StampaQuotidiana ,
Credo
che
siamo
parecchi
(
e
da
qualche
tempo
siamo
anche
aumentati
)
a
dichiarare
rifacendo
Eckermann
che
«
l
'
Ingegnere
Carlo
Emilio
Gadda
è
tra
i
nostri
Autori
quello
cui
si
è
sempre
rivolto
lo
sguardo
come
a
una
stella
polare
:
i
suoi
detti
sono
in
perfetta
armonia
col
nostro
modo
di
pensare
,
e
ci
scoprono
continuamente
sempre
più
alti
punti
di
vista
.
Perciò
ci
si
studia
di
penetrare
sempre
di
più
nella
struttura
della
sua
arte
,
e
il
nostro
intimo
amore
e
l
'
ammirazione
per
l
'
Ingegnere
hanno
in
sé
qualche
cosa
di
passionale
...
»
.
Nulla
risulta
però
difficile
come
tributare
un
giusto
omaggio
al
suo
riserbo
e
alla
sua
ritrosia
,
evitando
che
qualche
connotato
di
natura
pittoresca
inquini
il
rigore
della
testimonianza
.
Proprio
perché
è
quasi
impossibile
restituire
l
'
affascinante
mélange
di
contraddizioni
che
è
la
figura
stessa
dell
'
Ingegnere
,
un
Pietro
Micca
in
abito
di
Quintino
Sella
,
l
'
orgogliosa
modestia
e
l
'
ironia
dolorosa
e
la
verecondia
esplosiva
di
questo
grande
scrittore
rivoluzionario
travestito
da
professionista
borghese
conservatore
in
costante
reverenza
davanti
alle
Istituzioni
(
dal
Castello
Sforzesco
alla
Stazione
Nord
,
dalle
Società
Anonime
alle
Banche
all
'
idioma
italo
-
fiorentino
)
nell
'
atto
stesso
in
cui
mobilita
per
dilapidarle
strepitose
risorse
etiche
e
stilistiche
,
di
psicologia
e
di
humour
.
Traboccano
le
tentazioni
...
Un
saggista
di
scuola
francese
incline
a
trattare
della
letteratura
«
come
di
qualcos
'
altro
»
(
vita
,
sogno
,
tauromachia
)
e
dello
scrittore
«
in
quanto
qualche
cosa
»
(
magari
«
traître
»
,
o
«coupable»...)
potrebbe
lasciarsi
sedurre
dall
'
ipotesi
di
un
Trattato
sull
'
Ingegnere
«
in
quanto
reduce
»
:
le
fissazioni
traumatiche
sulle
sofferenze
della
guerra
e
del
dopoguerra
;
il
sentimento
di
provvisorietà
che
affligge
il
ritorno
a
una
vita
civile
sentita
come
precaria
,
estranea
,
instabile
;
i
bauli
non
disfatti
;
il
rovello
per
gli
anni
smarriti
in
una
giovinezza
murata
e
irrecuperabile
...
Qualche
amico
,
invece
,
di
fronte
all
'
originalità
quasi
raccapricciante
delle
sue
osservazioni
,
dell
'
arrivare
comunque
alla
verità
sulle
cose
,
impressionante
da
parte
di
qualcuno
che
vive
così
palesemente
fuori
delle
cose
,
è
stato
afferrato
da
un
dubbio
:
è
vero
?
non
è
vero
?
o
è
possibile
che
appena
voltato
l
'
angolo
,
appena
al
sicuro
in
casa
,
l
'
Ingegnere
nella
sua
«
logicità
»
sapiente
e
folle
si
tolga
la
maschera
con
cui
si
mostra
a
noi
-
e
che
mai
toglierà
in
nostra
presenza
-
e
rida
divertito
delle
nostre
sciocchezze
?
Sarebbe
però
un
torto
cedere
a
una
tentazione
da
Eckermann
contemporaneo
e
descriverlo
nell
'
atto
di
emettere
giudizi
a
sorpresa
in
una
serie
di
quadretti
tipo
«
l
'
Ingegnere
al
ristorante
»
,
«
d
'
Ingegnere
e
D
'
Annunzio
»
,
«
l
'
Ingegnere
e
il
twist
»
,
«
d
'
Ingegnere
nella
tomba
etrusca
»
.
D
'
altra
parte
irripetibilità
e
pudore
cospirano
a
rendere
difficilmente
descrivibile
l
'
esperienza
della
presenza
eccitante
e
consolatrice
dell
'
intelletto
.
Perciò
mi
è
parso
più
riguardoso
interrogarlo
con
la
sua
approvazione
su
un
argomento
fondamentale
:
la
sua
formazione
,
l
'
«
iter
»
spirituale
attraverso
cui
si
è
venuta
componendo
una
personalità
culturale
e
umana
per
cui
Contini
ha
parlato
di
«
eminente
dignità
riflessiva
»
.
«
I
successivi
miei
choc
di
carattere
riguardanti
la
tematica
conoscitiva
sono
stati
saltuari
e
sporadici
,
non
per
mia
malavoglia
o
poltroneria
,
ma
perché
sono
stato
boicottato
negli
anni
giovanili
»
dice
l
'
Ingegnere
;
e
accusa
il
tempo
,
la
stanchezza
,
la
«
estrema
povertà
»
:
e
,
prima
ancora
i
genitori
che
hanno
«
sabotato
»
la
sua
vocazione
letteraria
,
l
'
ingegneria
«
non
alta
,
ma
faticosa
»
;
e
la
mancanza
di
libri
e
di
esperienze
di
viaggio
;
la
scarsa
esperienza
della
vita
,
«
l
'
esperienza
non
sempre
lieta
che
avevo
fatto
degli
esseri
umani
»
.
«
Mi
sono
mancate
allora
,
come
a
un
prigioniero
,
eccitazioni
,
fermenti
,
suggerimenti
intellettuali
,
eccitazioni
alla
ricerca
...
»
E
negli
anni
successivi
l
'
estrema
fatica
:
«
costretto
agli
studi
d
'
ingegneria
,
a
Milano
,
non
mi
hanno
lasciato
tempo
e
molte
volte
neppure
la
voglia
,
le
possibilità
fisiche
di
ricerche
"
curiose
"
»
.
«
Ulteriori
gravi
traumi
sono
stati
quelli
derivanti
dalle
guerre
che
la
mia
generazione
ha
attraversato
:
alla
prima
delle
quali
ho
partecipato
con
una
"
passione
"
positiva
,
mentre
ho
subìto
come
"
civile
"
la
seconda
con
una
orrenda
e
lunga
sofferenza
,
anche
fisica
.
»
Formazione
perciò
lacunosa
,
«
a
macchie
,
a
chiazze
»
.
Negli
anni
dell
'
adolescenza
sono
prevalsi
interessi
letterari
,
prevalentemente
italiani
e
latini
,
con
qualche
puntata
su
autori
greci
(
Omero
)
.
Poi
Dante
,
Ariosto
.
«
Negli
anni
ulteriori
dopo
il
liceo
ci
sono
stati
momenti
di
cultura
,
ricerca
,
e
di
"
eccitazione
"
derivanti
da
indirizzi
logico
-
matematici
della
eccitazione
stessa
(
Einstein
,
la
teoria
della
relatività
,
più
tardi
la
teoria
dei
"
quanti
"
,
De
Broglie
).»
«
Dopo
i
contatti
letterari
di
Firenze
,
tutto
il
grosso
repertorio
di
idee
che
si
può
brevemente
designare
col
nome
-
se
non
di
psicopatologia
-
di
psicanalisi
.
»
Negli
anni
Trenta
l
'
Ingegnere
si
interessa
soprattutto
di
fenomeni
«
proibitissimi
dal
fascismo
...
venuti
dal
di
fuori
...
"
esterofilo
"
:
parola
cara
al
duce
,
carica
di
condanna
...
»
.
Studia
per
esempio
(
«
per
quanto
senza
possibilità
di
approfondire
...
costretto
dal
lavoro
...
»
)
la
matematica
di
Einstein
,
appunto
,
e
la
psicanalisi
:
«
Quando
molti
ritenevano
l
'
idea
volgare
che
Freud
fosse
un
pervertito
...
e
neanche
a
parlare
di
Breuer
,
Charcot
...
»
.
Rivolge
cioè
la
sua
attenzione
ad
alcune
fondamentali
discipline
scientifiche
moderne
ignorate
o
trascurate
dalla
maggior
parte
dei
letterati
dell
'
epoca
,
e
praticamente
mai
integrate
sul
serio
alla
nostra
cultura
:
ecco
un
'
altra
ragione
seria
dell
'
importanza
dell
'
Ingegnere
per
noi
.
«
Avevo
già
frequentato
a
Milano
come
socio
di
una
biblioteca
molto
bene
-
e
milanesemente
-
organizzata
(
il
Circolo
Filologico
)
i
precursori
:
appunto
Charcot
,
Breuer
...
molti
altri
...
e
anche
gli
psicologi
positivisti
;
ricordo
L
'
intelligenza
nel
regno
animale
di
Tito
Vignoli
,
psicologo
lombardo
.
Si
tenga
presente
che
l
'
impegno
degli
studi
d
'
ingegneria
comportava
otto
ore
di
attività
giornaliera
,
compreso
il
disegno
;
e
a
certe
esercitazioni
,
per
esempio
di
mineralogia
,
occorreva
presentarsi
alle
sette
della
mattina
.
Questi
milanesi
col
loro
"
lavurà
"
mi
hanno
dato
una
bella
mazzata
sulla
testa
...
E
Roma
?
Ne
sono
amareggiato
,
stanco
;
se
potessi
me
ne
andrei
subito
;
se
avessi
forza
,
denaro
...
