StampaPeriodica ,
Tra
le
difficoltà
della
critica
letteraria
(
e
,
converrebbe
dire
,
di
ogni
discorso
)
è
che
non
si
può
nella
pratica
di
essa
non
introdurre
,
insieme
coi
concetti
scientificamente
rigorosi
,
altri
che
non
sono
tali
e
che
,
interpretati
poi
con
rigidezza
,
danno
origine
a
pedanterie
ed
errori
,
talvolta
assai
gravi
.
Sono
espedienti
,
senza
dubbio
,
alquanto
pericolosi
,
ma
dei
quali
non
si
può
far
di
meno
;
onde
non
rimane
altro
partito
che
aver
fiducia
nel
lettore
intelligente
.
Come
si
fa
a
scrivere
di
critica
senza
parlare
,
per
es
.
,
talvolta
o
spesso
,
di
metro
,
stile
,
ritmo
,
rima
,
metafore
,
figure
,
realismo
,
simbolo
,
romanzo
,
tragedia
,
lirismo
,
drammatismo
,
musicalità
,
pittoresco
,
scultorio
,
e
via
discorrendo
?
E
,
tuttavia
,
nessuno
di
questi
termini
risponde
a
un
concetto
scientifico
esatto
.
Il
proposito
di
tenersene
libero
e
immune
sarebbe
non
meno
ingenuo
della
pretesa
di
liberarsi
del
linguaggio
,
ossia
di
saltare
sulla
propria
ombra
.
Ciò
che
importa
è
che
quei
concetti
empirici
non
vengano
scambiati
per
teorie
scientifiche
;
che
di
quei
vocaboli
s
'
intenda
il
limite
,
ossia
l
'
ufficio
loro
,
che
è
di
vocaboli
e
non
già
di
pensieri
;
che
se
ne
faccia
uso
pratico
e
non
si
pretenda
,
col
possederli
,
possedere
insieme
una
dottrina
filosofica
.
Questo
e
non
altro
è
il
significato
della
polemica
che
vado
conducendo
da
un
pezzo
contro
di
essi
:
contro
di
essi
,
non
in
quanto
vocaboli
(
ché
anzi
intendo
riserbarmi
pienissimo
il
diritto
di
servirmene
anch
'
io
,
quando
mi
accomodano
)
,
ma
in
quanto
vocaboli
gonfiati
a
teorie
.
Nella
Miscellanea
di
studî
critici
in
onore
di
Arturo
Graf
si
legge
un
lavoro
del
Vossler
:
Stil
,
Rhythmus
und
Reim
in
ihrer
Wechselwirkung
bei
Petrarca
und
Leopardi
,
che
è
tutto
riempito
,
e
come
travagliato
,
dalla
coscienza
circa
il
valore
limitato
delle
distinzioni
,
che
pure
l
'
autore
foggia
e
adopera
.
Il
Vossler
,
analizzando
alcuni
sonetti
del
Petrarca
e
alcune
canzoni
del
Leopardi
,
e
facendo
osservazioni
circa
le
attitudini
poetiche
di
vari
popoli
e
le
forme
poetiche
proprie
di
determinati
tempi
e
di
determinati
temperamenti
di
poeti
,
distingue
,
per
comodo
d
'
indagine
,
una
versificazione
stilistica
e
una
versificazione
acustica
.
Posti
i
quattro
accenti
,
ritmico
,
tonico
,
sintattico
e
stilistico
,
egli
chiama
ritmo
rigorosamente
stilistico
quello
in
cui
tutti
i
quattro
accenti
vanno
d
'
accordo
;
ritmo
acustico
,
quello
in
cui
l
'
accento
stilistico
diverge
;
e
,
principali
casi
intermedi
tra
questi
estremi
,
quello
in
cui
coincidono
tre
accenti
ma
non
il
tonico
,
e
l
'
altro
in
cui
l
'
accento
sintattico
si
allontana
dal
ritmico
.
Analogamente
,
la
rima
si
può
distinguere
in
rima
stilistica
,
quando
cadono
sopra
di
essa
così
l
'
arsi
ritmica
come
quella
stilistica
;
e
in
rima
acustica
,
nel
caso
opposto
(
nell
'
enjambement
)
.
Vi
sono
tipi
di
poesie
in
prevalenza
acustiche
,
e
altre
in
prevalenza
stilistiche
;
e
tipi
misti
,
nei
quali
la
rima
è
acustica
e
il
ritmo
stilistico
,
o
la
rima
stilistica
e
il
ritmo
acustico
.
Ma
il
Vossler
non
solamente
sa
e
dichiara
a
più
riprese
che
codeste
distinzioni
non
sono
giudizi
estetici
,
potendo
essere
bellissima
così
una
poesia
di
tipo
stilistico
come
una
di
tipo
acustico
,
e
bellissimi
(
egli
dice
)
versi
,
in
cui
il
ritmo
sia
sacrificato
allo
stile
,
e
all
'
inverso
;
ma
sa
anche
,
e
dichiara
,
che
la
sua
distinzione
fondamentale
è
affatto
arbitraria
.
