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Credo che siamo parecchi ( e da qualche tempo siamo anche aumentati ) a dichiarare rifacendo Eckermann che « l ' Ingegnere Carlo Emilio Gadda è tra i nostri Autori quello cui si è sempre rivolto lo sguardo come a una stella polare : i suoi detti sono in perfetta armonia col nostro modo di pensare , e ci scoprono continuamente sempre più alti punti di vista . Perciò ci si studia di penetrare sempre di più nella struttura della sua arte , e il nostro intimo amore e l ' ammirazione per l ' Ingegnere hanno in sé qualche cosa di passionale ... » . Nulla risulta però difficile come tributare un giusto omaggio al suo riserbo e alla sua ritrosia , evitando che qualche connotato di natura pittoresca inquini il rigore della testimonianza . Proprio perché è quasi impossibile restituire l ' affascinante mélange di contraddizioni che è la figura stessa dell ' Ingegnere , un Pietro Micca in abito di Quintino Sella , l ' orgogliosa modestia e l ' ironia dolorosa e la verecondia esplosiva di questo grande scrittore rivoluzionario travestito da professionista borghese conservatore in costante reverenza davanti alle Istituzioni ( dal Castello Sforzesco alla Stazione Nord , dalle Società Anonime alle Banche all ' idioma italo - fiorentino ) nell ' atto stesso in cui mobilita per dilapidarle strepitose risorse etiche e stilistiche , di psicologia e di humour . Traboccano le tentazioni ... Un saggista di scuola francese incline a trattare della letteratura « come di qualcos ' altro » ( vita , sogno , tauromachia ) e dello scrittore « in quanto qualche cosa » ( magari « traître » , o «coupable»...) potrebbe lasciarsi sedurre dall ' ipotesi di un Trattato sull ' Ingegnere « in quanto reduce » : le fissazioni traumatiche sulle sofferenze della guerra e del dopoguerra ; il sentimento di provvisorietà che affligge il ritorno a una vita civile sentita come precaria , estranea , instabile ; i bauli non disfatti ; il rovello per gli anni smarriti in una giovinezza murata e irrecuperabile ... Qualche amico , invece , di fronte all ' originalità quasi raccapricciante delle sue osservazioni , dell ' arrivare comunque alla verità sulle cose , impressionante da parte di qualcuno che vive così palesemente fuori delle cose , è stato afferrato da un dubbio : è vero ? non è vero ? o è possibile che appena voltato l ' angolo , appena al sicuro in casa , l ' Ingegnere nella sua « logicità » sapiente e folle si tolga la maschera con cui si mostra a noi - e che mai toglierà in nostra presenza - e rida divertito delle nostre sciocchezze ? Sarebbe però un torto cedere a una tentazione da Eckermann contemporaneo e descriverlo nell ' atto di emettere giudizi a sorpresa in una serie di quadretti tipo « l ' Ingegnere al ristorante » , « d ' Ingegnere e D ' Annunzio » , « l ' Ingegnere e il twist » , « d ' Ingegnere nella tomba etrusca » . D ' altra parte irripetibilità e pudore cospirano a rendere difficilmente descrivibile l ' esperienza della presenza eccitante e consolatrice dell ' intelletto . Perciò mi è parso più riguardoso interrogarlo con la sua approvazione su un argomento fondamentale : la sua formazione , l ' « iter » spirituale attraverso cui si è venuta componendo una personalità culturale e umana per cui Contini ha parlato di « eminente dignità riflessiva » . « I successivi miei choc di carattere riguardanti la tematica conoscitiva sono stati saltuari e sporadici , non per mia malavoglia o poltroneria , ma perché sono stato boicottato negli anni giovanili » dice l ' Ingegnere ; e accusa il tempo , la stanchezza , la « estrema povertà » : e , prima ancora i genitori che hanno « sabotato » la sua vocazione letteraria , l ' ingegneria « non alta , ma faticosa » ; e la mancanza di libri e di esperienze di viaggio ; la scarsa esperienza della vita , « l ' esperienza non sempre lieta che avevo fatto degli esseri umani » . « Mi sono mancate allora , come a un prigioniero , eccitazioni , fermenti , suggerimenti intellettuali , eccitazioni alla ricerca ... » E negli anni successivi l ' estrema fatica : « costretto agli studi d ' ingegneria , a Milano , non mi hanno lasciato tempo e molte volte neppure la voglia , le possibilità fisiche di ricerche " curiose " » . « Ulteriori gravi traumi sono stati quelli derivanti dalle guerre che la mia generazione ha attraversato : alla prima delle quali ho partecipato con una " passione " positiva , mentre ho subìto come " civile " la seconda con una orrenda e lunga sofferenza , anche fisica . » Formazione perciò lacunosa , « a macchie , a chiazze » . Negli anni dell ' adolescenza sono prevalsi interessi letterari , prevalentemente italiani e latini , con qualche puntata su autori greci ( Omero ) . Poi Dante , Ariosto . « Negli anni ulteriori dopo il liceo ci sono stati momenti di cultura , ricerca , e di " eccitazione " derivanti da indirizzi logico - matematici della eccitazione stessa ( Einstein , la teoria della relatività , più tardi la teoria dei " quanti " , De Broglie ).» « Dopo i contatti letterari di Firenze , tutto il grosso repertorio di idee che si può brevemente designare col nome - se non di psicopatologia - di psicanalisi . » Negli anni Trenta l ' Ingegnere si interessa soprattutto di fenomeni « proibitissimi dal fascismo ... venuti dal di fuori ... " esterofilo " : parola cara al duce , carica di condanna ... » . Studia per esempio ( « per quanto senza possibilità di approfondire ... costretto dal lavoro ... » ) la matematica di Einstein , appunto , e la psicanalisi : « Quando molti ritenevano l ' idea volgare che Freud fosse un pervertito ... e neanche a parlare di Breuer , Charcot ... » . Rivolge cioè la sua attenzione ad alcune fondamentali discipline scientifiche moderne ignorate o trascurate dalla maggior parte dei letterati dell ' epoca , e praticamente mai integrate sul serio alla nostra cultura : ecco un ' altra ragione seria dell ' importanza dell ' Ingegnere per noi . « Avevo già frequentato a Milano come socio di una biblioteca molto bene - e milanesemente - organizzata ( il Circolo Filologico ) i precursori : appunto Charcot , Breuer ... molti altri ... e anche gli psicologi positivisti ; ricordo L ' intelligenza nel regno animale di Tito Vignoli , psicologo lombardo . Si tenga presente che l ' impegno degli studi d ' ingegneria comportava otto ore di attività giornaliera , compreso il disegno ; e a certe esercitazioni , per esempio di mineralogia , occorreva presentarsi alle sette della mattina . Questi milanesi col loro " lavurà " mi hanno dato una bella mazzata sulla testa ... E Roma ? Ne sono amareggiato , stanco ; se potessi me ne andrei subito ; se avessi forza , denaro ... Ah , il romanesimo ... A proposito di psicanalisi devo dire che mi sono avvicinato ad essa negli anni fiorentini dal '26 al '40 quando l ' insieme delle dottrine e delle ricerche di questa grande componente della cultura moderna era visto popolarmente come operazione diabolica e quasi infame , per la crassa opaca ignoranza di molti grossi tromboni della moraloneria e della cultura ufficiale dell 'epoca.» Ma perché è andato a Firenze ? « Manzonianamente ... e anche un po ' come un inglese ( senza quattrini ) del '700 ... Per imparare la lingua e frequentare le biblioteche fiorentine ( e pensare che poi non ne ho avuto quasi mai il tempo ! ) . Il Vieusseux e la Marucelliana hanno sostituito nel mio positivismo illuministico la vecchia organizzatissima biblioteca milanese » . Trovo straordinario andare a Firenze per sciacquar panni lombardi in Arno , e come risultato distruggere il fiorentino con l ' esplosiva operazione linguistica del Pasticciaccio ; ma l ' Ingegnere sorride , non vuol dir niente . Alla psicanalisi mi sono avvicinato e ne ho largamente attinto idee e moventi conoscitivi con una intenzione e in una consapevolezza nettamente scientifico - positivistica , cioè per estrarre da precise conoscenze dottrinali e sperimentali un soprappiù moderno della vecchia etica , della vecchia psicologia , e della cultura che potremmo chiamare parruccona e polverosa di certo tardo illuminismo lombardo . Col comprendere la fenomenologia dell ' inconscio mi è sembrato di fare un passo avanti nella mia struttura di apprenti sorcier . E devo dire che ho incontrato negli studi di filosofia fatti presso l ' Università di Milano ( nel '25 , nel '28 , nel '30 , allora si chiamava ancora Accademia scientifica e letteraria , però conferiva lauree regolari ) un docente di psicologia , Casimiro Doniselli , che mi ha condotto alla possibilità di pensare a una specie di traduzione in termini psicologici di molte posizioni di filosofia teoretica : alcune posizioni teoretiche kantiane potrebbero essere oggi registrate in chiave psicologica , per esempio . » E fra le esercitazioni fatte in questo periodo l ' Ingegnere ne ricorda soprattutto una sull ' apparecchio dell ' udito , in cui la coclea ( che ha la forma della spirale di Cartesio ) funziona come estrattore di logaritmi delle scale sonore . Molto hanno impressionato la mia giovane e ancora inesperta ricerca formativa quei necessariamente limitati avvicinamenti , o approssimazioni , ai maestri della filosofia moderna ... Ho letto Spinoza , Leibniz , Kant ... La lettura dei Nuovi saggi di Leibniz ( tradotti da Cecchi ) e della Teodicea stessa , si può dire che siano stati nettamente formativi per il mio sviluppo e i miei interessi logico - teoretici posteriori ... Ancora oggi sento di dover molto a Leibniz e di riviverne oscuramente i suggerimenti e i pensieri nella ormai declinante vita intellettuale , avviata alla chiusura ... A questo proposito sarebbe mio estremo desiderio di poter lasciare almeno una affrettata e sintetica " operetta " di esegesi da un lato e di " apology " ( nel senso di " giustificazione " ) dei miei momenti di pensiero e degli inevitabili errori ( od eccessi ) a cui la mia affaticata ricerca è andata incontro , come ogni ricerca ... per successivi " tâtonnements " , come ognuno di noi ... forse anche la natura stessa ... si avvicina alle sue " idee " per " tâtonnements " ... e incontrando la dolorosa esperienza di inevitabili "impasses"...» Ma la sezione forse più larga della sua libreria è affollata di volumi di storia . « L ' interesse per gli studi storici può dirsi innato in me ; o se no , ha ricevuto eccitazioni che chiamerò ginnasiali con grande amore e rispetto per gli studi ginnasiali che ho potuto seguire ( Cesare , Tacito , non molto Erodoto ) , i minori latini , più tardi Svetonio ... e perché ho avuto da taluni di questi storici latini ( Tacito , Svetonio ) e dai poeti ... la sensazione che ci sia stato un grande momento della conoscenza umana in cui la storiografia non è stata una menzogna ... senza compromessi , né reticenze ... La stessa sensazione mi è stata data più tardi dagli storici francesi e inglesi ... da Macaulay a Strachey , come specimen ... Lavisse , Michelet , Lefebvre , Bainville ... e da memorialisti altrettanto validi annotatori della realtà e della verità ... Saint - Simon , Retz ... da epistolari , lettere ... mi hanno condotto a interessarmi ai fatti della grande storia francese ... » E il Rinascimento ? « Sì , ho avuto interessi culturali e letterari e di giudizio storiografico ... per gli storici letterati ... la potenza d ' espressione , il senso della verità ... Guicciardini , Machiavelli , Jacopo Nardi ... Però non credo a un Rinascimento politico ... non credo che possa aver dato all ' Italia quello che il valore delle armi e della nobiltà francese ha dato alla Francia ... sempre in esercizio nell ' incontrare la morte ... magari in duello , quando non v ' erano guerre ... Il mio giudizio necessariamente generico per la storia dei Comuni e delle Signorie non ha insomma un carattere idolatra né per gli uni né per le altre , pure ammettendo il carattere di indipendenza eroica del Comune borghese e tessile rispetto all ' ancoraggio dell ' idea imperiale » . E la filologia ? Qui l ' Ingegnere raccomanda di tenere un tono modesto e serio per riguardo agli studiosi specializzati . « ... Uno dei momenti tormentosi della mia modesta e frantumata carriera di scrittore ... Contini per il caso mio molto giustamente parla di " letteratura perduta " , rifacendosi a Proust ... e di un sentimento di frustrazione che starebbe e sta di fatto alla base del mio lavoro e del giudizio che faccio di me stesso ... un fine non raggiunto ... » Ma perché ? Ma come ? L ' Ingegnere scuote la testa , parla di brogliaccio , di macchie d ' inchiostro , di minute confuse e indecifrabili , tossisce , batte le mani sulla tavola , mormora « avevo in mente un programma ... e invece ... solo un avvicinamento a quello che speravo ... tarda riparazione ... citazioni imprecise ... mancato adempimento del compito ... È la questione dell ' espressione ... come un bambino che si preoccupa esclusivamente di far bene il suo compito , mi sono sempre preoccupato di raggiungere non tanto l ' optimum formale " routinier " ( i plurali giusti , le camicie scritte con la "i"...) quanto l ' optimum espressivo ... È chiaro questo , no ? ... È stata infatti usata per me talora come tono d ' accusa o rimprovero la qualifica di espressionista ... Ma io credo che il dovere di un optimum espressionistico incomba a ogni artigiano se non a ogni artista ... al pittore , al sarto , al compositore , e in primis allo scrittore , che maneggia uno strumento assai difficile a possedere e ad usare e cioè l ' idioma ... Ma io ho sentito che in ogni idioma ... lingua o dialetto ... la lingua , che ha dietro di sé una cultura , una scuola , una formazione , un ' accademia , una provenienza da altra lingua madre ... e il dialetto talora con egual provenienza da una lingua madre , come il latino per il dialetto lombardo ... ciò che interessa è la potenza , la tensione espressiva , il voltaggio espressivo ... e indipendentemente dal perbenismo accademizzante a cui si possa essere più o meno vicini ... Non importa se si è prossimi al Rigutini , importa la potenza espressiva ! Quel che accade al dialetto lombardo o alla parlata napoletana rispetto al latino ... e " facite ' a faccia feroce " " è " latino ... da cui entrambi derivano la loro tematica ... gli etimi ... accade anche ad alcune lingue neolatine , le più vive e stupende , il francese e lo spagnolo ... lasciamo il provenzale , che m ' interessa meno ... anche se , vero , per alcuni argomenti , certi discorsi , è ovvio che solo una lingua colta ( il francese , lo spagnolo ) potrà essere usata , anziché un dialetto ... I Nuovi saggi di Leibniz non possono essere scritti in dialetto ... Colloco il dialetto a una stessa possibilità espressiva ... o voltaggio , o altezza ... della lingua , limitatamente agli argomenti di sua pertinenza : il linguaggio di Ruzante o Goldoni non potrebbe essere adatto per un ' opera filosofica ... E mi permetta di chiudere con una piccola chicca ... per usare il suo elegante e italianissimo termine : per dire " vino " , i successivi etimi sono stati nell ' ordine " oinos " , " vinum " , " vino " , " vin " ( milanese ) , " vi " ( bresciano ) ... mentre si dice in bergamasco semplicemente " i " , spaventosa erosione della matrice " vinum " , operata dall ' abominevole dialetto bergamasco , secondo i tromboni moraloni accademici della moralità linguistica ... Senonché nella gloriosa e stupenda lingua del grande La Fontaine e anche di quel Saint - Simon che come dice Sainte - Beuve " écrit à la diable pour l ' éternité " , per dire " agosto " attraverso le successive erosioni di " augustus mensis " si passa da " aoust " a " août " ; e finalmente alla fonazione " u " che come erosione fonetica equivale alla " i " dell ' " abominevole " bergamasco ... » .