Ah
,
il
romanesimo
...
A
proposito
di
psicanalisi
devo
dire
che
mi
sono
avvicinato
ad
essa
negli
anni
fiorentini
dal
'26
al
'40
quando
l
'
insieme
delle
dottrine
e
delle
ricerche
di
questa
grande
componente
della
cultura
moderna
era
visto
popolarmente
come
operazione
diabolica
e
quasi
infame
,
per
la
crassa
opaca
ignoranza
di
molti
grossi
tromboni
della
moraloneria
e
della
cultura
ufficiale
dell
'epoca.»
Ma
perché
è
andato
a
Firenze
?
«
Manzonianamente
...
e
anche
un
po
'
come
un
inglese
(
senza
quattrini
)
del
'700
...
Per
imparare
la
lingua
e
frequentare
le
biblioteche
fiorentine
(
e
pensare
che
poi
non
ne
ho
avuto
quasi
mai
il
tempo
!
)
.
Il
Vieusseux
e
la
Marucelliana
hanno
sostituito
nel
mio
positivismo
illuministico
la
vecchia
organizzatissima
biblioteca
milanese
»
.
Trovo
straordinario
andare
a
Firenze
per
sciacquar
panni
lombardi
in
Arno
,
e
come
risultato
distruggere
il
fiorentino
con
l
'
esplosiva
operazione
linguistica
del
Pasticciaccio
;
ma
l
'
Ingegnere
sorride
,
non
vuol
dir
niente
.
Alla
psicanalisi
mi
sono
avvicinato
e
ne
ho
largamente
attinto
idee
e
moventi
conoscitivi
con
una
intenzione
e
in
una
consapevolezza
nettamente
scientifico
-
positivistica
,
cioè
per
estrarre
da
precise
conoscenze
dottrinali
e
sperimentali
un
soprappiù
moderno
della
vecchia
etica
,
della
vecchia
psicologia
,
e
della
cultura
che
potremmo
chiamare
parruccona
e
polverosa
di
certo
tardo
illuminismo
lombardo
.
Col
comprendere
la
fenomenologia
dell
'
inconscio
mi
è
sembrato
di
fare
un
passo
avanti
nella
mia
struttura
di
apprenti
sorcier
.
E
devo
dire
che
ho
incontrato
negli
studi
di
filosofia
fatti
presso
l
'
Università
di
Milano
(
nel
'25
,
nel
'28
,
nel
'30
,
allora
si
chiamava
ancora
Accademia
scientifica
e
letteraria
,
però
conferiva
lauree
regolari
)
un
docente
di
psicologia
,
Casimiro
Doniselli
,
che
mi
ha
condotto
alla
possibilità
di
pensare
a
una
specie
di
traduzione
in
termini
psicologici
di
molte
posizioni
di
filosofia
teoretica
:
alcune
posizioni
teoretiche
kantiane
potrebbero
essere
oggi
registrate
in
chiave
psicologica
,
per
esempio
.
»
E
fra
le
esercitazioni
fatte
in
questo
periodo
l
'
Ingegnere
ne
ricorda
soprattutto
una
sull
'
apparecchio
dell
'
udito
,
in
cui
la
coclea
(
che
ha
la
forma
della
spirale
di
Cartesio
)
funziona
come
estrattore
di
logaritmi
delle
scale
sonore
.
Molto
hanno
impressionato
la
mia
giovane
e
ancora
inesperta
ricerca
formativa
quei
necessariamente
limitati
avvicinamenti
,
o
approssimazioni
,
ai
maestri
della
filosofia
moderna
...
Ho
letto
Spinoza
,
Leibniz
,
Kant
...
La
lettura
dei
Nuovi
saggi
di
Leibniz
(
tradotti
da
Cecchi
)
e
della
Teodicea
stessa
,
si
può
dire
che
siano
stati
nettamente
formativi
per
il
mio
sviluppo
e
i
miei
interessi
logico
-
teoretici
posteriori
...
Ancora
oggi
sento
di
dover
molto
a
Leibniz
e
di
riviverne
oscuramente
i
suggerimenti
e
i
pensieri
nella
ormai
declinante
vita
intellettuale
,
avviata
alla
chiusura
...
A
questo
proposito
sarebbe
mio
estremo
desiderio
di
poter
lasciare
almeno
una
affrettata
e
sintetica
"
operetta
"
di
esegesi
da
un
lato
e
di
"
apology
"
(
nel
senso
di
"
giustificazione
"
)
dei
miei
momenti
di
pensiero
e
degli
inevitabili
errori
(
od
eccessi
)
a
cui
la
mia
affaticata
ricerca
è
andata
incontro
,
come
ogni
ricerca
...
per
successivi
"
tâtonnements
"
,
come
ognuno
di
noi
...
forse
anche
la
natura
stessa
...
si
avvicina
alle
sue
"
idee
"
per
"
tâtonnements
"
...
e
incontrando
la
dolorosa
esperienza
di
inevitabili
"impasses"...»
Ma
la
sezione
forse
più
larga
della
sua
libreria
è
affollata
di
volumi
di
storia
.
«
L
'
interesse
per
gli
studi
storici
può
dirsi
innato
in
me
;
o
se
no
,
ha
ricevuto
eccitazioni
che
chiamerò
ginnasiali
con
grande
amore
e
rispetto
per
gli
studi
ginnasiali
che
ho
potuto
seguire
(
Cesare
,
Tacito
,
non
molto
Erodoto
)
,
i
minori
latini
,
più
tardi
Svetonio
...
e
perché
ho
avuto
da
taluni
di
questi
storici
latini
(
Tacito
,
Svetonio
)
e
dai
poeti
...
la
sensazione
che
ci
sia
stato
un
grande
momento
della
conoscenza
umana
in
cui
la
storiografia
non
è
stata
una
menzogna
...
senza
compromessi
,
né
reticenze
...
La
stessa
sensazione
mi
è
stata
data
più
tardi
dagli
storici
francesi
e
inglesi
...
da
Macaulay
a
Strachey
,
come
specimen
...
Lavisse
,
Michelet
,
Lefebvre
,
Bainville
...
e
da
memorialisti
altrettanto
validi
annotatori
della
realtà
e
della
verità
...
Saint
-
Simon
,
Retz
...
da
epistolari
,
lettere
...
mi
hanno
condotto
a
interessarmi
ai
fatti
della
grande
storia
francese
...
»
E
il
Rinascimento
?
«
Sì
,
ho
avuto
interessi
culturali
e
letterari
e
di
giudizio
storiografico
...
per
gli
storici
letterati
...
la
potenza
d
'
espressione
,
il
senso
della
verità
...
Guicciardini
,
Machiavelli
,
Jacopo
Nardi
...
Però
non
credo
a
un
Rinascimento
politico
...
non
credo
che
possa
aver
dato
all
'
Italia
quello
che
il
valore
delle
armi
e
della
nobiltà
francese
ha
dato
alla
Francia
...
sempre
in
esercizio
nell
'
incontrare
la
morte
...
magari
in
duello
,
quando
non
v
'
erano
guerre
...
Il
mio
giudizio
necessariamente
generico
per
la
storia
dei
Comuni
e
delle
Signorie
non
ha
insomma
un
carattere
idolatra
né
per
gli
uni
né
per
le
altre
,
pure
ammettendo
il
carattere
di
indipendenza
eroica
del
Comune
borghese
e
tessile
rispetto
all
'
ancoraggio
dell
'
idea
imperiale
»
.
E
la
filologia
?
Qui
l
'
Ingegnere
raccomanda
di
tenere
un
tono
modesto
e
serio
per
riguardo
agli
studiosi
specializzati
.
«
...
Uno
dei
momenti
tormentosi
della
mia
modesta
e
frantumata
carriera
di
scrittore
...
Contini
per
il
caso
mio
molto
giustamente
parla
di
"
letteratura
perduta
"
,
rifacendosi
a
Proust
...
e
di
un
sentimento
di
frustrazione
che
starebbe
e
sta
di
fatto
alla
base
del
mio
lavoro
e
del
giudizio
che
faccio
di
me
stesso
...
un
fine
non
raggiunto
...
»
Ma
perché
?
Ma
come
?
L
'
Ingegnere
scuote
la
testa
,
parla
di
brogliaccio
,
di
macchie
d
'
inchiostro
,
di
minute
confuse
e
indecifrabili
,
tossisce
,
batte
le
mani
sulla
tavola
,
mormora
«
avevo
in
mente
un
programma
...
e
invece
...
solo
un
avvicinamento
a
quello
che
speravo
...
tarda
riparazione
...
citazioni
imprecise
...
mancato
adempimento
del
compito
...
È
la
questione
dell
'
espressione
...
come
un
bambino
che
si
preoccupa
esclusivamente
di
far
bene
il
suo
compito
,
mi
sono
sempre
preoccupato
di
raggiungere
non
tanto
l
'
optimum
formale
"
routinier
"
(
i
plurali
giusti
,
le
camicie
scritte
con
la
"i"...)
quanto
l
'
optimum
espressivo
...
È
chiaro
questo
,
no
?
...
È
stata
infatti
usata
per
me
talora
come
tono
d
'
accusa
o
rimprovero
la
qualifica
di
espressionista
...
Ma
io
credo
che
il
dovere
di
un
optimum
espressionistico
incomba
a
ogni
artigiano
se
non
a
ogni
artista
...
al
pittore
,
al
sarto
,
al
compositore
,
e
in
primis
allo
scrittore
,
che
maneggia
uno
strumento
assai
difficile
a
possedere
e
ad
usare
e
cioè
l
'
idioma
...