Non
esiste
dualismo
tra
acustico
e
psichico
o
stilistico
:
ogni
espressione
stilistica
è
insieme
acustica
,
e
all
'
inverso
:
la
distinzione
,
proposta
da
lui
,
è
semplice
espediente
verbale
(
Nothbehelf
)
.
Egli
si
rifiuta
perciò
di
moltiplicare
i
tipi
dei
sonetti
,
temendo
di
foggiare
un
troppo
pesante
schematismo
e
cadere
in
pedanterie
;
e
pedanteria
chiama
,
infine
,
la
sua
stessa
partizione
di
rima
e
ritmo
in
stilistici
e
acustici
,
mettendo
in
guardia
contro
la
pretesa
di
staccare
suono
e
significato
in
poesia
,
come
,
in
genere
,
contro
ogni
divisione
meccanica
di
ciò
che
è
organico
.
"
Pure
non
si
dimentichi
(
egli
aggiunge
)
che
il
modo
corrente
di
considerare
la
metrica
divisa
dallo
stile
è
pedanteria
egualmente
grande
;
e
ci
si
perdonerà
se
abbiamo
tentato
di
scacciare
il
diavolo
con
Belzebù
"
(
pp
.
480-1
)
.
Pedanteria
l
'
una
e
pedanteria
l
'
altra
;
ma
non
pedanteria
né
l
'
una
né
l
'
altra
,
quando
così
le
distinzioni
del
Vossler
come
quelle
della
metrica
usuale
si
adoperino
senza
attribuire
loro
quel
valore
di
verità
,
al
quale
non
pretendono
.
Il
punto
è
sempre
questo
:
se
la
letteratura
è
fatto
estetico
,
essa
non
può
essere
indagata
in
quanto
letteratura
se
non
in
modo
conforme
alla
sua
natura
,
cioè
esteticamente
(
critica
estetica
o
storia
artistica
,
da
una
parte
;
ed
estetica
o
filosofia
dell
'
arte
,
dall
'
altra
)
.
Ogni
altra
indagine
che
si
proponga
di
cogliere
in
qualsiasi
modo
la
letteratura
in
quanto
letteratura
e
insieme
di
evitare
lo
studio
estetico
non
ha
speranza
di
buona
riuscita
.
Sarà
un
espediente
(
un
Nothbehelf
,
come
ben
lo
denomina
il
Vossler
)
;
ma
adoperare
un
espediente
non
significa
compiere
un
'
indagine
scientifica
.
Perché
mai
il
Vossler
vuole
che
non
s
'
insista
troppo
su
quelle
sue
partizioni
,
e
che
esse
non
siano
usate
rigidamente
?
La
verità
è
rigorosa
,
e
non
le
si
fa
torto
con
l
'
osservarla
rigidamente
.
Ma
egli
ha
coscienza
che
quelle
partizioni
non
sono
scientifiche
,
e
che
trattarle
come
tali
sarebbe
abusarne
.
La
Metrica
,
se
non
vuoi
essere
cosa
assurda
,
non
ha
se
non
due
vie
dinanzi
:
o
rassegnarsi
a
essere
semplicemente
Metrica
,
cioè
schematismo
mnemonico
;
o
trasformarsi
in
Estetica
,
cioè
annullarsi
in
quanto
Metrica
.
II
Ma
io
ho
,
da
qualche
tempo
,
come
un
conto
aperto
col
mio
valoroso
amico
Vossler
,
e
voglio
liquidarlo
ora
che
me
ne
fornisce
egli
medesimo
i
fondi
.
Anni
addietro
,
discussi
con
lui
intorno
a
certe
teorie
del
Gröber
sulla
sintassi
e
la
stilistica
,
negando
a
quelle
teorie
carattere
di
scienza
e
di
criterio
valutativo
.
Sembrava
che
si
trattasse
di
una
questione
del
tutto
finita
;
ma
,
di
recente
,
a
proposito
di
alcuni
lavori
del
Lisio
e
del
Trabalza
,
il
Vossler
è
tornato
a
sostenere
,
almeno
in
parte
,
quelle
teorie
e
a
muovermi
alcune
obiezioni
.
Egli
dice
che
il
Gröber
non
vuole
fare
punto
critica
estetica
,
sì
bene
un
pretto
studio
grammaticale
.
Il
che
io
avevo
compreso
da
un
pezzo
;
ma
la
mia
obiezione
era
che
la
grammatica
non
possa
dar
luogo
a
concetti
rigorosi
,
speculativamente
validi
:
proprio
come
di
sopra
abbiamo
conchiuso
circa
la
Metrica
.
Prendo
un
esempio
che
il
Vossler
reca
.
Lo
svolgimento
storico
delle
lingue
romanze
(
egli
dice
)
condusse
a
porre
il
verbo
innanzi
all
'
oggetto
;
ma
restano
sparse
sopravvivenze
della
collocazione
latina
nel
francese
in
frasi
come
sans
coup
ferir
,
e
,
se
nell
'
italiano
moderno
non
si
conosce
nessuna
di
queste
sopravvivenze
,
nell
'
antico
se
ne
ha
qualche
esempio
.
Quando
perciò
Dante
dice
:
"
E
par
che
sia
una
cosa
venuta
Di
cielo
in
terra
a
miracol
mostrare
"
,
fa
una
inversione
affettiva
,
che
reca
insieme
un
leggiero
profumo
di
cosciente
arcaismo
.
