - scomparso anche lui . - Era venuto a Girgenti per affari , e alloggiava , come usava allora che non c ' erano alberghi , nel convento di Sant ' Anna . Adesso , neanche il convento c ' è piú ! Nottata da lupi : vento , lampi , tuoni e acqua , acqua che il tetto pareva ne dovesse subissare . Tanto che Giacinto Lumìa alla fine propose a tutti di rimanere a dormire in casa sua . Ci saremmo accomodati alla meglio . Gli altri , scapoli , e il Guarnotta , forestiere , accettarono l ' invito ; io , non ostanti le preghiere insistenti , volli andarmene per non tenere in pensiero mia madre , sant ' anima , e mia moglie . Prima d ' andarmene , il Guarnotta , sapendo che per arrivare a casa dovevo passare per lo stretto di Sant ' Anna , mi pregò di bussare alla porta del convento per avvertire il frate portinajo ch ' egli quella notte avrebbe dormito fuori . Glielo promisi e andai . Vi assicuro che , appena su la via , mi pentii di non avere accettato l ' ospitalità del Lumìa . Che vento ! portava via ! frustava la pioggia , densa come piombo ; e freddo e bujo , un bujo che s ' affettava , dopo gli sprazzi paurosi dei lampi . Tuttavia , passando per lo stretto di Sant ' Anna , mi ricordai di quel che m ' aveva detto il Guarnotta e mi fermai a picchiare alla porta del convento . Picchia e ripicchia : niente ! non mi sentiva nessuno ! Per miracolo non buttai la porta a terra . Stavo per andarmene , su le furie , quando sentii schiudere una finestra ferrata in alto ; e un vocione : « Chi è là ? » « Sala , - dico , - Marco Sala ! » « Va bene ! » risponde allora il vocione di lassù ; e subito dopo sento sbattere di nuovo e sprangare la finestra . Restai come un allocco . Non mi avevano dato il tempo di parlare , e andava bene ? Mi scrollai dalla rabbia , pensando che per far piacere al Guarnotta che se ne stava al coperto , io , col rischio di prendere un malanno , per giunta ero passato forse per matto o per ubriaco . Chi poteva girare a quell ' ora , con quel tempo ? Fatti pochi passi , sento per lo Stretto un rintocco di campana , - don - lento , che mi fece sobbalzare ; e il vento propagò il suono , lugubremente , nella notte ; poi , di nuovo , don , don , altri rintocchi ; saranno stati quindici ; non ci badai più . Arrivato a casa , mi strappai gli abiti , che mi s ' erano incollati addosso ; mi asciugai ben bene ; mi cacciai a letto , e buona notte . La mattina dopo m ' alzo presto , com ' è mia abitudine , vado per aprire la porta , e indovinate chi mi trovo davanti ? I portantini col cataletto . Appena mi vedono , levano le braccia , dànno un balzo indietro ; rimangono basiti : « Don Marco ! Ma come ? Voscenza non è morto ? » « Figliacci di cane ! » grido io , levando il bastone . E quelli : « Sissignore ... A Sant ' Anna , stanotte , sono venuti ad avvertire che Voscenza era morto ! » Quella campana , capite ? aveva sonato a morto per me . Ed ero andato io stesso ad annunziare la mia morte . Benché la storiella non fosse allegra , le ultime parole del Sala furono accolte dalle risa degli amici . - Ridete . - diss ' egli . - Eppure chi sa se non sono morto davvero , io , allora , cari miei ! Ma sì ! Posso dire che quella fu l ' ultima nottata allegra della mia gioventù ! Forse , ripensandoci , l ' impressione di quei rintocchi mi s ' è fissata , mal augurosa ; ma mi sembra che proprio da allora la vita mi si sia chiusa tra un diluvio di guaj , sia divenuta per me come era lo stretto di Sant ' Anna in quella notte da lupi , e che quei don don della campana a morto mi abbiano seguito per tutto il cammino ... Rientrò , in quel punto , Antonio Del Re con un nuovo telegramma . Ne erano già arrivati parecchi dalle varie sezioni elettorali del collegio . Il canonico Agrò lo aprì , lo lesse con gli occhi soltanto e lo buttò in un canto , su la sedia presso al canapè . Né Roberto né gli altri si curarono di sapere da che sezione venisse , che esito recasse . Il gesto e il silenzio dell ' Agrò avevano reso inutile ogni domanda . La sconfitta del momento , che toccava all ' Auriti , rendeva più evidente quella , ben piú grave e irrimediabile , che a ciascuno era toccata dal tempo e dalla vita . E questa sconfitta pareva avesse la propria immagine scolpita in donna Caterina Auriti Laurentano , taciturna e scura . Di tratto in tratto gli amici e Roberto le volgevano uno sguardo fuggevole , come a uno spettro del tempo , di cui essi erano i superstiti vani . Altre voci erano nel nuovo tempo , che non trovavano eco negli animi loro ; altri pensieri che non entravano nelle loro menti ; altre energie , altri ideali , innanzi a cui i loro animi si chiudevano ostili . E la prova era patente e cruda in quel mucchio di telegrammi su la sedia . Era sorta improvvisamente , negli ultimi giorni , ma certo preparata in segreto da lunga mano , la candidatura d ' un tale Zappalà di Grotte , perito minerario : candidatura esplicitamente dichiarata come di protesta e d ' affermazione dei lavoratori delle zolfare e delle campagne della provincia , già raccolti in fasci . Roberto Auriti era passato in terza linea . In quasi tutte le sezioni quello Zappalà aveva raccolto più voti di lui , mettendolo così fuori di combattimento , d ' un tratto spiccio e sprezzante , come si butterebbe da canto con un piede uno straccio inutile , ingombro più che inciampo . A un certo punto , quando arrivò il telegramma da Grotte ch ' era uno dei maggiori centri zolfiferi della provincia con l ' esito della votazione quasi unanime per lo Zappalà , parve che costui dovesse finanche contender seriamente la vittoria al Capolino ed entrare in ballottaggio , non ostante il suffragio entusiastico che il campione clericale aveva raccolto a Girgenti , in compenso della grave ferita riportata nel duello . Il Trigòna , per coprire con pietoso inganno la verità , voleva attribuire principalmente la sconfitta all ' esito di quel duello inconsulto , alle maniere troppo violente del Verònica , forestiere , e al contegno arrogante d ' uno dei suoi padrini , quel signor tale , spadaccino , che aveva urtato e indignato veramente la cittadinanza girgentana , non ostante che il Selmi , già partito per il suo collegio , avesse fatto di tutto per attenuare l ' indignazione . Il canonico Agrò approvò col capo , in silenzio . Non sapeva perdonare al Verònica di avergli mandato a monte , con quella indegna piazzata , il piano strategico meditato e disegnato da lui con astuzia così sottile . E quell ' altro cavaliere Giovan Battista Mattina ! Mandato a Grotte a sostenervi la candidatura dell ' Auriti , aveva fatto la parte di Giuda , mettendosi d ' accordo all ' ultimo momento coi popolari . - Ma chi è costui ? - domandò col solito piglio feroce Mattia Gangi . - Chi rappresenta ? come vive ? che fa ? da qual chiavica è scappato fuori ? Lindo , attillato , con quell ' aria di principe regnante ... Il canonico Agrò scosse leggermente la testa con un sogghignetto su le labbra , poi disse : - Aquiloni , cari amici , aquiloni ! Lui , il Verònica e quanti altri mai ! Aquiloni ... Li vedete in alto , ai sette cieli , rimanete a bocca aperta a mirarli ; e chi sa intanto qual è la mano che dà loro il filo ! Può esser quella di qualche mala femmina ; o il filo può venire dalla Questura , o da qualche bisca notturna ... Nessuno può saperlo ! L ' aquilone intanto è là , piglia il vento , lo segue e par che lo domini . Di tratto in tratto , uno svarione , una vertigine , l ' accenno d ' un crollo a capofitto . Ma la mano ignota , sotto , subito lo rialza con lievi scossettine sapienti o con larghe stratte energiche e lo rimette a vento e torna a dar filo e filo e filo . Gli aquiloni , cari miei ... Quanti ce n ' è ! E hanno tutti la coda , et in cauda venenum ... Sei teste si scossero per approvare silenziosamente e con profonda amarezza l ' immaginoso paragone del canonico Agrò , che ne rimase egli stesso un pezzetto come abbagliato , e trasse un respiro di sollievo , quasi con esso si fosse scrollato dall ' anima il peso della sconfitta . Roberto Auriti soffriva maggiormente per quell ' ostinato , cupo silenzio della madre . Ella aveva parlato molto prima , contro il suo solito , per dissuaderlo dall ' impresa ; e gravi erano state allora le sue parole ; più grave , adesso , era il suo silenzio . Voleva che soltanto i fatti parlassero ora , crudamente , a conferma di quanto aveva detto . Se ne irritò , e disse : - Del resto , amici miei , aquiloni o serpi ... lasciamoli andare ! A parlarne , parrebbe che io , venendo , mi fossi fatta qualche illusione . Nessuna , lo sapete . Mi ha mandato qua Uno , a cui non potevo dir di no : mi sarebbe parso di disertare . - Povero Cristo ! - esclamò Mattia Gangi . - Per farti mettere in croce sei venuto ! - In croce no , veramente , - sorrise Roberto . - Perché la mia offerta , col valore che poteva avere nella presente lotta , venisse respinta dai miei concittadini ; e questa risposta data sul mio nome al Governo , facesse pensare che ormai basta , qua si vuol altro ! - Zappalà , Zappalà si vuole ! - sghignò allora Mattia Gangi . - Quanto mi piacerebbe che fosse eletto Zappalà ! - Mamma , - soggiunse piano Roberto , toccandole un braccio , con un sorriso d ' amara rassegnazione , - asini vecchi ... La madre sporse il labbro e aggrottò le ciglia mentre gli altri gridavano , approvando l ' augurio di Mattia Gangi , che fosse eletto Zappalà . Un Zappalà solo ? No ! Cinquecentootto Zappalà , uno per ogni collegio della penisola ! Che sedute allora alla Camera ! Subito , abolizione di tutte le scuole ! abolizione di tutte le tasse ! abolizione dell ' esercito e della polizia ! della polizia e della pulizia ! spianare i confini , e tutti fratelli ! già , già , decapitare le montagne , ridurle tutte a colline d ' uguale altezza ! E Mattia Gangi , sorto in piedi , si mise a declamare : Al ronzio di quella lira Ci uniremo , gira gira , Tutti in un gomitolo . Varietà d ' usi e di clima Le son fisime di prima ; È mutata l ' aria . I deserti , i monti , i mari , Son confini da lunari , Sogni di geografi ... ... E tu pur chetati , o Musa , Che mi secchi con la scusa Dell ' amor di patria . Son figliuol dell ' universo , E mi sembra tempo perso Scriver per l ' Italia . S ' eran levati tutti in piedi , tranne Pompeo Agrò , e applaudivano calorosamente . - Signori miei , signori miei , - disse allora Filippo Noto , tirandosi con le dita adunche i polsini di sotto le maniche , - siamo giusti , signori miei ; non pigliamocela con loro , perché il torto è tutto nostro ! di noi cristianelli ! Quando noi sentiamo dire : « Vogliamo che a ciascuno si dia secondo le sue opere ! Vogliamo che la personalità umana possa elevarsi sopra la vita materiale ! Vogliamo che ciascuno trovi pane e lavoro ! » noi borghesucci ignoranti , noi cristianelli pietosi , siamo i primi ad applaudire ... - Sfido ! - gridò il Ceràulo . - Nei voti per la felicità universale , sfido ! tutti gli animi onesti si trovano d ' accordo . - E i socialisti , ahm ! aprono la bocca , e voi ci cascate dentro , - rimbeccò pronto Filippo Noto . - Fanno intravedere un ideale d ' umanità e di giustizia che a nessuno può dispiacere , di cui tutti dovrebbero esser contenti ; e così fanno proseliti alla loro causa tra quanti non sanno distinguere le ragioni astratte da quelle pratiche della vita sociale , caro Ceràulo ! Ingenui che non si domandano neppure se i nuovi metodi non siano tali da render mille volte maggiori le ingiustizie e la tristezza della nostra valle di lacrime ; dico bene , Monsignore ? Pompeo Agrò chinò più volte il capo in segno di approvazione . - Il pericolo vero , signori miei , è qua , - seguitò con più calore il Noto : - nella persuasione in cui siamo venuti noi cristianelli , che il movimento del così detto quarto stato sia inevitabile , irresistibile ... - È , è , è , purtroppo ! - lo interruppe di nuovo il Ceràulo . - Ma nient ' affatto ! nientissimo affatto ! Fandonie ! Fandonie ! - gridò Filippo Noto . - Alla teoria dei socialisti manca l ' appoggio della scienza , caro mio , della scienza , della logica , della morale e anche della civiltà , e non può reggersi , e cadrà per forza come un sogno pazzo , come uno sproloquio da ubriachi ! Vorrei dimostrartelo , vorrei dimostrarlo a tutti , e prima agli uomini di governo che ci fanno assistere allo spettacolo miserando dello Stato che si piega , dello Stato che si smarrisce e s ' impaccia di cose di cui non dovrebbe impacciarsi ! Si calmò alquanto , protese le mani e riprese con altro tono di voce : - Lasciatemi dire , in poche parole . Tutto il procedimento è sbagliato , dall ' a alla z . Guardate ! Il provvedere ai vecchi , alle donne , ai fanciulli abbandonati , agli infermi , può esser cosa , realmente , d ' interesse pubblico . - Interesse d ' umanità , - disse il Trigòna . - Benissimo ! D ' accordo ! - approvò il Noto . - Ma dal soccorrere la miseria presente per mezzo d ' asili , di dormitorii , di cucine economiche , è stato facile , inavvertito il passo , signori miei , a salvaguardare il proletariato ... - Il cosí detto proletariato , - masticò tra i denti il Gangi . - ... dalla miseria anche possibile , - seguitò il Noto , - mercé le assicurazioni obbligatorie contro gl ' infortunii del lavoro e contro la futura inabilità dell ' operajo per età o per malattia . Ora non vi sembra facile , cari miei , dati questi primi passi , il darne altri che ci conducano sempre più verso quello Stato - Provvidenza tanto biasimato dai più illustri scrittori positivi ? Perché , quando sia entrato nella coscienza pubblica il concetto che la comunità deve occuparsi di coloro che per inabilità fisica non possono lavorare , è facile saltare il fosso che ci separa dalla regione vera del socialismo , estendendo il principio anche agli uomini validi e disoccupati . E valga il vero ! Se questi , non ostante la buona volontà , non trovano lavoro , o se le loro fatiche non sono sufficientemente retribuite , sono forse meno da compiangere di coloro che , per un difetto fisico , non possono lavorare ? L ' effetto è il medesimo , signori miei : la fame non meritata ! E con la proclamazione del diritto al lavoro , si può vedere da tutti dove si andrà a finire ; si è già veduto , del resto , in Francia , nel 1848 ... Un ' improvvisa esclamazione di sdegno del canonico Agrò interruppe a questo punto il discorso di Filippo Noto , che cominciava ad assumere proporzioni e tono di vera concione . Era arrivata da Comitini , paese nativo dell ' Agrò , una lettera che denunziava un altro tradimento . Il figlio di Rosario Trigòna s ' era venduto colà al partito Capolino , spargendo la voce che Roberto Auriti si ritirava dalla lotta e pregava gli amici di votare per il candidato clericale contro il socialista Zappalà . L ' Agrò non si poté frenare : senz ' alcuna pietà per il povero padre mezzo cieco lì presente , ebbe parole di fuoco per quel tristo che gli faceva patire un così grave smacco là , nella sua stessa cittadella . Roberto Auriti tentò più volte di interromperlo , s ' affrettò poi a consolare l ' amico , il quale dapprima s ' era levato in piedi inorridito , lì per lì per lanciarsi su quella lettera e su l ' Agrò , poi s ' era lasciato cader di peso su la seggiola , rompendo in singhiozzi , col volto tra le mani . - Ma sarà una calunnia , Rosario ... una calunnia , vedrai ! Tuo figlio avrà agito in buona fede , credendo di interpretare il mio pensiero ... Difatti , tra i due , tra il Capolino e quello Zappalà , via ! meglio che i voti siano andati al Capolino ... Ha stimato insostenibile da parte mia la lotta ... e ... - No ... no ... - muggiva tra i singhiozzi Rosario Trigòna , inconsolabile . - Infame ! Infame ! Per fortuna , sopravvenne Mauro Mortara , che da Valsanìa s ' era recato a Colimbètra per accordarsi col principe circa alla sua andata a Roma . Non sapeva nulla delle elezioni . Accolto con festa da Marco Sala , dal Ceràulo , dal Gangi , i quali non lo vedevano da tanto tempo , scostò tutti con le braccia e quasi s ' inginocchiò ai piedi di donna Caterina , prendendole una mano e baciandogliela più e più volte ; abbracciò poi Roberto e si chinò a baciarlo al suo solito in petto , sul cuore . - A Roma ! - disse . - Sapete ? Vengo a Roma ! Ma il suo giubilo non trovò eco : tutti erano ancora sconcertati e commossi dal pianto del Trigòna . - Oh , don Rosario ! - esclamò Mauro . - E che avete ? Perché piangete ? Guardò tutti in giro e appuntò gli occhi sul canonico Agrò che appariva il più scuro e il più turbato . - Niente , - disse subito Roberto . - Una notizia , senza dubbio , infondata . Signori miei , per carità ! Soffro ... soffro della vostra pena ... molto più che per me . Volete farmi contento ? Non parliamo più di nulla . Quel che è stato è stato . Basta ! Voi sapete quanto mi siete cari e per qual ragione . Io non vi ringrazio di quel che avete fatto per me in questa occasione , perché so che , se sono cangiati i tempi , non è cangiato il nostro cuore , e voi dunque non potevate non fare per me quel che avete fatto . Il torto è nostro , veramente , cari miei ! E lo sappiamo tutti , da un pezzo , chi per un verso , chi per un altro . Dunque ... dunque basta : perché lagnarci adesso ? È stata un ' altra prova , di cui io , per conto mio , non sentivo alcun bisogno ... Basta ! Non ne poteva proprio più Roberto Auriti . La vista di quegli amici e il silenzio della madre , il pianto del Trigòna , la stizza acerba dell ' Agrò , la frigida saccenteria del Noto gli eran divenuti insopportabili . Gli premeva di scrivere a Roma , di dar subito notizia della lotta perduta alla sua donna , a colei che da tanto tempo gli aveva addormentato aspirazioni e sdegni , e nella quale affogato ormai nell ' incuria di tutto ciò che non si riferisse direttamente e minutamente alla sua persona , neghittoso e dimentico , saziava soltanto la fame bruta del senso . Di fronte alla nobiltà della madre , alla purezza della sorella , si sentiva quasi istintivamente costretto a nascondere anche a se stesso la sua schiavitù d ' affetto per quella donna che conosceva tutte le sue miserie ; e le scriveva di notte . Falsando i proprii sentimenti , per stare in pace con lei e averla docile e pronta alle sue voglie , non aveva osato confessarle prima di partire la vera ragione per cui s ' esponeva a quella lotta : le aveva dato a intendere ch ' era per migliorare la sua condizione , ponendosi da deputato più in vista . E nelle prime lettere le aveva lasciato sperare non improbabile la vittoria ; poi man mano l ' aveva messa in dubbio ; le aveva scritto infine che gli premeva ormai soltanto di ritornar presto a lei . Andava lui stesso a impostare quelle lettere , mentre per tutte le altre si serviva del nipote . Eppure sapeva che questi , il giorno appresso , sarebbe partito con lui per intraprendere a Roma gli studii universitarii e avrebbe abitato in casa sua e veduto , dunque , e saputo tutto . Ma voleva , finché era lì , serbare il segreto . Quel giovanotto ispido e angoloso non era fatto certamente per attirar la confidenza di alcuno . E Roberto soffriva al pensiero di condurlo con sé , di fargli conoscere e di far quindi conoscere per mezzo di lui alla madre e alla sorella la vita ch ' egli viveva a Roma . Ma come esimersi ? Donna Caterina , intanto , domandava a Mauro notizie del fratello Cosmo , « di quel matto » , e di donna Sara Alàimo . - Non me ne parlate , per carità ! - esclamò Mauro . - Vado a Roma , vi dico , e non so altro , non voglio saper altro in questo momento ! - Caro Mauro mio , - gli rispose allora donna Caterina , sorridendo amaramente , - se è così , chiudi gli occhi , tùrati bene gli orecchi e ritòrnatene subito subito in campagna : segui il consiglio mio ! Quando dalla Badia Grande gli amici scesero alla via Atenea , si trovarono presi in mezzo a una fiumana di popolo che esaltava la proclamazione d ' Ignazio Capolino . La carrozza del canonico Agrò si dovette fermare ; Il vecchio servo - cocchiere dalle zampe sbieche faceva schioccar la frusta : - Ohi , favorì ! Ohi , favorì ! - Poteva mai figurarsi che si dovesse mancar di rispetto al suo padrone , o che questi dovesse aver paura ? E , tra il clamore e la confusione , non udiva la voce del Canonico che gli gridava : « Indietro , Cola ! indietro ! Per la via del Purgatorio ! » . Un fischio , e due , e tre ... Figli di cane ! Ma Capolino era ancora a letto , convalescente nella villa del principe di Laurentano a Colimbètra , e la dimostrazione di giubilo , per darsi uno sfogo diretto , fu proprio tentata di cangiarsi lì per lì in dimostrazione di protesta contro il canonico Agrò . Per fortuna , i caporioni riuscirono a stornar la bufera che stava per rovesciarsi sulla carrozza mal capitata , non per riguardo a Pompeo Agrò che non ne meritava alcuno , ma all ' abito che indossava indegnamente . Qualche fischio sì , passando , non sarebbe stato sprecato ; poi via , via , alla Passeggiata , sotto la villa di Flaminio Salvo . - Viva Ignazio Capolinòòò ! - Vivààà ! - Viva il nostro deputatòòò ! - Vivààà ! Nel bujo della sera , sotto il pallore dei lampioni , per l ' angusta via passò tumultuando quel torrente di popolo , che si lasciava trascinare senza il minimo entusiasmo , come un armento belante , dalla volontà di due o tre interessati . La villa di Flaminio Salvo era illuminata tutta , splendidamente , perché si vedesse come segno di trionfo dalla lontana Colimbètra . Vi erano raccolti i maggiorenti del partito che si affacciarono tutti al gran balcone dalla balaustrata di marmo , appena i clamori della dimostrazione si fecero sentire giú per il viale . - Viva Flaminio Salvòòò ! - Vivààà ! - Viva Ignazio Capolinòòò ! - Vivààà ! Salì alla villa una commissione di dimostranti , che fu accolta dal Salvo con quel solito sorriso freddo , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse pàlpebre dava un ' espressione di lieve ironia . E veramente quei quindici o sedici cittadini accaldati , usciti or ora dalla moltitudine anonima , che giù nel bujo del viale aveva tanta imponenza , assumendo lì ciascuno il proprio nome , il proprio aspetto , timidi , impacciati , smarriti , ossequiosi , facevano una ben misera figura , tra gli splendori del magnifico salone . Flaminio Salvo si dichiarò grato alla cittadinanza di quella spontanea affermazione del sentimento popolare ; diede notizie della salute dell ' on . Capolino e , in presenza della commissione stessa , pregò l ' ingegnere Aurelio Costa di recarsi sul momento alla villa del principe , a Colimbètra , per darvi l ' annunzio della proclamazione e di quella manifestazione di giubilo di tutto il popolo di Girgenti . Uno dei quindici , allora , s ' affacciò al balcone e , tra i lumi sorretti da due camerieri , arringò con impeto la folla . Nessuno badò allo scompiglio delle povere nottole del viale che abbarbagliate piombavan dall ' alto a strisciare sulle teste dei dimostranti , quindi al clamore , al battìo delle mani , si risollevavano disperatamente , lanciando acutissimi stridi , come per chiedere ajuto e vendetta alle stelle che sfavillavano ilari in cielo . L ' oratore improvvisato diceva che l ' elezione di Capolino era un avvenimento dei più memorabili della storia italiana contemporanea ; ma nessuno certamente avrà potuto levar dal capo a quelle nottole , che invece tutta la città , quella sera , si fosse raccolta soltanto per dare a loro una immeritatissima guerra . Arringava ancora quell ' oratore , quando Aurelio Costa su un sauro del Salvo , sellato in fretta in furia , partì di galoppo per Colimbètra . Giù , confuso tra la folla , era il Pigna , arrivato in coda alla dimostrazione , espurgato smaltito evacuato da essa con molta violenza di conati lungo tutto il percorso . Prepotenza ! Sopraffazione ! Andava per i fatti suoi , stava a traversar la via Atenea , quando la folla gli era venuta addosso ; non aveva fatto in tempo a ritrarsi , e allora quelli che stavano alla fronte lo avevano strappato indietro per passare , e così la fiumana se l ' era ingojato : sguizzare , con quelle cianche e quel groppone , non gli era stato possibile ; furibondo , urlando , s ' era messo a tirare spinte da tutte le parti e pugni e calci e gomitate , per farsi un po ' di largo e uscirne ; ma quelli per il gusto di portarselo via con sé come in ostaggio gli s ' eran pigiati con furia addosso , gridando : « Ecco Pigna ! c ' è Pigna ! viva Pigna ! abbasso Propaganda ! no , viva ! giù , giù con noi ! » e qualche lattone e qualche scapaccione era pur volato ; più che mai inferocito , come un cinghiale in mezzo a una muta di cani , aveva avventato anche morsi ai più vicini ; più d ' una volta , puntando i piedi e le spalle per svincolare un braccio e credendo che la folla dietro lo avrebbe parato , trovando invece un po ' di largo fatto da qualcuno che voleva scansarlo , era stato per cadere ; ma subito altri lo avevan scaraventato con un nuovo urtone alle spalle di chi stava davanti , e lì , rinserrato compresso , boccheggiante come un pesce , altri lattoni e scapaccioni e dileggi ; e tira e spingi , se l ' erano sballottato così , malmenandolo in tutti i modi , fino a che , pesto , disfatto , non s ' era lasciato andare alla corrente , ma con le proprie gambe no , no : là , così , trascinato ... Selvaggi ! Mascalzoni ! Coscienze vendute ! Che spettacolo ! Oh Girgenti , disonore della Sicilia e dell ' umanità ! ludibrio , vituperio ! Tutti in sagrestia domani , sì , sì , ad attaccar con le ostie della chiesa le mezze carte da cinque lire ... Sì , viva Capolino e viva Salvo ! viva Bacco e viva Mammone ! - Così esclamando , e guardando con aria di dispetto minaccioso la folla sotto la villa del Salvo , ora s ' accomodava una spalla , ora soffiava o sbruffava , ora sorsava col naso , e puh , feccia della umanità ! puh , vili ignoranti ! - Domani , Propaga ' , sta ' zitto ! - gli gridavano alcuni . - Domani c ' inscriveremo tutti al Fascio ! Ora , qua : Viva Capolinòòò ! ( Non ci credere , sai ? è per minchionare ) . Viva ! vivààà ! Questa la conclusione d ' una giornata campale , questo il rinfranco di tutte le corse che s ' era fatte fin dalla mattina da un seggio elettorale all ' altro , per assegnar le parti ai compagni , per dare istruzioni , e qua regolare , e là persuadere , e incitare , e pregare , secondo i casi , che il suffragio di tutti i lavoratori fosse per un lavoratore , loro compagno , perdio ! Angelo Zappalà , che li avrebbe difesi , che avrebbe perorato la loro causa in Parlamento ! Sì , dato che quella candidatura popolare doveva valer soltanto quale protesta , egli in fondo avrebbe potuto dichiararsi soddisfatto dell ' esito : sì , ma della votazione dei paeselli vicini ! il cuore gli faceva sangue invece per la vergogna di Girgenti capoluogo , della sua città natale ! Ludibrio , vituperio ... Quando , alla fine , il Pigna , senza più voce , cascante a pezzi dalla stanchezza , si ridusse a casa , al Piano di Gamez , per mandar giù un boccone di cena avvelenato dalla bile , salendo i primi gradini della scaletta di legno che dalla stanza terrena conduceva a quella di sopra , vi trovò al bujo in fitto colloquio Celsina e Antonio Del Re . - Ohè , voi qua ? - Va ' su ; passa , papà ! - gli disse Celsina , come a un cane . - Sto a salutarlo . Parte domani . - Ah , buona sera , allora , - disse il Pigna . - Cioè , buon viaggio ... Partite subito , dunque ? V ' invidio , caro mio . Oh , vedrete certo a Roma ... come viene a essere di voi don Landino Laurentano ? già , zio , l ' abbiamo detto : riveritelo tanto per me , ditegli che Girgenti ha bisogno di lui ; sta disonorando l ' isola , Girgenti ... - Abbiamo inteso , papà , - lo interruppe Celsina infastidita . - Lasciaci parlare adesso ! Vattene ! - Paese di carogne ! - brontolò il Pigna , tirando su a stento le cianche per la scala . - Farabutti ... ohi ohi ... ignoranti ... E svoltò . Subito i due giovani si riabbracciarono . Antonio non si reggeva più ; ebro , perduto , non poteva più staccarsi da lei ; le cercò la bocca , com ' arso di sete , per un altro bacio che le penetrasse nel fondo più fondo dell ' anima ; un altro bacio smanioso , cocente , infinito , col quale darle tutto se stesso e prendersela tutta , nello spasimo del più violento desiderio . - Basta , - gemette ella , esausta , abbandonandogli il capo sul petto . Ma egli la stringeva ancora , più ardente ; più tremante ; voleva ancora la bocca . - No , basta , Nino , - disse allora Celsina , riavendosi . - Basta ... basta ... Gli prese le mani , gliele strinse ; se le posò sul seno ansante , senza lasciargliele ; riprese : - Così ! ... Dunque , senti ... tu vedrai , è vero ? cercherai ... Devi far di tutto ... - Sì ... - M ' ascolti ? - Sì . - Non m ' ascolti ! Basta , ora , Nino ! T ' ho detto , basta . Non m ' ascolti ... - Sì ... cercherò ... - Che cercherai ? Lasciami , per carità ! - Non so ... farò di tutto ... figùrati ! Dammi ancora un bacio ... - No ! Dove cercherai ? - Ma per tutto , per tutto ... - Sì , un posticino qualunque ... infimo anche ... per cominciare , capisci ? ... Tu sai che posso ... m ' adatterò a fare ogni cosa ! Debbo , debbo essere a Roma al più presto , m ' ascolti ? - Sì , amore ... amore ... amore mio ! - alitò egli ; poi , stringendole le braccia e smaniando : - Come faccio ? oh Celsina mia ... come faccio ? - Zitto ! - gli intimò Celsina . - Non voglio che ti sentano su . - Allora vado ... non posso ... - Sì , va ' va ' ... è tardi ! Mi chiamano . Scrivimi subito , sai ? - Sì ... - Addio , addio . Ma egli non sapeva lasciarle ancora la mano ; le accostò il volto al volto , le domandò : - Che mi dài ? - Che vuoi ? - Te , tutta ! Vieni con me , vieni con me ! - Potessi ! Subito ! - Oh amore ... Che mi dài ? Qualcosa tua .. - Non ho nulla , Nino mio ... - Eppure ho qualcosa di te , sai ? che tu m ' hai data . - Io ? - Non m ' hai dato niente tu ? Neppure il cuore , un poco ? - Ah , quello ... - E un ' altra cosa ... Non ti ricordi ? - No ... - La bambola ... - Ah , - sorrise Celsina , - quella coi baffi ? - Non ridere , non ridere . Glieli ho cancellati , sai ? Me la porto con me . - Ragazzo ... - Sai ? stanotte è stata con me , abbracciata con me , a letto . E sempre ... - Ma va ' ! Non sono io , quella , sai ! - Lo so ; ma è tua , è stata tua ... Non l ' hai baciata tu ? - Tanto , da bambina ... - E dunque ... - Va ' , va ' , Nino . Mi richiamano . Addio . Ricòrdati , sai ? Scrivimi ! Addio . Un altro lungo , lungo bacio sulla porta , e Antonio andò via . Si fermò nel Piano di Gamez deserto ; e si guardò intorno , smarrito ; guardò su nel vano immoto dell ' aria ed ebbe un senso di stupore , come se , sveglio , fosse entrato in un sogno . Come sfavillavano le stelle ! Sentì schiudere la vetrata del balconcino . Celsina s ' affacciò . - Addio . Ricòrdati . - Sì . Addio ! Era già lontana ; lontana la voce , lontana la figura ; e quella casetta , sulla cui facciata chiara in mezzo al Piano umido e nero si rifletteva la luna , e quel Piano stesso , il chioccolìo della fontanella , e quelle anguste viuzze storte , nere , tutto il paese silenzioso nella notte , alto sul colle , sotto le stelle , ogni cosa gli parve come lontana ormai ; gli parve come se egli da lontano , con tristezza infinita , con infinita angoscia contemplasse la propria vita che rimaneva lì , strappata da lui . Quando Aurelio Costa arrivò a Colimbètra , don Ippolito Laurentano sapeva già della proclamazione di Capolino ; e ne parlava nel salone con don Salesio Marullo e con Ninì De Vincentis . Il primo , accorso subito da Girgenti appena conosciuto l ' esito del duello ; il secondo , dopo lo scontro a cui aveva assistito da testimonio , rimasto a Colimbètra accanto al letto del ferito . Zio Salesio ascoltava il principe con un ' aria di degnazione contegnosa , come se Capolino lo avesse fatto elegger lui . Ma sì , via ! non gli aveva dato in moglie la figliastra ? Da cinque giorni si sentiva proprio rinato , là tra gli splendori di Colimbètra , nei quali s ' invaniva e si ricreava , come se fossero suoi . Camminava su gli spessi tappeti più che mai in punta di piedi ; faceva il bocchino a tutte le cose belle e preziose che vedeva ; a tavola per poco non sveniva dal piacere davanti a quelle finissime stoviglie luccicanti , o quando Liborio in marsina e guanti bianchi gli presentava i cibi prelibati . E , sul tramonto , non ostante che i piedi gli facessero male , scendeva su lo spiazzo e andava fino al cancello per il gusto di farsi salutare militarmente dall ' uomo di guardia in calzoni rossi e cappotto turchino . L ' uomo di guardia prendeva lo stesso gusto a salutare ; e tutti e due , dopo il saluto , si guardavano e si sorridevano . Ninì De Vincentis pareva non si fosse rimesso ancora del tutto dallo spavento che s ' era preso nel veder Capolino piegarsi sulle gambe , ferito in petto dalla pistola del Verònica , al secondo colpo . Era stata , veramente , una terribile sorpresa per tutti , quella ferita . Le pistole , per tacita intesa fra i padrini , erano state caricate in modo da non produrre alcun effetto , volendosi che il vero duello avvenisse alla sciabola . E meno male che la palla , arrivata senza troppa violenza , aveva appena appena intaccato una costola ed era deviata dal cuore ! Ma non solo quello spavento teneva ancora il povero Ninì tanto abbattuto e sbalordito ; Nicoletta Capolino gli aveva lasciato intendere chiaramente che Dianella Salvo non era né sarebbe mai stata per lui , quand ' anche il padre non avesse opposto un così reciso rifiuto alla domanda . Dopo la prima notte vegliata accanto al letto del marito , non ostante l ' assicurazione dei medici che ogni pericolo per fortuna fosse scongiurato , Nicoletta si era persuasa che non era piú il caso di rappresentar la parte della moglie disperata , come aveva fatto a Valsanìa all ' annunzio della ferita toccata « a Gnazio suo » . E s ' era messa ad alternar le cure amorose e diligenti al suo povero « paladino » ferito con lo studio sapiente di rimaner lì a Colimbètra , nella memoria di don Ippolito Laurentano , ospite graditissima . Ah , se al posto di quella foca di Adelaide Salvo fosse stata lei , là , tra poco , regina di quel piccolo regno ! Era certa che tutte le parti buone , di cui si sentiva pur dotata e che la sorte aveva voluto opprimere e soffocare in lei , si sarebbero ridestate liberamente e avrebbero preso alla fine in lei il sopravvento ; certo che avrebbe saputo render felici gli ultimi anni di quell ' altero e bellissimo vecchio , ancora così vegeto , e fresco ! Indovinava in lui l ' amaro disinganno provato alla vista della futura sposa ; ma intuiva che nessun ' arte di seduzione sarebbe valsa su quell ' uomo , il quale della fedeltà alla parola data s ' era fatta quasi una religione . Neppur l ' ombra della civetteria , dunque , in lei , ma una gara di cortesie e di compitezze con lui , in quei giorni , senza la minima affettazione . E che prediche a quattro occhi allo zio Salesio , il quale non voleva capire che non c ' era più nessuna ragione , proprio , perché si trattenesse ancora a Colimbètra . Sapeva star bene a posto , sì - troppo bene , anzi - zio Salesio ; ma ... ma ... ma ... E del suo sogno inattuabile , della nostalgia della bontà , dell ' incubo che le cagionava la vista del patrigno così compito e ridicolo , della nausea che in quel momento le dava la sua lunga odiosa finzione d ' affetto per quel marito , per quel degno compagno della parte peggiore di sé , Nicoletta si vendicava tormentando Ninì De Vincentis , segnatamente la sera , su quel terrazzo aggettato su le colonne del vestibolo esterno . Gli parlava di Dianella . Lo straziava quasi con voluttà . Sapeva che nessun dolore , nessuna ingiustizia , non solo non avrebbero fatto commettere alcunché di male a quel giovine incorruttibile , ma non gli avrebbero neppure strappato una parola acerba dalle labbra , tanto era schiavo della propria bontà e rassegnato a essa ! Gli parlava misteriosamente , con frasi smozzicate , quasi per non farlo saziare in una volta sola del proprio dolore . Ninì voleva sapere per qual ragione gli avesse detto che Dianella Salvo non sarebbe stata mai per lui , nemmeno se il padre avesse accondisceso . - Perché ? Eh , caro Ninì ... C ' è una ragione , una ragione che non è cattiva soltanto per voi ! - Che ragione ? - Non ve la posso dire . - Cattiva anche per chi ? - Anche per me , Ninì ! - Per lei ? - domandava Ninì , stupito . E lei , sorridendo : - Sicuro . Voi non la vedete ; ma c ' è . C ' è una relazione tra me , voi e ... lei . Che relazione ? Che ci può esser di comune tra me e voi ? Eppure c ' è , Ninì . Io e voi siamo uniti da qualche cosa . Pare impossibile , no ? Eppure ! Ninì De Vincentis restava assorto ad almanaccare su quella ragione misteriosa e si struggeva dentro . Quando Aurelio Costa , introdotto da Liborio , si presentò nel salone , Nicoletta era presso il marito ; ma sopravvenne poco dopo e provò un gran piacere nel farsi veder da lui in quella casa principesca , tra gli ossequii e il rispetto di tutti . Don Ippolito s ' affrettò a riferirle la notizia della dimostrazione popolare . - Ora riposa , - diss ' ella . - Temo che si turberebbe troppo ... Ma , se vogliono ... - No , no , - soggiunse subito il principe . - si troverà modo d ' annunziarglielo domani . - Ma sì , credo che don Flaminio , - aggiunse Aurelio Costa , - mi abbia mandato così di fretta a quest ' ora , per far sapere lì per lì agli elettori che l ' onorevole Capolino e il principe sarebbero stati subito informati della dimostrazione . - Mi dispiace tanto per lei , ingegnere , - disse allora Nicoletta , - che ha dovuto farsi codesta corsa ... - Ma non lo dica ! - la interruppe subito il Costa . - L ' ho fatta anzi con piacere . - Anche perché , scommetto , - interloquì zio Salesio , - lei non era mai stato a Colimbètra , eh ? Meravigliosa dimora caro ingegnere ... meravigliosa ! Vero paradiso in terra ! Il principe sorrise chinando lievemente il capo e invitò Aurelio Costa a rimanere a cena . Per quella serata Ninì De Vincentis fu lasciato in pace da Nicoletta ; ma non gliene fu grato affatto . Aveva preso gusto alla tortura . Fu tutta per Aurelio Costa Nicoletta quella sera . E volle proprio inebriarlo ; volle ch ' egli interpretasse segretamente tutte le premure e gli sguardi e i sorrisi di lei come un compenso all ' incarico ingrato impostogli da Flaminio Salvo , di venire cioè là a Colimbètra ad annunziare il trionfo del marito ; e volle che in quel compenso ch ' ella gli dava , egli sentisse un sapor di vendetta contro il Salvo stesso , il quale , pur conoscendo i sentimenti di lui , lo aveva mandato lì come un servo . Considerava egli tutti come suoi schiavi venduti ? Poteva anche darsi però che questi schiavi alla fine , così provocati , accettassero la sfida e s ' intendessero tra loro ! Non s ' intendevano già ? Non c ' era già tra loro un accordo , un patto segreto ? E gli occhi di Nicoletta Capolino fissi in quelli di lui ora sfolgoravano aizzosi e ardenti , ora s ' illanguidivano velati e turbati , quasi nella promessa di un ' intensa voluttà . Schiavo , schiavo con lei ! si sarebbero vendicati di tutti quei vecchi che volevano tenere schiavi loro due giovani ! Per lei , d ' ora innanzi , egli avrebbe amata la sua schiavitù ; e non avrebbe più pensato di diventar padrone anche se Dianella Salvo gli avesse fatto intendere apertamente il suo amore . Schiavo , schiavo con lei ! Era veramente com ' ebro Aurelio Costa , avvampato in volto da una gioja riconoscente verso quella donna , quando , a sera tarda , lasciò Colimbètra . Non sapeva che pensare . Il sangue gli frizzava per le vene , le orecchie quasi gli rombavano . Era ella così , per abito o per natura , lusinghiera con tutti , o per lui unicamente aveva formato quei sorrisi e trovato quegli sguardi e quelle premure ? Doveva dubitarne o esserne certo ? E se certo , per qual ragione s ' era indotta così d ' improvviso a tentarlo , a provocarlo , dopo avere opposto , anni fa , un così deciso e sdegnoso rifiuto all ' onesta domanda di lui ? Se n ' era pentita ? Stanca , nauseata della parte infame che le aveva assegnato il marito , voleva ribellarsi e vendicarsi , scegliendo per la vendetta chi onestamente un giorno aveva voluto farla sua ? Voleva ora dargli questa rivincita sopra colui per il quale lo aveva allora rifiutato ? O voleva tendergli un ' insidia ? Questo sospetto , per quanto gli paresse indegno in quel momento , gli s ' era pure insinuato tra le varie ondeggianti supposizioni . Non poteva aver molta stima di lei . Ma quale insidia ? Innamorarlo , fargli perdere la testa , fino al punto di suscitar la gelosia di Flaminio Salvo , e farlo cacciar via da questo ? Ma non le aveva egli detto che nessuna perdita sarebbe stata per lui , ormai , lasciare il Salvo ? E poi , qual interesse avrebbe avuto ad allontanarlo ? che ombra le dava ? Le ricordava nella miseria presente , il passato ? Ma se lei stessa , stringendogli forte , segretamente la mano , aveva voluto ricordare a lui invece quel passato , per toglier l ' ombra di esso fra loro due ? E gli era parsa sincera ! Sì , franca e sincera ! E com ' era bella ! Qual fascino si sprigionava da tutta la persona di lei ! Oh , esserne amato ... Giunto alla villa di Flaminio Salvo , ora silenziosa e buja , Aurelio Costa lasciò nella scuderia il cavallo e salì nello studio , ove il Salvo lo aspettava . Questi notò subito il turbamento , l ' animazione insolita nel volto e nelle parole del giovine che si scusava del ritardo per essere stato trattenuto a cena dal principe . Ascoltandolo , lo fissava con acuta investigazione ; e , appena Aurelio chinava gli occhi , accentuava un po ' più il solito sorriso , effuso in tutti i lineamenti del volto , che un po ' di stanchezza , quella sera , faceva apparir più floscio . - Me l ' aspettavo - gli disse , carezzandosi le basette . - Credetti che ... - si provò ad aggiungere Aurelio . - Ma sì ! hai fatto bene , - lo interruppe subito il Salvo . - Che buon ' aria porti da fuori ! Deve far bene una cavalcata a quest ' ora in campagna ... Bella serata ! Qua si soffoca ... Quando sarai vecchio te ne ricorderai ... - Io ? - domandò Aurelio , indotto a sorridere dal tono amorevole con cui il Salvo gli parlava , quantunque le parole , dopo le riflessioni fatte nel venire , lo ponessero in sospetto . - Perché ? - Mah ... dico , forse ... - sospirò il Salvo , accompagnando un ' alzata di spalle con un gesto vago della mano . - Veramente , tu ci sei avvezzo ... Di giorno , di notte , in giro ... Vita mossa , la tua ! Ma forse questa gita è stata speciale . Quando siamo vecchi , ci si accendono , così , a lampi , ricordi , visioni lontane di noi stessi quali fummo in certi momenti ... e non sappiamo neppure perché quel momento e non un altro ci sia rimasto impresso e , a un tratto , ci si stacchi e guizzi sperduto nella memoria . Era forse un ricordo più ampio , di tutto un brano di vita . S ' è spezzato . Resta viva una sola scena , vivo un sol momento , un attimo ... E ti rivedrai a cavallo , in una notte serena sotto le stelle ... e forse invano ti sforzerai di ricordarti quali pensieri avevi in quel punto in mente , quali sentimenti nel cuore ... - Ma questo avviene anche senz ' esser vecchi - osservò Aurelio . - Non è lo stesso , - rispose il Salvo . - Te n ' accorgerai . E restò un pezzo con gli occhi immobili e fissi senza attenzione . C ' era veramente anche nel Salvo , quella sera , non so che di strano , e anche Aurelio lo notò , come se , durante la sua assenza , quegli , lì nello studio austero , se ne fosse stato immerso in pensieri che gli avessero ingenerato una tristezza nuova . Quali pensieri ? Certo , se n ' era stato coi gomiti su la scrivania e la testa tra le mani , poiché sul capo , calvo su l ' occipite , erano scomposti i pochi capelli grigi attorno alla fronte . Aurelio sapeva ch ' era profondamente triste il fondo di quell ' anima torbida e imperiosa , e che il tratto duro , i modi risentiti e irruenti eran come rigurgiti istantanei di quella tristezza inveterata , nascosta , compressa , inconsolabile . Ma perché si era tanto abbandonato ad essa proprio in quella sera che doveva esser lieto della vittoria ? - Tutti bene laggiú ? - domandò il Salvo , riscotendosi . - Lui , lo hai visto ? - No , - rispose Aurelio , dissimulando l ' impaccio e il turbamento che forse gli trasparivano sul viso , col timore d ' aver mancato a una cosa che doveva fare ; e però aggiunse in iscusa , arrossendo : - Perché la signora disse che riposava . - Su gli allori , eh ? - aggiunse il Salvo ; quindi , levando il mento e sorridendo apertamente , domandò : - E ... dimmi , contenta , lei ... la signora ? Aurelio aprì le braccia , e con l ' aria di chi si fa nuovo di una cosa : - Non mi parve , - rispose . - Perché ? - Dev ' esser contenta . Va a Roma ... - Già , col marito adesso ... - Deputato , deputato , - concluse il Salvo , dimenando il capo . - Era necessario ! Deputato . E si alzò . - Vedi , caro mio , quali sono le nostre colpe imperdonabili ? Poi ci lamentiamo ! In un momento come questo , con un ' impresa come quella che abbiamo in animo di tentare , che ci costa già tanti studii , che mi espone già a tanti rischi , ho fatto eleggere deputato Capolino . Proprio l ' uomo che mi ci voleva , non ti pare ? per parlar forte a Roma , domani , al Ministero dell ' Industria e del Commercio ... Ma era necessario . Vedrai che Ignazio starà benissimo a Roma : è il posto suo , quello . Qua m ' ingombrava ... Piazza pulita , piazza pulita ... Caso mai , andrò io a parlare col signor Ministro , a Roma . Bisogna però che prima qua sottoscrivano tutti i produttori di zolfo , grossi e piccini ; li voglio tutti ; e con questo , che limitino occorrendo , l ' estrazione del minerale e lo depositino tutto nei magazzini generali . Se no , niente . Arrischio i miei capitali per la salvezza dell ' industria siciliana . Ho diritto di pretendere l ' unione e l ' accordo di tutti gl ' interessati e qualche lieve sacrifizio , se occorre . Intanto , mentre qua si studia sul serio per portar rimedio a questa condizione di cose disperata per tutti , hai sentito a Grotte ? Vogliono imporsi col numero ... Stupidi ! Imporsi a chi , e perché ? la rovina , oggi , è più per chi ha , che per chi non ha ! Il numero ... Che forza può avere il numero ? Ti può dar l ' urto bestiale ; ma la valanga che atterra , si frantuma anch ' essa nello stesso tempo . Ah che nausea ! che nausea ! A uno a uno , hanno paura , capisci ? e si raccolgono in mille per dare un passo che non saprebbero da soli ; a uno a uno , non hanno un pensiero ; e mille teste vuote , raccolte insieme , si figurano che l ' avranno , e non s ' accorgono che è quello del matto o dell ' imbroglione che le guida . Questo , là . E qua ? Qua un altro spettacolo , più nauseante . Io forse invecchio , Aurelio . - Lei ? - Invecchio , sì ; perdo il gusto di comandare . Me lo fa perdere la servilità che scopro in tutti . Uomini , vorrei uomini ! Mi vedo attorno automi , fantocci che devo atteggiare così o così , e che mi restano davanti , quasi a farmi dispetto , nell ' atteggiamento che ho dato loro , finché non lo cambio con una manata . Soltanto di fuori però , capisci ? si lasciano atteggiare ! Dentro ... eh , dentro , restano duri , coi loro pensieri coperti , nemici , vivi solamente per loro . Che puoi su questi ? Docili di fuori , miti , malleabili , visi ridenti , schiene ossequiose , t ' approvano , t ' approvano sempre . Ah , che sdegno ! Vorrei sapere perché mi arrovello così ; perché e per chi lo faccio ... Domani morrò . Ho comandato ! Sì , ecco : ho assegnato la parte a questo e a quello , a tanti che non hanno mai saputo veder altro in me che la parte che rappresento per loro . E di tant ' altra vita , vita d ' affetti e di idee che mi s ' agita dentro , nessuno che abbia mai avuto il più lontano sospetto ... Con chi vuoi parlarne ? Sono fuori della parte che devo rappresentare ... Certe volte , a qualcuno che viene qua a visitarmi , a incensarmi , mi diverto a rivolgere certi sguardi , certi sguardi che sfondano la parete , e me lo vedo allora per un attimo , restar davanti sospeso , impacciato , goffo ; Dio sa che forza devo far su me stesso per non scoppiargli a ridere in faccia . Mi crederebbe ammattito , per lo meno . E anche tu , caro mio , se vedessi con che occhi mi stai guardando in questo momento ... - Io no ! - disse subito Aurelio , riscotendosi . Flaminio Salvo rise , scotendo il capo : - Anche tu , anche tu ... È così ; per forza è così ... Ti posso io dire quel che vorrei veramente da te ? il piacere che mi faresti , se tu agissi com ' io forse al tuo posto agirei ? - E perché no ? - domandò Aurelio , levandosi . - Mi dica ... - Ma perché no , - negò subito il Salvo , stringendosi nelle spalle , - perché non posso ... Puoi dirmi tu quel che pensi , quel che senti , la vita che hai dentro in questo momento ? ... Non puoi ... Sei davanti a me nelle relazioni che possono correre fra me e te : tu sei il mio ingegnere , il mio buon figliuolo che amo , a cui questa sera , davanti a una ventina di marionette , ho dato l ' incarico di recarsi a Colimbètra , messaggero di trionfo : e basta ! Che altro potrei dirti ? Questo soltanto , forse , per il tuo bene ... E Flaminio Salvo posò una mano sulla spalla di Aurelio : - Non ti tracciar vie da seguire , figliuolo mio ; né abitudini , né doveri ; va ' , va ' , muoviti sempre ; scròllati di tratto in tratto d ' addosso ogni incrostatura di concetti ; cerca il tuo piacere e non temere il giudizio degli altri e neanche il tuo , che puoi stimar giusto oggi e falso domani . Conosci don Cosmo Laurentano ? Se sapessi quanta ragione ha quel matto ! Va ' , va ' , è tardi ; andiamo a dormire . Addio . Sceso nel viale della Passeggiata , sotto gli alberi spioventi , nell ' ampio silenzio della notte , Aurelio Costa ebbe l ' impressione di non trovar più se stesso in sé , e si fermò come per cercarsi . I pensieri che lo avevano agitato intorno al suo avvenire , per quel vasto disegno del Salvo ; gli sguardi provocanti , le parole e le premure di Nicoletta Capolino , poc ' anzi , a Colimbètra ; e qua , adesso , questo discorso triste , sinuoso e inatteso del Salvo , gli avevano quasi disperso , sparpagliato lo spirito . Una parte era rimasta là a Colimbètra ; l ' altra qua nella villa . Frastornato , messo in sospetto , ripensava alle parole del Salvo . E dunque sarebbe andata a Roma Nicoletta ? E allora ? Ma come ? Il Salvo s ' era voluto sbarazzare del Capolino ? Sì , lo aveva detto chiaramente : Piazza pulita . Aveva alluso fors ' anche a lei ? C ' era una certa ironia nella domanda che gli aveva rivolta : Contenta , la signora ? Aveva voluto allontanare anche lei dalla sua casa ? O forse ella gli si era ribellata ? Era egli così triste , in un animo così insolito , per questo ? E che voleva da lui ? Che senso cavare dalle strane cose che gli aveva dette ? Ti posso io dire il piacere che mi faresti , se tu agissi com ' io forse al tuo posto agirei ? Che piacere ? che aveva inteso dire ? Un desiderio segreto , inconfessabile ? O aveva detto così , in genere ? S ' era lamentato d ' aver attorno automi , fantocci ... E quei consigli , infine ! Per quanto si sforzasse , non riuscì a raccapezzarsi . E allora , quasi lasciando fuori , a vagar dove volevano pensieri e dubbii e sospetti , si restrinse nel guscio sicuro della sua coscienza , nel sentimento modesto , tranquillo e solido che aveva sempre avuto di sé . Per il caso fortuito d ' aver cavato , un giorno , quasi senza volerlo , dalle mani della morte il Salvo , era stato sollevato a una condizione invidiabile , di cui con le sue stesse doti naturali , e la buona volontà , aveva poi saputo rendersi degno . Il favore stesso della fortuna , che tutti riconoscevano meritato , l ' eco ingrandita degli onori a cui era venuto negli studii , nei concorsi , nella professione , gli avevano dato di poi un ' importanza che egli stesso riconosceva soverchia , e che lo metteva qualche volta in imbarazzo . Il modo con cui si vedeva accolto e trattato , quel che si diceva di lui , gli dimostravano di continuo ch ' egli era per gli altri qualcosa di più che per se stesso ; un altro Aurelio Costa , ch ' egli non conosceva bene , di cui non si rendeva ben conto ; restava perciò sempre innanzi agli altri in uno stato d ' animo angustioso , in una strana apprensione confusa , di venir meno all ' aspettativa altrui , di decadere dalla sua reputazione . Sapeva star bene al suo posto , ma avrebbe voluto starci quieto e sicuro ; invece gli pareva che gli altri , avendo egli preso a salire fin da ragazzo , gli indicassero ancora come a lui pertinente un posto più alto , e lo spingessero e non lo lasciassero star tranquillo . Non era timidezza la sua ; era un ritegno impiccioso , che spesso lo irritava contro gli altri o contro se stesso , una costernazione assidua che si scoprisse in lui qualche manchevolezza , se appena appena si fosse allontanato dal campo delle sue conoscenze , ove si sentiva sicuro , dal posto , ove poteva stare , ov ' era arrivato da sé per suo merito effettivo . La irritazione contro se stesso nasceva anche dal veder che tanti , da lui stesso stimati inferiori in tutto , sapevano farsi avanti con disinvoltura ed erano lasciati passare ; mentre lui , ritenuto da tutti superiore anche al concetto ch ' egli aveva di se medesimo , lui si tirava indietro e , se spinto , si sentiva spesso impacciato nei movimenti , nel parlare , e arrossiva talvolta come una fanciulla . Quella sera , Aurelio Costa avvertì più che mai quel senso di inesplicabile fastidio che gli cagionava sempre la propria ombra nell ' allungarsi sperticatamente , assottigliandosi innanzi a lui , a mano a mano che si allontanava dai lampioni accesi . Dopo il frastuono della dimostrazione popolare , il silenzio della città addormentata , vegliata da quei lugubri lampioni , gl ' incuteva ora una cupa ambascia . A metà della via Atenea deserta , scorse Roberto Auriti , solo ; si voltò a guardarlo con profonda pena e lo seguì con gli occhi finché non lo vide svoltare per una delle erte viuzze a manca che conducevano alla Badia Grande . Tutta quella notte si vegliò in casa di donna Caterina Laurentano , dovendo Roberto e il nipote partire a bujo , alle quattro del mattino . La vecchia casa era ancora illuminata a petrolio , e s ' andava col lume in mano da una stanza all ' altra . Anna Del Re s ' indugiava amorosamente negli ultimi preparativi per il figliuolo . Che strazio , per lei , quella partenza ! Tutto il suo mondo , tutta la sua vita , da anni e anni , erano raccolti nell ' amore e nelle cure per quel suo unico bene . Come avrebbe vissuto più ora senza di lui ? E piangeva silenziosamente . Se l ' era allevato , lo aveva custodito con l ' anima e col fiato , non badando ai rimproveri della madre che temeva lo avviziasse troppo . Ma no , no ! che avviziare ! Era tanto impensierita e tormentata , lei , nel vederlo crescere così freddo e arcigno , sempre e tutto chiuso in sé , e procurava con le sue maniere , con le cure sempre vigili , d ' addolcirlo , ecco , di riscaldarlo con l ' amore materno , di renderlo più espansivo e confidente . Non sapeva che cosa egli covasse in fondo al cuore , che lo allontanava anche dalla compagnia dei giovani della sua età . Studiare , studiava anche troppo , con nocumento finanche della salute ; e quando non studiava , stava acutamente assorto in certi pensieri che gli rendevano più irsute le ciglia , più duro e scontroso lo sguardo dietro le lenti da miope . - Oh Dio , Ninuccio , se vedessi come ti fai brutto ... Egli le rispondeva con una spallata . Forse soffriva , il suo Ninuccio , delle angustiose condizioni della famiglia , forse pensava che la nonna anche senza derogare affatto a se stessa , ai suoi sentimenti , avrebbe potuto essere ricca . Troppo , certo , l ' infanzia di lui e la prima giovinezza erano state aduggiate dall ' ombra cupa di tante sventure in quella vecchia e vasta casa sempre silenziosa , nella quale il sole , entrando , pareva non recasse mai né luce né calore . Che casa ! Lo notava quella notte , presentendo lo squallore in cui domani le sarebbe apparsa ! Logorati i mobili , anneriti i soffitti , consunto il pavimento , inaridite e stinte le cornici delle imposte , sbiadita in tutte le stanze la carta da parato . Pur curata e pulita e rassettata sempre , pareva che anch ' essa sentisse oscuramente la doglia della vita . Aveva ragione Corrado Selmi ; aveva interpretato bene il segreto sentimento di lei ... Già da tempo rassegnata , avrebbe desiderato , se non per sé , almeno per quel figliuolo , che alla fine qualche sorriso di pace alleviasse un po ' l ' oppressione delle memorie dolorose , quel cupo rancore contro la vita , la muta , disperata amaritudine della madre . Calma , e non pace ! Non poteva aver pace l ' anima di donna Caterina Laurentano . Forse perché non credeva più in nulla ? Lei sì , Anna , credeva ; credeva fervidamente in Dio , pur senza seguire alcuna delle pratiche religiose . Le donne del vicinato non la vedevano mai andare a messa , come la madre ; e tuttavia distinguevano tra l ' una e l ' altra , indovinavano che la signora giovane era religiosa e , nell ' intravederla qualche volta da lontano , così bella e mite , sempre vestita di nero , se l ' additavano come una santa . Anna stava sopra tutto in pensiero per la nuova vita , in mezzo alla quale si sarebbe trovato fra poco il figlio nella casa del fratello , a Roma . Non dubitava che Roberto avrebbe avuto le più diligenti cure per il nipote ; ma la donna ch ' egli aveva con sé ? i parenti , gli amici ? quel Corrado Selmi che , col suo fascino strano , era finanche riuscito a turbar lei ? Chi sa quale impressione ne avrebbe ricevuto il suo Ninuccio , vissuto sempre qua , rinchioccito presso lei e la nonna ! L ' una e l ' altra avevano parlato spesso e a lungo , con amarezza , della vita mancata del loro Roberto , della falsa famiglia che s ' era formata , su le notizie che ne aveva dato loro Giulio , l ' altro fratello ; notizie piuttosto vaghe , perché Giulio , cresciuto sempre a Roma , aveva perduto del tutto l ' aria , il sentimento della famiglia , non pareva più affatto neanche siciliano ; e forse scusava il fratello maggiore ; certo non dava alcun peso , alcuna importanza a tante cose che per poco a lei e alla madre non facevano orrore . Era una maestra di canto , moglie d ' un tenore che aveva perduto la voce , la compagna di Roberto . E Giulio aveva detto , ridendo , che questo tenore , buon uomo , sedeva ogni giorno alla tavola di Roberto e dormiva poi , la sera , presso un fratello della moglie che teneva una specie di collegio , di conservatorio di musica privato , dove colei insegnava canto c il marito fungeva nientemeno che da censore . Roberto era come in pensione in quella casa , dove qualche volta , nelle annate di maggiore affluenza , alloggiava anche qualche convittore che non aveva trovato posto nel collegio del fratello . A contatto di tal gente si sarebbe trovato dunque , tra poco , il figliuolo . Parecchie volte Anna aveva cercato di persuadere la madre di proporre a Roberto il loro trasferimento a Roma . Avrebbero venduto quella casa , albergo di tante sventure e si sarebbero accomodate a vivere alla meglio a Roma , magari sole dapprima , sole o con Giulio soltanto . Chi sa che , a poco a poco , col tempo , la madre non sarebbe poi riuscita a liberar Roberto da quella compagnia ... Non sarebbe stato anche un risparmio , di tre case farne una sola ? E tutta la famiglia raccolta insieme ... - Sogni ! - le aveva detto la madre . E non aveva voluto neanche mettere in discussione la proposta . Sapeva che né Giulio avrebbe voluto perdere la propria libertà , né Roberto avrebbe saputo sciogliersi dalla schiavitù di quella donna . Anche lei , poi , all ' età sua , non avrebbe potuto resistere a un cambiamento così radicale di vita e d ' abitudini . - Sogni ! Quand ' io morrò , e Nino sarà cresciuto , tu andrai con lui ... Ci penserà lui a farti una nuova vita . - Ma intanto ! ... - sospirava Anna , e guardava nell ' altra stanza il figlio , che ascoltava i discorsi della nonna e dello zio , con una mano tra i capelli , un gomito su la tavola , sotto la lampada che pendeva dal soffitto . Eccolo : non dimostrava né pena d ' allontanarsi da lei per circa un anno , né gioja di recarsi a Roma . Sempre così ! Una volta sola su i primi dello scorso anno , infatuato d ' una scoperta che credeva d ' aver fatto , d ' un suo speciale congegno per trarre - diceva - l ' energia elettrica dalle onde del mare ( era venuto , quell ' anno , all ' Istituto Tecnico un bravo professore di fisica , il quale era riuscito a infervorare per la sua scienza tutti gli scolari ) le aveva parlato con vero calore , per indurla a spingere la nonna a chiedere in prestito qualche migliajo di lire , - non allo Zio Borbonico , no ! - ma allo zio Cosmo , magari : un migliajo di lire in prestito , per costruire alla meglio gli attrezzi necessarii agli esperimenti che si sarebbe recato a fare a Valsanìa , su la piaggia . Povero figliuolo ! Gli aveva fatto cascar le braccia , subito . La nonna ? chieder denaro in prestito ai fratelli ? E non la conosceva ? S ' era subito rinchiuso nel suo ispido silenzio , e non aveva voluto darle nemmeno una spiegazione su quella sua famosa scoperta . Chi sa quanto c ' era di vero ... Forse un ' illusione puerile ! Ma pure , tutto quell ' anno , aveva seguitato a studiare accanitamente quella scienza , e ora , andando a Roma , si proponeva di dedicarsi a essa interamente . Altri affetti - pur essendo così giovane - altre cure , altre voglie pareva non avesse . - Ninuccio , - chiamò . Aveva finito di preparare la valigia , e voleva l ' ajuto di lui , per chiuderla . Egli accorse subito . - Troppo piena ? - gli domandò . - Hai voluto metterci tutti quei libri ... Non sarebbe meglio levarli di qua e porli insieme con gli altri nella cassetta ? Tanto , te la spediremo subito . - Me la porto via con me , la cassetta , - diss 'egli.- Non mi fido . Chi sa quando m ' arriverebbe ... - Ma ti peserà troppo , figlio mio , che dici ? Impossibile ... Non dubitare , l ' avrai subito . Ci penserò io ... - E allora qua nella valigia , lasciali qua , questi libri . Chiudo ? - Non ha detto nulla la nonna di là , a zio Roberto ? - domandò lei allora , alludendo a quella sua proposta . - Nulla , - rispose il figlio . - Capisco anch ' io , - sospirò Anna , - che è quasi impossibile ... L ' avrei voluto per te ... Mah ! Ninuccio mio , mi raccomando : mi devi scrivere tutto , sempre ... se hai bisogno di qualche cosa ... come stai ... se ti trovi bene ... Tutto ! Mi contento anche di poche righe ... Ma le prime lettere , no , sai ? lunghe , le prime lettere ... Voglio saper tutto ! E bada , Ninuccio ... un po ' più d ' ordine ! Ti disporrai bene tutta la biancheria nei cassetti ... Non fare al solito tuo ! Zio Roberto è molto ordinato , lo sai ... Ordinato anche tu ! E non ti dico altro ... So che farai il tuo dovere e che contenterai tua madre e la nonna , che restiamo qua ... sole ... Basta , basta ... Presto sarà l ' ora ... Entrarono nella sala da pranzo , dove la nonna e Roberto sedevano accanto sul canapè . - Vedrai , - diceva donna Caterina . - Io vorrei prima finir di chiudere questi occhi . Ma toccherà forse di vedere anche a me , per conchiudere bene , questo spettacolo qua . Ci sarà , non dico , chi mette male apposta ; ma alla mala semenza il terreno è preparato da anni . Voi state a Roma , e non sentite e non vedete nulla . Vorrei ingannarmi ! Ma non m ' inganno . Alzò il capo a guardar la figlia e il nipote , vide negli occhi di Anna le lagrime , ed esclamò , levando un braccio : - Lascialo partire , lascialo andar via ! Aria ! Aria ! Respirerà ... Buca l ' uovo , figliuolo mio ; e lascia star qua nojaltri , ad aspettare la manna del cielo ! Nel Sessanta , caro Roberto , sai che facemmo noi qua ? sciogliemmo in tante tazzoline le animucce nostre , come pezzetti di sapone ; il Governo ci mandò in regalo un cannellino per uno ; e allora noi qua , poveri imbecilli , ci mettemmo tutti a soffiare nella nostra acqua saponata e che bolle ! che bolle ! una più bella e più variopinta dell ' altra ! Ma poi il popolo cominciò a sbadigliare per fame , e con gli sbadigli , addio ! fece scoppiare a una a una tutte quelle magnifiche bolle che sono finite , figlio mio , con licenza parlando , in tanti sputi ... Questa è la verità ! La serva venne ad annunziare che la carrozza era arrivata e che il vetturino , un po ' in ritardo , faceva fretta . C ' era circa mezz ' ora di vettura da Girgenti alla stazione ferroviaria in Val Sollano . Anna , con la candela in mano innanzi alla porta , presso la madre , rimase come sopraffatta , insaziata dell ' ultimo abbraccio frettoloso al figlio , che correva accanto allo zio , giù per la ripida viuzza a scalini , nel bujo ancor fitto . - Figlio mio ! figlio mio ! - gemeva tra sé . - Tu , Ninuccio , lo rivedrai , - le disse piano la madre . - Io , Roberto ... chi sa ! Udirono nel silenzio profondo il rotolìo della vettura che s ' allontanava . E Anna levò gli occhi pieni di lagrime al cielo , dove le stelle , per lei , vegliavano religiosamente . PARTE SECONDA CAPITOLO PRIMO Seduto innanzi all ' ampia scrivania , su cui stavano schierati tutt ' intorno prospetti e relazioni irti di cifre , il segretario aspettava che S . E . il Ministro si ricordasse che doveva riprendere a dettare . Già era la terza notte che il cav . Cao ... - ohè , lavorare , va bene ; ma ... ma ... ma ... - un ' intera giornata a sgobbare al Ministero ; poi la sera lì , al palazzo di Sua Eccellenza ; di questo passo , non sarebbe venuta più a fine quella esposizione finanziaria . Eppure , tra pochi giorni avrebbe dovuto esser letta alla Camera dei deputati . Non ne poteva più ! Ma veramente non era tanto la stanchezza , quanto la sofferenza che da qualche tempo gli cagionava la vista di quell ' uomo venerando , per cui sentiva ancora profondo e sincero affetto , se non più l ' ammiraione di prima . Aveva già veduto tante cose il cav . Cao , prima da lontano , cert ' altre ne vedeva adesso da vicino ! Non si può vivere , è vero , settanta e più anni , commettendo sempre eroiche azioni . Per forza qualche sciocchezza , o piccola o grande , si deve pur commettere . E una oggi , una domani , tirando infine le somme ... si tirava , invece , così pensando , il cav . Cao un ispido pelo dei baffi , inverosimilmente lungo . Perbacco ! Fin sul capo , gli arrivava ... Un pelo solo . Nero . Per avvertir meno la stanchezza e la noja di quell ' attesa , lavorava di fantasia . Un pajo di lenti di Sua Eccellenza , lì su la scrivania , eran diventate due laghetti gemelli ; uno spazzolino da penne , un fitto boschetto di elci ; il piano della scrivania , dov ' era sgombro , una sterminata pianura , che forse primitive tribù migratrici attraversavano , sperdute . Sua Eccellenza passeggiava per lo scrittojo , aggrondato , a capo chino , con le mani dietro la schiena . E il cav . Cao , alzando gli occhi a guardarlo , con l ' immagine di quello spazzolino da penne nella retina , pensò che Sua Eccellenza aveva la schiena pelosa . Pelosa la schiena e peloso il petto . Lo aveva veduto un giorno nel bagno . Pareva un orso , pareva . Ah quante cose , quante particolarità ridicole non aveva scoperto nella persona di Sua Eccellenza , da che non lo ammirava più come prima ! Quella nuca , per esempio , così grossa e liscia e lucente , e tutti quei nerellini che gli pinticchiavano il naso , e quelle sopracciglia ... là zi ! e zì ! come due virgolette . Finanche negli occhi , negli occhi che gli incutevano un tempo tanta suggezione , aveva scoperto certe macchioline curiose , che pareva gli forassero la cornea verdastra . Proprio vero : minuit praesentia famam . E si meravigliava il cav . Cao e si rattristava insieme di poter vedere ora così quell ' uomo che in altri tempi lo aveva addirittura abbagliato , acceso d ' entusiasmo per le gesta eroiche che si raccontavano di lui garibaldino e poi per le memorabili lotte parlamentari « strenuamente combattute » . Mah ! Ormai Francesco D ' Atri non pensava che a sporcarsi timidamente , d ' una tinta gialligna , canarina , i pochi capelli che gli erano rimasti attorno al capo e l ' ampia barba che sarebbe stata così bella , se bianca . Anche lui , è vero , il cav . Cao , da circa un anno , poco poco ... i baffi soltanto . Ma per non averli , ecco , un po ' bianchi , un po ' neri . Gli seccava . E poi del resto , per lui quella tintura non avrebbe mai avuto le disastrose conseguenze che aveva avuto per Sua Eccellenza . Quantunque infine non avesse ancora quaran ... ah già , sì , quarant ' anni , da tre giorni : ebbene , quaranta : non avrebbe mai preso moglie , lui . E Francesco D ' Atri , invece , sì l ' aveva presa , a ses - san - ta - set - te anni sonati ; e giovane per giunta l ' aveva presa . Segno evidentissimo di rammollimento cerebrale . Bisognava metterlo da parte - ( la vita ha le sue leggi ! ) - da parte , senza considerazione e senza pietà . Pietà , tutt ' al più , poteva averne lui , perché gli voleva bene , perché lo vedeva sofrire atrocemente , in silenzio , dell ' enorme sciocchezza commessa ; ma provava anche sdegno , ecco , per la remissione di cui gli vedeva dar prova di fronte a quella moglie che , quasi subito dopo le nozze , s ' era messa a far pubblicamente strazio dell ' onore di lui . Tutti , o quasi tutti , ammogliati tardi e male , questi benedetti uomini della Rivoluzione . Da giovani , si sa , avevano da pensare a ben altro ! Amare , sì ... la bella Gigogin ... un bacio , e : Addio , mia bella , addio ; l ' armata se ne va ... In fondo , a voler dir proprio , non avevano potuto far nulla a tempo e bene , né studii , né altro . Nelle congiure , nelle battaglie erano stati come nel loro elemento ; in pace , erano ora come pesci fuor d ' acqua . In vista , e senza uno stato ; anziani , e senza una famiglia attorno ... Dovevan purtroppo commettere tardi e male tutte quelle corbellerie che non avevano avuto tempo di commettere da giovani , quando , per l ' età , sarebbero stati più scusabili . E poi , anche ... Il cav . Cao , a questo punto , tornò a scuotersi come per un brivido alla schiena . Da alcuni giorni era veramente sbigottito della gravità e della tristezza del momento . Tutte le sere , tutte le mattine , i rivenditori di giornali vociavano per le vie di Roma il nome di questo o di quel deputato al Parlamento nazionale , accompagnandolo con lo squarciato bando ora di una truffa ora di uno scrocco a danno di questa o di quella banca . In certi momenti climaterici , ogni uomo cosciente che sdegni di mettersi con gli altri a branco , che fa ? si raccoglie ; pòndera ; assume secondo i proprii convincimenti una parte , e la sostiene . Così aveva fatto il cav . Cao . Aveva assunto la parte dell ' indignato e la sosteneva . Non poteva tuttavia negare a se stesso , che godeva in fondo dello scandalo enorme . Ne godeva sopra tutto perché , investito bene della sua parte , trovava in sé in quei giorni una facilità di parola che quasi lo inebriava , certe frasi che gli parevano d ' una efficacia meravigliosa e lo riempivano di stupore e d ' ammirazione . Ma sì , ma sì : dai cieli d ' Italia , in quei giorni , pioveva fango , ecco , e a palle di fango si giocava ; e il fango s ' appiastrava da per tutto , su le facce pallide e violente degli assaliti e degli assalitori , su le medaglie già guadagnate su i campi di battaglia ( che avrebbero dovuto , almeno queste , perdio ! esser sacre ) e su le croci e le commende e su le marsine gallonate e su le insegne dei pubblici uffici e delle redazioni dei giornali . Diluviava il fango ; e pareva che tutte le cloache della Città si fossero scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma dovesse affogare in quella torbida fetida alluvione di melma , su cui svolazzavano stridendo , neri uccellacci , il sospetto e la calunnia . Sotto il cielo cinereo , nell ' aria densa e fumicosa , mentre come scialbe lune all ' umida tetra luce crepuscolare si accendevano ronzando le lampade elettriche , e nell ' agitazione degli ombrelli , tra l ' incessante spruzzolìo di un ' acquerugiola lenta , la folla spiaccicava tutt ' intorno , il cav . Cao vedeva in quei giorni ogni piazza diventare una gogna ; esecutore , ogni giornalajo cretoso , che brandiva come un ' arma il sudicio foglio sfognato dalle officine del ricatto , e vomitava oscenamente le più laide accuse . E nessuna guardia s ' attentava a turargli la bocca ! Ma già , più oscenamente i fatti stessi urlavano da sé . Uomo d ' ordine , il cav . Cao avrebbe voluto difendere a ogni costo il Governo contro la denunzia delle vergognose complicità tra i Ministeri e le Banche e la Borsa attraverso le gazzette e il Parlamento . Non voleva credere che le banche avessero largheggiato verso il Governo per fini elettorali , per altri più loschi fini coperti ; e che , favore per favore , il Governo avesse proposto leggi che per le banche erano privilegi , e difeso i prevaricatori , proponendoli agli onori della commenda e del Senato . Ma non poteva negare che fosse stato aperto il credito a certi uomini politici carezzati , che in Parlamento e per mezzo della stampa avevano combattuto a profitto delle banche falsarie , tradendo la buona fede del paese ; e che questi gaudenti avessero voluto occultare ciò che da tempo si sapeva o si poteva sapere ; e che , ora che le colpe avventavano , si volesse percuotere , ma colla speranza che la percossa ai più deboli salvasse i più forti . Certo , lo sdegno del paese nel veder così bruttati di fango alcuni uomini pubblici che nei begli anni dell ' eroico riscatto avevano prestato il braccio alla patria , si rivoltava acerrimo , adesso , anche contro la gloria della Rivoluzione , scopriva fango pur lì e il cav . Cao si sentiva propriamente sanguinare il cuore . Era la bancarotta del patriottismo , perdio ! E fremeva sotto certi nembi d ' ingiurie che s ' avventavano in quei giorni da tutta Italia contro Roma , rappresentata come una putrida carogna . In un giornale di Napoli aveva letto che tutte le forze s ' erano infiacchite al contatto del Cadavere immane ; sbolliti gli entusiasmi ; e tutte le virtù corrotte . Meglio , meglio quand ' essa viveva d ' indulgenze e di giubilei , affittando camere ai pellegrini , vendendo corone e immagini benedette ai divoti ! Ne fremeva il cav . Cao , perché i clericali , naturalmente , ne tripudiavano . Accompagnando talvolta Sua Eccellenza a Montecitorio , vedeva per i corridoi e le sale tutti i deputati , giovani e vecchi , novellini e anziani , amici o avversarii del Ministero , come avvolti in una nebbia di diffidenza e di sospetto . Gli pareva che tutti si sentissero spiati , scrutati ; che alcuni ridessero per ostentazione , e altri , costernati del colore del loro volto , fingessero di sprofondarsi con tutto il capo in letture assorbenti . Per certuni , non ostante il freddo della stagione , i caloriferi erano mal regolati : troppo caldo ! troppo caldo ! Chi sa in quante coscienze era il terrore che da un momento all ' altro gli occhi d ' un giudice istruttore penetrassero in esse a indagare , a frugare , armati di crudelissime lenti . Al cav . Cao era sembrato , il giorno avanti , che alcuni deputati , i quali discutevano accalorati in una sala , avessero troncato a un tratto la discussione vedendo passare Sua Eccellenza D ' Atri . S ' era fermato un po ' a guardare , accigliato , e da uno di quei deputati , che aveva subito voltato le spalle , aveva sentito ripetere chiaramente più volte , sottovoce ma con accento vibrato e impeto di sdegno , il nome di Corrado Selmi che in quei giorni correva sulla bocca di tutti . Il cav . Cao sapeva bene che nessuno avrebbe osato mettere in dubbio l ' illibatezza di Francesco D ' Atri ; ma poteva darsi che , per via della moglie , fosse coinvolto anche lui nella rovina del Selmi che pareva ormai a tutti irreparabile . Eppure , eccolo lì : passeggiando per lo scrittojo e non ricordandosi più evidentemente né di chi stava ad aspettarlo né dell ' esposizione finanziaria , Sua Eccellenza pareva soltanto impensierito d ' un pianto infantile angoscioso che , nel silenzio della casa , arrivava fin lì , da una camera remota , non ostanti gli usci chiusi . Già una volta si era recato di là a vedere che cosa avesse la figliuola . Il cav . Cao non seppe frenar più oltre la stizza - ( perché , santo Dio , tutta Roma sapeva che quella bambina ... quella bambina ... ) - si alzò come sospinto da una susta , soffiando per le nari uno sbuffo . Sua Eccellenza si fermò e si volse a guardarlo . Subito il cav . Cao contrasse la faccia , come per un fitto spasimo improvviso , e disse , sorridendo e stropicciandosi con una mano la gamba : - Crampo , eccellenza ... - Già ... lei aspettava ... Scusi tanto , cavaliere . M ' ero distratto ... Basta per questa sera , eh ? Lei sarà stanco ; io non mi sento disposto . Saranno le undici , è vero ? - Mezzanotte , eccellenza ! Ecco qua : le dodici e dieci ... - Ah sì ? E ... e questo teatro , dunque , quando finisce ? - Che teatro , eccellenza ? - Ma , non so ; il Costanzi , credo . Dico per ... per quella bambina ... Sente come strilla ? Non si vuol quietare . Forse , se ci fosse la mamma ... - Vuole che passi dal Costanzi , ad avvertire ? - No , no , grazie ... Tanto , adesso , poco potrà tardare . Piuttosto , guardi : avrei bisogno urgente di parlare con l ' Auriti . - Col cav . Giulio ? - Sì . E con mia moglie . Può darsi che non venga su alla fine del teatro . Mi farebbe un gran piacere , se lo avvertisse . - Di venir su ? Vado subito , eccellenza . - Grazie . Buona notte , cavaliere . A domani . Il cav . Cao s ' inchinò profondamente , tirando per il naso aria aria aria ; appena varcata la soglia , la buttò fuori con un versaccio di rabbia , che mutò subito però in un sorriso grazioso alla vista del cameriere in livrea che gli si faceva incontro . Rimasto solo , Francesco D ' Atri si premé forte le mani sul volto . Il lucido cranio gli s ' infiammò sotto le lampadine elettriche della lumiera che pendeva dal soffitto . Si trattenne ancora un pezzo nello scrittojo a passeggiare col viso disfatto dalla stanchezza e alterato dai foschi pensieri in cui era assorto . Con la piccola mano grinzosa e indurita dagli anni si lisciava quella lunga barba canarina in contrasto così penoso e ridicolo con tutta l ' aria del volto e la gravità della persona . Come mai non s ' accorgeva egli stesso , che quella barba , così mal dipinta , nelle circostanze presenti , era una smorfia orrenda ? Non se n ' accorgeva , perché da un pezzo ormai Francesco D ' Atri non aveva più la guida di sé , né più lui soltanto comandava in sé a se stesso . Non eran più suoi gli occhi con cui si guardava ; eran d ' un altro Francesco D ' Atri che dallo specchio gli si faceva incontro ogni mattina con aria rabbuffata e di sdegnoso avvilimento nel vedergli gonfie e ammaccate le borse delle pàlpebre , e tutte quelle rughe e quel bianco attorno alla faccia . Né questo era il solo Francesco D ' Atri che si rifacesse vivo in lui nella senile disgregazione della coscienza , e lo tirasse a pensare , a sentire , a muoversi , com ' egli adesso non poteva , non poteva più , con quelle membra e il cervello e il cuore imbecilliti dall ' età . Era ormai un povero vecchio che volentieri si sarebbe rannicchiato in un cantuccio per non muoversene più ; ma tanti altri lui spietati che gli sopravvivevano dentro , approfittando di quel suo smarrimento , non volevano lasciarlo in pace ; se lo disputavano , se lo giocavano , gli proibivano di lamentarsi e di dirsi stanco , di dichiarare che non si ricordava più di nulla ; e lo costringevano a mentire senza bisogno , a sorridere quando non ne aveva voglia , a pararsi , a far tante cose che gli parevano di più . E uno , ecco , gli tingeva in quel modo ridicolo la barba ; un altro gli aveva fatto prender moglie , quando sapeva bene che non era più tempo ; un altro ancora gli faceva tener tuttavia quel posto supremo , pur riconoscendolo di tanto superiore alle sue forze ; un altro poi lo persuadeva ad amare con infinita pena quella bambina , che anch ' egli sapeva non sua , adducendo una ragione quanto mai speciosa , che cioè , avendo egli avuto da giovine una figliuola a cui altri aveva dato e nome e amore e cure e sostanze , in compenso e in espiazione toccasse a lui ora di dare a questa il proprio nome e amore e cure e sostanze , come se questa fosse veramente quella sua povera piccina d ' allora . Cedendo però a questo sentimento , riconoscendo davanti agli altri come sua la figliuola , « eh » lo avvertiva quello della barba , armato di pennello e di tintura « bisogna pure che tu , caro , per esser creduto padre , con codesta moglie giovine accanto , dia una mano di giallo a tutta la tua canutiglia ! » ; consiglio sciocco , a cui avrebbe voluto opporsi , per non profanare , non solo la sua figura veneranda , ma anche , in fondo , il suo vero sentimento verso quella bambina . Non sapeva però opporsi più , se non timidamente . E questa timidità penosa e ridicola si rispecchiava appunto nella tintura della barba . Preso in mezzo , tenuto lì come fra tanti , che ognuno pareva facesse per sé e lui non ci fosse per nulla , non sapeva dove voltarsi prima ; niente gli piaceva ; ma , a muoversi per un verso o per l ' altro , temeva di far dispiacere a questo o a quello dei suoi crudeli padroni ; e ogni risoluzione , anche lieve , gli costava pena e fatica . Vedeva purtroppo in qual ginepraio si fosse cacciato , contro ogni sua voglia ; e non trovava più modo a uscirne . Tutto a soqquadro , tutto ! Qua a Roma , l ' abbaruffio osceno d ' una enorme frode scellerata ; in Sicilia , un fermento di rivolta . Tra gli urli delle passioni più abiette , scatenatesi nello sfacelo della coscienza nazionale , non s ' era quasi avvertito un rombo di fucilate lontane , prima scarica d ' una terribile tempesta che s ' addensava con spaventosa rapidità . Una sola voce s ' era levata nel Parlamento a porre avanti al Governo lo spettro sanguinoso di alcuni contadini massacrati in Sicilia , a Caltavutùro ; ad agitare innanzi a tutti con fiera minaccia il pericolo , non si radicasse nel paese la credenza perniciosa che si potessero impunemente colpire i miseri e salvare i barattieri rifugiati a Montecitorio . Sì , aveva esposto la verità dei fatti quel deputato siciliano : quei contadini di Sicilia , trovando nella rabbia per l ' ingiustizia altrui il coraggio d ' affermare con violenza un loro diritto , s ' erano recati a zappare le terre demaniali usurpate dai maggiorenti del paese , amministratori ladri dei beni patrimoniali del Comune : intimoriti dall ' intervento dei soldati , avevano sospeso il lavoro ed erano accorsi a reclamare al Municipio la divisione di quelle terre ; assente il capo , s ' era affacciato al balcone un subalterno che , per allontanare il tumulto , li aveva consigliati di ritornar pure a zappare ; ma per via la folla aveva trovato il passo ingombro dalla milizia rinforzata ; accennando di voler resistere , s ' era veduta prima assaltare alla bajonetta ; poi , a fucilate , per avere agitato in aria le zappe a intimorir gli assalitori . Dodici , i morti ; più di cinquanta , i feriti : tra questi , alcuni bambini , uno dei quali crivellato da ben sette bajonettate . Questo particolare orrendo s ' era rappresentato agli occhi di Francesco D ' Atri così vivo , che da tre giorni pur tra tante cure e tanto tumulto di pensieri , di tratto in tratto , riaffacciandosi , gli dava raccapriccio . Perché la ferocia di quel soldato , accanita sul corpo d ' un bambino innocente , gli pareva l ' espressione più precisa del tempo : la vedeva in tutti , quella stessa ferocia , e n ' era sbalordito . Non più rispetto , né carità per le cose più sacre ; una furia cieca , una rabbia d ' odio , una selvaggia voluttà di basse vendette . S ' aspettava d ' esser preso per il petto da un forsennato qualunque , per dar conto di tutti i suoi errori , antichi e nuovi . Errori ? E chi non ne aveva commessi ? Ma era un momento , quello , che anche i più lievi , quelli a cui in altro tempo s ' era soliti di passar sopra , saltavano agli occhi di tutti , pigliavan dalla sinistra luce di quei giorni un certo ispido rilievo , un certo color misterioso , che subito aizzavano la smania di frugar sotto , per la soddisfazione atroce o la feroce consolazione di scoprire altre più gravi magagne nascoste . Il coraggio più difficile , quello della pubblica accusa , legato e persuaso con tanti argomenti a non rompere i freni della prudenza , ora che tutti si trovavan d ' accordo , s ' era svincolato , sferrato da tutti i ritegni e riguardi sociali ; era diventato tracotanza inaudita ; e nessuna coscienza poteva più sentirsi tranquilla e sicura . Quelle sue nozze tardive con una giovine ; l ' illusione che il prestigio del suo passato e degli altissimi onori a cui era venuto sarebbe valso a compensare , nella stima e nel cuore di lei , quanto di fervor giovanile doveva di necessità mancare al suo affetto grato e profondo ; il lusso avventato ; la relazione scandalosa della moglie col Selmi , quella bambina ... potevano da un momento all ' altro diventar pretesto d ' accusa e di maligne insinuazioni , cagione di chi sa quali sospetti oltraggiosi . Tra i fantasmi dell ' incertezza , in quella vuota , oscura realtà in cui gli pareva d ' esser avviluppato , Francesco D ' Atri sentiva di punto in punto crescere in sé la costernazione , ora che le grida rinfuriavano per il salvataggio violento , da parte del Governo , di alcuni parlamentari più in vista e più compromessi . Tra questi era il Selmi , che pure fino a quel giorno s ' era lasciato esposto allo scandalo . Non glien ' avevano detto nulla i suoi colleghi del Gabinetto ; ma s ' era accorto dalle loro arie che gli si voleva dare a intendere che il Selmi si salvava per lui . Non era vero ! Non per lui , se mai ; ma perché egli era con loro ; e , in quel momento , la sua caduta avrebbe potuto determinare il crollo di tutti . Non era intanto peggiore del male quel rimedio ? Non aveva saputo opporsi . Come proferir quel nome ? Mondo d ' ogni colpa , integro , per una sola debolezza , per quella illusione così presto perduta , si vedeva trascinato dalla moglie giù nel fango della piazza , ove una canea famelica di scandalo lo aspettava per farne strazio , accozzando in uno sconcio impasto il suo corpo e quello della moglie e del Selmi . Ora , con una nuova violenza si vedeva strappato dalla piazza , ma insieme col Selmi , aggrappato a lui e alla moglie , insieme con tutta la canaglia aggrappata al Selmi . Gli pareva che glielo rimettessero in casa , là , con tutta la folla urlante , beffarda e ingiuriosa . Tutti , ora , tutti avrebbero creduto che lo salvava lui il Selmi , non per generosità , ma per paura . E fors ' anche il Selmi stesso ... Ma qual paura , in fondo , poteva aver lui ? Per generosità , se mai , avrebbe potuto farlo , perché lo ricordava prode e nobile , un giorno , sprezzante della vita tra i pericoli e tutto acceso dell ' ideale santo della patria . Ma no , no , neanche per questa generosità lo avrebbe fatto : troppo , oltre all ' odio e allo sdegno per il tradimento ( quantunque ne facesse più carico alla moglie ) , troppo gli coceva il sospetto in lui di quella paura . Intanto , sottratte tutte le carte che avrebbero potuto perdere il Selmi , era rimasto esposto , senza difesa , e compromesso , un innocente : Roberto Auriti . S ' era trovato a carico di lui un debito di circa quarantamila lire ; e , quel ch ' era peggio , più d ' un biglietto laconico e misterioso , in cui si faceva allusione a un amico che assicurava il governatore della banca , o prometteva che avrebbe fatto o parlato o scritto secondo le istruzioni ricevute . Questi biglietti erano già in mano dell ' autorità giudiziaria , e di questo egli doveva informare tra poco Giulio Auriti , fratello di Roberto . S ' era già abituato all ' orrore della situazione ; ne aveva acquistato il sentimento quasi d ' una necessità fatale ; e il suo sbalordimento era pieno d ' uggia , di ribrezzo e greve d ' una stanchezza dolorosa . Nessun conforto dalle memorie del passato : a richiamarle per un momento , non sarebbero valse ad altro che ad accrescere la vergogna e la miseria del presente . E in quell ' uggia , la vista di tutte le cose , anche dei ninnoli della stanza , acquistava agli occhi suoi una insopportabile gravezza . Ah , il bujo , il bujo , un luogo di riposo : la morte , sì ! Tutta quella guerra faceva vincere volentieri il ribrezzo della morte . Che crudeltà ! Egli era uno che doveva presto morire ... Serbargli quella feccia per gli ultimi giorni , da ingojare nel bicchiere della staffa ... Francesco D ' Atri si fermò , con gli occhi immobili e vani . Immaginò il tempo dopo la sua fine : il tempo per gli altri ... Ecco tornata la calma ... per gli altri ! rabbonite quelle onde , squarciato l ' orrore di quella tempesta ; e nessuna pietà , nessun rimpianto , nessuna memoria di chi s ' era trovato in quei frangenti e vi era perito . A un tratto , su la mensola , a cui teneva fissi gli occhi , gli s ' avvistò una piccola bertuccia di porcellana , che gli rideva in faccia sguajatamente . Gli venne quasi la tentazione di romperla ; voltò le spalle ; avvertì di nuovo il pianto angoscioso della bambina e s ' avviò a quella camera remota . Era la camera della bàlia . Un lumino da notte , riparato da una ventola litofana , sul cassettone , la rischiarava a mala pena . La vecchia governante , magra e linda , passeggiava con la bimba in braccio che , convulsa dagli spasimi , pareva volesse sguizzarle dalle mani ; procurava di tenersela adagiata sul seno e : - Nooo ... nooo ... - le ripeteva , come in risposta ai vagiti angosciosi , dimenandosi in ritmo con tutta la persona e battendole di continuo , lievemente , una mano alle spalle . La bàlia , con un ' enorme mammella tirata fuori del busto , piangeva anche lei : piangeva in silenzio e giurava alla cameriera che le sedeva accanto di non aver mangiato nulla che avesse potuto cagionare quella colica alla bambina . Francesco D ' Atri si fermò un pezzo a guardarla con occhi assenti : e i tratti del volto espressero lo sforzo quasi istintivo ch ' egli , col cervello altrove , faceva per intendere ciò che essa stava a dire tra le lagrime copiose . Intanto guardava nauseato quella sconcia mammella dal cui capezzolo paonazzo pendeva una goccia di latte . La cameriera pensò bene di tirar su il corpetto della bàlia per nascondere quella vista . E allora Francesco D ' Atri si volse a guardar la governante . Stordito dai vagiti della bimba trangosciata , strizzò gli occhi ; poi si recò a prendere dal tavolino da notte un campanello e si mise a farlo tintinnire pian piano innanzi agli occhi della piccina , per distrarla , andando dietro alla governante che seguitava a passeggiare , dondolandosi . Così lo trovò , poco dopo , donna Giannetta di ritorno dal teatro , tutta frusciante di seta . Alzò le ciglia e schiuse appena le labbra a un impercettibile sorriso canzonatorio dinanzi a quel notturno commovente quadro familiare , credendo che Sua Eccellenza si compiacesse , sotto gli occhi delle serve , di mostrare la sua ridicola tenerezza paterna dopo le gravi cure dello Stato . Ma la cameriera , accorsa a prendere il velo nero tutto luccicante di dischetti d ' argento ch ' ella si levava dal capo e a slacciarle la mantiglia , le spiegò , piano , che cosa era accaduto . - Ah sì ? Poverina ... - disse , ostentando indifferenza , ma con una voce calda , melodiosa , e si accostò alla governante , così tutta fragrante di profumo e di cipria e ampiamente scollata . Ma il D ' Atri le fe ' cenno di tacere . La bambina si era finalmente quietata . Donna Giannetta allora con un lieve sbuffo di stanchezza s ' avviò per la sua camera . Su la soglia si volse e disse al marito , quasi cantando : - Oh , Giulio Auriti è di là . Francesco D ' Atri chinò il capo ; le si avvicinò e le disse a voce bassa e grave , senza guardarla : - Aspettami . Ho da parlarti . - Discorso lungo ? - domandò ella . - Non potresti domani ? Temo d ' esser troppo stanca e d ' aver sonno . Mi sono orribilmente annojata . - Mi farai il piacere d ' aspettarmi , - insistette egli . E andò allo scrittojo , ove lo attendeva l ' Auriti . Ah , come volentieri , adesso , avrebbe fatto a meno di veder quel giovine a cui doveva dare una tremenda notizia ! Se n ' era già dimenticato ... si moveva , in quei giorni , dava ordini istruzioni , imponeva a se stesso atti , parole , risoluzioni , di cui subito dopo non riusciva più a veder bene la ragione , l ' opportunità , lo scopo . Chiuse gli occhi e sospirò profondamente , con le ciglia gravate da un ' oppressione tenebrosa . Aveva or ora detto alla moglie che lo aspettasse perché doveva parlarle . Ma di che ? a che scopo ? E lui stesso , poc ' anzi , aveva pregato il suo segretario d ' avvertir l ' Auriti , all ' uscita dal teatro , che venisse su da lui , perché aveva urgente bisogno di vederlo . Era necessario , sì , che quel povero giovine avesse al più presto notizia dell ' orrenda sciagura che gli stava sopra . Non poteva comunicargliela altri che lui . Sollevata la tenda dell ' uscio e vedendolo , provò intanto un certo rancore per la pietà e la commozione che colui già gli suscitava . Giulio Auriti non somigliava punto al fratello : alto , smilzo , elegantissimo , spirava dalla temprata agilità del corpo una energia vigorosa , che gli occhi d ' un bel grigio d ' acciajo , attenuavano con un certo sguardo d ' orgoglio svogliato . Si cangiò tutto , d ' un subito , alla vista del vecchio Ministro che gli si faceva innanzi così scombujato . Uno dei guanti , che teneva in mano , gli cadde sul tappeto . - Ebbene ? - domandò . Francesco D ' Atri socchiuse gli occhi per sottrarsi alla pena dell ' ansia smaniosa che gli leggeva nel viso . Aprì le mani e mormorò scotendo il capo : - Non s ' è trovata . - Ah , no ! - scattò allora l ' Auriti con una nuova subitanea alterazione del viso , che esprimeva sdegno , rabbia e insieme risoluzione fierissima di ribellarsi a un ' iniquità , senza alcun riguardo più per nessuno . - Ah , no , mi perdoni , eccellenza : la carta c ' è , e si deve trovare ! Lei sa che mio fratello Roberto ... - So , so ... - cercò d ' interromperlo , con durezza , il D ' Atri . - Ma dunque - incalzò l ' Auriti . - Quella sola dichiarazione può salvarlo , e non deve sparire ! O via anche tutto ciò che può compromettere Roberto ! Il D ' Atri sedette , tornò a premersi forte le mani sul volto e si lasciò cader dalle labbra : - Il guajo è questo : che l ' autorità giudiziaria ... - Ma no , eccellenza ! - insorse di nuovo l ' Auriti . - L ' autorità giudiziaria ha in potere soltanto ciò che il Governo le ha voluto lasciare . Lo sanno tutti ormai ! Il D ' Atri lo guardò come se egli , intanto , non lo sapesse : si rizzò su la vita e , facendo viso fermo , parve lo ammonisse che non poteva permettere si desse corso , in sua presenza , a una voce così piena di scandalo . Ma l ' Auriti , smaniando , torcendosi le mani , aggiunse : - E io ... io che riposavo tranquillo ... Ma come , eccellenza ? Io riposavo tranquillo perché c ' era lei ! Il D ' Atri s ' accasciò ; ma subito , come se qualcosa dentro gli facesse impeto nello spirito , tornò a rizzarsi e gridò con rabbia , guardando odiosamente il giovine : - Che c ' entro io ? che posso io ? - Come ! - esclamò l ' Auriti . - Il Selmi ... - Il Selmi ... - ruggì Francesco D ' Atri , serrando le pugna , come se avesse voluto averlo fra le unghie . - Ma sì , lo salvino pure ! - esclamò Giulio Auriti . - Per salvarlo però ... - Già ! ti figuri anche tu che lo salvi io ... - disse lentamente il D ' Atri , scrollando il capo con amarissimo sdegno . - Ma il Selmi stesso , eccellenza , - ripigliò subito , con diverso sdegno l ' Auriti , - vedrà che il Selmi stesso non tollererà d ' esser salvato a costo dell ' assassinio morale di mio fratello . E poi , eccellenza , se non parla lui , se tacerà Roberto , griderò io ! C ' è mia madre di mezzo , eccellenza ! L ' arresto di Roberto ? Mia madre ne morrebbe ! E il nostro nome ? A questo grido , il volto di Francesco D ' Atri si scompose . - Tua madre ... sì ... tua madre ... - mormorò ; e , curvo , si portò di nuovo le mani sul volto ; stette un pezzo così , finché non cominciò a sussultare violentemente come per un impeto di singhiozzi soffocati . Aveva conosciuto a Torino , giovane , donna Caterina Laurentano e Stefano Auriti che quel figliuolo gli ricordava in tutto ; pensò a quegli anni lontani ; vide se stesso com ' era allora ; vide Roberto ragazzo ; pensò a una notte sul mare , con quel ragazzo su le ginocchia un ' ora dopo la partenza da Quarto ... ah , da quella notte a questa , che baratro ! Giulio Auriti , vedendo sussultare le spalle poderose del vecchio Ministro , allibì . Questi alla fine scoprì il volto e , rimanendo curvo , guardando verso terra , scotendo le mani a ogni parola : - Che gridi ? che gridi ? - gli disse . - La vergogna di tutti ? Tutti impeciati ! Vuoi dirmi che sai perché il Selmi prese quel denaro sotto il nome di tuo fratello ? E griderai anche la mia vergogna ! - No , eccellenza ! - negò subito con sbalordimento d ' orrore , l ' Auriti . - Ma sì ! - rispose Francesco D ' Atri , levandosi . - Tutti impeciati , ti dico ! Tutti ... tutti ... Muojo di schifo ... Il fango , fino qua ! E s ' afferrò con le mani la gola . - M ' affoga ! Questo ... dovevo veder questo ! I più bei nomi ... Tu vedi soltanto tuo fratello ! Niente , sì , non glien ' è venuto niente in mano ; ma ha tenuto di mano a quello lì ... E non è vergogna , questa ? come lo scusi ? che gridi ? Tuo fratello promette , il tuo signor fratello assicura , in quei biglietti là , i laidi ufficii dell ' amico ... - E non lo nomina ! - disse coi denti stretti , ridendo d ' ira , d ' onta , di dispetto , Giulio Auriti . - Ecco perché non sono stati sottratti ! - Ma quando la paura ha preso possesso ! - venne a gridargli in faccia , con voce soffocata , Francesco D ' Atri . - Zuffa di ladri che rubano di notte con mani tremanti e come ciechi ; rimestano , arraffano , ficcano dentro ; e intanto di qua , di là , dal sacco , dalle tasche , il furto scappa via , e nella ressa , tra i piedi , c ' è chi ruba ai ladri , chi ghermisce questa o quella carta caduta e corre a far bottega su la vergogna : « Ecco , signori , i più bei nomi d ' Italia ! Ecco l ' onore ! ecco le glorie della patria ! » Non mi far parlare ... So a chi parlo ! Ma ormai ... tanto , n ' ho fino alla gola ... Non è umano , capisco che non è umano pretendere da Roberto il silenzio : per sé , per sua madre , per te , per il nome che portate ... - Roberto ? - fece l ' Auriti . - Ma Roberto , Vostra Eccellenza lo conosce , sarà anche capace di tacere . Il Selmi stesso ... - Se Roberto tacerà ? - domandò il D ' Atri , come se ne dubitasse . - Ma io no , eccellenza ! - s ' affrettò allora a ripetere l ' Auriti . - Glielo dico avanti : io no , per mia madre ! - Aspetta ! - riprese il D ' Atri , quasi imponendogli di tacere . - Se ho voluto vederti , è segno che ho da dirti qualche cosa . Giulio Auriti lo guardò ansiosamente negli occhi . Ma il D ' Atri non sostenne quello sguardo ; n ' ebbe fastidio , anzi dispetto ; scorse per terra il guanto caduto fin da principio dalle mani del giovine e riebbe fortissima l ' impressione di gravezza insopportabile , che in quei giorni gli faceva la vista di tutto . Ne distrasse gli occhi e disse , cupamente : - Tu intendi che in tutta questa faccenda ... io non posso cacciar le mani ... Si guardò le mani e le ritirò con atto di schifo . - Pure , - seguitò , - per Roberto , ho parlato ... questa sera stessa ; ho detto ... ho ... ricordato ... ricordato le sue benemerenze ... Forse - ascolta bene - quei biglietti compromettenti , per cui è già spiccato il mandato di cattura ... sì ! Ma ascolta bene - quei biglietti ... Non volle dire : significò con un rapido gesto espressivo della mano : via ! - Però , - riprese subito , - tu sai che i giornali hanno già pubblicato il nome di tuo fratello . Bisognerà , per togliere ogni sospetto di compromissione losca e per non lasciare nessuna traccia , nessuno strascico ... - Pagare ? - domandò , smorendo , l ' Auriti . - E dove ... come ? Il D ' Atri si strinse rabbiosamente nelle spalle . - Sono quarantamila lire , eccellenza ... - Io non posso dartele ... Procura ... E presto ! Tu intendi , è l ' unico mezzo ... - Un denaro preso da altri ... - gemette l ' Auriti . - Ma come preso ? - domandò con ira il D ' Atri . - Questo devi vedere ! - Per altri ! - protestò Giulio . - Sei un ragazzo ? - No , eccellenza : è la difficoltà ... Dove lo trovo ? come lo trovo ? - Cerca ... tu hai parenti ricchi ... tuo cugino ... - Lando ? - O i tuoi zii ... Giulio Auriti rimase pensieroso , a considerare quale , quanta probabilità di riuscita gli offrisse quella via indicata tra gli ostacoli che già gli si paravano davanti : per Lando , l ' ombra odiosa del Selmi ; per gli zii , la fierezza incrollabile della madre . Come si sarebbe piegata questa a chiedere ajuto di danaro , per quel debito non netto del figlio , a quel fratello ? A piegarla , si sarebbe certo spezzata ! Decise senz ' altro di tentar lui presso Lando : lui , a costo di tutto , per risparmiare quel sacrifizio estremo della madre . - Che tempo ? - domandò . - Presto ... - ripeté il D 'Atri.- Vedi tu ... cinque , sei giorni ... Giulio Auriti , perduta lì per lì la nozione dell ' ora , compreso già della parte che doveva sostenere , si licenziò e s ' avviò in fretta , accigliato , come se dovesse subito correre a casa del cugino . Francesco D ' Atri lo seguì con gli occhi fino alla soglia dell ' uscio ; poi rimase perplesso , aggrondato , a stropicciarsi con una mano il dorso dell ' altra , quasi cercasse nella memoria ciò che ancora gli restava da fare . A un tratto , scorse di nuovo per terra , sul rosso del tappeto , il guanto bianco , caduto di mano all ' Auriti . Quel guanto , lasciato lì , gli parve il segno che egli ormai non avrebbe potuto più allontanare del tutto da sé le cose , la gente , i pensieri da cui si sentiva soffocare : sempre una traccia , sempre un ' orma , un vestigio , ne sarebbero rimasti , risorgenti o incancellabili , come nell ' incubo di un sogno . E come se in quel guanto si potesse scorgere una sua compromissione , Francesco D ' Atri si chinò guardingo a raccattarlo con ribrezzo e se lo cacciò in tasca , furtivamente . Donna Giannetta , in accappatojo , con una graziosa cuffia di trine e di nastri in capo , aspettava intanto nella sua camera su un ' ampia e bassa poltrona massiccia di cuojo grigio ; una gamba su l ' altra , tormentandosi il labbro inferiore con le dita irrequiete . Teneva gli occhi fissi acutamente alla punta della babbuccia di velluto rosso , che compariva e spariva dall ' orlo della veste al lieve dondolìo della gamba accavalciata . Era la prima volta che il marito con quell ' aria e quel tono le annunziava di voler parlare con lei . Non le aveva detto mai nulla , prima , quando avrebbe avuto ragione di parlare . Che poteva più dirle , ora ? Aveva notato che , da alcuni mesi , era più cupo e più oppresso del solito ; ma , certo , non per lei ; forse , per difficoltà parlamentari . Non aveva mai voluto saper di politica , lei : aveva sempre proibito assolutamente agli amici che ne parlassero davanti a lei ; non leggeva giornali e si gloriava della sua ignoranza , si compiaceva delle risate con cui erano accolte certe sue confessioni , come ad esempio quella di non sapere chi fossero i colleghi del marito . Che ora egli volesse annunziarle , come aveva già fatto una volta , dopo il primo anno di matrimonio , che aveva in animo di lasciare il « potere » ? Oh , non le avrebbe fatto più né caldo né freddo , ormai . Ma eccolo ... Subito donna Giannetta si sgruppò , si abbandonò con gli occhi chiusi su la spalliera della poltrona , volendo fingere di dormire ; come però il D ' Atri aprì l ' uscio , riaprì gli occhi con molle stanchezza , quasi veramente avesse dormito . - Domani , no ? - gli domandò di nuovo , con grazia languida . - Ho proprio sonno , Francesco ! Temo di perdere il filo del discorso . - Non lo perderai , - diss ' egli aggrondato , lisciandosi la barba con la mano tremolante . - Del resto , se vuoi , il mio discorso potrà anche essere breve . - Ti dimetti ? - domandò lei , placidamente . - No ... - disse . - Perché ? - Credevo ... - sbadigliò donna Giannetta , portandosi una mano alla bocca . - No , qui , qui , di cose nostre , della casa , devo parlarti - riprese egli . - Abbi un po ' di pazienza . Sono anch ' io tanto stanco ! Se vuoi del resto che il mio discorso sia breve non offenderti . Donna Giannetta sgranò gli occhi : - Offendermi ? Perché ? - Ma perché , se dev ' esser breve . sarà pure per conseguenza un po ' rude , senza frasi , - rispose egli . - Mi lascerai dire ; poi farai , spero , quel che ti dirò io , e basterà così . Dunque , senti . - Sento , - sospirò ella , richiudendo gli occhi . Francesco D ' Atri agitò più volte con stento due dita : - Due sciagure ti sono capitate , - cominciò . Donna Giannetta tornò a scuotersi : - Due ? a me ? - Una , l ' hai proprio voluta , - seguitò egli . - Vecchia sciagura . Sono io . - Oh , - esclamò ella , abbandonandosi di nuovo su la poltrona . - Mi hai spaventata ! Sorridendo e intrecciando le mani sul capo , soggiunse : - Ma no ... perché ? Le larghe maniche dell ' accappatojo scivolarono e le scoprirono le braccia bellissime - Finora , no , - riprese egli . - Non te ne sei accorta bene , perché al fastidio che ho potuto recarti di quando in quando ... - Francesco , ho tanto sonno , - gemette lei - Permetti ... permetti ... permetti ... - diss ' egli con stizza . - Voglio dirti , che al fastidio hai trovato un compenso assai largo nella mia ... nella mia ... dirò , filosofia ... - Dimmi subito l ' altra sciagura , ti prego ! - sospirò quasi nel sonno donna Giannetta . Francesco D ' Atri si mise a sedere . Veniva adesso il difficile del discorso , e voleva esprimersi quanto meno crudamente gli fosse possibile . Poggiò i gomiti su i ginocchi , si prese la testa tra le mani per concentrarsi meglio , e parlò , guardando vero terra . - Eccomi . Aspetta . L ' ho dovuto ... ho dovuto scontare ... Ma già tu , in questo , non hai nessuna colpa . Era naturale che , tra i diritti della tua gioventù e i tuoi doveri di moglie , tu seguissi piuttosto quelli che questi . Avrei potuto farti osservare da un pezzo che tu stessa , accettando spontaneamente , anzi con ... con giubilo , un giorno , questi doveri verso un vecchio , avevi implicitamente rinunciato a quei diritti ; ma neanche di ciò ti fo colpa perché forse anche tu , allora , ti facesti l ' illusione che ... A questo punto Francesco D ' Atri sollevò il capo e s ' interruppe . Donna Giannetta dormiva , con un braccio ancora sul capo e l ' altro proteso verso di lui , come per implorar misericordia . - Gianna ! - chiamò , ma non tanto forte , frenando la stizza e lo sdegno , come se al suo amor proprio dolesse che ella , destandosi a quel richiamo , dovesse riconoscere d ' aver ceduto così presto al sonno mentr ' egli le parlava di cosa tanto grave . Riabbassò il capo e terminò a voce alta il discorso rimasto sospeso : - Ti facesti l ' illusione che ... sì , che avresti potuto facilmente adempiere ai tuoi doveri . Donna Giannetta non si destò ; anzi , pian piano l ' altro braccio le scivolò dal capo , le cadde in grembo con pesante abbandono . Allora Francesco D ' Atri sorse in piedi , fremente ; fu lì lì per afferrarle quel braccio nudo proteso e scoterglielo con estrema violenza , gridandole in faccia le ingiurie più crude . Ma la calma incosciente del sonno di lei , per quanto gli paresse spudorata e quasi una sfida , lo trattenne . Sembrava che così giacente nel sonno , gli dicesse : « Guardami come son giovane e come son bella ! Che pretendi , tu vecchio , da me ? » . Ah , che pretendeva ! Ma di quella sua bellezza che ne aveva fatto ? e che ne stava facendo della sua gioventù ? Scempio vergognoso ! Sì , dandosi a lui , a un vecchio , dapprima ! Ma egli almeno , quei tesori li avrebbe adorati con animo tremante e traboccante di gratitudine , come un premio divino ! Ella , invece , con obbrobrioso disprezzo , con incosciente crudeltà , li aveva violati ! E nulla più poteva ormai rifar sacre quella bellezza e quella gioventù così indegnamente profanate ! Scosse il capo e uscì pian piano dalla camera . Subito donna Giannetta balzò in piedi , sbuffando . Auff ! sul serio , a quell ' ora , una spiegazione ? E perché ? Quando avrebbe dovuto parlare , zitto ; ora che lei s ' annojava soltanto , mortalmente , pretendeva una spiegazione ? Eh via ! Troppo tardi . Se lui stesso , del resto , col suo contegno , tra le inevitabili relazioni della nuova vita in cui l ' aveva messa , di fronte alle tentazioni a cui questa vita la esponeva , agli esempii che di continuo le poneva sotto gli occhi , l ' aveva indotta , certo senza volerlo , a stimar troppo ingenuo , puerile e tale da attirar l ' altrui derisione il bel sogno da lei accarezzato , sposandolo ? Con la massima sincerità aveva sognato di rallegrare col riso della sua giovinezza gli ultimi anni della vita eroica di Francesco D ' Atri , vecchio amico e fratello d ' armi del padre . Gli era forse sembrato che con troppa avventatezza ella avesse preso la risoluzione di sposarlo , quella sera ormai lontana , in cui , discorrendosi in casa del padre di donne , di vecchi , di matrimonii , a una domanda di lei egli aveva risposto per ischerzo , sorridendo malinconicamente : « Eh , bellina mia , se mi sposi tu ... » ? Ma fors ' anche aveva sospettato in lei l ' ambizione di diventar moglie d ' un ministro ! Per il parentado , per le condizioni della sua nascita , era quasi povera . Avrebbe dovuto saper bene però che in casa di lei , sempre , le risoluzioni più serie erano state prese così ; e che la precipitazione nel prenderle non era stata mai a scàpito della fermezza nel mantenerle . Suo padre , Emanuele Montalto , giovine , nella compagnia spensierata e gioconda di tant ' altri giovani dell ' aristocrazia palermitana , quasi per una picca da un giorno all ' altro s ' era ribellato alla famiglia devota ai Borboni ; e non solo per quella ribellione aveva sofferto persecuzioni , prigionia , esilio dal governo oppressore , ma era stato anche diseredato dal padre a beneficio del fratello maggiore e della sorella Teresa , moglie di don Ippolito Laurentano e madre di Lando . E anche lei , già una volta , proprio per una picca , da un giorno all ' altro s ' era guastata col cugino Lando il quale , vivendo a Palermo in casa dello zio principe di Montalto , veniva di furto ad amoreggiar con lei , cuginetta eretica , figlia dello zio eretico , a cui quello ( il principe ) come per un ' elemosina della quale si dovesse vergognare , faceva passar sotto mano un assegno appena appena decente . Da un giorno all ' altro , tutto finito , per sempre : non aveva più voluto sapere del cugino e aveva indotto il padre a lasciar Palermo per Roma , con la speranza che , allontanando il padre dall ' isola , in una più larga cerchia e meno oppressa da pregiudizii , egli avesse alla fine condisceso a lasciarle prendere la via per cui il sangue materno la chiamava . Sua madre era stata un ' attrice piemontese , la Berio , conosciuta dal padre a Torino , durante l ' esilio , e sposata colà . Il sangue , proprio il sangue , non l ' esempio la chiamava , perché la mamma lei non l ' aveva nemmeno conosciuta : morta nel darla alla luce ; e tutti , a Palermo , e più di tutti il padre , s ' erano sempre guardati dal farle sapere ciò che la madre era stata . Ma una Montalto sul palcoscenico ? Orrore ! E anche lei , sì , doveva riconoscerlo , provava tra sé e sé un certo segreto ribrezzo . Tuttavia , per lanciare una sfida al cugino Lando e per far onta a quello zio che si vergognava finanche di mantenerli di nascosto , oh , non solo questo ribrezzo avrebbe saputo vincere facilmente , ma qualunque altro ! Lando , poco dopo , era venuto anche lui a stabilirsi a Roma , e insieme col padre aveva cercato di ammansarla , di rabbonirla . No , no e no . Già s ' era innamorata di quel suo sogno per Francesco D ' Atri , che , fin dal primo vederla , era rimasto come abbagliato di lei . Perché poi non l ' aveva ritenuta capace Francesco D ' Atri di serbarsi fedele a quel sogno ? come non aveva compreso che un tal dubbio , un tal timore , manifestati con certi sguardi pietosi , con certi mezzi sorrisi afflitti , l ' avrebbero offesa acerbamente , al pari della libertà concessa , anzi quasi imposta , non ostanti quel dubbio e quel timore ? Dunque per lui una sua caduta era inevitabile e ci si rassegnava ? E se lui non credeva , qual merito , qual premio , a non cadere ? Per se stessa ? Ah sì , per se stessa ! Le era morto il padre , da poco . Addolorata , amareggiata profondamente , eppur costretta a far buon viso a tutti , s ' era veduta , pure in quei giorni di lutto , vigilata da Lando con occhi freddamente sdegnosi . In un momento d ' angoscia , di esasperazione , in un momento di vera pazzia , perché lo sdegno di quegli occhi si ritorcesse anche contro di lui , gli s ' era offerta . Probo , intemerato , incorruttibile , Lando l ' aveva respinta . Oh , e allora , più per vendicarsi di lui che della triste e muta sconfidenza del vecchio marito , s ' era buttata in braccio di Corrado Selmi , e giù , giù , giù ... orribilmente , sì ... come un ' ubriaca , come una pazza aveva sguazzato un anno nello scandalo . Ma via ! Non le aveva detto anche or ora il vecchio , che non trovava nulla da ridire ? Perché dunque avrebbe dovuto farsene un rimorso ? Oh , non si era davvero divertita in quell ' anno della sua relazione col Selmi . Che voleva da lei ora , il marito ? Donna Giannetta scrollò le spalle , e subito vide quel suo gesto , come se l ' avesse fatto un ' altra davanti a lei . Aveva spiccatissima la facoltà strana di osservarsi così , quasi da fuori anche nei momenti di maggior concitazione , di vedersi muovere , di sentirsi parlare o ridere ; e ne aveva quasi sgomento , talvolta , e spesso fastidio ; temeva che i suoi atteggiamenti , i suoi gesti , il suono della sua voce , gli scatti dei suoi sorrisi potessero apparire studiati ; soffriva di quel raggelarsi improvviso dei moti più spontanei e men pensati del suo essere , sorpresi in sul nascere da lei stessa in sé . Si passò parecchie volte la mano su la fronte e cercò d ' affondarsi in un pensiero che le togliesse la visione di sé , così costernata . Ecco . L ' altra sciagura ... Quale poteva essere l ' altra sciagura di cui il marito avrebbe voluto parlarle ? Il volto le si fece scuro . Davanti agli occhi le sorse l ' immagine del Selmi , che , o sbigottito , per romper quella furia di scandalo , o per timore di perderla , cominciando ella a essere stufa , o con la speranza di legarla a sé maggiormente , o forse anche per vendetta , non aveva saputo impedire che divenisse madre . Sì , non c ' era dubbio : l ' altra sciagura , a cui il vecchio alludeva , era la figlia , quella bambina ... - Due sciagure ti sono capitate ... Una , l ' hai proprio voluta . L ' altra , dunque , no . E aveva ragione : quest ' altra sciagura , non l ' aveva proprio voluta . Ma se egli sapeva tutto , e sapeva che lei non poteva sentire alcun affetto per quella creatura che le ricordava l ' amante odiato , perché poc ' anzi s ' era fatto trovare presso quella bambina piangente , con un campanello in mano ? Perché tanta ostentazione di tenerezza per quella creatura ? Perché aveva voluto accomunarla a sé , come per mettersi con essa di fronte a lei , dicendo che entrambi - lui e la bambina - rappresentavano per lei due sciagure ? Che voleva concludere ? Donna Giannetta si pentì d ' aver finto di dormire . Rimase ancora un pezzo a riflettere ; poi uscì dalla camera in punta di piedi e , al bujo , trattenendo il respiro , si recò fino all ' uscio della camera del marito . Origliò , poi si chinò a guardare attraverso il buco della serratura . Francesco D ' Atri , seduto lì nella sua camera , come dianzi nella camera di lei , coi gomiti sui ginocchi e la testa tra le mani , piangeva . Donna Giannetta si sentì fendere la schiena da un brivido e si ritrasse sconvolta , in preda a uno stupore che era anche sgomento . - Piange ... Restò lì , tremante , senza riuscire a formare un pensiero . Poi , improvvisamente , temendo ch ' egli aprisse l ' uscio e la scoprisse lì in agguato , si mosse per rientrare nella sua camera . Ma , passando come una ladra davanti all ' uscio della camera ove dormiva la bambina , si fermò . Anche la bambina , qua , piangeva ! Tutt ' e due ... Inconsciamente , quasi per trovare un rifugio che la nascondesse a se medesima in quel momento , schiuse quell ' uscio , entrò . La bàlia , seduta in mezzo al letto , smaniava , disperata . La bambina , dopo un breve sonno inquieto , aveva ripreso a contorcersi per le doglie e a vagire così . Donna Giannetta non intese bene dapprima ciò che la bàlia diceva ; allungò una mano su la bambina trangosciata e subito la ritrasse , quasi per ribrezzo . Com ' era fredda ! Ma bisognava farla tacere ... Quel pianto era insopportabile ... Non voleva latte ? Era fasciata forse troppo stretta ? Volle sfasciarla lei , con le sue mani . Oh che gambette misere , paonazze ... e come tremavano , contratte dallo spasimo ... si provò a tenergliele ; ma erano gelate ! Era tutta gelata , quella povera piccina ... Fosse stato almeno un maschio ; ma no , ecco , femminuccia ... Con che ravvolgerla ? Ecco là , la copertina della culla ... Su , su , Donna Giannetta se la prese in braccio , se la strinse contro il seno , forte e delicatamente , e si mise a passeggiare per la camera , cullando la figlioletta col dondolìo della persona , come non aveva mai fatto . E stupì di saperlo fare . Sentiva sul seno le contrazioni del piccolo ventre addogliato e quasi il gorgoglio del pianto dentro quel corpicciolo tenero e freddo . Quasi senza volerlo , allora , si mise a piangere anche lei , non per pietà della piccina , no ... o fors ' anche , sì , perché la vedeva soffrire ... ma piangeva anche perché ... perché non lo sapeva neppur lei . A poco a poco la piccina , come se sentisse il calore dell ' amor materno che per la prima volta la confortava , si quietò di nuovo . Donna Giannetta era già stanca , tanto stanca , e pur non di meno seguitò ancora un pezzo a passeggiare e a batter lievemente , a ogni passo , una mano sulle spallucce della piccina . Poi si fermò ; con la massima cautela , per non farla svegliare , se la tolse dal seno ; si mise a sedere e se la adagiò su le ginocchia ; fe ' cenno alla bàlia di rimanersene a letto e , al lume del lampadino da notte , si diede a contemplare la figliuola . Vide quella creaturina , tranquilla ora per opera sua , lì in grembo a lei , come non l ' aveva mai veduta . Forse perché non aveva mai fatto nulla per lei , povera piccina , cresciuta finora senz ' affetto , senza cure ... E che colpa aveva lei ? Strizzò gli occhi , come per ricacciare , indietro un sentimento odioso ... Ma no ! Che colpa aveva la piccina d ' esser nata ? E a un tratto , guardando così la figlia , comprese quel che il marito voleva dirle . Egli era e si sentiva vecchio , e sapeva di non poter riempire la vita di lei ; ma ella aveva una figlia ora ; e una figlia può e deve riempir la vita d ' una madre . Egli poteva fare uno scandalo , e non l ' aveva fatto ; non solo , ma aveva dato anzi a quella bambina , che non era sua , il prestigio del nome , del grado , e anche ... sì , anche la sua tenerezza . Orbene , lei , madre , poteva dar bene alla propria figlia l ' affetto , le cure , l ' esempio d ' una condotta illibata . Ecco , sì , questo , questo senza dubbio , egli voleva dirle . E lei aveva fatto finta di dormire ... A lungo donna Giannetta rimase lì , quella notte , a pensare , con la bambina in grembo . Pensò con amarissimo rimpianto al suo sogno giovanile ; e , con nausea , a quel che gli uomini le avevano offerto in cambio di quel sogno ... Stupide finzioni , volgarità schifose ... Poi , a poco a poco , cedette al sonno . Prima dell ' alba , Francesco D ' Atri , attraversando il corridojo per recarsi allo studio , vide aperto l ' uscio della camera della bàlia e sporse il capo a guardare . Rimase stupito nel trovare la moglie lì addormentata su una poltrona , con la bambina in braccio . Le s ' accostò pian piano per contemplarla e sentì lo stupore sciogliersi , con un tremore per le vene , in una tenerezza infinita . si chinò e le sfiorò con un bacio la fronte . Donna Giannetta si destò ; provò anche lei stupore , dapprima , nel ritrovarsi lì , con la piccina su le ginocchia ; poi sorrise - vide quel suo sorriso - e , tendendo una mano al marito e guardandolo con gli occhi pieni d ' una gioja nuova , gli domandò : - Va bene così ? CAPITOLO SECONDO Da una ventina di giorni , tutti , anche quelli che andavano per via frettolosi e sopra pensiero , si voltavano , si fermavano a mirare un vecchiotto nodoso e ferrigno , con un piccolo zàino alle spalle , quattro medaglie al petto e un cappellaccio nero , da cui scappava un arruffio di peli , i gialli cernecchi confusi col barbone lanoso , abbatuffolato . Camminava quel vecchiotto come in sogno , gli occhi lustri , ilari e lagrimosi , senz ' alcun sospetto della sua straordinaria apparizione per le vie e le piazze di Roma , in quella comica acconciatura e con quella goffa aria di selvaggio intenerito . Ma , lasciati a Valsanìa il berretto villoso , gli scarponi imbullettati e il fucile , indossato il vestito nuovo di panno turchino e , sotto alla ruvida camicia d ' albagio violacea , un ' altra camicia di tela che gli sovrabbondava bianca e floscia dal collo e dalle maniche ; con quel cappellaccio nero e le scarpe pulite , Mauro Mortara era sicuro d ' essersi acconciato da compìto cittadino . La giacca , sì , aveva su i fianchi certi rigonfii ... ma le pistole , eh quelle aveva fatto voto di non lasciarle mai . Le quattro medaglie poi che gli s ' intravedevano appese alla camicia d ' albagio , sul petto , se le era portate ( chiestane licenza al Generale ) unicamente per dimostrare ch ' era degno di passare per Roma , che s ' era meritata la grazia e guadagnato l ' onore di vederla . Tutti i documenti erano dentro lo zainetto . Come avrebbe potuto supporre che quelle medaglie , a Roma , attufata d ' odio e tutta imbrattata di fango in quei lividi giorni , dovessero chiamare su le labbra un ghigno di scherno , diventata quasi titolo d ' infamia la qualifica di « vecchio patriota » ? Senza il più lontano sospetto che ridessero di lui , Mauro Mortara rideva a tutti coloro che gli ridevano in faccia , credendo che partecipassero alla sua gioja , a quella sua gioja rigata di lagrime che , quasi grillandogli attorno come una luce , gli abbagliava ogni cosa . Non vedeva altro di Roma , che questa sua gioja di esserci ; e tutto in quella fiamma d ' allucinazione gli si presentava magico e vaporoso ; e non sentiva la terra sotto i piedi . Tre , quattro volte , nell ' allungare il passo , gli era venuto meno il marciapiedi , e per poco non era ruzzolato . Andava com ' ebro , senza mèta , smarrito , annegato nella sua beatitudine ; e appena gli fantasmeggiava davanti un aspetto grandioso , giù altre lagrime dagli occhi gonfii di commozione . Lando Laurentano avrebbe voluto dargli una guida ; ma che guida ! non voleva saper nulla ; non voleva che gli si precisasse nulla ; temeva istintivamente che ogni notizia , ogn ' indicazione , ogni conoscenza anche sommaria gli rimpiccolisse quella smisurata , fluttuante immagine di grandezza , che il sentimento gli creava . Roma doveva rimanere per lui , come il mare , sconfinata . E ritornando la sera , stanco e non sazio , al villino di via Sommacampagna dove Lando abitava , alle domande se avesse veduto il Colosseo , il Foro , il Campidoglio : - Ho visto , ho visto ! - rispondeva in fretta . - Non mi dite niente ... Ho visto ! - Anche San Pietro ? - Oh Marasantissima ! Vi dico che ho visto . Non voglio saper niente ! Questo ... quello ... che me n ' importa ? È tutto Roma ! Che gl ' importava di sapere chi fosse quel cavaliere con le gambe nude e la corona in capo sul gran cavallo di bronzo in quell ' alta piazza vegliata da statue in capo alla salita , dominata da una torre e porticata a destra e a sinistra ? Era a Roma ? E dunque era un grande , certo , un eroe dell ' antichità , un vittorioso , un padrone del mondo . E quella statua lì , rossa , seduta sopra la fontana , con una palla in mano ? Roma : quella era Roma , col mondo in pugno , e basta . Se per quella piazza non fosse passata di continuo tanta gente , si sarebbe chinato a baciar l ' orlo di quella fontana , accostato a baciare il piedestallo di quel cavaliere con le gambe nude . E perché s ' affaccendava lassù tutta quella gente ? Ma perché lavorava a far più grande Roma : ecco perché ! si davano tutti da fare per questo . E Roma , Roma ... eccola là : di nuovo , tra poco , tutto il mondo in pugno avrebbe tenuto , così ! Era lui davvero , Mauro Mortara , a Roma ? respirava proprio lui lassù quell ' aria di Roma ? toccava proprio lui coi piedi il suolo di Roma ? vedeva lui tutte quelle grandezze ? o era sogno ? Ah , si potevano chiudere ora gli occhi suoi , dopo tanta grazia ? Veduta Roma , avevano veduto tutto . Posta la sua firma nel registro del Pantheon , alla tomba del Re , poteva morire : aveva dato atto di presenza nella vita , risposto all ' appello della storia . Che stupore ! Se le era trovate davanti all ' improvviso , quelle colonne scure e maestose . Nel dubbio che fosse una chiesa , s ' era tenuto in prima d ' entrare per il cancello semichiuso della ringhiera , come vedeva fare a tanti . Venendo a Roma , aveva stabilito che , dalle chiese , alla larga ! Rispettare Dio , sì , ma in cielo ... E non era entrato difatti neanche in San Pietro . In mano ai preti , lui ? Maramèo ! Con occhi torvi aveva guatato il Vaticano , premendo coi gomiti su i fianchi il calcio delle due pistole . Era dunque una chiesa anche quella ? Stava per domandarlo , quando gli s ' era accostato un venditore di vedute di Roma : - Il Pantheon ... la tomba del Re ... - Là dentro ? E subito allora era entrato . Quell ' occhio tondo aperto nella cupola , da cui si vedeva il cielo , l ' altare di fronte lo avevano un po ' sconcertato . Dov ' era la tomba del Re ? Eccola là , a destra , in alto , di bronzo ... E s ' era avvicinato , timoroso ; aveva veduto sotto la tomba i due veterani di guardia , con le medaglie al petto , il registro per le firme dei visitatori e , con gli occhi ridenti e invetrati di lagrime , aveva sollevato un po ' la giacca per far vedere a quelli che aveva il diritto , lui , di firmare . Quei due veterani non avevano compreso bene , forse , ciò che avesse voluto dire e , vedendolo ridere e piangere insieme , lo avevano preso fors ' anche per matto . Sì , aveva risposto lui , col capo : or ora , dopo tutti gli altri ; ché , un po ' per la mano poco avvezza , un po ' per gli occhi e sopra tutto poi per la commozione , chi sa quanto tempo ci avrebbe messo ! Alla fine , rimasto solo davanti ai veterani dopo aver raspato alla meglio sul registro , a lettera a lettera , nome , cognome e luogo di nascita : - Ah , da Girgenti ... siciliano ? - s ' era sentito domandare da uno di quelli , che con gli occhi aveva tenuto dietro alla penna . - Avete fatto la campagna del Sessanta ? - Eccole qua ! - gli aveva risposto , gongolante , mostrando le medaglie . - E questa , del Quarantotto ! - Ah , reduce del Quarantotto ... E siete danneggiato ? - Come , danneggiato ? Che vuol dire ? - Se avete la pensione dei danneggiati politici ... Ma che pensione ! Lui ? Perché la pensione ? Non aveva niente , lui . Non sapeva neppure che ci fosse , quella pensione ; e se l ' avesse saputo , non l ' avrebbe mai chiesta . Prender danaro per quel che aveva fatto ? Ma gli dovevano prima cascar le mani ! Quelli , ch ' eran due piemontesi , s ' erano messi a ridere , guardandosi negli occhi . Lo avevano approvato - credeva lui - sicuramente . Sì , come lo approvavano , nel villino , ogni sera , Raffaele il cameriere e Torello il servitorino , dopo la severa riprensione del padrone che li aveva sorpresi in un momento che se lo pigliavano a godere proprio di gusto . Alle esclamazioni di gioja , di meraviglia , di entusiasmo , di soddisfazione , alle ingenue considerazioni di Mauro sulla grandezza della patria , Lando Laurentano , benché pieno in quei giorni di sdegno e di nausea , non aveva mai replicato ; aveva trattenuto il sorriso anche quando il suo caro vecchio , una di quelle sere , era entrato ad annunziargli ancor tutto esultante : - Ho visto il Re ! ho visto il Re ! Oh , povero figlio mio , come avrei potuto mai crederlo ? tutto bianco ... bianco come me ... Chi sa quanto gli costa sedere lassù ! quanti pensieri ! Eh , il palo è lui ! c ' è poco da dire : il palo che regge tutto ... E sapete ? M ' ha salutato ! se la carrozza andava più piano , mi buttavo in ginocchio , com ' è vero Dio ! « Sentirsi in petto per un momento quel cuore ! » aveva pensato con tenerezza e con invidia Lando Laurentano . « Potere con quella stessa fede , con quella stessa purezza d ' intenti , nutrire un sogno , un più vasto sogno ; affrontare per esso più aspre lotte e vincere , per goder poi una gioja più pura e più grande di quella ! » . Come per ritemprarsi e lavarsi lo spirito di tutte le sozzure sbomicanti in quei giorni dalla vita nazionale , s ' era immerso nei discorsi di quel vecchio , strambi , sì , ma vero lavacro di purezza e di fede . La sua vista , la sua presenza a Roma , in quei giorni , gli facevano apparir più sozzi , più turpi tutti coloro che della fortuna insigne d ' esser nati in un momento supremo e glorioso s ' erano avvantaggiati come ingordi mercanti e ladri speculatori . Che ne sapeva , che poteva saperne quel vecchio , il quale , dopo aver dato il meglio della sua forte e ingenua natura alla patria , s ' era ritratto in solitudine a fantasticare sul frutto che l ' opera sua avrebbe certamente recato , sicuro che tutti gli altri avevano fatto come lui ? Egli non pensava : sentiva soltanto : fiamma accesa , che si beava nel suo lume e nel suo calore , e tutto avvivava intorno a sé di questo lume . E , certo , come ora qua non avvertiva la tempesta di fango in mezzo alla quale passava raggiante di gioja e d ' entusiasmo , da trent ' anni in Sicilia non aveva mai avvertito gli orrori delle tante ingiustizie , la desolazione dell ' abbandono , il crollo delle illusioni , il grido e le minacce della miseria . Impensierito dalle notizie di giorno in giorno più gravi che gli arrivavano di laggiù , Lando avrebbe voluto qualche ragguaglio da lui , almeno intorno alla provincia di Girgenti ; ma non glien ' aveva neppur fatto cenno , sicuro che gli avrebbe oscurato d ' un tratto tutta la festa col fargli sapere ch ' egli , il nipote del Generale , era per quelli che egli in buona fede doveva stimar nemici della patria , e dunque un nemico della patria anche lui . Gli aveva domandato invece notizie del padre . - Giù , dovete venire giù con me ! - gli aveva risposto Mauro recisamente . - Voi siete il ladro ; io , il carabiniere . E ringraziate Dio che ha mandato me ! Poteva mandarvi un plotone di quei suoi terribili pagliacci , con Sciaralla il capitano . Lando aveva schiuso le labbra a un sorriso afflitto . E allora Mauro , picchiandosi la fronte con una mano : - Testa ! Che volete farci ? Me li manda anche lì , a Valsanìa , vestiti a quel modo , nella casa di suo Padre ! Il cuore mi si volta in petto e vedo rosso , vi giuro , certe volte ! Basta , che dicevamo ? Ah ... anche questa vi pare che sia da meno ? andare a sposar di nuovo , alla sua età , e una di quella razza ! Santo e santissimo non so chi e non so come , il padre di quello , vi dico , quando vostro nonno fu mandato in esilio , andò in chiesa a cantare il Te Deum . E lui , lui , questo don Flaminio Salvo ... Corpo di Dio , sapete che ho dovuto sopportarmelo per un mese a Valsanìa ? Ah , che bracalone quel vostro zio don Cosmo ! « Come ! » doveva dire . « Flaminio Salvo a Valsania ? » E invece , niente ! Padronissimo . E sapete come sono stato io per un mese ? Come una bestia che va cercando tutti i buchi e i bucherelli per nascondersi . Se lo vedevo ... sangue di ... per qua lo afferravo , vi dico , per la gola , e là , suona che ti suono , cazzotti dove coglievo coglievo ! Sapete che quando mi piglia quel momentaccio , bestiale come sono ... Lasciamo andare ! Questo don Flaminio Salvo , al quarantotto , che fece ? ve lo dico io che fece , andò dritto filato a denunziare alla sbirraglia borbonica il luogo dove s ' era nascosto don Stefano Auriti con vostra zia donna Caterina . Storia ! E ora , a Girgenti , porta tutti i preti in pianta di mano ! Ma Dio , ah Dio l ' ha castigato ! La moglie , pazza ! Peccato che la figlia ... quella , no : buona , la figlia ; buona e bella ... Ma non vi venisse in mente , oh , di pigliarvela in moglie ! Voi , caro mio , portate il nome di vostro nonno , ricordatevelo ! E il nome di Gerlando Laurentano dev ' essere per voi ... che dico ? no , caro mio , non ridete ... di queste cose non dovete ridere davanti a me ! - Rido , - gli aveva risposto Lando , - perché ha mandato un buon ambasciatore mio padre per persuadermi ad assistere alle sue nozze ! E Mauro , mettendo le mani avanti : - Ah no , che c ' entra ? io le cose le dico papali in faccia , anche a lui . E , tanto , se non le dico , mi si leggono in fronte lo stesso ... Ciascuno col sentimento suo . Ma voi dovete venire con me , perché il padre è padrone , caro mio . Non andate di vostra volontà . Lui , com ' ha cominciato , deve finire . Se s ' è messo per quella via , che volete farci ? Ve ne verrete per un po ' di giorni a Valsanìa , a ristorarvi ; vi arrabbierete un po ' con quello stolido di vostro zio don Cosmo ; ma poi ci sono io , c ' è il camerone del Generale , intatto , tal quale ... Entrando là , il petto ... ah ! vi s ' allarga e il cuore vi si fa tanto ... Voi , non so , mi parete ... Con permesso , lasciatemi sentir l ' orologio . Gli s ' era accostato , gli aveva posato un orecchio sul petto , dalla parte del cuore e , ridendo furbescamente , aveva concluso : - Ho capito ! L ' ora delle femmine . Calmo e freddo in apparenza , Lando Laurentano covava in segreto un dispetto amaro e cocente del tempo in cui gli era toccato in sorte di vivere ; dispetto che non si sfogava mai in invettive o in rampogne , conoscendo che , quand ' anche avessero trovato eco negli altri , come ne trovavano difatti quelle dei tanti malcontenti in buona o in mala fede , non avrebbero approdato a nulla . Era , quel suo dispetto , come il fermento d ' un mosto inforzato , in una botte che già sapeva di secco . La vigna era stata vendemmiata . Tutti i pampini ormai erano ingialliti ; s ' accartocciavano aridi ; cadevano ; i tralci nudi si storcevano nella nebbia autunnale , come chi si stiri in un lungo e sordo spasimo di noja ; nella grigia distesa dei campi , tra la caligine umida , non rimaneva più altro che un accennar muto e lieve e lento di pàlmiti vagabondi . Aveva dato il suo frutto , il tempo . E lui era venuto a vendemmia già fatta . Il mosto generoso e grosso , raccolto in Sicilia con gioja impetuosa , mescolato con l ' asciutto e brusco del Piemonte , poi col frizzante e aspretto di Toscana , ora col passante , raccolto tardi e quasi di furto nella vigna del Signore , mal governato in tre tini e nelle botti , mal conciato ora con tiglio or con allume , s ' era irrimediabilmente inacidito . Età sterile , per forza , la sua , come tutte quelle che succedono a un tempo di straordinario rigoglio . Bisognava assistere , tristi e inerti , allo spettacolo di tutti coloro che avevan dato mano all ' opera e volevano ora esser soli a darle assetto ; alcuni tuttavia sovreccitati e quasi farneticanti , altri già lassi e crogiolantisi con senile sorriso di sufficienza nella soddisfazione d ' un ' ardua fatica comunque terminata , di cui non volevano vedere i difetti , né che altri li vedesse . Ah , in verità , sorte miserabile quella dell ' eroe che non muore , dell ' eroe che sopravvive a se stesso ! Già l ' eroe , veramente , muore sempre , col momento : sopravvive l ' uomo e resta male . Guaj se non scoppia l ' anima con veemenza , investita da quel vento propulsore che la gonfia , la sforza e le fa assumere a un tratto una terribile maschera di grandezza ! Dopo quello sforzo , caduto il vento , l ' anima violentata non sa , non può più ricomporsi nelle sue naturali proporzioni non trova più il suo equilibrio : qua ancora abbottata e intumidita , là floscia , ammaccata , casca da tutte le parti e , come un pallone in cui si sia consumato lo stoppaccio , incespica e si straccia in tutti gli sterpi della via dianzi sorvolata . Lando Laurentano non sfogava il dispetto , perché , non avendo potuto prima per l ' età , non potendo più ora per l ' inerzia dei tempi far nulla , sdegnava come troppo facile dir che gli altri avevano fatto male . Fare ... ecco , poter fare , senza punte parole ! Avevano fatto gli altri . Ora era il tempo delle parole . Ne facevano tante gli altri inutilmente , ch ' egli poteva bene risparmiar le sue . Vedeva che coloro , a cui era stato dato di fare , s ' erano dibattuti a lungo tra due concezioni , una vacua e l ' altra servile : quella di un ' Italia classica e quella di un ' Italia romantica : una fantasima in toga e un manichino da vestire con la livrea e il beneplacito altrui : un ' Italia retorica , fatta di ricordi di scuola , quella stessa forse vagheggiata dal Petrarca e suggerita a Cola di Rienzo , repubblicana ; e un ' Italia forestiera , o inforestierata tutta nell ' anima e negli ordini . Purtroppo , le necessità storiche dovevano effettuar questa . E , in fondo , non si era fatto altro che sostituire una retorica a un ' altra ; alla scolastica imitazione degli antichi , la spropositata imitazione degli stranieri . Imitare , sempre . « Oh Italiani , - aveva gridato dalle Murate di Firenze il Guerrazzi , - scimmie e non uomini ! » . Soffocati dalle così dette ragioni di Stato gl ' impeti più generosi , la nazione era stata messa su per accomodamenti e compromissioni , per incidenze e coincidenze . Un solo fuoco , una sola fiamma avrebbe dovuto correre da un capo all ' altro d ' Italia per fondere e saldare le varie membra di essa in un sol corpo vivo . La fusione era mancata per colpa di coloro che avevano stimato pericolosa la fiamma e più adatto il freddo lume dei loro intelletti accorti e calcolatori . Ma , se la fiamma s ' era lasciata soffocare , non era pur segno che non aveva in sé quella forza e quel calore che avrebbe dovuto avere ? Che nembo di fuoco allegro e violento dalla Sicilia su su fino a Napoli ! Ancora da laggiù , più tardi , la fiamma s ' era spiccata per arrivare fino a Roma ... Dovunque era stata costretta ad arrestarsi , ad Aspromonte o su le balze del Trentino , era rimasto un vuoto sordo , una smembratura . Non poteva l ' Italia farsi in altro modo ? Segno che non erano ancora ben maturi gli eventi , o che eran mancati in alcuni l ' energia e l ' ardire per secondarli . Troppi calcoli e riflessioni ombrose e tentennamenti e scrupoli e ritegni e soggezioni avevano mortificato la creazione della patria . Che fare , adesso ? Per chi vuole , sì , è sempre tempo di far bene . Ma un bene modesto , umile , paziente , Lando Laurentano sentiva che non era per lui . Gli avevano offerto , nelle ultime elezioni generali , la candidatura in uno dei collegi di Palermo : né preghiere , né pressioni , né richiami alla disciplina del partito erano valsi a farlo recedere dal rifiuto . Lui , a Montecitorio , in quel momento ? Meglio affogarsi in una fogna ! Fin da giovinetto s ' era nutrito di forti e severi studii , non tanto per bisogno di coltura o per passione , quanto per poter pensare e giudicare a suo modo , e serbare così , conversando con gli altri , l ' indipendenza del proprio spirito . Aveva qua , nel villino solitario di via Sommacampagna , una ricca biblioteca , ove soleva passare parecchie ore del giorno . Ma , leggendo , era tratto irresistibilmente a tradurre in azione , in realtà viva quanto leggeva ; e , se aveva per le mani un libro di storia , provava un sentimento indefinibile di pena angustiosa nel veder ridotta lì in parole quella che un giorno era stata vita , ridotto in dieci o venti righe di stampa , tutte allo stesso modo interlineate con ordine preciso , quello ch ' era stato movimento scomposto , rimescolìo , tumulto . Buttava via il libro , con uno scatto di sdegno , e si metteva a passeggiare per la sala . Che strana impressione gli facevano allora tutti quei libri nella prigione degli alti e ampii scaffali che coprivano da un capo all ' altro le quattro pareti ! Dalle due finestre basse , che davano sul giardino , entrava il passerajo fitto , assiduo , assordante degl ' innumerevoli uccelletti che ogni giorno si davan convegno sul pino là , palpitante più d ' ali che di foglie . Paragonava quel fremito continuo , instancabile , quell ' ebro tumulto di voci vive , con le parole racchiuse in quei libri muti , e gliene cresceva lo sdegno . Composizioni artificiose , vita fissata , rappresa in forme immutabili , costruzioni logiche , architetture mentali , induzioni , deduzioni - via ! via ! via ! Muoversi , vivere , non pensare ! Che angoscia , che smanie talvolta , se s ' affondava nel pensiero che anch ' egli , inevitabilmente , coi concetti e le opinioni che cercava di formarsi su uomini e cose , con le finzioni che si creava , con gli affetti , coi desiderii che gli sorgevano , fermava , fissava in sé e tutt ' intorno a sé in forme determinate il flusso continuo della vita ! Ma se già egli stesso , con quel suo corpo , era una forma determinata , una forma che si moveva , che poteva seguire fino a un certo punto questo flusso della Vita , fino a tanto che , man mano irrigidendosi sempre più , il movimento già a poco a poco rallentato non sarebbe cessato del tutto ! Ebbene , certi giorni , arrivava a sentire per il suo stesso corpo , così alto e smilzo , per il suo volto bruno pallido , dalla fronte troppo ampia , dalla barba nera , quadra , dal naso imperioso in contrasto con gli occhi da arabo sonnolento e voluttuoso , una strana antipatia . Se li guardava nello specchio come se fossero d ' un estraneo . Dentro quel suo stesso corpo , intanto , in ciò che egli chiamava anima , il flusso continuava indistinto , sotto gli argini , oltre i limiti ch ' egli imponeva per comporsi una coscienza , per costruirsi una personalità . Ma potevano anche tutte quelle forme fittizie , investite dal flusso in un momento di tempesta , crollare , e anche quella parte del flusso che non scorreva ignota sotto gli argini e oltre i limiti ma che si scopriva a lui distinta , e ch ' egli aveva con cura incanalato nei suoi affetti , nei doveri che si era imposti , nelle abitudini che si era tracciate , poteva in un momento di piena straripare e sconvolger tutto . Ecco : a uno di questi momenti di piena egli anelava ! si era perciò immerso tutto nello studio delle nuove questioni sociali , nella critica di coloro che , armati di poderosi argomenti , tendevano ad abbattere dalle fondamenta una costituzione di cose comoda per alcuni , iniqua per la maggioranza degli uomini , e a destare nello stesso tempo in questa maggioranza una volontà e un sentimento che facessero impeto a scalzare , a distruggere , a disperdere tutte quelle forme imposte da secoli , in cui la vita s ' era ponderosamente irrigidita . Sarebbero sorti nelle maggioranze quella volontà e quel sentimento così forti da promuover subito il crollo ? Mancava in esse ancora la coscienza e l ' educazione necessarie . Renderle coscienti , educarle , prepararle : ecco un ideale ! Ma a quando l ' attuazione ? Opera lenta , lunga e paziente anche questa , purtroppo . Nei suoi vasti possedimenti in Sicilia , nella provincia di Palermo , ereditati dalla madre , aveva già accordato ai contadini la più equa mezzadria , proibendo assolutamente al suo amministratore di gravare anche d ' un minimo interesse le anticipazioni concesse con liberalità per la semente e per tutte le altre spese necessarie alla coltura dei campi ; vi aveva fondato e manteneva a sue spese parecchie scuole rurali , più volte , a ogni richiesta , aveva contribuito largamente ai fondi di riserva per la resistenza dei contadini e dei solfaraj nelle lotte contro i proprietarii di terre e i produttori di zolfo ; pagava le spese di stampa d ' un giornale del partito : La Nuova età , che si pubblicava ogni domenica a Palermo . L ' amministratore Rosario Piro protestava da laggiù , mese per mese , con lunghissime lettere piene di buon senso e di spropositi di lingua : protestava e si lavava le mani . Povero Piro ! Chi sa come se l ' era ridotte , quelle mani , a furia di lavarsele ! Lando , forse senza neppure accorgersene , o credendo fors ' anche di viver sobriamente , spendeva molto per sé . L ' esperienza di quanto vacua e insulsa fosse la vita di tutti coloro che per professione facevano bella figura nel così detto bel mondo , nei circoli , nei saloni dei grandi alberghi , nelle sale da giuoco , nelle piste delle corse , nelle cacce a cavallo , se l ' era pagata , non per voglia che n ' avesse , ma per non apparir singolare dagli altri in una cosa di così poco valore per lui e che in fondo non gli costava alcun sacrificio , date le sue abitudini signorili e le sue relazioni sociali ; seguitava ancora a pagarsela di tratto in tratto , e pur cara , nei momenti in cui più forte sentiva il bisogno d ' afferrarsi al solido fondamento della bestialità umana per sottrarsi o resistere a certi impulsi strani , a certi capricci dell ' immaginazione , alle smaniose incertezze dell ' intelletto . Si abbandonava allora a esercizii violenti con una freddezza che a lui stesso talvolta incuteva raccapriccio , o a piaceri sensuali , la cui profumata e luccicante squisitezza esteriore non riusciva a nascondergli la trista volgarità . Ma nell ' inerzia si sentiva rodere ; tra le smanie della forzata inazione , soffocare , tanto più in quanto si costringeva a respingere quelle smanie per non dare alcuno spettacolo di sé , mai . E mentre sorrideva , ascoltando al circolo o in qualche altro ritrovo le baggianate dei suoi conoscenti , dondolando un piede o carezzandosi la barba , immaginava freddamente qualche scoppio improvviso che mettesse in iscompiglio ridicolo a un tempo e spaventoso tutto quel mondo fatuo , fittizio , di cui gli pareva incredibile che gli altri sul serio potessero vivere e appagarsi . Gli altri ? E lui ? Di che viveva lui ? Non se ne appagava , è vero ; ma che ci guadagnava a non appagarsene ? Ecco , quelle smanie . Non cupidigie effimere , non appetiti da soddisfare vi trovavano i suoi sensi : ritrarsene , non gli sarebbe costato alcuno sforzo di volontà ; anzi doveva sforzarsi per rimanervi , come se fosse per lui esercizio di un dovere increscioso , condanna . D ' altro canto , non sarebbe impazzito a restar solo con se stesso ? Tanta era la mala contentezza della propria esistenza arida , senza germogli di desiderii vivi . Certe notti , rincasando oppresso dalla più cupa noja , aveva così forte l ' impressione d ' andare a ritrovar nella solitudine del suo villino il proprio spirito che non se n ' era mosso e che lo avrebbe accolto dallo specchio con atteggiamento di scherno e gli avrebbe domandato se fuori faceva bel tempo , se c ' era la luna , se qualche lampada elettrica non si fosse per caso stizzita lungo la via , o se San Paolo , stanco di stare in piedi , non si fosse messo a sedere su la colonna Antonina ; così forte aveva questa impressione , che tornava indietro , per lasciar fuori la propria persona e non presentarla a quella derisione . Eccola , eccola lì , la sua bella persona , ben curata , ben lisciata , azzimata ... chi se la voleva prendere a quell ' ora di notte ? si fermava un po ' per sentire intorno a sé il silenzio notturno ; gli pareva che questo silenzio si profondasse nel tempo , nel passato di Roma , e diventasse terribile . Un brivido lo scoteva . Gravava quella notte su una città di mille e mille anni , per cui egli passava , ombra vana , minima , che un lieve soffio avrebbe spazzata via . Da questi momenti non rari lo richiamava in sé ogni volta , accorrendo da Palermo senza invito e sempre in punto un amico , forse il solo che avesse sincero : Lino Apes , direttore della Nuova Età : Socrate , com ' egli lo chiamava . E di Socrate veramente Lino Apes aveva l ' umore e la bruttezza : alto , tutto collo e senza spalle , con le braccia scimmiesche che gli scivolavano fin quasi ai ginocchi , la fronte sfuggente , il naso schiacciato , e certi occhi ilari e acuti , che ridendo gli lagrimavano , quasi nascosti dalle folte sopracciglia spioventi . Poverissimo , con incredibili stenti superati allegramente , s ' era mantenuto da sé agli studii , fino a laurearsi in lettere e filosofia ; senza ambizioni di sorta , s ' adattava a insegnare a suo modo in un ginnasio inferiore , con molto godimento dei ragazzi , con molto struggimento del direttore che non osava muovergli alcuna riprensione . Passava il resto della giornata sperperando nella conversazione l ' inesauribile ricchezza delle idee che , dopo un lungo giro , gli ritornavano appena appena riconoscibili , ciascuna col marchio della sciocchezza o della vanità di chi se l ' era appropriata . Era il suo discorso una fonte perenne di speciosissimi argomenti , da cui sprazzava a un tratto una luce nuova e strana che , inaspettatamente , rendeva tutto semplice e chiaro . Lino Apes aveva più volte dimostrato a Lando Laurentano che , dicendosi socialista , mentiva con la più ingenua sincerità ; si vedeva non qual era , ma quale avrebbe voluto essere . Il che , sosteneva lui , avviene a tutti , ed è la sorgente prima del ridicolo . Socialista , un indisciplinato ? socialista , un nemico , non di questo o quell ' ordine , ma dell ' ordine in genere , d ' ogni forma determinata ? Socialista era per il momento : per quel tal momento di piena , a cui anelava . Ma la maggior parte dei socialisti , del resto , erano come lui e perciò poteva consolarsi , o piuttosto , provarne dispetto . A ogni modo , una specialità l ' avrebbe sempre avuta : quella di esser ricco tra tanti consimili poveri e di farsi cavar sangue da tutti e da lui , Lino Apes , direttore della Nuova Età e privato ispettore delle scuole rurali dipendenti da S . E . il giovane principe di Laurentano . Lando lo ascoltava con piacere . Tutto quello che gli altri dicevano lo lasciava scontento e insoddisfatto , come tutto quello che diceva lui stesso , pur riconoscendo che , sì , era spesso sensato . Riconosceva anche che tanti e tanti parlavano meglio di lui ; ma che valevano poi tutte quelle parole , tutti quei ragionamenti , tutte quelle idee giuste , tutte quelle cose sensate ? Dentro di lui scattava , esasperata , una protesta : - No , no , non è questo ! - senza che poi egli stesso sapesse dire che cosa dovesse essere in cambio . Ma tutto il resto , i guizzi , i lampi che gli s ' accendevano nello spirito non erano esprimibili : sarebbe sembrato pazzo , se li avesse espressi . Ebbene , Lino Apes , Socrate , aveva questo : che sapeva esprimerli , ed era stimato saggio . Riceveva da lui in quei giorni lettere su lettere , e ognuna con agro stile lo pressava ad accorrere in Sicilia . Tutti i galli nelle aje bruciate non avevano avuto mai così rossa e così irta la cresta , né mai più spavaldo avevan lanciato nei campi il loro grido a salutare il nuovo sole che , per la prima volta dopo una notte di secoli , sbadigliava nelle coscienze dei lavoratori . Coscienze ? Per modo di dire . Alla chiesa avevano sostituito il Fascio ; e aspettavan da questo tutti i miracoli impetrati invano da quella . Ma il fanatismo era al colmo : e dunque possibili i miracoli e facile il còmpito dei taumaturghi . La piena stava per irrompere , e in un momento avrebbe potuto travolgere « le impure sedi del dominio borghese » ora senza presidio di soldatesche . Bisognava accorrere e agire prima che la Sicilia fosse invasa militarmente e la reazione cominciasse . Lando fremeva , ma non sapeva staccarsi da Roma in quel momento . Lo scandalo bancario era come una voragine di fuoco aperta davanti al Parlamento nazionale : a una a una uscendo di là , le putride carcasse del vecchio patriottismo vi sarebbero precipitate ; e quel fuoco , divorandole , avrebbe purificato la patria . Lo spettacolo era allegro nella sua oscena terribilità . Ma forse non sarebbe stato tale per Lando , se in quella voragine non avesse aspettato con ansia feroce uno : Corrado Selmi . Ah finalmente ! Già lo vedeva come un albero mezzo sfrondato all ' appressarsi della lava : fors ' anche prima d ' esser toccato dal liquido fuoco vorace , sarebbe sparito in una stridula vampata . E Lando sperava che il suo spirito si sarebbe rischiarato a quella vampata . Ah , per un momento almeno ! Il male che quell ' uomo gli aveva fatto non era più rimediabile : gli aveva per sempre ottenebrato la vita , tolto per sempre la speranza di volgersi , di riaccostarsi a colei che nella prima giovinezza gli aveva fatto intendere l ' eternità in un attimo di luce : luce sfavillante da due occhi neri e da un vanente sorriso , una sera di maggio , lungo la marina di Palermo illuminata , tra il fragor delle vetture , l ' odore delle alghe che veniva dal mare il profumo delle zagare che veniva dai giardini . Per il divino ricordo incancellabile di quest ' attimo si sarebbe certamente riaccostato alla cugina , appena senza rimorso , senza profanazione almeno dal suo canto , morto il vecchio marito avrebbe potuto farla sua di nuovo . Ben per questo l ' aveva respinta , quand ' ella , in un momento di follia , aveva voluto con rabbiosa disperazione aggrapparsi a lui . E quell ' uomo vigliaccamente ne aveva profittato . No , non poteva allontanarsi da Roma in quel momento . Ora , chiamato con tanta premura da ben altre ragioni in Sicilia , quella per cui Mauro Mortara era venuto non poteva non sembrargli una grottesca irrisione . Pensò che non certo per il piacere di vederlo lo si voleva presente a quel festino di nozze , ma per una diffidenza del Salvo , che l ' offendeva . E , per sbarazzarsene , decise di scrivere a costui una lettera che lo rassicurasse pienamente e per cui quel matrimonio potesse aver luogo senza il suo intervento . A Lino Apes rispose che , prima di muoversi , avrebbe voluto consultare tutti quei compagni che tra pochi giorni dovevano passare per Roma diretti al Congresso di Reggio Emilia . Si sarebbe tenuta un ' adunanza in casa sua , alla quale anche lui , Socrate , doveva prender parte . A suo carico le spese di viaggio , tanto sue quanto quelle dei rappresentanti dei maggiori Fasci , di cui voleva un preciso ragguaglio delle condizioni in cui si sarebbe impegnata la lotta ; e se queste veramente erano favorevoli , non avrebbe esitato un momento a cimentarsi , ad arrischiar tutto , là e addio ! Due giorni dopo la spedizione di questa lettera , gli arrivò all ' orecchio la notizia del salvataggio scandaloso del Selmi tentato dal Governo . Sentì rompersene lo stomaco , e in un furioso ribollimento di sdegno decise di partir subito per dar fuoco alle polveri preparate in Sicilia . La mattina dopo , mentre parlava con Mauro Mortara della partenza imminente , gli fu annunziata la visita del cugino Giulio Auriti . Mauro era andato due volte a casa di Roberto in via delle Colonnette , e non l ' aveva trovato . Prima di partire , avrebbe voluto almeno salutarlo . Non conosceva Giulio , avendolo veduto due o tre volte soltanto da ragazzo ; diede un balzo , appena lo vide entrare nella stanza : - Don Stefano ! - esclamò . - Oh figlio mio ! Don Stefano nelle forme ... Tutto , tutto lui ! La stessa faccia ... lo stesso corpo ... Ma , notando che il giovine , nell ' agitazione a cui era in preda , gli restava dinanzi con fredda e accigliata perplessità : - Non sapete chi sono io ? - aggiunse . - Sono Mauro Mortara . Morì qua , tra queste braccia , vostro padre , con una palla in petto , qua sotto la gola . Aveva al collo il fazzoletto , e una cocca gli era entrata nella ferita : non poteva parlare ; con codesti vostri occhi , nell ' agonia , mentre lo sorreggevo , mi raccomandò il figliuolo , vostro fratello , che io scostavo col gomito , coprendo con tutta la persona il corpo di vostro padre caduto , per non farglielo vedere ... Giulio Auriti si premé forte le mani sul volto e scoppiò in singhiozzi . Lando , conoscendo la rigida tempra del cugino , il dominio freddo che aveva di se stesso , si voltò a guardarlo , turbato e costernato . Gli s ' accostò ; gli posò una mano su la spalla : - Giulio ! - Avreste fatto meglio a lasciarglielo vedere ! - disse allora questi , rivolto a Mauro , riavendosi d ' un tratto , al richiamo . - Gli sarebbe rimasto più impresso . Era troppo piccolo ! E piccolo è rimasto . Piccolo e cieco . Ho da parlarti , - aggiunse poi , rivolgendosi a Lando , e con la mano si strinse gli occhi , quasi per portarne via ogni traccia di pianto . Mauro non intese , non comprese nulla : con gli occhi fissi nella lontana visione della battaglia , scosse il capo a lungo , sospirò : - Bella morte ! Bella morte ! Può piangerla un figlio ; ma a pensarci , è una festa . Una festa era per noi morire ! Che morte faremo adesso ? Vecchi , sporcheremo il letto ... Basta ; me ne vado . È in casa don Roberto ? Voglio andare a salutarlo . Ho visto Roma , però , e anche in un canto , mangiato dalle mosche , posso morir contento ... Fece con la mano un gesto di noncuranza e se ne andò . Tutta la notte , dopo il colloquio con Francesco D ' Atri , Giulio Auriti invece di pensare a ciò che avrebbe dovuto dire al cugino per ottener l ' ajuto che doveva chiedergli , prevedendolo nemico , per farsi animo all ' impresa aveva richiamato , tra un continuo incalzar di smanie rabbiose , pensieri e ragioni che non avrebbe potuto manifestargli ; s ' era compiaciuto nel dire a se stesso ciò che non avrebbe potuto dire a lui ; aveva voluto vedere in sé quasi un diritto a quell ' ajuto . E s ' era accorto che soltanto in apparenza era stata finora cordiale la sua relazione con lui . Quanta invidia ignorata e qual rancore non gli aveva sommosso dal fondo segreto dell ' anima , in quella notte , il bisogno ! Finora aveva pensato che la meschinità della condizione sua d ' impiegato in un Ministero , nascosta con tanti sacrifizii sotto vesti signorili , non poteva avvilirlo di fronte al cugino ricco e titolato , perché Lando doveva sapere che essa era conseguenza dell ' altera e sdegnosa rinunzia della madre ; e che , quanto alla nobiltà , non era da meno la sua , per ciò che il padre era stato . Ma ora ? Compromesso indegnamente Roberto in quel turpe scandalo bancario , e costretto lui a chieder soccorso , crollavano miseramente le ragioni della sua alterezza , e con esse , a un tratto , anche quelle della cordialità verso il cugino . E s ' era preparato a quel colloquio con lui come a un assalto contro un nemico . Nemico , sì , perché Lando certamente avrebbe negato l ' ajuto , sapendo che quel denaro era stato preso dal Selmi . Avrebbe dovuto per forza confessarglielo . Ma Lando doveva anche pensare , perdìo , che né Roberto si sarebbe ridotto a prestar come un cieco di quei favori al Selmi , in ricambio d ' altri favori ; né lui a chiedergli ora quell ' ajuto , se la madre non avesse rinunziato all ' eredità paterna ! Il danaro che gli avrebbe chiesto , rappresentava in fondo una minima parte di quello lasciato sdegnosamente dalla madre al fratello maggiore ; ed egli avrebbe potuto chiederlo a titolo di restituzione , data quell ' orribile necessità . Il sacrificio suo nel chiederlo non sarebbe stato minore di quello di Lando nel darlo . Ora , uscito Mauro Mortara , che gli aveva cagionato quella improvvisa commozione col ricordo della morte eroica del padre , egli , di fronte al cugino che lo guardava turbato , in attesa ansiosa e benigna , restò per un pezzo come smarrito , in preda a un orgasmo crudele . Contrasse tutto il volto nella rabbia del cordoglio e , stringendo le mani intrecciate fin quasi a spezzarsi le dita : - Ho bisogno di te , Lando , - disse . - È per me un momento terribile , da cui solamente tu puoi liberarmi , ma ... te ne prevengo , con un grande sacrifizio anche da parte tua , morale e materiale . Lando , confuso , perplesso , soffrendo alla vista del cugino così agitato e presentendo anche dalle parole di lui la gravità di ciò che gli avrebbe chiesto , mormorò , aprendo le braccia : - Parla ... tutto quello che posso ... - Ah , no ! - troncò subito Giulio , urtato dalla frase comune . - È difficile , è difficile , tanto per me , quanto per te , sai ! Ma devi pensare che la mia vita , Lando , la vita di mia madre , l ' onore nostro , sono ... sono nelle tue mani , ecco ! Pensa a questo , e allora forse ... spero ... troverai la forza di compiere il sacrifizio che ti domando . - Tu mi spaventi ! - esclamò Lando . - Parla ; che ti è accaduto ? Giulio tornò a stringersi le mani , convulsamente ; se le batté più volte , così strette , su la bocca , tenendo gli occhi serrati . Le vene gonfie , nella fronte contratta , mostravano lo sforzo atroce che faceva su se stesso . - Se dico tutto , - scattò , smaniando , - mi darai ajuto ? - Ma perché no ? - domandò Lando , con pena . - Che c ' è ? Se non so di che si tratta ! - Di me , - rispose pronto Giulio . - Pensa che si tratta di me soltanto , o , piuttosto , di mia madre . Tieni presente mia madre e tutte tutte le sciagure della mia famiglia . Tu hai rispetto e affezione per mia madre , non è vero ? - Ma sì , lo sai ! - affermò Lando , con sincero interessamento . - Non mi tener così sospeso , per carità ! - Aspetta ... aspetta ... - scongiurò l ' Auriti ; come se non sapesse staccarsi da quel rivo di tenerezza , nell ' amaritudine in cui affogava . - Per noi , per me è tutto ; l ' orgoglio suo , il suo sentimento ... per cui , senza lagnarci mai , ci siamo ridotti ... così ... Non so , non so proprio come debba dirti ; ma noi non abbiamo altro , non abbiamo mai avuto altro che questo orgoglio ... e ora ... ora ... - Càlmati , Giulio ! - lo esortò di nuovo Lando , con un moto d ' impazienza . - Non comprendo ... Hai bisogno di me . Di ' ... Tua madre ... - Debbo impedire che ne muoja ! - gridò Giulio . - A qualunque costo ! E tu devi ajutarmi , Lando ; e per ajutarmi devi fare il sacrifizio di vincere ogni risentimento , ogni ragione d ' odio verso un uomo che è la causa di tutta questa rovina e che io detesto e maledico come te e vorrei morto con la stessa tortura che infligge ora a noi ! Lando s ' irrigidì a un tratto , aggrottò le ciglia . - Il Selmi ? - domandò . - Roberto ... col Selmi ? Giulio crollò più volte il capo ; poi , in breve , concitatamente , espose la situazione del fratello e quel che si doveva fare per salvarlo , tacendo del colloquio avuto la sera avanti con S . E . il ministro D ' Atri . Ma Lando , già prevenuto , col pensiero fisso in un sol punto , dalle parole affannose del cugino non comprese altro , in prima , che salvare così Roberto voleva dire salvare anche il Selmi , e che la salvezza di questo poteva ancor dipendere da quella del cugino . Guardò Giulio negli occhi , quasi ora soltanto lo vedesse davanti a sé : - E come ? - esclamò , stupito . - Tu vieni da me , Giulio , per questo ? proprio da me ? Sopraffatto da questa domanda piena di tanto stupore , Giulio si perdette per un momento e , come se l ' orgasmo gli si sciogliesse dentro in un ' agrezza velenosa : - A chi ... a chi altro ... ? - balbettò . - Tu sai che la mia famiglia ... E poi .. ricòrdati , t ' ho chiesto , entrando , un sacrifizio ... - Ma che sacrifizio ! No ! - gridò Lando . - Non è umano ! Vieni da me per questo ? Ma come ! Non sai che cosa rappresenta per me quell ' uomo ? - T ' ho detto perciò ... - si provò a soggiungere Giulio . - Che m ' hai detto ? No ! - scattò di nuovo Lando . - Tu vieni a dirmi , Giulio , così : « Eccoti l ' arma , l ' unica arma con cui puoi uccidere il nemico che sta per sfuggire alla tua vendetta ; ma no ! quest ' arma , tu non devi usarla ; tu devi anzi ajutarmi a nasconderla , a levarla di mezzo , per salvarlo ! » . Questo vieni a dirmi ! - Perché vedi il Selmi , ecco , vedi il Selmi e non sai veder altro ! - smaniò , esasperato , l ' Auriti . - Lo sapevo ! Quando ti dirò tutto , mi darai più ajuto ? - Ma che ajuto ? - ribatté ancora una volta Lando . - Lo chiami ajuto , codesto ? Questa è , da parte mia , complicità ! Mi vuoi complice nel salvataggio del Selmi ? - E dàlli ! - gridò Giulio . - Roberto ! Io voglio salvare Roberto ! Mia madre ! Che m ' importa del Selmi ? L ' odio , ti ho detto , lo detesto più di te ! Ma devo salvar Roberto ... Lando con un violento sforzo su se stesso si costrinse alla calma di fronte a quella cieca , disperata ostinazione del cugino . Volle provarsi a ragionare con lui . - Scusa , - disse . - Guarda ... guarda , Giulio , rispondi a me . È colpevole Roberto ? lo credi tu colpevole ? - Colpevole o non colpevole , - rispose Giulio , scrollandosi , - non si tratta di questo ! è compromesso ! - Ma può difendersi , perdìo ! - ribatté subito Lando . - Grazie ! Lo so . Ma io devo impedire che sia accusato , che sia tratto in arresto , non capisci ? - spiegò l ' Auriti . - Lo so che può difendersi ! E se non vorrà difendersi lui ... - Ecco , ecco ... benissimo ! - approvò Lando . - Anch ' io con te ... - Ma no ! grazie ! - ricusò di nuovo , con sdegno , Giulio . - Ajuto di parole , grazie ! Basto io solo . Non c ' era bisogno che venissi da te . - Scusa , - disse Lando , risentito . - L ' ajuto onesto ... la difesa vera , onorevole , è soltanto questa . Pagare è complicità . Roberto deve parlare ; non rendersi complice del Selmi , tacendo e pagando per lui . - E tu vuoi dunque , - domandò Giulio , - ch ' egli subisca l ' ignominia dell ' arresto e del carcere , quand ' io posso ancora risparmiargliela ? - Col denaro ? - Col denaro , col denaro , - ripeté Giulio . - Onestà , disonestà che vuoi che m ' importi adesso ? Basta a me saperlo onesto ! Chi lo crederebbe più tale , domani , se oggi fosse arrestato ? Chi crede più alle difese di chi è stato in carcere ? Lando , per carità , stiamo all ' esperienza . Guarda soltanto a Roberto ! Tu , bada bene , ora mi neghi l ' ajuto , non per altro , ma perché vuoi far Roberto strumento della tua vendetta ! - No , questo no ! - negò energicamente Lando . - Ma non posso farmi , io , strumento della salvezza del Selmi , lo capisci ? Tu m ' infliggi un supplizio disumano ! Io non posso , non devo subirlo ! Per Roberto , tutto ! Ma se Roberto è coinvolto col Selmi , e il mio ajuto può giovare a costui , no , io non posso dartelo , né tu puoi chiedermelo ! Giulio Auriti rimase un pezzo in silenzio , assorto cupamente . - Dunque , no ? - disse poi , levando il capo e guardando negli occhi il cugino . A questa domanda categorica , Lando , compreso di profonda pietà , non seppe rispondere con un nuovo reciso rifiuto . Giunse le mani , s ' accostò all ' Auriti , disse : - Ma , a parte ogni ragione mia propria , Giulio , pensa ... pensa alle relazioni mie , al mio modo di sentire , alle idee per cui combatto ... Io non potrei più domani trovarmi coi miei compagni in quest ' opera d ' epurazione che abbiamo intrapresa ... S ' accorse subito che non doveva dire così , e tuttavia non seppe frenarsi , pur notando quasi con sgomento l ' alterazione del volto del cugino a ogni parola che proferiva . Lo vide alla fine scattare in piedi , scontraffatto . - Voi epurate , già ! - esclamò Giulio Auriti , con un ghigno orribile . - Tu puoi epurare ! Siete i puri , vojaltri ! Noi , io , Roberto , anche mio padre , se vivesse ... - Giulio ... Giulio ! - cercò di richiamarlo Lando , addolorato . Ma l ' Auriti , fuori di sé , seguitò : - Tutti quanti sporcati , nojaltri . E conierei moneta falsa , sì , e ruberei per aver queste quarantamila lire , che tu hai e ch ' io non ho . E perché non le ho , sono uno sporcato ! Tu le hai , e sei puro ! Ma pensa che mia madre , intanto , non volle averle , perché le parvero sporche ! Lando si drizzò su la persona , e , fermo in mezzo alla stanza , squadrò il cugino con fredda alterezza : - Il denaro mio , - disse , - tu lo sai , è quello soltanto di mia madre . Ma anche dopo aver proferite queste parole si pentì subito , e atteggiò il volto di schifo per la crudezza triviale , a cui la discussione trascendeva . Pensò in un attimo che , per un ' iniqua disposizione , anche nella famiglia materna uno aveva scontato con la povertà la ribellione generosa ; pensò che tra le tante ragioni , per cui nel fervore giovanile aveva voluto far sua Giannetta Montalto , egli aveva posto anche questa , di ridarle cioè almeno una parte di quanto era stato tolto al padre di lei , diseredato . Previde che il cugino avrebbe risposto a quella sua altera e inconsulta affermazione , trascinando ancor più in basso la contesa vergognosa . E difatti Giulio Auriti , scontorcendo il torbido volto , cozzando tra loro le pugna serrate e poi aprendole innanzi agli occhi sfavillanti di un lustro di scherno , ghignò : - Ma anche il denaro di tua madre , via ! E Lando , di fronte alla provocazione , ancora una volta non seppe frenarsi . - Il denaro di mia madre ? - domandò , facendoglisi avanti a petto . Giulio Auriti si passò una mano su la fronte ghiaccia di sudore , si nascose gli occhi , s ' accasciò dolorosamente . - Non mi far dire altro ! Lando rimase a guardarlo , o piuttosto , a guardargli dentro ; poi disse con cruda freddezza , piano , tra i denti , quasi sillabando : - E anche ammesso ciò che tu pensi , vuoi che paghi io un debito contratto dal Selmi per lo spasso d ' una donna , che potrebbe aver da ridire sul denaro di mia madre ? Va ' , va ' , va ' , ... per carità , vàttene ! - proruppe poi , nascondendosi anche lui gli occhi . - Non posso più guardarti in faccia ! Udì andar via il cugino , stette ancora a lungo con le mani sul volto , per il ribrezzo che sentiva d ' aver toccato il fondo lurido d ' una realtà , a cui non si sarebbe mai aspettato di poter discendere , e della quale sempre gli sarebbe rimasta nell ' anima l ' impressione orrenda . Ora , risorgendo da quel fondo , nel quale per un momento era scivolato , non gli sarebbe sembrato falso e vacuo e lercio tutto intorno ? In ogni suo sentimento , in ogni idea , in ogni atto , in ogni parola , non sarebbe rimasto un segno , l ' impronta di quel fango toccato ? Con gli occhi strizzati , i denti serrati e le labbra schiuse , aride e amare , si stropicciò forte le mani . Poi aprì gli occhi , guardò la stanza ; si sentì soffocare , e andò a una finestra che dava sul giardino . Ah , tutto , tutto così ! ... Tutto era vergogna in quel momento ! La peste era nell ' aria . La carcassa sociale si sfaceva tutta , e anche la sua anima , ogni suo pensiero , ogni suo sentimento ... tutto era insozzato ... Tre giorni dopo , nella sala della biblioteca erano adunati i compagni che dovevano recarsi al Congresso socialista di Reggio Emilia ; i rappresentanti dei Fasci più numerosi dell ' isola , invitati da Lando ; alcuni deputati amici , quattro milanesi del Partito italiano dei lavoratori e Lino Apes . Spiccava tra tanti uomini una giovinetta in giacchettino rosso e berretto nero a barca , con una penna di gallo ritta spavaldamente da un lato : Celsina Pigna , venuta invece di Luca Lizio a rappresentare il Fascio di Girgenti . Nessuno voleva far le viste di meravigliarsene ; ma ella s ' accorgeva bene dei rapidi sguardi furtivi che tutti le lanciavano , in ispecie i meno giovani ; e notava , ridendo dentro di sé , che quei pochi , i quali ostinatamente si vietavano di guardarla , prendevano per lei arie languide o fiere impostature e , per lei , parlando , davan certe modulazioni alla voce , chi flebili e chi vivaci , le quali tradivano tutte quel tale orgasmo che la presenza d ' una donna suscita di solito . Notava anche in più d ' uno un ' altra ostentazione : quella di una disinvoltura quasi sprezzante , che tradiva il disagio segreto di trovarsi in una casa ricca e ben messa . Lando Laurentano non c ' era ancora . Lino Apes , a nome di lui , aveva pregato gli amici d ' avere un po ' di pazienza , che presto sarebbe venuto . Nell ' attesa s ' erano formati alcuni crocchi : due presso le finestre che davano sul giardino , uno presso la tavola preparata in capo alla sala per chi doveva presiedere all ' adunanza . Alcuni passeggiavano cogitabondi , altri leggevano sul dorso delle rilegature i titoli dei libri negli scaffali , tendendo gli orecchi , senza parere , a ciò che si diceva in questo e in quel crocchio . Parecchi spiavano obliquamente uno dei deputati che , passeggiando per la sala con le dita inserte nei taschini del panciotto , alzava di tratto in tratto le spalle , protendeva il collo e in segno di meraviglia e di commiserazione stirava la bocca sotto i ruvidi baffi rossastri già mezzo scoloriti . Era il deputato repubblicano Spiridione Covazza che in quei giorni aveva scritto male , su una rassegna francese , dell ' organamento delle forze proletarie in Sicilia . Vedendosi sfuggito da tutti , con quel gesto pareva dicesse : - Incredibile ! - Ma pur doveva sapere che il suo torto era quello di veder tante cose che gli altri non vedevano e di dare ad esse quel peso che gli altri ancora non sentivano , perché nel calore della passione ogni cosa par che si sollevi con chi la porta in sé . Illusioni : bolle di sapone , che possono a un tratto diventar palle di piombo . Lo sapevano bene quei poveri contadini massacrati a Caltavutùro . Aveva scritto su quella rassegna francese ciò che in coscienza credeva la verità ; al solito suo , rudemente e crudamente . Ma volevano dire ch ' egli provasse un acre piacere nel mettere avanti così , fuor di tempo e di luogo , le verità più spiacevoli , nello spegnere col gelo delle sue argomentazioni ogni entusiasmo , ogni fiamma d ' idealità , a cui pur tuttavia era tratto irresistibilmente ad accostarsi . Scarafaggio con ali di falena - lo aveva definito su la Nuova età Lino Apes : - accostatosi alla fiamma , spariva la falena , restava lo scarafaggio . Calunnia e ingratitudine ! Egli stimava dover suo , invece , serbarsi così frigido in mezzo a tante fiamme giovanili ; che se queste non eran fuochi di paglia , alla fine si sarebbe scaldato anche lui , e se erano , faceva il bene di tutti , spegnendoli . Forse la sua stessa figura , grassa e pure ispida , quegli occhi vitrei , aguzzi dietro gli occhiali a staffa , quel naso di civetta , il suono della voce , suscitavano in tutti una repulsione tanto più irritante , in quanto ciascuno poi era costretto a riconoscere che quasi sempre il tempo e gli avvenimenti gli avevano dato ragione , a pregiarne la dottrina vasta e profonda , la dirittura della mente e della coscienza , la onestà degli intenti e ad avere stima e anche ammirazione di quella sua franchezza rude e dispettosa e del coraggio con cui sfidava l ' impopolarità . Quell ' accoglienza ostile , intanto , Spiridione Covazza sapeva di doverla sopra tutto a tre giovani siciliani , che erano nella sala circondati in quel momento dalla fervida simpatia di tutti : Bixio Bruno , Cataldo Sclàfani e Nicasio Ingrao , i quali più degli altri s ' eran sentiti ferire dalla sua critica . Stava ciascun d ' essi in mezzo ai tre crocchi che si erano formati nella sala . Bixio Bruno , svelto , dal volto olivastro animoso e i capelli crespi gremiti da negro , spiegava con fluida e colorita loquela , storcendo in un mezzo sorriso di soddisfazione la bocca rossa e carnuta , come in poco tempo fosse riuscito a raccogliere a Palermo in un sol fascio i ventisei sodalizii operai , le maestranze discordi , le cui bandiere smesse erano adesso conservate in una sala , quali trofei di vittoria . Appariva pieno di fiducia e sicuro del trionfo . Si aspettava , credeva anzi imminente la reazione da parte del Governo : scioglimento dei Fasci , arresti , invasione militare . Ma il buon seme era sparso ! Ogni sopraffazione , ogni persecuzione avrebbe reso più grande la vittoria . Potevano esser tratti in arresto trecentomila uomini ? No . I capi soltanto , qualche dozzina di socii se mai . Bene , eran già pronti i capi segreti , ignorati ancora dalla polizia , e la propaganda avrebbe seguitato più efficace che mai . Cataldo Sclàfani , tarchiato , con gli occhi un po ' strabi e un barbone che pareva un fascio di pruni , parlava nell ' altro crocchio , profeticamente ispirato ; diceva con sorridente commozione che là dove prima era spuntata l ' alba dell ' unità della patria , era fatale spuntasse ora quella più rossa e più fulgida della rivendicazione degli oppressi . Sapeva , sì , che già prima nelle Romagne , nel Modenese , nelle province di Reggio Emilia e di Parma , nel Cremonese , nel Mantovano , nel Polesine , era sorto a far le prime armi il socialismo italiano ; ma tutt ' altra cosa era adesso in Sicilia ! Rivelazione improvvisa , prodigiosa ! Lino Apes , ascoltandolo , si tirava i baffi fino a strapparseli , per tenere a freno il sorriso . Nelle sue lettere a Lando , chiamava Cataldo Sclàfani il Messia dei Fasci . Nel terzo crocchio Nicasio Ingrao , tozzo , rude , con un ' atra voglia di sangue che gli prendeva mezza faccia , parlava coi deputati , arrotondando alla meglio il dialetto nativo , e balzando con strana mimica da una sconcia bestemmia a una ingenua invocazione infantile ; parlava della crisi dell ' industria zolfifera in Sicilia e della spaventevole miseria dei solfaraj già da alcuni mesi in isciopero forzato . Un compagno , direttore del Fascio di Comitini , si provò a far sapere a quei deputati quanto l ' Ingrao , proprietario di terre e di case in Aragona , avesse fatto e facesse per quei solfaraj , per impedire che trascendessero a rapine , incendii e tumulti sanguinosi ; ma l ' Ingrao gli saltò addosso e gli turò la bocca , minacciando di attondarlo con un pugno , se seguitava . Celsina Pigna , dal posto in cui si teneva appartata , scoppiò a ridere , a quel violento gesto burlesco , e l ' Ingrao le domandò , ridendo anche lui : - Lo attondo , signorina ? Nei tre crocchi tutti gli altri Isolani , giovinotti dai venti ai trent ' anni , sentendo parlare quei tre capi piú in vista , gonfiavano d ' orgoglio , s ' intenerivano fin quasi alle lagrime . Erano certi , nella loro sincera fatuità giovanile , di rappresentare una parte nuova nella storia , pur lí a Roma . Avevano veduto davanti a quei tre duci del Comitato centrale migliaja di donne , migliaja di contadini , intere popolazioni dell ' isola in delirio , gettar fiori , prosternarsi con la faccia a terra , piangere e gridare , come prima davanti alle immagini dei loro santi . Tutti si volsero a un tratto e si mossero verso Lando Laurentano che entrava di fretta . Chiedendo scusa del ritardo , strinse la mano ai primi che gli si fecero innanzi ; pregò tutti di prender posto , e appena fu fatto silenzio , disse : - Ho perduto tempo , signori , per una ragione forse non estranea agli interessi nostri , agli interessi specialmente di tanti nostri compagni che più degli altri , credo , hanno bisogno in questo momento di ajuto , giù in Sicilia . - I solfaraj ! - gridò l ' Ingrao , balzando in piedi , come se egli ne fosse il più legittimo difensore . - Ho capito ! - aggiunse . - Vuoi dire che c ' è qua l ' ingegnere Aurelio Costa ? Ho capito . Eh , ha viaggiato con me questo signore ! Abbiamo discorso a lungo e ... Lando con un gesto lo pregò di tacere : - L ' ingegnere Aurelio Costa , appunto , - riprese , - direttore delle zolfare del Salvo , che credo sia uno dei piú ricchi proprietarii di miniere della provincia di Girgenti , è venuto a Roma per interessare la deputazione siciliana a un disegno ... - Permesso ? - interruppe di nuovo l ' Ingrao . - Non perdiamo tempo , signori miei ! Vi spiego io il fatto com ' è . Il signor Salvo sta per imparentarsi , per via d ' una sorella , col principe di Laurentano ... Un mormorio di protesta si levò per il tratto ruvido dell ' Ingrao verso Lando , a cui tutti gli occhi si volsero a chiedere scusa dello sgarbo . Ma Lando , sorridendo , s ' affrettò a dire : - Non con me , vi prego ! non con me . E l ' Ingrao allora , scrollandosi irosamente , gridò : - Madonna santissima , per chi mi prendete ? Se dico il principe ! Avrei chiamato principe il nostro amico riverito , ospite e compagno amatissimo ? Non per cosa oh ! ma egli sa di non salire , se lo chiamiamo principe , e sa che noi non vogliamo abbassarlo chiamandolo semplicemente Laurentano . Io alludo al principe suo padre , e Lando Laurentano non può offendersi delle parole mie . Se si offende , è uno sciocco ! Parlo io invece di lui , perché egli sta a Roma , io sto in mezzo alle zolfare , e so che il progetto del signor Salvo non tende ad altro che ad ingraziarsi il figlio del principe , facendogli vedere che gli stanno a cuore le sorti degli operaj delle zolfare . Bubbole ! Panzane ! Polvere negli occhi ! Sa meglio di me il signor Salvo che il suo progetto è una coglionatura ! Sissignori , io parlo nudo , così . Se veramente vuol fare qualche cosa , tolga il signor Salvo dalle zolfare di sua proprietà le così dette botteghe , dove gli operaj sono costretti a provvedersi con l ' usura del cento per cento dei generi di prima necessità : vino , che è aceto ; pane , che è pietra ! Spiridione Covazza domandò allora di parlare , e tutti si voltarono con viso ostile a guardarlo . - Volete adesso difendere le botteghe ? - lo apostrofò l ' Ingrao . Il Covazza non si voltò nemmeno . - Vorrei sapere - disse piano - le idee generali di questo disegno . - Vi dico che è una coglionatura ! - tornò a gridare l ' Ingrao . Il Covazza tese una mano , senza scomporsi . - Prego , - disse , - urlare non è ragionare . Sono stato anch ' io nelle zolfare : ho studiato attentamente le condizioni dell ' industria zolfifera , le ragioni complesse della sua crisi e vi so dire che , se nelle condizioni presenti quelli che hanno da sperar meno sono i solfaraj , picconieri e carusi , non meno tristi sono però le sorti dei coltivatori delle miniere e dei proprietarii ; e se questo disegno ... Non poté seguitare . Tutti i rappresentanti dei Fasci scattarono in piedi protestando . Lando s ' interpose , cercò di calmarli , ammonì che si avesse rispetto per le opinioni altrui e propose che uno fosse subito chiamato a dirigere la discussione . - Bruno ! Bruno ! Bixio Bruno ! - si gridò da varie parti . E Bixio Bruno , avvezzo ormai a vedersi designato a quell ' ufficio , in due salti fu alla tavola preparata in capo alla sala . - Signori , - disse . - Di straforo , incidentalmente , siamo entrati nel pieno della discussione . L ' on . Covazza , in un suo scritto recente ... - Pubblicato all ' estero ! - interruppe uno in fondo alla sala . - All ' estero , o in Italia , sciocchezze ! - ribatté il Bruno . - Le nostre idee , il nostro partito non riconoscono confini di nazionalità . In questo scritto l ' on . Covazza ha criticato l ' opera mia e dei miei compagni . Spiridione Covazza , con le braccia incrociate sul petto , negò più volte col capo . - No ? - domandò il Bruno . - Come no ? Non ha ella detto che la nostra propaganda è fatta di miraggi ? - Io ho detto , - rispose il Covazza , levandosi in piedi , - che le vostre dimostrazioni oneste d ' una libertà che dia intero realmente il diritto di soddisfare ai bisogni della vita , le spiegazioni che voi date della lotta di classe , sfruttati contro sfruttatori , e del programma della scuola marxista in genere e di quello minimo che vi siete tracciato , si traducono , inevitabilmente e sciaguratamente , in miraggi , per la ignoranza di coloro a cui sono rivolte . Questo ho detto ! E ho soggiunto ... Nuove proteste confuse si levarono nella sala . Il Bruno batté il pugno sulla tavola e impose silenzio . - Lasciatelo parlare ! - Ho soggiunto , - riprese il Covazza , - che voi , abbagliati , nel fervore della vostra sincera fede giovanile , credete che le vostre dimostrazioni e spiegazioni siano veramente comprese . - Sono ! sono ! sono ! - gridarono molti a coro . - Non sono ! Non possono essere ! - negò energicamente il Covazza . - Come volete che siano , se non le comprendete bene neanche voi stessi ? Una tempesta di urli si scatenò a questa affermazione . Il Bruno , Lando Laurentano , Lino Apes , i colleghi deputati stentarono un pezzo a domarla . Spiridione Covazza aspettò a capo chino , con gli occhi chiusi , che fosse domata ; a un certo punto , giunse le mani e , tenendole alte , piegò di più il capo tra esse , curvò con fatica l ' obesa persona ; poi , aprendole in un ampio gesto e risollevandosi , pregò quasi piangente : - Non mi costringete , signori , per falsi riguardi al vostro malinteso amor proprio , non mi costringete ad attenuare d ' un punto la verità , con concessioni che farebbero a me e a voi stessi vergogna , e che potrebbero essere perniciose in questo momento ! Quanti tra voi conoscono veramente Marx ? Quattro , cinque , non piú ! Siate franchi ! Tutti gli altri non hanno coscienza vera di quel che si vuole : sì , sì , proprio così ! né dei mezzi congrui per conseguirlo , infatuati d ' un socialismo sentimentale , che s ' inghirlanda delle magiche promesse di giustizia e d ' uguaglianza . Ma sapete voi che cosa vuol dire giustizia per i contadini e i solfaraj siciliani ? Vuol dire violenza ! sangue , vuol dire ! vuol dire strage ! Perché alla giustizia legale , alla giustizia fondata sul diritto e sulla ragione essi non hanno mai creduto , vedendola sempre a loro danno conculcata ! Li conosco io , molto meglio di voi , i contadini e i solfaraj siciliani ... sì , sì , purtroppo , molto meglio di voi ! Voi vi illudete ! Voi dite loro collettivismo ? ed essi traducono : divisione delle terre , tanto io e tanto tu ! Dite loro abolizione del salario ? ed essi traducono : padroni tutti , fuori le borse contiamo il denaro , e tanto io tanto tu . - Non è vero ! Non è vero ! - gridarono alcuni . - Lasciatemi finire ! - esclamò stanco , anelante , il Covazza . - L ' altra illusione , che voi vi fate , è sul numero degli iscritti ai vostri Fasci : tremila qua , quattromila là , ottocento , mille , diecimila ... Dove , come li contate ? Son ombre vane , signori , filze di nomi e nient ' altro ! Sì , lo so anch ' io : appena si aprono le iscrizioni , come le pecore : una dà l ' esempio , tutte le altre dietro ! Ma volete sul serio dar peso , fondarvi su questo , ch ' è frutto d ' un inevitabile contagio psichico ? Quanti , sbollito il primo entusiasmo , restano effettivamente nei vostri Fasci ? Basta ad allontanare il maggior numero la prima richiesta della misera quota settimanale ! E quanti Fasci , sorti oggi , non si sciolgono domani ? Lasciatevelo dire da uno che non s ' inganna e che non vi inganna , signori ! So che voi oggi qua volete stabilire se si debba , o no , secondare la tendenza delle moltitudini a un ' azione immediata . So che parecchi tra voi sono contrarii , e io li stimo saggi e li approvo . Un movimento serio come voi l ' intendete , non è possibile ancora in Sicilia ! Se credete che già ci sia per opera vostra , v ' ingannate ! Per me non è altro che febbre passeggera , delirio di incoscienti ! Spiridione Covazza sedette , asciugandosi il sudore dal volto congestionato , mentre dieci , quindici , tutt ' insieme , si levavano a domandar la parola . Parlò Cataldo Sclàfani con voce tonante e col volto atteggiato più di dolore che di sdegno , giacché non l ' accusa per se stessa poteva offenderlo , ma che uno potesse accusarlo e accusar con lui i suoi compagni . - Non mi difendo , - disse , - espongo ! Quanti erano i Fasci ? Eran presenti i capi dei piú importanti , e ciascuno poteva dire all ' on . Covazza come erano contati i socii e quanti fossero . I Fasci , secondo gli ultimi dati del Comitato centrale , erano centosessantatré fermamente costituiti , trentacinque in via di formazione . C ' era dunque davvero un grande esercito di lavoratori in Sicilia , nel quale non si sapeva se ammirar più il fervore , la coscienza , o la disciplina con cui obbediva a un cenno del Comitato centrale . Il capo d ' ogni Fascio passava la parola d ' ordine ai singoli capi di sezione , e questi a lor volta ai capi dei rioni e delle strade : in un batter d ' occhio , sia di giorno , sia di notte , tutti i socii dei Fasci potevano ricevere un avviso . E se domani i lavoratori si fossero mossi , tutta la gente siciliana sarebbe stata travolta come da una corrente di fuoco . Perché già da lunghi anni covava il fuoco in Sicilia , da che essa cioè , nel mare , si era veduta come una pietra a cui lo stivale d ' Italia allungava un calcio in premio di quanto aveva fatto per la così detta unità e indipendenza della patria . Perché dire che solo da un anno si parlava di socialismo in Sicilia ? Non vi era già , diciott ' anni addietro , una sezione dell ' Internazionale ? E da allora non vi si eran sempre pubblicati giornali del partito ; e circoli , gruppi , nuclei non si erano formati qua e là , sicché appena sorta la prima idea dei Fasci , era stato un subito accorrere e un subito riaggregarsi di antichi compagni di fede ? Non era vero dunque che la rapidissima formazione dei Fasci era dovuta solo all ' assidua e vigorosa propaganda dei giovani : il terreno era già da lunga mano preparato ; mancava l ' unione , un indirizzo ; e ai giovani era bastato soltanto dare una voce e indicar la via , la stessa via che da anni batteva il proletariato di altri paesi . I contadini e gli operaj di Sicilia erano accorsi ai giovani con le braccia tese , gridando : - Voi , voi siete i veri amici ! - e si erano mossi a seguirli con la gioja nel cuore , e con la piena coscienza di ciò che si disponevano a fare . E , a provar questa coscienza , Cataldo Sclàfani parlò , commosso , dei discorsi tenuti nell ' ultimo congresso di Palermo da alcune donne di Piana dei Greci e di Corleone ; discorsi che dimostravano , nel modo più lampante , come non il lume artificiale d ' una coltura accademica , né teorie di scuola bisognavano a destar quella coscienza , ma la pratica quotidiana del dolore e dell ' ingiustizia , e l ' indicazione più semplice e più spontanea del rimedio a tanti mali : l ' unione ! Socialismo sentimentale ? Ma la forza che crea è appunto il sentimento , non la fredda ragione , armata di dottrina ! Che importava la nozione astratta d ' un diritto , quando c ' era il sentimento immediato e prepotente di un bisogno ? Sentire il proprio diritto con la forza stessa con cui si sente la fame valeva mille volte più d ' ogni precisa dimostrazione teorica di esso . Peraltro , ora questo sentimento era già divenuto coscienza lucida e ferma , e si dimostrava in tutti i modi . Un vero spirito fraterno s ' era diffuso tra i contadini e gli operaj , per cui nei numerosi arresti recenti s ' eran veduti i compagni liberi mantenere i carcerati e le loro famiglie ; nella disgrazia di qualcuno , il pronto soccorso di tutti e l ' assistenza e la sorveglianza amorosa . Ecco la ronda dei decurioni , la sera , per le strade e le osterie delle città e delle campagne , perché i fratelli non trascendessero ad atti violenti , eccitati dal vino . - Questi sono gli arruffapopoli , on . Covazza ! - esclamò a questo punto , concludendo , Cataldo Sclàfani con gli occhi lustri d ' ebrezza e commozione . - Vergognatevi delle vostre accuse ! Siamo qua oggi , a Roma , di fronte , due generazioni . Guardate allo spettacolo che dànno i vecchi , e guardate a noi giovani ! Domani da qui il Governo , che protegge tutti coloro che dell ' amor di patria affagottato e tolto in braccio si fecero scudo per tanti anni ai sassi del popolo censore , manderà in Sicilia l ' esercito e l ' armata per soffocare con la violenza questo gran palpito di vita nuova che noi giovani vi abbiamo destato ! Fin oggi la maggioranza del Comitato centrale , di cui fo parte , è contraria a un ' azione immediata . Ma presto verrà il giorno , lo prevedo , che le smanie dell ' impazienza da tanto tempo represse scoppieranno , e noi capi non potremo più frenare il popolo senza immolare noi stessi . Lando Laurentano , seduto accanto a Lino Apes , ascoltò il lungo discorso dello Sclàfani a capo chino , stirandosi qua e là con le dita nervose la barba e lanciando occhiate a destra e a sinistra . Quell ' adunanza in casa sua gli pareva la prova generale di una rappresentazione . Tutti quei giovani si erano anche loro assegnate le parti , e gli pareva che , a furia di ripeterle , se le fossero cacciate a memoria e le recitassero con artificioso calore . Mancava il coro innumerevole , che era in Sicilia . Oh sì , parlava bene , con bella enfasi apostolica , Cataldo Sclàfani ; meritava in qualche punto l ' applauso caldo e scrosciante , le lodi del coro , se fosse stato presente . Innamorato della sua parte , l ' avrebbe rappresentata con perfetta coerenza anche davanti ai fucili dei soldati , in piazza ; e , se tratto in arresto , davanti ai giudici , in una corte di giustizia . Perché lui solo non riusciva ancora a comporsi una parte ? perché ancora , ancora dentro , esasperatamente , gli scattava la protesta : - No , non è questo ? - Che volevano infatti tutti quei suoi compagni ? Ben poco , per il momento , in Sicilia . Volevano che , per l ' unione e la resistenza dei lavoratori , venissero a patti più umani i proprietarii di terre e di zolfare , e cessasse il salario della fame , cessassero l ' usura , lo sfruttamento , le vessazioni delle inique tasse comunali , per modo che a quelli fosse assicurato , non già il benessere , ma almeno tanto da provvedere ai bisogni primi della vita . Volevano , adattandosi modestamente alle condizioni locali , l ' impianto di cooperative di consumo e di lavoro e la conquista dei pubblici poteri ; fra qualche anno trionfare nelle elezioni comunali e provinciali dell ' isola ; riuscir vittoriosi in qualche collegio politico , per aver controlli e banditori delle più urgenti necessità dei miseri nei Consigli comunali e provinciali e nella Camera dei deputati . Questo volevano . Ed era giusto . Degne d ' ammirazione la fede e la costanza con cui seguitavano quest ' opera di protezione e di rivendicazione . Che altro voleva lui ? Non c ' era altro da volere , altro da fare , per ora . E tanta esaltazione , dunque , e tanto fermento per ottenere ciò che forse nessuno , fuori dell ' isola , avrebbe mai creduto che già non ci fosse : che in ogni casolare sparso nella campagna la lucernetta a olio non mostrasse più ai padri che ritornavano disfatti dal lavoro lo squallido sonno dei figliuoli digiuni e il focolare spento ; che fossero posti in grado di divenire e di sentirsi uomini , tanti cui la miseria rendeva peggio che bruti . Una buona legge agraria , una lieve riforma dei patti colonici , un lieve miglioramento dei magri salarii , la mezzadria a oneste condizioni , come quelle della Toscana e della Lombardia , come quelle accordate da lui nei suoi possedimenti , sarebbero bastati a soddisfare e a quietare quei miseri , senza tanto fragor di minacce , senza bisogno d ' assumere quelle arie d ' apostoli , di profeti di paladini . Oneste , modeste aspirazioni , quasi evangelicamente disciplinate , da raggiungere grado grado , col tempo e con la chiara coscienza del diritto negato ! Poteva egli pascersi di esse , e non pensare ad altro ? No , no : troppo poco per lui ! Se fosse bastato , magari avrebbe dato tutto il suo denaro , e chi sa , forse allora , da povero , avrebbe trovato in quelle aspirazioni un pascolo per l ' anima irrequieta . Ma così , no , non potevano bastargli ! All ' improvviso , voltandosi a guardar Lino Apes , si sentì sonar dentro , come una feroce irrisione , i versi del Leopardi nella canzone all ' Italia : L ' armi , qua l ' armi : io solo Combatterò , procomberò sol io ! E scattò in piedi agli applausi che in quel punto stesso scoppiavano nella sala a coronar l ' eloquente discorso di Cataldo Sclàfani , e anche lui con tutti gli altri , senza volerlo , si recò a stringere la mano all ' oratore . Ma Lino Apes , dal suo posto , col socratico sorriso su le labbra e negli occhi , domandò allora a gran voce : - Signori miei , e che si conclude ? Pareva tutto finito ; assolto il còmpito ; e ciascuno si sentiva come sollevato e liberato da un gran peso . Al richiamo dell ' Apes tutti si guardarono negli occhi , sorpresi , con pena , e ritornarono mogi mogi ai loro posti . - La natura , signori miei , - seguitò Lino Apes , appena li vide seduti , - la natura , nella sua eternità , può non concludere , anzi non può concludere , perché se conclude , è finita . Ma l ' uomo no , deve concludere ; ha bisogno di concludere ; o almeno di credere che abbia concluso qualche cosa , l ' uomo ! Ebbene , signori miei , che concluderemo noi ? Siamo uomini , e venuti qua per questo . Ma vi leggo negli occhi . Voi non avete nessuna voglia di concludere , pur non essendo eterni ! Voi avete viaggiato . Molti tra voi seguiteranno il viaggio fino a Reggio Emilia . Qua a Roma , chi ci viene per la prima volta , ha da veder tante cose ; e il tempo stringe . Scusatemi , se parlo così : sapete che io vedo per minuto , e parlo come vedo . Ho poca fiducia nelle conclusioni degli uomini , i quali tutti , a un certo punto , guardandosi dietro , considerando le opere e i giorni loro , scuotono amaramente il capo e riconoscono : « Sí , ci siamo arricchiti » , oppure : « Sì , abbiamo fatto questo o quest ' altro - ma che abbiamo infine concluso ? » . Veramente , a dir proprio , non si conclude mai nulla , perché siamo tutti nella natura eterna . Ma ciò non toglie che noi oggi qua , dato il momento , non dobbiamo venire a una qualsiasi , magari illusoria , conclusione . Io vi dico che questa s ' impone , perché altrimenti ci verranno da sé , senza la vostra guida illuminata e il vostro consenso , gli operaj delle città , delle campagne , delle zolfare . E sarà cieco scompiglio , tumulto feroce , quello che potrebbe essere invece movimento ordinato , premeditato , sicuro . Le conseguenze ? Signori , usa prevederle chi non è nato a fare . Credete voi che ci sia ragione d ' agire ? Avvisiamo ai modi e ai mezzi . Tutta la Sicilia è ora senza milizie . Tre , quattro compagnie di fantaccini vi fan la comparsa dei gendarmi offenbachiani , oggi qua , domani là , dove il bisogno li chiama . E contro ad essi , come voi dite , un intero , compatto esercito di lavoratori . Non c ' è neanche bisogno d ' armarlo ; basterà disarmar quei pochi e si resta padroni del campo . No ? Dite di no ? Aspettate ! Lasciatemi dire ... santo Dio , concludere ! Ma non poté più dire . Come i ranocchi quatti a musare all ' orlo d ' un pantano , se uno se ne spicca e dà un tonfo , tutti gli altri a due , a tre , tuffandosi , vi fanno un crepitìo via via più fitto ; gli ascoltatori incantati dapprima dall ' arguto dire dell ' Apes , cominciarono alla fine dietro un primo interruttore a interromperlo a due , a tre insieme , e quasi d ' un subito , tra fautori e avversarii , schizzò da ogni parte violenta la contesa . Di qua Lando Laurentano quasi pregava : - Sì , ecco , se c ' è da fare qualche cosa , amici ... Di là Bixio Bruno e Cataldo Sclàfani gridavano : - No ! no ! Sarebbe una pazzia ! Ma che ! La rovina ! E sfide , invettive , proposte , s ' abbaruffarono per un pezzo nella sala . Alcuni , e tra questi il Covazza , scapparono via , indignati . A un certo punto , uno , tutto spaurito , si cacciò zittendo e con le braccia levate nel crocchio dove più ferveva la contesa e annunziò : - Signori miei , siamo spiati ! Tutti gli occhi si volsero alle due finestre . Dietro la ringhiera del giardino due uomini stavano difatti a spiare , cercando di farsi riparo delle piante . Celsina Pigna guardò alla finestra anche lei e , appena scorse quei due , diventò in volto di bragia . - Ma no ! - saltò a dire irresistibilmente . - Li conosco io ... Aspettano me . Innanzi al vermiglio sorriso e agli occhi sfavillanti di lei , la contesa cadde , come se a nessuno paresse più possibile seguitarla , quando quel fior di giovinetta , a cui s ' era fatto le viste di non badare , si faceva avanti d ' un tratto , quasi ad ammonire : - Ci sono io , finitela : sono aspettata ! Poco dopo , come tutti , tranne Lino Apes , furono andati via , Celsina si accostò a Lando Laurentano e gli domandò , alludendo a uno di quei due che stavano dietro la ringhiera ad aspettarla : - Non lo conosce ? È suo nipote ... - Mio nipote ? - disse con meraviglia Lando che ignorava affatto d ' averne uno . - Ma sì , Antonio Del Re , - affermò Celsina . - Figlio di sua cugina Anna , sorella del signor Roberto Auriti . - Ah ! - sclamò Lando . - E perché non è entrato ? Celsina notò sul volto del Laurentano un improvviso turbamento subito dopo la domanda , e lo interpretò a suo modo , che egli cioè , sospettando qualche intrigo fra lei e il nipote , si fosse pentito della domanda inopportuna , e si affrettò a rispondere : - Non è dei nostri , sa ! Sta qui a Roma in casa del signor Roberto , all ' Università ... Ma temo che ... S ' interruppe , accorgendosi che il Laurentano , astratto , assorto , non le badava ; e subito riprese : - Le reco i saluti del Lizio , presidente del Fascio di Girgenti , e i saluti di mio padre . Anch ' io credo , se posso esprimere il mio parere , che non sia tempo d ' agire . Abbiamo nel Fascio di Girgenti circa ottocento iscritti ... Ma sono nomi soltanto , pochi vengono , pochi pagano ... - Ma sì , ma sì , ma sì ... - le disse allora , graziosamente ridendo con tutto il volto bruttissimo , Lino Apes , quasi per farle intendere che egli aveva parlato a quel modo col solo intento di cacciar via tutti . - Agire ? Ma sarebbe una pazzia ! L ' ho detto per celia , signorina ! Gli occhi di Celsina schizzarono fiamme . Lo avrebbe schiaffeggiato . Gli sorrise . Tese la mano a Lando Laurentano e : - Mi permettano - disse . - Li lascio in libertà . Il quondam tenore Olindo Passalacqua , marito onorario della maestra di canto signora Lalla Passalacqua - Bonomè , nonché censore effettivo del Privato Conservatorio Bonomè , da circa due ore cercava in tutti i modi di tenere a freno la muta rabbiosa impazienza di Antonio Del Re . Parlava sottovoce , e ogni tanto , di nascosto , se Antonio Del Re sbuffando guardava altrove , cavava fuori lesto lesto l ' orologino della moglie e « Poveretto ha ragione ! » diceva prima con la mimica degli occhi , delle ciglia , della bocca , e subito dopo , con altra mimica : « Qua sono : avanti ; seguitiamo ! » E seguitava a parlare , a parlare quasi per commissione ; ma in una particolar maniera comicissima e quasi incomprensibile , perché a voli a salti a precipizii per sottintesi che si riferivano a lontane e bizzarre vicende della sua scompigliata esistenza . E a ogni salto , a ogni volo , eran subitanee alterazioni di viso e di voce , esclamazioni e ghigni e gesti o di rabbia o di gioja o di minaccia o di commiserazione o di sdegno , che facevano restare intronato , a bocca aperta chi , ignorando quelle vicende , riuscisse per un po ' , senza ridere , a prestargli ascolto . Olindo Passalacqua , di fronte a questo intronamento , restava soddisfatto ; era per lui la misura dell ' effetto ; e con le mani aperte a ventaglio si tirava su , su , su , da ogni parte i lunghi grigi capelli riccioluti per modo che gli nascondessero la radura sul cocuzzolo , e quindi coi due indici tesi si toccava gli aghi incerati dei baffetti ritinti , quasi per mettere il punto a quel gesto abituale o per accertarsi che nella foga del parlare , non gli fossero cascati . - Una miseria , basterebbe una miseria ! - diceva . - Guarda , che sono due lirette al giorno , che sono ? E vorrei dire anche meno ! Una miseria ... Sciagurato ! Quanti ne butta via con quei farabutti là che gl ' insudiciano il come si chiama ... sicuro ... lo stemma avito ! Porci ! E mio suocero per l ' Italia rovina l ' impresa del Carolino a Palermo ... Tesori ! Bastava la semplice Jone ... povero Petrella ! ... mio cavallo di battaglia ... Là , tutto a catafascio ... per questi porci qua ! Senti come strillano ? Ed è principe , sissignore ... Vergognosi ... Dico io , due lirette al giorno per un ' opera meritoria ... Dio dei cieli , una fortuna come questa ! Tutto gratis ... E tu che ne sai ? Certi patti infernali ... schiavitù per tutta la vita ... Io , io , per più di dieci anni , trionfatore e schiavo ... Qua , invece , solo ch ' egli dicesse di sì ... M ' impegnerei io , Nino , m ' impegnerei io di portarla in meno d ' un anno su i primari palcoscenici d ' Italia . Tu mi conosci ; mi spezzo , non mi ... non mi ... frangar ... come si dice ? lo sapevo pure in latino , mannaggia ! La parola ... se do la parola ! E che mi resta ? Unico patrimonio . Bisognerà nutrirla un tantino meglio nei primi tempi : questo sì ! Ma se ne viene ... se ne viene ... oh se se ne viene .. E la bastarda musica moderna ... Aveva scoperto , Olindo Passalacqua , una portentosa voce di soprano nella gola di Celsina Pigna , subito , appena l ' aveva sentita parlare . - E con quella figurina là , che scherzi ? Furore , m ' impegno io : farà furore ! Basterebbe a mio cognato , per rispetto a Roberto e a te , un misero assegnino , anche di una lira e cinquanta al giorno ; per le spese del vitto ... Nutrirla bene ... e in meno di un anno ... dici di no ? Antonio Del Re tornava a scrollarsi tutto , rabbiosamente , appena una parola del Passalacqua riusciva a cacciarsi tra il tumulto dei pensieri violenti a cui era in preda . Il giorno avanti , Celsina gli s ' era presentata all ' improvviso in casa dello zio Roberto , durante il desinare . Frastornato , stordito dalla vita rumorosa della grande città , dagli aspetti nuovi , dalle nuove e strane abitudini , non aveva potuto attendere in alcun modo alla promessa che le aveva fatto prima di partire , di trovarle subito , cioè , un collocamento a Roma . Le aveva scritto tuttavia che presto , appena un po ' rassettato , si sarebbe messo a cercare ; con la certezza però , dentro di sé , che non solo non sarebbe riuscito , ma che non avrebbe avuto né animo né modo di provarcisi , sospeso come si sentiva , e come per un pezzo avrebbe seguitato a sentirsi , in uno smarrimento che quasi gli toglieva il respiro e gli faceva apparir tutto intorno vacillante e inconsistente . Questo smarrimento , difatti , non solo gli era durato , ma gli era via via cresciuto , in mezzo a quella precarietà d ' esistenza eccentrica , scombussolata , in casa dello zio . Come mai aveva potuto questi adattarsi a vivere così , comporsi in un certo suo ordine meticoloso , in mezzo a tanto disordine , trovarvi un po ' di terra da gettarvi le radici ? Capiva Olindo Passalacqua , la signora Lalla ( Nanna , come la chiamavano ) e il fratello di lei , Pilade Bonomè : zingari ; il primo , chi sa donde venuto ; gli altri due , figli d ' un impresario teatrale , capitato prima del 1860 a Palermo e travolto nella corrente liberale dai giovani signori dell ' aristocrazia palermitana , frequentatori assidui del palcoscenico del teatro Carolino . Fallita dopo alcuni anni l ' impresa , poveri , vittime della rivoluzione , come diceva ancora Olindo Passalacqua , il quale , subito dopo avere sposato la figlia dell ' impresario , aveva perduto la voce ; erano venuti a Roma , poco dopo il '70 , e s ' erano rovesciati addosso a zio Roberto , raccomandati da un amico di Palermo . Avventurarsi nel bujo della sorte , gettarsi alle più stravaganti imprese , prendere da un momento all ' altro le più strampalate risoluzioni , era per essi come bere un bicchier d ' acqua . Oggi qua , domani là ; oggi abbondanza , domani carestia ; bastava loro ogni giorno arrivare alla sera , comunque , senza indietreggiare di fronte a tutti i possibili ostacoli , ai sacrifizii più duri , buttando in mare le cose più care e più sacre pur di salvar la barca , barca senza più né bussola , né àncora , né timone , assaltata dalle onde incessanti in quella perpetua bufera ch ' era stata la loro vita . Ma tuttavia questo era in essi meraviglioso e pietoso e comico a un tempo , che pur avendo fatto getto di tutto senza alcun ritegno , eran rimasti nell ' anima schietti , d ' una ingenuità vivida e tutta alata di palpiti gentili , eran rimasti affettuosi , generosi , pronti sempre a spendersi per gli altri , a confortare , a soccorrere , ad accendersi d ' entusiasmo per ogni nobile azione . Quel che di scorretto , di male , di vergognoso era nella loro vita , forse stimavano sinceramente non imputabile a essi . Necessità su cui bisognava chiudere un occhio , e se uno non bastava , tutt ' e due . Con quanta dignità , per esempio , Olindo Passalacqua , dopo aver mangiato alla tavola di zio Roberto e aver raccomandato a questo di non dimenticarsi di far prendere a Nanna le gocce per il mal di cuore o di far toglier subito dalla tavola il trionfino delle frutta per paura che , toccando inavvertitamente la buccia di qualche pesca , non le si avesse a rompere , Dio liberi , il sangue del naso come tante volte le soleva avvenire , lasciava a lui il letto maritale e , augurando alla moglie la buona notte , felicissimi sogni a tutti ; anche ai canarini e al merlo nelle gabbie , al pappagallo Cocò sul tréspolo ; a Titì , la scimmietta tisica , su l ' anello ; a Ragnetta , la gattina in colletto e cravatta ; ai due vecchi cani Bobbi e Piccinì , invalidi entrambi in una cesta , quello cieco e questo con la groppa impeciata ; se n ' andava coi due indici su le punte dei baffi , impalato già nella rigida severità di censore inflessibile , a dormire nel Privato Conservatorio del cognato Bonomè in via dei Pontefici ! E che barca di matti quella tavola a cui sedevano ogni sera quattro o cinque estranei , invitati lì per lì , o che venivano a invitarsi da sé , deputati amici di zio Roberto e di Corrado Selmi , maestri di musica chiomati , cantanti d ' ambo i sessi ! Che discorsi vi si tenevano , a quali scherzi spesso si trascendeva ! E che pena vedere zio Roberto lì in mezzo , zio Roberto ch ' egli da lontano s ' era immaginato con le stesse idee e gli stessi sentimenti della nonna e della mamma ( e non a torto , ché ogni giorno poi glieli dimostrava con le più squisite attenzioni e le cure paterne ) , che pena vederlo lì in mezzo , partecipare a quei discorsi , a quegli scherzi , e di tratto in tratto sorprendergli nel volto uno sguardo , un sorriso afflitto , di mortificazione , se incontrava gli occhi suoi che lo osservavano stupiti e addolorati ! Qual guida più poteva dargli quello zio ? Avrebbe potuto permettersi tutto , sicuro di non potere aver da lui né un richiamo , né un rimprovero . S ' era iscritto alla facoltà di scienze ; ma come studiare in quella casa che cinfolava , gargarizzava , guagnolava dalla mattina alla sera di trilli e scivoli e solfeggi e vocalizzi ? Del resto , l ' Università così lontana , i numerosi studenti gaj e spensierati , gli avevano destato fin dal primo giorno un ' avversione invincibile , uggia , scoramento , sdegno , dispetto ; e , pigliando scusa da ogni cosa , non era più andato . S ' era figurato , e subito aveva ritenuto per certo , che a qualcuno di quei ragazzacci potesse venire la cattiva ispirazione di farsi beffe di lui così serio e diverso : e che sarebbe allora accaduto ? Solo a pensarci , gli s ' artigliavano le mani . Un incentivo qualunque , in quel punto , una favilla , e il furore , represso con tanto sforzo , sarebbe divampato terribile . Aveva l ' impressione che la vita gli si fosse come ingorgata dentro e gli ribollisse , fomentata dal rimorso di quell ' ozio e dal bisogno prepotente di darsi comunque uno sfogo . Ma come sottrarsi a quell ' ozio , se aveva ormai acquistato la certezza di non poter più far nulla , poiché tutto gli si era come intralciato e confuso nel cervello ? e dove trovar lo sfogo ? Aveva corso Roma da un capo all ' altro , come un matto , quasi senza veder nulla , tutto assorto in sé , in quella cupa scontentezza di tutto e di tutti , in quel ribollimento continuo di pensieri impetuosi che , prima di precisarsi , gli svaporavano dentro , lasciandolo vuoto e come stordito , coi lineamenti del volto alterati , le pugna serrate , le unghie affondate nel palmo della mano . Infine , dalla sorda rabbia che lo divorava , da quell ' agra inerzia fosca , un ' idea truce , mostruosa , aveva cominciato a germinargli nel cervello , la quale subito aveva preso a nutrirsi voracemente di tutto il rancore contro la vita , fin dall ' infanzia accolto e covato . L ' idea gli era balenata , sentendo una sera a tavola discorrere del modello delle bombe recate da Francesco Crispi in Sicilia alla vigilia della Rivoluzione del 1860 e della preparazione di esse . Corrado Selmi aveva detto che ne aveva preparate alcune anche lui , di notte , nel magazzino preso in affitto da Francesco Riso presso il convento della Gancia . Forte delle sue nozioni di chimica moderna , s ' era messo a ridere e aveva dimostrato quanto fosse puerile quella preparazione , e come adesso si sarebbero potuti ottenere effetti più micidiali con ordigni di molto piú piccolo volume . - Ecco ! - aveva esclamato allora Corrado Selmi . - Per fare un po ' di festa , bisognerebbe buttare dalle tribune uno di questi giocattolini nell ' aula del Parlamento ! D ' improvviso s ' era sentito prendere e predominar tutto da quest ' idea . Gli urli d ' indignazione della piazza per la frode scoperta delle banche , e prima il sospetto e poi la certezza che anche zio Roberto col Selmi era coinvolto nello scandalo di quella frode , le notizie sempre più gravi che arrivavano dalla Sicilia , lo avevano deciso a cercare i mezzi e il modo d ' attuare al più presto quell ' idea . Tanto , ormai , era finita per lui ! Se zio Giulio , partito a precipizio per Girgenti , non riusciva a ottenere dal fratello della nonna il denaro , zio Roberto sarebbe stato arrestato ; e allora il crollo , il baratro ... Ah , ma prima ! Sì , sì , questa sarebbe la giusta vendetta , questo lo sfogo di tutte le amarezze , che avevano attossicato la sua vita e quella dei suoi ; e a quei suoi compagni là , di Sicilia , cianciatori , avrebbe dimostrato che lui solo sapeva far quello che loro tutti insieme non avrebbero mai saputo . Ebbene , proprio in quel momento era capitata Celsina a Roma . Nel vedersela comparir dinanzi tutta accesa in volto e ridente nell ' imbarazzo , aveva provato un fierissimo dispetto . Gli pareva ormai che nulla più potesse accadere , nulla più muoversi senza una sua spinta ; che tutti dovessero stare al loro posto , immobili e come sospesi nell ' attesa dell ' atto grandioso e terribile ch ' egli doveva compiere . Donde , come era venuta Celsina , se egli non aveva fatto nulla per farla venire ? I denari di Lando ... già ! quei denari negati a zio Roberto ... Il Fascio di Girgenti ... Buffonate ! E che rabbia nel veder Celsina accolta con tanta festa da quei Passalacqua , per i quali era la cosa più naturale del mondo che una ragazza si avventurasse sola fino a Roma con un pretesto come quello , e si presentasse lì in cerca dell ' innamorato , ferma nel proposito di non ritornar più in Sicilia . S ' era fatto di tutti i colori nel vedersi guardato da quelli con certi occhi ridenti di malizia e di indulgenza , che gli dicevano chiaramente : « Via , che c ' è di male ? abbiamo capito ! Non ti vergognare ! » . E anche zio Roberto era rimasto lì , col suo solito sorriso afflitto , sotto al quale voleva nascondere il fastidio che gli recava ogni novità : soltanto il fastidio . Anche per lui nulla di male che una ragazza fosse venuta a trovare il nipote in casa sua , in un momento come quello , col baratro aperto in cui stavano per precipitare tutti . Per quei Passalacqua quel baratro era niente : una delle tante difficoltà della vita da superare ; e per superarla fidavano ciecamente in Corrado Selmi . Bastava poi a tranquillarli la calma che zio Roberto s ' imponeva per non agitar la sua Nanna malata di cuore . Via , via quel signor Antonio e quel lei , con cui Celsina s ' era messa a parlargli ! a chi voleva darla a intendere ? ma si dessero pure del tu ! Oh , cara ... Ma sì , brava , ridere ... Se non si rideva di cuore a quell ' età , e con quegli occhi e con quel musino ... Uh , che voce ! ma senti ? ... un campanello ! Non s ' era mai provata la voce ? Non aveva mai cantato , neanche così per ischerzo ? mai mai ? Ma bisognava provare , subito subito ... Impossibile che non ci fosse la voce , con quelle inflessioni , con quelle modulazioni ... Via , su , una canzoncina qualunque , là , nel salottino , subito subito ... Ecco il terno ! Nulla meglio di questo espediente per non ritornar più in Sicilia ! I mezzi per studiare ? Ma c ' era lei , la signora Lalla , e il Privato Conservatorio Bonomè . Lezioni gratis , carte e pianoforte gratis : soltanto un piccolo assegno per il vitto . E Olindo Passalacqua , saputo che Celsina era compagna di fede socialista di Lando Laurentano , subito aveva suggerito di chiedere a lui quell ' assegno . No ? perché no ? Opera meritoria ! Maledetti certi scrupoli , certi pudori che impediscono alla coscienza di fare il bene ! si sarebbe potuto proporre al Laurentano la restituzione di quel piccolo assegno coi primi guadagni ; ma , nossignori , queste cose le fanno gli sfruttatori , gli strozzini , ragion per cui un gentiluomo deve astenersi dal farle ... Stupidaggini ! Miserie ! S ' era contorto su la seggiola , Antonio , udendo questi discorsi . Avrebbe voluto strappare per un braccio Celsina e gridarle sul volto : « Va ' , tòrnatene donde sei venuta ! Costoro son pazzi che danzano su l ' abisso . Va ' ! va ' ! L ' abisso lo spalancherò io ! Non c ' è piú nulla ; io stesso non sono più : tutto è finito ! » . Ma pure , eccolo lì , aveva col Passalacqua accompagnato Celsina fino al villino di Lando , e ora stava ad aspettare che l ' adunanza si sciogliesse ed ella ne uscisse . Celsina gli aveva promesso in confidenza che non avrebbe neppur fatto cenno al Laurentano di quella ridicola proposta dell ' assegno ; solo lo avrebbe pregato d ' interessarsi in qualche modo per farle trovare , con le sue tante aderenze , un posticino a Roma . L ' assegno , Celsina si era proposto di domandarlo invece per lui , per Antonio . Egli le aveva confidato la sera avanti la terribile condizione in cui si trovava lo zio . - E tu ? - gli aveva domandato lei . Non aveva avuto altra risposta che un gesto furioso , di disperazione . Le era balenato il sospetto ch ' egli covasse un proposito violento , ma contro sé ; e aveva cercato di scuoterlo , di rincorarlo . Era venuta con l ' animo tutto acceso di sogni e di speranze , piena di fiducia in sé , e pronta e preparata a vinccre tutti gli ostacoli . Ebbene , sarebbero stati in due , ora , a dividerli e ad affrontarli ; ella lo avrebbe trascinato nella sua foga . Possibile ch ' egli , col suo parentado , perisse ? E non c ' era poi l ' altro zio ? Via , via ! Le difficoltà sarebbero state per lei . Ma ecco , ne rideva ! Uscì dal villino , su le furie . - Niente ! Buffoni ... Andiamo ! andiamo ! - disse , spingendo i due compagni . - Non ha parlato ? - domandò , sospeso e afflitto , il Passalacqua . - Ma che parlare ! - si scrollò Celsina . - Sono tanti pazzi , scemi , stupidi , imbecilli ... Chiacchiere , chiacchiere , declamazioni o ciance insipide che vorrebbero parere spiritose ... Via , via , via ! Ma ci ho guadagnato questo almeno , che sono qua , a Roma ! Nino , per carità , Nino , non mi far quella faccia ! Vattene ... sì , sì ... è meglio che te ne vada , se mi devi affliggere così ! Olindo Passalacqua corse dietro ad Antonio che , gonfio di rabbia , tutto rabbuffato , aveva allungato il passo ; lo trattenne , invitò con la mano Celsina ad avvicinarsi subito , raccomandando con cenni calma e prudenza . Ma Celsina , sorridendo e avvicinandosi pian piano , gli accennò col capo che lo lasciasse pure andare . - Ma pazzie , scusate ... calma , ragazzi ! Così v ' accecate ... E il rimedio ? il rimedio così , accecandovi con le furie , non lo trovate più . Il rimedio c ' è sempre , cari amici ; a tutto c ' è rimedio ; più o meno duro , più o meno radicale ... ma c ' è ! Non bisogna spaventarsi ... In prima , come ! dice , questo ? Questo no ! questo mai ! ... Poi ... eh , cari miei , l ' avrei a sapere ! Questo e altro ! ... Però , però , però ... dico , intendiamoci , rispettando sempre le leggi del ... del ... della ... Siamo gentiluomini ! Nino , tu lo sai , mi spezzo , non mi ... non mi ... - Che fai ? che vuoi ? che ti stilli cosí ? - domandò Celsina a Nino , rimasto ansante in atteggiamento truce . - Finiscila ! Sono proprio furie sprecate ... Io mi sento così tranquilla e contenta ! Su , su , per dove si prende , signor Olindo ? Tu ... tu guardami ... no , no , guardami bene negli occhi ... qua , dentro gli occhi ... Prima di partire , ti ricordi ? Nino contrasse tutto il volto , nel tremendo orgasmo , e singultò nel naso , premendosi forte un pugno su la bocca . - Via ! basta , ora ! Andiamo ! - riprese Celsina . - Lei , signor Olindo , mi deve dir questo soltanto , ma me lo deve dire proprio in coscienza : Ho la voce ? Olindo Passalacqua si tirò un passo indietro , con le due mani sul petto : - Ma io ho cantato con la Pasta , sa lei ? con la Lucca ho cantato ; io ho cantato con le due Brambilla ... - Va bene , va bene , - lo interruppe Celsina . - E lei è certo dunque che io abbia la voce ? - Ma d ' oro ! - esclamò il Passalacqua . - D ' oro , d ' oro , d ' oro , glielo dico io ! E in meno d ' un anno lei ... - Va bene , - tornò a interromperlo Celsina . - E allora senta .... un altro favore ! A procurarmi l ' assegnino , come dice lei , ci penso io . Son capace di presentarmi in tutte le botteghe che vedo , in tutti gli alberghi , ufficii , banche , caffè , se han bisogno d ' una contabile , giovane di negozio , interprete , quel che diavolo sia ! Ho il diploma in ragioneria , licenza d ' onore ; possiedo due lingue , inglese e francese ... Ma anche per sarta mi metto , per modista ... Non so neppur tenere l ' ago in mano ; imparerò ! ... maestra , governante , istitutrice ... Lasci fare a me ! Lei ora se ne vada . Mi lasci sola con questo bel tomo ! A rivederla . E , preso Antonio sotto il braccio , scappò via . - Fammi veder Roma ! Ma che vedere ! Non poteva veder nulla , col cervello in subbuglio . Parlava , parlava , e gli occhi le sfavillavano ardenti , sotto quel cappellino dalla piuma spavalda ; le labbra accese le fremevano , e rideva senz ' ombra di malizia a tutti quelli che si voltavano a mirarla . - Nino , senti , - gli disse a un certo punto , piano , in un orecchio . - Portami lontano ... in un punto solitario ... lontano ... voglio cantare ! ... Ho bisogno di sentire come canto ... Se fosse vero ! Tu ci pensi ? Ah , se fosse vero , Nino mio ! Andiamo , andiamo ... Seguitò a cinguettare per tutta la via . Gli disse che per forza lei , prima di diventare un soprano , un contralto celebre , per forza doveva trovar marito , dato quel brutto cognome che l ' affliggeva . - Celsa , va bene ; ma Pigna ! ti pare possibile ? Vediamo un po ' , mettiamo ... Celsa ... come ? Celsa Del Re ? Oh Dio no ! Le mie opinioni politiche ... Del re ? Impossibile , Nino ! non posso diventare tua moglie , è fatale ! Ma tu del resto non mi vuoi ... Ahi , ahi no ! mi hai fatto un livido nel braccio ... Mi vuoi ? E allora Celsina Del Re , e non se ne parli più ! Celsina di Sua Maestà , è buffo , sai ? di Sua Maestà Antonio I . Arrivarono , ch ' era già il tramonto , di là dal recinto militare , in prossimità del Poligono , su la sponda destra del Tevere . Monte Mario drizzava il suo cimiero di cipressi nel cielo purpureo e vaporoso , e la vasta pianura , che serve da campo di esercitazione alle milizie , e le sponde erbose del fiume , nell ' ombra soffusa di viola , parevano smaltate . Nel silenzio quasi attonito , più che la voce si sentiva il movimento delle acque dense , d ' un verde morto , tinte dai riflessi rosei del cielo e qua e là macchiate da qualche cuora nera . - Bello ! - sospirò Celsina , guardandosi intorno . E con l ' impressione che la vita vera se ne fosse come andata via di là , e ne fosse rimasta quasi una larva , nel ricordo o nel sogno , dolce e malinconica , aggiunse piano : - Dove siamo qua ? Poi , volgendosi ad Antonio , che si era seduto su un masso e guardava verso terra , curvo , con le mani strette tra le gambe : - Ma che fai ? - gli domandò . - Ma tu non vedi , tu non senti più nulla ? Alza il capo , guarda , senti ... questo silenzio qua ... il fiume ... e là Roma ... e io che sono qua con te ! Gli s ' accostò , gli posò una mano sui capelli , si chinò a guardarlo in faccia , e : - Tu non hai ancora vent ' anni ! - gli disse . - E io ne ho diciotto ... Antonio si scrollò rabbiosamente , per respingerla , e allora ella , sdegnata , alzò una spalla e si allontanò . Poco dopo , da lontano , giunse ad Antonio il suono della voce di lei che cantava , in quel silenzio , limpida e fervida . Disperato , serrando le pugna nella furia della gelosia , la vide parata da attrice , in un vasto teatro , davanti ai lumi della ribalta . Si alzò , fremente ; andò a raggiungerla . - Andiamo ! andiamo ! andiamo ! - Che te ne pare ? - gli domandò lei , con un fresco sorriso di beatitudine . Antonio le strinse un braccio e , guardandola odiosamente negli occhi : - Tu ti perderai ! - le gridò tra i denti . Celsina scoppiò a ridere . - Io ? - disse . - Ma se tu non mi vuoi , si perderanno quelli che mi verranno appresso , caro mio ! Io ho le ali ... le ali ... Volerò ! CAPITOLO TERZO L ' on . Ignazio Capolino non capiva nei panni dalla gioja . Migliaja d ' operaj , nel suo collegio , inferociti dalla fame per la chiusura delle zolfare del Salvo , minacciavano tumulti , rapine , incendii , strage ; Aurelio Costa , esposto all ' ira di quelli per le promesse fatte a nome del Salvo , fremeva d ' indignazione alle lepide ciance di S . E . il Sottosegretario di Stato al Ministero d ' agricoltura ; e lui gongolava beato dell ' insperata affabilità , del tratto confidenziale , da vecchio amico , con cui quella sotto - eccellenza lo aveva accolto . Chiedendo per il Costa quell ' udienza , aveva temuto che l ' ostentato prestigio , la vantata amicizia personale coi membri del Governo , messi alla prova , avrebbero sofferto la più affliggente mortificazione ; e invece ... Ma sì , ma sì , matti da legare , benissimo ! nemici dell ' ordine sociale , quei solfaraj là ! gente facinorosa , ma sì ! esaltata da quattro impostori degni della forca ! Misure estreme ? di estremo rigore ? ma sì ! benissimo ! Non ci voleva altro ... Viso fermo , già ! polso duro ! Umanità ... ah sicuro ... fin dov ' era possibile ... Già , già , oh caro ... ma come no ? ma come no ? E accennava , con timidezza mal dissimulata , d ' allungare una mano per batterla o su la gamba o dietro le spalle del Sottosegretario di Stato , come un cagnolino che , dopo essersi storcignato per far le feste al padrone che teme severo , s ' arrischia a levare uno zampino per far la prova d ' averlo placato . Quanto a quel disegno d ' un consorzio obbligatorio tra tutti i produttori di zolfo della Sicilia , studiato dall ' amico ingegnere lì presente ... - oh , valorosissimo e tanto modesto , già del corpo minerario governativo , sì , e uscito dall ' École des Mines di Parigi - quanto a quel disegno , ecco , se almeno S . E . il Ministro avesse voluto degnarlo d ' uno sguardo ... No , eh ? impossibile , è vero ? il momento ... già ! già ! non era il momento quello ! nuova esca al fuoco , sicuro ! ci voleva altro ... ma sì ! bravissimo ! oh caro ... come no ? come no ? Uscì dal palazzo del Ministero , tronfio e congestionato come un tacchino , mentre Aurelio Costa , per sottrarsi alla tentazione di schiaffeggiarlo o sputargli in faccia , pallido e muto allungava il passo e lo lasciava indietro . - Ingegnere ! Il Costa , senza voltarsi , gli rispose con un gesto rabbioso della mano . - Ingegnere ! - lo richiamò Capolino , raggiungendolo , fieramente accigliato . - Ma scusi , è pazzo lei ? o che pretendeva di più ? - Mi lasci andare ! per carità , mi lasci andare , - gli rispose Aurelio Costa , convulso . - Corro al telegrafo . Venga qua lui , don Flaminio ! Io me ne riparto domani . - Ma si calmi ! Dice sul serio ? - riprese , con tono tra arrogante e derisorio , Capolino . - Che voleva lei da un Sottosegretario di Stato ? che le buttasse le braccia al collo ? Io non so ... Meglio di così ? Non m ' aspettavo io stesso una simile accoglienza ... - Eh , sfido ! - ghignò , fremente , il Costa . - Se lei ... - Io che cosa ? - rimbeccò pronto Capolino . - Voleva promesse vaghe ? fumo ? Mi ha trattato , mi ha parlato da amico , da vero amico ! E metta ch ' io sono deputato d ' opposizione ; che sono stato combattuto dal Governo , accanitamente , nelle elezioni . E lei lo sa bene ! - Non so nulla io ! - sbuffò il Costa . - So questo soltanto : che avevo l ' ordine , ordine positivo , che il disegno almeno fosse preso subito in considerazione dal Governo . E lei non ha speso una parola ; lei non ha fatto che approvare ... Capolino lo arrestò , squadrandolo da capo a piedi . - Parlo con un uomo , o parlo con un ragazzino ? Dove vive lei ? Può credere sul serio che in un momento come questo , in mezzo a questo pandemonio , si possa attendere all ' esame del suo disegno ? L ' ordine ! Abbia pazienza ! Quando ricevette lei quest ' ordine da Flaminio Salvo ? Prima di partire , è vero ? Ma scusi , ormai ... ecco qua ! E Capolino con furioso gesto di sdegno trasse fuori dal fascio di carte che teneva sotto il braccio la partecipazione delle speciose nozze di S . E . il principe don Ippolito Laurentano con donna Adelaide Salvo . - L ' avrà ricevuta anche lei ! - disse . - si stia zitto , e non pensi più né a ordini né a progetti ! - Ah , dunque , un giuoco ? - esclamò Aurelio Costa . - Con la pelle degli altri ? - Ma che pelle ! - fece Capolino , con una spallata . - Con la mia pelle ! con la mia pelle , sissignore ! - raffermò il Costa infiammato d ' ira . - Con la mia pelle , perché dovrò tornarci io laggiù , ad Aragona , tra i solfaraj ! E sa lei come li ritroverò , dopo sette mesi di sciopero forzato ? Tante jene ! Ma perché dunque mi ha fatto promettere a tutti ... anche qua , anche qua adesso a Nicasio Ingrao , al figlio del principe ? E tutti gli studii fatti ? - Caro ingegnere , scusi , - disse pacatamente Capolino , con gli occhi socchiusi , trattenendo il sorriso , - lei pratica con Flaminio da tanti anni , e ancora non s ' è accorto che Flaminio non è soltanto uomo d ' affari , ma anche uomo politico . Ora la politica , sa ? bisogna viverci un po ' in mezzo ; la politica , signor mio , che cos ' è in gran parte ? giuoco di promesse , via ! E lei , scusi , va a cacciarsi in mezzo proprio in questo momento ... - Io ? - proruppe Aurelio Costa , portandosi le mani al petto . - Io , in mezzo ? - Ma sì , ma sì , - affermò con forza Capolino . - Come un cieco , scusi ! E non dico soltanto per questa faccenda qua , del progetto . Lei non vede nulla , lei non capisce ... non capisce tante cose ! Dia ascolto a me , ingegnere : non s ' impicci più di nulla ! se ne torni al suo posto ... Mi duole , creda , sinceramente , veder fare a un uomo come lei , per cui ho tanta stima , una figura ... non bella , via ! non bella ... Aurelio Costa restò dapprima , a queste parole , a bocca aperta , trasecolato ; poi si fece pallido e abbassò gli occhi per un momento ; infine , non riuscendo a frenar l ' impeto della stizza : - A me , - balbettò , - a me dice così ? a me ? ... Ma io ... Quando mai io ... a quali cose io mi son cacciato in mezzo , di mia volontà ? Vi sono stato sempre trascinato , io , tirato per i capelli , e sono stufo , sa ? stufo , stufo di queste imprese , di questi intrighi , e bizze , e scandali ... - Scandali , poi ! - fece Capolino . - Sissignori , scandali ! - seguitò Aurelio , senza più freno . - Scandali qua , laggiù ... e se non li vede lei , li vedo io ! Basta ! basta ! Io non ho voluto mai nulla ! non ho aspirato mai a nulla , per sua norma , altro che di stare in pace con la mia coscienza , e tranquillo , facendo ciò che so fare . E basta ! Venga qua lui , ora , e pensi , dopo le promesse fatte , ad aggiustar bene le cose , perché laggiù , ripeto , debbo tornarci io , e la pelle non ce la voglio lasciare . La riverisco . Ignazio Capolino lo seguì un tratto con gli occhi ; poi si scosse con un altro ghigno muto , e tentennò a lungo il capo . Se avesse saputo che la vera ragione , per cui Aurelio Costa voleva che Flaminio Salvo venisse a Roma , era quella stessa appunto per cui egli voleva che non venisse : sua moglie ! Il calore con cui difendeva quel disegno , studiato veramente con tutto lo zelo scrupoloso che metteva in ogni sua opera , e la stizza nel vederlo mandato a monte , buttato lì , senz ' alcuna considerazione e quasi deriso , provenivano in fondo dal calore d ' un ' altra passione , dalla stizza per un altro smacco , di cui egli , per non mortificare innanzi a se stesso il suo amor proprio , non si voleva accorgere . Allontanato da Flaminio Salvo da Girgenti con la scusa di quel disegno , proprio nel momento in cui la figlia sapeva che Nicoletta Capolino era a Roma col marito , era accorso come un assetato alla fonte . Aveva creduto di ritrovar qui Nicoletta come la aveva veduta l ' ultima volta a Colimbètra , piena di lusinghe per lui , ardente e aizzosa . E invece ... per miracolo non s ' era messa a ridere nel leggergli nello sguardo profondo il ricordo di quella sera indimenticabile ! Capolino , che aveva tanto da ridire su la condotta della moglie in quei giorni , se ne sarebbe potuto accorgere ; ma da che , a Colimbètra , ancora col petto fasciato per la ferita , aveva sentito il bisogno d ' un pajo d ' occhiali , non riusciva a veder più nulla con l ' antica chiarezza , Capolino , né in sé né attorno a sé . Lo scherzo di quella palla , scappata fuori con inopinata violenza dalla pistola del Verònica , gli aveva turbato profondamente la concezione della vita . Fino a quel punto , aveva creduto di farlo lui agli altri , lo scherzo , uno scherzo che gli era riuscito sempre bene ; ora , all ' improvviso e sul più bello , s ' era accorto che , ad onta di tutte le diligenze e contro ogni previsione , ridendosi d ' ogni arte e d ' ogni riparo , il caso , nella sua cecità , può e sa scherzare anche lui , facendone passare agli altri la voglia . E Capolino era diventato seriissimo . Già , subito , o per la violenta emozione o per il sangue perduto , gli s ' era indebolita la vista . Il principe don Ippolito , graziosamente , aveva voluto regalargli lui gli occhiali , un bel pajo d ' occhiali serii , con staffe , cerchietti e sellino di tartaruga . E la vita veduta con quegli occhiali , e da deputato , gli aveva fatto d ' improvviso un curioso effetto : le sue mani , tutte le cose intorno , sua moglie , il suo passato , il suo avvenire , gli s ' erano presentati con linee , luci e colori nuovi , innanzi a cui egli si era veduto quasi costretto ad assumer subito un certo cipiglio tra freddo e grave , che aveva fatto rompere , la prima volta , in una risata sua moglie : - Oh povero Gnazio mio ! Ed ecco , segnatamente sua moglie non aveva più saputo vedersi d ' attorno , Capolino : sua moglie che gli cercava gli occhi dietro quei nuovi occhiali , e non poteva in alcun modo prenderlo sul serio . Venuta a Roma con lui per quindici o venti giorni , per un mese al più , Lellè vi si tratteneva da più di tre mesi e non accennava ancora , neppur lontanamente , di volersene partire . O ch ' era matta ? Tripudiava , Lellè . Aveva trovato finalmente il suo elemento . Dai Vella , parenti di Flaminio Salvo , e un po ' anche del marito per via della prima moglie , era diventata subito di casa . A Francesco Vella piaceva il fasto , donna Rosa Vella era tal quale la sorella minore donna Adelaide , sbuffante e sempliciona , e i loro due figli , Ciccino e Lillina , se Nicoletta fosse andata a ordinarseli apposta , non avrebbe potuto trovarli più di suo gusto . Che amore quella Lillina ! Rimasta nubile , ormai spighita nella simpatica bruttezza tutta pepe , era la compagna inseparabile del fratello Ciccino : più scaltra , più ardita , più vivace di lui , lo ajutava , lo difendeva , lo guidava , a parte di tutti i suoi segreti più intimi . Fratello e sorella non avevano mai pensato ad altro che a darsi buon tempo ; e Nicoletta , con loro , in pochi giorni era diventata una cavallerizza perfetta ; era già andata tre volte alla caccia della volpe ; e teatri e feste e gite : una cuccagna ! Lillina sapeva sempre con precisione quando doveva farsi venire un po ' di emicrania o qualche altro dolorino , per lasciare in libertà Ciccino e la nuova amica Lellè . Ora Capolino , per quanto Roma fosse grande , da deputato e con gli occhiali serii , non vi si vedeva minimo , e temeva che quello sbrigliamento della moglie potesse dare all ' occhio . Del resto , non poteva soffrirlo , non tanto per quello che potevano pensarne gli altri quanto per sé . Da deputato e con gli occhiali , voleva che anche sua moglie , ormai , diventasse più seria . A Roma e con quei Vella attorno e con la libertà in cui era costretto a lasciarla , non gli pareva possibile . Flaminio Salvo , ora che donna Adelaide era andata a nozze , certamente avrebbe avuto bisogno di lei , a Girgenti . Per la figliuola , s ' intende ; per quella cara Dianella senza mamma . Se non oggi , domani , avrebbe scritto per pregarla di ritornare . Non gli pareva l ' ora all ' onorevole Ignazio Capolino ! Ma ecco , adesso , quell ' imbecille del Costa che veniva a guastargli le uova nel paniere ! La pelle ... Temeva per la pelle ... Pezzo d ' asino ! Ma già , se non era stato buono in tanti anni neanche d ' accorgersi che Dianella lo amava , che aveva sotto mano la fortuna , una simile fortuna ! come avrebbe riconosciuto ora , che meglio di così un deputato d ' opposizione non poteva essere accolto da un Sottosegretario di Stato ? E aveva osato rimproverargli le approvazioni ... Ma sicuro ! per far piacere a lui doveva difendere i solfaraj , quasi che , nelle ultime elezioni egli fosse andato su anche col suffragio di quei galantuomini ! Messo tra il Governo e i socialisti , poteva un deputato conservatore , d ' opposizione , esitare nella scelta ? Ma andate a ragionare di queste cose con uno , a cui la fortuna dava il pane perché lo sapeva senza denti ! Intanto Flaminio Salvo , per seguitare da un canto la commedia di quel progetto e aver modo dall ' altro d ' abboccarsi con Lando Laurentano , che non aveva voluto assistere alle nozze del padre , senza dubbio sarebbe accorso alla chiamata ; e certo avrebbe condotto con sé Dianella , che non poteva restar sola a Girgenti . E sarebbe forse rimasta a Roma per un pezzo , Dianella , presso gli zii , per divagarsi e ... chi sa ! - gli occhi di Flaminio Salvo vedevano molto lontano - Lando andava qualche volta in casa Vella , e ... chi sa ! Rimanendo Dianella a Roma , addio ritorno di Lellè a Girgenti . Così pensando , Capolino sbuffava , e gli occhiali serii , con staffe , cerchietti e sellino di tartaruga , gli s ' appannavano . Non passò neanche una settimana , che Flaminio Salvo fu a Roma insieme con Dianella , come Capolino aveva preveduto . Dianella arrivò come una morta ; Flaminio Salvo , al solito , sicuro di sé , con quel sorriso freddo su le labbra , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse pàlpebre dava un ' espressione di lieve ironia . Furono ospitati dai Vella , che insieme coi coniugi Capolino e il Costa si recarono ad accoglierli alla stazione . Donna Rosa , Ciccino e Lillina non conoscevano ancora Dianella . - Figlia mia , o che mangi lucertole ? - le domandò in prima la zia Rosa , nel vederle il volto come di cera e con gli occhi dolenti e smarriti . - Ma capisco , sai ? con un uomo insulso come tuo padre , difficile passarsela bene . Ah , io gliele dico , sai ? Non sono come tua zia Adelaide che cala a tutto la testa . Sono più grande di lui , e mi deve rispettare . - Io ti bacio sempre la mano , - disse don Flaminio , inchinandosi . - Sicuro ! Ecco qua : bacia , bacia ! - riprese donna Rosa stendendo la mano tozza , paffuta . - Sicuro che me la devi baciare ! Sta ' un po ' con noi qua a Roma , figlia mia , e vedrai che ti farò ritornare in Sicilia bella grossa come una madre badessa . Vedi questa signora ? - aggiunse , indicando Nicoletta Capolino . - Come ti pare ? Brutta è , bisogna dirglielo ; ma da che Ciccino e Lillina le hanno fatto far la cura di trotto a cavallo , vedi l ' occhio ? più vivo ! Lascia fare ai tuoi cugini , cara mia . Andiamo , andiamo ! Ridere , ridere ... Cosa da ridere , la vita , te lo dico io . A casa , don Flaminio narrò mirabilia alla sorella , al cognato , ai nipoti , agli amici , degli sponsali del principe con donna Adelaide , celebrati da monsignor Montoro nella cappella di Colimbètra , tra il fior fiore della cittadinanza girgentana . S . A . R . il Conte di Caserta aveva avuto la degnazione di mandare dalla Costa Azzurra una lettera autografa d ' augurii e rallegramenti agli sposi . - E chi è ? - domandò donna Rosa , guardando tutti in giro ; poi , picchiandosi la fronte : - Ah già , ho capito , il fratello di Cecco Bomba ... Ho un cognato borbonico , coi militari ... Me l ' ha scritto Adelaide ! Ora è mai possibile che stia allegra codesta povera figliuola con tale razza di Altezze Reali che scrivono lettere autografe per le nozze di sua zia ? Va ' avanti , va ' avanti ... Ah se ci fossi stata io ! Codesto tuo principe di Laurentano ... Seguitando , don Flaminio si dichiarò particolarmente grato della presenza di don Cosmo , fratello dello sposo , alla magnifica festa , e del dono prezioso mandato da Lando alla matrigna . - L ' ho visto ! - disse Ciccino . - L ' ha comperato con noi ! - aggiunse Lillina . - Ah , dunque lo conoscete bene ? - domandò , contento , don Flaminio . E volle sapere dai nipoti in che intrinsechezza fossero con lui , e che aspetto e che umore avesse , chiamando a parte la figliuola con vivaci esclamazioni , della sua meraviglia e del suo compiacimento per le risposte che quelli gli davano . Ma Dianella si turbò in viso così manifestamente e mostrò negli occhi un così strano sbigottimento , ch ' egli cangiò a un tratto aria e tono , e finse di meravigliarsi , perché la gravità delle cose che avvenivano in quei giorni in Sicilia , e nelle quali il giovane principe , a quanto si diceva , doveva essere più d ' un po ' immischiato , gli pareva non comportasse in lui quell ' umor gajo , che i nipoti dicevano . E prese a raccontare , con atteggiamento di grave costernazione , i fatti avvenuti di recente in Sicilia , a Serradifalco , a Catenanuova , ad Alcamo , a Casale Floresta , i quali provavano come in tutta l ' isola covasse un gran fuoco , che presto sarebbe divampato ; e a rappresentar la Sicilia come una catasta immane di legna , d ' alberi morti per siccità , e da anni e anni abbattuti senza misericordia dall ' accetta , poiché la pioggia dei benefizi s ' era riversata tutta su l ' Italia settentrionale , e mai una goccia ne era caduta su le arse terre dell ' isola . Ora i giovincelli s ' erano divertiti ad accendere sotto la catasta i fasci di paglia delle loro predicazioni socialistiche , ed ecco che i vecchi ceppi cominciavano a prender fuoco . Erano per adesso piccoli scoppii striduli , crepitìi qua e là ; scappava fuori ora da una parte ora dall ' altra qualche lingua di fiamma minacciosa ; ma già s ' addensava nell ' aria come una fumicaja soffocante . E il peggio era questo : che il Governo , invece d ' accorrere a gettar acqua , mandava soldati a suscitare altro fuoco col fuoco delle armi . Ma avesse almeno avuto soldati abbastanza , da fronteggiare l ' impeto delle popolazioni irritate ! Gli scarsi presidii , bestialmente incitati a sparare su le folle inermi , si vedevano costretti , subito dopo , a rinserrarsi nelle caserme ; e allora la folla , inselvaggita dagli eccidii , restava padrona del campo e assaltava furibonda i municipii e vi appiccava il fuoco . Lo sgomento intanto si propagava per tutta l ' isola ; sindaci e prefetti e commissarii di polizia perdevano la testa ; e dove si sarebbe andati a finire ? Queste cose disse , rivolto specialmente al cognato Francesco Vella , al Capolino e ad Aurelio Costa : volle dedicare alle signore il racconto d ' una recente prodezza compiuta da cinquecento donne in un villaggio dell ' interno della Sicilia , chiamato Milocca . Per la speciosa denuncia di un mucchio di concime sparso non già fuori , ma nelle terre medesime d ' un proprietario che non aveva voluto arrendersi ai nuovi patti colonici dei contadini del Fascio , la forza pubblica aveva tratto in arresto iniquamente e sottoposto a processo per associazione a delinquere il presidente e i quattro consiglieri del Fascio stesso . E allora le donne del villaggio , in numero di cinquecento , indignate dell ' ingiustizia e della prepotenza , s ' erano scagliate come tante furie contro la caserma dei carabinieri , ne avevano sfondato la porta e tratto fuori i cinque arrestati ; poi , ebbre di gioja per la liberazione dei prigionieri , avevano condotto in trionfo sulle braccia , per le vie del paese , uno dei carabinieri e le armi strappate loro dalle mani . Donna Rosa , Nicoletta Capolino e Lillina approvarono festosamente la vittoria di quelle donne gagliarde ; ma don Flaminio parò le mani gridando : - Piano , piano ! Aspettate ! L ' allegrezza è stata breve ... I milocchesi , dico gli uomini , che non s ' erano affatto immischiati in questa rivolta delle loro donne , saputo che il prefetto della provincia mandava un rinforzo di soldati e delegati e giudici a Milocca , cavalcarono le mule e , armati di fucile , presero il largo . Sono ancora sparsi per le campagne , decisi a vender cara la loro libertà . Ma i signori giudici , a Milocca , hanno arrestato trentadue donne , di cui alcune gestanti , altre coi bambini lattanti in collo , e le hanno tradotte ammanettate nelle carceri di Mussomeli . - Valorosi ! valorosi ! - esclamò allora donna Rosa . - Ma come ? E voi , Gnazio , deputato siciliano , non levate la voce in Parlamento neanche contro l ' arresto delle donne gravide e delle mamme coi bambini in collo ? Don Flaminio sorrise e , lisciandosi le basette : - Non gli conviene , - disse . - Sono gestanti e mamme socialiste . Lui è conservatore . Quantunque laggiù , sai ? don Ippolito Laurentano vorrebbe che il partito clericale secondasse il movimento proletario e se n ' avvalesse , stabilendo anche con esso qualche accordo segreto . Ma monsignor Montoro , confòrtati , è contrario ; forse perché il canonico Pompeo Agrò è da un mese a Comitini a far propaganda , non so quanto evangelica , contro me , tra i solfaraj . Basta . Vedremo di stare tra il padre e il figlio . Domani mi recherò dal giovane principe socialista a lasciargli un biglietto da visita . Capolino accompagnò Flaminio Salvo in quella gita al villino di via Sommacampagna , tanto nell ' andata quanto nel ritorno . La strana impressione , quasi di sgomento , che gli aveva fatta la vista di Dianella , all ' arrivo , si raffermò al discorso che gli tenne il Salvo lungo la via . Fu al solito un discorso sinuoso , pieno di sottintesi e di velate allusioni , da cui parve a Capolino di poter desumele questo : che il Salvo era davvero fortemente impensierito non dalle condizioni politiche della Sicilia , ma dalle condizioni di spirito della figliuola , le quali tanto piú dovevano dar da pensare , in quanto che la madre era pazza ; ch ' egli intendeva perciò di contentarla , se quel viaggio a Roma non riusciva agli effetti che se ne riprometteva ; contentarla , anche perché , uscita ormai di casa la sorella , egli , non avendo più alcuno che stésse attorno alla figliuola bisognosa di cure , d ' affettuosa compagnia , di distrazioni , avrebbe dovuto sacrificare troppo gli affari , e non poteva ( qui parve a Capolino di dover notare un grave rimprovero per sua moglie , che aveva osato lasciar sola anche donna Adelaide nell ' avvenimento delle nozze ) ; contentarla , infine , anche per dare ad Aurelio Costa ( che presto , fra due o tre giorni , sarebbe tornato in Sicilia ) un premio degno , se riusciva a ridurre a ragione gli operaj delle zolfare . Queste deduzioni così chiare del lungo discorso a mezz ' aria del Salvo costarono a Capolino un così intenso sforzo , che uno dei cristalli degli occhiali , continuamente appannati dagli sbuffi , gli s ' infranse tra le dita nervose , a furia di ripulirlo . Fortuna che le scagliette del cristallo s ' infissero soltanto nel fazzoletto , senza ferirgli le dita . Ma la sera dovette parlare , e seriamente , alla moglie , senza occhiali . Nicoletta sapeva che l ' improvviso arrivo di Flaminio Salvo e di Dianella a Roma era dovuto al Costa . Più perspicace del marito , aveva subito preveduto che questo arrivo avrebbe segnato la fine della sua cuccagna , ed era perciò così gonfia d ' odio contro quello che lo avrebbe ucciso senza esitare , se le avessero assicurato l ' impunità . Già aveva veduto il primo effetto dell ' arrivo : Ciccino e Lillina Vella se n ' erano andati in giro per Roma con la cuginetta pallida e smarrita , mettendo lei da parte fin dal primo giorno . Scelto male , dunque , il momento per un discorso serio ! - Debbo partire ? - domandò subito , per tagliar corto . - Parto anche domani . Senza chiacchiere . Ma sola , no ! - E con chi ? - fece Capolino . - Io ... - Tu hai le sorti d ' Italia su le braccia , lo so ! - esclamò Nicoletta . - Come potrebbe sedere la Camera , domani , se tu mancassi ? - Ti prego , - fece Capolino , con un gesto delle mani , che significava freno , prudenza , da un canto , e dall ' altro , sdegno di avviare il discorso , senza scopo , per una china facile , per quanto sdrucciolevole . - Io sono qui per fare il mio dovere . - Anch ' io ! - rimbeccò , pronta , Nicoletta . - Non ti pare ? Tu , di deputato ; io , di moglie . Lo dice anche il sindaco : la moglie deve seguire il marito . Caro mio , se la pigli così ! ... Lascia stare i doveri , non mi far ridere ! Te l ' ho detto : tu , caro mio , hai perduto da un pezzo in qua la bussola ! Parliamoci come prima , o piuttosto , intendiamoci come prima , senza parlare affatto , per il tuo e per il mio meglio ! Bada , Gnazio , tu sei stufo , ma io più che più , e capace ... non so , capace in questo momento di commettere qualunque pazzia . Te n ' avverto ! - Santo Dio , ma perché ? - gemette Capolino con le mani giunte . - Ah , perché ? - gridò Nicoletta , andandogli incontro , vampante d ' ira e di sprezzo . - Mi domandi perché ? Mi dici di partire , di ritornarmene laggiù , e mi domandi perché ? - Prego , prego ... - cercò d ' interromperla Capolino , protendendo adesso le mani , per arrestare anche col gesto quella furia . - Nel nostro ... nel tuo stesso interesse , scusa ! Se non mi lasci parlare ... - Ma che vuoi dire ! Lascia stare ! - esclamò Nicoletta . - So come debbo dire , non dubitare , - riprese Capolino con molta gravità , abbassando gli occhi . - Tu ignori il discorso che mi ha tenuto Flaminio questa mattina . T ' ho detto nulla , finora , del tuo prolungato soggiorno a Roma ? Nulla ... E tu stessa ti sei rimproverata di non esser partita per assistere Adelaide nel giorno delle nozze . Ora la tua assenza da Girgenti sai qual effetto ha prodotto ? Questo , semplicemente : che Flaminio Salvo , lasciato solo e stanco , ha deciso di contentar fnalmente la figliuola . Nicoletta restò a questa notizia . - Ah sì ? - disse ; e si morse il labbro , fissando nel vuoto gli occhi , odiosamente . - Capisci ? - seguitò Capolino . - Teme che le dia di volta il cervello , come alla madre . E mi pare che il timore non sia infondato . L ' hai veduta ? Fa pietà . - Schifo ! - scattò Nicoletta . - Se ne dovrebbe vergognare ! - L ' amore ... - sospirò Capolino , alzando le spalle , socchiudendo gli occhi . - E Flaminio fors ' anche pensa che , con l ' ombra della pazzia della madre , un degno partito per la figlia non sarebbe facile trovarlo . Ha messo poi in gravissimi imbarazzi il Costa laggiù , tra i solfaraj , e pensa di premiar la devozione , l ' abnegazione ... - Quanti pensieri ! ... quante dolcezze ! ... - disse Nicoletta . - E io dovrei sguazzarci in mezzo , è vero ? come un ' ape nel miele ... - Tu ? perché ? - domandò Capolino . - Ma la custode della figlia non sono io ? - inveì Nicoletta . - Non toccherà a me allora covar con gli occhi la coppia innamorata ? assistere alle loro carezze , ai loro colloquii ? accogliere in seno le confidenze della timida colombella risanata ? Capolino si strinse nelle spalle , come per dire : « Dopo tutto , che male ?...» . - Ah , no , caro mio ! - riprese con impeto la moglie . - Non me ne importerebbe nulla se , per il mio interesse , come tu dici , non mi vedessi costretta a far questa parte ... E tu dimentichi un ' altra cosa ! Che codesto signor ingegnere chiese un giorno la mia mano , e che io la rifiutai , perché non mi parve degno di me ! Bella vendetta , adesso , per lui , diventare sotto gli occhi miei il fidanzato della figlia di Flaminio Salvo ! - Ma questo , se mai , di fronte a te che l ' hai rifiutato , - le fece osservar Capolino , - potrà esser ragione d ' avvilimento per la figlia di Flaminio Salvo ... - Già ! - esclamò Nicoletta , levandosi . - Perché io adesso sono la moglie dell ' onorevole deputato Ignazio Capolino ! - Che vale molto di piú , ti prego di credere ! - gridò questi , dando un pugno sulla tavola e levandosi in piedi anche lui , fiero . Nicoletta lo squadrò , calma , di sotto in su ; poi disse : - Uh , quanto a meriti , non oserei metterlo in dubbio ! Però ... però io debbo partire , ecco , sempre per il mio interesse , come tu dici ... Che vuoi ? i meriti , caro , non hanno spesso fortuna . - Fa rabbia anche a me , - disse allora Capolino , - che uno stupido , un imbecille di quella fatta debba salire così , tirato su dal favore della sorte , cacciato a spintoni , come una bestia bendata e restìa ... Perché egli , sai ? l ' ha detto a me : non vorrebbe nulla ... Questo è il bello . Non s ' accorge di nulla , non capisce nulla , e la fortuna lo ajuta ! Domani , genero di Flaminio Salvo ! - Ah no ! - scattò Nicoletta . - Questo matrimonio non si farà ! Te l ' assicuro io : non - si - fa - rà ! Capolino tornò a stringersi nelle spalle e a socchiudere gli occhi : - Se Flaminio vuole ... come potresti impedirlo ? - Come ? - rispose Nicoletta . - Come ... non so ! Ma a ogni costo ... ah , a ogni costo ! puoi esserne certo ! Capolino insistette : - Ma via , tu credi che il Costa sia capace di sentir la vendetta che tu dici , per il tuo rifiuto ? No , sai ! Non è capace neanche di questo ! Io l ' ho studiato : è con te riguardoso , ossequioso ... anzi , tutto impacciato in tua presenza ... non ci penserà mai ! E se tu ... se tu saprai vincer lo sdegno , e trattarlo ... dico , trattarlo con una certa ... disinvoltura cortese ... Sotto gli occhi di Nicoletta , che lo fissavano con freddo e calmo sprezzo , smorì , si scompose il sorriso con cui aveva accompagnato le ultime parole . - Come , del resto , lo hai trattato finora , - soggiunse dignitosamente . Poi , cangiando discorso : - Oh , volevo proporti d ' uscire ... Ceneremo fuori ... Ti va ? Di ritorno a casa a tarda notte , Nicoletta , nel mettersi a letto , domandò al marito : - Non deve ripartire fra due o tre giorni l ' ingegnere Costa per la Sicilia ? - Sì , - rispose Capolino . - Me l ' ha detto Flaminio stamattina . - E tu a Flaminio potresti dire , - seguitò Nicoletta , raccogliendosi sotto le coperte , - che sono pronta anch ' io a partire ; ma non sola . Poiché parte l ' ingegnere ... - Ah , già ! - esclamò Capolino . - Benissimo ! Potresti accompagnarti con lui . - Buona notte , caro ! - Buona notte . Fermamente convinto d ' aver sempre avuto contraria la sorte , fin dalla nascita , Flaminio Salvo credeva che soltanto con l ' assidua difesa d ' una volontà sempre vigile e incrollabile , e opponendosi con atti che egli stesso stimava duri , contro tutti coloro che s ' eran fatti e si facevano strumenti ciechi di essa , avesse potuto vincerla finora . Ma l ' avversione della sorte non potendo su lui , s ' era rivolta con ferocia su i suoi , su la moglie , sul figlio : ora anche , con quella passione invincibile , su la figlia . In queste sciagure sentiva veramente come una vendetta vile e crudele ; e questo sentimento non solo gli toglieva il rimorso di tutto il male che sapeva d ' aver commesso , ma gl ' ispirava anzi vergogna di qualche debolezza passeggera , e quasi lo abilitava a commettere altro male , sia per vendicarsi a sua volta della sorte , sia per non essere egli stesso sopraffatto . Non si poneva neppur lontanamente il dubbio che potesse in fondo non essere un male quella passione della figliuola per Aurelio Costa . Era per lui sicuramente un male ; e non già per la disparità della nascita o della condizione sociale ( fisime ! ) ; ma perché essa aveva origine da una sua debolezza , dalla gratitudine per tanti anni dimostrata al suo piccolo salvatore . Da un bene non poteva venirgli altro che un male . Domma , questo , per lui . E nessun filosofo avrebbe potuto indurlo a riconoscere che il suo ragionamento , fondato su un pregiudizio , era vizioso . La logica ? Che logica contro l ' esperienza di tutta una vita ? E poi , se per un solo caso si fosse indotto a riconoscere il vizio del suo ragionamento , addio scusa di tutto il male in tanti altri casi coscientemente commesso ! Ogni qual volta un negozio , una faccenda qualsiasi accennava fin da principio di volgergli a seconda , egli , anziché rallegrarsene , s ' adombrava , sospettava subito una insidia e si parava in difesa . Accolse male perciò , da un canto , la notizia e la proposta di Capolino , che cioè Nicoletta era pronta a partire il giorno appresso e che avrebbe voluto accompagnarsi nel viaggio col Costa ; dall ' altro , l ' annunzio recato da Ciccino e Lillina che Lando Laurentano , il quale tutta quella mattina era stato in giro con essi e con Dianella , sarebbe venuto quella sera stessa a salutarlo . Lo avevano incontrato per caso , e quantunque avesse detto loro in prima d ' esser fortemente irritato per una certa pubblicazione in un giornale del mattino , s ' era poi dimostrato gajo in loro compagnia e gratissimo della distrazione procuratagli . Flaminio Salvo era nella stanza da studio di Francesco Vella e dava ad Aurelio Costa le ultime istruzioni circa il ritorno di questo in Sicilia , fissato per la mattina seguente , quando i due nipoti gli recarono quest ' annunzio , irrompendo rumorosamente e tirandosi dietro Dianella . Egli notò subito nel viso della figlia un ' alterazione molto diversa dalle solite alla vista di Aurelio , e rimase per un attimo quasi stordito , allorché , parlando i due cugini della graziosa affabilità del Laurentano verso di loro , ella con voce vibrante , che non pareva più la sua , e con un ' aria di sfida , confermò : - Sì , gentilissimo ! proprio gentilissimo ! - Piacere ... - rispose freddamente , guardandola di su gli occhiali . - Ma , vi prego , io ora qua ... E accennò il Costa con un gesto che significava : « Ho da pensare a ben altro per il momento ... » . Era vero , del resto . Si trattava d ' esporre a un rischio di morte quel giovane dabbene , ignaro affatto della parte , che stava a rappresentare ; si trattava di gettarlo in preda alla rabbia d ' un intero paese affamato e disilluso . Nell ' anima del Salvo si svolse allora uno strano giuoco di finzioni coscienti . Il piacere di quell ' annunzio doveva mutarsi in lui in dispiacere , la speranza in diffidenza ; e però non solo non doveva tener conto di quella fortunata combinazione dell ' incontro del Laurentano e della buona impressione che la figlia pareva ne avesse avuto , ma considerarla anzi come una vera e propria contrarietà , nel momento ch ' egli , per contentare appunto la figliuola , faceva intravvedere a quel buon giovane del Costa il premio della pericolosissima impresa a cui lo gettava . E seguitò in quella finzione cosciente , acceso di stizza contro la figliuola , la quale , dopo averlo costretto a piegarsi fino a tanto , eccola lì , veniva ora a fargli intendere , con aria nuova , che il giovane principe Laurentano non le era punto dispiaciuto ! Né s ' arrestava qui il giuoco delle finzioni nell ' anima del Salvo . Fingeva di non comprendere ancora quell ' aria nuova della figlia , che pure aveva già compreso bene ; era sicuro infatti che Dianella , facendo quella lode del Laurentano in presenza di Aurelio , s ' era intesa di vendicarsi di questo , e ora di là certo piangeva e si straziava in segreto . La stizza finta per quel premio ch ' egli doveva far balenare al Costa , era dunque in fondo stizza vera , tanto che , per non avvertire il rimorso di quello strazio che cagionava alla figlia , seguitò a fingere di credere sul serio , che veramente , sì , veramente , se il Costa fosse riuscito a ridurre a ragione gli operaj delle zolfare in Sicilia , gli avrebbe dato in premio Dianella . Intanto , lo faceva partire il giorno appresso in compagnia di Nicoletta Capolino . La sera , fu compìto , ma con una certa sostenutezza , verso Lando Laurentano , accolto con molta festa dai Vella , specialmente da Ciccino e Lillina . Dianella era pallidissima , e si teneva su per continui sforzi a scatti , che facevano pena e paura . I dolci occhi ora le s ' accendevano come in un confuso spavento , ora le smorivano quasi in una torba opacità . Nicoletta Capolino , invitata a tavola dai Vella quell ' ultimo giorno , le aveva fatto sapere che la mattina appresso sarebbe partita col Costa ; e adesso , ecco , era lì e parlava senza vezzi affettati , ma con la vivace disinvoltura consueta al giovane principe di Laurentano della cortesia squisita di don Ippolito , là a Colimbètra , nella disgraziata congiuntura del duello del marito . Questi entrò , poco dopo , nel ricco salone insieme con l ' ingegnere Aurelio Costa , che veniva a licenziarsi dai Vella . Fu per Dianella e per Nicoletta un momento d ' angosciosa sospensione . Quanto composto e grave e costernato l ' onorevole Ignazio Capolino con quei funebri occhiali di tartaruga , tanto appariva stordito , acceso , abbagliato , Aurelio Costa . Gli si leggeva chiaramente in viso l ' emozione profonda , che la notizia della sua prossima partenza con Nicoletta gli aveva suscitato . Non sentiva più la terra sotto i piedi ; non riusciva ad articolar parola . Nel vederlo entrare , Nicoletta ne ebbe quasi sgomento : sentì , senza guardarlo , che egli la cercava con gli occhi , senza più badare a nessuno . Respirò nel sentirlo poco dopo discutere animatamente col Laurentano su i moti dei Fasci in Sicilia . Ogni costernazione gli era svanita , svanita ogni considerazione per quei solfaraj affamati d ' Aragona , svanito il dispetto per quel suo disegno d ' un consorzio obbligatorio mandato a monte : avrebbe ora affrontato col frustino in mano tutti quei ribelli laggiù . Flaminio Salvo , per prudenza di fronte al Laurentano , lo richiamò sorridendo a più miti propositi . - Perché le diano fuoco alle zolfare ? - gli domandò tutto infervorato il Costa . - Li conosco io , quei bruti ! Guaj a mostrare di temerli ! Con la verga si riducono a ragione ! Lasci fare a me ... Abbandonato da tutti , senza neanche la soddisfazione di veder degnato d ' uno sguardo il mio progetto , andrò solo , laggiù ... e ci guarderemo in faccia ... Nell ' esaltazione , non avvertiva la stonatura di quella sua apostrofe bellicosa ; né si mortificò affatto nell ' accorgersi alla fine che nessuno gli badava più , si lasciò condurre da Capolino nell ' ampio balcone della sala , mentre Flaminio Salvo , Francesco Vella e Lando Laurentano seguitavano a conversare tra loro pacatamente , e Ciccino prometteva a Nicoletta che presto sarebbe venuto a trovarla a Girgenti , e donna Rosa e Lillina davano consigli a Dianella che si regolasse così e così , se voleva presto recuperare la salute e la gajezza . Chiamato dal Salvo , Capolino rientrò poco dopo , e Aurelio Costa restò solo nel balcone . Quanto vi restò ? Guardava le stelle , guardava come in un sogno il chiaror della luna che si rifletteva su i vetri di lontane finestre dirimpetto , nella piazza ; stretto da un ' ansia smaniosa e dolce ; senza più pensare al luogo ove si trovava ; con una sola immagine davanti agli occhi , quella di lei che ora , tra poco , senza dubbio sarebbe venuta a trovarlo là per dirgli : A domani ! Per sempre ! - A domani , per sempre , - si ripeteva , serrando le pugna , con gli occhi socchiusi voluttuosamente . Aveva già parlato con lei la mattina . S ' erano già accordati . Tutto , tutto ella avrebbe lasciato , per seguir lui ! Sì , anche laggiù , nel pericolo , da cui egli non avrebbe potuto in quel momento ritrarsi . Del resto , per forza , doveva andar laggiù ; lì era la sua casa , lì il suo lavoro , che avrebbe ora messo a disposizione di altri , lasciando il Salvo . Che gl ' importava ? Di qual premio gli aveva ella parlato ? Un grosso premio ch ' egli avrebbe perduto lasciando il Salvo ... Che gl ' importava ? Qual premio maggiore della felicità che ella gli avrebbe data , amandolo ? Così farneticava Aurelio nel balcone , in attesa , tornando a ripetere di tratto in tratto , smaniosamente : - A domani ! per sempre ! Nel salone , intanto , Ignazio Capolino parlava con aria afflitta del subbuglio , in cui la pubblicazione d ' una denunzia in un giornale del mattino aveva messo tutto quel giorno i corridoj della Camera . Si trattava delle quarantamila lire , di cui appariva debitore verso la Banca Romana Roberto Auriti , ( « notoriamente prestanome » diceva il giornale « d ' un deputato meridionale molto conosciuto e nelle grazie , fino a poco tempo fa , se non proprio del Governo , di qualche membro ( hic et haec ) di esso » ) . E quel giornale , seguitando , parlava delle carte sottratte per salvare questo deputato meridionale . Ma nella fretta , all ' ultimo momento , qualche biglietto era rimasto fuori e caduto in mano all ' autorità giudiziaria , qualche biglietto appunto dell ' Auriti , ora in ricerca affannosa di quelle quarantamila lire , per salvare sé e l ' amico . Capolino diceva che parecchi deputati dell ' Estrema Sinistra avrebbero portato la denunzia alla Camera , e prevedeva imminente l ' arresto dell ' Auriti . Lando Laurentano era su le spine . Tutto il pomeriggio di quel giorno aveva cercato d ' appurare donde quella notizia fosse pervenuta al giornale del mattino : pareva riferita da qualcuno che fosse stato a origliare all ' uscio della stanza , in cui Giulio Auriti aveva implorato ajuto da lui ; e temeva che questi potesse ora sospettarlo autore della denunzia . Il Salvo , il Vella e il Capolino , notando il turbamento del giovane principe , si misero a compiangere Roberto Auriti , come una vittima , e il Salvo lasciò intendere chiaramente che egli sarebbe stato disposto ad approntare quella somma per salvarlo ; ma il Capolino disse che ormai era troppo tardi . Non restava che di prendere una tazza di tè , che Lillina aveva già preparato . Le prime due tazze , recate da Ciccino , erano andate a donna Rosa e a Dianella . Nicoletta ne porgeva ora una tazza a Lando Laurentano . - Latte ? - Sì , grazie . Poco . E Dianella , sorbendo la sua , aspettava che Nicoletta si recasse al balcone con l ' ultima tazza per Aurelio . Ma Nicoletta , vedendosi spiata , finse in prima di dimenticarsene , e tenne la tazza per sé . - Uh , e per il mio cavaliere ? - esclamò poi , come sovvenendosi all ' improvviso . E andò al balcone . Appena Aurelio la vide comparire , si ritrasse istintivamente nell ' ombra quanto più poté , per attirarla . Ma ella varcò appena la soglia del balcone e , porgendogli la tazza , disse piano , rigida : - Rientri , per carità : lei si fa notare . Non faccia ragazzate ! - Ma mi dica soltanto ... - scongiurò egli . - Sì , questo ; e se lo imprima bene in mente , - soggiunse lei , subito : - che ho fatto di tutto per impedir la sua e la mia rovina . Non mi accusi , domani ; perché l ' ha voluta anche lei . Basta ! E rientrò nel salone . CAPITOLO QUARTO Corrado Selmi uscì dalla Camera dei deputati livido , stravolto , con un tremor convulso per tutto il corpo . Appena su la piazza , nel sole , fece uno sforzo disperato su se stesso per riaversi , per riafferrare in sé e rimettere sotto il suo dominio la vita che gli sfuggiva in un tremendo scompiglio ; ma restò , avvertendo che non aveva neanche la forza di trarre il respiro , quasi avesse il petto , il ventre squarciati . Un sentimento nuovo gli sorse allora improvviso : la paura . Non degli altri ; ma di sé . Or ora gli altri li aveva sfidati e assaliti , nell ' aula del Parlamento , con estrema violenza . Ancora ne tremava tutto . Nessuno , là , aveva osato fiatare . Ma quel silenzio ... ah , quel silenzio era stato per lui peggiore di ogni invettiva , d ' ogni tumultuoso insorgere di tutta l ' assemblea . Quel silenzio lo aveva ucciso . Aveva ancora negli orecchi il suono dei suoi passi nell ' uscire dall ' aula . Nel silenzio formidabile , quei passi avevano sonato come colpi di martello su una cassa da morto . Sentiva una grande arsione ; e le gambe , come ... come se gli si fossero stroncate sotto . Schiacciato dall ' accusa , aveva voluto rilevarsene con tutto l ' impeto delle energie vitali , ancora possenti in lui ; ma appena aveva finito di parlare , quel silenzio . Nessun dubbio che l ' assemblea , subito dopo la sua uscita dall ' aula , avesse votato l ' autorizzazione a procedere contro di lui . Eppure tutti lo sapevano povero ; sapevano che il denaro preso alle banche non poteva essere rinfacciato a lui come a tanti altri . Dall ' avere affrontato la morte , quando più bella suol essere per tutti la vita , non gli veniva il diritto di vivere ? Nella losca complicazione di tante oblique vicende la semplicità di questo diritto appariva quasi ingenua e tale , che tutti , ridendo , dovessero negarglielo . Morto ; non solo , ma anche svergognato lo volevano ! Doveva morire allora , e sarebbe stato un eroe per tutti questi vivi d ' oggi che gli rinfacciavano come un delitto l ' aver vissuto . Ma non tanto l ' accusa , in fondo , gli sembrava ingiusta , quanto ingiusti gli accusatori ; e , più che ingiusti , ingrati e vili : vili perché , dopo aver per tanti anni compreso che egli aveva pure questo diritto di vivere , si levavano ora a dimostrargliene con ischerno l ' ingenuità ; dopo aver per tanti anni compreso il suo bisogno , si levavano ora a rinfacciarglielo come un ' onta . Né si sarebbero arrestati qui ! Ora , il processo , la condanna , il carcere . Corrado Selmi rise , e avvertì ancora lo sforzo che gli costava lo scomporre la truce espressione del volto in quel riso orribile . Il sorriso schietto e lieve , che aveva accompagnato sempre tutti gli atti della sua vita , anche i più gravi e i più rischiosi , s ' era tramutato in quella triste smorfia dura e amara ? Ebbe di nuovo paura di sé : paura di assumere coscienza precisa di un certo che oscuro e orrendo che gli s ' era cacciato all ' improvviso nel fondo dell ' essere e glielo scompaginava , dandogli quell ' impressione d ' esser come squarciato dentro , irrimediabilmente . E per ricomporre comunque la compagine del suo essere , per vincere il ribrezzo e l ' orrore di quell ' impressione , si guardò attorno , quasi chiedendo sostegno e conforto ai noti aspetti delle cose . Gli parvero anche questi cangiati e come evanescenti . Sentì con terrore che non gli era più possibile ristabilire una relazione qual si fosse tra sé e tutto ciò che lo circondava . Sì , poteva guardare ; ma che vedeva ? poteva parlare ; ma che dire ? poteva muoversi ; ma dove andare ? Parlò , tanto per udire il suono della sua voce , e gli parve anch ' esso cangiato . Disse : - Che faccio ? Sapeva bene quel che gli restava da fare . Ma nello schiacciar con la lingua contro il palato le due c di faccio , non avvertì altro che l ' annodatura della lingua e l ' amarezza aspra della bocca ; e rimase col viso disgustato e arcigno . - No , - soggiunse . - Prima ... che altro ? Qualunque altra cosa gli apparve inutile , vana . Poteva soltanto , ancor per poco , per passarsi la voglia e darsi così fuor fuori uno sfogo , dire e fare sciocchezze . Pensare seriamente , agire seriamente non avrebbe potuto se non a costo di cedere al proposito oscuro e violento che stava a distruggergli dentro tutti gli elementi della vita . Baloccarsi poteva coi frantumi di essa che dal tumulto interno balzavano a galla della sua coscienza squarciata : baloccarsi un poco ... Sì , in casa di Roberto Auriti ! Doveva vederlo , dirgli che per lui , per coprirlo , si era messo da sé sotto accusa . Ecco che aveva ancora dove andare . Chiamò una vettura , per non avvertire il tremore e la debolezza delle gambe , e diede al vetturino l ' indirizzo : via delle Colonnette . Appena montato , se ne pentì , prevedendo , in compenso di quanto aveva fatto , una scenata . Ma no : a ogni costo avrebbe saputo impedirla . Più che doveroso , il suo atto gli appariva generoso verso Roberto Auriti . E , in quel momento , non poteva sentir che disprezzo della sua stessa generosità . S ' era spogliato d ' ogni prestigio , d ' ogni prerogativa , per subir la stessa sorte d ' uno sconfitto , che delle sue doti , dei suoi meriti non aveva saputo avvalersi per farsi uno stato , per imporsi , come avrebbe potuto , alla considerazione altrui . Non pietà , ma dispetto , poteva ispirare Roberto Auriti . Che se pure egli , navigando alla ventura , lo aveva gittato con sé in quei frangenti , non meritava certo quel naufrago che Corrado Selmi , già quasi scampato , si ributtasse in mare per perire con lui : non lo meritava , perché non aveva saputo mai vivere , quell ' uomo , mai disimpacciarsi da ostacoli anche lievi : era già per se stesso un annegato , a cui tante e tante volte egli aveva gettato una corda per ajutarlo a trarsi in salvo . L ' unica volta che quest ' uomo s ' era messo a dar lui ajuto , ecco , con la stessa mano che gli aveva teso , lo tirava con sé nel baratro , giù , giù , costringendolo a rinunziare al salvataggio altrui . E quel suo fratello corso in Sicilia per salvare entrambi : ma sì ! tutti dovevano stare ad aspettare che andasse e ritornasse col denaro ! a comodo ! senza fretta ! e dopo avere svelato tutto a Lando Laurentano ! imbecille ! Ecco : per questo solo fatto , egli avrebbe potuto fare a meno d ' esporsi per coprire un inetto . Ma ormai ... Arrivato in via delle Colonnette , salendo la scala semibuja , incontrò Olindo Passalacqua che scendeva gli scalini a quattro a quattro . - Ah ! giusto lei , onorevole ! Correvo in cerca di lei ... Dica , che c ' è ? che c ' è ? - Vento , - rispose Corrado Selmi , placidamente . Olindo Passalacqua restò come un ceppo . - Vento ? Che dice ? Quella denunzia infame ? Ma come ? chi è stato ? roba da sputargli in faccia ! Andate a far l ' Italia per questa canaglia ! Corrado Selmi gli prese il mento fra due dita : - Bravo , Olindo ! Nobili sensi , invero ... Su , andiamo ! - Aspetti , onorevole , - pregò il Passalacqua , trattenendolo . - La prevengo ! Nanna mia non sa ancora nulla . Non sapevamo nulla neanche noi . Per combinazione a mio cognato Pilade càpita tra le mani il giornale di due giorni fa ... apre e vede ... ce lo manda su , segnato ... Roberto stava ad annaffiare i fiori in terrazzo ... legge , casca dalle nuvole ... Ma ci si crede ? un uomo , un uomo come lui , non leggere i giornali , in un momento come questo ? Capisce ? come quell ' uccello ... qual è ? che caccia la testa nella rena ... E gliene compro tre , sa ? ogni sera : tre giornali ! Ne leggesse uno ! Appena lo apre , si mette a pisolare ; e poi dice che li ha letti tutti e tre e che dorme poco ! - Lo struzzo , - disse Corrado Selmi . - Permetti ? E alzò le mani per aggiustare sotto la gola a Olindo Passalacqua la cravatta rossa sgargiante , annodata a farfalla . - Lo struzzo , - ripeté . - Quell ' uccello che dicevi ... Così va bene ! Olindo Passalacqua restò di nuovo a bocca aperta . - Grazie , - disse . - Ma dunque ... dunque possiamo star tranquilli ? Corrado Selmi lo guardò negli occhi , serio ; gli posò le mani sugli omeri , e : - Non sei censore tu ? - gli domandò . - Censore ... già , - rispose perplesso , quasi non ne fosse ben sicuro , il Passalacqua . - E dunque lascia crollare il mondo ! - esclamò il Selmi con un gesto di noncuranza sdegnosa . - Censore , te ne impipi . Su , su , vieni su con me . Trovarono Roberto abbattuto su una poltrona , con la faccia rivolta al soffitto , le braccia abbandonate , l ' annaffiatojo accanto . Appena vide il Selmi , fece per balzare in piedi , e , arrangolando in una irrompente convulsione , andò a buttarglisi sul petto . - Per carità ! per carità ! - scongiurò Olindo Passalacqua , correndo a chiudere l ' uscio e accennando con le mani di far piano , che Nanna non sentisse di là . Attraverso l ' uscio chiuso , all ' arrangolìo di Roberto sul petto di Corrado Selmi rispondeva di là il vocalizzo miagolante di una studentessa di canto . Corrado Selmi , gravato dal peso di Roberto , stette un po ' a guardare i cenni del Passalacqua , che seguitava a implorar carità per il cuore malato della sua povera moglie , carità per Roberto così perduto , carità per la casa che sarebbe andata a soqquadro ; e scattò alla fine , scrollandosi , in una risata pazzesca : - Ma da ' qui ! - disse , ghermendo l ' annaffiatojo e avviandosi di furia al terrazzo . - Ma che facciamo sul serio ? Annaffiavi ? E seguitiamo ad annaffiare ! Qua ... qua ... così ! così ! Pioggia , Olindo ! pioggia ! pioggia ! E una vera pioggia furiosa si rovesciò dalla mela dell ' annaffiatojo addosso a Olindo Passalacqua , che prese a fuggire per il terrazzo , gridando e riparandosi con le mani la testa , inseguito dal Selmi che seguitava a ridere , dicendo : - Io passo l ' acqua , tu passi l ' acqua , egli passa l ' acqua , tutti passiamo l ' acqua ! - Oh Dio ! per carità ... no ! caro ... nòooo ... ma che fa ? basta ... per carità ... non è scherzo ! basta ... uuuh ... basta ! ... Alle grida , sopravvennero Nanna , la studentessa di canto , Antonio Del Re e Celsina . Subito Corrado Selmi , ansante , corse a stringere la mano alla signora Lalla che rideva , guardando il marito che si scrollava come un pulcino bagnato . Ridevano anche le due giovinette . - La pianta , Nanna mia , - gridò il Selmi , - quale è la pianta più utile ? Il riso ! Coltiviamo il riso e annacquiamo Olindo che fa ridere ! - Ma io piango , invece ... - gemette il Passalacqua . - E appunto perché piangi , fai ridere ! - ribatté il Selmi . - Chi fa ridere , invece ... - borbottò Antonio Del Re , serrando le pugna . - Fa piangere , è vero ? - compì la frase il Selmi . - Bravo , giovanotto ! Sempre serio ! Tu le tue sciocchezze le farai sempre sode , bene azzampate e con tanto di grugno . Noi , le nostre ... qua , censore ... ballando , ballando ... Su , di là , Nanna , di là ... al pianoforte ! Lei suona , e noi balliamo ! Roberto si metterà i calzoncini con lo spacco di dietro e la falda della camicina fuori ; prenderà la sciaboletta e il cavalluccio di legno , quelli con cui giocò alla guerra , al Sessanta ; gli faremo l ' elmo di carta , e si metterà a girare attorno ... arri ! ... arri ! ... mentre io e Olindo balleremo al suono dell ' inno di Garibaldi ... Va ' fuori d ' Italia ... Va ' fuori d ' Italia ... Va ' fuori d ' talia ... Va ' fuori , o stranier ! Non aveva finito l ' ultima battuta , che su la soglia del terrazzo si presentò , con gli occhi ilari e lagrimosi , raggiante di commossa beatitudine , Mauro Mortara , con le medaglie sul petto e lo zainetto dietro le spalle . Appena lo vide , Corrado Selmi fece un gesto d ' orrore e scappò via per l ' altro finestrone che dava sul terrazzo , gridando : - Ah perdio , no ! Questo poi è troppo ! Roberto Auriti gli corse dietro per trattenerlo : - Corrado ! Corrado ! Mauro Mortara , a quella fuga , restò come smarrito davanti allo stupore della signora Lalla , del Passalacqua e della studentessa di canto , alla meraviglia sorridente di Celsina e a quella ingrugnita di Antonio Del Re . - Vengo , se non c ' è offesa , - disse , - a salutare don Roberto . Parto domani . - Ma chi siete ? - gli domandò la signora Lalla , come se avesse davanti un abitante della luna , piovuto dal cielo . - Sono ... - prese a rispondere Mauro Mortara ; ma s ' interruppe riconoscendo Antonio Del Re . - Non siete il nipote di donna Caterina , voi ? E , pronunziando questo nome , si levò il cappello . - Diteglielo voi , - soggiunse , - chi sono io . Sono venuto due altre volte ; non mi hanno fatto salire , perché don Roberto non era in casa . Il Passalacqua , tutto bagnato , gli s ' accostò , gli sbirciò le medaglie sul petto , e : - Patriota siciliano ? - domandò . - Ai patrioti siciliani , perdio , statue d ' oro ! sta ... statu ... statue ... Uno starnuto , tardo a scoppiare , lo tenne un tratto a bocca aperta , le nari frementi , le mani tese come a pararlo ; finalmente scoppiò e : - D ' oro ! - ripeté il Passalacqua . - Mannaggia il Selmi che m ' ha fatto raffreddare ! Ma perché è scappato ? Che è pazzo ? ... Guardate come mi ... mi ha ... ma dove è andato ? - Roberto ! - strillò a questo punto la signora Lalla , accorrendo dal terrazzo nella stanza , attraverso la quale il Selmi era poc ' anzi fuggito . Rientrarono tutti , spaventati , dietro a lei . Un estraneo , col cappello in mano e gli occhi bassi , stava rigido su la soglia di quella camera , mentre Roberto , col viso terreo , chiazzato qua e là , si guardava attorno , convulso , indeciso . Al grido di lei , protese le mani , ma come per impedire il prorompere della sua più che dell ' altrui commozione . - Vi prego , vi prego , - disse , - senza chiasso ... Nulla ... Una ... una chiamata in questura ... - Lo arrestano ! - fischiò allora tra i denti Antonio Del Re , col volto scontraffatto e tutto vibrante . Nanna cacciò uno strillo e cadde in convulsione tra le braccia del marito . - Lo arrestano ? - domandò Mauro Mortara , facendosi innanzi , mentre Roberto Auriti cercava nella camera gli abiti da indossare e con le mani accennava a tutti di non gridare , di non far confusione . - Come ? - seguitò Mauro , guardando Antonio Del Re . Non ottenendo risposta da nessuno , andò incontro a quell ' estraneo e , levando un braccio , lo apostrofò : - Voi ! voi siete venuto qua ad arrestare don Roberto Auriti ? - Mauro ! - lo interruppe questi . - Per carità , Mauro ... lascia ! - Ma come ? - ripeté Mauro Mortara , rivolgendosi a Roberto . - Arrestano voi ? Perché ? Roberto accorse a dare una mano al Passalacqua , alla studentessa di canto , a Celsina , che non riuscivano a sorreggere la signora Lalla , la quale si dibatteva e si scontorceva , tra urli , singhiozzi , gemiti e risa convulse . - Di là , per carità , di là , portatela di là ! - scongiurò . Ma non fu possibile . Il Passalacqua , invece di avvalersi dell ' ajuto di Roberto , pensò bene di buttargli le braccia al collo , rompendo in singhiozzi ed esclamando : - Cireneo ! Cireneo ! Cireneo ! Roberto si divincolò , quasi con schifo , e si turò gli orecchi , mentre il Passalacqua , rivolto a Mauro Mortara , seguitava : - Patriota , vedete ? così l ' Italia compensa i suoi martiri ! così ! - Il figlio di Stefano Auriti ! - diceva tra sé Mauro Mortara , con gli occhi sbarrati , battendosi una mano sul petto . - Il figlio di donna Caterina Laurentano ! ... E dovevo veder questo a Roma ? Ma che avete fatto ? - corse a domandare a Roberto , afferrandolo per le braccia e scotendolo . - Ditemi che siete sempre lo stesso ! Sì ? E allora ... Si afferrò con una mano le medaglie sul petto ; se le strappò ; le scagliò a terra ; vi andò sopra col piede e le calpestò ; poi , rivolgendosi al delegato : - Ditelo al vostro Governo ! - gridò . - Ditegli che un vecchio campagnuolo , venuto a veder Roma con le sue medaglie garibaldine , vedendo arrestare il figlio d ' un eroe che gli morì tra le braccia nella battaglia di Milazzo , si strappò dal petto le medaglie e le calpestò ! così ! Tornò a Roberto , lo abbracciò , e sentendolo singhiozzare su la sua spalla : - Figlio mio ! figlio mio ! - si mise a dirgli , battendogli dietro una mano . A questo punto , Antonio Del Re scappò via dalla camera mugolando e rovesciando nella furia una seggiola . Celsina , che lo spiava , gli corse dietro , sgomenta , chiamandolo per nome . Mauro Mortara si voltò felinamente , come se a quell ' uscita precipitosa gli fosse balenato in mente che si volesse impedire comunque l ' arresto ; e si mostrò pronto a qualunque violenza . Sciolto dall ' abbraccio di lui , Roberto Auriti si fece innanzi al delegato : - Eccomi . - No ! - gridò Mauro , riafferrandolo per un braccio . - Don Roberto ! Così vi consegnate ? - Ti prego , lasciami ... - disse Roberto Auriti ; e , rivolgendosi al delegato : - Lei scusi ... Con la mano chiamò Nanna , che fiatava ora a stento , con ambo le mani sul cuore , e la baciò in fronte , dicendole : - Coraggio ... - E che dirò a vostra madre ? - esclamò allora Mauro agitando in aria le mani . Roberto Auriti si gonfiò , si portò le mani sul volto per far argine all ' impeto della commozione e andò via , seguito dal delegato , mentre la signora Lalla , sostenuta dal marito e dalla studentessa di canto , riprendeva più a gemere che a gridare : - Roberto ! Roberto ! Roberto ! Mauro Mortara restò a guatare , come annichilito . Quando il Passalacqua lo ragguagliò di tutto , e , fresco della recente lettura del giornale , gli espose tutta la miseria e la vergogna del momento : - Questa , - disse , - questa è l ' Italia ? E , nel crollo del suo gran sogno , non pensò più a Roberto Auriti , all ' arresto di lui , non sentì , non vide più nulla . Le sue medaglie rimasero lì per terra , calpestate . Uscendo dalla casa di Roberto , Corrado Selmi s ' imbatté per le scale nel delegato e nelle guardie che salivano ad arrestar l ' innocente . Si fermò un istante , indeciso ; ma subito si sentì occupare il cervello da una densa oscurità , e in quella tenebra d ' ira e d ' angoscia udì una voce che dal fondo della coscienza lo ammoniva ch ' egli non poteva in alcun modo sul momento impedire quell ' atroce ingiustizia . Seguitò a scendere la scala ; rimontò in vettura e provò quasi stupore alla domanda del vetturino , ove dovesse condurlo . Ma a casa ; c ' era bisogno di dirlo ? dove poteva più andare ? che più gli restava da fare ? - Via San Niccolò da Tolentino . E , come se già vi fosse , si vide per le scale della sua casa : ecco , entrava in camera ; si recava all ' angolo , ov ' era uno stipetto a muro , di lacca verde ; lo apriva ; ne traeva una boccetta , e ... Istintivamente , s ' era cacciata una mano nel taschino del panciotto , ov ' era la chiave di quello stipetto . Cosa strana : pensava ora allo specchio , a un piccolo specchio ovale , appeso accanto a quello stipetto , al quale egli non avrebbe dovuto volger lo sguardo , per non vedersi . Ma pure , ecco , si vedeva : sì , in quello specchio , con la boccetta in mano : vedeva l ' espressione dei suoi occhi , ridente , quasi non credessero ch ' egli avrebbe fatto quella cosa . No ! Prima doveva scrivere e suggellare una dichiarazione per l ' Auriti : poche righe , esplicite . Non meritavano gli accusatori un suo ultimo sfogo . Due righe soltanto , per salvar l ' amico , già in carcere . I nemici ... - ma quali ? quanti erano ? Tutti ! Possibile ? Tutti gli amici di jeri . Tutti e nessuno , a prenderli a uno a uno . Ché nulla egli aveva fatto a nessuno di loro perché le liete accoglienze di jeri si convertissero così d ' un tratto in tanta alienazione d ' animi , in tanta ostilità . Ma era il momento , la furia cieca del momento , che s ' abbatteva su lui , che in lui trovava la preda , e lo abbrancava , ecco , e lo sbranava in un attimo . Ah come andava lenta quella vettura ! Parve a Corrado Selmi ch ' essa gli prolungasse con feroce dispetto l ' agonia . - Non sono in casa per nessuno , - disse a Pietro , il vecchio servo che stava da tanti anni con lui . E il primo suo moto , entrando in camera , fu verso quello stipetto . Si trattenne . Pensò alla dichiarazione da scrivere . Ma pur volle prendere prima la boccetta e , senza guardarla , la recò con sé alla scrivania dello studio . Restò un pezzo lì in piedi , come sospeso in cerca di qualche cosa che s ' era proposto di fare e a cui non pensava più . Istintivamente , pian piano , rientrò nella camera ; gli occhi gli andarono al piccolo specchio ovale , appeso alla parete presso lo stipetto . Aveva dimenticato di guardarsi lì . Scrollò le spalle e tornò indietro , alla scrivania ; sedette ; trasse dalla cartella un foglio e una busta ; guardò se su la scrivania ci fosse il cannello di ceralacca e il sigillo ; si alzò di nuovo e rientrò nella camera per prendere dal tavolino da notte la bugia con la candela . La dichíarazione gli venne men breve di quanto aveva divisato , poiché a maggior salvaguardia dell ' innocenza dell ' Auriti pensò di chiamare in testimonio lo stesso governatore della banca , già anche lui tratto in arresto , col quale , prima di contrarre sott ' altro nome quel debito , si era segretamente accordato . Finito di scrivere , guardò su la scrivania la boccetta , e sentì mancarsi a un tratto la voglia di rileggere quanto aveva scritto . Gli parvero enormi tutte le piccole cose che gli restavano ancora da fare : piegare in quattro quel foglio , chiuderlo nella busta ; accendere la candela ; bruciarvi il cannello di ceralacca ; apporre i sigilli ... si diede a far tutto con esasperazione . Ansava ; le dita , senza più tatto , gli ballavano . Stava per chiudere la busta , quando giù dalla via scattò stridulo , sguajato , il suono d ' un organetto . Parve al Selmi che quel suono , in quel punto , gli spaccasse il cranio : si turò gli orecchi , balzò in piedi , contrasse tutto il volto come per uno strazio insopportabile , fu per avventarsi alla finestra a scagliare ingiurie a quel sonatore ambulante . Ah no perdio ! così , no ! al suono d ' una canzonetta napoletana , no no , no . Si sentì avvilito da tutta quella furia . O che era un ladro davvero ? Piano , piano , senza tremor di mani , senza quell ' aridezza in bocca ; dopo aver sedato i nervi , e sorridente , egli doveva uccidersi , come a lui si conveniva . Prese la busta con la dichiarazione e la cacciò dentro la cartella ; si pose in tasca la boccetta del veleno . Voleva uscir di nuovo per un ' ultima passeggiata , per salutar la vita , scevro ormai d ' ogni cura , esente d ' ogni peso , libero d ' ogni passione , con occhi limpidi e animo sereno ; salutar la vita , col suo lieve antico sorriso ; bearsi per l ' ultima volta delle cose che restavano , liete in quel giorno di sole , ignare in mezzo al torbido fluttuare di tante vicende che presto il tempo avrebbe travolte con sé . Ridiscese in istrada , fe ' cenno a un vetturino d ' accostarsi e si fece condurre al Gianicolo . Dapprima , come in preda a quello stordimento rombante cagionato da un improvviso otturarsi degli orecchi , non poté avvertire , né vedere , né pensar nulla ; solo quando passò con la vettura per la via della Lungara , innanzi le carceri di Regina Coeli , pensò che forse a quell ' ora Roberto Auriti vi era rinchiuso ; ma non volle affliggersene più . Tra poco , con quella sua dichiarazione , ne sarebbe uscito , per seguitare la sua incerta e penosa esistenza tra quella sua signora Lalla e il Passalacqua e il Bonomè , mentre egli , invece - ah ! si sarebbe liberato ! Giunto in cima al colle , gli parve davvero una liberazione quell ' altezza , da cui poté contemplare Roma luminosa nel sole , sotto l ' azzurro intenso del cielo ; liberazione da tutte le piccole miserie acerbe che laggiù lo avevano offeso e soffocato , dall ' urto di tutte le meschine volgarità quotidiane ; dalle fastidiose risse dei piccoli uomini che volevano contendergli il passo e il respiro . Si sentì lassù libero e solo , libero e sereno , sopra tutti gli odii , sopra tutte le passioni , sopra e oltre il tempo , inalzato , assunto a quella altezza dal suo grande amore per la vita ch ' egli difendeva , uccidendosi . E in esso e con esso si sentì puro , in un attimo , per sempre . Nell ' eternità di quell ' attimo si cancellarono , sparvero assolte le sue debolezze , i suoi trascorsi , le sue colpe , già che egli era pure stato un uomo e soggetto a contrarie necessità . Ora , con la morte , le avrebbe vinte tutte . Restava solo , in quel punto , luminoso indefettibile immortale il suo amore per la vita , l ' amore per la sua terra , per la sua patria , per cui aveva combattuto e vinto . Sì , come i tanti che avevano avuto lassù , in difesa di Roma , una bella morte , troncati nel frenetico ardore della gioventù e resi immuni di tutte le miserie , liberi di tutti gli ostacoli che forse nel tempo li avrebbero deformati e avviliti . Ora in quel momento anch ' egli , spogliandosi di tutte le miserie , liberandosi di tutti gli ostacoli , acceso e vibrante dell ' ardore antico , con negli occhi l ' oro dell ' ultimo sole su le case della grande città quadrata , si foggiava com ' essi una bella morte , una morte che lo inalzava a se stesso , senza invidia per quelli effigiati e composti lassù per la gloria in un mezzo busto di marmo . Pensò che aveva con sé la boccetta del veleno ; ma no ! a casa ! a casa ! tranquillamente , sul suo letto : senza dare spettacolo ! E ridiscese alla città . Ridisceso , gli parve di aver lasciato la propria anima lassù , nel sole . Qua , nell ' ombra era il corpo ancor vivo , per poco si guardò le mani , le gambe , e provò subito un brivido d ' orrore . Ma , come se di lassù una voce severamente lo richiamasse , egli si riprese e a quella voce rispose che sì , quel suo corpo , egli lo avrebbe tra poco ucciso , senza esitare . Passato il ponte di ferro , udì strillare da alcuni giornalaj un ' edizione straordinaria del foglio più diffuso di Roma . Pensò che fosse per lui , e fece fermar la vettura ; comprò quel foglio . Difatti , in prima pagina era il resoconto della seduta parlamentare , e nella sesta colonna spiccava in cima il suo nome CORRADO SELMI come titolo dell ' articolo del giorno . Prese a leggerlo ; ma presto n ' ebbe un fastidio strano : avvertì che quello era già per lui un linguaggio vuoto e vano , che non aveva più alcun potere di muovere in lui alcun sentimento , quasi fatto di parole senza significato . Gli parve che lo scrittore di quell ' articolo non avesse altra mira che quella di dimostrare che egli era vivo , ben vivo , e che , come tale , poteva e sapeva giocare con le parole , perché gli altri vivi , i lettori , potessero dire : « Guarda com ' è bravo ! guarda come scrive bene ! » . Quel foglio , così leggero , gli parve a un tratto , con quel suo nome stampato lì in cima , una lapide , la sua lapide , ch ' egli stesso per uno strano caso si portasse in carrozza , diretto alla fossa ; strana lapide , in cui , anziché le solite lodi menzognere , fossero incise accuse e ingiurie . Ma che importavano più a lui ? Era morto . Voltò la pagina del giornale . Subito gli occhi gli andarono su un ' intestazione a grossi caratteri , che prendeva cinque colonne di quella seconda pagina : L ' ECCIDIO D ' ARAGONA IN SICILIA e sotto , a caratteri piú piccoli : Gli operaj delle zolfare in rivolta - L ' assalto alla vettura dell ' ingegnere minerario Costa - Scene selvagge - Lo uccidono con la moglie del deputato Capolino e bruciano i cadaveri . Corrado Selmi restò , oppresso d ' orrore e di ribrezzo , con gli occhi fissi su quelle notizie . Comprese che per esse e non per lui era uscita quell ' edizione straordinaria del giornale . La moglie del deputato Capolino ? Egli l ' aveva veduta a Girgenti , quando vi si era recato per sostenere la candidatura di Roberto Auriti e assistere il Verònica nel duello col marito di lei . Bellissima donna ... Uccisa ? E come si trovava in vettura , ad Aragona , con quell ' ingegnere ? Ah , partita da Roma con lui ... Una fuga ? ... Era l ' ingegnere del Salvo ... Gli operaj delle zolfare si recavano in colonna dal paese alla stazione , risoluti a non farlo entrare , se da Roma non portava l ' assicurazione che le promesse sarebbero state mantenute ... Oh , guarda ... quel Prèola ... Marco Prèola , quel miserabile che Roberto Auriti aveva scaraventato contro l ' uscio a vetri della redazione del giornalucolo clericale ... capitanava lui , adesso , quella turba selvaggia di facinorosi ... li incitava all ' assalto della vettura , al macello . Ah , vili ! colpire una donna ... Il Costa sparava ... e allora ... Il Selmi non poté leggere più oltre ; restò , nel raccapriccio , col giornale aperto tra le mani , come soffocato da quella strage ; gli parve di sentirsi investito dal feroce affanno di tutto un popolo inselvaggito . Appallottò in un impeto di schifo il foglio e lo scagliò dalla vettura . Domani , o la sera di quello stesso giorno , in una nuova edizione straordinaria esso avrebbe annunziato con quei grossi caratteri il suicidio di lui . Rientrando in casa , da Pietro , il vecchio servo , fu avvertito che c ' era in salotto il nipote dell ' Auriti , Antonio Del Re . - Sta bene , - disse . - Lo farai entrare nello studio , appena sonerò . Forse Pietro si aspettava una riprensione per aver fatto entrare quel giovanotto , e aveva pronta la risposta , che questi cioè s ' era introdotto di prepotenza in casa , non ostante che lui già una prima volta gli avesse detto che il padrone non c ' era e avesse fatto poi di tutto per impedirgli il passo . Aprì le braccia e s ' inchinò al reciso ordine del Selmi ; ma , come questi s ' avviò per la sua camera , rimase perplesso , se non lo dovesse prevenire circa al contegno minaccioso e all ' aspetto stravolto di quel giovanotto . Socchiuse gli occhi , si strinse nelle spalle , come per dire : « L ' ordine è questo ! » e si recò nel salotto per tener d ' occhio quell ' insolente visitatore . - Ecco - gli disse , indicando con una mossa del volto l ' uscio di fronte . - Adesso , appena suona ... Antonio Del Re non stava più alle mosse ; friggeva . Il viso , nello spasimo dell ' attesa terribile , gli si scomponeva . Teneva una mano irrequieta in tasca . E il vecchio servo gli guatava quella mano che , dentro la giacca , pareva brancicasse un ' arma . Il suono del campanello , intanto , tardava ; e più tardava , più cresceva l ' ansito , invano dissimulato , del giovine e l ' irrequietezza di quella mano . Il vecchio servo , ormai al colmo della costernazione , si accostò all ' uscio , vi si parò davanti , appena a tempo , ché allo squillo del campanello Antonio Del Re s ' avventò all ' uscio come una belva con un pugnale brandito , trascinandosi dietro nella furia il vecchio che lo teneva abbrancato . Corrado Selmi , pallidissimo , seduto innanzi alla scrivania , col bicchiere ancora in mano , da cui aveva bevuto or ora il veleno della boccetta rovesciata presso la cartella , si volse e arrestò d ' un tratto con uno sguardo gelido e un sorriso appena sdegnoso , tremulo su le labbra , la violenza del giovine . - Non t ' incomodare ! - gli disse . - Vedi ? Ho fatto da me ... Lascialo ! - ordinò al servo . - E ti proibisco di gridare o di correre a soccorsi . Prese dalla scrivania la busta sigillata e la mostrò al giovine che ansimava e mirava , ora , allibito . - Tu butti male , ragazzo , - gli disse . - Hai una trista faccia ... Ma sta ' tranquillo : questa busta è per tuo zio . Sarà liberato . Lasciala stare qua . Posò di nuovo la busta su la scrivania ; strizzò gli occhi ; serrò i denti ; s ' interì , mentre nel pallore cadaverico il viso gli si chiazzava di lividi . Fece per alzarsi ; il servo accorse a sostenerlo . - Accompagnami ... al letto ... Si voltò al Del Re , con gli occhi già un po ' vagellanti . Quasi l ' ombra d ' un sorriso gli tremò ancora nella faccia spenta . E disse con strana voce : - Impara a ridere , giovanotto ... Va ' fuori : oggi è una bellissima giornata . E scomparve dall ' uscio , sostenuto dal servo . Come da via delle Colonnette , all ' arresto di Roberto Auriti , Antonio Del Re era scappato alla casa del Selmi , così , ma con altro animo , Mauro Mortara era corso in cerca di Lando Laurentano . Al villino di via Sommacampagna , Raffaele il cameriere gli aveva detto che il padrone , letta nel giornale la notizia di quell ' eccidio avvenuto in Sicilia , dalle parti di Girgenti , era saltato in vettura , diretto alla casa dei Vella . - E dov ' è ? Come faccio a trovar la via ? - Se volete , in vettura vi ci accompagno io . In vettura , vedendolo affannato e smanioso d ' arrivare , gli aveva chiesto se conosceva quella signora e quell ' ingegnere . - Che signora ? che ingegnere ? - Come ? Non avete inteso ? Non sapete nulla ? Li hanno assassinati ad Aragona ... - Ad Aragona ? - I solfaraj . - Ma dunque ... E s ' era interrotto , con un balzo , per guardar prima fiso in faccia , con occhi stralunati , il cameriere , poi dalla vettura la gente che passava per via , quasi tutt ' a un tratto assaltato dal dubbio che una gran catastrofe fosse accaduta , senza ch ' egli ne sapesse nulla . - Ma dunque , che succede ? Tutto sottosopra ? Là ammazzano ! Qua arrestano ! Sapete che hanno arrestato don Roberto Auriti ? - Il cugino del padrone ? - Il cugino ! il cugino ! E lui se ne va dal Vella ! Gli arrestano il cugino , don Roberto Auriti , uno dei Mille , che al Sessanta aveva dodici anni , e combatteva ! E suo padre mi morì fra le braccia , a Milazzo ... Arrestato ! Sotto gli occhi miei ! A questo , a questo mi dovevo ritrovare ! S ' era messo a gridare in vettura e a gesticolare e a pianger forte ; e tutta la gente , a voltarsi , a fermarsi , a commentare , nel vederlo così stranamente parato , con quello zainetto dietro le spalle , in fuga su quella vettura e vociferante . - Statevi zitto ! statevi zitto ! Ma che zitto ! Voleva giustizia e vendetta Mauro Mortara di quell ' arresto ; e come Raffaele , per farlo tacere , gli parlò della visita che , alcuni giorni addietro , forse per questo don Giulio , il fratello di don Roberto , aveva fatto al padrone : - Ma sicuro ! - gridò , sovvenendosi . - C ' ero io ! c ' ero io ! E l ' ho visto piangere . Per questo , dunque , piangeva quel povero figliuolo ? Voleva ajuto ... E dunque ... e dunque don Landino gliel ' ha negato ? Possibile ? - Forse perché la somma era troppo forte ... - Ma che troppo forte mi andate dicendo ! Quando si tratta dell ' onore d ' un patriota ! E lui è ricco ! E sua zia non ebbe nulla dei tesori del padre , ché si prese tutto il fratello maggiore ... Oh Dio ! Dio ! Donna Caterina ... l ' unica degna figlia di suo padre ... Ora donna Caterina ne morrà di crepacuore ... Ma se è vero questo , per la Madonna , che gli ha negato ajuto , non lo guardo più in faccia , com ' è vero Dio ! Non ci credo ! non ci voglio credere ! Arrivato in casa Vella , però , vi trovò tale scompiglio , che non poté più pensare a domandar conto a Lando dell ' arresto di Roberto Auriti . Dianella Salvo , la sua amicuccia donna Dianella , la sua colomba , che in quel mese passato a Valsanìa aveva saputo avvincerlo e intenerirlo con la grazia soave degli sguardi e della voce , nel vederlo entrare aggrondato e smarrito nel salone , gli si precipitò subito incontro quasi con un nitrito di polledra spaurita , e gli s ' aggrappò al petto , tutta tremante , affondandogli la testa scarmigliata entro la camicia d ' albagio , quasi volesse nascondersi dentro di lui , e gridando , con una mano protesa indietro , verso il padre : - Il lupo ! ... Il lupo ! Mauro Mortara , così soprappreso , frugato nel petto da quella fanciulla in quello stato , levò il capo , sbalordito , a cercar negli occhi degli astanti una spiegazione : mirò visi sbigottiti , afflitti , piangenti , mani alzate in gesti di timore , di riparo , di pena e di maraviglia . Non comprese che la fanciulla fosse impazzita . Le prese il capo tra le mani e provò di scostarselo dal petto per guardarla negli occhi : - Figlia mia ! - disse . - Che vi hanno fatto ? che vi hanno fatto ? Ditelo a me ! Assassini ... Il cuore ... hanno strappato il cuore ... il cuore anche a me ! Ma , come poté vederle gli occhi e la faccia disfatta , stravolta , aperta ora a uno squallido riso , con un filo di sangue tra i denti , inorridì : guatò di nuovo tutti in giro e , riponendosi sul petto il capo di lei e lasciandovi sui capelli scarmigliati la mano in atto di protezione e di pietà : - Come la madre ? - disse in un brivido , e addietrò spinto dalla fanciulla che , seguitando sul petto di lui quell ' orribile riso come un nitrito , con ansia frenetica lo incitava : - Da Aurelio ... da Aurelio ... Accorse , col volto inondato di lagrime , la cugina Lillina , mentre in fondo al salone Lando Laurentano e don Francesco Vella cercavano di far coraggio a Flaminio Salvo che , a quella scena , s ' era nascosto il volto con le mani , imprecando . - Sì , Dianella , sii buona ! sii buona ! Ora lui ti porterà ... ti porterà dove tu vuoi ... sii buona , cara , sii buona ! da Aurelio ! Ma Dianella , sentendo la voce del padre , invasa di nuovo dal terrore , aveva ripreso ad affondar la testa sul petto di Mauro e a riaggrapparsi a lui più freneticamente , urlando : - Il lupo ! ... il lupo ! ... - Ci sono qua io ! Dov ' è il lupo ? - le gridò allora Mauro , ricingendola con le braccia . - Non abbiate paura ! Ci sono io , qua ! - Vedi ? c ' è lui , ora ! c ' è lui ! - le ripeteva Lillina . E anche Ciccino e la zia Rosa le si fecero attorno a ripetere : - C ' è lui ! Vedi che è venuto per te ? per difenderti , cara ... Levò , felice e tremante , il volto , appena appena , la poverina , a mostrare un sorriso di riconoscenza , e seguitò a spinger Mauro verso la porta : - Sì ... sì ... da Aurelio ... da Aurelio ... Strozzato dalla commozione Mauro , così respinto indietro , tra quella gente che non conosceva e gli si stringeva attorno , domandò con rabbia : - Ma insomma , che è ? com ' è stato ? che dice ? dice Aurelio ? Chi è ? Il figlio di don Leonardo Costa ? Ah , è lui ... quello che hanno assassinato ? Con gli occhi , con le mani , tutti gli facevano cenno di tacere , e qualcuno gli rispondeva chinando il capo . - Lo amava ? Oh figlia ... Lando Laurentano e don Francesco Vella si portarono via di là Flaminio Salvo . - Ditemi , ditemi che vi hanno fatto , - seguitò Mauro rivolto a Dianella , con tenerezza quasi rabbiosa . - Ora andiamo da Aurelio ... Ma ditemi che vi hanno fatto ! Chi è il lupo , che lo ammazzo ? Chi è il lupo ? - domandò agli altri con viso fermo . Ma nessuno sapeva con certezza che cosa fosse accaduto , a chi veramente alludesse Dianella con quel suo grido . Pareva al padre , ma poi , chi sa ? Forse lo scambiava per un altro . Era stato lì , durante la loro assenza , Ignazio Capolino . Dianella era rimasta in casa , lei sola , perché si sentiva poco bene ; e certo sopra di lei Capolino , senza misericordia , forsennato per l ' orrenda sciagura , aveva dovuto rovesciar la furia della sua disperazione . Ciccino e Lillina , che erano stati i primi a rincasare , gli avevano sentito gridare : - Tuo padre ! tuo padre , capisci ? Ma al loro entrare , quegli era scappato via , furibondo , lasciando questa poveretta come insensata , come intronata da tanti colpi spietati alla testa , e , subito dopo , dando segni di terrore , s ' era messa a urlare : - Il lupo ! ... il lupo ! ... Che le aveva detto Capolino ? Uno solo poteva saperlo , così bene come se fosse stato presente alla scena : Flaminio Salvo , che di là , tra Lando Laurentano e il cognato Francesco Vella , sentiva prepotente il bisogno di confessare il suo rimorso , ma che tuttavia , senza che potesse impedirlo , si scusava accusandosi . Francesco Vella gli aveva domandato , se si fosse mai accorto che la figliuola amava il Costa . - Se tu non lo sapevi ! - Io lo sapevo . Ma potevo io , io padre , profferire la mia figliuola a un mio dipendente ? Quel disgraziato , lui , non se n ' era mai accorto , per la modestia della mia figliuola , e perché a lui stesso non poteva passare per il capo una tal cosa ; tanto più che , da un pezzo , era invescato nella passione per quell ' altra disgraziata ... Ma il torto è mio , il torto è mio : io non ho scuse ! Nessuno meglio di me può sapere che il torto è mio ! Avevo beneficato quel povero giovine , come avevo beneficato tutti coloro che laggiù lo hanno assassinato ! Qual altro frutto poteva recare il beneficio ? Il Costa era cresciuto a casa mia , come un figliuolo ; e quella mia povera ragazza ... Ma sì , certo ! E io , io vedevo bene la necessità che il male da me fatto in principio , beneficando , si dovesse compiere con un matrimonio ; però , lo confesso , mi ripugnava , e cercavo d ' allontanarlo quanto più mi fosse possibile . Ma , vedete : intanto , avevo richiamato quel figliuolo dalla Sardegna , e lo avevo assunto alla direzione delle zolfare d ' Aragona ; e ora , qua a Roma , avevo detto al Capolino che , se il Costa fosse riuscito a domare quei bruti laggiù , io gli avrei dato in premio la mia figliuola . Notate questo : che dunque Capolino sapeva e , per conseguenza , sapeva anche la moglie , che questo era il mio disegno . Sì , è vero , sotto , avevo altre intenzioni , o piuttosto , una speranza ... Signori miei , io potevo bene per la mia figliuola aspirare a ben altro ... ( e , così dicendo , fissò negli occhi Lando Laurentano ) . L ' avevo perciò condotta a Roma e mi proponevo di lasciarla qua in casa di mia sorella , con la speranza che si distraesse da quella sua puerile ostinazione . Ebbene , la signora Capolino volle profittare di questa mia speranza per render vano quel mio disegno : volle partire col Costa per toglierlo per sempre alla mia figliuola . E il signor Capolino forse sperava che , sposo Aurelio , domani , di mia figlia e già amante di sua moglie , egli potesse seguitare a tenere un posto in casa mia . E ora , ora che tutto gli è crollato così d ' un tratto , ha gridato a mia figlia , come mie , le sue macchinazioni ! Ma io vi giuro , signori , che lo schiaccerò , lo schiaccerò ... Seppure ... ormai ... ormai ... Scrollò le spalle , scartò con le mani quella sua minaccia come se ogni proposito gli désse ora un ' invincibile nausea . E andò a buttarsi su una poltrona , come atterrito a mano a mano dal vuoto arido , orrido , che dopo quel lungo sfogo gli s ' era fatto dentro . Nulla : non sentiva piú nulla : nessuna pietà , né affetto per nessuno . Un fastidio enorme , anzi afa , afa sentiva ormai di tutto , e specialmente della parte che doveva rappresentare , di padre inconsolabile per quella sciagura della figliuola , che invece non gli moveva altro che irritazione , ecco , e dispetto , e quasi vergogna , sì , vergogna . Quella smania folle della figliuola per l ' innamorato lo rivoltava come alcunché di vergognoso . E si domandava , con bieca crudezza , se avesse mai amato veramente , di cuore , quella sua figliuola . No . Come per dovere l ' aveva amata . E ora che questo dovere gli si rendeva così grave e penoso , non poteva provarne altro che uggia e nausea . Ma sì , perché era anche fatalmente condannata quella sua figliuola ! Non era pazza la madre ? E ormai , tutto quello che poteva accadergli , ecco , gli era accaduto . La misura era colma , e basta ormai ! Lo sterminio della sorte su la sua esistenza era compiuto ; in quel vuoto arido , orrido , restava padrone , senza più nulla da temere . La morte non la temeva . E guardò il brillìo della grossa pietra preziosa dell ' anello nel tozzo mignolo della sua mano pelosa , posata su la gamba . Quel brillìo , chi sa perché , gli richiamò un lembo delle carni di Nicoletta Capolino che laggiù quei bruti avevano arse . Sollevò il capo , con le nari arricciate . Ah come volentieri avrebbe fumato un sigaro ! Ma pensò che non poteva fumare , perché in quel momento sarebbe sembrato scandaloso . Sentì che Francesco Vella diceva a Lando Laurentano : - Ma sì , è certo : erano fuggiti ! Partiti da quattro giorni , arrivavano allora appena ad Aragona ... Dove erano stati in questi quattro giorni ? E interloquì , con altra voce , con altro aspetto , come se non fosse più quello di prima : - Non c ' è luogo a dubbio , - disse . - Già l ' altro jeri da Napoli m ' era arrivata una lettera del Costa , con la quale si licenziava da me . È andato dunque a morire per conto suo laggiù : e anche di questo , dunque , posso non aver rimorsi . Entrò a questo punto Ciccino come sospeso e smarrito nell ' ambascia della notizia che recava . - Lando , - disse esitante , - bisogna che ti avverta ... Quel vecchio ... - Mauro ? - Ecco , sì ... era venuto qua col tuo domestico a cercarti per ... dice che ... dice che hanno arrestato Roberto Auriti . Lando impallidì , poi arrossì , aggrottando le ciglia come per un pensiero che , contro la sua volontà , gli si fosse imposto ; si mostrò imbarazzato lì tra gente che aveva per sé una sciagura ben più grave . - Vada , vada , - s ' affrettò a dirgli Flaminio Salvo , tendendogli una mano e posandogli l ' altra su una spalla per accompagnarlo . - Le auguro , - gli disse allora Lando , - che sia un turbamento passeggero questo della sua figliuola . Flaminio Salvo socchiuse gli occhi e negò col capo : - Non mi faccio illusioni . E rientrarono nel salone , così , con le mani afferrate . Mauro Mortara , già da un pezzo esasperato , soffocato , ancora con la povera fanciulla demente aggrappata al petto , non seppe trattenersi a quello spettacolo : si scrollò con un muggito nella gola , e gridò alle due donne che gli stavano attorno : - Tenetela ... prendetevela ... Gli dà la mano ... Non posso vederlo ... Sapete come si chiama ? Ha il nome di suo nonno : Gerlando Laurentano ! E , strappandosi dalle braccia di Dianella , scappò via . Flaminio Salvo schiuse le labbra a un sorriso amaro , più di commiserazione derisoria che di sdegno : e , alle scuse che gli porgeva Lando Laurentano , rispose : - Contagio ... Niente , principe ... La pazzia purtroppo è contagiosa ... CAPITOLO QUINTO A Girgenti , tutto il popolo si accalcava nel vasto piano fuori Porta di Ponte , all ' entrata della città , in attesa che dalla stazione , giù in Val Sollano , arrivassero con le vetture di quella corsa i resti ( che si dicevano raccolti in una sola cassa ) di Nicoletta Capolino e di Aurelio Costa . Sbalordimento , angoscia , ribrezzo erano dipinti su tutti i volti per quell ' efferato delitto , che da due giorni teneva in subbuglio la città e tutta la provincia intorno . Era in tutti quegli occhi un ' attenzione intensa e dolorosa , un ' ansietà guardinga di raccoglier nuove notizie di più precisi particolari e di non lasciarsi nulla sfuggire ; perché nessuno era pago di quanto sapeva , e tutti volevano vedere e quasi toccare con gli occhi , in quella cassa che si aspettava , la prova che ciò che era avvenuto lontano , e che pareva per la sua ferocia incredibile , era vero . Non avendo potuto assistere allo spettacolo di quella ferocia , volevano vedere almeno , per quanto or ora sarebbe possibile , i miserandi effetti di essa . Antiche ragioni , per una almeno delle vittime ; altre nuove che ora si divulgavano e accrescevano , tra lo stupore e la pietà , il tragico dell ' avvenimento , se trattenevano il rimpianto , non potevano impedir la commiserazione per l ' atrocità di quella morte , l ' indignazione per l ' infamia che si riversava per essa su l ' intera provincia . Viva ancora davanti agli occhi di tutti era l ' immagine della bellissima donna , quando , altera , squisitamente abbigliata , passava nella vettura del Salvo e chinava appena il capo per rispondere ai saluti con un sorriso quasi di mesta compiacenza . Tutti vedevano entro di sé , con una strana nitidezza di percezione , qualche particolarità viva del corpo o dell ' espressione di lei , il bianco dei denti appena trasparente tra il roseo delle labbra , in quel sorriso ; il brillare degli occhi tra le ciglia nere ; e si domandavano , con una indefinibile inquietudine , chi avrebbe potuto immaginare , allora , che dovesse esser questa la sua fine . Per lasciare , così d ' un tratto , gli agi e gli onori a cui , col Salvo amico e col marito deputato , era salita , e prender la fuga con uno , al quale prima aveva ricusato d ' unirsi in matrimonio , via , certo il cervello doveva averle dato di volta . Ma forse per astio , ecco , per astio contro Dianella Salvo che amava segretamente il Costa ... Forse ? E non si sapeva già che quella poverina , appena avuta la notizia della fuga e di quel macello , era impazzita come la madre ? Dunque , dal tradimento quei due , da un ' avventura che forse per uno solo di essi era d ' amore , e che già di per sé avrebbe suscitato tanto scandalo in paese , erano balzati a quella morte . Ma come , perché si erano diretti ad Aragona dov ' egli doveva sapersi aspettato da quelle jene fameliche da tanti mesi per la chiusura delle zolfare del Salvo ? Ma perché alla volta di Girgenti , così fuggiti insieme , non potevano avviarsi . Quella fuga , più che in onta al marito , era in onta al Salvo , e perciò là appunto s ' era volta , dove tutti erano contro il Salvo . Forse egli , il Costa , credeva , o almeno sperava che , annunziando subito all ' arrivo che anche lui si era ribellato al Salvo , quelli dovessero accoglierlo come uno dei loro e non tenerlo più responsabile delle mancate promesse . E poi , lì , ad Aragona , aveva la casa ; forse vi andava soltanto per prendere la roba , gli strumenti del suo lavoro , i libri , col proposito di ripartirsene subito , di ritornarsene in Sardegna al posto di prima . Sì ; ma con la donna ? doveva andar lì , tra nemici , con la donna ? Poteva almeno lasciar questa , prima , in qualche posto ! Eh , ma forse lei , lei stessa aveva voluto affrontare insieme il pericolo . Aveva animo fiero , quella donna , e aveva saputo mostrarlo di fronte a quell ' orda di selvaggi , levandosi in piedi su la carrozza , a fare scudo del suo corpo ad Aurelio Costa , e gridando che questi per loro s ' era licenziato dal Salvo , per le promesse non mantenute ! Ma quel ribaldo di Marco Prèola aveva levato la voce : - Morte alla sgualdrina ! E l ' orda dei selvaggi , rimasta dapprima come sbigottita dalla temerità superba di quella signora , aveva avuto un fremito . Forse ancora Nicoletta Capolino sarebbe riuscita a dominarla , a farsi ascoltare , se inconsultamente a quel grido di morte , a quell ' ingiuria volgare , Aurelio Costa non fosse balzato in difesa di lei , con l ' arma in pugno . Allora la carrozza era stata assaltata da ogni parte , e l ' uno e l ' altra , tempestati prima di coltellate , di martellate , erano stramazzati , poi sbranati addirittura , come da una canea inferocita ; anche la carrozza , anche la carrozza era stata sconquassata , ridotta in pezzi ; e , quando su la catasta formata dai razzi delle ruote , dagli sportelli , dai sedili , erano stati gettati i miserandi resti irriconoscibili dei due corpi , s ' era visto uno versare su di essi da un grosso lume d ' ottone a spera , trafugato dalla vicina stazione ferroviaria , il petrolio , e tanti e tanti con cupida ansia affannosa appiccare il fuoco , come per toglier subito ai loro stessi occhi l ' atroce vista di quello scempio . Così , i particolari della strage erano per minuto e quasi con voluttà d ' orrore descritti e rappresentati , come se tutti vi avessero assistito e la avessero ancora davanti agli occhi . Vedevano tutti quel bruto insanguinato , che versava il petrolio da quella lampa d ' ottone su le membra oscenamente squarciate e ammucchiate su la catasta , e quegli altri chini e ansanti a suscitare il fuoco . Si sapeva che molti , più di sessanta , erano gli arrestati insieme con Marco Prèola , aborto di natura ; prima , lancia spezzata dei clericali ; poi , presidente di quel fascio di solfaraj ad Aragona . Tra breve , dunque , forse quel giorno stesso , un nuovo avvenimento spettacoloso : il trasporto di tutti quei manigoldi , in catena , a due a due , dalla stazione al carcere di San Vito , tra una scorta solenne di guardie , di carabinieri a cavallo e di soldati . - Ecco , ecco intanto le carrozze ! - Là , eccola ! - Dov ' era la cassa ? - Uh , come piccola ! - Eccola là ! - Su la terza carrozza là , su quella che aveva in serpe un maresciallo ! - Uh , capiva tutta sul sedile davanti ! - Quella , quella cassetta là ! quella cassettina di latta ! - Quella ? che nell ' altro sedile c ' era il commissario di polizia ? - Sì , sì ! - E chi era quell ' altro accanto ? Ah , Leonardo Costa ! il padre ! il padre ! - Ah , povero padre , con quella cassetta là davanti ! Un urlo di pietà , di raccapriccio si levò da tutta la folla alla vista del padre che pareva impietrato in una espressione di rabbia , ma come stupefatta nell ' orrore ; con gli occhi fissi su quella cassetta , quasi chiedesse come poteva esser là il suo figliuolo , la sua colonna ! Ma che poteva dunque esser restato , del suo figliuolo , se due corpi , due , erano là , due ? Le teste sole ? Forse , spiccate , sì , e qualche membro , arsicchiato . Oh Dio ! oh Dio ! E quasi tutti piangevano , e tanti singhiozzavano forte . Udendo quegli urli , quei inghiozzi , Leonardo Costa , passando , levò un urlo anche lui , esalò la ferocia del suo cordoglio in un ruglio che non aveva più nulla di umano ; poi s ' abbatté , si contorse , tra le braccia del commissario di polizia . La carrozza si fermò alla voltata della piazza , dove sorge il palazzo della Prefettura , sede anche del commissariato di polizia . Due guardie presero la cassetta ; il cavalier Franco ajutò Leonardo Costa a smontare . Il povero vecchio , per quanto massiccio , non si reggeva più su le gambe ; un ' orecchia gli sanguinava , perché alla stazione , in un impeto di rabbia , s ' era strappato uno dei cerchietti d ' oro . Altre guardie si schierarono davanti al portone , per impedire alla folla d ' invadere l ' atrio del palazzo . E la folla restò lì davanti , irritata , delusa , insoddisfatta . Che sarebbe avvenuto adesso ? Era tutto finito così ? Sarebbe rimasta lì , nel commissariato , quella cassetta ? Non si farebbe il trasporto al camposanto di Bonamorone ? C ' era lì la gentilizia della famiglia Spoto . Ormai più nessuno restava di quella famiglia . Per Aurelio Costa c ' era il padre ; per Nicoletta Capolino , nessuno : non poteva esserci il marito ; avrebbe potuto esserci il patrigno , don Salesio Marullo ; ma si sapeva che il poverino , abbandonato da tutti , era andato a cercar rifugio per carità a Colimbètra , e si trovava lì da qualche mese , ammalato . Forse Leonardo Costa reclamava per sé i resti del suo figliuolo , per trasportarli al camposanto di Porto Empedocle ; e ragioni giudiziarie si opponevano a questo suo desiderio . La folla , a poco a poco , cominciò a sbandarsi tra infiniti commenti . Leonardo Costa voleva proprio ciò che la folla aveva immaginato . Il commissario , cav . Franco , cercava di persuaderlo ad avere un po ' di pazienza , che prima tutte le pratiche giudiziarie fossero , come egli diceva , esperite , là in ufficio ... Ma sì , in giornata ; dopo la visita del giudice istruttore . Il Costa , come se non capisse , insisteva , ripetendo ostinatamente , con le stesse parole , la richiesta pietosa . E il cavalier Franco , quantunque compreso di pietà per quel povero padre , sbuffava , non ne poteva più . Erano momenti terribili , per lui , e non sapeva da qual parte voltarsi prima , giacché da ogni canto della provincia , da tutta la Sicilia , giungevano notizie di giorno in giorno più gravi ; pareva che da un istante all ' altro dovesse scoppiare una generale sommossa e il presidio delle milizie era scarso , e più scarso ancora quello di polizia . Ma che voleva , che altro voleva adesso quel benedett ' uomo ? Voleva ... voleva che i resti di suo figlio - quali che fossero - non rimanessero mescolati là con quelli della donna , di quella donna esecrata ! Perché , perché cosí insieme li avevano raccolti ? - Perché ? - gli gridò . - Ma che vi figurate che ci sia più là dentro ? E indicò la cassetta , deposta su una tavola . - Oh figlio ! - Tutto quello che si è potuto raccogliere , tra le fiamme . Niente ! quasi niente ! - Oh figlio ! - Che volete più scartare , distinguere ? Si arrivò troppo tardi . Alla stazione non c ' erano guardie . Prima che arrivasse il delegato d ' Aragona , il fuoco ... Niente , vi dico ... qualche residuo d ' ossa ... - Oh figlio ! - Non si conosce più nulla ... Sì , sì , pover ' uomo , sì , piangete , piangete , che è meglio ... Povero Costa , sì ... sì ... È una cosa che ... oh Dio , oh Dio , che cosa ... sì , fa rinnegare l ' umanità ! Ma voi pensate , per levarvi almeno questa spina dal cuore , pensate che lì non c ' è ... vostro figlio lì non c ' è : non c ' è più niente lì ... E del resto , poverino , pensate che quella donna , se voi la odiate , egli la amò ; e forse non gli dispiace adesso , che ciò che di lui ci può essere là dentro , sia insieme , mescolato , coi resti di lei ... Povera donna ! Avrà avuto i suoi torti , ma via , che sorte anche la sua ! - No ... no ... lei ... non posso ... non posso parlare ... lei ... a perdizione ... mio figlio ... lei ! Ma non sapete , signor commissario , che mio figlio era amato dalla figlia del principale ? Si sa sicuro ... sicuro , questo ... è impazzita quella povera figlia mia , come la mamma ! È stata ... è stata tutta una macchina ... Costei e quell ' assassino del padre ... che se la intendevano tra loro ... per rovinare questo figlio mio ... per toglierlo all ' amore di quella santa creatura ... Oh , signor commissario , legatemi , legatemi le braccia ; signor commissario , chiudetemi , chiudetemi in prigione , perché se io lo vedo , quell ' assassino che mi ha fatto morire il figlio così , io lo ammazzo , signor commissario , io non rispondo di me , lo ammazzo ! lo ammazzo ! Il cavalier Franco intrecciò le mani , le strinse , le scosse piú volte in aria : - Ma vi pare , - gli gridò poi , con gli occhi sbarrati - vi pare , scusate , che io debba sentire simili spropositi ? Vi compatisco , siete arrabbiato dal dolore e non sapete più quel che vi dite . Ma perdio , vostro figlio , vostro figlio ... in un momento come questo , che basta un niente ... una favilla , a mandare in fiamme tutta la Sicilia ... non si contenta di prender la fuga come un ragazzino con la moglie d ' un deputato ... ma va a cacciarsi da sé , là , come a dire : « Eccoci qua , fateci a pezzi ! Cercate l ' esca ? Eccola qua ! Ci siamo noi ! » Perdio , bisogna esser pazzi , ciechi ... io non so ! Con chi ve la prendete ? E noi siamo qua a dover rispondere di tutto ... anche d ' una pazzia come questa ! E per giunta , mi tocca di sentire anche voi : « ammazzo ! ammazzo ! ammazzo ! » Chi ammazzate ? Credete che il Salvo , se pur è vero tutto quel che voi farneticate , ha bisogno della vostra punizione ? Gli basta la pazzia della figlia ! Il Costa , dopo questa sfuriata , non ebbe più ardire di parlar forte ; lo guardò con gli occhi invetrati di lagrime ; e si morse un dito ; mormorò : - Se fosse capace di rimorso , signor commissario ! Ma non è ! Il cavalier Franco si scrollò ; uscì dalla stanza . - Andate , andate ... - gli disse dietro , il Costa ; poi cauto , s ' appressò alla cassetta deposta su la tavola , e si provò ad alzarla . Un groppo di singulti muti , fitti , nella gola e nel naso , gli scrollarono in convulsione la testa . Non pesava , non pesava niente , quella cassetta ! S ' inginocchiò davanti alla tavola , appoggiò la fronte al freddo di quella latta , e si mise a gemere : - Figlio ! ... figlio ... figlio ! ... Due giorni dopo , arrivò a Girgenti , inatteso , funebre , l ' on . Ignazio Capolino . La condizione , in cui lo aveva messo non tanto forse la sciagura improvvisa quanto lo scatto violento per cui Dianella Salvo aveva perduto la ragione , era così difficile e incerta , che egli aveva bisogno di raccogliere a consulto , lì sul posto , tutte le sue forze per trovare una via da uscirne in qualche modo , al più presto . Lo scandalo della fuga della moglie era soffocato nell ' orrore della morte ; il tragico , che spirava da questa morte , lo rendeva immune dal ridicolo che poteva venirgli da quella fuga . Bastava dunque presentarsi ai suoi concittadini compunto nell ' aspetto , ma nello stesso tempo austeramente riservato , per trarre profitto della commozione generale , senza tuttavia parteciparvi , giacché dalla moglie era stato offeso . La simpatia degli altri doveva venirgli come giusto e meritato compenso a questa offesa . E dovevano tutti vedere che egli soffriva , schiantato dall ' atrocissimo fatto , e che lui più di tutti meritava compianto , poiché finanche dalle due vittime tanto commiserate era stato offeso , così da non poter piangere , neanche piangere ora la sua sciagura ! Eppure ... come mai ? Rientrando in casa , in quella casa che le squisite e sapienti cure della moglie avevano reso così bene adatta alla commedia di garbate e graziose menzogne , alla gara di compitezze ammirevoli , nella quale entrambi avevano preso tanto gusto a esercitarsi perché la loro vita non fosse troppo di scandalo agli altri , troppo disgustosa a loro stessi ; e sentendo nel silenzio cupo delle stanze , rimaste con tutti i mobili come in attesa , il vuoto , il vuoto in cui dal primo momento della sciagura si vedeva perduto ... - come mai ? - nell ' aprir la camera da letto e nell ' avvertirvi affievolito , ma pur presente ancora , il voluttuoso profumo di lei , ecco , per un irresistibile impeto che lo stordì per la sua incoerenza , ma che pur gli piacque come un ristoro insperato di accorata tenerezza - pianse , sì , pianse per il ricordo di lei , pianse per la prima volta dopo l ' annunzio di quella morte , pianse come non aveva mal pianto in vita sua , sentendo in quel pianto quasi un dolore non suo , ma delle sue lagrime stesse che gli sgorgavano dagli occhi senza ch ' egli le volesse , ma , appunto perché non le voleva , con tanto sapor di dolcezza e di refrigerio ! Non doveva però , no , no , non doveva ... perché ... si fermò un momento a considerare perché non avrebbe dovuto piangerla . Non era stata forse la compagna sua necessaria e insurrogabile ? la compagna preziosa dei suoi sottili e complicati accorgimenti , la quale , correndo - più per sé , forse , quella volta , che per lui - a un riparo a cui anch ' egli però l ' aveva spinta - era caduta ? Sì , e così orribilmente , così orribilmente caduta ! Eppure , no ; apparentemente , ecco , almeno apparentemente non doveva piangerla ... Così in segreto sì , anche perché quel pianto gli faceva bene , ora . Era restato solo ; e da sé solo , ora , doveva ajutarsi , difendersi ; e non sapeva ancora , non vedeva come . Piangendo , no , intanto , di certo ! E Capolino sorse in piedi ; si portò via , prima con le mani , poi a lungo , col fazzoletto , accuratamente , le lagrime dagli occhi , dalle guance ; si rimise le lenti cerchiate di tartaruga , e si presentò , fosco , severo , aggrondato , allo specchio dell ' armadio . Dio , come il suo viso era sbattuto , invecchiato in pochi giorni ! Il dolore ? Che dolore ? Non poteva riconoscere d ' aver provato dolore ... se non forse or ora , un poco . Ma no , anche prima , in fondo , aveva certo dovuto provarne uno e ben grande , se a Roma , all ' annunzio della sciagura , era stato accecato da quella rabbia che lo aveva scagliato su Dianella Salvo . Doveva pentirsi di quello scatto ? Si era con esso attirato per sempre l ' odio , la nimicizia mortale del Salvo . Ma se pur fosse riuscito a reprimersi in quel primo momento , a vietarsi la soddisfazione feroce di quella vendetta , che avrebbe ottenuto ? A lui , restato solo , senza più la moglie , avrebbe forse Flaminio Salvo seguitato a dare ajuto e sostegno , per il rimorso e la complicità segreta nel sacrifizio di quella ? Forse la figlia , già inferma , sarebbe impazzita anche senza quel suo scatto , al solo annunzio della morte del Costa . E allora ? Flaminio Salvo avrebbe creduto di pagare già abbastanza con la pazzia della figliuola ; e per lui non avrebbe avuto più alcuna considerazione ; anzi lo avrebbe respinto da sé , come lo spettro del suo rimorso . Caso pensato . Se poi Dianella non fosse impazzita e si fosse a poco a poco quietata , era uomo Flaminio Salvo , avendo raggiunto lo scopo , da restar grato alla memoria di chi gliel ' aveva fatto raggiungere , a costo della propria vita ; e , per essa , al marito , rimasto vedovo ? Ma se già , subito , per scrollarsi d ' addosso ogni responsabilità , subito aveva gridato ai quattro venti che Nicoletta Capolino e Aurelio Costa avevano preso la fuga e che il Costa s ' era licenziato ed era andato dunque a morire per conto suo , ad Aragona , insieme con l ' amante ! Sì : fuggita col Costa , sua moglie ; ma chi l ' aveva spinta a commettere questa pazzia ? Chi aveva spedito a Roma il Costa con la scusa di quel disegno da presentare al Ministero ? Chi aveva aizzato la gelosia , o piuttosto , il puntiglio di lei , facendole balenare prossimo il matrimonio della figlia col Costa ? Ed egli , Capolino , egli , il marito , aveva dovuto prestarsi a tutte queste perfide manovre che dovevano condurre a una tale tragedia ; così , è vero ? per restar poi abbandonato , senza più alcuna ragione d ' ajuto , raccolto il frutto di tante scellerate perfidie ! Ah , no , perdio ! Di quel suo scatto non doveva pentirsi . Se egli aveva perduto la moglie , e lui la figlia ! Pari , e di fronte l ' uno all ' altro . Ora il Salvo gli avrebbe soppresso ogni assegno . Toccava a lui , dunque , di provvedere subito anche ai bisogni più immediati . E ogni credito presso gli altri , con l ' amicizia del Salvo , gli veniva meno . Che fare ? Come fare ? Così pensando , Capolino brancicava con le dita irrequiete la medaglietta da deputato appesa alla catena dell ' orologio . Aveva per sé , ancora , il prestigio che gli veniva da quella medaglietta . Per ora , il Salvo non poteva strappargliela dalla catena dell ' orologio . E con essa , per uno che valeva , se non più , certo non meno del Salvo in paese , egli era ancora il deputato . Don Ippolito Laurentano non avrebbe permesso , che colui che rappresentava alla Camera il paladino della sua fede , si dibattesse tra meschine difficoltà materiali . Ecco : subito , prima che Flaminio Salvo arrivasse a Girgenti e si recasse a Colimbètra a preoccupare l ' animo del principe contro di lui , egli vi correrebbe e parlerebbe aperto a don Ippolito della perfidia di colui . Dopo tanti mesi di convivenza con donna Adelaide , non doveva il principe essere in animo da tenere più tanto dalla parte del cognato ; oltreché , in favor suo , egli avrebbe in quel momento la commiserazione per la sua sciagura . Poteva , sì , contro a questa , il Salvo porre in bilancia quella della propria figliuola ; ma appunto su ciò egli andrebbe a prevenire il principe , dimostrandogli che non lui , con quel suo scatto naturale e legittimo , nella rabbia del cordoglio , era stato cagione di quella pazzia ; ma il padre , il padre stesso che con tanta violenza aveva voluto impedire che la figlia sposasse il Costa , sacrificando costui e distruggendolo insieme con la moglie . Ora , per sgabellarsi d ' ogni rimorso , voleva gettar la colpa addosso a lui , e anche di lui sbarazzarsi , come già del Costa e della moglie . Ecco il piano ! Ma né quel giorno , né il giorno appresso , Capolino ebbe tempo di recarsi a Colimbètra ad attuarlo . Una processione ininterrotta di visite lo trattenne in casa , con molta sua soddisfazione , quantunque sapesse e vedesse chiaramente che più per curiosità che per pietà di lui si fosse mossa tutta quella gente , la quale certo , domani , a un cenno del Salvo , gli avrebbe voltato le spalle . A ogni modo , andando dal principe , avrebbe potuto parlare di questo solenne attestato di condoglianza e di simpatia dell ' intera cittadinanza ; oltreché , in tanti animi che , per la commozione del tragico avvenimento , eran come un terreno ben rimosso e preparato , poteva intanto seminar odio per il Salvo , così senza parere . - Non me ne parlate , per carità ! - protestava , alterandosi in viso al minimo accenno . - Dovrei dir cose , cose che ... no , niente ; per carità , non mi fate parlare ... E se qualcuno , esitante , insisteva : - Quella povera figliuola ... - La figliuola ? - scattava . - Ah , sì , povera , povera vittima anche lei ! Non sopra tutte le altre , però , certo ... Per carità , non mi fate parlare ... Il salotto era pieno zeppo di gente quando entrò il D ' Ambrosio , quello che gli aveva fatto da testimonio nel duello col Verònica e che era lontano parente di Nicoletta Spoto . Avvenne allora una scena che , neanche se Capolino l ' avesse preparata apposta , gli sarebbe riuscita più favorevole . Il D ' Ambrosio entrò tutto gonfio di commozione , e con le braccia protese . In piedi , tutti e due si abbracciarono in mezzo alla stanza , si tennero stretti un pezzo piangendo forte . Forte , con la sua abituale irruenza , parlò il D ' Ambrosio , staccandosi dall ' abbraccio : - Dicono tutti , qua , che Nicoletta mia cugina era la ganza di quell ' imbecille del Costa : è vero ? Tu puoi dirlo meglio di tutti : è vero ? Sbigottiti , gli astanti si volsero a guatare il Capolino . Questi cadde a sedere , come trafitto , su la poltrona , con le braccia abbandonate su le gambe , e scosse amaramente il capo . Poi , facendo un atto appena appena con le mani , parlò : - Troppe ... troppe cose dovrei dire , che non posso ... Anche la pietà , capirete ... sì , sì ... anche queste lacrime , amici , mi bruciano ! Perché anche da quei due che le meritano per la loro sorte , ma da voi , cari , da voi ; non da me ... anche da quei due io ebbi male ; ma sopra tutto da chi li guidò a quel passo ; da chi li teneva in pugno , e ... - Il Salvo ! - proruppe il D ' Ambrosio . - Hanno arrestato ad Aragona Marco Prèola ; ma lui , il Salvo , per la Madonna , debbono arrestare ! lui affamò là tutto il paese ! lui è il vero assassino ! E giustamente Dio l ' ha punito , con la pazzia della figlia ! Così , tra due pazze , se ne starà ora con tutte le sue ricchezze ! Capolino , allora , scattò in piedi , sublime . - Ma per carità ! no ! no ! Non posso permettere che si dicano di queste cose alla mia presenza ! Vuoi difendere quegli assassini ? Via ! Sappiamo tutti che il Salvo era nel suo diritto , chiudendo là le zolfare ! Ognuno provvede , come sa e crede , ai proprii interessi . E , del resto , non si è forse adoperato in tanti modi qua , al risorgimento dell ' industria ? No , no ! Signori miei , vedete ? parlo io , io , in questo momento , e arrivo fino a dirvi che egli , dal suo canto , anche come padre , ha creduto di agire per il bene della figliuola ! Voi tutti non avete alcuna ragione per non riconoscer questo ; potrei non riconoscerlo io , io solo , perché i mezzi di cui si è servito mi hanno distrutto la casa , spezzato la vita ! Ma egli mirava , là , al bene di tutti quei bruti ; e qua , al bene della sua figliuola ! Dieci , quindici , venti mani si tesero a Capolino , in un prorompimento d ' ammirazione per così magnanima generosità ; e Capolino si sentì levato d ' un cubito sopra se stesso . - Forse mi vedrò costretto , - soggiunse con triste gravità , - a restituirvi il mandato , di cui avete voluto onorarmi . - No ! no ! che c ' entra questo ? E perché ? - protestarono alcuni . Capolino , sorridendo mestamente , levò le mani ad arrestare quell ' affettuosa protesta : - La condizione mia , - disse . - Considerate . Potrei più aver rapporti , non dico di parentela o d ' amicizia , ma pur soltanto d ' interessi , con Flaminio Salvo ? No , certo . E allora ? Devo provvedere a me stesso , signori miei , mentre il mandato che ho da voi esige un ' assoluta indipendenza , quella appunto che avevo per i miei ufficii nel banco del Salvo . Ora ... ora bisognerà che mi raccolga a pensar seriamente ai miei casi . Non son cose da decidere così su due piedi e in questo momento . - Ma sì ! ma sì ! - ripresero quelli a confortarlo a coro . - Questi sono affari privati ! La rappresentanza politica ... - Eh eh ... - Ma che ! non c ' entra ... - Altra cosa ... - E poi , per ora ... - Per ora , - disse , - mi basta , miei cari , di avervi dimostrato questo : che sono pronto a tutto , e che guardo le cose e la mia stessa sciagura con animo equo e , per quanto mi è possibile , sereno . Grazie , intanto , a tutti , amici miei . Più tardi , recatosi al Vescovado a visitar Monsignore , ebbe da questo tali notizie su don Ippolito Laurentano e donna Adelaide , che stimò da abbandonare senz ' altro il piano dapprima architettato , e che anzi gli convenisse aspettare il ritorno di Flaminio Salvo da Roma , per recarsi a Colimbètra a tentarne un altro , che già gli balenava , audacissimo . Flaminio Salvo non volle lasciare a Roma Dianella in qualche « casa di salute » , come i medici e la sorella e il cognato gli consigliavano ; disse che , se mai , l ' avrebbe lasciata in una di queste case a Palermo , per averla più vicina e poterla più spesso visitare ; ma la sua casa ormai - soggiunse - poteva pur trasformarsi in uno di questi privati ospizii della pazzia , sotto il governo d ' uno o più medici e con l ' assistenza di altre infermiere adatte : vi restava egli solo provvisto di ragione ; ma sperava che presto , con l ' esempio e un po ' di buona volontà , la perderebbe anche lui . Quando fu sul punto di partire , però , si vide costretto a ricorrere a Lando Laurentano , perché gli désse a compagno di viaggio Mauro Mortara , da cui Dianella non avrebbe voluto più staccarsi , e che forse era il solo che avrebbe potuto indurla a uscire da uno stanzino bujo ove s ' era rintanata , e a partire . Lando Laurentano , che si preparava in gran fretta anche lui , chiamato a Palermo dai compagni del Comitato centrale del partito , rispose al Salvo , che avrebbero potuto fare insieme il viaggio , e che la mattina seguente sarebbe venuto con Mauro a prenderlo in casa Vella . Flaminio Salvo notò nell ' aspetto , nella voce , nei gesti del giovane principe una strana agitazione febbrile , e fu più volte sul punto di domandargliene premurosamente il motivo ; ma se n ' astenne . Lando Laurentano era in quell ' animo per una ragione , a cui il Salvo non avrebbe potuto neppur lontanamente pensare in quel momento : cioè , l ' enorme impressione prodotta in tutta Roma dal suicidio di Corrado Selmi . Se n ' era divulgata la notizia la sera stessa , che egli usciva con Mauro da casa Vella . Il grido d ' un giornalajo glien ' aveva dato l ' annunzio . Aveva fatto fermar la vettura per comperare il giornale . Ma , anziché dargli gioja , quell ' annunzio improvviso lo aveva in prima stordito . Aveva ordinato al vetturino d ' accostarsi a un fanale , per leggere , non ostante l ' impazienza di Mauro ; aveva saltato il lungo commento necrologico premesso alle notizie sul suicidio , ed era corso con gli occhi a queste . Dal racconto del cameriere del Selmi aveva saputo , prima , l ' aggressione a mano armata del nipote di Roberto Auriti , quando già il Selmi aveva ingojato il veleno ; poi ... ah poi ! ... una visita , che il giornalista diceva drammaticissima , al Selmi appena spirato , « d ' una dama velata » di cui , per degni rispetti , non si faceva il nome , « accorsa » , seguitava il cronista , « ignara del suicidio , forse per dare ajuto e conforto all ' amico , dopo la sfida da lui lanciata , la mattina , all ' intera assemblea » . Lando Laurentano non aveva avuto alcun dubbio , che quella dama velata fosse donna Giannetta D ' Atri , sua cugina ; e aveva strappato il giornale , con schifo e con rabbia , gridando al vetturino di correre a casa . Qua aveva trovato in smaniosa ambascia Celsina Pigna e Olindo Passalacqua , che cercavano disperatamente Antonio Del Re , scomparso dalla mattina . Eran sembrate così inopportune a Lando in quel momento la vista buffa di quell ' uomo , le smaniette di quella ragazza , tutta quell ' ansia attorno a lui per la ricerca d ' un giovane ch ' egli non conosceva e ch ' era tanto lontano dai suoi pensieri , che aveva avuto contro il suo solito un violento scatto d ' ira . Aveva chiamato Raffaele , il cameriere , per ordinargli di mettersi a disposizione di quei due , ed era rimasto solo con Mauro . Questi , interpretando quello scatto come un segno di sprezzante noncuranza per l ' arresto del cugino , non s ' era potuto trattenere ; gli s ' era fatto innanzi tutto acceso di sdegno , gridando : - Me ne voglio andare , subito ! ora stesso ! Non voglio più guardarvi in faccia ! - Mauro ! Mauro ! Mauro ! - aveva esclamato Lando , scotendo in aria le mani afferrate . Mauro allora s ' era cacciato una mano in tasca , per trarne fuori le medaglie : - Guardate ! Dal petto me l ' ero strappate , davanti al delegato , quando ho visto arrestare vostro cugino ! Ora quella ragazza è venuta a riportarmele ... Che sangue avete voi nelle vene ? È questa la gioventù d ' oggi ? è questa ? - La gioventù ... - s ' era messo a rispondere con veemenza Lando ; ma s ' era subito frenato , premendosi forte le pugna serrate su la bocca e andando a sedere , coi gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani . La gioventù ? Che poteva la gioventù , se l ' avara paurosa prepotente gelosia dei vecchi la schiacciava così , col peso della più vile prudenza e di tante umiliazioni e vergogne ? Se toccava a lei l ' espiazione rabbiosa , nel silenzio , di tutti gli errori e le transazioni indegne , la macerazione d ' ogni orgoglio e lo spettacolo di tante brutture ? Ecco come l ' opera dei vecchi qua , ora , nel bel mezzo d ' Italia , a Roma , sprofondava in una cloaca ; mentre su , nel settentrione , s ' irretiva in una coalizione spudorata di loschi interessi ; e giù , nella bassa Italia , nelle isole , vaneggiava apposta sospesa , perché vi durassero l ' inerzia , la miseria e l ' ignoranza e ne venisse al Parlamento il branco dei deputati a formar le maggioranze anonime e supine ! Soltanto , in Sicilia forse , or ora , la gioventù sacrificata potrebbe dare un crollo a questa oltracotante oppressione dei vecchi , e prendersi finalmente uno sfogo , e affermarsi vittoriosa ! Lando era balzato in piedi per gridare questa sua speranza a Mauro Mortara ; ma s ' era trattenuto per carità , alla vista di lui che piangeva , con quelle sue pietose medaglie in mano . Il giorno appresso Antonio Del Re era stato ritrovato . Olindo Passalacqua era venuto a mostrare a Lando due telegrammi e un vaglia spediti d ' urgenza da Girgenti per far subito partire il giovine ; ma aveva soggiunto che il Del Re si ricusava ostinatamente di ritornare in Sicilia . Lando allora aveva pregato Mauro di recarsi a prendere il giovine per invitarlo a partire con loro il giorno appresso e Mauro a questa preghiera si era arreso di buon grado . Ma come proporgli adesso di viaggiare insieme con Flaminio Salvo ? La mattina per tempo venne al villino di via Sommacampagna Ciccino Vella per concertare il modo di spinger fuori dal nascondiglio Dianella e farla partire . Guaj , se vedeva il padre ! Durante tutto il viaggio non doveva vederlo . Zio Flaminio e Lando dovevano viaggiare in un altro scompartimento della vettura , senza mai farsi scorgere . C ' era anche quel giovanotto , il Del Re ? Bene : tutti e tre , appartati , nascosti . Mauro e Dianella sarebbero stati soli , nello scompartimento attiguo : tutt ' intera una vettura sarebbe stata a loro disposizione . Fu men difficile , a tali condizioni , persuadere Mauro a render questo servizio al Salvo . Quando seppe che né ora , a casa Vella , né poi , durante tutto il tragitto , lo avrebbe veduto , e che non si trattava tanto di rendere un servizio a lui quanto un ' opera di carità a quella povera fanciulla demente , si arrese aggrondato , e andò avanti con Raffaele in casa Vella . Non ci fu bisogno né di preghiere né di esortazioni : appena Dianella rivide Mauro , balzò dal nascondiglio e tornò a riaggrapparsi a lui , incitandolo a fuggire insieme . Si dovette all ' incontro stentare a trattenerla un po ' per rassettarla alla meglio , ravviarle i capelli scarmigliati , metterle un cappello in capo , perché almeno non desse tanto spettacolo alla gente , in compagnia di quel vecchio che già per suo conto attirava la curiosità di tutti . Quando l ' uno e l ' altra , tenendosi per mano , quello col viso tutto scombujato , lo zainetto alle spalle , questa con gli occhi e la bocca spalancati a un ' ilarità squallida e vana , i capelli cascanti , scompigliati sotto il cappello assettato male sul capo , attraversarono il salone per andarsene , chi li vide non se ne poté più levar l ' immagine dalla memoria . Che discorsi tennero tra loro , nel viaggio ? Dietro l ' usciolino dello scompartimento , il Salvo e il Laurentano , ora l ' uno ora l ' altro , li intesero conversar tra loro , a lungo , e s ' illusero dapprima che tra loro il vecchio e la fanciulla s ' intendessero . Ma sì , a maraviglia s ' intendevano , perché l ' uno e l ' altra , ciascuno per sé , non parlavano se non con la propria follia . E le due follie sedevano accanto e si tenevano per mano . - Una donna ... vergogna ! ... Non si dice Aurelio ... Signor Aurelio ... Signor Aurelio ! ... Ma com ' è possibile che l ' abbia dimenticato ? ... Una così grossa ferita al dito ... Vieni , vieni qua , al bujo ... nell ' andito ... Te lo succhio io , il sangue dal dito ... Una donna ? Vergogna ... Signor Aurelio ... - Questi ... sono questi , i figli ! La nuova gioventù ... Per veder questo , oh assassini , abbiamo tanto combattuto , sacrificato la vita nostra ... per veder questo , donna Dianella ! E che ci vado più ad appendere , adesso , sotto la lettera del Generale nel camerone ? che ci vado più ad appendere , dopo tutto quello che ho visto ? - Eh , ma chi lo sa l ' anno che viene ? Il gelso , a marzo , coglie sangue di nuovo ... E allora , quand ' è in amore , per gettare , è molle , molle come una pasta , e se ne fa quello che se ne vuole ... Chi lo sa l ' anno che viene ? - Incerto il bene , ma certe le pene , figlia mia ! Incerto il bene , ma certe le pene ! Così conversavano di là , quei due . Né Lando né Flaminio Salvo badavano intanto a un altro , di qua con loro , che non diceva nulla , ma che pure non meno di quei due vaneggiava col cervello . Non vedeva , non sentiva , non pensava più nulla , Antonio Del Re . La furia della disperazione , con la quale s ' era avventato sopra il Selmi , gli aveva come folgorato lo spirito . Uscito dalla casa del Selmi , era rimasto vuoto , sospeso in una tetraggine attonita , spaventevole ; e non ricordava più nulla , dove fosse andato , che avesse fatto , come e dove avesse passato la notte , se proprio la notte , una notte fosse passata . Non rispondeva a nessuna domanda ; forse non udiva . Vedere , vedeva ; stava per lo meno a guardare ; ma la ragione non vedeva più , la ragione degli aspetti delle cose e degli atti degli uomini . Non si era già opposto al suo ritorno in Sicilia ; ma a muoversi da sé dal luogo ove i piedi lo avevano condotto e la stanchezza accasciato . Si era mosso , allorché Mauro lo aveva strappato per il petto ; ma senza udir nulla di quanto quegli gli aveva detto della nonna e della mamma . Il Passalacqua e Celsina lo avevano accompagnato , la mattina , al villino di Lando ; prima di partire aveva veduto Celsina sorridere a Ciccino Vella , accettarne il braccio , montare in carrozza con lui e col Passalacqua : tutto questo aveva veduto , e più là , col pensiero ; e nulla , più nulla gli s ' era rimosso dentro . Quando , passato lo stretto di Messina , Lando Laurentano scese dal treno per proseguire su un altro alla volta di Palermo , Flaminio Salvo provò una certa costernazione al pensiero di restar solo nella vettura per un ' intera giornata fino a Girgenti con quel giovane a lui ignoto , che due giorni avanti aveva levato il pugnale per uccidere il Selmi , e che ora gli teneva gli occhi addosso con tanta fissità di sguardo , tra il torvo e l ' insensato . Ecco , con tre pazzi egli viaggiava ; e forse non meno pazzo di questi tre era quello or ora sceso dal treno con l ' intenzione di mettere a soqquadro tutta l ' isola ! Lui solo , dunque , per terribile condanna , doveva serbare intatto il privilegio di non aver minimamente velata , offuscata , né per rimorso , né per pietà , né più da alcun affetto , né più da alcuna speranza , né più da alcun desiderio , quella lucida , crudele limpidità di spirito ? Lui solo . E , come per assaporare lo scherno della sua sorte , si accostò ancora una volta all ' usciolino dello scompartimento , con l ' orecchio allo spiraglio , ad ascoltare i discorsi vani del vecchio e della figliuola . Appena Mauro Mortara , arrivato a Girgenti , poté strapparsi dalle braccia di Dianella Salvo , corse di furia alla casa di donna Caterina Laurentano . Vi trovò Antonio Del Re ancora tra le braccia della madre che invano , stringendolo , scotendolo , smaniando , cercava di spetrarlo . Come Anna vide entrar Mauro , gli corse incontro , lasciando il figlio : - Che ha ? Che ha ? Ditemi voi che ha ! Che gli hanno fatto ? Ma il Mortara le scostò le braccia e gridò più forte di lei : - Vostra madre ? Dov ' è vostra madre ? Sopravvenne Giulio , in pochi giorni invecchiato di dieci anni . Negli occhi , nelle braccia protese aveva la speranza di aver da Mauro qualche notizia precisa sull ' arresto di Roberto , sul suicidio del Selmi , se questi veramente avesse lasciato qualche dichiarazione in favore del fratello , come dicevano i giornali . Dal nipote non aveva potuto saper nulla , per quanto , tra le braccia della madre , lo avesse furiosamente scrollato per farlo parlare . Ma il Mortara scostò anche lui , ripetendo , testardo e violento : - Vostra madre ? Non so nulla ! So che l ' hanno arrestato sotto i miei occhi ! Non voglio veder nessuno ! Voglio vedere lei sola ! Giulio restò perplesso , se permettergli d ' entrare nella camera della madre , così all ' improvviso . Dal giorno che egli , sotto l ' urgenza della necessità , vincendo ogni riluttanza , dapprima con circospezione , poi risolutamente , con crudezza , le aveva detto che bisognava si recasse dal fratello Ippolito per salvare il figlio , era caduta , di schianto , in un attonimento quasi di apatia , come se la vista di tutte le cose intorno le si fosse a un tratto vuotata d ' ogni senso . Non un gesto , non una parola . Più niente . E quella immobilità e quel silenzio avevano avuto fin da principio un che di così assoluto e invincibile , che né un gesto , né una parola eran più stati possibili agli altri per scuoterla o esortarla . Giulio sapeva che avrebbe ucciso la madre , parlando . E difatti , ecco , subito , parlando , l ' aveva uccisa . Ella non poteva andare dal fratello per salvare il figlio : sarebbe stata la sua morte . Ed ecco , era morta . Tanto egli quanto Anna avevano sperato , dapprima , che non volesse più muoversi né parlare ; non che , veramente , non potesse . Ma ben presto s ' erano accorti che non poteva . Pure , una lieve contrazione rimasta su la fronte , tra ciglio e ciglio , diceva chiaramente che , anche potendo , non avrebbe voluto . La avevano sollevata di peso dalla seggiola e adagiata sul letto . Erano di morte la immobilità e il silenzio ; soltanto , ancora , non era fredda . E per impedire che anche quel freddo le sopravvenisse , si erano affrettati a coprirla bene sul letto , con mani amorose , piangendo . L ' ultima crudeltà doveva compiersi così sopra di lei , e , perché fosse più iniqua , per mano stessa dei figli . Ora , vegliandola e piangendo , i figli le dimostravano , o piuttosto dimostravano a se stessi , che non erano stati loro a compierla . Se ella , per tutto ciò che aveva fatto , non poteva pagare per il figlio , bisognava che pagasse così , ora . Giulio lo sapeva ; e , pur sapendolo , non aveva potuto impedirlo . Doveva parlare , spingerla a quella morte , darle il crollo . L ' aveva poi raccolta su le braccia , e ora le rincalzava le coperte e le stringeva attorno alle braccia lo scialle nero di lana , per ripararla dall ' ultimo freddo , e andava in punta di piedi , perché nessun rumore arrivasse più a quel silenzio . Anche il volo d ' una mosca sarebbe stato di più , ora , oltre a quello che egli aveva fatto , perché doveva . Un pensiero , se non fosse anche di più la sua vita , il suo respiro , dopo quello che aveva fatto , gli era anche passato per la mente . Fuori di quella madre , fuori della Sicilia , egli , fin da giovinetto , aveva preso mondo . Era vissuto senza né ricordi , né affetti , né aspirazioni , quasi giorno per giorno : freddo , svogliato , ironico , sdegnoso . D ' improvviso , quando men se l ' aspettava , il destino della sua famiglia aveva allungato una spira a involgerlo , a invilupparlo , e lo aveva attratto a sé e piombato là , a rinsertarsi , a riaffiggersi alla radice , da cui s ' era strappato ; a sentire tutto ciò che non aveva voluto mai sentire , a ricordarsi di tutto ciò di cui non aveva voluto mai ricordarsi . La fine di colei , che aveva sempre e tutto sentito , e di tutto e sempre si era ricordata , schiantata ora dall ' urto con cui egli era tornato a inviscerarsi in lei , non doveva essere adesso anche la sua fine ? Schiantato il tronco , schiantati i rami . Nel tetro squallore della casa , era rimasto inorridito del suo apparire a se stesso coi sentimenti e i ricordi tutti di quella madre . Ma gli era apparsa anche Anna , la sorella : il ramo che non s ' era mai staccato da quel tronco ; che miseramente una volta sola , per poco , era fiorito , per dare il frutto ispido e attossicato di quel figlio , in cui neanche l ' amore della madre riusciva a penetrare . E fratello e sorella si erano stretti , allora , fusi in un abbraccio d ' infinita tenerezza , d ' infinita angoscia , all ' ombra della tetra casa , assaporando la dolcezza del pianto che li univa per la prima volta e che pur rompeva loro il cuore . Egli doveva vivere per quella sorella e per quel ragazzo . La notizia dell ' arresto di Roberto , ormai inevitabile , attesa da un momento all ' altro , era finalmente arrivata insieme con quella del suicidio di Corrado Selmi , ma vaga , ristretta in poche righe nei giornali siciliani , come una notizia a cui i lettori non avrebbero dato importanza , presi com ' erano tutti , allora , dalla morbosa curiosità di conoscere fin nei minimi particolari l ' eccidio d ' Aragona . La trepidazione di Anna per il figlio solo a Roma , il pensiero dell ' ajuto da portare a Roberto avevano spinto dapprima Giulio a ritornar subito alla Capitale . Ma come abbandonar la madre in quello stato , sola lì con Anna che s ' aggirava per le stanze chiamando il figlio , quasi forsennata ? E che ajuto avrebbe potuto portare a Roberto ? L ' unico ajuto possibile sarebbe stato il denaro , il rimborso alla banca di quelle quarantamila lire , così che tutti potessero credere che queste fossero state prese da lui , per bisogni suoi . Il suicidio del Selmi ora , avrebbe forse aperta la porta del carcere a Roberto , ma gli sarebbe rimasta , incancellabile , dopo la denunzia e l ' arresto , la macchia d ' una losca complicità . Quanti avrebbero creduto , domani , che disinteressatamente egli si fosse prestato a contrarre il debito , sotto il suo nome , per conto d ' un altro ? La dichiarazione del Selmi , se davvero esisteva come i giornali asserivano , non sarebbe valsa a cancellare del tutto quella macchia . Di là , nella camera della madre , c ' era il canonico Pompeo Agrò , che da tanti giorni , per ore e ore , non si staccava dalla poltrona a pie ' del letto , fissi gli occhi nella faccia spenta della giacente , forse con la speranza di scoprirvi un indizio che ella - non avendo più nulla da dire agli uomini - desiderasse per suo mezzo comunicare con Dio . Più d ' una volta con profonda voce l ' aveva chiamata per nome , a più riprese , senza ottener risposta . Giulio disse a Mauro di attendere un poco : voleva consigliarsi con l ' Agrò , se questi désse più peso alla sua speranza o al suo timore che la vista o la voce del Mortara , scotendo la madre da quel torpore di morte , potessero farle bene o male . - Credo , - gli rispose l ' Agrò , - che non ci sia più né da sperare né da temere . Non avvertirà nulla . Provate . Tanto se dura così , è la morte lo stesso . Mauro entrò come un cieco nella camera quasi al bujo , chiamando forte , con affanno di commozione : - Donna Caterina ... donna Caterina ... Restò , davanti al letto , alla vista di quella faccia volta al soffitto , sui guanciali ammontati , cadaverica , con gli occhi che s ' immaginavano torbidi e densi di disperata angoscia sotto la chiusura perpetua delle gravi pàlpebre annerite , con una ostinata , assoluta volontà di morte negli zigomi tesi , nelle tempie affossate , nelle pinne stirate del naso aguzzo , nelle livide , sottili labbra , non solo serrate , ma anche in qualche punto attaccate dall ' essiccamento degli umori . - Oh figlia ... oh figlia ... - esclamò . - Donna Caterina ... sono io ... Mauro ... il cane guardiano di vostro padre ... Guardatemi ... aprite gli occhi ... da voi voglio essere guardato ... Aprite gli occhi , donna Caterina ; guardando me , guardate la vostra stessa pena ... Sentitemi : debbo dirvi una cosa ... torno da Roma ... Urtando contro la rigida impassibilità funerea della morente , la commozione di Mauro Mortara si spezzò a un tratto in striduli singhiozzi , molto simili a una risata . L ' Agrò e Giulio , anch ' essi piangenti , se lo presero in mezzo , e , sorreggendolo per le braccia , lo trassero fuori della camera . La morente , rimasta sola nell ' ombra , immobile su i guanciali ammontati , udì tardi la voce , come se questa avesse dovuto far molto cammino per raggiungerla nelle profonde lontananze misteriose , ove già il suo spirito s ' era inoltrato . E da queste lontananze , in risposta a quella voce , tardi venne alle sue pàlpebre chiuse una lagrima , ultima , che nessuno vide . Sgorgò da un occhio ; scorse su la gota ; cadde e scomparve tra le rughe del collo . Quando Pompeo Agrò tornò a sedere su la poltrona a pie ' del letto , né più nell ' occhio , né più su la gota ve n ' era traccia . Donna Caterina era morta . CAPITOLO SESTO Per donna Adelaide e don Ippolito Laurentano era cominciato , fin dalla prima sera che eran rimasti soli nella villa di Colimbètra , un supplizio previsto da entrambi difficilissimo da sopportare , per quanta buona volontà l ' uno e l ' altra ci avrebbero messo . Appena andati via gl ' invitati alla cerimonia nuziale , don Ippolito , con molto garbo prendendole una mano , ma pur senza guardargliela per non avvertire quanto fosse diversa da quella tenuta un tempo tra le sue ( pallida e lunga mano morbida , tenera e lieve ! ) , aveva cercato di farle intendere il bene che da lei si riprometteva in quella solitudine d ' esilio , di cui supponeva le dovessero esser note le ragioni , se non tutte , almeno in parte . Il discorso tenuto sul terrazzo , davanti alla campagna silenziosa , già invasa dal bujo della notte , era stato , in verità , un po ' troppo lungo e un tantino anche faticoso . La povera donna Adelaide , oppressa dalla violenza di tanti sentimenti nuovi durante quella giornata , e ora da tutta quell ' ombra e da quel silenzio che le vaneggiavano intorno e le rendevano più che mai soffocante l ' ambascia per ciò che misteriosamente incombeva ancora su la sua « terribile signorinaggine » , a un certo punto , per quanto si fosse sforzata , non aveva potuto udir più nulla di quel pacato interminabile discorso . Aveva avuto l ' impressione che esso , proprio fuor di tempo , la volesse trarre per forza quasi in una cima di monte altissima e nebbiosa , dalla quale le sarebbe stato difficile se non addirittura impossibile , ridiscendere ancora in grado di resistere ad altre sorprese , ad altre emozioni che quella notte certamente le apparecchiava . Non per cattiva volontà , ma per l ' aria , ecco , per l ' aria che , a un certo punto , cominciava a sentirsi mancare , non le era stato mai possibile prestare ascolto a lunghi discorsi . Oh , buon Dio , e perché poi prendere di questi giri così alla lontana , se alla fine pur sempre bisognava ridursi a fare , su per giù , le stesse cose , quelle che la natura comanda ? Che brutto vizio , buon Dio ! E senz ' altro effetto che la stanchezza e la stizza . Anche la stizza , sì . Perché le cose da fare sono semplici , e da contarsi tutte su le dita d ' una mano ; cosicché , alla fine , ciascuno deve riconoscere che tutto quel girare attorno a esse , non solo è inutile , ma anche sciocco e dannoso , in quanto che poi , per la stanchezza appunto e con la stizza di questo riconoscimento , si fanno tardi e si fanno male . Dapprima s ' era messa a guardare , con occhi tra imploranti e spaventati , il principe , o piuttosto , quella sua lunga , lunghissima barba . Poi , nell ' intronamento , aveva sentito un prepotente bisogno di ritirare la mano e di soffiare , di soffiare un poco almeno , non potendo sbuffare , non potendo gridare per dare uno sfogo alla soffocazione e alle smanie . Alla fine , era riuscita a vincere l ' intronamento : gli orecchi le si erano rifatti vivi un istante , ma per fuggire lontano , per afferrarsi a un qualche filo di suono , nell ' oscurità della notte , che le avesse dato sollievo , distrazione . Veniva dalla riviera , laggiù laggiù , invisibile , un sordo borboglìo continuo . E tutt ' a un tratto , proprio nel punto che il discorso del principe s ' era fatto più patetico , donna Adelaide era uscita a domandargli : - Ma che è , il mare ? si sente così forte , ogni notte ? Don Ippolito , dapprima stordito ( il mare ? che mare ? - ) si era poi sentito cascar le braccia : - Ah sì ... è il mare , è il mare ... E le aveva lasciato la mano e si era scostato . Donna Adelaide , imbarazzata , non sapendo come rimediare alla evidente mortificazione del principe per quella domanda inopportuna , era rimasta come appesa balordamente alla sua domanda . La risposta s ' era fatta aspettare un po ' ; alla fine era arrivata da lontano , grave : - Grida così , quand ' è scirocco ... Quella remota voce del mare era a lui cara e pur triste . Tante volte , nella pace profonda delle notti , gli aveva dato angoscia e compagnia . Abbandonato su la sedia a sdrajo , s ' era lasciato cullare da quel cupo fremito continuo delle acque che gli parlavano di terre lontane , d ' una vita diversa e tumultuosa ch ' egli non avrebbe mai conosciuta . S ' era sentito ripiombare tutt ' a un tratto da quel richiamo nella profondità della sua antica solitudine . Come più riprendere il discorso , adesso ? E , d ' altra parte , come rimaner così in silenzio , lasciar lì discosta nel terrazzo quella donna che ora gli apparteneva per sempre e che s ' era affidata alla sua cortesia , in quella solitudine per lei nuova e certo non gradita ? Bisognava farsi forza , vincere la ripugnanza e riaccostarsi . Ma certo , ormai , di non potere entrare con lei in altra intimità che di corpo , don Ippolito s ' era domandato amaramente qual altro effetto questa intimità avrebbe potuto avere , se non lo scàpito irreparabile della sua considerazione . E difatti , quella notte ... Ah , la povera donna Adelaide non avrebbe potuto mai immaginare un simile spettacolo , di pietà a un tempo e di paura ! Le veniva di farsi ancora la croce con tutt ' e due le mani . Ah , Bella Madre Santissima ! Un uomo con tanto di barba ... un uomo serio ... Dio ! Dio ! Lo aveva veduto , a un certo punto , scappar via , avvilito e inselvaggito . Forse era andato a rintanarsi di notte tempo nelle sale del Museo , a pianterreno . E lei era rimasta a passare il resto della notte , semivestita , dietro una finestra , a sentire i singhiozzi d ' un chiú innamorato , forse nel bosco della Civita , forse in quello più là , di Torre - che - parla . Meno male che , la mattina dopo , la vista della campagna e dello squisito arredo della villa l ' aveva un po ' racconsolata e rimessa anche in parte nelle consuete disposizioni di spirito , per cui volentieri , ove non avesse temuto di far peggio , si sarebbe lei per prima riaccostata al principe a dirgli , così alla buona , senza stare a pesar le parole , che , via , non si désse pensiero né afflizione di nulla , perché lei ... lei era contenta , proprio contenta , così ... Le aveva fatto pena quel viso rabbujato ! Pover ' uomo , non aveva saputo neanche alzar gli occhi a guardarla , quando a colazione si era rimesso a parlarle . Ma sì , ma sì , certo : era una condizione insolita , la loro : trovarsi così , a essere marito e moglie , quasi senza conoscersi . A poco a poco , certo , sarebbe nata tra loro la confidenza , e ... ma sì ! ma sì ! certo ! S ' era accorta però che , dicendo così , le smanie del principe erano cresciute , s ' erano anzi più che più esacerbate ; e con vero terrore aveva veduto riapprossimarsi la notte . Per parecchie notti di fila s ' era rinnovato questo terrore ; alla fine aveva ottenuto in grazia d ' esser lasciata in pace , a dormir sola , in una camera a parte . Se non che , il giorno dopo , era sceso a Colimbètra monsignor Montoro a farle a quattr ' occhi un certo sermoncino . E allora lei , di nuovo : - Oh Bella Madre Santissima ! Ma che ! ... no ... Ah , come ? ... che ? ... che doveva far lei ? ... Gesù ! Gesù ! ... Alla sua età , smorfie , moine ? Ah ! questo mai ! no no ! no no ! questo mai ! Non erano della sua natura , ecco . E , del resto , perché ? Non si poteva restar così ? Non chiedeva di meglio , lei . Che faccia aveva fatto Monsignore ! E la povera donna Adelaide , da quel momento in poi , non aveva saputo più in che mondo si fosse o , com ' ella diceva , aveva cominciato a sentirsi « presa dai turchi » . Ma come ? il torto era suo ? Il principe , tutto il giorno tappato nel Museo , non s ' era più fatto vedere , se non a pranzo e a cena , rigido aggrondato taciturno . Aria ! aria ! aria ! Sì , ce n ' era tanta , lì : ma per donna Adelaide non era più respirabile . E il bello era questo : che della soffocazione , avvertita da lei , le era parso che dovessero soffrire tutte le cose , gli alberi segnatamente ! Sul principio dei tre ripiani fioriti innanzi alla villa c ' era da più che cent ' anni un olivo saraceno , il cui tronco robusto , pieno di groppi e di nodi , per contrarietà dei venti o del suolo , era cresciuto di traverso e pareva sopportasse con pena infinita i molti rami sorti da una sola parte , ritti , per conto loro . Nessuno aveva potuto levar dal capo a donna Adelaide che quell ' albero , così pendente e gravato da tutti quei rami , soffrisse . - Oh Dio , ma non vedete ? soffre ! ve lo dico io che soffre ! poverino ! E lo aveva fatto atterrare . Atterrato , guardando il posto dove prima sorgeva : - Ah ! - aveva rifiatato . - Così va bene ! L ' ho liberato . Né s ' era fermata qui . Altre prove di buon cuore aveva dato , le sere senza luna , durante la cena , verso le bestioline alate che il lume del lampadario attirava nella sala da pranzo . Un certo Pertichino , ragazzotto di circa tredici anni , figlio del sergente delle guardie , era incaricato di star dietro la sedia di donna Adelaide e di dar subito la caccia a quelle bestioline , appena entravano . Se non che , Pertichino spesso si distraeva nella contemplazione dei grossi guanti bianchi di filo , in cui gli avevano insaccato le mani ; e donna Adelaide , ogni volta , doveva strapparlo a quella contemplazione con strilli e sobbalzi per lo springare di qualche grillo o per il ronzare di qualche parpaglione . - Niente ! Farfalletta ... Non si spaventi ! Eccola qua , farfalletta ... - Povera bestiola , non farla patire : staccale subito la testa ; se no , rientra ... Fatto ? - Fatto , eccellenza . Eccola qua . - No , no , che fai ? non me la mostrare , poverina ! Farfalletta era ? proprio farfalletta ? Povera bestiolina ... Ma chi gliel ' aveva detto d ' entrare ? Con tanta bella campagna fuori ... Ah , avessi io le ali , avessi io le ali ! Come dire che , senza pensarci due volte , se ne sarebbe volata via . Don Ippolito , per quanto urtato e disgustato , la aveva lasciata fare e dire . Ma una sera , finalmente , non s ' era più potuto tenere . Erano tutti e due seduti discosti sul terrazzo . Egli aspettava che su dalle chiome dense degli olivi , sorgenti sul pendìo della collina dietro la ripa , spuntasse la luna piena , per rinnovare in sé una cara , antica impressione . Gli pareva , ogni volta , che la luna piena , affacciandosi dalle chiome di quegli olivi allo spettacolo della vasta campagna sottostante e del mare lontano , ancora dopo tanti secoli restasse compresa di sgomento e di stupore , mirando giù piani deserti e silenziosi dove prima sorgeva una delle più splendide e fastose città del mondo . Ora la luna stava per sorgere , s ' intravvedeva già di tra il brulichìo dei cimoli argentei degli olivi , e don Ippolito disponeva la sua malinconia attonita e ansiosa a ricevere l ' antica impressione insieme con tutta la campagna , ove era un sommesso e misterioso scampanellìo di grilli e gemeva a tratti un assiolo , quando , all ' improvviso , dalla casermuccia sul greppo dello Sperone , era scoppiato a rompere , a fracassare quell ' incanto , il suono stridulo e sguajato del fischietto di canna di capitan Sciaralla . Donna Adelaide s ' era messa a battere le mani , festante . - Oh bello ! Oh bravo il capitano che ci fa la sonatina ! Don Ippolito era balzato in piedi , fremente d ' ira e di sdegno , s ' era turati gli orecchi , gridando esasperato : - Maledetti ! maledetti ! maledetti ! E , afferrando per le spalle Pertichino e scrollandolo furiosamente , gli aveva ingiunto di correre a gridare a quella canaglia dal ciglio del burrone dirimpetto , che smettesse subito . - E poi , fuori di qua ! fuori dai piedi ! Non voglio più vederti ! Chi ha qua fastidio delle mosche se le cacci da sé ! zitta , da sé ! Sono stanco , sono stufo di tutte queste volgarità che mi tolgono il respiro ! Basta ! basta ! basta ! Ed era scappato via dal terrazzo , con gli occhi strizzati e le mani su le tempie . Fortuna che , pochi giorni dopo , s ' era presentato alla villa don Salesio Marullo , con un viso sparuto e quasi affumicato , guardingo e sgomento , a chiedere ajuto e ospitalità . Era diventato , fin dal primo giorno , cavaliere di compagnia di donna Adelaide , la quale credette che gliel ' avesse mandato Iddio . - Don Salesio , per carità , mangiate ! Per carità , don Salesio , rimettetevi subito ! Subito , Pertichino , due altri ovetti a don Salesio ! S ' era messa a ingozzarlo come un pollo d ' India prima di Natale . Il povero gentiluomo , ridotto una larva , non aveva saputo opporre alcuna resistenza ; aveva ingollato , ingollato , ingollato tutto ciò che gli era stato messo davanti , e quasi in bocca , a manate ; poi ... eh , poi l ' aveva scontato con tremende coliche e disturbi viscerali d ' ogni genere , per cui , nel bel mezzo d ' uno svago o d ' un passatempo concertato con capitan Sciaralla per distrarre la principessa , si faceva in volto di tanti colori e alla fine doveva scappare , non è a dire con quanta sofferenza della sua dignità , per quanto ormai intisichita . Ma donna Adelaide ne gongolava . Non potendo nulla contro quella del principe suo marito , per vendetta s ' era gettata a fare strazio d ' ogni dignità mascolina che le si parasse davanti : anche di quella di Sciaralla il capitano . Aveva trovato per caso tra le carte della scrivania , nella stanza del segretario Lisi Prèola , una vecchia poesia manoscritta contro il capitano , dove tra l ' altro era detto : Oppur vai , don Chisciottino , all ' assalto d ' un molino ? od a caccia di lumache t ' avventuri col mattino , così rosso nelle brache , nel giubbon così turchino , Sciarallino , Sciarallino ? E un giorno , ch ' era piovuto a dirotto , appena cessata la pioggia , era scesa nello spiazzo sotto il corpo di guardia dove « i militari » facevano le esercitazioni , e chiamando misteriosamente in disparte capitan Sciaralla , gli aveva ordinato di mandare i suoi uomini , con la zappetta in una mano e un corbellino nell ' altra , in cerca di babbaluceddi , ossia delle lumachelle che dopo quell ' acquata dovevano essere schiumate dalla terra . Il povero capitano , a quell ' ordine , era rimasto basito . Come dare militarmente un siffatto comando ai suoi uomini ? Perché donna Adelaide , per metterlo alla prova , aveva preteso che quella cerca di lumache avesse tutta l ' aria d ' una spedizione militare . - Eccellenza , e come faccio ? - Perché ? - Se perdiamo il prestigio , eccellenza ... - Che prestigio ? - Ma ... capirà , io debbo comandare ... e in momenti come questi ... - Io voglio i babbaluceddi . - Sì , eccellenza ... piú tardi , quando rompo le file ... - Quando rompete ... che cosa ? - Le file , eccellenza . - No no ! E allora finisce il bello , che c ' entra ! Io voglio babbaleddi militari ! E non c ' era stato verso di farla recedere da quella tirannia capricciosa . Con quali effetti per la disciplina , Sciaralla il giorno dopo lo aveva lasciato considerare amaramente a don Salesio Marullo , già da un pezzo messo a parte della sua costernazione per le notizie che arrivavano da tutta la Sicilia , del gran fermento dei Fasci , a cui pareva non potessero più tener testa né la polizia , né la milizia , « quella vera » . - Capissero almeno che qua siamo anche noi contro il governo ... Ma no , caro sì - don Salesio : perché sono una lega , non tanto contro il governo , quanto contro la proprietà , capisce ? - Capisco , capisco ... - Vogliono le terre ! E se , cacciati dalle città , si buttano nelle campagne ? Quattro gatti siamo ... E più diamo all ' occhio , perché figuriamo in assetto di guerra , capisce ? - Capisco , capisco . - Qua , così armati , diciamo quasi noi stessi che c ' è pericolo ; sfidiamo l ' assalto ; siamo come un piccolo stato , a cui si può fare benissimo una guerra a parte , mi spiego ? E domani il prefetto un ' offesa a noi sa come la prenderebbe ? come una giusta retribuzione . Guarderà gli altri , e per noi dirà : « Ah , S . E . il principe di Laurentano , vuol fare il re , con la sua milizia ? Bene , e ora si difenda da sé ! » Ma con che ci difendiamo noi ? Me lo dica lei ... Che roba è questa ? - Piano ... eh , con le armi ... - Armi ? Non mi faccia ridere ! Armi , queste ? Ma quando si vuol tener gente così ... e vestita , dico , lei mi vede ... coraggio ci vuole , creda , coraggio a indossare in tempi come questi un abito che strilla così ... e io mi sento scolorir la faccia , quando mi guardo addosso il rosso di questi calzoni . Dico , sì - don Salesio , che scherziamo ? Quando , dico , si sta sul puntiglio di non volersi abbassare a nessuno ... - Forse , - suggeriva , esitante , don Salesio , - sarebbe prudente raccogliere ... - Altra gente ? E chi ? Sarebbe questo il mio piano ! Ma chi ? I contadini ? E se sono anch ' essi della lega ? I nemici in casa ? - Già ... già ... - Ma che ! L ' unica , sa quale sarebbe ? ... A voce , non lo disse : con due dita si prese sul petto la giubba ; guardingo , la scosse un poco ; poi , quasi di furto , fece altri due gesti che significavano : ripiegarla e riporla , e subito domandò : - Che ? No ? Lei dice di no ? Don Salesio si strinse nelle spalle : - Dico che il principe ... forse ... - Eh già , perché non deve portarla lui ! Sì - don Salesìo , il cielo s ' incaverna , s ' incaverna sempre più da ogni parte ; e i primi fulmini li attireremo noi qua , con questi ferracci in mano , vedrà se sbaglio ! Scoppiò difatti il fulmine , e terribile , pochi giorni dopo , e fu la notizia dell ' eccidio d ' Aragona . Parve che scoppiasse proprio su Colimbètra , poiché lì , per combinazione , sotto lo stesso tetto si trovarono il padre dell ' autore principale dell ' eccidio , cioè il segretario Lisi Prèola , e il patrigno della vittima , il povero don Salesio . E lo sbigottimento e l ' orrore crebbero ancor più , allorché da Rona , come il rimbombo di quel fulmine caduto così da presso , giunse l ' altra notizia dell ' impazzimento di Dianella . Donna Adelaide , colpita ora direttamente dalla sciagura , lasciò d ' accoppare con la sua fragorosa e affannosa carità don Salesio e si mise a strillare per conto suo che , con Dianella impazzita a causa di quell ' eccidio , non era più possibile che rimanesse lì a Colimbètra il padre dell ' assassino ! E il principe , per farla tacere , quantunque stimasse ingiusto incrudelire su quel vecchio già atterrato dalla colpa nefanda del figlio , si vide costretto a mandarlo via dalla villa , con un assegno . Prima d ' andare , il Prèola , strascicandosi a stento , col grosso capo venoso e inteschiato ciondoloni , volle baciar la mano anche alla signora principessa e le disse che volentieri offriva ai suoi padroni , per il delitto del figlio , la penitenza di lasciare dopo trentatré anni il servizio in quella casa , compiuto con tanto amore e tanta devozione . Donna Adelaide , commossa e pentita , cominciò a dare in ismanie e chiamò innanzi a Dio responsabile il principe del suo rimorso per l ' ingiusta punizione di quel povero vecchio ; sì , il principe , sì , per l ' orgasmo continuo in cui la teneva , così che ella non sapeva più quel che si volesse e , pur di darsi uno sfogo , diceva e faceva cose contrarie alla sua natura . Le sue smanie divennero più furiose che mai , come seppe ch ' erano ritornati da Roma suo fratello Flaminio e Dianella . A monsignor Montoro , sceso a Colimbètra in visita di condoglianza per la morte di donna Caterina , domandò con gli occhi gonfii dal pianto , se gli pareva umano che le si proibisse d ' andare a vedere e assistere la nipote , a cui aveva fatto da madre ! Don Ippolito , in quel momento , non era in villa . S ' era recato al camposanto di Bonamorone , poco discosto da Colimbètra , a pregare su la fossa della sorella . Quando entrò , scuro , nel salone , finse di non vedere il pianto della moglie , e al vescovo che gli si fece innanzi compunto e con le mani tese , disse : - È morta disperata , Monsignore . Disperata . Il figlio in carcere , compromesso con tanti altri di questi patrioti , nella frode delle banche . E quel Selmi venuto qua padrino avversario del Capolino , ha saputo ? s ' è ucciso . Scontano tutti le loro belle imprese ! È lo sfacelo , Monsignore ! Dio abbia pietà dei morti . Io mi sento il cuore così arso di sdegno , che non m ' è stato possibile pregare . Un fremito ai ginocchi m ' ha fatto levare dalla fossa della mia povera sorella , e mi sono domandato se questo era il momento di pregare e di piangere , o non piuttosto d ' agire , Monsignore ! Ma dobbiamo proprio rimanere inerti , mentre tutto si sfascia e le popolazioni insorgono ? Ha sentito , ha letto nei giornali ? Le folle hanno un bell ' essere incitate da predicazioni anarchiche ; scendendo in piazza a gridare contro la gravezza delle tasse , recano ancora con sé il Crocefisso e le immagini dei Santi ! - Anche quelle , però , del re e della regina , don Ippolito , - gli fece osservare amaramente Monsignore . - Per disarmare i soldati , queste ! - rispose pronto don Ippolito . - Il segno che l ' animo del popolo è ancora con noi , è in quelle ! è chiaro in quelle ! Sa che mio figlio è in Sicilia ? Monsignore chinò il capo più volte con mesta gravità , credendo che il principe gli avesse fatto quella domanda per chiamarlo a parte d ' un dispiacere . - Ha viaggiato insieme con don Flaminio , - aggiunse con un sospiro , - e con la povera figliuola . Donna Adelaide ruppe in nuovi e più forti singhiozzi . Don Ippolito pestò un piede rabbiosamente . - Bisogna vincere i proprii dolori , - disse con fierezza - e guardar oltre ! Saper vivere per qualche cosa che stia sopra alle nostre miserie quotidiane e a tutte le afflizioni che ci procaccia la vita ! Io ho scritto a mio figlio , Monsignore , e ho fatto anche chiamare il Capolino per proporgli d ' andare ad abboccarsi con lui , se fosse possibile venire a qualche intesa ... - Ma come , don Ippolito ? - esclamò , con stupore e afflizione , Monsignore . - Con quelli che gli hanno or ora assassinato barbaramente la moglie ? Don Ippolito tornò a pestare un piede sul tappeto , strinse e scosse le pugna , e col volto levato e atteggiato di sdegno , fremette : - Schiavitù ! schiavitù ! schiavitù ! Ah se io non fossi inchiodato qui ! - Ma che siamo sbanditi ? davvero sbanditi ? - domandò allora , tra le lagrime , donna Adelaide , rivolta al vescovo . - Chi ci proibisce d ' uscire di qui , d ' andare dove ci pare , Monsignore ? - Chi ? - gridò don Ippolito , volgendosi di scatto , col volto scolorito dall 'ira.- Non lo sapete ancora ? Monsignore , non ha posto lei chiaramente i patti di queste mie nuove nozze sciagurate ? Come non sa ancora costei chi ci proibisce d ' uscire di qui ? - Ma in un caso come questo ! - gemette donna Adelaide . - Vado io sola ! Egli può restare ! Santo Dio , ci vuole anche un po ' di cuore , ci vuole ! Monsignor Montoro la supplicò con le mani di tacere , d ' usar prudenza . Don Ippolito si portò e si premette forte le mani sul volto , a lungo ; poi mostrando un ' aria al tutto cangiata , di profonda amarezza , di profondo avvilimento , disse : - Monsignore , procuri d ' indurre mio cognato a portar qui la figliuola , presso la zia . Forse la quiete , la novità del luogo le potranno far bene . - Ah , qui ? davvero qui ? Ah se viene qui ... - proruppe allora con furia di giubilo donna Adelaide , dimenandosi , quasi ballando sulla seggiola . - Sì , sì , sì , Monsignore mio . Sente ? lo dice lui ! La faccia venire qui , Monsignore , subito subito , qui , la mia povera figliuola ! Lieto della concessione , Monsignore parò le candide mani paffute ad arrestare quella furia : - Aspettate ... permettete ? Ecco ... vi devo dire ... oh , una cosa che mi ha tanto , tanto intenerito ... Qua , sì ... ma aspettate ... vedrete che è meglio lasciare per ora a Girgenti la povera figliuola ... Forse abbiamo un mezzo per guarirla . Sì , ecco , l ' altro jer sera , sapete chi è venuto a trovarmi al vescovado ? Il De Vincentis , quel povero Ninì De Vincentis innamorato da lungo tempo della ragazza , lo sapete . Caro giovine ! Oh se l ' aveste veduto ! In uno stato , vi assicuro , che faceva pietà . Si mise a piangere , a piangere perdutamente , e mi pregò , mi scongiurò di dire a don Flaminio che si fidasse di lui e lo mettesse accanto alla ragazza , ché egli col suo amore , con la sua calda pietà insistente sperava di scuoterla , di richiamarla alla ragione , alla vita . Ebbene , che ne dite ? - Magari ! - esclamò donna Adelaide . - E Flaminio ? Flaminio ? - Ho fatto subito , jeri mattina , l ' ambasciata , - rispose Monsignore . - E don Flaminio , che conosce il cuore , la gentilezza e l ' onestà illibata del giovine , ha accettato la proposta , promettendo al De Vincentis che la figliuola sarà sua se farà il miracolo di guarirla . Ora il giovine è lì , presso la povera figliuola . Lasciamola stare , donna Adelaide , e preghiamo Iddio insieme , che il miracolo si compia ! Con questa esortazione , monsignor Montoro tolse commiato . Per le scale disse a don Ippolito che aveva in animo di mandare una pastorale ai fedeli della diocesi , e che fra qualche giorno sarebbe venuto a fargliela sentire , prima di mandarla . Don Ippolito aprì le braccia e , appena il vescovo partì con la vettura , andò a rinchiudersi nelle sale del Museo . Donna Adelaide rimase a piangere , prima di tenerezza per quell ' atto del povero Ninì , poi per disperazione , poiché sapeva purtroppo in che conto la nipote tenesse un tempo quel giovine . Forse , se anche lei avesse potuto esserle accanto , a persuaderla ... chi sa ! E cominciò a fremere di nuovo e a struggersi tra le smanie e a sentirsi divorata dalla rabbia per quella barbarie del principe , che la costringeva a star lì . E perché poi ? che cosa rappresentava , che cosa stava a far lì , lei ? No , no , no ; voleva andar via , scappare , fuggire , o sarebbe anch ' essa impazzita ! Decise di scrivere al fratello , scongiurandolo di venir subito a riprendersela , a liberarla da quella galera , o con le buone o con le cattive . Lieto della chiamata del principe di Laurentano , Ignazio Capolino si disponeva a scendere a Colimbètra , quando nella saletta d ' ingresso udì la vecchia serva respingere sgarbatamente qualcuno , che chiedeva di lui . Si fece avanti , sporse il capo a guardare , vide due donne vestite di nero , con uno scialle pur nero in capo , stretto attorno al viso pallido e smunto . Erano le due figliuole del Pigna , Mita e Annicchia . Capolino , come intese il nome , le fece entrare nel salotto e , dopo averle costrette a sedere , domandò loro che cosa desiderassero . Per pudore della loro miseria e per sostenere con dignità il cordoglio , resistevano entrambe alla commozione irrompente . Lo sforzo che facevano per non piangere , intanto , e la suggezione , impedivano la voce . E tutte e due stropicciavano forte , sotto lo scialle nero , il pollice della mano sinistra sulla costa dell ' ultima falange dell ' indice , ottusa , incallita , annerita e bucherata dall ' assiduo passaggio dell ' ago e del filo , quasi che soltanto nella sensibilità perduta di quel dito potessero trovar la forza e il coraggio di parlare . Alla fine , Mita , levando appena gli occhi offuscati , riuscì a dire : - Signor deputato , siamo venute a pregarla ... E l ' altra subito suggerì , corresse : - Le diamo l ' incomodo ... col dolore che deve avere in sé ... - Dite , dite pure , - le esortò Capolino . - Sono qua ad ascoltarvi . - Sissignore , ecco ... Vossignoria saprà , - riprese Mita facendosi improvvisamente rossa in viso , - che nostro padre e il Lizio , che è ... - Marito d ' una nostra sorella , - tornò a suggerire Annicchia . Mita le rivolse con gli occhi un pietoso rimprovero . - Sono stati arrestati , signor deputato ! - Innocenti , signor deputato , innocenti ! - Siamo testimonie noi , che non sapevano nulla , proprio nulla del fatto ... Capolino , confuso tra l ' ansia affannosa e incalzante con cui le due sorelle ora parlavano , domandò : - Di qual fatto ? - Come ! - fece Mita . - Del fatto , che vossignoria , purtroppo ... - Oh Signore ! - esclamò Annicchia . - Ce ne trema ancora il cuore . E Mita riprese : - Sono stati arrestati anch ' essi , innocenti come Cristo ... Siamo testimonie noi , che sono rimasti sbalorditi e senza fiato , quando se ne sparse la notizia ; non sapevano nulla di nulla ... - E vossignoria può credere , - aggiunse Annicchia , - che non avremmo avuto il coraggio di venire qua a parlarne a vossignoria , se non fossimo più che sicure che sono innocenti ... E Mita con gli occhi bassi , tremante : - La sua signora , disse , noi l ' abbiamo servìta e sappiamo quant ' era buona ... signora affabile ... e bella , oh quant ' era bella ... che pena ! Capolino strizzò gli occhi , si torse un po ' sulla seggiola , e domandò con voce grossa : - Avete avuto una perquisizione in casa ? - Sissignore , - risposero a una voce le due sorelle . Seguitò Mita : - Guardie , delegati , giudici ... come tanti diavoli .. hanno messo tutto sossopra .. - E che hanno trovato ? - Niente ! - Oh Maria , proprio niente ... Qualche lettera ... giornali ... l ' elenco dei socii . - Socii per modo di dire ... non veniva nessuno ... - Libri ... carte ... si son portato via tutto ... anche un capo di biancheria , signor deputato , con una goccia di sangue che m ' ero fatto io , qua al dito , cucendo ... Capolino si strinse la bocca con una mano sotto il naso , e rimase un pezzo accigliato , a pensare ; poi disse : - Se non verrà fuori qualche compromissione ... - Ah , nossignore ! - esclamò subito Mita . - Col fatto per cui sono stati arrestati , nessuna ; certo nessuna ! Vossignoria può crederlo ... - Non saremmo venute da vossignoria ... - ripeté Annicchia . Capolino tese le mani per fermarle , si raccolse di nuovo a pensare . - Sapete , - poi domandò - che io non sono benvisto dall ' autorità ? Sapete che , per scusare trenta e più anni di malgoverno , si vuol far credere che tutti questi torbidi in Sicilia siano suscitati sotto sotto dal partito clericale , a cui io appartengo ? - Vossignoria ... ma come ! disse Annicchia , con le mani giunte . - Se vossignoria ha avuto ... se a vossignoria ... - Tanto più ! Tanto più ! - troncò Capolino . - Diranno : « Ecco , vedete che c ' è l ' accordo ? Il cuore è una cosa ; la politica , un ' altra ! Viene lui , lui stesso , a intercedere per gli arrestati » . Così diranno ! Le due sorelle restarono smarrite , oppresse . - E come si può credere una tal cosa ? ... - domandò . - Ma non la credono affatto ! - rispose con un sorriso di sdegno Capolino . - Fingono di credere ! È la loro scusa . E io , andando , voi lo capite , farei il loro gioco , senza ottenere nulla per voi . Proprio cosí ! Anche nel 1866 , che voi altre non eravate neppur nate , la sommossa popolare a causa delle iniquità politiche e amministrative , fu addebitata a questo capro espiatorio del partito clericale . È la scusa più comoda , per i governanti , e di sicuro effetto ! Le due sorelle rimasero un pezzo in silenzio , assorte , quasi a veder la speranza che le aveva condotte lì , rintanarsi nella pena , cacciata da una ragione inattesa che non riuscivano a intendere chiaramente . - C ' eravamo figurate , - disse poi Mita , - che se vossignoria avesse detto una parola ... non solo di fronte all ' autorità ... ma anche per il paese ... Viviamo del lavoro che facciamo noi due , io e questa mia sorella ... Nessuno ce ne vuol più dare adesso , perché tutti , per quest ' arresto , credono che nostro padre e nostro cognato siano complici nel fatto che giustamente ha indignato tutto il paese ... Ora , se vossignoria , che è stato più di tutti offeso , dice una parola ... l ' innocenza ... - E c ' è anche questo , signor deputato ! - proruppe Annicchia , non riuscendo più a trattenere le lagrime , - che nostra sorella , signor deputato , quando sono venute le guardie ad arrestare il marito e nostro padre , aveva il bambinello attaccato al petto . Le si è attossicato il latte , signor deputato ; e ora il bambino sta morendo , e non sappiamo come curarlo ; e nostra sorella pare impazzita per il figlio che le muore , col padre in carcere ! Siamo rimaste cinque sorelle in casa ; ci volgiamo da tutte le parti e non sappiamo che ajuto darle ... Per questo siamo venute qua , a supplicarla , signor deputato ! Capolino s ' alzò , come sospinto dalla commozione . - Vedrò ... vedrò di fare qualche cosa ... - disse . - Datemi un po ' di tempo ... Bisogna che veda .. per la mia ... dico per la mia responsabilità politica ... Il cuore , ve l ' ho detto , è una cosa ; la politica , un ' altra ... Ma vedrò ... non m ' impegno ... Quietatevi , quietatevi ... e coraggio , figliuole mie ... È un momento orribile per tutti , credete ... e nessuno riesce a vederci uno scampo ... Le accompagnò , così dicendo , fino alla saletta d ' ingresso non volle scuse né ringraziamenti ; richiuse pian piano la porta alle loro spalle . Pur senz ' alcuna fiducia in quella vaga promessa d ' ajuto , le due sorelle , appena uscite su la via , provarono un certo sollievo per il passo che avevano fatto , quasi un ' ebbrezza d ' aver saputo parlare , per cui si sentirono alquanto riconfortate . Ma presto , pensando al luogo ove erano avviate , ricaddero nell ' avvilimento d ' una vergogna scottante . Si recavano alla Posta a riscuotere un po ' di denaro che Celsina aveva mandato da Roma , e di cui non sapevano che pensare ... E altro danaro in quei giorni , poco , oh poco , e frutto d ' un ' altra vergogna ben nota , veniva dalla sorella maggiore , da Rosa , a quelle loro povere mani logorate dal lavoro e ora forzate dall ' ozio , forzate ad accogliere il tristo peso di quei soccorsi non chiesti . Che agli occhi altrui figurasse d ' andare a Colimbètra non di sua volontà , ma chiamato , piaceva molto a Capolino . Era là , adesso , appesa al ramo una pera , rimasta un tempo acerba alla sua brama ; ma che ora , a quanto poteva congetturare da notizie recenti , doveva esser più che matura , lì lì per cadere a una scrollatina cauta e ardita della sua mano . Sarebbe stato questo , il perfetto compimento della sua vendetta ! E tutto pareva meravigliosamente preordinato perché si compisse presto e bene . Adelaide Salvo figurava nubile tuttora davanti allo stato civile . L ' avrebbe spinta a fuggire con lui a Roma , a riparare in casa della sorella Rosa . Prudentemente , per raffermar bene il suo diritto di salvatore , si sarebbe prima trattenuto alcuni giorni a Napoli con lei che , poverina , doveva aver tanto bisogno di quegli svaghi che solamente una città come Napoli poteva offrirle . A Roma , si poteva senza chiasso contrar le nozze civili . Francesco Vella avrebbe trovato modo di farlo entrare in qualità d ' avvocato consulente nell ' amministrazione delle ferrovie ; e non era detto che non dovesse piacergli che egli , divenuto di nuovo suo cognato , restasse con quella medaglietta ciondolante sul panciotto . Col tempo anche Flaminio Salvo , per intercessione di don Francesco e di donna Rosa , si sarebbe forse placato e non gli avrebbe attraversato la via . Il vero punto , adesso era persuadere Adelaide d ' affrontar lo scandalo della fuga , in quel momento sciagurato della pazzia della nipote . Ma monsignor Montoro gli aveva detto che il principe proibiva assolutamente alla moglie di recarsi a Girgenti anche per una visita in casa del fratello . Un ' altra congiuntura maravigliosamente propizia era nell ' opera pietosa offerta da quel caro Ninì De Vincentis alla povera ragazza . Che se Dianella fosse stata portata a Colimbètra presso la zia come il principe aveva proposto , altro che pensare alla fuga , egli non avrebbe potuto più neanche mettervi il piede ! Ma poteva bastare ad Adelaide questa vaga speranza , questa magra consolazione da lontano , di sapere inginocchiato innanzi alla nipote demente quel povero San Luigi ? In fondo tutto quell ' ardore , per quanto sincero , di visitare la nipote , doveva essere un pretesto per uscir da Colimbètra . Le ragioni delle sue smanie perduravano tutte , esacerbate per giunta da quella proibizione . Né Flaminio Salvo si sarebbe mai indotto a persuadere il principe di concedere alla sorella quell ' uscita . Bisognava insistere su questo punto , dimostrare ad Adelaide che il fratello non era uomo da venir meno ai patti stabiliti col principe per nessuna considerazione ; cosicché ella , perduta ogni speranza nell ' ajuto del fratello e vedendosi condannata a struggersi lì nel dispetto e nella noja , non vedesse più altro scampo che in lui , e trovasse nella disperazione il coraggio della fuga . Questi pensieri e ricordi e propositi rivolgeva in sé Capolino , scendendo da Girgenti a Colimbètra in vettura . Ma non gli suscitavano dentro né ansia , né calore . Avvertiva anzi una frigidità nauseosa , come se la vita gli si fosse rassegata ; sentiva che quella sua vendetta era per cose che restavano indietro nel tempo , irrevocabili , e già morte nel cuore , e che però non ne avrebbe avuto né gioja , né promessa di bene per l ' avvenire . Vendicava uno che , un giorno , era stato respinto da Adelaide Salvo ; ma era più ormai quell ' uno ? Tante cose non avrebbero dovuto accadere , che purtroppo erano accadute , e di cui sentiva in sé , nel cuore , il peso morto , perché avesse ora qualche gioja della sua vendetta . E appunto tutte queste cose morte gliela rendevano cosí facile . Ecco perché sentiva quella frigidità nauseosa . In Nicoletta Spoto aveva potuto trovare un certo compenso , un rinfranco alla nausea della sua abiezione , per quella e con quella , valeva quasi la pena d ' esser vile ... Ma suscitare adesso un nuovo scandalo , fare un affronto a un uomo come don Ippolito Laurentano , per Adelaide Salvo ... Forse però , in fin dei conti , sarebbe stato anche un sollievo per don Ippolito portargli via quella moglie ! Sul momento , l ' amor proprio ne avrebbe un po ' sofferto ; ma non era male che a lui così favorito sempre dalla sorte , bello , nobile , ricco , che aveva potuto prendersi il gusto e la soddisfazione di tener sempre alta la fronte , la sorte stessa , ora , all ' ultimo , con la mano di lui Capolino , allungasse uno scappellotto , così di passata . Ancora un ' altra agevolazione , e questa davvero inaspettata , e tale da fargli quasi cader le braccia , trovò , appena arrivato alla villa . Don Ippolito , sdegnato da un canto dalla sfiducia del vescovo , dall ' altra al tutto disilluso dalla risposta di Lando , arrivatagli la sera avanti da Palermo , circa la possibilità di venire a un accordo col partito clericale , s ' era rifugiato , come in tante altre occasioni bisognoso di conforto , nel culto delle antiche memorie , nell ' opera da lungo tempo intrapresa sulla topografia akragantina . Come per l ' acropoli , così per l ' emporio d ' Akragante , s ' era messo contro tutti i topografi vecchi e nuovi , che lo designavano alla foce dell ' Hypsas . Quivi egli invece sosteneva che fosse soltanto un approdo , e che l ' emporio , il vero emporio , Akragante , come altre antiche città greche non poste propriamente sul mare , lo avesse lontano , in qualche insenatura che potesse offrire sicuro ricovero alle navi : Atene , al Pireo ; Megara attica , al Niseo ; Megara sicula , allo Xiphonio . Ora , qual era l ' insenatura piú vicina ad Akragante ? Era la così detta Cala della Junca , tra Punta Bianca e Punta del Piliere . Ebbene là , dunque , nella Cala della Junca , doveva essere l ' emporio akragantino . A questa conclusione era arrivato con la scorta d ' un antico leggendario di Santa Agrippina . Ed era lieto e soddisfatto di una pagina che aveva trovato modo d ' inserire nell ' arida discussione topografica , per descrivere il viaggio delle tre vergini Bassa , Paola e Agatonica , che avevano recato per mare da Roma il corpo della santa martire dell ' imperatore Valeriano . Non era dubbio che le tre vergini fossero approdate col corpo della santa alla spiaggia agrigentina , in un luogo detto Lithos in greco e Petra in latino , quello stesso oggi chiamato Petra Patella , o Punta Bianca . Orbene , nell ' antico agiografo si leggeva che al momento dell ' approdo delle tre vergini un monaco che usciva dal monastero di Santo Stefano nel villaggio di Tyro presso l ' emporio , avviato ad Agrigento , s ' era fermato , attratto dal soave odore che emanava dal corpo della santa , ed era poi corso alla città ad annunziare quel prodigio al vescovo San Gregorio . Se , come volevano i vecchi e nuovi topografi , l ' emporio era alla foce dell ' Hypsas , e dunque pur lì il vicus di Tyro e il monastero di Santo Stefano , come mai quel monaco , avviato ad Agrigento , s ' era potuto imbattere a Punta Bianca nelle tre vergini che approdavano col corpo della santa martire ? Era del tutto inammissibile . Il monastero di Santo Stefano di Tyro doveva esser lì , presso Punta Bianca , e dunque pur lì l ' emporio . E la prova piú convincente era nel nome di quel villaggio , uguale a quello della grande città fenicia : Tyro . Questo nome probabilmente lo avevano dato i Cartaginesi al tempo del loro attivo commercio con gli Akragantini , e tale per qualche monte che doveva sorgere presso il villaggio : tur , difatti , in fenicio significa monte . Ne sorgeva forse qualcuno presso la foce dell ' Hypsas ? No ; il monte , designato anzi come per antonomasia il Monte Grande , sorge là appunto , presso Punta Bianca , e domina la Cala della Junca . Don Ippolito , quella mattina per tempissimo , s ' era recato a cavallo , con la scorta di Sciaralla e di altri quattro uomini , a visitar più attentamente quei luoghi , e in ispecie la costa di quel Monte Grande , nella contrada detta Litrasi , ove sono certi loculi creduti da alcuni topografi tombe fenicie , ma che a lui parevano molto più recenti e disposti e scavati in uno stile uso in Sicilia al tempo del basso impero , sicché potevano risalire agli anni del vescovado di San Gregorio , cioè al tempo che colà erano sbarcate le tre fedeli vergini Bassa , Paola e Agatonica con la salma odorosa della santa martire Agrippina . Di ritorno , benché da ogni parte gli si stendessero amenissimi allo sguardo nel tepore quasi primaverile immensi tappeti vellutati di verzura , qua dorati dal sole , là vaporosi di violente ombre violacee , sotto il turchino intenso e ardente del cielo , don Ippolito , guardando le sue mani appoggiate su l ' arcione della sella , non aveva pensato più ad altro che alla morte , alla sua scomparsa da quei luoghi , che ormai non doveva essere lontana . Ma contemplata così , sotto quel sole , in mezzo a tutto quel verde , mentre il corpo si dondolava ai movimenti uguali della placida cavalcatura , la morte non gli aveva ispirato orrore , bensì un ' alta serenità soffusa di rammarico e insieme di compiacenza , per la gentilezza e la nobiltà dei pensieri e delle cure , di cui aveva sempre intessuto la sua vita in quei luoghi cari , a cui tra poco avrebbe dato l ' ultimo addio . E s ' era immerso a lungo in quel sentimento nuovo di serenità , come per mondarsi del terrore angoscioso ch ' essa , la morte , gli aveva cagionato finora , e a cui doveva quelle indegne sue seconde nozze che avevano profanato il decoro della sua vecchiezza , l ' austerità del suo esilio . Poco dopo mezzogiorno , rientrando a Colimbètra , stanco della lunga cavalcata , sorprese nel salone Capolino e donna Adelaide in fitto colloquio : questa , accesa e in lacrime ; quello , pallido e in fervida agitazione . si fermò su la soglia , con un piglio più di nausea che di sdegno . - Oh , principe ... - fece subito Capolino , levandosi in piedi , smarrito . - State , state ... - disse don Ippolito , protendendo una mano , più per impedirgli d ' accostarsi , che per fargli cenno di restar seduto . - Non vi chiedo scusa del ritardo , perché la signora , vedo ... mi avrà dipinto anche a voi per un così barbaro uomo , che non vi sarete doluto se vi è mancata finora la mia compagnia ... - No ... la ... la principessa ... veramente ... - barbugliò Capolino . Don Ippolito s ' impostò fieramente e disse con accigliata freddezza : - Può andare , se vuole . Ma sappia che ciò che oggi le impedisce di uscire dal cancello della mia villa , le impedirà domani di rientrarvi . E ora seguitate pure la vostra conversazione . Si mosse per uscire dal salone . Capolino tentò di sostenere , innanzi alla donna , la sua dignità maschile , e gli disse dietro , quasi con aria di sfida , ma che poteva anche parer di scusa : - Voi , principe , mi avete fatto chiamare ... Don Ippolito , già arrivato all ' uscio , si voltò appena , tenendo scostata con la mano la portiera : - Oh , per una cosa da nulla , - disse . - Ormai ... ubbie ! ubbie ! E passò , lasciando ricadere la portiera . - La risposta ... la risposta ... - proruppe subito donna Adelaide , alzandosi soffocata e con gli occhi tumidi e insanguati dal pianto , - aspetto fino a domani la risposta , o che venga lui qua a dirmi se debbo proprio crepare e farmi pestar la faccia cosí - Ma certo ! ma certo ! ma certo ! - ribatté Capolino , andandole dietro . - Come vuoi che Flaminio ti dica ... - Me lo deve dire ! - lo interruppe lei , frenetica , mostrando i denti e le pugna . - Questo mi deve dire , con la sua bocca ; e allora sì , allora sì , subito ! faccio lo sproposito ! sono pronta ! faccio lo sproposito ! Entrò in quel punto Liborio , il cameriere favorito del principe , in preda a un ' ansia spaventata , e restò un momento perplesso alla vista del pianto e dell ' agitazione della signora . - Eccellenza ... Eccellenza ... - disse , - il signor don Salesio ... - Che cos ' è ? - domandò con rabbia donna Adelaide . - Che vuole ? - Niente , eccellenza ... pare che ... E Liborio alzò una mano a un gesto vago , di benedizione . - Ah , fece allora donna Adelaide , - piantando duramente gli occhi in faccia a Capolino e restando un tratto a guardarlo accigliata e a bocca aperta , come per saper da lui se fosse bene o male , che giusto in quel punto quel poveretto morisse . - Meglio ... meglio così ! - esclamò poi , - meglio cosí , pover ' uomo ... Andiamo , Gnazio , andiamo a vederlo ... E corse dietro a Liborio , seguita da Capolino , frastornato e turbato . - L ' ho tenuto qua con me ... - gli diceva , andando , - l ' ho trattato ... l ' ho curato ... Bella gente siete stati vojaltri , ad abbandonarlo così ... povero vecchio ... Meglio , meglio ... si leva di patire ... Anch ' io l ' ho trascurato in questi ultimi giorni ... Assassini ! Gli hanno dato il colpo di grazia ... Ma anche lui però , bisogna dirlo , mangiava troppo ... troppi dolci ... - Eh sì , eccellenza , - sospirò Liborio , - glielo dicevo anch ' io ... troppi ... - Piglia , piglia , Gnazio ... m ' è caduto il fazzoletto . Oh Bella Madre Santissima , che puzzo qui ! E si turò il naso con una mano , restando davanti alla soglia della cameretta in cui il povero vecchio moriva , sostenuto sul letto dal cuoco , accorso alla chiamata di Liborio . Trattenuti dall ' orrore istintivo della morte , ma forse più dal ribrezzo per l ' estrema magrezza di quel volto cartilaginoso , dai peli stinti , dai globi degli occhi già induriti sotto le pàlpebre semichiuse , donna Adelaide e Capolino stavano a guardare , ancora lì su la soglia , allorché videro la bocca del moribondo aprirsi , aprirsi sempre più , spalancarsi smisuratamente , come forzata con violenza crudele da una molla interna . - Oh Dio ! - gemette donna Adelaide . - Perché fa così ? Non aveva finito di dirlo , che da quella bocca springò fuori , di scatto , qualcosa , orribilmente . Donna Adelaide gettò un grido di raccapriccio e levò le mani quasi a riparo del volto . Liborio andò a guardare sul letto e , scorgendovi una dentiera aperta : - Niente , eccellenza ! - disse con un sorriso pietoso . - Ha finito di mangiare ... Il cuoco intanto adagiava sul cuscino il capo esanime del povero vecchio . CAPITOLO SETTIMO Nella vasta sala sonora dell ' antica cancelleria nel palazzo vescovile , dal tetro soffitto affrescato e coperto di polvere , dalle alte pareti dall ' intonaco ingiallito , ingombre di vecchi ritratti di prelati , coperti anch ' essi di polvere e di muffa , appesi qua e là senz ' ordine sopra armarii e scansìe stinte e tarlate , si levò un brusìo d ' approvazioni appena monsignor Montoro , con la sua bella voce dalle inflessioni misurate quasi soffuse di pura autorità protettrice , finì di leggere al capitolo della cattedrale e a molti altri canonici e beneficiali , lì apposta radunati , la pastorale ai reverendi parroci della diocesi su i luttuosi avvenimenti che funestavano la Sicilia e contristavano ogni cuor cristiano . Da un versetto di San Matteo , Monsignore aveva intitolato quella sua pastorale : Semper pauperes habetis vobiscum . Era una giornataccia rigida e ventosa di gennajo ; e più volte durante la lettura il vescovo e anche gli ascoltatori avevano rivolto gli occhi ai vetri dei finestroni che pareva volessero cedere alla furia urlante della libecciata . Tutta la lettura calma di quella mansueta omelìa aveva avuto l ' accompagnamento sinistro di sibili acuti e veementi , di cupi , lunghi mugolìi che spesso avevano distratto più d ' uno , diffondendo nella vasta sala vegliata da quei ritratti antichi impolverati e ammuffiti uno sbigottito rammarico della vanità di quella interminabile esercitazione oratoria . Parecchi se n ' erano stati a guardare attraverso uno di quei finestroni il terrazzino d ' una vecchia casa dirimpetto , sul quale un povero matto pareva provasse chi sa che voluttà , forse quella del volo , esposto lì al vento furioso che gli faceva svolazzare attorno al corpo la coperta del letto , di lana gialla , posta su le spalle : rideva con tutto il viso squallido , e aveva negli occhi acuti , spiritati , come un lustro di lagrime , mentre gli scappavan via di qua e di là , come fiamme , le lunghe ciocche dei capelli rossigni . Quel poverino era il giovane fratello del canonico Batà , il quale si trovava anche lui nella sala , attentissimo in vista alla lettura del vescovo , ma dentro di sé assorto di certo in pensieri estranei che più volte lo avevano fatto gestire comicamente . Terminata la lettura , quelli tra i più vecchi canonici che conoscevano meglio il debole del loro eccellentissimo vescovo s ' affrettarono a circondar la tavola , innanzi alla quale egli stava seduto , per farsi ripetere chi una frase e chi un ' altra fra le tante , di cui Monsignore , dal modo con cui le aveva proferite , era parso loro dovesse essere più contento e soddisfatto . - Quella , quella dell ' esercito di Satana , eccellenza , come dice ? - Allude alla massoneria , non è vero , vostra eccellenza ? come dice ? E Monsignore , dentro gongolante , ma fuori con un ' aria di stanca condiscendenza , abbassando su i chiari occhi ovati quelle sue pàlpebre lievi come veli di cipolla , e crollando il capo in segno di affermazione , e facendo cenno con la mano d ' aspettare , cercava nel foglio e ripeteva : - Malvagia e ria setta ... malvagia e ria setta , che a suo architetto ha scelto il demonio , a gerofante il giudeo ... - Ah , ecco ! A gerofante il giudeo ! - esclamavano quelli . - Stupenda espressione , eccellenza ! stupenda ... - Gagliarda ... gagliarda ... - Ma che ventaccio , buon Dio ! - riprendeva a lamentarsi il vescovo , afflitto , come d ' un ingiusto compenso al merito di quella sua fatica . I più giovani canonici , intanto , che piú di tutti avevano prestato ascolto alla lettura , si scambiavano tra loro occhiate di disgusto per quei vecchi e sciocchi piaggiatori , o di dolorosa rassegnazione per l ' accoglienza che il popolo avrebbe fatto a quel vaniloquio che s ' aggirava tutto quanto attorno a una non più ingenua che crudele domanda che i reverendi parroci avrebbero dovuto rivolgere ai poveri della diocesi : perché mai la miseria , che sempre era stata e sempre sarebbe stata , solamente ora perturbasse così gli animi e gli ordini e prorompesse in così deplorabili eccessi . Pareva ad alcuni di quei giovani prelati , che Monsignore avrebbe potuto almeno parafrasare per gli avvenimenti dell ' isola l ' enciclica recente di S . S . Leone XIII , De conditione opificum , nella quale era pur detto che i proprietarii dovessero cessare dall ' usura aperta o palliata , e dal tener gli operaj in conto di schiavi , e dal trafficare sul bisogno dei miseri , invece di mostrarsi così avverso a coloro che « osavano attentare all ' antica rigidità del diritto quiritario » . Tanto più s ' affliggevano del tono di quella pastorale del loro vescovo , in quanto che , proprio il giorno avanti , in difesa dei poveri Pompeo Agrò aveva pubblicato un fiero opuscolo , nel quale , dopo aver paragonato le condizioni della Sicilia a quelle dell ' Irlanda , e messo in rilievo il linguaggio e l ' atteggiamento assunti da illustri prelati cattolici , inglesi e americani , nelle questioni economiche e sociali del momento , aveva - quasi per sfida - citato l ' insolente risposta del reverendo Mac Glynn , curato cattolico di New York , all ' invito del suo vescovo di moderare la propaganda rivoluzionaria : « Ho sempre insegnato , Monsignore , e sempre insegnerò , fino all ' ultimo respiro , che la terra è di diritto proprietà comune del popolo , e che il diritto di proprietà individuale sul suolo è opposto alla giustizia naturale , quantunque sancito dalle leggi civili e religiose ! » . Era quell ' opuscolo dell ' Agrò tutto un ' acerba requisitoria contro l ' ignoranza e l ' accidia del clero siciliano . Ed ecco che , a un giorno di distanza , quella pastorale del loro vescovo veniva a darne la prova più schiacciante . Altri in crocchio si consigliavano , se non fosse prudente mandare più tardi , in segreto , qualcuno dei vecchi più accetti a Monsignore , per fargli notare a quattr ' occhi anche l ' inopportunità di quella pastorale , ora che in paese correva la voce che , per l ' imperversare ovunque della bufera , fosse imminente se non di già avvenuta la proclamazione dello stato d ' assedio in tutta la Sicilia . Si faceva anzi il nome d ' un generale dell ' esercito , nominato commissario straordinario con pieni poteri ; quello stesso che , da alcuni giorni , era sbarcato a Palermo con un intero corpo d ' armata . Si diceva che per prima cosa costui aveva fatto arrestare i membri del Comitato centrale dei Fasci , i quali la sera avanti avevano lanciato un proclama rivoluzionario ai lavoratori dell ' isola . - Sì , sì , eccolo ... l ' ho qua in tasca ... è vero ! è vero ! - disse uno , misteriosamente . - Or ora , fuori , lo leggeremo ... Ma a frastornare e ad accrescere la curiosità ansiosa di quel crocchio , sopraggiunse in quel punto nella sala , più pallido del solito e anelante , il giovane segretario del vescovo , che recava evidentemente la conferma di quelle gravissime notizie . Si affollarono tutti attorno alla tavola . - Proclamato ? - Sì , sì , lo stato d ' assedio , proclamato ; e ordinato il disarmo della popolazione . - Anche il disarmo ? Oh bene ... bene ... - E arrestati i membri del Comitato centrale dei Fasci , in Palermo . - Tutti ? - Non tutti ; alcuni sono riusciti a fuggire . Tra questi si dice , anche il figlio del principe di Laurentano . - Oh Dio , che sento ! - gemette il vescovo . - Già ... c ' era anche lui ! ... Fuggito ? Fuggito ? La notizia non era certa : molti asserivano che anche il Laurentano era stato arrestato . Subito , del resto , tutta la Sicilia sarebbe occupata militarmente , fin nelle più piccole borgate , cosicché anche quei fuggiaschi sarebbero presi e tratti in arresto . - Oh Dio , che sento ! oh Dio , che sento ! - riprese a esclamare Monsignore . - Ma dunque ... siamo davvero a questo ? Di nascosto , dalla tasca di quel giovine prelato venne fuori il proclama del Comitato , diffuso in gran copia su fogli volanti per tutte le città dell ' isola ; passò dall ' uno all ' altro attorno alla tavola ; ma molti non sapevano che fosse , e ognuno , saputolo , si ricusava d ' aprirlo e ne faceva passaggio al più presto , come se quella carta ripiegata e brancicata bruciasse o insudiciasse le mani , finché arrivò a quelle del giovine segretario che la spiegò e cominciò a leggerla forte alla presenza del vescovo , tra lo stupore e lo sgomento d ' alcuni e i vivaci commenti o di derisione o d ' indignazione degli altri . Trattando come da potenza a potenza col Governo , il Comitato , in tono solenne , domandava a nome dei lavoratori della Sicilia : l ' abolizione del dazio delle farine ( - Eh , fin qui ! - ) ; un ' inchiesta su le pubbliche amministrazioni , col concorso dei Fasci ( - Oh bravi ! Eh , scaltri ... già ! - ) ; la sanzione legale dei patti colonici e minerarii deliberati nei congressi del partito socialista ( - Come come ? Sanzione legale ? Eh già , legale ! Il bollo governativo ! - ) ; la costituzione di collettività agricole e industriali , mediante i beni incolti dei privati o i beni comunali dello Stato e dell ' asse ecclesiastico non ancora venduti ( e qui si scatenò una furia di proteste , una confusione di gridi , tra cui predominavano : - La spoliazione ! ... Briganti ! ... Roba di nessuno ! - mentre il giovane segretario con la mano faceva cenno di tacere , ché c ' era dell ' altro , di meglio , di meglio , e ripeteva , leggendo nella carta : - Nonché ... nonché ... - ) ; nonché l ' espropriazione forzata dei latifondi , con la concessione temporanea agli espropriati di una lieve rendita annua ( - Oh , troppo buoni ! - Troppa grazia ! - Che generosità ! - Che degnazione ! - ) ; leggi sociali per il miglioramento economico e morale dei proletarii , e infine la bomba : stanziamento nel bilancio dello Stato della somma di venti milioni di lire per procedere alle spese necessarie all ' esecuzione di queste domande , per l ' acquisto degli strumenti da lavoro tanto per le collettività agricole quanto per quelle industriali , e per anticipare alimenti ai socii e porre le collettività in grado d ' agire utilmente . - Ma sono pazzi ! ma sono pazzi ! - proruppe , tra il baccano generale , Monsignore , levandosi in piedi . - Oh Signore Iddio , che tracotanza ! Ma è certo , eh ? è certo l ' arrivo di questo corpo d ' armata ? è certo , eh ? Qua non si scherza ! Oh Dio ! oh Dio ! Il giovine segretario s ' affrettò a rassicurarlo , poi terminò la lettura del proclama che , concludendo , raccomandava la calma , perché coi moti isolati e convulsionarii non si sarebbero raggiunti benefizii duraturi , e ammoniva che dalle decisioni del governo si sarebbe tratta la norma della condotta da tenere . Ma Monsignore , scartando con ambo le mani come superflue quelle raccomandazioni e quegli ammonimenti , ordinò al segretario subito di mandare a stampa la sua pastorale che certo sonerebbe gradita a quel Generale comandante il corpo d ' armata ; e sciolse la riunione per recarsi in fretta a Colimbètra a confortare il principe di Laurentano . Con lungo e strepitoso svolazzìo di tonache e di tabarri quella frotta di canonici , investita dal vento , discese dalle alture di San Gerlando a mescolarsi al subbuglio della città . Il matto , sul terrazzino , gridava , felice , agitando la coperta gialla , come per rispondere allo svolazzare di tutti quei tabarri neri . Correndo a Colimbètra , monsignor Montoro non supponeva di certo che sentimenti molto simili a quelli espressi da lui con tanta untuosità letteraria nella sua pastorale agitavano l ' animo d ' uno di coloro ch ' egli aveva poc ' anzi chiamato pazzi . Al primo contatto diretto con quei così detti compagni , alle ripercussioni piú vicine e più frequenti degli episodii sanguinosi di quella sollevazione popolare , Lando Laurentano s ' era veduto chiamato dagli amici in Sicilia a rispondere , se non d ' un vero delitto , poiché non poteva diffidare della loro buona fede , certo d ' una enorme pazzia . Sempre per quella infatuazione , dovuta forse in gran parte , quasi un abbagliamento , al calore stesso della terra che dava tanta teatralità di voce e di gesti alla vita dei suoi compaesani , e di cui egli - volontariamente rigido - aveva avuto sempre un così aspro dispetto ! Come avevano potuto illudersi i suoi amici d ' essere riusciti in pochi mesi , con le loro prediche , a rompere quella dura scorza secolare di stupidità armata di diffidenza e d ' astuzie animalesche , che incrostava la mente dei contadini e dei solfaraj di Sicilia ? Come avevano potuto credere possibile una lotta di classe , dove mancava ogni connessione e saldezza di principii , di sentimenti e di propositi , non solo , ma la più rudimentale cultura , ogni coscienza ? Tutta , da cima a fondo , la tattica era sbagliata . Non una lotta di classe , impossibile in quelle condizioni , ma una cooperazione delle classi era da tentare , poiché in tutti gli ordini sociali in Sicilia era vivo e profondo il malcontento contro il governo italiano , per l ' incuria sprezzante verso l ' isola fin dal 1860 . Da una parte il costume feudale , l ' uso di trattar come bestie i contadini , e l ' avarizia e l ' usura ; dall ' altra l ' odio inveterato e feroce contro i signori e la sconfidenza assoluta nella giustizia , si paravano come ostacoli insormontabili a ogni tentativo per quella cooperazione . Ma se disperata poteva apparire l ' impresa , forse non meno disperata si scopriva adesso quella che i suoi amici avevano voluto tentare , agevolati sul principio , inconsciamente e sciaguratamente , dall ' inerzia del Governo che incoraggiava tutti a osare ? Sprofondato in quel momento a Roma fino alla gola nel pantano dello scandalo bancario e fiducioso qua in Sicilia nella sua polizia o inetta o arrogante e soverchiatrice , il Governo , senza darsi cura dei mali che da tanti anni affliggevano l ' isola , senza rispetto né per la legge né per le pubbliche libertà , con l ' inerzia o con le provocazioni aveva favorito e stimolato il rapido formarsi di quelle associazioni proletarie che , se avessero subito ottenuto qualche miglioramento anche lieve dei patti colonici e minerarii , e se non fossero state sanguinosamente aizzate , presto , senz ' alcun dubbio , si sarebbero sciolte da sé , prive com ' erano d ' ogni sentimento solidale e senz ' alcun lievito di coscienza o ombra d ' idealità . Questo , Lando Laurentano aveva compreso ora , troppo tardi , sul luogo ; e l ' animo esacerbato con cui era accorso all ' invito gli era rimasto oppresso da uno stupore pieno di tetra ambascia , come se i suoi amici gli avessero empito di stoppa la bocca arsa di sete . Scosso dall ' urgenza di correre a qualche riparo sotto la minaccia incombente d ' una violenta , schiacciante repressione da parte del governo , s ' era opposto con indignazione ai consigli di prudenza dei suoi amici , smarriti e sbigottiti dalla gravità estrema del mornento . Prudenza ? Ora che , a distanza di pochi giorni , nei piccoli paesi dell ' interno , a Giardinello , di appena ottocento abitanti , a Lercara , a Pietraperzìa , a Gibellina , a Marinèo , uscivano e si raccoglievano in piazza mandre di gente senz ' alcuna intesa , senz ' altra bandiera che i ritratti del re e della regina , senz ' altra arma che una croce imbracciata da qualche donna lacera e infuriata in capo alla processione , e s ' avviavano cieche incontro ai fucili d ' una ventina di soldati , a cui più che altro la paura di vedersi sopraffatti consigliava all ' improvviso di far fuoco , senza neppure aspettarne il comando ? sì , nessuno aveva suggerito loro quelle processioni che finivano in eccidii ; ma di esse e di tutti gli atti inconsulti e del sangue di quei macellati si doveva ora rispondere , appunto perché quelle mandre cieche s ' eran credute atte e mature ad accogliere la dimostrazione dei loro diritti . Come tirarsi più indietro , ora , e consigliar prudenza ? No , non c ' era più altro scampo , ormai , che nell ' ultimo prorompimento di quella pazzia : bisognava immolarsi insieme con quelle vittime . E Lando Laurentano aveva sdegnosamente rifiutato di apporre la firma a quel manifesto del Comitato centrale ai lavoratori dell ' isola , che nella solennità del tono perentorio gli era sembrato anche ridicolo , non tanto per i patti e le condizioni che poneva al Governo , ma in quanto mancava ogni realtà di coscienza e di forza in coloro nel cui nome li poneva . Di reale , non c ' era altro che la disperazione di tanti infelici , condannati dall ' ignoranza a una perpetua miseria ; e il sangue , il sangue di quelle vittime . A viva forza , appena proclamato lo stato d ' assedio , s ' era fatto trascinare da Lino Apes alla fuga . Era fuggito , non per le ragioni che l ' Apes nella concitazione del momento gli aveva gridate , ma per l ' invincibile repugnanza di far la figura dell ' apostolo o dell ' eroe o del martire , esposto nella gabbia d ' un tribunale militare alla curiosità e all ' ammirazione delle dame dell ' aristocrazia palermitana a lui ben note . A compagni nella fuga , oltre l ' Apes , aveva avuto il Bruno , l ' Ingrao e Cataldo Sclàfani , tutti e tre travestiti . Che riso , misto di sdegno e di compassione , che avvilimento insieme e che ribrezzo , gli aveva destato la vista irriconoscibile di quest ' ultimo , senza più quel fascio di pruni che gli copriva le guance e il mento ! Pareva che gli occhi e la voce ancora non lo sapessero , e producevano un ridicolissimo effetto di smarrimento nelle loro espressioni , di cui già tanta parte era quella barba che adesso mancava . Ma quel travestimento non tradiva , in verità , alcuna paura in nessuno dei tre ; era come imposto dalla parte che la necessità della fuga assegnava loro in quel momento ; ed entrava in esso anche , e non per poco , il fatuo puntiglio della scaltrezza isolana , di fuggire alla sopraffazione della forza pubblica . S ' erano internati nell ' isola , correndo innanzi alle milizie che da Palermo si disponevano a invadere le altre provincie . Se fossero riusciti a traversarla tutta , si sarebbero rifugiati a Valsanìa , e di là si sarebbero imbarcati per Malta o per Tunisi . Sarebbe piaciuto a Lando di spatriare a Malta , luogo d ' esilio di suo nonno , non perché ardisse di comparar la sua sorte a quella di lui , ma perché da un pezzo aveva in animo di recarsi a Bùrmula a rintracciarne , se gli fosse possibile , i resti mortali , con le indicazioni di Mauro Mortara , non ben sicure veramente , poiché il seppellimento era avvenuto nella confusione della gran morìa a Malta nel 1852 . Invano Lino Apes , pigliando pretesto dagli incidenti e dai disagi della fuga precipitosa , ora a piedi , ora su carretti senza molle , ora su vetturette sgangherate , su per monti , giù per vallate , in cerca di cibo e di ricovero , aveva tentato di dimostrare agli amici che , dopo tutto , quello che facevano non era cosa tanto seria , di cui , volendo , non si potesse anche ridere . Era , per esempio , lo strappo alle loro illusioni una ragione sufficiente perché non si désse alcuna importanza a quello che egli s ' era fatto ai calzoni , scendendo da un carretto ? Più vecchie di Tiberio Gracco , quelle illusioni ; e i suoi calzoni erano nuovi ! Dove aveva lasciato Cataldo Sclàfani il pacco della sua magnifica barba ? Niente meglio che un pelo di quella barba - pensando filosoficamente - avrebbe potuto rammendare i suoi calzoni ! Lo squallido aspetto dei luoghi , nella desolazione invernale , la costernazione per il cammino incerto e faticoso , l ' ansia di apprendere notizie qua e là di quanto era accaduto dal momento della loro fuga , avevano lasciato senz ' eco di riso le arguzie di Lino Apes . Dalle impressioni a mano a mano raccolte , internandosi sempre più , su quelle misure eccezionali adottate all ' improvviso dal governo , era sorto nell ' animo di Lando più fermo il convincimento dello sbaglio commesso dai suoi amici . L ' antico , profondo malcontento dei Siciliani era d ' un tratto diventato ovunque fierissima indignazione : per quanto i più alti ordini sociali fossero spaventati dalle agitazioni popolari , ora , di fronte a quella sopraffazione militare , a quell ' aria di nemico invasore della milizia che aboliva per tutti ogni legge e sopprimeva ogni garanzia costituzionale , si sentivano inclinati se non ad affratellarsi con gli infimi , se non a scusarli , almeno a riconoscere che infine questi , finora , nei conflitti , avevano avuto sempre la peggio , né mai s ' erano sollevati a mano armata , e che , se a qualche eccesso erano trascesi , vi erano stati crudelmente e balordamente aizzati dagli eccidii . La nativa fierezza , comune a tutti gli isolani , si ribellava a questa nuova onta che il governo italiano infliggeva alla Sicilia , invece di un tardo riparo ai vecchi mali ; e per tutto era un fremito di odio alle notizie che giungevano , di paesi circondati da reggimenti di fanteria , da squadroni di cavalleria , per trarre in arresto a centinaja , senz ' alcun discernimento e con furia selvaggia , ricchi e poveri , studenti e operaj , e qua consiglieri e là maestri e segretarii comunali , e donne e vecchi e finanche fanciulli : soppressa la stampa ; sottoposta a censura anche la corrispondenza privata ; tutta l ' isola tagliata fuori dal consorzio civile e resa legata e disarmata all ' arbitrio d ' una dittatura militare . Come un cavallo riottoso , cacciato contro sua voglia lontano dagli ostacoli che avrebbe dovuto superare , a un tratto , investito da una raffica turbinosa , aombra e s ' impenna e recalcitra , fremendo in tutti i muscoli , Lando Laurentano , investito dalla veemenza di quell ' indignazione generale , a un certo punto s ' era impuntato , sentendosi soffocare dall ' avvilimento della sua fuga . Era proprio il momento di fuggire , quello ? di lasciare il campo ? Il terreno scottava sotto i piedi ; l ' aria era tutta una fiamma . Possibile che l ' isola , da un capo all ' altro fremente , si lasciasse schiacciare , pestare così , senza insorgere con l ' esasperazione dell ' odio sì lungamente represso e ora sì brutalmente provocato ? Forse bastava un grido ! Forse bastava che uno si facesse avanti ! Giunti a Imera , alla notizia che in un paese lì presso , a Santa Caterina Villarmosa , il popolo era insorto , Lando non poté piú stare alle mosse , e , non ostante che gli amici facessero di tutto per trattenerlo , gridandogli che non c ' era più nulla da tentare , da sperare e che andrebbe a cacciarsi da sé balordamente tra le grinfie della forza pubblica , volle andare . Solo Lino Apes lo seguì , ma con la speranza di raffreddarlo e d ' arrestarlo a mezza via , assumendo per l ' occasione , come meglio poté , la parte di Sancio , perché l ' amico , che sapeva sensibile al ridicolo , si scoprisse accanto a lui Don Chisciotte . E difatti , presto , i giganti che Lando nell ' esaltazione s ' era figurato di vedere in quei popolani di Santa Caterina Villarmosa , insorgenti a sfida della proclamazione dello stato d ' assedio , gli si scoprirono molini a vento . Nei pressi del paese , seppero che colà non si sapeva ancor nulla di quella proclamazione : un manifesto era stato attaccato ai muri , ma il popolino lo ignorava ; e , ignorandolo , al solito , come altrove , coi ritratti del re e della regina , un crocefisso in capo alla processione , gridando - Viva il re ! abbasso le tasse ! - s ' era messo a percorrere le vie del paese , finché , uscendo dalla piazza e imboccando una strada angusta che la fronteggiava , vi aveva trovato otto soldati e quattro carabinieri appostati . L ' ufficiale che li comandava ( non per niente si chiamava Colleoni ) aveva preso questo partito con strategia sopraffina , perché la folla inerme , lì calcata e pigiata , alle intimazioni di sbandarsi non si potesse più muovere ; e lì non una , ma più volte , aveva ordinato contro di essa il fuoco . Undici morti , innumerevoli feriti , tra cui donne , vecchi , bambini . Ora , tutto era calmo , come in un cimitero . Solo , qua e là , il grido dei parenti che piangevano gli uccisi , e i gemiti dei feriti . - Ti basta ? - domandò Lino Apes a Lando . Questi si volse al vecchio contadino che aveva dato quei ragguagli e che , paragonando il paese a un cimitero , aveva indicato una collina lì presso su cui sorgevano alcuni cipressi , e gli domandò : - Sono lì ? Il vecchio contadino , con gli occhi aguzzi d ' odio e intensi di pietà , crollò più volte il capo ; poi tese le dita delle due mani deformi e terrose , per significare prima dieci e poi uno ; e con lo sguardo e col silenzio , che seguì a quel muto parlare , espresse chiaramente ch ' egli li aveva veduti . Lando si mosse verso la collina . - Ho capito ! - sospirò Lino Apes . - Ora divento Orazio ... Seconda rappresentazione : Amleto al cimitero . Nel piccolo , squallido camposanto su la collina , tranne il custode freddoloso , con un leggero scialle di lana appeso alle spalle , non c ' era nessuno . Seduto su uno sgabelletto , a sinistra dell ' entrata , quegli stava a guardare apaticamente , nel silenzio desolato , le casse schierate per terra innanzi a sé , come un pastore la sua mandra . Aspettava la visita e le disposizioni dell ' autorità giudiziaria , per il seppellimento . Vedendo entrare quei due , si voltò , poi subito s ' alzò e si tolse il berretto , credendo che fossero il giudice e il commissario di polizia . Lino Apes gli si diede a conoscere per giornalista , insieme col compagno , e Lando lo pregò di fargli vedere qualcuno di quei cadaveri . Il custode allora si chinò su una delle casse , più grande delle altre , tinta di grigio , con due fasce nere in croce , e tolse una grossa pietra che stava sul coperchio Due cadaveri in quella cassa , uno su l ' altro : uno con la faccia sotto i piedi dell ' altro . Quello di sopra era d ' un ragazzo . Divaricate , le gambe ; la testa , affondata tra i piedi del compagno . A guardarlo così capovolto , pareva dicesse , in quell ' atteggiamento : - No ! No ! - con tutto il visino smunto , dagli occhi appena socchiusi , contratti ancora dall ' angoscia dell ' agonia . No , quella morte ; no , quell ' orrore ; no , quella cassa per due , attufata da quel lezzo crudo e acre di carneficina . La piú raccapricciante era la vista dell ' altro , di tra le scarpe logore del ragazzo , coi grandi occhi neri ancora sbarrati e un po ' di barba fulva sotto il mento . Era d ' un contadino nel pieno vigore delle forze . Con quei terribili occhi sbarrati al cielo , dal corpo supino chiedeva vendetta di quell ' ultima atrocità , del peso di quell ' altra vittima sopra di sé . - Vedete , Signore , - pareva dicesse , - vedete che hanno fatto ! Non una parola poté uscire dalle labbra di Lando e dell ' Apes ; e il custode richiuse il coperchio e di nuovo vi impose la grossa pietra . Dopo altre e altre casse di nudo abete , misere , una ve n ' era , foderata di chiara stoffa celeste , piccola , così piccola , che a Lando sorse , nel dubbio , la speranza che almeno quella non fosse della strage . Guardò il custode che vi si era affisato , e dal modo con cui la mirava comprese che , sì , anche quella ... anche quella ... Glielo domandò e il custode , dopo avere un po ' tentennato il capo , rispose : - Una ' nnucenti ... ( Una fanciullina ) . - Si può vederla ? Lino Apes , rivoltato e su le spine , si ribellò : - No , lascia , via , Lando ! Non vedi ? La cassa è inchiodata ... - Oh , per questo ... - fece il custode , togliendo di tasca un ferruzzo . - Devo schiodarla per il giudice istruttore . Ci vuol poco ... E si chinò a schiodare il lieve coperchio , con cura per la gentilezza di quella stoffa celeste . I chiodi si staccavano docili dal legno molle , a ogni spinta . Scoperchiata la piccola bara , vi apparve dentro la fanciullina non ancora irrigidita dalla morte , ancora rosea in viso , con la testina ricciuta , un po ' volta da un lato , e le braccia distese lungo i fianchi . Ma la boccuccia rossa era coperta di bava e dal nasino le colava una schiuma sanguigna , gorgogliante ancora , a intervalli che pareva avessero la regolarità del respiro . - Ma è viva ! - esclamò Lando , con raccapriccio . Il custode sorrise amaramente : - Viva ? - e ripose il coperchio . La avrebbe fatta andar via ancora viva quella mamma che così l ' aveva pettinata e acconciata , che con tanto amore aveva adornato di quella chiara stoffa celeste la piccola bara ? - Questo hanno fatto ... - mormorò Lando . E Lino Apes e il custode credettero ch ' egli alludesse ai soldati , che avevano ucciso quella povera bimba . Lando Laurentano , invece , alludeva ai suoi compagni , e aveva innanzi alla mente non più l ' immagine di quella piccina , la quale almeno aveva avuto le cure della gentile pietà materna , ma l ' immagine atroce di quell ' altra vittima grande , con su la faccia le scarpe dell ' altro cadavere , e gli occhi sbarrati , pieni di smisurata angoscia , rivolti al cielo . Nell ' antico palazzo dei De Vincentis , fuori annerito dal tempo e tutto screpolato come una rovina , dai balconi e dalla vasta terrazza vellutati di muschio , con le ringhiere a gabbia arrugginite , ma dentro , negli ampii cameroni , pieno di luce e di pace , con quei santi e fiori di cera nelle campane di cristallo che pareva diffondessero per tutto un odor di badìa , il silenzio stampato sui mattoni coi rettangoli di sole delle invetriate che s ' allungavano lentissimamente sempre più , seguiti dal fervor lento e lieve del pulviscolo , era rotto da un cupo romore cadenzato di passi . Da una settimana Vincente De Vincentis , dimentico dei codici arabi della biblioteca di Itria , se ne stava in una camera , avvolto in un vecchio pastrano stinto , col bavero alzato , a passeggiare dalla mattina alla sera , con le mani adunche , afferrate dietro il dorso , il capo ciondoloni e gli occhi tra i peli , quasi ciechi , poiché in casa non portava mai gli occhiali . Nella stanza accanto , presso la vetrata del balcone , stava seduta a far la calza , con uno scialle grigio di lana addosso e un fazzoletto nero in capo di lana , anch ' esso annodato sotto il mento , boffice e placida come una balla , donna Fana , la vecchia casiera . Per metà dentro al rettangolo di sole , quasi vaporava nella luce , e la calugine dello scialle di lana , accesa , brillava con gli atomi volteggianti del pulviscolo . Donna Fana aveva composto con le sue mani nelle bare prima il padrone , morto giovane , poi la padrona , di cui , più che la serva , era stata l ' amica e la consigliera , e aveva veduto nascere e crescere tra le sue braccia i due padroncini , ora affidati del tutto alle sue cure . Da giovane , era stata conversa nel monastero di San Vincenzo , ed era rimasta « senza mondo » com ' ella diceva , cioè vergine e quasi monaca di casa . Traeva a quando a quando , come nel monastero , certi sospiri ardenti , seguiti dall ' immancabile esclamazione : - Se fossi là ! Ma non c ' era più nessuno che le domandasse , come usava tra le monache : « Dove , sorella mia ? » perché ella potesse rispondere in un altro sospiro : - Con gli angeletti ! Ma nella pace degli angeli , veramente , era stata sempre , in quella casa . La padrona : una vera santa , ingenua fino a grande come una bambina , incapace di pensare il male , e tutta dedita alla religione e alle opere di misericordia ; quei due figliuoli : anch ' essi uno più buono dell ' altro , costumati e timorati di Dio . Ora , poteva mai il Signore abbandonare quella casa e lasciarla andare in rovina ? Donna Fana pareva fosse a parte di tutti i voleri di Dio ; e parlava del Paradiso , come se già vi fosse e seguitasse a farvi la calza sotto gli occhi del Padre Eterno , di cui sapeva dire dove e come stava seduto , insieme con Gesù Nostro Salvatore e la Bella Madre . Da tempo aveva preparato i capi di biancheria e la veste e le pianelle di panno e il fazzoletto di seta per comparire al Giudizio Universale , sicurissima che il Giudice Supremo l ' avrebbe chiamata tra gli eletti , così tutta bella pulita e rassettata ; e ogni sera faceva una speciale orazione a Santa Brigida , che doveva annunziarle in sogno , tre giorni prima , l ' ora precisa della morte , perché fosse pronta e in regola coi sagramenti . Non si angustiava dunque di nulla ; e per lei tutta quella costernazione di Vincente ( ch ' ella chiamava don Tinuzzo ) era una fanciullaggine . La raffermava in questa opinione , non solo la fiducia in Dio , ma anche la fede incrollabile che la ricchezza di quel casato non potesse aver mai fine . E seguitava a governare con l ' antica abbondanza , per modo che tutte le poverelle del vicinato venissero a fin di tavola a spartirsi il superfluo e i resti del desinare , come al solito per tanti anni ; e a tener provvista la dispensa d ' ogni ben di Dio , e a preparare con le sue mani ai padroncini i rosolii e i dolci tradizionali , imparati alla badìa , il cùscusu di riso e pistacchi , i pesci dolci di pasta di mandorla , le pignoccate , e tutte le conserve e le cotognate e i frutti in giulebbe . Forse , sì , qualche cosa raspava , sotto sotto , don Jaco Pàcia , l ' amministratore . - Ma che ? - domandava a Ninì , dopo qualche sfuriata del fratello maggiore . - Mollichelle , figlio mio , mollichelle ! Uomo di chiesa anche lui , don Jaco Pàcia , era mai possibile che rubasse come e quanto diceva don Tinuzzo ? Ma se a lei don Jaco seguitava a dare per l ' andamento di casa quello stesso che aveva dato sempre , senza far mai la più piccola osservazione ? Tutto il maneggio dei denari lo aveva lui ; via ! bisognava chiudere un occhio , se qualcosina gli restava attaccata alle dita . Donna Fana lo difendeva , in coscienza , perché della onestà dei pensieri e delle azioni del Pàcia credeva d ' avere una prova nel fatto che , l ' anno che don Jaco era andato a Roma , le aveva portato di là una corona benedetta e una tabacchiera col ritratto del Santo Padre . Se avesse saputo che , quel giorno stesso , don Jaco , per far denari , oltre la cessione delle terre di Milione a don Flaminio Salvo , sarebbe venuto a proporre un ' ipoteca su quel palazzo , ov ' ella stava così tranquillamente a far la calza ! Quest ' ultima bomba , veramente , non se l ' aspettava neanche Vincente . Oltre quella delle terre da cedere egli aveva , sì , un ' altra grave preoccupazione , che non gli dava requie da due giorni , ma d ' indole affatto diversa . Aveva scoperto nell ' angolo d ' uno stanzone ov ' era affastellata la roba fuori d ' uso , un fucilaccio antico , di quelli a pietra focaja , tutto incrostato di ruggine e di polvere . Proclamato lo stato d ' assedio e il disarmo in tutta la Sicilia , non era egli in obbligo di consegnare quell ' arnese là ? Ninì e donna Fana dicevano di no ; Ninì anzi sosteneva che sarebbe sembrata , più che una impertinenza , uno scherno oltraggioso all ' autorità la consegna d ' un ' arma come quella . Ma che ne sapevano essi ? Come lo dicevano ? Così , di testa loro ! L ' ordine di consegnare tutte quante le armi , senza eccezioni , era positivo e perentorio . Era un ' arma , quella , sì o no ? Poteva essere antica , anzi era antica e mangiata dalla ruggine , ma sempre arma era ! E fors ' anche carica e pronta a sparare ... si vedeva la pietra focaja ; e l ' acciarino , eccolo lì , pendeva da una catenella ... - Ebbene , prendila e va ' a consegnarla ! - gli aveva gridato , Ninì , scrollandosi , il giorno avanti . Aveva ben altro da pensare , lui , in quei momenti , nelle rare comparse che faceva in casa , tutto stravolto e impaziente di ritornare al suo supplizio , presso Dianella . Vincente avrebbe preteso che Ninì perdesse una mezza giornata , nelle condizioni d ' animo in cui si trovava , per chiedere informazioni su quell ' arma . Una parola , prenderla ! E se scoppiava ? Consegnarla poi a chi , dove ? Alla prefettura ? al municipio ? al commissariato di polizia ? Egli non ne sapeva niente ; e ad andare a domandarlo così , fingendo d ' averne curiosità , dopo due giorni , c ' era il rischio di far nascere qualche sospetto e d ' attirarsi una perquisizione in casa . Lo stato d ' assedio aveva messo e teneva Vincente De Vincentis in tale orgasmo , da fargli vedere ovunque minacce e pericoli terribili . S ' era proposto di non uscir più di casa , fintanto che fosse durato . Ma se , per il maledetto vizio di donna Fana di chiamare a parte tutto il vicinato d ' ogni minimo incidente in famiglia , la polizia fosse venuta a sapere di quell ' arma ? All ' improvviso , la vecchia casiera lo vide uscire , frenetico , dalla camera in cui stava chiuso , con le braccia in aria e gridando : - Scoppii ! m ' ammazzi ! non me n ' importa niente ! Vado a prenderlo , vado a prenderlo io ! - Per carità , lasci , don Tinuzzo ! - esclamò donna Fana , correndogli dietro . - Non sia mai , Dio , con questa furia ... Vede come trema tutto ? Lasci fare ! Chiamerò qualcuno dal balcone ... - Chi chiamate ? Non v ' arrischiate ... - s ' era messo a urlare , paonazzo in volto , Vincente , quando dalla porta , sempre aperta di giorno , comparve don Jaco Pàcia con la sua solita aria di santo , caduto dal cielo in un mondo di guaj e d ' imbrogli . Era lungo e secco , come di legno , con la faccia squallida , segnata con trista durezza dalle sopracciglia nere ad accento circonflesso , in contrasto col largo sorriso scemo , beato , sotto gl ' ispidi baffi bianchi . Gli occhi , dalle pàlpebre stirate come quelle dei giapponesi , non scoprivano il bianco e restavano opachi e come estranei alla durezza di quegli accenti circonflessi e alla scema beatitudine dell ' eterno sorriso . Con le braccia raccolte sempre sul petto e le grosse mani slavate e nocchierute prendeva atteggiamenti di umiltà rassegnata . Udito di che si trattava , prese sopra di sé l ' affare di quel fucile , e disse che aveva , non una , ma cento ragioni don Tinuzzo di costernarsi così . Sicuro , era un ' arma ! E , Dio liberi , in un momento come quello ... Momento terribile per tutta la Sicilia ! Ma c ' era lui , c ' era lui , lì , per quei due bravi giovanotti e , con l ' ajuto di Dio , niente paura , da questa parte ! I guaj , guaj grossi , erano invece da un ' altra . E cominciò a rappresentare tutte le sue fatiche per rintracciare gl ' incartamenti delle terre di Milione , prima all ' archivio notarile , poi nella cancelleria del tribunale e in quella del Vescovado per tutti i piccoli e grossi censi che gravavano su quelle terre . Ora gl ' incartamenti erano pronti e in ordine dal notajo ; ma don Flaminio Salvo non voleva pagar le spese dell ' atto di vendita , e forse dal suo canto aveva ragione , perché , dopo tutto , faceva un gran favore ... lui banchiere ... - Ah sì , un gran favore ? un gran favore ? - scattò furibondo Vincente , - come per Primosole , è vero ? un gran favore ! Don Jaco lo lasciò sfogare , in uno dei soliti atteggiamenti di santo martire ; poi disse : - Ma abbiate pazienza , don Tinuzzo mio ! Che forse don Flaminio ha altri figliuoli , oltre quella già fidanzata a vostro fratello don Ninì ? Non vedete che è tutta una finta , santo Dio ? Domani si fa lo sposalizio e , gira e volta , alla fine tutto ritornerà qui ! - Tutto , eh ? Bello .. facile ... liscio come l ' olio ... - prese a dire Vincente , con furiosi inchini . - Lo sposalizio dei matti ! Ma se è così , perché don Flaminio si ricusa di pagar le spese dell ' atto ? Segno che non ci crede ! Chi vi dice che questo matrimonio si farà ? chi vi dice che ... - Don Tinuzzo ! - lo interruppe quello . - Vostro fratello don Ninì è entrato , sí o no , in casa del Salvo ? o me l ' invento io ? Santo nome di Dio benedetto ! Sono ormai parecchi giorni ? Dunque , che vuol dire ? Vuol dire che la ragazza ci sta ! Ora volete che la paglia accanto al fuoco ... Del resto , oh ! ecco qua don Ninì in persona ... Nessuno meglio di lui ve lo potrà confermare . Vincente corse innanzi al fratello che entrava ; gli s ' accostò a petto , fremente ; gli afferrò con le mani adunche le braccia , e alzò da un lato la faccia congestionata per sbirciarlo bene in volto , da vicino , con gli occhi miopi . - Sì ! guardatelo ! - poi sghignò , allontanandosi e mostrandolo . - Vedete che faccia ha ! Pare un morto , lo sposo ! Ninì , così soprappreso , restò in mezzo alla stanza a guardare il fratello e don Jaco e donna Fana , come insensato . Aveva veramente dipinta una torbida angoscia nel volto che di solito esprimeva la bontà mite e gentile dell ' animo ; e i begli occhi neri , vellutati , erano intensi di tetro cordoglio , eppur quasi smemorati . Come seppe che cosa si voleva da lui e per qual fine , s ' adontò fieramente , agitando le braccia , col volto atteggiato di schifo . Don Jaco da una parte , donna Fana dall ' altra , cercarono di calmarlo , d ' interrogarlo con garbo ; ma invano : si storceva , scotendo il capo , con un grido soffocato in gola . - Ma dite almeno se c ' è qualche speranza , per tranquillare vostro fratello ! - gli gridò alla fine don Jaco a mani giunte . Ninì lo guatò con un lampo strano negli occhi . Ma se non ci fosse più alcuna speranza di richiamare Dianella alla ragione , che sarebbe più importato a lui della rovina della casa , della miseria , di tutto ? Era mai possibile che qualcuno potesse sperar la salvezza di Dianella soltanto per questo , per salvar dalla rovina la casa ? che tutto il suo impegno , il suo supplizio dovessero per quella gente servire a questo scopo ? Ecco , lo costringevano a gettare la sua speranza come un ' offa per placar la paura di quella miseria ! Ebbene , sì , c ' era una speranza , c ' era , c ' era ... E Ninì , coprendosi il volto , ruppe in uno stridulo pianto convulso . Flaminio Salvo aveva stentato molto a decifrare la lettera della sorella Adelaide , la cui scrittura , non soltanto per gli spropositi d ' ortografia quasi sempre illeggibile , pareva quella volta più che mai una furiosa raspatura di gallina . Tutta un grido d ' ajuto e di minaccia , quella lettera , tra imprecazioni ed esclamazioni disperate . Le aveva risposto brevemente e pacatamente , che presto sarebbe venuto a visitarla a Colimbètra e che intanto stésse tranquilla , come si conveniva a una donna della sua età e della sua condizione . Un sorriso frigido gli era venuto alle labbra , sogguardando dopo la lettura quel foglietto di carta che avrebbe voluto recargli ancora un dispiacere . Pian piano lo aveva ripiegato e s ' era messo a lacerarlo lentamente , per lungo e per largo , in pezzetti sempre più piccoli , senza più badare a quello che faceva , caduto in un attonimento grave , d ' uggia aggrondata ; alla fine , aveva guardato sul piano della scrivania l ' opera delle sue dita : tutto quel mucchietto di minuzzoli di carta . Chi sa se non aveva fatto soffrire anche quel foglietto , a lacerarlo e ridurlo così , in tutti quei minuzzoli ! Gli era rimasto un bruciorino ai polpastrelli dell ' indice e del pollice , che s ' erano accaniti in quell ' opera di distruzione , senza ch ' egli la volesse ; da sé , per il gusto di distruggere . Ah , poter ridurre in minuzzoli così , senza pensarci , la vita , tutta quanta : ripiegarla in quattro , come un foglio sporco di spropositi , e strapparla per lungo e per largo , dieci , venti , trenta volte , pezzo per pezzo , lentamente ! Con uno sbuffo aveva sparpagliato su la scrivania e per terra tutti quei minuzzoli , e s ' era alzato . Guardando dai vetri del balcone la distesa ben nota , sempre uguale , delle campagne , le due scogliere lontane di Porto Empedocle , protese nel mare laggiù a occidente , come due braccia ; le macchie scure dei piroscafi ancorati , e immaginando il traffico di tanta gente lì a ' suoi servizii per l ' imbarco dello zolfo delle sue miniere accatastato su la spiaggia , s ' era sentito soffocare da tutte le noje , da tutti i pensieri che da anni e anni gli venivano da quel traffico per lui ormai superfluo , necessario a tanti che ne traevano i mezzi per provvedere ai meschini bisogni quotidiani e affrontar le miserie , i dolori , di cui è intessuta la loro vita e quella di tutti . E s ' era messo a pensare che , lui sazio e stanco , con la nausea della sazietà e l ' abbandono della stanchezza , restava lì come disteso a farsi mangiare da tanti irrequieti affamati di cui non gl ' importava nulla . Ma avrebbe potuto forse impedirlo ? L ' opera sua , di tutta la sua vita , aveva preso corpo fuori di lui , e stava lì per gli altri . Poteva forse quella distesa di campagne impedire che tanti uomini vi affondassero le zappe e gli aratri , vi piantassero gli alberi e ne raccogliessero i frutti ? Così era ormai di lui . E , come la terra , egli non sentiva alcuna gioja del lavoro che gli altri facevano sopra di lui per raccogliere il frutto ; né questi altri , quantunque gli camminassero sopra , potevano dargli compagnia , penetrare , rompere la sua solitudine che aveva ormai l ' insensibilità della pietra . Sentiva solamente un enorme fastidio di tutto , che gli schiacciava la volontà di liberarsene , e solo gli moveva ancora inconsciamente le dita , come dianzi , a far del male a un foglietto di carta . Ma tutte le cose ormai per lui avevano il valore di quel foglietto di carta ; e bisognava pur lasciare che le dita , almeno le dita , facessero qualche cosa , da sé , poiché il fastidio le moveva . Se si fossero rivoltate e accanite anche contro di lui , le avrebbe lasciate fare , allo stesso modo . Davvero ? O non fingeva l ' incoscienza delle sue dita nel lacerar la lettera della sorella , per poter dire a se stesso che anche allo stesso modo , aveva lacerato , dopo il suo ritorno a Girgenti , certe altre lettere appena intraviste nei cassetti della scrivania o nel palchetto a casellario che gli stava davanti ? Certe lettere con la firma di Nicoletta Capolino ? Veramente , no : le immagini di Aurelio Costa e di Nicoletta Capolino non erano mai venute a piantarglisi di fronte , cosicché egli potesse respingerle con un logico sorriso , dando le sue ragioni e facendo loro notare che a essi mancavano per perseguitarlo coi rimorsi . La persecuzione loro era più d ' ogni altra irritante , perché non appariva . Non appariva , per questa ragione certissima e solida e pesante come una pietra di sepoltura : che erano stati anch ' essi , l ' uno per il suo proprio accecamento , l ' altra per un suo motivo particolarissimo , a volere quella loro morte . Eppure ... Eppure , sotto questa ragione che li seppelliva e glieli rendeva invisibili , essi , in un modo ch ' egli non avrebbe saputo definire , gli erano ... non presenti , no , mai ; anzi costantemente assenti : ma con questa loro assenza intanto lo perseguitavano . Erano tutti e due di là , con Dianella , nell ' assenza della sua ragione . Egli non li vedeva , ma pur li sentiva nelle parole vuote di senso , negli sguardi e nei sorrisi vani della figliuola . E allora , anche a lui irresistibilmente come dal fondo delle viscere contratte dall ' esasperazione , venivano alle labbra parole vuote di senso , del tutto impensate ; strane , vaghe parole che gli atteggiavano il viso a seconda delle diverse espressioni che contenevano in sé , per conto loro , fuori assolutamente della sua coscienza e senz ' alcuna relazione col suo stato presente.Ed ecco che , quel giorno , per seguitar la finzione della sua incoscienza , dopo aver lacerato la lettera della sorella , si era anche messo a dire , allo stesso modo , parole impensate : - Quello che serve ... quello che serve ... Se non che , alla fine , aveva mutato in ragionamento la finzione , apparsa a lui stesso troppo evidente : - Quello che serve ... sì . Devo accendere un sigaro ? Mi serve un fiammifero . Ecco il sigaro ... ecco il fiammifero : per sé , due cose ; ma fatte per il mio bisogno di fumare . Prima l ' uno , poi l ' altro , li accendo e li distruggo ... Quanti fiammiferi ho accesi ! Troppi ... E tutta l ' opera mia è andata in fumo ! Male , perché non sono riuscito allo scopo ... ma io volevo maritar bene la mia figliuola , perché avessero almeno una bella corona ... già ! una corona principesca ... tutte le mie fatiche e le mie lotte . Una corona principesca ! ... Fumo ? Vanità ? Eh , ma almeno questo compenso alla morte del mio bambino ! Vanità , per forza , se la sorte volle togliermi ogni ragione di attendere a cose più serie , e mi lasciò una povera figliuola con l ' ombra intorno della pazzia materna . E ormai ... ormai ... se servo io , per il bisogno che qualcuno abbia di fumare ... Ma sì , ecco : non aveva lasciato entrare in casa quello stupido buon figliuolo del De Vincentis ? E gli aveva messo davanti la figliuola : là ! per l ' esperimento ! E se l ' avesse guarita , con quei suoi begli occhi a mandorla vellutati , con quelle sue dolci manierine di dama , ecco che don Jaco Pàcia , seduto lì davanti a quella scrivania , maestro e donno , in pochi anni si sarebbe fumati a uno a uno tutti i suoi biglietti di banca e le sue cartelle di rendita e le zolfare e le campagne e le case e gli opificii . - Quello che serve ... quello che serve ... Questa seccatura della sorella Adelaide , intanto , no , era proprio di più . Che voleva da lui ? Non stava comoda al suo posto ? C ' erano spine ? Oh cara ! E voleva le rose da lui ? Con tutti quei « militari » che le facevano scorta ; con quei ritratti dei Re Borboni che la proteggevano , via , poteva esser lieta e contenta ... Fosse stato lui al posto di lei ! Fallito ogni scopo , il solo pensiero di rivedere don Ippolito e di parlargli , era per lui ora un ' oppressione intollerabile . Come resistere , con l ' arida nudità del suo animo desolato , senza più uno straccio d ' illusione , alla vista di quell ' uomo tutto quanto composto e addobbato e parato di nobile decoro ? Gli pareva ora incredibile che avesse potuto prendere sul serio quella via per arrivare al suo scopo ... Povera Adelaide ! C ' era andata di mezzo lei ... Ma , dopo tutto , via ! la villa era sontuosa e il posto ameno ; con un po ' di pazienza e di buona volontà , poteva sopportar la noja di quell ' uomo non fatto propriamente per lei . In tale disposizione d ' animo , scese due giorni dopo , in vettura , a Colimbètra . Il sorriso , venutogli alle labbra , su l ' entrare , al saluto degli uomini di guardia parati , sì , ancora militarmente , ma senza più armi , non gli andò via per tutto il tempo che durò la visita . Sorridendo ascoltò sotto le colonne del vestibolo esterno la risposta di capitan Sciaralla impostato su l ' attenti , che le armi , nossignore , non erano state consegnate all ' autorità , ma si tenevano riposte per prudenza ; sorridendo accolse l ' invito di Liborio d ' accomodarsi nel salone , e , poco dopo , l ' irrompere come una bufera della sorella Adelaide e le prime domande affannose , tra il pianto , intorno a Dianella . - Mah ... fa cura d ' amore , - le rispose . E sorrise allo sbalordimento quasi feroce della sorella , per la sua placida risposta . - Ridi ? ... Dunque può guarire ? - Guarire ... Speriamo ! La cura è buona ... Sorrise di più alle improperie che donna Adelaide gli scagliò in un impeto aggressivo , e poi alla rappresentazione di tutte le ambasce , di tutte le sofferenze e dei maltrattamenti ch ' ella chiamava « pestate di faccia » , da parte del marito . - Bada , Flaminio ! - proruppe a un certo punto la sorella ; vedendolo sorridere a quel modo . - Bada ! Finisce ch ' io la faccio davvero , la pazzia ! Egli la guardò un poco , e poi , aprendo le braccia : - Ma perché ? Scusa , se hai una bellissima cera ! A questa uscita , la sorella scappò via come per porre a effetto , subito subito , la minaccia . E allora , attendendo che entrasse il principe per la seconda scena , sorrise ai ritratti dei due re di Napoli e Sicilia che lo guardavano con molta serietà dall ' alto della parete . Don Ippolito , scuro in viso e , dentro , in gran pensiero per la sorte del figliuolo di cui non aveva più notizie , entrò nel salone , maldisposto anche lui a quell ' incontro , dal quale l ' unico bene che potesse ripromettersi sarebbe stato certamente a costo d ' uno scandalo , dopo la nauseante amarezza di volgari spiegazioni . Ma si rischiarò alla vista di quel sorriso sulle labbra del cognato . Lo interpretò nel senso che due uomini com ' essi erano , non potessero e non dovessero dare alcuna importanza alle lagrimucce facili , alle smaniette passeggere d ' una donna , che la loro generosità maschile poteva e doveva senza stento compatire . Sorrise allora anche lui , ma con mestizia , don Ippolito , stringendo la mano al cognato ; e , seguitando a sorridere , gli parlò pacatamente e in quel tono di superiorità maschile del suo dispiacere per i dissapori sorti tra lui e la moglie , perché tardava ancora ... eh , tardava purtroppo a stabilirsi l ' accordo tra i loro sentimenti e i loro pensieri , non volendo ella intendere le ragioni per cui ... - Ma via , principe ! - cercò d ' interromperlo il Salvo . - No no , - s ' ostinò a dire don Ippolito . - Perché io apprezzo moltissimo il sentimento da cui ella è mossa a chiedermi quel che non posso accordarle . Io partecipo , credetemi , con tutto il cuore , alla vostra sciagura , e ... - Ma se sarebbe , tra l ' altro , inutile la sua presenza ! - disse , per troncare il discorso , il Salvo . E con gran sollievo d ' entrambi presero a parlar d ' altro , cioè dei gravi avvenimenti del giorno . Se non che , allora , il principe restò sconcertato nel notare la permanenza di quel sorriso su le labbra del cognato , mentr ' egli manifestava con tanto calore la sua indignazione , sia per le misure oltraggiose del governo , sia per la tracotanza popolare . Quale sarebbe stato il suo stupore se , interrompendosi all ' improvviso e domandando a Flaminio Salvo perché seguitasse a sorridere a quel modo , questi gli avesse risposto : - Perché ? ... Ah ... Perché in questo momento sto pensando che Colimbètra ha , tra l ' altro , la bella comodità d ' esser molto vicina al cimitero , sicché voi tra poco , morendo , avrete l ' insigne vantaggio d ' esser seppellito a due passi da qui , senza attraversare la città , neanche da morto . Ma gli sovvenne che il principe s ' era fatto edificare nella stessa tenuta , e propriamente nel boschetto d ' aranci e melograni attorno al bacino d ' acqua che le dava il nome , un tumulo uguale a quello di Terone , e gli sorse una viva curiosità di andarlo a vedere . Appena poté , interruppe anche quel discorso e propose al cognato una giratina in quel boschetto . Donna Adelaide approfittò di quel momento per spedire Pertichino di corsa a Girgenti a consegnare un biglietto all ' onorevole deputato Ignazio Capolino : S.P.M. ( sue pregiatissime mani ) . Quando , sul far della sera , Flaminio Salvo rientrò in casa , nell ' aprir l ' uscio della stanza ove di solito stava Dianella guardata dalla vecchia governante e da una infermiera , ebbe la sorpresa di trovar la figliuola appesa al collo di Ninì De Vincentis , con gli occhi che le si scoprivano appena di su la spalla del giovine , ilari , sfavillanti di felicità , sotto i capelli scarmigliati , e le due mani aggrovigliate nella stretta . - Dianella ... Dianella ... - la chiamò , con l ' ansia nella voce , di saperla guarita . Ma Ninì De Vincentis , piegando a stento il capo e mostrando il volto congestionato da un orgasmo atroce , gli rispose disperatamente : - Mi chiama Aurelio ... CAPITOLO OTTAVO Reduce da quel suo pellegrinaggio a Roma , da cui tanta gioja e tanta luce di sogni gloriosi s ' era promesso di riportare a Valsanìa per i suoi ultimi giorni , Mauro Mortara , dopo la visita a donna Caterina Laurentano morente , a testa bassa , senza arrischiar neppure un ' occhiata intorno , quasi avesse temuto d ' esser deriso dagli alberi ai quali per tanti anni aveva parlato delle sue avventure , della grandezza e della potenza derivate alla patria dall ' opera dei vecchi suoi compagni di cospirazione , d ' esilio , di guerra , era andato a cacciarsi nella sua stanza a terreno , come nel suo covo una fiera ferita a morte . Invano don Cosmo , per circa una settimana , aveva cercato di scuoterlo , di farlo parlare , compreso di quella sua pietà sconsolata per tutti coloro che giustamente rifuggivano dal rimedio ch ' egli aveva trovato per guarire d ' ogni male . Alle sue insistenze , che almeno salisse alla villa per il desinare e la cena , Mauro aveva risposto , scrollandosi : - Corpo di Dio , lasciatemi stare ! - E che mangi ? - Le mani , mi mangio ! Andàtevene ! In un modo più spiccio e più brusco , il giorno dopo il suo arrivo , aveva risposto ai colombi , che durante la sua assenza erano stati governati due volte al giorno , all ' ora solita , dal curàtolo Vanni di Ninfa : bum ! bum ! due schioppettate in aria ; e li aveva dispersi con fragoroso scompiglio . Né migliore accoglienza aveva fatto alla festa dei tre mastini quasi impazziti dalla gioja di rivederlo . La placida immobilità dei vecchi oggetti della stanza , impregnati tutti da un lezzo quasi ferino , i quali parevano in attesa ch ' egli riprendesse tra loro la vita consueta , gli aveva suscitato una fierissima irritazione : avrebbe preso a due mani lo strapunto di paglia abballinato in un angolo e lo avrebbe scagliato fuori con le tavole e i trespoli che lo sorreggevano , e fuori quel torchio guasto delle ulive , fuori seggiole e casse e capestri e bardelle e bisacce . Solo gli era piaciuto riveder nel muro l ' impronta degli sputi gialli di tabacco masticato che , stando a giacer sul letto , era solito scaraventare alla faccia dei nemici della patria , sanfedisti e borbonici . Più volte , la lusinga degli antichi ricordi aveva cercato di riaffascinarlo ; più volte , dalla porta aperta , i lunghi filari della vigna , con gli alberetti già verzicanti sparsi qua e là nel silenzio attonito di certe ore piene di smemorato abbandono , gli avevano per un momento ricomposto la visione quasi lontana di quel mondo , per cui fino a poco tempo addietro vagava nei dì sereni , gonfio d ' orgoglio , da padreterno , lisciandosi la barba . D ' improvviso , ogni volta , l ' anima che già s ' avviava affascinata da quella visione , s ' era ritratta all ' aspro e fosco ronzare di qualche calabrone che , entrando nella stanza , lo richiamava con violenza al presente e rompeva il fascino e sconvolgeva la visione . Che fare ? che fare ? come vedersi più in quei luoghi testimonii della sua passata esaltazione ? come più attendere alle cure pacifiche della campagna , mentre sapeva che tutta la Sicilia era sossopra e tanti vili rinnegati si levavano ad abbattere e scompigliare l ' opera dei vecchi ? Da anni e anni , tutti i suoi pensieri , tutti i suoi sentimenti , tutti i suoi sogni consistevano dei ricordi e della soddisfazione di quest ' opera compiuta . Come aver più requie al pensiero ch ' essa era minacciata e stava per essere abbattuta ? Contro ogni seduzione delle antiche , tranquille abitudini , si vedeva costretto dalla sua logica ingenua a riconoscere ch ' era debito d ' onore , per quanti come lui portavano al petto le medaglie in premio di quell ' opera , accorrere ora in difesa di essa . - La vecchia guardia nazionale ! la vecchia guardia ! Tutti i veterani a raccolta ! E alla fine , in un momento di più intensa esaltazione , era corso come un cieco , per rifugio e per consiglio , al camerone del Generale , ove finora non gli era bastato l ' animo di rimetter piede . Appena entrato , era scoppiato in singhiozzi , e senza osare di riaprir gli scuri delle finestre e dei balconi , serrati con cura amorosa prima di partire , era rimasto al bujo , a lungo , con le mani sul volto , a piangere su l ' antico divano sgangherato e polveroso . A poco a poco , i fremiti , le ansie degli antichi leoni congiurati del Quarantotto che si riunivano lì in quel camerone attorno al vecchio Generale , s ' erano ridestati in lui a farlo vergognare del suo pianto ; le ombre di quei leoni , terribilmente sdegnate , gli eran sorte intorno e gli avevan gridato d ' accorrere , sì , sì , d ' accorrere , pur così vecchio com ' era , a impedire con gli altri vecchi superstiti la distruzione della patria . Nel bujo , da un canto di quel camerone , il malinconico leopardo imbalsamato , privo d ' un occhio , non gli aveva potuto mostrare quanti ragnateli lo tenevano alla parete , quanta polvere fosse caduta sul suo pelo maculato ormai anche qua e là da molte gromme di muffa ! E Mauro Mortara era riuscito con occhi atroci , gonfii e rossi dal pianto , e per poco non era saltato addosso a don Cosmo che , passeggiando per il corridojo , s ' era fermato stupito , dapprima , a mirarlo in quello stato , e aveva poi cercato di trattenerlo e di calmarlo . - Se non sapessi che vostra madre fu una santa , direi che siete un bastardo ! - gli aveva gridato , quasi con le mani in faccia . Don Cosmo non s ' era scomposto , se non per sorridere mestamente , tentennando il capo , in segno di commiserazione ; e gli aveva domandato dove volesse andare , contro chi combattere alla sua età . Mauro se n ' era scappato , senza dargli risposta . E veramente , giù , nella sua stanza a terreno , aveva cominciato a darsi attorno per la partenza . Alla sua età ? Sangue della Madonna , che età ? si parlava d ' età , a lui ! Dove voleva andare ? Non lo sapeva . Armato , pronto a qualunque cimento , sarebbe salito a Girgenti , a consigliarsi e accordarsi con gli altri veterani , con Marco Sala , col Ceràulo , col Trigòna , con Mattia Gangi che certo come lui , se avevano ancora sangue nelle vene , dovevano sentire il bisogno d ' armarsi e correre in difesa dell ' opera comune . Se i nemici s ' erano uniti , raccolti in fasci , perché non potevano unirsi , raccogliersi in fascio anche loro , della vecchia guardia ? I soldati non bastavano ; bisognava dar loro man forte ; sciogliere con la forza quei fasci , cacciarne via tutti quei cani a fucilate , se occorreva . Certo c ' erano i preti , sotto , che fomentavano ; e anche la Francia , anche la Francia dicevano che mandava denari , sottomano , per smembrare l ' Italia e rimettere in trono , a Roma , il papa . E chi sa che , scoppiata la rivoluzione , non volesse sbarcar da Tunisi in Sicilia ? Come rimaner lì con le mani in mano , senza nemmeno tentare una difesa , senza nemmeno farsi vedere dagli antichi compagni e dir loro : - Son qua - ? Bisognava partire , partir subito ! Se non che , a poco a poco , quella sua furia s ' era trovata impigliata , come in una ragna , dalle tante reliquie della sua vita avventurosa , esumate da vecchie casse e cassette e sacche logore e rattoppate e involti di carta ingiallita , strettamente legati con lo spago . Avrebbe voluto farne uno scarto e portarsene addosso quante più poteva tra le più care . Confuso , stordito , frastornato dai ricordi risorgenti da ognuna , a un certo punto s ' era sentito fumar la testa e aveva dovuto smettere . No , non era possibile liberarsi con tanta precipitazione da tutti quei legami . E aveva rimandato la partenza al giorno dopo . Tutta la notte era stato fuori , per la campagna , farneticando . La voce del mare era quella del Generale ; le ombre degli alberi erano quelle degli antichi congiurati di Valsanìa ; e quella e queste seguitavano a incitarlo a partire . Sì , domani , domani : sarebbe andato incontro a quegli assassini ; lo avrebbero sopraffatto e ucciso ; ma sì , questo voleva , se la distruzione doveva compiersi ! Che valore avrebbero più avuto , altrimenti , le sue medaglie ? Bisognava morire per esse e con esse ! E se le sarebbe appese al petto , domani , correndo incontro ai nuovi nemici della patria . Perché la Sicilia non doveva essere disonorata , no , no , non doveva essere disonorata di fronte alle altre regioni d ' Italia che si erano unite a farla grande e gloriosa ! Il giorno dopo , con l ' enorme berretto villoso in capo , tutto affagottato e imbottito di carte e di reliquie , le quattro medaglie al petto , lo zàino dietro le spalle e armato fino ai denti , s ' era presentato a don Cosmo per licenziarsi . E sarebbe partito senza dubbio , se insieme con don Cosmo non si fosse adoperato in tutti i modi a trattenerlo Leonardo Costa , sopravvenuto da Porto Empedocle . Licenziatosi dal Salvo , dopo la morte del figlio , e ricaduto nella misera e incerta condizione di sorvegliante alle stadere , Leonardo Costa aveva accettato , più per non vedersi solo che per altro , l ' offerta pietosa di don Cosmo , di venire ogni sera da Porto Empedocle a cenare e a dormire a Valsanìa . Il cammino non era breve né facile al bujo , le sere senza luna , per quella stradella ferroviaria ingombra e irta di brecce . Dopo la sciagura , una stanchezza mortale gli aveva reso le gambe gravi , come di piombo . Più volte s ' era veduto venire incontro minaccioso il treno ; più volte aveva avuto la tentazione di buttarcisi sotto e finirla . Quando giù alla marina non trovava lavoro , se ne risaliva presto alla campagna , e per suo mezzo , da un po ' di tempo , le notizie a Valsanìa arrivavano senza ritardo . Se quel giorno , non avesse recato quella dello sbarco a Palermo del corpo d ' armata che in un batter d ' occhio avrebbe certamente domato e spazzato la rivolta , né lui né don Cosmo sarebbero riusciti a trattenere Mauro con la forza . A calmarlo ancor più , era poi venuta la notizia della proclamazione dello stato d ' assedio e del disarmo . Nemmen per ombra gli era passato il dubbio , che l ' ordine di consegnare le armi potesse riferirsi anche a lui , o che potesse correre il rischio d ' esser tratto in arresto , se fosse salito alla città armato . Le sue armi erano come quelle dei soldati ; il permesso di portarle gli veniva dalle sue medaglie . Le notizie recate dopo dal Costa avevano fatto su l ' anima di lui quel che su una macchia già arruffata dalla tempesta suol fare una rapida vicenda di sole e di nuvole . S ' era schiarito un poco , sapendo che a Roma Roberto Auriti era stato scarcerato , quantunque soltanto per la concessione della libertà provvisoria , e che il fratello Giulio aveva condotto con sé a Roma la sorella e il nipote ; e scombujato alla rivelazione inattesa che Landino , il nipote del Generale , colui che ne portava il nome , era tra i caporioni della sommossa , e che era fuggito da Palermo , dopo la proclamazione dello stato d ' assedio , per sottrarsi all ' arresto . Dopo questa notizia s ' era messo a guardare con cipiglio feroce Leonardo Costa , appena lo vedeva arrivare stanco e affannato da Porto Empedocle . L ' ansia di sapere era fieramente combattuta in lui dal timore rabbioso che , a cuor leggero , quell ' uomo lo costringesse ad armarsi e a partire da Valsanìa . Dacché era stato sul punto di farlo , conosceva per prova quel che gli sarebbe costato staccarsi da quella terra , strapparsi da tutti i ricordi che ve lo legavano , abbandonar la custodia del camerone , la sua vigna , i suoi colombi , gli alberi , che per tanto tempo avevano ascoltato i suoi discorsi . Ma Leonardo Costa , dopo le furie dell ' altra volta , sapeva ormai quali notizie erano per lui , quali per don Cosmo e per donna Sara Alàimo . Si era lasciata scappar quella intorno al figlio del principe , perché supponeva che Mauro già lo sapesse socialista e dovesse aver piacere conoscendo ch ' era riuscito a fuggire . L ' ultima notizia che il Costa recò , nuova nuova , fu tra i lampi , il vento e la pioggia d ' una serataccia infernale . Mauro aveva apparecchiato da cena , in vece di donna Sara da due giorni a letto per una forte costipazione , e ora stava con don Cosmo nella sala da pranzo in attesa dell ' ospite che , forse a causa del cattivo tempo , tardava a venire . Quell ' attesa lo irritava , non tanto perché avesse voglia di mangiare , quanto perché temeva andasse a male la cena apparecchiata . Aveva fatto sempre ogni cosa con impegno , e tra i tanti ricordi che gli davano soddisfazione c ' era anche quello d ' aver fatto « leccar le dita » agli Inglesi , quando era stato cuoco prima a bordo e poi a Costantinopoli . Una delle ragioni del suo odio per donna Sara era appunto la gioja maligna manifestata più volte da questa per la pessima riuscita di qualche lezione di culinaria che aveva voluto impartirle . Fuori d ' esercizio e con l ' animo sconvolto e distratto da tanti pensieri , si cimentava da due giorni con coraggio imperterrito nella confezione dei più complicati intingoli , e avvelenava l ' ospite e il povero don Cosmo . - Come vi pare ? - Ah , un miele , - rispondeva questi , invariabilmente . - Forse , però , ho poco appetito . - Al senso mio , - arrischiava il Costa , - mi pare che ci manchi un tantino di sale . - O Marasantissima , - prorompeva Mauro , - eccovi la saliera ! Donna Sara era da due giorni digiuna . Tra gli urli del vento , i boati spaventosi del mare , lo scroscio della pioggia , si udivano i suoi scoppii di tosse , e lamenti e preghiere recitate ad alta voce . In preda , certo , a un assalto furioso di mania religiosa , s ' era asserragliata nella sua cameretta e rifiutava ogni cibo e ogni cura . Di tanto in tanto don Cosmo , sentendola tossire più forte e più a lungo , si recava premuroso a chiamarla dietro l ' uscio e a domandarle se volesse qualche cosa . Per tutta risposta donna Sara gli gridava , appena poteva , con voce soffocata : - Pentìtevi , diavolacci ! E riprendeva a gridare avemarie e paternostri . Finalmente arrivò Leonardo Costa , in uno stato miserando , tutto scompigliato dal vento , con l ' acqua che gli colava a ruscelli dal cappotto e con tre dita di fango attaccato agli scarponi . Non tirava più fiato e non poteva più tener ritta la testa , dalla stanchezza . Mauro , per ricetta , gli fece subito trangugiare un bicchierone di vino , opponendo alla resistenza la solita esclamazione : - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Don Cosmo s ' affrettò a condurselo in camera e lo ajutò a cangiarsi d ' abito , facendogliene indossare uno suo che gli andava molto stretto , ma almeno non era bagnato . Intanto Mauro aveva portato in tavola e gridava dalla sala da pranzo : - Santo diavolone , venite o non venite ? Quando vide comparire l ' uno e l ' altro con due visi stralunati , si mise in apprensione e domandò aggrondato : - Che altro c ' è ? Nessuno dei due gli rispose . Don Cosmo , invece , domandò al Costa : - E Ippolito ? Ippolito ? - Dormiva , - rispose quello . - Alle tre di notte ! Dormiva . Ma dice che , quando l ' uomo di guardia , costretto ad aprire il cancello , corse alla villa ad avvertire ... - Parlate di don Landino ? - lo interruppe a questo punto Mauro , cacciandosi tra i due furiosamente . - Ditemi che cos ' è ! - No , che don Landino ! - gli rispose il Costa , mostrando sul volto una trista gajezza . - Gli hanno fatto l ' ultima a quel degno galantuomo che è stato qua un mese a pestarvi la faccia ! So che voi lo amate quanto me ! - Il Salvo ? - Già ! E il Costa alzò un piede come per darlo sul collo del caduto . Seguitò : - Sua sorella , la moglie del principe , ha preso la fuga , questa notte , col deputato Capolino ... - La fuga ? Come , la fuga ? - Come , eh ? Ci vuol poco ... Quello è venuto a pigliarsela con la carrozza , e son partiti di nottetempo , con la corsa delle tre , per Palermo . Certo s ' erano accordati avanti ... Don Cosmo , ancora stralunato , mormorava tra sé in disparte : - Povero Ippolito ... povero Ippolito ... - Gli sta bene ! - corse a gridargli Mauro in faccia . - Mescolarsi con una tal razza di gente , - aggiunse il Costa con una smorfia di schifo . - Del resto , sa , sì - don Cosmo ? una certa mortificazione , forse , non dico di no ... Lo scandalo è grosso : non si parla d ' altro a Girgenti e alla marina ... Ma , dopo tutto ... già non la trattava nemmeno da moglie ... dice che dormivano divisi e che ... a sentir le male lingue ... quel cagliostro , dice , se la piglia com ' era prima del matrimonio ... Quando l ' uomo di guardia corse alla villa ad annunziare la fuga e il cameriere andò a svegliare il principe , dice che egli non alzò neanche la testa dal cuscino e rispose al cameriere : « Ah sí ? Buon viaggio ! Penserò domani ad averne dispiacere , quando mi sarò levato ... » . Don Cosmo negò più volte energicamente col capo e aggiunse : - Non sono parole d ' Ippolito , codeste ! - Per conto mio , - riprese il Costa , sedendo con gli altri a tavola e cominciando a cenare , - che vuole che le dica ? Mi dispiace per il principe ; ma ci ho gusto , un gran gusto per l ' onta che n ' avrà il fratello ... Ah , sì - don Cosmo , non so davvero perché vivo ! Vorrei salvarmi l ' anima , glielo giuro ; vorrei darle tempo di superar la pena , perché almeno in punto di morte potesse perdonare e salirsene a Dio ... Ma no , sì - don Cosmo : la pena è più forte e si mangia l ' anima ; l ' odio mi cresce e si fa più rabbioso di giorno in giorno ; e allora dico : perché ? non sarebbe meglio ammazzar prima lui e poi me , e farla finita ? - Forse , - mormorò don Cosmo , - gli fareste un regalo ... - Ecco ciò che mi tiene ! - esclamò il Costa . - Perché sarebbe un regalo anche per me ! - Mangiate e non piangete ! - gli gridò Mauro . - Abbiate pazienza , don Mauro , - gli disse allora il Costa , forzandosi a sorridere . - Nei vostri piatti , per il palato mio , ci manca sempre un tantino di sale . Qualche lagrimuccia è condimento . Don Cosmo , intanto , assorto , mirando attentamente un pezzetto di carne infilzato nella forchetta sospesa , diceva tra sé : - Come due ragazzini ... E tra i colpi di tosse donna Sara seguitava a gridar di là : - Pentìtevi , diavolacci ! pentìtevi ! All ' improvviso , mentre i tre seduti a tavola finivano di cenare , da fuori , ove il vento e la pioggia infuriavano , tra il fragorìo continuo degli alberi e del mare , s ' intesero i furibondi latrati dei mastini che ogni sera , su i gradini della scala , stavano ad aspettar l ' uscita del padrone dopo la cena . Mauro , accigliato , si rizzò sul busto e tese l ' orecchio . Quei latrati avvisavano che qualcuno era presso la villa . E chi poteva essere a quell ' ora , con quel tempo da lupi ? si udirono grida confuse . Mauro balzò in piedi , corse a prendere il fucile appoggiato a un angolo della sala , e s ' avviò alla porta . Prima d ' aprire , applicò l ' orecchio al battente e subito , intendendo che giù , innanzi alla villa , i cani cercavano d ' impedire il passo a parecchi che se ne difendevano gridando , spense il lume , spalancò la porta e , tra lo scroscio violento della pioggia , nella tenebra sconvolta , spianando il fucile , urlò dal pianerottolo : - Chi è là ? Un palpito di luce sinistra mostrò per un attimo , in confuso , la scena . Mauro credette d ' intravedere quattro o cinque che , minacciando disperatamente , indietreggiavano all ' assalto dei mastini . - Mauro , perdio ! Questi cani ! Ne ammazzo qualcuno ! Ti chiamo da tre ore ! - Don Landino ? E Mauro , fremente , si precipitò dalla scala , tra il vento , sotto la pioggia furiosa . - Dove siete ? dove siete ? Alla voce del padrone i cani desistettero dall ' assalto , pur seguitando ad abbajare . - Mauro ! - Voi qua ? - gridò questi , cercando , invece dei cani , d ' impedir lui ora il passo . - Avete il coraggio di rifugiarvi qua coi vostri compagni d ' infamia ? Non vi ricevo ! Andatevene ! Questa è la casa di vostro Nonno ! Non vi ricevo ! - Mauro , sei pazzo ? - In nome di Gerlando Laurentano , via ! Andatevene ! Là , da vostro padre è il rifugio per voi e pei vostri compagni , non qua ! Non vi ricevo ! - Sei pazzo ? Lasciami ! - gridò Lando , strappandosi dalla mano di Mauro , che lo teneva afferrato per un braccio . Sprazzò sul pianerottolo della scala un lume , che subito il vento spense . E don Cosmo , accorso col Costa , chiamò di là : - Landino ! Landino ! Questi rispose : - Zio Cosmo ! - e , rivolto ai compagni : - Su , su , andiamo su ! - Don Landino ! - gl ' intimò allora Mauro con voce squarciata dall ' esasperazione . - Non salite alla villa di vostro Nonno ! Se voi salite , io me ne vado per sempre ! Ringraziate Iddio che vi chiamate Gerlando Laurentano ! Questo solo mi tiene dal farvi fare una vampa , a voi e a codeste carogne , sacchi di merda , che avete accanto ! Ah sì ? salite ? Un fulmine , Dio , che la dirocchi e vi schiacci tutti quanti ! Aspettate , ecco qua , tenete , compite la vostra prodezza ! Vi consegno la chiave ! E la grossa chiave del camerone venne a sbattere contro la porta che si richiudeva . - E pazzo ! è pazzo ! - ripetevano al bujo Lando , don Cosmo , il Costa cercando in tasca i fiammiferi per riaccendere il lume , mentre i compagni di Lando , storditi da quell ' accoglienza nel ricovero tanto sospirato e ora finalmente raggiunto , domandavano ansimanti e perplessi : - Ma chi è ? - Pazzo davvero ? - O perché ? Riacceso il lume , i cinque fuggiaschi , Lando , Lino Apes , Bixio Bruno , Cataldo Sclàfani e l ' Ingrao , apparvero come ripescati da una fiumara di fango . Cataldo Sclàfani , dalla faccia spiritata , già ispida su le gote , sul labbro e sul mento della barba che gli rispuntava , era più di tutti compassionevole : pareva un convalescente atterrito , scappato di notte da un ospedale schiantato dalla tempesta . Fu per un momento uno scoppiettìo di brevi domande e di risposte affannose , tra esclamazioni , sospiri e sbuffi di stanchezza ; e chi si scrollava , e chi pestava i piedi , e chi cercava una sedia per buttarcisi di peso . - Inseguiti ? - No , no ... - Scoperti ? ... - Forse ! ... - Ma che ! no ... - Sì ... - Forse Lando ... - A piedi ! E come ? ... - Da tre giorni ! - Diluvio ! diluvio ! ... - Ma come , dico io , senz ' avvertire ? senz ' avvertire ? Quest ' ultima esclamazione era - s ' intende - di don Cosmo . L ' andava ripetendo all ' uno e all ' altro , sforzandosi di concentrarsi nella gran confusione che gli faceva grattar la barba su le gote con ambo le mani . - Dico ... dico ... Ma come ? ... senz ' avvertire ? ... E chi sa fino a quando l ' avrebbe ripetuto , se finalmente non gli fosse balenata l ' idea che bisognava dare ajuto in qualche modo a quei giovanotti . Che ajuto ? - Ecco , venite , venite qua ! - prese a dire , afferrando per le braccia ora l ' uno ora l ' altro . - Spogliatevi , subito ... Ho roba ... roba per tutti ... qua , qua in camera mia ... nella cassapanca , venite con me ! Bixio Bruno e l ' Ingrao , meno storditi e meno stanchi degli altri , s ' opposero energicamente a quella strana insistenza . - Ma no ! Ma lasci ! - gridò il primo . - Non c ' è da perder tempo ... È distante molto Porto Empedocle da qua ? - Ecco , sì , - esclamò Lando , rivolto allo zio . - Qualcuno ... un contadino fidato , da spedire a Porto Empedocle subito , per noleggiare una barca ... qualche grossa barca da pesca ... - Prima che spunti il giorno , per carità ! - raccomandò lo Sclàfani , facendosi avanti con la sua aria spiritata . - Dovremmo essere in mare prima che spunti il giorno ! Forse siamo stati scoperti ... - E dàlli ! Ti dico di no - gli gridò l ' Ingrao . - E io ti dico invece di sì - ribatté lo Sclàfani . - Alla stazione cli Girgenti , Lando , potrei giurare , è stato riconosciuto ... Leonardo Costa fece osservare che il noleggio di una barca , in un frangente come quello , non era incarico da affidare a un contadino . - Posso andare io , se volete ! Anzi , andrò io , ora stesso ! - Con questo tempo ? - domandò angustiato don Cosmo . - Signori miei , non precipitate così le cose ... Spogliatevi , date ascolto a me : prenderete un malanno ... Vedete ... ecco qua ... quest ' amico mio ... vedete ... l ' ho fatto cambiare io , or ora ... C ' è roba ... roba per tutti .. nella cassapanca , venite a vedere ! Il Costa con un gesto d ' impazienza , domandò ai giovani : - Vorreste che venisse qua sotto Valsanìa , la barca ? - Sì , sì , qua ! - rispose Lando . - No , zio , per carità , mi lasci stare ! - Spògliati , ti dico ... - Non è prudente , - seguitò Lando , rivolto al Costa , mentre lo zio gli strappava per forza il soprabito , - non è prudente mostrarci a Porto Empedocle . A quest ' ora a tutti i porti di mare sarà certo venuto da Palermo l ' ordine della nostra cattura . - Ma sarà difficile , - fece notare allora il Costa , - che approdi qua sotto , di notte , una tartana , con questo mare grosso ... Basta ; non mi tiro indietro ... si potrà tentare ... E corse a prendere in sala l ' ampio mantello a cappuccio , ancora zuppo di pioggia . - Amici ! - gridò l ' Ingrao , - non sarebbe meglio seguire questo signore , ora che è notte e nessuno ci vede ? Ci terremo nascosti in prossimità del paese , fintanto che egli non avrà noleggiato la barca ! Il consiglio non fu accettato per una savia considerazione di Lino Apes : - Ma che dite ? Credete che una tartana si noleggi in quattro e quattr ' otto , di nottetempo e con questo tempo ? Bisognerà trovare il padrone ... - Lo conosco ! - interruppe il Costa . - Ne conosco uno io , mio amico , fidatissimo . - E i marinaj ? - domandò l ' Apes . - Il padrone solo non basta . - Certo ! Bisognerà trovare anche i marinaj , - riconobbe il Costa , - e allestir la barca ... Prima di giorno non si farà a tempo . - E allora , no ! - gridò subito lo Sclàfani , rifacendosi avanti impetuosamente . - A Porto Empedocle , no , di giorno ! Converrà imbarcarci qua ! - Intanto , io vado ! - disse Leonardo Costa , che si era già incappucciato . - Povero amico ! - gemette don Cosmo . - Ma proprio ? ... Il Costa non volle sentir commiserazioni né ringraziamenti e s ' avventurò nella tenebra tempestosa . Allorché Lando seppe che costui era il padre di Aurelio Costa , barbaramente assassinato insieme con la moglie del deputato Capolino dai solfaraj del Fascio d ' Aragona , guardò cupamente l ' Ingrao e gli altri compagni . Interpretando male quello sguardo , il Bruno manifestò , sebbene esitante , il sospetto non si fosse quegli recato a Porto Empedocle per vendicarsi , denunziandoli . Don Cosmo allora , accomodando la bocca , emise il suo solito riso di tre oh ! oh ! oh ! - Quello ? - disse ; e spiegò il sentimento e la devozione del suo povero amico , il quale , facendo carico della morte del figliuolo soltanto a Flaminio Salvo , non pensava neppur lontanamente ai socii del Fascio d ' Aragona . - Oh , a proposito ! - disse poi , colpito dal nome del Salvo , venutogli così per caso alle labbra . E si chiamò Lando in disparte per annunziargli la fuga di donna Adelaide . - Come una ragazzina , capisci ? Alle tre di notte ! Nel trambusto , era rimasta finora inavvertita la voce di donna Sara Alàimo che , credendo forse a una vera invasione di demonii in quella notte di tempesta , ripeteva più arrabbiata che mai dalla sua remota cameretta in fondo al corridojo : - Pentìtevi , diavolacci ! Il grido strano giunse spiccatissimo in quel momento di silenzio , e tutti , tranne don Cosmo , ne rimasero sbalorditi ; anche Lando , già sbalordito per conto suo dalla notizia che gli aveva dato lo zio . - Chi è ? - Ah , niente , donna Sara ! - rispose quegli , come se Lando e i compagni conoscessero da un pezzo la vecchia casiera di Valsanìa . - Mi sta facendo impazzire , parola d ' onore ... S ' è chiusa da due giorni in camera , e grida così ... È malata , poverina . Anche di ... E si picchiò con un dito la fronte . I quattro compagni di Lando si guardarono l ' un l ' altro negli occhi . Dov ' erano venuti a cacciarsi dopo tre giorni di fuga disperata ? Pazzo era stato dichiarato il vecchio , che aveva fatto loro in principio quella bella accoglienza ; pazza era dichiarata ora anche quest ' altra vecchia ; e che fosse perfettamente in sensi chi dichiarava pazzi con tanta sicurezza quegli altri due , non appariva loro , in verità , molto evidente . Finora quello zio di Lando , tranne che per i loro abiti bagnati e inzaccherati , non aveva mostrato altra costernazione . - State ancora così ? - esclamò , difatti , meravigliato , don Cosmo , dopo aver dato quel ragguaglio sul grido di donna Sara , e corse ad aprir la cassapanca , ov ' eran riposti i suoi abiti smessi . - Qua , qua ... prendete ... vi dico che c ' è roba per tutti I quattro giovani non poterono piú tenersi dal ridere , e presero ad ajutarsi a vicenda per spiccicarsi d ' addosso gli abiti inzuppati di pioggia - L ' importante , v ' assicuro io , - diceva don Cosmo , - è questo soltanto , per ora : di non prendere un raffreddore . Minchionatemi pure , ma cambiatevi . Che ci fosse roba per tutti , intanto , era soverchia presunzione . Lino Apes , non trovando più nella cassapanca nessun capo di vestiario per sé , gli si fece innanzi con la tonaca da seminarista distesa su le braccia come una bambina da portare al battesimo : - Posso prender questa ? - E perché no ? Ah , che cos ' è , la tonaca ? Eh ... se vi andrà ... E sorrise alle risa di quei quattro che si paravano goffamente degli altri abiti , esalanti tutti un acutissimo odore di canfora . Cataldo Sclàfani s ' era acconciato con la napoleona e , poiché gli faceva male il capo , s ' era annodato alla carrettiera un bel fazzolettone giallo , di cotone , a quadri rossi . La gioventù a poco a poco riprendeva il sopravvento . Nessuno pensò più alla disfatta , all ' incertezza dell ' avvenire . Tra gli spintoni e la baja dei compagni , Lino Apes , stremenzito in quella tonaca di seminarista , corse in cucina a riaccendere il fuoco . Avevano fame ! avevano sete ! Ma qua don Cosmo sentì cascarsi l ' asino : sapeva appena dove fosse la dispensa ; e la chiave forse l ' aveva Mauro con sé . - La chiave ? - gridò l ' Ingrao . - L ' ho trovata ! E corse a raccattare dal pianerottolo della scala quella che Mauro aveva scagliata contro la porta , rimasta là fuori . - Eccola qua ! eccola qua ! Don Cosmo stette un pezzo a osservarla . - Questa ? - disse . - No ... Oh che cos ' è ? questa è la chiave del camerone ! Dove l ' avete presa ? Nella confusione non aveva inteso l ' ultimo grido di Mauro ; e , come gli fu detto che quella chiave era stata scagliata contro Lando , subito s ' impensierí e , volgendosi a questo : - Ma allora vedrai che ... oh per Dio ! - esclamò , - se ti ha buttato la chiave , vedrai che se ne va davvero ... Forse se n ' è già andato ! - Andato ? dove ? - domandò Lando , costernato anche lui e addolorato . - E chi lo sa ? - sospirò don Cosmo . E narrò in breve come già a stento fosse riuscito una prima volta a trattenerlo ; poi , siccome gli altri quattro giovani ridevano dei pazzi propositi e del sentimento di quello strano vecchio , gli bisognò dir loro chi fosse , che avesse fatto , che cosa fosse per lui quel camerone e che contenesse . - Ah sì ? Anche un leopardo imbalsamato ? E , incuriositi , Lino Apes , l ' Ingrao , il Bruno , lo Sclàfani , appena don Cosmo e Lando si recarono a cercar di Mauro , ripresa quella chiave , entrarono nel camerone . Sott ' esso appunto era la stanza di Mauro Mortara . Don Cosmo e Lando , con una candela in mano , erano entrati in uno stanzino segreto , ov ' era una botola che conduceva al pianterreno della villa ; senza far rumore avevano sollevato da terra la caditoja ed erano scesi per la ripida scala di legno non ben sicura alla cantina ; di qua eran passati nel palmento ; avevano poi attraversato due ampii magazzini vuoti , uno sgabuzzino pieno di vecchi arnesi rurali affastellati , ed erano arrivati a un uscio interno della stanza di Mauro . Chinandosi a guardare , Lando s ' accorse , dalla soglia , che c ' era lume . - Mauro ! - chiamò allora don Cosmo . - Mauro ! Nessuna risposta . Lando tornò a chinarsi per guardare attraverso il buco della serratura . Veniva , di su , il frastuono di quei quattro , che rincorrevano per il camerone Lino Apes vestito da seminarista , e gridavano , e ridevano . Mauro Mortara , seduto davanti a una cassa , tratta da sotto il letto , stava con le braccia appoggiate su l ' orlo del coperchio sollevato , e il viso affondato tra le braccia . - C ' è ? che fa ? - domandò don Cosmo . Lando levò rabbiosamente un pugno verso il soffitto , donde veniva il fracasso dei compagni . Sentiva , tra il dispetto acerbo contro questi e contro se stesso , un vivo rimorso della fiera offesa recata al sentimento di quel suo caro vecchio , e un angoscioso cordoglio di non potere in quel momento unire il suo richiamo affettuoso a quello dello zio . - Che fa ? - ridomandò questi , più piano . Che cosa facesse Mauro , col viso così nascosto tra le braccia , lo dicevano chiaramente le medaglie che , appese al petto e ciondolanti per la positura in cui stava , traballavano a tratti . Piangeva ... sì ... ecco ... piangeva ... e aveva alle spalle quel suo comico zainetto che già gli aveva veduto a Roma . - Mauro ! - chiamò di nuovo don Cosmo . A questo nuovo richiamo , Lando , ancora con l ' occhio al buco della serratura , gli vide sollevar la faccia e tenerla un po ' sospesa , senza tuttavia voltarla verso l ' uscio ; lo vide poi alzarsi e accostarsi di furia al tavolino . - Ha spento il lume , - disse allo zio , rizzandosi . Stettero entrambi un pezzo in ascolto , perplessi nell ' attesa di sentirgli aprir la porta . Si videro lì , allora , come imprigionati ; non avevan le chiavi né dei magazzini , né del palmento , né della cantina , e dovevano dunque ritornar su , se volevano impedirgli d ' andare ; bisognava far presto , per non dargli tempo d ' allontanarsi troppo . Ma nessun rumore veniva più dalla stanza . Don Cosmo fe ' cenno al nipote di risalire , in silenzio . Quando furono nel primo dei due magazzini , si fermò e disse sottovoce : - Tanto , se vuole andare , né tu né io potremmo trattenerlo con la forza . Forse ritornerà , quando voi sarete partiti e gli sarà sbollita la collera . Lando guardò quel suo vecchio zio , da lui appena conosciuto , in quel vasto magazzino , in cui il lume della candela projettava mostruosamente ingrandite le ombre dei loro corpi ed ebbe l ' impressione che una strana realtà impensata gli s ' avventasse agli occhi all ' improvviso , con la stramba inconseguenza d ' un sogno . Da un pezzo non vedeva più la ragione dei suoi atti che gli lasciavan tutti uno strascico di rincrescimento , un amaro sapore d ' avvilimento ; ma ora , più che mai , di fronte alla realtà così stranamente spiccata di quel suo zio fuori della vita , in quell ' antica solitaria campagna , lì davanti a lui , in quel magazzino vuoto , con quella candela in mano . Fu tentato di spegnerla , come dianzi Mauro aveva spento il lume nella sua stanza di là . Udì la voce del vento , i boati del mare : fuori era il bujo tempestoso ; anche quello della sorte che lo aspettava . Bisognava che in quel bujo , a ogni costo , assolutamente , trovasse una ragione d ' agire , in cui tutte le sue smanie si quietassero , tutte le incertezze del suo intelletto cessassero dal tormentarlo . Ma quale ? ma quando ? ma dove ? - Passerà , - diceva poco dopo don Cosmo , con gli angoli della bocca contratti in giù , la fronte increspata come da onde di pensieri ricacciati indietro dal riflusso della sua sconsolata saggezza , e con quegli occhi che pareva allontanassero e disperdessero nella vanità del tempo tutte le contingenze amare e fastidiose della vita . - Passerà , cari miei ... passerà ... I quattro giovani avevano trovato da sé la dispensa e , poiché era aperta , avevan portato di là in tavola quanto poteva servire al loro bisogno ; ora , dopo il pasto e saziata la sete , facevano sforzi disperati per resistere alla stanchezza aggravatasi su le loro pàlpebre all ' improvviso . Quell ' esclamazione di don Cosmo era in risposta alla rievocazione ch ' essi avevano fatta , alcuni con cupa amarezza , altri con rabbioso rammarico e Lino Apes con la sua solita arguzia , degli ultimi avvenimenti tumultuosi . Guardandoli come già lontanissimi nel tempo , don Cosmo non riusciva a scorgerne più né il senso né lo scopo . Dal suo aspetto , agli occhi di Lando , spirava quello stesso sentimento che spira dalle cose che assistono impassibili alla fugacità delle vicende umane . - Avete visto il leopardo ? - Sì , bello ... bello - brontolò l ' Ingrao , cacciando il volto , deturpato dall ' atra voglia di sangue , tra le braccia appoggiate su la tavola . - Quello era un leopardo vivo ! Lino Apes spalancò gli occhi e domandò , quasi con spavento : - Mangiava ? - Lo dico , - riprese don Cosmo , - perché ora , cari miei , è pieno di stoppa e non mangia più . E quella lettera di mio padre ? L ' avete letta ? Un foglietto di carta sbiadito ... E la scrisse una mano viva , come questa mia , guardate ... Che cos ' è ora ? Quel povero pazzo l ' ha messa in cornice ... Luigi Napoleone ... il colpo di Stato ... gli avvenimenti della Francia ... Raccolse le dita delle mani a pigna e le scosse in aria , come a dire : « Che ce n ' è più ? che senso hanno ? » . - Realtà d ' un momento ... minchionerie ... Si alzò ; s ' appressò ai vetri del balcone che da un pezzo non facevano più rumore , e si voltò al nipote : - Senti che silenzio ? - disse . - Ti do la consolante notizia che il vento è cessato ... - Cessato ? - domandò Cataldo Sclàfani , levando di scatto dalle braccia , che teneva anche lui appoggiate alla tavola , la faccia spiritata , da convalescente , col fazzoletto giallo tirato fin su le ciglia . - Bene bene ... C ' imbarcheremo qua ... Buona notte ! E si ricompose a dormire . - Così tutte le cose ... - sospirò don Cosmo , mettendosi a passeggiare per la sala ; e seguitò , fermandosi di tratto in tratto : - Una sola cosa è triste , cari miei : aver capito il giuoco ! Dico il giuoco di questo demoniaccio beffardo che ciascuno di noi ha dentro e che si spassa a rappresentarci di fuori , come realtà , ciò che poco dopo egli stesso ci scopre come una nostra illusione , deridendoci degli affanni che per essa ci siamo dati , e deridendoci anche , come avviene a me , del non averci saputo illudere , poiché fuori di queste illusioni non c ' è più altra realtà ... E dunque , non vi lagnate ! Affannatevi e tormentatevi , senza pensare che tutto questo non conclude . Se non conclude , è segno che non deve concludere , e che è vano dunque cercare una conclusione . Bisogna vivere , cioè illudersi ; lasciar giocare in noi il demoniaccio beffardo finché non si sarà stancato ; e pensare che tutto questo passerà ... passerà ... Guardò in giro alla tavola e mostrò a Lando i suoi compagni già addormentati . - Anzi , vedi ? è già passato ... E lo lasciò lì solo , innanzi alla tavola . Lando mirò i penosi atteggiamenti sguajati , le comiche acconciature , le facce disfatte dalla stanchezza de ' suoi amici e invidiò il loro sonno e ne provò sdegno allo stesso tempo . Avevano potuto scherzare ; ora potevano dormire , dimentichi che dei disordini provocati dalle loro predicazioni a una gente oppressa da tante iniquità ma ancor sorda e cieca , s ' avvaleva ora il governo per calpestare ancora una volta quella terra , che sola , senza patti , con impeto generoso s ' era data all ' Italia e in premio non ne aveva avuto altro che la miseria e l ' abbandono . Potevano dormire , quei suoi amici , dimentichi del sangue di tante vittime , dimentichi dei compagni caduti in mano della polizia , i quali certo , domani , sarebbero stati condannati dai tribunali militari ... Si alzò anche lui ; si recò alla sala d ' ingresso , desideroso d ' uscire all ' aperto , a trarre una boccata d ' aria , per liberarsi dell ' angoscia che l ' opprimeva , ora che il vento e la pioggia erano cessati . Ma innanzi alla porta si fermò , vinto dall ' odore di antica vita che covava in quella villa ove suo nonno era vissuto , ove con quel desolato sentimento di precarietà lasciava invano passare i suoi tristi giorni quel suo zio , ove Mauro Mortara ... Subito si scosse al ricordo del suo vecchio snidato da lui crudelmente negli ultimi giorni da quella dimora che il culto di tante memorie gli rendeva sacra ; più che per tutto il resto sentì dispetto e onta dell ' opera sua e dei suoi compagni per quest ' ultima conseguenza ch ' essa cagionava : di cacciar via da Valsanìa il suo vecchio custode , colui che gli appariva da un pezzo come la più schietta incarnazione dell ' antica anima isolana ; e corse per tentar di placarlo , per gridargli il suo pentimento e forzarlo a rimanere . La porta della stanza di Mauro era aperta ; la stanza era al bujo e vuota . Su la soglia stavano incerti e come smarriti i tre mastini . Non abbajarono . Anzi , gli si fecero attorno ansiosi , drizzando le aguzze orecchie , scotendo la breve coda , quasi gli chiedessero perché il loro padrone , seguito da essi come ogni notte , a un certo punto si fosse voltato a cacciarli , a rimandarli indietro rudemente : perché ? Da un balcone in fondo venne la voce di don Cosmo : - Se n ' è andato ? - Sì , - rispose Lando . Don Cosmo non disse più nulla . Nella tetraggine , solenne e come sospesa , della notte ancora inquieta , rimase a udire il fragore del mare sotto le frane di Valsanìa e l ' abbajare più o men remoto dei cani ; poi , con una mano sul capo calvo , si affisò ad alcune stelle , chiodi del mistero com ' egli le chiamava , apparse in una cala di cielo , tra le nuvole squarciate . Senza curarsi del fango della strada , dove i suoi stivaloni ferrati affondavano e spiaccicavano ; con gli occhi aggrottati sotto le ciglia e quasi chiusi ; tutto il viso contratto dallo sdegno ; un agro bruciore al petto e la mente occupata da una tenebra più cupa di quella che gli era intorno , Mauro Mortara era , intanto , più d ' un miglio lontano da Valsanìa . Andava nella notte ancora agitata dagli ultimi fremiti della tempesta , investito di tratto in tratto da raffiche gelate che gli spruzzavano in faccia la pioggia stillante dagli alberi , di qua e di là dalle muricce , lungo lo stradone . Andava curvo , a testa bassa , il fucile appeso a una spalla , le due pistole ai fianchi , un pugnale col fodero in cuojo alla cintola , lo zàino alle spalle , il berretto villoso in capo e le medaglie al petto . Saliva verso Girgenti ; ma voleva andare più lontano ; lasciare a un certo punto lo stradone e mettersi per la linea ferroviaria ; attraversare una breve galleria , sboccare in Val Sollano , e di lì , nei pressi della stazione , avviarsi per un altro stradone al paese di Favara , ove , in un poderetto di là dall ' abitato , viveva un suo nipote contadino , figlio d ' una sorella morta da tanti anni , il quale più volte gli aveva offerto tetto e cure nel caso che , infermo , avesse voluto ritirarsi da Valsanìa . Andava lì , da quel suo nipote ; ma non ci voleva pensare . La testa , il cuore gli erano rimasti come pestati , schiacciati e macerati dallo stropiccìo dei passi di quei giovani , che per supremo oltraggio s ' erano introdotti a profanare il camerone del Generale , mentr ' egli nella sua stanza , sotto , s ' apparecchiava a partire . Non voleva più pensare né sentir nulla ; nulla immaginare dei giorni che gli restavano . Tuttavia , il cuore calpestato , a poco a poco , sotto l ' assillo del pensiero che , forse , quel suo nipote contadino gli aveva offerto ricetto perché s ' aspettava da lui chi sa quali tesori , cominciò a rimuoverglisi dentro , a riallargarglisi in émpiti d ' orgoglio . Soltanto da giovane e dalle mani del Generale , fino alla partenza per l ' esilio a Malta , egli aveva avuto un salario . Ritornato a Valsanìa , dopo le vicende fortunose della sua vita errabonda , per mare , in Turchia , nell ' Asia Minore , in Africa , e dopo la campagna del Sessanta , aveva prestato sempre la sua opera , colà , disinteressatamente . E ora , ecco , a settantotto anni , se ne partiva povero , senza neppure un soldo in tasca , con la sola ricchezza di quelle sue medaglie al petto . Ma appunto perché questa sola ricchezza aveva cavato dall ' opera di tutta la sua vita , - Sciocco , - poteva dire a quel suo nipote , - tu sei padrone di tre palmi di terra ; e se te ne scosti d ' un passo , non sei più nel tuo ; io , invece , sono qua , sempre nel mio ovunque posi il piede , per tutta la Sicilia ! Perché io la corsi da un capo all ' altro per liberarla dal padrone che la teneva schiava ! Preso così l ' aire , la sua esaltazione crebbe di punto in punto , fomentata per un verso dal cordoglio d ' essersi strappato per sempre da Valsanìa , e per l ' altro dal bisogno di riempire con la rievocazione di tutti i ricordi che potevano dargli conforto il vuoto che si vedeva davanti . Rideva e parlava forte e gestiva , senza badare alla via : rideva al binario della linea ferroviaria , ai pali del telegrafo , frutti della Rivoluzione , e si picchiava forte il petto e diceva : - Che me n ' importa ? Io ... io ... la Sicilia ... oh Marasantissima ... vi dico la Sicilia ... Se non era per la Sicilia ... Se la Sicilia non voleva ... La Sicilia si mosse e disse all ' Italia : eccomi qua ! vengo a te ! Muoviti tu dal Piemonte col tuo Re , io vengo di qua con Garibaldi , e tutti e due ci uniremo a Roma ! Oh Marasantissima , lo so : Aspromonte , ragione di Stato , lo so ! Ma la Sicilia voleva far prima , di qua ... sempre la Sicilia ... E ora quattro canaglie hanno voluto disonorarla ... Ma la Sicilia è qua , qua , qua con me ... la Sicilia , che non si lascia disonorare , è qua con me ! Si trovò tutt ' a un tratto davanti alla breve galleria che sbocca in Val Sollano , e stupì d ' esservi giunto cosí presto , senza saper come ; prima d ' entrarvi , guardò in cielo per conoscere dalle stelle che ora fosse . Potevano essere le tre del mattino . Forse all ' alba sarebbe alla Favara . Attraversata la galleria e giunto nei pressi della stazione di Girgenti , al punto in cui s ' imbocca lo stradone che conduce a quel grosso borgo tra le zolfare , dovette però fermarsi davanti alla sfilata di due compagnie di soldati che , muti , ansanti , a passo accelerato , si recavano di notte colà . Dal cantoniere di guardia ebbe notizia che , nonostante la proclamazione dello stato d ' assedio , alla Favara tutti i socii del Fascio disciolto , nelle prime ore della sera , s ' erano dati convegno nella piazza e avevano assaltato e incendiato il municipio , il casino dei nobili , i casotti del dazio , e che gl ' incendii e la sommossa duravano ancora e già c ' erano parecchi morti e molti feriti . - Ah sì ? Ah sì ? - fremette Mauro . - Ancora ? E si svincolò dalle braccia di quel cantoniere che voleva trattenerlo , vedendolo così armato , per salvarlo dal rischio a cui si esponeva d ' esser catturato da quei soldati . - Io , dai soldati d ' Italia ? E corse per unirsi a loro . Una gioja impetuosa , frenetica , gli ristorò le forze che già cominciavano a mancargli ; ridiede l ' antico vigore alle sue vecchie gambe garibaldine ; l ' esaltazione diventò delirio ; sentì veramente in quel punto d ' esser la Sicilia , la vecchia Sicilia che s ' univa ai soldati d ' Italia per la difesa comune , contro i nuovi nemici . Divorò la via , tenendosi a pochi passi da quelle due compagnie che a un certo punto , per l ' avviso di alcuni messi incontrati lungo lo stradone , s ' eran lanciate di corsa . Quando , alla prima luce dell ' alba , tutto inzaccherato da capo a piedi , trafelato , ebbro della corsa , stordito dalla stanchezza , si cacciò coi soldati nel paese , non ebbe tempo di veder nulla , di pensare a nulla : travolto , tra una fitta sassajola , in uno scompiglio furibondo , ebbe come un guazzabuglio di impressioni così rapide e violente da non poter nulla avvertire , altro che lo strappo spaventoso d ' una fuga compatta che si precipitava urlante ; un rimbombo tremendo ; uno stramazzo e ... La piazza , come schiantata e in fuga anch ' essa dietro gli urli del popolo che la disertava , appena il fumo dei fucili si diradò nel livido smortume dell ' alba , parve agli occhi dei soldati come trattenuta dal peso di cinque corpi inerti , sparsi qua e là . Un bisogno strano , invincibile , obbligò il capitano a dare subito ai suoi soldati un comando qualunque , pur che fosse . Quei cinque corpi rimasti là , traboccati sconciamente , in una orrenda immobilità , su la motriglia della piazza striata dall ' impeto della fuga , erano alla vista d ' una gravezza insopportabile . E un furiere e un caporale , al comando del capitano , si mossero sbigottiti per la piazza e si accostarono al primo di quei cinque cadaveri . Il furiere si chinò e vide ch ' esso , caduto con la faccia a terra , era armato come un brigante . Gli tolse il fucile dalla spalla e , levando il braccio , lo mostrò al capitano ; poi diede quel fucile al caporale , e si chinò di nuovo sul cadavere per prendergli dalla cintola prima una e poi l ' altra pistola , che mostrò ugualmente al capitano . Allora questi , incuriosito , sebbene avesse ancora un forte tremito a una gamba e temesse che i soldati se ne potessero accorgere , si appressò anche lui a quel cadavere , e ordinò che lo rimovessero un poco per vederlo in faccia . Rimosso , quel cadavere mostrò sul petto insanguinato quattro medaglie . I tre , allora , rimasero a guardarsi negli occhi , stupiti e sgomenti . Chi avevano ucciso ?
IL DESIGNATO ( ZUCCOLI LUCIANO , 1920 )
Narrativa ,
PRIMA PARTE . I Nel salotto non c ' ero che io ; io , in piedi , nell ' atteggiamento nervosissimo dell ' aspettazione , guardando dei quadri di cui conoscevo tutto , l ' autore , il tema , il valore artistico , la provenienza , la data in un angolo . Geltrude , la cameriera , entrò dallo studio e mi disse : - Il signore ha una visita ; ma si sbrigherà sùbito , e la prega di pazientare un istante . - La cameriera attraversò la sala ed uscì dalla porta che metteva al sèguito dell ' appartamento : io mi posi a sedere sul divano color foglia morta . Vecchio salotto , dove regnava un ordine insoffribile , quello del signor Pietro Folengo ! V ' era lo scaffaletto da ninnoli , con dei minerali preziosi e degli uccelli imbalsamati ; v ' era il piano , a coda ; v ' era la tavola con dei mostri cinesi , degli albi di famiglia e dei libri regalati dai giornali cui il signor Folengo era abbonato ; v ' eran quegli oggetti e quei mobili volgari , che disposti in qualunque modo , messi sotto qualunque luce , formano sempre un solo tipo di casa , producono sempre una sola impressione . Tuttavia , dopo i quadri , io passava in rivista accuratamente quelle cose notissime , rilevando la maniera sciatta con cui le si eran collocate , e così ligia alle regole di riscontro ch ' io mi volsi per vedere se non vi fossero anche due caminetti , l ' uno di faccia all ' altro . Il gusto informatore della disposizione era indubitabilmente del signor Pietro Folengo ; e il visitatore meno atto all ' osservazione poteva giudicare che il padrone di casa doveva essere inclinato meglio alle cifre che alla meditazione , meglio al commercio che all ' arte ; se poi , di questo padrone si guardava il ritratto - attaccato alla parete principale e naturalmente di fianco a quello della sua signora e , più naturalmente , al disopra di quel di sua figlia , - il signor Pietro Folengo appariva , senza speranza alcuna , ragioniere , amministratore ; uno di quei terribili uomini i quali vi parlan della Borsa , dei corsi d ' acqua , d ' edilizia e di cambiali , allo scopo di divertirvi . Il signor Folengo aveva una fisonomia senza significato , per natura e per arte ; poichè s ' era lasciato crescere i favoriti , lunghi e bianchi , che lo facevan rassomigliare a centinaia d ' altri , servitori o ministri , cocchieri del vecchio stampo o ambasciatori e plenipotenziarî : sulla sua fronte , non troppo alta , ma levigata come di marmo , nessun pensiero aveva fatta presa ; la computisteria gli era stata leggiera ; egli ignorava perfettamente l ' esistenza di Dante e di Raffaello . Dallo studio venivan le voci del visitatore e del Folengo ; la prima , tenue come d ' un implorante , la seconda , calma , con chiaroscuri studiati , che indicavan gl ' incisi dei quali il Folengo usava abbellire il discorso ; ad ora ad ora giungeva anche il fruscio di carte spiegate ; qualche colpo di tosse , che aveva un perchè ; finalmente udii che il visitatore si congedava , col solito : " Allora , siamo d ' accordo ; io le farò avere i documenti .... " La porta che dallo studio metteva all ' anticamera s ' era chiusa dietro le spalle dell ' incognito ; la porta che dallo studio metteva al salotto dov ' io mi trovava , veniva aperta per dare adito al signor Folengo . Io m ' era alzato . Il signor Pietro , basso e largo , severamente abbigliato di nero , colla faccia illuminata da un sorriso breve , mi veniva incontro a mani aperte . - Caro signor Sergio ! - egli disse . - Mi perdoni la lunga attesa : sa , queste benedette faccende ; l ' amministrazione .... Così dicendo , sedette egli pure sul divano e mi fece accomodare presso di lui . - Ora , sono tutt ' orecchi , - continuò . - Mi pare che nel suo viglietto di ieri mi chiedesse udienza per affari , anch ' ella .... - Per affari ! - dissi , brutalmente colpito . - Per affari , no : per cose di sommo rilievo , sì . - Dunque , affari ; - perseverò testardo il signor Folengo , - è question di nomi . Sto a sentirla . - M ' avvidi ch ' egli sapeva già di che cosa io volevo parlargli ; ma , in quel momento , io rappresentava un postulante , e per sistema , il signor Pietro non faceva mai un passo verso questa categoria d ' uomini . S ' io non avessi trovato sùbito le parole adatte , egli avrebbe aspettato anche un quarto d ' ora , con olimpica serenità , senz ' offrirmi il modo d ' entrare in argomento . Guardai fuori della finestra chiusa , riparata da tendine bianche ; oltre la quale si vedevan gli alberi del giardino , spogli di fronde , sotto il cielo bigio d ' ottobre ; alcuni colombi selvatici s ' erano appollajati sui rami e tubavan malinconicamente . Non faceva ancor freddo ; ma il mese era assai triste , e l ' ora - tra le cinque e le sei del pomeriggio , - piena di memorie . - Io non sono un grande oratore , - dissi sorridendo , - e per questo non userò circonlocuzioni . Che cosa pensa ella di me , signor Folengo ? - Qui avevo deluse le aspettazioni del mio interlocutore , e me n ' ero accorto sùbito dall ' impaccio in che la domanda l ' aveva gettato . Il signor Pietro pensava di me ogni bene , e per questo avevo osato chiedergli la sua opinione ; ma è sempre difficile dichiarare una simpatia senza limiti a una persona , la quale è tutto il nostro opposto per idee , per passato , per modo d ' intender la vita ; anche più difficile era nel nostro caso , in quanto il signor Folengo sapeva benissimo dov ' io tendeva , ed era per ciò in obbligo d ' esprimersi senza frasi , senza generare in me il sospetto ch ' egli dicesse per dire , per cavarsela . - Io non giudico - egli rispose - dalle parole , ma dai fatti . Certo , io so come di lei si sia molto parlato in altri tempi e con diversi criterî ; e so pure come , se si volesse giudicarlo dalle sue opinioni .... - Lei non mi farà torto - interruppi - di credere che le opinioni espresse in un salotto o in un caffè sieno le mie .... - No , - disse gravemente il signor Folengo . - So appunto che la gioventù nostra ha questo vezzo pericoloso di mettere innanzi delle idee che nella pratica della vita non vorrebbe mai applicare . Perciò , io mi tolgo affatto da questo campo e , come le dicevo , baso il mio giudizio sulla vera essenza della sua indole , per quello ch ' io ne ho intravisto . Respirò a lungo e proseguì : - A rassicurarla immediatamente , le affermo che il mio giudizio su di lei è ottimo . Questa volta respirai io . La pomposità delle frasi che ascoltavo , andava persuadendomi sempre più vero quanto io aveva presentito : il signor Folengo sapeva lo scopo della mia visita ; non solo , ma aspettandosela da un giorno all ' altro , aveva preso ragguaglio d ' ogni cosa che mi riguardava , del mio stato finanziario , de ' miei amori morti , delle mie abitudini , de ' miei difetti ; notavo quasi con vergogna ch ' io era vilissimo in quell ' istante e che se il signor Folengo m ' avesse imposta l ' abjura d ' ogni credenza più antica , la rinuncia ad ogni orgoglio più accarezzato , io avrei abjurato , io avrei rinunciato , pur d ' effettuare la mia speranza . - È ottimo in questo senso , - riprese il Folengo ; - che ella è di gran lunga migliore di quanto vorrebbe sembrare ; che ella ha dato troppo peso a sciagure intime e ha troppo generalizzati i suoi casi , scambiando l ' uomo e il mondo per gli uomini e il mondo che le furono d ' attorno lunghi anni . Ora , questo non è ; ella è assai giovane ; ha maniera di ricredersi , e nonostante certe sentenze scettiche delle quali s ' è imbevuto , ella a ricredersi volge ogni speranza , ogni forza d ' animo . Io restava in silenzio , perchè intuivo che l ' orazione del signor Folengo non sarebbe così presto finita ; mi pareva il discorso prendere un atteggiamento troppo diplomatico , e aumentarmi le difficoltà non piccole della mia domanda ; ma riservavo un ' interruzione che avrei fatta non appena se ne fosse offerta l ' opportunità . - Si vorrebbe da lei , - continuò il mio giudice , - una maggior coerenza fra le azioni e le parole , una schietta ribellione a tutti i dogmi che l ' infracidita società nostra va infiltrando nei giovani . Ma già , questo vien dall ' esperienza , dalla critica , è frutto dell ' età più vecchia . - Pausa . Il signor Folengo , - la cui testa cominciava a entrar nella penombra della camera , mentr ' io rimaneva ancora in luce , colla finestra di contro - si portò all ' indietro col corpo , quasi prendesse la rincorsa , e giunse inaspettatamente alla conclusione , per esaurimento delle frasi magnifiche . - Insomma , caro signor Sergio , io non ho che a finire come ho cominciato . Ella è per me gentiluomo irreprovevole , al quale è onore proferir dell ' amicizia e dal quale è ambizione ottenerla .... Del resto , io non so rendermi ragione di quest ' inchiesta non aspettata ; sono sorpreso .... Notai che il signor Folengo s ' era sorpreso un po ' tardi , quando cioè aveva comodamente espressi i pochi pensieri che la mia persona e la mia vita gli suggerivano . - Era necessario , - interruppi , - per ambedue ; io la ringrazio assai del concetto ch ' ella nutre di me , e spero di poterne sempre esser degno .... Guardai di nuovo fuor della finestra ; i colombi selvatici erano spariti dagli alberi . Udii la pendola sul caminetto suonar lentamente le cinque ore e la mezza . - Ora , al fatto , - disse il signor Folengo con uno sguardo scrutatore . Ne ' suoi occhi grigi lessi la sicurezza che la mia risposta doveva essere la buona , e avvertii un impercettibile moto in lui , come di preparazione . - Il fatto è semplice e grave , - risposi . Mi alzai , mi posi di fronte all ' uomo , e dissi con voce quasi tremante : - Ho l ' onore , signor Folengo , di chiederle la mano della signorina Lidia sua figlia .... - Vi fu un silenzio che giudicai spaventevole . Il signor Folengo si levò adagio , sempre tenendo gli occhi fissi ne ' miei , uscì dalla penombra , e rispose : - Una simile domanda fatta all ' improvviso .... Io sono lusingato .... - Mi morsi le labbra ; l ' istinto vittorioso aveva costretto l ' uomo a trincerarsi e a guardarsi da una promessa immediata ; le parole uscivan dalla bocca del signor Folengo meccaniche ; egli si dimenticava la sua professione di fede in me ; gli proponevo un affare , secondo lui , ed egli mi trattava da uomo d ' affari . Però , scorgendomi forse impallidire , aggiunse tosto : - Debbo dichiararle ch ' io non ho nulla , nulla in contrario al suo voto ; anzi ho molta propensione a vederlo esaudito , e sono commosso ... - Non era commosso per niente . Si allontanò alcun poco da me e premette il campanello elettrico . - Avvertite donna Teresa che ho bisogno di parlarle , - disse alla cameriera sopraggiunta . - E portate la lampada . - Mentre Geltrude usciva , il signor Folengo mi tornò vicino . - Perchè meglio si persuada ch ' io accolgo la sua domanda con viva simpatia , voglio sùbito comunicarla alla mia signora , - fece con tono affettuoso . Io m ' inchinai , ed essendo sopravvenuto un silenzio molesto , il Folengo occupò quell ' intervallo nell ' accomodare e nello spostare alcuni oggetti sulla tavola , che non ne avevano bisogno ; alla prima ansia era succeduta in me la riflessione e con essa la calma speranzosa ; non trovavo a ' miei desideri alcun ostacolo degno di essere discusso . Donna Teresa comparve , seguita dalla cameriera che posò la lampada sul caminetto e si ritirò . Donna Teresa , allevata alla scuola del marito , ebbe uno sguardo istintivo e ricostruì , evidentemente , a grandi tratti , la conversazione avvenuta fra me e il signor Folengo . Il salotto si riempiva di solennità . Donna Teresa mi venne incontro e mi strinse la mano ; la piccola e grassoccia signora non aveva rinunciato a una certa eleganza ; i suoi capelli eran tuttavia neri , e la sua carnagione , eburneamente lumeggiata dalla lampada , appariva senza rughe nè grinze ; il color delle labbra era rinforzato da una leggiera tinta di carmino abbastanza gradevole . Solo , nel suo corpo difettava l ' eleganza naturale , che l ' assiduità allo specchio non insegna mai ; le forme tozze prorompevano , in odio alla fascetta strettissima ; attorno al collo l ' adipe formava un monile , e sui fianchi si espandeva con insolenza . Noi ci eravamo seduti di nuovo . I coniugi Folengo occupavano il divano ed io , di fronte a loro , in una poltrona bassa , aspettavo con ritornata angoscia la ripresa della orazione . - Ti ho fatto chiamare , - disse il signor Folengo , - perchè il signor Sergio ci presenta l ' opportunità di stringere assai notevolmente i legami della nostra amicizia . - Donna Teresa dimostrò con un cenno della testa che tale opportunità le gradiva . - Per esprimermi chiaramente , il signor Sergio mi ha domandata la mano di Lidia . Donna Teresa balzò dal divano con un ' agilità imprevedibile e mi si precipitò incontro , colla faccia trasformata dalla gioja . Senz ' aspettare un gesto di suo marito , e parlando per istinto , come l ' altro aveva per istinto tergiversato , esclamò : - Grazie , signor Lacava ! Mille volte grazie di simile onore ! Lei effettua la mia più cara speranza ! - Presi la mano di donna Teresa , toccato dall ' effusione ingenua della buona signora . - Ella mi rinfranca , - dissi , alzandomi dalla poltrona . - Io mi sento appoggiato dalla fiducia che le ispiro .... - Ma certo , ma certo ! - rinforzò donna Teresa . - Forse mio marito non le aveva espresso ? ... Forse ella temeva ? ... - Vedi , cara amica , - mormorò il signor Folengo tranquillamente , senza muoversi dal suo posto . - Vedi : io mi sono dichiarato assai favorevole ; ma io non sono il solo arbitro , e prima di me , e prima di te , c ' è Lidia , la cui volontà deve essere libera .... - Lidia ! - esclamò donna Teresa con un ' occhiata di trionfo . - Lidia ! Non ci son che le mamme per saper certe cose .... Io annuncerò immediatamente la felice novella a Lidia .... - Stava per avvicinarsi al campanello elettrico , quando il signor Folengo , levatosi dal divano , la fermò con un cenno . - Tu vuoi ? - disse . - Così , sùbito , senza prender tempo ? ... - Ma certo , ma certo ! - ripetè donna Teresa - non vedi com ' è pallido questo povero giovane ? Io so quel che faccio .... È una tortura inutile che noi infliggiamo loro . - L ' indice di donna Teresa si posò due volte sul bottone del campanello . Il signor Folengo , vistasi levata la direzione diplomatica delle trattative , riprese il suo posto , con un sospiro di sollievo . - Sì , sì , forse è meglio ! - disse come tra di sè . - Io sono contento . - La signorina Lidia sùbito qui ! - ordinò donna Teresa a Geltrude comparsa . Quindi , ripresemi le mani : - Caro , caro figlio mio ! - disse . - Non dubiti di nulla . Io so quel che faccio ! - La signora Folengo assumeva un aspetto di franchezza che non le avevo conosciuto prima ; una leggiera onda sanguigna le aveva imporporato il viso , e la commozione sollevava a ritmo il suo largo seno . L ' uscio fu toccato lievemente , poi girò sui cardini senza romore , schiudendo il passaggio a Lidia . Io non dimenticherò mai com ' ella apparve in quell ' istante , coi capelli biondi pettinati all ' indietro , in modo da scoprir la fronte pura . Lidia vestiva un abito grigio e portava un grembiale nero ; l ' abito indicava forme così giovanili e così recenti di maturanza da ispirar piuttosto sollecitudine tenera che ammirazione ; il suo viso era un po ' pallido , ma freschissimo , e ne aumentavan l ' impressione di giovanezza rigogliosa gli occhi turchini , la bocca dalle labbra rosse e ben delineate ; aveva piccolo naso , con narici rosee , e piccolissime orecchie ; il collo , per quanto appariva dall ' abito , era d ' una bianchezza alabastrina ; il petto non troppo esile nè povero ; le mani magre , con dita affusolate . L ' espressione interrogativa ch ' era sul viso della fanciulla all ' entrar nel salotto , sparve non appena Lidia mi scorse , e fu cancellata da un tenue rossore . - Buona sera , signor Lacava ! - ella mi disse . Per la prima volta dacchè ci conoscevamo , io le tesi la mano , ch ' ella strinse , gettando un ' occhiata dubitosa a suo padre . - Vieni ! - le disse donna Teresa , avvicinandola a sè . - Vieni dalla tua mamma . - Lidia s ' accostò alla poltrona , dove la madre s ' era seduta ; non so quel che passasse allora nell ' animo della giovane , ma certo l ' insolita accoglienza doveva assai turbarla . I suoi occhi andavan senza posa da me a suo padre , e da suo padre alla signora Folengo . Questa la serrò fra le braccia , e la fece sedere vicinissima a sè . Io solo rimaneva in piedi , appoggiato al piano - forte . - Che cosa avviene dunque ? - domandò Lidia , non potendo trattenersi . - Cara ! - esclamò donna Teresa , prendendole la testa e baciandola sui capelli . - Noi ci siamo radunati qui , - cominciò il signor Folengo con voce solenne , - per parlar del tuo avvenire . - Stai bene oggi ? Hai la mente lucida ? - cominciò a sua volta la signora . - Ti senti di poter rispondere e decidere con chiarezza ? - Ma sì , senza dubbio .... - rispose Lidia , guardandomi come per invocare il mio ajuto . - Ebbene .... - disse la signora Folengo con precipitazione , - ebbene il signor Sergio Lacava ti ha chiesto in isposa , noi abbiamo acconsentito , e aspettiamo la tua risposta . - Alle prime parole , Lidia sobbalzò , mentre un rossore intenso le saliva fino alla radice dei capelli ; poi nascose la testa con rapidità sul petto di sua madre . - Oh mamma ! - disse . E scoppiò a piangere con una violenza nervosa irrefrenabile . - Io credo - osservai - che la signorina : si trovi a disagio davanti a me ; sarebbe stato forse meglio .... - Donna Teresa mi troncò la parola con un moto del capo . - Via , - fece poi a Lidia , - non essere bambina . Tu ci metti in pena .... Lo so ; non eri preparata ; è un assalto di nervi ; andiamo , alza la testa .... Lidia obbedì e prese dalle mani di sua madre il fazzoletto per asciugarsi gli occhi ; ella guardava con tanta fissità il viso di donna Teresa , da svelar la paura d ' incontrare i miei sguardi . L ' attitudine era cosi fanciullesca e così bella a un tempo , che i signori Folengo e io sorridemmo insieme . - Forse - disse il signor Folengo - noi esercitiamo su Lidia una pressione involontaria . Vuoi prender tempo ? Vuoi pensare prima ? - Oh no ! - proruppe inavvertitamente la fanciulla , tenendosi immobile . - Allora ? - Allora , è presto detto , - fece donna Teresa , volgendosi a me . - Lidia è contraria a questo matrimonio .... - La fanciulla allungò le mani verso donna Teresa e tentò l ' atto di chiuderle la bocca . - Ah ! - esclamò ridendo la signora . - Dunque , vieni qui . Dunque , sì ? - Sì ! - rispose Lidia , che aveva nascosto nuovamente il capo fra le braccia della madre . Io avventai alla fanciulla uno sguardo quasi violento di desiderio e d ' amore . Da quell ' istante , ella era tutta mia . II . Il cielo prendeva un aspetto retorico , da melodramma . Sopra uno sfondo potentemente azzurro , vagavan certe grosse nuvole bianche , fra cui la luna ora si nascondeva , ora faceva capolino . Dalla finestra della mia camera era , lo spettacolo , più curioso perchè il giardino , al disotto , andava illuminandosi ed oscurandosi a seconda della luna bizzarra . S ' alternavan gradazioni di verde lucido e gradazioni di nero opaco , ombre sul terreno scheletriche e scarmigliate , indecisioni di contorno . Queste diverse imagini s ' imprimevano forte nel mio cervello non come percezioni chiare , ma come sensazioni , che ricordo ; perchè il momento era dei più difficili . Noi ci eravamo ritirati da circa un ' ora ; gli amici , i parenti , avevano abbandonata la casa con un ' ultima stretta di mano , alcuni con un sorriso . Lidia - mia moglie - s ' era appartata nella sua camera , accompagnatavi da donna Teresa , che l ' aveva lasciata poi , baciandola sulla fronte ; pallide e commosse tutt ' e due . Io , in abito nero , sembravo una decorazione della mia stanza da letto , nervosamente allegra , perchè al giuoco della notte indecisa vi faceva robusto divario la luce artificiale ; erano accesi i due bracci a candela dell ' armadio , le due lampade sul caminetto e la lampada pensile nel mezzo . Poi , aleggiava un profumo acuto di fiori , raccolti in coppe , morenti con furiose dispersioni d ' ebrietà . Appoggiato al davanzale della finestra , vedendo ma non osservando il rimpiattino della luna , io meditava . Era necessario lasciare scorrere un certo lasso di tempo affinchè Lidia non credesse la mia un ' intempestiva sorpresa , un ' invasione da barbaro . Il suo cuore doveva battere a martello ; era necessario lasciarlo calmare . Io stesso aveva bisogno di guardare in faccia il fenomeno di questa vergine lanciatami fra le braccia dalla legge , datami esultando da sua madre , perchè la trasformassi in donna , con un mezzo che due giorni avanti si sarebbe chiamato il disonore . Con maravigliosa mutazione , pel semplice fatto che l ' amore , così insofferente di forme e di nomi , aveva preso nome e forma di matrimonio , tutto quanto era proibito , condannato , scandaloso prima , diventava lecito , onesto , doveroso adesso ; un bacio , un abbraccio , una notte , più notti , un giorno , più giorni d ' intimità , erano cosa buona ; e se io avessi dato il bacio , tentato l ' abbraccio , passata una notte con Lidia , avanti ch ' io avessi potuto chiamarmi suo marito , Lidia sarebbe stata perduta , e suo padre avrebbe avuto il diritto d ' uccidermi e di farsi applaudire come un istrione alla ribalta . Ciò non era logico , ma necessario , il che è ben diverso ; tanto diverso che la considerazione de ' miei diritti improvvisi su Lidia mi dava un umor chiaro , allegro , piacevole . Sapevo il significato di quanto era per avvenire ; significato di sì grande rilievo che da esso dipendon quasi sempre le sorti di due esistenze . Mi richiamavo alla memoria delle letture fatte sull ' argomento in altra età , per una speranza di possibile eclettismo che mi servisse di guida ; ma mi sembravano ingenue o inadatte al paragone . L ' unica mia guida dovevo essere io medesimo e trovare nel mio passato quelle cortesie , e quelle delicatezze e quelle audacie che l ' esperienza m ' aveva insegnate ottime , se non in casi identici , almeno in casi di qualche somiglianza col presente , se non in una prima notte di matrimonio , almeno in una prima notte . Accostarmi a Lidia come un amante a un ' amante , era possibile e bello ; ma Lidia , la mia amante , era una fanciulla e il nostro amore non aveva termine , e ogni falso o corrotto insegnamento si sarebbe trasformato in un germe pericoloso del quale avrei colto io il frutto . Quindi , potevo e dovevo essere l ' amante , ma un amante castigato , limitato , rettissimo . Volgendo nel mio animo questi pensieri , m ' ero ritratto dalla finestra ed ero venuto ad appoggiarmi colle braccia sul marmo del cassettone . Innanzi , lo specchio mi rifletteva pallido con un sorriso un po ' convulso , e la lucentezza dello sparato chiuso quadratamente nell ' abito , mi dava un ' aria quasi severa . Il profumo dei fiori vibrava fortissimo alle nari ; dall ' uno lato e dall ' altro dello specchio , due vasi di porcellana traboccavan di narcisi e di garofani e d ' anemoni e d ' altri fiori vigorosi . Levai dal gruppo folto una gardenia , che soffriva più dei compagni e la passai nell ' occhiello . C ' eran molte persone , le quali pensavano a noi in quell ' istante . La nuova del mio matrimonio s ' era sparsa per Milano e fuori con rapidità e maraviglia . Gli amici non si figuravano me nella notte presso Lidia ? non analizzavano con cinica irreverenza il nostro amore che s ' iniziava ? nell ' ombra non si preparavan già delle insidie ? Io avrei trovati i mezzi d ' intercludere il passaggio a qualunque insidia tesa sulla via della mia donna . E anche questo dipendeva dal momento in cui ero . Laura Uglio non era tornata dalla prima notte di matrimonio così nauseata , da giustificare il suo adulterio avvenuto tre mesi dopo ? Angela Tintaro non aveva nella prima notte di matrimonio giurato di darsi a una donna , e a uomini mai più ? Quanti mariti maldestri non avevano in poche ore mutata una fanciulla in un ' impura colomba , presto insaziabile ? Aneddoti sparsi nelle mie memorie , dei quali capivo a un tratto la sapienza .... Secchi e sonori per l ' amico silenzio , l ' orologio del giardino diffuse dodici colpi . Li contai adagio , smorzai i lumi , lasciando accesa la sola lucerna pensile . Mi diedi un ultimo sguardo nello specchio : la gardenia , lo sparato candido , l ' abito nero , anche il viso molto pallido , sembravano giovarmi . Al momento d ' aprir l ' uscio , ero tranquillo ; meglio , ero ilare e sicuro di me ; avevo un indiavolato bisogno di scherzare . Apersi , passai nel salotto oscuro , ma grave di profumi come la mia camera . Un sottil filo di luce rosseggiava sotto l ' uscio della stanza di Lidia : troppo intenso , non poteva provenire dalla lucerna da veglia ; era la luce d ' una lampada portatile . Posta dove ? Non presso il capezzale . Lidia aveva fatta un ' illuminazione nervosa come la mia ? Bussai leggiermente alla porta di Lidia , e mi sentii sorridere . L ' orologio ribattè i dodici colpi nel giardino . Che lampo era stato e che eternità quell ' intervallo ! Avvertii un lieve romore : poi il silenzio proseguì dovunque . - Lidia ! - dissi ponendo la mano alla gruccetta dell ' uscio . - Avanti ! - rispose con voce soffocata . Apersi l ' uscio e guardai . Lidia , in accappatojo , coi capelli sciolti , aspettava in piedi presso una poltrona . Da una tavola sotto la finestra , una lampada alquanto attutita dal paralume a smeriglio , sprigionava luce blanda , quasi pulviscolo azzurrato , che veniva a stendersi sui capelli , sulla fronte , sulle guance di Lidia e le dava una stanchezza , come dopo il ballo , al sorger dell ' alba . L ' atteggiamento della giovane denotava un ' apprensione vivissima , tradita pure dal respiro precipitoso che le agitava il seno . - Non ti sei coricata ? - domandai , mentre avanzavo richiudendomi l ' uscio dietro le spalle . Lidia fe ' cenno di no colla testa . - Hai avuto paura ? - dimandai di nuovo , prendendole una mano . Lidia fe ' cenno di sì . Mi sedetti sulla poltrona a cui ella era appoggiata , e tenendo tutt ' e due le mani di Lidia , attrassi la fanciulla sulle mie ginocchia . - Vediamo , - dissi , posandole le labbra sulle labbra caldissime ed immobili . - Io son desolato d ' essere costretto a disturbarti ; ma non prevedevo di trovarti ancora alzata . Volevo semplicemente augurarti la buona notte . Sorridi ? ... Non bisogna dubitare delle mie parole , - aggiunsi , mentre mi scoprivo a sorridere io pure . Noi , così seduti , avevamo la tavola colla lucerna alle spalle e di fronte il letto ; il letto sui guanciali serbava l ' impronta della testa di Lidia e le coperte apparivano già rimosse . Evidentemente , Lidia s ' era coricata , e vinta a un tratto da un ' impazienza nervosa , aveva dovuto alzarsi . La fanciulla afferrò il mio sguardo , arrossì , e rise lievemente . - Questa paura ! - continuai . - Non t ' ha lasciata riposare ? Ma di che cosa hai paura ? Di me ? - Le presi la testa fra le mani e l ' obbligai a guardarmi ; i suoi occhi azzurri continuavano a ridere sì piacevolmente , ch ' io li avvicinai e li baciai senza aspettare la risposta . Finalmente , le labbra di Lidia si mossero a restituirmi il bacio . Il sistema , come il più semplice , era dunque anche il migliore . - Di me , no , senza dubbio , - ripresi . - Non rispondi ? - Di te , no , senza dubbio , - ripetè Lidia a voce bassa . - Grazie . Ma allora , non capisco più nulla ! Lidia abbassò la testa , guardando la mia gardenia , un po ' ingiallita . Io sentiva il profumo del fiore levarsi dalla massa bionda dei capelli di Lidia , dall ' accappatojo , dalle braccia un po ' scoperte , dal busto senza fascetta , che mi s ' appoggiava contro , in una perspicuità di linee assai tormentosa . Presi la gardenia e tentai di collocarla sul petto della fanciulla ; ma non appena allungai la mano , Lidia portò le proprie , arrossendo , sopra i ganci che le chiudevan l ' accappatojo fino al collo . Il sistema non era dunque il migliore . - Perchè non hai fatta accendere la lucerna da veglia ? - chiesi , tornando a infilare il fiore nell ' occhiello . - Non ci ho pensato , - rispose Lidia . - Vuoi accenderla tu ? S ' io mi fossi alzato , Lidia avrebbe preso il mio posto ed avrei perduta una strategica posizione . - Accendila tu ! - ripetè Lidia . La mia considerazione rapida doveva essere stata fatta anche da Lidia . Ella si levò dalle mie ginocchia e rimase in piedi presso il letto ; nel mentre abbassavo e accendevo la lucerna , Lidia non si ricordò di sostituirmi nella poltrona ; mi guardava impacciata , colla mano destra sul guanciale . - Ora c ' è troppa luce , - disse . M ' avvicinai alla tavola e posi innanzi a quella lucerna una specie di ventaglio roseo , che mutò sùbito la luce viva in altra delicatissima . L ' accappatojo di Lidia prendeva una tinta deliziosa , difficile a riprodursi , che pareva gradazione di due colori soavi compenetrati . Rimasi un istante a gustare il quadro . Lidia continuava a guardarmi coi grandi occhi turchini . M ' accorgevo che se avessi ceduto alla mia volontà , invece di riprendere il posto nella poltrona , come feci , avrei abbracciata Lidia e l ' avrei atterrita coll ' irruenza d ' un amore represso e rattenuto per due anni . - Non ti senti stanca ? - le chiesi , senza pregarla d ' avvicinarsi . - Vuoi coricarti ? È passata la mezzanotte . La fanciulla girò la testa intorno , come cercasse un angolo discreto . - Io me ne andrò , - aggiunsi . - Vuoi ? - Sì , - rispose Lidia , movendosi per aprirmi l ' uscio . Quando fummo sulla soglia , ella tradì una fuggevolissima esitazione , come ogni volta respingeva un pensiero malagevole ad enunciarsi . - Io aspetto qui in sala .... Volevi dirmi ? - Volevo dirti questo , appunto , - ella confessò . E per nascondere il suo turbamento , si ricoverò fra le mie braccia . Provai tale un ' impressione di tutto il suo corpo sul mio , tale una vertigine di piacere , che dovetti ricordarmi il proposito di non fare un ' invasione da barbaro , - per resistere all ' agitazione di prender Lidia e portarla sul letto e spogliarla io . Non dubitando del cimento al quale mi sottoponeva , Lidia rispose a un tratto al mio bacio e mi circondò delle braccia il collo . - Sei molto pallido , - osservò , mentre si staccava . - Non ti senti male ? - No , cara . Ho la camera zeppa di fiori ; deve essere il profumo che m ' ha alterato un istante . - Dev ' essere il profumo ! - ripetè Lidia chiudendo l ' uscio e accompagnando il gesto con un grazioso saluto del capo . - " Sì , il profumo , - pensai . - Ma quale ? " Il salotto era oscuro ; ciò mi servì di pretesto per accomodarmi su una sedia vicinissima all ' uscio . Io udiva così Lidia muoversi nella sua camera ; il fruscìo dell ' accappatojo sciolto e cadutole ai piedi , facendole cerchio , e dell ' accappatojo raccolto su una sedia ; lo scricchiolìo del letto che accoglieva il corpo leggiero ; un fievole colpo di tosse . - Sergio ! - chiamò la voce di Lidia . Non so perchè , l ' essersi ella coricata diede ad entrambi maggiore sicurezza . Lidia medesima sorrideva , guardandomi rientrare , sebbene si fosse accuratamente volte intorno le coperte fino al collo ; aveva spinta la poltrona accanto al letto . - Il mio posto ? - domandai , restando in piedi . - Il tuo posto è lì , - ella rispose accennandomi cogli occhi la poltrona . - Ma qui avrò freddo ! - mormorai . - Nel mese di giugno ! - esclamò Lidia . - Prova . - Proviamo . Il posto non era brutto , sebbene non fosse il migliore . La testa di Lidia circondata , - aureola giovanile , - dai capelli biondi , gli occhi vividi , e quell ' indefinita sola bianchezza della carnagione , propria dell ' età più bella , m ' apparivano ben lumeggiati , precisi . L ' astuzia d ' avvolgersi diligentemente nelle coperte , dovuta al pudore , non aveva sortito il suo effetto , perchè le forme di Lidia si determinavano con procace evidenza e se la fanciulla non fosse stata volta sul fianco , le coltri sottili avrebbero delineato anche il seno . - Sarebbe possibile , - dissi , - baciare una tua manina ? - Possibile , - rispose Lidia , sporgendo la mano destra con un sorriso . La breve camicia lasciava il braccio nudo . Vidi passar negli occhi di Lidia il quesito insolubile di darmi la mano coprendo il braccio ; ma cedette all ' inattuabilità di tale disegno ; nel movimento un po ' precipitoso , le coltri si smossero , ed io le rattenni , e per stabilire e mantenere l ' insperato vantaggio , rapidamente dalla poltrona passai sul fianco del letto , mentre istintivamente Lidia si ritraeva facendomi posto . L ' atto riuscì seducentissimo nella sua schiettezza ; la cortesia femminile dominava la verecondia per un lampo e si faceva incontro alla dolce necessità di cedere . Vidi e compresi , e la improvvisa intelligenza di quel moto mi provocò un brivido lungo . Non ero più nè ilare , nè tranquillo ; consapevole d ' una veniente tristezza . Il mio amore invadeva l ' animo con tale veemenza , da sgominarlo , e farlo debole . Sorgeva misteriosa e meglio che da qualunque legge , da quella verginità , tutta profumo e sorriso , ch ' io stava per distruggere , - la comprensione di quanto io doveva alla fanciulla sacrificata . All ' ultimo baluardo , invece del goloso desiderio , io incontrava una tenerezza mesta ingiustificabile , da avaro innanzi al tesoro lungamente accarezzato . L ' avaro non avrebbe voluto spenderlo , avrebbe voluto aspettar tuttavia , gioirne tuttavia , promettersi e negarsi la frenetica sensazione di tuffar le mani nell ' oro , forse meritarsela di più . Io soffriva dell ' attimo fuggente e dell ' irreparabilità della conquista . Passai adagio le braccia sotto il busto di Lidia , attirandola a me . Ella teneva gli occhi chiusi e il suo pallore mi spaventò . - Anima , - susurrai , - soffri ? - No , - rispose Lidia , aprendo gli occhi . La luce delle due lampade si projettava troppo intensa . Lasciai Lidia e smorzai quella ch ' era sulla tavola ; ora la penombra si faceva tutelare e propizia ; ma tornando al mio posto , di nuovo il pallore della fanciulla mi spaventò . Ella mi guardava smarrita , e un ' agitazione ch ' era male vero , cresceva in lei , le pulsava nel petto , nelle arterie , moltiplicandone il ritmo . Tentò di togliersi alla mia stretta e si trovò sùbito libera . Erta sul busto , colle braccia rigide che le facevano sostegno , rimase un attimo indecisa . - Ho paura ! - esclamò poi . - Non per te , Sergio , ma ho paura ! Perdonami ! Le salivano convulsi alla gola singhiozzi senza lagrime ; chino su di lei , le mie mani sentivan le ciocche de ' suoi capelli , morbide e lisce , disordinate per il guanciale . Non osavo muovermi nè parlare ; lucide , lancinanti , memorie di spose morte così fra i primi amplessi del marito , mi si piantarono nel cervello . Ma come ella avesse intuita la mia angoscia superiore alla sua , Lidia mi gettò le braccia al collo . - Perdonami ! - disse nuovamente . - Ho paura ! Noi ci cercammo le labbra , e al caldo contatto infine le lacrime di Lidia proruppero , mi caddero brucianti sulle mani , chiamarono le mie ; la crisi quietò Lidia a poco a poco , lasciandola colla testa sul mio petto , gli occhi chiusi , da ' cui angoli scorrevan deliziosissime e infantili le lagrime . Non so quanto così rimanessimo , vittime d ' un arcano fascino . Quasi sentivamo i gravi silenzi della casa circondarci lentamente e addormentarci la coscienza dell ' ora . Tutt ' e due sulla soglia d ' una felicità agognata , rimanevamo titubanti , malinconici e paurosi , perchè nulla più del presente doveva tornare . Ella s ' era distesa nel letto , quasi calma ; io la baciava adagio sui capelli , sugli occhi , sulla bocca , sul collo , sulle mani , naufragante in un ' onda voluttuosa . L ' avaro assaporava il suo tesoro che aveva anima e forma , e si sferzava col ricordo di tutte le caducità umane per togliersi al pazzo bisogno di serbare il tesoro intatto . Quindi , la fanciulla ridivenne fiduciosa . E così l ' attimo fuggente si dileguò . III . Parecchi anni addietro , al buon signor Pfaff , io aveva domandato un giorno : - Perchè non mettete un ' epigrafe sul vostro ricovero di pace e di salute ? Il signor Pfaff m ' aveva guardato senza rispondere , ed era stata la figlia a spiegargli il mio concetto . La signorina Silesia Pfaff , dopo aver discusso alcun poco in dialetto grigione col padre , mi s ' era rivolta dicendomi in italiano sgangherato che il padre non capiva e che se volevo porre un ' epigrafe sul piccolo albergo , la dettassi a lei . Fu così che sul ricovero di pace e di salute lampeggiò in lettere d ' oro l ' iscrizione : VENITE , DOLENTES . E i dolenti venivano , uscendo dalla ressa delle città , pallidi e smunti , e cercavano il silenzio , la vita semplice , l ' armistizio di pochi mesi nella battaglia rabbiosa di tutto l ' anno . E v ' ero venuto io medesimo , ora curvo per la morte di mia madre , indimenticabile figura di donna bruna e nobile ; ora freddo , caustico , per l ' opprimente perizia degli inganni ; ora scosso e attonito per la morte inaspettata di mio padre ; ora vuoto ed aspro per diffidenza degli altri e di me stesso ; e ogni volta , l ' anima aveva ricongiunte le ferite , s ' era dilatata nel silenzio , s ' era compiaciuta di quella grande e libera solitudine . Al caro luogo avevo prestata quasi una simbolica potenza di farmaco . Vi sognavo bene , come in città non era possibile , e vi attingevo preziosi cumuli d ' energia morale ; talchè nelle gioje lo desideravo per meglio compenetrarle , e nei grandi dolori per essere umile innanzi a superbi spettacoli di paesaggio . L ' albergo del signor Pfaff era situato fra Splügen e Andeer , sulla via per Coira , in posizione così felice che sempre , quando la diligenza vi si fermava dinanzi , erano esclamazioni ammirative fra i viaggiatori . Poichè , dietro la casa , i prati si stendevan verdemente fino al Reno , indomato ancora e ruinoso ; davanti eran la strada postale e la lunga serie di pinete che costeggian quella strada per notevole tratto ; la conca nella quale l ' albergo ha fondamento , è formata da montagne , alcune ricche d ' abeti e di lecci , altre brulle quasi il fuoco vi sia passato con indileguabil traccia di devastazione . Intorno , vie numerose conducono ai boschi , ai villaggi , ai monti ; una , poco aperta allo sguardo , dietro la casa del signor Pfaff , costeggia il Reno , avvallata fra gli alberi fitti , e conserva l ' indole selvaggia delle strade raramente percorse . Più in alto , al disopra dell ' albergo , il villaggio di Sufers , con quelle case metà di legno e metà di pietra , che danno sùbito l ' imagine della Svizzera , come le pagode caratterizzano l ' India e gli edifici a più tetti e a sesto acuto indicano la Cina . Spesso , in quel villaggio di Sufers , preziosamente conservati sul davanzale delle finestre , alcuni vasi di geranî e di garofani , risvegliano una nota d ' allegria gentile . Noi eravamo diretti al ricovero di pace , non dolenti , ma lieti anzi d ' inesprimibile contentezza . Avevo pregata io Lidia di seguirmi lassù , perchè mi pareva ed era triste cosa di non aver raccolte in un sol luogo ed in un successivo spazio di tempo le più pure nostre memorie . Un po ' di vanità femminile aveva forse giovato a convincer Lidia del mio disegno ; l ' idea di varcare il confine e di veder costumi nuovi , le era parsa men comune e preferibile a un pellegrinaggio per città italiane , notissime a tutti ; ne ' suoi viaggi colla famiglia , non s ' era mai spinta oltre il lago di Como o il lago Maggiore . Salimmo nella carrozza da posta verso mezzogiorno . L ' antico veicolo dipinto in giallo e rosso e tirato da quattro cavalli , ci poteva illudere un istante di non vivere in un ' età insopportabilmente civile e meccanica . Noi avevamo agio a gustare la bellezza dei luoghi e ad aspirare una purissima aria montanina , comecchè il giorno fosse ricco d ' azzurro e di sole . Nella scossa che il veicolo ci comunicò mettendosi in moto , Lidia mi si appoggiò tutta , ridendo , ed io le strinsi le mani . D ' improvviso , mi ricordavo una molestia patita il mattino stesso durante il viaggio in battello da Como a Colico . V ' era salito un giovane elegante , il quale non aveva smesso di guardar Lidia con occhiate da scapolo esperto , date a tempo e in modo che la persona osservata non se ne avvedesse . Per l ' insistenza stupida dell ' ammiratore , avevo sofferto con ridicola intensità , e pretestando l ' aria troppo fresca , avevo finito per invitar Lidia a discender meco sotto - coperta . Era un principio di gelosia vaga ? Senza dubbio , quantunque incoerente col mio intero passato ; non ero mai stato geloso d ' alcuna donna , o perchè non ne valeva la pena , o perchè sapevo allora dominarmi . Ma indubitabilmente d ' ora innanzi , gli sguardi , i sorrisi , le parole dirette a Lidia , m ' avrebbero fatto male ; potevo affermarlo con sicurezza quasi matematica . Ciò era necessario e illogico siccome ogni paradosso di sentimento . Lidia era bella , e non d ' una bellezza così capricciosa da risvegliar l ' attenzione di pochi intelligenti ; ma d ' una bellezza fresca , ingenua , assai pura , che avrebbe stimolato il desiderio perverso , quel desiderio del male , del corrompere , dell ' insozzare un ' anima il quale è peggiore di gran lunga d ' ogni desiderio sensuale , e pur s ' annida in fondo al cuore di molti uomini . Si sarebbe annidato fors ' anco in fondo al mio cuore , se io fossi stato estraneo a Lidia ; anzi , peggio , vi s ' era annidato già , in altri tempi , ed io aveva commesso il delitto di pervertire qualcuna , pel solo piacere di pervertirla , d ' eccitarla malamente e di mutare una superba in una donna come tutte le altre . La cattiva esperienza m ' insegnava che le anime chiarissime , incitano e richiamano la malvagità ; la fede provoca la negazione , quasi processo di fenomeno elettrico . Forse non è lo stesso dei corpi femminili , tanto più procaci quanto più velati allo sguardo in vesti ondeggianti , con linea severa ? Lidia , dopo le prime esclamazioni di gioja al cospetto della vallata che si offriva alla nostra manca , - parlava con inflessioni carezzanti della voce colorita , e parlava d ' ogni cosa , ora sorridendo alla figura burbera del cocchiere appollajato e mutolo sul suo sedile , ora intenerendosi alla vista dei monelli cenciosi che ne seguivano in cerca d ' un soldo . Come la carrozza , per la salita , andava al passo , i monelli si facevano audaci , gettavano mazzolini d ' edelweiss sulle ginocchia di Lidia , senza cessare dalla loro nenia mendicante . Lidia , che credeva liberarsene coll ' offrir loro qualche moneta , se li vedeva comparir più numerosi . V ' era una bambina coi capelli arruffati , sudicia , scalza , insistentissima ; non appena un soldo veniva gettato , ella si slanciava e lo disputava ai maschi , rotolandosi con loro per terra ; la scena crudelmente selvaggia stupiva Lidia , la quale non riusciva a persuadersi che la monella appartenesse al medesimo sesso di lei . Al riprender del trotto , i monelli rimasero , addietro , sparvero ad un gomito della strada e in un nugolo di polvere . La carrozza procedeva robustamente , e il vetturale , curvo , indifferente al paesaggio di cui doveva conoscere ormai ogni anfrattuosità , spingeva i cavalli a esortazioni e a tocchi di frusta . Sui fianchi delle montagne si vedevamo sparsi poledri e giovenche , intenti al pascolo , volgendo appena la testa al passaggio del veicolo romoroso . Alcune fra le giovenche , piantate in mezzo alla strada con bruta apatia , costringevano il vetturale a frustarle perchè facessero largo , e oltrepassata la carrozza , riprendevano , la loro immobilità , coll ' occhio atono e fisso , come animali di bronzo . Dopo il cambio dei cavalli a Campodolcino , - collocato graziosamente in un ' estesa verde di praterie , - l ' aria si fece più viva , il paesaggio intorno più tetro per maestosità di montagne , la salita più decisa . M ' ero lasciato prender volentieri dalla vivacità di Lidia ; era impossibile non esultare alla soddisfazione complessa che illuminava la donna e le brillava negli occhi . Discesi dalla vettura , noi le camminavamo a fianco , studiando di precorrerla quando il terreno ce lo permettesse . La strada , scavata a giri nel fianco della montagna , ci offriva d ' accorciar di molto il cammino che il veicolo doveva seguir tutto e ci arrampicavamo sui rialzi per balzar dall ' altro lato della strada . Lidia , coll ' abito corto da viaggio , i piccoli piedi calzati in forti stivaletti di cuojo giallo , svelta , agile , s ' appoggiava alla mia mano e spiccava il salto con arditezza . Ma si stancò presto e dovemmo attender la carrozza , che avevamo vantaggiosamente distanziata , per risalirvi . Il vetturale ci guardava con occhio tenero , quasi paterno e non riprendeva il viaggio se non certo ch ' io avessi ben collocata Lidia . Una pigra ma sicura mutazione mi faceva sentire , man mano procedendo , che le memorie dei luoghi noti m ' entravan nell ' animo spalancato , ne cacciavano ogni imagine faticosa della città , mi davano una superbia di possesso quasi io solo fossi passato di là e solo conoscessi le voci sonore e profonde dell ' altitudini ; poi , guardando Lidia , - ora avvolta in uno sciallo da viaggio per ripararsi dall ' aria pungente , - provavo un fremito leggiero , nulla giudicando più dolce di simile amore in simili plaghe . A un tratto , Lidia volse il capo verso di me , i nostri sguardi s ' incontrarono , e la donna intuì il mio pensiero dilettosamente soggettivo . - Sei venuto spesso qui ? - ella chiese . - Cinque anni di séguito , in questa medesima stagione . - Solo ? - ribattè ella , con qualche esitanza . - Sempre solo .... Puoi supporre ? ... Ma no . Lidia non mi supponeva capace di condurla dove altre memorie di donne vivessero , e mi pentii del sospetto , e per cancellarlo le narrai in quali condizioni avessi scelto quel ricovero tranquillo , le dissi dell ' epigrafe sulla casa , e ormai mutabile in quest ' altra : " Venite , gaudentes " se gaudente non avesse una significazione materiale e volgare . Le brevi domande , però , mi ricordarono ch ' io doveva la storia del mio passato a Lidia . Non sapeva io tutto di lei ? La sua vita fino al mio incontro era stata così semplice , così eguale , che ponendo piede in casa Folengo , avevo capito come ogni giorno vi fosse monotono e puro , perchè Lidia non aveva amiche . Soffersi quindi , nuovamente , una curiosa molestia dacchè il mio passato era ben diverso , inutilmente ricco d ' intenzioni variate e inesorabilmente vuoto di bene e di male grande ; ero stato un uomo allegro e triste , malvagio o beffardo , a seconda dei casi , e per questo , nel mentre nulla avevo fatto che mi distinguesse da qualunque altro scapolo , - nulla , nel medesimo tempo , era più increscioso a narrarsi di quegli anni desolati , infingardi ; chiusi nella ricerca di commozioni , comunque fossero , anche bassamente colpose . Stabilii , dietro la rapida sintesi , di non parlare e d ' attendere che Lidia desiderasse o in qualsivoglia modo mi ricercasse quella storia , un po ' fosca , un po ' grigia . Pel momento , la donna era assorta nella contemplazione della cascata di Madesimo , presso Pianazzo , balzante rivo d ' acqua bianchissima , spumosa , lunga e molle , che rallegrava d ' un tratto la montagna nera e nel silenzio della strada deserta mormorava con liquida cadenza . Madesimo , l ' elegante ritrovo , era alla nostra destra e larghi affissi sopra una casa cantoniera ne indicavan la via ; ma pel bisogno di calma ch ' io sentiva , per il tepido fiorir dell ' amore di Lidia , il luogo riusciva troppo chiassoso e vivace . Più oltre , e a più fresca altezza , attirò gli sguardi della donna il villaggio d ' Isola , giù nella vallata , disperso a gruppi di capanne brune , dal tetto acuto , e arrampicate pel versante dell ' opposta montagna in notevole estensione e in una mutezza desolante di luce , anche malinconica per la nudità del monte sul quale eran disseminate . Assai piccole e quasi immobili , si scorgevan qua e là delle gregge di mucche . E tutto appariva traverso il fogliame degli alberi che avevamo a fianco della diligenza e che sembrava un immenso ornato , frapposto al villaggio da un artista bizzarro . Una particolarità del cammino erano ora le gallerie , attraversanti il ventre della montagna , e sotto le quali passavamo . Istintivamente , Lidia si curvò , come temesse d ' urtar la testa nelle travi che sostenevan l ' opera ardita , dalle vôlte umide , stillanti , le cui aperture , intervallate a guisa di finestre verso il fianco sinistro del monte , illuminavano con regolar quadrato di luce . V ' eravamo giunti per una via serpentina , talchè , volgendoci , potevamo ritrovar coll ' occhio il percorso fatto . Lidia , nella quale l ' incontro delle gallerie aveva ridestata la maraviglia graziosamente loquace delle prime tappe , si lamentava del freddo , soffiato coll ' aria violenta , che trovandoci in abiti estivi aveva buon giuoco anche sulle coperte da viaggio cui eravamo ricorsi . La molestia durò poco , perchè oltrepassata la vetta dello Spluga e l ' ultima cantoniera italiana , cominciò la discesa , prima quasi insensibile , poi rapida così che i cavalli di timone dovevan resistere all ' impeto del veicolo piuttosto che favorirlo , e quelli di volata si piegavano abilmente sul fianco per mantener l ' equilibrio . Era una bella e potente sensazione , questa della discesa . Il paesaggio svizzero si presentava foltissimo di pini , cosicchè pareva vi ci tuffassimo , e il profumo di resina , l ' aria nitida venissero ad incontrarci , penetrandoci beneficamente nei polmoni . Lidia non mostrava d ' essere stanca più di quanto fosse al principio del viaggio e come il sole andava riprendendo calore , ella si toglieva le coperte , sorridendo alla corsa piacevole , colle mani appoggiate allo sportello e il busto eretto ; l ' onda d ' ossigeno le prestava nuove forze ; la fatica , lo sbalordimento del viaggio , i mutamenti improvvisi di temperatura , di cui avevo temuto per la fragile donna , svanivano innanzi al bisogno nervoso di giungere , dal quale ella appariva animata . La discesa continuava veloce ; vedevamo , come già prima la via percorsa , in basso tutta la via da percorrere , a nastro , bianca e soleggiata , ombrosa di tanto in tanto , - e lontana , diritta , eguale , la strada che da Splügen conduce a Nufenen e a Hinterrhein . Lidia m ' interrogava sulla situazione della casa Pfaff , dimostrandosi felice del mio disegno effettuato , sentendo inconscia ella pure la voluttà d ' una solitudine amorosa , senz ' occhi indiscreti . I cavalli trottavano ora in piano , in direzione opposta a Nufenen . Erano le sei del pomeriggio e il sole si ritraeva man mano , lumeggiando le case più alte , il cimitero e la chiesetta di Splügen , senza malinconia , quasi con un senso largo di quiete abituale . Al passo , traversammo il ponte di Splügen e dal ponte ci arrestammo sulla piazzetta del villaggio , innanzi al Bodenhaus Hôtel , dove un gruppo di contadini raccolto pel riposo della sera , ci salutò con amichevol deferenza . In un angolo della piazzetta , ci aspettava la carrozzetta del signor Pfaff , linda e ripulita , colla giumenta saura ; e mentre ajutavo Lidia a scendere , il signor Pfaff , uscito dal Bodenhaus Hôtel , mi si fece incontro tenendo il cappello tra le mani . Piccolo , tozzo , formidabilmente quadrato di spalle , col viso senza neppure i peli delle sopracciglia , con due furbi occhi cilestri , - il signor Pfaff non era in nulla mutato dall ' ultima volta ch ' io l ' aveva visto , e dimostrava una diecina d ' anni meno de ' suoi sessanta . Egli mi strinse la mano , felicitandosi del mio ritorno , in una specie di dialetto lombardo , da lui imparato per frequenti corse nell ' Alta Italia ad acquisti di vini e di bestiame ; poi guardò Lidia , ch ' era presso di me , esile e dùttile figurina d ' adolescente . - La mia signora ! - dissi . Egli s ' inchinò sùbito , ma compresi che Lidia non gli piaceva . Non era un tipo svizzero ; le mancavano le allegre tinte alle guance , il seno turgido , i fianchi rotondi , e una sola mano del signor Pfaff sarebbe bastata a piegar Lidia come un virgulto . L ' istinto , che in quei paesi fa valutar la donna secondo la capacità a lavorare e a produrre attestata dal suo corpo , dava una delusione al signor Pfaff . Lidia era un essere inutile , a suo credere . Quando fummo nella carrozzella , guidata dal signor Pfaff e seguìta a distanza da un carro coi nostri bauli , io approfittai della solitudine che si ritrovava appena fuori di Splügen , per baciar lungamente la bocca di Lidia . Era una bocca sì viva di colore e così perfetta di linea , ch ' io mi compiaceva a serrarla e a riunirla fra le dita per meglio sentirla sotto le mie labbra . In quel momento , il signor Pfaff si volse dal suo sedile verso di noi , ma rigirò sùbito la testa , allo spettacolo , e la tenne poi ostinatamente fissa in avanti , per non disturbarci . - Ho fatta posticipare la cena ! - egli disse , senza guardarci . - Va bene . Avete molti viaggiatori all ' albergo ? - domandai . - Due francesi . - Maschio e femmina ? - Maschi tutt ' e due . - Volevo chiedere se fossero giovani , ma mi rattenni , vergognandomi dell ' impulso . Pensai che fossero due solitarî com ' ero io qualche anno prima , e li compiansi ; tutto quanto viveva all ' infuori del mio amore , estraneo a Lidia , mi giungeva perdutamente sconsolato , ed ero già disposto a considerare i due francesi come anime in pena . La strada , a sinistra di Splügen , discendeva per breve tratto , poi saliva e si stendeva piana , a gomiti , costeggiata quando dal Reno , quando dalle pinete , su ambo i lati . Il Reno , che interessava Lidia , quasi un personaggio storico di cui si son lette e udite mirabili gesta sanguinose , era nel tramonto quieto , assai sonoro ; una lieve brezza moveva le cime dei pini circostanti lambendoci il viso ; il cielo , privo di sole , pareva una gran vôlta sulle nostre teste , e mai quanto allora ne compresi la maestosità . - C ' è ancora molto ? - chiese Lidia . - Tre chilometri , - rispose il signor Pfaff , rigido al suo posto . - Sei stanca ? - domandai io alla donna . Ella negò col capo e mi volse la bocca in modo ch ' io fui costretto a ribaciarla . Traversando il primo dei ponti che s ' incontrano su quella strada , vedemmo il Reno orribilmente serrato fra due montagne a picco , furioso di spuma . Il vecchio fiume balzava , tutto bianco , irrompeva , accelerando la corsa verso i luoghi dove gli sarebbe stato possibile allargarsi immortale e magnifico .... Anche oggi , mentre scrivo , il Reno ulula così sotto quei monti ; ma chi lo guarda cogli occhi amorosi coi quali noi lo guardammo ? Il crepuscolo ci avvolgeva in un manto cenerognolo , passandoci nell ' animo il presentimento d ' un gran riposo , nella casetta bianca e ilare che ci aspettava a poca distanza ; pareva aleggiassero le sforate d ' una ballata di Göthe fra i rami dei pini , inclinati in uno stormir discreto . Non v ' era altro che pace , all ' intorno , e ombra , e mitissimo grado di calore . S ' incontravan qualche contadino , qualche addetto alla manutenzione della strada ; levavano il cappello , augurando buona sera . Non era il saluto al nostro amore ? Buona sera , veramente , quella in cui arrivammo all ' albergo del signor Pfaff ! Buona sera , che cancellava dallo spirito anni dolorosi d ' errori e mi offriva la fede in qualche cosa , nell ' avvenire , in me stesso ! Quando la casetta s ' abbozzò nell ' ombra , la giumenta saura aumentò l ' andatura , nitrendo ; dalle finestre si scorgevano i lumi accesi della sala di conversazione e della sala da pranzo , unici fari in mezzo ai pini , ormai simili a spettri . Prima che la carrozzella si fermasse , baciai di nuovo Lidia . Sulla soglia , la signorina Silesia Pfaff , coi capelli neri accuratamente ravviati e la tipica faccia rubiconda , comparve insieme a Leo , il grosso cane di Terranova al quale ero insoffribilmente antipatico . La signorina mi porse la mano , Leo m ' abbajò contro , secondo il solito . Ancora , Lidia fu una delusione per Silesia , per quanto questa s ' affrettasse a salutare ossequentemente ; ma certo pensò che se avessi sposata lei , avrei fatto miglior negozio . Ci avevano approntate al primo piano due camere da letto comunicanti , un salottino e una specie di studio colla scrivania , dove avrei potuto sognar di lavorare ; luce e fiori dappertutto , la quale particolarità mi parve assai gentile e mi obbligò a ringraziar vivamente Silesia Pfaff che ci accompagnava . Quando fummo nel tinello per la cena , potei notare che le razze hanno istinti non mai fallaci e sconfessabili ; perchè , se Lidia aveva delusa l ' aspettazione degli svizzeri tedeschi , provocò l ' ammirazione dei due francesi che ci avevano preceduti ; un ' ammirazione rispettosa , ma chiara per qualche sguardo e per quell ' impaccio quasi piacevole che una bella donna ispira sempre ai giovani . I due viaggiatori , sulla trentina , eleganti per abitudine , compìti per esperienza di società , eccellenti parlatori , si contentarono di discutere fra loro alcune questioni superficiali di letteratura ; ma in modo che se la buona volontà non mi fosse mancata , avrei potuto io pure esprimere delle opinioni , concordi o contrarie , il che era affatto indifferente a me e ai due francesi . Io aveva ben più dolce esca alla mia attenzione . Lidia , dai cupi occhi azzurri e dalle labbra vermiglie , appariva serenissima , e la grande notte silvestre che calava , prometteva un ' immensa voluttà di silenzio . IV . Per tutto quel mese di luglio milleottocento ottantasette , uno spettacolo di saltimbanchi e una passeggiata notturna furon le sole digressioni nella gran calma felice della nostra vita . All ' albergo eran sopravvenuti altri forastieri , i soliti dogliosi in cerca d ' oblio ; ma noi li vedevamo di rado , non intervenendo alla mensa comune . Intuivo parecchi intorno a noi che sorridevano del nostro appartarci ; quei due francesi incontrati pei primi , dovevan filosofare mirabilmente sull ' idillio che presentavamo loro , e una vecchia dama bisbetica sogguardava Lidia con qualche acredine , incolpandola d ' essere nata cinquantacinque anni dopo di lei . Ciò non era molto doloroso e noi gustavamo con tanta intensità il nostro egoismo a due , che per tutti gli altri ci sentivamo feroci . V ' erano e vi sono , in quell ' angolo delizioso dei Graubünden , lunghissimi tratti di strada quasi per null ' affatto frequentati e secretissimi e riparati fra la verzura e simiglianti a certi selvatici e vergini paesaggi , dal pennello più presto imaginati che riprodotti fedelmente ; ora chiusi come interminabili chioschi , ora aperti come giardino signorile , dove la vigile attenzione dei paesani ha collocati opportunamente i sedili pei rari passanti . Noi sceglievamo sempre quelle vie , procedendo fin che il Reno sopraggiungeva ad accompagnarci , scapigliato di schiuma , e spesso , non contenti dell ' impreveduto e del mistero , lasciavamo la via segnata , inoltrandoci pei boschi , salendo pei greppi che i lichéni avevan ricoperti di morbidissimi tappeti naturali , qualche volta anche arrischiandoci su rocce a picco , dalle quali si poteva veder sotto il ruinar vertiginoso del fiume . Lidia , cogli abiti a chiare tinte , formava in quella varietà di cose belle per dolcezza o per orrore , un inarrivabile complemento , che io ammirava col rammarico di non sapere in modo alcuno descrivere . Quando , - pel timore che le crittogame delle rocce non nascondessero qualche falla del terreno , - Lidia s ' attaccava alla mia mano e camminava così a capo chino , studiando il passo , sorridendo un po ' nervosa , aiutandosi col bastone ferrato e chiedendomi cogli occhi una parola incoraggiante , io non trovava altra parola che il bacio , dato sulle labbra fresche , volonterose . Qualche incontro inaspettato animava le nostre escursioni ; dei camosci , a gruppi di tre o quattro , s ' allontanavan lentamente , rivolgendo la testa a guardarci coi neri occhi oblunghi ; degli scoiattoli bruni fuggivan d ' albero in albero , la coda ritta , le piccole orecchie calate per la paura ; ed eran graziose macchie sullo sfondo verdastro dei tronchi antichi . Talora , alti cumuli edificati pazientemente con fuscelli di pino , c ' indicavano il soggiorno delle formiche rosse , e innanzi a quei meravigliosi risultati dell ' intelligenza animale , Lidia ed io ci soffermavamo a lungo . Quelle formiche , d ' un ' audacia e d ' un coraggio diabolici , si rizzavan sull ' addome appena tocche , s ' avventavano con furore contro la punta del mio bastone , eran tremendi guerrieri capaci dei più inauditi eroismi ; se io gettava loro qualche insetto , era un accorrere da ogni dove , un fermarlo , un assalirlo per quanto esso potesse sembrare smisurato al confronto degli assalitori ; se scoperchiavo il formicaio , le abnegative abitatrici del luogo correvan tosto a nascondere e a riseppellire le uova così esposte , e si rizzavano a guardar donde venisse l ' attacco , e senza frapporre indugio rimediavano alla catastrofe , ricostruivano immediatamente le abitazioni distrutte . Spettacoli non poco umilianti pel mio orgoglio d ' homo sapiens . Fu giusto al ritorno da una di quelle passeggiate istruttive , che , seguendo un sentiero in mezzo ai campi , protetto su un lato da un filar d ' ontani , Lidia s ' arrestò ad osservar le incisure che mani ignote avevan fatte nel tronco degli alni ; eran lettere intrecciate , numeri e motti stentatamente segnati nella corteccia , ricordi sentimentali . La donna mi domandò il coltellino per aggiungere i nostri nomi all ' elenco sospiroso ; girò intorno al tronco per trovarne una faccia priva di segni , e vedendo una S circondata da mirabili ghirigori , mi chiese : - Quando hai inciso questo , Sergio ? - Mai , cara , - risposi . - Lo vedo ora per la prima volta . - Più sotto alla S , v ' era un ' A , e più sotto ancora , la S e l ' A s ' univano in un monogramma , come due amanti che dopo battuta diversa via , si ritrovano e si congiungono per sempre . Lidia mi restituì il coltellino , prese il mio braccio e s ' incamminò meco senza far parola . - Via , bambina ; - dissi . - Che cosa c ' è ? Tutte le S indicheranno Sergio e tutti i Sergi non potranno essere altri che io ? Ti ho già detto come io sia sempre venuto solo in questi luoghi . - Sei diventato pallido , - osservò Lidia . - Pallido no , - risposi ; - triste sì , pel tuo sospetto ingiusto . - E sciogliendomi dal braccio della donna , mi fermai . Provavo un tormento , improvviso , crudele . Come mai Lidia mi credeva abbastanza vano e vile da condurla dove avevo condotte le mie amanti , da permetterle di scrivere il nostro nome sotto il nome d ' un ' altra donna ch ' era stata mia ? - Perchè mi giudichi così male ? - domandai , guardando la donna fissamente . - Chi ti ha parlato di me ? - Nessuno mi ha parlato di te , Sergio , - ella rispose , ritta , immobile come un ' accusata . - Ho creduto io ; ma non ti ho detto niente , non ti avrei detto niente mai . - La sera calava con quella solita maestà non priva di tristezza che i grandi paesaggi posseggono . Di fronte a noi , sull ' altra strada che conduceva ad Andeer , risonavano le campanelle delle mandre reduci dal pascolo ; le foreste di pini , stese lungo i fianchi dei monti , ispessivano il loro verde fino a diventar nere e lucide . - Mi credi , dunque ? - domandai , avvicinandomi a Lidia . - E tu , mi perdoni ? - ella rispose . Procedemmo in silenzio ; il brevissimo episodio m ' aveva ancor rammentato ch ' io nulla aveva detto a Lidia de ' miei anni precedenti , e simile lacuna poteva ben giustificar nella donna qualunque sospetto . Infine , ella m ' aveva sposato perchè mi amava , i suoi m ' avean data Lidia perchè io conveniva loro ; ma sapevano essi chi io era , non riguardo al mondo , non riguardo alla vita vissuta , ma in faccia alla coscienza e alla vita dei sentimenti ? Nulla sapevano essi ; potevo esser un cinico , un corrotto , un libertino , un ipocrita che avesse trascinata l ' esistenza senz ' infamia e senza lode , sol perchè gli eran mancate le occasioni di far diversamente . Rimaneva perciò un malessere tra me e Lidia , prodotto da quel velo steso sul mio passato , e bisognava rimediarvi , presto , sùbito , perchè non si prolungassero oltre i motivi a sospetti e a dubbi . Quella sera medesima , dopo cena , quando Lidia fu nella sua camera , io ve la raggiunsi . La serata aveva chiuso con un acquazzone formidabile , dando un tracollo alla temperatura , divenuta quasi fredda ; nel nostro appartamento le stufe russavano . Trovai Lidia ben disposta ad ascoltarmi , seduta in una poltrona con dei giornali sulle ginocchia . C ' illuminava chiaramente una lucerna posta a fianco di Lidia , sopra una piccola tavola . Mi sedetti presso la donna , le presi le mani , e le dissi : - Vuoi ascoltarmi , amica mia ? Debbo parlarti a lungo . - Dal movimento di viva attenzione che seguì in Lidia a queste parole , compresi ch ' ero arrivato a tempo e che s ' ella non aveva osato mai chiedere , non aveva per ciò men desiderato quell ' istante di confidenza . Quanto a me , studiai di dare alla mia voce l ' inflessione più affabile di cui era capace , e per la durata dell ' esordio , non abbandonai le mani della donna , fattasi grave subitamente . - Debbo dirti chi sono io , - cominciai sorridendo , - e come ho vissuto fino al giorno del nostro incontro . Io ne ho il dovere , ma ti parlo piuttosto per desiderio d ' una piena confidenza , che per stimolo di soddisfazione ad un obbligo . Sai che io ho perduto mia madre a vent ' anni e che d ' allora , fino all ' altra dolorosa scomparsa di mio padre , io sono stato sempre con questi , accompagnandolo in tutt ' i suoi viaggi per l ' Italia e fuori ; ma non sai quale notevolissima influenza sulla mia indole abbia esercitato questo genere di vita . Mio padre , vecchio colonnello di cavalleria , era di quegli uomini maravigliosi che han conosciuto l ' entusiasmo e che , dopo essere stati eroi in tempo di guerra , non s ' eran dimenticati d ' essere onesti in tempo di pace . Per me aveva una benevolenza sollecita , e io credo d ' aver destata in lui compassione non meno che affetto ; ero esile , gracile , e presso l ' uomo che aveva scritta la propria storia a colpi di sciabola , parevo un virgulto , non abbastanza bello per essere interessante e non abbastanza interessante per essere perdonato della sua gracilità . Quindi , mio padre credette ottima idea d ' evitarmi le noie e le ansie degli studî , supplendovi coi viaggi , ed io confortai questi col tuffarmi a corpo perduto nella lettura di qualunque libro , di qualunque giornale , di qualunque opera pesante od allegra mi fosse dato trovare . Ciò non era grave , alla fine ; conobbi molte cose superficialmente e nessuna con profondità , ma non dovendo votarmi ad alcuna professione , la cultura saltuaria mi rese eguali servigi , nelle conversazioni , dove tutta la scienza si limita ad un accenno .... Gravissime , invece , furono le conseguenze morali di quella vita febbrile e diffusa . Io non ebbi abitudini , perdetti la nozione della famiglia , non amai nulla di quanto si conveniva alla mia età ; come i viaggi m ' insegnavano che non v ' era luogo così bello da escluderne altri migliori , la vita mi si presentava quasi un viaggio lungo , ed ogni avvenimento quasi un incidente di via , che al primo gomito della strada si sarebbe dimenticato . Perciò , io dispersi le forze intellettuali e non potei indirizzarle ad un determinato scopo ; dispersi le forze affettive , non raccogliendole sopra alcuno oggetto . Feci una pausa . Lidia osservò con voce tranquilla : - Io non vedo gran male in tutto questo . Avrai avuta una giovinezza molto fredda e senza peripezie . - No , - risposi . - Allora pareva anche a me che non vi fosse gran male , perchè ero assai giovane , e quello stesso metodo di vita m ' era d ' ostacolo ad interrogarmi , a studiare se in fondo all ' animo io non sentissi qualche irrimediabile amarezza . Ma quando mio padre morì , m ' accorsi tosto d ' essere straordinariamente solo nel mondo , inutile al punto che la mia vita e la mia morte dovevan riuscire indifferenti fenomeni agli altri , non pure , ma a me stesso . Non avevo alcuno scopo , non avevo amici , non rappresentavo nulla , non ero una forza , considerevole o mediocre , nella , meccanica della società ; se fossi sparito , nessuno si sarebbe doluto della mia scomparsa . A tale idea io soffersi molto , e fui così malcontento , così irritato , che invece di tentar qualche cosa , venni in questo paese a rodermi internamente de ' miei anni sciupati . Capisci questo , amica mia ? Lo spettacolo dell ' attività altrui , invece di spingermi all ' emulazione , mi stremò di forze e mi tolse ogni speranza di poter fare . - Come mai ? - domandò Lidia , rizzando la testa a guardarmi . Nel mentre andavo parlando , m ' accorgevo che , diversamente da tutte le aspettative , la confessione mi riusciva facile , e che enunciando e sintetizzando il mio passato , illuminavo me stesso su cose prima oscure . Avevo anche avvertita una certa impazienza in Lidia , e me ne davo ragione sapendo che la donna non poteva contentarsi di quelle linee generali , ma voleva la confessione di argomenti assai più vicini a lei e più pericolosi . - Come ? - ripetei . - Non so . Saranno effetti nervosi , ma certo senz ' alcun rimedio ; avrei avuto bisogno di trovare gli altri molto addietro ; li vidi al contrario molto innanzi , e lo spazio che mi separava da essi , mi diede un vero spavento , quasi una vertigine . - Così , tu non hai fatto bene e non hai fatto male ? - chiese Lidia . La voce della donna s ' oscurò di tristezza , e mi penetrò in fondo al cuore . - No , - confessai , - no , io non ho fatto alcun bene .... - Non hai amato ? - incalzò Lidia , rizzandosi sul busto e stringendomi le mani . - Non ho fatto alcun bene , - dissi nuovamente . - Ero preso da quella specie di malattia della volontà , e divenni maligno , contro di me e contro gli altri ; fui dei più pronti a schernire , dei più volonterosi a negare ; fui un essere colmo d ' odio , perchè invece d ' incolpar me della mia vuotaggine , incolpai non so quale fatalità avversa . - E le donne non riuscirono a toglierti quell ' asprezza , a consolarti ? - Appena pronunciate queste parole , Lidia arrossì vivamente ; ma nel medesimo tempo , il mio viso ebbe forse un ' espressione così dolorosa , che la donna porse la destra sulla mia bocca , aggiungendo : - No , no , non dir nulla , se non vuoi , Sergio ! - E si chinò a baciarmi . Nell ' atto ch ' ella avanzava e serrava le labbra contro le mie , io chiusi gli occhi ed ebbi come un ' immensa visione di tutta l ' impossibilità a parlare . Lidia era ancora , una fanciulla ; donna solo fisicamente ; il suo animo era incontaminato , il suo pensiero casto , i suoi costumi ingenui . In che modo potevo io dire ? ... Perchè bisognava farsi comprendere , cioè sviscerare i fatti , analizzarli .... Quando Lidia staccò la bocca dalla mia , io aveva già divisato di non parlare . Mi diedi a passeggiare per la camera , comprendendo che non potevo tacermi immediatamente , se non col pericolo d ' ingenerar nello spirito di Lidia chi sa quale stranissimo sospetto di mistero . La donna mi seguiva dello sguardo , e per la prima volta s ' insinuò fra noi il dolore di non sentir le nostre anime sopra una medesima via . - A che giovano i fatti ? - io ripresi , avvicinandomi a Lidia e sedendomi sullo sgabello a ' suoi piedi . - In amore e per l ' amore , sono stato un perverso . Non mi chiedere altro , amica mia ; non ti dirò di non avere amata alcuna donna prima di te ; la cosa , più che mirabile , sarebbe ridicola . Ma è certo , è vero , è sacro che dal primo giorno del nostro incontro , ogni altro amore cessò e ho voluto mutarmi . - Sono contenta , - disse Lidia con semplicità . - Sono contenta e ti credo : però .... - Tacque un istante , esitando ; poi si chinò fino al mio orecchio e soggiunse a bassa voce : - Però .... vorrei sapere se fra le donne ch ' io conosco , ch ' io conoscerò e che ci verranno in casa , vi sia qualcuna che tu hai amata . - Non era ancora finita la frase , che Lidia se ne pentì , poichè corresse : - No , no , in casa ; non dubito ; ma v ' è qualcuna ch ' io conosca ? - Nessuna , - risposi prestamente , e volsi il capo perchè Lidia non mi leggesse in viso la menzogna . Una , ve n ' era ; ben conosciuta da Lidia , che l ' ammirava per la superbia e l ' eleganza ; una , che frequentava la casa Folengo , e m ' aveva irritato colle carezze finte prodigate alla fanciulla . Ma perchè dir questo a Lidia ? Non era inutile e pericoloso ? - Vedi , - continuai dominandomi . - Vedi ch ' io non ho nulla di buono nel mio passato e ch ' io ti debbo una totale rigenerazione ? Sono un vagabondo arrestato dalla tua potenza . - E tu mi ami quanto non hai amato alcuna donna , è vero ? - domandò Lidia , ancor dubitosa . - Puoi ben crederlo , - esclamai , - se a te lego tutta la mia vita ! - Vagamente e con un ' indefinita paura , io rilevava uno strano fatto ; che la mia confessione era inutile , perchè non poteva esser chiara , e che , lasciando Lidia più calma di quanto io non m ' aspettassi , aveva invece turbato me oltre ogni previsione . La colpa era mia , non avendo io il coraggio necessario a spingermi fin dov ' era possibile ; la colpa era anche di Lidia , la quale , sorvolando ai miei mali dello spirito , aveva voluto giungere sùbito ai fatti , agli amori , alle donne , alle persone che da un istante all ' altro ella poteva incontrare . In fondo , Lidia non aveva capita l ' amarezza della mia esistenza , tormentata da un inutile desiderio di fare e di lavorare : non aveva viste che delle rivali , non aveva tremato che di gelosia . Così , mentre io credeva la mia confessione dovesse prolungarsi , era invece finita d ' un tratto , proprio sul limitare della piena confidenza . Io guardai la donna ; delicatissime apparivano la bianchezza rosea del suo volto , l ' espressione degli occhi lunghi , ombrati da palpebre simili a minuscoli ventagli , coronati da ciglia simili a leggiere strisce arcuate di pennello . Ed io poteva condannarla , s ' ella non comprendeva l ' infinita melanconia , l ' infinita vacuità dell ' uomo che le parlava ? Anche troppo presto se ne sarebbe avveduta quando la nostra casa si fosse aperta agli amici miei , agli uomini che seguivano una via ben chiara , incontro a una meta ben decisa . Lidia era , del resto , come tutte le donne , chiusa entro i limiti della vita pratica ; non poteva supporre occupazioni oltre la famiglia , o supponendole non le avrebbe trovate necessarie . Io solo , che avevo sognato di giungere alla fama , ero giudice della rovina che al sogno aveva tenuto dietro invece della realtà . Non avevo mai saputo chiuder la vita entro limiti così precisi che arginassero le incomposte tendenze , dirigendole robustamente a un fine ; proclive a più cose ed avido di conoscere , avevo dispersa l ' energia creativa , atrofizzandola in un vuoto compiacimento di sapere ; privo di vanità nella sua forma più eletta ch ' è l ' ambizione , m ' ero limitato ad ammirar l ' opera altrui , spesso semplicemente induttiva , e m ' ero sfiduciato al pensiero di muovere i passi dove uomini eminenti avevan talora dubitato ed erano anche caduti numerosi ; e se di tanto in tanto il peso dell ' inerzia vergognosa mi diveniva intollerabile , - guardandomi intorno e vedendo i già noti e battaglieri preparar nuove opere e nuove battaglie , la mia nervosità suggestionabile soffriva d ' un contraccolpo mortale , la mia volontà si rannicchiava al cospetto di volontà più illuminate e più esperte . Rimaneva poi verissimo quanto io avevo detto a Lidia : che al vuoto del quale arrossivo avevo sempre trovate altrettante giustificazioni , considerandomi vittima di complicate e malaugurose vicende ; e il tempo , la solitudine , l ' incontentabilità , le difficoltà materiali per farmi conoscere , la lenta progressività dell ' esito futuro , mi sbigottirono e mi relegarono decisamente fra l ' immensa caterva di coloro che vivono come possono e che una tomba inonorata accoglie e dissolve . Nei giorni susseguenti a quel colloquio con Lidia , io ebbi più volte l ' opportunità di spiegare alla donna quanto fossi insoddisfatto dell ' indirizzo preposto alla mia giovanezza . Lidia accoglieva questi discorsi con una duplice espressione : lieta , perchè notava come le donne del mio passato fossero totalmente scomparse dalla memoria ; triste , perchè avrebbe voluto altrettale oblio de ' miei sogni e dei proponimenti frustanei . V ' era nel suo modo di rispondere , nell ' angoscia rinnovellata ad ogni apparire de ' miei rimorsi , - un chiarissimo sottinteso , ch ' io aveva sùbito spiegato così : - " Non ti basta la realtà del mio amore ? Non ti basta la vita ch ' io ti offro ? " - Ora , quando in addietro lottavo , cercando di dedicarmi alla letteratura per la quale credevo di aver qualche disposizione , - m ' ero sempre tolto a quelle spaventose lotte col medesimo pensiero : tuffarmi nella vita reale , godere quanto era più vicino e più facile ad ogni uomo . E quel pensiero d ' allora , germinato spontaneo , e quel sottinteso d ' adesso , nascosto nelle parole di Lidia , concludevano in un ' egual rinuncia , avviandomi sulla strada comune , dove non si trova gloria , ma la calma è solenne , l ' indifferenza grande , il benessere sicuro . E poichè questa volta l ' esortazione alla rinuncia veniva da una bocca giovanile e cara , io credetti poterla obbedire , e per lungo tempo i rimorsi della vanità delusa tacquero , mortalmente . V . In quella dissonanza d ' anime , lievissima e tuttavia avvertibile , sorta fra Lidia e me dalla sera in cui ella non aveva capito il mio tormento e non aveva temuto che per donne immemorabili , - so e affermo che , quantunque io volessi negarlo a me stesso , noi non potevam giudicare la giornata trascorsa se non al cominciar della notte . Era nell ' alcova di Lidia che io vedeva sciogliersi i nodi aggruppati durante il giorno ; erano il sorriso o l ' impaccio , il desiderio o la sommissione della donna , che mi davan la misura di quanto noi fossimo all ' unìsono , o delle modificazioni lentissimamente verificatesi nella nostra vita felice . Appena ombre , appena gradazioni d ' una fuggevolezza così rapida che ad uomo chiuso all ' investigazione , sarebbero andate perdute . Lidia , per la prima , non aveva nulla rilevato , e si credeva senz ' alcun dubbio ancora a quell ' altezza di passione che aveva riscaldati i primi giorni della nostra intimità . Io stesso osservava a scatti , e soltanto ora , studiando quei tempi , vedo la strada percorsa , digradante con infinitesimale declivio . Colui che batteva all ' uscio di Lidia era il medesimo , l ' identico uomo che due mesi avanti aveva passata la soglia della camera virginale e aveva pianto alle lagrime della dedizione ? colei che permetteva all ' uomo d ' entrar nell ' alcova , era la medesima , l ' identica Lidia che aveva tremato di paura e non aveva trovato requie nell ' aspettazion timorosa ? No . Oramai , eravamo diversi da quelli . Innanzi tutto , nel mio animo s ' era risvegliata l ' attenzione che m ' era particolare ; a luogo di procedere fidente , gli occhi chiusi , come nei primordî della nostra unione , - io sorvegliava . A che cosa ? A nulla e ad ogni cosa ; a Lidia , a me , ai sorrisi , alle parole , a corrugamenti di ciglia , a strette di mano , ai baci , alle forme di piacere , alla durata dei desiderî , al bisogno di confidenza , all ' intensità di molestia causata da presenza d ' estranei . In quei giorni di Sufers , io aveva ripresa l ' abitudine d ' archiviare dei fatti , e per lunghissimo tempo , a Sufers ed altrove , tutto si ridusse a questo . Onde , da quel risveglio , io aveva soltanto percepito che avvenivano delle modificazioni ; eufemismo col quale si stabilisce il principio d ' una catastrofe ; fiocco di neve , che rotola pel versante , s ' ingrossa , si dilata e forma la valanga . I fatti eran d ' una sola entità . Ne ricordo alcuni : Quando noi ci recavamo il mattino a Splügen , era nostra abitudine seguir la strada men battuta , che partendo dalle spalle dell ' albergo , giunge a quel villaggio per discreti viottoli ombrosi . Non saprei dir quante volte noi ci fermassimo e le nostre labbra si cercassero avidamente ; non saprei dire con quanta diligenza io vegliassi a che Lidia non s ' affaticasse di soverchio . Da qualche tempo , i baci eran diminuiti ; Lidia , dicendo di voler imitare gl ' inglesi , camminava innanzi a me , senza darmi mano ; se ci soffermava l ' improvvisa bellezza d ' un mattino estivo , ammiravamo silenziosi , nè sentivamo il bisogno d ' esser vicini , d ' interrogarci e di commoverci insieme . Una volta , al ritorno da Splügen , invece di riprender la via secreta , m ' incamminai sulla via postale , ch ' era più breve . Lidia mi seguì , senza mostrar noia o stupore ; giungemmo a casa , privi di baci , e risaliti in camera non ci ripagammo di quell ' insolita astinenza . Peggio : da quel giorno , le strade postali furono le preferite . Ancora : noi non parlavamo che del nostro amore , in principio , e non ci curavamo se all ' intorno si vivesse ; il bel tempo e il cattivo erano egualmente benvenuti e con egual piacere si rimaneva in casa o si usciva a passeggio . Da parecchio , - avevo cominciato io , - i nostri discorsi parlavan degli altri ; si faceva la caricatura ai compagni d ' albergo , ci si chiedeva che potessero pensar di noi i genitori di Lidia e i miei amici . Peggio ; si facevan disegni per altri luoghi , si evocavano i ricordi della città ; si prediligevan le passeggiate , nelle quali s ' inframmettevano fra noi mille oggetti e variati spettacoli ; e si leggevano i giornali . Queste modificazioni eran necessarie ; accennavano al passaggio dall ' amor violento , dalla frenesia giovanile a un più calmo possesso , a una più tranquilla felicità ; passaggio inevitabile , poichè sarebbe stato pericoloso e sovrumano che avessimo continuato come nei primissimi tempi . Nè mi potevano esse spaventare , nè eran brusche ed aspre così da lasciar fra l ' inizio e il presente una visibil lacuna ; ma avevan tuttavia qualche cosa di caratteristico , d ' indefinibile , prodotto dalla graduale conoscenza reciproca delle nostre indoli . Certamente , per noi i giorni dipendevan dalle notti , la vita dell ' anima s ' informava alla vita dei sensi , e conservo a tal riguardo la memoria di due episodî , che segnano a mio credere due punti ben chiari e diversi della nostra parabola amorosa . Com ' io aveva indugiato una sera nella mia camera a scorrere diverse lettere , ed era inavvertitamente valicata la mezzanotte , l ' ora classica in cui mi presentavo a Lidia , - sentii presso l ' uscio un tenue fruscìo d ' abiti , e sulla porta l ' errar d ' una mano in cerca della gruccetta . Aguzzai l ' orecchio ; il fruscìo pareva ripetersi ; ma sempre tenue e dubitoso . Mi diressi all ' uscio , l ' aprii sveltamente e vidi Lidia , immobile , fulminata dalla propria audacia . - Oh ! - ella esclamò , giungendo le mani , con voce tra la gioia e il malcontento . - Oh non pensar male di me ! È già mezzanotte ; non ti vedevo , temevo che fossi indisposto . Non pensar male ! - Io risi prendendola fra le braccia . - Mi duole , o signora , - dissi , mentre la portavo sopra una poltrona . - Mi duole immensamente , ma io sono costretto a pensar male di voi ! - E le diedi più baci sugli occhi e sulla bocca .... Questo era avvenuto non molto dopo il nostro arrivo all ' albergo ; ma v ' era anche il riscontro a quella scena d ' impulso ; riscontro causale di cui io aveva la maggior colpa . Leo , il cane del signor Pfaff , s ' era fatto singolarmente ringhioso e per dimostrarmi che la sua antipatia aveva concluso nel più strano odio , mi guardava con occhi torvi e brontolava se appena osassi avvicinarlo . Talchè , scendendo solo , un mattino , e trovando Leo disteso nel corritojo , lungo e stretto , che seguiva alla scala , tentai d ' accarezzare il cane , di persuaderlo all ' amicizia con qualche buona parola . Leo s ' alzò veemente e visto chiuso l ' uscio che dal corritojo metteva alla strada , ringhiò , in atto di difesa ; per punir l ' animale dell ' accoglienza eccessivamente incivile , staccai dalla parete la frusta del signor Pfaff , drizzandone la punta al muso del cane ; ma questo senza darmi tempo di colpirlo , spiccò un balzo con un latrato , mi si lanciò contro così veloce , ch ' io riuscii a mala pena a schivarne l ' urto . Quasi nel medesimo istante , sulla scala che mi era alle spalle , risonò un grido acuto e volgendomi scorsi , abbrancata alla ringhiera , Lidia , pallidissima , cogli occhi aperti su di me . Leo parve ammansato dalla inattesa comparsa della donna ; io corsi a Lidia , la riaccompagnai nella sua camera , dov ' ella , cedendo a un moto nervoso , diede in dirotto pianto , tutta scossa da un tremito . Non so perchè , quelle lacrime innocenti m ' irritarono e mi sconvolsero in modo che invece di chieder perdono a Lidia d ' averla così turbata colla mia improntitudine , non apersi bocca e aspettai ch ' ella avesse rasciugati gli occhi e si fosse dominata ; nè per quanto i suoi sguardi invocassero una scusa , io fui capace di formularla . Ci trattammo con molta freddezza pel resto della giornata , poichè , sapendo d ' aver torto , mi dicevo e mi persuadevo d ' aver ragione , ed ero arrivato ad aspettarmi io una spiegazione dello spavento di Lidia . Quando calò la sera , ci lasciammo al limitare delle nostre camere , e nessuno di noi due tentò una riconciliazione , venuta solo l ' indomani . Se questo chiaroscuro aveva potuto svelare a Lidia la dominante