Ma
io
ho
sentito
che
in
ogni
idioma
...
lingua
o
dialetto
...
la
lingua
,
che
ha
dietro
di
sé
una
cultura
,
una
scuola
,
una
formazione
,
un
'
accademia
,
una
provenienza
da
altra
lingua
madre
...
e
il
dialetto
talora
con
egual
provenienza
da
una
lingua
madre
,
come
il
latino
per
il
dialetto
lombardo
...
ciò
che
interessa
è
la
potenza
,
la
tensione
espressiva
,
il
voltaggio
espressivo
...
e
indipendentemente
dal
perbenismo
accademizzante
a
cui
si
possa
essere
più
o
meno
vicini
...
Non
importa
se
si
è
prossimi
al
Rigutini
,
importa
la
potenza
espressiva
!
Quel
che
accade
al
dialetto
lombardo
o
alla
parlata
napoletana
rispetto
al
latino
...
e
"
facite
'
a
faccia
feroce
"
"
è
"
latino
...
da
cui
entrambi
derivano
la
loro
tematica
...
gli
etimi
...
accade
anche
ad
alcune
lingue
neolatine
,
le
più
vive
e
stupende
,
il
francese
e
lo
spagnolo
...
lasciamo
il
provenzale
,
che
m
'
interessa
meno
...
anche
se
,
vero
,
per
alcuni
argomenti
,
certi
discorsi
,
è
ovvio
che
solo
una
lingua
colta
(
il
francese
,
lo
spagnolo
)
potrà
essere
usata
,
anziché
un
dialetto
...
I
Nuovi
saggi
di
Leibniz
non
possono
essere
scritti
in
dialetto
...
Colloco
il
dialetto
a
una
stessa
possibilità
espressiva
...
o
voltaggio
,
o
altezza
...
della
lingua
,
limitatamente
agli
argomenti
di
sua
pertinenza
:
il
linguaggio
di
Ruzante
o
Goldoni
non
potrebbe
essere
adatto
per
un
'
opera
filosofica
...
E
mi
permetta
di
chiudere
con
una
piccola
chicca
...
per
usare
il
suo
elegante
e
italianissimo
termine
:
per
dire
"
vino
"
,
i
successivi
etimi
sono
stati
nell
'
ordine
"
oinos
"
,
"
vinum
"
,
"
vino
"
,
"
vin
"
(
milanese
)
,
"
vi
"
(
bresciano
)
...
mentre
si
dice
in
bergamasco
semplicemente
"
i
"
,
spaventosa
erosione
della
matrice
"
vinum
"
,
operata
dall
'
abominevole
dialetto
bergamasco
,
secondo
i
tromboni
moraloni
accademici
della
moralità
linguistica
...
Senonché
nella
gloriosa
e
stupenda
lingua
del
grande
La
Fontaine
e
anche
di
quel
Saint
-
Simon
che
come
dice
Sainte
-
Beuve
"
écrit
à
la
diable
pour
l
'
éternité
"
,
per
dire
"
agosto
"
attraverso
le
successive
erosioni
di
"
augustus
mensis
"
si
passa
da
"
aoust
"
a
"
août
"
;
e
finalmente
alla
fonazione
"
u
"
che
come
erosione
fonetica
equivale
alla
"
i
"
dell
'
"
abominevole
"
bergamasco
...
»
.
StampaQuotidiana ,
Interpretazione
memorabile
:
a
ventotto
anni
Sandrine
Bonnaire
ha
affrontato
il
personaggio
(
recitato
in
passato
al
cinema
da
Geraldine
Farrar
,
Renée
Falconetti
,
Simone
Genevois
,
Angela
Salloker
,
Ingrid
Bergman
,
Jean
Seberg
,
Hedy
Lamarr
,
Florence
Carrez
)
con
vera
grandezza
semplice
,
con
ammirevole
capacità
d
'
esprimere
pudicamente
ma
eloquentemente
il
mistero
religioso
e
la
possessione
fideista
,
con
una
naturalezza
fisica
perfetta
.
L
'
impresa
era
complessa
.
Tra
le
eroine
storiche
,
la
mistica
guerriera
,
mito
del
nazionalismo
francese
discusso
,
glorioso
e
usato
,
per
la
sensibilità
contemporanea
risulta
quasi
incomprensibile
:
santa
ma
portatrice
di
morte
,
armata
della
spada
e
della
croce
,
credente
nel
Re
come
in
Dio
,
ragazza
e
condottiera
,
Giovanna
d
'
Arco
ha
in
sé
tutte
le
contraddizioni
della
Chiesa
cattolica
e
delle
epoche
di
marasma
etico
-
politico
favorevoli
all
'
epifania
di
figure
miracolistiche
venute
dal
nulla
.
Il
bellissimo
film
di
Rivette
non
tenta
alcuna
interpretazione
psicologica
.
Guarda
Giovanna
agire
,
la
descrive
trasparente
e
strana
,
senza
pia
compunzione
né
arroganza
adolescente
ma
con
l
'
ostinato
rifiuto
d
'
ogni
ragionevolezza
dei
grandi
idealisti
,
pronti
a
morire
per
l
'
idea
a
cui
conservano
fede
e
fedeltà
,
destinati
a
venir
sconfitti
dal
cinismo
pragmatico
altrui
e
dal
proprio
stesso
assolutismo
.
E
la
vicenda
di
Giovanna
viene
vista
,
con
aspra
analisi
politica
,
simile
a
quella
di
tanti
eroi
guerrieri
:
esaltati
dal
potere
al
momento
della
lotta
armata
,
esautorati
al
subentrare
del
tempo
delle
trattative
e
dei
compromessi
politici
,
ripudiati
come
memoria
ingombrante
di
conflitti
ormai
spenti
.
Guidata
dal
talento
del
regista
e
dalla
propria
bravura
,
Sandrine
Bonnaire
recita
una
Giovanna
D
'
Arco
ruvida
come
la
ragazza
di
campagna
che
era
,
prepotente
come
un
bambino
,
presuntuosa
e
fragile
come
capita
alla
sua
età
(
diciassette
anni
,
diciannove
quando
morì
sul
rogo
)
.
La
prima
volta
che
una
freccia
la
ferisce
piange
e
si
spaventa
;
le
invocazioni
che
rivolge
ai
suoi
santi
(
Caterina
,
Margherita
,
Michele
Arcangelo
protettore
dei
combattenti
)
hanno
i
toni
d
'
una
esigente
urgenza
puerile
;
la
costrizione
a
smettere
la
divisa
di
guerriera
e
a
vestire
abiti
femminili
la
mortifica
come
una
ferita
all
'
orgoglio
militare
o
una
perdita
d
'
identità
.
Alla
fine
,
incatenata
al
rogo
,
rivestita
del
saio
candido
,
incappellata
d
'
un
beffardo
elmo
di
cartone
bianco
con
le
parole
«
apostata
,
eretica
»
,
quando
il
fumo
del
legno
ardente
le
arriva
alla
gola
Giovanna
D
'
Arco
fa
la
cosa
più
ovvia
:
tossisce
.
Quando
le
fiamme
arrivano
a
bruciarle
le
carni
fa
la
cosa
più
alta
:
un
fortissimo
grido
:
«
Gesù
!
»
Ma
gli
spettatori
italiani
sono
sempre
sfortunati
.
Il
kolossal
d
'
autore
di
Rivette
,
scandito
in
due
parti
(
«
Le
battaglie
»
,
«
Le
prigioni
»
)
,
lungo
oltre
cinque
ore
e
mezza
,
da
noi
è
stato
diviso
in
due
film
usciti
(
quando
sono
usciti
)
a
distanza
di
mesi
,
è
stato
tagliato
col
permesso
del
regista
di
un
'
ora
e
venti
(
quasi
l
'
equivalente
di
un
film
)
.
È
lo
stesso
sistema
adottato
per
Smoking
/
No
smoking
di
Alain
Resnais
,
negativo
oltre
che
anticulturale
:
altera
il
ritmo
e
lo
stile
,
impoverisce
o
smentisce
la
vicenda
.
Meglio
così
che
nulla
?
Forse
:
però
non
è
una
bella
alternativa
.
StampaQuotidiana ,
Il
Corriere
della
Sera
commentando
i
discorsi
del
Duce
che
pure
gettava
parecchi
ponti
ai
patrioti
e
agli
uomini
di
buona
volontà
dell
'
altra
sponda
,
afferma
che
"
l
'
obbiettivo
dell
'
opposizione
è
veramente
il
regime
"
.
Lo
sapevamo
ma
la
conferma
non
guasta
.
Il
Fascismo
risponde
ancora
una
volta
che
non
intende
neppure
discutere
l
'
eventualità
di
un
abbandono
del
potere
.
L
'
opposizione
ha
un
compito
di
controllo
da
svolgere
e
lo
svolga
senza
ingiuriare
e
senza
oltraggiare
.
Potrà
solo
così
essere
ascoltata
.
Se
pone
pregiudiziali
di
regime
il
Fascismo
pone
ben
chiaro
oltre
che
una
questione
di
diritto
una
ragione
di
forza
.
Pretendere
che
un
movimento
di
vasto
respiro
spirituale
e
di
grande
capacità
politica
come
il
Fascismo
si
fermi
per
polemizzare
con
l
'
organo
della
mediocrità
nazionale
quale
è
il
Corriere
della
Sera
o
con
le
altre
opposizioni
,
sulla
legittimità
del
potere
conquistato
per
consenso
di
popolo
e
per
la
carenza
dello
Stato
liberale
,
è
da
stolti
.
Il
Fascismo
è
conscio
della
sua
missione
di
ringagliardimento
della
coscienza
nazionale
e
di
assestamento
spirituale
degli
italiani
i
quali
hanno
il
diritto
di
avere
una
Patria
forte
che
assicuri
alle
popolazioni
ognor
crescenti
,
benessere
e
sicurezza
nel
territorio
,
oltre
i
mari
e
oltre
i
monti
.