E
di
rimando
io
osservo
:
-
Perché
inversione
affettiva
?
non
è
affettivo
lo
stile
di
Dante
,
anche
quando
non
adopera
siffatta
inversione
?
e
,
se
l
'
affettività
non
è
qualificata
necessariamente
dall
'
inversione
,
se
affettività
e
inversione
non
sono
il
medesimo
,
che
cosa
è
allora
l
'
inversione
?
come
si
stabilisce
?
rispetto
a
che
cosa
è
inversione
?
-
Fino
a
quando
non
si
risponde
a
codeste
obiezioni
scettiche
(
e
rispondervi
mi
sembra
difficile
)
,
una
scienza
grammaticale
e
non
estetica
della
forma
letteraria
rimane
priva
di
fondamento
.
Ed
ecco
un
altro
esempio
,
fornito
dallo
stesso
Vossler
.
Il
modo
congiuntivo
delle
parole
flessibili
serve
sempre
e
unicamente
in
tutte
le
lingue
romanze
a
esprimere
una
cosa
non
,
come
si
credeva
prima
,
in
quanto
irreale
o
in
quanto
ipotetica
,
ma
in
quanto
pensata
.
Onde
il
Gröber
dice
:
"
Der
Konjunktiv
ist
der
Modus
des
Gedachten
"
.
Scrive
il
Pellico
nel
principio
de
Le
mie
prigioni
:
"
Il
custode
...
si
fece
da
me
rimettere
con
gentile
invito
...
orologio
,
danaro
e
ogni
altra
cosa
ch
'
io
avessi
in
tasca
"
.
Il
custode
,
dunque
,
da
spia
e
aguzzino
ch
'
egli
è
per
natura
,
non
si
contenta
del
contenuto
reale
della
tasca
del
Pellico
;
desidera
non
quello
che
c
'
è
,
ma
quello
che
,
secondo
la
sua
sospettosa
immaginazione
,
ci
può
essere
.
Ora
non
c
'
è
congiuntivo
che
non
sia
adoperato
così
;
quantunque
il
Grbber
si
guardi
bene
dal
sostenere
l
'
inverso
,
ossia
che
,
per
esprimere
una
cosa
in
quanto
pensata
,
sia
indispensabile
il
congiuntivo
.
-
E
io
osservo
:
-
Ottimamente
;
ma
che
cosa
è
il
modo
?
e
che
cosa
è
il
congiuntivo
?
Avendo
il
congiuntivo
in
comune
con
altre
espressioni
l
'
espressione
del
pensato
,
definirlo
come
il
modo
del
pensato
non
è
sufficiente
.
Quando
,
dunque
,
mi
si
sarà
data
la
definizione
generale
dei
modi
,
nonché
quella
particolare
del
congiuntivo
,
ne
riparleremo
.
Ma
nessuno
me
le
darà
,
perché
quelle
definizioni
contrasterebbero
con
la
natura
delle
sempre
varie
e
individue
espressioni
linguistiche
.
Quale
scarso
valore
abbia
lo
schematismo
delle
parti
del
discorso
,
ho
detto
altra
volta
e
non
occorre
che
mi
ripeta
.
III
Al
Gröber
spetta
il
merito
di
aver
sentito
l
'
insufficienza
scientifica
della
Grammatica
usuale
;
ma
egli
tenta
,
a
parer
mio
,
l
'
impossibile
,
quando
vuole
correggerla
col
determinare
le
funzioni
delle
forme
espressive
,
laddove
converrebbe
abbandonarla
senz
'
altro
(
abbandonarla
,
dico
,
come
scienza
e
ricerca
rigorosa
)
.
Emanuele
Kant
nel
saggio
sulla
Falsa
sottigliezza
delle
quattro
figure
del
sillogismo
,
a
proposito
di
certe
correzioni
che
il
Crusius
aveva
cercato
d
'
introdurre
in
quella
teoria
,
esclama
:
"
Peccato
che
uno
spirito
superiore
si
dia
tanta
pena
per
migliorare
una
cosa
inutile
.
La
cosa
utile
sarebbe
non
già
di
migliorarla
,
ma
di
abolirla
"
(
Man
kann
nur
was
Nützliches
thun
,
wenn
man
sie
vernichtigt
)
.
Il
quale
detto
si
applica
esattamente
al
caso
presente
.
E
voglio
spiegare
anche
,
in
ultimo
,
perché
io
me
la
sia
presa
proprio
col
Gröber
.
Non
certo
pel
gusto
di
punzecchiare
e
tormentare
un
dotto
uomo
,
che
altamente
stimo
,
ma
per
atto
di
omaggio
.
Il
Gröber
riduce
la
Grammatica
a
cosa
tanto
lieve
,
tanto
sottile
,
tanto
evanescente
,
che
ormai
è
facile
soffiarvi
sopra
e
dissiparla
.
Il
perfezionamento
di
certe
cose
è
la
loro
morte
.