Giovanna d'Arco ( Tornabuoni Lietta , 1995 )
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Interpretazione memorabile : a ventotto anni Sandrine Bonnaire ha affrontato il personaggio ( recitato in passato al cinema da Geraldine Farrar , Renée Falconetti , Simone Genevois , Angela Salloker , Ingrid Bergman , Jean Seberg , Hedy Lamarr , Florence Carrez ) con vera grandezza semplice , con ammirevole capacità d ' esprimere pudicamente ma eloquentemente il mistero religioso e la possessione fideista , con una naturalezza fisica perfetta . L ' impresa era complessa . Tra le eroine storiche , la mistica guerriera , mito del nazionalismo francese discusso , glorioso e usato , per la sensibilità contemporanea risulta quasi incomprensibile : santa ma portatrice di morte , armata della spada e della croce , credente nel Re come in Dio , ragazza e condottiera , Giovanna d ' Arco ha in sé tutte le contraddizioni della Chiesa cattolica e delle epoche di marasma etico - politico favorevoli all ' epifania di figure miracolistiche venute dal nulla . Il bellissimo film di Rivette non tenta alcuna interpretazione psicologica . Guarda Giovanna agire , la descrive trasparente e strana , senza pia compunzione né arroganza adolescente ma con l ' ostinato rifiuto d ' ogni ragionevolezza dei grandi idealisti , pronti a morire per l ' idea a cui conservano fede e fedeltà , destinati a venir sconfitti dal cinismo pragmatico altrui e dal proprio stesso assolutismo . E la vicenda di Giovanna viene vista , con aspra analisi politica , simile a quella di tanti eroi guerrieri : esaltati dal potere al momento della lotta armata , esautorati al subentrare del tempo delle trattative e dei compromessi politici , ripudiati come memoria ingombrante di conflitti ormai spenti . Guidata dal talento del regista e dalla propria bravura , Sandrine Bonnaire recita una Giovanna D ' Arco ruvida come la ragazza di campagna che era , prepotente come un bambino , presuntuosa e fragile come capita alla sua età ( diciassette anni , diciannove quando morì sul rogo ) . La prima volta che una freccia la ferisce piange e si spaventa ; le invocazioni che rivolge ai suoi santi ( Caterina , Margherita , Michele Arcangelo protettore dei combattenti ) hanno i toni d ' una esigente urgenza puerile ; la costrizione a smettere la divisa di guerriera e a vestire abiti femminili la mortifica come una ferita all ' orgoglio militare o una perdita d ' identità . Alla fine , incatenata al rogo , rivestita del saio candido , incappellata d ' un beffardo elmo di cartone bianco con le parole « apostata , eretica » , quando il fumo del legno ardente le arriva alla gola Giovanna D ' Arco fa la cosa più ovvia : tossisce . Quando le fiamme arrivano a bruciarle le carni fa la cosa più alta : un fortissimo grido : « Gesù ! » Ma gli spettatori italiani sono sempre sfortunati . Il kolossal d ' autore di Rivette , scandito in due parti ( « Le battaglie » , « Le prigioni » ) , lungo oltre cinque ore e mezza , da noi è stato diviso in due film usciti ( quando sono usciti ) a distanza di mesi , è stato tagliato col permesso del regista di un ' ora e venti ( quasi l ' equivalente di un film ) . È lo stesso sistema adottato per Smoking / No smoking di Alain Resnais , negativo oltre che anticulturale : altera il ritmo e lo stile , impoverisce o smentisce la vicenda . Meglio così che nulla ? Forse : però non è una bella alternativa .
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Il Corriere della Sera commentando i discorsi del Duce che pure gettava parecchi ponti ai patrioti e agli uomini di buona volontà dell ' altra sponda , afferma che " l ' obbiettivo dell ' opposizione è veramente il regime " . Lo sapevamo ma la conferma non guasta . Il Fascismo risponde ancora una volta che non intende neppure discutere l ' eventualità di un abbandono del potere . L ' opposizione ha un compito di controllo da svolgere e lo svolga senza ingiuriare e senza oltraggiare . Potrà solo così essere ascoltata . Se pone pregiudiziali di regime il Fascismo pone ben chiaro oltre che una questione di diritto una ragione di forza . Pretendere che un movimento di vasto respiro spirituale e di grande capacità politica come il Fascismo si fermi per polemizzare con l ' organo della mediocrità nazionale quale è il Corriere della Sera o con le altre opposizioni , sulla legittimità del potere conquistato per consenso di popolo e per la carenza dello Stato liberale , è da stolti . Il Fascismo è conscio della sua missione di ringagliardimento della coscienza nazionale e di assestamento spirituale degli italiani i quali hanno il diritto di avere una Patria forte che assicuri alle popolazioni ognor crescenti , benessere e sicurezza nel territorio , oltre i mari e oltre i monti . Il regime fascista non sarà sostituito che da un altro regime che ne continui la evoluzione . Ma si tratta di cicli storici e non di Ministeri .
Un piemontese di campagna ( Arpino Giovanni , 1963 )
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Rileggo Fenoglio . La figura del piemontese di campagna è antica , e assai diversa da quella del piemontese di città , più sfumata e rapida nel mettersi al passo del mondo . Testardaggine e diffidenza , orgoglio e pudicizia , senso del limite e segreta ambizione formano , nel piemontese di campagna , un nocciolo di resistenza al destino , alla delusione dei fatti quotidiani , resistenza che non gli viene meno neppure negli istanti più duri . Il piemontese di campagna è capace di dannarsi l ' anima in lotta perpetua con una vigna arida ; e con uno schioppo in mano può mettersi freddamente a sparare contro un carro armato tedesco : non importa la palese inferiorità , la vigna che ti imbroglia o il carro armato che neppure si accorge dei tuoi pallini da lepre . Vuoi dire che ti butterai nel pozzo , a dispetto delle viti e degli eredi , o sbatterai la testa contro le lamiere del Tigre . È destino , però , non « darla mai vinta » a niente e a nessuno , costi quel che costi fino alla fine . E così era Beppe Fenoglio , seppure naturalmente velato da una raffinata esperienza di cultura . Composto di questa materia , non poteva non vivere duramente , e duramente morire , subendo e tacendo , in immensa solitudine , e tuttavia con l ' altissima convinzione di colui che sa come , coltivando il suo pezzo di terra e coltivandolo bene , senza riposo , finisce per avvantaggiare tutti gli altri , prima ancora che se stesso . A un certo punto , il traduttore elegantissimo di Coleridge , il lettore di Lawrence e Stevenson , l ' uomo moderno che sa vedere con distacco di penna un acre spiraglio di vita contadina o di guerra , tornava vittima di un mondo feroce - qual è quello contadino , ma anche borghese , del più chiuso Piemonte - e lo subiva in silenzio , come a negare qualsiasi altra possibilità di vivere e agire , al di fuori di quei territori ed usanze . E in questo modo dava terreno non casuale alle storie da fabbricare , dalla Malora allo splendido Giorno di fuoco , nutrendole di un furore narrativo e stilistico che sublimava , finalmente , i residui velenosi dell ' esistenza e in astratto intaccavano come perfezionatissimi proietti , la cupola crudele tesa a chiudere la vita - delle Langhe , di ieri e di oggi , del mondo dei rapporti familiari intrigati dalla presenza costante del denaro , dell ' invidia , del dispetto , dell ' aridità di cuore - impedendole di liberarsi secondo intelligenza e bontà . Imminenti edizioni e riedizioni dei suoi racconti , già conosciuti o appena usciti dal cassetto , faranno conoscere a un più largo pubblico uno scrittore che nel suo microcosmo lavorò più a fondo dello stesso Pavese , perché non deviato da alcuna mitologia ma perdutamente teso a raggiungere un risultato realistico , pulito , a costo di profondere ogni riserva intellettuale e di cuore . Non gli ho mai detto una cosa simile , lui vivo . Non me lo consentivano i nostri scarsi rapporti , la nostra scorbutica amicizia piemontese , la rara corrispondenza . E ancora adesso mi pento di non aver tentato , una volta per tutte , di sfondare il suo orgoglioso riserbo , o almeno , consciamente , di non aver gettato olio sul fuoco della sua estrema consapevolezza . In segreto , ne avrebbe avuta una qualche consolazione , al di là di tante amarezze e di irrimediabili solitudini e pietosi infingimenti . Ci resta questo : trenta o quaranta pagine di Fenoglio , qualunque cosa succeda , sono già stampate in quell ' ideale antologia delle lettere italiane di questo secolo che , per fortuna , deve ancora veder nascere i suoi curatori . Da quelle pagine viene fuori non solo un ritratto magistrale del mondo accoltellato della Langa , ma in filigrana appare il narratore stesso , quel « piemontese di campagna » tanto più trepido quanto più sa di affondare , con occhio asciutto , nel dolore proprio e altrui .