Il
regime
fascista
non
sarà
sostituito
che
da
un
altro
regime
che
ne
continui
la
evoluzione
.
Ma
si
tratta
di
cicli
storici
e
non
di
Ministeri
.
StampaQuotidiana ,
Rileggo
Fenoglio
.
La
figura
del
piemontese
di
campagna
è
antica
,
e
assai
diversa
da
quella
del
piemontese
di
città
,
più
sfumata
e
rapida
nel
mettersi
al
passo
del
mondo
.
Testardaggine
e
diffidenza
,
orgoglio
e
pudicizia
,
senso
del
limite
e
segreta
ambizione
formano
,
nel
piemontese
di
campagna
,
un
nocciolo
di
resistenza
al
destino
,
alla
delusione
dei
fatti
quotidiani
,
resistenza
che
non
gli
viene
meno
neppure
negli
istanti
più
duri
.
Il
piemontese
di
campagna
è
capace
di
dannarsi
l
'
anima
in
lotta
perpetua
con
una
vigna
arida
;
e
con
uno
schioppo
in
mano
può
mettersi
freddamente
a
sparare
contro
un
carro
armato
tedesco
:
non
importa
la
palese
inferiorità
,
la
vigna
che
ti
imbroglia
o
il
carro
armato
che
neppure
si
accorge
dei
tuoi
pallini
da
lepre
.
Vuoi
dire
che
ti
butterai
nel
pozzo
,
a
dispetto
delle
viti
e
degli
eredi
,
o
sbatterai
la
testa
contro
le
lamiere
del
Tigre
.
È
destino
,
però
,
non
«
darla
mai
vinta
»
a
niente
e
a
nessuno
,
costi
quel
che
costi
fino
alla
fine
.
E
così
era
Beppe
Fenoglio
,
seppure
naturalmente
velato
da
una
raffinata
esperienza
di
cultura
.
Composto
di
questa
materia
,
non
poteva
non
vivere
duramente
,
e
duramente
morire
,
subendo
e
tacendo
,
in
immensa
solitudine
,
e
tuttavia
con
l
'
altissima
convinzione
di
colui
che
sa
come
,
coltivando
il
suo
pezzo
di
terra
e
coltivandolo
bene
,
senza
riposo
,
finisce
per
avvantaggiare
tutti
gli
altri
,
prima
ancora
che
se
stesso
.
A
un
certo
punto
,
il
traduttore
elegantissimo
di
Coleridge
,
il
lettore
di
Lawrence
e
Stevenson
,
l
'
uomo
moderno
che
sa
vedere
con
distacco
di
penna
un
acre
spiraglio
di
vita
contadina
o
di
guerra
,
tornava
vittima
di
un
mondo
feroce
-
qual
è
quello
contadino
,
ma
anche
borghese
,
del
più
chiuso
Piemonte
-
e
lo
subiva
in
silenzio
,
come
a
negare
qualsiasi
altra
possibilità
di
vivere
e
agire
,
al
di
fuori
di
quei
territori
ed
usanze
.
E
in
questo
modo
dava
terreno
non
casuale
alle
storie
da
fabbricare
,
dalla
Malora
allo
splendido
Giorno
di
fuoco
,
nutrendole
di
un
furore
narrativo
e
stilistico
che
sublimava
,
finalmente
,
i
residui
velenosi
dell
'
esistenza
e
in
astratto
intaccavano
come
perfezionatissimi
proietti
,
la
cupola
crudele
tesa
a
chiudere
la
vita
-
delle
Langhe
,
di
ieri
e
di
oggi
,
del
mondo
dei
rapporti
familiari
intrigati
dalla
presenza
costante
del
denaro
,
dell
'
invidia
,
del
dispetto
,
dell
'
aridità
di
cuore
-
impedendole
di
liberarsi
secondo
intelligenza
e
bontà
.
Imminenti
edizioni
e
riedizioni
dei
suoi
racconti
,
già
conosciuti
o
appena
usciti
dal
cassetto
,
faranno
conoscere
a
un
più
largo
pubblico
uno
scrittore
che
nel
suo
microcosmo
lavorò
più
a
fondo
dello
stesso
Pavese
,
perché
non
deviato
da
alcuna
mitologia
ma
perdutamente
teso
a
raggiungere
un
risultato
realistico
,
pulito
,
a
costo
di
profondere
ogni
riserva
intellettuale
e
di
cuore
.
Non
gli
ho
mai
detto
una
cosa
simile
,
lui
vivo
.
Non
me
lo
consentivano
i
nostri
scarsi
rapporti
,
la
nostra
scorbutica
amicizia
piemontese
,
la
rara
corrispondenza
.
E
ancora
adesso
mi
pento
di
non
aver
tentato
,
una
volta
per
tutte
,
di
sfondare
il
suo
orgoglioso
riserbo
,
o
almeno
,
consciamente
,
di
non
aver
gettato
olio
sul
fuoco
della
sua
estrema
consapevolezza
.
In
segreto
,
ne
avrebbe
avuta
una
qualche
consolazione
,
al
di
là
di
tante
amarezze
e
di
irrimediabili
solitudini
e
pietosi
infingimenti
.
Ci
resta
questo
:
trenta
o
quaranta
pagine
di
Fenoglio
,
qualunque
cosa
succeda
,
sono
già
stampate
in
quell
'
ideale
antologia
delle
lettere
italiane
di
questo
secolo
che
,
per
fortuna
,
deve
ancora
veder
nascere
i
suoi
curatori
.
Da
quelle
pagine
viene
fuori
non
solo
un
ritratto
magistrale
del
mondo
accoltellato
della
Langa
,
ma
in
filigrana
appare
il
narratore
stesso
,
quel
«
piemontese
di
campagna
»
tanto
più
trepido
quanto
più
sa
di
affondare
,
con
occhio
asciutto
,
nel
dolore
proprio
e
altrui
.
StampaQuotidiana ,
Il
voto
dei
Comuni
ha
superato
tutte
le
previsioni
.
Centododici
suffragi
di
maggioranza
,
in
favore
dell
'
ingresso
di
Londra
nel
Mec
,
rappresentano
il
miglior
premio
alla
tenacia
di
Heath
e
dei
conservatori
nel
propugnare
la
causa
dell
'
integrazione
continentale
contro
tutte
le
difficoltà
e
contro
tutte
le
resistenze
che
a
un
certo
momento
avevano
autorizzato
pessimismo
e
sfiducia
,
al
di
qua
e
al
di
là
della
Manica
.
Nessun
ultimatum
è
servito
,
nessuna
intimidazione
è
riuscita
allo
scopo
.
L
'
ala
dissidente
ed
europeista
del
partito
laborista
,
l
'
ala
che
non
aveva
voluto
condividere
il
clamoroso
voltafaccia
di
Wilson
e
smentire
le
tradizionali
professioni
di
fede
del
partito
,
si
è
sottratta
al
giogo
della
«
frusta
»
parlamentare
,
non
ha
obbedito
alla
disciplina
di
gruppo
,
si
è
associata
al
«
sì
»
dei
conservatori
per
l
'
Europa
unita
,
suggellato
dal
risultato
a
sorpresa
della
votazione
ai
Lords
e
ai
Comuni
-
l
'
apertura
di
una
nuova
grande
pagina
nella
storia
inglese
ed
europea
.
Heath
aveva
giocato
grosso
.
Concedendo
la
libertà
di
voto
al
suo
gruppo
parlamentare
,
che
alberga
una
corrente
tenacemente
ed
irriducibilmente
antieuropeista
in
omaggio
alle
pregiudiziali
imperiali
di
un
mondo
scomparso
,
aveva
praticamente
liquidato
in
partenza
il
già
esiguo
e
fragile
margine
di
maggioranza
su
cui
si
regge
il
suo
governo
tanto
contrastato
.
Senonché
i
rischi
in
campo
conservatore
erano
largamente
bilanciati
dai
vantaggi
sul
fronte
avversario
.
Le
diserzioni
conservatrici
,
ridottesi
poi
di
numero
e
di
significato
,
sarebbero
state
compensate
dalle
adesioni
dei
laboristi
eterodossi
,
il
gruppo
di
Roy
Jenkins
.
Non
solo
:
ma
di
fronte
ad
un
'
opinione
pubblica
perplessa
e
turbata
,
qual
è
nella
grande
maggioranza
l
'
opinione
inglese
sul
tema
dell
'
Europa
(
basti
leggere
le
lettere
del
pubblico
al
«
Times
»
)
,
il
governo
conservatore
aveva
dissipato
l
'
impressione
di
una
qualunque
ghigliottina
,
di
una
qualunque
forzatura
procedurale
o
regolamentare
.
L
'
ingresso
dell
'
Inghilterra
nel
Mec
,
dopo
tanti
anni
di
contraddittori
«
zig
zag
»
,
dopo
tutti
i
ritardi
imposti
dall
'
altera
e
orgogliosa
volontà
del
generale
De
Gaulle
,
dopo
le
incomprensioni
e
le
esitazioni
degli
stessi
governi
succedutisi
alla
guida
dell
'
Inghilterra
post
-
churchilliana
,
era
un
avvenimento
troppo
decisivo
,
troppo
-
diciamolo
pure
con
un
termine
abbondantemente
logorato
-
«
storico
»
perché
la
volontà
del
Parlamento
,
massima
fonte
di
sovranità
e
di
legittimità
della
Gran
Bretagna
,
non
dovesse
esprimersi
in
tutta
la
sua
libertà
,
senza
condizionamenti
o
impacci
di
alcun
genere
.