La
vecchia
Grammatica
normativa
era
un
muro
bronzeo
,
e
per
abbatterla
sarebbe
bisognato
il
martello
;
ma
il
Gröber
e
il
Vossler
l
'
hanno
ora
affinata
in
modo
che
è
diventata
un
sottilissimo
tramezzo
di
vetro
,
anzi
di
carta
velina
.
Sottile
,
sottilissimo
;
ma
sempre
impedimento
alla
visione
scientifica
precisa
,
con
l
'
annesso
pericolo
che
il
tramezzo
venga
rinsaldato
e
rifatto
muro
possente
.
Mandando
in
frantumi
quel
vetro
,
o
,
se
piace
meglio
,
con
un
lieve
colpo
di
mano
lacerando
quella
carta
velina
,
non
credo
di
avere
compiuto
una
grande
fatica
,
ma
nemmeno
di
aver
fatto
cosa
inutile
.
Bergamo
,
Istituto
italiano
d
'
arti
grafiche
,
1903
,
pp
.
453-481
.
Il
Vossler
parla
(
p
.
457
n
.
)
del
compenso
che
per
la
perdita
del
valore
acustico
si
ha
nel
guadagno
di
un
valore
stilistico
,
e
all
'
inverso
.
In
realtà
,
in
quei
casi
non
vi
ha
perdita
o
guadagno
,
non
vi
ha
sacrificio
di
una
parte
a
un
'
altra
:
un
'
espressione
bella
,
che
appartenga
al
tipo
detto
acustico
,
non
contiene
una
fiacchezza
stilistica
,
compensata
dal
piacere
acustico
,
ma
ciò
che
si
dice
acustico
è
,
a
guardar
bene
,
il
particolare
contenuto
psichico
di
essa
e
lo
stile
che
gli
è
proprio
.
I
due
casi
d
'
imperfezione
estetica
che
il
Vossler
considera
,
nel
primo
dei
quali
il
contenuto
sarebbe
guastato
dalla
rima
e
dal
ritmo
,
e
nell
'
altro
il
ritmo
e
la
rima
sarebbero
guastati
dal
contenuto
,
formano
un
caso
solo
,
e
contenuto
e
forma
(
rima
,
ritmo
,
ecc
.
)
si
guastano
sempre
vicendevolmente
.
Difetto
di
contenuto
è
difetto
di
forma
,
difetto
di
forma
è
difetto
di
contenuto
.
In
una
recensione
nell
'
"
Archiv
f
.
d
.
Studium
d
.
neu
.
Sprach
.
u
.
Lit
.
"
(
vol
.
112
,
pp
.
230-234
)
del
libro
di
L.E.
KASTNER
,
A
history
of
french
versification
(
Oxford
,
1903
)
,
il
Vossler
prende
apertamente
partito
per
una
riforma
estetica
della
Metrica
.
Egli
mostra
il
difetto
delle
solite
trattazioni
,
con
l
'
esempio
non
solo
del
libro
del
Kastner
,
ma
anche
di
quello
sul
medesimo
argomento
del
Tobler
,
e
delle
monografie
del
Biadene
e
di
altri
,
e
sostiene
che
non
si
possano
scindere
in
modo
netto
verso
e
prosa
,
che
lo
studio
dei
versi
si
debba
fare
guardando
al
fine
artistico
e
non
mercé
regole
estrinseche
,
e
che
perciò
la
loro
storia
non
sia
da
considerare
quasi
ramo
indipendente
del
sapere
,
ma
da
unire
alla
storia
della
poesia
.
Assurdo
è
il
procedere
dei
trattatisti
della
metrica
storica
,
che
prendono
un
verso
francese
antico
,
per
es
.
il
decasillabo
,
e
di
questo
una
determinata
varietà
,
per
es
.
,
quello
con
cesura
epica
dopo
la
sesta
,
e
costruiscono
su
tali
basi
un
più
antico
tipo
volgare
-
latino
con
cesura
e
terminazione
proparossitona
,
ricongiungendo
a
questo
modo
il
verso
francese
al
saturnio
latino
.
Come
se
la
metrica
storica
sia
in
grado
di
stabilire
una
continuità
di
schemi
metrici
,
indipendente
dalla
continuità
della
storia
letteraria
;
come
se
si
possano
,
così
semplicemente
,
restituire
i
termini
medi
,
andati
perduti
nella
storia
dello
spirito
;
come
se
,
guardando
solo
le
lettere
,
sia
dato
trovare
una
connessione
tra
alòpex
e
"
volpe
"
!
Conseguenza
del
modo
di
vedere
del
Vossler
è
(
come
si
è
detto
di
sopra
)
l
'
annullamento
della
Metrica
,
risoluta
,
in
quanto
teoria
,
nell
'
Estetica
,
e
,
in
quanto
storia
e
critica
,
nella
Storia
e
Critica
letteraria
.
-
Per
mia
parte
,
non
vedo
difficoltà
a
lasciare
vivere
una
Metrica
,
a
un
dipresso
del
vecchio
stampo
,
come
produzione
schematica
o
naturalistica
.
"
Zeitschr
.
für
roman
.
Philol
.
"
,
vol
.
XXVII
,
1903
,
pp
.
352-364
.
Anche
il
SAVI
LOPEZ
,
Un
nuovo
libro
di
sintassi
storica
e
psicologica
(
in
"
Nuovo
ateneo
siciliano
di
Catania
"
,
I
,
1904
,
pp
.
