StampaQuotidiana ,
Della
incapacità
della
borghesia
a
governare
e
a
governarsi
,
della
conseguente
necessità
che
il
potere
passi
nelle
mani
delle
nuove
forze
vive
del
lavoro
,
prova
ultima
è
quella
della
crisi
in
cui
si
dibatte
il
governo
Badoglio
.
Tutti
di
accordo
che
si
debba
formare
un
governo
di
partiti
,
tutti
di
accordo
che
in
esso
debbono
essere
rappresentate
tutte
le
correnti
democratiche
,
tutti
di
accordo
-
i
partiti
-
che
bisogna
collaborare
,
e
il
governo
non
si
fa
,
i
partiti
restano
a
protestare
...
E
allora
tutti
siamo
di
accordo
,
benissimo
!
Ma
il
governo
non
si
fa
!
Vi
è
una
regia
testardaggine
:
sia
rimossa
.
Ma
non
avevamo
pensato
che
non
ci
sono
gli
uomini
!
Vivaddio
siamo
quasi
dodici
milioni
di
Italiani
liberati
,
e
non
ci
sono
uomini
...
È
necessario
che
gli
nomini
abbiano
il
crisma
delle
gloria
,
o
l
'
aureola
di
trionfi
politici
.
Allora
bisognerà
rinunziare
a
formare
un
governo
di
partiti
,
o
bisognerà
fare
un
governo
di
fascisti
,
i
quali
sono
tutti
onusti
di
gloria
,
o
un
governo
di
parrucconi
...
poiché
gli
antifascisti
non
hanno
che
le
ferite
non
ancora
rimarginate
del
confino
,
del
carcere
,
delle
misure
di
polizia
,
un
oscuro
ventennio
trascorso
ai
margini
della
vita
...
Che
si
debba
ritornare
ai
tempi
in
cui
per
risolvere
una
crisi
non
ci
era
che
Giolitti
e
qualche
suo
compare
?
L
'
Italia
vuole
respirare
e
vivere
:
solo
le
forze
nuove
,
espressione
del
popolo
che
lavora
,
potranno
far
piazza
pulita
di
tutte
le
beghe
,
di
tutti
i
prestigi
,
le
prevenzioni
che
hanno
condotto
al
1922
.
E
allora
avanti
!
StampaQuotidiana ,
Il
ristagno
della
situazione
nell
'
Italia
Meridionale
,
durato
dai
bei
mesi
trascorsi
finora
,
in
confronto
della
sempre
più
estesa
e
risoluta
azione
degli
italiani
ancora
soggetti
alla
dominazione
nazifascista
,
suscita
rammarico
per
questa
inerzia
non
degna
del
sacrificio
dei
nostri
fratelli
oppressi
e
tanto
meno
dei
doveri
dell
'
ora
.
Intanto
però
si
sviluppa
finalmente
e
prende
corpo
l
'
idea
che
gli
italiani
di
qui
debbono
compiere
ogni
sforzo
per
la
liberazione
di
tutta
l
'
Italia
,
di
tutta
l
'
Europa
,
dal
nazifascismo
.
Tale
necessità
deve
essere
considerata
come
esigenza
di
vita
,
in
quanto
da
questa
azione
soltanto
potrà
scaturire
il
vero
risorgimento
italiano
e
la
sua
legittimazione
di
fronte
alla
storia
ed
agli
altri
popoli
.
Unicamente
per
questa
via
,
potrà
sopravvivere
la
genuina
unità
nazionale
,
quando
fosse
cementata
da
una
fattiva
solidarietà
nel
rischio
e
nel
sacrificio
.
Noi
socialisti
abbiamo
costantemente
enunciato
e
ribadito
questi
principi
e
siamo
lieti
oggi
di
constatare
che
si
avviano
a
diventare
prassi
politica
generale
,
mentre
,
come
un
favorevole
auspicio
,
i
soldati
italiani
,
dopo
il
sacrificio
di
Mignano
,
hanno
ripreso
a
combattere
,
con
risolutezza
e
vigoria
,
contro
i
tedeschi
vittoriosamente
.
È
ovvio
che
non
basta
il
riconoscimento
di
un
giusto
principio
:
occorre
adeguare
l
'
azione
pratica
alle
necessità
che
le
direttive
ideali
impongono
.
E
nella
ricerca
di
quello
che
si
deve
fare
e
del
come
deve
esser
fatto
,
se
vogliamo
essere
coerenti
e
solidali
con
i
partigiani
ed
i
lavoratori
combattenti
di
oltre
il
Garigliano
,
dobbiamo
tenere
in
conto
,
principalmente
,
i
sentimenti
,
gli
orientamenti
,
la
tattica
di
quei
combattenti
,
di
quei
partigiani
,
e
dei
partiti
e
del
Comitato
Centrale
di
Liberazione
che
la
loro
azione
organizza
,
suscita
e
dirige
.
Se
la
nostra
condotta
non
avesse
questa
ispirazione
,
sarebbe
vana
,
non
varrebbe
cioè
a
salvare
il
bene
indispensabile
,
senza
del
quale
la
ricostruzione
d
'
Italia
è
impossibile
:
la
solidarietà
nazionale
.
E
ciò
,
a
maggior
ragione
,
vale
per
noi
socialisti
perché
in
prima
fila
del
fronte
di
liberazione
,
il
nerbo
maggiore
è
costituito
dai
nostri
compagni
.
E
nemmeno
questo
basta
.
Dobbiamo
stabilire
,
ed
è
nel
nostro
potere
poiché
attiene
alle
nostre
capacità
ed
al
nostro
senso
di
responsabilità
,
le
condizioni
necessarie
perché
l
'
azione
del
popolo
meridionale
possa
riuscire
effettivamente
utile
,
proficua
e
duratura
.
Queste
condizioni
non
s
'
improvvisano
;
debbono
risultare
da
ponderato
esame
e
matura
riflessione
.
Per
fare
un
esercito
occorrono
armi
,
indumenti
,
viveri
;
per
condurre
una
guerra
occorre
compattezza
,
slancio
popolare
,
larghezza
di
mezzi
finanziari
,
e
stabilità
monetaria
,
economia
efficiente
in
ogni
campo
,
dalla
produzione
agricola
e
industriale
,
ai
trasporti
,
alla
distribuzione
,
al
consumo
,
assistenza
civile
,
esauriente
mobilitazione
generale
di
tutte
le
risorse
del
paese
,
di
tutte
le
energie
popolari
.
Il
compito
che
grava
su
di
noi
italiani
del
meridione
,
nella
situazione
attuale
a
tutti
nota
,
è
perciò
di
una
gravità
eccezionale
:
contemporaneamente
riorganizzarci
e
fare
la
guerra
.
La
realizzazione
di
quanto
occorre
allo
sforzo
da
compiere
è
soltanto
parzialmente
in
nostro
potere
.
Dipenderà
dalla
nostra
saggezza
politica
saperci
porre
,
anche
sotto
questo
aspetto
,
nel
quadro
della
solidarietà
internazionale
,
sulla
strada
che
ci
conduca
alla
salvezza
del
popolo
italiano
.
StampaPeriodica ,
Le
vicissitudini
delle
idee
e
dei
sistemi
dell
'
uomo
mi
toccano
più
tragicamente
che
le
vicissitudini
della
vita
reale
.
HÖLDERLIN
.
Nella
Voce
di
quest
'
anno
ho
molto
ghiottamente
gustato
un
pensiero
buttato
là
senza
pretesa
in
un
annunzio
bibliografico
e
che
già
sapevo
giustissimo
e
importante
anche
per
mia
esperienza
intellettuale
.