LA MANICA PIÙ STRETTA ( Spadolini Giovanni , 1971 )
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Il voto dei Comuni ha superato tutte le previsioni . Centododici suffragi di maggioranza , in favore dell ' ingresso di Londra nel Mec , rappresentano il miglior premio alla tenacia di Heath e dei conservatori nel propugnare la causa dell ' integrazione continentale contro tutte le difficoltà e contro tutte le resistenze che a un certo momento avevano autorizzato pessimismo e sfiducia , al di qua e al di là della Manica . Nessun ultimatum è servito , nessuna intimidazione è riuscita allo scopo . L ' ala dissidente ed europeista del partito laborista , l ' ala che non aveva voluto condividere il clamoroso voltafaccia di Wilson e smentire le tradizionali professioni di fede del partito , si è sottratta al giogo della « frusta » parlamentare , non ha obbedito alla disciplina di gruppo , si è associata al « sì » dei conservatori per l ' Europa unita , suggellato dal risultato a sorpresa della votazione ai Lords e ai Comuni - l ' apertura di una nuova grande pagina nella storia inglese ed europea . Heath aveva giocato grosso . Concedendo la libertà di voto al suo gruppo parlamentare , che alberga una corrente tenacemente ed irriducibilmente antieuropeista in omaggio alle pregiudiziali imperiali di un mondo scomparso , aveva praticamente liquidato in partenza il già esiguo e fragile margine di maggioranza su cui si regge il suo governo tanto contrastato . Senonché i rischi in campo conservatore erano largamente bilanciati dai vantaggi sul fronte avversario . Le diserzioni conservatrici , ridottesi poi di numero e di significato , sarebbero state compensate dalle adesioni dei laboristi eterodossi , il gruppo di Roy Jenkins . Non solo : ma di fronte ad un ' opinione pubblica perplessa e turbata , qual è nella grande maggioranza l ' opinione inglese sul tema dell ' Europa ( basti leggere le lettere del pubblico al « Times » ) , il governo conservatore aveva dissipato l ' impressione di una qualunque ghigliottina , di una qualunque forzatura procedurale o regolamentare . L ' ingresso dell ' Inghilterra nel Mec , dopo tanti anni di contraddittori « zig zag » , dopo tutti i ritardi imposti dall ' altera e orgogliosa volontà del generale De Gaulle , dopo le incomprensioni e le esitazioni degli stessi governi succedutisi alla guida dell ' Inghilterra post - churchilliana , era un avvenimento troppo decisivo , troppo - diciamolo pure con un termine abbondantemente logorato - « storico » perché la volontà del Parlamento , massima fonte di sovranità e di legittimità della Gran Bretagna , non dovesse esprimersi in tutta la sua libertà , senza condizionamenti o impacci di alcun genere . È l ' obiettivo raggiunto dal governo Heath col voto di questa notte : un voto che conforta la fatica di tutti gli europeisti , in un ' ora grigia e malinconica per l ' Europa , oggetto di una storia che troppo spesso la trascende . Il positivo epilogo di questo 28 ottobre era stato preceduto da un dibattito ampio e completo , il più lungo nella storia parlamentare di questo dopoguerra britannico : vi si erano riflesse tutte le posizioni dell ' arco politico inglese , le adesioni entusiaste e incondizionate , i « sì » perplessi e svogliati , le considerazioni di opportunità contingente , le preoccupazioni dei settori economici inevitabilmente danneggiati dall ' integrazione continentale , le opposizioni furibonde e irriducibili legate all ' estrema destra - ultimo residuo dell ' isolazionismo imperiale - e ad una larga parte della sinistra anche non estrema - specchio dei privilegi corporativi di una classe operaia sempre poco sensibile alle voci del continente . Sullo sfondo , il dramma del partito laborista : il grande e decisivo contrasto fra la concezione « politica » del Labour - Party e quella sindacale . La prima disposta a tollerare la « disobbedienza » dell ' alaJenkins , solo con formali e nominali sanzioni ; la seconda decisa a battersi con tutte le armi della rappresaglia e della ritorsione - fino alla minaccia della non - rielezione nei collegi di periferia - per i parlamentari laboristi sottrattisi alla disciplina di partito e salvatori , con l ' idea d ' Europa , dello stesso governo Heath . Wilson nella posizione di un « mediatore » non più autorevole come una volta , in quella che è stata chiamata la linea dell ' acrobata : fermo nel « no » all ' Europa , alle condizioni ottenute da Heath , ma deciso ad evitare la totale prevalenza dell ' ala sindacale , la stessa che poi sarebbe destinata a liquidarne per sempre la contrastata e non più indiscussa leadership . Voti plebiscitari contro l ' Europa unita , sia del congresso dei sindacati sia , e sia pure in misura minore , del congresso del partito : voti che avrebbero schiacciato - ma l ' Inghilterra non è l ' Inghilterra per niente - qualunque Parlamento del continente , dove la macchina partitocratica avrebbe dissolto ogni obiezione di coscienza e sommerso ogni fedeltà o coerenza ideologiche . Nel complesso , un grande giorno per l ' Europa , una speranza riaccesa soprattutto per le giovani generazioni . Non il traguardo , ancora . Wilson , tollerante davanti all ' opposizione parlamentare , sarà durissimo nella lotta contro le procedure di applicazione dei trattati di Roma , tallonerà Heath passo per passo , coglierà qualunque occasione per abbattere il non solido governo conservatore e riproporre al suo partito la scelta anti o non - europea , magari ab imis . Necessità , per tutti i partners continentali , di tener conto della particolarissima situazione inglese , di evitare ogni mossa sbagliata che possa riaccendere le resistenze o inasprire le intransigenze tutt ' altro che domate ( la maggioranza del paese è ancora contro l ' Europa , nonostante i miglioramenti registrati dalle ultime indagini demoscopiche ) . È quindi richiamo a tutti i soci del Mercato comune ad una linea di severità e di responsabilità , soprattutto economica . L ' Inghilterra è il paese che ha insegnato al continente la via dell ' austerity . Ci sarà qualcuno capace di richiamarsi a quel modello di fronte alle suggestioni « peroniste » che continuano a fermentare in Italia ? È proprio il caso di augurarsi anche per noi una « Manica più stretta » .
RICONOSCIMENTO ( - , 1934 )
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Una rivista tedesca che si occupa di problemi militari , la Deutsche Wehr , ha pubblicato recentemente un articolo molto dettagliato sulla attuale situazione militare dell ' Italia . In questo articolo viene prospettato tutto quanto la Rivoluzione Fascista ha fatto per portare le armi italiane a un alto grado di efficienza . L ' articolo non si occupa della marina militare che è stata tutta rinnovata in questi dodici anni ; né dell ' aviazione che è stata creata dal nulla . L ' autore si occupa soltanto delle forze terrestri , delle forze para - militari e di tutto quanto concerne la preparazione della Nazione per la guerra . La conclusione alla quale giunge è : che l ' esercito non può non essere fascista , dal momento che il Regime è fascista e tutto il popolo è fascista . Solo a tale condizione , dice l ' autore tedesco , l ' esercito può dare il massimo rendimento possibile . Riscontriamo queste parole : « Con la sua chiara e savia politica ed educazione militare vediamo intanto come l ' Italia faccia un altro poderoso passo innanzi nel campo militare . Nella Penisola appenninica sorge un popolo in armi come il mondo mai prima ha veduto » . Questo riconoscimento germanico è significativo . Per ritrovare il popolo italiano in armi , come oggi , bisogna tornare all ' Impero Romano . Il potenziamento militare dell ' Italia è opera esclusiva del Fascismo . È bene che lo ricordino tutti ! .