È
l
'
obiettivo
raggiunto
dal
governo
Heath
col
voto
di
questa
notte
:
un
voto
che
conforta
la
fatica
di
tutti
gli
europeisti
,
in
un
'
ora
grigia
e
malinconica
per
l
'
Europa
,
oggetto
di
una
storia
che
troppo
spesso
la
trascende
.
Il
positivo
epilogo
di
questo
28
ottobre
era
stato
preceduto
da
un
dibattito
ampio
e
completo
,
il
più
lungo
nella
storia
parlamentare
di
questo
dopoguerra
britannico
:
vi
si
erano
riflesse
tutte
le
posizioni
dell
'
arco
politico
inglese
,
le
adesioni
entusiaste
e
incondizionate
,
i
«
sì
»
perplessi
e
svogliati
,
le
considerazioni
di
opportunità
contingente
,
le
preoccupazioni
dei
settori
economici
inevitabilmente
danneggiati
dall
'
integrazione
continentale
,
le
opposizioni
furibonde
e
irriducibili
legate
all
'
estrema
destra
-
ultimo
residuo
dell
'
isolazionismo
imperiale
-
e
ad
una
larga
parte
della
sinistra
anche
non
estrema
-
specchio
dei
privilegi
corporativi
di
una
classe
operaia
sempre
poco
sensibile
alle
voci
del
continente
.
Sullo
sfondo
,
il
dramma
del
partito
laborista
:
il
grande
e
decisivo
contrasto
fra
la
concezione
«
politica
»
del
Labour
-
Party
e
quella
sindacale
.
La
prima
disposta
a
tollerare
la
«
disobbedienza
»
dell
'
alaJenkins
,
solo
con
formali
e
nominali
sanzioni
;
la
seconda
decisa
a
battersi
con
tutte
le
armi
della
rappresaglia
e
della
ritorsione
-
fino
alla
minaccia
della
non
-
rielezione
nei
collegi
di
periferia
-
per
i
parlamentari
laboristi
sottrattisi
alla
disciplina
di
partito
e
salvatori
,
con
l
'
idea
d
'
Europa
,
dello
stesso
governo
Heath
.
Wilson
nella
posizione
di
un
«
mediatore
»
non
più
autorevole
come
una
volta
,
in
quella
che
è
stata
chiamata
la
linea
dell
'
acrobata
:
fermo
nel
«
no
»
all
'
Europa
,
alle
condizioni
ottenute
da
Heath
,
ma
deciso
ad
evitare
la
totale
prevalenza
dell
'
ala
sindacale
,
la
stessa
che
poi
sarebbe
destinata
a
liquidarne
per
sempre
la
contrastata
e
non
più
indiscussa
leadership
.
Voti
plebiscitari
contro
l
'
Europa
unita
,
sia
del
congresso
dei
sindacati
sia
,
e
sia
pure
in
misura
minore
,
del
congresso
del
partito
:
voti
che
avrebbero
schiacciato
-
ma
l
'
Inghilterra
non
è
l
'
Inghilterra
per
niente
-
qualunque
Parlamento
del
continente
,
dove
la
macchina
partitocratica
avrebbe
dissolto
ogni
obiezione
di
coscienza
e
sommerso
ogni
fedeltà
o
coerenza
ideologiche
.
Nel
complesso
,
un
grande
giorno
per
l
'
Europa
,
una
speranza
riaccesa
soprattutto
per
le
giovani
generazioni
.
Non
il
traguardo
,
ancora
.
Wilson
,
tollerante
davanti
all
'
opposizione
parlamentare
,
sarà
durissimo
nella
lotta
contro
le
procedure
di
applicazione
dei
trattati
di
Roma
,
tallonerà
Heath
passo
per
passo
,
coglierà
qualunque
occasione
per
abbattere
il
non
solido
governo
conservatore
e
riproporre
al
suo
partito
la
scelta
anti
o
non
-
europea
,
magari
ab
imis
.
Necessità
,
per
tutti
i
partners
continentali
,
di
tener
conto
della
particolarissima
situazione
inglese
,
di
evitare
ogni
mossa
sbagliata
che
possa
riaccendere
le
resistenze
o
inasprire
le
intransigenze
tutt
'
altro
che
domate
(
la
maggioranza
del
paese
è
ancora
contro
l
'
Europa
,
nonostante
i
miglioramenti
registrati
dalle
ultime
indagini
demoscopiche
)
.
È
quindi
richiamo
a
tutti
i
soci
del
Mercato
comune
ad
una
linea
di
severità
e
di
responsabilità
,
soprattutto
economica
.
L
'
Inghilterra
è
il
paese
che
ha
insegnato
al
continente
la
via
dell
'
austerity
.
Ci
sarà
qualcuno
capace
di
richiamarsi
a
quel
modello
di
fronte
alle
suggestioni
«
peroniste
»
che
continuano
a
fermentare
in
Italia
?
È
proprio
il
caso
di
augurarsi
anche
per
noi
una
«
Manica
più
stretta
»
.
StampaQuotidiana ,
Una
rivista
tedesca
che
si
occupa
di
problemi
militari
,
la
Deutsche
Wehr
,
ha
pubblicato
recentemente
un
articolo
molto
dettagliato
sulla
attuale
situazione
militare
dell
'
Italia
.
In
questo
articolo
viene
prospettato
tutto
quanto
la
Rivoluzione
Fascista
ha
fatto
per
portare
le
armi
italiane
a
un
alto
grado
di
efficienza
.
L
'
articolo
non
si
occupa
della
marina
militare
che
è
stata
tutta
rinnovata
in
questi
dodici
anni
;
né
dell
'
aviazione
che
è
stata
creata
dal
nulla
.
L
'
autore
si
occupa
soltanto
delle
forze
terrestri
,
delle
forze
para
-
militari
e
di
tutto
quanto
concerne
la
preparazione
della
Nazione
per
la
guerra
.
La
conclusione
alla
quale
giunge
è
:
che
l
'
esercito
non
può
non
essere
fascista
,
dal
momento
che
il
Regime
è
fascista
e
tutto
il
popolo
è
fascista
.
Solo
a
tale
condizione
,
dice
l
'
autore
tedesco
,
l
'
esercito
può
dare
il
massimo
rendimento
possibile
.
Riscontriamo
queste
parole
:
«
Con
la
sua
chiara
e
savia
politica
ed
educazione
militare
vediamo
intanto
come
l
'
Italia
faccia
un
altro
poderoso
passo
innanzi
nel
campo
militare
.
Nella
Penisola
appenninica
sorge
un
popolo
in
armi
come
il
mondo
mai
prima
ha
veduto
»
.
Questo
riconoscimento
germanico
è
significativo
.
Per
ritrovare
il
popolo
italiano
in
armi
,
come
oggi
,
bisogna
tornare
all
'
Impero
Romano
.
Il
potenziamento
militare
dell
'
Italia
è
opera
esclusiva
del
Fascismo
.
È
bene
che
lo
ricordino
tutti
!
.
StampaQuotidiana ,
Roma
,
aprile
-
Il
vento
proviene
da
una
enorme
ruota
a
pale
,
i
bagliori
di
fuoco
sono
di
alcune
torce
alle
spalle
delle
persone
.
La
luce
,
si
suppone
che
sarà
fredda
,
drammatica
.
L
'
obiettivo
è
stato
schermato
con
un
vetro
scuro
per
l
'
effetto
notturno
.
I
trucchi
sono
tutti
lì
,
evidenti
.
Otello
Sestili
sa
di
essere
un
camionista
:
il
suo
nome
è
perfino
scritto
a
penna
su
un
foglietto
appuntato
al
colletto
della
maglia
con
uno
spillone
di
sicurezza
.
Quel
giallo
e
azzurro
che
si
intravedono
tra
gli
ulivi
,
sono
la
gonna
e
la
camicetta
della
moglie
.
Sestili
la
vede
mentre
porta
a
sgambettare
la
bambina
.
Settimio
Di
Porto
conosce
benissimo
la
sua
identità
;
è
alto
,
massiccio
,
semplice
e
rude
come
la
gente
del
popolo
,
senza
complessi
,
senza
momenti
di
cedimento
.
Commercia
in
ferramenta
,
il
suo
furgone
è
parcheggiato
dieci
metri
più
in
là
,
sulla
Tiburtina
Valeria
,
dopo
la
curva
del
ventottesimo
chilometro
.
Alcuni
minuti
fa
,
stava
raccontando
con
spavaldo
compiacimento
che
gli
basta
serrare
le
mascelle
e
fissare
in
faccia
la
moglie
per
farla
scoppiare
in
lacrime
.
L
'
atmosfera
è
quella
un
po
'
goliardica
,
che
si
ritrova
tra
tutte
le
troupes
cinematografiche
.
Allegria
e
serietà
,
scapigliatura
e
lavoro
sodo
.
Quando
il
regista
,
lo
scrittore
Pier
Paolo
Pasolini
dà
i
tradizionali
ordini
per
girare
la
scena
,
«
motore
»
,
«
azione
»
,
qualche
cosa
di
diverso
succede
.
Il
bravo
Tonino
Delli
Colli
,
l
'
operatore
di
Accattone
,
comincia
a
muovere
la
piccola
Arriflex
.
Il
silenzio
si
fa
più
impegnato
.
L
'
attenzione
di
tutti
è
più
avvertita
del
solito
.
Tocca
girare
al
protagonista
,
«
vai
Enrique
,
vai
»
,
ordina
con
calma
Pasolini
.
Enrique
Irazoqui
è
seduto
su
un
tronco
di
ulivo
.
La
faccia
pallida
,
magra
,
avvolta
in
un
grezzo
mantello
di
lana
marrone
,
il
corpo
fasciato
da
una
semplice
tunica
avana
.