Lo
riproduco
qui
con
piacere
:
"
La
storia
delle
scienze
meglio
di
ogni
altra
disciplina
può
inspirare
allo
scienziato
il
senso
di
ciò
che
sia
in
realtà
la
sua
attività
.
Dalla
storia
della
scienza
,
difatti
,
sono
partite
le
analisi
più
illuminatrici
sulla
realtà
della
scienza
negli
ultimi
anni
:
basti
fare
i
nomi
del
Mach
,
del
Milhaud
,
del
Tannéry
,
del
Poincaré
,
del
Duhem
.
Non
v
'
è
nessuna
miglior
via
di
capire
una
cosa
del
rifarla
storicamente
,
e
non
so
se
si
sia
ancora
pensato
ad
applicare
questa
concezione
all
'
insegnamento
della
scienza
anche
nelle
scuole
secondarie
.
Per
conto
nostro
più
degli
esperimenti
ecc
.
credo
che
gioverebbe
insegnare
ai
giovani
(
ed
avrebbe
maggiore
attrattiva
)
come
l
'
uomo
sia
arrivato
a
costruire
la
fisica
moderna
,
partendo
dai
dati
empirici
e
dalle
prime
concezioni
degli
antichi
"
.
Detto
in
parte
già
da
altri
,
è
ridetto
lucidamente
che
non
si
poteva
meglio
.
Contrappesa
e
con
la
sua
giustezza
compensa
alcuna
di
quelle
iniquità
di
pensieri
,
parole
,
opere
,
omissioni
in
cui
La
Voce
1914
potesse
per
avventura
essere
incorsa
,
in
cui
anzi
per
disavventura
è
incorsa
-
almeno
io
penso
-
come
quando
,
per
esempio
(
e
scusate
se
cambio
discorso
)
ha
stampato
che
bisogna
superando
Leibniz
conchiudere
che
anche
i
sassi
sono
animati
,
pensano
.
Io
che
dalla
riva
d
'
un
gran
fiume
li
vedo
ogni
dì
che
si
lasciano
stupidamente
voltolare
dalla
forza
della
corrente
,
a
cotesto
Gassendiano
superamento
di
Leibniz
non
arrivo
:
non
mi
risolvo
a
lasciarmi
voltolare
dall
'
ilozoismo
fino
a
somiglianti
almanaccature
.
Anzi
mi
prende
la
tentazione
di
esplorare
storicamente
(
secondo
il
pensiero
sopra
lodato
e
per
quanto
consentono
lo
spazio
d
'
una
pagina
e
la
faticosa
coltura
di
provincia
)
la
persuasione
,
così
antica
e
diffusa
tra
gli
uomini
,
che
il
pensiero
sia
fattura
della
testa
,
anzi
del
suo
contenuto
:
il
cervello
.
È
una
persuasione
antichissima
,
anteriore
a
qualunque
peste
di
positivismo
o
di
scienze
anatomiche
o
freniatriche
,
quando
gli
uomini
sapevano
che
il
cervello
esiste
semplicemente
per
averlo
fatto
schizzar
fuori
dalla
scatola
cranica
di
animali
della
loro
specie
con
un
buon
colpo
di
clava
,
in
guerra
.
Vedete
,
signori
pacifisti
,
che
belle
cognizioni
ci
ha
procurate
nostra
madre
la
guerra
.
È
ben
lei
che
ci
ha
insegnata
la
pratica
della
vivisezione
,
come
la
chiocciola
ha
insegnato
all
'
astronomo
e
all
'
architetto
il
concetto
del
cannocchiale
e
delle
scale
.
E
potrebb
'
essere
che
la
guerra
abbia
per
lo
meno
contribuito
a
ribadire
la
suddetta
persuasione
,
facendo
come
essa
sola
può
fare
della
psichiatria
sperimentale
alla
grande
,
direttamente
sull
'
uomo
:
moltiplicando
,
cioè
,
le
occasioni
a
quei
casi
di
alterazione
mentale
prodotta
da
percosse
sul
capo
,
i
quali
,
anche
per
esperienza
personale
di
Bismarck
e
per
dirla
con
parole
di
lui
,
dimostrano
come
"
il
pensiero
dell
'
uomo
dipenda
pure
dal
suo
cervello
corporale
"
.
Battendo
violentemente
la
testa
in
una
caduta
da
cavallo
,
Bismarck
perdette
la
conoscenza
e
quando
si
riscosse
la
ricuperò
solo
a
mezzo
.
"
Che
è
quanto
dire
-
egli
racconta
-
una
parte
del
mio
potere
pensante
era
al
tutto
buona
e
chiara
,
l
'
altra
metà
se
n
'
era
ita
.
Io
cercai
il
mio
cavallo
e
trovai
che
la
sella
era
spezzata
.
Allora
chiamai
il
palafreniere
,
mi
feci
dare
il
suo
cavallo
e
cavalcai
verso
casa
.
Quando
i
cani
mi
abbaiarono
all
'
incontro
per
salutarmi
,
io
li
ritenni
cani
forestieri
,
mi
adirai
e
gridai
contro
essi
.
Poi
io
dissi
che
il
palafreniere
era
caduto
da
cavallo
e
che
bisognava
andarlo
a
prendere
con
una
barella
;
e
fui
molto
stizzito
quando
,
a
un
cenno
di
mio
fratello
,
nessuno
si
mosse
.
Si
voleva
dunque
lasciar
giacere
quel
pover
uomo
in
mezzo
alla
strada
?
Io
non
sapevo
che
io
era
io
e
insieme
il
palafreniere
.
Allora
andai
a
letto
e
,
com
'
ebbi
dormito
,
il
mattino
appresso
stavo
bene
.
Fu
uno
strano
caso
....
der
zeigt
wie
das
Denken
des
Menschen
doch
von
seinem
körperlichen
Gehirn
abhängt
"
.
Ora
io
dicevo
che
solo
la
guerra
può
concedersi
il
lusso
da
gran
signora
di
moltiplicare
all
'
infinito
direttamente
su
la
testa
dell
'
homo
sapiens
tali
esperimenti
ed
argomenti
così
efficaci
a
dimostrare
la
sede
cerebrale
del
pensiero
,
mentre
lo
psichiatra
deve
tenersi
pago
d
'
eseguirli
sui
conigli
:
e
,
anche
su
questi
,
non
senza
aspro
e
iroso
contendere
di
quei
pacifisti
ad
oltranza
che
compongono
le
società
protettrici
degli
animali
.
In
ogni
modo
nelle
Lezioni
di
patologia
sperimentale
dello
Stricker
trovo
quanto
segue
.
Egli
,
dopo
avere
enunciato
che
la
sede
della
coscienza
vien
riposta
nel
cervello
e
più
precisamente
nella
corteccia
del
cervello
medesimo
,
dice
che
in
tutti
i
tempi
fino
ad
oggi
s
'
è
ammesso
che
noi
dobbiamo
la
cognizione
di
questo
fatto
all
'
indagine
sperimentale
,
ma
ciò
non
sembra
ancora
provato
.
In
vero
-
dice
lo
Stricker
-
egli
è
di
fatto
che
a
conoscere
il
cervello
noi
siamo
giunti
col
mezzo
d
'
indagini
,
ma
che
anche
alla
conoscenza
del
fatto
che
la
coscienza
ha
sede
nel
cervello
,
si
sia
giunti
collo
stesso
mezzo
,
ciò
,
dico
,
non
è
ancora
provato
,
ed
è
quindi
permesso
di
dubitarne
.