2-5
)
,
mi
spiega
qualcosa
di
simile
;
e
soggiunge
:
"
Sono
concetti
elementari
;
ma
si
direbbe
che
in
Italia
abbiano
ancor
bisogno
di
chi
ne
bandisca
la
verità
e
l
'
efficacia
"
.
Con
licenza
del
Savi
Lopez
,
credo
che
la
cosa
stia
proprio
all
'
inverso
:
cioè
,
che
i
concetti
elementari
,
dei
quali
conviene
che
si
"
bandisca
"
ancora
la
verità
,
non
siano
quelli
ricordati
da
lui
,
ma
questi
che
io
sostengo
.
La
verità
dei
quali
par
che
sia
da
"
bandire
"
non
solo
in
Italia
.
Il
Vossler
domanda
:
-
Se
l
'
uso
linguistico
,
come
vuole
il
Croce
,
è
un
ente
immaginario
,
in
qual
modo
è
possibile
l
'
apprendimento
di
una
lingua
,
che
cangia
sempre
rapidamente
da
individuo
a
individuo
?
-
L
'
obiezione
si
risolve
col
riflettere
che
noi
non
apprendiamo
la
lingua
che
parliamo
,
ma
apprendiamo
a
crearla
;
forniamo
,
sì
,
la
memoria
di
prodotti
linguistici
(
del
nostro
ambiente
storico
-
linguistico
)
,
ma
ciò
serve
come
base
e
presupposto
della
nuova
produzione
e
creazione
.
Così
la
lingua
cangia
da
individuo
a
individuo
e
da
una
proposizione
all
'
altra
dello
stesso
individuo
,
sebbene
a
chi
guarda
di
fuori
e
all
'
ingrosso
sembri
qualcosa
di
costante
:
come
costante
ci
appare
per
lunghi
tratti
di
tempo
il
nostro
corpo
,
che
pure
cangia
a
ogni
attimo
.
Ho
accolto
nel
volume
questo
scritto
e
i
due
che
lo
precedono
,
perché
giovano
a
risolvere
difficoltà
che
a
volte
si
riaffacciano
.
Ma
essi
non
serbano
più
valore
alcuno
nei
rapporti
del
Vossler
,
i
cui
concetti
sulla
lingua
e
lo
stile
hanno
preso
forma
nuova
e
ben
più
matura
nel
volume
:
Positivismo
e
idealismo
nella
scienza
del
linguaggio
(
trad
.
ital
.
,
Bari
,
Laterza
,
1908
)
;
intorno
al
quale
,
si
vedano
Conversazioni
critiche
,
I
,
87-105
.
StampaPeriodica ,
Il
processo
al
partito
cominciò
alle
nove
del
mattino
.
Domenica
21
novembre
c
'
erano
150
operai
socialisti
nel
salone
dell
'
Istituto
autonomo
case
popolari
in
corso
Dante
a
Torino
.
Qualcuno
aveva
in
tasca
,
segnata
in
rosso
,
la
copia
dell
'
«
Avanti
!
»
con
la
lunga
relazione
(
167
cartelle
)
tenuta
sei
giorni
prima
dal
segretario
nazionale
Bettino
Craxi
al
comitato
centrale
.
Altri
stringevano
in
mano
brevi
appunti
scritti
con
rabbia
durante
le
cento
e
più
assemblee
dei
nuclei
aziendali
socialisti
,
i
Nas
,
che
avevano
preceduto
l
'
incontro
.
Davanti
a
loro
,
mani
infilate
nella
giacca
blu
,
Craxi
ascoltava
immobile
.
Parlò
per
primo
Guido
Celotto
,
un
operaio
della
FIAT
Mirafiori
:
«
Le
partite
a
scacchi
giocate
dai
notabili
ci
hanno
rotto
le
palle
.
Fuori
dal
partito
i
burocrati
e
le
clientele
»
.
Seguì
Renzo
Caddeo
,
sindacalista
di
Orbassano
,
un
comune
della
cintura
rossa
:
«
I
vecchi
leader
hanno
massacrato
l
'
immagine
del
partito
»
.
Poi
attaccò
Renato
Fiori
,
delegato
della
FIAT
Lingotto
:
«
Voi
dirigenti
non
vi
fate
mai
vedere
in
fabbrica
»
.
E
nella
sala
si
fece
silenzio
quando
un
vecchio
militante
si
alzò
a
parlare
con
accenti
di
rammarico
:
«
Una
volta
se
per
strada
passava
un
socialista
la
gente
diceva
:
ecco
un
galantuomo
»
.
Nei
cinque
mesi
della
segreteria
,
Craxi
ha
sentito
solo
lamentele
,
rimproveri
,
amarezze
di
socialisti
delusi
e
sconcertati
per
la
sconfitta
elettorale
del
20
giugno
e
per
lo
stato
comatoso
del
partito
.
Eletto
segretario
in
uno
dei
momenti
più
difficili
della
storia
del
PSI
,
nel
clima
di
intrighi
e
di
colpi
di
mano
dell
'
hotel
Midas
,
Craxi
era
sembrato
all
'
inizio
solo
il
gestore
della
catastrofe
.