Legge
le
parole
che
deve
pronunciare
davanti
alla
macchina
da
presa
su
una
lavagnetta
sorretta
dall
'
aiuto
regista
.
«
Voi
sentirete
parlare
di
guerre
e
rumori
di
guerre
;
badate
di
non
turbarvi
;
bisogna
che
questo
avvenga
ma
non
sarà
la
fine
.
Si
solleverà
infatti
nazione
contro
nazione
e
regno
contro
regno
,
e
vi
saranno
pestilenze
e
carestie
e
terremoti
in
vari
luoghi
;
ma
tutto
questo
non
sarà
che
il
principio
dei
dolori
.
»
La
drammatica
predizione
che
Gerusalemme
sarà
distrutta
:
la
fine
del
mondo
.
Le
parole
del
Vangelo
di
san
Matteo
,
che
Pasolini
sta
traducendo
in
film
.
La
lavorazione
è
cominciata
da
qualche
giorno
,
senza
il
consueto
can
-
can
pubblicitario
che
accompagna
il
primo
giro
di
manovella
.
Anzi
,
produttore
e
regista
preferiscono
portare
avanti
il
loro
lavoro
in
silenzio
,
con
tutta
tranquillità
.
Si
tratta
di
un
lavoro
quanto
mai
impegnativo
,
difficile
,
inconsueto
perché
il
film
non
sarà
una
riedizione
della
vita
di
Gesù
Cristo
,
né
un
racconto
interpolato
delle
vicende
bibliche
.
Non
c
'
è
soggetto
,
non
c
'
è
sceneggiatura
,
non
c
'
è
dialogo
costruito
a
tavolino
sia
pure
sulla
falsariga
dei
Vangeli
,
ma
la
traduzione
in
immagini
del
testo
genuino
scritto
da
Matteo
,
il
pubblicano
di
Cafarnao
diventato
apostolo
.
La
strada
più
difficile
,
dunque
,
è
stata
scelta
da
Pasolini
per
questo
film
.
Un
'
idea
che
lascia
perplessi
,
quella
di
trasportare
sullo
schermo
il
primo
dei
quattro
Vangeli
,
soprattutto
conoscendo
la
diffusa
preferenza
per
argomenti
commerciali
di
molti
nostri
cinematografari
.
Ma
Pasolini
non
è
di
questo
parere
.
«
La
storia
di
uno
che
nasce
povero
»
dice
,
che
ha
una
vita
ricca
e
complessa
come
è
raccontato
nel
Vangelo
,
e
consegna
agli
uomini
il
messaggio
del
cristianesimo
,
«
ha
tanti
elementi
favolosi
anche
per
il
grosso
pubblico
.
»
Il
progetto
di
realizzare
il
Vangelo
secondo
Matteo
Pasolini
l
'
ha
studiato
e
maturato
per
un
paio
d
'
anni
.
Nell
'
ottobre
'62
si
trovava
ad
Assisi
.
Era
stato
invitato
dalla
Pro
Civitate
Christiana
ad
un
dibattito
sul
suo
Accattone
.
Finito
il
convegno
,
lo
scrittore
-
regista
voleva
tornarsene
a
casa
,
ma
le
strade
erano
ingorgate
di
traffico
.
Code
di
automobili
lunghe
chilometri
e
,
per
le
vie
di
Assisi
,
migliaia
di
persone
arrivate
per
la
visita
di
Giovanni
XXIII
.
Non
c
'
era
altro
da
fare
che
aspettare
che
fosse
partito
il
treno
del
Papa
,
prima
di
prendere
la
via
del
ritorno
.
«
In
camera
mia
,
sul
tavolo
c
'
era
un
Vangelo
.
L
'
avevano
messo
lì
per
farlo
leggere
agli
ospiti
,
e
ci
sono
riusciti
perché
io
lo
presi
e
cominciai
a
sfogliarlo
.
»
Un
libro
stimolante
,
dice
Pasolini
:
leggeva
e
si
convinceva
che
quel
racconto
era
un
ottimo
soggetto
cinematografico
.
Per
un
po
'
,
ha
tenuto
l
'
idea
per
sé
,
poi
una
volta
ne
ha
parlato
ad
Alfredo
Bini
,
che
era
stato
il
produttore
dei
suoi
film
.
«
Eravamo
in
Africa
,
con
Bini
,
per
i
sopralluoghi
di
Padre
selvaggio
,
e
Bini
è
stato
subito
entusiasta
.
»
In
questi
due
anni
,
Pasolini
non
ha
scritto
nessuna
sceneggiatura
,
ma
si
è
preoccupato
di
studiare
,
immaginare
le
scene
,
i
movimenti
della
macchina
da
presa
,
il
volto
degli
attori
perché
non
ha
aggiunto
né
tolto
nulla
al
racconto
di
san
Matteo
,
limitandosi
a
filtrarlo
con
la
sua
fantasia
poetica
.
Ha
discusso
,
però
,
a
lungo
l
'
idea
con
gli
amici
della
Pro
Civitate
Christiana
che
l
'
hanno
incoraggiato
concedendogli
fiducia
e
libertà
.
«
Non
ho
nessuna
intenzione
di
proporre
interpretazioni
teologiche
.
Sarà
un
Vangelo
assolutamente
canonico
»
dice
.
Con
padre
Favero
particolarmente
ha
avuto
lunghe
discussioni
,
numerosi
scambi
di
lettere
per
evitare
qualsiasi
imprecisione
,
anche
di
dettagli
storici
e
di
costume
,
nelle
ambientazioni
,
nell
'
impostazione
delle
scene
,
dei
personaggi
.
Anche
adesso
che
sta
girando
,
le
lettere
tra
lui
e
il
religioso
continuano
.
Un
viaggio
compiuto
successivamente
in
Terra
Santa
con
padre
Andrea
Carrano
,
«
un
veneto
simpaticissimo
»
,
ha
convinto
il
regista
che
non
era
il
caso
di
andare
a
girare
nei
luoghi
originari
.
Il
paesaggio
descritto
dai
Vangeli
non
esiste
più
,
perciò
il
film
verrà
girato
in
Italia
.
Le
prime
scene
,
che
si
svolgono
sul
monte
degli
ulivi
e
nell
'
orto
di
Getsemani
sono
state
girate
in
un
uliveto
ai
piedi
di
Tivoli
,
su
Monte
Cavo
il
discorso
della
montagna
.
Altre
scene
in
Calabria
,
a
Crotone
,
Matera
,
tra
Barletta
e
Taranto
,
dove
la
campagna
del
meridione
è
più
somigliante
alla
Palestina
.
Tutti
gli
attori
sono
nuovi
al
cinematografo
.
La
loro
ricerca
è
stata
particolarmente
difficile
perché
Pasolini
non
voleva
nessun
viso
che
il
pubblico
potesse
ricordare
o
identificare
con
altri
personaggi
.
Irazoqui
è
entrato
nel
film
casualmente
.
«
In
un
primo
tempo
pensavo
a
qualche
poeta
,
per
il
personaggio
di
Cristo
.
Ne
avevo
interpellati
diversi
,
avevo
anche
fatto
dei
tentativi
con
alcuni
scrittori
,
uno
russo
,
uno
americano
,
uno
spagnolo
.
Alla
fine
mi
ero
quasi
deciso
per
un
attore
tedesco
che
andava
benissimo
.
»
Enrique
Irazoqui
un
giorno
gli
ha
telefonato
a
casa
.
Voleva
conoscerlo
,
aveva
letto
l
'
unico
suo
libro
tradotto
in
Spagna
Ragazzi
di
vita
e
gli
altri
nell
'
edizione
originale
.
Voleva
discutere
con
lui
di
problemi
culturali
.
Appena
lo
vide
,
con
quel
viso
che
ricorda
i
Cristi
dipinti
dal
Greco
,
Pasolini
gli
ha
proposto
di
lavorare
nel
film
.
Per
la
ricerca
degli
altri
personaggi
,
lo
scrittore
-
regista
è
stato
aiutato
dalla
scrittrice
Elsa
Morante
.
Un
giovane
nipote
della
scrittrice
apparirà
nel
film
come
san
Giovanni
.
Il
critico
musicale
e
fotografo
Ferruccio
Nuzzo
è
san
Matteo
,
lo
scrittore
Enzo
Siciliano
,
Alfonso
Gatto
,
lo
studente
Giorgio
Agamben
sono
altri
Apostoli
:
è
il
gruppo
intellettuale
del
cast
,
che
passa
le
lunghe
attese
tra
una
scena
e
l
'
altra
leggendo
libri
sui
vampiri
e
sullo
zen
.
Con
il
camionista
del
portico
d
'
Ottavia
e
il
commerciante
in
ferramenta
,
ci
sono
nelle
vesti
di
Apostoli
e
discepoli
,
contadini
e
pastori
calabresi
e
lucani
,
facce
dure
,
rozze
,
quasi
primitive
come
dovevano
esserlo
probabilmente
i
pescatori
del
mare
di
Galilea
,
gli
artigiani
e
i
contadini
di
Nazareth
e
della
Palestina
che
per
primi
seguirono
Gesù
Cristo
.
«
La
difficoltà
tremenda
,
da
angoscia
»
dice
Pasolini
«
è
nel
creare
la
figura
del
Cristo
.
»
Una
difficoltà
che
si
avverte
,
concretamente
,
quando
è
il
momento
di
girare
,
e
sul
set
produce
un
'
atmosfera
diversa
da
quella
delle
altre
realizzazioni
cinematografiche
,
sia
pure
impegnative
:
trasforma
il
vento
della
grande
ruota
a
pale
e
le
fiamme
delle
torce
in
segni
premonitori
dell
'
apocalisse
,
muta
il
camionista
nel
traditore
Giuda
,
il
commerciante
di
ferramenta
nell
'
Apostolo
Pietro
,
lo
studente
catalano
di
scienze
economiche
e
commerciali
nella
figura
di
Cristo
,
prossimo
ai
suoi
momenti
più
dolorosi
.