Un
motivo
fondato
che
ci
fa
dubitare
di
ciò
,
ce
lo
fornisce
la
storia
;
la
quale
ci
dice
,
che
la
conoscenza
del
fatto
che
la
coscienza
risiede
nel
cervello
,
è
di
data
anteriore
a
tutte
le
letterature
trasmesseci
.
Di
ciò
fa
fede
il
mito
pagano
,
stando
al
quale
,
Minerva
sarebbe
saltata
fuori
dalla
testa
di
Giove
.
-
In
ultimo
,
lo
Stricker
formula
il
suo
pensiero
così
:
Non
c
'
è
nozione
,
quale
essa
sia
,
che
valga
a
togliermi
la
nozione
che
la
mia
coscienza
ha
sede
nel
cervello
.
Il
luogo
e
il
tempo
in
cui
si
forma
ogni
idea
,
sono
indissolubilmente
congiunti
coll
'
idea
medesima
.
Allo
stesso
modo
che
è
una
qualità
inerente
all
'
acqua
cadente
in
gocce
d
'
apparirci
umida
,
così
è
un
carattere
essenziale
d
'
ogni
nozione
l
'
essere
questa
unita
indissolubilmente
all
'
idea
del
tempo
e
del
luogo
in
cui
si
apprese
tale
nozione
.
Quindi
col
primo
manifestarsi
della
coscienza
,
ognuno
deve
avere
anche
appreso
il
luogo
dove
questa
risiede
.
Perciò
la
nozione
della
coscienza
medesima
può
essere
nata
in
noi
indipendentemente
da
ogni
nozione
indiretta
,
da
ogni
tradizione
.
Lo
Stricker
per
altro
sembra
non
tener
conto
che
almeno
nell
'
antichità
ellenica
fu
popolare
l
'
idea
(
emergente
anche
dai
poemi
omerici
)
che
fa
del
cuore
e
dei
centri
frenici
o
diaframmatici
la
sede
dello
spirito
:
idea
che
si
fa
dottrina
in
Aristotile
e
diventa
lungo
errore
millenario
dopo
di
lui
.
Ed
è
curioso
notare
che
Emanuel
Kant
si
era
espresso
più
naturalisticamente
di
questo
patologo
del
secolo
XIX
.
"
Si
hanno
esempi
-
aveva
scritto
Kant
-
di
lesioni
con
perdita
di
buona
parte
del
cervello
senza
che
l
'
uomo
abbia
perduta
la
vita
e
il
pensiero
....
L
'
opinione
dominante
che
assegna
all
'
anima
un
posto
nel
cervello
parrebbe
tenere
la
sua
origine
sopratutto
da
questo
,
che
durante
una
forte
applicazione
dello
spirito
i
nervi
del
cervello
sono
tesi
.
Ma
se
fosse
giusto
questo
metodo
di
ragionare
,
esso
proverebbe
che
l
'
anima
occupa
anche
altre
località
.
Nell
'
ansietà
o
nella
gioia
,
la
sensazione
sembra
aver
sede
nel
cuore
.
Molte
passioni
,
la
più
parte
anzi
,
manifestano
il
principale
effetto
al
diaframma
.
La
compassione
muove
le
viscere
ecc
.
"
.
Insomma
se
i
più
degli
uomini
credono
di
sentire
il
pensiero
nella
testa
(
das
Denken
im
Kopfe
)
,
ciò
avviene
,
secondo
Kant
,
per
un
semplice
vizio
di
surrezione
che
consiste
nel
giudicare
che
la
causa
della
sensazione
sia
proprio
là
dove
essa
è
avvertita
.
Del
resto
il
pensiero
di
Kant
è
,
o
pare
,
un
po
'
incerto
e
contradditorio
e
accomodante
:
scrive
sui
disordini
della
conoscenza
intitolandoli
malattie
del
capo
e
dichiara
poi
che
la
loro
radice
è
nel
corpo
e
può
risiedere
piuttosto
nell
'
apparato
digestivo
che
nel
cervello
;
rigetta
a
priori
l
'
esistenza
di
una
sede
dell
'
anima
nello
spazio
ma
ammette
che
si
discuta
della
presenza
virtuale
,
non
locale
,
dell
'
anima
;
e
,
benché
non
trovi
assurdo
che
essa
tutta
intera
abbia
sede
nel
corpo
tutt
'
intero
.
dice
poi
che
ha
residenza
nel
cervello
in
un
posto
di
piccolezza
indescrivibile
,
come
il
ragno
al
centro
della
sua
tela
.
Vero
o
non
vero
,
chiaro
od
oscuro
che
ciò
abbia
ad
essere
,
questo
pare
certo
che
da
Alcmeone
di
Crotone
contemporaneo
di
Pitagora
che
fu
un
de
'
primi
fra
gli
Elleni
(
o
fra
quelli
che
si
ricordano
)
a
localizzare
nel
cervello
la
percezione
delle
sensazioni
e
il
pensiero
e
da
Ippocrate
che
lasciò
scritto
:
"
se
l
'
encefalo
è
irritato
seguono
molti
disturbi
....
l
'
intelligenza
si
turba
e
il
paziente
va
e
viene
pensando
e
credendo
cose
diverse
dalla
realtà
e
portando
il
carattere
della
malattia
in
sorrisi
beffardi
e
visioni
strane
"
,
venendo
giù
fino
a
Voltaire
il
quale
a
mezzo
il
secolo
decimottavo
parlava
come
un
positivista
odierno
:
"
Un
fou
est
un
malade
dont
le
cerveau
pâtit
,
comme
le
goutteux
est
un
malade
qui
souffre
aux
pieds
et
aux
mains
"
con
quel
che
segue
-
dalla
volpe
di
Fedro
che
esclama
"
o
quanta
species
cerebrum
non
habet
"
venendo
fino
al
Farinello
del
Sacchetti
che
dopo
quelle
sette
volte
sette
"
ne
venne
quasi
dicervellato
"
-
da
Schopenhauer
il
quale
nelle
"
Memorabilien
"
scrive
al
solito
suo
modo
incantevole
:
"
I
racconti
delle
fate
e
le
favole
non
han
cosa
altrettanto
incredibile
....
nella
parte
superiore
chiamata
la
testa
e
che
vista
di
fuori
pare
un
oggetto
come
tutti
gli
altri
io
trovai
che
cosa
?
il
mondo
stesso
con
l
'
immensità
dello
spazio
e
l
'
immensità
del
tempo
....
ecco
quel
che
trovai
in
quest
'
oggetto
grande
come
un
grosso
frutto
e
che
il
boia
può
far
cadere
d
'
un
colpo
in
modo
da
precipitar
nella
notte
anche
il
mondo
che
ci
è
chiuso
dentro
"
,
venendo
fino
a
Bergson
il
quale
ammette
che
"
la
conscience
est
incontestablement
accrochée
à
un
cerveau
"
-
e
(
risalendo
di
nuovo
negli
anni
)
da
Democrito
che
lasciò
scritto
:
"
il
cervello
sorveglia
come
una
sentinella
l
'
estremità
superiore
o
cittadella
del
corpo
affidato
alla
sua
custodia
protettrice
....
il
cervello
guardiano
dell
'
intelligenza
"
,
a
Platone
che
pone
nell
'
encefalo
l
'
anima
pensante
,
venendo
fino
a
Kant
il
quale
concede
che
una
parte
del
cervello
come
sensorium
dell
'
anima
accompagni
con
le
sue
vibrazioni
le
immagini
e
le
rappresentazioni
dell
'
anima
pensante
-
da
Lattanzio
che
ribattezza
il
cervello
abitazione
della
mens
con
la
imagine
stessa
di
Democrito
in
cerebro
tamquam
in
arce
habitare
,
a
Gassendi
il
quale
(
sebbene
non
neghi
un
barlume
di
conoscenza
alle
pietre
,
come
la
Voce
del
28
aprile
)
rivendica
al
cervello
anche
la
virtù
immaginativa
contesagli
dai
Peripatetici
-
la
tradizione
che
lega
le
sorti
della
psiche
al
cervello
(
non
ostante
il
sillogismo
di
Aristotile
in
favore
del
cuore
)
non
si
è
forse
mai
oscurata
del
tutto
tra
gli
uomini
pur
nelle
ore
più
buie
della
loro
storia
.