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Roma , aprile - Il vento proviene da una enorme ruota a pale , i bagliori di fuoco sono di alcune torce alle spalle delle persone . La luce , si suppone che sarà fredda , drammatica . L ' obiettivo è stato schermato con un vetro scuro per l ' effetto notturno . I trucchi sono tutti lì , evidenti . Otello Sestili sa di essere un camionista : il suo nome è perfino scritto a penna su un foglietto appuntato al colletto della maglia con uno spillone di sicurezza . Quel giallo e azzurro che si intravedono tra gli ulivi , sono la gonna e la camicetta della moglie . Sestili la vede mentre porta a sgambettare la bambina . Settimio Di Porto conosce benissimo la sua identità ; è alto , massiccio , semplice e rude come la gente del popolo , senza complessi , senza momenti di cedimento . Commercia in ferramenta , il suo furgone è parcheggiato dieci metri più in là , sulla Tiburtina Valeria , dopo la curva del ventottesimo chilometro . Alcuni minuti fa , stava raccontando con spavaldo compiacimento che gli basta serrare le mascelle e fissare in faccia la moglie per farla scoppiare in lacrime . L ' atmosfera è quella un po ' goliardica , che si ritrova tra tutte le troupes cinematografiche . Allegria e serietà , scapigliatura e lavoro sodo . Quando il regista , lo scrittore Pier Paolo Pasolini dà i tradizionali ordini per girare la scena , « motore » , « azione » , qualche cosa di diverso succede . Il bravo Tonino Delli Colli , l ' operatore di Accattone , comincia a muovere la piccola Arriflex . Il silenzio si fa più impegnato . L ' attenzione di tutti è più avvertita del solito . Tocca girare al protagonista , « vai Enrique , vai » , ordina con calma Pasolini . Enrique Irazoqui è seduto su un tronco di ulivo . La faccia pallida , magra , avvolta in un grezzo mantello di lana marrone , il corpo fasciato da una semplice tunica avana . Legge le parole che deve pronunciare davanti alla macchina da presa su una lavagnetta sorretta dall ' aiuto regista . « Voi sentirete parlare di guerre e rumori di guerre ; badate di non turbarvi ; bisogna che questo avvenga ma non sarà la fine . Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno , e vi saranno pestilenze e carestie e terremoti in vari luoghi ; ma tutto questo non sarà che il principio dei dolori . » La drammatica predizione che Gerusalemme sarà distrutta : la fine del mondo . Le parole del Vangelo di san Matteo , che Pasolini sta traducendo in film . La lavorazione è cominciata da qualche giorno , senza il consueto can - can pubblicitario che accompagna il primo giro di manovella . Anzi , produttore e regista preferiscono portare avanti il loro lavoro in silenzio , con tutta tranquillità . Si tratta di un lavoro quanto mai impegnativo , difficile , inconsueto perché il film non sarà una riedizione della vita di Gesù Cristo , né un racconto interpolato delle vicende bibliche . Non c ' è soggetto , non c ' è sceneggiatura , non c ' è dialogo costruito a tavolino sia pure sulla falsariga dei Vangeli , ma la traduzione in immagini del testo genuino scritto da Matteo , il pubblicano di Cafarnao diventato apostolo . La strada più difficile , dunque , è stata scelta da Pasolini per questo film . Un ' idea che lascia perplessi , quella di trasportare sullo schermo il primo dei quattro Vangeli , soprattutto conoscendo la diffusa preferenza per argomenti commerciali di molti nostri cinematografari . Ma Pasolini non è di questo parere . « La storia di uno che nasce povero » dice , che ha una vita ricca e complessa come è raccontato nel Vangelo , e consegna agli uomini il messaggio del cristianesimo , « ha tanti elementi favolosi anche per il grosso pubblico . » Il progetto di realizzare il Vangelo secondo Matteo Pasolini l ' ha studiato e maturato per un paio d ' anni . Nell ' ottobre '62 si trovava ad Assisi . Era stato invitato dalla Pro Civitate Christiana ad un dibattito sul suo Accattone . Finito il convegno , lo scrittore - regista voleva tornarsene a casa , ma le strade erano ingorgate di traffico . Code di automobili lunghe chilometri e , per le vie di Assisi , migliaia di persone arrivate per la visita di Giovanni XXIII . Non c ' era altro da fare che aspettare che fosse partito il treno del Papa , prima di prendere la via del ritorno . « In camera mia , sul tavolo c ' era un Vangelo . L ' avevano messo lì per farlo leggere agli ospiti , e ci sono riusciti perché io lo presi e cominciai a sfogliarlo . » Un libro stimolante , dice Pasolini : leggeva e si convinceva che quel racconto era un ottimo soggetto cinematografico . Per un po ' , ha tenuto l ' idea per sé , poi una volta ne ha parlato ad Alfredo Bini , che era stato il produttore dei suoi film . « Eravamo in Africa , con Bini , per i sopralluoghi di Padre selvaggio , e Bini è stato subito entusiasta . » In questi due anni , Pasolini non ha scritto nessuna sceneggiatura , ma si è preoccupato di studiare , immaginare le scene , i movimenti della macchina da presa , il volto degli attori perché non ha aggiunto né tolto nulla al racconto di san Matteo , limitandosi a filtrarlo con la sua fantasia poetica . Ha discusso , però , a lungo l ' idea con gli amici della Pro Civitate Christiana che l ' hanno incoraggiato concedendogli fiducia e libertà . « Non ho nessuna intenzione di proporre interpretazioni teologiche . Sarà un Vangelo assolutamente canonico » dice . Con padre Favero particolarmente ha avuto lunghe discussioni , numerosi scambi di lettere per evitare qualsiasi imprecisione , anche di dettagli storici e di costume , nelle ambientazioni , nell ' impostazione delle scene , dei personaggi . Anche adesso che sta girando , le lettere tra lui e il religioso continuano . Un viaggio compiuto successivamente in Terra Santa con padre Andrea Carrano , « un veneto simpaticissimo » , ha convinto il regista che non era il caso di andare a girare nei luoghi originari . Il paesaggio descritto dai Vangeli non esiste più , perciò il film verrà girato in Italia . Le prime scene , che si svolgono sul monte degli ulivi e nell ' orto di Getsemani sono state girate in un uliveto ai piedi di Tivoli , su Monte Cavo il discorso della montagna . Altre scene in Calabria , a Crotone , Matera , tra Barletta e Taranto , dove la campagna del meridione è più somigliante alla Palestina . Tutti gli attori sono nuovi al cinematografo . La loro ricerca è stata particolarmente difficile perché Pasolini non voleva nessun viso che il pubblico potesse ricordare o identificare con altri personaggi . Irazoqui è entrato nel film casualmente . « In un primo tempo pensavo a qualche poeta , per il personaggio di Cristo . Ne avevo interpellati diversi , avevo anche fatto dei tentativi con alcuni scrittori , uno russo , uno americano , uno spagnolo . Alla fine mi ero quasi deciso per un attore tedesco che andava benissimo . » Enrique Irazoqui un giorno gli ha telefonato a casa . Voleva conoscerlo , aveva letto l ' unico suo libro tradotto in Spagna Ragazzi di vita e gli altri nell ' edizione originale . Voleva discutere con lui di problemi culturali . Appena lo vide , con quel viso che ricorda i Cristi dipinti dal Greco , Pasolini gli ha proposto di lavorare nel film . Per la ricerca degli altri personaggi , lo scrittore - regista è stato aiutato dalla scrittrice Elsa Morante . Un giovane nipote della scrittrice apparirà nel film come san Giovanni . Il critico musicale e fotografo Ferruccio Nuzzo è san Matteo , lo scrittore Enzo Siciliano , Alfonso Gatto , lo studente Giorgio Agamben sono altri Apostoli : è il gruppo intellettuale del cast , che passa le lunghe attese tra una scena e l ' altra leggendo libri sui vampiri e sullo zen . Con il camionista del portico d ' Ottavia e il commerciante in ferramenta , ci sono nelle vesti di Apostoli e discepoli , contadini e pastori calabresi e lucani , facce dure , rozze , quasi primitive come dovevano esserlo probabilmente i pescatori del mare di Galilea , gli artigiani e i contadini di Nazareth e della Palestina che per primi seguirono Gesù Cristo . « La difficoltà tremenda , da angoscia » dice Pasolini « è nel creare la figura del Cristo . » Una difficoltà che si avverte , concretamente , quando è il momento di girare , e sul set produce un ' atmosfera diversa da quella delle altre realizzazioni cinematografiche , sia pure impegnative : trasforma il vento della grande ruota a pale e le fiamme delle torce in segni premonitori dell ' apocalisse , muta il camionista nel traditore Giuda , il commerciante di ferramenta nell ' Apostolo Pietro , lo studente catalano di scienze economiche e commerciali nella figura di Cristo , prossimo ai suoi momenti più dolorosi .