StampaQuotidiana ,
Le
profonde
riforme
che
si
stanno
introducendo
nei
regolamenti
di
disciplina
delle
forze
armate
sono
un
adempimento
dell
'
ultimo
comma
dell
'
articolo
52
della
Costituzione
:
«
L
'
ordinamento
delle
forze
armate
si
informa
allo
spirito
democratico
della
Repubblica
»
:
una
delle
tante
disposizioni
della
nostra
Carta
generiche
,
e
che
avrebbe
potuto
essere
interpretata
anche
nel
senso
che
i
soldati
si
eleggessero
i
loro
superiori
.
Si
può
approvarle
incondizionatamente
,
si
possono
fare
riserve
;
ma
comunque
bisogna
avere
il
coraggio
di
riconoscere
che
l
'
esercito
(
nell
'
ampia
accezione
del
termine
)
muta
,
con
uno
di
quei
cambiamenti
che
trasformano
un
quid
in
un
aliud
,
da
quello
che
fu
dalla
formazione
della
Unità
alla
prima
guerra
mondiale
almeno
.
Mutamento
avvenuto
per
gradi
,
e
che
non
poteva
non
seguire
,
per
il
profondo
variare
di
tutta
la
vita
associata
,
del
modo
di
sentire
generale
.
Già
da
vari
anni
l
'
esercito
non
è
più
quello
idealizzato
da
De
Amicis
,
e
neppure
quello
,
che
pur
mostrava
le
sue
lacune
,
dei
romanzi
militari
oggi
dimenticati
dell
'
inizio
del
secolo
di
Olivieri
San
Giacomo
,
né
dei
più
recenti
ricordi
di
ufficiali
letterati
,
ancora
di
Edgardo
Sogno
,
che
si
riporta
al
periodo
fascista
.
La
posizione
dell
'
ufficiale
fino
al
1915
,
il
tempo
in
cui
era
prescritta
la
dote
della
sposa
per
ottenere
il
regio
assenso
al
matrimonio
,
in
cui
ogni
ragazza
della
borghesia
era
orgogliosa
di
annunciare
il
suo
fidanzamento
con
un
ufficiale
e
le
signore
che
tenevano
un
salotto
o
davano
un
ricevimento
ritenevano
questo
mancante
di
un
elemento
essenziale
se
non
ci
fossero
alcune
divise
militari
,
appare
lontano
come
la
Versailles
di
Luigi
XIV
.
La
giustissima
soppressione
dell
'
attendente
,
l
'
autorizzazione
agli
ufficiali
di
vestire
in
borghese
,
già
di
per
sé
avevano
apportato
mutamenti
rilevanti
al
vecchio
esercito
,
fondato
sul
profondo
distacco
tra
ufficiali
e
sottufficiali
,
tra
sottufficiali
e
soldati
(
un
tempo
nelle
città
minori
erano
prescritti
i
caffè
che
gli
uni
e
gli
altri
potessero
frequentare
senza
mai
confondersi
)
.
Ed
ho
sempre
presente
il
ricordo
che
evocava
un
vecchio
archivista
di
Ministero
,
già
sottufficiale
,
delle
ore
di
sosta
trascorse
in
attesa
di
una
coincidenza
,
quando
andava
in
licenza
con
moglie
e
cinque
figli
,
perché
i
sottufficiali
potevano
viaggiare
solo
con
gli
accelerati
.
Come
dovunque
,
c
'
erano
negli
ufficiali
i
buoni
,
i
comprensivi
,
i
paterni
,
ma
abbondavano
pure
gl
'
incuranti
,
i
neghittosi
,
i
nevrastenici
,
quelli
che
lasciavano
libero
sfogo
a
simpatie
ed
antipatie
verso
i
sottoposti
;
l
'
attendente
del
colonnello
era
un
'
autorità
.
I
due
requisiti
più
apprezzati
erano
il
coraggio
fisico
,
e
l
'
obbedienza
incondizionata
;
dal
superiore
occorreva
tutto
accettare
:
il
soldato
punito
presentandosi
dopo
scontata
la
punizione
si
sentiva
chiedere
se
era
contento
della
punizione
inflittagli
,
e
se
rispondeva
di
no
,
ritornava
in
prigione
.
Tutto
questo
appartiene
ad
un
mondo
che
ci
appare
molto
più
remoto
della
civiltà
contadina
morta
o
morente
che
Revelli
ha
rievocato
per
il
Cuneese
:
pur
se
fosse
in
sé
buono
qualcuno
degli
obblighi
che
la
divisa
imponeva
:
nei
mezzi
pubblici
cedere
il
posto
alle
donne
ed
ai
vecchi
;
non
assistere
inerte
ad
una
rapina
(
i
sequestri
in
strade
frequentate
non
esistevano
ancora
)
,
od
alle
percosse
che
un
uomo
imbestialito
dava
a
bambini
o
ad
una
donna
.
Cosa
sarà
questo
nuovo
esercito
ignoro
,
né
so
prevedere
.
Ma
quell
'
art.
52
della
Costituzione
,
che
mi
è
sempre
stato
ostico
per
essere
il
solo
a
parlare
di
sacro
dovere
della
difesa
della
Patria
(
degradando
così
tutti
gli
altri
doveri
verso
la
società
in
cui
si
vive
)
,
mi
porta
a
chiedermi
se
non
ci
sarebbero
ben
più
fondamentali
riforme
da
apportare
.
Confidiamo
tutti
che
non
abbiano
più
ad
esserci
guerre
,
né
vi
vediamo
l
'
Italia
coinvolta
.
Ma
pare
certo
che
sarebbero
guerre
condotte
da
tecnici
,
cui
solo
un
piccolo
esercito
di
mestiere
potrebbe
attendere
;
e
le
guerriglie
hanno
sempre
uno
sfondo
politico
,
sicché
non
si
può
contare
su
un
esercito
di
leva
composto
di
uomini
con
idee
le
più
diverse
.
Se
quell
'
art.
52
della
Costituzione
stabilisse
invece
che
ogni
cittadino
,
uomo
o
donna
,
forte
od
esile
,
deve
dare
al
consorzio
civile
un
anno
del
suo
tempo
,
quasi
gratuitamente
(
ossia
col
trattamento
del
soldato
di
leva
oggi
)
nelle
mansioni
cui
può
essere
idoneo
?
Ho
molti
dubbi
sul
sistema
cinese
di
fare
interrompere
l
'
Università
per
andare
per
qualche
anno
a
coltivare
la
campagna
e
di
fare
ritornare
per
qualche
mese
al
lavoro
campestre
alti
funzionari
;
ma
di
fronte
a
questo
abbandono
delle
campagne
che
tanto
grava
sulla
nostra
economia
,
non
posso
non
chiedermi
se
sarebbe
davvero
impossibile
imporre
a
tutti
i
ragazzi
italiani
di
fare
per
un
anno
quel
che
in
altri
Stati
molti
studenti
fanno
spontaneamente
durante
le
vacanze
,
lavorare
in
un
'
azienda
agricola
,
in
quei
lavori
che
non
richiedono
esperienza
;
se
per
tante
ragazze
non
sarebbe
benefica
l
'
esperienza
di
un
anno
passato
come
portantina
in
un
ospedale
,
o
assistente
di
bambini
,
od
anche
nei
più
umili
lavori
di
lavanderia
.
Misura
antiliberale
?
Chiedere
l
'
adempimento
di
qualsiasi
dovere
sociale
è
un
attentato
alla
libertà
?
Ma
nessuna
società
ha
mai
potuto
vivere
senza
imporre
doveri
ai
consociati
.
Se
mai
,
nelle
condizioni
attuali
dell
'
Italia
,
mi
turba
il
pensiero
del
quis
custodiet
custodes
?
Siamo
certi
che
la
caporeparto
cui
è
stata
posta
a
disposizione
la
portantina
di
leva
saprà
costringerla
a
fare
il
suo
dovere
,
che
il
capo
dell
'
azienda
agraria
non
accetterà
un
compenso
per
lasciare
il
ragazzo
assegnatogli
tornare
a
casa
o
scorrazzare
tutto
il
giorno
in
moto
?
Dove
non
si
riconoscono
autorità
,
dove
si
ritiene
che
sia
offendere
la
dignità
umana
costringere
qualcuno
a
fare
ciò
che
non
gli
piace
,
dove
si
ritengono
inutili
le
sanzioni
quali
si
siano
,
difficile
pensare
a
vie
di
scampo
.
Ed
allora
resti
l
'
esercito
di
leva
com
'
è
,
con
la
nuova
disciplina
;
ma
segua
almeno
quel
che
segue
nelle
Università
:
ove
quella
piccola
minoranza
che
ha
voglia
di
apprendere
trova
,
sol
che
li
cerchi
,
insegnanti
che
la
seguono
,
la
incoraggiano
,
che
suggeriscono
utili
ricerche
.
Così
nella
caserma
i
coscritti
trovino
ufficiali
e
sottufficiali
che
non
si
preoccupino
di
«
far
sfilare
in
parata
»
,
ma
cerchino
di
allargare
il
loro
orizzonte
culturale
,
insegnare
la
non
facile
arte
di
ragionare
e
non
enunciare
assiomi
,
di
rispettare
l
'
avversario
;
che
l
'
esercito
divenga
scuola
di
educazione
civile
,
di
pacifica
convivenza
tra
chi
pur
è
su
posizioni
ideologiche
antitetiche
.