Alla
fase
scientifica
spettano
i
tentativi
di
più
precise
localizzazioni
.
Dopo
lungo
errare
di
fantasie
localizzatrici
dalla
glandola
pineale
alla
sierosità
dei
ventricoli
,
sul
principio
del
secolo
XIX
in
seguito
ai
lavori
di
Gall
e
Spurzheim
si
cominciò
ad
asserire
alla
corteccia
del
cervello
(
fino
allora
avuta
in
conto
di
un
organo
secretorio
)
la
parte
nobile
di
sostenitrice
della
vita
psichica
.
Questo
principio
di
secolo
XX
(
ed
ultimo
?
)
le
mantiene
il
grande
attributo
.
Ma
con
quanto
tremore
oscillatorio
e
sussultorio
di
persuasioni
!
Voglia
il
fine
lettore
fare
l
'
analisi
filologica
dei
seguenti
passi
di
autori
contemporanei
che
gli
sottopongo
.
TANZI
e
LUGARO
,
1914
:
"....resta
fissato
una
volta
per
sempre
che
i
processi
psichici
hanno
sede
nella
corteccia
del
cervello
"
.
LUGARO
,
1906
:
"
....
la
corteccia
cerebrale
,
sede
precipua
e
forse
unica
dell
'
intelligenza
"
.
KRAEPELIN
,
1909
:
"
Il
fondamento
ultimo
di
tutte
le
forme
della
pazzia
dev
'
essere
cercato
con
la
più
alta
probabilità
in
processi
o
stati
morbosi
della
corteccia
cerebrale
"
.
PERUSINI
,
1909
:
"
Per
riguardo
alla
pseudodefinizione
"
le
malattie
mentali
sono
malattie
del
cervello
"
questa
frase
del
Kraepelin
fa
una
riserva
prudente
:
essa
precisa
,
però
,
in
pari
tempo
una
localizzazione
..
La
riserva
è
rappresentata
dall
'
espressione
del
concetto
di
probabilità
:
ciò
che
il
Kraepelin
precisa
si
è
la
sostituzione
della
parola
"
corteccia
cerebrale
"
alla
parola
"
cervello
"
.
Si
può
discutere
se
e
quanto
questa
sostituzione
possa
dirsi
giustificata
"
.
JASPER
,
1913
:
"
....
i
fondamenti
della
vita
psichica
,
che
si
presumono
nella
corteccia
cerebrale
e
sono
del
tutto
ignoti
....
"
.
Dopo
di
che
se
Cupido
andasse
ancora
in
cerca
di
Psiche
e
ci
chiedesse
l
'
indirizzo
della
sua
casa
,
potremmo
rispondergli
esser
fissato
una
volta
per
sempre
che
Psiche
sta
di
casa
nella
corteccia
cerebrale
-
sua
sede
precipua
e
forse
unica
-
almeno
con
la
più
alta
probabilità
-
sebbene
ciò
sia
discutibile
-
in
ogni
modo
lo
si
presume
.
Il
ghiottone
resterebbe
con
intatta
la
sua
cupidità
e
se
ne
dovrebbe
volar
via
mortificato
e
senza
nulla
concludere
-
sorte
non
lieta
ma
che
già
toccò
o
sta
per
toccare
o
toccherà
a
più
d
'
uno
:
forse
al
pangermanismo
,
probabilmente
alla
politica
libica
,
presumibilmente
all
'
Internazionale
,
possibilmente
al
futurismo
,
certamente
a
questa
mia
almanaccante
cicalata
noiosa
quasi
quanto
la
conflagrazione
europea
e
la
vita
universale
.
StampaQuotidiana ,
La
nuova
situazione
politica
italiana
che
si
è
venuta
delineando
in
questi
ultimi
giorni
,
ha
portato
alla
importante
deliberazione
della
Giunta
Esecutiva
dei
Comitati
di
Liberazione
che
pubblichiamo
più
sotto
.
Prima
della
riunione
del
6
aprile
,
in
cui
la
Giunta
Esecutiva
ha
preso
la
detta
deliberazione
,
la
Direzione
deI
nostro
Partito
,
sollecitata
dagli
sviluppi
della
situazione
,
aveva
adottata
una
dichiarazione
che
il
compagno
Longobardi
ha
presentato
alla
giunta
e
con
la
quale
facendo
noto
che
ogni
decisione
spetta
al
Consiglio
Nazionale
deI
Partito
,
si
è
voluto
intanto
portare
a
conoscenza
degli
altri
partiti
e
del
popolo
,
le
condizioni
di
indole
più
vasta
e
complessa
che
debbono
necessariamente
motivare
e
giustificare
la
formazione
di
un
nuovo
governo
democratico
.
La
Direzione
ha
affermato
che
l
'
avvenimento
interno
,
perché
abbia
effetto
,
si
debba
inserire
in
concreto
nella
situazione
europea
e
mondiale
.
Sia
per
le
condizioni
reali
del
paese
,
sia
per
la
situazione
,
diciamo
così
,
internazionale
in
cui
l
'
Italia
si
trova
,
sia
per
il
fatto
che
il
nuovo
governo
deve
costituirsi
avendo
come
primo
e
predominante
compito
,
la
partecipazione
alla
guerra
contro
la
Germania
con
tutte
le
sue
forze
e
le
sue
risorse
,
non
è
possibile
in
questo
momento
fare
astrazione
da
quella
situazione
internazionale
a
cui
la
Direzione
del
nostro
Partito
si
è
richiamata
.
Fare
la
guerra
come
noi
,
e
come
tutti
gli
altri
Italiani
vogliono
,
non
è
,
insomma
,
una
questione
di
politica
interna
,
ma
sopratutto
di
politica
estera
.
Ecco
perché
la
Direzione
del
Partito
Socialista
ha
voluto
enunciare
le
condizioni
che
riteneva
dover
connettere
alla
costituzione
deI
nuovo
governo
.
E
ciò
nel
superiore
interesse
del
paese
intero
,
del
proletariato
italiano
.
Queste
condizioni
sono
chiaramente
espresse
nella
dichiarazione
che
pubblichiamo
in
rilievo
a
parte
.
StampaQuotidiana ,
Ed
ecco
come
,
cronologicamente
,
è
avvenuto
il
rapido
evolversi
della
situazione
politica
italiana
.
Il
fatto
determinante
è
stata
la
dichiarazione
formulata
dal
Consiglio
Nazionale
dei
Partito
Comunista
e
illustrato
per
radio
e
attraverso
la
stampa
dal
compagno
Togliatti
(
Ercoli
)
capo
del
Partito
stesso
.
Su
tale
dichiarazione
il
problema
politico
italiano
è
stato
impostato
sulla
necessità
prima
del
paese
:
partecipare
finalmente
ed
effettivamente
alla
guerra
contro
la
Germania
nazista
,
che
è
sopratutto
guerra
di
liberazione
del
nostro
paese
.
Ne
consegue
la
necessità
di
una
politica
di
unità
nazionale
.