incoerenza del mio carattere , ben ve ne furono in séguito , che squarciarono altri veli . E , per esempio , rammento che all ' arrivo della diligenza avendo una volta osservata con qualche attenzione una signora assai giovane ed elegante , che vi si trovava , rincantucciata in un angolo , - rammento come Lidia soffrisse di quella mia curiosità senza scopo , e me ne chiedesse con insistenza delle ragioni che non potevo dare , poichè non esistevano . E , ancora , Lidia tradiva a poco a poco la smania , l ' impazienza di tornare in Italia , di ritrovarsi fra gente conosciuta , d ' ascoltar dei discorsi e delle narrazioni di fatti . I fatti soli la interessavano , mentre su di me esercitavano una noia indicibile , specie se raccontati con quella minuzia di particolari che Lidia voleva . Gli stupendi paesaggi a noi d ' intorno , eran piaciuti a Lidia , non per sè medesimi , ma per la loro novità ; laddove io , conoscendoli assai bene , li amavo perchè me n ' ero fatto padrone e ne sapevo ogni inflession di linguaggio ; cosicchè avveniva che a me l ' abitudine faceva il soggiorno più caro , e a Lidia il soggiorno non piaceva se non vario di gite e d ' escursioni . Abituato a mutar luogo dalla prima giovanezza , nulla dei costumi stranieri mi riusciva molesto o inaccettabile ; m ' allignavo così prestamente in qualunque paese da dimenticare in pochi giorni d ' avere altri costumi . Lidia , vissuta sempre sotto la tutela assorbente di donna Teresa , trovava insopportabile la minima variazione alle sue abitudini ; aveva sofferto d ' insonnia perchè il letto non era collocato di fronte alla finestra , e dopo più di due mesi , ancora arricciava il nasino quando le avvenisse d ' ascoltar gli svizzeri parlare il dialetto grigione o il romancio ; la cucina dell ' albergo le aveva tolto l ' appetito ; il romore del Reno la spaventava come al primo giorno ; e osservando ch ' io non pativa punto di questi disagi , s ' irritava leggiermente . Perchè , la collana di screzî che sono andato enumerando , era , infine , così sottile da notarsi appena , e ancora sopra tutto dominava l ' amor nostro , che appianava le piccole difficoltà e conservava il color roseo a quei primi mesi ; nessuno di noi due , certo , ingrandiva le scabrosità di carattere dell ' altro , ma al contrario , ciascuno si studiava di sorriderne con affetto e d ' obliarle tosto . Sul cominciar di settembre , donna Teresa ci scrisse , manifestando il desiderio di riveder Lidia e mi parve opportuno cedere alla preghiera nonostante che Silesia Pfaff e suo padre si rammaricassero assai della nostra partenza . - Perchè così presto , quest ' anno , signor Lacava ? - osservò Silesia , all ' annuncio . Perchè così presto , infatti ? Abitualmente , io aspettava la prima tormenta di neve , a levar le tende ; ciò mi offriva la varietà d ' un ritorno in islitta . Ma il mio volere era ormai dimezzato ; io non poteva più vivere a capriccio . Quando tentai di far capire questo a Silesia , ella di nuovo deve aver pensato che se avessi sposata lei , avrei potuto viaggiare in islitta otto mesi all ' anno . Un ultimo incidente segnò la vigilia della partenza . Avevo raccomandato a Silesia che provvedesse a prepararci le bagaglie , e tornando da un ' escursione d ' addio , trovai invece le due cameriere dell ' albergo , che si limitavano ad aiutar Lidia , la quale faceva i bauli da sè . Chiamai questa nella mia camera , e la pregai di lasciar fare ai domestici . - Come ! - esclamò Lidia stupita . - Non vuoi ch ' io sorvegli ? - Sorvegliare sta bene , - risposi . - Ma tu eri inginocchiata ad accomodare le robe nel baule . - Bisogna fare così con costoro che non capiscono niente ! - Lidia concluse , e tornò alla sua camera e riprese ad accomodar la roba . Io mi morsi le labbra . Fra tutte le cose meno tollerabili per me , la buona massaja , questa creazione della società borghese , questa tiratrice di colli d ' oca , era la più urtante . Avevo della donna un concetto quasi orientale , in cui m ' ero conservato con tenacità ; rivedevo sempre mia madre , finissima signora , le cui sole mani innamoravano , e rivedevo tutte le donne di mia conoscenza , anche le men belle , allevate per gli agi e per occupazioni aristocratiche . La concordanza di tali fatti , la vita errabonda che avevo condotta con mio padre , avevano generato in me l ' assurda opinione che la donna fosse un oggetto prezioso , degno di prezioso contorno ; una specie di regina di delizie . Ed io voleva la donna così , io poteva averla così ; nè m ' ero sognato mai di considerar la sorte di quelle che così non erano e non potevano essere . Lidia , bianca , bionda , leggiadra , - giocattolo inestimabile - doveva farsi una di queste signore inutili , uno di questi fiori esili e delicati il cui apparire è pien di regalità , come lo sboccio è luminoso d ' iridescenze . Buona massaja no ! Io mi sarei opposto con ogni mezzo . Lasciammo l ' albergo sul far del giorno , mentre piovigginava , nell ' incertezza d ' un ' alba fredda ; e l ' indomani eravamo alla Villa Folengo , tra Pallanza ed Intra , sul Lago Maggiore . Io sentiva che avevam bisogno degli altri e che la solitudine a due aveva rischiato di sgretolar con lenta marcia un grande edificio d ' amore . La società , gl ' indifferenti , i curiosi , gli amici , le esteriorità che avevam dimenticate durante il soggiorno nei Graubünden e che eran così soavi ad abbandonare in quei tempi , ci tornavan graditi ora , ci scuotevano salutarmente . Lidia , in ispecie , mandava ogni poco dei trilli di gioia , e si buttava fra le braccia di sua madre . Donna Teresa , superato un certo impaccio nel darmi del tu , era commossa della felicità che avevo portata in casa sua , e il signor Pietro Folengo trovava il nostro matrimonio bello e prezioso quanto una partita doppia scritta senza errori in eleganti calligrafie . Per una festa data da Ettore Caccianimico nella propria villa a Pallanza , ebbi occasione di ritrovar parecchie conoscenze ; Ettore Caccianimico , innanzi tutto , l ' interessante uomo la cui vita contava per due , così era stata violenta di passione , ricca d ' avventure e febbrile ; a lui mi legava grandissima amicizia , nonostante la disparità ragguardevole d ' anni . Portava lunghi i capelli bianchi e vestiva con eleganza ; avendo vissuto in quasi tutte le capitali d ' Europa , conosceva la storia di molte genti e ne inventava di molte altre . Non aveva trovato il tempo di far la solita evoluzione senile verso gli scrupoli religiosi . - Amo i divertimenti onesti , la compagnia dei giovani ed i ricordi dei vecchi , - diceva . - Quando sarò di peso , mi farò saltar le cervella . - Sua moglie , Clara Caccianimico , la quale in trent ' anni di matrimonio non s ' era visto vicino Ettore per più di quattro mesi di séguito , era una donna alta , robusta , rossa in viso , cordiale . Non appena ci vide entrare , s ' impadronì di Lidia , l ' abbracciò , le presentò una ventina di cavalieri caricandole il taccuino di tanti nomi , ch ' io a stenti riuscii a fissare un giro di valzer con lei . Appoggiato alla porta che metteva dalla prima alla seconda sala , Ettore Caccianimico mi stava al fianco enumerandomi le qualità dei convenuti . Io da lontano osservava Lidia , che pareva difendersi assai bene e rintuzzar con prontezza i complimenti dei sùbiti corteggiatori . Ella era un po ' accesa in volto , e i suoi occhi fosforici ogni tanto mi cercavano , venivano a salutarmi , sfuggivano . Per l ' abito lilla che indossava , avevo lasciato fare a lei e a donna Teresa ; ma ora mi sembrava oltremodo scollato , e quel movimento del seno alternato ad ogni respiro , quel giro di perle attorno al collo , quei fiori nei capelli , che io aveva tanto ammirati in casa , mi davan fastidio come troppo procaci . Quanto a Lidia , - quand ' ella appariva dalla porta , di fronte a quella ov ' io era con Ettore , - studiava il movimento delle mie labbra per intuire quel che dicessi ; e non appena avevo qualche signora al braccio e mi disponevo a ballare , la distrazione di Lidia arrivava al punto che il cavaliere di lei parlava , interrogava , senz ' ottener mai risposta . A quella festa , la presenza di Giorgio Uglio mi stupì non poco . Bell ' uomo , Giorgio Uglio , dalle membra flessibili per assidui esercizî di scherma ; un po ' vano , così da meritarsi il soprannome di uomo - camelia che il Caccianimico gli aveva dato a indicar la sua fatua eleganza . Quand ' io era partito con Lidia per la Svizzera , a Milano si parlava molto della riconciliazione di Giorgio con sua moglie Laura ; non già perchè il perdonare alla più volte adultera fosse cosa inaudita , ma perchè la pace in casa Uglio s ' era ristabilita con sì stretti nodi , che Giorgio e Laura parevano innamorati novelli e avevan trovato nel museo dei loro affetti una fioritura di tenerezze sbalorditoie , una passione d ' anime disgiunte che si riuniscono a dispetto del destino . Mentre chiedevo al Caccianimico perchè Giorgio fosse solo , Giorgio stesso mi venne incontro a mani aperte . - Caro , caro ! - egli esclamò . - Così presto tornato ? La tua signora è maravigliosa d ' eleganza e di bellezza . Contate di ripartire ? Un giro per l ' Italia , m ' hanno detto .... Laura è nell ' alta Engadina coi parenti ; soffre molto , lontana ; sarà qui a giorni e spero ti tratterrai per salutarla . Ella sarà felice di riveder la tua signora che le era così simpatica da fanciulla .... - Ettore Caccianimico , - nell ' angolo d ' osservazione cui ricorreva durante gl ' intermezzi , - sorrideva malignamente . Quando Giorgio si fu allontanato , domandai conto ad Ettore di quel sorriso . - Che cosa vuoi ? - rispose . - Fa bene veder tanta intimità fra vecchi amici . - E aggiunse : - Hai sentito ? Laura soffre molto , lontana . Lontana da chi ? Lontana da lui , si capisce . Dio mel perdoni , l ' idea è comica . - A me , nell ' animo , s ' era piantata un ' angoscia indicibile per le parole di Giorgio Uglio . Nella solitudine dalla quale uscivo , m ' ero dimenticato affatto che un giorno avrei dovuto incontrarmi con persone che desideravo evitare ; la scelta mi sembrava facile , e non ricordavo quanto la libertà di azione fosse circoscritta nel mondo , sottoposta a compromessi di peso granitico . Avevo una ragione chiara , plausibile , per non ammettere Laura Uglio in casa mia ? Ella era accolta dovunque , poichè il marito perdonava e ne magnificava le virtù ; non avevo speranza che nel tatto di Laura , la quale avrebbe forse compreso ch ' era di cattivo gusto una sua visita a Lidia . - Donna sul far della sera ! - mi susurrò il Caccianimico , mentre passava Angela Tintaro al braccio d ' una giovanetta bruna . - Piacevole , però . Non è piacevole ? Ti sfido a scoprirle un amante . - Anche Angela Tintaro ! Questa no ; questa , poi , in casa mia , non avrebbe messo piede . Ella si dirigeva ora verso di me , sola . - C ' è la sua signora , qui , non è vero ? - domandò offrendomi la mano . - L ' ho vista . Quanto è carina ! Di un ' eleganza tutta francese : molto giovane , molto bella ! - - - La conosceva già ? - disse il Caccianimico . - Non avevo e non ho quest ' onore , - rispose Angela Tintaro . - Stavo appunto chiedendo al signor Lacava .... - Ma prima di lasciarle terminar la frase , Ettore Caccianimico le prese il braccio e se la portò via , esclamando : - Come , non l ' hanno presentata ? Ma che cosa fa dunque mia moglie ? - Quando l ' orchestra attaccò il valzer , raggiunsi Lidia , che l ' aveva fissato con me . Dalla stretta istintiva del suo braccio , dal sorriso risplendente con cui la donna mi accolse , indovinai ch ' ella pure soffriva , soffocava fra la folla . - Andiamo via , dopo , - ella pregò sottovoce . - Sì , sì , - risposi . - Sono stanco . Ti hanno presentata Angela Tintaro ? - Un momento fa . È stata molto gentile ; piena di cortesie . - Lo so , - mormorai inavvertitamente . - Come lo sai ? - Volevo dire ch ' è naturale , - corressi . - Mi ha invitato a renderle visita , all ' Hôtel Pallanza . Ci andremo ? - Ti dirò poi , - risposi . Al cominciar del valzer , vidi che tutti gli occhi erano su di noi , ed ebbi una tremenda e voluttuosa soddisfazione di vanità . Quegli uomini che seguivan dello sguardo le movenze agili di Lidia e aspettavano l ' aria mossa dal suo abito quasi come cosa sua ; quelle donne che l ' odiavan già dell ' odio più femminile ; quell ' Angela Tintaro che aveva preso posto in un divano per goder tutta la visione di Lidia , - sapevano , dal primo all ' ultimo , ch ' io solo poteva amarla , ch ' ella era per me solo . Le loro diverse sofferenze formavano il più bello perchè il più volontario degli omaggi alla nostra felicità . Anch ' io in altri tempi avevo sopportate per altre donne simili torture ; il contrappasso era perfetto . Poco importava se qualche imbecille facesse dei disegni di conquista ; ciò non guastava nulla . Amavo Lidia in quell ' istante come non l ' avevo forse amata neppure il primo giorno della nostra unione ; io la teneva fra le mia braccia , sotto quegli occhi invidi e desiderosi ; il profumo di gardenia saliva dal suo busto , si diffondeva da ' suoi capelli ad inebbriarmi , come l ' onda musicale che avrei voluto sempre accompagnasse la mia donna . - Il signor Uglio ha detto che Laura desidera salutarmi , - Lidia riprese , mentre , lasciato il posto alle coppie seguenti , ci attardavamo a far coda . - L ' ha detto anche a me , - risposi . - Ti piace Laura ? - Dev ' esser finta . - Aspetteremo che venga lei a visitarci . - Quando il valzer finì , Lidia declinò tutti gl ' inviti pei balli successivi , e appena fu possibile , ci congedammo . Angela Tintaro , Giorgio Uglio , Clara Caccianimico , parecchi altri sopraggiunsero , e in un attimo fu una ressa d ' inviti a visite , di cortesie d ' una noiosità sorprendente . Ettore Caccianimico mi strinse la mano , gridando : - Non è permesso , non è permesso andar via a quest ' ora ! - E a bassa voce mi aggiunse : - Sta bene attento : voi vi amate troppo in fretta ! - VI . Avveniva in me da qualche tempo un fenomeno eminentemente nuovo . Avveniva che dopo i maggiori trasporti d ' affetto , dopo le ore più confidenziali , io vedessi a un tratto in Lidia un ' estranea , una donna messasi al mio fianco io non sapeva perchè . Mai simile fatto erasi avverato con altre donne , destinate a passar velocemente ; ma con Lidia sì , poichè ella doveva essere per legge e per diritto non altro che una ripetizione del mio animo , e quasi il sangue mio doveva trasfondersele , ed ella rappresentava la famiglia , il legame alla vita , il perchè della vita . Ora , io mi chiedeva : - " Può ella diventar tutto questo ? Chi è Lidia Folengo ? In qual modo ho io creduto che fossero in lei tali affinità da permetterle questa mutazione di sentimenti ? " - Io , ripeto , vedeva in Lidia un ' estranea ; ma non con amarezza , bensì con maraviglia profonda . Era come se in una corrente d ' aria caldissima , d ' improvviso precipitasse una folata diaccia di nevischio , rapida così che appena avvertita finiva , per dar di nuovo il posto all ' aria calda . Avevo degli stupori mentali , in cui mi trattenevo a forza dal gridare alla donna : - " Chi sei , chi sei ? Come hai sperato di farti un altro io ? Puoi rinunciare alle tue idee , alla tua educazione , alla tua anima per accogliere la mia ? Sai tu dove io ti conduco ? Mi conosci tu bene ? No , no , non affermarlo , perchè io stesso non l ' oserei ! " - Ed uscivo da quelle visioni fulminee più innamorato che avanti , e stringevo Lidia al mio petto con tenerezza infinita . Povera bimba ! Ella non sapeva nulla ; le avevano offerto di sposarmi e mi aveva sposato senza darsi conto di ciò che fosse il matrimonio ; non aveva io fatto altrettanto , seguendo l ' impulso del cuore ? Nè lei nè io somigliavamo a suo padre e a sua madre , nati in altri tempi , vissuti fra altre genti , cresciuti senz ' audacia di discussione . Lidia ed io eravamo giovani , fra un consorzio deturpato dalla civiltà ; io , decisamente moderno ; lei , ancora involuta , ma pronta ad accogliere il soffio turbolento , irrisorio , demolitore , dell ' età nostra . Sotto l ' influsso di tali pensieri , io mi alzava qualche volta a piena notte , e mi recavo nella camera di Lidia . L ' oscurità vi era piena , e mi dirigevo , guidato dall ' abitudine , fino al letto della donna , ascoltandone il respiro isocrono , sfiorandone le mani , la braccia , i capelli , dicendomi mentalmente : - " Chi dorme qui ? Chi è venuto qui ? " - E se mi rispondevo : - " Colei che è tua per sempre , colei alla quale sei per sempre legato , " - io sorrideva , crollava la testa quasi non comprendendo . Non dovevo aver più segreti ? il mio cuore doveva essere aperto agli occhi di Lidia ? Ma come , ma perchè , ma era ciò naturale ? Invece di creder la mia personalità duplicata compenetrando anche quella della donna , io la sentiva rimpicciolita e meschina . Il posto che Lidia prendeva nella mia vita mi pareva enorme , grottescamente sproporzionato a quello che io prendeva nella sua . Per lei , per un suo tradimento , io doveva dare il sangue , o fare uno scandalo e coprirmi di ridicolo ; per me , per un tradimento mio , ella veniva ad acquistar l ' aureola d ' una vittima e ad aumentar la simpatia della quale godeva . Ella era la donna , la classica debole , cui tutto è perdonato , di cui si esagerano la bellezza , lo spirito , l ' eleganza , la grazia .... S ' io avessi osato annoiarmi al suo fianco sarei stato un barbaro , un ottuso , un triviale .... Ma io non osava , perchè i pregiudizi avevano effetto su ' miei impulsi . Non potevo procedere in quest ' analisi irritante ; correvo da Lidia , la facevo parlare , la volevo l ' intero giorno vicina ; non era noiosa , no ; non era esagerata la fama della sua bellezza e della sua grazia . Io m ' era irritato pel principio , evidentemente , non pel mio caso speciale . E , alla scoperta , baciavo Lidia lungamente e andavo con lei in barca , la sera , remando io , sotto il pulviscolo lunare , ch ' era tutta una retorica . Una notte ch ' ero penetrato nella camera di Lidia , questa si svegliò , mi prese le mani dicendo : - Sei tu , lì ? Che fai ? - E tu , chi sei ? - Io ? Io sono la tua bimba , la tua bimba piccola ! - ella rispose colla voce assonnata . Le passai una mano sul viso ; ella aveva gli occhi serrati e teneva le labbra raccolte per ricevere un bacio . Nell ' oscurità me la figurai così graziosa , vinta dal sonno e tuttavia offrendosi per istinto affettuoso , ch ' io sentii svanire d ' un colpo le mie crudeli discussioni d ' indole generale . Ma me ne riprendeva bene la necessità , quand ' eravamo tutti riuniti , donna Teresa , Pietro , Lidia ed io , pel pranzo o per qualunque altro motivo . La villa Folengo era quanto di più inestetico avessi mai visto , con un ' architettura che non si poteva incolpare ad alcuno stile antico o moderno ; e nel villino , il salotto di riunione era il capolavoro di quell ' assenza di gusto . Già le cose m ' urtavan di per se stesse ; già io comprendeva di non poter trovarmi ad agio in una casa dove si voleva far del lusso senza spendere quanto è necessario per essere almeno convenienti . Le persone , poi , compievano quell ' impressione disgustosa e non riconoscevo loro alcun diritto alla mia reverenza . Pietro Folengo era un imbecille , nonostante i suoi favoriti bianchi da diplomatico . Un ' assoluta mancanza di critica lo costringeva alla pecorina devozione alle critiche già fatte ; un ' incurabile povertà d ' iniziativa gl ' impediva d ' agir diversamente da come s ' è agito sempre ; un cieco rispetto per le tradizioni , per tutto quanto è costituito e nei termini legali , per ogni titolo accademico , per ogni apparenza , lo sommetteva alla massa , della quale abbracciava immediatamente il giudizio e applaudiva al gusto . Se si fosse occupato di politica , non avrebbe mai osato rovesciare un Ministero ; se si fosse occupato d ' arte , non avrebbe riconosciuto mai dell ' ingegno a chi non avesse seguìti e finiti gli studi prescritti ; entrato nel commercio , lo continuava nelle proporzioni in cui l ' aveva intrapreso . Sempre , e in ogni caso , la fortuna gli era stata propizia . Per altro , non gli si poteva far colpa se la natura non gli aveva largita una mente d ' aquila , e se l ' educazione di casa aveva cooperato a foggiargliene una da gallina ; bensì , era d ' uopo tener conto della sua onestà in tempi così difficili , e dell ' eccezionale avventurosità che aveva presieduto ad ogni speculazione di lui anche alle più strane . Egli non era nè ingenuo , nè furbo ; evitava con somma cura le idee isolate , per accogliere quelle col battesimo della popolarità ; fra l ' aforisma d ' un uomo intelligente e un proverbio vecchio , s ' atteneva a quest ' ultimo , senz ' esitare . Donna Teresa non era ammiratrice del marito se non in quanto l ' esito era sempre favorevole a lui e pareva dargli ragione ; ma ella ammetteva che in teoria il signor Folengo s ' era arrestato a cinquant ' anni addietro . Donna Teresa non aveva alcun difetto capitale ; trasmodava spesso e volentieri nel raccontare un fatto , gonfiandolo sensibilmente e svisandolo fino a dar forma tragica al caso più insignificante . Troppo facile ad accettar le opinioni altrui , da qualunque parte venissero , si contraddiceva con imperturbabilità olimpica , e parlava d ' ogni cosa , ora con vedute audaci , ora con frasi fatte . Ciò produceva un vaniloquio intollerabile , del quale andavo ogni giorno meglio sentendo la tortura ; e cominciava a crescermi in cuore uno sdegno irragionevole contro donna Teresa , che obbligava Lidia a descriverle il nostro viaggio , minutamente , a renderle conto dei camosci e degli scoiattoli incontrati nelle nostre escursioni , per poi raccontar tutto questo ai visitatori e agli amici di casa . - Figuratevi , - diceva ella un giorno ai Caccianimico , - figuratevi che mia figlia ha trovato a Splügen un centinaio di camosci , che le son corsi incontro .... - Perdòno , - io interruppi , seccato ; - i camosci erano tre e invece di correrci incontro , son fuggiti con molta naturalezza . - Per questo semplice incidente , donna Teresa mi tenne il broncio un giorno intero , durante il quale compresi d ' aver mancato e di non poter vincere il bisogno di mancare in séguito . Sulle prime , con Pietro io mi divertiva ad oppormi a tutte le sue opinioni e ad inquietarlo con delle sentenze paradossali . Il buon uomo , non trovando pronti argomenti , si smarriva o portava la questione in un altro campo , dov ' io lo raggiungeva tosto e ricominciavo coi paradossi . Ma Lidia m ' aveva pregato di non tormentarlo oltre , ed io aveva finito per approvar le teorie di Pietro , limitandomi a monosillabi , secchi ed eguali come battute di pendolo . Giorgio Uglio arrivò un mattino in casa , mentr ' eravamo a colazione . Splendeva d ' una gioia intensa , e dopo i saluti , ci annunciò che Laura sua moglie giungeva l ' indomani . - Domattina , col battello delle dieci , - egli disse . - Verranno a salutarla ? Ella ne avrà molto piacere . Anche lei , signora Lidia , è vero , sarà a riceverla ? - Senza dubbio , - rispose Lidia con prontezza . - Ho tanto desiderato rivederla ! - Quando Giorgio fu uscito , nella sala da pranzo seguì un breve silenzio ; poi , donna Teresa mormorò : - Com ' è felice ! Si amano alla follia ! ... - Si comprendono ! - aggiunse Pietro . Io guardai l ' uno e l ' altra e fui stupito dell ' espressione calma e grave ch ' era sul loro viso . Avevan detto per davvero ! Non sapevano che Laura aveva tradito Giorgio quattro volte , a quanto s ' era scoperto , ed altre volte infinite , a quanto si poteva indovinare ? I romori del mondo svanivan dunque assolutamente sulla soglia di casa Folengo ? Sebbene io conoscessi quella famiglia e sebbene l ' avessi frequentata nel periodo del fidanzamento , non m ' aspettava simile cecità ; forse l ' assidua attenzione che raccoglievo allora su Lidia , m ' aveva tolto di giudicare a fondo i parenti di lei . - Da dove torna la signora Laura ? - chiesi . - Non sai ? Dalla Svizzera , - rispose Pietro Folengo . - Con chi era laggiù ? - ridomandai . - Con dei congiunti , - fece donna Teresa . - Ne sei sicura ? - osservai . - Deve fare un bel freddo in Isvizzera , ora ! - concluse Pietro , senza neanche rilevar la mia insinuazione . E si parlò del freddo , che pel venuto ottobre doveva calare anche da noi . Appena fui solo con Lidia , quel giorno , le dissi : - Andrò io a salutar la signora Uglio . Tu , rimani ; troverò un pretesto per iscusarti . - Non vuoi ch ' io ti accompagni ? - Lo credo inutile . I signori Uglio non sono simpatici nè a me , nè a te ; ce ne libereremo a poco a poco . - Non vorrei che mamma mi rimproverasse , - mormorò Lidia . - Perchè ? Sei tu , sono io , che dobbiam fare la scelta dei nostri amici ; e ci sarà ben lecito aver dei gusti diversi da quelli di tua madre . - Naturale , - assentì Lidia . Non uscii che alle dieci e un quarto l ' indomani mattina e perciò , mentre mi dirigevo al ponte di sbarco , vidi venirmi incontro Giorgio a fianco di Laura , i Caccianimico , Angela Tintaro e qualche altro conoscente . Li salutai , chiedendo venia del mio ritardo , e strinsi la mano a Laura , che mi parve singolarmente bella . - La tua signora ? - domandò Giorgio , nell ' atto ch ' io mi poneva al suo fianco e m ' incamminavo con loro all ' Eden Hôtel . - Lidia è indisposta e vi prega di volerla scusare . - Capii , dalla faccia contrariata di Giorgio , che , come avevo sperato , il pretesto non era buono ; ma nessuno si lasciò sfuggire l ' occasione di sorridere con qualche sottinteso . - Già indisposta ? - fece Laura , guardandomi di tra le ciglia socchiuse . - Oh , una cosa molto semplice , - risposi . Laura era alta , magra , degna del pallio o degli abiti con lungo strascico . La testa , piccola ed animosa , pallida e notevole per una capigliatura bruna e crespa , era capace di più espressioni violente e la tranquillità vi si sarebbe male significata ; dagli archi sopraccigliari larghi e dagli occhi castagni , ma instabili d ' irradiazioni così che parevan neri , usciva un ' energia lieta di vivere , facile a trasmodar nell ' ira e nell ' odio , senza fermarsi in graduali sentimenti ; il naso aveva rettilineo e la bocca dalle labbra carnose ; le orecchie rosee , ben disegnate , nascondevano l ' origine plebea che si rimproverava alla donna ; erano orecchie da patrizia e non anse da schiava ; la voce chiarissima , era nell ' intimità un po ' velata , ma eguale . Ettore Caccianimico , fiancheggiato dalla moglie e da Angela Tintaro , ci seguiva portando la valigetta di Laura ; io m ' offersi di prendere una piccola borsa di pelle che Laura aveva alla mano ; ma la signora si rifiutò , dicendomi : - No , no . Questa non si tocca . C ' è tutta la mia corrispondenza , qui dentro . - Di ' : tutta la nostra ; - corresse Giorgio con un sorriso celestiale . Ettore Caccianimico tossì . Io pensai che Giorgio Uglio volesse beffarsi di noi . Non si poteva ammettere ch ' egli ostentasse la pace domestica con ingenuità così fuor di proposito ; e se tale ingenuità esisteva in lui , non sapeva egli che io , fin dal primo riveder Laura , m ' ero chiesto s ' ella portasse ancora le giarrettiere che nell ' interno avevan ricamato il mio nome ? o quale altro nome chiudessero ora , dopo il soggiorno coi parenti ? Arrivati all ' albergo , Giorgio lasciò Laura , il Caccianimico diede la valigia ai servi accorsi ; vi ebbe un istante in cui Laura ed io fummo a viso a viso , discosti dagli altri . - Vieni a trovarci , - ella sussurrò prestamente . - E di ' a tua moglie che non c ' è bisogno di scuse perchè io la dispensi da ogni visita .... - M ' accomiatai , sottraendomi a un invito a colazione fattomi da Giorgio con insistenza . Quando Laura m ' aveva dette quelle parole coll ' audacia che le era propria e che l ' abitudine al tradimento aveva in lei perfezionata fino alla temerità , - io era rimasto attonito . Mai , per tutto il tempo del mio fidanzamento , Laura aveva fatto cenno al nostro passato , quantunque non di rado la incontrassi in casa Folengo ; mai s ' era curata del mio amore per Lidia .... Che cosa le frullava per la testa , ora ? Non potevo supporla così pazza da credere ch ' io conservassi di lei , non un desiderio , ma pur anco un ricordo .... Vedevo una sola cosa buona ed utile in tutto questo : la persuasione di Laura che un ' amicizia tra lei e Lidia sarebbe stata assurda e mostruosa ; persuasione , espressa da Laura coll ' altierezza sua caratteristica , quasi lei e non Lidia rifiutasse le occasioni d ' un incontro . Chiarissima era in me l ' idea dei doveri che m ' ero assunti verso Lidia e ferma la decisione di compierli , fors ' anco pel sentimento egoistico di pretendere altrettal rigida osservanza dalla donna . La compagnia di Laura m ' era quindi uggiosa ; non riuscivo a comprendere perchè in altri tempi mi fosse ella piaciuta . Osservandola bene , durante il primo rivederci e nei giorni successivi , m ' ero persuaso che Laura era fibra da tradir uomini e donne colla stessa facilità con cui avrebbe bevuto un bicchier d ' acqua . Sul suo viso stava un ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile ; gli occhi avevano sguardi equivoci , il sorriso non era aperto e cordiale , ma rapido , presto a mutarsi in sogghigno , a scomparir d ' un tratto perchè i lineamenti assumessero una gravità altrettanto falsa . L ' eleganza di Laura Uglio era capricciosa , troppo spesso procace ; se le risa della donna mi giungevano alle orecchie , mi parevano alte e sguaiate e m ' irritavano contro Giorgio , ch ' era così buono da permetter simile contegno a chi portava il nome di lui . Non sono ben certo delle impressioni che il mio atteggiamento suscitava in Laura . Se non conoscessi l ' acutezza femminile per inarrivabile nell ' avvertire e definire il fascino o la repulsione prodotta in un uomo , sarei tratto a credere che Laura ignorasse il mio mutamento a suo riguardo ; così appariva tranquilla e sicura . Ero con lei più riservato che cortese , più freddo che ostile , ma dovevo in ogni modo rispecchiar l ' antipatia per Laura , dal solo fatto che poco prima del mio matrimonio , io la trattava come ogni altra conoscenza . Noi ci vedevamo al Caffè Bolongaro d ' Intra , ove mi recavo solo . In quel momento , Laura aveva lungo corteo d ' ammiratori , i quali m ' evitavan la noia di trovarmi isolato colla moglie di Giorgio e impedivano a questa un possibile inopportuno richiamo al passato . Nel tornare a Pallanza , Ettore Caccianimico dava di piglio al mandolino e faceva da menestrello alla compagnia ; io mi offriva compagno costantemente ad Angela Tintaro , sebbene anch ' ella mi ripugnasse per le sue innaturali venture amorose . Nel susurro delle conversazioni , fra le risate , sentivo Laura dominar gli altri , avventar motti brucianti come labbra febbrili , aizzar quelli che l ' accompagnavano ; e guardando Giorgio , trovavo sulla faccia di lui il consueto sorriso celestiale . Mercè l ' opera di Laura , la villa Caccianimico s ' era tramutata in una gran sala di divertimento ; il giardino si popolava di giovanotti e di signore attratti dai giuochi eleganti che Giorgio , Ettore e Laura avevano organizzati ; il pianoforte era tormentato di notte fino a tarda ora e dalle finestre aperte prorompevan grida ilari , schiamazzi , risate femminili ; dopo il trattenimento , la baraonda usciva per le strade a far serenate coi mandolini e le chitarre , e di tutto Laura Uglio era l ' anima informatrice .... Quanti diabolici intrighi aveva ella saputo aggrovigliare , nonostante l ' idillio col marito ? Io sarei giunto forse a calcolarli , se il freddo improvviso non m ' avesse indotto a vincer l ' inerzia di quel soggiorno e a ritornare a Milano , donde contavo riprendere il nostro viaggio . VII . Saliva dalla via una sonnolenza larga e morbida , che pareva scemar gli stessi romori dei carri e delle carrozze , passanti sotto la pioggia a rovescio . In qualche negozio , le lampade elettriche splendevano , quantunque non fossero che le due del pomeriggio . Le signore , chiuse nei mantelli , non trattenute dal tempo accidioso , affollavano il Corso egualmente come nel più bel giorno d ' autunno , si soffermavano alle vetrine , trovavan la volontà di comperare e di discutere le compere fatte . Lidia apparteneva a questa categoria di signore instancabili nel passare da un magazzino all ' altro . Quando la pioggia era più violenta , Lidia si faceva allegra . Calzava stivaletti alti serrati , indossava la pelliccia , un piccolo cappello di feltro , guanti scuri , e usciva con me a pellegrinare pei negozi di mode . Aveva un umore eccellente ; mi abbracciava ad ogni poco , prima d ' andar fuori , e rideva ad ogni occasione ; sopratutto era abilissima nello scoprir la necessità degli oggetti inutili , al punto che mentre credevo di doverci trattenere solo un paio di giorni a Milano , ivi eravamo già da dieci e sembravamo incamminati a rimanervene altrettanti . S ' era cominciato cogli acquisti di gran rilievo , rappresentati dagli abiti di Lidia per la veniente stagione . Le stoffe offrivano due motivi a pensieri gravissimi : la qualità ed il colore , o meglio la combinazione dei colori , perchè con mia grande sorpresa , Lidia m ' aveva assicurato che una combinazione di colori falsi avrebbe distrutta la sua fama di signora a modo . Appena ella poneva piede nel negozio , la sua ilarità spariva e un ' ombra grave le si diffondeva sul viso bianco e fresco . Lidia ascoltava le parole del commesso con molta diffidenza , e sottoponeva l ' uomo a un ' analisi psicologica delle più accurate ; non amava i discorsi di quella gente ; non aveva scrupolo alcuno di mettere a soqquadro un magazzino intero , o d ' andarsene senza comperare . Mentr ' ella tuffava con voluttà le piccole mani fra gli ammassi di stoffe sciorinati sul banco , o confrontava gl ' infiniti campioni dei quali aveva zeppo il manicotto , - io mi sedeva presso di lei , ascoltandola , e nei casi dubbi ella si rivolgeva a me . - Che ne pensi , Sergio ? - chiedeva , mostrandomi il velluto o la seta . - Molto bene , - rispondevo . - Ma no , ma no ! - ella esclamava , con un sorriso . - Non si tratta di lodare ; non ho ancora scelto . Credi che questa guarnizione ? ... - Io aveva cura di creder sempre quanto credeva ella medesima e di fingermi anche più ignorante di quel che non fossi , perchè ella non avesse a sospettar d ' una certa mia esperienza di mode , acquisita in diverse occasioni , le quali da Lidia non si dovevan conoscere . - Se fosse qui la mamma , potrebbe consigliarmi ! - diceva ella infine . Faceva mandare a casa gl ' involti voluminosi , ma quando ve n ' era qualcuno appena possibile a portarsi , ella stessa se ne impadroniva e se lo metteva sotto l ' ascella con una tenerezza materna delle più ingenue . Poi mi diceva : - Spero che così andrà bene ; quel mantello aveva assolutamente bisogno della piuma , in basso ; quest ' anno la piuma si usa molto ; purchè la sarta non guasti ! ... Aspetta ; devo entrar qui un istante .... - E si andava in un altro negozio , dove il commesso ricominciava le chiacchiere , e Lidia l ' analisi psicologica . Avevo occasione d ' osservare che tutte le signore facevan così , e che l ' aria grave di Lidia si ripeteva sui viso di quante entravano . In qualche magazzino , il susurro femminile pareva un ronzìo d ' api laboriose ; colla differenza che le api umane qui , scialavano invece di raccogliere ; alcune s ' abbandonavano alla disperazione per non aver trovato quanto desideravano ; altre discutevan sul prezzo e mercanteggiavan per abitudine ; e tutto questo , alternato cogli sguardi rapidi , sintetici , alle compagne , delle quali si valutavano in un baleno anche il veletto e i guanti . Avvenivano incontri di amiche , sùbito unite in una lega tacita contro il commesso ; più sovente , s ' incontravan delle nemiche , riconoscibili alla ostentata cura dell ' una di non sfiorar l ' abito dell ' altra , squadrata con sovrano dispregio . Potevo cogliere a volo dei piccoli dialoghi : - " Sai , l ' ho pagato quaranta lire ; ma a Giuseppe dirò che mi costa venti . - " Naturale . - " In un caso , citerò la tua testimonianza . - " Còntaci pure ; faccio anch ' io lo stesso con Paolo . - " Stavolta donna Mercedes è sbaragliata . Compro questa pelliccia , ch ' è adorabile . - " Adorabile ; somiglia alla mia , salvo che quella mi vien da Parigi . " - Se giungeva per caso una cortigiana in momentaneo favor del pubblico , l ' attenzione delle signore si raccoglieva totalmente su di lei ; lì , era la moda , un po ' audace , ma espressiva . Forse , in qualche cuore di donna onesta non sanguinava una piaga d ' invidia , pensando che il bel giovane presso la cortigiana dava lentamente la vita e il patrimonio per lei ; non tanto per quest ' ultimo , quanto per la vita ? ( Dolce poter dire , levando gli occhi languidi al soffitto : " Ahimè , povero ragazzo ! Se avessi saputo che sarebbe giunto a morirne .... Ma chi lo imaginava , coll ' ipocrisia della nostra gioventù ? " ) Mi pareva di respirare aria più libera , all ' uscir da quei negozî , mentre Lidia rilevava con immenso sconforto che per la giornata non aveva altre compere in vista . Si consolava però sùbito a casa , trovando accatastati gl ' involti nella sua camera ; li apriva , considerava ancora gli acquisti , aspettava la sera per giudicarli alla luce artificiale ; qualche volta li rimandava o li mutava , dopo i consigli della sarta . Questa aveva libero adito in casa nostra , a qualunque ora del giorno . Era una signora alta , magra , con un neo posticcio sulla guancia destra ; compariva , - eccezionalmente e solo per Lidia condiscendeva a muoversi dalla sua officina - seguìta da una commessa che portava i giornali di moda , quei giornali di moda i quali rappresentavan per lei il limite a cui l ' umana intelligenza può giungere e donde è affatto inutile si spinga innanzi . Apertili , con suprema delicatezza quasi porte di tabernacolo , Lidia e la sarta si curvavano sul figurino , v ' appuntavan l ' indice , facevan lunghi calcoli non meno di due generali alla vigilia d ' un attacco decisivo . I consigli di quella signora eran semplicemente infernali ; dovevan partir forse dal principio che ogni cosa bella ne ammette una migliore , e per questo principio indicava lei medesima le stoffe , i colori , le guarnizioni , le fodere più opportune , spiegando a me , sottilmente , come la bellezza di Lidia volesse un ' eleganza raffinata e aristocratica , ma senza possibili confronti . Ella aveva pure intuito che nessun momento della vita coniugale meglio del nostro , si prestava a comporre e a radunare un corredo muliebre così vantaggioso per Lidia , quanto , in altro senso , per lei ; e ciò spiegava l ' attenzion matematica , l ' accuratezza con cui gli abiti erano ideati , fatti e finiti , in un giro di tempo relativamente assai breve e con approvazioni entusiastiche da parte di Lidia . Quei capolavori di buon gusto ammaliavano Lidia , la quale si sentiva diventar donna forse più per merito loro che per merito mio ; sembravan contener fra il raso , il velluto , la seta , un universo d ' insidie , d ' invidie , di frivolezze , di cattiverie , di seduzioni , di sottintesi che ancora mancavano a Lidia per poterla considerare un ' adorabile signora della buona società . L ' intervento della sarta aveva portato un ritardo nella nostra partenza . Ottobre era già venuto al termine e novembre , - in quell ' anno rimasto memorabile per la sua rigidezza , - si presentava carico di nebbioni e assai minaccioso . Al comparir dell ' ultimo abbigliamento , respirai : ora saremmo infine partiti . Ma Lidia , con un ' infinità di moine graziosissime , - dove l ' aveva imparate ? - mi pregò d ' aspettare qualche giorno , perchè v ' eran altre piccole compere a fare , di cui voleva sbrigarsi al più presto . Pensai rapidamente che le compere avevano un incalcolabile peso sulla nostra felicità : mai , come in quei giorni , Lidia raggiava di salute fisica e spirituale ; era un lumeggiar continuo di sorrisi , un brillamento d ' occhi , un accondiscendere a tutto quanto dicessi e anche a quanto stessi per dire , - senza precedenti nel nostro breve passato intimo . In séguito a tale considerazione , credetti il premio adeguato alla fatica di trattenerci qualche giorno ancora a Milano ; e ricominciammo il pellegrinaggio nei negozî , non più di stoffe , ma di gingilli . Stavolta le compere eran d ' un ' inutilità sorprendente , e Lidia non aveva nemmeno il coraggio d ' assumere l ' aria grave di circostanza ; ma quegli acquisti parevan più necessarî a lei , più fatalmente agognati , che la stilla d ' acqua alla gola riarsa d ' Epulone . Si perdeva e s ' estasiava davanti agli oggettini da salotto nei quali la diabolica scaltrezza dell ' artefice aveva sudato a raggiunger la perfezione ; e per l ' impaccio della scelta , non sapendo Lidia decidersi fra due balocchi egualmente leggiadri , finiva collo sceglierli .... ambedue ; e poichè l ' intuizion già notata nella sarta , sembrava ripetersi in tutt ' i negozianti ai quali facevamo capo , a bella posta essi mettevan troppo di frequente Lidia in quell ' impaccio della scelta , così disastroso per le sue conseguenze . In casa , meglio che in ogni altro luogo , la superfluità delle nostre compere strideva maledettamente ; le camere eran già ricche di decorazioni e d ' ornamenti , ed ogni angolo aveva un mondo di gingilli ; inoltre , poichè l ' appartamento nostro era stato arredato col consenso di Lidia e colla sua approvazione , io non riusciva a comprendere com ' ella vedesse tanti e così spaventosi vuoti là , dove alcuni mesi prima tutto le pareva giusto , appropriato , ben messo . Eppure , ella trovava modo di fare spazio , bastante non solo per ciò che aveva comperato , ma anche per ciò che doveva comperare , e innanzi alle sue acrobatiche sovrapposizioni , s ' entusiasmava vie più a cominciar da capo l ' indomani . Tutto questo m ' annoiava d ' una noia grigia e vasta ; io voleva partire . Lidia mi pareva una bimba , ma la sua infantilità si prolungava oltre misura , e s ' io non avessi avuta in fondo al cuore un ' eco di quella tenerezza che ci aveva presi ambedue , al ritorno , nel riveder la nostra camera nuziale , sarei scattato d ' improvviso . In un giorno , dunque , pieno di sonnolenza larga e morbida , che attutiva anche il romor dei carri e delle carrozze , sotto la pioggia sferzante , noi eravamo usciti come di solito . Poco prima , Lidia s ' era messa alla scrivania per mandare una lettera a donna Teresa ; ma dopo aver contemplata la carta colle cifre in carattere antico , ella m ' aveva chiamato : - Sergio ! - Dal tono di voce , era chiara una supplica . - Sergio , non ti sembra che questa carta sia sovranamente funebre ? Quelle cifre in nero .... anche il formato ? ... - L ' hai scelta tu , cara , se non m ' inganno . - Sì , è vero .... Ma ho sbagliato .... Che cosa dirà mamma , ricevendola ? Lei , così attenta a ogni cosa ? ... - Pausa , di meditazione ; poi , chiudendo l ' asse scorrevole della scrivania : - Sergio ! - Lidia ? - Se io ti pregassi .... di cambiarla ? - Cambiarla ? ... colle tue cifre ? ... Bisognerà comperarne dell ' altra ; è più spiccia .... - E tu , non te ne avresti a male ? - Di che ? Se l ' avessi fabbricata io , questa .... - Allora , Sergio .... Allora usciamo , sùbito ? Piove : una bellissima corsa , mi butto in ispalla la pelliccia , e in un minuto sono in ordine .... - E in un minuto era stata in ordine veramente , senz ' aiuto di cameriera , infilandosi i guanti sulle scale , come se la casa dietro noi si fosse incendiata e minacciasse un crollo . E perciò noi eravamo usciti , a piedi , in mezzo al fango e all ' accidia invernale . Pareva una ragazzina scappata di scuola , Lidia , colle mani ricoverate nel manicotto , appoggiandosi al mio braccio , tuffata nella pelliccia , il cui bavero alto le riparava le orecchie dall ' aria pungente . La carta fu scelta , senza cifre , ma benchè Lidia ne fosse ammirata e secondo il solito se ne portasse la scatola tra il seno e il manicotto con materna sollecitudine , - io osservai ch ' era di gran lunga migliore quell ' altra . - No , no , t ' inganni , - rispose Lidia . In fondo , ella si curava pochissimo delle mie obiezioni : aveva la più illimitata presunzione del proprio buon gusto .... - Aspetta , - diss ' io , fermandola innanzi al negozio d ' un libraio . Mentre passavo , m ' era parso di veder sulla copertina d ' un elegante volume , un nome che in quel posto era stranissimo . - Gian Luigi Sideri , - lessi . - Il lastrico dell ' inferno , romanzo ! Come è possibile ? - È un tuo amico ? - domandò Lidia . - Ma senza dubbio , un mio caro amico . È inesplicabile questo risveglio .... - È inesplicabile che abbia scritto un romanzo ? Perchè ? Non avrà avuto di meglio a fare .... - E Lidia , con un movimento del braccio mi accennò che desiderava andarsene . Dove mai Gian Luigi Sideri aveva trovata l ' energia necessaria a far qualche cosa ? - io pensava , riprendendo con Lidia il cammino verso casa . - Come mai era riuscito a darmi questa lezione di buona volontà ? Che cosa sentiva io perciò ? Era invidia ? No : era amarezza , malinconia , per la dispersion di forze che caratterizzava la mia vita .... E sorpresa anche , perchè fra quanti avrebbero potuto fermarsi sulla via inutile , certo io non ascriveva Gian Luigi Sideri . La nostra amicizia contava parecchi anni d ' esistenza . Ci eravamo conosciuti al teatro Manzoni , dove il conte Gian Luigi ed io avevamo le poltrone fianco a fianco , e la mia attenzione era stata attirata dall ' irrequietezza nervosa di Gian Luigi , a pena contenuta per l ' abitudine ai salotti ; durante gl ' intermezzi , egli si rifugiava nell ' atrio compensandosi dell ' immobilità forzata con delle evoluzioni pel lungo e pel largo , a passo celere . Fra un ' armonia di gusti e un senso estetico squisitissimo , una facilità a comprendere ogni cosa bella e originale , Gian Luigi portava talvolta una nota così discorde , così strana , da non lasciar capire come avesse potuto nascere in lui . Le sue carrozze , per esempio , eran di forme e di colori detestabili quanto la livrea della sua casa , e non gliele avevo perdonate se non come effetto d ' un certo disequilibrio di facoltà critiche . Al contrario , la sua mente era piena di concetti e di visioni graziose , sfumate ; Gian Luigi aveva una cultura tutta d ' apparenza , la quale sussidiata da un acume non volgare , gli dava maggiori vantaggi che non la mia , pesantissima ; buon musicista , Gian Luigi componeva ballabili e romanze , di colore azzurrino , su parole proprie , ma un ' ammirazione esagerata per tutto quanto veniva da Parigi , lo costringeva a scriver francese ; egli conosceva questa lingua forse meglio della propria e la parlava volentieri , con accento irreprensibile . In fatto di letteratura , Gian Luigi s ' era limitato sempre a imaginare argomenti da romanzo o da novella , nei quali si poteva sùbito rintracciar la sua tendenza per le cose un po ' indeterminate , e per gli acquerelli di piccole dimensioni ; sfuggiva il dramma o lo decorava di particolari arguti , che l ' avvolgevan quasi in una nube e gli toglievano i bagliori sinistri .... Questi argomenti , creati , modificati , accarezzati nella fantasia , rappresentavano per Gian Luigi altrettante lontane possibilità di lavoro , a cui pensava qualche volta con rammarico , lamentandosi d ' essere incapace di un ' occupazione lunga e abnegativa . Quanto all ' animo di lui , io non era tuttavia riuscito a definirlo con esattezza . Era scettico , Gian Luigi , o indifferente , o fatuo , o innamorato di qualche cosa o di qualcuno ? Probabilmente , colla instabilità sua particolare , egli era a vicenda tutto questo , ma un certo riserbo lo salvava dal dimostrarlo . Senza dubbio , conosceva il mondo , e in trent ' anni di vita aveva corse le vicende istruttive degli uomini liberi ; senza dubbio , anche , era un sognatore , ma non un sognatore classico , il quale attraversa doloroso l ' esistenza in cerca di sensazioni inaudite ; bensì , un sognatore calmo , sorridente , eclettico , il quale coglie il buono dove s ' incontra e lo paragona alle proprie aspettative . Era un ammiratore di Laura Uglio , donna che per la sua beffarda filosofia della vita , doveva singolarmente confarsi allo spirito di Gian Luigi ; forse , egli ne era stato anche l ' amante , perchè in un certo periodo , noi ci guardavamo con curiosità , stimolati dal desiderio di farci una domanda e incapaci a formularla ; ond ' era fra noi due rimasta quella specie di punto interrogativo , non mai soddisfatto . Laura , Gian Luigi , ed io , conoscevamo così profondamente i doveri ed i diritti di ciascun di noi , che non amavamo affrontarci , preferendo un fatto dubbio , larvato di convenienza , a una risposta secca e noiosa .... Certo , nel calendario d ' amanti che la società affibbiava a Laura , il nome di Gian Luigi non era comparso ; ma questo provava ben poco , perchè non era comparso neppure il mio .... Ora , Gian Luigi , - scettico , indifferente , fatuo o innamorato , che importava ? - aveva d ' un tratto raccolte le sue forze , aveva lavorato , aveva dato alla luce un volume , un grosso volume , a quanto si vedeva , che gli era costato almeno sei mesi de fatiche , i sei mesi del mio matrimonio . L ' avvenimento era così straordinario , ch ' io giunsi a casa senz ' aprir più bocca : salii le scale dietro Lidia , a testa bassa ; mi ficcai nella poltrona , presso Lidia , in salotto , dimenticando di guardar nel mio studio se fosse arrivata la posta ; e rimasi in quell ' attitudine , colle braccia incrociate , a pensare . - Ah questa sì , va bene ! - esclamò Lidia , sciogliendo l ' involto della carta da lettera . Si mise innanzi allo scrittoio , dispose i fogli , prese la penna , mi si rivolse : - Che cosa debbo scrivere a mamma ? - E il libro di Gian Luigi - mi domandavo - quale esito aveva avuto ? Un buon esito , certamente , perchè Gian Luigi doveva aver gusto , l ' istinto della misura , che non s ' insegna .... - Sergio ! - chiamò Lidia , sorpresa . - Non hai udito : come debbo scrivere a mamma ? - - Mandale i miei saluti , - risposi ; - annunciale la nostra partenza .... - La nostra partenza ! - ripetè Lidia con un sospiro . - Per quando , per dove ? - Per quando vuoi , per dove vuoi .... - Ma ero stato un imbecille a non comperar sùbito il romanzo di Gian Luigi : bisognava leggerlo , avevo urgenza di quel libro : volevo stabilire immediatamente .... - È proprio necessario partire ? - domandò Lidia , abbassando la testa sul foglio di carta . - Necessario ? - esclamai . - Che domanda ! C ' è qualche cosa di necessario , al mondo ? - Oh , Sergio ! - Ma sì ; non c ' è nulla di necessario , cara amica . Si parte , si viaggia , perchè ciò è nelle abitudini , nelle tradizioni , e perchè sarebbe lo stesso non partire , non viaggiare .... - Allora , non partiamo , e non viaggiamo ! - fece Lidia in tono secco . - Io sto bene qui . - S ' alzò dalla sedia e si mise a passeggiare pel salotto . Ella aveva indossata una vestaglia verde - cupo , che aveva la vita brevissima , e dal petto giù fino ai piedi , serbava una linea rigida e severa , appena interrotta a metà da un nastro fissato ai fianchi e incrociato sul davanti ; somigliava così , Lidia , a una scultoria figura bizantina . Cominciai dal gettarle un ' occhiata d ' ammirazione , senza muovermi dal mio posto : quindi risposi : - Allora , non partiamo e non viaggiamo ! - Lidia si fermò di botto ; poi mi si avvicinò . - Perchè dici questo ? - ella chiese con voce calma . - Perchè credo sia il tuo desiderio .... - Ah , no , no ! Non è per questo che parli in tal modo , Sergio ; io ti conosco , ormai . - Le parole furono dette quasi con benevolenza . La donna si passò una mano sulla fronte , perchè dovevan presentarsele più argomenti d ' eguale importanza , che voleva tutti enunciare , in bell ' ordine ; e all ' uopo , sedette di nuovo innanzi alla scrivania , donde mi riusciva quasi di faccia . Ma mi alzai io dalla poltrona . - Ebbene , - dissi un po ' seccato . - Non si parte , perchè partire o rimanere è affatto indifferente , come tutto il resto . - E mi diressi , verso l ' uscita , e raggiuntala senz ' opposizione da parte di Lidia , mi ritirai nel mio studio . VIII . Mi occupai sùbito a stabilire la gravità di quanto avveniva e a capire il significato d ' una recrudescenza di sogni che supponevo decisamente snebbiati dal mio animo e invece eran ricomparsi cogliendo la prima occasione favorevole . I due termini estremi della situazione eran chiari per quanto dolorosi : un lasso di sei mesi aveva trasformato Gian Luigi Sideri in un uomo che ambiva alla fama e dilatava la propria personalità utilmente ; un lasso eguale di tempo nella mia vita non aveva concluso che a mutarmi da scapolo in marito . L ' enorme abisso fra l ' una condizion di cose e l ' altra , era appena intravedibile e perciò tanto più capace d ' impressionarmi . Gian Luigi ed io , avevamo nel medesimo tempo , nel medesimo giorno forse , spalancate due porte sulla nostra via ; lui dirigendosi a lotte d ' intelligenza , a febbri di concezione , a godimenti e ad amarezze non comuni , e tali da raffinarlo e da toglierlo alla greggia umana ; io sottoscrivendo al mio volgarissimo avvenire , rinunciando a sogni smisurati , collo sposare una fanciulla , che amavo indubbiamente , ma che ancor dopo sei mesi d ' intimità non sapevo se fosse quella la quale m ' abbisognava . Intuivo di questo fatto le conseguenze . Un matrimonio non è mai stato barriera al lavoro intellettuale , ma per me , pel mio bizzarro carattere , assumeva l ' aspetto d ' una barriera insuperabile ; anzi , come altri aveva bisogno della famiglia per lavorare , io aveva invece necessità della vita libera , capricciosa , retta dal mio solo arbitrio . Le angustie derivate dalla casa , gli obblighi assunti , le convenzioni tacite che il matrimonio chiudeva in sè numerosissime , formavano il veleno più potente , più letale , più immedicabile alla mia attività , anche senza tener conto delle obiezioni e dell ' atteggiamento ostile che nel mio caso speciale poteva assumere Lidia per un tentativo , molto problematico , di darmi finalmente alla letteratura . No ; se v ' era stata ancora speranza a qualche cosa , se il destino aveva riserbata nel mio animo una miracolosa potenzialità di scuotermi e d ' agire , - io aveva distrutta quella speranza , avevo stremata quella potenzialità , fatalmente , il giorno in cui m ' ero legato a Lidia . L ' avevo guastato io , il mio destino , come al più degli uomini succede ; e m ' ero scelto l ' avvenire del buon padre di famiglia , quand ' era forse pronto per me l ' avvenire d ' un artista ! Chi m ' aveva tratto in inganno ? Lidia , colla sua fresca bellezza ? i parenti di lei , colle loro cortesie ? Nessuno : una succession di casi , una forza sottile d ' attrazione al pericolo . Onde , non avevo contro chi volgere il mio malcontento e l ' angoscia della delusione ; gli altri , eran vittime ; io era vittima ; eravamo vittime tutti quanti di quelle leggi necessarie e assurde , che ad ottener Lidia corpo ed anima m ' avevan vincolato a lei per l ' esistenza intera . Nel mio studio , l ' ombra del pomeriggio calava rapida fra scrosci di pioggia ; a momenti non ci si vedeva più , ma non sapevo muovermi dalla poltrona , nè deporre il libro che avevo mandato a comperare e che tenevo ancora intonso fra le mani , come un testimonio vivo e straziante di quanto si poteva fare e di quanto non avevo fatto . Dalla camera attigua mi veniva il romor dei passi di Lidia , e mi figuravo la donna pensosa , a testa china , le mani entro le tasche della vestaglia , passeggiando come un automa pel salotto . Lidia era tutto il mio destino ; io doveva cooperare a renderla felice , e raccogliere in questo còmpito non facile ogni facoltà dello spirito ; inutile guardare di là da simile stretta cerchia , oltre la famiglia e la casa . A poco a poco , il romor di quei passi mi divenne intollerabile ; forse Lidia piangeva per il modo brusco e inusato con cui m ' ero sottratto a quanto ella voleva dirmi .... A che stava pensando , ora ? Alla triste scoperta della mia indole , a ' miei torti , alle sue speranze di quiete , inutili .... Giovane , elegante , bella , voleva ben più attente cure di quelle che io non le prestassi ; poteva ben dolersi de ' miei sogni ridicoli i quali creavano una rivalità inafferrabile per lei .... Ma intanto , quei passi mi causavano un rimbombo doloroso nel cervello ; il fruscìo della veste m ' irritava ; il contegno silenziosamente corrucciato di Lidia mi pareva un rimprovero sproporzionato alla colpa .... Gettai il libro di Gian Luigi , d ' un tratto ; mi levai , mi diressi all ' uscio che metteva nel salotto : volevo pregar la donna di non più tormentarmi .... Di non più tormentarmi ? Ella m ' avrebbe giudicato pazzo ; che tormento mi dava ? ... Restai così un attimo innanzi all ' uscio , studiando la frase meno incomprensibile ; e non trovandola , e temendo di veder per davvero le lagrime supposte di Lidia , ritornai alla poltrona , ma l ' oscurità era ormai densa nella camera , e non interrotta se non dallo spiraglio di luce che appariva alla bocca della stufa . Come le sei suonavano all ' orologio della chiesa vicina , mi recai nel tinello , ove rimasi stupito vedendo preparata la tavola con una sola posata . Geltrude - la cameriera che aveva lasciati i signori Folengo per passare al nostro servizio - accendeva il candelabro a gas , nel mezzo del soffitto ; e allo stropiccìo de ' miei passi si volse , dicendomi : - La signora è indisposta e prega il signore a voler pranzare da solo . - Credo che così male io non abbia pranzato mai , in tutta la mia vita . Un ' ira sorda m ' aveva preso contro Lidia e la sua indisposizione pretestata ; il far partecipe la servitù di quanto avveniva tra noi , mi pareva l ' atto più stupidamente borghese che Lidia potesse commettere , e rivestiva a ' miei occhi un carattere d ' ostilità assoluta poichè la donna conosceva benissimo le mie opinioni in proposito . Neppure un istante mi balenò alla mente il pensiero ch ' ella avesse sperato in una mia sollecitudine per il suo malessere , in una mia comparsa nella camera da letto ov ' ella rimaneva . A Geltrude non chiesi spiegazioni ; pranzai male , ma pranzai , col giornale spiegato innanzi a me ; poscia accesi un sigaro e mi accomodai sul divano a fianco del caminetto , studiando con enorme attenzione i ricami della fiamma sulle legna . Verso le nove , uscii di casa ; io non m ' accorgeva d ' agire non per volontà mia , ma per fare meccanicamente ciò che avevo visto fare agli altri in simili casi : gli altri si divertivano o cercavano divertirsi ; io entrai al teatro Dal Verme , ove un Circo equestre attirava folla discreta . Nell ' atrio scansai tre o quattro conoscenze : un marito con seimila lire di rendita , nient ' affatto sorpreso che la moglie ne spendesse diecimila per la casa ; un vedovo in procinto di sposare sua cognata , quantunque la sapesse , come la sorella , già condannata per etica dai medici ; uno scapolo , che manteneva una ragazza della quale si vergognava e per la quale ostentava la massima indifferenza ; ed altri , che mi riuscivano stranamente antipatici a un tratto , mentre m ' erano appena indifferenti per lo passato . Da quanti , invece , appressai fra i miei amici , ricevetti quella sera un ' accoglienza curiosa e significante ; erano saluti e strette di mano sincere , ma diverse dalle consuete ; era un atteggiamento quasi grave che costoro assumevano alla mia presenza ; un gruppo di celibi , noto pe ' suoi discorsi pornologici , troncò una discussione , quand ' io l ' avvicinai , e ne cominciò un ' altra di politica .... Si aveva riguardo per la mia mutata condizione , e pareva s ' aspettasse di definirmi e di classificarmi fra le diverse specie di mariti , prima di scegliere un contegno deciso . Fu l ' ultimo colpo all ' irritazione che mi ribolliva dentro ; ero dunque ben morto per quegli uomini , bene straniero ormai al loro consorzio , se si trattenevano dal mostrarsi cinici e scapati quali erano , e indossavano una cappa di convenienza , pesante a me più che a loro medesimi ? Domandai di Gian Luigi Sideri . Era a Sestri a lavorare , solo . - Com ' è stato accolto il suo Lastrico dell ' Inferno ? - chiesi . - Assai bene ; ne hanno parlato anche all ' estero , - mi si rispose . - Una rivelazione ! - Me ne andai , verso le undici . Gli altri si recavano a cena . - Tu non verrai , non è vero ? - domandò uno . - Grazie ; vado a casa , - risposi dopo un lampo d ' esitazione . E negli augurî di " Buona notte ! " che m ' accompagnarono , volli trovare ironia , invidia , rispetto comico per la fedeltà con cui osservavo i miei doveri di sposo felice ; e l ' irritazione si riversò allora infine , decisamente , contro costoro , contro la buaggine del mondo . Se si fosse indovinato che già tra me e Lidia cominciavan gli screzî ! ... Screzî i quali davan ragione alle ironie sottintese , e avrebbero fatto esultare quei filosofi da marciapiede .... Ebbene , no ! Lidia era a letto ; dormiva , quando rincasai . La scossi leggiermente , la pregai di voler dimenticare , l ' ottenni ben facile , e l ' alba dell ' indomani sorse tranquillissima per noi , smemorata d ' ogni chiaroscuro spiacevole . Tornando , però , durante quella notte , al primo malinteso che aveva prodotto il nostro broncio , Lidia espresse di nuovo il desiderio di non partire ; non aveva voglia di soffrire i disagi di un viaggio lungo ; voleva attendere la migliore stagione , e nel frattempo occuparsi della sua casa , far visite e riceverne , andare a teatro , godere del carnevale prossimo ; tutto coll ' impazienza della donna nuova , che brucia dal desiderio di mostrare al mondo quale splendida farfalla sia sbucata dalla crisalide . Per non toglierle illusioni circa quei divertimenti che il suo nuovo stato le permetteva , ascoltai il programma di Lidia con animo sereno e mi compiacqui a far disegni sull ' argomento . Nei giorni successivi la presentai a quante famiglie conoscevo e mi parevan degne della sua amicizia .... Spesso in quelle case , dov ' io entrava una volta preceduto da impaziente attesa e circondato da cortesie eccezionali , trovai un ' accoglienza compitissima e tuttavia diversa da quella del passato ; le madri mi serbavan qualche rancore per non aver fatta cader la mia scelta sulla signorina , speranza e tormento della famiglia ; ero per esse una fresca tomba di illusioni . Altrove , era la signorina che usava un po ' d ' astio contro Lidia e un po ' di sprezzo contro me ; occhiate traducibili con un : " Tanto , non avrei saputo che farmi di voi ! " Eran più schietti e cortesi gli uomini , quegli stessi uomini , i quali diventavan terribili di satira e acuti di negazione non appena si trovavano in crocchio , al teatro o al caffè . Difficile stabilire il numero esatto di quelli che al veder Lidia si proponevano di sedurla in otto giorni e stringendomi la mano si rallegravan seco stessi d ' aver io preparata una nuova preda per loro ; certo , dovevan essere molti e non tutti scapoli ; certo , anche , Lidia produceva comunemente un effetto d ' ammirazione per la sua bellezza , e di simpatia viva per un ' ingenuità graziosa , per una semplicità pura di modi , che alla bellezza eran fortissimi ausiliari . E in grazia di tali ausiliari , le madri più arcigne e le fanciulle deluse , dopo quindici giorni gareggiarono a diventar l ' amica intima di Lidia , come gli uomini tutti studiaron di farsi amici intimi miei ; del che ero meno lusingato . Lidia aveva stabilito il martedì pe ' suoi ricevimenti ; io v ' assisteva sempre , quantunque i discorsi delle signore mi facessero sui nervi l ' effetto d ' uno strider di lima e non fossi compensato se non dallo spettacolo delle manovre tattiche ivi usate . La simulazione e la dissimulazione vi giuocavano aspre battaglie ; vedevo le nemiche sorridersi , darsi la mano , baciarsi e lodarsi , con un ' abilità che un diplomatico avrebbe pagata un occhio ; ascoltavo le più calunniose insinuazioni fatte col più idilliaco dei sorrisi ; notavo la gara tacita e accanita di soverchiarsi in eleganza , in bellezza , in ispirito , e rilevavo come le più maligne parlassero sempre della malignità altrui , dichiarandosi aliene da ogni vanità umana e inorridite dalla maldicenza , la quale pur troppo non rispetta alcuno . Io mi diceva frattanto che se si fosse scoperto ch ' io era adultero , giuocatore od ubbriacone , tutte le amiche di Lidia avrebbero esultato , in omaggio all ' amicizia femminile . Avevan trovato , quelle eleganti femmine , un tema che si prestava mirabile a piccoli colpi , a punture di spillo , a ferocie squisitamente melate ; ed era , il tema , l ' infecondità di Lidia . Non poteva ella avere un ' emicrania , un malessere passeggero , un pallor più accentuato , o una leggierissima tinta azzurra sotto gli occhi , senza che le amiche vi trovassero qualche significato riposto , qualche preavviso della venuta di un bimbo ; di quel bimbo , il quale , secondo loro , era indispensabile al coronamento della nostra unione , mentre io non vi aveva manco pensato . E poichè il bimbo pareva farsi aspettare , le osservazioni s ' inoltravan più ardite : - " Lei , dunque , non si tedia mai ? - " Mai , cara signora . - " Ciò è stranissimo . - " Perchè ? ... - " Sempre così soli , senza una testolina bionda da accarezzare , senza le cure deliziose per un innocente .... " - Le parole non producevano in Lidia alcun effetto doloroso ; ella non aveva nè propensione nè repulsione per la maternità ; forse non ne aveva una chiara idea , e ciò faceva sì ch ' ella rispondesse colla sua ingenuità quieta alle sollecite visitatrici , frustrando in loro ogni speranza d ' esser riuscite ad amareggiarla . - Assolutamente , si vuol vedere un frutto del nostro amore , - dissi una volta a Lidia . - Se non ci riusciamo , bisognerà adottare un trovatello per far piacere agli amici . - Lidia scoppiò a ridere , e mi tolse ogni inquietudine circa l ' esito sortito da quelle insinuazioni . Più di quanto io non m ' aspettassi , era ella abile a giudicar le persone e a sottrarsi da ogni influenza . Una vecchia signora , assidua ai martedì , s ' era proposta una tutela gratuita su di noi ; voleva insegnarci a vivere , e s ' interessava della servitù , dell ' andamento della casa , dando consigli non cercati perfin sulla disposizione dei mobili . Lidia non era in questo affatto indulgente , e un giorno in cui la signora si lamentava perchè avevamo licenziata la cuoca , Lidia le fece capire che sarebbe stata ottima cosa non si fosse più fatta vedere , nè ai martedì , nè in altri giorni della settimana . Era donna , Lidia oramai ; così donna da inquietarmi un poco per la seduzione inconscia ch ' ella esercitava sui miei amici . Io non poteva più contar quelli che la desideravano ; erano tutti , giovani e vecchi , ammogliati e celibi ; gli ammogliati non m ' avrebbero ceduta volentieri e per un lasso di tempo indeterminato , la loro sposa fedele in cambio della mia ? Sì , certo ; son cose che si fanno , salvando naturalmente le apparenze . Dovevo essere odiato quanto era desiderata Lidia , da costoro . La mia presenza immancabile li urtava come un ' offesa personale ; entravan nel salotto strisciando , la schiena curva , il sorriso rutilante ; trovavan Lidia , coi piedini sulla proda del caminetto , un libro pesante alla mano ; fuori c ' era l ' aria grigia di dicembre ; un complesso di cose molto propizie a discorsi sentimentali , a preliminari d ' attacco . Ma se domandavano : - " E Sergio , il nostro caro Sergio , come sta ? " - e si sentivan rispondere da Lidia : - " Bene , grazie . È nello studio ; ora lo faccio chiamare , " - addio speranze , addio preliminari e discorsi sentimentali ! ... Però , quando compariva io , le strette di mano eran così calorose come tornassi da un viaggio di circumnavigazione . Io mi meravigliava di una cosa sola : che quei furbi seduttori , quegli esperti ladri onorabili , non s ' accorgessero , nella loro furberia , come la mia presenza fosse affatto superflua a sventar le loro arti ; come Lidia , anche sola , anche triste , anche corrucciata contro di me , non fosse donna da cascar fra le loro braccia . Ma essi mi trovavan troppo brutto al loro confronto , per ammettere simile verità ; non so chi , aveva loro insegnato che necessariamente una donna deve cadere ; oggi , domani , fra un mese o fra un anno , la caduta avviene ; e nell ' aspettazione , essi frequentavano la mia casa , e si sedevano alla mia mensa , come già io aveva fatto con Giorgio Uglio . Nessuno di quei visitatori , per altro , aveva ancor preso un atteggiamento perspicuo ; venivano ai martedì , a qualche pranzo , a qualche festa che dava Lidia . Nessuno aveva ancor trovata l ' occasione di scriverle un biglietto o d ' inviarle un libro o d ' addentrarla nella conoscenza dei buoni autori contemporanei ; ma io non mi nascondeva che fra la turba doveva trovarsi già l ' audace , e mi chiedevo con una certa ansia se avrei potuto io stesso scoprirlo . Il concetto che avevo dell ' intuizion dei mariti , non era ottimo , per vecchia esperienza . Ora , io era un marito , dopo tutto , e tanto marito da pensare e da ragionare perfettamente all ' opposto di quanto ragionavo e pensavo un giorno . Sarei stato marito anche nel sospetto ? Anch ' io come gli altri , sarei andato a investigar le cose più assurde e a dubitar dell ' amico sincero , quando ad ogni istante avrei avuto sott ' occhio il nemico ? Era un dubbio affatto indipendente dalla gelosia per Lidia ; era un dubbio che il mio amor proprio sentiva crescere con immenso dolore , perchè avvalorato da un piccolo falso allarme recentissimo . Mi veniva per casa un giovanetto di diciannove anni , poeta : alto , magro , biondo , lezioso ; stabilito a Roma colla famiglia , si tratteneva però volentieri a Milano ; portando un bel nome , aveva molte conoscenze ; corteggiava le signore con arte precoce e con sonetti così lacrimosi da farlo creder Geremia redivivo . Mi era anche antipatico ; sentivo in lui una certa forza di seduzione la quale , non apparendo giustificata da alcuna dote particolare , se non da quei diciannove anni , che eran dote troppo caduca , - m ' inquietava . Di Lidia non sembrava affatto curarsi , pel senso pericoloso ch ' io intendeva ; ma era verso di lei insinuantissimo , e così sobrio nella lode e nell ' ammirazione , da ottener con poche parole effetto doppio di quello che gli altri ottenevan con molte . Io cominciai a sorvegliarlo , a studiare il modo di non lasciargli dire nè molte parole nè poche all ' indirizzo di Lidia ; se abitualmente ero vigile , del poeta sentimentale divenni accortissimo e sospettoso , da un giorno all ' altro aspettandomi qualche volume de ' suoi versi con opportuna dedica a Lidia , e poi un viglietto , e poi una visita nelle ore in cui ero assente . Una sera che , al teatro aveva aiutata Lidia a togliersi la pelliccia , quelle sue mani presso il collo della donna , quel gesto di lui che pareva volesse abbracciarla , mi diedero una fitta al cuore , mi svelarono che là stava il pericolo imminente . Invece , all ' improvviso , il poeta partì , raggiunse la famiglia a Roma , ed io fui stranamente sorpreso venendo a sapere com ' egli si trattenesse a Milano per amor d ' una vedova , alla quale non offriva sonetti ma denari con sì lieta prodigalità , che i suoi lo avevan richiamato al più presto . Non saprei dire se da questo episodio io ritraessi piacere o malcontento ; senza dubbio , ne uscii molto umiliato per la mia intelligenza , ch ' era in altri tempi soddisfacentissima ; e verso il poeta serbai un atroce rancore , quasi m ' avesse schernito nel modo più villano . Dicembre si chiuse per noi col ritorno dei signori Folengo da Pallanza . Io dimenticava sempre che Pietro e donna Teresa facevan parte della mia nuova famiglia , e perciò l ' idea di festeggiar con loro il Natale non mi parve eccessivamente allegra ; avrei preferito restare in casa , dove la presenza di Lidia mi confortava , e non m ' infastidiva l ' assenza di quel bambino biondo che m ' auguravano i conoscenti . Donna Teresa lodò la figlia per la sua decisione di non partire , quantunque osservasse che sarebbe stato bene continuare il viaggio per rispetto alle abitudini generali ; poi , ella e Pietro ci annunciaron la novità già accennata nelle loro lettere . Una casa commerciale importantissima offriva a Pietro l ' impiego di direttore e di procuratore , con lauto stipendio e partecipazione ai vantaggi dell ' azienda . Simile offerta si doveva a un amico di Pietro , deputato , fatto Ministro in quei giorni , il quale curava poco il benessere d ' Italia , ma sufficientemente il proprio , quel dei congiunti e degli amici ; il che gli giungeva anche troppo grave soma . Quando sentii che la casa commerciale era stabilita al Cairo , mi dichiarai avverso a tale disegno , ma fui stupito notando come Lidia l ' avversasse molto meno di me , e cedesse alle ragioni esposte da Pietro . - In ogni modo , - concluse questi , - è cosa che avverrebbe fra qualche tempo . - Mentre ritornavamo a casa , domandai a Lidia : - Perchè non ti sei opposta a quella pazza idea ? - Non so , - ella rispose . - Così ! ... - E poichè ella non agiva talora per ragioni più convincenti , io mi trattenni dal chiedere altro . IX . Fu l ' abito che indossava ? o furono le sue braccia , che le maniche scopriron fin quasi al gomito , nell ' atto in cui ella s ' appoggiava al cassettone ? o fu il suo viso , dai lineamenti un po ' stanchi ? o non fu , piuttosto , la volontà del caso , il quale aveva stabilito che di là cominciassi a soffrire ? Fatto è , che potei d ' un tratto afferrare un ' impressione , e definirla colla rapidità del lampo . Veniva spesso nella mia camera , Lidia , dopo le cure dell ' abbigliarsi e prima della colazione ; mi chiedeva che cosa si sarebbe fatto nella giornata , se ci saremmo occupati delle visite , se a teatro v ' era qualche spettacolo interessante ; anche , mi chiedeva s ' io l ' amassi ancora , come nei primi tempi . Ella cominciò , stavolta , dopo il saluto : - Credi ci convenga render la visita ai signori Cortalancia ? - S ' era appoggiata al cassettone col semplice scopo d ' ammirarsi nello specchio . Io , di fianco a lei in una poltrona , mi dimenticai d ' osservare se quello scopo era giustificato da qualche vestaglia nuova , da qualche bizzarra acconciatura dei capelli . Risposi : - Perchè non si dovrebbe render la visita ? I Cortalancia sono persone rispettabilissime . - Lidia chinò la testa a guardarsi le dita bianche e magre ; si tolse e si rimise un anello . - Mi parevano molto noiosi , - disse . - Non sei ancora abituata a sopportar le persone noiose ? - domandai . Quindi mi morsi le labbra ; il momento che noi attraversavamo rendeva la domanda piena di pericoli . - Sono abituata ! - fece Lidia , continuando ad ammirarsi nello specchio . - E non è inutile aumentare il numero ? - Ogni persona che si trascura , diventa un nemico , - sentenziai . Lidia sospirò , passandosi la mano dietro la nuca a lisciarsi dei capelli che supponeva scomposti ; ma come non si decideva a togliersi dalla sua positura , me le avvicinai , le tenni le mani per l ' estremità delle dita , e fissandola in viso : - Làsciati ammirare ! - dissi . Aveva realmente una vestaglia nuova , alla Pompadour , con fiori sul petto ; un nastro azzurro le girava attorno alla testa , pettinata secondo la foggia greca . Sentii le sue dita fredde , vidi le braccia scoperte , il viso bianco dagli occhi mavì ; in uno sguardo , riassunsi tutta la venustà di quel corpo giovanile . E afferrai l ' impressione di lunga stanchezza che quel corpo giovanile mi produceva . - Piaccio ? - Lidia domandò con frase solita , ma con insolita freddezza . - Piaci , - risposi , lasciandola Ritornammo al nostro posto . - Se si potesse ricevere in veste da camera , sarebbe una buona cosa , - osservò Lidia , sorridendosi nello specchio . - Credo d ' esser più bella ! - Ah ! ... Ce n ' è bisogno ? ... - Un fiore , dal petto passò nelle mani della donna , che cominciò a sfogliarlo e a pelarlo con molta cura . - Non c ' è un bisogno pressante , - ella rispose , - ma la vanità è senza limiti . Dunque , renderemo la visita ai Cortalancia . Stasera c ' è teatro ? - Non ho ancora i giornali . Anche a teatro vorresti andare in veste da camera ? - Oh , lì ! - ella fece , con un gesto di trionfo . - Abbiamo gli abiti scollati , per la Scala ! - Nessuno t ' impedisce di ricevere pure in abito scollato ! - Lidia modulò una risatina di sprezzo pel mio suggerimento che credeva serio , e se ne andò , alzando le spalle e dimenticando di chiuder la porta . Era certo ; la stanchezza cominciava a proiettar la sua ombra nelle nostre anime . Era anche logico ; tutti gli amori finiscono , come cosa mortale , e il nostro non poteva già trovar nella legge , oltre la tutela , l ' eternità ; bensì , era la legge assurda , che prestava la prima e fingeva credere alla seconda . L ' abitudine aveva avvelenata la sorgente del piacere ; l ' idea piatta di rappresentar noi una simmetria legale con uno scopo determinato illanguidiva e smagava tutto quanto era spontaneità ; impendeva sui nostri cuori , ne regolava i battiti , non ci lasciava la freschezza dell ' improvviso . La legge era tra noi , coprendoci ; mezzana stranissima che scemava le forze a luogo d ' eccitarle . Quale amarezza in fondo ai nostri baci ! Un ' amarezza ; non dolore , non uggia irreverente ; una delusione fisica e morale , pesantissima , che avrebbe rotto in lacrime , se tal linguaggio di sentimento ci fosse stato possibile . Soffrivamo ambedue , Lidia ed io ; ella , non arrivando a capire ciò che provava ; io , arrivandovi troppo ; ella , tormentata dall ' indeterminatezza del mistero ; io , da impeti subitanei . Se m ' arrivava d ' un tratto , acuto , inesorabile , il pensiero di poter io pretendere da lei e imporle l ' amore che in altra donna avrei meritato per elezione , - il mio abbraccio si snodava , il suo corpo mi pareva cosa , non esempio di giovane bellezza . L ' avrei respinta , Lidia , con brutalità , perchè incarnava il dovere e il diritto , il principio e la tradizione , la valvola di sicurezza della società mostruosa fatta per la massa . Lidia sentiva così bene tutto questo , da non maravigliar di nulla . Aveva lasciata la sua casa ed era entrata nella mia .... con entusiasmo ? con gioia irrefrenabile ? No ; con amore e illusioni , morte le quali , restavale in animo una congerie di teorie ridicole insegnatele da ' suoi ; teorie di cui intuiva la falsità non meno che il pericolo d ' ammetterla . Assisteva allo svolgersi di teorie nuove , sentiva il rombo di nuove idee soffiate dal secolo morente , e considerando la nostra simmetria decrepita , s ' impauriva di rappresentare ella medesima una di quelle idee agonizzanti , a ringiovanir le quali non la sua bellezza , non la sua fresca età , non il suo fascino raddoppiato mille volte , sarebbero bastati mai . Per una crudele ventura , quello sboccio di desolanti sensazioni combinò col folleggiar del carnevale , che un gruppo di volonterosi aveva tentato richiamare alla gaiezza antica ; e in tutta la mia vita non trovo memoria d ' allegria più funebre , di spigliatezza più voluta , d ' ipocrisia più sconfortevole che quelle dominanti allora per le vie e le piazze di Milano . Sotto i nostri balconi , sul Corso Venezia , passavano i carri stranamente mascherati da una fantasia stanca , talvolta dolorosa nelle sue allusioni ; e carrozze piene d ' ubbriachi , e musiche di straziante festività , e una folla muta , ostile , che non amava i coriandoli e s ' atteggiava a compassione dei falsi gaudenti . Dopo il passaggio d ' un carro mascherato , l ' odore acre del gesso rimaneva , e della polvere ; arrivavan sui nostri balconi palate di coriandoli , nembi di confetti , attràttivi dalla presenza di Lidia e d ' altre signore ; due volte , una mano di cavalieri eleganti lanciò una colluvie di fiori , e furon , sul balcone , braccia levate in alto ad afferrarli , risa discrete per il vano tentativo . Le donne sole , con quell ' inscienza che han del bambino , poteron forse divertirsi . Lidia , il viso riparato da sottile e forte veletto e il corpo da un abito chiuso e bianco , pareva agire per febbre ; intorno a lei , i sacchi di coriandoli si vuotavan magicamente ; il suo braccio , fragile e vigoroso , lanciava quel gesso con maestria sulla folla stupida , contro i carri che la mala sorte obbligava a fermarsi . Le amiche , pure in abiti bianchi e difesa la faccia , imitavan Lidia , animandosi , impazientendosi delle lacune fra l ' un carro e l ' altro . Verso le cinque , i coriandoli arrivavan per entro le finestre , ingolfandosi nelle camere con violenza ; alcune signore dovettero cedere il posto . Lidia resisteva ; irriconoscibile , tanto era soffusa di polvere . Io , dietro di lei , passandole , sul morir del giorno , i fiori dopo i coriandoli , l ' osservava con inesplicabile tristezza ; ella gettava i fiori febbrilmente , con un sorriso rigido sulle labbra . A un tratto , mi porse ancora le mani , senza guardarmi , perchè vi mettessi altri fiori , e indugiando io , Lidia si rivolse , vide i sacchi e le ceste vuote : - Finito ! - ella esclamò , scrutandomi negli occhi . - Finito ! - risposi . Sorridemmo ambedue ; ma la parola aveva un senso largo d ' angoscia . Non v ' erano tra noi se non queste allusioni ; perchè così fresco era il ricordo di gaudî e di sogni , che l ' aria ne pareva piena e ospite la casa ; quella casa la quale , nel medesimo tempo , vicino ai ricordi conservava tutta la storia delle modificazioni sopravvenute a sfatare i gaudî e a corrompere i sogni . Il carnevale , nonostante numerosi inviti a feste , era scorso per noi monotono . Lidia si schermiva con ostinazione dal prender parte a divertimenti serali ; aveva ricevute più visite della sarta , la signora alta e magra col neo posticcio , la quale sperava di ottener molte commissioni , di ripetere il periodo felice dei capolavori di seta e di raso ; ma neppur la dialettica della sarta era riuscita a smuover Lidia dal suo proposito , sebbene i tentatori giornali di mode le presentassero dei figurini superbi , che chiamavano un breve lampo negli occhi di lei . Continuavano i martedì ; qualche pranzo agli intimi , donna Teresa e Pietro ; qualche sera al teatro ; e nella settimana grassa , Lidia aveva voluto gettare i coriandoli forse per soddisfare ad un desiderio delle amiche meglio che ad uno proprio . Ciò era riuscito strano e molesto a Pietro Folengo . - Ma , figlia mia , - egli diceva , - questo non si usa . Due sposi novelli devon farsi vedere , devon prendere viva parte ai trattenimenti della stagione . - Perchè ? - domandava Lidia . - Perchè questo si usa , perchè tutto il mondo ha sempre fatto così .... - Lidia aveva allora il suo piccolo riso di sprezzo , che importunava Pietro ; le ragioni addotte eran per costui insuperabili ; non gli pareva umana cosa il sottrarsi a ciò che si usa , a ciò che il mondo ha sempre fatto ; mentre Lidia , assai più moderna , si rideva bellamente degli usi e costumi che non le quadravano . Veniva poi donna Teresa , la quale illuminava il proprio tramonto di tutti i belletti e di tutte le pomate cognite in Europa e fuori ; e si stringeva vie più nel busto , e studiava metodi arguti per distruggere l ' adipe senile . I suoi consigli erano sospirosi . - Se fossi io al tuo posto , cara Lidia , con quei tuoi vent ' anni ! Perchè non vai al ballo di casa Cortalancia ? Ma è possibile che non ti sorrida un gran trionfo ? Non c ' è nessuna delle tue amiche , elegante e bella come te ; hai qualche dispiacere ? - Lidia scoteva il capo , e da quelle insistenze usciva sempre più testarda a vivere fra le quattro pareti di casa . Un piccolo malessere di Lidia aveva servito a darmi un ' idea delle straordinarie mutazioni che la verità può subire , conservando la propria forma . Il medico aveva detto : - La signora è un po ' delicata e deve guardarsi dalla malaria che domina la città ; c ' è nella signora qualche accenno d ' anemia , facile a combattersi . - Lidia s ' era impadronita trionfalmente di quelle due frasi e non le aveva mutate d ' una parola ; ma ripetendole ad ogni occasione , aveva dato loro un significato di minaccia quasi simbolico . Non si poteva aprire una finestra , senza che la donna si portasse il fazzoletto alla bocca per salvarsi dalla malaria ; nè avveniva mai che Lidia si guardasse nello specchio senz ' accagionare all ' anemia il pallore del viso , e la striscia azzurrognola sotto gli occhi . Ciò era grazioso , dapprima , rendendola quasi più fragile nel mio concetto ; poi , divenne meno grazioso ; e infine non fu grazioso per niente , quando l ' anemia e la malaria furono usate da Lidia ad ogni scopo , e presero vita e consistenza di spettri che passavano instancabili ne ' suoi discorsi e parevano essersi collocati stabilmente a guardia della sua alcova . Gli amici avevano accolta la diagnosi del medico quasi come una notizia gravissima ; raddoppiavan di cortesie verso Lidia e mi guardavano con profondo significato per inculcarmi che da me dipendeva la vita di lei . Le amiche erano state indulgenti , perchè tutte avevano alla lor volta qualche indisposizione civettuola di cui si servivano con impareggiabile maestria e che probabilmente ponevano esse pure a guardia dell ' alcova . Gustavano la rinuncia di Lidia ai trattenimenti mondani ; una signora , assidua frequentatrice di balli , di teatri , di concerti e perfino di conferenze , aveva applaudita Lidia caldamente , assicurandole che non v ' era nulla più doloroso di quanto si chiama piacere ; e guardando la faccia di suo marito , io me n ' era sùbito persuaso . Ma fui veramente sorpreso quando , il sabato grasso , Lidia accettò un invito dei signori Caccianimico . - Faccio un ' eccezione per loro , - ella disse . - È vero , Sergio , che faremo un ' eccezione ? ... - È verissimo , - risposi , nascondendo alla meglio il mio stupore . Appena Clara ed Ettore Caccianimico partirono , domandai a Lidia : - Tu intendi veramente andare a quel ballo ? - Ma che ! - rispose Lidia . - Non , avrei nemmeno un abito decente .... - E allora ? ... - Sai , - disse la donna con aria esperta ; - rifiutar sempre è noioso , diventa quasi una parola d ' ordine ; ho accettato per far cosa nuova ; stasera scriverò un viglietto , pretestando un ' indisposizione ! - Bisognava punirla ; assolutamente , questa donna mi credeva condannato a seguire i suoi capricci , senza tener conto de ' miei ; accettava e declinava gl ' inviti , li faceva accettare e declinare da me con un ' indifferenza da bambina , come fosse identica missione accompagnarla al ballo o tenerle compagnia presso il caminetto . Bisognava punirla , immediatamente . - Bella idea ! - esclamai . - Non ti pare ? - fece Lidia , senza rilevar l ' inflessione ironica delle mie parole . La sera medesima , verso le dieci , mi ritirai in camera colla scusa di rispondere a qualche lettera . - Mandami Andrea . Lo incaricherò di portare un viglietto ai Caccianimico , - disse Lidia . - Andrea serve a me per il momento , - risposi . - Lo manderai più tardi ; così il pretesto sembrerà meno studiato . - Andrea , il domestico , aveva disposto nella mia camera l ' abito di società , e gli oggetti per un minuzioso abbigliamento . Dal giorno del mio matrimonio non avevo più indossato l ' abito nero , e , scoperto che questo può servire anche in occasioni allegre , ero divenuto gaio , d ' improvviso , attendendo colla maggior cura a farmi elegante . Alle undici , seguito da Andrea colla mia pelliccia aperta fra le mani , ricomparvi nel salotto di Lidia . - È inutile mandare il viglietto , - dissi . - Porterò io le tue scuse . - Lidia alzò il capo , e impallidì nel vedermi . - Che cosa fate voi , lì ? - domandò ella al domestico . - Tiene la pelliccia , - spiegai . - Guarda , cara , se questa cravatta è messa bene . - Benissimo , - rispose la donna , levando gli occhi al soffitto . - Vai in casa Caccianimico ? - - Certo . Non m ' hai obbligato a promettere che si sarebbe fatta un ' eccezione per loro ? - Infilai la pelliccia , misi il cappello e uscii , dopo avere stretta la mano di Lidia , che aveva senza dubbio moltissime cose interessanti a dirmi . Fui così sùbito , così largamente punito della mia piccola vendetta , da credere a una giustizia invisibile e sicura . Perchè , non appena entrato nella sala ove Ettore Caccianimico e la sua signora apparivano circondati da una folla elegante , - sentii che i varî profumi ivi sparsi mi facevan male ; un male strano , che si sarebbe detto risvegliasse la mia sensualità . La vista di donne scollate , ingemmate , ostentatrici di bellezze che avevano un padrone e ne cercavano un altro , mi atterrì con questa scoperta : io aveva bisogno d ' una di quelle donne ; d ' una qualunque , purchè non fosse Lidia , non le somigliasse in nulla ; avevo bisogno d ' una donna della quale ignorassi e il sorriso e la voce e il corpo . Finalmente , alla presenza di femmine nuove l ' angoscia che mi circolava da un pezzo nelle vene come una malattia , scoppiò e prese il suo vero aspetto : io m ' irritava di Lidia non perchè rappresentasse la legge o il principio o la tradizione ; ma perchè io la sapeva tutta , dal gesto insignificante all ' ultimo anelito . Mai la poligamia mi parve più saggia cosa e più sana che allora . Conscio di simile rivelazione e messomi in avviso , provai ad avvicinar quelle signore e ad analizzare il senso ispiratomi ; notai che le brune mi piacevan meglio , e le audaci e le esperte ; quelle , infine , le quali eran tutto l ' opposto fisico e morale di Lidia ; notai pure che , sull ' istante , avrei commessa una follia per conquistarne una , e al domani poco mi sarebbe importato di non più vederla e di saperla morta . Era la grave , dolorosa necessità di cambiare , che m ' invadeva con forma così assorbente e mi disponeva l ' animo a una passione per la prima venuta ; io trovava nel mio stato il perchè di certi adulterî che m ' eran parsi altre volte decisamente inesplicabili . Uscii da quel ballo uno degli ultimi , conservando ancora in tutta la persona un residuo di profumo avvelenatore , e nel cervello vivissima l ' impressione dei corpi femminili ignorati . Albeggiava lividamente e faceva un terribile freddo . Non avevo bisogno di guardarmi intorno per sapere come agissero gli uomini che avevano avuta la mia rivelazione , tosto o tardi . Alcuni si mettevano le mani nei capelli , si torcevano il cuore , e tradivano ; altri dubitavano sulla scelta , la determinavano con pertinacia , e tradivano ; molti non dubitavan punto , si fermavano alla cameriera , e tradivano . Io era fratello di tutti costoro , in quella notte ; ma non sarei stato loro fratello nella conclusione . Io avrei mantenute le promesse fino all ' ultima , avrei compiuto il mio dovere fino allo strazio ; perchè volevo altrettanto ed esigevo fino allo strazio i miei diritti . Ma dunque , se il bisogno di cambiare era assoluto , anche Lidia soffriva le torture cui ero in preda ? Ecco perchè non aveva voluto ella recarsi alle feste ; a me era stata necessaria la prova ; a lei era bastato l ' istinto , il fiuto inestimabile della donna - per sentire il pericolo . Rientrato in casa , un barlume di luce proveniente dalla mia camera , m ' inquietò , credendo avessi dimenticata accesa la lucerna o i bracci dell ' armadio , fin dalla sera prima ; apersi la porta , e mi fermai sulla soglia d ' un tratto . Lidia era là , addormentata , vinta dalla stanchezza ; s ' era seduta in una poltrona , reclinando la testa sui guanciali , e come io aveva quel mattino una curiosa tendenza a ricostruire sensazioni e fatti , riuscii a indovinare quant ' era avvenuto . Lidia , assai probabilmente , aveva tentato di coricarsi e di dormire ; poi , non potendo reggere al bisogno di dirmi le cose interessanti che la sera prima aveva dovuto tacere per la presenza del domestico , - s ' era avvolta nell ' accappatoio ed era venuta nella mia camera . La stufa spenta lasciava il luogo assai freddo ; la lampada quasi esausta , l ' illuminava imperfettamente ; e quella donna rannicchiata nella poltrona , coi capelli sparsi , gli occhi chiusi , la faccia pallida , il corpo tutto come piegato da una violenta angoscia , - pareva la superstite d ' una cupa tragedia . Inoltrai cautamente ; levai la lucerna dal cassettone e la posai sulla tavola ; mi tolsi il soprabito , il cappello , e gettai i guanti per terra ; cominciavo a snodarmi la cravatta , quando un lieve romore mi fece volger la testa . Lidia , appoggiato un gomito sul letto e stringendo coll ' altra mano un bracciuolo della poltrona , mi guardava fissa da qualche istante . - Buon giorno ! - le dissi . - Sono rientrato ora . - Lo so , - rispose Lidia con voce velata . - E io ti aspetto qui da mezzanotte . - Ti sono gratissimo di questa sorpresa , - mormorai . - Ma potevi coricarti ; non prendere freddo ; coricarti nel mio letto . - Nel tuo letto ? - esclamò Lidia , balzando in piedi . - Che cosa credi , dunque ! - C ' è sempre stato in me un istinto che io suppongo derivato dalle mie tendenze letterarie ; un istinto a vedere il quadro e la plastica in ogni cosa ; guardai Lidia perciò con sincera compiacenza ; ella pareva una leonessa ferita , dritta nel fondo della camera , gli occhi pieni di sdegno ; bellissima . - Perchè fingi , Sergio ? - ella disse . - Perchè fingi di non capire quel che ho sofferto ? - Che hai sofferto ? - ripetei , colpito dalla voce tremante . - Io non poteva imaginare .... - Ah , non potevi imaginare , - esclamò Lidia , avvicinandosi . - Non potevi imaginare che trattandomi peggio d ' una cameriera , mi avresti fatto male ... ? - Notavo con dolore che le nostre voci si udivano squillanti nella calma del mattino . - Ti prego di moderarti , - osservai . - Tutto si può dire con pacatezza . - Voglio ch ' Ella mi risponda , - fece Lidia . - Voglio mi dia ragione della sua condotta . - Lidia , usando quel tono freddo e straniero sapeva d ' irritarmi quanto le era possibile ; perciò scattai : - Non ho ragioni a dare ; non le darei , nemmeno se la mia condotta fosse meno onesta di quel che è ! - Lanciata la frase , non mi restò che pentirmene allorchè Lidia piegò quasi sotto un gran colpo e cadde di nuovo nella poltrona . Vi fu un lampo d ' intervallo ; quindi sentii i singhiozzi della donna , e la vidi nascondere il viso tra le mani . - Ah , è troppo ! - ella diceva a frasi rotte . - Non l ' ho meritato ! Io fuggirò da questa casa . - Via , - feci appressandomi e mettendo una mano sulla spalla di Lidia . - Ti ripeto che non avrei supposta simile interpretazione d ' un fatto innocentissimo . Sono andato dai Caccianimico , perchè tu avevi promesso di andarvi , e mi doleva mancare verso un buon amico qual ' è Ettore per me . Una volta là , non ho potuto non trattenermi fin tardi . - In quell ' istante , mentr ' ero curvo su di Lidia e le mie labbra toccavan quasi la ricca massa de ' suoi capelli , - mi passò innanzi agli occhi rapidissima una visione informe e tronca di quelle donne che avevo incontrate al ballo ; parevano riunite in gruppo e perciò non riuscivo a distinguer l ' una dall ' altra , ma vedevo capelli bruni , occhi neri , busti scollati e ritti ; serrai le palpebre e la visione passò . - Non sa dunque Ella , - rispose Lidia , guardandomi colle pupille improvvisamente asciutte , - non sa dunque Ella che talvolta basta una parola gentile a persuadere una donna ? Se m ' avesse detto che Lei desiderava recarsi da quei signori , non avrei pensato a fare un ' obiezione . Ma Lei ha voluto prendersi giuoco di me , andandosene d ' un tratto , senz ' avvisarmi , schernendomi perfino col dire che avrebbe mandato Andrea più tardi a portare il mio viglietto . - L ' idea che Lidia aveva scritto un viglietto malizioso e grazioso rimasto ignorato sulla tavola per la mia cattiveria , mi colpì stranamente ; provai un irresistibile bisogno di ridere e una tenerezza da fanciullo . - Già , ho fatto male , - dissi . - Lo riconosco . Basta riconoscere il proprio torto ? - Lidia s ' era alzata , cercando il fazzoletto ; io lo raccattai da terra , e presi posto nella poltrona rimasta libera . - Basta riconoscere il proprio torto ? - ripetei , prendendo Lidia per le braccia e cercando di attirarla sulle ginocchia . - No ! No ! No ! - ella esclamò con veemenza . Io ho passata un ' orribile notte , per Lei , e non l ' ho passata dormendo , com ' Ella potrebbe credere ; mi sono addormentata sull ' ultimo , per la stanchezza .... - E come l ' hai passata , dunque ? - domandai senza resistere allo strappo cui ricorse Lidia per togliersi alla mia stretta . - L ' ho passata meditando ! - rispose la donna , mentre s ' allontanava e si raggiustava l ' accappatoio . La frase mi turbò , e mi trasse alle labbra la risposta , che trattenni a forza . Anch ' io aveva meditato ; Lidia nell ' angoscia dell ' aspettazione , io nell ' angoscia della folla .... E ambedue sopra un istesso argomento ? Forse ; ma Lidia non me l ' avrebbe mai confessato , non avrebbe forse trovate le parole .... Ella si riprometteva certo una mia domanda ; perchè dopo essersi guardata nello specchio , girò la testa verso di me . - Non ho più nulla da dire , - mormorai . - Se non basta riconoscere un errore , non so che altro si possa attendere . - Lidia proruppe nella sua risatina di sprezzo . - Comodi , i signori uomini ! - ella disse , prendendo a camminare per la camera . - Si levano i loro capricci , e poi riconoscono d ' aver fatto male ; con tale sistema pretendono il perdono . E se facessimo noi altrettanto ? - Sentivo che c ' incamminavamo verso i paradossi femminili e non fiatai . - Se facessimo noi altrettanto ? - continuò Lidia . - Sarebbe una catastrofe , una vergogna , il finimondo , perchè non si ammette la possibilità d ' un capriccio in noi .... Siamo fatte per la casa , diavolo ! Pupattole eleganti , decorazioni da salotto , mummie senza nervi nè vibrazioni .... - Vi prego d ' espormi i capricci che io vi ho proibiti , - interruppi . - Ah certo ! - disse Lidia con accento ironico . - Io posso comperare tutto quanto m ' accomoda , vestirmi come mi piace , rimaner qui , o viaggiare .... E Lei crede che la vita d ' una donna finisca lì ? - Non oso supporre che finisca altrove , - osservai . - Volete forse uscir sola di sera , andar sola a teatro , avere un appartamento da scapolo , tirar di scherma e correre lo steeplechase ? - Lidia si fermò , quasi sotto una staffilata ; allungò l ' indice della destra verso di me , e disse in tono minaccioso : - Ricordati questo , Sergio : che tu ti pentirai delle tue parole e dei capricci di stanotte . - Si diresse verso la porta . Ebbi la tentazione fugace di correre a Lidia e di fermarla ; ma nell ' atto che m ' alzavo , dal mio abito salì quel profumo avvelenatore di che s ' era impregnato alla festa ; il profumo di dieci donne , le quali non erano Lidia , non le assomigliavano in nulla , non m ' eran cognite se non nell ' apparenza mondana . E lasciai uscir Lidia . Dalla via sorgevano i romori della città laboriosa . Tacitamente salutai i forti che trovavan l ' opportunità di lavorare anche nella domenica di quaresima ; chiusi le imposte , e mi coricai , più freddo e più tranquillo di quanto non avessi osato sperare . X . Il romanzo di Gian Luigi Sideri era rimasto intonso alcuni giorni sul mio tavolino da lavoro ; poi , nel cumulo di lettere e di giornali che quotidianamente vi si deponevano , io non l ' aveva più trovato , senz ' inquietarmene , poichè mi rammentava una delle prime cause di broncio con Lidia e temevo che , leggendolo , rinascessero i sogni e i rimorsi , or di nuovo snebbiati . Fui quindi assai perplesso allorchè Gian Luigi Sideri comparve ad uno dei nostri martedì . Io non aveva conoscenza delle frasi vaghe , usate per un autore dagli ammiratori che non hanno letti i suoi libri ; e se anche tal vocabolario mi fosse stato familiare , mi mancava il coraggio d ' adoperarlo , non sapendo se Gian Luigi se ne sarebbe contentato o se non , piuttosto , avrebbe volute le impressioni particolari delle varie scene e dei caratteri descritti . Gian Luigi tornava dalla Riviera Ligure , ove la leggenda lo figurava occupato in nuovi lavori ; ma l ' aspetto sano , la tinta viva , l ' occhio limpido , il sorriso tranquillo che vi aveva acquistati , mi sembravan resultare da un larghissimo ozio , meglio che dal lavorio intellettuale . S ' inchinò due volte innanzi a Lidia ; una volta innanzi alle altre signore ; delibò compiacente le lodi degli amici e si divertì a lasciarsi osservare come persona assicurata ai posteri ; finì coll ' accomodarsi sul divano , di fianco a Lidia . Gian Luigi aveva una statura più bassa della media ; ma non era tozzo e non produceva effetto sgradevole ; anzi , la esiguità delle forme gli prestava un che di svelto e d ' arguto , certamente simpatico . Bruno , dagli occhi grigi ; testa proporzionata , fronte alta , significante capacità d ' intelletto ; labbra sensuali e colorite , indicatrici di tendenze epicuree ; baffi ritti e puntuti , a cagion della moda . Egli vestiva con gusto e senza la cura minuziosa dell ' uomo incapace ad altro ; come dissonanza inevitabile in ogni cosa sua , portava quel giorno una cravatta gialla , di foggia molto discutibile . Fugacemente notai che , seduto a fianco di Lidia , Gian Luigi si trovava in posizione svantaggiosa , perchè appariva più piccolo della donna . Io era tuttavia sotto l ' impressione della festa di ballo e delle sue conseguenze con Lidia ; rispondevo male alle interrogazioni che mi si facevano e se non fosse stata la visita di Gian Luigi avrei raggiunte le mie camere al primo pretesto . Guardavo le donne . Ero in quel tremendo periodo di studio muto e desideroso , che non ho dimenticato mai , che si prolungò oltre misura e che mi stampò nel cervello così lucide imagini femminili , da poterle evocare nuovamente oggi , a distanza d ' anni , direi quasi con un semplice corrugar di ciglia . Esse balzan luminose nella steppa grigia del passato . Guardavo le donne , raccolte intorno a Lidia , e specialmente quelle le quali avrebbero potuto essere belle e non lo erano ; voglio dire , le non riuscite . Avevano occhi piacevoli e brutta bocca ; o bocca espressiva e naso lungo ; o naso esatto , bocca deliziosa , occhi loquaci , e mancavan d ' ovale al viso , o di capelli ricchi , o di statura elegante , o di seno giusto . Io sentiva per queste il rincrescimento d ' un artista che lo scalpello ha tradito . E mi volgevo alle altre , - poche , tre o quattro , - nelle quali v ' era armonia e disposizion di forme da sostenere un ' analisi , dopo aver soddisfatta la sintesi . Ancora , per esse non avevo alcuna tenerezza ; forse m ' erano spiritualmente antipatiche , e certo , non valevano Lidia ; ma tutte , a una , a una , rappresentavano l ' altra , l ' incognita , la donna su cui non avevo diritto alcuno ; e le guardavo perciò , e mentre mi lasciavano il cuore vuoto , dominavano il mio pensiero . Mi sarei irritato se una di costoro avesse creduto di poter prendere il posto di Lidia ; e , - ammettendo per un istante una concessione al potente bisogno di cambiare , - sentivo che avrei avuto il cattivo coraggio di spiegare tal bisogno e di respingere , nella donna che mi si fosse data , ogni speranza di stabilità nella nostra colpa . Infine , io sarei stato capace di dire : " Vi voglio , non già perchè siete voi ; ma perchè non siete Lidia " . Formola così vera , che mi toglieva speranza di trovar la donna atta ad apprezzarla . Non potevo sopportare le bionde , in quel periodo ; la sola vicinanza loro mi dava la sensazione tattile dei capelli lunghi , serpentini , di Lidia e la visione del suo corpo ; eran le brune che preferivo studiare , provando certi curiosi impeti d ' afferrarle alle spalle e di rovesciar loro la testa all ' indietro , per baciarne la gola bianca . Nessuno in quel salotto avrebbe imaginati i galoppi della mia mente ; perchè gli uomini e le donne , dopo aver tentennato a lungo per definir me , Lidia , il nostro matrimonio , e collocarci in una delle categorie prestabilite dal mondo , - avevan finalmente trovate e la definizione e la categoria , mettendoci con un gemito fra gli " esemplari " ; quel giorno stesso in cui mi gravava sullo spirito il peso enorme dell ' esemplarità . La fiamma d ' un robusto fuoco nel caminetto gettava sul viso d ' una di quelle brune agognate larghi sprazzi di luce che salivan dalle ginocchia al busto , dal busto alla testa , e le passavan dietro gli omeri a formarle uno sfondo mobile , saltellante , corrusco . Ammiravo di costei , sopra ogni altra cosa , la dolcezza del ridere , che non era contrazion di muscoli , ma lene conquista d ' espressione , di cui la bocca era la sorgente e gli occhi la foce per cui si trasmetteva agli altri . La bruna stava presso il caminetto , volgendogli il fianco sinistro , e di fronte a me , ch ' ero all ' altro lato ; ma ella teneva il capo rivolto a destra , verso il divano . Mi ricordò così , indirettamente , che a Gian Luigi Sideri eran dovute le maggiori cortesie , come ad ospite quasi celebre ; e quando mi levai , vidi gli altri tutti intenti ad ascoltar Lidia e Gian Luigi . Parlavano di letteratura . - Il suo romanzo mi ha veramente entusiasmata , - diceva Lidia a Gian Luigi . - Tutto vi è nuovo ; dal titolo al pensiero che vi domina fino alla chiusa . L ' ho letto due volte . - Io non sapeva fin allora quale dovesse essere la vendetta che Lidia mi aveva minacciata ; ma ero stato tranquillo , pensando che forse non la sapeva nemmen lei . Avevo osservato semplicemente , da quella notte di sabato al martedì , una durezza insolita nelle parole della donna , qualche sarcasmo su tutto quanto la circondava , e sebbene io non fossi personalmente attaccato , indovinavo che il sarcasmo e la durezza eran per me e non avrebbero tardato a trovare il loro indirizzo preciso . Nel veder Lidia così cortese verso Gian Luigi , mi si delineo alla mente , chiara ed innegabile , l ' essenza della vendetta promessa ; e ne sorrisi , trovando ch ' era un po ' vecchia . Lidia si riprometteva d ' eccitar la mia gelosia , come aveva imparato assistendo alle commedie d ' antico repertorio ; non le negavo la capacità a fingere la sua parte con maravigliosa intuizione ; bensì , negavo a ' suoi sforzi l ' esito ch ' ella ne sperava . Io non sarei stato geloso di simpatie volute ; ella , dopo la sua rappresentazione , avrebbe semplicemente ottenuto di allontanarmi da lei , e di farsi considerare piuttosto volgaruccia nelle sue trovate . - Ho scritto come dettava dentro , - rispose Gian Luigi . - Secondo il sistema di Dante Alighieri , - notai , sorridendo . - È ancora discreto . Io non ho letto il tuo romanzo , perchè sono .... - Stavo per dire : occupatissimo , il che avrebbe servito a confermar la definizione di marito esemplare ; ma mi corressi a tempo , e continuai : - Perchè sono un po ' impaurito da quel tremendo titolo : Il lastrico dell ' Inferno ! Ci ho pensato , e mi è parso conveniente sentir prima le impressioni di mia moglie . Mi accorgevo d ' aver detto un mucchio di sciocchezze , secondo la fatalità di chi sbaglia dal principio ; e non mi restava che sperare in un aiuto di Lidia . L ' aiuto venne così : - Tua moglie , - disse Lidia con quell ' ombra di sarcasmo che rimaneva tra me e lei , - tua moglie ti ha consigliato più volte a leggere quel bellissimo romanzo . È tutto imperniato sull ' adagio : di buone intenzioni è lastricato l ' inferno ; e pieno di sapore filosofico . - Lidia non m ' aveva mai parlato di quel libro ; non solo ; io ignorava perfino lo avesse letto . Ella non poteva quindi mentire con maggiore impudenza e con fine più crudele ; fui preso da una terribile vertigine di smascherarla , ma non soccorrendomi sùbito una frase elegante e velenosa , che rimanesse tra me e lei come il suo sarcasmo , trovai miglior partito rispondere a Gian Luigi : - Un ' idea curiosa e originale , davvero ! Di buone intenzioni è lastricato l ' inferno ! Certo , se ne può fare un poema d ' angoscia o un capolavoro di satira .... - È l ' una e l ' altra cosa , - disse freddamente Lidia , colla tranquillità delle donne che non han mai capito nulla . Gian Luigi fece un gesto , sorridendo , quasi a declinar l ' elogio smisurato . - Mi son guardato intorno , ho cercato di dire la verità ; ed ecco tutto ! - egli concluse modestamente . - Ed ora , sta preparando qualche cosa di nuovo ? - domandò la bruna , seduta presso il caminetto . - No : sono piombato nell ' ozio più vergognoso , - disse Gian Luigi volgendosi verso di lei . Non so come , respirai di piacere . Gian Luigi oziava ; ciò me lo rendeva simpatico . - È stato a Sestri , non è vero ? - chiese Lidia . - Me lo annunciò Sergio . - Sì , signora . A Sestri , al ritorno da Saint - Moritz . - M ' ero allontanato alcun poco , andando a sedermi presso una signora , i cui occhi neri e umidi pareva dicessero agli uomini : " Sì , fratello : io seguo il mio triste destino d ' appassionata " . E di quegli occhi , di cui credevo aver tradotta finalmente l ' espressione , io studiava i possibili sogni e le veemenze , lasciando che nell ' angolo , ov ' era Lidia , continuasse il discorso d ' ammirazione e di vanità . Poi , lentamente , i visitatori presero commiato , e come l ' ombra serale precipitava , restai nel salotto , vedendo ancora davanti al caminetto la bruna dal sorriso consolatore , e l ' altra dagli occhi mesti . Quella sera , a pranzo non avevamo che mio suocero , Pietro Folengo . Donna Teresa era rimasta a casa , un po ' indisposta . E un penoso silenzio regnò fra noi tre , quantunque io fossi pronto a seguir Pietro in tutte le idee vecchie di cui volesse farsi il profeta . Lidia , sulla tovaglia disegnava dei geroglifici col manico della forchetta ; assaggiava appena le vivande ch ' ella medesima aveva voluto le prescrivesse il medico , perchè ormai l ' anemia e la malaria dominavan la sua vita ; e benchè io l ' avessi più volte interrogata , non aveva spinto il discorso oltre la forma monosillabica . Stringeva le labbra , di tanto in tanto ; sintomo di malcontento represso . - Vediamo , figli miei , - disse Pietro a un tratto , guardando Lidia e me . - Che cos ' avviene ? - Niente ! - dissi io . - Niente ! - disse Lidia . - Come , niente ! - esclamò Pietro con la sua logica di ferro . - Niente produce niente . Ora niente non può essere la causa , se un broncio è l ' effetto ! - Un broncio ? Ma non siamo stati mai di migliore accordo ! - io risposi . - Mai , proprio mai ! - confermò Lidia , terminando con attenzione la curva d ' un geroglifico . Pietro s ' accarezzò i favoriti , come quando stava per dire qualche bella cosa . - Trovate il modo d ' intendervi su questi niente così disastrosi , - egli consigliò . - A ' miei tempi non s ' usavano ! - Quindi passò a raccontar di nuove instanze che la Casa commerciale di Cairo gli faceva , obbligandolo a prendere una decisione . - Quando entreresti in carica ? - domandò Lidia . - Fino al prossimo anno non se ne parla , - rispose Pietro , - ma capisci che una volta data una promessa , il tempo non conta , e un uomo serio deve mantener la parola . - Io non feci alcuna osservazione , credendo aver bastantemente criticato quel disegno assurdo di lasciar l ' Italia e di correr venture a cinquantasei anni , pel solo ùzzolo della novità ; anche Lidia tacque . Nell ' appressarmi alla finestra , levate le mense e restando Pietro e Lidia innanzi alla tavola , - lo spettacolo della sera , già assai dolce e limpida , m ' istigò un vivo desiderio d ' uscire e veder gente . Le carrozze passavan numerose , coi lucidi fanali proiettanti , nell ' amplissima via ; correvano a trasportar uomini e donne al piacere e alla soddisfazione di mille vanità , cui avevo imparato a irridere senz ' esser convinto del loro nulla . Mi scoprivo d ' un tratto ancor troppo giovane per rinunciarvi e , in fondo , l ' innocenza di quei godimenti mondani , creati per vedere un poco e per esser molto veduti , - mi sembrava il loro più bello elogio ; non s ' era mai sentito dire che , all ' uscir da una festa o da un teatro , le signore avessero abbandonato il marito per cader fra le braccia degli ammiratori ; bensì , ai teatri e alle feste , si tessevano le fila prime degli inganni : ma se le feste e i teatri non fossero stati , gl ' inganni non si sarebbero tessuti egualmente ? L ' indole è tutto . Una sola occhiata a Lidia mi persuase che avrei parlato indarno . Ella andava irrigidendosi ogni giorno più nella risoluzione di sfuggire il mondo ; e come il passato carnevale s ' era sottratta agli inviti , ora si sottraeva a qualunque proposta di svago . Varie amiche l ' avevan pregata di prender parte a delle gite ; la campagna nei dintorni di Milano , che lasciava il suo manto invernale per ricolorirsi a poco a poco , era deliziosa , e allettava a farvi delle escursioni ; ma Lidia aveva da qualche tempo assunto per divisa il motto : questo m ' è indifferente , - ch ' ella ripeteva a frustrar qualunque insistenza . Non partecipai , dunque , la mia idea a Lidia , acconciandomi a subire la conversazione di Pietro . Egli difendeva il Ministero ; dacchè io lo conosceva , Pietro non aveva fatto di meglio , ne ' suoi discorsi di politica ; taceva solo fra una crisi parlamentare e l ' altra ; quando il Ministero era costituito , se ne estasiava , ripetendo le considerazioni dei giornali officiosi , quantunque pochi giorni avanti si fosse estasiato d ' un Ministero affatto opposto . Ma Pietro Folengo era ministeriale per costituzione psicologica e avversarlo sarebbe stato come fargli un salasso . Alle undici se ne andò ; sùbito , Lidia mi disse : - Vado a letto ; mi sento poco bene . - Si levò dalla sedia con apparente fatica , e finse trascinarsi fino alla soglia della sua camera . Qui , si rivolse e appoggiò una mano alla fessura della finestra , ch ' era nell ' angolo . - Queste serramenta , - disse , - non potrebbero essere più cattive . Soffiano aria da ogni dove . - Tossì , portandosi il fazzoletto alla bocca , e uscì con andatura stanca . Le parole eran quelle ; ma il loro significato particolare m ' era sufficientemente noto per non prendere abbaglio ; senza muovermi dalla mia sedia , io sapeva che le serramenta funzionavan benissimo e che l ' aria non vi soffiava punto , e che Lidia non era affaticata nè indisposta . Ogni sera , le parole mutavano , ma rimaneva il loro significato di preghiera ; Lidia non voleva essere disturbata ; la sua alcova era chiusa per me . Da parecchio , ella non desiderava più il mio amore ; ma era obbligata ad aspettare che io desiderassi il suo ; leggiera prostituzione , inevitabile in tutte le buone famiglie amiche della quiete , nelle quali la donna si concede fredda per adempiere a ' suoi doveri e non obbligare l ' uomo a cercarsi una femmina altrove . Lidia non mi conosceva così da indovinare che tale sommissione mi faceva somigliar la donna a una specie di medicinale vivente , di cui si prendon quelle dosi notturne che riescano a calmare i nervi ; e non conoscendomi , l ' ora di ritrarsi nella sua camera sembrava penosissima a Lidia ; non si coricava più per riposare , ma perchè si sentiva poco bene ; evitava d ' incontrare i miei sguardi per timore di leggervi una domanda ; talvolta faceva la storia delle sue indisposizioni ; non si decideva a muoversi se non ben certa ch ' io era compreso di tanti malanni . Le nostre abitudini erano invariabili ; io non mi coricava alla mia volta o non usciva di casa , prima d ' esser passato nella camera di Lidia a salutarla . Vi trovai , quella sera , ancora Geltrude occupata a riporre le vesti . Io m ' avvicinai al letto , dove Lidia stava col busto appoggiato ai guanciali e i capelli sciolti per le spalle ; un bel quadro , senza dubbio , ricco di luce e d ' ombra . Geltrude augurò la buona notte ed uscì . L ' astuta cameriera , un tipo segaligno di giovane trentenne , - conoscendo , i nostri usi dei migliori tempi , aveva spinto vicino al letto una poltrona , in cui mi sedevo abitualmente a chiacchierare con Lidia . Allontanai la poltrona , osservando che sul tavolino da notte stava un romanzo francese , pel quale Lidia non si sentiva poco bene . - Vuoi leggere ? - domandai , accennando il volume . - Ah no , mio Dio ! - esclamò Lidia . - Mi farebbe male alla testa . - Buona notte . - Buona notte . - Allungò la mano , che strinsi freddamente , e tossì di nuovo . Quell ' esagerazione ostentatrice , mi diede una rabbia improvvisa . - È inutile , - dissi , - tutto questo apparato . Lo so . - Che cosa ? - fece Lidia , volgendomi la testa in piena luce . - Che cosa sai ? - Mi strinsi nelle spalle , incamminandomi verso l ' uscio . - Favorisci un istante , - ripetè Lidia . - Che cosa sai ? - Il significato di queste malattie d ' imaginazione , - risposi , nel mentre mi fermavo e mi rivolgevo . - Malattie d ' imaginazione ! L ' anemia .... la malaria ? ... - No ; la freddezza , la stanchezza , la ripulsione . E dico ingiustamente : malattie ; perchè questi sentimenti sono naturalissimi , d ' una fisiologia irreprensibile .... - Ah ecco ! La solita . Noi siamo malate , e loro pretendono una salute di ferro , un ' invariabile disposizione a subire i loro capricci ! - È strano , - dissi , - come tu abbia già appresa la logica delle signore maritate , e il giro del periodo ad hoc . Noi ; loro ; i signori uomini ; se facessimo noi altrettanto ; frasi di prammatica . - È vero o no , - rispose Lidia , - che tu mi vorresti come nei primi tempi ? - Come nei primi tempi ! - esclamai , preso dalla nostalgia . - Se ciò fosse possibile .... - Ma ciò non è possibile , amico mio , - finì Lidia . - Perchè io ora sono malata . - M ' appressai di nuovo al letto , strinsi la mano di Lidia e la baciai ; poscia uscii , mentre Lidia , dimenticando il mal di testa paventato , si disponeva a leggere tranquillamente il romanzo francese . Ettore Caccianimico aveva previsto tutto ciò da un pezzo . Noi ci eravamo amati troppo in fretta . XI . Già nella parvenza fisica , Ettore Caccianimico stupiva , perchè i suoi cinquant ' anni erano attestati non da altro se non dalla canizie e avevan sorvolato alla sua struttura magra , rigida , soldatesca . Sul viso sbarbato rimaneva l ' impronta d ' una volontà decisa ; gli occhi , di colore indefinibile , tra il grigio e l ' azzurro , potevan turbare con la fissità dello sguardo . Se la forza di volere s ' indovina dal naso forte , da labbra sottili , dal mento angoloso , - certo il profilo d ' Ettore Caccianimico era l ' espressione della massima imperiosità di cui è capace animo d ' uomo . E lo scherzo della natura stava in questo ; che tutti quei segni mentivano ; che l ' uomo di bellezza così maschia da farlo supporre uno sfidator di tempeste , era un ingenuo . E ancora , perchè meglio sfuggisse a una definizione * esatta , non era ingenuo se non a intervalli , alternando pensieri ed azioni da fanciullo a imprese da tenace esperto ; ora in preda a entusiasmi ingiustificati , ora scorato per un ostacolo illusorio ; ora senza scrupoli , ora accasciato da rimorsi ingiusti .... Qualche volta lo si poteva credere uomo da calpestar tutto per giungere anche a un capriccio ; qualche volta , un imbelle che si spaventa d ' una parola . Onde , la sua vita era in preda ai mille fattori che costituivano il suo carattere ; e la definizione più vera d ' Ettore Caccianimico poteva limitarsi a considerarlo uomo senza linea di condotta e fors ' anco senza mai un perchè d ' azione . In questo senso , egli era cieco ; si buttava a un ' impresa o ne rifuggiva con terrore , egualmente ; e se avesse dovuto spiegar la sua esistenza , avrebbe scoperto che quei motivi i quali l ' avevano annientato in una vicenda , erano i medesimi che in altra vicenda eguale l ' avevano infiammato di volontà . Così , era stato ufficiale di cavalleria , poi commerciante audace , poi ricco e instancabile cosmopolita , zerando oggi l ' opera d ' ieri ; marito per caso ; amico dubbio ; non convinto di nulla , nemmeno dei propri diritti ; intollerante di doveri certi e scrupoloso per doveri fantastici . Benchè già fossero valicate le tre del pomeriggio quando passai la soglia di casa Caccianimico , trovai Ettore in veste da camera . Lo studio , dalla tettoia vetrata , era illuminato di luce diurna ; non troppo ampio , d ' esatte dimensioni , con due finestre prospicienti la strada ; a fianco dell ' una stavan la scrivania e le poltrone di pelle a borchie d ' ottone , e innanzi all ' altra una giardiniera con alcuni vasi di fiori dai freschi sbocci . La parete cui s ' appoggiava la poltrona della scrivania era coperta fino a metà altezza da una cornice rettangolare contenente schizzi d ' autore , piccoli paesaggi , teste a tempera ; e immediatamente sotto la cornice , un divano di seta color giallo scuro , con avanti un tavolino ingombro di barattoli e di volumi rilegati . Addossati alla parete di contro , la libreria e uno scaffaletto ; poi , senz ' ordine voluto , qua e là , diverse poltrone , della medesima stoffa e del medesimo color del divano . Un odore forte di sigaretta aleggiava per la camera e si mischiava a un altro profumo , più sottile , meno dominante , come riposto e ad ora ad ora agitato dai nostri movimenti . Era un profumo non ignoto alle mie nari , ma snaturato alcun poco dal luogo ; cosicchè m ' arrestai sulla soglia , fiutando e fissando Ettore , che sedeva innanzi alla scrivania , colla testa appoggiata alle mani . - Addio , - egli disse , guardandomi dall ' alto in basso , con un ' occhiata ch ' io sapeva caratteristica delle più negre ore dell ' uomo . - Odore di violetta , d ' eliotropio , d ' avventura proibita ! - risposi , inoltrandomi e stringendo la mano del Caccianimico . - Ah sì ! - egli fece con aria annoiata . - Laura Uglio è venuta a trovar mia moglie ed è passata di qui a salutarmi . Dovreste esservi incontrati sulle scale . - No , - dissi . - Siediti . Laura Uglio non viene in casa tua ? - No . - Per che cosa ? Perchè c ' è stato fra te e lei ? ... che sciocchezze ! - esclamò Ettore , stirandosi e sorridendo d ' un pessimo sorriso . - Acqua passata non macina più . Vien pure in casa dei tuoi suoceri , Laura . - Appunto . Ed è per questo , anzi .... - Sì , sì , capisco , - osservò Ettore , alzandosi con un movimento rapido . - Tu sei ai primordî , e si fanno sempre di questi progetti sui primordî . Si redige l ' elenco di quanti entreranno in casa e di quanti ne staranno fuori . Poi , tutto ciò passa , come un soffio .... - Cacciate le mani nelle tasche , Ettore s ' avvicinò al quadro dei disegni , osservandoli attentamente , come li vedesse per la prima volta ; non sembrava parlare che per sè , quasi senza guardarmi . - Tutto questo non passerà , - dissi con intonazione ferma . - E Angela Tintaro ? - domandò Ettore d ' improvviso , abbassando lo sguardo su di me . Io mi morsi le labbra . Angela Tintaro veniva in casa mia da qualche tempo e Lidia le rendeva le visite ; un piccolo incidente , una semplice seccatura , causata dalla mia indolenza . M ' era parso che le accuse contro Angela Tintaro non fossero così provate da poterle sostenere e da impedire a Lidia quella relazione . - Una cosa ben diversa , - osservai . - La medesima cosa , l ' identica ! - ribattè il Caccianimico . - È tanto certo che la Uglio tradisce suo marito , quanto che la Tintaro seduce le donne . Fra l ' un vizio e l ' altro , fra le due corrotte , non so come tu possa fare un ' eccezione per la seconda .... - Durante la breve pausa che seguì , mi domandai involontariamente se Ettore avesse il diritto di parlarmi in tal modo . Ero rimasto , seduto sul divano , attonito per il curioso indirizzo che la conversazione aveva preso , e alla domanda appena concretata in mente mi vedevo costretto a rispondere che Ettore poteva con arditezza giudicare e criticare quanto avveniva in casa mia . Solo volgendo il pensiero ad alcuni anni prima , la figura di Ettore m ' appariva assai più simpatica di quel che non fosse al presente . L ' uomo aveva forse avuto un ' unica vera amicizia per me , un ' unica devozione per mio padre ; più d ' un viaggio in Italia e fuori era stato fatto con lui ; più d ' un consiglio opportuno m ' era stato dato da lui in varî casi , e se io non aveva corriposto con pari affezione , ciò era avvenuto pel leggiero disgusto che io provava nel vedere un uomo così saggio per gli altri , così incoerente e lato di coscienza con sè medesimo . - Tu , dunque , mi consiglieresti di ricevere anche Laura Uglio ? - ripresi . - Ma sicuro , ma indubbiamente , - egli rispose con una risata che non mi piacque . - Non la riceviamo noi ? Non la ricevono tutti ? Vediamo : quante persone veramente oneste possono entrare in una casa ? Dieci , non di più . E ogni casa ne riceve cento . Del resto , questa vecchia utopia del considerar disonesta una donna perchè non si ferma al primo uomo , dovrebbe far ridere oramai gli spiriti aperti e intelligenti . - Andò allo scaffaletto in mogano , ne tolse una bottiglia e versandone il liquore in piccoli bicchieri , me l ' offerse . - Mi pare , - dissi , riponendo il bicchiere sulla sottocoppa , - che tu non abbia un umore eccellente . - Pessimo , - rispose Ettore . - Sto per commettere una cattiva azione . - Ci sei obbligato ? - Non avrei la forza d ' evitarla . Sarà l ' ultima . - Pronunciò queste parole con amarezza , quasi l ' idea di non avere a commettere cattive azioni in séguito , gli dolesse infinitamente . Come io sorrideva per la frase e pel modo con cui era stata pronunciata , Ettore soggiunse : - Tu puoi ben ridere .... Non sei felice ? Non hai trovata la donna unica per bellezza , per amore , per onestà ? Non v ' accordate nelle cose più insignificanti ? - Ripetè , guardandomi fisso : - Non sei felice ? - Senza dubbio , - risposi . E notai che mentre formulavo tale affermativa , Ettore , ancora in piedi , s ' inclinò leggiermente dal mio lato , come per meglio afferrare il tono di sincerità con cui accompagnavo le parole . Poi si ritrasse , occupando nuovamente il suo posto innanzi alla scrivania , in modo che la luce diurna solcò di tratti argentei i capelli bianchi e lunghi dell ' uomo . - La signora Clara ? - domandai , un po ' impacciato dal silenzio che ci minacciava . - Sta bene . - Io m ' alzai in piedi , congedandomi . Sentivo , all ' improvviso , una ferita viva nel cuore per le teorie d ' Ettore e per quella freddezza che senza causa s ' era d ' un tratto infiltrata nella nostra conversazione ; mi scoprivo irritato contro il Caccianimico , il quale professava le sue idee senz ' alcun riguardo per me , che avevo moglie ; e mi dimenticavo che poco tempo addietro , mi ero invece irritato contro quelli i quali non avevano osato professare le loro idee , appunto per tal riguardo . Ettore m ' accompagnò fino alla soglia di casa ; mi vi trattenne un istante in discorsi senza importanza ; poi , scesi le scale , malcontento di me e di lui . Le giornate di marzo avevano una serenità fredda e tragica . Il cielo azzurro non era tuttavia lieto e doveva riuscire terribilmente feroce , a quanti soffrivano ; di tanto in tanto , dei periodi di vento furioso facevano discendere la temperatura , portavano ancora dei brividi , e disordinavano le abitudini di chi aveva già salutata quella primavera fallace . Appunto in uno dei giorni in cui più forti soffrivo la molestia della stagione e la paura del mio ozio , - mi rammentai d ' un tratto che Laura Uglio abitava sul corso Alessandro Manzoni , e una viva curiosità mi spinse da lei . Io non imaginavo come la donna avesse spiegato a Giorgio , suo marito , l ' indifferenza sorta fra lei e Lidia ; non imaginavo che cosa ella medesima pensasse di me ; e per saper tutto questo , salii le scale della sua casa , premetti il bottone elettrico , e mi trovai nell ' anticamera di Laura prima ancor di considerare quale accoglienza mi aspettasse . Laura riceveva , mi disse la cameriera , prendendomi il soprabito e il cappello . E spalancò la porta a vetri che dava passaggio nella sala ampia , soleggiata .... Un calore insopportabile mi afferrò sùbito alla gola ; era acceso il caminetto , e così carico di legna scoppiettanti , come a pena era logico nel più immite gennaio ... Innanzi al caminetto stava Laura Uglio , ravvolta nella pelliccia . Ella volse il capo al mio entrare , mi fissò un istante , dubbiosa ; poi fece una esclamazione di gioia , s ' alzò , e mi corse incontro , lasciando che la pelliccia le cadesse dalle spalle e s ' arrestasse sui fianchi . Era uno straordinario inganno del momento ? un ' illusione prodotta dal luogo ? ... Io non trovava più sul suo viso quell ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile , che m ' aveva ferito a Pallanza ; i suoi occhi non avevano sguardi equivoci , il suo sorriso non era rapido , facile a mutarsi in sogghigno . Si sarebbe quasi detto che una rigenerazione fosse avvenuta nella donna e si trasfondesse in ogni linea del viso , pallido ora , bene rischiarato da occhi tristi e grandi . Il vago sentimento d ' implorazione , che notavo in tutta la fisonomia di Laura , era disceso alle labbra e le aveva come addolcite agli angoli , creando nella bianchezza del volto una curva rossa e deliziosa di vita . La massa di capelli bruni , ravvolta a diadema intorno alla fronte di Laura , attirò ancora la mia attenzione , quasi fatto d ' una gravità nuova e pericolosa ; avevano un colore sì schiettamente cupo , quei capelli , che ne soffersi , come pel caldo esagerato della sala . Tutto il colloquio sembrò prender l ' intonazione da quell ' effetto inaspettato della bellezza di Laura . Ricordo ch ' ella fu singolarmente carezzevole , rimproverandomi la mia freddezza e quasi il disprezzo ostentato altra volta ; ch ' ella mi domandò se non fosse divenuta brutta , perchè era malata , e lo domandò con ansia in cui palpitava tutta la sua apprensione di donna elegante ; che io , per rassicurarla , quasi mi lasciai sfuggire di bocca delle parole passionate , veementi ; e che avvedutomi del pericolo , troncai bruscamente la visita . Poi , ebbi per l ' intero giorno la sensazione della sua mano calda fra le mie . Ero rimasto troppo vicino a Laura , guardandola con intensità , nei momenti in cui non fissava gli occhi ne ' miei ; ora , quei capelli bruni , quel viso pallido , quel corpo aggraziato , senza busto , - mi spingevano a un atroce confronto con Lidia , non meno bella , più giovane ; ma bionda , fiorente di salute , fredda nell ' animo , e mia . Non trovavo agio in casa ; l ' angolo del salotto di Laura , nel quale ella ed io eravamo rimasti a chiacchierare , mi pareva assai più desiderabile che non l ' intero mio appartamento . Laura era malata ; indubbiamente , poichè era sopravvenuta in lei quella mutazione , così dolce .... Chi le era vicino ? ... Chi la confortava ? ... Non aveva osato pregarmi di sacrificarle qualche ora ; ella si ricordava le scortesie di Pallanza , il ridicolo desiderio di sfuggirla , mentre , infine , io l ' aveva perduta pel primo , ed ella aveva ben diritto a un posto nell ' archivio del cuore .... Non avrei voluto essere vanitoso ; ma , riandando gli atti e le parole di Laura , mi convinsi ch ' ella mi amava tuttavia e ciò mi trasse alle labbra il più trionfale dei sorrisi .... Mentre io pensavo a questo , Lidia sul divano , sbadigliava , cercando di farmi capire ch ' era sofferente , molto sofferente , molto stanca , e che la sua alcova sarebbe rimasta inaccessibile anche quella notte .... SECONDA PARTE . XII . Noi eravamo in tre ; così disposti : Lidia e Gian Luigi Sideri innanzi al tavolino verde ; io seduto più basso , guardando il loro giuoco , e le carte che passavano e ripassavan sulla tavola , e le mani che si sfioravano , diverse di bianchezza sotto la luce delle due lampade a lungo stelo . Gian Luigi vinceva da un quarto d ' ora e i gettoni di Lidia restavano inoperosi : il vincitore tentava sorridere come per iscusarsi , ma Lidia , cogli occhi sulle carte , la testa un po ' chinata in avanti , non lo vedeva ; era una pessima giocatrice , Lidia ; non aveva sangue freddo , non sapeva mascherare la sua emozione , che si tradiva in graziose smorfie del viso . Non volgeva mai lo sguardo verso di me , sentendo il mio su di lei , un po ' ironico ; non parlava , appena la fortuna le volgeva le spalle , riprendendo invece , al primo colpo riuscito , un chiacchierio civettuolo , che non so come non confondesse Gian Luigi . Questi era freddo ed elegante nelle sue mosse , come al Circolo , innanzi a una somma vistosa . Le piccole mani senz ' anelli davan le carte lentamente ; non si lasciava sopraffar dal pensiero di giuocare con una giovane signora ; esercitava tutt ' i suoi diritti , e negava spesso a Lidia il favore di cambiar le carte , avanzando la testa e dicendo : - Prego , - con un sorriso dolce e irritante . Lidia , poi lo contraccambiava di pari moneta , e s ' egli concedeva , mutava carte due o tre volte , dicendo : - Propongo , - con voce fredda e squillante , quasi enunciasse una grave necessità . Il giuoco durava fin dopo mezzanotte , ed era Gian Luigi che lo troncava ; Lidia avrebbe giuocato fino al mattino , senza dar segno di noja , senza frapporre un respiro fra l ' una partita e l ' altra ; generalmente vinceva , e allo stupore di Gian Luigi per quella fortuna ostinata , ella s ' abbandonava sulla spalliera della sedia , ridendo , e confortandolo con parole sarcastiche . Poi , quando Gian Luigi riprendeva , Lidia marcando due gettoni annunciava : - À vol , e dava in un nuovo scoppio di risa ; al Gian Luigi intontito . Ma quella sera in cui ci trovavamo soli noi tre , le buone carte parevano accorrere fra le mani di Gian Luigi , troppo generoso per ridere della disdetta di Lidia , quantunque ne avesse quasi il diritto . A una partita più avversa delle altre , Lidia , che non aveva fatto un punto , mi si rivolse : - Vuoi mutar posto , Sergio ? Credo che tu influisca male sul mio giuoco .... - Gian Luigi ebbe un moto di stupore . Io m ' alzai , dicendo : - Sei una giuocatrice perfetta ; non ti mancava che la superstizione . - Ella diede le carte , mentre io mi sedeva a fianco di Gian Luigi . - Marco il re , - dichiarò la donna trionfalmente . Diede un piccolo colpo alla sottana , come per disporsi meglio ad accogliere la fortuna che ritornava , e in breve giro di carte vinse la partita . Gian Luigi volse il capo sorridendo verso di me . - Vedi se non influivi sul mio giuoco ? - osservò Lidia , con voce carezzevole . - Ora influisci sul signor Sideri . - Certo , Gian Luigi non sapeva di concorrere indirettamente a una pace coniugale . Io aveva deciso quella sera di riavvicinarmi a Lidia ; vagliando bene le cause della nostra freddezza , le trovavo così ridevolmente futili da non meritare la discussione ; una sola preghiera da parte mia sarebbe forse bastata a riconquistare Lidia e a infondere nuovo sangue vitale nell ' amore intiepidito .... Avevo bisogno anche di dimenticar la scossa prodottami dalla visita a Laura ; una scossa duratura , perchè non s ' era fermata ai sensi , ma giungeva a toccarmi nel sentimento e a suscitar ricordi assai temibili .... Se Gian Luigi vinceva , io era ben sicuro che Lidia sarebbe divenuta intrattabile e qualunque tentativo di riconciliazione avrebbe naufragato . Era così suscettibile la donna , da considerare una sconfitta al giuoco come un ' umiliazione . Io seguiva per questo le vicende delle carte con un interesse affatto insospettato da Gian Luigi , il quale pareva già pronto a vedersi battuto su tutta la linea come sempre e probabilmente desiderava ch ' io mutassi posto di nuovo e tornassi a zerare la vena di Lidia . Il sopraggiungere d ' Angela Tintaro interruppe il giuoco per un istante ; Gian Luigi si levò , e nel mentre Lidia parlava colla Tintaro , egli mi condusse innanzi alla finestra , dicendomi con inflessione maliziosa : - Una buona notizia , dunque . Un ritorno all ' antico ! - Le sue parole rispondevan così bene al mio pensiero costante di quella serata , ch ' io credetti stranamente Gian Luigi avesse indovinato il desiderio di riconciliarmi con Lidia . Egli soggiunse tosto : - Laura Uglio m ' ha detto della tua visita di ieri . Mi congratulo . Era ben giusto che tu ti mostrassi indulgente con quella buona signora ! - Il punto interrogativo ch ' esisteva fra me e Gian Luigi a proposito di Laura , fiammeggiò d ' improvviso nella mia mente . Se sapevo afferrar l ' occasione , potevo strappare al Sideri una parola che mi rischiarasse .... - Una visita innocente , - mormorai . - Senza dubbio , - rispose Gian Luigi . - Non si può mica principiare colle visite pericolose .... - Una visita che non ti deve ingelosire , - ripetei . - Ingelosire ! ... - esclamò l ' amico , alzando la voce senz ' avvedersene . - Posso essere geloso di Laura ? Ma se siamo come le parallele ? prolungati all ' infinito , non ci toccheremo mai ! - Sei un gentiluomo ! - conclusi malignamente , battendogli sulla spalla . Gian Luigi stava per rispondere , quando Lidia lo chiamò . - Al posto ! - ella diceva . - Prima che la vena mi manchi . - Angela Tintaro s ' era seduta presso Lidia , così vicina a una delle lampade , che la luce gialla veniva a inondarle il viso e a tradirne sottilissime rughe . Doveva toccar la quarantina , Angela Tintaro , quantunque l ' impressione generale del suo corpo sinuoso e del volto bruno , incorniciato da capelli castagni a riccioli , potesse ingannare d ' assai a vantaggio della donna . Spiaceva in lei , tuttavia , la rigidità dei lineamenti , che parevano scolpiti nel marmo , e di profilo eran durissimi , senza curve blande ; la sua caricatura sarebbe stata la testa d ' una bruna pecora ricciuta . Non ho mai potuto giudicare s ' ella fosse elegante ; certi particolari de ' suoi abbigliamenti m ' avrebbero deciso per affermarlo ; ma nel complesso non trovavo quella spontaneità di gusto e quell ' istinto della semplicità , ch ' erano invece una fortissima attrattiva in Lidia , per esempio , e in Laura . - Come giuochi bene ! - esclamò ella d ' un tratto , accarezzando Lidia con uno sguardo .... L ' intimità di quel tono mi ferì e lanciai un ' occhiata a Lidia . - Ah , tu non sapevi , - disse questa , - che noi ci diamo del tu . Sì , l ' ha voluto l ' Angela .... - È ben naturale , - risposi ipocritamente . Non era naturale affatto ; anzi , per me era disgustoso , perchè Angela Tintaro personificava la prima concessione al rispetto umano , la prima debolezza nell ' ammettere in casa mia una donna dei cui disordini ero persuasissimo ; e poichè questa concessione l ' avevo fatta senz ' alcun vantaggio , - a differenza della visita a Laura , - senz ' alcuna soddisfazione egoistica , mi sentivo così sfiduciato sulla fermezza de ' miei intendimenti da odiare Angela , che quella sfiducia mi rammentava e mi rappresentava ad ogni momento . La vena di Lidia persisteva , e la donna era tutta gioiosa , chinandosi verso Angela a mostrar le carte propizie , non conosciute da lei , ma salutate con un sorriso di stima . Verso mezzanotte , la vittoria di Lidia era compiuta e il suo umore serenissimo ; Gian Luigi rimetteva a posto i due mazzi di carte , ed Angela Tintaro diceva : - Sei così fortunata all ' écarté che non puoi aver fortuna in amore ! - Mi fissò gli occhi in faccia , mormorando quelle parole ; ma Lidia ed io avemmo un sorriso concorde e misterioso , che parve ad Angela una terribile mentita alla sua insinuazione . Un servo sopravvenne per riaccompagnare Angela a casa ; congedandosi , ella baciò Lidia sulle labbra socchiudendo gli occhi , e una sottilissima espressione di ribrezzo passò sul viso di Lidia , che si tolse all ' abbraccio con un movimento brusco . Gian Luigi seguì Angela a distanza di qualche minuto ; e noi ci trovammo soli , per un istante silenziosi , Lidia in piedi avanti alla finestra , dove Gian Luigi aveva sciaguratamente evocata l ' imagine di Laura . - Dodici e mezzo ! - esclamò Lidia con un ' occhiata alla pendola . - È tardi ! - Rimasi muto , aspettando ch ' ella aggiungesse : - " Sono stanca ; mi sento male ; ho una terribile sfinitezza ; l ' anemia .... la malaria .... " - Ella proseguì invece : - Come mai non ho sonno ? - Vuoi uscire a passeggio ? - dimandai . - È una notte splendida . - Che idea ! Come due amanti ? ... No : preferisco andare a letto . Il sonno verrà . - Ma aveva nella voce un tono giocondo , d ' eccellente significato . - Buona notte , dunque , - finì Lidia , avvicinandosi . - Troppo presto , - risposi , senza prendere la mano ch ' ella mi stendeva . Lidia avanzò la testa curiosamente per capir l ' intenzione delle parole e scorgendomi impassibile , colle braccia incrociate sul petto , diede in una risata argentina ... - Che cosa vuol dire ? ... - domandò . Poi , senz ' aspettar la risposta , premette il bottone elettrico a fianco della porta , e vi tenne l ' indice finchè non comparve Geltrude col lume . - Arrivederci , - concluse Lidia , incamminandosi . E l ' eccellente significato delle parole non era minore del tono eccellente con cui le usciron di bocca . Due cose tosto mi colpirono quand ' io raggiunsi nella sua camera Lidia , ch ' era già coricata : la poltroncina dov ' io mi sedeva , ricollocata da Geltrude presso il letto , certo per ordine di Lidia ; e l ' acconciatura de ' suoi capelli . Abitualmente , ella li portava disciolti e trattenuti appena da un nastro a metà ; ciò cresceva fede alle sue costanti emicranie e compiva la muta preghiera di riposo .... Ora , al contrario , ella se li era fatti annodare in due grosse trecce attorno alla testa ; il qual vezzo aveva la singolar potenza di ricordarmi Lidia fanciulla , quando la vedevo in casa sua e tutto non aveva avuto ancor principio . Ma la nota curiosa di quest ' apparato si era ch ' esso non aveva scopo alcuno , non era un invito , non derivava da intuizione del mio desiderio di pace ; Lidia m ' aveva preparato il posto vicino a lei e s ' era acconciata la testa , così per capriccio .... Chinatomi a baciarla , sentii che mi sfuggiva e le sue labbra restavano immote , come le braccia , stese lungo i fianchi .... Mi sedetti nella poltroncina , e dissi : - Noi siamo incamminati sopra una pessima strada . - Lidia quella notte aveva un ' assoluta necessità di ridere ; non meno irritante necessità che quella di piangere , e tutt ' e due sentite da Lidia quando appunto non convenivan nè l ' una , nè l ' altra . Onde , non era ancor finita la mia frase , che la donna principiò il suo ilare gorgheggio . - Ma senza dubbio , - proseguii . - Sopra una pessima strada , perchè noi viviamo di dispettucci e ci addestriamo alla guerriglia più ridicola .... Infine , a che scopo ci siamo uniti ? - Vidi con terrore Lidia alzar le spalle e atteggiare il viso come dicesse : - " Chi lo sa ? " - quindi prorompere non più in una risala allegra , ma in un piccolo ghigno sarcastico , il quale giovò a darle una magnifica espressione di scetticismo artificiale . - Non certo , - continuai , - per tenerci il broncio e per sbadigliare .... - Neanche quando si ha sonno ? - ella domandò improvvisamente . - Perchè io ho molto sonno , ora . - Tu non capisci dunque nulla ? - esclamai irritato . - Non capisci che io ti voglio bene e che se ho dei torti , sono pronto a chiedertene scusa .... - Sì , perchè io ti chieda scusa de ' miei ? Soltanto , le tue scuse hanno un interesse , e le mie dovranno essere accompagnate dalle .... dalle prove del mio pentimento ... Voi altri uomini non intendete nulla , senza .... una conclusione ... " - Mio Dio , - mormorai , - se di queste conclusioni è formato il matrimonio , ne sono io responsabile ? - Allora , la risata allegra di Lidia scoppiò ; ella sembrava più felice d ' aver fatto un piccolo discorso a sottintesi , che esilarata dalla mia risposta del medesimo genere . M ' accorgevo con piacere come la sua infantilità persistesse tuttavia ; evidentemente , ella aveva avuti capricci e graziose crudeltà , pel gusto di far da donnina , per giuocare alla signora , come a dodici anni ... - Del resto , io rinuncerò a infastidirti più oltre , - aggiunsi , facendo l ' atto di levarmi dalla poltrona . - No , - ella rispose , trattenendomi . - Se hai qualche cosa da dirmi ancora .... - La fissai negli occhi con tale insistenza , ch ' ella arrossì , e rispose a bassa voce : - Va bene . E poi ? - Senti . Il matrimonio non è la più felice delle istituzioni ; tu te ne sei accorta ; ma noi possiamo correggerne i difetti e ripararne le lacune .... - Ah , se fosse vero ! - esclamò Lidia in uno slancio di sincerità , che non mi piacque soverchiamente . - Ma in che modo , in che modo ? - Dimenticando di essere sposati .... vivendo come amanti , pensando che uno di noi due potrebbe benissimo stancarsi dell ' altro .... - Aspetta , - fece Lidia stendendo la mano , e chiudendo gli occhi . - No ; non cambia nulla .... - Come , non cambia nulla ? - esclamai . - Ma se è tutto diverso .... - Per giudicarne , - rispose Lidia ad occhi aperti , - bisognerebbe sapere che cos ' è un amante .... Infine , - continuò colla sua voce beffarda , - tu mi tieni dei discorsi immorali , ed io ho sonno .... - Il congedo così improvviso mi fece veramente male . Allontanai la poltrona , levandomi , e rimasto colle braccia appoggiate al piano del letto , sopra Lidia , dissi con lentezza : - Tu ti dimentichi che noi siamo legati per tutta la vita . - L ' effetto di quelle parole fu straordinario nella donna : ella mi gettò le braccia al collo , mi attirò sul petto , e baciandomi con emozione , ripetè : - Per tutta la vita ! Lo so bene , e ne ho paura . - Credetti capire , ch ' ella ridonandosi alfine , godesse non già d ' una voluttà materiale , ma del piacere amarissimo di sentirsi schiava e privata d ' ogni volontà ; e che la sua anima femminile soffrisse al punto da comunicare al corpo spasimi e sussulti , i quali la rendevan più sensibile di qualunque donna io abbia mai conosciuta .... Onde , non ebbi la forza di rinunciare a quel possesso , che mi feriva tanto , ed era pur così nuovo nel sentimento e così ricordevole nelle sensazioni . Qualche cosa d ' inesplicabile giaceva in fondo a simile risurrezione d ' amore . Io ne ritrassi una lunga eco di turbamenti , come fossi uscito dalle braccia di Lidia insanguinato ; e il pensiero grottesco non cessava di dominarmi ; invece d ' aver riavuta mia moglie , mi pareva d ' aver fatto male , d ' aver chiusi gli occhi allo spettacolo della sua sommissione , d ' avere esercitato brutalmente un diritto stupido e vile .... Perchè , se Lidia non avesse vibrato di dolor morale , certo non avrebbe palpitato di piacere fisico ; se l ' angoscia di sentirsi schiava non avesse reso quel corpo biondo più tremante d ' un ' asta d ' acciaio , io avrei trovato quel corpo immobile , freddo , prostituito dalla necessità della pace nel focolare domestico .... Era chiaro che , non appena la malvagità della conquista fosse cessata in me , sarei rimasto disgustato dalla mia insistenza .... Una specie di febbre s ' era comunicata improvvisamente a noi .... La suscettibilità estrema di Lidia si vedeva presa , dominata , dilaniata ogni notte , e quando ponevo piede nella camera , leggevo sul viso della donna un ' ansia , che doveva tramutarsi in tortura ; ella temeva ch ' io la volessi , e lo desiderava nel medesimo tempo , per quell ' eccitazione che si propagava sùbito in lei e sembrava più forte d ' un piacere .... Aveva insieme odio ed amore per quelle notti ; odio ed amore per la sua debolezza e per la mia prepotenza tranquilla , celata sotto la maschera del non supporre nemmeno quanto avveniva in lei .... Mi sentivo così dominatore di quella volontà sbigottita , che qualche volta domandavo a bella posta : - Vuoi che rimanga ? E Lidia rispondeva : - Sì , mio signore e padrone ! - con un accento , con un sorriso , con un passaggio d ' ombra e di luce , i quali erano straziantemente irreproducibili . Di giorno , Lidia ridiventava un po ' sarcastica ; non so , ma credo che ripensando alla propria angoscia , ella facesse ogni mattino questa promessa a sè medesima : - Stanotte , mi rifiuto ! - E la notte , desiderata da ambedue con sì diversi intendimenti , si ripeteva eguale alle altre .... Rimaneva per me difficile lo stabilire come Lidia fosse stata veemente di passione , voluttuosa , pronta al piacere , sui primi tempi del nostro matrimonio , quando ora m ' avvedevo ch ' ella non era fatta per l ' amore più che non fosse una statua .... Senza dubbio , il prorompere della giovanezza , la gratitudine per averla tolta a una casa dove tutto era imbecille , la sensibilità morale meglio che la fisica , me l ' avevano gettata fra le braccia con tanto impeto da farmi scambiar Lidia per la più amabilmente sensuale delle donne .... L ' abitudine era sopraggiunta , e Lidia aveva ripresa la sua indole , peggiorandola . Noi giuocavamo a un bruttissimo giuoco : finito il quale , io avrei trovata in Lidia assai maggiore obbedienza , poichè l ' avevo persuasa d ' una volontà più forte della sua , ma un ' obbedienza costretta , non discompagnata da un intimo rancore , che poteva avviarsi a mille diverse e perniciosissime soluzioni . Quanto a me , esaurivo l ' ultima curiosità fisica , mi familiarizzavo con quelle rosee carni , mi stancavo anche una volta di quei capelli biondi , e mi mettevo nella condizione di giustificare in Lidia una rivolta . Occupato da quel presente e da quell ' avvenire , non m ' ero accorto che dal circolo dei corteggiatori s ' avanzava verso Lidia colui che , in fondo , avevo sempre atteso , ma quando il circolo tutto si teneva ancora a rispettosa distanza .... Il bruttissimo giuoco al quale giocavamo Lidia ed io , finì in quel punto in cui ne cominciava un altro peggiore .... XIII . L ' irritazione che m ' aveva preso al rinascer della primavera , s ' era infiltrata nello spirito e nel corpo come un letargo triste e pesante , dovuto al sole , al tepore inusato , alla folla che usciva per le strade a sorbir l ' aria mite . Io vedeva ripetersi in Lidia l ' identico processo d ' inerzia , facendola debole e apatica . S ' alzava presto la mattina perchè il letto le diveniva intollerabile , e sonnecchiava distesa sul divano , parlando a monosillabi ; o ingannata dall ' aspetto fallace del giorno , voleva uscire a passeggio e ne ritornava colle membra rotte , pensando forse che la nostra vita senz ' angustie finanziarie , senza obblighi eguali , senza occupazioni grevi , era infinitamente più odiosa di quella che conducevan le famigliuole incontrate per via , beate del sole , gaudenti di poche ore libere . Non ricamava più ; leggeva spesso i libri inviatile da Ettore Caccianimico , ma saltandone molte pagine per seguire il nudo fatto raccontatovi , come un viaggiatore che fra l ' erba folta cerchi il sentiero diritto e meno faticoso , poco importandogli d ' osservare il verde circostante . Le finestre spalancate l ' infastidivano ; per di là entravan la luce , i romori , l ' accidia fino al dopopranzo , non confortato dai lumi se non tardi , e segnato invece da odiosi tramonti , schiacciati sui muri a illividirli e a renderli più volgari . Avevo lasciati i signori Folengo da un istante , e uscendo da quella casa , pensavo come nessuna stagione avesse la potenza di mutarvi l ' umore e le abitudini . Donna Teresa era inalterabile , agucchiando d ' inverno e d ' autunno , e in villa d ' estate e di primavera ; Pietro amava i suoi registri e vi spendeva attorno la vita , quando nevicava e quando v ' era il sole di luglio . Essi non soffrivano alcuna esterna influenza più che gli animali imbalsamati del loro salotto ; il matrimonio aveva finito per cementar le due indifferenze , costituendone un solito ordine di vita ; ma con molto rammarico cercavo invano nel mio spirito un ' ammirazione per quegli eccellenti campioni della monogamia . Mi rasentavan sul marciapiede le signore eleganti ; qualcuna accompagnata dallo sposo , sorridendogli compostamente e sbirciando se l ' equilibrio del suo sorriso fosse notato all ' intorno ; delle vecchie signore colle figlie , così identiche alla madre sebben giovani , che un amatore del genere poteva , sposando la figlia , già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent ' anni ; e tipi esotici , come inglesi dal passo chilometrico , seguìti da qualche orribile cane , dilettissimo al padrone . C ' eran più donne che uomini , a zonzo . ( V ' è mai stato un giorno dell ' anno in cui una signora non trovi la necessità d ' uscire a guardare le vetrine , e a furia di guardarle , non finisca per entrar nel negozio a far delle spese inutili ? ) Mi ricordavo che già mia madre m ' aveva raccontato come a ' suoi tempi le donne , le fanciulle specialmente , restassero tappate in casa tutta la settimana e non si permettessero passeggiate se non alla domenica , a fianco del marito o del padre ; ma con quella cognizione del domestico focolare che avevo ultimamente acquisita , dubitavo qual moglie fosse più sopportabile : se l ' antica , sempre innanzi al cuscinetto da lavoro , o la moderna , sempre innanzi ai magazzini di mode .... Là dove la gente era fitta , sul corso Manzoni pel quale m ' avviavo , era un ' allegria di colori vivaci , che , man mano avvicinandosi , prendevan forma d ' abiti chiassosi e di cappellini insolenti , più notevoli delle signore che li portavano .... A un tratto , da un gruppo d ' incognite , vidi uno di questi abiti , uno di questi cappellini , farmisi incontro lentamente ; e dentro l ' abito e sotto il cappellaio riconobbi Laura Uglio , senza dubbio incamminata essa pure a una passeggiata inutile ma dispendiosa . - Andavo dai vostri suoceri , - ella disse , mentre rispondeva al mio saluto . - Io ne vengo ora ; stanno benissimo , e non sentono la primavera .... - Allora risparmio la visita . Mi accompagnate fino ai giardini ? - Nell ' atto in cui s ' incamminava , l ' osservai con attenzione , mettendomele a fianco . L ' insolita espressione d ' umiltà era cresciuta in Laura , fino a diventar dolorosa ; in quel volto bianco non vedevo che le occhiaie , assolutamente livide , incavate ; occhiaie prodotte da sofferenze indicibili , continue , roditrici . Quand ' ella si mosse , potei rilevare che Laura procedeva curva , ma così insensibilmente da non esser notato se non da chi sapeva tutta l ' elastica sveltezza di quell ' andatura , tutta l ' abituale superbia di quel portamento .... - Più adagio , - ella disse con un fievole sorriso . - Non posso affrettarmi io . - Perdonate , - risposi , rallentando il passo . - Non siete guarita ? - Colle vostre cure assidue ? - mormorò Laura in tono di corruccio . - Non sono guarita ; faccio la disperazione del mio medico . - Tornai a guardarla , preso da un senso di paura . Laura decadeva con rapidità ; nelle due settimane scorse dalla mia visita , aveva dato un terribile tracollo , anche meglio accentuato dall ' abito nero ch ' ella portava . - Sono brutta , non è vero ? - domandò . E senza lasciarmi il tempo di rispondere , aggiunse : - Ho da dirti una cosa . Giorgio pare geloso di te ; s ' è messo a fare il geloso , dacchè sono malata , per rendermi più allegra l ' esistenza . Quando sei venuto a trovarmi ultimamente , egli t ' ha visto mentre uscivi e lui tornava dal suo ufficio ; mi ha fatta una scenata ; ha detto che non dovevo riceverti , dopo le scortesie di Pallanza .... Non aveva torto , in fondo , ma io ho capito che tu gli dài ombra .... - Il passaggio repentino dal voi al tu mi spiacque ; la notizia m ' indispettì .... - Io lo imaginava , - risposi . - Ecco perchè non son venuto oltre da voi .... - Eppure , poichè sono sempre sola , bisognerà che tu venga a trovarmi , almeno quando c ' è Giorgio .... - Brava ! - esclamai ridendo . - È affatto impossibile . Io parto a giorni .... - Per dove ? - chiese Laura , con tale accento d ' apprensione , che l ' idea d ' essere amato da lei soverchiò l ' angoscia di vederla sofferente e mi richiamò un fugace sorriso di trionfo . - Per dove , non so . Me l ' hanno rammentato or ora i miei suoceri : colla primavera si doveva riprendere il viaggio in Italia .... - Il viaggio ? Quale viaggio ? - Il viaggio di nozze , - mormorai a denti stretti . Eravamo giunti all ' entrata dei giardini . Passammo i cancelli senz ' aggiungere parola , io guardando la gente , Laura a testa bassa . - C ' è la musica laggiù , - diss ' ella accennando una folla immobile di persone . Piegammo verso sinistra , dov ' era il piccolo lago , per un viale disadorno e povero di piante . Sùbito , un ' aria più dolce sembrò spirare beneficamente . Laura sedette sopra una banchina a ridosso d ' un gruppo di tufo e segnò per terra delle orribili teste colla punta dell ' ombrellino . Io restai in piedi , innanzi a lei , appoggiandomi col bastone al tronco d ' una pianta . - Allora , questa è l ' ultima volta che ci vediamo ? - domandò Laura sollevando il capo all ' improvvisa . Ormai , ero certo . Laura mi riamava , per una di quelle recrudescenze di passione , che afferrano talvolta anche le anime stanche : me lo dicevano la sua voce non sicura , i suoi occhi , nei quali , s ' io avessi continuato a indagare , avrei scorte delle lagrime rattenute . La vanità del maschio , assai più adescabile della vanità femminile , ebbe un giocondo sobbalzo nel mio animo . - Ci rivedremo al ritorno , - dissi . - Oh .... al ritorno ! - esclamò Laura tristemente . - Chi sa ? ... Colla punta dell ' ombrellino cancellò sulla sabbia le teste orribili disponendosi a tracciarne delle peggio ; ma aveva appena preparato lo spazio , che richiese le ore . - Sono le tre ! - risposi , guardando l ' orologio . - Ho un appuntamento alle tre e mezzo colla sarta , - ella fece , alzandosi con qualche fatica . - Vuoi riaccompagnarmi ? - Notai di nuovo l ' andatura incerta e greve della donna ; osservandola bene , io la vedevo adesso veramente curva , e il sentimento d ' angoscia mi riprese , fugò qualunque altro pensiero . Presso l ' uscita dei giardini , mormorò : - Te beato , che dopo un anno puoi ancora intraprendere un viaggio di nozze ! - Con quale sarcastica inflessione avrebbe ella pronunciate quelle parole , pochi mesi addietro ! Ora , non vi trovai che il desiderio spossato . S ' apriva il giorno lentamente a una serenità profonda , col disciogliersi delle nuvole bianche , scoprenti all ' occhio nuovi azzurri infiniti ed eguali ; di là veniva il sole tepido che c ' intorpidiva , quasi svegliati da una notte amorosa fra caldissime piume . Quando fummo presso una carrozza chiusa , domandai a Laura : - Volete dirmi l ' indirizzo ? - Piazza del duomo , - ella rispose , mentre saliva nella vettura . - Poi , indicherò io .... - M ' inchinai salutando . Un collegio di fanciulle , numerosissimo , mi passava accanto in lunga colonna ; quante si preparavan là dentro al martirio della vita ? quante avrebbe perdute l ' amore e sciupate il matrimonio ? Avevano illanguidita la loro tinta nell ' ombra delle camerate ; sotto abiti senza linea avevano contraffatta la loro freschezza ; ma dovevano da quel periodo severo e umile sbucar nella vita , svelare le loro facoltà , edificare o distruggere una famiglia . In questo senso , la lunga colonna di fanciulle m ' appariva assai interessante ; da un ' altra simile colonna femminile , s ' eran tolte Laura e Lidia , con sì diverse idee , con sì diversi intendimenti .... E chi poteva assicurare che i primi passi dell ' una e dell ' altra non avessero avuto un oscuro impulso da memorie di collegio , da circostanze di fatto , dalla vicinanza d ' una compagna o dall ' intimità d ' una maestra ? Lidie e Laure si preparavano in silenzio , ripetendo per un ' ennesima volta il processo psicologico di altre , e di altre e di altre , infinite . Io poteva ben comprendere o almeno intuire il divario fra quelle due anime di donna , stretto com ' era da qualche tempo fra la prima e la seconda , sovrapponendo o cancellando le impressioni dell ' una colle impressioni dell ' altra . Un quarto d ' ora dopo lasciata Laura , ero a casa , dominato dal brusco urto , che la presenza di Lidia mi produceva . S ' era mutata , in quella breve mia assenza , colla rapidità con cui mutava d ' abiti . La piccola ombra d ' umiliazione che le offuscava il viso nel mattino e l ' accidia che ne spossava il corpo , lasciavano il posto a un aspetto calmo , consolato , sano fisicamente e moralmente , come dopo una confidenza in cui il cuore avesse rotte per un istante le dighe della rassegnazione e liberando il dolore , l ' avesse diminuito di profondità . Fenomeno già notato in Lidia , di quei giorni ; perciò pericoloso ; che cosa confidava ella , e a chi si confidava ? Non v ' era presso di lei , quand ' io vi giunsi , che Ettore Caccianimico , del quale tutto si poteva sospettare , fuorchè d ' esser capace di consolare alcuno . - Sei stato a passeggio ? - domandò Lidia , seduta davanti al tavolino da lavoro presso la finestra . - Sono stato da tua madre e poi ai Giardini , - risposi . - Donna Teresa mi ha rammentato un vecchio debito ; quel viaggio interrotto , o meglio non intrapreso , per l ' Italia , e rimandato alla migliore stagione .... - Ah , è vero ! - disse Lidia , con voce che pareva uno sbadiglio . Al fenomeno psicologico s ' univa d ' un tratto un fenomeno fisico , non meno degno di nota . Lidia ingrassava ; l ' abito chiaro di quel giorno svelava il fatto assai meglio di quel che non potesse la mia continua esperienza . Sì , m ' era parso di non abbracciar più le forme sottili ed esatte , tanto amate in Lidia fanciulla ; m ' era parso che il suo seno fiorisse , che i suoi fianchi s ' espandessero lievemente , che la gola avesse un ' insolita rotondità ; lento trapasso da una Psiche a una Giunone .... Ma , alla luce sfacciata del sole , questa mutazione si rivelava d ' un colpo , non lasciandomi più dubbio ; forse il confronto istintivo fra Lidia e Laura , debole , divorata dal male , - cooperava a rendere più perspicuo lo sboccio formoso della prima .... Perchè era così sana e lieta di giovanezza Lidia quando Laura moriva ? Uscii bruscamente dal salotto , lasciandovi mia moglie e il Caccianimico , nella ridicola speranza che un ' altra camera , un ' altra luce , potessero calmarmi . Passai dalla stanza da letto ; il letto di Lidia , bianco e vuoto , con un raggio di sole che cadeva diritto sui guanciali , mi lievitò in mente un substrato di amare riflessioni ; passai dalla sala , ove rividi quelle signore brune , le quali mi compiacevo a desiderare , fra il convenzionale chiacchierio dei mariti ; passai dal tinello , ch ' era già stato testimonio di paci e di guerre , di pranzi muti o afflitti dalla retorica di Pietro e di donna Teresa ; la mia camera mi rammentò quella prima notte in cui aspettavo l ' ora di presentarmi a Lidia , mia ancora soltanto per un apparato di formole ; e lo studio , ove m ' ero arrestato , strideva di sogni artistici svaniti , di buoni propositi più deboli delle abitudini , di rinuncia al lavoro per l ' inutile speranza della felicità nella famiglia . Tutto l ' appartamento aveva uno strano sapore di gioie irrancidite . Ritornai nel salotto . Ettore Caccianimico s ' era posto di faccia a Lidia ; s ' egli avesse inclinata avanti la sedia , le sue ginocchia avrebbero toccate quelle della donna . Diceva : - Si potrebbe appunto far così . Ella avrebbe la compagnia di mia moglie , quella de ' suoi parenti .... - Fece una pausa , e rivoltosi a me , soggiunse quasi spiegando : - Proponevo alla tua signora di fare un breve soggiorno con sua madre , prima di lasciarci . Il tempo è bello e a Pallanza ci dev ' essere già molta gente . - Non ho nulla in contrario , - risposi , - quando ciò piaccia a Lidia . Tu , vieni pure laggiù ? - Sì , a Pallanza , con Clara .... - disse Ettore , nominando sua moglie per la seconda volta , cosa affatto insolita e curiosa . Allora , fra Lidia ed Ettore si studiarono i vantaggi d ' un soggiorno sul lago ; c ' era la compagnia piacevole , la vita calma e tuttavia allegra , il buon clima . M ' ero disteso in una larga poltrona , con un libro fra le mani , assolutamente deciso a non prender parte alla conversazione ; Lidia volgeva il capo di tanto in tanto dal mio lato , con quell ' espressione di riposo , che mi dava qualche sospetto . Perchè Lidia era così sana e lieta di giovanezza , quando Laura moriva ? Passando lo sguardo al disopra del libro , osservavo meglio le linee del viso e del busto ; linee di profilo , leggierissimamente , ma indubitabilmente avvantaggiate da qualche tempo ; le mani di Lidia , ch ' ella posava sul tavolino , avevan pure una forma più grassoccia , non aristocratica di soverchio . Ella m ' era piaciuta da fanciulla perchè era fragile e sottile ; certo , m ' era piaciuta per altri motivi spirituali ; ma anche perchè da fanciulla era fragile e sottile . Quest ' attrattiva stava per vanire , nella donna ? Ricordando la signora Folengo , sua madre , ebbi un sussulto : a trent ' anni , Lidia sarebbe stata una bella matrona ; a quarantacinque , una signora grassa .... Frode nel contratto matrimoniale ! ... Una signora grassa e bionda , vale a dire , facilissima a sciuparsi , come certe rose tèa , di cui la floridezza eccezionale è , insieme , la decadenza e lo sfacelo . Fui interrotto nelle mie considerazioni da Ettore Caccianimico , il quale si congedava . - Voi non partirete così presto ? - domandò egli a me . - Quando vorrà Lidia , - risposi , colla formola abituale . - Decideremo , - dichiarò Lidia , stringendo la mano di Ettore , che s ' era inchinato a salutarla . Accompagnai il Caccianimico nell ' anticamera , fin sulla soglia della porta . - Ebbene ? - egli chiese a voce bassa . - Sei stato in casa Uglio ? - Giorni sono . - Hai invitata Laura a far visita alla tua signora ? - Non ne valeva la pena . È ammalatissima povera donna . - Pare anche a te ? ... Io la vedo perduta , - concluse Ettore con indifferenza , mentre se ne andava . Perduta ! Non era dunque un ' esagerazione della mia fantasia ? Ma allora , che valeva il rispetto umano ? S ' ella desiderava di vedermi vicino a lei , potevo contentarla , senza riguardi per il mondo ; perchè rifiutare quel conforto a un ' amica , la quale m ' aveva conosciuto libero , indipendente , e nel turbinìo della vita non s ' era dimenticata di me ? - Andrò da lei , stasera ! - mi dissi , rientrando nel salotto . Il volto calmo di Lidia ebbe la potenza di stornarmi il pensiero dietro altre idee non meno tristi . In quella medesima notte , Lidia aveva pianto ; adesso era serena , quasi allegra Perchè ? - C ' è stato Gian Luigi a trovarti , mentr ' ero fuori ? - domandai . - No , - ella rispose un po ' maravigliata . - Verrà stasera , forse . - M ' augurai fortemente che Gian Luigi non venisse quella sera : la sua presenza in casa mia mi avrebbe impedito di recarmi da Laura . Per la prima volta , non osavo lasciar Lidia sola di fronte a un uomo . XIV . A pranzo , ella mangiò con molto appetito , senza accorgersi ch ' io toccava appena le vivande e preferivo il vino al cibo . Ero troppo solo , nel mondo , circondato da insidie e da cause non mai stanche di dolore ; non avevo amici e mia moglie era un ' estranea che poteva diventare una nemica . Un ' estranea , certamente , dacchè i suoi gusti non somigliavano a ' miei , la sua educazione s ' era fatta entro le chiuse pareti d ' una casetta borghese , e la mia , viaggiando , sognando , osservando uomini e luoghi diversi ; avevo una donna , la cui speranza di comprendermi vacillava e cadeva , senza lasciar traccia di rammarico . Di tutto quanto ci si poteva aspettare dalla nostra unione , un sol fatto era incontestabile , per sanzione di legge : la signorina Lidia Folengo era diventata la signora Lidia Lacava Folengo ; nulla più , e troppo poco al confronto delle nostre libertà perdute . Geltrude entrò a metà del pranzo , portando a Lidia un viglietto arrivato allora . La donna lo aperse , lo lesse , lo mise in tasca , e disse a Geltrude : - Va bene . Non c ' è risposta . - A me : - È Angela Tintaro che mi scrive . - Che esagerazione ! - esclamai seccato . - Quando non viene a trovarti , ti scrive ; quando non ti scrive , ti manda dei fiori . Almeno potrebbe sceglier delle ore più adatte , per annoiare il prossimo ! - Lidia strinse le labbra senza rispondere . Da quella lettera , originò subito un mutamento in lei , palesissimo , per quanto ella volesse nasconderlo ; cosicchè , fui tratto a domandare , contro le mie abitudini , che cosa Angela Tintaro le scrivesse . - Le solite storie , - rispose Lidia con negligenza affettata . Ma la lettera le rimase in tasca . - Tuo padre ha finalmente deciso di partire per Cairo , accettando l ' impiego offertogli , - dissi . - Ha fatto bene , - mormorò Lidia . - Ecco : Cairo è una città che vedrei con piacere . - Niente c ' impedisce d ' accompagnarvi tuo padre quando vi si recherà , sui primi dell ' anno venturo . - Resterò ben sola , dopo , - riflette la donna sbadatamente . Eravamo in due a finger di mangiare , adesso : anche Lidia faceva una cattivissima accoglienza alle portate che Geltrude recava ; attribuii l ' improvvisa svogliatezza al pensiero doloroso di veder partire presto i Folengo , ed ebbi cura di non domandare spiegazioni . Tuttavia , il pranzo si trascinò così malamente , che respirai di sollievo , quando la tavola fu sparecchiata ; i giornali costituivano per noi in quell ' ora e nei giorni d ' impaccio , una salvezza molto apprezzata da ambedue .... Stavo per ricorrervi , quando Lidia mi domandò con voce un po ' tremante : - Sei andato ai Giardini , oggi ? - Mi bastò un ' occhiata alla donna per comprendere ; ella preparava quella domanda da qualche tempo , e studiava il modo di lanciarmela quando meno l ' aspettavo , perchè non potessi ricostruirne il movente ; l ' impazienza l ' aveva però tradita , e troppo breve tempo era scorso dall ' arrivo della lettera all ' interrogazione perchè non vi scorgessi una stretta relazione . - Sono andato ai Giardini , - risposi . - Mi pare d ' avertelo già detto . - Con chi ? - fece Lidia , guardandomi fissa . - La signora Angela Tintaro si assume dunque l ' incarico d ' una polizia segreta ? - domandai ironicamente . - Ho trovata la signora Uglio , che si recava da tua madre , e come io ne veniva appunto , ella ha rimandata la visita , e chiacchierando l ' ho accompagnata ai Giardini , invece . - La signora Uglio , - disse Lidia , coll ' intonazione con cui ci si fa a raccontare una lunga storia , - è fra le persone che tu m ' avevi proibito di ricevere ; anzi , nel caso poco probabile ch ' ella mi facesse visita , mi avevi pregato di non contraccambiarla .... E d ' un tratto tu le servi da cavaliere e ti mostri in pubblico al suo fianco , ai Giardini , nell ' ora più frequentata ? - Sono convenienze a cui un uomo non può sottrarsi , - mormorai ipocritamente . - Benissimo . E che cosa avresti detto tu , se le parti si fossero invertite ? se fossi andata io a passeggio col signor Giorgio Uglio ? - Alzai le spalle , irritato . - Quale assurdità ! - esclamai . - Il torto è appunto quello di supporre che le parti si possano invertire sempre ; quanto ho fatto io , era logico e necessario ; ma ciò non sottintende logico e necessario che tu faccia altrettanto col signor Uglio .... È un modo di ragionare questo , di cui t ' ho mostrata parecchie volte la falsità .... Ormai , dovresti risparmiarmelo . - Benissimo , - ripetè Lidia . - Splendida poi l ' idea di non dir nulla .... Ciò fa supporre molte cose .... - Per esempio ? - So io , - concluse la donna seccamente , alzandosi . - Saresti gelosa ? - Lidia si rivolse , come ferita ; appuntò le mani sulla tavola , e avvicinando il viso al mio , dichiarò a bassa voce : - Gelosa ? Vorrei che tu avessi dieci amanti , non una ! - V ' era nella frase tutto il disprezzo di cui vibrava la donna per la mia condotta di quei giorni ; e la rabbia frenata e accumulata nelle notti d ' obbedienza sua e di fredda prepotenza mia ; l ' uno e l ' altro sentimento davano alle parole un significato profondo , che mi colpì in pieno cuore , come innanzi a qualche cosa di definitivo , d ' irreparabile . Non trovai sùbito una formola di protesta ; rimasi sotto lo sguardo di Lidia , turbatissimo , quasi un colpevole , e quando riuscii a scuotermi da quel fascino angoscioso , Lidia fu chiamata da Geltrude , che annunciava la visita del conte Gian Luigi . Solo nel tinello , in mezzo alla luce grigiastra del dopopranzo , fui colto a un tratto da un impeto di dolore , dalla sensazione raccapricciante che deve afferrar l ' uomo in mare , chiuso in un ' ondata gigantesca . Quel solo giorno m ' aveva portato un séguito di piccole e grandi angustie , intollerabile ; nell ' istesso momento , ero combattuto da opposte idee , da disegni contrarî , i quali sollevavano tutto il mio sistema nervoso , piombandomi nel dubbio , - malattia orribile di cui non avevo mai sofferto . Si poteva la oltraggiante dichiarazione di Lidia collegare al suo mutamento , che mi pareva derivasse da un ' influenza estranea ? Intendeva ella farmi capire la propria indifferenza a qualunque mia colpa , per assolversi ella medesima d ' una simpatia colpevole ? Senza dubbio , senza dubbio alcuno , Lidia sentiva questa simpatia . Dominato da tal pensiero , m ' avvicinai all ' uscio , che metteva nella sala , ove Lidia era con Gian Luigi ; una voce fresca , tranquilla , ben modulata , - la voce della donna - mi riempì di maraviglia . In me , la breve scena del dopopranzo aveva generato un lungo strascico di riflessioni ; in Lidia era scivolata , quasi sopra un ' anima di marmo , non impedendole di mostrarsi cortese , frivola , anche civettuola , come potevo capire da certe sue risatine , gorgheggiate argutamente . Se tutto questo era finzione , meritava ch ' io me ne impensierissi peggio che se fosse stata insensibilità . Nella sala non erano accesi i lumi ancora , quando io v ' entrai . Lidia e Gian Luigi stavan sul divano , ai lati opposti ; ma l ' ombra della sera calante m ' impediva di scorgerne bene il viso ; chiaro non si vedeva che l ' abito di Lidia . Quando i lumi furono portati , rilevai qualche cosa d ' insolito in Gian Luigi e ne fui impressionato d ' un ' impressione confusa , oscillante fra la curiosità e il dispetto . Gian Luigi era abbattuto e pallido ; dacchè era giunto , non avevo sentita la sua voce che per salutarmi ; faceva le spese della conversazione Lidia , la quale aveva una facondia febbrile , ascoltata dall ' uomo con deferenza , approvata da me con qualche cenno del capo , ma incapace a snebbiare il corruccio che pareva esistere fra noi .... - Se vuole la rivincita di iersera , - disse Lidia a Gian Luigi , accorgendosi che da qualche istante era distratto .... Si levarono ambedue e si portarono innanzi al tavolino verde , prendendone dal tiretto le carte e i gettoni . - Stasera sono formidabile , - mormorò il Sideri finalmente . - Accetterei qualunque avversario . - Non vendere la pelle prima d ' ammazzar l ' orso , - diss ' io . Trovandomi di fianco a uno specchio , mi vi osservai e mi confrontai con Gian Luigi , che pareva anche maggiormente pallido , colla testa curva sulle carte e la fronte illuminata dalla lampada . Indubbiamente se non fossero state certe rughe agli angoli degli occhi , e la radezza dei capelli presso le tempia , Gian Luigi avrebbe dimostrato meno anni di me ; la sua testa aveva un ' impronta aristocratica , la quale io non possedeva affatto .... L ' essere di statura piccola non faceva poi grave danno all ' estetica , e in ogni modo , se tal danno si voleva ammettere , era pareggiato in me dalla mia barba rossastra , che m ' invecchiava . Poteva avere importanza questo per Lidia ? No ; ma poteva averne moltissima un altro fatto : il Sideri era un osservatore scrupoloso della forma , un uomo incapace di dire un ' insolenza cruda ; le insolenze le diceva , ma con tal giro di parole da farle rassomigliare a frecce avvelenate e ricoperte di bambagia .... Simile uomo , se avesse voluto assumersi la missione di confidente , avrebbe trovate le formalità più rispettose .... - Molto indovinato , molto parigino , - egli diceva in quell ' istante a Lidia , accorgendosi allora ch ' ella portava una vestaglia nuova , e gettandole un ' occhiata sintetica , da conoscitore . L ' osservazione mi parve audace , se non sconveniente ; forse perchè un lampo di vanità soddisfatta brillò negli occhi di Lidia . Che Gian Luigi potesse risvegliare nella donna la tendenza alle frivole soddisfazioni , già in lei così viva sui primi tempi , e dispersa nelle angustie del matrimonio ? Qualunque ne fosse il valore , questo avrebbe adombrato un predominio dell ' uomo sull ' animo di Lidia e m ' avrebbe fornito un mezzo di studiare fin dove il predominio arrivasse . Contento e quasi riposato da tale induzione , m ' accomiatai da Lidia e dall ' ospite , raggiunsi la mia camera , mutai d ' abiti , e uscii di casa . La serata era placida ; il corso Venezia , male illuminato , staccava anche meglio nello sfondo il corso Vittorio Emanuele , dove le lampade elettriche spandevano una luce piacevole , qua e là più viva per il concorso d ' altre lampade nelle vetrine . Quantunque avessi una meta e il desiderio di giungervi , mi dilungai prendendo la via più allegra ; m ' internai sotto i portici , ove la memoria e l ' abitudine mi ricordavano come tre correnti vi passassero in tre ore diverse del giorno ; al mattino , una fiumana di ragazze che si recavano al lavoro ; nel pomeriggio , una fiumana di signore che ostentavano in sè l ' opera manuale di quelle ragazze ; nella sera e nella notte , una fiumana di perdute . Un formicolar vasto e romoroso di gente era nella Galleria ; poi , piazza della Scala diminuiva sùbito l ' intensità di quel movimento , che andava spegnendosi sul corso Alessandro Manzoni , ove la luce non era sì viva , e la gente era poca . Innanzi alla casa di Laura Uglio , mi fermai ; certo , il marito di Laura non c ' era ; egli aveva l ' abitudine d ' uscir presto e di tornar tardi , dacchè Laura s ' era ammalata e aveva così interrotto l ' idillio , che formava la mia sarcastica ammirazione a Pallanza .... Io sarei dunque salito a prender notizie , narrando insieme come una lettera d ' Angela Tintaro avesse svelata a Lidia la nostra gita innocente di quel giorno ; mi sarei trattenuto poco , se Laura non insisteva . Se Laura insisteva , mi sarei trattenuto molto .... Chi sa ? Laura era bruna e mi amava ancora .... Nel frattempo , Giorgio Uglio .... Sorridendo , considerai la reciprocità fatale cui dava luogo un primo adulterio , senza ricordarmi che tale reciprocità minacciava anche la mia casa , dove avevo lasciato Gian Luigi con Lidia . Quando , inoltrandomi sotto l ' atrio , pensai rapidamente alle infedeltà comode e vili , cui un salotto chiuso e l ' occasione propizia potevan dar luogo , - m ' arrestai di colpo , quasi m ' avessero piantato un coltello nel fianco ; voltai le spalle , tornai in istrada , e mi gettai in una carrozza da nolo che passava . Ero così offuscato , da non ammetter divario fra Laura e Lidia ; perchè ammetterlo , se non ne ammettevo fra me e Gian Luigi ? ... Le notizie di Laura l ' avrei prese l ' indomani ; ella mi amava e non a lei , quindi , doveva esser rivolta specialmente la mia attenzione , - bensì a Lidia , che non mi amava più .... Per ora , bisognava sfuggissi al destino dei mariti , i quali creano essi medesimi le occasioni alle mogli . Nel mio salotto , non si giuocava ; i gettoni e le carte erano abbandonate sul tavolino , qualcuna per terra . Lidia sedeva sullo sgabello innanzi al piano - forte ; Gian Luigi sopra una poltrona , all ' angolo estremo della camera . - Mi manca l ' ultima strofa , - diceva Gian Luigi . - Volevo trovare un pensiero grazioso , un po ' francese , sa , una specie di birichinata elegante ; ed è difficile .... - Sì , - rispondeva Lidia , - bisognerebbe armonizzar le parole colla musica . Finora , quel che ha fatto , mi piace molto . - Hai composta una romanza ? - domandai . - Una cosetta delle solite , - disse Gian Luigi , senza stupirsi pel mio ritorno . - Una cosetta press ' a poco così .... - Prese posto al piano , mentre Lidia ed io restavamo in piedi , ai fianchi di lui ; guardò in alto un istante , quasi per ricordarsi , annunciò : - Ecco .... - e cominciò la romanza , canticchiandone sottovoce le parole con una passione man mano più accentuata .... Lidia non lo guardava , ma lo guardavo io , dicendomi che in quel momento Gian Luigi m ' era di gran lunga superiore , comechè procurasse alla donna un compiacimento intellettuale , ch ' ella sembrava apprezzar molto , anche perchè noi eravamo i primi a conoscere quella composizione inedita , anzi non ancor finita . - Molto buona , - dichiarai , quando Gian Luigi concluse . - Bello specialmente quel passaggio dell ' esordio alla prima parte , - confortò Lidia . - Oh , una cosina francese , di nessuna importanza , - fece modestamente Gian Luigi , richiudendo il piano . Egli restò accoccolato sullo sgabello ; Lidia ed io prendemmo posto innanzi al tavolino verde , rivolgendoci verso il Sideri . - E di letteratura non ti occupi più ? - domandai . - Ora son troppo nervoso ; a mala pena riesco a buttar giù le strofette che t ' ho cantate . Vedremo poi .... - Eppure il successo del tuo romanzo avrebbe dovuto infiammarti , - mormorai di mala voglia , perchè il romanzo di Gian Luigi , letto di recente , non m ' era piaciuto in nulla . - Un artista non è un operaio , - sentenziò Lidia . - Non si può pretendere un lavoro fisso . - Quali delicati riguardi per la produzione letteraria di Gian Luigi ! E tuttavia , s ' io avessi tentato d ' emularlo , mi sarebbe accaduto di sentir Lidia esclamare : - " Ancora queste sciocchezze per la testa ? " - come già l ' aveva esclamato . - Lavorerò in campagna , - promise Gian Luigi . - L ' anno scorso a Saint - Moritz ho appunto preparato il materiale .... - A Saint - Moritz ! - ripetè Lidia , quasi ascoltasse quella notizia per la prima volta . - Ella era poco lontano da noi .... - Poco lontano .... relativamente , - fece Gian Luigi . - C ' era anche la signora Uglio , a Saint - Moritz , l ' anno scorso , con dei parenti , - aggiunse Lidia . - Non ve l ' ho mai vista , - rispose il Sideri senza batter ciglio . Le parole di Lidia mi fecero riflettere .... Dopo un anno ella ricordava , forse con desiderio , gli splendidi paesi testimoni della nostra più intima esistenza , e li ricordava per rimpiangere quasi che tale intimità non fosse stata interrotta da un estraneo .... Inoltre , rilevando il soggiorno di Laura e Gian Luigi nel medesimo luogo , aveva Lidia uno scopo ? dubitava ella di qualche intesa fra i due ? e se dubitava , che cosa poteva importargliene ? Quanto a me , credevo Gian Luigi in perfetta buona fede ; se avesse incontrata Laura a Saint - Moritz , Laura non me l ' avrebbe taciuto a Pallanza , ov ' ella era in tutto il vigore della salute e della sfrontatezza . Lidia non parve della mia opinione , ma non volle insistere ; Gian Luigi parlò d ' altre cose , e si accomiatò un ' ora prima del solito , riprendendo quella tristezza che l ' écarté e il chiacchierio di Lidia avevano alcun poco scemata . XV . Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumulare delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere .... Notai in quei giorni : la serenità piena e indifferente di Lidia ( noi ci parlavamo di rado e ciascuno dormiva nella propria camera , da poi che la donna s ' era dichiarata estranea a quanto mi riguardava ; forse la visione di Laura ammalata non era ultima causa di noncuranza in me per Lidia ) ; un lieve ma crescente desiderio d ' eleganza ( la sarta aveva fatta la sua ricomparsa melliflua , inviando a intervalli di qualche giorno parecchie grandi scatole misteriose ) ; un rinascente piacere per i trattenimenti mondani ( m ' aveva pregato di condurla alle corse , ov ' ella s ' era divertita assai , scommettendo e vincendo mercè felici consigli di Ettore Caccianimico , il quale si vantava di esatte cognizioni ippiche ) ; una cura minuziosissima di tutta la sua persona e qualche posa studiata , innanzi agli indifferenti . Nulla , frattanto , aveva potuto snebbiare i miei sospetti sopra Gian Luigi ; anzi , li avevo confermati osservando come egli mancasse ai martedì abituali , in cui non era possibile la conversazione intima e gustosa . Aveva saputo dispensarsi da quelle visite , adducendo a scusa occupazioni , che lo lasciavan libero soltanto la sera ; strane occupazioni , a mio credere , le quali giovavano a renderlo triste , ogni dì meglio , molto inquieto , nervoso , incoerente , distratto . Se Ettore Caccianimico non si fosse presa la briga di venire quotidianamente da noi , le ore di insopportabile a viso a viso fra me e Lidia sarebbero state pesantissime anche per la frequenza loro . Ettore interessava Lidia colla molteplicità degli argomenti che in un solo discorso sapeva sfiorare o approfondire , a seconda della curiosità risvegliata nell ' ascoltatrice ; conosceva gli autori di grido , e perciò ogni avvenimento , ogni pubblicazione letteraria e artistica gli servivan per un aneddoto , spesse volte sconosciuto anche a quelli i quali vi figuravan come attori . Ettore irradiava a poco a poco una sapienza di vita , sua particolare ; non si poteva negargli il fascino che deriva agli uomini dall ' età matura ; fascino di confidenza , fiorita da passioni morte , non più capaci d ' appannare il terso specchio dell ' equilibrio intellettuale . Io era perciò assai tranquillo , quando vedevo Ettore presso Lidia ; e li lasciavo , recandomi a prender notizie di Laura e attardandomi poi con amici alla passeggiata delle cinque . Le notizie di Laura me le fornivano dei viglietti chiusi , rilasciati in portineria , con queste parole scritte in lapis : - Il medico è contento . Sto meglio . Oggi ho peggiorato . Non venire a trovarmi perchè Giorgio è in casa . - Alternative continue di bene e di male , di meglio e di peggio , che m ' irritavano e m ' eccitavano nel medesimo tempo . Un giorno , il viglietto diceva : - Sono quasi guarita : esco a passeggio con Giorgio . - La cosa mi sembrò di poco rilievo , anzi uggiosa , comechè venisse a scemar l ' aureola di sofferenza , che m ' era consueto vedere intorno alla figura di Laura . Quel buon ragazzo d ' Ettore Caccianimico , il quale aveva giudicata Laura moribonda ! ... Ci saremmo rivisti a Pallanza , dove la donna avrebbe riposta a soqquadro la città colle feste , le passeggiate notturne sul lago , le luminarie alla veneziana , come l ' anno prima , quando col mandolino Ettore serviva da Tremacoldo alla compagnia ! Il negozio nel quale entrai , odorava largamente di profumi stranieri , di saponi e di cosmetici , di acque e di ciprie ; lungo e stretto , era in giuoco a una diversa luce , che a me , rimasto presso il limitare , non permetteva di scorgere le persone del fondo ; ne venivano voci confuse . Poi le voci e le persone s ' avvicinarono , costringendomi a volger la testa per un fruscìo di sottane . Laura usciva a fianco di Giorgio senz ' avvertire la mia presenza e il mio sguardo fisso in lei .... Guarita ! con quel pallore spettrale ! Ebbi dentro di me una rivolta di sconforto senza fine per la donna , e di odio velenoso per tutti gli altri . Scelsi a casaccio , diedi l ' indirizzo , e me ne andai presto , fuggendo quei profumi che mi sonavano intorno una nenia da funerale , o parevano elevarsi a nembi di sinistro incenso . Nessuna esperienza di medico avrebbe potuto constatare meglio della mia , la sorte irreparabile di Laura Uglio , comechè non fossi tanto colpito dalla sua palese decadenza fisica , dall ' attestazione certa delle sue torture , quanto dall ' orribile cambiamento morale della donna ; ella non doveva più avere nè volontà , nè desideri , nè speranze , nè ribellioni .... Passava ormai nella vita , come corpo rigido travolto da un lento fiume . - Sai bene , - mi disse Ettore Caccianimico , quand ' io gli spiegai tutto questo , incontrandolo per via . - È inutile ; essa medesima non ha alcun riguardo . - Ma Giorgio , come può farsi delle illusioni ? - Non se le farà , figlio mio . Oppure , se le farà perchè è un imbecille . In ogni modo , noi non possiamo nulla . - Pur troppo ! E resta a Milano ? Dovrebbe mutare aria , andarsene di qui .... - Ci vuol altro ! - fece Ettore con una scrollata di spalle . - Une femme à la mer ; doloroso , ma irreparabile e non nuovo .... Sono stato dalla tua signora .... - Hai fatto bene , - mormorai . - C ' era qualcuno ? - Tua suocera , donna Teresa ; ci sarà ancora , se torni sùbito a casa . È contraria al vostro disegno di passar qualche tempo nella sua villa a Pallanza . - Perchè ? - Dice che non si usa ; che dovete viaggiare per non far parlare il mondo .... - Ma viaggeremo dopo .... - Pare che non si fidi troppo dei dopo . Io ti consiglio a resistere , perchè se ne dài vinta una , sei un uomo morto , colle suocere . - Sai se Laura Uglio viene a Pallanza ? - Senza dubbio , poveretta ; una buona ragione per andarvi , non ti sembra ? La campagna ti permetterà di visitarla , quando Giorgio sta a Milano per affari ; ormai , si tratta d ' un ' opera buona , di renderle meno pesante la solitudine in cui Giorgio l ' abbandona . - Ma sei certo che non si rechi a Saint - Moritz come l ' anno scorso ? - Credo non ve ne sia più lo scopo ! - disse Ettore con un rapido sorriso . Anche lui , dunque , sospettava Saint - Moritz un nido d ' amori per Laura ? Che volgari sciocchezze ! Prima che donna Teresa avesse a convincere Lidia della necessità d ' un lungo viaggio , mi conveniva dichiarare esplicitamente il mio pensiero in proposito . L ' idea d ' Ettore era giusta ; a Pallanza molte cose avrebbero preso un aspetto diverso . Strinsi la mano all ' amico e m ' affrettai a casa . Ebbi la ventura di trovar donna Teresa ancora seduta vicina a Lidia .... Com ' erano rosee le due donne ! Come si somigliavano , adesso che Lidia accennava ad ingrassare ! "....Delle vecchie signore colle figlie , così identiche alla madre , sebben giovani , che un amatore del genere poteva , sposando la figlia , già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent 'anni...." Non era una mia riflessione , questa , fatta durante una passeggiata ? Ecco , la riflessione sarcastica , si mutava in realtà , per mio conto .... Donna Teresa pareva la caricatura di Lidia , o il suo ritratto sgorbiato da un monello inesperto ; donna Teresa era Lidia a cinquant ' anni , vale a dire in un ' età lontana ; ma per giungervi , le tappe non sarebbero state piacevoli , a giudicar dalla prima , da quella leggierissima pinguedine sopravvenuta in Lidia con l ' aggravante di mutazioni anche psicologiche . L ' odio velenoso per tutti gli altri sentito alla presenza di Laura , mi dominava , e non appena venne una parola , mi suggerì la risposta insolita . - Dunque , - - fece donna Teresa rivolgendosi a me , - volete passare un mese a Pallanza ? - Certamente , - risposi . - Questa è la mia volontà . - Lidia mi guardò con espressione interrogativa . - Se noi ti rechiamo disturbo nella tua villa , - continuai verso donna Teresa , - prenderemo in affitto una cascina . - Ma no , santo Dio ! - esclamò mia suocera , levando le braccia in alto . - Voi siete i miei figliuoli , e vi aspetterei con tutto il piacere - Ma pensate che avete annunciata la ripresa del vostro viaggio in quest ' epoca .... Il rimandarlo un ' altra volta , si potrebbe interpretare malamente . - Io non rimando nulla ; dopo il mese a Pallanza , faremo i comodi altrui ; per adesso , faccio i nostri .... - Anche Lidia , - osservò donna Teresa , - è del mio parere . - Certamente , - disse Lidia , tuttora maravigliata per l ' energia con cui parlavo , - se questo viaggio si deve fare , o prima , o dopo .... - Non ammetto repliche , - interruppi bruscamente . - Fra una settimana saremo a Pallanza , in una villa d ' affitto . - Donna Teresa gettò uno sguardo a Lidia , quasi per sostenerla nell ' opposizione ; ma Lidia mormorò : - Se vuole così Sergio , non replico più . - Si vedevano ora i frutti dell ' obbedienza imparata nei notturni colloqui , e il breve episodio rischiarò certamente mia suocera sull ' attitudine che avevamo presa l ' uno di fronte all ' altra , dopo il periodo delle prime intimità , durante le quali nessuno comanda e nessuno obbedisce . Notai , di passaggio , che i piedini di Lidia erano stretti in babbucce elegantissime , non mai viste prima ; l ' abito mi pareva il solito ; e archiviate queste due osservazioni , mi recai nello studio , ove la finestra spalancata mi attrasse al davanzale . Da qualche ora , facevo parte d ' una piccola categoria d ' uomini , la cui psicologia andò per lungo tempo ignota : da qualche ora facevo parte degli uomini che stanno per tradire ; uomini come tutti gli altri in apparenza , e dagli altri invece così diversi in sostanza , che sarebbe vano sforzo il volerne rilevare le anfrattuosità sentimentali . Se quel piccolo gruppo di gente si potesse costituire in un Circolo , io direi che due condizioni sole possono giustificar la domanda d ' entrarvi come soci : o essere di coloro i quali non hanno mai tradito ; o essere di coloro i quali non hanno abitudine di tradire che un solo sesso . E direi lo scopo del Circolo potersi stabilire così : abilitare i primi a tradire , e i secondi a tradire anche il sesso fino allora rispettato . Dei secondi facevo parte io ; prima e dopo gli amori con Laura Uglio , non avevo mai esitato a impossessarmi della moglie d ' un conoscente , appoggiato dalla convinzione che uno scapolo è uno scorribanda , afferra la donna a carriera , la ruba , la trattiene , e la rilascia , pronto a sostener le conseguenze del suo furto o a difender la sua preda . Romantica e immoralissima convinzione , senza dubbio ; ma in ogni modo , essa m ' aveva avvezzato a tradire soltanto il sesso maschile . Perchè colla donna , in qualunque maniera ella fosse mia , avevo sempre sfoggiata una fedeltà eccezionale ; e non era piccolo merito il potere assolversi da ogni peccato in proposito , da ogni desiderio inconfessabile , da ogni sotterfugio .... La fedeltà nasceva per la certezza che l ' infedeltà è inutile in un amore libero ; certezza non condivisa talvolta dalla donna , la quale aveva trovata utilissima l ' infedeltà in tutti gli amori di questo mondo . A me pareva dolce cosa esser fedele ; dovere innegabile e nel medesimo tempo piacevole , appunto perchè non imposto da alcuno , e senza lode agli occhi della legge . Ma da qualche ora un bisogno vivo , pressante , imperiosissimo di tradire anche la donna , m ' aveva costretto a sconfessare le mie abitudini , così cavalleresche da un lato , così .... arabe dall ' altro ; ed ero venuto a prender posto nel Circolo summentovato , classificandomi fra i soci che si propongono di tradire ambedue i sessi . La mia decisione era grave , perchè il tradimento aveva un nome ; non già perchè mancavo a delle promesse , facevo sanguinare un ' anima femminile , dovevo vivere d ' una vita doppia e falsa ; tutto questo è comune a qualunque tradimento , anche nell ' amore libero .... Ma l ' essere stato previsto il mio caso , l ' essere stato battezzato con un nome da Codice penale , mi metteva un piccolo brivido di vergogna .... Avevo appoggiati i gomiti al davanzale della finestra e guardavo giù nel corso Venezia i non molti passanti , senza distinguerli ; poi sembrandomi che ciò mi distraesse dalla solennità del momento , mi ritrassi , e rimasi bensì presso la finestra , ma in poltrona , collo sguardo al soffitto . Raccoglievo ed elencavo gli eccellenti motivi pei quali dovevo tradire mia moglie . Innanzi tutto , l ' incompatibilità di carattere . ( Come la legge aveva saputo prevedere e battezzare anche questo caso , con dei vocaboli un po ' barbari , ma chiarissimi ! ) . Lidia non amava la letteratura ; Lidia era mutabile così da passare in un solo mese dal desiderio di solitudine , ai divertimenti più chiassosi , e da questi ai piaceri frivoli dell ' abbigliamento raffinato : non aveva alcuna idea della famiglia , e mentre in Isvizzera temevo arieggiasse alla buona massaia , in Italia s ' occupava tanto della casa , da non saper nemmeno quale servo avessi io , dopo lo sfratto d ' Andrea ; non possedeva sentimenti precisi , e per lentissime gradazioni era arrivata a mostrarsi indifferente di dieci supposte mie amanti , quando in principio s ' oscurava se soltanto io trovava bella , non una donna , ma una vestaglia femminile ; non aveva il senso della maternità , anzi peccava del senso contrario , paventando un parto , per la sua bellezza , e per la sua tranquillità se i bambini fossero venuti a troncarle la libera disposizione della giornata ; era imprudentissima , perchè ormai doveva aver compreso che Gian Luigi Sideri mi dava ombra , e tuttavia ella ogni sera lo invitava per la sera successiva , quand ' avrebbe potuto invitare quell ' ottimo Caccianimico , il quale non era men valente giuocatore del Sideri ; era presuntuosa , della presunzione irritante , che sembra ascoltare e approvare i consigli , e poi agisce a modo proprio , con un ' inesperienza sbalorditoia .... Avrei potuto accumulare altre schiaccianti accuse di questo genere , tutte classificabili sotto quel solo titolo legale ; ma mi urgeva di togliermi agli argomenti oggettivi , per vagliare i soggettivi , meno giustificati , ma più tremendi , perchè Lidia non avrebbe mai potuto allontanarli , non supponendoli neppure . Ella non supponeva ch ' io era stanco di lei ; aveva preso alloggio in casa mia , credendo che ciò solo bastasse a farmele considerar legato per l ' esistenza intera . Non ragionava male in fondo , perchè nessuno s ' era preso il disturbo di spiegarle i gravi ostacoli che una donna deve superare per impossessarsi dell ' uomo , il quale , essendo suo per legge , è perciò appunto meno suo d ' ogni altro , e più volonteroso di sottrarsi a un dominio spaventevole per forma e per durata . Nessuno le aveva spiegato che marito e moglie si trovan sempre nelle condizioni di Maometto e della montagna : onde , ne vengono disastrosissime conseguenze , comechè ciascuno ami far da montagna che non si muove , e veder l ' altro far da Maometto che la conquista . Ero stanco di Lidia ; se nessuno le aveva insegnate così belle cose , ella era abbastanza intelligente per averle comprese , quando invece Lidia pareva volersi rifare del servaggio non lungo di fanciulla , con un interminabile sultanato di donna . Cosicchè la sua freddezza complessa mi respingeva , e pur amando le sultane in genere , ero disposto a dei sacrifici per le sultane sole che avessero muscoli e nervi , sorrisi e parole .... Non riconoscevo in Lidia alcun diritto all ' idolatria senza condizioni .... Un calcolo erroneo m ' aveva consigliato ultimamente d ' imporle quelle notti ch ' ella rifiutava per capriccio ; ed avevo così resa anche più problematica la pace del focolare . D ' un tratto , Lidia s ' era assunta la divisa dell ' obbedienza , d ' un ' obbedienza curiosissima , fingendo d ' ignorare i miei gusti , e sbizzarrendosi a invitar gente che non mi piaceva e a trascurarne altra che mi piaceva assai , come quel buon Caccianimico , il quale veniva sempre a visitarci , ma ci vedeva di rado a visitar la sua signora . Da questo era conseguita la sensazione dell ' estraneità di Lidia a tutto quanto mi concerneva . Ella non era la mia donna , o la mia amante , o mia moglie , o un essere caro ed intimo per le cui fibre passassero vibrazioni concordi ad ambedue ; ella era una donna che andava e veniva per la casa , che mi dava del tu , che pranzava alla mia tavola , che mi permetteva di dormirle a fianco e che mi consegnava le note della sarta con una puntualità maravigliosa . A costei io avrei dovuto serbarmi fedele tutta la vita ? Oggi , domani , mi sarei imbattuto nella donna per la quale l ' amore non era vuota parola , e il mio poteva essere anche una salvezza o un motivo di vivere .... Io avrei dovuto rinunciare alle sconfinate gioie d ' un simile possesso , per che cosa ? Per rappresentare nella commedia la maschera del marito fedele . Calai un pugno sul bracciuolo della poltrona , e mi diedi a passeggiare infuriato . Nel lungo ragionamento avevo omessa una cosa d ' importanza non lieve : ero deciso a tradir Lidia ; ma con chi ? Senza dubbio , con una donna per la quale l ' amore non era vuota parola .... E dove si sarebbe trovata questa donna ? ... Fra le mie conoscenze , non mi pareva ; fra le mie conoscenze abbondavano le donne che non soltanto consideravan vuota parola l ' amore , ma eran vuote di cervello esse medesime ; tutte amiche di Lidia .... XVI . Sull ' uscio comparve donna Teresa , dicendo : - Allora , siamo d ' accordo . Io vi aspetto laggiù , per la settimana ventura . Solo , badate nelle visite di congedo , di far ben capire che a Pallanza resterete poco tempo .... - Le diedi uno sguardo , mentre parlava . Aveva un abito di seta scozzese , a grosse righe colorate , assolutamente ridicolo ; e l ' adipe senile , imprigionatovi dentro , protestava da ogni parte , mostrando mia suocera così attillata , angustiata e vistosa , da eccitar le beffe dei monelli . - Va bene , mamma , - risposi con un saluto della mano . Ella se ne andò . Anche costei aveva usurpati i titoli e i poteri ; se non mi fosse venuta la mattana di sposar Lidia , donna Teresa m ' avrebbe servito a maraviglia per esilararmi nei giorni di tedio . Io le doveva adesso il più illimitato rispetto , da che ella mi chiamava suo figlio , ed io chiamava lei mia madre , nei discorsi confidenziali .... Pensandovi , c ' era da riderne o da piangerne senza posa .... Un ritratto incorniciato di nero , pendente a fianco del letto , attrasse i miei sguardi , per imperiosa antitesi .... Quella era la madre mia ; quella ch ' era morta , che mi aveva amato con l ' anima tutta e per troppo brevi anni ! Quale differenza fra la bruna testa aristocratica di lei , e il viso scialbo , dai lineamenti sdruccioli di donna Teresa ! Per un istinto puerile di rivolta , mi guardai bene d ' annunciare una lunga assenza agli amici ; nelle visite di quei giorni , ebbi a rilevare come anche Lidia non determinasse la durata della nostra vacanza . " - Partiamo per qualche tempo - " era la frase di prammatica , " - Facciamo compagnia alla mamma prima che si stabilisca al Cairo . - " La nostra fama di coniugi esemplari durava tuttavia , a quanto potei capire ; davanti a noi si parlava senza paura di felicità coniugale e si condannava con entusiasmo lo stato celibe ; noi sorridevamo cortesemente , sovrani annoiati fino alla morte dalla marcia reale e rassegnati a sentirsela nelle orecchie in ogni occasione . - Molto bene , - mi disse un giorno Ettore Caccianimico , - hai saputo resistere a tua suocera ! - ( Per non sospendere le amichevoli consuetudini , egli anticipava le sue visite o veniva ad accompagnarci fuori , portando sempre a Lidia una bottoniera di fiori freschi , assai graditi dalla donna , che se li disponeva in modo ammirevole ) . - Ne valeva la pena , - risposi . - Hai notizie di Laura ? - Nulla , dacchè tu l ' hai trovata a passeggio con Giorgio . - Questo mi rendeva inquieto . I piccoli viglietti quotidiani mi mancavano da qualche tempo , e la portinaia , interrogata , non aveva saputo dirmi se non che il dottore si vedeva più volte in un sol giorno , e che la cameriera era desolata per un aggravamento della sua signora . Non osavo scrivere , nè presentarmi in casa Uglio , ricordando come l ' ultima volta appunto in cui c ' eravamo incontrati , Giorgio avesse finto di non vedermi per sottrarsi all ' obbligo del saluto . Quand ' ebbi campo d ' appartarmi con Ettore Caccianimico , gli spiegai tutto questo , un po ' titubante . - Infine , - gli dissi , - io mi sacrifico a passare un mese a Pallanza col solo scopo di .... per la sola idea di .... trovarvi Laura , di tenerle compagnia . Come tu dicevi benissimo , è ormai un ' opera buona il non lasciarla sola , poveretta ! ... Ma non vorrei che il sacrificio fosse inutile e Laura rimanesse a Milano .... In tal caso , me ne andrei con Lidia per questo benedetto viaggio . - Ah ! - esclamò Ettore . - Sei matto ? Laura verrà a Pallanza , non dubitare ; question di giorni , ma verrà senza dubbio .... Vuoi che m ' incarichi io di prender notizie ? Non far complimenti , - aggiunse sorridendo , - tra noi è difficile stabilire dove finisca l ' amico e dove cominci .... - Se tu volessi , - interruppi , - te ne sarei gratissimo .... Tu sai le mie intenzioni .... - Ma diavolo ! ... Non mi farei complice d ' idee prave .... - Sei molto allegro . Hai commessa la cattiva azione di cui mi tenesti parola ? - Uh , che ragazzo ! - fece il Caccianimico seccato . - Crede a tutto quanto mi scappa di bocca in un momento di malumore ! - L ' indomani , il colloquio fu più breve , scambiandoci le frasi nell ' intervallo in cui Lidia - che noi accompagnavamo alle solite visite , - si metteva il cappello avanti allo specchio . - Ci sei stato ? - Laura verrà . È a letto per riposo ordinatole dai medici . - L ' hai vista ? - Ho parlato con Giorgio . A proposito : mi ha chiesto se c ' era il pericolo d ' incontrarti in campagna . È diventato geloso ? - Sciocchezze ! - terminai io , alzando le spalle . - Ti ringrazio di cuore . - Da quell ' istante , respirai meglio . Laura sarebbe guarita , ritornandomi quell ' amica intelligente dalla quale avrei potuto bere dolcezze rinnovate ; e a convincermi dell ' affezione rimastami in cuore per lei , sarebbe bastato l ' estremo bisogno ch ' io aveva , di parlarne con Ettore fino alla sazietà . Lidia era l ' aurora fredda ; Laura con dieci anni più di Lidia , era il tramonto dorato d ' un ' esistenza ardentissima .... In una strana rievocazione , mi sentivo già Laura fra le braccia , assetata ella medesima di quell ' amore non tutto esausto di cui ci sapevamo capaci ; e la vedevo con certi abiti , con certi guanti , con un certo ombrellino conosciuto , che appoggiato alla sua spalla ci serviva per appartarci convenientemente dagli altri .... - Tu cominci a farmi dubitare delle tue caste intenzioni , - osservava Ettore , una volta ch ' io lo tormentava perchè mi desse la certezza della guarigione di Laura . - Ti pare ? - Sarebbe enorme , non dico , - mormorò Ettore ; - ma ne ho viste di peggio . - All ' ultimo martedì di Lidia , in mezzo al chiacchierio di visitatori e alla sfilata di gente antipatica , mi trovavo isolato sotto un ' impressione tale da richiamarmi dei sospetti , che nell ' attesa d ' un riavvicinamento a Laura , s ' eran calmati d ' assai . Lidia , soddisfatta delle molte attestazioni di simpatia avute in quei giorni , vibrava di gaiezza ; pareva si fosse iniziato un periodo nuovo per la sua anima depressa , la quale riprendeva quell ' atteggiamento d ' ingenua bontà , d ' infantile confidenza , ch ' eran sì forti ausiliari della sua bellezza . La sera prima , Gian Luigi aveva promesso di venire a Pallanza egli pure e di trattenervisi qualche tempo ; l ' aveva promesso a Lidia , perchè io m ' era guardato d ' interrogarlo sui suoi disegni .... Aveva detto che la campagna gli era necessaria ( la sua tristezza inesplicabile aumentava ) , che si sentiva stanco , sfiduciato ... ; una variazione , insomma , al tema delle sentimentalità pericolose .... E congedandosi , s ' era scusato di non poter venire a salutarci l ' indomani , perchè occupatissimo . Io dava a quelle occupazioni un senso tutto egoistico ; Gian Luigi , innamorato di Lidia , riscaldato dalle sue lodi , ambizioso di soverchiarmi e di giungere alla donna per vie non comuni , - doveva lavorare , preparava qualche romanzo .... forse avrebbe avuta l ' audacia di dedicarlo a Lidia , con le semplici iniziali trasparenti .... Lidia , la quale comprendeva questo , vibrava di gaiezza , quantunque Gian Luigi mancasse fra i pochi intimi ; e perchè mancava , ella non era elegante come di solito .... - Sei nervoso , - mi disse Ettore Caccianimico , sorprendendomi in quelle meditazioni . - Fai gli onori di casa in modo pessimo . La tua signora deve lavorar per due . - Io lo afferrai per un braccio e lo trascinai nel vano d ' una finestra . - Non ho nulla , - risposi ; - tutto si riduce a una gran seccatura per queste convenzionalità stupide di visite e controvisite , come se partissimo pel Congo . - Debbo dirti .... - mormorò Ettore . - Le notizie di Laura paiono men buone .... Domani subirà un ' operazione .... - Domani ! - esclamai ad alta voce . - Ma perchè non me l ' hai detto prima ? Avrei ritardata la partenza con un pretesto .... - L ' ho saputo ora . E poi , non è cosa grave .... Queste donne si fanno operare coll ' indifferenza colla quale noi faremmo una passeggiata .... - Mi sembri pazzo .... - Te lo assicuro . Del resto , anche partendo , avrò notizie . Giorgio ha promesso di telegrafare . - E dici che non è cosa grave ? - Per , nulla . Tanto è vero , che qualche giorno dopo l ' operazione , Laura sarà in villa a Pallanza . - I timori d ' una catastrofe s ' erano addormentati nel mio animo , dietro le parole d ' Ettore ; ma all ' annuncio presente , si risvegliavano e si drizzavano come una turba di spettri .... Solo il cinismo del Caccianimico poteva restare impassibile davanti alla tortura fisica che Laura doveva subir l ' indomani , considerandola facilissima e naturalissima cosa . Io sentiva un orrore muto , un ' apprensione terribile , che avrei sentito forse anche senza gli egoistici disegni d ' amore , anche per Laura contemplata semplicemente come buona amica . Una risata di Lidia mi trapassò in quel momento le orecchie quasi un fischio stridulo . V ' era al suo fianco una signora , la quale faceva professione di spirito e di disinvoltura , dicendo molte sciocchezze con tono rapido e sciolto ; Lidia pareva gustarle profondamente . Per quali diversi oceani veleggiavano le nostre anime ! Io non vedeva intorno a me persona più felice di Lidia ; i suoi crucci erano piccole angustie appena , e già aveva trovato a chi confidarle .... Non v ' era di comune fra noi che questo fatto : ella si riprometteva un lungo soggiorno di Gian Luigi in campagna ; io in campagna temeva di non veder giungere Laura .... Perciò Lidia poteva ridere così gaiamente ed io era in diritto di fremere a quelle risa . Non avevo notato che presso Lidia mancava un ' amica ; significantissima assenza della quale Ettore mi fece accorgere . - Perchè non è venuta a salutarvi la signora Tintaro ? - domandò . - Credo , - mormorai sottovoce , - che non si vedrà più in casa nostra . - Per ordine tuo ? - Anche , ma specialmente perchè Lidia non ama le intriganti e deve averglielo scritto . - Ettore non chiese oltre ; io pensai d ' aver fatto male a confidarmi con lui ; egli non aveva capito quanto m ' urgesse di conoscere il vero stato di Laura , dalle mie confidenze ipocrite e timorose .... Avrei voluto pregarlo di non partire con noi , di trattenersi a Milano finchè ogni pericolo fosse svanito per Laura : dieci volte in quel giorno mi avvicinai ad Ettore per parlare , e dieci volte ebbi paura delle conseguenze . Dovevo necessariamente confessargli quel ch ' io sentiva nell ' animo , ed era così grave la confessione da farmi pentire d ' aver già detto troppo . S ' io non avessi avuti dei sospetti su Gian Luigi , avrei potuto confidarmi in lui , che pure si recava in casa Uglio ; ma se la certezza della sua indifferenza per Laura toglieva l ' odiosità di parlare d ' una donna avuta in comune , - l ' attitudine di Gian Luigi di fronte a Lidia , mi respingeva da ogni intimità che potesse giustificare o perdonare le intenzioni colpevoli dell ' uomo . Non furonvi se non gradazioni di pentimento nel mio animo , quel giorno ; dal pentimento assoluto di non aver sùbito corrisposto a Laura , al pentimento meschino delle confidenze monche . Per certo , Ettore non aveva nulla capito . L ' indomani egli arrivò alla stazione tranquillo , sorridente , colla sua signora ; non aperse bocca su Laura ; dovetti io , mentre eravamo in treno e Lidia cicalava con Clara , - dovetti io domandargli se nulla vi fosse di nuovo . - Ma no , caro , - egli rispose a bassa voce . - L ' operazione è alle due ; ora è mezzogiorno . - Potevi passar da casa e chiedere come si trovasse Laura . - Col trambusto d ' una partenza ! - esclamò egli , alzando le spalle . - Ti ripeto che non c ' è niente di grave . - Ne sei sicuro come ne son sicuro io ! - dissi bruscamente , nauseato da quell ' indifferenza . Il viaggio fu odioso . Delle campagne che il treno si lasciava ai fianchi , io percepiva coll ' occhio quanto rimaneva incorniciato nel finestrino della carrozza ; allontanare una tenda , o avanzare la testa , mi pareva fatica superiore al vantaggio di riveder paesi cogniti e alberi volgari .... Un mutismo feroce , s ' era impadronito di me onninamente , fino a rendermi insensibile ; e dopo due o tre interrogazioni cui avevo risposto a cenni del capo , Lidia , Clara ed Ettore s ' accomodarono a chiacchierar tra di loro , lasciandomi in una vasta e indiana sonnolenza dello spirito . A Laveno , il lago mi parve orrendo , quantunque soleggiato . Mentre io poneva piede sul battello , il corpo di Laura Uglio doveva essere già preda di ferri chirurgici ; un viso bianco di dolore , un silenzio triste per la camera , una positura forzata , un odor d ' acido fenico , e lunghe ore di spasimi quando il corpo , sottratto al ferro , ne risentisse tuttavia l ' impressione fra le carni violate .... A Pallanza , compresi che Laura Uglio non mi avrebbe raggiunto mai . Perchè lo compresi ? Lo compresi d ' un tratto , per un risveglio d ' idee coordinanti e concludenti , sprofondate nell ' anima e ricomparse a galla con la viscida solennità di cadaveri . I signori Folengo erano allo sbarco a incontrarci . Pietro m ' accolse assai freddo , in merito di quel viaggio che mi ostinavo a non intraprendere se non quando mi fosse piaciuto . Osò anche farne accenno in casa , ma io volsi le spalle , salendo alle camere destinateci . Ero dominato dal violento impeto di togliermi a quei luoghi , dove le mie orecchie , avvezze al romore della città , soffrivano del grande silenzio bruto in cui la campagna era immersa . Davanti al letto , nell ' alcova che non aveva il mio specchio , il mio lavabo , le mie fiale , il mio bagno , mi sentii infantilmente perduto , solo e triste . L ' antipatia di quei particolari sarebbe stata così presto vinta , se Laura ci avesse raggiunti ! Perchè io l ' amava ora , senza il menomo dubbio . Non più il desiderio d ' un ' altra circolava nelle mie vene , ma il desiderio preciso ed esclusivo di Laura Uglio , il cui busto io voleva slacciar lentamente , con degli indugi , per baciarle la nuca e le spalle . Fu come una scoperta , a un tratto . Sì , io era un bambino , smarrendomi così presto ! ... Se Laura non veniva a Pallanza , chi m ' inchiodava là , chi m ' impediva d ' andare a Laura ? Un pretesto era facile a trovarsi ; poi non mi mancava il coraggio di partire anche senza pretesto . La scoperta ingenua mi consolò tutto quel giorno , e il lavorìo d ' adattamento al luogo e alla casa venne compiendosi così felicemente , ch ' io non ebbi osservazioni a sollevare quando Lidia mi pregò di condurla dopo pranzo alla villa Caccianimico . Nè la notte fu tormentosa d ' insonnia ; nè l ' indomani il paesaggio sereno fu inquinato dalle mie impressioni soggettive . Mi staccai da Pallanza con una barca , mi recai a Suna , remando adagio , in braccio a sogni colpevoli d ' un ' infinita dolcezza , d ' un carattere audacemente ribelle , quali io poteva fare soltanto se la colpa era incarnata da una donna come Laura Uglio .... Tornai per l ' ora della colazione , ancora cullandomi nella lancia graziosamente battuta alla prora da un soffio d ' aria benigno .... Laura Uglio mi amava , e a tutto il resto avrei pensato io .... Sul terrazzo della villa Folengo , Lidia mi aspettava . - Hanno portato un telegramma per te , - ella mi annunciò dall ' alto , quando fui presso la darsena . Avvicinai la barca in modo che fra essa e il muro del terrazzo non vi fosse più spazio nè acqua . - Gettamelo , - dissi ridendo . - Sei buona ? - Il foglietto giallo si librò un istante nell ' aria , e mi cadde ai piedi con maravigliosa perspicacia . Lo aprii e lessi : " - Laura morta ieri . Funerali domattina alle dieci . - Gian Luigi . - " Ripresi i remi e internai la barca nella darsena assicurandola al suo anello , fra una gondola e una yole . Poscia salii in casa tranquillamente , insensibile . XVII . Fermata una carrozza da nolo , dissi al cocchiere : - In via Alessandro Manzoni , al numero quattro , c ' è un funerale . Va laggiù e tienti un po ' discosto dalla folla ; poi , quando il corteo si muove mettiti alla coda e seguilo fino al cimitero . Hai capito ? - Il cocchiere affermò colla testa ; io entrai nella carrozza , mi cacciai in un angolo , dopo avere abbassate le tendine , e mentre la vettura s ' incamminava , chiusi gli occhi per non vedere la luce scialba . Aveva piovuto violentemente quel mattino e il giorno era rimasto grigio , torpido , stendendo ovunque un ' angoscia inesprimibile , una nausea d ' azione . La città sonnacchiosa doveva pullular d ' adulterî . Appena fui accomodato sul sedile , una confusa ribellione mi penetrò nell ' animo . Io non voleva andare laggiù ; era inutile e straziante , superiore all ' amara dolcezza di compiere un dovere . Tuttavia , quando il cavallo partì al trotto cadenzato , il dubbio scomparve e l ' energia ebbe il sopravvento . Bisognava andare e soffrire fino all ' ultimo ; se l ' anima esisteva , quell ' anima aveva d ' uopo di non sentirsi dimenticata per discendere serena nel sepolcro . Intorno al feretro doveva esservi ben numeroso stuolo di gente ; ma chi aveva palpitato con colei che oggi era morta ? chi l ' aveva conosciuta ed amata quanto ella desiderava ? ... Non sarebbero mancate le persone che vanno a un funerale per mostrarsi forti di conoscenze cospicue ; un insieme obbrobrioso d ' ipocrisie , un finto rimpiangere chi si è dilaniato fino a ieri , uno sfoggio imbecille di lusso e di fiori e di cavalli e di carrozze ; e in mezzo , il povero e caro corpo , cogli occhi serrati per sempre , inchiodato in una bara , la quale doveva infracidir con lui .... Bisognava andare . Da piazza del duomo a via Alessandro Manzoni , il tragitto non era lungo , e , dopo alcuni minuti di trotto , il cavallo da nolo rallentò ( un carro attraversava la via ) , si fermò al luogo indicato . Sùbito s ' udì un brusìo di voci sommesse , che mi fece guardar vivamente dall ' altro lato della strada , per un vetro non difeso dalle tendine , tra il sedile del cocchiere e lo sportello . La scena era questa , semplice e spaventosa : davanti alla porta , un carro funebre , dai cavalli con gualdrappa e pennacchi neri sulla testa ; un po ' indietro , sopra una carrozza a quattro posti , scoperta , infinite corone di fiori freschi , ricche di nastri e di dediche affettuose ; poi tre vetture a due cavalli , nere , dalla sagoma antica e dal cocchiere in parrucca e in tricorno , quelle tetre vetture con le molle ondeggianti che tentennano quasi navi in burrasca ; poi uno stuolo d ' uomini e donne , ora in gruppo , che al momento opportuno si sarebbe allungato come un nastro umano ; raccolti e silenziosi varî servi in livrea , portando i ceri ; e distanziato da tutti un manipolo di beghine e di prefiche venute per accattar la candela ; in ultimo , cinque o sei carrozze padronali e una dozzina da nolo .... Risultava da quell ' insieme d ' uomini e cose un ' impressione profonda e tragica , che mi guidò istintivamente colle mani allo sportello , come per precipitarmi fuori ; dovetti irrigidirmi contro il moto istintivo . I becchini eran comparsi , fra il silenzio fattosi d ' improvviso . Sulle spalle avevano il feretro , col drappo funerario steso di già , ma raccolto ai lati fra le mani dei portatori . E passando sull ' asse scorrevole del carro , il feretro diede un suono metallico e vibrante . L ' asse rientrò ; il feretro fu accomodato , il drappo steso totalmente . Alcuni servi porgevano le corone ai becchini : una fu messa alla testa , coi nastri lunghi che scendevano dietro ; altre posate per tutta la lunghezza della cassa , altre all ' intorno insieme a fiori sciolti ; ma rimanendone pur sempre in quantità notevole , anche la vettura da nolo fu mandata alla coda per seguire il corteo . Quattro signore si collocarono ai fianchi , i preti si misero innanzi , i dolenti ( le donne prima , gli uomini in séguito ) si disposero in colonna e le carrozze presero il loro posto . La coorte luttuosa si mosse lentamente . Il cocchiere seguiva il funerale a giusta distanza perchè la mia carrozza non fosse notata . Mi sembrava l ' andatura del corteo , - eguale e tarda , - ancor troppo veloce .... Costoro non sapevano che ad ogni passo la tomba s ' avvicinava ? la tomba , la dissoluzione , l ' eternità , vaste e spaventevoli cose per un fragile corpo ! Di che stavan per essere preda , quella bocca , quegli occhi , quelle labbra che il male non aveva potuto se non render più delicate ! Perchè non dare il cadavere al fuoco , perchè gettarlo nella fossa ? Vi fu un rallentare , poi una fermata . Il corteo era innanzi alla chiesa parata a drappo nero e oro , con un gran cartello che indicava un nome e due date . I dolenti entrarono ; il feretro fu tolto dal carro e portato in chiesa . Lunghissimo tempo durò la funzione sacra . S ' eran fatte le cose con lusso e i curiosi s ' urtavano formando ala presso la porta ; alcuni ridevano incoscienti , altri numeravan le carrozze ; parecchi s ' eran avvicinati alle corone , e s ' arrischiavano a toccarne o a fiutarne i fiori . Questo mi diceva come insignificante fosse il cessar d ' una vita , nell ' insolenza d ' altre vite più volgari . Avevo trasfusa l ' anima nello sguardo , con una percezione lucida d ' ogni fatto , la quale pareva giovasse a farmi soffrir di meno . Fra i primi a uscir dalla chiesa , notai Gian Luigi Sideri , pallidissimo , coll ' occhio smarrito e atono : sembrò cercare qualcuno in mezzo alla folla , si diresse verso le carrozze da nolo ad interrogare i cocchieri , e a pochi passi da me , tornò indietro , senza vedermi . Giorgio Uglio vestito a lutto , impassibile , badava a dare ordini e a sorvegliare che nulla fosse dimenticato di quanto prescriveva l ' uso in tali circostanze . Angela Tintaro venne poi , maestosa e raccolta , nella sua andatura di matrona .... . Quindi mio suocero , Pietro Folengo , partito la mattina da Pallanza qualche ora prima di me , - si pavoneggiava in una solennità retorica , nella quale il sentimento era muta parola , e aveva composto il viso a una maschera tradizionale .... Ettore Caccianimico , anche lui arrivato con Pietro , passava tra le due ali del pubblico sbirciandole con disdegno : era una delle poche figure maschili che svelassero qualche cosa di nobile e di severo ... Confuse poi fra persone sconosciute , vidi la famiglia Cortalancia , - tre signorine in ordine di statura e d ' età - colla madre enorme di corpulenza ; e quella bruna signora , i cui occhi sembravan così teneri di passione da racchiudere un poema in uno sguardo ; giovanotti eleganti , che avevano sperato di sedurmi Lidia in quindici giorni ; parecchi ufficiali . Allo scoprirsi dei curiosi , il feretro ricomparve . Mi sembrava stranamente lungo e sottile , un ' orribile scatola adattata al corpo di Laura teso come una corda dall ' ultima febbre .... Quale strana solennità doveva riflettere ora quel viso ch ' io aveva baciato e sul quale tante espressioni di speranze e di spasimo eran venute succedendosi ! Le membra già guardate con desiderio , ricoperte di seta , profumate con sapiente civetteria , - dovevano incutere lo spaventoso rispetto del mistero cui erano in preda ; s ' io avessi potuto afferrar quelle braccia che m ' avevano più volte ricinto il collo , le avrei sentite rigide come spranghe di ferro , gelate per l ' inazione del sangue , preste a chiazzarsi di livide macchie , domani mutate in piaga orrenda , formicolante di vermi .... A tutto questo il mondo aveva dato il nome di riposo eterno .... Una scossa della carrozza troncò il filo dei pensieri e mi richiamò all ' osservazione fredda . Il corteo s ' era formato di nuovo e riprendeva il passo lento , ormai senza speranza d ' altri indugi prima della tomba . Ricominciava a piovere ; ma non ve n ' era bisogno perchè il numero dei dolenti s ' assottigliasse dopo la funzione religiosa ; parecchi erano scomparsi , appunto quelli che l ' indomani avrebbero detto di non aver potuto seguire oltre il funerale , perchè troppo , troppo era stato lo schianto ! Le tetre vetture a molle dalla sagoma antica ricoveravan diverse signore ; una beghina , rimasta addietro , mi venne presso a recitare il de profundis , con sì terribile accento cavernoso da produrmi i brividi . Alzai la tendina a guardarla ; era piccola e tutt ' avvolta in uno scialle nero , dal quale spiccava netto un profilo arcigno e lurido insieme , con enorme naso , con labbra penzoloni , che sovrastavano il mento secco , breve , angoloso . Pareva fervorosissima ; aveva spenta la candela per rivenderla a miglior prezzo . La coorte lugubre s ' era internata per vie che a stento riconoscevo : l ' abitudine non mi aveva familiarizzato se non colle vie più ricche e più ilari , e ritrovandomi in quartieri operai , dove diversi erano il moto , il vociare , l ' incrociarsi dei carri , subivo l ' impressione d ' una novità spiacevole . M ' accorsi che si accelerava il passo ; la pioggia , minacciando di farsi larga , spingeva quell ' accozzaglia di gente , la quale aveva furia di compiere il pio officio e sbarazzarsi del cadavere increscioso . Laura avrebbe trovata la terra fradicia ; i fiori deposti sulla tomba si sarebbero sfogliati innanzi tempo . Allo sportello , d ' un tratto , la beghina cessando il mormorio rauco , gettò un ' occhiata innanzi per assicurarsi non la vedessero , e scomparve dentro una porticina , che menava alla sua soffitta ; pratico espediente , quello di prendere alloggio sulla via del cimitero , per risparmiare la fatica del ritorno ! Si presentiva dovunque l ' avvicinarsi di uno scroscio formidabile d ' acqua ; ad ogni poco un carro passava di corsa , romoroso e traballante ; i cocchieri immobili sotto la pioggia masticavano bestemmie ; e lentamente quell ' aria pregna d ' elettricità mi si comunicava , producendomi a un tempo una strana sfinitezza di tutto il corpo , e l ' atonia del pensiero , nel quale s ' ingrandiva la necessità assoluta di giungere . Quanto m ' era passato sotto gli occhi fino allora , non m ' aveva data idea alcuna della morte , come se l ' esteriorità di quella pompa , la lentezza di quell ' andare , m ' avessero diminuita , poi fugata interamente la sensibilità acuta di cui soffrivo sul primo istante . La sensibilità rivenne con forza quando m ' avvidi ch ' eravamo fuori delle mura e i cavalli non battevano più il selciato ma il terriccio d ' un viale . Guardai dallo sportello . Il cimitero a marmi di colore alternato , coi pinnacoli , e la strana forma che pareva stender le braccia verso la città , - era di fronte a noi .... Sui lati del viale , dei mendichi cenciosi e storpi continuavano la cantilena delle prefiche ; vidi in quell ' istante Ettore Caccianimico fissarne uno curiosamente , da capo a piedi , e negare l ' elemosina che quegli domandava . La mia carrozza si fermò . Il convoglio funebre entrava nel cimitero , piegava a destra , scompariva dietro i primi cipressi . Allora provai tutta la sensazione smisurata dell ' irreparabilità ; non avevo sofferto abbastanza . Volevo vedere il feretro calare nella fossa urtando le pareti , e ascoltare il romor della terra che vi si gettava sopra , fino a eguagliare le altre tombe intorno , e la pioggia cadervi , penetrare sottilmente nelle zolle , anticipare la dissoluzione di Laura Uglio . Spalancai lo sportello , entrai nel cimitero , quasi attirato da una gran vampa giallastra che bruciasse là dove il feretro era scomparso . L ' orizzonte oltre le tombe e i cipressi , era stretto e livido . XVIII . E sull ' orizzonte , delle piccole figure cupe spiccavano presso il carro funerario , spoglio ormai , e nudo come uno scheletro . Ero per dirigermi laggiù a corsa , perchè una più lunga attesa avrebbe sfrenato un urlo dalla mia bocca serrata e contorta .... Un uomo , in abito nero , staccandosi dal gruppo di quelle piccole figure , mi tagliò la strada , mi afferrò per il braccio , dicendomi : - Torna indietro ! Sei smunto come un cencio lavato . Prima che ti vedano ! - Restai immobile a guardar Gian Luigi . - Hai la carrozza fuori ? - egli continuò . - Andiamo . - Le parole fredde e ragionevoli mi produssero l ' effetto del lampo a due passi da un precipizio . Obbedii mutamente , ricondussi Gian Luigi fino alla mia carrozza , nella quale entrai , mentre l ' altro dava al cocchiere il proprio indirizzo . Lo scroscio d ' acqua paventato si scatenò allora con terribile veemenza , e dopo l ' acqua una gragnuola fitta , che danzava sinistramente sul coperchio della vettura , minacciando d ' interrompere la nostra corsa . Gian Luigi aveva su di me in quella contingenza l ' impero della calma sopra la passione disordinata . Ci guardavamo in silenzio pallidi tutt ' e due ; io vergognoso d ' essere stato sorpreso all ' atto di commettere una follia da un uomo che non consideravo più come amico intimo . - Sei arrivato stamane ? - domandò Gian Luigi dopo un istante . - Sì , - risposi . - Non sapevi ch ' era ammalata ? - Sì , - ripetei . - Perchè sei partito ? - Dovevo .... Ha sofferto molto ? - Gian Luigi non rispose : guardò fuori , dove la gragnuola aveva spopolate le vie totalmente .... Mi pareva ch ' egli assumesse un tono da giudice affatto insopportabile , considerandosi in diritto di non rispondere alle mie domande . Arrivammo ; pagai il cocchiere e seguii Gian Luigi . Un servo in anticamera ci precedette verso la sala ; ma il Sideri accennò la porta del suo studio , che il servo aperse e richiuse dietro di noi .... Strano gabinetto da lavoro , in cui la nota dominante era il bianco ! Le decorazioni , la pendola di porcellana , alcune statue , il raso dei mobili , la scrivania , erano bianche , producendo un chiarore ampio e senza penombre .... Ne ricevetti un ' impressione sgradevolissima , non volendo allora giustificar quella bizzarria col solito amore del nuovo che produceva tanti errori d ' estetica in Gian Luigi . Egli mi accennò una poltrona , e dopo avere spalancate le imposte socchiuse , mi si rivolse , dicendo : - Io parto questa sera medesima . Andrò a Parigi e a Londra . Ti prego quindi di pazientare finchè abbia dati gli ordini necessari . - È una risoluzione improvvisa ? - domandai . - Meditata . Ho bisogno di stordirmi per alcuni mesi e con quest ' ultima catastrofe non potrei restare in Italia più oltre . - Quale ultima catastrofe ? - Gian Luigi espresse collo sguardo tutta la dolorosa maraviglia di cui era capace . - La morte di Laura , - pronunciò quindi . Io m ' alzai di scatto dalla poltrona e posi una mano sulla spalla di Gian Luigi . - Ah dunque ! - esclamai . - Perchè non ti sei confidato a me ? - Egli mi squadrò da capo a piedi , con espressione tra l ' ironico e il disdegnoso . - Ho l ' occhio troppo esercitato per commettere simili errori , - disse . - Tu hai una stranissima opinione dei tuoi amici , dacchè non sei più libero , e a mio riguardo non ti sei contenuto come per l ' addietro .... Tu .... hai dubitato di me , hai sospettato in me le intenzioni più assurde e più maligne , hai chiaramente dimostrato che vedevi in me un importuno .... - Se tu sapessi , - mormorai , lasciandomi ricadere nella poltrona , - se tu sapessi la tremenda condizione d ' un marito ! Sì , certo io ho dubitato di te , come di tutti .... Ma una tua confidenza poteva rischiararmi e togliermi i sospetti . - Quando ho pensato di farlo , - rispose Gian Luigi , sedendosi presso la finestra , - non era più giusto .... L ' amore , cominciato da uno scherzo , era diventato tragico , mi dava troppi dolori e troppe ansie per poterne discorrere come di un ' avventura qualunque . Inoltre , io sapeva quel che tu andavi meditando .... - Cioè ? - domandai con un presentimento . - Potresti negarmi che tu hai ritardato un viaggio per la sola speranza di afferrar quest ' anno l ' occasione rifiutata l ' anno scorso ? ... Devi ricordare che io mi congratulai un giorno per la tua improvvisa ricomparsa in casa Uglio ; come seppi quello , seppi il resto : una passeggiata ai giardini , mezz ' ora dopo che ne ritornavi ; un incontro in un negozio ; una sollecitudine morbosa e inconcepibile per la salute d ' una persona alla quale avevi dimostrata un ' antipatia quasi grottesca . Non era difficile tirar la deduzione da queste premesse ; e la deduzione escludeva ogni confidenza . - Chinai il capo sotto il peso di quella duplice rivelazione . Io m ' era ingannato come marito e come amante ! Come marito perchè avevo interpretate le tristezze di Gian Luigi , la sua ostinazione a non visitarci cogli altri - quali corollarî d ' un disegno inconfessabile , quali astuzie per goder meglio dell ' intimità di Lidia , laddove un ' altra donna era la segreta causa di quella condotta . Come amante , perchè la mia vanità ridicola aveva dato alle parole e agli atti di quell ' altra donna un significato pericoloso e lusinghiero , mentre essa mi considerava un buon amico e mi voleva tale in casa sua .... Sentii una triste vergogna per il lungo periodo di sospetti onde aveva offesi Gian Luigi e la povera Laura .... Mi levai e dissi stendendo la mano : - Io ti chiedo perdono di tutto ! - Gian Luigi prese la mia mano e la strinse fortemente : - No , - egli rispose , - non c ' è bisogno di perdono . Ho ben compreso che tutto è sorto per un ' allucinazione sciagurata . Credevi di non essere amato , come credevi d ' amare chi non dovevi ; ora colle mie spiegazioni sai a che devi tenerti .... - Io sono umiliato - dissi - del mio stesso pensiero . Tu parti con quest ' ultima nota sgradevole del mio carattere e le scuse non basteranno a cancellarla . È deciso che tu parta ? - Stasera medesima , - fece Gian Luigi corrugando la fronte . Aggiunse sùbito , con uno schianto : - Non posso rimanere , capisci ? Ho quel viso innanzi agli occhi dovunque , per la casa , per le vie , nei ritrovi ; dovunque .... Ella ha sofferto come una martire , è stata capace d ' eroismi .... - S ' interruppe , diede una scrollata di spalle , guardando fuori della finestra per impedirmi di scorgere il velo profondo di dolore che gli si era steso sul volto . - Se tu rimanessi , - mormorai , - io non andrei oggi a Pallanza , e ti terrei compagnia per quanto valgo ... - Gian Luigi volse la testa con un movimento d ' interesse . - Perchè , - aggiunsi , - tu parti così solo , così agitato , che i luoghi nuovi o vecchi , qualunque siano , saranno incapaci a svagarti .... Potresti ritardare , poi venire con me a Pallanza , e di là , quando noi partissimo , intraprendere il viaggio insieme , senza meta .... Anche per il mondo : una specie di fuga come tu vuoi , sarebbe il tema di molte congetture assai dannose . - Credi ? - fece Gian Luigi , colpito dalle mie osservazioni . - Non si tratta che di un ritardo , - incalzai . - E tu rimarresti ? - Non ho che a spedire un telegramma . - Accetto ! - disse Gian Luigi semplicemente . - Ciò che mi atterrisce è la solitudine . - Susseguì un breve silenzio ; mi rimisi a sedere nella poltrona , osservando con rapidità come le cose fossero mutate in poche ore , maravigliando per la rassegnazione venuta nel mio animo a prendere il posto d ' una momentanea follia . - Io non vorrei , - soggiunse Gian Luigi , - che questa tua decisione fosse male interpretata . - Da mia moglie ? - Innanzi tutto .... - Non importa ! - mi sfuggì . - Posso scrivere e spiegarmi .... Lidia è fiduciosa . - Dovetti fare uno sforzo per non dare alle parole un ' intonazione sarcastica ; inutile sforzo , quando Gian Luigi aveva intuite le modificazioni verificatesi in un anno . Quella sera medesima , ritornando verso casa , io pensava d ' essermi assunto un compito ben difficile nel voler sanare la piaga onde il cuore di Gian Luigi sanguinava . Egli s ' era tosto richiuso in una diffidenza egoistica , forse giustificata dalla leggierezza della mia precedente condotta ; nulla più accennava in lui l ' amabile gentiluomo pronto al motteggio e all ' ammirazione , all ' entusiasmo e alla critica per quanto si vedeva intorno .... Era venuto a teatro , e alle prime battute dell ' orchestra il suo volto aveva significata una così intensa sofferenza di ricordi ch ' io gli aveva proposto d ' andarcene sùbito ; al Circolo , non aveva giuocato , limitandosi a sorbire una tazza di tè nero , la quale doveva procurargli una notte d ' odiosa insonnia ; era rincasato verso il tocco , mentre per abitudine , verso il tocco entrava al Circolo , ritornando dalle partite con Lidia ; gravi sintomi d ' assorbimento morale , contro cui non sarebbe valso alcun tentativo di reazione . Egli aveva in animo d ' assaporare fino alla fine il cordoglio insuperabile per un passato perdutissimo , rifacendosi col pensiero chi sa quante volte all ' ultimo periodo tragico onde il primo periodo ridente era stato concluso . S ' io avessi istituito un paragone fra quella specie di sofferenza e la mia , avrei trovato quanto la mia fosse più greve perchè più volgare . La morte di Laura era valsa a coprirmi di ridicolo , comechè io mi fossi martoriato , esaltato , disperato , credendo di perdere un ' amante , laddove mi dovevo presto accorgere ch ' io aveva perduta semplicemente una conoscenza piacevole ; non solo , ma potevo ( forzando con cinismo il passato vivo d ' una donna morta ) , ricostruire quel tempo in cui tutti i desiderî e i sogni risvegliatimi da Laura , si sapevano intorno a me , eran comentati da lei nei convegni con Gian Luigi , ai quali si recava mezz ' ora dopo avermi lasciato .... E forse , il danno s ' estendeva oltre . Angela Tintaro , per esempio , con quell ' arte pettegola di cui aveva date prove inconfutabili , conosceva certo l ' amore di Gian Luigi ; quale sarcastico sorriso dovevo io averle provocato lasciandomi sorprendere ai Giardini con Laura , nell ' intermezzo fra l ' uno e l ' altro appuntamento del Sideri ! Ma , onestamente , Angela Tintaro ne aveva approfittato per denunciarmi a Lidia e tentare un po ' di discordia , della quale Angela si prometteva di giovarsi . Ancora : Ettore Caccianimico ignorava forse tutto questo ? La figura d ' Ettore mi parve la più odiosa fra quante avevan rappresentata la triste farsa . Egli s ' era divertito alle mie spalle , costringendomi a riveder Laura , tormentandomi prima coi dubbi sulla salute di lei e poscia con le assicurazioni arbitrarie ch ' ella sarebbe guarita , mi avrebbe raggiunto in campagna , mi si sarebbe offerto il mezzo di riavvicinarla .... Perchè s ' era permessa una simile condotta , Ettore Caccianimico ? Da ultimo io stava per soccombere al peso della fatalità . Avevo sperato d ' essere un marito accorto ed ero semplicemente un marito , pescatore di granchî colossali .... No ; sarebbe stato assurdo negarlo : Lidia aveva un confidente , il quale andava trasformandola , insegnandole come resistere alle avversità del matrimonio , coltivando in lei una nuova tendenza a mostrarsi fredda per il bene ed il male ch ' io poteva causarle .... Stabilita questa verità , ero cascato nella prima trappola aperta sul mio passaggio . Il conte Gian Luigi Sideri era giovane , elegante , conosciuto , artista ; e per ciò m ' ero fermato a lui .... A un tratto , senza ch ' io cercassi , la soluzione dell ' enigma mi si presentava : sì , Gian Luigi aveva in cuore una donna , tradiva un amico , tesseva il suo quinto o sesto adulterio : ma con Laura Uglio , colla quale era stato in intimi rapporti anche prima , contemporaneamente a me ! In tal modo uno dei punti interrogativi onde mi vedevo circondato , trovava la sua risposta . E l ' altro , restava imperscrutabile : con chi si confidava Lidia e di che si confidava ? Il telegramma spedito a Pallanza per avvertire ch ' io rimaneva in città qualche giorno , provocò una lettera di Lidia , molto breve ; una lettera la quale ostentava dignità , quasi non si volessero indagar le vere cause del mio indugio a Milano , che non doleva ad alcuno , apparentemente . La freddezza informatrice di quelle poche righe , era puerile nel manto dell ' orgoglio offeso . Lidia credeva senza dubbio ch ' io avessi trovato al mio ritorno uno di quei simpatici ostacoli , i quali capitan così opportuni ai mariti nelle allegre commedie francesi : ella aveva del mondo l ' esperienza acquisita in un gioviale repertorio da teatro , migliorata dai comenti peregrini di donna Teresa e dal catechismo ragnato di Pietro Folengo . Il mattino dopo il funerale , nel cortile di casa Sideri , vidi una cavalla saura attaccata alla domatrice . Gian Luigi scendeva dallo scalone , abbottonandosi i guanti . - Esci ? - domandai . - Venivo a prenderti , - egli rispose . - Andiamo a provare Steppa se non hai paura di romperti il collo ! - S ' avvicinò alla cavalla , accarezzandola sulla fronte ; poi salì nel veicolo , prese le redini dalle mani del servo , e quando mi fui accomodato al suo fianco , aizzò Steppa che s ' incamminò con grande strepito di ferri sotto l ' androne . - Hai dormito ? - domandai . - Ho lavorato .... Perchè non lavori anche tu ? È una consolazione . - Bene , Severino Boezio ! E di che cosa debbo io consolarmi ? - Di tutto .... - Allora , io ti domanderò se non ci fosse qualche lavoro di consolazione .... preventiva ; qualche lavoro che ci consola prima di quanto non otterremo o non dovremmo ottenere .... - Se ci fosse , non sarei qui ! - rispose Gian Luigi che aveva capito . La prova del cavallo era un pretesto per uscir di casa . Steppa andava benissimo e percorse un lungo tratto fuor della città senza adombrarsi nè rallentare il suo trotto splendido .... Gian Luigi appariva meno cupo ; incontrato un convoglio funebre che veniva verso la città , gli diede uno sguardo breve con un sussulto , e lo evitò rapidamente . A colazione , dopo aver rimandata la domatrice per un servo , io mi lasciai trascinare dalla vicenda del discorso , a parlar di Laura ; e con quel bisogno irrefrenabile ch ' è proprio delle anime nervose e veementi , Gian Luigi si lasciò trascinare a confidenze . Là io lo volevo appunto , a quelle confidenze delicate dalle quali non venivano a prender luce se non l ' anima di Laura , i segreti angoli di quello spirito inquieto , avido , instabile , perchè aveva un determinato modo di capire il sentimento , a raggiungere il quale s ' era ella macchiata d ' errori , imperdonabili per il mondo . Rappresentava Laura , a parer mio , un bell ' esempio di monogamia forzata : dalla prima notte di matrimonio , ella aveva compresa la volgarità di Giorgio Uglio e non s ' era creduta per un tale uomo di dover rinunciare a passioni fallaci ma affascinanti di pericolo e di cortesia .... Aveva ragionato come io ragionava da qualche tempo : " Serbarmi fedele tutta la vita a un estraneo ? Oggi , domani , m ' imbatterò nell ' uomo pel quale l ' amore non è vuota parola e il mio può essere anche una salvezza o un motivo di vivere .... Io dovrò rinunciare alle sconfinate gioie d ' un simile possesso , per che cosa ? per rappresentar nella commedia la maschera della moglie fedele ? " L ' utopia sembrava doversi effettuare . Gian Luigi Sideri , arrivato , dopo infinite delusioni , a Laura Uglio dolente di infinite delusioni , - era l ' uomo pel quale molto ancora una donna avrebbe potuto contare . Le due stanchezze di vita , le due amare esperienze , s ' erano attratte , sostenute , compenetrate in una passione estesa , cui tutte le forme dell ' amore avevano concorso mirabilmente .... E ( questo si doveva dire sottovoce , perchè il mondo argutissimo non si sbellicasse dalle risa ) , per Laura Uglio aveva lavorato Gian Luigi , scrivendo quel romanzo il quale , se non altro , attestava delle eccellenti intenzioni e un non volgare uso degli agi . Poi a Saint - Moritz ( dove il mondo argutissimo supponeva Laura in compagnia di parenti , ed io per crederlo avevo dovuto innamorarmi di Laura una seconda volta , cioè chiudere gli occhi alla luce ) , a Saint - Moritz s ' era tessuto un idillio audace , quale lo potevan quei due , giuocatori all ' amor libero con circospezione , ma senza ipocrisie , e parati a rispondere ; là , un primo attacco del male onde Laura doveva morire , aveva sinistramente richiamati gli amanti alla realtà fredda e crudele . Il medico , supposto in Gian Luigi un parente di Laura , cioè un indifferente , s ' era creduto in dovere di preavvisarlo che la donna non avrebbe resistito più d ' un anno ; e Laura , per caso , aveva ascoltata la sentenza ; e fra quei due , un terzo personaggio era venuto a collocarsi , spaventosamente afrodisiaco : la morte . Talchè quando io aveva rivista Laura a Pallanza , ella usciva da un idillio mutatosi in ridda fàllica , ella era già consapevole della sua sorte ; l ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile , sorpresa su quel volto , originava da un disprezzo vasto d ' ogni cosa , che non fosse il suo amore ; un tal disprezzo d ' ogni cosa , da permettere a Giorgio Uglio di credersi amato fedelmente , perchè Laura trovava inutile allontanarlo , non meno inutile che allontanare uno stupido cane il quale abbia un grottesco modo di mostrare la sua affezione . Questa la confidenza generale di Gian Luigi , fattami in un ' ora di rievocazione dolorosa , e non rammaricata nei giorni successivi ; anzi , ampliata in modo ch ' ebbi a provarne un involontario dispetto . Attirato dall ' argomento , il Sideri parlava con lucidità ed ordine ; semplice dapprima ; poi vario d ' inflessioni , di parole , di pensieri ; un narratore squisito , un artista di memorie ch ' egli sgranava quasi in capitoli di romanzo .... Perchè il suo racconto aveva un concetto pieno di orgoglio : Gian Luigi contava nella vita di Laura come un salvatore : era giunto a tempo , aveva impedito alla donna di perdersi , aveva trasformata l ' adultera in un ' amante saggia e devota .... Questo concetto che in altra età mi avrebbe eccitate le risa più irreverenti , si comunicava al mio spirito ; lo comprendevo e lo ammiravo , dimenticando con Gian Luigi che l ' edificio di quell ' amore aveva le basi false , comechè sorte a oltraggio delle consuetudini e della legge ; infine , io considerava Laura una donna libera di sè , trascurando Giorgio Uglio suo marito , dal quale soltanto la redenzione sarebbe dovuta venire .... Ma mentre Gian Luigi parlava , per maligna stranezza io smarriva la visione di Laura , e un dispetto involontario a poco a poco mi offriva la visione di Lidia ; pura ma fredda ; onesta ma chiusa ; intelligente ma repulsiva . Nulla avrebbe ella capito di tutto ciò che è passione ; io aveva soffocati per lei i germi di tendenze artistiche , nelle quali avrei trovati saporitissimi orgogli , e lei non aveva saputo rendermi l ' apostasia in altrettanto amore . Gian Luigi ricordava con tenera commozione gli ultimi tempi di Laura . L ' elegantissima signora aveva un animo coraggioso fino allo stoicismo ; sapendo che allorchè le forze le fossero mancate , non si sarebbe riavuta mai più , durava in una lotta spaventosa col male , ogni giorno lasciando il letto per una crispazione di volontà , facendosi abbigliare dalla cameriera , uscendo in carrozza , recandosi ai convegni di Gian Luigi nei quali ogni parvenza di piacere era scomparsa per dar posto alla matematica sicurezza della fine impendente . Nuovo rimorso in me , che avevo creduto d ' essere amato , d ' essere desiderato da quella moribonda : e n ' ero andato superbo come un collegiale a cui i primi sguardi femminili rimestano tutte le stupide cattiverie isteriche . In breve , le confidenze di Gian Luigi mi divennero intollerabili . Avrei volontieri apprese le doti di Laura : ma leggendole , non dalla bocca di uno che aveva baciata la sua bocca ; non da una viva voce cui aveva risposta la voce della donna . Poi , rapidamente , io diventava debitore di Gian Luigi , perchè alla sua rinata intimità non potevo contraccambiare .... Narrargli i miei dubbî ? Mostrargli di quali aspre delusioni il mio matrimonio fosse già macchiato ? ... Queste sciagure eran volgarissime , in fondo ; anche un po ' ridicole , perchè me le ero addossate con una scelta inadatta .... E per levarmi d ' impaccio , tentai una strada nuova . Diedi ai nostri discorsi un colore sarcastico : evitai le memorie e i fatti presenti , per raccontare vicende allegre di cui ero stato attore e spettatore : Gian Luigi capì ed accettò l ' invito , e cinque giorni dopo la morte di Laura Uglio , alla nostra tavola sfilavan nomi di donne allegre , episodî amorosi d ' una leggierezza aereostatica .... Il Sideri per l ' occasione ricorreva alla lingua francese , narrando con una malignità semplice e bonaria , la quale valeva meglio d ' ogni reticenza .... Il dolore in lui rimaneva , ma senza forma esterna . Un mattino ch ' io m ' era recato a casa sua , il servo mi disse che il signor conte era uscito . Lo aspettai : arrivò all ' ora della colazione . - Perdona , - mi disse . - Sono stato al cimitero .... Se tu vedessi .... non più un fiore , nulla ! - Ma il buon umore tornò presto : l ' indomani . Dovevamo pranzare al caffè ed io v ' era giunto , rileggendo per la quarta volta una nuova lettera di Lidia . Stranissima lettera , considerando lo stato d ' animo in cui ci trovavamo : ad ogni riga , una espressione affettuosa , un roseo pensiero , un desiderio di rivedermi , una cura della mia salute , e baci nel commiato .... Io non riusciva a stupirmene abbastanza .... Gian Luigi , che mi vedeva allegro , cominciò co ' suoi aneddoti e con allusioni .... Raccontava di un certo amore tessuto parecchi anni prima , in campagna , colla giovane moglie d ' un senatore . - Non ho mai incontrata una donna più interessante , - diceva . - Era la vittima d ' un enorme bisogno di mentire ; mentiva con tutti , e quindi si contraddiceva ad ogni piè sospinto .... Ella non scriveva a suo marito se io non le era al fianco e non la baciavo sui capelli .... Un giorno che per lei avevo scoperto un bacio nuovo , dietro la nuca , ella scrisse al senatore la sua migliore lettera ; una lettera affettuosa , desiderosa , graziosa , eccitante .... E il buon uomo non appena mi rivide , mi costrinse a leggere quella lettera , ch ' egli considerava il capolavoro dell ' affetto coniugale , ed io sapeva invece il capolavoro di tutt ' altro .... - Gian Luigi scoppiò a ridere pel ricordo curioso . Io mi morsi le labbra . - T ' avverto , - dissi qualche tempo dopo , - che domani vado a Pallanza . - Di già ? - fece il Sideri malcontento . - Ti ha scritto la tua signora ? - Mia moglie non mi scrive mai ! - risposi . XIX . Dannato viaggio ! Io credo di non aver più sentite le distanze colla nervosa acutezza d ' allora . Movimenti di passeggeri e di treni ; chiacchiere di viaggiatori ; paesaggi ; fermate e ripartenze lente come agonie ; mormorio d ' acque intorno al battello ; giuoco di colori naturali sullo specchio del lago , nel profilo dei monti ; giuoco di colori artificiali nel volto e nelle vesti delle signore che mi stavano intorno ; tutto aveva posto e si collocava nebulosamente nel mio cervello accanto a un pensiero unico e sanguinoso : Lidia mentiva nella sua lettera . Arrivai inatteso , verso mezzogiorno . Allo sbarco , un gruppo variopinto d ' uomini e signore osservava la solita manovra dell ' approdo ; io , confuso tra la folla sopra - coperta , distinsi immediatamente nel gruppo Lidia al fianco d ' Ettore Caccianimico ; ella guardò i passeggeri , non mi vide , si volse a pronunciar qualche parola con Ettore . Il ponte fu gettato , vi passai , e arrivai innanzi a Lidia e ad Ettore quasi di sorpresa . - Tornato ! - esclamò la donna , stendendomi la mano . - Perchè non ci hai scritto ? - Non sapevo , - mormorai , con uno sguardo sintetico a Lidia . Come s ' era vestita stranamente ! Aveva un abito chiarissimo e senza linee precise , secondo il gusto dominante ; ma una fascia alta color viola cupo le serrava il busto , ricadendo sul fianco sinistro a ravvivar la tinta pallida dell ' abito . Il cappello grande , col pizzo tutt ' intorno , lasciando scorgere ben poco del suo viso delicato , dava alla carnagione in compenso un tono d ' ombra soavissimo . Lidia non aveva guanti nè gioielli ; portava le scarpette di panno bianco . Mi posi al suo fianco , incamminandoci , mentre Ettore le si metteva all ' altro lato . - Il conte Sideri sta meglio ? - domandò Ettore . - Mi pare , - dissi . - In ogni modo , non potevo più resistere alla temperatura della città . - Non fai conto di ripartire , speriamo ? - osservò Lidia con sollecitudine . - No , no , - risposi . - Aspetto anzi Gian Luigi , che ha promesso di raggiungerci . - Lidia salutò in quell ' istante due signore affacciate al balcone d ' una villa . - Sono conoscenze nuove , - mi spiegò poscia . - Ho fatte molte amicizie in questi giorni e non trovo tempo a restituir le visite . La povera mamma è disperata , perchè quando non ho l ' umore per le chiacchiere , incarico lei di sostituirmi . Oggi , per esempio , l ' ho mandata in montagna col papà a una gita che mi spiaceva : torneranno per l ' ora del pranzo . - Appena fui nella mia camera , rilevai una novità . Dall ' uscio comunicante aperto , la camera di Lidia presentava un tale aspetto , di disordine che non v ' era d ' uopo di soverchia intelligenza per capire come la donna non l ' abitasse più : vi mancavano i suoi oggetti d ' abbigliamento e il misterioso profumo ond ' ella nobilitava i luoghi che l ' accoglievano . Lidia mi raggiunse quasi sùbito e leggendo sul mio volto un ' interrogazione , disse : - Non te ne ho avvertito nella lettera per dimenticanza : ho mutato camera : sto al primo piano , presso la mamma . Fu un ' idea mia , credendo ti saresti trattenuto molto in città .... - Un ' idea stranissima , - risposi . - Ma no : questa camera non si prestava a un arredo un po ' elegante , mentre l ' altra è diventata così simpatica . Stasera tornerò qua sopra : tu lo permetti , non è vero ? - Gli occhi di Lidia brillarono : ella stava non seduta , ma appoggiata al letto , colle gambe stese , il busto ritto , la testa in avanti verso di me . Io l ' avvicinai sorridendo . - Te ne avrei pregato , - risposi . E aggiunsi in tono ilare : - Dunque , grandi mutamenti su tutta la linea ? Gite , conoscenze , feste , visite ? ... - Ti dispiace ? - domandò Lidia premurosa . - Per nulla . Ciò vuol dire che la tua salute è buona . - Discreta , sì . E poi c ' è un ' altra novità .... - Io sussultai , preparandomi a una tenera notizia ; le mie braccia istintivamente si stesero verso la donna .... - Una novità , - ripetè questa . - Studio l ' inglese . - Lasciai cadere le braccia , ritornando allo specchio innanzi al quale mi ravviavo la barba . - Ah , è qui tutto ? - dissi . - E con chi ? - Col Caccianimico . - Da quando ? - Oh dalla tua partenza : cinque o sei giorni soli . - Meglio così ; perchè queste lezioni mi dispiacciono . - Lidia crollò le spalle , abbandonando la sua positura incomoda e venendomi al fianco . - Per qual motivo ? - chiese ella . - Ettore non avrà più tempo , adesso . - Se non fa nulla tutto il giorno ! - Appunto . È una crudeltà distoglierlo da simili occupazioni per delle sciocchezze . - Lidia ebbe un moto di stizza , dicendo nell ' allontanarsi : - Come si può fare ? Io non oserei ripetere al Caccianimico il tuo ordine . - Va bene , - risposi . - Lo dirò ad Ettore . Sei contenta ? - La donna mi guardò e comprese essere vana l ' insistenza . - Dovresti accompagnarmi giù , - pregò calma e affettuosa . Giù , ella aperse la porta del suo piccolo appartamento e mi vi precedette . Le camere eran due . La prima , un salottino fatto per l ' intimità : a sinistra il divano a due posti , con innanzi la tavola carica di gingilli , e sull ' impiantito di legno un tappeto alto e silenzioso : la parete di fronte era occupata dal caminetto chiuso , e la parete principale s ' apriva a due grandi finestre , che davan su quel terrazzo dal quale Lidia m ' aveva gettato il fatale telegramma ; tra l ' una e l ' altra finestra , uno scaffaletto ove i ninnoli stavan presso numerose fotografie . Ma ciò che al luogo prestava un caro significato di raccoglimento , era un gran vano che doveva essere stato un ' alcova , presso l ' entrata . La tappezzeria vi era più scura : una piccola tavola col servizio da tè e due piccole poltrone formavano tutto l ' arredo : ma vi eran diversi quadri alle pareti , e in un angolo , sopra una specie di sgabello , una pila di libri francesi , di novissima pubblicazione . - Qui prendiamo il tè , - disse Lidia , accennando . Io guardai un ' altra volta le due poltrone , e seguii la donna nella seconda camera . Non vi rilevai nulla di speciale : era la sua camera da letto , solita in villa : il letto bianco dalla coperta a ricami rossi , il tavolino d ' abbigliamento colla superficie in cristallo e un grande specchio ovale trattenuto al disopra da un grifo d ' oro ; l ' armadio , qualche mobile per sopportare altri gingilli .... Fra i gingilli , un libro , una grammatica inglese , e nella grammatica una lettera del Caccianimico , aperta . - E qui dormo ! - fece Lidia . - Era necessario questo cambiamento , finchè tu non v ' eri . Quell ' uscio mette nella camera della mamma ; così ci teniam compagnia , la notte . Sai che ho paura dei temporali ! - Nella grammatica inglese una lettera del Caccianimico , aperta ; aperta , quindi leggibile a tutti : eppure , avrei pagato non so che per leggerla io pure ; se l ' avessi fatto sùbito , come per distrazione , la cosa sarebbe venuta naturalissima ; ora , bisognava darle un significato dal quale rifuggivo . - E adesso , - mormorò Lidia venendomi incontro , - vorresti lasciarmi sola ? Debbo mutar d ' abito per il pranzo . - Voce nuova : gentilezze nuove ; peggio ancora : le braccia di Lidia mi ricinsero il collo , e le sue labbra s ' unirono spontaneamente alle mie .... Ebbi come un lampo innanzi agli occhi , un sussulto di felicità mi chiamò vivamente il sangue al cuore .... Se quelle moine fossero state sincere ! S ' ella avesse saputo trasformarsi d ' un tratto e trasformare anche me , perduto già in altri desideri , perchè ella era perennemente eguale ! - Che sapor di rosa il tuo bacio ! - dissi . - Poi mi morsi le labbra , poichè questa era una frase della morta Laura . - Ti aspetto in giardino , - aggiunsi , uscendo . Invece , quando fui in giardino , un istinto più forte mi trasse a passarne il cancello e ad avviarmi sulla strada per Intra . V ' era dovunque un delizioso profumo d ' olea fragrans ; i muri di cinta ai lati , coprivan già d ' ombra benigna la strada , così dilettevole e propizia alle meditazioni , ch ' io mi trovai ad Intra quasi senz ' avvedermene . Analizzavo il bacio di Lidia ; s ' ella non mi fosse stata cognita , l ' impressione deliziosa prodottami da quell ' abbraccio improvviso , avrebbe avuta una giustificazione ; ma perchè io conosceva Lidia di fronte alle forme dell ' amore , l ' impressione era puerile , non potendo attribuire lo slancio affettuoso della donna a un desiderio di darsi , forse l ' unico desiderio , forse l ' unica forma amorosa per rallentare se non distruggere il processo de ' miei sospetti e le dissonanze d ' indole che ci torturavano .... Quel bacio era stata una spensieratezza o una malignità , ed io n ' era rimasto vittima come a diciott ' anni . Avrei dovuto attendermi ben altro , ben più ammalianti seduzioni da una donna che stava per tradirmi : ( ormai avevo classificata Lidia così , mettendola al mio fianco in quel Circolo sul quale avevo fatte profonde meditazioni , giorni addietro ) . Bene ammalianti seduzioni doveva ella sfoderar come artigli , per ingannarmi e chiudermi gli occhi , perchè noi ci eravamo amati troppo in fretta e le seduzioni naturali eran già esauste ! Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumulare delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere . Una barca approdò alla riva , mentre formulavo quel chiaro indirizzo di condotta .... Allungai un po ' la testa dalla soglia del caffè ove m ' ero seduto , e vidi Ettore balzare agilmente sul greto , salir la piccola ascesa fino all ' altezza della strada , e dirigersi alla mia volta . Egli sedette al mio tavolino esprimendo il piacere d ' avermi incontrato . Io lo guardava con intensità : era costui che insegnava l ' inglese a Lidia e le scriveva ; era costui che nella caverna de ' miei sospetti veniva a prendere il posto di Gian Luigi Sideri ; dovevo badare stavolta a non ingannarmi , a dedurre con facilità , cernendo i fatti significanti da quelli comuni ai quali il mio amore prestava un significato fittizio . - Spiegami , - egli disse ridendo , - il mistero della tua scomparsa . Ai funerali non ti ho visto : quando hai telegrafato , credevo in qualche intrigo ; poi , quando sei ritornato , non ho saputo più che dire . - Naturalmente , - risposi . - Tu sei avvezzo a interpretare con malignità ogni cosa , ed è questo il metodo più sicuro per non capire le azioni semplici . Ho trovato a Milano il conte Sideri molto indisposto , e mi son trattenuto qualche tempo . - Malignità , - fece Ettore , alzando le spalle . - Non fui più maligno degli altri ; perchè ti debbo avvertire che le tue stranezze fecero una cattiva impressione qui . - A chi ? - Ai tuoi suoceri , per esempio . È sopravvenuto un fatto gravissimo , nella tua assenza . Si è parlato molto della defunta , e siccome se ne parlava fra gentildonne , s ' è sgranato un rosario diabolico di cattiverie : la si è accusata d ' inganni , di vita libera , di galanterie che passavano il segno , di sregolatezze mostruose ; tutto ciò perchè qualcuno voleva compiangerne la fine . - Si è osato questo ? - esclamai . - Non solo , - continuò Ettore freddamente . - Ma alla conversazione assistevano i tuoi suoceri , i quali hanno strepitato per dieci , alla rivelazione . L ' idea che simile donna avesse l ' adito in casa loro e la loro confidenza , li ha fatti arrossire fino alla radice dei capelli ; Pietro Folengo era già stato al funerale , e se n ' è pentito amaramente ; donna Teresa aveva già sparsa qualche lagrima , e l ' ha ricomprata accusando la morta della più odiosa ipocrisia . Ti dico , un pandemonio . - E .... mia moglie ? - chiesi titubando . - Questo verrà dopo , - continuò Ettore , il quale sembrava voler procedere col massimo ordine . - L ' irritazione dei signori Folengo si rovesciò sulla sua testa , perchè supponevano che tu fossi a ragguaglio della vita intima della morta , e n ' eran confermati dalla freddezza fra te e Giorgio Uglio .... Qualcuno , a Milano , s ' incaricò di soffiar nell ' orecchio del signor Pietro non so quali storie : un passato legame tuo colla povera defunta , un riavvicinamento pericoloso in questi ultimi tempi . - Angela Tintaro , senza dubbio ! - osservai . - Non so ; ma è certo che , più o meno chiaramente , i signori Folengo ti fanno l ' accusa di non aver loro aperti gli occhi e d ' aver permesso che la donna così colpevole passasse la soglia della casa ov ' era la tua fidanzata e se ne facesse un ' amica . Non tengono conto dell ' ostracismo a cui la condannasti più tardi e non capiscono come tu abbia potuto sopportare ch ' ella continuasse nella loro intimità , quando tu non la volevi in casa tua .... - Queste osservazioni sono state fatte alla tua presenza ? - No , pur troppo , - sospirò Ettore . - Io non le avrei sofferte .... Le seppi per caso .... - E mia moglie ? - La tua signora ti ha difeso strenuamente ; si è proclamata sicurissima della tua buona fede , ed ha osato tentare una discolpa della morta .... - Ettore s ' arrestò per guardare l ' orologio . - Sono le cinque , - disse . - Vuoi che ritorniamo ? Ritornammo lentamente , dandoci il braccio . - Sicchè , - ripresi , - Lidia non ha creduto nulla di queste calunnie ? - Lo puoi capire dall ' accoglienza d ' oggi ; mi è parsa felicissima di rivederti . - Sì , felicissima , - ripetei a malincuore , pensando al trasloco della sua camera da letto . - E durante la mia assenza ? ... - Io le ho tenuto compagnia quanto potevo , e non le ho mai sentito elevare un dubbio sulla verità delle tue parole .... Anzi , per distrarla , avevo cominciato a darle qualche lezione d ' inglese , la lingua elegante ch ' ella desiderava conoscere .... - Me lo disse , infatti .... - Ma l ' allieva e il maestro ne son già ristucchi , - seguitò Ettore , ridendo . - Ci fermeremo così all ' I am , thou art .... - O costui era l ' ottimo fra gli amici , o il peggiore degli ipocriti ; nell ' un caso e nell ' altro , un uomo avveduto per annunciarmi con tanta semplicità quanto io voleva chiedergli .... Quelle lezioni d ' inglese mi sembravano sospette ed eran tali , in ogni modo , da eccitare i comenti maligni degli estranei ; Ettore l ' aveva capito meglio di Lidia , evitandomi così il rincrescimento di parlarne ancora . Sulla soglia della villa , gli strinsi la mano freddamente , angustiato da quel dilemma fra l ' amico e l ' ipocrita che mi ripromettevo di snodare al più presto . Si pranzava in giardino , plebeamente , sotto un chiosco di verzura più inestetico di quanti avevo visti nelle osterie del sobborgo . Attorno alla tavola , scintillante d ' argenteria e di stoviglie , eran già seduti i signori Folengo e Lidia . - Ben tornato ! - esclamò Pietro , alzandosi a stringermi la mano . Io lo baciai sulle guance e ripetei la sacra cerimonia con donna Teresa . Quest ' abitudine rivestiva un carattere orientale a cui i miei suoceri annettevano grande importanza . Quindi baciai sulla fronte Lidia , piena di sorrisi e di gioielli . Dopo le parole d ' Ettore , ero come un segugio in attesa . Presentivo una battaglia impossibile ad evitarsi , e m ' irritavo che i signori Folengo non ripetessero a me le opinioni espresse all ' indirizzo della defunta , la cui memoria avrei difesa con accanimento . Lidia taceva , passandomi il vino , la saliera , quanto chiedevo , con movenze amichevoli : poi si parlò della gita a cui avevan preso parte i miei suoceri , e gli episodî minuti , esagerati , piovvero in larga copia . - La miglior camminatrice è la signora Giustiniani , - diceva donna Teresa . - Ella ha percorsa tutta la strada a piedi e non ha mai domandato di riposarsi . - Parte domani , non è vero ? - domandò Lidia . - Va a Milano perchè suo marito ve la richiama . - Questa signora , - mi spiegò Lidia chinandosi alcun poco verso di me , - è una simpatica giovane che ha il marito infermo . E hai notata , mamma , una stranezza ? - Donna Teresa affermò col capo . - Non avevo ragione io ? - continuò Lidia . - Proprio , una rassomiglianza non comune . - Con chi ? - domandai . - Bisognerà pensare a far rimettere in ordine la camera che Lidia occupava prima , - disse Pietro a donna Teresa . - Ci ho già pensato io , - mormorò Lidia , arrossendo brevemente . E distratto da quel rossore , non insistetti a chieder con chi avesse una strana rassomiglianza la signora Giustiniani . Si sorbì il caffè sulla terrazza ; poi ciascuno prese posto in qualche angolo , nell ' attesa del tramonto ampio e sanguigno . I signori Folengo in preda a un ' inesauribile degustazione dell ' intimità coniugale , s ' appartarono , volgendoci le spalle e chiacchierando sottovoce ; Lidia ed io rimanemmo lungamente appoggiati al davanzale : soffiava una fresca brezza , e lontana si stendeva una nebbia azzurrognola , entro cui le ville e i monti parevano spostati innanzi , isolati sull ' acqua , come avviene dei corpi chiusi fra lucidissime pareti di ghiaccio . La campagna giovava a Lidia , che in pochi giorni aveva presa una tinta bruna , assai piacevole ; e le nuoceva nel medesimo tempo , comechè dovesse aiutare quella tendenza alla pinguedine , di cui io m ' era avveduto e s ' era avveduta anche la donna , ora angustiata dalla scoperta e impensierita .... Verso le otto , ci recammo alla villa Caccianimico , ove tutte le sere si radunavano gli amici . Una bell ' accolta di provinciali , in quel salotto , curiosamente impacciati di sedersi in un divano a molle e di prendere il tè col latte : per giudicarli , bastava un ' occhiata ai colori onde le signore si pavoneggiavan nelle vesti , e alle cravatte degli uomini . - Se queste son le tue nuove conoscenze , mi congratulo della scelta , - dissi a Lidia sottovoce . Lidia crollò il capo , prendendo familiarmente da un vaso della caminiera una mano di garofani , che in un batter d ' occhio s ' appuntò sul davanti del corpetto . - Sono miei ? - chiese a Ettore . - Sì signora , - fece questi , occupato a spinger nel mezzo il tavolino da giuoco . - Mi ha tolto il piacere di offrirglieli .... - La frase mi sembrò audace ; gettai un ' occhiata rapida intorno per vedere se fosse stata notata ; ma tutti chiacchieravano gaiamente , ed ebbi l ' intuizione che se fossi rimasto più a lungo a sorvegliar l ' écarté di Lidia , avrei finito per esser notato io , peggio di qualunque frase . Dall ' angolo ove m ' ero posto , confrontai il giuoco d ' Ettore col giuoco di Gian Luigi e vi trovai spaventose differenze . Non teneva la testa curva sulle carte , Ettore ; non era triste nè pallido ; i suoi occhi guardavan Lidia prima d ' ogni altra cosa , poi venivano a cercar prudentemente i miei , e credendoli distratti o divertiti , ritornavano a Lidia . Non avrei voluto che fosse : ma mi sembrava l ' écarté potesse magnificamente sostituire qualunque lezione di qualunque lingua .... XX . Un servo entrò , portando le lampade accese e collocandone una sul caminetto , l ' altra sulla tavola . Quasi immediatamente dietro lui , giunsero Pietro e donna Teresa ; poi Lidia , vestita a nero ; tutt ' e tre ostentarono di non guardarmi . I miei suoceri sedettero sul divano : Lidia in una poltrona di fronte a loro . Io , all ' uscir del servo , chiusi le porte , assicurandomi prima che nessun romore indicasse la presenza d ' altri domestici ; le porte si chiusero in silenzio , e ritornai verso le persone sedute e taciturne . Pietro ebbe un lieve colpo di tosse nervosa . Il processo cominciava . Rimasto in piedi , appoggiato alla finestra prospiciente la terrazza , mi rivolsi a Lidia , dicendo con calma : - Vi prego ; se volete parlar voi per la prima .... - Sì , - rispose Lidia , - parlerò io . - S ' accomodò meglio nella poltrona , guardando in faccia i suoi parenti . - Il signore , - mi accennò col dito , - si è permessa una condotta che mi ha obbligata a chiamarvi qui e a chiedervi consiglio . La mia deliberazione è già presa e la vostra spero non sarà differente . Era da molto ch ' io aveva notato in Sergio un contegno insolito , ma non ne ho avuta la spiegazione che ieri solo . Il signore mi sospetta e mi accusa d ' adulterio ! - Pietro , a cui Lidia si rivolgeva in modo speciale , sussultò visibilmente ; donna Teresa si drizzò in piedi . Ma Lidia con un cenno della mano li tranquillò , continuando in pari tempo : - Sergio è venuto nella certezza della mia colpa in séguito a un fatto molto semplice : io ho ricevuta ieri una lettera , della quale non ho creduto di riferire il senso , perchè non potevo supporre vi si annettesse un significato così grave e insultante .... Sergio ha spiato però dove io posassi il foglio , e durante la notte ha aperto il cassettone , ne ha levata la chiave dello scrigno , ha aperto lo scrigno , e s ' è impadronito della lettera .... Io era coricata e dormivo : egli è venuto a svegliarmi , chiedendomi conto di quelle poche righe , e siccome io , offesa dalla domanda , mi son rifiutata di dargli spiegazioni , il signore mi ha minacciata d ' uno scandalo , di non so quale scandalo .... Peggio ancora , continuando io a rimanere muta , Sergio mi ha preso pel braccio e me l ' ha stretto in modo che .... ecco , ne porto i segni . Così dicendo , con rapida mossa , Lidia rimboccò la manica destra della vestaglia e offerse allo sguardo dei signori Folengo due chiazze livide intorno al polso .... Quantunque l ' argomento mi sembrasse una parodia di quel d ' Iperide per Frine , m ' avvicinai io pure , e fremetti alla vista ; certo , io non credeva averle fatto un tal male , io non credeva rimanessero sulle carni fragili della donna le tracce della mia violenza .... - È semplicemente una vigliaccheria ! - proruppe il signor Folengo , guardando il braccio di Lidia con attenzione . - Povera bambina ! - esclamò donna Teresa . Io tornai al mio posto , riprendendovi l ' indifferente immobilità . - I fatti che giustificarono l ' oltraggiosa supposizione del signor Sergio , - riprese Lidia , mentre riabbassava la manica , - sono ridicoli .... Sergio m ' accusa d ' aver ricevuta la persona creduta mia complice , in ogni giorno della settimana , contrariamente alle abitudini : di non aver rifiutati i fiori che quella persona mi portava fedelmente , e l ' altra sera , perchè avevo preso dei garofani e li avevo appuntati al corpetto , il signor Sergio mi rimproverò in modo assurdo .... Se volete anche il nome di quella persona , io ve la dirò , e ne rimarrete sorpresi : Ettore Caccianimico ! - Il signor Caccianimico ! - ripetè Pietro . - Un uomo della mia età ! - Bisogna essere ben corrotti per arrivare a simili supposizioni ! - osservò donna Teresa , guardandomi accigliata . Io restai muto e immobile . - Vi domando , - fece Lidia , - se potevo accogliere male un vecchio il quale veniva a tenermi onestissima compagnia quando mio marito s ' occupava d ' una donna , che se non fosse morta , dovrei giudicare .... - Ve ne prego , - dissi inoltrandomi verso Lidia , - non pronunciate parole indegne .... - Voi sapete di chi intendo parlare , - seguitò Lidia , rivolgendosi a ' suoi . - Quanto alla lettera , il signore la tiene nel portafogli e potrete giudicarla .... - Qui Lidia si alzò e continuò a parlare , camminando per la camera nervosamente : - Dopo questo , io non ho che un ' idea : verrò con voi al Cairo , subito , se volete , anticipando la partenza , o più tardi ; ma è ben certo , ben deciso , che tra me e il signore non può durar più alcun legame . V ' era già una differenza di caratteri tra noi , molto pericolosa , v ' erano altre ragioni di discordia ; ma dopo che mi si accusa d ' esser l ' amante d ' un uomo di cinquant ' anni , è impossibile perdonare e chiudere gli occhi .... - Se permettete , - dissi , - parlerò io , ora ... - Che cosa volete dire ? - interruppe Lidia . - Osereste smentirmi ? - Lascialo parlare , - fece Pietro con dolcezza . - Ne ha il diritto .... - Sì , sì , via , - incalzò donna Teresa , avvicinandosi a Lidia e riconducendola presso di sè . - Calmati un poco .... - Sono dolente , - cominciai , - di dover negare , non i fatti esposti , ma l ' interpretazione e il senso che Lidia ha prestato loro . Ella si lagna ch ' io l ' abbia trascurata per occuparmi d ' altri : mi sono interessato , è vero , d ' una persona ammalata , ma semplicemente perchè ella era una nostra conoscenza .... - Quanto a questo , - obiettò Pietro Folengo , - sarà meglio tacere . Non già che io ti accusi di troppa simpatia verso quella donna : ma senza dubbio , caro Sergio , l ' opinione pubblica ti ha indicato come .... suo amico in altri tempi e tu avresti dovuto perciò costringerti in più delicato riserbo . - L ' opinione pubblica ! - ripetei . - E che cos ' è l ' opinione pubblica ? - È tutto , per gli uomini serî , - disse gravemente Pietro . - Del resto , sarà meglio sorvolare a questo tema . Tu conoscevi la vita di quella donna e non ce ne hai parlato , lasciandola per lungo tempo al fianco di colei che doveva essere tua moglie .... Dovrei rimproverarti molto ; volevo rimproverarti , anzi , appena ritornasti da Milano .... - Hai fatto male a non farlo , - risposi . - Avrei potuto difendere una memoria .... - Che sciocchezze ! - esclamò Pietro . - Finiamola lì .... - E ti pare , - dissi , mettendomi innanzi a Pietro , poichè il duello si limitava a noi due , - ti pare che fosse giusta , ragionevole , la condotta di Lidia ? S ' ella vedeva mal volentieri ch ' io prendessi notizie di quell ' ammalata , perchè non dirmelo ? - Ah , - interruppe Lidia , sciogliendosi dalle braccia di sua madre , - ah non te l ' ho detto , quando mi fu riferito che t ' avevan visto ai Giardini con lei ? - Ai Giardini ! - fece donna Teresa . - Andavano ai Giardini insieme ? - Una volta , per caso , - dissi , volgendomi a mia suocera . E a Lidia : - quella volta , mi dicesti che t ' era affatto indifferente ch ' io avessi una o dieci amanti ! - Hai detto questo ? - domandò Pietro a Lidia . - Fu per rabbia , papà ! - rispose Lidia , mordendosi le labbra . - E con simile congedo , non era io in diritto di supporre qualcuno tenesse nel cuore di Lidia un posto più importante del mio ? - ripresi , verso Pietro . - L ' assiduità del Caccianimico non mi piaceva .... Conoscete il Caccianimico : perfetto gentiluomo , il quale non esiterebbe tuttavia a romper fede e a portare il disonore nella casa che lo ospita .... - ( Queste parole , pronunciate con forza , mi stridettero alle orecchie come un fischio ) . -....È un uomo elegante , parlatore facile , scettico fin dove si può esserlo senza pericolo .... A ' suoi cinquant ' anni , io non pensava . Lidia leggeva solo i libri prestati o indicati da lui ; non portava che i fiori inviati da lui ; ne riceveva delle lettere , e si sobbarcava a studiar l ' inglese con lui .... Ebbi troppa precipitazione formulando un ' accusa gravissima ; tuttavia , non potrete assolvere Lidia dalla taccia d ' imprudenza .... - I volti di Pietro e di donna Teresa restarono impassibili . Lidia corrugò la fronte . - Oggi , - proseguii con voce calda , - non son più i giorni in cui una moglie rappresenti agli occhi d ' un estraneo qualche cosa di sacro e di sovrano , se pure tali giorni sono mai esistiti . E quando questa moglie non si sforzi a mantenersi in ogni atto superiore al dubbio , nel cuore del marito entrano il sospetto , la gelosia , quell ' orribile tortura che io ho provata e che mi ha fatto trasmodare .... - Io credo , - osservò donna Teresa , - vi sia dell ' esagerazione . Un uomo deve conoscere la moglie . - Chi può rispondere del proprio domani ? - ribattei . - E , peggio , chi può rispondere del domani d ' un altro ? - Non divaghiamo , - disse Pietro . - Non facciamo teorie .... - Eccomi . Io sorvegliava Lidia , da qualche giorno : lo confesso . Mi sono impossessato d ' una lettera del Caccianimico quando e come ho potuto . Lidia m ' accusa d ' essere entrato stanotte nella sua camera e d ' averne aperto la scrivania furtivamente .... Voi capite benissimo che la mia idea era giusta , al contrario : s ' io non avessi trovato nulla di significante nella lettera , avrei evitata qualunque spiegazione incresciosa .... - Era meglio agire con lealtà , - fece donna Teresa . - Chieder la lettera a Lidia medesima .... - A mente fredda si fanno molte belle cose , - replicai . - Quanto alla lettera , io non dirò ch ' essa sia molto compromettente ; ma è , innanzi tutto , una lettera inutile , vale a dire una lettera scritta pel solo scopo di abbreviare le già brevissime assenze e di tenersi presente nel pensiero di Lidia .... - Frugai nella tasca interna dell ' abito , ne cavai il portafoglio e ne trassi la lettera , mettendola sulla tavola .... Lidia mi guardava con espressione avversa . - .... Eccola qui . Leggila tu , Pietro ! - C ' è la data , - osservò Pietro , guardando il foglio che teneva in mano . - Ed anche la firma . - Questo è naturale , - risposi . - Senza data e senza firma , la lettera formerebbe di per sè un documento grave . " Gentilissima signora , - cominciò Pietro . - Le faccio consegnare il libro di cui Le tenni parola ; nel medesimo tempo la ringrazio d ' avermi resa bella e interessante la serata , acconciandosi a passarla nel mio inestetico salotto , in mezzo a gente , più estetica forse , ma non meno indifferente per me . A Sergio ho annunciato che le nostre lezioni d ' inglese non proseguiranno oltre ; credo con questo d ' aver risposto a un desiderio di lui , se non al mio : egli è addolorato e nervoso per altre contrarietà e non avrei voluto che interpretasse a rovescio un così semplice passatempo , quantunque la lunga amicizia e la perfetta comprensione che Sergio ha del mio animo , dovrebbero impedire alla sua mente ombrosissima di pensar men bene di me . Ho l ' onore di dirmi , ecc . , ecc . " Un silenzio grave piombò nella camera non appena , finita la lettura , Pietro ripiegò il foglio e lo rimise nella busta . Lidia ed io avevamo compreso che la lettera lasciava tranquilli i signori Folengo ; onde ella , prima colle braccia stese e chiuse fra le ginocchia in atto d ' angoscia , sollevò la testa guardandomi : io restai muto ad aspettare . - Ebbene ? - cominciò mia suocera . - Io non trovo nulla di strano in queste righe . - Nulla di strano , - ripetè Pietro . - Una lettera convenzionale .... - C ' è della malafede , - notai irritato . - E non so come voi non ve ne siate accorti .... Io sono addolorato e nervoso per altre contrarietà , afferma il Caccianimico . È falso : quali contrarietà possono addolorarmi quando tutto il mio pensiero e la mia vita son chiusi qua dentro ? E perchè chiamarmi ombrosissimo , se non per prevenire Lidia e animarla contro ogni più giusta mia osservazione ? Io credo che tutto quanto si fa da un uomo come Ettore abbia uno scopo ; lo scopo delle sue insinuazioni era di disgiungerci , e a sua volta questo disegno ne aveva un altro che vi lascio indovinare . - Ero riuscito a flettere la voce con molti chiaroscuri sentimentali e simpatici ; mi ripromettevo dalle parole un ottimo resultato per la mia causa ; onde fui scosso da capo a piedi , quando scorsi Pietro Folengo sorridere bonariamente , stirarsi , e lasciando il divano venirmi incontro . - Tutto questo è molto buono ! - egli disse , battendomi sulla spalla . - Sei geloso e perciò pigli dei granchî ; ma se sei geloso in modo così esagerato , vuol dire che ami la nostra Lidia . - No , - proruppe Lidia , - Sergio non mi ama più .... - Tu taci , ragazza ! - si rivolse Pietro alla donna . - Tu sei troppo suscettibile e non sai che in ogni cattiva cosa può esservi del buono .... Siete due bambini oziosi e null ' altro .... Se non era che per mostrarci una piccolissima contusione , tu , Lidia , potevi risparmiar di muoverci e di minacciarci una fuga al Cairo ; quanto a te , Sergio , potevi rimetter nella scrivania quella lettera ingenua .... Questa è la mia sentenza : datevi due baci , e buona notte .... - Certo , - corroborò donna Teresa , alzandosi ella pure con un sospirone ; - avete fatto un romore indiavolato per delle fanciullaggini .... Non c ' è stata colpa in Lidia , come non ci fu nel signor Caccianimico .... - Dunque , - esclamai , - venite voi pure a concludere ch ' io sono ombrosissimo ? ... - Pietro Folengo si strinse nelle spalle . - Sono contrario alla mania di concludere , - disse . - Ma senza dubbio , io al tuo posto non avrei dubitato nè d ' una moglie nè d ' un amico , stando le cose come sono .... Al Caccianimico parlerò io .... - Tu ? Che vuoi dirgli ? - Lo pregherò di non scrivere , di farsi veder meno in casa .... Non infastidirti , Sergio : il tuo nome non sarà pronunciato : parlerò per conto mio ; sono vecchio e quanto in bocca mia ha un significato , in bocca tua ne assumerebbe uno ben diverso .... Ciò che mi preme è la pace vostra .... - In così dire gettò un ' occhiata a Lidia , la quale si alzò dal divano e rimase colle mani incrociate sul grembo .... Sembrava ella pure stupita che tutto finisse con sì inaspettata calma : la freddezza di Pietro ci toglieva la possibilità di dire altre cose , o di persistere in quanto avevamo già detto .... - Quali erano le tue idee , infine ? - mi domandò Pietro . - Volevi anche tu un estremo rimedio a un male supposto estremo ? - No , - risposi ; - non ho chiesto io , questo giudizio .... Son venuto qui per spiegare la mia condotta e in ogni caso non avrei resa Lidia responsabile , ma il Caccianimico .... - Vi fidate di me ? - disse allora donna Teresa . - Fate quel che vi ordina vostro padre , chiamato a giudicarvi . - Andò presso Lidia e la prese per mano , trascinandola dietro come una bambina .... - Datevi due baci , - concluse la signora Folengo , mentre mi spingeva Lidia fra le braccia .... XXI . Aveva concorso anche il sole a render bello il trattenimento ; un lieto sole , che s ' infiltrava fra le piante , illuminava i viali , riscaldava e faceva fremere di brividi voluttuosi . Il giardino della villa Folengo non aveva mai vista una tal varietà di gente . C ' eran dei bambini , quattordici o quindici , seduti innanzi a una tavola bianca , e serviti da noi in mezzo al frastuono ch ' essi sollevavano .... Fra i maschi ve n ' eran di precoci i quali mangiavano poco per guardar la loro vicina : tra le femmine , ve n ' era di precocissime , le quali mangiavano meno , preoccupate dall ' abito a vive tinte e dal cappello , pendente dalla spalliera della sedia .... Una mestizia , quell ' accolta d ' innocenze : avevan le loro bizze , i loro sopraccapi , le loro cattiverie . I più piccoli ci sorvegliavano attentamente perchè facessimo le parti uguali e nulla passasse innanzi a loro senz ' averlo gustato : quando un ' involontaria sbadataggine riempiva il piatto meglio all ' uno che all ' altro , il meno favorito dalla sorte cacciava le mani nel tondo del più fortunato e si serviva a suo piacere . I più grandi sentivan già la differenza dei sessi e mostravan le loro simpatie : per metterli a posto , donna Teresa , Lidia , la signora Giustiniani , Clara Caccianimico , avevan dovuto affaticarsi , rassegnandosi infine a una specie di poule de dames in cui le bambine andavano a prendere il maschio che accomodava loro e lo facevan sedere al fianco .... Quelle piccole donne , ancor vergini di convenienze , vibravano della più schietta femminilità : s ' eran guardate dal piccolo cavaliere , affettavano delle leziosaggini , e masticavano con sentimento : una , aveva rifiutate le frutta , per mostrarsi superiore ; un ' altra aveva chiesto il caffè senza zucchero , mentre a casa lo zucchero era il suo più intimo amico : fra tutt ' e due , queste sirene , contavano vent ' anni .... In quel banchetto , un marmocchio di quattro anni , era lo scandalo generale : mangiava colle mani , si rovesciava i piatti in grembo , inaffiava la tovaglia d ' acqua e di vino , e fra l ' una portata e l ' altra , si cavava le scarpe e le metteva sulla tavola : poi aveva degli urli speciali per indicare il suo aggradimento , e alla fine della colazione s ' era dovuto portarlo via perchè minacciava di bere il rosolio di tutti quanti .... Era il convitato che aveva ricevuto un maggior numero di baci .... I commensali si sparpagliarono pel giardino , quando le mense furon levate : qualche geloso impenitente restò presso la tavola a raccogliere gli ultimi biscotti e a riempirsene le tasche , ma le grida dei compagni chiamarono anche quello per i viali .... Noi , affaticati dal servizio romoroso , avevamo trovata pace sull ' erba , all ' ombra d ' una magnolia gigantesca ; le signore trascinandosi le loro sedie lunghe o dondolanti ; gli uomini s ' erano accomodati alla turca .... Quella signora Marta Giustiniani , tornata allora dalla città , sola , perchè il marito infermo le concedeva una libertà grandissima , - s ' era accorta presto dell ' impressione ch ' ella produceva su di me .... Il suo volto era il volto di Laura Uglio , il suo corpo era il corpo di Laura Uglio ; soltanto , Marta Giustiniani aveva gli occhi grigi , quegli occhi splendidi i quali non hanno uno sguardo immutabile , ma sembrano allargar l ' iride e impicciolirla a capriccio , fosforescendo nella notte ; soltanto , i suoi capelli non eran neri , ma castagno - scuro ; pel resto , io poteva ben sognare che ella fosse la morta , ritornata a darmi l ' amore .... Ecco la strana rassomiglianza già rilevata da Lidia . Si dondolava sulla sedia parlando con donna Teresa , Marta Giustiniani ; in un momento d ' oblio , era stata per accavallare una gamba sull ' altra , ma notando ch ' io sedeva più basso , innanzi a lei , s ' era trattenuta ; non così presto , ch ' io non vedessi gli stivaletti di cuoio giallo finire ai polpacci , per mostrare il principio della gamba difesa da calze di seta nera .... Un piccolo inconveniente molto gradito , per me . Tuttavia pensai che forse in avvenire sarebbe avvenuto quant ' era avvenuto già per la povera Laura : i miei suoceri si sarebbero accorti di aver dato adito in casa loro a una donna frivolissima , e m ' avrebbero tenuto il broncio per non averlo impedito .... Stavolta , però , l ' avrei impedito sùbito , non appena .... Pietro Folengo era inquieto perchè non giungeva ancora il conte Gian Luigi Sideri col principe Santanera .... - Se ha detto che verrà , non c ' è da dubitare , - osservai , mentre Pietro mi frastornava co ' suoi timori .... Che importanza assumeva quel principe agli occhi di mio suocero ! Il Folengo pareva ringiovanito per la confidenza con cui lo trattava il principe Santanera , e aveva data quella festicciuola ai bambini dei villeggianti pel solo gusto di mostrare il principe in casa propria .... A me , personalmente , quel giovanotto era antipatico . Sembrava sonnecchiasse da mattina a sera , cogli occhi socchiusi e una grinza maligna agli angoli delle labbra .... Era stata una cattiva idea di Gian Luigi , quella di presentarmelo ; ritornando da Milano , Gian Luigi se l ' era condotto seco e me l ' aveva anche raccomandato come un amico ottimo , un uomo di spirito , dottissimo in tutte le eleganze .... Io però mi chiedeva che cosa trovasse in me di così interessante , da volermi sempre a passeggio o alle gite con lui : che cosa potesse offrirgli la mia casa , da frequentarla con sì rigida osservanza .... Lidia mi domandò in quel momento : - Che cos ' ha babbo da esser nervoso ? - Nervoso ? - dissi ipocritamente . - Non mi pare . - E con un gesto della mano , la feci avvicinare , mi alzai , le diedi il braccio , e la condussi pei viali .... - Non potresti , - mormorai , - mutarti d ' abito ? Hai un abito così succinto , così attillato , che mi spiace .... Eppoi , vedi qui : se t ' inchini un po ' innanzi mostri tutto il petto .... - Tutto ! - esclamò Lidia ridendo . - Che esagerazione ! Appena un dito , se m ' inchino .... Ma io non m ' inchino .... - E se ti siedi , colla gonna così corta , mostri le gambe fino al polpaccio .... - Fino al polpaccio ! - ripetè Lidia arrossendo . - Che esagerazione ! Appena il piede fino alla caviglia .... - Bene : fa come vuoi , allora ! - dissi , rassegnato , lasciandola ritornare al gruppo delle sue amiche , le quali vedendoci così insieme parlar sottovoce confermarono per la millesima volta la nostra fama di sposi esemplari . Quando giunsi io dietro Lidia , presso la magnolia ombrosa , il principe Santanera e Gian Luigi erano arrivati e avvenivano le presentazioni .... Pietro voleva stupidamente far portare una sedia pel principe , e fu entusiasmato quando lo vide sedersi invece tra noi , alla turca : pareva non lo supponesse capace di piegar le gambe come gli altri . Era giunto anche Ettore Caccianimico , il quale conoscendo Marta Giustiniani allora per la prima volta , non potè reprimere un movimento di stupore .... Ciò io temeva , appunto : e guardai Gian Luigi Sideri .... Questi , accoccolato innanzi a Lidia , le proponeva scherzosamente una partita di écarté sull ' erba , ma girando poi gli occhi intorno e fissandoli in volto alla Giustiniani , non sembrò affatto stupito nè colpito dalla rassomiglianza colla donna che doveva avere in cuore . Il principe Santanera parlava di lawn - tennis . Non si poteva piantare il giuoco in giardino ? E socchiudeva gli occhi , dirigendosi specialmente a Lidia , la quale aveva accolta l ' idea con piacere .... Pietro Folengo , un po ' impacciato di non conoscere quel giuoco , se lo fece spiegare dal principe , il quale lo tuffò in un tal mare di parole inglesi , che poco dovette capirne , il Folengo . Così disposti , le cose andavano malissimo . Nessuno poteva far la corte alle signore o dire delle malignità cogli amici ; il convegno aveva dell ' academico : io ruminava invano delle frasi per Marta : ella era chiusa fra Lidia e le altre e guardava tutti e nessuno a un tempo , rispondendo una parola a questo , una parola a quello , stancamente . Per fortuna , venne il servo ad annunciare che il tè era pronto .... Marta Giustiniani , in sette giorni dacchè ci conoscevamo , ebbe allora il primo atto simpatico , e levandosi venne a mettersi così sapientemente , ch ' io le offrii il braccio e ci trovammo gli ultimi in coda . - S ' annoia molto ? - le domandai . - No , per nulla , - rispose . - Ci sono troppe coppie ; - osservai . - Una basterebbe per questo giardino .... - Lei e la sua signora : verissimo , - disse la Giustiniani . Se non avesse sorriso , avrei potuto credere di non essere stato compreso . Ma vi fu il sorriso e non vi fu resistenza quando le tenni la mano stretta nella mia . In sala , ci aspettavan già i bambini tumultuanti attorno alle pile di biscotti ; le piccole chicchere sollevarono da prima un grido di gioia ; poi accorgendosi i bimbi che le chicchere eran più piccole che belle , si dovette servirli nelle chicchere grandi . Ettore Caccianimico s ' occupò lui di questo , passando innanzi ai ragazzi colla guantiera e raccomandando la calma . Anche lì , le cose non andavan meglio .... C ' era della rigidezza , della mancanza di spontaneità .... Quel principe Santanera aveva portata una insoffribile freddezza con sè .... Io mi guardava attorno e leggeva sul viso d ' Ettore e di Gian Luigi il mio medesimo pensiero . Quand ' ebbi vicino Pietro Folengo , gli dissi : - Se non conti di farci muovere , ci addormenteremo tutti .... - Lo credi ? - domandò Pietro spaventato . - Che cosa posso fare ? - Non incaricarti troppo di quel Santanera imbecille e màndaci a spasso pei viali .... - Come debbo ? ... - Se vuoi , m ' incaricò io di dar l ' esempio , - risposi . Marta Giustiniani aveva finito di prendere il tè , in piedi , a fianco di Gian Luigi . Io passai dietro le spalle della donna , e le susurrai : - Vuole che fuggiamo ? - La signora si volse di soprassalto , e vedendomi sorrise : - Dove ? - domandò . - Tu , - io dissi a Gian Luigi , - fànne fuggire un ' altra .... - Gian Luigi assentì col capo e s ' avvicinò a una piccola bionda , madre di tre bambine che strillavano per aver rovesciato il tè sull ' abito nuovo . Era l ' unica signora che s ' adattasse alla statura di Gian Luigi : parva sed apta .... Mentre uscivo in giardino con Marta Giustiniani , vidi muoversi il principe Santanera e dirigersi lui pure al gruppo delle donne .... Ormai , l ' esempio attecchiva , e non mi occupai che della signora al mio fianco .... Per una leggiera salita , dietro un filar di pini , si giungeva fino al muro di cinta , e là da un rialzo si godeva la vista del lago . Noi vi ci dirigemmo , appoggiandoci quindi alla balaustrata .... - Lei avrà troppo sole , - osservò Marta , mettendo l ' ombrellino in modo che venisse a riparare anche me .... Ah , io sentiva in quell ' istante come avessi amata la povera Laura Uglio , se per l ' incontro d ' una donna che le somigliava stranamente , io era colmo di gioia , non più capace di vincere i bizzarri impeti del mio cuore ! Non avevo amata che lei , checchè ne dicesse Gian Luigi ; e non mi pareva possibile una resistenza in Marta Giustiniani . - Perchè non si chiama Laura ? - domandai curiosamente a Marta . - Le piace questo nome ? - fece la Giustiniani . - E le dispiace il mio ? - Sì , - risposi . - Io la chiamerò Laura .... nell ' intimità .... - In quale intimità ? - chiese Marta corrugando le ciglia . - Quando non ci sono gli altri , - dissi . La fronte le si spianò sùbito , quantunque dovesse rimanere nella donna un ' impressione spiacevole . - Ella deve essersi fatta una strana idea di me , - osservò Marta . - È d ' un ' arditezza punto conveniente : io voleva fidarmi di lei , sapendolo sposo da poco .... - Poteva ben parlare , Marta Giustiniani , ch ' io non l ' ascoltava affatto : o meglio , ascoltavo la sua voce e non le sue parole . Ero in preda a un risveglio gigantesco di memorie e di rammarichi . S ' io fossi stato libero , non avrei trovati ostacoli per impossessarmi di quella donna , anche a costo di farla rubare e di tenerla chiusa finchè avesse ceduto .... Così , invece , stava rigidamente fra noi la nostra condizione di gente legata ad altri , e non eran più ostacoli materiali che ci si frapponevano , ma spettri di convenzioni , scrupoli e paure . - Torniamo ! - disse la Giustiniani , accorgendosi ch ' ella arrischiava di sentirsi baciata sulle labbra da un momento all ' altro . E invero , dopo sette giorni , era troppo presto . Nel ritorno , chiacchierammo frivolamente , incontrando pel viale due bambini che facevan correre il cerchio di legno e ci avrebbero sorpresi se fossimo rimasti ancor più a lungo lassù . Quindi ci passaron daccanto Pietro Folengo ed Ettore Caccianimico , a braccio : gli uomini serî andavan senza donne e dovevan parlare di me .... sentii queste parole , pronunciate da Ettore : - " .... sciupando così le sue facoltà preziose d ' osservazione in sospetti ridicoli , non se ne potrà servire utilmente , quando venisse il giorno .... " - e i due uomini piegarono verso il chiosco ove qualche volta si pranzava . - Eppure Lei m ' interessa , - mi diceva Marta Giustiniani , rifatta ardita dalla presenza d ' altri e scintillando inconsciamente negli occhi grigi , dilatati . - Avrei un mucchio di domande a farle .... - Ora ci si avvicinava Gian Luigi colla signora bionda , seguìta dalle tre figlie . Sebbene Gian Luigi fosse tuttavia triste e scorato , la sua vista mi eccitò un sorriso maligno .... Per istinto beffardo , lo vidi ridevolmente piccolo , con una piccola testa , un piccolo fiore all ' occhiello , una piccola canna alle mani .... Diceva : - " .... Questo secondo romanzo è finito . Lo consegnerò all ' editore entro il mese , e ne spero bene . Ci si salva da molti dolori , lavorando .... " Oh , le mie speranze di gloria , i miei amori d ' arte , i miei proponimenti , dov ' erano andati ? Scossi la testa , rabbrividendo , e mi volsi a Marta Giustiniani . Costei era corpo ed anima , non vuoto fantasma : purchè ella acconsentisse , io avrei dimenticato .... Onde , risposi con viva speranza : - Un mucchio di domande vuol farmi ? E perchè manca di confidenza ? Sarei ben felice di rispondere a tutte , a tutte , nessuna eccettuata . - Non so da quale cominciare , - disse Marta sorridendo . - Ebbene , vuole scriverle ? Molte cose che non si direbbero mai , si scrivono facilmente . - Scrivere ? - mormorò la donna , guardando nel vuoto , al di là del muro di cinta , ov ' era l ' orizzonte vasto . - Scrivere a lei ? - Eravamo giunti presso la magnolia ombrosa ; vi restavan le sedie vuote . E Lidia era in piedi , appoggiata al tronco , mentre il principe Santanera si sforzava di giungere al ramo più basso e di coglierne un magnifico fiore .... Marta si allontanò da me , dirigendosi a Lidia . - Abbiamo due altri compagni di viaggio , - disse questa . - Il principe e il conte Sideri verranno al Cairo essi pure quando vi accompagneremo papà .... - Il principe si volse , tenendo fra le mani il fiore che aveva spiccato dal ramo . - Saremo in sei , - continuò egli . - Quattro uomini e due signore : una bellissima carovana , Le pare ? - Gli occhi sonnolenti e socchiusi , la piega sarcastica agli angoli delle labbra , davano un senso ironico a tutto quanto diceva il principe . Io ne fremetti . - Bella , davvero , - mormorai , osservando di sfuggita la signora Giustiniani . - Solo , il viaggio non è ancor deciso , almeno per parte mia e di Lidia . - Questa ebbe un gesto di stupore e mosse le labbra come per interrompere . Io ne la impedii con un ' occhiata . Perchè il Santanera voleva accompagnarci , intraprendendo un lungo viaggio dall ' oggi al domani , con delle semplici conoscenze ? Perchè Lidia ne pareva felice ? Le coppie giravan pei viali , alla luce meridiana : quei due s ' eran ridotti presso la magnolia ove difficilmente altri sarebbero ritornati ; Lidia non aveva il contegno rigido ch ' io avrei amato s ' imponesse col principe , e il principe fra tante signore aveva scelta Lidia appunto per una passeggiata nel giardino e nell ' ombra . Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumular delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere .... Milano , ottobre 1893 - aprile 1894 . FINE .