La
sua
elezione
venne
accolta
da
una
diffidenza
generale
:
gli
extraparlamentari
di
sinistra
ricordavano
i
suoi
legami
con
gli
americani
;
«
Le
Monde
»
lo
definì
«
il
tedesco
»
per
le
sue
simpatie
verso
la
socialdemocrazia
di
Bonn
;
i
comunisti
si
chiusero
nel
silenzio
,
per
evitare
di
dargli
credito
troppo
precipitosamente
;
numerosi
dirigenti
socialisti
sospettarono
che
volesse
riprendere
i
contatti
con
la
DC
per
rifare
un
centro
sinistra
appena
riverniciato
.
Poi
,
in
poche
settimane
,
la
trasformazione
.
«
Come
accade
spesso
nella
storia
gli
uomini
,
quando
assumono
una
funzione
,
cambiano
e
adeguano
la
loro
attività
alla
carica
che
ricoprono
»
spiega
sorridendo
Riccardo
Lombardi
,
fino
a
qualche
mese
fa
uno
dei
più
duri
critici
di
Craxi
.
«
Urbano
VIII
,
finché
era
astronomo
,
appoggiava
le
teorie
di
Galileo
.
Diventato
papa
le
condannò
»
.
Il
ritocco
decisivo
alla
sua
immagine
,
il
segretario
l
'
ha
dato
al
comitato
centrale
.
Entrato
sotto
il
segno
ambiguo
del
Midas
,
ne
è
uscito
notevolmente
rafforzato
nel
prestigio
e
nel
peso
politico
.
«
Intorno
a
Craxi
c
'
è
una
maggioranza
che
è
d
'
accordo
su
un
certo
numero
di
proposte
,
alcune
delle
quali
suggerite
in
questi
anni
dalla
sinistra
socialista
e
imposte
dai
settori
più
avanzati
della
base
»
spiega
Antonio
Giolitti
,
ex
antagonista
di
Craxi
per
la
carica
di
segretario
del
partito
,
ora
su
posizioni
di
cauta
solidarietà
.
All
'
allargamento
dei
consensi
nei
suoi
confronti
Craxi
è
arrivato
soprattutto
grazie
al
suo
appoggio
deciso
alla
linea
politica
dell
'
alternativa
di
sinistra
e
al
rifiuto
dell
'
alleanza
a
due
con
la
DC
(
come
invece
vorrebbero
i
due
leader
storici
del
partito
,
Francesco
De
Martino
e
Giacomo
Mancini
,
usciti
sconfitti
dal
comitato
centrale
)
.
Una
scelta
chiesta
senza
incertezza
da
quasi
tutta
la
base
.
Reduce
da
un
viaggio
in
Emilia
e
Romagna
,
Luigi
Covatta
,
dirigente
dell
'
ufficio
studi
del
PSI
,
ricorda
una
riunione
a
Carpi
fra
operai
,
professori
e
studenti
.
«
Tutti
mi
hanno
detto
:
mai
più
con
la
DC
da
soli
.
Dobbiamo
fare
una
cura
di
estraneità
dal
governo
.
»
Pochi
giorni
fa
a
Bologna
,
alla
conferenza
operaia
,
l
'
applauso
più
lungo
e
ripetuto
è
toccato
a
Fabrizio
Cicchitto
dell
'
ufficio
sindacale
del
partito
,
sempre
polemico
e
sprezzante
nei
confronti
dei
democristiani
.
Nei
congressi
delle
300
sezioni
di
Milano
l
'
esodo
dei
demartiniani
verso
le
posizioni
di
Aldo
Aniasi
,
uno
dei
più
convinti
sostenitori
dell
'
alternativa
di
sinistra
,
è
notevole
.
Così
a
Torino
e
a
Genova
.
«
La
linea
di
De
Martino
non
garantisce
al
partito
nessuna
prospettiva
»
confessa
Antonio
Canepa
,
un
dirigente
socialista
ligure
,
ex
demartiniano
.
Alcune
conversioni
sono
sembrate
a
volte
sospette
:
in
Sicilia
,
Salvatore
Lauricella
,
ex
ministro
dei
Lavori
pubblici
,
uno
dei
dirigenti
più
criticati
di
tutto
il
partito
,
si
è
adeguato
da
un
giorno
all
'
altro
al
nuovo
corso
nella
speranza
di
rimanere
a
galla
.
In
complesso
il
fenomeno
dell
'
annullamento
delle
correnti
tradizionali
e
della
loro
confluenza
nella
nuova
linea
si
fa
strada
.
Soltanto
nel
Centro
Sud
,
molte
sezioni
e
federazioni
,
manciniane
e
demartiniane
a
oltranza
per
ragioni
di
potere
,
resistono
.
Quasi
600
mila
iscritti
,
composto
per
la
maggior
parte
di
studenti
e
di
impiegati
(
il
34%
)
il
Partito
socialista
ha
perso
col
passare
degli
anni
la
caratteristica
di
partito
in
maggioranza
operaio
che
aveva
negli
anni
Cinquanta
,
ai
tempi
di
Rodolfo
Morandi
(
dalle
fabbriche
viene
solo
il
16,43%
degli
iscritti
)
,
ed
è
diventato
un
partito
dalle
caratteristiche
governative
,
gonfiato
dalle
iscrizioni
clientelari
(
il
76%
degli
iscritti
di
oggi
ha
preso
la
tessera
con
il
centrosinistra
)
.