Per
fare
la
guerra
,
per
dare
alla
politica
italiana
carattere
di
unità
nazionale
aggiunge
il
Partito
Comunista
occorre
addivenire
alla
formazione
di
un
governo
veramente
forte
,
che
sia
in
grado
di
mobilitare
tutte
le
forze
e
le
risorse
del
paese
per
cui
gli
abbisogna
l
'
appoggio
delle
masse
ed
abbia
quindi
la
autorità
che
l
'
attuale
governo
non
ha
.
Alla
formazione
di
questo
governo
il
Partito
Comunista
si
è
dichiarato
pronto
a
collaborare
in
unione
agli
altri
partiti
antifascisti
,
ponendo
delle
condizioni
:
1
)
consolidamento
dell
'
unità
dei
partiti
antifascisti
;
2
)
riassicurazione
formale
che
il
paese
potrà
,
subito
dopo
la
guerra
,
risolvere
il
problema
istituzionale
attraverso
la
convocazione
di
una
Costituente
eletta
a
suffragio
universale
diretto
e
segreto
;
3
)
accordo
su
un
preciso
programma
di
governo
che
assicuri
l
'
esplicazione
non
soltanto
di
una
politica
tutta
tesa
al
pieno
sforzo
bellico
,
ma
anche
di
un
'
azione
veramente
democratica
e
antifascista
.
Del
resto
questo
concetto
di
priorità
assoluta
della
necessità
della
nostra
attiva
partecipazione
alla
guerra
,
e
questa
impostazione
della
politica
italiana
erano
già
stati
dal
nostro
Partito
riconosciuti
come
necessari
ad
avviare
il
paese
ad
una
effettiva
rinascita
,
in
tutte
le
sue
risoluzioni
,
costantemente
ribadite
e
rese
pubbliche
nel
Dicembre
1943
e
nel
gennaio
scorso
.
Alla
dichiarazione
comunista
è
seguita
una
nota
del
giornale
ufficioso
russo
Isvestia
che
fra
l
'
altro
annuncia
un
passo
compiuto
dall
'
Unione
Sovietica
presso
i
governi
alleati
di
Londra
e
Washington
perché
anch
'
essi
facessero
opera
di
incoraggiamento
affinché
il
governo
italiano
potesse
venire
ricostituito
su
più
larghe
basi
democratiche
senza
attendere
la
liberazione
di
Roma
.
Frattanto
il
nostro
Partito
aveva
convocato
il
Consiglio
Nazionale
.
La
Giunta
Esecutiva
dei
Comitati
di
Liberazione
,
che
fino
dal
febbraio
scorso
aveva
proposto
alla
Commissione
Alleata
di
Controllo
(
ricorrendo
per
la
prima
volta
alla
figura
giuridica
della
luogotenenza
)
che
la
crisi
italiana
venisse
risolta
mediante
l
'
abdicazione
del
re
e
la
nomina
da
parte
del
successore
,
di
una
luogotenenza
,
riunitasi
lunedì
scorso
prese
in
esame
la
dichiarazione
comunista
rinviando
ogni
decisione
onde
consentire
ai
componenti
di
riferire
ai
rispettivi
organi
direttivi
di
partiti
.
Seguirono
alcune
dichiarazioni
del
Conte
Sforza
favorevoli
alla
presa
in
considerazione
della
sostituzione
dell
'
abdicazione
del
re
(
richiesta
formulata
dal
Congresso
di
Bari
)
con
un
ritiro
del
re
che
contemporaneamente
delegasse
i
suoi
poteri
ad
un
luogotenente
generale
.
Successivamente
Eden
dichiarava
ai
Comuni
che
il
governo
inglese
era
favorevole
alla
costituzione
di
un
nuovo
governo
italiano
su
più
larghe
basi
anche
prima
della
liberazione
di
Roma
.
A
questo
punto
si
deve
inquadrare
la
dichiarazione
della
Direzione
del
Partito
Socialista
e
la
successiva
deliberazione
che
i
membri
della
Giunta
Esecutiva
dei
Comitati
di
Liberazione
,
riunitisi
a
Sorrento
il
6
aprile
,
con
l
'
intervento
Croce
,
Togliatti
,
Sforza
e
Rodinò
,
hanno
votato
alla
unanimità
il
seguente
deliberato
:
La
Giunta
Esecutiva
,
riunitasi
per
proseguire
l
'
opera
da
essa
svolta
in
conformità
delle
deliberazioni
del
Congresso
di
Bari
,
esaminando
la
situazione
politica
in
seguito
alle
dichiarazioni
del
Partito
Comunista
,
constata
la
necessità
e
l
'
urgenza
della
costituzione
di
un
governo
di
guerra
e
confida
che
le
prese
iniziative
portino
a
soluzione
completa
e
sollecita
,
dell
'
attuale
crisi
italiana
,
senza
attendere
la
liberazione
di
Roma
.
StampaQuotidiana ,
Sono
note
le
blasfeme
invocazioni
all
'
Italia
che
la
radio
nazi
-
fascista
quotidianamente
rinnova
per
turbare
le
coscienze
degli
ascoltatori
con
l
'
inesistente
dilemma
di
quale
sia
oggi
la
vera
Italia
,
arrogandosi
il
diritto
di
rievocare
uomini
e
fatti
eccelsi
per
amor
patrio
e
da
esso
consacrati
alla
nostra
storia
.
Ma
ogni
qualvolta
queste
artefatte
composizioni
storico
-
letterarie
profanano
,
con
le
loro
falsità
,
memorie
e
speranze
italiche
,
nella
gravità
dell
'
ora
che
ci
sovrasta
e
che
richiede
raccoglimento
e
meditazione
nel
dolore
ed
unanimità
di
propositi
,
nella
volontà
di
risorgere
e
di
rinnovarsi
;
allora
facilmente
immaginiamo
come
s
'
accenda
di
sdegno
e
trabocchi
d
'
ira
l
'
animo
dei
nostri
fratelli
di
là
dal
fronte
,
oppressi
dal
prepotere
tedesco
ed
ai
quali
fan
buona
guardia
i
carcerieri
in
camicia
nera
.
È
sotto
i
loro
occhi
che
è
stato
consumato
,
tra
le
mura
del
Colosseo
,
l
'
eccidio
di
trecentoventi
innocenti
.
Non
abbiamo
dubitato
,
per
la
salvezza
del
nostro
paese
,
per
l
'
onore
e
la
dignità
del
nostro
popolo
,
che
ci
sia
stato
un
solo
italiano
il
quale
non
abbia
sentito
,
e
non
senta
ancora
,
tutto
l
'
orrore
e
l
'
onta
di
quel
crimine
.
Un
solo
italiano
il
quale
,
di
fronte
alla
dichiarazione
di
ferocia
ed
al
programma
di
assassinii
chiaramente
manifestati
da
un
siffatto
nemico
,
non
abbia
inorridito
ed
angosciosamente
trepidato
per
la
sorte
dei
propri
familiari
,
alla
mercé
di
cotali
bruti
.
Un
solo
italiano
che
non
si
sia
imposto
inesorabilmente
il
dovere
di
accorrere
in
aiuto
dai
propri
cari
,
di
tanti
altri
italiani
deportati
ai
lavori
forzati
,
costretti
ad
arruolarsi
in
milizie
che
dovrebbero
essere
fratricide
,
ma
non
lo
saranno
mai
.
Un
solo
italiano
che
non
abbia
sentito
erompere
da
tutto
il
suo
essere
,
in
un
impeto
di
rivolta
,
l
'
imperativo
di
affrettarsi
incontro
a
quegli
altri
italiani
i
quali
,
con
le
loro
piccole
forze
,
lottano
nel
nome
grande
della
libertà
,
idealmente
uniti
a
quelle
schiere
di
partigiani
che
si
vanno
sempre
più
ingrossando
su
tutto
il
fronte
antitedesco
.