IL SANGUE D'EUROPA ( PINTOR GIAIME , 1943 )
Saggistica ,
1939 I . È difficile crescere Infanzia del cuore . Podbielski esplora , con quel timido amore che guidò prima di lui Rilke e Alain - Fournier , l ' anima giovanile . E al suo sguardo , come a quello dei maestri , si offrono paesaggi autunnali : i paesaggi ricchi d ' ombre su cui autore e figure si confondono insensibilmente . Ma in questa uniformità di orizzonti è il segno di un ' attitudine genuina più che di una scuola , nell ' incapacità a separare il disegno dal gesto è l ' impronta di nature costrette a un esclusivo lirismo . Podbielski ignora la catarsi perché ignora il dramma . Fra Klaus e Dedalus , ritratti di giovani artisti , ogni somiglianza è esclusa . Dove Joyce dispone vigorosi contrasti o si rifugia nell ' ironia e così drammatizza , Podbielski contamina , traduce sempre in un invariato lamento . Perenne contaminazione , viva e umana nell ' adeguarsi della storia interiore del protagonista alla vita esterna nei suoi quotidiani eventi . Alain - Fournier aveva scoperto per l ' anima giovanile quel « domane inconnu » che è il suo intatto regno . Ma l ' inquieta anima del ragazzo di Podbielski non ha un suo regno . Klaus cade in città da semplici consuetudini di villaggio e il suo destino è sommerso nel turbine dei destini altrui . Sono pochi giorni di esperienze . Il ragazzo ha assistito per caso a un ' opera teatrale in cui crede di vedere rappresentati i propri dubbi e le proprie ansietà , il dramma di chi teme di non poter affrontare la vita senza una guida . Scrive all ' autore , Hesber , che lo riceve benevolmente , esperto di queste angosce giovanili , ma sa che non potrà aiutarlo . Semplicissima trama : gli incontri successivi del ragazzo con lo scrittore e i suoi amici , l ' interessamento febbrile a questa nuova vita , l ' amore che si matura per Gela , l ' amica di Hesber , e l ' inevitabile distacco che pone una precisa moralità . Solo il ritorno alla solitudine , la dolorosa indipendenza da ogni legame faranno del ragazzo inquieto un artista . Messaggio non nuovo . Ho ricordato in principio un maestro , Rilke , e altri nomi dovrei aggiungere , primo fra tutti quello di Gide . Il breve romanzo è condotto sui temi cari a Rilke e a Gide ( la ricchezza della sorte , il figliol prodigo , la riconoscenza delle cose , il ritorno alla solitudine ) . Certo Podbielski non è un novatore . Così i modi del suo stile sono spesso legati a esempi di un decadentismo primitivo ; quello delle inani bianche sul nero lucido del pianoforte , quello delle frasi interrotte da ambigui puntini . Posizioni stilistiche e morali cui siamo avversi . Non perché predica il ritorno alla solitudine o per amore a certe sue faticose immagini , ci siamo rivolti a Podbielski . Ma perché nuova e pura è in lui la precisa volontà d ' arte . Volontà che talvolta , come nel secondo dei frammenti tradotti , pienamente si attua . Per queste rare pagine l ' autore ventiduenne merita l ' augurio più giusto : che egli possa seguire la via del maggiore fra i suoi maestri , Rilke , il quale dai primi versi indulgenti alla più semplice curva del sentimento e del ritmo seppe educare il canto alla dignità delle ultime espressioni . Perché , come dice Gela al ragazzo inquieto : « Nichts ist schwerer als wachsen » ( Niente è più difficile che crescere ) . II . Viaggio a interlaken Il vangelo dei milionari . Partimmo dalla dormente cittadina francese mentre l ' alba si annunziava appena dietro i tetti delle vecchie case . Davanti all ' agenzia di viaggi , punto di ritrovo e di partenza , attendevano alcune persone ; un giovanotto sollevava la saracinesca con il rumore stridulo e isolato delle ore notturne . Il mio amico disse che erano mercanti di buoi . Mi sorprese dapprima una conoscenza così profonda delle classi sociali , ma vidi poi un cartello che annunziava per quel giorno la grande fiera bovina di Thun e riconobbi che il loro aspetto non ammetteva equivoci . Vicino ai mercanti aspettavano pazientemente mogli e figlie . Dopo un quarto d ' ora arrivò l ' autobus , una vettura grande e traballante non senza lussi di arredamento . Nostra meta non era la fiera di Thun ; era il grande congresso internazionale degli Oxford Groups , che riuniva quel giorno a Interlaken uomini e donne di tutti i paesi : santi crociati in veste moderna , coperti di una spirituale armatura . Il mio compagno di viaggio , un giovane giornalista tedesco che aveva citato questa elegante definizione , mi dava ora ampie notizie sulla setta che io conoscevo solo attraverso letture e conversazioni casuali . Confuso spesso , fuori del mondo anglosassone , con il movimento di Oxford che nel secolo scorso tentò di riavvicinare la Chiesa anglicana a quella di Roma , il movimento attuale ha compiti molto più vasti . Si propone , secondo le parole di uno dei suoi capi , di « portare nel mondo la realizzazione dei poteri dello Spirito Santo » . A raggiungere uno scopo così complesso , il fondatore ritiene che basti la pratica della dottrina da lui insegnata , dottrina nata in seguito a circostanze soprannaturali e ricca di elementi mistici assai più che di logica coerenza . Il dottor Frank Nathan D . Buchman , pastore luterano , era tornato dall ' America in Inghilterra , una trentina di anni fa , deluso dalla vita e senza più fede nell ' efficacia della propria missione spirituale . A Oxford un ' improvvisa rivelazione della Divinità , non sappiamo precisamente in che forma , lo illuminò . Dedicatosi all ' apostolato , strinse intorno a sé una prima schiera di giovani studenti , che più tardi , estendendosi , divenne l ' Oxford Group . L ' Oxford Group , spiega il fondatore , non è una chiesa , è un ' associazione di uomini che si propongono di vivere secondo certi principi morali . Doveri dei seguaci sono l ' apostolato e la confessione pubblica . Colonne dell ' edificio i quattro « assoluti » insegnati dal fondatore : assoluta onestà , assoluta purità , assoluto altruismo , assoluto amore . Norme , come si vede , piuttosto generiche . Ma da questi vaghi precetti il dottor Buchman passò più tardi a maggiori programmi . Dichiarò che l ' Oxford Group era una forza mondiale e decise di condurre la lotta contro le potenze malefiche . Un nuovo Islam si mosse alla conquista del mondo . Da tutte le terre britanniche , dall ' Olanda , dalla Scandinavia vennero le adesioni . Mr . Bennett , ex primo ministro canadese , disse : « Come Wesley salvò l ' Inghilterra dagli effetti della Rivoluzione francese , così le forze che voi rappresentate possono sole salvare la civiltà » . Questi piani grandiosi sono esposti in un opuscolo intitolato La marea montante , che sfogliai durante il viaggio . Alcune pagine contengono solo fotografie . Mussolini mentre parla alla folla , Hitler che passa in rivista i reparti nazisti , la flotta americana in manovra : ecco che cosa si vede in tutto il mondo , dice il titolo . Ma altro si prepara nei cuori . Infatti da queste immagini di guerra si passa alla grande fotografia centrale , quadro sensibile della « marea montante » . La gioventù di tutti i paesi , levate in alto le bandiere , marcia verso una meta , invisibile per noi , ma certo allettante a giudicare dagli sguardi dei giovani . L ' Oxford Group guida la rigenerazione del mondo . Cercate in Dio la liberazione dei vostri mali . Adesso il mio amico , che era del resto un giovane di molto spirito , mi raccontava i progressi dalle origini , e una grave sonnolenza cominciava ad avvolgermi . Distiguevo la parola « pazzi » , ripetuta spesso , e rispondevo con cenni di approvazione . Ma la nebbia uguale sui prati , il rombo della macchina e il tepore che mi separava dal freddo esterno mi addormentavano insensibilmente . Dopo poco la marea montante del sonno mi aveva raggiunto . Mi svegliai alla frontiera . Ci avevano fermato due pacifici doganieri svizzeri che si fidavano della nostra onestà , ma volevano disinfettarci . Con risate e lazzi i bovari scesero e esposero le loro grosse suole al diligente spruzzo delle guardie ; noi li seguimmo e l ' autobus partì liberato da ogni impurità . Poi prati , per ore di seguito , cascinali , e Neuchâtel e Berna gaie e luminose in quelle prime ore del mattino . Solo verso le dieci si arrivò allo smagliante lago di Thun che i bovari fotografarono , montando in piedi sui sedili . Ne seguimmo la costa e l ' autista ci depose tutti a Interlaken . Il mio amico e io scendemmo , piuttosto inebetiti dalle sei ore di macchina , e ci avviammo alla posta , luogo di tutti gli appuntamenti nelle città sconosciute ( Interlaken veramente non è una città , è una fila di alberghi tra due laghi ) . Due congressisti inglesi ci dovevano attendere e guidare poi nella tumultuosa folla dei mistici . Ma già l ' Inghilterra ci stringeva da ogni parte : vecchie signore passeggiavano al sole in uniformi quasi coloniali ; altre contrattavano con piccole grida sulle porte dei negozi , altre passavano affannatissime trascinandosi dietro mariti e fratelli . Capii di trovarmi di fronte alla gioventù di tutto il mondo che aveva deposto momentaneamente le bandiere . I due che aspettavano erano giovani davvero . Ci ricevettero con molta cortesia e siccome il mio amico , venuto col segreto proposito di polemizzare , si era dichiarato un ammiratore dei gruppi , lo accolsero benignamente come un neofita . Io , timido di fronte a uomini che fluttuavano fra il terrestre e il soprannaturale , non osai affrontare argomenti elevati . Dopo vaghe parole di ammirazione per la Jungfrau , osservai che i congressisti dovevano essere numerosi . - Certo . Siamo già qualche migliaio . E oggi ne arrivano altri cinquecento . Ma ad Amsterdam eravamo anche di più . Le ultime parole , pronunciate con tono di rimpianto , mi fecero ripensare a quello che aveva detto il mio compagno di viaggio . Nei primi congressi l ' eccitazione era tale che chi aveva ottenuto di comunicare con la Divinità , immediatamente , assetato di purezza , passava alla confessione pubblica . Lo spettacolo di uomini e donne « invasi dal dio » , come personaggi virgiliani , e declamanti a gran voce i loro fatti personali richiamava un pubblico enorme . Poi si capì l ' inopportunità di questi sistemi e ora i congressi non si occupano più di questioni private ; anzi , mi spiegò una delle nostre guide , preferiscono intressarsi solo di problemi internazionali . Tuttavia la pratica della confessione pubblica resta uno dei cardini della vita religiosa dei gruppi . Malvolentieri uno dei loro teorici riconosce che l ' idea della confessione non è del tutto originale : - È anzi uno dei rudimenti della cristianità primitiva , da lungo tempo scomparso eccetto che in alcune fedi in cui sussiste la confessione a Dio attraverso un prete . Non feci commenti a questa strana affermazione e chiesi quale fosse l ' attività dei gruppi nelle questioni internazionali . Mi fu spiegato che in tutte le sedute si discutono i problemi che sembrano più importanti per il benessere dei popoli . Si conclude generalmente con la decisione presa all ' unanimità di inviare un telegramma ; per esempio a Stalin , esortandolo alla pratica delle virtù cristiane . Dopodiché i partecipanti si separavano convinti di aver esercitato un influsso decisivo sugli avvenimenti europei . Queste notizie ci dava lungo la strada uno dei due inglesi che ci disse poi di essere addirittura l ' organizzatore della propaganda fotografica . Doveva avere molto da fare , perché davanti a ogni albergo gruppi teatralmente disposti attendevano di essere fotografati e cantavano inni . Serenità e letizia occupavano gli animi . Percorso il lungo viale entrammo nel più grande albergo di Interlaken , momentaneamente trasformato in quartier generale dell ' Oxford Group . Una folla agitata riempiva il giardino , i corridoi , le sale ; vi si svolgeva un movimento continuo e senza meta . Mi mostrarono la sala dedicata alle pubblicazioni e mi condussero poi in giardino , mentre il mio compagno , che doveva restare qualche giorno , si occupava della propria sistemazione . Per distrarmi mi presentavano a tutti come un amico . Conobbi così l ' uomo più ricco del Giappone , il ministro delle Finanze di uno stato scandinavo e altri personaggi non meno illustri . Finalmente mi gettarono fra le braccia di un signore serio , professore di letteratura italiana in una grande università . Mi aggredì subito : - Cerchiamo un italiano come uno spillo . Abbiamo bisogno di qualcuno che traduca i nostri manifesti . Sareste disposto voi ? Risposi con un ' accettazione generica spinto dalla curiosità e dalla segreta speranza che mi pagassero ( un giovane italiano in Svizzera e così ossessionato dai prezzi che accetta qualunque lavoro purché sia retribuito - Però , - aggiunsi , - bisogna che sia un lavoro breve oppure da continuarsi per corrispondenza . Fra qualche ora devo ripartire per la Francia . - Non partirete , - dichiarò tranquillamente . - Vi accompagneremo noi in automobile quando avrete finito , fra tre , quattro giorni . Lo spettro del franco svizzero mi si presentò di nuovo . Giacché a Interlaken gli alberghi si pagano . Ma il mio amico arrivò a tempo a prelevarmi e a farmi sospendere gli accordi col professore . Il tedesco si era sistemato in pochi minuti e ammirava l ' organizzazione perfetta . Evidentemente gli albergatori svizzeri avevano intuito nei congressisti una facile preda e li avevano accerchiati completamente . Erano adottati sistemi quasi militari . Due tagliandi ci davano diritto a un pasto a prezzo ridotto e alla compagnia di altri venti congressisti . Erano quasi tutti studenti o professori , una tavola di intellettuali . Ogni tanto un signore anziano si alzava , dava l ' annunzio di un discorso o di una assemblea per il pomeriggio e poi mandava in giro un foglio per raccogliere le adesioni . Ma l ' avvenimento più importante del giorno era il grande discorso che avrebbe pronunciato il dottor Buchman . Si attendeva una sua parola sulla situazione politica . Si commentava intanto , come di mirabile esempio , questa sua frase : - Io lavoro diciotto ore del giorno : nove sto in raccoglimento , e nove le impiego a scrivere e a ripetere quello che ho sentito - . Sentii pronunciare a proposito di questo duro orario di lavoro le parole « dinamo spirituale » . Il raccoglimento ( « quiet time » ) che udivo citare per la prima volta , è uno dei precetti del dottor Buchman . Ogni tanto i fedeli devono raccogliersi in meditazione per una diecina di minuti e poi scrivere quello che hanno sentito . - Così , - disse una volta il fondatore , - io ho trovato Dio . Quando i fogli di adesione da firmare me ne davano il tempo , guardavo attentamente la cameriera che ci serviva , una sana ragazza svizzera sul cui viso credevo di scorgere un accenno d ' ironia . Preoccupato di questo atteggiamento , che certo giudicava contrario al principio dell ' assoluta purità , l ' organizzatore della propaganda fotografica iniziò su di me un cortese , ma risoluto tentativo di conversione . - Vediamo , - disse con tono insinuante , - voi avete una fede , credete in Dio ? - Sono cattolico romano - risposi solennemente costringendolo al silenzio . - Anzi , - aggiunsi poi , - in che rapporti siete voi con la Chiesa di Roma ? - Ottimi . Noi consideriamo uguali tutte le Chiese purché vi sia purità di fede nei credenti . - Già , ma io vorrei sapere come la Chiesa cattolica considera voi . - Ah , bene , - disse con incertezza . - Qualche tempo fa un prete cattolico ha pubblicato un articolo di lode del gruppo . La risposta non mi convinse , ed ebbi più tardi conferma della sua inconsistenza . Domandai anche se avessero fra di loro persone di modesta condizione . Non avevo visto che milionari accompagnati da una larga clientela e mi stupivano i frequenti richiami al Vangelo da parte di una compagnia di ricchi . - Certo che abbiamo dei poveri . Vedete , per esempio due operai di Londra , gente che avrà forse tre , quattro scellini in tasca , volevano venire al congresso . Era un desiderio vivo , ma , naturalmente , mancavano i denari . Eppure sono qui . Sapete come hanno fatto ? Hanno pregato . - Sì , ma il viaggio avranno dovuto pagarlo . - Hanno pregato . La prima riflessione , immediata , fu che le mie traduzioni sarebbero state pagate con preghiere ; la seconda che un prete cattolico e due operai sono un esiguo peso di fronte a quello di cinquemila congressisti e della loro scorta d ' oro . In compenso il gruppo si estende . La marea sale e dilaga . Mi parlarono dei nuovi seguaci in Africa del Sud , delle crescenti fortune della dottrina insegnata dal fondatore . Ascoltavo in silenzio questa gente discorrere con serena fatuità delle questioni più gravi , e ne avevo un senso di stanchezza . Volli uscire , subito dopo colazione , alla ricerca di un mondo più reale . Ma , fuori , i suoni aspri delle inglesi e le vocali trascinate delle olandesi riempivano l ' aria . Un vecchietto che vendeva i giornali era l ' unico sottratto a quell ' atmosfera da teatro . E una corrente di simpatia si stabilì fra noi , quando dandoci i giornali , borbottò con gratitudine : - C ' è ancora qualcuno che parla tedesco a Interlaken . III . Incontro con Goethe Werther italiano . Spaini ha tradotto per l ' edizione bellissima di Einaudi il Werther ( Torino 1938 ) . Impresa non singolare . Dai foschi giovani del primo romanticismo fino ai contemporanei ogni generazione letteraria ha avuto i suoi traduttori del Werther . La prima versione girava per l ' Italia negli ultimi anni del Settecento ; fu tra le mani di Ugo Foscolo che poi negò di averla letta , e certo inclinò al suicidio qualche fervido adolescente e preoccupò più di un marito alle corti provinciali . Poi guerre e catastrofi resero giuoco da salotto il lontano colpo di pistola del giovane Werther . Studiosi tradussero ancora il breve romanzo per collezioni di classici . L ' anima fraterna a cui il libro si rivolge sembrò smarrita . Ma dall ' accusa di lavoro superfluo Spaini si difende nella vivace prefazione che apre il volume A un Werther lontano inattuale , ormai estraneo , egli ha voluto dedicare la sua opera . A un Werther che da questa insuperabile distanza ha ripreso giovanilità , e qui è veramente il pericolo per il traduttore . Che si possa contaminare l ' immagine remota che a noi resta del testo goethiano . Se sia lecito cioè dare linguaggio moderno a un romanzo che appunto nella sua grazia rigida ha ritrovato evidenza letteraria . Così si rimpiangono certi amabili costrutti settecenteschi dei primi traduttori e quegli imperfetti in « a » che bastano ad evocare atteggiamenti perduti . « Il celebre signor dottor Goethe - dice l ' autore di una edizione veneziana del 1811 - è un avvocato di Francoforte sul Meno che scrisse varie altre cose degne di essere lette , ma queste lettere particolarmente gli hanno assicurato la stima universale » . Certo costoro potevano accostarsi a un Goethe che aveva scritto varie altre cose degne di esser lette con una castità che a noi non è data . Ma di questa circostanza non seppero il valore . Li preoccupavano gli ardimenti del giovane poeta , e quel linguaggio impetuoso che ridussero a modi composti e sordi . Goethe scrittore li precedeva di troppo . Questa versione di oggi invece è stata compiuta con intelligenza . Spaini ha cercato uno stile scorrevole e insieme piuttosto sostenuto , senza arcaismi fittizi e senza asprezze moderne . Nella seconda parte per una maggiore concitazione del testo la versione italiana ha qualche frase opaca . Ma è una lettura piena di dignità . Bellissima lettura , il Werther . Romanzo cauto , misurato nei suoi impeti , nei rivelati entusiasmi : « Mi piace ! » ecco una frase che odio a morte . Che razza di uomo deve essere uno al quale Lotte piace , per il quale essa non occupa tutti i sensi , tutti i sentimenti ! Mi piace ! Giorni fa un tale mi chiese se mi piaceva Ossian ! » Anche qui dove l ' entusiasmo è voluto non si abbandona a una facile scia di parole . Ritento i brani polemici , che allora scossero una giovinezza e che ora giungono a noi molto attenuati : l ' invocazione al genio . « Oh , amici miei ! Perché mai il fiume del genio prorompe così raramente , così raramente investe con le sue acque in piena e scuote le vostre anime meravigliate ? » Ormai fievole , questo richiamo eroico è entrato nella leggenda , come leggendarie sono certe immagini del giovane Napoleone . Il fiume del genio da Coleridge a Rimbaud e da Rimbaud al surrealismo ha percosso tutti gli argini e a noi resta se mai la cura di ricostruire e moderare . Di qui le facili ironie . Ma l ' Europa letteraria del 1774 non era la nostra , era una specie di giardino olandese . E certi gesti di Goethe , come più tardi il viso crucciato del giovane generale , riprendono in quello sfondo la loro esatta misura . Sussiste tuttavia qualche intemperanza per dar ragione alle censure di una lunga critica , qualche grido improvviso , qualche immoderata effusione . E sorprendono rari accenni piacevolmente frivoli ( il migliore è un breve biglietto : « Sì , cara Lotte , mi mandi più spesso commissioni . Soltanto una preghiera . Non metta più spolverino sui biglietti che mi scrive . Oggi l ' ho portato in fretta alle labbra e poi mi scricchiavano i denti » ) . Ma rimane la grande prontezza di Goethe , il suo sguardo umano . Si pensi alla lettera del primo incontro , alle ultime scene concitate , a certe rapide ironie . Rimane la misura del suo lavoro ( si pensi alle pistole annunciate una prima volta , proposte di nuovo all ' arresto del servo , dominanti alla fine del libro ) . Rimangono le immagini piene di nobiltà che percorrono tutta l ' opera : la fontana , la festa con il temporale , le visioni di Omero e di Ossian . Bellissima lettura . Il Settecento francese e inglese aveva avuto romanzi di indagine preziosa a cui ha riportato più tardi la curva della storia letteraria . I romantici nella piena liberazione del sentimento fantastico raggiunsero luoghi di rara poesia ( l ' Hyperion di Holderlin segna forse in questo senso uno sviluppo estremo ) . Ma Werther , nella facilità dei suoi moti , è una delle figure che ancora illumina meglio il nostro gusto . Vive in una bella luce uniforme , sia che si sdegni o versi lacrime , che danzi nel frac giallo e turchino o si affidi al temibile giuoco delle pistole . IV . Miti nordici I canti dell ' Edda . I miti nordici sono noti per lo più agli italiani attraverso le tortuose vicende della tetralogia wagneriana . Si è fissata un ' immagine sanguigna di quegli eroi e dèi e giganti , che dal teatro traggono come un seguito musicale e luci e colori non veri . Immagini deformate , certo , queste che Wagner vedeva attraverso inevitabili schermi e che a noi trasmise . I romantici avevano spesso amato miti tragici ma casti , e assaporavano ancora nelle loro troppo fresche tragedie il recente gusto dell ' idillio . Più tardi , in un paese letterario avviato al decadentismo , Wagner e Hebbel trovarono nella cruda barbarie dei miti nordici materia preziosa . E li incitò alla loro opera la perenne ambizione germanica al poema nazionale . Comparve allora Siegfried visto attraverso Schopenhauer e quei torbidi fratelli Siegmund e Sieglinde e il tragico fato degli dèi . Immagini alterate ma nobilissime . Perché invano nei testi originali si cercherebbe l ' alato linguaggio del viandante che risponde agli enigmi nel Siegfried di Wagner : « Qual stirpe regna fra le nubi del cielo ? » « Su quelle nubi stanno gli dèi » . ( Ma qui si trascina inevitabile la suggestione musicale ) . Ora gli dèi dell ' Edda ci tornano nella loro genuina figura attraverso la traduzione italiana che di alcuni canti islandesi ha fatto con molta dottrina la signorina Olga Gogala ( Utet , Torino 1939 ) . I frammenti tradotti sono presi appunto dai Canti degli dèi che con i Canti degli eroi formano l ' Edda più antica , quella in versi . Per lungo tempo la raccolta , confinata in un ' Islanda semibarbara , fu ignota all ' Europa . Nel 1643 il vescovo Bryniolf Sveinsson trovò il codice che la conteneva e lo inviò al re di Danimarca , a Copenhagen , dove ancora adesso si trova con il nome di Codex Regius . Prima si conosceva solo l ' Edda in prosa , una raccolta di precetti assai posteriore a questi canti . Dell ' origine dei canti poco si sa . Probabilmente sono opera di profughi che , cacciati dalla Norvegia verso il secolo IX , si rifugiarono nella deserta isola del Nord . Mentre in Scandinavia si diffondeva il cristianesimo , gli esuli dell ' Islanda conservarono quasi immune dall ' influsso cristiano la tradizione delle loro saghe . Più tardi trascrissero i canti e a essi si deve se ci rimane una testimonianza dell ' antichissima poesia europea . Poesia dobbiamo chiamarla per consuetudine di definire così le strofe ritmiche . Ma ora , remota la fede romantica in una presunta arte , voce immediata di popoli , nessuno cercherebbe più nei rozzi testi del Codex Regius un suggerimento poetico . E vedemmo che anche Wagner e Hebbel si limitarono a trarne una grezza materia umana . In verità , l ' interesse umano oltre quello particolarmente culturale dei canti , è sempre grande . Come nota giustamente la traduttrice , questi poemi degli dèi non hanno affatto carattere religioso . Stretti alla terra , ai monti , alle foreste del Nord , gli dèi sovrastano appena una rude umanità . E non li liberano a immagini più pure le favole che i mediterranei inventarono per i loro numi . Restano gravi di vino e di sangue , negati a ogni agilità . E certo si deve questo all ' abbandono dei miti che non furono mai , come i greci , ripresi in epoche colte , ma caddero e lasciarono solo una traccia primitiva . Si leggono storie di facili inganni , come più tardi si ritroveranno nella prima letteratura borghese , di risse e di memorabili banchetti . Poi , confuse nei componimenti , raccolte di proverbi , leggende di uomini saggi , insegnamenti morali . Un gruppo che ha per titolo Hávamál è una specie di codice della vita sociale . E a porre subito in una giusta luce il mondo dei canti basta la prima strofa : Tutte le porte pria d ' entrare in casa son da guardarsi e da provare bene . Non si sa mai se dietro quella soglia non attenda un nemico . Precetti di solito duri , di un compiaciuto e barbarico egoismo . Qualche bella frase hanno le strofe sull ' amicizia , e quelle sulla fama che accade di vedere spesso citate : Muoion le greggi , muoiono le stirpi moriamo anche noi stessi , ma non muore giammai la buona fama e chiunque col bene se l ' acquista . Presentimenti ingenui di un mondo morale , a cui seguono subito curiose norme come quelle che consigliano a chi vuole assassinare di alzarsi presto e di agire di buon mattino . Ma quasi tutti i testi hanno come argomenti imprese gloriose o sono documenti della più antica saggezza . Si sente una grande venerazione per le forze spirituali , forze ancora magiche e nubilose . Così Odino vuote scendere a una gara di dottrina con il più saggio dei giganti . E un ' altra volta ascolta il vaticinio della profetessa che narra l ' origine del mondo e delle stirpi e annuncia la fine degli dèi . ( È il Völuspá , un canto famoso che veramente ha singolari immagini ) . Simbolo preciso del mondo nordico sono le rune , i caratteri magici , segno originario d ' intelligenza . E il più bello dei miti per una suggestione di significati nascosti e per la sua analogia con il simbolo cristiano della croce è quello narrato nel canto runico di Odino : Io so che dall ' albero al vento per ben nove notti pendei ferito da spada , a Odino immolato , io stesso a me stesso ; quell ' albero niuno conosce da quale radice ei germogli . Poi , con uno slancio , Odino si curva a terra dall ' albero , raccoglie dei pezzetti di legno , su cui incide le rune , e per mezzo delle rune , cioè della saggezza , si libera dal segreto martirio . Strani paesaggi questi del Nord . Li animano inconsuete allegorie , estranee a uno spirito che ormai hanno penetrato il simbolo ellenico e quello cristiano . E tutela il mistero un linguaggio inaccessibile . La traduttrice aveva dinanzi a sé un compito molto severo . Noi non possiamo che ammirare silenziosamente la sua erudizione . Ma dobbiamo dire molto bene , come lettori del commento e delle brevi introduzioni ai testi . I canti sono tradotti in versi italiani . In versi duri , ingenui , zoppi , che ci sono molto piaciuti . Perché crediamo che abbiano reso la cadenza barbara dei testi . ( In questi casi i tentativi di versioni rigidamente metriche sono illusori ) . E ancora abbiamo nell ' orecchio certe cadenzate parole . I solenni versi di Odino che ci hanno invitato alla lettura . Perché i detti di Odino sono inutili ai giganti ma preziosi ai figli dell ' uomo : salute a colui che li impara salute a colui che li ascolta . V . Cronache semiserie 1 . Dignitari di Francia . L'8 giugno il gran vecchio , Charles Maurras , è stato ricevuto all ' Accademia di Francia . Maurras , che molti dei suoi compatrioti definiscono con quelle brevi ingiurie di sapore osceno che sono una delle maggiori grazie della lingua francese , è ritenuto da altri addirittura il più grande uomo vivente oggi in Francia . Comunque una figura di molto rilievo . Forse troppo irregolare per la solenne assemblea , questo polemista difensore di una Chiesa che lo ha condannato , di un re che lo trascura e di un ' idea della Francia che i più dei francesi rinnegano . E per molto tempo dall ' Accademia fu escluso . Dice l ' articolo primo dello statuto del 1635 : « Nessuno sarà ricevuto all ' Accademia che non sia gradito al protettore » . Allora il protettore era Richelieu . Ora , secondo le norme , sarebbe il presidente Lebrun . Naturalmente , notre Albert , come dicono i francesi , accetta chiunque con grande cordialità . E il diritto di velo in pratica era passato al defunto segretario perpetuo , uomo bizzosissimo che tenne lontani per molto tempo candidati autorevoli . Morto lui ci fu la corsa degli esclusi : Jérôme Tharaud , Maurois , Maurras . Marraus ha commemorato nella sua orazione Henri - Robert , il grande avvocato che egli sostituisce . Gli ha risposto con l ' elogio tradizionale Henri Bordeaux . Noi non apprezziamo molto l ' opera poetica di Maurras . Ancora meno apprezziamo il suo pensiero politico . Ancora meno i romanzi di Bordeaux . Tuttavia il vecchio e il nuovo immortale hanno fatto due bei discorsi . Una piacevole conversazione , almeno . Maurras ha ricordato con molto spirito le sue visite forzate al Palazzo di giustizia , le sue varie esperienze umane . Bordeaux ha parlato della Provenza , dei doni portati dai parenti al piccolo Carlo con l ' augurio paesano : « Che tu possa essere pieno come un uovo , buono come il pane , saggio come il sale e dritto come un fiammifero » . Poi ha ricordato una serie di gloriosi accademici che conobbero il carcere . Purtroppo , resta la parte dottrinale dei due discorsi . L ' evocazione di un mondo di morti a cui Maurras crede fervidamente , dai firmatari della lontana Enquête sur la monarchie fino al precursore De Bonald . La stanca polemica contro i nemici tradizionali : il barbaro germano , le idee dissolvitrici , la libertà democratica come l ' autorità dello stato totalitario . Un ' aria onesta di destra monarchica in paese repubblicano . Un maresciallo di Francia padrino di questo nemico della costituzione . « Quando cadono le foglie , quando migrano gli augelli » , ha scritto colui che Maurras chiama « le divin Carducci » . Meno macabro della cavalcata di Enrico Quinto , ma forse non meno fantastico , sembrerà a chi guardi oggi la vera Francia quest ' incontro di letterati in abito verde intenti a rievocare nella gran sala dell ' Accademia i lontani santi della patria e il nazionalismo letterario e sanguigno di Maurice Barrès . 2.Nozze sul fiume . Si è risposato Sacha Guitry . Non ce ne importa nulla . Ma siccome tutti i giornali parlano di questo matrimonio e sembrano giudicarlo un avvenimento importante , diamo anche noi qualche notizia , per fissare lo squallore di fatti considerati notevoli . Sacha Guitry , con gli anni che ha , ha sposato una diciannovenne . E questo non vorrebbe dire , perché cose simili fecero Cicerone e tanti altri . Ma ha prescelto modi assurdi . Alle nozze fissate per un certo giorno erano stati invitati tutti i giornalisti di Francia . Il matrimonio fu celebrato invece un giorno prima , appunto per evitare la stampa . E ora il carosello coi giornalisti continua : piacevole inseguimento . Erano testimoni il principe Poniatowski ( perché questi nomi da bollettino della Grande Armata al matrimonio di un attore ? ) e René Benjamin della Accademia Goncourt . Alle undici una telefonata all ' Eliseo invitava il cittadino Lebrun alle nozze del cittadino Guitry . E il presidente si è fatto rappresentare da un alto funzionario . Rinunziamo a descrivere tutte le piacevolezze della cerimonia . A noi questi gesti fanno l ' effetto di certi sorridenti inchini dei giocolieri per un esercizio che non abbiamo capito . Si mette una mano in tasca , si dà qualcosa e ci si allontana smarriti . Non per ripetere un tardo elogio della vita rustica , ma giudichiamo molto più serio il contegno di due giovani contadini dei dintorni di Pisa da noi conosciuti . Siccome non avevano il denaro per il viaggio di nozze a Firenze , si misero su una barca e andarono su e giù fra le canne lungo i greti dell ' Arno . Finché i ragazzini del paese li scoprirono e rievocarono per loro gli antichi fescennini , così da far coprire di rossore il volto della sposa e ridere di timido orgoglio il giovane maschio . 3.Ore in teatro . « Ora viene fuori il diavolo » . Scura e opprimente come le acque notturne , la musica del primo quadro dell ' Oro del Reno invadeva la sala . Dietro un velo di nebbia s ' intravedeva il fondo del fiume , un paesaggio desolato di rocce e contorte vegetazioni . - Ora viene fuori il diavolo , - ripeté il signore accanto a me a una donna e a un bambino che erano con lui . Allora il bambino , che questi ripetuti annunci del diavolo tenevano in agitazione , cominciò a impazientirsi . - Ah eccolo , - disse . Invece comparve Alberico che , dopo aver strisciato sui sassi umidi , prese a dimenarsi e a cantare cupamente . Vidi un certo smarrimento sul viso dei vicini . Poi , d ' improvviso , il sospetto negli occhi del padre . - Scusate , - mi chiese esitante , - ma questo non è il Mefistolele ? - No , è l ' Oro del Reno . - Ah , l ' Oro del Reno - . ( Aveva una voce addolorata , di uomo colpevole ) . Poi non disse nulla . Notai solo che guardava con disprezzo Alberico e i suoi tentativi amorosi . Trattenni il nome di Wagner , che per lui doveva giungere da lontani regni di noia . Mi pareva inutile amareggiare ancora di più una sera scelta per le gioie lucenti del Mefistofele , e naufragata senza rimedio in quelle torbide acque wagneriane . Un ' altra volta davano la Valchiria . Vicino a me stava , seduto per terra , un uomo entrato col favore colpevole del custode . Era vistosamente vestito e aveva in mano un ' arancia . Quando spensero le luci lo vidi affaccendarsi con un temperino sulla sua arancia . Il sipario si aprì , comparve Siegmund lacero e tenebroso : intorno a me vagavano freschi odori di frutta . Poi vidi un ' ombra muoversi al mio fianco . La mano del vicino batteva il tempo con la scorza d ' arancia . Si era disteso sui gradini ; portava lentamente alla bocca gli spicchi e intanto con la mano destra e con la rossa lista della scorza si abbandonava alla musica . Poche persone nella sala erano penetrate da Wagner come lui . Quando al canto dei due amanti si spalancò la porta dell ' oscuro maniero sui prati di primavera , mi tornò più acuto un odore di giardini siciliani . Accettai la bellissima suggestione . Il vicino , tacitamente , aveva tirato fuori un ' altra arancia . Della Lucia di Lammermoor mi piace molto una scena . L ' ingresso dello sposo . In una sala favolosamente illuminata come se ne vedono solo ai teatri d ' opera , una folla di signore e signori molto ben vestiti , attendono e passeggiano . In fondo « una porta praticabile » , dice la didascalia . Dalla Porta praticabile entra , annunciato da una musica festosa , Enrico , e lo saluta il bellissimo coro « Per te d ' immenso giubilo » . Ma lo spettacolo è prezioso . Enrico attraversa la scena con passo risoluto e a viso aperto . Dalle due parti gentiluomini , armigeri e signore si piegano in un concorde inchino . Qualche comparsa , che ha per l ' inchino una particolare disposizione , continua a genuflettersi con leggiadria e a sventolare il cappello , benché il nobile signore sia già entrato e abbia salutato tutti . Intanto lo sposo è arrivato alla ribalta . Il Pubblico , anche se molto accorto , è inconsciamente soggiogato dall ' aspetto autorevole di Enrico , dal suo passo trionfale . Si stabilisce un silenzio rispettoso . Allora Enrico , che è generalmente un cantante di terz ' ordine , attacca con voce di agnello : Per poco fra le tenebre sparì la vostra stella , io la farò risorgere più fulgida e più bella . Anche ho un ricordo piuttosto gaio dei teatri a cui si andava con la scuola . Ci facevano sentire cattivi concerti oppure drammi . Drammi storici , spesso . Poi a scuola qualche atteggiamento di immoderato eroismo aveva chiare origini teatrali . Generali che spezzavano spade come fossero lapis , altri che pronunciavano frasi nette , definitive . Gridavamo come ossessi se ci si concedeva la fortuna di una rissa sulla scena . Fu lì , in quei clamorosi teatri , che vidi per le prime volte la ragazza bionda e mite che conobbi più tardi . Ancora adesso la prima memoria di lei è legata al ricordo di cattive musiche e parole declamate , da cui mi distraeva , nella mezza luce della sala , il suo profilo sereno e l ' arco leggero dei capelli sulla fronte . 4.Paesaggi estivi . Vittoriosa la lotta di un pastore contro un ' aquila . I pastori guerrieri scendono dalle loro montagne in queste calde stagioni per raggiungere il triste popolo dei giornali estivi . Sono figure di un teatro a maschere fisse , personaggi che vengono a ritrovare i compagni inevitabili . Le numerose vittime del maltempo , i giovinetti sedicenni che fanno in barca il giro del Mediterraneo , le ragazze uccise per gelosia , occupano in ordine i titoli delle pagine faticosamente composte . Si scorrono , le pagine , senza speranza di una lettura , completando a mente i titoli intravisti . Non tutti , perché qualcosa avviene , e quando non avviene nulla i giornalisti richiamano l ' attenzione con i loro titoli . « Lupi sovietici invadono la Lituania » , annunziava qualche tempo fa un giornale autorevole , certo senza comprendere l ' importanza di questa notizia , la prima che sia arrivata a noi , di bestie , anzi di bestie selvagge , politicamente organizzate ( « Una certa assemblea di vermi politici » , diceva Amleto ) . Ma sono comparse fugaci . I personaggi ricorrenti prevalgono , per pigrizia di giornalisti o per assenza di novità , nella storia dei mesi estivi . Ogni tanto qualche nome splende di una luce più intensa , trascorre come una meteora e sparisce nel buio . « Il ministro sudafricano Pirow visiterà l ' Europa » , scrisse una volta timidamente un quotidiano . « Il ministro Pirow in Germania » , si cominciò a leggere poi più spesso . Dopo qualche giorno fu la vertigine : il ministro Pirow nei Balcani , il ministro Pirow in Francia , in Inghilterra il ministro Pirow dappertutto . I giornali avevano trovato un uomo . Poi quel vecchio vestito di nero col collettino bianco da pastore si imbarcò su un bastimento e naufragò per i giornali europei senza lasciare una traccia , un ricordo . Così fu di un veliero , la Girl Pat se riusciamo a ricordare il nome , che scomparve e riapparì fantasticamente fra le onde dell ' Atlantico . Per qualche giorno i giornali furono soddisfatti e in quel periodo nessun bambino mangiò pezzi di bottiglia o cascò in una caldaia . Ma inevitabilmente si ritorna allo squallore . Sulle terze pagine dei quotidiani francesi si vedono visi preoccupati di gendarmi in cheppì e poi , macilento e distratto , l ' uomo che ha ucciso ventidue donne . In Inghilterra si presentano al pubblico i nuovi baronetti . Nessuna vanità appare tanto intelligente da meritare un commento . Rimangono le miserie di P . G . Wodehouse a Le Touquet e tenuissimi pettegolezzi europei . Nelle vanità dobbiamo rifugiarci quando oltre i confini di un atlante circoscritto , nelle pagine a cui la nostra ricerca non arriva , si succedono notizie sempre più gravi . E ogni giorno la lettura rinnova il monito di Romeo : « Peace , peace , Mercutio , peace ! Thouthalk ' st of nothing » ( Basta , basta , Mercutio , tu parli di nulla ) . VI . La stagione di Aci Trezza I Malavoglia . Si è sempre insistito sulla sorte di Verga , autore mal compreso , autore che ogni nuova critica ha voluto spogliare di soprastrutture e pregiudizi anteriori per porre finalmente in una luce onesta e definitiva . Questo lavoro generoso anche se spesso illusorio e la convinzione dei critici più autorevoli degli ultimi trent ' anni hanno costruito ormai intorno al romanziere siciliano un muro di fama intoccabile . Scaduto il tempo della sua più umile popolarità , quella delle opere giovanili , Verga è passato alle antologie scolastiche e al freddo decoro delle commemorazioni senza un conforto di letture estese e intelligenti , senza cioè una riconoscenza ( che è cosa diversa dal riconoscimento o forse del riconoscimento è la forma più diffusa ) . Ora , questo accade per tutti e sarebbe assurdo rammaricarsene ( si pensi a D ' Annunzio e alle diverse maschere che la sua opera ancora sopporta ) . Ma per esistono ragioni più gravi di distanza , di ostilità . Certo egli sopravvisse ai suoi anni , fu confuso poi con altri vicini a lui per coincidenza di date e d ' interessi più che per la loro natura letteraria , e accomunato nel rifiuto di una poetica così fiera di velleità e di pretese come la verista . Da parte del pubblico il rifiuto naturalmente è disinteresse e fastidio ; per la storia letteraria , Verga non poteva sparire e in fondo mantenne sempre il rispetto dei lettori più consapevoli . Attento ad altre voci , in tempi d ' inquietudine , Serra diede quel giudizio un po ' distante : « Passano gli anni e la sua figura non diminuisce ; il maestro del verismo si perde , ma lo scrittore grandeggia » . Il grande scrittore : era già l ' esilio del romanziere vivente fra i maestri non letti . La stessa severità dell ' opera , la sua durezza dovevano respingere un pubblico conquistato ai fulgidi romanzi dannunziani e a quella che si chiamava arte spiritualista contro il tenace positivismo verghiano . Ora sorprende ritrovare I Malavoglia in una nuova edizione ( Mondadori , 1939 ) , romanzo destinato a larghe letture , accanto a opere assai più facili e d ' interesse immediato , legate al cinema e a un costume americano così diverso da quello della remota Italia di Verga . E forse è utile rileggerlo disinteressatamente , come se fosse libero da una storia di decenni , per scoprirne ancora la ricchezza di suggerimenti spontanei e il poco caduto , artificio o polemica . « Non volli fare opera polemica ma opera d ' arte » , aveva scritto già Verga in quella breve pagina che precede la prima edizione . Ma queste sono parole comuni e si sa come egli fosse legato a una dottrina e come ogni formula mantenga un contenuto polemico : più una formula come quella dei veristi che accoglieva accanto ai motivi tecnici e alla naturale predilezione per una materia circoscritta addirittura motivi extraletterari di critica e di testimonianza sociale . Certo Verga fu lontano da qualunque concessione a esigenze temporali , fu naturalmente protetto dal suo sicuro animo letterario . E in lui erano impossibili quei risultati deteriori che diede certo naturalismo tedesco o l ' opera più clamorosa di un Blasco Ibañez . Ma il freddo di una « educazione poetica » sussiste in altre pagine , sussiste anche nei Malavoglia che sono probabilmente l ' opera più sorvegliata e matura . Il disegno , prima di tutto . Da altri si vide nell ' ampio svolgimento una misura di umanità . A noi questa umanità non giova ora ; interessa solo l ' altra umanità , la vita lettera dei personaggi , e i limiti che a questi personaggi possono venire da qualsiasi rigidezza . Lo sforzo di un programma era già nella idea iniziale : i cinque romanzi collegati da richiami esteriori , ma uniti nel comune significato zoliano di documento sociale . Poi gli ultimi non furono scritti e I Malavoglia e Mastro don Gesualdo rimangono come risultati autonomi , quasi liberi da ogni peso sensibile . Del resto quel piano dell ' opera non era che uno schema esteriore la cui traccia letteraria sarebbe stata probabilmente assai debole . Il disegno invece ritorna nel corpo dei Malavoglia per oscurarne la solenne libertà , e precisamente in quell ' addensarsi di conclusioni che , secondo noi , vizia la seconda parte . ( Si accettino queste note a un momento dell ' opera soprattutto come mezzo per chiarirne la più giusta grandezza e insieme come segno di una divergenza dal giudizio comune ) . A tutti i personaggi nel risolversi del racconto è assegnata una sorte : uomini e donne che in principio vivevano della loro libertà non sfuggono a una definizione e a una sentenza Assumono cioè la loro parte , secondo il proposito dell ' autore e i suggerimenti della dottrina : entrano a costituire il quadro sociale . Sono anche le pagine in cui Verga cede di più al colore , quel colore meridionale e sanguigno , scenario inevitabile della nostra prosa verista , che in opere assai meno ricche come i romanzi della Serao e in parte i bozzetti di Di Giacomo , doveva prevalere sul dramma o avviarlo a soluzioni facili . Qui indebolisce solo il dramma di ' Ntoni , in cui altri vide il centro dell ' opera come quello in cui l ' umanità di queste creature pone più evidenti i suoi problemi ; che per noi invece segna già la deriva del racconto . Con la malavita di ' Ntoni e quella sua coltellata , con la caduta di Lia declina a un ' avventura carnale e romanzesca il fato terrestre dei Malavoglia . Si è detto fato , e quest ' accenno al declino potrebbe autorizzare interpretazioni mitiche molto lontane dal nostro pensiero . I richiami alla tragedia greca , come quelli al mondo letterario russo , hanno qui il solito debole valore di suggestione critica . Il fato dei Malavoglia è solo la dura traccia della loro vita , la necessità della loro esistenza e , letterariamente , la ragione dell ' opera . Anzi , occorre insistere sull ' aggettivo « terrestre » . Fino da principio la sorte si annuncia ai Malavoglia in una sua esemplare materializzazione : il carico dei lupini . E i lupini torneranno nel discorso e nell ' azione come una guida inesorabile alla vita dei protagonisti . Poi questi elementi terrestri si ripeteranno , saranno come i nodi dell ' azione , quasi idoli per i personaggi , e per noi simboli letterari di una straordinaria evidenza ( i lupini , la chiusa della Vespa , la barca ) . La casa è forse il più gentile di questi simboli e il più ricco , quella casa del nespolo che il distacco e l ' amore dei Malavoglia rendono a una umana presenza . Sulla felicità non casuale di certi nomi che disegnano le immagini più care ( la casa del nespolo , la Mena detta Sant ' Agata ) , ci si potrebbe fermare per misurarne il difficile peso . Così un altro elemento non trascurabile sono le sentenze che ricorrono fino all ' ultimo . Sembrano faticosi e inutili , quei proverbi , o se mai debolmente pittoreschi . Ma la loro funzione di architettura nel povero mondo logico dei pescatori si precisa quando padron ' Ntoni infermo e sfinito non sa più parlare che attraverso un parossismo di proverbi , e il rompersi delle frasi nei detti consueti segna barlumi di pensiero e disperati tentativi di aggrapparsi alla vita di prima . È anche difficile riconoscere la simpatia verghiana , l ' amore ai personaggi nella loro astrazione e quindi nella lettera . L ' unica vicenda narrata con amore è quella di Alfio e Mena , e ai due giovani viene come una casta nobiltà : sono senza colpa , ma nessuna piega di simpatia li accompagna . Del resto i Malavoglia si possono chiamare i veri uomini del romanzo perché i loro motivi costanti sono la povertà e il dolore ; gli altri vivono solo in funzione di sentimenti inferiori e precisi . Fu la grande paura del preteso verismo : cedere a effusioni benevole ; per cui , se Verga accettò inconsciamente formule negative , si tenne sempre lontano nel tempo della maturità da ogni possibile indulgenza di maniera . Fu anche , questo , più volgarmente , il suo pessimismo . Si sa che in questo libro poco zoliano mancano le descrizioni . L ' unica nel senso tradizionale è quella della tempesta che in verità non conta tra le pagine migliori . ( Invece le poche soste in cui si accenna alla natura hanno da questa loro rara presenza una strana freschezza : orti e giardini nel paese di mare , i campi , le strade siciliane ) . Ma il racconto incalza sempre con la sua necessità . Di solito i « fatti » decisivi sono riferiti in fretta , senza una dichiarata attenzione . E si è detto prima del decadere degli ultimi capitoli perché essi appunto contrastano con la misurata intelligenza di questa introduzione . Contro il precipitare della vicenda dei Malavoglia nel clamore del processo e nelle luci più fosche sta l ' origine della loro disgrazia , quel naufragio appena ricordato e la decisione dei due compari di agire contro la famiglia . Qui , nell ' incerto muoversi della sorte , la pretesa d ' imparzialità , trasfigurata e resa concreta , ha quasi una sua reale giustificazione . O almeno si ha di fronte uno degli esempi più persuasivi della funzione del narratore rispetto all ' opera ( e si pensa a Manzoni , qui come altrove ) . Così , spoglia di ogni eccesso di sentimento è la morte della Maruzza , momento dell ' opera tragica , non incontro di spunti emotivi . E l ' annunzio è introdotto tranquillamente con uno di quei brevi racconti che servono anche in altre pagine : « Ma ella non sapeva che doveva partire anche lei ... che doveva lasciarli per via tutti quelli cui voleva bene e che gli erano attaccati al cuore e glielo strappavano a pezzetti ora l ' uno ora l ' altro » . È la conclusione di una lunga scena fra la madre e il figlio e nella sua indifferenza dice l ' ora più dolorosa dei Malavoglia . Ma in questo annullare i fatti alla sola dignità letteraria del racconto , nella piena vittoria del testo sulla cronaca è forse il merito più grande di Verga narratore , è anche per noi la sua vera modernità . Padrone poi Scarfoglio di dire che Verga non aveva portato nulla alla tecnica del racconto , se per tecnica intendeva , come ancora s ' intende , un giuoco di buoni accorgimenti . Forse l ' intelligenza dei motivi esteriori prevale in certe scene bellissime , come quella dell ' annunzio di Lissa , che del resto giovano a distendere la forza del racconto , e riposano , come riposa sempre il breve e aspro umorismo verghiano . ( In autori meno tenuti a un disegno o addirittura vaganti come Proust , la stessa necessità di riposo e di esercizio porta a quei lunghi intermezzi ironici che in Proust , appunto per la loro autonomia , hanno un valore quasi di « cadenza » ) . Certo nessun accorgimento avrebbe potuto aggiungere nobiltà alle parole che salutano la partenza dalla casa : « Maruzza guardava la porta del cortile dalla quale erano usciti Luca e Bastianuccio e la stradicciola per la quale il figlio suo se n ' era andato coi calzoni rimboccati mentre pioveva e non l ' aveva visto più sotto il paracqua d ' incerata » . È una sosta appena voluta fra due riprese del racconto , ma quel ragazzo nella pioggia sotto il paracqua d ' incerata porta su di sé tutta la stremata poesia dei Malavoglia . Si è detto in principio della minore intensità dell ' ultima parte , al declinare della vicenda . Che ha poi un esito felice , perché l ' impallidire dei personaggi , quel chiudersi di ciascuno nella propria maschera , segna veramente il congedo . E benché il romanzo volutamente abbia la sua fine in un giorno come tutti gli altri ( « Ma il primo di tutti a cominciare la sua giornata è stato Rocco Spatu » ) , si sente che la stagione di Aci Trezza è trascorsa , che quegli uomini e quelle donne sono partiti come Padron ' Ntoni per il loro viaggio , più lontano di Trieste e di Alessandria d ' Egitto . 1940 VII . Letture italiane 1 . Il pericolo dell ' inconcludenza . La nostra lettura di Morovich fu continuamente interrotta da rabbiose ricerche . Queste ricerche riguardavano « le fonti » della sua prosa ; erano dovute alla presenza nella nostra memoria di un preciso stile che Morovich richiamava con insistenza ma che non riuscivamo a identificare . I primi capitoli del suo nuovo libro ( I ritratti nel bosco , Parenti , 1939 ) bastano a suggerire qualche barlume , ma poi ogni tentativo di definizione è subito smentito . Se mai i nomi tentati possono valere come una parentela momentanea e forse inavvertita . Il racconto che ha per titolo I ritratti nel bosco , per esempio , potrebbe far pensare a Chesterton ; se Chesterton non fosse più vivace e definitivo . Qualche altro ricorda sicuramente un certo umorismo russo ( La paura dei ladri è costruito sullo schema preciso di una novella di Cecov ) . Ma , a parte l ' evidente animo antirusso di questi personaggi ( e in loro non resta nulla del lungo tremito di Cecov ) , qui era proprio il racconto di Morovich , o addirittura la sua sintassi che ci premeva di riconoscere . Finché ci parve di trovare questo esempio sfuggente non in un autore , ma in una maniera , non in una fonte quindi ma in una ragionata analogia . I racconti di Morovich sono scritti come quegli intrecci di opere insigni che si leggono nei libri di testo , sono canovacci , riassunti . Sono in un certo senso il racconto essenziale e lo scheletro del racconto . E questo vale sia che egli narri una vicenda esteriore , sia che discenda a perplessi stati d ' animo . Procede sempre con la sua naturale speditezza di cronaca e con quelle brevi , lucide osservazioni . Tanto che da questa particolare natura derivano alla sua prosa segni inconfondibili . Per esempio l ' assenza totale dal suo racconto di elementi descrittivi . Ogni capitolo è preceduto da una immaginaria didascalia : la scena si svolge in un giardino ( o in una casa ) e se mai qualche accenno sommario ha un interesse immediato di inquadratura ( « Gli uccelli volavano nella notte stridendo di terrore mentre i tuoni rotolavano in cielo » ) . Ma manca qualsiasi riposo , qualsiasi attesa nel periodo , che conceda una tranquilla diversione e apra un nuovo respiro , al contrario di tanta prosa moderna italiana che si nutre solo di queste pause . Poi a un esame più attento del testo si distinguono i diversi aspetti di Morovich e sono anch ' essi lucidi e precisi . Probabilmente l ' esempio migliore del suo scrivere sono quei racconti brevissimi in cui una fantasia fredda e leggera si sostiene sempre a un ' armatura di stile . « Antonio si svegliò bruscamente disturbato da un rumore come di zoccoli . Accese la lampadina e vide che era la Morte la quale passeggiava in su e in giù per la stanza e che , vedendosi osservata , si fermò e indicò col dito il cassetto del tavolino da notte » . L ' uomo si preoccupa per il rumore dei piedi scarni che può svegliare i vicini . « - Se vuoi che prenda la rivoltella , - le disse Antonio indicando le ciabatte sul tappeto , - mi devi fare il piacere di calzare le mie pantofole . - Sta bene , - rispose la Morte , e subito le calzò . Ora passeggiava senza alcun rumore . Antonio spense la luce . Pareva proprio che nella stanza non ci fosse nessuno . Si guardò bene dal prendere dal cassetto la rivoltella e dopo un poco dormiva di nuovo profondamente » . Qui la favola veramente ha una conclusione che non è solo nell ' umorismo raggiunto ma nella misura della narrazione , nei suoi limiti così chiaramente mantenuti . Non meno intelligente la storia degli spettri che per far morire di paura Silvestro lo avevano aspettato la notte su una corda fra due pali . Silvestro torna brillo , si accorge che la moglie ha lasciato la biancheria senza fermarla , e con due fermagli di legno assicura gli spettri alla corda . Sono giuochi molto rischiosi , anch ' essi sospesi sulla corda , ma in questi casi prendono agilità dalla libera fantasia . Che dà anche , a lui scrittore affrettato , le sue rare immagini : « Giorgio invece era inquieto . Verso la mezzanotte uscì dalla casa dove gelava . Gli ci volle poco per scoprire la Morte , immobile nella luce lunare accanto a una botte piena di ghiaccio » . Sarà facile riconoscere il valore di quella botte piena di ghiaccio almeno per una scenografia ( e poi l ' incontro dell ' uomo con la Morte sarà commentato benissimo e avrà un seguito molto ricco ) . Meno buoni i racconti allegorici : se la storia della fortuna non dispiace per una sua strana crudezza , quell ' altra dell ' ispirazione è sicuramente fredda . Del resto il pericolo costante di Morovich è l ' inconcludenza . Certe storie si svolgono con molta precisione e serietà , ma in fondo occupano molto più spazio di quanto non ne meriti il loro vago significato . Perché è certo che queste prose si leggono un poco come apologhi e si vuole una conclusione qualunque . Anche se l ' intensità sarà data da elementi esteriori come la morte della ragazza nel Cartoccio di funghi o la malattia in quella pagina di cui ci restava un sottile ricordo di quando fu pubblicata in « Omnibus » : I signori bevevano il cognac . Un ultimo aspetto di Morovich si può cercare in quei pochi racconti più ampi che dovrebbero reggersi da sé , senza l ' ausilio di una moralità o un intervento fantastico . Il più notevole forse è quello intitolato Una donna di quindici anni , che , discutibile tutto , ha qualche momento assai bello ( basterebbero le esitazioni della ragazza , la fine calma e quel sottile umore di parodia che circola nei racconti borghesi di Morovich ) . Del resto è un autore molto diverso ; proprio alla fine si trova un curioso racconto con certi particolari vivaci che era difficile aspettarsi . Ma si potrà riconoscere quasi sempre . E questo , anche se per il critico è una conclusione facile e comune , resta per l ' autore il risultato più sicuro . Qui per Morovich il merito più difficile . Degli altri suoi meriti la freschezza e i nitidi contorni , nessuno vorrà discutere . Come i suoi pericoli , si è detto , sono l ' inconcludenza e la geometria , il gusto del disegno ben misurato anche se inutile e l ' orgoglio di una lucida intelligenza . 2 . Involuzione della satira Questo libro ( Mosca , Ricordi di scuola , Rizzoli , 1939 ) è stato preceduto da una intelligentissima pubblicità . Non so se Mosca si renda conto che egli compie opera assai più elevata quando scrive accanto ai suoi buffi disegni : « Uom colla barba al libraio non garba » , e fa poi intervenire « il dottor Newmann che tanto può sull ' animo dei librai » per indurlo a vendere i Ricordi di scuola agli uomini colla barba , di quando scrive con animo raccolto e serietà di propositi gli stessi Ricordi di scuola . È questa una questione molto importante perché riguarda , oltre i limiti personali di Mosca , la misura dell ' autocritica nello scrittore di parodie e la possibilità di trasferire su un piano creativo quelle doti di attenzione e di vivacità che sono proprie appunto di un certo umorismo . Le risposte suggerite dal nostro esempio sono assai sconfortanti . Confermano l ' antica opinione che l ' esercizio sullo stile altrui per una ripresa ironica annulli qualsiasi tentativo di un ' espressione propria . L ' esempio di Mosca poi è particolarmente interessante perché testimonia la possibilità di una strana involuzione . Dimostra cioè che , partiti da De Amicis per una spietata parodia , si può andare a finire a De Amicis e riviverlo seriamente . Chi , prima di ogni considerazione tecnica , cercasse alle origini dell ' umorismo di Mosca un dato sicuro , troverebbe probabilmente l ' insofferenza di un certo mondo borghese facilmente atteggiato a cui egli reagisce rappresentandolo in formule rigide e grottesche . La figura astratta del « vecchietto » di Mosca , per esempio , vale come una delle migliori prove di questo procedimento . Poi , con una notevole intelligenza , egli seppe trovare ai suoi personaggi scenari ugualmente astratti e un linguaggio convenzionale e arbitrario di grande efficacia . ( Qui si potrebbero fare i soliti nomi troppo seri per Mosca . Incontri col surrealismo ci sono certamente , ma non sappiamo che peso abbiano ) . Comunque , si era detto di De Amicis . E De Amicis rappresentava appunto in Italia , in un ' Italia non troppo lontana , la tutela di quella educazione sentimentale da cui nasce l ' umorismo di Mosca . ( Per molti riguardi il mondo della scuola ; e Mosca ha ancora qualcosa di scolaresco ) . Poi la polemica si estende a tutto un tardo Ottocento provinciale e piccolo - borghese che eccita in vario modo la fantasia dei nostri umoristi . ( E un gusto chiarissimo in certi disegnatori e soprattutto nei tipografi ) . Ma ecco che ora Mosca , posto di fronte a un ' esperienza sentita , si trova a una curiosa incapacità d ' espressione . E finisce col riecheggiare ingenuamente quei modi di cui era parso vittorioso e distruttore nelle sue cose ironiche . Non che i Ricordi di scuola siano un libro propriamente mancato ; hanno qualche scaltrezza e qualche merito , ma in fondo inclinano pericolosamente a De Amicis e sono degni di una affrettata condanna . Mosca scrittore non avrebbe nemmeno meritato questo discorso se noi non avessimo in grande considerazione Mosca parodista . E se abbiamo insistito sulla parodia è appunto perché giudichiamo il suo genio esclusivamente parodistico . Finora il risultato più importante è probabilmente il « Bertoldo » , un giornale a cui si deve dedicare qualche attenzione non fosse altro per il peso che ha ormai sul costume italiano . Ed è veramente l ' unico giornale che eserciti una funzione attiva di critica al costume . Coglie nell ' avvenimento quotidiano il margine comico , riconosce soprattutto il momento in cui la notizia o la persona sono divenute familiari al pubblico , hanno assunto cioè quella rigidità che permette una efficace parodia . Qui è appunto il valore del « Bertoldo » : commento alla moda e al gusto di un popolo . A questo risultato i redattori del « Bertoldo » sono arrivati con grande precisione di gusto . ( E anche onestamente . Si veda come sono sfruttati gli elementi umoristici nella guerra attuale senza mai un accento d ' immoralità Ma dove altri si ferma a uno scherzo occasionale , Mosca ha coscienza di svolgere opera di cultura . E qui si possono ricordare due suoi saggi . Il primo è quella storia della scienza che si pubblica a puntate sul « Bertoldo » e che è una magnifica satira delle opere di divulgazione scientifica . E questo ci pare il Mosca migliore . L ' altra rubrica , che pure ha molta fortuna , è quella dedicata alla poesia moderna , e per diverse ragioni è opportuno citarla . Sarà facile riconoscere anche lì il significato umoristico in uno spunto di parodia , nella ripresa cioè di un linguaggio accademico intessuto di citazioni e di richiami ad autorità . Sarebbe invece perfettamente assurdo accogliere l ' opinione diffusa che la critica di Mosca i rappresenti una sana reazione agli estremisti della poesia contemporanea . Una simile funzione potrebbe anche essere utile contro gli sfruttatori di una cifra , se esercitata da persona molto saggia e capace di discriminare . Ma una tale maturità critica manca naturalmente a Mosca il quale , splendidamente ignaro , condanna alle stesse facezie testi di poesia come quelli di Ungaretti , di Gatto , di Luzi , o addirittura di Rilke , e testi degli ultimi cretini . Una volta poi messa bene in chiaro l ' assoluta nullità del suo metodo critico , non c ' è niente di male che si diverta con la poesia . Quello che importa è che egli rinunzi a diventare « poetico » . Gli elementi crepuscolari che ingentilivano la sua ironia rivelano , messi a nudo , una grande povertà letteraria . Riportano soprattutto Mosca a quelle angustie del sentimento borghese che egli aveva spezzato col suo dono d ' umorismo elevando a disegno astratto l ' ingenua visione dell ' uomo comune . 3 . Sui limiti di Pirandello . L ' unica immagine che ci restava di Pirandello era quella del vecchio curvo dinanzi a un sipario con le braccia un po ' aperte , e nel viso a punta e negli occhi il segno di una carnale affinità coi suoi personaggi . L ' altro , il professore e il polemista di questi saggi , non viveva più che in una memoria attardata . E da una scelta così sommaria l ' uomo aveva pochissimo danno . Infatti il sostegno che l ' opera critica porta all ' intelligenza di Pirandello è minimo ; direi che queste pagine giovano piuttosto a mettere in luce i limiti di un pensiero altrimenti forte di qualche ragione nella sua riconosciuta ambiguità ( Saggi di Pirandello , a cura di M . Lo Vecchio Musti , Mondadori , Milano 1939 ) . Certo l ' ingegno che trascinava l ' autore drammatico a crudeli giuochi sugli uomini e poteva suscitare intorno ai suoi volubili problemi una estrema tensione intellettuale , qui , di fronte a un impegno critico preciso , manca . Il dialogo allusivo e bizzarro dei suoi racconti , scritto su una tela continua di amarezza , aveva raggiunto un alto valore di espressione letteraria . Costretto a un ' argomentazione serrata , Pirandello trasporta sul terreno critico i suoi modi discorsivi e ne trae pessimi effetti di stile e risultati critici assai deboli . « Bella consolazione , la filosofia ! » Questa conclusione esclamativa segna a un certo punto l ' insofferenza di un metodo che da altri gli veniva proposto come esempio di critica matura e insieme un suo modo di evadere che a tutti apparirà alquanto primitivo e sommario . Interessano ormai poco quei lunghi discorsi col D ' Ancona e col Rajna , interrotti da citazioni di Alfredo Binet . E si nota che il lavoro non ha mai un suo centro . Scritti in un tempo di fiere polemiche sulla natura della critica , questi saggi rimangono incerti fra esempi contrastanti : l ' estetica nuova di Croce , la tradizione erudito - filologica delle università nostre e tedesche e un certo positivismo di origine francese e di scarsa utilità letteraria . Mantengono cioè un carattere composito sconcertante . Così il celebre saggio sull ' umorismo che in verità non è degno di grande fama . Il disordine , l ' imprecisione e l ' inettitudine a concludere tolgono qualunque ragione di utilità all ' opera . Non si può condurre un lungo studio su antitesi così approssimative come quella stabilita fra umorismo in senso stretto e umorismo in senso largo , o arbitrarie come quella fra umorismo e ironia . E s ' intende che , nella polemica con un avversario della lucida forza di Croce , Pirandello , anche nei suoi motivi ragionevoli , finisce col dibattersi in disperate conclusioni . Altri saggi cadono per la stessa povertà della materia ( come quello su Alberto Cantoni o quello sul verso di Dante , contro Garlanda ) . E dove l ' impegno è più serio , negli scritti su attore e traduttore su teatro vecchio e teatro nuovo , si sente il gusto delle affermazioni facili e una certa tendenza a risolvere i problemi più gravi in maniera sbrigativa e arrogante . Ma forse i saggi non sarebbero ebbero tutti da respingere se non ne rendesse faticosa la lettura una triste assenza di fantasia . Le pagine migliori restano quelle dei discorsi su Verga ( specialmente del secondo , detto all ' Accademia d ' Italia nel '31 ) . Qui si perdonano arbitrî e giudizi non veri per un franco tentativo di accostamento all ' opera , un principio di dialogo fra Pirandello e Verga . Ed è il meno che si dovrebbe chiedere alla critica di uomini della statura di Pirandello : una notizia personale e sommaria sui fatti dell ' arte . 4 . L ' onore d ' Italia . La preparazione alla guerra intesa come necessità politica della Nazione e ultimo dovere del nostro Risorgimento fu opera , nei primi anni del secolo , di uomini maturi alla visione politica o devoti a una ideologia ; trovò più tardi il suo momento cruciale nell ' impeto delle lotte che precedettero l ' intervento . Ma la preparazione alla guerra come fattore spirituale , alla guerra esperienza di uomini , era stata il lavoro inconsapevole di una generazione quanto mai fervida a rivedere i valori della nostra tradizione , a cercare per la prima volta il senso di una cultura italiana moderna . Questa opera di rielaborazione e di rinnovamento fu merito in Italia soprattutto della « Voce » . Pochi anni prima D ' Annunzio aveva scritto le sue canzoni civili e , scoppiata la guerra nel '14 , l ' altro gruppo degli intellettuali fiorentini , quello raccolto intorno a « Lacerba » , iniziò una furiosa campagna per l ' Intervento . Ma queste due voci , pure clamorose e ascoltate , non significarono in fondo molto più di un proclama letterario : troppo lontano D ' Annunzio dalla umile realtà dei problemi e perduto in una sua visione retorica ; e gli altri , i lacerbiani , troppo soggetti a umori personali e strettamente impegnati in una polemica sui fatti . I valori profondi che potevano sostenere una prova così severa si dovevano cercare altrove . Fu allora che l ' opera educativa intrapresa dalla rivista di Firenze trovò la sua più ardua conferma . I giovani educati su quelle pagine a una nozione della cultura che fosse approfondimento spirituale e scuola di giusto rigore , abbandonarono senza gesti le loro letture , il loro orgoglio , e l ' aspirazione a una più civile vita d ' Europa , per portare un contributo alla comune fatica del popolo . E nella guerra portarono con questa umiltà di soldati la loro letteratura , non come ornamento inutile e offensivo ma piuttosto come modo di vivere , necessità inseparabile . Più tardi ebbero quasi tutti dalla prova vissuta un preciso insegnamento o addirittura una nuova vita . Su uomini come Soffici la guerra doveva agire da elemento chiarificatore , disperdere tutto quello che i frivolo ed esterno si agitava nella sua letteratura e ridurre lo scrittore a una lucidità e a una severità prima non raggiunte . Su altri , come un Jahier , l ' esempio fu certamente diverso . Jahier portava alla guerra la sua intransigenza , la sua sincerità , il suo rigore di moralista . Era , come temperamento , il più adatto a sentire l ' austerità di una esperienza di quella natura e a ricavarne i significati meno scoperti . Tanto che , se mai , il suo pericolo era una coscienza troppo severa della prova che si affrontava , un ritegno che limitasse l ' espressione letteraria e riuscisse alla sua diffidenza di protestante verso il fatto estetico . E Con me e con gli alpini porta la traccia di questo stato d ' animo . Ogni tanto la pagina letteraria devia insensibilmente diventa discorso ai soldati o meditazione religiosa . Forse perché egli si sentiva un maestro e una guida ( diresse dopo la ritirata « L ' Astico » , giornale per i soldati ) , il figlio di quei pastori calvinisti che evoca in Ragazzo , rigidi e sicuri sopra la comunità genuflessa . Certo Jahier aveva bisogno dell ' artificio , della costrizione letteraria . ( E in Ragazzo le parti migliori sono appunto quelle più letterarie dove si cercano chiari effetti di stile e la pagina non si affida solo alla generosità di un temperamento ) . Ma , con queste riserve , rimane il suo un libro bellissimo . Quello fra i nostri libri di guerra più nudo e sincero , quello più aderente in ogni pagina alla moralità e alla realtà degli avvenimenti . E insieme il più militare . Stuparich andò in guerra con la stessa castità ma con un animo sperduto e una tenue sensibilità giovanile . Jahier scrisse veramente un diario militare , di uno che ha abdicato a ogni altra forma di vita per vivere secondo un dovere . Forse perché fu anche il nostro scrittore più vicino ai soldati , quello che li guardò con animo meno letterario . Li rappresentò sempre nella loro povertà umana , ripetendo il loro linguaggio dialettale , le loro canzoni di guerra . E in quei montanari veneti inconsapevoli del loro compito egli vide a un tratto il soldato , trovò i lineamenti più difficili della virtù . E li descrisse in quelle pagine bellissime che si chiamano Ritratto del soldato Somacal e che chiude un ' affermazione da non scordare : « Ho trovato vicino a te l ' onore d ' Italia , Somacal Luigi » . 5 . La rivolta di Jahier . Ormai dovrebbe essere facile a una critica avveduta riconoscere negli anni della « Voce » l ' unico nostro romanticismo . Che ebbe , come dovunque in Europa , i suoi gilets rossi e i suoi capelli dipinti di verde ; tutto l ' aspetto cioè meno ingenuo e felice . Fu anzi un romanticismo particolarmente animoso . Lo scontro a Firenze fra vociani e futuristi e la breve brutalità delle bastonature diedero un sapore di avventura militaresca a questi miti giovanili . Ma , mentre gli elementi estremi si fissarono poi in « Lacerba » e continuarono ad accendere razzi sempre più smorti nel tardo futurismo , ai nomi della « Voce » rimase un crisma di severità e il predicato di moralisti . Piero Jahier fu appunto di questi ; anch ' egli trovò nella guerra un suo naturale destino e lo seguì con l ' obbedienza e la penetrazione dell ' uomo di fede . Ma se la guerra poté scoprire certe sue virtù e suggerirgli quel quaderno Con me e con gli alpini , ch ' è tra i nostri più nobili diari , lo scrittore aveva dato altre prove , era affidato alle pagine di questa disperata autobiografia , Ragazzo , e ai primi scritti vociani , che ora Vallecchi ristampa dopo venti anni di silenzio ( Ragazzo e prime poesie , Vallecchi , Firenze 1939 ) . Testi di questa natura possono ancora suscitare diffidenze e incomprensioni . Perché rappresentano forse l ' ultima sommossa tentata dallo scrittore contro la letteratura , i suoi ordini e le sue tradizioni . In Ragazzo questa violazione non è soltanto un fatto di lingua , il quale sarebbe meno difficile a definire e in fondo più volgare ed esterno . Ma è piuttosto , secondo il moto romantico , una rivolta dell ' individuo , una violenza di contenuti polemici che spesso sovrasta e travolge la letteratura . In Ragazzo deve apparire tutto : la miseria più vile , rappresentata con una fiera virilità di linguaggio , la cronaca e il sentimento teso e scoperto . Ed è qui appunto , e non sugli ardimenti esteriori , che si può esercitare una prima censura . Chiedersi cioè se questa generosità trovi sempre una vera espressione letteraria o talvolta non viva solo del proprio slancio . Ma in fondo Jahier riuscì quasi sempre . Poteva correre lungo limiti estremi , scrivere senza ritegno della famiglia povera e della morte del padre , perché aveva raggiunto quel grado d ' intensità che giustifica la nuda confessione e spiega il sentimentalismo e l ' angoscia . Si leggano quelle pagine bellissime che aprono il libro , con la corsa del ragazzo via da scuola e l ' ansietà bruciata nelle ultime righe : Devi essere te , sorella , vero . Via quel piccione . Ma è una donna alla finestra presto : una donna alla finestra ... Ma è una donna alla finestra ... ma è la mia mamma colle braccia tese . È questo un procedimento molto semplice , e il raccontare si risolve in un grido . Ma qui sarà appunto il grido ad affermarsi come fatto di stile , avrà nella pagina di Jahier il valore che aveva nei testi di uno scrittore a lui caro : Péguy . Non si possono unire , questi due uomini , solo sotto il segno di un temperamento . Perché essi avevano appunto in comune uno stile , il dono cioè che la critica più rigida dichiara di non trovare dietro un ' opera tuttavia generosa . Erano , sì , tumultuari , ma si dovrà riconoscere sotto quel tumulto una ferma ragione letteraria . ( E sono certamente risultati di stile le ossessionanti ripetizioni di Péguy e i periodi costruiti su un « ma » iniziale di Jahier ) . Del resto bastano a confermare questo dono le poche pagine in cui il discorso si placa , come in quelle parole che ricordano l ' origine del ragazzo e chiudono un capitolo torbido e concitato nella calma bellezza di queste immagini : « Dietro le sue spalle ribelli ci sono le nonne calviniste coi capelli lisci spartiti intorno al viso austero ; ci sono i Pastori che s ' alzavano sul pulpito rigidi nella toga nera e lasciavan cadere sull ' assemblea genuflessa l ' invocazione sicura : ' Notre aide est au nom de Dieu ' » . E nelle ultime parole si troverà anche un ' altra delle ragioni essenziali di Jahier . La sua religiosità , quel rigore calvinista che guidò ogni suo gesto e si scoprì sempre anche nell ' opera letteraria . Così i versi raccolti in fondo al volume , e che si chiamano « prime poesie » , non sono probabilmente poesia ( sebbene qualcuna si possa citare con sicurezza ) . Sono , in mezzo a un ' esaltazione verbale , certo caduca , brani di preghiera . E anche qui la preghiera non è genere letterario , ma piuttosto inconsapevole deviazione da un intento diverso . Errore proprio di un tempo come quello dei vociani in cui talvolta il fervore delle intenzioni confondeva le pagine . Ma con questi difetti essi ebbero meriti poi non più ritrovati . Furono dalla parte giusta , videro molte cose e ne scoprirono altre . Furono i primi in Italia a saper gridare . Gridare non come un maestro che provi il proprio sdegno o come grida l ' auriga eretto su un finto cocchio ( perché la nostra tradizione era ricca e aveva anche questo ) ; ma come gridano gli uomini , i quali , contro un ' opinione letteraria corrente , non possono sempre parlare piano . 6 . Fantasie convenzionali . L ' ingenuità di certe storie in cui giovinette si offrono alla divinità del fiume e sono subito divorate dai coccodrilli era ormai confinata al cinema ; a questa regione subalterna del pittoresco . Ma in fondo diverte , dopo una prima sorpresa , ritrovare vicende , che di solito accompagna l ' urlo e il clamore del pubblico , nelle pagine nitide di un « narratore italiano » ( Guelfo Civinini , Vecchie storie d ' oltremare , Mondadori , 1940 ) . Uno apre il volume e trova subito l ' avorio nero , i vecchi filibustieri , le schiave tredicenni e le donne di tutti gli oceani . Poi , veramente , non trova altro . Protagonisti e paesaggio annunziano un mondo letterario chiuso che rapidamente si precisa . Restano vagamente intorno al testo le memorie di una nobile letteratura , ma sono ancora distanti . Kipling , Conrad , Stevenson , London , autori a noi molto cari , si presentano dietro le pagine con un ' aria un po ' smorta . E forse su questi Angli minori si potrebbe non insistere , fingere di non riconoscerli . Ma altri tentativi sono più arditi : Shakespeare , per esempio , si poteva lasciarlo da parte . E invece anche Shakespeare vi è compreso : la storia di Romeo e Giulietta trasportata in Somalia è uno degli ornamenti del libro . Qui conviene fermarsi sul momento criticamente più notevole dell ' opera . Civinini è una persona intelligente e si accorge benissimo della instabilità letteraria dei suoi racconti . Ma ha creduto di trovare un rimedio in quel tono bonario e familiare che era naturale ai suoi bozzetti toscani . Procedimento che a noi pare sbagliato : perché , se ci si rassegna a leggere racconti di pirati , di avvoltoi e di tribù somale , si preferisce vederli presi sul serio , da qualcuno che ci creda . Civinini invece sta in mezzo : un po ' crede ai suoi racconti , e un po ' ci scherza . I libri di questo genere si reggono poi su una nozione convenzionale del bello . Così , le schiave dal seno d ' ambra devono essere bellissime , gli uomini valorosi e i paesaggi ardenti o desolati . Qui invece gli uomini hanno gli occhi pieni di mosche , le donne sono grasse e il paesaggio noioso . Se , escluso qualunque risultato d ' arte , il bello convenzionale può avere un valore decorativo , il brutto convenzionale non ha assolutamente ragione di esistere . Con questo non si vuole affatto mettere in dubbio la buona fede di Civinini . Sono gli argomenti , i fatti , che trascinano inevitabilmente al falso con i loro nomi corruttori : Oriente , avventura . Così è da escludere , per esempio , che Civinini voglia passare i suoi ultimi anni in un faro fra i marosi . È anche difficile che egli abbia sognato di diventare cantibai , e in questa veste di compiere le peggiori atrocità . A Civinini queste fantasie sembrano belle e una presunzione di bellezza sostituisce benissimo una presunzione di verità . Ma la nostra critica è fondata su un atteggiamento iniziale , su una forte divergenza di gusto . 7 . L ' Italia sofferta . Il volgere degli entusiasmi di Papini dalla mania devastatrice dei primi anni a questa sua fierezza di maestro delle esperienze spirituali , braccio della Chiesa e capo delle lettere , doveva convincerlo a prendere un ' ultima figura , a divenire col tempo scrittore celebrativo . Così due tradizioni della nostra società letteraria , e non le migliori , si chiudono in lui : quella dell ' autore di invettive , pronto a percuotere , e quella del dignitario celebrante secondo un linguaggio comune i fasti riconosciuti . Questo occorreva dire subito per riportare alla sua giusta misura l ' ultimo Papini , distinguerlo da quei Machiavelli e Foscolo e Carducci a cui egli si richiama in una esteriore dignità di gesti e da cui lo separano tuttavia altro vigore e fermezza d ' animo . Italia mia , ha scritto Papini , è un libro di passione . E di queste parole vorremmo tener conto come del più sicuro merito . Perché è l ' unico punto che abbiamo in comune con Papini , il punto su cui potremmo incontrarci se il suo discorso agisse su di noi oltre il segno di una breve esaltazione verbale . Ma anche Papini sa che una passione affidata a parole sorde e logore non brucia , rimane appena un impegno . E questa è la vera conclusione della lettura : quel linguaggio disperato e violento è ancora lontano , non nostro . Tuttavia si potrebbe accogliere senza rammarico la parte più propriamente oratoria dell ' opera . Quegli Appunti per un inno all ' Italia , che sono scritti con molta enfasi e certo servirebbero a un inno non bello . Ma , quando non si voglia prenderli per poesia e neanche per appunti di poesia , potranno valere come notevoli brani celebrativi . Così la Lettera a uno straniero e i Lineamenti spirituali d ' Italia , pagine di un respiro polemico acceso , utili come segni di un gusto , documenti di un entusiasmo . Dove Papini è inaccettabile nel suo impegno critico . Quando afferma di fare storia o addirittura filosofia della storia . Quando traccia le grandi linee di un evento secondo criteri stranissimi e si fa obiezioni scolastiche a cui risponde da sé . Certo egli è sicuro ormai delle sue verità e della freddezza e della miseria degli studi tradizionali . Ma , nonostante questo disprezzo , la storia e la filosofia non accennano a tornare a Plutarco . Restano discipline a cui si porta forse tanta passione quanta Papini ne chiede ora a gran voce , ma una passione assai più chiara e severa , e insieme l ' obbligo di un estremo rigore intellettuale . Così è ancora difficile sollevarsi oltre i limiti di un fermo lavoro di studi , a « volo d ' aquila » . ( La simbologia di quest ' opera ha una ricchezza ritrovabile appena in certe insegne del cinema : aquile e querce , campane , fiamme ) . Soprattutto quando questo volo si sostiene a notizie e riferimenti di una meravigliosa ingenuità . Del resto la storiografia di Papini , come i versi di alcuni suoi amici , ci confermano sempre più a un nostro antico sospetto . Che l ' animo liceale sia una forma insopprimibile nella vita dello spinto e che dove intemperanze giovanili lo hanno oscurato per una ansietà di precoci rivoluzioni , quest ' animo ritorni più tardi , spoglio di ogni sereno albore , viziato dalla vecchiaia . Dispiace scrivere con tanta sicurezza , quasi con oltracotanza . Dispiace dover parlare così di un uonio di cui altre volte si riconobbe la voce calda e vicina ; non sentire più , noi giovani , l ' empito della sua frase , la sua persuasione , questa sua clamorosa Italia ( « l ' Italia non è già la matrona da teatro , - dice a un certo punto , - né la balia ... » ; e poi cedendo a una peggiore allegoria : « È quella giovane , e eretta che guarda dalle sue montagne ... » La nostra è più dura e sofferta e non si piega alle immagini ) . Ma forse non è questa nemmeno la sua Italia . Per noi la patria di Papini resta quella che egli credette di riconoscere nei lineamenti spirituali di qualche alta figura di maestro e di amico , di cui ritrovò il volto terreno lungo i muri e le strade della sua estiva Toscana . 8 . Il rischio dell ' isolamento « E di fronte al freddo che dai più lontani limiti della campagna , dalle crete , dalle colline , dalla valle del fiume , sembrava stringerla per un lungo assedio , la villa si chiuse nella solita passiva resistenza di tutti gli anni » . Parole che meglio di qualunque introduzione preparano al romanzo aprendo quegli orizzonti fermi in cui poi il racconto stagnerà come in un suo naturale grigiore , al freddo degli eventi . Dalla natura astratta e rigida di queste terre si spiegherà una storia non meno chiusa in un duro riserbo . E come il paesaggio fissato nelle « crete » intorno alla villa superi i lineamenti della campagna toscana , così questo racconto andrà molto oltre i confini di una breve cronaca provinciale . « Un lungo assedio » . Ecco il motivo che regola i personaggi e le immagini di Bilenchi , e definisce la sua letteratura . L ' infanzia di Sergio , il bambino intorno a cui si snoda il romanzo , sarà un seguito di esitazioni e di angosce da cui insensibilmente si precisa la coscienza , nel raccogliere il filo di queste deboli vicende per dare un ' unità nell ' ordine della memoria , e l ' impegno di Bilenchi . Un libro uscito un anno fa , San Silvano di Dessì , può dare in parte i termini di un giudizio . In Dessì l ' ansietà , gli abbandoni e perfino la presenza d ' influssi culturali immediati portavano al libro un vigore di immagini che qui resta estraneo . In Conservatorio tutti gli impulsi sono ridotti a un ostinato silenzio : nessun frastuono esterno passa il giardino della villa e i muri di santa Teresa . E se l ' esecuzione risulta ferma e precisa oltre ogni attesa , non si può vincere un dubbio iniziale sulla validità di questo atteggiamento . Domandarsi cioè se un impegno tanto preciso trova la giusta resistenza dei fatti . Cosa rimane , in fondo , a una memoria immediata ? Su quel lavoro continuo i capricci delle due donne , Marta e Vera , la loro ambigua realtà . Perché esse sono ancorate a un ' esperienza precedente , a una vita di cui arriva solo una vaga notizia allusiva . E il romanzo probabilmente è in quelle memorie rimaste inutili negli anni di santa Teresa che affiorano dalle conversazioni e dai giuochi . Così santa Teresa diventa il centro della vicenda , un paese pieno di attesa , quello che era nel libro di Alain - Fournier « le domaine inconnu » . Poi , quando Sergio entra anche lui al Conservatorio e si aspetta la cifra che risolva l ' intreccio , tutto diventa più vicino e sbiadito ; si affronta un ' assoluta assenza di risultati . L ' attenzione potrà riaccendersi , ma si riaccenderà al primo esitare del racconto , quando sorge il pericolo di un ' avventura ( al primo errore cioè nello svolgimento dell ' opera ) . E le avventure verranno e saranno terrestri e di una sconcertante durezza . Così resta nel libro un dissidio fra la presenza fisica di questi episodi ( la cura dei muli , pure molto bello , i prigionieri , la barbara uccisione alla fine ) e il disegno dei primi capitoli . Un dissidio fra gli uomini e le donne del libro : Bruno , Giulio , Carlo hanno su di sé la guerra , il socialismo , e biografie precise e carnali ; le donne , Vera , Clara , vivono in una regione fantastica , separata e diversa . Dissidio che si può risolvere se si riportano i termini alla memoria di Sergio , se si fa di lui il vero autore dell ' opera . Così i personaggi spariscono e resta un diario grigio e unito , l ' unica forma possibile , in fondo , per chi abbia accolto una certa esigenza di stile . Conservatorio è scritto molto letterariamente . La narrazione ha trovato un suo tono continuo nella spezzatura dei periodi ; ma il dialogo di Bilenchi resta secondo me un fatto incerto : è ancora troppo serrato oltre i limiti della verità . Tuttavia questa somma di esitazioni e di censure e qualche deciso contrasto devono essere considerati soprattutto come una testimonianza di stima per Bilenchi . Il quale resta nelle sue discutibili prove uno dei nostri scrittori più sicuri , uno dei pochi a cui si possono riportare con certezza i modi di una nuova narrativa indipendente . 9 . La polemica su Pascoli . I poeti , consumate le prime ragioni che giustificavano la loro presenza nel secolo , sopravvivono in virtù di motivi inferiori , di fatti che toccano appena i confini dell ' arte . Prima cioè che la loro opera sia diventata un esempio duraturo e dopo che la scomparsa dell ' uomo ha trascinato con sé gli interessi meno precisi , resta ai poeti un valore provvisorio : un nome , in fondo , e una funzione sociale . La funzione sociale di Pascoli è per ora quella di dare agli ignari una poesia tutta avvilita al dato del sentimento , una cronaca offerta con i motivi del canto , e il mito inerte ma necessario della « cosa poetica » . Così egli sarà ancora per molti anni il signore delle nostre antologie , ripeterà il suo grande nome a capo di quei verseggiatori inutili che hanno un ciclo vitale simile alle farfalle e bastano appena a nutrire una generazione di tranquilli scolari . Questa che parrebbe considerazione esteriore , intesa a limitare un Pascoli tutto decorativo e scolastico , ha invece un significato letterario . Riguarda cioè il fatto più importante nella storia della poesia pascoliana , la diserzione dello scrittore dalla linea dei suoi maestri e la pretesa di una poesia autoctona . Serra accennò a questa pretesa quando volle insistere su un Pascoli non umanista . E Pascoli stesso diede la definitiva conferma in quei suoi scritti di dottrina e di sentimento che sono tutti una magra polemica contro la tradizione letteraria italiana , la poesia che sa di chiuso , che non sa mai di guazza e d ' erba fresca . Egli avrebbe scritto per primo in un paese accademico la poesia che sa di guazza . E si dice che fu un disertore , non un novatore , perché questa pretesa si fermò alle prime conquiste , cadde con tutti i residui della poetica pascoliana appena scosso quel labile mondo di cultura e di gusto da cui la dottrina nasceva . Tuttavia il suo inganno d ' ingenuità e d ' infanzia restò a fondamento della fede dei discepoli e bastò allora a convincere i lettori meno avveduti . Si pensi a Thovez , a quel suo libro clamoroso che minava gli ordini della letteratura per una impossibile rivincita . Pascoli è quasi salvo dalle accuse di Thovez : a lui si riconoscevano volentieri la franchezza e il decoro di un ' altra età , quei pregi che la nostra cultura aveva ormai oppressi e perduti . Del resto , libri come quello di Thovez servono appena a provare lo sgomento di uno spttatore giovanile di fronte all ' ordine perpetuo della tradizione : sono uno specchio esemplare della rivolta . Ma accanto a Thovez le due voci più autorevoli del suo tempo accolsero Pascoli in modo diverso . Croce con una severità di procedere che sotto apparenze polemiche nascondeva un vero interesse di lettura . E benché si senta già all ' inizio di quel moto che avrebbe portato il critico , secondo un ' antica espressione , a mettere tappi quadrati dentro bottiglie rotonde ( a lavorare cioè su testi che gli eran ormai sfuggiti ) , il suo saggio propone alcune questioni che sono certamente in vigore . Serra scrisse il più vago e assorto dei suoi saggi , le pagine distratte dalla chiara visione della Romagna e dal saluto all ' amico poeta . E concluse con una affermazione di impossibilità , una rinuncia alla critica ( che era poi il termine definitivo di tutto il suo lavoro ) . Tuttavia l ' intero svolgimento del suo saggio , qualche nota ( « l ' intelligenza imperfetta » ) e la stessa citazione del giudizio sono dati indispensabili alla critica pascoliana ; così valgono le citazioni , e scoprono un Pascoli quasi nostro , certo assai diverso e distante dallo scrittore d ' allora . La critica successiva continuò in questo dubbio proponendo la questione di fede . Anche il referendum indetto dalla Ronda nel '21 fu assai poco definitivo . Rimase un sospetto reciproco a dividere le due parti e il rammarico da una parte e dall ' altra di argomenti non riconosciuti . Se mai , i rondisti contribuirono con la loro opera a segnare i veri limiti che separavano ormai dal poeta le nuove generazioni . Ma ora , dopo ancora vent ' anni , nessuno potrà togliere a Giovanni Pascoli il suo vero nome di poeta . Ora che la coerenza del suo linguaggio si ritrova intatta e felice nelle poche pagine riuscite ; che dai libri riconosciuti , i Canti o Myricae , è facile estrarre ogni giorno termini di imprevista bellezza . Così si è scoperto il vero significato dei Poemi conviviali , la dignità letteraria e il gusto preciso di quell ' opera . Si discusse un tempo per sapere se i Poemi erano o no greci . E sono se mai sulla linea più pura della poesia moderna , testi utili a una poesia del decadentismo europeo come forse nessun altro in Italia . Perché il Pascoli di Barga , lui che visto di spalle sembrava un fattore , è ancora il più europeo dei nostri poeti della fine del secolo . Carducci è tradotto dagli ungheresi e dai romeni e piace a Maurras ; ma è sempre un impegno difficile quello di assegnarlo a una qualunque tradizione moderna . D ' Annunzio confuse nelle sue disperate invenzioni il dialetto di Pescara a voci delle più remote capitali d ' Europa . Ma se mai il poeta europeo è quello dei romanzi e del Poema paradisiaco ; quello nostro , lo scrittore del terzo libro , è un fenomeno difficile e raro , come la sua lingua e i suoi gesti ; e non so chi fuori d ' Italia potrebbe capire l ' Alcione e risentirlo poesia . Pascoli invece fu coerente nel suo errore e nelle sue scoperte , sempre teso a una vera interpretazione dei fatti . È appunto per essere stato così unito al suo tempo , così tenace , che egli ancora ci preoccupa e che la nostra polemica verso di lui non è esaurita . Egli rimane , certo , dei nostri veri poeti , quello che ha scritto più brutte poesie . Si scoprono , a leggere , oscure derivazioni . Tutta la più trista scultura del primo Novecento è pascoliana ; le donne che da piedistalli di marmo si sporgono sui fiumi della patria e hanno i capelli simili a fiamme e sui capelli la spada del guerriero , sono pascoliane . Così fu Pascoli l ' ultimo a evocare Mazzini con procedimenti quasi pirotecnici all ' urto delle strofe . Ma queste sono censure facili , accettate dai custodi meno rigidi della sua fama . È più grave che tutto il suo mondo sia caduto a un giro così rapido , quel mondo governato da supreme antitesi di riso e di pianto , fitto di oggetti inutili al nostro bisogno di poesia . ( Si pensi alla presenza insopportabile degli uccelli nei libri pascoliani ) . Così tutto un residuo polemico doveva manifestarsi all ' incontro con una letteratura tanto coerente e imperiosa . Baldini , il quale ha premesso un avvertimento alla raccolta di tutte le Poesie ( Mondadori , 1939 ) , ha dovuto superare tali animosità . E , in età più pacata , ha risolto quasi tutte le antinomie ; pur avvertendo gli errori , ha cercato di dissimularli in un ampio panneggiamento critico . Ha dato cioè il giudizio più equanime che si possa dare su un Pascoli ormai classico , affidato al rispetto dei minori . Pure , estranea a questi contrasti di umore e di età , la poesia segue una sua calma traiettoria . Vive di trapassi e di suggerimenti che il tempo protegge da ogni discussione nel silenzio della tecnica . E di questa eredità tecnica dell ' opera pascoliana non si potrà dubitare quando si legga qua e là qualche rigo della più vitale poesia di oggi : « il lungo colloquio coi poveri morti , la cenere , il vento - il vento che tarda , la morte , la morte che vive » , o , leggermente alterato : « non recidere , forbice , quel volto » ( Eugenio Montale , Le occasioni ) . VIII . I « poeti » nazisti Un ' antologia tedesca La vicenda della poesia nella Germania del dopoguerra è un difficile esempio . Il volgere delle esperienze letterarie , alcune torbide e false , altre certamente valide , trovò una brusca fine nel 1932-33 coll ' avvento del nazional - socialismo , la condanna dei tentativi d ' avanguardia e il proclamato ritorno alla tradizione . Ma una tradizione , si badi , intesa in senso niente affatto letterario : il richiamo accademico dei nostri conservatori sarebbe accolto con sicura indifferenza dai teorici della nuova arte tedesca . Per il nazionalsocialismo tradizione è una somma di valori presi alla storia del popolo , elementi essenziali nell ' anima della razza . E questi valori non hanno origine naturalmente nella struttura tecnica della pagina ; ma in fatti primordiali e mitici , governati dal ritmo di quelle diadi che sono quasi le formule sacre della dottrina tedesca ( « Blut und Boden , Blut und Ehre » ) . « Come vi fu un ' arte figurativa degenerata , così per gli anni trascorsi si può parlare di una poesia degenerata largamente diffusa » . Queste parole aprono la prefazione che due giovani autori , H . Gerstner e K . Schworm , hanno scritto per l ' antologia dei poeti contemporanei edita dal « Zentralverlag » del Partito ( Deutsche Dichter unserer Zeit , 1939 ) . Un ' opera certamente notevole ; se non altro per la coerenza e il rigore con cui sono stati applicati principî altre volte rimasti a una vaga enunciazione . E molto utile a chi voglia cercare nella letteratura gli ultimi motivi della polemica culturale tedesca . Dopo i rivolgimenti di qualche anno fa la letteratura tedesca sembrò trovare i suoi valori più sicuri in quegli scrittori che , usciti dalla guerra senza una crisi di dissolvimento , potevano difendere alcune ragioni essenziali e insieme appoggiarsi a una vera dignità letteraria . Autori come Carossa o anche Binding , e fra i più giovani Alverdes , rappresentavano appunto questa forza . Ora gli autori citati e tutti quelli vicini a loro come posizione sono esclusi dell ' antologia , o perché i loro nomi sono già entrati nella storia letteraria o perché si considera superato il momento che essi rappresentavano . È sopravvenuta una generazione assai più rigida e coerente nelle sue pretese . Una generazione che , secondo le parole del testo , « ha superato l ' idealismo estetico per vivere di un idealismo politico » . Attraverso la formula alquanto rozza ( perché certo , nella patria di Hegel quell ' idealismo estetico è molto indeterminato ) si intravede l ' ambizione affermata da questi principî : confondere a una sola misura l ' esito letterario e politico dell ' opera d ' arte . Dato il significato strettamente nazionale di quasi tutte le opere raccolte , citare non sarà molto utile . Anche perché gli autori sono nella maggior parte giovanissimi . Dei vecchi è compreso solo qualcuno che vanta meriti particolari ( nemmeno H . F . Blunck o H . Grimm , scrittori pure autorevoli ) . È compreso Dietrich Eckart , l ' amico del Führer e di Rosenberg , uno dei maestri spirituali del terzo Reich , il cui grido « Deutschland erwache » è scritto sugli stendardi delle SA . Se egli fu un mediocre letterato nelle sue prove continue , a qualche canto patriottico , al « Deutschland erwache » si deve riconoscere un certo maschio vigore . Accanto a lui pochi altri : Johst presidente della Reichsschrifttumskammer ; Hohlbaum ; il vecchio Bartels che per primo introdusse nella storia letteraria la distinzione tra arte tedesca e arte giudaica . I giovani sono molti e vicini fra loro . Celebrano temi comuni : il combattimento , la caduta e la rinascita della Germania , la liberazione attraverso il Führer . Si riconosce qualche figura notevole : il Reichsjugendführer Baldur von Schirach , che pubblica i suoi versi fra quelli dei gregari ; e si possono isolare per una maggiore compiutezza formale quelli già più noti e letterariamente più esperti : Schumann , E . W . Möller , Anacker . Anzi qualcuno dei migliori , Schumann per esempio , è arrivato ormai a una rigidezza di stile che ha un suo significato letterario ( e ricorda vagamente l ' aria poetica del primo Impero francese ) . Ma la parte più utile del volume è rappresentata dalle note che precedono i testi . La valutazione critica nel senso tradizionale è completamente abbandonata . Dopo le notizie biografiche , il giudizio riguarda dati estranei all ' arte o certamente marginali : gli argomenti esposti , qualche nuovo criterio di scelta ( esita quindi fra una retorica dei contenuti e un commento celebrativo ) . Hermann Gerstner , uno dei compilatori dell ' antologia , ha tra i suoi meriti letterari quello di avere scritto un romanzo , La strada nel bosco , in cui « ci conduce nel bosco tedesco e mostra come la costruzione di una potente autostrada libera dalla miseria materiale e morale un villaggio sperduto e i suoi abitanti » . Lo scrittore è giudicato quindi in ragione delle sue scoperte , dei motivi che ha saputo trovare e svolgere a sostegno di una tesi . E la letteratura ritorna una gara su argomenti comuni . Sono anche interessanti i criteri di scelta . Molti irredenti nel volume : austriaci , tedeschi dei Sudeti , tedeschi di Danzica . E nelle biografie accenni insistenti alle origini umili dei nuovi scrittori . Un altro dato letterario importante è la larga parte data agli autori di opere per radio , ai giornalisti , agli scrittori di propaganda . Un ' immagine della letteratura che sia sempre più strumento di educazione popolare , attività coordinata ( e a questo si è arrivati ormai senza esitazione e senza polemiche ) . La riduzione di ogni categoria al principio del « Volk » trova qui una sua estrema conseguenza . E come per il diritto si ripete la frase del ministro Franck : « È giusto ciò che giova al popolo , è ingiusto ciò che gli nuoce » , sarà per la letteratura bello ciò che esalta il popolo , brutto ciò che lo abbassa . Fenomeno , mi pare , straordinariamente importante nella cultura dell ' Europa contemporanea . Tuttavia , siccome chi scrive di un libro di poeti non può ignorare la poesia , resta il dovere di un giudizio sui testi . Che può essere solo distante e severo : alla luce di una nostra nozione di poesia queste cinquecento pagine sono bianche e nitide come i fogli di un calendario . E sarà anche lecito chiudere la lettura di un libro tutto dedicato al « deutsch » e al « volksdeutsch » con una professione di nazionalismo . Con un calmo ritorno ai valori della nostra ultima poesia . Una poesia che ad altri apparirà forse debole e astratta , ma che certo vive di una sua sostanza umana , se oltre questo breve impiglio di nomi e di fatti non consuma la propria fortuna e la propria verità . IX . Gusto e giuoco di Jünger Capricci e figure . L ' opera letteraria di Ernst Jünger ha una sua origine precisa e le stesse ragioni di vita negli anni dell ' immediato dopoguerra tedesco . Il suo primo libro : In Stahlgewittern , era dedicato al combattimento come esperienza virile . Traditi i motivi del sentimento e ogni partecipazione umana ai fatti che si svolgevano , Jünger tentava il saggio sulla guerra come realtà di numeri ; irrigidiva qualunque moto spirituale nell ' astrazione del fatto meccanico e cercava il senso di una civiltà nei rapporti fra gli uomini sorti da quella strenua condizione di vita . Esempio di qualche interesse in una letteratura in gran parte travolta da ragioni d ' affetto e pochissimo disposti a seguire un freddo sguardo documentario . Tuttavia l ' errore di Jünger , il suo estetismo e la fede nelle cifre dell ' intelligenza si scoprivano già in questa rinuncia a un intervento morale , nel tentativo di ridurre la guerra a una rivoluzione del mondo sensibile e a un fenomeno della coscienza . Le opere successive , fino a Feuer und Blut , che è del 1926 , confermarono queste doti : la precisione del giudizio critico e , nelle pagine più meditate , una rara fermezza di stile . Così si accentuò la preoccupazione politica . ( « Politica » per Jünger è sempre stata considerazione delle masse e ha suggerito notizie vigorose dove il rifiuto di un approfondimento razionale non deviava i problemi a soluzioni evidentemente sommarie ) . Benché quindi la sua opera non contenesse mai dichiarazioni di partito e fosse lontana dall ' apologia volgare dei nazionalisti , il rigore del suo atteggiamento e l ' assenza nei suoi libri di qualunque polemica umanitaria lo fecero considerare scrittore di destra . Il nazionalsocialismo riconobbe più tardi in lui il primo interprete della guerra tedesca . Le facoltà propriamente letterarie di Jünger , il gusto saggistico e l ' ordine freddo della prosa riapparvero in uno spazio di aperta fantasia nell ' Abenteuerliche Herz , uscito nel 1928 . Questa prima serie di saggi e l ' altra di scritti più ampi intitolata Blätter und Steine spostavano il campo d ' interesse a un mondo di rapporti fantastici ; dalle spiagge dalmate e dal valore delle vocali Jünger traeva i temi di disordinate avventure . Più tardi i paesi divennero solo un punto di riferimento astratto al viaggio dello scrittore ; le sue rigide analisi toccarono i confini del surrealismo . Rimase su queste libere basi il gusto della costruzione intellettuale che le letture di Jünger sorreggono e difendono dal pericolo d ' ingenuità . Ma rimase anche un freddo sapore di giuoco . Così se si vuol chiedere un risultato definitivo a qualche pagina di Jüer credo che si debbano scegliere quelle di minore impegno critico : i frammenti allucinati e percossi dove la prosa si tende e il ritmo accetta i suggerimenti di uno spazio immaginario . Jünger pensatore invece ha se mai valore politico . Nel 1932 era uscito il suo più importante saggio di contenuto sociale , Der Arbeiter . Esaltazione di una società futura fondata sul lavoro come forza religiosa e cardine di una disciplina totalitaria , il libro , che pure segnava un deciso orientamento a sinistra , fu condannato dai marxisti ortodossi per il suo residuo letterario . Sembrò esprimere cioè l ' inquieto « animus » rivoluzionario che portava con sé il giovane movimento nazionalsocialista ; e influì certamente su alcuni dei più autorevoli dottrinari del partito ( Karl Schmitt , per esempio ) . Solo in seguito dissensi d ' interpretazione e un preciso interesse d ' arte allontanarono Jünger dall ' attività politica diretta . I suoi ultimi libri sono di pura invenzione letteraria . Un romanzo autobiografico , Afrikamische Spiele evoca le sue doti migliori di ordine e di chiarezza . Partito da un fragile spunto ( la storia di un ragazzo - la sua storia - che fugge da casa per arruolarsi nella legione straniera ) , Jünger è riuscito a mantenere il respiro e la giovanile libertà del libro d ' avventure su uno sfondo continuo d ' intelligenza e d ' ironia . Così nitido e scarno Afrikanische Spiele è uno dei più piacevoli romanzi che si siano scritti in Germania in questi ultimi anni . Nel 1938 uscì una seconda edizione del Cuore avventuroso riveduta e portata a un più severo impegno letterario . Da quel volume che per ora è l ' ultimo , sono state scelte le pagine tradotte . Capricci e figure , il sottotitolo del libro , spiega alcuni indefinibili motivi di Jünger . Qui , trascurati i saggi più ampi , dove una pretesa d ' intelligenza non sempre riesce a chiudere il suo cerchio , si sono raccolte pagine staccate , giorni di un diario metafisico . In particolare alcuni esercizi sul macabro , che dalla naturale assenza dello scrittore , dal suo distacco , sulla pagina prendono un rilievo e una luce deserta non confondibili . Dei difetti più palesi , dell ' estetismo di alcune raffigurazioni e del respiro frigido che percorre il testo , si e già detto . Comunque merita attenzione in Italia il rigore di una tale prosa e questi primi tentativi di deformazione fantastica : tentativi ora così rari in una letteratura tutta intenta al più umile lavoro documentario e celebrativo . Ernst Jünger è nato a Heidelberg nel 1895 e ha vissuto negli ultimi anni a Ueberlingen sul Bodensee . Allo scrittore politico ha dedicato un ottimo saggio Delio Cantimori . L ' opera letteraria non è ancora conosciuta in Italia . X . Fin edella seconda vigilia La freccia di carta . I giornali della Svizzera francese hanno raccolto un ' eredità che nessuno vorrà toccare , quella di una stampa mediocre e orgogliosa che gli ideali della borghesia nutrivano nella Francia d ' anteguerra . Un simile passaggio non era difficile a prevedere . Sono lontani i tempi in cui Ginevra rappresentava una civiltà ribelle e vigorosa . Col decadere del protestantesimo a religione per i moderati , ogni vestigio di forza è sparito dalle rive di quei laghi e le grandi statue dei riformatori sono rimaste a guardare un popolo lontano più di ogni altro da propositi rivoluzionari . È sorto a Ginevra un palazzo e la solennità degli atri e dei portici ha finito col sopravvivere a ogni concreta realtà ; finché la sigla S.d.N. si è cancellata pianamente dalla zona dei nostri interessi e una incerta fuga in automobile ha travolto con sé le ultime speranze della collaborazione europea . Provincia intellettuale della Francia , Ginevra non ripete i motivi di lotta che pure agitavano la Francia d ' anteguerra . Il dovere della neutralità incombe su ogni parola che si pronuncia in Svizzera , obbliga i giornali a occuparsi nelle prime pagine di curiosità zoologiche e attenua e diminuisce le reazioni più pure . Sussiste un tema che supera probabilmente i limiti della tradizione pittoresca fondata sulle frecce e le mele e sostiene la dignità del popolo elvetico : la volontà d ' indipendenza . E la calma risoluta con cui gli svizzeri si preparano a difendere l ' unità politica della loro nazione è una prova che basta a cancellare molti errori . Del resto è certo che l ' attività migliore del popolo svizzero , l ' opera dei suoi studiosi e dei suoi tecnici , vale a riscattare gli esempi di mediocrità che ci troveremo di fronte . « Pour que le Parthénon ne soit pas touché » . Così la « Gazette de Lausanne » del 30 ottobre si rivolge ai suoi lettori . Ora , scrivere un articolo su questo argomento , nel paese che fu una delle patrie di Nietzsche , significa avere al posto del senso tragico il senso scolastico della vita . E le ragioni sono immediate . Gli aviatori italiani non toccheranno certamente il Partenone . Non hanno nessuna ragione per farlo . Se lo toccassero sarebbe una sventura : il Partenone è tuttavia un segno di opere illustri e di tempi esemplari ; e ci auguriamo con tutti che il giorno della sua rovina non debba venire . Ma è il linguaggio del giornale svizzero a cui vogliamo replicare . « Est ­ il possible , - scrive la ' Gazette de Lausanne ' , - que un jour funeste l ' Acropole soit atteinte ? Cela ne se peut pas , cela toucherait au sacrilège » . Si sente che il redattore di questo articolo nei suoi riposi scrive versi alessandrini . La sua commozione è sincera e documentata ; si appoggia naturalmente a ricordi storici di papi che fermano il barbaro e di statue della divinità davanti a cui l ' orda si arresta e si inchina . Il signor V . parla insomma in nome della civiltà e dello spirito . Ora , è su questa questione della civiltà che senza intenti polemici si vorrebbe discutere , tanto ci pare incerta la visione che hanno gli Svizzeri della guerra attuale . Crede veramente la « Gazette de Lausanne » che in questo momento in Europa nulla sia più importante dell ' Acropoli ? I popoli europei si affrontano in una lotta da cui molti usciranno distrutti ; principî che hanno sorretto la vita delle nazioni e per cui i migliori sono caduti sul campo o sul patibolo rischiano di perdere ogni valore ; gli uomini di buona volontà combattono da anni per la loro salvezza . Giunge dalle città d ' Europa il rumore delle fucilazioni . Ma tutte queste sono contingenze del secolo , risponderebbe probabilmente il signor V . , mentre l ' Acropoli è eterna . Ed è questo il senso scolastico della vita . Noi non speriamo di convincere il signor V . E ci importa poco in fondo , tanto siamo sicuri delle nostre idee e fermi a una nostra nozione di civiltà . Una civiltà i cui valori siano da cercare solo negli animi degli uomini e non nelle pietre squadrate , sorgano pure queste pietre sull ' Acropoli di Atene . Un altro slogan dei giornali svizzeri i di questi giorni è quello dell ' « uomo provvidenziale » . L ' uomo provvidenziale sarebbe il maresciallo Pétain . È lontanissima da noi l ' idea di mancare di rispetto a un vecchio che ha raccolto su di sé il peso di tante sciagure e porta tuttavia il contributo delle sue forze a una causa difficile e precaria . Ma non riusciamo a vedere in lui alcunché di provvidenziale . Durante la grande guerra egli rese splendidi servizi come capo ; in seguito portò alla Francia la sua devozione , la sua esperienza e un ingegno lucido e sicuro . Fu capo di stato maggiore dell ' esercito e successore di Lyautey nel Marocco . Finita la guerra di Spagna il suo prestigio personale e la sua autorità di vecchio maestro di Franco lo fecero scegliere a rappresentante della repubblica presso la Spagna nazionale . E anche questa non fu una missione precisamente gloriosa . Ora la stampa francese e quella svizzera si commuovono a descrivere l ' incontro Hitler - Pétain . Quando il vecchio soldato portò la sua divisa turchina e le sette stelle di maresciallo davanti alla compagnia d ' onore dei soldati germanici i vecchi contadini alzarono le braccia e i giornalisti piansero . Così l ' uomo che regge oggi la Francia e porta il grado che fu di Turenne e di Massena si presentava al vincitore per accettarne le condizioni . Era certo uno spettacolo grave , ma non tale da suscitare l ' entusiasmo dei francesi presenti . Pure allora parve un trionfo . Il Führer ricevette il maresciallo « avec une déférence marquée » ; e su questo dato di pura curiosità i commentatori si fondarono per una celebrazione insensata . La Francia aveva ritrovato se stessa e il suo prestigio . Non si poteva procedere alla ricostruzione europea senza tener conto della sua voce . Solo i successivi comunicati tedeschi riportarono la realtà . Ma soprattutto irragionevole e fondato solo su dati di stato civile è il paragone che si istituisce fra Pétain e Clemenceau . Che cosa abbiano di comune questi due uomini contrari per origini e per tendenze non si capisce . Entrambi raccolsero nelle loro mani in un momento decisivo la sorte della Francia . Ma , se questo non è un particolare superfluo , Clemenceau vinse la guerra e Pétain la perdette . E un solco più profondo resta fra le due figure . Perché , qualunque fosse stato l ' esito della guerra del '14 , il vecchio radicale avrebbe scelto un ' altra chiusa alla propria vita politica : non la pia invocazione alla Madonna di Lourdes con cui il maresciallo Pétain salutò la rovina della Francia . 1941 XI . Dalle ore dell ' angoscia Commento a un soldato tedesco . Dietro gli schemi universali offerti dalla propaganda , la gioventù d ' Europa cerca dalle due parti una ragione e uno scopo alla guerra che si combatte . E non può trovarli nelle statistiche e nei discorsi , nei dati dell ' economia e della storia diplomatica , perché in realtà questo suo lavoro si traduce in una ricerca interiore , nella ricerca delle proprie possibilità e dei propri mezzi , della propria misura personale di fronte alla guerra . Opera di puro egoismo come sono le opere migliori della giovinezza , questa ha un valore politico immediato : di indice sulle future esperienze . Perché , quando la generazione di cui si discorre sarà arrivata a governare , il senso dell ' avventura ora attraversata dominerà le sue decisioni . Su una parola , « generazione » , si innesta la polemica . Tutti ricordano probabilmente il fervore con cui furono salutati in Francia e in Germania i giovani chiamati a rompere una lunga teoria di pace e a sostenere per primi in Europa la guerra . Il chiasso discorde dei letterati e tutta la triste eloquenza degli uomini politici non bastarono allora a nascondere una imminente realtà di sventure . Ma certo l ' attesa era minore e guastata da fantasie profane , se le conseguenze maturate a poco a poco nei quattro anni di guerra portarono un così grave turbamento negli spiriti . Tornati alla Germania agonica del dopoguerra , alla Francia esaltata di Poincaré , molti dei sopravvissuti si affrettarono a proclamare la loro rovina . I compagni di Psichari , quelli che dovevano riscattare le virtù francesi nella prova del combattimento e ridare una giovinezza alla patria , portavano solo amarezza e squallore , l ' inutilità della esperienza vissuta . Dalla guerra non tornavano i cavalieri del Santo Sepolcro , ma una borghesia sperduta e diffidente che esitava ancora fra l ' uniforme abbandonata nelle trincee di ieri e i compiti insostenibili di una nuova vita civile . Questa fu la « generazione perduta » . Il mito nato dallo sgomento di quegli anni si è trascinato fino a noi e ancora occupa i fasti di una mediocre letteratura . Ma la generazione perduta non è un ' invenzione letteraria . È un duro problema , e ogni guerra ne ripropone i termini alla nostra cura e alla nostra inquietudine . Venti anni fa , non senza una coda retorica , gli uomini più sensibili alla gravità degli eventi trascorsi si domandavano il perché di così alte sciagure e alludevano al sacrificio delle vite e al peso inevitabile sulle generazioni avvenire . Qualunque risposta allora sarebbe stata falsa o inutile perché in verità le accuse premevano sugli uomini e escludevano ogni tentativo di apologia . Ma i tempi sono ora rivolti ad altre considerazioni , e si misura con altri metri il valore delle esperienze , se occorre affrontare inattese risoluzioni e valutarne per una nostra storia la portata improvvisa . Così , senza attendere i rimorsi di un ' altra età e gli scrupoli della cauta riflessione , altri prevengono le requisitorie future e chiudono ogni esitazione con un breve atto di forza . Allo stesso modo sono sorti quei procedimenti i giuridici che hanno distrutto un ' antica Europa e travolto con sé l ' autorità delle consuetudini . « Denn wir sind Soldaten geworden » : « Perché siamo divenuti soldati » . A questa conclusione sommaria Heinz Oertmann , soldato del Reich , riduce l ' ansietà di un popolo e tutti i confusi propositi dei suoi coetanei in Europa . Una risposta così provvisoria può offendere probabilmente chi crede a un giusto dovere di responsabilità e all ' obbligo continuo di vigilanza e di controllo sulla propria opera ; ma porta con sé una nozione tanto precisa e concreta del proprio stato che non è facile rifiutarla . E vale , se mai , come un esempio di difficile coerenza . Io non mi esagero l ' importanza di un documento individuale ( è una lettera a un compagno pubblicata da un grande giornale tedesco ) . Ma ho raccolto queste parole perché credo che riportino un senso più largo di quello originario , e perché l ' intelligenza delle citazioni e il rigore della scrittura fanno presumere nell ' autore qualità non mediocri . L ' inizio è il solito , di un giovane intellettuale tedesco cui è rimasto degli anni delle esperienze romantiche il gusto della confessione e il senso precario di certi valori . Le notti passate a discutere nel fumo dei bicchieri , quando un vago disegno d ' Europa si presentava alle coscienze e poneva problemi fino allora ignorati , l ' aria pesante dei caffè letterari segnano i confini di questi episodi . Ma venti anni fa un simile teatro borghese sarebbe caduto alla prima invocazione di guerra e le ragioni patriottiche sarebbero accorse a fare di questo « clerc » esitante un fedele vassallo dell ' imperatore . Qui neppure una parola è sacrificata a tali antiche figure ; la giustificazione è fredda e distante e non richiede la fede che per un grazioso complemento finale . Le opere bastano altrimenti a condurre avanti , e la divisa grigio - ferro protegge dalle tentazioni del mondo . Così si può rifiutare tutto un bagaglio faticoso e inutile , contentarsi del proprio mestiere , della propria giornata , divenire soldati . L ' idea germanica , le insegne dell ' impero a Norimberga e i discorsi di Fichte non sono importanti qui . Importante è vivere coi soldati la loro vicenda quotidiana , muoversi da un paese all ' altro secondo gli ordini che si ricevono e lentamente accondiscendere a questa abitudine di vita così da farne la propria e da sentirla familiare e necessaria , più che un dovere . Chi non veda l ' importanza di questo passaggio per la storia attuale è piuttosto maldisposto . Perché la traduzione di un tale stato d ' animo sul terreno politico è chiara e precisa : significa adozione della guerra come modo di vita e conquista di un mito a cui sorreggersi con la stessa forza che si dedicava un tempo ai voti religiosi . Durante l ' altra guerra l ' ideologia della pace e della giustizia non ebbe in fondo altro nemico che un vecchio nazionalismo finito , ancorato a memorie inutili . Ma le polemiche fra Hauptmann e Romain Rolland sono ora così dimenticate da far sorridere chi le riesumasse a paragone . Quando il vecchio drammaturgo scriveva , al Reichstag tedesco parlavano contro i crediti di guerra Liebknecht e Haase , e un grande poeta affrontava dubbioso il nuovo dio : « Per la prima volta ti vedo sorgere sentito dire , distante , incredibile dio della guerra » . Ora non esiste un grande poeta tedesco . I poeti del Reich si adunano a Weimar sotto la presidenza di un tenente colonnello e formulano curiose proposizioni di estetica di guerra . Ma chi dinanzi a questi fatti sorridesse condannando , commetterebbe una grave leggerezza . Perché i cattivi poeti del Reich sono i buoni soldati del Reich . E da questa confusione di propositi , da queste false dottrine si stacca un fatto preciso : il sorgere attraverso la guerra di una coscienza militare . Per la prima volta dopo Napoleone si assiste in Europa a questo fenomeno : il formarsi non di una casta di militari , ma di un ceto a cui l ' esperienza di combattimento vissuta a lungo in comune presterà caratteri non cancellabili . Negli anni turbinosi che seguirono al 1815 cosa significò in fondo il bonapartismo ? Nulla come pensiero politico : dottrinari rigidi ai loro principî quali i teorici della restaurazione e gli eredi del più intransigente dogmatismo repubblicano dovevano trovare una debole resistenza nei vecchi colonnelli e nei baroni dell ' impero . Ma dietro gli interessi materiali che univano poche famiglie restava , comune a un più largo popolo , il mito del soldato , e alle coscienze individuali quell ' età tornava 66 attraverso il ricordo di un ' impresa ininterrotta e gloriosa , presente nei discorsi degli uomini e nel rammarico di quelli venuti tardi . Il paragone è provvisorio . Pure è probabile che qualunque sia l ' esito della guerra i tedeschi non dimentichino l ' anno che ora è trascorso . « Wir sind Menschen von Position ... torneremo ai nostri uffici , alle nostre scuole , alle nostre redazioni ... » Ma chi potrà cancellare dal ricordo fisico di questi uomini il senso dell ' avventura vissuta in comune , le ore nelle città conquistate in Fiandra o in Polonia , le pianure orientali traversate col moto violento dei carri armati e lo sbarco invernale in Norvegia ? Chi potrà convincerli che il loro passato è falso e convertirli a una dottrina diversa ? « Cosa volete , sono un filologo , ho creduto nell ' Inghilterra e sono del 1906» . Parole raccolte da Oertmann nel colloquio con un giovane olandese , che è citato come uno dei due episodi a cui si deve la lettera . Nella grande città di mare , battuta dalla guerra , questo colloquio doveva dire l ' antagonismo di due formazioni spirituali e spiegare la vittoria della gioventù tedesca . E infatti se nelle parole dell ' olandese è facile riconoscere una resa opaca e tranquilla , assai più notevole è il commento del soldato tedesco . « Vedi , non è vero più niente di quello che abbiamo pensato . Quest ' epoca può averci resi più critici , più diffidenti verso le parole e i libri , ma noi non siamo una generazione di trapasso , non siamo una generazione perduta . Abbiamo la nostra missione come ogni gruppo di giovani , la missione che c ' impongono l ' età e le circostanze , non più facile né più difficile di altre ... » E qui mi pare che s ' incontri l ' opera decisiva , in questo tremito che accompagna le parole più sicure e tradisce una imprevedibile ansia . Pesa curiosamente su questa dichiarazione il senso del pericolo corso , la paura imminente di perdersi . 67 Generazione 1906 . Erano gli uomini che si ritenevano troppo giovani per la storia gia cresciuta , troppo vecchi per quella che si preparava . La guerra li ha sottratti a questi dubbi e a questa sfiducia , li ha buttati sul terreno a cui cautamente si avvicinavano . Esistevano dei problemi individuali e non esistono più : l ' ordine militare non tollera simili strascichi . Esistevano i problemi e i doveri di una generazione e sono stati messi da parte e dimenticati : con gli individui e le loro fortune anche la generazione è sopraffatta , non conta . « Wir sind nicht mehr eine Generation ... » Così comincia l ' ultimo , più duro paragrafo : « Noi non siamo più una generazione . Noi siamo una classe . Un apporto all ' esercito . La classe 1906 » . Arrivati a questo punto è lecito accogliere con qualche incertezza la soluzione scelta . Perché , portato a un tale rigore il culto della disciplina , la vittoria confina con l ' abdicazione ; la scelta di una missione con il rifiuto delle responsabilità . Come sempre , i due poli della forza estrema e della debolezza sono vicinissimi ; e a chi voglia giudicare tra i due limiti rimane solo una misura di paragone : l ' esito dell ' impresa . Perché è facile dall ' altra parte affermare che si tratti di fenomeni secondari di reazione e raccogliere sotto un giudizio di estetismo militare certe dichiarate preferenze . Ma finché il successo accompagnerà le grige armate del Reich e sulle città conquistate sventolerà la bandiera bianca e rossa , non vi sarà posto in Europa per altri uomini e per un ' idea contrastante . XII . Poesia e documento Pretesto americano . In Europa ( e per i fatti letterari l ' Europa moderna comincia nel 1636 ) i poeti affrontano un ' età minore col sopraggiungere della fortuna ; e questo loro deperire ha più tardi una sua fine retorica dietro i vetri delle accademie 68 o nel rispetto unanime di uomini altrimenti viziati . In America l ' irrigidimento e quella morte anteriore che si rivelano nel cadere delle polemiche intorno a un nome ormai ripetuto seguono corsi probabilmente diversi . La fama condanna laggiù ai rapidi sussulti delle macchine , l ' orgasmo dei numeri invade l ' agile spazio della fantasia e impone i ritmi di una responsabilità insostenibile . Ma , dietro gli esempi della corruzione umana , sono assai più importanti quelli che insegnano la corruzione dell ' opera d ' arte , la sua breve decadenza di fronte e contro la folla . L ' opera non resiste al logorio di una interpretazione collettiva , assume presto i valori di chi le confida un interesse mediocre e da parola diviene proverbio , simbolo astratto di bellezza . Così , per coloro che credevano a una poesia di Biancaneve di Disney , la degenerazione di quei motivi sarà stata palese quando i sette nani apparvero su tutti i muri della città , confusero la loro persona fantastica ai simboli minori della vita borghese . ( Come se un mottetto di Montale dovesse servire per la pubblicità ; e , credo , morirebbe subito . I valorosi giovani parlano sempre della pagina e dell ' eterno mentre è probabile che la poesia non duri oltre il disegno dei fatti accidentali ) . Di queste forze risolutive il cinema è ora la più attiva ( nella sua struttura attuale , non per necessità di origine ) . Esso consuma il primo significato dell ' opera accelerando il moto diversivo ; compie la mediazione fra il personaggio vitale dell ' autore , la sua libertà senza limiti e l ' automa necessario alla memoria passiva del pubblico . Così sono morti Anna Karenina e Poil de Carotte e basterebbe un solo film per ridurre Faust a pochi gesti senza spazio . Per questo sarebbe stolto ormai chiedere un voto di poesia alla signora Pearl S . Buck . Ella ha scritto un libro La buona terra , che il pubblico ammira , e il cui senso è giunto agli ignari attraverso una macchinosa riduzione cinematografica . Le sue opere sono tradotte in tedesco e 69 in spagnolo ; il suo nome ha raggiunto la costellazione astrale dei manifesti ( quel popolo virtuoso di cui un poeta moderno ha detto : « De nos affiches les noms adorés » ) . Così Pearl S . Buck ha un suo feudo letterario , la Cina , come la Deledda aveva il suo piccolo feudo sardo e altri in un tempo più ingenuo le pianure erbose dell ' Ovest o le isole dei mari del Sud . Ma la Cina è più ricca : la Cina è drammatica , pittoresca , didascalica . Da questo paese inesauribile la Buck ha tratto tutte le ragioni del suo lavoro e ora lo organizza e lo divide secondo un criterio incensurabile . Alla Cina ella deve la sua fortuna , una fortuna popolata di draghi . La scrittrice merita questa fortuna : è una donna umana e giusta , di integra intelligenza ; fedele alla sua educazione americana tanto da non capire probabilmente valori di altra origine . ( Anche la sua Cina , credo , è solo una traduzione illuminata ) . Scrittori di questa natura cadono nel premio Nobel come altri per necessità si abbandonano al vizio o diventano pazzi . Assumono quindi un valore convenzionale nei quadri della società e a essi non si può chiedere altro che di rappresentare degnamente la parte loro affidata . Il colonnello Lindberg , Ford , il senatore Borah potrebbero starle accanto , uomini rappresentativi di una effimera società secolare . Pure nessuno di noi avrebbe letto un libro del colonnello Lindberg . Io ho letto invece Angelo guerriero di Pearl S . Buck , che gli editori presentano arbitrariamente come romanzo . Fedele a un intento documentario , deserto di fantasia , Angelo guerriero è la biografia del padre della scrittrice , missionario in Cina . Per molto tempo , fino a Emile Faguet circa , la critica letteraria francese si fondò principalmente sulla « peinture des caractères » . E per « la peinture des caractères » , Angelo guerriero è un ottimo libro . Isola questo vecchio dagli occhi chiari su una indefinita folla cinese e dai moti dei protagonisti trae un discreto colore , quasi il nerbo di una narrazione . Ma il clima rievocativo del libro , la sua accensione letteraria non superano i limiti di una intelligente pietà filiale . Libri cosiffatti uccidono qualunque apprezzamento critico . Si devono tuttavia considerare onesti se riescono a suggerire riflessioni disinteressate , a deviare il pensiero a nuovi argomenti ( secondo una nozione della letteratura ormai abbandonata dai tecnici ) . Qui la presenza di una figura che vive di sue ragioni morali e il ricordo di miti così distanti dai nostri quali sono quelli del protestantesimo americano bastano a far convergere sul libro interessi non mediocri . XIII . Per una cultura unitaria Le Università e la cultura . Con profonda soddisfazione dei buoni , in Italia , la sede naturale della cultura resta l ' Università . Credo che questo stato di cose corrisponda a una antica consuetudine italiana e soprattutto sia l ' esito di una tradizione recente . E credo che in fondo conferisca al nostro terreno culturale una solidità e una compattezza di qualche valore . Il progressivo svincolarsi della cultura europea dal costume universitario ( fenomeno tutto esterno , si badi , e di un interesse se mai sociale ) , che occupa in varie figure i primi decenni del secolo , in Italia è certo assai meno sensibile che altrove . In Francia fu carico di significati politici quando i professori rappresentarono una classe e una educazione politica d ' intransigenza e obbligarono gli astanti alla reazione . Del resto la Francia , paese delle libere esperienze , doveva accogliere con naturalezza questa estrema ventata romantica e autorizzare i più svagati tentativi . La Francia era il paese dove i Cahiers di Péguy rappresentavano ancora un ' affermazione positiva contro le memorie inutili della Sorbona , e ove doveva nascere umilmente e quindi prosperare « La Nouvelle Revue Française » , il migliore documento di cultura antiuniversitaria che finora ci abbia dato l ' Europa . ( E qui soccorrerebbero moltissimi esempi ; ma ricordo un numero della rivista dedicato a Tocqueville e Gobineau , i due compagni d ' ufficio , in cui chiaramente si lasciava intendere che Tocqueville era uno storico limitato e di vedute accademiche , mentre Gobineau era davvero un pensatore libero da impacci : opinione manifestamente ridicola ) . Da questi cenni è facile capire cosa s ' intenda qui per cultura antiuniversitaria . Ma in un senso più largo , polemica antiuniversitaria vuol dire polemica antiistituzonale ; quindi il significato di ultimo clamore romantico che viene a un tale atteggiamento di spirito . Di qui anche i diversi aspetti del problema nelle nazioni civili . In Inghilterra , dove anche l ' Università è un centro di studi semiprivato , il problema non deve essere quasi sensibile . In Francia fu appunto clamoroso ; mentre in Germania e da noi urta contro il senso fortissimo della istituzione universitaria . Così fra i tedeschi il padre di questa cultura eroica e dissipata , spregiatrice delle biblioteche e amante delle montagne , fu appunto filologo e professore d ' università , si adattò a vivere qualche volta in pianura e solo alla sua tarda pazzia deve ora l ' approvazione dei reprobi . Da noi la situazione non mi pare diversa . L ' unico movimento serio che abbia intrapreso una polemica culturale è stato , credo , « La Voce » . E il senso di quella polemica fu chiarissimo : combattere per un ' Università contro un ' altra Università , procedere a una sostituzione secondo i quadri e non all ' abbattimento dei quadri . Si pensi del resto agli uomini che erano al centro di quella polemica , a maestri della tempra di Lombardo Radice in cui il senso sociale della scuola fu continuamente a capo di ogni preoccupazione . E più di tutti ai due uomini intorno ai quali si è svolta la nostra maggiore cultura : così rigidamente universitario Croce , nel suo sdegnoso antiaccademismo , e così fervido di discepoli Gentile dai primi anni d ' insegnamento fino alle ultime attività politiche . Già il fatto che siano stati , dopo De Sanctis , ministri questi due uomini , è un curioso privilegio della cultura italiana . Si provi a trasferire la stessa esperienza in Francia o in Germania per immaginarne i disastrosi risultati . La Repubblica del dopoguerra si è procurata molti guai , ma non quello di fare Alain ministro dell ' Educazione ; e Ludwig Klages non ha inflitto ai fanciulli di Germania la sua filosofia dell ' anima . Così il senso della nostra esperienza mi pare certamente benefico per una unità di criteri che non vuol dire unità d ' intenti , ma significa forse di più in un terreno che è dominato dal metodo . Non solo alcune scuole o alcuni canoni d ' interpretazione , ma addirittura alcune forme di pensiero sono scomparse dal nostro orizzonte culturale . Tutto quel vario rigoglio sociologico che dà ancora frutti in Francia e in America da noi non riuscì a produrre un libro leggibile . ( E così per quasi tutti i derivati della vecchia cultura positivistica : i nostri teorici sono passati come falciatrici meccaniche e non hanno lasciato traccia di culture estranee ; tanto che quasi si desidera di vedere un sociologo o un evoluzionista , sia pure confinato in una riserva di caccia ) . Finalmente l ' Università assicura il tranquillo decoro dei concorsi e delle opere : esclude fino a un certo limite l ' avventura intellettuale . All ' influenza della cultura universitaria dobbiamo la fortuna di avere un solo storico di tipo aquilino come Papini e un buon numero di professori onesti e addottrinati . Questo per quanto riguarda il nucleo più virile della nostra cultura , quegli orientamenti di pensiero da cui dipendono le discipline storiche e filosofiche e ai quali è legata anche l ' alta cultura giuridica . Restano due grandi ali : la cultura strettamente scientifica e quella letteraria . Della prima non è necessario parlare perché è ovvio che i veri scienziati sono i professori d ' università e non gli inventori delle macchine da scrivere . L ' altro argomento da considerare in margine , è quello , da noi prediletto , della civiltà letteraria . Su questo terreno il distacco è sensibile , e siccome i letterati , oltre che per il numero , per il loro immenso rumore occupano una parte assai estesa delle nostre province spirituali , questo dissidio ha preso l ' aspetto di una cirsi severa . È aperta una libera discussione per l ' attribuzione delle responsabilità : il professor Russo giudica che sia colpa dei dilettanti , i letterati fiorentini pensano che sia colpa dei marci residui idealistici . In realtà se un dissidio esiste è di natura probabilmente fisiologica e non tale da preoccupare . Personalmente sono convinto che la nostra società letteraria , attraverso certe sue debolezze e certe evidenti inanità rappresenti uno stadio assai progredito . E che elabori con notevole coraggio i temi di una cultura indipendente . Ma trovo naturale che non possa essere seguita dall ' Università in questo compito di pattuglia . ( E del resto l ' Università è una categoria molto incerta : a Roma per esempio , accanto a maestri di vecchia formazione , occupano le cattedre di letterature straniere uomini aperti a qualsiasi moderna suggestione ) . Non capisco quindi perché critici come Falqui si agitino tanto per dimostrare che non siamo capiti . ( Dico « siamo » perché essendo nato nel 1919 aspiro anch ' io alla protezione di Falqui ) . Uno scrittore della natura di Bo , che in altri tempi sarebbe stato tenuto in quarantena per almeno vent ' anni , è professore di università . Non lo hanno capito , ma lo hanno fatto professore d ' università ; quasi per fiducia . Pretendere ora che lo capiscano per forza mi pare un abuso . Senza contare che non vedo l ' utilità di essere così largamente capiti . Il giorno in cui Carlo Emilio Gadda fosse incluso nelle antologie scolastiche e la gente in treno leggesse Montale a noi resterebbe un mediocre compito di chiosatori e di cronisti . Così , dissipato questo breve fermento letterario , credo che si possa aver fede nella struttura unitaria della nostra cultura . Questo non vuol dire naturalmente che si debba aver fede nei valori che la nostra cultura afferma o tradisce : l ' inchiesta graziosamente ci esime da un giudizio . E in questi limiti credo anche che il problema università anti - università non sia ora al colmo dei nostri dissidi . Ma se mai altri di ordine diverso : il significato che hanno assunto , per una generazione procedente da principî rivoluzionari , valori di origine oscura e lontana ; il limite , arduo problema , dei rapporti tra cultura e politica . XIV . La sconfitta della Francia L ' abito verde . Qualche anno fa di questa commedia francese fecero un film , e in occasione del tricentenario dell ' Accademia francese il pubblico europeo rise signorilmente dei vecchi generali e dei filologi sordi , di un mondo che le ambizioni delle donne sospingevano al culto dell ' immortalità . Era la rivincita piuttosto infelice della corruzione borghese su un mito di cultura e di arte che anche nella sua ultima decadenza restava inaccessibile a quelle categorie . Ma era anche un sintomo di reazioni più larghe , di un gusto diffuso . Perché certo in Francia nessuno credeva più all ' immortalità . Nessuno credeva in Francia all ' immortalità ; neppure quel sergente che guidava noi giovani per le cripte del Panthéon , e accompagnando le parole con un largo gesto funebre annunziava : « Ici repose Victor Hugo , grand poète et écrivain » . Scandiva metricamente la frase , ma in fondo era del tutto estraneo al seguito . « Ici repose Jean Jaurès ... » E chi sa cosa diceva di Jean Jaurès . Già allora le sentinelle , ferme a gambe larghe sulla Piazza Reale di Monaco , facevano capire che sarebbe successo qualcosa di grave . Un paese può disprezzare le accademie quando ha il modo di sostituirle . Così in Germania furono travolte le istituzioni , e un popolo che credeva nelle corone di lauro e negli archi di trionfo fu incoraggiato a questa innocua passione dalle diplomazie europee . Caduta la grande struttura dell ' esercito , il mito della forza militare prussiana sembrava destinato a sparire con gli ultimi residui dell ' impero , e l ' elmo a chiodo di Guglielmo non era più vicino ai programmi di Stresemann del lungo granatiere di Brandeburgo . Ma le trovate retoriche dei tribuni , anche rivoluzionari , colpiscono ogni tanto il senso dei fatti storici meglio di un paziente lavoro di indagine e di una severa volontà di elaborazione . « La guerra è l ' industria nazionale della Prussia » , aveva detto Mirabeau . A Stresemann , che aveva studiato la storia economica ed era amico di Ugo Stinnes e di industrie si intendeva veramente , quelle parole dovevano suonare come un felice ricordo scolastico , qualcosa come le notizie sui Germani di Tacito . Pure il suo temperamento politico , la sua preparazione tecnica e una volontà indubbia di condurre il paese su nuove strade non bastarono a evitare il risorgere di energie molto più elementari , come l ' alta tradizione di pensiero socialista e la pratica diffusa fra gli operai dei grandi centri industriali non avevano impedito nel 1914 la vittoria di altre passioni , di altri moti . Molti fatti sono intervenuti nella struttura politica ed economica della Germania moderna . Ma nel 1940 , dopo i discorsi di Goering sul burro e i cannoni , la proposizione di Mirabeau era vera anche nel suo più stretto significato economico . A tali delusioni vanno incontro gli uomini più accorti e preparati di fronte alla complessità di certe esperienze . « Non è agitando pochi scalmanati nelle birrerie di Monaco che si fa la nuova Germania » , aveva scritto Stresemann nel suo diario a proposito del putsch Hitler - Ludendorff . E con lui erano d ' accordo gli uomini più eminenti del paese e i politici stranieri . Ora , dopo quindici anni , i pareri saranno discordi sul valore di novità che rappresentò la Germania nazista . Ma è chiaro anche per i diplomatici inglesi che dal 1933 la Germania agisce sulla storia contemporanea attraverso gli scalmanati delle birrerie . Così un equivoco formale ha retto per molti anni le relazioni fra l ' Europa democratica e la Germania . L ' equivoco fra l ' accademia e l ' azione diretta , fra il grido di rivincita e gli uomini che per la rivincita lavoravano tranquillamente in silenzio . « Invictis victi vestiti » , scrivevano i tedeschi sui monumenti . E anche questo gusto per l ' epigrafe latina sembrava in quei tempi una prova del loro insuperato accademismo . Altri fatti si svolgevano in sottordine , che parevano non interessare le diplomazie . Il lavoro paziente di riarmo , il giuoco delle fabbriche con presunti scopi civili , tutta la tacita organizzazione per la nuova vittoria appartengono alla storia politica e ormai sono noti al pubblico . Ma quella che interessa a noi è la sorte degli uomini ; almeno di un gruppo di uomini che a un certo punto trovò chiusa la propria strada e disperso e abbattuto il mondo dei propri interessi : i militari tedeschi . Alcuni evidentemente si diedero all ' avventura . La repubblica del dopoguerra era il paese ideale per le più disordinate aspirazioni ; e le bande di guerrieri baltici , le comunità di mistici della tradizione , i raggruppamenti reazionari raccolsero questa marea di disoccupati . Ma la parte più adulta cercò una via pacifica per sopravvivere . Gli ufficiali effettivi divennero maestri di scuola , diedero lezioni di inglese e si occuparono di commercio con la stessa ostinata sicurezza con cui avevano compiuto il loro primo servizio ; soprattutto con la persuasione di lavorare per la Germania . E su questa via avrebbero dato probabilmente il meglio delle loro forze ; avrebbero mostrato cosa significa per l ' Europa quell ' enorme riserva che essi chiamano con orgoglio il lavoro tedesco . Solo una serie di sbagli da parte degli avversari e il corso tetro e vertiginoso della storia europea del dopoguerra potevano indurli a tornare con tanta rapidità sul terreno che si erano scelto in principio . Non fu necessario aspettare il solito salto delle generazioni ; gli stessi uomini , invecchiati , ripresero le uniformi di guerra e alcuni di loro , lasciati gli uffici e le occupazioni degli anni di attesa , accettarono le bande rosse di ufficiali di stato maggiore , si sedettero a un tavolo di comando , e in tre settimane liquidarono il piccolo Belgio , Gamelin e il suo Quartier generale , e il corpo di spedizione del visconte Gort . Vicenda sconcertante e non ancora conchiusa per gli individui ; a cui nemmeno i consueti ricordi napoleonici danno un paragone valido . Ma ora , ripensando alla sorte di questi uomini , viene spontanea una domanda . Cosa sarà di una classe che non era meno orgogliosa e compatta della casta militare tedesca , di quella « France militaire » che occupava i cuori dei buoni repubblicani , anche quando la Camera e la stampa riesumavano contro i generali vecchi argomenti polemici ? Cosa sarà del nostro amico Jean , che era devoto alle accademie e credeva in Saint - Cyr ? Il problema di questi uomini è serio . Il sottotenente Jean , il quale una volta ha giurato di servire le istituzioni della repubblica , su quale istituzione terrà fermo ? Tutta la sua geografia era costruita intorno ad alcuni punti fissi , ad alcuni nomi . Gamelin , il vecchio ufficiale di Joffre , era il più illustre ; altri nomi saranno bastati un giorno a incutergli il severo rispetto del grado : Corap , Giraud . Erano i capi , allora , e dei capi non era lecito dubitare a un giovane sottotenente , ma solo a parlamentari corrotti e incompetenti . Ora questo scheletro è precipitato . Gamelin è sotto inchiesta , i generali travolti ; il giovane colonnello di stato maggiore che rappresentava con particolari qualità « l ' Armée future » è condannato a morte in contumacia . Potranno rialzarsi i più giovani da questa scossa e ripristinare i valori a cui si affidavano ? E quali saranno le vie per giungere a una così ardua rigenerazione ? Jean saprà risponderci ; se a quest ' ora egli non ozia in un campo di qualche cittadina tedesca o non è da molto tempo caduto sulla Somme o sull ' Aisne con al petto uno dei distintivi che portano il motto e lo stendardo dei reggimenti di Francia . Questa vicenda individuale , si è detto , non è nuova . Ma alcune considerazioni di carattere militare sono ora fresche e valide , piene di insegnamenti Quando i professori di ginnastica diventarono colonnelli di stato maggiore , e gli ex sottufficiali presero il comando dei corpi d ' armata celeri , i capi delle varie accademie militari in Europa guardarono con molta commiserazione ai nuovi quadri dell ' esercito tedesco . Qualche ufficiale poteva ancora portare con sé l ' educazione dello stato maggiore di Ludendorff , e i giovani formati dal nazismo erano certamente preparati ; ma i quadri vitali , la massa degli ufficiali superiori e generali si potevano giudicare insufficienti . La radice di un giudizio così sicuro è facile a ritrovare in un solo punto : la formazione accademica di certe classi militari . In tutti gli scritti che sono apparsi sulla campagna di Francia l ' evidenza di alcuni fatti ampiamente riconosciuta urta ancora contro una terminologia legata a vecchie abitudini , difficile da sopprimere . I tedeschi possono vincere tutte le battaglie che vogliono ; ai critici militari d ' Europa non sarà mai chiaro perché i capi dell ' esercito francese , uomini formati alla scuola di Foch e di Joffre , hanno perduto la guerra . Un articolo recente di Pertinax , dedicato a Gamelin e apparso su una grande rivista americana , porta a questo problema dei generali elementi notevoli d ' informazione e un giudizio che in linea di massima è da condividere . E insieme rivela per vari trapassi di linguaggio l ' evoluzione che alcune idee hanno subito nella mente di un uomo certo informato e capace . « Ottimi generali sono stati alla testa dell ' esercito tedesco dal 1919 a oggi » ; dice a un certo punto Pertinax , e cita von Seeckt , von Hammerstein , von Fritsch . « Nessuno di loro vi è rimasto . Nessuno di loro , una volta dimesso è stato richiamato » . Questo è appunto il fatto essenziale . Von Fritsch era certo un ottimo generale ; ma era ottimo com ' è ottimo Weygand , e probabilmente non avrebbe battuto Weygand . Aveva al suo attivo un eccellente passato e tutti i requisiti per comandare degnamente un esercito . Invece è morto ( è stato detto ) come un oscuro ufficiale combattendo a fianco del suo reggimento in Polonia . Altri sono caduti presto nella triste dimenticanza che avvolge i generali della riserva . Nel gennaio del 1938 , quando Hitler eliminò bruscamente alcuni dei capi militari del Reich ( fra cui appunto von Fritsch ) , si disse da più parti ch ' era un suicidio e che i nazionalsocialisti si tagliavano le gambe da soli . Cosa potevano valere i generali quasi ignoti sostenuti dal partito ? La questione è rimasta sospesa per due anni ; ora è risolta definitivamente dal corso delle vicende militari . I non persuasi possono formulare solo ipotesi di terzo grado : cosa sarebbe avvenuto se ... Così come sono andate sinora le cose , i generali di questa guerra saranno Keitel , Brauchitsch , List o chi sta dietro a loro . E a von Fritsch si potranno dedicare solo pagine commoventi come quelle che si dedicano al generale Hoche . Il quale era la spada della repubblica e se fosse vissuto avrebbe fermato Napoleone ; ma ebbe la sventura di morire giovane e non fermò Napoleone . Chi era Gamelin di fronte a simili avversari ? Egli era un uomo di grande intelligenza , secondo il parere di quasi tutti i tecnici che lo hanno avvicinato ; un uomo dotato di una sicura capacità di giudizio e di un ' autorità tale da fargli presiedere naturalmente le più importanti riunioni d ' Europa . L ' irresolutezza latente del suo carattere non preoccupava ministri come Daladier , la cui fama di energia e di vigore si appoggiava soprattutto a discorsi vibrati e a qualche atto di violenza in materia di politica sociale . A dire il vero Gamelin non fu mai considerato con molto entusiasmo da Paul Reynaud , ma quando Reynaud salì al potere i tempi erano già precipitosi . Quello che si vorrebbe ribadire ora è che la presenza di Gamelin a capo di tutte le forze combattenti francesi non fu certo il fattore determinante della sconfitta . I difetti personali del generalissimo influirono in modo sensibile sul corso delle operazioni ; ma un peso altrimenti importante ebbero difetti che non erano dell ' uomo Gamelin , bensì del sistema di cui egli faceva parte . È quella che si è indicata prima come formazione accademica . Accademia significa soprattutto conservazione di valori tramandati . E tale compito , che può essere difficile e alto in tempi di cauta elaborazione , diventa pericoloso in epoche che sono attraversate da nuovi principî , come , per la tecnica della guerra , tra il 1918 e il 1940 . Questo ormai lo sa chi scrive , lo sa chi legge , lo sanno tutti , insomma . Ma fino alla primavera 1940 tale convinzione era molto meno diffusa . Nel campo militare , educazione accademica voleva dire fede nel principio della difensiva , e in Francia fede nella linea Maginot . E si deve riconoscere che una simile disposizione d ' animo non era proprio solo di Gamelm : era divisa da Weygand , era divisa da Pétain . Quando uscì un libro del generale Chauvineau intitolato : Une invasion est - elle encore possible ? , che considerava appunto il problema di un nuovo attacco tedesco e concludeva per i sicuri vantaggi di un sistema difensivo , a tutti fu dato leggere una prefazione firmata Pétain e pienamente d ' accordo . Il libro di De Gaulle sulla guerra futura fu accolto con curiosità dallo Stato Maggiore , secondo Pertinax , ma in fondo non convinse nessuno . E Weygand lo rimandò indietro con una nota fredda e cortese : « Mi ha molto interessato , ma non sono d ' accordo » . Questo l ' atteggiamento unanime degli alti gradi militari nella Francia d ' anteguerra . E non era che il riflesso su una data mentalità di stati d ' animo più diffusi , il sintomo del grave ritardo con cui la repubblica di Albert Lebrun seguiva la storia concitata del secolo . Una di quelle mediocri frasi che fanno fortuna in tempi di crisi , « perdere l ' autobus » , è applicata ora a volta a volta , e con esito disuguale , dagli inglesi ai tedeschi e dai tedeschi agli inglesi . In realtà , l ' unico paese che aveva irreparabilmente perduto l ' autobus era la Francia . La Francia dei militari e dei borghesi , delle rivendicazioni sociali e dell ' impero africano . Quando si è cercato un solo motivo a cui congiungere queste diverse aspirazioni , nulla è parso utile . Non il tema della nazionalità che in questa guerra sembra avere una parte sempre più secondaria . Non la coscienza di difendere un interesse acquisito ( un diritto , in altre parole , un ordinamento giuridico ) , che sostiene valide e unite le forze dell ' Impero britannico . Soprattutto non la fede in quei principî a cui solo si può richiedere da una nazione moderna il sacrificio della vita e della salute dei propri sudditi . La mistica della repubblica , a cui si afferrava disperatamente Péguy , da molto tempo aveva lasciato il suolo di Francia . Quei diritti che egli citava con un continuo entusiasmo : « quel diritto di voto che ora è così facile per voi combattere e deridere , ma per cui altri uomini sono morti , quel gesto comune dell ' urna per cui malati esausti si sono alzati dai loro letti mossi dalla sola volontà di realizzare il diritto ... » Tutte queste erano parole inevitabilmente superate dall ' esperienza recente . La mistica della repubblica non si alimenta di compromessi . E quale compromesso più palese di quello che fu posto alla base del regime Pétain : salvare insieme la pace dei « foyers » normanni e l ' integrità dell ' impero ? La Francia sconfitta poteva essere travolta da una crisi e scoprire tuttavia un paese più profondo , un suolo meno colpito nelle sue virtù produttive . In altri tempi , questi trapassi si erano svolti sotto il segno miracoloso dei santi di Francia . Ma ora né santa Giovanna , né santa Genoveffa potevano rigenerare il loro popolo : solo quelle robuste crisi che hanno scosso altri popoli moderni sul loro cammino . E ancora una volta si è creduto nell ' intervento personale , nel gesto della Madonna di Lourdes e nella gloria senile di un uomo . Ma solo cronisti molto più ingenui e infelici dei vecchi maestri medioevali , storici della forza del signor di Montigny potevano credere sul serio che a salvare la Francia caduta bastassero le forze di Pierre Laval , senatore della Senna . Così la vecchia struttura sopravvive malata e resistente . Sopravvive il vecchio costume che ha assunto una nuova autorità , ora che l ' abito verde è salito al più alto seggio della repubblica nella persona del maresciallo Pétain . « Philippe Pétain Chef de l ' État » , sta scritto sulle monete . Potrebbero anche metterci , piccolo piccolo , « de l ' Académie Française » . E sotto un così alto simbolo la vita accademica ha ripreso nella Francia del dopoguerra un vigore che non si aspettava . Tutti ne sono partecipi in qualche modo : gli intellettuali che lealmente riconoscono la loro responsabilità di fronte alla guerra , gli uomini politici che costituiscono partiti , vuoi di raggruppamento , vuoi d ' isolamento , e soprattutto i giudici e gli imputati della surreale corte di Rion . I giudici condannano a morte i contumaci con la più alta tranquillità , ma per evitare disordini si astengono dal giudicare i presenti . Gli imputati trascorrono il loro tempo nella lettura e nella meditazione e sono stranamente simili a quei coetanei di La Rochefoucauld che vivevano perduti nel ricordo di un ordine antico dove tutto era aperto all ' intrigo e al giuoco delle qualità personali , e il giuramento prestato alla regina scioglieva da quello prestato al re . Spettacolo triste nella sua indecisione , come sarebbe tragico e doloroso se mai dovesse volgersi al serio . Anche lì , tra quegli uomini , vi sono alcune visibili differenze . Così l ' unico governante non accademico che abbia avuto la Francia negli ultimi tempi , Paul Reynaud , si distingue dai compagni per la sua attività giovanile . E mentre gli altri scrivono le loro memorie o leggono Boezio , egli si esercita , a quanto si dice , al salto della siepe . Scuola di indubbio vigore per un uomo di cinquant ' anni e , se si vuole , esercizio pieno di significati allusivi . XV . L ' allegoria del sentimento Conversazione in Sicilia . Da parte degli uomini liberi , di coloro cioè che nutrono la loro presunzione di una totale assenza di confronti , ricorrono accuse alla nostra letteratura ; e si definisce un mondo chiuso e mediocre dove il denaro regola le ambizioni e le giovani personalità sono soffocate con terrore asiatico . Il problema delle giovani personalità angustia in particolare il crescere dell ' ultima generazione . Questa visione è soltanto pittoresca , ed è chiaro che un simile bakuninismo della cultura non ha grandi ragioni a suo vantaggio oltre la personale impazienza degli autori che lo proclamano . Pure la struttura attuale della nostra società letteraria giustifica in certo modo il sorgere di tali leggende , e il vigore polemico con cui si difendono alcune posizioni raggiunte accresce la distanza fra i gruppi , determina un incolmabile vuoto . A Firenze , a Milano e a Roma i giovani che hanno rappresentato in questi anni un tentativo di ricerca letteraria indipendente si trovano naturalmente isolati contro la sorpresa del pubblico e l ' ostilità rigorosa di altre attitudini critiche . Nasce da questo contrasto un senso di solidarietà che li stringe su interessi comuni ed eccita la parte avversa all ' uso di termini spregiativi quali setta , consorteria e camorra . Accuse evidentemente di futile peso . Ma quella solidarietà , se non ha origini massoniche come presume una parte dell ' opinione pubblica , induce certo il germe di altri pericoli : la beatitudine critica e la tendenza all ' indiscriminazione . Ignara delle nuove norme di guerra la giovane letteratura avanza come la falange macedone , in ordine chiuso , portando avanti un certo numero di inetti e di disertori sostenuti dalla fiducia generale . E il vero pericolo di una cultura orientata in questo senso non risiede nel sostituire le nebbie del Nord alla tradizione solare , ma nel difendere , protetto dalle nebbie del Nord , l ' assoluto cretino accanto allo scrittore dotato . La prosperità dei cretini non è diminuita infatti col sorgere di una letteratura che richiede alla sua base un più complesso esercizio . Questo preambolo doveva solo servire qui a isolare un libro che vorremmo difendere dalla confusione polemica perché , portandosi subito oltre la « terra di nessuno » dei programmi e delle esperienze , si aggiunge al nostro patrimonio reale , crea miti e figure che , vivi ora al nostro sentimento , entreranno per questa porta nella storia della recente poesia . È il romanzo che uscì sulla rivista « Letteratura » sotto il conteso titolo di Conversazione in Sicilia e che ora dal nome di un breve racconto che lo precede si chiama Nome e lagrime . Nome e lagrime dura il giro di poche pagine , è un racconto inquieto e sensibile dove le immagini si succedono con la rapida tristezza delle apparenze e hanno la stessa futile attrattiva . La corsa nella città dietro l ' occhio rosso del gasogeno , la presenza ambigua di una ragazza di cui non si saprà il nome bastano a suscitare l ' angoscia che penetra ogni parola del giuoco . I tempi di Nome e lagrime hanno la durata esatta del balletto , le sue immagini lo stesso penetrante nitore . Tuttavia per questa assoluta simultaneità di movimenti quelle pagine sono alla conclusione di una maniera di Vittorini , definiscono un poco la sua recente esperienza formale . E per questo crediamo sia bene leggerle dopo quel libro profondamente imperfetto e pieno di terribili astrattezze che è Conversazione in Sicilia . « Io ero quell ' inverno in preda ad astratti furori » . Così comincia la prima parte di Conversazione in Sicilia , il viaggio « nel cuore puro della Sicilia » , l ' evocazione di un paese che non vuol essere paragonato ad alcuna immagine terrestre e che proprio da questa sua distanza trae una singolare verità . « La quiete nella non speranza » , il primo stadio del dolore virile , avvia il libro alle sue tristi avventure , e il corrispondente di questa condizione umana è una ammirevole prosa che introduce lo stile di Vittorini : « Pioveva intanto e passavano i giorni , i mesi , e io avevo le scarpe rotte , l ' acqua che mi entrava nelle scarpe , e non vi era più altro che questo : pioggia , massacri sui manifesti dei giornali , e acqua nelle mie scarpe rotte , muti amici , la vita in me come un sordo sogno , e non speranza , quiete » . ( Più tardi nel libro altri esempi di questa felice oratoria confermeranno il valore concreto della prosa di Vittorini ) . In quel viaggio si annunziano intanto i primi simboli del paese Sicilia : « un po ' di malaria un po ' di tisi » , e a sopportarli intervengono le prime figure umane . Sono uomini poveri e donne avvolte negli scialli , « siciliani con la visiera del berretto molle sul naso » , ma i loro gesti rigidi e le parole astratte ( dicano New York , dicano pesceduovo ) introducono sicuramente all ' allegoria . Occorrerà qui spiegare questa parola bizzarra ; ma nessun ' altra potrebbe definire il rapporto esatto che corre fra le figure del romanzo e la passione poetica che le agita . In nessun libro recente il dolore o l ' angoscia , il dato umano insomma , che è all ' origine della creazione , sono apparsi così evidenti , meno oscurati dalla trama letteraria . E per questo Conversazione in Sicilia ha un valore assoluto di allegoria , unica allegoria possibile del sentimento , discorso in cui gli uomini e le cose portano segni a noi familiari e tuttavia sono sempre molto remoti , oltre i limiti della cronaca . Certo , per accettare un termine così antico occorrerà togliergli qualunque significato informativo : allegorici sono i personaggi di Vittorini non come i monumenti della città di Torino , ma come le figure di Alice nel paese delle meraviglie , per fare un nome a caso , come gli attori del melodramma o i personaggi di un ideale teatro shakesperiano . A quest ' ultimo paragone teatrale riconducono del resto alcuni tecnici , come quel gran finale dove tutte le figure sono radunate sotto la grande statua di donna e ciascuna riprende il proprio discorso nell ' affermazione conclusiva . L ' ultima scena risente forse , nella pesantezza dei simboli , di un gusto un po ' carico e diminuito : così l ' episodio finale del padre , che ricorda i sogni arbitrari dei romantici . Ma poco prima sono le pagine più intense del libro , il colloquio col soldato morto e l ' improvviso rivelarsi del dono più puro di Vittorini , quella immediata evocazione di miti che i gesti più semplici risolvono nella verità quotidiana . ( « Insomma la volete o no ? - gridai . - La voglio , la voglio , - il soldato rispose » ) . Altrove le stesse felici illuminazioni ricorrono nelle pagine più oscure del libro , traversano tutta quella parte centrale dove temi ricchi e preziosi si alternano con altri di incerta interpretazione . E dovunque lo stesso accento di verità batte sulle parole che ricordano l ' assunto lontano del libro : il dolore del « mondo offeso » e la presenza di « nuovi doveri » . « Non fu sul campo che morirono i suoi Gracchi » , dice la madre al figlio salutandolo dopo i loro strani colloqui . E questo commiato inatteso è una delle chiavi possibili per capire il molto tenebroso che in questo libro , come nel secondo Faust , l ' autore ha messo deliberatamente . Ma decifrare non è indispensabile a un lettore ingenuo . Leggere basterà a chi voglia seguire il corso poetico della vicenda , scoprire un mondo che è vivo e puro ai confini non mutabili della fantasia e della memoria . Altri diranno ora dei rapporti che pongono quest ' opera nel cielo astratto della poesia . A noi piace concludere una volta con il nobile rischio del giudizio letterario . E così per finire un discorso incominciato vorremmo dire che il romanzo di Vittorini è un libro molto importante per la nuova letteratura . Il più importante forse che sia venuto nelle nostre mani da quando ci portarono , con una bella ape disegnata sopra , il volume scuro delle Occasioni : poesie di E . Montale . XVI . Contro i miti romantici Il nuovo romanticismo . Le questioni male impostate hanno sempre uno straordinario successo e in definitiva sono il mezzo più utile per giudicare del proprio atteggiamento e delle idee altrui . Così su questa rivista è nato un seguito di note assai vive su un argomento in origine scialbo e ozioso quale era quello del « nuovo romanticismo » . A un titolo di questo genere non si può non opporre una prima obiezione di carattere formale : romanticismo è un termine che ha una accezione storica precisa . Col tempo si è formato poi intorno a questa parola un alone discreto ; romantico e romanticismo hanno preso a significare cose diverse e fantastiche come avviene di tutti i vocaboli che dal linguaggio dottrinale passano all ' uso volgare e acquistano in colore e varietà quanto perdono in determinatezza . Ora , una discussione che abbia qualche pretesa culturale non può adoperare la parola « romanticismo » come l ' adoperano gli industriali del cinema per i loro compiti pubblicitari ( e parlano di una giovane attrice dotata di temperamento « romantico e sensibile » ) . È se mai l ' errore da evitare con più cura . Invece mi pare che questa contaminazione non fosse del tutto lontana dall ' animo di Angioletti quando , in termini di amabile dilettantismo , egli sollevò la questione . Un vento leggero come il favonio gli pareva apportatore di una nuova vita spirituale e alcuni segni egli vedeva già impressi sull ' opera dei maggiori fra i nostri scrittori viventi . Io non credo che il favonio , per esempio , di Ungaretti , susciti mai più che una leggera increspatura sul mare dei sentimenti contemporanei ( la responsabilità di questa immagine ricade tutta su Angioletti che ha incominciato ) . Ma , a parte questa riduzione del quadro visivo - Angioletti vede grande dove io vedo piccolo - , credo di riconoscere il suo orientamento e di apprezzarlo . Sviluppi molto diversi ha avuto la questione portata in altri campi . A un pacifico voto formulato da Manlio Lupinacci il quale domandava per la generazione futura simpatia umana e coraggio morale , Galvano della Volpe e Mario Alicata hanno risposto con due vivaci articoli , il primo avvertendo che la civiltà futura in quanto civiltà della tecnica non ammette coraggio e simpatia ma solo lavoro ( conclusione che sembra piuttosto malinconica ) , e il secondo postulando la necessità di più rigorose esigenze morali . Quindi Spirito in un articolo molto preciso ha esaminato i motivi reazionari che perdurano nell ' Europa contemporanea , e poiché egli giudica che questi motivi siano di natura illuministica , ha invocato a superarli un nuovo romanticismo . Ognuno di questi scrittori , dunque , intende a modo suo il termine romanticismo , ma tutti sono concordi nell ' auspicare il sorgere di un nuovo lievito spirituale che modifichi la struttura odierna e dia all ' Europa l ' ordine di cui ha bisogno . Io non mi rendo conto chiaramente di questa esigenza ; o meglio , non vedo perché questa rivoluzione , o ritorno , debba chiamarsi romantica ; tutte le mie tendenze mi portano se mai a credere il contrario e a combattere nella discendenza romantica il primo fattore di reazione . Inoltre gli scritti che ho citato e in particolare i primi tre hanno accentuato il carattere moralistico della disputa : a me preme fissare alcuni aspetti culturali perché chi vuole ne tragga poi delle conclusioni attive . Innanzi tutto : cos ' è il romanticismo per noi ? Io penso che convenga restringersi al significato limitatamente storico della parola . So benissimo che è possibile tracciare linee di contatto all ' infinito e stabilire alberi genealogici simili alla quercia di Arturo ; ma in questo modo si disperde soltanto il contenuto delle proprie affermazioni . Così non sono d ' accordo con il mio amico Alicata quando chiama romantico san Bernardo e romantici i Vangeli , e mi pare che sia anche quello un indulgere a cattive consuetudini . Di fronte all ' esempio storico e liberi da qualunque categoria arbitraria sarà forse più facile venire a un ' intesa . Le derivazioni romantiche nella nostra vita spirituale sono ora così complesse e intricate che è in certo modo impossibile discriminarle . Ma è tuttavia necessario compiere un lavoro di vaglio sulle singole esperienze che giorno per giorno si presentano , saggiarne l ' utilità particolare al di fuori di ogni valutazione complessiva . Così i frutti buoni del romanticismo , quelli che hanno un sapore vivo per noi , saranno la poesia di Keats e il teatro di Kleist , la filosofia di Schelling e la musica di Schumann . Saranno nell ' ordine politico i moti rivoluzionari che vanno dal '21 al '48 e le affermazioni di indipendenza e di dignità personale che svilupparono i teorici del liberalisimo europeo . I frutti cattivi ( per noi ) saranno la poesia di Byron e la teoria politica di Adam Müller , il vago empito religioso che accompagnò tante manifestazioni del secolo scorso e la parte eccessiva attribuita alle forze incoscienti e in genere alla sfera dell ' irrazionale . Sono tutti esempi presi a caso , forse reversibili . Comunque , si tratti di ideologie o di opere realizzate , siamo sempre sul piano delle tracce concrete , dei dati esatti . Al di fuori di questa che è l ' eredità storica di un tempo , il tempo romantico , si vuole abbracciare ora uno stato d ' animo , un pathos , risuscitare tutti quei fattori imponderabili che preparano lo sfogo , « l ' éclosion romantique » . E questa tendenza io credo che si debba combattere , non solo perché geneticamente irrealizzabile ( questo lo sa bene anche chi si propone un tale compito ) ma perché falsa e oziosa nei suoi motivi . Sono proprio i residui di quel pathos romantico il più grave peso morto che l ' Europa intellettuale si trascina . I miti romantici splendono con tutto il loro vigore sul nostro cielo ; e romantici sono gli idoli a cui sacrifica la patte più corrotta d ' Europa . Di fronte a questa unanime decadenza la Dea Ragione di Robespierre , già oggetto di molti sarcasmi , appare in una luce nobile e calma ; e uomini e momenti del secolo XVIII dimenticati o condannati come antistorici riprendono la loro funzione esemplare . La tesi di Spirito appare così capovolta : proprio quei temi che sembravano a lui esauriti e disfatti , noi pensiamo che una generazione più giovane possa riprenderli e farne il cardine di un ' opera rivoluzionaria . S ' intende che con questo giudizio il terreno delle considerazioni storiche è abbandonato , e si passa a un altro problema : di scelta e di polemica attiva . Il problema della strada da scegliere , in cui le soluzioni individuali hanno un peso secondario . A sostegno della mia tesi io ho solo una certa esperienza dei miei coetanei ; un ' esperienza abbastanza importante perché la mia generazione ( quella nata fra il '10 e il '20 ) è l ' ultima arrivata alla consapevolezza e in questo senso quella che ha in mano i fili . So che è difficile determinare le pretese e i compiti di una generazione prima che essa sia giunta al suo punto di maturità , abbia affrontato le circostanze che serviranno a definirla . Ma sui sintomi che fin d ' ora si annunziano nei migliori e nei più capaci mi pare che da molte parti ci si inganni . Che l ' attuale generazione abbia sete di trascendenza , di lotta col demone , di miti eroici e di sublimi orrori , io non credo . Essa lascia ai vecchi intellettuali delusi questa confusione di propositi ; le conversioni religiose e il distacco dal mondo . Posta di fronte a dei problemi vitali , educata fra avversità precise e sensibili , l ' ultima generazione non ha tempo di costruirsi il dramma interiore : ha trovato un dramma esteriore perfettamente costruito . Solo sfruttando le armi di questa sua esperienza , unendo una estrema freddezza di giudizio alla volontà tranquilla di difendere la propria natura , essa potrà sfuggire alla condizione di servitù che si prepara per le minoranze inutili . I segni di questa reazione sono ancora lontani ; ma certo non bastano a ingannare le molte prove di smarrimento che capitano sotto gli occhi ( perché sono appunto prove di smarrimento , non indice di un qualsiasi futuro ) . Gli autori politici che parlano del Mediterraneo in termini spirituali , i critici letterari che scrivono di Eugenio Montale in termini agiografici sono gli ultimi mostri di un tempo che ha sofferto molte crisi . Il rosso crepuscolo di questi dèi non riuscirà a commuoverci , quando la chiarezza delle idee e l ' onestà dei propositi avranno ancora una volta ragione dei mistici , dei taumaturghi e dei profeti . XVII . La guerra esperienza subita Wieckert o del martirio . Da una letteratura incerta sui dati della tradizione e in gran parte soffocata dall ' impegno politico e divulgativo , emergono quegli scrittori che una vaga disposizione naturale sorregge nel loro lavoro : quelli cioè che vedono ancora nella poesia un dono da custodire e da difendere , e non un ufficio da assumere di fronte al pubblico . È così che il nome di Carossa , altrimenti destinato a non superare una breve cerchia di ammiratori , sembra oggi rappresentare i valori più genuini della poesia tedesca . Accanto a Carossa una posizione particolare in quest ' ordine di serietà spetta a Ernst Wiechert , i cui libri trovano in Italia accoglienza sempre più favorevole . Dopo La signora e La vita semplice pubblicati da Mondadori e La serva di Doskocil Jürgen , che uscì per i tipi di Sperling e Kupfer , è ora la volta di Ognuno , romanzo di guerra che l ' editore Frassinelli presenta in accurata veste tipografica nella buonissima versione di Massimo Mila . Ognuno è il protagonista del libro , uno dei tanti che la guerra ha colpito nella loro sorte giovanile e definitivamente asservito alle proprie leggi , staccandoli da ogni altra promessa . Questa che fu l ' esperienza principale della generazione di Wiechert e che è poi tornata con diversi significati nelle pagine e nei diari dei superstiti , ha mantenuto qui il suo valore originario di destino , avventura individuale . Ogni contatto col mondo inteso come rapporto polemico o tentativo di giudizio è evitato da Wiechert con la cura più assidua ; sembrerebbe una contaminazione su queste pagine a cui non si può chiedere altro messaggio che quello di una vaga solidarietà umana . Nella sua volontaria abnegazione è il pregio principale dello scrittore Wiechert , nell ' avere egli rinunciato all ' opera celebrativa come al pamphlet , alla vendetta . ( Molti libri di guerra sono in realtà solo vendette ) . Ma in questa rinuncia è anche il suo limite : e chi legge vedrà di pagina in pagina sfaldarsi la storia e l ' umanità dei personaggi svanire dietro un leggero velo di lagrime . In realtà Wiechert non è un narratore . È un uomo capace di tenere evocazioni e di un ' ammirevole chiarezza di linguaggio , ma non si preoccupa affatto di sostenere il racconto con i mezzi più elementari . È uno scrittore a tesi , secondo una formula comune , ma le sue sono tesi sentimentali e guardinghe che stentano a precisarsi . Così la tesi di questo libro è il dolore , il dolore dei giovani che consumano e perdono la loro età , il dolore delle madri , il dolore delle donne . Altri hanno elevato su queste basi meravigliose costruzioni polemiche e affrontato i più ardui argomenti ; Wiechert è lontanissimo da un impegno di questo genere : a lui basta condividere l ' esperienza e riconoscerne le ultime ripercussioni nell ' animo dei protagonisti . I personaggi di Ognuno sostengono la loro parte con il martirio , non con un qualsiasi argomento , e alla fine lasciano il lettore incerto sulla loro fisionomia leggermente ribelle . Questa inclinazione dell ' autore si riconosce del resto nella stesura del libro , nel suo progressivo staccarsi da ogni interesse concreto . Seguendo una rapidissima deriva passa dalle chiare evocazioni delle prime pagine , da quelle caserme di pace dove si logora la giovinezza dei protagonisti , a una regione di mito sempre più confusa . La guerra è già un mito nell ' animo dei ragazzi , un mito assai più nobile di quello che propone la propaganda ufficiale , ma tuttavia un termine irreale e distante . La madre , la madre sposa , la madre amante , le mani , i flauti , le notti con i fili d ' erba in bocca : tutto questo tumulto di immagini complementari precipita nella seconda metà del volume e soffoca qualsiasi libertà di parola . È il dannunzianesimo dell ' anima , la tabe essenziale della prosa tedesca moderna . Da noi quella forma di eccitazione sentimentale ha esaurito la propria fortuna nei primi anni del secolo ; in Germania si perpetua con un ' incredibile varietà di toni e di argomenti e sembra rispondere a una necessità dei tempi . Il destino più comune dei personaggi letterari tedeschi è dunque quello di essere creature o demiurghi , quasi mai uomini . Questo sfuggire alla misura umana nella rappresentazione d ' arte mi pare un segno notevole di debolezza , certo un segno assai più grave di quella corruzione che si voleva riconoscere in altre forme d ' arte ormai condannate . Qui la prova più certa è data dalla reazione tipicamente virile , dalla reazione al fatto politico . Tutte le volte che la parola « patria » ritorna nel libro è un diffondersi di lunghe ripercussioni . Questi personaggi non si alzano in piedi battendo i tacchi come avviene nella maggior parte dei romanzi tedeschi contemporanei . Soffrono o sorridono , sanno che alcune parole devono essere pesate ogni volta per essere comprese , e finalmente obbediscono o rinunciano , ma sempre in una curiosa distanza fantastica . Che si possa andare oltre una tale separazione di fantasia e risalire all ' origine dei miti per discuterli non è conciliabile con la fede di Wiechert . E questo valutare il fatto storico e politico come un idolum , come un fatto naturale che deve essere preso nella coscienza ma non alterato , mi pare il sintomo più grave di smarrimento . Un seguito di smarrimenti è tutta la storia di questi giovani ; una fitta vicenda spirituale che non tocca mai i limiti della personalità individuale . La guerra e i suoi simboli sono motivo di un continuo approfondimento interiore , ma non si vede dove questo approfondimento possa portare uomini sforniti di ogni centro morale . Sensibili e accorti , essi subiscono le esperienze , e credono così di assolvere una missione ; non si accorgono che « subire » l ' esperienza , qualsiasi esperienza , significa colare a picco . Questa digressione , s ' intende , non tocca il significato letterario dell ' opera di Wiechert . Direi anzi che le cose dette sopra confermano la sua felice disposizione ; in questa totale assenza di giudizio è il primo presupposto di una pura sensibilità ( chi vuole può anche tradurre vichianamente in termini eletti ) . Ma le digressioni non sono inutili . Soprattutto quando a distrarre dall ' opera letteraria intervengono elementi così forti come quelli attuali . Qui si parlava di soldati tedeschi : di uomini a cui è impossibile non pensare nelle giornate dell ' agosto 1941 . XVIII . Sul disordine ideologico tedesco Scrittori tedeschi . Bonaventura Tecchi continua a svolgere i temi di una narrativa indipendente e personale e ha dato ancora l ' anno scorso con Giovani amici una prova della sua freschezza d ' animo e della sua chiara fantasia . Il suo valore critico restava invece consegnato al volume su Wackenroder , che apparve più di dieci anni fa nelle edizioni di Solaria ; piace ora veder raccolti in un grosso volume edito da Parenti i saggi e gli articoli da lui dedicati in questi ultimi venti anni agli scrittori della Germania contemporanea . Il libro non ha pretese di rivelazione critica né di presentazione organica di un periodo ( sulle doti più mature di Tecchi critico illuminerà meglio il secondo volume , in cui sono annunciati cinque lunghi saggi anch ' essi già apparsi su riviste di studio o nati dall ' insegnamento universitario ) . Qui note semplicemente informative e recensioni di vario impegno si alternano a brevi saggi in cui il discreto moralismo di Tecchi illumina aspetti imprevisti dell ' opera d ' arte . La nota più interessante del libro mi pare che sia appunto questa : la reazione costante del critico sicuro di un gusto e di una regola umana all ' effusione sentimentale e al disordine ideologico di una letteratura come quella tedesca del dopoguerra , a cui si potrebbe applicare in blocco il giudizio che Goethe dava di Arnim : « È come una botte senza cerchi che perde vino da tutte le parti » . Perdeva anche del buon vino ; ed è motivo di rammarico che tutto quel fermento di programmi e di opere non sia arrivato a una pacificazione naturale . Finita di morte violenta quella letteratura non ha lasciato un segno delle sue ultime intenzioni e una traccia precisa da seguire . Già da qualche anno la nuova poesia tedesca procede infatti su strade diverse e non riconosce alcuna parentela con quella che l ' ha preceduta . Secondo questo schema il libro di Tecchi si può dividere in due parti : una dedicata agli scrittori di Weimar e l ' altra a quelli del terzo Reich . La prima ha più un andamento di cronaca : i libri e gli autori vi sono avvicinati secondo motivi spesso occasionali e nelle pagine del critico interessa soprattutto l ' attenzione rivolta a qualche fenomeno di massa , a quelle reazioni psicologiche e di gusto che sono lo sfondo naturale dell ' epoca . Questa parte , pur felice nei suoi svolgimenti , non offre quindi dati nuovi per la soluzione del problema a cui accennavo prima : la determinazione dei veri valori poetici della Germania negli anni dal '18 al '33 . Il miglior contributo critico che si può ricavare in questo senso dai saggi di Tecchi è se mai nei limiti che egli pone ad autori di più vasta fama : Werfel , Wassermann , Heinrich Mann . Tutti sono considerati con molta attenzione ; e di quasi tutti si scopre il difetto emergente , quel compromesso con le ragioni dell ' arte che ha finito per suscitare intorno alle loro opere più un fervore di intelligenti discussioni che il calmo silenzio della poesia . Del resto agisce in queste pagine anche una sottintesa polemica personale ; e da uno scrittore così poco ideologico come è Tecchi è giusto aspettarsi queste esitazioni e queste riserve . Più decisamente critico il tono della seconda parte del volume che comprende gli scrittori degli ultimi anni . Anche qui per uno studioso straniero il primo compito è quello di valutare a una misura di intelligenza e di civiltà europee i tentativi compiuti in Germania . E Tecchi assolve con giusta severità il suo compito ricordando le pregiudiziali dogmatiche che vietano agli scrittori tedeschi un completo abbandono alla loro arte . Preoccupati quasi tutti di esprimere un ideale non solo umano ma germanico , di restituire alla sua purezza la tradizione nazionale e di altre istanze ugualmente fantastiche , essi smarriscono il senso delle loro possibilità letterarie . L ' equivoco degli scrittori di grandi propositi è denunciato con molta precisione da Tecchi : autori come Kolbenheyer o Grimm suscitano in noi la stessa impressione di disagio che si ritrova in queste pagine , e alla giovane poesia di Gerhard Schumann nessuno che abbia una educazione letteraria moderna può prestar fede . Così è facile concludere che , se le ambizioni di molta letteratura di Weimar sono cadute presto nell ' effimero gusto della « rivoluzione permanente » , il ritorno all ' ordine bandito dagli scrittori del terzo Reich ha chiuso in un ' aura provinciale alcune delle aspirazioni più generose e ha obbligato al silenzio i non conformisti . Tecchi indica con mano sicura i nomi di coloro che sfuggono a questa scolorita atmosfera : Jünger , Carossa , Wiechert fra i prosatori , Britting per qualche poesia . Si può sottoscrivere quasi interamente a questi giudizi e insieme constatarne l ' esattezza attraverso le ripercussioni che la qualità dell ' autore ha sulle pagine del critico . Mentre altrove il giudizio di Tecchi appare sommario e affrettato proprio per una mancanza di materia da penetrare , si veda come il suo linguaggio critico si fa subito pieno quando egli ha di fronte un testo ricco di possibilità , un autore per cui senta qualche affinità elettiva . Per quest ' ultimo carattere vorrei indicare i capitoli su Wiechert e le pagine molto belle su Thomas Mann . L ' analisi di un libro così importante per il suo tempo come è Unordnung und frühes Leid è condotta da Tecchi con una leggerezza di mano veramente ammirevole . Del resto se prima ho indicato una costante nell ' accorto moralismo di Tecchi recensore , vorrei anche rilevare il progresso tecnico che si riconosce nel corso di questo libro . Dai saggi del '24-25 agli ultimi del '40 il cammino compiuto dal critico è grande . Non resta che augurarsi altre prove di questa maturità di giudizio e di questa chiarezza ideale , raggiunte da Tecchi in venti anni di continuo e disinteressato esercizio d ' intelligenza . 1942 XIX . L ' esempio di Pisacane Prefazione al Saggio sulla Rivoluzione . Per la maggior parte degli italiani il nome di Carlo Pisacane non suscita altro ricordo che quello scolastico e vago dell ' impresa di Sapri . Ma questo episodio rischia di non essere compreso da chi volesse vedervi solo il gesto disperato di un ribelle : in realtà esso fu la conclusione di una vita governata da ideali concreti , tutta unita in uno sforzo di coerenza e di chiarezza interiore . Tenente del genio nell ' esercito borbonico , più tardi disertore e perseguitato ; volontario nella campagna del '48 , capo di Stato Maggiore nella difesa della Repubblica Romana , rifugiato in Piemonte e occupato nella preparazione del movimento insurrezionale , egli cercò una ragione dottrinale a questa sua opera di rivoluzionario e la trovò in una teoria della storia della politica che anima tutta la sua polemica nazionale e che lo allontana singolarmente dalle idee dei contemporanei . Resta da vedere quanto nel suo pensiero così poco incline agli svolgimenti astratti fosse estraneo ad aspirazioni più diffuse , a un moto che , contenuto per molto tempo in forme rozze e provinciali , sarebbe riuscito solo più tardi a manifestare la propria vitalità e a imporre le ragioni che lo guidavano accanto ad altre ormai accettate e potenti . Ma è certo che fra i dottrinari del Risorgimento ( fra coloro cioè che affidarono il loro nome a una concezione politica ampiamente riconosciuta ) Pisacane non ha compagni . Devoto a un tempo a Mazzini e a Cattaneo , partecipe dei moti dei contemporanei e sensibile a tutti i loro problemi , egli si stacca dai federalisti come dai mazziniani ortodossi , per formulare il pensiero più audacemente rivoluzionario che abbia dato il suo tempo : è l ' unico socialista intransigente dell ' Italia pre - unitaria , e un socialista per temperamento e per metodi assai più vicino ai moderni teorici che ai vecchi dottrinari di un ' utopia collettivista . L ' affinità dei motivi svolti nel Saggio sulla Rivoluzione e già in alcune pagine di Guerra combattuta con i temi fondamentali del marxismo è così evidente che ha procurato a Pisacane il nome di materialista storico e la fama di precursore di Sorel . Tali avvicinamenti possono sorprendere chi è rimasto all ' immagine leggermente sfocata dell ' eroe di Sapri ; tuttavia essi trovano una precisa conferma nel linguaggio politico dello scrittore napoletano . L ' affermazione così frequente in Pisacane che le idee derivano dai fatti , e non questi da quelle , corrisponde nella sua sommaria enunciazione al cosiddetto « rovesciamento della dialettica hegeliana » operato da Marx . La subordinazione dei fatti di natura politica a quelli di natura economica , che sarà più tardi il cardine del materialismo storico , ritorna con chiarezza in queste pagine ( p . 116 : « la ragione economica nella società domina la politica » ) . Perfino alcuni aspetti strettamente economici del processo storico , come la legge del concentramento dei capitali , sono noti a Pisacane ; e il gusto delle formule di battaglia ( « distruzione di chi usurpa » ) fa pensare alle formule divulgate più tardi dal marxismo ( « espropriare gli espropriatori » ) . Queste affinità di linguaggio hanno indotto gli studiosi a domandarsi se Pisacane avesse letto a Londra il Manifesto dei comunisti . Dai dati che si posseggono non risulta un contatto diretto fra il nostro esule e il gruppo di emigrati internazionali che faceva capo a Marx e a Engels ; comunque quello che preme sottolineare qui non è un problema di scuole , ma il singolare interesse che la polemica sociale di Pisacane ha tuttora nei riguardi del movimento rivoluzionario europeo . A quel movimento egli appartiene per l ' intensità e il rigore delle sue convinzioni , ancor più che per lo sviluppo del suo pensiero . Pisacane non fu un grande teorico . I principî che sopra si sono citati e che attraverso il diffondersi del marxismo dovevano diventare la più forte leva rivoluzionaria d ' Europa sarebbero rimasti nelle sue opere a uno stadio letterario probabilmente infecondo . Nelle pagine dei Saggi si trovano mescolate a intuizioni felici vecchie e screditate dottrine ; e bisogna riconoscere che , se egli aveva raccolto la tradizione del pensiero politico italiano del Settecento , ne aveva anche avuto in eredità costruzioni artificiose e caduche , ora tanto più vuote dopo un secolo di vita . Ma quello che non può non colpire lettori avvezzi al linguaggio dei nostri scrittori del secolo scorso è il tono nuovo di Pisacane , la sua spregiudicatezza di fronte a problemi da altri appena sfiorati e il vigore ideologico che si rivela nelle pagine più penetranti . La parte veramente notevole dì questo saggio è quella dedicata alla demolizione dei miti borghesi : il capitolo sulla proprietà , quello sulla religione e sulla fratellanza . Rare volte nella nostra letteratura si sono affrontati con tanta sicurezza e con tanta libertà di linguaggio argomenti che la tradizione e il sentimento degli italiani rendevano difficilissimi . Solo questo nobile borbonico , della famiglia dei duchi di San Giovanni , poteva arrivare a proposizioni così radicali come quelle che si leggono nella Rivoluzione . « Ostacoli all ' umana felicità , come scogli di sicuro naufragio , il diritto di proprietà ed il governo » , è scritto a pag . 128; e più avanti i giudizi sul cristianesimo provano un ' avversione irreducibile non solo alla Chiesa di Roma ma a ogni forma di vita religiosa . Quanto fosse radicata in lui questa pregiudiziale laica si vede del resto anche nei giudizi su Mazzini che , più o meno benevoli secondo i tempi , insistono tutti con molta acutezza sul motivo del distacco religioso . Infine notevolissime le pagine del capitolo IV in cui il mito della fratellanza è rifiutato con parole che sono piuttosto di un contemporaneo di Sorel e di Pareto che di un discepolo dell ' umanitarismo settecentesco : « Il fine è l ' unità d ' interessi , la fratellanza , mezzo la riforma completa degli ordini sociali operata con la forza » ( dove l ' accento è da mettere evidentemente sulla seconda proposizione , sul mezzo e non sul fine ) . Così Pisacane si stacca dai moderati , da quei dottrinari i quali « badano che la scienza non esca dalla sua innocenza » e a cui si rivolge il suo sarcasmo come più tardi quello di Marx . Egli afferma risolutamente la propria natura rivoluzionaria ; si pone sulla via di quei « riformatori » che ha indicati poco prima come l ' aristocrazia delle nazioni moderne e in cui vede rappresentato l ' esempio della più alta virtù civile . Questo coraggio ideologico mi pare che rappresenti il maggior contributo di Pisacane alla storia del pensiero politico italiano . E che insieme documenti la sua maturità di uomo , il grado di persuasione a cui era giunto attraverso letture e contatti personali un individuo per altro destinato a una vita non certo di studio ( la sua era prima di tutto una vocazione militare ) . A questa maturità di coscienza e a questa chiarezza interiore non corrispose in lui una maturità politica . I singoli problemi gli sfuggono nella loro formulazione immediata : giudicava secondo gli schemi della propria ideologia e si affidava al difficile esempio di una natura generosa e impulsiva . Di fronte al problema italiano la soluzione scelta da Pisacane fu fin dal principio quella mazziniana ; e da questo atteggiamento iniziale deriva in gran parte il suo errore politico . Meno fiducioso di Mazzini nelle virtù messianiche dei popoli , addirittura sprezzante quando accenna nel Testamento all ' « ignobile volgo » che segue la fortuna dei vincitori , egli divide tuttavia l ' indifferenza degli ideologi del suo partito per le possibilità individuali nell ' uomo politico : « La vanità dell ' uomo lo induce a credersi creatore di quei concetti che ha semplicemente svolto , ispiratore di quelle imprese che dall ' universale volontà sospinto produsse a fine » ( p . 180 ) . Dinanzi ai problemi del Risorgimento prendere una tale posizione significava non prevedere il fenomeno Cavour . Il « fenomeno » , ché verso l ' uomo Pisacane non ebbe né poteva avere alcuna simpatia , persuaso com ' era che il costituzionalismo dei governanti piemontesi fosse più dannoso all ' Italia dell ' assolutismo borbonico . La sua tesi doveva essere smentita dai fatti almeno per quanto si riferisce alla capacità del Piemonte di promuovere l ' unità nazionale ; essa non è ancora del tutto vinta nell ' ordine delle affermazioni ideali , e da molto tempo le conseguenze e i pericoli denunciati dai mazziniani provano la loro realtà di fronte all ' Italia unita . Comunque contro il politico Cavour Pisacane non poteva cedere . Egli apparteneva a un ' altra razza , alla razza di coloro che nella storia del secolo scorso dovevano sostenere una parte diversa e difficile : non quella di chi raccoglie e ricostruisce , ma quella di chi abbatte e sacrifica . Solo tra questi suoi compagni di lotta egli appare nella luce che lo spiega , e trova la sua misura storica . Altra forza educativa ( almeno come capacità di convincere e di guidare ) ebbe Mazzini , e diversa capacità di teorico e di sistematore Marx . Ma inevitabilmente fra questi due nomi si pone quello di Pisacane come un esempio di rara indipendenza di giudizio e di coerenza interiore . Così vicino a Marx nella capacità di adoperare al servizio di una ideologia tutti i mezzi di una forte dialettica , nella assoluta spregiudicatezza e nel rifiuto di ogni compromesso ; così fedele a Mazzini nella persuasione che ogni problema politico si riduce in definitiva a un problema di coscienza , egli attinge alle due maggiori forze rivoluzionarie del suo tempo . Comporre il dissidio fra il determinismo economico dell ' uno e il volontarismo etico dell ' altro era compito troppo alto per Pisacane ; ma da questa apparente contraddizione egli trae il vero significato della sua opera . Resta , la sua , soprattutto una lezione morale . E non si può non riconoscere una raggiunta maturità umana a chi prima di partire per l ' impresa di Sapri poteva dettare le ultime parole del Testamento . Non solo Dio e la sua legge sono lontani da quelle righe , ma vi appare superata qualunque ipostasi che possa soccorrere i morenti ; la patria , il popolo , la gloria sono appena nominati in quel saluto : « Tutta la mia ambizione , tutto il mio premio lo trovo nel fondo della mia coscienza e nel cuore di tutti quei cari e generosi amici che hanno cooperato e diviso i miei palpiti e le mie speranze » . XX . Indipendenza e ignoranza Sul protezionismo della cultura . Due anni fa , agli ultimi littoriali della cultura , ricordiamo che si discuteva sul tema « Indipendenza della letteratura italiana » e che furono coperti d ' ingiurie e di fischi i pochi che tentarono di dare una interpretazione reazionaria all ' argomento . Reazionari erano allora quelli che domandavano l ' esclusione dal nostro orizzonte culturale di un complesso di opere e di modi espressivi che erano giudicati falsi solo perché stranieri . Tutti eravamo d ' accordo nel deprecare la facile fortuna che trovano in Italia libri spesso mediocri ; ma nessuno credeva seriamente che questo male si potesse eliminare adottando misure repressive , chiudendo la porta a ogni esperienza che fosse nata fuori d ' Italia e cercando una facile immunità e nella inerzia spirituale . In quegli anni noi ci eravamo proposto un ideale d ' indipendenza alquanto più alto : che fosse consapevole elaborazione di una materia discorde , riduzione a un unico linguaggio e a un ' unica dignità italiana dei motivi più diversi . Così ci fu facile dimostrare che la cultura non è un prodotto da misurare in termini da bilancia commerciale , che ogni scambio è produttivo in un mondo dove non valgono le leggi dell ' economia e che , in genere , la censura prefettizia è un efficace mezzo di controllo , ma non basta a promuovere una letteratura indipendente . Del resto i littoriali avevavo un vivo carattere di assemblea rivoluzionaria e quando i contraddittori si fermavano su tesi così semplici e meschine era lecito disfarsene in modo brusco e abbandonarli all ' ironia del pubblico . Da allora non sentimmo più parlare di protezionismo della cultura . Leggemmo qualche tempo fa la candida proposta di un noto drammaturgo italiano il quale suggeriva di escludere dai nostri repertori tutte le opere drammatiche di autori stranieri , compresi Shakespeare e Goethe , perché diseducative ; ma quella proposta , in cui non si sapeva dove finisse il civismo e dove cominciasse un ' energica tutela dei propri interessi , fu accolta molto freddamente ; e crediamo che Shakespeare si reciti ancora nei nostri teatri senza alcuna offesa per i soldati che combattono e con probabile vantaggio per l ' educazione popolare . Questa necessità di distinguere secondo valori e soprattutto di non temere il contagio è stata bene intesa , almeno come arma di propaganda , dai tedeschi ; e ricordiamo che ancora pochi mesi fa , nella vetrina di una grande libreria di Monaco spiccava l ' orgogliosa scritta : « Le ultime novità inglesi e francesi » , e i libri di Lawrence erano allineati in buon ordine accanto a quelli di Carossa e di Binding . Si poteva dunque sperare che la tesi dell ' indipendenza come ignoranza fosse definitivamente abbandonata ; ma essa riaffiora in un articolo di Goffredo Coppola apparso sul « Popolo d ' Italia » il 15 gennaio , in cui si chiede un provvedimento di polizia contro Dostojevskij e si considera traditore della patria e d ' intesa col nemico chi si avventuri a tradurre il vecchio Charles Dickens . Ci pare , questo , un atteggiamento così equivoco e dannoso da meritare una breve discussione . Esaminando il bilancio per il 1941 di una casa editrice italiana , Goffredo Coppola nota che il catalogo di quella casa comprende alcune opere anglosassoni e russe . Soprattutto lo colpisce il fatto che sia stata pubblicata quest ' anno una nuova edizione di Guerra e pace di Leone Tolstoi , anzi di « Lev Tolstòj come Casa Einaudi stampa con giudaica scrupolosità di forestiero » . Ora si vorrebbe domandare a Goffredo Coppola perché adoperi parole così compromettenti . Che cosa vuol dire « giudaica scrupolosità di forestiero » ? Il nome Tolstòj si scrive così , e il fatto che l ' Italia fascista sia in guerra con la Russia bolscevica non è una buona ragione per sbagliare l ' ortografia dei nomi propri . Allo stesso modo chi scrivesse Churchill con una elle sola non darebbe prova di un particolare odio all ' Inghilterra , ma solo di una scarsa conoscenza dell ' ortografia . Goffredo Coppola se la prende con le traduzioni e non sa che solo paesi di alta cultura possono tradurre molto ; che la traduzione , quando è veramente opera letteraria , non significa atto di soggezione ma presa di possesso . Tutte queste opere che entrano in Italia saranno un fecondo terreno di prova per chi sappia affrontarle con intelligenza critica e riconoscere in questo continuo confronto la misura della propria originalità . Quanto agli altri , gli imitatori della commedia francese e i succubi di Körmendi , essi potranno forse essere tratti in inganno ; ma perché dovremmo preoccuparci di salvare uomini così evidentemente predestinati all ' errore ? La vera cultura italiana non ha bisogno di censori . Questa è la nostra certezza , fondata sulla fiducia nel lavoro dei migliori contemporanei , sulla loro maturità di giudizio . Guerra di religione è intitolato l ' articolo di Goffredo Coppola . Certo ; ma questa che si combatte è una guerra di religione a cui rivendichiamo un senso e una dignità nuovi , se deve rispondere all ' idea che ce ne siamo formata in un ' epoca di faticoso rinnovamento . Mentre il Coppola - certo per amore di polemica - tenta far credere di avere un ' idea alquanto diversa delle guerre di religione . Press ' a poco quella che doveva avere il califfo Omar , « intransigente » anche lui , il quale , compiuto il meritorio gesto di bruciare la biblioteca di Alessandria , aggiunse la nota frase sull ' utilità dei libri che non fossero il Corano . Ma non possiamo credere che Goffredo Coppola , di cui conosciamo l ' impegno di studioso e la spregiudicatezza di polemista abbia voluto riferirsi a questa forma di facile intransigenza che più volte ha ripudiata nei suoi scritti . XXI . La decomposizione di una società I rivoluzionari decadenti . Lo spettacolo delle nazioni oppresse e divise , questo antico tema biblico è ormai troppo familiare ai nostri occhi perché il primo sgomento non debba cedere a una più fredda passione e risolversi nel severo giudizio della storia contemporanea . Pure , se i paesi provinciali e discordi continuano la loro vicenda di spartizioni e minacciano una interminabile storia di rappresaglie e di crisi , non si può accettare la scomparsa di una grande nazione come un incidente di guerra . Nessuna guerra e nessuna ideologia potranno cancellare dalla storia d ' Europa il nome Francia o il nome Germania . Per questo si guarda oggi con particolare cura alla Francia che è al principio del 1942 il paese più smembrato d ' Europa . Questa definizione non considera affatto lo stato del territorio francese . La linea di demarcazione , la sottile linea verde che corre da Ginevra a Baiona , è appena un simbolo geografico di questa sorte . È il confine più astratto d ' Europa : passa in mezzo ai campi , taglia le strade e solo al cadere della sera assume una sua realtà sensibile , quando da una parte si accendono le fioche luci della Francia di Pétain e dall ' altra scende il buio che avvolge l ' Europa in guerra . Altre linee , meno visibili ma più profonde , dividono i francesi fra loro ; ne fanno un popolo smarrito e discorde che cerca senza tregua una via al riscatto dei propri errori ed esita con sconcertante facilità fra soluzioni opposte . Il primo tentativo , subito dopo la disfatta , fu quello di ricomporre l ' unità ideale del paese , quella figura di donna tante volte mutata nel tempo che ha trovato la sua ultima espressione in un puro e bel disegno di Matisse , « Gardez votre confiance dans la France éternelle » . Così si chiudono i discorsi del maresciallo : ma invocazioni e figure non bastano a coprire uno stato di profondo squallore , e l ' incubo del provvisorio grava sulle storiche decisioni di Vichy . Dietro questa « France éternelle » , che ha un po ' l ' irrealtà dei vecchi simboli repubblicani , esistono molti paesi che portano il nome di Francia . Esiste la Francia di Pétain , piena di ritratti del Maresciallo nelle vetrine , di striscioni tricolori , di preghiere per la Vergine , di ceri e di famiglie savoiarde leali . Esiste una Francia dissidente , di piccoli borghesi , di ascoltatori di radio straniere , occupati a scrivere sui muri e a comprare di nascosto distintivi degaullisti . Esiste ancora la Francia in qualche isolotto che ubbidisce a De Gaulle e nelle riunioni segrete di individui votati alla resistenza . Nella povertà generale di carbone e di burro , di olio e di benzina , la Francia del 1941 ha visto nascere qualche libro . Pochi libri , scritti in fretta e stampati male , semibruciati come quel manoscritto di Petitjean che un proiettile tedesco colpì a Forbach , mentre un bombardamento ne distruggeva le bozze a Tours . Ma sono i segni di una lenta ripresa : le vetrine hanno di nuovo l ' aspetto rigoglioso di una volta e i frontespizi bianchi della NRF si affacciano dai chioschi delle stazioni a portare il consueto saluto della civiltà francese . Degli editori risorti il maggiore è Grasset , e a lui si deve con i Cahiers di Montesquieu l ' opera più importante dell ' annata . Strano libro , quei Cahiers . Diffuso dopo quasi duecento anni dalla morte dell ' autore e composto in modo da sorprendere gli studiosi , il libro è stato subito tradotto in tedesco e ha avuto quasi più successo in Germania che in Francia . Molte parti sono ormai invecchiate : notizie di corte o moralità settecentesche ; ma non si può ascoltare senza qualche sgomento la voce del vecchio magistrato tornare sulla terra per portare al suo popolo un messaggio di rassegnazione . « La France n ' est plus au milieu d ' Europe , c ' est l ' Allemagne » . Questa l ' unica voce di un grande del passato venuta a confortare i francesi del nostro secolo : dai viventi non si poteva aspettare maggiore conforto e non si è avuto . Una specie d ' ombra è scesa sugli uomini che rappresentavano fino a pochi mesi fa l ' intelligenza francese . Al tempo dell ' invasione corsero oscure voci sulla sorte degli intellettuali : si disse che Gide era morto e che altri erano scomparsi sulle strade dell ' esercito tedesco . In realtà Gide è vivo e pubblica tutte le settimane delle curiose interviste sul « Figaro » ; dopo un primo momento di disordine fisico e di ripugnanza morale quasi tutti gli altri sono tornati alla superficie e cercano di riprendere le antiche fila nell ' aria diversa dell ' armistizio . Ma un fenomeno più grave ha colpito con Gide gli uomini che formavano il senato della cultura francese . Quella letteratura che occupava con abbastanza dignità gli ultimi venticinque anni e che aveva i suoi capi nella triade Gide - Claudel - Valery ha trovato in questa guerra la sua fine spirituale . I futuri storici che ameranno , come Thibaudet , la divisione per epoche , potranno servirsi di questa approssimazione con sufficiente chiarezza . Un libro come Les nourritures o come Monsieur Teste non avrebbe più ragione di uscire dopo questa guerra . E del resto lo stesso Gide lo ha riconosciuto , illuminato forse dal suo estremo egoismo , quando a una domanda sull ' avvenire della letteratura ha risposto che solo la sorte dei giovani lo interessa : quanto a lui e ai suoi coetanei , essi hanno già detto la loro parola , il loro messaggio non è di questo mondo . Sarebbe facile fare del moralismo su una tale scomparsa : più onesto indicare il limite cronologico , la conclusione formale di un periodo . E il migliore esempio è forse l ' ultimo libro di Valéry : Mélange , una informe raccolta di annotazioni in prosa e in versi dove sembra che si estinguano tutti i temi di un ' ultima poetica simbolista . « Mélange c ' est l ' esprit » è la triste conclusione di questo libro di cui non resta altro ricordo che il segno di una ornata vecchiaia e l ' eco fresca di qualche verso . ( « Quel silence , battu d ' un simple bruit de bêche ! - Je m ' éveille attendu par cette neige fraîche - qui me saisit au creux de ma chère chaleur » ) . Molto più vivo nei suoi limiti di confessione letteraria un breve fascicolo di versi pubblicato da Aragon con il titolo di Crève - coeur . Dopo molte traversie politiche e ideologiche , dopo esser stato combattente in Spagna e direttore di un grande giornale , l ' autore di Anicet ha ritrovato un ingenuo linguaggio poetico per accennare ai motivi della sua guerra . Gide ha indicato in questo libro , che ripete i modi della vecchia canzone , una possibile via di salvezza per la poesia francese ; certo accanto a effimere scoperte formali l ' opera di Aragon annunzia una non comune vitalità umana e un ' alta dignità di linguaggio . Ma i libri di poesia si perdono nella voce confusa della moltitudine : la letteratura di questo tempo è rivolta ad altri fini , documentari e apologetici . Come sul terreno politico l ' armistizio è stato la rivincita degli esclusi , il ritorno di aspirazioni e programmi che da settant ' anni lottavano contro la repubblica democratica , senza che un uomo nuovo abbia potuto raccogliere l ' eredità dei nonagenari , così nessun giovane è venuto a sostenere le sorti dell ' intelligenza francese . Ma voci che fino a ieri erano ascoltate con curiosità come ornamento di una libera discussione , hanno trovato a un tratto dei consensi e rappresentano , almeno di fronte agli estranei , l ' ultimo dato della cultura contemporanea . Un uomo che pareva destinato a compiere questa parte di demolitore delle rovine repubblicane è Henri de Montherlant . Ancora indeciso fra la poesia civile e il romanzo erotico , padrone di una nitida intelligenza e viziato nelle sue radici profonde , Montherlant è più di ogni altro l ' uomo della crisi . Il suo libro Solstice de juin rappresenta il vero « désarroi » della Francia , la velleità rivoluzionaria e il triste spirito di reazione che animano le classi uscite intatte da questa guerra . La repubblica è caduta e la repubblica ideale che invocava Péguy è un nome troppo borghese per gli esteti della rivoluzione individuale . Il « bushido » , gli ordini cavallereschi medioevali , il disprezzo per la donna e altre cretinerie di questo genere sono i miti che propone al suo popolo un soldato reduce dalla più dura delle sconfitte . La guerra non ha insegnato a Montherlant nulla delle sue semplici virtù : la rassegnazione e il coraggio , la pietà di fronte al pericolo . È stata una specie di corrida per intellettuale disoccupato : « J ' avais pour ces armées déconfites la même indifférence qu ' on a pour le cheval du picador , atterré , qui s ' empêtre dans ses tripes . Déjà le jeu était ailleurs » . Abbastanza vicino a lui nell ' ideologia è Drieu La Rochelle , l ' ambiguo Drieu , ultimo direttore della NRF e attivo propugnatore della collaborazione con la Germania . ( Con Chardonne , Jouhandeau e qualche altro minore , egli ha rappresentato la Francia al recente convegno degli scrittori europei a Weimar ) . Drieu ha raccolto un anno fa le sue Notes pour comprendre le siècle ; ed è anche questo un libro assai utile per capire la « Weltanschauung » da decadenti rivoluzionari che anima gli ultimi superstiti di una classe vinta . L ' esaltazione della barbarie risorta fa da sfondo alla vecchiaia di tutto un mondo , una vecchiaia così povera di contenuto genuino da appoggiarsi a deboli trovate pubblicitarie e al gusto mediocre del paradosso . Nelle note di Drieu si può leggere fra l ' altro che l ' omosessualità è una conseguenza della pace , e più tardi questa singolare proposizione : « La révolution philosophique et religieuse qui ne fait que de commencer fait ses premiers pas par le sport . Quelqu ' un a - t - il songé à écrire une histoire du sport ? Cette histoire serait plus importante que celle du marxisme qu ' elle implique un moment , puis noie dans son flot » . Più ingegnoso un tentativo di interpretare la recente cultura francese attraverso una contrapposizione di tipi letterari . Da una parte : France , Duhamel , Giraudoux , Mauriac , Maurois , i tentatori ; dall ' altra i custodi dell ' intelligenza virile : Sorel , Barrès , Maurras , Péguy , Bernanos , Céline , Giono , Malraux , Petitjean . E fra i contemporanei con valore esemplare Gide e Valéry contro Claudel . Schema che , oltre ai difetti di tutte le classificazioni letterarie , ha il torto di mettere accanto sotto un pretesto di affinità elettive uomini di diversi propositi . È chiaro che il problema di un paese come la Francia è un problema di coscienza assai prima che un problema di stile . E basta risalire al ricordo di Dreyfus per convincersi che quella scelta andrebbe mutata di fronte a un fatto concreto : quasi nessuno nella Francia di oggi sarebbe dreyfusardo . Petitjean è citato da Drieu come l ' ultimo rappresentante della tradizione virile . In verità non è dubbio che egli sia un uomo dotato di una certa risolutezza ; ma io non saprei dire fino a che punto la sua coerenza verbale si traduca in forza politica e dove il suo inquieto animo rivoluzionario si plachi in una ferma convinzione . Petit ­ jean ha l ' aria di coloro che per avere tutto compreso e superato sfociano in un generico attivismo e finiscono per esaurire la loro vitalità nel puro virtuosismo critico . Dei suoi Combats préliminaires « dedicati a tutti coloro che queste sconfitte preliminari hanno lasciato assetati di vittoria finale » , la parte veramente concreta è un breve diario di guerra ; tutto il resto è aspirazione e leggenda , mito dell ' uomo inattuale e profezia disarmata . Accanto a questi libri che portano su un piano ideologico la rivolta della borghesia francese , altri puramente documentari o autobiografici hanno avuto maggior fortuna di pubblico . È il caso di Vingt - six hommes di Baroncelli , un romanzo di guerra inteso a esaltare la più alta virtù militare : il cameratismo . È il caso di un libro di Paul Mousset : Quand le temps travaillait pour nous ( proibito in zona libera ) , in cui il risentimento del francese medio contro l ' alleato britannico più fortunato e più forte trova argomenti vivaci e la penna di un abilissimo giornalista . Altri infine hanno raccontato la loro campagna e i giorni confusi dell ' armistizio con intenti diversi . Bénoist - Méchin ha raccolto in un austero diario le sue impressioni di prigionia ; brutale e caotico Céline ha descritto ai francesi i fasti della « retraite motorisée » . Da questi libri raccolti a caso è difficile trarre una definizione che serva al nostro giudizio . Il loro valore letterario è spesso mediocre : ragioni esterne premono da vicino sull ' opera d ' arte e impediscono il libero formarsi di una cultura . Ma i libri dell ' armistizio restano per il loro valore documentario : provano la civiltà di un popolo che sa analizzarsi fino nelle sue pieghe più profonde , e insieme provano la crisi severa che attraversa la Francia . Questa vivida intelligenza e questo gusto ancora insuperato dell ' opera d ' arte non varcano mai i limiti della natura individuale ; si confondono nelle tenebre più fitte appena sfiorano un problema umano , cessano di apparire « gratuiti » per divenire « strumentali » . Crisi in un paese come la Francia può voler dire soltanto questo : distanza fra il fine e i mezzi , contrasto fra l ' eredità intellettuale e le forze che dovrebbero plasmarla , fra la maturità del gusto e il vigore creativo . L ' impressione generale che si ricava dalla lettura di questi documenti è che gli intellettuali francesi non sanno che cosa vogliono . I comunisti hanno un loro programma , i degaullisti anche . Perfino i puri del regime di Pétain vivono di una loro convinzione arcaica ma ferma . Solo i « clercs » che parlano in nome dell ' intelligenza francese sfuggono a ogni precisazione , si difendono dietro il comodo riparo della crisi individuale . Se due partiti esistono ancora in Francia sono quello dei rimasti e quello dei fuggiti ; fra gli attuali collaboratori della NRF e uomini come Malraux o Benda si è creato un distacco che non è soltanto ideologico . Nella madrepatria i contrasti spariscono : la necessità del compromesso ha creato quella tendenza politica che va sotto il nome straordinario di « attesismo » e che esprime una situazione spirituale nuova nella storia . Gli intellettuali cercano di conciliare le esigenze del loro mestiere con i tempi tragici , come gli uomini di Vichy tentano di salvare il salvabile nel vecchio giuoco delle diplomazie . Ma abbandonati fra il paternalismo cattolico del maresciallo e il cinismo degli ideologi di destra i francesi rischiano di perdere qualcosa che è più importante delle colonie atlantiche e della flotta : rischiano di perdere il senso umano della virilità . Virili erano ancora quelli che la guerra ha sorpresi , piccoli borghesi di Parigi e contadini della provincia , partiti « pour faire peur à Hitler » con le loro goffe divise e con i loro vecchi aeroplani . Alcuni di loro sono morti ; altri scontano ora nei campi di concentramento e nel lavoro obbligatorio l ' ingenuità di un tempo in cui tutto sembrava troppo vicino . Al loro posto sono apparsi i profeti della reazione , i 128 piccoli Machiavelli che genera ogni sconfitta . La scritta « liberté , égalité , fraternité » è scomparsa dai frontoni dei palazzi , indice di un tempo che bisogna scordare ; e Montherlant detta ai contemporanei i precetti di un ' etica nietzschiana . Forse tutto questo non è che fermento del dopoguerra , e in Germania lo « spenglerismo » non fu meno orgoglioso e funesto , Ma per la nostra chiarezza e senza alcuna animosità occorre definire i valori della Francia di oggi . Riconoscere che quel mondo appare povero , debole e corrotto di fronte alle vere forze che combattono in Europa , di fronte a un solo soldato russo o tedesco caduto nella pianura orientale per la difesa di un ordine che serva all ' Europa futura . XXII . Un messaggio sbagliato Sulle scogliere di marmo . Ernst Jünger , di cui si comincia a parlare ora in Francia e in Italia e che anche in Germania è considerato con grande disparità di giudizi , è forse il maggiore scrittore tedesco di oggi . Una definizione così brusca deve essere presa con cautela : emergere nel mondo letterario della Germania contemporanea non significa portare un messaggio nuovo e positivo , ma affermare con un certo diritto la propria validità letteraria . In questo senso Ernst Jünger ha un ' importanza già chiara : il suo posto nella prosa tedesca è quello di un maestro ; e fra coloro che scrivono e pubblicano entro i confini del grande Reich forse il solo Carossa può stargli a pari per naturale dignità di scrittore . A Carossa , che gli si potrebbe contrapporre come uomo e come « Weltanschauung » , lo apparenta anche la posizione che essi occupano di fronte alla storia letteraria tedesca . Provenienti da mondi di dottrina e di gusto affatto diversi essi sono i più illustri epigoni della tradizione letteraria tedesca , e in questo rappresentano meglio di ogni altro le sorti di una cultura che non ha saputo rinnovarsi oltre certi limiti e vive in modo assai precario di un patrimonio ereditato . Carossa ripete nella sua calma e nobile maturità il mito di Goethe , molto attenuato e impoverito ; Jünger si può considerare l ' ultimo episodio della tradizione romantica e precisamente di quella via orfica e tumultuosa che passa nei suoi ultimi « detours » attraverso Nietzsche e George . Tale qualifica gli viene dal suo gusto di prosatore e di stilista non meno che dal suo atteggiamento di pensiero , che fa di lui una figura estremamente rappresentativa per indicare la crisi odierna . Gli inizi di Jünger sono caratteristici . Egli si rivelò al pubblico come scrittore di guerra nel 1919 , e dai primi diari di quegli anni fino alle ultime meditazioni dell ' uomo maturo , la guerra è rimasta il motivo inspiratore della sua arte , le leggi e i valori del combattimento i termini della sua moralità . Questa esperienza si è riflessa prima di tutto in una forma letteraria nuova ; la prosa rigida del giovane scrittore , il taglio netto del suo discorso lo hanno separato subito dalla marca di retori tornati dal fronte e hanno elevato i suoi saggi di guerra sopra molte pagine celebrative o patetiche nate in Germania dopo la disfatta . L ' annullamento delle più forti emozioni in una immagine fredda e perfetta , il riscatto della povertà umana attraverso la visione fantastica , sono stati la sua scoperta originaria e hanno dato alle sue prime opere il sigillo formale della « Stahlhartromantik » . Più tardi questa dote naturale si è progressivamente affinata sino a produrre quei liberi giuochi della fantasia che con il nome di Capricci e figure e di Foglie e pietre costituiscono il più autorevole contributo di Jünger alla letteratura moderna europea . D ' altra parte la sua intelligenza costruttiva si esercitava su temi politici e sociologici , e negli ultimi anni di Weimar Jünger pubblicava un saggio sulla Mobilitazione totale e l ' opera teorica Il lavoratore in cui è annunciato il sorgere di una società futura fondata , come un moderno ordine cavalleresco , sulla disciplina del lavoro . Questi saggi , che pure hanno avuto un notevole influsso sulle tendenze più avanzate della Germania del dopoguerra , portano i segni della vocazione letteraria dell ' autore , e sono importanti piuttosto come indicazione di un interesse culturale che per il loro contenuto di dottrina . All ' infuori delle divagazioni politiche Jünger torna sempre all ' autobiografia ; e pura autobiografia è un piacevolissimo romanzo Giuochi africani in cui è raccontato con molta vivacità di colori un episodio avventuroso della sua adolescenza . Salvo che per uno studio di Delio Cantimori sullo scrittore politico e per alcuni saggi di traduzione apparsi sulla rivista romana « La Ruota » , l ' opera di Jünger non era conosciuta in Italia . Alessandro Pellegrini ha raccolto ora in un volume della « Medusa » di Mondadori il libro più significativo della sua recente evoluzione : Sulle scogliere di marmo e alcuni capitoli tolti dai precedenti volumi di saggi . In quelle ultime pagine di Capricci gli amatori del giuoco fantastico potranno trovare i più raffinati esempi dell ' intelligenza da acquario di Ernst Jünger . La sua crudeltà cerebrale , il suo gusto del nitido e del levigato si esprimono in quei brevi capitoli con grande forza persuasiva , e la traduzione veramente notevole di Pellegrini permette di seguirne tutte le asperità e le dolcezze con una mano delicatissima . Lo stesso mondo di superbo estetismo , ma più compatto e uniforme , riappare nelle Scogliere di marmo , unito a una insolita profondità di significati . In una regione fantastica , che per i suoi aspetti fisici ricorda la Dalmazia , mentre per i nomi dei luoghi e la natura dei personaggi appartiene a una curiosa mitologia , si svolge la lotta fra l ' ordine umano , impersonato in alcune figure di saggi e di eremiti , e l ' irrompere oscuro della violenza e della follia . Il pregio letterario del libro è nella sapiente descrizione di questa marea montante dell ' angoscia e nella libertà stilistica di alcune pagine , mentre altrove il linguaggio ricercato e purissimo non riesce sempre a sostenere lo sforzo di uno stile così prezioso . Tuttavia l ' interesse del libro , il suo valore di curiosità è , piuttosto che in queste qualità letterarie , nel suo significato di confessione personale , Jünger ha tradotto la sua esperienza del dopoguerra in una allegoria che non si sa se più ingenua o temeraria . I riferimenti sono così chiari che si potrebbe quasi compilare un glossario : così i mauretani , politecnici della potenza , sono i militari , la guerra di Alta Piana è la grande guerra ; e altrettanto facile sarebbe riconoscere Bracquemart e le tetre bande del Forestaro . Questo premere dell ' esperienza sulla fantasia prova la serietà con cui Jünger ha sentito certi problemi del suo tempo ; insieme sollecita a un dialogo e propone alcune soluzioni per i giovani venuti dopo . Pellegrini sottolinea nella sua intelligente prefazione il motivo di riscatto religioso che dà al libro un valore apostolico ; e in realtà molti in Germania credono al messaggio di Jünger . Ma nonostante i suoi significati religiosi e guerrieri Jünger appartiene per noi a una letteratura decadente o , se si preferisce , decaduta . Egli non ha nulla da dire alla nostra generazione , e i soldati tedeschi che si sono portati al fronte Auf den Marmorklippen accanto ai testi di Goethe hanno commesso un grave errore di scelta . Nello stesso anno in cui usciva in Germania Auf den Marmorklippen , Elio Vittorini pubblicava in Italia Conversazione in Sicilia . I due libri portano due messaggi assolutamente diversi e significano nelle loro evidenti allegorie il contrasto di due tempi fra cui forse si iscriverà il segno di una vera rottura . XXIII . Il mondo offeso Scrittori a Weimar . « A nome del suo presidente Hans Carossa ho l ' onore di invitarvi al Convegno dell ' Unione degli scrittori europei che avrà luogo a Weimar dal 7 all'11 ottobre » . Seguivano a queste parole frasi di circostanza , promesse di vita facile e la firma di un funzionario dell ' Ambasciata tedesca . Poco dopo arrivò un biglietto di Vittorini che era stato invitato anche lui e questa presenza di un amico mi mise di buon umore ; mandai un corretto telegramma di ringraziamento e preparai le valige . La Germania è solenne quando si arriva dal Brennero la mattina : i prati sono freschi e le montagne imminenti , contadine lavorano curve sulla terra e i vecchi sono immobili accanto alle loro case aguzze . Qualche prigioniero si intravede lungo i binari e alle stazioni salgono giovani soldati , ma non entrano nel paesaggio inumano della montagna e nulla ricorda il respiro affannoso e l ' ansia precoce di altri paesi in guerra . Anche a Monaco poco era mutato dalle ultime volte : soltanto qualche vetrina era sostituita da parti di legno , segno probabile della incursione inglese , e su quelle ancora rotte una scritta annunziava con brevità tedesca : « Wer plündert wird erschossen » ( Chi rapina è ucciso ) . Poi venne la Franconia calma e deserta , i tetti di Norimberga sotto il sole e le piccole stazioni popolate di donne . Solo la sera la terra diventò « nigra » , quando il treno entrò in Turingia in mezzo alle foreste e si avvicinarono le città dai nomi claustrali , Bebra , Fulda , Apolda . Bisognò allora cambiare in piccole stazioni e io caddi cercando di prendere il treno in corsa ; peregrinai per Jena in un buio terribile alla ricerca dell ' Orso nero , e finalmente mi addormentai fra le braccia dello stesso Orso nero , rimandando al giorno dopo l ' ultimo breve tragitto . La prima sorpresa la mattina furono le facce familiari e assonnate degli italiani : Cecchi , Baldini e Falqui che aspettavano allo stesso binario , accompagnati da un inviato del Ministero della Propaganda tedesco . Il barone Von Hutten , discendente dell ' umanista e uomo compitissimo e spiritoso , fu per tutto il nostro soggiorno un tutore estremamente sollecito del nostro benessere . Quel giorno dovette subito placare un piccolo incidente con un signore di aspetto professorale che non voleva riconoscere il nostro diritto allo scompartimento riservato e protestava , in lingua aulica . Alla minaccia di fare intervenire gli agenti costui si alzò pronunciando con dignità la frase : « Cedo alla violenza » , e Cecchi insistette per portarlo con noi a Weimar e presentarlo al congresso , ma la severità e l ' ordine del convegno non l ' avrebbero tollerato . Di quell ' ordine severo e esemplare riconoscemmo i primi segni quando , arrivati all ' Albergo dell ' Elefante , luogo già famoso in tempi parlamentari e ora rinnovato per i fasti nazionalsocialisti , ci buttarono addosso marchi , tagliandi per il vitto , programmi , biglietti d ' ingresso e carte per il fumo . Restava appena il tempo per farsi la barba e poi Cecchi dovette pronunciare un discorso sullo stato della presente letteratura in Italia . Disse cose intelligenti con voce sommessa e affrettata e il semicerchio degli ospiti riuniti nella Sala del Camino si mosse concorde ad applaudirlo . Avevamo tanta gente intorno a noi che era difficile riconoscere con chi si aveva a che fare . Solo più tardi le successive relazioni permisero di tracciare i confini nella complicata geografia della nuova Europa ; le facce corrisposero ai visi , gli interpreti gettarono i primi ponti . Mancava il Presidente , Carossa , malato in Italia , e mancava Papini ; li sostituiva un piccolo professore finlandese , Koskenniemi , e dirigeva le discussioni il segretario generale della società , il romanziere Rothe , uomo intelligente e preciso , molto idoneo al suo compito . Le discussioni non dovevano toccare per ora argomenti letterari , su cui sarebbe stato difficile trovare un linguaggio comune , ma ciascuna delegazione si limitava a riferire sull ' attività svolta dalla società nel proprio paese . La delegazione italiana era una delle più numerose . Farinelli , magnificamente spettinato , generoso di parole e di abbracci , pronto a rispondere in qualsiasi lingua a qualsiasi allocuzione , era un capo esemplare e fu uno dei maggiori successi del convegno . Cecchi e Baldini , ritrosi e incuriositi , tradivano la loro sorpresa di fronte a una folla insolita : a volte impaziente Cecchi , placido e acuto Baldini ( confessò una sera che mai come in mezzo agli scrittori europei si era sentito Rione Flaminio ) . In realtà la loro educazione rondista non corrispondeva al clima di folclore cosmopolita che inevitabilmente si era creato a Weimar ; e Falqui aggiungeva alla reazione dei due maestri un rapido e vivace commento . Accanto agli accademici completavano la delegazione Sertoli , in rappresentanza del Ministero , e due professori non propriamente letterati , Acito e Cogni provati amici della Germania . Due giorni prima della fine arrivò Vittorini col suo aspetto saraceno e il suo sorriso di uomo dritto . Con lui , che non parlava la lingua ma faceva ugualmente amicizie e si intendeva con tutti , si passò una piacevole serata in compagnia dei francesi e di una giovane e civilissima editrice di Berlino , Toni Muller . Per la Francia erano venuti Chardonne e Drieu La Rochelle ; svagato e mondano il primo , chiuso il secondo in un ironico riserbo come conveniva all ' uomo che si proclamava il più intelligente del congresso . Li accompagnavano Thérive , il critico del « Temps » , e due giovani , Blond e Fraigneau : gente vivace e in complesso civile , per quanto di una civiltà più di costume che di cultura . La Spagna era rappresentata da tre signori in uniforme nera , coperti delle più rutilanti decorazioni che io avessi mai visto , parchi di parole e animati nei gesti ( si facevano il segno della croce a ogni partenza di treno ) . Per la Svizzera c ' era Knittel , sanguigno e massiccio come i suoi libri ; per il Belgio , d ' Hubermont , qualche olandese e qualche fiammingo . Ma il tono fondamentale era dato dai balcanici e dagli scandinavi i quali riempivano tre quarti dei seggi con le loro donne e i loro costumi , le loro barbe e i loro premi Nobel . Intendersi con questa gente sul piano letterario non era facile . Gli interpreti riducevano in italiano e in tedesco i diversi idiomi europei , ma la diversità degli accenti restava fortissima , e fra il discorso moderato di Cecchi e quello successivo di uno scrittore norvegese il quale compose una specie di rapsodia sulla storia della sua terra e parlò delle rune e degli scaldi e della futura Norvegia come grande potenza dello spirito , i punti di contatto erano minimi . Così l ' augurio finale di Karl Rothe che nella prossima riunione si potesse parlare di libri e di programmi culturali senza uniformi e senza fotografi , fu accolto con un applauso amichevole e sfiduciato . A Weimar i fotografi imperavano . E tuttavia la parte delle uniformi e delle insegne non fu senza interesse per chi sapesse subire il difficile tirocinio del cerimoniale tedesco . Ci furono innumerevoli brindisi e innumerevoli discorsi , gite e concerti . ( Una gita molto bella a Eisenach per visitare la Wartburg che come edificio ha la caratteristica di molti monumenti storici tedeschi , di essere cioè una rocca medioevale fatta quasi interamente nel secolo scorso , ma conserva il ricordo di Lutero e domina bellissime foreste ) . E sullo sfondo di queste fitte giornate vedemmo muoversi e funzionare la grande macchina tedesca . Diretti egregiamente dal dottor Hövel del Ministero della Propaganda , pochi fiduciari e qualche ragazza provvedevano ai compiti della giornata , organizzavano viaggi e partenze , distribuivano denaro , subivano i capricci degli ospiti . Cameriere energiche e veloci servivano a tavola con l ' impeto delle truppe d ' assalto , e alle porte montavano la guardia ragazzi della Hitler - Jugend , dritti sulle gambe lunghe , silenziosi e ubbidienti nelle loro uniformi nere . Quella era la Germania , un ' immagine ridotta e familiare dell ' altra più aspra che combatte a Oriente , ma simile nella struttura interiore e nei caratteri umani . Quanto ai poeti , i tedeschi che erano numerosissimi , svolgevano le loro riunioni separati e noi eravamo loro ospiti solo nelle occasioni più solenni ; così non fu sempre possibile raggiungere chi si voleva conoscere e vedere i pochi a cui era giusto attribuire un valore letterario . Mancavano i due maggiori , Carossa e Jünger , e qualche altro non era stato invitato : dei nomi più noti in Italia c ' erano Mechow e Alverdes , Biscoff , Britting , la Miegel . C ' erano i due capi della letteratura ufficiale , Blunck e Johst , e c ' era il giovane lirico Gerhard Schumann in uniforme di generale delle SA . Uno dopo l ' altro i veri protagonisti delle riunioni salivano sul podio nella casa del partito e pronunciavano un discorso ; le loro relazioni , ascoltate con molto rispetto e definite , spesso non a torto , « fabelhaft » , avevano carattere prevalentemente politico : così Dwinger parlò sul bolscevismo come minaccia per la civiltà e Schumann sulla poesia di guerra . Finalmente domenica 11 ottobre , ultimo giorno del congresso , scrittori tedeschi e ospiti stranieri si riunirono per partecipare all ' atto ufficiale di chiusura . Lo scenario cambiò di colpo come nell ' epilogo di un dramma barocco : il tono dimesso e democratico delle sedute in albergo cedette al più rigido stile totalitario e i signori che erano stati accanto a noi in comune abito grigio si coprirono a un tratto di aquile e di nastrini . La grande sala della Weimarhalle era pavesata di bandiere : il rosso e l ' oro dei generali splendevano nelle prime file tra le giacche nere degli scrittori europei . Un ' orchestra si era disposta immobile intorno all ' arengario e lampi di magnesio diffondevano brividi dalle gallerie in alto . « Soldaten und Fahnen , hoch ! » gridò il più elevato dei gerarchi presenti ed entrò Goebbels col suo passo strascicato e un seguito di personaggi in uniforme . Quindi la sala si ricompose lentamente mentre l ' orchestra suonava musiche militari . Parlò per primo il Gauleiter della Turingia , Sauckel , il quale , salutato il ministro , definì i nemici contro i quali combatte l ' Asse : bolscevismo , democrazia , giudaismo , americanismo . Poi parlò Johst , presidente della Camera degli scrittori del Reich e ripeté l ' assicurazione del Führer che da questa guerra non sarebbero usciti stati borghesi . L ' orchestra eseguì i preludi di Liszt che simboleggiano la campagna orientale , e finalmente salì sul podio Goebbels e con la sua voce misurata e precisa espose agli scrittori le direttive del terzo Reich . La parte più importante del discorso fu quella polemica : in Germania si disprezzano gli scrittori che scrivono per fini estetici , lo scrittore che resta accanto o dietro al proprio tempo non ha diritto di esistere . Il ministro si rallegrò quindi del gran numero di libri e di altri scritti pubblicati sulla guerra e concluse con l ' affermazione più volte ripetuta che questa che si combatte non è solo una guerra di forze materiali ma soprattutto un conflitto di spiriti . Così la guerra , che per qualche giorno era stata tenuta lontano dai discorsi cosmopoliti , ma che era ancora alta su quegli uomini e dominava il loro avvenire , tornò fra noi come l ' ospite principale . Il giorno fu ancora preso da riunioni e concerti , ma la mattina dopo rimasi solo a Weimar con Vittorini , e nella città vuota di ospiti e priva di bandiere i simboli della crisi apparvero più scoperti e palesi . Goethe e Schiller erano nascosti sotto una casupola di mattoni , finti libri erano esposti nelle vetrine e le donne passeggiavano sole nel vecchio parco di Weimar . Con Vittorini che conosce « il mondo offeso » fu facile parlare di quegli argomenti che un congresso della letteratura europea non può affrontare ; della letteratura come una onesta vocazione , e soprattutto dell ' Europa : una cosa che ci pareva troppo grande e incerta e afflitta perché trecento signori riuniti a Weimar nell ' ottobre 1942 potessero parlare in suo nome . 1943 XXIV . L ' ultima esperienza francese I . Profeti senza fede . Vichy , gennaio Mentre il fascismo francese manifesta la sua inanità nelle modeste prove dei partiti totalitari di Doriot e di Déat e la situazione politica della Francia si precisa sempre meglio come una situazione di puro attesismo ( a Vichy si parla di « quelques chefs indignes » ; ma è opportuno ricordare che tutti i capi militari del Nord Africa , gli uomini cioè meglio qualificati per il loro lealismo e la loro devozione a Pétain sono passati in massa alla dissidenza dopo lo sbarco americano ) , si va affermando in alcuni ceti della cultura francese un fascismo ideologico , una dottrina o tendenza fascista , che ha ormai una breve tradizione e si appoggia a qualche nome significativo . Montherlant e Drieu La Rochelle sono i due esempi più notevoli di questo atteggiamento intellettuale e Bénoist - Méchin è l ' uomo che lo ha sostenuto con più fortuna sul terreno politico fino alla sua recente caduta . A questi maestri e precursori si ispirano diversi gruppi di giovani i quali , anche se divisi dai loro programmi immediati , sono però riconoscibili per certi caratteri comuni : irrazionalismo , culto della forza e dell ' onore , sentimenti antidemocratici , imperialismo come meta ultima e collaborazione con la Germania come meta vicina . Non si può dire in complesso che si tratti di un fenomeno imprevedibile né di forze nuove venute ora a maturazione : sono piuttosto voci della vecchia Francia che si perdevano un tempo nel confuso clamore della terza repubblica e che , per essere ora le sole autorizzate e quelle che corrispondono alla congiuntura politica , hanno preso un tono più alto e s ' impongono all ' attenzione del pubblico . Un tipico esponente di questa sitoazione è Alfred Fabre - Luce . Fabre - Luce è un isolato nella vita politica e un signore nella vita civile . Ancora di recente Drieu La Rochelle in un corsivo della « Nouvelle Revue Française » , intitolato chi sa perché Libéraux , faceva delle varianti su questa condizione di patrizio di Fabre - Luce , che per molto tempo gli ha alienato la simpatia della critica e lo ha confinato in un ' aura di dilettantismo . Egli stesso del resto contribuiva a questa fama disperdendo la sua attività in tutte le zone della cultura e dedicandosi alla narrativa , al teatro e alla critica , con esito sempre discutibile . Solo dopo la guerra Fabre - Luce ha puntato decisamente sul suo talento politico e , oltre a qualche saggio minore , ha scritto quella fortunatissima cronaca della vita francese dal '39 al '42 che si chiama appunto Journal de la France ed è uno dei libri più venduti e più letti degli ultimi anni . Il Journal è un libro prezioso per seguire l ' evoluzione degli avvenimenti e delle idee nella Francia di Pétain e , benché scritto in modo un po ' ornato e pittoresco ( letterariamente Fabre - Luce è un adepto di Giraudoux ) , rivela una mano di giornalista non comune . Quanto ai sentimenti dell ' autore , si avverte quella inclinazione a destra che , variamente mascherata , è poi l ' impronta caratteristica degli uomini della sua classe e dei suoi gusti . Tuttavia per indicare con esattezza una situazione spirituale il Journal non basta ; la stessa abilità con cui è scritto lo rende evasivo e sfuggente . Fabre - Luce ha rimediato a questa lacuna dandoci ora un libro che dovrebbe essere il documento migliore per intendere ragioni e propositi dei suoi compagni di dottrina ; questa Anthologie de l ' Europe nouvelle ( Plon , 1942 ) , che raccoglie le pagine più significative dei nuovi classici , indica i profeti e le guide a cui dovrebbe rivolgersi la gioventù del dopoguerra . Il libro si apre con un capitolo che è intitolato Realismo e che con il solito Machiavelli e il solito Nietzsche e un insolito e ambiguo Pascal mette insieme una professione di fede di pessimismo generico . Ora , è bene forse chiarire un punto che trascende di molto l ' importanza del signor Fabre - Luce e delle sue idee sull ' avvenire d ' Europa . Si può essere pessimisti riguardo ai tempi e alle circostanze , riguardo alle sorti di un paese o di una classe , riguardo a questi o a quegli uomini , ma non si può essere pessimisti riguardo all ' uomo . Non lo si può , almeno quando si vuol fare della politica sul serio , essere cioè uomini prima di tutto . Un tale atteggiamento che una moda in decadenza si ostina a considerare sano e virile , è soltanto stupido : noi abbiamo superato , sì , l ' ottimismo dogmatico di Rousseau , come questa gente non si stanca di ripetere , ma non abbiamo scordato che tutte le grandi rivoluzioni sono state fatte da uomini i quali credevano nell ' uomo , che volevano mutarlo e costringerlo , ma che in definitiva volevano aiutarlo . A che scopo altrimenti fare una rivoluzione e non legarsi una pietra al collo e buttarsi in mare ? Così il vero elemento discriminatore fra rivoluzione e reazione , questo sottile sostegno del giudizio storico , potrà apparire alla nostra coscienza chiuso nella più semplice delle formule : la sorte dell ' uomo di fronte ai suoi simili . Il preteso realismo dei rivoluzionari decadenti li porta invece a scegliersi come maestri sociologi invecchiati e politici senza fortuna , uomini che dalla loro stessa inerzia hanno tratto ispirazione a fantasie e progetti di potere . Dopo un inizio così netto la scelta di Fabre - Luce non lascia molte sorprese . I nomi che si susseguono nei diversi capitoli del libro appartengono a una medesima costellazione politica o vi sono assunti con atto arbitrario ( Péguy e Georges Sorel , secondo la distinzione che si è fatta prima , restano come rivoluzionari di fronte alla storia , Nietzsche è troppo vario e complesso per servire da trampolino a questi esercizi ; ma H . S . Chamberlain , Spengler , Unamuno , Maurras appartengono a una sola categoria di disordine intellettuale e di debolezza umana e Jacques Chardonne , che Fabre - Luce cita coraggiosamente sotto il titolo Socialismo antimarxista , è soltanto un romanziere di second ' ordine che fa ridere contrapposto a Marx ) . Il compilatore nota nella prefazione che la parte degli anglosassoni nella formazione delle nuove ideologie sembra essere molto modesta , mentre Francia e Germania vi avrebbero contribuito più di tutte le altre nazioni . E il merito concreto di un libro di questo genere dovrebbe essere almeno quello di riavvicinare la cultura francese alla tedesca , di colmare così un lungo e dannoso silenzio . Ma a tutti è chiaro che la cultura tedesca non è quella rappresentata in queste pagine da due brani di Goethe e di Nietzsche e da tutte le povere apparizioni del momento : i Grimm , i Kolbenheyer , gli Dwinger , che Fabre - Luce presenta con l ' ingenua soddisfazione del neofita . E come l ' autore e i suoi compagni di dottrina non hanno riconosciuto la vera tradizione della civiltà tedesca nelle sue forme storiche , così non sono riusciti a penetrare l ' essenza della Germania di oggi , di quella Germania di cui pure cercano l ' appoggio e ammirano l ' esempio . Essi si sono fermati nella loro ricerca a una zona tutta esterna di polemica ideologica , che corrisponde se mai alla fase preparatoria del nazionalsocialismo . Con i tedeschi in casa non si sono accorti del grande mutamento che la guerra , vera prova di una rivoluzione , ha portato in Germania , semplificando i rapporti e riducendo il paese a uno stato elementare di tensione da cui è lontano ogni schema ideologico . I soldati che traversano le stazioni d ' Europa carichi d ' inverosimili bagagli , obbedienti e tranquilli , quegli ufficiali delle SS i quali trascorrono le loro vacanze pilotando apparecchi da bombardamento , hanno superato Möller van der Bruck non meno di Kant , non sono soltanto fuori di un ' ideologia , ma fuori dell ' ideologia . Per comprendere questo fenomeno non è necessario forse leggere tutto Il tramonto dell ' Occidente , ma piuttosto rivivere lo stato febbrile , la povertà , l ' angoscia da cui è nato il terzo Reich . Esperienze tutte estranee e incomprensibili per gli uomini educati nella Francia fra le due guerre , paese delle violenze verbali e delle caute attese . 2 . La decadenza comune . Vichy , maggio Se questi anni di confusione e di equivoci , di povertà e di paura , vorranno tuttavia essere ricordati nella storia di Francia , se questo paese , percorso da soldati stranieri e logorato dall ' opportunismo , vorrà lasciare un suo magro segno ideologico , il nome di Drieu La Rochelle vi sarà certo legato . Come tutti i protagonisti della « Révolution nationale » , egli è un rappresentante genuino dei tempi che si vogliono negare ( giacché la caratteristica di questa curiosa rivoluzione , dove i marescialli nonagenari hanno avuto la meglio sui generali settantenni , è di essere fatta di « refou - lements » e di risacche : una rivoluzione di cui tutti i capipopolo sono Philippe Égalité ) . Come la maggior parte di loro egli è un protagonista involontario , e credo che sarebbe per il primo molto scontento di sentirsi citare in questi termini e in questa compagnia . Pure , quando nella propria vita si fa della politica intellettuale , bisogna rassegnarsi ai pericolosi soprassalti della macchina politica , e oggi Drieu La Rochelle si trova auotomaticamente al centro di un mondo di interessi e di opinioni a cui è forse lontano dal dare il proprio consenso . Soravvissuto al crollo dei monumenti repubblicani , invocato ai giovani come maestro , direttore del maggiore organo della cultura francese militante , la « Nouvelle Revue Française » , egli deve assumere per forza certi impegni e certe responsabilità . Questa è la giusta conclusione di una carriera intellettuale sempre leggermente pervertita , che lo ha portato a credere in formule negative e a vedere in Jacques Doriot il vero rivoluzionario dei nostri tempi . Pure la sua eresia non merita una condanna sommaria , perché nel corso della sua lunga avventura Drieu ha avuto almeno un merito : ha salvato una lucidità di idee e una esattezza di termini che mancano di solito agli eresiarchi e che permettono una precisa valutazione del suo errore . Rifacevo questa constatazione leggendo la prefazione scritta nel '42 alla nuova edizione integrale di Gilles , una lucida e intelligente prefazione a un brutto romanzo . Gilles è brutto per molte ragioni : intanto è uno degli esempi più cospicui di quella che si potrebbe chiamare « l ' illusione del romanzo » prosperata con la NRF . Si sa l ' importanza preponderante che quel gruppo di scrittori accordò al romanzo attraverso una discutibile poetica : praticamente il romanzo , portato a un limite estremo di ibridismo , divenne il pretesto buono a tutti per raccontare le proprie faccende private o per esporre le proprie idee generali . Gilles è un caso tipico di questa doppia deviazione ; e del resto la critica più avveduta l ' ha riconosciuto fin dal primo momento negandogli ogni merito come opera narrativa . Ma questa constatazione indurrebbe semplicemente a non parlarne : io credo invece che di Gilles si debba parlare , perché questo libro , che racconta la vita di un francese fra le due guerre e in cui evidentemente molti francesi si sono riconosciuti ( se ne sono fatte 27 edizioni ) , è uno dei documenti più precisi e convincenti sul costume francese degli ultimi venti anni . Drieu stesso si rende conto dell ' importanza principalmente polemica del suo libro quando nella prefazione porta prima di tutto la discussione sul terreno morale . « Mi sono trovato come tutti gli altri scrittori contemporanei di fronte a un fatto schiacciante : la decadenza » . Questo è il presupposto del libro a cui è indispensabile risalire per comprenderne certi aspetti essenziali . La povertà di sangue e la miseria morale di una società a cui l ' uomo solo non può sfuggire sono i motivi su cui Drieu ha costruito il suo romanzo saggio . E questa povertà di sangue , questa miseria morale risultano benissimo dalla triste vicenda di Gilles , dalla celebrazione di una gente erotica e finanziaria , annegata nell ' adulteno e nel traffico politico , sempre più lontana da un ' immagine concreta dell ' uomo . Ma quello che forse Drieu non sospetta è quanto egli stesso sia complice di quella miseria , indissolubilmente legato ai suoi personaggi da una comunità di linguaggio e di gusti che lo tradisce come una somiglianza fisionomica . Egli pretende di scrivere la satira della borghesia francese , ma la satira presuppone un distacco netto , l ' appartenenza a una sfera che ha già rotto i ponti con il mondo che si vuole rappresentare . Hemingway ha descritto ambienti e persone in preda a un ' orribile decadenza , ma vi è passato attraverso netto come il suo linguaggio , e chi chiude The Sun Also Rises si sente fresco e tranquillo come dopo la più onesta delle letture . Così in Francia il pessimismo totale di Jean - Paul Sartre , in Italia l ' acredine del primo Moravia sono molto meno corrotti di questo libro politico , perché suppongono appunto una satira risoluta e sincera . Drieu al contrario è profondamente radicato in un mondo di cui vede l ' insufficienza : vi dedica la sua amara ironia , ma non osa fare un gesto per liberarsene . E qui è la nozione stessa di decadenza che viene in causa e determina una variazione . La decadenza non è mai un fatto « écrasant » per l ' individuo , è sempre un fatto possibile che si tratta di subire o di respingere . Nella sua prefazione Drieu rimprovera ad altri scrittori contemporanei l ' evasione dal loro mondo naturale per paura di cedere ai pericoli circostanti . Ma quella evasione indica appunto la vitalità delle reazioni di un uomo contro le insidie sociali : Malraux che cerca in Cina e in Spagna quei motivi umani che non trova in Francia è un esempio positivo , ed è per questo che L ' espoir resterà come un libro edificante , mentre Gilles sarà appena l ' ultima celebrazione di una crisi senza uscite . Tale problema della decadenza di un uomo e di una società è immanente sull ' orizzonte politico europeo , e il desiderio di discuterlo la sola origine di questo commento . Esso ci tocca tutti in quanto figli e partecipi di una civiltà borghese , ed è tanto più necessario meditarlo di fronte a uomini come Drieu , Montherlant o Ernst Jünger che ce ne offrono soluzioni ingannevoli e vestono di ambigue parole la semplice figura della rivoluzione . XXV . La lotta contro gli idoli Americana . Un libro conta sempre per quello che non si propone , per quel margine di imprevisto che contiene in sé come una riserva di energia e di vigore . Così l ' antologia di Vittorini , Americana , apparsa in una raccolta di opere di carattere divulgativo e facile a confondersi in una nozione critica comune . Quando si parla di narrativa tedesca o di teatro religioso si allude a un ' unità scolastica , a un pretesto di cultura . Ma il libro di cui vogliamo parlare conta per un significato diverso : vale come il messaggio disinvolto di un popolo a chi è lontano dalle sue rive e la risposta orgogliosa dell ' America ai problemi del mondo nuovo . Questa è stata almeno la riuscita di Vittorini , e su questa riuscita polemica si può iniziare un discorso più vivo di quello che spetterebbe a una semplice antologia di testi . Americana : la brevità del nome suggella la ricchezza delle intenzioni , evoca la fantasia dei viaggiatori piuttosto che lo studio dei filologi . L ' America è stata sempre da noi oggetto di una valutazione unitaria : forse la sua compattezza geografica e la distanza sul mare hanno contribuito a creare questo mito di un paese che cresce come un unico corpo e si configura e si atteggia secondo abitudini proprie . Emigranti arrivavano da tutte le terre d ' Europa , ma la grande voce dell ' America copriva presto il frastuono delle lingue diverse e confondeva in un ' unica razza i popoli lontani . Architetture sorgevano di fronte ai due oceani diverse da quelle delle nostre città . E quando questo slancio del vivere superò la sua fase iniziale , uscì dalle praterie e dalle miniere per farsi industria e potenza , la curiosità indulgente degli europei si coprì di un tono polemico , finché parve a qualcuno che un vero conflitto fosse sorto tra le due civiltà , simile all ' urto violento e inevitabile delle età successive . Questo complesso di diffidenza e di curiosità trovò altrove la sua espressione naturale in una ricca sociologia ; soprattutto dopo la guerra , quando l ' America entrò da vicino nella vita europea e impose i propri gusti e le proprie tendenze . Allora si studiò questo astratto nei suoi fenomeni più appariscenti , la democrazia totale e il cinematografo , la musica negra e i cartelli industriali ; altri processi restarono indistinti nell ' ombra , troppo embrionali o discosti per colpire occhi non esercitati . Da noi in Italia la sociologia non fiorisce , e le relazioni fra i due popoli rimasero allo stato grezzo dei rapporti di massa : influenzate dalla povertà degli emigranti , dagli aspetti più chiassosi della pubblicità . Pure la forma America era ormai troppo netta all ' orizzonte per non suscitare la curiosità degli intellettuali ; e accanto a libri lirici , come quello di Soldati , e ai documenti inespressivi del giornalismo politico , uscì qualche anno fa America amara , primo saggio importante delle reazioni della nostra intelligenza alle forme ormai mature della cultura americana . America amara è un libro esemplare . Puro di linguaggio come pochi scrittori europei e sensibile al valore della parola attraverso una sottile educazione letteraria , Cecchi porta con sé i limiti della « regione » : subisce lo spazio come un ostacolo invalicabile . La Toscana , questa regione troppo civile , è presente in ogni suo giudizio , e le figure ormai consuete del paesaggio toscano sono il limite di ogni altra terra . Viaggiatore instancabile , egli è uno degli uomini meno capaci di adattarsi alle sorprese del viaggio , uno dei più ostinatamente rinchiusi nei pregiudizi di una sola patria . Accanto a questa inferiorità geografica Cecchi è trattenuto nel suo giudizio politico da un ' altra remora : la caratteristica inettitudine della sua generazione a comprendere tutti quei valori che sfuggono all ' apprezzamento estetico , la tendenza a convertire i fatti del costume in pura curiosità e le situazioni sociali in moti della fantasia . Questa disposizione può essere in uno scrittore motivo di superiorità e infatti ha liberato la letteratura del nostro secolo da faticosi complessi ideologici e le ha dato un nuovo respiro ; ma è insieme il primo sintomo di oscuri pericoli . Da noi ha coinciso , dopo l ' esaurimento di poche esperienze più coraggiose ( « La Voce » , Gobetti ) , con l ' affermazione di una scuola la cui eredità si è presto consumata e il cui maggior torto storico sarà di aver vissuto in pacifica contemporaneità col fascismo . In Francia , madrepatria di tutte le colonie letterarie moderne , lo stesso fenomeno ha conosciuto casi più cospicui e convincenti . Si pensi all ' assoluta infondatezza delle pretese politiche di Gide , alla debolezza di Valéry quando si avventura a discutere di cose temporali , all ' amabile e infruttuoso arabesco tracciato da Giraudoux in Pleins pouvoirs . La critica di Cecchi , come quella di tutti costoro , rigorosa e talvolta perfetta sul piano orizzontale della pagina , non ha alcuna validità quando cerca di svilupparsi in altre dimensioni , quando abbandona il terreno familiare della variazione per tentare quello , più aspro del giudizio . Si assiste allora al vano spettacolo dello scenografo che vuol rendere abitabili le sue pareti , del matematico indotto a portare le sue formule sulle sabbie mobili dell ' economia politica . Solo ragioni così forti , e un ' altra che non possiamo discutere , ma che decide in definitiva di ogni controversia - l ' età che ci separa - possono spiegare il contrasto nato fra le nostre intelligenze su questo nome di America . Perché dove Cecchi ha raccolto scrupolosamente un museo di orrori , dove ha isolato malattie e decadenza e riconosciuto un mondo a cui è impossibile prestar fede , noi abbiamo sentito una voce profondamente vicina , quella di veri amici e dei primi contemporanei . Vuoti e oscurità sono stati colmati nella nostra anima dalla presenza di questa America . I miti dell ' infanzia , logorati in una scolorita tradizione dialettale e bonaria , risorgono più candidi e freschi sulle autostrade d ' America . L ' infanzia di Saroyan , armeno d ' America , è la nostra , con le stesse scoperte e gli stessi desideri , un ' infanzia dove biciclette e giornali hanno la presenza incantevole che è negata agli oggetti consunti delle fiabe . E la nuova leggenda nasce fra pianoforti e canzoni in un tremante cinematografo . Le donne astratte di un tempo , le prime apparse all ' orizzonte dell ' adolescenza , erano protagoniste di avventure decise su uno schermo di provincia , e i nomi impronunciabili delle dive americane segnavano le gloriose tappe di un ' educazione sentimentale . E dopo che la guerra del 1914 aveva confuso la nostra fantasia attraverso un ' ambigua leggenda , prima che un ' altra guerra tradisse il vero significato di quell ' episodio da cui doveva scaturire la nostra maturità , Hemingway aveva scritto A Farewell to Arms , primo sicuro esempio di come l ' uomo solo possa ottenere la liberazione da un costume ormai scaduto , sottrarsi con le proprie energie alle imboscate della storia . Cecchi non può rendersi conto dell ' enorme importanza di tutto questo , del valore del prezioso carico di spezie e di oro che i nuovi vascelli hanno riportato dall ' America . Egli si accanisce nella sua critica ai narratori americani su discutibili motivi filologici per giustificare quella che è prima di tutto una incompatibilità esistenziale : l ' incompatibilità di chi è cresciuto in un ' aria condizionata con i liberi terreni d ' America e di chi ha confessato troppo francamente il proprio rispetto dei « carabinieri a cavallo » per poter comprendere gli impulsi e le reazioni di una folla in tumulto . Il suo nome torna ora in testa a questa antologia a firma di una prefazione che è veramente amara per il suo rifiuto di ogni intesa con l ' avversario . Ma subito dopo , le pagine che Vittorini ha dedicato ai diversi momenti della cultura americana rappresentano l ' antitesi più netta alla formula di Cecchi , ne rovesciano insieme il contenuto ideologico e il metodo critico . Vittorini sa che una pura lettura musicale dei testi non ci serve più , che dopo i saggi più recenti della critica europea , insistere su quella strada significa perdere il sapore genuino della parola scritta per arrendersi alla pura sensibilità . ( E in Francia , dove la stessa evoluzione storica ha raggiunto un grado più maturo , la critica non giornalistica è precipitata in un vortice da cui è difficile salvarsi ) . Vittorini compie quel rovesciamento di valori che era necessario per tenere in piedi una storia letteraria che sia ancora storia universale , propone senza accorgersene una tesi radicale , una via di salvezza , per cui sarà proprio l ' oggetto , l ' origine concreta dell ' ispirazione , a determinare una scala di valori e a dirigere l ' interesse del critico . Una tale formula potrebbe provocare le più facili condanne e richiamare polemiche ormai sepolte se fosse appunto una formula , se corrispondesse a una dottrina , a una qualsiasi estetica neorealistica . Ma essa è prima di tutto un ' invenzione e uno sfogo , un rivolgersi a quello che cresce intorno i noi con la disinteressata ricerca della creatura viva e con quella pura curiosità da cui nasce ogni giudizio valido . Perché , che cos ' è in fondo una rivelazione poetica se non la scoperta di un nuovo paese , lo sguardo che improvvisamente si ferma su figure prima indistinte , l ' emergere dal buio di parole sconosciute ? Tutti i veri poeti , i veri maestri del passato sono rimasti nella nostra memoria come governatori di una provincia , scopritori di tesori che ci hanno lasciati in eredità . A loro appartengono certe ore del giorno come ai pittori appartengono i paesaggi che l ' arte ha riscattato : ogni libro , ogni opera compiuta resta come un segno dell ' uomo piantato nella giungla circostante . In questa progressiva opera di conquista e di incivilimento , in questo espandersi dell ' uomo oltre i confini della sua esperienza primitiva , l ' America si trova ora come la terra più fertile e generosa . Un secolo e mezzo fa la Germania usciva definitivamente dalla preistoria culturale e mostrava ormai un profilo inconfondibile nella geografia dei popoli europei . Cinquant ' anni or sono un gruppo di intellettuali e di scrittori di genio portava a termine una faticosa opera di riavvicinamento storico e faceva dono al mondo occidentale della Russia , del suo paesaggio e della sua esperienza religiosa , delle sue esaltazioni collettive e delle sue malattie . L ' America ha ora raggiunto quel punto di equilibrio in cui la letteratura cessa di essere materia vissuta e non è ancora tradizione accademica : gli scrittori che vivono in questo periodo hanno il diritto di chiamarsi classici perché in loro si precisa per la prima volta una figura dell ' America che non ha bisogno di alcun richiamo . Hawthorne , Melville , i nomi maggiori del secolo scorso , avevano già raccolto il materiale per una storia americana , avevano parlato a momenti con una voce che non è possibile confondere , ma in loro erano ancora presenti i residui di una storia più antica : sentivano i vincoli di una tradizione religiosa , potevano intuire forse le ragioni di una nuova legge , non porre i fondamenti di un nuovo costume . Soltanto la generazione attuale ha fatto dei suoi mezzi d ' espressione , dei suoi film e dei suoi libri un ' arma di guerra totale , ha accompagnato con lo slancio della propria parola il progresso di un secolo che chiedeva l ' impegno di tutte le proprie energie , ha saputo celebrare le nuove opere dell ' uomo nell ' atto stesso in cui venivano compiute . Come in ogni vero rivolgimento letterario , i nomi che contano fra gli scrittori americani d ' oggi , Hemingway , Faulkner , Saroyan sono soprattutto gli inventori di uno stile ; ma il loro è uno stile sotto cui è ancora fresca la materia terrestre , che deve la sua pienezza alla presenza di nuovi oggetti : di nuove macchine e di nuove case , di nuove relazioni fra gli uomini . Sentire questo assoluto privilegio non è ancora esaurire il compito del critico , ma è la prima condizione per non fraintendere lo sforzo che un popolo e una generazione fanno per esprimersi . E , questa consapevolezza si trova nelle note che Vittorini ha anteposto a ogni gruppo di scrittori . Libere da ogni influsso scolastico , sorrette da una fantasia vigorosa e sicura , esse sono uno dei più notevoli esempi di storia letteraria vissuta da uno scrittore ; certo più vicine a esempi classici , come L ' Allemagne della Staël o Die romantische Schule di Heine , che al consueto lavoro dei critici di mestiere . Il fatto che Vittorini abbia scritto queste pagine qualche mese dopo Conversazione in Sicilia prova quale forza egli sia per la nostra cultura , come il suo nome abbia già varcato i limiti di una viva amicizia per iscriversi in una storia più duratura e profonda . Forse perché mentre leggevo questo libro la campagna bavarese passava davanti ai miei occhi dai finestrini di un treno , la Germania si è a poco a poco presentata nella riflessione come l ' antitesi naturale di questo mondo e in un significato più esteso il suo specchio in Europa . Nessun popolo è più vicino a quello americano per la giovinezza del sangue e il candore dei desiderî e nessun popolo celebra con parole tanto diverse la propria leggenda . Le vie della corruzione e quelle della purezza sono anche qui paurosamente vicine ; ma una continua follia trascina i tedeschi fuori della loro strada , li opprime in avventure disumane e difficili . Così questi due popoli , che pochi anni fa lottavano vicini nel caldo degli stadi e cercavano il migliore esempio di un lavoro organizzato , si affrontano ora come i protagonisti di una lotta cruenta : essi hanno preso su di sé la responsabilità di dirigere il mondo e colpiscono senza ritegno gli ultimi ostacoli alla loro impetuosa natura . Perché questo è il senso maggiore della guerra che si combatte . Alla consuetudine diplomatica e alla fantasia dei generali si presentano ancora vecchie figure : l ' equilibrio europeo e la « France éternelle » , la monarchia asburgica e gli stati cuscinetto . Ma queste figure appartengono alla pace di Wesfalia quella di Versailles : dietro la loro vacillante realtà chi bisogno di corpi vivi e di parole senza inganno vede altri nomi : America e Germania , Russia , Cina . Da una parte e dall ' altra sono impegnate forze capaci di correggere il corso della nostra esperienza , di buttarci in un angolo come rottami inutili o di condurci in salvo su una riva qualsiasi . Ma l ' America vincerà questa guerra perché il suo slancio iniziale obbedisce a forze più vere , perché crede facile e giusto quello che si propone . Keep smiling , « conserva il tuo sorriso » : questo « slogan » di pace veniva dall ' America con tutto un seguito di musiche edificanti , quando l ' Europa era una vetrina vuota e l ' austerità di costumi imposta ai paesi totalitari scopriva soltanto il volto disperato e amaro della reazione fascista . L ' estrema semplicità dell ' ottimismo americano poteva indignare quanti erano persuasi del dovere di portare il lutto in segno d ' umanità , quanti anteponevano l ' orgoglio per i propri morti alla salute dei propri vivi . Ma il grande orgoglio dell ' America per i suoi figli di oggi sarà la consapevolezza che essi hanno corso sulla strada più ripida della storia , che hanno evitato i pericoli e le insidie di uno sviluppo quasi senza soste . L ' arricchimento e la corruzione burocratica , i gangster e le crisi , tutto è diventato natura in un corpo che cresce . E questa è la sola storia dell ' America : un popolo che cresce , che copre con il suo continuo entusiasmo gli errori già commessi e riscatta nella buona volontà i pericoli futuri . Le forze più ostili potevano incontrarsi sul suolo americano , le malattie e la miseria ; ma la media di questi rischi e paure era sempre una positività , ripeteva ogni volta l ' esaltazione dell ' uomo . Certo una simile avventura non poteva essere proclamata ad alta voce , doveva trovare una maschera qualsiasi , una cifra divulgabile : troppo vecchio sangue inglese restava nella razza americana per permettere un ' esposizione così impudica di propositi morali e un gusto dell ' astratto decisamente riprovevole . Allora il benessere , la ricchezza o semplicemente il danaro coprirono questi astratti furori , diedero un contenuto concreto allo slancio verso l ' uomo che animava la gioventù americana . E tutti gli esteti oziosi che si sentivano contemporanei di Pericle , gli pseudo - filosofi avvolti in distinzioni metafisiche , i giornalisti che avevano assunto la difesa dell ' occidente volsero le spalle a un popolo così manifestamente degenere . Grava sulla civiltà americana la stupidità di una frase : civiltà materialistica . Civiltà di produttori : questo è l ' orgoglio di una razza che non ha sacrificato le proprie forze a velleità ideologiche e non è caduta nel facile trabocchetto dei « valori spirituali » ; ma ha fatto della tecnica la propria vita , ha sentito nuovi affetti nascere dalla pratica quotidiana del lavoro collettivo e nuove leggende sorgere dagli orizzonti conquistati . Qualunque cosa pensino i critici romantici , un ' esperienza così profondamente rivoluzionaria non è rimasta senza parole ; e mentre nell ' Europa del dopoguerra si riprendevano i temi di una cultura decadente o si adottavano formule come quella surrealista , necessariamente sprovviste di futuro , l ' America si esprimeva in una nuova narrativa e in nuovo linguaggio , inventava il cinematografo . Che cosa sia il cinema americano molti sentono , con quell ' ambivalenza di simpatia e di fastidio che è stata descritta come uno dei nostri irriducibili complessi di europei , ma nessuno forse ha posto in luce con il necessario vigore . Ora che un ' astinenza obbligatoria ci ha guariti dagli eccessi di pubblicità e dal fastidio dell ' abitudine si può forse ricapitolare il significato di quell ' episodio educativo e riconoscere nel cinema americano il più grande messaggio che abbia ricevuto la nostra generazione . Certo il cinema è nato in Europa e in Europa ha fatto le sue prime prove ; ma appena uscito dallo stadio infantile , è diventato una mediocre appendice delle nostre letterature . L ' equivoco di una estetica rigida su presupposti discutibili ha fatto sì che per anni si agitassero i problemi più fatui : chi sia l ' autore del film , in che rapporto si trovi l ' attore col regista . Solo in Russia il cinema aveva riconosciuto la sua strada e la seguiva con la naturalezza di chi non cerca una giustificazione araldica , ma si affida allo slancio delle proprie forze . E quando qualche anno dopo rinacque in America con la stessa facile spontaneità ma dotato di una molto maggiore capacità di espansione , i custodi del gusto letterario incorrotto cominciarono a piangere sulla industrializzazione , sulla decadenza dell ' arte muta e su altre sciagure da laboratorio . Pure anche qui capitalismo americano e proletariato russo si incontravano nella loro risoluta volontà di provare un mondo non ancora scoperto , di servirsi con fiducia e con energia dei nuovi strumenti dell ' uomo . Nato come industria di lusso , sottoposto alle più dure leggi dell ' economia capitalistica , il cinema americano doveva presto diventare il nutrimento di una massa anonima , esprimere i suoi bisogni e le sue preferenze , instaurare il primo colloquio tra le grandi folle di tutto il mondo e una cultura unitaria . Allora il cinema entrò nella nostra vita come una presenza insostituibile ; cresciuto con la nostra stessa giovinezza ci insegnò a vedere e a comporre secondo nuove misure , modificò la storia e la geografia nei nostri cervelli , fu insieme scuola e polemica , divertimento e mitologia . In questo sforzo di espansione la sua importanza era soprattutto sociale in quanto , arma serenamente rivoluzionaria , aboliva le frontiere politiche e collaborava alla presa di coscienza più urgente per il nostro tempo , quella dell ' unità della razza . Ma nell ' ordine estetico il suo significato non era minore , perché senza il cinema i nostri occhi vedrebbero il mondo in un ' altra luce , e oggi è sicuro che gli anonimi autori del film americano furono i primi a rispondere all ' appello rivolto da Baudelaire agli artisti moderni , i primi a mostrare come siamo giovani e belli con le nostre scarpe di vernice e con le nostre cravatte borghesi . Questa certezza era indispensabile per uscire da un mediocre estetismo e , più o meno palesemente secondo le affinità del gusto , la lezione americana fu assimilata da tutti i popoli civili . Sola ostinatamente chiusa nei suoi complessi medioevali , la Germania di oggi rifiuta di accettarla . Il corno del postiglione di Eichendorff suona ancora nei versi dei cattivi poeti del terzo Reich : nessuno di loro potrà riconoscere dei valori visivi fuori di una cornice tradizionale , sentire una musica non consacrata da ragioni accademiche . Ogni ragazza tedesca rinnova le scoperte che una sua bisavola fece in un crepuscolo d ' autunno , si estasia di fronte agli stessi paesaggi , trova « fabelhaft » e « wunderbar » le stesse reliquie archeologiche . Il fascino del deserto , l ' esotismo , il cielo azzurro d ' Italia restano i limiti di una poetica che da oltre un secolo basta a nutrire questi irriducibili filistei : nessuno di loro ha capito che una fabbrica della periferia di Berlino può essere non meno « natura » degli scogli di Capri e che una finestra intravista dalle vetture dell ' U . Bahn ha molto più diritto a essere ammirata di un « point de vue » riconosciuto , come nei giardini barocchi . L ' universo romantico , questo pericoloso giocattolo per uomini difesi da una superiore ironia , è passato tale e quale nelle mani dei nipoti , ridotto a una formula comune e venerato come un oggetto da museo . Tutte le reazioni tentate in più di un secolo dall ' intelligenza europea , da Heine a Thomas Mann , non hanno potuto correggere questo vizio fondamentale dell ' anima tedesca . Così l ' estetica romantica agisce come un ingorgo nello sviluppo di una libera sensibilità e la politica romantica copre col suo equivoco la sostanziale incertezza di un popolo cresciuto attraverso prove durissime , ma a cui è sempre mancata una vera esperienza politica . In virtú di quell ' equivoco è nato il regime nazionalsocialista , assurda perversione a cui si deve se un paese proletario vive secondo ideali piccolo - borghesi . Per quell ' equivoco il più forte paese produttore d ' Europa ha posto uno iato incolmabile fra produzione e cultura , dirige la sua industria verso scopi di guerra , mette nelle mani dei militari il miracolo dell ' organizzazione . La Germania di oggi perpetua la retorica dell ' uomo inattuale ; sulle più povere derivazioni nietzschiane celebra la rivolta del mito contro l ' uomo concreto , si avvolge in insanabili contrasti . Il sangue e la terra sono diventati gli emblemi di un popolo che nella confusione del sangue e nell ' indifferenza ai problemi territoriali aveva trovato la sua civiltà ; il paese che per primo ha conosciuto il grande sforzo dell ' industria centralizzata moderna non ha altro esempio da proporre alle generazioni future che la comunità di villaggio . Su un tale inconciliabile antagonismo di fedi e di dottrine ereditate si basa ora il conflitto fra America e Germania . L ' importante è viaggiare , risponde un popolo di pionieri ai mistici del focolare domestico ; e l ' antico idolo di patria s ' infrange , ritorna memoria dell ' uomo , terra a cui si crede e si pensa , ma che non può renderci schiavi . Con lui periscono altre sovrastrutture radicate nel profondo delle nostre abitudini , molte viltà e pigrizie mascherate da nobili parole . L ' America non ha cimiteri da difendere . In questa lotta contro gli idoli può riconoscere la sua missione : nella lotta contro i gentili che continuamente riproducono il loro errore e oppongono all ' uomo un ' ortodossia o un rito , una macchina politica o dottrinale . A contatto di questa generosa missione l ' utopia del mondo nuovo riprende coraggio ; ancora pura enunciazione nell ' ideologia marxista , si fa prova concreta dovunque l ' uomo non cede agli oscuri pericoli della mistica e del rimpianto , non si rifugia nella neutralità e nel disinteresse , ma affronta liberamente e con i propri mezzi i compiti di un ' esistenza problematica . Questo può avvenire in America , può avvenire in Russia . Nelle nostre parole dedicate all ' America molto sarà ingenuo e inesatto , molto si riferirà ad argomenti forse estranei al fenomeno storico Usa e alle sue forme attuali . Ma poco importa : perché , anche se il Continente non esistesse , le nostre parole non perderebbero il loro significato . Questa America non ha bisogno di Colombo , essa è scoperta dentro di noi , è la terra a cui si tende con la stessa speranza e la stessa fiducia dei primi emigranti e di chiunque sia deciso a difendere a prezzo di fatiche e di errori la dignità della condizione umana . XXVI . Il monito dell ' altro dopoguerra Il sangue d ' europa . Sarà bene che tutti gli italiani i quali esercitano in virtuose recriminazioni la loro fantasia politica leggano un libro destinato a scuotere chi non è ancora persuaso della natura essenzialmente vulcanica del sottosuolo d ' Europa , I proscritti di Ernst von Salomon ( Einaudi , 1943 ) . Probabilmente questo nome non dirà molto ai lettori di oggi ; ma quando il libro uscì in Germania , una quindicina di anni fa , fu accolto con un enorme rumore di giudizi contrastanti e divenne il centro di una discussione non soltanto letteraria . Molti giovani , cresciuti nello smarrimento del dopoguerra , vi trovarono la materia di cui nutrire la loro impaziente ambizione ; altri , fedeli a una tradizione di costume o impegnati dall ' altra parte nella lotta politica , lo salutarono come il manifesto dell ' Apocalisse . Il motivo spicciolo , la ragione immediata di questo interesse e della violenza delle reazioni era un dato biografico : l ' autore del libo era uno degli assassini di Rathenau e la sua spietata confessione aveva un forte sapore di scandalo . Ma lo scandalo Salomon varca di molto i confini di un episodio giudiziario , è lo scandalo della Germania , lo scandalo di un paese che l ' Europa aveva messo al bando mentre la guerra si spegneva ai suoi confini e tutte le fibre tese per oltre quattro anni si spezzavano . Lo stesso assassinio di Rathenau , episodio centrale del libro , si confonde in un clima di arbitrî e di terrore che il grande incendio d ' Europa domina coi suoi riflessi . Vera ragione del libro è il dopoguerra , quel dopoguerra che solo la Germania conobbe , quando il crollo delle istituzioni significò la rottura di un equilibrio difficilmente recuperabile , e la prima scossa provocò una vertiginosa caduta di valori veri e fittizi . La polemica contro l ' antico ordine divenne allora negazione di ogni ordine , i contrasti di classe raggiunsero uno stadio di violenza improduttiva e i soldati del più disciplinato esercito del mondo portarono le loro armi a una lotta senza disciplina . Stretta in questo vortice di contraddizioni la Germania si logorava senza trovare una via d ' uscita e le forze chiamate a soccorrerla esaurivano una dopo l ' altra le loro possibilità . I proscritti furono coloro che accettarono questo stato di cose come una condizione insopprimibile , che , nutriti di odio e di disprezzo , vollero portare alle ultime conseguenze il germe della rovina e varcarono senza esitare le soglie dell ' Apocalisse . Reduci dal fronte , che la guerra aveva consunti ma che dalla guerra , come un vizio insanabile , non sapevano più staccarsi , adolescenti cresciuti lontano da ogni scuola di umanità , idealisti e avventurieri , si riconobbero una missione comune . Si costituirono bande armate con compiti indefiniti : il nemico era l ' Intesa che imponeva condizioni di pace vessatorie , erano i popoli finitimi stretti come bestie da preda intorno alle spoglie del Reich , ma era anche la debole repubblica di Weimar e le forze che in essa si esprimevano : la socialdemocrazia e il marxismo . Quale fosse invece il motivo comune che stringeva queste azioni e la meta positiva che questi uomini si proponevano è molto più difficile definire . L ' importante era agire : organizzare la guerriglia nei territori di confine , promuovere il sabotaggio contro le potenze occupanti , punire con atti di terrorismo gli incerti e i traditori . In nome di che cosa avvenne tutto questo ? Una parola torna spesso nei discorsi esaltati dei capi e nei proclami dei corpi franchi : « Germania » ; ma è facile accorgersi che si tratta di un vessillo mistico più che di una concreta insegna politica , e i canoni del nazionalismo tradizionale indicano malissimo le pretese e le intenzioni dei proscritti . Così la qualifica di reazionari puri che si suole dare ai corpi franchi , se risponde alla funzione storica assolta in definitiva da quelle formazioni , quando la lotta si polarizzò fra loro e gli elementi di sinistra , esprime molto vagamente le oscure forze che guidarono i più generosi fra i proscritti , quelli di cui Salomon è l ' interprete autorizzato e convinto . Reazionari di sinistra , se si può tentare una definizione di questo genere , si assunsero una posizione nuova nella storia del nostro secolo : combatterono le forze progressiste perché rappresentavano il maggior tentativo di dire alla Germania un nuovo volto e nuove leggi , ma non ebbero che ironia e disprezzo per le destre tradizionali a cui erano osservati . Dalla guerra portarono lo spirito estremamente libero dei soldati di ventura e il bisogno di combattere per qualcosa e contro qualcuno , ma se in qualcosa credettero , fu nella caduta della civiltà borghese e in una specie di rigenerazione mistica che la Germania avrebbe raggiunto attraverso il sangue e il sacrificio . Le confuse dottrine sul tramonto dell ' Occidente sono un altro aspetto di questa mentalità insieme alle ripetute contraddizioni per cui Rathenau , il più vicino a loro degli uomini politici tedeschi , fu scelto a vittima esemplare , e di tutti gli avversari gli unici a essere considerati con una certa benevolenza furono i più aspri : i comunisti . Certo nulla di conservatore rimase in costoro : più pericolosi dei reazionari comuni , essi gettarono il seme dell ' anarchia nel campo della reazione , colpirono i vivi per difendere il fantasma di una patria perduta e adoperarono tutte le loro forze perché si affermasse sovrano « il primo , istinto dell ' uomo : la distruzione » . Quanto di questo spirito sia passato nella ideologia nazionalsocialista è noto a tutti coloro che hanno seguito lo sviluppo del movimento . Gli uomini della tempra di Salomon , che ne costituivano l ' estrema ala sinistra , esaurirono la loro funzione quando il partito entrò nel suo secondo momento , passò dalla fase rivoluzionaria alla fase organizzativa : ma a loro resta legato il germe più vitale dell ' ideologia e l ' origine di una dottrina che nella guerra ha le sue radici e nella guerra dovrà concludere le sue dure vicende . Così credo di non sbagliarmi se dico che i testi più signifcativi dell ' hitlerismo sono ancora oggi questo libro di Salomori e gli scritti di Ernst Jünger . L ' accostamento è insolito e ha valore solo per quel che riguarda il sostrato ideologico e di costume , non certo un ' affinità letteraria . Jünger è infatti uno scrittore letteratissimo , e proprio questa sua armatura culturale lo ha portato a poco a poco a spegnere i motivi rivoluzionari e a rifugiarsi nelle ultime opere in un virtuoso e disperato estetismo . Quanto alle qualità letterarie dello scrittore Salomon , esse costituiscono in fondo un argomento secondario . Chi ha visto in lui un grande narratore ha torto : Salomon si muove vagamente nel clima dell ' espressionismo ; il suo trucco consiste nel creare un ' atmosfera concitata attraverso l ' evocazione di orrori fisici e psicologici , cervelli spappolati sui muri , voluttà che nascono dal contatto con una canna di mitragliatrice . Dove manca un motore esterno di agitazione , per esempio nell ' ultima parte che descrive la prigionia , l ' interesse langue rapidamente e le formule di Salomon si scoprono in tutta la loro facilità . D ' altra parte rifiutare all ' autore dei Proscritti ogni dote di scrittore e farne semplicemente un delinquente esibizionista , come ha preteso qualcuno , è un errore . L ' evocazione delle ore più febbrili del dopoguerra , la Berlino desolata del '19 , gli assalti alle case operaie sono resi con una superba crudezza : Ci battemmo dappertutto con le guardie che tiravano dai tetti ; scivolammo incollati ai muri delle case , intorno agli angoli , fucile imbracciato , cercando qualche spiraglio aperto ; rimanemmo in agguato dietro barricate costruite in fretta , ci allungammo in terra dietro colonne di avvisi e fanali , sfondammo porte e ci precipitammo su per scale oscure , sparammo su tutto ciò che portava armi e non apparteneva alla truppa , e qualche volta stendemmo nelle strade anche uomini disarmati , anche donne , anche bambini qualche volta , e sui loro corpi fischiavano le pallottole , e accadeva qualche volta che i morti fossero colpiti : sembrava allora che trasalissero un ' ultima volta e noi sentivamo in bocca un cattivo sapore ( P . 