Quale esercito? ( Jemolo Arturo Carlo , 1977 )
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Le profonde riforme che si stanno introducendo nei regolamenti di disciplina delle forze armate sono un adempimento dell ' ultimo comma dell ' articolo 52 della Costituzione : « L ' ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica » : una delle tante disposizioni della nostra Carta generiche , e che avrebbe potuto essere interpretata anche nel senso che i soldati si eleggessero i loro superiori . Si può approvarle incondizionatamente , si possono fare riserve ; ma comunque bisogna avere il coraggio di riconoscere che l ' esercito ( nell ' ampia accezione del termine ) muta , con uno di quei cambiamenti che trasformano un quid in un aliud , da quello che fu dalla formazione della Unità alla prima guerra mondiale almeno . Mutamento avvenuto per gradi , e che non poteva non seguire , per il profondo variare di tutta la vita associata , del modo di sentire generale . Già da vari anni l ' esercito non è più quello idealizzato da De Amicis , e neppure quello , che pur mostrava le sue lacune , dei romanzi militari oggi dimenticati dell ' inizio del secolo di Olivieri San Giacomo , né dei più recenti ricordi di ufficiali letterati , ancora di Edgardo Sogno , che si riporta al periodo fascista . La posizione dell ' ufficiale fino al 1915 , il tempo in cui era prescritta la dote della sposa per ottenere il regio assenso al matrimonio , in cui ogni ragazza della borghesia era orgogliosa di annunciare il suo fidanzamento con un ufficiale e le signore che tenevano un salotto o davano un ricevimento ritenevano questo mancante di un elemento essenziale se non ci fossero alcune divise militari , appare lontano come la Versailles di Luigi XIV . La giustissima soppressione dell ' attendente , l ' autorizzazione agli ufficiali di vestire in borghese , già di per sé avevano apportato mutamenti rilevanti al vecchio esercito , fondato sul profondo distacco tra ufficiali e sottufficiali , tra sottufficiali e soldati ( un tempo nelle città minori erano prescritti i caffè che gli uni e gli altri potessero frequentare senza mai confondersi ) . Ed ho sempre presente il ricordo che evocava un vecchio archivista di Ministero , già sottufficiale , delle ore di sosta trascorse in attesa di una coincidenza , quando andava in licenza con moglie e cinque figli , perché i sottufficiali potevano viaggiare solo con gli accelerati . Come dovunque , c ' erano negli ufficiali i buoni , i comprensivi , i paterni , ma abbondavano pure gl ' incuranti , i neghittosi , i nevrastenici , quelli che lasciavano libero sfogo a simpatie ed antipatie verso i sottoposti ; l ' attendente del colonnello era un ' autorità . I due requisiti più apprezzati erano il coraggio fisico , e l ' obbedienza incondizionata ; dal superiore occorreva tutto accettare : il soldato punito presentandosi dopo scontata la punizione si sentiva chiedere se era contento della punizione inflittagli , e se rispondeva di no , ritornava in prigione . Tutto questo appartiene ad un mondo che ci appare molto più remoto della civiltà contadina morta o morente che Revelli ha rievocato per il Cuneese : pur se fosse in sé buono qualcuno degli obblighi che la divisa imponeva : nei mezzi pubblici cedere il posto alle donne ed ai vecchi ; non assistere inerte ad una rapina ( i sequestri in strade frequentate non esistevano ancora ) , od alle percosse che un uomo imbestialito dava a bambini o ad una donna . Cosa sarà questo nuovo esercito ignoro , né so prevedere . Ma quell ' art. 52 della Costituzione , che mi è sempre stato ostico per essere il solo a parlare di sacro dovere della difesa della Patria ( degradando così tutti gli altri doveri verso la società in cui si vive ) , mi porta a chiedermi se non ci sarebbero ben più fondamentali riforme da apportare . Confidiamo tutti che non abbiano più ad esserci guerre , né vi vediamo l ' Italia coinvolta . Ma pare certo che sarebbero guerre condotte da tecnici , cui solo un piccolo esercito di mestiere potrebbe attendere ; e le guerriglie hanno sempre uno sfondo politico , sicché non si può contare su un esercito di leva composto di uomini con idee le più diverse . Se quell ' art. 52 della Costituzione stabilisse invece che ogni cittadino , uomo o donna , forte od esile , deve dare al consorzio civile un anno del suo tempo , quasi gratuitamente ( ossia col trattamento del soldato di leva oggi ) nelle mansioni cui può essere idoneo ? Ho molti dubbi sul sistema cinese di fare interrompere l ' Università per andare per qualche anno a coltivare la campagna e di fare ritornare per qualche mese al lavoro campestre alti funzionari ; ma di fronte a questo abbandono delle campagne che tanto grava sulla nostra economia , non posso non chiedermi se sarebbe davvero impossibile imporre a tutti i ragazzi italiani di fare per un anno quel che in altri Stati molti studenti fanno spontaneamente durante le vacanze , lavorare in un ' azienda agricola , in quei lavori che non richiedono esperienza ; se per tante ragazze non sarebbe benefica l ' esperienza di un anno passato come portantina in un ospedale , o assistente di bambini , od anche nei più umili lavori di lavanderia . Misura antiliberale ? Chiedere l ' adempimento di qualsiasi dovere sociale è un attentato alla libertà ? Ma nessuna società ha mai potuto vivere senza imporre doveri ai consociati . Se mai , nelle condizioni attuali dell ' Italia , mi turba il pensiero del quis custodiet custodes ? Siamo certi che la caporeparto cui è stata posta a disposizione la portantina di leva saprà costringerla a fare il suo dovere , che il capo dell ' azienda agraria non accetterà un compenso per lasciare il ragazzo assegnatogli tornare a casa o scorrazzare tutto il giorno in moto ? Dove non si riconoscono autorità , dove si ritiene che sia offendere la dignità umana costringere qualcuno a fare ciò che non gli piace , dove si ritengono inutili le sanzioni quali si siano , difficile pensare a vie di scampo . Ed allora resti l ' esercito di leva com ' è , con la nuova disciplina ; ma segua almeno quel che segue nelle Università : ove quella piccola minoranza che ha voglia di apprendere trova , sol che li cerchi , insegnanti che la seguono , la incoraggiano , che suggeriscono utili ricerche . Così nella caserma i coscritti trovino ufficiali e sottufficiali che non si preoccupino di « far sfilare in parata » , ma cerchino di allargare il loro orizzonte culturale , insegnare la non facile arte di ragionare e non enunciare assiomi , di rispettare l ' avversario ; che l ' esercito divenga scuola di educazione civile , di pacifica convivenza tra chi pur è su posizioni ideologiche antitetiche .