Propagandisti
della
radio
nazi
-
fascista
,
usurpatori
di
una
passione
che
non
è
mai
stata
vostra
e
non
lo
è
oggi
più
che
mai
;
la
vera
Italia
e
voi
lo
sapete
è
là
ove
si
battono
decisi
,
a
denti
stretti
,
i
patrioti
e
dove
tanti
italiani
,
tra
sempre
nuove
angustie
e
vessazioni
,
attendono
,
di
giorno
in
giorno
,
la
liberazione
.
La
vera
Italia
è
qua
dove
se
ne
ascolta
il
pianto
,
e
dove
riconoscendone
,
con
virile
franchezza
,
la
miseria
materiale
e
morale
in
cui
è
caduta
,
già
si
è
intenti
alla
laboriosa
opera
di
ricostruzione
la
quale
dovrà
essere
basata
,
perché
possa
conseguire
in
pieno
il
suo
scopo
,
sulla
più
vasta
mobilitazione
di
tutte
le
residue
energie
popolari
.
I
giorni
che
passano
rendono
più
critica
e
penosa
la
condizione
di
chi
non
partecipa
alla
lotta
e
non
vi
si
impegna
a
fondo
,
estraniandosi
da
un
conflitto
alla
durata
ed
alla
sorte
deI
quale
è
strettamente
legato
l
'
avvenire
e
il
benessere
di
tutti
.
Italiani
di
qua
dal
fronte
,
noi
a
cui
è
accaduto
di
riacquistare
la
libertà
e
che
liberamente
attendiamo
alle
nostre
occupazioni
,
senza
che
alcun
poliziotto
tedesco
o
fascista
venga
ad
insidiare
la
tranquillità
dei
nostri
focolari
,
senza
che
turbino
i
nostri
sonni
incubi
di
violenza
e
di
morte
,
chiediamo
alle
Nazioni
Unite
le
armi
già
abbandonate
,
pronti
a
combattere
per
una
miglior
causa
,
per
la
liberazione
del
suolo
nazionale
,
per
il
riscatto
dell
'
Italia
tutta
,
per
una
sicura
era
di
pace
e
di
giustizia
.
Dalle
rovine
della
guerra
,
dal
ricordo
dei
morti
,
dalle
sofferenze
dei
sopravvissuti
,
dal
travaglio
dei
popoli
e
dagli
insegnamenti
del
passato
già
germoglia
,
colorato
dalla
speranza
,
un
mondo
nuovo
.
StampaQuotidiana ,
Incominciarono
ad
operare
l'8
settembre
1943
.
Mentre
il
re
e
Badoglio
fuggivano
e
gli
alti
ufficiali
della
quinta
colonna
,
dalle
poltrone
del
ministero
della
guerra
e
dei
comandi
,
davano
ordine
di
cedere
le
armi
,
e
un
esercito
di
oltre
un
milione
di
uomini
cessava
il
fuoco
appena
lo
aveva
iniziato
,
alle
porte
delle
città
e
nelle
strade
di
campagna
si
videro
i
primi
borghesi
armati
di
vecchi
fucili
e
di
bombe
a
mano
,
contrastare
il
passo
alle
avanguardie
tedesche
.
Erano
dapprima
uomini
isolati
o
soldati
che
si
sentivano
traditi
.
Giorno
per
giorno
i
gruppi
s
'
ingrossavano
;
reparti
interi
,
anche
se
slegati
,
senza
comandi
,
si
ritiravano
sui
monti
per
non
cedere
ai
tedeschi
.
Intanto
nelle
città
e
nei
villaggi
si
organizzavano
i
soccorsi
.
Sotto
gli
occhi
di
nazisti
e
fascisti
,
donne
e
giovinetti
li
rifornivano
di
viveri
e
vestiari
.
Venivano
stabiliti
i
collegamenti
fra
i
gruppi
isolati
e
costituite
le
prime
"
bande
"
.
Da
oltre
cinque
mesi
non
danno
requie
al
nemico
.
Su
un
terreno
che
brucia
loro
sotto
i
piedi
,
i
tedeschi
sentono
su
di
loro
l
'
incubo
,
la
minaccia
costante
,
ossessionante
:
il
partigiano
.
Ogni
villaggio
,
ogni
gola
di
monte
,
ogni
svolta
di
strada
rappresentano
altrettanti
pericoli
incombenti
;
il
colpo
può
partire
dalla
scarpata
della
strada
,
come
da
una
finestra
socchiusa
.
Tagliano
i
collegamenti
,
fanno
saltare
i
binari
o
un
ponte
pochi
minuti
prima
che
vi
passi
il
treno
,
incendiano
depositi
di
carburanti
e
munizioni
,
ostacolano
in
tutti
i
modi
le
operazioni
militari
del
nemico
;
sono
dappertutto
,
disposti
a
tutto
.
Controllano
attivamente
le
mosse
del
nemico
;
lo
obbligano
a
stabilire
presidi
nelle
città
e
in
punti
strategici
,
sminuendone
la
forza
d
'
insieme
.
I
partigiani
sono
oggi
il
simbolo
dell
'
Italia
antifascista
e
antinazista
;
rappresentano
la
ribellione
a
vent
'
anni
di
oppressione
e
di
vergogna
,
la
volontà
di
riscattare
col
sangue
la
libertà
al
nostro
paese
.
Essi
sanno
per
che
cosa
combattono
;
hanno
capito
chi
sono
i
veri
nemici
.
Nei
primi
giorni
potevano
anche
essere
solo
dei
delusi
o
solo
dei
traditi
;
ora
sanno
che
difendono
la
propria
dignità
e
la
propria
libertà
riacquistate
per
così
breve
tempo
.
Nessuno
li
ha
obbligati
,
nessun
carabiniere
è
andato
a
prelevarli
.
Hanno
abbandonato
la
propria
casa
,
e
spesso
le
comodità
della
propria
casa
,
volontariamente
hanno
lasciato
la
moglie
e
i
figli
;
si
sono
uniti
agli
altri
compagni
nascosti
nei
boschi
;
sfidano
il
freddo
,
la
fame
e
rischiano
la
vita
ogni
giorno
e
ogni
notte
.
Hanno
accettato
una
disciplina
di
ferro
,
obbediscono
a
un
capo
che
non
conoscevano
,
ma
lo
vedono
sempre
,
primo
nell
'
affrontare
i
pericoli
dell
'
agguato
e
della
guerriglia
.
Questi
sono
gli
uomini
che
lavorano
in
prima
linea
alla
rinascita
della
nuova
Italia
,
di
quell
'
Italia
libera
e
democratica
,
che
abbiamo
sognato
nel
carcere
,
in
esilio
e
al
confino
,
I
lavoratori
,
i
governanti
,
i
cittadini
tutti
dell
'
Italia
liberata
,
non
dovranno
sentirsi
in
pace
con
la
propria
coscienza
,
fino
a
quando
non
dimostreranno
,
con
la
loro
opera
,
col
sacrificio
della
propria
vita
,
di
essere
degni
di
questi
fratelli
che
,
con
le
armi
e
con
gli
scioperi
,
nell
'
Italia
occupata
,
aprono
l
'
orizzonte
alle
migliori
speranze
nell
'
avvenire
del
proletariato
italiano
.