39 ) . Altrove questa eloquenza si gonfia di un pathos polemico , quando è rivolta al mondo circostante dei bonzi e dei politicanti di mestiere e crea quadri di un vigoroso rilievo . Ma non per questo bisogna considerare Salomon uno scrittore da antologia . La sua importanza è altrove , è nell ' avere tentato un genere di narrativa documentaria di cui oggi gli scrittori americani , Hemingway alla testa , ci mostrano le ragioni profonde . Alla tendenza tutta introvertita della più recente narrativa europea questa letteratura contrappone una violenta « contaminatio » col cinematografo e col giornalismo , ma soprattutto rivendica allo scrittore , all ' uomo di cultura , il diritto di discutere apertamente i presupposti della condizione umana . Libri come Im Westen nichts Neues di Remarque , L ' espoir di Malraux o il recente The Moon is Down di Steinbeck sacrificano palesemente i problemi di stile a una fedeltà giornalistica umile e polemica insieme . In questo senso I proscritti è uno dei pezzi centrali di un documentario costruito con le testimonianze di tutti i partiti e di tutte le scuole e dotato per noi di un valore essenziale , perché illumina meglio di ogni testo di storia il destino di un ' epoca in cui la tolleranza doveva diventare una colpa e la morte fisica scendere con inaudita violenza su intere generazioni . Se questo ciclo parossistico sia per concludersi noi non possiamo dire . Certo oggi , all ' avvicinarsi della fine di un ' altra guerra mondiale , la fucilata dei proscritti suona come un ' eco sinistra all ' orecchio dei cittadini d ' Europa , e chiama ancora una volta a raccolta le forze più segrete che difendono la nostra civiltà . XXVII . L ' ora del riscatto Il colpo di stato del 25 luglio . Nella primavera del 1943 l ' opposizione clandestina al fascismo aveva esaurito praticamente la sua funzione originaria . Questa funzione era stata importantissima : aveva tenuta viva per oltre vent ' anni l ' unica linea di pensiero politico indipendente in Italia , aveva mostrato al fascismo la sua sostanziale debolezza e aveva preparato attraverso la lotta e il sacrificio i quadri di un avvenire migliore . Ma non poteva superare un certo limite : a ogni tentativo di uscire dal chiuso delle cellule e delle amicizie rispondeva immediata la reazione poliziesca , e il più maturo dei centri di opposizione , il partito comunista , che si sforzava di portare la lotta dal gruppetto clandestino all ' azione di massa , vedeva inesorabilmente repressi i propri tentativi , strozzato sul nascere ogni movimento più esteso , colpiti i quadri che era difficile sostituire . Certo , vent ' anni di storia non erano passati inutilmente . La corruzione interna di un regime inizialmente bacato , la stanchezza per le continue avventure militari , il disagio per una politica economica disordinata e pazzesca avevano influito potentemente sull ' animo delle masse e avevano portato il popolo italianoa una condizione ben diversa da quella di illusoria concordia che aveva accompagnato , per esempio , la conquista dell ' Etiopia . La condotta rovinosa della nuova guerra diede il colpo definitivo a questo stato di cose , precipitando dalla parte dell ' opposizione insieme a pochi fascisti delusi tutta la folla dei pigri e degli opportunisti . L ' antifascismo dispose allora di una forza che non aveva mai posseduto prima ; l ' enorme maggioranza del popolo italiano , contrario al regime e alla guerra , si trovò schierata contro una esigua minoranza di fascisti stretti senza più convinzione ai loro privilegi e alle loro prerogative . Eppure proprio questo grado di maturità nello sviluppo dell ' opinione pubblica corrispondeva a un punto morto nella sfera dell ' azione politica . Perché uno squilibrio così evidente non tendeva a risolversi , il peso delle masse disorganizzate e inesperte non bastava a capovolgere la bilancia del potere politico e , secondo ogni probabilità , se non fossero intervenuti agenti esterni la guerra fascista sarebbe continuata fino alla sconfitta completa , il popolo si sarebbe piegato sotto un peso sempre maggiore di lutti e di sventure , e soltanto le armi degli alleati avrebbero liberato l ' Italia dall ' assurdo fardello che l ' opprimeva . Le ragioni di questo stato di fatto in apparenza paradossale sono da ricercare in condizioni tecniche che la scienza politica contemporanea ha largamente studiato . Lo stato totalitario moderno è una macchina che si muove con poche leve e pochissime persone . Chi non è in possesso di queste leve potrà svolgere una azione più o meno feconda , ma è destinato a spezzarsi appena giunto a un certo limite , è condannato a restare irrimediabilmente lontano dalla iniziativa politica . In Italia lo stato fascista era una macchina che funzionava malissimo , i suoi congegni erano rozzi e imperfetti e a ciò si deve se , a differenza di quanto avvenne in Russia o in Germania , larghe sfere della vita pubblica rimasero in sostanza immuni dalla sua azione . Tuttavia questa macchina imperfetta sarebbe bastata a spezzare ogni resistenza interna se il fascismo non avesse commesso l ' errore di lasciare alcune delle leve di comando in mano a forze apparentemente controllate , in realtà estranee . Dopo vent ' anni di regime la più importante di queste forze era ancora la monarchia ; e al vecchio istituito giustamente condannato da tutti gli italiani responsabili e privo di ogni consistenza e prestigio morale , era riservato il compito di dare la spinta finale all ' edificio marcio del fascismo , di assumersi cioè l ' iniziativa che nessuna forza sana in Italia poteva rivendicare . Pronta a tutti i compromessi per salvaguardare la propria posizione , priva di vero contatto col paese , Casa Savoia aveva vissuto per vent ' anni in perfetto accordo col regime che aveva salvato nel '22 il trono pericolante e che permetteva ai suoi dignitari una sicura e comoda vita . Essa aveva avuto però l ' abilità di mantenersi esteriormente staccata dal fascismo , conservando una vaga veste di irresponsabilita costituzionale e dando credito a voci di dissidenza da parte del principe ereditario o di altri principi del sangue . In sostanza la dinastia poteva contare sull ' attaccamento degli strati meno evoluti della popolazione e sulla fedeltà della maggior parte dell ' esercito : dato quest ' ultimo molto importante , perché l ' esercito divenuto strumento debolissimo contro il nemico esterno , era tuttavia la organizzazione più efficiente rimasta in piedi nel paese . Era quindi naturale che da varie parti si guardasse a Casa reale come a uno dei possibili perni del futuro rivolgimento , da alcuni con sincera fiducia , da altri con la speranza di servirsi della pedina monarchica per un più vasto giuoco . Per molto tempo la monarchia non sembrò incoraggiare questi sentimenti . Ma col volgere della guerra verso una fine disastrosa , il suo atteggiamento di cauta riserva di fronte al regime si accentuò . Nell ' autunno del '42 due grandi avvenimenti militari , il fallimento dell ' offensiva tedesca in Russia , culminata nella battaglia di Stalingrado , e lo sbarco angloamericano nell ' Africa francese del nord col successivo crollo del fronte africano dell ' Asse , avevano dato la sensazione che la guerra fosse perduta per la Germania . Da quel momento l ' azione di sganciamento della monarchia dal fascismo acquistò un moto progressivo . Membri della Casa reale presero contatto direttamente e attraverso emissari con esponenti dell ' opposizione , e fu stabilita tutta una rete di sondaggi destinata a identificare le forze favorevoli e a valutare le possibilità di successo di un ' iniziativa monarchica per l ' eliminazione di Mussolini e la fine della guerra . Fu facile convincersi che l ' enorme maggioranza del popolo avrebbe accolto come una liberazione qualunque gesto contro il fascismo e che tutti gli elementi politici , dai conservatori ai comunisti , avrebbero o sostenuto chi se ne fosse fatto l ' iniziatore . Così nella primavera del '43 il disegno del colpo di stato passò dallo stadio di ipotesi a quello di progetto . Era convenuto che la corona avrebbe avuto l ' iniziativa e che i gruppi politici l ' avrebbero appoggiata con tutte le loro forze . Le modalità non importavano molto ; restava da stabilire il momento della attuazione . Cominciò allora quella ridda d ' incertezze , di rinvii , di contraddizioni che caratterizza molto bene la mentalità degli uomini preposti alla esecuzione del piano e che fino da allora ne prefigurò il mediocre esito . Qualunque fosse stato infatti il giudizio dei singoli sulla via da seguire , una cosa era certa : che ogni momento che passava rendeva più grave la situazione e diminuiva il valore del gesto . Occorreva non perdere tempo : questo principio era ammesso in teoria da tutti gli interessati ma praticamente trovava dovunque ostacoli e resistenze . I tardivi scrupoli costituzionali del re , l ' insufficienza dei capi militari , le esitanze di alcuni degli nomini politici consultati furono altrettante remore alla sollecita realizzazione del progetto . La paura dei tedeschi impose tali cautele , anche di fronte ai collaboratori più fidati , che si fini col dare l ' impressione , soprattutto ai gruppi di sinistra , che si trattasse di una mistificazione e che in realtà il colpo di stato non sarebbe mai avvenuto . Questa prima conseguenza non sarebbe stata in sé molto temibile , in quanto il colpo doveva avvenire con l ' intervento diretto di pochissime persone ed era inutile farne partecipi elementi destinati comunque ad appoggiarlo . Ma purtroppo le incertezze non erano solo apparenti : esse corrispondevano a una effettiva mancanza di idee negli organizzatori e incidevano su due aspetti essenziali della situazione : le trattative con gli alleati e la resistenza alla reazione tedesca . Le trattative con gli anglosassoni furono condotte per vie molteplici e vaghe , con sondaggi a lunghissima distanza e soprattutto senza mai rendersi conto di un fatto decisivo : gli alleati avevano costituito con la loro caratteristica lentezza e metodicità un piano militare destinato a riuscire in ogni caso , e molto difficilmente lo avrebbero modificato per venire incontro alle esigenze italiane . Occorreva dunque fornire loro tutti gli elementi necessari e quindi metterli di fronte al fatto compiuto , senza presumere di poter strappare da essi più di quanto ci consentisse la nostra debole posizione . Per il resto provvedere noi ad assicurarci la possibilità di sopravvivere nel periodo che sarebbe trascorso fra la richiesta di armistizio e l ' arrivo degli angloamericani in Italia . Il problema fondamentale non era quello diplomatico , era quello di predisporre la resistenza alla reazione tedesca . Ora , i militari assicuravano di averlo preso in esame , ma diversi indizi lasciavano supporre che la preparazione morale e tecnica in quel settore fosse ancora a uno stadio molto arretrato . Del resto continuava a trovare credito l ' assurda tesi che i tedeschi si sarebbero ritirati spontaneamente e che all ' Italia sarebbe stata risparmiata la triste sorte di campo di battaglia e all ' esercito quella di dover combattere contro l ' antico alleato . Intanto la situazione si evolveva rapidamente e le occasioni più favorevoli passavano senza che si osasse sfruttarle . La prima di queste occasioni poteva essere la caduta dell ' ultimo baluardo dell ' Asse in Tunisia , episodio che ebbe una profonda ripercussione in Italia in quanto mise in evidenza i contrasti ormai acuti fra il nostro soldato e quello tedesco e soprattutto diffuse la sensazione che la penisola sarebbe stata il prossimo obiettivo degli alleati . Si trovavano allora nel paese pochissime forze tedesche ed erano tornati dalla Russia i resti del corpo di spedizione italiano , togliendo così uno dei più spinosi ostacoli al nostro distacco dalla Germania . Tuttavia l ' occasione fu giudicata prematura perché gli anglosassoni non erano ancora pronti a intervenire in Europa e le nostre forze da sole non sarebbero riuscite a contenere i tedeschi . Si entrò allora nel periodo cruciale , quello che intercorse fra la fine dei combattimenti in Tunisia e lo sbarco alleato in Sicilia ( 12 maggio - 10 luglio ) . Tutti coloro che avevano una responsabilità politica ed erano al corrente della situazione adoperarono ogni mezzo per convincere il re della necessità di attuare senza più ritardi una decisione da cui poteva dipendere la salvezza del paese . Vale la pena di esaminare quali erano le prospettive che si aprivano ai loro occhi e quale significato avrebbe avuto allora il rovesciamento della posizione italiana . Un paese condotto per venti anni da una banda di avventurieri , impoverito delle sue migliori energie , compromesso in tutte le avventure internazionali , si trovava dopo tre anni di guerra sul punto di dover pagare con la sconfitta totale le responsabilità dei suoi capi . Tuttavia , per un concorso di circostanze eccezionalmente fortunate , gli si apriva una via di salvezza che nessuno avrebbe osato sperare più facile e sicura . L ' eliminazione del regime fascista e il conseguente distacco dalla Germania sarebbero apparsi a tutto il mondo come il naturale esaudimento dei voti del popolo italiano , e l ' elemento di rischio che il gesto comportava ne avrebbe garantito la sincerità . D ' altra parte la nostra forza militare , che rappresentava ormai un peso morto per la Germania , sarebbe stata assai notevole gettata dall ' altra parte della bilancia , in quanto un accordo con l ' Italia avrebbe aperto agli alleati le porte della fortezza europea , allora ancora intatta , e avrebbe capovolto la situazione nei Balcani , dove era lecito sperare che le nostre truppe , d ' intesa con i patrioti , avrebbero avuto il predominio e dove gli altri stati vassalli della Germania non aspettavano che un esempio per uscire da una crisi insostenibile . Gli alleati erano pronti a imbarcarsi : occorreva soltanto prevenirli perché il gesto apparisse un ' iniziativa spontanea e non una resa di fronte all ' inevitabile . Quanto alla situazione interna , tutte le forze importanti in Italia avevano uguale interesse al buon esito dell ' impresa : le masse non più disposte a tollerare il peso di una guerra senza speranze ; i partiti politici che nella caduta del fascismo vedevano la condizione preliminare di ogni futura attività e che contavano evidentemente di passare presto oltre l ' iniziativa monarchica ; ma soprattutto la stessa monarchia che , mettendosi alla testa della resistenza popolare contro la reazione tedesca , poteva evidentemente ricostituirsi una base di prestigio altrimenti perduta . Perché questo complesso di vantaggi non fu sfruttato ? Alcuni aspetti particolari sono tuttavia oscuri e mancano ancora oggi , per poter valutare con esattezza la situazione , elementi assai importanti , come quelli che concernono le trattative segrete e che coprono in sostanza le responsabilità anglosassoni . Ma il quadro generale è nettissimo e un elemento ne emerge con assoluta evidenza : l ' inadeguatezza degli uomini che diressero il colpo di stato di fronte al compito rivoluzionario a cui erano chiamati . La cricca dei generali che manovrò in definitiva i comandi non vide mai nella liberazione dal fascismo un gesto rivoluzionario ; essa concepì sempre il colpo di stato come un espediente necessario a tirarsi fuori da una cattiva situazione . Le sue obiezioni al fascismo furono sempre tecniche , non di principio , e i discorsi che Badoglio pronunciò dopo l ' armistizio , accusando Mussolini soprattutto di aver trascurato la preparazione della guerra , sono una prova evidente di questo stato d ' animo . Partendo da simili premesse non si poteva che avviarsi su una strada nettamente equivoca di fronte alle esigenze del paese , cercare dovunque compromessi e garanzie e vagheggiare l ' assurda idea di un colpo di stato senza rischi . Infatti per convincere i congiurati a muoversi non bastarono le sollecitazioni e le promesse : ci volle lo sbarco alleato in Sicilia che rivelò la schiacciante superiorità aereo - navale degli angloamericani e nello stesso tempo svalutò la portata della nostra iniziativa ; ci volle il primo bombardamento di Roma con i fischi che salutarono l ' automobile reale nei sobborghi colpiti . Soltanto allora , quando anche i più ottimisti avevano deposto le loro speranze , la macchina fu messa in moto . Bisogna riconoscere che l ' esecuzione tecnica del colpo è l ' unico episodio riuscito dell ' intera vicenda . Con accortezza degna più della Sublime Porta che di un sovrano costituzionale , Vittorio Emanuele riuscì ad attirare nel giuoco i capi del fascismo dissidente , probabilmente promettendo loro la successione , provocò il voto di sfiducia del Gran Consiglio e finalmente fece catturare a casa sua e trasportare in un ' autoambulanza l ' uomo che da venti anni compariva al suo fianco come il padre della patria . Così una rivoluzione che si era dovuta adattare a presentarsi come un colpo di stato si risolse in una brillante manovra di palazzo . Gli sviluppi politici ne apparvero subito negativi . Il 25 luglio , alla notizia delle dimissioni di Mussolini , data dalla radio nella forma più cauta alle undici di sera , in tutte le città d ' Italia la folla si era riversata nelle strade e aveva celebrato con clamoroso entusiasmo la fine dell ' èra fascista . L ' Italia di Mussolini si era disfatta in un giorno come una facciata di cartapesta ; ma quel primo giorno aveva provato anche l ' immaturità organizzativa delle masse italiane . Pace era la parola che in tutte le dimostrazioni aveva coperto le altre grida e che i partiti avevano fatta propria nelle prime manifestazioni ufficiali . Ma il proclama di Badoglio conteneva la formula : « la guerra continua » , e il nuovo governo non ebbe difficoltà a imporre la sua linea : già la sera del 26 luglio lo stato d ' assedio e severissime disposizioni di ordine pubblico vietavano ogni inopportuna manifestazione di dissenso . Così il rivolgimento si fermava a mezza strada : il fascismo era caduto , ma restava in piedi la sua struttura burocratico - militare , continuava l ' alleanza con la Germania e continuava la guerra che nulla poteva ormai giustificare . Evidentemente , se le masse italiane avessero avuto un ' effettiva maturità politica , se i partiti antifascisti avessero potuto contare su di una base larga e disciplinata , nessuna misura repressiva sarebbe bastata a imporre la continuazione della guerra , e al colpo di stato sarebbe seguita la rivoluzione antifascista e antitedesca . Ma questo non era : le masse , dopo la prima ubriacatura , tornarono a una condizione di passività , e i partiti , ancora privi dei loro quadri migliori e sorpresi dal passaggio dalla fase clandestina a quella legale , non ebbero la forza di padroneggiare la situazione . D ' altra parte Badoglio aveva dalla sua un argomento a cui non si poteva controbattere : quello della sicurezza militare . La tesi del governo , che del resto non fu mai enunciata esplicitamente ma solo sottintesa , era pressappoco questa : gli anglosassoni non sono ancora pronti a intervenire sul continente ; dal canto loro i tedeschi hanno concentrato in Italia forze preponderanti e una nostra iniziativa ufficiale per la pace separata provocherebbe una reazione a cui non potremmo resistere . Occorre dunque , sotto pena di perdere una parte del territorio e di compromettere l ' esito di tutta l ' impresa , temporeggiare finché gli accordi con gli alleati non saranno maturi e non ci consentiranno di denunciare il patto con la Germania . Questa soluzione , tipica della mentalità dilatoria e pseudo - diplomatica dei nostri generali , non teneva conto di fattori politici molto importanti : l ' entusiasmo degli italiani nei primi giorni , durante i quali la resistenza ai tedeschi sarebbe stata vista come il corollario indispensabile della liberazione dal fascismo e quindi sostenuta da tutti , e per contro la demoralizzazione dei tedeschi , veramente sconvolti da un cataclisma politico che erano lontanissimi dal prevedere . Inoltre non si valutava abbastanza il fatto che raccogliere , sia pure provvisoriamente , l ' eredità del fascismo metteva il nuovo governo e tutto il popolo italiano in una posizione terribilmente falsa di fronte all ' opinione pubblica mondiale : era assurdo abbattere un regime totalitario e proclamare il ritorno alle tradizioni del Risorgimento per restare impegnati a fianco della Germania in una guerra contro le democrazie . Queste obiezioni erano abbastanza facili e furono subito rivolte al governo dalla stampa tuttora clandestina dei partiti e dagli stessi uomini politici che avevano accesso al Quirinale e alla Presidenza del Consiglio ; ma poiché non vi era mezzo di sostenerle con argomenti più energici della persuasione , si dovette trovare un « modus vivendi » che permettesse alle forze antifasciste di non perdere interamente contatto col centro . Si stabilì allora un rapporto di natura insolita fra il governo e l ' opposizione , rapporto che durò all ' incirca inalterato nelle sei settimane del regime Badoglio . Alla base , la grande massa del popolo era rimasta profondamente delusa dalla continuazione della guerra : vedeva peggiorare la situazione economica e ripetersi i bombardamenti sulle città . In queste condizioni gli sproloqui della stampa sulla ripristinata libertà non avevano molto successo e la gente si domandava a che cosa fosse servito il colpo di stato e finiva col confidare in soluzioni miracoliste . Era abbastanza diffusa per esempio l ' idea che a una nostra richiesta d ' armistizio tedeschi e inglesi avrebbero lasciato il territorio italiano per andare a combattere altrove , e anche elementi vicini al governo sgomento . Quando , pochi giorni dopo il colpo di stato , si sparse la notizia che Hitler si era ucciso , vi furono impressionanti manifestazioni di gioia da parte dei militari tedeschi che in diverse città fraternizzarono con i nostri soldati . Subito dopo cominciò l ' afflusso in Italia di SS e di reparti speciali per « rafforzare il morale delle truppe » . non si peritavano di diffondere simili sciocchezze . Solo una minoranza era convinta che pace « tout court » non aveva più senso e che pace con gli anglosassoni voleva dire guerra alla Germania . Si vedevano i gravi inconvenienti di questa soluzione ( mutilazione del territorio , dominio tedesco almeno su una parte dell ' Italia del Nord , forse guerra civile ) , ma essa era accolta ugualmente come il punto di arrivo inevitabile della politica fascista e insieme il punto di partenza per il rinnovamento ideologico e civile del nostro paese . Espressione di questo elemento politicamente più evoluto erano i partiti . Per tutto il periodo che va dal colpo di stato all ' armistizio si può parlare di partiti in senso collettivo , perché effettivamente l ' opera dei sei partiti riuniti nella concentrazione antifascista ( liberale , democrazia del lavoro , democrazia cristiana , partito d ' azione , socialista e comunista ) per la parte che ci interessa fu condotta in comune . C ' erano naturalmente differenze grandissime di metodi e di programmi e contrasti che ritardarono e intralciarono l ' azione collettiva , ma in sostanza la linea politica fu imposta dalle circostanze piuttosto che scelta in base a presupposti ideologici e si può riassumere in una formula : premere sul governo e sospingerlo in ogni modo ad agire senza rompere definitivamente con esso . In realtà il governo aveva molto bisogno di essere sospinto . Già la scelta dei ministri , merito quasi esclusivo di un cortigiano ambizioso e senza idee , il duca Aquarone , era stata infelicissima . Il criterio prevalso di formare un gabinetto di funzionari , criterio di per sé discutibile , era stato applicato nel modo più elementare ; si era preso un direttore generale per quasi ogni ministero e lo si era messo a capo dell ' amministrazione . Non solo così il governo non aveva una fisonomia politica , ma molti dei ministri non si potevano neanche dire generici antifascisti . Essi erano legati , per gli uffici occupati fin allora , a persone e a interessi del passato regime e non erano in grado di intervenire con la necessaria energia per produrre una situazione nuova . La stampa , che era passata solo in parte in mano di uomini veramente spregiudicati , avrebbe potuto tuttavia essere un efficace stimolo se non fosse stata imbrigliata da una censura severissima e dalle disposizioni per nulla mutate dell ' antico Ministero della Cultura popolare ( anche in questo privi di fantasia , gli autori del colpo di stato non avevano capito che quello della propaganda era uno dei posti più importanti da assegnare e avevano chiamato a coprirlo un funzionario senza rilievo , fino al giorno prima direttore generale del ministero fascista ) . In queste condizioni , l ' opposizione , rappresentata ormai dal comitato nazionale dei partiti antifascisti , iniziò la sua opera fra notevoli difficoltà . Tutti i provvedimenti di un certo coraggio rivolti a mostrare che la fine del fascismo non era stata una data qualsiasi nella storia degli ultimi anni , che qualche cosa era cambiato nella vita italiana , furono il frutto dei laboriosi interventi del comitato presso il governo . Occorreva l ' ordine del giorno controfirmato dai sei partiti per convincere Badoglio che il regime di terrore instaurato in varie città dai comandi militari non rispondeva alla nuova situazione ; la visita di un ex presidente del Consiglio al Ministero dell ' Interno per ottenere la sostituzione di un prefetto squadrista ; un seguito di lettere e telefonate perché si desse finalmente corso all ' ordine di liberazione di un confinato politico . Senza questa pressione ininterrotta dell ' opinione pubblica , costretta a esprimersi per bocca di pochi autorizzati , il fascismo sarebbe stato sepolto onorevolmente , macchiato solo di un lieve sospetto di concussione , e la legge sull ' arricchimento dei gerarchi e i fasci scalpellati sugli edifici pubblici sarebbero rimasti l ' unica vendetta del popolo italiano per venti anni di soprusi . Le due battaglie più importanti combattute dall ' opposizione su questo terreno dei provvedimenti rivoluzionari furono quella per l ' immediata liberazione dei detenuti politici e quella per l ' eliminazione dei fascisti pericolosi . La prima fu vinta faticosamente ed ebbe il merito di riportare nella vita pubblica uomini di grande valore che gli anni di carcere non avevano piegato e che poterono subito riprendere il loro posto alla testa dei partiti . La seconda si trascinò miseramente senza che si riuscisse mai a vincere i ritegni del governo e l ' ostilità della polizia rimasta fondamentalmente fascista . Soltanto quando , verso la fine di agosto , fu scoperto un vasto complotto appoggiato alla ambasciata tedesca , Badoglio si decise a far eseguire diversi arresti fra i fascisti più facinorosi . Ma se questi erano problemi molto urgenti ed era giusto dedicarvi le prime energie , era chiaro che la loro soluzione definitiva e quella di ogni altra questione dipendevano in realtà da un problema più ampio : quello della posizione internazionale dell ' Italia e dell ' uscita dalla guerra . Col 25 luglio il popolo italiano aveva ripudiato definitivamente il fascismo e aveva condannato la sua opera , ma era rimasto formalmente contro le Nazioni Unite e alleato della Germania nazionalsocialista . Come ora si potesse uscire da questo equivoco ed evitare la rovina totale del paese era l ' unica seria preoccupazione del momento . Purtroppo , proprio su questo terreno dove sarebbe stato più necessario , era difficilissimo intervenire . Consapevole della forza che gli dava la gravità della situazione e mascherandosi dietro il vecchio armamentario retorico degli interessi supremi del paese e della necessità di stringersi tutti intorno a un solo responsabile , Badoglio aveva praticamente inibito ogni controllo sulla sua politica estera che conduceva con criteri di stato maggiore , senza neppure farne parte agli altri membri del governo . Di fronte alle pressioni e alle insistenze dei gruppi politici , il maresciallo rispondeva assumendo un contegno enigmatico , lasciando capire che sentiva le loro esigenze e che il governo era già avanti sulla via di soddisfarle , ma che la terribile gravità del momento gli imponeva un riserbo assoluto , anzi lo costringeva a fingere spesso atteggiamenti non suoi . Le sue dichiarazioni si concludevano generalmente con vaghe promesse e con accenni altrettanto vaghi agli ostacoli che trovava la sua opera . Tutto l ' interesse della situazione politica italiana si concentrò così intorno ad un solo dilemma : il governo fa o non fa le trattative , farà o non farà la pace . Da una parte e dall ' altra di questa alternativa militavano ragioni piuttosto forti . Evidentemente Badoglio non aveva preso il potere in modo così rischioso per assumersi il compito di portare a termine una guerra già perduta . Era inoltre notoriamente antitedesco ; e tutto faceva supporre che avrebbe cercato di staccarsi dalla Germania appena gli fosse stato possibile . In questo caso , se cioè erano in corso trattative militari con gli alleati e si aspettava solo il momento buono per renderle pubbliche , un gesto intempestivo dell ' opposizione diventava un grande errore , poteva far precipitare tutto e dare ai tedeschi il pretesto di prendere in mano la situazione . D ' altra parte , se le trattative non esistevano o erano destinate a fallire , come altri indizi lasciavano supporre , lo starsene in attesa rappresentava una gravissima perdita di tempo e un tradimento di fronte al popolo italiano . Decidere in base a semplici indizi era molto rischioso : si finì col restare sulla linea già adottata di premere sul governo evitando una rottura , e fu solo accentuata la pressione . Questa linea ebbe del resto la sua sanzione pubblica quando , dopo lunghe trattative , gli esponenti dei partiti accettarono le cariche sindacali offerte loro dal ministro delle Corporazioni , Piccardi , a condizione che fosse pubblicato un comunicato in cui dichiaravano di assumere la carica nell ' interesse della categoria , ma di scindere le loro responsabilità sindacali dalla responsabilità politica . Una volta concluso tale patto , mentre i tempi della guerra si affrettavano e incombeva la minaccia di un colpo di mano tedesco con successiva restaurazione fascista , sarebbe stato facile al governo guadagnarsi , se non la collaborazione completa , la fiducia dei gruppi d ' opposizione . Non era necessario per questo tradire nessun segreto militare : bastava mostrarsi più aperti verso le esigenze dell ' opinione pubblica e desistere da una politica interna fatta di compromessi e di paure . Fedele al suo piccolo machiavellismo di generale travestito da uomo politico , Badoglio intensificò invece le contromanovre , moltiplicò gli equivoci e riuscì a produrre un disorientamento totale del paese . Ai primi di settembre , mentre il suo rappresentante era tornato in Sicilia con pieni poteri per firmare l ' armistizio , il maresciallo prometteva in segreto ai capi dell ' opposizione la formazione di un governo politico per la guerra antitedesca , ma intanto faceva spargere voci d ' imminenti soluzioni di compromesso e assicurava i rappresentanti di Hitler della sua indefettibile lealtà . Questa superiore strategia ebbe l ' esito che si meritava : la sera dell'8 settembre la dichiarazione d ' armistizio trovò impreparati tutti quelli che avrebbero dovuto avere una funzione positiva e preparatissimi gli avversari . Poche ore dopo l ' annuncio ufficiale , le colonne tedesche marciavano su Roma e il re e Badoglio fuggivano precipitosamente abbandonando il paese all ' anarchia e allo sfacelo . Le giornate che seguirono l'8 settembre furono le più gravi che l ' Italia abbia attraversato da quando esiste come paese unito . Caduto Mussolini , Badoglio non aveva voluto andare oltre e rompere l ' alleanza nazista per timore di sviluppi che non avrebbe saputo dominare . I suoi seguaci rappresentavano allora le terribili conseguenze di un gesto cosìtemerario : Torino e Milano distrutte , l ' Italia del Nord invasa , un ritorno di elementi fascisti con programma vendicativo . Per evitare questi mali il governo aveva obbligato gli italiani a reprimere il loro primo slancio rivoluzionario e trasformato quella che sarebbe stata una sincera esplosione di popolo in una ambigua manovra diplomatica . I capi militari avevano avuto quaranta giorni di tempo per predisporre la resistenza e ancora cinque giorni dopo la conclusione dell ' armistizio per dare gli ultimi ritocchi alla loro sapiente opera . È questo era il risultato di tante precauzioni : Torino e Milano veramente distrutte , non dai bombardamenti tedeschi ma da quelli alleati , l ' Italia occupata dai tedeschi non fino alla valle del Po ma fino al Mezzogiorno , Mussolini liberato , i fascisti al potere . In una guerra che aveva visto la tragedia della Polonia , il crollo della Francia e della Jugoslavia , nessuno spettacolo fu più tragico del disfacimento della compagine italiana . Delle forze armate , la sola marina eseguì ordini precisi e raggiunse in gran parte i porti alleati ; l ' aviazione praticamente non esisteva più ; l ' esercito entrò nel caos . In tre giorni la resistenza organizzata fu soffocata quasi dovunque . Roma , intorno a cui Badoglio aveva concentrato cinque divisioni , si arrese a due divisioni tedesche ; abbandonata all ' arbitrio dei comandanti militari , senza un responsabile politico , senza una voce che la sostenesse , la città visse tre giorni di angoscia e di entusiasmo , ma la volontà di resistere della popolazione non servì contro gli intrighi dei generali . Nelle altre città manifestazioni d ' inettitudine , viltà , aperti tradimenti dei capi sabotarono la resistenza . L ' armata dei Balcani , forte di quasi trenta divisioni , si sfasciò come un frutto marcio : immense colonne di fuggiaschi raggiunsero la costa sotto la protezione dei patrioti jugoslavi i quali si limitarono a toglier loro armi e vestiario . Tutte le strade d ' Italia si coprirono di sbandati che portarono da un capo all ' altro della penisola l ' immagine vivente dell ' umiliazione e della sconfitta . Le responsabilità dirette di questi avvenimenti , le ragioni dei singoli episodi saranno discusse ancora per molto tempo . Certo il re e i capi militari ne portano il peso maggiore : la loro viltà e la loro inettitudine sono costati all ' Italia quasi quanto i delitti dei fascisti . Certo un intervento più generoso , soprattutto più fiducioso , degli alleati avrebbe modificato notevolmente la situazione : Roma , per esempio , si poteva tenere ed evitare così il senso della catastrofe totale . Ma le responsabilità storiche che confluiscono in questa crisi di pochi giorni superano il gruppetto di uomini che si trovavano momentaneamente in primo piano ; e la lezione diretta che noi possiamo trarne , oltre a un generico sdegno , è la certezza del fallimento della classe dirigente italiana : questo fatto , mascherato per anni dietro ogni sorta di equilibrismi , oggi scoperto e evidente come una piaga incurabile . I soldati che nel settembre scorso traversavano l ' Italia affamati e seminudi , volevano soprattutto tornare a casa , non sentire più parlare di guerra e di fatiche . Erano un popolo vinto ; ma portavano dentro di sé il germe di un ' oscura ripresa : il senso delle offese inflitte e subite , il disgusto per l ' ingiustizia in cui erano vissuti . Ma coloro che per anni li avevano comandati e diretti , i profittatori e i complici del fascismo , gli ufficiali abituati a servire e a farsi servire ma incapaci di assumere una responsabilità , non erano solo dei vinti , erano un popolo di morti . La caduta dell ' impalcatura statale scoprì le miserie che ci affliggevano , scoprì che il fascismo non era stato una parentesi , ma una grave malattia e aveva intaccato quasi dappertutto le fibre della nazione . Poteva scomparire in modo pacifico e i suoi postumi potevano essere curati : le giornate di settembre esclusero questa possibilità e gettarono il paese nelle estreme convulsioni . Tornò il terrore sulle città italiane , appoggiato all ' agonizzante potenza hitleriana , e il fantomatico Duce di Verona cancellò il Duce dell ' autoambulanza , restituì alla reazione la sua maschera tragica . Ormai l ' Italia uscirà da questi crisi attraverso una prova durissima : la distruzione delle sue città , la deportazione dei suoi giovani , le sofferenze , la fame . Questa prova può essere il principio di un risorgimento soltanto se si ha il coraggio di accettarla come impulso a una rigenerazione totale ; se ci si persuade che un popolo portato alla rovina da una finta rivoluzione può essere salvato e riscattato soltanto da una vera rivoluzione . L ' ULTIMA LETTERA Per mio fratello . Napoli , 28 novembre 1943 Carissimo , parto in questi giorni per un ' impresa di esito incerto : raggiungere gruppi di rifugiati nei dintorni di Roma , portare loro armi e istruzioni . Ti lascio questa lettera per salutarti nel caso che non dovessi tornare e per spiegarti lo stato d ' animo in cui affronto questa missione . I casi particolari che l ' hanno preceduta sono di un certo interesse biografico , ma sono troppo complicati da riferire : qualcuno degli amici che è da questa parte vi potrà raccontare come nella mia fuga da Roma sia arrivato nei territori controllati da Badoglio , come abbia passato a Brindisi dieci pessimi giorni presso il Comando Supremo e come , dopo essermi convinto che nulla era cambiato fra i militari , sia riuscito con una nuova fuga a raggiungere Napoli . Qui mi è stato facile fra gli amici politici e i reduci dalla emigrazione trovare un ambiente congeniale e ho contribuito a costituire un Centro Italiano di Propaganda che potrebbe avere una funzione utile e che mi ha riportato provvisoriamente alle mie attività normali e a un ritmo di vita pacifico . Ma in tutto questo periodo è rimasta in sospeso la necessità di partecipare più da vicino a un ordine di cose che non giustifica i comodi metodi della guerra psicologica ; e l ' attuale irrigidirsi della situazione militare , la prospettiva che la miseria in cui vive la maggior parte degli italiani debba ancora peggiorare hanno reso più urgente la decisione . Così , dopo il fallimento , per ragioni indipendenti dalla nostra volontà , di altri progetti più ambiziosi ma non irragionevoli , ho accettato di organizzare una spedizione con un gruppo di amici . È la conclusione naturale di quest ' ultima avventura , ma soprattutto il punto d ' arrivo di un ' esperienza che coinvolge tutta la nostra giovinezza . In realtà la guerra , ultima fase del fascismo trionfante , ha agito su di noi più profondamente di quanto risulti a prima vista . La guerra ha distolto materialmente gli uomini dalle loro abitudini , li ha costretti a prendere atto con le mani e con gli occhi dei pericoli che minacciano i presupposti di ogni vita individuale , li ha persuasi che non c ' è possibilità di salvezza nella neutralità e nell ' isolamento . Nei più deboli questa violenza ha agito come una rottura degli schemi esteriori in cui vivevano : sarà la « generazione perduta » , che ha visto infrante le proprie « carriere » ; nei più forti ha portato una massa di materiali grezzi , di nuovi dati su cui crescerà la nuova esperienza . Senza la guerra io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari : avrei discusso i problemi dell ' ordine politico , ma soprattutto avrei cercato nella storia dell ' uomo solo le ragioni di un profondo interesse , e l ' incontro con una ragazza o un impulso qualunque alla fantasia avrebbero contato per me più di ogni partito o dottrina . Altri amici , meglio disposti a sentire immediatamente il fatto politico , si erano dedicati da anni alla lotta contro il fascismo . Pur sentendomi sempre più vicino a loro , non so se mi sarei deciso a impegnarmi totalmente su quella strada : c ' era in me un fondo troppo forte di gusti individuali , d ' indifferenza e di spirito critico per sacrificare tutto questo a una fede collettiva . Soltanto la guerra ha risolto la situazione , travolgendo certi ostacoli , sgombrando il terreno da molti comodi ripari e mettendomi brutalmente a contatto con un mondo inconciliabile . Credo che per la maggior parte dei miei coetanei questo passaggio sia stato naturale : la corsa verso la politica è un fenomeno che ho constatato in molti dei migliori , simile a quello che avvenne in Germania quando si esaurì l ' ultima generazione romantica . Fenomeni di questo genere si riproducono ogni volta che la politica cessa di essere ordinaria amministrazione e impegna tutte le forze di una società per salvarla da una grave malattia , per rispondere a un estremo pericolo . Una società moderna si basa su una grande varietà di specificazioni , ma può sussistere soltanto se conserva la possibilità di abolirle a un certo momento per sacrificare tutto a un ' unica esigenza rivoluzionaria . È questo il senso morale , non tecnico , della mobilitazione : una gioventù che non si conserva « disponibile » , che si perde completamente nelle varie tecniche , è compromessa . A un certo momento gli intellettuali devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell ' utilità comune , ciascuno deve sapere prendere il suo posto in una organizzazione di combattimento . Questo vale soprattutto per l ' Italia . Parlo dell ' Italia non perché mi stia più a cuore della Germania o dell ' America , ma perché gli italiani sono la parte del genere umano con cui mi trovo naturalmente a contatto e su cui posso agire più facilmente . Gli italiani sono un popolo fiacco , profondamente corrotto dalla sua storia recente , sempre sul punto di cedere a una viltà o a una debolezza . Ma essi continuano a esprimere minoranze rivoluzionarie di prim ' ordine : filosofi e operai che sono all ' avanguardia d ' Europa . L ' Italia è nata dal pensiero di pochi intellettuali : il Risorgimento , unico episodio della nostra storia politica , è stato lo sforzo di altre minoranze per restituire all ' Europa un popolo di africani e di levantini . Oggi in nessuna nazione civile il distacco fra le possibilità vitali e la condizione attuale è così grande : tocca a noi di colmare questo distacco e di dichiarare lo stato d ' emergenza . Musicisti e scrittori dobbiamo rinunciare ai nostri privilegi per contribuire alla liberazione di tutti . Contrariamente a quanto afferma una frase celebre , le rivoluzioni riescono quando le preparano i poeti e i pittori , purché i poeti e i pittori sappiano quale deve essere la loro parte . Vent ' anni fa la confusione dominante poteva far prendere sul serio l ' impresa di Fiume . Oggi sono riaperte agli italiani tutte le possibilità del Risorgimento : nessun gesto è inutile purché non sia fine a se stesso . Quanto a me , ti assicuro che l ' idea di andare a fare il partigiano in questa stagione mi diverte pochissimo ; non ho mai apprezzato come ora i pregi della vita civile e ho coscienza di essere un ottimo traduttore e un buon diplomatico , ma secondo ogni probabilità un mediocre partigiano . Tuttavia è l ' unica possibilità aperta e l ' accolgo . Se non dovessi tornare non mostratevi inconsolabili . Una delle poche certezze acquistate nella mia esperienza è che non ci sono individui insostituibili e perdite irreparabili . Un uomo vivo trova sempre ragioni sufficienti di gioie negli altri uomini vivi , e tu che sei giovane e vitale hai il dovere di lasciare che i morti seppelliscano i morti . Anche per questo ho scritto a te e ho parlato di cose che forse ti sembrano ora meno evidenti ma che in definitiva contano più delle altre . Mi sarebbe stato difficile rivolgere la stessa esortazione alla mamma e agli zii , e il pensiero della loro angoscia è la più grave preoccupazione che abbia in questo momento . Non posso fermarmi su una difficile materia sentimentale , ma voglio che conoscano la mia gratitudine : il loro affetto e la loro presenza sono stati uno dei fattori positivi principali nella mia vita . Un ' altra grande ragione di felicità è stata l ' amicizia , la possibilità di vincere la solitudine istituendo sinceri rapporti fra gli uomini . Gli amici che mi sono stati più vicini , Kamenetzki , Balbo , qualcuna delle ragazze che ho amato , dividono con voi questi sereni pensieri e mi assicurano di non avere trascorso inutilmente questi anni di giovinezza . SAGGI CRITICI I . Introduzione a « Kätchen di heilbronn » di Kleist La storia della poesia vive di una continua scoperta , del ricordo mutevole e perenne dell ' opera compiuta . Nessun poeta moderno serve più di Kleist a questa valutazione dell ' arte , e il cammino che resta da compiere per portare la sua opera nel quadro della nostra esperienza è la conclusione di una lunga disputa , l ' ultimo capitolo a una storia accidentata e diversa . Comprendere Kleist significa penetrare nel folto degli equivoci , giungere alla mediazione diretta fra il suo gusto e i contemporanei . E se tale passo è indispensabile per intendere il significato di ogni poesia , qui la ricerca non sarà inutile : non darà scoperte archeologiche ma una mediazione feconda , perché Kleist , come Stendhal o Leopardi , non ha esaurito il giro delle sue ripercussioni , la sua opera è scoperta al gusto dei contemporanei , la sua leggenda non si è ancora estinta nel facile disegno di una mitologia ufficiale . La leggenda di Kleist : il tema è così evidente che ha fornito il titolo di un libro a uno dei suoi critici più recenti . E in realtà la leggenda investe tutto Kleist : procede dalla complessità della sua figura umana e dal significato della sua apparizione letteraria . La critica patetica ha raccolto in lui tutti i motivi di una vita delirante e ha scoperto in quella morte senza esempio la formula per infinite divagazioni . La critica allegorica ha trovato nell ' uomo posto dalla sorte di fronte a Goethe e apparso nel pieno fervore del romanticismo tedesco , un terreno straordinariamente fertile per ogni abuso d ' interpretazione . Tutti gli schemi coincidono con la geometria arbitraria della sua mente : l ' erotismo e la metafisica cristiana , il mito nazionale e quello umanitario . E tutte le formule sono buone per indicare l ' uomo che fu a volta a volta portatore del genio tragico tedesco ed erede della psicologia settecentesca , profeta della Germania liberata e guida ai sentieri dell ' inconscio . Così la « confusione dei sentimenti » di cui parlava Goethe a proposito dell ' autore , si è fortemente arricchita della successiva confusione critica , e il disordine si perpetua nell ' odierna controversia sul valore della sua opera . La poesia resta come un ' intatta ricchezza su questa corrente di notizie e di inganni e offre la sua fortuna mutevole alla nostra ostinata ricerca . Al centro delle varie ambizioni critiche si trova , come si è detto , la vita di Kleist . Una povera vita : di uomo trascinato dalla malattia e sempre angosciato da problemi e miti senza risposta , ma ricca di un oscuro impulso , chiusa in questa orgogliosa follia che fa della sua fine il più singolare episodio dell ' avventura romantica . Forse questo rapporto continuo tra la creazione letteraria e la esperienza di vita - documentato nelle lettere che sono una delle parti indispensabili dell ' opera di Kleist - questo scambio perenne fra il motivo personale che anima gli scritti e l ' invenzione fantastica che egli infuse nella propria esistenza , giustificano un ' attenzione altrimenti superflua ai casi della biografia . Comincia con Kleist una storia che occuperà tutto il secolo XIX , quella storia che ha come sua prima insegna le pistole da viaggio di Werther e giunge fino ai torbidi casi di Rimbaud e al mito moderno del figliuol prodigo . Nasce il ritratto dell ' artista come profugo ; e la sua prima rivelazione coincide col sorgere di una società nuova . Il romanticismo , riconosciuto più tardi nei suoi limiti espressivi , è allora tumulto e passione : cresce nel sangue degli uomini prima che nei loro libri , cambia il destino dei viaggi prima di modificare il corso degli studi . Si trasforma il paesaggio in cui gli europei sono vissuti fino a quel giorno e l ' esatta misura di Palladio cede alle oscure selve medioevali . Prima che gli Schlegel diffondano il verbo della chiesa romantica e quando il libro della Stäel è ancora limitato a un pubblico di lettori colti , la vita orgogliosa di Lord Byron annuncia all ' Europa la scoperta di un mondo nuovo . La vita di Kleist è assai più limitata , porta ancora i segni della provincia prussiana in un ' Europa civile e cosmopolita . I tentativi di interpretazione titanica suggeriti più tardi dai critici deformano notevolmente la realtà : il suo odio per Napoleone , l ' antagonismo con Goethe , la reazione non naturale a Kant , non sono esempi di un positivo orgoglio di fronte ai maggiori uomini del suo tempo , ma piuttosto la prova della sua natura di velleitario . Quello che importa nella sua storia è la capacità di accogliere i motivi biografici più diversi , di fare di una vita privata il perfetto paradigma del secolo . Kleist era nato il 18 ottobre 1777 da una famiglia di nobili della Marca Orientale . Indotto dalla tradizione domestica a entrare nell ' esercito , lascia il servizio a ventidue anni per insofferenza di una disciplina che limita la sua natura , e si dedica allo studio e alla educazione delle persone care con incostante passione . Ma quasi subito comincia l ' irrequietezza che dominerà la sua esistenza . Nel 1800 abbandona una prima volta Francoforte , i corsi universitari e la fidanzata per un misterioso viaggio a Würzburg in compagnia di un amico . Scrive da Würzburg delle lettere esaltate e da quel momento non ritrova più un ordine esteriore da imporre alla propria vita . Ottiene a Berlino un ufficio provvisorio , ma dopo pochi mesi lascia Berlino per Parigi dove spera di potersi dedicare all ' insegnamento del tedesco e della nuova filosofia . La grande città lo sgomenta : deluso dai francesi e dalla loro civiltà cade nell ' episodio rousseauiano e tenta un esperimento di vita primitiva in una piccola isola del lago di Thun . Quando nell ' autunno del 1802 torna in Germania , Kleist ha scoperto la vocazione letteraria e ha riconosciuto una meta a cui rivolgere le proprie disordinate ambizioni . La gloria , il mito settecentesco inteso in tutto il suo candore , lo attira con una forza primitiva , e il giovane quasi sconosciuto parla di aggiungere onore alla tradizione familiare e di strappare dalla fronte di Goethe il lauro del poeta germanico . Conosce a Weimar Goethe e Schiller , è accolto con amicizia da Wieland . Ma in tutto questo periodo matura in lui l ' angoscia che lo trascinerà come un malato o un demente per le città d ' Europa . L ' opera incompiuta , il Guiscardo , lo ossessiona come una febbre fisica : si esalta a ogni riconoscimento del suo stato e traversa ore di pericolosa prostrazione . Nel gennaio del 1803 lascia la casa di Wieland dopo un laconico annuncio alla sorella : « Ho trovato qui più amore che non fosse giusto e presto o tardi devo fuggire : strano destino ! » Soggiorna a Lipsia e a Dresda : propositi di suicidio e confuse aspirazioni per il futuro si mescolano stranamente nell ' esperienza di quei mesi . Nell ' ottobre dello stesso anno , dopo un ultimo colloquio con i suoi , riparte senza una ragione precisa , traversa la Francia in preda a un freddo delirio , e arrivato a Parigi compie il primo gesto tragico della sua vita : brucia tutti i suoi scritti e si congeda dalle persone che amava con una lettera alla sorella in cui annuncia il suo prossimo trapasso : « Mi rallegra la vista della tomba infinitamente bella » . Aveva deciso di arruolarsi nell ' esercito francese raccolto sulla Manica per lo sbarco in Inghilterra e di morire « la bella morte delle battaglie » . Un amico lo trovò qualche giorno dopo mentre errava lungo la costa della Normandia , sospettato di spionaggio e in pericolo di vita , e lo fece rimpatriare . Dal suo ritorno in Germania ( novembre 1803 ) al giugno 1804 non si sa più nulla di Kleist : una malattia che lo colse a Magonza sembra consumare in un ' unica febbre tutte le energie sprecate e gli astratti furori della sua giovinezza . La seconda parte della sua vita porta la stessa impronta di disordinata avventura . Königsberg , Dresda , Praga , Berlino , sono le tappe di un viaggio che non conosce tregua e che non consola il poeta della sua sfortuna e l ' uomo della sua povertà . La sua vicenda è nella corsa precipite dei cavalli , nel distacco doloroso dalle insegne a cui in ogni nuova sosta sembra chiedere rifugio . Traversa come un sonnambulo i campi di battaglia , è arrestato e messo in fortezza , e appena libero torna a cospirare e ad agitarsi . Sempre sprovvisto di denaro vive degli aiuti della sorella e per un certo tempo di una pensione della regina Luisa ; si illude di poter tornare agli uffici pubblici e ricade come in un vizio antico nel mestiere letterario . Riferimenti esterni di qualche importanza per questo periodo sono i giornali che successivamente egli diresse : il « Phoebus » , fondato a Dresda con Adam Müller , che fu per tutto il 1808 uno dei più notevoli fogli del movimento romantico ; la « Germania » appena progettata a Praga nel l ' estate del 1809 come una bandiera di raccolta del nazionalismo tedesco e morta subito dopo la vittoria napoleonica di Wagram ; infine i « Berliner Abendblätter » , quotidiano di opposizione alla politica liberale di Hardenberg , in cui ritorna l ' influsso di Adam Müller e l ' interesse molteplice e insoddisfatto dello scrittore Kleist . Tutte queste imprese , iniziate con grande spreco di programmi , caddero presto quasi travolte dalla instabilità naturale dell ' uomo . E le opere letterarie non ebbero maggior fortuna : editori e direttori di teatro furono costantemente in conflitto col poeta di difficile umore , e dei suoi drammi due soli furono rappresentati in vita e senza successo . Così disgusto e passione si alternarono nel governare gli ultimi anni della vita di Kleist . Nell ' agosto del 1811 scrive ancora : « Appena sarò libero da quest ' impegno , mi proverò di nuovo a scrivere opere di fantasia . A volte durante una lettura o a teatro sento come un soffio della mia prima giovinezza . La vita che posa deserta di fronte a me mi appare d ' improvviso in una luce splendida e sento agitarsi nel mio animo forze che credevo estinte » . Ma poco dopo l ' ultima ondata di disgusto avrà un effetto più duraturo . A Berlino , attraverso amici comuni , aveva conosciuto Henriette Vogel , moglie di un funzionario prussiano e vagamente appassionata di letteratura e di musica . Questa donna non giovane e non bella doveva essere la prima a subire fino in fondo la suggestione di Kleist e doveva dividere con lui il passo più difficile della sua esistenza . Le lettere scambiate fra i due nel periodo della loro breve amicizia testimoniano di una rara esaltazione , contengono frasi che ricordano il linguaggio più acceso di Käthchen , e spumeggiano di tutta l ' enfasi che era nella natura di Kleist . Ma l ' ultimo atto di cui essi furono protagonisti è un modello di consapevolezza e di virtù , la più notevole eccezione all ' inettitudine tecnica di Kleist , il primo capolavoro nella storia segreta dei suicidi . Tutta la barbarie fisica che aveva accompagnato la vita dell ' uomo , il rigurgito di sangue che acceca i suoi personaggi , si placano nella tranquilla visione della morte ; e la tragedia romantica spinta così ai suoi ultimi limiti supera se stessa e ricade in un leggero velo di nebbia e di lacrime . Per il modo in cui fu compiuto quel suicidio non appartiene alla moda transitoria di Werther ma risale agli esempi di una più antica civiltà e si adorna di tutto l ' orgoglio della tradizione stoica . Il 20 novembre 1811 i due amanti partono in carrozza sulla via di Potsdam diretti a una piccola osteria sulle rive del Wannsee . Là si dispongono a una breve villeggiatura e preparano la scena della loro fine con una cura che tradisce la vocazione teatrale di Kleist . Scrivono agli amici le ultime lettere , lettere che resterebbero in ogni caso come un prezioso documento psicologico , tanto l ' ironia e la tenerezza crescono di significato in quello stretto contatto con la morte . Poi , scelto un luogo adatto nel cavo di un vecchio albero , allontanano per un istante la cameriera e si uccidono con la stessa arma : Kleist con un colpo alla bocca , Henriette al cuore , per non turbare in un atto così solenne i lineamenti del viso . Nel corso di questa vita , agitata da un demone così violento , poche cose ebbero un ' importanza non puramente biografica , utile cioè anche per noi . Gli amici erano personalità di secondo piano : meno Adam Müller che ebbe un influsso durevole sulla sua attività intellettuale , tutti gli altri furono piuttosto episodi della vita di Kleist che figure dotate di una esistenza propria . Le sue relazioni letterarie con i contemporanei sono assai curiose : dai rapporti con Wieland , Goethe , Arnim , Fouqué , Tieck , risulta che essi erano colpiti soprattutto dagli aspetti bizzarri della personalità di Kleist , dalle sue tare fisiche e insieme dal singolare fascino che contrastava con la mediocrità apparente dell ' uomo . Quando Goethe , molti anni dopo la morte di Kleist , volle raccogliere il suo giudizio sull ' uomo , disse : « Egli mosse sempre in me , con le più pure intenzioni d ' affetto , sgomento e orrore , come un corpo ben dotato dalla natura che soffra di una malattia incurabile » . Queste parole spesso interpretate come un segno di inimicizia sono la prova migliore dell ' equanimità penetrante di Goethe . Di fronte al male che assillava Kleist egli non poteva esprimere meglio il proprio distacco , e se più tardi una cattiva letteratura ha preso origine da questo giudizio , la colpa è di chi non ha saputo distinguere fra patologia normale e critica della persona . La lettera che Goethe scrisse a Kleist dopo la lettura della Pentesilea tocca come un ferro di chirurgo i punti morti della fantasia kleistiana , e nessuna interpretazione allegorica può aggiungere qualcosa alla chiarezza dei rapporti letterari che essa pone fra i due uomini . Nietzsche indicò più tardi con parole precise il vero dissidio che li separava quando disse che Goethe aborriva in Kleist « i lati incurabili della natura » , quella zona segreta da cui nasce la tragedia e da cui Goethe volle sempre tenersi lontano come gli animali dal buio . Goethe , per cui il solo pensiero di scrivere una tragedia era stato un tempo un ' angoscia e un pericolo , non poteva accettare la natura tragica di Kleist ; e pieno di sgomento di fronte a quella favolosa creatura , Pentesilea , non poteva riconoscere l ' uomo il quale confessava di aver posto nella storia inumana dell ' amazzone « tutto il dolore e tutto lo splendore della propria anima » . Sul significato di Kleist come uomo politico le opinioni sono discordi . La politica dei romantici è sempre stata una categoria molto imprecisa , e Kleist , così vicino a Adam Müller , ne divise tutte le incertezze e i pericoli . Ma egli era cresciuto in un ' epoca in cui certi valori di civiltà e di vita politica europea erano stati troppo chiaramente enunciati perché si potessero subito scordare , e il nazionalismo a cui si convertì negli ultimi anni non è affatto comparabile ad altre manifestazioni più recenti dello spirito tedesco . Le espressioni del suo odio verso la Francia furono sì acerbe e terribili , come tutto quello che veniva da Kleist , ma la Germania del 1810 , ora confusa in un mito comune di sangue e di suolo , non era la Germania del 1870 , né quella del 1933 , e l ' esaltazione patriottica che ebbe tanta parte negli ultimi anni di Kleist non intaccò mai la sua coscienza di uomo . Così anche i suoi scritti più feroci , come il Catechismo di un tedesco , conservano le tracce di una sana educazione illuministica e sono penetrati da un linguaggio di libertà e di giustizia a cui l ' empito retorico non toglie ogni accento generoso . Infine l ' ultimo elemento che non si può trascurare perché in certo modo circoscrive tutta la personalità di Kleist è quello erotico . È stato detto che la sua vita è il problema erotico personificato , e certo una gran parte dell ' interesse rivolto a Kleist da alcuni strati della cultura moderna si deve a questa singolare posizione sessuale . Fino dai primi anni le donne occupano interamente la sua esistenza : Ulrike , la sorella , è l ' unica ad accompagnarlo anche nelle più infelici avventure , e la fidanzata di Francoforte , Wilhelmine von Zenge , è strettamente legata al suo sviluppo intellettuale . Poi figure concrete : le sorelle von Schlieben , Luoise Wieland , Maria von Kleist , Henriette Vogel , e altre persone appena intraviste , come la leggendaria contadina del lago di Thun , determinano crisi e rinascite nella vita di Kleist , sono protagoniste della sua avventura terrena e insieme episodi della sua storia fantastica . Ogni tentativo di far coincidere questi due mondi è destinato a fallire : resta il fatto , soltanto importante per noi , che a eccezione di Kohlhaas tutti i drammi e tutti i racconti di Kleist hanno come sfondo un tema erotico . Una così forte concentrazione di sentimenti basta a far presumere una natura anormale , e in realtà i rapporti che Kleist ebbe con tutte queste donne furono tempestosi e ambigui . La chiave biografica della sua situazione sessuale è nel viaggio a Würzburg del 1800 : di là egli scrisse a Wilhelmine von Zenge alcune strane lettere in cui accennò più volte al gran mutamento intervenuto nella sua vita , all ' atto che lo aveva reso degno di lei , e al loro avvenire di felicità matrimoniale . Dopo le prime indulgenti interpretazioni ottocentesche , secondo cui il poeta avrebbe avuto nel suo viaggio la rivelazione della natura , i biografi sono ora quasi tutti d ' accordo nel ritenere che Kleist abbia subito a Würzburg una cura intesa a guarirlo di una debolezza di origine nervosa sopravvenuta per eccessi giovanili . Un simile dato di fatto riempì naturalmente di giubilo la cultura positivista della fine del secolo scorso , e da allora tutta la critica di orientamenti psicanalitici ha fatto di Kleist il suo eroe , confondendo valori letterari e curiosità biografiche e tentando di stabilire impossibili determinismi . Ora , dissipato forse l ' errore freudiano , non sfuggirà il valore letterario di questo episodio . Alcmena , la marchesa di O . , Toni del Fidanzamento a San Domingo , sono i personaggi di un mondo di cui Käthchen di Heilbronn e Pentesilea rappresentano i due poli estremi e che è stato rivelato da Kleist con una intensità senza pari . La dilatazione dell ' erotismo fino ai suoi limiti morbosi , il furore del sangue e del sesso danno l ' accento più deciso all ' opera di Kleist e la mettono così violentemente in contrasto con l ' ambiente in cui nacque . Il mondo morale dell ' uomo del Settecento dominato da alcuni universali , la virtù o la grazia , si dissolve e scopre enormi piaghe e passioni insoddisfatte . Su questa via si eserciteranno poi innumerevoli altri nei cento anni che vanno da Kleist a Baudelaire e da Baudelaire a Joyce . Parlare di decadentismo qui è forse superfluo : certo Kleist è legato a un determinato momento della nostra sensibilità ; e queste conclusioni a cui si giunge attraverso un esame sommario della sua vita trovano la loro conferma più chiara nell ' analisi del suo sviluppo interiore . All ' origine della personalità culturale di Kleist non sta un letterato ma un moralista . Tutti i documenti che si posseggono della sua giovinezza provano che i suoi interessi erano prevalentemente morali , quasi mai orientati in senso tecnico . Occupò molti anni nello studio delle scienze , uno studio concepito in modo illuministico e sempre rivolto al perfezionamento della personalità umana ; si dedicò alla matematica e alla filosofia con l ' eclettismo proprio del suo tempo . Direi che il livello medio dell ' educazione illuministica è rappresentato benissimo dal giovane Kleist , con la mania pedagogica e il gusto delle affermazioni morali , il vago empito religioso che accompagnava ogni sua certezza . Le lettere giovanili alla sorella e alla fidanzata sono un terribile esempio di questa serietà di autodidatta ; si sentiva successivamente attirato dai vari rami della , scienza settecentesca e voleva versarla con ordine nel grembo delle due donne . Organizzava corsi e dava lezioni ; una volta , scrisse che non concepiva come si potesse vivere senza costituirsi un piano di esistenza . E già il senso della malattia affiora in quest ' ordine trascendentale , lo rende così distante dall ' ordine umano di Goethe . Più tardi anche il suo maggior incontro nel campo della cultura tedesca , quello con la filosofia kantiana , fu dominato dallo stesso squilibrio . Credette di trovare nell ' affermazione kantiana dell ' inconoscibilità del noumeno la condanna di tutti i suoi sforzi di adolescente e fu preso da una disperazione quasi fisica . Lasciò allora i progetti e le ambizioni che lo avevano occupato fino a quel giorno , prese a viaggiare e a scrivere con lo stesso dissoluto entusiasmo . Ora si discute dai critici se Kleist abbia capito Kant e addirittura se lo abbia letto nel testo . Ma l ' incontro col pensiero kantiano è certo un momento decisivo nella storia del poeta Kleist . Esso segna lo sfasciarsi della costruzione razionalistica , la prima crepa in un sistema di pensiero che aveva difeso come una corazza il giovane scrittore . Le affermazioni di libertà dell ' individuo e di trionfo delle passioni succedono agli atti di fede nella scienza e nella virtù , l ' enfasi del sentimento sostituisce l ' enfasi della ragione . La tesi kantiana , ingenuamente tradotta in termini personali , non sparirà più dall ' opera di Kleist e il conflitto fra verità e apparenza ritornerà come un tema ossessivo nelle vicende dei drammi e dei racconti . Ma un processo descritto in termini così rigorosamente intellettuali rischierebbe di ingannare sulla natura dell ' evoluzione di Kleist . Il viaggio a Würzburg del 1800 aveva destato in lui un vago bisogno di azione , e alla certezza distrutta nel dominio dell ' intelletto egli doveva sostituire un nuovo credo . Le dottrine filosofiche e pedagogiche che avevano rivelato la categoria del sentimento furono il migliore impulso a uscire da questa crisi , e nelle Confessioni di Jean - Jacques egli trovò quello che non potevano dargli la critica kantiana e l ' alto esempio di Goethe : una spiegazione della propria natura . Così i motivi della sua fede giovanile cadono fra i residui scolastici e il nome che da allora ricorre più spesso nelle lettere di Kleist è quello di Rousseau . In un simile passaggio da una circoscritta educazione illuministica , attraverso la nuova filosofia , alla scoperta di un mondo che si pone come il mondo della libertà e dell ' individuo creatore , è facile riconoscere uno splendido paradigma del secolo , oltre che la migliore guida per seguire l ' evoluzione del poeta . La vittoria del motivo sentimentale coincide in Kleist con la conquista dell ' espressione letteraria : il mondo che egli ritrova nell ' intimo della propria natura è quello che Rousseau ha scoperto e che i romantici difendono nel loro fervore rivoluzionario . Debole e irruento Kleist doveva esprimere meglio di ogni altro questo capovolgimento di valori : la lettera a Rühle von Lilienstern dell ' agosto 1806 è la più netta smentita ai precetti contenuti nella dissertazione di sette anni prima al maestro Martini . Il lavoro intellettuale esaltato allora come unica strada alla felicità è ora respinto come un peso inutile : « O l ' intelletto ! Lo sciagurato intelletto ! Non studiare troppo , mio caro . La tua traduzione di Racine ha brani eccellenti . Segui il tuo sentimento . Quello che ti pare buono , daccelo , e alla buon ' ora . È come e un colpo di dadi , ma non esiste altro » . Un passo ulteriore su questa via sarà compiuto qualche anno dopo con il saggio Sul teatro delle marionette , il più importante scritto teorico di Kleist . Due interlocutori immaginari nel giardino pubblico di una città tedesca espongono la tesi della superiorità del burattino sull ' attore : libero il primo dalla legge di gravità , gratuito e perfetto in ogni suo gesto ; ancora avviluppato il secondo nel giro delle proprie intenzioni . Con quest ' ultimo saggio Kleist pone i fondamenti di un ' estetica irrazionalista che potrà essere compresa solo in tempi molto vicino a noi : perché l ' esaltazione della marionetta come mezzo espressivo implica il rifiuto di ogni verosimiglianza esteriore e la scoperta del surreale . È notevole che una storia così elaborata non contenga quasi elementi letterari . I nomi che contano sono Kant e Rousseau , nomi di filosofi e di moralisti ; e gli scritti teorici a cui si è accennato valgono appena come rare intuizioni o si limitano a fornire notizie sulla genesi del suo linguaggio drammatico . Ogni altro tentativo di istituire rapporti di scuola o di tendenza è destinato a fallire di fronte a una personalità così violentemente autoctona . Le sue letture giovanili furono probabilmente scolastiche : i classici latini e greci , i maestri di retorica e gli scrittori francesi del gran secolo . Più tardi conobbe i contemporanei e , certo molto bene , le opere di Wieland e di Goethe e il teatro di Schiller . Per rintracciare un influsso preciso sull ' opera di Kleist al di fuori di questo cerchio limitato di interessi bisognerà arrivare a un curioso teorico dei sogni , E . G . von Schubert , o risalire all ' esempio di Shakespeare , dove ogni riferimento ai testi diventa problematico e una vaga parentela spirituale conta ancora più di qualsiasi derivazione provata . Da Goethe , così raffinatamente letterato pur nei suoi vari interessi , lo distacca questa mancanza di interessi formali . La storia delle opere di Goethe è una storia di esperienze letterarie e i suoi diari e le sue conversazioni provano una continua attenzione alle cose dell ' arte . In Kleist non ci fu mai una precisa natura di letterato : soprattutto non si può parlare per la sua opera di progresso stilistico . Quando nel 1800 egli dichiara di aver dinanzi a sé una carriera letteraria , questa affermazione non suona diversa da altre precedenti , cadute nel rapido corso delle ambizioni kleistiane . Ma aveva scoperto quel giorno la propria vocazione maggiore e la sua prima opera ha già tutti i segni di una necessità rigorosa , è l ' immagine giovanile di un ' opera classica . Da allora tutti i drammi e i racconti di Kleist vivranno di questa fortissima impronta senza che una sensibile evoluzione formale accompagni il loro crescere , modifichi oltre alla tecnica e i dati esteriori le più profonde qualità del linguaggio . Necessità non vuol dire facilità ; e la lunga fatica sul Guiscardo , le ricorrenti crisi di disperazione basterebbero a provare la serietà del suo impegno di poeta . Quello che si sa del suo modo di comporre conferma la nostra ipotesi . Arnim e Brentano derisero la sua diligenza di letterato , l ' interminabile lavoro di correzione a cui si dedicava sui testi ; e tutti gli altri critici più acuti hanno sottolineato l ' elemento di pedanteria senza di cui non è spiegabile la personalità di Kleist . Probabilmente egli trasportò nelle cose dell ' arte un ' abitudine giovanile : quel complesso scolastico , quel bisogno di perfezione e di ordine che avevano accompagnato i suoi fallimenti di uomo e che dovevano trovare la loro giustificazione proprio nell ' opera letteraria . Tali notizie contrastano con l ' immagine fantastica che è rimasta del poeta . Ma la tendenza all ' interpretazione puramente dionisiaca di Kleist , oltre che piuttosto volgare nei suoi motivi , è inesatta letterariamente . Lo spirito dionisiaco penetra certo Pentesilea ( che infatti è giudicata l ' opera capitale da quegli interpreti ) , ma non spiega la costruzione rigida dei racconti , non giustifica gli ultimi documenti della sua vita : quelle lettere che annunciano il suicidio e cominciano come Kohlhaas o la Marchesa di O . , col freddo gelo di un enunciato : « Giacciamo uccisi sulla via di Potsdam ... » . In realtà nessuna interpretazione univoca basta a esaurire la vitalità di un poeta ; e dove altri hanno seguito il flusso di follia che penetra in apparenza tutto il suo mondo , a noi converrà tracciarne i limiti , salvare ciò che d ' ingenuo e pittoresco continua al crescere fra quelle rive tempestose . Solo in questa involontaria dialettica si potrà riconoscere una nuova immagine dello scrittore e dare alla sua figura storica una più profonda ragione . Come il fenomeno culturale Kleist è il rompere di energie sentimentali da un involucro razionalista e settecentesco , così il fenomeno letterario è il brivido che a un tratto percorre l ' unità ragionata della sua opera . E lo sgomento che da Goethe ai contemporanei coglie i lettori di Kleist nasce dal pensiero che il suo volto nasconde la perenne ambiguità della maschera tragica , che il giovane malaticcio e balbuziente porta dentro di sé l ' urlo feroce di Pentesilea e la desolata follia di Käthchen . Quando nel 1821 Tieck raccolse e pubblicò le opere di Kleist , si fermò nella sua prefazione sul Principe di Homburg , che vedeva allora la luce per la prima volta e che definì un dono incomparabile per il teatro tedesco , e subito dopo sulla Famiglia Schroffenstein e su Käthchen di Heilbronn . Da allora il furore critico che Kleist ha sempre attirato su di sé si è ripercosso nella diversa valutazione delle opere . In particolare delle due grandi correnti ideologiche che si dividono la critica kleistiana , quella psicanalitica e letteraria ha preferito Anfitrione e Pentesilea , mentre quella eroica e celebrativa , ancora molto forte in Germania , ha messo l ' accento soprattutto sulla Battaglia d ' Arminio . Ora dopo oltre un secolo di diverse contese è forse giusto tornare sul giudizio di Tieck e , lasciando da parte il Principe di Homburg che è l ' opera meno discussa , mettere di nuovo a fuoco gli altri due drammi . Appunto perché sottratte all ' ideologia , la Famiglia Schroffenstein e Käthchen di Heilbronn sono per noi le opere che restituiscono più chiara l ' immagine di Kleist . Meno immediate di Pentesilea , più deboli del Principe di Homburg , esse rispondono meglio di quei drammi al nostro vivo bisogno di poesia . E in questo caso l ' accordo col giudizio di Tieck non sarebbe casuale perché indicherebbe un avvicinamento alla misura originaria del poeta attraverso le soprastrutture e gli inganni di una lunga epoca critica . La Famiglia Schroffenstein , edita nella forma attuale nel 1803 ma in quel tempo già più volte rielaborata , ha caratteri evidenti di immaturità su cui tutti i giudizi sono concordi . Tuttavia è con Käthchen l ' opera che illumina meglio il momento shakespeariano nel dramma di Kleist e resta , nella grande confusione di stile e di motivi , un ' opera straordinariamente vitale . I grandi conflitti di virtù astratte e di sentimenti che si ripeteranno poi fino a Kohlhaas sono presentati con molta chiarezza nei primi atti di quel dramma . Ma quando l ' impostazione retorica e ogni tanto la tecnica del verso farebbero pensare a Schiller , un ' ondata di entusiasmo kleistiano travolge i limiti apparenti , crea una atmosfera di desolato stupore nuova nel teatro tedesco . Il desiderio e l ' angoscia , gli stadi elementari della passione , risolvono le virtù astratte dei personaggi : le figure si cancellano ai nostri occhi e l ' azione si perde in un vago clamore verbale . Qualche edizione tedesca conserva ancora il quadro degli « Hauptcharaktere » nella Famiglia Schroffenstein . Un simile lavoro , perfettamente ozioso , mostra come non si sia capito nulla del significato dell ' opera e in genere dell ' ispirazione romantica . Le categorie psicologiche inventate per il teatro francese si applicano ancora benissimo a Schiller , ma diventano uno stupido strumento scolastico per chi voglia misurarvi i personaggi di Kleist . Descrivere i caratteri della Famiglia Schroffenstein è press ' a poco come fissare in una formula psicologica i protagonisti dei Fratelli Karamazoff . Con Kleist , almeno con il Kleist più ardito di Kätchchen e della Famiglia Schroffenstein , comincia quella dissoluzione del personaggio che porterà ai più sconcertanti esempi moderni : ora marionette , ora esseri profondamente razionali , gli uomini e le donne di quei drammi sfuggono a qualsiasi modulo esteriore , vendicano nella loro assoluta libertà il lungo asservimento a una poetica classica . La vicenda si snoda e si perfeziona , tocca episodi di un tragico temerario e si perde in battute gratuite e superflue : l ' interesse lascia sempre più la rappresentazione dei fatti per guidarci a una segreta e fortissima « orchestra » . E qui soccorre un ultimo esempio che probabilmente non è stato mai fatto e che è forse il più significativo per Kleist : quello dell ' opera lirica . Pare che Kleist mostrasse da giovane un notevole talento musicale , ma questa può essere una coincidenza senza valore : quello che è certo è che il suo genio drammatico ha i suoi veri eredi soltanto nei grandi operisti dell ' Ottocento . Il senso del tragico , presto scaduto nelle formule del teatro borghese , doveva trovare soluzioni inattese nello scenario confuso dell ' opera in musica . Hebbel e Ibsen sono lontanissimi da Kleist e come in genere tutta la letteratura ottocentesca trasportano in un linguaggio moderno problemi e miti ereditati da Schiller . Ma per capire Kleist è molto più utile seguire la linea che da Weber e Berlioz porta a Wagner e considerare in ultima analisi il nome sorprendente di Verdi . Chi trovasse arbitrario l ' ultimo riferimento pensi alla concitazione di certe scene di massa , al continuo alternarsi di episodi patetici e di effetti brutali , infine a quell ' assurda conclusione del quinto atto dove in un ' apoteosi di vestiti scambiati , di personaggi inutili e di omicidî non commoventi tutti i nodi del dramma , si sciolgono come per caso . Un senso , così eroico dell ' assurdo è rintracciabile solo nell ' opera lirica italiana , e Rigoletto e Un ballo in maschera sono il più bell ' epilogo di un dramma avviato per queste strade . Accanto a questo aspetto ideologico , la Famiglia Schroffenstein interessa per un altro motivo : filologico . Nasce in quel dramma il linguaggio di Kleist , quel verso fatto di spezzature e di ripetizioni , che dà al dialogo un carattere fortemente antiaccademico e interrompe ogni voluta retorica in un improvviso singhiozzo . Il sonnambulismo dei personaggi si esprime naturalmente in questa forma concitata e contrasta nel modo più netto con la lucida visione del mondo degli eroi schilleriani . Per la prima volta si parla sul teatro tedesco un linguaggio che non ha nulla a che fare con la tradizione letteraria , né col basso realismo della commedia volgare . Sarà appunto questo linguaggio , portato a un alto grado di perfezione , che tornerà in Käthchen con tutti i segni della maturità di Kleist . Quale sia il vero messaggio di Käthchen , religioso e umano , è stato discusso fra gli interpreti che hanno voluto riconoscervi una complicata allegoria kleistiana . Per noi il messaggio poetico è molto chiaro ed è contenuto nel rapporto , altrove enunciato dallo stesso autore , fra l ' azione come giuoco istintivo di sentimenti e il linguaggio come giuoco istintivo di parole . Nel suo saggio Sulla elaborazione progressiva delle idee Kleist dà alcuni splendidi esempi di quello che egli intendesse per fantasia letteraria : capacità di segnare su un libro aperto i moti della immaginazione , sviluppo autonomo del linguaggio da una facoltà non controllata . A questo irrazionalismo estetico corrispondeva nell ' ultimo periodo della vita di Kleist un profondo irrazionalismo etico . Così la verità e il bene si manifestano solo attraverso gli aspetti notturni della nostra natura , nei momenti in cui cade ogni schermo e sorgono immagini che l ' intelletto non spiega . Di qui l ' importanza del sogno in Käthchen , il contrasto fra quello che si manifesta alla luce del giorno e le assorte figure della notte , il rompersi dei piani degli uomini sotto l ' impero di una più forte volontà . Käthchen è il dramma dell ' imprevedibile ; nel colmo delle scene risolutive i personaggi si mettono a discutere degli argomenti più impensati e suscitano un ' improvvisa tensione come acrobati che si affannino nel vuoto ( vedi il bellissimo episodio dei servi che litigano per appoggiare la scala nel terzo atto ) . Scene assolutamente gratuite come il dialogo fra il Burgravio di Friburgo e Giacomo Pech , pure nel terzo atto , hanno per molto tempo provocato lo sdegno dei critici . Eppure il genio del teatro romantico tedesco è proprio in questa libertà di parola , nel nobile sdegno di ogni compiutezza esteriore . Dal Gatto con gli stivali di Tieck , a Scherzo , satira , ironia di Grabbe , al Woyzeck di Büchner , corre una tradizione in cui l ' amore della « licenza » è diventato motivo di una nuova e libera maniera poetica . Kleist fu l ' assertore teorico di questo mondo quando nella conclusione del saggio Sul teatro delle marionette accennò a coloro che per aver mangiato di nuovo all ' albero della saggezza sarebbero tornati nella primitiva innocenza . Solo alla luce di questo paradosso , romantico si può comprendere il valore positivo di molte ingenuità che turbano Käthchen e risolvere le contraddizioni di un tale « sorprendente miscuglio di cose sensate e insensate » , ( Goethe ) . Così le figure del dramma non sono uomini e donne legati a una vicenda corporea , ma attori di una storia fantastica . Cunegonda è essenzialmente « personaggio » , quasi marionetta che i fili dell ' immaginazione sottraggono a ogni peso terreno . La sua parte è strettamente verbale , i suoi gesti non corrispondono a una premessa psicologica , ma avvengono , secondo le parole di Kleist , nel dominio astratto della legge del pendolo . Perfino l ' assurdo particolare della sua composizione fisica è una garanzia di naturalezza in quanto toglie ogni pretesa di veridicità alla favola di cui essa è protagonista . E del resto ogni inverosimiglianza non è salvata dal riso che corre per tutto il dramma , da quel raro e difficile impiego dell ' umorismo nell ' opera tragica ? A questa estrema rarefazione intellettuale corrisponde in Käthchen di Heilbronn una grande semplicità di sentimenti e di visione . Kleist confessò più tardi di aver ceduto in quell ' opera a suggestioni esteriori , e normalmente si riconosce in Kätchen un traviamento del gusto in senso popolare . Ma esiste qualcosa di più di una semplice adesione alla moda dominante e il consiglio di Goethe conta per qualche cosa accanto agli applausi del pubblico . Una delle espressioni più felici che Goethe abbia trovato per indicare il suo distacco da Kleist è quella del « teatro invisibile » . E il voltafaccia più notevole nel corso dell ' opera di Kleist è appunto quello che precede i due ultimi drammi : Käthchen di Heilbronn e il Principe di Homburg . Dopo la Famiglia Schroffenstein lo scrittore Kleist si era inoltrato per strade assai difficili . Il Guiscardo , iniziato press ' a poco nello stesso tempo ma con diversi propositi , porta già l ' impronta di un altro ingegno . È il tipico esempio dell ' ambizione umana di Kleist , della grandiosità imperfetta della sua natura . Wieland disse per primo la frase famosa che « se Eschilo , Sofocle e Shakespeare si fossero riuniti in una sola persona , non avrebbero potuto scrivere qualcosa di più alto del Guiscardo » . E da allora è rimasta intorno a quell ' opera un ' aura di commosso stupore . Gran parte di questa fortuna si deve probabilmente alla mania tedesca dell ' opera incompiuta , dell ' abbozzo come dato metafisico . In realtà del frammento il Guiscardo ha tutti i difetti : resta come opera tragica fermo a una promessa iniziale che nasconde la sorte matura del dramma , e vive di questa incerta promessa e del linguaggio straordinariamente vigoroso delle prime scene . La Brocca rotta è completamente isolata nell ' opera di Kleist e in fondo nella letteratura tedesca . Gli imitatori hanno cercato invano di riprodurre la straordinaria vitalità di questo episodio e i fedeli di Kleist non persuadono nel loro tentativo di allegorizzare il breve quadro di genere oltre i suoi limiti di perfetto esercizio tecnico . Molto più ricco di significati certi è Anfitrione in cui i sottili veleni kleistiani agiscono già in profondo . Da un testo così condizionato dal gusto di una società moderna , come quello di Molière , Kleist è riuscito a ricavare una storia senza tempo , un ' avventura profondamente allusiva in cui gli effetti dell ' intrigo sono sacrificati a una complicata ricerca umana . La « confusione di sentimenti » è palese in quel dramma : l ' abbandono della norma universale per una pericolosa eresia . Già ai contemporanei parve ripugnante quel miscuglio di sacro e di profano , e Goethe si sdegnò del « travestimento cristiano » dei personaggi . Infine con Pentesilea i motivi che urgono nei drammi precedenti si rivelano con una forza inaudita : la volontà di Kleist di scendere negli angoli più remoti della coscienza rompe ogni freno e celebra la sua vittoria nella sanguinosa visione dell ' amazzone . Non solo la leggenda antica è violata nei suoi sensi , ma un mondo nuovo è scoperto negli impulsi e nelle passioni di quegli eroi . Dopo la discesa agli inferi che è Pentesilea , il poeta non poteva che perdersi nelle nebbie del « teatro dell ' avvenire » o per la via opposta tentare una soluzione liberatrice con una fuga nel visibile . Käthchen di Heilbronn serve proprio per questo , per ritrovare la purezza discreta dell ' opera d ' arte , la sua dolce invenzione . I castelli che ardono nello sfondo di questo dramma , i fiumi passati a guado , le notti di tempesta non sono vuoti scenari , ma i simboli di un mondo esterno che si ricompone lentamente . In questo gusto della visione immediata Kleist ritrova una dote essenziale della sua natura di poeta : la capacità di scorgere e di rappresentare . Heine lo definì « scrittore plastico » , e in realtà egli che si lamentava dei propri « mezzi talenti » fu l ' unico a possedere un vero talento espressivo fra i suoi contemporanei . Fouqué è pallido e mediocre , Arnim artificioso , Friedrich Schlegel paurosamente astratto , accanto a questo animatore di figure e di gesti . E mentre i suoi personaggi si muovono con assurda evidenza e la favola confina sempre più col puro giuoco fantastico , Käthchen di Heilbronn porta su queste scene fittizie il respiro di una più pura umanità . Essa traversa la storia come una creatura di un ' altra razza , una creatura di carne in mezzo a creature di legno , e il suo linguaggio d ' amore tocca una zona più profonda della nostra coscienza e lega l ' intero dramma di Kleist alla storia della vera poesia . II . Saggi sul teatro tedesco I . Introduzione . È consuetudine che ogni antologia si presenti al pubblico con una serie di precisazioni e di limiti iniziali che valgono in sostanza come una difesa dalle accuse più facilmente prevedibili . In realtà il compito di riunire opere e collaboratori diversi , per uno scopo già difficile , è tale che quasi sempre si sopporta malvolentieri la responsabilità dell ' esito e si preferisce disperderla nel numero o imputarla alle circostanze . Ma , al di fuori di questa comprensibile premura giustificativa , un onesto dialogo col lettore è indispensabile per chiarire le intenzioni di chi ha contribuito al lavoro e per sopperire al difetto di unità e di coerenza nella struttura esterna dell ' opera . Scopo di questa raccolta è dunque di introdurre il pubblico italiano alla storia del teatro tedesco , una storia tortuosa e ricchissima , da cui molte sorprese potranno derivare a chi non ha consuetudine con quella civiltà letteraria . Nessun popolo come il tedesco , salvo forse gli spagnoli , ha sentito il teatro con tanta vitale necessità , ne ha fatto il suo più illustre mezzo d ' espressione e insieme la platea di tutti i disordini e gli entusiasmi popolari . La lingua tedesca nasce in opere dialogate : Il villano di Boemia , che diamo come introduzione alla nostra raccolta , è uno dei primi monumenti della prosa letteraria in Germania , e il passaggio dal linguaggio di curia a quello di una libera espressione artistica vi si avverte in tutta la sua rozza purezza . Hans Sachs sarà un secolo più tardi il corifeo di una società borghese matura e vigorosa per cui la letteratura è svago e distrazione , prima testimonianza seritta di una civiltà che si riconosce e si scopre . Ma il teatro quale noi lo intendiamo comincerà col barocco . In quell ' epoca consacrata all ' eloquenza il teatro è molto più che un genere letterario , è la più completa rappresentazione della vita e la sua celebrazione nobile e popolare insieme . Gli uomini che lo creano , Opitz , Gryphius , sono i legislatori di un gusto che si riproduce deformandosi fino nei più umili strati sociali , i maestri di un tempo che essi sorvegliano dall ' alto della loro dottrina come dal sommo di una scalinata barocca . Intorno a loro pullula tutta una serie di manifestazioni minori ma vivacissime , spettacoli di comici vagabondi e teatro edificante degli ordini religiosi , farsa popolare nella polvere del retrobottega e lucida e armoniosa opera di corte . La satira sociale si alterna con la trattazione di soggetti sacri in questo bisogno di vedere e di esprimere , e personaggi contrastanti si schierano in un ' unica parata allegorica . Così sulle scene di legno , oltre le povere vicende dei mimi , si svolgono le controversie che animano tutta la vita spirituale tedesca e gli ideali dei dotti trovano nel teatro il loro specchio concreto , il loro punto di contatto con la folla mutevole delle città . Quando più tardi anche in Germania si fa sentire la grande ventata di rinnovamento , il bisogno di uscire dagli idoli barocchi , per seguire le vie diritte della ragione e quelle tortuose e ambili del sentimento , due scuole si fronteggiano , ricche di tesi e di programmi : ma insieme Lessing dà l ' esempio più insigne di quello che sarà il teatro moderno e dedica il suo ingegno sagace e attivo al lungo lavoro della Drammaturgia amburghese . Finalmente , quando la cultura tedesca , già antica e gloriosa , trova la sua vera pienezza , si libera delle pastoie dell ' imitazione straniera , per fare della Germania la più ricca provincia letteraria d ' Europa , i nomi che portano più lontano questo messaggio sono Goethe e Schiller ed è ancora dalle tavole di un palcoscenico che i loro attori parlano all ' Europa la lingua di una epoca nuova . Accanto a questo rigoglio letterario e conseguenza naturale di tanta ricchezza e di tanto fervore si sviluppa il mezzo tecnico , il teatro , voglio dire , come complesso di artifici e di esperienze , come scuola e come spettacolo . Questo privilegio dura fino a oggi , e chiunque abbia mai varcato la soglia di un teatro tedesco sa quale atmosfera di nobile tradizione si respiri in quelle sale venerabili come accademie . La linea che è stata scelta da noi per seguire questa complicata vicenda è naturalmente quella che ci è parsa più dritta : la linea della poesia . In una rassegna destinata a indicare sommariamente i termini di un ' evoluzione che dura qualche secolo , stabilire rapporti esatti e definire momenti culturali con giusta approssimazione sarebbe stato un compito impossibile . Si è voluto tuttavia uscire dall ' anonimo dei passaggi obbligati per segnare risolutamente alcuni filoni , quelli più ricchi , secondo noi , di genuine possibilità poetiche . Nei limiti consentiti dallo spazio e con l ' obbligo di non cancellare episodi la cui importanza culturale sia indiscutibile , scelte e omissioni vogliono indicare cioè un deciso atteggiamento di gusto e si propongono come esemplari . I primi testi contenuti nella raccolta hanno ancora l ' aspetto grezzo dei monumenti arcaici , ma sono , come quelli , pietre su cui edificheranno le civiltà successive . Lo spazio più ampio è dedicato invece agli anni che vanno dall ' irrompere dello « Sturm und Drang » fino al più maturo romanticismo : in quegli uomini che , secondo l ' espressione di Goethe , ebbero vent ' anni quando la Germania aveva vent ' anni , riposa ancora il germe più fecondo dell ' intelligenza tedesca e gli echi suscitati dalle loro parole non sono ancora spenti ai nostri orecchi di moderni . Di Goethe e Kleist sono date rispettivamente due opere , segno di una supremazia che è facile riconoscere al nostro gusto e che risulta nella sua polarità molto più istruttiva di quella tradizionalmente rappresentata da Goethe e Schiller . Subito dopo , il nucleo principale dell ' antologia è costituito dai romantici e da una categoria di romantici a cui da qualche tempo si rivolge un ' attenzione più meditata e fruttuosa . Tieck , Arnim , Büchner , un certo Grabbe rappresentano valori che solo alla luce di esperienze poetiche molto più approfondite si rilevano in tutta la loro ricchezza , e il fervore di ricerca che da parte della critica moderna viene spiegato intorno alla loro opera è un segno non fortuito di affinità letteraria . Per contro il periodo che va da Hebbel ai contemporanei è quasi completamente trascurato . I drammi degli autori che popolano quel periodo sono ancora nelle biblioteche dei nostri padri in cattive traduzioni italiane e continuano a essere recitati nei nostri teatri da cattive compagnie . Essi non meritano per ora un riscatto ed è giusto che rimangano avvolti in questa atmosfera di indeterminatezza . Hofmannsthal chiude la raccolta : l ' epoca che viene dopo di lui è ancora un terreno troppo accidentato e malsicuro perché ci si possa avventurare con animo sereno , e la grazia e il vigore delle sue immagini sono un addio più conveniente alla storia che abbiamo trattata dei gesti parossistici e interrogativi di molta letteratura che lo ha seguito . Queste le nostre convinzioni letterarie ; in altri casi la scelta è stata determinata da ragioni d ' indole tecnica : opere di importanza minore sono state preferite ad altre di maggior significato , perché difficilmente di queste ultime si sarebbe potuto dare una traduzione adeguata . Così è per Gryphius : uno dei grandi drammi , Cardenio e Zelinda o Leone Armeno lo avrebbero certo assai meglio rappresentato del Peter Squenz , il quale non è che un momento felice della sua produzione minore . Ma ci si domanda quale traduttore avrebbe saputo rendere con dignità e senza noia il faticoso passo degli alessandrini seicenteschi . Per la scelta dei testi prevale dunque assolutamente il criterio della leggibilità : gli errori di prospettiva che potrebbero derivarne al lettore saranno corretti dalle note che precedono ogni capitolo . Finalmente l ' ultimo criterio che ci ha guidati nella compilazione è stato quello di dare , finché fosse possibile , opere sconosciute in Italia . Gran parte di questo materiale è nuovo per noi : Il villano di Boemia , la cui importanza è stata illustrata soprattutto da studiosi recenti , come il Burdach , non è molto noto in Italia , nonostante i suoi chiari rapporti con la cultura umanistica del Trecento . Nuovi sono i Fastnachtsspiele e nuovo è naturalmente Christian Reuter , la cui scoperta , come quella di tanti scrittori del tardo barocco , si deve alla curiosità e allo zelo della critica post - romantica . Anche per i moderni si è voluto seguire lo stesso criterio , dando la preferenza fra le diverse opere di uno scrittore a quelle che avessero meno probabilità di essere conosciute dagli italiani . Per Goethe , di cui non si potevano dare evidentemente delle novità , è stata scelta la prima versione della Stella , quella del 1775 , che si distacca dalla versione definitiva per alcune particolarità di linguaggio e soprattutto per il finale , tipico delle convinzioni umanitarie e anticonformiste del giovane Goethe . Inedite , cioè scritte appositamente , sono tutte le traduzioni , meno quella della Vendetta di Crimilde del Donadoni , a cui si è voluto rendere omaggio come all ' opera di un morto recente che ancora ci appartiene . Agli altri traduttori , che con vario successo hanno assolto il loro compito e alleggerito quello del compilatore , va il nostro amichevole ringraziamento . Un ringraziamento speciale rivolgiamo al professor Leonello Vincenti , dell ' Università di Torino , che fino dal principio ha dato al nostro progetto l ' appoggio prezioso del suo consiglio e della sua dottrina . 2 . Teatro barocco . Finora si è parlato di teatro con il leggero abuso che autorizza una convenzione lungamente stabilita . Ma in realtà questa parola , tolta alla tradizione classica e grave di significati culturali , rappresenta male il succedersi di fenomeni profondamente diversi , legati ai bisogni di epoche che non conoscono « nuances » . La rappresentazione medioevale , sacra e profana , è piuttosto un rito con un contenuto rigido che un ' opera drammatica quale noi siamo disposti a vederla attraverso la nostra esperienza di moderni . La Riforma rivalutò la parola : le preoccupazioni di ordine pedagogico e religioso che animavano quegli autori diedero alle loro opere un sigillo di eloquenza , rimasto poi come l ' unica impronta del loro passaggio nel mondo ; la mancanza di forti personalità letterarie mantiene infatti tutta quella produzione in un rango minore di scuola e polemica da cui appena si stacca qualche nome più significativo , come quelli di Waldis e di Rebhuhn . Ma è solo con la Controriforma , con le prime avvisaglie di un ' estetica e di un gusto barocco che il teatro che noi conosciamo fa il suo ingresso nella cultura tedesca . Verso la fine del Cinquecento sono presenti in Germania tutti gli elementi che condizionano la nascita di una vera letteratura drammatica . Prima di tutto si fa sensibile l ' influsso straniero : compagnie di comici italiani danno spettacoli in varie corti tedesche , ma il loro passaggio non sembra avere grandi ripercussioni . Molto più importante è invece l ' esempio dato dai comici vaganti inglesi . Questi attori , venuti dall ' Inghilterra con un repertorio illustre ( Shakespeare , Marlowe , e altri più oscuri ) , che le necessità della traduzione e l ' obbligo di adattarsi al gusto di un pubblico più rozzo di quello inglese , trasformano fino a renderlo irriconoscibile , insegnano tuttavia una concezione del teatro singolarmente adatta ai tempi nuovi . Sul loro esempio si formano in Germania compagnie drammatiche , di cui presto fanno parte anche le donne , il gusto dello spettacolo si diffonde in tutte le classi del popolo , si cominciano a costruire teatri . Non meno esteso e immediato è l ' influsso delle mode letterarie che essi portano dall ' Inghilterra . I loro drammi , veri canovacci intessuti di episodi violenti e incredibili ( bisogna vedere che cosa quegli ingenui attori riescono a fare dell ' Amleto ) diffondono un gusto dell ' azione visibile e ingegnosa che il pubblico tedesco raccoglie con avidità . Prima ancora dello scadere del secolo autori tedeschi si provano nel nuovo genere d ' arte , e uno spirito particolarmente aperto alle suggestioni del momento , il duca Heinrich Julius von Braunschweig , dà i primi esempi del dramma barocco in Germania . Le opere di Heinrich Julius , atroci vicende di peccati commessi e scontati , con conclusioni edificanti , non basterebbero ad assicurare al loro autore un grande nome di poeta ; ma la figura dell ' uomo è certo notevole . Protettore di poeti e di artisti , fautore dell ' assolutismo monarchico , assertore della diffusione del diritto romano in Germania , egli è uno dei personaggi che rappresentano meglio gli orientamenti dell ' età nuova . Del resto il solo fatto che il nome di un principe succeda negli annali della poesia tedesca a quello del ciabattino Hans Sachs , è un segno della trasformazione che la società tedesca ha subito in questo scorcio di secolo . Il centro della cultura si è spostato verso le corti : la borghesia protestante che finora ha tenuto in mano il governo , si è logorata nelle contese di religione e si trasforma lentamente in un corpo di funzionari . È piuttosto nei territori mantenuti al cattolicesimo , dove si sono fermamente stabilite le vecchie dinastie , che si può cercare uno sviluppo libero e generoso di manifestazioni d ' arte . Un fortissimo impulso a questo rinnovamento dei valori sensibili è dato dalla milizia che incarna la volonta combattiva della reazione cattolica : la compagnia di Gesù . Non solo l ' Ordine domina il mondo della cultura , riservandosi la disciplina dell ' insegnamento , e modifica l ' architettura delle città con le sue innumerevoli chiese , ma si fa promotore attivo di un ' arte come quella drammatica sempre sospetta di spiriti profani . Nato dalla pratica scolastica della esercitazione o « declamatio » , il teatro dei Gesuiti , attentissimi anche in questo alle fluttuazioni del secolo , si sviluppa soprattutto come spettacolo , fino a raggiungere proporzioni di una ricchezza e di una complessità mai viste . Al di fuori di questa genialità scenica , il valore letterario dei loro testi , scritti in latino , non supera quasi mai quello di una esercitazione scolastica , ma alcuni nomi meritano di essere ricordati , soprattutto quello di Jacob Bidermann , che fu acclamato dai contemporanei quale sommo tragico e il cui Cenodoxus , riesumato qualche anno fa in Germania , potè trovare ancora caldi ammiratori . La grande importanza assunta da fenomeni come il teatro degli ordini religiosi e l ' architettura dei Gesuiti ha indotto qualche critico moderno a parlare del barocco come di arte della Controriforma . In realtà , se la culla del barocco è stato il mondo cattolico , e alcune città del Sud , che ancora ne conservano fortissima l ' impronta , sono rimaste i fortilizi di quella tradizione e di quel gusto , una tesi così radicale non regge oltre la prima approssimazione ; e a dimostrare che il barocco penetra a poco a poco tutti gli spiriti del Seicento , basterebbe il fatto che la successiva evoluzione sposta di nuovo il centro della cultura tedesca verso nord , in Sassonia e in Slesia . In quelle province si riproducono con forme appena diverse i fenomeni che si sono visti nelle capitali cattoliche : agli spettacoli di Vienna e di Monaco succedono quelli non meno splendidi di Breslavia , al teatro degli ordini religiosi si contrappone quello dei ginnasi protestanti che si evolve verso forme sensibilmente vicine . Infine nella terra protestante di Slesia nasce la scuola che darà la formula definitiva alla poetica del barocco tedesco e comprenderà i nomi maggiori della letteratura del Seicento . Il fondatore della scuola , destinato ad avere una autorità incontestata sul gusto del tempo , Martin Opitz , è una di quelle figure che la fama goduta in vita compromette di fronte ai posteri . Poco dotato come poeta egli seppe guadagnare la supremazia su tutti i letterati del tempo attraverso l ' esercizio di facoltà che corrispondevano perfettamente ai bisogni della cultura tedesca di allora . In un ' età in cui la Germania , come tutta l ' Europa , organizza il proprio gusto sulla base della tradizione umanistica ma con una netta volontà di indipendenza nazionale , negli anni che vedono sorgere le prime accademie , in cui la lingua stessa si definisce e con essa i generi letterari , l ' attività di Opitz , traduttore , critico , autore di una poetica che accoglie tutti i motivi del Rinascimento letterario europeo , è un vero paradigma delle tendenze del secolo . Egli adempie in un paese molto più arretrato della Francia , alle funzioni di un Malherbe e in parte di un Boileau , e non c ' è da stupirsi che la gratitudine alquanto confusa e declamatoria dei contemporanei gli abbia attribuito il titolo di nuovo Orazio e di nuovo Marone . Ma se Opitz con i suoi precetti e con l ' esempio dei suoi rifacimenti e traduzioni indica la strada , il creatore originale nasce solo venti anni dopo nella stessa provincia slesiana : è Andreas Gryphius . Avvicinarsi a Gryphius con l ' intenzione di una immediata partecipazione poetica è un ' impresa temeraria : i suoi componimenti elegiaci e didascalici , i suoi sonetti scritti in sonori alessandrini , sono enormemente distanti dalla nostra sensibilità educata ad altre voci dall ' esperienza romantica ; e i suoi drammi storici , carichi di eroismi solenni , di azioni macchinose e di figure allegoriche , hanno la rigida e desolante struttura di edifici inabitabili . Ma questa inaccessibilità di gusti è una conseguenza della poetica estremista del Seicento ( e il mondo classico di Corneille , con i suoi sublimi fantocci , non ci appare altrettanto povero di contenuto umano ? ) L ' opera di Gryphius merita un ' attenzione più meditata perché nel soffocante abito barocco egli porta una vera natura di scrittore , un temperamento tragico ed elegiaco che si rivela soprattutto in quelle opere , come Cardenio e Zelinda dove è meno palese l ' influsso della moda dominante . Del resto anche la celebrazione dei motivi consueti del tempo - fatuità di ogni cosa umana miseria delle passioni e trionfo delle virtù morali - trova in lui accenti profondi e spontanei ; e le altre qualità che lo imposero alla ammirazione del pubblico , la maestria tecnica e l ' elevata dottrina , sono appena il coronamento di una naturale superiorità del poeta . Accanto al bizzarro Simplizissimus e alle raccolte dei lirici e dei mistici slesiani i drammi di Gryphius restano certo come il monumento maggiore della civilta letteraria del Seicento . Un solo drammaturgo , fra quelli che lo seguono , è degno di essere menzionato accanto a lui : il giurista e magistrato David Caspar di Lohenstein . In questo autore che al teatro dedicò solo gli ozi di una vita presa dagli uffici pubblici ( fu anche sindaco di Breslavia ) , l ' inclinazione , già palese in Gryphius , a passare dal rigido classicismo a una atmosfera più carica di colorito barocco , diviene dominante . L ' intrigo è l ' elemento principale dei suoi drammi ; la psicologia dei personaggi vi è trattata in modo più realistico , ma insieme l ' atroce e il meraviglioso vi si incontrano con un compiacimento sensuale che resterà come il sigillo del più maturo barocco . A Gryphius e a Lohenstein succedono gli epigoni che rimaneggiano la materia ereditata senza alcuna intelligenza ; ma fra quei due nomi maggiori si può chiudere tutta l ' evoluzione del teatro del tempo . Già in Gryphius sono presenti elementi culturali definiti ; all ' influsso primitivo , dei comici inglesi , che concerne soprattutto l ' azione scenica , si affiancano altri motivi , frutto dell ' esperienza di un uomo che ha viaggiato l ' Europa e ha conosciuto le letterature antiche e quelle contemporanee . Prima di tutto i classici . Le traduzioni opitziane da Seneca e Sofocle restano il modello della dignità tragica per tutta la Germania e hanno un ' importanza che è appena possibile sopravvalutare in un ' epoca tanto bisognosa di esempi e di regole . Fra i moderni i quali hanno seguito la buona via , i francesi , destinati ad avere un influsso determinante sul teatro successivo , non hanno per ora molto seguito ( anzi , Gryphius polemizza con Corneille nella prefazione al Leone Armeno ) ; in Italia domina già l ' opera lirica , e gli spagnoli , affini per diversi aspetti , non sono conosciuti . Più importante è invece l ' Olanda , che con gli scritti umanistici di un Heinsius e con i drammi biblici di un Vondel offre gli esempi meglio rispondenti al gusto tedesco ed è per le condizioni generali della sua cultura e della sua vita religiosa il paese meno distante dalla giovane Germania . Perché la situazione della Germania nella prima metà del Seicento è affatto particolare in Europa . La guerra dei trent ' anni ha finito di distruggere quello che le lotte di religione hanno lasciato in piedi : la strage , la disperazione , l ' abbandono diventano l ' esperienza quotidiana del popolo . La religiosità tormentata del secolo trae dalle sventure subite impulso a severe meditazioni e a sfoghi mistici , ma il bisogno di esteriorizzare e di celebrare traduce presto questi sentimenti in cerimonie e visioni . Nasce così il teatro barocco , moralistico e allegorico , ricco di svolgimenti , di avventure e di immagini . La tragedia è movimento di emozioni : il meraviglioso , talvolta lo sfondo esotico o curioso fanno da cornice alla vicenda dell ' uomo insigne che cede ai colpi del fato : i grandi personaggi storici , la cui sorte può avere un significato edificante , sono i legittimi protagonisti di un teatro di cui è stato detto che lo stoicismo romano e lo spirito protestante sono le leve morali . L ' alessandrino recentemente codificato e imposto dalla scuola slesiana veste del suo ricco paludamento quei magnanimi discorsi . Mentre dunque la tragedia , genere nobile , si perfeziona e si svolge secondo i canoni descritti , un ' evoluzione parallela dà la sua impronta agli altri generi . Il pubblico dei ginnasi e delle corti , il pubblico che ha letto i classici latini non vuol più saperne delle piatte rappresentazioni dei « Meistersinger » . Dagli intermezzi della tragedia , che col suo fosco moralismo doveva opprimere gli animi , nasce una commedia colta destinata a distrarre e a ingentilire , di cui ancora Gryphius dà gli esempi più illustri . La satira grossolana delle epoche precedenti cede il posto a una vera commedia d ' intrigo imitata dai latini : finché la nuova società non è abbastanza matura e definita per giustificare a sua volta una satira più moderna di costumi e di caratteri . Ma a questo punto , con Christian Reuter e Christian Weise , il secolo barocco è giunto al suo crepuscolo . Le commedie di Christian Reuter , studente libertino di Lipsia , portano in scena una società che ha già disfatto le trame della dignità barocca e si riconosce piuttosto nel mondo di Molière che in quello convenzionale dei classici ; il ciclo dei romanzi di « Schelmuffsky » consuma la parodia del romanzo d ' avventure , genere amatissimo in tutto il secolo e di cui ancora pochi anni prima un altro duca di Braunschweig , Anton Ulrich , aveva dato gli esempi più significativi . La stessa tendenza è rappresentata con forza anche maggiore dal poligrafo Christian Weise , il quale nei suoi romanzi politici , nelle sue commedie e nei suoi scritti si fa banditore di un nuovo verbo destinato a scuotere dalle fondamenta tutti i cardini della poetica barocca : la naturalezza . Così si compie l ' ultima scomposizione del mondo culturale del Seicento : nuove regole disciplinano la fantasia degli artisti , nuove distinzioni governano i generi letterari . Mentre il romanzo , ricchissimo di futuro , si avvia su strade intentate , da avventuroso e didascalico si fa galante e sentimentale , il teatro , trascinato dal suo stesso impulso al visibile e al meraviglioso , trova formule sempre più complesse di rappresentazione e di gioco . È l ' ora della commedia musicale , del « Singspiel » , il cui testo ha appena funzione di libretto e che ha soprattutto fortuna presso le piccole corti . La musica , la coreografia diventano ingredienti sempre più necessari al buon funzionamento di uno spettacolo : sotto la formula ancora seicentesca del « Gesamtkunstwerk » barocco si profila l ' idolo dei tempi nuovi , l ' opera in musica . 3 . Da Lessing a Goethe . Da Opitz in poi il grande sforzo dell ' epoca del razionalismo era stato di portare a unità teatro e ordine : « queste due parole inconciliabili in Germania » ( Gundolf ) . Ma la battaglia per la ragione è segnata da continue eresie , da fughe verso il sensibile e da ritorni alla natura , finché l ' edificio sempre incerto del razionalismo tedesco precipita travolto da un movimento che nel proprio nome ha conservato l ' impeto di forze contenute e violente : lo « Sturm und Drang » . Nella prima metà del Settecento Johann Christoph Gottsched è l ' ultimo e il più autorevole rappresentante di quella volontà ordinatrice : la sua opera di legislatore e di critico completa l ' opera appena iniziata da Opitz , ma in un clima di cultura molto più maturo , arricchito dall ' esperienza moderna e da uno studio più approfondito degli antichi . Gli scrittori del gran secolo francese hanno dato l ' esempio di come si possa far rivivere un teatro classico ai nostri giorni , e alla luce delle regole da loro definitivamente affermate la grossolanità medioevale e il turgore barocco appaiono ugualmente condannabili come tentativi di epoche incivili . Anche il gusto troppo diffuso dell ' opera lirica e dello spettacolo popolare è combattuto da questo retore intransigente , deciso a ricondurre il teatro a una superiore aritmetica di regole e ai precetti di Aristotele . La letteratura drammatica guadagna in dignità verbale quanto perde in vigore spontaneo e rischia di chiudersi in una desolata accademia . Ma l ' illusione dell ' immobilità si frantuma sotto l ' impulso di nuove forze : il razionalismo nutre dentro di sé i propri nemici e offre continuamente il fianco a obiezioni e proteste . Così a Gottsched e ai suoi seguaci si contrappone la scuola svizzera di Bodmer , non meno pedantesca nelle sue premesse dottrinali , ma animata da un pathos religioso che potrà consentire fruttuose evasioni nel fantastico e da cui si svilupperà un giorno l ' opera poetica di Klopstock . Altrove il rigore classicistico inclina verso il rococò , si fa tenero e grazioso . E del resto la vera nemica delle regole , la fantasia , si insinua da più parti , se anche il maestro del classicismo europeo , Voltaire , di cui Gottsched non è che un luogotenente provinciale , indulge alla barbarie inglese di Shakespeare a cui perdona le molte stravaganze per amore del suo genio nativo . Shakespeare , questo nome impronunciabile , che ancora poco tempo prima era citato in Germania come Saspar , comincia a diventare in quegli anni il centro di dispute e di considerazioni feconde . Nuovi nomi , la natura , il genio , si arrogano diritti di fronte alla pretesa irrevocabilità del gusto e alle regole degli antichi . Finalmente il più grande avversario di Voltaire in Europa , Lessing , riprende con diversa consapevolezza il tema della natura razionale del bello e dedica al problema particolare del teatro la sua Drammaturgia amburghese . Con Lessing la cultura del Settecento entra nella sua fase più viva . Come individuo egli non esce dall ' ambito del razionalismo : il suo sforzo intellettuale consiste nel trovare alla creazione artistica regole più profonde di quelle scolastiche proposte da Gottsched e dagli svizzeri , e il suo sforzo creativo non lo porta a introdurre una nuova sensibilità , ma a vedere con chiarezza un nuovo mondo umano , i limiti di un gusto che i contemporanei intuivano confusamente . Le preoccupazioni moralistiche e intellettuali di questo grande illuminista fanno sì che il più bello dei suoi drammi sia ancora Nathan il saggio , pura parabola della saggezza ; ma come scrittore , come uomo di cultura , come dottrinario , egli realizza una sua missione . Se i vari Weise , Gottsched , Bodmer contano nel regno delle intenzioni , Lessing scende nel concreto : i suoi personaggi vivono di una vita reale e il suo ingegno naturalmente libero lo porta a conclusioni molto lontane dai punti di partenza . Così la Drammaturgia amburghese può contenere la tesi rivoluzionaria che : « se il teatro tedesco dovesse seguire la propria naturale tendenza somiglierebbe più all ' inglese che al francese » , e aprire in tal modo le dighe all ' irrompente romanticismo . A questa rara lungimiranza Lessing deve la sua singolare posizione di mediatore fra due mondi , quello circostante dell ' « Aufklärung » e quello prossimo dello « Sturm und Drang » ; e di lui si è potuto dire giustamente che i contemporanei ne ammirarono la capacità di pensare la vita e i posteri il dono di vivere il mondo del pensiero . Con la poesia di Klopstock e la critica di Lessing la cultura del Settecento è arrivata al suo punto di estrema maturazione : sospinta da altri impulsi ( l ' eclettismo di Wieland , che con le sue traduzioni da Shakespeare e le sue letture romantiche doveva influire in modo sensibile sulla generazione successiva ) , il mondo dell ' « Aufklärung » si consuma a poco a poco ; dalle sue ceneri sorge un nuovo e strano universo : lo « Sturm und Drang » . Come molti movimenti di grande risonanza culturale lo « Sturm und Drang » è un movimento preletterario . Senza Goethe e Schiller i suoi banditori resterebbero appena come confusi ideologi nella storia della letteratura : essi vivevano in fondo di un ' eredità tramandata che un ' improvvisa parola d ' ordine aveva permesso di dilapidare . Essi furono i primi a gettare nel campo dell ' arte le fiaccole incendiarie che il pensiero settecentesco aveva acceso : le dottrine di libertà dell ' individuo e di trionfo delle passioni , le proteste contro l ' ordinamento sociale , il disprezzo delle convenzioni e delle regole estetiche . Coerenti in questo loro indirizzo instaurarono il disordine per odio della legge scritta e si avviarono con passo deciso sulla strada dell ' anarchia . Canone critico e giustificazione della loro opera sediziosa era la dottrina del genio . Ma il genio faceva appunto difetto alla maggior parte degli « Stürmer und Dränger » e a questo squilibrio interiore , a questo equivoco pregiudiziale si deve l ' impressione di vuoto e di velleità che danno spesso le loro opere . Essi si valsero dei materiali incendiari che avevano scoperto senza grande fantasia , adoperarono la lingua plebea di Shakespeare , i costumi della società borghese , le formule del titanismo come contenuti grezzi , che dovevano valere per la loro sola presenza . Tipico rappresentante di questo semplicismo è Heinrich Leopold Wagner , autore di una fosca parodia del primo Faust , L ' infanticida ; e non molto più resistente sembra oggi l ' opera di Klinger , che con uno dei suoi drammi diede il nome al movimento e che tradusse in termini letterari il bisogno di passione e l ' ansietà di delirio attinti all ' opera più tumultuosa di Shakespeare . Più dotato degli altri due , vero esempio del genio mancato in cui confluiscono correnti di creatività e vene di follia , è Lenz , l ' amico di Goethe , al quale è necessario tornare oggi per gustare gli aspetti meno caduchi dello « Sturm und Drang » . I suoi capricci intellettuali colpiscono come bizzarre fantasie e l ' empito di rivolta contro le convenzioni e gli abusi si esprime nei suoi drammi sociali con un vigore che accende una volta tanto i nuovi contenuti e dà loro una vera giustificazione estetica . Oltre a questi che furono i banditori più consapevoli della dottrina , al movimento di rivolta e di scoperta parteciparono in modo diverso tutti gli scrittori della fine del secolo , dal sensuale e colorito Heinse , in cui si avvertono le prime tracce di un rinascente paganesimo , a Friedrich Müller autore di teneri e plastici idilli . Ma il vero significato , la gloria storica dello « Sturm und Drang » è che a quella giovanile infatuazione presero parte Goethe e Schiller . In Goethe e Schiller il messaggio del secolo , il grande appello all ' individuo , che Herder aveva tradotto mirabilmente nel dominio della cultura e che doveva nutrire tutta la generazione romantica , trova per la prima volta la sua vera pienezza . Insieme essi ricreano nel corso della loro opera una nuova legge sulle rovine delle vecchie norme : dal mondo inerte del classicismo fanno nascere la letteratura classica tedesca . Tuttavia il loro ingresso nella storia avviene sotto i segni dello « Sturm und Drang » . Goetz von Berlichingen è del 1772 , Werther del 1774 , I masnadieri del 1781 . In quelle opere i motivi correnti dell ' epoca trovano una vitalità improvvisa : la tradizione è veramente travolta dalla furia disgregatrice di Karl Moor , il quadro della storia tedesca si popola di figure e di emblemi nella vicenda di Goetz e un nuovo simbolo traversa il ciclo della mitologia moderna col suicidio di Werther . In seguito l ' evoluzione letteraria e umana dei due scrittori doveva portarli ad allontanarsi sempre più da quegli accenti iniziali , e il rifiuto finale dell ' avventura dello « Sturm und Drang » segnare la condanna di un movimento che l ' impotenza dei suoi segnaci aveva già consumato . Ma il cammino di Goethe e Schiller indicava anche la via d ' uscita verso un costume letterario più alto . Nella loro esperienza il superamento della barbarie preromantica avveniva attraverso una consapevole riduzione alla realtà interiore di quelle antitesi e di quei miti che i loro coetanei avevano brandito come torce fumose . E in una tale opera di approfondimento e di riscatto umano l ' amicizia dei due uomini , del resto diversi e contrastanti , ha anche oggi la sua ragione storica e le loro opere contraddittorie trovano un sicuro equilibrio . Schiller , debole poeta , affida a una superba eloquenza la soluzione di quei problemi che agitano la sua natura di moralista e di storico . Il suo pathos non è mai lirico , non è in fondo che una violenza retorica , ma sorregge nel suo movimento sincero l ' azione drammatica e fa del sublime e del patetico non solo dei magri surrogati della poesia , ma i cardini di una concezione del mondo e i fattori di una educazione morale a cui tutto l ' Ottocento s ' inchina . Goethe vive invece un ' evoluzione assolutamente creatrice . L ' esperienza che trascina Schiller a meditare più profondamente i temi del suo entusiasmo giovanile determina in lui nuove figure , preme sulla fantasia e si traduce naturalmente in nuovi ritmi e nuove immagini . Clavigo , Stella , Egmont , personaggi e creature che vivono ciascuno di una particolare atmosfera , sono gli incontri del poeta in questa discesa verso il reale e l ' umano e preparano alla nitida visione degli ultimi drammi . Faust e Wilhelm Meister esprimono nella loro vicenda esemplare il corso di questa perfetta « Bildung » . L ' esperienza raccolta , l ' acquisizione umana in una tale avventura sono così grandi che fanno dimenticare facilmente i dati tecnici . Ma il teatro è ormai irriconoscibile nei suoi termini . Attraverso le selve germaniche e le vicissitudini borghesi Goethe e Schiller ritrovano la Grecia : una Grecia che non ha più nulla in comune con l ' imitazione classicistica , un paese che vive secondo leggi proprie e sorge chiaro e distante accanto alla Grecia antica . La sposa di Messina e Ifigenia in Taurine segnano gli episodi conclusivi di un destino poetico che abbraccia nel suo temerario sviluppo tutti i motivi della cultura moderna . Ma se quelle opere terminano un lavoro individuale e placano l ' ansietà di due esistenze , un mondo è rimasto scoperto dietro il loro passaggio , che nessuno potrà più ignorare . Forse soltanto il Faust , l ' opera tedesca , nella sua complessità formale e nel suo significato recondito , dice quanto profonda sia stata questa ricerca e come abbia arricchito di parole e di miti il mutevole orizzonte dell ' esperienza poetica . 4 . I romantici . Romanticismo , questa parola seducente e imprecisa domina da molto tempo il nostro orizzonte culturale , ma nessuno può dire di possedere il suo significato storico che , come la struttura di certe regioni vulcaniche , esita ancora sotto l ' impulso di forze incontrollabili . Al tempo della Stäel romanticismo era la visione di paesaggi nostalgici , l ' edera che saliva alle finestre di castelli in rovina , l ' amore di nature ingenue ed esaltate per un mondo senza leggi , tutto percorso da sotterranee vene di poesia . Una nuova visione della storia , un gusto pronunciato del primitivo e del favoloso e l ' esplosione di sentimenti che la civiltà settecentesca aveva represso diedero la loro impronta all ' evoluzione successiva di quel nome . Ora la ricerca critica è rivolta a zone più segrete , a quelle che circoscrivono i moti elementari della creazione e in cui l ' individuo stesso , centro instabile dell ' universo romantico , talvolta si annulla e scompare per lasciare al suo posto voci indistinte . Una sensibilità particolare ai rapporti tra la vita e il sogno ( fortuna non casuale di Calderón ) , l ' attenzione concessa a fenomeni psicologici anormali o addirittura morbosi , sono stati i principali indizi su cui si è mossa questa tendenza critica che porta a escludere dall ' episodio romantico uomini come Walter Scott o Manzoni ( in verità legati ai loro coetanei solo da esteriori affinità di contenuti ) , e mette in dubbio la validità del primo romanticismo francese , quello dei panciotti rossi , per celebrare l ' altro , la rivoluzione espressiva e metafisica che va da Nerval e Baudelaire al surrealismo . Una tale concezione , che tende a isolare i dati essenziali dell ' « anima romantica » , è nata evidentemente sotto l ' impero di poetiche molto più moderne e rischia di alterare i presupposti storici di quell ' esperienza ; tuttavia essa ha per noi il pregio di mettere in luce uno dei caratteri peculiari di ogni letteratura romantica : la sua antiplasticità , la sua mancanza di limiti formali e tecnici . Il teatro è visione e misura . Ora , il romanticismo tedesco fin dalle sue prime formulazioni fu avverso per principio a ogni visione netta ( non per nulla la più grande gloria tedesca è la musica romantica , mentre pittura e scultura di quel periodo sono terribilmente mediocri ) . La negazione della legge era veramente negli scrittori romantici una vocazione interiore : corrispondeva all ' assenza di ogni misura istintiva , al bisogno di vivere e di respirare nell ' indeterminato . Si pensi alla dissolutezza formale di un Jean Paul , alle nebbie perenni in cui si nuove un Novalis , forse le due nature più genuinainente romantiche . In altri l ' impulso creatore si manifestò addirittura in forme riflesse , critiche o filosofiche , senza arrivare mai a concretarsi in un ' immagine . Così , dei fondatori della prima scuola romantica , uomini chiamati a esercitare un influsso tanto profondo su tutta la sensibilità del secolo , nessuno si può dire uno scrittore riuscito . Friedrich Schlegel , fortissimo ingegno di critico e di storico , consumò tutte le sue ambizioni letterarie in un disgraziato romanzo , Lucinda , che è il colmo della confusione espressiva ; suo fratello August Wilhelm dedicò le sue migliori energie alla traduzione di Shakespeare , opera esemplare ma tipicamente di mediazione culturale , non creativa . Più dotato artisticamente degli altri due , Tieck scrisse drammi e racconti che importano nella storia della letteratura : tuttavia anche essi non sfuggono mai a un certo sapore di genericità e la fama dello scrittore è legata piuttosto agli articoli critici , talvolta estremamente penetranti , e a quelle rare opere in cui l ' alleanza della fantasia con una intelligenza ironica raggiunge effetti di sorprendente ricchezza . Il gatto con gli stivali è un superiore giuoco d ' intelligenza , ma per la sua stessa natura non può costituire un modello . Di fronte al teatro contemporaneo i romantici si espressero meglio per negazione , attraverso la satira e la polemica . Schiller è il bersaglio indiretto di questa polemica per la fantasia , che scopre facilmente quanto di meccanico fosse rimasto nella sua concezione del dramma , ma soprattutto gli pseudo - Schiller , i vari Iffland , Kotzebue , dominatori del gusto popolare e perduti in orribili macchine teatrali . La coscienza critica di quello che non doveva essere il nuovo teatro è dunque lucidissima : manca soltanto l ' esempio positivo da contrapporre a quelle deviazioni . Solo Tieck intuì , col suo sicuro ingegno , qual era l ' uomo che poteva rispondere al difficile compito ; ma quest ' uomo , il più grande scrittore , forse l ' unico grande scrittore il cui nome si possa associare a quello del teatro romantico , Heinrich von Kleist , visse al di fuori della fitta società del suo tempo e divise con Hölderlin , come lui solitario e profugo , una sorte particolarmente severa e la gloria tardiva dopo la morte . In Kleist l ' ondata shakespeariana che agita il teatro tedesco dalla metà del Settecento trova finalmente uno sfogo . Wieland aveva tratto dall ' inglese i motivi fiabeschi e faritastici , Herder e Goethe ne avevano scoperta la vastità umana e la ricchezza espressiva , Kleist rievoca la passione , primo impulso dell ' opera tragica , e la traduce in parole di una sconcertante evidenza . Il suo linguaggio , rotto e incoerente , dichiara per la prima volta le paurose lacune dell ' anima romantica . L ' isterismo e la malattia , figure estreme di questa visione del mondo , sono stati celebrati in modo esclusivo dalla critica moderna come il patrimonio di Kleist ( mentre Il principe di Homburg e già Käthchen di Heilbronn provano l ' esistenza di altri motivi discreti o addirittura idillici ) . Ma l ' importante è riconoscere in lui una vera natura di tragico e una delle guide certe sullo sviluppo della sensibilità moderna . Che questo risultato non fosse casuale , che egli vedesse quale svolta rappresentava la sua concezione del dramma , prova il breve e mirabile scritto Sul teatro delle marionette , uno dei pochi convincenti saggi di estetica irrazionalistica che ci siano rimasti nella forma paradossale propria del gusto romantico . Accanto a Kleist gli altri scrittori contemporanei tradiscono una carenza vitale . Il più importante è Zacharias Werner , autore applauditissimo e fondatore di un dramma che si è convenuto di chiamare fatalista . Il suo teatro , basato su effetti di una tragica brutalità , non porta alcuna seria innovazione di ordine letterario , ma ha una notevole portata come indice di un gusto che si mantiene attraverso le discordi evoluzioni del secolo . A lui , oltre che a Schiller , si può far risalire un senso teatrale che , riconosciuto come deteriore dalle intelligenze più avvedute , è tuttavia all ' origine della manifestazione centrale del teatro ottocentesco : l ' opera lirica . Di coloro che ne perpetuarono la tradizione strettamente letteraria , l ' unico degno di essere ricordato è Christian Dietrich Grabbe . Natura profondamente bizzarra , egli ebbe il merito di scrivere accanto ai soliti drammi storici sproporzionati e pazzeschi una commedia satirica : Scherzo , satira , ironia e altre cose più profonde , in cui rivive in un ' atmosfera di assoluta libertà tutta la geniale ironia della Germania romantica . Altri scrittori venuti dopo si contentarono di rielaborare senza grande intelligenza la materia ormai consueta di un falso medioevo , riducendo a un repertorio comune la superba mitologia del sentimento tedesco . Intanto la giovane scuola romantica , quella di Heidelberg , più ricca di genuini temperamenti artistici , aveva ripreso l ' equivoco dei suoi padri trasportando sulla scena la storia e la leggenda con pretese non sempre fondate di scoperta e di rivelazione poetica . Brentano , puro temperamento lirico , scrisse un grande dramma : La fondazione di Praga , e una commedia : Ponce de Leon , ugualmente fallite come opere teatrali . Altrettanto priva di una struttura attendibile è la maggiore opera drammatica di Arnim : Gerusalemme e Halle , rielaborazione su motivi shakespeariani del Cardenio e Zelinda di Gryphius . Si sa quale è oggi l ' importanza di Arnim per l ' interpretazione più recente della poetica romantica : si tende a vedere in lui l ' assertore consapevole della impersonalità del fatto artistico e il precursore di molte formule moderne fino al surrealismo . In realtà la sua opera , confusa e inorganica , contiene rare bellezze e , oltre che nelle novelle , sprazzi di una fredda e sconcertante poesia si trovano nel drammi minori e in alcuni frammenti di romanzi . Ma con Arnim il gratuito e l ' assurdo sono ormai il dominio esclusivo dell ' intelligenza romantica , il giuoco iniziato da Jean Paul e continuato attraverso Hoffmann e altri minori ha raggiunto i limiti della legittimità . Bisogna arrivare alle soglie di quel mondo perché altro sangue alimenti il corpo dell ' arte tedesca e perché un vero poeta trovi nuove realtà fuori dell ' ambito angusto di un ' immaginazione ormai soltanto tecnica . Questo poeta è Georg Büchner : in lui l ' esperienza romantica si traduce giustamente in maturità espressiva , ma alle formule intellettuali e alle facili mode del tardo romanticismo egli sostituisce un pathos che nasce da una nuova visione del destino umano , dalla scoperta del fatto sociale in cui si annullano le pretese di assoluto della fantasia letteraria . Mentre nella maggior parte dei suoi coetanei questa rivelazione del mondo esterno si traduce in forme eminentemente pratiche , crea una generazione di rivoluzionari e di polemisti , Büchner mantiene un ' alta purezza espressiva e , morto giovanissimo , lascia col frammento di novella : Lenz , e col Woyzeck due fra le opere maggiori della poesia tedesca moderna . 5 . Teatro viennese . Uno dei caratteri essenziali dell ' episodio romantico in Germania è la stretta interdipendenza , non soltanto letteraria e ideologica ma biografica , in cui si muovono i protagonisti . In un paese pieno di frontiere interne e di tradizioni locali invitte i romantici vivono come una unica stirpe , i loro destini s ' incrociano continuamente , fanno nascere amicizie e rivalità , collaborazioni , adulterî . Chiusa a questo fermento di avventure individuali , come presto estranea al lo sviluppo politico della nuova Germania , l ' Austria degli Absburgo vive allora la sua insigne vecchiaia : tramonta il sacro romano impero della nazione tedesca , e Vienna rinuncia per sempre a essere la capitale del Reich , per ridursi a un rango di città cosmopolita o di provincia tedesca . Il poeta di questa Austria civile e dialettale in cui riposano i germi di vecchie culture si terrà anch ' egli discosto dall ' esaltazione contemporanea e , benché attentissimo alle ragioni e alle mode del secolo , non uscirà da un costume di dignitoso riserbo . La sua lunga vita sarà divisa fra il teatro e il lavoro burocratico , senza che mai i draghi della fantasia notturna levino il capo a turbarlo nelle ore d ' ufficio . Grillparzer è tipicamente un contemporaneo dei romantici : ne divide le inclinazioni intellettuali e a volte ne imita l ' accento , ma attraverso la sua natura le pretese romantiche escono talmente deformate che è impossibile riconoscerle . I suoi drammi risentono degli stessi modelli letterari ( così l ' interesse prevalente per il teatro spagnolo ) , ma la loro importanza è di ordine affatto diverso . Mentre il teatro romantico vive di una incoerente genialità , le opere di Grillparzer devono il posto notevole che esse occupano nella storia della letteratura tedesca alle virtù tecniche del drammaturgo , rimaste forse insuperate , e a certi passaggi in cui la discreta umanità dell ' autore trova felici e rare espressioni poetiche . Grillparzer è un fenomeno isolato difficilmente definibile in una situazione culturale . Ma nella « terra dei feaci » austriaca un ' altra tradizione si era mantenuta che prima di estinguersi darà ancora saporosi frutti : la tradizione barocca . Il teatro che avevano creato i poeti visionari e accademici del Seicento tedesco trova a Vienna la sua patria definitiva , diventa gloria particolare di quella città che per tutto il secolo successivo doveva accogliere la più europea delle corti in una cornice vivissima di tradizione popolare . Il primo elemento a cui si allaccia il nuovo teatro viennese è ancora l ' « Ordensdrama » , la rappresentazione scolastica di cui i Gesuiti avevano fatto una grande cerimonia per il pubblico barocco . Nella seconda metà del secolo XVII un italiano di Trento , Niccolò Avancini , aveva portato al loro massimo splendore i « Ludi cesarei » , come ormai si chiamavano quelle avventurose storie allegoriche di principi e di virtù . Ma già il suo spettacolo , splendido e raffinato , fitto di intermezzi , luminarie , apoteosi , è ai margini della tradizione letteraria viva . Da allora si precisa quel distacco che sarà uno dei fattori determinanti della cultura del Settecento . Gli elementi barocchi , cacciati dall ' alta letteratura sempre più dominata da spiriti razionalistici , si rifugiano nell ' opera lirica e nello spettacolo popolare , che alimentano con una rara vitalità . Mentre in tutta l ' Europa il nuovo teatro d ' imitazione inglese e francese offre le sue ragionevoli vicende borghesi e cosmopolite , la tradizione barocca attinge alle fonti locali e mantiene contro tutte le volontà di riforma i lazzi dei buffoni e i gorgheggi delle prime donne . In Italia si sviluppa la commedia dell ' arte , questo singolare prodotto che risale alle forme più antiche della comicità indigena e non ha alcun rapporto con la tendenza contemporanea del teatro letterario . A Vienna , legata all ' Italia per tante ragioni di cultura , i protagonisti di una simile vicenda sono pure attori e uomini di teatro : Stranitzky , il creatore della figura di Hanswurst , tipica maschera della comicità grossolana contro cui si accanisce l ' ira degli « Aufklärer » ; il comico Kurz , detto Bernardone , autore di burleschi e pantomime : fino a Schikaneder , il librettista e impresario di Mozart , che col Flauto magico doveva dare la sua ultima e più felice espressione a un genere ormai consunto . Non bisogna illudersi sull ' importanza letteraria di queste manifestazioni che , sepolte sotto il disprezzo degli illuministi , hanno poi goduto di una effimera rivalutazione . I creatori del teatro popolare viennese sono uomini che contano per il loro attaccamento al mestiere , per qualità tecniche e mimiche , ma il teatro scritto risulta molto povero e soprattutto una manifestazione di maniera , non meno delle più complicate finzioni dell ' accademia settecentesca . Il significato storico della loro esistenza è nella lotta contro il razionalismo , che mantiene viva una tradizione fantastica e permette agli spiriti indigeni più genuini di restare desti sotto l ' uniformità del gusto neoclassico . Verso la fine del Settecento questa tradizione è solamente popolare . L ' opera lirica ha subito le severe riforme dei teorici dell ' arte pura , conosce le nobili forme di un Gluck , di uno Spontini ; gli intermezzi sono quasi completamente aboliti dalla tragedia classica ; e musica , coreografia e spiriti bizzarri si rifugiano fra le quinte del teatro popolare viennese . Intanto l ' elemento fondamentale del dramma barocco , l ' allegoria , subisce nel corso degli ultimi decenni una curiosa evoluzione . Nata per rappresentare l ' ordine rigido e solenne dell ' universo barocco , l ' allegoria si è fatta razionale quando il mondo ha voluto a tutti i costi somigliare a una macchina , è diventata eudemonistica col trionfo delle ideologie umanitarie , e finalmente , esaurita ogni sua funzione accademica , serve a un gusto ingenuo di figure e di illusioni per consumare il proprio destino nella parodia . Nella Vienna del Congresso la parodia raggiunge una incredibile prosperità : ogni avvenimento politico , ogni successo letterario è seguito da un corteo di parodie e gli autori più fortunati nel nuovo genere acquistano una vera celebrità . Tuttavia questo tipo di rappresentazione sarebbe rimasto puramente un episodio pittoresco legato alla storia dei gloriosi teatri viennesi se , ai primi dell ' Ottocento , in un mondo ormai lontano dalle visioni barocche , non fosse comparso con Ferdinand Raimund un autore dotato di virtù e di ambizioni tali da risvegliare a breve vita la tradizione morente . Attore comico , Raimund comincia a scrivere opere nel gusto dell ' epoca , fiabe e commedie fantastiche , ricche di uno spirito genuino ma non diverse nel tono da quelle dei maggiori drammaturghi popolari : un Bäuerle , un Meisl . Ma presto , consapevole della propria dignità e sospinto da una natura in fondo più drammatica che comica , Raimund tenta forme nuove : nascono così gli « Original Zauberspiele » , bizzarre opere in cui lo stile giocoso della farsa viennese cerca di sollevarsi ad altezze tragiche ed il vecchio repertorio dei geni , delle virtù e degli dèi , ormai ridotto a una funzione di puro divertimento , è adoperato con le intenzioni edificanti del teatro barocco . Il pubblico non accolse con favore questo tentativo di distrarlo dalle sue preferenze abituali e la carriera di Raimund , le cui ultime opere sono quasi commedie di carattere estranee alla tradizione barocca , è un continuo contrasto fra le aspirizioni letterarie dello scrittore e le leggi e i gusti di un mondo a cui l ' uomo non poteva sottrarsi . L ' impresa di Raimund era in definitiva destinata a fallire , ma il suo passaggio lascia una traccia nella storia del teatro viennese che si libera da certi schemi facilmente convenzionali e sulla via di un vivace realismo vanta almeno due nomi di importanza europea : Nestroy , anche egli attore e ultimo erede della pura comicità indigena , e , già sullo scadere del secolo , Anzengruber , scrittore di più vaste ambizioni in cui la satira politica prevale sulla materia tradizionale e i temi del realismo popolare confluiscono nella grande corrente del naturalismo europeo . 6 . Ultimo atto . Il secolo scorso è diviso in Germania in due tempi ben distinti . L ' impulso vitale dei romantici , la loro genialità , il loro coraggio fanno balenare gli ultimi riflessi del grande incendio fino alla metà del secolo : poi il singolare fenomeno si compone e si acqueta e le ultime scintille si perdono in un crepuscolo che annuncia l ' avvento senza speranza di un ' èra borghese . Eichendorff , che vive la sua esistenza di alto funzionario ornandola appena delle lievi figurazioni dei suoi racconti , delle ombre che popolano le sue notti italiane , Mörike , perduto in tenere reminiscenze , lirico e novellista minore , Lenau , a cui manca la voce per fare della storia della sua anima un ' esperienza assolutamente umana , sono i maggiori epigoni della grande avventura . Lontano a forza da questa Germania dolorante , che si dibatte senza risolversi fra il vecchio e il nuovo , l ' intelligenza più lucida di quegli anni , Heine , può salutare l ' esperienza trascorsa nel suo saggio sulla Scuola romantica e concluderla nella sua persona con singolare evidenza . Intanto le energie più vive del tempo si volgono ad altro : crescono nelle attività mediate , nella politica , nel giornalismo . Il processo che con la comparsa della « Giovane Germania » è ancora alla sua fase letteraria , sia pure di crisi , scivolerà rapidamente su un altro terreno , investirà tutta la civiltà tedesca per trasformare quello che cento anni prima era il paese dei musicisti e dei filosofi nello stato degli industriali e nel Reich dei politici . Nei primi anni del secolo il punto di fuoco della vita tedesca , il peso stesso della parola Germania era a Weimar , fra Goethe e Schiller ; gli uomini di stato avevano la nobile statura di Humboldt e i sovrani la liberalità di Carlo Augusto e la grazia della regina Luisa . Poi , negli anni che sono intorno al '48 , il centro di gravità si sposta fra gli alunni delle nuove scienze naturali e tecniche , i politici di Francoforte , gli ideologi e i polemisti della « Rheinische Zeitung » . Ma dopo il '70 è la Berlino di Bismarck che incarna la Germania unitaria e imperialista , e una grande svolta si è compiuta nella storia dei popoli europei . Gli intellettuali di questo tempo , i maestri della Germania uscita dalla sua crisi di adolescenza , sono gli storici e i sociologi capaci di sceverare gli elementi costanti nella tumultuosa preistoria del popolo tedesco , di dare una base concreta alle aspirazioni e alle velleità che già si delineano . Più in alto , forti della loro pretesa inattualità , ma profondamente radicati nell ' atmosfera del secolo , padri di tutti gli errori e i benefici che ne deriveranno , stanno i profeti : Wagner , sempre circondato da incendi e incantesimi è già disposto a corrompere nell ' estetismo della missione individuale le sue superbe scoperte ; Nietzsche , rivolto a un futuro che gli sfuggirà sempre come un ' essenza metafisica , ma che anima la sua visione e dà a ogni sua parola un pathos non confondibile . Nonostante il grande apporto che questi due uomini daranno alla cultura europea , o forse appunto in virtù della loro soffocante personalità , il contributo diretto che essi recano all ' arte è esiguo . La prosa di Zarathustra arriva solo dopo molti anni a turbare le coscienze letterarie europee e la formula estetica di Wagner , fonte di infinite discussioni , non si traduce in realtà fuori della cerchia sacra di Bayreuth . L ' arte , dissoluta delle sue leggi antiche attraverso tanti attacchi e tanti titanismi , va alla deriva : si perde in avventure metafisiche o approda a infeconde spiagge borghesi . Il teatro la segue in questi viaggi senza meta . Pure un grande scrittore compare ancora sulla scena del teatro tedesco , il più grande forse che la Germania abbia avuto accanto ai due che abbiamo nominato per ultimi : Friedrich Hebbel . Non legato ad alcuna scuola , solitario e insoddisfatto , Hebbel è il simbolo del vigore tedesco in un ' ora di profonda inquietudine . In quest ' uomo mal cresciuto e condannato a una perpetua infelicità , rivivono la passione di Kleist e l ' eloquenza di Schiller e si trasformano in parole d ' arte le turbinose ideologie di un secolo che tocca la sua maturità . È compiuta in lui quella elaborazione dei contenuti romantici che darà un nuovo fondo alla sensibilità moderna : i temi del decadentismo europeo , gli alti temi del sesso e del sangue , dominano i suoi drammi , che essi rievochino il crepuscolo di antichi idoli e il sorgere di nuove civiltà , o discendano , come Maria Maddalena , nella dura legge dell ' esistenza borghese . Ma Hebbel mantiene in questa inclinazione già morbida una robusta figura di scrittore e di uomo e costruisce la sua opera su un fortissimo sostrato ideologico e critico che non ha ancora perduto la sua validità . Accanto a lui gli altri contemporanei fanno una debole parte di comparse . Otto Ludwig è l ' unico che merita di essere citato con onore : natura anch ' egli riflessiva e critica ( importanti sono i suoi studi su Shakespeare ) , tocca con una forza grave e sorda temi biblici e episodi di vita quotidiana e nel suo dramma Il guardaboschi , scritto in una lingua povera e quasi dialettale , mostra come sia ormai matura l ' esigenza di una tragedia popolare nel senso più semplice e immediato . Con Hebbel e Ludwig una nota nuova è entrata nella letteratura tedesca : l ' istanza realistica , che un Büchner aveva sentito con istintiva purezza ( superandola del resto nell ' impeto dell ' espressione ) , e che ora dietro l ' esempio francese e quello di Ibsen si estende a tutta l ' Europa e crea una scuola ricca di presupposti teorici e intimamente legata al trionfante positivismo . Teatro e romanzo diventano presto il campo della nuova battaglia che in Germania , dopo i furori romantici , è particolarmente sentita . ( Ma l ' equivoco realista sarà svelato anche prima dell ' equivoco romantico , e l ' episodio del chirurgo che , assistendo a un dramma verista dove un ' attrice si dispone a partorire di fronte al pubblico , scaglia il proprio forcipe sulla scena fra la gazzarra generale , è una bella leggenda , degna di Muzio Scevola e delle storie antiche ) . Molti nomi prendono parte a questa battaglia che ha appunto il torto di essere una vera battaglia , con veri cadaveri e veri trionfatori : da Sudermann , nome ingiallito , solo consegnato a una esteriore abilità di drammaturgo , a Wedekind , nome che è già rivolto all ' intelligenza , ma ancora impigliato in fumosi complessi eretico - sociali . La nostra intenzione è di lasciarli da parte in attesa che altri distingua quello che è degno di ricordo da quello che si è disfatto con la carta e la colla dei cartelloni pubblicitari . Per il nostro compito d ' informazione un solo nome riassume tutta questa vicenda nel suo orgoglioso disordine : quello di Gerhard Hauptmann . Autore di oltre cento opere che vanno dal realismo brutale alla rigidezza neoclassica e indicano come il pendolo delle mode letterarie batta ormai oscillazioni corte e rapidissime , proteso verso Goethe nell ' universalità degli interessi e perfino in una assurda somiglianza fisica , Hauptmann è soprattutto il più glorioso esempio della confusione che può albergare nella testa di un intellettuale tedesco . La sua opera vale come repertorio di tutti i temi drammatici apparsi nella storia del teatro , i suoi personaggi , che vanno dalla proletaria slesiana a Ifigenia e da Gesù Cristo in veste di maestro di scuola a Till Eulenspiegel , esauriscono ogni possibile fantasia di vestiarista . Successi e contrasti accompagnano naturalmente questa carriera ricca di frequenti ritorni : la critica si limiterà a sottolineare che i risultati più attendibili di Hauptmann sono legati alla prima polemica per il realismo e a qualche delicata leggenda ripresa nella maturità . Da un tale caos si doveva uscire , come in tutta l ' Europa , attraverso un consapevole ritorno ai valori lirici , a quel primato dello stile che i teorici dell ' arte documentaria avevano creduto di poter facilmente sopprimere . E in questo la Germania fu particolarmente fortunata : la triade George , Hofmannsthal , Rilke è una delle costellazioni più luminose sul cielo della fine del secolo , e una di quelle che possono meglio orientare sulle rotte della poesia . Rilke fu un solitario , la cui voce arriva forse più lontano di quella di ogni altro contemporaneo , ma il cui passaggio nel mondo fu troppo discreto per provocare reazioni diffuse ; degli altri due , in principio collaboratori diretti nella vittoriosa polemica contro il naturalismo , Hofmannsthal è quello che ci interessa di più per i fini di questa raccolta . La sua opera drammatica , contemporanea della temibile inflazione letteraria ora descritta , si distingue nella giungla circostante per la rigorosa unità dello stile , per la presenza di un gusto che è perfettamente definito benché tragga la sua ricchezza dalle fonti più disparate . Vero europeo , Hofmannsthal fa confluire in sé tutte le tendenze e le aspirazioni di un ' epoca profondamente riflessiva , che ha ripreso i suggerimenti romantici con un sapore più torbido e maturo , e conosce l ' inquieto estetismo di Swinburne e di Debussy , di Maeterlink e di D ' Annunzio . Tutti i motivi di una poetica decadente ( quella delle città morte e delle campane sommerse , materia mostratasi poi così fragile ) sono filtrati nei drammi e nelle liriche di Hofmannsthal ; ma più civile d ' un D ' Annunzio , anche se meno fortemente dotato , questo austriaco sa trasformare i temi più pericolosi in misurate occasioni di poesia e si distacca dai contemporanei per la maggiore consapevolezza dei limiti di un gusto , per la lucidità intellettuale che lo assiste tanto nel comporre quanto nel teorizzare sulle cose dell ' arte e sui moti di una civiltà in crisi . Dopo Hofmannsthal il teatro tedesco è tutt ' altro che finito . Wedekind aveva già rimosso zone oscure e segrete : col dopoguerra sopravviene un fortunoso arrembaggio , un nuovo « Sturm und Drang » , che a differenza dell ' antico non intacca solo i contenuti sociali , la sfera esterna dell ' arte , ma si riflette altresí sui modi del canto e risale alle fonti ultime della immaginazione . Il teatro si trasforma prodigiosamente sotto questi impulsi sediziosi e la struttura tradizionale dell ' opera crolla come un castello di carta . Un pubblico stordito dalla guerra e dalla rivoluzione assiste alle sconcertanti imprese dei nuovi registi e scenografi , vede incontrarsi sulla scena la psicanalisi e il marxismo , ascolta le promesse di un ' èra di prosperità e i ragionati deliri degli espressionisti . Mirabili sforzi di intelligenza segnano la strada che conosce i nomi di Fritz von Unruh , Franz Werfel , Ernst Barlach , e ancora qualche nome rispettabile , come quello di Billinger , sopravvive alla reazione politica in cui quel fervore di invenzioni è soffocato senza aver potuto dare la propria misura definitiva . Ma , vista a distanza , l ' esperienza di Hofmannsthal sembra conclusiva perché nessuno degli scrittori citati regge a lungo a un severo controllo e nessuno ha portato nelle sue invenzioni il segno di una vera necessità . Del resto il teatro , come macchina e come mito , non sembra suscettibile di molti sviluppi . Dopo tutti gli sfoghi e le scoperte di un secolo tecnico ( tecnico , s ' intende , anche nel regno della fantasia ) , Pirandello lo riprende dove lo aveva lasciato Tieck ( anzi , nessuna opera moderna raggiunge la perfetta consapevolezza di giuoco del Gatto con gli stivali ) e tutte le formule sceniche succedutesi in questi vent ' anni , dalle più complesse dell ' immediato dopoguerra fino a quella recente e semplicissima dell ' americano Thornton Wilder , indicano piuttosto la stanchezza di un mezzo di espressione che non genuine possibilità di futuro . In verità si tratta di un fenomeno che penetra più profondamente di quanto sembri a prima vista e che solo l ' abitudine , madre degli uomini , nasconde . Attraverso le disperate contorsioni e i tentativi di ringiovanimento degli ultimi decenni il teatro , tutto il teatro , non quello in lingua tedesca o francese , ma quello che da secoli vive nei suoi elementi primordiali , la maschera e l ' attore , un fondale fra due quinte , comincia a vacillare . Naturalmente attori e registi , drammaturghi e scenografi , tutti coloro che vivono con passione questa vicenda e che sono gli eredi di una storia cosìillustre ed antica , non lo riconoscono , si rifiutano sdegnosamente di prendere sul serio i sintomi della malattia . Ma il teatro non è più per gli uomini quello che era stato il dramma allegorico per il pubblico barocco e la commedia sentimentale per la società del Settecento , quello spettacolo che sorretto dalla musica aveva attirato il mutevole genio dell ' « ancien régime » e commosso la gioventú romantica . Le sale sono ancora affollate di un pubblico borghese , ma sempre più la scena diventa possesso dei virtuosi e il libretto cade in mano dei mestieranti ; le vecchie forme durano troppo per non far sospettare della vitalità delle nuove ; lo spettacolo ha un tono di commemorazione più che di celebrazione . I veri scrittori del Novecento che producono per il teatro : Shaw , Pirandello , Giraudoux , O ' Neill , fanno sempre più della letteratura dialogata : crescono nelle loro opere le ragioni culturali , sparisce la leggenda . Così si estende a tutto un mondo il complesso della vecchiaia : le quinte si coprono di polvere , il legno e il cartone si uniscono male alle nuove macchine di acciaio . E mentre i più gloriosi teatri d ' Europa si trasformano insensibilmente in musei e accademie e i mediocri scadono a un rango culturale di terz ' ordine , il nostro bisogno di parole e di immagini si volge ad altre zone : la nuova leggenda , proletaria e cosmopolita , nasce di là dall ' oceano in un tremante cinematografo .
IL MARCHESE DI ROCCAVERDINA ( CAPUANA LUIGI , 1901 )
Narrativa ,
luna corresse rapidamente pel cielo . Al velato chiarore lunare i campanili , le cupole delle chiese di
CENERE ( DELEDDA GRAZIA , 1904 )
Narrativa ,
PARTE PRIMA I . Cadeva la notte di San Giovanni . Olì [ 1 ] uscì dalla cantoniera biancheggiante sull ' orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada , e s ' avviò pei campi . Era una ragazza quindicenne , alta e bella , con due grandi occhi felini , glauchi e un po ' obliqui , e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore , spaccato nel mezzo , pareva composto da due ciliegie . Dalla cuffietta rossa , legata sotto il mento sporgente , uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie : questa acconciatura ed il costume pittoresco , dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve , davano alla fanciulla una grazia orientale . Fra le dita cerchiate di anellini di metallo , Olì recava striscie di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare [ 2 ] i fiori di San Giovanni , cioè i cespugli di verbasco , di timo e d ' asfodelo da cogliere l ' indomani all ' alba per farne medicinali ed amuleti . D ' altronde Olì pensava che anche non segnando i cespugli che voleva cogliere , nessuno glieli avrebbe toccati : i campi intorno alla cantoniera dove ella viveva col padre ed i fratellini , erano completamente deserti . Solo in lontananza una casa campestre in rovina emergeva da un campo di grano , come uno scoglio in un lago verde . Nella campagna intorno moriva la selvaggia primavera sarda : si sfogliavano i fiori dell ' asfodelo e i grappoli d ' oro della ginestra ; le rose impallidivano nelle macchie , l ' erba ingialliva , un caldo odore di fieno profumava l ' aria grave . La via lattea e l ' ultimo splendore dell ' orizzonte , fasciato da una striscia verdastra e rosea che pareva il mare lontano , rendevano la notte chiara come un crepuscolo . Vicino al fiume , la cui acqua scarsissima rifletteva le stelle e il cielo violaceo , Olì trovò due dei suoi fratellini che cercavano grilli . « A casa ! Subito ! » , ella disse con la sua bella voce ancora infantile . « No ! » , rispose uno dei bimbi . « Allora voi non vedrete spalancarsi il cielo , stanotte ! I bimbi buoni , nella notte di San Giovanni vedono aprirsi il cielo e poi vedono il paradiso e il Signore e gli angeli e lo Spirito Santo ... Ma voi vedrete un cornino se non andate a casa subito . » « Andiamo » , disse pensieroso uno dei bimbi . L ' altro protestò ancora un po ' , ma finì col lasciarsi condurre via dal fratello . Olì andò oltre : oltre l ' alveo del fiume , oltre il sentiero , oltre le macchie di olivastro : qua e là si curvava e legava con un nastro le cime di qualche cespuglio , poi si rizzava e scrutava la notte con lo sguardo acuto dei suoi occhi felini . Il cuore le balzava forte , d ' ansia , di timore e di gioia . La notte fragrante invitava all ' amore e Olì amava , Olì aveva quindici anni e con la scusa di segnare i fiori di San Giovanni andava ad un convegno amoroso . Sei mesi prima , una sera d ' inverno , un giovane contadino , mezzadro d ' un ricco proprietario nuorese a cui appartenevano i campi intorno alla casa in rovina , era entrato nella cantoniera per chiedere un po ' di fuoco . Era un giovane alto , con lunghi capelli neri lucidi d ' olio : i suoi occhi nerissimi non si lasciavano quasi guardare , tanto erano luminosi , e soltanto Olì poteva fissarli con i suoi , che non si abbassavano davanti a nessuno . Il cantoniere , uomo ancora giovane ma già grigio , stanco di fatiche , di affanni e di miseria , accolse benevolmente il contadino , gli diede una pietra focaia , lo interrogò sul suo padrone e lo invitò a tornare sempre che voleva . Da quella sera il contadino frequentò assiduamente la cantoniera : nelle sere piovose raccontava storielle ai bambini raccolti intorno al focolare fumoso , e ad Olì insegnò i posti ove meglio crescevano i funghi e le erbe mangereccie . Un giorno egli trasse la fanciulla fin verso un avanzo di nuraghe , sopra un ' altura , fra macchie coperte di bacche rosse , e le disse che fra i blocchi della tomba gigantesca stava nascosto un tesoro . « Eppoi so di tanti altri accusorgios [ 3 ] » , egli disse con voce grave , mentre Olì coglieva finocchi selvatici ; « io finirò bene col trovarne uno , ed allora ... » « E allora ? » , chiese Olì , un po ' beffarda , sollevando gli occhi che al riflesso del paesaggio parevano verdi . « Allora me ne andrò lontano ; e se tu vorrai venir con me ti porterò via , in Continente . Io conosco bene il Continente , perché è da poco tempo che ho finito il servizio militare . Sono stato a Roma e poi in Calabria ed in altri posti ancora . Là tutto è bello ... Se tu verrai ... » Olì rise , piano piano , lusingata e felice , sebbene un po ' ironica . Dietro il nuraghe due dei suoi fratellini , nascosti in una macchia , fischiavano richiamando un passero : per l ' immensità del paesaggio non s ' udiva voce umana , non passava nessuno . Il servo prese Olì per la vita , la sollevò , chiuse gli occhi e la baciò ; e da quel giorno i due giovani s ' amarono selvaggiamente , diffondendo il segreto della loro passione alle macchie più silenziose , ai cespugli della riva , ai neri nascondigli dei nuraghes solitarî . Oppressa dalla solitudine e dalla miseria Olì amava il giovine per ciò che egli rappresentava , per le cose e le terre maravigliose che egli aveva vedute , per la città dalla quale veniva , per il ricco padrone che serviva , per i fantastici disegni che egli tracciava nell ' avvenire ; ed egli amava Olì perché era bella ed ardente : entrambi incoscienti , primitivi , impulsivi ed egoisti , si amavano per esuberanza di vita e per bisogno di godimento . Anche la madre di Olì , a quanto narrava la figliuola , era stata una donna fantastica e ardente . « Ella era di famiglia benestante » , raccontava Olì , « ed aveva parenti nobili che volevano maritarla con un vecchio possidente . Mio nonno , il padre di mia madre , era un poeta : in una notte improvvisava tre o quattro canzoni , e tanto erano belle che , appena un cantastorie le ripeteva per la strada , tutto il popolo le apprendeva e le ripeteva con entusiasmo . Ah , sì , mio nonno era un gran poeta ! Alcune sue poesie le so anch ' io , insegnatemi da mia madre . Aspetta , senti questa . » Ella recitava qualche strofa in dialetto logudorese , poi riprendeva : « Il fratello di mia madre , zio Merziòro Desogos , dipingeva nelle chiese e scolpiva i pulpiti : però si uccise perché aveva da scontare una condanna . Sì , i parenti di mia madre erano nobili ed istruiti : tuttavia ella non volle sposare il vecchio proprietario . Vide invece mio padre , che allora era bello come una bandiera , se ne innamorò e fuggi con lui . Ella soleva dire , mi ricordo : " Mio padre mi ha diseredata , ma non importa ; gli altri si tengano le loro ricchezze , io mi tengo il mio Micheli e basta ! " » . Un giorno il cantoniere si recò a Nuoro per comprare del frumento , e ritornò più triste e disfatto del solito . « Olì , bada a te , Olì ! » , disse alla figlia minacciandola con la mano . « Guai se quel servo rimette ancor piede qui ! Egli ci ha ingannati persino sul suo nome . Disse di chiamarsi Quirico ed invece si chiama Anania . È oriundo di Orgosolo , razza di pastori , parente di banditi e di galeotti . Bada a te , donnicciuola : egli ha moglie ! » Olì pianse e le sue lagrime caddero , assieme col frumento , entro l ' arca di legno nero ; ma appena l ' arca fu chiusa e zio Micheli tornò al lavoro , la fanciulla andò in cerca del servo . « Tu ti chiami Anania ! Tu hai moglie ! » , gli disse , e gli occhi le fiammeggiavano di rabbia . Anania finiva di seminare il grano sul prato smosso : due merli cantavano dondolandosi su una fronda d ' olivastro ; grandi nuvole bianche rendevano più intenso l ' azzurro del cielo . Tutto era dolcezza , silenzio , oblìo . « Ecco » , disse il giovane , che teneva ancora la bisaccia sulla spalla , « io ho una moglie vecchia . Ah , me la diedero per forza ... come i parenti volevano dare a tua madre il vecchio possidente ... perché io sono povero ed ella ha molti soldi . Ma che cosa importa ? Ella è vecchia e morrà presto ; noi siamo giovani , Olì , ed io voglio bene soltanto a te . Se tu mi abbandoni io muoio . » Olì s ' intenerì e credette . « E che faremo ora ? » , domandò . « Mio padre mi bastonerà se continueremo ad amarci . » « Abbi pazienza , agnellino mio . Mia moglie morrà presto ; ma anche non morisse io troverò il tesoro e ce ne andremo in Continente » . Olì protestò , pianse , non sperò molto nel tesoro , ma continuò ad amoreggiare col servo . La seminagione era terminata , ma Anania andava spesso in campagna per osservare se il grano spuntava , e per estirpare le male erbe dal seminato : nelle ore di riposo , invece di coricarsi , egli diroccava il nuraghe , con la scusa di costruire un muro con le pietre divelte dal monumento , ma in realtà per cercare il tesoro . « Se non qui altrove , ma lo troverò ! » , diceva ad Olì . « Ebbene , a Maras un servo come me trovò un fascio di verghe d ' oro . Egli non si avvide che erano d ' oro e le consegnò ad un fabbro . Stupido ! Ma io mi accorgerò bene ... Nei nuraghes » , raccontava poi , « abitavano i giganti che usavano le masserizie d ' oro . Persino i chiodi delle loro scarpe erano d ' oro . Oh , si trovano sempre dei tesori , cercandoli bene ! A Roma , quando io ero soldato , vidi un luogo dove si conservano ancora le monete d ' oro e gli oggetti nascosti dagli antichi giganti . Anche ora , del resto , nelle altre parti del mondo , vivono ancora i giganti , e sono così ricchi che usano gli aratri e le falci d 'argento.» Egli parlava sul serio , con gli occhi splendenti di sogni aurei ; se però gli avessero chiesto che avrebbe fatto dei tesori che sperava ritrovare , forse non avrebbe saputo dirlo . Per allora progettava soltanto la fuga con Olì : all ' avvenire non pensava che in modo fantastico . Verso Pasqua la fanciulla ebbe occasione di recarsi a Nuoro , e domandate notizie della moglie di Anania seppe che costei era una donna anziana , ma niente affatto benestante . « Ebbene » , egli disse , appena Olì gli rinfacciò la sua menzogna , « sì , ella adesso è povera , ma quando la sposai era ricca . Dopo le nozze io andai al servizio militare , mi ammalai , spesi molto ; anche mia moglie si ammalò . Oh , tu non sai cosa vuol dire una lunga malattia ! Poi prestammo dei denari e non ce li restituirono . Poi credo un ' altra cosa ; che mia moglie tenga i denari nascosti . Ecco , ti giuro che è così . » Egli parlava seriamente , ed Olì credeva . Credeva perché aveva bisogno di credere e perché Anania l ' aveva abituata a ritener vere le cose più inverosimili , suggestionato egli stesso dalle sue fantasie . Così , verso i primi di giugno , zappando in un orto del padrone , egli trovò un grosso anello di metallo rossiccio e lo credette d ' oro . « Qui ci deve essere certamente un tesoro » , pensò , e subito andò a raccontare le sue nuove speranze ad Olì . La primavera regnava nella campagna selvaggia ; il fiume azzurrognolo rifletteva i fiori del sambuco , i narcisi esalavano voluttuose fragranze ; nelle notti rischiarate dalla luna o dalla via lattea , tiepide e silenti , pareva che nell ' aria ondeggiasse un filtro inebbriante . Olì vagava qua e là , con gli occhi velati di passione ; nei lunghi crepuscoli luminosi e nei meriggi abbaglianti , quando le montagne lontane si confondevano col cielo , ella seguiva con uno sguardo triste i fratellini seminudi , neri come idoletti di bronzo , e mentre essi animavano il paesaggio con le loro grida di uccelli selvatici , ella pensava al giorno in cui avrebbe dovuto abbandonarli per partire con Anania . Ella aveva veduto l ' anello ritrovato dal giovine , e sperava e aspettava , col sangue arso dai veleni della primavera . « Olì ! » , chiamò la voce di Anania , dietro una macchia . Olì tremò , avanzò cauta , cadde fra le braccia del giovine . Sedettero sull ' erba ancora tiepida , accanto ad un fascio di puleggi e d ' alloro selvatico che esalava un forte profumo . « Quasi quasi non venivo » , disse il giovine . « La padrona deve sgravarsi stanotte , e mia moglie , che sta ad assisterla , voleva che io restassi in casa . " No " , le dissi , " stanotte devo cogliere il puleggio e l ' alloro ; non sai che è San Giovanni ? " E son venuto . Ecco . » Si frugava in seno , mentre Olì toccava l ' alloro chiedendo a che serviva . « Non lo sai , dunque ? L ' alloro colto stanotte serve per medicina e per tante altre cose : se , per esempio , tu spargi le foglie di quest ' alloro qua e là sui muri intorno ad una vigna o ad un ovile , gli animali rapaci non potranno penetrarvi , né rosicchiar l ' uva , né rapire gli agnelli . » « Ma tu non sei pastore . » « Io però guarderò la vigna del padrone : poi queste foglie le metterò anche intorno all ' aia , perché le formiche non rubino il grano . Verrai tu , quando io batterò il grano ? Ci sarà molta gente ; faremo festa e alla notte canteremo . » « Oh , mio padre non vorrà ! » , ella disse sospirando . « Ma è curioso quell ' uomo ! Si vede che non conosce mia moglie : ella è decrepita come le pietre » , disse Anania , sempre frugandosi in seno . « Ma dove l ' ho messa ? » « Che cosa ? Tua moglie ? » , chiese maliziosamente Olì . « Ebbene , una croce ! Ho trovato anche una croce d 'argento.» « Anche una croce d ' argento ? Dove era l ' anello ? E tu non me lo dicevi ? » « Ah , eccola . Sì , è d ' argento vero . » Egli trasse di sotto l ' ascella un involtino : Olì lo svolse , palpò la crocetta e domandò ansiosa : « Ma è dunque vero ? Il tesoro c ' è ? » . E pareva così felice che Anania , sebbene avesse trovato la crocetta in campagna , credette bene di lasciarla nella sua illusione . « Si , là , nell ' orto . Chissà quanti oggetti preziosi ci saranno ! Ma bisognerà che io frughi di notte . » « Ma il tesoro è del padrone . » « No , è di chi lo trova ! » , rispose Anania ; e quasi per avvalorare questo suo principio egli cinse Olì con un braccio e cominciò a baciarla . « Se io troverò il tesoro tu verrai ? » , le chiese tremando . « Verrai , dimmi , fiore ? Bisogna che io lo trovi subito perché non posso più vivere lontano da te . Ah , vedi , quando vedo mia moglie sento voglia di morire , mentre vorrei vivere mille anni con te . Fiore mio ! » Olì ascoltava e tremava . Intorno era profondo silenzio ; le stelle brillavano sempre più perlate , come occhi sorridenti d ' amore , e sempre più dolci erravano nell ' aria i profumi delle erbe aromatiche . « Mia moglie morrà presto , Olì , cuoricino mio ! Sì , che fanno i vecchi sulla terra ? Chissà ? Fra un anno , forse , noi saremo sposi . » « San Giovanni lo voglia ! » , sospirò Olì . « Ma non bisogna desiderare la morte di nessuno . Ed ora lasciami andare . » « Rimani ancora un po ' » , egli supplicò con voce infantile , « perché vuoi andartene così presto ? Che farò io senza di te ? » Ma ella si alzò tutta vibrante . « Forse ci rivedremo domani mattina , perché coglierò le erbe prima che sorga il sole : ti farò un amuleto contro le tentazioni ... » Ma egli non aveva paura delle tentazioni : s ' inginocchiò , cinse Olì con ambe le braccia e si mise a gemere . « No , non andartene , non andartene , fiore ; rimani ancora un poco , Olì , agnellino mio ; tu sei la mia vita ; ecco , io bacio la terra dove tu posi i piedi , ma rimani ancora un poco ; altrimenti io muoio . » Egli gemeva e tremava , e la sua voce commoveva Olì fino alle lagrime . Ella rimase . Solo in autunno zio Micheli si accorse che sua figlia aveva peccato . Una collera feroce invase allora l ' uomo stanco e sofferente che aveva conosciuto tutti i dolori della vita , fuorché il disonore . A questo si ribellò . Prese Olì per un braccio e la cacciò via di casa . Ella pianse , ma zio Micheli fu inesorabile . Egli l ' aveva avvertita mille volte ; e forse avrebbe perdonato se ella avesse peccato con un uomo libero ; ma così no , non poteva perdonare . Per qualche giorno Olì visse nella casa in rovina intorno alla quale Anania aveva seminato il grano ; i fratellini le portavano qualche tozzo di pane , ma zio Micheli se ne accorse e li bastonò . Allora Olì , per non morire di fame e di freddo , giacché l ' autunno copriva di grandi nubi livide il cielo , e il vento umido soffiava attraverso le macchie arrossate dal gelo , s ' avviò verso Nuoro per chiedere aiuto all ' amante . Fosse caso od avvertenza , a metà strada incontrò Anania che la confortò , la coprì col suo gabbano e la condusse a Fonni , paese di montagna , al di là di Mamojada . « Non aver paura » , disse il giovine , « ora ti conduco da una mia parente , presso la quale starai benissimo ; sta tranquilla , ché io non ti abbandonerò mai . » La condusse in casa di una vedova che aveva un figliolino di quattro anni . Nel vedere questo bambino , nero , lacero , tutto orecchie ed occhi , Olì pensò ai fratellini e pianse . Ah , chi si sarebbe più curato dei poveri orfanelli ? Chi avrebbe dato loro da mangiare e da bere ; chi preparerebbe il pane nella cantoniera , chi laverebbe più i panni nel fiume azzurro ? E che avverrebbe mai di zio Micheli , il povero vedovo febbricitante ed infelice ? Basta , Olì pianse un giorno ed una notte ; poi si guardò attorno con occhi foschi . Anania era partito ; la vedova fonnese , pallida e scarna , con un viso di spettro , circondato da una benda giallastra , filava seduta davanti ad un fuocherello di fuscelli : tutto intorno era miseria , stracci , fuliggine . Dal tetto di scheggie annerite dal fumo pendevano , tremolanti , grandi tele di ragno ; pochi arnesi di legno formavano le masserizie della misera casa . Il bimbo dalle grandi orecchie , vestito già in costume , con un berrettone di pelle lanosa , non parlava né rideva mai : soltanto si divertiva ad arrostire castagne fra la cenere ardente . « Abbi pazienza , figlia » , disse la vedova alla fanciulla , senza sollevare gli occhi dal fuso . « Sono cose del mondo . Oh , ne vedrai delle peggiori , se vivrai . Siamo nati per soffrire : anch ' io da ragazza ho riso , poi ho pianto ; ora tutto è finito . » Olì si senti gelare il cuore . Oh , che tristezza , che tristezza immensa ! Fuori cadeva la notte , faceva freddo , il vento rombava con un fragore di mare agitato . Al chiarore giallognolo del fuoco la vedova filava e ricordava ; ed anche Olì , accoccolata per terra , ricordava la notte calda e voluttuosa di San Giovanni , il profumo dell ' alloro , la luce delle stelle sorridenti . Le castagne del piccolo Zuanne scoppiavano fra la cenere che si spargeva sul focolare . Il vento batteva furiosamente alla porta come un mostro scorrazzante nella notte cupa . « Anch ' io » , disse la vedova , dopo un lungo silenzio , « anch ' io ero di buona famiglia . Il padre di questo moscherino si chiamava Zuanne ; perché , vedi , sorella cara , ai figli bisogna sempre mettere il nome del padre affinché gli somiglino . Ah , sì , era molto abile mio marito . Alto come un pioppo , vedi là , il suo gabbano è ancora appeso al muro . » Olì si volse e sulla parete color terra vide infatti un lungo gabbano d ' orbace nero , fra le cui pieghe i ragni avevano tessuto i loro veli polverosi . « Non lo toccherò mai » , riprese la vedova , « anche se dovrò morire di freddo . I miei figli lo indosseranno quando saranno abili come il padre loro . » « Ma cosa era il padre ? » , chiese Olì . « Ebbene » , disse la vedova , senza cambiar tono di voce , ma col viso spettrale lievemente animato , « egli era un bandito . Dieci anni stette bandito , sì , dieci anni . Egli dovette darsi alla campagna pochi mesi dopo le nostre nozze : io andavo a trovarlo sui monti del Gennargentu , egli cacciava mufloni , aquile , avoltoi , ed ogni volta ch ' io andavo a trovarlo , egli faceva arrostire una coscia di muflone . Dormivamo all ' aperto , sotto il vento , sulle cime dei monti ; ma ci coprivamo con quel gabbano là e le mani di mio marito ardevano sempre , anche quando nevicava . Spesso si stava in compagnia ... » « Con chi ? » , domandò Olì , che ascoltando la vedova dimenticava le sue pene . Anche il bimbo ascoltava , con le grandi orecchie intente : sembrava una lepre quando sente il grido della volpe lontana . « Ebbene , con altri banditi . Erano tutti uomini abili , svelti , pronti a tutto e specialmente alla morte . Tu credi che i banditi siano gente cattiva ? Tu ti inganni , sorella cara : essi sono uomini che hanno bisogno di spiegare la loro abilità ; null ' altro . Mio marito soleva dire : " Anticamente gli uomini andavano alla guerra : ora non si fanno più guerre , ma gli uomini hanno ancora bisogno di combattere , e commettono le grassazioni , le rapine , le bardanas [ 4 ] non per fare del male , ma per spiegare in qualche modo la loro forza e la loro abilità !".» « Bella abilità , zia Grathia ! E perché non si battono la testa al muro , se non hanno altro da fare ? » « Tu non capisci , figlia » , disse la vedova , triste e fiera . « È il destino che vuole così . Ora ti racconterò perché mio marito si fece bandito . » Ella disse si fece con una certa fierezza , non priva di vanità . « Sì , raccontate » , rispose Olì , con un lieve brivido per le spalle . L ' ombra addensavasi , il vento urlava sempre più forte , con un continuo rombo di tuono : pareva di essere in una foresta sconvolta dall ' uragano , e le parole e la figura cadaverica della vedova , in quell ' ambiente nero , illuminato solo a sprazzi dalla fiamma lividognola del misero fuoco , davano ad Olì una infantile voluttà di terrore , e pareva di assistere ad una di quelle paurose fiabe che Anania aveva narrato ai suoi fratellini : ed ella , ella stessa , con la sua miseria infinita faceva parte della triste storiella . La vedova raccontò : « Eravamo sposi da pochi mesi ; eravamo benestanti , sorella cara : avevamo frumento , patate , castagne , uva secca , terre , case , cavallo e cane . Mio marito era proprietario ; spesso non aveva che fare e s ' annoiava . Allora diceva : " Voglio diventar negoziante ; così ozioso non posso vivere , perché sono sano , forte , abile , e mentre sto in ozio mi vengono le cattive idee " . Però non avevamo capitali abbastanza perché egli potesse fare il negoziante . Allora un suo amico gli disse : " Zuanne Atonzu , vuoi prender parte ad una bardana ? Si andrà in gran numero , guidati da banditi abilissimi , e si assalterà , in un paese lontano , la casa di un cavaliere che ha tre casse piene d ' argenteria e di monete . Un uomo di quel paese è venuto apposta nel Capo di Sopra [ 5 ] per raccontare la cosa ai banditi , invitandoli a fare una bardana ; egli stesso ci indicherà la via . Ci son foreste da attraversare , montagne da salire , fiumi da guadare . Vieni " . Mio marito mi svela l ' invito del suo amico . " Ebbene " , dico io , " che bisogno hai tu dell ' argenteria di quel cavaliere ? " " No " , risponde mio marito , " io sputo sulla forchetta che può spettarmi dopo il bottino , ma ci son foreste e montagne da attraversare , cose nuove da vedere , ed io mi divertirò . Sono poi curioso di vedere come i banditi se la caveranno . Non accadrà niente di male , via ; tanti altri giovani verranno , come me , per dar prova di abilità e per passare il tempo . Ebbene , non è peggio se vado alla bettola e mi ubriaco ? " Io piansi , scongiurai » , continuò la vedova , sempre torcendo il filo con le dita scarne , e seguendo con gli occhi cupi il movimento del fuso , « ma egli partì . Disse di recarsi a Cagliari per affari ... Egli partì , » ripeté la donna , con un sospiro , « ed io rimasi sola : ero incinta . Dopo seppi come andarono i fatti . La compagnia era composta di circa sessanta uomini : viaggiavano a piccoli gruppi , ma di tanto in tanto si riunivano in certi punti stabiliti , per deliberare sul da farsi . Serviva da guida l ' uomo del paese verso cui erano diretti . Capitano della bardana era il bandito Corteddu , un uomo dagli occhi di fuoco e col petto coperto di pelo rosso ; un gigante Golia , forte come il lampo . Nei primi giorni del viaggio piovette , si scatenarono uragani , i torrenti strariparono , il fulmine colpì uno della compagnia . Di notte procedevano al fulgore dei lampi . Allora , arrivati in una foresta vicina al Monte dei Sette Fratelli , il capitano riunì i capi della bardana e disse : " Fratelli miei , i segni del cielo non sono per noi propizi . L ' impresa riuscirà male ; inoltre sento l ' odore del tradimento ; credo che la guida sia una spia . Facciamo una cosa : sciogliamo la compagnia ; vuol dire che l ' impresa si farà un ' altra volta " . Molti approvarono la proposta , ma Pilatu Barras , il bandito d ' Orani , che aveva il naso d ' argento perché il vero glielo aveva portato via una palla , sorse e disse : " Fratelli in Dio " , egli usava sempre dire così , " fratelli in Dio , io respingo la proposta . No . Se piove non vuol dire che il cielo non ci protegga : anzi un po ' di disagio fa bene , abitua i giovani a vincere la mollezza . Se la guida ci tradisce la ammazzeremo . Avanti , puledri ! " . Corteddu scosse la testa di leone , mentre un altro bandito mormorava con disprezzo : " Si vede che colui non può fiutare ! " . Allora Pilatu Barras gridò : " Fratelli in Dio , sono i cani che fiutano , non i cristiani ! Il mio naso è d ' argento e il vostro è di osso di morto . Ebbene , ecco che cosa io vi dico : se noi sciogliamo ora la compagnia sarà un brutto esempio di viltà ; pensate che fra noi ci sono dei giovani alle prime armi ; essi non chiedono che di spiegare la loro abilità come si spiega una bandiera nuova ; se ora invece voi li mandate via , date loro esempio di vigliaccheria , ed essi ritorneranno fra la cenere dei loro focolari , resteranno oziosi e non saranno più buoni a niente . Avanti , puledri ! " . Allora altri capi diedero ragione a Pilatu Barras e la compagnia andò avanti . Corteddu aveva ragione , la guida li tradiva . Entro la casa del ricco cavaliere stavano nascosti i soldati : si combatté e molti banditi rimasero feriti , altri vennero riconosciuti , uno fu ucciso . Perché non lo riconoscessero , i compagni lo denudarono , gli tagliarono la testa , la portarono via con le vesti e la seppellirono nella foresta . Mio marito fu riconosciuto e perciò dovette farsi bandito ... Io abortii » . Mentre parlava la donna aveva cessato di filare e aveva steso le mani al fuoco . Olì rabbrividiva di freddo , di terrore e di piacere : come il racconto della vedova era orribile e bello ! Ah ! Ed essa , Olì , aveva sempre creduto che i banditi fossero gente malvagia ! No , erano poveri disgraziati , spinti al male dalla fatalità , come era stata spinta lei . « Ora ceniamo » , disse la donna , scuotendosi . Si alzò , accese una primitiva candela di ferro nero , e preparò la cena : patate e sempre patate : da due giorni Olì non mangiava altro che patate e qualche castagna . « Anania è vostro parente ? » , chiese la fanciulla dopo un lungo silenzio , mentre cenavano . « Sì , mio marito era parente di Anania , ma in ultimo grado , poiché anche lui non era fonnese natìo . I suoi avi erano di Orgosolo . Però Anania non rassomiglia punto al beato [ 6 ] » , rispose la donna scuotendo il capo con disprezzo . « Ah , sorella cara , mio marito si sarebbe appiccato ad una quercia prima di commettere l ' azione vile di Anania . » Olì si mise a piangere ; fece chinare la testa del piccolo Zuanne sulle sue ginocchia , gli strinse una manina sporca e dura , e pensò ai suoi fratellini abbandonati . « Essi saranno come gli uccellini nudi entro il nido , quando la madre , ferita dal cacciatore , non torna da loro . Chi darà loro da mangiare ? Chi farà loro da madre ? Pensate che l ' ultimo , il più piccolo , non si sa ancora vestire né spogliare . » « Dormirà vestito , allora ! » , rispose la vedova per confortarla . « Perché piangi , idiota ? Dovevi pensarci prima : ora è inutile . Abbi pazienza . Iddio Signore non abbandona gli uccelli del nido . » « Che vento ! Che vento ! » , si lamentò poi Olì . « Credete voi ai morti ? » « Io ? » , disse la vedova , spegnendo la candela e riprendendo il fuso . « Io non credo né ai morti né ai vivi ... » Zuanne sollevò il capo , disse piano piano : « Io cì ! » e nascose ancora il viso in grembo ad Olì . La vedova riprese i suoi racconti : « Io poi ebbi un altro figlio , che ora ha otto anni ed è già servetto in un ovile . Poi ebbi questo . Ah , siamo ben poveri adesso , sorella cara ; mio marito non era un ladrone , no ; viveva del suo e perciò dovemmo vendere tutto , tranne questa casa » . « Come morì ? » , domandò la fanciulla , accarezzando la testa del bimbo che pareva addormentato . « Come morì ? In un ' impresa . Egli non stette mai in carcere » , osservò con fierezza la vedova , « sebbene la giustizia lo ricercasse , come il cacciatore ricerca il cinghiale . Egli però sfuggiva abilmente ad ogni agguato , e mentre la giustizia lo cercava sui monti , egli passava la notte qui , sì , proprio qui , davanti a questo focolare , dove stai seduta tu ... » Il bimbo sollevò la testa , con le grandi orecchie improvvisamente accese , poi la riabbassò sul grembo di Olì . « Sì , proprio lì . Una volta , due anni or sono , seppe che una pattuglia doveva percorrere la montagna ricercandolo . Allora mi mandò a dire : " Mentre i dragoni mi ricercheranno , io prenderò parte ad una impresa ; al ritorno passerò la notte in casa ; mogliettina mia , aspettami " . Io aspettai , aspettai , tre , quattro notti : filai un rotolo di lana nera . » « Dove era andato ? » « Non te lo dissi ? Ad una impresa , ad una bardana , ecco ! » esclamò la vedova con una certa impazienza : poi riabbassò la voce : « Io aspettai quattro notti , ma ero triste : ogni passo che udivo mi faceva battere il cuore ; e le notti passavano , il mio cuore si stringeva , si faceva piccolo come il seme d ' una mandorla . Alla quarta notte udii battere alla porta e aprii . " Donna , non aspettare più " , mi disse un uomo mascherato . E mi diede il gabbano di mio marito . Ah ! » . La vedova diede un sospiro che parve un grido , poi tacque ; e Olì la fissò a lungo , ma ad un tratto il suo sguardo seguì lo sguardo atterrito di Zuanne . Le manine del bimbo , dure e brune come zampe d ' uccello , si agitavano e additavano la parete . « Che hai ? Che cosa vedi ? » « Un motto ... » , egli sussurrò . « Ma che morto !...», ella disse ridendo , improvvisamente allegra . Ma quando fu a letto , sola , in una specie di soffitta grigia e fredda , sul cui tetto il vento urlava ancora più tonante , smuovendo e sbattendo le assi , ella ripensò ai racconti della vedova , all ' uomo mascherato che le aveva detto : « donna , non aspettare più ! » , al lungo gabbano nero , al bimbo che vedeva i morti , agli uccellini nudi del nido abbandonato , ai suoi poveri fratellini , ai tesori di Anania , alla notte di San Giovanni , a sua madre morta ; ed ebbe paura e si sentì triste , così triste che , sebbene si ritenesse dannata all ' inferno , desiderò di morire . II . Il figlio di Olì nacque a Fonni , al cominciare della primavera . Per consiglio della vedova del bandito , che lo tenne a battesimo , fu chiamato Anania : egli passò a Fonni la sua infanzia , e ricordò sempre con nostalgia quel bizzarro paese adagiato sulla cima d ' un monte come un avoltoio in riposo . Durante il lungo inverno tutto era neve e nebbia ; ma in primavera l ' erba invadeva anche i ripidi viottoli del paese , selciati di grosse pietre , dove gli scarafaggi si addormentavano beatamente al sole , e le formiche uscivano dalle loro buche , e vi rientravano e vi si aggiravano attorno indisturbate . Le casupole di pietra bruna , coi tetti di scandule [ 7 ] sovrapposte a guisa di squame di pesce , aprivano sui viottoli le porticine nere , i balconi di legno corroso , le scalette talvolta inghirlandate di vite ; il pittoresco campanile della Basilica dei Martiri , emergente dal verde delle quercie del vecchio cortile del convento , dominava il quadretto del paese , disegnato sul cielo di cristallo azzurrino . Un orizzonte favoloso circonda il villaggio : le alte montagne del Gennargentu , dalle vette luminose quasi profilate d ' argento , dominano le grandi valli della Barbagia , che salgono , immense conchiglie grigie e verdi , fino alle creste ove Fonni , con le sue case di scheggia e i suoi viottoli di pietra , sfida i venti e i fulmini . D ' inverno il paese era quasi deserto , perché i numerosi pastori nomadi che lo popolavano ( uomini forti come il vento e astuti come volpi ) scendevano con le greggie nelle tiepide pianure meridionali ; ma durante il bel tempo un bizzarro viavai di cavalli , di cani , di pastori vecchi e giovani , animava le straducole . Anche Zuanne , il figlio della vedova , a undici anni era già pastore . Durante la giornata conduceva al pascolo attraverso i selvaggi dintorni del paese un certo numero di capre appartenenti a diverse famiglie fonnesi ; all ' alba egli passava fischiando lungo le vie , e le capre , che ne conoscevano il fischio , uscivano dalle case e lo seguivano mansuete . Verso sera egli le riconduceva fino all ' entrata del villaggio ; di là le intelligenti bestie s ' avviavano da sole alle case dei loro padroni . Il piccolo Anania seguiva quasi sempre il suo amico e fratello Zuanne dalle grandi orecchie : entrambi costantemente scalzi , con ghette e giubboncino di orbace , lunghi e sudici calzoni di grossa tela , berretto di pelo di montone . Anania aveva sempre gli occhi malaticci , e in conseguenza cisposi ; dal suo nasino rosso colava continuamente un umore salato che egli non esitava a leccarsi , od a spandere con la manina sporca , di qua e di là dal naso , formandosi in tal modo due baffi di crosta d ' una materia indefinibile . Mentre le capre pascolavano nei dintorni montuosi del paese , fra i cespugli aromatici e le roccie verdi di caprifoglio , i due bambini girovagavano , scendevano verso la strada per lanciare sassolini a chi passava , penetravano nelle piantagioni di patate , dove lavoravano le donne solerti , cercavano all ' ombra umida dei noci giganteschi qualche frutto sbattuto dal vento . Zuanne era alto e svelto , Anania più forte e più ardito . Entrambi bugiardi di una forza unica e agitati da fantasie barbare , Zuanne parlava sempre di suo padre , lodandolo e proponendosi di seguirne l ' esempio e di vendicarne la memoria , e Anania voleva diventar soldato . « Io t ' arresterò » , diceva tranquillamente ; e Zuanne rispondeva con ardore : « Ed io t ' ammazzerò » . Quindi giocavano spesso ai banditi , armati di fucili di canna . Avevano certo uno sfondo adatto , ed Anania non riusciva mai a scovare il bandito , sebbene Zuanne , dalla macchia dove si celava , imitasse la voce del cuculo . Un cuculo vero rispondeva in lontananza , e spesso i due bambini , smessi i feroci propositi , s ' avviavano in cerca del melanconico uccello ; ricerca non meno infruttuosa di quella del bandito . Quando sembrava loro di esser vicini al covo misterioso , il grido triste singhiozzava più lontano , più lontano ancora . Allora i due fratellini di sventura , affondati fra l ' erba e sdraiati sul musco delle roccie , si contentavano di interrogare il cuculo . Zuanne era modesto ; chiedeva soltanto : Cuccu bellu agreste , [ 8 ] Narami itte ora est ; e l ' uccello rispondeva con sette gridi , mentre invece potevano esser le dieci . Ciò nonostante Anania slanciava le sue coraggiose domande : Cuccu bellu ' e mare [ 9 ] Cantos annos bi cheret a m ' isposare ? «Cu-cu-cu-cu...» « Quattro anni , diavolo ! Ti sposi presto !...» canzonava Zuanne . « Sta zitto , ché non ha sentito bene . » Cuccu bellu ' e lizu [ 10 ] Cantos annos bi cheret a fagher fizu ? Qualche volta il cuculo dava un numero ragionevole ; e i due bimbi , nel silenzio immenso del luogo , interrotto solo dalla voce del melanconico oracolo , continuavano le domande non sempre allegre : Cuccu bellu ' e sorre , [ 11 ] Cantos annos bi cheret a mi morrer ? Una volta Anania si avviò solo per la montagna , e salì e salì per la strada bianca , attraverso le macchie e i blocchi di granito , su per le chine coperte dai fiorellini violetti del serpillo , finché gli parve d ' esser giunto ad una cima altissima . Il sole era scomparso , ma dietro le montagne turchine dell ' orizzonte pareva che grandi fuochi ardessero mandando in alto , sul cielo tutto rosso , una luce ardentissima . Anania ebbe paura di quel cielo ardente , dell ' altezza ove era giunto , del silenzio terribile che lo circondava . Pensò al padre di Zuanne , e si guardò attorno con terrore : ah , benché si proponesse la carriera delle armi aveva paura dei banditi , - mentre Zuanne desiderava vivamente di vederli , - ed il lungo gabbano nero sulla parete fuligginosa gli faceva spavento . Ridiscese quasi rotolando dalla cima dove aveva veduto il cielo tutto rosso e le montagne turchine , e a Zuanne , che lo chiamava urlando , raccontò dove era stato e che li aveva veduti . Il figlio della vedova , dapprima irritatissimo , si commosse e guardò Anania con rispetto ; poi entrambi rientrarono in paese pensierosi e taciturni , seguiti dalle capre i cui campanacci risonavano tristemente nel silenzio del crepuscolo . Quando non seguiva Zuanne , il piccolo Anania passava la giornata nel grande cortile della chiesa dei Martiri , coi figli del fabbricante di ceri , il cui laboratorio era in uno stambugio addossato alla chiesa . Grandi alberi ombreggiavano il cortile melanconico , circondato di tettoie in rovina : una scalinata di pietra conduceva alla chiesa , sulla cui facciata semplicissima stava dipinta una croce . Su questa scalinata Anania ed i figli del fabbricante di ceri passavano ore ed ore , al sole appena tiepido , giocando con qualche pietruzza , o fabbricando piccoli ceri di creta . Alle finestre dell ' antico convento s ' affacciava qualche carabiniere annoiato : nell ' interno delle celle si scorgevano stivali e giubbe militari , e si udiva una voce cantare in falsetto , con accento napoletano : A te questo rosario ... Qualche fraticello , - degli ultimi rimasti nell ' umido e decadente luogo , - lacero , sporco , coi sandali rotti , passava nel cortile , pregando in dialetto : spesso il carabiniere dalla finestra , il frate dalla scalinata , s ' intrattenevano in puerili discorsi coi bimbi del cortile ; qualche volta il carabiniere si rivolgeva direttamente ad Anania chiedendogli notizie di sua madre : « E cosa fa tua madre ? » . «Fila.» « E altro ? » « Va alla fonte . » « Dille che venga qui , ché ho da parlarle . » « Sissignore » , rispondeva il piccolo innocente . E riferiva la cosa ad Olì , ed Olì gli somministrava in risposta qualche paio di schiaffi e gli proibiva di tornare nel cortile ( eppure una volta egli la vide discorrere con un carabiniere ) ma egli naturalmente non obbediva , perché non sapeva vivere se non con Zuanne o coi figli del fabbricante di ceri . Tranne la domenica e i giorni della gran festa dei Martiri , in primavera , una solitudine triste regnava nel grande cortile soleggiato , sotto le tettoie in rovina , piene d ' odor di cera , sotto l ' enorme noce che ad Anania sembrava più alto del Gennargentu , e nell ' interno della Basilica , le cui pitture e gli stucchi pareva si consumassero per l ' abbandono e l ' oblio in cui erano lasciati ; eppure egli ricordò sempre con dolcezza nostalgica quel luogo deserto , dove in primavera l ' avena cresceva fra le pietre , ed in autunno le foglie rugginose del noce cadevano come ali d ' uccelli morti , Zuanne , che si struggeva per il desiderio di giocare nel cortile , e s ' annoiava quando Anania non lo seguiva , era geloso dei figli del ceraiuolo e faceva di tutto perché l ' amico non li frequentasse . « Vieni domani con me » , diceva ad Anania , mentre arrostivano le castagne sulle brage del focolare . « T ' insegnerò dove si trova un nido di lepri . Ce ne sono tante , vedi , così piccole che sembrano le dita di una mano : e sono nude , con le orecchie lunghe . Eh , come sono lunghe quelle orecchie , diavolo ! » , concludeva , fingendo meraviglia . Anania andava in cerca delle lepri e naturalmente non le trovava . L ' altro giurava che prima c ' erano , che dovevano essere scappate , e peggio per Anania che non era andato prima . « Tu vai con quelli » , diceva con disprezzo . « Peggio per te : ora le lepri fattele di cera ! Vedi , se venivi ieri con me ! » « E perché non le hai prese tu ? » « Volevo prenderle con te , ecco ; ora vediamo se troviamo il nido della cornacchia . » Il piccolo pastore faceva di tutto per trattenere Anania , ma il bimbo cominciava ad aver freddo lassù , ai piedi del monte già coperto di nebbia , e tornava in paese . Di sua madre , in quel tempo , egli serbò pochi ricordi perché la vedeva di rado ; ella stava sempre fuori ; lavorava a giornata per le case o pei campi , nelle coltivazioni di patate , e ritornava verso sera , lacera , livida dal freddo , affamata . Da lungo tempo il padre di Anania non era più tornato a Fonni , anzi il bambino non si ricordava di averlo mai veduto . Chi faceva un po ' da madre al piccolo bastardo era la vedova del bandito : essa lo aveva cullato , lo aveva addormentato tante volte con la nenia melanconica di strane canzoni ; tante volte gli aveva pulito la testa , tante volte tagliato le unghie dei piedini e delle manine terrose , e gli aveva soffiato violentemente il naso . Ogni sera , filando accanto al fuoco , ella narrava le gesta eroiche del bandito ; i bambini ascoltavano avidamente , ma Olì non si commoveva più , anzi spesso rintuzzava la vedova , o abbandonava il focolare e andava a coricarsi nel suo giaciglio . Anania dormiva con lei , ai piedi del letto : spesso trovava sua madre già addormentata , ma fredda , gelida , e cercava di riscaldarle i piedi coi suoi piedini caldi . Talvolta la sentiva singhiozzare , nel silenzio della notte , ma non osava chiederle che avesse , perché aveva soggezione di lei : però si confidò con Zuanne , che a sua volta gli spiegò certe cose . « Devi sapere che tu sei un bastardo , cioè tuo padre non è marito di tua madre . Ce ne sono molti così , sai . » « E perché non l ' ha sposata ? » « Perché ha un ' altra moglie : la sposerà quando questa muore . » « E quando muore , questa ? » « Quando Dio vuole . Devi sapere che tuo padre prima veniva a trovarci , io lo conosco , sai . » « Com ' è ? » chiedeva Anania , corrugando le ciglia , con un impeto di odio istintivo verso quel padre sconosciuto che non veniva a trovarlo , e certo che sua madre piangeva per il suo abbandono . « Ecco » , diceva Zuanne , interrogando i suoi ricordi , « è bello , alto , sai , con gli occhi come lucciole . Ha un cappotto da soldato . » « Dove si trova ? » « A Nuoro . Nuoro è una città grande , che si vede dal Gennargentu . Io conosco il Monsignore di Nuoro perché mi ha cresimato . » « Ci sei stato tu , a Nuoro ? » « Sì , io ci sono stato » , mentiva Zuanne . « Non è vero , tu non ci sei stato . Io mi ricordo che tu non ci sei stato . » « Io ci sono stato prima che tu nascessi ; ecco , se vuoi saperlo ! » Anania , dopo questi discorsi , seguiva volentieri Zuanne anche quando aveva freddo , e continuamente gli domandava notizie di suo padre , di Nuoro , della strada che bisognava percorrere per arrivare alla città . E quasi ogni notte sognava questa strada , e vedeva una città con tante chiese , con palazzi , circondata da montagne ancora più alte del Gennargentu . Una sera , agli ultimi di novembre , Olì , dopo essere stata a Nuoro per la festa delle Grazie , litigò con la vedova ; già da qualche tempo ella si bisticciava con tutte le persone che incontrava , e percuoteva i bambini . Anania la sentì piangere tutta la notte , e sebbene il giorno prima ella lo avesse bastonato , provò una grande pietà per lei : avrebbe voluto dirle : « Tacete , mamma mia : Zuanne dice che se fosse come me , quando sarebbe grande andrebbe a Nuoro per cercare il padre e imporgli di venirvi a trovare : io ci voglio andare ora , invece : lasciatemi andare , mamma mia ... » . Ma non osava fiatare . Era notte ancora quando Olì si alzò : scese in cucina , risalì , ritornò a scendere , rientrò con un fagotto . « Alzati » , disse al ragazzetto . Poi lo aiutò a vestirsi e gli mise intorno al collo una catenella dalla quale pendeva un sacchettino [ 12 ] di broccato verde , fortemente cucito . « Cosa c ' è dentro ? » chiese il bimbo , palpando il sacchettino . « Una ricetta che ti porterà fortuna ; me la diede un vecchio frate che incontrai in viaggio ... Tieni sempre il sacchettino sul seno nudo ; non perderlo mai . » « Come era il vecchio frate ? » , chiese Anania , pensieroso . « Aveva una lunga barba ? Un bastone ? » « Sì , una lunga barba , un bastone ... » « Che fosse lui ? » « Chi lui ? » « Gesù Cristo Signore ... » «Forse...», disse Olì . « Ebbene , promettimi che non perderai né darai mai a nessuno il sacchettino . Giuramelo . » « Ve lo giuro , sulla mia coscienza ! » , rispose Anania gravemente . « È forte la catenella ? » « È forte . » Olì prese il fagotto , strinse nella sua la manina del fanciullo e lo condusse in cucina dove gli diede una scodellina di caffè e un pezzo di pane . Poi gli gettò sulle spalle un sacchetto logoro e lo trascinò fuori . Albeggiava . Faceva un freddo intensissimo ; la nebbia riempiva la valle , copriva l ' immensa chiostra dei monti : solo qualche alta cresta nevosa emergeva argentea simile al profilo d ' una nuvola bianca , ed il monte Spada appariva or sì or no come un enorme blocco di bronzo tra il velo mobile della nebbia . Anania e la madre attraversarono le viuzze deserte , passarono davanti al grande panorama occidentale sommerso nella nebbia , cominciarono a scendere lo stradale grigio e umido che si sprofondava giù giù , in una lontananza piena di mistero . Anania si sentì battere il cuoricino : quella strada grigia , vigilata dalle ultime case di Fonni i cui tetti di scheggie parevano grandi ali nerastre spennacchiate , quella strada che scendeva continuamente verso un abisso ignoto colmo di nebbia , era la strada per Nuoro . Madre e figlio camminavano frettolosi : spesso il bambino doveva correre , ma non si stancava . Era abituato a camminare , ed a misura che scendeva si sentiva più agile , caldo , vispo come un uccello . Più volte chiese : « Dove andiamo , mamma mia ? » . « A cogliere castagne » , diss ' ella una volta , e poi : « in campagna : lo vedrai » . Anania scendeva , correva , inciampava , rotolava : ogni tanto si palpava il petto in cerca del sacchettino . La nebbia diradavasi ; in alto il cielo appariva d ' un azzurro umido solcato come da grandi pennellate di biacca : le montagne si delineavano livide nella nebbia . Un raggio giallo di sole illuminava finalmente la chiesetta di Gonare sulla cima del monte piramidale , che sorgeva su uno sfondo di nuvole color piombo . « Andiamo là ? » , domandò Anania , additando un bosco di castagni , umidi di nebbia e carichi di frutti spinosi spaccati . Un uccellino strideva nel silenzio dell ' ora e del luogo . « Più avanti » , disse Olì . Anania riprese le sue corse sfrenate : mai s ' era spinto tanto avanti nelle sue escursioni , ed ora questo continuo scendere a valle , la natura diversa , l ' erba che copriva le chine , i muri verdi di musco , le macchie di nocciuoli , i cespugli coperti di bacche rosse , gli uccellini che pigolavano , tutto gli riusciva nuovo e piacevole . La nebbia svaniva , il sole trionfante schiariva le montagne ; le nuvole sopra monte Gonare avevano preso un bel colore giallo - roseo , sul cui sfondo la chiesetta appariva chiara e sembrava vicina a chi la guardava . « Ma dov ' è questo diavolo di luogo ? » , chiese Anania , volgendosi a sua madre con le manine aperte , e fingendosi sdegnato . « Subito . Sei stanco ? » « Non sono stanco ! » , egli gridò , rimettendosi a correre . Arrivò però il momento in cui egli cominciò a sentire un piccolo dolore alle ginocchia : allora rallentò la corsa , si pose a fianco di Olì e cominciò a chiacchierare ; ma la donna , col suo fagotto sul capo , il viso livido e gli occhi cerchiati , gli badava appena e rispondeva distratta . « Torneremo stanotte ? » , egli chiedeva . « Perché non me lo avete lasciato dire a Zuanne ? È lontano il bosco ? È a Mamojada ? » « Sì , a Mamojada . » « Ah , a Mamojada ? Quando c ' è la festa a Mamojada ? È vero che Zuanne è stato a Nuoro ? Questa è la strada di Nuoro , io lo so , e ci vogliono dieci ore , a piedi , per arrivare a Nuoro . Voi siete stata a Nuoro ? Quando è la festa a Nuoro ? » « È passata , era l ' altro giorno » , disse Olì , scuotendosi . « Ti piacerebbe stare a Nuoro ? » « Altro che ! E poi ... e poi ... » « Tu sai che a Nuoro c ' è tuo padre » , rispose Olì , indovinando il pensiero del fanciullo . « Ti piacerebbe stare con lui ? » Anania ci pensò ; poi disse con vivacità , corrugando le sopracciglia : «Sì!.» A che pensava egli dicendo quel « sì » ? La madre non indagò oltre ; chiese soltanto : « Vuoi che ti conduca da lui ? » . « Sì ! » Verso mezzogiorno si fermarono presso un orto dove una donna , con le sottane cucite fra le gambe a guisa di calzoni , zappava vigorosamente : un gatto bianco le andava dietro , slanciandosi di tanto in tanto contro una lucertola verde che appariva e scompariva fra le pietre del muro . Anania ricordò sempre questi particolari . La giornata s ' era fatta tiepida , il cielo azzurro ; le montagne , come asciugantisi al sole , apparivano grigie , chiazzate di boschi scuri ; il sole , quasi scottante , riscaldava l ' erba e faceva scintillare l ' acqua dei ruscelli . Olì sedette per terra , aprì il fagotto e chiamò Anania che si era arrampicato sul muro per guardare la donna ed il gatto . In quel momento apparve allo svolto della strada la corriera postale di Fonni , guidata da un omone rosso coi baffi gialli . Olì avrebbe voluto nascondersi ; ma l ' omone , che pareva ridesse continuamente perché aveva le guancie gonfie , la vide e gridò : « Dove vai , donnina ? » . « Dove mi pare e piace » , ella rispose a voce bassa . Anania , ancora arrampicato sul muro , guardò entro la vettura , e vedendola vuota disse al carrozziere : « Prendetemi , zio Battista , prendetemi nella vettura , prendetemi » . « Dove andate ? Dunque ? » , gridò l ' omone , rallentando la corsa . « Ebbene , che tu sii sbranato , andiamo a Nuoro . Vuoi farci la carità di prenderci un po ' in vettura ? » , disse Olì , mangiando . « Siamo stanchi come asini . » « Senti » , rispose l ' omone , « va al di là di Mamojada , intanto che io faccio la fermata . Vi prenderò . » Egli tenne la promessa : giunto al di là di Mamojada fece sedere in serpe accanto a lui i due viandanti e cominciò a chiacchierare con Olì . Anania , veramente stanco , sentiva un vivo piacere nel trovarsi seduto fra sua madre e l ' omone che scuoteva la frusta , davanti ai freschi paesaggi dallo sfondo azzurrino che si disegnavano nell ' arco del mantice . Le grandi montagne erano scomparse , scomparse per sempre , ed il bambino pensava a quello che avrebbe detto Zuanne sapendo di questo viaggio . « Quando tornerò quante cose avrò da dirgli ! » , pensava . « Gli dirò : io sono stato in carrozza e tu no . » « Perché diavolo vai a Nuoro ? » , insisteva l ' omone , rivolto ad Olì . « Ebbene , vuoi saperlo ? » , ella rispose finalmente . « Vado per mettermi a servire . Ho già fatto il contratto con una buona signora . A Fonni non potevo più vivere ; la vedova di Zuanne Atonzu mi ha cacciato di casa . » « Non è vero » , pensò Anania . Perché sua madre mentiva ? Perché non diceva la verità , che cioè andava a Nuoro per cercare il padre di suo figlio ? Basta , se ella diceva le bugie doveva aver le sue buone ragioni ; e Anania non indagò oltre , tanto più che aveva sonno . Chinò la testina sul grembo della madre e chiuse gli occhi . « Chi c ' è ora nella cantoniera ? » , chiese ad un tratto Olì . « Mio padre non c ' è più ? » « Non c ' è più . » Ella diede un profondo sospiro : la vettura si fermò un momento , poi riprese la sua corsa , ed Anania finì di addormentarsi . A Nuoro egli provò una forte delusione . Era questa la città ? Sì , le case erano più grandi di quelle di Fonni , ma non tanto come egli s ' era immaginato : le montagne poi , cupe sul cielo violaceo del freddo tramonto , erano addirittura piccole , quasi per far ridere . Inoltre i bambini che s ' incontravano per le strade , le quali , a dire il vero , gli parevano molto larghe , lo impressionavano stranamente perché vestivano e parlavano in modo diverso dai bambini fonnesi . Madre e figlio girovagarono per Nuoro fino al cader della sera , ed infine entrarono in una chiesa . C ' era molta gente ; l ' altare ardeva di ceri , un canto dolce s ' univa ad un suono ancor più dolce che veniva non si sa da dove . Ah , ciò parve veramente bello ad Anania , che pensava a Zuanne ed al piacere di narrargli quanto ora vedeva . Olì gli disse all ' orecchio : « Vado a vedere se c ' è l ' amica presso cui andremo a dormire ; non muoverti di qui finché non torno io ... » . Egli rimase solo in fondo alla chiesa ; sentiva un po ' di paura , ma si distraeva guardando la gente , i ceri , i fiori , i santi . Eppoi l ' incoraggiava il pensiero dell ' amuleto nascosto sul suo seno . Ad un tratto si ricordò di suo padre . Ah , dov ' era egli ? Perché dunque non andavano a trovarlo ? Olì tornò presto ; attese che la novena fosse terminata , prese Anania per la mano e lo fece uscire per una porta diversa da quella ov ' erano entrati . Camminarono per diverse vie , finché non vi furono più case : era già sera , faceva freddo , Anania aveva fame e sete , si sentiva triste e pensava al focolare della vedova ed alle castagne ed alle chiacchiere di Zuanne . Arrivarono in un viottolo chiuso da una siepe , dietro la quale si vedevano le montagne che avevano colpito il bimbo per la loro piccolezza . « Senti » , disse Olì , e la voce le tremava , « hai visto quell ' ultima casa con quel gran portone aperto ? » «Sì.» « Là dentro c ' è tuo padre : tu vuoi vederlo , non è vero ? Senti : ora torniamo indietro , tu entri nel portone , di fronte al quale vedrai una porta pure aperta : tu entri là e guardi ; c ' è un molino ove fanno l ' olio ; un uomo alto , con le maniche rimboccate , a capo scoperto , va dietro al cavallo . Quello è tuo padre . » « Perché non venite dentro anche voi ? » , domandò il bimbo . Olì cominciò a tremare . « Io entrerò dopo di te : tu va innanzi ; appena entrato dici : " Io sono il figlio di Olì Derios " . Hai capito ? Andiamo . » Ritornarono indietro ; Anania sentiva sua madre tremare e battere i denti . Giunti davanti al portone ella si chinò , accomodò il sacchetto sulle spalle del bimbo , e lo baciò . « Va , va » , disse , spingendolo . Anania entrò nel portone ; vide l ' altra porta , illuminata , ed entrò : si trovò in un luogo nero nero , dove una caldaia bolliva sopra un forno acceso , e un cavallo nero faceva girare una grande e pesante ruota oleosa entro una specie di vasca rotonda . Un uomo alto , con le maniche rimboccate , a capo scoperto , con le vesti sudice , nere di olio , andava appresso al cavallo , rimuovendo entro la vasca , con una pala di legno , le olive frantumate dalla ruota . Altri due uomini andavano e venivano , spingendo in avanti e indietro una spranga infilata in un torchio , dal quale colava l ' olio nero e fumante . Davanti al fuoco stava seduto un ragazzetto con un berretto rosso ; e fu questo ragazzetto che primo si accorse del bimbo straniero . Lo fissò bene , e credendolo un mendicante gli impose aspramente : « Va via ! » . Anania , timido , immobile sotto il suo sacchetto , non rispose . Vedeva tutto confuso ed aspettava che sua madre entrasse . L ' uomo dalla pala lo guardò con occhi lucenti , poi s ' avanzò e chiese : « Ma che cosa vuoi ? » . Quello era suo padre ? Anania lo guardò timidamente , pronunziando con vocina sottile le parole suggeritegli da sua madre : « Io sono il figlio di Olì Derios » . I due uomini che giravano il torchio si fermarono di botto , e uno di essi gridò : « Tuo figliooo ! » . L ' uomo alto gettò per terra la pala , si curvò su Anania , lo fissò , lo scosse , gli chiese : « Chi ... chi ti ha mandato ? Cosa vuoi ? Dove è tua madre ? » . « È fuori ... adesso verrà ... » Il mugnaio corse fuori , seguìto dal ragazzetto col berretto rosso ; ma Olì era scomparsa e nulla più si seppe di lei . Avvertita del caso accorse zia Tatàna , la moglie del mugnaio , una donna non più giovane , ma ancora bella , grassa e bianca , con dolci occhi castanei circondati di piccole rughe , e un po ' di baffi biondi sul labbro rialzato . Ella era tranquilla , quasi lieta ; appena entrò nel molino prese Anania per gli omeri , si chinò , lo esaminò attentamente . « Non piangere , poverino » , gli disse con dolcezza . « Or ora ella verrà . E voi zitti ! » , impose agli uomini e al ragazzetto che si immischiava forse un po ' troppo nella faccenda e fissava Anania con due piccoli occhi turchini cattivi e un sorriso beffardo nel rosso visino paffuto . « Dov ' è andata ? Non viene dunque ? Dove la ritroverò ? » , si domandava con disperazione il piccolo abbandonato , piangendo sconsolatamente . Ella avrà avuto paura . Dove sarà adesso ? Perché non viene ? E quell ' uomo lurido , oleoso , cattivo , quello è suo padre ? Le carezze e le dolci parole di zia Tatàna lo confortarono alquanto ; cessò di piangere , si leccò le lagrime e se le sparse di qua e di là delle guance , col gesto che gli era abituale ; poi subito pensò alla fuga . La donna , il mugnaio , gli uomini , il ragazzetto , tutti gridavano , imprecavano , ridevano e si bisticciavano . « È proprio tuo figlio . Tale e quale ! » , diceva la donna , rivolta al mugnaio . E il mugnaio gridava : « Non lo voglio , no , non lo vogliooo !...» . « Sei ben scomunicato , sei senza viscere . Santa Caterina mia , è possibile che vi sieno uomini così malvagi ? » , diceva zia Tatàna , un po ' scherzando , un po ' sul serio . « Ah , Anania , Anania , sei sempre tu ! » « E chi dunque vuoi ch ' io sia ? Ora vado subito in Questura . » « Tu non andrai in nessun posto , stupido ! Tu vuoi tirar fuori di tasca le tue corna per mettertele sul capo ! [ 13 ] » , osservò energicamente la donna . Ma siccome egli insisteva , ella disse : « Ebbene , andrai domani . Ora finisci il tuo lavoro , e ricordati ciò che diceva il re Salomone : " La furia della sera lasciala alla mattina ... " » . I tre uomini tornarono al lavoro : ma spingendo sotto la ruota la pasta delle olive frante , il mugnaio gridava , borbottava , imprecava , mentre gli altri lo deridevano e la moglie gli diceva tranquillamente : « Via , non prenderti poi la porzione più grande [ 14 ] . Dovrei arrabbiarmi io , Santa Caterina mia ! Ricordati , Anania , che Dio non paga il sabato » . « Taci , figliolino mio » , disse poi al bimbo , che singhiozzava nuovamente , « domani aggiusteremo tutto . Ecco , così gli uccelli volano dal nido appena hanno le ali . » « Ma sapevate voi che quest ' uccellino esisteva ? » , chiese ridendo uno dei due uomini che spingevano la spranga . « Dove sarà andata tua madre ? Com ' è fatta , dimmi ? » , domandò il ragazzetto , mettendosi davanti ad Anania . « Bustianeddu » , gridò il mugnaio , « se non te ne vai ti mando via a calci ... » « E provate un po ' ! » , diss ' egli , spavaldo . « E diglielo dunque tu come è fatta Olì ! » , esclamò uno dei due uomini . L ' altro rise tanto che dovette abbandonar la spranga e premersi il petto . Intanto zia Tatàna , premurosa e carezzevole , interrogava il bimbo , esaminandogli le povere vestine . Egli raccontò tutto con vocina incerta e lamentosa , ogni tanto interrotta da singhiozzi . « Poverino , poverino ! Uccellino senz ' ali : senz ' ali e senza nido ! » , diceva pietosamente la donna . « Taci , anima mia ; tu avrai fame , non è vero ? Adesso andiamo a casa , e zia Tatàna ti darà da mangiare , e poi ti manderà a letto , con l ' angelo custode , e domani aggiusteremo tutte le cose . » Con questa promessa ella lo condusse in una casetta vicina al molino , e gli diede da mangiare pane bianco e formaggio , un uovo ed una pera . Mai Anania aveva mangiato tanto bene : e la pera , dopo le carezze materne e le dolci parole di zia Tatàna , finì di confortarlo . «Domani...», diceva la donna . «Domani...», ripeteva il fanciulletto . Mentre egli mangiava , zia Tatàna , che preparava la cena per il marito , lo interrogava e gli dava buoni consigli , avvalorandoli con l ' affermare che erano già stati dettati dal re Salomone ed anche da Santa Caterina . Ad un tratto , sollevando gli occhi ella scorse alla finestruola il visetto paffuto di Bustianeddu . « Va via » , disse , « va via , piccola rana . Fa freddo . » « Lasciatemi dunque entrare » , egli supplicò . « Fa freddo davvero . » « Va dunque al molino . » « No , c ' è mio padre che mi ha mandato via . Ih , quanta gente è venuta là ! » « Entra dunque , povero orfano , anche tu senza madre ! Che cosa dice zio Anania ? Grida ancora ? » « E lasciatelo gridare ! » , consigliò Bustianeddu , sedendosi accanto ad Anania , e raccogliendo e rosicchiando il torso della pera , abbastanza rosicchiato e già buttato via dal piccolo straniero . « Son venuti tutti » , raccontò poi , parlando e gestendo come un uomo maturo . « Maestro Pane , mio padre , zio Pera , quel bugiardone di Franziscu Carchide , zia Corredda , tutti vi dico insomma ... » « Che cosa dicevano ? » chiese la donna con viva curiosità . « Tutti dicevano che dovete adottare questo bambino . E zio Pera diceva ridendo : " Anania , e a chi dunque lascerai i tuoi beni , se non tieni il bambino ? " . Zio Anania lo rincorse con la pala ; tutti ridevano come pazzi . » La donna dovette esser vinta dalla curiosità , perché ad un tratto raccomandò a Bustianeddu di non lasciar solo Anania ed uscì per tornare al molino . Rimasti soli , Bustianeddu cominciò a fare qualche confidenza al piccolo abbandonato . « Mio padre ha cento lire nel cassetto del canterano , ed io so dove è la chiave . Noi abitiamo qui vicino , e abbiamo un podere per il quale paghiamo trenta lire di imposta : ma l ' altra volta venne il commissario e sequestrò l ' orzo . Cosa c ' è qui , dentro il tegame , che fa cra - cra - cra ? Ti pare che prenda fumo ? » , sollevò il coperchio e guardò . « Diavolo , ci son patate . Credevo fosse altro . Ora assaggio . » Con due ditina prese una fetta bollente , ci soffiò sopra più volte , se la mangiò ; ne prese un ' altra ... « Che cosa fai ? » , disse Anania , con un po ' di dispetto . « Se viene quella donna !...» « Noi sappiamo fare i maccheroni , io e mio padre » , riprese imperturbato Bustianeddu . « Tu li sai fare ? E il sugo ? » « Io no » , disse Anania , melanconico . Pensava sempre a sua madre , assediato da tristi domande . Dove era andata ? Perché non era entrata nel molino ? Perché lo aveva abbandonato e dimenticato ? Adesso che aveva mangiato e sentiva caldo , egli aveva voglia di piangere ancora , di fuggire . Fuggire ! Cercar sua madre ! Questa idea lo afferrò tutto e non lo lasciò più . Poco dopo rientrò zia Tatàna , seguìta da una donna lacera , barcollante , che aveva un gran naso rosso ed una enorme bocca livida dal labbro inferiore penzolante . « È questo ... è questo ... l 'uccellino?...», chiese balbettando l ' orribile donna : e guardò con tenerezza il piccolo abbandonato . « Fammi vedere la tua faccina , che tu sii benedetto ! È bello come una stella , in verità santa ! E lui non lo vuole ? Ebbene , Tatàna Atonzu , raccoglilo tu , raccoglilo come un confetto ... » Si avvicino e baciò Anania , che torse il viso con disgusto perché l ' enorme bocca della donna puzzava d ' acquavite e di vino . « Zia Nanna » , disse Bustianeddu , facendo cenno di bere , « oggi l ' avete presa giusta ! » « Co ... co ... cosa sai tu ? Che fai qui ? Moscherino , povero orfano , va a letto . » « Anche tu dovresti andare a letto ! » , osservò zia Tatàna . « Andate , andate via tutti e due : è tardi . » Spinse dolcemente l ' ubriaca , ma prima d ' uscire ella chiese da bere . Bustianeddu riempì d ' acqua una scodella e gliela porse : ella la prese con buona grazia , ma appena v ' ebbe guardato dentro , scosse il capo e la rifiutò . Poi andò via traballando . Zia Tatàna mandò via anche Bustianeddu e chiuse la porta . « Tu sarai stanco , anima mia ; adesso ti metterò a dormire » , disse ad Anania , conducendolo in una grande camera attigua alla cucina e aiutandolo a spogliarsi . « Non aver paura , sai ; domani tua madre verrà , o andremo a cercarla noi . Sai farti il segno della croce ? Sai il Credo ? Sì , bisogna recitare il Credo tutte le notti . Poi io ti insegnerò tante altre preghiere , una delle quali per San Pasquale che ci avvertirà dell ' ora della nostra morte . E così sia . Ah , tieni anche la rezetta ? E come è bella ! Sì , bravo , San Giovanni ti proteggerà : sì , egli era un bimbo ignudo come te , eppure battezzò Gesù Signore Nostro . Dormi , anima mia : in nome del Padre , del Figliuolo e dello Spirito Santo . Amen . » Anania si trovò in un gran letto dai guanciali rossi ; zia Tatàna lo coprì bene ed uscì , lasciandolo al buio . Egli mise la manina sull ' amuleto , chiuse gli occhi e non pianse , ma non poté dormire . Domani ... Domani ... Ma quanti anni erano trascorsi dopo la partenza da Fonni ? Che pensava Zuanne non vedendo ritornare l ' amico ? Pensieri confusi , immagini strane gli passavano nella piccola mente ; ma la figura della madre non lo abbandonava mai . Dov ' era andata ? Aveva freddo ? Domani la rivedrebbe ... Domani ... Se non lo conducevano da lei egli fuggirebbe ... Domani ... Sentì il mugnaio rientrare e litigare con la moglie : il cattivo uomo gridava : « Non lo voglio ! Non lo voglio ! » . Poi tutto fu silenzio . Ad un tratto qualcuno aprì l ' uscio , entrò , camminò in punta di piedi , s ' avvicinò al letto e sollevò cautamente la coperta . Un baffo ispido sfiorò lievemente la guancia di Anania , ed egli , che fingeva di dormire , socchiuse appena appena un occhio e vide che chi l ' aveva baciato era suo padre . Pochi momenti dopo zia Tatàna entrò e si coricò nel gran letto , a fianco di Anania , che la sentì lungamente pregare bisbigliando e sospirando . III . Nessuno denunziò alle autorità l ' abbandono del piccolo Anania , ed Olì poté scomparire indisturbata . Non si seppe mai precisamente dove ella fosse andata : ma qualcuno disse di averla veduta sul piroscafo che faceva il servizio fra la Sardegna e Civitavecchia : e qualche tempo dopo un negoziante fonnese , ch ' era stato in continente per affari , assicurò di aver incontrato Olì a Roma , vestita da signora , in compagnia di allegre donnine , e di aver passato qualche ora con lei . Tutte queste cose si dicevano nel molino , presente il fanciulletto che ascoltava avidamente . Simile ad una bestiola selvatica , in apparenza addomesticata , egli meditava continuamente la fuga : come a Fonni , mentre viveva con la madre , desiderava di fuggire per andare alla ricerca del padre , ora che il suo sogno s ' era avverato , non pensava che ad un viaggio per ritrovare Olì . Tanto meglio se ella era lontana , al di là del mare ; più ella era lontana , più egli si sentiva capace di ritrovarla . Eppure egli non la amava : non la amava perché da lei aveva sempre ricevuto più busse che carezze , e l ' affronto dell ' abbandono , di cui sentiva istintivamente tutta la vergogna ; ma non amava neppure suo padre , quell ' uomo oleoso che , nei primi istanti dell ' abbandono , lo aveva accolto con odio e quindi gli aveva destato un senso di terrore e di repugnanza ; quell ' uomo infine che lo baciava in segreto e davanti alla gente lo maltrattava e lo umiliava continuamente . Zia Tatàna , però , lo proteggeva e lo amava , ed egli a poco a poco le si affezionò : ella lo lavava , lo pettinava , lo vestiva , gli insegnava le preghiere e i precetti del re Salomone , lo conduceva in chiesa , lo faceva dormire con lei , gli dava cose buone da mangiare . In poco tempo egli si trasformò , ingrassò e diventò addirittura un signore , abbandonando il rozzo costume fonnese per un abituccio di fustagno scuro . Inoltre cominciò a parlar nuorese e ad assumere i modi spigliati di Bustianeddu . Ma il suo cuoricino non cambiava , non poteva cambiare . Strani sogni di fughe , di avventure , di avvenimenti straordinari si confondevano , nella piccola anima , con l ' istintiva nostalgia per il luogo natìo , per le persone e le cose perdute ; col desiderio della libertà selvaggia fino allora goduta , ed infine col sentimento arcano di pietà e di vergogna , col pensiero costante , col segreto anelito per la madre lontana . Egli anelava a qualche cosa d ' ignoto , voleva sua madre perché tutti avevano la madre , e perché il non averla gli causava , più che dolore , umiliazione . Capiva che ella non poteva stare col mugnaio , perché costui aveva un ' altra moglie ; ma fra i due , egli avrebbe preferito vivere con lei . Forse istintivamente intuiva già che ella era la più debole , e anche per ciò si sentiva dalla sua parte . A misura che il tempo passava , questi sentimenti si attenuavano , ma non scomparivano dal piccolo cuore ; come nella piccola memoria si trasformava ma non spariva la figura fisica e morale della madre lontana . Un giorno poi egli venne a sapere da Bustianeddu , che lo perseguitava con la sua amicizia subìta più che accettata , una cosa straordinaria . « Mia madre non è morta » , gli confidò il ragazzetto , quasi vantandosene . « Si trova anch ' essa in continente , come la tua : scappò una volta che mio padre stette in carcere . Ma quando sarò grande andrò a trovarla ; eh , sì , te lo giuro ! Eppoi io ho anche uno zio , che studia in continente ; ed egli scrisse d ' aver veduto mia madre passare in una via , e voleva bastonarla , ma la gente lo tenne fermo . Ecco , questo berretto rosso era di mio zio . » Questa breve storia confortò Anania , e lo legò di viva amicizia con Bustianeddu . Essi trascorsero molti anni assieme : nel frantoio , nella casa di zia Tatàna , per le straducole del vicinato . Bustianeddu aveva quasi la stessa età di Zuanne , l ' amico perduto , e in fondo era generoso e ardente . Andava o diceva d ' andare a scuola , ma spesso il maestro scriveva un bigliettino al padre per chiedere notizie dell ' invisibile scolaro : allora il genitore , che era un piccolo negoziante di lana e di pelli , legava il bimbo con una corda di pelo e lo chiudeva in una stanza , imponendogli di studiare . Come i delinquenti dal carcere , Bustianeddu usciva da questa specie di prigionia più astuto e indurito di prima . Solo durante le lunghe e frequenti assenze del padre , egli , solo in casa , diventava serio : pareva sentisse la responsabilità della sua posizione ; guardava la casa , scopava , preparava da mangiare , lavava la biancheria . Spesso Anania lo aiutava di gran cuore ; in cambio Bustianeddu gli dava qualche consiglio e gli insegnava molte cose buone e moltissime cattive . Passavano buona parte delle giornate e delle lunghe sere fredde nel molino , ove Anania grande , - come lo chiamavano per distinguerlo dal figlio , - lavorava per conto del ricco signor Daniele Carboni , al quale il frantoio apparteneva . Il mugnaio , - che secondo le stagioni si trasformava in contadino , in ortolano , in vignaiuolo , - dava al signor Carboni il rispettoso titolo di padrone perché lo serviva da lunghi anni , ma in realtà il suo lavoro era molto indipendente , ben rimunerato e non privo di incerti . Il frantoio dava da una parte su un cortile e dall ' altra su un orto che scendeva fino allo stradale sopra la valle ; un bell ' orto alquanto selvatico , con roccie , siepi di biancospino e di fichi d ' India , peschi e mandorli e una quercia dal tronco corroso , nido di grosse termiti , di cavallette , di bruchi e d ' uccelli . Anche quest ' orto apparteneva al signor Carboni , ed era il sogno di tutti i monelli del vicinato ; ma zio Pera Sa Gattu [ 15 ] , il vecchio ortolano sempre armato d ' un randello , non lasciava mai penetrare nessuno . Da quest ' orto si vedevano le belle ed agili fanciulle nuoresi scendere alla fontana con l ' anfora sul capo come le donne bibliche : e zio Pera le sbirciava con occhi da satiro mentre seminava le fave e i fagiuoli , mettendo tre semi per buco , e gridando per spaventare i passeri . Dal finestrino del molino Anania e Bustianeddu guardavano anch ' essi con intenso desiderio l ' orto soleggiato , aspettando che l ' ortolano si assentasse : ma zio Pera , ch ' era un ometto secco , dal viso rosso - terreo , sbarbato e sarcastico , amava troppo le sue fave e i suoi cavoli per abbandonarli durante la giornata : solo verso sera saliva al molino per riscaldarsi e chiacchierare . Era un ' annata abbondante di olive ; anche i proprietari dei paesi vicini s ' affannavano per ottenere l ' opera del frantoio che funzionava giorno e notte ; per ogni macinata di circa due ettolitri d ' olive si lasciavano due litri d ' olio . Accanto alla porta c ' era una latta per l ' olio da alimentar la lampada di questa e quella Madonna , e le persone devote non mancavano mai di versarvi un po ' del prodotto delle olive macinate durante la giornata . Sacchi d ' olive nere lucenti , sansa fumante , barili ed altri recipienti sporchi ingombravano sempre l ' ambiente nero , caldo e sucido del molino ; e in questo ambiente , intorno alla ruota trainata dal lungo cavallo baio , davanti alla caldaia bollente , accanto al torchio sempre in moto , sempre stillante olio , fra l ' odore non sgradevole ma troppo forte della sansa e dei rifiuti dell ' olio , muovevasi di continuo una folla di tipi caratteristici . La sera , poi , si riunivano intorno al fuoco della caldaia le persone più freddolose del vicinato : per lo più la compagnia veniva composta , oltre che dal mugnaio e dai clienti , che aiutavano a spingere la sbarra del torchio , da cinque o sei individui sempre alticci . Uno di questi , Efes Cau , già ricco possidente , ridotto in estrema miseria dal vizio del vino , dormiva quasi ogni notte nel molino , infestando di insetti l ' angolo dove si coricava . Una sera , appunto , sorse questione fra il mugnaio ed un ricco contadino che aveva trovato un brutto insetto in un sacco di olive . « Dovresti vergognarti , per Dio ! » , gridava il contadino . « Perché lasci entrare qui tutti i vagabondi di Nuoro ? » « Dopo tutto egli era ricco , più ricco di te ! » , gridò il mugnaio , difendendo il Cau . « Questo non impedisce che ora egli viva di elemosine e sia pieno di insetti » , rispose l ' altro con disprezzo . Allora zio Pera l ' ortolano , che stava seduto accanto al fuoco col suo randello fra le ginocchia , recitò una canzonetta : Onzi pessone [ 16 ] Nde juchet de munnia . - E tue chi lu ses nende Nde juches unu andende Issu collette ! Il contadino si toccò istintivamente il colletto e tutti risero . Anche il contadino rise , si calmò ed anzi fece portare da casa sua un bottiglione di vino . Anania e Bustianeddu , seduti in un angolo , sulle sanse calde , si divertivano nell ' udire i discorsi dei grandi : e quando arrivò Efes , come sempre ubriaco , barcollante , vestito d ' un vecchio abito da caccia del signor Carboni , Bustianeddu gli andò incontro e gli cantò la canzonetta di zio Pera . Onzi pessone bia ... Efes lo guardò coi suoi occhi vitrei , rotondi e sporgenti , e mentre sulle sue guancie gialle e cascanti passava come un brivido di disgusto , la sua mano palpava il lurido collo della giacca abbottonata . La gente ricominciò a ridere , e l ' infelice si guardò attorno e barcollò ; poi si mise a piangere accorgendosi che lo deridevano . « Efes ! » , gridò zio Pera , mostrandogli un bicchiere colmo che al riflesso del fuoco pareva di rubino . L ' ubriaco si avanzò , sorridendo fra le lagrime con un sorriso ebete . « No » , disse Franziscu Carchide , il giovane calzolaio , nonché ricamatore di cinture , bel giovine galante , dal viso roseo , « se tu non balli non bevi . » E preso il bicchiere dalle mani del vecchio lo sollevò in alto , mentre Efes guardava e tendeva le braccia animato dal brutale desiderio del vino . « Dammi , dammi ... » « No , se non balli , no . » Egli fece un giro intorno a sé , reggendosi in equilibrio . « Bisogna anche cantare , Efes ! » Ed egli aprì la bocca puzzolente ed emise una nota rauca : Quando Amelia sì pura e sì candida ... Egli tentava sempre questo motivo ; ma arrivato all ' ultima parola contorceva la bocca come spasimando per la vana ricerca dell ' altro verso che non ricordava . Anania e Bustianeddu ridevano sgangheratamente , accoccolati sulle sanse , simili a due pulcini . « Senti » , propose Bustianeddu , « mettiamogli delle spille , nel posto dove si corica » . « Perché vuoi mettergli delle spille ? » « Perché si punga , ecco : allora ballerà davvero . Io ho le spille . » « Mettiamole » , rispose l ' altro , sebbene a malincuore . L ' ubriaco ballava ancora , barcollante , cascante , tendendo le mani verso il bicchiere ; e la gente rideva . Ma l ' allegria giunse al colmo quando entrò nel molino Nanna , l ' ubriacona . Quella sera , però , ella era sana , aveva le vesti pulite e la faccia meno ripugnante del solito ; i suoi occhietti brillavano d ' una certa intelligenza . Era stata durante il giorno a cogliere erbe mangereccie selvatiche , e veniva a domandare un po ' d ' olio per condirle . Vedendo Efes in quello stato , fatto ludibrio della gente , ella ebbe un lampo negli occhi ; si avanzò , prese l ' infelice per un braccio e nonostante le comiche proteste del ricco contadino , lo costrinse a sedersi su un sacco di olive . « Non ti vergogni , Efes Cau ? Non hai occhi ? Non vedi che tutti questi mendicanti , tutte queste immondezze ridono di te ? E perché hanno raddoppiato le risa vedendomi ? Eppure oggi io ho lavorato , come è vero Dio , ho lavorato . Ah , Efes , Efes ! Ricordati come era ricca la tua casa ! Io venivo per portare l ' acqua dalla fontana , e mi ricordo che tua madre aveva bottoni d ' oro della camicia grossi come il mio pugno : la tua casa sembrava una chiesa , tanto era ricca e lucente . Se tu ti fossi guardato dal vizio , ora tutti avrebbero cercato di raccoglierti come si raccoglie un confetto . Invece tu ora sei schernito dai più miserabili pezzenti ; e tutti ridono di te come dell ' orso che balla per le strade ... Ecco che ridono ancora , eppure essi sono più ubriachi di noi , come è vero Dio . Suvvia , mugnaio , dammi un po ' d ' olio : tua moglie è una santa , ma tu sei un diavolo : quando lo trovi il tesoro ? » « Veramente egli lavora un po ' più di te ; perché te la prendi con lui ? » chiese zio Pera , accennando al mugnaio . « Vecchio peccatore » , rispose la donna , « voi state zitto , quando ci sono io ... » « Poh ! Poh ! » disse il vecchio con disprezzo . « Tu fai la predica , oggi , perché non hai vino in corpo . » « Io so tenere in corpo il vino ed altre cose ancora ... Dammi l ' olio , Anania Atonzu ; oggi nella valle ho visto una cosa ; sembrava una moneta d 'oro.» « Tu non l ' hai raccolta ? » , gridò il mugnaio , rizzandosi sulla sua pala nera . « Eccola » , rispose Nanna , frugandosi in tasca e avvicinandosi al mugnaio , che si pulì le mani passandosele sulle ginocchia , e poi esaminò la moneta di rame fatta nera - verde dal tempo . Bustianeddu ed Anania corsero anch ' essi a vedere . Intanto Efes , seduto sul sacco , piangeva ricordando la madre e la ricca casa paterna e invano il Carchide cercava di consolarlo offrendogli il bicchiere . No , neppure il vino poteva lenire il dolore di quei ricordi . Tuttavia egli prese il bicchiere e bevette piangendo . Il ricco contadino ed il padre di Bustianeddu , giovine olivastro con gli occhi turchini e la barba rossa , congiuravano per far ubriacare Nanna onde ella dicesse ciò che sapeva sul conto di zio Pera ; e intanto l ' ortolano gridava contro i due uomini che spingevano la spranga perché , secondo lui , essi non spiegavano abbastanza le loro forze . « Che una palla vi trapassi il fegato ; conservatevi bene , ragazzi » , diceva con ironia . « Come sono poltroni i giovani d ' oggi ! » « Provate un po ' a mettervi qui , voi , al posto delle olive , per sentire la nostra forza . » « Che una palla vi trapassi la milza , che una palla vi trapassi il calcagno » , continuava ad imprecare zio Pera . « Bene ! » , esclamò Maestro Pane , il vecchio falegname gobbo , che aveva un solo baffo grigio sulla gran bocca sdentata ; poi egli andò e mise il chiodo sotto . Seduto contro il muro sotto il finestruolo , egli si batteva di tanto in tanto i pugni sulle ginocchia , ma nessuno badava a lui , che usava parlare fra sé ad alta voce . « Nanna » , disse il contadino , « ora si porta la cena da casa mia . Resta . » « Tu vuoi divertirti ? » , disse la donna , guardandolo maliziosamente . « Non ti basta Efes ? » Tuttavia ella restò ; andò presso il poveretto che piangeva sempre , e ricominciò a rimproverarlo , consigliandolo di non bere più , di non essere più il disonore dei suoi parenti ; ma intanto avveniva una cosa strana . Il Carchide le mostrava il bicchiere colmo , facendo dei cenni con la bocca , invitandola silenziosamente a bere , ed ella guardava il vino affascinata . « E dammelo ! » , proruppe alfine . Bustianeddu ed Anania , ritti dietro i due disgraziati ubriaconi , ridevano a più non posso . « Perdio , come sei brutto ! » , disse Maestro Pane , sempre parlando fra sé . Nanna prese il bicchiere , bevette e cominciò a raccontare brutte storielle sul conto di zio Pera . Sì , il vecchio ortolano aspettava la mattina per tempo che qualche ragazzetta passasse nello stradale ; la chiamava promettendole fave e insalata , e quando l ' aveva attirata entro l ' orto cercava ... « Ah , otre schifosa ! » , gridò zio Pera , minacciandola col randello . « Aspetta , aspetta un po '...» « Ebbene , cosa dico io ? Voi cercavate d ' insegnarle l 'ave-maria...» Tutti ridevano , ed anche Anania rideva , sebbene non capisse perché zio Pera volesse insegnare per forza l ' ave - maria alle ragazzette che andavano alla fontana . Intanto Bustianeddu aveva seminato le spille sul posto ove Efes soleva coricarsi , Anania se ne accorse e non si oppose , ma appena fu a casa , coricato nel gran letto di zia Tatàna , provò un impeto di rimorso . Non poteva dormire ; si voltava e rivoltava , sembrandogli d ' esser anche lui tormentato da migliaia di spille . « Che hai , bambino ? » , chiese zia Tatàna , con l ' usata dolcezza . « Ti fa male il ventre ? » « No , no ... » « Ma che hai dunque ? » Egli non rispose subito , ma dopo qualche momento rivelò il segreto . « Abbiamo sparso tante spille sul posto ove dorme Efes Cau ... » « Ah , cattivi ragazzi ! Perché avete fatto ciò ? » « Perché egli si ubriaca ... » « Ah ! Santa Caterina mia ! » , sospirò la donna . « Come sono cattivi i ragazzi d ' oggi ! E se qualcuno mettesse delle spille dove dormite voi ? Vi piacerebbe ? No , vero ? Eppure voi siete più cattivi di Efes . Tutti nel mondo siamo cattivi , agnellino mio , ma bisogna che ci compatiamo a vicenda : altrimenti guai , ci divoreremmo come i pesci del mare . Re Salomone disse che spetta soltanto a Dio giudicare ... Hai capito ? » E Anania pensò a sua madre , a sua madre che era stata così cattiva da abbandonarlo . IV . Un giorno , verso la metà di marzo , Bustianeddu invitò Anania a pranzo . Il negoziante di pelli era dovuto partire improvvisamente per affari , e il ragazzetto trovavasi solo a casa , solo e libero dopo due giorni di prigionia per una delle solite assenze dalla scuola : inoltre serbava sulla guancia destra il segno d ' un poderoso schiaffo somministratogli dal genitore . « Vogliono che io studi ! » , disse ad Anania , aprendo le mani , col solito fare da uomo serio . « E se io non ne ho voglia ? Io desidero fare il pasticciere : perché non me lo lasciano fare ? » « Sì , perché ? » , chiese Anania . « Perché è vergooogna ! » , esclamò l ' altro , allungando la parola con accento ironico . « È vergogna lavorare , apprendere un mestiere , quando si può studiare ! Così dicono i miei parenti : ma ora voglio far loro una burletta . Aspetta , aspetta ! » « Che cosa vuoi fare ? » « Te lo dirò poi : ora mangiamo . » Egli aveva preparato i maccheroni : così egli chiamava certi gnocchi grossi e duri come mandorle , conditi con salsa di pomidoro secchi . I due amici mangiarono in compagnia d ' un gattino grigio che con lo zampino bruciacchiato prendeva famigliarmente i gnocchi dal piatto comune e se li portava furbescamente in un angolo della cucina . « Come è curioso ! » , diceva Anania , seguendolo con gli occhi . « A noi ce l ' hanno rubato , il gatto . » « Anche a noi . Ce ne hanno rubati tanti ! Scompaiono e non si sa dove vadano a finire . » « Scompaiono tutti i gatti del vicinato ! Chi li ruba cosa ne fa ? » « Ebbene , li fa arrostire . La carne è buona , sai ; sembra carne di lepre . In continente la vendono per lepre : così dice mio padre . » « Tuo padre è stato in continente ? » « Sì . Ed anch ' io ci andrò , e presto . » « Tu ? ! » , disse Anania , ridendo con un po ' d ' invidia . Bustianeddu allora credé giunto il momento di svelare all ' amico i suoi pericolosi progetti . « Io non posso più viver qui » , cominciò a lamentarsi ; « no , io voglio andar via . Cercherò mia madre e farò il pasticciere ; se vuoi venire , vieni anche tu . » Anania arrossì d ' emozione , e sentì il suo cuore battere forte forte . « Non abbiamo denari » , osservò . « Ecco , noi prendiamo le cento lire che sono nel cassetto del comò ; se vuoi , le prendiamo subito ; poi le nascondiamo , perché se partiamo subito mio padre si accorge che le ho prese io ; aspettiamo finché passa il freddo , poi partiamo . Vieni . » Condusse Anania in una camera sucida e disordinata , ingombra di pelli d ' agnello puzzolenti ; cercò la chiave del cassettone in un nascondiglio e si fece aiutare ad aprire il cassetto : oltre il biglietto rosso delle cento lire c ' erano altre carte - monete e denari in argento , ma i due ladruncoli domestici presero soltanto il biglietto rosso , richiusero , rimisero la chiave . « Ora lo tieni tu » , disse Bustianeddu , ficcando il biglietto in seno ad Anania ; « stanotte lo nasconderemo nell ' orto del molino , nel buco della quercia , sai ; poi aspetteremo . » Ancor prima che avesse potuto opporsi , Anania si trovò col biglietto nel seno , sotto l ' amuleto di broccato ; e passò una giornata febbrile , piena di rimorsi , di paura , di speranze e di progetti meravigliosi . Fuggire ! Fuggire ! Come e quando non sapeva , ma oramai sentiva che il sogno stava per avverarsi , e ne provava gioia e terrore . Fuggire , passare il mare , penetrare nel regno fantastico di quel continente misterioso dove si nascondeva sua madre ! Che ansie , che sogni , che gioia ! Le cento lire gli sembravano un tesoro inesauribile ; ma intanto sentiva d ' aver commesso un grave delitto , rubandole , e non vedeva l ' ora che arrivasse la notte per liberarsene . Non era la prima volta che i due amici penetravano nell ' orto coltivato da zio Pera , scavalcando la finestruola che dalla stalla attigua al molino dava nell ' orto ; di notte , però , non c ' erano stati mai , quindi spiarono a lungo prima d ' azzardarsi . Cadeva una sera chiara e fredda ; la luna piena sorgeva fra le roccie nere dell ' Orthobene , illuminando l ' orto con un chiarore d ' oro . Giungeva ai due bimbi affacciati alla finestruola un disperato miagolìo di gatto che pareva un lamento umano . « Che cosa è ? Pare il diavolo ! » , disse Anania . « Io non scendo , no , io ho paura . » « E rimani qui , allora ! È un gatto , non senti ? » , rispose l ' altro con disprezzo . « Scendo io ; nascondo il denaro entro la quercia , dove zio Pera non guarda mai ; poi torno . Tu resta qui a guardare ; se c ' è pericolo , fischia . » In che consistesse poi questo pericolo i due amici non sapevano ; ma entrambi provavano un acuto piacere a render fantastica l ' avventura , alla quale il chiarore della luna e quel lamento straziante di gatto davano un sapore ancor più piccante . Bustianeddu saltò nell ' orto , ed Anania rimase alla finestra , un po ' avvilito dalla paura che lo rendeva tremante , ma tutto occhi e tutto orecchi . Ed ecco , appena il compagno fu scomparso in direzione della quercia , due ombre passarono sotto la finestruola ; Anania sussultò , emise un fischio sottile sottile , e si nascose sotto il davanzale . Che impeto di terrore e di piacere strano provò in quel momento ! Come si sarebbe salvato Bustianeddu ? Che avveniva laggiù ? Ecco , i lamenti del gatto raddoppiarono , si fusero tutti in un gemito rabbioso e straziante ; poi cessarono . Silenzio . Che mistero , che orrore ! Anania sentiva il cuore spezzarglisi in seno . Che accadeva all ' amico ? L ' avevano preso , l ' avevano arrestato ? Ora lo porterebbero in prigione ; ed anche lui , anche lui subirebbe la sua parte di guai . Tuttavia non pensò un solo istante a mettersi in salvo , ed attese coraggiosamente sotto la finestra . Ed ecco un passo , un respiro ansante , una voce sommessa e tremula . « Anania ? Dove diavolo sei ? » Anania balzò su , porse la mano al compagno salvo . « Diavolo » , disse Bustianeddu , ansante , « l ' ho scampata bella . » « Hai sentito il fischio ? Eppure ho fischiato forte . » « Niente . Ho sentito invece il passo di due uomini , e mi sono nascosto sotto i cavoli . Ecco , sai chi erano i due uomini ? Zio Pera e Mastru Pane . Sai che hanno fatto ? Ebbene , c ' è un laccio pei gatti ; il gatto che miagolava era preso al laccio , e zio Pera lo ha ammazzato col randello . Maestro Pane prese la povera bestia sotto il mantello e disse , tutto contento : " Per Dio , come è grasso ! Meno male " , disse zio Pera , " quello di avantieri sembrava uno stecco " . Poi andarono via . » « Oh ! » , esclamò Anania a bocca aperta . « Ora lo fanno arrostire , capisci , e cenano . Sono loro che rubano i gatti , così , prendendoli al laccio ! Meno male che non mi hanno veduto ! » « E i denari ? » « Nascosti . Andiamo , mammalucco ; non sei buono a niente . » Anania non si offese : chiuse la finestra e rientrò nel molino , dove si svolgeva la solita scena . C ' era Efes che si grattava le spalle contro il muro , cantando Quando Amelia si pura e si candida ... e il Carchide che raccontava d ' essere stato in un paese vicino , per certi suoi affari . « Il sindaco era amico di mio padre , quando noi eravamo ricchi » , diceva il bel giovine , la cui famiglia era stata sempre miserabile . « Appena sa che io arrivo nel paese , mi manda a chiamare e mi ospita in casa sua . Accidenti , che gente ricca ! Trenta servi e sette serve : per arrivare alla casa bisogna attraversare tre cortili , uno dentro l ' altro , con muri altissimi : i portoni di ferro , le finestre della casa tutte munite d 'inferriate.» « E perché ? » , chiese il mugnaio . « Per i ladri , caro mio . Perché il sindaco è ricco come il Re . » « Boumh ! Boumh ! » , gridò un uomo che spingeva la spranga . « Cosa ne sai tu ? » , riprese il Carchide , guardando l ' uomo con disprezzo . « Il sindaco ed i suoi fratelli , quando morì il loro padre , si divisero le monete d ' oro con una misura capace d ' un ettolitro ! La moglie del sindaco , poi , ha otto tancas in fila , irrigate da fiumi , con più di cento fontane ! Ebbene , dicono che il padre del sindaco trovò un ascusorju [ 17 ] , dove il re di Spagna , quando fece la guerra con Eleonora d ' Arborea , nascose più di cento mila scudi in oro . » « Ah ! » , esclamò il mugnaio , con un fremito d ' emozione , appoggiandosi sulla pala nera . « Quelli sì , quelli son signori ricchi » , riprese il Carchide . « E dunque i rognosi Nuoresi ? » « Il mio padrone è ricco ! » protestò il mugnaio . « Possiede più lui nell ' angolo della scopa che tutti i tuoi sindaci pulciosi . » « E va ! » , gridò il giovine , facendo le fiche . « Tu non sai quel che dici . » « Tu , non sai quel che dici , tu ! » « Il tuo padrone è pieno di debiti : ne vedremo la fine , ne vedremo . » « Che tu possa diventar cieco , prima ! » « Che tu possa schiantare prima ! » Per poco il mugnaio ed il giovane calzolaio non vennero alle mani : ma la loro lite fu interrotta da un assalto di delirium tremens che colpì il povero Efes Cau . Egli cadde sulle sanse , avvoltolandosi , contorcendosi , saltando come un verme , con gli occhi spaventosamente aperti e i lineamenti contratti . Anania si gettò in un angolo , gridando e piangendo per lo spavento , mentre Bustianeddu corse , assieme col mugnaio ed altri , per aiutare il disgraziato . A poco a poco Efes tornò in sé , si sedette sulle sanse sparse , guardò attorno con quei suoi grandi occhi sporgenti pieni di terrore , ancora tutto contorto e tremante . Gli diedero da bere , lo confortarono . « Chi ... chi mi ha assalito ? Perché mi avete bastonato ? Ah , non mi ha abbastanza castigato Dio perché abbiate a bastonarmi anche voi ? » Poi si mise a piangere . Lo fecero coricare , ed egli si assopì , delirando , chiamando sua madre ed una sorellina morta . Anania lo guardava con terrore e pietà : avrebbe voluto fare qualche cosa per aiutarlo , ed intanto provava un istintivo disgusto per quell ' uomo una volta ricco , ora ridotto ad un involto di cenci puzzolenti , buttato sulla sansa come un mucchio di immondezze . Chiamata da Bustianeddu venne zia Tatàna : si chinò pietosamente sul malato , lo toccò , lo interrogò , gli mise un sacco sotto il capo . « Bisogna dargli un po ' di brodo » , disse sollevandosi . « Ah , il peccato mortale , il peccato mortale ! » « Figliolino mio » , disse ad Anania , « va dal signor padrone a chiedere un po ' di brodo per Efes Cau . Va : vedi come riduce il peccato mortale ? Va , prendi questa scodella , va . » Egli andò con piacere , e Bustianeddu lo accompagnò . La casa del padrone non era lontana , ed Anania vi si recava spesso per farsi dare la prebenda del cavallo , i lucignoli per la candela del molino , e per altre commissioni . Le strade erano qua e là illuminate dalla luna ; gruppi di paesani passavano cantando un coro melanconico ed appassionato . Davanti alla casa bianca del signor Carboni si stendeva un cortile quadrato recinto d ' alti muri e con un grande portone rosso . I due ragazzetti dovettero picchiar forte per farsi aprire ; ed Anania porse la scodella , esponendo il caso di Efes Cau alla domestica che dischiuse il portone . « Non sarà per voi , il brodo , eh ? » , sogghignò la serva , squadrando sospettosa i due amici . « Va al diavolo , Maria Iscorronca [ 18 ] , noi non abbiamo bisogno di brodo » , gridò Bustianeddu . « Animaletto , ora ti pago gli insulti » , disse la serva , rincorrendolo per la strada . Ma egli fuggì , mentre Anania penetrava nel cortile illuminato dalla luna . « Chi è : cosa vogliono ? » , chiedeva una vocina sottile , dall ' ombra di una tettoia sotto cui aprivasi la porta della cucina . « Sono io ! » , gridò Anania , avanzandosi , con la scodella fra le mani . « Efes Cau è malato , nel molino , e mia madre prega la signora padrona che dia un po ' di brodo al disgraziato . » « Oh , vieni ! » , rispose la vocina . In quel momento rientrò la serva , che non avendo potuto raggiungere Bustianeddu prese a spintoni il piccolo Anania . Allora la bimba che aveva detto « vieni » balzò fuori e difese il figlio del mugnaio . « Lascialo : che ti ha fatto ? » , disse , tirando la sottana alla serva . « Dagli subito il brodo . Subito ! » Questa protezione , quel tono da padrona , quella figurina grassa e rossa , vestita di flanellina turchina , quel nasetto prepotente rivolto all ' insù fra due guancie molto paffute , quei due occhi scintillanti alla luna , fra due bende ricciolute di capelli rossicci , piacquero immensamente ad Anania . Egli conosceva già la figlia del padrone , Margherita Carboni , come la chiamavano tutti i bimbi che frequentavano il molino ; qualche volta ella gli aveva dato i lucignoli ed anche l ' orzo per il cavallo , e quasi tutti i giorni egli la vedeva nell ' orto e ad intervalli anche nel molino , dove essa si recava con suo padre ; ma mai s ' era immaginato che quella signorina grassa e rossa e dall ' aria superba fosse così affabile e buona . Mentre la serva entrava in cucina per prendere il brodo , Margherita domandò ad Anania qualche particolare sulla malattia di Efes Cau . « Egli oggi ha mangiato qui , in questo cortile » , ella disse con serietà . « Pareva sano . » « È un male che viene agli ubriaconi » , spiegò Anania . « Si contorceva come un gatto ... » Appena dette queste parole egli arrossì ricordando il gatto preso al laccio da zio Pera , e le cento lire rubate e nascoste nell ' orto . Cento lire rubate ! Che avrebbe detto Margherita Carboni se avesse saputo che lui , Anania , lui , il figlio del mugnaio , lui , l ' abbandonato , lui , il servo , verso cui la piccola padrona si degnava mostrarsi affabile e buona , aveva rubato cento lire e che queste cento lire erano nascoste nell ' orto ? Ladro ! Egli era un ladro , e di una somma enorme ! Solo in quel momento percepì tutta la vergogna della sua azione , e sentì dolore , umiliazione , rimorso . « Come un gatto , ah ! » , disse Margherita stringendo i denti e torcendo il nasino ; « Dio mio , Dio mio ; è meglio che egli muoia . » La serva tornò , con la scodella colma di brodo . Anania non poté più aprir bocca : prese la scodella e andò via piano piano , badando di non versare il brodo . Sentiva una strana voglia di piangere , e quando raggiunse Bustianeddu , nello svolto della strada , ripeté le parole di Margherita : « È meglio che egli muoia » . « Chi ? È caldo quel brodo ? Ora lo assaggio ... » , disse l ' altro , allungando il collo verso la scodella . Ma Anania si irritò . « Non toccare ! » , gridò . « Tu sei cattivo ; tu diventerai come Efes . Perché hai preso i denari ? » aggiunse , abbassando la voce . « È peccato mortale , rubare . Va a riprenderli e rimettili nel cassetto . » « Poh ! Poh ! Sei matto ? » « Ed io lo dico a mia madre ! » « Tua madre ! » , disse l ' altro con ironia . « Va a cercarla ! » Intanto camminavano lentamente , ed Anania guardava sempre la scodella . « Siamo ladri ! » , disse a bassa voce . « Il denaro è di mio padre , e tu sei un mammalucco . Andrò via io solo , io solo ed io solo ! » « Va , che tu non possa più ritornare ! Ma io ... io lo dirò a ... a zia Tatàna » ( sì , ora si vergognò di dire mia madre ! ) . « Spia ! » , proruppe Bustianeddu , minacciandolo coi pugni stretti . « Se tu parli ti ammazzo come una lucertola , ti rompo i denti con una pietra , ti faccio cacciar le viscere per gli occhi . » Anania abbassò le spalle , pauroso di rovesciar il brodo e di ricevere i pugni dell ' amico , ma non ritirò la minaccia di rivelare ogni cosa a zia Tatàna . « Che diavolo ti han detto dentro quel cortile ? » , proseguì l ' altro , fremente . « Che ti ha detto quella servaccia ? Parla . » « Niente . Ma io non voglio essere un ladro . » « Tu sei un bastardo » , gridò allora Bustianeddu , « ecco cosa sei . Ed io ora vado , riprendo i denari e non ti guardo più in faccia . » S ' allontanò di corsa , lasciando Anania colpito da un dolore profondo . Ladro , bastardo , abbandonato ! Era troppo , era troppo ! Egli pianse e le sue lagrime caddero entro la scodella . « Ed ora anche Bustianeddu mi abbandona e va via solo ! Ed io , quando potrò partire io ? Quando potrò ricercarla ? Quando sarò grande ! » , rispose a se stesso , rianimandosi . « Ora non m 'importa.» Tuttavia , appena consegnò la scodella a zia Tatàna , corse al finestruolo della stalla . Silenzio . Non si vedeva nessuno , non s ' udiva nulla nel grande orto umido e chiaro sotto la luna . Le montagne si delineavano azzurre sullo sfondo vaporoso del cielo ; tutto era silenzio e pace . Ad un tratto giunse dal molino la voce di Bustianeddu . « Egli non ha ripreso i denari ? » , pensò Anania . « Non è entrato nell ' orto . Se andassi io ? » Ma ebbe paura ; rientrò nel molino e cominciò ad aggirarsi come un gattino affamato intorno a zia Tatàna che curava il malato . Ella gli fece la solita domanda : « Che hai ? Ti fa male il ventre ? » . « Sì , andiamo a casa . » Zia Tatàna capì che egli voleva dirle qualche cosa e lo accompagnò fuori . « Gesù , Gesù , Santa Caterina bella ! » , proruppe , appena seppe tutto . « In che mondo siamo noi ! Anche gli uccelli , anche i pulcini dentro l ' uovo commettono il male ! » Anania non seppe mai come zia Tatàna avesse persuaso Bustianeddu a rimettere il denaro nel cassetto : però d ' allora in poi i due amici si guardarono un po ' in cagnesco , e per ogni piccola cosa si insultavano e venivano alle mani . L ' inverno passò , ma anche in aprile il frantoio continuò a funzionare perché l ' abbondanza delle olive era quell ' anno straordinaria . Qualche volta però , Anania il mugnaio chiudeva il frantoio , andava nei campi a zappare il frumento del padrone e conduceva con sé il piccolo Anania , del quale voleva fare un contadino ; ed il bimbo lo seguiva tutto lieto di rendersi utile , recando con alterezza sulle spalle la zappa e la bisaccia delle provviste . In mezzo ai campi quell ' anno coltivati dal mugnaio , sorgevano due pini alti , sonori come due torrenti . Era un paesaggio dolce e melanconico , qua e là sparso di vigne solitarie , senza alberi , né macchie . La voce umana vi si perdeva senza eco , quasi attratta e ingoiata dall ' unico mormorìo dei pini , le cui immense chiome pareva sovrastassero le montagne grigie e paonazze dell ' orizzonte . Mentre il padre zappava , curvo sulla distesa verde - chiara del frumento tenero , Anania si perdeva attraverso i campi nudi e melanconici , cantando con gli uccelli , cercando funghi ed erbe . Qualche volta il padre , sollevandosi , lo vedeva in lontananza e provava una stretta al cuore , poiché il luogo , il lavoro , la figurina del bimbo , tutto gli ricordava Olì , i suoi fratellini , l ' errore commesso , l ' amore , le gioie perdute . Dov ' era Olì ? E chi lo sapeva ? Ella s ' era perduta , s ' era smarrita come l ' uccellino nei campi : ebbene , peggio per lei ; Anania il mugnaio credeva di compiere abbastanza il proprio dovere allevando il figliuolo ; se trovava il tesoro che sempre sognava , manderebbe il bimbo agli studi , se no ne farebbe un buon contadino : che pretendere di più ? E quelli che non riconoscono i propri figli , e che invece di raccoglierli ed allevarli cristianamente , come egli faceva , li abbandonavano alla miseria ed alla mala sorte ? Sì , anche certe persone ricche , anche certi signori facevano così . Sì , anche il padrone ... sì , anche il signor Carboni ... Basta , Anania grande si consolava pensando a ciò ; tuttavia gli rimaneva in cuore un senso di tristezza , e guardando in lontananza gli pareva di scorgere i nuraghi che circondavano la cantoniera di Olì ; e durante l ' ora dei pasti , o mentre si riposava all ' ombra dei pini sonori , interrogava il figliuolo sulle sue vicende passate . Anania aveva soggezione del padre , e non osava mai guardarlo negli occhi ; ma una volta spinto nella via dei ricordi chiacchierava volentieri , abbandonandosi al piacere nostalgico di raccontare tante cose passate . Ricordava tutto ; Fonni , la casa e i racconti della vedova , il buon Zuanne dalle grandi orecchie , i carabinieri , i frati , il cortile del convento , le castagne , le capre , le montagne , la fabbrica dei ceri . Ma parlava pochissimo di sua madre , mentre il mugnaio lo tirava sempre su quell ' argomento . « Ebbene , ti bastonava tua madre ? » « Mai , mai ! » , protestava Anania . « Io so invece che ti bastonava . » « Possiate vedermi senza occhi , se è vero ! » , spergiurava il ragazzetto . « E dimmi ... che cosa faceva essa ? » « Lavorava sempre ... » « È vero che un carabiniere la voleva in isposa ? » « Non è vero ! Essi i carabinieri , mi dicevano : " Di ' a tua madre che venga ; abbiamo da parlarle ... ".» « Ed essa ? » , chiedeva un po ' ansioso il mugnaio . « Ah , essa si arrabbiava come un cane ! » « Ah ! » Il mugnaio sospirava : provava un senso di sollievo nel sentire che ella non andava dai carabinieri . Ebbene , sì ; egli le voleva ancora bene , egli ricordava con tenerezza gli occhi chiari e ardenti di lei , ricordava i fratellini , il povero e sofferente cantoniere ; ma che poteva farci ? Se fosse stato libero l ' avrebbe certamente sposata ; invece aveva dovuto abbandonarla : adesso tornava inutile pensarci . « Va » , diceva ad Anania , finito il pasto frugale ; « là dove c ' è quel fico , vedi , c ' era una casa antichissima . Va e fruga per terra , chissà che tu trovi qualche cosa . » Il fanciullo partiva di corsa , mentre il padre pensava : « Le anime innocenti trovano più facilmente i tesori . Se trovassimo qualche cosa ! Passerei un tanto ad Olì , e , morta mia moglie , la sposerei . Dopo tutto sono stato io il primo ad ingannarla » . Ma Anania non trovava niente . Verso sera padre e figlio tornavano lentamente in paese , attraversando lo stradale chiaro nei cui sfondi ardeva il crepuscolo d ' oro . Zia Tatàna li aspettava con la cena pronta ed il fuoco cigolante nel focolare pulito . Ella soffiava il naso al piccolo Anania , gli puliva gli occhi , narrava al marito gli avvenimenti della giornata . Nanna l ' ubriacona era caduta sul fuoco , Efes Cau aveva un paio di scarpe nuove , zio Pera aveva bastonato un bambino ; il signor Carboni era stato al molino per vedere il cavallo . « Dice che è orribilmente dimagrato . » « Diavolo , ha lavorato tanto : cosa vuole il padrone ? Anche le bestie son di carne e d 'ossa.» Dopo cena il mugnaio andava alla bettola , perfettamente dimentico di Olì e delle sue avventure ; e zia Tatàna filava e raccontava una fiaba al suo figlio d ' adozione , qualche volta assisteva anche Bustianeddu . « " Dicono che una volta c ' era un re con sette occhi d ' oro in fronte che sembravano sette stelle . " » Oppure la fiaba dell ' Orco e di Mariedda . Mariedda era fuggita dalla casa dell ' Orco : «"...Ella fuggiva , fuggiva , gittando dei chiodi che si moltiplicavano , si moltiplicavano , coprivano tutta la pianura . Zio Orco la inseguiva , la inseguiva , ma non riusciva a prenderla perché i chiodi gli foravano i piedi ... " » Dio , Dio , che brivido di piacere destava nei bimbi la fuga di Mariedda ! Che differenza fra la cucina , la figura e i racconti della vedova di Fonni , e la cucina pulita e calda e la figura soave e le storielle meravigliose di zia Tatàna ! Eppure qualche volta Anania si annoiava , o almeno non provava l ' emozione fremente che i racconti della vedova gli avevano un tempo destato ; forse perché al posto del buon Zuanne , del fratellino amato , c ' era Bustianeddu cattivo e maligno , che gli dava dei pizzicotti e lo chiamava spia e bastardo anche davanti alla gente e nonostante gli ammonimenti di zia Tatàna . Una sera lo chiamò bastardo davanti a Margherita Carboni , che assieme con la serva era venuta per una commissione in casa del mugnaio . Zia Tatàna gli si gettò sopra e gli turò la bocca , ma troppo tardi . Ella aveva udito , ed Anania provò un dolore indicibile , non raddolcito neppure dal pezzo di pane intinto nel miele che zia Tatàna diede a lui ed a Margherita . A Bustianeddu niente . Ma che cosa era un pezzo di pane intinto nel miele dopo la profonda amarezza di sentirsi chiamato bastardo davanti a Margherita Carboni ? Ella era vestita di verde , con calze violette ed aveva intorno al capo una sciarpa di lana rossa che coloriva ancor più le sue guancie paffute e faceva risaltare l ' azzurro degli occhi lucenti . Quella notte Anania la sognò così , bella e colorita come l ' arcobaleno , ed anche nel sogno provava il dolore d ' essere stato chiamato bastardo davanti a lei . Nella Settimana Santa , però , - quell ' anno la Pasqua ricorreva agli ultimi d ' aprile , - il mugnaio compié il precetto pasquale ed il confessore gli impose di riconoscere legalmente il figliuolo . Nello stesso tempo Anania , che compiva gli otto anni , venne cresimato : padrino il signor Carboni . Fu un grande avvenimento per il ragazzo e per la città tutta che s ' era data convegno nella cattedrale , ove Monsignor Demartis , il bel vescovo imponente , impartiva la cresima a centinaia di fanciulletti . Per le porte spalancate , che ad Anania parevano grandissime , la primavera con la sua viva luce e il suo tepore fragrante penetrava nella chiesa gremita di donne dai costumi di porpora , di signore , di bimbi lieti . Il signor Carboni , grosso , rosso in viso , con gli occhi azzurri e i capelli rossicci , col gilè di terziopelo attraversato da una enorme catena d ' oro , veniva salutato , riverito , ricercato dai personaggi più cospicui , dai paesani e dalle paesane , dalle signore e dai bimbi che gremivano la chiesa , Anania si sentiva altero e felice di tanto padrino ; è vero che il signor Carboni doveva cresimare altri diciassette bambini ; ma ciò non toglieva importanza al singolo onore di tutti i diciotto figliocci . Dopo la cerimonia questi diciotto figliocci , coi rispettivi parenti , accompagnarono a casa il padrino , ed Anania poté ammirare la sala di Margherita , di cui aveva sentito dir mirabilia , - una vasta stanza tappezzata di carta rossa , con seggioloni del secolo scorso e cassettoni ornati di fiori artificiali sotto lampade di cristallo , nonché di alzatine con frutta di marmo e piattini con fette di salame e di cacio pure di marmo . Furon serviti liquori , caffè , biscotti e amaretti ; e la bella signora Carboni , che aveva due profonde fossette sulle guancie e i capelli neri tirati tirati sulle tempie , graziosamente adorna d ' un vestito da camera , d ' indiana a quadretti azzurri e rossi , con volante e merletto in fondo , fu amabile con tutti e baciò i bimbi consegnando a ciascuno di loro un involtino . Lungamente Anania ricordò questi particolari . Ricordò che invano aveva ardentemente desiderato che Margherita entrasse nella sala e notasse il suo costumino nuovo , di fustagno gialliccio , duro come la pelle del diavolo , e ricordò che la signora Cicita Carboni , baciandolo e battendogli lievemente la mano inanellata sulla testina orribilmente rasa , aveva detto al mugnaio : « Ah , compare , perché l ' avete conciato così ? Sembra calvo ... » . « Lasciate , comare » , aveva risposto Anania grande , secondando il benevolo scherzo della signora , « la testa di questo buon pulcino sembrava un bosco ... » « Ebbene » , riprese la signora , « avete dunque fatto il vostro dovere ? » « Fatto ! Fatto ! » « Me ne rallegro . Credete pure , solo i figli legittimi sono il sostegno dei padri nella vecchiaia . » Poi s ' avvicinò il signor Carboni . « Che occhi indiavolati ha questo montanaro ! » , disse , guardando il bimbo negli occhi . « Ebbene , perché li abbassi ? Ridi ? Ah , diavoletto ... » Anania rideva di gioia nel vedersi osservato dal padrino , e guardato con affetto dalla signora Carboni . « Che cosa diventerai , diavoletto ? » Egli abbassava e sollevava gli occhi lucenti ( che le cure di zia Tatàna avevano guarito perfettamente ) , e cercava di nascondersi dietro del padre . « Dunque , rispondi al padrino ! » , esclamò il mugnaio scuotendolo . « Che cosa ti farai , diavoletto ? » « Mugnaio ? » , chiese la signora . Egli accennò di no , di no . « Ah , non ti piace ? Contadino ? » No , e sempre no . « Ebbene , vuoi studiare ? » , chiese astutamente il mugnaio . «Sì.» « Ah , bravo ! » , disse il signor Carboni , « tu vuoi studiare ? ti farai prete ? » « Ancora no . » « Avvocato ? » , chiese il mugnaio . «Sì.» « Diavolo ! Diavolo ! Lo dicevo io che ha gli occhi vivi ! Vuol farsi avvocato il piccolo topo ! » « Ah , caro mio , siamo poveri » , osservò sospirando il mugnaio . « Se il bimbo ha voglia di studiare la provvidenza non mancherà » , disse il padrone . « Non mancherà ! » , ripeté come eco la padrona , queste parole decisero il destino di Anania : ed egli non le dimenticò mai più . Il frantoio venne definitivamente chiuso , - per quell ' anno , - ed il mugnaio si trasformò del tutto in contadino . Una primavera ardente ingialliva già le campagne ; le vespe e le api ronzavano intorno alla casetta di zia Tatàna ; il grande sambuco del cortiletto coprivasi di un meraviglioso merletto di fiori giallognoli . Nel cortile d ' Anania conveniva quasi sempre tutti i giorni la compagnia che già usava riunirsi nel molino : zio Pera col randello , Efes e Nanna costantemente ubriachi , il bel calzolaio Carchide , Bustianeddu ed il padre , nonché altre persone del vicinato . Inoltre Maestro Pane aveva messo su bottega in un bugigattolo in faccia al cortiletto ; tutto il santo giorno era un viavai di gente che rideva , gridava , s ' insultava , diceva male parole . Il piccolo Anania passava le sue giornate fra questa gente meschina e violenta , dalla quale apprendeva atti e parole sconcie , abituandosi allo spettacolo dell ' ubriachezza e della miseria incosciente . A fianco della bottega di Maestro Pane , in un altro bugigattolo nero di fuliggine e di ragnatele , marciva una misera ragazzetta inferma , del cui padre , partito per lavorare in una miniera africana , non s ' era saputo più nulla : l ' infelice creatura , soprannominata Rebecca , viveva sola , abbandonata , piagata , su una stuoia lurida , fra nugoli d ' insetti e di mosche . Più in là abitava una vedova con cinque bambini che mendicavano ; lo stesso Maestro Pane chiedeva spesso l ' elemosina . Con tutto ciò la gente era allegra : i cinque bimbi mendicanti ridevano sempre , Maestro Pane parlava con se stesso ad alta voce , raccontandosi storielle amene e ricordandosi fatti allegri della sua gioventù . Solo nei meriggi luminosissimi , quando il vicinato taceva e le vespe ronzavano tra i fiori del sambuco , conciliando il sonno al piccolo Anania coricato supino sul limitare della porta , vibrava nel silenzio caldo il lamento acuto di Rebecca , che saliva , si spandeva , si spezzava , ricominciava , slanciavasi in alto , sprofondavasi sotterra , e per così dire pareva trafiggesse il silenzio con un getto di freccie sibilanti . In quel lamento era tutto il dolore , il male , la miseria , l ' abbandono , lo spasimo non ascoltato del luogo e delle persone ; era la voce stessa delle cose , il lamento delle pietre che cadevano ad una ad una dai muri neri delle casette preistoriche , dei tetti che si sfasciavano , delle scalette esterne e dei poggiuoli di legno tarlato che minacciavano rovina , delle euforbie che crescevano nelle straducole rocciose , delle gramigne che coprivano i muri , della gente che non mangiava , delle donne che non avevano vesti , degli uomini che si ubriacavano per stordirsi e che bastonavano le donne ed i fanciulli e le bestie perché non potevano percuotere il destino , delle malattie non curate , della miseria accettata incoscientemente come la vita stessa . Ma chi ci badava ? Lo stesso piccolo Anania , coricato supino sul limitare della porta , scacciava le mosche e le vespe agitando un fiore di sambuco , e pensava istintivamente : « Uh ! Perché grida sempre quella lì ? Cosa la fa gridare ? Non ci devono essere gli ammalati nel mondo ? » . Egli s ' era fatto tondo tondo , ingrassato dai cibi abbondanti , dal dolce far niente , e sopratutto dal sonno . Dormiva sempre . Ed anche nei meriggi silenziosi , nonostante il grido continuo di Rebecca , egli finiva con l ' addormentarsi , col fior di sambuco nella manina rossa , e il naso coperto di mosche . E sognava di trovarsi ancora lassù , nella casa della vedova , nella cucina vigilata dal gabbano nero che pareva un fantasma appiccato : ma sua madre non c ' era più , era fuggita , lontano , in una terra ignota . Ed un frate veniva dal convento , ed insegnava a leggere e scrivere al piccolo abbandonato , che voleva studiare per mettersi in viaggio alla ricerca di sua madre . Il frate parlava , ma Anania non riusciva a sentirlo , perché dal gabbano usciva un lamento acuto e straziante che assordava . Dio mio , che paura ! Era la voce dello spirito del bandito morto . Ed oltre alla paura , Anania provava un gran fastidio al naso ed agli occhi . Erano le mosche . V . Finalmente il suo sogno s ' avverò . Una mattina di ottobre egli s ' alzò più presto del solito , e zia Tatàna lo lavò , lo pettinò , gli fece indossare il vestitino nuovo , quello di fustagno duro come la pelle del diavolo . Anania grande , che divorava già la sua colazione , - un arrosto di viscere di pecora , - quando vide il fanciullo pronto per recarsi alla scuola rise di gioia , e gli disse , minacciandolo con un dito : « Ohi , ohi , se non fai da bravo ! Ti mando da Maestro Pane a far le casse da morto ... » . Bustianeddu venne a prendere Anania e lo accompagnò con una certa aria di sprezzante protezione . La mattina era splendida ; nell ' aria limpida passava un dolce odore di mosto , di caffè , di vinaccia in fermentazione ; le galline ed i galli cantavano per le strade ; i contadini si recavano in campagna coi lunghi carri coperti di pampini , preceduti dai cani allegri e frementi . Anania si sentiva felice , benché il compagno parlasse male della scuola e dei maestri . « Il tuo maestro , Ananì , pare un gallo , col berretto rosso e la voce rauca . Io l ' ho dovuto sopportare per un anno , che il diavolo gli roda il calcagno . » Le scuole erano all ' altra estremità di Nuoro , in un convento circondato da orti melanconici ; la classe di Anania , al pianterreno , guardava sulla strada solitaria ; molta polvere copriva le pareti , la cattedra del maestro sembrava rosicchiata dai topi ; macchie d ' inchiostro , incisioni e graffiti , nomi che parevano geroglifici , decoravano i banchi . Anania provò una vera delusione nel veder comparire , invece del maestro descrittogli da Bustianeddu , una maestra vestita in costume , piccola e pallida , con due baffetti neri sul labbro superiore come li aveva anche zia Tatàna . Quaranta bambini animavano la classe . Anania era il più grande di tutti , e forse per ciò la piccola maestra , che aveva anche due terribili occhi neri , si rivolgeva a lui di preferenza , chiamandolo col solo cognome e parlandogli un po ' in dialetto sardo , un po ' in lingua italiana . Quest ' attenzione ostinata non gli piaceva , ma gli giovò : dopo tre sole ore di scuola egli sapeva già leggere e scrivere due vocali ; è vero che una era la vocale o , ma ciò non toglieva importanza al suo merito . Verso le undici , però , egli era già stufo della scuola e della maestra , nonché del vestito nuovo che lo impacciava assai : sbadigliava e pensava al cortiletto , al sambuco , al cestino dei fichi d ' India ove ogni tanto egli usava cacciar le manine agguerrite contro le spine . Non veniva mai l ' ora d ' andar via , dunque ? Molti compagni piangevano , e la maestra si sfiatava invano , predicando l ' amor della scuola e la tranquillità . Finalmente l ' uscio s ' aprì : comparve e disparve come un lampo la figura sbarbata del bidello , - anche lui vestito in costume , - risuonò la sua voce : « È ora ! » I bambini si precipitarono verso la porta spingendosi , gridando , ed Anania rimase ultimo accanto alla maestra che lo accarezzò sulla testa con la piccola mano scarna . « Bravo » , gli disse : « sei il figlio di Anania Atonzu ? » . «Sissignora.» « Bravo . Tanti saluti a tua madre . » Egli naturalmente capì che questi saluti erano per zia Tatàna : e subito la maestra , che lo lasciò per mischiarsi alla folla dei bambini schiamazzanti , gli diventò cara . « Ma che modo è questo ? » , ella gridava agli scolaretti afferrandoli e fermandoli . « A due a due ! In riga ! » A due a due , in riga , essi percorsero un buon tratto di strada : dopo furono lasciati liberi , e si dispersero per lo spiazzo come uccellini scappati dalla rete , correndo e girando . Anche dalle altre classi uscivano in ordine gli alunni via via più adulti e più seri . Bustianeddu piombò sopra Anania , battendogli i quaderni sul capo , e lo trasse con sé . « Ti piace , dunque ? » « Sì » , rispose Anania , « ma ho fame . Non finiva mai . » « Oh , che credevi fosse un minuto ? Aspetta , e vedrai ! Ti calerà il moccio e la bava , ti verrà la fame e la sete . Oh , oh , guarda Margherita Carboni . » La bimba , con le calze violette , la sciarpa rossa , i polsini di lana verde , s ' avanzava fra un nugolo di scolarette , - uscite dalla scuola dopo i maschi , - e passò davanti ai due amici senza degnarsi di guardarli . Dopo il gruppo che la circondava venivano altri gruppi di ragazzette , povere e ricche , paesane e borghesi , alcune già alte e civettuole . I ragazzi di quarta e di quinta si fermavano a guardarle e ridevano fra loro . « Fanno all ' amore » , disse Bustianeddu . « Se i maestri li vedono !...» Anania non rispose , convinto che gli scolari e le scolare di quarta e quinta fossero abbastanza grandi per far all ' amore . « Si scambiano anche delle lettere ! » riprese Bustianeddu , con grande importanza . « Anche noi , quando saremo in quarta , faremo all ' amore ! » disse Anania con semplicità . « Che cosa fai tu , mammalucco ! Impara prima a pulirti il naso . » E si presero per mano e si misero a correre . Dopo quel giorno altri ed altri ne passarono ; tornò l ' inverno , venne riaperto il molino , ricominciarono le scene dell ' anno avanti . Anania era il primo della classe e fin d ' allora tutti dissero che egli sarebbe diventato medico o avvocato o magari giudice . Tutti sapevano che il signor Carboni aveva promesso di assisterlo negli studi ; ed anche lui lo sapeva , ma ancora non riusciva a farsi una giusta idea del valore di questa promessa . Solo più tardi cominciò in lui la gratitudine ; per allora provava una soggezione invincibile e nello stesso tempo una vera felicità quando vedeva la florida ed affabile persona del padrino . Spesso veniva invitato a pranzo dal signor Carboni , ma , strano invito , egli doveva mangiare in cucina , con le serve ed i gatti ; del che non si lamentava perché gli pareva che a tavola , coi signori , non avrebbe potuto aprir bocca per la soggezione e per la gioia . Dopo il pranzo Margherita usciva in cucina e s ' intratteneva con lui , per lo più chiedendogli informazioni sulle persone che frequentavano il molino ; poi lo conduceva di qua e di là , nel cortile , nei granai , in cantina , compiacendosi quando egli esclamava col fare di Bustianeddu : « eh , diavolo , quanta roba avete ! » , ma non si abbassava mai a giocare con lui . Gli anni passarono . Dopo la maestrina dai baffi venne la volta del maestro che pareva un gallo ; poi d ' un vecchio maestro tabaccone che additando l ' isola di Spitzberg diceva piangendo : « qui fu imprigionato Silvio Pellico » ; poi di un piccolo maestro dalla testa rotonda , pallido , molto allegro , che si suicidò . Tutti gli scolari rimasero morbosamente impressionati dal fatto doloroso ; per molto tempo non pensarono e non parlarono d ' altro , ed Anania , che non sapeva persuadersi come il maestro si fosse potuto uccidere mentre era un uomo allegro , dichiarò in piena scuola che era pronto a suicidarsi alla prima occasione . Fortunatamente l ' occasione mancava ; egli in quel tempo non aveva dispiaceri ; era sano ; amato dai suoi , sempre primo nella scuola . Intorno a lui la vita si svolgeva sempre eguale , con le stesse figure ed i meschini avvenimenti , - un giorno simile all ' altro , un anno simile all ' altro , - come la stoffa a disegni eguali che il mercante svolge dall ' interminabile pezza . D ' inverno convenivano nel frantoio sempre le stesse persone , gli stessi tipi , e si rinnovavano le stesse scene . In primavera il sambuco fioriva nel cortiletto , le mosche e le api ronzavano nell ' aria luminosa ; nelle strade e nelle case si delineavano sempre le stesse figure ; zio Barchitta il pazzo , con gli occhi azzurri fissi e la barba ed i capelli lunghi , simile ad un vecchio Gesù mendicante , continuava nelle sue innocue stravaganze , - Maestro Pane segava le assi , e parlava fra sé a voce alta . - Efes passava barcollando , - Nanna lo seguiva , - i bambini laceri giocavano coi cani , i gatti , le galline , i porcetti , - le donnicciole si bisticciavano , - i giovanotti cantavano cori melanconici nelle notti serene illuminate dalla luna , il lamento di Rebecca vibrava nell ' aria simile al canto del cuculo nella tristezza d ' un paesaggio desolato . Come appare il sole in uno squarcio improvviso di cielo velato , qualche volta appariva nel misero vicinato ove Anania viveva , la florida figura del signor Carboni . Le donne uscivano sulla porta per salutarlo e sorridergli ; gli uomini disoccupati , sdraiati indolentemente al sole , balzavano in piedi arrossendo ; i bambini gli correvano dietro , baciandogli le mani ch ' egli teneva bonariamente intrecciate dietro la schiena . Durante un rigido inverno di carestia egli provvide di polenta e d ' olio tutto il vicinato . Tutti ricorrevano a lui per piccoli prestiti che non venivano mai restituiti : qua e là , per tutte le stradette dove il vento portava foglie , paglia e immondezze , egli incontrava bambini e ragazzi che lo chiamavano « padrino » e donne ed uomini che lo chiamavano « compare » ; ormai non ricordava più il numero dei suoi figliocci , e zio Pera affermava malignamente che non poche persone si fingevano compari e comari del padrone per carpirgli danari . « Eppoi molti sperano che egli aiuti negli studi i loro figliuoli ! » , disse un giorno il vecchio ortolano , seduto davanti al forno del frantoio , col randello sulle ginocchia . « Eh , qualcuno ne aiuterà bene ! » , osservò il mugnaio , con evidente compiacenza , guardando Anania che stava affacciato alla finestra . « Non più d ' uno ! Il padrone è un po ' vano , ma non si rovina , poi ! » « Che dite voi , vecchia cavalletta ! » , esclamò il mugnaio , adirandosi . « Come il diavolo , voi , più invecchiate , più diventate maligno . » « Andiamo ! » , riprese il vecchio raschiando e tossendo . « E le cose forse non si sanno ? Ebbene , solo i cani riescono a nascondere le loro immondezze . Perché il padrone non fa studiare i suoi bastardi ? » Anania , che guardava alla finestra , sotto la quale odorava un mucchio di sanse fumanti , sentì un fremito di dolore , come se qualcuno l ' avesse percosso . Il mugnaio raschiò e tossì a sua volta , e avrebbe voluto che Anania non udisse le parole sacrileghe dell ' ortolano , ma anche lui non poté contenersi , e cominciò ad inveire contro zio Pera . « Schifoso , maligno , topo morto , che modo di parlare è il vostro ? » « E che le cose non si sanno ? » , ripeté il vecchio , prendendo il randello in mano , come per difendersi da un possibile attacco . « Il bambino che lavora nella bottega di Franziscu Carchide è forse figlio di Gesù Cristo ' ? Ebbene , perché il padrone non fa studiare quel bambino , che è suo ? » « È il figlio d ' un prete » , disse il mugnaio , abbassando la voce . « Non è vero . È del padrone . Osservalo ; è tal e quale a Margarita . » « Ecco » , rispose il mugnaio completamente disarmato , « quel bambino è cattivo come il diavolo : non si può far studiare . Si può combattere contro le pietre ? » « Ah , bene ! » , mormorò zio Pera , ripreso da un attacco di tosse . Anania stette ancora alla finestra , sputando sul mucchio di sanse , oppresso da una misteriosa tristezza . Egli conosceva il ragazzetto che lavorava presso il Carchide , e sapeva che era discolo , ma non più di Bustianeddu e d ' altri ragazzi che frequentavano la scuola . Perché il signor Carboni non lo prendeva in casa sua , se era suo figlio , come lui era stato preso dal mugnaio ? Poi pensò : « Ha madre , quel ragazzetto ? » . Ah , la madre , la madre ! A misura che egli cresceva , che la sua mente aprivasi e le sue idee e le sue percezioni prendevano forma , il pensiero della madre delineavasi sempre più chiaro nel crepuscolo della sua coscienza nascente . In quel tempo egli frequentava la quarta elementare , tra fanciulli di ogni condizione e di ogni carattere , e cominciava ad aver sentore della scienza del bene e del male . Si vergognava già coscientemente se qualcuno alludeva a sua madre , e ricordava di essersene sempre vergognato per istinto ; e nello stesso tempo provava un desiderio struggente di sapere ove ella era , di rivederla , di rimproverarle la sua fuga . Già la terra ignota , lontana e misteriosa , ove ella s ' era rifugiata , prendeva ai suoi occhi linee e parvenze decise , come la terra che tra i vapori dell ' alba s ' avvicina al naviglio viaggiante . Egli studiava con piacere la geografia , e sapeva già perfettamente l ' itinerario da percorrere per arrivare dall ' isola a quel continente dove si nascondeva sua madre . E come un tempo , nel villaggio dell ' alta montagna , sognava la città dove viveva suo padre , adesso pensava alle grandi città di cui leggeva notizie nei libri di scuola , ed in una di esse , ed in tutte , vedeva sua madre . L ' immagine fisica di lei si scoloriva sempre più nella sua memoria come una vecchia fotografia , ma egli se la figurava sempre vestita in costume , scalza , svelta e triste . Un fatto accaduto qualche anno appresso sconvolse però le sue fantasticherie . Fu il ritorno della madre di Bustianeddu . In quel tempo Anania frequentava il ginnasio ed era segretamente innamorato di Margherita Carboni : si credeva quindi già una persona seria , e finse di non interessarsi al fatto che commoveva tutti i suoi vicini di casa , mentre invece vi pensava giorno e notte . Oppresso da un cumulo d ' impressioni dolorose . Egli non vide presto la donna , nascosta in casa di una sua parente , ma giorno per giorno riceveva le confidenze di Bustianeddu , che era diventato un giovinetto serio ed astuto . Siccome zio Pera perdeva le forze , s ' era associato il mugnaio nella coltivazione delle fave e dei cardi . Anania aveva quindi libero ingresso nell ' orto , e amava studiare seduto sull ' erba del ciglione , nella corta ombra dei fichi d ' India , davanti al selvaggio panorama dei monti e della vallata . Qui Bustianeddu veniva a trovarlo ed a confidargli i suoi pensieri . « È tornata ! » , diceva , steso a pancia a terra sull ' erba , e muovendo le gambe in aria . « Era meglio che non tornasse . Mio padre voleva ammazzarla , ma poi s ' è calmato . » « L ' hai veduta ? » « Sicuro che l ' ho veduta . Mio padre non vuole che io vada da lei , ma io ci vado egualmente . È grassa , vestita da signora . Io non l ' ho riconosciuta , diavolo ! » « Tu non l ' hai riconosciuta ! » , esclamava Anania , palpitando , meravigliandosi di Bustianeddu e pensando a sua madre . Ah , egli l ' avrebbe riconosciuta subito ! Ma poi diceva a se stesso : « Anche lei sarà vestita da signora , pettinata alla moda ... Dio , Dio , come sarà ? » . « In tutti i modi la riconoscerei , oh , ne sono certo ! » , pensava poi , confidando nel suo istinto . « Perché è tornata tua madre ? » , chiese un giorno a Bustianeddu . « Perché ? Oh , bella , perché questo è il suo paese . Essa cuciva a macchina , in una sartoria di Torino ; era stanca ed è tornata . » Un grave silenzio seguì a queste parole : i due ragazzi sapevano che la storia della sartoria era una menzogna , ma l ' accettavano incondizionatamente . Anzi , dopo un momento , Anania osservò : « Ed allora tuo padre dovrebbe far la pace » . « No ! » , disse Bustianeddu , fingendo di dar ragione a suo padre . « Ella non aveva bisogno di lavorare per vivere ! » « Oh , che tuo padre non lavora ? È vergogna lavorare ? » « Mio padre è un negoziante ! » , corresse l ' altro . « Che farà ora tua madre ? E tu con chi andrai a stare ? » « Chi lo sa ! » Di giorno in giorno , però , le notizie diventavano sempre più emozionanti . « Se tu sapessi quanta gente viene da mio padre per pregarlo di far la pace con lei ! Anche il deputato , sì . Poi venne la nonna , ieri notte , e disse a mio padre : " Gesù perdonò alla Maddalena ; ebbene , figlio mio , pensa che siamo nati per morire ; pensa che al di là noi rechiamo con noi solo le buone azioni . Guarda come è desolata la tua casa ; i topi vi fanno continuamente festa ".» « E tuo padre ? » « " Andate via " , disse arrabbiandosi , " andate via subito ; vergognatevi . " » « Ed ora » , disse Bustianeddu il giorno appresso , « ora s ' è immischiata anche zia Tatàna ! Che sermone ha fatto ! " Ecco " ha detto a mio padre , " figurati di prendere in casa un ' amica . Prendila : ella è pentita , si emenderà . Se tu rifiuti chissà che cosa avverrà di lei ! Re Salomone aveva settanta amiche in casa sua ed era l ' uomo più savio del mondo " » . « E lui ? » « Duro come la pietra ; anzi disse che le amiche fecero perder la testa a Salomone . » Infatti il negoziante non si piegò mai ; e la donna andò ad abitare dall ' altra parte del paese , verso il convento ov ' erano le scuole ; rivestì il costume , ma un costume un po ' falsato , arricchito di nastri e di merletti , e dal quale si riconosceva subito la donna di fama equivoca . Il marito non perdonò , ed ella continuò la sua vita . Anania la vide un giorno , e poi sempre , mentre si recava al ginnasio ; ella abitava una casa nerastra , intorno alle cui finestre biancheggiava una striscia di calce che terminava in una croce . Sotto la porta c ' erano quattro scalini , e spesso la donna , che era alta e bella , sebbene non più giovanissima e molto bruna di viso , stava seduta sugli scalini , cucendo o ricamando una camicia paesana . In estate rimaneva a testa nuda , coi capelli nerissimi rialzati un po ' a ciuffo sulla breve fronte , e teneva un fazzolettino di seta grigia intorno al lungo collo . Anania arrossiva ogni volta che la vedeva ; provava una morbosa simpatia per lei , e nello stesso tempo gli pareva di odiarla . Avrebbe voluto cambiar strada per non vederla , ma una forza occulta e maligna lo attirava sempre in quella via . VI . Erano le vacanze pasquali . Un giorno , mentre Anania studiava la grammatica greca , passeggiando in un piccolo viale solcato tra il verde cinereo d ' una distesa di cardi , udì picchiare al cancello . Nell ' orto c ' era anche il mugnaio , che zappava canticchiando una poesia amorosa del poeta Luca Cubeddu ; Nanna estirpava male erbe , aiutata da zio Pera ; ed Efes Cau , naturalmente ubriaco , stava coricato sull ' erba . Faceva quasi caldo ; nuvolette rosee correvano sul cielo latteo , perdendosi dietro i ceruli picchi dei monti d ' Oliena ; dalla vallata salivano , quasi da una immensa conchiglia colma di verde , profumi e suoni sfumati nell ' aria calda . Ogni tanto Nanna si sollevava , con una mano sulla schiena , con l ' altra gettando baci allo studente . « Anima mia » , diceva con tenerezza . « Dio ti benedica . Eccolo là che studia come un piccolo canonico . Chissà cosa diventerà ! Diventerà giudice istruttore ; tutte le ragazze della città lo vorranno raccogliere come un confetto . Ah , la mia povera schiena ! » « Lavora ! » , rispondeva zio Pera . « Che una palla ti trapassi il fegato , lavora , e lascia tranquillo il ragazzo ... » « Che voi siate pelato ; se fossi stata una ragazzetta di tredici anni non mi avreste parlato così ... » ella insinuava malignamente , curvandosi : poi tornava a sollevarsi e ad inviar baci ad Anania , che non se ne accorgeva affatto . « Che è ? » gridò il mugnaio , udendo picchiare al cancello . Anania ed Efes sollevarono il viso , l ' uno dal libro , l ' altro dall ' erba , quasi con la stessa espressione d ' attesa angosciosa . Che fosse il signor Carboni ? Sì , Anania e l ' ubriacone provavano quasi la stessa soggezione vergognosa quando il signor Carboni li sorprendeva nell ' orto : Efes Cau sentiva tutto il peso della sua abbiezione quando l ' uomo benefico , con uno sguardo dolce e triste , senza rivolgergli - unico fra tanti - inutili parole di rimprovero , lo salutava e si intratteneva con lui ; Anania ricordava sua madre e sentiva vergogna di se stesso che osava pensare a Margherita ; eppure entrambi , lo studente e il vizioso , dopo aver veduto la figura bonaria dell ' uomo retto , provavano una gioia timida e grata . Picchiarono ancora . « Ebbene , chi è ? » , gridò il mugnaio , smettendo di cantare e di zappare . « Vado io » , disse Anania , mettendosi a correre e agitando il libro in aria , mentre zio Pera diceva : « Se è il padrone bisogna che Efes si alzi e finga di lavorare : è una vergogna che lo si trovi sempre lì , buttato per terra come un cane morto » . Nanna emise una specie di grugnito , raccogliendosi fra le gambe rosse seminude le sottane lacere . Zio Pera gridò , rivolto all ' ubriaco : « E dunque , palandrone , alzati e fingi di aiutarci ... » . Efes fece atto di sollevarsi , ma subito Nanna si ribellò : « Ed io me ne vado ! Perché deve egli fingere di lavorare ? Perché lo insultate , zio Pera Sa Gattu , che voi siate pelato ? Non sapete che egli era ricco , e che anche così come è vale sempre più di voi ? » . « Tu lo difendi ! Corvo con corvo non si cavan gli occhi ! » sogghignò il vecchio , alludendo al vizio della donna : ma la contesa fu tosto troncata dal ritorno di Anania . Lo seguiva un giovinetto in costume di Fonni , magro e pallido e con un visetto da topo . « Conoscete costui ? » , chiese lo studente , rivolgendosi al padre . « Neppur io l ' ho riconosciuto . » « Chi sei ? » , chiese il mugnaio , pulendosi le mani con un ciuffo d ' erba . Il giovinetto rise timidamente e guardò Anania . « Eh , Zuanne Atonzu ! » , gridò lo studente . « Guardate come si è fatto grande ! » « Salute ! Noi siamo parenti » , esclamò il mugnaio abbracciando il fonnese . « Che tu sii il benvenuto ; come sta tua madre ? » «Bene.» « Perché sei venuto ? » « Sono testimonio in una causa in Tribunale . » « Dove hai lasciato il cavallo ? Nella locanda ? Non ricordavi che noi siamo parenti ? Eh che , dunque ? Perché siamo poveri non vuoi ospitare da noi ? » « Siccome io son ricco !...», osservò sorridendo il giovinetto . « Ebbene , andiamo e conduciamo il cavallo a casa nostra » , disse Anania cacciandosi il libro in tasca . Uscirono assieme ; Anania puerilmente felice di rivedere l ' umile pastorello in rozzo costume , che gli ricordava tutto un mondo lontano e selvaggio , Zuanne vinto da una grande timidezza davanti al bel signorino pallido e fresco , dalla cravatta fiammeggiante sul colletto lucido . « Mamma , dateci il caffè » , gridò Anania dalla strada ; poi introdusse l ' ospite nella sua cameretta e cominciò come un bimbo a fargli vedere le sue cose . Mobili strani riempivano la camera lunga e stretta , dal soffitto di canne coperte di calce , e il pavimento di terra : due arche di legno , rassomiglianti agli antichi cofani veneziani , sulle quali un primitivo artista aveva scolpito grifi ed aquile , cinghiali e fiori fantastici ; un cassettone piramidale , canestri appesi alle pareti accanto a quadretti con la cornice di sughero ; in un angolo un ' olla per olio , nell ' altro il lettino di Anania , coperto da una stoffa di lana grigia filata da zia Tatàna ; e fra il lettino e la finestruola , che guardava sul sambuco del cortile , un tavolino con un tappeto di percalle verde , ed una scansa di legno bianco nei cui angoli la fantasia artistica di Maestro Pane aveva traforato , forse ad imitazione delle arche , foglie e fiori antidiluviani . Sul tavolino e nella scansìa stavano pochi libri e molti quaderni ; tutti i quaderni scritti da Anania ; parecchie scatole legate misteriosamente , calendari e pacchetti di giornali sardi . Tutto era pulito ed ordinato : dalla finestra penetravano onde d ' aria profumata , sul pavimento bruno qua e là screpolato volteggiavano , quasi inseguendosi e scherzando , due foglie di sambuco ; sul tavolino stava aperto un volume dei Miserabili . Quante , quante cose Anania avrebbe potuto e voluto far vedere al giovinetto straniero , come ad un fratello lungamente atteso ! Ma mentre egli apriva e richiudeva qualcuna di quelle scatole legate misteriosamente , Zuanne taceva , e il suo contegno gelido spense la gioia puerile di Anania . A che serviva ? Perché aveva egli introdotto quel mandriano nella cameretta ove assieme con la fragranza del miele , delle frutta e dei mazzi di spigo che zia Tatàna conservava entro le arche , si spandeva il profumo dei suoi sogni solitari ? In quella cameretta dalla cui finestruola sul sambuco , sui tetti erbosi delle casette di pietra , il mondo s ' apriva per lui vergine e fiorito come i monti granitici del vicino orizzonte ? Dopo la gioia provò un impeto di tristezza : gli sembrò che il villaggio natìo , il passato , i primi anni della sua vita , i ricordi nostalgici , l ' affetto poetico per il fratellino d ' adozione , tutto fosse stato un sogno . « Andiamo » , disse quasi con dispetto . E trasse il pastorello per le vie di Nuoro , scansando i compagni di scuola , pauroso che lo fermassero e gli chiedessero chi era il paesano che gli camminava goffamente accanto . Ma passando davanti alla casa del signor Carboni , videro affacciarsi al portone un viso grassotto , colorito e quasi illuminato dal riflesso di una fiammante camicetta rossa . Anania si tolse rapidamente il cappello , mentre pareva che il riflesso della camicetta illuminasse anche il suo viso : Margherita gli sorrise , e mai guancie tonde di signorina furono segnate da più irresistibili fossette . « Chi è quella donna ? » , chiese rozzamente Zuanne , appena oltrepassata la casa . « Donna ! È una ragazza della mia età ! » , osservò un po ' bruscamente Anania . « Ha solo nove mesi più di me . » Al che Zuanne fu còlto da grande imbarazzo e non osò più fiatare mentre Anania , come se la volontà non gli bastasse per tener ferma la lingua , mentiva pur sapendo di mentire , ma provando una struggente felicità al pensare che ciò che diceva potesse esser vero . « Quella è la mia innamorata » , disse . La notte , mentre in cucina il mugnaio , coricato su una stuoia , si faceva raccontare da Zuanne la scoperta delle rovine di Sorrabile , l ' antica città dissotterrata nei dintorni di Fonni , e domandava se vi si potevano trovare ancora tesori , Anania guardava dalla sua finestruola il lento sorgere della luna fra i denti neri dell ' Orthobene . Finalmente era solo ! La notte regnava , piena di fremiti e di dolcezza , e già il cuculo riempiva di gridi palpitanti la solitudine della valle . Ah , così tristemente Anania sentiva gridare e palpitare il suo cuore , in una solitudine infinita . Perché aveva mentito ? E perché quello stupido pastore aveva taciuto nell ' udire la grande rivelazione ? Non capiva dunque che cosa era l ' amore , l ' amore senza confine e senza speranza ? Ma perché s ' era egli abbassato fino alla menzogna ? Ah , vergogna , vergogna ! Gli pareva di aver calunniato Margherita , tanto si credeva ignobile e lontano da lei : e che lo stesso spirito di vanità e il desiderio dell ' inverosimile , che una volta gli avevano fatto dire a Zuanne l ' incontro dei banditi sulla montagna , in un lontano tramonto , l ' avessero ora spinto a rivelargli quest ' amore impossibile . Attaccò le mani fredde alle guancie ardenti , con gli occhi rivolti al viso melanconico della luna , e rabbrividì . Ricordava un freddo e luminoso plenilunio d ' inverno , la vergogna e la rivelazione del furto delle cento lire , la figura di Margherita che spandeva luce nell ' ombra , come la luna nella notte . Ah , forse il suo amore datava da quella sera ; ma soltanto adesso , dopo anni ed anni , scaturiva irrefrenabile come una sorgente che non vuole più scorrere sotterra . Questi paragoni , - dell ' ombra e della sorgente improvvisa , - venivano fatti da lui ; ed egli si compiaceva delle sue immagini poetiche , ma non cancellava con esse la vergogna ed il rimorso che lo tormentavano . « Come sono vile » , pensava , « vile fino alla menzogna . Io potrò studiare e diventare avvocato , ma anche moralmente resterò sempre il figlio d ' una donna perduta ... » Rimase lungo tempo alla finestra : un canto triste passò e dileguò , lontano , ridestando nell ' anima dell ' adolescente i ricordi della patria selvaggia , i tramonti sanguigni , le memorie d ' infanzia . E sogni melanconici e luminosi come la luna gli sorsero nell ' anima . S ' immaginò di trovarsi ancora a Fonni ; non aveva studiato , non aveva mai sentito la vergogna della sua condizione sociale ; lavorava , faceva il mandriano , era anche lui un po ' semplice come Zuanne . Ed ecco che si trovava sull ' orlo della strada , in un rosso crepuscolo d ' estate e vedeva Margherita passare , - povera anch ' essa ed esiliata sull ' alto paesello - coi fianchi stretti dalla gonna d ' orbace , l ' anfora sul capo , simile alle donne bibliche come lo sono ancora tutte le Barbaricine . Egli la chiamava ed essa volgeva il viso illuminato dal bagliore del crepuscolo , e gli sorrideva voluttuosamente . « Dove vai , bella ? » , egli chiedeva . « Vado alla fontana . » « Posso venire con te ? » « Vieni pure , Nanìa . » Egli andava : e scendevano assieme alla fontana , camminando sull ' orlo della strada , sull ' alto delle immense valli , nella cui profondità la sera già si stendeva , mentre il cielo porpureo si scoloriva e veli d ' ombra cadevano su tutte le cose . Margherita deponeva l ' anfora sotto il filo argenteo della fontana gorgogliante , e il mormorio dell ' acqua cambiava di tono , e di monotono pareva diventasse allegro , come se il cader dentro la brocca interrompesse la sua eterna noia . I due giovanetti allora si sedevano su una pietra , davanti alla fontana , e parlavano d ' amore . L ' anfora si riempiva , l ' acqua traboccava e per qualche istante taceva , quasi ascoltando ciò che i due innamorati dicevano . Ed ecco che il cielo si scoloriva e i veli dell ' ombra si stendevano anche sulle falde più alte della montagna , come il desiderio di Anania invocava . Egli allora cingeva con un braccio la vita della fanciulla ; Margherita posava il capo sulla spalla di lui ; egli la baciava ... In quel tempo Anania , poco più che diciassettenne , non aveva amici , e coi compagni di scuola andava poco d ' accordo perché era diffidente e scontroso . Temeva continuamente che qualcuno gli rinfacciasse la sua origine , e un giorno , avendo sorpreso un brano di dialogo fra due studenti : « tu cosa faresti ? » « nelle sue condizioni io non resterei col padre » credette accennassero a lui . Non salutò più i ricchi compagni che avevano pronunziato quelle parole , ma nel profondo del cuore diede loro ragione . « Sì » , pensava , « perché rimango presso quest ' uomo sucido che ha ingannato mia madre e l ' ha gettata nella via del male ? Io non lo amo e non lo odio , ma non lo disprezzo come dovrei . Egli non è cattivo e neppure completamente triviale come tutti i nostri vicini : coi suoi sogni bambineschi di tesori e di cose meravigliose , col suo affetto rispettoso verso la vecchia moglie , con la sua fedeltà costante per la famiglia del padrone , egli mi riesce talvolta simpatico , e questo mi dispiace , perché io dovrei e vorrei disprezzarlo . Che cosa è per me lui ? Gli ho chiesto io di farmi nascere ? Io dovrei abbandonarlo , ora che sono cosciente ... » Ma un po ' d ' affetto e molta confidenza lo univano a zia Tatàna . Essa non era riuscita a far di lui quello che aveva sognato , cioè un ragazzo religioso e obbediente , ma anche così come egli era , indifferente a Dio , maldicente dei preti e del re , protervo e spregiudicato , lo amava egualmente , convinta che egli , nonostante i suoi difetti , sarebbe diventato un grande uomo . Egli rideva e scherzava con lei , la faceva ballare , le raccontava tutti gli avvenimenti del paese . Ogni mattina ella gli portava a letto una tazza di caffè , e gli annunziava se la giornata era bella o brutta ; tutte le domeniche , poi , gli prometteva denari se egli andava a messa . « No , ho sonno » , egli rispondeva ; « ho studiato tanto ieri notte . » « Allora andrai più tardi » , ella insisteva . Egli non prometteva , ma zia Tatàna gli dava egualmente i denari . E sempre intorno a lui svolgevasi la stessa scena , con gli stessi personaggi : ancora il sambuco profumava l ' aria e gettava foglie nella cameretta silenziosa ; il vento portava dalle valli il soffio della selvaggia primavera nuorese ; le api ronzavano nell ' aria tiepida , e ancora , a intervalli , vibrava il lamento di Rebecca . Anania frequentava tutte le case del vicinato , e specialmente la domenica s ' indugiava qua e là , portando nei miseri ambienti neri l ' eleganza del suo vestito bleu , della cravatta rossa e del colletto alto , sotto il quale celavasi il cordoncino dell ' amuleto di Olì . L ' indomani del sogno idilliaco fatto al chiaro di luna sul davanzale della sua finestruola , appena Zuanne ritornò dal Tribunale egli lo condusse fuori , con la buona intenzione di fargli bere un calice di anisetta nella bettola del vicinato . « Chissà quando ci rivedremo ! » , disse il mandriano , « quando dunque verrai a trovarci ? Vieni per la festa dei Martiri . » « Non posso . Ho tanto da studiare : quest ' anno devo prendere la licenza ginnasiale . » « E poi dove andrai ? In continente ? » « Sì ! » , rispose Anania con impeto . « Andrò a Roma . » « Ci sono tanti conventi a Roma , e più di cento chiese , non è vero ? » « Oh ! più di cento , certamente . » « Ieri notte tuo padre raccontava che quando era soldato ... » « Dovrai fare il servizio militare , tu ? » , interruppe Anania , che non badava all ' espressione del volto di Zuanne . « Lo farà mio fratello . Io ... » Tacque . Entrarono nella bettola . Un nugolo di mosche ronzava attorno ad una fanciulla bruna e bella , ma spettinata e sucida , seduta al banco . « Buon giorno , Agata ; come hai passato la notte ? » Ella si alzò e si rivolse ad Anania con triviale famigliarità . « Che vuoi , bello ? » « Che vuoi ? » , ripeté egli a Zuanne . « Quello che vuoi tu » , disse impacciato il pastorello . La fanciulla si mise a rifare la voce e l ' atteggiamento di Zuanne . « Quello che vuoi tu ... E tu cosa vuoi , agnellino mio ? » Guardò sfacciatamente Anania , ed anche Anania la guardò . Dopo tutto egli non era un santo ; ma si avvide che Zuanne arrossiva e chinava gli occhi , e quando uscirono si sentì chiedere timidamente : « Anche quella è tua innamorata ? » . « Perché ? » , egli domandò un po ' irritato , un po ' allegro . « Perché mi guardava ? Oh , bella , a che servono gli occhi ? Ti farai frate , tu ? » « Sì » , rispose l ' altro semplicemente . « E va a farti frate ! » , esclamò Anania , ridendo . « E adesso andiamo a vedere il Camposanto : così staremo allegri . » « Eppure dobbiamo andarci tutti ! » , disse gravemente l ' altro . Mentre ritornavano verso casa , incontrarono un compagno di scuola di Anania , un brutto ragazzo che s ' era già fatto crescere i baffi e la barba a forza di strofinarsi e radersi il volto . « Atonzu , vengo da te . Ti vuole il direttore . Tu dunque farai da donna » , egli disse , fermando Anania . « Io ? Macché donna d ' Egitto ! Non farò niente , io ! » , rispose Anania con molto sussiego . « Come si fa , allora ? Sei l ' unico tipo adatto ! Non è vero che rassomiglia a una donna ? Guarda ! » , esclamò lo studente brutto rivolgendosi a Zuanne . « Sei bello ... » , disse timidamente il giovinetto . Anania si inchinò , levandosi il cappello . « Grazie , altrettanto ! » « Sì , dunque , non fare il modesto : sei bello ! » ripeté lo studente brutto : « vieni dunque dal direttore » . « Più tardi , ma io non farò da donna , parola d ' onore , no ! » « Perché deve far da donna ? » , domandò con meraviglia Zuanne . « In una commedia , capisci : ed è per beneficenza ... per gli studenti poveri ... » « Io sono povero , fatela dunque voi in mio favore , la commedia ! » , disse Anania . « Povero ! Sentilo ! Il diavolo ti porti , tu sei più ricco di noi ! » « Che cosa vuoi dire ? » , chiese Anania minaccioso , rabbuiandosi al pensiero che il compagno accennasse alla protezione del signor Carboni . « Tu sei bello , sei il primo , tu diventerai giudice istruttore e tutte le fanciulle ti vorranno raccogliere come un confetto ... » Questa espressione , che Nanna ripeteva dappertutto , fece ridere e calmò Anania ; ma egli tenne la parola e non prese parte alla commedia . E non se ne pentì , perché la sera della rappresentazione egli poté assistervi seduto in seconda fila , subito dietro la sedia del padrino ( in quel tempo sindaco di Nuoro ) al cui fianco Margherita , in abito rosso e cappello bianco , risplendeva come una fiamma . Il capitano dei carabinieri , il segretario della Sottoprefettura , l ' assessore anziano ed il direttore del Ginnasio sedevano in prima fila , accanto al sindaco ed alla sua splendida signorina ; Margherita , però , non sembrava soddisfatta di tanta compagnia , perché si voltava indietro guardando con dignità gli studenti e gli ufficiali . In fondo alla sala adorna di ghirlande d ' edera e di vitalba , il sipario di percalle qua e là rattoppato ondulava e lasciava scorgere coppie di studenti che ballavano allegramente . Alla fine il tendone fu tirato su con grande stento e la commedia cominciò . La scena risaliva al tempo delle Crociate , e si svolgeva in un castello molto turrito e vetusto all ' esterno , per quanto all ' interno fosse arredato con un solo tavolino rotondo e mezza dozzina di sedie di Vienna . La fida Ermenegilda , uno studentino dal viso tinto con carta rossa , indossava un largo vestito da camera della signora Carboni ; seduta presso il balcone , con le gambe accavalcate indecentemente , ricamava una sciarpa per il non meno fido Goffredo , guerriero lontano . « Ora si punge le dita » , mormorò Anania , chinandosi verso Margherita . Ella si chinò a sua volta , portando il fazzoletto alla bocca per soffocare una risata . Il capitano dei carabinieri , seduto accanto a lei , volse lentamente il capo , dando un bieco sguardo allo studente . Ma Anania si sentiva tanto felice , aveva una pazza voglia di ridere e voleva comunicare a Margherita tutta la gioia che la vicinanza di lei gli destava . Nel secondo atto il conte Manfredo , padre di Ermenegilda , voleva costringere la fanciulla ad obliare Goffredo e sposare un ricco barone di Castelfiorito . « Padre mio ! » , diceva la donzella , aprendo le gambe in modo sguaiato . « A che mi vuoi tu costringere ? Mentre il prode Goffredo langue forse in una prigione orrenda , tormentato dalla fame , dalla sete e da ... » «...dagli insetti » , mormorò Anania , chinandosi nuovamente verso Margherita . Il capitano si volse di botto e disse con disprezzo : « La finisca , dunque ! » . Anania sussultò , si ritrasse , gli parve d ' essere umile e pauroso come la chiocciola che appena disturbata si ritira nel guscio ; e per qualche minuto non vide e non udì più nulla . « La finisca , dunque ! » Sì , egli non poteva scherzare , non poteva parlare : sì , egli aveva capito benissimo ; non poteva sollevare neppure gli occhi : egli era povero , era figlio della colpa ... « La finisca , dunque ! » Che faceva , lui , fra tutti quei signori , fra tutti quei giovani ricchi ed onorati ? Come gli avevano permesso di entrare ? Come aveva potuto chinarsi all ' orecchio di Margherita Carboni e sussurrarle frasi volgari ? Perché ora sentiva tutta la volgarità delle osservazioni fatte . Ma non poteva parlare altrimenti il figlio d ' un mugnaio e di una donna ... « La finisca , dunque ! » Ma a poco a poco riprese animo , e guardò con odio la nuca rossa e la testa calva del capitano . Non udendolo più ridere né parlare , Margherita si volse alquanto e lo guardò : i loro occhi si incontrarono ed ella s ' offuscò vedendolo triste , ed egli se ne accorse e le sorrise . Immediatamente tornarono allegri tutti e due ; ella rivolse il viso al palcoscenico , ma sentì che gli occhi lunghi e socchiusi di Anania non cessavano di guardarla e di sorriderle . Una sottile ebbrezza li avvolse entrambi . Verso mezzanotte Anania accompagnò i Carboni fino alla loro casa : l ' assessore anziano , un vecchio medico chiacchierone , camminava a fianco del sindaco : Anania e Margherita andavano avanti , ridendo e inciampando sui ciottoli della strada buia e diruta . Gruppi di persone passavano , ridendo e chiacchierando . La notte era scura , ma tiepida , vellutata : di tanto in tanto arrivava un soffio di levante , profumato da un odore di bosco umido . Stelle e pianeti , infiniti come le lagrime umane , oscillavano sul cielo profondo ; sopra l ' Orthobene Giove brillava vivissimo . Chi non ricorda nella sua prima giovinezza una notte , un ' ora così ? Stelle oscillanti nell ' oscurità d ' una notte più luminosa d ' un tramonto , stelle pronte a cadere sovra la nostra fronte , come un diadema regale ; l ' Orsa brillante , a guisa d ' un carro d ' oro che ci attenda per condurci in un lontano paese di sogni ; una strada buia , la Felicità vicina , così vicina da poterla afferrare e non lasciarla mai più . Due o tre volte Anania sentì la mano di Margherita sfiorare la sua ; ma il solo pensiero di poterla prendere e stringere gli parve un delitto . Egli parlava e gli pareva di tacere e di pensare a cose ben lontane da quelle che diceva ; camminava e inciampava e gli sembrava di non sfiorare la terra ; rideva e si sentiva triste fino alle lagrime : vedeva Margherita così vicina da poterle stringere la mano , e gli pareva lontana e inafferrabile come il soffio del vento che veniva e passava . Ella rideva e scherzava , ed egli aveva ben veduto negli occhi di lei il riflesso della sua sdegnosa tristezza ; ma gli sembrava che ella non potesse badare a lui che come ad un cane fedele . « Se ella » , pensava , « potesse immaginare che io mi struggo dal desiderio di stringerle la mano , griderebbe d ' orrore come al morso di un cane arrabbiato . » Ad un certo punto la voce alta e nasale dell ' assessore tacque ; Margherita ed Anania si fermarono , salutarono , ripresero la via , ma lo studente parve destarsi da un sogno ; tornò a sentirsi solo , triste , timido , barcollante nel vuoto della strada scura . « Bravo , bravo ! » , disse il sindaco che si era messo fra i due ragazzi ; « ti è piaciuta la commedia ? » « È una stupidaggine » , sentenziò Anania con tono sicuro . « Braaavo ! » , ripeté meravigliato il padrino . « Sei un critico acerbo , tu ! » « Ma son cose da farsi quelle ? Già , il direttore è un fossile ; non poteva scegliere altro . La vita , la vita non è quella , non è stata mai quella ! » « Potevano dare una commedia moderna : una cosa commovente : queste stupide contesse han fatto il loro tempo ! » , disse Margherita , prendendo il tono e l ' accento d ' Anania . « Brava ! Anche tu ! Sì , davvero , dovevano dare una cosa più commovente : per esempio la commedia di quegli indiani che quando la moglie partorisce si mettono a letto e si fanno trattare da puerpere anche loro ... avete sentito l ' assessore ? » Margherita rise : rise anche Anania , ma il suo riso si spense subito , come troncato da un improvviso pensiero triste . Camminarono in silenzio . « Ebbene , questi lampioni ; bisognerà provvedere » , disse piano , parlando a se stesso , il signor Carboni ; poi a voce alta : « Cosa hai detto per il direttore ? » . « Che è un fossile . » « Bravo ! E se vado a dirglielo ? » « Che mi fa ? Tanto l ' anno venturo me ne vado . » « Ah , te ne vai ? E dove ? » Anania arrossì , ricordandosi che non poteva andar via senza l ' aiuto del signor Carboni . Che significava ora la sua domanda ? Non ricordava più ? O si burlava di lui ? O voleva fargli pesare già la sua protezione ? « Non lo so » , disse a bassa voce . « Ah ! » , riprese il sindaco , « tu vuoi andar via ? Non vedi l ' ora di andar via ? Andrai , andrai : tu vuoi volare già , tu scuoti già le ali , uccellino ! Ebbene , ssssst , vola ! » Fece atto di lanciare in aria un uccello , poi batté la mano sulle spalle del figlioccio . Ed Anania sospirò , e si sentì leggero , lieto e commosso come se veramente avesse spiccato il volo . Margherita rideva : e nel silenzio della notte , il riso vibrante di lei pareva ad Anania , fattosi uccello , il fremito arcano d ' un ramo fiorito sul quale egli poteva posarsi e cantare . VII . S ' avanzava l ' autunno . Erano gli ultimi giorni che Anania passava in famiglia , ed egli si sentiva sempre più lieto , come l ' uccello che sta per volare , ma una vaga tristezza velava talvolta la sua gioia , un trepido timore dell ' ignoto lo inquietava . Mentre si chiedeva come era fatto il mondo verso cui si slanciava già col pensiero , doveva dire addio , lentamente , giorno per giorno , al mondo umile e triste nel quale s ' era svolta la sua fanciullezza incolore , non oscurata che dal dolore dell ' abbandono di sua madre , non rischiarata che dal fantastico amore per Margherita . La stagione languida e dolce contribuiva a renderlo sentimentale . L ' autunno incipiente velava il cielo d ' infinita dolcezza ; l ' orizzonte si copriva d ' un vapore latteo e roseo , che pareva velasse ma lasciasse intravedere un mondo di sogni ineffabili . Nei crepuscoli verdognoli , rischiarati da nuvole rosse che serpeggiavano , svanivano e ricomparivano continuamente sul cielo glauco , Anania sentiva negli orti il crepitìo e l ' odore delle erbe secche bruciate dagli agricoltori , e gli sembrava che qualche cosa dell ' anima sua svanisse col fumo di quei fuochi melanconici . Addio , addio , orti guardanti la valle ; addio scroscio lontano del torrente che annunzia il tornar dell ' inverno ; addio canto del cuculo che annunzia il tornar della primavera ; addio grigio e selvaggio Orthobene dagli elci disegnati sulle nuvole come capelli ribelli d ' un gigante dormente ; addio rosee e cerule montagne lontane ; addio focolare tranquillo e ospitale , cameretta odorosa di miele , di frutta e di sogni ! Addio umili creature inconscie della propria sventura , vecchio zio Pera vizioso , Efes e Nanna disgraziati , Rebecca infelice , Maestro Pane stravagante , pazzi , mendicanti , delinquenti , fanciulle belle e inconsapevoli , bambini votati al dolore , gente tutta infelice o spregevole che Anania non ama ma sente attaccata alla sua esistenza come il musco alla pietra , gente tutta che egli abbandona con gioia e con dolore ! E addio dolcezza e luce sopra tanti oscuri dolori , arcobaleno incurvato come cornice di perle sul quadro screpolato di una miseria antica ed eterna - Margherita , addio ! Il giorno della partenza si avvicinava , Zia Tatàna preparava una infinità di cose , ed altre teneva pronte nella memoria : camicie , calze , dolci , frutta , focaccie lucide come avorio , pezze di formaggio , e un pollo e dodici uova col sale e vino e miele e uva passa , riempivano mano mano bisaccie , cestini e scatole . « Diavolo » , osservava Anania , « pare debba partire un intero esercito . » « Silenzio , figlio mio ! quando sarai là vedrai come tutto sarà necessario . Là nessuno penserà a te , poverino : ah , come farai tu ? » « Non dubitate , ci penserò io . » Il mugnaio e sua moglie tenevano lunghi colloqui segreti , ed Anania ne indovinava il motivo ; una sera poi li vide uscire assieme e attese ansioso il loro ritorno . Zia Tatàna rientrò sola . « Anania » , disse , « dove dunque hai deciso di andare ? A Cagliari o a Sassari ? » Egli veramente aveva fino a quel momento accarezzato il sogno di attraversare il mare ; ma dalle parole della donna capì che qualcuno aveva stabilito di non lasciarlo ancora andar oltre le coste sarde . « Siete stata dal signor Carboni ? » , chiese con fiera amarezza . « Non negate . C ' è bisogno di far segreti con me ? Io so tutto , io . Perché dunque non mi lascia partire pel Continente ? Gli restituirò tutto , io ! » « Bah ! bah ! » , esclamò zia Tatàna , mortificata e addolorata dall ' impeto di fierezza dello studente . « Santa Caterina mia , che cosa ti passa in mente , adesso ? » Anania sbuffò , sospirò , curvò il viso su un libro senza vederne una parola . La donna gli si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla . « Che cosa mi dici , dunque , figliuolo mio ? Cagliari o Sassari ? Non hai detto fino a ieri che volevi andare a Cagliari o a Sassari ? Perché vuoi andare più in là ? Gesù Maria , il mare è una brutta cosa : dicono che si soffre e che si può morire . E le tempeste poi ? Non pensi alle tempeste ? » « Voi non capite niente ... » , disse Anania , irritato , guardando e svolgendo le pagine come se leggesse vertiginosamente . « Se l ' hai detto tu ! Che capricci son questi ? Non si studia lo stesso tanto in Sardegna che in continente ? Perché vuoi andare là ?...» Ah , perché voleva andare là ? Che ne capivano loro ? Era forse per studiare ? Fin dal primo giorno , quel dolce giorno d ' autunno , in cui Bustianeddu l ' aveva condotto alla scuola nel convento , non aveva egli pensato ad un ' altra cosa che non era lo studio ? Le ragioni di zia Tatàna calmarono alquanto la sua impazienza . « Vedi dunque , tu sei ancora un bambino ; a diciassette anni tu vuoi già correre solo pel mondo ? Vuoi morire in mare , solo , lontano da tutti , o vuoi smarrirti in una città che tu stesso dici grande come una foresta ? Va dunque a Cagliari , adesso : il signor Carboni ti darà tante lettere di raccomandazione : egli conosce tutta Cagliari : anche un marchese conosce . Ebbene , abbi pazienza . Santa Caterina mia ! Andrai , andrai anche là , quando sarai più grande . Tu ora sei come la lepre appena slattata : ecco che essa lascia il covo e fa un piccolo giro fino al muro della tanca : poi torna , cresce , poi s ' arrischia più in là , più in là ancora , guarda dove deve andare , vede la via da percorrere . Abbi pazienza . Pensa che siamo vicini , pensa che potrai tornare con più facilità ad ogni occorrenza . Nelle vacanze di Natale potrai tornare ... » « Vado dunque a Cagliari ! » , decise Anania , rasserenato . L ' indomani cominciò a far le visite di congedo . Andò dal direttore del Ginnasio , da un canonico amico di zia Tatàna , dal medico , dal deputato , ed infine dal sarto , dal pasticciere e dal calzolaio Franziscu Carchide , il bel giovinotto che un tempo frequentava il molino . Ora il Carchide aveva fatto fortuna , non si sapeva né come né perché ; possedeva una bella bottega , con cinque o sei lavoranti , vestiva in borghese , parlava affettato , e si permetteva di fare il galante con le signorine che serviva ! « Addio » , disse Anania entrando nella bottega , « posdomani parto per Cagliari : desideri qualche cosa ? » « Sì , » rispose uno dei giovani , sollevando il volto sorridente , « mandagli un anello col diamante , perché egli deve sposarsi con la figlia del sindaco ! » « E perché no ? » esclamò boriosamente il Carchide . « Accomodati , dunque . » Ma Anania , disgustato per lo scherzo che gli pareva un ' ingiuria a Margherita , s ' accomiatò subito . Uscendo incontrò sulla porta il giovinetto che la voce pubblica diceva figlio del Carboni ; un ragazzo molto alto per la sua età , un po ' curvo , pallido , con le mascelle sporgenti e gli occhi tristi e cerchiati , azzurri come quelli di Margherita . « Addio , Antonino » , salutò lo studente , mentre l ' altro lo guardava con un baleno d ' odio nelle pupille melanconiche . Rientrato a casa Anania riferì ogni cosa a zia Tatàna , mentre la donna , seduta davanti a un braciere , preparava un dolce di scorze d ' arancio , mandorle e miele [ 19 ] , da portare in regalo ad un importante personaggio cagliaritano . « Sentite » , disse Anania , « il vostro canonico mi ha regalato uno scudo , e due lire il medico . Io non volevo ... » « Ah , cattivo figliuolo ! È uso , questo , di regalare denari agli studenti che partono la prima volta » , osservò la donna , rimovendo e rimescolando delicatamente con due forchette i sottili fili della scorza d ' arancio entro la lucida casseruola di stagno . Un acuto odore di miele bollente profumava la cucina tranquilla : qua e là facevano capolino i piccoli cestini gialli colmi di provviste per lo studente . Anania sedette presso la donna , prese il gatto sulle ginocchia e cominciò ad accarezzarlo . « Dove sarò tra otto giorni ? » , chiese pensieroso . « Sta fermo , Mussittu , giù la coda . Il vostro canonico mi ha fatto una lunga predica . » « E ti consigliò di confessarti e comunicarti prima di partire ? » « Ciò si faceva venti anni fa , quando si partiva a cavallo per Cagliari , e s ' impiegavano tre giorni per arrivarci . Adesso non si usa più » , rispose maliziosamente Anania . « Cattivo figliuolo , tu non credi più in Dio ! » « Col cuore , sì ! » Queste parole consolarono alquanto la buona donna che gli narrò l ' episodio biblico di Eli ; dopo gli chiese : « Dove dunque sei stato ? » . Egli ricominciò a narrare : il gattino gli si era arrampicato sulle spalle e gli leccava le orecchie , dandogli un solletico strano che lo faceva , egli non sapeva perché , pensare a Margherita . Mentre raccontava il volgare scherzo del Carchide entrò Nanna , che zia Tatàna aveva mandata a comperare droghe e confetti per ornare il dolce : ella puzzava di vino , aveva le sottane lacere , in modo che le si scorgevano le gambe legnose e violacee , ed era ributtante più del solito . « Ecco qui » , disse , estraendo dal seno i pacchettini delle droghe , e fermandosi ad ascoltare i discorsi di Anania . « Hai sentito ? » , esclamò ingenuamente zia Tatàna . « quell ' immondezza di Franziscu Carchide vuole sposare Margherita Carboni . » « Non è così ! » , disse Anania , irritato . « Non capite niente ! » « Sì , » disse Nanna , « io lo so ; egli è pazzo . Ha chiesto la mano delle figlie del medico ; voleva o l ' una o l ' altra ! L ' hanno cacciato via col manico della scopa . Ora vuole Margheritina , perché prendendole la misura delle scarpine le ha stretto il piede ... » « Doveva dargli un calcio ! » , gridò Anania , balzando in piedi , col gattino intorno al collo . « Un calcio sul viso ! » Nanna lo guardò : i suoi piccoli occhi rifulgevano stranamente . « Ecco » , disse , svolgendo i pacchettini con le mani tremolanti , « è quel che dissi io . Eppoi c ' è anche un militare , un ufficiale o un generale , non so , che vuole sposare Margherita . Ma io dissi : no , ella è una rosa e deve sposare un garofano ; freschi entrambi ... Prendine dunque uno ... » S ' avvicinò ad Anania , porgendogli i confetti ; ma egli balzò indietro gridando : « Puzzate come una botte ! Lontana da me ! » . Nanna traballò ; qualche confetto cadde e rotolò sul pavimento . « Il garofano mio ! » , diss ' ella carezzevole , nonostante le cattive parole di Anania . « Sei tu il garofano di Margherita ! Tu dunque parti ? Va , studia , diventa dottore . » Anania si curvò , raccolse i confetti ; poi rise e disse tutto felice : « Mi raccatteranno così , le ragazze : non è vero ? » . E si mise a ballare col gattino fra le braccia . Ma d ' improvviso ridiventò cupo . Chi era il militare che voleva sposar Margherita ? Forse quel capitano dal collo rosso , che a teatro gli aveva detto con disprezzo : « La finisca , dunque » ? Improvvisamente gli balenò al pensiero una visione tormentosa : Margherita sposa d ' un uomo giovane e ricco , Margherita perduta eternamente per lui ! Depose il gattino per terra , e fuggì , si chiuse nella sua cameretta , s ' affacciò alla finestra . Gli pareva di soffocare . Non era stato mai geloso , né aveva mai pensato che Margherita potesse sposarsi così presto . « No , no » , pensava , stringendo e scuotendo la testa fra le mani , « non si deve sposare . Bisogna che aspetti , finché ... Ma perché dovrebbe aspettare ? Io sono un bastardo , io sono il figlio d ' una donna perduta . Io non ho altra missione che quella di cercare mia madre e di ritrarla dall ' abisso del disonore ... Margherita non può abbassarsi a me ; ma finché non avrò compiuto la mia missione ho bisogno di lei come di un faro . Dopo posso morire contento . » E non pensava che la sua missione poteva prolungarsi indeterminatamente e senza esito ; e l ' idea che rinunziando alla sua missione avrebbe potuto sperare nell ' amore di Margherita gli sembrava mostruosa . Il pensiero di ritrovare sua madre cresceva e si sviluppava con lui , palpitava col suo cuore , vibrava coi suoi nervi , scorreva col suo sangue ; solo la morte poteva sradicarlo , questo pensiero , ed appunto alla morte di sua madre egli pensava quando desiderava che il loro incontro non si avverasse ; ma anche questa soluzione , o il desiderio di questa soluzione , gli sembrava una grande viltà . Più tardi egli si domandò se era stata la sua natura sentimentale a creargli il pensiero della sua missione , o se questo pensiero aveva formato la sua natura sentimentale : ma alla vigilia della sua partenza egli accettava ancora le sue sensazioni ed i suoi sentimenti senza analizzarli ; ed accettandoli così , come da bambino , non faceva che meglio radicarli nella sua anima e nella sua carne , in modo che nessuna logica e nessun ragionamento cosciente avrebbero poi potuto strapparglieli . Passò una notte febbrile . Ah , era già lontano il tempo quando egli si contentava di veder Margherita nei piccoli viali dell ' orto , senza badare al colore dei suoi capelli e alla forma del suo busto . Allora egli sognava cose fantastiche , rapimenti , incontri , fughe in luoghi misteriosi , magari nelle bianche pianure della luna ; ma se gli avessero dato la notizia delle nozze di lei non avrebbe sofferto . Una volta aveva progettato di convincerla a seguirlo su una montagna ; là si avvelenavano , d ' un veleno che non deformava i cadaveri ; si stendevano sulle roccie , fra l ' edera ed i fiori , e morivano assieme : ed in questo sogno non s ' era delineato neppure il desiderio di un bacio o di una stretta di mano . Ma dopo era venuto il sogno idilliaco della fontana di Fonni , il bacio , l ' abbandono di Margherita ; e durante la sera della rappresentazione , il profumo dei capelli di lei , lo splendore dei suoi occhi , il calore che pareva emanasse dalla sua persona fiorente gli avevano dato ebbrezze ineffabili . Ed ora soffriva al pensiero che ella potesse diventare d ' altri ; e nel sonno febbrile si affannava , sognando , a scriverle una lettera disperata , alla quale univa un sonetto , uno dei molti sonetti dialettali che egli aveva già composto per lei . Si svegliò , s ' alzò ed aprì la finestra . L ' alba gli parve vicina ; il cielo era limpido , sopra una guglia nera dell ' Orthobene tremolava una stella rossastra , simile ad una fiammella su un candelabro di pietra ; i galli cantavano , rispondendosi l ' un l ' altro con una gara di gridi rauchi , e parevano indispettiti reciprocamente di ciò che gridavano e tutti contro la luce che non arrivava . Anania guardava il cielo e sbadigliava : ad un tratto un brivido di freddo lo investì dai piedi alla testa . Oh , Dio , che accadeva in lui ? Gli pareva che qualche cosa volesse staccarglisi dall ' anima , restare sotto quel cielo , davanti al monte selvaggio le cui creste servivano da candelabri alle stelle . Come il viandante oppresso da un carico troppo grave vuol liberarsene in parte onde poter continuare la sua strada , così egli sentiva il bisogno di lasciare un po ' del suo segreto a Margherita . Chiuse la finestra e sedette davanti al tavolino , tremando e sbadigliando . « Che freddo ! » , disse a voce alta . Il sonetto che egli voleva mandare a Margherita era già copiato a stampatello , su un foglio di carta rosea rigata traversalmente di viola : eccone la traduzione in prosa : « Una bellissima margherita cresceva in un verde prato . Tutti i fiori l ' ammiravano , ma specialmente un ranuncolo pallido ed umile , cresciutole accanto , moriva di amore per lei . Ed ecco , in una splendida giornata di primavera , una bellissima fanciulla andava a passeggiare nel prato , coglieva la margherita , la baciava , la poneva sul morbido seno , mentre senza avvedersene schiacciava l ' infelice ranuncolo che , d ' altronde , privato dell ' adorata vicina , si sentiva beato di morire » . Rileggendo i versi il poeta provò una tristezza dispettosa ; vedeva , al posto della simbolica fanciulla , un capitano dei carabinieri dai baffi provocanti ; ripiegò il foglio , ma restò a lungo indeciso se doveva chiuderlo o no nella busta . Che avrebbe pensato Margherita ? Avrebbe ricevuto lei il sonetto ? Sì , perché quando il postino batteva al portone tre colpi terribili che parevano picchiati dalla ferrea mano del destino , Margherita correva lei a ricever la posta . Bisognava però che ella fosse in casa nelle ore in cui passava il postino , cioè verso mezzogiorno ed a sera . A mezzogiorno ella certamente era in casa ; occorreva dunque impostar subito il sonetto . Un ' agitazione febbrile invase Anania ; senza esitare oltre uscì e camminò come un sonnambulo per le straducole buie e deserte . Dietro i muri dei cortili , nelle rozze tettoie delle case paesane , i galli continuavano i loro canti dispettosi ; l ' aria umida odorava di stoppia ; una povera infornatrice di pane d ' orzo , che tornava dal compiere il suo faticoso mestiere , attraversò una viuzza ; il passo di due alti carabinieri risuonò sinistramente sul lastrico del Corso : poi più nessuno , più nulla . Anania rasentava i muri , pauroso d ' esser riconosciuto nonostante il buio , e appena impostata la lettera si mise a correre . Ma non poté rientrare in casa ; gli pareva di soffocare , aveva bisogno d ' aria , di immensità . Scese verso lo stradale di Orosei , risalì il ciglione , e solo quando si trovò ai piedi dell ' Orthobene respirò , aprendo le narici come un puledro sfuggito al laccio . Avrebbe voluto gridare di gioia e di spasimo . Albeggiava ; tenui veli azzurrognoli coprivano le grandi valli umide , le ultime stelle svanivano . Non sapeva perché , Anania ripeteva i versi : Care stelle dell ' Orsa , io non credea ... e cercava di ricacciare da sé il pensiero di ciò che aveva fatto , mentre se ne sentiva felice fino allo spasimo . Prese a salire l ' Orthobene , strappando fronde , ciuffi d ' erba , lanciando pietre e ridendo ; pareva pazzo . I cespugli odoravano , il cielo dietro l ' enorme scoglio cerulo di monte Albo diventava in color di ciclamino ; Anania si fermò su una roccia , guardò l ' immensa chiostra azzurra delle montagne lontane battute dal riflesso delicato dell ' aurora , e ridiventò pensieroso . Addio ! Domani egli sarebbe al di là delle montagne , e Margherita penserebbe invano all ' ignoto ranuncolo che l ' amava e che era lui . Ed ecco , una cinzia cantò nel suo nido selvaggio , nel cuore d ' un elce , e nella sua nota tremolò tutta la poesia del luogo solitario ; Anania ricordò allora il canto di un altro uccellino entro l ' umido fogliame d ' un castagno , in una lontana mattina d ' autunno , lassù , lassù , in una di quelle montagne dell ' orizzonte , e rivide un bimbo che scendeva lieto la china , ignaro del proprio triste destino . « Anche adesso » , pensò rattristandosi , « anche adesso sono lieto di partire , e chissà invece che cosa mi aspetta ! » Rientrò a casa pallido e triste . « Ma dove sei stato , galanu meu [ 20 ] ? Perche sei uscito prima dell ' alba ? » , chiese zia Tatàna . « Datemi il caffè ! » , diss ' egli , aspro . « Ecco il caffè , ma che cosa hai , cuoricino amato ? Sei pallido ; rimettiti , riprendi colore prima di recarti dal padrino . Come ? Scuoti il capo ? Non andrai stamattina dal padrino ? Cosa guardi ? C ' è qualche formica nel caffè ? » Egli guardava fisso la piccola scodella rossa filettata d ' oro , che serviva esclusivamente per lui : addio piccola scodella ; ancora domani e poi addio . Le lagrime gli salivano agli occhi . « Andrò più tardi dal padrino ; ora finisco di preparare la roba » , disse piano piano , come parlando alla scodella . « E se non ci rivedessimo più ? » , chiese poi alla donna . « S ' io dovessi morire prima del ritorno ? E forse sarebbe meglio ... Perché dobbiamo vivere a lungo ? Giacché si deve morire è meglio morir presto . » Zia Tatàna lo guardò ; fece un segno di croce per aria , e disse : « Tu hai fatto cattivi sogni , stanotte ? Perché parli così , agnellino senza lana ? Ti fa male il capo ? » . « Voi non capite niente ! » , proruppe egli , balzando in piedi . Entrò nella sua cameretta e cominciò a riporre in una piccola valigia i libri e gli oggetti più cari ; e di tanto in tanto volgeva gli occhi alla finestra aperta , nel cui sfondo si scorgeva un lembo di cielo autunnale che pareva una tela graziosamente dipinta : una pianura bianchiccia con un laghetto azzurro . Che avrebbe egli veduto dalla finestra della cameretta che l ' aspettava a Cagliari ? Il mare ? Il mare vero , le lontananze infinite dell ' acqua azzurra sotto le infinite lontananze del cielo azzurro ? Tutto quell ' azzurro , veduto e desiderato , lo rasserenò : si pentì d ' aver contristato zia Tatàna , ma che poteva farci ? Sì , egli sentiva d ' essere ingrato , ma i nervi son nervi e non si può loro comandare . Però egli non vuole essere completamente ingrato , no ! Lascia la valigia , i libri , le scatole , si precipita in cucina , dove la buona donna scopa con aria tra melanconica e filosofica , forse pensando alle parole funebri dell ' « agnellino senza lana » , le va sopra , stringe lei e la scopa in uno stesso abbraccio , e le trascina in un giro vorticoso di ballo . « Ah , cattiva lana , che cosa c ' è ? » , grida la vecchia , palpitando di gioia ; ma sul più bello Anania scappa , correndo e imitando lo sbuffare del treno . Chiusa la valigia egli andò a congedarsi dai vicini di casa , cominciando da Maestro Pane . La bottega del vecchio falegname , di solito piena di gente , era deserta , e lo studente dovette attendere alquanto , seduto sullo scalino interno della porta , coi piedi fra gli abbondanti trucioli che coprivano il pavimento . Un leggero soffio di vento entrava per la porta , agitando le grandi ragnatele del tetto , cosparse di fili di segatura . Finalmente Maestro Pane arrivò : indossava una vecchia tunica da soldato , della quale curava molto i bottoni lucidissimi , e sorrise con infantile compiacenza quando Anania gli disse che sembrava un generale . « Ho anche il kepì ! » , disse con serietà . « Vorrei metterlo , ma i ragazzi ridono . E così tu parti , caro bambino ? Dio ti accompagni e ti aiuti . Io non ho niente da regalarti ! » « Ma vi pare , Maestro Pane ? » « Il cuore non manca , ma il cuore non basta ! Ebbene , io ti farò una scrivania quando sarai dottore : ho già il modello , vedi ? » Cercò un catalogo di mobili , gelosamente nascosto sotto il banco , e fece vedere allo studente una splendida scrivania a colonnine e trafori . « Ti pare impossibile ? » , disse , risentito , accorgendosi che Anania sorrideva . « Tu non conosci Maestro Pane ! Io non ho mai lavorato mobili preziosi e fini perché non avevo fondi , ma sarei buono ... » « Lo credo , lo credo , Maestro Pà ! Ed io , quando sarò dottore e ricco , vi farò eseguire tutti i mobili del mio palazzo ... » « Davvero ? e quanti anni ci vorranno ancora ? » « Eh , chi lo sa ? Dieci , quindici ... » « Troppo ! Sarò in cielo , allora , nella bottega di San Giuseppe glorioso » ( nonostante lo scherzo si fece devotamente il segno della croce ) . « E , dimmi » , riprese , fissando una pagina del catalogo , « cosa vuol dire mobili al - la - Lui - gi - de - ci - mo - quin - to ? » « Era un re ... » , cominciò Anania . « Questo lo so » , rispose vivacemente Maestro Pane , con un malizioso sorriso sulla gran bocca sdentata , « era un re al quale piacevano le ragazzine ... » « Maestro Pane » , gridò Anania , strabiliato , « come sapete ciò ? » Il vecchietto cominciò a ridere , togliendosi la giubba e piegandola accuratamente . « Ebbene » , disse , fingendo un ingenuo stupore per non turbare oltre l ' innocenza di Anania , « perché siamo ignoranti non dobbiamo saper nulla ? A quel re piaceva giocare e divertirsi coi bambini , come alla regina Ester piaceva andar pei campi a cogliere spighe , ed a Vittorio Emanuele zappare l 'orto...» Ma Anania la sapeva più lunga di Maestro Pane , e chiese anche lui con finta ingenuità : « Avete dunque studiato , voi ? » . « Io ? Avrei voluto , ma non ho potuto ; fiore mio , non tutti nascono sotto una buona stella come te . » « E dunque , come sapete queste storie ? » « Si raccontano , diavolo ! La storia della Regina Ester l ' ho udita da tua madre , e quella del Re da Pera Sa Gattu ... » Anania andò via inorridito , ricordando una storiella raccontata molti anni prima da Nanna , una sera d ' inverno , nel molino delle olive ... Bussò alla porticina chiusa di Nanna , ma il vecchio pazzo , seduto su una pietra , disse che la donna non c ' era . « L ' aspetto anch ' io » , aggiunse , « perché Gesù Cristo ieri sera mi disse che ha bisogno d ' una serva . » « Dove l ' avete incontrato ? » « Nel viottolo ... laggiù » , indicò il pazzo ; « aveva un cappotto lungo e le scarpe rotte . Ebbene , perché tu non mi dai un paio di scarpe vecchie , Anania Atonzu ? » « Vi starebbero strette » , disse lo studente , guardandosi i piedi . « E perché non vai scalzo , che una palla ti trapassi la milza ? » , chiese minaccioso il pazzo , corrugando le irte sopracciglia grigie . « Addio » , disse Anania , senza rispondere alla minacciosa domanda , « io parto per gli studi . » Gli occhioni azzurri del vecchio presero una espressione maliziosa . « Tu vai ad Iglesias ? » « No , a Cagliari . » « Ad Iglesias ci sono i vampiri e le faine . Addio , dunque : toccami la mano . Così , bravo ; non aver paura , non ti mangio . E tua madre dove si trova ora ? » « Addio , state bene » , disse Anania , ritirando la sua piccola mano dalla manaccia dura del pazzo . « Anch ' io devo partire » , annunziò il vecchio . « Andrò in un luogo dove si mangiano sempre cose buone : fave , lardo , lenticchie , viscere di pecora . » « Buon pro vi faccia ! » « Eh ! » , gridò il pazzo , quando lo studente si fu allontanato . « Bada alle coreggie gialle ! E scrivimi . » Anania si congedò dagli altri vicini , ed anche dalla donna mendicante , che lo ricevette in una cameretta discretamente pulita e gli offrì una tazza di buonissimo caffè . « Tu andrai anche da Rebecca ? » , gli domandò , con invidia , « quella stupida si è data a mendicare , adesso ! Non è una vergogna , una ragazza come lei ? Diglielo , dunque ! » « È piagata ! può appena camminare ... » « No , è guarita . Cosa guardi lassù ? È una falce da mietitore . » « Perché sta appesa sulla porta ? » « Per il vampiro , che quando penetra di notte nella camera si ferma a contare i denti della falce , e siccome non arriva che al sette ricomincia sempre . Così arriva l ' alba , e appena vede la luce il vampiro fugge . Tu ridi ? Eppure è vero . Che Dio ti benedica » , disse poi la mendicante , accompagnandolo fin sulla strada . « Buon viaggio ; e fa onore al vicinato . » Anania entrò da Rebecca : ella pareva ancora una bambina , sebbene avesse più di venti anni , livida , calva , accoccolata nel suo buco nero come una fiera malata nella sua tana . Vedendo lo studente arrossì , e tutta tremante gli offrì , su un primitivo vassoio di sughero , un grappolo d ' uva nera . « Lo prenda , dunque ... » , balbettò . « Non ho altro ... » « E dammi dunque del tu ! » , esclamò Anania , strappando un acino dal grappolo . « Non ne sono degna ! Io non sono Margherita Carboni ; sono una povera immondezza ! » , rispose animandosi la fanciulla . « Lo prenda dunque questo grappolo ! È pulito ; io non l ' ho neppure toccato ! Me lo portò zio Pera Sa Gattu . » « Zio Pera ? » , chiese Anania , ricordando con disgusto la storiella di Maestro Pane . « Sì , poveretto ! Egli si ricorda sempre di me , e tutti i giorni mi porta qualche cosa : il mese scorso sono stata malata perché mi si sono riaperte le piaghe , e zio Pera fece venire il medico e portò le medicine . Ah , egli fa per me ciò che farebbe mio padre se ... Ma egli mi ha abbandonata ! Basta ! » disse poi Rebecca , accorgendosi di aver toccato un tasto doloroso per Anania . « Lei dunque non vuole il grappolo ? È pulito , però . » « E dallo qui ! Ma dove lo metto ? Aspetta : lo avvolgo in questo giornale . Io dunque parto , sai . Vado a Cagliari per gli studi . Arrivederci ; sta bene e curati . » « Addio ! » , diss ' ella , con gli occhi pieni di lagrime . « Anch ' io vorrei partire ! » Anania uscì e vedendo sulla porta della bettola la bella Agata si avvicinò per congedarsi anche da lei . Appena lo scorse , la ragazza cominciò a sorridergli , con gli occhioni lucenti , ed a fargli segni d ' addio con la mano . « Tu facevi all ' amore con quel mucchietto di marcia ! » , chiese accennando Rebecca affacciatasi alla porta . « Allontanati , che puzzi orribilmente . » Anania fece un gesto di raccapriccio , pensando istintivamente a Margherita . « Eppure » , proseguì l ' altra , ridendo e guardandolo languidamente , « essa è gelosa di me . Osserva come guarda ! Stupida ! Ella pensa sempre a te perché l ' ultima notte dell ' anno scorso , quando sorteggiammo gli innamorati , il tuo nome venne fuori assieme col suo ! » « Lo so , dunque ! Finiscila ! » , diss ' egli infastidito . « Io parto domani ; addio . Desideri qualche cosa ? » « Prendimi con te ! » , ella propose con ardore . Un pastore , che aveva finito di sorseggiare un calice d ' acquavite , uscì dalla bettola e pizzicò la fanciulla . « Sas manos siccas [ 21 ] , lepre pelata ! » , gridò Agata ; poi attirò Anania entro la bettola e gli chiese che cosa desiderava bere . « Niente , addio , addio . » Ma Agata gli versò un calice di vino bianco , e mentre egli beveva , ella , appoggiatasi languidamente al banco , guardava fuori e diceva : « Anch ' io verrò presto a Cagliari ; appena avrò un costume nuovo e i bottoni d ' oro per la camicia , verrò a Cagliari e cercherò servizio . Così ci rivedremo ... Oh , diavolo , ecco che viene Antonino ; egli mi vuole in isposa ed è molto geloso di te . Ah , gioiello mio , addio , vattene ... » . Dicendo così si gettò su lui con uno slancio felino e lo baciò sulla bocca ; poi lo spinse ad uscire , ed egli andò via sbalordito e turbato ; e incontrando Antonino capì finalmente perché costui lo guardava con odio . Per qualche minuto camminò senza avvedersi dove andava : gli pareva d ' aver baciato Margherita e il desiderio di vederla lo rendeva fremente . « Ah » , gridò ad un tratto , trovandosi fra le braccia d ' una donna . « Figliuolino del mio cuore » , disse Nanna , piangendo comicamente e porgendogli un involtino , « tu dunque parti ? Il Signore ti accompagni e ti benedica come benedice la spiga del frumento . Noi ci rivedremo ancora , ma intanto ecco ... non rifiutare , sai , perché io ne morrei di dolore ... » Per impedire la morte di Nanna egli prese l ' involtino ; poi trasalì sentendo sulla sua guancia qualcosa di viscido e un pestilenziale soffio di acquavite . « Ebbene » , balbettò Nanna , dopo averlo baciato , « non ho potuto resistere . Pulisciti la guancia : no , essa non deve restar macchiata pei baci odorosi come garofani , delle fanciulle d ' oro che ti raccatteranno come un confetto . » Anania non protestò , ma quel terribile urto con la realtà lo rimise in equilibrio , cancellando la sensazione ardente del bacio d ' Agata . Rientrato a casa svolse l ' involtino e trovò tredici soldi che cominciò a far risonare fra le mani . « Sei stato dal padrino ? » , chiese zia Tatàna . « Andrò fra poco , dopo mangiato . » Ma appena mangiato uscì nel cortile e si sdraiò sopra una stuoia , sotto il sambuco . L ' aria era tiepida ; attraverso i rami Anania vedeva grandi nuvole bianche passare sul cielo turchino ; egli guardava e sentiva una dolcezza infinita calare da quelle nuvole ; pareva una pioggia di latte tiepido . Ricordi lontani , erranti e cangianti come le nuvole , gli sfioravano la mente , confusi con le impressioni recenti . Ecco , egli rivede il paesaggio melanconico vigilato dai pini sonori , dove suo padre ara la terra per seminare il frumento del padrone . I pini hanno un rombo che pare la voce del mare ; il cielo è profondamente e tristemente azzurro . Anania ricorda due versi ... « I suoi occhi sono azzurri , vuoti e profondi come il cielo . » Gli occhi di Margherita ? No ; egli offende Margherita pensando così ; ma intanto è felice di ripetere versi così originali ... « I suoi occhi sono azzurri , profondi e vuoti come il cielo . » Chi passa dietro il pino ? Il portalettere dai baffi rossi : una cornacchia , con le ali aperte , batte forte il becco sulla fronte del povero uomo . Dun , dun , dun ! Margherita corre ad aprire , prende la lettera rosea a fili verdi , e comincia a volare . Anania vorrebbe seguirla , ma non può : non può muoversi , non può parlare ; ecco però il portalettere che si avvicina e lo scuote ... « Sono le tre , figlio mio ; quando dunque andrai dal padrino ? » , chiese zia Tatàna , scuotendolo . Egli balzò in piedi con un occhio chiuso e l ' altro aperto , una guancia pallida e rossa l ' altra . « Che sonno ! » , disse stirandosi . « È che stanotte non ho dormito per niente . Ora vado . » Andò a lavarsi , si pettinò , perdette mezz ' ora a farsi la scriminatura da una parte , poi nel mezzo , poi a farla scomparire del tutto . Il cuore gli batteva con angoscia . « Che è questo ? Che diavolo ho ? » , pensava , e voleva dominarsi ma non ci riusciva . « Sei ancora lì ? quando dunque andrai ? » , gridò la vecchia dal cortile . Egli si affacciò alla finestra . « Cosa dunque gli dirò ! » « Che parti domani ; che farai da bravo ; che sarai sempre un figlio rispettoso . » « Amen ! E lui cosa mi dirà ? » « Ti darà dei buoni consigli . » « Non mi parlerà di quella cosa ... » « Di quale cosa ? » « Dei denari ! » , diss ' egli , abbassando la voce e portandosi le mani alla bocca . « Oh , benedetto ! » , rispose la vecchia sollevando le braccia . « Che ci hai da veder tu ? Tu non sai nulla ! » « E allora vado ... » Ma invece andò da Bustianeddu , poi nell ' orto per congedarsi da zio Pera ed anche dai fichi d ' India , dai cardi , dal panorama , dall ' orizzonte ... Trovò il vecchio sdraiato sull ' erba col randello posato anch ' esso sull ' erba con attitudine di riposo . « Dunque parto zio Pera , addio : state bene e divertitevi ! » « Eh ? » , chiese il vecchio , che diventava sordo e cieco . « Parto ! » , gridò Anania . « Vado a Cagliari per studiare ... » « Il mare ? Sì , a Cagliari c ' è il mare . Dio ti accompagni e ti benedica , figlio mio . Il vecchio zio Pera non ha nulla da darti , ma pregherà per te ... » « Avete niente da comandarmi ? » , chiese Anania , curvandosi , con le mani sulle ginocchia . Il vecchio si sollevò , lo guardò fisso e sorrise : « Che vuoi che ti comandi ? Anch ' io devo partire ! » . « Anche voi ? » , esclamò lo studente , sorridendo per la smania che tutti , anche i vecchi decrepiti , avevano di partire . «Anch'io.» « E per dove , zio Pera ? » « Ah , per un paese lontano ! » , disse il vecchio stendendo la mano verso l ' orizzonte . « Per l ' Eternità ! » Soltanto sul tardi , dopo esser passato e ripassato sotto le finestre di Margherita senza poter scorgere la fanciulla , Anania entrò e chiese del padrino . « Non c ' è nessuno in casa . Se attendi rientreranno fra poco » , disse la serva con arroganza . « Perché non sei venuto prima ? » « Perché faccio quel che mi pare e piace » , diss ' egli entrando . « È giusto , meglio perdere il tempo con quella schifosa d ' Agata che venire a riverire i benefattori . » « Auff ! » , egli sbuffò , appoggiandosi alla finestra dello studio . Ah , la serva lo umiliava come in quella notte lontana quando egli con Bustianeddu eran venuti per chiedere una scodella di brodo : nulla era cambiato ; egli era sempre un servo , un beneficato . Lagrime di rabbia gli inumidirono gli occhi . « Ma io sono un uomo ! » , pensò . « Posso rinunziare a tutto , lavorare la terra , fare il soldato , ma non esser vile . Ora me ne vado . » E si staccò dalla finestra , ma sfiorando la scrivania già illuminata dalla luna , scorse fra le carte buttate su alla rinfusa una busta rosea a righe verdi . Il sangue gli salì al capo ; le orecchie gli arsero , percosse da una vibrazione metallica ; incoscientemente si curvò e prese la busta . Sì , era quella , squarciata e vuota . Gli parve di toccare la spoglia di una cosa per lui sacra , ch ' era stata violata ; ah , tutto , tutto era finito per lui , l ' anima sua era vuota e sbranata come quella busta . D ' un tratto una viva luce inondò la stanza ; egli vide Margherita entrare , ed ebbe appena il tempo di lasciar cadere la busta , ma si accorse che la fanciulla aveva indovinato il suo atto , ed una viva vergogna si unì al suo dolore . « Buona sera » , disse Margherita deponendo il lume sulla scrivania , « ti hanno lasciato al buio . » « Buona sera » , egli mormorò , deciso a spiegarsi e poi fuggire e non lasciarsi vedere mai più . «Siedi.» Egli la fissava con occhi attoniti ; sì , quella era Margherita , ma in quel momento egli la odiava . « Scusa » , cominciò a balbettare . « Non l ' ho fatto apposta , non sono un vile , io , ma ho veduta quella ... questa busta » , la toccò col dito , « e non ho potuto ... L ' ho guardata ... » « È tua ? » « È mia . » Margherita arrossì e si confuse , mentre Anania , come liberato da un peso , cominciava a distinguere le cose e a ragionare . Il suo orgoglio , offeso dalla vergogna patita , lo consigliava a dire che l ' invio del sonetto era stato uno scherzo ; ma Margherita , nel suo vestito da passeggio , con la vita stretta da un nastro verde lucente , era così bella e pura che mentire con lei sarebbe stato come mentire con un angelo ! Anania avrebbe voluto spegnere il lume e restare al chiaro di luna , solo con lei , e caderle ai piedi , e chiamarla coi più dolci nomi ; ma non poteva , non poteva , sebbene s ' accorgesse che anche lei sollevava e abbassava gli occhi con delizioso terrore , in attesa del suo grido d ' amore . « Ha letto , tuo padre ? » , egli chiese a bassa voce . « Sì , ha letto ; e rideva » , ella rispose , commossa . « Rideva ? » « Sì , rideva . Alla fine mi diede il foglio e disse : " Chi diavolo sarà ?".» « E tu ? E tu ? » « Ed io ... » Essi parlavano piano , ansiosi , già avviluppati dal mistero di una complicità deliziosa ; ma improvvisamente Margherita cambiò voce ed aspetto . « Oh , ecco papà . C ' è Anania ! » , esclamò correndo verso l ' uscio ; e uscì rapidamente , mentre Anania ricadeva nel massimo turbamento . Egli sentì la mano calda e molle del padrino stringere la sua , e vide gli occhi azzurri e la catena d ' oro scintillare , ma non ricordò mai precisamente i buoni consigli e le barzellette che il padre di Margherita quella sera gli prodigò . Un dubbio amaro lo tormentava . Aveva o no capito Margherita il vero significato del sonetto ? E che ne pensava ? Ella non aveva detto nulla a proposito , nei preziosi istanti che egli s ' era così stupidamente lasciato sfuggire . L ' aspetto turbato di lei non gli bastava ; no ; ed egli voleva sapere di più , voleva sapere tutto ... « Che cosa ? » , si domandò con tristezza . Niente . Era tutto inutile . Anche se ella aveva capito , anche se ella gli voleva bene ... Ma questa era una stupidaggine . Eppoi tutto era inutile ! Un vuoto immenso lo circondava , e in questo vuoto la voce del signor Carboni si perdeva senza essere ascoltata , come in un abisso deserto . « Sta lieto e non pensare ad altro che a studiare ! » , concluse il padrino , vedendo che Anania sospirava . « Allegro dunque ! Sii uomo e fatti onore ! » Margherita rientrò accompagnata dalla madre , che prodigò allo studente la sua parte di consigli e d ' incoraggiamenti . La fanciulla andava e veniva per la stanza ; s ' era ravviata i capelli in modo civettuolo , lasciando un ciuffetto sulla tempia sinistra , e , quel che più importa , s ' era incipriata . I suoi occhi scintillavano ; era bellissima , ed Anania la seguiva con uno sguardo delirante , ripensando al bacio di Agata . Come attirata dal fascino di quello sguardo , quando egli andò via ella lo seguì e lo accompagnò fino al portone . La luna illuminava il cortile , come in quella sera lontana , quando la visione altera eppur soave di lei aveva destato nel bimbo la coscienza del dovere : anche adesso ella appariva altera e soave , e camminava leggera , con un fruscìo d ' ali , pronta a volare : ed Anania credeva ancora di sognare , di vederla sollevarsi davvero e sparire nell ' infinito , e di non poterla raggiungere mai più ; e il desiderio di stringerle la vita sottile , cinta dal nastro lucente , gli dava le vertigini . « Non la vedrò più ! Cadrò morto appena ella avrà chiuso il portone » , pensò , quando giunsero al limite fatale . Margherita tirò il catenaccio , poi si volse e porse la mano allo studente . Era pallidissima . « Addio ... Ti scriverò ... Anania ... » « Addio » , egli disse , tremando di gioia ; ma invece di andarsene si ritrasse nell ' ombra e attirò a sé Margherita . E parve ad entrambi che il contatto delle loro labbra facesse scoppiare qualche cosa di terribile e di grandioso nell ' aria , perché , mentre si baciavano perdutamente , sentirono come il rombo e l ' ardore e la luce del fulmine . VIII . A Cagliari Anania frequentò il Liceo e per due anni l ' Università : studiava leggi . Quegli anni furono come un intermezzo , nella sua vita ; un intermezzo pieno di dolcezza e di armonia . Già in treno , mentre attraversava i solitari paesaggi sardi resi più tristi dall ' autunno egli sentiva una nuova vita . Gli pareva di esser un altro ; di aver cambiato vestito , smettendone uno lacero e stretto per uno nuovo , soffice e comodo . Era il bacio di Margherita che lo rendeva felice , o l ' addio a tutte le piccole e misere cose del passato , o la gioia un po ' paurosa della libertà , o il pensiero del mondo ignoto verso cui correva ? Egli non sapeva , né cercava sapere . Un ' ebbrezza profonda , fatta di orgoglio e di voluttà , lo avvolgeva come un vapore odoroso , attraverso il cui velo egli intravedeva orizzonti mai prima sognati . Come era bella e facile la vita ! Egli si sentiva forte , bello , vittorioso : tutte le donne lo amavano , tutte le porte della vita si aprivano davanti a lui . Lungo il viaggio da Nuoro a Macomer stette sempre sul terrazzino del vagone , scosso fortemente dall ' urto dispettoso del piccolo treno . Poca gente saliva o scendeva nelle stazioni desolate , e le acacie , lungo la linea , pareva aspettassero il treno per gettargli contro nembi di foglioline gialle . « Ecco » , dicevano le acacie al treno , « prendi , piccolo mostro dispettoso : noi stiamo sempre ferme e tu cammini . Che cosa pretendi di più ? » « Sì » , pensava lo studente , « la vita è nel moto . » E gli pareva di sentire la forza gioconda dell ' acqua agitata , mentre fino a quel giorno la sua anima era stata una piccola palude con le sponde soffocate da erbe fetide . Sì , le acacie smarrite nelle immote solitudini sarde avevano ragione : sì , muoversi , andare , correre vertiginosamente , questa era la vita . Eppure ! ... passando sotto un nuraghe nero su un ' alta roccia , simile ad un nido d ' uccelli giganteschi , Anania desiderò di trovarsi lassù con Margherita , soli tra le rovine e i ricordi che spiravano col selvaggio odor del lentischio ; soli , suggestionati da ombre e da fantasmi di età epiche . Ah , come si sentiva grande ! Ma ecco che le cerule montagne della Barbagia natìa svaniscono all ' orizzonte : una sola cresta dell ' Orthobene appare ancora , dietro altre cime , violacea sul cielo pallido ; ancora un lembo , una punta , una pietra ... più niente . Anche i monti tramontano come il sole e la luna , lasciando un triste crepuscolo nell ' anima di chi si allontana dal paese natìo . Addio , addio . Anania si sentì triste , ma per scuotersi pensò intensamente al bacio di Margherita , il cui ricordo , del resto , non lo abbandonava un istante . A momenti però trasaliva . Non era stato tutto un sogno ? Se ella dimenticava o si pentiva ? Ma subito l ' orgoglio gli ridonava la speranza . La sua ebbrezza durò parecchi giorni , finché durò lo stordimento della nuova esistenza . Tutte le cose gli andavano a seconda ; appena arrivato a Cagliari trovò una bellissima camera con due balconi , da uno dei quali si godeva un paesaggio chiuso da colline e dal mare luminoso , talvolta così calmo che i piroscafi ed i velieri si disegnavano come incisi sull ' acciaio , e dall ' altro il panorama della rosea città , che coi suoi bastioni , il suo Castello , i palmizi , i giardini , rassomigliava ad una città moresca . Di fronte al palazzo nuovo dove egli abitava , sorgeva una fila di casette antiche ritinte di rosa , con balconi spagnuoli pieni di garofani e di stracci stesi ad asciugare al sole ; ma egli non guardava laggiù ; i suoi occhi ammaliati correvano sullo stupendo scenario della città , e si fermarono sulla linea dei bastioni e dei palazzi medioevali che chiudevano l ' orizzonte grandioso . Tutto lassù era leggenda e poesia . Agli ultimi di ottobre faceva ancora caldo : l ' aria odorava di alghe e di fiori ; e le signore che passavano sotto il balcone d ' Anania vestivano di mussolina e di stoffe leggere . Allo studente pareva di essere in un paese incantato , e l ' aria fragrante e snervante , e le comodità nuove della sua camera , e le dolcezze della nuova vita , gli davano un senso di mollezza e di languore . Fu preso da una specie di sonnolenza voluttuosa : tutto gli sembrava bello e grande ; e ricordando il molino e le sudice figure che vi si raccoglievano , si domandava come aveva potuto per tanto tempo vivere laggiù . La vita umile del povero vicinato proseguiva certamente il suo corso melanconico , mentre qui , nei caffè lucenti , nelle vie luminose , nelle alte case battute dal sole , dal riflesso del mare , tutto era luce , gioia , poesia . L ' arrivo della prima lettera di Margherita accrebbe la sua gioia di vivere : era una lettera semplice e tenera , scritta su un gran foglio bianco , con caratteri rotondi , quasi maschili . Veramente Anania si aspettava una letterina azzurra , con un fiore dentro ; e sul principio gli parve che Margherita volesse fargli sentire la sua superiorità e volesse dominarlo ; ma poi , dalle espressioni semplici e affettuose della fanciulla , che pareva continuasse con quella lettera una lunga e ininterrotta corrispondenza , s ' accorse che ella lo amava sinceramente , con ingenuità e con forza , e ne provò una dolcezza inesprimibile . Ella gli scriveva : « Ogni sera sto lunghe ore alla finestra , e mi sembra che tu debba da un momento all ' altro passare , come usavi prima di partire ; mi dispiace molto la nostra lontananza , ma mi conforto pensando che tu studi e prepari il nostro avvenire » . Poi gli indicava dove indirizzare la risposta , e lo pregava del più gran segreto , perché naturalmente la famiglia di lei , venendo a sapere del loro amore , vi si sarebbe opposta . Anania rispose subito tutto vibrante d ' amore e di felicità , sebbene un tantino oppresso dal rimorso di tradire il suo benefattore . Però sofisticava già : « Se amandola io rendo felice la figlia , non faccio male al padre ... » . Le descrisse le meraviglie della città e della stagione . « Mentre scrivo sento le rane gracidare ancora negli orti lontani , e vedo la luna salire come un volto d ' alabastro sul cielo verdognolo del crepuscolo tiepido . È la stessa luna che vedevo salire sul solitario orizzonte nuorese , è lo stesso viso rotondo e melanconico che vedevo affacciarsi sopra le roccie dell ' Orthobene , ma come ora mi sembra più dolce , diverso , quasi sorridente ! » E di nuovo , appena impostata questa prima epistola , egli sentì un impetuoso desiderio di correre all ' aperto , e salì sul colle di Bonaria . Una dolcezza orientale calava con la sera splendida ; il viale che conduce al Santuario era deserto , e la luna cominciava a brillare attraverso gli alberi immobili : il cielo di un azzurro verdastro prendeva , sopra la linea madreperlacea del mare , una tinta d ' un verde inverosimile , e nuvole rosse e violette lo solcavano . Pareva un sogno . Anania si fermò davanti al Santuario , e guardò il mare : le onde riflettevano la luminosità del cielo , delle nuvole colorate e della luna , e venivano ad infrangersi sotto il colle , come enormi conchiglie di madreperla che arrivate alla riva si scioglievano in liquido argento . E le barche veliere , allineate sullo sfondo luminoso , parevano ad Anania immense farfalle scese a riposarsi sull ' acqua . Mai egli si sentì felice come in quell ' ora : gli pareva che la sua anima fosse luminosa come il cielo , grande come il mare . Al bagliore della luna e dell ' estremo crepuscolo decifrò qualche frase della lettera di Margherita ; poi baciò il foglio , ed a malincuore si decise a ritornare in città . La luna seminava il viale di monete e disegni argentei ; s ' udivano ancora le rane e i canti dei pescatori ; tutto era dolcezza , ma arrivato davanti alla sua casa , Anania udì grida , urli , strilli di donne , e voci d ' uomini che pronunziavano parole infami : si volse e vide , davanti alle casette rosee che si scorgevano dal suo balcone , un gruppo di persone accapigliate . Alle finestre dei palazzi non si affacciava nessuno ; pareva che gli abitanti del quartiere fossero abituati alla scena , all ' ossessione di quella gente che si accapigliava in una mischia infernale , gridando le più luride ingiurie che l ' uomo possa pronunziare contro il suo simile . Davanti al giardino un grosso uomo vestito di velluto nero , immobile alla luna , si godeva la scena con aria quasi beata . « Ma le guardie ? Perché non vengono le guardie ? » , gli chiese Anania , turbato . « Che fanno le guardie ? » , rispose l ' uomo senza guardare lo studente . « Ogni settimana son qui le guardie ! Spintoni di qua , spintoni di là , tutto finisce e poi tutto ricomincia il giorno dopo . Bisogna mandar via quelle donne » , riprese l ' omone , minacciando da lontano i rissanti . « Aspettate , ve la do io , adesso ! Aspettate che tutti abbiano firmato il ricorso alla questura ! » « Ma che cosa è ? » L ' omone lo guardò con disprezzo . « Son donne perdute , dunque ! » Anania rientrò a casa pallido e ansante , e la padrona si accorse del suo turbamento . « Ma che cosa ha ? » , gli disse . « Si è spaventato ? Son donne allegre , coi loro ... giovanotti ; e si azzuffano per gelosia . Ma le faranno andar via ; abbiamo ricorso alla questura . » « Di che paese sono ? » , egli domandò . « Una è cagliaritana ; l ' altra , credo , del Capo di Sopra . » Le urla raddoppiavano ; si distingueva la voce d ' una donna che si lamentava quasi l ' avessero ferita a morte ... Dio , che orrore ! Anania tremava , e attratto da una forza irresistibile corse ad aprire il balcone . In alto , sul cielo purissimo , la luna e le stelle : in basso , ai piedi del vaporoso quadro della città , quel gruppo di demoni , quelle grida di rabbia , quelle parole abbominevoli ... Ed Anania stette a guardare angosciosamente , con l ' anima oppressa da un tremendo pensiero ... « Fate che ella sia morta , Dio mio , Dio mio ! Abbiate pietà di me , Signore ! » , singhiozzava egli a tarda notte , tormentato dall ' insonnia e dai tristi pensieri . L ' idea che una delle due donne che abitavano le casette rosee potesse essere sua madre era svanita , dopo le informazioni date , durante il pranzo , dalla padrona di casa ; ma che importava ? Se non qui , là , in un punto ignoto ma reale , a Cagliari , a Roma od altrove , ella viveva e conduceva , o aveva condotto , una vita simile a quella delle donne che gli abitanti di Via San Lucifero volevano scacciare dal loro quartiere . « Perché Margherita mi ha scritto ? » , egli pensava , « e perché le ho risposto ? Quella donna ci dividerà per sempre . Perché ho sognato ? Domani scriverò a Margherita , le dirò tutto . Ma che posso dirle ? E se quella donna fosse morta ? Perché devo rinunziare alla felicità ? Non lo sa , forse , Margherita , che io sono figlio del peccato ? Se si fosse vergognata di me non mi avrebbe scritto . Sì , ma certamente ella crede che mia madre sia morta , o che per me sia come morta ; mentre io sento che è viva , e non rinunzio al mio dovere , che è quello di cercarla , trovarla , trarla dal vizio ... E se si è emendata ? No , essa non si è emendata . Ah , è orribile ; io la odio ... La odio , la odio ! » Visioni truci gli attraversavano la mente : vedeva sua madre accapigliata con altre donne , con uomini luridi e bestiali , udiva grida terribili , e tremava d ' odio e di disgusto . Verso mezzanotte ebbe una crisi di lagrime ; soffocò i singhiozzi mordendo il guanciale , torse le braccia , si graffiò il petto ; si strappò dal collo l ' amuleto datogli da Olì il giorno della loro fuga da Fonni , e lo scaraventò contro il muro : oh , così avrebbe voluto strappare e buttare lontano da sé il ricordo di sua madre ! Ad un tratto si meravigliò d ' aver pianto ; s ' alzò e cercò l ' amuleto , ma non lo rimise più al collo : poi si domandò se , senza il suo amore per Margherita , avrebbe sofferto egualmente al pensiero di sua madre : si rispose di sì . Di tanto in tanto avveniva una specie di vuoto nella sua mente ; stanco di tormentarsi , allora egli vagava col pensiero dietro visioni estranee al crudele problema che lo urgeva : la voce del mare gli pareva il muggito di mille tori cozzanti invano contro la scogliera ; e per contrapposto pensava ad una foresta scossa dal vento e inargentata dalla luna , e ricordava i boschi dell ' Orthobene dove tante volte , mentre egli coglieva viole , il rumore del vento sugli elci gli aveva dato appunto l ' illusione del mare . Ma all ' improvviso il crudele problema tornava . «...E se si fosse emendata ? È lo stesso ; è lo stesso . Io devo cercarla , trovarla , aiutarla . Ella mi ha abbandonato per il mio bene , perché altrimenti io non avrei avuto mai un nome , mai un posto nella società . Rimanendo con lei sarei andato a mendicare ; sarei vissuto nella vergogna , forse ; forse sarei diventato un ladro , un delinquente ... Sì ... e così come sono non è la stessa cosa ? Non sono perduto lo stesso ? ... No , no ! Non è lo stesso ! Così sono figlio delle mie azioni . Però Margherita non vorrà esser mia , perché ... Ma perché ? ma perché ? Perché non vorrà esser mia ? Sono io forse disonorato ? Che colpa ho io ? Ella mi vuole , sì , ella mi vuole , appunto perché sono figlio delle mie azioni . Chi sa , del resto , che quella donna non sia morta ? Ah , perché mi illudo ? Essa non è morta , lo sento ; è viva , è giovane ancora , quanti anni ha adesso ? Trentatré anni , forse ; ah , è ben giovane ! » Quest ' idea lo inteneriva alquanto . « Se ella avesse cinquant ' anni non potrei perdonarle . Ma perché mi ha ella abbandonato ? Se mi avesse tenuto con sé non sarebbe più caduta : io avrei lavorato , a quest ' ora sarei un servo , un pastore , un operaio . Non conoscerei Margherita , non sarei infelice ... Mio Dio , mio Dio , fate che ella sia morta ! Ma perché faccio questa stupida preghiera ? No , ella non è morta . Ma perché dovrei io cercarla ? Non mi ha ella abbandonato ? Io sono un pazzo , e Margherita riderebbe se sapesse ch ' io combatto una così stupida lotta . Ebbene , sono io forse il primo o l ' ultimo figlio della colpa , che si innalza e si fa stimare ? Sì , ma lei è l ' ombra . Io devo cercarla e farla vivere con me , e una donna onesta non vorrà mai vivere con noi : io e lei saremo la stessa persona . Domani io devo scrivere a Margherita . Domani . Se ella mi volesse egualmente ? » Questo pensiero lo colmò di dolcezza ; ma subito dopo ne sentì tutta l ' assurdità e ricadde nella disperazione . Né l ' indomani né poi egli poté svelare a Margherita il segreto proposito che lo incalzava , lo sollevava e lo avviliva continuamente . « Glielo dirò a voce » pensava , ma sentiva che tanto meno a voce avrebbe avuto il coraggio di spiegarsi , e s ' adirava per la sua viltà , ma nello stesso tempo si confortava nella vergognosa certezza che la sua viltà appunto gli avrebbe impedito di compiere quella che egli chiamava la sua missione . A volte , però , questa missione gli appariva così eroica che l ' idea di rinunziarvi lo rattristava . « La mia vita sarebbe inutile , come per la maggior parte degli uomini , se io rinunziassi a ciò ! » pensava . Ed in quei momenti di romanticismo non gli dispiaceva la lotta fra il suo dovere terribile e il suo amore ingrandito morbosamente dalla lotta . Dopo la sera della rissa non s ' affacciò più al balcone sulla strada ; la vista delle casette , dalle quali neppure i ricorsi alla questura riuscivano a snidare le triste inquiline , gli faceva male ; tuttavia , rientrando a casa , egli vedeva spesso le due donne , o sul balcone , fra i garofani e gli stracci , o sedute sul limitare della porta . Una specialmente quella del Capo di Sopra alta e snella , coi capelli nerissimi e gli occhi d ' un turchino vivo , attirava la sua attenzione . Si chiamava Maria Rosa ; era quasi sempre ubriaca e a giorni vestiva miseramente e girava per le strade scarmigliata , scalza o in ciabatte rosse , a giorni usciva elegantemente vestita , in cappello , in mantellina di velluto viola guarnita di piume bianche , qualche volta si metteva sul balcone , fingendo di cucire , e cantava , con voce rauca , graziosi stornelli del suo paese , interrompendosi per gridare insolenze ai passanti che la molestavano coi loro scherzi , o alle vicine con le quali litigava continuamente perché ne seduceva i mariti ed i figli . La sua voce giungeva fino alla camera di Anania , ed egli l ' ascoltava con dolore . Maria Rosa gli destava rabbia e pietà , e sebbene la sapesse del tal paese , della tale famiglia , qualche volta egli tornava nella folle supposizione che ella potesse essere sua madre . Sì , dovevano per lo meno rassomigliarsi ... Ah , che triste e terribile ossessione ! Una sera poi , Maria Rosa e la compagna lo fermarono in mezzo alla strada , invitandolo a seguirle ; egli fuggì , preso da un tremito di disgusto e d ' orrore . Dio ! Dio ! Gli pareva fosse stata lei a fermarlo ... Egli studiava con ardore e scriveva lunghe lettere a Margherita . Il loro amore era perfettamente simile a centomila altri amori fra studenti poveri e signorine ricche : ma ad Anania pareva che nessuna coppia al mondo potesse amarsi come si amavano loro , e che nessun uomo avesse mai amato con l ' ardore con cui egli amava . Nonostante il dubbio che Margherita potesse abbandonarlo se egli ritrovava sua madre , era felice del suo amore ; la sola idea di riveder la fanciulla gli dava vertigini di gioia . Contava i giorni e le ore ; in tutto il suo avvenire misterioso e velato non scorgeva che un punto luminoso : l ' incontro con Margherita , al suo ritorno per Pasqua . Anche a Cagliari , durante il primo anno di liceo , egli non ebbe amici e neppure conoscenti ; quando non studiava o non vagava solitario in riva al mare , sognava sul balcone , come una fanciulla . Un giorno , verso il tramonto , salì sulle colline di monte Urpino , al di là dei campi ove i mandorli fiorivano dal gennaio , e s ' inoltrò nella pineta . Sul musco dei viali abbandonati il sole calante tra i pini rosei gettava riflessi delicati ; a sinistra s ' intravedevano prati verdi , mandorli in fiore , siepi rosse al tramonto ; a destra boschetti di pini , e chine ombrose coperte di iris . Egli non sapeva dove fermarsi , tanto i posti erano deliziosi ; colse un fascio d ' iris , e infine salì sopra una cima verde di asfodeli , dalla quale si godeva la triplice visione della città rossa al tramonto , degli stagni azzurrognoli e del mare che pareva un immenso crogiuolo d ' oro bollente . Il cielo ardeva ; la terra esalava delicate fragranze ; le nuvole azzurrastre , che disegnavano sull ' orizzonte d ' oro profili di cammelli e figure bronzee , davano l ' idea d ' una carovana e ricordavano l ' Africa vicina . Anania si sentiva così felice che sventolò il fazzoletto e si mise a gridare salutando un essere invisibile , - che era l ' anima del mare , del cielo , lo spirito dei sogni : Margherita . D ' allora in poi le pinete di monte Urpino diventarono il regno dei suoi sogni : a poco a poco egli si considerò talmente padrone del luogo che si irritava quando incontrava qualche persona nei viali solitari : spesso rimaneva nella pineta fino al cader della sera , assisteva ai rossi tramonti riflessi dal mare , o seduto fra le iris guardava il sorgere della luna , grande e gialla , fra i pini immobili . Una sera , mentre stava seduto sull ' erba di una china , al di là di un piccolo burrone , udì un tintinnio di greggie pascenti , e fu assalito da un impeto di nostalgia . Davanti a lui , al di là del burrone , il viale perdevasi in una lontananza misteriosa : i pini rosei sfumavano sul cielo puro , il musco aveva riflessi di velluto ; Venere splendeva sull ' orizzonte roseo , sola e ridente , quasi affacciatasi prima delle altre stelle per godersi la dolcezza della sera senza essere disturbata . A che pensava la solitaria stella ? Aveva un amante lontano ? Anania osò rassomigliarsi all ' astro radioso , così solo nel cielo come egli era solo nella pineta . Forse in quell ' ora Margherita guardava la stella della sera . E che faceva zia Tatàna ? Il fuoco ardeva nel focolare , e la buona vecchia preparava melanconicamente il pasto della sera , pensando al suo caro fanciullo lontano . Ed egli , egli non pensava quasi mai a lei ; egli era un ingrato , un egoista . Ah , ma che poteva farci ? Se al posto di zia Tatàna ci fosse stata un ' altra donna , il suo pensiero sarebbe volato costantemente a lei . Invece quella donna ... Dove era quella donna ? Che faceva in quell ' ora ? Scorgevano anche i suoi occhi la stella della sera ? Era morta ? Era viva ? Era ricca o mendicante ? E se fosse in carcere ? Egli si meravigliò di non arrossire a questo pensiero . Per la prima volta , dopo tanti anni , provò un senso di pietà , come quando , bambino , cercava di scaldare coi suoi piedini i piedi gelati di Olì ... Finalmente il giorno del ritorno arrivò . Egli partì , quasi oppresso dalla sua felicità : aveva paura di morire in viaggio , di non arrivare a rivedere le care montagne , la nota strada , il dolce orizzonte , il viso di Margherita ... « Se però io morissi ora » , pensava , con la fronte appoggiata alla mano , « se morissi ora ella non mi dimenticherebbe mai più ... » Fortunatamente arrivò sano e salvo ; rivide le care montagne , le valli selvaggie , il dolce orizzonte , il viso paonazzo di Nanna venuta ad incontrarlo alla stazione . Ella aspettava da più di un ' ora ; appena vide il bel volto di Anania aprì le braccia e cominciò a piangere . « Figliuolino mio ! Figliuolino mio ! » « Come la va ? Prendi ! » , egli gridò , e per impedirle di abbracciarlo le gettò addosso la valigia , un involto , un cestino . « Avanti ! Avanti ! Va avanti , passa di qui ; io devo passar di là . Andiamo . » Si mise quasi a correre , e sparve , lasciando la donna stupefatta . Ecco , ecco . Egli deve rivedere la nota strada : ella lo aspetta alla finestra , e non hanno bisogno di testimoni per rivedersi . Come le case di Nuoro sono piccole e le strade strette e deserte ! Meglio ! Fa quasi freddo , a Nuoro ! La primavera c ' è , ma è ancora pallida e delicata come una fanciulla convalescente . Ah , ecco alcune persone che s ' avanzano : fra esse è Franziscu Carchide che , riconoscendo lo studente , comincia a far gesti di gioia . Che rabbia ! « Ebbene , come stai ? Ben tornato ! Come ti sei fatto grande ! Ed elegante , poi ! E che scarpette da damerino ! quanto le hai pagate ? » Finalmente Anania è libero . Avanti , avanti ! Il suo cuore batte , batte sempre più forte . Una donna s ' affaccia al limitare di una porta , guardando curiosamente ; ma Anania passa , fugge , e da lontano sente esclamare : « È lui , sì , proprio lui ! » . Ebbene , sì , è proprio lui , che vi importa ? Ah , ecco , ecco ; ecco la strada che conduce all ' altra , alla nota , alla cara strada . Finalmente : non è un sogno ? Anania sente dei passi e si stizzisce ; è un bambino che attraversa di corsa la strada , lo urta , vola via . Egli vorrebbe correre così , ma non può , non deve . Prende anzi un aspetto rigido , composto , si accomoda la cravatta , si sbatte con due dita i risvolti del soprabito . Già ; egli ha un soprabito lungo , chiaro , elegante che lei non ha ancora veduto . Lo riconoscerà subito con quel soprabito ? Forse no . Ecco finalmente la nota strada ! Ecco il portone rosso , ecco la casa bianca con le finestre verdi . Margherita non c ' è ! Perché ? Perché , Dio mio ? Egli si ferma , palpitando . Fortunatamente la strada è deserta : solo una gallina nera passeggia , alzando molto le zampe prima di posarle per terra , e si diverte a battere il becco sul muro ... Basta , bisogna passare oltre , a scanso di essere notato da qualche occhio curioso . Egli comincia a camminare lentamente come la gallina ; e benché le finestre rimangano vuote egli non cessa di fissarle un istante , e si commuove e sente il cuore saltargli in gola . Ad un tratto gli parve di svenire . Margherita s ' era affacciata , pallida di passione , e lo guardava con occhi ardenti . Egli impallidì e non pensò neppure a salutare , a sorridere ; non pensò a nulla , e per parecchi istanti non vide che quegli occhi ardenti dai quali gli pioveva una voluttà ineffabile . Camminò automaticamente , voltandosi ad ogni passo , seguito da quegli occhi inebbrianti ; e solo quando Nanna , con la valigia sul capo , l ' involto in una mano e il cestino nell ' altra , apparve ansante in fondo alla strada , egli trasecolò , sorpreso , e affrettò il passo . PARTE SECONDA I . Era nell ' ora che volge il desìo ai naviganti ed a quelli che stanno per salpare verso ignoti lidi . Anania è fra questi . Il treno lo trasporta verso il mare ; cade una limpida sera d ' autunno , grave di melanconia ; i dentellati monti della Gallura sfumano nelle lontananze violacee , l ' aria odora di brughiere ; un ultimo paesetto appare , grigio e nero su uno sfondo di cielo rossastro . Anania guarda gli strani profili dei monti , il cielo colorato , le macchie , le roccie , e solo il timore di apparire ridicolo agli altri due viaggiatori , un prete e uno studente già suo compagno di scuola , gli impedisce di piangere . Eppoi , ormai , egli è un uomo . È vero che egli si credeva un uomo fin da quando aveva quindici anni : ma allora si credeva un uomo giovane , mentre adesso si crede un giovine vecchio . Eppure la salute e la gioventù brillano nei suoi occhi ; egli è alto , svelto , con due seducentissimi baffetti castanei dalle punte d ' oro . La sera cadeva ; già qualche stella appariva « sovra i monti di Gallura » e qualche fuoco rosseggiava tra il verde - nero delle brughiere . Addio dunque , terra natìa , isola triste , antica madre amata ma non abbastanza perché una voce potente d ' oltre mare non strappi i tuoi figli migliori dal tuo grembo , incitandoli a disertare , come aquilotti , il nido materno , la roccia solitaria . Lo studente guardava l ' orizzonte ed i suoi occhi si offuscavano a misura che s ' offuscava il cielo . Da quanti anni egli aveva sentito la voce che lo attirava lontano ! Ricordava l ' avventura con Bustianeddu , il progetto della fuga infantile ; poi i continui sogni , il desiderio mai spento di un viaggio verso la terre d ' oltre mare : eppure sul punto di lasciar l ' isola egli si sentiva triste , e si pentiva di non aver proseguito gli studi a Cagliari . Era stato così felice laggiù ! Nell ' ultimo maggio Margherita gli era apparsa tra lo splendore fantastico delle feste di Sant ' Efes , e insieme con lei , fra allegre brigate di compaesani , egli aveva trascorso ore indimenticabili . Ella era elegante , molto alta e formosa ; i suoi capelli splendenti e gli occhi turchini solcati dall ' ombra delle lunghe ciglia nere attiravano l ' attenzione dei passanti che si voltavano a guardarla . Anania , meno alto e più sottile di lei , le camminava al fianco , trepidante di piacere e di gelosia ; gli pareva impossibile che la bella creatura regale e taciturna , nei cui occhi sdegnosi brillava tutta la fierezza d ' una razza dominatrice , si abbassasse ad amarlo e neppure a guardarlo . Margherita parlava poco ; non era civetta , non cambiava aspetto né voce , quando gli uomini le rivolgevano lo sguardo o la parola ; e Anania l ' amava anche per questo , e non vedeva che lei , non guardava altra donna che per paragonarla a lei e trovarla inferiore ; e più egli diventava uomo e lei donna , e più la passione lo infiammava : spesso gli sembrava impossibile che anni ed anni dovessero ancora passare prima che ella diventasse sua . Durante le ultime vacanze si erano spesso trovati soli , nel cortile di Margherita , favoriti dalla serva che facilitava la loro corrispondenza . Di solito essi tacevano , ma mentre Margherita , o per paura o per pudore tremava , vigile e melanconica , Anania sorrideva completamente dimentico del tempo , dello spazio , delle cose e delle vicende umane . « Perché non mi ripeti le parole che mi scrivi ? » , le domandava . « Taci ! ... Ho paura ... » « Di che ? Se tuo padre ci sorprende io mi getterò per terra , gli dirò : " no , non facciamo del male ; siamo già uniti per l 'eternità..." . Non aver paura ; io sarò degno di te , io ho un avvenire davanti ... Io sarò qualche cosa ! » Margherita non rispondeva , e vedendola così bella e gelida , con gli occhi illuminati dalla luna come gli occhi di perla d ' un idolo , egli non osava baciarla , ma la fissava silenzioso e sussultava , non sapeva bene se di angoscia o di felicità . « Il mare è calmo . Dio sia lodato ! » , disse uno dei viaggiatori . Anania si scosse dai suoi ricordi e guardò la distesa verde - dorata del mare , che nel crepuscolo pareva una pianura illuminata dalla luna . Le rovine d ' una chiesetta , un sentiero attraverso le macchie , perduto sull ' estremo limite della costa , quasi tracciato da un sognatore che l ' avesse condotto fin laggiù con la speranza di proseguirlo sul velluto marezzato delle onde , attirarono gli sguardi di Anania . Egli pensò a Renato del quale gli parve intravedere il triste profilo su una roccia guardante il mare ... No , non è lui , è un altro eroe di Chateaubriand , Eudoro , che sulle roccie marine della Gallia selvaggia sogna le rose dell ' Ellade lontana ... Ebbene , no , non è neppure Eudoro ... è un poeta che si domanda : Questa roccia granitica erta sul mar che fa ? ... Ma la roccia , la chiesetta ed il sentiero sono già spariti e con essi il profilo dell ' incerto personaggio ... La tristezza dello studente aumentava : domande gravi e inutili gli attraversavano la mente , cadevano senza risposta , come pietre buttate nell ' acqua . Perché non poteva egli fermarsi su quella costa selvaggia , dolcemente melanconica , e perché il profilo intraveduto sulla roccia non poteva essere il suo ? Perché non poteva egli costrurre una casa sulle rovine della chiesetta ? Perché pensava a queste stupide romanticherie , perché andava a Roma , perché studiava , perché studiava leggi ? Chi era lui ? Che cosa era la vita , la nostalgia , l ' amore , la tristezza ? Che cosa faceva Margherita ? Perché egli l ' amava ? E perché suo padre era servo ? E perché suo padre lo aveva replicatamente avvertito di visitare , appena giunto a Roma , quei luoghi dove si conservano monete d ' oro ritrovate sotterra o nelle antiche rovine ? Suo padre era o no un delinquente , o un pazzo affetto dall ' idea fissa dei tesori ? Che aveva egli ereditato da suo padre ? L ' idea fissa in forma diversa ? Era dunque soltanto un ' idea fissa , una malattia mentale , il pensiero costantemente rivolto a quella donna ? Ma trovavasi ella veramente a Roma , e la ritroverebbe egli ? « Anninia [ 22 ] » , disse con voce beffarda l ' altro studente , dando ad Anania il nomignolo che i compagni gli avevano affibbiato , « fai la nanna ? Su , via , non piangere , la vita è fatta così : un biglietto per viaggio circolare , con diritto di fermate più o meno lunghe . Consolati almeno che il mal di mare non verrà a interrompere i tuoi sogni d 'amore...» Infatti il mare era calmissimo e la traversata cominciò coi migliori auspici . La luna nuova calava illuminando fantasticamente le coste e la roccia enorme di Capo Figari , sentinella ciclopica vigilante il melanconico sonno dell ' isola abbandonata . Addio , addio , terra d ' esilio e di sogni ! Anania rimase immobile , appoggiato al parapetto del piroscafo , finché l ' ultima visione di Capo Figari e delle isolette , sorgenti azzurre dalle onde come nuvole pietrificate , svanirono tra i vapori dell ' orizzonte ; poi sedette sulla panchina , battendosi dispettosamente un pugno sulla fronte per ricacciar dentro le lagrime che gli velavano gli occhi ; e rimase lì , pallido e sconvolto , intirizzito dalla brezza umida , finché vide la luna , rossa come un ferro rovente , calare in una lontananza sanguigna . Finalmente si ritirò , ma tardò ad assopirsi ; gli pareva che il suo corpo s ' allungasse e si restringesse incessantemente , e che una interminabile fila di carri passasse sopra il suo petto indolenzito ; i più tristi ricordi della sua vita gli tornarono in mente : gli sembrava di udire , nello scroscio delle acque frante dal piroscafo , il rumore del vento sopra la casetta della vedova , a Fonni ... Oh , come , come la vita era triste , inutile e vana ! Che cosa era la vita ? Perché vivere ? Così , tristemente , si assopì ; ma svegliandosi si sentì un altro , agile , forte , felice . Si era addormentato in un tetro paese di dolore , fra onde livide vigilate da una luna sanguigna : si svegliava in mezzo ad un paese d ' oro , in un paese di luce , - vicino a Roma . « Roma ! » , pensò , palpitando di gioia . « Roma , Roma ! Patria eterna , abisso d ' ogni male e fonte d ' ogni bene ! » Gli pareva di poterla abbracciare tutta , di muovere alla conquista del mondo intero . Già a Civitavecchia , attraversando la città umida e nera sotto il cielo mattutino , tutto gli sembrava bello , e diceva allo studente Daga : « Vedi , mi par d ' essere nel vestibolo d ' una grotta marina meravigliosa » . Il Daga , che aveva già vissuto un anno a Roma , sorrideva beffardo , invidiando l ' entusiasmo enfatico del suo compagno . L ' arrivo rombante del diretto diede al giovane provinciale sardo un senso di terrore , la prima impressione vertiginosa d ' una civiltà quasi violenta e distruggitrice . Gli parve che il mostro dagli occhi rossi lo portasse via , come il vento porta la foglia , lanciandolo nel turbine della vita . A Roma i due studenti andarono ad abitare al terzo piano di una casa in Piazza della Consolazione , presso una vedova , madre di due graziose ragazze telegrafiste , maestre , dattilografe , civette . I due studenti dormivano nella stessa camera , vasta , ma poco allegra , divisa da una specie di paravento formato con una coperta gialla ; la loro finestra guardava su un cortile interno . La prima volta che Anania guardò da quella finestra provò un senso disperato di sgomento . Non vedeva che muri altissimi , d ' un giallo sporco , bucati da lunghe finestre irregolari , e panni miseri , d ' un candore equivoco , appesi a fili di ferro ; uno di questi fili , con anelli scorrevoli , dai quali pendevano laccetti di spago attorcigliati , passava davanti alla finestra degli studenti . Mentre Anania guardava con disperata tristezza i muri perdentisi sul pallido cielo della sera , Battista Daga scosse il filo e cominciò a ridere : « Guarda , Anninia , guarda come gli anelli e i laccetti di spago ballano . Sembrano vivi . Così è la vita : un filo di ferro attraverso un cortile sporco : gli uomini si agitano , sospesi sopra un abisso di miserie » . « Non rompermi le scatole » , disse Anania , « sono abbastanza melanconico ! Usciamo , mi par di soffocare . » Uscivano , camminavano , si stancavano , storditi dal rumore delle carrozze e dallo splendore dei lumi , dal passaggio violento e dal rauco urlo delle automobili . Anania si sentiva triste , tra la folla ; gli pareva d ' essere solo in un deserto , e pensava che se si fosse sentito male e avesse gridato nessuno lo avrebbe udito e soccorso . Ricordava Cagliari con nostalgia struggente ; oh , balcone incantato , orizzonte marino , dolce occhio di Venere ! qui non esistevano più né stelle , né luna , né orizzonte : solo un disgustoso ammasso di pietre , un pullulamento di uomini che allo studente barbaricino parevano d ' una razza diversa e inferiore alla sua . Veduta attraverso lo sbalordimento , la stanchezza dei primi giorni , la suggestione melanconica del buio appartamentino di Piazza della Consolazione , Roma gli dava una tristezza quasi morbosa ; nella città vecchia , dalle vie strette , dalle botteghe puzzolenti , dagli interni miserabili , dalle porte che parevano bocche di caverne , dalle scalette che sembrava si perdessero in un tenebroso luogo di dolore , egli ricordava i più miseri villaggi sardi ; nella Roma nuova si sentiva smarrito , tutto gli appariva grande , le strade tracciate dai giganti per giganti , le case montagne , le piazze tancas sarde ; anche il cielo era troppo alto e troppo profondo . Anche all ' Università , dove egli cominciò a frequentare assiduamente i corsi di Diritto civile e penale e le lezioni di Enrico Ferri , lo aspettava una delusione . Gli studenti non facevano altro che rumoreggiare e ridere e beffarsi di tutto . Pareva si beffassero della vita stessa . Specialmente nell ' aula IV , mentre si aspettava il Ferri , il chiasso e il divertimento oltrepassavano il limite ; qualche studente saliva sulla cattedra e cominciava una parodia di lezione accolta da urli , fischi , applausi , grida di « Viva il Papa » , « Viva Sant ' Alfonso de ' Liguori » , « Viva Pio IX » . Qualche volta lo studente , dalla cattedra , con una faccia tosta indescrivibile imitava il miagolar del gatto o il canto del gallo . Allora le grida e i fischi raddoppiavano ; venivano lanciate pallottole di carta , pennine , fiammiferi accesi , finché l ' arrivo del professore , accolto da applausi assordanti , metteva fine alla scena . Anania si sentiva solo , triste fra tanta gioia , e gli sembrava di appartenere ad un mondo diverso da quello ove era costretto a vivere . Solo quando il professore cominciava a parlare , egli provava una commozione profonda , quasi un senso di gioia . Fantasmi di delinquenti , di suicidi , di donne perdute , di maniaci , di parricidi , passavano , evocati dalla voce possente del professore , davanti al pensiero turbato di Anania . E fra tante figure egli ne distingueva una , che passava e ripassava davanti a lui , ad occhi bassi . Ma invece di fissarla con orrore egli la guardava con pietà , col desiderio di stenderle la mano . Una sera lui e il Daga attraversavano Via Nazionale : lo splendore delle lampade elettriche si fondeva col chiarore della luna : le finestre del palazzo della Banca erano tutte vivamente illuminate . « Sembra , che tutto l ' oro racchiuso nella Banca brilli attraverso le finestre » , disse Anania . « Ma bbraaavooo ! Si vede che la mia compagnia ti dirozza . » « Sono più che mai romantico stasera . Andiamo al Colosseo ! » Andarono . Si aggirarono a lungo nel divino mistero del luogo , guardando la luna attraverso ogni arco ; poi sedettero su una colonna lucente e sospirarono entrambi . « Io sento una gioia simile al dolore , » disse Anania . Il Daga non rispose , ma dopo un lungo silenzio disse : « Mi sembra d ' essere nella luna . Non ti pare che nella luna si debba provare ciò che si prova qui , in questo gran mondo morto ? » . « Sì » , disse Anania , con voce flebile . « Questa è Roma . » Al ritorno passarono ancora per Via Nazionale . Chiacchieravano in dialetto . Era tardi , e su e giù , attraverso i marciapiedi quasi deserti vagavano molte farfalle notturne , così le chiamava il Daga . A un tratto una di esse passò accanto a loro e li salutò in dialetto sardo . « Bonas tardas , pizzoccheddos ! » Era alta , bruna , con grandi occhi cerchiati : la luce elettrica dava al suo piccolo viso , emergente dal collo di pelo d ' un soprabito chiaro , un pallore cadaverico . Come a Cagliari , la sera in cui Rosa e la compagna lo avevano fermato , Anania sussultò , preso da un senso d ' orrore , e trascinò via il Daga che rispondeva insolentemente alla donna . Era lei ? Poteva esser lei ? Era una sarda ... poteva esser lei ! II . Sdraiato sul suo lettuccio , dopo ore ed ore di amarezza , di dubbio , di opprimente melanconia , egli pensava : « È inutile illudermi : non sono pazzo , no ; ma non posso più vivere così ; bisogna ch ' io sappia ... Oh , fosse morta ! fosse morta ! Bisogna che io cerchi . Non sono venuto a Roma per questo ? Domani ! domani ! Dal giorno che arrivai ripeto questa parola , e l ' indomani arriva ed io non faccio niente . Ma che posso fare ? Dove devo andare ? E se la trovo ? » . Ah , era di questo che egli aveva paura . Non voleva neppur pensare a quanto poteva accadere dopo ... Improvvisamente si domandò : « E se mi confidassi col Daga ? Se io ora gli dicessi : " Battista , devo uscire , devo recarmi in questura per chiedere informazioni ... " . Ah , non ne posso più ! Sono tanti e tanti anni che io trascino con me questo peso : ora vorrei liberarmene , gettarlo via come si getta un carico opprimente ... liberarmene , respirare ... Bisogna snidarlo questo verme roditore . Mi diranno che sono uno stupido , mi convinceranno che lo sono , mi diranno di smettere ... Ebbene , tanto meglio se mi convinceranno ... Che giornata triste ! Il cielo si abbassa ... si abbassa sempre più ... Avrei sonno ? Bisogna ch ' io vada subito » . Pioveva dirottamente . Anche il Daga sonnecchiava sul suo lettuccio , al di là del paravento . « Battista » , disse Anania , sollevandosi , col gomito sul guanciale , « tu non esci ? » «No.» « Mi presti il tuo ombrello ? » Sperava che il compagno gli chiedesse dove voleva andare , con quel tempo orribile , ma il Daga disse : « Non potresti farmi il piacere di comprartene uno ? » Anania sedette sul letto , rivolto al paravento , e mormorò : « Devo andare in questura ... » . E sperò ancora che una voce fraterna gli chiedesse il suo segreto ... Ecco , egli palpitava già pensando come cominciare ... Ma attraverso il paravento una voce beffarda chiese : « Vai a far arrestare la pioggia ? » . Il segreto gli ripiombò sul cuore , più amaro e grave di prima . Ah , non un paravento , ma una muraglia insuperabile lo divideva dalla confidenza e dalla carità del prossimo . Non doveva chiedere né aspettare aiuto da nessuno ; doveva bastare a se stesso . S ' alzò , si pettinò accuratamente e cercò nel cassetto la sua fede di nascita . « Prendilo pure , l ' ombrello . Ma perché vai ? » , chiese l ' altro , sbadigliando . Egli non rispose . Sulle scale buie si fermò un momento , ascoltando lo scroscio sonoro dell ' acqua sull ' invetriata del tetto : pareva il rombo d ' una cascata , che dovesse di momento in momento precipitarsi entro la casa , già inondata dal fragore dell ' imminente rovina . Una tristezza mortale gli strinse il cuore . Uscì e vagò lungamente per le strade lavate dalla pioggia : salì su per una viuzza deserta , passò sotto un arco nero , guardò con infinita tristezza i chiaroscuri umidi di certi interni , di certe piccole botteghe , nella cui penombra si disegnavano pallide figure di donne , di uomini volgari , di bimbi sudici : antri ove i carbonari assumevano aspetti diabolici , dove i cestini di erbaggi e di frutta imputridivano nell ' oscurità fangosa , ed il fabbro e il ciabattino e la stiratrice si consumavano nei lavori forzati , in un luogo di pena più triste della galera stessa . Anania guardava : ricordava la catapecchia della vedova di Fonni , la casa del mugnaio , il molino , il misero vicinato e le melanconiche figure che lo animavano ; e gli pareva d ' esser condannato a viver sempre in luoghi di tristezza e tra immagini di dolore . Dopo un lungo ed inutile vagabondare rientrò a casa e si mise a scrivere a Margherita . « Sono mortalmente triste : ho sull ' anima un peso che mi opprime e mi schiaccia . Da molti anni io volevo dirti ciò che ti scrivo adesso , in questo triste giorno di pioggia e di melanconia . Non so come tu accoglierai la rivelazione che sto per farti ; ma qualunque cosa tu possa pensare , Margherita , non dimenticare che io sono trascinato da una fatalità inesorabile , da un dovere che è più terribile d ' un delitto ... » Arrivato alla parola « delitto » si fermò e rilesse la lettera incominciata . Poi riprese la penna , ma non poté tracciare altra parola , vinto da un gelo improvviso . Chi era Margherita ? Chi era lui ? Chi era quella donna ? Cosa era la vita ? Ecco che le stupide domande ricominciavano . Guardò lungamente i vetri , il filo di ferro , gli anellini ed i lacci bagnati e saltellanti su uno sfondo giallastro , e pensò : « Se mi suicidassi ? » , Lacerò lentamente la lettera , prima in lunghe striscie , poi in quadrettini che dispose in colonna , e tornò a fissare i vetri , il filo di ferro , i laccetti che parevano marionette . Rimase così finché la pioggia cessò , finché il compagno lo invitò ad uscire . Il cielo si rasserenava ; nell ' aria molle vibravano i rumori della città rianimatasi , e l ' arcobaleno s ' incurvava , meravigliosa cornice , sul quadro umido del Foro Romano . Al solito , i due compagni salirono per Via Nazionale e il Daga si fermò a guardare i giornali davanti al Garroni , mentre Anania proseguiva distratto , andando incontro ad una fila ciangottante di chierici rossi , uno dei quali lo urtò lievemente . Allora egli parve destarsi da un sogno , si fermò e aspettò il compagno , mentre i chierici s ' allontanavano , e il riflesso dei loro abiti scarlatti dava uno splendore sanguigno al lastrico bagnato . « Nella mia infanzia ho conosciuto il figliuolino d ' un bandito famoso ; il bimbo era già arso da passioni selvaggie , e si proponeva di vendicare suo padre . Ora invece ho saputo che si è fatto frate . Come tu spieghi questo fatto ? » , domandò Anania . « Quell ' individuo è pazzo ! » , rispose il Daga con indifferenza . « Ebbene , no ! » , riprese Anania animandosi . « Noi spieghiamo o vogliamo spiegare molti misteri psicologici , dando il titolo di matto all ' individuo che ne è soggetto . » « Per lo meno , però , è un monomaniaco . D ' altronde anche la pazzia è un mistero psicologico complicato ; un albero il cui ramo più potente è la monomania . » « Ebbene , ammetto . Ma l ' individuo in questione aveva la monomania del banditismo ; aggiungi , monomania atavica . Facendosi frate egli , sebbene uomo quasi primitivo , ha voluto liberarsi dal suo male ... » « E finirà con l ' impazzire davvero , quel frate . Un uomo cosciente , colto dal malanno di un ' idea fissa qualunque , deve liberarsene secondandola . » « Tu forse hai ragione » , disse Anania , pensieroso . E non parlò più finché non arrivarono all ' angolo di Via Agostino Depretis . Allora disse , svoltando strada : « Voglio prendere ... mi hanno incaricato di prendere l ' indirizzo di una persona ... Devo andare in questura » . Il compagno lo seguì , curioso . « Chi è questa persona ? Chi ti ha incaricato ? È del tuo paese ? » Ma Anania non si spiegava . Arrivati davanti a Santa Maria Maggiore il Daga dichiarò che non sarebbe andato oltre . « Allora aspettami qui » , disse Anania , senza fermarsi , « ti dirò poi ... » Messo in curiosità il Daga lo seguì per un tratto , poi lo aspettò sulla gradinata della chiesa . « Il dado è gettato ? » chiese con enfasi , quando Anania ricomparve . Ma nonostante le sue domande e i suoi scherzi non riuscì a sapere che cosa il suo compagno era andato a fare in questura . Appoggiato al muro Anania guardava l ' orizzonte e ricordava la sera in cui , bambino , era salito sulle falde del Gennargentu ed aveva veduto un pauroso cielo tutto rosso , animato da spiriti invisibili . Anche adesso sentiva un mistero aleggiargli intorno , e la città gli sembrava una foresta di pietra attraversata da fiumi pericolosi , e sentiva paura . III . Sì , come si legge nelle vecchie storie romantiche , il dado era gettato . La questura , dopo la domanda e le indicazioni di Anania , fece ricerca di Rosalia Derios , e verso la fine di marzo informò lo studente che al numero tale di Via del Seminario , all ' ultimo piano , abitava una donna sarda , affitta - camere , il cui passato e i connotati corrispondevano a quelli di Olì . Questa signora si chiamava , o si faceva chiamare , Maria Obinu , nativa di Nuoro . Abitava in Roma da quattordici anni , e nei primi tempi aveva vissuto un po ' irregolarmente . Da qualche anno , però , menava vita onesta - almeno in apparenza - affittando camere mobiliate e facendo pensione . Anania non si commosse troppo nel ricevere queste informazioni . I connotati combinavano ; egli non ricordava precisamente la fisonomia di sua madre , ma ricordava che ella era alta , coi capelli neri e gli occhi chiari : e la Obinu era alta , coi capelli neri e gli occhi chiari . Inoltre egli sapeva che a Nuoro non esisteva alcuna famiglia Obinu , e che nessuna donna nuorese viveva e affittava camere a Roma . Evidentemente quindi la Obinu falsava il suo nome e la sua origine ... Tuttavia egli sentì che la donna indicatagli dalla questura non era , non poteva essere sua madre ; questa non viveva a Roma dal momento che la questura non riusciva a scoprirla . Dopo giorni e mesi di attesa e di ansia , egli provò come un senso di liberazione . La primavera penetrava anche nel cortile melanconico di Piazza della Consolazione , in quell ' enorme pozzo giallo esalante odori di vivande , animato dal canto delle serve e dal gorgheggio dei canarini prigionieri . L ' aria era tiepida e dolce ; sul cielo azzurro passavano nuvolette rosee , e il vento portava fragranze di rose e di viole . Affacciato alla finestra , Anania si abbandonava ai suoi sogni nostalgici . L ' odore delle viole , le nuvole rosee , il tepore della primavera , tutto gli ricordava la terra natìa , i vasti orizzonti , le nuvole che dalla finestra della sua cameretta egli vedeva affacciarsi o tramontare fra gli elci dell ' Orthobene . Poi ricordava la pineta di monte Urpino , il silenzio delle cime coperte d ' asfodeli e di iris violette , il mistero dei viali vigilati dal puro sguardo delle stelle . E la figura diletta di Margherita dominava i freschi paesaggi natii , circondata di asfodeli e di gigli selvatici , coi capelli di rame sfumati nel fulgore del cielo metallico . La primavera romana non lo commoveva che per le rimembranze : gli sembrava una primavera artificiale , troppo ardente e luminosa , troppo abbondante di fiori e di profumi . Piazza di Spagna , ornata come un altare , con la scalinata coperta di petali di rose mosse dalla brezza , il Pincio con gli alberi avvolti di fiori violacei , le vie profumate dai cestini di narcisi e di ranuncoli che le fioraie , ferme sull ' orlo dei marciapiedi , offrivano ai passanti , - tutta questa ostentazione , tutto questo mercato della primavera , dava allo studente l ' idea di una festa banale , che a lungo andare rattristava e disgustava . La primavera palpitava al di là dell ' orizzonte ; giovinetta selvaggia e pura ella scorrazzava attraverso le tancas coperte d ' erbe alte aromatiche , e cantava con gli uccelli palustri in riva ai torrenti , e scherzava coi mufloni e con le lepri , fra i ciclamini , sotto le immense quercie sacre ai vecchi pastori della Barbagia , e si addormentava all ' ombra delle roccie fiorite di musco , nei voluttuosi meriggi , mentre intorno al suo letto di felci e di pervinche gli insetti dorati ronzavano amandosi , e le api suggevano le rose canine estraendone il miele amaro ; amaro e dolce come l ' anima sarda . Anania amava e viveva in questa primavera lontana ; seduto accanto alla finestra guardava le nuvolette rosee , e s ' immaginava di essere un prigioniero innamorato . Una sonnolenza piacevole gli velava lo spirito , togliendogli la forza e la volontà di pensare a determinate cose . Le idee venivano e passavano nella sua mente , - così come le persone passano per la via ; lo interessavano per un attimo , ma non si fermavano ed egli le dimenticava subito . Più che mai amava la solitudine ; e persino la presenza del compagno lo irritava , anche perché il Daga lo derideva continuamente . « Noi vediamo la vita sotto aspetti ben diversi » , gli diceva , « cioè io la vedo e tu non la vedi . Io sono miope e vedo , attraverso lenti fortissime , le cose e le umane vicende , nitidamente , rimpicciolite ; tu sei miope e non possiedi neppure un paio d 'occhiali.» Talvolta infatti pareva ad Anania di aver un velo davanti agli occhi ; egli viveva di diffidenza e di dolore . Anche la sua passione per Margherita , in fondo , era composta di tristezza e di paura . Un giorno , agli ultimi di maggio , egli sorprese il compagno stretto in tenero amplesso con la maggiore delle padroncine . « Sei un bruto » , gli disse con disprezzo . « Non amoreggi anche con l ' altra sorella ? Perché ti burli di entrambe ? » « Scusami , stupido : son loro che vengono a buttarmisi fra le braccia , le posso respingere ? » , chiese cinicamente il Daga . « Poiché il mondo è diventato un gambero , profittiamone . Ora son le donne che seducono gli uomini ; ed io sarei più stupido di te se non mi lasciassi sedurre ... fino ad un certo punto ... » « Ma perché certe cose non accadono che a certi tipi ? A me no , per esempio . » « Perché agli asini non può succedere ciò che succede agli uomini : eppoi le nostre soavi padroncine hanno , in fondo , l ' onesto desiderio di trovarsi un marito e sanno che tu sei fidanzato . » « Io fidanzato ?...», gridò Anania , « chi lo ha detto ? » « Chi lo sa ? E di una Margherita , anche , che questa volta , meno male , va gettata ante asinos . » « Ti proibisco di ripetere quel nome ! » , proruppe Anania , andando addosso al Daga . « Capisci , te lo proibisco ! » « Abbassa le dita , ché mi cavi gli occhi ! Il tuo amore è feroce ! » Fremente di collera Anania si mise a impacchettare i suoi libri e le sue carte . « Ah » , diceva , a denti stretti , « me ne vado subito , subito . Io non so vivere fra gente curiosa e volgare . » « Addio , dunque ! » , disse Battista , gettandosi sul letto . « Ricordati almeno che nei primi giorni che siamo giunti , se non c ' ero io rimanevi vilmente schiacciato da una carrozza . » Anania uscì , col cuore gonfio di fiele : si diresse automaticamente verso il Corso , e quasi senza avvedersene si trovò in Via del Seminario . Era un pomeriggio ardente ; lo scirocco sbatteva le tende dei negozi : l ' aria odorava di vernici , di droghe e di vivande . Anania sentiva i suoi nervi fremere come corde metalliche . In Via del Seminario passò in mezzo a uno stormo di chierici e di preti dalle mantelline svolazzanti e mormorò dispettosamente : « Corvi ! » , A un tratto , accanto a una piccola porta che dava su un andito buio , egli vide un numero , il numero della casa ove abitava Maria Obinu . Entrò , salì all ' ultimo piano e suonò . Una donna alta e pallida , vestita di nero , aprì : egli si turbò , sembrandogli di aver veduto altra volta i grandi occhi verdastri di lei . « La signora Obinu ? » « Sono io » , rispose la donna con voce grave , « No » , egli pensò , « non è lei ; non è la sua voce . » Entrò . La Obinu gli fece attraversare un piccolo vestibolo buio e lo introdusse in un salottino grigio e triste ; egli si guardò attorno , vide una testa di cervo e una pelle di muflone attaccate al muro , e immediatamente sentì i suoi dubbi rinascere . « Vorrei una camera ; io sono sardo , studente » , disse , esaminando la donna da capo a piedi . Ella era pallida e scarna , col collo lungo , il naso affilato quasi trasparente ; ma i folti capelli neri , pettinati ancora alla sarda , cioè a trecce strette appuntate fortemente sulla nuca , le davano un ' aria graziosa . « Lei è sardo ? Ho piacere ... » , rispose disinvolta . « Adesso non ho camere disponibili , ma se lei può pazientare una quindicina di giorni , ho una signorina inglese che deve partire ... » Egli chiese ed ottenne di veder la camera ; il letto stava al centro , fra due cataste di libri vecchi e d ' oggetti antichi ; entro una vasca di gomma , ancora piena d ' acqua insaponata , olezzava un fascio di gaggie ; dalla finestra si scorgeva un giardinetto melanconico . Sul tavolino Anania vide , fra gli altri , un volumetto che egli amava con passione dolorosa . Erano i versi di Giovanni Cena : Madre . « Ho bisogno di andar subito via dalla casa dove sto ; prenderò questa camera , ma intanto , non potrebbe darmene un ' altra , fosse anche un buco ?...» Rientrarono nel salottino , ed egli si fermò a guardare la testa imbalsamata del cervo . « È un ricordo di mio padre , che era cacciatore » , disse la donna , sorridendo con bontà . « È di Nuoro , lei ? » « Sì , ma sono nata là per caso . » « Anch ' io sono nato per caso nel villaggio di Fonni » , egli disse , guardandola in viso . « Sì , sono nato a Fonni ; mi chiamo Anania Atonzu Derios . » Ella non batté palpebra . « No , non è lei ! » , egli pensò , e si sentì felice . « Per questi quindici giorni le darò la mia camera » , disse finalmente la Obinu , cedendo alle insistenze di lui , ed egli accettò . La cameretta pareva la cella d ' una monaca ; il lettino candido , odorante di spigo , ricordava i semplici giacigli di certe patriarcali abitazioni sarde . E come in quelle abitazioni , Maria Obinu aveva appeso lungo le pareti grigie della sua camera una fila di quadretti e di immagini sacre ; tre ceri , poi , e tre crocefissi , un ramo d ' olivo e un rosario che pareva di confetti , pendevano in capo al letto ; in un angolo ardeva una lampadina davanti ad una immagine dove le Sante Anime del Purgatorio , tinte di livido da un lapis turchino , pregavano tra fiamme insanguinate da un lapis rosso . Anania prese possesso della camera , e ben presto fu riassalito dai suoi dubbi . Perché la Obinu gli cedeva la sua camera ? perché si mostrava così premurosa con lui ? Mentre egli metteva a posto i suoi libri , Maria bussò e , senza avanzare , gli domandò se desiderava che la lampadina delle « Sante Anime » venisse spenta . « No » , egli rispose con voce forte , « venga avanti , anzi , che le faccio vedere una cosa . » Ella entrò , pallida , sorridente ; pareva avesse sempre conosciuto il suo inquilino e gli volesse bene . Egli teneva fra le mani uno strano oggetto , un sacchettino di stoffa unta , attaccato ad una catenina annerita dal tempo . Disse , mettendosi l ' amuleto al collo : « Veda , anche io sono devoto , questa è la ricetta di San Giovanni , che allontana le tentazioni . » La donna guardava . Improvvisamente cessò di sorridere , ed Anania sentì il suo cuore battere forte . « Lei non crede a queste cose ? » , domandò Maria . « Ebbene , se non ci crede , almeno non se ne burli . Sono cose sacrosante . » Steso sul lettino odorante di spigo , Anania pensava continuamente al suo segreto . ... E se Maria Obinu era Olì ? Se era lei ? Così vicina e così lontana ! qual filo misterioso lo aveva condotto fino a lei , fino al guanciale su cui ella doveva qualche volta piangere ricordando il figliuolo abbandonato ? Che strana cosa la vita ! Egli era dunque giunto così al suo destino , solo per forza di una volontà misteriosa che lo aveva guidato quasi a sua insaputa . Ma non era pazzo , dunque ? Che sciocchezze , che puerilità ! No , non era lei , non poteva esser lei . Ma se lo era ? Se ella già sapeva di essere vicina a suo figlio , mentre egli si dibatteva nel dubbio ? No , non poteva essere lei . Una madre non può non tradirsi , non può non gridare nel rivedere suo figlio . Era assurdo . - Sciocchezze , idee convenzionali . Una donna sa dominarsi anche tra le più violente emozioni . Essa , poi , che aveva abbandonato e buttato via la sua creatura ! Appunto per questo doveva tradirsi , gridare , sussultare . Una madre è sempre una madre . Eppoi Olì , una selvaggia , una semplice figlia della natura , non poteva aver assimilato la perfidia delle donne di città , tanto da fingere come una commediante , da sapersi dominare così ! Impossibile . Era assurdo , Maria Obinu era Maria Obinu , simpatica donna , mite e incosciente , che aveva avuto la fortuna , più che la forza , di emendarsi . Non poteva esser lei . Ma intanto egli ricordava la prima notte passata a Nuoro e il bacio furtivo di suo padre , e di momento in momento aspettava che l ' uscio s ' aprisse , e un ' ombra si avanzasse , nel chiarore della lampadina , e un bacio rivelatore gli sfiorasse la fronte ! ... « E se ciò fosse ... che farei io ? » si chiedeva trepidando . I rumori della città si affievolivano , s ' allontanavano , quasi ritirandosi anch ' essi , stanchi , verso un luogo di riposo . Anania sentì rientrare i tardivi inquilini , poi tutto fu silenzio , nella casa , nella via , nella città . Ed egli vegliava ancora ! Ah , forse quella lampadina ? ... « Ora la spengo ... » Si alzò . Un rumore , un fruscio ... È l ' uscio che si apre ? Oh , Dio ! Egli si gettò nuovamente sul letto , chiuse gli occhi e attese . Il cuore e la gola gli pulsavano febbrilmente . Ma l ' uscio rimase chiuso , ed egli si calmò e rise di sé . Però non spense la lampadina . IV . Roma , 1 giugno Margherita mia Ricevo in questo momento la tua lettera e rispondo subito . Sono un po ' stordito ; in questi giorni ho almeno una ventina di volte preso in mano la penna per scriverti , senza riuscirci . Eppure ho tante cose da dirti . Ho cambiato casa : sto presso una signora sarda che dice di esser nata a Nuoro , è una buona donna , simpatica , molto devota ; ha per me delle cure veramente materne , tanto che mi ha dato la sua camera in attesa della partenza d ' una bellissima signorina inglese che deve cedermi la sua . Questa Miss rassomiglia a te in modo straordinario ; ti scongiuro però di non esser gelosa : 1 . - perché io sono pazzamente innamorato di una signorina nuorese ; 2 . - perché Miss deve partire fra otto giorni ; 3 . - perché è matta da legare ; 4 . - perché é fidanzata ; 5 . - perché io sono sotto la salvaguardia di tutte le sante ed i santi del cielo appesi alle pareti della mia camera , nonché delle Anime Sante del Purgatorio illuminate giorno e notte da una mariposa . Presso la mia nuova padrona abitano altri stranieri che vanno e vengono , e un sarto piemontese , elegantissimo e coltissimo , e un commesso viaggiatore , che per le bugie che dice mi ricorda il colendissimo signor Francesco Carchide di Nuoro , tuo sfortunato pretendente . La signora Obinu tiene poi una vecchia cuoca sarda , che sta a Roma da oltre trent ' anni ed ancora non ha appreso l ' italiano . Povera vecchia zia Varvara ! Essa è nera e piccina come una jana [ 23 ] : conserva gelosamente nel baule il suo costume natìo , ma veste un ridicolo abito comprato a Campo dei Fiori . Spesso io vado a trovarla , nella cucina buia e torrida , ed essa mi domanda notizie delle persone del suo paese , e crede che il mare sia sempre in tempesta come l ' unica volta in cui ella lo attraversò . Per lei Roma è un luogo dove tutte le cose son care , e dove si può morire da un momento all ' altro investiti da una vettura . Mi domandò se da noi si fa ancora il pane in casa ; risposi di sì ed essa si mise a piangere , ricordando gli scherzi e il divertimento dei giorni nei quali si cuoceva il pane , a casa sua . Poi volle sapere se i pastori mangiano ancora seduti per terra , sotto gli alberi . Come sospirava ricordando un banchetto di Pasqua , a cui prese parte quarant ' anni or sono , in un ovile del Goceano ! Qui fa già molto caldo , ma verso sera , di solito , l ' aria si rinfresca : io passeggio lungo le rive del Tevere , e sto ore ed ore a guardare l ' acqua corrente , rivolgendo a me stesso delle domande perfettamente inutili . Nelle sere tranquille il gran fiume è tutto latteo , e riflette i lumi , i ponti , la luna , come un marmo levigato . Io rassomiglio il corso perenne dell ' acqua al mio amore per te ; così , continuo , silenzioso , travolgente , inesauribile . Perché , perché tu non sei qui con me , Margherita mia ? Già tutte le cose mi sembrano più interessanti quando io le guardo pensando a te ; ah , come dunque mi parrebbero belle se potessi vederle riflesse dai tuoi occhi adorati ! Ma quando dunque , ma quando si potrà avverare il sogno tormentoso e delizioso delle anime nostre ? In certi momenti mi pare impossibile che io possa vivere ancora tanto tempo diviso da te , ed uno spasimo indicibile mi fa tremare il cuore ; poi trasalisco di gioia al pensare che fra due mesi ci rivedremo . O mia Margherita , mio fiore adorato , io non so esprimerti ciò che sento , e mi pare che nessuna parola umana potrebbe esprimerlo . È un fuoco continuo che mi arde e mi divora , è una sete inesprimibile che una sola fontana potrà estinguere . Io sono così solo nel mondo , Margherita ! Tu sei tutto il mio mondo , e quando io mi smarrisco tra la folla , in un mare di gente sconosciuta , basta che pensi a te perché l ' anima mia vibri d ' amore per tutti gli ignoti esseri che mi circondano , e intorno a me senta vibrare l ' anima della moltitudine , come un mare sonoro . Quando ricevo le tue lettere , provo una felicità così intensa che mi dà le vertigini ; mi pare d ' essere giunto alla cima d ' una montagna , e che debba appena stender la mano per sfiorare le stelle . È troppo ... è troppo ... ho quasi paura ; paura di precipitare in un abisso , paura di essere incenerito dal contatto degli astri vicini . Che accadrebbe di me se tu mi venissi a mancare ? Ah , tu non sai , tu non puoi capire che bestemmia pronunzi quando mi scrivi che sei gelosa delle donne che io posso incontrare qui a Roma . Nessuna donna può essere , può rappresentare per me ciò che tu sei e rappresenti . Sei la mia vita stessa , sei il passato , la patria , la razza , il sogno . * * * Riprendo la lettera , tutto stordito da una confidenza fattami da zia Varvara pochi minuti or sono . La vecchietta entrò qui con la scusa di portare dell ' acqua : era tutta arrabbiata con la padrona e cominciò a parlar male di lei . Mi disse che la Obinu ha un passato tenebroso , che ha abbandonato in Sardegna due suoi figliuoli , e che adesso continua ad avere qualche relazione equivoca ... Egli interruppe di nuovo la lettera , di cui aveva scritto le ultime righe sotto l ' impulso d ' un improvviso stordimento . « Sì » , pensò , « io sono troppo vicino alle stelle ... e non vedo l ' abisso dove ineluttabilmente devo cadere ... » « No , no , no ! » , disse poi a voce alta , disperatamente , scuotendo la testa . « Perché mi ostino ? Essa può essere mia madre , e non si rivela a me per continuare a vivere nel vizio ! » Egli singhiozzava senza lagrime , balbettando parole sconnesse e scuotendo follemente il capo ; ma ad un tratto balzò in piedi , pallido , rigido , con gli occhi vitrei . « Bisogna uscirne , bisogna che io sappia . Ma perché questa lampada accesa , perché questi quadretti , perché le continue preghiere ? Ebbene , appunto per ciò . Ma io ti saprò smascherare , anima perduta , io ti ucciderò ! » I suoi occhi balenavano d ' odio , ma all ' improvviso tremò , si lasciò nuovamente cadere seduto e batté la fronte sul tavolo : oh , avrebbe voluto spaccarsi la testa , non pensare più , dimenticare , annullarsi ... Si sentì vile , gli parve d ' essere viscido e nero ; d ' essere carne della carne venduta di sua madre , anch ' egli delinquente , misero , abbietto . Ricordi tumultuosi gli passarono nella mente ; rammentò i generosi propositi tante volte accarezzati , il sogno di cercarla e di redimerla , la pietà infinita per l ' incoscienza e la irresponsabilità di lei , l ' orgoglio che egli provava nel sentirsi così pietoso , la sete di sacrifizio ... Tutto menzogna . Basta un vago indizio , dato da una vecchia rimbambita , per ridestargli nell ' anima una tempesta di fango , e suggerirgli l ' idea del delitto ! Tutto illusione , tutto sogno in « questa cosa strana » che è la vita . « E se fosse illusione anche ciò che penso adesso ? Se io mi ingannassi ? Se Maria non fosse lei ? Ebbene , se non Maria è un ' altra » , concluse disperato ; « vicina o lontana , ella esiste e mi chiama , ed io devo ritornare sui miei passi , ricominciare , ritrovarla , viva o morta . Oh , fosse morta ! » . Attese il ritorno della padrona , e per calmarsi cercò di analizzare la strana passione che lo tormentava , ripetendo a se stesso che la maggior sua pena proveniva dal crudele contrasto dei due esseri che formavano lo sdoppiamento del suo io . Uno di questi due esseri era un bambino fantastico , appassionato e triste , col sangue malato ; era ancora lo stesso bambino che scendeva la montagna natìa sognando un mondo misterioso ; lo stesso che nella casa del mugnaio aveva per lunghi anni meditato la fuga senza compierla mai ; lo stesso che a Cagliari aveva pianto credendo che Maria Rosa potesse essere sua madre : l ' altro essere , normale e cosciente , cresciuto accanto al bambino incurabile , vedeva la inconsistenza dei fantasmi e dei mostri che tormentavano il suo compagno , ma per quanto combattesse e gridasse non riusciva a liberarlo dalla sua ossessione , a guarirlo dalla sua follia . Una lotta continua , un crudele contrasto agitava notte e giorno i due esseri ; e il bambino fantastico e illogico , vittima e tiranno , riusciva sempre vincitore . Egli voleva sapere , voleva scoprire , voleva raggiungere il suo intento ; e soffriva della vanità della sua ricerca e della speranza di arrivare al suo scopo . Molte volte Anania si era chiesto se , libero dall ' amore per Margherita , egli avrebbe sofferto egualmente in questa sua triste ricerca . E sempre s ' era risposto di sì . La Obinu rientrò verso sera . « Signora Maria » , disse Anania , aprendo l ' uscio , « venga ; devo dirle una cosa » . Ella entrò e si buttò a sedere accanto a lui : ansava per le scale salite di corsa , era insolitamente rossa , con la fronte lucente di sudore . « Perché sta al buio ? Che cosa ha da dirmi , signor Anania ? Si sente male ? » La sua voce era tranquilla : e di nuovo egli sentì cadere i suoi sospetti , e gli parve ridicolo fare una scena a quella donna stanca che doveva apparecchiare la tavola per i suoi pensionanti . V . Era vicino il giorno della partenza . « Zia Varvara » , diceva lo studente alla vecchia serva che preparava il caffè , « come sono felice ! Fra pochi giorni ... addio ! Mi pare di aver le ali . Adesso salto sulla finestra , faccio zsss ... e via , spicco il volo e sono in Sardegna » . « Aaah ! » , gridò la vecchia , comicamente spaventata . « Non montare sulla finestra , cuore mio ! Bada che caschi ... » « Ebbene , datemi una tazza di caffè , allora ! Come è buono il vostro caffè ! Solo mia madre , a Nuoro , riesce a farlo altrettanto buono . Volete venire con me , a Nuoro ? » La vecchia sospirò : ah , se non ci fosse stato il mare ! « Sei molto ricco ? » « Eh , altro ! » « Quante tanche hai ? » « Sette od otto , non ricordo bene . » « E alveari ne hai ? E servi pastori ? » « Tutto , tutto , zia Varvara , ho tutto ! » « Ma allora perché studi ? » « Perché la mia innamorata vuole ch ' io diventi dottore . » « E chi è la tua innamorata ? » « La figlia del barone di Baronia . » « Ah , vivono ancora i baroni di Baronia ? Io ho sentito narrare che nel loro castello s ' aggirano i fantasmi . Una volta un taglialegna passò la notte sotto le mura del castello e vide una dama con una lunga coda d ' oro che pareva una cometa . Oh , Nostra Signora mia del Buon Consiglio , tu mi rovini ... bada che ti farà male tutto questo caffè ! » « Raccontate dunque , zia Varvara . Quando il taglialegna vide la dama cosa fece ? » Zia Varvara raccontava . Confondeva le leggende del castello di Burgos con le leggende del castello di Galtellì , mischiava ricordi storici , diventati oramai tradizioni popolari , con avvenimenti accaduti durante la sua lontana infanzia . « E i nuraghes , poi ! Quanti tesori nascosti ! Sai , quando i mori venivano in Sardegna per rapire le donne e gli armenti , i Sardi nascondevano le monete nei nuraghes . » Anania pensava a suo padre , che anche ultimamente gli aveva scritto pregandolo di visitare i musei « dove si conservano le antiche monete d ' oro » . « Una volta » , ricominciava zia Varvara , « io andai a cogliere spighe intorno ad un nuraghe ; mi ricordo come fosse oggi . Avevo la febbre , e verso sera dovetti coricarmi fra le stoppie , aspettando che passasse qualche carro che mi conducesse in paese . Ed ecco cosa vedo . Il cielo , dietro il nuraghe , era tutto color di fuoco : pareva un drappo di scarlatto ; ad un tratto un gigante sorse sul patiu [ 24 ] e cominciò a cacciar fumo dalla bocca . In breve tutto il cielo si oscurò . Che paura , Nostra Signora mia del Buon Consiglio ! Ma ad un tratto vidi San Giorgio con in testa la luna piena , ed in mano una leppa lucente come l ' acqua . Tiffeti , taffati ! » , concluse la vecchia , roteando un coltello da cucina . « San Giorgio tagliò la testa al gigante , e il cielo ritornò sereno . » « Era la febbre . » « Ebbene , sarà stata la febbre , ma io vidi il gigante e Santu Jorgj : sì , li vidi con questi occhi . » Anania ascoltava con piacere i suggestivi racconti di zia Varvara . Sentiva , nelle parole nostalgiche della vecchia esiliata , l ' aroma della terra natìa , il soffio carico delle essenze selvagge dell ' Orthobene e del Gennargentu . « Ah , come mi divertirò , queste vacanze ! » , diceva alla vecchia . « Voglio recarmi a tutte le feste , voglio visitare il mio paesello natìo : voglio salire sul Gennargentu , su Monte Rasu , sui monti di Orgosolo . » « E lei non viene più in Sardegna ? » , chiese una sera a Maria Obinu . « Io ? » , ella rispose , un po ' cupa . « Mai più ! » « Perché ? Venga qui alla finestra , signora Maria , guardi che bella luna ! Ebbene , non le piacerebbe fare un pellegrinaggio alla Madonna di Gonare , così , con una luna splendida ? Salire a cavallo piano piano , pei boschi , pei dirupi , avanti , sempre avanti , mentre la chiesetta si disegna sul cielo , in alto , in alto , in alto !...» Maria scuoteva la testa con indifferenza ; zia Varvara , al contrario , sussultava tutta e sollevava gli occhi , quasi per cercare con lo sguardo la chiesetta campeggiata sull ' azzurro tenero del cielo lunare , in alto , in alto , in alto ! ... « Salvo lei e le persone che le vogliono bene ... » , maledì Maria , « e salvo le chiese e i devoti di Maria Santissima ! ... ma il fuoco passi per la Sardegna prima che io ci ritorni » . Anania interrogava spesso zia Varvara sul passato di Maria , e sul perché dell ' odio di questa per il paese natìo . « Ah , cuoricino mio , ella ha ben ragione ! Laggiù l ' hanno assassinata ... » « Ma se è ancora viva , zia Varvara ! » « Ah , tu non sai ! È meglio assassinare una donna che tradirla ... » Egli pensava a sua madre , e il dubbio , la chimera e il sogno lo riafferravano tutto . « Zia Varvara , voi avete detto che ella è stata tradita da un signore ... Ditemi , dunque , come si chiama quel signore ... cercate di saperlo ... Ditemi , ha delle carte la signora Maria ? Io potrei aiutarla , cercare il suo seduttore . » « Perché ? » « Perché la aiuti ... » « Ma essa non ha bisogno d ' aiuto : ha dei soldi , sai ! Lasciala in pace , piuttosto , perché ella non vuole che si ricordi la sua sventura . Non una parola , sai ! Mi strangolerebbe se sapesse che io parlo di lei con te ... » « E dei suoi figli non si sa niente ? » « Ma pare sia una figlia , solo . Credo stia coi parenti di lei . Maria manda spesso denari , in Sardegna . » Ma Anania non abbandonava l ' idea che Maria e Olì potessero formare la stessa persona . « Eppure bisogna sapere » , pensava , camminando distratto per le vie animate da una folla sempre più scarsa . « Se non è lei perché mi tormento ? Ma dove , dove è lei ? Che fa ? È vicina o lontana ? Al fragore della città , a questo rombo che mi sembra la voce di un mostro dalle mille e più mila teste , è mescolato il respiro , il gemito , il riso di lei ? E se non qui , dove ? » Una notte egli ebbe un po ' di febbre , e nell ' incubo gli parve di vedere più volte la figura di Maria curva sul suo guanciale . Era delirio o realtà ? Il chiarore della lampada rischiarava la camera . Egli vedeva altre figure fantastiche , ma pensava « ho la febbre » e solo la figura di Maria Obinu gli sembrava reale . Visioni apocalittiche sorgevano , s ' incalzavano , si mescolavano , sparivano , come nuvole mostruose , intorno a lui . Fra le altre cose egli vedeva il nuraghe col gigante ed il San Giorgio del sogno febbrile di zia Varvara ; ma la luna si staccava dalla figura del Santo e volava sul cielo ; altre due lune , rosse e immense , la seguivano . Era imminente un cataclisma . Una folla enorme si pigiava su una spiaggia di mare in tempesta . Le onde erano cavalli marini che lottavano contro spiriti invisibili . Ad un tratto un urlo salì dal mare , Anania sussultò d ' orrore , aprì gli occhi e gli parve di averli azzurri . « Che stupidaggini ! » , pensò . « Ho la febbre . » Maria Obinu riapparve nella camera , si avanzò , silenziosa , si curvò sul lettuccio . Allora Anania cominciò a delirare . « Ti ricordi , mamma , tu mi insegnavi la piccola poesia : Luna luna Porzedda luna Perché non vuoi dirmi che sei la mia mamma , tu ? Dimmelo dunque ; tanto io lo so , che tu sei la mia mamma , ma devi dirmelo anche tu . Ricordi l ' amuleto ? Possibile che tu non ricordi quella mattina , quando scendevamo ... e il fringuello cantava fra i castagni umidi e le nuvole volavano via dietro il monte Gonare ? Ma sì che ti ricordi ! dimmelo dunque ... non aver paura ... Io ti voglio bene , vivremo assieme . Rispondi . » La donna taceva . Il sofferente fu assalito da un vero spasimo di tenerezza e d ' angoscia . « Madre ... madre , parla ; non farmi soffrire oltre : sono stanco ormai . Se tu sapessi che pena ! Tu sei Olì , non è vero ? E inutile che tu dica il contrario ; tu sei Olì . Che cosa hai fatto sinora ? Dove sono le tue carte ? Ebbene , non parliamo del passato ; tutto è finito . Ora non ci lasceremo più ... ma tu vai via ? No , no , Dio , aspetta ... non andartene ... » E si sollevò sul letto , con gli occhi spalancati , mentre la figura si allontanava lentamente e scompariva ... Soltanto pochi minuti prima di partire prese la solenne decisione di lasciare in sospeso , fino al ritorno , tutte le ricerche e tutti i vani progetti . Si sentiva stanco , disfatto ; il caldo , gli esami , la febbre , le fantasticherie lo avevano esaurito . « Mi riposerò » , pensava , preparando rapidamente la valigia e ricordando i lunghi preparativi della sua prima partenza da Nuoro . « Ah , quanto vorrò dormire queste vacanze ! Non voglio diventare nevrastenico . Salirò sulle montagne natìe , sul Gennargentu vergine selvaggio . Da quanto tempo sogno quest ' ascensione ! Visiterò la vedova del bandito , il fraticello Zuanne , il figlio del fabbricante di ceri . E il cortile del convento ? ... E quel carabiniere che cantava A te questo rosario ? » Il pensiero poi di riveder fra poco Margherita , di immergersi tutto nel fresco amore di lei come in un bagno profumato , gli dava una felicità così intensa che lo faceva spasimare . Pochi momenti prima della partenza zia Varvara gli consegnò un piccolo cero , perché lo offrisse per lei alla Basilica dei Martiri , a Fonni , e Maria gli diede una medaglia benedetta dal pontefice . « Se lei non la vuole , miscredente , la porti alla sua mamma » , gli disse , sorridendo , un po ' commossa . « Addio , dunque , e buon viaggio e buon ritorno . Si ricordi che la camera resta a sua disposizione . E faccia da bravo , e mi scriva subito una cartolina . » « Arrivederci ! » , egli gridò dal basso della scala , mentre Maria , curva sulla ringhiera , lo salutava ancora con la mano . « Figlio del cuoricino mio » , disse zia Varvara , accompagnandolo fino alla porta , « saluta per me la prima persona che incontri in terra sarda . E buon viaggio e ricordati del cero . » Lo baciò lievemente sulla guancia , piangendo , ed egli fu tentato di risalire le scale per vedere se anche Maria Obinu piangeva : poi sorrise della sua idea , abbracciò zia Varvara , chiedendole scusa se qualche volta l ' aveva fatta stizzire , e si allontanò . Tutto sparve ; la vecchia che piangeva il suo esilio dalla patria diletta , la strada melanconica , la piazza in quell ' ora deserta e ardente , il Pantheon triste come una tomba ciclopica ; e Anania , col viso accarezzato dal vento di ponente , provò un senso di sollievo , come svegliandosi da un incubo . VI . Prima di scendere a cena , egli s ' affacciò al finestruolo della sua cameretta e rimase colpito dal silenzio profondo che regnava nel cortile , nel vicinato , nel paese . Gli parve d ' essere diventato sordo . Ma la voce di zia Tatàna risuonò nel cortile , sotto il sambuco . « Nania , figlio mio , scendi . » Egli scese in cucina e sedette davanti al piccolo tavolo apparecchiato solo per lui , mentre i suoi « genitori » , al solito , cenavano seduti per terra , intorno ad un canestro colmo di focacce e di vivande . La cucina era sempre la stessa , povera e scura , ma pulita , col focolare nel centro , i muri adorni di spiedi e di taglieri , di grandi canestri , di vagli e di setacci e d ' altri arnesi per pulir la farina ; in un angolo c ' erano due sacchi di lana colmi d ' orzo ; accanto alla porticina spalancata stava appesa la tasca di cuoio per le sementi e le provviste da campagna del contadino . Un porchetto grugniva lievemente e sbuffava e sospirava , legato al sambuco del cortile . Un gattino rossastro andò tranquillamente a mettersi accanto al piccolo tavolo , e cominciò a sbadigliare , sollevando i grandi occhi gialli verso Anania . Egli si guardava attorno quasi con stupore . Ah , nulla era mutato ; eppure egli provava l ' impressione di trovarsi per la prima volta in quell ' ambiente , con quel contadinone dagli occhi ancora fosforescenti e i lunghi capelli oleosi , e con quella graziosa vecchia , grassa e bianca come una colomba . « Finalmente siamo soli » , disse Anania grande , che mangiava l ' insalata prendendola e stringendola fra due pezzi di focaccia . « Ora non ti lasceranno più in pace , vedrai ! Atonzu di qua , Atonzu di là . Sì , oramai tu sei un uomo importante , perché sei stato a Roma . Anche io quando tornai dal servizio militare ... » « Eh , che paragoni son questi ! » protestò un po ' scandolezzata zia Tatàna . « Ebbene , lasciami dire ! Mi ricordo che provavo difficoltà a parlare in dialetto . Mi pareva d ' essere in un mondo nuovo ! » Lo studente guardò suo padre e sorrise . « Anch ' io ! » , disse . « Oh , meno male ! Io però , dopo , mi abituai di nuovo , mentre fra tre giorni tu sarai stufo di restare in questo paese pettegolo ... e ... e ... » La vecchia lo guardò corrugando le sopracciglia , ed egli cambiò discorso . « Che c ' è dunque ? Raccontatemi : che cosa dicono di me ? » , domandò Anania . « Ma niente , ma niente ! Lascia gracchiare le cornacchie ... » , rispose la vecchia . Egli si turbò ; per un momento dubitò che si sapesse a Nuoro qualche cosa di Maria Obinu . Depose la forchetta attraverso il piatto e dichiarò che non avrebbe continuato a mangiare se non parlavano ... « Come sei impetuoso ! Sempre tu » , osservò la vecchia . « Diceva re Salomone che l ' uomo impetuoso è simile al vento ... » « Oh , c ' è ancora re Salomone ! » , disse Anania con voce acerba . La vecchia tacque , addolorata : il marito la guardò , poi guardò Anania e volle castigarlo : « Re Salomone diceva sempre la verità » . Indi aggiunse : « Eh , dicono a Nuoro che tu fai all ' amore con Margherita Carboni » . Anania arrossì : riprese la forchetta , ricominciò a mangiare e borbottò : « Che stupidi ! » . « Senti , no , non sono stupidi , » riprese il mugnaio guardando entro il bicchiere a metà colmo di vino . « Se la cosa è vera , hanno ragione di mormorare , perché tu devi dichiararti francamente al padrone e dirgli : " Benefattore mio , io oramai sono un uomo ; mi perdoni se finora le ho nascosto le mie speranze come le ho nascoste ai miei stessi genitori ".» « Tacete ! Voi non sapete nulla ! » , proruppe adirato ed infiammato il giovine . « Ah , santa Caterina mia ! » , sospirò zia Tatàna , « lascialo dunque in pace quel povero ragazzo stanco . C ' è sempre tempo a parlare di queste cose , e tu sei un contadino e sei un uomo ignorante che non capisce niente . » Il contadino bevette , scosse la mano per accennare « calma , calma » , poi parlò con voce tranquilla : « Sì , io sono ignorante e mio figlio è istruito , va bene . Ma io sono più vecchio di lui . I miei capelli , ecco qui ( se ne tirò un ciuffo sugli occhi , cercò e strappò un capello bianco ) , cominciano ad incanutire . L ' esperienza della vita , moglie mia , rende l ' uomo più istruito d ' un dottore . Ebbene , figlio mio , io ti dico una sola cosa : interroga la tua coscienza e vedrai che essa ti risponderà che non si deve ingannare il proprio benefattore » . Lo studente batté sul tavolo il bicchiere , così forte che il gattino trasalì . « Sì , figlio » , proseguì il contadino , ricacciandosi indietro sulla testa i capelli oleosi , « tu devi andare dal padrone , devi baciargli la mano e dirgli : " Io sono figlio di contadini , ma per grazia vostra e del mio talento diventerò dottore , ricco e signore . Io amo Margherita e Margherita mi ama : io la renderò tanto felice , che essa dimenticherà di essersi abbassata a scegliere per isposo il figlio del suo servo . La Signoria Vostra ci benedica , nel nome del Padre , del Figliuolo e dello Spirito Santo " » . « E se invece di benedirlo lo scaccia via come un cane ! » , domandò la vecchia . « Va là , femminuccia » , esclamò il contadino , versandosi ancora da bere , « il tuo re Salomone diceva che le donne non sanno quel che dicono ! Se io invece parlo ho già pesato le mie parole . Il padrone benedirà » . « Ma se non è vero niente ! » , proruppe Anania , pieno di gioia . Si alzò , s ' avvicinò alla porta e si mise a fischiare : non capiva più nulla , sentiva il cuore battergli forte . « Il padrone benedirà ! » Se il contadino parlava così doveva avere le sue ragioni . Ma perché Margherita non aveva mai accennato alle buone disposizioni di suo padre ? E se le ignorava lei , come poteva conoscerle il servo ? « La vedrò fra poco » , pensò Anania , e tutti i suoi dubbi , le ansie , la stanchezza del viaggio , la gioia stessa delle nuove speranze , tutto dileguò davanti al dolce pensiero : « La vedrò fra poco » . Al lieve tocco della sua mano il portone s ' aprì silenziosamente . « Ben tornato » , mormorò la serva che favoriva la corrispondenza dei due innamorati . « Ella verrà subito . » « Come stai ? » egli chiese con voce commossa . « Ecco , prendi un ricordo che ti ho portato da Roma . » « Ma che cosa hai fatto ! » , ella disse , prendendo subito l ' involtino . « Ti disturbi sempre , tu ! Aspetta . » Egli attese , appoggiato al muro ancora tiepido del cortile , sotto il cielo velato della notte silenziosa . Margherita apparve , ma più che vederla , egli la sentì : sentì la guancia liscia e calda , il cuore balzante contro il suo , la vita agile , le labbra molli , e gli sembrò di svenire . Follemente , cominciò a baciarla sui capelli , sul volto , accecato da una inestinguibile sete di baci . « Basta e basta ! » , ella disse , riavendosi per la prima . « Come stai , dunque ? Sei guarito ? » « Sì , sì ! Ah , Dio , finalmente ! Senti come mi batte il cuore . Ah » , proseguì , respirando a stento , e stringendosi la mano di lei al petto , « non posso neppure parlare ... E neppure ti vedo ! Ah , se tu portassi un lume ! » « Che dici , Nino ! Ci vedremo poi domani ; ora ci sentiamo » , ella rispose , ridendo piano piano , mentre sotto la palma della mano che Anania si premeva sul petto sentiva il cuore di lui palpitare convulso . « Come batte il tuo cuore ! sembra quello d ' un uccello ferito . Ma sei guarito davvero , dimmi ? » « Guarito , guarito ! ... Margherita , dove sei ? Ma siamo davvero assieme ? » Egli cercava di distinguere i lineamenti di lei nell ' oscurità della notte velata . Grandi nuvole nere passavano incessantemente sul cielo grigiastro ; di tanto in tanto un lembo ovale di firmamento chiaro , circondato di cupe vaporosità , appariva come un viso misterioso , con due stelle rossastre per occhi , e pareva spiasse gl ' innamorati . Anania sedette sulla panchina e attirò la fanciulla sulle sue ginocchia . « Lasciami » , ella disse , « peso troppo ; sono troppo grassa ... » « Sei leggera come una piuma » , egli affermò . « Ma è dunque vero che ti ho con me ? Ah , mi pare un sogno ! Quante volte ho sognato questo momento , che mi pareva non dovesse giungere più ! Ed ora eccoci assieme , uniti , uniti , capisci , uniti ! Mi pare d ' impazzire . Ma sei davvero tu , Margherita ? ma è proprio vero che ti ho qui , sul mio cuore ? Parla , dimmi qualche cosa , altrimenti mi par di sognare . » « Tocca a te raccontare . Io ti scrissi tutto , tutto ; parla tu , Nino ; sai parlare così bene tu ! Raccontami di Roma ; parla tu , io non so parlare ... » , ella mormorò , turbata . « No , invece ! no , tu sai parlare benissimo . Tu hai una voce così dolce ! Io non ho mai sentito una donna parlare come parli tu ... » « Non dir bugie ... » « Ti giuro che non mentisco . Perché dovrei mentire ? Tu sei la più bella , tu sei la più gentile , la più dolce tra le fanciulle . Se tu sapessi come pensavo a te quando le mie padroncine , a Roma , nei primi tempi , si buttavano addosso a me ed a Battista Daga ! Mi pareva d ' essere accanto a creature appestate , e pensavo a te come a una santa , soave , pura , fresca e bella . » « Ma anche io , adesso ... » « Non bestemmiare , Margherita » , egli proruppe . « Noi siamo sposi : non è dunque vero che siamo sposi ? Dimmi di sì . » «Sì.» « Dimmi che mi ami . » «Sì.» « Non sì soltanto . Dimmi così : Ti ... amo ! » « Ti ... a ... mo ... Se non ti amassi sarei forse qui ? » ella chiese poi , animandosi . « Ti amo , sicuro ! Io non so esprimermi , ma ti amo , forse più di quanto mi ami tu . » « Non è possibile ! Ma anche tu mi ami , lo so » , egli riprese , « tu che sei bella e ricca ... » . « Ricca ... chissà ! E se non lo fossi ? » « Sarei più contento . » Tacquero seri entrambi quasi dividendosi per seguire ciascuno il proprio pensiero . « Sai dunque » , egli disse ad un tratto , timidamente , seguendo il filo delle sue idee , « mi han riferito che la tua famiglia sa del nostro amore . È vero ? » « Vero » , ella rispose , dopo breve esitazione . « Ah , cosa mi dici ? Tuo padre dunque non sarebbe contento ? » Margherita esitò di nuovo ; poi sollevò il capo e rispose con freddezza : « Non lo so » , e dall ' accento di lei Anania intuì qualche cosa di triste , d ' insolito ; e la sua mente corse a lei , al fantasma che forse si intrometteva fra lui e la famiglia di Margherita . « Senti » , disse , pensieroso , carezzandole distrattamente le mani : « devi rispondermi con franchezza . Che cosa succede ? Posso o no aspirare a te ? Posso sempre sperare ? Tu sai bene quello che io sono : un povero , un beneficato dalla tua famiglia , il figlio d ' un tuo servo » . « Ma che cosa dici ! » , ella esclamò , impaziente più che addolorata . « Tuo padre non è affatto un servo , e quando lo fosse è un uomo onorato e basta ! » « Un uomo onorato ! » , ripeté fra sé Anania , colpito nell ' anima . « Oh , Dio , ma lei non è una donna onorata . » « Margherita » , insisté sforzandosi invano a restar calmo , « bisogna che tu mi apra tutta l ' anima tua , e che mi guidi e mi consigli . Dimmi tu che cosa devo fare . Devo aspettare ? Devo agire ? Il mio orgoglio e la mia coscienza mi imporrebbero di presentarmi a tuo padre e dirgli tutto : altrimenti egli può considerarmi come un traditore , un uomo senza onore e senza lealtà . Però io seguirò i tuoi consigli , tutto fuorché perderti . Sarebbe la mia morte questa , la mia morte morale . Io sono ambizioso , vedi , e lo dico altamente , perché , ove tu non venga a mancarmi , la mia non sarà un ' ambizione sterile . Tu sei lo scopo della mia vita ! Se tu mi venissi a mancare , io non avrei più forza né volontà di far bene ... Se tu però mi dicessi : " Io amo un altro " , ebbene , io ... » . « Basta ! Taci ora ! » , comandò Margherita . « Sei tu che bestemmi , adesso ! Piove ? » Una goccia d ' acqua era caduta sulle loro mani intrecciate . Entrambi sollevarono il viso e guardarono le nuvole che ora passavano più lente , più dense , mostri nebulosi e torpidi . « Senti , dunque » , disse Margherita , parlando un po ' distratta e frettolosa , come per paura che la pioggia interrompesse il convegno . « Noi non siamo più ricchi come prima . Gli affari di mio padre vanno male . Egli , poi , ha prestato denari a tutti quelli che glieli hanno chiesti e che ... non glieli restituiranno mai . Egli è troppo buono . La nostra lite col comune di Orlei , quell ' eterna lite per le foreste incendiate , va male per noi : se la perderemo , e purtroppo pare così , io non sarò più ricca . » « Perché non mi hai scritto mai questo ? » « Perché dovevo scrivertelo ? Eppoi io stessa , fino a pochi giorni fa , ignoravo certe cose . Oh , ma piove davvero ! Vattene , adesso ... » Si alzarono e si rifugiarono sotto la tettoia . I lampi brillarono fra le nuvole , e al loro chiarore violetto Anania poté finalmente veder Margherita , pallida come la luna . « Che hai ? Che hai ? » , chiese stringendola a sé . « Non aver paura dell ' avvenire . Se non sarai più tanto ricca sarai però felice . Non temere . » « Oh no ! Tremo perché mia madre , che ha paura dei fulmini , può alzarsi da letto . Vattene , adesso ... » , ella rispose , respingendolo dolcemente . «Vattene...» . Egli dovette ubbidire , ma rimase un bel po ' sotto il portone aspettando che la pioggia cessasse . Impeti di gioia gli illuminavano l ' anima , a intervalli , violentemente , come la luce dei lampi illuminava la notte . Ricordò quel giorno di pioggia , a Roma , quando il pensiero della morte gli aveva solcato l ' anima come il guizzo d ' una folgore . Sì : il dolore e la gioia si rassomigliano : tutti e due bruciano . Ma mentre si dirigeva a casa sua sotto gli ultimi spruzzi di pioggia , egli pensò : « Come sono vile ! Mi rallegro della sventura del mio benefattore . Che cosa lurida è il cuore umano ! » . L ' indomani mattina per tempo scrisse a Margherita esponendole molti progetti , uno più eroico dell ' altro . Voleva dare lezioni per proseguire gli studi senza essere oltre di peso al suo benefattore ; voleva presentarsi al signor Carboni per fargli la domanda di matrimonio ; voleva infine far capire alla famiglia di Margherita che egli sarebbe stato il suo conforto ed il suo orgoglio . Mentre finiva di scrivere la lettera , davanti alla finestra aperta donde penetrava la fragranza delle campagne rinfrescate dalla pioggia notturna , sentì alle sue spalle uno scoppio di riso represso . Nanna , lacera e tentennante , con gli occhi pieni di lagrime e l ' orribile bocca livida spalancata al riso , s ' avanzava , con una tazza in mano . « Buon giorno , Nanna , come va ? Sei viva ancora ? » « Buon giorno alla Vossignoria . Ecco che non mi è riuscito di sorprenderla ! Ho chiesto in grazia a zia Tatàna di portarle il caffè . Eccolo qui . Ho le mani pulite , Vossignoria . Oh , che consolazione , che consolazione ! » « Dov ' è l ' Eccellenza con cui parli ? Da ' qui il caffè , e dammi tue notizie . » « Ah , noi viviamo nelle tane , come bestie feroci che siamo . Come posso dare del tu alla Vossignoria , che è un sole risplendente ? » « Oh , non sono più un confetto ? » , egli disse , sorbendo il caffè dall ' antica chicchera filettata d ' oro . « Che tu sii benedetto ! ... Ah , mi scusi ! Ah , ricorda la prima volta che ritornò da Cagliari ? Sì , Margheritina aspettava alla finestra . Come la luna non può aspettare il sole ? » Anania si alzò e depose la chicchera sul davanzale della finestra ; poi respirò forte . Come si sentiva felice ! Come il cielo era azzurro , come l ' aria odorava ! Che grandiosità nel silenzio delle umili cose , nell ' aria non ancora sfiorata dal soffio e dal rombo della civiltà ! Anche zia Nanna non era più la donna orribile e nauseante di un tempo ; sotto l ' involucro immondo di quel corpo nero e puzzante , palpitava un ' anima poetica ... « Senti questi versi ! » , egli gridò agitando le braccia : Ella era assisa sopra la verdura , Allegra ; e ghirlandetta avea contesta : Di quanti fior creasse mai natura Di tanti era dipinta la sua vesta . E come in prima al giovin pose cura Alquanto paurosa alzò la testa : Poi con la bianca man ripreso il lembo Levossi in piè con di fior pieno un grembo . Nanna ascoltava , senza capire una parola , e apriva la bocca per dire ... per dire ... lo disse infine : « Li ho sentiti altra volta » . « Da chi ? » , gridò Anania . «...Da Efes Cau ! » « Non dire bugie ; raccontami piuttosto tutto ciò che è accaduto a Nuoro durante quest 'anno.» Nanna cominciò , ritornando ogni tanto a Margherita . Ella era la rosa delle rose il garofano , il confetto . E i suoi vestiti ! Oh , Dio non se n ' erano visti mai di più meravigliosi : quando ella passava la gente la guardava come si guarda una stella filante . Un signore aveva incaricato lei , Nanna , di rubare il laccio della scarpa di Margherita ; la serva della famiglia Carboni diceva che tutte le mattine la sua padroncina trovava sulla finestra lettere d ' amore legate con nastrini azzurri ... « Ma la rosa è una sola e non può unirsi che al garofano ... Ebbene , dammi qui la chicchera ... ah ! » , concluse l ' ubriacona , dandosi un pugno sulla bocca . « È inutile , perdio ! io ho visto la Vossignoria quando aveva la coda ed ora non posso abituarmi a darle del lei ... » « Ma quando è che io avevo la coda ? » , gridò Anania minaccioso . La donna scappò , tentennando , ridendo , turandosi la bocca ; e dal cortile disse , rivolta alla finestra di Anania : « La coda della camicia ... » . Egli continuò a minacciarla ; ella continuò a barcollare ed a ridere . Il porchetto , slegatosi , andò a fiutarle i piedi ; una gallina saltò sul collo del porchetto , piluccandogli le orecchie ; un passero si posò sul sambuco , dondolandosi elegantemente sull ' estremità d ' una fronda . E lo studente si sentì così felice che si mise a cantare altri versi del Poliziano : Portate , venti , questi dolci versi Dentro all ' orecchio della Ninfa mia ... E gli sembrava di essere agile e leggero come il passero sull ' estremità della fronda . Più tardi andò nell ' orto , dove poté consegnare alla serva di Margherita la lettera già preparata . L ' orto ancora umido per la pioggia notturna esalava un forte odore di terra bagnata e di vegetazione secca . I bruchi avevano ridotto i cavoli a mazzi di strani merletti grigiastri ; le altee , filogranate di bocciuoli e adorne di fiori violacei senza stelo , tagliavano lo sfondo azzurro del cielo coi loro disegni bizzarri . Sull ' orizzonte perlato le montagne sorgevano vaporose , coi picchi più lontani immersi in nuvole d ' oro . In un angolo dell ' orto Anania trovò Efes Cau ubriaco , invecchiato , ridotto ad un mucchio di stracci , e lo toccò col piede : l ' infelice sollevò il volto , che pareva una maschera di cera affumicata , aprì un occhio vitreo e mormorò il suo verso favorito : Quando Amelia sì pura e sì candida ; poi ricadde , senza aver riconosciuto lo studente . Più in là zio Pera , cieco del tutto , si ostinava ad estirpare le male erbe , che riconosceva al tatto e all ' odore . « Come state ? » , gridò Anania . « Sono morto , figlio mio » , rispose il vecchio . « Non vedo più . Non sento più . » « Coraggio , guarirete ... » « Nell ' altro mondo , nel mondo della verità , dove tutti guariremo , dove tutti vedremo e sentiremo ; ah , figlio mio , non importa , quando io vedevo con gli occhi del corpo la mia anima era cieca ; adesso invece io vedo , vedo con gli occhi dell ' anima . Ma raccontami : hai veduto il papa ? » Uscito dall ' orto Anania girovagò per il vicinato : sì , quel cantuccio di mondo era sempre lo stesso ; ancora il pazzo , seduto sulle pietre addossate ai muri cadenti , aspettava il passaggio di Gesù Cristo , e la mendicante guardava di sbieco la porta di Rebecca , sul cui limitare la misera creatura tremava di febbre e fasciava le sue piaghe ; e maestro Pane fra le sue ragnatele segava le tavole e parlava fra sé ad alta voce , e nella bettola la bella Agata civettava coi giovani e coi vecchi , ed Antonino e Bustianeddu si ubriacavano e di tanto in tanto scomparivano per qualche mese e ricomparivano con volti un po ' sbiancati dal servizio del re [ 25 ] . E zia Tatàna preparava ancora i dolci per il suo diletto « ragazzino » , sognando il giorno della sua laurea e già numerando col desiderio i presenti che amici e parenti gli avrebbero inviato ; ed Anania grande , nei giorni di riposo , ricamava una cintura di cuoio , seduto in mezzo alla strada , e pensava ai tesori nascosti nei nuraghes . No , niente era cambiato ; ma lo studente vedeva le cose e gli uomini come ancora non li aveva veduti , e tutto gli sembrava bello , d ' una bellezza triste e selvaggia . Passava e guardava come uno straniero ; e nel quadro di quei tuguri neri e cadenti , in mezzo a quelle figure semplici primitive , gli sembrava di essere un gigante di passaggio . Sì , gigante ed uccello : gigante per la sua superiorità , uccello per la sua gioia . Agli ultimi di agosto , dopo vari convegni , Margherita permise che Anania rivelasse il loro amore al signor Carboni . « Dunque posso sperare ! » , egli esclamò colpito , quasi avesse fino a quel momento disperato . « È proprio vero ? Sarà vero ? » « Ma siiì ! » , ella disse , vezzeggiando , accarezzandogli i capelli con affetto quasi materno . Egli la strinse a sé , chiuse gli occhi , nascose il viso sull ' omero di lei , concentrandosi per vedere tutta l ' immensità della sua fortuna . Era mai possibile ? Margherita sarebbe diventata sua ? Sua davvero ? Sua nella realtà come lo era sempre stata nel sogno ? Ricordò il tempo in cui egli non osava confessare il suo amore neppure a se stesso : ed ora ? « Quante cose succedono nel mondo ! » , cominciò a pensare . « Ma che cosa è il mondo ? Che cosa è la realtà ? Dove finisce il sogno e dove comincia la realtà ? E non può essere tutto sogno ? Chi è Margherita ? Chi sono io ? Siamo vivi ? E che cosa è la vita ? Che cosa è questa gioia misteriosa che mi solleva tutto , come la luna solleva le onde ? E il mare che cosa è ? Sente il mare ? È vivo ? E la luna che cosa è ? Ed è vero tutto questo ? » Sollevò la testa e sorrise delle sue domande . La luna illuminava il cortile , e nella notte diafana il canto tremulo dei grilli faceva pensare ad un popolo di folletti minuscoli , ciascuno dei quali suonasse un violino scordato , accompagnando con quel motivo monotono il mormorio delle foglie umide di rugiada . Tutto era sogno e tutto era realtà . Anania credeva di vedere i folletti suonatori e nello stesso tempo scorgeva distintamente la camicetta rosea , la catenella e gli anellini di Margherita . Le strinse il polso , premé un dito sulla perla di uno dei suoi anelli , le guardò le unghie , distinguendone le macchiette bianche : sì , tutto era vero , visibile , tangibile . La realtà ed il sogno non avevano confine : tutto si poteva vedere , toccare , raggiungere , dal sogno più folle all ' oggetto meno visibile ... In quel momento pareva ad Anania che , come toccava l ' anellino di Margherita , avrebbe potuto , stendendo il braccio , sfiorare la luna o stringere nel pugno il canto dei grilli ... Ma poche parole pronunziate da Margherita gli segnarono nuovamente i confini tra il sogno e la realtà . « Cosa dirai a mio padre ? » , ella chiese , sempre un po ' canzonandolo . « Dimmi dunque che cosa gli dirai . " Signor padrino ... io ... e ... e sua figlia ... sua figlia Margherita ... fa ... facciamo una ... una cosa ... " » Egli arrossì : capì che non avrebbe mai avuto il coraggio di presentarsi al padrino per rivelargli il suo amore . « Io non potrò mai ... » , confessò subito . « Gli scriverò . » « Oh , questo poi no ! » , disse Margherita , facendosi seria . « Bisogna assolutamente parlargli : egli si piegherà di più . Se non puoi tu , mandagli qualcuno . » « Ma chi ? » Margherita disse timidamente : « Tua madre » . Egli capì che ella alludeva a zia Tatàna , ma il suo pensiero corse all ' altra e gli parve che anche Margherita ci pensasse . L ' ombra lo riavvolse : ah , sì , la realtà ed il sogno erano ben divisi da terribili confini : un vuoto , eguale a quello che divide la terra dal sole , li separava . «Tuttavia...», egli pensò , « se potessi in questo momento parlare ! Questo è l ' attimo : se me lo lascio sfuggire forse non lo ritroverò mai più . Il vuoto si può varcare ... » Aprì le labbra . Sentì il cuore battergli forte , ma non poté parlare : l ' attimo passò . Qualche sera dopo zia Tatàna , molto sbalordita , ma altrettanto orgogliosa , e fiduciosa nell ' aiuto del Signore , dopo aver lungamente pregato e fatta la salita trascinandosi ginocchioni dalla porta all ' altare della chiesa del Rosario , fece la sua ambasciata . Anania rimase a casa , aspettando con ansia il ritorno della vecchia . Per un bel po ' stette sdraiato sul letticciuolo , leggendo un libro di cui non ricordava assolutamente il titolo . « Ma io sono tranquillo ! » pensava . « Che posso temere ? La cosa è più che sicura ... » Intanto leggeva , senza capire una sillaba , e il suo pensiero seguiva la vecchia . « Zia Tatàna cammina lentamente , tutta compresa dalla solennità della sua missione . Ha anche un po ' di paura , la buona vecchia colomba candida e soave ; ma , pazienza ! Con l ' aiuto del Signore e di Santa Caterina e di Maria Santissima del Rosario qualche cosa si farà ... Per l ' occasione ella ha indossato le sue vesti più belle ; la tunica orlata da tre nastrini , - verde - bianco - verde - il corsetto di broccato verdolino , la cintura d ' argento , il grembiule ricamato , la benda tinta con lo zafferano . E non ha dimenticato gli anelli , no ; i grandi anelli preistorici , ornati di cammei , di pietre gialle e verdi , di cornìole incise . Così , grave e adorna , simile ad una vecchia madonna , ella si avanza lentamente , salutando con solenne compostezza le persone che incontra . Cade la sera ; l ' ora sacra a queste gravi missioni d ' amore . Al cader della sera la paraninfa è sicura di trovare a casa il capo della famiglia al quale reca il messaggio arcano . » « Zia Tatàna va ... va sempre più grave e lenta ... Pare che abbia paura di arrivare ; e giunta al fatale limite , davanti al portone chiuso , silenzioso e scuro come la porta del destino , esita un momento , si accomoda gli anelli , il nastro del grembiule , la cintura ; cinge il mento col lembo della benda , e infine si decide e batte al portone ... » Parve ad Anania che quel colpo si ripercotesse sul suo petto . Balzò in piedi , sollevò la candela e si guardò nello specchio . « L ' ho detto io ! Sono pallido . Guarda che stupido ! Ebbene , non voglio pensarci più ... » S ' affacciò alla finestra . Nel cortile chiuso , illuminato dall ' ultimo barlume del giorno , il sambuco immobile disegnava una macchia scura . Silenzio perfetto . Le galline dormivano già , ed anche il porchetto dormiva . Le stelle scaturivano , scintille d ' oro , fra la cenere azzurrognola del caldo crepuscolo . Al di là del cortile , nella straducola , passava un piccolo mandriano a cavallo , cantando in dialetto : Inoche mi fachet die Cantende a parma dorata ... Anania pensò alla sua infanzia , alla vedova , a Zuanne . Che faceva il fraticello sul suo alto convento ? « E dire che voleva diventare un bandito ! Sarei curioso di vederlo ! Lo vedrò . Entro questo mese mi recherò certamente a Fonni . » Ah ! D ' un colpo il suo pensiero tornò là , dove si decideva il suo destino . « La vecchia colomba è nello studio semplice e ordinato del signor Carboni . Ecco , quella è la scrivania dove una sera lo studente ha frugato e ... Oh , Dio , è mai possibile che egli abbia commesso una così vile azione ? Sì , quando si è ragazzi non sì è coscienti ; tutto è facile , tutto è possibile . Come siamo pazzi , da fanciulli ! Potremmo anche commettere un delitto con la massima incoscienza ! Basta ; zia Tatàna è là . Ed anche il signor Carboni è là , grasso , tranquillo , con la catena d ' oro scintillante attraverso il petto . » « Ma che cosa dunque dice quella vecchietta ? » , pensò Anania , sorridendo nervosamente . « Sarei curioso di vedere come se la cava . S ' io potessi esser là , non veduto ! Se avessi l ' anello che rende invisibili ; ecco , lo infilerei al dito e ... via ... subito là ... Ma se il portone fosse chiuso , come farei ? Ebbene , picchierei , diamine ! Mariedda aprirebbe , stizzita contro i ragazzi che picchiano al portone e scappano . Io ... Ma come sono pazzo a pensar queste cose puerili ! Uff ! non voglio pensarci più !...» Si tolse dalla finestra , prese la candela , scese in cucina , andò a sedersi davanti al focolare acceso . Ma d ' un tratto ricordò che era d ' estate e si mise a ridere : poi guardò a lungo il gattino rosso che stava davanti al forno , immobile e pronto , coi baffi irti e la coda tesa , aspettando il passaggio di un topo . « No » , disse Anania , pensando allo strazio del topolino , « per stasera non te lo lascio prendere : neppure un topolino , deve stasera soffrire in questa casa . Usciu , usssciuu ! [ 26 ] » , gridò balzando in piedi e correndo verso il gattino che vibrò tutto e saltò sopra il forno . Sempre agitato da una inquietudine nervosa , Anania si mise a camminare su e giù per la cucina ; di tanto in tanto palpava i sacchi ricolmi d ' orzo e mormorava : « Mio padre non è poi tanto povero ; egli è un mezzadro del signor Carboni , non il suo servo . No , egli non è povero ; ma non potrebbe certo restituire quello ... che spendo io , se non avvenisse ciò che ... deve avvenire . Ma avverrà poi ? Che cosa si combina in questo momento ? Ecco , zia Tatàna ha parlato ... Che ha detto ? Ah , no , no , no , non bisogna neppure pensarci ... Bisogna piuttosto pensare alla risposta che darà , che dà , il benefattore ... Che dirà egli , l ' uomo più leale del mondo , sapendo che il suo protetto ha osato tradire così la sua buona fede ? Ecco , egli cammina pensieroso attraverso la stanza : zia Tatàna lo guarda , pallida , oppressa ... » . « Dio , Dio , che accade mai ? » , gemé Anania , stringendosi il capo fra le mani . Gli pareva di soffocare ; uscì nel cortile , si sporse sul muricciuolo di cinta , attese , ascoltò ... Niente , niente . Solo , dopo un quarto d ' ora circa , due voci risuonarono dietro il muricciuolo ; poi una terza , una quarta : erano i vicini che si riunivano così ogni notte davanti alla bottega di maestro Pane , per godersi il fresco e chiacchierare . « Nostra Signora mia » , diceva la voce stridula di Rebecca , « ho visto cinque stelle cadere sul cielo . Ah , ciò non è invano ... Deve succedere qualche disastro ... » « Che tu stii per mettere al mondo l ' anticristo ? » , chiese la voce ironica di un contadino . « Dicono che deve nascere da un animale . » « L ' anticristo lo metterà al mondo tua moglie , animale schifoso ! » , rispose adirata la ragazza . « Prenditi questa , garofano ! » , disse la bella Agata che mangiava rideva e parlava nello stesso tempo . Il contadino cominciò a dire parole insolenti ; il vecchio falegname s ' irritò e gridò : « Se non la finisci ti butto un sasso , faina pelata » . Ma il contadino proseguì nella sua bella impresa : allora le donne si allontanarono e andarono a sedersi sotto il muricciuolo del cortile , e zia Sorichedda - una vecchietta che quaranta anni prima era stata serva in casa dell ' Intendente , - cominciò a raccontare per la millesima volta la storia della sua padrona . « Era una marchesa . Suo padre era amico intimo del re di Spagna , e le aveva dato in dote mille scudi in oro . Quanto fanno mille scudi ? » « E cosa sono mille scudi ? » , disse Agata con disprezzo . « Margherita Carboni ne ha quattro mila ... » « No » , osservò Rebecca , « altro che quattro mila ! Quaranta mila » . « Voi non sapete quel che dite ! » , gridò zia Sorichedda . « Mille scudi in oro non li possiede neppure don Franceschino . » « E andate ! Siete rimbambita ! » , gridò Agata , accalorandosi . « Che cosa contano mille scudi ? Se li ha Franziscu Carchide in suole di scarpe ! » La questione diventò seria ; le donne cominciarono a ingiuriarsi : « Lo sai tu perché vanti il tuo Franziscu Carchide , questa immondezza rifatta !...» . « Immondezza siete voi , vecchia peccatrice . » « Ah ! » Foglia di gelso , Chi la fa la pensa ... Anania ascoltava , e ad un tratto , nonostante l ' inquietudine che lo agitava , scoppiò a ridere . « Oh » , gridò Agata , affacciandosi al muricciuolo , « buona notte alla Vossignoria . Che cosa fai lì al buio , pipistrello ? Fa vedere il tuo bel viso » . « Prego ! » egli rispose , avvicinandosi e pizzicandola al braccio , mentre Rebecca , che all ' udire la risata del giovane s ' era accoccolata per terra , quasi volendo nascondersi , pizzicava Agata alla gamba . « Al diavolo chi vi ha formati ! » , imprecò la bella ragazza . « Questo è un po ' troppo ! Lasciatemi o ... svelo ! » Ma i due la pizzicarono più forte . « Ahi ! ahi ! Al diavolo ! Rebecca , è inutile che tu faccia la gelosa ... ahi ! zia Tatàna stasera ... è andata a chiedere ... parlo o no ? Ah !...» Anania si ritrasse , chiedendosi come mai la indiavolata Agata sapeva ... « Cuoricino mio , un ' altra volta rispetta zia Agata ! » , ella disse sogghignando , mentre Rebecca , che aveva capito , taceva , impietrita , e zia Sorichedda domandava : « Fammi il piacere , Nania Atonzu , dimmi , chi a Nuoro può avere mille scudi in oro ? » . Anche il contadino s ' avvicinò e chiese : « Dimmi , Nania , è vero che il papa ha settantasette donne ai suoi comandi ?...» . Anania non rispose , forse non intese neppure : vedeva una figura avanzarsi dal fondo della straducola e si sentiva venir meno . Era lei , la vecchia colomba messaggera , era lei che tornava portando fra le pure labbra , come un fiore di vita o di morte , la parola fatale . Egli si ritirò e chiuse la porticina che dava sul cortile , mentre zia Tatàna rientrava dall ' altra parte e chiudeva la porta di strada . Ella sospirava ed era ancora un po ' pallida e oppressa ; s ' avvicinò al focolare , e i suoi primitivi gioielli , i suoi ricami , la cintura , gli anelli , scintillarono al riflesso del fuoco . Anania le corse incontro e la guardò ansioso , e siccome ella taceva le domandò con impazienza : « Che cosa vi hanno detto ? » . « Pazienza , figlio del Signore ! Ora ti dirò ... » « No , Dite subito . Mi vogliono ? » « Sì ! Ti vogliono , sì , ti vogliono ! » , annunziò la vecchia , aprendo le braccia . Egli sedette , sbalordito , e si prese la testa fra le mani : zia Tatàna lo guardò e scosse la testa , mentre con le mani un po ' tremule si slacciava la cintura . « Mi vogliono ! Mi vogliono ! È mai possibile ? » , ripeteva fra sé Anania . Davanti al forno il gattino aspetta ancora il passaggio del topo , e deve già sentire qualche rumore perché la sua coda freme : infatti , dopo un momento , Anania sente uno stridio , un piccolo grido di morte . Ma adesso la sua felicità è così completa che egli non ricorda più che nel mondo esiste il dolore . La relazione particolareggiata di zia Tatàna gettò un po ' d ' acqua fredda su quel grande incendio di gioia . La famiglia di Margherita non si opponeva all ' amore dei due giovani , ma , naturalmente , non dava ancora un consentimento pieno , irrevocabile . Il « padrino » aveva sorriso , aveva battuto le mani e scosso la testa come per dire : « me l ' hanno fatta quei due ! » . Aveva anche detto : « Fanno presto a metter le ali questi ragazzi ! » , ma poi era diventato serio e pensieroso . « Ma , infine , che avete concluso ? » , gridò Anania , facendosi anch ' egli serio e pensieroso . « Che bisogna aspettare , Santa Caterina bella ! Non hai ancora capito ? Ma la padrona disse : " Bisognerebbe interrogare anche Margherita " . " Eh , credo proprio che non occorra " , rispose il padrino , battendo le mani . Io sorrisi . » Anche Anania sorrise . « Abbiamo dunque concluso ... Va via , gatto ! » , gridò zia Tatàna , tirando il lembo della tunica , sul quale il gattino s ' era comodamente adagiato leccandosi i baffi con orribile soddisfazione . « Abbiamo concluso che bisogna aspettare . Il padrone mi disse : " Che il ` fanciullo ' pensi a studiare ed a farsi onore . Quando egli avrà un posto onorevole noi gli daremo la nostra figliuola : intanto si amino pure , e che Dio li benedica " . Ecco , tu ora cenerai , spero ! » « Ma , infine , posso presentarmi in casa loro come fidanzato ? » « Per adesso no : per quest ' anno no ! Tu corri troppo , galanu meu ! La gente direbbe che il signor Carboni è rimbambito , se permettesse una tal cosa : bisogna che tu prenda la laurea , prima ... » « Ah » , gridò Anania , adirandosi , « è dunque meglio ... » Stava per dire : « è dunque meglio che ci vediamo di notte , di nascosto , per non urtare la falsa suscettibilità della gente ? » ; ma subito pensò che vedersi di notte , di nascosto da soli , era forse meglio che vedersi di giorno e alla presenza dei genitori , e si calmò completamente . Peggio per loro , dunque ! Per consolarsi ricominciò le visite la notte stessa : la fantesca , appena socchiuse il portone gli augurò la « buona fortuna » come se le nozze fossero già celebrate , ed egli le diede la mancia e attese trepidando la sposa . Essa venne , cauta e silenziosa , profumata d ' ireos , con un abito chiaro biancheggiante nella notte diafana . Si abbracciarono a lungo , silenziosi , vibrando assieme , ebbri di gioia : il mondo era loro . Per la prima volta Margherita , ormai sicura di potersi abbandonare senza paure né rimorsi all ' amore del bel giovane che impazziva per lei , si mostrò appassionata e ardente , quale Anania non osava sognarla : ed egli uscì dal convegno barcollando , cieco , fuori di sé . La notte appresso , il convegno fu ancora più lungo , più delirante . La terza notte la serva , che vigilava nella cucina , forse stanca di vegliare , fece il segno convenuto in caso di sorpresa e gl ' innamorati si lasciarono alquanto spaventati . L ' indomani Margherita scrisse : « Ho paura che ieri notte il babbo si sia accorto di qualche cosa . Badiamo di non comprometterci , ora appunto che siamo tanto felici : è bene , quindi , che per qualche giorno non ci vediamo . Abbi pazienza , e sii anzi coraggioso come lo sono io , che faccio un enorme sacrifizio rinunziando , per qualche tempo , alla immensa felicità di vederti : mi pare di morire , perché ti amo ardentemente , perché mi sembra di non poter più vivere senza i tuoi baci , ecc . , ecc . » . Egli rispose : « Adorata mia , tu hai ragione : tu sei una santa , per bontà e per saviezza , mentre io non sono che un pazzo , pazzo d ' amore per te . Non so , non vedo più quel che faccio . Ieri notte potevo compromettere tutto il nostro avvenire e non me ne accorgevo neppure . Perdonami : quando sono vicino a te perdo la ragione . Ho la febbre ; mi consumo tutto , mi pare che entro di me arda un fuoco distruttore . Rinunzio con spasimo alla suprema felicità di vederti per qualche sera ; e siccome ho bisogno di moto , di svago , di un po ' di lontananza , per attutire alquanto questo fuoco che mi divora e mi rende incosciente e malato , penso di fare un ' escursione sul Gennargentu . Tu vuoi , non è vero ? Rispondimi subito , cara , adorata , mio spasimo e mia gioia . Ti porterò sul cuore : dalla più alta cima sarda ti manderò un saluto , griderò ai cieli il tuo nome e il mio amore , come vorrei gridarlo dalla più eccelsa cima del mondo affinché tutta la terra ne restasse attonita . Ti abbraccio , ti porto con me , unita a me , per tutta l ' eternità » . Margherita diede graziosamente il suo permesso . Altra lettera di Anania : « Parto domani mattina con la corriera per Mamojada - Fonni . Passerò sotto la tua finestra alle nove . Vorrei vederti stanotte ... ma voglio essere prudente . Vieni , vieni con me , Margherita , adorata mia , non lasciarmi un solo istante , vieni qui , sul mio cuore , ardi del mio fuoco d ' amore , fammi morire di passione » . VII . La corriera attraversava le tancas selvaggie , gialle di stoppie e di sole ardente , qua e là ombreggiate da macchie di olivastri e di querciuoli . Anania , seduto in serpe , a fianco del vetturale che scuoteva la frusta ( entro la vettura si soffocava dal caldo ) , dimenticava le impressioni febbrili dei giorni scorsi per rivivere in un giorno lontano . Rivedeva il carrozziere dai baffi gialli e dalle guancie gonfie ; ed a misura che la corriera si avvicinava a Mamojada , la suggestione dei ricordi diventava quasi dolorosa . Nell ' arco del mantice si disegnava lo stesso paesaggio che egli aveva intraveduto quel giorno , mentre abbandonava la testolina sulle ginocchia di lei , e stendevasi lo stesso cielo di un azzurro chiaro melanconico . Ecco la cantoniera : nel paesaggio , a linee forti , ondulato , verde di macchie selvaggie , s ' intravede qua e là qualche filo d ' acqua violacea ; s ' odono fischi d ' uccelli palustri ; un pastore , bronzeo su uno sfondo luminoso , guarda l ' orizzonte . La corriera si fermò un momento davanti alla cantoniera . Seduta sul gradino della porta , una donna in costume tonarese , tutta fasciata nelle ruvide vesti come una mummia egiziana , scardassava un mucchio di lana nera con due pettini di ferro : poco distante tre bimbi laceri e sporchi giocavano , o meglio si accapigliavano fra loro . Ad una finestra apparve un viso scarno e giallo di donna ammalata , che guardò la vettura con due grandi occhi verdognoli , pieni di stupore . La cantoniera desolata pareva l ' abitazione della fame , della malattia e del sudiciume . Anania si sentì stringere il cuore : egli conosceva perfettamente il dramma tristissimo svoltosi ventitré anni prima in quel luogo solitario , in quel paesaggio rude e fresco , che sarebbe stato così puro senza l ' immondo passaggio dell ' uomo . La corriera riprese il viaggio : ecco Mamojada , emergente tra il verde degli orti e dei noci , col campanile chiaro disegnato sull ' azzurro tenero del cielo ; da lontano il quadretto aveva le tinte delicate d ' un acquerello , ma appena la corriera si inoltrò su per lo stradale polveroso , il profilo del paesetto prese tinte cupe , ancor più forti di quelle del paesaggio . Davanti alle casette nere costrutte sulla roccia s ' aggruppavano caratteristiche figure di paesani : donne graziose , coi capelli lucenti attortigliati intorno alle orecchie , scalze , sedute per terra , cucivano , allattavano , ricamavano . Due carabinieri , uno studente annoiato , un vecchio nobile , che era anche contadino , chiacchieravano davanti alla bottega d ' un falegname , intorno alla cui porta stavano appesi molti quadretti sacri dipinti a vivi colori . Dopo mezz ' ora di fermata la corriera ripartì . Ecco le rovine della chiesetta , ecco gli orti , ecco la piantagione di patate dove l ' altra volta Olì ed Anania si erano fermati . Egli ricordò la donna che zappava , con le sottane cucite fra le gambe , e il gatto bianco che si slanciava contro la lucertolina verde guizzante sul muro . Nell ' arco del mantice i paesaggi si disegnavano sempre più freschi , con sfondi luminosi : la piramide grigiastra di monte Gonare , le linee cerule e argentee della catena del Gennargentu apparivano come incise sul metallo del cielo , sempre più vicine , sempre più maestose . Ah , sì : ora davvero Anania respirava l ' aria natìa , e sentiva tutti gli istinti atavici .. « Vorrei balzare giù dalla vettura , correre su per le chine , fra l ' erba ancora fresca , tra le macchie e le roccie , gridando di gioia selvaggia , imitando il puledro sfuggito al laccio e ritornato alla libertà delle tancas . Sì » , egli pensava , mentre la corriera rallentava la corsa su per la strada in salita , « io ero nato per fare il pastore . Sarei stato un poeta , forse un delinquente , forse un bandito fantasioso e feroce . Oh , contemplare le nuvole dall ' alto d ' un monte ! Figurarsi d ' essere il pastore d ' una torma di nuvole : vederle errare sul cielo argenteo , incalzarsi , svolgersi , passare , scomparire ! » Poi pensò : « E non sono un pastore di nuvole ? Fra le nuvole ed i miei pensieri che differenza c ' è ? Ed io stesso non sono una nuvola ? Se fossi costretto a vivere in queste solitudini mi dissolverei , diventerei una stessa cosa con l ' aria , col vento , con la tristezza del paesaggio . Sono io vivo ? Che cosa è , dopo tutto , la vita ? » . Come sempre , egli non seppe rispondere alla sua domanda : la corriera saliva lentamente , sempre più lentamente , con moto dolce , quasi cadenzato ; il cocchiere sonnecchiava , e pareva che anche il cavallo camminasse dormendo . Dal sole alto verso lo zenit calava uno splendore eguale , melanconico ; le macchie ritiravano le loro ombre ; un silenzio profondo e una sonnolenza ardente pervadevano l ' immenso paesaggio . Ad Anania pareva in realtà di dissolversi , di diventare una stessa cosa con quel panorama sonnolento , con quel cielo luminoso e triste . Ecco , egli aveva sonno ; e come l ' altra volta finì col chiudere gli occhi e addormentarsi infantilmente . « Zia Grathia ? Nonna [ 27 ] ! » , chiamò con voce ancora assonnata , entrando nella casetta della vedova . La cucina era deserta : la straducola soleggiata ; deserto tutto il villaggio che nella desolazione del meriggi pareva una stazione preistorica da secoli abbandonata . Anania guardò curiosamente intorno . Nulla era cambiato : miseria , stracci , fuliggine , un po ' di cenere sul focolare , grandi tele di ragno fra le scheggie del tetto ; e , imperatore truce di quel luogo di leggende , il lungo e vuoto fantasma del gabbano nero appeso al muro terreo . « Zia Grathia , dove siete ? » , gridò Anania , aggirandosi intorno . « Zia Grathia ? » Finalmente la vedova , ch ' era andata ad attingere acqua ad un pozzo vicino , rientrò , con un malune [ 28 ] sul capo e la secchia in mano . Era sempre la stessa , stecchita , giallastra , col viso spettrale circondato da una benda di tela sporca : gli anni erano passati senza invecchiare oltre quel corpo già disseccato ed esaurito dalle emozioni della lontana giovinezza . Nel vederla Anania si turbò : un fiotto di ricordanze gli salì dalle profondità dell ' anima ; gli parve di ricordare tutta una esistenza anteriore , di rivedere uno spirito che aveva già albergato nel suo corpo prima dello spirito che lo animava al presente . « Bonas dies ! » , salutò la vedova , guardando meravigliata il bel giovine sconosciuto . E depose prima la secchia , poi il malune , lentamente , guardando sempre lo straniero . Ma appena egli sorrise chiedendole : « Ma non mi riconoscete dunque ? » , zia Grathia diede un grido ed aprì le braccia : Anania l ' abbracciò , la baciò , la investì di domande . E Zuanne ? Dov ' era ? Perché si era fatto monaco ? Veniva a trovarla ? Era felice ? E il figlio maggiore ? E i figli del fabbricante di ceri ? E questo e quell ' altro ? E come era trascorsa la vita a Fonni durante quei quindici anni ? E chi era il pretore ? E si poteva l ' indomani far la gita sul Gennargentu ? « Figlio mio caro ! » , cominciò la vedova , dandosi attorno . « Ah , come trovi la mia casa ! Nuda e triste come un nido abbandonato ! Siediti dunque , lavati ; ecco l ' acqua pura e fresca , vero argento puro ; lavati , bevi , riposati . Io ora ti preparerò un boccone : ah , non rifiutare , figlio delle mie viscere ; non rifiutare , non umiliarmi . Per cibarti io vorrei darti il mio cuore ; ma tu accetta quel che posso offrirti ; ecco , asciugati , ora , anima mia ! Come sei grande e bello ! Dicono che tu debba sposare una ricca e bella fanciulla : ah , non è stata stupida quella fanciulla . Ma perché non mi hai tu scritto prima di venire ? Ah , figlio caro , tu almeno non hai dimenticato la vecchia abbandonata ! » « Ma Zuanne , Zuanne ? » , insisteva Anania , lavandosi con l ' acqua freschissima della secchia . La vedova diventò cupa . Disse : « Ebbene , non parlarmene ! Egli mi ha fatto tanto soffrire ! Era meglio che ... egli avesse seguito l ' esempio del padre ... Ebbene , no , non parliamone . Egli non è un uomo ; sarà un santo , come dicono , ma non è un uomo ! Se mio marito sollevasse il capo dalla tomba e vedesse suo figlio scalzo , col cordone , con la bisaccia , frate mendicante e stupido , che direbbe mai ? Ah , lo fustigherebbe , in verità » . « Dove si trova ora frate Zuanne ? » « In un convento lontano ; sulla cima d ' un monte . Almeno fosse rimasto nel convento di Fonni ! ma no , è destino che tutti debbano abbandonarmi ; anche Fidele , l ' altro figliuolo , ha preso moglie e raramente si ricorda di me : il nido è deserto , abbandonato ; la vecchia aquila ha veduto volar via i suoi poveri aquilotti e morrà sola ... sola ... » « Venite a viver con me ! » , disse Anania . « Quando sarò dottore vi prenderò con me , nonna . » « In che potrei servirti ? Almeno un tempo ti lavavo gli occhi e ti tagliavo le unghie ; ora invece tu dovresti fare altrettanto a me ... » « Mi raccontereste delle storie ... a me ed ai miei bambini ... » « Anche le storie non so più raccontarle , adesso . Sono rimbambita del tutto : il tempo , vedi , il tempo s ' è portato via il mio cervello come il vento porta via la neve dai monti . Ebbene , ragazzino mio , mangia ; non ho altro da offrirti , accetta di buon cuore . Oh , questo cero , è tuo ? Dove lo porterai ? » « Alla Basilica , nonna , davanti all ' immagine dei santi Proto e Gianuario . Viene di lontano , nonna ; me lo diede una vecchia donna sarda che vive a Roma : anch ' essa mi narrava delle storie , ma non belle come le vostre . » « Vive a Roma ? E come fece ad andarci ? Ah , io morrò senza aver veduto Roma !...» Dopo il modestissimo pasto , Anania cercò la guida , con la quale combinò per l ' indomani l ' ascensione sul Gennargentu : poi si avviò alla Basilica . Nell ' antico cortile , sotto i grandi alberi , susurranti , sui gradini corrosi , nelle loggie rovinate , entro la chiesa odorante d ' umido come una tomba , da per tutto silenzio e desolazione . Anania depose il cero di zia Varvara sopra un altare polveroso , poi guardò i primitivi affreschi delle pareti , gli stucchi dorati da una luce melanconica , le rozze figure dei santi sardi , tutte le cose infine che un tempo gli avevano destato meraviglia e terrore , e sorrise , ma col cuore oppresso da una languida tristezza . Ritornato nel cortile vide , attraverso una finestra aperta , il cappello d ' un carabiniere e un paio di stivali appesi al muro d ' una cella , e nella memoria gli risuonò ancora l ' aria della Gioconda : « A te questo rosario » . L ' odor della cera vagava nel cortile solitario ; dov ' erano i bimbi , compagni d ' infanzia , gli uccelletti seminudi e selvatici , che un tempo animavano i gradini della chiesa ? Anania non desiderava di rivederli ; ma con quanta dolcezza ricordava i giuochi fatti con loro , mentre dagli alberi le foglie secche cadevano come ali d ' uccelli morti ! Una donna scalza , con un ' anfora sul capo , passò in fondo al cortile . Anania trasalì , sembrandogli di riconoscere sua madre . Dove era sua madre ? Perché egli non aveva osato , pur desiderandolo , parlarne alla vedova , - e perché questa non aveva accennato alla sua ingrata ospite ? Per sfuggire ai ricordi amari egli andò alla posta e inviò una cartolina illustrata a Margherita ; poi visitò il Rettore , e verso il tramonto percorse la strada che guardava sulla immensità delle valli . Vedendo le donne fonnesi che andavano alla fontana , strette nelle tuniche bizzarre , egli ripensò ai suoi primi sogni di amore , quando desiderava d ' esser lui un mandriano e Margherita una paesana , fine ed elegante sebbene con l ' anfora sul capo , simile alla figurina d ' uno stucco pompejano . Come il passato era lontano e come diverso dal presente ! Un tramonto meraviglioso illuminava l ' orizzonte : pareva un miraggio apocalittico . Le nuvole disegnavano un paesaggio tragico ; una pianura ardente solcata da laghi d ' oro e da fiumi porpurei , e sul cui sfondo sorgevano montagne di bronzo profilate d ' ambra e di neve perlata , qua e là squarciate da aperture fiammanti che sembravano bocche di grotte e dalle quali sgorgavano torrenti di sangue dorato . Una battaglia di giganti solari , di formidabili abitanti dell ' infinito , si svolgeva entro quelle grotte aeree : balenava il corruscare delle armi intagliate nel metallo del sole , ed il sangue sgorgava a torrenti , inondando le infuocate pianure del cielo . Col cuore balzante di gioia Anania rimase assorto nella contemplazione del magnifico spettacolo , finché le ombre della sera , fugato il miraggio , stesero un drappo violaceo su tutte le cose : allora egli rientrò nella casa della vedova e sedette accanto al focolare . I ricordi lo riassalirono . Nella penombra , mentre la vecchia preparava la cena e parlava con voce tetra , egli rivedeva Zuanne dalle grandi orecchie , intento a cuocer le castagne , ed un ' altra figura silenziosa e incerta come un fantasma . « Dunque hanno ammazzato tutti i banditi nuoresi ? » , chiedeva la vecchia . « Ma credi tu che passerà lungo tempo prima che nuove compagnie sorgano qua e là ? Tu ti inganni , figlio mio . Finché vivranno uomini dal sangue ardente , abili al bene ed al male , esisteranno banditi . È vero che ora essi sono così cattivi , talvolta vili , ladroni e spregevoli ! Ah , ai tempi di mio marito era altra cosa , sai ! Come erano coraggiosi allora ! Coraggiosi e benefici . Una volta mio marito incontrò una donna che piangeva perché ... » Anania s ' interessava mediocremente ai ricordi di zia Grathia : altri pensieri gli passavano per la mente . « Sentite » , egli disse , appena la vedova ebbe finito la pietosa storia della donna che piangeva , « non avete saputo mai nulla di mia madre ? » Zia Grathia era intenta a rivoltare una piccola frittata , e non rispose . « Ella sa qualche cosa ! » , pensò Anania , turbandosi . Ma dopo un istante di silenzio zia Grathia osservò : « Se niente ne sai tu , come vuoi che ne sappia qualche cosa io ? E adesso , figlio , mettiti qui , davanti a questa sedia , ed accetta il buon cuore » . Anania sedette davanti al canestro che la vedova aveva deposto sopra una sedia , e cominciò a mangiare . « No » , disse , confidandosi con la vecchia come non s ' era mai potuto confidare con nessuno , « per lungo tempo io non seppi nulla di lei . Ora però credo di essere sulle sue traccie . Dopo che mi ebbe abbandonato ella partì dalla Sardegna , ed un uomo la vide a Roma , vestita da signora . » « Ma la vide davvero ? » , chiese vivacemente zia Grathia . « Le parlò ? » « Altro che le parlò ! » , rispose amaramente Anania . « Egli disse d ' aver passato qualche ora con lei . Dopo non si seppe più nulla ; ma io , mesi fa , la feci ricercare dalla Questura e venni a sapere che ella vive a Roma , sotto un falso nome . Però si è emendata , sì , si è emendata , e adesso vive onestamente lavorando . » Zia Grathia era venuta a porsi davanti alla sedia , ed a misura che Anania parlava ella spalancava gli occhietti foschi , e si curvava e trasaliva , e apriva le mani come per raccogliere le parole di lui . Egli si rasserenava pensando a Maria Obinu : quando disse « ella ora si è emendata » provò un impeto di gioia , sicuro , in quel momento , di non ingannarsi supponendo che Maria e Olì fossero la stessa persona . « Ma sei sicuro , ma sei proprio sicuro ? » , chiese la vecchia , sbalordita . « Ma sì ! Ma sìii !...», egli rispose , imitando Margherita nel pronunziare quel sì lieto e un po ' canzonatore . « Ho vissuto due mesi in casa sua . » Si versò da bere , guardò il vino attraverso la luce rossastra della lucerna di ferro , e sembrandogli torbido lo assaggiò appena ; poi nel pulirsi la bocca vide che il vecchio tovagliolo grigiastro era bucato , e se ne coprì scherzosamente il viso . « Ricordate quando io e Zuanne ci mascheravamo ? » , chiese , guardando attraverso il buco . « Io mettevo sul viso questo tovagliolo . Ma che avete ? » , esclamò subito con voce mutata , scoprendosi il volto lievemente impallidito . Egli vedeva il viso della vedova , di solito impassibile e cadaverico , animarsi in modo strano , e dopo una profonda meraviglia esprimere la pietà più intensa ; e capì immediatamente che l ' oggetto di questa pietà quasi violenta era lui . Di un colpo l ' edifizio del suo sogno rovinò . « Nonna ! Zia Grathia ! Voi sapete ! » , gridò con aria spaventata , stirando nervosamente il tovagliuolo quanto era lungo . « Finisci di mangiare , adesso : parleremo poi , figlio . Non ti piace quel vino ? » Ma Anania la guardò con rabbia e balzò in piedi . « Parlate ! » , le impose . « Ah , Santissimo Signore » , si lamentò zia Grathia , sospirando e schioccando le labbra , « che cosa vuoi ch ' io ti dica ? Perché non finisci di cenare , Anania , figlio caro ? ... Parleremo poi ... » Egli non sentiva e non vedeva più nulla . « Parlate ! Parlate ! Voi sapete tutto , dunque ? Dov ' è ? È viva , è morta , dov ' è ? Dov ' è ? Dov ' è ? » Quel « dov ' è ? » lo ripeté almeno venti volte , mentre s ' aggirava automaticamente intorno alla cucina , piegando , spiegando , stirando il tovagliuolo , mettendolo sul viso , guardando attraverso il buco : pareva un po ' impazzito , ma più irritato che commosso . « Calmati » , cominciò a dirgli la vecchia , andandogli appresso , « io credevo che tu sapessi ... Sì , ella è viva , ma non è la donna che ti ha ingannato fingendosi tua madre . » « Non è stata lei a ingannarmi , nonna ! L ' ho creduto io ... Ella non sa neppure che io abbia supposto ... Ah , dunque non è lei ? » , aggiunse a bassa voce , con meraviglia , come se fino a quel momento fosse stato certo che Maria Obinu era sua madre . « Ma parlate dunque ! » , esclamò poi . « Perché mi tenete così sulla corda ? Perché non mi avete parlato ancora di lei ? Dov ' è ? dov ' è ? » « Ma se non ha mai lasciato la Sardegna ! » , disse la vedova , camminandogli sempre a fianco . « In verità , io credevo che tu lo sapessi . Io l ' ho riveduta quest ' anno , ai primi di maggio ; ella venne a Fonni per la festa dei Santi Martiri , e conduceva un cantastorie , un giovine cieco suo amante . Essi erano venuti a piedi da un villaggio lontano , da Neoneli ; ella soffriva le febbri di malaria , e sembrava una vecchia di sessanta anni . Terminate le feste , il cieco , che aveva guadagnato assai , abbandonò Olì per seguire una comitiva di mendicanti diretti ad un ' altra festa campestre . So che ella , in giugno e luglio , fece la mietitrice nelle tancas di Mamojada . La febbre la distruggeva : stette lungamente malata nella cantoniera e ci sta ancora ... » Anania si fermò , sollevò il viso e aprì le braccia con atto disperato . « Ed io ... io ... l ' ho ... vista ! » , gridò . « Io l ' ho vista ! L ' ho vista ! ... Siete certa di quanto mi dite ? » , chiese poi fissando la vedova . « Certissima : perché dovrei ingannarti ? » « Ditemi » , egli insisté , « ma c ' è davvero ? Io vidi alla finestra una donna febbricitante , gialla , terrea , con due occhi da gatto ... Era lei ? Ne siete certa ? » « Certissima , ti dico . Era lei certamente . » « Ed io ... io l ' ho vista ! » , egli ripeté , e si strinse il capo fra le mani , torcendoselo , preso da una collera violenta contro se stesso che si era così lungamente , così stupidamente ingannato ; che aveva cercato sua madre al di là dei monti e dei mari , mentre ella trascinava la sua miseria e il suo disonore attraverso l ' isola natìa ; che si era commosso davanti a tanti volti stranieri e non aveva sentito un palpito nello scorgere il volto della mendicante , della miseria viva , di sua madre , incorniciato dalla finestruola tetra della cantoniera . Che cosa dunque era l ' uomo ? E il cuore umano ? E la vita , l ' intelligenza , il pensiero ? Ah , sì , ora che queste domande gli salivano non più oziosamente alle labbra , ora che la realtà batteva intorno a lui le sue ali funebri e squarciava i vapori dell ' illusione , ora egli rispondeva alle sue domande e sapeva che cosa era l ' uomo , il suo cuore , la sua vita : inganno , inganno , inganno . A un tratto zia Grathia lo prese per un braccio e lo costrinse a sedersi : poi gli si accoccolò davanti , gli strinse una mano , e lo guardò di sotto in su , lungamente , pietosamente . « Bambino mio » , gli disse , « piangi , piangi . Ti farà bene . Come sei freddo ! » . Anania strappò la mano dal morso duro delle mani della vedova . « Ma per chi mi prendete ? » domandò offeso . « Non sono un ragazzino , io ! Perché devo piangere ? » « Eppure ti farebbe bene , figlio ! Ah , sì , io so quanto fa bene piangere ! Quanto fu picchiato alla mia porta , una notte , ed una voce che pareva quella della Morte mi disse : " Donna , non aspettare più ! " io diventai di pietra . Per ore ed ore non potei piangere ; e furono le ore più terribili per me : mi pareva che il cuore , dentro il petto , fosse diventato di ferro rovente , e mi bruciasse , mi bruciasse le viscere , mi lacerasse il petto con la sua punta acuta . Ma poi il Signore mi concedé le lagrime , ed esse rinfrescarono il mio dolore come la rugiada rinfresca le pietre arse dal sole . Figlio , abbi pazienza ! Siamo nati per soffrire : e cosa è mai questo tuo dispiacere in confronto di tanti altri dolori ? » . « Ma io non soffro ! » , egli protestò . « Dovevo aspettarmelo , questo colpo ; me lo aspettavo anzi , vedete ! Sono stato spinto a venir qui quasi da una forza misteriosa ; una voce mi diceva : va , va , là saprai qualche cosa ! Certo , ho provato un colpo ... un po ' di sorpresa ... ma adesso è passato : non datevi pena . » Ma la vedova lo fissava , lo vedeva livido in viso , con le labbra pallide contratte , e scuoteva il capo . Egli prosegui : « Ma perché nessuno mi ha detto mai nulla ? Eppure qualche cosa dovevano sapere . Il carrozziere , per esempio , possibile che non sapesse nulla ? » . « Forse . Ella sola poteva farti sapere qualche cosa ; ma no , essa ha paura di te . Quando venne qui , per la festa , con quel miserabile cieco che si fece condurre da lei e poi la abbandonò , nessuno qui la riconobbe , tanto sembrava vecchia , piena di stracci , istupidita dalla miseria e dalla febbre . Del resto , neppure tu l ' hai riconosciuta . Il cieco la chiamava con un brutto nomignolo : soltanto a me ella confidò il suo vero essere , mi raccontò la sua triste storia e mi scongiurò di non farti mai saper nulla di lei . Essa ha paura di te . » « Perché ha paura ? » « Ha paura che tu la faccia mettere in prigione perché ti ha abbandonato . Ha anche paura dei suoi fratelli che sono cantonieri della ferrovia ad Iglesias . » « E suo padre ? » , domandò Anania , che non aveva mai pensato a questi suoi parenti . « Oh ! è morto da tanti anni , morto maledicendola . E Olì crede sia stata questa maledizione a perseguitarla . » « Sì ! È lei che è pazza ! Ma che ha ella fatto durante tutti questi anni ? Come ha vissuto ? Perché non ha lavorato ? » Egli sembrava di nuovo calmo , e faceva le sue domande senza curiosità , pensando alle conseguenze di questo disastroso avvenimento . Ma quando la vedova sollevò un dito e disse solennemente : « Tutto sta nelle mani di Dio ! Figlio , c ' è un filo terribile che ci tira e ci tira ... Forse che mio marito non avrebbe voluto lavorare , e morire sul suo letto , benedetto dal Signore ? Eppure ! ... Così di tua madre ! Ella certo avrebbe voluto lavorare e vivere onestamente ... Ma il filo l ' ha tirata ... » , egli s ' accese in volto , e di nuovo contorse le dita e si sentì soffocare da un impeto di vergogna e di spasimo . « Tutto ... tutto è finito per me , dunque ! » , singhiozzò . « Che orrore , che orrore ! Che miseria , che onta ! Ma raccontatemi , dunque , ditemi tutto . Come ha vissuto ? ... Voglio sapere tutto ... tutto ... tutto , capite ! voglio morire di vergogna , prima ancora che ... Basta ! » , disse poi scuotendo la testa , come per scacciare via da sé ogni turbamento . «Raccontatemi.» Zia Grathia lo guardava con infinita pietà : avrebbe voluto prenderselo sulle ginocchia , cullarlo , cantargli una nenia infantile , calmarlo , addormentarlo ; ed invece lo torturava . Ma ... sia fatta la volontà del Signore : siamo nati per soffrire , e non si muore di dolore ! Tuttavia la vedova cercò di raddolcire alquanto il calice amaro che Dio porgeva per le sue mani al disgraziato fanciullo . Disse : « Io non so raccontarti precisamente come ella visse e ciò che fece . So che ella , dopo averti lasciato , e fece benissimo , perché altrimenti tu non avresti avuto mai un padre e non saresti stato fortunato come lo sei ... » . « Zia Grathia ! Non fatemi arrabbiare !...», egli interruppe impetuosamente . « Tranquillità ! Pazienza ! » , gridò la donna . « Non disconoscere la bontà del Signore , ragazzo mio ! Se tu fossi rimasto qui , che avresti fatto ? Forse avresti finito vilmente col farti anche tu frate ... frate mendicante ... frate poltrone ! ... Basta , non parliamone più ! Meglio morire che finire così ! E tua madre avrebbe seguìto egualmente la sua via , perché quello era il suo destino . Anche qui , prima di partire , credi tu ch ' ella menasse una vita santa ? Ebbene , no : era questo il suo destino . Ella aveva qui , negli ultimi tempi , un amante carabiniere che fu trasferito a Nuraminis pochi giorni prima della vostra fuga . Dopo che ti ebbe abbandonato , almeno così la disgraziata mi raccontò , ella partì per Nuraminis , a piedi , nascondendosi di giorno , camminando di notte , attraversando metà della Sardegna . Raggiunse il carabiniere e la loro relazione continuò per qualche mese ; egli aveva promesso di sposarla , ma invece si stancò presto di lei , la maltrattò , la percosse , poi l ' abbandonò . Ella seguì la sua fatale via . Mi disse , - e piangeva , poveretta , piangeva da commuovere le pietre , - che cercò sempre del lavoro , ma che non poté trovarne mai . È il destino , te lo dissi ! Il destino che priva del lavoro certi esseri disgraziati , come ne priva altri della ragione , della salute , della bontà . L ' uomo e la donna inutilmente si ribellano . No , avanti , morite , crepate , ma seguite il filo che vi tira ! Basta , ultimamente però ella si era emendata : s ' era unita con un cieco cantastorie e vivevano da due anni come marito e moglie : ella lo conduceva per i paesi , per le feste campestri , da un luogo all ' altro ; camminavano quasi sempre a piedi , qualche volta soli , qualche volta in compagnia di altri mendicanti girovaghi . Il cieco cantava certe poesie che egli stesso componeva : aveva una bellissima voce . Qui , mi ricordo , cantò la Morte del re , una poesia che faceva piangere la gente . Il Municipio gli diede venti lire , il Rettore lo invitò a pranzo . Raccolse , in tre giorni che stette qui , più di venti scudi . Ed era un ' immondezza ! Anche lui prometteva di sposare la disgraziata ; invece , quando la vide ammalata , che non poteva trascinarsi oltre , la piantò , per paura che lo costringessero a spendere per curarla . Di qui partirono assieme ; andarono alla festa di Sant ' Elia ; là il cieco schifoso incontrò una compagnia di mendicanti campidanesi che dovevano recarsi ad una festa campestre nella Gallura , e andò via con loro , mentre la disgraziata moriva di febbre in una capanna di pastori . Dopo , come ti dissi , sentendosi meglio , ella vagò di qua e di là , mietendo , raccogliendo spighe , finché la febbre l ' atterrò del tutto . L ' altro giorno , però , mi mandò a dire che stava meglio ... » Un fremito , invano represso , percorreva tutte le membra di Anania . Quanta miseria , quanta vergogna , quanto dolore , e che iniquità divina ed umana nel racconto della vedova ! Nessuno dei sanguinosi e tristi racconti ch ' egli aveva sentito narrare nella sua infanzia dalla strana donna , gli era mai parso più spaventoso di questo : nessuno lo aveva mai fatto tremare come questo . Ad un tratto ricordò il pensiero balenatogli una volta in mente , in una dolce sera lontana , nel silenzio della pineta interrotto appena dal canto del galeotto pastore . « È stata anche in carcere ? » , domandò . « Sì , credo , una volta . Furon trovati in casa sua certi oggetti , che un suo amico aveva preso da una chiesa campestre ; ma fu rilasciata perché provò di non sapere neppure di che si trattasse ... » « Voi mentite ! » , disse Anania con voce cupa . « Perché non dite tutta la verità ? Essa è stata anche ladra ... ebbene , perché non dirlo ! Credete che mi importi niente ? Proprio niente , vedete , neppure così » , aggiunse , mostrandole la punta del mignolo . « Che unghie , Signore ! » , osservò la vecchia . « Perché ti lasci crescere così le unghie ? » Egli non rispose , ma balzò in piedi e camminò su e giù , furioso , mugolando come un toro . La vedova non si mosse , ed egli , dopo pochi istanti , tornò a calmarsi , e fermandosi davanti alla donna chiese con voce dolente ma rassegnata : « Ma perché son nato io ? Perché mi hanno fatto nascere ? Vedete , io ora sono un uomo rovinato : tutta la mia vita è distrutta . Non potrò proseguire gli studi , e la donna che dovevo sposare , e senza la quale non potrò più vivere , ora mi lascerà ... cioè devo lasciarla io » . « Ma perché ? Non sa chi sei tu ? » « Sì , lo sa , ma crede che quella donna sia morta o così lontana da non udirne più neanche il nome . Ed ora invece ecco che essa ritorna ! Come volete voi che una fanciulla pura e delicata possa vivere vicino ad una donna infame ? » « Ma che cosa vuoi fare ? Non hai tu stesso detto che non ti importa nulla di lei ? » « E voi che cosa mi consigliate ? » « Io ? Che cosa ti consiglio ? Di lasciarle proseguire la sua via » , rispose ferocemente la vedova : « non ti ha abbandonato lei ? Se tu lo vorrai , la tua sposa non incontrerà mai la disgraziata , e tu stesso non la vedrai mai più ... » . Anania la guardò , a sua volta pietoso ma anche sprezzante . « Voi non capite , non potete capire ! » disse . « Lasciamo andare ; ora bisogna pensare al modo di vederla ; bisogna ch ' io vada là domani mattina . » « Tu sei matto ... » « Voi non capite ... » Si guardarono ; entrambi reciprocamente sdegnati e pietosi . Allora cominciarono a discutere e quasi a litigare . Anania voleva partire subito , o al più tardi la mattina dopo ; la vedova proponeva di far venire Olì a Fonni senza dirle il perché . « Giacché ti ostini ! Ma va là ! io la lascerei tranquilla ; come ha camminato sinora camminerà d ' ora in avanti ... Lasciala stare ... Mandale qualche soccorso ... » « Nonna , pare che anche voi abbiate paura . Quanto siete semplice ! Io non le torcerò un capello ; io la prenderò con me ; ella vivrà con me ed io lavorerò per lei : le voglio fare del bene , non del male , perché tale è il mio dovere ... » « Sì , questo è il tuo dovere ; ma d ' altronde , figlio , pensa , rifletti . Come vivrete voi ? Come camperete ? » « Non pensateci ! » « Come , come farete ? » « Non pensateci ! » « Bene , allora ! Ma ti ripeto che essa ha una folle paura di te , e se tu vai ad affrontarla così , improvvisamente , è capace di commettere qualche pazzia . » « Ed allora facciamola venir qui : ma subito , domani mattina . » « Sì , subito , sulle ali d ' un corvo ! Come sei impaziente , figlio delle mie viscere ! Va e riposati , adesso , e non pensare a niente . Domani notte a quest ' ora ella sarà qui , non dubitare . Dopo , tu farai quel che vorrai . Domani tu salirai sul Gennargentu : io direi anzi di rimanerci fino a posdomani ... » « Vedrò io ! » « Ora va ... va a riposarti » , ella ripeté , dolcemente spingendolo . Anche nella stanzetta ove egli aveva dormito con sua madre nulla era cambiato ; vedendo il misero giaciglio , sotto cui c ' era un mucchio di patate ancora odoranti di terra , egli ricordò il lettino di Maria Obinu e le illusioni ed i sogni che lo avevano per tanto tempo perseguitato . « Come ero bambino ! » , pensò amaramente . « E dicevo di esser uomo ! Ah , soltanto adesso sono uomo ! Ah , soltanto ora la vita mi ha spalancato le sue orribili porte ! Sì , sono un uomo , ora , e voglio essere un uomo forte ! No , vile vita , tu non mi vincerai ; no , mostro , tu non mi abbatterai ! Tu mi perseguiti , tu mi hai finora combattuto a viso coperto , vigliacca , miserabile , e solo oggi , in questo giorno lungo come un secolo , solo oggi hai svelato il tuo volto orrendo ! Ma non mi vincerai , no , non mi vincerai ! » Aprì le imposte tentennanti che davano su un balcone di legno , del quale rimanevano appena i sostegni ; si afferrò a questi e si sporse fuori . La notte era limpidissima , fresca , chiara e diafana come sono in montagna le notti sul finir dell ' estate . Nel silenzio indicibile che regnava , la visione delle montagne vicine e le linee vaghe delle montagne lontane sembravano più solenni e grandiose . Ad Anania , che vedeva quasi ai suoi piedi le valli profonde , pareva di star sospeso sopra un abisso : e mentre le linee delle montagne lontane gli destavano in cuore una dolcezza strana , e gli davan l ' idea di versi immensi scritti dalla mano onnipotente d ' un divino poeta sulla pagina celeste dell ' orizzonte , il vicino colosso nero - turchiniccio di Monte Spada , protetto dalla formidabile muraglia del Gennargentu , lo opprimeva , gli sembrava l ' ombra del mostro al quale poco prima aveva lanciato la sua sfida . E pensava a Margherita lontana , a Margherita sua , non più sua , che in quell ' ora sognava certamente di lui guardando anch ' essa l ' orizzonte ; e sentiva una grande pietà per lei , più che per se stesso , e lagrime soavi e amare come il miele amaro gli salivano agli occhi ; ma egli le respingeva , queste lagrime , le respingeva come un nemico felino e sleale che tentasse vincerlo a tradimento . « Son forte ! » , ripeteva , fermo sul balcone senza ringhiera . « Mostro , sono io che ti vincerò , ora che mi stai davanti ! » E non si accorgeva che il mostro gli stava alle spalle , inesorabile . VIII . Nella lunga notte insonne egli decise , o credette decidere , il proprio destino . « Io la costringerò a viver qui , presso zia Grathia , finché non avrò trovato la mia via . Parlerò francamente al signor Carboni e a Margherita . Ecco , dirò loro , le cose stanno così : io ho intenzione di far vivere mia madre presso di me , appena la mia posizione me lo permetterà : questo è il mio dovere , ed io lo compio , caschi l ' universo . Essi mi scacceranno come si scaccia una bestia immonda ; io non mi illudo . Allora io cercherò un impiego , e lo troverò bene , e prenderò con me la disgraziata , e vivremo assieme di miseria , ma pagherò i miei debiti , e sarò un uomo . Un uomo ! » pensò amaramente . « O un cadavere vivente ! » Gli pareva d ' esser calmo , freddo , già morto alla gioia di vivere ; ma in fondo al cuore sentiva una crudele ebbrezza d ' orgoglio , una smania di stolto combattimento contro la fatalità , contro la società e contro se stesso . « L ' ho voluto io , dopo tutto ! » , pensava . « Sapevo bene che doveva finir così : mi sono lasciato trascinare dalla fatalità . Guai a me ! Devo espiare io : espierò . » Questa illusione di coraggio lo sostenne tutta la notte , ed anche il giorno dopo , durante l ' ascensione al Gennargentu . La giornata era triste , annuvolata e nebbiosa , ma senza vento : egli volle partire egualmente , con la speranza , diceva , che il tempo si rasserenasse , ma in realtà per cominciare a dar a se stesso una prova di fermezza , di coraggio e di noncuranza . Che gli importava oramai delle montagne , degli orizzonti , del mondo intero ? Ma egli voleva fare ciò che aveva stabilito di fare . Solo un momento , prima della partenza , esitò . « E se ella , avvertita della mia presenza , non venisse e fuggisse ancora ? E io non prendo forse del tempo perché ciò avvenga ? » La vedova lo rassicurò impegnandosi a far venire Olì al più presto possibile , ed egli partì . La guida , su un cavallino forte e paziente , precedeva per gli erti sentieri , talvolta dileguandosi fra la nebbia argentea delle lontananze silenziose , talvolta disegnandosi sullo sfondo del sentiero come una figura dipinta a guazzo sopra una tela grigia . Anania seguiva : tutto era nebbia intorno a lui , dentro di lui , ma egli distingueva attraverso quel velo fluttuante il profilo ciclopico del Monte Spada , e dentro di sé , fra le nebbie che gli avvolgevano l ' anima , scorgeva quest ' anima come scorgeva il monte , grande , immensa , dura , mostruosa . Un silenzio tragico circondava i viaggiatori , interrotto soltanto , a intervalli , dal grido degli avoltoi . Forme strane apparivano qua e là fra la nebbia , ai lati del sentiero roccioso , e il grido degli uccelli carnivori sembrava la voce selvaggia di quelle misteriose parvenze , disturbate dal passaggio dell ' uomo . Anania credeva di camminare fra le nuvole , sentiva qualche volta il senso del vuoto , e per vincere la vertigine doveva guardare intensamente il sentiero , sotto i piedi del cavallo , fissando le lastre umide e lucenti dello schisto e i piccoli cespugli violetti del serpillo la cui acuta fragranza profumava la nebbia . Verso le nove , fortunatamente pei viaggiatori che in quell ' ora percorrevano un sentiero strettissimo tagliato sul dorso immenso di Monte Spada , la nebbia diradò : Anania diede un grido di ammirazione , quasi strappatogli violentemente dalla bellezza magnifica del panorama . Tutto il monte apparve coperto da un manto violetto di serpillo fiorito ; e al di là , la visione delle valli profondissime e delle alte cime verso cui si avvicinavano i viaggiatori , pareva , tra il velo squarciato della nebbia luminosa , fra giuochi di sole e d ' ombra , sotto il cielo turchino dipinto di strane nuvole che si diradavano lentamente , un sogno d ' artista impazzito , un quadro d ' inverosimile bellezza . « Come la natura è grande , e come è bella e come è forte ! » , pensò Anania , intenerito . « Nel suo cuore immenso tutto è puro : ah , se ci trovassimo qui soli , tutti e tre , io , Margherita e lei , chi più penserebbe alle cose impure che ci separano ? » Un soffio di speranza gli attraversò lo spirito : e se Margherita lo amasse davvero tanto quanto aveva dimostrato d ' amarlo in quegli ultimi giorni , e se acconsentisse ? ... Con questa folle speranza in cuore camminò lungo tratto , finché raggiunse il fondo del versante di Monte Spada per ricominciare la salita verso la più alta cima del Gennargentu . Un torrente passava in fondo alla valle , fra enormi roccie e boschi di ontani che un improvviso soffio di vento scuoteva . Nel silenzio profondo del luogo misterioso il mormorio degli ontani diede ad Anania una bizzarra impressione ; gli parve che la sua speranza animasse le cose intorno , e che gli alberi tremassero , come sorpresi da una gioia arcana . Ma ad un tratto ricadde nelle sue cupe idee e un progetto stravagante gli attraversò la mente : farsi romito . « Se mi nascondessi su queste montagne e vivessi solo , cibandomi d ' erbe e di uccelli ? Perché l ' uomo non può viver solo , perché non può spezzare i lacci che lo avvincono agli altri uomini e lo strangolano ? Zarathustra ? Sì , ma anch ' Egli una volta scrisse : " Oh , quanto sono solo ! Non ho più nessuno con cui possa ridere , nessuno che mi consoli dolcemente ... " » Per tre ore l ' ascesa continuò , lenta e pericolosa . Il cielo si rasserenò completamente , il vento soffiò : le cime schistose brillarono al sole , profilate di argento sull ' azzurro infinito ; l ' isola svolse i suoi cerulei panorami , disegnati di montagne chiare , di paesi grigi , di stagni lucenti , e qua e là sfumati nella linea vaporosa del mare . Ogni tanto Anania si distraeva , ammirava , seguiva con interesse le indicazioni della guida e guardava col binocolo ; ma appena egli cercava di godere la dolcezza del panorama magnifico , il dolore gli dava come una zampata da tigre per riafferrarlo interamente a sé . Verso mezzogiorno arrivarono alla vetta Bruncu Spina . Appena smontato , Anania s ' arrampicò fino al mucchio di lastre schistose del punto trigonometrico , e si gettò per terra onde sfuggire alla furia del vento che lo assaltava d ' ogni parte . Sotto il suo sguardo irrequieto stendevasi quasi tutta l ' isola , con le sue montagne azzurre e il suo mare argenteo , rischiarata dal sole allo zenit : sopra il suo capo brillava il cielo turchino , vuoto e infinito come il pensiero umano . Il vento rombava furiosamente nel vuoto , e le sue raffiche investivano Anania con rabbia pazza : pareva l ' ira violenta d ' una belva formidabile che cercasse di scacciare ogni altro essere dall ' antro aereo dove voleva dominare sola . Anania resisté a lungo : la guida gli si trascinò accanto , gettandosi anch ' essa carponi sulle lastre schistose , e cominciò a indicare le principali montagne ed i paesi ed i borghi dell ' isola . Il vento rapiva le parole e mozzava il respiro ai due uomini . « Quella è Nuoro ? » , gridò Anania . « Sì : la collina di Sant ' Onofrio la divide in due . » « Sì , è vero . Si vede distintamente . » « Peccato che questo vento sia così rabbioso ! Va al diavolo , vento maledetto ! » , urlò la guida . « Altrimenti si poteva mandare un saluto a Nuoro , tanto oggi sembra vicina ! » Anania ripensò alla promessa fatta a Margherita : «...Dalla più alta cima sarda ti manderò un saluto ; griderò ai cieli il tuo nome ed il mio amore , come vorrei gridarlo dalla più eccelsa cima del mondo affinché tutta la terra ne restasse attonita ... » . E gli sembrò che il vento gli portasse via il cuore , sbattendolo contro i colossi granitici del Gennargentu . Al ritorno egli credeva di trovare sua madre presso la vedova , e ansiosamente , dopo aver lasciato il cavallo presso la guida , attraversò il paese deserto e si fermò davanti alla porticina nera di zia Grathia . La sera scendeva triste , un vento gagliardo soffiava per le straducole erte , rocciose : il cielo era pallido : pareva d ' autunno . Anania , fermo davanti alla porticina , ascoltava . Silenzio . Attraverso le fessure scorgevasi il chiarore rosso del fuoco . Silenzio . Anania entrò e vide soltanto la vecchia , che filava seduta sul solito sgabello , tranquilla come uno spettro . Sulle brage gorgogliava la caffettiera , e da un pezzo di carne di pecora , infilato in uno spiedo di legno , sgocciolava il grasso sulla cenere ardente . « E dunque ? ... Nonna , dunque ? » « Pazienza , gioiello d ' oro ! Non ho trovato una persona fidata che potesse andare laggiù . Mio figlio non è in paese . » « Ma il carrozziere ? » « Pazienza , ti ho detto , oh ! » , esclamò la vedova , alzandosi e deponendo il fuso sullo sgabello . « Ho pregato appunto il carrozziere di dirle che venga assolutamente , domani . Gli dissi : " La pregherai a nome mio che venga , poiché ho da comunicarle cose importantissime che la riguardano . Non le dirai che qui c ' è Anania Atonzu ; va , figlio , che Dio ti ricompensi perché fai un ' opera di carità ".» « E lui ? E lui ? » « Lui ha promesso di condurla qui in vettura . » « Ella non verrà ! Vedrete che non verrà » , disse Anania , inquieto . « Purché non fugga ancora . Ho fatto male a non recarmi io stesso ... ma sono ancora a tempo ... » E voleva partire subito : ma poi si lasciò facilmente convincere a rimanere , e attese . Un ' altra triste notte passò . Nonostante la stanchezza che gli fiaccava le membra , egli dormì pochissimo , - su quel duro giaciglio dove era tristamente nato e sul quale avrebbe voluto quella notte stessa morire . Il vento urlava sul tetto , con boati da mare in tempesta , e la sua voce rombante , ricordava ad Anania l ' infanzia melanconica , i terrori lontani , le notti d ' inverno , il contatto di sua madre che lo stringeva a sé più per paura che per amore . No , ella non lo aveva amato : perché illudersi ? ella non lo aveva amato ; ma forse questa era stata la più orrenda sventura e la perdita inesorabile di Olì . Egli lo sentiva , lo sapeva ; e provava una tristezza mortale , un ' improvvisa pietà per lei che era vittima del destino e degli uomini . S ' ella fosse arrivata quella notte , mentre la voce del vento destava nel cuore di Anania impeti di terrore e di pietà , egli l ' avrebbe accolta con tenerezza ; ma la notte passò , e spuntò una giornata che il vento rendeva melanconica , ed egli trascorse ore che mise fra le più tristi e irrequiete della sua vita . Durante quelle ore egli girò per le viuzze , come spinto dal vento , andò in qualche casa , bevette molta acquavite , ritornò dalla vedova e sedette accanto al fuoco , assalito da brividi di febbre e da una acuta irritazione nervosa . Anche zia Grathia non trovava pace ; vagava su e giù per la casa , e un ' ora prima che arrivasse la corriera s ' avviò per andare incontro ad Olì . Prima di uscire pregò Anania di tenersi calmo . « Bada che ella ha paura di te ... » « Andate , santa donna ! » , egli disse con disprezzo . « Non la guarderò neppure : le dirò soltanto poche parole . » Passò più di un ' ora . Anania ricordava con amarezza la dolce ora passata nell ' attendere zia Tatàna : e mentre anelava l ' arrivo di Olì , il triste arrivo che doveva una buona volta porre fine ai suoi tormenti , si sentiva divorato da un cupo desiderio : che ella non arrivasse , che fosse di nuovo fuggita , scomparsa per sempre ! « Ma è anche malata » , pensava con triste conforto , « morrà ben presto ! » La vedova rientrò , sola , frettolosa . « Zitto , non arrabbiarti ! » , disse a voce bassa , rapidamente . « Viene ! Viene ! È qui : io le ho detto tutto . Zitto ! Ha una paura terribile . Non farle del male , figlio ! » Uscì di nuovo , lasciando aperta la porticina che il vento cominciò a sbattere , spingendola , attirandola , quasi trastullandosi con essa . Anania attese , pallido , incosciente . Ogni volta che la porta si apriva il sole ed il vento penetravano nella cucina , illuminavano e scuotevano ogni cosa , e sparivano per ricomparire subito . Per uno o due minuti Anania seguì incoscientemente il gioco del sole e del vento , ma ad un tratto s ' irritò contro la porta e mosse per chiuderla , nervoso e col volto cupo d ' ira . Egli apparve così alla misera donna che si avanzava tremando , timida e lacera come una mendicante . Egli la guardò : ella lo guardò : lo spavento e la diffidenza era negli occhi d ' entrambi . Né l ' uno né l ' altra pensarono neppure a stendersi la mano , neppure a salutarsi : tutto un mondo di dolore e di errore era fra loro e li divideva inesorabilmente , come due mortali nemici . Anania tenne ferma la porta , appoggiandovisi , tutto inondato di sole e di vento , e seguì con gli occhi la misera figura di Olì , mentre ella , quasi spinta da zia Grathia , si avanzava verso il focolare . Sì , era ben lei , la pallida e scarna apparizione intravveduta nella finestra nera della cantoniera ; nel viso giallo - grigiastro i grandi occhi chiari , sbiaditi dalla debolezza e dalla paura , parevano gli occhi d ' un gatto selvatico ammalato . Appena ella si fu seduta , la vedova ebbe una magnifica idea : lasciò soli i suoi ospiti ! Ma Anania sbatté la porta e corse irritatissimo dietro zia Grathia . « Dove andate ? Venite , tornate subito , altrimenti vado via anch ' io ! » disse aspramente , raggiungendo la vecchia su per la scaletta . Olì dovette sentire la minaccia , perché quando Anania e la vedova rientrarono in cucina ella piangeva presso la porta , pronta ad andarsene . Cieco di vergogna e di dolore , Anania le si slanciò sopra , l ' afferrò per un braccio e la spinse contro il muro , poi chiuse a chiave la porta . « Nooo ! » , egli gridò , mentre la donna s ' accoccolava per terra , restringendosi tutta come un riccio e piangendo convulsa . « Non partirete più ! Non farete più un passo senza il mio consentimento . Rimanete , piangete finché volete , ma di qui non vi muoverete più . I tempi allegri son finiti . » Olì pianse più forte , tutta scossa da un fremito di spasimo ; ma nello scoppio del suo pianto risuonò quasi una frenetica irrisione alle ultime parole di Anania ; ed egli lo sentì , e la vergogna subitanea per le mostruose parole pronunziate accrebbe il suo furore . Ah , il pianto della donna lo irritava , invece di commuoverlo ; tutti gli istinti dell ' uomo primitivo , barbaro e feroce , vibravano nei suoi nervi frementi : ed egli lo sentiva , ma non sapeva dominarsi . Zia Grathia lo guardava atterrita , domandandosi se Olì non avesse ragione a temerlo ; e scuoteva la testa , minacciava con ambe le mani , s ' agitava , pronta a tutto pur d ' impedire una scena violenta ; ma non sapeva che dire , non poteva parlare . Ah , era indiavolato quel bel ragazzo ben vestito : era più terribile d ' un pastore orgolese con la mastrucca , più terribile dei banditi che ella aveva conosciuti sulla montagna . Ella s ' era immaginata una scena ben diversa da quella ! « Sì » , egli riprese , abbassando la voce , e fermandosi davanti a Olì , « i vostri viaggi son finiti . Ragioniamo un po ' : è inutile piangere , anzi dovete rallegrarvi perché avete ritrovato un buon figliuolo che vi restituirà bene per male : quindi dovete aspettarvi da lui molto bene . Di qui voi non vi muoverete più , finché non l ' ordinerò io . Capite ? capite ? » , ripeté , sollevando di nuovo la voce , e battendosi la mano sul petto . « Adesso sono io il padrone : non sono più il bimbo di sette anni , che voi avete vilmente ingannato e abbandonato ; non sono più l ' immondezza che voi avete buttato via ; sono un uomo ora , capite ? e saprò difendermi , sì , saprò difendermi , saprò , perché voi finora non avete fatto altro che offendermi , uccidermi giorno per giorno , sempre a tradimento , sempre ! sempre ! e rovinarmi , capite , rovinarmi sempre più , sempre più , come si rovina una casa , un muro , così , pietra per pietra , così ... » Egli faceva atto di buttar giù un muro ; si curvava , sudava , quasi oppresso da una vera fatica fisica ; ma d ' un tratto , improvvisamente , guardando Olì che piangeva sempre , sentì la sua ira sbollire , svanire . Un senso di gelo lo invase . Chi era quella donna che egli ingiuriava ? Quel mucchio di stracci , quella lurida lumaca , quella mendicante , quell ' essere senza anima ? Poteva ella capire ciò che egli le diceva ? ciò che ella aveva fatto ? E d ' altronde che poteva esserci di comune fra lui e quella creatura immonda ? Era poi davvero sua madre , quella ? E se lo era , che significava , che importava ? Madre non è la donna che dà materialmente alla luce una creatura , frutto d ' un momento di piacere , e poi la butta nel mezzo della strada , in grembo al perfido Caso che l ' ha fatta nascere . No , quella donna lì non era sua madre , non era una madre , sia pure incosciente : egli non le doveva nulla . Forse non aveva diritto di rimproverarle i suoi errori , ma non doveva neppure sacrificarsi per lei . Sua madre poteva essere zia Tatàna , poteva essere zia Grathia , e magari Maria Obinu , e magari zia Varvara o Nanna l ' ubriacona ; tutte , fuorché la miserabile creatura che gli stava davanti . « Avrei fatto bene a non occuparmene , davvero , come consigliava zia Grathia » , pensò . « E forse è meglio che essa riprenda la sua via . Che può importarmi di lei ? No , non me ne importa niente . » Olì continuava a piangere . « Finitela » , diss ' egli freddamente , ma non più irato ; e siccome ella piangeva più forte , egli si volse alla vedova e le fece cenno di confortarla e farla tacere . « Non vedi che ha paura ? » , mormorò la vedova , passandogli vicina . « Su ! su ! » , disse poi , battendo una mano sulle spalle di Olì . « Finiscila , figlia . Fatti coraggio , abbi pazienza . È inutile piangere ; egli non ti divorerà , poi ; è figlio delle tue viscere , dopo tutto . Su ! su ! Adesso prendi un po ' di caffè , poi discorrerete meglio . Fammi il piacere , figlio , Anania , va un po ' fuori : poi ragionerete meglio . Va fuori , gioiello d 'oro.» Egli non si mosse , ma Olì si calmò alquanto , e quando zia Grathia le portò il caffè , ella prese tremando la tazza e bevette avidamente , guardandosi attorno con occhi ancora spaventati , diffidenti , eppure attraversati da balenii di piacere . Ella era avida del caffè , come quasi tutte le donnicciuole sarde , ed Anania , che aveva un po ' ereditato questa passione , la guardava e la studiava , ridiventato perfettamente cosciente ; e gli pareva di scorgere una bestia selvatica e timida , una lepre rosicchiante l ' uva nella vigna , trepida per il piacere del pasto e per la paura di venir sorpresa . « Ne vuoi ancora ? » , domandò zia Grathia , chinandosi e parlando ad Olì come ad una bambina . « Sì ? No ? Se ne vuoi ancora dimmelo pure . Da ' qui la chicchera , e alzati , su , lavati gli occhi , sta tranquilla ! Hai sentito ? Su , figlia ! » Olì si alzò , aiutata dalla vecchia , e andò diritta alla tinozza dell ' acqua dove usava lavarsi venti anni prima : volle pulire la chicchera , poi si lavò , e s ' asciugò col grembiale bucherellato . Le sue labbra tremavano , qualche singhiozzo le gonfiava ancora il petto , i suoi occhi arrossati e cerchiati , enormi nel viso piccolo , sfuggivano lo sguardo freddo di Anania . Egli guardava il grembiale bucherellato e pensava : « Bisognerà subito farle una veste : è veramente lurida . Ho ancora sessanta lire delle lezioni date a Nuoro : ho fatto bene a fare quelle ripetizioni ... Ne troverò anche altre . Venderò anche i libri ... Sì , occorre subito vestirla e calzarla ... Avrà anche fame ... » . Quasi indovinando il suo pensiero , zia Grathia disse ad Olì : « Hai fame ? Se hai fame dimmelo pure , subito : non star lì vergognosa ; chi si vergogna patisce . Hai fame ? No ? » . « No » , rispose Olì con voce rauca . Anania si turbò nell ' udire quella voce : era ancora la voce d ' un tempo , sì , la voce lontana , la voce di lei . Sì , quella donna era lei , era lei , la madre , la sola , la vera , l ' unica madre ! Era la carne della sua carne , il membro malato , il viscere fracido che lo straziava , ma dal quale non poteva staccarsi senza lasciar la vita . « Ebbene , allora siedi qui » , disse zia Grathia avvicinando due sgabelli al focolare , « siedi qui , figlia , e tu siedi qui , gioiello mio . Sedete qui entrambi e discorrete ... » . Fece sedere Olì , e pretendeva di fare altrettanto con Anania , ma egli si scosse bruscamente . « Lasciatemi dunque ; non sono un bimbo , vi ho detto ! D ' altronde » , egli riprese , camminando su e giù per la cucina , « c ' è poco da discorrere . Ho già detto quanto dovevo dire . Ella rimarrà qui finché io non ordinerò altrimenti : voi ora le comprerete le scarpe e un vestito ... vi darò i danari ... , ma di questo parleremo poi ... Intanto » , e alzò la voce , per significare che si rivolgeva ad Olì , « rispondete voi : che cosa rispondete dunque ? » Credendo che egli parlasse con la vedova , Olì non rispose . « Hai sentito ? » , le disse zia Grathia , con voce dolce . « Che cosa rispondi ? » « Io ? » , ella chiese a bassa voce . « Sì , tu . » « Io ... nulla . » « Avete debiti ? » , domandò Anania . «No.» « Verso il cantoniere , no ? » . « No . Si hanno tenuto tutto quanto avevo . » « Che cosa avevate ? » « I bottoni d ' argento della camicia , le scarpe nuove , dodici lire in argento . » « Che cosa possedete ora ? » « Nulla . Come mi vedi , mi scrivi [ 29 ] » , diss ' ella , toccandosi il grembiale . La sua voce era cupa , cavernosa . « Avete qualche carta ? » « Cosa ? » « Qualche carta » , spiegò zia Grathia . « Sì , la fede di nascita ? » « Sì , la fede di nascita » , ella rispose toccandosi il petto . « L ' ho qui . » « Fate vedere » . Ella trasse una carta gialliccia , macchiata d ' olio e di sudore , mentre Anania ripensava amaramente alle ricerche e alle indagini fatte per scoprire se Maria Obinu possedeva carte rivelatrici . Zia Grathia prese la carta e gliela diede ; egli la svolse , la lesse , la restituì . « Perché ve la siete procurata ? » , domandò . « Per sposarmi con Celestino ... » « Il cieco » , spiegò la vedova , e aggiunse borbottando : « quell ' immondezza vile » . Anania tacque , e continuò a camminare su e giù per la cucina : il vento sibilava incessantemente intorno alla casetta ; dalle fessure del tetto piovevano alcune striscie di sole che disegnavano fantastiche monete d ' oro sul pavimento nero . Anania camminava divertendosi automaticamente a mettere i piedi su quelle monete , come usava una volta , da bambino : si domandava che cosa gli restava da fare e gli sembrava d ' aver già esaurito una parte del suo grave compito . « Io ora chiamerò di là zia Grathia » , pensava , « e le consegnerò i danari perché le compri le vesti e le scarpe e le dia da mangiare , poi partirò e vedrò ... Qui non mi resta altro da fare : è tutto fatto ... È tutto fatto ! » , ripeté fra sé con infinita tristezza . « Tutto è finito . » Gli venne in mente di sedersi accanto a sua madre , di chiederle come aveva vissuto , di rivolgerle una sola parola di dolcezza e di perdono : ma non poteva , non poteva : il solo guardarla lo disgustava ; gli pareva che ella puzzasse ( e in realtà ella emanava quello sgradevole odore tutto speciale dei mendicanti ) , e non vedeva l ' ora di andarsene , di fuggire , di togliersi dagli occhi quella vista dolorosa . Eppure qualche cosa lo tratteneva ; egli sentiva che la scena non poteva terminare così , dopo poche frasi ; pensava che Olì forse , fra la sua paura e la sua vergogna , gioiva d ' aver un figlio bello , forte , civile ; e nel suo disgusto , nel suo dolore anch ' egli provava un meschino conforto dicendo a se stesso : « Almeno non è sfrontata : forse si può redimere ancora . È incosciente , ma non sfrontata . Non si ribellerà » . Eppure ella si ribellò . « Ecco » , egli ricominciò , dopo un lungo silenzio , « voi rimarrete qui finché non avrò aggiustato i miei affari . Zia Grathia comprerà le vesti e le scarpe ... » La voce rauca e dolente risuonò forte : « Io non voglio nulla . Io no ... » . « Come no ? » , egli chiese , fermandosi di botto davanti al focolare . « Io non resto . » « Che cosa ? » , egli gridò sporgendosi in avanti , coi pugni stretti e gli occhi spalancati . « Spiegatevi meglio . » Ah , dunque non era tutto finito ? Ella osava ? perché osava ? Ah , ella dunque non capiva che suo figlio aveva sofferto e lottato durante tutta la sua vita per raggiungere uno scopo : quello di ritirarla dalla via della colpa e del vagabondaggio , anche sacrificandole tutto il suo avvenire ? Perché ora ella osava ribellarglisi , perché voleva sfuggirgli ancora ? Non capiva che egli le avrebbe impedito di far ciò , anche a costo d ' un delitto ? « Spiegatevi ! » , egli ripeté , dominando a stento la sua collera . E stette ad ascoltare , fremente , esaltato , ficcandosi le unghie puntute sulle palme delle mani , mentre il suo viso andava di momento in momento deformandosi sotto la pressione di un dolore senza nome . Zia Grathia lo fissava , pronta anch ' essa a gettarglisi sopra se egli osava toccare Olì . Fra le tre creature selvagge , riunite intorno al focolare , la fiamma di un tizzo sorgeva azzurrognola e cigolava : pareva piangesse . « Ascoltami » , disse Olì animandosi , « non adirarti , tanto oramai la tua collera è inutile . Il male è fatto e nulla più lo può rimediare : tu puoi uccidermi , ma non ne ritrarrai alcun benefizio . L ' unica cosa che tu possa fare è di non occuparti di me . Io non posso restare qui : me ne andrò e tu non udrai più mie notizie . Figurati di non avermi mai incontrata ... » « Dove vuoi andare ? » , chiese la vedova . « Anch ' io gli ho detto queste cose , ma egli non capisce la ragione : ci sarebbe però un mezzo ... Rimani qui egualmente , invece di andar per il mondo : non diremo chi tu sei ed egli vivrà tranquillo come se tu fossi lontana . Perché , povera te , se vai via di qui , dove andrai ? » « Dove Dio vuole ... » « Dio ? » , proruppe Anania , dandosi forti pugni sul petto . « Dio ora vi comanda di obbedirmi . Non osate neppur più ripetere che non volete restare qui . Non osate » , egli disse come in delirio . « Credete che io scherzi , forse ? Non osate muovere un passo senza ordine mio ; altrimenti sarò capace di tutto ... » « Per il tuo bene » , ella insisté . « Ascoltami almeno : non essere feroce con me , mentre sei indulgente con tuo padre , con quel miserabile che fu la mia rovina . » « Ella ha ragione ! » , disse la vedova . « Tacete ! » , impose Anania . Olì prese ancor più coraggio . « Io non so parlare , Ananì ... io ora non so parlare perché le disgrazie mi hanno reso stupida ; ma una sola cosa ti domando : non avrei tutto da guadagnare restando qui ? Se voglio andar via non è per il tuo bene ? Rispondi . Ah , egli neppure mi ascolta ! » , disse poi , rivolta alla vedova . Anania camminava nuovamente su e giù per la cucina , e pareva non udisse davvero le parole di Olì ; ma a un tratto trasalì e gridò : « Ascolto ! » . Ella riprese umilmente : « Perché dunque vuoi che io rimanga qui ? Lasciami andare per la mia via : come un giorno ti feci del male , lascia che ora possa farti del bene . Lasciami andare : io non voglio esserti d ' impedimento : lasciami andare ... per il tuo bene ... » . « No ! » , egli ripeté . « Lasciami andare , te ne supplico : sono ancor buona a lavorare . Tu non saprai più nulla di me : sparirò come la foglia portata dal vento ... » Egli s ' aggirò su se stesso ; una terribile tentazione lo insidiò : lasciarla andare ! Per un minuto secondo una folle gioia gli brillò nell ' anima , al pensiero che tutto poteva considerarsi come un sogno maligno : una sola parola e il sogno svaniva e tornava la dolce realtà ... Ma subito ebbe vergogna di se stesso : la sua ira crebbe , il suo grido echeggiò nuovamente nella tetra cucina . « No ! » « Tu sei una belva » , mormorò Olì , « non sei un cristiano : sei una belva che morde le sue stesse carni . Lasciami andare , fanciullo di Dio , lasciami ... » « No ! » « Una belva davvero ! » , confermò zia Grathia , mentre Olì taceva e pareva vinta . « C ' è bisogno di urlare così ? Nooo ! Nooo ! Nooo ! Fuori , se sentono , crederanno che c ' è un toro selvatico , chiuso qui dentro . Son queste le cose che ti hanno insegnato a scuola ? » « A scuola mi hanno insegnato questa ed altre cose » , egli disse , abbassando la voce che gli si era fatta rauca . « Mi hanno insegnato che l ' uomo non deve lasciarsi disonorare , a costo di morirne ... Ma voi non potete capire certe cose ! Infine , tagliamo corto , e state zitte tutt ' e due ... » « Io non capisco ? Io capisco benissimo » , protestò la vecchia . « Nonna , voi capite davvero . Ricordatevi ... Ma basta , basta ! » , esclamò egli , agitando le mani , stanco , nauseato . Le parole della vecchia lo avevano colpito ; egli ritornava cosciente , ricordava che si era sempre ritenuto un essere superiore , e voleva porre fine alla scena dolorosa e volgare . « Basta » , ripeté a se stesso , lasciandosi cader seduto in un angolo della cucina e prendendosi la testa fra le mani . « Ho detto no e basta . Finitela ora » , aggiunse con voce affranta . Ma Olì s ' accorse benissimo che era invece il momento di combattere : ella non aveva più paura , e osò tutto . « Senti » , disse con voce umile , sempre più umile , « perché vuoi rovinarti , " figlio mio ? " ( Sì , ella ebbe il coraggio di dir così , ed egli non protestò ) . Io so tutto ... Tu devi sposarti con una fanciulla ricca e bella : se ella viene a conoscere che tu non mi rinneghi , ti rifiuterà . Ed ha ragione : perché una rosa non può stare vicina ad una immondezza ... Fallo per lei ; lasciami andare , ella crederà sempre che io non esista più . Ella è un ' anima innocente ; perché dovrebbe soffrire ? Io andrò lontano , cambierò nome , sparirò portata via dal vento . Basta il male che ti feci involontariamente ... sì ... involontariamente ; figlio mio , io non voglio farti più del male , no . Ah , come una madre può fare il male a suo figlio ? Lasciami andare » . Egli ebbe desiderio di gridare : « Eppure voi non mi avete fatto altro che del male » , ma si vinse . A che serviva gridare ? Era inutile e indecoroso ; no , egli non voleva più gridare : solo , col capo sempre stretto fra le mani , con voce nello stesso tempo lamentosa e rabbiosa , continuò a rispondere : « No , no , no » . In fondo sentiva che Olì aveva ragione , e capiva che ella veramente voleva andarsene per non renderlo infelice , ma appunto l ' idea che in quel momento ella era più generosa e più cosciente di lui lo irritava e gliela rendeva odiosa . Ella si era trasformata : i suoi occhi illuminati lo guardavano supplichevoli e amorosi ; quando ripeteva : « lasciami andare » la sua voce vibrava e tutto il suo volto esprimeva una tristezza senza nome . Forse un sogno soave , che giammai prima d ' allora aveva rischiarato l ' orrore della sua esistenza , le sfiorava l ' anima : restare , vivere per lui , trovar finalmente pace . Ma dal profondo dell ' anima primitiva un istinto di bene , - la scintilla che si cela anche nella selce , - la spingeva a non badare a quel sogno . Una sete di sacrifizio la divorava , ed Anania lo capiva , e sentiva finalmente che ella voleva a modo suo compiere il proprio dovere , come egli a modo suo voleva compiere il suo . Egli però era il più forte e voleva e doveva vincere con tutti i mezzi , anche con la violenza , anche con la necessaria crudeltà del medico che per guarire il malato gli apre la carne coi ferri . Ad un tratto ella si gettò per terra , ricominciò a piangere , supplicò , gridò . Anania rispose sempre no . « Che farò dunque io ? » , ella singhiozzò . « Nostra Signora mia , cosa farò io ? Bisogna che ti abbandoni ancora con inganno , per farti il bene per forza ? Sì , io ti lascerò , io me ne andrò . Tu non sei il mio padrone . Io non so chi tu sei ... Io sono libera ... e me ne andrò ... » Egli sollevò il volto e la guardò . Non era più irato ; ma i suoi occhi freddi e il suo viso livido , improvvisamente invecchiato , incutevano spavento . « Sentite » , disse con voce ferma , « finiamola . È deciso tutto , e non c ' è da discutere oltre . Voi non muoverete un passo senza che io lo sappia . E badate bene , e tenete a mente le mie parole come se fossero le parole di un morto : se finora ho sopportato il disonore della vostra vita vergognosa era perché non potevo impedirlo , e perché speravo di por fine a tale obbrobrio . Ma d ' ora in avanti sarà altra cosa . Se voi vi permettete di andar via di qui vi seguirò , vi ucciderò e mi ucciderò ! Tanto non mi importa più nulla di vivere ! » Olì lo guardava con terrore : in quel momento egli era rassomigliantissimo a zio Micheli , il padre , quando l ' aveva cacciata via dalla cantoniera ; gli stessi occhi freddi , lo stesso volto calmo e terribile , la stessa voce cavernosa , lo stesso accento inesorabile . Le parve di vedere il fantasma del vecchio , che risorgeva per castigarla , e sentì l ' orrore della morte intorno a sé . Non disse più parola , e si accoccolò per terra , tutta tremante di spavento e di disperazione . Una triste notte cadde sul villaggio desolato dal vento . Anania , che non aveva potuto trovare un cavallo per ripartire subito , dovette passare la notte a Fonni , e dormì d ' un sonno inquieto , simile al sonno di un condannato nella prima notte dopo la sentenza . Olì e la vedova vegliarono lungamente accanto al fuoco : Olì aveva il freddo foriero della febbre e batteva i denti , sbadigliava e gemeva . Come in una notte lontana , il vento rombava sopra la cucina vigilata dalla spoglia nera del bandito , e la vedova filava , alla luce giallognola del fuoco , impassibile e pallida come uno spettro : ma questa volta ella non narrava alla sua ospite le storie del marito , e non osava confortarla . Solo , di tanto in tanto , la supplicava inutilmente di andare a letto . « Andrò se mi fate una carità » , disse finalmente Olì . «Parla.» « Chiedetegli se egli ha ancora la rezetta che gli diedi il giorno che siamo fuggiti di qui ; e pregatelo di farmela vedere . » La vecchia promise , e Olì si alzò : tremava tutta , e sbadigliava tanto che le sue mascelle scricchiolavano . Tutta la notte vaneggiò , arsa dalla febbre ; ogni tanto chiedeva la rezetta e si lamentava infantilmente perché zia Grathia , coricatale a fianco , non si alzava e non andava da Anania per chiedergliela . Un dubbio le attraversava la mente in delirio : che Anania non fosse suo figlio . No , egli era troppo crudele e spietato ; ella , che era stata la vittima di tutti non poteva convincersi che suo figlio dovesse torturarla più degli altri . Nel delirio raccontò a zia Grathia che aveva attaccato al collo di Anania quel sacchettino per riconoscerlo quando sarebbe stato grande e ricco . « Io volevo andare a trovarlo un giorno , vecchia vecchia , col bastone . Dun ! Dun ! picchiavo alla sua porta . " Io sono Maria Santissima trasformata in mendicante ! " I servi ridevano e chiamavano il padrone . " Vecchia , che cosa vuoi ? " " Io so che tu hai un sacchettino così e così : io so chi te lo ha dato ; se tu oggi hai tante tancas e servi e buoi lo devi a quella povera anima che ora è ridotta a sette once di polvere . Addio , dammi un po ' di pane col miele . E perdona alla povera anima . " " Servi , segnatevi , questa vecchia che indovina ogni cosa è Maria Santissima ... " Ah , ah , ah , la rezetta , la voglio ... Quel giovine non è ... lui ! La rezetta ... la rezetta ... » All ' alba zia Grathia entrò da Anania e gli raccontò ogni cosa . « Ah » , diss ' egli con un sorriso amaro , « ci voleva anche questa ! che ella dubitasse ! Gliela farò vedere io ... se sono io ! » « Figlio , non essere snaturato : contentala almeno in questa piccola cosa ... » , supplicò zia Grathia . « Ma io non l ' ho più quel sacchettino ; l ' ho buttato via : se lo ritroverò ve lo manderò . » Zia Grathia insisté inoltre per sapere l ' esito del colloquio che Anania avrebbe avuto con la fidanzata . « Se ella veramente ti vuol bene , si rallegrerà della tua buona azione » , gli disse , per confortarlo . « No non ti rifiuterà , anche se tu le dici che non rinneghi tua madre . Ah , l ' amore vero non bada ai pregiudizi del mondo : io amavo pazzamente mio marito quando tutto il resto del mondo lo disprezzava ... » « Vedremo » , disse melanconicamente Anania , « vi scriverò ... » « Per carità , non scrivermi , gioiello d ' oro ! Io non so leggere , lo sai , e non voglio far sapere a nessuno i fatti tuoi . Piuttosto mandami un segno . Senti , se ella non ti rifiuta mandami la rezetta avvolta in un fazzoletto bianco ; se ti rifiuta , mandala avvolta in un fazzoletto di colore ... » Egli promise di contentare la vecchia . « Ma tu quando tornerai ? » « Non so ; fra non molto certamente , appena avrò aggiustato i miei affari . » Egli partì senza aver riveduto Olì ; un ' angoscia infinita l ' opprimeva ; il viaggio gli sembrava eterno , e sebbene un tenue filo di speranza lo guidasse , non avrebbe voluto arrivare mai a Nuoro . « Ella mi ama » , pensava , « forse mi ama come nonna amava suo marito . La sua famiglia mi disprezzerà , mi caccerà ; ma ella mi dirà : " Ti aspetterò , ti amerò sempre ... " . Sì , ma che posso io prometterle ? Oramai il mio avvenire è distrutto » . Un ' altra speranza inconfessabile , egli sentiva però in fondo al cuore : che Olì fuggisse ancora : egli non osava palesare a se stesso questa speranza , ma la sentiva , la sentiva ; e se ne vergognava , e ne calcolava tutta la viltà , ma non poteva scacciarla ... Nel momento in cui aveva gridato : « Vi ucciderò e mi ucciderò » , era stato sincero , ma ora gli pareva che tutto fosse stato un orribile sogno ; e nel rivedere la strada e i paesaggi che tre giorni prima aveva attraversato con tanta gioia nell ' anima , e nell ' avvicinarsi a Nuoro , il senso della realtà lo stringeva acerbamente . Appena arrivato cercò il sacchettino , e per un ' idea superstiziosa , - poiché egli credeva che le cose prevedute non avvengono , - lo avvolse in un fazzoletto di colore . Ma poi pensò che i tristi avvenimenti di quei giorni egli li aveva sempre attesi e preveduti , e si irritò contro la sua puerilità . « Del resto , perché debbo mandare il sacchettino ? Perché debbo contentarla ? » , disse fra sé , sbattendo l ' involto contro il muro . Ma subito lo raccattò , pensando : « Per zia Grathia . Alle quattro vado dal signor Carboni e gli dico tutto » , decise poi . « Bisogna finirla oggi stesso . Bisogna esser uomini . Ed Ora dormiamo . » Si buttò sul letto e chiuse gli occhi . Eran circa le due ; un meriggio caldissimo e silenzioso . Egli aveva ancora nelle orecchie il rombo del vento , ricordava il freddo della notte passata a Fonni , e provava una strana impressione . Gli pareva d ' esser caduto in un abisso roccioso , fra montagne erte desolate che soffocavano il breve orizzonte ; ricordi lontani gli risalivano dal profondo dell ' anima : le notti di febbre a Roma , il fragore del vento su Bruncu Spina , una poesia del Lenau : I Masnadieri nella Taverna della landa , la canzone del mandriano che era passato nella straducola la sera in cui zia Tatàna aveva chiesto la mano di Margherita . Ma nello sfondo della sua immaginazione nereggiava sempre la cucina della vedova , col cappotto nero e vuoto come un simbolo , con la figura di Olì dai grandi occhi di gatto selvatico . Che dolore e che tristezza gli causavano ora quegli occhi ! Così rimase a lungo , senza poter dormire , ma con gli occhi ostinatamente chiusi , immerso in un cupo torpore . A un tratto pensò alla morte , meravigliandosi che questo pensiero non gli fosse ancora balenato in mente . « Nessuna cosa è più certa della morte ; eppure ci tormentiamo tanto per cose che passano inesorabilmente . Tutto passerà : tutti morremo : perché soffrire così ? ... E se alle quattro mi suicidassi ? Sì . » Per qualche momento l ' impressione della fine lo gelò tutto . Passò , ma gli lasciò una oppressione così spaventosa che egli sentì il bisogno di scuotersi per liberarsene . Solo allora si accorse che , in fondo , mentre gli pareva d ' esser in preda alla più cupa disperazione , egli sperava sempre . « Margherita ! Margherita ! Parlerò con lei stanotte ; ella mi dirà di tacere ogni cosa a suo padre , di aspettare , di fingere . No , non voglio essere vile . Voglio essere uomo . Alle quattro sarò dal signor Carboni . » Alle quattro , infatti , egli passò davanti alla porta di Margherita , ma non poté fermarsi , non poté suonare . E passò oltre avvilito , pensando di ritornare più tardi , ma convinto , in fondo , che non sarebbe riuscito giammai di aver il colloquio col padrino . Due giorni e due notti trascorsero così in una vana battaglia di pensieri cangianti come onde agitate . Nulla pareva mutato nella sua vita e nelle sue abitudini ; egli aveva ripreso a dar lezioni agli studentelli in vacanza , leggeva , mangiava , passava sotto le finestre di Margherita e vedendola la guardava ardentemente : ma durante la notte zia Tatàna lo udiva camminare per la camera , scendere nel cortile , uscire , rientrare , vagare : pareva un ' anima in pena , e la buona vecchia lo credeva ammalato . Che aspettava egli ? Che sperava ? Il giorno dopo il suo ritorno , vedendo un uomo di Fonni attraversare la viuzza , impallidì mortalmente . Sì , egli aspettava qualche cosa ... qualche cosa d ' orribile : la notizia che ella fosse scomparsa nuovamente ; e si accorgeva benissimo della sua viltà , ma nello stesso tempo era pronto ad eseguire la sua minaccia : « vi seguirò , vi ucciderò , mi ucciderò » . In certi momenti gli pareva che niente fosse vero ; nella casa della vedova c ' era soltanto la vecchia , col suo cappotto e le sue leggende : niente altro ... niente altro ... La seconda notte dopo il suo ritorno udì zia Tatàna raccontare una fiaba ad un bimbo del vicinato : «...La donna fuggiva , fuggiva , gettando dei chiodi che si moltiplicavano , si moltiplicavano , coprivano tutta la pianura . Zio Orco la inseguiva , la inseguiva , ma non arrivava a prenderla perché i chiodi gli foravan i piedi ... » . Che piacere angoscioso aveva destato quella fiaba in Anania bambino , specialmente nei primi giorni dopo il suo abbandono ! Quella notte egli sognò che l ' uomo di Fonni gli aveva portato la novella : ella era fuggita ... egli la inseguiva , la inseguiva ... attraverso una pianura coperta di chiodi ... Eccola , ella è là , all ' orizzonte : fra poco egli la raggiungerà e la ucciderà ; ma egli ha paura , ha paura ... perché ella non è Olì , è il mandriano passato nella viuzza mentre zia Tatàna era dal signor Carboni ... Anania corre , corre ; i chiodi non lo pungono , eppure egli vorrebbe che lo pungessero ... Olì , trasformata in mandriano , canta : canta i versi del Lenau : I Masnadieri nella Taverna della landa ; ecco , egli sta per raggiungerla e ucciderla , e un gelo di morte lo agghiaccia tutto ... Si svegliò coperto da un sudore freddo , mortale ; il cuore non gli batteva più , ed egli scoppiò in un pianto d ' angoscia violenta . Il terzo giorno Margherita , meravigliata che egli non scrivesse , lo invitò al solito convegno . Egli andò , raccontò la gita , si abbandonò alle carezze di lei come un viandante stanco si abbandona alle carezze del vento , all ' ombra d ' un albero , sull ' orlo della via ; ma non poté dire una sola parola sul cupo segreto che lo divorava . 18 settembre , ore due di notte Margherita , Sono rientrato a casa adesso , dopo aver pazzamente errato per le strade . Mi pare d ' impazzire da un momento all ' altro ed è anche questa paura che mi spinge a confidarti , - dopo una lunga inenarrabile indecisione , - il dolore che mi uccide . Ma voglio esser breve . Margherita , tu sai chi io sono : figlio della colpa , abbandonato da una madre più disgraziata che colpevole , io sono nato sotto un astro terribile e devo espiare delitti non miei . Inconsapevole del mio triste destino , spinto dalla fatalità , io ho trascinato con me , nell ' abisso dal quale io non potrò mai uscire , la creatura che ho amato sopra tutte le creature della terra . Te , Margherita ... Perdonami , perdonami ! Questo è il mio più immenso dolore , il rimorso terribile che mi strazierà per tutto il resto della vita , se pure vivrò ... Senti . Mia madre è viva : dopo una esistenza di colpe e di dolori , ella è risorta davanti a me come un fantasma . Essa è miserabile , malata , invecchiata dal dolore e dalle privazioni . Il mio dovere , tu stessa lo dici a te stessa in questo momento , è di redimerla . Ho deciso di riunirmi con lei , di lavorare per sostenerla , di sacrificare la vita stessa , se occorre , per compiere il mio dovere . Margherita , che dirti altro ? Mai come in questo momento ho sentito il bisogno di aprirti tutta l ' anima mia , simile ad un mare in tempesta , e mai ho sentito mancarmi le parole come mi mancano in quest ' ora decisiva della mia vita . La ragione stessa mi manca ; ho ancora sulle labbra il profumo dei tuoi baci e tremo di passione e di angoscia ... Margherita , Margherita , la mia vita è nelle tue mani ! Abbi pietà di me ed anche di te . Sii buona come io ti ho sempre sognata ! Pensa che la vita è breve , e che la sola realtà della vita è l ' amore , e che nessun uomo della terra ti amerà come ti amo e ti amerò io . Non calpestare la nostra felicità per i pregiudizi umani , i pregiudizi che gli uomini invidiosi inventarono per rendersi scambievolmente infelici . Tu sei buona , sei superiore : dimmi almeno una parola di speranza per l ' avvenire . Ma che dico ? Io divento pazzo ; perdonami , e ricordati che , qualunque cosa accada , io sarò sempre tuo per l ' eternità . Scrivimi subito ... A . 19 settembre Anania , La tua lettera mi sembra un orrendo sogno . Anch ' io non trovo parole per esprimermi . Vieni stanotte , alla solita ora , e decideremo assieme il nostro destino . Sono io che devo dire : la mia vita è nelle tue mani . Vieni , ti aspetto ansiosamente ... M . 19 settembre Margherita , Il tuo bigliettino mi ha gelato il cuore ; sento che il mio destino è già deciso , ma un filo di speranza mi guida ancora . No , non posso venire ; anche volendolo non potrei venire . Non verrò se tu non mi dirai prima una parola di speranza . Allora correrò a te per inginocchiarmi ai tuoi piedi e per ringraziarti e adorarti come una santa . Ma ora no , non posso , e non voglio . Quanto ti scrissi la notte scorsa è la mia irrevocabile decisione ; scrivimi , non farmi morire in questa attesa terribile . Il tuo infelicissimo A . 19 settembre , mezzanotte Anania , Nino mio , Ti ho aspettato fino a questo momento , palpitante di dolore e di amore , ma tu non sei venuto , tu forse non verrai mai più , ed io ti scrivo , in quest ' ora soave dei nostri convegni , con la morte nel cuore e le lagrime negli occhi non ancora stanchi di piangere . La luna smorta cala sul cielo velato , la notte è melanconica e quasi lugubre e mi pare che tutto il creato si rattristi per la sventura che opprime il nostro amore . Anania , perché mi hai tu ingannato ? Io sapevo sì , come tu dici , quello che tu sei , e ti amai appunto perché sono superiore ai pregiudizi umani , perché volevo ricompensarti delle ingiustizie che la sorte aveva tramato a tuo danno , e sopratutto perché credevo che anche tu , anche tu fossi superiore ai pregiudizi , e avessi riposto in me , come io avevo riposto in te , tutta la tua vita . Invece mi sono ingannata ; o meglio sei stato tu ad ingannarmi , tacendomi i tuoi veri sentimenti . Ho sempre creduto che tu sapessi che tua madre viveva , e dove si trovava , e la vita che conduceva ; ma ero certa che tu , vilmente abbandonato da lei , non facessi più caso d ' una madre snaturata , tua sventura e disonore , e la ritenessi come morta per te e per tutti ... Non solo , ma ero certa che se ella osava presentarsi a te , come pur troppo é accaduto , tu non ti saresti degnato neppure di guardarla ... E invece , invece ! Invece tu ora scacci chi ti ha lungamente amato e ti amerà sempre , per sacrificare la tua vita e il tuo onore a chi ti ha abbandonato , bambino inconsapevole ; a chi ti avrebbe ucciso o lasciato in un bosco , in un deserto , pur di liberarsi di te . Ma è inutile che io ti scriva queste cose , perché tu certamente le capisci meglio di me ; ed è inutile che tu continui ad illudermi e ad invocare sentimenti che io non posso avere dal momento che neppure tu li hai . Perché , vedi , io capisco benissimo che tu vuoi sacrificarti non per affetto , e neppure per generosità , - perché probabilmente tu odii giustamente la donna che fu la tua rovina , - ma spinto da quei pregiudizi umani inventati dagli uomini per rendersi scambievolmente infelici . Sì , sì : tu vuoi sacrificarti per il mondo ; tu vuoi rovinarti e rovinare chi ti ama , solo per la vanità di sentir dire : " hai fatto il tuo dovere ! " . Tu sei un fanciullo , e il tuo è un sogno pericoloso ma anche , permettimi di dirtelo , anche ridicolo . La gente , sapendolo , ti loderà , sì , ma in fondo riderà della tua semplicità . Anania , torna in te , sii buono , con te e con me , come tu dici , e sopratutto sii uomo . No , io non dico di abbandonare tua madre , debole e infelice , come essa ti ha abbandonato : no , noi l ' aiuteremo , noi lavoreremo per lei , se occorre , ma che essa stia lontana da noi , che essa non venga a mettersi fra noi , a turbare la nostra vita con la sua presenza . Mai ! mai ! Perché dovrei ingannarti , Anania ? Io non posso neppure lontanamente ammettere la possibilità di vivere assieme con lei ... Ah , no ! Sarebbe una vita orrenda , una continua tragedia ; meglio morire una buona volta che morire lentamente di rancore e di disgusto . Io non ho mai amato quella disgraziata ; ora ne sento pietà , ma non posso amarla ; e ti scongiuro di non insistere nel tuo pazzo progetto , se non vuoi farmela nuovamente odiare mille volte più di prima . Questa la mia ultima decisione ; sì , aiutarla , ma tenerla lontana , che io non la veda mai , che possibilmente il mondo dove vivremo noi ignori che ella esiste . Pensa che anche lei , forse , sarà più contenta di vivere lontana da te , la cui presenza le causerebbe un continuo rimorso . Tu dici che é invecchiata dal dolore , dalle privazioni , miserabile e malata ; ma di chi la colpa se non sua ? Per te , ed anche per lei , è meglio che ella si trovi in quello stato ; così cesserà di vagabondare , e , non ti disonorerà più ; ma che ella , dopo averti oltraggiato quando era sana e giovane , non si faccia un ' arma della miseria e della debolezza per richiedere il sacrifizio della tua felicità ! ... Ah , questo no , non devi permetterlo mai ! No , non è possibile che tu compia una aberrazione fatale ! A meno che tu non mi ami più e colga l ' occasione per ... Ma no , no , no ! Neppure voglio dubitare di te , della tua lealtà e del tuo amore ! Anania , ritorna in te , ti ripeto , non essere malvagio e crudele con me , che ti diedi tutti i miei sogni , tutta la mia giovinezza , tutto il mio avvenire , mentre vuoi essere generoso verso chi ti ha odiato e rovinato . Abbi pietà ... vedi ... io piango , io ti imploro , anche per te , che vorrei veder felice come sempre sognai ... Ricordati tutto il nostro amore , il nostro primo bacio , i giuramenti , i sogni , i progetti , tutto , tutto ricorda ! Fa che tutto non si risolva in un pugno di cenere ; fa che io non muoia di dolore ; fa che tu stesso non abbi a pentirti del tuo pazzo procedere . Se non vuoi dar retta ai miei consigli interroga persone serie , persone di Dio , e vedrai che tutti ti diranno qual è il tuo vero dovere , che tutti ti diranno di non essere ingrato , né malvagio . Ricorda , Anania , ricorda ! Anche ieri notte mi dicevi che dalla vetta del Gennargentu gridasti il tuo amore , proclamandolo eterno . Dunque mentivi ; anche ieri notte mentivi ? E perché ? ... Perché mi tratti così ! Che ho fatto io per meritarmi tanto dolore ? Possibile che tu non ricordi come ti ho sempre amato ? Ricordi una sera che io stavo alla finestra e tu mi buttasti un fiore , dopo averlo baciato ? Io conservo quel fiore per ornarne il mio vestito da sposa ; e dico conservo perché son certa che tu sarai il mio sposo diletto , che tu non vorrai far morire la tua Margherita ( e il tuo sonetto lo ricordi ? ) , che saremo tanto felici , nella nostra casetta , soli soli col nostro amore ed il nostro dovere . Sono io che aspetto da te , subito , una parola di speranza . Dimmi che tutto fu un sogno tormentoso ; dimmi che la ragione è ritornata in te , e che ti penti d ' avermi fatto soffrire . Domani notte , o meglio stanotte , perché è già passata la una , ti aspetto ; non mancare ; vieni , adorato , vieni , diletto mio , mio amato sposo , vieni : io ti aspetterò come il fiore aspetta la rugiada dopo una giornata di sole ardente ; vieni , fammi rivivere , fammi dimenticare ; vieni , adorato , le mie labbra , ora bagnate d ' amaro pianto , si poseranno sulla tua bocca amata come ... « No ! no ! no ! » , disse convulso Anania , torcendo la lettera senza leggerne le ultime righe . « Non verrò ! Sei vile , vile , vile ! Morrò ma non mi vedrai mai più . » Coi fogli stretti nel pugno si gettò sul letto , e nascose il viso sul guanciale , mordendolo , comprimendo i singhiozzi che gli gonfiavano la gola . Un fremito di passione lo percorreva tutto , dai piedi alla nuca ; le invocazioni di Margherita gli davano un desiderio cupo dei baci di lei , e a lungo lottò acerbamente contro il folle bisogno di rileggere la lettera sino in fondo . Ma a poco a poco riprese coscienza di sé e di ciò che provava . Gli parve di aver veduto Margherita nuda , e di sentire per lei un amore delirante e un disgusto così profondo che annientava lo stesso amore . Come ella era vile ! Vile sino alla spudoratezza . Vile e coscientemente vile . La Dea ammantata di maestà e di bontà aveva sciolto i suoi veli aurei ed appariva ignuda , impastata d ' egoismo e di crudeltà ; la Minerva taciturna apriva le labbra per bestemmiare ; il simbolo s ' apriva , si spaccava come un frutto , roseo al di fuori , nero e velenoso all ' interno . Ella era la Donna , completa , con tutte le sue feroci astuzie . Ma il maggior tormento di Anania era il pensare che ella indovinava i suoi più segreti sentimenti e che aveva ragione : sopratutto ragione di rimproverargli l ' inganno usatole , e di pretendere da lui il compimento dei suoi doveri di gratitudine e d ' amore . « È finita ! » , pensò . « Doveva finire così . » Si rialzò e rilesse la lettera : ogni parola lo offendeva , lo disgustava e lo umiliava . Margherita dunque lo aveva amato per compassione , pur credendolo vile come era vile lei . Ella forse aveva sperato di farsi di lui un servo compiacente , un marito umile ; o forse non aveva pensato a nulla di tutto questo ; ma lo aveva amato solo per istinto , perché era stato il primo a baciarla , il solo a parlarle d ' amore . « Ella non ha anima ! » , pensò il disgraziato . « Quando io deliravo , quando io salivo alle stelle e mi esaltavo per sentimenti sovrumani , ella taceva perché nella sua anima era il vuoto , ed io adoravo il suo silenzio che mi sembrava divino ; ella ha parlato solo quando si destarono i suoi sensi , e parla ora che la minaccia il pericolo volgare del mio abbandono . Non ha anima né cuore . Non una parola di pietà : non il pudore di mascherare almeno il suo egoismo . Eppoi come è astuta ! La sua lettera è copiata e ricopiata , sebbene riveli la grossolana ignoranza di lei : quanti " che " , ci sono ! Mi sembrano martelli , pronti a fracassarmi il cranio . Le ultime righe , poi , sono un capolavoro ... ella sapeva già , prima di scriverle , l ' effetto che dovevano produrre ... ella è più vecchia di me ... ella mi conosce perfettamente , mentre io comincio appena adesso a conoscerla ... ella vuole attirarmi al convegno perché è sicura che se io ci vado mi inebrio e divento vile ... Inganno ! inganno ! inganno ! Come la disprezzo ora ! Non una parola buona , non uno slancio generoso , niente , niente ! Ah , che rabbia ! » ( torse di nuovo la lettera ) « Vi odio tutti ; vi odierò sempre ! Voglio essere cattivo anch ' io ; voglio farvi soffrire , schiantare , morire ... Cominciamo ! » Prese il sacchettino ancora avvolto nel fazzoletto di colore , e poco dopo lo mandò a zia Grathia . « Tutto è finito ! » , ripeteva ogni momento . E gli pareva di camminare nel vuoto , fra nuvole fredde , come sul Gennargentu ; ma adesso invano guardava sotto , intorno a sé : non via di scampo ; tutto nebbia , vertigine , orrore . Durante la giornata pensò cento volte al suicidio ; s ' informò se poteva presentarsi subito agli esami per maestro elementare o per segretario comunale ; andò nella bettola e presa fra le braccia la bella Agata ( già fidanzata con Antonino ) , la baciò sulle labbra . Turbini di odio e di amore per Margherita gli attraversavano l ' anima ; più rileggeva la lettera più ella gli sembrava perfida ; più sentiva d ' allontanarsele più l ' amava e la desiderava . Baciando Agata ricordava l ' impressione violenta che il bacio della bella paesana gli aveva destato un giorno ; anche allora Margherita era tanto lontana da lui , un mondo di poesia e di mistero li divideva ; e questo stesso mondo , crollato , li divideva ancora . « Che hai ? » , gli chiese Agata , lasciandosi baciare . « Vi siete bisticciati , con lei ? Perché mi baci ? » « Perché mi piaci ... Perché sei puzzolente ... » « Tu hai bevuto » , diss ' ella , ridendo . « Se ti piacciono le donne così , puoi andare da Rebecca ... Se però Margherita viene a saperlo ! » « Taci ! » , diss ' egli , adirandosi . « Non pronunziar neppure il suo nome ... » « Perché ? » , chiese Agata , freddamente maligna . « Non diverrà mia cognata ? È forse diversa da noi ? È una donna come noi . Perché noi siamo povere ? Chissà poi se anch ' ella sarà ricca ! Se fosse stata certa di ciò , forse ti avrebbe tenuto sempre a bada finché trovava un partito migliore di te ! » « Se non la finisci ti batto ... » , diss ' egli furibondo . Ma l ' insinuazione di Agata accrebbe i suoi sentimenti : oramai egli riteneva Margherita capace di tutto . Verso sera si mise a letto , con la febbre , deciso a non alzarsi , l ' indomani , affinché Margherita venisse a sapere ch ' egli era malato , e ne soffrisse . Giunse ad immaginarsi una segreta visita di lei ; e pensando alla scena che ne sarebbe seguita , tremava di dolcezza . Ma ad un tratto questo sogno gli apparve qual era , puerilmente sentimentale , e ne provò vergogna . Si alzò ed uscì . Alla solita ora si trovò davanti al portone di Margherita . Ella stessa aprì . Si abbracciarono e si misero entrambi a piangere ; ma appena Margherita cominciò a parlare , egli sentì un invincibile disgusto per lei , poi un senso di gelo . No , egli non l ' amava più , non la desiderava più . Si alzò e andò via senza pronunziar parola . Giunto in fondo alla strada tornò indietro , s ' appoggiò al portone e chiamò : « Margherita ! » . Ma il portone rimase chiuso . IX . 20 settembre Il tuo procedere d ' ieri notte mi ha finalmente rivelato il tuo carattere ed i tuoi sentimenti . Crederei inutile dirti che tutto è finito e inesorabilmente fra noi , se tu non prendessi il mio silenzio per un segno di attesa umiliante . Addio dunque e per sempre . M . PS Desidero riavere le mie lettere : - io ti restituirò le tue . Nuoro , 20 settembre Caro padrino , Volevo io stesso venire da Lei per dichiararle a voce quanto sto per scriverle , ma in questo momento ricevo da Fonni la notizia che mia madre trovasi là gravemente malata e sono costretto a partire immediatamente . Ecco dunque quanto volevo dirle . Sua figlia mi avverte che ritira la promessa di matrimonio , stretta fra noi con consentimento Suo . Margherita Le spiegherà meglio , se già non lo ha fatto , il perché di questa sua decisione , da me pienamente accettata . I nostri caratteri sono troppo diversi perché noi possiamo andare d ' accordo ; per fortuna nostra , ed anche delle persone che ci amano , abbiamo fatto in tempo questa triste scoperta , che se ci rende infelici adesso , impedisce però un errore che poteva causare la disgrazia di tutta la nostra vita . Sua figlia sarà certamente fortunata quanto merita , e incontrerà un uomo degno di lei ; nessuno più di me le augura ogni felicità ; io ... seguirò il mio destino ... Ah , caro padrino , rileggendo questa mia lettera , dopo le spiegazioni che Le darà Sua figlia , non mi accusi d ' ingratitudine e d ' orgoglio . No , qualunque cosa succeda , resti io libero o no di compiere gravissimi doveri verso una madre infelice , io considero finito ogni rapporto fra me e la Sua famiglia ; ma nel mio cuore conserverò sempre , fino all ' ultimo soffio di vita , la riconoscenza e sopratutto la venerazione per Lei . In quest ' ora dolorosa della mia vita , mentre gli avvenimenti mi spingono a disperare di tutto e di tutti , e specialmente di me stesso , la sua figura , padrino , la sua figura onesta e buona mi guida ancora , come mi guidò fin dal primo giorno che La conobbi ; e mi fa ancora credere che esista la bontà umana . E il dovere della riconoscenza verso di Lei mi anima ancora a vivere , mentre la luce della vita mi manca intorno ... Altro non so dirle : ma l ' avvenire Le dimostrerà meglio i miei sentimenti , e , spero , non le permetterà di pentirsi di avermi fatto del bene . Suo sempre riconoscentissimo Anania Atonzu Verso le tre del pomeriggio Anania era già in viaggio verso Fonni , su un vecchio cavallo cieco d ' un occhio , che in verità non procedeva come l ' occasione avrebbe richiesto . Ma , ahimè , perché nasconderlo ? Anania non aveva fretta , sebbene il carrozziere , per mezzo del quale zia Grathia aveva mandato la notizia del grave stato di Olì , avesse detto : « Bisogna che vostè parta subito ; forse troverà la donna già morta » . Per un pezzo Anania pensò solamente alla lettera ch ' egli stesso , passando a cavallo , aveva consegnato alla serva del signor Carboni . « Egli mi disprezzerà » , pensava . « Darà ragione a sua figlia quando essa gli avrà esposto le mie strane pretese . Sì , qualunque donna avrebbe agito come ha agito lei ; io ho avuto torto , ma con qualunque donna anch ' io avrei agito come ho agito con lei . » Poi ripensò alle ultime righe della sua lettera . « Faranno buona impressione . Forse dovevo aggiungere che il torto è tutto mio , ma che non potevo agire altrimenti : ma no , essi non potrebbero capirmi , come non potranno mai perdonarmi . Tutto è finito . » E all ' improvviso sentì un impeto di gioia ricordandosi che sua madre moriva ; ma subito cercò di inorridire di se stesso . « Sono un piccolo mostro » , pensò ; ma la sua gioia era così profonda e crudele che le stesse parole « piccolo mostro » gli parvero qualche cosa di buffo e lo esilararono . Dopo un momento , però , sentì davvero orrore di ciò che provava . « Ella muore » , pensò , « e sono io che la uccido : ella muore di paura , di rimorso , di dolore . Sì , io l ' ho vista l ' altro giorno ripiegarsi , restringersi , con gli occhi pieni di disperazione : le mie parole l ' hanno ferita come pugnalate . Che cosa lurida è il cuore umano ! Ecco che io gioisco del mio delitto , e godo come un prigioniero che riacquista la libertà dopo aver ucciso il carceriere , - mentre accuso di viltà Margherita e la disprezzo perché ella dice sinceramente di non potere amare una donna perduta . Ah , io sono ben più vile ; cento volte più vile di lei . Ma posso io sentire altrimenti ? Qual turbine di contraddizioni spaventevoli , qual forza malvagia trascina e contorce l ' anima umana ? E perché , anche comprendendo e aborrendo questa forza , non possiamo vincerla ? Il Dio che governa l ' universo è il Male , un Dio mostruoso che vive entro di noi come il fulmine nell ' aria . E chissà , forse , mentre io mi rallegro per la probabile morte di quella disgraziata , questa potenza infernale che ci opprime e ci deride fa migliorare l ' infelice , e la farà guarire per mio castigo » . Questo pensiero lo rattristò di nuovo ; ed egli sentì orrore della sua tristezza , come aveva sentito orrore della sua gioia : ma non poté vincere né l ' una né l ' altra . Il tramonto lo avvolse mentre egli saliva da Mamojada a Fonni : un velo di dolcezza stendevasi sul grande paesaggio roseo : le ombre che si allungavano soavemente sul tappeto dorato delle stoppie davano l ' idea di persone dormienti , e le montagne rosee si fondevano col cielo roseo , ove la luna mostrava già la sua unghia di perla . Anania cominciò a sentirsi meno cattivo ; anche l ' anima sua s ' elevava verso un paesaggio mistico e puro . « Un tempo ho creduto di esser buono » , egli pensava : « inganno , sempre inganno . Pensando a lei mi esaltavo come quando pensavo a Margherita : mi pareva di amarla e di poterla redimere , e di rendere così la mia esistenza utile . Invece l ' ho uccisa . Che farò ora ? Che ne farò della mia libertà ? Della mia " miserabile tranquillità " ? Non sarò mai più felice ; non crederò più né agli altri né a me stesso . Ora sì , ora capisco che cosa è l ' uomo : è una vana fiamma che passa nella vita e incenerisce tutto ciò che tocca , e si spegne quando non ha più nulla da distruggere ... » . A misura che egli saliva , il sole calava : era un tramonto meraviglioso . Passando sotto un albero egli fermò il cavallo per contemplare uno squarcio di paesaggio che sembrava un quadro simbolico : le montagne s ' eran fatte violette ; una lunga nuvola dello stesso colore oscurava l ' orizzonte in alto : fra la nuvola e le montagne il cielo d ' oro e un grande sole cremisi senza raggi . In quel momento , non seppe perché , Anania si sentì buono buono e triste . Arrivò a desiderare sinceramente la guarigione di sua madre : gli parve di provare una infinita pietà per lei , e il bel sogno infantile , d ' una vita di sacrifizio dedicata interamente alla redenzione dell ' infelice , gli brillò nell ' anima , grande e melanconico come quel sole morente . Ma ad un tratto s ' accorse che egli faceva quel sogno esclusivamente per sé , - perché ormai non gliene restava altro , - e paragonò la sua tardiva generosità ad un arcobaleno incurvato sopra una campagna devastata dall ' uragano ; splendore inutile . « Che farò io ? » , ripeté disperandosi nuovamente . « Non amerò più , non crederò più . Il romanzo della mia vita è finito . Finito a ventidue anni , quando per gli altri i romanzi cominciano . » Arrivò a Fonni ch ' era già notte . La luna nuova cadeva sul cielo lucido frastagliato dal profilo nero dei tetti di scheggia ; l ' aria era freschissima , profumata ; si udivano distintamente i tintinnii delle capre ritornanti dal pascolo , il passo dei cavalli , i latrati dei cani ; ed Anania pensò a Zuanne e ricordò l ' infanzia lontana come non l ' aveva ricordata durante la sua prima gita a Fonni . Il suo arrivo davanti alla casa della vedova richiamò ai finestrini , alle porticine , ai poggiuoli di legno delle casette attigue , molte teste curiose . Dovevano aspettarlo : un bisbiglìo misterioso sorse intorno , ed egli se ne sentì come avvolto , e gli parve che una rete pesante lo stringesse tutto e lo attirasse giù , in un abisso di tenebre . « Deve esser morta ! » , pensò , smontando dal vecchio cavallo che rimase immobile . Zia Grathia apparve subito sulla porticina , con un lume in mano : era più cadaverica del solito , con gli occhietti rossi affondati in un gran cerchio livido . Anania la guardò inquieto . « Come sta ? » , chiese , sforzandosi a render la sua voce desolata . « Ah , sta bene ! Ha finito la sua penitenza terrestre ! » , rispose la vecchia con tragica solennità . Anania capì che sua madre era morta : non se ne rattristò troppo , ma non ne provò neppure sollievo . « Dio ! Dio ! Ma perché non avvertirmi ? A che ora è spirata ? Posso almeno vederla ? » , chiese , con ansia in parte vera e in parte finta , entrando nella cucina illuminata da un gran fuoco . Seduto accanto al focolare vide un paesano che pareva un sacerdote egizio pallido , con una lunga barba nerissima quadrata , e due occhi neri rotondi spalancati . Lo strano tipo , che teneva fra le mani un grosso rosario nero , guardò ferocemente Anania , e il giovine se ne accorse e cominciò a sentire una misteriosa inquietudine . Una idea terribile gli balenò in mente . Ricordò l ' aria impacciata del carrozziere che gli aveva recato la notizia della grave malattia di sua madre ; ripensò che pochi giorni prima Olì era sofferente , ma non malata , e capì che gli si voleva nascondere qualche cosa di truce . Intanto la vedova , rimasta accanto alla porta , diceva al paesano : « Fidele , bada al cavallo : ecco , la paglia è là . Muoviti » . « A che ora è morta ? » , chiese Anania , rivolgendosi anch ' egli al paesano , i cui occhi neri rotondi come due buchi lo suggestionavano stranamente . « Alle due ! » , rispose una voce di basso profondo . « Alle due ! Ho ricevuto la notizia a quell ' ora , io ! Ah , perché non avvertirmi prima ? » « Che potevi fare ? » , osservò la vedova , che badava sempre al cavallo . « Muoviti , Fidele , figlio » aggiunse con un po ' di impazienza . « Perché non avvertirmi ? » , ripeté Anania con voce lamentosa , curvandosi automaticamente per togliersi lo sprone . « Ma che cosa ha avuto ? Ma il medico , dunque ? ... Dio , Dio mio ... io non sapevo niente ! Ora vado a vederla . » Si avanzò verso la scaletta ; ma zia Grathia , sempre col lume in mano , lo rincorse e lo afferrò per un braccio . « Che cosa , figlio ? ... Ma che cosa tu vuoi vedere ? ... Un cadavere ! » , gridò , quasi spaventata . Allora egli si turbò profondamente . « Nonna ! Nonna mia ; credete che io abbia paura ? Andiamo ! » « Bene , andiamo ... Aspetta ! » , disse la vecchia , e lo precedette su per la scaletta di legno : la sua ombra deforme tremolò sul muro , allungandosi fino al tetto . Davanti all ' uscio della cameretta ove giaceva la morta , zia Grathia si fermò esitando , e strinse nuovamente il braccio di Anania ; egli si accorse che la vecchia tremava , e , non seppe perché , anch ' egli sentì un brivido . « Figlio » , disse zia Grathia a bassa voce , quasi in segreto , « non spaventarti . » Egli impallidì ; il pensiero che da qualche momento lo tormentava , deforme e mostruoso come le ombre tremolanti sui muri , prese forma e gli riempì l ' anima di terrore . « Che è ? » , gridò , indovinando intera l ' orrenda verità . « Sia fatta la volontà del Signore ... » « Si è uccisa ? » «Sì...» « Oh , Dio ! Oh , che orrore ! » Egli gridò due volte , e gli parve che i capelli gli si rizzassero sul capo , e sentì la sua voce risonare nel lugubre silenzio della casetta . Ma subito si dominò , e spinse l ' uscio . Sul lettuccio , dove egli aveva dormito , vide il cadavere di Olì , delineato dal lenzuolo che lo copriva ; per le imposte aperte entrava l ' aria fresca della sera , e la fiammella di un cero , che ardeva accanto al letto , pareva volesse volar via , fuggirsene per la notte fragrante . Anania s ' avvicinò subito al letto , e cautamente , quasi temendo di svegliarlo , scoprì il cadavere . Una benda coperta di macchie già secche di sangue nerastro fasciava il collo , passava sotto il mento e sulle orecchie e si annodava tra i folti capelli neri della morta ; in questo cerchio tragico il viso di lei si disegnava grigiastro , con la bocca ancora contorta per lo spasimo : attraverso le grandi palpebre socchiuse si scorgeva la linea vitrea degli occhi . Anania capì subito che Olì s ' era recisa la carotide . Colpito sinistramente dalle macchie di sangue , ricoprì il viso della morta , lasciando solo scoperti i capelli che si aggrovigliavano sull ' alto del guanciale : i suoi occhi s ' erano riempiti di terrore , la sua bocca si contorse alquanto , quasi imitando la contrazione spasmodica della bocca di Olì . « Dio ! Dio ! Che orrore , che orrore ! » , egli disse , intrecciando disperatamente le dita e scuotendo le mani . « Il sangue ! Ha sparso il sangue ! Ma come ha fatto , dunque , come ha potuto ? Ma come ha fatto ? Ma si è dunque tagliata la gola ? Che orrore ! Che errore fu il mio ! Dio ! Dio ! ... No , zia Grathia , non chiudete ... io soffoco . Sono stato io a dirle di uccidersi ... Ah ! ah ! ah ! » Egli singhiozzò , senza lacrime , soffocato da un impeto di rimorso e di orrore . « Ella è morta disperata » , disse poi , « ed io non le ho detto una sola parola di conforto . Dopo tutto ella era mia madre , ed ha sofferto nel mettermi al mondo . Ed io ... l ' ho uccisa ... ed io vivo ! » Mai , come in quel momento , davanti al terribile mistero della morte , egli aveva sentito tutta la grandezza ed il valore della vita . Vivere ! Non bastava soltanto vivere , muoversi , sentire la brezza profumata mormorare nella notte serena , per essere felici ? La vita ! La cosa più bella e più sublime che una volontà eterna ed infinita abbia potuto creare ! Ed egli viveva ; ed egli doveva la vita alla misera creatura che ora gli stava davanti immobile e priva di questo sommo bene . Perché egli non aveva mai pensato a questo ? Ah , egli non aveva mai capito il valore della vita , perché non aveva mai veduto da vicino l ' orrore e il vuoto della morte . Ed ecco ella , ella sola s ' era riserbata il compito di rivelargli col dolore della sua morte , la gloria suprema di vivere : ella , a prezzo della sua propria vita , lo faceva nascere una seconda volta , e questa nuova vita era incommensurabilmente più grande della prima . Come un velo gli cadde dagli occhi ; egli vide tutta la meschinità delle sue passioni , dei suoi odi e dei suoi dolori passati . Egli aveva sofferto perché sua madre aveva peccato , perché lo aveva abbandonato ed era vissuta nella colpa ! Sciocco ! Che importava tutto ciò ? Che importavano queste sfumature nel quadro grandioso della vita ? Non bastava che Olì lo avesse fatto nascere , perché ella rappresentasse per lui la più meritevole delle creature , la madre , ed egli dovesse amarla ed esserle riconoscente ? Egli singhiozzò ancora : ma attraverso la sua angoscia sentiva sempre più intensa la gioia di vivere . Sì , egli soffriva : dunque viveva . La vedova gli si avvicino , prese fra le sue le mani di lui , strette convulsivamente , lo confortò , gli fece coraggio , poi lo supplicò d ' allontanarsi . « Andiamo giù , figlio , andiamo . No , non tormentarti : ella è morta perché doveva morire . Tu hai fatto il tuo dovere , ed essa ... forse anch ' essa fece il suo , sebbene il Signore ci abbia dato la vita per penitenza , imponendoci di vivere ... Andiamo giù . » « Era giovane ancora ! » , disse Anania , calmandosi alquanto e fissando i capelli neri della morta . « No , non ho paura , zia Grathia , aspettate , restate un momento . Quanti anni aveva ? Trentotto ? Ditemi » , chiese poi , « a che ora è morta ? Come ha fatto ? Raccontatemi tutto . È stato qui il pretore ? » . « Andiamo ; ti dirò tutto , vieni » , ripeteva zia Grathia , dirigendosi verso l ' uscio . Ma egli non si mosse : guardava sempre i capelli della morta , meravigliandosi che fossero così neri ed abbondanti , ed avrebbe voluto ricoprirli col lenzuolo , ma provava una strana paura ad avvicinarsi nuovamente al cadavere . La vedova tornò presso il letto , ricoprì i capelli , e preso Anania per la mano lo trascinò fuori . Egli si voltò per guardare il tavolinetto appoggiato al muro , ai piedi del letto ; poi , quando furono usciti , si mise a sedere su un gradino della scala . La vedova depose il lume per terra , sedette anch ' essa sulla scaletta , e cominciò a narrare una lunga storia , della quale Anania serbò sempre nella memoria questi tristi frammenti : « Ella diceva sempre , sempre : " Oh , me ne andrò , vedrete , me ne andrò , anche se egli non vuole . Gli feci abbastanza del male , zia Grathia mia : ora bisogna che lo liberi di me , in modo che egli non senta più il mio nome . Lo abbandonerò una seconda volta , ora che non vorrei lasciarlo più ... lo abbandonerò nuovamente per espiare la colpa del primo abbandono ... " » . « Ella fece arrotare il coltello a serramanico , che teneva sempre con sé ... » «...Quando ricevemmo il sacchettino entro il fazzoletto colorato , ella diventò livida ; poi squarciò un po ' il sacchettino e pianse ... » «...Sì, ella s ' è tagliata la gola . Sì , stamattina alle sei , mentre io ero alla fontana . Quando rientrai la trovai in un lago di sangue : era ancora viva , con gli occhi spalancati orribilmente ... » «...Tutta la giustizia , - il brigadiere , il pretore , il cancelliere , - invase la casa . Ah , pareva l ' inferno ! Il popolo s ' affollò nella strada , le donne piangevano come bambine . Il pretore sequestrò il coltello , mi guardò con occhi terribili , mi chiese se tu avevi minacciato tua madre . Poi vidi che anch ' egli aveva le lagrime agli occhi ... » « Ella visse fin quasi a mezzogiorno ; agonia per tutti . Figlio , tu sai se nella mia vita io vidi cose terribili ; ma nessuna come questa . No , non si muore di dolore e di pietà , poiché io oggi non sono morta . Ah , perché siamo nati ? » ella concluse , piangendo . Anania provò un indicibile turbamento nel veder piangere quella donna strana , che il dolore pareva avesse da lungo tempo pietrificato ; ma egli , egli che la notte prima aveva pianto d ' amore fra le braccia di Margherita , egli non poté piangere di rimorso e d ' angoscia : solo qualche singhiozzo convulso gli stringeva ogni tanto la gola . Si alzò e pregò la vedova di lasciarlo rientrare un momento nella camera . « Voglio vedere una cosa ... » disse , con voce tremula da bambino . La vedova riprese il lume , riaperse l ' uscio , lasciò passare Anania , e attese : così triste e nera , con quell ' antica lucerna di ferro in mano , ella pareva la figura della Morte in attesa vigilante . Anania si avvicinò in punta di piedi al tavolinetto , sul quale aveva notato il suo sacchettino , squarciato , deposto su un piatto di vetro . Prima di toccarlo lo guardò quasi con diffidenza , poi lo prese e lo vuotò . Ne uscì fuori una pietruzza gialla , e cenere , cenere annerita dal tempo . Cenere ! Anania palpò a lungo , con tutte e due le mani , quella cenere nera che forse era l ' avanzo di qualche ricordo d ' amore di sua madre ; quella cenere che aveva posato lungamente sul suo petto , sentendone i palpiti più profondi . E in quell ' ora memoranda della sua vita , della quale capiva di non sentire ancora tutta la solenne significazione , quel mucchiettino di cenere gli parve un simbolo del destino . Sì , tutto era cenere : la vita , la morte , l ' uomo ; il destino stesso che la produceva . Eppure , in quell ' ora suprema , vigilato dalla figura della vecchia fatale che sembrava la Morte in attesa , e davanti alla spoglia della più misera delle creature umane , che dopo aver fatto e sofferto il male in tutte le sue manifestazioni era morta per il bene altrui , egli ricordò che fra la cenere cova spesso la scintilla , seme della fiamma luminosa e purificatrice , e sperò , e amò ancora la vita . FINE Note : [ 1 ] Olì . Rosalia . [ 2 ] Segnare i cespugli , cioè legarli con un nastro affinché nessuno li tocchi . [ 3 ] Accusorgios . Tesori nascosti . [ 4 ] bardana , da gualdana , impresa brigantesca per la quale si radunavano in gran numero malfattori armati che andavano così uniti ad assaltare un ovile , una casa , a rapire un armento , a commettere una grassazione . [ 5 ] Capo di Sopra . La provincia di Sassari . [ 6 ] Al beato . Al morto . [ 7 ] Scandule . Scheggie . [ 8 ] Cuculo bello agreste , Dimmi che ora è . [ 9 ] Cuculo bello del mare , Dimmi quanti anni ci vogliono ancora perché io mi sposi ? [ 10 ] Cuculo bello del giglio , Quanti anni ci vogliono ancora perché io abbia un figlio ? [ 11 ] Cuculo bello di sorella , Quanti anni ci vogliono perché io muoia ? [ 12 ] La rezetta : questi sacchettini - amuleti contengono o scongiuri o preghiere scritte su un foglietto di carta , o erbe e fiori raccolti la notte di San Giovanni , o pezzetti di carbone , cenere , frammenti della vera croce , ecc . [ 13 ] Tu vuoi tirar fuori di tasca le tue corna per mettertele sul capo . Espressione locale . Fare scandalo a proprio danno . [ 14 ] Non prenderti poi la porzione più grande . Espressione locale . Offendersi , mentre si ha torto . [ 15 ] Sa Gattu . Il Gatto . [ 16 ] Ogni persona viva Porta pidocchi E tu che lo stai dicendo Ce ne hai uno che cammina Sul colletto . [ 17 ] Ascusorju . Nascondiglio contenente un tesoro . [ 18 ] Maria Iscorronca . Nomignolo spregiativo che equivale a strega o a qualcosa di simile . [ 19 ] ... dolce di scorze d ' arancio , mandorle e miele ... È l ' aranciata , con la quale forse il Sardo primitivo ha voluto imitare o riprodurre il favo del miele , del quale realmente l ' aranciata prende la forma , il colore ed anche un po ' la sostanza . [ 20 ] Galanu meu . Bello mio . [ 21 ] Sas manos siccas . Ti si rattrappiscano le mani . [ 22 ] Anninia . Ninna - nanna . [ 23 ] Jana . Fata nana delle tradizioni sarde . [ 24 ] Patiu . Il cortile , o meglio una specie di terrapieno che circonda quasi tutti i nuraghes . [ 25 ] A servizio del re . Il carcere . [ 26 ] Usciu , usssciuu ! . Voce per allontanare i gatti . [ 27 ] Nonna . Madrina . [ 28 ] Malune . Recipiente di sughero . [ 29 ] Come mi vedi , mi scrivi . Espressione locale : « Non ho altro che quel che ho indosso » .