SOSTA IV ( CAMPANILE ACHILLE , 1932 )
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LANCIANO E ALTRE COSE IMPORTANTISSIME . Lanciano , 23 maggio . Come ieri scrissi , due dei miei uomini , e precisamente gli svizzeri Heiman e Luisoni , hanno fatto un brutto salto in classifica . Da 860 e 90° in classifica essi sono passati rispettivamente al 750 e al 780 posto . Li ho redarguiti aspramente minacciando di espellerli dalla squadra dei « sempre in coda » . Essi , sensibilissimi al biasimo , si sono addirittura ritirati dalla corsa . Battista è raggiante . Altri due di meno . Stamane Guerra è andato all ' ospedale a farsi fare i raggi . La cosa ha sparso il panico nella città , ma verso le 11 è tornata la calma . Pare si tratti di reumatismi . Comunque , non è improbabile che sia apposta una lapide alla facciata del nosocomio per ricordare il passaggio della Locomotiva Umana . Gerbi , il Diavolo Rosso , è stato visto in giro alle sette del mattino . Non si sa ancora se si era alzato prestissimo o se arrivava in quel momento . La Locomotiva Umana , tanto per restare in carattere , è andata a mangiare al ristorante della Stazione . Del Canguro delle Puglie , nessuna notizia . Ma è probabile che abbia trascorso la notte nei paraggi della Posta centrale , per essere pronto se , caso mai , arrivi un vaglia da Brindisi . Fino a questo momento nessun vaglia è apparso all ' orizzonte . Il Leopardo di San Giovanni a Teduccio e i suoi due amici , come soglion fare nei giorni di sosta . si sono resi irreperibili . IL DOLOROSO SEGRETO DI ALCUNI MEMBRI DELLA GIURIA . Fino dalla prima tappa del Giro d ' Italia , avevo osservato , fra i membri della Giuria , alcuni uomini tristi e pensierosi . Essi , durante i percorsi , seggono in disparte , nelle varie automobili , come oppressi da pensieri dolorosi , e tacciono , senza curarsi del chiasso che è intorno a loro . Né gli allegri motti dei compagni di viaggio , né il tempo primaverile , valgono a far apparire sui loro volti l ' ombra di un sorriso . Alle soste si appartano e l ' ala della malinconia sfiora le loro fronti pensose . Stamane , giorno di riposo , ho voluto approfondire la cosa . Ho chiamato Battista . Vai gli ho detto a raccontar loro delle storie da ridere e sappimi dire se , malgrado tutto , una segreta angoscia continua a dipingersi sui loro volti . Battista non è molto forte nelle storie da ridere essendo piuttosto incline al genere sentimentale ; ma per nessuna ragione al mondo oserebbe disubbidirmi . È partito con la consueta dignità . Dopo mezz ' ora era di ritorno . L ' espressione del suo volto non faceva presagire nulla di buono . Ebbene ? gli ho chiesto , ansioso . Ha aperto le braccia desolato . Nulla di fatto ? Tutto è stato vano . Fammi un dettagliato resoconto . VANI TENTATIVI DI BATTISTA . PER FARLI SORRIDERE . Il buon vecchio si è schiarita la voce . Sono stato da uno di loro ha cominciato a dire e , facendo dolce violenza alla di lui segreta ambascia , ho provato a raccontargli la storia di un tale che soffriva il mal di mare anche quando vedeva una marina dipinta . - Non è gran che , ho osservato . E l ' ascoltatore ? È rimasto serio . Gli ho accennato al caso di un vecchio che andava perdendo i peli del naso e se li metteva finti . Niente . Gli ho parlato di un gran medico che , invece di inventare un nuovo siero contro la polmonite , aveva inventato una nuova forma di polmonite ; d ' un tale che voleva liberarsi di tutto , semplificare la propria vita , e godeva quando gli cadevano i capelli , o i denti ; d ' un altro che faceva la cura per non diventare calvo , stropicciandosi vigorosamente la cute , col solo risultato di strapparsi grosse ciocche di capelli ; di un terzo che , per fare dispetto a un amico dentista , si fece togliere dieci denti dal concorrente di quello , senza averne bisogno . Bravo Battista . E lui ? - Non s ' è scosso dalla sua malinconia . Messo alle strette gli ho mostrato il nome di un albergo che si chiama « Pace e due leoni » . Non ha mosso muscolo . Ho cominciato a sospettare che gli fosse accaduta una disgrazia . Potrebbe anche essere ho osservato il proprietario del « Pace e due leoni » . Battista è proprio un uomo d ' oro . L ' ho supposto anch ' io ha proseguito e ho indagato . Ebbene ? Ho potuto cerziorarmi che non è il proprietario del « Pace e due leoni » . Se non ha riso , altra deve essere la causa . Ma quale , in nome del cielo ? È quello che non sono riuscito a capire . E sei stato dagli altri ? Sissignore . Ho visitato un altro di questi tristi seguaci del Giro . Anche egli era taciturno e serio , tanto da non muovere muscolo al racconto che gli ho fatto , con copia di particolari , di un tale che si uccise perché una sera dalla sua casa sentiva le detonazioni dei fuochi artificiali , ma , per quanto esplorasse l ' orizzonte , non riuscì a scoprire i fuochi stessi . Potrebbe essere rimasto serio ho osservato a causa del racconto , che non mi pare molto felice . Ma vai avanti . Battista , un po ' contrariato , prosegue : Un terzo triste seguace ha sospirato dolorosamente quando gli ho accennato al caso di un marito gelosissimo che uccise la moglie , avendola trovata a letto con una pulce . IL MISTERO È SVELATO . C ' era davvero da perdere la testa . Perché tanta malinconia ? Ma ecco che la luce ha cominciato a farsi strada nel mio intelletto . Ho ripensato a una volta che feci un giro turistico per la Sicilia , durante il quale giro ero triste e pensoso , al punto da restare impassibile quando un amico mi parlò di un terribile delinquente che si trasformava in molti personaggi contemporaneamente . Ho collegato il mio umore d ' allora con il contegno di questi seguaci del Giro e mi sono sovvenuto ( verbo usato in questo senso dal Tasso ; cfr . Leopardi : « Pensieri , eccetera » , 3 , I ) anche della malinconia che osservai ieri nel corrispondente del Paris Soir , che segue il giro in automobile . L ' incontrai nei pressi dell ' ufficio telefonico . Egli non mi parve felice . Aveva un elegante paio di pantaloni corti , calzettoni di lana , maglione e giacca con grosse tasche a toppa e bottoni da tutte le parti . Hai un bellissimo vestito , gli dissi . Sorrise amaramente , come se facesse uno sforzo per non contraddirmi . Sei felice ? chiesi . Assentì col capo , mentre un pallido sorriso gli sfiorava le labbra . Capii che mentiva . Per averne la riprova gli descrissi minutamente un ricevimento in cui tutti gli invitati aspettavano trepidi lo scoppio del tappo di una bottiglia di spumante , la quale , invece , si aprì in un imbarazzante silenzio . Purtroppo i miei sospetti il corrispondente del Paris Soir non scoppiò in un ' allegra risata : al pari ai quella bottiglia di spumante , sospirò . QUAND ' È CHE L ' ABITO SPORTIVO SI RENDE INDISPENSABILE . E così ho scoperto il segreto dei tristi seguaci : i disgraziati partecipano al Giro in pesanti abiti sportivi . Questa tenuta , composta di una giacca di stoffa alta un dito , di pantaloni corti fino al ginocchio e di grevi calzettoni di lana , è quanto di meno pratico sia dato immaginare per viaggi e occasioni sportive . L ' abito sportivo com ' è noto è indispensabile per i direttori di scena cinematografici . Tutte le volte che sono stato invitato a visitare un teatro di posa , ho , trovato i direttori di scena in pantaloni corti e calzettoni . Non ho ancora capito il nesso che lega la pellicola con quello che gli inglesi chiamano kniker - boker , ma evidentemente questo nesso esiste , visto che i direttori cinematografici non possono disciplinare le masse delle « stelle » altro che in abito sportivo . Ma quando si tratta di sport , questo abito è assolutamente da sconsigliare . I tristi seguaci in tenuta sportiva soffrono pene inenarrabili . Sudano sotto le grevi stoffe e i maglioni di lana ; i calzettoni tolgono loro la voglia di sorridere , i bottoni delle brache segano i loro polpacci . Imprigionati negli abiti sportivi sotto la sferza del sole , i disgraziati invidiano segretamente quelli che sono venuti in abito da passeggio e imparano a loro spese che l ' abito sportivo è adatto solo nelle grandi città e nei salotti mondani . UNA MIA PREOCCUPAZIONE . Verso sera , Battista , che continua a sognare una cenetta in riva al mare , ha lanciato timidamente l ' idea d ' una corsa fino a Ortona , che dista una ventina di chilometri da qui . Ma non c ' è tempo da perdere : la partenza di domani è stata anticipata di un ' ora . Il « via » sarà dato alle 4 e tre quarti . Quando ho saputo che si trattava delle quattro del mattino , e non del pomeriggio , sono andato a protestare . Ma ci volete morti ? ho detto alla Giuria . E la Giuria : Abbiamo anticipato per tema che , a causa del maltempo , le montagne siano impraticabili . Non voglio sindacare . Evidentemente la Giuria ha ragione . Forse il maltempo può rendere impraticabili le montagne soltanto verso una certa ora e , alle quattro del mattino , anche se diluvia , le montagne sono praticabili . Battista esulta per questi anticipi nelle partenze . Conoscendo da vecchia data le mie abitudini , spera che , al momento del « via » , io mi ritiri . Mi ritiri , si intende , in una camera fornita di un buon letto . Intanto , io sono preoccupato a causa di Occhiuzzi Delfo , il futuro asso del pedale da me scoperto nella tappa di ieri . Se quell ' asino non si decide a diventar celebre , sono rovinato , come scopritore di giovani promesse . Speriamo bene .