StampaQuotidiana ,
La
"
Società
Mazziniana
"
di
New
York
e
il
movimento
"
Libera
Italia
"
di
Londra
hanno
inviato
i
seguenti
messaggi
di
solidarietà
e
augurio
per
la
lotta
antifascista
e
per
la
libertà
d
'
Italia
:
La
società
Mazzini
,
a
nome
di
tutti
i
suoi
membri
,
invia
auguri
a
tutti
i
gruppi
che
costituiscono
i
Comitati
di
Liberazione
Nazionale
e
desidera
esprimere
la
sua
continua
solidarietà
nella
lotta
in
corso
per
liberare
l
'
Italia
dai
fascisti
all
'
interno
e
dai
suoi
nemici
all
'
esterno
.
Il
movimento
"
Libera
Italia
"
in
Londra
spera
che
il
Congresso
risolverà
il
problema
fondamentale
della
libertà
italiana
ed
esprime
la
speranza
di
potervi
partecipare
.
La
Giunta
Esecutiva
ha
risposto
come
segue
:
La
Giunta
Esecutiva
per
l
'
Italia
Liberata
ha
molto
apprezzato
gli
auguri
inviati
dalla
Società
Mazzini
.
Il
fascismo
nell
'
Italia
occupata
ed
in
quella
liberata
è
ancora
vivo
e
vitale
.
Ogni
solidarietà
ci
è
preziosa
nella
lotta
dura
e
purtroppo
ancora
sfortunata
,
che
conduciamo
per
liberarcene
.
Il
problema
fondamentale
della
libertà
italiana
non
può
essere
risolto
fin
quando
dureranno
in
Italia
ai
più
alti
posti
di
responsabilità
i
complici
ed
i
profittatori
del
fascismo
.
Il
vostro
messaggio
ci
è
d
'
incoraggiamento
nella
nostra
lotta
di
liberazione
.
StampaQuotidiana ,
Delle
colpe
e
delle
incapacità
del
governo
Badoglio
s
'
è
parlato
fin
troppo
.
Qui
torniamo
in
argomento
soltanto
per
ribattere
a
quella
specie
di
autodifesa
badogliana
che
il
Corriere
,
l
'
abborracciato
giornale
governativo
che
esce
a
Salerno
,
ha
pubblicato
domenica
scorsa
in
risposta
alla
nostra
pubblicazione
di
una
settimana
prima
.
1
)
Il
25
luglio
,
giorno
della
realizzazione
della
congiura
antimussoliniana
,
il
re
e
Badoglio
volevano
continuare
la
guerra
a
fianco
della
Germania
e
contro
gli
Alleati
.
Rovinoso
disegno
perché
i
mezzi
per
fare
la
guerra
non
c
'
erano
mai
stati
né
poteva
crearli
con
un
colpo
di
bacchetta
magica
il
vecchio
maresciallo
;
perché
il
popolo
italiano
la
guerra
non
l
'
aveva
mai
voluta
e
non
la
voleva
a
maggior
ragione
quando
era
ormai
irrimediabilmente
perduta
anche
per
la
Germania
;
perché
questa
avrebbe
continuato
a
ferocemente
dissanguare
l
'
Italia
per
i
suoi
fini
,
per
la
sua
guerra
.
2
)
Il
26
luglio
,
o
,
meglio
,
nella
stessa
notte
dal
25
al
26
,
il
popolo
italiano
manifestò
con
impeto
e
unanimità
entusiasmanti
non
soltanto
la
gioia
per
la
liberazione
dal
giogo
fascista
,
sua
sopratutto
la
sua
volontà
di
pace
e
la
decisione
di
farla
finita
con
i
tedeschi
,
con
la
rovinosa
alleanza
assiale
..
Badoglio
represse
quei
moti
popolari
appunto
perché
(
anche
allora
)
era
di
parere
contrario
e
voleva
continuare
la
guerra
,
perché
"
si
doveva
"
continuare
la
guerra
.
Quale
tremendo
errore
!
Il
popolo
che
usciva
da
una
spietata
oppressione
ventennale
e
stava
ritrovando
volontà
,
spirito
d
'
azione
e
coesione
fu
ancora
una
volta
tradito
.
Badoglio
capì
e
stroncò
sul
nascere
l
'
insurrezione
popolare
che
avrebbe
raggiunto
gli
scopi
per
i
quali
ancor
oggi
combattiamo
(
la
cacciata
dei
tedeschi
,
la
libertà
)
con
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
.
3
)
Rimesso
in
ceppi
il
popolo
,
Badoglio
mancò
in
pieno
ai
suoi
compiti
perché
continuò
a
governare
alla
fascista
e
con
i
fascisti
e
preparò
così
quella
restaurazione
del
fascismo
che
Hitler
voleva
e
ha
ottenuto
.
Mancò
ai
suoi
doveri
,
il
vecchio
maresciallo
,
perché
permise
alla
Germania
l
'
invio
in
Italia
di
quelle
forze
armate
che
avrebbero
esclusa
ogni
possibilità
di
insurrezione
popolare
che
avrebbe
potuto
ancora
salvare
dell
'
Italia
,
il
salvabile
.
Quelle
forze
armate
che
avrebbero
dovuto
come
purtroppo
hanno
fatto
neutralizzare
l
'
esercito
,
4
)
Premuto
dalla
volontà
popolare
ch
'
ebbe
interpreti
presso
il
governo
i
capi
delle
organizzazioni
operaie
(
i
quali
subordinarono
la
loro
accettazione
delle
cariche
confederali
alla
condizione
precisa
dell
'
abbandono
della
Germania
e
della
guerra
)
Badoglio
si
decise
a
chiedere
l
'
armistizio
.
Non
seppe
però
affrontare
apertamente
e
con
decisione
il
nuovo
compito
,
non
seppe
rivendicare
,
nei
confronti
della
Germania
,
il
diritto
del
popolo
italiano
di
provvedere
liberamente
ai
propri
destini
.
E
pose
l
'
Italia
in
quella
penosa
situazione
dell'8
settembre
che
portò
(
primi
i
capi
a
mancare
al
loro
i
dovere
)
alla
dissoluzione
dell
'
esercito
ed
ad
un
altro
tradimento
verso
il
popolo
.
Colpa
ancor
più
grave
di
quella
della
mancata
azione
militare
,
è
quella
di
aver
rifiutato
al
popolo
le
armi
ch
'
esso
aveva
chiesto
per
combattere
con
i
soldati
per
cacciare
i
tedeschi
.
In
quei
giorni
,
che
resteranno
fra
i
più
infausti
e
dolorosi
per
la
nazione
e
per
l
'
esercito
,
il
popolo
fu
nuovamente
tradito
perché
i
capi
militari
favorirono
lo
sbandamento
e
il
dissolvimento
dell
'
esercito
abbandonando
(
primo
fra
gli
altri
proprio
lui
,
Badoglio
)
il
posto
di
combattimento
,
addirittura
ordinando
la
resa
e
la
consegna
delle
armi
.
Perché
il
popolo
in
molti
casi
fu
lasciato
solo
a
combattere
,
e
con
poche
armi
,
incontro
il
tedesco
.
Quel
disorientamento
generale
che
portò
al
definitivo
sopravvento
delle
forze
tedesche
fu
generato
soltanto
dall
'
impreparazione
,
dal
timore
per
le
proprie
sorti
personali
,
dal
tradimento
o
la
fuga
di
chi
doveva
invece
comandare
,
guidare
,
essere
di
esempio
,
battersi
fino
all
'
estremo
sacrificio
.