CRISTO SI È FERMATO A EBOLI ( LEVI CARLO , 1945 )
Saggistica ,
, scavata dalle acque in buche , coni , piagge di aspetto maligno , come un paesaggio lunare . Le porte di
PICCOLO MONDO ANTICO ( FOGAZZARO ANTONIO , 1895 )
Narrativa ,
ÿþA Luisa Venini Campioni A Lei carissima Luisa , che tante persone e cose del piccolo mondo valsoldese ebbe familiari ; a Lei , devota e fedele amica di due care anime che ci aspettano nell ' eternità , offro nel nome loro e nel nome di un altro morto a Lei diletto il libro che queste sacre memorie e non queste sole , segretamente richiama . Antonio Fogazzaro PARTE PRIMA 1 . Risotto e tartufi Soffiava sul lago una breva fredda , infuriata di voler cacciar le nubi grigie , pesanti sui cocuzzoli scuri delle montagne . Infatti , quando i Pasotti , scendendo da Albogasio Superiore , arrivarono a Casarico , non pioveva ancora . Le onde stramazzavano tuonando sulla riva , sconquassavan le barche incatenate , mostravano qua e là , sino all ' opposta sponda austera del Doi , un lingueggiar di spume bianche . Ma giù a ponente , in fondo al lago , si vedeva un chiaro , un principio di calma , una stanchezza della breva ; e dietro al cupo monte di Caprino usciva il primo fumo di pioggia . Pasotti , in soprabito nero di cerimonia , col cappello a staio in testa e la grossa mazza di bambù in mano , camminava nervoso per la riva , guardava di qua , guardava di là , si fermava a picchiar forte la mazza a terra , chiamando quell ' asino di barcaiuolo che non compariva . Il piccolo battello nero con i cuscini rossi , la tenda bianca e rossa , il sedile posticcio di parata piantato a traverso , i remi pronti e incrociati a poppa , si dibatteva , percosso dalle onde , fra due barconi carichi di carbone che oscillavano appena . « Pin ! » , gridava Pasotti sempre più arrabbiato . « Pin ! » Non rispondeva che l ' eguale , assiduo tuonar delle onde sulla riva , il cozzar delle barche fra loro . Non c ' era , si sarebbe detto , un cane vivo in tutto Casarico . Solo una vecchia voce flebile , una voce velata da ventriloquo , gemeva dalle tenebre del portico : « Andiamo a piedi ! Andiamo a piedi ! » Finalmente il Pin comparve dalla parte di San Mamette . « Oh là ! » , gli fece Pasotti alzando le braccia . Quegli si mise a correre . « Animale ! » , urlò Pasotti . « T ' han posto un nome di cane per qualche cosa ! » « Andiamo a piedi , Pasotti » , gemeva la voce flebile . « Andiamo a piedi ! » Pasotti tempestò ancora col barcaiuolo che staccava in fretta la catena del suo battello da un anello infisso nella riva . Poi si voltò con una faccia imperiosa verso il portico e accennò a qualcuno , piegando il mento , di venire . « Andiamo a piedi , Pasotti ! » , gemette ancora la voce . Egli si strinse nelle spalle , fece con la mano un brusco atto di comando , e discese verso il battello . Allora comparve ad un ' arcata del portico una vecchia signora , stretta la magra persona in uno scialle d ' India , sotto al quale usciva la gonna di seta nera , chiusa la testa in un cappellino di città , sperticatamente alto , guernito di rosette gialle e di pizzi neri . Due ricci neri le incorniciavano il viso rugoso dove s ' aprivano due grandi occhi dolci , annebbiati , una gran bocca ombreggiata di leggeri baffi . « Oh , Pin » , diss ' ella giungendo i guanti canarini e fermandosi sulla riva a guardar pietosamente il barcaiuolo . « Dobbiamo proprio andare con un lago di questa sorte ? » Suo marito le fece un altro gesto più imperioso , un ' altra faccia più brusca della prima . La povera donna sdrucciolò giù in silenzio al battello e vi fu fatta salire , tutta tremante . « Mi raccomando alla Madonna della Caravina , caro il mio Pin » , diss ' ella . « Un lago così brutto ! » Il barcaiuolo negò del capo , sorridendo . « A proposito » , esclamò Pasotti « hai la vela ? » « Ce l ' ho su in casa » , rispose Pin . « Debbo andare a prenderla ? La signora qui avrà paura , forse . E poi , ecco là che vien l ' acqua ! » « Va ' ! » , fece Pasotti . La signora , sorda come un battaglio di campana , non udì verbo di questo colloquio , si meravigliò molto di veder Pin correr via e chiese a suo marito dove andasse . « La vela ! » , le gridò Pasotti sul viso . Colei stava lì tutta china , a bocca spalancata , per raccogliere un po ' di voce , ma inutilmente . « La vela ! » , ripeté l ' altro , più forte , con le mani accostate al viso . Ella sospettò d ' aver capito , trasalì di spavento , fece in aria col dito un geroglifico interrogativo . Pasotti rispose tracciando pure in aria un arco immaginario e soffiandovi dentro ; poi affermò del capo , in silenzio . Sua moglie , convulsa , si alzò per uscire . « Vado fuori ! » , diss ' ella angosciosamente . « Vado fuori ! Vado a piedi ! » Suo marito l ' afferrò per un braccio , la trasse a sedere , le piantò addosso due occhi di fuoco . Intanto il barcaiuolo ritornò con la vela . La povera signora si contorceva , sospirava , aveva le lagrime agli occhi , gittava alla riva delle occhiate pietose , ma taceva . L ' albero fu rizzato , i due capi inferiori della vela furono legati , e la barca stava per prender il largo , quando un vocione mugghiò dal portico : « To ' , to ' , il signor Controllore ! » , e ne sbucò un pretone rubicondo , con una pancia gloriosa , un gran cappello di paglia nera , il sigaro in bocca e l ' ombrello sotto il braccio . « Oh , curatone ! » , esclamò Pasotti . « Bravo ! È di pranzo ? Viene a Cressogno con noi ? » « Se mi toglie ! » , rispose il curato di Puria , scendendo verso il battello . « To ' to ' che c ' è anche la signora Barborin ! » Il faccione diventò amabile amabile , il vocione dolce dolce . « Ha in corpo una paura d ' inferno , povera diavola » , ghignò Pasotti , mentre il curato faceva degli inchinetti e dei sorrisetti alla signora , cui quel minacciato soprappiù di peso metteva un nuovo terrore . Ella si mise a gesticolare in silenzio come se gli altri fossero stati sordi peggio di lei . Additava il lago , la vela , la mole del curato enorme , alzava gli occhi al cielo , si metteva le mani sul cuore , se ne copriva il viso . « Peso mica tanto » , disse il curato , ridendo . « Tâs giò , ti » , soggiunse rivolto a Pin , che aveva sussurrato irriverentemente : « Ona bella tenca » . « Sapete » , esclamò Pasotti , « cosa faremo perché le passi la paura ? Pin , hai un tavolino e un mazzo di tarocchi ? » « Magari un po ' unti » , rispose Pin , « ma li ho . » Ci volle del buono per far capire alla signora Barbara , detta comunemente Barborin , di che si trattasse adesso . Non lo voleva intendere , neanche quando suo marito le cacciò in mano , per forza , un mazzo di carte schifose . Ma per ora non era possibile , giuocare . La barca avanzava faticosamente , a forza di remi , verso la foce del fiume di S . Mamette , dove si sarebbe potuto alzar la vela , e i cavalloni sbattuti indietro dalle rive si arruffavano con i sopravvegnenti , facevano ballare il battello fra un bollimento di creste spumose . La signora piangeva . Pasotti imprecava a Pin che non s ' era tenuto bastantemente al largo . Allora il curatone , afferrati due remi , ben piantata la gran persona in mezzo al battello , si mise a lavorar di schiena , tanto che in quattro colpi si uscì dal cattivo passo . La vela fu alzata , e il battello scivolò via liscio , a seconda , con un sommesso gorgoglio sotto la chiglia , con ondular lento e blando . Il prete sedette allora sorridente accanto alla signora Barborin che chiudeva gli occhi e mormorava giaculatorie . Ma Pasotti batteva impaziente il mazzo dei tarocchi sul tavolino e bisognò giuocare . Intanto la pioggia grigia veniva avanti adagio adagio , velando le montagne , soffocando la breva . La signora andava ripigliando fiato a misura che ne perdeva il vento , giuocava rassegnata , pigliandosi in pace gli spropositi propri e le sfuriate di suo marito . Quando la pioggia incominciò a mormorar sulla tenda del battello e sull ' onda morta che andava tutt ' ora , quasi senz ' aria , agli scogli del Tentiòn ; quando il barcaiuolo pensò bene di calar la vela e di riprendere i remi , la signora Barborin respirò del tutto . « Caro il mio Pin ! » , diss ' ella teneramente ; e si mise a giuocar a tarocchi con uno zelo , con un brio , con una beatitudine in viso , che non si turbavano né di spropositi né di strapazzate . Molti giorni di breva e di pioggia , di sole e di tempeste sorsero e tramontarono sul lago di Lugano , sui monti della Valsolda , dopo quella partita a tarocchi giuocata dalla signora Pasotti , da suo marito , controllore delle dogane a riposo , e dal curatone di Puria , nel battello che costeggiava lento , in mezzo ad una nebbiolina di pioggia , le scogliere di S . Mamette e Cressogno . Quando rivedo nella memoria qualche casupola nera che ora specchia nel lago le sue gale di zotica arricchita , qualche gaia palazzina elegante che ora decade in un silenzioso disordine ; il vecchio gelso di Oria , il vecchio faggio della Madonnina , caduti con le generazioni che li veneravano ; tante figure umane piene di rancori che si credevano eterni , di arguzie che parevano inesauribili , fedeli ad abitudini di cui si sarebbe detto che solo un cataclisma universale potesse interromperle , figure non meno familiari di quegli alberi alle generazioni passate , e scomparse con essi , quel tempo mi pare lontano da noi molto più del vero , come al barcaiuolo Pin , se si voltava a guardar il ponente , parevano lontani più del vero , dietro la pioggia , il San Salvatore e i monti di Carona . Era un tempo bigio e sonnolento , proprio come l ' aspetto del cielo e del lago , caduta la breva che aveva fatto tanta paura alla signora Pasotti . La gran breva del 1848 , dopo aver dato poche ore di sole e lottato un pezzo con le nuvole pesanti , spenta da tre anni , lasciava piovere e piovere i giorni quieti , foschi , silenziosi dove cammina questa mia umile storia . I re e le regine di tarocchi , il Mondo , il Matto e il Bagatto erano in quel tempo e in quel paese personaggi d ' importanza , minute potenze tollerate benevolmente nel seno del grande tacito impero d ' Austria , dove le loro inimicizie , le loro alleanze , le loro guerre erano il solo argomento politico di cui si potesse liberamente discutere . Anche Pin , remando , ficcava avidamente sopra le carte della signora Barborin il suo adunco naso curioso , e lo ritraeva a malincuore . Una volta restò dal remare per tenervelo su e vedere come la povera donna se la sarebbe cavata da un passo difficile , cosa avrebbe fatto di una certa carta pericolosa a giuocare e pericolosa a tenere . Suo marito picchiava impaziente sul tavolino , il curatone palpava con un sorriso beato le proprie carte , e lei si stringeva le sue al petto , ridendo e gemendo , sbirciando ora l ' uno ora l ' altro de ' suoi compagni . « Ha il Matto in mano » , sussurrò il curato . « Fa sempre così , lei , quando ha il Matto » , disse Pasotti e gridò picchiando : « Giù questo Matto ! » . « Io lo butto nel lago » , diss ' ella . Gittò un ' occhiata a prora e trovò lo scampo di osservare che si toccava Cressogno , ch ' era tempo di smettere . Suo marito sbuffò alquanto , ma poi si rassegnò a infilare i guanti . « Trota , oggi , curato » , diss ' egli mentre l ' umile sposa glieli abbottonava . « Tartufi bianchi , francolini e vin di Ghemme . » « Lo sa , lo sa , lo sa ? » , esclamò il curato . « Lo so anch ' io . Me l ' ha detto il cuoco , ieri , a Lugano . Che miracoli , eh , la signora marchesa ! » « Ma , miracoli ? Pranzo di Sant ' Orsola , intanto ; e poi invito di signore : le Carabelli madre e figlia ; quelle Carabelli di Loveno , sa ? » « Ah sì ? » , fece il curato . « E ci sarebbe qualche progetto ... ? Ecco là don Franco in barca . Ehi , che bandiera , il giovinotto ! Non gliel ' ho mai vista . » Pasotti alzò la tenda del battello , per vedere . Poco discosto una barca dalla bandiera bianca e azzurra si cullava in un comune moto di saliscendi , in una comune stanchezza con l ' onda . A poppa , sotto la bandiera , v ' era seduto don Franco Maironi , l ' abiatico della vecchia marchesa Orsola che dava il pranzo . Pasotti lo vide alzarsi , dar di piglio ai remi e allontanarsi remando adagio , verso l ' alto lago , verso il golfo selvaggio del Dòi ; la bandiera bianca e azzurra si spiegava tutta , sventolava sulla scia . « Dove va , quell ' originale ? » , diss ' egli . E brontolò fra i denti , con una forzata raucedine da barabba milanese : « Antipatico ! » « Dicono ch ' è così di talento ! » , osservò il prete . « Testa pessima » , sentenziò l ' altro . « Molta boria , poco sapere , nessuna civiltà . » « È mezzo marcio » , soggiunse . « Se fossi io quella signorina ... » « Quale ? » , chiese il curato . « La Carabelli . » « Tenga a mente , signor Controllore . Se i francolini e i tartufi bianchi sono per la popòla Carabelli , son buttati via . » « Sa qualche cosa , Lei ? » , disse piano Pasotti con una vampa di curiosità negli occhi . Il prete non rispose perché in quel punto la prora strisciò sulla rena , toccò all ' approdo . Egli uscì il primo ; quindi Pasotti diede a sua moglie , con una rapida mimica imperiosa , non so quali istruzioni , e uscì anche lui . La povera donna venne fuori per l ' ultima , tutta rinfagottata nel suo scialle d ' India , tutta curva sotto il cappellone nero dalle rosette gialle , barcollando , mettendo avanti le grosse mani dai guanti canarini . I due ricci pendenti a lato della sua mansueta bruttezza avevano un particolare accento di rassegnazione sotto l ' ombrello del marito , proprietario , ispettore e geloso custode di tante eleganze . I tre salirono al portico col quale la villetta Maironi cavalca , da ponente , la via dell ' approdo alla chiesa parrocchiale di Cressogno . Il curato e Pasotti fiutavano , tra un sospiro di dolcezza e l ' altro , certo indistinto odore caldo che vaporava dal vestibolo aperto della villa . « Ehi , risotto , risotto » , sussurrò il prete con un lume di cupidigia in faccia . Pasotti , naso fine , scosse il capo aggrottando le ciglia , con manifesto disprezzo di quell ' altro naso . « Risotto no » , diss ' egli . « Come , risotto no ? » , esclamò il prete , piccato . « Risotto sì . Risotto ai tartufi ; non sente ? » Si fermarono ambedue a mezzo il vestibolo , fiutando l ' aria come bracchi , rumorosamente . « Lei , caro il mio curato , mi faccia il piacere di parlare di posciandra » , disse Pasotti dopo una lunga pausa , alludendo a certa rozza pietanza paesana di cavoli e salsicce . « Tartufi si , risotto no . » « Posciandra , posciandra » , borbottò l ' altro , un poco offeso . « Quanto a quello ... » La povera mansueta signora capì che litigavano , si spaventò e si mise a cacciar puntate al soffitto coll ' indice destro , per significare che lassù potevano udire . Suo marito le afferrò la mano in aria , le accennò di fiutare e poi le soffiò nella bocca spalancata : « Risotto ! » Lei esitava , non avendo udito bene . Pasotti si strinse nelle spalle . « Non capisce un accidente » , diss ' egli : « il tempo cambia » ; e salì la scala seguito da sua moglie . Il grosso curato volle dare un ' altra occhiata alla barca di don Franco . « Altro che Carabelli ! » , pensò ; e fu richiamato subito dalla signora Barborin che gli raccomandò di metterlesi vicino a tavola . Aveva tanta soggezione , povera creatura ! I fumi delle casseruole empivano anche la scala di tepide fragranze . « Risotto no » , disse piano l ' avanguardia . « Risotto sì » , rispose sullo stesso tono la retroguardia . E così continuarono , sempre più piano , « risotto sì » , « risotto no » fino a che Pasotti spinse l ' uscio della sala rossa , abituale soggiorno della padrona di casa . Un brutto cagnolino smilzo trottò abbaiando incontro alla signora Barborin che cercava di sorridere mentre Pasotti metteva la sua faccia più ossequiosa e il curato , entrando ultimo con un faccione dolce dolce , mandava in cuor suo all ' inferno la maledetta bestia . « Friend ! Qua ! Friend ! » , disse placidamente la vecchia marchesa . « Cara signora , caro Controllore , curato . » La grossa voce nasale parlava con la stessa flemma , con lo stesso tono agli ospiti e al cane . S ' era alzata per la signora Barborin ma senza fare un passo dal canapè , e stava lì in piedi , una tozza figura dagli occhi spenti e tardi sotto la fronte marmorea e la parrucca nera che le si arrotondava in due grossi lumaconi sulle tempie . Il viso doveva essere stato bello un tempo e serbava , nel suo pallore giallastro di marmo antico , certa maestà fredda che non mutava mai , come lo sguardo come la voce , per qualsiasi moto dell ' animo . Il curatone le fece due o tre inchini a scatto , stando alla larga , ma Pasotti le baciò la mano , e la signora Barborin , sentendosi gelare sotto quello sguardo morto , non sapeva come muoversi né che dire . Un ' altra signora si era alzata dal canapè all ' alzarsi della marchesa e stava guardando con sussiego la Pasotti , quel povero mucchietto di roba vecchia rinfagottato di roba nuova . « La signora Pasotti e suo marito » , disse la marchesa . « Donna Eugenia Carabelli . » Donna Eugenia piegò appena il capo . Sua figlia , donna Carolina , stava in piedi presso la finestra discorrendo con una favorita della marchesa , nipote del suo fattore . La marchesa non stimò necessario d ' incomodarla per presentarle i nuovi venuti e , fattili sedere , riprese una pacata conversazione con donna Eugenia sulle loro comuni conoscenze milanesi , mentre Friend faceva , fiutando e starnutendo , il giro dello scialle canforato della Pasotti , si strofinava sui polpacci del curato e guardava Pasotti con i suoi occhietti umidi e afflitti , senza toccarlo , come se intendesse che il padrone dello scialle indiano , malgrado la sua faccia amabile , gli avrebbe torto il collo volentieri . La marchesa Orsola teneva in moto la sua solita grossa voce sonnolenta e la Carabelli si studiava , rispondendo , di rendere amabile la sua grossa voce imperiosa , ma non sfuggì agli occhi penetranti e al maligno ingegno di Pasotti che le due vecchie dame dissimulavano , la Maironi più e la Carabelli meno , un comune malcontento . Ciascuna volta che l ' uscio si apriva , gli occhi spenti dell ' uno e gli occhi foschi dell ' altra si volgevano là . Una volta entrò il prefetto del Santuario della Caravina col piccolo signor Paolo Sala detto « el Paolin » e col grosso signor Paolo Pozzi detto « el Paolon » , compagni indivisibili . Un ' altra volta entrò il marchese Bianchi , di Oria , antico ufficiale del regno d ' Italia , con la sua figliuola , una nobile figura di vecchio cavalleresco soldato accanto a una seducente figura di fanciulla briosa . Sì la prima che la seconda volta un ' ombra di corruccio passò sul viso della Carabelli . Anche la figlia di costei girava pronta gli occhi all ' uscio , quando si apriva , ma poi chiacchierava e rideva più di prima . « E don Franco , marchesa ? Come sta don Franco ? » , disse il maligno Pasotti , con voce melliflua , porgendo alla marchesa la tabacchiera aperta . « Grazie tante » , rispose la marchesa piegandosi un poco e ficcando due grosse dita nel tabacco : « Franco ? a dirle la verità sono un poco in angustia . Stamattina non si sentiva bene e adesso non lo vedo . Non vorrei ... » « Don Franco ? » , disse il marchese . « È in barca . L ' abbiamo visto un momento fa che remava come un barcaiuolo . » Donna Eugenia spiegò il ventaglio . « Bravo ! » , diss ' ella facendosi vento in fretta e in furia . « È un bellissimo divertimento . » Chiuse il ventaglio d ' un colpo e si mise a mordicchiarlo con le labbra . « Avrà avuto bisogno di prender aria » , osservò la marchesa nel suo naso imperturbabile . « Avrà avuto bisogno di prender acqua » , mormorò il prefetto della Caravina con gli occhi scintillanti di malizia . « Piove ! » « Don Franco viene adesso , signora marchesa » , disse la nipote del fattore dopo aver dato un ' occhiata al lago . « Va bene » , rispose il naso sonnacchioso . « Spero che stia meglio , altrimenti non dirà due parole . Un ragazzo sanissimo ma apprensivo . Senta , Controllore ; e il signor Giacomo ? Perché non si vede ? » « El sior Zacomo » , incominciò Pasotti canzonando il signor Giacomo Puttini , un vecchio celibatario veneto che dimorava da trent ' anni in Albogasio Superiore , presso la villa Pasotti . « El sior Zacomo ... » « Adagio » , lo interruppe la dama . « Non le permetto di burlarsi dei veneti , e poi non è vero che nel Veneto si dica Zacomo . » Ella era nata a Padova , e benché abitasse a Brescia da quasi mezzo secolo , il suo dire lombardo era ancora infetto da certe croniche patavinità . Mentre Pasotti protestava , con cerimonioso orrore , di aver solamente inteso imitar la voce dell ' ottimo suo vicino ed amico , l ' uscio si aperse una terza volta . Donna Eugenia , sapendo bene chi entrava , non degnò voltarsi a guardare , ma gli occhi spenti della marchesa si posarono con tutta flemma su don Franco . Don Franco , unico erede del nome Maironi , era figlio di un figlio della marchesa , morto a ventott ' anni . Aveva perduto la madre nascendo ed era sempre vissuto nella potestà della nonna Maironi . Alto e smilzo , portava una zazzera di capelli fulvi , irti , che l ' aveva fatto soprannominare el scovin d ' i nivol , lo scopanuvoli . Aveva occhi parlanti , d ' un ceruleo chiarissimo , una scarna faccia simpatica , mobile , pronta a colorarsi e a scolorarsi . Quella faccia accigliata diceva ora molto chiaramente : « Son qui , ma mi seccate assai » . « Come stai , Franco ? » , gli chiese la nonna , e soggiunse tosto senz ' aspettare risposta : « Guarda che donna Carolina desidera udire quel pezzo di Kalkbrenner . » « Oh no , sa » , disse la signorina volgendosi al giovine con aria svogliata . « L ' ho detto , sì , ma poi non mi piace , Kalkbrenner . Preferisco chiacchierare con le signorine . » Franco parve soddisfatto dell ' accoglienza ricevuta e andò senza aspettar altro a discorrere col curatone d ' un buon quadro antico che dovevano vedere insieme nella chiesa di Dasio . Donna Eugenia Carabelli fremeva . Ell ' era venuta con la figliuola da Loveno dopo un ' arcana azione diplomatica cui avevano preso parte altre potenze . Se questa visita si dovesse fare o no , se il decoro della famiglia Carabelli lo permettesse , se vi fosse quella probabilità di successo che donna Eugenia richiedeva , erano state le ultime questioni definite dalla diplomazia ; perché malgrado la vecchia relazione della mamma Carabelli e della nonna Maironi i giovani non s ' erano veduti che un paio di volte alla sfuggita ed erano i loro involucri di ricchezza e di nobiltà , di parentele e di amicizie , che si attraevano come si attraggono una goccia d ' acqua marina e una goccia d ' acqua dolce , benché le creature minuscole che vivono nell ' una e nell ' altra sieno condannate , se le due gocce si uniscono , a morirne . La marchesa aveva vinto il suo punto , apparentemente in grazia dell ' età , sostanzialmente in grazia dei denari , era stato accettato che l ' intervista seguisse a Cressogno , perché se Franco non aveva di proprio che la magra dote della madre , diciotto o ventimila lire austriache , la nonna sedeva , con quella sua flemmatica dignità , su qualche milione . Ora donna Eugenia , vedendo il contegno del giovine , fremeva contro la marchesa , contro chi aveva esposto lei e la sua ragazza a una umiliazione simile . Se avesse potuto soffiar via d ' un colpo la vecchia , suo nipote , la casa tetra e la compagnia uggiosa , lo avrebbe fatto con gioia ; ma conveniva dissimulare , parer indifferente , inghiottir lo smacco e il pranzo . La marchesa serbava la sua esterna placidità marmorea benché avesse il cuore pieno di dispetto e di maltalento contro suo nipote . Egli aveva osato chiederle , due anni prima , il permesso di sposare una signorina della Valsolda , civile , ma non ricca né nobile . Il reciso rifiuto della nonna aveva reso impossibile il matrimonio e persuasa la madre della ragazza a non più ricevere in casa don Franco ; ma la marchesa tenne per fermo che quella gente non avesse levato l ' occhio da ' suoi milioni . Era quindi venuta nel proposito di dar moglie a Franco assai presto per toglierlo dal pericolo ; e aveva cercato una ragazza ricca ma non troppo , nobile ma non troppo , intelligente ma non troppo . Trovatane una di questo stampo , la propose a Franco che si sdegnò fieramente e protestò di non voler prender moglie . La risposta era ben sospetta ed ella vigilò allora più che mai sui passi del nipote e di quella « madama Trappola » , poiché chiamava graziosamente così la signorina Luisa Rigey . La famiglia Rigey , composta di due sole signore , Luisa e sua madre , abitava in Valsolda , a Castello : non era difficile sorvegliarla . Pure la marchesa non poté venir a capo di nulla . Ma Pasotti le riferì una sera con molta ipocrisia d ' esitazioni e d ' inorriditi commenti che il prefetto della Caravina , stando a crocchio nella farmacia di S . Mamette con lui Pasotti , col signor Giacomo Puttini , col Paolin e col Paolon , aveva tenuto questo bel discorso : « Don Franco fa il morto da burla fino a che la vecchia lo farà sul serio » . Udita questa fine arguzia , la marchesa rispose nel suo pacifico naso « grazie tante » e cambiò discorso . Seppe quindi che la signora Rigey , sempre infermiccia , si trovava a mal partito per una ipertrofia di cuore e le parve che l ' umore di Franco se ne risentisse . Proprio allora le fu proposta la Carabelli . La Carabelli non era forse interamente di suo gusto , ma di fronte all ' altro pericolo non c ' era da esitare . Parlò a Franco . Stavolta Franco non si sdegnò , ascoltò distratto e disse che ci avrebbe pensato . Fu la sola ipocrisia , forse , della sua vita . La marchesa giuocò audacemente una carta grossa , fece venire la Carabelli . Ora lo vedeva bene , il giuoco era perduto . Don Franco non s ' era trovato all ' arrivo delle signore e aveva poi fatto una sola apparizione di pochi minuti . I suoi modi , durante quei pochi minuti , erano stati cortesi , ma la sua faccia no ; la sua faccia aveva parlato , secondo il solito , talmente chiaro , che la marchesa , affibbiandogli , come subito fece , una indisposizione , non poté ingannar nessuno . Però la vecchia dama non si persuase d ' aver giuocato male . Già dall ' età dei primi giudizi in poi , ella si era messa al punto di non riconoscersi mai un solo difetto né un solo torto , di non ferirsi mai , volontariamente , nel suo nobile e prediletto sé . Ora le piacque si supporre che dopo il suo sermone matrimoniale al nipote , gli fosse pervenuta nel mistero una parolina di miele , di vischio e di veleno . Se il suo disinganno aveva qualche lieve conforto era nel contegno della signorina Carabelli che mal celava la vivacità del proprio risentimento . ciò non piaceva alla marchesa . Il prefetto della Caravina non aveva torto se non forse un poco nella forma quando diceva sottovoce di lei : « L ' è on ' Aüstria p ... » . Come la vecchia Austria di quel tempo , la vecchia marchesa non amava nel suo impero gli spiriti vivaci . La sua volontà di ferro non ne tollerava altre vicino a sé . Le era già di troppo un indocile Lombardo - Veneto come il signor Franco , e la ragazza Carabelli , che aveva l ' aria di sentire e volere per conto proprio , sarebbe probabilmente riuscita in casa Maironi una suddita incomoda , una torbida Ungheria . Si annunciò il pranzo . Nella faccia rasa e nell ' abito grigio , mal tagliato , del domestico si riflettevano le idee aristocratiche della marchesa , temperate di abitudini econome . « E questo signor Giacomo , Controllore ? » , disse ella , senza muoversi . « Temo , marchesa » , rispose Pasotti . « L ' ho incontrato stamattina e gli ho detto : " Dunque , signor Giacomo , ci vediamo a pranzo ? " . È parso che gli mettessi una biscia in corpo . Ha cominciato a contorcersi e a soffiare : " Sì , credo , no so , forse , no digo , apff , ecco , propramente , Controllore gentilissimo , no so , insomma , e apff ! " . Non ne ho cavato altro . » La marchesa chiamò a sé il domestico e gli disse qualche cosa sottovoce . Quegli fece un inchino e si ritirò . Il curato di Puria si dondolava in su e in giù accarezzandosi le ginocchia nel desiderio del risotto ; ma la marchesa pareva petrificata sul canapè e perciò si petrificò anche lui . Gli altri si guardavano , muti . La povera signora Barborin , avendo visto il domestico , meravigliata di quella immobilità , di quelle facce sbalordite , inarcò le sopracciglia , interrogò con gli occhi ora suo marito , ora il Puria , ora il prefetto , sino a che una fulminea occhiata di Pasotti petrificò lei pure . " Se fosse bruciato il pranzo ! " , pensava componendosi un viso indifferente . " Se ci mandassero a casa ! Che fortuna ! " . Dopo due minuti il domestico ritornò e fece un inchino . « Andiamo » , disse la marchesa , alzandosi . La comitiva trovò in sala da pranzo un personaggio nuovo , un vecchietto piccolo , curvo , con due occhietti buoni e un lungo naso spiovente sul mento . « Veramente , signora marchesa » , disse costui tutto timido e umile , « io avrei già pranzato . » « Si accomodi , signor Viscontini » , rispose la marchesa che sapeva praticare l ' arte insolente della sordità come tutti coloro che assolutamente vogliono un mondo secondo il proprio comodo e il proprio gusto . L ' ometto non osò replicare , ma neanche osava sedere . « Coraggio , signor Viscontini ! » , gli disse il Paolin che gli era vicino . « Cosa fa ? » « Fa il quattordici di coppe » , mormorò il prefetto . Infatti l ' ottimo signor Viscontini , accordatore di pianoforti , venuto la mattina da Lugano per accordare il piano dei signori Zelbi di Cima e quello di don Franco , aveva pranzato al tocco a casa Zelbi , era quindi venuto a casa Maironi , e ora gli toccava di sostituire il signor Giacomo perché altrimenti i commensali sarebbero stati tredici . Un liquido bruno fumava nella zuppiera d ' argento . « Risotto no » , sussurrò Pasotti al Puria passandogli dietro . Il faccione dolce non diede segno di avere udito . I pranzi di casa Maironi erano sempre lugubri e questo accennava ad esserlo anche più del solito . Per compenso era pure molto più fino . Pasotti e il Puria si guardavano spesso , mangiando , per esprimere ammirazione e quasi per congratularsi a vicenda del godimento squisito , e se mai qualche occhiata di Pasotti sfuggiva al Puria , la signora Barborin , vicina di quest ' ultimo , lo avvertiva con un timido tocco del gomito . Le voci che più si udivano erano quelle del marchese e di donna Eugenia . Il grande naso aristocratico del Bianchi , il suo fine sorriso di galante cavaliere si volgevano spesso alla bellezza , languente ma non ancora spenta , della dama . Milanesi ambedue del miglior sangue , si sentivano uniti in una certa superiorità non solamente rispetto ai piccoli borghesi della mensa , ma rispetto altresì ai padroni di casa , nobili provinciali . Il marchese era l ' affabilità stessa e avrebbe conversato amabilmente anche col commensale più modesto ; ma donna Eugenia , nell ' amarezza dell ' animo suo , nel suo disgusto del luogo e delle persone , s ' attaccò a lui come al solo degno , marcatamente anche per far dispetto agli altri . Ella lo imbarazzò dicendogli forte che non capiva com ' egli potesse essersi innamorato dell ' orrida Valsolda . Il marchese , che vi si era ritirato da molti anni a vita quieta e vi aveva veduto nascere la sua unica figliuola , donna Ester , rimase sulle prime un poco sconcertato da quel discorso insolente verso parecchi dei convitati , ma poi fece una briosa difesa del paese . La marchesa non mostrò turbarsi ; il Paolin , il Paolon e il prefetto , valsoldesi , tacevano con tanto di muso . Pasotti recitò solennemente un ampolloso elogio del « Niscioree » , la villa Bianchi , presso Oria . Il Bianchi , leale uomo , che in passato non aveva avuto troppo a lodarsi del Pasotti , non parve gradir l ' elogio . Egli invitò la Carabelli al Niscioree . « A piedi no , tu , Eugenia » , disse la marchesa , sapendo che l ' amica sua era tribolata dallo spavento d ' ingrassare . « Bisogna vedere com ' è stretta la strada , dalla Ricevitoria al Niscioree ! Tu non ci passi di sicuro . » Donna Eugenia protestò con sdegno . « L ' è minga el Cors de Porta Renza » , disse il marchese , « ma l ' è poeu nanca , disgraziatamente , le chemin du Paradis ! » « Quell no ! Propi no ! Ghe l ' assicuri mi ! » , esclamò il Viscontini riscaldato , per disgrazia , da troppi bicchieri di Ghemme . Tutti gli occhi si volsero a lui e il Paolin gli disse qualche cosa sottovoce . « Se son matto ? » , rispose l ' ometto acceso in faccia . « Nient del tütt ! Le dico che ona bolgira compagna non la mi è mai più toccata in vita mia . » E qui raccontò che la mattina , venendo da Lugano e avendo preso un po ' di freddo in barca , era disceso al Niscioree per proseguire il viaggio a piedi ; che tra quei due muri , dove non si potrebbe voltare un asino , aveva incontrato le guardie di finanza , le quali lo avevano insultato perché non era disceso allo sbarco della Ricevitoria ; che l ' avevano condotto alla maledetta Ricevitoria ; che portava in mano un rotolo di musica manoscritta e che l ' animale del Ricevitore , pigliando le crome e le biscrome per corrispondenze politiche segrete , gliel ' aveva trattenuto . Silenzio profondo . Dopo qualche momento la marchesa sentenziò che il signor Viscontini aveva torto marcio . Non doveva sbarcare al Niscioree , ciò era proibito . Quanto al signor Ricevitore egli era una persona rispettabilissima . Pasotti confermò , con una faccia severa . « Ottimo funzionario » , diss ' egli . « Ottima canaglia » , mormorò il prefetto fra i denti . Franco , che sulle prime pareva pensare a tutt ' altro , si scosse e lanciò a Pasotti un ' occhiata sprezzante . « Dopo tutto » , soggiunse la marchesa , « trovo che col pretesto della musica manoscritta si potrebbe benissimo ... » « Certo ! » , disse il Paolin , austriacante per paura , mentre la padrona di casa lo era per convinzione . Il marchese , che nel 1815 aveva spezzata la spada per non servire gli Austriaci , sorrise e disse solo : « Là ! C ' est un peu fort ! » . « Ma se tutti sanno ch ' è una bestia , quel Ricevitore ! » , esclamò Franco . « Scusi , don Franco ... » , fece Pasotti . « Ma che scusi ! » , interruppe l ' altro . « È un bestione ! » « È un uomo coscienzioso » , disse la marchesa , « un impiegato che fa il proprio dovere . » « Allora le bestie saranno i suoi padroni ! » , ribatté Franco . « Caro Franco » , replicò la voce flemmatica , « questi discorsi in casa mia non si fanno . Grazie a Dio non siamo mica in Piemonte , qui . » Pasotti fece una sghignazzata d ' approvazione . Allora Franco , preso furiosamente il proprio piatto a due mani lo spezzò d ' un colpo sulla tavola . « Jesüsmaria ! » , esclamò il Viscontini , e il Paolon , interrotto nelle sue laboriose operazioni di mangiatore sdentato : « Euh ! » . « Sì , sì » , disse Franco alzandosi con la faccia stravolta , « è meglio che me ne vada ! » E uscì dal salotto . Subito donna Eugenia si sentì male , bisognò accompagnarla fuori . Tutte le signore , meno la Pasotti , le andaron dietro da una parte mentre il domestico entrava dall ' altra portando un pasticcio di risotto . Il Puria guardò Pasotti con un riso trionfante , ma Pasotti finse di non avvedersene . Tutti erano in piedi . Il Viscontini , reo apparente , continuava a dire : « Mi capissi nagott , mi capissi nagott » , e il Paolin , seccatissimo del pranzo guastato , gli brontolò : « Cossa l ' ha mai de capì Lü ? » . Il marchese , molto scuro , taceva . Finalmente il Pasotti , reo di fatto , presa un ' aria d ' affettuosa tristezza , disse come tra sé : « Peccato ! Povero don Franco ! Un cuor d ' oro , una buona testa , e un temperamento così ! Proprio peccato ! » . « Ma ! » , fece il Paolin . E il Puria , tutto contrito : « Sono gran dispiaceri ! » . Aspetta e aspetta , le signore non ritornavano . Allora qualcuno cominciò a muoversi . Il Paolin e il Puria si accostarono lentamente , con le mani dietro la schiena , alla credenza , contemplarono il pasticcio di risotto . Il Puria chiamò dolcemente Pasotti , ma Pasotti non si mosse . « Volevo solo dirle » , fece il curatone , coprendo il suo trionfo in modo da lasciarlo e non lasciarlo vedere , « che ci sono i tartufi bianchi . » « Direi che qui non mancano neppure i tartufi neri » , osservò il marchese pigiando un poco sulle due ultime parole . 2 . Sulla soglia d ' un ' altra vita « Canaglia ! » , fremeva don Franco salendo la scala che conduceva alla sua camera . « Pezzo d ' asino d ' un austriaco ! » . Si vendicava su Pasotti di non poter insultar la nonna e le stesse consonanti della parola austriaco gli servivano tanto bene per stritolarsi fra i denti la propria collera e spremerne , gustarne il sapore . Quando fu in camera la collera gli svampò . Si gittò in una poltrona , in faccia alla finestra spalancata , guardando il lago triste nel pomeriggio nebbioso , e , al di là del lago , i monti deserti . Mise un gran respiro . Ah come stava bene lì , solo , ah che pace , ah che aria diversa da quella del salotto , che aria cara , piena de ' suoi pensieri e de ' suoi amori ! Aveva un gran bisogno di abbandonarsi ad essi ed essi lo ripresero subito , gli cacciaron di mente le Carabelli , il Pasotti , la nonna , il bestione del Ricevitore . Essi ? No , era un pensiero solo , un pensiero fatto di amore e di ragione , di ansia e di gioia , di tanti dolci ricordi e insieme di trepida aspettazione , perché qualche cosa di solenne si avvicinava e sarebbe giunto nelle ombre della notte . Franco guardò l ' orologio . Erano le quattro meno un quarto . Ancora sette ore . Si alzò , si buttò a braccia conserte sul davanzale della finestra . Ancora sette ore e comincerebbe per lui un ' altra vita . Fuori delle pochissime persone che dovevano prender parte all ' avvenimento , nemmanco l ' aria sapeva che quella sera stessa , verso le undici , don Franco Maironi avrebbe sposato la signorina Luisa Rigey . La signora Teresa Rigey , madre di Luisa , aveva un tempo lealmente pregato Franco di piegare al volere della nonna , di astenersi dal visitar la sua casa , di non pensare più a Luisa , la quale , dal canto suo , era stata contenta che per la dignità della famiglia , per il decoro di sua madre , si troncassero le relazioni ufficiali , ma non dubitava della fede di Franco né d ' essergli già legata per sempre . Egli studiava ora leggi , privatamente , all ' insaputa della nonna , per dedicarsi a una professione e aver modo di bastare a sé . Ma la signora Teresa contrasse da tante agitazioni una malattia di cuore che nel 1851 , in fine d ' agosto , si aggravò subitamente . Franco le scrisse chiedendole almeno il permesso di vederla poiché non poteva compiere « il suo dovere d ' assisterla » . La signora non credette di consentire e il giovine se ne disperò , le fece intendere che considerava Luisa come sua fidanzata davanti a Dio e che sarebbe morto prima di abbandonarla . Allora la povera donna , sentendosi mancar la vita ogni giorno , accorandosi di veder la sua cara figliuola in uno stato così incerto e considerando la ferma volontà del giovine , concepì il desiderio intenso che le nozze , poiché dovevan seguire , seguissero al più presto . Tutto fu combinato frettolosamente con l ' aiuto del curato di Castello e del fratello della signora Rigey , l ' ingegnere Ribera di Oria , addetto all ' Imperiale R . Ufficio delle Pubbliche Costruzioni in Como . Le intelligenze furono queste . Le nozze si farebbero segretamente ; Franco resterebbe presso la nonna e Luisa presso la madre , sino a che venisse il momento opportuno di confessar tutto alla marchesa . Franco sperava nell ' appoggio di monsignor Benaglia , vescovo di Lodi , vecchio amico della famiglia , ma occorreva il fatto compiuto . Se il cuore della marchesa si indurisse , com ' era probabile , gli sposi e la signora Teresa prenderebbero stanza nella casa che l ' ingegnere Ribera possedeva in Oria . Il Ribera , celibe , manteneva ora del proprio la famiglia di sua sorella ; terrebbe poi anche Franco in luogo di figliuolo . Fra sette ore , dunque . La finestra guardava sulla lista di giardino che fronteggiava la villa verso il lago , e sulla riva di approdo . Nei primi tempi del suo amore Franco stava lì a spiar il venire e l ' approdare d ' una certa barca , l ' uscirne d ' una personcina snella , leggere come l ' aria , che mai mai non guardava su alla finestra . Ma poi un giorno egli era disceso ad incontrarla ed ella aveva aspettato un momento ad uscire per accettare l ' aiuto , ben inutile , della sua mano . Lì sotto , nel giardino , egli le aveva dato per la prima volta un fiore , un profumato fiore di mandevilia suaveolens . Lì sotto si era un ' altra volta ferito con un temperino , abbastanza seriamente , tagliando per lei un ramoscello di rosaio , ed ella gli aveva dato col suo turbamento un delizioso segno del suo amore . Quante gite con lei e altri amici , prima che la nonna sapesse , alle rive solitarie del monte Bisgnago là in faccia , quante colazioni e merende a quella cantina del Doi ! Con quanta dolcezza viva nel cuore di sguardi incontrati Franco tornava a casa e si chiudeva nella sua stanza a richiamarseli , a esaltarsene nella memoria ! Queste prime emozioni dell ' amore gli ritornavano adesso in mente , non ad una ad una ma tutte insieme , dalle acque e dalle rive tristi dove gli occhi suoi fisi parevano smarrirsi piuttosto nelle ombre del passato che nelle nebbie del presente . Vicino alla mèta , egli pensava i primi passi della lunga via , le vicende inattese , l ' aspetto della sospirata unione così diverso nel vero da quel ch ' era apparso nei sogni , al tempo della mandevilia e delle rose , delle gite sul lago e sui monti . Non sospettava certo , allora , di dovervi arrivare così , di nascosto , fra tante difficoltà , fra tante angustie . Pure , pensava adesso , se il matrimonio si fosse fatto pubblicamente , pacificamente , col solito proemio di cerimonie ufficiali , di contratti , di congratulazioni , di visite , di pranzi , tanto tedio sarebbe riuscito più ripugnante all ' amore che questi contrasti . Lo scosse la voce del prefetto che lo chiamava dal giardino per annunciargli la partenza delle Carabelli . Franco pensò che se scendeva avrebbe dovuto fare delle scuse e preferì non lasciarsi vedere . « Doveva romperglielo sulla faccia il piatto ! » , gli stridette su il prefetto tra le mani accostate alle guance . « Doveva romperglielo sulla faccia ! » Poi se n ' andò e Franco vide il barcaiuolo delle Carabelli scendere ad apparecchiar la barca . Lasciò allora la finestra e seguendo i pensieri di prima , aperse il cassettone , stette lì a contemplare , come distratto , uno sparato di camicia ricamata , dove lucevano già certi bottoncini di brillanti che suo padre aveva portati alle nozze proprie . Gli dispiaceva andar all ' altare senza un segno di festa , ma questo segno , si capisce bene , non doveva essere facilmente visibile . Nel cassettone profumato d ' ireos tutto era disposto con la particolare eleganza dell ' ordine fatto da uno spirito intelligente , e nessuno vi metteva le mani tranne lui . Invece le sedie , lo scrittoio , il piano erano tanto disordinatamente ingombri che pareva esser passato per le due finestre della camera un uragano di libri e di carte . Certi volumi di giurisprudenza dormivano sotto un dito di polvere , e non una foglia della piccola gardenia in vaso , sul davanzale della finestra di levante , ne aveva un atomo solo . Questi eran già sufficienti indizi , là dentro , del bizzarro governo d ' un poeta . Un ' occhiata ai libri e alle carte ne avrebbe fornite le prove . Franco aveva la passione della poesia ed era poeta vero nelle squisite delicatezze del cuore ; come scrittore di versi non poteva dirsi che un buon dilettante senza originalità . I suoi modelli prediletti erano il Foscolo e il Giusti ; li adorava veramente e li saccheggiava entrambi , perché l ' ingegno suo , entusiasta e satirico a un tempo , non era capace di crearsi una forma propria , aveva bisogno d ' imitare . Conviene anche dire , per giustizia , che a quel tempo i giovani possedevano comunemente una cultura classica fattasi rara di poi ; e che dagli stessi classici venivano educati a onorare l ' imitazione come una pratica virtuosa e lodevole . Frugando fra le sue carte per cercarvi non so cosa , gli vennero alle mani i seguenti versi dedicati a un tale di sua conoscenza e nostra conoscenza , che rilesse con piacere e ch ' io riferisco per saggio del suo stile satirico : Falso occhio mobile , Mento pelato , Lingua di vipera , Cor di castrato , Brache policrome , Bisunto saio , Maiuscolissimo Cappello a staio . Ecco l ' immagine Del vil Tartufo Che l ' uman genere E il cielo ha stufo . Il Giusti e la passione d ' imitarlo erano quasi soli in colpa di tanta bile , perché davvero Franco non ne aveva nel fegato una così gran dose . Aveva collere pronte , impetuose , fugaci ; non sapeva odiare e nemmanco risentirsi a lungo contro alcuno . Un saggio dell ' altra sua maniera poetica stava sul leggìo del piano , in un foglietto tutto sgorbi e cancellature : A Luisa Ove l ' aëreo tuo pensile nido Una balza ventosa incoronando Ride alla luna ed ai cadenti clivi Ch ' educan uve a la tua mensa e rose Al capo tuo , purpurëi ciclami A me , sogni e fragranze , o mia Luisa , Da l ' orror di quest ' ombre ti figura L ' amoroso mio cor . Tacita siedi E da l ' alto balcon già non rimiri Le bianche plaghe d ' occidente , i chiari Monti ed il lago vitrëo , sereno , Riscintillante a l ' astro ; ma quest ' una Tenebra esplori , l ' aura interrogando Vocal che va tra i mobili oleandri De la terrazza e freme il nome mio . Forse piaceva a Franco d ' improvvisar sul piano con questi suoi versi davanti agli occhi . Appassionato per la musica più ancora che per la poesia , se l ' era comperato lui , quel piano , per centocinquanta svanziche , dall ' organista di Loggio , perché il mediocre piano viennese della nonna , intabarrato e rispettato come un gottoso di famiglia , non gli poteva servire . Lo strumento dell ' organista , corso e pesto da due generazioni di zampe incallite sulla marra , non mandava più che una comica vocina nasale sopra un tintinnio sottile come d ' infiniti bicchierini minuti e fitti . Ciò era quasi indifferente , per Franco ; egli aveva appena posato le mani sullo strumento che la sua immaginazione si accendeva , l ' estro del compositore passava in lui e nel calore della passione creatrice gli bastava un fil di suono per veder l ' idea musicale e inebbriarsene . Un Erard gli avrebbe dato soggezione , gli avrebbe lasciato minor campo alla fantasia , gli sarebbe stato men caro , insomma , della sua spinetta . Franco aveva troppe diverse attitudini e inclinazioni , troppa foga , troppo poca vanità e forse anche troppo poca energia di volere per sobbarcarsi a quel noioso metodico lavoro manuale che si richiede a diventar pianisti . Però il Viscontini era entusiasta del suo modo di suonare ; Luisa , la sua fidanzata , non divideva interamente il gusto classico di lui ma ne ammirava , senza fanatismi , il tocco ; quando , pregato , egli faceva mugghiare e gemere classicamente l ' organo di Cressogno , il buon popolo , intontito dalla musica e dall ' onore , lo guardava come avrebbe guardato un predicatore incomprensibile , con la bocca aperta e gli occhi riverenti . Malgrado tutto questo , Franco non avrebbe potuto cimentarsi , nei salotti cittadini , con tanti piccoli dilettanti incapaci d ' intendere e di amare la musica . Tutti o quasi tutti lo avrebbero vinto di agilità e di precisione , avrebbero ottenuto maggiori applausi , quand ' anche non fosse riescito ad alcuno di far cantare il piano , come lo faceva cantar lui , sopra tutto negli adagi di Bellini e di Beethoven , suonando con l ' anima nella gola , negli occhi , nei muscoli del viso , nei nervi delle mani che facevan tutt ' uno con le corde del piano . Un ' altra passione di Franco erano i quadri antichi . Le pareti della sua camera ne avevano parecchi , la più parte croste . Scarso di esperienza perché non aveva viaggiato , pronto a pigliar fuoco nella fantasia , costretto ad accordar i desideri molti con i quattrini pochi , credeva facilmente le asserite fortune di altri cercatori tapini , n ' era spesso infocato , accecato e precipitato su certi cenci sporchi , che , se costavano poco , valevano meno . Non possedeva di passabile che una testa d ' uomo della maniera del Morone e una Madonna col Bambino della maniera del Dolci . Egli battezzava , del resto , i due quadretti per Morone e Dolci , senz ' altro . Com ' ebbe rilette e rigustate le strofe ispirategli dal Tartufo Pasotti , tornò a frugare nel caos dello scrittoio e ne cavò un foglietto di carta Bath per scrivere a monsignor Benaglia , la sola persona che gli potesse giovare in avvenire presso la nonna . Gli parve doverlo mettere a parte dell ' atto che stava per compiere , delle ragioni che avevano consigliato la sua fidanzata e lui di addivenirvi in questo modo penoso , della speranza che avevano d ' essere aiutati da lui quando venisse il momento d ' aprir tutto alla nonna . Stava ancora pensando con la penna in mano , davanti alla carta bianca , quando la barca delle Carabelli passò sotto la sua finestra . Poco dopo udì partire la gondola del marchese e la barca del Pin . Suppose che la nonna , rimasta sola , lo facesse chiamare , ma non ne fu nulla . Passato un po ' di tempo in quest ' aspettazione , si rimise a pensare alla sua lettera e ci pensò tanto , rifece l ' esordio tante volte e procedette anche poi tanto adagio , con tanti pentimenti , che la lettera non era ancora finita quando gli convenne accendere il lume . La chiusa gli riuscì più facile . Egli vi raccomandava la sua Luisa e sé alle preghiere del vecchio vescovo e vi esprimeva una fiducia in Dio così candida e piena che avrebbe toccato il cuore più incredulo . Focoso e impetuoso com ' era , Franco aveva tuttavia la semplice tranquilla fede d ' un bambino . Punto orgoglioso , alieno dalle meditazioni filosofiche , ignorava la sete di libertà intellettuale che tormenta i giovani quando la loro ragione ed i loro sensi cominciano a trovarsi a disagio nel duro freno di una credenza positiva . Non aveva dubitato un istante della sua religione , ne eseguiva scrupolosamente le pratiche senza domandarsi mai se fosse ragionevole di credere e di operare così . Non teneva però affatto del mistico né dell ' asceta . Spirito caldo e poetico , ma nello stesso tempo chiaro ed esatto , appassionato per la natura e per l ' arte , preso da tutti gli aspetti piacevoli della vita , rifuggiva naturalmente dal misticismo . Non s ' era conquistata la fede e non aveva mai vôlti lungamente a lei tutti i suoi pensieri , non aveva potuto esserne penetrato in tutti i suoi sentimenti . La religione era per lui come la scienza per uno scolaro diligente che ha la scuola in cima de ' suoi pensieri e vi è assiduo , non trova pace se non ha fatto i suoi compiti , se non si è preparato alle ripetizioni , ma poi quando ha compiuto il proprio dovere , non pensa più al professore né ai libri , non sente il bisogno di regolarsi ancora secondo fini scientifici o programmi scolastici . Perciò egli pareva spesso non seguire altro nella vita che il suo generoso cuore ardente , le sue inclinazioni appassionate , le impressioni vivaci , gli impeti della sua natura leale , ferita da ogni viltà , da ogni menzogna , intollerante d ' ogni contraddizione e incapace di infingersi . Aveva appena suggellata la lettera quando si bussò all ' uscio . La signora marchesa faceva dire a don Franco di scendere per il rosario . In casa Maironi si recitava il rosario tutte le sere fra le sette e le otto , e i servi avevan l ' obbligo di assistervi . Lo intuonava la marchesa , troneggiando sul canapè , girando gli occhi sonnolenti sulle schiene e sulle gambe dei fedeli prosternati per diritto e per traverso , quale nella luce più opportuna ad un devoto atteggiamento e quale nell ' ombra più propizia ad un sonnellino proibito . Franco entrò in sala mentre la voce nasale diceva le soavi parole « Ave Maria , gratia plena » con quella flemma , con quella untuosità , che sempre gli mettevano in corpo una tentazione indiavolata di farsi turco . Il giovane andò a cacciarsi in un angolo scuro e non aperse mai bocca . Gli era impossibile di rispondere con divozione a quella voce irritante . Non fece che immaginare un probabile interrogatorio imminente , e masticare risposte sdegnose . Finito il rosario , la marchesa aspettò un momento in silenzio e poi disse le sacramentali parole : « Carlotta , Friend ! » Carlotta , la vecchia cameriera , aveva l ' incarico di pigliare , finito il rosario , Friend in braccio e di portarlo a dormire . « È qui , signora marchesa » , disse Carlotta . Ma Friend , se era lì , si trovò altrove quando colei , chinatasi , allungò le mani . Era di buon umore , quella sera , il vecchio Friend , e gli piacque di giuocare a non lasciarsi prendere , provocando Carlotta , sgusciandole sempre di mano , scappando sotto il piano o sotto il tavolino a guardar con un ironico scodinzolamento la povera donna che gli diceva « ven , cara , ven , cara » , con la bocca e « brütt moster » con il cuore . « Friend ! » , fece la marchesa . « Andiamo ! Friend ! Da bravo ! » Franco bolliva . Venutogli tra le gambe l ' antipatico mostricino infetto dell ' egoismo e della superbia della sua padrona , lo scosse da sé , lo fece ruzzolare tra le unghie di Carlotta che gli diede per proprio conto una rabbiosa stretta e se lo portò via rispondendo perfidamente ai suoi guaiti : « Cossa t ' han faa , poer Friend , cossa t ' han faa , di ' sü ! » La marchesa non disse parola né il suo viso marmoreo tradì il suo cuore . Diede al cameriere l ' ordine di dire al prefetto della Caravina , se venisse , e anche a qualsiasi altro , che la padrona era andata a letto . Franco si mosse per uscire anche lui dietro ai servi , ma si trattenne subito onde non aver l ' aria di fuggire . Prese sulla caminiera un numero della I . R . Gazzetta di Milano , sedette presso sua nonna e si mise a leggere , aspettando . « Mi congratulo tanto » , cominciò subito la voce sonnacchiosa , « della bella educazione e dei bei sentimenti che ci avete fatto vedere oggi . » « Accetto » , rispose Franco senza levar gli occhi dal giornale . « Bene , caro » , replicò la nonna imperturbata . E soggiunse : « Ho piacere che quella signorina vi abbia conosciuto ; così , se mai sapeva di qualche progetto , sarà ben contenta che non se ne parli più » . « Contenti tutt ' e due » , disse Franco . « Voi non sapete niente affatto se sarete contento . Specialmente se avete ancora le idee d ' una volta . » Udito questo , Franco posò il giornale e guardò la nonna in faccia . « Cosa succederebbe » , diss ' egli , « se avessi ancora le idee d ' una volta ? » Non parlò stavolta in tono di sfida , ma con serietà tranquilla . « Ecco , bravo » , rispose la marchesa . « Spieghiamoci chiaro . Spero e credo bene che un certo caso non succederà mai , ma , se succedesse , non state a credere che alla mia morte ci sarà qualche cosa per voi , perché io ho già pensato in modo che non ci sarà niente . » « Figùrati ! » , fece il giovine , indifferente . « Questi sono i conti che dovrete fare con me » , proseguì la marchesa . « Poi ci sarebbero quelli da fare con Dio . » « Come ? » , esclamò Franco . « I conti con Dio li farò prima che con te e non dopo ! » Quando la marchesa era côlta in fallo tirava sempre diritto nel suo discorso come se niente fosse . « E grossi » , diss ' ella . « Ma prima ! » , insistette Franco . « Perché » , continuò la vecchia formidabile , « se si è cristiani si ha il dovere d ' obbedire a suo padre e a sua madre e io rappresento vostro padre e vostra madre . » Se l ' una era tenace , l ' altro non l ' era meno . « Ma Dio vien prima ! » , diss ' egli . La marchesa suonò il campanello e chiuse la discussione così : « Adesso siamo intesi » . Si alzò dal canapè all ' entrar della Carlotta e disse placidamente : « Buona notte » . Franco rispose « buona notte » e riprese la Gazzetta di Milano . Appena uscita la nonna , gittò via il foglio , strinse i pugni , si sfogò senza parole , con un furibondo sbuffo , e saltò in piedi , dicendo forte : « Ah , meglio , meglio , meglio ! Meglio così » , fremeva in sé « meglio non condurla mai , la mia Luisa , in questa maledetta casa , meglio non farle soffrir mai questo impero , questa superbia , questa voce , questo viso , meglio viver di pane e d ' acqua e aspettar il resto da qualunque lavoro cane , piuttosto che dalle mani della nonna : meglio far l ' ortolano , maledetto sia , far il barcaiuolo , far il carbonaio ! » Salì nella sua camera , risoluto di romperla con tutti i riguardi . « I conti con Dio ? » , esclamò sbattendosi l ' uscio dietro . « I conti con Dio se sposo Luisa ? Ah vada tutto , cosa me ne importa , mi vedano , mi sentano , mi facciano la spia , glielo dicano , glielo contino , gliela cantino che mi fanno un piacerone ! » Si vestì in fretta e in furia , urtando nelle seggiole , aprendo e chiudendo il cassettone a colpi . Mise un abito nero , per sfida ; discese le scale rumorosamente , chiamò il vecchio domestico , gli disse che sarebbe stato fuori tutta la notte , e senza badare alla faccia tra sbalordita e sgomenta del pover ' uomo , a lui molto devoto , si slanciò in istrada , si perdette nelle tenebre . Egli era fuori da due o tre minuti , quando la marchesa , già coricata , mandò Carlotta a vedere chi fosse venuto giù correndo dalle scale . Carlotta riferì ch ' era stato don Franco e dovette subito ripartire con una seconda missione . « Cosa voleva don Franco ? » . Stavolta la risposta fu che don Franco era uscito per un momento . Questo momento fu pietosamente aggiunto dal vecchio servitore . La marchesa ordinò a Carlotta di andarsene lasciando il lume acceso . « Ritornate quando suonerò » , diss ' ella . Dopo mezz ' ora ecco il campanello . La cameriera corre dalla padrona . « È ancora fuori don Franco ? » « Sì , signora marchesa . » « Spegnete il lume , prendete la calza , mettetevi in anticamera e quando sarà rientrato venite a dirmelo . » Ciò detto la marchesa si girò sul fianco verso la parete , voltando all ' attonita e malcontenta cameriera l ' enigma bianco , uguale , impenetrabile del suo berretto da notte . 3 . Il gran passo Quella stessa sera , alle dieci in punto . l ' ingegnere Ribera batteva due colpi discreti alla porta del signor Giacomo Puttini in Albogasio Superiore . Poco dopo si apriva una finestra sopra il suo capo e vi compariva al chiaro di luna il vecchio visetto imberbe del « sior Zacomo « Ingegnere pregiatissimo , mia riverenza » , disse egli . « Vien subito la servente a verzeghe . » « Non occorre » , rispose l ' altro . « Non salgo . È ora di partire . Venga giù Lei addirittura . » Il signor Giacomo cominciò a soffiare e battere le palpebre . « La mi perdoni » , diss ' egli nel suo linguaggio misto di tutti gl ' ingredienti . « La mi perdoni , ingegnere pregiatissimo . Gavarìa propramente necessità ... » « Di cosa ? » , fece l ' ingegnere seccato . La porta si aperse e comparve la gialla faccia grifagna della serva . « Oh scior parent ! » , diss ' ella rispettosamente . Vantava non so quale affinità con la famiglia dell ' ingegnere , e lo chiamava sempre così . « A sti òr chì ? L ' è staa forsi a trovà la sciora parenta ? » La « sciora parenta » era la sorella dell ' ingegnere , la signora Rigey . L ' ingegnere si contentò di rispondere : « Oh Marianna , vi saluto , neh ? » , e salì le scale seguito da Marianna col lume . « Mia riverenza » , cominciò il signor Giacomo venendogli incontro con un altro lume . « Capisco e riconosco la inconvenienza grande , ma propramente ... » Il visetto raso e roseo del signor Giacomo , posato sopra un cravattone bianco e una piccola smilza personcina chiusa in un soprabitone nero , esprimeva nei moti convulsi delle labbra e delle sopracciglia , negli occhi dolenti , la più comica inquietudine . « Cosa c ' è di nuovo ? » , chiese l ' ingegnere alquanto brusco . Egli , l ' uomo più retto e schietto che fosse al mondo , compativa poco le esitazioni del povero timido signor Giacomo . « La permetta » , cominciò il Puttini ; e , voltosi alla serva , le disse aspramente : « Andè via , vu ; andè in cusina ; vegnì quando che ve ciamarò ; andè , digo ! Obedì ! Abiè rispeto ! Comando mi ! Son paron mi ! » Era la curiosità della serva , la sua noncuranza impertinente delle istruzioni superiori che accendevano nel « sior Zacomo » questo furore dispotico . « Euh , che diavol d ' on omm ! » , rispose colei , alzando rabbiosamente il lume in aria . « L ' ha de vosà a quela manera lì ? Coss ' el dis , scior parent ? » « Sentite » , fece l ' ingegnere . « Invece di menar la lingua , non fareste meglio ad andar fuori dei piedi ? » Marianna se n ' andò brontolando e il signor Giacomo si fece a informare l ' ingegnere pregiatissimo con molti ma , se , digo , e propramente , degl ' intimi suoi pensieri . Egli aveva promesso di assistere come testimonio alle nozze segrete di Luisa , ma ora , sul punto di andar a Castello , gli era venuta una gran paura di compromettersi . Era primo deputato politico , come si chiamava allora la suprema autorità comunale . Se il riveritissimo I . R . Commissario di Porlezza venisse a sapere di questo pasticcio , come la intenderebbe ? E quella signora marchesa ? « Una donna cattiva , ingegnere pregiatissimo ; una donna vendicativa . » Ed egli aveva già tanti altri fastidi . « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » Questo toro , soggetto d ' una questione fra il comune d ' Albogasio e l ' alpador o appaltatore dell ' Alpe , dei pascoli alti , era da due anni un incubo mortale per il povero signor Giacomo che , quando parlava delle sue disgrazie , incominciava sempre con la « perfida servente » e finiva col toro : « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » . E così dicendo alzava il suo visetto , i suoi occhi pieni di una esecrazione dolorosa , scoteva le mani su verso il ciglione della montagna imminente alla sua casa , verso il domicilio del bestione diabolico . Ma l ' ingegnere che mostrava in quella sua bella faccia d ' impavido galantuomo una disapprovazione continua , un disgusto crescente dell ' ometto pusillanime che gli si contorceva davanti , dopo parecchi « oh povero me ! » che avevano per sottinteso " in che compagnia sono ! " perdette ogni pazienza , e inarcando le braccia con i gomiti in fuori e scotendole come se tenesse le redini di un ronzino poltrone , esclamò : « Ma cosa mai , ma cosa mai ! Pare impossibile ! Questi son discorsi da fatuo , caro signor Giacomo . Non avrei mai creduto che un uomo , dirò così ... » . Qui l ' ingegnere , non sapendo veramente come dire , come definire il suo interlocutore , non fece che gonfiar le gote , mettendo un lungo mormorio , una specie di rantolo , come se avesse in bocca un epiteto troppo grosso e non potesse sputarlo . Intanto il signor Giacomo , rosso rosso , si affannava a protestare : « Basta , basta , La scusa , son qua , vegno , no La se scalda , no go fato che esprimer un dubio ; ingegnere pregiatissimo , Ela conosse el mondo , mi lo go conossuto ma no lo conosso più » . Si ritirò e ricomparve subito tenendo in mano una tuba mostruosa , a larghe tese , che aveva visto l ' ingresso di Ferdinando a Verona nel così detto « anno dell ' imperatore » , nel 1838 . « Credo conveniente » , diss ' egli , « un tal segno di rispetto e di compiacenza . » L ' ingegnere , vedendo quel coso , esclamò ancora : « Cosa mai , cosa mai ? » . Ma l ' ometto , cerimonioso nell ' anima , tenne duro : « Il mio dovere , il mio dovere » , e chiamò la Marianna che facesse lume . Costei , quando vide il padrone con quello spettacoloso segno di compiacenza in capo , incominciò a far le meraviglie . « La tasa ! » , sbuffò il disgraziato signor Giacomo . « Tasì ! » , e appena fuori dell ' uscio si sfogò . « No ghe xe ponto de dubio ; quela maledetissima servente sarà la me morte . » « E perché non la manda via ? » , chiese l ' ingegnere . Il signor Giacomo aveva posto un piede sul primo scalino della viottola che sale a fianco della casa Puttini , quando quest ' acuta interrogazione , penetrandogli come un pugnale nella coscienza , lo fermò di botto . « Eh ! » , rispose sospirando . « Ah ! » , fece l ' ingegnere . « Cossa vorla ? » , riprese l ' altro dopo una breve pausa . « Questo xe quelo . » Pronunciata in via di epilogo , secondo un vecchio uso veneto , tale disgraziata identità dei due aggettivi indicativi , il signor Giacomo fece le guance grosse , soffiò con vivacità e si decise a rimettersi in via . Salirono per alcuni minuti , egli davanti e l ' ingegnere dietro , per la stradicciuola faticosa , mal rischiarata da un chiaror di luna perduta fra le nuvole . Non si udivano che i passi lenti , il picchiar delle mazze sul ciottolato e i soffi regolari del signor Giacomo : apff ! apff ! A piedi della lunga scalinata di Pianca , l ' ometto si fermò , si levò il cappello , si asciugò il sudore con un fazzolettone bianco e guardando su al gran noce , alle stalle di Pianca , cui bisognava salire , mise un soffio straordinario . « Corpo de sbrio baco ! » , diss ' egli . L ' ingegnere gli fece coraggio . « Su , signor Giacomo ! Per amore della Luisina ! » Il signor Giacomo s ' incamminò senz ' altro e , guadagnate le stalle , oltre le quali la viottola diventa più umana , parve dimenticare gli scalini e gli scrupoli , la perfida servente e l ' I . R . Commissario , la marchesa vendicativa e il maledetto toro , e si mise a parlar con entusiasmo della signorina Rigey . « No ghe xe ponto de dubio , quando go l ' onor de trovarme con So nezza , con la signorina Luisina , digo , me par giusto , La se figura , de trovarme ancora ai tempi de la Baretela , de le Filipuzze , de le tre sorelle Spàresi da S . Piero Incarian e de tante altre de na volta che per so grazia me compativa . Vado giusto de tempo in tempo da la signora marchesa , vedo là qualche volta ste putele del dì d ' ancò . No ... no ... no ; no gavemo propramente quel contegno che m ' intendo mi ; o che semo durete o che semo spuzzete . La varda invece la signorina Luisina come che la sa star con tuti , col zovene e col vecio , col rico e col poareto , co la serva e col piovan . No capisso propramente , come la marchesa ... » L ' ingegnere l ' interruppe . « La marchesa ha ragione » , diss ' egli . « Mia nipote non è nobile , mia nipote non ha un soldo ; come si fa a pretendere che la marchesa sia contenta ? » Il signor Giacomo si fermò alquanto sconcertato , e guardò l ' ingegnere battendo i suoi occhi dolenti . « Ma » , diss ' egli . « Ela no ghe darà miga rason sul serio ? » « Io ? » , rispose l ' ingegnere . « Io non approvo mai che si vada contro la volontà dei genitori o di chi tiene le loro veci . Ma io , caro signor Giacomo , sono un uomo antiquato come Lei , un uomo del tempo di Carlo V , come si dice qui . Adesso il mondo va diversamente e bisogna lasciarlo andare . Dunque io le mie ragioni le ho dette e poi ho detto : adesso , fate vobis ; del resto poi quando avrete deciso , in qualunque modo , ditemi quel che occorre fare e son qua . » « E cossa dise la signora Teresina ? » « Mia sorella ? Mia sorella , poveretta , dice : se li vedo a posto non mi dispiace più di morire . » Il signor Giacomo soffiò forte come sempre quando udiva quest ' ultima sgradevole parola . « Ma no semo miga a sti passi ? » , diss ' egli . « Eh ! » , fece l ' ingegnere , molto serio . « Speriamo in Domeneddio . » Toccavano allora quel gomito della viottola che svoltando dagli ultimi campicelli del tenere di Albogasio ai primi del tenere di Castello , gira a sinistra sopra un ciglio sporgente , nell ' improvviso cospetto di un grembo precipitoso del monte , del lago in profondo , dei paeselli di Casarico e di S . Mamette , accovacciati sulla riva come a bere , di Castello seduto poco più su , a breve distanza , e là di fronte , del nudo fiero picco di Cressogno , tutto scoperto dai valloni di Loggio al cielo . È un bel posto , anche di notte , al chiaro di luna , ma se il signor Giacomo vi si fermò in attitudine contemplativa e senza soffiare , non fu già perché la scena gli paresse degna dell ' attenzione di chicchessia , figurarsi di un primo deputato politico , ma perché avendo una considerazione grave da mettere in luce , sentiva il bisogno di richiamare tutte le sue forze al cervello , di sospendere ogni altro moto , anche quello delle gambe . « Bela massima » , diss ' egli . « Speremo in Domenedio . Sissignor . Ma La me permeta de osservar che ai nostri tempi se sentìa parlar ogni momento de grazie ricevute , de conversion , de miracoli , adesso La me diga Ela . El mondo no xe più quelo e me par che Domenedio sia stomegà . El mondo d ' adesso el xe come la nostra ciesa de Albogasio de sora che sti ani Domenedio el ghe vegneva una volta al mese e adesso el ghe vien una volta a l 'ano.» « Senta , caro signor Giacomo » , osservò l ' ingegnere , impaziente di arrivare a Castello : « se si trasporta la parrocchia da una chiesa all ' altra , Domeneddio non c ' entra ; del resto lasciamo fare a Domeneddio e camminiamo . » Ciò detto prese un ' andatura così lesta che il signor Giacomo , fatti pochi passi , si fermò soffiando come un mantice . « La perdona » , diss ' egli , « se obedisso tanto quanto a la natural curiosità de l ' omo . Se podaria saver la Sua riverita età ? » L ' ingegnere capì l ' antifona e fermatosi un momento si voltò a rispondere quasi sottovoce , con ironica mansuetudine trionfante : « Più vecchio di Lei » . E riprese spietatamente la via . « Sono dell ' ottantotto , sa ! » , gemette il Puttini . « Ed io dell ' ottantacinque ! » , ribatté l ' altro senza fermarsi . « Avanti ! » Per fortuna del Puttini non c ' erano più che pochi passi a fare . Ecco il muraglione che sostiene il sagrato della chiesa di Castello , ecco la scaletta che mette all ' entrata del villaggio . Ora bisognava svoltare nel sottoportico della canonica , cacciarsi alla cieca in un buco nero dove l ' immaginazione del signor Giacomo gli rappresentava tanti iniqui sassi sdrucciolevoli , tanti maledetti scalini traditori , ch ' egli si piantò sui due piedi e , incrociate le mani sopra il pomo della mazza , parlò in questi termini : « Corpo de sbrio baco ! No , ingegnere pregiatissimo . No , no , no . Propramente mi no posso , mi resto qua . Le vegnarà ben in ciesa . La ciesa xe qua . Mi speto qua . Corpo de sbrio baco ! » Questo secondo « corpo » il signor Giacomo se lo masticò privatamente in bocca come la chiusa d ' un monologo interno sugli accessori dell ' impiccio principale in cui s ' era messo . « Aspetti » , fece l ' ingegnere . Un fil di luce usciva dalla porta della chiesa . L ' ingegnere vi entrò e ne uscì subito col sagrestano che stava preparando gl ' inginocchiatoi per gli sposi . Costui recò in soccorso del Puttini la lunga pertica col cerino acceso sulla punta , che serve per accender le candele degli altari . Poté così , fermo sull ' entrata del sottoportico , porger via via , quanto era lunga la pertica , il suo lumicino davanti ai piedi del signor Giacomo che , malissimo contento di questa illuminazione religiosa , procedeva brontolando contro le pietre , le tenebre , il moccolo sacro e chi lo teneva , sinché , abbandonato dal sagrestano e abbrancato dall ' ingegnere , fu tratto , malgrado il suo muto resistere , come un luccio alla lenza , sulla soglia di casa Rigey . A Castello , le case che si serrano in fila sul ciglio tortuoso del monte a godersi il sole e la veduta del lago in profondo , tutte bianche e ridenti verso l ' aperto , tutte scure verso quell ' altra disgraziata fila di case che si attrista dietro a loro , somigliano certi fortunati del mondo che di fronte alla miseria troppo vicina prendono un sussiego ostile , si stringono l ' uno all ' altro , si aiutano a tenerla indietro . Fra queste gaudenti , casa Rigey è una delle più scure di fronte alla poveraglia delle case villane , una delle più chiare di fronte al sole . Dalla porta di strada un andito stretto e lungo mette ad una loggetta aperta da cui si cala per pochi scalini sulla piccola terrazza bianca che , fra il salotto di ricevimento e un ' alta muraglia senza finestre , si affaccia all ' orlo del monte , spia giù i burroni ond ' esce il Soldo , spia il lago fino ai golfi verdi dei Birosni e del Dòi , fino alle distese serene di là da Caprino e da Gandria . Il signor Rigey , nato a Milano da padre francese e professore di lingua francese nel collegio di madame Berra , perduto il posto , perduta gran parte delle lezioni private per la fama cresciutagli attorno d ' uomo irreligioso , aveva comperato la casetta nel 1825 per ridurvisi da Milano a vivere in quiete e con poca spesa , aveva sposato la sorella dell ' ingegnere Ribera ed era morto nel 1844 lasciando a sua moglie una figliuola di quindici anni e poche migliaia di svanziche oltre la casa . Appena l ' ingegnere ebbe bussato alla porta , non tanto piano , si udì un correr leggero nell ' andito , fu aperto e una voce non sottile , non argentina , ma inesprimibilmente armoniosa , sussurrò : « Che strepito , zio ! » . « Oh bella ! » , fece patriarcalmente l ' ingegnere , « ho da picchiar col naso ? » La nipote gli turò la bocca con una mano , lo tirò dentro con l ' altra , fece un saluto grazioso al signor Giacomo e chiuse la porta ; tutto ciò in un attimo , mentre lo stesso signor Giacomo andava soffiando : « Padrona mia riveritissima ... me consolo propramente ... » . « Grazie , grazie » , fece Luisa , « passi , La prego , devo dire una parola allo zio . » L ' ometto passò con il suo cappellone in mano , e la giovane abbracciò teneramente il suo vecchio zio , lo baciò , gli posò il viso sul petto , tenendogli le braccia al collo . « Ciao , neh » , fece l ' ingegnere quasi resistendo a quelle carezze perché vi sentiva una gratitudine di cui non avrebbe sopportate le parole . « Sì , là , basta . Come va la mamma ? » . Luisa non rispose che con una nuova stretta delle sue braccia . Lo zio era più che un padre per lei , era la Provvidenza della casa , benché nella sua gran bontà semplice neppur sognasse di aver il menomo merito verso sua sorella e sua nipote . Che avrebbero mai fatto senza di lui , povere donne , con quelle magre dodici o quindici migliaia di svanziche lasciate da Rigey ? Egli godeva , come ingegnere delle Pubbliche Costruzioni , di un buon stipendio . Viveva parcamente a Como con una vecchia governante e i suoi risparmi passavano a casa Rigey . Aveva sulle prime apertamente e solennemente disapprovata la inclinazione di Luisa per Franco parendogli quello un matrimonio troppo disuguale ; ma poiché i giovani erano stati fermi e sua sorella aveva consentito , egli tenendosi la sua opinione per sé , s ' era messo ad aiutare in tutto che poteva . « La mamma ? » , ripeté . « Sta benino , stasera , per la consolazione , ma ora è agitata perché mezz ' ora fa è venuto Franco e ha raccontato che c ' è stata una mezza scena con la nonna . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere , che quando udiva di qualche sproposito altrui soleva commiserarne , con questa esclamazione , se stesso . « No , zio ; Franco ha ragione . » Luisa pronunziò queste parole con fierezza subitanea . « Ma si ! » , esclamò perché lo zio aveva messo un lungo « hm ! » dubitativo . « Ha cento ragioni ! Ma » , soggiunse piano , « dice di essere partito di casa in modo che la nonna verrà molto probabilmente a scoprir tutto . » « Meglio » , disse lo zio , incamminandosi verso la terrazza . La luna era tramontata , faceva buio . Luisa , sussurrò : « Mamma è qui » . La signora Teresa , tribolata dalla mancanza di respiro , si era fatta trascinare sulla terrazza , nella sua poltrona , per avere un po ' d ' aria , un po ' di sollievo . « Cosa vi pare , Piero ? » , disse con voce simile nel timbro a quella di Luisa , ma stanca e più dolce : la voce di un cuor mite cui il mondo è amaramente avverso e che cede . « Cosa vi pare che tutte le nostre prudenze non serviranno a niente ? » « Ma no , mamma , questo non si sa ancora , questo non si può dire ! » Mentre Luisa parlava così , Franco che stava nel salotto col curato ne uscì per abbracciar lo zio . « Dunque ? » , disse questi stendendogli la mano , perché gli abbracciamenti non erano di suo gusto . « Cosa è successo ? » Franco raccontò l ' accaduto velando un poco le espressioni della nonna che potevano riuscire troppo offensive ai Rigey , tacendo affatto la minaccia di non lasciargli un soldo , accusando quasi più la suscettibilità propria che l ' insolenza della vecchia , confessando finalmente di aver fatto conoscere , di proposito , la sua intenzione di star fuori tutta la notte . Ciò non poteva a meno di condurre la nonna a scoprir tutto subito , perché lo avrebbe interrogato su quest ' assenza , ed egli non voleva mentire , e tacere era come confessare . « Senti ! » , esclamò lo zio con l ' accento vibrato e con la faccia spanta del galantomone che , soffocando in un viluppo di cautele e di dissimulazioni , vi mena dentro due gran gomitate , se ne disbriga e respira : « Vedo che hai avuto torto d ' irritar la nonna perché , cosa mai ! Bisogna rispettare i vecchi anche nei loro errori ; capisco che le conseguenze saranno pessime ; ma son più contento così e sarei più contento ancora se tu avessi già detto a tua nonna le cose chiare e tonde . Questo segreto , questo infingersi , questo nascondersi non mi sono mai piaciuti un corno . Cosa mai ! L ' onest ' uomo quello che fa lo dice , alla papale . Tu vuoi ammogliarti contro la volontà della nonna . Bene , almeno non ingannarla ! » « Ma Piero ! » , esclamò la signora Teresa che , insieme ad uno squisito sentimento della vita come dovrebb ' essere , possedeva un senso acuto della vita com ' è realmente , e data molto più di suo fratello agli esercizi di pietà , molto più familiare con Dio , riusciva più facilmente a persuadersi di aver ottenuta da Lui , per amor di un bene sostanziale , qualche concessione di forma . « Ma Piero ! Voi non riflettete . » ( La signora Teresa , molto più giovane di suo fratello , gli parlava sempre col voi e ne pigliava il tu ) . « Se la marchesa viene a conoscere il matrimonio in un modo simile e , naturalmente , non vuol saperne di prender Luisa in casa , cosa fanno questi ragazzi ? Dove vanno ? Qui non c ' è posto e quand ' anche vi fosse posto non è preparato nulla . In casa vostra nemmeno . Bisogna riflettere . Se si voleva tener la cosa segreta per un mese o due , non era mica per ingannare ; era per aver tempo di disporvi la nonna e , se la nonna non volesse piegarsi , di preparar un paio di stanze a Oria . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere . « Ci voglion due mesi per questo ? Non par vero . » Un soffio prolungato , nell ' ombra , ricordò in quel punto la presenza del signor Giacomo che stava in un angolo , appoggiato al muro , non osando scostarsene per l ' oscurità . La signora Teresa non l ' aveva ancora salutato . « Oh , signor Giacomo ! » , diss ' ella con grande premura . « Scusi . La ringrazio tanto , sa . Venga qua . Ha sentito quel che si diceva ? Dica anche Lei ; cosa Le pare ? » « La mia servitù » , disse il signor Giacomo dal suo angolo . « Propramente non me movo , perché , con la mia povera vista ... » « Luisa ! » , fece la signora Teresa . « Porta fuori un lume . Ma ha sentito , signor Giacomo ; cosa Le pare ? Dica . » Il signor Giacomo mise nella sua sapienza tre o quattro piccoli soffi frettolosi che significavano : « ahi , questo è un imbarazzo » « No so » , cominciò titubante , « no so , digo adesso , se trovandome a scuro ... » « Luisa ! » , chiamò da capo la signora Teresa . « Eh nossignora , nossignora . M ' intendo a scuro de tante cosse che no so . Vogio dir che ne la mia ignoranza no me posso pronunciar . Però , digo , me par che forse se podaria ... adesso , digo , mi son qua per el servizio Suo e de la rispettabilissima famegia , sì ben che no me faria maravegia che l ' Imperial Regio Commissario , ottima persona ma sustosèta ... ben , basta , no discoremo , mi son qua , però me pararia , digo , che se podesse tirar avanti un pocheto e intanto qua el nostro nobilissimo signor don Franco podaria forse co le bone , cole molesine ... Ben ben ben , per mi , come che Le comanda . » Furono le proteste violente di Franco che fecero voltare così precipitosamente strada al signor Giacomo . Luisa le appoggiò e la signora Teresa , che forse adesso avrebbe pure inclinato a una dilazione , non osò contraddire . « Luisa , Franco » , diss ' ella . « Riconducetemi in salotto . » I due giovani spinsero insieme , seguiti dallo zio e dal signor Giacomo , la poltrona nel salotto . Nel passar la soglia Luisa si chinò , baciò la mamma sui capelli e le sussurrò : « vedrai che tutto andrà bene » . Ella credeva di trovar il curato in salotto , ma il curato se l ' era svignata per la cucina . Appena Franco e Luisa ebbero accostata la mamma al tavolo dov ' era il lume , capitò il sagrestano ad avvertire che tutto era pronto . Allora la signora Teresa lo pregò di annunciare al curato che gli sposi sarebbero andati in chiesa fra mezz ' ora . « Luisa » , diss ' ella , fissando sua figlia con uno sguardo significante . « Sì , mamma » , rispose questa ; e riprese a voce più alta volgendosi al suo fidanzato : « Franco , la mamma desidera parlarti . » Il signor Giacomo capì e uscì sulla terrazza . L ' ingegnere non capì nulla e sua nipote dovette spiegargli che bisognava lasciar la mamma sola con Franco . L ' uomo semplice non ne intendeva bene il perché : allora ella gli prese sorridendo un braccio e lo condusse fuori . La signora Teresa stese in silenzio la sua bella mano ancora giovane , a Franco , che s ' inginocchiò per baciarla . « Povero Franco ! » , diss ' ella dolcemente . Lo fece alzare e sedere vicino a sé . Doveva parlargli , disse ; e si sentiva tanto poca lena ! Ma egli capirebbe molto , anche da poche parole : « Minga vera ? » Così dicendo la voce fioca ebbe una soavità infinita . « Sai » , cominciò , « questo non avevo pensato a dirtelo , ma mi è venuto in mente quando tu raccontavi del piatto che hai rotto a tavola . Ti prego di avere riguardo alla situazione dello zio Piero . Egli pensa , nel suo cuore , come te . Se tu avessi veduto le lettere che mi scriveva nel 1848 ! Ma è impiegato del Governo . Vero che si sente tranquillo nella sua coscienza perché , occupandosi di strade e di acque , sa che serve il suo paese e non i tedeschi ; ma certi riguardi vuole e deve averli . Fino a un dato punto bisogna che li abbiate anche voi per amor suo . » « I tedeschi andranno via presto , mamma » , rispose Franco , « ma sta tranquilla , sarò prudente , vedrai . » « Oh caro , io non ho più niente da vedere . Non ho che a vedervi voi altri due uniti e benedetti dal Signore . Quando i tedeschi saranno andati via , verrete a dirmelo a Looch . » Portano il nome di Looch i praticelli ombrati di grandi noci dove sta il piccolo camposanto di Castello . « Ma ti devo parlare di un ' altra cosa » , proseguì la signora Teresa senza lasciar a Franco il tempo di far proteste . Egli le prese le mani , gliele strinse trattenendo a fatica il pianto . « Bisogna che ti parli di Luisa » , diss ' ella . « Bisogna che tu la conosca bene tua moglie . » « La conosco , mamma ! La conosco quanto la conosci tu e più ancora ! » Egli ardeva e fremeva tutto , così dicendo , nell ' appassionato amore per lei ch ' era la vita della sua vita , l ' anima dell ' anima sua . « Povero Franco ! » , fece la signora Teresa teneramente , sorridendo . « No , ascoltami , vi è qualche cosa che non sai e che devi sapere . Aspetta un poco . » Aveva bisogno di una sosta , l ' emozione le rendeva il respiro difficile e più difficile il parlare . Fece un gesto negativo a Franco che avrebbe pur voluto adoperarsi , aiutarla in qualche modo . Le bastava un po ' di riposo e lo prese appoggiando il capo alla spalliera della poltrona . Si rialzò presto . « Avrai inteso parlar male » , disse , « del povero mio marito , a casa tua . Avrai inteso dire ch ' era un uomo senza principii e che ho avuto un gran torto a sposarlo . Infatti egli non era religioso e questa fu la ragione per cui esitai molto prima di decidermi . Sono stata consigliata di cedere perché potevo forse influire bene sopra di lui che aveva un ' anima nobile . È morto da cristiano , ho tanta fede di trovarlo in paradiso se il Signore mi fa questa grazia di prendermi con sé ; ma fino all ' ultima ora parve che non ottenessi nulla . Bene , temo che la mia Luisa , in fondo , abbia le tendenze del suo papà . Me le nasconde , ma capisco che le ha . Te la raccomando , studiala , consigliala , ha un gran talento e un gran cuore , se io non ho saputo far bene con lei , tu fa meglio , sei un buon cristiano , guarda che lo sia anche lei , proprio di cuore ; promettimelo , Franco . » Egli lo promise sorridendo , come se stimasse vani i timori di lei e facesse , per compiacenza , una promessa superflua . L ' ammalata lo guardò , triste . « Credimi , sai » , soggiunse , « non sono fantasie . Non posso morire in pace se non la prendi come una cosa seria . » E poi che il giovane ebbe ripetuta la sua promessa senza sorridere , soggiunse : « Una parola ancora . Quando parti di qua , vai a Casarico dal professor Gilardoni , non è vero ? » « Ma , questo era il piano di prima . Dovevo dire alla nonna che andavo a dormire da Gilardoni per fare poi una gita insieme alla mattina ; adesso lo sai come sono venuto via . » « Vacci lo stesso . Ho piacere che tu ci vada . E poi ti aspetta , non è vero ? Dunque ci devi andare . Povero Gilardoni , non è più venuto dopo quella pazzia di due anni or sono . Lo sai , non è vero ? Luisa te l ' avrà detto ? » « Sì , mamma . » Questo professor Gilardoni che viveva a Casarico , da eremita , si era molto romanticamente innamorato , qualche anno prima , della signora Teresa e le si era timidamente , reverentemente proposto per marito , ottenendo un tale successo di stupore da togliergli poi il coraggio di ricomparirle davanti . « Povero uomo ! » , riprese la signora Rigey . « Quella è stata una stupidità grande , ma è un cuor d ' oro , un buon amico , tenetevelo caro . Il giorno prima che gli venisse quell ' accesso di pazzia , mi ha fatto una confidenza . Non te la posso ripetere , e anzi ti prego di non parlargliene se non te ne parla lui ; ma insomma è una cosa che potrà , in certi casi , aver molta importanza per voi altri , specialmente se avrete figli . Se Gilardoni te ne parla , pensaci prima di dirlo a Luisa . Luisa potrebbe prender la cosa non come va presa . Delibera tu , consigliati con lo zio Piero e poi parla o non parla , secondo la strada che vorrai prendere . » « Sì , mamma . » Si picchiò all ' uscio , sommessamente , e la voce di Luisa disse : « È finito ? » Franco guardò l ' ammalata . « Avanti » , diss ' ella . « È ora di andare ? » Luisa non rispose , cinse con un braccio il collo di Franco . S ' inginocchiarono insieme davanti alla mamma , le piegarono il capo in grembo . Luisa faceva ogni sforzo per trattenere il pianto , sapendo bene che bisognava evitare alla mamma ogni emozione troppo forte , ma le spalle la tradivano . « No , Luisa » , disse la mamma , « no , cara , no » , e le accarezzava il capo . « Ti ringrazio che sei sempre stata una buona figliuola , sai ; tanto buona ; quietati ; son così contenta ; vedrai che starò meglio . Andate dunque ; datemi un bacio e poi andate , non fate aspettare il signor curato . Dio ti benedica , Luisa ; e anche te , Franco . » Chiese il suo libro di preghiere , si accostò il lume , fece aprire le finestre e l ' uscio della terrazza per respirar meglio e mandò via la fantesca che si preparava a tenerle compagnia . Usciti gli sposi , entrò l ' ingegnere per salutar sua sorella prima di andare in chiesa . « Ciao , neh , Teresa . » « Addio , Piero . Un altro peso sulle vostre spalle , povero Piero . » « Amen » , rispose pacificamente l ' ingegnere . Rimasta sola , la signora Rigey stette ascoltando il rumor dei passi che si allontanavano . Quelli gravi di suo fratello e del signor Giacomo , la coda della colonna , non le lasciavano udire gli altri ch ' ella avrebbe voluto accompagnar con l ' orecchio quanto era possibile . Un momento ancora e non intese più nulla . Ebbe l ' idea che Luisa e Franco si allontanavano insieme nell ' avvenire dove a lei non era dato seguirli che per pochi mesi o forse per pochi giorni ; e che non poteva indovinar niente , presentir niente del loro destino . « Poveri ragazzi » , pensò . « Chi sa cosa avranno passato fra cinque anni , fra dieci anni ! » Stette ancora in ascolto , ma il silenzio era profondo ; non entrava per le finestre aperte che il fragor lontano lontano della cascata di Rescia , di là dal lago . Allora , supponendo che fossero già in chiesa , prese il suo libro di preghiere e lesse con fervore . Si stancò presto , si sentì una gran confusione in testa , le si confusero alla vista anche i caratteri del libro . La sua mente si assopiva , la volontà era perduta . Presentiva una visione di cose non vere e sapeva di non dormire , comprendeva che non era sogno , ch ' era uno stato prodotto dal suo male . Vide aprirsi l ' uscio che metteva in cucina ed entrare il vecchio Gilardoni di Dasio , detto « el Carlin de Dàas » , padre del professore , agente di casa Maironi per i possessi di Valsolda , morto da venticinque anni . La figura entrò e disse in tono naturale : « Oh sciora Teresa , la sta ben ? » . Ella credette di rispondere : « Oh Carlin ! Bene e voi ? » , ma in fatto non aperse bocca . « Ghe l ' hoo chì la lettra » , riprese la figura agitando trionfalmente una lettera . « L ' hoo portada chì per Lee . » E posò la lettera sul tavolo . La signora Teresa vide chiaramente e con un senso di vivo piacere questa lettera sudicia e ingiallita dal tempo , senza busta e con la traccia di una piccola ostia rossa . Le parve dire : « Grazie , Carlin . E adesso andate a Dasio ? » . « Sciora no » , rispose il Carlin . « Voo a Casarech dal me fioeu . » L ' ammalata non vide più il Carlin , ma vide ancora la lettera sul tavolo . La vedeva chiaramente eppure non era certa che vi fosse ; nel suo cervello inerte durava l ' idea vaga di altre allucinazioni passate , l ' idea della malattia sua nemica , sua padrona violenta . Aveva l ' occhio vitreo , la respirazione penosa e frequente . Un suono di passi affrettati la scosse , la richiamò quasi del tutto in sé . Quando Luisa e Franco si precipitarono in camera dalla terrazza , non si accorsero , causa il paralume della lucerna , che la fisionomia della mamma fosse stravolta . Inginocchiati accanto a lei , la coprirono di baci , attribuirono all ' emozione quel respiro affannoso . A un tratto l ' ammalata sollevò il capo dalla spalliera della poltrona , tese le mani avanti , guardando e indicando qualche cosa . « La lettera » , diss ' ella . I due giovani si voltarono e non videro niente . « Che lettera , mamma ? » , disse Luisa . Nello stesso punto notò l ' espressione del viso di sua madre , diede un ' occhiata a Franco per avvertirlo . Non era la prima volta , durante la sua malattia , che la mamma soffriva di allucinazioni . All ' udirsi domandare « che lettera ? » ella capì , fece « oh ! » , ritirò le mani , se ne coperse il viso e pianse silenziosamente . Confortata dalle carezze de ' suoi figli , si ricompose , li baciò , stese la mano a suo fratello e al signor Giacomo , che non avevano inteso affatto cosa fosse accaduto e accennò a Luisa di andar a pigliar qualche cosa . Si trattava di una torta e di una bottiglia preziosa di vino del Niscioree , regalata con altre parecchie , tempo addietro , dal marchese Bianchi che aveva per la signora Rigey una singolare venerazione . Il signor Giacomo , non vedendo l ' ora di svignarsela , incominciava a dimenarsi , a soffiare , guardando l ' ingegnere . « Signora Luisina » , diss ' egli vedendo uscire la novella sposa . « La scusa , son propramente per domandar licenza ... » « No , no » , lo interruppe con un fil di voce la signora Teresa , « aspetti un poco . » Luisa scomparve e Franco scivolò pure fuori dalla stanza dietro sua moglie . La signora Teresa parve presa da uno scrupolo , accennò a richiamarlo . « Ma cosa mai ! » , fece l ' ingegnere . « Ma , Piero ! » « Ma cosa ? » Le antiche tradizioni austere della sua famiglia , un sottile senso di dignità , forse anche uno scrupolo religioso perché gli sposi non avevano ancora assistito alla messa della benedizione nuziale , impedivano alla signora Teresa di approvare che i giovani si appartassero e insieme di spiegarsi . Le sue reticenze e la bonarietà patriarcale dello zio diedero agio a Franco di sottrarsi ai richiami senza rimedio alcuno . La signora Teresa non insistette . « Per sempre ! » , mormorò dopo un momento come parlando fra sé . « Uniti per sempre ! » « Nualtri » , disse l ' ingegnere rivolgendosi in dialetto veneto al suo collega nel celibato , « nualtri , sior Giacomo , de ste buzare no ghe ne femo . » « Sempre de bon umor , Ela , ingegnere pregiatissimo » , rispose il signor Giacomo a cui la coscienza diceva che aveva fatto delle « buzare » peggiori . Gli sposi non ritornavano . « Signor Giacomo » , riprese l ' ingegnere , « per questa notte , niente letto . » L ' infelice si contorse , soffiò e batté le palpebre senza rispondere . E gli sposi non ritornavano . « Piero » , disse la signora , « suonate il campanello . » « Signor Giacomo » , fece l ' ingegnere senza scomporsi , « dobbiamo suonare il campanello ? » « L ' idea de la signora Teresa pare propramente questa » , rispose l ' omino navigando alla meglio tra il fratello e la sorella . « Però mi no digo gnente . » « Piero ! » , insistette la signora . « Ma insomma » , riprese suo fratello senza muoversi . « Lei , cosa farebbe ? Lo suonerebbe , questo campanello , o non lo suonerebbe ? » « Oh Dio ! » , gemette il Puttini . « La me dispensa . » « Non La dispenso un corno . » Gli sposi non ritornavano e la mamma , sempre più inquieta , ricominciava : « Ma suonate , dunque , Piero ! » Il signor Giacomo , che moriva dalla voglia di andarsene e non poteva andarsene senza salutar gli sposi , incoraggiato dall ' insistere della signora , fece uno sforzo , diventò rosso rosso e buttò fuori la sua sentenza : « Mi sonaria . » « Caro signor Giacomo » , disse l ' ingegnere , « mi stupisco , mi sorprendo e mi meraviglio . » Chi sa perché , quando era di buon umore e gli capitava in bocca uno di quei sinonimi , li infilzava tutti e tre . « Però » , conchiuse , «suoniamo.» E suonò molto discretamente . « Sentite , Piero » , disse la signora Teresa . « Ricordatevi bene che adesso , quando partite voi , deve partire anche Franco . Ritornerà alle cinque e mezzo per la messa . » « Oh povero me ! » , fece lo zio Piero . « Quante miserie ! Insomma , sono marito e moglie , sì o no ? Bene bene bene » , soggiunse , perché sua sorella si inquietava . « Fate tutto quello che volete , ecco . » Invece degli sposi entrò la fantesca portando la torta e la bottiglia e disse all ' ingegnere che la signora Luisina lo pregava di uscire un momento sulla terrazza . « Adesso che viene un po ' di grazia di Dio , mi mandate fuori » , disse l ' ingegnere . Egli scherzava , con la solita serenità di spirito , forse non comprendendo bene lo stato grave di sua sorella , forse per certa sua naturale disposizione pacifica verso tutto che fosse ineluttabile . Uscì sulla terrazza dove Luisa lo aspettava con Franco . « Senti , zio » , diss ' ella , « mio marito dice che certo la nonna scoprirà tutto subito , ch ' egli non potrà più stare a Cressogno , che se la mamma fosse in buone condizioni si potrebbe venire da te a Oria , ma che così , pur troppo , non è possibile . Allora dice che si potrebbe mettere all ' ordine una camera qui , in fretta , alla meglio ; lo studio del povero papà , si diceva noi . Cosa ti pare ? » « Hm ! » , fece lo zio , che non accettava facilmente le novità . « Mi pare una risoluzione molto precipitosa . Fate una spesa , mettete la casa sossopra per una cosa che non può durare . » La sua idea fissa era quella di aver tutta la famiglia a Oria , e questo ripiego della camera gli faceva ombra . Temeva che se gli sposi si accomodavano a Castello finissero con restarvi . Luisa si studiò di persuaderlo che non si poteva fare altrimenti , che né la spesa né l ' incomodo sarebbero stati grandi , che suo marito , quando avesse a uscir di casa , andrebbe difilato a Lugano e ritornerebbe con i pochi mobili strettamente necessari . Lo zio domandò se Franco non potrebbe invece mettersi a Oria e starvi fino a quando vi potessero scendere la mamma e lei . « Oh , zio ! » , fece Luisa . S ' ella avesse saputo del campanello , si sarebbe ancor più meravigliata di una proposta simile . Ma il buon uomo aveva qualche volta di queste idee ingenue che facevano sorridere sua sorella . Luisa non durò fatica a trovare argomenti contro l ' esilio di Franco e ad adoperarli con calore . « Basta » , fece lo zio non persuaso , ma placido , allargando le braccia in arco , nell ' atto di un Dominus vobiscum più caritatevole , più disposto a cinger di tenerezza le povere creature umane . « Fiat . Oh , e se occorre » , soggiunse volgendosi a Franco , « come stai a quattrini ? » Franco trasalì , s ' imbarazzò . « È il nostro papà , sai » , gli disse sua moglie . « Papà niente affatto » , osservò lo zio , sempre placidamente . « Papà niente affatto , ma quel ch ' è mio è vostro , ecco ; vuol dire dunque che vi munirò un poco secondo le mie forze . » E ricevette l ' abbraccio commosso de ' suoi nipoti senza corrispondervi , quasi seccato da una dimostrazione superflua , seccato che non accogliessero più semplicemente una cosa tanto semplice e naturale . « Sì , sì » , diss ' egli , « andiamo a bere ch ' è meglio . » Il vino del Niscioree , rosso chiaro come un rubino , delicato e gagliardo , blandì e pacificò le viscere dell ' impaziente signor Giacomo , che in quegli anni di oïdium ben di rado bagnava le labbra nel vin pretto e beveva cupamente vin Grimelli di acquosa memoria . « Est , est , non è vero , signor Giacomo ? » , disse lo zio Piero vedendo il Puttini guardar devotamente nel bicchiere che teneva in mano . « Qui almeno non c ' è pericolo di crepare come quel tale : et propter nimium est dominus meus mortuus est . » « A mi me par de resussitar » , rispose il signor Giacomo , adagio adagio , quasi sottovoce , guardando sempre nel bicchiere . « Allora , un brindisi agli sposi ! » , riprese l ' altro , alzandosi . « Se non lo fa Lei , lo farò io : Viva lü e viva lee E nün andèm foeura d ' i pee . Il signor Giacomo vuotò il bicchiere , soffiò molto e batté molto le palpebre in segno dei vari sentimenti che tumultuavano nell ' animo suo mentre l ' ultimo aroma e l ' ultimo sapor del vino gli si perdevano in bocca ; offerse la sua servitù alla signora Teresa riveritissima , la sua devozione alla sposina amabilissima , la sua osservanza allo sposo compitissimo ; si schermì , menando le braccia e la testa , dai ringraziamenti che gli fioccavano addosso , e preso il cappellone , presa la mazza , si avviò umilmente , soffiando con un misto di compiacenza e di rammarico , dietro la mole placida dell ' ingegnere pregiatissimo . « E tu , Franco ? » , chiese subito la signora Teresa . « Vado » , rispose Franco . « Vien qua » , diss ' ella . « Vi ho accolto così male , poveri figliuoli , quando siete ritornati dalla chiesa . Sai , m ' era venuto uno de ' miei accessi ; lo avete ben capito . Adesso mi sento tanto benino , tanto in pace . Signore , Vi ringrazio . Mi pare d ' avere messa la casa in ordine , d ' avere spento il fuoco , d ' aver dette un po ' di orazioni e di andar a dormire , tutta bella contenta ; ma non così presto , sai , caro , non così subito . Ti lascio la mia Luisa , caro , ti lascio lo zio Piero ; so che li amerai tanto , vero ? Ricordati anche di me , però . Ah Signore , come mi rincresce di non vedere i vostri figli ! Quello sì . Hai da dar loro un bacio per la povera nonna , tutti i giorni . E adesso va ' , figlio mio ; ritorni alle cinque e mezzo , non è vero ? Sì , addio , va '.» Gli parlava carezzevole , come a un bambino che non capisce ancora ed egli piangeva di tenerezza silenziosamente , le baciava e ribaciava le mani , godendo che Luisa fosse presente e vedesse ; perché nella sua immensa tenerezza per la mamma vi era la immensa gioia di essere divenuto un solo con la figlia e come un ' avidità di amar tutto che sua moglie amava , con la stessa forza . « Va ' » , ripeteva mamma Teresa , temendo anche la commozione propria : « va ' , va '.» Egli obbedì , finalmente ; e uscì con Luisa . Anche stavolta Luisa tardò molto a ritornare , ma le anime più sante hanno le loro lievi debolezze e quantunque la fantesca non facesse che andare e venire dalla cucina al salotto , la signora Teresa , tocca dalle dimostrazioni d ' affetto che le aveva prodigate Franco , non le disse mai di suonare il campanello . 4 . La lettera del Carlin Franco discese il monte adagio adagio , tutto chiuso nel suo mondo interiore così pieno di cose , di pensieri , di sentimenti nuovi , fermandosi ogni tratto a guardar la strada biancastra e i campicelli scuri , a toccar le foglie d ' una vite o i sassi d ' un muricciuolo per sentire la realtà del mondo esterno , persuadersi che non sognava . Solamente a Casarico , nella contrada dei Mal ' ari , davanti alla porticina della villetta Gilardoni , si ricordò delle parole oscure di mamma Teresa circa la confidenza fattale dal Gilardoni e si domandò quale potesse mai essere l ' arcano che non conveniva rivelare a Luisa . A dir il vero questo consiglio della mamma non gli era piaciuto interamente . « Come mai » , pensò bussando all ' uscio , « nasconderei qualche cosa a mia moglie ? » Il professore Beniamino Gilardoni , figlio del « Carlin de Dàas » , era stato fatto studiare dal vecchio don Franco Maironi , dal marito della marchesa Orsola , uomo bizzarro , lunatico , violento , ma generoso . Quando il Carlin morì , si vide che la generosità del Maironi non sarebbe stata necessaria . Beniamino ereditò un discreto gruzzoletto e ciò fece andare in bestia don Franco che lo tenne responsabile dell ' ipocrisia paterna , gli voltò le spalle né volle più saperne di lui nel poco tempo che visse ancora dopo la morte del suo agente . Il giovane entrò nell ' insegnamento , fu professore di latino nel ginnasio di Cremona e di filosofia nel liceo di Udine . Cagionevole di salute e timoroso assai del male fisico , alquanto misantropo , piantò nel 1842 la cattedra e venne a godersi la modesta eredità paterna in Valsolda . Il natio paesello di Dasio , seduto sotto le rocce dolomitiche dell ' Arabione , era troppo alto e troppo incomodo per lui . Vendette i suoi beni di lassù , si comperò l ' uliveto del Sedorgg sopra Casarico e una villetta in Casarico stesso , sulla riva del lago ; un gingillo di villetta che egli chiamava per la sua forma « pi greco » a immagine del diagramma di Ugo Foscolo . Dalla contrada dei Mal ' ari un andito breve metteva nel cortiletto addossato a un portico minuscolo e aperto verso il lago , fra grandi oleandri , di fronte a sei miglia d ' acqua verde o grigia o azzurra , secondo i momenti , fino al monte S . Salvatore inclinato là in fondo , sotto il peso della sua gobba malinconica , ai sottoposti colli umidi di Carona . A levante della casina si stendeva un orto favolosamente spazioso per quei paesi le cui pianure l ' ingegnere Ribera soleva definire con questa citazione censuaria : campo grande , detto il campone , tavol sett . Sette tavole son venti o ventidue metri quadrati . Il professore lo coltivava con l ' aiuto del suo servitorello Giuseppe , detto il Pinella , e d ' una bibliotechina di trattati francesi . Si faceva venire di Francia i semi delle qualità d ' ortaggi più celebrate , che talvolta gli spuntavano ignobilmente diversi dalla loro fede di battesimo e magari da qualunque onesta famiglia battezzata . Accadeva allora che filosofo e famiglio , curvi sull ' aiuola con le mani alle ginocchia , levassero gli occhi dai germogli beffardi per guardarsi in faccia , il primo sinceramente , il secondo ipocritamente compunto . In un canto dell ' orto viveva , nella sua stalletta costrutta con tutte le regole dell ' arte , una vaccherella svizzera comperata dopo tre mesi di assidui studi e riuscita magra e cagionevole quanto il padrone ; al quale , malgrado la mucca svizzera e quattro galline padovane , capitava spesso di non potersi preparare in casa un latte all ' ovo . Nel muro di sostegno verso il lago , battuto al piede dall ' onda piena della breva , egli aveva praticati dei fori e piantato , per consiglio di Franco Maironi , alquante agavi americane , alquanti rosai e capperi , fasciando così , come soleva dire , con una elegante forma poetica il sostanzioso contenuto dell ' orto . E per amore di poesia aveva lasciato incolto un breve angolo dell ' orto stesso . Vi era cresciuto un canneto altissimo e a questo canneto il professore aveva addossato una specie di belvedere , un alto palco di legno , molto rustico e primitivo , dove nella buona stagione passava qualche gradevole ora leggendo , al fresco della breva , al mormorio del canneto e delle onde , i libri mistici che amava . Da lontano il colore del palco si confondeva con quello del canneto ed il professore pareva seduto in aria col suo libro in mano , come un mago . Teneva nel salotto la bibliotechina d ' orticoltura ; i libri mistici , i trattati di negromanzia , di gnosticismo , gli scritti sulle allucinazioni e sui sogni li teneva in uno studiolo vicino alla camera da letto , in una specie di cabina di nave dove il lago o il cielo parevano entrare dalla finestra . Dopo la morte del vecchio Maironi il professore aveva ripigliato a visitare la famiglia , ma la marchesa Orsola gli piaceva poco e don Alessandro suo figlio , padre di Franco , meno ancora . Finì con andarci una volta l ' anno . Quando il giovinetto entrò in liceo , il Gilardoni fu pregato dalla nonna , ché il padre era morto da un pezzo , di dargli qualche lezione durante l ' autunno . Maestro e scolaro si somigliavano nei facili entusiasmi , nelle collere veementi e fugaci , ed erano caldi patrioti ambedue . Cessato il bisogno delle lezioni si rividero come amici benché il professore avesse oltre a vent ' anni più di Franco . Questi ammirava l ' ingegno del suo allievo ; Franco invece stimava assai poco la filosofia mezzo cristiana mezzo razionalista del maestro , le sue tendenze mistiche ; rideva della sua passione per i libri e per le teorie d ' orticoltura e giardinaggio , scompagnata da qualsiasi senso pratico . Lo aveva tuttavia molto caro per la sua bontà , per il suo candore , per il suo calor d ' animo . N ' era stato il confidente al tempo dell ' infelice amore concepito dal Gilardoni per la signora Teresa Rigey e lo aveva poi ricambiato con le confidenze proprie . Il Gilardoni ne fu molto commosso ; disse a Franco che avendo nel cuore quel tale culto gli sarebbe parso di diventar un poco suo padre anche se la signora Teresa non volesse saperne di lui . Franco non mostrò di apprezzare questa paternità metafisica ; l ' amore per la signora Rigey gli pareva un ' aberrazione ; ma insomma si confermò nell ' idea che la testa del professore non valeva gran cosa e che il cuore era d ' oro . Bussò , dunque , all ' uscio e venne ad aprirgli il professore in persona portando un lumicino a olio . « Bravo » , diss ' egli . « Credevo che non venissi più . » Il Gilardoni era in veste da camera e pantofole , aveva in testa una specie di turbante ed esalava un forte odore di canfora . Pareva un turco , un Gilardoni bey ; ma la faccia magra e giallognola che sorrideva sotto il turbante nulla aveva di turchesco . Contornata d ' una barbetta rossastra , fiorita pomposamente , nel mezzo , d ' un bel nasone bitorzoluto e vermiglio , luceva per due begli occhi azzurri , molto giovanili , pieni d ' ingenua bontà e poesia . Appena Franco ebbe chiuso l ' uscio dietro di sé , l ' amico gli sussurrò : « È fatto ? » . « È fatto » , rispose Franco . L ' altro lo abbracciò e lo baciò silenziosamente . Poi lo fece salire nello studiolo . Gli spiegò strada facendo che s ' era applicato sulla testa delle compresse d ' acqua sedativa , secundum Raspail , per una minaccia di emicrania . Egli era un apostolo di Raspail e aveva convertito anche Franco , molto soggetto alle infiammazioni di gola , dalle sanguisughe alla sigaretta di canfora . Nello studiolo , nuovo amplesso , molto stretto e molto lungo . « Tanto , tanto , tanto ! » , esclamò Gilardoni sottintendendo un mondo di cose . Povero Gilardoni , gli occhi gli luccicavano . Aveva sperato invano una felicità simile a quella dell ' amico suo ! Franco intese , s ' imbarazzò , non seppe dirgli nulla , e ne seguì un silenzio così significativo che il Gilardoni non poté sopportarlo e si mise ad accendere un po ' di fuoco per riscaldare il caffè che aveva preparato . Franco si offerse per questa bisogna e il professore accettò allegando il suo mal di capo , si mise a disfare il turbante davanti a una scodella d ' acqua sedativa . « Dunque » , diss ' egli , dominando la propria emozione con uno sforzo di volontà , « mi racconti . » Franco gli raccontò ogni cosa dal pranzo della nonna fino alla cerimonia nuziale nella chiesa di Castello , eccetto , naturalmente , il colloquio segreto con mamma Teresa . Il professore Beniamino , che intanto si era rimesso il turbante , si fece coraggio a mezzo . «E...», diss ' egli sostituendo al nome amato una specie di gemito sordo , « come sta ? » Udito dell ' allucinazione , esclamò : « Una lettera ? Le pareva di vedere una lettera ? Ma che lettera ? » . Questo , Franco non lo sapeva . Uno stridore sulla brace interruppe la conversazione ; il caffè bolliva a scroscio e si versava . Il Gilardoni somigliava al suo giovane amico pure in questo che gli si leggeva il cuore in faccia . Il giovane amico , ch ' era del resto un lettore di facce infinitamente più sagace e pronto di lui , capì subito ch ' egli aveva pensato ad una data lettera e gli chiese , mentre il caffè stava posando , se fosse in grado di spiegar quell ' allucinazione . Il professore si affrettò a rispondere di no , ma tosto pronunciato il no lo attenuò con parecchi altri no misti a inarticolati brontolii : « eh no - no già - non saprei - insomma no » . Franco non insistette e ne seguì un altro silenzio alquanto significativo . Preso il caffè con molti involontari segni d ' inquietudine , il professore propose bruscamente d ' andare a letto . Franco , dovendo ripartire prima di giorno , preferì non coricarsi ma volle che si coricasse l ' amico , e l ' amico , dopo infinite proteste e cerimonie , dopo aver esitato fin sulla soglia della porta con la sua scodella d ' acqua sedativa in mano , fece di colpo un volta faccia , si gittò alle spalle un « addio » e scomparve . Rimasto solo , Franco spense il lume e si distese sulla poltrona con la buona intenzione di dormire , cercando il sonno in qualche pensiero indifferente , se gli fosse possibile di fermarvisi . Non erano passati cinque minuti quando fu picchiato all ' uscio e subito entrò precipitosamente , senza lume , il professore dicendo : « Insomma sono qui ! » . « Cosa c ' è ? » , esclamò Franco . « Mi rincresce che ho spento . » Si sentì in pari tempo le braccia del buon Beniamino intorno al collo , la sua barba , la canfora e la voce sul viso . « Caro caro caro caro don Franco , io ho un peso enorme sul cuore , non volevo parlare adesso , volevo lasciarla quieto ma non posso , non posso , poss no , poss no , poss no ! » « Ma parli , si quieti , si quieti ! » , disse Franco sciogliendosi dolcemente da quell ' abbraccio . Il professore lo lasciò e si portò le mani alle tempie gemendo : « Oh che animale , che animale , che animale ! Potevo ben lasciarla tranquillo , potevo ben aspettare domani ! o posdomani ! Ma ormai è fatta , è fatta » . Afferrò le mani di Franco . « Creda , avevo cominciato a spogliarmi quando mi ha preso come una vertigine e lì , andiamo , metti su da capo le vesta , e via , corri qua come un matto , senza lume ! Nella furia ho persin rovesciato la scodella dell ' acqua sedativa ! » « Accendiamo il lume ? » , chiese Franco . « No no no ! Meglio parlare al buio , meglio parlare al buio ! Guardi , mi metto persino qui , io ! » Andò a sedere al suo scrittoio fuori del chiaror debole ch ' entrava dalla finestra , e parlò . Parlava sempre nervoso e disordinato ; figurarsi adesso con l ' agitazione che aveva in corpo . « Comincio , neh ? Chi sa cosa dirà , caro don Franco ! Tutte chiacchiere inutili , queste ; ma cosa vuole , là , pazienza . Comincio dunque ; di dove comincio ? Ah Signore , vede che bestia sono che non so nemmeno più dove cominciare ? Ah , quell ' allucinazione ! Sì , Le ho detto una bugia poco fa , posso benissimo sospettare l ' origine di quell ' allucinazione . Si tratta d ' una lettera , proprio d ' una lettera che io ho fatto vedere due anni sono alla signora Teresa . Una lettera del povero don Franco Suo nonno . Bene , adesso cominciamo dal principio . Il mio povero papà , negli ultimi giorni della sua vita mi parlò di una lettera di don Franco che avrei trovato nel cassettone dov ' erano tutte le carte da conservarsi . Mi disse di leggerla , di custodirla e di regolarmi , a suo tempo , secondo la mia coscienza . " Però " , disse , " è quasi certo che non vi sarà niente da fare . " Il povero papà viene a mancare , io cerco la lettera nel cassettone , non la trovo . Frugo tutta la casa , non la trovo . Cosa vuole ? Mi do pace con l ' idea che non ci sarà niente da fare e non ci penso più . Bestia , vero ? Animale ? Me lo dica pure , me lo merito , me lo son detto tante volte io . Schiavo , andiamo avanti . Lei sa com ' è stata regolata la successione di Suo nonno ? Sa come sono andati gli affari di casa Sua ? Mi perdona , neh , se Le parlo di queste cose ? » « So che mio nonno morì senza testamento e che non ho niente » , rispose Franco . « Passiamo , andiamo avanti . » Era un argomento penoso davvero , per Franco . Alla morte del vecchio Maironi non s ' era trovato testamento . La vedova e il figlio don Alessandro si erano divisi la sostanza per metà , d ' amore e d ' accordo . Per riuscire a questo il figlio aveva fatto alla madre una donazione assai grossa dichiarando d ' interpretare la volontà paterna cui era mancato il modo d ' esprimersi . Il giovane , vizioso , giuocatore , prodigo , era già impigliato , alla morte di suo padre , nei lacci degli usurai . Nei sette anni che visse ancora si governò per modo da non lasciare un soldo al suo unico figlio Franco , il quale rimase con una ventina di mila svanziche , la sostanza di sua madre , morta nel metterlo alla luce . « Sì , sì , andiamo avanti » , riprese il Gilardoni . « Tre anni fa , dico tre anni fa , ricevo una Sua lettera . Ricordo ch ' era il due novembre , il giorno dei morti . Cose strane , cose misteriose . Senta bene . La sera vado a letto e faccio un sogno . Sogno la lettera di Suo nonno . Noti che non ci avevo mai più pensato . Sogno di cercarla e di trovarla in una vecchia cassa che tengo in granaio . La leggo , sempre in sogno . Cosa dice ? Dice che nella cantina di casa Maironi a Cressogno c ' è un tesoro e che questo tesoro è destinato a Lei . Mi sveglio con una emozione straordinaria , con la convinzione che si tratta di un sogno veridico . Mi alzo e vado a guardare nella cassa . Non trovo niente . Ma due giorni dopo , volendo vendere certi fondi che avevo ancora a Dasio , piglio in mano un vecchio atto di compera che papà teneva nel suo cassettone , lo sfoglio e me ne casca fuori una lettera . Guardo la sottoscrizione , vedo , " nobile Franco Maironi " . La leggo ; è quella ! Ecco , dico , il sogno che ... » « Ebbene ? » , interruppe Franco . « Questa lettera , cosa diceva ? » Il professore si alzò , prese uno zolfino lungo mezzo braccio , lo cacciò nella brace del caminetto e accese il lume . « L ' ho qui » , diss ' egli con un gran sospiro sconsolato . «Legga.» Si cavò di tasca e porse a Franco una lettera giallognola , di piccolo formato , senza busta , con le tracce d ' un ' ostia rossa . Le linee nero - giallastre dello scritto interno trasparivano qua e là quasi in rilievo . Franco la prese , l ' accostò al lume e lesse ad alta voce : Caro Carlin , Troverai dentro la presente il mio testamento . Ne ho fatto due copie . Una è presso di me . L ' altra è questa che io t ' incarico di pubblicare se la prima non viene fuori . Hai capito ? Basta , e quando mi vedrai ti è assolutamente proibito di rompermi ... col darmi consigli secondo il tuo maledetto vizio . Tu sei la sola persona di cui mi fido , ma del resto io non ho che a comandare e tu non hai che a obbedire ; dunque tutti i rompimenti sono inutili e intollerabili . Ciao . Il tuo aff . padrone Nob . Franco Maironi Cressogno , 22 settembre 1828 « Ecco il testamento , adesso » , disse il Gilardoni , lugubre , porgendo a Franco un altro foglietto giallognolo . « Ma questo non lo legga ad alta voce . » Il foglietto diceva : Io sottoscritto , nobile Franco Maironi , intendo disporre delle mie sostanze , con questo atto d ' ultima volontà . Essendoché donna Orsola Maironi nata marchesa Scremin si è degnata di accettare insieme a molti altri omaggi anche i miei , le lascio in segno di gratitudine lire di Milano diecimila per una volta tanto e il gioiello per lei più prezioso della casa ossia don Alessandro Maironi , debitamente inscritto nei registri della parrocchia della Cattedrale in Brescia come mio figlio . Lascio al detto mio figlio la porzione legittima che gli spetta della mia facoltà e tre parpagliole al giorno in più , in segno della particolare mia stima . Lascio al mio agente di Brescia signor Grisi , se si troverà al mio servizio al momento della mia morte , tutto quello che mi ha preso . Lascio al mio agente di Valsolda , Carlino Gilardoni , colla condizione come sopra , lire di Milano quattro al giorno , sua vita natural durante . Intendo che sia celebrata nella Cattedrale di Brescia una messa quotidiana finché sarà in vita donna Orsola Maironi Scremin , per la salute dell ' anima sua . - Di tutta la restante mia sostanza istituisco e nomino erede il mio nipotino don Franco Maironi di don Alessandro . Fatto , scritto e sottoscritto il 15 aprile 1828 . Nob . Franco Maironi Franco lesse e restituì la carta come trasognato , senza dir nulla . Era commosso e sentiva confusamente di doversi dominare , di dover reprimere la propria commozione e raccogliersi , veder chiaro nella cosa e in se stesso . « Ha visto ? » , fece il professore . A questo punto la sovraeccitazione del Gilardoni sali al colmo . « Perché non parlare prima , eh ? » , riprese . « È ben qui la storia che un perché positivo , là , chiaro , preciso , non c ' è caso , io non lo posso dire ! Queste carte mi hanno fatto orrore . Se si fosse trattato di me , di mio padre , di mia madre , avrei lasciato andare un milione piuttosto di domandarlo con queste carte alla mano . Adesso sono ancora una bestia di dir questo , metta ch ' io non abbia detto , perché al posto Suo , tutt ' altro ! Dicevo al posto mio , Signore ! Si sa ! Dunque mi pareva , guardi che asino , che la nonna Le volesse un gran bene , che la roba del nonno finirebbe a ogni modo nelle Sue mani ; e con quest ' idea ! ... Passa un po ' di tempo , mi consiglio con la signora Teresa , le mostro lettera e testamento . Mi dice che avrei dovuto informar Lei subito , appena fatta la scoperta , ma che oramai , essendovi di mezzo , in qualche maniera , sua figlia , non mi vuol dare alcun consiglio . Del resto , dice ... Bene , questo non importa . Capisco insomma che il testamento le fa orrore anche a lei . Cosa vuole , io mi metto in testa che già la nonna finirà con accettare il matrimonio e non parlo . Stasera Lei mi dice che la nonna minaccia ; si figuri ! Adesso capisce che non ho potuto aspettare , che non ho potuto tenere un momento ancora queste carte ; ecco , a Lei , le prenda ! » Franco , assorto nei propri pensieri , non udì che queste ultime parole . « No » , diss ' egli , « non le prendo . Mi conosco . Se le ho in mano posso fare troppo presto qualche cosa di troppo grave . Le tenga Lei , per ora . » Il Gilardoni non voleva saperne di tenerle , e Franco ebbe uno de ' suoi scatti di impazienza . Niente gl ' irritava i nervi , del resto , come gli sfoghi sconclusionati della gente di buon cuore e di cattiva testa . Si riscaldò perché il Gilardoni resisteva , gli fece intendere che quel volersi sbarazzare a ogni costo delle carte era egoismo bell ' e buono e che quando si fanno degli spropositi bisogna subirne le conseguenze . Le parole furono presso a poco queste ; la faccia irritata e dura diceva molto peggio . Il Gilardoni , rosso rosso , fremeva tutto per quell ' accusa di egoismo , ma si contenne ; e fatto anche lui un fiero cipiglio , ripetendo « bene bene bene bene » , intascò frettolosamente le carte e uscì senz ' altro . Subito Franco , per soddisfazione della propria coscienza , si mise a persuader se stesso che il signor Beniamino aveva tutti i torti possibili ; torto di non avergli consegnato le carte molto prima , torto di essersi fatto pregare adesso per tenerle ancora , torto di essersi offeso . Sicuro di far la pace con lo sconclusionato filosofo , non pensò più a lui , spense il lume e , ritornato alla sua poltrona , ripiombò nelle riflessioni di prima . Adesso cominciava a vederci chiaro . Non poteva servirsi con dignità di quel testamento disonorante per la nonna nella forma e nella sostanza , nel sospetto che generava , considerata la lettera , di una soppressione delittuosa ; poco onorevole anche per suo padre . No , mai . Conveniva dire al professore di bruciar tutto . Così , signora nonna , trionferò di te , facendoti grazia della roba e dell ' onore senza curarmi di dirtelo ! Assaporandosi questo proposito , Franco si sentì quasi alzar da terra , respirò a pieni polmoni , contento di sé come un principe , illuminato e pacificato nell ' anima da un sentimento misto di generosità e d ' orgoglio . Malgrado tutta la sua fede e le sue pratiche cristiane , egli era lontanissimo dal sospettare che un tale sentimento non fosse interamente buono e che una magnanimità meno conscia di se stessa sarebbe stata più nobile . Si lasciò cadere sulla spalliera della poltrona , disposto , meglio che prima nol fosse , al riposo , pensando tranquillamente alle cose lette , alle cose udite , come uno che per poco non si è lasciato prendere in una speculazione rischiosa e ne considera le angustie , i guai evitati per sempre . Avveniva pure in fondo all ' anima sua un sommovimento di vecchie memorie . Gli tornò a mente la storia di un certo discorso fatto da una vecchia cameriera sulla ricchezza di casa Maironi che sarebbe stata rubata ai poveri . Egli era bambino , allora , e la donna non s ' era fatto riguardo di parlare in presenza sua . Ma il bambino ne aveva riportato una impressione profonda , risvegliatagli più tardi , a mezza l ' adolescenza , da un certo prete che gli avea raccontato in aria di segreto , con solennità e forse non senza intenzione , come la roba Maironi provenisse da una lite vinta , contro giustizia , all ' Ospitale Maggiore di Milano . « Così per me » , pensò Franco , « tutto è ritornato al diavolo . » Gli venne in mente che potesse esser tardi , riaccese il lume e guardò l ' orologio . Erano le tre e mezzo . Oramai gli sarebbe stato impossibile di riposare . Era troppo vicino il momento di ritrovarsi con Luisa , la sua immaginazione era troppo accesa . Ancora un ' ora e mezzo ! Egli guardava l ' orologio tutti i momenti ; questo benedetto tempo non passava mai . Prese un libro e non poté leggere . Aperse la finestra ; l ' aria era mite , il silenzio profondo , il lago chiaro verso il San Salvatore , il cielo stellato . A Oria si vedeva un lume . Il suo destino era forse di vivere colà , in casa dello zio . Si mise , guardando distrattamente il punto luminoso , a immaginar l ' avvenire , fantasmi che sempre mutavano . Verso le quattro e mezzo udì un tocco di campanello al piano inferiore , e poco dopo , il Pinella venne ad avvertirlo a nome del padrone , che , se voleva far la salita del Boglia , era tempo di mettersi in cammino . Il padrone aveva un gran dolor di capo e non poteva muoversi , né riceverlo . Franco cercò sulla scrivania un pezzo di carta e vi scrisse : « Parce mihi , domine , quia brixiensis sum » . Poi uscì , fu accompagnato dal Pinella col lume fino al sottoportico tenebroso dove mette capo la strada di Castello e scomparve . La marchesa Orsola suonò il campanello alle sei e mezzo e ordinò alla cameriera di portare il solito cioccolatte . Ne inghiottì una buona metà e poi domandò con tutta flemma a che ora don Franco fosse ritornato . « Non è ritornato , signora marchesa . » Le viscere della vecchia dovettero turbarsi un poco , ma neppure un muscolo del suo viso si mosse . Ella posò le labbra sull ' orlo della tazza di cioccolatte , guardò la cameriera e disse pacatamente : « Portatemi uno di quei biscottini di ieri . » Verso le otto la cameriera ritornò per annunciarle che don Franco era venuto e non aveva fatto che salire in camera , pigliarvi il suo passaporto , ridiscendere e incaricare il cameriere di trovargli un barcaiuolo che lo conducesse a Lugano . La marchesa non fiatò , ma più tardi mandò ad avvertire il suo confidente Pasotti che lo aspettava . Pasotti capitò subito e si trattenne con lei una buona mezz ' ora . La dama voleva assolutamente sapere dove e come suo nipote avesse passata la notte . Pasotti aveva già raccolte e poté offrire certe voci vaghe intorno a una visita notturna di don Franco in casa Rigey ; ma si desideravano notizie esatte e sicure . Il sagace Tartufo , curioso per natura come un bracco che va fiutando tutte le puzze , ficcando il muso in tutti i buchi e strofinandolo a tutti i calzoni , promise di fornirle alla signora marchesa dentro un paio di giorni , e se ne andò con gli occhi scintillanti , fregandosi le mani nell ' aspettazione di una piacevole caccia . 5 . Il « bargnìf » all ' opera La mattina seguente , Pasotti , preso il caffè e latte e meditato il piano di caccia fino alle dieci e mezzo , fece venire la signora Barborin , che dormiva in un ' altra camera perché al Controllore , ella lo chiamava umilmente così , dava noia il suo russare . « El ga reson » , diceva la povera sorda , « l ' è on gran malarbetto vizi che goo . » Ella era più vecchia di suo marito , lo aveva sposato in seconde nozze , per tenerezza di cuore , portandogli alcuni quattrini cui egli aveva mirato da un pezzo e che ora si godeva . Il Controllore le voleva bene a modo suo , la costringeva a visite , a gite in barca , a passeggiate sui monti , ch ' erano un supplizio per lei , si burlava della sua sordità , la mandava fuori coperta di seta e di piume e in casa la faceva lavorare come una fantesca . Malgrado tutto ella riveriva e serviva « el Controlòr » come una schiava , con gran timore eppure non senza affetto . Quando non lo chiamava « el Controlòr » lo chiamava « Pasott » . Mai non si permise appellativi più familiari . Pasotti le ordinò a gesti , con una faccia dura da satrapo , di levar dal cassettone una camicia di bucato , dall ' armadio un abito di mezza gala , da un canterano un paio di stivali ; e quando sua moglie , frugando di qua e di là , trepidando , voltandosi ogni momento per seguir gli occhi e i gesti del padrone , pigliandosi spesso della bestia e spalancando allora la bocca per cercar di udire la parola veduta , ebbe approntato ogni cosa , Pasotti cacciò le gambe dal letto e disse : « Togli » . La signora Barborin gli s ' inginocchiò davanti e cominciò a tirargli su le calze , mentre il Controllore , allungata la mano al tavolino da notte , si pigliò la tabacchiera e , apertala , continuò , con due dita affondate nel tabacco , le meditazioni di prima . Intendeva di fare alcune visite di esplorazione , ma in quale ordine ? A quanto gliene aveva detto il suo mezzadro , pareva che la Marianna del signor Giacomo Puttini e forse il signor Giacomo stesso dovessero saper qualche cosa di don Franco ; e qualche cosa certo se ne doveva sapere a Castello . Mentre la signora Barborin gli allacciava il secondo legaccio , Pasotti si ricordò ch ' era martedì . Il signor Giacomo andava ogni martedì con altri amici al mercato di Lugano e più propriamente alla trattoria del Lordo , con lo scopo di interpolare un bicchiere settimanale di vin pretto al vin Grimelli quotidiano ; e ritornava spesso a casa in una disposizione affettuosa e sincera . Conveniva dunque andare da lui sul tardi , fra le quattro e le cinque . Pasotti si figurava già di tenerselo fra le unghie , di maneggiarlo a sua posta . Alzò le dita dalla tabacchiera con un sorriso maligno , e scosso giù , a colpettini misurati , il soverchio della presa , se la fiutò a suo grande agio , si fece dar il fazzoletto dalla moglie e la ricompensò borbottando con una faccia benigna , nel raggomitolar il fazzoletto : « Povera donna ! Povera diavola ! » Infilato e abbottonato l ' abito dopo mezz ' ora di lavoro , esclamò sul serio : « Corpo , che fatica ! » , e andò allo specchio . Sua moglie osò di allora svignarsela alla sorda , sì , ma non alla muta , e disse timidamente : « Vado , neh ? » Pasotti si voltò accigliato , imperioso , le accennò col dito di venir da lui e le disegnò sopra e intorno alla persona , con quattro colpi di mimica , un cappello e uno scialle . Ella lo guardava a bocca aperta , non capiva ; gli puntò l ' indice al petto , interrogandolo con gli occhi , con le sopracciglia inarcate , come se dubitasse che questa roba occorresse a lui ; al che Pasotti rispose allo stesso modo con tre puntate d ' indice : « tu , tu , tu » . Poi , menando in taglio la mano distesa , le significò che doveva uscir di casa con lui . Ella ebbe due o tre sussulti di sorpresa e di protesta , allargò gli occhi smisuratamente e domandò con quella voce che pareva venire dalla cantina : « Dove ? » Il Controllore non rispose che con un ' occhiata fulminea e un gesto : marche ! Non voleva dare altre spiegazioni . La signora Barborin si dibatté ancora un poco . « Non ho ancora fatto colazione » , diss ' ella . Suo marito la prese per le spalle e , tiratala a sé , le gridò in bocca : « La farai dopo » . Solo ad Albogasio Inferiore , sul sagrato dell ' Annunziata , le fece sapere , indicando il luogo con la mazza , che andavano a Cadate , alla deserta vecchia casa signorile piantata nel lago fra Casarico ed Albogasio e detta popolarmente « el Palazz » dove vivevano solitari , nelle stanzette dell ' ultimo piano , il prete don Giuseppe Costabarbieri e la sua serva Maria , detta la Maria del Palazz . Pasotti che li conosceva pronti ambedue a tender gli orecchi ma cauti assai nel parlare , desiderava tastarli uno per volta , senza parere , e , se trovasse molle , dare una strizzatina . Aveva preso seco la moglie perché gli giovasse in questa delicata bisogna dell ' uno per volta ; e lei , povera innocentona , gli trotterellava dietro a passettini corti giù pei centoventinove scalini che chiamano la Calcinera , senza sospetto della perfida parte che avrebbe fatto . Il lago era quieto come un olio e don Giuseppe , un bel pretazzuolo , piccolo , grosso , dai capelli bianchi e dalla faccia vermiglia , dagli occhietti lucenti , se ne stava presso al fico del suo giardino con un cappello di paglia nero in capo e un fazzoletto bianco al collo , a pescare i cavedini , certi cavedinacci di libbra , vecchioni e furbacchioni , che si vedevano aggirarsi lì sotto per amor de ' fichi , lenti lenti , curiosi e cauti come il prete e la serva . Costei , chi sa dove fosse . Pasotti , trovata aperta la porta di strada , entrò , chiamò don Giuseppe , chiamò Maria . Poiché nessuno rispondeva , piantò sua moglie sopra una seggiola e discese in giardino , andò diritto al fico dove don Giuseppe , al vederlo , fu preso da un accesso di convulsioni cerimoniose . Buttò via la canna da pescare e gli andò incontro vociferando : « Oh Signor , oh Signor ! Oh poer a mi ! In sto stat chì ! Car el me scior Controlòr ! Andem sü ! Andem sü ! Car el me scior Controlòr ! In sto stat chì ! Ch ' el scüsa tant , neh ? Ch ' el scüsa tant ! » . Ma Pasotti non voleva saperne di « andar su » ; voleva a forza restar lì . Don Giuseppe si mise a vociare : « Maria ! Maria ! » . Ecco il faccione della Maria ad un finestrino dell ' ultimo piano . Don Giuseppe le gridò di portar giù una seggiola . Allora il signor Controllore rivelò la presenza di sua moglie , onde il faccione scomparve e don Giuseppe ebbe un altro accesso . « Comè ? Comè ? La sciora Barborin ? L ' è chì ? Ah Signor ! Andem sü ! » E si mosse con un impeto di ossequio , ma Pasotti lo ridusse all ' obbedienza , prima trattenendolo addirittura per le braccia e poi protestando di volergli veder prendere due o tre di quei mostri di cavedini ; e don Giuseppe , per quanto protestasse alla sua volta : « Oh dess ! Se ciapa nient ! Hin baloss ! Hin caveden ! ga veden ! » , dovette gittar l ' amo . Pasotti finse sulle prime di star attento e poi gittò egli pure il suo . Cominciò con domandare a don Giuseppe da quanto tempo non fosse andato a Castello . Udito che vi era stato il giorno prima a salutar l ' amico curato Introini , il buon Tartufo , che non poteva soffrire l ' Introini , si mise a farne il panegirico . Che perla quel curato di Castello ! Che cuor d ' oro ! E a casa Rigey c ' era andato , don Giuseppe ? No , la signora Teresa stava troppo male . Altri panegirici , della signora Teresa e di Luisa . Che rare creature ! Che saggezza , che nobiltà , che sentimento ! E l ' affare Maironi ? Andava avanti , non è vero ? Molto avanti ? « So nient so nient so nient ! » , fece bruscamente don Giuseppe . A quel precipitoso negare , gli occhi di Pasotti brillarono . Egli fece un passo avanti . Era impossibile che don Giuseppe non sapesse niente , diavolo ! Era impossibile che non avesse parlato di ciò con l ' Introini ! Non lo sapeva l ' Introini , che don Franco aveva passato la notte in casa Rigey ? « So nient » , ripeté don Giuseppe . Pasotti sentenziò allora che il voler nascondere certe cose note era un far pensar male . Diamine ! Don Franco era certamente andato in casa Rigey con fini onestissimi e ... « Pécia , pécia , pécia ! » , fece sottovoce , frettolosamente , don Giuseppe curvandosi tutto sul parapetto , stringendo la canna della lenza e ficcando gli occhi nell ' acqua come se un pesce fosse per abboccare . « Pécia ! » Pasotti guardò anche lui nell ' acqua , seccato , e disse che non vedeva niente . « El se l ' è cavada , el pütasca , ma el gaveva propri su el müson ; l ' avarà sentì a spongg » , fece sospirando e raddrizzandosi don Giuseppe che intanto , avendo sentito egli pure il punger dell ' amo , cercava di cavarsela come il pesce . L ' altro ritornò all ' assalto , ma invano . Don Giuseppe non aveva veduto niente , non aveva udito niente , non aveva parlato di niente , non sapeva niente . Pasotti tacque e il prete non tardò molto a metter fuori anche lui una punta di timida malizia : « Bochen propi minga , incoeu , non boccano ; gh ' è come vent in aria » . Intanto , in casa , il dialogo fra la Maria e la signora Barborin , dopo il primo affettuoso scambio di saluti riuscito benissimo , procedeva malissimo . La Maria propose , a gesti , di scendere in giardino , ma la Pasotti implorò a mani giunte d ' esser lasciata sulla sua seggiola . Allora la grossa Maria prese un ' altra seggiola , le si pose accanto , cercò rivolgerle qualche parola , e non arrivando , per quanto vociasse , a farsi intendere , vi rinunciò , si prese il suo gattone in grembo e parlò a quello . La povera signora Barborin , rassegnata , guardava il gatto con i suoi grandi occhioni neri , velati di vecchiaia e tristezza . Ecco finalmente Pasotti , ecco don Giuseppe che ricomincia a sbuffare : « Ah Signor ! Cara la mia sciora Barborin ! Che la scüsa tant ! » Avendo la Maria confessato al « scior Controlòr » che sua moglie e lei non erano riuscite a capirsi , il padrone le diede , per ossequio alla Pasotti , del « salamm » e poiché ella voleva pur difendersi , la fece prudentemente chetare con un imperioso agitar di mano e un « ta ta ta ta ! » . Poi le accennò misteriosamente del capo ed ella uscì . Pasotti le tenne dietro e le disse che sua moglie , dovendo recarsi a visitare i Rigey e non sapendo , per le voci che correvano , come regolarsi , desiderava qualche informazione dalla Maria , perché « la Maria sa sempre tutto » . « Quante chiacchiere ! » , fece la Maria , lusingata . « Io non so mai niente . Sa da chi deve andare la Sua " sciora " ? Dal signor Giacomo Puttini . È il signor Giacomo che le sa tutte . » « Bene ! » , pensò Pasotti collegando questo discorso con quello del mezzadro e fiutando una buona traccia . Fece in pari tempo una spallata d ' incredulità . Il signor Giacomo sapeva forse le cose che succedevano nel mondo della luna , ma basta ; altro non sapeva mai ! La Maria insistette , il volpone cominciò a lavorar di domande , alla lontana , con cautela , ma trovò duro , capì ch ' era fatica gittata e che doveva accontentarsi di quell ' accenno . Allora tacque , ritornò , tra soddisfatto e preoccupato , nella stanza dove don Giuseppe stava spiegando alla signora Barborin , con gesti appropriati , che la Maria le avrebbe portato qualche cosa da mangiare . La donna comparve infatti con un certo vaso quadrato di vetro , pieno di ciliege allo spirito , speciale e celebrata cura di don Giuseppe che soleva presentarlo agli ospiti con solennità , parlando il suo particolare italiano : « Posso fare un poco di sporgimento ? Quattro delle mie ciliege ? Magara con un tocchello di pane ? Maria , tajee giò on poo de pan » . La signora Barborin pigliò solamente il pane per consiglio del mefistofelico marito che pigliò solamente le ciliege . Poi se ne andarono insieme ed ella ebbe licenza di ritornare ad Albogasio mentre il Controllore prese la via di casa Gilardoni . « L ' è on bargnìf , el scior Pasotti » , disse la Maria quand ' ebbe dato il chiavistello all ' uscio di strada . « L ' è on bargnifòn , minga on bargnìf » , esclamò don Giuseppe , pensando all ' amo . E con quell ' appellativo di « bargnìf » che designa il diavolo considerato nella sua astuzia , le due mansuete creature si sfogarono , si ripagarono di tanta roba data malvolentieri , cerimonie , sorrisi e ciliege . Il professor Gilardoni stava leggendo sul suo belvedere dell ' orto , quando vide Pasotti che veniva dietro il Pinella , fra le rape e le barbabietole . Non sentiva simpatia per il Controllore col quale aveva scambiato un paio di visite in tutto e che aveva fama di « tedescone » . Però , essendo inclinato a pensar bene di tutti coloro che conosceva poco , non gli pesava usare anche con lui la cortesia cordiale ch ' era solito usar con tutti . Gli andò incontro col suo berretto di velluto in mano , e dopo una scaramuccia di complimenti in cui Pasotti ebbe facilmente la meglio , ritornò insieme a costui sul belvedere . Pasotti , dal canto suo , sentiva per il professore Gilardoni un ' antipatia profonda , non tanto perché lo sapesse liberale , quanto perché il Gilardoni , quantunque non andasse a messa come lui , viveva da puritano , non amava la tavola né la bottiglia né il tabacco né certi discorsi liberi , e non giuocava a tarocchi . Discorrendo una sera nell ' orto con don Franco delle solenni scorpacciate e trincate che Pasotti e gli amici suoi facevano spesso alle cantine di Bisgnago , il professore aveva detta una parola severa ed era stato udito dal curatone , uno dei mangiatori , che passava in barca rasente i muri , piano piano , pescando . « Villanaccio ! » , aveva esclamato , all ' udirselo riferire , il Controllore gentilissimo con una faccia da « bargnìf » bilioso ; aveva poi fatto tener dietro alla parola un ringhio spregiativo e uno sputo . Ciò non gl ' impedì però adesso di stemperarsi in iscuse per aver indebitamente ritardata la sua visita , come non gl ' impedì di sbirciar subito il volume posato sul tavolino rustico del belvedere . Il Gilardoni notò quell ' occhiata e siccome si trattava di un libro proibito dal Governo , appena avviata la conversazione , lo prese quasi per istinto e se lo tenne sulle ginocchia in modo che colui non potesse leggerne il titolo . Questa precauzione turbò Pasotti che stava magnificando la villetta e l ' orto in tutte le loro parti col tono appropriato a ciascuna , le barbabietole con amabile familiarità , le agavi con ammirazione grave e accigliata . Un lampo di sdegno gli brillò negli occhi e si spense subito . « Fortunato Lei ! » , diss ' egli sospirando . « Se i miei affari lo permettessero , vorrei vivere anch ' io in Valsolda . » « È un paese di pace » , fece il professore . « Sì , è un paese di pace ; e poi adesso , nelle città , chi ha servito il Governo , è inutile , non si trova bene . La gente non sa distinguere fra un buon impiegato che si occupi solamente del proprio ufficio come ho fatto io , e un poliziotto . Siamo esposti a certi sospetti , a certe umiliazioni ... » Il professore diventò rosso e si pentì d ' aver levato il libro dal tavolino . Davvero Pasotti , malgrado le sue smancerie di umiltà , era troppo orgoglioso per far mai la spia , e sia per questo , sia per qualche buona fibra del suo cuore , mai non la fece . Vi fu dunque nelle sue parole un grammo di sincerità , un grammo d ' oro che bastò a dar loro il suono del buon metallo . Il Gilardoni ne fu tocco , offerse al suo visitatore un bicchier di birra e si affrettò a scendere in cerca di Pinella onde aver un pretesto di lasciar il volume sul tavolino . Appena partito il professore , Pasotti ghermì il libro , gli diede una curiosa occhiata , lo rimise a posto e si piantò in capo alla scala con la tabacchiera aperta in mano , frugando nel tabacco e sorridendo , tra l ' ammirazione e la beatitudine , ai monti , al lago , al cielo . Il libro era un Giusti , stampato colla falsa data di Bruxelles , anzi di Brusselle e con il titolo Poesie italiane tratte da una stampa a penna . In un angolo del frontespizio si leggeva scritto per isghembo : « Mariano Fornic » . Non occorreva l ' acume di Pasotti per indovinar subito in quel nome eteroclito l ' anagramma di Franco Maironi . « Che bellezza ! Che paradiso ! » , diss ' egli a mezza voce mentre il professore saliva la scala seguito dal Pinella con la birra . Confessò poi , tra un sorso e l ' altro , che la sua visita era un pochino interessata . Si disse innamorato della muraglia fiorita che sosteneva l ' orto Gilardoni a fronte del lago , e desideroso di imitarla ad Albogasio Superiore dove , se il lago mancava , i muri nudi eran troppi . Come s ' era procurato il professore quelle agavi , quei capperi , quelle rose ? « Ma ! » , rispose candidamente il professore . « Me li ha donati Maironi . » « Don Franco ? » , esclamò Pasotti . « Benissimo . Allora , siccome don Franco ha molta bontà per me , mi rivolgerò a lui . » E trasse la tabacchiera . « Povero don Franco ! » , diss ' egli , guardando il tabacco e palpandolo con la tenerezza di un bargnìf commosso . « Povero figliuolo ! Qualche volta si riscalda ma è un gran buon figliuolo ! Gran bel cuore ! Povero figliuolo ! Lei lo vede spesso ? » « Sì , abbastanza . » « Almeno potesse riuscire nei suoi desideri , povero figliuolo ! Lo dico per lui e anche per lei ! Non sarà mica una cosa sfumata ? » Pasotti disse questa interrogazione da grande artista , con interesse affettuoso ma discreto , senza esprimere più curiosità che non convenisse , volendo ungere e ammollire un poco il cuore chiuso del Gilardoni onde si aprisse , poco a poco , da sé . Ma il cuore del Gilardoni , invece di aprirsi a quel tocco delicato , si contrasse , si rinchiuse . « Non lo so » , rispose il professore sentendosi , con dispetto , diventar rosso ; e diventò scarlatto . Pasotti notò subito nel suo taccuino mentale la risposta imbarazzata e il colore . « Farebbe male » , diss ' egli , « ad abbandonare la partita . La marchesa si capisce che abbia delle difficoltà , ma poi è buona , gli vuole un gran bene . Ha preso una paura , l ' altra notte , povera donna ! » Guardò il professore che taceva inquieto , accigliato , e pensò : non parli ? allora sai . « Capisce ! » , riprese . « Non dire dove si va ! Non Le pare ? » « Ma io non so niente , io non capisco niente ! » , esclamò il Gilardoni , sempre più accigliato , sempre più inquieto . Qui Pasotti sapendo che il professore aveva cessato da lungo tempo di visitare le Rigey e ignorandone la cagione , arrischiò un passo avanti , da bargnìf novizio . « Bisognerebbe domandarne a Castello » , diss ' egli con un sorriso malignetto . A questo punto il Gilardoni , che già bolliva , traboccò . « Mi faccia il piacere » , diss ' egli impetuosamente , « lasciamo stare questo discorso , lasciamo stare questo discorso ! » Pasotti si rabbuiò . Cerimonioso , adulatore , sdolcinato , non era però mai disposto , nell ' orgoglio suo , a prendersi pacificamente in faccia una parola spiacevole , e s ' impermaliva d ' ogni ombra . Non parlò più , e passato un paio di minuti prese congedo con dignitosa freddezza , si ritirò masticando rabbia attraverso le barbabietole e le rape . Quando si trovò da capo nella contrada dei Mal ' ari , il bargnìf stette un pezzetto a pensare col mento in mano , poi si avviò verso la riva di Casarico , a passi lenti , molto curvo , ma con gli occhi brillanti del barbone che ha fiutato in aria l ' indirizzo recondito di un tartufo . Le spaventate difese di don Giuseppe , le difese ostinate della Maria , l ' imbarazzo e lo scatto del professore gli dicevano che il tartufo c ' era e grosso . Gli era venuta l ' idea di andare a Loggio dove abitavano il Paolin e il Paolon , gente bene informata ; poi aveva pensato ch ' era martedì e che probabilmente non li avrebbe trovati . No , era meglio salir direttamente da Casarico a Castello , fiutare e frugare nell ' abitazione di certa signora Cecca , ottima donna , tutta cuore , famosa per l ' assidua vigilanza che esercitava dalle sue finestre , per mezzo di un formidabile cannocchiale , sulla Valsolda intiera . Ella poteva dire ogni giorno chi fosse andato a Lugano col barcaiuolo Pin o col barcaiuolo Panighèt , notava i colloqui del povero Pinella con una certa Mochèt sul sagrato di Albogasio , lontano un chilometro ; sapeva in quanti giorni il signor ingegnere Ribera avesse bevuto il bariletto di vino che la sua barca riportava vuoto dalla casa d ' Oria alla cantina di S . Margherita . Se Franco era stato in casa Rigey , la signora Cecca doveva saperlo . Nel sottoportico che da Casarico mette alla stradicciuola di Castello , Pasotti si sentì venir dietro a precipizio qualcuno che gli passò accanto nel buio , e credette di conoscere un tale detto « légora fügada ( lepre cacciata ) » per la sua andatura sempre furiosa . Era costui un egregio galantuomo ancora più curioso di Pasotti , un ' ottima persona che amava di saper le cose semplicemente per saperle , senz ' altri fini , e andava sempre solo , si trovava dappertutto , compariva e scompariva in un baleno , quando in un luogo quando nell ' altro , come certi insettoni alati che danno un guizzo , un frullo , un colpo e poi , zitti , non si odono , non si vedono più sino a un altro guizzo , a un altro frullo , a un altro colpo . Egli aveva scorti i Pasotti entrare al « Palazz » e si era insospettito di qualche cosa per l ' ora insolita . Appiattato in un campicello aveva visto la signora Barborin ritornare e il Controllore avviarsi a Casarico , quindi , seguito costui alla lontana , s ' era appostato , durante la sua visita al Gilardoni , dietro un pilastro del portico di Casarico ; e ora gli era scivolato accanto approfittando dell ' oscurità per correre a Castello e aspettarlo , sorvegliarlo da qualche buon posto di osservazione . Lo vide infatti entrare dalla signora Cecca . La vecchia e gozzuta signora stava nel suo salotto tenendosi in collo un marmocchio col braccio sinistro e reggendo con la mano libera uno sperticato tubo di cartone infilato per isghembo nella finestra , come una spingarda , con la mira giù al lago scintillante , a una vela bianca , gonfia di breva . All ' entrar di Pasotti che veniva avanti con la persona inclinata , con il cappello in mano , con un viso ilare ilare , dolce dolce , la buona ospitale donna posò in fretta quel lungo naso mostruoso di cartone che le piaceva metter nelle faccende più lontane degli altri , dove il suo proprio naso di cartapecora , benché smisurato , non arrivava . Ell ' accolse il Controllore , come avrebbe accolto un Santo taumaturgo che fosse venuto a portarle via il gozzo . « Oh che brao scior Controlòr ! Oh che brao scior Controlòr ! Oh che piasè ! Oh che piasè ! » E lo fece sedere , lo soffocò di offerte . « On poo de torta ! On poo de crocant ! Car el me scior Controlòr ! On poo de vin ! On poo de rosoli ! - Ch ' el me scüsa neh » , soggiunse perché il marmocchio s ' era messo a miagolare . « L ' è el me nevodin . L ' è el me biadeghin . » Pasotti fece molte cerimonie , avendo già nello stomaco , oltre alle ciliege di don Giuseppe , anche la birra del Gilardoni ; ma dovette finire col rassegnarsi a rosicchiare una dannata torta di mandorle , mentre il piccino si attaccava al gozzo della nonna . « Povera signora Cecca ! Due volte madre ! » , disse pateticamente , a quella vista , il sarcastico bargnìf , ridendo nello stomaco . Dopo averle chiesto notizie del marito e dei discendenti fino alla terza generazione , mise in campo la signora Teresa Rigey . Come stava quella povera donna ? Male ! Proprio tanto male ? Ma da quando ? E c ' era stata qualche cagione ? Qualche commozione ? Qualche dispiacere ? Gli antichi si conoscevano , ma ce n ' erano stati dei nuovi ? Forse per la Luisina ? Per quel matrimonio ? E don Franco non veniva mai a Castello ? Di giorno , no , va bene ; ma ... ? Come quando il chirurgo va interrogando e tastando un paziente in cerca dell ' occulto posto doloroso , che il paziente risponde tanto più breve e trepido quanto più la mano indagatrice si appressa al punto e , appena essa vi arriva , trasalendo si sottrae ; così la signora Cecca andò rispondendo al Pasotti sempre più breve e cauta , e a quel ma , posto delicatamente dove le doleva , scattò : « On poo de torta ancamò ! Scior Controlòr ! L ' è roba d ' i tosann ! » Pasotti sacramentò in cuor suo contro i « tosann » e la loro torta di miele , creta e olio di mandorle , ma credette utile d ' ingoiarne un altro boccone e tornò poi a toccare , anzi a premere , il tasto di prima . « So de nagott , so de nagott , so de nagott ! » , esclamò la signora Cecca . « Ch ' el proeuva a ciamagh al Pütin ! Al scior Giacom ! E a mi ch ' el me ciama pü nient ! » Ancora ! Pasotti brillò in viso all ' idea di avere il malcapitato sior Zacomo nelle granfie . Così brillerebbero gli occhi di un falco allegro all ' idea di ghermir un ranocchio e di tenerselo fra gli artigli per giuoco e spasso . Egli se ne andò poco dopo , contento di tutto fuorché della torta di creta che aveva sullo stomaco . Casa Puttini , simile nella sua piccola faccia signorile al piccolo vecchio padrone che la governava in abito nero e cravattone bianco , stava poco più giù della orgogliosa mole di casa Pasotti , sulla via di Albogasio Inferiore . Il falco vi andò dopo pranzo , verso le cinque , con una faccia maligna . Bussò all ' uscio e stette in ascolto . C ' era , c ' era il ranocchio disgraziato , litigava , secondo il solito , con la perfida servente . Pasotti bussò più forte . « Verzì ! » , disse il signor Giacomo , ma la Marianna non voleva saperne di scendere ad aprire . « Verzì ! Verzì ! Son paron mi ! » Tutto inutile . Pasotti bussò da capo , picchiò come una catapulta . « Chi xelo sto maledeto ? » , vociferò il Puttini ; e venne giù soffiando « apff ! apff ! » ad aprire . « Oh , Controllore gentilissimo ! » , diss ' egli , battendo le palpebre e alzando pateticamente le sopracciglia . « La perdona ! Quela fatal servente ! No go più testa ! No ghe digo gnente cossa che nasse in sta casa . » « L ' è minga vera ! » , gridò Marianna dall ' alto . « Tasì ! » E qui il signor Giacomo incominciò a raccontare i suoi guai , rimbeccando a ogni tratto le proteste della serva invisibile . « Stamatina , La s ' imagina , vado a Lugan . Vegno a casa zirconzirca a le tre . Su la porta , La varda qua , che xe de le giozze . Tasì ! - No ghe bado , tiro drito . Son sul pato de la scala per andar in cusina ; ghe xe de le giozze . Zito ! - Cossa gala spanto ? digo . Me sbasso , meto un deo in tera ; tasto ; xe onto ; snaso , el xe ogio . Alora ghe vado drio a le giozze . Tasto , snaso , tasto , snaso . Tutto ogio , Controllore gentilissimo . O ' l xe vegnudo , digo , o ' l xe andà via . Se el xe vegnudo lo gà portà el massaro e alora le giozze co semo fora dela porta le gà d ' andar in suso , se el xe andà via vol dir che quela maledetissima ... La tasa ! ... Lo gà portà a vender a San Mamette e alora le giozze le gà d ' andar in zoso . E mi torna in drio e vaghe drio a ste giozze e drio e drio , e rivo a la porta ; Controllore mio gentilissimo , le giozze le va in zoso . Quela b ... » A questo punto la voce della serva scattò come la sveglia d ' un orologio e non ci fu più « tasì ! » che valesse a fermare quello stridente getto continuo di parole rabbiose . Ci si provò Pasotti e , non riuscendo , uscì dai gangheri anche lui con un « O fiolonona ! » e proseguì a tirarle improperi , a ciascuno dei quali il signor Giacomo faceva un sommesso accompagnamento di gratitudine . « Sì , linguazza , bravo , ghe son obligà . Sì , stria , bravo . Impiastro , sì signor . Ghe son obligà , Controllore gentilissimo , ghe son propramente obligà . » Quando la Marianna parve sopraffatta e chetata , Pasotti disse al signor Giacomo che aveva bisogno di parlargli . « No go testa » , rispose l ' ometto . « La me perdona , me sento mal . » « Eh no go tescta , no go tescta ! » , vociò la Marianna rediviva . « Ch ' el ghe disa inscì ch ' el coo el l ' avarà perduu a andà de nott a trovà i tosann a Castell ! » « Tasì ! » , urlò il Puttini ; e Pasotti , con un ghigno diabolico : « Come come come ? » . Visto ch ' egli entrava in furore , lo afferrò per un braccio , con parole di pace e d ' affetto , lo trascinò via , se lo portò a casa , chiamò sua moglie ; e per chetare il povero ranocchio , per pigliarselo comodamente fra gli artigli , intavolò un tarocchino in tre . Se la signora Barborin giuocava male , il signor Giacomo , meditando , ponderando e soffiando , giuocava peggio . Era un giuocatore timidissimo , non si metteva mai solo contro gli altri due . Stavolta si trovò in mano , appena seduto , carte così straordinarie che fu preso da un accesso di coraggio e , come dice il linguaggio del giuoco , entrò . « Chi sa che giuocone ha ! » , brontolò Pasotti . « No digo ... no digo ... ghe xe dei frati che spasseza in pantofole . » Il « no digo » del signor Giacomo significava ch ' egli teneva in mano carte miracolose ; e i frati in pantofole erano , nel suo gergo , i quattro re del giuoco . Mentre si accingeva a giuocare palpando ciascuna carta e aguzzandovi gli occhi su , Pasotti colse il suo momento , sperando , per giunta , fargli perdere il giuoco . « Dunque » , diss ' egli , « mi racconti un poco . Quando è andato a Castello di notte ? » « Oh Dio , oh Dio , lassemo star » , rispose il signor Giacomo , rosso rosso , palpando le carte più che mai . « Sì , sì , adesso giuochi . Parleremo dopo . Tanto , io so tutto . » Povero signor Giacomo , sì , giuocare con quello spino in gola ! Palpò , soffiò , uscì dove non avrebbe dovuto , sbagliò a contare i tarocchi , perdette un paio di frati con le relative pantofole , e malgrado il giuocone , lasciò alcune marchette negli artigli di Pasotti che ghignava e nel piattino della signora Barborin che ripeteva a mani giunte : « Cos ' ha mai fatto , signor Giacomo , cos ' ha mai fatto ? » . Pasotti raccolse le carte e si mise a scozzarle guardando con una faccia sardonica il signor Giacomo che non sapeva dove guardare . « Sicuro » , diss ' egli . « So tutto . La signora Cecca mi ha raccontato tutto . Del resto , caro deputato politico , Lei ne renderà conto all ' I . R . Commissario di Porlezza . » Così dicendo , Pasotti porse il mazzo al Puttini perché alzasse . Ma il Puttini , udito quel nome minaccioso , si mise a gemere : « Oh Dio , oh Dio , cossa disela , no so gnente ... oh Dio ... l ' Imperial Regio Commissario ? ... Digo ... no savaria per cossa ... apff ! » « Sicuro ! » , ripeté Pasotti . Aspettava una parola che gli facesse un po ' di lume ; e significò a sua moglie , additando col pollice prima l ' uscio e poi la propria sua bocca , che andasse a pigliar da bere . « Anca quel benedeto ingegner ! » , esclamò , quasi parlando tra sé , il signor Giacomo . Come un pescatore raccoglie stentatamente a sé la lunga lenza pesante , scossa , egli crede , dal grosso pesce lungamente insidiato , e tira e tira e finalmente scorge venir su dal fondo due grandi ombre di pesci invece d ' una sola , palpita , raddoppia di cautela e d ' arte ; così Pasotti , all ' udir nominare l ' ingegnere , si meravigliò , palpitò e si dispose a estrarre con la più squisita delicatezza di mano il segreto del signor Giacomo e del Ribera . « Sicuro » , diss ' egli . « Ha fatto male . » Silenzio del signor Giacomo . Pasotti insistette : « Ha fatto malissimo . » Ecco la signora Barborin che tutta sorridente porta vassoio , bottiglia e bicchieri . Il vino è rosso cupo , con trasparenze di rubino in corpo e il signor Giacomo gli fa un viso non ancora tenero ma benevolo . Il vino ha un aroma di austera virtù ed il signor Giacomo lo fiuta amorosamente , lo guarda commosso , lo torna a fiutare . Il vino ha una pastosa pienezza ch ' empie palato e anima di sapore , il vino è appunto quel giusto , virtuoso amarone che l ' aroma annuncia e il signor Giacomo lo sorseggia nel desiderio che non sia liquido e fuggevole , lo mastica , lo pacchia , se lo spalma per la bocca ; e quando di tanto in tanto posa il bicchiere sul tavolino , non lo lascia però né con la mano né con gli occhi imbambolati . « Povero ingegnere ! » , esclamò Pasotti . « Povero Ribera ! È un buon galantuomo , ma ... » E tira e tira , il disgraziato signor Giacomo cominciò a venir su , dietro all ' amo e al filo . « Mi propramente » , diss ' egli , « no volea . El me gà fato zo . " Vegnì " , el dise , " percossa mo no volìo vegner ? Mal no se fa , la cossa xe onesta . " Sì , digo , me par anca a mi ; ma sto secreto ! " Ma ! La nona ! " el dise . Capisso , digo , ma no me comoda . " Gnanca a mi " , el dise . Ma alora , digo , che figura fémoi , Ela e mi ? " Quela del m ... " , el dise con quel so far de bon omo a la vecia , " che cossa vorla ? , el xe propramente per el mio temperamento . " Alora vegno , digo . » Qui si fermò . Pasotti aspettò un poco e poi , con prudenza , tirò il filo . « Il male si è » , diss ' egli , « che a Castello se ne sia parlato . » « Sì signor ; e me lo son imaginà . Tase la famegia , tase l ' ingegner , taso mi che s ' intende , ma no taserà el piovan , no taserà el nonzolo . » Il parroco ? Il sacrestano ? Adesso Pasotti capì . Trasecolò ; non si aspettava un affare così grosso . Versò da bere al malcapitato signor Giacomo , gli cavò facilmente tutti i particolari del matrimonio e cercò di cavargli pure i progetti degli sposi ; ma questo non gli riusciva . Si mise a scozzar le carte per continuar il giuoco e il signor Giacomo guardò l ' orologio , trovò che mancavano nove minuti alle sette , ora in cui era solito caricare il suo pendolo . Tre minuti di strada , due minuti di scale , non aveva più che quattro minuti per congedarsi . « Controllore gentilissimo , La ghe fazza el conto , la xe cussì , no ghe xe ponto de dubio . » La signora Barborin , vedendo un contrasto , ne domandò a suo marito . Pasotti si accostò le mani alla bocca e le gridò sul viso : « El voeur andà a trovà la morosa ! » . « Cossa mai ! Cossa mai ! » , fece il povero signor Giacomo diventando di tutti i colori ; e la Pasotti che per un miracolo aveva udito , aperse una bocca smisurata , non sapeva se dovesse credere o no . « La morosa ? Oh ! Quanti ciàcer ! Minga vera , sür Giacom , che hin ciàcer ? El podarìss ben avèghela per quell , disi minga , l ' è minga vècc , ma insomma ! » Capito che voleva proprio andarsene , cercò trattenerlo , aveva dei marroni di Venegono che stavan cuocendo , li offerse . Ma né i marroni né gl ' improperi di Pasotti valsero a vincere il signor Giacomo che partì con lo spettro dell ' I . R . Commissario nel cuore e insieme con una sensazione molesta nella coscienza , con un vago malcontento di sé ch ' egli non sapeva spiegare a se stesso , col dubbio istintivo che le ingiurie della perfida servente fossero preferibili , in fin de ' conti , alle moine di Pasotti . Invece costui aveva gli occhi ancora più brillanti dell ' usato . Pensava di andar a Cressogno subito . Camminatore instancabile , contava di potervi arrivare alle otto . L ' idea di andare dalla marchesa con la sua grossa scoperta in pectore , di fare il misterioso , di metter fuori un po ' alla volta le paroline più suggestive e di farsi strappare il resto , lo divertiva moltissimo . E preparava già per il proprio piacere un discorsetto blando , ammolliente , da posare poi sulla ferita della impassibile dama per modo ch ' ella non potesse dissimularla e che nessuno avesse a lagnarsi di lui , neppure Franco . Andò in cucina , si fece accendere la lanterna perché la notte era molto scura , e partì . Incontrò sulla porta il suo mezzadro ch ' entrava . Il mezzadro lo salutò , portò in cucina un gran canestro di frutta , aiutò la serva a metterle a posto , sedette al fuoco e disse placidamente : « È mort adess la sciora Teresa de Castell » . 6 . La vecchia signora di marmo L ' uscio si aperse un poco , pian piano , la fantesca porse il capo nella camera e chiamò Franco che pregava inginocchiato a una seggiola , presso il letto della morta . Franco non udì e fu Luisa che si alzò . Andò ad ascoltar la sommessa richiesta della donna , le rispose qualche cosa e , ritrattasi colei , stette lì ad aspettare . Non comparendo nessuno , spinse l ' uscio e disse forte : « Venga , venga dentro » . Un singhiozzo violento le rispose . Luisa stese ambedue le mani e il professor Gilardoni gliele afferrò . Stettero così alquanto tempo , immobili , lottando , a labbra serrate , con l ' emozione , lui più di lei . Luisa si mosse la prima , ritirò dolcemente una mano e trasse con l ' altra il professore nella camera della morta . La signora Teresa era spirata in salotto , sulla poltrona che non aveva più potuto lasciare dopo la notte del matrimonio . L ' avevano poi adagiata sul divano disposto a letto funebre . Il dolce viso era là nella luce di quattro candele , cereo , sul guanciale , con un sorriso trasparente dalle palpebre chiuse , con la bocca semiaperta . Il letto e l ' abito erano sparsi di fiori d ' autunno , ciclamini , dalie , crisantemi . « Guardi com ' è bella » , disse Luisa con voce tenera e serena da spezzar il cuore . Il professore s ' appoggiò singhiozzando a una sedia lontana dal letto . « Lo senti , mamma » , disse Luisa sottovoce , « come ti vogliono bene ? » S ' inginocchiò , e presa la mano della morta , si mise a baciarla , ad accarezzarla , a dirle dolcezze , piano ; poi tacque , posò la mano , si alzò , baciò la fronte , contemplò a mani giunte il viso . Pensò ai rimproveri che la mamma le aveva fatti negli anni andati , dall ' infanzia in poi , di cui ella si era risentita amaramente . S ' inginocchiò da capo , impresse da capo le labbra sulla mano di ghiaccio con un più ardente spasimo d ' amore che se avesse ricordate le carezze . Poi tolse un ciclamino dalla spalla della morta , si alzò , lo porse al professore . Questi lo prese piangendo , s ' accostò a Franco che rivedeva per la prima volta dopo quella notte , l ' abbracciò e ne fu abbracciato con una commozione silenziosa , e uscì , in punta di piedi , dalla camera . Suonarono le otto . La signora Teresa era morta alle sei della sera precedente ; in ventisei ore Luisa non aveva mai riposato un momento , non era uscita che quattro o cinque volte , per pochi minuti . Chi usciva spesso e stava fuori anche a lungo , era Franco . Avvertito segretamente , era giunto a Castello , appena in tempo di trovar viva la povera mamma , e tutti i tristi uffici che la morte impone eran toccati a lui , perché lo zio Piero , malgrado i suoi molti anni , non aveva la menoma esperienza di queste cose e vi si trovava impacciatissimo . Adesso , udite suonar le otto , si avvicinò a sua moglie , la pregò dolcemente di andar a riposare un poco , ma Luisa gli rispose subito in modo da levargli il coraggio d ' insistere . Il funerale doveva seguire l ' indomani mattina alle nove . Ell ' aveva desiderato che si differisse il più possibile e voleva star con la mamma fino all ' ultimo . Vi era nella sua sottile persona una indomita vigoria , eguale a ben altre prove . Per lei la mamma era tutta lì su quel lettuccio , tra i fiori . Non pensava che una parte di lei fosse altrove , non la cercava per la finestra di ponente nelle stelline che tremolavano sopra i monti di Carona . Pensava soltanto che la mamma cara , vissuta da tanti anni per lei sola , non d ' altro sollecita in terra che della felicità sua , dormirebbe fra poche ore e per sempre sotto i grandi noci di Looch , nella solitudine ombrosa dove tace il piccolo cimitero di Castello , mentre ella si godrebbe la vita , il sole , l ' amore . Aveva risposto a Franco quasi aspramente come se l ' affetto del vivo offendesse in qualche modo l ' affetto della morta . Poi le parve averlo mortificato , si pentì , gli diede un bacio e sapendo di far cosa a lui grata , di far cosa che la mamma si era certo attesa da lei , volle pregare . Si mise a recitar macchinalmente dei Pater , degli Ave e dei Requiem , senza provarne soddisfazione alcuna , sentendo anzi una segreta contrarietà , uno sgradito disseccarsi del dolore . Ell ' aveva praticato sempre ma , spenti i fervori della prima comunione , non aveva più partecipato con l ' anima al culto . Sua madre era vissuta piuttosto per il mondo futuro che per questo , si era governata in ogni azione , in ogni parola , in ogni pensiero secondo quel fine . Le idee e i sentimenti di Luisa , nel suo precoce sviluppo intellettuale , avevano preso un altro corso con la risolutezza vigorosa ch ' era del carattere di lei ; ella li copriva però di certa dissimulazione , parte conscia , parte inconscia , sia per amore della mamma , sia per la resistenza di germi religiosi seminati dalla parola materna , coltivati dall ' esempio , rinvigoriti dall ' abitudine . Dai quattordici anni in poi s ' era venuta inclinando a non guardare oltre la vita presente , e insieme a non guardare a sé , a vivere per gli altri , per il bene terreno degli altri , però secondo un forte e fiero senso di giustizia . Andava in chiesa , compiva gli atti esterni del culto , senza incredulità e senza persuadersi che facessero piacere a Dio . Aveva confusamente il concetto di un Dio talmente alto e grande che non vi potesse essere contatto immediato fra gli uomini e Lui . Se dubitava qualche volta d ' ingannarsi , il suo errore le pareva tale da non poterlo un Dio infinitamente buono punire . Come fosse venuta a pensare così , non lo sapeva ella stessa . L ' uscio si aperse ancora , pian piano , una voce sommessa chiamò « il signor don Franco » . Luisa , rimasta sola , cessò di pregare , piegò il capo sul guanciale della mamma , le posò le labbra sulla spalla , chiuse gli occhi raccogliendo in sé la corrente di memorie che veniva da quel tocco , da un odor noto di lavanda . L ' abito della mamma era di seta , il suo migliore , un dono dello zio Piero . Ella lo aveva portato una volta sola , qualche anno addietro , andando a visitare la marchesa Maironi . Anche questo pensiero venne coll ' odor di lavanda , vennero lagrime brucianti , acri di tenerezza e di un sentimento che non era propriamente odio , che non era propriamente collera , ma che aveva un amaro dell ' uno e dell ' altra . Franco , quando s ' intese chiamare , trasalì , ne indovinò subito la cagione . Lo zio Piero aveva scritto , la mattina per tempo , alla marchesa , annunciandole , in termini semplici ma pieni di ossequio , la morte di sua sorella ; e Franco stesso aveva aggiunto alla lettera dello zio un biglietto con queste parole : Cara nonna , mi manca il tempo di scriverti perché son qui ; te lo dirò a voce domani sera e confido che tu mi ascolterai come mi avrebbero ascoltato mio padre e mia madre . Nessuna risposta era ancora venuta da Cressogno . Adesso un uomo di Cressogno aveva portato una lettera . Dov ' è quest ' uomo ? « Partito ; non s ' è voluto fermare un momento . » Franco prese la lettera , ne lesse l ' indirizzo : " Al preg . signor ingegnere Pietro Ribera " , e conobbe la mano della figlia del fattore . Salì subito dallo zio Piero che , stanco , era andato a letto . Lo zio Piero , quando Franco gli recò la lettera , non fece atto di sorpresa né di curiosità ; disse placidamente : « Apri » . Franco posò il lume sul cassettone e aperse la lettera voltando le spalle al letto . Parve pietrificato ; non fiatò , non si mosse . « Dunque ? » , chiese lo zio . Silenzio . « Ho capito » , fece il vecchio . Allora Franco lasciò cader la lettera , alzò le mani in aria , mise un « ah ! » lungo , profondo e fioco , pieno di stupore e d ' orrore . « Insomma » , riprese lo zio , « si può sapere ? » Franco si scosse , si precipitò ad abbracciarlo , reprimendo a stento i singhiozzi . L ' uomo pacifico sopportò sulle prime in silenzio , senza commuoversi , questa tempesta . Poi cominciò a difendersene chiedendo la lettera : « Da qua , da qua , da qua » . E pensava : « Cosa diavolo avrà scritto questa benedetta donna ? » . Franco prese il lume e la lettera , gliela porse . La nonna non aveva scritto niente , neppure una sillaba ; aveva semplicemente rimandata la lettera dell ' ingegnere e il biglietto di Franco . Lo zio ci mise un pezzo a capirla : non capiva mai le cose prontamente e questa era per lui tanto inconcepibile ! Quando l ' ebbe capita non poté fare a meno di dire : « Già , l ' è un po ' grossa » . Ma poi , veduto Franco tanto fuori di sé , esclamò col vocione solenne che usava per giudicar toto corde le cose umane : « Senti . L ' è , dirò così » , ( e cercava la parola in un suo particolar modo , gonfiando le gote e mettendo una specie di rantolo ) , « ... una iniquità ; ma tutte queste meraviglie che fai tu , io non le faccio per niente affatto . Tutti i torti , caro , non sono dalla parte sua ; e allora ? Del resto , me ne rincresce per voialtri che mangerete di magro e dovrete vivere in questo miserabile paese ; ma per me ? Per me ci guadagno e son pronto dirò così a ringraziare tua nonna . Vedi bene , io non ho fatto famiglia , ho sempre contato su questa . Adesso la mia povera sorella è morta ; se la nonna vi apriva le braccia io restavo come un torso di cavolo . Dunque ! » . Franco si guardò dal raccontar la cosa a sua moglie , ed ella , benché sapesse delle lettere spedite a Cressogno , non domandò che dopo il funerale , parecchie ore dopo , se la nonna avesse risposto . Il piccolo salotto , la piccola terrazza , la piccola cucina erano stati pieni di gente tutto il giorno , dalle nove della mattina alle nove della sera . Alle dieci Luisa e Franco uscirono di casa senza lanterna , presero a destra , attraversarono pian piano , silenziosamente , le tenebre del villaggio , toccarono la svolta chiara e ventosa cui sale il fragor profondo del fiume di S . Mamette , entrarono nelle ombre , nel forte odore dei noci di Looch . Poco prima di giungere al cimitero , Luisa domandò sottovoce a suo marito : « Sai niente di Cressogno ? » . Egli avrebbe pur voluto nasconderle almeno in parte il vero e non lo poté . Disse che il suo biglietto gli era stato rimandato e Luisa volle sapere se almeno la nonna avesse scritto allo zio una parola di condoglianza . Il « no » di Franco fu così incerto , quasi trepidante , che , non subito , ma pochi passi dopo , Luisa ebbe un lampo di sospetto e si fermò di colpo , afferrò il braccio di suo marito . Franco , prima ch ' ella aprisse bocca , intese , l ' abbracciò come aveva abbracciato lo zio , con impeto ancor maggiore , le disse di prender il suo cuore , l ' anima sua , la sua vita , di non cercar altro al mondo , se la sentì tremar tutta fra le braccia . Né allora né poi una sola parola ne fu più detta fra loro . Al cancello del cimitero s ' inginocchiarono insieme . Franco pregò con impeto di fede . Luisa trapassò con gli occhi avidi la terra smossa presso all ' entrata , trapassò la bara , si affissò mentalmente nel volto mansueto e grave della mamma ; mentalmente ancora ma con tanto gagliardo impulso da scuotere le sbarre del cancello , si chinò , si chinò , fisse le labbra sulle labbra della morta , v ' impresse una violenza d ' amore più forte che tutti gli insulti , che tutte le bassezze odiose del mondo . Si staccò a stento di là verso le undici . Discendendo adagio a fianco di suo marito lo sdrucciolevole ciottolato del sentiero , le sorse improvvisa in mente la visione di un incontro futuro con la marchesa . Si fermò , si eresse , stringendo i pugni ; e il suo bel viso intelligente spirò una fierezza tale che se la vecchia signora di marmo l ' avesse realmente veduta , realmente incontrata in quel punto , si sarebbe senz ' altro , piegata no , impaurita no , ma posta in difesa . PARTE SECONDA 1 . Pescatori Il dottor Francesco Zérboli , I . R . Commissario di Porlezza , approdò alla I . R . Ricevitoria di Oria il 10 settembre 1854 , proprio quando un sole veramente imperiale e regio sormontava il bastione poderoso della Galbiga , sfolgorava la rosea casetta della Ricevitoria , gli oleandri e i fagiuoli della signora Peppina Bianconi , chiamando , secondo i regolamenti , all ' ufficio il signor Carlo Bianconi suo marito , quel tale Ricevitore cui la musica manoscritta puzzava di cospirazione . Il Bianconi , detto dalla sposa « el mè Carlascia » e dal popolo « el Biancòn » , un omone alto , grosso e duro , col mento pelato , con due baffoni grigi , con due occhi grossi e spenti di mastino fedele , discese a ricevere l ' altro I . R . mento pelato di categoria superiore . I due non si rassomigliavano proprio che nella nudità austriaca del mento . Lo Zérboli , vestito di nero e inguantato , era piccolo e tozzo , portava due baffetti biondi appiccicati alla faccia giallognola , bucata da due scintille d ' occhietti sarcastici e sprezzanti . Aveva i capelli piantati così basso sulla fronte ch ' era solito raderne una lista , restandogliene spesso un ' ombra , quasi di bestialità . Prontissimo di persona , d ' occhi e di lingua , parlava un italiano nasale , modulato alla trentina , con facile cortesia . Disse al Ricevitore che doveva tenere un convocato , il consiglio comunale d ' allora , a Castello e che aveva preferito venir per tempo , fare la salita , col fresco , da Oria invece che da Casarico o da Albogasio , onde procurarsi il piacere di salutare il signor Ricevitore . Il bestione fedele non capì subito che c ' era un secondo fine , ringraziò con un miscuglio di frasi ossequiose e di risatine stupide , fregandosi le mani , offerse caffè , latte , uova , l ' aria aperta del giardinetto . Colui accettò il caffè e rifiutò l ' aria aperta con un cenno del capo e una strizzatina d ' occhi così eloquente che il Carlascia , vociato su per le scale « Peppina ! Caffè ! » fece passare il Commissario in ufficio , dove , sentendosi trasmutare , secondo la sua doppia natura , da Ricevitore di dogana in agente di polizia , si fece devoto il cuore e austero il viso come per una unione sacramentale col monarca . Questo ufficio era un ignobile bugigattolo a pian terreno , con le inferriate ai due finestrini , una infetta cellula primitiva che aveva già il puzzo della grande monarchia . Il Commissario vi si piantò a sedere in mezzo , guardando l ' uscio chiuso che dall ' approdo metteva nell ' anticamera ; quello che dall ' anticamera metteva nell ' ufficio era rimasto aperto , per ordine suo . « Mi parli del signor Maironi » , diss ' egli . « Sorvegliato sempre » , rispose il Biancòn . « Anssi » , soggiunse nel suo italiano di Porta Tosa , « aspetti : ci ho qui un rapporto quasi finito . » E si diede a frugare , a palpar fra le sue carte in cerca del rapporto e degli occhiali . « Manderà , manderà » , fece il Commissario che non si aspettava molto dalla prosa del bestione . « Intanto parli , dica ! » « Malintensionato sempre , questo si sapeva » , ricominciò l ' eloquente Ricevitore , « e adesso anche si vede . Si è messo a portare quella barba , sa , quella mosca , quella moschetta , quel pisso , quella porcheria ... » « Scusi » , fece il Commissario . « Vede , io sono ancora nuovo , ho istruzioni , ho informazioni , ma un ' idea esatta dell ' uomo e della famiglia non l ' ho ancora . Bisogna che Lei me li descriva proprio a fondo così come può . E incominciamo pure da lui . » « Lui è un superbo , un furioso , un prepotentone . Avrà attaccato lite cinquanta volte , qui , per affari di dassio . Vuol aver sempre ragione , vuol darci lessione a me e al sedentario . Caccia fuori due occhiacci come se volesse mangiare la Ricevitoria . L ' è che con me non c ' è da fare il prepotente , se del resto ! ... Perché sa di tutto , poi , questo sì . Sa di legge , sa di finansa , sa di musica , sa di fiori , sa di pesci , el diavol a quatter . » « E lei ? » « Lei ? Lei lei lei lei ... lei l ' è una gattamorgna ma se la cascia foeura i ong l ' è pesg de lü ; peggio ! Lui quando va in collera diventa rosso e fa un baccano di mille lire ; lei diventa pallida e dice insolense d ' inferno . Adesso si dice , insolense io non ne tollero ... ma insomma ... mi capisce . Donna di talento , sa . La mia Peppina ci è innamorata . Donna che si insinua dappertutto , poi . Tante volte qui a Oria invece di chiamare il dottore chiamano lei . Se in una famiglia questionano vanno da lei . Se ci vien il mal di pancia a una bestia domandano lei . I bagàj s ' i a tira dree tücc . È magari buona , in carnevale , di fare i magatelli per loro . Sa , i burattini . E in pari tempo è un accidente che suona il cembalo , che sa il francese e il tedesco . Io per mia disgrassia non lo so , il tedesco , e sono andato da lei così delle volte per farmi spiegare carte tedesche che capitano in ufficio . » « Ah , Lei ci va , in casa Maironi ? » « Sì , qualche volta , per questo . » Veramente il bestione ci andava pure per farsi spiegare da Franco certi enigmi della tariffa doganale ; ma questo non lo disse . L ' interrogatorio del Commissario continuò . « E la casa , come è messa ? » « Messa bene . Bei pavimenti alla venessiana , soffitti pitturati , canapè con tappeti , cembol , camera da pranzo colle pareti tappessate di ritratti ch ' è una bellèssa . » « E l ' ingegnere in capo ? » « L ' ingegnere in capo è un buon omaccio , allegro , all ' antica ; mi somiglia a me . Più vecchio però , sa . Del resto qui ci sta pochissimo . Un quindici giorni a questa stagione , altri quindici la primavera e qualche visitina durante l ' anno . Quando ha la sua pace , la sua quiete , il suo latte alla mattina , il suo latte alla sera , il suo boccale di Modena a pranso , il suo tarocco , la sua gasètta di Milano , l ' ingegnere Ribera è contento . Del resto , tornando alla barba del signor Maironi , c ' è anche di peggio . Ho saputo ieri che il signore ha messo un gelsomino in un vaso di legno inverniciato di rosso . » Il Commissario , uomo d ' ingegno e forse indifferente , nel più intimo del cuor suo , a tutti i colori tranne a quello della propria cera e della propria lingua , non poté a meno di alzar un po ' le spalle . Ma poi domandò subito : « La pianta è fiorita ? » « Non lo so , domanderò alla donna » « A chi ? A sua moglie ? Ci va , Sua moglie , in casa Maironi ? » « Si , qualche volta ci va . » Lo Zérboli piantò i suoi occhietti sprezzanti in faccia al Bianconi , e gli articolò ben chiara questa domanda : « Ci va con profitto o no ? » « Ma ! con profitto ! Segond ! Lei si figura di andare come amica della signora Luisina , per i fiori , per i lavori , per i pettegolessi , e cicip e ciciap , sa bene , donne . Io poi ci cavo ... » « Tè chì , tè chì ! » , esclamò nel suo italiano di Porta Ticinese la signora Peppina Bianconi , venendo avanti col caffè , tutta sorridente . « El sür Commissari ! Come goo mai piasè de vedèll ! El sarà magàra minga tant bon el caffè , però l ' è el prim ! La bolgira l ' è de minga podè toeul a Lügan ! » « Tetetetetè ! » , fece il marito , burbero . « Euh diavol ! Disi inscì per rid . El capiss ben , neh , Lü , sür Commissari ! L ' è quel benedett omasc lì ch ' el capiss no ! En toeui nanca per mi de caffè , ch ' el se figüra ! Toeui giusta l ' acqua de malva per i girament de testa ! » « Ciciàra minga tant , ciciàra minga tant ! » , interruppe il marito . Il Commissario , posando la tazza vuota , disse alla buona signora che sarebbe poi andato a vedere i suoi fiori , e questa galanteria parve l ' atto di chi , al caffè , butta e fa suonar la moneta sul vassoio perché il tavoleggiante lo pigli e se ne vada . La signora Peppina intese e , sgomentata per giunta dai grossi occhi feroci del suo Carlascia , si ritirò frettolosamente . « Senta senta senta » , fece il Commissario coprendosi la fronte e stringendosi le tempie colla mano sinistra . « Oh ! » , esclamò a un tratto , nel raccapezzarsi . « Ecco , volevo sapere se , adesso , l ' ingegnere Ribera è a Oria . » « Non c ' è , ma verrà fra pochissimi giorni , credo . » « Spende molto , l ' ingegnere Ribera , per questi Maironi ? » « Spende molto , sicuro . Non credo che di casa sua don Franco abbia più di tre svansiche al giorno . Lei poi ... » Il Ricevitore si soffiò sul palmo della mano . « Dunque capisce . Hanno la donna di servissio . C ' è una bambina di due anni o ché ; ci vuole la ragassa , per curare la bambina . Si fanno venire fiori , libri , musica , el diavol a quatter . Alla sera si giuoca a tarocchi , c ' è la sua bottèglia . Ce ne vogliono così delle svansiche , mi capisce ! » Il Commissario rifletté un poco e poi , con una faccia nebulosa , con gli occhi al soffitto , con certe parole sconnesse che parevano frammenti d ' oracolo , fece intendere che l ' ingegnere Ribera , un I . R . impiegato , favorito recentemente dall ' I . R . Governo di una promozione in loco , avrebbe dovuto esercitare sui nipoti una influenza migliore . Quindi con altre domande e con altre osservazioni che concernevano specialmente le presenti debolezze dell ' ingegnere , insinuò al Bianconi che le sue attenzioni paterne dovevano rivolgersi con particolare segretezza e delicatezza all ' I . R . collega , onde illuminare , occorrendo , la Superiorità circa tolleranze che sarebbero scandalose . Gli chiese finalmente se non sapesse che l ' avvocato V . di Varenna e un tale di Loveno venivano abbastanza spesso a visitare i Maironi . Il Ricevitore lo sapeva e sapeva dalla sua Peppina che venivano a far musica . « Non credo ! » , esclamò il Commissario con subita e insolita asprezza . « Sua moglie non capisce niente ! Ella si farà menar per il naso , caro Bianconi , a questo modo . Quei due sono soggettacci che starebbero bene a Kufstein . Bisogna informarsi meglio ! Informarsi e informarmi . E adesso andiamo in giardino . A proposito ! Quando entra da Lugano qualche cosa per la marchesa Maironi ... » Lo Zérboli compié le frase con un gesto di graziosa larghezza e s ' incamminò seguito dal mastino , alquanto mogio . La signora Peppina si fece trovare ad annaffiar i fiori con l ' aiuto di un ragazzotto . Il Commissario guardò , ammirò e trovò anche modo di dar una lezioncina al poliziotto subalterno . Lodando quei fiori trasse destramente la Bianconi a nominar Franco e sulla persona di Franco non si fermò affatto come se non gliene importasse nulla . Si tenne ai fiori , affermò che Maironi non poteva averne di più belli . Strilli , gemiti e giaculatorie dell ' umile signora Peppina che perfino si vergognava d ' un paragone simile . E il Commissario insistette . Ma come ? Anche le fuchsie di casa Maironi erano più belle ? Anche le vainiglie ? Anche i pelargoni ? Anche i gelsomini ? « I gesümin ? » , fece la signora Peppina . « Ma el sür Mairon el gà el pussee bell gesümin de la Valsolda , cara Lü ! » Così il Commissario venne poi a sapere molto naturalmente che il famoso « gesümin » non era ancora fiorito . « Vorrei vedere le dalie di don Franco » , diss ' egli . La ingenua creatura si offerse di accompagnarlo a casa Ribera quel giorno stesso : « Gavarissen inscì mai piasè » . Ma il Commissario espresse il desiderio di attendere la venuta dell ' I . R . ingegnere in capo della provincia per avere occasione di riverirlo e la signora Peppina fece « eccola ! » in segno della sua soddisfazione . Intanto il mastino , umiliato da quell ' arte superiore , desiderando mostrar in qualche modo che almeno dello zelo ne aveva anche lui , afferrò per un braccio il ragazzotto dall ' annaffiatoio e lo presentò . « Mio nipote . Figlio d ' una mia sorella maritata a Bergamo con un I . R . portiere della Delegassione . Ha l ' onore di chiamarsi Francesco Giuseppe , per desiderio mio ; ma capisce bene , per il dovuto rispetto , questo non può essere il nome solito . » « Soa mader la ghe dis Ratì e so pader el ghe dis Ratù ch ' el se figura ! » , interloquì la zia . « Citto , Lei ! » , fece lo zio , severo . « Io lo chiamo Francesco . Un ragasso bene educato , devo dirlo , molto bene educato . Di ' un po ' su , Francesco , quando sarai grande , cosa farai ? » Ratì rispose a precipizio come se recitasse la Dottrina Cristiana : « Io quando sarò grande mi comporterò sempre da suddito fedele e devoto di Sua Maestà il nostro Imperatore nonché da buon cristiano ; e spero coll ' aiuto del Signore diventare un giorno I . R . Ricevitore di Dogana come mio zio , per andar quindi a ricevere il premio delle mie buone opere in paradiso » . « Bravo bravo bravo » , fece lo Zérboli , accarezzando Ratì . « Seguitiamo a farci onore . » « Ch ' el tasa , sür Commissari » , saltò fuori da capo la Peppina , « che stamattina el baloss el m ' ha mangiaa foeura mèss el süccher de la süccherera ! » « Comè comè comè ? » , fece il Carlascia uscendo di tono per la sorpresa . Si rimise subito e sentenziò : « Colpa tua ! Si mettono le cose a posto ! Vero , Francesco ? » « Pròpe » , rispose Ratì , e il Commissario , seccato da quel battibecco , da quella ridicola riuscita della sua frase paterna , prese bruscamente congedo . Appena partito lui , il Carlascia menò un « toeu sü el süccher , ti » , e un formidabile scapaccione a Francesco Giuseppe che si aspettava tutt ' altro e corse a salvarsi tra i fagiuoli . Poi aggiustò le partite di sua moglie con un buon rabbuffo , giurando che in avvenire lo avrebbe tenuto lui lo zucchero , e poiché ella si permise di ribattere « cossa te voeut mai intrigàt ti ? » la interruppe , « intrigatissim in tütt ! intrigatissim in tütt ! » e voltatele le spalle , s ' avviò a gran passi , sbuffando e fremendo , verso il posto dove la diligente sposa gli aveva preparata la lenza e la polenta , e inescò i due poderosi ami da tinche . Poiché in antico quel piccolo mondo era ancora più segregato dal mondo grande che al presente , era più che al presente un mondo di silenzio e di pace , dove i funzionari dello Stato e della Chiesa e , dietro al loro venerabile esempio , anche alquanti sudditi fedeli dedicavano parecchie ore ad una edificante contemplazione . Primo a ponente , il signor Ricevitore slanciava due ami appaiati in capo a una lenza sola , due traditori bocconi di polenta , lontano dalla sponda quanto mai poteva ; e quando il filo si era ben disteso , quando il sughero indicatore si era quasi ancorato in placida attesa , l ' I . R . uomo posava delicatamente la bacchetta della lenza sul muricciuolo , sedeva e contemplava . A levante di lui , la guardia di finanza che allora chiamavano « il sedentario » , accoccolata sull ' umile molo dell ' approdo davanti ad un altro sughero , pipava e contemplava . Pochi passi più in là , il vecchio allampanato Cüstant , imbianchino emerito , sagrestano e fabbriciere , patrizio del villaggio di Oria , seduto sulla poppa della sua barca con una sperticata tuba preistorica in testa , con la magica bacchetta in mano , con le gambe penzoloni sull ' acqua , raccolta l ' anima nel sughero suo proprio , contemplava . Seduto sull ' orlo d ' un campicello , all ' ombra d ' un gelso e d ' un cappellone di paglia nera , il piccolo , magro , occhialuto don Brazzova , parroco di Albogasio , rispecchiato dall ' acqua limpida , contemplava . In un orto di Albogasio Inferiore , fra le rive del Ceròn e la riva di Mandroeugn , un altro patrizio in giacchetta e scarponi , il fabbriciere Bignetta , detto el Signoron , duro e solenne sopra una sedia del settecento con la famosa bacchetta in mano , vigilava e contemplava . Sotto il fico di Cadate stava in contemplazione don Giuseppe Costabarbieri . A S . Mamette pendevano sull ' acqua e contemplavano con grande attività il medico , lo speziale , il calzolaio . A Cressogno contemplava il florido cuoco della marchesa . In faccia a Oria , sull ' ombrosa spiaggia deserta del Bisgnago , un dignitoso arciprete della bassa Lombardia usava passar ogni anno quaranta giorni di vita contemplativa . Contemplava solitario , vescovilmente , con tre bacchette ai piedi , i relativi tre pacifici sugheri , due con gli occhi e uno col naso . Chi passando per l ' alto lago avesse potuto discernere tutte queste figure meditabonde , inclinate all ' acqua , senza veder le bacchette né i fili né i sugheri , si sarebbe creduto nel soggiorno d ' un romito popolo ascetico , schivo della terra , che guardasse il cielo giù nello specchio liquido , solo per maggiore comodità . In fatto tutti quegli ascetici pescavano alle tinche e nessun mistero dell ' avvenire umano aveva per essi maggior importanza dei misteri cui arcanamente alludeva il piccolo sughero , quando , posseduto quasi da uno spirito , dava segni d ' inquietudine sempre più viva e in fine di alienazione mentale ; poiché , dati dei crolli , dei tratti ora avanti ora indietro , pigliava per ultimo , nella confusione delle sue idee , il partito disperato di entrar giù a capofitto nell ' abisso . Questi fenomeni avvenivano però di rado e parecchi contemplatori solevano passare delle mezze giornate senza notar la menoma inquietudine nel sughero . Allora ciascuno , senza toglier gli occhi dal piccolo galleggiante , sapeva seguire un invisibile filo d ' idee parallelo al filo della lenza . Così avveniva talvolta al buon arciprete di pescar mentalmente una sede episcopale ; al Signoron di pescare un bosco ch ' era stato dei suoi avi , al cuoco di pescare una certa tinca rosea e bionda della montagna , al Cüstant di pescare una commissione del Governo per dare il bianco al picco di Cressogno . Quanto al Carlascia , il suo secondo filo aveva generalmente un carattere politico . E questo si comprenderà meglio quando si sappia che anche il filo principale , quello della lenza , suscitava spesso nel suo torbido testone certe considerazioni politiche suggeritegli dal Commissario Zérboli . « Vede , caro Ricevitore » , gli aveva detto una volta lo Zérboli ragionando a sproposito sul moto milanese del 6 febbraio , « Lei ch ' è un pescatore di tinche può benissimo capire la cosa . La nostra grande monarchia pesca alla lenza . I due bocconi uniti sono la Lombardia e il Veneto , due bei bocconi tondi e solleticanti , con del buon ferro dentro . La nostra monarchia li ha buttati là davanti a sé , in faccia alla tana di quel pesciatello sciocco ch ' è il Piemonte . Egli ha abboccato nel quarantotto il boccone Lombardia , ma poi ha potuto sputarlo e cavarsela . Milano è il nostro sughero . Quando Milano si muove vuol dire che c ' è sotto il pesciatello . L ' anno scorso il sughero s ' è mosso un pochino ; il caro pesciatello non aveva fatto che fiutare il boccone . Aspettate , verrà un movimento grande , noi daremo il colpo , ci sarà un poco di strepito e di sbatacchiamento e lo tireremo su , il nostro pesciatello , non ce lo lasceremo scappare più , quel porcellino bianco , rosso e verde ! » Il Biancòn ci aveva fatto una gran risata e spesso , mettendosi a pescare , si ruminava , per il proprio innocente piacere , la graziosa similitudine , da cui gli nascevano per solito altri sottili e profondi pensamenti politici . Quella mattina il lago era quieto , propizio per le contemplazioni . Le prime alghe del fondo precipitoso si vedevan diritte , segno che non c ' eran correnti . I bocconi , slanciati ben lontano , calarono lentamente a piombo , il filo si distese via via sotto il sughero che gli navigò dietro un poco indicando con spessi anellini i titillamenti dei piccoli cavedini e si mise quindi in pace , segno che i bocconi s ' erano adagiati sul fondo e che i cavedini non li toccavan più . Il pescatore posò la bacchetta sul muricciuolo e si mise a pensare all ' ingegnere Ribera . Il Biancòn aveva , a sua insaputa , una discreta dose di mansuetudine in un doppio fondo che Iddio gli aveva fatto nel cuore senza avvertirnelo . Il mondo del resto se ne poté accorgere nel 1859 quando il caro pesciatello si mangiò il boccone di Lombardia con l ' amo e il filo e la bacchetta e il Commissario e tutto quanto ; e il Biancòn , rassegnato , si mise a piantar cavoli nazionali e costituzionali a Precotto . Malgrado questa occulta mansuetudine , posando la bacchetta e pensando che si trattava di pescare quel povero vecchio ingegnere Ribera , egli provò una singolare compiacenza non nel cuore , non nel cervello né in alcuno dei soliti sensi , ma in un suo particolare senso , puramente I . e R . Davvero , egli non aveva coscienza di sé come di un organismo distinto dall ' organismo governativo austriaco . Ricevitore di una piccola dogana di frontiera , si considerava una punta d ' unghia in capo a un dito dello Stato ; come agente di polizia poi , si considerava un occhiolino microscopico sotto l ' unghia . La vita sua era quella della monarchia . Se i Russi le facevano il solletico sulla pelle della Galizia , egli ne sentiva il prurito a Oria . La grandezza , la potenza , la gloria dell ' Austria gli ispiravano un orgoglio smisurato . Non ammetteva che il Brasile fosse più esteso dell ' Impero Austriaco , né che la Cina fosse più popolata , né che l ' Arcangelo Michele potesse prendere Peschiera , né che Domeneddio potesse prendere Verona . Il suo vero Iddio era l ' Imperatore ; rispettava quello del cielo come un alleato di quello di Vienna . Non gli era , dunque , mai entrato il sospetto che l ' ingegnere in capo fosse un cattivo suddito . Le parole del Commissario , un vangelo per lui , ne lo persuasero addirittura ; e l ' idea di trovarsi a portata questo malfido servitore accendeva il suo zelo d ' occhio regio e d ' unghia imperiale . Si diede dell ' asino per non averlo conosciuto prima . Oh ma era ancora in tempo di pescarlo bene : bene bene bene bene ! « Lasci fare a me ! Lasci fare a me , signor ... » Troncò la frase e afferrò la bacchetta . Il sughero aveva impresso nell ' acqua un anello , dolcemente , muovendosi appena ; indizio di tinca . Il Biancòn strinse forte la bacchetta tenendo il fiato . Altro tocco al sughero , altro anello più grosso ; il sughero va pian piano sull ' acqua , si ferma , il cuore del Biancòn batte a furia ; il sughero cammina ancora per un piccol tratto , a fior d ' acqua e sprofonda ; zac ! il Biancòn dà un colpo , la bacchetta si torce in arco tanto il filo è tirato da un peso occulto . « Peppina , el gh ' è ! » , grida il Carlascia perdendo la testa , confondendo il sesso della tinca con quello dell ' ingegnere in capo : « El guadèll , el guadèll » . Il sedentario si volta invidioso : « Ghe l ' ha , scior Recitòr ? » . Il Cüstant si cuoce dentro e non fa motto né volge la sua tuba . Ratì accorre e accorre anche la signora Peppina portando il « guadèll » , una pertica lunga con una gran borsa di rete in capo , per imborsarvi la tinca nell ' acqua , ché il tirarla su di peso col filo sarebbe un rischio disperato . Il Biancòn piglia il filo , lo raccoglie pian piano a sé . La tinca non si vede ancora ma deve esser grossa ; il filo viene in su per un paio di braccia , poi è tirato furiosamente in giù ; quindi torna a venire , viene , viene , e in fondo all ' acqua , sotto il naso dei tre personaggi , balena un giallore , un ' ombra mostruosa . « Oh la bella ! » , fa la signora Peppina sottovoce . Ratì esclama : « Madòne , madòne ! » , e il Biancòn non dice parola , tira e tira con cautela . È un bel pescione , corto , grosso , dal ventre giallo e dal dorso scuro che viene in su dal fondo quasi supino e per isghembo , con mala volontà . Le tre facce non gli piacciono perché volta loro di colpo la coda e sbattendola fa un ' altra punta furiosa verso il fondo . Finalmente , spossato , segue il filo , arriva sotto il muro con la pancia dorata all ' aria . La Peppina , rovescioni sul parapetto , stende giù quanto può la sua pertica per imborsar il malcapitato e non le riesce . « Per el müson ! » , grida suo marito . « Per la cua ! » , strilla Ratì . A quello strepito , alla vista di quel pauroso arnese , il pesce si dibatte , si tuffa ; la Peppina si arrabatta invano , non trova il « müson » , non trova la « cua » ; il Biancòn tira , la tinca trascinata a galla si aggomitola e con una potente spaccata rompe il filo , strepita via tra la spuma . « Madòne ! » , esclama Ratì ; la Peppina seguita a frugar l ' acqua con la sua pertica ; « dova l ' è sto pèss ? dova l ' è sto pèss ? » , e il Biancòn che era rimasto petrificato col filo in mano , si volta furibondo , tira un calcio a Ratì , afferra sua moglie per le spalle , la scuote come un sacco di noci , la carica d ' improperi . « L ' è andada , scior Recitòr ? » , fa il sedentario , mellifluo . Il Cüstant volta un poco la tuba , guarda il luogo della catastrofe , torna alla contemplazione del suo pacifico sughero e brontola in tono di compatimento : « Minga pràtich ! » . Intanto la tinca ritorna alle native alghe profonde , malconcia ma libera come il suo simile , il Piemonte , dopo Novara ; ed è dubbio se al povero ingegnere in capo toccherà la stessa fortuna . 2 . La sonata del chiaro di luna e delle nuvole Il sole calava dietro al ciglio del monte Brè e l ' ombra oscurava rapidamente la costa precipitosa e le case di Oria , imprimeva , violacea e cupa , il profilo del monte sul verde luminoso delle onde che correvano oblique a ponente , grandi ancora ma senza spuma , nella breva stanca . Casa Ribera si era oscurata l ' ultima . Addossata ai ripidi vigneti della montagna , sparsi d ' ulivi , essa cavalca la viottola che costeggia il lago , e pianta nell ' onda viva una fronte modesta , fiancheggiata a ponente , verso il villaggio , da un giardinetto pensile a due ripiani , a levante , verso la chiesa , da una piccola terrazza gittata su pilastri che inquadrano un pezzo di sagrato . Entra in quella fronte una piccola darsena dove allora si dondolava , fra lo schiamazzar delle onde , il battello di Franco e Luisa . Sopra l ' arco della darsena una galleria sottile lega il giardinetto pensile di ponente alla terrazza di levante e guarda il lago per tre finestre . La chiamavan loggia , forse perché lo era stata in antico . La vecchia casa portava incrostati qua e là parecchi di questi venerandi nomi fossili che vivevano per la tradizione e figuravano , nella loro apparente assurdità , i misteri nella religione delle mura domestiche . Dietro alla loggia vi ha una sala spaziosa e dietro alla sala due stanze : a ponente il salottino da pranzo tappezzato di piccoli uomini illustri di carta , ciascuno sotto il proprio vetro e dentro la propria cornice , ciascuno atteggiato dignitosamente a modo degl ' illustri di carne e d ' ossa , come se i colleghi nemmanco esistessero e il mondo non guardasse che a lui ; a levante la camera dell ' alcova dove accanto agli sposi dormiva nel proprio letticciuolo la signorina Maria Maironi nata nell ' agosto del 1852 . Dai cassettoni rococò delle camere da letto alla madia della cucina , dal nero pendolo del salottino da pranzo al canapè della loggia con la sua stoffa color marrone cosparsa di cavalieri turchi gialli e rossi , dalle seggiole impagliate a certi seggioloni dai bracciuoli spropositatamente alti , i mobili della casa appartenevano all ' epoca degli uomini illustri , la maggior parte dei quali portava parrucca e codino . Se parevano discesi dal granaio , parevan pure aver ripreso nell ' aria e nella luce della nuova dimora certe perdute abitudini di pulizia , un notevole interesse alla vita , una dignità di onesta vecchiaia . Così un ' accozzaglia di vocaboli disusati potrebbe oggi comporsi , nel soffio d ' un attempato poeta conservatore , e rifletterne la serena ed elegante senilità . Sotto il regime matematico e burocratico dello zio Piero , seggiole e seggioloni , tavole e tavolini avevano vissuto in perfetta simmetria e il privilegio della inamovibilità era stato accordato persino agli stoini . Il nome di « mobile » non lo aveva meritato che un cuscino grigio e celeste , un aborto di materasso , che l ' ingegnere durante i suoi brevi soggiorni a Oria si portava con sé quando mutava seggiolone . Assente lui , il custode rispettava tanto le suppellettili da non osar di toccarne confidenzialmente , di spolverarne le parti meno visibili . Ciò faceva andar sulle furie la governante , regolarmente , ad ogni ritorno in Valsolda . Il padrone , irritato che per un po ' di polvere si gridasse tanto contro un povero diavolo di contadino , se la pigliava con lei e le suggeriva di spolverare ella stessa ; e quando la donna scattò a domandargli , in via di sdegnosa replica , se dovesse ammazzarsi a spolverare tutta la casa ogni volta che veniva , le rispose bonariamente : « Mazzèv ona volta sola ch ' el sarà assée » . Egli abbandonava poi del tutto al capriccio del custode la coltivazione del giardinetto come quella di un orto che possedeva a levante del sagrato , in riva al lago . Solo una volta , due anni prima del matrimonio di Luisa , arrivando a Oria in principio di settembre e trovando nel secondo ripiano del giardinetto sei piante di granturco , si permise di dire al custode : « Sent on poo : quii ses gamb de carlon , podarisset propi minga fann a men ? » . I poeti non conservatori Franco e Luisa avevano trasformata , col loro soffio , la faccia delle cose . La poesia di Franco era più ardita , fervida e appassionata , la poesia di Luisa era più prudente ; così i sentimenti di Franco gli fiammeggiavano sempre dagli occhi , dal viso , dalla parola e quelli di Luisa non davano quasi mai fiamme ma solo coloravano il fondo del suo sguardo penetrante e della sua voce morbida . Franco non era conservatore che in religione e in arte ; per le mura domestiche era un radicale ardente , immaginava sempre trasformazioni di pareti , di soffitti , di pavimenti , di arredi . Luisa incominciava con ammirar il suo genio , ma poiché i denari venivan quasi tutti dallo zio e non ci era larghezza per imprese fantastiche , piano piano , un po ' per volta , lo persuadeva di lasciar a posto le pareti , i soffitti e anche i pavimenti , di studiar come si sarebbero potuti disporre meglio gli arredi senza trasformarli . E gli suggeriva delle idee senza averne l ' aria , facendogli credere che venivan da lui , perché alla paternità delle idee Franco ci teneva molto e Luisa era invece del tutto indifferente a questa maternità . Così tra l ' uno e l ' altra disposero la sala per la conversazione , la lettura e la musica , la loggia per il giuoco , la terrazza per il caffè e per le contemplazioni poetiche . Di quella terrazzina Franco fece la poesia lirica della casa . Era piccina assai e parve a Luisa che vi si potesse concedere un po ' di sfogo all ' estro di suo marito . Fu allora che cadde dal trono il re dei gelsi valsoldesi , il famoso antico gelso del sagrato , un tiranno che toglieva alla terrazza tutta la vista migliore . Franco si liberò da lui mediante pecunia , disegnò e alzò sopra la terrazza un aereo contesto di sottili aste e bastoncini di ferro che figuravan tre archi sormontati da una cupolina , vi mandò su due passiflore eleganti che vi aprivan qua e là i loro grandi occhi celesti e ricadevano da ogni parte in festoni e vilucchi . Un tavoluccio rotondo e alcune sedie di ferro servivano per il caffè e per la contemplazione . Quanto al giardinetto pensile , Luisa avrebbe potuto sopportare anche il granturco per una tolleranza di spirito superiore che ama lasciar in pace gl ' inferiori nelle loro idee , nelle loro abitudini , nei loro affetti . Ella sentiva una certa rispettosa pietà per gl ' ideali orticoli del povero custode , per quell ' insalata di rozzezze e di gentilezze ch ' egli aveva nel cuore , un gran cuore capace di accogliere insieme reseda e zucche , begliuomini e carote . Invece Franco , generoso e religioso com ' era , non avrebbe tollerato nel suo giardino una zucca né una carota per amore di qualsiasi prossimo . Ogni stupida volgarità lo irritava . Quando l ' infelice ortolano si sentì predicare dal signor don Franco che il giardinetto era una porcheria , che bisognava cavar tutto , buttar via tutto , rimase sbalordito , avvilito da far pietà ; ma poi lavorando agli ordini suoi per riformare le aiuole , per contornarle di tufi , per piantare arbusti e fiori , vedendo come il padrone stesso sapesse lavorar di sua mano e quanti terribili nomi latini e qual portentoso talento avesse in testa per immaginare disposizioni nuove e belle , concepì poco a poco per lui un ' ammirazione quasi paurosa e quindi anche , malgrado i molti rabbuffi , una affezione devota . Il giardinetto pensile fu trasformato a immagine e similitudine di Franco . Un ' olea fragrans vi diceva in un angolo la potenza delle cose gentili sul caldo impetuoso spirito del poeta ; un cipressino poco accetto a Luisa vi diceva in un altro angolo la sua religiosità ; un piccolo parapetto di mattoni a traforo , fra il cipresso e l ' olea , con due righe di tufi in testa che contenevano un ridente popolo di verbene , petunie e portulache , accennava alla ingegnosità singolare dell ' autore ; le molte rose sparse dappertutto parlavano del suo affetto alla bellezza classica ; il ficus repens che vestiva le muraglie verso il lago , i due aranci nel mezzo dei due ripiani , un vigoroso , lucido carrubo rivelavano un temperamento freddoloso , una fantasia volta sempre al mezzogiorno , insensibile al fascino del nord . Luisa aveva lavorato e lavorava assai più del marito ; ma se questi si compiaceva delle proprie fatiche e ne parlava volentieri , Luisa invece non ne parlava mai e non ne traeva veramente alcuna vanità . Lavorava d ' ago , d ' uncinetto , di ferri , di forbici , con una tranquilla rapidità prodigiosa , per suo marito , per la sua bambina , per ornar la sua casa , per i poveri e per sé . Tutte le stanze avevan lavori suoi , cortine , tappeti , cuscini , paralumi . Era pure affar suo di collocare i fiori in sala e in loggia ; non piante in vaso perché Franco ne aveva poche e non gli garbava di chiuderle nelle stanze ; non fiori del giardinetto perché coglierne uno era come strapparglielo dal cuore . Erano invece a disposizione di Luisa le dalie , le rose , i gladioli , gli astri dell ' orto . Ma poiché non le bastavano e poiché il villaggio , dopo Dio , Santa Margherita e S . Sebastiano , adorava la « sciora Lüisa » , così ad un cenno suo i ragazzi le portavano fiori selvaggi e felci , le portavano edera per rilegar con festoni i grandi mazzi fissati alle pareti dentro anelli di metallo . Anche alle braccia dell ' arpa che pendeva dal soffitto della sala erano sempre attorcigliati lunghi serpenti d ' edera e di passiflora . Lo zio Piero , quando gli scrivevano di queste novità , rispondeva poco o nulla . Tutt ' al più raccomandava di non tener troppo occupato l ' ortolano il quale doveva pur attendere alle faccende proprie . La prima volta che capitò a Oria dopo la trasformazione del giardinetto , si fermò a guardarlo come aveva fatto per le sei piante di granturco e borbottò sottovoce : « Oh poer a mi ! » . Uscì sulla terrazza , guardò il cupolino , toccò le aste di ferro e pronunciò un « basta ! » rassegnato ma pieno di disapprovazione per tante eleganze superiori allo stato suo e de ' suoi nipoti . Invece , dopo aver esaminato in silenzio tutti i mazzi , i mazzolini , i vasi , i festoni della sala e della loggia , disse con un bonario sorriso : « Sent on poo , Lüisa ; con tütt st ' erba chì farisset minga mèj a tegnì on para de pégor ? » . Ma la governante fu beata di non aversi più ad ammazzare per la polvere e le ragnatele , ma l ' ortolano vantò senza fine le opere miracolose del signor don Franco ed egli stesso comincio presto ad abituarsi ai nuovi aspetti della sua casa , a guardar senza malevolenza il cupolino della terrazza che gli faceva comodo per l ' ombra . Dopo tre o quattro giorni domando chi lo avesse eseguito e gli accadde di fermarsi qualche volta a guardar i fiori del giardinetto , di chiedere il nome dell ' uno e dell ' altro . Dopo otto o dieci giorni , stando con la piccola Maria sulla porta della sala che mette al giardinetto , le domando : « Chi ha piantato tutti questi bei fiori ? » , e le insegnò a rispondere : « Papà » . Ad un suo impiegato venuto a fargli visita mostrò le opere del nipote e ne accolse gli elogi con un assenso misurato ma pieno di soddisfazione : « Sì sì , per questo sì » . Insomma finì con diventare un ammiratore di Franco e persino con dare ascolto , in via di conversazione , ad altri suoi progetti . E in Franco crescevano l ' ammirazione e la gratitudine per quella grande e generosa bontà , che aveva vinto la natura conservatrice , l ' avversione antica alle eleganze di ogni maniera ; per la solita bontà che ad ogni simile contrasto saliva saliva silenziosamente dietro le renitenze dello zio fino a sormontare , a coprir tutto con una larga onda di acquiescenza o almeno con la frase sacramentale « del resto , fate vobis » . A una sola novità lo zio non aveva voluto adattarsi : alla scomparsa del suo vecchio cuscino . « Luisa » , diss ' egli sollevando con due dita dal seggiolone il nuovo cuscino ricamato : « porta via » . E non ci fu verso di persuaderlo . « Et capì de portall via ? » Quando Luisa sorridendo gli diede il vecchio materassino abortito , egli ci si sedette su con un sonoro « inscì ! » come se riprendesse solennemente il possesso di un trono . Adesso , mentre l ' ombra violacea invadeva il verde delle onde e correva lungo la costa , di paesello in paesello , spegnendo , una dopo l ' altra , le bianche case lucenti , egli era appunto seduto sul suo trono e si teneva sulle ginocchia la piccola Maria , mentre Franco , sulla terrazza , annaffiava i vasi di pelargoni , pieno il cuore e il viso di contentezza affettuosa come se versasse da bere a Ismaele nel deserto , e Luisa stava sgrovigliando pazientemente una pesca di suo marito , un garbuglio pauroso di spago , di piombi , di seta e di ami . Ella discorreva in pari tempo col professore Gilardoni che aveva sempre qualche garbuglio filosofico da sgrovigliare e ci si metteva molto più volentieri con lei che con Franco , il quale lo contraddiceva sempre , a torto e a ragione , avendolo in concetto d ' un ottimo cuore e d ' una testa confusa . Lo zio , tenendo il ginocchio destro sul sinistro e la bambina sul mucchio , le ripeteva per la centesima volta , con affettata lentezza , e storpiando un poco il nome esotico , la canzonetta : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . Fino alla quarta parola la bambina lo ascoltava immobile , seria , con gli occhi fissi ; ma quando veniva fuori il « Missipipì » scoppiava in un riso , sbatteva forte le gambucce e piantava le manine sulla bocca dello zio , il quale rideva anche lui di cuore e dopo un breve riposo ricominciava adagio adagio , nel tono solito : Ombretta sdegnosa ... La bambina non somigliava né al padre né alla madre , aveva gli occhi , i lineamenti fini della nonna Teresa . Al vecchio zio , che pure vedeva di rado , mostrava una tenerezza strana , impetuosa . Lo zio non le diceva paroline dolci , le faceva , occorrendo , qualche piccola riprensione , ma le portava sempre giuocattoli , la conduceva spesso a passeggio , se la faceva saltar sulle ginocchia , rideva con lei , le diceva canzonette comiche , quella che cominciava col « Missipipì » e un ' altra che finiva : Rispose tosto Barucabà . Chi era mai Barucabà ? E cosa gli avevano domandato ? « Toa Bà , toa Bà ! » , diceva Maria ; « ancora Barucabà , ancora Barucabà ! » Lo zio le ripeteva allora la poetica storia ma nessuno la sa più ripetere a me . Ecco di che parlava a Luisa , con la sua voce timida e gentile , il professore Gilardoni , diventato un tantin più vecchio , un tantin più calvo , un tantin più giallo . « Chi sa » , aveva detto Luisa , « se Maria somiglierà alla nonna come nel viso anche nell ' anima ? » Il professore rispose che sarebbe stato un miracolo avere in una famiglia , a così poca distanza , due anime simili . E volendo spiegare a quale rarissima specie fosse appartenuta , nel suo concetto , l ' anima della nonna , mise fuori il seguente garbuglio . « Vi sono » , diss ' egli , « anime che negano apertamente la vita futura e vivono proprio secondo la loro opinione , per la sola vita presente . Queste non sono molte . Poi vi sono anime che mostrano di credere nella vita futura e vivono del tutto per la presente . Queste sono alquante più . Poi vi sono anime che alla vita futura non pensano e vivono però in modo da non mettersi troppo a repentaglio di perderla se c ' è . Queste sono più ancora . Poi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro : una è per il cielo , l ' altra è per la terra . Queste sono moltissime . Poi vi sono anime che vivono per la sola vita futura nella quale credono . Queste sono pochissime e la signora Teresa era di queste . » Franco , che non poteva soffrire le disquisizioni psicologiche , passò accigliato col suo annaffiatoio vuoto per andare nel giardinetto e pensò : « Poi vi sono anime che rompono l ' anima » . Lo zio , del resto un po ' sordo , rideva con la Maria . Luisa , passato che fu suo marito , disse piano : « Poi vi sono anime che vivono come se vi fosse la sola vita futura nella quale non credono : e di queste ve n ' è una » . Il professore trasalì e la guardò senza dir nulla . Ella stava cercando nella matassa della pesca un filo doppio , a occhiello , per farlo passare . Non vide quello sguardo ma lo sentì e si affrettò a indicare col capo lo zio . Aveva ella pensato proprio a lui nel dir quello che aveva detto ? O vi era stata nel suo pensiero una occulta complicazione ? Aveva pensato allo zio senza un vero convincimento , solo perché non osava nominare , neanche nel pensiero , un ' altra persona cui le sue parole potevano riferirsi più giustamente ? Il silenzio del professore , lo sguardo scrutatore di lui , non incontrato ma sentito , le rivelarono ch ' egli sospettava di lei stessa : per questo accennò frettolosamente allo zio . « Non crede nella vita futura ? » , mormorò il professore . « Direi di no » , rispose Luisa e subito si sentì nel cuore un rimorso , sentì che non aveva sufficienti ragioni , che non aveva il diritto di rispondere così . In fatto lo zio Piero non s ' era curato mai di meditare sulla religione : egli compenetrava nel suo concetto della onestà la continuazione delle vecchie pratiche di famiglia , la professione della fede avita , presa come stava , alla carlona . Il suo era un Dio bonario come lui , che non ci teneva tanto alle giaculatorie né ai rosari , come lui ; un Dio contento di aver per ministri , com ' era contento lui di aver per amici , dei galantuomini di cuore , fossero pure allegri mangiatori e bevitori , tarocchisti per la vita , franchi raccontatori di porcherie non disoneste a lecito sfogo della sudicia ilarità che ciascuno ha in corpo . Certi suoi discorsi scherzosi , certi aforismi buttati là senza riflettere sulla importanza relativa delle pratiche religiose e sulla importanza assoluta del vivere onesto l ' avevano colpita fin da bambina , anche perché la mamma se ne inquietava moltissimo e supplicava suo fratello di non dire spropositi . Le era entrato il sospetto che lo zio andasse in chiesa solamente per convenienza . Non era vero ; non bisognava tener conto degli aforismi di uno che , invecchiato nel sacrificio e nell ' abnegazione , soleva dire « charitas incipit ab ego » ; e poi , quand ' anche lo zio avesse stimato poco le pratiche religiose , a negar la vita futura ci correva ancora un bel tratto . Infatti , appena messo fuori il suo giudizio e uditolo suonare , Luisa lo sentì falso , vide più chiaro in se stessa , intese di avere inconsciamente cercato nell ' esempio dello zio un appoggio e un conforto per sé . Il professore era tutto commosso di una rivelazione tanto inattesa . « Quest ' anima unica » , diss ' egli , « che vive come se non pensasse che alla vita futura nella quale non crede , è in errore , ma bisogna pur ammirarla come la più nobile , la più grande . È una cosa sublime ! » « Lei è certo , però , che quest ' anima è in errore ? » « Oh sì sì ! » « Ma Lei , a quale delle Sue categorie appartiene ? » Il professore si credeva dei pochissimi che si regolano interamente secondo un ' aspirazione alla vita futura ; benché forse sarebbe stato imbarazzato a dimostrare che i suoi profondi studi su Raspail , il suo zelo nel preparare acqua sedativa e sigarette di canfora , il suo orrore dell ' umidità e delle correnti d ' aria significassero poca tenerezza per la vita presente . Però non volle rispondere , disse che non appartenendo a nessuna Chiesa , credeva tuttavia fermamente in Dio e nella vita futura e che non poteva giudicare il proprio modo di vivere . Intanto Franco , annaffiando il giardinetto , aveva trovato fiorita una verbena nuova , e , posato l ' annaffiatoio , era venuto sulla soglia della loggia e chiamava la Maria per fargliela vedere . La Maria si lasciava chiamare e voleva ancora « Missipipì » , onde lo zio la posò a terra e la condusse lui al papà . « Però , professore » , disse Luisa uscendo con la parola viva da un corso occulto d ' idee , « si può , non è vero , credere in Dio e dubitare della nostra vita futura ? » Ell ' aveva posato , così dicendo , l ' aggrovigliata matassa della pesca e guardava il Gilardoni in viso con un interesse vivo , con un desiderio manifesto che rispondesse di sì ; e , perché il Gilardoni taceva , soggiunse : « Mi pare che qualcuno potrebbe dire : che obbligo ha Iddio di regalarci l ' immortalità ? L ' immortalità dell ' anima è una invenzione dell ' egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio . Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi . Rassegnamoci invece a morire anche noi del tutto come ogni essere vivente e facciamo sin che siamo vivi la giustizia per noi e per gli altri , senza speranza di premi futuri , solo perché Iddio vuole da noi questo come vuole che ogni stella faccia lume e che ogni pianta faccia ombra . Cosa Le pare , a Lei ? » « Cosa vuol che Le dica ? » , rispose il Gilardoni . « A me pare una gran bellezza ! Non posso dire : una gran verità . Non lo so , non ci ho mai pensato ; ma una gran bellezza ! Io dico che il Cristianesimo non ha potuto avere né immaginare dei Santi sublimi come questo qualcuno ! È una gran bellezza , è una gran bellezza ! » « Perché poi » , riprese Luisa dopo un breve silenzio , « si potrebbe forse anche sostenere che questa vita futura non sarebbe proprio felice . Vi è felicità quando non si conosce la ragione di tutte le cose , quando non si arriva a spiegare tutti i misteri ? E il desiderio di saper tutto sarà esso appagato nella vita futura ? Non resterà ancora un mistero impenetrabile ? Non dicono che Dio non si conoscerà interamente mai ? E allora , nel nostro desiderio di sapere , non finiremo a soffrire come adesso , anzi forse più , perché in una vita superiore quel desiderio dev ' essere ancora più forte ? Io vedrei un solo modo di arrivare a saper tutto e sarebbe di diventar Dio ... » « Ah , Lei è panteista ! » , esclamò il professore , interrompendo . « Ssss ! » , fece Luisa . « No no no ! Io sono cristiana cattolica . Dico quel che altri potrebbero sostenere . » « Ma scusi , vi è un panteismo ... » « Ancora filosofia ? » , esclamò Franco entrando con la piccina in braccio . « Oh , miseria ! » , borbottò lo zio alle sue spalle . Maria teneva in mano una bella rosa bianca . « Guarda questa rosa , Luisa » , disse Franco . « Maria , da ' il fiore alla mamma . Guarda la forma di questa rosa , guarda il portamento , guarda le sfumature , le venature di questi petali , guarda quella stria rossa ; e senti che odore , adesso ! E lascia star la filosofia . » « Lei è nemico della filosofia ? » , osservò il professore , sorridendo . « Io sono amico » , rispose Franco , « della filosofia facile e sicura che m ' insegnano anche le rose . » « La filosofia , caro professore » , interloquì lo zio , solennemente , « l ' è tutta in Aristòtel : quell che te pòdet avè , tòtel . » « Lei scherza » , ribatté il professore , « ma Lei pure è un filosofo . » L ' ingegnere gli posò una mano sulla spalla : « Sentite , caro amico , la mia filosofia in vott o des biccièr la ci sta tutta » . « Euh , vott o des biccièr ! » , borbottò la governante che udì , entrando , questa spacconata d ' intemperanza del suo misuratissimo padrone . « Vott o des corni ! » Veniva ad annunciare don Giuseppe Costabarbieri che fece in pari tempo udire dalla sala un cavernoso e pure ilare Deo gratias . Ecco la rugosa faccia rossa , gli occhi allegri , i capelli bianchi del mansueto prete . « Si discorre di filosofia , don Giuseppe » , disse Luisa dopo i primi saluti . « Venga qui e metta fuori le Sue belle idee anche Lei ! » Don Giuseppe si grattò la nuca e poi volgendo un po ' il capo verso l ' ingegnere con lo sguardo di chi desidera una cosa e non osa domandarla , mise fuori il fiore delle sue idee filosofiche : « Sarissel minga mej fa ona primerina ? » Franco e lo zio Piero , felici di salvarsi dalla filosofia del Gilardoni , si misero allegramente a tavolino col prete . Appena rimasto solo con Luisa , il professore disse piano : « Ieri è partita la signora marchesa » . Luisa , che s ' era presa Maria sulle ginocchia , le piantò le labbra sul collo , appassionatamente . « Forse » , riprese il professore che mai non aveva saputo leggere nel cuore umano né toccarne le corde a proposito , « forse , il tempo ... son tre anni soli ... forse verrà il giorno che si piegherà . » Luisa alzò il viso dal collo di Maria . « Forse lei , sì » , diss ' ella . Il professore non capì , cedette al mal genio che ci suggerisce la peggior parola nel peggior momento e , invece di smettere , si ostinò . « Forse , se potesse veder Maria ! » Luisa si strinse al petto la bambina e lo guardò con una fierezza tale ch ' egli si smarrì e disse : « Scusi » . Maria , stretta così forte , alzò gli occhi al viso strano della mamma , diventò rossa rossa , strinse le labbra , pianse due grosse lagrime , scoppiò in singhiozzi . « No no , cara » , le mormorò Luisa teneramente , « sta buona , sta buona , tu non la vedrai mai , tu ! » Appena chetata la bambina , il professore , turbato dall ' idea di aver fatto un passo falso , di aver offeso Luisa , un essere che gli pareva sovrumano , voleva spiegarsi , giustificarsi , ma Luisa non lo lasciò parlare . « Basta , scusi » , diss ' ella alzandosi . « Andiamo a veder il giuoco . » In fatto non s ' accostò ai giuocatori , mandò Maria sul sagrato con la sua piccola bambinaia Veronica e andò a portar un avanzo di dolce a un vecchione del villaggio , che aveva un vorace stomaco e una piccola voce , con la quale prometteva ogni giorno alla sua benefattrice la stessa preziosa ricompensa : « Prima de morì ghe faroo on basin » . Intanto il professore , pieno di scrupoli e di rimorsi per le sue mosse poco fortunate , non sapendo se partire o rimanere , se la signora tornerebbe o no , se andarne in cerca fosse indiscrezione o no , dopo essersi affacciato al lago come per chieder consiglio ai pesci , dopo essersi affacciato al monte per veder se da qualche finestra della casa gli apparisse Luisa o qualcuno cui si potesse domandar di lei , andò finalmente a vedere il giuoco . Ciascuno dei giuocatori teneva gli occhi sulle proprie quattro carte raccolte nella sinistra , l ' una sopra l ' altra per modo che la seconda e la terza sormontavan tanto da potersi riconoscere ; e ciascuno , avendo preso delicatamente fra il pollice e l ' indice l ' angolo superiore delle due ultime , faceva uscire con un combinato moto del polso e delle dita la quarta ignota di sotto la terza , adagio adagio , come se portasse la vita o la morte , ripetendo con gran devozione appropriate giaculatorie : Don Giuseppe cui occorrevano picche « scappa ross e büta négher » , gli altri due che volevano quadri e cuori « scappa négher e büta ross » . Il professore pensò ch ' egli pure aveva in mano una carta coperta , un asso di denari , e che non sapeva ancora se l ' avrebbe giuocata o no . Aveva il testamento del vecchio Maironi . Pochi giorni dopo la morte della signora Teresa , Franco gli aveva detto di distruggerlo e di non fiatarne mai con sua moglie . Egli non aveva obbedito che quanto al silenzio . Il documento , all ' insaputa di Franco , esisteva ancora perché il suo possessore s ' era fitto in capo di aspettar gli eventi , di vedere se Cressogno e Oria facessero la pace , se , perdurando le ostilità , Franco e la sua famigliuola capitassero nel bisogno ; nel quale ultimo caso avrebbe fatto qualche cosa lui . Che cosa avrebbe fatto non sapeva bene , si coltivava in testa i germi di parecchie corbellerie e aspettava che l ' una o l ' altra maturasse a tempo e luogo . Ora , guardando Franco giuocare , ammirava come quell ' uomo tanto assorto nella cupidità di un re di quadri , avesse respinta l ' altra carta preziosa , che neppure avesse voluto farne saper niente a sua moglie . Egli attribuiva questo silenzio a modestia , al desiderio di nascondere un azione generosa ; e quantunque avesse preso da Franco più d ' un brusco rabbuffo e sentisse di non esserne tenuto in gran conto , lo guardava con un rispetto pieno d ' umile devozione . Franco fu il primo a scoprir la quarta carta e le buttò via dispettosamente tutte mentre don Giuseppe esclamava : « Ovèj ! L ' è négher ! » , e si fermava a pigliar fiato prima di andar avanti a scoprire « se l ' era güzz o minga güzz » , cioè s ' erano picche o fiori . Ma l ' ingegnere , alzato dalle carte il viso placido e sorridente , si mise a batter col dito , sotto il piano del tavolino , dei colpettini misteriosi che volevan dire : c ' è la carta buona ; e allora don Giuseppe , visto che il suo « négher » non era « güzz » , cacciò un « malarbetto ! » e buttò via le carte anche lui . « Che reson de ciapà rabbia ! » , fece l ' ingegnere . « Anca vü sii négher e sii minga güzz . » Il prete , avido della rivincita , si contentò d ' invocarla sdegnosamente : « Scià i cart , scià i cart , scià i cart ! » . E la partita , simbolo dell ' eterna lotta universale fra i neri e i rossi , ricominciò . Il lago dormiva oramai coperto e cinto d ' ombra . Solo a levante le grandi montagne lontane del Lario avevano una gloria d ' oro fulvo e di viola . Le prime tramontane vespertine movevano le frondi della passiflora , corrugavano verso l ' alto , a chiazze , le acque grigie , portando un odor fresco di boschi . Il professore era partito da un pezzo quando Luisa ritornò . Ell ' aveva incontrato sulla scalinata del Pomodoro una ragazza piangente che strillava , « el mè pà el voeur mazzà la mia mamm ! » . Aveva seguita la ragazza in casa sua presso la Madonna del Romìt e ammansato l ' uomo che cercava sua moglie con un coltello in mano , per causa non tanto d ' una cattiva minestra quanto d ' una cattiva risposta . Luisa rappresentò a suo marito e a don Giuseppe l ' ultimo atto del dramma , il suo dialogo con la moglie ch ' era corsa a nascondersi nella stalla . « Oh Regina , dovè sii ? » « Sont chì . » « Dovè , chì ? » «Chì.» La voce tremante veniva di sotto la vacca . La donna era proprio lì , accoccolata . « Vegnì foeura , donca ! » « Sciora no . » « Perché ? » « Goo pagüra . » « Vegnì foeura ch ' el voss marì el vaeur fav on basin . » « Mi no . » Allora Luisa aveva chiamato dentro l ' uomo . « E vü andee a fagh on basin sott a la vacca . » E l ' uomo aveva dato il bacio mentre la donna , temendo un morso , gemeva : « Càgnem poeu minga , neh ! » . « Che diàvol d ' ona sciora Luisa » , fece don Giuseppe . E soddisfatto della scorpacciata di primiera , palpandosi dolcemente sui fianchi e sul ventre le modeste rotondità , il piccolo personaggio del mondo antico pensò al secondo scopo della sua visita . Voleva dire una parolina alla signora Luisa . L ' ingegnere era uscito a far i suoi soliti quattro passi fino alla piccola salita del Tavorell ch ' egli chiamava scherzosamente il San Bernardo ; e Franco , data un ' occhiata alla luna che sfavillava allora fuor dal ciglio nero del Bisgnago e giù nell ' ondular dell ' acqua , si pose a improvvisar sul piano effusioni di dolore ideale , che andavan via per le finestre aperte sulla sonorità profonda del lago . La improvvisazione musicale gli riusciva meglio delle elaborate poesie perché il suo impetuoso sentire trovava nella musica una espressione più facile e piena , e gli scrupoli , le incertezze , le sfiducie che gli rendevano faticosissimo e lento il lavoro della parola , non tormentavano , al piano , la sua fantasia . Allora si abbandonava all ' estro anima e corpo , vibrava tutto fino ai capelli , i chiari occhi parlanti ridicevan ogni sfumatura dell ' espressione musicale , gli si vedeva sotto le guance un movimento continuo di parole inarticolate , e le mani , benché non tanto agili , non tanto sciolte , facean cantare il piano inesprimibilmente . Adesso egli passava da un tono all ' altro , mettendo il più intenso sforzo intellettuale in questi passaggi , ansando , sviscerando , per così dire , lo strumento con le dieci dita e quasi anche cogli occhi ardenti . S ' era messo a suonare sotto l ' impressione del chiaro di luna , ma poi , suonando , tristi nuvole gli eran uscite dal fondo del cuore . Conscio di avere sognata , da giovinetto , la gloria e di averne quindi umilmente deposta la speranza , diceva , quasi , a se stesso con la sua mesta appassionata musica che pure anche in lui v ' era qualche lume d ' ingegno , qualche calore di creazione veduto solamente da Dio , perché neppur Luisa mostrava far dell ' intelligenza sua quella stima che a lui stesso mancava ma che avrebbe desiderata in lei ; neppur Luisa , il cuor del suo cuore ! Luisa lodava misuratamente la sua musica e i suoi versi ma non gli aveva detto mai : segui questa via , osa , scrivi , pubblica . Pensava così e suonava nella sala oscura , mettendo in una tenera melodia il lamento del suo amore , il timido segreto lamento che mai non avrebbe osato mettere in parole . Sulla terrazza , nel mobile chiaroscuro che facevano insieme i fiati di tramontana e la passiflora , la luna e il suo riverbero dal lago , don Giuseppe raccontò a Luisa che il signor Giacomo Puttini era in collera con lui per colpa della signora Pasotti la quale gli aveva falsamente riferito ch ' esso don Giuseppe andava predicando la convenienza di un matrimonio fra il signor Giacomo e la Marianna . « Voeui morì lì » , protestò il povero prete , « se ho detto una parola sola ! Niente ! Tücc ball ! » Luisa non voleva creder colpevole la povera Barborin , e don Giuseppe le dichiarò che sapeva la cosa dallo stesso signor Controllore . Ella capì subito , allora , che Pasotti s ' era voluto perfidamente burlare di sua moglie , del sior Zacomo e del prete , si schermì dall ' intervenire nella faccenda , come quest ' ultimo avrebbe voluto e gli consigliò di parlare alla Pasotti . « L ' è inscì sorda ! » , fece don Giuseppe grattandosi la nuca , e se n ' andò malcontento , senza salutar Franco , per non interromperlo . Luisa venne al piano in punta di piedi , stette ad ascoltar suo marito , a sentir la bellezza , la ricchezza , il fuoco di quell ' anima ch ' era sua e cui ell ' apparteneva per sempre . Non aveva mai detto a Franco « segui questa via , scrivi , pubblica » , forse anche perché giustamente pensava , nel suo affetto equilibrato , che non potesse produrre opere superiori alla mediocrità , ma soprattutto perché , sebbene avesse un fine sentimento della poesia e della musica , non faceva grande stima , in fondo , né dell ' una né dell ' altra , non le piaceva che un uomo vi si dedicasse intero , ambiva per suo marito un ' azione intellettuale e materiale più virile . Ammirava tuttavia Franco nella sua musica più che se fosse stato un grande maestro ; trovava in questa espressione quasi segreta dell ' animo suo un che di verginale , di sincero , la luce di uno spirito amante , il più degno d ' essere amato . Egli non s ' accorse di lei se non quando si sentì sfiorar le spalle da due braccia , si vide pender sul petto le due piccole mani . « No , no , suona suona » , mormorò Luisa perché Franco gliele aveva afferrate ; ma cercando lui col viso supino , senza rispondere , gli occhi e le labbra di lei , gli diede un bacio e rialzò il viso ripetendo : « Suona ! » . Egli trasse giù più forte di prima i due polsi prigionieri , richiamò in silenzio la dolce , dolce bocca ; e allora ella si arrese , gli fermò le labbra sulle labbra con un bacio lungo , pieno di consenso , tanto più squisito e ricreante del primo . Poi gli sussurrò ancora : « Suona » . Ed egli suonò , felice , una tumultuosa musica trionfale , piena di gioia e di grida . Perché in quel momento gli pareva di posseder tutta intera l ' anima della donna sua mentre tante volte , pure sapendosi amato , credeva sentire in lei , al di sopra dell ' amore , una ragione altera , pacata e fredda , dove i suoi slanci non arrivassero . Luisa gli teneva spesso le mani sul capo e andava di tratto in tratto baciandogli lievemente i capelli . Ella conosceva il dubbio di suo marito e protestava sempre di appartenergli tutta intera ma in fondo sentiva che aveva ragione lui . Un tenace fiero sentimento d ' indipendenza intellettuale resisteva in lei all ' amore . Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito , riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch ' egli non poteva altrettanto , lo sentiva umile nel suo amore , devoto senza fine . Non credeva fargli torto , non provava rimorso , ma s ' inteneriva , quando ci pensava , di amorosa pietà . Indovinò adesso che significasse quella effusione musicale di gioia e , commossa , abbracciò Franco , fece tacere il piano d ' un colpo . Ecco sulle scale il passo lento e pesante dello zio che ritorna dal suo San Bernardo . Erano le otto e i soliti tarocchisti , il signor Giacomo e Pasotti , non comparivano . Perché anche Pasotti , in settembre e in ottobre , era un frequentatore di casa Ribera , dove faceva l ' innamorato dell ' ingegnere , di Luisa e anche di Franco . Franco e Luisa sospettavano di un doppio giuoco ma Pasotti era un vecchio amico dello zio e bisognava fargli una buona accoglienza per riguardo allo zio . Poiché i tarocchisti tardavano , Franco propose a sua moglie di uscir in barca a goder la luna . Prima andarono a veder Maria , che dormiva nel lettino dell ' alcova col viso inclinato alla spalla destra , con un braccio sotto il capo e un altro posato sul petto . La guardarono , la baciarono sorridendo , si incontrarono silenziosamente nel pensiero della nonna Teresa che tanto l ' avrebbe amata , la baciarono ancora col viso serio . « Povera la mia piccina ! » , disse Franco . « Povera donna Maria Maironi senza quattrini ! » Luisa gli pose una mano sulla bocca . « Zitto ! » , diss ' ella . « Felici noi che siamo le Maironi senza quattrini ! » Franco intese , e sull ' atto non replicò ; ma poi , nell ' uscir di camera per andare in barca , disse a sua moglie , dimenticando una minaccia della nonna : « Non sarà sempre così » . Quell ' allusione alle ricchezze della vecchia marchesa dispiacque a Luisa . « Non parlarmene » , diss ' ella . « Quella roba non vorrei toccarla con un dito . » « Dico per Maria » , osservò Franco . « Maria ci ha noi che possiamo lavorare . » Franco tacque . Lavorare ! Anche quella lì era una parola che gli mordeva il cuore . Sapeva di condurre una vita oziosa perché la musica , la lettura , i fiori , qualche verso di tempo in tempo , cos ' erano se non vanità e perditempi ? E questa vita la conduceva in gran parte a carico d ' altri , perché , con le sue mille lire austriache l ' anno , come avrebbe vissuto ? Come avrebbe mantenuto la sua famiglia ? Aveva preso la laurea ma senza cavarne profitto alcuno . Diffidava delle proprie attitudini , si sentiva troppo artista , troppo alieno dalle arti curialesche , sapeva di non aver nelle vene sangue di forti lavoratori . Non vedeva salute che in una rivoluzione , in una guerra , nella libertà della patria . Ah quando l ' Italia fosse libera , come la servirebbe , con che forza , con che gioia ! Queste poesie nel cuore le aveva bene , ma il proposito e la costanza di prepararsi con gli studi a un tale avvenire , no . Mentr ' egli remava in silenzio scostandosi dalla riva , Luisa andava pensando come mai suo marito commiserasse la bambina perché non aveva denari . Non vi era contraddizione tra la fede , la pietà cristiana di Franco e questo sentimento ? Le vennero in mente le categorie del professor Gilardoni . Franco credeva fervidamente nella vita futura ma in fatto si attaccava con passione a tutto che la vita terrena ha di bello , di buono e di onestamente piacevole , compreso il tarocco , la primiera e i buoni pranzetti . Uno che osservava così scrupolosamente i precetti della Chiesa , che ci teneva tanto a mangiar di magro il venerdì e il sabato , a udire ogni domenica la spiegazione del Vangelo , avrebbe dovuto conformar la propria vita molto più severamente all ' ideale evangelico . Avrebbe dovuto temerlo e non desiderarlo , il denaro . « Buona lagata ! » , gridò lo zio dalla terrazza vedendo il battello e Luisa seduta sulla prora , nel chiaro di luna . In faccia al nero Bisgnago tutta la Valsolda si spiegava dal Niscioree alla Caravina nella pompa della luna , tutte le finestre di Oria e di Albogasio come le arcate di Villa Pasotti , come le casette bianche dei paeselli più lontani , Castello , Casarico , S . Mamette , Drano , parevano guardare , come ipnotizzate , il grande occhio fisso della Morta del cielo . Franco tirò i remi in barca . « Canta » , diss ' egli . Luisa non aveva mai studiato il canto ma possedeva una dolce voce di mezzo soprano , un orecchio perfetto e cantava molte arie d ' opera imparate da sua madre che aveva udito la Grisi , la Pasta , la Malibran durante l ' età d ' oro dell ' opera italiana . Cantò l ' aria di Anna Bolena : Al dolce guidami Castel natìo il canto dell ' anima , che prima scende e si abbandona poco a poco , per più dolcezza , all ' amore , e poi , abbracciata con esso , risale in uno slancio di desiderio verso qualche alto lume lontano che tuttavia manca alla sua felicità piena . Ella cantava e Franco , rapito , fantasticava che aspirasse ad essergli unita pure in quella parte superiore dell ' anima che finora gli aveva sottratta , che aspirasse a venir guidata da lui , in questa perfetta unione verso la meta dell ' ideale suo . E gli venivano le lagrime alla gola ; e il lago ondulante e le grandi montagne tragiche e quegli occhi delle cose fisi nella luna e la stessa luce lunare , tutto gli si riempiva del suo indefinibile sentimento , per cui quando di là dalla spezzata immagine dell ' astro luccicori argentei sfavillarono un momento fin sotto il Bisgnago , fin dentro il golfo ombroso del Dòi , se ne commosse come di arcani segni alludenti a lui che si facessero il lago e la luna , mentre Luisa compieva la frase : Ai verdi platani Al cheto rio Che i nostri mormora Sospiri ancor . La voce di Pasotti gridò dalla terrazza : « Brava ! » E la voce dello zio : « Tarocco ! » Nello stesso tempo si udirono i remi d ' una barca che veniva da Porlezza , si udì un fagotto scimmiottar l ' aria di Anna Bolena . Franco , che s ' era seduto sulla poppa del suo battello , salto in piedi , gridò lietamente : « Ehi là ! » . Gli rispose un bel vocione di basso : Buona sera , Miei signori , Buona sera , Buona sera . Erano i suoi amici del lago di Como , l ' avvocato V . di Varenna e un tal Pedraglio di Loveno , che solevano venire per far della musica in palese e della politica in segreto ; un segreto di cui Luisa sola era a parte . Anche dalla terrazza si gridava : « Bene , don Basilio ! » . « Bravo il fagotto ! » . E negli intervalli si udiva pure la voce di un signore che si schermiva dal tarocco . « No , no , Controllore gentilissimo , xe tardi , no ghe stemo più , no ghe stemo propramente più ! Oh Dio , oh Dio , La me dispensi , no posso , no posso ; ingegnere pregiatissimo , me raccomando a Ela . » Lo fecero poi giuocare , l ' ometto , con la promessa di non passar le due partite . Egli soffiò molto e sedette al tavolino con l ' ingegnere , Pasotti e Pedraglio . Franco sedette al piano e l ' avvocato gli si mise accanto col fagotto . Fra Pasotti e Pedraglio , due terribili motteggiatori , il povero signor Giacomo ebbe una mezz ' ora amara , piena di tribolazioni . Non gli lasciavano un momento di pace . « Come va , sior Zacomo ? » « Mal , mal . » « Sior Zacomo , non ci sono frati che passeggiano in pantofole ? » « Gnanca uno . » « E il toro ? Come sta il toro , sior Zacomo ? » « La tasa , La tasa . » « Maledetto , eh , quel toro , sior Zacomo ? » « Maledetissimo , sì signor . » « E la servente , sior Zacomo ? » « Zitto ! » , esclamò Pasotti a questa impertinente domanda di Pedraglio . « Abbiate prudenza . A questo riguardo il signor Zacomo ha dei dispiaceri da parte di certi indiscreti . » « Lassemo star , Controllore gentilissimo , lassemo star » , interruppe il signor Giacomo contorcendosi tutto , e l ' ingegnere lo esortò a mandar i due seccatori al diavolo . « Come , sior Zacomo » , riprese Pasotti , imperterrito : « non è un indiscreto quel piccolo sacerdote ? » . « Mi ghe digo aseno » , fremette il signor Giacomo . Allora Pasotti , tutto ridente e trionfante perché si trattava proprio d ' una burla sua , fece tacere Pedraglio che scoppiava dalla curiosità di saper la storia e rimise in corso il tarocco . Franco e l ' avvocato studiavano un pezzo nuovo per piano e fagotto , pasticciavano , si rifacevan ogni momento da capo ; ed ecco entrare in punta di piedi per non guastar le loro melodie , la signora Peppina Bianconi . Nessuno s ' accorse di lei tranne Luisa che se la fece sedere accanto , sul piccolo canapè vicino al piano . A Franco la signora Peppina , con la sua bontà cordiale , chiacchierona e sciocca , urtava i nervi ; a Luisa no . Luisa le voleva bene ma stava in guardia per il Carlascia . La Peppina aveva udito dal suo giardino quella canzonetta « inscì bella , neh » , e poi il fagotto , i saluti ; s ' era immaginata che avrebbero fatto musica e lei era « inscì matta , neh » , per la musica ! E poi c ' è quel signor avvocato « ch ' el boffa denter in quel rob inscì polito ! » . E poi c ' è il signor don Franco « parlèmen nanca , con quèi diavoi de did ! » Udir suonare il piano con quella precisione era proprio come udire un organetto ; e a lei gli organetti piacevano « inscì tant ! » . Soggiunse che temeva recar disturbo ma che suo marito l ' aveva incoraggiata . E domandò se quell ' altro signore di Loveno non suonava anche lui , se si fermavano un pezzo ; osservò che dovevano avere ambedue una gran passione per la musica . « Aspetta me , birbone d ' un Ricevitore » , pensò Luisa e rimpinzò sua moglie delle più comiche frottole sulla melomania di Pedraglio e dell ' avvocato , infilzandone tante più quanto più s ' irritava contro la gente odiosa da cui era forza salvarsi a furia di menzogne . La signora Peppina le inghiottì scrupolosamente tutte fino all ' ultima , accompagnandovi affettuose note di lieta meraviglia : « Oh bell , oh bell ! » . « Figürèmes ! » . « Ma guardee ! » . Poi , invece di ascoltare la diabolica disputa del piano col fagotto , parlò del Commissario di Porlezza e disse ch ' egli aveva l ' intenzione di venir a vedere i fiori di don Franco . « Venga pure » , fece Luisa , fredda . Allora la signora Peppina , approfittando di un uragano che Franco e l ' amico suo facevano insieme , arrischiò un discorsetto intimo che guai se il suo Carlascia l ' avesse udito ; ma fortunatamente il buon bestione dormiva nel proprio letto col berretto da notte tirato sugli orecchi . « Mi goo inscì mai piasè de sti car fior ! » , diss ' ella . Secondo lei , i Maironi avrebbero fatto bene ad accarezzare un poco il signor Commissario . Era intimo della marchesa e guai se gli veniva il ticchio di farli tribolare ! Era un uomo terribile , il Commissario . « El mè Carlo el baia un poo ma l ' è on bon omasc ; quell ' alter là , el baia minga , mah , neh !...» Per esempio , ella non sapeva niente , non aveva udito niente , ma se quel signor avvocato e quell ' altro signore fossero venuti per qualche altra cosa invece che per la musica e il Commissario venisse a saperlo , misericordia ! La luna trascinava i suoi splendori per il lago verso le acque di ponente ; il giuoco finì e il signor Giacomo si dispose a far accendere il suo lanternino , malgrado le esclamazioni di Pasotti . « Il lume , sior Zacomo ? È matto ? Il lume con questa luna ? » . « Per servirla » , rispose il signor Giacomo . « Prima ghe xe quel maledeto Pomodoro da passar , e po , cossa voria , adesso , la luna ! La diga che la xe la luna d ' agosto , anca ; perché siben che semo de setembre , la luna la xe d ' agosto . Ben ! una volta , sì signor , le lune d ' agosto le gera lunazze , tanto fate , come fondi de tina ; adesso le xe lunete , buzarete ... no , no , no . » E , acceso il suo lanternino , partì con Pasotti , accompagnato fino al cancello del giardinetto dall ' impertinente Pedraglio con le solite antifone sul toro e la servente , si avviò verso gli antri di Oria , col conforto delle giaculatorie di Pasotti : « gente maleducata , sior Zacomo , gente villana ! » , giaculatorie dette abbastanza forte perché gli altri potessero udire e ridere . Un sonoro sbadiglio dell ' ingegnere mise in fuga la signora Peppina . Pochi momenti dopo , preso il suo solito bicchier di latte , egli tolse commiato poeticamente : Crescono sul Parnaso e mirti e allori Felicissima notte a lor signori . Anche i due ospiti chiesero un po ' di latte : e Franco che intese il loro latino andò a pigliare una vecchia bottiglia del piccolo eccellente vigneto di Mainè . Quando ritornò , lo zio non c ' era più . Il bruno , barbuto avvocato , una quadratura di forza e di calma , alzò le due mani , chiamò silenziosamente a sé Franco da una parte , Luisa dall ' altra e disse piano , con la sua voce di violoncello , calda e profonda : « Notizie grosse » . « Ah ! » , fece Franco , spalancando gli occhi ardenti . Luisa diventò pallida e giunse le mani senza dir parola . « Sicuro » , fece Pedraglio , tranquillo e serio . « Ci siamo . » « Dite su , dite su , dite su ! » , fremette Franco . Fu l ' avvocato che rispose : « Abbiamo l ' alleanza del Piemonte con la Francia e l ' Inghilterra . Oggi la guerra alla Russia , domani la guerra all ' Austria . Volete altro ? » Franco abbracciò di slancio , con un singulto , i suoi amici I tre stettero abbracciati in silenzio , palpitando , stringendosi forte , nella ebbrezza della magica parola : guerra . Franco non si accorgeva di avere ancora la bottiglia in mano . Gliela tolse Luisa ; egli allora si staccò impetuoso dagli altri due e cacciatosi fra loro a braccia aperte , li trascinò via per la vita come una valanga , li portò in loggia ripetendo : « Contate , contate , contate » . Colà , chiuso per prudenza l ' uscio a vetri che mette sulla terrazza , l ' avvocato e Pedraglio misero fuori il loro prezioso segreto . Una signora inglese villeggiante a Bellagio , fervente amica dell ' Italia , aveva ricevuto da un ' altra signora , cugina di sir James Hudson , ministro d ' Inghilterra a Torino , una lettera di cui l ' avvocato possedeva la traduzione . La lettera diceva ch ' erano in corso a Torino , a Parigi e a Londra segretissime pratiche per avere la cooperazione armata del Piemonte in Oriente , che la cosa era in massima decisa fra i tre Gabinetti , che restavano solamente a risolvere alcuna difficoltà di forma perché il conte di Cavour esigeva i maggiori riguardi alla dignità del suo paese ; che a Torino si era certi di ricevere al più tardi in dicembre l ' invito ufficiale delle Potenze occidentali per accedere puramente e semplicemente al trattato del 10 aprile 1854 . Si affermava persino che il corpo di spedizione sarebbe comandato da S . A . R . il duca di Genova . V . leggeva , e Franco teneva stretta la mano di sua moglie . Poi volle leggere egli stesso e dopo lui lesse Luisa . « Ma ! » , diss ' ella . « La guerra all ' Austria ? Come ? » « Ma sicuro ! » , fece l ' avvocato . « Vuole che Cavour mandi il duca di Genova e quindici o ventimila uomini a battersi per i turchi se non ha in pugno la guerra all ' Austria ? La signora crede che non passerà un anno . » Franco scosse i pugni in aria con un fremito di tutta la persona . « Viva Cavour » , sussurrò Luisa . « Ah ! » , fece l ' avvocato . « Demostene non avrebbe potuto lodar il conte con efficacia maggiore . » Gli occhi di Franco s ' empirono di lagrime . « Sono uno stupido » , diss ' egli . « Cosa volete che vi dica ? » Pedraglio domandò a Luisa dove diavolo avesse cacciata la bottiglia . Luisa sorrise , uscì e ritornò subito col vino e i bicchieri . « Al conte di Cavour ! » , disse Pedraglio , sottovoce . Tutti alzarono il bicchiere ripetendo : « al conte di Cavour ! » e bevvero ; anche Luisa che non beveva mai . Pedraglio si versò dell ' altro vino e sorse in piedi . « Alla guerra ! » , diss ' egli . Gli altri tre si alzarono di slancio impugnando il bicchiere silenziosamente , troppo commossi per poter parlare . « Bisogna andarci tutti ! » , disse Pedraglio . « Tutti ! » , ripeté Franco . Luisa lo baciò con impeto , sulla spalla . Suo marito le afferrò il capo a due mani , le stampò un bacio sui capelli . Una delle finestre verso il lago era spalancata . Si udì , nel silenzio che seguì quel bacio , un batter misurato di remi . « Finanza » , sussurrò Franco . Mentre la lancia delle guardie di finanza passava sotto la finestra , Pedraglio fece « maledetti porci ! » così forte che gli altri zittirono . La lancia passò . Franco mise il capo alla finestra . Faceva fresco , la luna scendeva verso i monti di Carona , rigando il lago di una lunga striscia dorata . Che strano senso faceva contemplar quella romita quiete con l ' idea d ' una gran guerra vicina ! Le montagne , scure e tristi , parevano pensare al formidabile avvenire . Franco chiuse la finestra e la conversazione ricominciò sommessa , intorno al tavolino . Ciascuno faceva le proprie supposizioni sugli avvenimenti futuri , e tutti ne parlavano come di un dramma il cui manoscritto fosse già pronto fino all ' ultimo verso , con i punti e le virgole , nella scrivania del conte di Cavour . V . , bonapartista , vedeva chiaro che Napoleone intendeva vendicar lo zio demolendo uno ad uno i membri della Santa Alleanza : oggi la Russia , domani l ' Austria . Invece Franco , diffidentissimo dell ' imperatore , attribuiva l ' alleanza sarda al buon volere dell ' Inghilterra , ma riconosceva che , appena proclamata quest ' alleanza , l ' Austria , sacrificando i suoi interessi ai principii e agli odii si sarebbe schierata con la Russia , per cui Napoleone sarebbe stato costretto di combatterla . « Sentite » , disse sua moglie , « io invece ho paura che l ' Austria si metta dalla stessa parte del Piemonte . » « Impossibile » , fece l ' avvocato . Franco si sgomentò , ammirando la finezza dell ' osservazione , ma Pedraglio esclamò : « Off ! Sti zurucch chì hin trop asen per fà ona balossada compagna ! » e l ' argomento parve decisivo , nessuno ci pensò più , salvo Luisa . Si misero a discorrere di piani di campagna , di piani d ' insurrezione ; ma qui non andavano d ' accordo . V . conosceva gli uomini e le montagne del lago di Como come forse nessun altro , da Colico a Como e a Lecco . E dappertutto , lungo il lago , nella Val Menaggio , nella Vall ' Intelvi , nella Valsassina , nelle Tre Pievi aveva gente devota , pronta magari a menar le mani a un cenno del « scior avocàt » . Egli e Franco credevano utile qualunque movimento insurrezionale che valesse a distrarre anche una menoma parte delle forze austriache . Invece Luisa e Pedraglio erano del parere che tutti gli uomini validi dovessero ingrossare i battaglioni piemontesi . « Faremo la rivoluzione noi donne » , disse Luisa con la sua serietà canzonatoria . « Io , per parte mia , butterò nel lago il Carlascia . » Discorrevano sempre sottovoce , con una elettricità in corpo che dava luce per gli occhi e scosse per i nervi , assaporando il parlar sommesso con le porte e le finestre chiuse , il pericolo di avere quella lettera , la vita ardente che si sentivano nel sangue , le parole alcooliche a cui tornavano ogni momento . Piemonte , guerra , Cavour , duca di Genova , Vittorio Emanuele , cannoni , bersaglieri . « Sapete che ore sono ? » , disse Pedraglio guardando l ' orologio « Le dodici e mezzo ! Andiamo a letto . » Luisa uscì a prendere delle candele e le accese , stando in piedi ; nessuno si mosse e sedette anche lei . Allo stesso Pedraglio , quando vide le candele accese , passò la voglia di andar a letto . « Un bel Regno ! » , diss ' egli . « Piemonte » , disse Franco , « Lombardo - Veneto , Parma e Modena . » « E Legazioni » , fece V . Altra discussione . Tutti le avrebbero volute le Legazioni , specialmente l ' avvocato e Luisa ; ma Franco e Pedraglio avevano paura di toccarle , temevano di suscitare difficoltà . Si riscaldarono tanto che l ' allegro Pedraglio invitò i suoi compagni a gridare sottovoce : « Vosèe adasi , fioeu ! » . Allora fu V . che propose di andare a letto . Prese in mano la candela ma senza alzarsi . « Corpo di Bacco ! » , diss ' egli , non sapeva bene se in forma di conclusione o di esordio . In fatto aveva una gran voglia di parlare , di sentir parlare , e non sapeva cosa trovar di nuovo . « Proprio corpo di Bacco ! » , esclamò Franco ch ' era nelle stesse condizioni . Seguì un silenzio alquanto lungo . Finalmente Pedraglio disse : « Dunque ? » , e si alzò . « Andiamo ? » , fece Luisa avviandosi per la prima . « E il nome ? » , chiese l ' avvocato . Tutti si fermarono . « Che nome ? » « Il nome del nuovo Regno . » Franco posò subito la candela . « Bravo » , diss ' egli , « il nome ! » , come se fosse una cosa da decidere prima di andare a letto . Nuova discussione . Piemonte ? Cisalpino ? Alta Italia ? Italia ? Luisa posò presto la candela anche lei , e Pedraglio , perché gli altri non volevano passargli il suo Italia , la posò pure . Però siccome il dibattito andava troppo per le lunghe , riprese la candela e corse via ripetendo : « Italia , Italia , Italia , Italia ! » senz ' ascoltar i « zitto » e i richiami degli altri che lo seguivano in punta di piedi . Si fermarono ancora tutti a piè della scala che Pedraglio e l ' avvocato dovevano salire per andare a letto , e si diedero la felice notte . Luisa entrò nella vicina camera dell ' alcova ; Franco restò a veder salire i suoi amici . « Ehi ! » , diss ' egli a un tratto . Voleva parlar loro dal basso ma poi pensò invece di raggiungerli . « E se si perde ? » , sussurrò . L ' avvocato si contentò d ' uno sdegnoso « off ! » ma Pedraglio voltandosi come una iena afferrò Franco per il collo . Si dibatterono ridendo sul pianerottolo della scala e poi « addio ! » , Pedraglio corse su e Franco precipitò abbasso . Sua moglie lo aspettava ferma in mezzo alla camera , guardando l ' uscio . Appena lo vide entrare gli andò , grave , incontro , lo abbracciò stretto stretto , e quando egli , passati alcuni momenti , fece dolcemente atto di sciogliersi , raddoppiò la stretta , sempre in silenzio . Franco , allora , intese . Ella lo abbracciava adesso come lo aveva impetuosamente baciato prima , quando si era parlato di andar tutti alla guerra . Strinse egli pure le tempie di lei fra le mani , le baciò , le ribaciò i capelli e disse dolcemente : « Cara , pensa che gran cosa , dopo , questa Italia ! » . « Oh sì ! » , diss ' ella . Alzò il viso al viso di suo marito , gli offerse le labbra . Non piangeva ma gli occhi erano un poco umidi . Vedersi guardar così , sentirsi baciar così da quella creatura briosa e fiera valeva bene alcuni anni di vita , perché mai mai ella non era stata con lui , nella tenerezza , così umile . « Allora » , diss ' ella , « non resteremo più in Valsolda . Tu dovrai lavorare come cittadino , non è vero ? » « Sì , sì , certo ! » Si misero a discorrere con gran zelo , l ' una e l ' altro , di quel che avrebbero fatto dopo la guerra , come per allontanar la idea di una possibilità terribile . Luisa si sciolse i capelli e andò a guardar Maria nel suo lettino . La bimba si era prima , forse , svegliata e s ' era posto in bocca un ditino che poi pian piano , tornando il sonno , n ' era scivolato fuori . Ora dormiva con la bocca aperta e il ditino sul mento . « Vieni , Franco » , disse sua madre . Si piegarono ambedue sul lettino . Il visetto di Maria aveva una soavità di paradiso . Marito e moglie stettero a guardarla in silenzio e si rialzarono poi commossi , non ripresero il discorso interrotto . Ma quando furono a letto ed ebbero spento il lume , Luisa mormorò sulla bocca di suo marito : « Se viene quel giorno , tu vai ; ma vado anch ' io » . E non gli permise di rispondere . 3 . Con i guanti Pasotti , per far la burla più completa , rimproverò sua moglie di avere riferito al signor Giacomo il discorso di don Giuseppe circa la convenienza di quel tale matrimonio . La povera sorda cadde dalle nuvole , non sapeva né di discorsi né di matrimoni , protestò ch ' era una calunnia , scongiurò suo marito di non crederci , si disperò , quasi , perché il Controllore mostrava conservar un sospetto . Il maligno uomo si preparava un divertimento squisito ; dire al signor Giacomo e a don Giuseppe che sua moglie desiderava rimediare al mal fatto e metter pace , farli trovare tutti e tre insieme a casa sua , star ad ascoltare dietro un uscio la deliziosa scena che seguirebbe fra il signor Giacomo irritato , don Giuseppe atterrito , la Barborin addolorata e sorda . Ma il disegno gli fallì perché sua moglie non poté stare alle mosse e corse al « Palazz » a giustificarsi . Ella trovò don Giuseppe e la Maria in uno stato di agitazione straordinaria . Era capitato loro qualche cosa di grosso che la Maria avrebbe voluto dire e don Giuseppe no . Cedette il padrone a patto che la Maria non gridasse , che si facesse intendere a segni . Trovando contrasto anche su questa condizione , diventò addirittura , nella sua prudenza , furibondo e la serva non insistette . Siccome era corsa voce d ' un caso di colèra a Lugano nella persona d ' un tale venuto da Milano , dove il male c ' era , don Giuseppe aveva subito disposto che le provviste per cucina si facessero a Porlezza invece che a Lugano ; e ne aveva incaricato il Giacomo Panighèt , il postino che portava le lettere in Valsolda non tre volte il giorno , come ora si portano , ma due volte la settimana , com ' era la beata consuetudine del piccolo mondo antico . Ora , cinque minuti prima che venisse la signora Pasotti , il Giacomo Panighèt aveva portato il solito canestro e nel canestro s ' era trovata , sotto i cavoli , una letterina diretta a don Giuseppe . Diceva così : Lei che giuoca a primiera con don Franco Maironi , lo avverta che l ' aria di Lugano è molto migliore di quella di Oria . Tivano La Maria mostrò silenziosamente alla Pasotti il canestro ancora pieno , le rappresentò con una mimica efficace la scoperta della lettera , gliela diede a leggere . Appena la sorda ebbe letto incominciò una bizzarra , indescrivibile azione muta di tutti e tre . La Maria e don Giuseppe rappresentavano a furia di gesti e di occhiacci la loro sorpresa e il loro terrore ; la Pasotti , tra sgomenta e smarrita , li guardava a bocca aperta , col foglio in mano , come se avesse capito ; in fatto capiva solamente che la lettera doveva essere spaventosa . Ebbe un lampo , tese il foglio a don Giuseppe con la sinistra , puntando l ' indice della destra sulla parola Franco , incrocio quindi i polsi con una mimica interrogativa ; e poiché i due , riconosciuta la figura delle manette , si sbracciavano a far di sì col capo , diede in ismanie per l ' affezione grande che portava a Luisa e , senza curarsi più del suo proprio affare , spiegò per segni , come se anche gli altri due fossero stati sordi , che sarebbe corsa subito a Oria , da don Franco , e gli avrebbe recato lo scritto . Si cacciò la carta in tasca e prese la corsa senza quasi salutare né don Giuseppe né la Maria che si provarono inutilmente , mezzo spiritati , di afferrarla , di trattenerla , di raccomandarle ogni precauzione possibile . Ella sgusciò loro di mano e si mise a trottare , scuotendo il suo alto cappellone , trascinando per terra la sua vecchia sottana grigia , verso Oria , dove arrivò tutta scalmanata , con la testa piena di gendarmi , di perquisizioni , d ' arresti , di terrori e di pianti . Salì le scale del giardinetto Ribera , entrò difilata in sala , vide gente , riconobbe il Ricevitore e l ' I . R . Commissario di Porlezza , si sgomentò dubitando che fossero lì per il terribile colpo , ma vide pure la signora Bianconi , il signor Giacomo Puttini e respirò . Il Commissario , seduto al posto d ' onore , sul canapè grande , presso l ' ingegnere in capo , parlava molto , con grande facilità e brio , guardando di preferenza Franco come se Franco fosse il solo per il quale valesse la pena di spendere fiato e spirito . Franco stava in una poltrona , muto , ingrugnato quale chi sta in casa altrui e sente un puzzo che non può convenientemente fuggire né maledire . Si discorreva della campagna di Crimea e il Commissario magnificava il piano degli alleati di attaccare il colosso in un punto vitale per le sue ambizioni , parlava della barbarie russa e persino dell ' Autocrata in modo da far rabbrividire Franco per il timore di un ' alleanza anglo - franco - austriaca e da far strabiliare il Carlascia che aveva le idee del 1849 e vedeva nello Czar un grosso amicone di casa . « E Lei , signor primo deputato politico » , disse il Commissario volgendo il suo giallastro sorriso ironico al signor Giacomo , « cosa ne dice Lei ? » Il signor Giacomo batté gli occhietti e , palpatesi alquanto le ginocchia , rispose : « Mi , signor Commissario riveritissimo , de Russia né de Franza né de Inghilterra no me ne intendo e no me ne intrigo . Lasso che i se la despàta . Ma mi , ghe digo la verità , me fa pecà el poro can del Papuzza . Lü xe quieto come un polesin e questi ghe fà momò : lü no ciama agiuto e quei core in zinquanta a giutarlo , e intanto i ghe xe adosso tuti , e magna che te magna , el poro Papuzza , sia ch ' el vinza , sia ch ' el perda , el me resta in camisa » . Con questo nomignolo di Papuzza ( babbuccia ) , il signor Giacomo designava venetamente il Turco . Era la personificazione della Turchia in un turco ideale , con tanto di turbante , di barba , di pancia e di babbucce . Nella sua qualità di uomo pacifico e di semi - libero pensatore , il Puttini aveva un debole per il pigro , placido e bonario Papuzza . « Stia tranquillo » , disse ridendo il Commissario . « Il suo amico Papuzza se la caverà benone . Siamo amici di Papuzza anche noi e non lo lasceremo mutilare né svenare . » Franco non si tenne dal brontolare con tanto di cipiglio : « Sarebbe però una bella ingratitudine verso la Russia ! » Il Commissario tacque , e la signora Peppina propose , con un tatto insolito , di andare a vedere i fiori . « Meglio ! » , fece l ' ingegnere , assai contento che si troncasse quel dialogo . Nel passar della sala nel giardinetto , il Commissario prese familiarmente il braccio di Franco e gli disse all ' orecchio : « Ha ragione , sa , dell ' ingratitudine , ma certe cose noi impiegati non le possiamo dire » . Franco , a cui il tocco della Imperial Regia mano bruciava , fu sorpreso di questa uscita . Se colui avesse avuto una faccia più italiana , gli avrebbe creduto ; con quella faccia calmucca non gli credette e lasciò cader il discorso . Lo ripigliò l ' altro , sottovoce , affacciandosi alla ringhiera verso il lago e fingendo di guardar il ficus repens che veste la muraglia . « Si guardi anche Lei » , diss ' egli , « da certe parole . C ' è delle bestie che possono interpretar male . » E accennò leggermente col capo al Ricevitore . « Se ne guardi , se ne guardi ! » « Grazie » , rispose Franco , asciutto , « ma non credo che avrò bisogno di guardarmi . » « Non si sa , non si sa , non si sa » , sussurrò il Commissario , e toltosi di là , andò , seguito da Franco , dove il Ricevitore e l ' ingegnere discorrevano di tinche presso la scaletta che scende al secondo ripiano del giardinetto . Lì presso c ' era il famoso vaso rosso di gelsomini . « Questo rosso sta male , signor Maironi » , disse il bestione ex abrupto , e diede un colpo all ' aria con la mano come per dire « via ! » . In quel momento Luisa si affacciò al giardino dalla sala e chiamò suo marito . Il Commissario si voltò al suo zelante accolito e gli disse bruscamente : « Lasci stare ! » La Pasotti partiva e voleva salutare Franco . Questi desiderava farla uscire per il giardino ma ella , volendo evitare le cerimonie con quegli altri signori , preferì di scender per la scala interna e Franco l ' accompagnò fino alla porta di strada , ch ' era aperta . Con suo grande stupore , la Pasotti , invece di uscire , chiuse la porta e si mise a fargli una mimica concitata , affatto inintelligibile , accompagnandola di sospiri tronchi e di stralunamenti d ' occhi : dopo di che si levò di tasca una lettera e gliela porse . Franco lesse , si strinse nelle spalle e intascò la carta . Poi , siccome la Pasotti consigliava , con la sua mimica disperata , fuga fuga , Lugano Lugano , la rassicurò con un gesto sorridendo . Colei gli afferrò ancora una volta le mani , scosse ancora con un fremito di supplica , il cappellone inclinato a destra e i due lunghi riccioli neri . Poi spalancò gli occhi , porse le labbra in fuori quanto poté , si calcò l ' indice sul naso nel segno del silenzio . « Anca con Pasott ! » , diss ' ella ; e furono le sole sue parole durante tutta questa spiegazione ; dopo le quali scappò . Franco risalì le scale , pensando ai casi suoi . Poteva essere un falso allarme , poteva essere una cosa seria . Ma perché mai lo si sarebbe arrestato ? Cercò di ricordare se avesse in casa qualche cosa di compromettente e non trovò nulla . Pensò ad una perfidia della nonna ma cacciò subito quest ' idea , se ne rimproverò e rimise ogni decisione a più tardi , quando avrebbe parlato a sua moglie . Ritornò nel giardinetto dove il Commissario , appena lo vide , gli chiese di mostrargli certe dalie che la signora Peppina vantava . Udito che le dalie erano nell ' orto , propose a Franco di accompagnarvelo . Potevano andar soli ; tanto , gli altri erano profani . Franco accettò . Il contegno di quel piccolo birro inguantato già pareva molto strano ; avrebbe pur voluto capire se potesse in qualche modo accordarsi con l ' avvertimento misterioso . « Senta , signor Maironi » , disse risolutamente il Commissario quando Franco ebbe chiuso dietro a sé l ' uscio dell ' orto . « Le voglio dire una parola . » Franco , che stava scendendo i due scalini appoggiati alla soglia della porta , si fermò e aggrottò le sopracciglia . « Venga qua ! » , soggiunse l ' altro , imperioso . « Ciò che sto per fare è forse contro il mio dovere ma lo faccio egualmente . Sono troppo amico della signora marchesa Sua nonna per non farlo . Lei corre un gravissimo pericolo . » « Io ? » , disse Franco , freddamente . « Quale ? » Franco aveva rapida e sicura l ' intuizione del pensiero altrui . Le parole del Commissario si accordavano bene con quelle portategli dalla Pasotti ; pure egli sentì , in quel momento , che il piccolo birro aveva un tradimento nel cuore . « Quale ? » , rispose costui . « Mantova ! » Franco udì senza batter ciglio il formidabile nome , sinonimo di segrete e di forche . « Io non posso aver paura di Mantova » , diss ' egli . « Non ho fatto nulla per andar a Mantova . » « Eppure ! » « Di che cosa mi accusano ? » , ripeté Franco . « Questo lo sentirà se resta qui » , rispose il Commissario , pigiando sulle ultime parole . « E adesso vediamo le dalie . » « Non ho fatto nulla » , tornò a dire Franco . « Non mi muovo . » « Vediamo queste dalie , vediamo queste dalie ! » , insistette il Commissario . Parve a Franco che avrebbe dovuto ringraziar quell ' uomo e non poté farlo . Gli mostrò i suoi fiori con quel tanto di cortesia che occorreva , con perfetta tranquillità ; e lo ricondusse dall ' orto in casa , discorrendo di non so qual professore Maspero , di non so qual segreto per combattere l ' oïdium . In sala si discorreva di un altro peggiore oïdium . La signora Peppina aveva in corpo una terribile paura del colèra . Riconosceva , sì , che il colèra ammoniva ogni buon cristiano di mettersi in grazia di Dio e che quando si è in grazia di Dio è una fortuna di andar all ' altro mondo : « Ma però , anca la pell , neh ! Quella cara pelascia ! A pensà che l ' è domà vüna ! » . « Il colèra » , disse Luisa , « se avesse giudizio , potrebbe fare bellissime cose ; ma non ne ha . » « Vede » , sussurrò alla signora Peppina , mentre il Biancòn si alzava per andare incontro al Commissario di ritorno con Franco , « il colèra è capace di portar via Lei e di lasciar qui Suo marito . » A questa uscita stravagante la signora Peppina ebbe un sussulto di spavento , fece « Esüsmaria ! » e poi capì di essersi tradita , di non aver mostrato per il suo Carlascia quella tenerezza di cui parlava sempre , afferrò il ginocchio della sua vicina e si piegò a dirle sottovoce , rossa come un papavero : « Citto , citto , citto ! » Ma Luisa non badava più a lei ; un ' occhiata di Franco le aveva detto ch ' era successo qualche cosa . Partita tutta quella gente , lo zio Piero si mise a leggere la Gazzetta di Milano e Luisa disse a suo marito : « Sono le tre , andiamo a svegliar Maria » . Quando fu con lui nella camera dell ' alcova , invece di aprir le imposte , gli domandò cosa fosse accaduto . Franco le raccontò tutto , dal biglietto della Pasotti allo strano contegno , alla strana confidenza del Commissario . Luisa lo ascoltò molto seria ma senza dar segno di timore . Esaminò il biglietto misterioso . Ella e Franco sapevano che fra gli agenti governativi di Porlezza v ' era un galantuomo il quale nel 1849 e nel 1850 aveva salvato parecchi patrioti avvertendoli segretamente ; ma sapevano pure che quel galantuomo là non conosceva l ' ortografia né la grammatica . Il biglietto portato dalla Pasotti era correttissimo . Quanto al Commissario , si sapeva che era uno dei più tristi e maligni arnesi del Governo . Luisa approvò la risposta di suo marito . « Giurerei che ti vogliono far partire » , diss ' ella . Franco lo pensava pure ma senza trovarne un ragionevole perché . Luisa ne aveva bene in mente uno , suggeritole dal suo disprezzo per la nonna . Il Commissario era un buon amico della nonna , l ' aveva detto egli stesso per un raffinamento , secondo lei , di astuzia . Nel guanto del Commissario vi era l ' artiglio della nonna . Non Franco solo ma tutti si volevano colpire ; e si volevano colpire nella persona di colui che sosteneva la famiglia con le proprie fatiche , col proprio generoso cuore . Ella sapeva , per discorsi riferitile dalle solite lingue odiose , che la nonna detestava lo zio Piero perché lo zio Piero aveva dato modo a suo nipote di ribellarsi a lei e di vivere nella ribellione , abbastanza comodamente . Ora si cercava un pretesto di colpirlo . La fuga del nipote sarebbe stata una confessione e , per un Governo come l ' austriaco , un buon pretesto di colpir lo zio . Luisa non lo disse subito , solamente lasciò capire che aveva un ' idea ; allora suo marito gliela fece , poco a poco , metter fuori . Uditala , ci credette nel suo cuore ma protestò a parole , cercò difender la nonna da un ' accusa troppo poco fondata e troppo mostruosa . Comunque la cosa fosse , marito e moglie si accordavano interamente nella risoluzione di non muoversi , di aspettare gli avvenimenti . Perciò non stettero più a fare né a discutere supposizioni . Luisa si alzò , andò ad aprire le imposte , si voltò a guardar sorridendo suo marito nella luce ; gli stese la mano ch ' egli strinse e scosse col cuore caldo e la lingua impedita . Pareva loro di esser soldati condotti per una via quieta al rombo lontano del cannone , a Dio sa qual sorte . 4 . Con gli artigli L ' ingegnere in capo non si accorse di nulla , e due giorni dopo , spirata la sua licenza , se n ' andò via in barca , pacifico nel suo soprabitone grigio da viaggio , insieme alla Cia , la sua governante . Passarono altri dieci giorni senza novità alcuna , cosicché Franco e Luisa si persuasero che proprio fosse stato teso loro un tranello e che la Polizia non si lascerebbe vedere . La sera del primo ottobre fecero allegramente il tarocco con Puttini e Pasotti e , partiti gli ospiti per tempo , andarono a letto . Luisa , nel baciar la bambina che dormiva , la sentì calda . Le toccò le mani e le gambe . « Maria ha la febbre » , diss ' ella . Franco pigliò la candela e guardò . Maria dormiva con la testina piegata sulla spalla sinistra secondo il suo solito . Il bel visetto , sempre accigliato nel sonno , era un po ' acceso , la respirazione un po ' frequente . Franco si spaventò , immaginò in un momento il morbillo , la scarlattina , il gastrico , l ' infiammazione cerebrale . Luisa , più tranquilla , pensò ai vermi , preparò la santonina sul tavolino da notte . Poi padre e madre si coricarono senza rumore , spensero il lume , stettero ad ascoltar con pena il sottile respiro breve della piccina . Si assopirono e furono svegliati intorno alla mezzanotte , da Maria che piangeva . Accesero il lume e Maria si chetò , prese la santonina . Poi uscì da capo a piangere , volle esser portata nel letto grande , fra la mamma e il papà e in breve vi pigliò sonno ; ma era un sonno inquieto , interrotto da pianti . Franco tenne il lume acceso per poterla osservare meglio . Pendevano , egli e sua moglie , sulla loro creatura quando all ' uscio di strada furono precipitosamente battuti due colpi . Franco balzò a sedere sul letto . « Hai udito ? » , diss ' egli . « Zitto ! » , fece Luisa afferrandogli un braccio e tendendo l ' orecchio . Due altri colpi , più forti . Franco esclamò : « La Polizia ! » , e saltò a terra . « Va ' , va ' ! » , supplicò lei , sottovoce . « Non lasciarti prendere ! Passa dal cortiletto ! Scavalca il muro ! » Egli non rispose , si vestì a mezzo , in furia , e si slanciò fuori della camera , risoluto di non lasciar volontariamente la sua Luisa , la sua Maria malata , sdegnoso del pericolo . Discese le scale a salti . « Chi è ? » , diss ' egli , prima di aprire . « La Polizia ! » , si rispose . « Aprite subito ! » « A quest ' ora non apro a chi non vedo . » Si udì un breve dialogo nella strada . La voce di prima disse : « Parli lei » , e la voce che parlò poi era ben conosciuta da Franco . « Apra , signor Maironi . » Era la voce del Ricevitore . Franco aperse . Entrò un signore vestito di nero , in occhiali ; dopo di lui , il bestione ; dopo il bestione un gendarme con una lanterna ; poi tre altri gendarmi armati , due semplici e un graduato che portava un gran sacco di cuoio . Qualcuno rimase fuori . « Lei è il signor Maironi ? » , disse quel dagli occhiali , un aggiunto della Polizia di Milano . « Venga di sopra con me » . E tutta la compagnia si avviò sulle scale con uno strepito di passi pesanti , di ferramenta soldatesche . Non erano ancora al primo piano che la scala si illuminò in alto , singhiozzi e gemiti scoppiarono al secondo piano . « Questa è Sua moglie ? » , chiese l ' aggiunto . « Crede ? » , rispose Franco , ironico . Il Ricevitore mormorò : « Sarà la domestica » . L ' aggiunto si voltò a dare un ordine , due gendarmi si fecero avanti , salirono in fretta al secondo piano . Il poliziotto domandò a Franco , più aspramente di prima : « Sua moglie è a letto ? » . «Naturalmente.» « Dove ? Bisogna che si alzi ! » L ' uscio dell ' alcova si aperse , comparve Luisa , in veste da camera con i capelli sciolti e con una candela in mano , mentre un gendarme si affacciava al ripiano superiore della scala a dir che la serva era mezzo svenuta e non poteva venir giù . L ' aggiunto gli ordinò di lasciar il suo compagno presso la donna e di scendere . Poi salutò la signora che non rispose al saluto . Sperando che Franco fuggisse , ella si era affrettata di uscir di camera per trattenere , per ingannare , se possibile , la Polizia . Vide suo marito , trasalì , palpitò , ma si rimise subito . L ' aggiunto si avanzò per entrar in camera . « No ! » , esclamò Franco . « C ' è un ' ammalata ! » Luisa impugnò la maniglia dell ' uscio chiuso guardando colui in faccia . « Questa malata chi è ? » , domandò l ' aggiunto . « Una bambina . » « Eh , cosa vogliono che le facciamo ? » « Scusi » , disse Luisa scotendo nervosamente la maniglia quasi in atto di sfida . « Hanno bisogno d ' entrare tutti ? » «Tutti.» Al rumore delle voci e della maniglia la piccola Maria si mise a piangere un pianto di stanchezza desolata , che faceva male al cuore . « Luisa » , disse Franco , « lascia che questi signori facciano la loro parte ! » L ' aggiunto era un giovane , alquanto elegante , dalla fisonomia fine e cattiva . Lanciò a Franco una occhiata sinistra . « Ascolti Suo marito , signora » , diss ' egli tanto per mordere di rimando , a qualche modo . « Lo trovo prudente . » « Meno di lei che si fa scortare da un esercito ! » , rispose Luisa aprendo l ' uscio . Quegli la guardò , si strinse nelle spalle e passò oltre , seguito dagli altri . « Aprano tutto , qui ! » , diss ' egli forte , ruvidamente , indicando la scrivania . I grandi occhi cilestrini di Franco lampeggiarono . « Parli sottovoce ! » , diss ' egli . « Non mi spaventi la bambina ! » « Silenzio a Lei ! » , tuonò l ' aggiunto calando un pugno sulla scrivania . « Apra ! » La bambina , a quello strepito , si mise a singhiozzare disperatamente . Franco , furibondo , scagliò la chiave sulla scrivania . « A Lei ! » , diss ' egli . « Ella è in arresto ! » , gridò l ' aggiunto . « Va bene ! » Mentre Franco rispondeva così , Luisa , che si era chinata tutta sulla sua creatura per cercar di quietarla , rialzò impetuosamente il viso . « Ci ho diritto anch ' io , a quest ' onore » , diss ' ella con la sua bella voce vibrante . L ' aggiunto non degnò rispondere , fece aprire e rovistare da un gendarme tutti i cassetti della scrivania , levarne lettere e carte ch ' egli esaminava rapidamente e buttava parte a terra , parte nel gran sacco di cuoio . Dopo la scrivania venne la volta dei cassettoni dove tutto fu messo sossopra . Dopo i cassettoni fu visitato il lettuccio di Maria . L ' aggiunto ordinò a Luisa di levar la bambina dal letto grande ch ' egli intendeva pure di visitare . « Mi metta il lettuccio in ordine » , rispose Luisa fremente . Fino a quel momento il bestione Carlascia era sempre stato lì muto e duro dietro i suoi baffi , come se quella bisogna , forse da lui desiderata in astratto , non fosse stata poi , in pratica , interamente di suo gusto . Adesso si mosse e , senza parlare , si pose ad accomodar con le sue manacce enormi le materasse e le lenzuola del lettuccio . Luisa vi posò la bambina e anche il letto grande fu sfatto e frugato senza frutto . Maria non piangeva più , guardava quella baraonda con tanto d ' occhi spalancati . « Adesso vengano con me » , disse l ' aggiunto . Luisa si tenne sicura d ' esser condotta via con suo marito e chiese che si facesse scendere la sua domestica per affidarle la bambina . All ' idea che Luisa pure fosse tratta in arresto , che si volesse togliere a Maria malata anche la madre , Franco , fuori di sé dalla collera e dal dolore , mise un grido di protesta : « Questo non è possibile ! Lo dica ! » L ' aggiunto non degnò rispondergli , ordinò che si facesse venir la fantesca . La fantesca , mezza morta di paura , entrò fra i gendarmi , gemendo e singhiozzando . « Stupida ! » , mormorò Franco , fra i denti . « La donna starà qui con la bambina » , disse l ' aggiunto . « Loro vengano con me . Devono assistere alla perquisizione . » Fece prendere dei lumi , lasciò un gendarme nell ' alcova e passò in sala , seguito dagli altri gendarmi , dal Bianconi , da Franco e Luisa . « Prima di continuar la perquisizione » , diss ' egli , « domanderò Loro ciò che avrei domandato prima se il Loro contegno fosse stato migliore . Mi dicano se tengono armi o pubblicazioni sediziose o carte , sia stampate che manoscritte , ostili all ' Imperial Regio Governo . » Franco rispose forte : « No » . « È quello che vedremo » , fece l ' aggiunto . « Si accomodi . » Mentre l ' aggiunto faceva scostar i mobili dalle pareti , guardare e frugare dappertutto , venne in mente a Luisa che otto o dieci anni prima lo zio le aveva fatto vedere , nel cassettone di una camera del secondo piano , una vecchia sciabola che vi stava sin dal 1812 . Era la sciabola di un altro Pietro Ribera , tenente di cavalleria , caduto a Malojaroslavetz . In quella camera , che stava sopra la cucina , non ci dormiva mai nessuno , non ci si andava quasi mai ; era come se non ci fosse . Luisa aveva dimenticato del tutto la vecchia sciabola dell ' Impero . Dio , le veniva in mente adesso ! Se anche lo zio l ' avesse dimenticata ! Se non l ' avesse consegnata nel '48 , dopo la guerra ; quando tutte le armi si dovevano consegnare , pena la vita ! Avrà pensato , lo zio , nella sua semplicità patriarcale , che quel ricordo di famiglia , giacente da trentasei anni nel fondo d ' un cassettone , era pure diventato un arnese pericoloso e proibito ? E Franco , Franco che non sapeva niente ! Luisa teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola ; la seggiola scricchiolò tutta sotto una stretta convulsa ; ell ' alzò le mani , atterrita come se avesse parlato . Vedeva il poliziotto passar di camera in camera con i suoi gendarmi , giungere a quella , aprire il cassettone , frugare , trovar la sciabola . Faceva ogni sforzo di ricordar il posto preciso dove l ' aveva veduta , d ' immaginar una via di scampo , e taceva seguendo con gli occhi , macchinalmente , la candela che un gendarme accostava , secondo i cenni del suo capo , ora ad un cassetto aperto , ora ad una cantoniera , ora ad un quadro che colui alzava per guardarvi dietro . Non le veniva in mente nessun rimedio . Se lo zio non aveva pensato di levar la sciabola , c ' era solo da sperare che non si visitasse anche quella camera . Franco , appoggiato alla stufa , seguiva , scuro nella fronte , ogni atto di quella gente . Quando cacciavano le mani nei cassetti , gli si vedeva la collera nel giuoco muto delle mascelle . Non si udiva che qualche ordine tronco dell ' aggiunto , qualche risposta sommessa dei gendarmi . Nulla si moveva intorno ad essi se non le loro grandi ombre traballanti per le pareti . Il silenzio del Ricevitore , di Franco e di Luisa pareva , in una sala da giuoco proibito , intorno alle voci brevi dei giuocatori , il silenzio di coloro che hanno puntato forte . La sinistra faccia , la sinistra voce dell ' aggiunto , quantunque nulla si trovasse , non cambiavano mai . A Luisa egli pareva un uomo sicuro d ' arrivare al suo scopo . E non poter far niente , neppur avvertire Franco ! Ma forse era meglio che non lo sapesse , forse quest ' ignoranza poteva salvarlo . Visitate la sala e la loggia , l ' aggiunto passò nel salotto . Pigliò la candela dalle mani del gendarme e fece una rapida rassegna dei piccoli uomini illustri . « Il signor ingegnere in capo Ribera » , diss ' egli vedendo i ritratti di Gouvion Saint - Cyr , di Marmont e di altri generali napoleonici , « avrebbe fatto molto meglio a tener il ritratto di S . E . il feld - maresciallo Radetzky . Non c ' è ? » « No » , rispose Franco . « Che razza d ' impiegati ! » , fece colui con un disprezzo , con un ' arroganza da non dire . « Hanno gl ' impiegati il dovere » , scattò Franco , « di tenere ritratti ... » « Non sono qui » , lo interruppe l ' aggiunto , « per discutere con Lei ! » Franco voleva replicare . « Citto , Lei , con quella lingua lunga quatter brazza ! » , fece il Ricevitore , burbero . L ' aggiunto uscì dal salotto nel corridoio che conduce alla scala . Salirebbe , pensava Luisa , o non salirebbe ? Salì ed ella gli tenne dietro senza tremare ma immaginando con una rapidità vertiginosa tante cose diverse che potevano accadere . Rotavano , per così dire , nella sua mente tutte le possibilità del momento , le sciagurate e le prospere . Se si fermava sulle prime , l ' orrore la portava di slancio alle seconde ; se si fermava su queste , la fantasia ritornava con avidità perversa alle prime . Prima ancora di porre il piede nel corridoio del secondo piano , udì Maria piangere . Franco chiese all ' aggiunto che permettesse a sua moglie di scendere dalla bambina ma ella protestò che voleva restare . L ' idea di non essere con lui quando si scoprisse l ' arma , l ' atterriva . Intanto l ' aggiunto entrò in uno stanzino dov ' erano parecchi libri , trovò un ' opera stampata a Capolago col titolo Scritti letterari di un italiano vivente e domandò : « Chi è quest ' italiano vivente ? » « Il padre Cesari » , rispose Franco , audacemente . L ' altro , ingannato da quella prontezza e da quel nome di frate , si diede l ' aria dell ' uomo colto , disse : « Ah , conosco ! » , e ripose il libro , chiese dove dormisse l ' ingegnere in capo . Luisa era troppo soggiogata da un ' angoscia sola per sentir altro , ma Franco , a veder entrare il birro e i suoi nella camera dello zio così pulita e ordinata , così piena del suo buono , pacifico spirito , a pensar che colpo sarebbe per il povero vecchio una notizia siffatta , si sentì uno struggimento , una rabbia da piangerne . « Mi pare » , diss ' egli , « che almeno questa camera dovrebb ' essere rispettata . » « Ella si tenga le Sue osservazioni » , rispose l ' aggiunto , e incominciò con far buttare all ' aria coperte e materasse . Poi volle la chiave del cassettone . L ' aveva Franco , che discese , accompagnato da un gendarme , a prenderla nella sua camera . Lo zio gliel ' aveva consegnata prima di partire dicendogli che , ad un bisogno , avrebbe trovato un po ' di cum quibus nel primo cassetto . Aprirono . V ' era un rotolo di svanziche , alcune lettere e carte , dei portafogli e dei taccuini vecchi , dei compassi , delle matite , una scodellina di legno con varie monete . L ' aggiunto esaminò ogni cosa minutamente , scoperse fra le monete della scodellina uno scudo di Carlo Alberto e un pezzo di quaranta lire del Governo Provvisorio di Lombardia . « Il signor ingegnere in capo » , disse l ' aggiunto , « ha conservato queste monete con una cura straordinaria ! D ' ora in poi le conserveremo noi . » Chiuse il cassetto e restituì la chiave senza aprire gli altri . Uscì poi nel corridoio e si fermò , incerto . Il Ricevitore lo credette disposto a scendere e siccome il corridoio era quasi buio e la scala non si vedeva , s ' incamminò egli , come più pratico , a destra , verso la scala , dicendo : « Di qua » . La stanza della sciabola era a sinistra . « Aspetti » , disse l ' aggiunto . « Guardiamo anche qui dentro . » E voltosi a sinistra spinse quel tale uscio . Luisa , ch ' era rimasta l ' ultima del seguito , giunto il momento supremo , si fece avanti . Il cuore , che durante l ' indecisione dell ' aggiunto le aveva martellato a furia , si chetò come per miracolo . Ora ella era fredda , intrepida e pronta . « Chi dorme qui ? » , le chiese l ' aggiunto . « Nessuno . Dormivano qui i genitori di mio zio che sono morti da quarant ' anni . Dopo non vi ha più dormito nessuno . » Nella camera v ' erano due letti , un canapè , un cassettone . L ' aggiunto accennò ai gendarmi di aprire il cassettone . Si provarono ; era chiuso a chiave . « Debbo averla io , la chiave » , disse Luisa con perfetta indifferenza . Discese accompagnata da un gendarme e risalì con un cestellino pieno di chiavi , lo porse all ' aggiunto . « Non la conosco » , disse , « non si adopera mai . Dev ' essere una di queste . » Colui le provò tutte inutilmente . Poi le provò il Ricevitore , poi Franco . La buona non c ' era . « Mandi a S . Mamette , faccia venire il fabbro » , disse Luisa tranquillamente . Il Ricevitore guardò l ' aggiunto come per dirgli : « Mi pare inutile » . Ma l ' aggiunto gli voltò le spalle ed esclamò volto a Luisa : « Questa chiave ci dev ' essere » . Il cassettone , un vecchio mobile rococò , aveva maniglie di metallo ad ogni cassetto . Uno dei gendarmi , il più robusto , si provò di aprire a forza . Non gli riuscì né col primo né col secondo cassetto . In quel punto Luisa si risovvenne che aveva veduto la sciabola nel terzo , insieme a certi disegni arrotolati . Il gendarme afferrò le maniglie del terzo cassetto . « Questo non è chiuso » , diss ' egli . Infatti il cassetto si aperse facilmente . L ' aggiunto pigliò il lume e si chinò a guardarvi dentro . Franco si era seduto sul canapè e guardava i travicelli del soffitto . Sua moglie , quando vide il cassetto aperto , gli sedette accanto , gli prese e gli strinse una mano spasmodicamente . Udì sfogliar carte e il Ricevitore mormorar con voce benigna : « Disegni » . Poi l ' aggiunto fece : « Oh ! » . I satelliti si chinarono a guardare ; Franco trasalì . Ella ebbe la forza di levarsi per vedere e dire : « Cosa c ' è ? » . L ' aggiunto aveva in mano una lunga , curva busta di cartone , che portava un biglietto scritto . Egli lo aveva prima letto silenziosamente e ora lo lesse forte con un accento inesprimibile di soddisfazione e di sarcasmo . « Sciabola del tenente Pietro Ribera ucciso a Malojaroslavetz , 1812.» Franco balzò in piedi , sorpreso , incredulo , e in pari tempo l ' aggiunto aperse la busta . Franco non la poteva vedere ; guardò sua moglie , che la vedeva . Sua moglie aveva le labbra bianche . Lo credette spavento e non gli pareva possibile . Era gioia : la busta non conteneva che un fodero vuoto . Luisa si trasse nell ' ombra precipitosamente , cadde a sedere sul canapè , lottò contro un violento tremito interno , s ' irritò con se stessa , si disprezzò e lo vinse . Intanto l ' aggiunto , preso il fodero e guardatolo per ogni verso , chiese a Franco dove fosse l ' arma . Franco fu per rispondere che non lo sapeva com ' era vero . Ma questa potendo parere una giustificazione personale , rispose invece : « In Russia » . La sciabola non era in Russia , era confitta nella melma , in fondo al lago , dove l ' aveva segretamente gittata lo zio Piero , invece di consegnarla . « E perché hanno scritto sciabola ? » , fece il Ricevitore tanto per mostrare un po ' di zelo anche lui . « Chi ha scritto è morto » , disse Franco . « Questa chiave subito ! » , esclamò rabbiosamente il Commissario . Stavolta Luisa la trovò e gli altri due cassetti furono aperti ; uno era vuoto , l ' altro conteneva delle coperte di lana e della lavanda . La perquisizione finì qui . L ' aggiunto discese in sala e intimò a Franco di prepararsi a seguirlo dentro un quarto d ' ora . « Ma ci arresti tutti , dunque ! » , esclamò Luisa . L ' aggiunto si strinse nelle spalle e ripeté a Franco : « Dentro un quarto d ' ora . Lei ! Vada pure nella Sua camera » . Franco trascinò via Luisa , la supplicò di tacere , di rassegnarsi per amor di Maria . Egli pareva un altro , non mostrava né dolore né collera , aveva nel viso e nella voce una dolcezza seria , una virile tranquillità . Mise nella valigia poca biancheria , un Dante e un Almanach du jardinier che aveva sul tavolino da notte , si chinò un momento su Maria che dormiva e non le diede un bacio per non svegliarla , baciò invece Luisa e , poiché stavano sotto gli occhi dei gendarmi posti alle due uscite della camera , si sciolse presto dalle sue braccia dicendole in francese che non conveniva dare spettacolo a quei signori . Prese la valigia , andò a porsi agli ordini dell ' aggiunto . Questi aveva la barca a cinquanta passi da casa Ribera , verso Albogasio , all ' approdo che chiamano del Canevaa . Uscendo dal sottoportico cavalcato dalla casa , Franco si udì sopra la testa uno strepito d ' imposte , vide batter sulla faccia bianca della chiesa il lume della sua camera e si voltò a dir verso la finestra : « Manda a chiamar il medico , domattina ! Addio ! » Luisa non rispose . Quando i gendarmi arrivarono con l ' arrestato presso il Canevaa , l ' aggiunto comandò loro di fermarsi . « Signor Maironi » , diss ' egli , « Ella ha avuto la sua lezione . Per questa volta ritorni a casa Sua e impari a rispettare le Autorità . » Meraviglia , gioia , sdegno scoppiarono nel cuore di Franco . Si contenne , però , si morse le labbra e si avviò a casa senza fretta . Non aveva ancora girato il canto della chiesa , che Luisa lo riconobbe al passo e chiamò : « Franco ? » . Egli saltò avanti , fu visto , vide l ' ombra di lei sparire dalla finestra , entrò in casa di corsa , si slanciò sulla scala gridando « libero , libero ! » mentre sua moglie la scendeva a precipizio con una furia di « come come come ? » . Si cercarono con le braccia avide , si afferrarono , si strinsero , non parlarono più . Parlarono poi , in loggia , per due ore continue di tutto che avevano visto , udito e provato , ritornando sempre alla sciabola , alle carte , alle monete , non senza fermarsi su tante inezie , sull ' accento veneto che aveva l ' aggiunto , sul gendarme bruno che pareva un buon diavolo e sul gendarme biondo che doveva essere un cane . Di quando in quando tacevano , gustavano il silenzio sicuro e la dolcezza della casa ; poi ricominciavano . Prima di andar a letto uscirono sulla terrazza . La notte era scura e tepida , il lago immobile . L ' afa , le tenebre , le forme vaghe , mostruose delle montagne pigliavano nella immaginazione una mortale pesantezza austriaca ; l ' aria stessa ne pareva grave . Non avevano sonno , né Luisa né Franco , ma conveniva pure andar a letto per la fantesca che vegliava Maria . Entrarono in camera in punta di piedi . La bambina dormiva , aveva il respiro quasi regolare . Cercarono di dormire anch ' essi e non ci riuscirono . Non potevano a meno , specialmente Franco , di parlare . Egli domandava sottovoce : « Dormi ? » . Ella rispondeva « no » e allora tornavano in campo le monete o le carte o la sciabola o lo sgherro dall ' accento veneto . Oramai non erano più davvero cose nuove e siccome sull ' alba Maria si agitava , dava segno di svegliarsi , avendo Franco sussurrato da capo « dormi ? » Luisa rispose « sì » ed egli tacque definitivamente , come se ne fosse persuaso . Il giorno dopo la perquisizione , Oria , Albogasio , San Mamette , furono pieni di bisbigli : « Avii sentii ? » . « Oh car Signor ! » . « Avii sentii ? » . « Oh cara Madonna ! » I bisbigli più sonori , per forza , furono quelli che appresero il fatto alla Barborin Pasotti . Suo marito le gridò in bocca : « Maironi ! Polizia ! Gendarmi ! Arresto ! » . La povera donna credette che un esercito avesse spazzato via i suoi amici e si mise a sbuffare « oh ! oh ! » come una locomotiva . Gemette , pianse , domandò a Pasotti della bambina . Pasotti , che non voleva assolutamente permetterle di scendere a Oria , di mostrare in quelle circostanze affetto ai Maironi , rispose con un gesto che pareva un colpo di scopa . Via . Via anche quella ! . « E la serva ? Ci sarà la serva ? » Il perfido uomo menò in aria un altro colpo di scopa e la Barborin capì che Sua Maestà I . R . A . avesse fatto portar via anche la serva . Ma i bisbigli più maligni suonarono assai lontano dalla Valsolda , in una sala del Palazzo Maironi a Brescia . Dieci giorni dopo la perquisizione , il cavaliere Greisberg di S . Giustina , cugino del Maironi , addetto al governo del feld - maresciallo Radetzky in Verona sino al 1853 e passato poi col padrone a Milano , scendeva a casa Maironi dalla carrozza dell ' I . R . Delegato di Brescia , del quale era ospite da poche ore . Il cavaliere , un bell ' uomo sulla quarantina , azzimato e profumato , non aveva un ' aria molto gaia mentre , ritto in mezzo alla sala di ricevimento , stava guardando gli antichi stucchi del soffitto in aspettazione della marchesa , loro contemporanea . Però , quando l ' uscio in faccia , spalancato da mano servile , lasciò passar lentamente la grossa persona , il viso marmoreo e la parrucca nera di Madama , il cavaliere si trasfigurò e baciò con fervore la mano grinzosa della vecchia . Una dama lombarda devota all ' Austria era un animale raro e di gran pregio agli occhi dell ' Imperial Regio Governo : ogni leale funzionario le doveva la più ossequiosa galanteria . La marchesa ricevette gli omaggi del cugino cavaliere con la solita flemmatica dignità e , fattolo sedere , gli domandò notizie dei suoi , lo ringraziò della visita , sempre nello stesso tono gutturale e dormiglioso . Finalmente , posatesi le mani sul ventre , ansando un poco per la fatica di tante parole , mostrò di star ad aspettare quelle del cugino . Aspettava che le parlasse della perquisizione e dell ' ingegnere Ribera . Ella gli aveva espresso in passato il suo dispiacere che Franco subisse la influenza di sua moglie e del Ribera , il suo stupore che il Governo tenesse al proprio stipendio uno che nel 1848 aveva fatto apertamente il liberale e la cui famiglia , specialmente quella signorina della trappola , professava il più sfacciato liberalismo . Il cavaliere Greisberg le aveva risposto che di queste sue sagge osservazioni si sarebbe tenuto conto . Poi la marchesa aveva istigato il Commissario Zérboli contro il povero ingegnere in capo . Sapeva dallo Zérboli della perquisizione ; perciò , quando vide Greisberg , intese ch ' era venuto a parlarle di questo . Ora ella voleva bene servirsi del Governo per i suoi rancori privati , ma , per principio , non si riconosceva obbligata mai di gratitudine a nessuno . Il governo austriaco , saggiando un impiegato malfido , aveva fatto il proprio interesse . Ella non aveva sollecitato nulla , non toccava a lei di chieder nulla ; toccava al cavaliere di parlare per primo . Ma il signor cavaliere , furbo , maligno e orgoglioso la sua parte , non la intendeva così . La vecchia voleva un favore e per averlo doveva piegarsi a baciar le unghie benefiche del Governo . Tacque alquanto per raccogliersi e vedere se l ' altra cedesse . Visto che stava muta e dura , si fece a un tratto molle egli stesso , sorridente , grazioso , le disse che veniva da Verona , le propose d ' indovinar il giro che aveva fatto . Era passato per un paese così carino , aveva veduto una villa così deliziosa , così splendida , un paradiso ! Indovinare non era il forte della marchesa ; gli domandò s ' era stato in Brianza . No , da Verona a Brescia per la Brianza non c ' era venuto . Tornò a descriver la villa così minutamente che la marchesa non poté a meno di riconoscere il suo possesso di Monzambano . Allora il cavaliere le propose d ' indovinare perché mai fosse andato a veder la villa . Ella indovinò subito , indovinò tutta la tela della commedia che le si recitava , ma il suo viso melenso non ne disse nulla . Il Delegato di Brescia l ' aveva tastata un ' altra volta per sapere se appigionerebbe la villa a S . E . il Maresciallo ; ed ella , minacciata segretamente d ' incendi e di morte dai liberali di Brescia , aveva preso delle rispettose scappatoie . Sentì ora nel discorso del Greisberg la tacita offerta di un contratto e si pose in guardia . Confessò al cugino che non sapeva indovinare neppur questo . Già le pareva di diventare ogni giorno più stupida . Anni e dispiaceri ! « Ne ho avuto uno grosso anche di questi giorni ! » , diss ' ella . « Ho saputo che la Polizia ha fatto una perquisizione in casa di mio nipote a Oria . » Il Greisberg , sentendosi sfuggire la vecchia ipocrita , buttò via i guanti e la fermò con gli artigli . « Marchesa » , diss ' egli prendendo un tono che non ammetteva repliche , « Ella non deve parlare di dispiaceri . Ella ha fornito per mezzo mio e per mezzo del signor Commissario di Porlezza preziose informazioni al Governo , il quale Le tien conto delle Sue benemerenze . A Suo nipote non fu torto un capello né si torcerà se avrà giudizio . Mi rincresce invece che non si avrà modo , forse , di prendere provvedimenti severi contro un ' altra persona che ha dei torti privati verso di Lei . Per trovar modo di colpire questa persona il signor Commissario di Porlezza ha fatto anche più del suo dovere . Ella deve capire senz ' altro , marchesa , che non è il caso di dispiaceri e che anzi ha un obbligo particolare verso il Governo . » La marchesa non s ' era mai udita parlare così alto e con tanta formidabile autorità . Era forse ai battiti dispettosi del cuore che rispondeva sopra al suo rigido busto il visibile ondulamento continuo del collo e del capo ; ma pareva proprio il moto d ' un animale che lavorasse faticosamente a ingoiar un boccone enorme . A ogni modo ella non piegò fino a dire una parola d ' acquiescenza . Solamente , quando riprese la sua placidezza obesa , osservò che non aveva mai domandato di prendere provvedimenti contro nessuno , che se nella perquisizione non si era trovato niente a carico dell ' ingegnere Ribera , ne aveva piacere ; che del resto in casa Ribera se n ' eran dette di tutti i colori e che i discorsi era difficile trovarli . Il cavaliere rispose , più mansueto , che non poteva dire se si fosse trovato niente o no e che l ' ultima parola sarebbe stata pronunciata dal maresciallo , il quale intendeva occuparsi personalmente della cosa . Ciò gli diede modo di ritornar al discorso della villa di Monzambano . La chiese formalmente per Sua Eccellenza che intendeva venirci dentro otto giorni . La marchesa ringraziò dell ' onor grande , disse che la sua villa non meritava tanto , che le pareva troppo angusta , che aveva bisogno di riparazioni , che bisognava dirlo a Sua Eccellenza . Avrebbe voluto differire , aspettar il prezzo sciagurato della sua condiscendenza , ma il cavaliere diede un altro colpo di artiglio e dichiarò che bisognava risponder subito , risponder netto , sì o no , e convenne bene che la vecchia piegasse il capo . « Per compiacere a Sua Eccellenza » , diss ' ella . Greisberg tornò subito amabile , scherzò sulle misure che si potrebbero prendere contro quel signor ingegnere . Non c ' era da sparger sangue , c ' era da spargere , tutt ' al più , un po ' d ' inchiostro ; non c ' era da togliergli la libertà , c ' era da rendergliela intera ! La marchesa non fiatò . Fece portare due limonate e sorbì lentamente la sua a piccoli sorsi , non senza una fioca espressione di contentezza fra un sorso e l ' altro , come se ci fosse nella limonata un sapore nuovo e squisito . Il cavaliere avrebbe pur voluto da lei una parola esplicita su questo punto del Ribera , una confessione del suo desiderio , e posando sul vassoio la tazza vuotata rapidamente , le disse : « Mi ci metterò io , sa , e ci riusciremo a questo . È contenta ? » . La marchesa continuò a sorseggiare la limonata , piano , piano , guardando nel bicchiere . « Non va bene ? » , domandò ancora il cugino dopo una inutile attesa . « Sì , è buona » , rispose il sonnolento naso . « Bevo adagio per i denti . » Gli ultimi bisbigli non furono umani . Luisa e Franco erano seduti sull ' erba di Looch , presso al cimitero . Parlavano della bontà grande e squisita della mamma , la paragonavano alla bontà grande e semplice dello zio notandone le somiglianze e le differenze . Non dicevano quale delle due bontà paresse loro superiore nell ' insieme , ma dai loro giudizi s ' indovinavano le inclinazioni diverse . Franco preferiva la bontà tutta penetrata di fede nel soprannaturale e Luisa preferiva l ' altra . Egli soffriva di questa contraddizione segreta pur esitando di rilevarla , temendo di premere il tasto che poteva dare una nota troppo penosa . Ma la fronte sua n ' era adombrata e a un certo punto gli sfuggì di dire : « Quante disgrazie , quante amarezze ha sopportato tua madre , con che rassegnazione , con che forza , con che pace ! Credi tu che una pura bontà naturale le avrebbe potute sopportare così ? » . « Non lo so » , rispose Luisa . « La povera mamma aveva vissuto , io credo , in un mondo superiore prima che in questo : aveva sempre il cuore là . » Ella non disse tutto il suo pensiero . Pensava che se le anime buone di questo mondo fossero simili nella mansuetudine religiosa a sua madre , la terra diventerebbe il regno dei bricconi e dei prepotenti . E quanto ai dolori che non vengono dagli uomini ma dalle condizioni stesse della vita umana , le pareva di ammirar coloro che vi resistono per una forza loro propria sopra quegli altri che invocano e ottengono aiuto dallo stesso Essere onde furono percossi . Ma ella non voleva confessar questi sentimenti a suo marito . Espresse invece la speranza che lo zio non avesse a incontrar mai afflizioni gravi . Possibile che il Signore volesse far soffrire un uomo tale ? « No no no ! » , esclamò Franco , che in un altro momento non avrebbe osato , forse , ammonire Iddio a questo modo . Un soffio del Boglia calò per la gola di Muzài , agitò le frondi alte dei noci . A Luisa quello stormire parve legarsi con le ultime parole di Franco : le parve che il vento e i grandi alberi sapessero qualche cosa del futuro e ne bisbigliassero insieme . 5 . Il segreto del vento e dei noci La febbre di Maria non durò che otto giorni , eppure quando la piccina si alzò i suoi genitori la trovarono mutata nel viso e nello spirito più che se gli otto giorni fossero stati otto mesi . Gli occhi avevan preso un colore più oscuro , una singolare espressione di serietà e di maturità precoce . Parlava più chiaro e spedito , ma con le persone che non le garbavano non parlava affatto ; neanche le salutava . Ciò spiaceva più a Franco che a Luisa . Franco la voleva gentile e Luisa temeva di guastarle la sincerità . Maria aveva per sua madre un affetto non tanto espansivo ma violento : fiero , quasi , e geloso . Voleva molto bene anche a suo padre ; però si capiva che lo sentiva diverso da sé . Franco aveva trasporti di passione per essa , l ' afferrava all ' impensata , la stringeva , la divorava di baci ed ella allora gittava il capo all ' indietro puntando una manina sul viso di suo padre e guardandolo scura come se qualche cosa in lui le fosse straniero e ripugnante . Spesso Franco la sgridava con ira e Maria piangeva , lo fissava attraverso le lagrime senza muoversi , come affascinata , ancora con quella espressione di persona che non comprende . Egli vedeva la predilezione della bambina per sua madre e se ne compiaceva , gli pareva una preferenza giusta , non dubitava che Maria , più tardi , avrebbe teneramente amato anche lui . A Luisa dispiaceva molto , per amore del marito , che la bambina dimostrasse maggior affetto a lei , però questo sentimento suo non era vivo e schietto come la compiacenza generosa di Franco . A Luisa pareva in fondo che Franco malgrado tanti trasporti , amasse sua figlia come un essere distinto da lui ; mentre lei , che trasporti esteriori di tenerezza non ne aveva , amava la bambina come una parte vitale di se stessa ; perciò non poteva trovare ingiusto d ' esserne preferita . Poi ell ' aveva in cuore una Maria futura probabilmente diversa da quella che aveva in cuore Franco . Anche per questo non le poteva rincrescere di avere un predominio morale sulla figliuola . Vedeva il pericolo che Franco favorisse uno sviluppo forte del sentimento religioso ; pericolo gravissimo , secondo lei ; perché Maria , piena di curiosità , avida di racconti , aveva i germi d ' un ' immaginazione assai viva , assai propizia alle fantasie religiose e ne poteva venire uno squilibrio morale . Non si trattava di sopprimere il sentimento religioso ; questo , Luisa non l ' avrebbe fatto mai , non foss ' altro per rispetto a Franco ; ma occorreva che Maria , fatta donna , sapesse trovare il perno della propria vita in un senso morale sicuro e forte per sé , non appoggiato a credenze che finalmente erano ipotesi e opinioni , e potevano un giorno o l ' altro mancarle . Serbar fede al Giusto , al Vero , fuor di qualsiasi altra fede , di qualsiasi speranza e paura , pareva a lei lo stato più sublime della coscienza umana . A una tale perfezione si figurava aver rinunciato per sé poiché andava a messa e due volte l ' anno ai sacramenti , e intendeva rinunciarvi per Maria , ma come uno che rinuncia alla perfezione cristiana perché si trova aver moglie e figliuoli ; a malincuore e il meno possibile . A Maria poteva essere serbata in sorte la ricchezza . Bisognava impedire assolutamente che accettasse una vita di frivolezze , compensate dalla messa alla mattina , dal rosario alla sera e da elemosine . Luisa si era provata qualche volta di tastar Franco su questo terreno di dare all ' educazione di Maria un indirizzo morale disgiunto dall ' indirizzo religioso e il tasto aveva sempre risposto male . Che non si credesse nella religione Franco lo capiva ; che qualcuno la potesse trovare insufficiente come norma della vita , gli riusciva affatto inconcepibile . Che tutti poi dovessero aspirare alla santità , che non fosse buon cristiano chi amasse il tarocco , la primiera , la caccia , la pesca , i buoni pranzetti e le bottiglie fini , neanche gli passava per il capo . E questo indirizzo morale dell ' educazione disgiunto dall ' indirizzo religioso gli pareva una fisima perché secondo lui i galantuomini senza fede erano galantuomini per natura o per abitudine , non per un ragionamento morale o filosofico . Non c ' era dunque modo per Luisa d ' intendersi con suo marito circa questo delicato punto . Doveva operare da sé e con molta cautela per non offenderlo né affliggerlo . Se Franco mostrava alla bambina le stelle e la luna , i fiori e le farfalle come opere mirabili di Dio e le faceva della poesia religiosa buona per una ragazza di dodici anni , Luisa taceva ; se invece gli avveniva di dire a Maria : « Bada , Iddio non vuole che tu faccia questo , Iddio non vuole che tu faccia quello » , Luisa soggiungeva subito : « Questo è male , quello è male , non si deve mai far il male » . Qui però non poteva a meno di aprirsi qualche screzio visibile fra il padre e la madre perché non sempre il giudizio morale dell ' uno si accordava col giudizio morale dell ' altra . Una volta erano insieme alla finestra della sala mentre Maria giuocava sul sagrato con una bambina di Oria presso a poco della sua età . Passa un fratello di questa , un prepotentone di otto anni e intima alla sorellina di seguirlo . Questa rifiuta e piange . Maria , seria seria , affronta il prepotente con i pugni . Franco la trattiene con una chiamata imperiosa ; la piccina si volta a guardarlo e scoppia in lagrime mentre quell ' altro si trascina via la sua vittima . Luisa lasciò la finestra dicendo sottovoce a suo marito : « Scusa , questo non è giusto » . « Come non è giusto ? » Franco si riscaldò , alzò la voce , chiese a sua moglie se voleva una Maria violenta e manesca . Ella rispondeva con dolcezza e con fermezza , senza risentirsi di qualche parola pungente , sosteneva che il sentimento di Maria era buono , che opporsi alla prepotenza e all ' ingiustizia era il compito migliore per tutti , che se un bambino vi adoperava le mani , fatto adulto vi avrebbe adoperato mezzi più civili , ma che se si reprimeva in lui la espressione naturale dell ' animo , si correva il rischio di schiacciare con essa anche il buon sentimento nascente . Franco non si persuase . Secondo lui era molto dubbio che in Maria vi fossero di quei sentimenti eroici . Ella si era arrabbiata di vedersi portar via la sua compagna di giuoco e niente altro . Ma poi , la parte della donna non era forse di opporre alle ingiustizie e alle prepotenze una dolcezza mansueta , di mitigare ed emendare gli offensori piuttosto che di respinger con la forza l ' offesa ? Luisa diventò rossa e rispose che ad alcune donne , forse alle migliori , questa parte conveniva , ma che non poteva convenire a tutte perché tutte non potevano essere tanto miti e umili . « E tu sei di quelle altre ? » , esclamò Franco . « Credo di sì . » « Bella cosa ! » « Ti rincresce molto ? » «Moltissimo.» Luisa gli pose le mani sulle spalle . « Ti rincresce molto ? » , diss ' ella fissandolo negli occhi , « che io m ' irriti come te d ' aver questi padroni in casa , che io desideri come te di aiutare anche con le mie mani a cacciarli via o preferiresti che io cercassi di emendare Radetzky e di mitigare i croati ? » « Questa è un ' altra cosa ! » « Come un ' altra cosa ? No , è la stessa cosa ! » « È un ' altra cosa ! » , ripeté Franco ; e non seppe dimostrare che fosse un ' altra cosa . Gli pareva di aver torto secondo un raziocinio superficiale e di avere ragione secondo una verità profonda che non riusciva ad afferrare . Non parlò più , fu pensieroso tutto quel giorno e si vedeva che cercava la sua risposta . Ci pensò anche la notte , gli parve di averla trovata e chiamò sua moglie che dormiva . « Luisa ! » , diss ' egli . « Luisa ! Quella è un ' altra cosa . » « Cos ' è stato ? » , fece Luisa svegliandosi di soprassalto . Egli aveva pensato che la offesa del dominio straniero non era personale come le offese private e che procedeva dalla violazione d ' un principio di giustizia generale ; ma nell ' atto di spiegar ciò a sua moglie , gli venne in mente che anche nelle offese private aveva sempre luogo la violazione d ' un principio di giustizia generale , si figurò di avere sbagliato . « Niente » , diss ' egli . Sua moglie credette che sognasse e , posatogli il capo sopra una spalla , si riaddormentò . Se vi erano argomenti capaci di convertire Franco alle idee di sua moglie , erano quel dolce contatto , quel dolce respiro vicino al suo petto , che gli avevan fatto tante altre volte deliziosamente sentire un reciproco abbandono delle anime . Ora non fu così . Gli passò anzi nel cervello , come una lama rapida e fredda , il pensiero che questo latente antagonismo fra le idee di sua moglie e le sue avesse un giorno o l ' altro a scoppiare in qualche doloroso modo e se la strinse atterrito nelle braccia come per difender sé e lei contro i fantasmi della propria mente . Il sei novembre , dopo colazione , Franco prese le sue grosse forbici da giardiniere per fare il solito sterminio di seccumi nel giardinetto e sulla terrazza . Era un ' ora di tanta bellezza , di tanta pace da stringere il cuore . Non una foglia che si muovesse ; purissima , cristallina l ' aria da ponente ; sfumanti a levante , dentro lievi vapori , le montagne fra Osteno e Porlezza ; la casa sfolgorata dal sole e dai riverberi tremoli del lago ; il sole assai caldo ma i crisantemi del giardinetto , gli ulivi , gli allori della costa più visibili fra il rosseggiar delle foglie caduche , certa segreta frescura dell ' aria imbalsamata d ' olea fragrans , il silenzio d ' ogni vento , le aeree montagne del lago di Como bianche di neve accordantisi malinconicamente a dire che la cara stagione moriva . Sterminati i seccumi , Franco propose a sua moglie di andar in barca a Casarico per riportare all ' amico Gilardoni i due primi volumi dei Mystères du Peuple , divorati avidamente in pochi giorni , e averne il terzo . Fu deciso di partire a mezzogiorno , dopo aver posto a letto Maria . Ma prima che Maria fosse a letto comparve tutta ansante , col cappello e la mantiglia a sghimbescio , la Barborin Pasotti . Era salita dal cancello del giardinetto e si fermò sulla soglia della sala . Veniva per la prima volta dopo la perquisizione ; vide i suoi amici , giunse le mani , ripeté sottovoce : « Ah Signor , ah Signor , ah Signor ! » , si precipitò su Luisa , la coperse di baci . « Cara la mia tosa ! Cara la mia tosa ! » . Avrebbe volentieri fatto altrettanto con Franco , ma Franco non gradiva certe espansioni , aveva una faccia poco incoraggiante , per cui la povera donna si accontentò di prendergli e scuotergli ambedue le mani . « Car el mè don Franco ! Car el mè don Franco ! » . Si raccolse finalmente in braccio la Maria che le puntò le manine al petto facendo un viso simile a quello di suo padre . « Son vègia , neh ? Son brutta , neh ? Te piasi no ? L ' è nient , l ' è nient , l ' è nient ! » . E si mise a baciarle umilmente le braccia e le spalle , non osando affrontare il visetto acerbo . Poi disse ai suoi amici che aveva portato loro una bella notizia e gli occhi le brillavano di questo mistero gaudioso . La marchesa aveva scritto a Pasotti e nella lettera c ' era un periodo che la Barborin aveva imparato a mente : « Ho appreso con vivo dispiacere ( vivo dispiacere , gh ' è sü inscì ) il triste fatto di Oria ... di Oria ... ( spètta ! ) il triste fatto di Oria ... ( ah ! ) e benché mio nipote nulla meriti , ( ciào , quell pacienza ! ) desidero non abbia cattive conseguenze » . Il periodo non ebbe un gran successo . Luisa fece il viso scuro e non parlò ; Franco guardò sua moglie e non osò metter fuori il commento favorevole che aveva nella bocca ma non , per verità , nel cuore . La povera Barborin che aveva approfittato della andata di suo marito a Lugano per correre a portar il suo zuccherino , rimase assai mortificata , guardava contrita ora Luisa ora Franco e finì col togliersi di tasca uno zuccherino vero e proprio onde darlo a Maria . Poi , avendo capito che gli sposi desideravano partire in barca e struggendosi di stare un po ' con Maria , tanto disse e fece che quelli se ne andarono lasciando l ' incarico alla Veronica di metter la bambina a letto un po ' più tardi . Maria non parve gradir molto la compagnia della sua vecchia amica . Taceva , taceva ostinatamente e non andò molto che spalancò la bocca e scoppiò in lagrime . La povera Pasotti non sapeva che Santi invocare . Invocò la Veronica , ma la Veronica discorreva con una guardia di finanza e non udì o non volle udire . Offerse anelli , braccialetti , l ' orologio , persino il cappellone da viceregina Beauharnais , ma nulla riuscì gradito . Maria continuava a piangere . Ebbe allora l ' idea di mettersi al piano e si mise a picchiare e ripicchiare otto o dieci battute d ' una monferrina antidiluviana . Allora la principessina Maria si mansuefece , si lasciò pigliar dalla sua musicista di camera così delicatamente come se le sue braccine fossero state ali di farfalla e posar sulle ginocchia così piano come se vi fosse stato pericolo di far cader in polvere le vecchie gambe . Udite cinque o sei repliche della monferrina , Maria fece un visino annoiato , si provò di strappar dal piano le mani rugose della suonatrice e disse sottovoce : « Cantami una canzonetta » . Poi , non ottenendo risposta , si voltò a guardarla in faccia , le gridò a squarciagola : « Cantami una canzonetta ! » . « Non capisco » , rispose la Pasotti , « sono sorda . » « Perché sei sorda ? » « Sono sorda » , replicò l ' infelice , sorridendo . « Ma perché sei sorda ? » La Pasotti non poteva immaginare cosa chiedesse la bambina . « Non capisco » , diss ' ella . « Allora » , fece Maria con un ' aria molto grave , « sei stupida . » Dopo di che aggrottò le ciglia e riprese piagnucolando : « Voglio una canzonetta ! » Qualcuno disse dal giardinetto : « Eccolo , quel delle canzonette ! » Maria alzò il viso , s ' illuminò tutta . « Missipipì » , diss ' ella e scivolò giù dalle ginocchia della Pasotti , corse incontro allo zio Piero ch ' entrava . Si alzò anche la Pasotti , stese le braccia , tutta sorpresa e ridente , verso il vecchio inaspettato amico . « Tè chì , tè chì , tè chì ! » . E corse a salutarlo . La Maria strillò tanto forte « Missipipì , Missipipì ! » , e si avvinghiò tanto stretta alle gambe dello zio che questi , quantunque paresse non averne voglia , dovette pur sedere sul canapè , pigliarsi la bambina sulle ginocchia e ripeterle la vecchia canzone : Ombretta sdegnosa ... Dopo quattro o cinque Missipipì la Pasotti , temendo che suo marito ritornasse , prese congedo . La Veronica voleva porre Maria a letto . La piccina si crucciò , lo zio intervenne : « Oh lasciatela un po ' qui ! » , e uscì con lei sulla terrazza per vedere se il papà e la mamma ritornassero . Nessuna barca veniva da Casarico . La piccina ordinò allo zio di sedere e gli si arrampicò sulle ginocchia . « Perché sei venuto ? » , diss ' ella . « Non c ' è mica , sai , il pranzo per te . » « Me lo farai tu , il pranzo . Sono venuto per star con te . » « Sempre ? » «Sempre.» « Proprio sempre sempre sempre ? » « Proprio sempre . » Maria tacque , pensierosa . Poi domandò : « E cosa mi hai portato ? » Lo zio si levò di tasca un fantoccio di gomma . Se Maria avesse potuto sapere , intendere con quale animo , sotto qual colpo lo zio fosse andato a prender per lei quel fantoccino avrebbe pianto di tenerezza . « È brutto questo regalo » , diss ' ella , ricordando gli altri dello zio . « E se resti qui , non mi porti più niente ? » « Più niente . » « Va ' via , zio » , diss ' ella . Egli sorrise . Adesso Maria volle sapere dallo zio se , quando era bambino lui , suo zio gli portasse regali . Ma questo zio dello zio , per quanto la cosa paresse impossibile a Maria , non era mai esistito . E allora chi gli portava regali ? Ed era egli un buon bambino ? Piangeva ? Lo zio si mise a raccontarle cose della sua infanzia , cose di sessant ' anni prima , quando la gente portava parrucca e codino . Si compiaceva di ricordare alla nipotina quel tempo lontano , di farla vivere per un momento insieme ai suoi vecchi , e parlava con gravità triste , come avendo presenti quei cari morti , come parlando più per essi che per lei . Ella gli fissava in viso gli occhi spalancati , non batteva palpebra . Né lui né lei s ' accorgevano che intanto passava il tempo , né lui né lei pensavano più alla barca che doveva venire . E la barca venne , Luisa e Franco salirono senza sospettare di nulla , pensando che la bambina dormisse . Franco fu il primo che vide sotto i rami cadenti delle passiflore lo zio seduto , curvo su Maria che gli stava sulle ginocchia . Mise una gran voce di sorpresa e corse là seguito da Luisa , con l ' idea che fosse successo qualche cosa . « Tu qui ? » , diss ' egli correndo . Luisa , pallida , non disse nulla . Lo zio alzò il capo , li vide : essi compresero subito che vi era una brutta novità , non gli avevano mai veduto una faccia così seria . « Addio » , diss ' egli . « Cosa è stato ? » , sussurrò Franco . Egli fe ' cenno ad ambedue di ritirarsi dalla terrazza nella loggia , ve li seguì , allargò le braccia , povero vecchio , come un crocifisso e disse con voce triste ma tranquilla : « Destituito » . Franco e Luisa lo guardarono un momento come istupiditi . Poi Franco esclamò : « Oh zio , zio ! » , e lo abbracciò . Vedendo quell ' atto e il viso di sua madre , Maria scoppiò in lagrime . Luisa cercò di farla tacere , ma ella stessa , la donna forte , aveva il pianto alla gola . Seduto sul canapè della sala lo zio raccontò che l ' I . R . Delegato di Como lo aveva fatto chiamare per dirgli che la perquisizione operata nella sua casa di Oria aveva dati risultati dolorosi e inattesi ; quali , non aveva voluto assolutamente dire . Aveva poi soggiunto che s ' era voluto iniziare un processo contro di lui ma che in vista dei lunghi e lodevoli servigi prestati al Governo si limitava a togliergli l ' ufficio . Lo zio aveva insistito per conoscere le accuse e colui l ' aveva licenziato senza rispondere . « E allora ? » , disse Franco . « E allora ... » . Lo zio tacque un poco e poi pronunciò una frase sacramentale d ' ignota origine che egli stesso e i suoi compagni tarocchisti solevano ripetere quando il giuoco andava disperatamente male : « Siamo arcifritti , o Regina » . Vi fu un lungo silenzio ; poi Luisa si buttò al collo del vecchio . « Zio , zio » , gli sussurrò , « ho paura che sia stato per causa nostra ! » Ella pensava alla nonna e lo zio intese che accusasse Franco e sé di qualche imprudenza . « Sentite , cari amici » , diss ' egli con un tono bonario che aveva pure qualche recondito sapore di rimprovero , « questi sono discorsi inutili . Adesso la frittata è fatta e bisogna pensare al pane . Fate conto su questa casa , su qualche piccolo risparmio che mi frutta circa quattro svanziche al giorno e su due bocche di più : la mia e quella della Cia ; la mia , speriamo per poco tempo . » Franco e Luisa protestarono . « Ci vuol altro ! Ci vuol altro ! » , fece lo zio agitando le braccia , come a dispregio di un sentimentalismo irragionevole . « Viver bene e crepare a tempo . Questa è la regola . La prima parte l ' ho fatta , adesso mi tocca di fare la seconda . Intanto mandatemi dell ' acqua in camera e aprite la mia borsa . Vi troverete dieci polpette che la signora Carolina dell ' Agria mi ha voluto dare per forza . Vedete che le cose non vanno poi troppo male . » Ciò detto lo zio si alzò e se n ' andò per l ' uscio del salotto con passo franco , mostrando anche da tergo la sua faccia eretta , il suo modesto ventre pacifico , la sua serenità di filosofo antico . Franco , ritto sul limitare della terrazza , con le braccia incrociate sul petto e le sopracciglia aggrottate , guardava verso Cressogno . Se in quel momento egli avesse avuto fra le mascelle un fascio di Delegati , di Commissari , di birri e di spie , avrebbe tirato tale un colpo di denti da farne una melma sola . 6 . L ' asso di danari spunta « La barca è pronta » , disse Ismaele , entrando senza complimenti con la pipa nella sinistra e una lanterna nella destra . « Che ore sono ? » , domandò Franco . « Undici e mezzo . » « Il tempo ? » «Nevica.» « Bene » , esclamò lo zio , ironicamente , allargando le gambe davanti alla vampa del ginepro che scoppiettava nel caminetto . Nel minuscolo salottino assediato dall ' inverno Luisa stava mettendo , ginocchioni , un fazzoletto al collo di Maria , Franco aspettava col cappuccio di sua moglie in mano e la Cia , la vecchia governante , col cappello in testa e le mani nel manicotto , andava brontolando al suo padrone : « Che signore è mai Lei ! Cosa vuol fare qui solo a casa ? » . « Per dormire non ho bisogno di nessuno » , rispose l ' ingegnere , « e se sono matti gli altri non sono matto io . Mettetemi qua il mio latte e il mio lume . » Era la vigilia di Natale e l ' idea pazza di quella gente savia , la risoluzione che pareva incredibile all ' ingegnere era di andare a S . Mamette per assistervi alla messa solenne di mezzanotte . « E quella povera vittima ! » , diss ' egli guardando la bambina . Franco diventò rosso , osservò che desiderava prepararle dei ricordi preziosi , questa partenza notturna in barca , il lago oscuro , la neve , la chiesa piena di lumi e di gente , l ' organo , i canti , la santità del Natale . Egli parlava con calore non tanto per lo zio , forse , quanto per un ' altra persona che taceva . « Sì sì sì sì » , fece lo zio , come se si fosse aspettata questa rettorica , questa poesia buona a niente . « Anch ' io , sai , il punch ! » , gli disse la piccina . Lo zio sorrise : manco male ! Quello sarà proprio un ricordo prezioso . Franco , sentendosi così demolire la sua sottile preparazione di ricordi religiosi e poetici , si fece scuro . « E questo Gilardoni ? » , chiese Luisa . « Sono qui adesso » , fece Ismaele uscendo con la sua lanterna . Il professore Gilardoni aveva invitato i Maironi e donna Ester Bianchi a prendere il punch in casa sua dopo la messa . Lo si aspettava dal Niscioree dov ' era andato a pigliare la signorina che ci viveva sola con due vecchie serve , dopo la morte del padre avvenuta nel 1852 . L ' ottimo professore aveva pianto segretamente la signora Teresa per uno spazio di tempo ragionevole . Durante quella pessima convalescenza del cuore che lo tiene debole e molle , in continuo pericolo di ricadere , egli si era troppo poco guardato dal bel visino brioso , dagli occhi vivaci , dalla gaiezza scintillante della principessina del Niscioree , come la chiamavano i Maironi . Ella era così diversa nello spirito e nel corpo dalla signora Teresa , la sua persona vigorosa nelle forme della grazia più squisita suggeriva l ' idea di un amore così lontano da quell ' altro , che al professore pareva di poterle volere bene senza offendere la santa immagine della madre di Luisa . Infatti egli santificò sempre maggiormente questa immagine , la spinse in su in su verso il cielo , tanto in su che qualche nuvola cominciò a passare fra lui e lei ; prima eran cirri , adesso eran cumuli e stava per giungere uno strato definitivo . Egli era più timido ancora con donna Ester che non lo fosse stato con la signora Teresa . Aveva del resto un inconscio bisogno di amare senza speranza per potersi poi compiangere , per la voluttà di un doppio intenerimento , verso una bella creatura e verso se stesso . E la sua timidezza era pure contenta di possedere una scusa in quella gran differenza d ' età e di aspetto . Però col non far alcuna difesa contro gli occhi maliziosi , i folti capelli biondi , il sottile collo di neve , col bersi e ribersi nel cuore la voce fresca , il riso d ' argento , l ' uomo si metteva in pericolo di cuocere intollerabilmente . Ester , che a ventisette anni ne mostrava venti salvo che nella morbidezza delle movenze e in una certa occulta , deliziosa scienza degli occhi , non aveva desiderato di pescar quell ' amante rispettabile ma lo sentiva preso e se ne compiaceva , stimandolo un grande ingegno , un sapientone . Che egli osasse parlarle d ' amore , ch ' ella potesse sposar quella sapienza giallognola , rugosa e secca , neppure le veniva in mente ; ma neanche avrebbe voluto spegnere un focherello così discreto che faceva onore a lei e , probabilmente , piacere a lui . S ' ella ne rideva qualche volta con Luisa , non era però mai la prima a ridere e soggiungeva subito : « Povero signor Gilardoni ! Povero professore ! » . Ella entrò frettolosa , con la testolina bionda chiusa in un gran cappuccio nero , come una primavera travestitasi , per chiasso , da dicembre . Dicembre le veniva dietro , affagottato il collo in una gran sciarpa sulla quale si porgeva , lucente e rosso , il naso professorale irritato dalla neve . Era tardi , tutti si accomiatarono dallo zio ed egli rimase solo con il suo lume e il suo latte , davanti alle ultime brage moribonde del ginepro . Gli restava sul viso una leggera ombra di disapprovazione . Franco faceva troppo il poeta ! Adesso la vita era dura in casa Maironi . Si faceva colazione con una tazza di latte e cicoria adoperando certo zucchero rosso che puzzava di farmacia . Non si mangiava carne che la domenica e il giovedì . Una bottiglia di vin Grimelli veniva ogni giorno in tavola per lo zio , il quale non voleva saperne di privilegi . Ogni giorno , per questa bottiglia , sorgevano le stesse nubi , scoppiava la stessa piccola burrasca e si scioglieva secondo il volere dello zio , con una brevissima pioggerella di decotto in ciascuno dei cinque bicchieri . La serva era stata licenziata ; restava la Veronica per le faccende grosse , per la polenta , e qualche volta per badare a Maria . Malgrado queste ed altre economie , malgrado che la Cia avesse rinunciato al suo salario , malgrado i doni di ricotta , di mascherpa , di formaggio di capra , di castagne , di noci , che piovevano dalla gente del paese , Luisa non riusciva a tener la spesa dentro l ' entrata . Si era procacciato qualche lavoro di copiatura da un notaio di Porlezza ; molta fatica e miserabilissimi guadagni . Franco aveva cominciato a copiar con ardore anche lui , ma ci reggeva meno di sua moglie e poi non c ' era lavoro per due . Avrebbe dovuto darsi le mani attorno , cercar un impiego privato , ma di questo lo zio non vedeva indizio ; per cui ? Per cui , questo pensare a spedizioni poetiche gli pareva anche più fuor di luogo . Dopo aver meditato alquanto sulla triste situazione e sulla poca probabilità che Franco sapesse uscirne , trovò che dal canto suo la prima cosa a fare era di bere il suo latte e la seconda di andarsene a letto . Ma no , gli venne un altro pensiero . Aperse l ' uscio della sala , e , visto tutto buio , andò in cucina , accese una lanterna , la portò in loggia , spalancò una finestra e , poiché nevicava senza vento , posò il lume sul davanzale , onde quella gente poetica potesse dirigersi ritornando a casa per il lago tenebroso . Dopo di che se n ' andò a dormire . Nella vecchia barca di casa l ' ingegnoso Franco aveva architettato una specie di felze per l ' inverno con due finestrini ai lati e un usciolino a prora . Ora i sei viaggiatori vi stavano attorno a un minuscolo tavolino , sul quale ardeva una candela . Vedendo l ' espressione estatica del professore ch ' era seduto in faccia a Ester , Franco si divertì a spegner il lume e osservò che la filosofia poteva trovarsi male al buio , ma che la poesia ci si trovava benissimo . Infatti i pensieri suoi e de ' suoi compagni , prima raccolti intorno al lume , uscivano adesso per il vetro dell ' usciolino dietro un chiaror fioco dove si vedeva la prora della barca , già biancastra di neve sul lago immobile e nero . E le immaginazioni lavoravano . A chi pareva di andar verso Osteno , a chi pareva di andar verso la Caravina , a chi pareva di andar verso Cadate ; e ciascuno diceva i propri dubbi parlando piano come per non svegliare il lago addormentato . Un po ' alla volta si misero a discutere , ma le sei teste , ad ogni colpo dei remi , facevano un cenno di completo accordo . Così ciascuno dei critici saliti nella navicella d ' un grande poeta si crede fare una via differente . Chi stima dirigersi verso un ideale , chi verso un altro , chi stima accostarsi a un modello , chi a un altro , chi andar avanti , chi tornar indietro ; e il poeta li commove , li scuote col suo verso tutti insieme , li porta sulla propria via . Ismaele portò fedelmente il suo carico a S . Mamette . La neve cadeva sempre grossa e placida . Sotto i portici della piazza v ' era molta gente e un viavai di lanterne . C ' era pure il preposto che arringava un gruppo di fedeli disposti a disertar la chiesa per l ' osteria . Egli stava dimostrando che il Paradiso è difficile a guadagnare e che bisogna pensarci per tempo : « Vialter credii che andà in Paradis el sia giusta come andà in la barca del Parella . E sü gent ! E sü gent ! Gh ' è semper post ! Avii capì che l ' è minga inscì ? » . Sulla scalinata che sale alla chiesa Ester domandò a Luisa se il paradiso fosse proprio così piccolo . Il professore che accompagnava Ester con l ' ombrello ebbe un ' idea , palpitò , tremò e , fattosi un coraggio leonino , la mise fuori ; disse che il paradiso era più piccolo ancora e poteva stare sotto un ombrello . La cosa passo liscia , Ester non rispose e tutta la compagnia entrò , mista a una frotta di donne , nelle tenebre della chiesa . Il professore si fermò sulla porta , incerto fra l ' amore e la filosofia . La filosofia lo tirava indietro con un filo e l ' amore lo tirava avanti con una fune ; egli entrò e si pose accanto a Ester . Franco ebbe per un momento la crudele idea di trascinarlo avanti , fra i banchi degli uomini ; ma poi mutò pensiero e si pose anche lui presso sua moglie . Giovò poco , perché Ester , fingendo voler dire qualche cosa a Luisa , le si avvicinò e spinse maliziosamente la vecchia Cia verso il professore . Questi , ancora palpitante per quella sua disperata audacia del paradiso sotto l ' ombrello , alla mossa di Ester si turbò , pensò di averla offesa , si diede dell ' asino e dell ' asino e dell ' asino . La chiesa era già tutta piena e anche le signore dovettero star in piedi dietro la spalliera del primo banco . Ester s ' incaricò di Maria , la pose a sedere sulla spalliera mentre il sagrestano accendeva le candele dell ' altar maggiore . La Cia tormentava il professore , credendolo un sant ' uomo , con mille domande sulle differenze tra il rito romano e il rito ambrosiano , e Maria teneva occupata Ester con altre domande ancora più straordinarie . « Per chi si accendono quei lumi ? » « Per il Signore . » « Va ' a letto adesso , il Signore ? » « No , taci . » « E il bambino Gesù è già a letto ? » « Sì , sì » , rispose Ester storditamente , per finirla . « Col mulo ? » Lo zio aveva portato una volta a Maria un brutto muletto di legno ch ' ella odiava ; e , quando si ostinava in qualche capriccio , sua madre la poneva a letto con quel mulo sotto il guanciale , sotto la testolina troppo dura . « Citto , ciallina ! » , fece Ester . « Io no , a letto col mulo . Io dico scusa . » « Zitto ! Ascolta l ' organo , adesso . » Tutti i ceri erano ormai accesi e l ' organista salito al suo posto andava stuzzicando , come per risvegliarlo , il suo vecchio strumento che pareva mettere grugniti di corruccio . Nel punto in cui un campanello suonò e l ' organo alzò tutte le sue gran voci e uscirono i chierici e uscì il sacerdote , Luisa prese di soppiatto , come un ' amante , la mano di suo marito . Quelle due mani , stringendosi furtivamente , parlavano di un prossimo avvenimento , di una risoluzione grave che conveniva tener segreta e che non ancora era presa in modo irrevocabile . La piccola mano nervosa disse « coraggio ! » . La mano virile rispose « l ' avrò » . Bisognava decidersi . Franco doveva partire , lasciar sua moglie , la bambina , il vecchio zio , forse per qualche mese , forse per qualche anno ; doveva lasciar Valsolda , la casetta cara , i suoi fiori , forse per sempre , emigrare in Piemonte , cercar lavoro e guadagno con la speranza di poter chiamare a sé la famiglia quando le altre grandi speranze nazionali sfumassero . Contento che sua moglie avesse scelto la chiesa e quel momento solenne per incoraggiarlo al sacrifizio , non lasciò più la dolce mano , la tenne egli pure come l ' avrebbe tenuta un amante , non guardando mai Luisa , serbando impassibile il viso e rigida la persona . Parlava con la mano sola , con l ' anima nel palmo e nelle dita , il più vario appassionato linguaggio misto di blande carezze e di strette , di tenerezze e di ardori . Qualche volta ella si provava di ritirarsi dolcemente ed egli la tratteneva allora violento . Guardava l ' altare col viso alzato , come assorto nel suono dell ' organo , nella voce del sacerdote , nel canto del popolo . In fatto non seguiva le preghiere , ma sentiva la Divina Presenza , un rapimento , una effervescenza di amore , di dolore , di speranza in Dio . Luisa gli aveva presa la mano indovinando ch ' egli pregava , che tutte le sue angustie , tutte le sue dubbiezze gli si agitavano nel cuore . Avea realmente voluto infondergli coraggio , convinta ch ' era bene per lui di prender questo partito doloroso . Fraintese la stretta che le rispose ; le parve un ' appassionata protesta contro la separazione , e non la potendo , quantunque le fosse dolce , approvare , accennava ogni tanto a ritrar la mano . Fu lui che all ' Elevazione ritrasse , per rispetto , la propria . Egli dovette quindi prendersi in braccio Maria che s ' era addormentata e continuò a dormire con la testa sulla spalla di suo padre , mostrando un bel mezzo visino pacifico . Non lo sapeva , lei , cara , che il suo papà sarebbe andato lontano lontano e il suo papa aveva il cuore tutto molle di quel piccolo tesoro caldo che vi respirava su , di quella testina dall ' odore di uccelletto del bosco . Gli pareva già di essere partito e che lo cercasse , che piangesse , e allora gli correva nelle braccia un desiderio di stringerla forte , fermato subito dal timor di destarla . Il Gilardoni era uscito il primo e stava sul sagrato ad aspettare donna Ester con l ' ombrello aperto . Ella venne a braccetto di Luisa , e la perfida Luisa , malgrado il pregar sommesso della compagna , disse al professore : « Ecco la Sua dama » . Ester non ebbe il coraggio di rifiutar il braccio del Gilardoni ma gli osservò ridendo che splendevano mille stelle . Il Gilardoni guardò il cielo , mise fuori due o tre frasi senza senso comune e chiuse l ' ombrello . Non nevicava più , sopra il Boglia il cielo era lucido , s ' udiva in alto un rombo continuo . « Vento , vento ! » , disse Ismaele raggiungendo la comitiva . « Vado a piedi ! Vado a piedi ! » , gemette allora la Cia che aveva una gran paura del lago . Intanto la gente , uscendo di chiesa , urtò e scompose il gruppo , lo trasse giù per la scalinata . I sei viaggiatori e il barcaiuolo si riunirono da capo sulla piazza di S . Mamette e lì donna Ester dichiarò che non si sentiva troppo bene , che rinunciava al punch e che sarebbe andata a casa a piedi con la Cia . Il professore taceva in disparte . Franco e Luisa capirono che non c ' era da insistere e le due donne s ' avviarono a Oria con la scorta d ' Ismaele il quale doveva ritornar poi a prendere i Maironi e la barca . Una lucerna modérateur era accesa nel salotto del Gilardoni , un bel fuoco ardeva nel caminetto , il Pinella aveva preparato ogni cosa per il punch e chi lo fece fu Luisa perché il professore pareva aver perduto la testa , non faceva che darsi dello stupido e della bestia . Sulle prime non gli si poté cavar niente ; poi vennero fuori , poco a poco , la storia del paradiso sotto l ' ombrello e certe infernali conseguenze di quel paradiso . Nello scendere la scalinata della chiesa c ' era stato fra lui ed Ester questo dialogo : « Sa , donna Ester , temevo quasi di averla offesa » . « Come ? » « Con quell ' affare dell 'ombrello.» « Che ombrello ? » Qui il professore non era stato buono di ripetere il suo complimento . « Sa , Le avevo detto qualche cosa ... » « Che cosa ? » « Si parlava del Paradiso ... » Silenzio di Ester . « ... e io quando mi trovo con una persona che stimo , che stimo proprio di tutto cuore , dico facilmente degli spropositi . Vorrei quasi dirne uno anche adesso , donna Ester . » « Spropositi mai , sa » , aveva risposto Ester e s ' era staccata da lui per andare a Oria con la Cia . Veramente il dialogo non fu riferito così . Il Gilardoni raccontò che aveva fatto capire la sua gran passione e che donna Ester si era sdegnata . Franco aveva una gran voglia di ridere ; Luisa disse scherzando : « Lasci fare a me , lasci fare a me che farò il punch e la pace e tutto ; e Lei , un ' altra volta , non sia un seduttore così terribile ! » . Il povero professore per poco non si inginocchiò a baciarle uno scarpino e , rifatto animo , riprese le sue funzioni di ospite , servì il punch agli amici . « Guardate Maria » , disse Franco , sottovoce . La piccina si era addormentata sulla poltrona del professore , presso la finestra . Franco prese la lucerna e l ' alzò per vederla meglio . Pareva una piccola creatura del cielo , caduta lì col lume delle stelle , assopita , soffusa nel viso di una dolcezza non terrena , di una solennità piena di mistero . « Cara ! » , diss ' egli . Raccolse sua moglie a sé con un braccio , sempre guardando Maria . Il Gilardoni venne loro alle spalle , mormorò « che bellezza ! » e tornò al caminetto sospirando « beati voi ! » . Allora Franco , intenerito , sussurrò all ' orecchio di sua moglie : « Glielo diciamo ? » . Ella non capì , lo guardò negli occhi . « Che parto » , diss ' egli , sempre sottovoce . Luisa trasalì , rispose « sì , sì » tutta commossa perché non l ' attendeva a questo , avendolo in chiesa creduto incerto . La sorpresa di lei non sfuggì a Franco . Ne fu turbato , si sentì scosso nel suo proposito ed ella intese , ripeté impetuosamente « sì , sì » e lo spinse verso il Gilardoni . « Caro amico » , diss ' egli , « Le debbo dir una cosa . » Il professore , assorto nella contemplazione del fuoco , non rispondeva . Franco gli posò una mano sulla spalla . « Ah ! » , fece quegli trasalendo . « Scusi . Che cosa ? » « Le debbo raccomandare qualcuno . » « A me ? Chi ? » « Un vecchio , una signora e una bambina . » I due uomini si guardarono in silenzio , uno commosso , l ' altro stupefatto . « Non capisce ? » , sussurrò Luisa . No , non capiva , non rispondeva . « Le raccomando » , riprese Franco , « mia moglie , mia figlia e il nostro vecchio zio . » « Oh ! » , esclamò il professore , guardando ora Luisa ora Franco . « Vado via » , disse questi con un sorriso che fece doler il cuore al Gilardoni . « Allo zio non l ' abbiamo ancora detto ma è cosa necessaria . Nelle nostre condizioni non posso star qui a far niente . Dirò che vado a Milano , crederà chi vorrà ; invece sarò in Piemonte . » Gilardoni giunse le mani silenziosamente , sbalordito . Luisa abbracciò Franco , lo baciò , gli tenne il capo sul petto , ad occhi chiusi . Il professore s ' immaginò ch ' ella piegasse con dolore alla volontà di suo marito . « Oh senta » , diss ' egli , volto a Franco . « Se ci fosse la guerra , capirei ; ma così , se dà una tale afflizione a Sua moglie per ragioni economiche , ha torto ! » Luisa , tenendosi sempre al collo di suo marito con un braccio , agitò in silenzio l ' altra mano verso Gilardoni per farlo tacere . « No , no , no » , mormorò , ricongiungendo le braccia intorno al collo di Franco , « fai bene , fai bene » , e perché il Gilardoni insisteva , si staccò da suo marito . « Oh , ma professore ! » , diss ' ella scotendogli le mani incontro , « se glielo dico io che fa bene di partire , se glielo dico io che sono sua moglie ! Ma caro professore ! » « Oh infine , signora ! » , proruppe il Gilardoni . « Bisogna poi anche sapere ... » Franco stese impetuoso le braccia verso di lui , gridò : « Professore ! » « Fa male ! » , gli rispose questi . « Fa male ! Fa male ! » « Cosa c ' è , Franco ? » , dimandò Luisa , meravigliata . « C ' è qualche cosa che io non so ? » « C ' è che devo andar via , che andrò via e non c ' è altro ! » Maria s ' era svegliata di soprassalto a quel grido di suo padre : « Professore ! » , poi , vedendo la mamma così agitata , si dispose a piangere . Finalmente scoppiò in lagrime dirotte : « No papà , no via papà , no via papà ! » . Franco se la tolse in braccio , la baciò , l ' accarezzò . Ella andava ripetendo fra i singhiozzi « papà mio , papà mio » con una voce accorata e grave che faceva male al cuore . Suo padre se ne struggeva tutto , le protestava di voler star sempre con lei e piangeva per il dolore d ' ingannarla , per la commozione di quella tenerezza nuova che veniva proprio adesso . Luisa pensava al grido di suo marito . Il Gilardoni s ' accorse ch ' era in sospetto di un segreto e le domandò , per toglierla da quel pensiero , se Franco intendesse partire presto . Fu questi che rispose . Dipendeva da una lettera di Torino . Fra una settimana , forse ; tutt ' al più fra quindici giorni . Luisa taceva e il discorso cadde . Franco parlò allora di politica , delle probabilità che la guerra scoppiasse a primavera . Anche questo discorso morì presto . Pareva che il Gilardoni e Luisa pensassero ad altro , che ascoltassero il batter delle onde ai muri dell ' orto . Finalmente Ismaele ritornò , ebbe il suo punch , assicurò che il lago non era troppo cattivo , che si poteva partire . Appena i Maironi furono in barca , appena Maria vi riprese il sonno , Luisa domandò a suo marito se vi fosse una cosa ch ' ella non sapeva e che il Gilardoni non doveva dire . Franco tacque . « Basta » , diss ' ella . Allora suo marito le passò un braccio al collo , la strinse a sé , protestando contro parole che ella non aveva dette : « Oh Luisa , Luisa ! » . Luisa si lasciò abbracciare ma non rispose all ' abbraccio ; onde suo marito , disperato , le promise subito di dirle tutto , tutto . « Mi credi curiosa ? » , sussurrò ella fra le sue braccia . No , no , egli voleva raccontarle ogni cosa subito , dirle perché non avesse parlato prima . Ella si oppose ; preferiva che parlasse più tardi , spontaneamente . Avevano il vento in favore e il lume che brillava ad una finestra della loggia serviva bene di mira a Ismaele . Franco tenne sempre abbracciato il collo di sua moglie e guardava tacendo quel punto lucente . Né l ' uno né l ' altra pensarono alla mano amorosa e prudente che lo aveva acceso . Vi pensò Ismaele , affermò che né la Veronica né la Cia eran capaci di un simile tratto di genio e benedisse la faccia del signor ingegnere . Nell ' uscire di barca Maria si svegliò e gli sposi non parvero pensar più che a lei . Quando furono a letto , Franco spense il lume . « Si tratta della nonna » , diss ' egli . La voce era commossa , rotta . Luisa mormorò « caro » e gli prese una mano , affettuosamente . « Non ho mai parlato » , riprese Franco , « per non accusar la nonna e poi anche ... » Qui seguì una pausa ; quindi fu egli che mescolò al suo dire le più tenere carezze mentre sua moglie , invece , non vi rispondeva più . « Temevo » , disse , « l ' impressione tua , i tuoi sentimenti , le idee che ti potevano venire ... » Più le parole avevano questo dubbio sapore , più la voce era tenera . Luisa sentiva avvicinarsi , non un alterco , ma un contrasto più durevole e grave ; non avrebbe voluto , adesso , che suo marito parlasse , e suo marito , sentendola diventar fredda , non proseguì . Ella gli posò la fronte alla spalla e disse sottovoce , malgrado se stessa : « Racconta » . Allora Franco , parlandole nei capelli , le ripeté il racconto fattogli dal professore nella notte del suo matrimonio . Nel riferire a memoria la lettera e il testamento di suo nonno , temperò alquanto le frasi ingiuriose verso suo padre e la nonna . A mezzo il racconto , Luisa , che non si aspettava una rivelazione simile , alzò il capo dalla spalla di suo marito . Questi s ' interruppe . « Avanti » , diss ' ella . Finito ch ' egli ebbe , gli domandò se si potesse dimostrare che il testamento del nonno era stato soppresso . Franco rispose prontamente di no . « Ma » , diss ' ella , « perché allora parlavi delle idee che mi potevan venire ? » . Il suo pensiero era subito corso al probabile delitto della nonna , alla possibilità di un ' accusa . Ma se l ' accusa non era possibile ? Franco non rispose ed ella , dopo aver pensato un poco , esclamò : « Ah , la copia del testamento ? Adoperarla ? Quello è un testamento che potrebbe valere ? » « Sì » « E tu non l ' hai voluto far valere ? » «No.» « Perché , Franco ? » « Ecco ! » , esclamò Franco , pigliando fuoco . « Vedi ? Lo sapevo ! No , non lo voglio far valere , no , no , assolutamente , no ! » « Ma le ragioni ? » « Dio , le ragioni ! Le ragioni si sentono , le devi sentire senza che io te le dica ! » « Non le sento . Non credere ch ' io pensi ai denari . Non pigliamoli i denari , dalli a chi vuoi tu . Io sento le ragioni della giustizia . C ' è la volontà di tuo nonno da rispettare , c ' è un delitto che tua nonna ha commesso . Tu sei tanto religioso , devi riconoscere che questa carta l ' ha fatta venir fuori la giustizia divina . Tu ti vuoi mettere fra la giustizia divina e questa donna ? » « Lascia stare la giustizia divina ! » , rispose Franco , violento . « Cosa sappiamo noi delle vie che prende la giustizia divina ? Vi è anche la misericordia divina ! Si tratta della madre di mio padre , sai ! E non li ho disprezzati sempre questi maledetti denari ? Cosa ho fatto quando la nonna mi ha minacciato di non lasciarmi un soldo se sposavo te ? » La tenerezza e la collera , miste insieme , gli fecero groppo alla gola . Non potendo parlare , afferrò il capo di Luisa , se lo strinse sul petto . « Ho disprezzato i denari per aver te » , riprese con voce soffocata . « Come vuoi che adesso cerchi di riprenderli con dei processi ? » « Ma no ! » , lo interruppe Luisa rialzando il capo . « I denari li darai a chi vorrai ! È della giustizia che parlo io ! Ma non la senti , tu , la giustizia ? » « Dio mio ! » , diss ' egli mettendo un profondo sospiro . « Era meglio che non t ' avessi parlato neanche stasera ! » « Forse sì . Se non volevi rinunciare in nessun caso ai tuoi propositi , forse era meglio . » La voce di Luisa , dicendo questo , esprimeva tristezza , non collera . « Del resto » , soggiunse Franco , « quella carta non esiste più . » Luisa trasalì . « Non esiste più ? » , diss ' ella sottovoce , con ansia . « No . Il professore deve averla distrutta , per ordine mio . » Seguì un lungo silenzio . Luisa ritirò il capo adagio adagio , lo posò sul guanciale proprio . Poi Franco uscì a dir forte : « Un processo ! Con quei documenti ! Con quelle ingiurie ! Alla madre di mio padre ! Per i denari ! » « Ma non ripetere questa cosa ! » , esclamò sua moglie , sdegnata . « Perché la ripeti sempre ? Sai pure che non è vera ! » Parlavano concitati l ' uno e l ' altra ; si capiva che durante il silenzio di prima avevano continuato a lavorar forte col pensiero su questo punto . Egli si irritò del rimprovero e rispose alla cieca : « Non so niente » . « Oh Franco ! » , disse Luisa , addolorata . Egli si era già pentito dell ' oltraggio e le domandò perdono , accusò il proprio temperamento che gli faceva dire cose non pensate , implorò una parola buona . Luisa gli rispose sospirando « sì , sì » ma egli non fu contento , volle che dicesse proprio « ti perdono » , che lo abbracciasse . Il tocco delle care labbra non lo ristorò come al solito . Passarono alcuni minuti ed egli stette in ascolto per capire se sua moglie si fosse addormentata . Udì il vento ` il respiro lieve di Maria , il fragor delle onde , qualche tremolìo dei vetri , non altro . Sussurrò : « Mi hai proprio perdonato ? » , e udì rispondersi con dolcezza : « Sì , caro » . Andò poco e fu lei che stette in ascolto , che udì , insieme al vento , alle onde , agli scricchiolii delle imposte , il respiro uguale , regolare della piccina , il respiro uguale , regolare del marito . Allora mise un altro gran sospiro , un sospiro desolato . Dio , come poteva Franco essersi condotto così ? Ciò che la feriva nel più vivo del cuore era ch ' egli paresse sentir poco le offese fatte alla povera mamma e allo zio . Ma su questo pensiero non voleva fermarsi , almeno prima di aver considerato il torto di lui altrove , di fronte all ' idea di giustizia ; e là lo sentiva , con amarezza eppur non senza compiacimento , inferiore a sé , governato da sentimenti che procedevano dalla fantasia , mentre il sentimento suo proprio era penetrato di ragione . Aveva tanto del bambino , Franco . Ecco , egli poteva già dormire ed ella si teneva sicura di non chiuder occhio fino alla mattina . A lei pareva di non aver fantasia perché non se la sentiva muovere , accendere così facilmente . Chi le avesse detto che la fantasia poteva in lei più che in suo marito , l ' avrebbe fatta ridere . Eppure era così . Solamente , per dimostrarlo , occorreva capovolgere ambedue le anime , perché Franco aveva la sua fantasia visibile a fior d ' anima e tutta la sua ragione al fondo , mentre Luisa aveva la fantasia al fondo e la ragione , molto visibilmente , a fior d ' anima . Ella non dormì infatti e pensò per tutta la notte , con la sua fantasia del fondo dell ' anima , come la religione favorisca i sentimentalismi deboli , com ' essa che predica la sete della giustizia sia incapace di formare negl ' intelletti devoti a lei il vero concetto di giustizia . Anche il professore , che aveva infiltrazioni sierose di fantasia nelle cellule raziocinanti del cervello come nelle cellule amorifiche del cuore , spenta la lucerna , passò gran parte della notte davanti al caminetto lavorando con le molle e con la fantasia , pigliando , guardando , lasciando cader brage e progetti fino a che gli restarono un ultimo carbone lucente e un ' ultima idea . Prese allora uno zolfino e accostatolo alla bragia ne riaccese la lucerna , prese l ' idea pure luminosa e scottante , se la portò a letto . Era questa : partire , all ' insaputa di tutti , per Brescia , presentarsi alla marchesa con i terribili documenti , ottenere una capitolazione . 