«
Per
far
vincere
la
battaglia
al
gruppo
dirigente
e
arrivare
davvero
al
rilancio
del
PSI
»
dice
il
sindaco
di
Pavia
,
Elio
Veltri
,
«
si
devono
muovere
i
giovani
.
»
A
Pavia
,
una
delle
città
dove
il
nuovo
corso
si
fa
sentire
di
più
,
l
'
età
media
degli
attivisti
del
partito
è
la
più
bassa
d
'
Italia
,
30
anni
,
e
nei
congressi
di
sezione
non
sono
state
presentate
liste
di
corrente
ma
raggruppamenti
unitari
.
A
Trento
,
dove
già
nel
1972
un
nucleo
di
giovani
lombardiani
aveva
tagliato
tutti
i
legami
con
la
DC
,
passando
all
'
attacco
e
lanciando
la
proposta
dell
'
alternativa
di
sinistra
,
alle
elezioni
politiche
il
PSI
è
avanzato
di
quasi
cinque
punti
in
percentuale
.
Sono
innovazioni
ed
esperimenti
che
spesso
suscitano
contrasti
e
lotte
dure
in
un
partito
dove
la
spinta
alla
poltrona
di
centrosinistra
conta
ancora
.
Un
piccolo
esempio
di
questi
scontri
fra
generazioni
di
socialisti
è
Collesano
,
un
paesone
della
provincia
di
Palermo
.
Preso
il
controllo
della
sezione
,
i
giovani
socialisti
hanno
deciso
di
rompere
con
il
centrosinistra
che
governa
il
Comune
.
Ma
tre
consiglieri
comunali
su
quattro
si
sono
rifiutati
di
dimettersi
.
Preferivano
un
comodo
governo
con
la
DC
.
L
'
abitudine
al
centrosinistra
,
agli
agi
del
tranquillo
potere
coi
democristiani
tocca
molti
quadri
del
PSI
.
È
il
partito
degli
assessori
,
che
resiste
alle
innovazioni
,
e
contro
il
quale
la
battaglia
di
Craxi
è
ancora
tutt
'
altro
che
vinta
:
«
Lo
scoglio
vero
è
la
moralizzazione
del
partito
»
dicono
i
collaboratori
del
segretario
socialista
.
Spinta
dalla
direzione
,
la
commissione
di
controllo
,
un
organo
che
in
passato
ha
funzionato
in
maniera
discontinua
,
è
tornata
a
una
discreta
efficienza
.
Obiettivo
:
ripulire
la
periferia
più
inquinata
dal
sottogoverno
.
In
quattro
mesi
i
discussi
dirigenti
di
sette
federazioni
sono
stati
destituiti
e
al
loro
posto
è
stato
nominato
un
commissario
.
Fra
qualche
mese
analoghi
provvedimenti
colpiranno
altre
sei
federazioni
.
Quasi
dovunque
sono
stati
inviati
ispettori
per
controllare
il
tesseramento
,
artefatto
soprattutto
in
Calabria
e
in
Sicilia
.
A
Salerno
,
feudo
del
deputato
manciniano
Enrico
Quaranta
,
il
commissario
Raffaele
Delfino
ha
cominciato
col
far
pagare
le
quote
di
finanziamento
obbligatorio
al
partito
,
sinora
evase
,
a
sindaci
,
consiglieri
comunali
,
amministratori
di
enti
pubblici
,
riuscendo
a
raccogliere
,
in
pochi
giorni
,
14
milioni
.
Lo
sforzo
di
Craxi
e
della
maggioranza
che
lo
sostiene
è
anche
diretto
a
riorganizzare
il
partito
secondo
nuovi
schemi
:
minor
accentramento
,
maggior
responsabilità
alle
federazioni
,
divisione
dell
'
attività
di
partito
in
quattro
collettivi
di
lavoro
(
economia
,
cultura
,
organizzazione
,
diritti
civili
)
,
istituzione
di
una
Scuola
di
partito
e
di
centri
di
formazione
dei
quadri
,
alcuni
dei
quali
autogestiti
dalla
base
.
In
alcune
federazioni
i
corsi
sono
già
cominciati
,
in
altri
(
Pavia
,
per
esempio
)
i
congressi
di
sezione
sono
stati
trasformati
in
lezioni
di
tipo
quasi
universitario
di
politica
e
di
economia
.
«
Il
20
giugno
ci
ha
fatto
capire
»
dice
il
senatore
calabrese
Sisinio
Zito
,
condirettore
di
«
Mondo
operaio
»
,
la
rivista
ideologica
del
PSI
«
che
gli
sbandamenti
politici
sono
stati
anche
una
conseguenza
di
un
modo
di
far
politica
strozzato
e
verticistico
»
.
Uno
degli
strumenti
principali
di
educazione
e
formazione
dei
quadri
sarà
l
'
«
Avanti
!
»
,
il
quotidiano
del
PSI
che
col
nuovo
anno
cambierà
aspetto
(
uscirà
formato
tabloid
)
e
contenuti
.