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Roma , 25 agosto - Un carro funebre , coperto di garofani rossi , ha portato oggi la salma di Palmiro Togliatti da piazza Venezia alla basilica di San Giovanni . Una folla composta ( trecentomila persone dicono í servizi d ' ordine , più o meno un milione dicono ufficiosamente i comunisti ) l ' ha accompagnata per le vie di Roma , o l ' ha attesa ai piedi del Campidoglio , lungo i Fori Imperiali per le strade dei grigi quartieri umbertini che conducono in Laterano . C ' era chi alzava il pugno chiuso , chi faceva il segno della croce , chi gridava « Viva Togliatti » . Non è stato soltanto un funerale : poco fa ha percorso la capitale un grande corteo popolare che portava sì alla sepoltura un leader famoso , ma che nello stesso tempo si trascinava dietro parecchi anni di storia italiana . Dalle cellule più remote della Calabria o dell ' Emilia i comunisti hanno tolto in questi giorni dalle pareti i ritratti del segretario generale del PCI : immagini ingiallite , spesso disegnate con ingenuità , che mostrano il viso di un capo idealizzato , e le hanno portate sin qui , con le bandiere rosse abbrunate . Così oggi , seguendo il corteo , s ' incontrava il Togliatti di venti anni fa , col volto ancora giovane del leader clandestino che sbarcò a Napoli per la liberazione , nel 1944 , dopo l ' esilio ; il Togliatti del '48 , gli anni caldi , quando Pallante gli scaricò la pistola addosso , e tutti in Italia temettero o aspettarono la rivoluzione ; il Togliatti dopo il XX congresso , quando s ' iniziò finalmente la critica allo stalinismo ; il Togliatti stanco del '64 , che nel luglio pronunciò a piazza San Giovanni un discorso sulla crisi di governo e chiese l ' ingresso dei comunisti nella maggioranza . Sono date che coinvolsero anche tutti noi , quali che fossero le nostre idee . Chi camminava oggi dietro il suo feretro non poteva non ricordare quei fatti : soprattutto davanti alla basilica di San Giovanni , quando la bara è stata posata , spoglia , su un catafalco , davanti alla stessa folla che egli arringò tante volte - negli ultimi quattordici anni - da quello stesso posto . Sono stati i membri della segreteria a posare sul carro funebre la bara , davanti alla sede centrale del PCI , in via delle Botteghe Oscure . Erano le 16 e , lungo tutto il percorso , migliaia di uomini e donne attendevano il passaggio della bara : erano arrivati nella notte , con pullman e treni speciali , e molti avevano trascorso la mattina mangiando panini o riposando sui prati , lungo i Fori Imperiali , all ' ombra delle basiliche . Dopo mezzogiorno , tutte le porte delle chiese che sarebbero state sfiorate dal corteo erano state chiuse . Molta gente osservava con curiosità i poliziotti in borghese ( più di duemila per il servizio d ' ordine ) che visitavano le fogne , salivano sui tetti , si appostavano con discrezione nei portoni . La punta del corteo si è mossa lentamente , con più di un chilometro di corone di fiori in testa : i gladioli del presidente del Consiglio Aldo Moro , í garofani rossi del comitato centrale del PCUS , le cento rose dello scultore Manzù , e millecinquecento corone portate da ragazzi in maniche di camicia col fazzoletto rosso al collo . Molti indossavano magliette scarlatte , le avevano comperate nei negozi in cui si « liquidano » vestiti estivi , e quindi avevano disegnato sul petto il timone di una nave , la scritta « Saint Tropez » , il coccodrillo di moda sulle spiagge . Le bandiere rosse erano trentamila , e parecchie centinaia di gonfaloni arrivati dai comuni amministrati dai comunisti . È trascorsa un ' ora prima che il feretro arrivasse al centro dei Fori Imperiali ; un ragazzo appeso a un albero è caduto a terra svenuto , un vecchio emiliano ha chiesto un po ' d ' acqua ma non ha fatto a tempo a portare il bicchiere alla bocca perché è crollato per un colpo di sole . Anche l ' onorevole Luciano Barca non ha retto alla fatica e al caldo e ha perso i sensi . A piedi dietro il feretro , c ' erano Nilde Jotti e la figlia adottiva Marisa , vestite di nero , col viso semicoperto da un velo . Le tenevano per braccio il professor Mario Spallone , medico di Togliatti , e la moglie . La segreteria del PCI seguiva al completo , a qualche metro di distanza : Giancarlo Pajetta stentava a camminare per via di un incidente capitatogli di recente in Bulgaria , e si appoggiava agli onorevoli Novella e Alicata . Con loro vi era Giuliano Gramsci , figlio del martire antifascista , arrivato poco prima dall ' Unione Sovietica : un volto ieratico . Dal finestrino di un ' automobile , che avanzava lenta dietro i dirigenti del PCI , una faccia che sbalordiva per la sua somiglianza col leader comunista : era il figlio Aldo , in un abito a doppio petto blu , e al suo fianco c ' era la madre , Rita Montagnana . Gli altri familiari di Togliatti - il fratello Eugenio e la sorella Maria Cristina - avevano percorso a piedi il primo tratto , poi anch ' essi erano saliti in macchina . Dopo avere salutato il feretro , la folla cercava di riconoscere gli uomini politici : e molti indicavano Luigi Longo ( « Ecco il nuovo capo » dicevano ) , Pietro Nenni , che con lo sguardo fisso davanti a sé , camminava alla testa delle delegazioni dei partiti ( più tardi , a piazza San Giovanni , si è allontanato prima della fine della cerimonia ) . Leonida Breznev , il « numero due » del Partito comunista sovietico , guidava invece i rappresentanti dei partiti comunisti stranieri , tutti vestiti di scuro , con cravatta color carbone . Breznev lo si distingueva facilmente per via del nastrino rosso dell ' ordine di Lenin all ' occhiello . Sui tetti , agli angoli delle strade erano state piazzate numerose macchine da presa ; anche un elicottero sorvolava a bassa quota il corteo , per permettere a un operatore di riprendere la folla nei particolari . E ad ogni macchina c ' era un regista noto : Zurlini , Maselli , De Santis , Lizzani e Petri . Essi monteranno al più presto un documentario , realizzato dal Partito comunista , sui funerali di Palmiro Togliatti . Tra gli intellettuali spesso sparsi tra i redattori dell ' « Unità » o di « Rinascita » , vi erano Carlo Bernari , Carlo Levi , Renato Guttuso , Luchino Visconti , il poeta spagnolo Rafael Alberti , Cesare Zavattiní , lo scultore Marino Mazzacurati . Erano le 18 e 10 quando il feretro è arrivato a piazza San Giovanni : sullo splendido sagrato della basilica attendevano almeno centomila uomini e donne . Nella ressa , Dolores Ibarruri , la « Pasionaria » , è stata inghiottita dalla folla ed è svenuta . Le hanno versato acqua sul viso , e quando si è ripresa ha chiesto scusa per la sua « imperdonabile debolezza » . Un altoparlante ha annunciato che la bara era stata posata sul catafalco , e la piazza si è fatta silenziosa .