7 . È giuocato Tre giorni dopo , alle cinque della mattina , in Milano , il professore Gilardoni usciva , inferraiuolato fino agli occhi , dall ' Albergo degli Angeli , passava davanti al Duomo e infilava la buia contrada dei Rastelli dietro una fila di cavalli condotti a mano dai postiglioni , entrava nell ' ufficio delle diligenze erariali . Il piccolo cortile dove ora è la Posta era già pieno di gente , di bestie , di lanterne . Voci di postiglioni e di conduttori , passi di cavalli , scosse di sonagliere ; all ' eremita della Valsolda pareva un finimondo . Si stavano attaccando i cavalli a due diligenze , quattro per ciascuna . Il professore andava a Lodi perché aveva saputo che la marchesa era in visita presso un ' amica di Lodi . La diligenza di Lodi partiva alle cinque e mezzo . Faceva un freddo intenso e il povero professore girava inquieto intorno al carrozzone mostruoso pestando i piedi per riscaldarsi ; tanto che un altro viaggiatore gli disse argutamente : « Freschino , eh ? Freschinetto , freschinetto ! » . Quando Dio volle si finì di attaccare i cavalli , un impiegato chiamò i viaggiatori per nome e il buon Beniamino sparì nel ventre del carrozzone insieme a due preti , a una vecchia serva , a un vecchio signore con una natta enorme sul viso e a un giovine elegante . Gli sportelli furono chiusi , un comando fu dato , le sonagliere tintinnarono , il carrozzone si scosse , i preti , la vecchia , il signore dalla natta si fecero il segno della croce , i sedici zoccoli dei cavalli strepitarono sotto l ' androne , le ruote pesanti lo empirono di fragore , poi tutto questo fracasso si smorzò e la diligenza svoltò a destra verso Porta Romana . Adesso le ruote correvano quasi silenziose e i viaggiatori non sentivano più che il pestar disordinato dei sedici zoccoli sulle pietre . Il professore guardava passar le case scure , il raro chiaror dei fanali , qualche piccolo caffè illuminato , qualche garetta di sentinella . Gli pareva che il silenzio della grande città avesse qualche cosa di minaccioso e di formidabile per quei soldati , che le stesse mura delle case nereggiassero d ' odio . Quando la diligenza entrò nel corso di Porta Romana , così allagato di nebbia che dai finestrini non si vedeva quasi più nulla , chiuse gli occhi e si abbandonò al piacere d ' immaginar le persone e le cose che aveva nel cuore , di conversar con esse . Non era più il viaggiatore della natta che gli sedeva in faccia , era donna Ester tutta chiusa in un gran mantello nero e col cappuccio in capo . Ella lo guardava fiso ; i begli occhi gli dicevano : « Bravo , Lei fa una bella azione , mostra molto cuore , non l ' avrei creduto . L ' ammiro . Ella non è più né vecchio , né brutto per me . Coraggio ! » . A questa esortazione di aver coraggio gli veniva una stretta di paura , gli scattava in mente la immagine della marchesa ; e il rumor sordo delle ruote si trasformava nella voce nasale della vecchia dama che gli diceva : « Si accomodi . Cosa desidera ? » . A questo punto la diligenza si fermò e il professore aperse gli occhi . Porta Romana . Qualcuno aperse lo sportello , domandò le carte di sicurezza , e , raccoltele , si allontanò , ricomparve dopo cinque minuti , le restituì a tutti fuorché al giovine elegante . « Lei scenda » , gli diss ' egli . Quegli impallidì , discese in silenzio e non ritornò . Dopo un altro minuto fu chiuso lo sportello , una voce ruvida disse : « Avanti ! » . Il signore dalla natta collocò la sua borsa da viaggio sul sedile rimasto vuoto ; nessun altro viaggiatore diede segno di accorgersi dell ' accaduto . Solo quando i quattro cavalli ebbero ripreso il trotto , Gilardoni domandò al prete suo vicino se conoscesse il nome del giovine e quegli rispose bruscamente « off ! » , girò verso il professore due occhi sgomentati e sospettosi . Il professore guardò l ' altro prete che subito trasse di tasca una corona e fattosi il segno della croce si mise a pregare . Il professore tornò a chiudere gli occhi e l ' immagine del giovane sconosciuto si perdette per sempre nella nebbia come parevano perdervisi i rari fantasmi d ' alberi , di pioppi e di salici , che passavano a destra e a sinistra della via . « Come incominciare ? » , pensava il Gilardoni . Dalla notte di Natale in poi non aveva fatto che immaginare e discutere fra sé il modo di presentarsi alla marchesa , di entrar nell ' argomento e di svolgerlo , la capitolazione da offrire . Non aveva chiara in mente che quest ' ultima ; ove la signora marchesa facesse un largo assegno al nipote , egli distruggerebbe le carte . Queste carte non le teneva seco ; ne aveva una copia . Dovevano produrre un effetto fulmineo ; ma come incominciare ? Nessuno dei tanti esordi pensati lo accontentava . Anche adesso , fantasticando ad occhi chiusi , si poneva il problema partendo dal solo termine conosciuto : " Si accomodi . Cosa desidera ? " . Immaginava una risposta che poi gli pareva o troppo ossequiosa o troppo ardita o troppo lontana dall ' argomento o troppo vicina ad esso e ricominciava la via dal solito principio : " Cosa desidera ? " . Un livido chiaror d ' alba , pieno d ' uggia , di tristezza e di sonno , entrò nella diligenza . Adesso che l ' ora del colloquio stava per giungere , mille dubbi , mille incertezze nuove mettevano in iscompiglio tutte le previsioni del professore . La stessa base de ' suoi calcoli improvvisamente crollò . Se la marchesa non gli dicesse né « si accomodi » né « cosa desidera ? » . Se lo accogliesse Dio sa in quale altro modo imbarazzante ? E se non lo volesse ricevere ? Santo cielo , se non lo volesse ricevere ? L ' improvviso strepitar dei sedici zoccoli sopra un ciottolato gli fece battere il cuore . Ma non era ancora il ciottolato di Lodi ; era il ciottolato di Melegnano . A Lodi arrivò circa alle nove . Scese all ' Albergo del Sole , ebbe una stanza dove non c ' era né sole né fuoco . Non osando affrontare la nebbia delle vie , né le vampe della cucina , osò invece porsi a letto , mise il berretto da notte che sapeva le sue angustie , aspettò , con la sigaretta di canfora in bocca , qualche buona idea e il mezzogiorno . Salì , al tocco , le scale del palazzo X . , col savio proposito di scordar tutte le frasi meditate , di rimettersi alla ispirazione del momento . Un domestico in cravatta bianca lo introdusse in uno stanzone scuro , dal pavimento di mattoni , dalle pareti coperte di seta gialla , dal soffitto a stucchi , e , fatto un inchino , uscì . Poche antiche sedie a bracciuoli , bianche e dorate , con la stoffa rossa , stavano in semicerchio davanti al camino dove tre o quattro ceppi enormi ardevano adagio dietro la grata di ottone . L ' aria aveva un odor misto di vecchie muffe , di vecchie pasticcerie , di vecchie mele cotte , di vecchie stoffe , di vecchia pelle , di decrepite idee , una sottile essenza di vecchiaia che faceva raggrinzar l ' anima . Il domestico ritornò ad annunciare , con grande emozione del Gilardoni , il prossimo ingresso della signora marchesa . Aspetta e aspetta , ecco aprirsi un grande uscio a fregi dorati , ecco un campanellino corrente , ecco Friend che trotta dentro fiutando il pavimento a destra e a manca , ecco una gran campana di seta nera sotto un cupolino di pizzo bianco , ecco fra due nastri celesti la parrucca nera , la fronte marmorea , gli occhi morti della marchesa . « Che miracolo , professore , a Lodi ? » , disse la voce sonnolenta , mentre il cagnolino fiutava gli stivali del professore . Questi fece un profondo saluto e la dama che pareva appunto l ' ampolla dell ' essenza di vecchiaia , andò a porsi in un seggiolone accanto al fuoco e fece accomodare la sua bestiola in un altro ; dopo di che accennò al Gilardoni di accomodarsi pure . « Suppongo » , diss ' ella , « che avrà qualche parente alle Dame Inglesi . » « No » , rispose il professore , « veramente no . » La marchesa era faceta , qualche volta , alla sua maniera . « Allora » , disse , « sarà forse venuto a far provvista di mascherponi . » « Neanche , signora marchesa . Sono venuto per affari . » « Bravo . È stato disgraziato col tempo . Mi par che piova , adesso . » A questa impreveduta diversione il professore ebbe paura di perdere la tramontana . « Sì » , diss ' egli sentendosi diventare sciocco come lo scolaro cui l ' esame piega male : « pioviggina » . La sua voce , la sua fisionomia dovettero tradire l ' imbarazzo interno , apprendere alla marchesa che egli era venuto per dirle qualche cosa di particolare . Ella si guardò bene dall ' offrirgliene il bandolo , continuò a parlargli del tempo , del freddo , dell ' umido , di un raffreddore di Friend che infatti accompagnava di frequenti starnuti il discorso della sua dama . La voce sonnolenta aveva un placido tono quasi ridente , una blanda benevolenza ; e il professore sudava freddo al pensiero di fermare quella melliflua vena per offrir in cambio la pillola amara che aveva in tasca . Egli avrebbe potuto approfittar d ' una pausa per metter fuori il suo esordio , ma non seppe farlo ; e fu invece la marchesa che ne approfittò per metter fuori la sua chiusa . « La ringrazio tanto » , diss ' ella , « della visita , e adesso La congedo perché Ell ' avrà le Sue faccende e , per dire il vero , ho un impegno anch 'io.» Qui bisognò saltare : « Veramente » , rispose il Gilardoni , tutto agitato , « io ero venuto a Lodi per parlare con Lei , signora marchesa . » « Questo » , osservò la dama , gelida , « non lo avrei potuto immaginare . » Il professore trascorse avanti , nello slancio del salto . « Si tratta di cose urgentissime » , diss ' egli , « e io debbo pregare ... » La marchesa lo interruppe . « Se si tratta di affari , bisogna ch ' Ella si rivolga al mio agente di Brescia . » « Scusi , signora marchesa ; si tratta d ' un affare specialissimo . Nessuno sa e nessuno deve sapere che sono venuto da Lei . Le dico subito che si tratta di Suo nipote . » La marchesa si alzò e il cane accovacciato sul seggiolone si levò pure , abbaiando verso il Gilardoni . « Non mi parli » , disse solennemente la vecchia signora , « di quella persona che per me non esiste più . Andiamo , Friend . » « No , signora marchesa ! » , ripigliò il professore . « Ella non può assolutamente immaginare cosa Le dirò ! » « Non m ' importa di niente , non voglio saper niente , La riverisco ! » La inflessibile dama si mosse , così dicendo , verso l ' uscio . « Marchesa ! » , esclamò alle sue spalle il professor Beniamino , mentre Friend , saltato dal seggiolone , gli abbaiava disperatamente alle gambe : « Si tratta del testamento di Suo marito ! » Stavolta la marchesa non poté a meno di fermarsi . Tuttavia non si voltò . « Questo testamento non Le può piacere » , soggiunse rapidamente il Gilardoni , « ma io non ho l ' intenzione di pubblicarlo . Mi ascolti , La supplico , marchesa ! » Ella si voltò . La faccia impenetrabile tradiva una certa emozione nelle narici . Neppure le spalle eran del tutto tranquille . « Che storie mi conta ? » , rispose . « Le pare una bella convenienza di venire a nominarmi , così senza riguardi , il povero Franco ? Cosa c ' entra Lei negli affari della mia famiglia ? » « Perdoni » , replicò il professore frugandosi in tasca . « Se non c ' entro io , ci potrebbero entrare altri con meno riguardi di me . Abbia la bontà di vedere i documenti . Queste ... » « Si tenga i suoi scartafacci » , interruppe la marchesa vedendogli levar di tasca delle carte . « Queste sono le copie fatte da me ... » « Le dico che se le tenga , che se le porti via ! » La marchesa suonò un campanello e si avviò da capo per uscire . Il professore , tutto fremente , udendo venir un domestico , vedendo lei aprir l ' uscio , gittò le sue carte sopra una seggiola , disse sottovoce in fretta e furia : « Le lascio qui , non le veda nessuno , io sono al Sole , ritornerò domani , le guardi , ci pensi bene ! » , e prima che arrivasse il domestico , scappò per la parte ond ' era venuto , tolse il ferraiuolo , infilò le scale . La marchesa rimandò il domestico , stette un poco in ascolto , poi ritornò sui suoi passi , prese le carte , andò a chiudersi nella sua stanza e , inforcati gli occhiali , incominciò a leggere presso la finestra . La faccia era oscura e le mani tremavano . Il professore stava per andare a letto nella sua camera gelata del Sole , quando due poliziotti vennero a recargli l ' ordine di recarsi immediatamente all ' ufficio di Polizia . Egli sentì bene un certo rimescolamento interno ma non si smarrì e partì con essi . Alla Polizia , un piccolo Commissario insolente gli domandò perché fosse venuto a Lodi e avutone risposta che c ' era venuto per affari privati , fece un atto d ' incredulità sprezzante . Che affari privati pretendeva avere a Lodi il signor Gilardoni ? Con chi ? Il professore nominò la marchesa . « Ma se nessuna Maironi sta a Lodi ! » , esclamò il Commissario , e perché l ' altro protestava , lo interruppe subito : « Basta , basta , basta ! » . La Polizia sapeva di certo che il signor Gilardoni , quantunque I . R . pensionato , non era un leale austriaco , che aveva degli amici a Lugano e ch ' era venuto a Lodi con un fine politico . « Lei ne sa più di me ! » , esclamò il Gilardoni soffocando a stento la collera . « Faccia silenzio ! » , gl ' intimò il Commissario . « Del resto Ella non deve credere che l ' I . R . Governo abbia paura di Lei . È libero di andare . Solamente deve lasciar Lodi entro due ore ! » Qui Franco avrebbe capito subito di dove veniva il colpo ; il filosofo non capì . « Son venuto » , diss ' egli , « a Lodi per un affare urgente che non ho finito , per un interesse privato gravissimo . Come posso partire dentro due ore ? » « Con una vettura . Se , trascorse due ore , Ella è ancora in Lodi , La faccio arrestare . » « La mia salute » , replicò la vittima , « non mi permette di viaggiare di notte in dicembre . » « Ebbene , La farò arrestare subito . » Il povero filosofo prese in silenzio il suo cappello e uscì . Un ' ora dopo egli partiva per Milano in un calessino chiuso , con i piedi nella paglia , con una coperta sulle gambe , con una gran sciarpa al collo , pensando che aveva pur fatto una bella spedizione e inghiottendo saliva ogni momento per sentir se gli doleva la gola . Notte infame davvero ; ma non la passò sulle rose neppur la signora Marchesa . 8 . Ore amare L ' ultimo dì dell ' anno , mentre Franco stava scrivendo le minutissime istruzioni che intendeva lasciare a sua moglie per il governo del giardinetto e dell ' orto , mentre lo zio rileggeva per la decima volta la sua favorita Storia della diocesi di Como , Luisa uscì a passeggio con Maria . Splendeva un tepido sole . Non v ' era neve che sul Bisgnago e sulla Galbiga . Maria trovò una viola presso il cimitero e un ' altra la trovò in fondo alla Calcinera . Lì faceva veramente caldo , l ' aria aveva un lieve aroma di alloro . Luisa sedette con le spalle al monte , permise che Maria si divertisse ad arrampicarsi e sdrucciolar sull ' erba secca dietro a lei , e pensò . Non aveva riveduto il professor Gilardoni dopo la notte di Natale e desiderava parlargli , non per udir da capo la storia del testamento Maironi , ma per farsi raccontare il suo colloquio con Franco quando gliel ' aveva mostrato , per conoscere le prime impressioni di Franco e l ' opinione del professore . Poiché il testamento era stato distrutto , ciò aveva solamente un ' importanza psicologica . La curiosità di Luisa non era però una fredda curiosità di osservatrice . La condotta di suo marito l ' aveva gravemente offesa . Pensandoci e ripensandoci , come aveva fatto dalla notte di Natale in poi , s ' era persuasa che anche il silenzio serbato con lei fosse un peccato grave contro il diritto e l ' affetto . Ora le riusciva amaro il sentirsi diminuir la stima per suo marito , tanto più amaro alla vigilia della sua partenza e in un momento in cui egli meritava lode . Avrebbe voluto almeno sapere che quando il Gilardoni gli aveva mostrato quelle carte vi era stata in lui una lotta , che il sentimento più giusto si era sollevato almeno un momento nell ' anima sua . Si alzò , prese Maria per mano e si avviò verso Casarico . Trovò il professore nell ' orto , col Pinella , disse a Maria di andar a correre , a giuocare insieme al Pinella , ma la bambina , sempre avida di ascoltar i discorsi delle persone grandi , non volle assolutamente saperne . Allora entrò nell ' argomento senza pronunciar nomi . Voleva parlare al professore di quelle tali carte , di quelle vecchie lettere . Il professore , rosso , rosso , protestò che non capiva . Per fortuna il Pinella chiamò Maria mostrandole un libro d ' immagini e Maria , vinta dal libro , corse a lui . Allora Luisa levò al professore gli scrupoli , gli disse che sapeva tutto da Franco stesso , gli confessò di aver disapprovato suo marito , di aver provato e di provare ancora un gran dolore ... « Perché perché perché ? » , interruppe il buon Beniamino . Ma perché Franco non aveva voluto far nulla ! « Ho fatto io , ho fatto io , ho fatto io ! » , disse il Gilardoni , tutto acceso e trepidante , « ma per amor del cielo non dica niente a Suo marito ! » . Luisa restò sbalordita . Ma cosa aveva fatto il professore ? Ma quando ? Ma come ? Ma il testamento non era stato distrutto ? Allora il professore , rosso come una bragia , facendo degli occhi spiritati , intercalando il suo dire di « ma per carità , neh ? - ma zitto , neh ? » , mise fuori tutti i suoi segreti , la conservazione del testamento , il viaggio a Lodi . Luisa lo ascoltò sino alla fine , poi fece « ah ! » e si strinse forte forte il viso fra le mani . « Ho fatto male ? » , esclamò il professore , spaventato . « Ho fatto male , signora Luisina ? » « Altro che male ! Malissimo ! Mi scusi , sa , Lei ha avuto l ' aria di andare a proporre una transazione , un mercato ! E la marchesa crederà che siamo d ' accordo ! Ah ! » Ella strinse e scosse le mani congiunte come se avesse voluto rimaneggiarvi , rimpastarvi dentro una testa professorale più quadra . Il povero professore , costernato , andava ripetendo : « Oh Signore ! Oh povero me ! Oh che asino ! » , senza tuttavia comprender bene quale asinata avesse commesso . Luisa si buttò sul parapetto verso il lago , a guardare nell ' acqua . Balzò su a un tratto , batté il dorso della destra sul palmo della sinistra , il suo viso s ' illuminò . « Mi conduca nel Suo studio » , diss ' ella . « Posso lasciar qui Maria ? » . Il professore accennò di sì e l ' accompagnò , tutto palpitante , nello studio . Luisa prese un foglio di carta e scrisse rapidamente : « Luisa Maironi Rigey fa sapere alla marchesa Maironi Scremin che il professore Beniamino Gilardoni è un ottimo amico di suo marito e suo , ma che ne fu disapprovato per l ' uso inopportuno di un documento destinato a sorte diversa : che perciò nessuna comunicazione si attende né si desidera da parte della signora marchesa » . Com ' ebbe scritto , tese silenziosamente la lettera al professore . « Oh no ! » , esclamò il professore dopo aver letto . « Per amor del cielo , non mandi questa lettera ! Se Suo marito lo sa ! Pensi che dispiacere immenso , per me , per Lei ! E come Suo marito non lo avrebbe a sapere ? » . Luisa non rispose , lo guardo a lungo , non pensando a lui , pensando a Franco , pensando che forse la marchesa potrebbe prendere quella lettera per un artificio , per uno spauracchio . La riprese e la stracciò sospirando . Il professore , raggiante , le voleva baciar la mano . Ella protestò : non lo aveva fatto né per lui né per Franco , lo aveva fatto per altre ragioni ! Il sacrificio del suo sfogo la esacerbò , anzi , contro Franco . « Ha torto ! Ha torto ! » , ripeteva col cuore amaro . E né lei né il professore si accorsero che Maria era nella stanza . Vista partir sua madre , la piccina non aveva più voluto restar col Pinella e il Pinella l ' aveva condotta fino all ' uscio dello studio , gliel ' aveva aperto senza far rumore . La piccina , colpita dall ' aspetto di sua madre , si fermò a fissarla con una espressione di sgomento . La vide stracciar la lettera , la udì esclamare « ha torto ! » e si mise a piangere . Luisa accorse , la prese tra le braccia , la consolò e partì subito . Le ultime parole del professore nel congedarsi , furono : « Per carità , silenzio ! » . « Cosa , silenzio ? » , domandò subito Maria . Sua madre non le badò ; tutti i suoi pensieri erano altrove . Maria ripeté tre o quattro volte : « Cosa , silenzio ? » . Quando finalmente si udì rispondere « zitto , basta » tacque un poco e poi ricominciò rovesciando all ' indietro la sua testolina ridente , proprio per stuzzicar la mamma : « Cosa , silenzio ? » . Ne fu sgridata forte , tacque ancora , ma passando sotto il cimitero , a pochi passi da casa , ricominciò da capo , con lo stesso riso malizioso . Allora Luisa , tutta raccolta nello sforzo di comporsi una maschera indifferente , le diede solo una strappata , che però bastò a farla tacere . Maria era molto allegra , quel giorno . A pranzo , scherzando con la mamma , si ricordò dei rimproveri toccati a passeggio , la guardò sottecchi col solito risolino timido e provocatore , mise ancora fuori il suo « cosa , silenzio ? » . La mamma finse di non udire ed ella insistette . Luisa la fermò allora con un « basta ! » così insolitamente vibrato che la boccuccia di Maria si aperse piano piano e le lagrime scoppiarono . Lo zio fece « oh povero me ! » e Franco diventò scuro , si capì che disapprovava sua moglie . Poiché Maria piangeva e piangeva , si sfogò addosso a lei ; la prese tra le braccia , la portò via che strillava come un ' aquila . « Meglio ancora ! » , esclamò lo zio . « Bravissimi ! » « Lasci un po ' fare , Lei » , gli disse la Cia mentre Luisa taceva . « I genitori devono farsi ubbidire , già . » « Ma sì , così mi piace » , le rispose il padrone , « mettete fuori anche voi la vostra sapienza . » Ella si azzittì tutta ingrugnata . Intanto Franco , piantata Maria in un angolo dell ' alcova , ritornò e brontolò qualche parola sul voler far piangere i bambini per forza , per cui Luisa s ' imbronciò alla sua volta , andò in cerca di Maria , la ricondusse lagrimosa ma silenziosa . Il breve desinare finì male perché Maria non volle più mangiare e tutti erano imbronciati per una ragione o per l ' altra , meno lo zio Piero il quale si mise ad arringar Maria con dei predicozzi mezzo serii mezzo scherzosi , tanto che le fece tornare un po ' di sole in viso . Dopo pranzo Franco andò a vedere di certi vasi che teneva nel sotterraneo sotto il giardinetto pensile e prese Maria con sé , la interrogò benignamente , vedendola ormai allegra , sull ' origine di tanti guai . « Che significava questo cosa , silenzio ? » « Non lo so . » « Ma perché la mamma non voleva che tu dicessi così ? » « Non lo so . Io dicevo sempre così e la mamma mi sgridava sempre . » « Quando ? » « A passeggio . » « Dove sei stata , a passeggio ? » « Dal signor Ladroni . » ( Lo zio le aveva facilitato il nome del professore così . ) « E hai cominciato in casa del signor Ladroni a dire questa cosa ? » « No , è stato il signor Ladroni che ha detto così alla mamma . » « Cosa ha detto ? » « Ma , papà , non capisci niente ! Ha detto : per carità , silenzio ! » . Franco non parlò più . « La mamma ha stracciato una carta , anche , dal signor Ladroni » , soggiunse Maria , stimando , adesso , far tanto maggior piacere a suo padre quante più cose gli raccontava di questa visita . Suo padre le impose di tacere . Ritornato in casa , domandò a Luisa , con un viso poco benevolo , perché avesse fatto piangere la bambina . Luisa lo guardò , le parve che sospettasse , gli domandò risentita se dovesse giustificarsi di queste cose . « Oh no ! » , fece suo marito , freddo ; e se ne andò in giardinetto a veder se le foglie secche al piede degli aranci e la paglia intorno al tronco fossero in ordine perché la notte si annunziava rigida . Lavorando intorno alle piante si disse amaramente che se avessero avuto senso e parola , gli si sarebbero mostrate più riconoscenti , più affettuose del solito per la sua prossima partenza , mentre Luisa aveva cuore di essergli aspra . D ' essere stato aspro egli stesso non gli venne in mente . Luisa , dal canto suo , si dolse subito d ' avergli risposto così , ma non poteva trattenerlo , gittarglisi al collo e finirla con due baci ; troppo le pesava sul cuore l ' altra cosa ! Franco finì di accomodar le fasciature a ' suoi aranci e rientrò a pigliarsi il mantello per andar in chiesa ad Albogasio . Luisa che stava in cucina sbucciando delle castagne , lo udì passare pel corridoio , stette un momento in forse , lottando con se stessa , poi balzò fuori , lo raggiunse mentre stava per scender le scale . « Franco ! » , diss ' ella . Franco non rispose , parve respingerla . Ella lo afferrò allora per un braccio , lo trasse nella vicina camera dell ' alcova . « Cosa vuoi ? » , diss ' egli , scosso ma desideroso di tenersi il suo rancore . Luisa non gli rispose , gli cinse con le braccia il collo riluttante , gli piegò il viso sul petto e disse sottovoce : « Non dobbiamo esser in collera , sai , in questi giorni » . Egli , che aveva aspettato parole di scusa , si staccò dal collo le braccia di sua moglie e rispose asciutto : « Io non sono in collera . Mi racconterai poi » , soggiunse , « cosa ti ha confidato il signor professore Gilardoni di tanto segreto da doverti raccomandare il silenzio » . Luisa lo guardò attonita , addolorata . « Tu hai sospettato di me » , diss ' ella , « e hai interrogato la bambina ? Hai fatto questo ? » « Ebbene » , diss ' egli , « e se avessi fatto questo ? Del resto tu pensi sempre il peggio di me , si sa . Bene , guarda , non voglio saper niente . » Ella lo interruppe , « ma te lo dirò , ma te lo dirò » , ed egli allora cui la coscienza rimordeva un poco per l ' interrogatorio di Maria , vedendo poi anche Luisa disposta a parlare , non volle assolutamente udirla , le proibì di spiegarsi . Ma il suo cuore traboccava di amarezza e gli occorreva pure uno sfogo . Si dolse che dopo la notte di Natale ella non fosse più stata con lui la solita Luisa . A che valevano le proteste ? Lo aveva capito bene . Del resto era tanto tempo ch ' egli aveva capito una cosa ! Che cosa ? Oh , una cosa naturale ! Naturalissima ! Meritava egli di essere amato da lei ? No certo ; egli era un povero disutile e niente altro . Non era naturale che dopo averlo conosciuto bene , ella lo amasse meno ? Perché certo certo lo amava meno di una volta . Luisa tremò che questo fosse vero , disse « no , Franco , no » e lo sgomento di non saperlo dire con energia bastante le paralizzò la voce . Egli che aveva sperato una smentita violenta , sussurrò atterrito : « Dio mio ! » . Allora fu lei che si atterrì , fu lei che lo strinse disperatamente fra le braccia singhiozzando « ma no ! ma no ! ma no ! » . S ' intesero sino al fondo con una comunicazione magnetica e stettero a lungo abbracciati , parlandosi in un muto sforzo spasmodico di tutto l ' esser loro , dolendosi l ' uno dell ' altro , rimproverandosi , volendosi appassionatamente riprendere , gustando il piacere acuto e amaro di unirsi per un momento con la volontà e con l ' amore malgrado la intima disunione delle loro idee e della loro natura ; tutto senza una parola , senza una sola voce . Franco partì per andare in chiesa . Non volle invitar Luisa ad accompagnarlo , sperando ch ' ella lo facesse spontaneamente ; ed ella non lo fece dubitando che gli fosse gradito . La mattina del sette gennaio , dopo le dieci , lo zio Piero fece chiamare Franco . Lo zio stava ancora a letto . Si alzava tardi , non potendo riscaldare la stanza e non volendo , per economia , accendere il fuoco nel salottino troppo per tempo . Però il freddo non gl ' impediva di tirarsi su a leggere , con mezzo il petto e ambedue le braccia fuori delle coperte . « Ciao » , diss ' egli quando Franco entrò . Dal tono del saluto , dalla bella faccia seria nella sua bontà , Franco intese che lo zio aveva pronte parole insolite . Lo zio gl ' indicò infatti la sedia presso il letto , e disse il più solenne dei suoi esordi : « Sètet giò » . Franco sedette . « Dunque parti domani ? » « Sì , zio . » «Bene.» Parve che nel metter fuori quel « bene » il cuore dello zio gli fosse venuto in bocca , tanto la parola gli gonfiò le guance , gli uscì piena e sonora . « Tu » , riprese il vecchio , « non mi hai udito fino ad ora , dirò così , approvare né disapprovare il tuo progetto . Forse avrò dubitato un poco che lo effettuassi . Adesso ... » Franco gli stese ambedue le mani . « Adesso » , continuò lo zio , tenendogliele strette fra le proprie , « visto che sei fermo nella tua idea , ti dico : l ' idea è buona , il bisogno c ' è , va , lavora , il lavoro è una gran cosa . Dio ti faccia incominciar bene e poi ti faccia perseverare , ch ' è il più difficile . Ecco . » Franco gli voleva baciar le mani , ma lo zio fu pronto a ritirarle . « Lassa stà , lassa stà ! » . E riprese a parlare . « Adesso senti . È possibile che non ci vediamo più . » Proteste di Franco . « Sì sì sì » , rispose il vecchio ritirando l ' anima dagli occhi e dalla voce , « tutte belle cose , cose che bisogna dire . Lascia stare . » Gli occhi ripresero la loro luce seria e buona , la voce il suo tono grave . « È possibile che non ci vediamo più . Del resto ti domando io cosa ci faccio , oramai , a questo mondo . E per voi sarebbe meglio che me ne andassi . Forse a tua nonna dispiace che io vi abbia raccolti , forse le sarà più facile , poi , di riconciliarsi con voi . Perciò , posto che non ci vediamo più , ti prego , appena morto io , se le cose non saranno ancora accomodate , di fare qualche passo . » Franco si alzò , abbracciò lo zio con le lagrime agli occhi . « Testamento » , riprese lo zio , « non ne ho fatto e non ne faccio . Il poco che ho è di Luisa ; non occorre testamento . Vi raccomando la Cia ; fate che non le manchi un letto e un tozzo di pane . Per i funerali bastano tre preti che mi cantino un requiem di cuore ; il nostro , l ' Introini e il prefetto della Caravina ; c ' è mica bisogno di farne cantare cinque o sei per amor del candirott e del vin bianch . Per il mio vestiario lasciamo fare a Luisa che saprà dove metterlo a posto . Il mio orologio a ripetizione lo prenderai tu per mia memoria . Vorrei lasciare un ricordo anche a Maria , ma come si fa ? Potrai pigliar un pezzo della mia catena d ' oro . Se hai una medaglietta , un crocifisso , glielo attacchi al collo con la mia catena . E amen . » Franco piangeva . Era una gran commozione di sentire lo zio parlar della sua morte così serenamente come di un affare qualsiasi da condur con giudizio e onestà ; lo zio che discorrendo con gli amici pareva tanto attaccato alla vita , che diceva sempre : « Se se pò schivà quella tal crepada ! » . « Oh e adesso contami ! » , diss ' egli . « Che lavoro speri di trovare ? » « Per ora , nell ' ufficio d ' un giornale a Torino , mi scrive T . Forse in avvenire si troverà qualche cosa di meglio . Se poi al giornale non potessi vivere e se non trovassi altro , ritornerei . Per questo bisogna tener la cosa segretissima , almeno per il primo tempo . » Quanto al segreto , lo zio era incredulo . « E le lettere ? » , diss ' egli . Per le lettere era combinato che Franco scriverebbe a Lugano fermo in posta , che Ismaele porterebbe alla posta di Lugano le lettere della famiglia e ritirerebbe quelle di Franco . E che si doveva dire ai conoscenti ? Si era già detto che Franco andava a Milano il giorno otto per affari e che sarebbe stato assente forse un mese , forse anche più . « Questo dover infinocchiar la gente non è la più bella cosa del mondo » , disse lo zio , « ma insomma ! Io ti abbraccio adesso , neh , Franco , perché so che domani mattina parti per tempo e oggi difficilmente saremo soli . Dunque addio . Ti raccomando tutto da capo e non dimenticarti di me . Oh , un ' altra cosa . Tu vai a Torino . Io , come impiegato , ho inteso servire il mio paese . Non ho cospirato , non vorrei cospirare neanche adesso , ma al mio paese ci ho sempre voluto bene . Insomma , salutami la bandiera tricolore . Ciao , neh ! » Qui lo zio aperse le braccia . « Verrai anche tu , zio , in Piemonte » , gli disse Franco alzandosi commosso da quell ' abbraccio . « Se posso appena guadagnarmi quel che strettamente bisogna , vi faccio venire tutti . » « E no , caro . Son troppo vecchio , non mi muovo più . » « Ebbene , verrò io questa primavera con duecentomila miei amici . » « Eh sì ! Düsent mila zücch ! Belle idee , belle speranze ! Oh , è qui , signorina Ombretta Pipì ? » Ombretta Pipì , così Maria era chiamata in casa nei momenti di buon umore , entrò impettita e grave . « Buon giorno , zio . Mi dici l ' Ombretta Pipì ? » Suo padre la prese e la posò sul letto dello zio che la raccolse a sé sorridendo , se la fece sedere sulle gambe . « Venga qua , signorina . Ha dormito bene ? E la bambola , ha dormito bene ? E il mulo , ha dormito bene ? Ah non c ' era ? Tanto meglio . Sì , sì , adesso vengo con l ' Ombretta . E un bacio , niente ? E un altro , no ? Allora bisogna proprio dire : Ombretta sdegnosa Del Missipipì , Non far la ritrosa E baciami qui . » Maria lo ascoltò come se udisse i versi per la prima volta ; e poi , fuori a ridere , a saltare , a battere le mani . E lo zio rideva come lei . « Papà » , diss ' ella facendosi seria , « perché piangi ? Sei in castigo ? » Si aspettavano alquante visite , in quel giorno , di conoscenti che avevan promesso di venire a congedarsi da Franco prima della sua partenza per Milano . Luisa fece il miracolo di accender la stufa in Siberia , come lo zio chiamava la sala , e vi si trovarono insieme donna Ester , i due indivisibili Paoli di Loggio , il Paolin e il Paolon , il professor Gilardoni che vi sofferse di una trepidazione , di una inquietudine continua perché Luisa , non avendo ancora allestito il bagaglio di Franco , andava e veniva dalla camera dell ' alcova , chiamava Ester ogni momento ed Ester era quindi sempre in moto , quando passava dietro al professore , quando gli passava davanti , quando a destra , quando a sinistra . Al pover ' uomo pareva di stare in un turbine magnetico . Ecco capitare , molto inattesa perché dopo la perquisizione non s ' era più veduta , anche la signora Peppina . « Oh cara la mia süra Lüisa ! Oh car el me sür don Franco ! L ' è vera ch ' el voeur propi andà via ? » Adesso è il Paolin che si dimena un poco sulla sedia perché ha l ' idea che la süra Peppina sia mandata dal marito per vedere chi c ' è e chi non c ' è intorno all ' uomo sospetto , nella casa scomunicata . Vorrebbe andarsene subito col suo Paolon , ma il Paolon è più grosso . « Come se fa adèss con sto vioròn chì ch ' el capiss nagott ? » , pensa il Paolin , e , senza guardare il Paolon , gli dice sottovoce : « Andèmm , Paol ! Andèmm ! » Il Paolon stenta infatti molto a capire ma finalmente si alza , se ne va col Paolin , piglia la sua sulle scale . Franco ebbe lo stesso pensiero del Paolin e salutò la signora Peppina con mal garbo . La povera donna ne avrebbe pianto perché voleva tanto bene a sua moglie e teneva in gran concetto anche lui ; ma capiva la sua avversione ; la scusava in cuor suo . Appena osava guardarlo di tempo in tempo , umile , con un ' aria di cane bastonato . Si tolse la Maria sulle ginocchia , le parlò del suo buon papà , del suo caro papà che andava via . « Chi sa che dispiasè , neh ti poera vèggia ? Chi sa che magòn ? Poer ratin . Andà via el papà ! On papà de quella sort ! » Franco discorreva col professore ma udiva e fremeva d ' impazienza . Fu contentissimo che la Veronica venisse a chiamarlo . Lo volevano nell ' orto . Vi discese , trovò il signor Giacomo Puttini e don Giuseppe Costabarbieri ch ' eran venuti per salutarlo ma , informati dal Paolin e dal Paolon , desideravano non farsi vedere dalla süra Peppina . Anche il suolo dell ' orto scottava loro i piedi . Mentre il piccolo eroe magro si difendeva , soffiando , dagl ' inviti di Franco a salire in casa , il piccolo eroe grasso girava vivacemente la testa e gli occhietti come un merlo di buon umore , a guardar ora il monte ora il lago , quasi per un ' abitudine di sospetto . Scorse una barca che veniva da Porlezza . Chi sa ? Non potrebb ' essere l ' I . R . Commissario ? Benché la barca fosse ancora lontana , pensò subito di cavarsela , pensò di andar col Puttini a visitar il Ricevitore per aver la fortuna di non trovar la süra Peppina in casa . Scambiati con Franco saluti sommessi e frettolosi , i due vecchi leproni trottarono via a testa bassa e Franco rimase nell ' orto . L ' aria era mite , il picco di Cressogno saliva senza neve , tutto glorioso di sole , nel sereno , il sole dorava ancora le coste giallognole della Valsolda picchiettate di ulivi , mentre dall ' altra parte del lago scendevano sino all ' acqua , nell ' ombra azzurrognola , i grandi padiglioni bianchi della Galbiga nevosa e del Bisgnago . Franco stette a guardare col cuore grosso il caro paese dei suoi sogni , de ' suoi amori . « Addio , Valsolda » , pensò . « E adesso voglio salutare anche voialtre . » Voialtre erano le sue piante , gli aranci amari , l ' olea sinensis , il nespolo del Giappone , il pinus pinea , che verdeggiavano a giusti intervalli lungo il viale diritto , fra le aiuole degli erbaggi e il lago ; erano i rosai , i capperi , le agavi che uscivano a pender sopra l ' acqua dai fori praticati nel muro . Tutte piccole vite , ancora ; il colosso della famiglia , il pino , non misurava tre metri ; piccole , pallide vite che parevano sonnecchiare nel pomeriggio invernale . Ma Franco le vedeva nell ' avvenire come le aveva pensate piantandole col suo fine sentimento del grazioso e del pittoresco . Ciascuna portava in sé una intenzione di lui . Le nobili pianticelle del viale , sorgendo sugli erbaggi , dovevano significare una certa finezza di spirito e di cultura nella modesta fortuna della famiglia . Gli aranci avevano il compito speciale di dare al quadretto una intonazione mite e gentile ; il dovere del nespolo era di alzare e allargar le braccia frondose sopra un futuro sedile ; i rosai e i capperi del muro verso il lago dovevano dire a chi passava in barca la fantasia d ' un poeta ; le agavi vi avrebbero risposto , in un accordo minore , agli aranci , compagni di esilio ; finalmente gli alti destini del pino erano di spiegar un grazioso ombrello sulla breve oasi , di porre il suo accento meridionale sopra l ' accordo delle agavi e degli aranci , di incorniciar con la sua verde corona il piccolo seno azzurro di Casarico . Addio , addio ! Pareva a Franco che le pianticelle gli rispondessero tristemente : " Perché ci lasci ? Che sarà di noi ? Tua moglie non ci ama come te " . Intanto la barca veduta da don Giuseppe aveva camminato e passava davanti all ' orto , alquanto discosto dalla riva . V ' erano un signore e una signora . Il signore si alzò in piedi e salutò con voce squillante : « Addio , don Franco ! Evviva ! » . La signora sventolò il fazzoletto . Erano i Pasotti . Franco salutò col cappello . I Pasotti ! In Valsolda di gennaio ! Che ci venivano a fare ? E quel saluto ! Pasotti che dopo la perquisizione non si era fatto più vedere , Pasotti salutar così ? Che voleva dir ciò ? Franco , perplesso , salì in casa , diede la notizia . Tutti stupirono e sopra tutti la süra Peppina : « Ma comè ? El dis de bon ? El sür Controlòr ? Poer omasc ! Anca la süra Barborin ? Poera donnètta ! » . Si commentò il fatto . Chi supponeva una cosa e chi un ' altra . Dopo cinque minuti Pasotti entrò strepitando , trascinandosi dietro la signora Barborin carica di scialli e di fagotti , mezza morta dal freddo . Povera creatura , non sapeva dir altro che « dò ôr ! dò ôr in barca ! » mentre suo marito schiamazzava ghignando negli occhi diabolici : « Le fa bene , le fa bene ! Le ho cacciato giù un bicchierino di ginepro a Porlezza . Ha fatto smorfie d ' inferno , ma sta benone ! » . La povera sorda , indovinando che parlava del ginepro , girava gli occhi per il soffitto , rifaceva le smorfie di Porlezza . Pasotti non era mai stato così espansivo . Baciò la mano a Luisa , abbracciò l ' ingegnere e Franco accompagnando gli atti con effusioni e profluvi di sentimento . « Carissima donna Luisa ! Signora ammirabile e perfetta . Car el me Peder ! Car el me re de coeur ! Il mondo è grande ma on alter Peder el gh ' è propri no , va là ! E questo don Franco ! Caro il mio Francone ! Pensare come t ' ho veduto io ! In sottane e grembialino . Quando andavi a rubar i fichi al prefetto della Caravina ! Sto baloss chì ! » Il « baloss » non faceva il viso più incoraggiante del mondo ma l ' altro non se ne dava per inteso . Altrettanto poco poteva intendersi sua moglie con le signore che l ' interrogavano . « Come l ' ha mai faa , süra Pasotti » , le gridava la signora Peppina , « a vegnì in Valsolda de sto temp chì ? » « Oh dèss , la capiss nient , poera donnètta . » Per quanto anche Luisa ed Ester le gridassero nelle orecchie la stessa domanda , per quanto ella spalancasse la bocca , la sorda non capiva , andava rispondendo a caso : « Se ho mangiàa ? Se voeui disnà chì ? » . Intervenne Pasotti , disse che in ottobre egli e sua moglie eran partiti per un richiamo di affari , senza fare il bucato , che sua moglie lo andava seccando da un pezzo per questo benedetto bucato , che finalmente si era risolto di accontentarla e di venire . Allora donna Ester si voltò verso la Pasotti a far l ' atto di lavare . La Pasotti guardò suo marito che le teneva gli occhi addosso e rispose : « Sì sì , la bügada , la bügada ! » . Quell ' occhiata , l ' impero che lesse negli occhi del Controllore fecero sospettare Luisa che vi fosse sotto un mistero . Questo mistero e le inesplicabili espansioni di Pasotti le suggerirono un altro sospetto . Se fosse venuto per loro ? Se nelle cause di questa improvvisa venuta ci avesse parte il viaggio del professore a Lodi ? Avrebbe voluto consultarsi col professore , dirgli di fermarsi fino a che i Pasotti fossero partiti ; ma come parlargli poi senza che se ne avvedesse Franco ? Intanto donna Ester prese congedo e il professore che aveva ottenuto il perdono della capricciosetta , perfidetta signorina , a patto di non domandare il paradiso , ebbe licenza di accompagnarla a casa . I Pasotti non potevano salire ad Albogasio Superiore fino a che il mezzadro , fatto avvertire subito , non avesse posto loro in ordine e riscaldata almeno una stanza . Parlò subito di piantare un tarocchino in tre con l ' ingegnere e Franco . Allora se ne andò anche la signora Peppina e la Pasotti chiese a Luisa di ritirarsi un momento , la pregò di accompagnarla . Appena fu sola coll ' amica nella camera dell ' alcova si guardò attorno con due occhioni spaventati e poi sussurrò : « Sèm minga chì per la bügada neh , sèm minga chì per la bügada ! » . Luisa la interrogò silenziosamente , col viso e col gesto , perché a parlar forte in sala avrebbero udito . Stavolta la Pasotti capì , rispose che non sapeva niente , che suo marito non le aveva detto niente , che le aveva imposto la storia del bucato ma che del bucato a lei non importava nulla . Allora Luisa prese un pezzo di carta e scrisse : « Cosa sospetti ? » . La Pasotti lesse e poi cominciò una mimica complicatissima . Scrollamenti del capo , stralunamenti d ' occhi , sospiri , invocazioni al soffitto ; pareva che si combattesse dentro di lei una gran battaglia di timori e di speranze . Finalmente fece « ah ! » , afferrò la penna e scrisse sotto la domanda di Luisa : « La marchesa ! » . Lasciò cader la penna , stette a contemplar l ' amica . « L ' è a Lod » , diss ' ella sottovoce . « El Controlòr l ' è staa a Lod . Speri comè ! » E poi scappò in sala temendo esser sospettata da suo marito . Finito il tarocco , Pasotti si accostò a una finestra , disse forte qualche cosa sugli effetti della luce crepuscolare e chiamò Franco . « Bisogna che tu venga stasera da me » , gli disse piano , « devo parlarti . » Franco cercò schermirsi . Partiva l ' indomani mattina per Milano , lasciava la famiglia per qualche tempo , gli era difficile passar la sera fuori di casa . Pasotti replicò ch ' era assolutamente necessario . « Si tratta del tuo viaggio di domani » , diss ' egli . « Si tratta del tuo viaggio di domani ! » Appena partiti i Pasotti per Albogasio Superiore , Franco riferì questo colloquio a sua moglie . Egli n ' era stato turbatissimo . Pasotti sapeva , dunque ; non avrebbe fatto tanti misteri se non avesse inteso alludere al viaggio di Torino . E Franco era seccatissimo che Pasotti sapesse . Ma in che modo ? L ' amico di Torino poteva essere stato imprudente . E adesso che voleva da lui , Pasotti ? C ' era forse in aria qualche altro colpo della Polizia ? Ma Pasotti non era l ' uomo da venire ad avvertirnelo ! E tutto quel voltafaccia di amabilità ? Non si voleva ch ' egli andasse a Torino , forse . Non si voleva che trovasse una strada buona , un modo di sottrarre sé e i suoi alla povertà , ai commissari e ai gendarmi ! Pensa e ripensa , non poteva essere che questo . Luisa n ' era poco persuasa , in cuor suo . Temeva altra cosa ; non dubitava però neppur lei che Pasotti sapesse di Torino e ciò scompigliava tutte le sue supposizioni . Insomma non c ' era che andare e udire . Franco andò alle otto , Pasotti lo ricevette colla più affettuosa cordialità e gli fece le scuse di sua moglie ch ' era già a letto . Prima d ' entrar in argomento volle assolutamente che pigliasse un bicchiere di S . Colombano e una fetta di panettone . Col vino e col dolce Franco dovette inghiottire , suo malgrado , molte dichiarazioni di amicizia , i più sperticati elogi di sua moglie , di suo zio e di lui stesso . Vuotato finalmente il bicchiere ed il piatto , il mellifluo bargnìf si mostrò disposto ad entrare in materia . Erano seduti a un tavolino , l ' uno in faccia all ' altro . Pasotti , appoggiato comodamente alla spalliera della seggiola , teneva tra le mani un fazzoletto rosso e giallo di foulard , lo andava palpando . « Dunque » , diss ' egli , « caro Franco , come ti dicevo , si tratta del tuo viaggio di domani . Ho inteso dire oggi a casa tua che parti per affari : si tratta di vedere se io non ti porto un affare anche più grosso di quello che hai a Milano . » Franco , sorpreso da questo inaspettato esordio , tacque . Pasotti chinò gli occhi sul fazzoletto senza restare di maneggiarlo e riprese : « Il mio caro amico don Franco Maironi si può immaginare che se io entro in argomento intimo e delicato , ho una ragione grave di farlo , sento il dovere di farlo e sono autorizzato a farlo » . Le mani si fermarono , gli occhi brillanti e acuti si alzarono a quelli torbidi e diffidenti di Franco . « Si tratta , mio caro Franco , del tuo presente e del tuo avvenire . » Ciò detto , Pasotti posò risolutamente il foulard da banda . Appoggiate le braccia e giunte le mani sul tavolino entrò nel cuore dell ' argomento tenendo sempre gli occhi su Franco che , raccolto alla sua volta indietro sulla spalliera , lo guardava pallido , in una ostile attitudine di difesa . « È dunque un pezzo che io , per l ' antica amicizia verso la tua famiglia , ho in mente di far qualche cosa onde metter fine a un dissidio dolorosissimo . Anche tuo padre , povero don Alessandro ! Che cuor d ' oro ! Che bene mi voleva ! » ( Franco sapeva che suo padre aveva una volta minacciato Pasotti col bastone perché s ' intrometteva troppo nelle faccende di casa sua . ) « Basta . Avendo saputo che tua nonna era a Lodi , domenica scorsa mi son detto : dopo tanti dispiaceri che hanno avuto i Maironi , forse questo è il momento . Andiamo , tentiamo . E sono andato . » Pausa . Franco fremeva . Che razza d ' intercessore gli era capitato ? E chi aveva chiesto intercessioni ? « Debbo dirlo » , riprese Pasotti , « sono contento . Tua nonna ha le sue idee , ha un ' età in cui le idee difficilmente si cambiano , ha il carattere che sai , molto fermo , ma insomma il cuore c ' è . Ti vuol bene , sai . Soffre . Vi è una lotta continua , dentro di lei , fra i suoi sentimenti e i suoi principii ; anche , se vuoi , tra i suoi sentimenti e i suoi risentimenti . Povera marchesa ! È penoso di vedere come soffre ; ma insomma piega , piega . Certamente non bisogna mica aspettarsi poi troppo . Piega ma non fino a spezzare ciò che la sostiene , i suoi principii , voglio dire : sopra tutto i suoi principii politici . » Gli occhi di Franco , le mascelle inquiete , un sussulto di tutta la persona dissero a Pasotti : non toccar questo punto , bada a te ! Pasotti si fermò ; gli era forse venuto in mente il bastone del fu don Alessandro . « Ti capisco » , riprese . « Credi che non ti capisca ? Io mangio il pane del Governo e devo tenermi chiuso nel cuore ciò che penso , ma del resto son con te , sospiro il momento in cui certi colori cederanno il posto a certi altri . Tua nonna non è così e , sfido , bisogna pigliarla com ' è . Se si vuol venire a un accomodamento bisogna pigliarla com ' è . Si può combattere come ho combattuto io , ma ... » « Tutto questo discorso mi pare inutile » , esclamò Franco , alzandosi . « Aspetta ! » , riprese Pasotti . « Il diavolo non sarà poi forse tanto brutto ! Siedi , ascolta ! » Franco non volle saperne di sedersi ancora . « Sentiamo ! » , diss ' egli con voce vibrante d ' impazienza . « Intanto la nonna è disposta a riconoscere il tuo matrimonio ... » « Grazie ! » , interruppe il giovane . « Aspetta ! ... e a farvi un assegno molto conveniente ; per quel che ho capito , fra le sei e le ottomila svanziche all ' anno . Non c ' è male , eh ? » « Avanti ! » « Aspetta ! Non c ' è niente di umiliante . Se ci fosse una condizione umiliante non sarei venuto a proportela . La nonna desidera che tu ti occupi e che tu dia una certa guarentigia di non immischiarti in affari politici . Vi è un modo decoroso di combinare una cosa e l ' altra , questo lo devo riconoscere , benché , te lo dico chiaro , io avessi proposto alla nonna un partito diverso . L ' idea mia era ch ' ella ti mettesse alla testa degli affari suoi . Ne avevi abbastanza per non poter pensare ad altro . Però , anche l ' idea della nonna è buona . Conosco fior di giovinotti che pensano come te e che sono nella carriera giudiziaria . È una carriera molto indipendente e molto rispettata . Una parola tua e tu sei ascoltante al Tribunale . » « Io ? » , proruppe Franco . « Io ! No , caro Pasotti ! No ! Non mi si manda , taci ! la Polizia in casa , non si fa bestialmente destituire un galantuomo che ha la sola colpa di essere zio di mia moglie , taci ti dico ! non si cercano oggi tutte le vie di affamare la mia famiglia e me , per offrirci domani del pane sporco . No , sai , no , grida pure , per fame no , viva Dio , nessuno mi prende ! Dillo pure alla nonna e tu ... e tu ... e tu ... » Pasotti aveva sicuramente un sangue di derivazione felina , cupido , fine , prudente , carezzevole , pronto alla simulazione ma soggetto alla collera . Era venuto interrompendo l ' invettiva di Maironi con proteste sempre più violente ; a quest ' ultima apostrofe , sentendo arrivar un nembo di accuse che tanto più lo irritavano quanto più le indovinava , balzò egli pure in piedi . « Fermati ! » , esclamò . « Che maniera è questa ? » « Buona sera ! » , disse Franco , pigliando il cappello . Ma Pasotti non intendeva lasciarlo partire così . « Un momento ! » , diss ' egli battendo e ribattendo affrettati pugni sul tavolino . « Voialtri vi fate delle illusioni , voialtri sperate molto in quel testamento e quello non e un testamento , quello è un pezzo di carta straccia , quello è il delirio di un pazzo ! » Franco , ch ' era già presso all ' uscio , si fermò , tramortito dal colpo . « Che testamento ? » , diss ' egli . « Via ! » , riprese Pasotti freddo e beffardo . « C ' intendiamo bene ! » Una vampa di collera riaccese il sangue a Franco . « Ma no ! » , diss ' egli . « Fuori ! parla ! Cosa ne sai tu di testamenti ? » « Ah ! » , fece Pasotti con ironica dolcezza . « Adesso va benissimo . » Franco l ' avrebbe strozzato . « Sono stato a Lodi , non te l ' ho detto ? Dunque so . » Franco , fuori di sé , protestò di non capire niente . « Oh già ! » , riprese Pasotti , beffardo più di prima . « Lo informerò io il signore . Sappia dunque che il signor professore Gilardoni , il quale non è affatto amico Suo , si è recato in fine di dicembre a Lodi , e si è presentato alla marchesa con una copia senza valor legale di un preteso testamento del povero Suo nonno . In questo testamento Ella , signor don Franco , è istituito erede universale con accompagnamento di offese atroci alla moglie e al figlio del testatore . Ecco che adesso Ella sa . Del resto il signor Gilardoni è stato fedele alla consegna , ha detto di esser venuto di suo capo , senza farne saper niente a voi . » Franco ascoltò , livido come un cadavere , sentendosi oscurar la vista e l ' anima , raccogliendo tutte le sue forze per non smarrirsi , per dare una risposta degna . « Hai ragione » , diss ' egli . « Anche la nonna ha ragione . Chi ha torto è il professor Gilardoni . Egli mi ha mostrato quel testamento tre anni sono , la notte del mio matrimonio . Gli ho detto di abbruciarlo e ho creduto che l ' avesse fatto . Se non lo ha fatto , mi ha ingannato . Se si è recato a Lodi per quella bella impresa che dice , ha commesso una indelicatezza e una stoltezza enorme . Voi avete avuto ragione di pensar male di noi . Ma sappilo bene ! Io disprezzo il danaro della nonna quanto il danaro del Governo : e siccome questa signora ha la fortuna di essere la madre di mio padre , mai , capisci , mai , e adoperi ella pure contro di noi tutte le bassezze , tutte le perfidie che vuole , mai non userò una carta che la disonora ! Sono troppo superiore a lei ! Va ' e dille questo a nome mio e dille che si riprenda le sue offerte perché le sdegno ! Buona sera . » Lasciò Pasotti sbalordito e se n ' andò tutto tremante di sovreccitazione e di collera , dimenticò di ripigliar la sua lanterna , discese al buio , a gran passi , non sapendo né curando affatto dove mettesse i piedi , esclamando di tempo in tempo , buttando fuori ciò che aveva dentro di rovente : pezzi d ' ira contro il Gilardoni , pezzi di accusa contro Luisa . Lo zio era andato a letto per tempo e Luisa aspettava Franco nel salottino con Maria che teneva alzata perché suo padre potesse averla un poco , l ' ultima sera . La povera Ombretta Pipì aveva cominciato presto a infastidirsi , a far una boccuccia grossa , un visetto piagnoloso , a domandar con una vocina dolente : « Quando viene , papà ? » . Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per consolare gli afflitti . Ombrettina non teneva da un pezzo scarpettine sane e le scarpettine , anche in Valsolda , costavano denari . Pochi , sì , e quando ce n ' è pochissimi ? Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per calzare gli scalzi . Proprio il giorno prima , Luisa , cercando in granaio un pezzo di corda , aveva trovato fra vecchie sciarpe , casse vuote e seggiole rotte , uno stivale di suo nonno . Lo aveva posto a rammollire nell ' acqua , s ' era fatta prestare trincetto , lesina e forbice . Prese ora il venerabile stivale che fece spavento a Ombretta e lo posò sulla tavola . « Adesso gli reciteremo l ' orazione funebre » , diss ' ella con quel brio voluto che neppure un ' angustia mortale poteva toglierle , se le bisognava . « Prima , però , domanderai al tuo signor bisnonno il permesso di prenderti il suo stivale . » Ella fece che Maria giungesse le mani e recitasse questa filastrocca guardando comicamente il soffitto : Caro signor bisnonno benedetto , Questo stival , se Lei non se lo mette , Lo doni alla Sua Ombretta , Che aspetta con gran fretta Un paio di scarpette E Le scocca su in cielo un bel bacetto Alla pianta del piede con rispetto . Venne poi una poco riverente fantasia come ne nascevan tante nel cervello di Luisa , una bizzarra storia dell ' angioletto che lustra gli stivali in paradiso e che un giorno , per voler pigliare senza permesso un pezzetto di pan d ' oro , aveva lasciato cadere sulla Terra lo stivale del bisnonno . Maria si rasserenò , rise , interruppe la mamma con cento domande sul pan d ' oro e sullo stivale rimasto in Paradiso . Che ne farebbe di quello il bisnonno ? La mamma le spiegò che il bisnonno lo avrebbe applicato per di dietro all ' imperatore d ' Austria onde buttarlo giù dal cielo , se ve lo incontrava . In quel momento entrò Franco . Luisa vide subito che gli occhi e la fronte segnavano tempesta . « Dunque ? » , diss ' ella . Franco rispose concitato : « Metti a letto Maria » . Luisa osservò che aveva tenuta la bambina alzata per aspettarlo , perché stesse un po ' con lui . Franco replicò « ti dico di metterla a letto » tanto aspramente che Maria si mise a piangere . Luisa si fece rossa ma tacque . Accese un lume , prese la bambina in braccio , la porse silenziosamente a suo padre per un bacio , che fu freddo , e la portò via . Franco non la seguì . Si arrabbiò di veder quello stivale e lo gettò in terra . Poi sedette , piantò i gomiti sulla tavola , si strinse il capo fra le mani . L ' amara idea che Luisa fosse complice del Gilardoni gli era lampeggiata in mente subito , mentre Pasotti parlava , col ricordo di quel « cosa , silenzio ? » , di quel « basta ! » e del racconto della bambina . Egli aveva dentro a sé come un vortice dove questa idea spariva girando e ricompariva sempre più basso , sempre più vicino al cuore . « Dunque ? » , tornò a chiedere Luisa , rientrando . Franco la guardò un momento in silenzio , la scrutò . Poi si alzò e le afferrò le mani . « Dimmi se sai niente ! » , diss ' egli . Ella indovinò , ma quello sguardo e quel modo la offesero . « Come , se so niente ? » , esclamò accesa in volto . « Me lo domandi così ? » « Ah tu sai ! » , gridò Franco , gittando da sé le mani di lei e levando le braccia in alto . Ella presentì ciò che veniva , il sospetto della sua complicità col professore , la propria smentita , l ' offesa mortale , irrimediabile che Franco le avrebbe fatto se , nell ' ira , non avesse creduto alla sua parola , e giunse le mani spaventata . « No , Franco , no , Franco » , diss ' ella sottovoce e gli gettò le braccia al collo , volle chiuder coi baci le labbra di lui . Ma egli fraintese , credette che volesse domandar perdono e la respinse . « Lo so , sì , lo so » , diss ' ella tornando appassionata al suo petto , « ma l ' ho saputo dopo , quando era cosa fatta , ne ho avuto sdegno come te , più di te ! » Ma Franco aveva troppo bisogno di sfogarsi , di offendere . « E come vuoi che ti creda ? » , esclamò . Ella indietreggiò con un grido , poi gli fece ancora un passo incontro , gli stese le braccia . « No » , supplicò straziata , « dimmi che mi credi , dimmelo subito subito perché altrimenti tu non sai , tu non sai ! » « Cosa , non so ? » « Tu non sai come sono io che ti amerò ancora ma non vorrò più essere moglie per te , che potrò soffrir tanto ma non cambiare , mai più ! Capisci cosa vuol dire mai più ? » Egli la trasse a sé , la sottile persona ansante , le strinse le mani da rompergliele e disse con voce soffocata : « Ti crederò , sì , ti crederò » . Luisa che lo guardava lagrimosa chiese una parola migliore . « Ti crederò » , disse , « ti crederò ? » « Ti credo , ti credo . » Lo credeva davvero ma dov ' è ira è sempre anche orgoglio . Non volle subito arrendersi del tutto ; il suo accento fu piuttosto d ' un uomo compiacente che d ' un uomo convinto . Restarono ambedue silenziosi , tenendosi per le mani , cominciarono a sciogliersi l ' un dall ' altro via via con un impercettibile moto . Fu Luisa che infine , dolcemente , si staccò del tutto . Sentiva la necessità di troncar quel silenzio , parole calde non ne trovava , parole fredde non ne voleva , si mise a raccontare senz ' altro come avesse saputo dal Gilardoni del malaugurato viaggio a Lodi . Parlava con voce tranquilla , non propriamente fredda ma triste , stando seduta alla tavola in faccia a suo marito . Mentre riferiva le confidenze del professore , Franco si riaccendeva , la interrompeva continuamente : « E non gli hai detto questo ? - E non gli hai detto quello ? - Non gli hai detto stupido ? - Non gli hai detto bestia ? » . La prima volta Luisa lasciò correre , poi protestò . Aveva già detto di essersi sdegnata per lo sproposito del Gilardoni ; pareva quasi , adesso , che suo marito ne dubitasse ! Franco si chetò ma di mala voglia . Quando il racconto fu terminato si scagliò ancora contro il filosofo balordo , tanto che Luisa lo difese . Era un amico , aveva errato gravemente , gravissimamente , ma con buona intenzione . Dove andavano a finire le massime di Franco , la carità , il perdono delle offese , s ' egli non perdonava neppure a chi aveva voluto fargli del bene ? Ella pensò , qui , cose che non disse . Pensò che Franco perdonava moltissimo quando a perdonare c ' era follia e gloria e perdonava pochissimo quando c ' erano semplicemente ottime ragioni di farlo . Franco a udirsi parlar da lei di carità , s ' irritò , non osò dire che si sentiva superiore a un attacco simile , ma ritorse poco generosamente il colpo . « Ecco ! » , esclamò con una reticenza piena di sottintesi . « Tu lo difendi ! Già ! » . Luisa ebbe un sussulto nervoso delle spalle , ma tacque . « E perché non parlare , tu ? » , riprese Franco . « Perché non raccontarmi tutto subito ? » « Perché quando rimproverai Gilardoni egli mi supplicò di tacere ed io credetti , com ' era anche vero , che fosse inutile , a cosa fatta , darti un dispiacere così grande . L ' ultimo dì dell ' anno , quando sei andato in collera , volevo dirtelo , volevo raccontarti ciò che mi aveva confidato Gilardoni , te lo ricordi ? E tu non hai assolutamente voluto . Non ho insistito anche perché Gilardoni ha detto alla nonna che noi non ne sapevamo niente . » « Non lo ha creduto ! Naturale ! » « E se io parlavo cosa ci poteva far questo ? Così Pasotti avrà ben capito che tu non sapevi niente ! » Franco non replicò . Allora Luisa gli chiese di raccontarle il colloquio e stette ad ascoltarlo senza batter ciglio . Ella indovinò , con l ' acume dell ' odio , che se Franco avesse accettato di entrare negl ' impieghi , sarebbe venuta fuori l ' ultima condizione : separarsi dallo zio , da un impiegato destituito per ragioni politiche . « Certo ! » , diss ' ella , « avrebbe voluto anche questo ! Canaglia ! » Suo marito trasalì come se quella scudisciata avesse toccato il sangue anche a lui ... « Adagio » , diss ' egli , « con queste parole ! Prima , è una supposizione tua ; e poi ... » « È una supposizione mia ? E il resto ? E offrirti una viltà simile ? » Franco che aveva risposto a Pasotti con furore , rispose ora mollemente a sua moglie . « Sì sì sì , ma insomma ... » Adesso era lei che diventava violenta . L ' idea che la nonna osasse proporre loro l ' abbandono dello zio la faceva quasi impazzire . « Almeno questo » , diss ' ella , « mi consentirai : che pietà non ne merita ! Dio mio , pensare che questo testamento c ' è ancora ! » « Oh ! » , esclamò Franco . « Torniamo da capo ? » « Torniamo da capo ! Hai tu il diritto di pretendere che io neanche pensi , neanche senta come non piace a te ? Sarei vile , meriterei di essere una schiava , e non voglio poi essere né una cosa né l 'altra.» La ribelle intravveduta , sentita qualche volta da Franco attraverso l ' amante , la creatura dall ' intelletto forte sopra l ' amore e orgoglioso , non potuta mai conquistare interamente , gli stava ora di fronte , tutta vibrante nella coscienza della sua ribellione . « Va bene » , disse Franco parlando a se stesso . « Sarebbe vile , sarebbe schiava . Si ricorda Ella nemmeno più che domani vado via ? » « Non andar via . Resta . Eseguisci la volontà del tuo povero nonno . Ricordati quello che mi hai raccontato sulla origine della sostanza Maironi . Restituisci tutto all ' Ospitale Maggiore . Fa giustizia . » « No ! » , rispose Franco . « Chimere ! Il fine non giustifica i mezzi . Il vero fine poi , per te , è colpire la nonna . Questa storia dell ' Ospitale è il mezzo di giustificarlo . No , non mi servirò mai di quel testamento . L ' ho anche dichiarato a Pasotti , con parole da farmi sputare in faccia se cambiassi ! E parto domattina . » Seguì un lungo silenzio . Poi le due voci ripresero il dialogo , gelate e tristi come se nell ' uno e nell ' altro cuore vi fosse adesso qualche cosa di morto . « Hai pensato » , disse Franco , « che farei anche disonore a mio padre ? » « In che modo ? » « Prima per la forma oltraggiosa delle disposizioni e poi perché farei supporre la complicità di mio padre nella soppressione del testamento . Già , tu non le capisci queste cose . Che te ne importa ? » « Ma non è necessario parlar di soppressione . Può darsi che il testamento non sia stato trovato . » Nuovo silenzio . La stessa candela di sego che ardeva sulla tavola aveva una espressione lugubre . Luisa si alzò , raccolse da terra lo stivale del bisnonno e si dispose a incominciar il suo lavoro . Franco andò ad appoggiar la fronte alle invetriate della finestra . Vi rimase un pezzo , assorto nella contemplazione delle ombre della notte . Poi disse piano , senza volgere il capo : « Mai mai l ' anima tua non è stata tutta con me » . Nessuna risposta . Egli si voltò , adesso , e domandò a sua moglie , affatto senza collera , con la dolcezza inesprimibile che aveva nei momenti di depressione fisica o morale , se gli era accaduto , fin dal principio della loro unione , di mancare verso di lei . Gli fu risposto un impercettibile : « No » . « Allora forse non mi amavi come ho creduto ? » « No no no . » Franco non era sicuro di aver inteso bene e ripeté : « Non mi amavi ? » « Sì sì , tanto . » Lo spirito di lui si rialzò , un ' ombra di severità gli rientrò nella voce . « E allora » , diss ' egli , « perché non mi hai dato tutta l ' anima tua ? » Ella tacque . Aveva prima tentato invano di riprendere il lavoro . Le mani tremavano . E adesso veniva questa domanda terribile ! Doveva o non doveva rispondere ? Rispondendo , rivelando per la prima volta cose sepolte in fondo al cuore , avrebbe allargata la scissura dolorosa ; ma poteva non essere leale ? Il suo silenzio durò tanto che Franco le chiese ancora : « Non parli ? » . Ella raccolse tutte le proprie forze e parlò . « È vero , l ' anima mia non è mai stata interamente con te . » Tremò nel dir così , e Franco non respirava più . « Mi sono sempre sentita diversa e staccata da te » , riprese Luisa , « nel sentimento che deve governare tutti gli altri . Tu hai le idee religiose di mia madre . Mia madre intendeva e tu intendi la religione come un insieme di credenze , di culto e di precetti , ispirato e dominato dall ' amor di Dio . Io ho sempre avuto ripugnanza a concepirla così , non ho mai potuto veramente sentire , per quanto mi sforzassi , questo amore di un Essere invisibile e incomprensibile , non ho mai potuto capire il frutto di costringer la mia ragione ad accettare cose che non intende . Però mi sentivo un desiderio ardente di dirigere la mia vita a qualche cosa di bene secondo un ' idea superiore al mio interesse . E poi mia madre mi aveva talmente penetrata , con l ' esempio e con la parola , de ' miei doveri verso Dio e la Chiesa , che i miei dubbi mi davano un grandissimo dolore , li combattevo quanto potevo . Mia madre era una santa . Ogni atto della sua vita corrispondeva alla sua fede . Anche questo poteva molto sopra di me e poi sapevo che la maggiore afflizione della sua vita era stata l ' incredulità di mio padre . Ho conosciuto te , ti ho amato , ti ho sposato , mi sono confermata nel proposito di diventare , nelle cose di religione , come te , perché tu eri come mia madre . Ma ecco , un po ' alla volta , ho trovato che tu non eri come mia madre . Debbo dire anche questo ? » « Sì , tutto . » « Ho trovato che tu eri la bontà stessa , che avevi il cuore più caldo , più generoso , più nobile della terra , ma che la tua fede e le tue pratiche rendevano quasi inutili tutti questi tesori . Tu non operavi . Tu eri contento di amar me , la bambina , l ' Italia , i tuoi fiori , la tua musica , le bellezze del lago e delle montagne . In questo seguivi il tuo cuore . Per l ' ideale superiore ti bastava di credere e di pregare . Senza la fede e senza la preghiera tu avresti dato il fuoco che hai nell ' anima a quello ch ' è sicuramente vero , ch ' è sicuramente giusto qui sulla terra , avresti sentito quel bisogno di operare che sentivo io . Tu lo sai , già , come ti avrei voluto in certe cose ! Per esempio , chi sente il patriottismo più di te ? Nessuno . Bene , io avrei voluto che tu cercassi di servirlo proprio davvero , poco o molto , il tuo paese . Adesso vai in Piemonte ma ci vai sopra tutto perché non abbiamo quasi più da vivere . » Franco accigliatissimo , fece un atto iracondo di protesta . « Se vuoi » , disse umilmente Luisa , « mi fermo . » « No , no , avanti , fuori tutto , è meglio ! » Egli rispose tanto concitato , tanto sdegnoso , che Luisa tacque e solo ripigliò il suo discorso dopo un altro « avanti ! » . « Anche senz ' andare in Piemonte ci sarebbe stato da fare in Valsolda , in Val Porlezza , in Vall ' Intelvi quello che fa V . sul lago di Como , mettersi in relazione colla gente , tener vivo il sentimento buono , preparare tutto ciò ch ' è bene preparare per il giorno della guerra , se verrà . Io te lo dicevo e tu non ti persuadevi , mi facevi tante difficoltà . Questa inerzia favoriva la mia ripugnanza al concetto tuo della religione e la mia tendenza ad un altro concetto . Perché religiosa mi sentivo anch ' io moltissimo . Il concetto religioso che mi si veniva formando sempre più chiaro nella mente era questo , in breve : Dio esiste , è anche potente , è anche sapiente , tutto come credi tu ; ma che noi lo adoriamo e gli parliamo non gliene importa nulla . Ciò ch ' egli vuole da noi lo si comprende dal cuore che ci ha fatto , dalla coscienza che ci ha dato , dal luogo dove ci ha posto . Vuole che amiamo tutto il bene , che detestiamo tutto il male , e che operiamo con tutte le nostre forze secondo quest ' amore e quest ' odio , e che ci occupiamo solamente della terra , delle cose che si possono intendere , che si possono sentire ! Adesso capisci come concepisco io il mio dovere , il nostro dovere , di fronte a tutte le ingiustizie , a tutte le prepotenze ! » Più Luisa procedeva nel definire ed esprimere le proprie idee , più si sentiva contenta di farlo , di esser finalmente sincera , di porsi con franchezza sopra un terreno proprio e fermo ; più si spegneva dentro di lei ogni sdegno contro il marito , più le saliva nel cuore una tenera pietà di lui . « Ecco » , soggiunse , « se si trattasse solamente di questo dispiacere circa la nonna , non credi che avrei sacrificato mille volte l ' opinione mia piuttosto che affliggerti ? Bisognava bene che ci fosse sotto qualche altra cosa . Adesso sai tutto , adesso l ' anima mia l ' ho messa nelle tue mani . » Ella lesse sulla fronte di suo marito un dolor cupo , una freddezza nemica . Si alzò , mosse adagio adagio verso di lui , a mani giunte , fissandolo , cercando gli occhi che la evitavano e si fermò per via , respinta da una forza superiore , benché egli non avesse detto una parola né fatto un gesto . « Franco ! » , supplicò . « Non mi puoi amare più ? » Egli non rispose . « Franco ! Franco ! » , diss ' ella , tendendogli le mani giunte . Poi fece l ' atto di avanzare . Egli si tirò bruscamente indietro . Stettero così a fronte in silenzio , per un eterno mezzo minuto . Franco teneva le labbra serrate , si udiva la sua respirazione frequente . Fu lui che ruppe il silenzio . « Quello che hai detto è proprio il tuo pensiero ? » «Sì.» Egli teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola . La scosse con violenza e disse amaramente : « Basta » . Luisa lo guardò con tristezza indicibile e mormorò : « Basta ? » . Egli rispose con ira : « Sì , basta basta basta basta ! » . Tacque un istante e riprese duramente : « Sarò un neghittoso , un inerte , un egoista , tutto quello che vuoi , ma non sono poi un bambino da venirmi a quietare con due carezze dopo avermi detto tutto quello che mi hai detto ! Basta ! » . « Oh Franco , ti ho fatto male , lo so , ma mi è costato tanto di farti male ! Non puoi prendermi con bontà ? » « Ah , prenderti con bontà ! Tu vuoi ferire e che ti si prenda con bontà ! Tu sei superiore a tutti , tu giudichi , tu sentenzii , tu sei la sola che intende cosa Dio vuole e cosa non vuole ! Questo no , sai , del resto . Di ' pure di me quello che ti piace ma lascia stare le cose che non capisci . Occupati del tuo stivale , piuttosto ! » Egli non voleva vedere in sua moglie che l ' orgoglio , e la sua stessa collera gli era nata quasi tutta d ' orgoglio , d ' amor proprio offeso , era una collera impura che gli offuscava la mente e il cuore . Sì la moglie che il marito avrebbero creduto poter essere accusati di tutto fuorché d ' orgoglio . Ella tacque , riprese il suo posto , tentò riprendere il lavoro , maneggiava nervosamente gli strumenti senza saper bene che si facesse . Franco se n ' andò in sala , sbattendo l ' uscio dietro di sé . Nel buio della sala , abbandonata dopo le cinque , si gelava ; ma Franco non se n ' accorse . Si buttò sul canapè , si diede tutto al suo dolore , alla sua collera , a una facile , violenta difesa mentale di se stesso contro la moglie . Siccome Luisa si era levata , fosse pure con certi temperamenti , contro lui e contro Dio , gli faceva comodo di confondere in cuor suo la propria causa con quella dell ' altro muto , terribile Offeso . La sorpresa , l ' amarezza , l ' ira , le buone e le cattive ragioni gli fecero prima una turbinosa tempesta nel cervello . Poi si sfogò a immaginare pentimenti di Luisa , domande di perdono , magnanime risposte proprie . A un tratto udì Maria gridare e piangere . Si alzò per andar a vedere cos ' avesse , ma era senza lume . Allora attese un poco pensando che andrebbe Luisa . Non udì alcun movimento e la bambina piangeva sempre più forte . Si accostò pian piano al salotto , guardò per il vetro dell ' uscio . Luisa teneva le braccia incrociate sulla tavola e il viso appoggiato alle braccia . Non si vedevano , al lume della candela , che i suoi bei capelli bruni . Franco si sentì cadere la collera , aperse l ' uscio e chiamò a mezza voce con certa severa dolcezza : « Luisa , Maria piange » . Luisa levò il viso pallidissimo , prese la candela e uscì senza dir parola . Suo marito la seguì . Trovarono la bambina a sedere sul letto , tutta piangente , spaventata da un sogno . Quando vide suo padre gli stese le braccia supplicandolo con la voce grossa di pianto : « No via , papà , no via , papà ! » . Franco se la strinse in braccio , la coperse di baci , la chetò , la ripose nel letticciuolo . Ella si teneva stretta una mano del papà , non la voleva in alcun modo lasciare . Luisa prese un ' altra candela sul suo tavolino da notte , volle accenderla e non le riusciva , tanto le tremavano le mani . « Non vieni a letto ? » , le chiese Franco . Ella rispose « no » tremando più di prima . Franco credette indovinar in lei una supposizione , un timore , e se ne offese . « Oh , puoi venire ! » , diss ' egli sdegnoso . Luisa accese il lume e disse più pacatamente che doveva lavorare alle scarpette . Uscì e solamente sulla soglia mormorò : « Buona notte » . Franco rispose asciutto : « Buona notte » . Ebbe un momento l ' idea di spogliarsi , l ' abbandonò subito poiché sua moglie stava alzata a lavorare . Tolse una coperta , si coricò vestito , dalla parte del letticciuolo onde potersi tenere una manina di Maria che non dormiva ancora , e spense il lume . Che dolcezza , quella manina cara ! Franco la sentiva , bambina , la sua figliuola , innocente , amorosa bambina e la immaginava donna , tutta sua nel cuore , tutta unita a lui nelle idee come nei sentimenti , immaginava che quella manina stretta volesse compensarlo del dolore datogli da Luisa , dirgli : papà , tu e io siamo uniti per sempre . Dio , gli venivano i brividi a pensare che forse Luisa vorrebbe educarla nelle sue idee e ch ' egli sarebbe lontano , non ci potrebbe far niente ! Pregò il Signore , pregò il Maestro così dolce ai bambini , pregò Maria , pregò la santa nonna Teresa , pregò la sua propria mamma di cui sapeva ch ' era stata tanto pura e tanto religiosa : « Custodite , custodite la mia Maria ! » . Offerse tutto se stesso , la felicità terrena , la salute , la vita purché Maria fosse salva dall ' errore . « Papà » , disse Ombretta . « Un bacio . » Egli si sporse dal letto , si chinò a cercar con le labbra il caro visino e poi le disse di tacere , di dormire . Ella tacque un minuto e chiamò : « Papà » . « Cosa ? » « Non ho mica il mulo sotto il guanciale , sai , papà . » « No , no , cara , ma dormi . » « Sì , papà , dormo . » Tacque un altro minuto e poi : « La mamma è a letto , papà ? » « No , cara . » « Perché ? » « Perché ti fa le scarpette . » « Le porto anche in Paradiso , io , le scarpette , come il bisnonno ? » « Taci , dormi . » « Contami una storia , papà . » Egli si provò ma non aveva la fantasia né l ' arte di Luisa e s ' imbarazzò presto . « Oh papà » , disse Maria con l ' accento della compassione , « tu non sai raccontar le storie . » Questo lo umiliò . « Senti , senti » , rispose , e si mise a recitare una ballata di Carrer , Al bosco nacque , povera bambina , Gerolimina , rifacendosi , dopo quattro strofe che ne sapeva , sempre da capo , con intonazioni sempre più misteriose e abbassando via via la voce in un bisbiglio inarticolato , fino a che Ombretta Pipì , cullata dal metro e dalla rima , entrò con essi nel mondo dei sogni . Quando la udì dormire in pace gli parve così crudele di lasciarla , gli parve d ' essere un tal traditore che vacillò nel suo proponimento . Si rimise subito . Il dolce dialogo con la bambina gli aveva alquanto pacificato e rischiarato lo spirito . Incominciò ad aver coscienza di un altro dovere che oramai gl ' incombeva di fronte alla moglie : mostrarlesi uomo a costo di qualsiasi sacrificio , nella volontà e nell ' azione , difendere , contro lei , la propria fede con le opere , partire , lavorare e soffrire ; e poi ... e poi ... se Iddio santo vorrà che il cannone tuoni per l ' Italia , via , avanti , e venga pure una palla austriaca che la faccia piangere e pregare anche lei ! Gli sovvenne di non aver dette le sue preghiere della sera . Povero Franco , non gli era mai successo di recitarle a letto senz ' assopirsi a metà . Sentendosi abbastanza tranquillo , pensando che Luisa tarderebbe forse molto a venire , ebbe paura di addormentarsi e si domandò cosa direbbe se lo trovasse addormentato . Si alzò pian piano , disse le sue preghiere , accese quindi il lume , sedette alla scrivania , si pose a leggere e si addormentò sulla sedia . Fu svegliato dagli zoccoli della Veronica che scendeva le scale . Luisa non era ancora venuta . Entrò poco dopo e non espresse alcuna meraviglia di veder Franco alzato . « Sono le quattro » , diss ' ella . « Se vuoi partire manca mezz 'ora.» Occorreva partire alle quattro e mezzo per essere sicuramente a Menaggio in tempo di pigliar il primo battello che veniva da Colico . Invece di andar a Como e quindi a Milano come s ' era annunciato ufficialmente , Franco doveva scendere ad Argegno e salire a S . Fedele , calare in Svizzera per la Val Mara o per Orimento e il Generoso . Franco accennò a sua moglie di tacere , di non svegliare Maria . Poi , ancora con un silenzioso gesto , la chiamò a sé . « Parto » , le disse piano . « Ieri sera sono stato cattivo , con te . Ti domando perdono . Dovevo risponderti diversamente , anche avendo ragione . Tu conosci il mio temperamento . Perdonami . Almeno non serbarmi rancore . » « Per parte mia non ne sento affatto » , rispose Luisa con dolcezza , come uno che facilmente è benigno perché si sente superiore . Gli ultimi preparativi furono fatti in silenzio , il caffè fu preso in silenzio . Franco andò ad abbracciare lo zio che non aveva salutato la sera , poi entrò solo nell ' alcova , si inginocchiò al lettuccio di Maria , sfiorò col labbro una manina che pendeva dalla sponda . Ritornando in salotto vi trovò Luisa con lo scialle e il cappello , le domandò se veniva a Porlezza anche lei . Sì , veniva . Tutto era pronto , la borsa a mano l ' aveva Luisa , la valigetta era in barca , l ' Ismaele aspettava alla scaletta della darsena con un piede sullo scalino e un piede sulla prua del battello . La Veronica accompagnò i viaggiatori col lume , diede il buon viaggio al padrone , tutta compunta , avendo odorata la burrasca . Due minuti ancora e il pesante battello spinto da Ismaele con la remata lenta e tranquilla « di viaggio » passava sotto il muro dell ' orto . Franco mise il capo al finestrino . Passarono , nel chiaror fioco della notte stellata senza luna , i rosai , i capperi , le agavi pendenti dal muro , passarono gli aranci , il nespolo , il pino . Addio , addio ! Passarono il Camposanto , la « Zocca de Mainé » , la stradicciuola fatta tante volte con Maria , il Tavorell . Franco non guardò più . Non c ' era il solito lume , quella notte , nel casottino del battello ed egli non poteva vedere sua moglie , che non parlava . « Vieni a Porlezza per le carte del notaio » , diss ' egli , « o proprio per accompagnar me ? » « Anche questo ! » , mormorò Luisa , tristemente . « Ho voluto esser leale con te fino all ' estremo e tu te ne sei offeso . Mi domandi perdono e poi mi dici queste cose . Capisco che non si può esser fedeli alla verità senza soffrire molto , molto , molto . Pazienza , ormai ho preso questa strada . Se son venuta per accompagnarti , lo saprai . Non farmi abbassare a dirlo adesso ! » « Non farmi abbassare ! » , esclamò Franco . « Io non capisco . Siamo tanto diversi in tante cose , del resto . Dio mio ! come siamo diversi ! Tu sei sempre così padrona di te stessa , sai sempre esprimere i tuoi pensieri così esattamente , li conservi sempre così netti , così freddi ! » Luisa mormoro : « Sì , siamo diversi » . Non parlarono più né l ' uno né l ' altro fino a Cressogno . Quando furono vicini alla villa della nonna , Luisa parlò e cercò che il discorso non cadesse fino a che la villa non fosse passata . Si fece ripetere tutto l ' itinerario stabilito , suggerì di pigliar la sola borsa a mano perché la valigia imbarazzerebbe troppo da Argegno in poi . Ne aveva già parlato con Ismaele e Ismaele s ' incaricava di portarla a Lugano e di spedirla a Torino di là . Intanto la villa della nonna con le sue suggestioni sinistre , passo . Ecco il santuario della Caravina , adesso . Due volte , durante i loro amori , Franco e Luisa s ' erano incontrati alla festa della Caravina l ' otto settembre , sotto gli ulivi . E passò anche la cara piccola chiesa cinta d ' ulivi sotto le rupi paurose del picco di Cressogno . Addio , chiesa , addio , tempo passato . « Ricordati » , disse Franco quasi duramente , « che Maria deve dire le sue preghiere ogni mattina e ogni sera . È un comando che ti do . » « Lo avrei fatto anche senza comando » , rispose Luisa . « So che Maria non appartiene solo a me . » Silenzio fino a Porlezza . L ' uscir dalla cala placida della Valsolda , il veder altre valli , altri orizzonti e il lago segnato dalle prime brezze dell ' alba , traevano i due viaggiatori ad altri pensieri , li facevano pensare , senza che ne sapessero il perché , all ' avvenire incerto precorso da bisbigli annunciatori di grandi cose , che passavan di furto per il pesante silenzio austriaco . Si udì qualcuno gridare dalla riva di Porlezza e Ismaele si mise a remar di lena . Era il vetturino , il Toni Pollìn , che gridava di far presto se non si voleva perdere il vapore a Menaggio . Ecco gli ultimi momenti . Franco abbassò il vetro dell ' usciolino , guardò quell ' uomo come se avesse un grande interesse di udirne le parole . Quando approdarono si voltò a sua moglie . « Esci anche tu ? » Ella rispose : « Se credi » . Uscirono . Una carrettella era sulla riva , pronta . « Guarda » , disse Luisa , « che nella borsa troverai da far colazione . » Si abbracciarono , si scambiarono un bacio rapido e freddo davanti tre o quattro curiosi . « Fa che Maria » , disse Franco , « mi perdoni di esser partito così » , e furono le ultime sue parole perché il Toni Pollìn insisteva , « presto , presto ! » . La carrettella partì di gran trotto e con un gran fracasso di frustate per la stretta , scura viuzza di Porlezza . Franco viaggiava sul Falco , da Campo verso Argegno , quando pensò di prender qualche cosa . Aperse la borsa e gli balzò il cuore vedendo una lettera con questo indirizzo di carattere di sua moglie : « per te » . L ' aperse avidamente e lesse : Se tu sapessi cosa mi sento io nell ' anima , quel che soffro , come sono tentata di lasciar qui le scarpette delle quali m ' intendo assai meno che tu non creda , e di venir da te a rinnegar quello che t ' ho detto , non saresti così duro con me . Debbo aver molto peccato contro la Verità perché mi sieno così difficili e amari i primi passi che faccio seguendo lei . Tu mi credi orgogliosa e io stessa mi credevo molto suscettibile : adesso sento che le tue parole umilianti non potrebbero trattenermi dal venirti a cercare . Ciò che mi trattiene è una Voce dentro di me , una Voce più forte di me , che mi comanda di tutto sacrificare fuorché la mia coscienza della verità . Ah , io spero un premio di questo sacrificio ! Io spero che possiamo un giorno essere uniti con tutta l ' anima . Esco in giardinetto a coglier per te la brava rosellina che abbiamo ammirata insieme ier l ' altro , che ha sfidato e vinto gennaio . Ti ricordi quanti ostacoli erano fra noi quando la prima volta ebbi un fiore dalle tue mani ? Io non t ' amavo ancora e tu già pensavi a vincermi . Adesso sono io che spero di conquistare te . Mancò poco che Franco lasciasse passare Argegno senza muoversi dal suo posto . 9 . Per il pane , per l ' Italia , per Dio Otto mesi dopo , nel settembre del 1855 , Franco abitava una misera soffitta a Torino , in via Barbaroux . Aveva ottenuto nel febbraio un posto di traduttore all ' Opinione , con ottantacinque lire il mese . Più tardi fece anche relazioni del Parlamento e lo stipendio gli fu portato a cento lire il mese . Il Dina , direttore del giornale , gli voleva bene e gli procacciava qualche lavoro straordinario , fuori d ' ufficio , tanto da fargli prendere altre venticinque o trenta lire il mese . Franco viveva con sessanta lire il mese . Il resto andava a Lugano e da Lugano , per le mani fedeli d ' Ismaele , a Oria . Per vivere un mese con sessanta lire ci voleva una forza d ' animo che lo stesso Franco non avrebbe creduto , prima , possedere . Le ore d ' ufficio , il tradurre , assai laborioso per un uomo pieno di scrupoli e di timidità letterarie , gli pesavano più delle privazioni ; e sessanta lire gli parevano ancora troppe , si rimproverava di non saper vivere con meno . Si era legato con altri sei emigrati , parte lombardi parte veneti . Mangiavano insieme , passeggiavano insieme , disputavano insieme . Meno Franco e un Udinese , gli altri erano fra i trenta e i quarant ' anni . Tutti poverissimi , non avevano mai voluto pigliar un soldo dal governo piemontese a titolo di sussidio . L ' Udinese che apparteneva a una famiglia ricca e austriacante e da casa non riceveva niente , conosceva bene il flauto , dava quattro o cinque lezioni la settimana e suonava nelle orchestrine dei teatri di commedia . Un notaio padovano copiava nello studio di Boggio . Un avvocato di Caprino Bergamasco , soldato di Roma del 1849 , teneva i registri di un grande negozio di ombrelli e di mazze in via Nuova , per cui gli amici lo chiamavano il « Fante di bastoni » . Un quarto , milanese , aveva fatto la campagna del '48 nelle guide di Carlo Alberto ; per questo , e per una certa sua boria meneghína , il Padovano gli aveva posto nome « Caval di spade » . La professione del Caval di spade era quella di litigare continuamente col Fante di bastoni per antagonismo di provincia , d ' insegnare la scherma in due convitti , e , l ' inverno , di suonare il piano dietro una cortina misteriosa , nelle sale dove si ballavano polke a due soldi l ' una . Gli altri vivevano con miserabili assegni delle loro famiglie . Erano tutti scapoli , meno Franco , e tutti allegri . Si chiamavano e si facevano chiamare « i sette sapienti » . Dominavano Torino , nella loro sapienza , dall ' alto di sette soffitte sparse per tutta la città da Borgo San Dalmazzo a Piazza Milano . La più misera era quella di Franco che la pagava sette lire il mese . Meno il Padovano , a cui una sorella del portinaio di casa portava l ' acqua nella soffitta , nessuno della compagnia si faceva del tutto servire , e il Padovano avrebbe espiato bene la sua devota Margà con le tormentose celie degli amici , se non fosse stato il pacifico filosofo ch ' era . Tutti si lustravano le scarpe da sé . Il più destro di mano era Franco e a lui toccava di attaccare i bottoni agli amici quando non volevano umiliarsi ricorrendo al Padovano e alla sua Margà , la quale , del resto , certe volte , « o mi povra dona ! » , ne vedeva capitare una processione . L ' Udinese aveva bene un ' amante , una piccola « tota » del primo baraccone di piazza Castello sull ' angolo di Po ; ma era geloso e non permetteva che attaccasse bottoni a nessuno . Gli amici se ne vendicavano chiamandola « tota bürattina » perché vendeva fantocci e bambole . Egli era del resto , grazie a « tota burattina » , il solo della compagnia che avesse gli abiti sempre in ordine e la cravatta annodata con una grazia speciale . A mangiare andavano in una trattoria di Vanchiglia battezzata « la trattoria del mal de stomi » dove per trenta lire il mese avevano colazione e pranzo . Il loro lusso era il bicierìn , un miscuglio di caffè , latte e cioccolatte che si aveva per quindici centesimi . Lo prendevano la mattina , i veneti al caffè Alfieri , gli altri al caffè Florio . Meno Franco , però . Franco rinunciava al bicierìn e al relativo torcètt , pasta da un soldo , per ammassare tanto che gli bastasse a far una corsa a Lugano e portar un regaluccio a Maria . Andavano a passeggiare , l ' inverno , sotto i portici di Po , quelli della Sapienza , dalla parte dell ' Università , non quelli della Follia , dalla parte di S . Francesco ; e poi sedevano al caffè dove uno della compagnia , per turno , prendeva il caffè mentre gli altri leggevano i giornali e saccheggiavano lo zucchero . Una volta alla settimana , invece che andare al caffè , si cacciavano , per accontentare il Fante di bastoni , in un buco di via Bertola dove si beveva il più puro e squisito Giambava . A teatro ci andava l ' Udinese e in grazia sua , di tanto in tanto , qualche altro , gratis ; sempre alla commedia , per lo più al Rossini o al Gerbino . Per Franco il passar davanti ai manifesti del Regio e degli altri teatri di musica , era un supplizio molto maggiore che lustrarsi le scarpe o far colazione con cinque centimetri quadrati di frittata buonissima per osservare le macchie del sole . Fortunatamente aveva conosciuto certo C . , veneto , segretario al Ministero dei Lavori Pubblici , il quale lo presentò alla famiglia di un distintissimo maggiore medico dell ' esercito , pure veneto , che possedeva un piano , riceveva , la sera , alcuni amici e li ristorava con un caffè eccellente , quasi unico , in quei tempi , a Torino . Quando i sette sapienti , per una ragione o per l ' altra , non passavano la sera insieme , Franco andava a casa C . , in piazza Milano , a far musica , a conversare d ' arte con le signorine , a disputar di politica con la signora , una fiera patriota veneziana di grande ingegno e d ' animo antico , che aveva tutte eroicamente affrontate le durezze e le amarezze dell ' esilio , incuorando il marito i cui primi passi erano stati assai difficili e amari ; perché a lui , già reputatissimo professore dell ' Università di Padova , le care , benedette teste oneste e dure della rigida amministrazione piemontese avevano imposto di subire un esame se voleva diventare capitano medico , niente meno . La corrispondenza fra Torino e Oria non rispecchiava lo stato vero degli animi di Franco e di Luisa , correva liscia , affettuosa , certo con molti ritegni e cautele da una parte e dall ' altra . Luisa si era figurata che Franco avrebbe risposto alla sua letterina e sarebbe entrato nel grande argomento . Non vedendo che parlasse mai né della letterina né di ciò ch ' era stato fra loro quell ' ultima notte , arrischiò un ' allusione . Non fu raccolta . In fatto Franco s ' era messo più volte a scrivere col proposito di affrontare le idee di sua moglie . Prima di scrivere si sentiva forte , si teneva sicuro che pensandoci avrebbe trovato facilmente argomenti vittoriosi ; gliene venivano anche alla penna di quelli che gli sembravan tali ma poi , quand ' erano scritti , ne scopriva subito la insufficienza , ne stupiva , se ne doleva , ritentava la prova e sempre con eguale successo . Eppure sua moglie aveva ben torto ; di questo non dubitava un momento ; dunque vi doveva essere modo di dimostrarglielo . Bisognava studiare . Cosa ? Come ? Ne domandò a un prete dal quale si era confessato poco dopo il suo arrivo a Torino . Questo prete , un piccolo vecchietto contraffatto , focoso e dottissimo , lo invitò a casa sua , in piazza Paesana , si pose ad aiutarlo con entusiasmo , gli suggerì una quantità di libri , parte da legger lui , parte da mandare a sua moglie . Forte orientalista e gran tomista , provando una vivissima simpatia per Franco , attribuendogli un ingegno e una cultura forse superiori al vero , per poco non gli suggerì di studiar l ' ebraico e volle poi assolutamente che leggesse S . Tommaso . Arrivò sino a dargli un abbozzo di lettera a sua moglie con gli argomenti che doveva sviluppare . Franco s ' innamorò subito del vecchietto entusiasta che aveva poi , anche nell ' aspetto , la purezza d ' un Santo . Si mise a studiar S . Tommaso con grande ardore e vi durò poco . Gli parve di mettersi in un mare senza fine e senza principio , di non potervisi dirigere . Il disegno scolastico della trattazione , quella uniformità nella forma dell ' argomentare pro e contro , quel gelido latino denso di profondo pensiero e incolore alla superficie , gli schiacciarono in tre giorni tutta la buona volontà . Gli argomenti dell ' abbozzo di lettera non li capì che in piccola parte . Se li fece spiegare , li intese meglio , si dispose a scendere in campo con essi e si trovò impacciato come David nell ' armatura di Saul . Gli pesavano , non li poteva maneggiare , senti che non erano roba sua e che non lo sarebbero diventati mai . No , egli non poteva presentarsi a sua moglie col tricorno e con la tonaca del professor G . , impugnando una lancia di teologia e coprendosi con uno scudo di metafisica . Riconobbe che non era nato per filosofare in nessun modo ; gli mancava persino l ' organo del rigido ragionamento logico ; o almeno il suo bollente cuore , ricco di tenerezze e di sdegni , voleva troppo parlare anche lui , a favore o contro , secondo la propria passione . Suonando una sera a casa C . , tutto fremente e con gli occhi sfavillanti , l ' andante della suonata op . 28 di Beethoven , gli capitò di dire a mezza voce : « Ah questo , questo , questo ! » . Nessun Padre , pensava , nessun Dottore potrebbe comunicar il sentimento religioso come Beethoven . Metteva , suonando , tutta l ' anima sua nella musica e avrebbe pur voluto esser con Luisa , suonarle il divino andante , unirsi a lei pregando in un inenarrabile spasimo dello spirito , così . Né gli venne in mente che Luisa , la quale del resto sentiva la musica molto meno di lui , avrebbe piuttosto dato all ' andante il senso del doloroso conflitto fra il proprio affetto e le proprie idee . Andò da G . , gli riportò S . Tommaso , gli confessò tutta la sua impotenza con parole così umili e commosse che il vecchio prete , dopo qualche momento di silenzio accigliato e inquieto , gli perdonò . « Là là là » , diss ' egli riprendendosi con rassegnazione il suo primo volume della Somma , « ca s ' raccomanda al Sgnour e sperouma ca fassa Chiel . » Così finirono gli studi teologici di Franco . Tanto meditare sulle idee di sua moglie e sulle proprie e soprattutto il consiglio del professore « ca s ' raccomanda al Sgnour » non furono senza frutto . Cominciò a intendere che in qualche cosa Luisa non aveva torto . Rimproverato da lei di non condurre la vita che secondo la sua fede avrebbe dovuto , egli s ' era offeso di ciò più che di tutto il resto . Adesso un generoso slancio lo portò all ' altro estremo , a giudicarsi sinistramente , a esagerare le proprie colpe d ' accidia , d ' ira e persin di gola , a tenersi responsabile delle aberrazioni intellettuali di Luisa . E provò una smania di dirlo , di umiliarsi davanti a lei , di separar la causa propria dalla causa di Dio . Quando ebbe il posto all ' Opinione e regolò le proprie spese per poter fare un assegno alla famiglia , sua moglie gli scrisse che l ' assegno era assolutamente troppo forte in proporzione dei suoi guadagni . Il saper ch ' egli viveva a Torino con sessanta lire il mese le rendeva amaro il cibo a lei . Allora egli le rispose , questo non proprio sinceramente , che , anzi tutto , non pativa mai la fame ; che , del resto , sarebbe stato felice anche di digiunare perché provava un ' avidità intensa di mutar vita , di espiar gli ozi passati , compreso il soverchio tempo dato ai fiori e alla musica , di espiar tutte le passate mollezze , tutte le debolezze , comprese quelle per la cucina raffinata e per i vini scelti . Soggiunse che della vita passata aveva domandato perdono a Dio e che credeva doverlo domandare anche a lei . Insomma il Padovano , cui si era legato di grande amicizia , udito recitarsi da lui , come a riprova di precedenti confessioni , questo brano di lettera , gli disse : « Ciò , la par l ' orazion de Manasse re di Giuda » . Luisa scriveva molto affettuosamente , sì , ma con minore effusione . Il silenzio di Franco circa l ' argomento del colloquio doloroso le spiaceva ; e cominciar lei , di fronte a un silenzio così ostinato , non le parve utile . I propositi di lavoro e di sacrificio la commossero profondamente ; quando lesse quella confessione da gran delinquente con la domanda di perdono a Dio e a lei , ne sorrise e baciò la lettera sentendo ch ' era un atto di sottomissione e un ' acquiescenza umile alle censure che tanto lo avevano a prima giunta irritato . Povero Franco , ecco gli slanci della sua nobile , generosa natura ! Ma durerebbero ? Rispose subito e se dalla risposta traspariva la sua commozione , ne traspariva pure il sorriso , del quale Franco non fu contento . Nella chiusa v ' eran questi periodi : « Leggendo tutte le accuse che ti fai ho pensato con rimorso a quelle che t ' ho fatto io , una triste notte , e ho sentito che ci pensavi anche tu quando scrivevi , benché né questa lettera né alcuna delle altre tue ne abbia parola . Di quelle accuse ho rimorso , Franco mio ; ma delle altre cose a cui tanto penso nella mia solitudine , oh come vorrei che parlassimo ancora , da buoni amici ! » . Il desiderio di Luisa restò vano . Su questo punto Franco non rispose affatto , anzi la sua prima lettera fu alquanto freddina . Perciò Luisa non ritornò più sull ' argomento . Solo una volta , parlando di Maria , scrisse : « Se tu vedessi come recita il Padre nostro , mattina e sera , e come si comporta a Messa , la domenica , saresti contento » . Egli rispose : « Di quanto mi scrivi circa le pratiche religiose di Maria , sono contento e ti ringrazio » . Sì Luisa che Franco scrivevano quasi ogni giorno e spedivano le lettere una volta alla settimana . Ismaele andava alla posta di Lugano ogni martedì , portava la lettera della moglie e riportava quella del marito . In giugno Maria ebbe il morbillo , in agosto lo zio Piero perdette quasi improvvisamente l ' occhio sinistro e ne fu , per qualche tempo , molto turbato . Durante questi due periodi , le lettere di Oria spesseggiavano . In settembre la corrispondenza ritornò settimanale . Tolgo dal fascio le ultime lettere scambiate fra Luisa e Franco alla vigilia degli avvenimenti onde furono colti alla fine di settembre . Luisa a Franco Oria , 12 settembre 1855 Il riverito signor Ismaele ci ha fatto molto aspettare l ' ultima tua , perché da Lugano invece di venire a Oria è andato a Caprino con alcuni amici suoi e delle Potenze Occidentali a festeggiare la presa di Sebastopoli nella cantina dello Scarselon e là ha bevuto « un cicinìn » e quindi è ritornato a Lugano dove un altro « cicinìn » lo ha fatto dormire come un salame fino a mercoledì mattina . Ha pure dimenticato di spedirti il vasetto di lucido e così lo dovrai aspettare una settimana o pagare , a Torino , tanto più caro , se la provvista è finita . Me ne rincresce assai . Se Dina ti ha offerto di scrivere qualche appendice teatrale , tanto meglio . Così potrai udire gratis un po ' di musica ; benché sono anch ' io dell ' opinione del vostro Caval di spade che bisogna ricondurre la musica italiana al tamburo . Quanto all ' affare Valle Intelvi , lodo la tua prudenza . Essa è stata però così grande che non sono certissima d ' averti inteso bene . Ho inteso che per preparare , in caso di guerra , un movimento alle spalle dei nostri signori , occorrono alcune persone sicure cui far capo con le opportune comunicazioni da Torino , sia direttamente sia per mezzo del Comitato di Como . A ogni modo andrò io stessa domani a Pellio Superiore dove c ' è un medico condotto grande amico di V . e sicurissimo . Parlerò con lui , intanto . Per quella fodera sdrucita non ti crucciare . Basta che porti l ' abito a Lugano quando verrai . Ci penserò io e posso anche promettere di foderarti le maniche di seta , grazie ad una sottana che mia madre mi diceva essere venuta in casa Ribera da casa Affaitati nel secolo scorso , una sottana gialla a fiorami rossi che né io né Ombretta porteremo certo mai . Ombretta sta benissimo . Da tre giorni , declinando il caldo , ha ripreso i suoi colori . Stamattina le ho dato la prima lezione di lettura col metodo Lambruschini . Tutto si trasforma e progredisce nella nostra casa ! Questa sorte è toccata ieri all ' antico cartellone della tombola , con dolore muto ma palese della Cia . Ne ho fatto strage per tagliarne fuori , oltre a cinque quadratini per le vocali , parecchi altri quadrati più grandi , dove ho disegnato , immagina come ! le figure di so - le , lu - na , ca - ne , bu - e , ecc . Maria ha imparate le vocali con prontezza sufficiente . A mezza lezione è entrato lo zio Piero e ha esclamato : « Oh povero me ! » . Poi , malgrado le mie proteste , ha molto compianto Maria . Ella ha risposto che studiava per scrivere a papà . « Scrivere a papà » è la sua idea fissa e io credo che se la facessi scrivere conducendole la mano , perderei forse il più forte stimolo che posso adoperare con lei come maestra di lettura , poiché sa che prima di scrivere deve imparare a leggere . Il suo affetto per te vien sempre fuori con una mistura di amor proprio . Parla come se fosse un bisogno , non suo ma tuo , mio , dell ' universo intero che Ombretta Pipì scriva a papà . Uno di questi giorni mi udì sgridar la Veronica perché ha la cattiva abitudine di buttar dalla cucina l ' acqua sporca sul carrubo che n ' è intristito . Ricordai alla Veronica , naturalmente , quanto il carrubo è caro a te . Maria l ' udiva che brontolava tra sé contro il povero carrubo perché manda ombra in cucina e gli augurava di crepare . « Taci ! » , le intimò Maria con una forza inesprimibile . « Ti mando via se non taci . » L ' altra la rimbeccò e Maria fuori a piangere . Io udii e accorsi . « Perché piangi ? » « Perché la Veronica dice brutte parole alla pianta di papà . » Bisognava vedere che visetto irritato ! Adesso fa lei la guardia al carrubo , non se ne allontana senza una predica alla Veronica e prende un ' aria d ' importanza come se la vita del carrubo fosse affidata a lei . Ogni mattina , quando va in giardinetto , corre lì e dice : « Stai bene , pianta ? » . Oggi ha versato molte lagrime perché la breva soffiava scotendo forte il carrubo , e poi ch ' ella gli ebbe fatta la solita domanda , io le dissi : « Vedi che non sta bene il carrubo ? Vedi che risponde di no ? » . Più tardi mi domandò se il carrubo , quando muore , va in Paradiso . Le risposi che siccome il carrubo disturba la Veronica mandando l ' ombra in cucina , non può andare in Paradiso . Tacque mortificata . Lo zio Piero è ormai rassegnato del tutto alla perdita del suo occhio . Si paragona ad un altare dove si dice messa e il chierico ha spento , durante l ' ultimo vangelo , una delle due candele . Dopo pranzo egli e Maria fanno in loggia delle conversazioni senza fine , non più interrotte dal corso del Mississipì , oramai dimenticato . Lo zio le racconta tante vecchie cose che non ha mai raccontato neppure a me . Io non entro , allora , in loggia , perché credo che si apra più volentieri con la piccina sola . Si vogliono un gran bene e non si fanno mai o quasi mai baci né carezze , come se Maria fosse una persona grande . 13 Stamattina ho preso con me la Leu , la sorella della Veronica , ch ' è clorotica , per condurla a consultare il medico di Pellio ; capisci ! Abbiamo impiegato due ore e mezzo da Osteno . Tu avresti goduto con entusiasmo la bellezza dei luoghi e della mattina . Io invece non me ne commossi che un momento fra i vecchi castagni di Pellio Superiore , dove voltandosi a guardar giù la valle si scopre , in fondo a quel grande imbuto verde , Porlezza e un pezzetto di lago , una piccola coppa di acqua viva , verde anche quella . Ti ricordi che abbiamo fatto colazione insieme lassù , nel tempo in cui ero ancora signorina e che l ' Ester si è accorta di qualche cosa quando mi hai parlato di mia madre ? Ho trovato il mio medico condotto alla fontana di « Pèll sora » , fra le pecore , come un patriarca . Gli ho fatto visitare la Leu e poi , allontanata questa , abbiamo parlato . Non sapeva che sei a Torino e al solo nome di Torino mi afferrò e mi strinse le mani come se la moglie d ' uno ch ' è a Torino fosse già una specie di eroina . Credeva poi che corrispondendo con Torino io avessi il piano di Cavour in una tasca e quello di Napoleone nell ' altra . È un bonapartista così sfegatato che gli è amara l ' alleanza inglese e dice « la perfida Albione » . Si teneva sicurissimo , del resto , della guerra a primavera e non gli piacque udire che ci sono dei dubbi . Credo che mi abbia subito ammirata meno . Quanto ad agire nel momento buono , dice che in Vall ' Intelvi si faranno tagliare a pezzi , se occorre , « come micch » . Perché parla sempre in plurale , dice « nün chì » . Non ha l ' aria d ' uno spaccamonti . Parlando di venire alle mani coi Croati diventò più rosso dell ' asso di cuori e vibrava tutto come un bracco quando gli si mostra un pezzo di pane . « Nün chì » , mi disse , « gh ' emm poeu anca el Brenta . » Sai , hanno a vendicare il Brenta , fucilato dagli austriaci . Insomma , se la parte mia , quando scoppierà la guerra , non fosse di liberare la « süra Peppina » e di buttare ai cavedini il suo Carlascia , andrei volentieri a battermi insieme al dottore di Pellio . Ritornammo alle tre . Lo zio giuocava a tarocchi col curato , con Pasotti e col signor Giacomo . Il curato aveva la Gazzetta Ticinese e si era molto parlato di Sebastopoli . Si capisce che Pasotti ha una gran rabbia come tutti i tedesconi . Invece il signor Giacomo era tutto intenerito per il suo Papuzza e il curato propose di bere una bottiglia alla salute di Papuzza . Allora lo zio Piero gli domandò se non aveva vergogna , egli prete , di festeggiare le buone fortune di Papuzza . « Mi l ' era per bev » , brontola il curato . « L ' è ben che ghe n ' è minga » , risponde lo zio . Il curato brontolò peggio di prima e lo zio , per consolarlo , gli fece una dotta dissertazione sui dialetti lombardi , concludendo : « Ghe n ' è no , ghe n ' è minga e ghe n ' è miga » . 14 Non credo che Pasotti verrà più in casa nostra . Me ne rincresce per quella povera Barborin che non potrà più venirci neppur lei , temo ; ma non mi pento di quel che ho fatto . Egli sa benissimo che sei a Torino da un pezzo , come qui lo sanno tutti . Ne ha parlato persino col Ricevitore , me lo disse la Maria Pon che stando alla cappella del Romìt li udì mentre scendevano discorrendo ad Albogasio Superiore . Quando è venuto da noi ha affettato sempre d ' ignorarlo e ha domandato le tue notizie con quelle sue solite smancerie di premura e di amicizia . Oggi mi trova sola in giardinetto , mi domanda quanto ancora starai assente e se adesso sei a Milano . Io gli rispondo netto che mi meraviglio della sua domanda . Egli diventa pallido . « Perché ? » , dice . « Perché Lei va dicendo che Franco è in ben altro luogo . » Si confonde , protesta , freme . « Protesti pure » , dico io . « Tanto è inutile . Lo so . Del resto Franco sta benissimo dov ' è . Lo dica pure a chi crede . » « Lei mi offende ! » , diss ' egli . Io non stetti tanto a riflettere e risposi : « Sarà ! » . Allora se n ' andò precipitosamente , senza salutarmi , nero come l ' asso di picche , poiché sono in vena di simili paragoni . Sono sicura che stasera andrà a Cressogno . Il Cüstant ci ha mandato a regalare una magnifica tinca presa da lui stamattina con gran dispetto del Biancòn che pesca tutto il giorno , non prende niente e si arrabbia perché le tinche , brave ! se ne impipano di S . M . I . R . A . e del suo Carlascia . « Poer omàsc ! » , dice la súra Peppina . « El se mangia el fidegh ! » . Gli passerà , gli passerà . Miti sensi , pace amica Tornan presto a nobil cor ; Dio conservi e benedica Ferdinando Imperator . 15 Ho raccontato allo zio l ' episodio Pasotti e n ' è stato assai malcontento . « Bel profitto » , ha detto , « che ne caverai ! » Povero zio , parrebbe un utilitario . Invece è un filosofo . In fondo , di fronte agli sdegni miei per tante brutte cose che sono nel mondo , il suo argomento capitale è « ghe voeur alter ! » . Oggi la messa parrocchiale è stata ad Albogasio Superiore . Nell ' uscire di chiesa con Maria ho avuto uno sguardo desolato della povera Pasotti che aveva evidentemente l ' ordine di evitarmi . Invece è discesa con noi Ester e poi è anche salita in casa e mi ha tenuto , a quattr ' occhi , un discorso che da qualche tempo mi aspettavo . Ha cominciato pregandomi di non ridere e ridendo lei . Insomma capisci che il professore , dalli e dalli , ha fatto un po ' di breccia . E così , quantunque Ester affermi di non poter decifrare i propri sentimenti . Io vedo tutto il cammino ch ' egli ha fatto nel suo cuore . Sulle prime , te ne ricordi ? lo chiamava valsoldesemente el vecc , el veggiòn , el zücca pelada , l ' oreggiàt , el nasòn , el barbarostì . Quando s ' accorse della simpatia di lui un sentimento di gratitudine le fece smettere questi titoli , senza riconciliarla però né con il cranio lucido né con le orecchie a ventaglio né col pelo rossiccio né col naso fiorito dell ' adoratore . Adesso de ' primi tre guai non si parla più ; su questi tre punti l ' amico ha vinto la battaglia e può portarli in trionfo . Solo intorno al quarto punto vi è ancora del combattimento . « Mi l ' è quel nas ! » , diceva Ester stamattina e rideva rideva , si nascondeva il bel visetto brillante . Il naso scandaloso mi pare che fatalmente prosperi , si colori e ingrossi sempre più . Quel semplice uomo mi confidò poco fa , forse perché lo ripetessi a Ester , che ha sempre bevuto solamente acqua anche in gioventù e che il rossore e il turgore del suo naso dipendono da frequenti sofferenze viscerali . Ho paura che questo nuovo aspetto delle cose non migliori la situazione . Credo però che l ' amica finirà con superare anche un così grande e grosso ostacolo . Il fatto è che la passione di lui è all ' apice . Egli le ha scritto trenta pagine di confessione generale , vuotandosi proprio il cuore e rivoltandone la fodera , per modo da intenerire un croato . Io lo aiutai presso Ester che deciderà entro due giorni e vuole che la risposta gli sia fatta da me . Io poi capisco che la letteratura del professore le mette soggezione e che ha un gran timore di fare sbaglietti di ortografia . Buon segno ! 18 Sono stata tre giorni senza scrivere temendo non esser padrona della mia penna , non saper comprimere il mio pensiero dentro parole che devono avere una data misura e non più . Adesso lo posso fare e lo faccio . Sappi però , Franco , che non rispondo esser padrona di me sempre ! È venuto dunque da me , la sera del 15 , l ' agente di tua nonna . Poiché la rata semestrale de ' tuoi interessi scade il 16 ho creduto che avesse le cinquecento svanziche e gli ho detto senz ' altro che andavo a preparargli la ricevuta . Allora il gentilissimo signor Bellini mi disse che la ricevuta mia non gli poteva bastare . « Come » , rispondo , « se Le è bastata il 16 marzo ? » « Ma ! » , dice . « I miei ordini ! » « Ma Franco non c 'è.» « Lo so . » « E allora , cosa è venuto a fare ? » « Sono venuto a dirle che il signor don Franco , per avere il denaro deve presentarsi all ' agenzia della signora marchesa in Brescia . » « E se non potesse andare a Brescia ? » Qui il signor Bellini fece un gesto come per dire : pensateci voi . Io gli risposi che andava bene , gli feci portare il caffè e gli dissi che avrei desiderato comperare dalla signora marchesa le librerie del tuo antico studio di Cressogno . Il Bellini diventò giallo e partì mogio mogio come il nostro vecchio cane Patò di casa Rigey quando aveva rubato . È certo che in questa immondizia vi ha un dito del signor Pasotti . Ieri è venuto qua il prefetto della Caravina e ha raccontato che il 14 sera Pasotti è andato a Cressogno assai tardi ed è capitato in casa della nonna mentre si diceva il rosario , per cui gli toccò pure di rosarieggiare . Questo faceva ridere il prefetto ; secondo lui il Pasotti va a messa perché è I . R . pensionato ma di preghiere dice solo « el Patèr d ' i ratt » , che io non so cosa sia . Soggiunse poi che quando gli altri partirono , Pasotti restò a confabulare con la nonna e che c ' era anche il Bellini . Bellini era arrivato il 15 stesso , da Brescia . Probabilmente aveva recati i denari per te . Fino all ' ottobre , quando arriverà il denaro tuo , c ' è da vivere . Altro non dico . Il ciclamino che troverai qui dentro te lo manda Maria . Devo pure raccontarti questa cosa ! Puoi pensare in quale stato d ' animo ella mi vede . Mi ode anche spesso discorrere dell ' argomento con lo zio . Lo zio è sempre lo zio . In vita sua ha solamente giudicato birbanti quegli appaltatori che gli offrivano quattrini e un altro zio , il suo antipodo , che dopo di essersi servito del nipote per anni , non gli ha lasciato un fico secco . Altri birbanti non ha mai voluto vedere e neanche adesso vuol vederne . Ora , quando io discorro con lui , Maria vorrebbe ascoltare sempre . Io la mando via ma poi tante volte mi accorgo che piano piano ritorna . Stamattina si mette a recitare le sue orazioni . Oh , Franco , tua figlia è ben religiosa nel senso tuo ! L ' ultima che recita è il requiem per la povera nonna Teresa . « Mamma » , dice allora , « voglio recitare il requiem anche per la nonna di Cressogno . » Ho risposto quel che ho risposto , parole amare ; avrò fatto anche male , se vuoi , lo confesso . Maria mi guarda e fa : « È proprio cattiva la nonna di Cressogno ? » . «Sì.» « E perché lo zio dice che non è proprio cattiva ? » « Perché lo zio è tanto buono . » « E tu , allora , non sei mica tanto buona ? » Cara la mia innocente , me la mangiai di baci , non ne potei proprio a meno . Appena fu libera di parlare , riprese subito : « Non vai mica , sai , in Paradiso , se non sei tanto buona » . Quella del Paradiso è la sua fissazione . Povero Franco , non averla con te , tu che saresti così contento di lei ! Fai un gran sacrificio ! Se ti può far piacere ti dirò che la sola possibilità per me di amare Iddio la trovo in questa bambina perché in essa Iddio mi diventa visibile , intelligibile . Addio , Franco ; ti abbraccio Luisa P.S. Sappi che ho licenziato la Veronica per il 1° ottobre . Per economia , prima ; e poi perché mi sono accorta che fa all ' amore con una guardia di finanza . Oh , mi scordavo quest ' altra ! Mezz ' ora fa è venuta Ester a dirmi che si è decisa per il sì ma che desidera di aspettare ancora un giorno a vedere il professore . Si capisce che il naso è inghiottito ma non ancora passato giù nello stomaco . Franco a Luisa Torino , 12 settembre 1855 Iersera Dina mi ha mandato al d ' Angennes dove si è data male un ' opera vecchiotta che non mi garba , Marin Faliero . Aggiungi l ' idea tormentosa di dover scrivere l ' appendice e intenderai che non è stato un invitarmi a nozze . Un collega mi propose di presentarmi in un palco dov ' erano due dame sfoggiatamente eleganti . Credo l ' abbia fatto per desiderio del Dina perché esitava , gittava qualche rapida occhiata ai miei panni i quali mostrano aperto il canchero della borsa . Pensa se mi fu agevole il trarmi d ' impaccio ! Panni vetusti Fedeli e frusti vi debbo anche per questo una gratitudine che non rifiuto . In teatro non si parlava che di Sebastopoli . I più credono che la pace non si farà , che l ' Inghilterra non vorrà posare le armi prima d ' aver levato ai russi per cinquant ' anni il prurito delle conquiste . Uscendo dal teatro udii il deputato B . , un fiero avversario della spedizione , dire a qualcuno : « Hanno preso la loro tomba . Un piccolo Napoleone , una piccola Mosca ! » . Io dissi forte : « Hanno preso Verona » . B . mi guardò con due occhi fulminei e io guardai lui senza abbassare i miei . Egli si strinse nelle spalle e se n ' andò . Salii nella mia soffitta e mi posi a scrivere l ' appendice sui margini di un giornale onde non sciupare carta . Scrivi , cancella , riscrivi e ricancella , ne son venuto a capo alle quattro del mattino . Qui mi dicono che i miei periodi hanno una forma troppo classica e che adopero troppi vocaboli e modi toscani . « Già , Lei , col Suo Giusti ! » , mi ha detto D . Il guaio è ch ' io non so scrivere un italiano piemontese come forse piacerebbe a lui . Intanto mi son buscato un bellissimo e lucentissimo scudo nuovo di zecca con un Vittorio Emanuele così parlante che potrebbe farvi svenire dalla commozione , come svenne ier l ' altro all ' hôtel della Liguria una signora veneta vedendo passare alla testa d ' una colonna di fanteria il generale Giannotti che scambiò , in grazia de ' baffi maiuscoli , per il Re . Io serberò lo scudo , ve lo porterò a Lugano , tu lo porrai da parte e sarà la prima pietra della dote di Ombretta . Va bene ? L ' idea me n ' è venuta per un sogno che feci stamattina , appena addormentato , nell ' ora in cui l ' anima Alle sue visïon quasi è divina . Sognai ch ' era nella chiesa di S . Sebastiano di Oria , con te e Maria , grande , bella , vestita da sposa ; che lo sposo era Michele Steno e che lo zio Piero si stava mettendo cotta e stola per celebrar lui il matrimonio e che Michele Steno si alzò dall ' inginocchiatoio per venirmi a dire : « Sì , tutto va bene , ma e la dote , e la dote ? » . Maria mia dolcissima , verrà pure per te il gran giorno della dote ; quand ' anche tu tenessi allora in serbo molti pezzi d ' oro sopra lo scudo d ' argento , avresti tuttavia lo scudo più caro ! 14 Il Fante di bastoni è in pericolo di essere licenziato dal suo principale per le condizioni veramente miserevoli del suo vestito . Il Fante è per verità uno sciupone e non ha ancora appreso , duris in rebus , a maneggiare una spazzola ; ma insomma gli altri sapienti hanno deciso che non faranno colazione per una settimana ond ' egli si possa rimpannucciare . Vedi bassezza del cuore umano ! Il Fante si è sbracciato a ringraziare e poi si disponeva a far colazione lui , come se nulla fosse . Questo gliel ' abbiamo proibito . Così oggi invece di andar al « Mal de stomi » passammo una mezz ' oretta sulla via del Po , verso il Valentino , a veder l ' acqua scendere . L ' Udinese portò seco il flauto , perché ad una colazione ideale dove si offrivano le più trimalcioniane idee di cibi e di bevande , la musica non poteva mancare . Egli aveva una lettera de ' suoi con magnifiche proposte di ritorno all ' ovile . Persino il cavallo da sella gli offrono . Ci narrò di avere risposto che lo vedranno presto arrivare sopra un cavallo del Re Vittorio Emanuele . Allora il Padovano , gran motteggiatore , gli ha detto con tutta flemma : « Ciò , eroe , sonistu anca el trombon , ti ? » . ( Vedi che t ' imito , poiché la ferula de ' pedanti mi è lontana , nelle tue scandalose familiarità col dialetto . ) L ' Udinese si è arrabbiato alquanto ma poi vi ha fatto su la sua brava sonatina di flauto . Il fatto strano è che nessuno di noi ha sentito fame . Però , levando la seduta , abbiamo deciso che l ' abbigliamento del Fante verrà semplificato e ch ' egli potrà benissimo fare a meno del giustacuore , modernamente detto sottoveste . Ah noi faremmo a meno anche del pranzo per poter passare il Ticino col Re nell ' aprile del 1856 ! Ne parlavamo tornando in città dalla colazione ideale . Il Padovano ha osservato che in aprile l ' acqua è troppo fredda e che sarebbe meglio aspettare fino a giugno . Si diceva che gran cosa sarà l ' Italia senza tedeschi . Ti assicuro ch ' eravamo tutti entusiasti malgrado il vuoto dello stomaco . Tutti meno il Padovano , sempre ; del quale va pur detto , a sua scusa , che patisce la fame , o quasi , per non vedere austriaci , e che quantunque bussi all ' uscio de ' quaranta si batterà meglio di qualche giovane che adesso si mangia un caiserlicchio a colazione e due a pranzo . Egli crede che torneremo un paese di cani e gatti . « Per esempio » , diceva , « intendiamoci bene . Partiti i tedeschi , ciascuno a casa sua e guai a voi se venite a rompermi le scatole a Padova ! » . Mi pareva di udire lo zio Piero , quando noi pure , a Oria , s ' è parlato della grandezza , dello splendore futuro d ' Italia . « Eh sì sì ! » , diceva . « Eh sì sì ! Il lago diventerà di latte e miele e la Galbiga de formagg de grana ! » Vedremo , vedremo ! 21 La tua lettera mi suscita un tumulto di sentimenti che non si scrivono . Mi addolorano , senza dubbio , l ' atto della nonna e la obliqua malevolenza del Pasotti ma più mi affligge lo sdegno tuo troppo forte . Quando un mio procuratore si presenterà a Brescia , il pagamento non potrà venire rifiutato . È vero , tu sei donna e non hai l ' obbligo di conoscere queste cose . Anche la collera ti perdono poiché freddo non rimasi nemmeno io , da principio . Quindi mi son detto : Di che ti sdegni e che ti sorprende ? Non conoscevi tu quel malanimo e non ne avesti offese maggiori ? Infinitamente mi rattrista che tu non abbia saputo celare i tuoi sentimenti a Maria , infinitamente mi commuove che tu ne sia pentita e infinitamente mi consola che tu ami il Signore nella bambina , che tu me lo scriva . A dir vero , cara , non dovrei appagarmene così perché ad amare Iddio ne invitano i cieli e la terra ed Egli ci è visibile in ogni luce , intelligibile in ogni vero ! Ma insomma tu incominci a udire la voce Sua ! Nelle mie lettere non ho mai toccato questo punto per sentirmi troppo inetto a parlartene degnamente , efficacemente . E ora lascio che Iddio ti parli nella bambina , torno nel mio silenzio . Sappi soltanto che ascolto palpitante , che prego e spero . Posso io dirti quello che sento per Maria ? Chi potrebbe dire questa commozione , questa tenerezza immensa , questo desiderio che mi strugge di tenermela almeno un momento , un solo momento , sul cuore ? Credi tu che io possa attendere fino a novembre ? No no no , scriverò appendici , copierò , monterò qualche guardia per altri ma verrò a Lugano prima ! Coprila di baci per me , intanto , dille che Papà ha sempre nel cuore la sua Ombretta e che la benedice , domandale cosa le farebbe piacere ch ' io le portassi e poi scrivimelo senza pensar poi troppo alla mia povertà . Ti abbraccio , Luisa mia , con l ' anima . Franco Luisa a Franco 24 settembre 1855 Finalmente ! Da quando sei partito io desiderai sempre , che tu toccassi quel punto . Come mi sarò spiegata , quella notte , nella mia commozione dolorosa ? Come mi avrai inteso tu nella tua ? Da mesi e mesi sento il bisogno di parlarne con te e non l ' ho fatto mai per mancanza di coraggio . Vedi , per esempio . Tu mi hai accusata d ' orgoglio , quella notte . Ti supplico di credere che non sono orgogliosa ; non posso neanche comprendere un ' accusa simile ! Mi par di capire dalla tua lettera che tu mi supponga ritornata alla fede in Dio . Ma t ' ho io mai detto di non credere in Dio ? Non posso averti detto questo perché la storia de ' pensieri miei mi è tutta scritta nella mente , e lo spavento , l ' angoscioso pensiero di non poter forse più credere in Dio mi son venuti dopo la tua partenza ; ne so il giorno e l ' ora . Avevo udito parlare a S . Mamette di un gran pranzo dato da tua nonna a Brescia e io non potevo assolutamente procurare al nostro diletto zio quel regime di cibi e di vino che il medico , temendo per l ' occhio destro , prescriveva . Ho lottato con quelle tenebre spaventose , Franco , e ho vinto . È vero , la vittoria è in gran parte della nostra Maria . Vorrei dire che se tante nere nuvole mi nascondono l ' esistenza di una Giustizia Superiore , me ne trapela però un raggio in Maria ; e questo raggio mi fa credere e mi fa sperare nell ' Astro . Perché sarebbe orribile che l ' universo non avesse un governo di giustizia ! Quella notte , dunque , io ti ho potuto solamente dire che intendevo la religione in un modo diverso da te , che gli atti di fede cristiana e le preghiere non mi parevano essenziali all ' idea religiosa ma l ' amore e l ' azione per quelli che soffrono , sì ! Ma lo sdegno e l ' azione contro coloro che fanno soffrire , sì ! E tu vuoi ritornare nel tuo silenzio ? Ma no , non lo devi . Ti senti debole , dici . Debole te o il tuo Credo ? Ragioniamo , discutiamo . Confessa che voialtri credenti amate le vostre credenze anche perché sono un comodo riposo dell ' intelletto . Vi adagiate in esse come in un ' amaca sospesa in aria per tante fila lavorate dagli uomini , annodate dagli uomini a diversi uncini . Voi vi state bene e se si va tentando , saggiando con la mano anche uno solo di questi fili , ve ne turbate e avete paura che si spezzi , perché poi molto facilmente si spezzerà il suo vicino e dopo questo un altro e tutto il vostro letto fragile rovinerà dall ' aria in terra con vostro spavento e dolore . Conosco questo spavento e questo dolore , so che si paga così la compiacenza di camminar poi sul solido e perciò non mi trattiene dal discutere teco una pietà che sarebbe falsa . Ma forse mi inganno e sarai tu che mi solleverai a te nel tuo letto di fragili fili e d ' aria . Maria non può far tanto . Se Maria mi fa credere in Dio non vuol dire che possa farmi credere anche nella Chiesa . E tu credi sopra tutto nella Chiesa , tu ! Cerca di persuadermi dunque e io pure ti ascolterò palpitando ; e se non prego , almeno spero , perché adesso più che mai desidero pienamente unirmi a te . Adesso con l ' antico affetto sento per te un ' ammirazione nuova , una gratitudine nuova . Ti offenderai di questo mio sfogo ? Pensa che otto mesi sono devi aver trovato una mia lettera nella tua borsa da viaggio e che da otto mesi aspettavo risposta ! Il professore ed Ester si vedono in casa nostra , oramai come fidanzati . Quelli son felici , almeno . Ella va in chiesa , egli non ci va , e né l ' uno né l ' altro si danno pensiero di ciò più che del colore diverso de ' loro capelli . E così fanno novecentonovantanove sposi su mille , credo ! Ti abbraccio . Scrivi a lungo , a lungo . Luisa Questa lettera non partì da Lugano che il 26 settembre e Franco l ' ebbe il 27 . Il 29 , alle otto della mattina , ricevette il seguente telegramma pure da Lugano : Bambina malata gravemente . Vieni subito . Zio 10 . Esüsmaria , sciora Lüisa ! Nelle prime ore pomeridiane del 27 settembre Luisa ritornava da Porlezza con alcune carte da copiare per il notaio . In quel tempo gli scogli fra San Michele e Porlezza erano affatto selvaggi , non avevano la sottile briglia che ora li doma . Luisa s ' era fatta tragittare in barca per quel breve tratto e poi aveva preso , a piedi , la stradicciuola che , come tutte quelle del mio piccolo mondo , antico e moderno , non comporta altri metodi di viaggiare ; la stradicciuola graziosa e perfida che cerca ogni mezzo di non arrivar mai dove il viandante vorrebbe . A Cressogno passa sopra la villa Maironi che nemmanco si vede . « Se la incontrassi ! » , pensava Luisa con un ribollimento del sangue ; ma non incontrò nessuno . Sull ' erta da Cressogno al Campò il sole bruciava . Quando si trovò nel fresco , alto vallone che chiamano il Campò , sedette all ' ombra del colossale castagno che vive ancora , ultimo di tre o quattro venerabili patriarchi . Guardava le case del suo nativo Castello appollaiate a tondo sopra un alto spuntone di scogli ombrosi e pensava alla povera mamma compiacendosi che almeno ella fosse in pace , quando sentì esclamare : « Oh , cara Madonna ! » . Era la süra Peppina che veniva pure da Cressogno , disperata di non aver potuto trovare uova né a S . Mamette né a Loggio né a Cressogno . « Adess el me coppa , el Carlo ! El me mazza addirittura , cara Lee ! » Avrebbe voluto andare anche a Puria , ma era mezza morta di stanchezza . Che paesi da cani ! Che strade ! Quanti sassi ! « Quand pensi al me Milan , cara Lee ! » Sedette anche lei sull ' erba presso Luisa , le disse un mondo di tenerezze e volle che indovinasse con chi avesse parlato di lei , allora allora . Ma con la signora marchesa ! Ma sicuro ! « Ah cara Lee ! S ' ciao ! » Pareva che la Peppina avesse gran cose a dire e non osasse e ne provasse una molestia in gola , volesse pur farsele strappare . « Che roba ! » , esclamava ogni tanto « Che roba ! Che discors ! S ' ciao , s ' ciao ! » Luisa taceva sempre . Allora l ' altra cedette a quel gran prurito e buttò fuori ogni cosa . Era andata dal cuoco della signora marchesa , per farsi prestare delle uova , e la signora marchesa , udita la sua voce , aveva voluto assolutamente vederla , trattenerla a chiacchierare , e lei si era sentita nel cuore come una ispirazione del cielo che le diceva : Parla di quella povera gente ! Forse è il momento buono . Parla della Maria , « de quel car belee , de quel car ratin , de quel car strafoi ! » . Ah era stata una ispirazione del diavolo e non del cielo . Aveva cominciato a parlarne , voleva dire quanto era bella , quanto era cara , e quella gran meraviglia di un gran talento così spropositato ; e lei , la bruttona , con una faccia « che ghe disi nagòtt » , a interrompere : « Lasci stare , signora Bianconi ; so ch ' è molto male educata e altro non può essere » . Aveva provato allora a toccare un altro tasto , la disgrazia del signor ingegnere rimasto cieco d ' un occhio . E la marchesa : « Quando non si è onesti , signora Bianconi , il Signore castiga » . Qui la Peppina , guardando Luisa , si pentì delle sue chiacchiere , si pose ad accarezzarla , ad accusarsi d ' aver parlato , a dirle che si desse pace . Luisa l ' assicurò ch ' era tranquillissima , che di nulla si sorprendeva più da parte di quella persona . La Peppina volle ad ogni modo darle un bacio e partì brontolando fra sé molti « poer a mi ! » col vago sospetto di aver fatto , senza uova , una gran frittata . Luisa si alzò , si voltò a guardar verso Cressogno stringendo il pugno . « Almeno uno scudiscio ! » , pensò . « Almeno frustarla ! » L ' idea di un incontro , la vecchia idea che l ' aveva fatta balzar di passione quattro anni prima la sera del funerale di sua madre , la stessa idea che le era balenata testé , nel passar da Cressogno , la riafferrò violenta , le fece dare un passo verso la discesa . Si fermò subito e ritornò lentamente indietro , si avviò verso S . Mamette , arrestandosi ogni tanto a riflettere , con la fronte scura e le labbra strette , a sciogliere qualche nodo nella fila di una tela che veniva tessendo nel suo segreto . A Casarico andò dal professore per offrirgli un ritrovo a casa sua con la fidanzata per l ' indomani alle due . Nel congedarsi gli domandò se possedesse ancora le carte Maironi . Il professore , meravigliato della domanda inattesa , rispose di sì e ne aspettava una spiegazione ; ma Luisa partì senz ' altro . Le premeva di esser a casa , non potendo far conto per la custodia di Maria né sullo zio né sulla Cia e fidandosi poco della servetta licenziata . Trovò la Maria sul sagrato , sola , e sgridò la Veronica . Poi andò in camera , si pose a scrivere a Franco . Scriveva da cinque minuti quando udì un bussar leggero alla finestra dello stanzino attiguo . Quella finestra guarda sopra una scaletta che mette dal sagrato a certe stalle e quindi ad una scorciatoia per Albogasio Superiore . Luisa andò nello stanzino e vide all ' inferriata il viso rosso , scalmanato della Pasotti che le fece segno di tacere e le domandò se avesse visite . Udito che no , la signora Barborin diede due frettolose occhiate in alto e in basso , corse giù per la scaletta ed entrò in casa tutta trepidante . Povera donna , era in terreno proibito e non aveva in mente che lo spettro di Pasotti furibondo . Pasotti era a Lugano . Oh Signore , sì , era a Lugano ! Dato a Luisa quest ' annuncio , la disgraziata creatura cominciò a stralunar gli occhi e a contorcersi . Pasotti era a Lugano per il gran pranzo dell ' indomani , per le provviste . Come , Luisa non sapeva di questo pranzo ? Non sapeva chi ci sarebbe venuto ? Ma la marchesa , la signora marchesa Maironi ! Luisa trasalì . La Pasotti fraintese l ' espressione dei suoi occhi , credette leggervi un rimprovero e si mise a piangere con le mani sul viso , a dirsi nelle mani , scotendo quei due poveri riccioloni neri , che ci aveva una rabbia , una rabbia ! Avrebbe vissuto un anno a pane ed acqua piuttosto che invitar a pranzo la marchesa ! Questa del pranzo era certo una gran croce per lei , in causa di tanti pensieri , della fatica di preparar tante cose e delle tremende strapazzate di Pasotti ; ma la croce suprema era di far dispiacere a Luisa ! Almeno fosse una croce buona da offrire al Signore ! Ma no , ci aveva troppa rabbia . Era venuta apposta per dire alla sua cara Luisa quanto soffriva per questo pranzo . « Perdònem , Lüisa » , diss ' ella con la sua voce velata che pareva venire da una vecchia spinetta chiusa . « Ghe n ' impodi propri no , propri no , propri no ! » Eran sedute accanto sopra un canapè . La Pasotti si levò di tasca un fazzolettone , se ne coperse gli occhi con una mano e con l ' altra cercò , senza volgere il capo , quella di Luisa . Ma Luisa si alzò , andò alla scrivania e scrisse sopra un pezzo di carta : " A che ora viene la marchesa ? Che via tiene ? " . La Pasotti rispose che il pranzo era alle tre e mezzo , che la marchesa doveva scendere verso le tre allo sbarco della Calcinera , che Pasotti vi si sarebbe trovato a riceverla con quattro uomini e la famosa portantina che aveva servito nel secolo scorso per un arcivescovo di Milano . Luisa ascoltò attentissimamente ogni cosa , in silenzio . Prima di andarsene , la Pasotti le disse che sarebbe stata felice di baciare quel caro amore della Maria ma che temeva non sapesse poi tacere . Qui la buona donna si cacciò mezzo il braccio sinistro in tasca , ne cavò una barchetta di metallo , pregò Luisa di darla alla sua figliuola nel nome di un ' altra vecchia barca sdruscita che non voleva essere nominata . Poi scappò giù per le scale e scomparve . Luisa tornò alla lettera incominciata per Franco e dopo aver meditato lungamente con la penna in mano , la ripose senz ' avervi scritto parola , prese le carte del notaio , si mise a copiare . A pranzo non parlò mai . Il pranzo fu triste anche perché la Cia fece un ' osservazione inopportuna sulla mancanza di formaggio nella minestra che così non poteva piacere al suo padrone ; e il suo padrone s ' arrabbiò , le disse ch ' era una fatua e che se la minestra era senza formaggio , lei era senza sale . « Già » , mormorò la Cia , « s ' arrabbia solo con me . » L ' argomento suggeriva tante cose amare e inutili a dire che nessuno parlò più . Solo Maria uscì , dopo qualche minuto , a osservare con una piccola aria di sapienza : « Perché non abbiamo denari , non è vero , mamma , non bisogna mettere il formaggio nella minestra ? » . Sua madre la baciò e le disse di tacere . La piccina tacque , contenta di se stessa . La finestra era aperta , si udirono alcune voci schiamazzar forte nella strada verso la scalinata del Pomodoro e Luisa riconobbe quella di Pasotti che certo ritornava allora da Lugano con le provvigioni e parlava così forte apposta per farsi udire a casa Ribera . Dopo pranzo lo zio Piero sedette nella sua poltrona , in loggia , e si prese Maria sulle ginocchia . Luisa uscì sola in terrazza . In faccia al Bisgnago dorato dal sole , la costiera della Valsolda era quasi tutta nell ' ombra . Lontano lontano il santuario della Caravina brillava sulla punta verde protesa oltre i sassi del Tentiòn e gli oliveti di Cressogno , fuori dell ' ombra , nel lago ceruleo . Luisa guardava laggiù con una espressione di contentezza fiera . Ah signor Pasotti , se il vostro pranzo è una vendetta , l ' avete pensata male ! La sua risoluzione era presa . Glielo offriva il destino questo incontro con la vecchia canaglia ! Non ebbe un dubbio né uno scrupolo . La passione da tanto tempo concepita , accarezzata e covata , aveva accumulato in lei quella forza che , quando è piena , trasforma di colpo il pensiero in atto , per modo che ne par tolta la responsabilità dell ' agente e n ' è invece solamente risospinta più indietro , ad un primo interno moto di consenso alla tentazione . Sì , l ' indomani , o allo sbarco , o sulla Calcinera , o sul sagrato dell ' Annunciata ell ' affronterebbe la marchesa , con disprezzo , le romperebbe la guerra in faccia , la consiglierebbe di guardarsi perché si volevano adoperare contro di lei tutte le legittime armi . Sì , le direbbe così e così farebbe , da sé , da sola , poiché Franco non voleva . Se Franco aveva promesso qualche cosa , ella non aveva promesso niente . Rientrò in loggia , si mise a discorrere con lo zio , a scherzare con Maria , più allegramente che non avesse fatto da molti mesi . Più tardi scrisse un biglietto all ' amico avvocato V . pregandolo di venire appena gli fosse possibile . Voleva saper da lui come avrebbe potuto usare delle carte possedute dal Gilardoni . Quindi si rimise a copiare per il notaio di Porlezza . Maria non era contenta di tanto scrivere che faceva la mamma ; però , quando la mamma le disse che scriveva per mettere il formaggio nella minestra dello zio , s ' affrettò a dire : « e anche nella mia , non è vero , mamma ? » . Appena fu posta a letto , vedendo che la mamma tornava a scrivere , le venne in mente di chiedere se la nonna di Cressogno avesse il formaggio nella minestra . « Ne ha troppo » , rispose Luisa , « e bisogna cavarglielo perché non le faccia male . » « Oh no , cavarglielo , poveretta ! » « Taci , dormi . » Ma la bambina non si addormentò . Dopo un pezzetto parve a Luisa di udirla piangere . Si alzò , andò a vedere . Piangeva veramente , sottovoce . « Cos ' hai ? » « Il papà ! » , singhiozzò la povera piccina . « Il mio papà ! » « Verrà , cara , verrà presto il tuo papà . Dormi e fa un bel sogno che viene papà insieme col Re Vittorio Emanuele e che la mamma e la Cia fanno un gran risotto , che ti piace tanto , e che tu dici : viva il Re ! e che il Re dice : niente affatto , viva invece Ombretta Pipì e il suo papà ! Fa questo sogno , sai . » « Sì , mamma , sì . » L ' indomani il professore Beniamino capitò a Oria un ' ora prima di quella che Luisa gli aveva indicato . Dopo il sì di Ester l ' uomo era trasfigurato . Pareva molto più giovane di prima . Il colore giallognolo della sua pelle , irradiato da una rosea luce interiore , era scomparso quasi del tutto , non gli si vedeva più che sul cranio dove Luisa si attendeva che tornassero a spuntare , un giorno o l ' altro , i capelli . Egli non camminava , non respirava più come prima . Il passo e il respiro erano sempre inquieti , nervosi , rotti da sussulti che rispondevano al balenar d ' immagini , Dio sa di quali immagini , sotto quel cranio lucido . Gli occhi non è a dire come brillassero . Solo quando guardavano Ester si stringevano , si velavano di una tenerezza pia , come se il professore avesse avuto paura d ' incenerire la diletta saettandole addosso senza precauzioni tutto il fuoco dell ' anima . Esser guardata a quel modo non piaceva a Ester ; e Luisa , la consigliera del professore , ebbe il coraggio di dirgli che non bisognava guardar la sua fidanzata stringendo gli occhi come fanno i cani affettuosi . Il pover uomo promise che avrebbe cercato di non farlo più e lo fece ancora . Luisa era sempre il suo nume tutelare , l ' oracolo che interrogava persino per sapere come dovesse comportarsi nei colloqui con la fidanzata . Nella sua umiltà egli era felice di venir accettato per un sentimento di stima . Pensare ch ' Ester potesse amarlo d ' amore gli pareva una presunzione ridicola . Per questo egli temeva sempre di sbagliare , con lei , di offenderla . Un dubbio che lo tormentava era questo : sarebbe o non sarebbe da arrischiare un bacio ? Appena venutogli questo dubbio , l ' aveva sottoposto a Luisa e Luisa , la sapienza incarnata , gli aveva risposto : « No , adesso è troppo presto . Bisogna che il primo bacio non venga né troppo presto né troppo tardi » . La possibilità del « troppo tardi » parve terribile e insopportabile al professore , il quale , ne ' suoi colloqui con l ' oracolo , dopo averlo consultato su cento diverse cose , capitava regolarmente ogni volta alla domanda fatale : « E sto basìn ? » . Luisa in parte ci si divertiva per la sua propensione a cogliere il comico anche nelle persone cui voleva bene ; in parte dubitava realmente di una ripugnanza fisica che si manifestasse in Ester , data l ' occasione , con violenza e mandasse tutto a monte . Ella si accorse , per fortuna , che il professore pareva sempre meno brutto alla sua fidanzata . Perciò quando lo vide comparire così per tempo , sapendo che più tardi lo avrebbe lasciato solo con Ester per andare a incontrar la nonna , le venne subito in mente che quello poteva essere il giorno del « basìn » . Ma il professore si presentò tutto accigliato . Aveva cattive notizie . A San Mamette si diceva che fosse stato arrestato e condotto a Como il medico di Pellio , che gli avessero trovato lettere e note compromettenti per altre persone fra le quali si nominava don Franco Maironi . « Per Franco non ho angustie » , disse Luisa . « Del resto , senta , professore : vuol dire che porremo nel conto dell ' imperatore d ' Austria anche il dottore di Pellio ch ' è bello grosso e pesa un mucchio di libbre , ma non pensiamo a malinconie in un giorno come questo . Oggi e il giorno del Suo basìn . » « Ah sì ? Ah sì ? » , fece il professore tutto rosso e ansante . « Dice davvero , signora Luisina ? Dice davvero ? » Sì , ell ' aveva parlato sul serio . Gli spiegò che se Ester veniva come aveva detto , alle due , li avrebbe , dopo una mezz ' ora , lasciati soli . In loggia c ' era sempre lo zio ma non conveniva seccarlo . Potevano restare in sala . « E allora , con buon garbo , si fa il colpo » , diss ' ella . « Ma prima io voglio avere da Lei una promessa . » « Che promessa ? » « Mi occorrono le famose carte . » « Quando vorrà . » « Guardi che le domando io , non Franco . » « Sì , sì , quello che Lei fa è tutto bene . Domani Le porterò le carte . » «Bravo.» Luisa discorreva con la sua calza fra le mani , sferruzzando sempre , con un ' apparenza di tranquillità ilare che non riusciva a coprir del tutto la sovreccitazione interna , predisposta dal giorno prima , cresciuta coll ' insonnia , crescente a misura che si avvicinava il momento di partire . Nello stesso tono scherzoso della sua voce vibrava una corda insolita . Ne ' suoi capelli , sempre correttissimi , era un ' ombra di disordine , come il tocco di un lieve soffio che le avesse sfiorato la fronte . Il professore non si accorse di nulla e andò in loggia a discorrere con l ' ingegnere , a prendere consiglio anche da lui per una darsena che intendeva costruire in capo al suo giardino onde potervi tenere una barchetta . Maria era pure in loggia e pigliò molto interesse a questa futura barchetta del signor Ladroni . Gli raccontò che ne possedeva una anche lei , corse a prenderla per fargliela vedere e il professore scherzò , la pregò di accompagnarlo a Lugano con la sua barca . « Sei troppo grande , tu ! » , diss ' ella . « La mia bambola sì che la condurrò a spasso in barca ! » « Ma cosa mai ! » , fece lo zio . « Quella barca lì è buona per andare al fondo . » « No ! » « Sì ! » Ombretta si impazientì e corse in camera per provar la barchetta nel catino , ma nel catino non c ' era acqua e la piccina ritornò in sala mogia mogia , con la sua barchetta in braccio , e non andò più dallo zio . Ester capitò al tocco e tre quarti . Disse che aveva udito il tuono e che perciò era venuta prima . Il tuono ? Luisa uscì subito sulla terrazza a guardar il cielo . Minacce grosse non ne vide . Sopra il Picco di Cressogno e sopra la Galbiga il cielo era tutto sereno fino ai monti del lago di Como . Dall ' altra parte , sopra Carona , sì , era scuro , ma non poi tanto . Se la marchesa non venisse per paura del tempo ! Prese il piccolo vecchio cannocchiale che stava sempre in loggia . Non si vedeva niente . Già , era troppo presto . Per arrivare alla Calcinera alle tre , la marchesa , colla pesante gondola , doveva partire verso le due e mezzo ; Luisa ritornò in sala dov ' erano Ester , il professore e Maria . Avrebbe preferito che Maria restasse in loggia con lo zio , ma la signorina Ombretta , quando veniva gente , si appiccicava sempre a sua madre , stava lì tutta occhi , tutta orecchi . Luisa pensò che al momento di partire l ' avrebbe mandata via e intanto la tenne con sé . Già , i fidanzati stavan da parte e discorrevano quasi sottovoce . Alle due Luisa uscì ancora sulla terrazza , guardò col cannocchiale se per caso la gondola spuntasse al Tentiòn . La marchesa poteva forse anticipare , per il cattivo tempo . Nulla . Guardò poi a ponente . Il cielo non era più scuro di prima . Solamente , fra il monte Bisgnago e il monte Caprino , sopra la leggera insenatura che chiamano la Zocca d ' i Ment , era fumato su dalla Vall ' Intelvi e si affacciava fermo un nuvolone azzurrognolo , sinistro come un sopracciglio aggrottato sopra un occhio cieco . Pareva aver veduto il branco dei compagni torvi che si affacciavano al lago sopra Carona e voler essere della partita anche lui . Luisa cominciò a sentirsi inquieta , ad aver paura che la marchesa non venisse . Andò in giardinetto a guardar il Boglia . Il Boglia non aveva che nuvole bianche , leggere . Ritornò in sala e trovò Maria piantata davanti al professore e ad Ester , che ridevano , molto rossi in viso , l ' uno e l ' altra . « Sei malata ? » , aveva detto la piccina ad Ester . « No ; perché ? » « Perché vedo che ti tasta il polso . » Le cose erano avviate bene , pareva . Luisa portò via la piccina , le proibì di avvicinarsi mai più a quei signori . Un momento dopo passò lo zio Piero , disse che andava di sopra a scrivere alcune lettere e avvertì Luisa di badare alle finestre della loggia , perché veniva un temporale . « Addio , signorina Ombretta ! » , diss ' egli . « Addio , signor Pipì » , rispose la bambina , petulante . Egli se ne andò , ridendo . Luisa , che ormai durava fatica a star ferma , uscì per la terza volta sulla terrazza , guardò col cannocchiale . Il cuore le diede un balzo ; la gondola spuntava al Tentiòn . Erano le due e un quarto . Una persona che veniva da Albogasio s ' era fermata a discorrere sul sagrato con qualcuno che scendeva dalla scaletta sul fianco di casa Ribera . Diceva : « È passata giù in questo momento col signor Pasotti , la portantina . C ' era dietro una quantità di ragazzi » . Il cielo era coperto , adesso , anche sul Picco di Cressogno e sulla Galbiga . Solo i monti del lago di Como avevano ancora un po ' di sole . La minaccia del furioso vento temporalesco che in Valsolda si chiama caronasca si era fatta più seria . Sopra Carona il color delle nuvole andava confondendosi a quello dei monti . Il nuvolone della Zocca d ' i Ment era diventato turchino cupo e anche il Boglia cominciava ad aggrottar le ciglia . Il lago era immobile , plumbeo . Luisa aveva stabilito di partire quando la gondola fosse arrivata in faccia a S . Mamette . Ritornò in sala . Maria le aveva obbedito in parte , non s ' era mossa dal suo posto , ma vedendo che il professore faceva ad Ester un discorso lungo e animato , gli aveva chiesto : « Le racconti una storia ? » In quel punto entrò Luisa . « Sì , cara » , fece Ester ridendo , « mi racconta una storia . » « Oh anche a me , anche a me ! » Un sordo fragor di tuono . « Va ' , Maria , cara » , disse Ester . « Va ' nella tua camera , va a pregar il Signore che non venga un brutto temporale , una brutta grandine ! » « Oh , sì , sì , vado a pregar il Signore ! » La piccina se n ' andò , con la sua barchetta , nella camera dell ' alcova , impettita e seria , come se in quel momento la salvezza della Valsolda dipendesse da lei . La preghiera , per lei , era sempre una cosa solenne , era un contatto col mistero , che le faceva prendere un ' aria grave e attenta come certe storie d ' incantesimi e di magie . Ella salì sopra una sedia , disse le poche orazioni che sapeva e poi si atteggiò come vedeva atteggiarsi in chiesa le più devote del paese , si mise a muover le labbra com ' esse , a dire una preghiera senza parole . Colui che allora l ' avesse veduta conoscendo il terribile segreto dell ' ora imminente avrebbe pensato che l ' angelo della bambina fosse in quel momento supremo accanto a lei e le sussurrasse di pregare per qualche altra cosa che i vigneti e gli uliveti della Valsolda , per qualche altra cosa più a lei vicina , ch ' egli non diceva , ch ' ella non sapeva e non poteva mettere in parole : avrebbe pensato che negl ' inarticolati bisbigli di lei vi fosse un riposto senso tenero e tragico , il docile abbandono di un ' anima dolce ai consigli dell ' angelo suo , al voler misterioso di Dio . Alle due e mezzo i nuvoloni torvi di Carona diedero un altro tuono cupo a cui subito risposero gli altri nuvoloni del Boglia e della Zocca d ' i Ment . Luisa corse sulla terrazza . La gondola era in faccia a S . Mamette e veniva dritta alla Calcinera . Si vedevano benissimo i barcaiuoli far forza di remi . Mentre Luisa posava il cannocchiale , il primo colpo di vento strepitò per la loggia sbattendo usci , vetri e imposte . Atterrita all ' idea di indugiarsi troppo , Luisa chiuse in fretta e in furia , passò correndo per la sala , tolse l ' ombrello , uscì senz ' avvertir nessuno , senza chiuder la porta di casa e prese la via di Albogasio Inferiore . Passato il cimitero , nel luogo che chiamano Mainè , incontrò Ismaele . « Dove la va , sciora Lüisa , con sto temp ? » Luisa rispose che andava ad Albogasio e passò oltre . Dopo cento passi le venne in mente che non aveva avvertito la Veronica della sua partenza , che non le aveva detto di chiuder le finestre nella camera da letto e di badare a Maria . Pensò di mandarglielo a dire da Ismaele . Egli era già scomparso dietro la svolta del Camposanto . Si sentì nel cuore un impulso a tornar indietro ma non c ' era tempo . Il rombo del tuono era continuo , radi goccioloni battevano qua e là sul granturco , colpi di vento stormivano per i gelsi , a intervalli , precorrendo i turbini della caronasca . Luisa aperse l ' ombrello e affrettò il passo . La furia della pioggia la colse nelle viuzze scure d ' Albogasio . Non pensò a riparar dentro una porta , andò avanti imperterrita . Incontrò una frotta di ragazzi che scappavano dalla pioggia dopo aver inutilmente atteso sul sagrato dell ' Annunciata il passaggio della marchesa in portantina . Nel breve tratto di via ch ' è tra la casa comunale di Albogasio e la chiesa , il vento le rovesciò l ' ombrello . Ella si mise a correre , raggiunse quella lista di sagrato che guarda , dietro la chiesa , sulla cala della Calcinera . Là , protetta dalla chiesa contro l ' impeto della pioggia e del vento , raddrizzò alla meglio l ' ombrello e si affacciò al parapetto . La chiesa dell ' Annunciata posa sulla testa d ' uno scoglio che dalle radici del Boglia sporge , male avviluppato di rovi e di caprifichi , sopra il lago e chiude da ponente la piccola cala della Calcinera . La lista di sagrato dov ' era Luisa corre appunto su quel ciglio dello scoglio . Ell ' avrebbe potuto seguir di lassù il cammino della gondola dalle acque di Cressogno fino allo sbarco ; ma ora , infuriando l ' acquazzone , un baglior bianco le nascondeva ogni cosa . Però se la marchesa non ritornava a Cressogno , doveva pure , in qualunque punto approdasse , passar poi di là , perché lì , dov ' è l ' attacco dello scoglio sporgente con la costa , monta sul sagrato la scalinata della Calcinera , unica via per salire ad Albogasio Superiore sì dallo sbarco sottoposto che da S . Mamette o da Casarico o da Cadate . In pochi minuti la violenza dell ' acquazzone diminuì , i foschi fantasmi delle montagne cominciarono a disegnarsi nel fondo bianco . Luisa guardò giù allo sbarco . Non v ' era gondola , non v ' era portantina sulla riva , non v ' era niente . Questo le diede noia . Possibile che la gondola fosse ritornata a Cressogno ? Il fumo si diradò rapidamente , apparve Cadate , apparve sulla bocca della darsena del Palazz , bianco nella nebbiolina grigia , la poppa della gondola . Ecco , la marchesa si era rifugiata al Palazz e così aveva fatto anche Pasotti con la sua portantina e i portatori . Il temporale si poteva dir cessato , la portantina non tarderebbe a comparire . Invece tardò dieci lunghi minuti . Luisa teneva fissi gli occhi sulla stradicciuola che svolta da Cadate nel seno della Calcinera . Non vi era dentro a lei nessun movimento di pensieri . Tutta l ' anima sua guardava e aspettava ; niente altro . Della gente le passò a sinistra salendo dalla Calcinera o venendo da Albogasio ; ogni volta ella si coperse piegando l ' ombrello , per non esser conosciuta o almeno per evitar saluti e conversazioni . Finalmente un gruppo di persone comparve sulla svolta . Luisa distinse la portantina , dietro la portantina Pasotti e don Giuseppe , poi , ultimi , i due barcaiuoli della marchesa . Non si mosse ancora , seguì con gli occhi la portantina che avanzava molto lentamente e chiuse l ' ombrello perché non pioveva quasi più . Ricomparvero cinque o sei ragazzi d ' Albogasio . Ella disse loro bruscamente di andarsene . Indugiavano a obbedire ma un improvviso scroscio di pioggia , senza vento né tuoni , li pose in fuga . La portantina toccava allora il piede della scalinata . Luisa si mosse . Aveva l ' occhio freddo , la persona eretta . Raccolta in un solo pensiero , disprezzò la pioggia scrosciante che le batteva sul capo e sulle spalle , che la cingeva d ' un torbido velo e di strepito . Le piaceva , forse , quella passione delle cose intorno alla sua propria . Discendeva lenta lenta , con l ' ombrello chiuso , stringendone forte il manico , come fosse stato la impugnatura d ' un ' arma . La scalinata è un po ' tortuosa , bisogna scendere alquanti scalini prima di vederne il fondo . Giunta sulla svolta , scorse la portantina , ferma . I due barcaiuoli pigliavano il posto di due portatori . Luisa discese fin dove si spandono sopra la scalinata i rami d ' un gran noce . Lì si fermò , proprio nel momento in cui i portatori della marchesa cominciavano a salire . Tutto andava bene . Pasotti e don Giuseppe , salendo dietro la portantina con l ' ombrello aperto , non potevano vederla . I portatori , giunti che fossero a lei , bisognava che si fermassero , che si facessero da banda per lasciarle il passo . Quando si avvicinarono , riconobbe i due ch ' erano alla testa della portantina , un fratello d ' Ismaele e un cugino della Veronica . A quattro passi accennò loro , con un gesto imperioso , di fermarsi . Obbedirono immediatamente , posarono la portantina a terra e così fecero , senza saperne il perché , i due portatori che seguivano . Pasotti alzò l ' ombrello , vide Luisa , fece un atto di sorpresa , un cipiglio nero ; afferrò don Giuseppe , lo trasse da banda per lasciarla passare , non sospettando che l ' incontro fosse premeditato . Ma Luisa non si mosse . « Ella non credeva incontrarmi , signor Pasotti » , disse a voce alta . La marchesa mise il capo fuori , la ravvisò , si ritrasse dicendo con qualche vigor nuovo nella sua voce floscia : « Avanti ! » In quel momento partirono dall ' alto del sagrato acute , disperate grida : « Sciora Lüisa ! Sciora Lüisa ! » . Luisa non udì . Pasotti aveva irosamente gridato ai portatori « avanti ! » e i portatori riprendevano le stanghe . « Avanti pure ! » , diss ' ella , risoluta di mettersi a fianco della portantina . « Non ho a dire che due parole . » Se Pasotti e la vecchia marchesa avevano prima immaginato lagrime e suppliche , dovettero attendersi allora dal fiero viso e dalla vibrante voce ben altro . « Parole , adesso ? » , fece Pasotti avanzandosi quasi minaccioso . « Sciora Lüisa ! Sciora Luisa ! » , si gridò da vicino con accento di strazio ; e venne con le grida un rumor di passi precipitosi . Ma Luisa non parve udir niente . « Sì , adesso ! » , rispose a Pasotti con alterezza inesprimibile . « Io avverto , per mia bontà , questa signora ... » « Sciora Lüisa ! » Ella dovette pure interrompersi e voltarsi . Due , tre , quattro donne le furono addosso , stravolte , scarmigliate , singhiozzanti : « Che La vegna a cà subet ! Che La vegna a cà subet ! » . Le facce , i pianti , le voci la strapparon d ' un colpo fuori della sua passione , del suo proposito . Si avventò fra quelle donne esclamando : « Cosa c ' è ? » . Ed esse sapevano solo ripetere con gli occhi schizzanti dall ' orbita : « Che La vegna a cà ! Che La vegna a cà ! » . « Ma cosa c ' è , stupide ? » « La Soa tosa , la Soa tosa ! » Ella gridò come pazza : « La Maria ? La Maria ? Cosa ? Cosa ? » , udì fra i singhiozzi nominar il lago , cacciò uno strido e , apertasi la via come una fiera , si slanciò su per la scalinata . Quelle donne non poterono tenerle dietro , ma sul sagrato ce ne erano altre , malgrado la pioggia , che strillavano e piangevano . Luisa si sentì mancare , precipitò a terra sull ' ultimo scalino . Le donne accorsero a lei , dieci mani la presero , la sollevarono . Urlò : « Dio , è morta ? » . Qualcuno rispose : « No , no ! » . « Il medico ? » , diss ' ella ansando . « Il medico ? » . Molte voci risposero che c ' era . Ella parve riaver tutta la sua energia , riprese lo slancio e la corsa . Otto o dieci persone si precipitarono dietro a lei . Due sole poterono seguirla . Volava . Al cimitero incontrò Ismaele e un altro , gridò appena li vide : « È viva ? È viva ? » . Il compagno d ' Ismaele ritornò indietro di corsa per andar ad avvertire che la madre veniva . Ismaele piangeva , seppe solamente rispondere : « Esüsmaria , sciora Luisa ! » , e fece atto di trattenerla . Luisa lo urtò freneticamente via , passò oltre , seguita da lui che aveva perduta la testa e adesso le gridava dietro , correndo : « L ' è forsi nient ! l ' è forsi nient ! » . Pareva che la pioggia dirotta , continua , eguale , lo smentisse piangendo . Giunta ansante sul sagrato di Oria , Luisa ebbe ancora la forza di gridare : « Maria ! Maria mia ! » . La finestra dell ' alcova era aperta . Udì la Cia che piangeva ed Ester che la sgridava . Alcune persone fra le quali il professor Gilardoni le uscirono incontro . Il professore teneva le mani giunte e piangeva silenziosamente , pallido come un cadavere . Gli altri bisbigliavano : « Coraggio ! Speriamo ! » . Ella fu per cadere , esausta . Il professore le cinse la vita con un braccio , la trasse su per le scale che eran gremite di gente , come pure il corridoio , al primo piano . Luisa passò , quasi portata di peso , fra voci affannose di conforto : « Coraggio , coraggio ! Chi sa ! Chi sa ! » . All ' entrata della camera dell ' alcova , si sciolse dal braccio del professore , entrò sola . Avevan dovuto accendere il lume perché nell ' alcova , causa la pioggia , faceva scuro . La povera dolce Ombretta posava nuda sul letto cogli occhi semiaperti e la bocca pure semiaperta . Il viso era leggermente roseo , le labbra nerastre , il corpo di una lividezza cadaverica . Il dottore , aiutato da Ester , tentava la respirazione artificiale , portando le piccole braccia sopra il capo e lungo i fianchi , alternativamente ; facendo pressioni sull ' addome . « Dottore ? Dottore ? » , singhiozzò Luisa . « Facciamo il possibile » , rispose il dottore , grave . Ella precipitò col viso sui piedi gelati della sua creatura , li coperse di baci forsennati . Allora Ester fu presa da un tremito . « No no ! » , fece il dottore . « Coraggio , coraggio ! » « A me » , esclamò Luisa . Il dottore l ' arrestò con un gesto e fece segno ad Ester di sostare . Si chinò sul visino di Maria , le mise la bocca sulla bocca , respirò più volte profondamente , si rialzò . « Ma è rosea , è rosea ! » , sussurrò Luisa ansando . Il dottore sospirò in silenzio , accese un cerino , lo accostò alle labbra di Maria . Tre o quattro donne che pregavano ginocchioni si alzarono , si accostarono al letto palpitanti , trattenendo il respiro . L ' uscio della sala era aperto ; altri volti si affacciarono di là , silenziosi , intenti . Luisa , inginocchiata accanto al letto , teneva gli occhi fissi alla fiamma . Una voce mormorò : « Si muove » . Ester , dritta dietro Luisa , scosse il capo . Il dottore spense il cerino . « Lana calda ! » , diss ' egli . Luisa si precipitò fuori e il dottore riprese i movimenti delle braccia . Poi , quando Luisa ritornò con la lana riscaldata , egli da un lato , ella dall ' altro si diedero a strofinar forte il petto e il ventre della piccina . Dopo un po ' , vedendo il pallore , il viso contraffatto di Luisa , il medico fece segno ad una ragazza di pigliarne il posto . « Ceda , ceda » , diss ' egli perché Luisa aveva fatto un gesto di protesta . « Sono stanco anch ' io . Non è possibile . » Luisa scosse il capo senza parlare continuando l ' opera sua con energia convulsa . Il dottore alzò silenziosamente le spalle e le sopracciglia , cedette il proprio posto alla ragazza e ordinò a Ester di far riscaldare dell ' altra lana per coprirne le gambe della bambina . Ester andò , fece lei , perché la Veronica , appena successo il caso , era sparita , non si trovava più . Nel corridoio e sulle scale la gente discuteva il fatto , il come , il dove . Quando passò Ester tutti le domandarono : « E così ? E così ? » . Ester fece un gesto sconsolato , passò senza rispondere . Poi le discussioni ricominciarono a mezza voce . Non si sapeva per quanto tempo la bambina fosse rimasta nell ` acqua . Durante la furia del temporale un tale Toni Gall si trovava nelle stalle dietro casa Ribera . Gli venne in mente che il battello del signor ingegnere fosse legato male e potesse fracassarsi ai muri della darsena . Discese a salti , vide aperto l ' uscio della darsena ed entrò . Il battello ballava spaventosamente , inondato dagli sprazzi delle onde che si frangevano sui muri ; ballava , si dimenava fra le catene e s ' era posto di traverso , avendo la poppa quasi addosso al muro . In faccia all ' uscio che mette dalla via pubblica nella darsena , corre un andito dal quale due scalette scendono all ' acqua , la prima di fianco alla prora della barca , la seconda di fianco alla poppa . Il Toni Gall discese per la scaletta seconda onde accorciare la catena di poppa . Là , fra la barca e l ' ultimo scalino , dov ' eran sessanta o settanta centimetri d ' acqua , vide fluttuare il corpicino di Maria col dorso a galla e il capo sott ' acqua . Nel trarla dall ' acqua scorse nel fondo una barchetta di metallo . Portò su la bambina gridando con la sua terribile voce , fece correre tutto il paese e , per fortuna , anche il medico , che si trovava a Oria , aiutò Ester a spogliar la povera creatura che non dava più segni di vita . Con chi era ella stata prima di scendere in darsena ? Con la Veronica no , perché la Veronica era stata veduta entrar nel ripostiglio dei vasi dietro la casa con la sua guardia di finanza prima che Luisa uscisse . Con Ester o con il professore neppure . Ester l ' aveva mandata a pregare nella camera dell ' alcova e poi non l ' aveva veduta più . La Cia stava a lavorare e l ' ingegnere a scrivere quando avevano udito le grida formidabili del Toni Gall . Maria doveva esser discesa in darsena dalla camera dell ' alcova per mettere la sua barchetta nell ' acqua e fatalmente avea trovato aperta la porta di casa , aperto l ' uscio della darsena . Il Toni Gall era d ' opinione che avesse passato qualche minuto nell ' acqua perché galleggiava discosto dal luogo dove la barchetta giaceva nel fondo . Egli descriveva per la centesima volta la sua scoperta spaventosa stando in sala con la Cia , con l ' ingegnere , il professore ed altri del paese . Tutti singhiozzavano , meno lo zio Piero . Seduto sul canapè dove prima stavano il Gilardoni ed Ester , pareva impietrato . Non aveva una lagrima , non aveva una parola . Le chiacchiere del Toni Gall gli davano evidentemente noia , ma taceva . La sua nobile fisionomia era piuttosto solenne e grave che turbata . Pareva ch ' egli vedesse davanti a sé l ' ombra del Fato antico . Neppure domandava notizie ; si capiva che non aveva speranza . E si capiva che il suo dolore era ben diverso da quelle chiassose nervosità passeggere che gli si agitavano intorno . Era il dolore muto , composto , dell ' uomo savio e forte . Dall ' uscio aperto dell ' alcova venivan voci ora d ' interrogazione ora di comando . Nessuno poté però dire , per un ' ora e mezzo , di aver udita la voce di Luisa . Qualche volta venivan pure voci trepide , quasi liete . Pareva a qualcuno , là dentro , notare un moto , un alito , un tepor di vita . Allora tutti quelli che eran fuori accorrevano . Lo zio Piero volgeva il capo verso l ' uscio dell ' alcova e solo in quei momenti si disordinava un poco nel viso . Pur troppo vide ogni volta la gente ritornarsene lentamente , in un silenzio accorato . Passarono le cinque . Il tempo durando piovoso , la luce mancava . Alle cinque e mezzo si udì finalmente la voce di Luisa . Fu uno strido acuto , inenarrabile , che agghiacciò il sangue nelle vene di tutti . Rispose la voce del dottore con un accento di premurosa protesta . Si seppe che il dottore aveva fatto un gesto come per dire : « oramai è inutile : desistiamo » , e che al grido di lei aveva ripreso il lavoro . Poi , nel lamento monotono che la pioggia minuta e fitta metteva a tutte le finestre aperte , il silenzio della casa parve divenuto più sepolcrale . La sala , il corridoio andavano diventando bui , vi si andò avvivando il debole chiaror di candele che usciva dall ' alcova . La gente cominciò a ritirarsi , un ' ombra dopo l ' altra , silenziosamente , in punta di piedi . Si udivano poi sul ciottolato della via gli scarponi pesanti , passi senza voci . La Cia si avviò pian piano al suo padrone , gli sussurrò all ' orecchio se non volesse prendere qualche cosa . Egli la fece tacere con un gesto brusco . Dopo le sette , essendo partiti tutti gli estranei alla famiglia meno il Toni Gall , Ismaele , il professore , l ' Ester e tre o quattro donne ch ' erano nell ' alcova , si udirono dei gemiti lunghi , sommessi , che quasi non parevano umani . Il dottore entrò in sala . Non ci si vedeva . Urtò in una sedia e disse forse : « C ' è qui il signor ingegnere ? » . « Scior sì » , rispose il Toni Gall e andò a pigliar un lume . L ' ingegnere non parlò né si mosse . Il Toni Gall ritornò presto con un lume e il dottor Aliprandi , che mi piace ricordar qui come un franco galantuomo , una bella mente e un nobile cuore , si avvicinò al canapè dove sedeva lo zio Piero . « Signor ingegnere » , diss ' egli con le lagrime agli occhi , « adesso bisogna che faccia qualche cosa Lei . » « Io ? » , rispose lo zio Piero alzando il viso . « Sì , bisogna almeno cercare di condurla via . Bisogna che venga Lei e ci metta una parola . Lei è come un padre . Questi sono i momenti del padre . » « Lo lasci stare , il mio padrone » , brontolò la Cia . « Non è buono per queste cose . Ci soffre e niente altro . » Adesso si udivano , insieme ai gemiti , voci tenere e baci . L ' ingegnere puntò i pugni sul canapè e rimase un momento a capo chino . Poi si alzò , non senza stento , e disse al medico : « Debbo andar solo ? » « Desidera che ci sia anch ' io ? » «Sì.» « Va bene . Del resto sarà inutile . Forzare non vorrei ma tentare bisogna . » Il dottore mandò via le donne ch ' erano ancora nell ' alcova , poi si volse dall ' entrata all ' ingegnere e gli fe ' segno di venire . « Donna Luisa » , diss ' egli dolcemente . « C ' è lo zio , il suo caro zio , che viene a pregarla . » Il vecchio entrò col viso pacato ma vacillando . Fatti due passi nella camera si fermò . Luisa era seduta sul letto con la sua bambina morta in braccio , la stringeva , la baciava sul viso e sul collo , gemeva , premendovi su le labbra , gemiti lunghi , inesprimibili . « Sì sì sì sì » , diss ' ella , quasi con un sorriso tenero nella voce . « È il tuo zio , cara , è il tuo zio che viene a trovar il suo tesoro , la sua Ombretta , la sua Ombretta Pipì che gli vuol tanto bene . Sì sì sì sì . » « Luisa » , disse lo zio Piero , « quietati . Tutto è stato fatto quel che si poteva fare , adesso vieni con me , non star più qui , vieni con me . » « Zio zio zio » , fece Luisa con una voce grossa di tenerezza , senza guardarlo , stringendosi il cadavere sul seno , cullandolo . « Vieni qua , vieni qua , vieni qua dalla tua Maria . Vieni , vieni qua da noi che sei il nostro zio , il nostro caro zio . No , cara , no , cara , non ci abbandona mica il nostro zio . » Lo zio tremò , il dolore lo vinse un momento , gli strappò un singhiozzo . « Lasciala in pace » , diss ' egli con voce soffocata . Essa non parve udirlo , riprese : « Andiamo noi , cara , andiamo noi dal nostro zio . Che ci andiamo , Maria ? Sì , sì , andiamo , andiamo » . Si lasciò sdrucciolare dal letto a terra si avviò verso lo zio stringendosi al petto col braccio sinistro la sua dolce morta , passò l ' altro al collo del vecchio , gli sussurrò : « un bacio , un bacio , un bacio alla tua Ombretta , un bacio solo , uno solo » . Lo zio Piero si chinò , baciò il visetto già deturpato amaramente dalla morte , lo bagnò di due grosse lagrime . « Guarda , guarda , zio » , diss ' ella . « Dottore , porti qua il lume . Sì sì , non sia cattivo , dottore . Guarda , zio , che tesoro . Dottore ! » L ' Aliprandi era riluttante e tentò resistere ancora ; ma quel dolore folle aveva qualche cosa di sacro che s ' impose . Obbedì , prese il lume e lo accostò al piccolo cadavere che faceva con quegli occhi semiaperti e quelle pupille dilatate una pietà immensa ed era stato la Maria , la Ombretta gentile , la dolcezza del vecchio , il viso e l ' amore della casa . « Guarda , zio , questo piccolo petto come l ' abbiamo maltrattato , povero tesoro , come gli abbiamo fatto male con tanto strofinare . La tua mamma è stata , sai , Maria , la tua brutta mamma e quel cattivo dottore lì . » « Basta ! » , disse il dottore risolutamente , posando il lume sulla scrivania . « Parli pure alla Sua bambina , ma non a questa , a quella ch ' è in Paradiso . » L ' impressione fu terribile . Ogni tenerezza sparì dal viso di Luisa . Ella indietreggiò cupa , stringendosi la sua morta sul seno . « No ! » , stridette , « no ! non in Paradiso ! È mia ! È mia ! Dio è cattivo ! No ! Non gliela do ! » Indietreggiò indietreggiò sin dentro all ' alcova , tra il letto matrimoniale e il lettuccio , ricominciò i lunghi gemiti che non parevano umani . L ' Aliprandi fece uscire l ' ingegnere che tremava . « Passerà , passerà » , diss ' egli . « Bisogna aver pazienza . Adesso resto io . » In sala c ' era Ismaele che prese il professore a parte . « E avvertire il signor don Franco ? » , diss ' egli . Si parlò allo zio , si decise di mandar un telegramma da Lugano , l ' indomani mattina perché oramai era troppo tardi , a nome dello zio , parlando di malattia grave . Ester scrisse il telegramma , in sala c ' era un ' altra persona , la povera Pasotti corsa lì mentre suo marito era andato ad accompagnare la marchesa a Cressogno . Ella singhiozzava , disperata d ' aver dato quella barchetta a Maria . Voleva entrare da Luisa ma il dottore , udendo pianger forte , uscì , raccomandò quiete , silenzio . La Pasotti andò a piangere in loggia . Con lei erano venuti il curato don Brazzova e il prefetto della Caravina che avevan pranzato a casa Pasotti . Più tardi venne il curato di Castello , l ' Introini , piangendo come un ragazzo . Volle assolutamente entrare da Luisa malgrado il medico e s ' inginocchiò in mezzo alla camera , supplicò Luisa di donar la sua bambina al Signore . « Che la guarda » , soggiunse , « che La guarda , sciora Lüisa , se La voeur propi minga donàghela al Signor , che ghe La dona a la Soa nonna Teresa , a la Soa mammin de Lee , che ghe l ' avarà inscì cara , sü in Paradis ! » Luisa fu intenerita , non dalle parole , ma dal pianto e rispose con dolcezza : « L ' à capii che ghe credi minga , mi , al So Paradis ! El me Paradis l ' è chi ! » . L ' Aliprandi fece al curato un gesto di preghiera e quegli usci singhiozzando . Il medico parti da Oria verso la mezzanotte insieme al professore . Tutta la casa taceva , neppur dall ' alcova usciva più alcuna voce . L ' Aliprandi aveva passate le ultime due ore in sala , col professore ed Ester , senza udir mai un grido né un gemito né un movimento qualsiasi . Era andato due volte a guardare . Luisa stava seduta sulla sponda del suo letto con i gomiti sulle ginocchia e la faccia tra le mani , contemplando il lettuccio che l ' Aliprandi non poteva vedere . A lui questa immobilità nuova dispiaceva quasi più che la sovreccitazione di prima . Poiché Ester intendeva restare tutta la notte , le raccomandò che tentasse , con discrezione , di scuoter la sua amica , di farla piangere e parlare . A vegliare con Ester si trattenevano altre donne del paese e Ismaele che doveva partir per Lugano alle cinque . Lo zio Piero era andato a letto . L ' Aliprandi e il professore si fermarono sul sagrato a guardar la finestra illuminata dell ' alcova , ad ascoltare . Silenzio . « Maledetto lago ! » , fece il dottore , pigliando il braccio del suo compagno e rimettendosi in via . Certo egli pensava , così dicendo , alla dolce creaturina che il lago aveva uccisa , ma v ' era pure nel suo cuore il dubbio che altri guai fossero in cammino , che l ' opera sinistra delle acque perfide non fosse ancora compiuta ; e v ' era una pietà immensa per il padre , per il povero padre che non sapeva ancora niente . 11 . Ombra e aurora Franco , appena ricevuto il telegramma , corse all ' ufficio dell ' Opinione in via della Rocca . Dina , vedendolo torbido , gli disse : « Oh ! Lo avete saputo ? » . Franco si senti gelare il sangue , ma Dina , quando udì del telegramma , fece un atto di stupore . No no , non sapeva nulla di questo . Era stato informato da parte del Presidente del Consiglio che la Polizia austriaca aveva fatto perquisizioni ed arresti in Vall ' Intelvi e che fra le carte di un medico si era trovato il nome di don Franco Maironi con indicazioni assai compromettenti . Dina soggiunse che in un momento così angoscioso per un padre non osava quasi dirgli perché il conte di Cavour si interessasse a lui . Gliene aveva parlato egli stesso , Dina , e il conte s ' era mostrato dispiacente che un gentiluomo lombardo di così bel nome si trovasse a Torino in condizioni dure e oscure . Dina credeva ch ' egli avesse intenzione di offrirgli un impiego al Ministero degli Esteri . Ora Franco doveva partire , certo . La bambina guarirebbe ed egli ritornerebbe nel più breve tempo possibile . Intanto si fermerebbe a Lugano , non è vero ? in attesa di notizie ; e se non fosse proprio necessario non si arrischierebbe mica di entrar in Lombardia . Con quest ' affare di Vall ' Intelvi sarebbe un ' imprudenza enorme . Franco tacque e il suo direttore , nel congedarlo , insistette : « Abbia prudenza ! Non si lasci prendere ! » , ma non ebbe alcuna risposta . Dal momento in cui aveva ricevuto il telegramma , Franco aveva camminato su e giù per Torino come in sogno , senza udire il suono dei propri passi , senza coscienza di ciò che vedeva , di ciò che udiva , andando macchinalmente dove gli occorreva , in quella congiuntura , di andare , dove lo portava una facoltà inferiore e servile dell ' anima , quel misto di ragione e d ' istinto che ci sa guidare per il labirinto delle vie cittadine , mentre lo spirito nostro , fisso in un problema o in una passione , niente se ne cura . Vendette orologio e catena per centotrentacinque lire a un orologiaio di Doragrossa , comperò una bambola per Maria , passò dal caffè Alfieri e dal caffè Florio per far avvertire gli amici e , dovendo pigliar il treno delle undici e mezzo per Novara , fu alla stazione alle undici . Vi capitarono alle undici e un quarto il Padovano e l ' Udinese . Essi cercarono di rincorarlo con ogni sorta di supposizioni rosee e di ragionamenti vani , ma egli non rispondeva parola , aspettava con una avidità immensa il momento di partire , di esser solo , di correre verso Oria , perché , qualunque ne fosse il pericolo , era ben deciso di andare a Oria . Entrò in una carrozza di terza classe e quando la locomotiva fischiò , quando il treno si scosse , mise un gran sospiro di sollievo , e si diede tutto al pensiero della sua Maria . Ma v ' era troppa gente , troppo rozza e chiassosa gente intorno a lui . A Chivasso , non potendo resistere a quei discorsi , a quelle risate , passò in una carrozza vuota di seconda classe dove si mise a parlar solo , guardando il sedile di faccia . Dio , perché non mettere nel telegramma una parola di più ? Oh , Signore , una parola sola ! Il nome della malattia , almeno ! Un nome orribile gli attraversò la mente : croup . Stese le braccia avanti , contro il fantasma , in uno stiramento convulso , aspirando aria con tutta la forza sua e le lasciò ricader con un soffio che parve vuotargli il petto d ' anima e di vita . Perché doveva trattarsi di un male subitaneo , altrimenti Luisa avrebbe scritto . Altro lampo nella mente : congestione cerebrale ? Egli stesso , da bambino , era stato a morte per una congestione cerebrale . Signore , Signore , questa era una luce buona . Era Dio che gliela mandava ! Fu preso da singhiozzi nervosi , senza lagrime . Maria , tesoro , amore , gioia ! Doveva esser questo , sì . La vide ansante , accesa , vegliata dal medico e dalla mamma , immaginò in un minuto lunghe lunghe ore al suo capezzale , lunghe angoscie , il rinascer della speranza , il primo sussurro della dolce voce : « Papà mio » . Si alzò in piedi , giunse e strinse le mani in uno sforzo muto di preghiera . Poi ricadde a seder esausto , volse gli occhi senza sguardo alla campagna fuggente , sentendo quasi un legame fra le grandi Alpi velate , ferme all ' orizzonte di settentrione e il pensiero dominante , fermo , assopito , nell ' anima sua . Ogni tanto lo strepito del treno lo toglieva dal suo torpore suggerendogli l ' idea di una corsa angosciosa , richiamando il suo cuore a correre , a batter così . Egli chiudeva poi gli occhi per vedersi meglio arrivare a casa . Subito gli venivan immagini su dal cuore alle palpebre , ma si muovevano , mutavano continuamente , non poteva arrestarle più d ' un momento . Era Luisa che gli correva incontro sulle scale , era lo zio che gli stendeva le braccia sull ' entrata della sala , era il dottor Aliprandi che gli apriva l ' uscio dell ' alcova e gli diceva « bene bene » , era , nella camera buia , un moto di ombre silenziose , era Maria che lo guardava con gli occhi lucidi di febbre . A Vercelli , parendogli già essere a mille miglia da Torino , l ' impero della realtà lo riprese . Quando sarebbe a Lugano , come , per qual via andrebbe a Oria ? Scopertamente , per il lago , facendosi vedere alla Ricevitoria ? E se non lo lasciassero passare perché non aveva sul passaporto il visto dell ' uscita , o se , peggio , vi fosse un ordine di arresto per quest ' affare del medico di Pellio ? Meglio prendere la montagna . Poteva venire arrestato dopo , ma con la pratica dei luoghi che aveva fatto prima del 1848 , cacciando , era quasi sicuro di arrivare a casa . Questo faticoso lavoro di fare e disfare piani lo distrasse alquanto , gli tenne occupata la mente sin oltre Arona , sul battello del Lago Maggiore . Aveva fatto il conto di arrivare a Lugano nel cuore della notte . Se vi fosse qualcuno ad aspettarlo ? Se non v ' era nessuno , poteva darsi che alla farmacia Fontana , dove andavano molte valsoldesi , si sapesse qualche cosa . Se Iddio volesse fargli trovare a Lugano notizie rassicuranti potrebbe rimettere all ' indomani ogni decisione circa l ' andata a Oria . Prese dunque il partito di non far progetti sino a Lugano e pregò fervorosamente Iddio che gli facesse trovare queste buone notizie . Il cielo era coperto , le montagne avevano già una tinta autunnale triste , il lago era leggermente nebbioso , le campane di Meina suonavano ; sul vapore non c ' era quasi nessuno e la preghiera di Franco gli morì nel cuore sotto una tristezza pesante , gli occhi suoi si smarrirono dietro uno stormo di gabbiani bianchi che volavan lontano verso le acque di Laveno , verso il paese nascosto dov ' era l ' anima sua . Arrivò a Magadino dopo le sette , fece il monte Ceneri a piedi , per il sentiero che mette alla Cantoniera , prese una vettura a Bironico e arrivò a Lugano dopo la mezzanotte . Discese in piazza presso il caffè Terreni . Il caffè era chiuso , la piazza deserta , scura ; tutto taceva , anche il lago di cui s ' intravedeva un palpitar lento nell ' ombra . Franco si fermò un momento sulla riva con la speranza che qualcheduno fosse venuto ad aspettarlo e comparisse da qualche parte . Non poteva veder la Valsolda nascosta dietro il monte Brè ; ma quella era l ' acqua stessa che rispecchiava Oria , che dormiva nella darsena della sua casa . Gli si allargò un poco il cuore in un sentimento di pace , gli parve essere ritornato tra familiari suoi . Tacendo ogni voce umana , gli parlavano le grandi montagne oscure , sopra tutte il monte Caprino e la Zocca d ' i Ment che vedevano Oria . Gli parlavano dolcemente , gli suggerivano un presentimento buono . Diciannove ore eran passate dalla data del telegramma ; il male poteva esser vinto . Non comparendo nessuno , si avviò alla farmacia Fontana , suonò il campanello . Egli conosceva da molti anni quell ' ottimo , cordiale galantuomo del signor Carlo Fontana , passato anche lui col mondo antico . Il signor Carlo venne alla finestra e si meravigliò molto di vedere don Franco . Non aveva alcuna notizia della Valsolda , era stato due giorni a Tesserete , n ' era ritornato da poche ore , non sapeva niente . Il suo assistente , il signor Benedetto , era partito anche lui da poche ore , per Bellinzona . Franco ringraziò e si avviò verso Villa Ciani , risoluto di andare subito ad Oria . Poteva scegliere fra due vie : o salire da Pregassona il versante svizzero del Boglia , toccar l ' Alpe della Bolla , attraversare il Pian Biscagno e il gran bosco dei faggi , uscirne sul ciglio del versante lombardo , al faggio della Madonnina , calare ad Albogasio Superiore e Oria ; o prendere la comoda via di Gandria verso il lago , e poi il sentiero malvagio e rischioso che da Gandria , ultimo villaggio svizzero , taglia la costa ertissima , passa il confine a un centinaio di metri sopra il lago , porta alla cascina di Origa , cala nei burroni della Val Malghera e ne risale alla cascina di Rooch , vi trova la stradicciuola selciata che passa sopra il Niscioree e discende a Oria . La prima via era assai più lunga e faticosa ma in compenso migliore per eludere al confine la vigilanza delle guardie . Partendo dalla farmacia Fontana , Franco decise di appigliarsi a quella . Ma quando fu a Cassarago , dove mettono la strada di Pregassona a quella di Gandria , quando vide la punta di Castagnola così vicina e pensò che da Castagnola si va a Gandria in meno di mezz ' ora , che da Gandria si può andare a Oria in un ' ora e mezza , l ' idea di salire il Boglia , di camminare sette od otto ore gli divenne intollerabile . Salendo il Boglia sarebbe poi anche arrivato di giorno ; questo era , per la sicurezza , uno scapito grande . Prese risolutamente la via di Castagnola e Gandria . Il cielo era tutto coperto di nuvole pesanti . Sotto i grandi castani ove passava il sentiero di Castagnola , non si sapeva dove mettere il piede ; ma che sarebbe poi stato nel gran bosco del Boglia , se Franco avesse presa quella via ? Così fu dentro Castagnola e peggio di così nel labirinto delle viuzze di Gandria . Dopo averle fatte e rifatte più volte , sbagliando , Franco riuscì finalmente sul sentiero del confine e si fermò a riposare . Sul punto di cimentarsi nel fitto delle tenebre ai pericoli di un sentiero difficile , di un incontro con le guardie austriache , per giungere poi a quell ' altro pauroso passo dell ' entrar in casa , del far la prima domanda , dell ' udir la prima risposta , alzò la mente a Dio , raccolse tutti i suoi pensieri in un proposito di fortezza e di calma . Si ripose in cammino . Gli occorreva ora dare tutta la sua attenzione al sentiero per non smarrirlo , per non precipitare . I campicelli di Gandria finiscono presto . Poi vengono fratte folte , pendenti sopra il lago , valloncelli franosi , mascherati dal bosco , che ruinano diritti al basso . In quei passaggi bui Franco era costretto di menar le braccia alla cieca per abbrancar un ramo , poi un altro , cacciar il viso nel fogliame che almeno aveva l ' odore della Valsolda , trascinarsi di pianta in pianta , tastar coi piedi il suolo , non senza terrori di sprofondare , cercar le tracce del sentiero . Il suo fardello era piccino ma pure gli dava impaccio . E gli dava noia quello stormir delle frasche al suo passaggio ; gli pareva che dovesse udirsi lontano , sui monti e sul lago , nel silenzio religioso della notte . Allora si fermava e stava in ascolto . Non udiva che il remoto rombo della cascata di Rescia , qualche lungo ululato di allocchi nei boschi di là del lago e talvolta giù nel profondo , sull ' acqua , un secco tocco , Dio sa di che . Non impiegò meno di un ' ora per arrivare al confine . Là , fra la valle del Confine e la Val Malghera , il bosco era stato tagliato di recente , il pendio sassoso era nudo , maggiore perciò il pericolo di precipitare , maggiore il pericolo di venire scoperto . Attraversò quel tratto pian piano , fermandosi spesso , mettendosi carponi . Prima di arrivare a Origa udì , giù abbasso , un rumor lieve di remi . Sapeva che la barca delle guardie passava qualche volta la notte alla riva di Val Malghera . Eran le guardie , certo . Sotto i castagni di Origa respirò . Là era coperto e camminava sull ' erba , senza rumore . Scese la costa occidentale di Val Malghera e risalì dall ' altra parte senza intoppi . Nell ' avvicinarsi a Rooch il cuore gli martellava a furia . Rooch è come un avamposto di Oria . Ivi mette capo la stradicciuola ch ' egli aveva salita tante volte con Luisa nei tepidi pomeriggi invernali , cogliendo violette e foglie d ' alloro , discorrendo dell ' avvenire . Si ricordò che l ' ultima volta avevano avuto una piccola disputa sullo sposo desiderabile per Maria , sulle qualità che dovrebbe avere . Franco avrebbe preferito un agricoltore e Luisa un ingegnere meccanico . Rooch è una cascina posta a ridosso di pochi campicelli scaglionati sul monte che fanno una chiara piccola macchia nella boscaglia . Una stanza sopra , la stalla sotto , un portichetto davanti alla stalla , una cisterna nel portichetto ; non c ' è altro . Il portichetto s ' affaccia sulla viottola ciottolata che passa da due a tre metri più basso . Dal ciglio del burrone di Val Malghera a Rooch ci son pochi passi . Salito sul ciglio , Franco udì qualcuno parlare sommessamente nella cascina . Sostò e , fattosi da banda , si stese bocconi sull ' erba fuori del sentiero , lungo un cespuglietto di castagni . Non udì più parlare , ma udì venire un rapido passo d ' uomo e stette immobile , trattenendo il respiro . L ' uomo si fermò quasi accanto a lui , aspettò un poco , poi ritornò indietro adagio e disse ad alta voce , con accento forestiero : « Non c ' è niente . Sarà stata una volpe » . Le guardie . Seguì un lungo silenzio durante il quale non osò muoversi . Le guardie ricominciarono a discorrere ed egli si propose d ' indietreggiare senza far rumore , di calarsi da capo in Val Malghera per girare dietro la cascina , in alto . Si levò adagio adagio le scarpe . Stava per muoversi quando udì le guardie , tre o quattro , uscire dalla cascina discorrendo e venire verso di lui . Ne intese una dire : « Non resta qui nessuno ? » , e un ' altra rispondere : « È inutile » . Quattro guardie gli passarono accanto una dopo l ' altra senza vederlo . Non avevan sospetti perché discorrevano di cose indifferenti . Uno diceva che si può restare sott ' acqua dieci minuti senz ' affogare , un altro ribatteva che dopo cinque minuti bisogna morire . La quarta passò in silenzio ma , appena passata , si fermò ; Franco rabbrividì udendola fregar un fiammifero . Quegli accese la pipa , tirò due o tre boccate di fumo , e poi domandò ai compagni , alquanto forte perché s ' eran già dilungati , scendevan la costa di Val Malghera . « Quanti anni aveva ? » Uno di coloro rispose , pure forte : « Tre anni e un mese » . Allora la quarta guardia tirò altre due boccate di fumo e si rimise in cammino . Franco , che stava bocconi , all ' udir « tre anni e un mese » , l ' età di Maria , si alzò sulle braccia stringendo l ' erba convulsivamente . Il rumor dei passi si perdeva già in Val Malghera . « Dio , Dio , Dio , Dio ! » , diss ' egli . Si rizzò ginocchioni , ripeté lentamente dentro a sé , come istupidito , la parola terribile : « aveva » . Si torse le mani , gemette ancora : « Dio , Dio , Dio , Dio ! » . Di quel che fece in seguito non ebbe quasi coscienza . Scese a Oria con la sensazione vaga d ' esser diventato sordo , con un gran tremito nel braccio che portava la bambola . Arrivò alla Madonna del Romìt , attraversò il paese e invece di scendere per la scalinata del Pomodoro continuò diritto per il sentiero che raggiunge la scorciatoia di Albogasio Superiore , discese per la stessa scaletta che aveva presa la Pasotti il giorno prima della catastrofe . Vide sulla faccia della chiesa un chiaror debole che usciva dalla finestra dell ' alcova , non si fermò sotto la finestra illuminata , non chiamò , entrò nel sottoportico e spinse l ' uscio . Era aperto . Entrò dal fresco della notte in un ' afa pesante , in un odore strano di aceto bruciato e d ' incenso . Si trascinò a stento su per le scale . Davanti a lui , sul pianerottolo a mezza scala , veniva lume dall ' alto . Giunto là vide che la luce usciva dalla camera dell ' alcova . Salì ancora , mise il piede sul corridoio . L ' uscio della camera era spalancato ; molti lumi dovevano arder là dentro . Sentì , con l ' odor d ' incenso , odor di fiori , fu preso da un tremito violento , non poté avanzare . Dalla parte della cucina si udiva qualcuno dormire , dalla parte dell ' alcova non si udiva niente . A un tratto la voce di Luisa parlò , tenera , quieta : « Vuoi che venga anch ' io , domani , dove vai tu , Maria ? La vuoi la tua mamma , in terra con te ? » . « Luisa ! Luisa ! » , singhiozzò Franco . Si trovarono nelle braccia l ' uno dell ' altro , sulla soglia della loro camera nuziale che aveva la memoria degli amori ancor viva e il dolce lor frutto , morto . « Vieni , caro , vieni vieni » , diss ' ella e lo trasse dentro . Nel mezzo della camera , fra quattro ceri accesi , giaceva nella bara aperta , sotto un cumulo di fiori recisi e languenti come lei , la povera Maria . Erano rose , vainiglie , gelsomini , begonie , gerani , verbene , frondi fiorite di olea fragrans , e altre frondi non fiorite , egualmente scure , egualmente lucenti : le frondi del carrubo già tanto caro a lei perché tanto caro al suo papà . Fiori e frondi erano sparsi anche sul viso . Franco s ' inginocchiò singhiozzando : « Dio , Dio , Dio ! » , mentre Luisa prese due roselline , le pose in una manina di Maria e poi la baciò sulla fronte . « Tu puoi baciarla sui capelli » , diss ' ella . « Sul viso no . Il dottore non vuole . » « Ma tu ? Ma tu ? » « Oh , per me è un ' altra cosa . » Egli posò invece le labbra sulle labbra gelide che trasparivano tra le foglie di carrubo e fiori di geranio . Ve le posò lievemente , come per un addio tenero , non disperato , alla veste caduta e vuota della diletta creatura sua partita per altra dimora . « Maria , Maria mia » , sussurrò fra i singhiozzi , « che cosa è stato ? » Egli non aveva inteso affatto che il primo discorso delle guardie sugli annegati avesse un nesso col secondo . « Non lo sai ? » , gli chiese la moglie senza sorpresa , pacatamente . Gliel ' avevano detto com ' era stato telegrafato ; ma ella sapeva pure che Ismaele doveva recarsi a Lugano per incontrarvi Franco e ignorava che Ismaele , arrivata la posta dal Ceneri senza nessuno , era andato a dormire . « Povero Franco ! » , diss ' ella baciandolo sul capo , quasi maternamente . « Non c ' è mica stata malattia . » Egli si rizzò in piedi , esclamò atterrito : « Come ? Non c ' è stata malattia ? » La persona che Franco aveva udito dormire , la Leu , entrò in quel momento per far suffumigi , vide Franco , rimase sbalordita . « Va ' » , le disse Luisa , « posa il fuoco lì fuori , mettici quel che vuoi e poi va in cucina , dormi , povera Leu . » Quella obbedì . « Non c ' è stata malattia ? » , ripeté Franco . « Vieni » , gli rispose sua moglie , « ti racconterò tutto . » Lo fece sedere sulla dormeuse , a piè del letto matrimoniale . Egli la voleva accanto a sé . Ella gli fe ' segno di no , di non insistere , di tacere , d ' aspettare , e sedette a terra presso la sua creatura , incominciò il racconto doloroso con voce piana , eguale , indifferente , quasi , al dramma che diceva , con una voce simile a quella della sorda Pasotti , che pareva venire da un mondo lontano . Prese le mosse dall ' incontro con la Bianconi in Campò e disse , sempre con la stessa calma , tutti i pensieri , tutti i sentimenti che l ' avevan portata ad affrontare la nonna , disse i fatti sino al momento in cui s ' era convinta che Maria non aveva più vita . Quand ' ebbe finito s ' inginocchiò a baciar la sua morta e le sussurrò : « Il tuo papà ha in mente che t ' ho uccisa io , adesso , ma non è vero , sai , non è vero » . Egli si alzò , tutto vibrante di una commozione senza nome , si chinò sopra di lei , la raccolse da terra , non renitente né abbandonantesi , con mani risolute e riguardose , se la collocò vicina sulla dormeuse , le cinse con un braccio le spalle , la strinse a sé , le parlò sui capelli , bagnandoli di poche lagrime ardenti che a quando a quando gli rompevan la voce : « Povera Luisa mia , no , non l ' hai uccisa tu . Come vuoi che io pensi questa cosa ? Oh , no , cara , no . Io ti benedico , invece , per tutto che hai fatto per lei da quando è nata . Io che non ho fatto niente , ti benedico , te che hai fatto tanto . Non dir più , non dir più quella cosa ! La nostra Maria ... » Un violento singhiozzo gli ruppe le parole , ma subito l ' uomo , con forte volere , si vinse , continuò : « Non sai cosa dice la nostra Maria in questo momento ? Dice : mamma mia , papà mio , adesso siete soli , ciascuno di voi non ha che l ' altro , siate uniti più che mai , donatemi a Dio perché mi ridoni a voi , perché io sia il vostro angelo e vi conduca un giorno a Lui e stiamo insieme per sempre . La senti , Luisa , che dice così ? » . Ella fremeva nelle sue braccia , scossa da sussulti violenti , col viso basso , resistendo a Franco che glielo voleva alzare . Finalmente gli prese in silenzio una mano e gliela baciò . Egli pure , allora , la baciò sui capelli . Poi gli sussurrò : « Rispondimi » . « Tu sei buono » , rispose Luisa con voce accorata e debole , « tu hai pietà di me ma non pensi quello che tu dici . Tu devi pensare che la causa della sua morte sono io , che se avessi seguito i tuoi sentimenti , le tue idee , non sarei uscita di casa , e se non uscivo di casa non succedeva niente , Maria sarebbe viva . » « Lascia star questo , lascia star questo . Tu potevi credere che Maria fosse in camera o con la Veronica , tu potevi rimanere in sala con gli sposi e la disgrazia sarebbe successa ugualmente . Non pensar più a questo , Luisa . Ascolta invece quello che ti dice Maria . » « Povero Franco ! Poveretto , poveretto ! » , disse Luisa , con un ' amarezza di sottintesi paurosi , da far gelare il sangue . Franco tacque , tremando , non valendo a immaginare cosa ella pensasse , eppure temendo udirlo . Si sciolsero lentamente dalla loro stretta , Luisa per la prima . Ella riprese però la mano di suo marito , volle accostarsela da capo alle labbra . Franco trasse teneramente a sé quella di lei , tentò un ' ultima parola : « Perché non mi vuoi rispondere ? » « Ti farei troppo male » , diss ' ella , sottovoce . Egli ebbe il senso di una irreparabile rovina nell ' anima di lei e tacque . Non ritirò la mano ma si sentì mancare ogni forza , invader da uno scuro , da un gelo , come se Maria , chiamata inutilmente , fosse morta una seconda volta . L ' angoscia , la stanchezza , l ' afa , i misti odori della camera poterono tanto sopra di esso che dovette uscire per non venir meno . Andò in loggia . Le finestre erano aperte ; l ' aria pura , fresca , lo rianimò . Pianse , al buio , la sua figliuola , senza ritegno , senza nemmeno quel ritegno che vien dalla luce . S ' inginocchiò ad una finestra , s ' incrociò le braccia sul petto , pianse , col viso al cielo , lagrime e parole a flutti , parole incomposte di strazio e di fede ardente , chiamando Dio in aiuto , Dio , Dio che lo aveva colpito . E glielo disse , a Dio , con la piena delle lagrime , che gli permettesse di piangere ma che sapeva bene perché la bambina era morta . Non aveva egli tanto pregato che il Signore la salvasse dal pericolo di perdere la fede stando con sua madre ? Ah quella sera , quella ultima sera che Maria gli aveva detto « papà mio , un bacio » e tante altre tenerezze e non voleva lasciar la sua mano , come come aveva pregato ! Era un terrore , una gioia , uno spasimo di ricordarlo . « Signore , Signore » , diss ' egli verso il cielo , « Tu tacevi e mi ascoltavi , Tu mi hai esaudito secondo le tue vie misteriose , Tu hai preso il mio tesoro con Te , ella è sicura , ella gode , ella mi aspetta , Tu ne congiungerai ! » Non fu amaro il dirotto pianto in cui le parole morirono . Ma dopo , pensando ancora quest ' ultima sera , gli fu amarissimo di esser partito senza dirlo a Maria , di averla ingannata . « Maria , Maria mia » , supplicò piangendo , « perdonami ! » Dio , come gli pareva impossibile che tutto questo fosse vero , come gli pareva di andar nell ' alcova , di doverla trovar là , dormente nel suo lettino , con la testa piegata sulle spalle e le manine aperte abbandonate sulle lenzuola , con le palme in su ! E invece vi era , sì , ma ! ... Oh che cosa ! non poteva , non poteva essere fine al pianto . Venne la Leu col lume e gli portò il caffè . L ' aveva mandata la signora . Egli ebbe un movimento di tenera gratitudine per sua moglie . Dio , povera Luisa , che infelicità nera la sua ! E quali spaventose apparenze di castigo per lei nel colpo che le piombava sopra in quel momento , proprio in quel momento ! Lo aveva ben compreso , lei , ch ' egli doveva pensar così e lo pensava davvero e aveva negato per pietà , sì , per pietà com ' ella aveva inteso pure . E queste spaventose apparenze di castigo non frutterebbero dunque niente ? Ella si separava da Dio più che mai , chi sa fino a qual punto . Povera , povera Luisa ! Non era da pregar per Maria , Maria non ne aveva bisogno , era da pregar per Luisa , da pregar dì e notte , da sperar nelle preghiere dell ' animetta cara , nascosta in Dio . Egli parlò con la Leu , abbastanza calmo , si fece raccontar da lei tutto che aveva veduto , tutto che aveva udito della cosa terribile . « La voreva propi el Signor la Soa tosetta » , disse la Leu per ultimo . « Bisoeugnava vedèlla in gièsa , cont i so manitt in crôs cont el so bel faccin seri . La somejava on angiol tal e qual ! Propi . » Poi domandò a Franco se desiderasse tener il lume . No , preferiva star allo scuro . E il funerale , a che ora si farebbe ? La Leu credeva che si farebbe alle otto . La Leu , quando cominciava a discorrere , non smetteva facilmente e forse aveva anche paura di starsene soletta in cucina : « El so papà ! » , diss ' ella ancora prima di andarsene . « El so car papà ! L ' è forsi minga vott dì che son vegnüda chì a portagh di castegn a la sciora e sta cara tosetta , che la parlava inscì polito , propi come on avocàt , la fa : " Sai , Leu , presto il mio papà viene a Lugano e io vado a trovarlo " . Ciào , l ' è ona gran roba ! » Lagrime e lagrime . Ah Iddio aveva preso la bambina per toglierla agli errori del mondo , Iddio aveva punito Luisa degli errori suoi ma non era disegnato l ' orribile castigo anche per lui ? Non aveva egli colpe ? Oh sì , quante , quante ! Ebbe la chiara visione di tutta la propria vita miseramente vuota di opere , piena di vanità , mal rispondente alle credenze che professava , tale da renderlo responsabile dell ' irreligiosità di Luisa . Il mondo lo giudicava buono per le qualità di cui non aveva merito alcuno , essendo nato con esse ; tanto più severo sentiva sopra di sé il giudizio di Dio che molto gli aveva dato e frutto non ne aveva colto . S ' inginocchiò da capo , si umiliò sotto il castigo , nella desolata contrizione del cuore , nell ' ardor di espiare , di purificarsi , di farsi degno che Iddio lo ricongiungesse con Maria . Pregò e pianse a lungo a lungo , poi uscì sulla terrazza . Il cielo imbiancava sopra la Galbiga e le montagne del lago di Como ; veniva giorno . Dal nero Boglia imminente soffiavano le tramontane fredde . Da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , si levaron suoni di campane . L ' idea che Maria e la nonna Teresa erano insieme , felici , salì al cuore di Franco spontanea , chiara e soave . Gli parve che il Signore gli dicesse : ti addoloro ma ti amo , aspetta , confida , saprai . Le campane suonavano da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , il cielo diventava più e più bianco sopra la Galbiga , verso il lago di Como , lungo l ' erto profilo nero del Picco di Cressogno ; e le distese dell ' acqua piana prendevano laggiù in levante , fra le grandi ombre dei monti , un chiaror di perla . Le frondi della passiflora , tocche dalle tramontane , ondulavano silenziosamente sopra il capo di Franco , agitate dall ' aspettazione della luce , della gloria immensa che scendeva in oriente colorando di sé nuvoli e sereno , salutata dalle campane . Vivere , vivere , operare , soffrire , adorare , ascendere ! La luce voleva questo . Portarsi via i vivi tra le braccia , portarsi via i morti nel cuore , ritornare a Torino , servir l ' Italia , morir per lei ! Il nuovo giorno voleva questo . Italia , Italia , madre cara ! Franco giunse le mani in uno slancio di desiderio . Anche Luisa udì le campane . Non avrebbe voluto udirle , non avrebbe voluto che venisse giorno mai più , che venisse l ' ora di ceder Maria alla terra . Inginocchiata presso il corpicino della sua creatura le promise che ogni giorno , finché avesse vita , sarebbe venuta a parlarle , a portarle fiori , a tenerle compagnia , mattina e sera . Poi sedette , affondò nei pensieri cupi che non aveva voluto dire al marito , cresciuti e maturati in lei nel corso di ventiquattr ' ore come una maligna infezione assorbita da lungo tempo , rimasta inerte per lungo tempo , colta , un dato momento , dalla corrente del sangue , divampata con fulminea violenza . Tutte le sue idee religiose , la sua fede nell ' esistenza di Dio , il suo scetticismo circa la immortalità dell ' anima tendevano a capovolgersi . Ella era convinta di non essere affatto in colpa della morte di Maria . Se realmente esisteva una Intelligenza , una Volontà , una Forza padrona degli uomini e delle cose , la mostruosa colpa era sua . Questa Intelligenza aveva freddamente disegnato la visita della Pasotti e il suo dono , aveva allontanato da Maria le persone che potevano custodirla in assenza della madre , l ' aveva tratta senza difesa nelle sue insidie feroci , e uccisa . Questa Forza aveva fermato lei , la madre , proprio nel momento in cui stava per compiere un atto di giustizia . Stupida lei che aveva prima creduto nella Giustizia Divina ! Non v ' era Giustizia Divina , vi era invece l ' altare alleato del Trono , il Dio austriaco , socio di tutte le ingiustizie , di tutte le prepotenze , autore del dolore e del male , uccisore degl ' innocenti e protettore degl ' iniqui . Ah s ' egli esisteva , meglio che Maria fosse tutta lì , in quel corpo , meglio che nessuna parte di lei cadesse , sopravvissuta , nelle mani della sua Onnipotenza malvagia ! Ma era possibile dubitare che quest ' orribile Iddio esistesse . E se non esistesse si potrebbe desiderare che una parte dell ' essere umano continuasse a vivere , non miracolosamente , ma naturalmente , oltre la tomba . Ciò era forse più facile a concepire , che la esistenza di un tiranno invisibile , di un Creatore feroce contro le proprie creature . Meglio la signoria della Natura senza Dio , meglio un padrone cieco ma non nemico , non deliberatamente cattivo . Certo non bisognava pensare più in alcun modo né in questa vita né in una vita futura , se vi fosse , al fantasma vano , Giustizia . La fioca luce dell ' alba si mesceva a ' suoi pensieri come a quelli di Franco , solenne e consolante per lui , odiosa per lei . Egli , cristiano , pensava una insurrezione di collera e d ' armi contro fratelli in Cristo per l ' amore di un punto sopra un minimo astro dei cieli ; ella pensava una ribellione immensa , una liberazione dell ' Universo . Il pensiero di lei poteva parere più grande , l ' intelletto di lei poteva parere più forte ; ma Colui che meglio è conosciuto dalle generazioni umane quanto più ascendono nella civiltà e nella scienza ; Colui che consente venire onorato da ciascuna generazione secondo il poter suo e che gradatamente trasforma ed alza gl ' ideali dei popoli , servendosi per il governo della terra , nel tempo opportuno , anche degl ' ideali inferiori e perituri ; Colui ch ' essendo la Pace e la Vita sofferse venir chiamato il Dio degli eserciti , aveva impresso il segno del Suo giudizio sul viso della donna e sul viso dell ' uomo . Mentre l ' alba si accendeva in aurora , la fronte di Franco venivasi irradiando di una luce interiore , gli occhi suoi ardevano , fra le lagrime , di vigor vitale : la fronte di Luisa sempre più si oscurava , le tenebre salivano in fondo a ' suoi occhi spenti . Al levar del sole una barca comparve alla punta della Caravina . Era l ' avvocato V . che veniva da Varenna alla chiamata di Luisa . 12 . Fantasmi La sera di quello stesso giorno una conversazione fiorita si raccolse nella sala rossa della marchesa . Pasotti vi portò seco a forza la sua disgraziata moglie e quasi a forza il signor Giacomo Puttini riluttante invano ai capricci dispotici del Controllore gentilissimo . Vennero pure il curato di Puria e il Paolin , curiosi di veder l ' effetto della tragedia di Oria sulla vecchia faccia di marmo . Il Paolin trascinò seco il buon Paolon , mollemente riluttante anche lui come un pecorone . Venne il curato di Cima , devoto alla marchesa , venne il prefetto della Caravina , tutto , in cuor suo , per Franco e Luisa , obbligato , come parroco di Cressogno , a certi riguardi verso la loro nemica . Costei accolse tutti col solito viso impassibile , col solito flemmatico saluto . Si fece sedere accanto , sul canapè , la signora Barborin alla quale il padrone aveva proibito il menomo accenno ai casi di Oria , si lasciò ossequiare dagli altri , fece le solite domande al Paolin e al Paolon circa le rispettive loro dame e soddisfatta d ' aver appreso che la Paolina e la Paolona stavano bene , incrociò le mani sul ventre e tacque dignitosamente in faccia al semicerchio de ' suoi cortigiani . Pasotti , non vedendo Friend , s ' informò subito di lui con ossequiosa premura : « E ' l Friend ? Poer Friend ! » benché se lo avesse avuto nelle granfie , solus cum solo , quel brutto diavolaccio ringhioso che sciupava i calzoni a lui e le sottane a sua moglie , lo avrebbe strozzato con gioia . Friend era infermo da due giorni . Tutta la brigata si commosse e lamentò il caso con la segreta speranza che il maledetto mostro fosse per crepare . La Pasotti vedendo tante bocche parlare , tante facce diventar contrite , e non udendo una parola , suppose che si discorresse di Oria , si rivolse al Paolon suo vicino , lo interrogò con gli occhi , spalancando la bocca , indicando col dito la direzione di Oria . Il Paolon le fece segno di no . « Parlen del cagnoeu » , diss ' egli . La sorda non intese , fece « ah ! » e prese , a caso , un ' aria compunta . Friend mangiava troppo e troppo bene , soffriva d ' una malattia schifosa . Il Paolin e il curato di Puria diedero premurosi consigli . Il prefetto della Caravina aveva espresso altrove la temperata opinione che fosse da buttarlo nel lago con la sua padrona al collo . Mentre si parlava con tanto interesse della bestia di casa , egli pensava a Luisa stravolta , livida , come l ' aveva vista la mattina , quando s ' era opposta come una forsennata , prima alla chiusura della bara , poi al trasporto , e quando nel cimitero aveva gettato lei con le sue proprie mani la terra sulla sua bambina , dicendole d ' aspettarla e che sarebbe presto discesa a giacer con lei e che quello doveva essere il loro paradiso . Se si parlava con interesse del rognoso Friend , i fantasmi della bambina morta e della madre disperata erano però nella sala . Quando nessuno seppe più che dire del cane e vi ebbe un momento di silenzio , i due fantasmi squallidi furono uditi da tutti domandar che si parlasse di loro ; e ciascuno li vide negli occhi della persona che li amava , la sorda Pasotti . Suo marito cercò subito una diversione , propose al signor Giacomo un problema di tarocchi . Uno scartante che ha tre cartine , tutte figure , una dama e due cavalli , e ha pure il matto , cosa deve fare ? Scartare la dama e un cavallo o i due cavalli ? Il signor Giacomo si mise a soffiare a tutto vapore , gonfiando le gote rosse e il cravattone bianco : « Apff ! No . Controllore gentilissimo , no , La me dispensa . Da le dame no digo ma dai cavai mi son stà sempre lontan . Apff ! » . Gli altri tarocchisti raccolsero in fretta il problema , i fantasmi non furono più uditi e ciascuno respirò . Erano le nove . Alle nove , di solito , il cameriere entrava con due candele accese e apparecchiava il tavolino del tarocco in un angolo della sala , fra il gran camino e il balcone di ponente . Allora la marchesa si alzava e diceva con la sua flemma sonnolenta : « Se creden » . I due o tre presenti rispondevano « sem chì » e incominciava l ' entro in tre o la partita in quattro . Il vecchio cameriere , affezionatissimo a don Franco , esitò , quella sera , a portare i lumi . Non gli pareva possibile che la padrona e i signori avessero il coraggio di giuocare . Alle nove e cinque minuti , non vedendolo entrare , ciascuno commentò il ritardo fra sé . Il Paolin , prima di entrar in casa , aveva sostenuto contro il prefetto che non si sarebbe giuocato . Egli guardò trionfante il suo avversario e lo guardò pure il Paolon compiacendosi , per una solidarietà di Paoli , che avesse ragione il Paolin . Pasotti , che si era tenuto sicuro di giuocare , cominciò a dar segni d ' inquietudine . Alle nove e sette minuti , la marchesa pregò il prefetto di suonare il campanello . Quegli restituì al Paolin l ' occhiata trionfante e vi aggiunse tutto il muto disprezzo per la vecchia , che poté . « Apparecchiate » , diss ' ella al cameriere . Questi entrò poco dopo con le due candele . Anche in fondo agli occhi suoi crucciosi si vedeva il fantasma della bambina morta . Mentr ' egli disponeva sul tavolino le candele , le carte da giuoco e i gettoni d ' avorio , si fece nella sala quel silenzio di aspettazione che soleva precedere l ' alzarsi della marchesa . Ma la marchesa non diede segno di volersi alzare . Si voltò a Pasotti e gli disse : « Controllore , se desideran giuocare Loro ... » « Marchesa » , rispose Pasotti , pronto , « la presenza di mia moglie non deve impedirle di fare la Sua partita . Barbara giuoca male ma si diverte moltissimo a guardare . » « Stasera non giuoco » , rispose la marchesa . La voce era molle ma il no era duro . Il buon Paolon , che taceva sempre e non sapeva giuocare a tarocchi , credette aver finalmente trovato una parola ossequiosa e savia da metter fuori . « Già ! » , diss ' egli . Pasotti lo guardò in cagnesco , pensò : « cosa c ' entra lui ? » , ma non osò parlare . La marchesa non parve accorgersi della scoperta del Paolon e soggiunse : « Posson giuocare Loro » . « Mai più ! » , esclamò il prefetto . « Neanche per sogno ! » Pasotti levò di tasca la tabacchiera . « Il signor prefetto » , diss ' egli facendo spiccare le sillabe e alzando un poco la mano aperta con una presa tra il pollice e l ' indice , « parla per sé . Per parte mia , se la signora marchesa lo desidera , son pronto a soddisfare il suo desiderio . » La marchesa tacque e il focoso prefetto , incoraggiato da quel silenzio , borbottò a mezza voce : « È un lutto di famiglia , infine » . Da quando Franco era uscito di casa il suo nome non era mai stato pronunciato nelle conversazioni serali della sala rossa , la marchesa non aveva mai fatto allusione a lui né a sua moglie . Ella ruppe adesso il silenzio di quattro anni . « Mi rincresce per la creatura » , diss ' ella , « ma per suo padre e sua madre è un castigo di Dio . » Tutti tacquero . Dopo alcuni minuti , Pasotti disse a voce bassa , in tono solenne : « Fulmineo » . E il curato di Cima soggiunse più forte : « Evidente » . Il Paolin ebbe paura di tacere e di parlare , fece « ma ! » e allora il Paolon osservò : « Proprio ! » . Il signor Giacomo soffiò . « Un castigo di Dio ! » , ripeté con enfasi il curato di Cima . « E anche , date le circostanze , un segno della Sua protezione sopra qualche altra persona . » Tutti , meno il prefetto che si rodeva , guardarono la marchesa come se la Mano protettrice dell ' Onnipotente fosse sospesa sopra la sua parrucca . Invece quella Mano Divina stava sopra il cappellone della Pasotti e le teneva ben chiusi gli orecchi onde non avessero a penetrarvi contaminatrici parole d ' iniquità . « Curato » , disse Pasotti , « poiché la signora marchesa lo propone , facciamo una partitina ? Lei , il Paolin , il signor Giacomo e io . » I quattro che sedettero al tavolino da giuoco si lasciarono subito dolcemente andare , nel loro angolo , alle comode mollezze della conversazione sbottonata , alle vecchie barzellette ambrosiane attaccate ai tarocchi come l ' unto . « Hin nanca arrivaa a Barlassina ! » , esclamò Pasotti dopo la prima giuocata , ridendo forte per far suonare la sua vittoria e la sua allegria . Quelli là si erano liberati dai fantasmi ; gli altri no . La sorda , impettita e immobile sul canapè , aveva sofferto angosce mortali aspettando un gesto del marito che le imponesse di giuocare . Oh Signore , dovrebbe toccarle anche questa condanna ? Per grazia del cielo il gesto non venne fatto e la sua prima impressione nel veder i quattro prender posto al tavolino fu di sollievo . Ma poi le riprese subito un disgusto amaro . Che insulto , quel giuoco , alla sua Luisa , che disprezzo per la povera cara Ombrettina morta ! Nessuno le parlava , nessuno faceva attenzione a lei : ella si mise a recitare mentalmente una fila di Pater , Ave e Gloria , per la cattiva creatura seduta all ' altro angolo del canapè , tanto vecchia , tanto vicina a comparire davanti a Dio . Le dedicò la preghiera per la conversione dei peccatori che soleva dire mattina e sera per suo marito da quando aveva scoperto certe sue familiarità con una bassa persona di casa . Il prefetto , a udir gli schiamazzi di Pasotti , si alzò e prese congedo . « Aspetti » , gli disse la marchesa , « di prender un bicchier di vino . » Alle nove e mezzo soleva capitare una bottiglia preziosa di San Colombano vecchio . « Stasera non bevo » , rispose il prefetto , eroicamente . « Son troppo sottosopra da questa mattina in poi . Il Puria sa perché . » « Ma ! » , fece il Puria , sottovoce . « È stata una gran tragedia , già . » Silenzio . Il prefetto s ' inchinò alla marchesa , salutò la Pasotti con l ' espressione del « c ' intendiamo » e partì . Il curato di Puria , corpo grosso e cervello fino , studiava la marchesa senza parere . Era ella tocca o no dai fatti di Oria ? L ' essersi astenuta dal giuoco gli pareva un indizio dubbio . Poteva averlo fatto per rispetto al proprio sangue in astratto . Osservandola bene il curato notò che le sue mani tremavano : cosa nuova . Ella dimenticò di domandare a Pasotti se il vino fosse buono : cosa nuova . La maschera cerea del viso aveva di tratto in tratto qualche contrazione : cosa nuovissima . « È tocca » , pensò il curato . Siccome ella taceva , la Pasotti taceva , il Paolon taceva , tutto il gruppo pareva petrificato , cercò lui di rompere il ghiaccio , non trovò di meglio che voltar quelle teste verso il tavolino del giuoco e commentare le apostrofi di Pasotti , le proteste del Paolin , i « no digo » e gli « apff » del signor Giacomo . La marchesa si scosse un poco , si compiacque di osservare che i giuocatori si divertivano . La Pasotti non udì né disse mai parola e gli altri tre finirono con parlar di lei . La marchesa si dolse che fosse tanto sorda , che non si potesse farle un po ' di conversazione . Gli altri due dissero di lei tutto il gran bene che meritava e che dice ancora chi la ricorda . Ella stava lì malinconica e muta , non sospettando affatto d ' esser il soggetto dei loro discorsi . Il Signore proteggeva la sua profonda , ingenua umiltà , non le lasciava penetrar negli orecchi le lodi della gente ma solo le strapazzate del consorte . I suoi grandi , compunti occhi neri si ravvivarono quando il signor Giacomo pronunciò un gran soffio finale , e i colleghi , lasciate le carte , si abbandonarono sulle spalliere delle rispettive seggiole a riposare alquanto , a ruminar il piacere del giuoco . Finalmente il suo signore si avvicinò al canapè , le fece segno di alzarsi . Per la prima volta in vita sua , forse , ella fu contenta di salire in barca , con grande meraviglia del Puria il quale dichiarò che sul lago , di notte , era un « fifone » . È vero che a cento passi da Cressogno l ' orrore del lago e delle tenebre la riprese . Pensò allora con invidia al curato del quale udiva la voce sopra il Tentiòn , fra gli ulivi . « Addio , fifone ! » , gridò Pasotti . Il « fifone » non udì . Egli e il Paolin discorrevano sottovoce ma con gran calore , commentando le parole della marchesa , del prefetto , di Pasotti , cercando di frugar nel cuore della vecchia , disputando se vi fossero pietà e rimorsi . Il curato era per il sì , il Paolin per il no . Il Paolon precedeva con la lanterna mettendo continui , inintelligibili grugniti . Il Paolin andò poi mordendo tutto che fosse da mordere , la durezza della marchesa , la malignità di Pasotti , la dabbenaggine di sua moglie , la cortigianeria del Cima , la temerità del prefetto , le pazzie di Luisa e di Franco , la debolezza dell ' ingegnere Ribera , tante altre colpe di vivi e di morti . Durezze , debolezze , malignità , ostinazioni , cortigianerie : dappertutto , secondo lui , c ' era in fondo quell ' egoismo porco . « Che gran mond mincion ! » , fu il suo riassunto finale . « Ch ' el senta car el me curat , quand gh ' è quel poo de ris e verz con quel poo de formagg per sora , lassèm pür andà tüsscoss al diavol che l ' è mej . » Dopo una sentenza tanto logica nulla restava più a dire né a grugnire e la piccola comitiva giunta in capo alla salita procedette silenziosa per le umide ombre del Campò , nell ' odor fresco dei castagni e dei noci , senz ' accorgersi di uno spettro che passava in aria , vôlto a Cressogno . Partiti i suoi ospiti , la marchesa suonò il campanello per il rosario che non s ' era potuto dire alla solita ora . Il rosario di casa Maironi era una cosa viva che aveva le sue radici nei peccati antichi della marchesa e veniva sempre più sviluppandosi , mettendo nuovi Ave e nuovi Gloria a misura che la vecchia dama avanzava negli anni e si scorgeva più netto e più visibile a fronte un teschio schifoso , il proprio . Perciò il suo rosario era lungo assai . I peccati dolci della protratta gioventù non le pesavano troppo sulla coscienza ; ma qualche grossa furfanteria d ' altro genere , misurabile in lire , soldi e denari , mal confessata e quindi mal perdonabile , le dava una molestia sempre compressa a furia di rosari e sempre rinascente . Mentre chiedeva al Creditore Grande la remissione de ' suoi debiti le pareva ch ' Egli avesse facoltà d ' accordarla intera ; invece dopo le si levavano da capo in mente le facce crucciose dei creditori piccoli , ritornava con esse il dubbio del perdono , e la sua avarizia , la sua superbia avevano a lottare con il terrore di un carcere perpetuo per debiti , oltre la tomba . Recitare le preghiere per la conversione dei peccatori e quelle per la guarigione degl ' infermi , prima di venire ai Deprofundis , annunciò tre Avemarie nuove secondo la sua intenzione . La guattera , una semplice pia contadina di Cressogno , suppose che le tre Avemarie fossero domandate per quei poveretti di Oria e le recitò con tutto lo zelo . Le Avemarie della guattera urtarono e dispersero quelle della padrona , che chiedevano sonno , riposo di nervi e di coscienza . Quanto alle Avemarie degli altri , esse furono dette secondo la loro comune intenzione che non restassero , come troppo spesso accadeva , definitivamente appiccicate al rosario . Nessuna insomma poté arrestare lo spettro nel suo cammino . La marchesa si ritirò verso le undici . Prese dell ' acqua di cedro e avendo la cameriera incominciato a parlare di Oria , di don Franco che si sussurrava essere arrivato , le impose silenzio . Era tocca , sì . Aveva sempre davanti agli occhi l ' immagine di Maria come l ' aveva veduta una volta passando in gondola sotto la villetta Gilardoni , piccina , con un grembiale bianco , i capelli lunghi e le braccia nude , stranamente somigliante ad un bambino suo , mortole a tre anni . Sentiva ella affetto , pietà ? Non sapeva ella stessa quello che sentisse . Forse dispetto e sgomento di non sapersi liberare da una immagine molesta ; forse paura di questo pensiero , che se non fosse stato commesso certo grosso peccato antico , se il testamento del marchese Franco non fosse stato arso , la bambina non sarebbe morta . Come fu a letto si fece leggere altre preghiere dalla cameriera , le ordinò di spegnere il lume e la congedò . Chiuse gli occhi , cercò di non pensare a niente , e si vide sotto le palpebre una chiara macchia informe che si venne disegnando in un guancialetto , poi in una lettera , poi in un gran crisantemo bianco e poi in un viso supino , morto , che diventava via via più piccolo . Le pareva già di assopirsi ma per effetto di quest ' ultima trasformazione le vibrò nel cuore il pensiero della bambina , non vide più nulla sotto le palpebre , il sopore si dileguò ed ella aperse gli occhi , inquieta , malcontenta . Si propose di pensar una partita di tarocchi per cacciar le immaginazioni moleste e richiamar il sonno . Pensò ai tarocchi , poté , con uno sforzo , vedersi nella testa il tavolino da giuoco , i giuocatori , i lumi , le carte ; ma quando cessò dallo sforzo per abbandonarsi ad una visione passiva di questi soporifici fantasmi , le comparve sotto le palpebre tutt ' altra cosa , una testa che cambiava continuamente lineamenti , espressione , attitudini e che venne per ultimo lentamente ripiegandosi avanti sopra se stessa come nel sonno o nella morte , non mostrando più che i capelli . Altra scossa di nervi ; la marchesa riaperse gli occhi e udì l ' orologio della scala suonare . Contò le ore : dodici . Già mezzanotte e non poter dormire ! Stette alquanto ad occhi aperti ed ecco adesso immagini nel buio come prima sotto le palpebre . Cominciavano da un nucleo informe e si svolgevano continuamente . Si disegnò un quadrante d ' orologio , che diventò un occhio spaventato di pesce , un occhio umano severo . Ad un tratto venne alla marchesa l ' idea che non riuscirebbe a dormire e il sopore già inoltrato andò rotto da capo . Allora ella suonò il campanello . La cameriera si fece chiamar due volte e poi venne mezzo svestita , dormigliosa . L ' ordine fu di posar il lume sopra una sedia per modo che dal letto non si potesse veder la fiamma ; di prendere un volume di prediche del Barbieri e di leggere a mezza voce . La cameriera era abituata a somministrare questi narcotici . Si pose a leggere e in capo alla seconda pagina , udendo il respiro della padrona farsi greve , andò pian piano smorzando la voce per un mormorio inarticolato , fino al silenzio . Aspettò un poco , ascoltò il respiro regolare e pesante , si alzò a guardar la faccia cupa , supina sul doppio guanciale con le sopracciglia aggrottate e la bocca semiaperta , prese il lume e si ritirò in punta di piedi . La marchesa dormiva e sognava . Sognava di giacer sulla soglia nello stanzone buio di un carcere , con i ceppi ai piedi , accusata di assassinio . Entrava il giudice con un lume , sedeva presso a lei e leggeva una predica sulla necessità della confessione . Ella gli si protestava innocente , ripeteva : « Ma non sa che si è annegata da sé ? » . Il giudice non rispondeva , leggeva , leggeva sempre con voce compunta e solenne , e la marchesa insisteva : « No , non l ' ho uccisa » . Non era flemmatica nel sogno , si agitava come una disperata . « Badi » , rispondeva il giudice . « La bambina lo dice . » Egli si alzava in piedi e ripeteva : « Lo dice » . Poi batté forte le mani palma a palma ed esclamò : « Entrate ! » . Fino a questo punto la marchesa aveva sentito , sognando , di sognare ; qui credette svegliarsi , vide con orrore che qualcuno era entrato infatti . Una forma umana debolmente luminosa stava a sedere sulla poltrona ingombra di vesti , presso il suo letto , sì ch ' ella non poteva vedere la parte inferiore dell ' Apparizione . Il busto , le braccia , le mani raccolte insieme avevano un colore biancastro e contorni alquanto incerti ; la testa , appoggiata alla spalliera , era nitida e circonfusa d ' un chiaror pallido . Gli occhi scuri , vivi , fissavano la marchesa . Che orrore ! Era veramente la bambina morta . Che orrore , che orrore ! Gli occhi dell ' Apparizione parlavano , lo dicevano . Il giudice aveva ragione , la bambina lo diceva , senza parole , con gli occhi . « Tu , nonna , tu sei stata , tu . Io avrei dovuto nascer e vivere nella tua casa . Tu non l ' hai voluto . Sei condannata alla morte eterna . » Gli occhi soli , i fissi , tristi , pietosi occhi dicevano tutto questo ad un tempo . La marchesa mise un lungo gemito , stese le braccia verso l ' Apparizione , credendo dir qualche cosa e non riuscendo che a rantolare « ah ... ah ... ah ... » mentre le mani , le braccia , il busto del fantasma sfumavano in una nebbia , i contorni del viso illanguidivano e solo rimaneva intenso lo sguardo , che finalmente pure si velò e rientrò quasi in un lontano e profondo Se stesso , null ' altro rimanendo dell ' Apparizione che poca fosforescenza poi assorbita dall ' ombra . La marchesa si svegliò di soprassalto , ansante , non si ricordò del campanello , si provò a gridare e non riuscì a metter fuori la voce . Con un impeto della sua volontà potente ancora nello sfacelo delle forze , cacciò le gambe dal letto , discese , fece due passi brancolando nel buio , incespicò nella poltrona , si aggrappò a una sedia , cadde con essa pesantemente sul pavimento , si mise a gemere . La cameriera si svegliò al tonfo , chiamò , non ebbe risposta , udì il gemito e , acceso il lume , accorse , vide nella penombra , tra la sedia e la poltrona , qualche cosa di bianco e d ' enorme che si divincolava sul pavimento come una bestia mostruosa del mare tirata in secco . Gridò , corse al campanello , svegliò d ' un colpo tutta la casa e si precipitò ad aiutar la vecchia che rantolava : « Il prete , il prete ! Il prefetto , il prefetto ! » 13 . In fuga Alle due e mezzo dopo la mezzanotte , Franco , l ' avvocato V . e il loro amico Pedraglio erano seduti in loggia , al buio , in silenzio . A un tratto Pedraglio si alzò dicendo : « Cosa fa questo asino ? » , uscì sulla terrazza , vi stette in ascolto e rientrò . « Niente » , diss ' egli . « Disi mi , e per quell ' asino che si sarà addormentato dobbiamo star qui da minchioni ad aspettare che ci prendano ? Tu , Maironi , la strada presso a poco la sai e siamo poi anche in tre che abbiamo il fegato buono . Se occorrerà de dà via on quai cazzott el darèm via , neh ti avocàt ? » Il Pedraglio s ' era trovato la sera prima , verso le sette , sulla strada fra Loveno e Menaggio nel luogo che chiamano « el crott del Bertin » . Un uomo gli aveva chiesto l ' elemosina e posto in mano un biglietto . Poi si era allontanato rapidamente . Il biglietto diceva : « Perché il Carlino Pedraj non valo mica subito a Oria a trovare il Signor Maironi e il signor avocatto di Varenna per fare una bella spasseggiata con gli amici cari da quel co di quel palo ? » . Dopo l ' arresto del medico di Pellio , amico suo , Pedraglio era in sospetto di qualche tiro della Polizia , e quel biglietto non era il primo avviso salutare e sgrammaticato che pervenisse a un patriota . Il biglietto parlava chiaro ; bisognava passar subito il palo del confine . Il Pedraglio non sapeva niente della disgrazia di Franco né del suo ritorno né che l ' avvocato fosse a Oria , ma non andò a cercar altro , corse a Loveno , si provvide di denaro e si pose in cammino . Non si fidò di venire a Porlezza , prese il sentiero che presso Tavordo sale per un vallone deserto al Passo Stretto . Agile come un camoscio , arrivò in quattr ' ore a Oria , trovò che Franco e l ' avvocato si preparavano a partire per un altro avvertimento misterioso pervenuto loro dal curato di Castello , ch ' era stato a Porlezza e ne aveva ricevuto l ' incarico in confessione . Ismaele doveva guidarli oltre il confine . I passi del Boglia erano guardatissimi . Ismaele si proponeva di passar fra il monte della Nave e Castello per calar poi nella valle , tagliar dritto all ' Alpe di Castello sotto il Sasso Grande e di là scendere a Cadro , un ' ora sopra Lugano . Ma Ismaele doveva venire alle due , e alle due e mezzo non s ' era veduto ancora . Anche Luisa era in piedi . Stava nell ' alcova rammendando un paio di calze di Maria per metterle poi sul lettino dove aveva disposto le cosucce di Ombretta con la stessa cura di quando la piccina era viva . Non aveva voluto vedere né l ' avvocato né Pedraglio . Dopo le smanie del funerale il suo dolore aveva ripreso quell ' aspetto cupo che più dispiaceva al dottor Aliprandi . Non smaniava più , non parlava ; pianto , non aveva mai . Il suo contegno con Franco era un contegno di pietà per l ' uomo che l ' amava e il cui affetto , la cui presenza le erano , malgrado lei stessa , indifferenti . Franco , sperando nell ' impiego di cui gli aveva tenuto parola il suo direttore , aveva parlato di portar seco la famiglia a Torino . Lo zio , poveretto , era disposto anche a questo sacrificio ma Luisa aveva detto chiaro che piuttosto di allontanarsi dalla sua figliuola finirebbe nel lago come lei . Franco , udita la proposta di partire senza Ismaele , si alzò e disse che andava a congedarsi da sua moglie . Nello stesso momento l ' avvocato udì un passo nella strada . « Silenzio ! » , diss ' egli . « È qui . » Franco uscì sulla terrazza . Qualcuno veniva infatti dalla parte di Albogasio . Franco attese che arrivasse sul sagrato e chiamò a mezza voce : « Ismaele ! » « Sono io » , rispose una voce che non era quella di Ismaele . « Sono il prefetto . Vengo su . » Il prefetto ? A quell ' ora ? Che poteva essere accaduto ? Franco andò in cucina ad accendere un lume e discese le scale in fretta . Passarono cinque minuti e gli amici non lo videro ricomparire . Capitò invece la moglie d ' Ismaele a dire che suo marito si sentiva male e non poteva muoversi . Parlò dal sagrato a Pedraglio che stava sulla terrazza . Quegli corse a chiamar Franco . Lo trovò sulle scale che saliva col prefetto . « La guida è ammalata » , diss ' egli , conoscendo il prete per un galantuomo . « Andiamo e non perdiamo tempo . » Franco gli rispose che subito non poteva venire e che lo precedessero . Come , non poteva venire ? No , non poteva . Fece passare il prefetto in sala , chiamò l ' avvocato , insistette con lui e con Pedraglio perché partissero subito . Era successa una cosa straordinaria , doveva parlarne a sua moglie , non poteva dire che risoluzione prenderebbe . Gli amici protestarono che mai non l ' avrebbero abbandonato . L ' allegro Pedraglio , uso a spendere oltre i desideri di suo padre , osservò che alla peggio a Josephstadt o a Kufstein si viveva più a buon mercato e più virtuosamente che a Torino e che ciò avrebbe consolato il suo « regiôr » . « No no ! » , esclamò Franco . « Andate , andate ! Prefetto , persuadili tu ! » Ed entrò nell ' alcova . « Partite ? » , gli disse Luisa con quella voce che pareva venire da un mondo lontano . «Addio.» Egli le si avvicinò , si chinò a baciar la calzettina che teneva in mano . « Luisa » , mormorò , « c ' è qui il prefetto della Caravina . » Ella non mostrò alcuna sorpresa . « La nonna lo ha fatto chiamare stanotte » , continuò Franco . « Gli ha detto di aver veduto la nostra Maria , luminosa come un angelo . » « Oh , che menzogna ! » , fece Luisa con una voce grossa di disprezzo , senz ' ira . « Come se fosse possibile che andasse da lei e non venisse da me ! » « Maria le ha toccato il cuore » , riprese Franco . « Ella ci domanda perdono , ha paura di morire , mi supplica di andar da lei , di portarle una parola di pace anche per te . » Neppure Franco credeva all ' Apparizione , scettico profondamente com ' era per tutto il soprannaturale non religioso , ma credeva che Maria , nella sua esistenza superiore , avesse già potuto operare un miracolo , toccar il cuore della nonna e ciò gli recava una commozione indicibile . Luisa restò di ghiaccio . Neppur s ' irritò , come Franco temeva , all ' idea di mandar un messaggio amorevole . « La nonna avrà paura dell ' inferno » , osservò con quella sua freddezza mortale . « L ' inferno non c ' è , tutto si riduce a un po ' di spavento , è una pena da niente , la subisca e poi muoia anche lei come si muore tutti e amen . » Franco intese che sarebbe stato inutile insistere . « Allora vado » , diss ' egli . Ella tacque . « Non credo che potrò ripassar da casa , nel ritorno » , riprese Franco . « Dovrò prendere la montagna . » Nessuna risposta . Il giovane disse sottovoce : « Luisa ! » . Rimprovero , dolore , passione : tutto questo era nel suo richiamo . Le mani di Luisa , che mai non avevano smesso il lavoro , si fermarono . Ella mormorò : « Non sento più niente . Sono un sasso » . Franco si sentì mancare , baciò sua moglie sui capelli , le disse addio , entrò nell ' alcova , s ' inginocchiò , abbracciò il lettuccio voto , pensò alla vocina del suo tesoro : « ancora un bacio , papà » , ebbe un assalto di pianto , si contenne , corse via precipitosamente . Gli amici lo attendevano in sala impazienti . Come partire se non conoscevan le strade ? L ' avvocato conosceva la strada di Boglia , sì , ma era da prendere , volendo sfuggire alle guardie ? Quando udirono che Franco intendeva andare a Cressogno rimasero sbalorditi . Pedraglio uscì dai gangheri , disse ch ' era un ' indegnità di piantar così gli amici nell ' imbarazzo . Il prefetto , udito come le cose stavano , s ' unì a Pedraglio , offerse di giustificare Franco , gli propose di scrivere due parole ch ' egli avrebbe portate a Cressogno . Ma Franco aveva l ' idea che la sua Maria volesse da lui questa cosa e non cedette . Gli venne in mente che il prefetto era pratico di tutti i sentieri come una lepre . « Va ' tu ! » , gli diss ' egli . « Accompagnali tu ! » Il prefetto stava per rispondere che forse la marchesa potrebbe aver bisogno di lui , quando l ' avvocato fece : « Zitto ! guardate » . Proprio davanti alla casa , dove l ' ombra del monte Bisgnago si profilava sull ' acqua ondulando , c ' era una barca ferma . Franco riconobbe la lancia delle guardie di finanza . « Scommetto che quei porci là ci fanno la guardia » , mormorò Pedraglio . « Temono che si scappi in barca . Almeno spiano ! » « Zitto ! » , fece ancora l ' avvocato affacciandosi alla finestra verso il sagrato . Tutti tacquero , trattenendo il respiro . « Fioeui ! » , disse V . scostandosi bruscamente dalla finestra : « Ghe semm ! » . Franco andò alla finestra , vide un uomo solo che veniva correndo , credette a un falso allarme ; ma l ' uomo , quel tale che portava il nomignolo di « légora fügada » , che vedeva e sapeva tutto , gli gittò , passando sotto la finestra , due parole : « La forza ! » . Si udirono in pari tempo i passi di molte persone . Franco esclamò « Con me ! anche tu , prefetto ! » . Si slanciò , seguito da tutti , nel cortiletto ch ' è tra la casa e il monte , raggiunse , passando per una legnaia , la scorciatoia che mette ad Albogasio Superiore . Faceva così scuro che nessuno si accorse di una guardia di finanza appostata con la carabina in pugno a due passi dall ' uscio della legnaia . Per fortuna la guardia , certo Filippini di Busto , era un galantuomo che mangiava a malincuore il pane austriaco per non averne potuto trovare altro . « Presto ! » , diss ' egli sottovoce . « Prendano i campi e poi la strada di Boglia ! Il sentiero sotto il faggio della Madonnina , a sinistra ! » Franco ringraziò quell ' uomo , si avventò con i compagni sul ripido sentiero che mette alla stradicciuola comunale di Albogasio Superiore . Giunti a mezza via , saltarono tutti a destra in un campo di granturco e stettero in ascolto . Udirono passi sulla scaletta che sale dal sagrato e poi sul sentiero dov ' era appostata la guardia . Evidentemente si voleva accertarsi che tutte le uscite fossero ben guardate . I quattro strisciarono subito via attraverso il granturco e giunti sotto lo scoglio che chiamano « Sass del Lori » , tennero consiglio . Avrebbero potuto prendere il sentiero che monta sulla strada di Albogasio proprio alla porta del giardino Pasotti , e poi arrampicarsi di campo in campo fino alla strada di Boglia . Ma il sentiero era difficile a trovare a quell ' ora ; temendo perdere troppo tempo , prescelsero di raggiungere una scaletta che da Albogasio Inferiore sale presso alla casa Puttini . Quindi , girando a destra la casa Puttini , avrebbero raggiunto in due salti la strada di Boglia . Faceva già un po ' meno scuro ; ciò era male per un verso ma era bene per cavarsela da quel labirinto di campicelli e di muricciuoli . Nessuno parlava . Il solo Pedraglio , qualche volta , inciampando in un sasso o pungendosi in una siepe , tirava una maledizione meneghina . Allora gli altri zittivano . Arrivarono sulla scaletta preceduti dal prefetto che saltava muri e siepi come uno scoiattolo . Quando furono tutti raccolti sulla scaletta , Franco si staccò dal gruppo . Per la strada di Boglia non avevano bisogno di lui , egli andava a Cressogno . Invano Pedraglio lo afferrò per le braccia , invano il prefetto lo supplicò di non esporsi a un arresto sicuro , magari all ' ergastolo . Egli credeva di obbedire alla voce di Maria , a un dovere di coscienza . Si strappò da Pedraglio e disparve su per la scaletta , non volendo andar a Cressogno per S . Mamette che sarebbe stato troppo pericoloso . « Avanti ! » , disse il prefetto . « Quello là è matto , pensiamo a noi . » Girando la casa del Puttini udirono gente che veniva loro incontro e ridiscesero . La porta di casa Puttini era aperta . Vi entrarono . La gente passò discorrendo . Erano contadini e uno diceva : « Dove diavol el va a st ' ora chì ? » . Ahimè , hanno incontrato e riconosciuto Franco . Se i gendarmi e le guardie si mettono alla caccia dei fuggitivi e s ' imbattono in quella gente , ecco che trovano una traccia . Sull ' alba si trova sempre gente . Stavolta s ' è potuta evitare ; un ' altra volta , forse , non si potrà ; un altro incontro può riescir fatale all ' avvocato e a Pedraglio come il primo riuscirà probabilmente fatale a Franco . « Bisognerebbe che vi travestiste da contadini » , dice il prefetto . All ' avvocato , che ha dell ' artista e del poeta e conosce bene il Puttini , viene un ' idea : pigliar gli abiti del sior Zacomo per il Pedraglio ch ' è piccolo anche lui , pigliar per sé un vestito della serva ch ' è grande e grossa , cacciar le spoglie proprie in una gerla , caricarsene le spalle e via per Boglia . Il primo deputato politico di Albogasio ha cento ragioni di andare nel bosco del Comune . Detto fatto salgon le scale e il prefetto , ch ' è pratico , va diritto a chiamare la Marianna . Costei non risponde ; la sua camera è vuota . Il prefetto indovina subito che la perfida servente è andata a S . Mamette per qualche negozio segreto , come quello dell ' olio . Ecco perché l ' uscio di strada era aperto ! Vanno in cucina , accendono due lumi , l ' avvocato ne piglia uno e si fa insegnare la camera del sior Zacomo . Intanto Pedraglio esplora la cucina con l ' altro lume , in cerca « de on quai diavol de bev » per pigliar fiato . Il sior Zacomo dormiva in una stanza d ' angolo oltre una sala che l ' avvocato attraversò in punta di piedi camminando tra mucchi di castagne , di noci , di nocciuole e di pere . Egli si accosta all ' uscio : è chiuso . Origlia : silenzio . Gira pian piano la maniglia e spinge . L ' infame uscio scricchiola , si ode un formidabile soffio e il sior Zacomo dice rabbiosamente : « Andé ! No seché ! Andé via ! » . L ' avvocato entrò senz ' altro . « Via , maledeta , digo ! » , gridò il sior Zacomo , rizzando sul guanciale la punta bianca del suo berretto da notte . Veduto l ' avvocato , si mise a gemere . « Oh Dio , oh Dio ! povareto mi , La me perdoni per carità , credeva che fosse la servente ! Avvocato distintissimo , in nome de Dio , cossa xe nato ? » « Gnente gnente , sior Zacomo » , fece l ' avvocato contraffacendolo molto lombardamente col suo imperturbabile umorismo . « Ghe xe qua , digo , ciò , el Commissario de Porlezza . » « Oh Dio ! » Il sior Zacomo fece atto di gettar le gambe fuori del letto . « Gnente , gnente , quieto quieto , soto soto . Andemo in Boglia , digo , ciò , per quel maledeto toro ! » « Oh Dio , cossa disela , che a sta stagion in Boglia no ghe xe tori ! Mi sudo tuto ! » « No fa gnente , andemo , digo , a veder el posto , ciò , dove ch ' el gera . Ma il signor Commissario » , continuò il beffardo avvocato lasciando un linguaggio che troppo lo imbarazzava , « Le proibisce assolutamente di venire con noi , per le sue buone ragioni . Le proibisce di uscire prima del nostro ritorno e anzi mi ha ordinato di portarle via gli abiti . » E si diede a raccogliere rapidamente gli abiti del sior Zacomo , gl ' intimò il silenzio in nome del Commissario , pigliò il cappellone a cilindro , arraffò la mazza di canna d ' India , ordinò al disgraziato di dare il chiavistello appena uscito lui e di non aprire a nessuno , di non parlare a nessuno prima del ritorno del Commissario e tutto in nome del signor Commissario . Poi , lasciatolo più morto che vivo , raggiunse i compagni che , fruga qua e fruga là , avevano scovato un lurido vestito della Marianna , un fazzolettone rosso , una gerla e una bottiglia di anesone triduo . « Accidenti ! » , fece l ' avvocato , quando vide la roba immonda che doveva mettere . Il suo travestimento andava veramente male , la sottana era corta , il fazzolettone non gli nascondeva abbastanza la faccia , ma non c ' era tempo di far meglio . Invece il Pedraglio , cappellone in testa e canna d ' India in mano , riescì un sior Zacomo perfetto . L ' avvocato gli fece prendere sotto l ' ascella uno scartafaccio che trovò in cucina , gl ' insegnò come doveva camminare e soffiare . Prese per ultimo le chiavi della cantina , due chiavi enormi , ne diede una al Pedraglio e una ne mise in tasca per due possibili pugni , uno in chiave di violino , disse , e l ' altro in chiave di basso . E così uscirono , il prefetto davanti , poi il finto sior Zacomo che soffiava come una macchina a vapore , poi la finta Marianna con la gerla . Appena furono in istrada ecco spuntar la Marianna vera di ritorno da San Mamette con un fiasco vuoto . Vista , tra il fosco e il chiaro , la tuba del padrone , diede volta e via a gambe . « Brutta ladra » , fece il prefetto . « Benone . Il travestimento va benone . » In cinque minuti furono sulla strada di Boglia . Il prefetto ridiscese , udì persone che salivano da Albogasio Superiore discorrendo di gendarmi e di guardie , andò loro incontro , domandò che ci fosse di nuovo . Una bagatella . Polizia , gendarmi , soldati a casa Ribera per arrestare don Franco Maironi e pare anche l ' avvocato V . , perché sapevano che ci doveva essere e hanno molto domandato di lui . Non hanno trovato né l ' uno né l ' altro benché le guardie di finanza sieno state di piantone intorno alla casa fin dalla mezzanotte . Adesso la Polizia perquisisce tutte le case di Oria ritenendo che i due sieno scappati per il tetto . Mentre si danno queste informazioni al prefetto , ecco un ragazzo venir di corsa dalla parte di Albogasio Superiore . Lo fermano . « I gendarmi ! » , dice . « I gendarmi ! » È pallido come un cencio lavato e scappa senza saper perché , non gli si può cavare dove questi gendarmi sieno . Arriva una donna che si spiega meglio . Quattro guardie di finanza e quattro gendarmi sono passati in questo punto dalla piazza di Albogasio Superiore . Pare che don Franco sia stato veduto sulla strada di Castello . Due gendarmi e due guardie hanno preso la strada di Boglia . Il prefetto rabbrividisce . « Già » , dice qualcuno . « La strada di Boglia per tagliargli il passo . » Questa è la speranza del prefetto , che gendarmi e guardie abbiano di mira il solo Franco . Egli è tanto smilzo , tanto alto : né il finto Puttini né la finta Marianna possono dar sospetto di esser lui . Il loro destino è ormai fuori delle sue mani mentre per Franco egli può far molto ancora . Si incammina verso Cressogno , confidando che a Cressogno Franco arriverà sano e salvo se i gendarmi non ne trovano nuove tracce , perché lo cercheranno su tutti i sentieri che da Castello menano al confine e non mai sulla via di Cressogno . Pedraglio e l ' avvocato fecero il primo tratto di strada , da Albogasio alle stalle di Püs , strisciando su per la ripidissima erta come gatti , a passi lunghi e cauti . L ' avvocato camminava in silenzio , l ' altro malediceva continuamente , sottovoce , il suo vestiario , « el loder d ' on cappel » che gl ' invischiava la fronte d ' unto ; « el boia d ' un marsinon » che gli puzzava di troppi sudori antichi . Sino a Püs non incontrarono anima nata . A Püs una vecchia uscì tra le stalle un momento dopo ch ' eran passati , disse stupefatta : « Sü per de chì , scior Giacom ? A st ' ora ? » . L ' avvocato mormorò : « Boffa ! » , e l ' altro si mise a soffiar « apff ! apff ! » come un mantice . « Se perd el fiaa per sti strad chì , cara lü » , disse la vecchia . Non incontrarono più nessuno fino alla Sostra . La Sostra è una stalla a mezza montagna , circa , con un fienile , un portico e una cisterna , alquanto in disparte dalla strada . Quella strada è la più dannata che sia in Valsolda , farebbe cacciar la lingua a uno stambecco . Pedraglio e l ' avvocato , trafelati , grondanti di sudore , entrarono un momento alla Sostra . Anche lì silenzio e deserto . A quella altezza si respirava già un ' aria diversa . E come tutte le cime all ' intorno erano abbassate ! E come il lago , giù nel profondo , pareva diventato un fiume ! L ' avvocato guardava su amorosamente alla prima cresta del Boglia dove cominciava il gran bosco dei faggi ; un ' altra mezz ' ora di arrampicata . « Andiamo » , diss ' egli . Ma Pedraglio che aveva nelle gambe la memoria dell ' altra gran corsa da Loveno ad Oria per il Passo Stretto , chiese di sostare un altro poco e si mise tranquillamente a sfogliar lo scartafaccio del Puttini , un poema fratesco , inedito , d ' un anonimo cremonese del secolo decimosettimo . « Andiamo ! » , ripeté il suo compagno dopo un paio di minuti , e si alzava già quando udì venir gente . Ebbe appena il tempo di dire « attento ! » e di voltar le spalle per non lasciarsi vedere in viso . Pedraglio , pur ficcando il naso nello scartafaccio , vide spuntar sulla strada prima due guardie di finanza e poi due gendarmi . Avvertì l ' amico sottovoce , non batté palpebra . Le due guardie si fermarono . Una di loro salutò : « Riverito , signor Puttini » , e disse ai gendarmi : « È il primo deputato politico di Albogasio » . I gendarmi salutarono pure , Pedraglio si levò il cappello , alzando un poco lo scartafaccio . Le guardie volevano fare un po ' di fermata ma un gendarme intimò loro di proseguire e quando vide incamminata la compagnia venne alla Sostra egli stesso . Era di Ampezzo e parlava italiano benissimo . « Tu , cane , non mi conosci , spero » , pensò Pedraglio con una torbida coscienza della sua doppia personalità . « Lascia fare a me . » « Signor deputato politico » , disse colui , « avrebbe veduto stamattina il signor Maironi di Oria ? » « Io ? Mai più . Il signor Maironi dorme , a quest 'ora.» « E Lei dove va ? » « Vado lì su quel monte , su quel dannato Boglia lì . Vado su per l ' affar del toro comunale . » « Bestia » , pensò l ' avvocato . « Comunale me lo fa diventare ! » Ma passò felicemente anche il toro comunale . Il gendarme , un muso da mastino , squadrò bene il suo interlocutore in viso . « Lei è deputato politico » , diss ' egli insolentemente , « e porta quella roba sul viso ? » Pedraglio si prese istintivamente il suo piccolo sottile pizzo nero , barba reproba da liberale . « Taglieremo , taglieremo » , diss ' egli con serietà comica . « Sì signore . Va sul Boglia anche Lei ? » Il gendarme se n ' andò duro duro senza rispondergli , senza udire su quale ignominioso patibolo il deputato politico lo mandava . I due si rallegrarono a vicenda di averla scampata bella ma riconobbero che il giuoco si era fatto molto serio . Adesso bisognava contare con le guardie che conoscevano bene il Puttini , e saperne stare a distanza . E se quel mastino di gendarme parlasse della barba ? « Su su » , fece l ' avvocato , « teniamo loro dietro e se li vediamo o li udiamo tornar giù , gambe in spalla e via a sinistra verso il confine . » Partito disperato , quest ' ultimo , perché non conoscevano il terreno , certo familiare alle guardie . Il mastino dovette sudare e ansar troppo dietro ai suoi compagni per aver poi voglia di parlar di barbe , Pedraglio e l ' avvocato , salendo adagio , videro il nemico guadagnar la cresta del monte al faggio della Madonnina , fermarvisi alquanto e sparire . Il gran faggio antico che portava nel tronco una immagine della Madonna e che cedette , morendo , quest ' onore a una cappelletta , era come la sentinella del gran bosco di Boglia , il soldato posto in una insellatura della cresta a spiar il pendio precipitoso , il lago , i clivi di Valsolda . Il venerabile esercito di faggi colossali stava tutto raccolto in un ' altra conca silenziosa fra l ' erta della Colmaregia , i facili Dorsi della Nave , le radici rocciose dei Denti di Vecchia o Canne d ' Organo e l ' altra sella del Pian Biscagno fra la Colmaregia e il Sasso Grande , fronteggiante le profondità della Val Colla da Lugano a Cadro . Una lista scoperta , erbosa , correva fra il faggio della Madonnina e il bosco , sull ' orlo della cresta . I due fuggiaschi pensarono ai casi loro . Quale partito prendere ? Cercar il sentiero sotto il faggio di cui aveva parlato la guardia salvatrice , o entrar nel bosco ? No , entrar nel bosco non conveniva , con quella selvaggina che vi era entrata prima . Nel bosco avrebbero trovato un palmo di foglie secche . Era impossibile passarvi senza farsi correre addosso tutti i segugi che vi si aggiravano ; e da vicino il travestimento non poteva servire . Prender il sentiero ? Ce n ' era più d ' uno , sotto il faggio ; qual era il buono ? Pedraglio maledisse Franco che non era venuto con loro . Invece l ' avvocato studiava la Colmaregia che si poteva salire senza entrare nel bosco . Egli era stato due volte sulla Colmaregia , il superbo , sottile vertice erboso del Boglia , tagliato per metà dalla linea di confine ; sapeva ch ' era possibile scendere di lassù al villaggio svizzero di Brè e risolse di tentar quella via . Sulla cresta che ascende dal faggio della Madonnina verso la Colmaregia non si vedeva nessuno . La punta era avvolta nelle nuvole . Pochi passi sotto il faggio i due furono colti da un ' ondata di nebbia che venuta su per un versante si riversava rapidamente per l ' altro , una nebbia fredda e densa , un « Dio fece » disse V . Non si vedeva niente a cinque passi . Così avvenne che , presso al faggio , Pedraglio andò quasi a urtare una guardia di finanza . Era uno dei quattro e aveva la consegna di sorvegliare la lista scoperta fra la cresta del monte e il bosco . Visto l ' ometto dal cappellone , fece : « In Boglia , signor ... ? » . L ' avvocato si sbarazzò immediatamente della gerla . Infatti la guardia non compié la frase , restò un momento a bocca aperta , poi esclamò : « Come ? » . L ' avvocato non aspettò altro . « Così » , diss ' egli placidamente ; e raccoltisi sul petto i due pugni in uno ne menò a colui nello stomaco una terribile puntata che lo buttò sul prato a gambe all ' aria . Pedraglio gli saltò subito addosso , gli strappò la carabina . « Se gridi , cane , ti brucio » , diss ' egli . Ma che gridare ? Con un pugno di V . nello stomaco non c ' era , per un quarto d ' ora , neanche da tirare il fiato . Infatti l ' uomo pareva morto e ci volle del buono perché arrivasse a gemer sottovoce « ahi ahi ! » . « L ' è nient , l ' è nient » , gli diceva V . con la solita flemma canzonatoria . « Sono scosse che fanno bene . Vedrà . Lü adess el se drizza in pee ben polito e viene con noi in Colmaregia . Vedrà come va bene . Non ho adoperato questo a posta . » E gli mostrò la chiave . « Oh che pugno ! » , gemeva la guardia . « Oh che razza di pugno ! » « La salita è un po ' maledetta » , riprese l ' avvocato pigliando la carabina dalle mani di Pedraglio . « Ma noi le terremo su , con licenza , il di dietro con questo affare qui . A questa maniera si va su che l ' è un piacere . Poi Lei viene giù con noi a Brè . La carabina gliela portiamo noi . Lei , per compenso , ci porta una piccola gerla . Parli polito ? Andemm , marsch ! » Il disgraziato non riusciva a mettersi in piedi e non si poteva certo lasciarlo lì a rischio che poi si mettesse a chiamar aiuto . « Mincion ! » , fece Pedraglio . « Ghet daa tropp fort ! » V . rispose che gli aveva dato un pugno da donna , restituì la carabina all ' amico e ghermita la guardia per il colletto dell ' uniforme , la tirò in piedi , le fece imbracciare la gerla . « Andem , lizòn » , diss ' egli . « Poltronaccio , andiamo ! » Su tra il nebbione freddo e denso , su , su . L ' erta è ripidissima , si dura fatica a piantar la punta del piede fra i ciuffi dell ' erba molle , si sdrucciola , si lavora di piedi e di mani , ma fa niente , su , su , per la libertà . Su tra il nebbione , invisibili come spiriti , prima la finta Marianna , poi la guardia che soffia e geme sotto il peso della gerla , poi il finto sior Zacomo che le promette le belle viste e la urta con la carabina . La carabina fa miracoli . In mezz ' ora i tre raggiungono la cresta che scende verso Bré , pochi passi sotto il cocuzzolo . Allora siedono sull ' erba e giù , e giù a precipizio , scivoloni . Si mette a piovere , la nebbia si dirada , ecco in fondo , tra i piedi , il rosso dei boschi cedui . Primo vi arriva di volo il venerabile cappellone del sior Zacomo scaraventato abbasso da Pedraglio con un « viva l ' Italia ! » mentre scivola a braccetto della guardia . A Bré Pedraglio fece correre tutto il paese sparando a festa la carabina , distribuì anesone triduo agli uomini e mezz ' once alle ragazze , domandò al curato di poter appendere in chiesa il « marsinon » per grazia ricevuta , si attavolò a mangiare con la guardia , gli fece predicar dal prete il perdono dei pugni nello stomaco e gli diede lettura di una stanza del poema fratesco che finiva così : A questo punto il Padre Lanternone Disse : ho mutato ancor io opinione . Gli dimostrò che se aveva mutato un Padre Lanternone poteva mutar anche lui e lo persuase a disertare , gli fece buttar via l ' uniforme e indossare il « marsinon » fra le risate e gli applausi . Il solo che non rideva era l ' avvocato . « E quel povero Maironi ? » , diss ' egli . Franco non attraversò Castello . Giunto alla cappelletta di Rovajà , saltò giù per il sentiero che mena alla fontana di Caslano , raggiunse la stradicciuola di Casarico , si mise a salir per quella e all ' ultima svolta che fa sotto Castello , dove appare la chiesa di Puria sotto un anfiteatro di dirupi , si gittò a destra nella valle per un sentiero da capre , ne risalì sotto la chiesa di Loggio e giunse a Villa Maironi senz ' aver incontrato nessuno . Carlo , il vecchio servitore che gli aperse , tramortì , quasi , dalla commozione e gli baciò le mani . In quel momento c ' era il medico . Franco decise di attender che uscisse e intanto confidò al vecchio fedele che aveva i gendarmi alle calcagna . Il dottor Aliprandi uscì presto e Franco , sapendolo patriota , si confidò anche a lui , poiché gli occorreva mostrarsi , informarsi dello stato della nonna . L ' Aliprandi era stato chiamato nella notte ed era venuto dopo la partenza del prefetto per Oria , aveva trovato dell ' agitazione nervosa , una terribile paura di morire ma nessuna malattia . Adesso la marchesa pareva tranquilla . Franco si fece annunciare e fu introdotto dalla cameriera che lo guardò con ossequiosa curiosità e uscì dalla camera . Le imposte socchiuse della camera dove la marchesa giaceva a letto lasciavano entrare due sole oblique lame di luce grigia che non giungevano alla faccia supina sul guanciale . Franco , entrando , non la vide , udì solo la nota voce dormigliosa : « Sei qui , Franco ? » « Sì , addio nonna » , diss ' egli e si chinò a darle un bacio . La maschera di cera non era scomposta ; lo sguardo aveva però qualche cosa di vago e di scuro che pareva insieme desiderio e sgomento . « Muoio , sai , Franco » , disse la marchesa . Franco protestò , riferì ciò che gli aveva detto il medico . La nonna lo ascoltava fissandolo avidamente , cercando di leggergli negli occhi se il medico gli avesse proprio detto così . Poi rispose : « Non fa niente . Son pronta » . Dalla nuova espressione dello sguardo e della voce , Franco intese perfettamente che la nonna era pronta a vivere altri vent ' anni . « Mi rincresce della tua disgrazia » , diss ' ella , « e ti perdono tutto . » Non eran parole di perdono che Franco si aspettava da lei . Egli credeva esser venuto a portarlo il perdono , e non a riceverlo . Confortata , rassicurata , la marchesa di ogni giorno ricompariva poco a poco sotto la marchesa di un ' ora . Voleva bene acquistar la pace ma come un sordido avaro tentato da qualche cupidigia , che spremendosi dolorosamente dal pugno il prezzo del suo piacere cerca trattenersene fra le unghie quanto può . In altri momenti Franco avrebbe scattato , avrebbe respinto sdegnosamente quel perdono ; ora , con la dolce Maria nel cuore , non poteva essere così . Aveva però notato che la nonna si era rivolta , col suo perdono , a lui solo . Questo no , non glielo poteva permettere . « Mia moglie , lo zio di mia moglie ed io abbiamo sofferto molto » , diss ' egli , « prima dell ' ultima sventura ; e adesso abbiamo perduto tutta la nostra consolazione . Lo zio Ribera lo metto fuori di causa ; davanti a lui bisogna che ci inchiniamo , tu , io , tutti ; ma se mia moglie ed io abbiamo delle colpe verso di te , perdoniamoci a vicenda . » Era un boccone amaro ; la marchesa lo trangugiò e tacque . Benché non vedesse più la morte al suo capezzale aveva però nel cuore lo sgomento dell ' Apparizione e di certe parole del prefetto che l ' aveva confessata . « Farò testamento » , diss ' ella , « e desidero che tu sappia che tutta la roba Maironi sarà per te . » Ah marchesa , marchesa ! Misera , gelida creatura ! Credeva ella di aver comperato la pace con questo ? Qui veramente aveva sbagliato anche il prefetto perché il consiglio di far questa dichiarazione al nipote gliel ' aveva dato egli , buon galantuomo ma privo di tatto , incapace di comprendere l ' alto animo di Franco . A Franco l ' idea che si potesse credere esser egli venuto per interesse , riuscì intollerabile . « No no » , esclamò fremendo tutto e temendo del proprio sangue focoso , « no no , non mi lasciar niente ! Basta che tu faccia pagare i miei interessi a Oria . La roba Maironi , nonna , lasciala all ' Ospitale Maggiore . Ho paura che i miei vecchi abbiano sbagliato a tenerla ! » La nonna non ebbe tempo di rispondere perché fu picchiato all ' uscio . Entro il prefetto e fece che Franco pigliasse congedo per non stancare l ' ammalata . « Bisogna sbrigarsi ! » , diss ' egli , fuori . « Qui hai fatto più che il tuo dovere . Lo sanno in troppi , oramai , che sei qui e i gendarmi possono capitare da un momento all ' altro . Ho combinato tutto coll ' Aliprandi . L ' Aliprandi suppone che per la marchesa ci sia bisogno di un consulto , piglia la gondola di casa e va a Lugano per cercar un medico . I due barcaiuoli sarete Carlo e tu . Piove . Ci sono i mantelli di tela incerata col cappuccio . Mettete quelli e tu sta a poppa . Adesso ti tagliamo il pizzo ; col cappuccio in testa sfido a riconoscerti . Sei sicuro . Forse non vi faranno neanche approdare alla Ricevitoria . A ogni modo non ti riconosceranno . Se c ' è da parlare , parla Carlino . » L ' idea era buona . La gondola della marchesa era sempre guardata dagli agenti dell ' Austria con grande rispetto come se portasse un uovo dell ' aquila dalle due teste ; anche quando ritornava da Lugano non si faceva approdare alla Ricevitoria che pro forma . La gondola uscì dalla darsena dopo le otto . Le nebbie delle alte cime erano calate sul lago e pioveva . Triste triste giorno , triste triste viaggio ! Né Franco , né il domestico , né l ' Aliprandi parlarono mai . Passarono San Mamette e Casarico . Ecco tra i vapori , oltre gli ulivi di Mainè , le bianche mura della dimora di Ombretta . Gli occhi di Franco si riempirono di lagrime . « No , cara » , egli pensa , « no , amore , no , vita , tu non sei là dentro e sia benedetto il Signore , che mi dice di non credere questa cosa orribile ! » Poche remate ancora ed ecco la casetta del tempo felice , delle ore amare , della sventura ; la finestra della stanza dove Luisa si perde in un dolore tenebroso , la loggia dove passerà quind ' innanzi solo le sue giornate il vecchio zio Piero , l ' uomo giusto che discende silenziosamente , tribolato e stanco , verso la tomba . Franco vorrebbe pur sapere cosa è successo dopo la sua partenza , se lo zio , se Luisa hanno avuto molestie dalla Polizia . Guarda , guarda , non vede persona viva né sulla terrazza né in giardinetto né alle finestre della loggia ; tutto è silenzioso , tutto è tranquillo . Cessa di remare , vorrebbe vedere qualche segno di vita . Il dottor Aliprandi apre lo sportello di poppa del felze e lo supplica di remare , di non tradirsi . In quel momento la Leu si affaccia alla ringhiera del giardinetto con un vassoio in mano , guarda la gondola , entra in loggia . Dunque lo zio Piero è in loggia , quello è il solito bicchier di latte che gli portano , nulla dev ' essere successo . Franco torna a remare e il dottor Aliprandi chiude lo sportello . Passa il giardinetto , passano le case di Oria , la gondola piega all ' approdo della Ricevitoria . Il Biancòn , che sta pescando alle tinche , con l ' ombrello , vede la gondola , abbandona le sue lenze , e viene ad ossequiare la marchesa . Ma trova invece il dottor Aliprandi il quale lo turba tanto con le cattive notizie della dama ch ' egli sente il bisogno di chiamare anche la sua Peppina e di parteciparle la cosa ; e la Peppina , poveretta , recita sotto l ' ombrello del suo Carlascia una piccola commedia d ' intenerimento . Marito e moglie eccitano l ' Aliprandi a far presto , a ritornar presto . Il bestione gli permette di filar dritto , al ritorno , da Gandria a Cressogno e il dottore si volta a Franco , dice : « Andiamo ! » . Franco ha assistito impassibile al colloquio , con le mani sul remo , sperando apprender qualche cosa de ' suoi amici e di casa sua ; ma nessuno ha fiatato di Polizia né d ' arresti né di fughe come se casa Ribera fosse nella China . La gondola indietreggia lentamente dall ' approdo , gira la prora verso Gandria , si allontana , sfuma oltre il confine , nella nebbia . Alla riva di Lugano il dottor Aliprandi aperse lo sportello e fece entrare Franco . Si conoscevano poco ma si abbracciarono come fratelli . « Quando verrà l ' ora delle cannonate » , disse l ' Aliprandi , « ci sarò anch 'io.» Convennero di congedarsi lì e che Franco uscisse prima , solo , perché Lugano era piena di spie e il dottore doveva pure usare certi riguardi . Il dottore non aveva fretta , del resto ; gli premeva più di trovar un barcaiuolo che un medico . Franco si tirò il cappuccio sugli occhi e scese a terra , andò all ' albergo della Corona . Alcune ore più tardi , quando la gondola era ripartita , egli usci in cerca di valsoldesi per avere notizie , si avviò alla farmacia Fontana e incontrò sotto i portici i suoi amici che uscivano appunto dalla farmacia insieme a un vecchio . Gli saltarono al collo , piansero di commozione . Erano andati anche loro a cercar notizie . Alla farmacia si diceva che Franco fosse stato arrestato . Che gioia di trovarlo e che gioia di sentirsi terra libera sotto i piedi ! Mi sia permesso di ricordare il vecchio che accompagnava Pedraglio e l ' avvocato , bizzarra figura del piccolo mondo antico luganese , artista e degno che un altro artista , passandogli così vicino , gli renda onore . Egli era un tal Sartorio , pittore , poeta e suonatore di chitarra , che a quei tempi si vedeva spesso balenar qua e là per le oscure vie di Lugano con la sua bella barba bianca , con il suo cappello bianco tirato sull ' occhio destro , con il suo nobile abito nero e il fiore all ' occhiello . Poverissimo ma pulitissimo , cavaliere con le dame e con le pedine , pronto sempre a un ' anacreontica e a una chitarrinata , adoratore della propria città , egli viveva di pane , formaggio e acqua , fiutava e rincorreva i forestieri per far loro gli onori di Lugano , era sempre pieno di queste faccende , sempre in moto fra Villa Ciani , l ' Hôtel du Parc e Villa Chialiva . L ' Hôtel du Parc era per lui l ' ottava meraviglia del mondo . Aveva aiutato a inaugurarlo e se ne compiaceva assai , godeva particolarmente citare , col suo classico accento luganese , la strimpellata e la lirica ispirategli dalla sala da pranzo : « ca l ' è poeu quand ca ga disi : Le trombe squillano Nel gran salone , Ai suoni accordisi Questa canzone . Ora egli si era spontaneamente accompagnato a Pedraglio e a V . che gli avevan narrata la loro fuga . Li aveva condotti lui alla farmacia Fontana per cercarvi notizie di Franco . « Come ? » , diss ' egli dopo l ' incontro . « È questo il Loro amico ? Sfuggito anche lui agli artigli dell ' aquila rapace di Asburgo ? Benissimo ! Benissimo ! Ho fatto anni sono , per altri lombardi fuggiti qua dopo la rivoluzione di Vall ' Intelvi , un ' ode ca l ' era minga mal . Ho descritto , neh , la loro fuga per la Val Mara , la calata a Maroggia , l ' arrivo a Lugano , ca l ' è poeu quand ca ga disi : O baldi figli di Lombardia , V ' apre le braccia Lugano mia . È una cosetta che va benissimo anche per Loro . Adesso corro a prender la chitarra e poi gliela faccio sentire all 'albergo.» « Madonna ! » , fece Pedraglio . PARTE TERZA 1 . Il savio parla Non una ma tre primavere erano passate dopo quell ' autunno del 1855 senza la fioritura d ' armi e di stendardi che gl ' italiani aspettavano sulle rive del Ticino . Nel febbraio del 1859 si era sicuri che non sarebbe passata così la quarta . Grandi avvenimenti , annunciati debitamente da una splendida cometa , erano in cammino . Correvano nelle viscere del mondo antico fremiti e scricchiolii sordi , come nelle viscere d ' un fiume gelato alla vigilia dello sgelo . Il freddo mortale , il silenzio pauroso di dieci anni erano per passare portati via in un fragor d ' urti e di rovine da correnti nuove , calde , brillanti . Il Carlascia faceva lo spaccone e parlava alle sue guardie , che tacevano , di una prossima passeggiata militare a Torino . Il signor Giacomo Puttini non s ' era più riavuto bene dal colpo di quella mattina , dal tradimento dell ' avvocato , dalla fine tragica del cappellone e dalla fine comica del « marsinon » , aveva perduto ogni stima per i patrioti . Appunto nel febbraio del '59 il Paolin , tedescone , gli parlava alla farmacia di S . Mamette delle pazze speranze dei liberali . « No , signor Paolo riveritissimo » , gli disse l ' ometto . « Mi son nato soto San Marco , gran santo ; go visto i franzesi , bona zente ; adesso vedo i tedeschi , lassemo star , podaria vederghene anca dei altri ma i birbanti , La me creda , i birbanti no pol trionfar . » Il dottor Aliprandi era già in Piemonte . Un vecchio sott ' ufficiale di Napoleone che abitava a Puria si rimetteva segretamente in ordine l ' uniforme con l ' idea di presentarsi all ' imperatore dei francesi quando venisse in Italia . Il curato di Castello , Introini , quando incontrava don Giuseppe Costabarbieri , gli ricordava la canzone del 1796 che don Giuseppe aveva tirata fuori nel 1848 e poi nascosta da capo : Stare nostre crante ulane Qua fenute d ' Ungheria , Ma franzose crante ... ! Fato tuti scappar fia ! E don Giuseppe , tutto spaventato : « Citto , citto , citto ! » Intanto sui pendii di Valsolda fiorivano pacificamente le viole come se nulla fosse . La sera del venti febbraio Luisa ne portò un mazzolino in Camposanto . Ella vestiva ancora a lutto , era terrea , macilenta , aveva gli occhi più grandi e molti fili d ' argento in testa . Pareva che dal giorno della sua sventura fossero passati vent ' anni . Uscita dal Camposanto si avviò verso Albogasio e si accompagnò ad alcune donne di Oria che andavano a dire il rosario alla parrocchia . Non pareva più lo spettro cupo che aveva posato le viole sopra la fossa di Maria . Parlò serena , ilare quasi , con l ' una e con l ' altra , domandò di una bestia malata , accarezzò e lodò una bambina che andava al rosario con la nonna , le raccomandò di stare tranquilla in chiesa come sempre vi stava la sua Maria . Disse questo e nominò Maria quietamente , mentre quelle donne rabbrividivano e anche stupivano perché adesso Luisa non andava in chiesa mai . Domandò a una ragazza se i giovanotti pensassero , come al solito , di recitare , se recitasse anche suo fratello ; udito che sì , offerse aiuto per i costumi . Si accomiatò sul sagrato dell ' Annunciata e nello scender soletta la Calcinera riprese il viso di spettro . Andava a Casarico , dai Gilardoni , sposi da tre anni . La felicità del professore , la sua adorazione per Ester vorrebbero un poema . Lo zio Piero diceva di lui ch ' era diventato ebete . Ester temeva che diventasse ridicolo e non gli permetteva , quando c ' era gente , di prender davanti a lei certe pose estatiche . La sola persona per la quale non valesse questa proibizione era Luisa . Ma di Luisa il Gilardoni aveva un certo riguardo ; ella era sempre per lui un essere sovrumano ; al rispetto per la persona s ' era aggiunto il rispetto per il dolore e in presenza di lei egli teneva sempre un contegno riguardoso . Da due anni , circa , Luisa andava a casa Gilardoni quasi ogni sera e , se qualche cosa poteva turbare la pace degli sposi , erano queste visite . Esse avevano infatti un motivo strano e antipatico a Ester ; ma Ester aveva un tale affetto per l ' amica sua , una tale pietà della sua sventura e si sentiva fitto nel cuore un tal rammarico di non aver fatto più attenzione a Maria nel giorno terribile , che non osava opporsi risolutamente ai desideri di lei né distogliere suo marito dall ' accondiscendervi . Espresse a Luisa la sua disapprovazione , la pregò di volere almeno tener segreto ciò che faceva di sera nello studio del professore ; non andò più oltre . Il professore , invece , sarebbe stato felice di questi convegni ma soffriva del dispiacere di Ester . Era già notte quando Luisa suonò alla porticina di casa Gilardoni . Fu Ester che le aperse . Luisa non rispose al suo saluto che le parve imbarazzato , la guardò soltanto e quando fu nel salottino terreno dove Ester soleva passar le sue serate , l ' abbracciò tanto appassionatamente che l ' altra si mise a piangere . « Abbi pazienza » , le disse Luisa . « Non mi resta che questo » . Ester si provò a confortarla , a dirle che si avvicinava per lei un tempo migliore , la riunione con suo marito . Fra pochi mesi la Lombardia sarebbe libera , Franco ritornerebbe a casa . E allora ... allora ... Potrebbero succedere tante cose ... Potrebbe ritornare anche Maria ! Luisa diede un balzo , le afferrò le mani . « No ! » , diss ' ella . « Non dire questa cosa ! Mai ! mai ! Son tutta sua ! Son tutta di Maria ! » Ester non poté replicare perché , frettoloso e sorridente , entrò il professore . Egli vide che sua moglie aveva gli occhi bagnati di lagrime e che Luisa pareva sovreccitata . Salutò mogio mogio e sedette in silenzio accanto a Ester , immaginando che avessero parlato del solito argomento spiacevole a sua moglie . Questa avrebbe voluto mandarlo via , riprendere il discorso con Luisa , ma non osò farlo . Luisa fremeva contro quella immagine di futuro pericolo che di quando in quando le si era affacciata confusamente all ' anima , che aveva sempre cacciata con orrore prima di considerarla , e che ora , per le parole dell ' amica sua , le risorgeva davanti scoperta e netta . Dopo un lungo , penoso silenzio , Ester sospirò e le disse sottovoce : « Va ' pure , sai . Andate pure » . Luisa ebbe un impeto di gratitudine , s ' inginocchiò davanti all ' amica sua , le posò il capo in grembo . « Sai » , diss ' ella , « io non credo più in Dio . Prima credevo che ci fosse un Dio cattivo , adesso non credo più che esista ; ma se vi fosse il Dio buono nel quale credi tu , non potrebbe condannare una madre che ha perduto la sua unica figliuola e cerca persuadersi che una parte di lei vive ancora ! » Ester non rispose . Quasi ogni sera , da due anni , suo marito e Luisa evocavano la bambina morta . Il professore Gilardoni , strano miscuglio di libero pensatore e di mistico , aveva letto con moltissimo interesse le cose meravigliose che si raccontavano delle sorelle americane Fox , degli esperimenti di Eliphas Levi , aveva seguito il movimento spiritista propagatosi rapidamente in Europa come una mania che prendeva le teste e le tavole . Ne aveva parlato a Luisa , e Luisa , invasa , acciecata dall ' idea di poter sapere se la sua bambina esistesse ancora e , posto che esistesse , di aver qualche comunicazione con lei , non vedendo altro in tutto il meraviglioso dei fatti e lo strano delle teorie che questo punto lucente , lo aveva supplicato di tentar qualche esperimento con Ester e con lei . Ester non credeva in fatto di soprannaturale che alla dottrina cristiana . Non pigliò quindi la cosa sul serio e acconsentì subito a posar le mani sopra un tavolino insieme all ' amica e al marito , il quale , dal canto suo , mostrava un gran zelo , una gran fede di riuscire . I primi esperimenti non riuscirono . Ester , molto annoiata , avrebbe voluto che si rinunciasse a continuare ; ma una sera il tavolino , dopo venti minuti di aspettazione , si chinò lentamente da un lato alzando un piede in aria , si riabbassò , tornò ad alzarsi , con grande sgomento di Ester , con gran gioia del professore e di Luisa . La sera dopo bastarono cinque minuti a farlo muovere . Il professore gl ' insegnò l ' alfabeto e tentò un ' evocazione . Il tavolino rispose battendo il piede a terra secondo l ' alfabeto suggeritogli . Lo spirito evocato diede il suo nome : Van Helmont . Ester tremava di paura come una foglia , il professore tremava di commozione , voleva far sapere a Van Helmont che aveva in biblioteca le sue opere , ma Luisa lo scongiurò di chiedergli dove fosse Maria . Van Helmont rispose : « Vicina » . Allora Ester , pallida come un cadavere , si alzò protestando che non voleva continuare . Né le suppliche né le lagrime di Luisa valsero a persuaderla . Era peccato , era peccato ! Ester non aveva un sentimento religioso profondo , ma paura del diavolo e dell ' inferno sì , molto . Per parecchio tempo non fu possibile ricominciare le sedute . Ella ne aveva orrore e suo marito non osava contraddirla . Fu Luisa che a forza di scongiuri ottenne una transazione . Le sedute ricominciarono ma Ester non vi prese parte più . Non volle neanche sapere cosa vi accadesse . Solamente , quando vedeva sua marito preoccupato , distratto , gli gittava un ' allusione crucciosa alle pratiche segrete dello studio . Allora egli si affliggeva , offriva di desistere , ed era Ester che si sentiva debole di fronte a Luisa . Poiché , indirettamente , aveva capito che Luisa credeva di comunicare con lo spirito della bambina . Ella le aveva detto una volta : « Domani sera non vengo perché Maria non vuole » . E un ' altra volta : « Vado a Looch perché Maria vuole un fiore dalla Nonna » . A Ester pareva incredibile che una testa lucida e forte come quella si smarrisse così . Comprendeva in pari tempo la difficoltà immensa di persuaderla con le buone e la crudeltà di opporsele con le cattive . Il professore accese una candela e salì , seguito da Luisa , nello studio . Noi conosciamo lo studiolo simile a una cabina di bastimento , con gli scaffali pieni di libri , il caminetto , la finestra che guarda il lago , la poltrona dove Maria s ' era addormentata la notte di Natale . Adesso v ' era di più , fra il caminetto e la finestra , un piccolo tavolino rotondo con un sol piede tripartito a un palmo da terra . « Mi rincresce molto » , disse il Gilardoni , entrando , « di far tanto dispiacere a Ester . » Posò il lume sulla scrivania e invece di disporre , secondo il solito , il tavolino e le sedie , andò a guardar dalla finestra il chiaror vago dell ' acqua e dei cielo nelle ombre della notte . Luisa rimase immobile e subito egli si voltò bruscamente come avesse sentito per virtù magnetica l ' angoscia di lei . Gliela vide spaventosa in faccia , intese ch ' ella lo credeva risoluto di troncare mentre ne aveva solamente avuta la tentazione e le prese , commosso , le mani , le disse che Ester era tanto buona , che l ' amava tanto , che né lui né lei avrebbero mai voluto recarle volontariamente un ' afflizione . Luisa non rispose ma il professore durò fatica a impedire che gli baciasse la mano . Mentre egli collocava in mezzo alla stanza il tavolino e le due sedie , ella sedette sulla poltrona , come oppressa . « Ecco » , fece il professore . Luisa si levò di tasca e gli tese una lettera . « Ho tanto bisogno di Maria e di Lei , stasera ! » , diss ' ella « Legga , è di Franco . Può cominciare dalla quarta pagina . » Il professore non intese queste ultime parole , si accostò al lume e lesse ad alta voce : Torino , 18 febbraio 1859 . Luisa mia , Sai che non mi hai scritto da quindici giorni ? « Questo lo può saltare » , interruppe Luisa , ma poi si corresse . « No , legga pure , è meglio . » Il professore continuò : Ecco la terza lettera che io ti mando dopo ricevuta la tua del 6 . Sono stato forse , nella prima , troppo vivace e ti ho ferita . Benedetto temperamento il mio , che non solo mi fa dire parole troppo vivaci quando il sangue mi si riscalda , ma me le fa anche scrivere ! E benedetto sangue che a trentadue anni suonati si riscalda come a ventidue ! Perdonami , Luisa , e permettimi di ritornare sull ' argomento onde riprendermi quelle parole che hanno potuto offenderti . Adesso non si discorre più né di tavolini né di spiriti , non si discorre che di diplomazie e di guerra ; ma gli anni scorsi se ne parlò moltissimo e parecchie persone che io stimo e onoro ci credevano . Di alcune so positivamente che erano illuse ma non ho mai dubitato , quando mi riferivano conversazioni avute con gli spiriti , della loro buona fede . Pare che l ' immaginazione , eccitata , possa far udire e vedere come reale ciò che non è . Ma io voglio credere che nel tuo caso non v ' inganni l ' immaginazione , che il vostro tavolino si muova e si esprima davvero come dici . Ho avuto torto di metter questo in dubbio , lo confesso , poiché tu sei talmente sicura di non ingannarti e poiché conosco abbastanza l ' onestà del professor Gilardoni . Ma vi è poi per me una questione di sentimento . Io so che la mia dolce Maria vive con Dio , io ho la speranza di andare un giorno , con altre anime a me care , dov ' ella è . Se mi comparisse spontaneamente , se udissi , senz ' averla chiamata , il suono della sua voce viva e vera , forse non potrei sopportare una gioia così grande ; chiamarla , costringerla di venire non vorrei mai . Mi ripugna , è contrario a quel senso di venerazione che ho per un Essere tanto più vicino a Dio di me . Anch ' io , Luisa , parlo al nostro tesoro ogni giorno , le parlo di me e anche di te , sapendo che ci vede , che ci ama , che potrà molto ancora , in questa vita stessa , sopra di noi . Tali vorrei pure i colloqui tuoi con essa ; e se rispondendo alla lettera in cui alludevi a una comunicazione di lei mi sono espresso con acerbità , perdonami in grazia non solamente del mio cattivo carattere ma delle idee altresì e dei sentimenti che sono come parte della mia natura . Perdonami pure in grazia della sovreccitazione immensa in cui si vive qui . La mia gola sta bene ; da quando si parla di guerra ho gittato canfora e acqua sedativa , ma i nervi sono tesi straordinariamente , mi par che a toccarli dieno scintille . Questo viene anche dall ' intenso lavoro che abbiamo al Ministero , dove non c ' è più orario e chi più gode fiducia , sia pure un segretariucolo , più deve sgobbare . Quando ebbi questo posto dalla bontà del conte di Cavour , mi pareva di mangiare il pane dello Stato a tradimento . Adesso non è così ma sto per togliermi a questo gran lavoro e ciò mi conduce a un altro discorso che ho nel cuore da un pezzo e che adesso ti faccio con una commozione indicibile . Fra otto giorni i miei amici ed io ci arruoliamo nell ' esercito come volontari per la durata della campagna ; Si entra nel 9° fanteria che ha il deposito a Torino . Qui al Ministero si vorrebbe trattenermi ancora ma io intendo di trovarmi istruito al reggimento quando entrerà in campagna e ho solamente preso l ' impegno di non lasciar l ' ufficio che un giorno prima di arruolarmi . Luisa , sono tre anni e quasi cinque mesi che non ci vediamo . Vero che tu sei sorvegliata dalla Polizia e che ti è proibito di venire a Lugano ; però io ti ho proposto più volte più modi di venirmi a incontrare segretamente almeno al confine , sulla montagna , e tu non mi hai risposto . Ho creduto indovinare che tu non ti sapessi allontanare neppure per poco tempo da un luogo sacro . Mi pareva troppo e ti confesso che ne provai un ' amarezza molto profonda ! Poi mi pentivo , mi pareva d ' essere egoista , ti assolvevo . Adesso , Luisa , le circostanze sono mutate . Non ho cattivi presentimenti , mi par impossibile di aver a restare sopra un campo di battaglia , ma impossibile non è . Prenderò parte ad una guerra che si annuncia tra le più grosse , tra le più lunghe e disperate , perché se l ' Austria ha in giuoco le sue provincie italiane , noi , e forse anche l ' imperatore Napoleone , abbiamo in giuoco tutto . Si dice che passeremo l ' inverno venturo sotto Verona . Luisa , io non voglio correre il pericolo di morire senz ' averti riveduta . Ho ventiquattr ' ore sole , non posso venire al confine né a Lugano , né mi può bastare di star con te dieci minuti ! Fatti portare a Lugano , in qualche modo , da Ismaele la mattina del 25 corr . Parti da Lugano in tempo di essere a Magadino per il tocco poiché da Luino non puoi passare . A Magadino piglierai il battello che parte di là circa al tocco e mezzo . Scenderai circa alle quattro a Isola Bella dove , presso a poco alla stess ' ora , arriverò anch ' io da Arona . L ' Isola Bella , a questa stagione , è un deserto . Vi passeremo la sera insieme e ripartiremo la mattina , tu per Oria , io per Torino . Scrivo allo zio Piero per chiedergli perdono se gli tolgo un giorno della tua compagnia . Maggior male non temo . Anche gli austriaci non pensano che alle armi , la loro Polizia si lascia sfuggire migliaia di giovani che vengono a prenderle qui . Sarebbero terribili all ' indomani di una vittoria ma quel giorno , per essi , viva Dio ! non verrà . Luisa , è possibile ch ' io non ti trovi all ' Isola Bella , che tu creda far piacere a Maria non venendo ? Ma non sai , la mia Maria , la mia povera piccina , se le avessero detto corri a salutar il tuo papà che forse va a morire come ... La voce del lettore oscillò , si ruppe , mancò in un singhiozzo . Luisa si nascose il viso fra le mani . Egli le posò la lettera sulle ginocchia e disse a stento : « Donna Luisa , può avere un dubbio ? » « Sono cattiva » , rispose Luisa sottovoce , « sono matta . » « Ma non gli vuol bene ? » « Alle volte mi pare tanto e alle volte niente . » « Dio mio ! » , fece il professore . « Ma adesso ? Non La commuove l ' idea che potrebbe non vederlo mai più ? » Luisa tacque ; parve che piangesse . Balzò improvvisamente in piedi stringendosi le tempie fra le mani , piantò in viso al professore due occhi dove non erano lagrime ma invece una luce sinistra di corruccio . « Ella non sa » , esclamò , « cosa c ' è nella mia testa , che cumulo di contraddizioni , quante idee opposte che si combattono e prendono continuamente il luogo l ' una dell ' altra ! Quando ho ricevuto la lettera ho pianto tanto , mi son detta : " sì , povero Franco , stavolta vado " , e poi ecco una voce che mi dice qui nella fronte : " no , non devi andare perché ... perché ... perché ... ".» Luisa s ' interruppe e il professore , spaventato da bagliori di pazzia negli occhi che lo fissavano , non osò chiedere spiegazioni . Gli occhi strani sempre fissi ne ' suoi vennero raddolcendosi , velandosi . Luisa gli prese le mani , gli disse piano , timidamente : « Domandiamo a Maria » . Sedettero al tavolino , vi posarono le mani su . Il professore voltava le spalle al lume che batteva sul viso di Luisa . Il tavolino era nell ' ombra . Dopo undici minuti di silenzio profondo il professore mormorò : « Si muove » . Infatti il tavolino si andava lentamente inclinando da un lato . Ricadde e batté un piccolo colpo . Il viso di Luisa s ' illuminò . « Chi sei ? » , disse il professore . « Rispondi col solito alfabeto . » Il tavolino batté diciassette colpi , poi quattordici , poi diciotto , poi uno . « Rosa » , disse il professore , piano . Rosa era il nome di una sorellina di sua moglie , morta nell ' infanzia , e il tavolino aveva battuto parecchie altre volte questo nome . « Va ' » , ripeté il Gilardoni , « mandaci Maria . » Il tavolino si rimise tosto in movimento e batté queste parole : « Son qui . Maria . » « Maria , Maria , Maria mia ! » , sussurrò Luisa con un ' espressione , in viso , di beatitudine . « Conosci » , disse il Gilardoni , « la lettera che tuo padre ha scritto a tua madre ? » Il tavolino rispose : « Sì » . « Cosa deve fare tua madre ? » Luisa tremava da capo a piedi , aspettando . Il tavolino rimase immobile . « Rispondi » , fece il professore . Il tavolino si mosse e batté un miscuglio incomprensibile di lettere . « Non abbiamo capito . Ripeti . » Il tavolino non si mosse più . « Ripeti dunque ! » , fece il professore quasi bruscamente . « No ! » , supplicò Luisa . « Non insista , non insista ! Maria non vuol rispondere ! » Ma il professore voleva insistere . « Non è possibile » , diceva , « che lo spirito non risponda . Lei lo sa , ci è successo altre volte di non intendere quel che dice . » Luisa si alzò agitatissima , dicendo che piuttosto di costringere Maria era contenta d ' interrompere la seduta . Il professore rimase meditabondo al proprio posto . « Zitto ! » , diss ' egli . Il tavolino si moveva , ricominciò a batter colpi . « Sì » , esclamò il Gilardoni , raggiante . « Ho domandato col pensiero s ' Ella deve andare e il tavolino ha risposto " sì " . Ridomandi lei ad alta voce . » Cinque o sei minuti passarono prima che il tavolino si rimettesse in moto . Alla domanda di Luisa « debbo andare ? » batté prima tredici colpi poi quattordici . La risposta era « no » . Il professore impallidì e Luisa lo interrogò con lo sguardo . Egli rimase lungamente muto , poi rispose sospirando : « Potrebbe non essere Maria . Potrebb ' essere uno spirito di menzogna » . « E come si può sapere ? » , fece Luisa ansiosamente . « Impossibile . Non si può sapere . » « Ma e le altre comunicazioni , dunque ? Non vi è certezza mai ? » «Mai.» Ella tacque , atterrita . Poi sussurrò : « Doveva essere così . Doveva mancarmi anche questo » . E posò la fronte sul tavolino . Il lume della candela batteva sui capelli , sulle braccia , sulle mani di lei . Ella non si moveva , nulla si moveva nella camera , tranne la fiammella oscillante della candela . Un ' altra fiammella , un ultimo lume di speranza e di conforto stava morendo nella povera testa caduta sotto il colpo d ' un dubbio amaro e invincibile . Che poteva fare , che poteva dire il Gilardoni ? Egli vedeva prossimo a compiersi , non per opera sua , il desiderio di Ester . Tre o quattro minuti dopo si udirono passi al piano inferiore e la voce di Ester . Luisa , lentamente , si alzò . « Andiamo » , diss ' ella . « Bisognerebbe forse pregare » , osservò il Gilardoni , senza muoversi . « Bisognerebbe forse domandare agli spiriti se confessano Cristo . » « No no no no no » , fece sottovoce Luisa , negando , anche con la mano , ostilmente . Il professore prese la candela in silenzio . Ritornando a Oria Luisa salì al cancello del Camposanto . Vi appoggiò la fronte , gittò verso la fossa di Maria un soffocato addio e ridiscese . Giunta sul sagrato andò ad affacciarsi al parapetto , guardò giù il lago addormentato nell ' ombra . Stette lì alquanto lasciando andar il pensiero per la sua china . Posò i gomiti sul parapetto , si piegò , si appoggiò il viso alle mani sempre guardando l ' acqua , l ' acqua che aveva preso Maria . Il suo pensiero veniva pigliando una forma precisa non dentro a lei ma laggiù nell ' acqua . Essa lo considerò . Morire , finire . Lo conosceva , lo aveva veduto ancora questo pensiero guardando nell ' acqua così , molto tempo addietro , prima di cominciare le evocazioni col professore . Poi era scomparso . Adesso ritornava . Era un pensiero dolce e pietoso , pieno di riposo e di abbandono , pieno di pace . Faceva bene di starlo a guardare poiché anche la fede negli spiriti era perduta . Morire , finire . L ' altra volta molto aveva potuto contro il fascino dell ' acqua la immagine del vecchio zio . Ora poteva meno . Lo zio era caduto , dalla morte di Maria in poi , in un mutismo quasi completo che Luisa attribuiva a un principio di apatia senile . Ella non aveva capito come nell ' animo del vecchio vi fossero insieme al dolore disapprovazioni profonde ; quanto lo urtassero le quotidiane ripetute visite al cimitero e i fiori e le gite misteriose a Casarico e , sopra tutto , l ' abbandono completo della chiesa . Se non fosse stata così presa dalla sua morta , avrebbe potuto intender meglio lo zio almeno in quest ' ultimo punto della chiesa , perché adesso il vecchio silenzioso ci andava lui , in chiesa , più di prima , tornava col cuore alla religione di suo padre e di sua madre praticata sinora freddamente , per abitudine , per ossequio alle tradizioni di casa . Pareva a Luisa ch ' egli fosse diventato alquanto ottuso e che se ai bisogni suoi fosse provveduto non gli occorrerebbe altro . Per le cure materiali v ' era la Cia e le risorse che bastavano per tre meglio avrebbero bastato per due . Luisa credette veder l ' acqua salire un palmo . E Franco ? Franco si desolerebbe , piangerebbe per qualche anno e poi sarebbe più felice . Franco aveva il segreto di consolarsi presto . L ' acqua parve salire un altro palmo . Nello stesso momento in cui ella s ' era affacciata al parapetto , Franco , passando in via di Po davanti a San Francesco di Paola , aveva veduto lumi e udito l ' organo . Era entrato . Appena detta una preghiera , il pensiero dominante lo aveva ripreso , il suono dell ' organo gli si era trasformato in un fragore di trombe , di tamburi e d ' armi e , mentre un canto di pace si levava sull ' altare , a lui era parso caricar con furore il nemico . A un tratto si vide in mente l ' immagine di Luisa vestita a lutto , pallida . Si mise a pensare a lei , a pregare per lei con fervore intenso . Allora là sul sagrato di Oria ella sentì un freddo , un ' uggia , un mancar della tentazione . Volle richiamarla e non poté . L ' acqua ridiscendeva . Una voce intima le disse : e se il professore si è ingannato ? Se non è vero che il tavolino abbia risposto prima di si e poi di no ? Se non è vero di questi spiriti menzogneri ? Si tolse dal parapetto e sali , a passi lenti , in casa . Trovò lo zio in cucina , seduto sotto la cappa del camino , con le molle in mano e col bicchiere di latte accanto . La Cia e la Leu cucinavano . « Dunque » , disse lo zio , « sono andato alla Ricevitoria . Il Ricevitore è a letto con l ' itterizia , ma ho parlato col Sedentario . » « Di che cosa , zio ? » « Di Lugano , della tua andata a Lugano il 25 . Mi ha detto che chiuderà un occhio e che passerai . » Luisa tacque , stette a guardar il fuoco meditabonda . Poi diede certi ordini alla Leu per l ' indomani e pregò lo zio di venire in salotto con lei . « Cosa serve ? » , diss ' egli con la solita semplicità . « Non avrai gran segreti . Stiamo qui che c ' è il fuoco . » La Cia accese il lume . « Usciremo noi » , diss ' ella . Lo zio fece la sua solita smorfia di compassione per le altrui sciocchezze ma tacque , bevve il suo bicchier di latte e lo porse silenziosamente a Luisa . Luisa prese il bicchiere e disse piano : « Non ho ancora deciso » . « Cosa ? » , fece lo zio bruscamente . « Cosa non hai deciso ? » « Se andrò all ' Isola Bella . » « Euh ! Che diavolo ? » Lo zio Piero non la poteva neanche intendere una cosa simile . « E perché non andresti ? » Ella rispose con tranquillità , come se dicesse una cosa ovvia : « Ho paura di non poter lasciare Maria » . « Ah senti ! » , fece lo zio . « Siediti là . » Le additò il sedile in faccia , sotto la cappa del camino , lasciò le molle e disse con quella sua voce grave , onesta voce del cuore : « Cara Luisa , hai perso la bussola » . E alzate le braccia con un « euh ! » profondo , le lasciò ricadere sulle ginocchia . « Persa ! » , diss ' egli . Stette un poco in silenzio , a capo chino , porgendo le labbra con un brontolio di parole in formazione , che poi uscirono . « Cose che non avrei mai creduto ! Cose che paiono impossibili . Ma quando » ( così dicendo rialzò il capo e guardò Luisa in faccia ) « si comincia a perderla , la bussola , l ' è fatta . E tu , cara , hai cominciato a perderla da un pezzo . » Luisa trasalì . « Eh sì ! » , esclamò lo zio a gola piena . « Hai cominciato a perderla da un pezzo . Ed è questo che volevo dirti . Senti : mia madre ha perso dei figli , tua madre ha perso dei figli , ho visto tante madri perdere dei figli e nessuna faceva come te . Ci vuol altro , siamo tutti mortali e dobbiamo accettare la nostra condizione . Si rassegnavano . Ma tu , no . E questo cimitero ! E queste due , tre , quattro visite al giorno ! E questi fiori , e cosa so io , oh povero me ! E anche queste scempiaggini che fai a Casarico con quell ' altro povero imbecille , che voi credete farle in segreto e tutti ne parlano , persino la Cia ! Oh povero me ! » « No , zio » , disse Luisa tristemente ma tranquillamente . « Non dir queste cose . Non puoi capire . » « Siamo intesi » , rispose lo zio con tutta l ' ironia di cui era capace . « Non posso capire . Ma poi ce n ' è un ' altra . Tu non vai più in chiesa . Io non ti ho mai detto niente perché in queste cose il mio principio è stato sempre di lasciar fare a ciascuno quel che crede ; ma quando ti vedo perdere , dirò così , il buon senso e anche il senso comune , non posso a meno di farti riflettere che se si voltano le spalle a Domeneddio , si fanno di questi guadagni . Adesso poi questa idea di non voler andare a vedere tuo marito , in circostanze simili , passa tutti i limiti . » « Vuol dire » , riprese dopo una breve pausa , « che ci andrò io . » « Tu ? » , esclamò Luisa . « Perché no ? Io , sì . Contavo di accompagnarti ma , se non vieni , andrò solo . Andrò a dire a tuo marito che hai perduto la testa e che spero di andar presto anch ' io a trovar la povera Maria . » Mai nessuno aveva udito dal labbro dello zio Piero una parola tanto amara . Fosse questo , fosse l ' autorità dell ' uomo , fosse il nome di Maria pronunciato così , Luisa fu vinta . « Andrò » , diss ' ella . « Ma tu devi restar qui . » « Niente affatto » , rispose lo zio contento . « Sono quarant ' anni che non vedo le Isole . Approfitto dell ' occasione . E chi sa che non mi arruoli in cavalleria , io ? » « E così » , disse la Cia a Luisa dopo che lo zio era andato a letto . « Vuol proprio partire anche il mio padrone ? Cara lei , per amor del Cielo , non glielo permetta ! » E le raccontò che due ore prima egli aveva stralunato gli occhi e piegata la testa sul petto ; che chiamato da lei non aveva risposto ; che poi si era riavuto e che alle premurose domande di lei era andato in collera protestando di non aver avuto male , di aver sentito solo un po ' di sonno . Luisa l ' ascoltava in piedi , col lume in mano , con gli occhi vitrei , divisa fra l ' attenzione alle parole che udiva e qualche altro pensiero assai diverso , assai lontano , dallo zio , dalla casa , dalla Valsolda . 2 . Solenne rullo Il venticinque febbraio , giorno della partenza , lo zio Piero si alzò alle sette e mezzo e andò alla finestra . Un denso nebbione pendeva sul lago biancastro e nascondeva le montagne per modo che se ne vedevano solamente due brevi liste nere , una a destra e l ' altra a sinistra , fra il lago e la nebbia . « Ahimè ! » , sospirò lo zio . Non s ' era ancora finito di vestire che Luisa entrò e lo pregò , col pretesto del cattivo tempo , di restare , di lasciarla partir sola . La Cia era in grande angoscia , e avea pregato Luisa di insistere sapendo ch ' egli era stato côlto , il giorno venti , da forti vertigini e che il ventidue , senza dir niente a nessuno , era andato a confessarsi . Egli s ' irritò , convenne tacere , lasciargli fare la sua volontà . Povero zio , aveva goduto sempre una salute di ferro ed era molto apprensivo , il menomo disturbo lo allarmava ; ma ora non gli pareva bene che Luisa partisse sola in quelle condizioni di spirito , e si sacrificava per lei . Si vestì , ritornò alla finestra e chiamò trionfalmente Luisa che stava nel giardinetto . « Alza la testa ! » , diss ' egli . « Guarda su in Boglia ! » In alto , sopra Oria , attraverso la nebbia fumante , si vedeva l ' oro pallido del sole sulla montagna e più in alto ancora una trasparenza serena . « Bella giornata ! » Luisa non rispose e il vecchio discese allegro in loggia , uscì sulla terrazza a goder la battaglia magnifica della nebbia e del sole . Tutto il lago d ' oriente fra la Ca Rotta , l ' ultima casa di S . Mamette , a sinistra , e il golfo del Dòi a destra , pareva un mare immenso , bianco . La Ca Rotta traspariva appena , come un fantasma . Al golfo del Dòi cominciava la sottile lista nera scoperta fra il piombo del lago e il nebbione . A poco a poco quel nebbione si faceva turchiniccio , vaghi chiarori rompevano in cielo verso Osteno , in fondo al mare d ' oriente tremavano luccicori nuovi , venivan liste , chiazze brune di brezza ; un occhio di sole appariva e scompariva sopra Osteno nei vapori turbinanti , ingrandiva rapidamente , splendé vincitore . La nebbia fuggì da ogni parte , a brani e fiocchi . Molti ne passarono davanti a Oria , grandi e veloci , altri si buttarono alla costa , il grosso ripiegò verso l ' ultimo levante ; colà , dietro e sopra un pesante sipario bianco , le montagne del lago di Como sorsero gloriose nel sereno . Lo zio Piero chiamò Luisa perché vedesse lo spettacolo , l ' ultima scena splendida del dramma ; il trionfo del sole , la fuga delle nebbie , la gloria delle montagne . Egli ammirava patriarcalmente , senza finezze di senso artistico ma con calor giovanile , con sincera enfasi di voce , da vecchio che ha vissuto castamente , che non ha sciupata la freschezza del cuore , che conserva una certa innocenza d ' immaginazione . « Guarda , Luisa » , esclamò , « se non bisogna dire : Gloria al Padre , al Figliuolo , allo Spirito Santo ! » Luisa non rispose , si allontanò subito per non veder quel recinto bianco , di là dall ' orto , che l ' attirava con violenza , con una tacita voce di rimprovero e di dolore . Ella vi era andata alle sei , vi aveva passata un ' ora nella nebbia , seduta sull ' erba fradicia . Lo zio rimase in contemplazione sulla terrazza fino al momento di partire . S ' egli fosse stato un poeta presuntuoso avrebbe supposto che la Valsolda gli desse il buon viaggio con uno spettacolo d ' addio , volesse mostrarglisi bella come forse non l ' aveva veduta mai ; ma queste fantasie poetiche a lui non venivano e poi si trattava di un viaggio così breve ! No , gli passò invece nella mente l ' immagine di Maria , l ' idea di vedersela capitar correndo fra le gambe , di prenderla sulle ginocchia , di recitarle la canzonetta antica : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . « Basta ! » , sospirò . « È stata una gran cosa ! » , e , chiamato dalla Cia , si avviò lentamente verso il giardinetto dove l ' attendeva Luisa , pronta a scendere in barca . « Oh , son qui » , diss ' egli , « e voi guardate bene , mentre staremo via , di non lasciar cadere la casa nel lago . » Durante il tragitto sul Lago Maggiore , a bordo del San Bernardino , Luisa stette quasi sempre nella sala di seconda classe . Ne salì una volta onde persuadere lo zio Piero a discendere anche lui ; ma lo zio Piero , chiuso nel suo zimarrone grigio , non volle muoversi , malgrado l ' aria fredda , dal ponte dove stava pacificamente a guardar montagne e paesi , e far un po ' di conversazione con un prete di Locarno , con una vecchierella di Belgirate e con altri viaggiatori di seconda classe . Luisa dovette lasciarvelo e ridiscese , preferendo star sola con i propri pensieri . Più si avvicinava all ' Isola Bella più le cresceva dentro un ' agitazione sorda , una incerta attesa di tante cose . Come avverrebbe l ' incontro con Franco ? Quale contegno terrebb ' egli con lei ? Le farebbe i discorsi che le aveva fatto lo zio ? Le lettere erano molto pietose e tenere , ma chi non sa che si scrive in un modo e si parla in un altro ? Come , dove , passerebbero la sera ? E poi l ' altra cosa , la cosa terribile a pensare ... ? Tutte queste preoccupazioni salivano , salivano , tendevano a diventar dominanti , a porsi in antagonismo con l ' immagine del Cimitero di Oria che ogni tratto ritornava impetuosa , come a riprendere il suo . Alla stazione di Cannero , Luisa si udì sul capo un grande strepito di passi , un grande chiasso di voci e di grida , salì a vedere dello zio . Erano militari richiamati alle bandiere , venuti al battello con due grandi barche . Altre barchette portavano donne , bambini , vecchi , che salutavano e piangevano . I soldati , la maggior parte bersaglieri , bei giovinotti allegri , rispondevano ai saluti , gridando : « Viva l ' Italia ! » promettevano regali da Milano . Una vecchia , che aveva tre figli fra quei soldati , gridava loro , tutta scarmigliata ma non piangente , che si ricordassero del Signore e della Madonna . « Sì » , brontolo un vecchio sergente che li accompagnava , « ca s ' ricordo del Sgnour , d ' la Madonna , del Vescov e del prevost ! » I soldati molto pratici del « prevost » , la prigione militare , risero della barzelletta e il battello partì . Grida , sventolar di fazzoletti e poi un canto , un canto potente di cinquanta voci gagliarde : Addio , mia bella , addio , L ' armata se ne va . I soldati si erano tutti ammucchiati a prora su cataste di sacchi e barili , quale seduto , quale sdraiato , quale in piedi , e cantavano a squarciagola , con l ' accompagnamento cupo delle ruote del vapore che filava diritto giù verso lo sfondo di cielo cui le sottili colline d ' Ispra dividono dall ' immenso specchio dell ' acque , verso il Ticino . Quei giovinotti avevano a passarlo presto , il Ticino , probabilmente al grido di Savoia , fra una furia di cannonate . Molti di loro erano attesi laggiù , sotto quel cielo sereno , dalla morte ; ma tutti cantavano allegri e solo il rumor cupo delle ruote del vapore pareva saperne qualche cosa . Le libere montagne piemontesi lungo le quali filava il battello parevano fiere e paghe , benché nell ' ombra , di aver dato i propri figli alle schiave montagne lombarde , tragiche nell ' aspetto benché illuminate dal sole . Luisa si sentì un lieve formicolio nel sangue , un palpito del suo patriottismo ardente d ' una volta . E quelle madri che avevan visto partire i loro figli così ? Prevenne il proprio pensiero , si disse subito che anche lei avrebbe donato volentieri un figlio all ' Italia , che quelle madri non potrebbero in nessun caso paragonarsi a lei . Ma com ' era diverso di leggere in Valsolda una lettera che parlava di guerra e di sentir veramente il soffio e il rumor della guerra intorno a sé , di respirarla nell ' aria ! Nella quieta della Valsolda era un ' ombra senza realtà : qui l ' ombra pigliava corpo . Qui il dolore privato di Luisa , il dolore immenso che le riempiva intorno l ' aria morta di Oria , s ' impiccioliva a fronte della emozione pubblica , ed ella lo sentiva e ciò le recava una molestia , un malessere indefinibile . Era paura di perdere parte del dolore proprio , come dire parte di se stessa ? Era desiderio di sottrarsi ad un paragone che le ripugnava di fare ? In pari tempo l ' idea che Franco andrebbe a questa guerra , l ' idea onde poco ella si era commossa in Valsolda , prendeva pure una realtà nuova nella sua mente , le dava delle scosse al cuore , lottava essa pure con l ' immagine del Camposanto di Oria . Per la prima volta l ' immagine del passato non era più sola , assoluta , onnipotente signora dell ' anima sua ; ne avesse pure sdegno quest ' anima e rincrescimento , nuove immagini , immagini del presente e del futuro , le facevano assalto . Lo zio cominciò ad aver freddo e discese sotto coperta . « Fra poco più d ' un ' ora » , diss ' egli , « saremo a Isola Bella . » « Sei stanco ? » « Niente affatto . Sto benone . » « Però andrai a letto presto questa sera ? » Lo zio , distratto , non rispose . Invece dopo un poco esci a dire : « Sai cosa pensavo ? Pensavo che dovrebbe capitare un ' altra Maria » . Luisa , che gli era seduta accanto , si alzò di botto , fremente , e andò a guardar fuori dal finestrino in faccia , voltando le spalle allo zio . Questi non capi affatto , credette a un senso d ' imbarazzo e si addormentò nel suo angolo . Il battello tocca Intra . Adesso prima dell ' Isola non c ' è che Pallanza . Il battello rade la costa ; Luisa guarda dal finestrino ovale passar le rive , le case , gli alberi . Come si corre , come si corre ! Pallanza . Il battello resta fermo cinque minuti . Luisa sale sul ponte , domanda quando si arriverà all ' Isola Bella . Il battello non toccherà Suna né Baveno . Sarà un viaggio di pochi minuti . E il battello di Arona , quando arriva ? Pare che sia in ritardo . Ella scende e sveglia lo zio che sale sul ponte con lei . L ' ultimo tratto del viaggio è fatto in silenzio : lo zio sta a guardar Pallanza che si allontana e Luisa ha fissi gli occhi sull ' Isola che s ' avanza , non vede altro . Il battello giunse all ' approdo dell ' Isola Bella alle tre e quaranta minuti . Nessun indizio del battello di Arona . Un inserviente disse a Luisa che quel battello era sempre in ritardo per colpa del treno di Novara che non aveva quasi più regola , causa i movimenti militari . Nessuno discese all ' Isola , nessuno era sulla riva tranne l ' uomo addetto allo sbarco . Partito il battello , accompagnò egli stesso i due viaggiatori all ' albergo del Delfino . Era un caso , diss ' egli , che trovassero il Delfino aperto a quella stagione . Ci svernava una grossa famiglia inglese . Pareva l ' isola del Silenzio , del resto . Il lago le taceva intorno immobile , la spiaggia era deserta , sui ballatoi delle povere vecchie casucce ammonticchiate sul porto , fra un bastione rotondo del giardino e l ' albergo , non si vedeva persona viva . Gl ' inglesi erano fuori , in barca ; l ' albergo taceva come la riva e l ' acqua . I nuovi venuti ebbero due camere grandi del secondo piano , a mezzogiorno , di fronte al malinconico stretto fra l ' isola e la costa boscosa che va da Stresa a Baveno . La prima camera , sull ' angolo di ponente , aveva una finestra verso la chiesetta di S . Vittore , che sorge a fianco dell ' albergo , e l ' isolotto lontano dei Pescatori . Lo zio Piero si piantò a quella finestra contemplando l ' isolotto , il mucchietto di case sporgente dallo specchio del lago e appuntato in un campanile , le grandi montagne di Val di Toce e di Val di Gravellone , mezzo nascoste da una nebbiolina penetrata di sole . Luisa , visto che lì v ' eran due letti , passò rapidamente nell ' altra camera dov ' era un ' alcova con due letti pure . « Ecco » , disse lo zio Piero entrandovi un momento dopo , « questa va bene per voialtri . » Luisa domandò sottovoce all ' albergatore se non si potessero avere tre camere invece di due . No , non si potevano avere . « Ma se così va bene ! Ma se così va benone ! » , ripeteva lo zio . « Voi qui e io là . » Luisa tacque e l ' albergatore se n ' andò . « Non vedi che hai l ' alcova come a casa ? » Non gli veniva in mente , all ' uomo patriarcale , che per Luisa la sola vista di quell ' alcova fosse un tormento . Ella gli rispose che preferiva l ' altra camera , più chiara , più allegra . « Amen » , disse lo zio , « fate vobis . M ' inalcoverò io . » Anche quell ' angolo dell ' albergo ritornò nel silenzio . Luisa si pose alla finestra . Il battello di Arona doveva esser vicino , l ' uomo di prima s ' incamminava lentamente verso lo sbarco e poco dopo si udì un rumor lontano di ruote . Lo zio disse a Luisa che si sentiva stanco e rimaneva in camera . Ella discese verso il ponte dello sbarco e si fermò presso una casupola che toglieva di vedere il battello di cui udiva il fragore . A un tratto la prora del San Gottardo le uscì davanti lentamente e si fermò . Luisa riconobbe suo marito fra un gruppo di persone che gli facevano un grande chiasso intorno . Franco la vide , saltò sul ponte , corse a lei che fece due passi avanti . Si abbracciarono , egli muto , cieco d ' emozione , ridente e lagrimoso , pieno di gratitudine e anche trepido , incerto circa l ' animo di lei , circa il modo di regolarsi ; ella più composta , pallidissima e seria . « Addio » , ripeteva , « addio » , e s ' incamminò verso l ' albergo . Venne allora da Franco una furia di domande sul suo viaggio , sul passaggio del confine , prima ; poi sullo zio . Quando nominò lo zio , Luisa alzò il viso e disse : « Guarda ! » . Lo zio era lassù alla finestra e gittò abbasso un addio sonoro agitando il fazzoletto . « Oh ! » , fece Franco , stupefatto ; e prese la corsa . Lo zio aspettò sul pianerottolo della scala con una espressione di contentezza persino nel ventre pacifico . « Ciao , neh » , diss ' egli e gli prese le mani , gliele scosse tenendolo a distanza . Non avrebbe voluto baci , come se in quel momento significassero ringraziamenti , ma non poté difendersi dall ' impeto di Franco . « Figurati » , diss ' egli appena svincolatosi dalle braccia del giovane , « se una Maironi può viaggiare senza maggiordomo ! Son poi anche venuto ad arruolarmi nei bersaglieri ! » E l ' uomo stanco discese le scale dicendo che andava a ordinare il pranzo . Non v ' era canapè nella stanza degli sposi . Franco trasse Luisa a sedere sul letto , le sedette accanto , le cinse con un braccio le spalle , incapace di un discorso qualsiasi , non sapendo dire che « ti ringrazio , ti ringrazio » , non trovando che impetuose carezze , impetuosi baci , nomi di tenerezza . Luisa tremava a capo chino , non gli rispondeva in alcun modo ed egli si frenò , le prese il capo come una cosa santa , le andò sfiorando con le labbra , qua , là , i capelli bianchi che vedeva . Ella capì che cercava i capelli bianchi , intese quei timidi baci , si commosse , le parve sentirsi sgelare il cuore , fu presa da sgomento , volle difendersi più contro se stessa che contro Franco . « Sai » , disse , « ho il cuore tanto freddo , non volevo neanche venire , non volevo lasciar Maria né che tu avessi l ' amarezza di trovarmi così . È stato causa lo zio che venissi . Voleva venir solo e allora mi sono decisa . » Dette le parole crudeli , sentì levarsi dai suoi capelli le labbra di Franco , levarsi il braccio dalle sue spalle . Tacquero ambedue ; poi Franco mormorò con dolcezza : « Sono tredici ore . Forse dopo non ti darò noia mai più » . In quel punto entrò lo zio Piero e annunciò che il pranzo era pronto . Luisa prese la mano di suo marito , gliela strinse in silenzio , non con la stretta d ' un ' amante , ma pure abbastanza forte per significargli ch ' era una commossa risposta . A pranzo né Luisa né Franco mangiarono . Invece lo zio mangiò con appetito e parlò molto . Egli non approvava che Franco prendesse le armi . « Che soldato vuoi riuscire tu ? » , gli diceva . « Cosa farai senza la canfora , l ' acqua sedativa e il cossa soja mi ? » Franco dichiarò che aveva buttato via tutti i rimedi , che si sentiva di ferro , che sarebbe stato il più robusto soldato del 9° . « Sarà ! » , brontolò lo zio . « Sarà ! E tu , Luisa , non dici niente ? » Luisa rispose ch ' era persuasa di quanto aveva detto suo marito . « N ' occor alter ! » , fece lo zio . « Evviva ! » Egli aveva poi anche un gran concetto della potenza austriaca e non vedeva roseo come Franco . Secondo Franco , non c ' era da dubitare della vittoria . Egli aveva veduto un aiutante di Niel venuto segretamente a Torino , gli aveva udito dire ad alcuni ufficiale piemontesi di Stato Maggiore : « Nous allons supprimer l ' Autriche » . Certo , bisognava lasciare almeno cinquantamila cadaveri italiani e francesi tra il Ticino e l ' Isonzo . « Scusi , signore » , disse il cameriere che serviva . « Mi pare che il signore parlasse di entrare nel 9° reggimento ! » « Sì ! » « Brigata Regina . Brava brigata . Io ho servito nel 10° . Ci siamo fatti onore nel 1848 , ehi ! Goito , Santa Lucia , Governolo , Volta ! Adesso tocca a Loro . » « Faremo il possibile . » Luisa ebbe un lieve brivido . Gl ' inglesi che pranzavano alla tavola vicina intesero il dialogo , guardarono Franco . Per qualche momento nessuno parlò nella sala ; vi passò la visione di una colonna di fanteria lanciata alla baionetta , fra la mitraglia . Dopo pranzo lo zio rimase all ' albergo per il suo solito chilo e Franco uscì con Luisa . Presero a destra , verso il Palazzo . Faceva piuttosto scuro , cadeva qualche rara gocciolina , gli scalini che mettevano dalla riva al cortile della villa erano umidi , si sdrucciolava . Franco offerse il braccio a sua moglie che lo prese in silenzio . Si fermarono tra il cortile deserto e la scala dello sbarco a contar le ore che suonavano all ' orologio del Palazzo . Sei . Erano passate due ore , ne restavano altre undici ; poi veniva la separazione , l ' ignoto . Si incamminarono lentamente , sempre senza parlare , per il viale diritto fra il lago e il fianco del Palazzo , a quell ' angolo che guarda l ' isola dei Pescatori , dove si vedeva già qualche lume . Due donne venivano loro incontro a braccetto , chiacchierando . Franco le lasciò passare e poi domandò a sua moglie se si ricordava dei Rancò . Due anni prima del loro matrimonio avevano fatto con altri amici una passeggiata a Drano e ai Rancò , alti pascoli di Valsolda , che si attraversano per salire al Passo Stretto . Avevano avuto una disputa vivace , un ' ora di broncio e di tormento . « Sì » , rispose Luisa . « Mi ricordo . » Sentirono ambedue nello stesso momento quanto l ' ora presente fosse diversa da quella e quanto ciò fosse doloroso a dire . Non parlarono più fino all ' angolo . Un suono di campane veniva dall ' isola dei Pescatori . Franco lasciò il braccio di sua moglie , si appoggiò al parapetto . Il lago nebbioso taceva , nulla si vedeva oltre i lumi dell ' altra isola . Il lago , la nebbia , quei lumi , quelle campane che parevano di una nave perduta in mare , il silenzio delle cose , le stesse rade minute goccioline di piova , tutto era così triste ! « E ti ricordi poi ? » , mormorò Franco senza voltar il viso . Anche Luisa s ' era appoggiata al parapetto . Tacque un poco , indi rispose sottovoce : « Sì , caro » . Ah vi era nel suo caro un lieve recondito principio di calore , di emozione affettuosa . Franco lo sentì , n ' ebbe una scossa di gioia ma si contenne . « Penso » , riprese , « alla lettera che t ' ho scritto subito , appena ritornato a casa e alle tre parole che mi hai detto il giorno dopo , a Muzzaglio , quando gli altri ballavano sotto i castagni e tu mi sei passata vicina per andar a prendere il tuo scialletto che avevi posato sull ' erba . Te le ricordi ? » «Sì.» Egli le prese una mano , se la recò alle labbra . « Ti ringrazio ancora » , diss ' egli , « per quelle tre parole . Allora sono state la vita per me . Ti ricordi che nella discesa t ' ho dato il braccio e che c ' era chiaro di luna ? » «Sì.» « E ti ricordi che ho fatto uno sdrucciolone prima di arrivare al ponte e che tu mi hai detto : " Caro signore , tocca a Lei di sostenere me " ? » Luisa non rispose , gli strinse la mano . « Non sono stato buono a nulla » , diss ' egli tristemente . « Non ti ho saputo sostenere . » « Hai fatto tutto quello che potevi . » La voce di Luisa , dicendo così , era fioca , ma ben diversa da quando ell ' aveva detto : il mio cuore è freddo . Suo marito le riprese il braccio , ritornò con lei , a passi lenti , verso lo sbarco . Il caro braccio non era inerte quanto prima , tradiva un ' agitazione , una lotta . Franco si fermò e disse piano : « E se vado dalla Maria ? Cosa le devo dire di te ? » Ella fu presa da un tremito , gli posò il capo sulla spalla e sussurrò : « No , resta » . Franco non intese , domandò : « Cosa ? » . Non udì rispondere , piegò adagio adagio il viso , vide le labbra di lei porgersi , vi posò le sue . Il cuore gli batté , gli batté forte , più forte ancora di quando aveva baciato Luisa la prima volta come amante . Rialzò il viso , non poteva neppur parlare . Finalmente gli riuscì di metter fuori queste parole : « Le dirò che hai promesso ... » . « No » , mormorò Luisa , accorata , « quello non lo posso , non domandarmelo , non è più possibile . » « Cosa , non è possibile ? » « Oh , intendi bene ! Anch ' io ho inteso bene cosa volevi dir tu . » Ella riprese a camminare , volendo staccarsi da quel discorso . Tenne però il braccio del marito , che la fermò . « Luisa ! » , diss ' egli , severo , quasi impetuoso . « Mi lascerai partire così ? Sai cosa vuol dire per me partire così ? » Ella ritirò allora lentamente il braccio di sotto quello di lui e si voltò a destra verso il parapetto , vi si appoggiò guardando l ' acqua come a Oria , quella sera . Franco le restò diritto accanto , attese un poco e poi le domandò di rispondergli . « Per me sarebbe meglio finirla nel lago » , diss ' ella , amaramente . Suo marito le cinse la vita con un braccio , la strappò dal parapetto e la lasciò libera , levò il braccio in aria . « Tu ? » , esclamò con sdegno . « Parlar così , tu che dicevi sempre di prender la vita come una guerra ? E il tuo modo di combattere sarebbe questo ? Io credevo una volta che la più forte fossi tu . Adesso intendo che sono io il più forte . Molto più ! Sai neanche immaginare cosa ho sofferto io in questi anni ? Sai neanche immaginare ... » Sentì la voce sfuggirsi un momento ma si padroneggiò e proseguì : « Sai neanche immaginare cosa tu sei per me e cosa farei per non darti senza necessità un piccolo dolore , mentre pare che a te non importi nulla di lacerarmi l ' anima ? » . Ella gli si gettò fra le braccia . Nel silenzio che seguì , rotto solo da uno spasimo di singhiozzi repressi , Franco udì venir gente e durò fatica a staccarsi sua moglie dal petto , a riprender con essa il cammino dell ' albergo . « Tu ! tu ! » , sussurrò . « E non vuoi che desideri di morire io , quando posso morir bene , per il mio paese ? » Luisa gli stringeva il braccio senza parlare . Incontrarono due giovani amanti , che passando loro accanto li guardarono curiosamente . La ragazza sorrise . Giunti agli scalini che scendono sul piazzaletto davanti a S . Vittore , udiron voci di ragazzi e di donne . Luisa si fermò un momento sul primo scalino e disse piano le tre parole di Muzzaglio : « Ti amo tanto » . Franco non rispose che con una stretta del braccio . Discesero gli scalini adagio adagio , rientrarono all ' Albergo del Delfino . Alcuni giovinotti che bevevano , fumavano e schiamazzavano si alzarono all ' apparir di Franco e di Luisa , si fecero loro incontro tutti , tranne uno che approfittò del momento buono per vuotare l ' ultima bottiglia . « Signora » , disse il primo che si presentò a Luisa . « Suo marito Le avrà già annunciato i Sette Sapienti . » Successe subito un gran baccano perché Franco aveva dimenticato di dire a Luisa che i suoi amici eran venuti con lui da Torino e s ' erano spinti , per discrezione , fino a Pallanza , promettendo una visitina d ' omaggio alla signora . « El più sapiente son mi » , disse alzandosi il Padovano , che aveva vuotata la bottiglia . « Vualtri fe ' bordelo e non bevì ; mi bevo e no fazzo bordelo . » « Quello , signora » , disse un bel giovane , « è , com ' Ella ben intende , l ' asino sapiente della compagnia . » « Tasi , Fante ! » « Signora ! » , fece il Padovano avanzandosi e salutando . « Ah , Lei è il signor Fante di bastoni ? » , disse Luisa , sorridendo , al bel giovane . Ella fu affabile con tutti , ebbe un gran successo dicendo a un uomo alto , magro , dai baffi arricciati : « Lei dev ' essere il signor Caval di spade » . « No xe vero , signora » , esclamò il Padovano mentre gli altri applaudivano , « che se vede la bestia ? » Erano venuti da Pallanza in barca e volevano ripartire subito , ma Franco fece portare altre due bottiglie e il chiasso divenne così enorme , malgrado la presenza di Luisa , che l ' albergatore venne a pregare , per amore de ' suoi inglesi , di non far tanto « rabello » . Il Padovano gli snocciolò dolcemente una litania placida di vituperi padovani . Colui non capì , fece un risolino stupido e se n ' andò . I Sapienti eran venuti sul lago per godere anche loro una giornata di libertà prima di arruolarsi . Entravano tutti , meno il Caval di spade , nello stesso reggimento . Bevvero al 9° fanteria , alla brigata Regina , a tutti i « pistapauta » nazionali nel presente e nell ' avvenire e discussero sul luogo e il nome della prima battaglia che si darebbe agli austriaci . Tutti i voti meno quello del Padovano furono per una « battaglia del Ticino » . Il Padovano voleva una battaglia di Gorgonzola . « No sentì che nome militar ? Battaglia di Gorgonzola erborinato . Asèo ! » Era scritto nel Libro del Destino ch ' egli sarebbe caduto appunto nella prima battaglia , a Palestro , con una scheggia di granata nella coscia , combattendo da buon soldato a due passi dal colonnello Brignone . Quei giovani parlavano di battaglie con entusiasmo ma senza spacconate , parlavano della futura Italia dicendo alquante corbellerie , ma si sentiva che non importava loro un fico secco della vita pur di farla libera , questa vecchia patria , e grande . « Ghe pàrele teste da far l ' Italia ? » , disse il Padovano a Luisa . « Gnanca So marìo , sala . Un bon toso , ma par far l ' Italia , gnente . La vedarà che razza de Italia che vien fora ! I nostri fioi ne farà un monumento , ma dopo vegnarà , capisela , con licenza , quelle figure porche de quei nevodi , che me par de sentirli : " Che da can " , i dirà , " che i la ga fata , quei veci insensai , sta Italia ! " » I Sapienti partirono dopo essersi accordati con Franco di trovarsi l ' indomani mattina sul primo battello . Franco li accompagnò alla barca e intanto sua moglie salì a vedere lo zio Piero . Egli aveva dato l ' incarico all ' albergatore di avvertire i suoi nipoti che , sentendosi molto sonno , era andato a letto . Infatti Luisa lo udì dormire rumorosamente . Posò il lume e attese Franco . Egli venne subito e fu sorpreso di udire che lo zio dormiva già . Avrebbe voluto pigliar congedo da lui prima d ' andar a letto , perché il battello partiva di gran mattino , alle cinque e mezzo . L ' uscio della camera era chiuso , tuttavia Luisa pregò suo marito di camminare in punta di piedi e di parlar sottovoce . Gli raccontò ciò che le aveva detto la Cia . Lo zio aveva bisogno di riposo . Ella sperava che sarebbe rimasto a letto fino alle nove o alle dieci e contava partire al tocco , andar a dormire a Magadino per non affaticarlo troppo . Insistette molto su queste apprensioni per la salute dello zio ; parlava , parlava , nervosamente , volendo tener lontani altri discorsi , tener lontane con quest ' ombra carezze troppo tenere . In pari tempo andava e veniva per la camera , pigliando e posando le stesse cose , un po ' per nervosità , un po ' con la intenzione che suo marito si coricasse prima di lei . Egli pareva dal canto suo molto occupato di una borsa a tracolla che non riusciva ad aprire . Finalmente l ' aperse , chiamò sua moglie a sé , le diede un rotolo d ' oro , cinquanta pezzi da venti lire . « Capisci » , le disse , « che almeno per qualche mese non potrò mandar nulla . Questi non sono miei , li ho avuti a prestito . » Poi trasse di tasca una lettera suggellata . « E questo è il mio testamento » , soggiunse . « Ho poco ma devo pur disporre anche di quel poco . Vi è un legato solo , la spilla di mio padre che hai tu , per lo zio Piero ; e vi è il nome della persona cui devo le mille lire . A parte del testamento ci sono due righe particolari per te . Ecco . » Egli parlava con dolcezza grave , senza commozione . A lei , nel prendere la lettera , le mani tremavano . Gli disse « grazie » , cominciò a sciogliersi le trecce , poi se le riannodò , non sapeva bene che si facesse , combattuta dal fantasma della sua morta e da un ' altra visione di guerra e di morte . Disse con voce rotta che dovendo alzarsi presto per accompagnarlo al vapore pensava di non sciogliersi le trecce e di coricarsi vestita . Franco non fece parola , pregò brevemente e si cominciò a spogliare , si levò dal collo una catenella e una crocettina d ' oro ch ' erano state di sua madre . « Tienle tu » , diss ' egli porgendole a Luisa . « È meglio . Non si sa mai , potrebbero cadere in mano ai croati . » Ella inorridì , tremò , esitò un istante , gli si gettò al collo , glielo strinse da soffocarlo . Il cameriere bussò all ' uscio degli sposi verso le quattro e mezzo . Alle cinque Franco entrò col lume nella camera dello zio ch ' era svegliato . Prese congedo da lui e propose quindi a Luisa che anche il loro congedo seguisse lì . Ell ' aveva nel viso e anche nella voce una espressione di stupore grave , dolente . Non si commosse , non pianse , abbracciò e baciò suo marito come trasognata e come trasognata discese le scale insieme a lui . Passò forse in esso un lampo del pensiero che occupava l ' animo di lei ? Se ciò avvenne fu nel salotto dell ' albergo mentre prendeva il caffè e sua moglie gli sedeva in faccia . Parve che scoprisse qualche cosa in quello sguardo , in quella fisionomia , perché si fermò a contemplarla con la tazza di caffè in mano e poi gli si diffuse sul volto una tenerezza , un ' ansia , una commozione inesprimibile . Ella , manifestamente , non desiderava di parlare ma egli sì . Una parola occulta gli fremeva in tutti i muscoli del viso , gli luceva negli occhi ; la bocca non osò dire niente . Discesero al ponte di sbarco tenendosi per mano , si appoggiarono al muro cui s ' era appoggiata Luisa il giorno prima . Quando udirono il fragore delle ruote si abbracciarono per l ' ultima volta , si dissero addio senza lagrime , piuttosto sconvolti dal loro comune pensiero occulto che afflitti dalla separazione . Il battello arrivò con fracasso , furon gittate e legate le corde . Una voce gridò : « Avanti chi parte ! » . Un bacio ancora : « Dio ti benedica ! » , disse Franco e saltò sul battello . Ella rimase fino a che fu possibile udire il rumor delle ruote che si allontanavano verso Stresa . Poi ritornò all ' albergo , sedette sul letto , stette lì come petrificata in quest ' idea , in questa istintiva certezza ch ' era madre una seconda volta . Benché fosse appunto la cosa tanto temuta , non si può dire che ne provasse afflizione . Lo stupore di sentirsi dentro una voce così forte , chiara e inesplicabile , vinse in lei ogni altro sentimento . Era sbalordita . Aveva sempre pensato , dopo la morte di Maria , che il Libro del Destino nulla potesse più avere di nuovo per lei , che certe intime fibre del suo cuore fossero morte . E adesso una Voce arcana parlava proprio là dentro , diceva : « Sappi che nel Libro del tuo Destino una pagina si chiude , un ' altra si apre . Vi è ancora per te un avvenire di vita intensa ; il dramma , che tu credevi finito al secondo atto , continua e dev ' essere straordinario se Io te lo annuncio » . Per tre ore , sino a che lo zio Piero non la chiamò , Luisa restò assorta in questa Voce . Lo zio si alzò alle nove e mezzo . Stava bene . Il tempo era umido ancora , quasi piovigginoso , ma egli non volle saperne di restar in casa , come Luisa avrebbe desiderato , sino all ' ora di partire per Magadino . Sapeva , per averne chiesto all ' albergatore , che dalle nove in poi si poteva visitare il giardino , e alle dieci , preso il suo latte , vi si avviò con Luisa . Passando da San Vittore desiderò entrarvi , veder le pitture . Vi si stava dicendo messa , il celebrante si voltava a dire : « Benedicat vos omnipotens Deus » . Lo zio si fece un gran crocione , ascoltò l ' ultimo vangelo , rinunciò a veder le pitture perché c ' era poca luce e uscì di chiesa dicendo con la sua giovialità solita : « Eccomi felice e contento d ' essere andato a farmi benedire » . Non era possibile aver fretta , con lui . Si fermava ad ogni passo , guardando tutto che avesse forma d ' arte , tutto che fosse disposto per venir guardato . Contemplò la facciata della chiesa , la triplice gradinata della sbarco Borromeo , ciascuno dei tre lati del cortile e la gran palma nel mezzo , che Luisa , con grave scandalo di lui , non aveva neppur veduta passando di là insieme a Franco , la sera prima . Quando il custode li introdusse nel Palazzo ci vollero almeno dieci minuti per salire , ammirando , lo scalone . Come ne fu a capo uscì un raggio di sole e il custode propose di approfittarne per vedere il giardino . Prese a sinistra e per una fila di sale vuote accompagnò i visitatori al cancello di ferro , suonò il campanello . Venne un giardiniere , un giovinetto educato che piacque molto allo zio perché gli spiegava tutto con buon garbo , e lo zio non domandava poco . Ci vollero cinque minuti per l ' albero della canfora , presso l ' entrata . Luisa ci soffriva , temeva che lo zio si stancasse troppo e si stancava moltissimo ella stessa di dover guardare tante piante , udire tanti nomi latini e volgari , fare attenzione allo zio , mentre i suoi pensieri avrebbero voluto silenzio e solitudine . Il giardiniere propose di salire al Castello di Nettuno . Lo zio avrebbe desiderato veder da vicino il liocorno dei Borromei che s ' impenna lassù , ma c ' erano parecchi scalini a fare , l ' aria era pesante ed egli esitava . Luisa approfittò di quell ' esitazione per chiedere al giardiniere dove avrebbero trovato un sedile . « Qui sotto » , rispose colui , « a sinistra , sulla piazza degli Strobus . » Lo zio si lasciò persuadere a discendere su questa piazza degli Strobus . Era stanco ma non tralasciava di guardar tutto e d ' interrogar su tutto . Avviandosi verso gli Strobus udì venir da lontano , dalla parte dell ` Isola Madre , un rullo di tamburi e ne domandò al giardiniere . Erano i tamburi della Guardia Nazionale di Pallanza , che faceva gli esercizi sulla riva . « Adesso si fa per giuoco » , disse il giovinetto . « Mica per giuoco , ma insomma ... ! Il mese venturo faremo sul serio . Dobbiamo dare una lezione a una bestia grossa . Eccolo là , quel mostro . » Il mostro era il vapore austriaco da guerra Radetzki , detto dai riverani piemontesi Radescòn . « Entra adesso nel porto di Laveno » , disse il giovinetto . « Viene da Luino . Vengano qui se vogliono vederlo bene . » Lo zio sapeva di non avere occhi bastantemente buoni e sedette sul primo sedile che trovò sotto gli strobus , posto a ridosso di una macchia di bambù e fiancheggiato da due altre macchie di grandi azalee . Dietro ai bambù , fra i grossi tronchi distorti degli strobus , si vedeva tremolare lo specchio delle acque bianche fino alla lista nera delle colline d ' Ispra . Il cielo , fosco a settentrione , era chiaro laggiù . Luisa e il giardiniere andarono fino al cancello stemmato che guarda la verde Isola Madre , Pallanza e il lago superiore . Luisa si affacciò alla gran distesa delle acque plumbee , incoronate di colossi nebbiosi dal gruppo del Sasso di Ferro sopra Laveno ai monti di Maccagno , alle nevi lontane della Spluga . Del Radetzki si vedeva più il fumo che il corpo . I tamburi di Pallanza rullavano sempre . Lo zio Piero chiamò il giardiniere e Luisa andò ad appoggiarsi al parapetto di fianco al cancello , presso il tasso che sale dal ripiano inferiore . L ' albero le toglieva la vista del chiaro levante ; ella era contenta di esser finalmente sola , di riposar i suoi sguardi e i suoi pensieri nel grigio delle montagne lontane e delle acque immense . Il giardiniere tornò dopo un momento per mostrarle le gialle acacie fiorite e le eriche bianche del ripiano inferiore , pure fiorite . « Le bruyères blanches portano fortuna » , diss ' egli . Vedendo che Luisa , distratta , non gli badava , si allontanò verso la serra delle begonie . « Vecchio strobus » , diss ' egli parlando forte per farsi udire dai forestieri , ma senza voltarsi . « Vecchio strobus colpito dal fulmine . Se vogliono veder il giardino privato ... » Luisa si alzò e andò a prender lo zio per dargli il braccio se ne avesse bisogno . Il giardiniere che stava aspettando presso l ' entrata del boschetto di lauri , vide la signora muovere verso il signore seduto , affrettare il passo , precipitarsi con un grido sopra di lui . Come la vecchia innocente pianta , anche lo zio Piero era stato colpito dal fulmine . Il suo corpo era appoggiato alla spalliera del sedile , la testa gli toccava il petto col mento , gli occhi erano aperti , fissi , senza sguardo . Era proprio stato uno spettacolo di addio quello che la sua Valsolda gli aveva offerto . Lo zio Piero , il caro venerato vecchio , l ' uomo savio , l ' uomo giusto , il benefattore de ' suoi , lo zio Piero era partito per sempre . Egli era venuto , sì , ad arruolarsi , Iddio lo voleva in una milizia superiore , ed ecco era suonato l ' appello , egli aveva risposto . I tamburi di Pallanza rullavano , rullavano la fine di un mondo , l ' avvento di un altro . Nel grembo di Luisa spuntava un germe vitale preparato alle future battaglie dell ' era nascente , ad altre gioie , ad altri dolori da quelli onde l ' uomo del mondo antico usciva in pace , benedetto all ' ultimo momento , senza saperlo , da quell ' ignoto prete dell ' Isola Bella , che mai , forse , non aveva detto le sante parole a un più degno . FINE