Secondo
la
direzione
,
dovrebbe
servire
a
sviluppare
il
dibattito
politico
attorno
alle
tesi
del
partito
.
Dietro
a
tutte
queste
iniziative
,
il
Centro
studi
,
guidato
da
Covatta
,
strumento
per
la
delicata
operazione
di
identificazione
e
di
recupero
dell
'
area
socialista
.
Insieme
con
Covatta
lavorano
studiosi
come
Stefano
Rodotà
,
Giuseppe
Tamburrano
,
Massimo
Teodori
,
Ruggero
Orfei
,
Gino
Giugni
,
Giorgio
Ruffolo
,
nel
tentativo
di
allacciare
contatti
con
la
nuova
realtà
di
base
,
i
consigli
di
quartiere
,
di
fabbrica
,
di
scuola
,
i
partiti
laici
minori
,
i
radicali
(
a
Genova
,
Bologna
,
Pavia
,
PSI
e
PR
hanno
già
cominciato
a
lavorare
insieme
,
con
la
prospettiva
di
liste
comuni
alle
prossime
elezioni
)
.
Il
modello
è
soprattutto
il
Partito
socialista
francese
di
François
Mitterrand
,
un
partito
che
dopo
anni
di
crisi
è
riuscito
a
passare
dal5
al
27%
.
Secondo
i
socialisti
italiani
tra
i
due
partiti
esistono
alcune
differenze
fondamentali
:
«
Il
PSF
è
cresciuto
anche
con
l
'
appoggio
dei
club
politico
-
culturali
,
esperienze
ben
radicate
nella
storia
francese
,
ma
di
poca
consistenza
in
quella
italiana
»
ricorda
Enrico
Manca
,
membro
della
direzione
del
PSI
.
«
Inoltre
venne
spinto
verso
l
'
alleanza
delle
sinistre
dal
gollismo
,
un
'
esperienza
irripetibile
in
Italia
»
.
Ma
ci
possono
essere
strette
rassomiglianze
.
«
Identificazione
di
un
ruolo
specifico
e
autonomo
del
PSI
,
né
subalterno
al
PCI
e
alla
DC
né
interprete
di
una
terza
forza
di
tipo
anticomunista
»
spiega
Aldo
Aniasi
,
«
rapporto
con
le
masse
dei
lavoratori
cattolici
che
in
Francia
hanno
contribuito
al
successo
di
Mitterrand
.
Un
fenomeno
che
potrebbe
ripetersi
anche
in
Italia
»
.
Superato
l
'
anticlericalismo
di
stampo
ottocentesco
,
í
socialisti
sono
oggi
sempre
più
attenti
al
recupero
della
sinistra
CISL
e
dei
militanti
aclisti
.
«
Oggi
nella
federazione
bolognese
del
PSI
»
dice
Gabriele
Gherardi
,
ex
direttore
della
rivista
cattolica
«
Il
Regno
»
,
responsabile
della
commissione
culturale
del
PSI
a
Bologna
«
ci
sono
almeno
15
quadri
di
partito
di
un
certo
rilievo
che
sono
cattolici
.
Forse
molti
non
lo
sanno
,
perché
il
PSI
non
ha
mai
esibito
i
suoi
voti
cattolici
.
Non
li
ha
mai
strumentalizzati
,
come
è
successo
invece
in
altri
partiti
»
.
Le
nuove
posizioni
del
Partito
socialista
sono
state
valutate
positivamente
dal
PCI
.
«
Con
le
loro
posizioni
»
ha
scritto
Achille
Occhetto
,
segretario
regionale
della
Sicilia
,
sull
'
«
Unità
»
del
21
novembre
,
«
i
compagni
socialisti
dimostrano
di
voler
concorrere
in
modo
unitario
alla
definizione
positiva
di
un
nuovo
quadro
politico
.
Si
tratta
indubbiamente
di
una
rilevante
novità
»
.
A
questo
riavvicinamento
fra
i
due
partiti
,
nonostante
gli
attriti
e
le
polemiche
che
continuano
in
periferia
(
in
Lombardia
,
in
Umbria
,
in
Emilia
Romagna
,
dove
i
socialisti
mal
sopportano
l
'
egemonia
comunista
nelle
giunte
locali
e
la
linea
del
compromesso
storico
.
«
Sono
stufo
di
vedere
Zangheri
cantare
la
serenata
alla
DC
»
dice
Vito
Germinario
,
capogruppo
del
PSI
a
Bologna
)
,
i
dirigenti
del
PSI
danno
due
spiegazioni
:
maggiore
credibilità
di
Craxi
in
via
delle
Botteghe
Oscure
e
desiderio
da
parte
dei
comunisti
di
trovare
nel
PSI
un
sostegno
in
un
momento
difficile
anche
per
loro
e
per
il
paese
.
«
Ma
avvicinamento
non
vuoi
dire
confusione
di
ruoli
»
avverte
Manca
.
«
Mai
come
oggi
siamo
stati
così
distanti
dal
PCI
sul
problema
della
fusione
fra
i
due
partiti
e
così
vicini
rispetto
agli
obiettivi
da
raggiungere
»
.