Quelli
erano
i
giorni
in
cui
si
poteva
e
si
doveva
salvare
l
'
Italia
dai
maggiori
guai
che
,
per
la
continuazione
della
guerra
,
ancor
oggi
si
abbattono
sul
nostro
straziato
paese
:
fame
,
bombardamenti
,
dissanguamento
economico
,
spoliazioni
d
'
ogni
genere
da
parte
dei
tedeschi
,
deportazioni
in
Germania
di
giovani
atti
alle
armi
e
degli
operai
,
ecc
.
ecc
..
5
)
A
parte
il
fatto
che
della
disfatta
hanno
colpa
e
non
secondaria
anche
il
re
e
Badoglio
(
sopratutto
il
Badoglio
fascista
e
capo
di
S
.
M
.
di
Mussolini
)
non
significa
nulla
dire
che
i
mali
dell
'
Italia
sono
conseguenza
della
disfatta
.
Noi
abbiamo
detto
e
ripetiamo
che
nulla
ha
fatto
il
governo
Badoglio
per
quei
mali
,
non
diciamo
guarire
,
ma
almeno
lenire
.
Quel
poco
che
è
stato
fatto
lo
si
deve
agli
Alleati
.
Ma
c
'
è
di
più
:
poco
,
troppo
poco
si
è
fatto
e
si
fa
per
la
guerra
contro
la
Germania
.
E
tutto
questo
perché
il
popolo
sa
e
sente
che
i
sistemi
e
spesso
anche
gli
uomini
son
sempre
quelli
:
fascisti
.
6
)
A
proposito
di
libertà
dobbiamo
ripeterci
:
quel
poco
che
abbiamo
lo
dobbiamo
agli
Alleati
non
a
Badoglio
e
al
suo
governo
.
Il
quale
anzi
non
trascura
occasione
,
o
pretesto
per
chiedere
agli
Alleati
di
limitarcela
.
Il
a
Corriere
cita
il
Convegno
di
Bari
e
il
comizio
di
Napoli
.
Che
faccia
tosta
!
Il
Convegno
di
Bari
fu
concesso
dagli
Alleati
e
il
comizio
di
Napoli
fu
trattato
dai
tre
partiti
organizzatori
con
gli
Alleati
come
"
contropartita
"
della
sospensione
di
lavoro
protesta
dagli
stessi
partiti
propugnata
.
A
proposito
di
libertà
di
stampa
basterà
ricordare
che
le
deliberazioni
della
Giunta
Esecutiva
e
sopratutto
la
confutazione
alle
false
affermazioni
del
ministro
Reale
,
non
furono
potute
pubblicare
su
nessun
quotidiana
dell
'
Italia
regia
né
essere
trasmesse
per
radio
.
Resterebbe
a
parlare
delle
"
espettorazioni
"
come
il
Corriere
definisce
le
denunzie
,
le
accuse
,
le
discussioni
dei
partiti
di
opposizione
.
Troppo
comodo
è
l
'
insulto
volgare
e
gratuito
quando
non
si
sa
né
si
può
ribattere
con
argomentazioni
serie
,
oneste
,
fondate
.
Ci
limiteremo
quindi
a
rilevare
che
,
comunque
,
le
nostre
sono
espettorazioni
pulite
mentre
quelle
del
Corriere
e
altri
corifei
monarchici
e
badogliani
,
sono
espettorazioni
inquinate
e
repellenti
.
E
sopratutto
contagiose
.
StampaQuotidiana ,
Il
cosiddetto
liberalismo
,
quando
,
abbandonando
talvolta
le
consuete
astrazioni
intellettualistiche
,
deve
scendere
sul
terreno
della
pratica
,
si
svela
subito
per
quello
che
veramente
è
:
l
'
espressione
migliore
del
capitalismo
imperante
.
Non
basta
:
brutalmente
si
manifesta
allora
;
in
forma
altezzosa
e
saremmo
per
dire
anche
cinica
,
come
la
pretesa
che
il
popolo
italiano
,
col
suo
lavoro
e
col
sua
risparmio
,
a
proprie
spese
,
debba
ricostituire
la
privata
proprietà
della
ricchezza
distratta
dalla
guerra
.
Agitammo
ed
agitiamo
tuttora
il
problema
delle
nuove
tariffe
delle
imprese
elettriche
non
solo
per
richiamare
l
'
attenzione
dell
'
opinione
pubblica
su
quello
che
riteniamo
uno
scandalo
,
ma
anche
per
dimostrare
palpabilmente
a
quali
estreme
conseguenze
ci
conduce
il
capitalismo
.
È
bastato
che
qualche
impianto
,
già
costruito
colla
sovvenzione
statale
,
risultasse
più
o
meno
gravemente
danneggiato
perché
si
avanzasse
e
venisse
soddisfatta
la
richiesta
che
la
spesa
della
ricostruzione
venisse
prelevata
,
non
dagli
azionisti
e
nemmeno
dalle
riserve
,
ma
invece
dal
consumatore
mercé
l
'
aumento
delle
tariffe
.
La
riduzione
della
produzione
,
causata
dalla
crisi
attuale
,
riduceva
il
profitto
e
ed
impediva
la
realizzazione
e
la
distribuzione
degli
utili
nella
stessa
misura
del
passato
.
Le
società
elettriche
non
hanno
voluto
subire
questa
conseguenza
ineluttabile
che
tutti
i
cittadini
e
attualmente
,
chi
in
un
modo
e
chi
nell
'
altro
,
subiscono
.
Per
mantenere
gli
alti
utili
i
provenienti
dal
forte
consumo
,
quando
questo
è
diminuito
,
hanno
aumentato
le
tariffe
escogitando
il
contributo
fisso
che
grava
su
chi
non
consuma
.
La
generalizzazione
di
questa
metodo
,
agognato
dai
capitalisti
,
nella
ricostruzione
,
condurrebbe
il
popolo
già
abbastanza
dissanguato
alla
schiavitù
ed
alla
oppressione
perenni
.
Tuttavia
il
liberalismo
insorge
quando
noi
diciamo
che
siccome
per
ricostruire
un
paese
devastato
come
il
nostro
occorre
basarsi
sull
'
energia
lavorativa
e
sull
'
immenso
sacrificio
del
proletariato
,
la
ricostruzione
deve
avvenire
esclusivamente
a
favore
del
popolo
lavoratore
.
Per
tanta
gente
ricostruzione
significa
ricostituzione
e
solamente
ricostituzione
della
privata
proprietà
.
Questo
atteggiamento
dimostra
l
'
inguaribile
cecità
della
borghesia
italiana
malgrado
a
quello
che
sta
accadendo
.
L
'
Europa
e
,
con
essa
,
l
'
Italia
,
uscendo
da
questo
infernale
conflitto
,
hanno
bisogno
di
vincere
la
pace
e
per
sempre
.
Per
vincere
la
pace
,
si
deve
è
compiere
uno
sforzo
collettivo
immane
di
centinaia
di
milioni
di
lavoratori
affinché
siano
ricostruite
le
basi
di
esistenza
dei
popoli
.
Questo
sforzo
sarebbe
inutile
se
non
venisse
abolito
,
come
i
popoli
vogliono
,
il
sistema
sociale
che
,
attraverso
il
succedersi
di
crisi
spaventose
,
ci
ha
condotto
a
questa
guerra
.
Questo
sistema
è
provato
è
la
causa
maledetta
di
tutte
le
guerre
,
è
il
germe
diffusivo
di
tutti
gli
odi
e
rancori
tra
le
classi
sociali
ed
i
popoli
.
Questo
sistema
deve
essere
sostituito
non
da
un
illusorio
panorama
economico
,
ma
da
un
altro
sistema
che
è
oramai
un
fatto
compiuto
e
consolidato
nella
grande
Russia
dei
Sovieti
:
la
socializzazione
dei
mezzi
di
produzione
e
di
scambio
.