StampaQuotidiana ,
LANCIANO
E
ALTRE
COSE
IMPORTANTISSIME
.
Lanciano
,
23
maggio
.
Come
ieri
scrissi
,
due
dei
miei
uomini
,
e
precisamente
gli
svizzeri
Heiman
e
Luisoni
,
hanno
fatto
un
brutto
salto
in
classifica
.
Da
860
e
90°
in
classifica
essi
sono
passati
rispettivamente
al
750
e
al
780
posto
.
Li
ho
redarguiti
aspramente
minacciando
di
espellerli
dalla
squadra
dei
«
sempre
in
coda
»
.
Essi
,
sensibilissimi
al
biasimo
,
si
sono
addirittura
ritirati
dalla
corsa
.
Battista
è
raggiante
.
Altri
due
di
meno
.
Stamane
Guerra
è
andato
all
'
ospedale
a
farsi
fare
i
raggi
.
La
cosa
ha
sparso
il
panico
nella
città
,
ma
verso
le
11
è
tornata
la
calma
.
Pare
si
tratti
di
reumatismi
.
Comunque
,
non
è
improbabile
che
sia
apposta
una
lapide
alla
facciata
del
nosocomio
per
ricordare
il
passaggio
della
Locomotiva
Umana
.
Gerbi
,
il
Diavolo
Rosso
,
è
stato
visto
in
giro
alle
sette
del
mattino
.
Non
si
sa
ancora
se
si
era
alzato
prestissimo
o
se
arrivava
in
quel
momento
.
La
Locomotiva
Umana
,
tanto
per
restare
in
carattere
,
è
andata
a
mangiare
al
ristorante
della
Stazione
.
Del
Canguro
delle
Puglie
,
nessuna
notizia
.
Ma
è
probabile
che
abbia
trascorso
la
notte
nei
paraggi
della
Posta
centrale
,
per
essere
pronto
se
,
caso
mai
,
arrivi
un
vaglia
da
Brindisi
.
Fino
a
questo
momento
nessun
vaglia
è
apparso
all
'
orizzonte
.
Il
Leopardo
di
San
Giovanni
a
Teduccio
e
i
suoi
due
amici
,
come
soglion
fare
nei
giorni
di
sosta
.
si
sono
resi
irreperibili
.
IL
DOLOROSO
SEGRETO
DI
ALCUNI
MEMBRI
DELLA
GIURIA
.
Fino
dalla
prima
tappa
del
Giro
d
'
Italia
,
avevo
osservato
,
fra
i
membri
della
Giuria
,
alcuni
uomini
tristi
e
pensierosi
.
Essi
,
durante
i
percorsi
,
seggono
in
disparte
,
nelle
varie
automobili
,
come
oppressi
da
pensieri
dolorosi
,
e
tacciono
,
senza
curarsi
del
chiasso
che
è
intorno
a
loro
.
Né
gli
allegri
motti
dei
compagni
di
viaggio
,
né
il
tempo
primaverile
,
valgono
a
far
apparire
sui
loro
volti
l
'
ombra
di
un
sorriso
.
Alle
soste
si
appartano
e
l
'
ala
della
malinconia
sfiora
le
loro
fronti
pensose
.
Stamane
,
giorno
di
riposo
,
ho
voluto
approfondire
la
cosa
.
Ho
chiamato
Battista
.
Vai
gli
ho
detto
a
raccontar
loro
delle
storie
da
ridere
e
sappimi
dire
se
,
malgrado
tutto
,
una
segreta
angoscia
continua
a
dipingersi
sui
loro
volti
.
Battista
non
è
molto
forte
nelle
storie
da
ridere
essendo
piuttosto
incline
al
genere
sentimentale
;
ma
per
nessuna
ragione
al
mondo
oserebbe
disubbidirmi
.
È
partito
con
la
consueta
dignità
.
Dopo
mezz
'
ora
era
di
ritorno
.
L
'
espressione
del
suo
volto
non
faceva
presagire
nulla
di
buono
.
Ebbene
?
gli
ho
chiesto
,
ansioso
.
Ha
aperto
le
braccia
desolato
.
Nulla
di
fatto
?
Tutto
è
stato
vano
.
Fammi
un
dettagliato
resoconto
.
VANI
TENTATIVI
DI
BATTISTA
.
PER
FARLI
SORRIDERE
.
Il
buon
vecchio
si
è
schiarita
la
voce
.
Sono
stato
da
uno
di
loro
ha
cominciato
a
dire
e
,
facendo
dolce
violenza
alla
di
lui
segreta
ambascia
,
ho
provato
a
raccontargli
la
storia
di
un
tale
che
soffriva
il
mal
di
mare
anche
quando
vedeva
una
marina
dipinta
.
-
Non
è
gran
che
,
ho
osservato
.
E
l
'
ascoltatore
?
È
rimasto
serio
.
Gli
ho
accennato
al
caso
di
un
vecchio
che
andava
perdendo
i
peli
del
naso
e
se
li
metteva
finti
.
Niente
.
Gli
ho
parlato
di
un
gran
medico
che
,
invece
di
inventare
un
nuovo
siero
contro
la
polmonite
,
aveva
inventato
una
nuova
forma
di
polmonite
;
d
'
un
tale
che
voleva
liberarsi
di
tutto
,
semplificare
la
propria
vita
,
e
godeva
quando
gli
cadevano
i
capelli
,
o
i
denti
;
d
'
un
altro
che
faceva
la
cura
per
non
diventare
calvo
,
stropicciandosi
vigorosamente
la
cute
,
col
solo
risultato
di
strapparsi
grosse
ciocche
di
capelli
;
di
un
terzo
che
,
per
fare
dispetto
a
un
amico
dentista
,
si
fece
togliere
dieci
denti
dal
concorrente
di
quello
,
senza
averne
bisogno
.
Bravo
Battista
.
E
lui
?
-
Non
s
'
è
scosso
dalla
sua
malinconia
.
Messo
alle
strette
gli
ho
mostrato
il
nome
di
un
albergo
che
si
chiama
«
Pace
e
due
leoni
»
.
Non
ha
mosso
muscolo
.
Ho
cominciato
a
sospettare
che
gli
fosse
accaduta
una
disgrazia
.
Potrebbe
anche
essere
ho
osservato
il
proprietario
del
«
Pace
e
due
leoni
»
.
Battista
è
proprio
un
uomo
d
'
oro
.
L
'
ho
supposto
anch
'
io
ha
proseguito
e
ho
indagato
.
Ebbene
?
Ho
potuto
cerziorarmi
che
non
è
il
proprietario
del
«
Pace
e
due
leoni
»
.
Se
non
ha
riso
,
altra
deve
essere
la
causa
.
Ma
quale
,
in
nome
del
cielo
?
È
quello
che
non
sono
riuscito
a
capire
.
E
sei
stato
dagli
altri
?
Sissignore
.
Ho
visitato
un
altro
di
questi
tristi
seguaci
del
Giro
.
Anche
egli
era
taciturno
e
serio
,
tanto
da
non
muovere
muscolo
al
racconto
che
gli
ho
fatto
,
con
copia
di
particolari
,
di
un
tale
che
si
uccise
perché
una
sera
dalla
sua
casa
sentiva
le
detonazioni
dei
fuochi
artificiali
,
ma
,
per
quanto
esplorasse
l
'
orizzonte
,
non
riuscì
a
scoprire
i
fuochi
stessi
.
Potrebbe
essere
rimasto
serio
ho
osservato
a
causa
del
racconto
,
che
non
mi
pare
molto
felice
.
Ma
vai
avanti
.
Battista
,
un
po
'
contrariato
,
prosegue
:
Un
terzo
triste
seguace
ha
sospirato
dolorosamente
quando
gli
ho
accennato
al
caso
di
un
marito
gelosissimo
che
uccise
la
moglie
,
avendola
trovata
a
letto
con
una
pulce
.
IL
MISTERO
È
SVELATO
.
C
'
era
davvero
da
perdere
la
testa
.
Perché
tanta
malinconia
?
Ma
ecco
che
la
luce
ha
cominciato
a
farsi
strada
nel
mio
intelletto
.
Ho
ripensato
a
una
volta
che
feci
un
giro
turistico
per
la
Sicilia
,
durante
il
quale
giro
ero
triste
e
pensoso
,
al
punto
da
restare
impassibile
quando
un
amico
mi
parlò
di
un
terribile
delinquente
che
si
trasformava
in
molti
personaggi
contemporaneamente
.
Ho
collegato
il
mio
umore
d
'
allora
con
il
contegno
di
questi
seguaci
del
Giro
e
mi
sono
sovvenuto
(
verbo
usato
in
questo
senso
dal
Tasso
;
cfr
.
Leopardi
:
«
Pensieri
,
eccetera
»
,
3
,
I
)
anche
della
malinconia
che
osservai
ieri
nel
corrispondente
del
Paris
Soir
,
che
segue
il
giro
in
automobile
.
L
'
incontrai
nei
pressi
dell
'
ufficio
telefonico
.
Egli
non
mi
parve
felice
.
Aveva
un
elegante
paio
di
pantaloni
corti
,
calzettoni
di
lana
,
maglione
e
giacca
con
grosse
tasche
a
toppa
e
bottoni
da
tutte
le
parti
.
Hai
un
bellissimo
vestito
,
gli
dissi
.
Sorrise
amaramente
,
come
se
facesse
uno
sforzo
per
non
contraddirmi
.
Sei
felice
?
chiesi
.
Assentì
col
capo
,
mentre
un
pallido
sorriso
gli
sfiorava
le
labbra
.
Capii
che
mentiva
.
Per
averne
la
riprova
gli
descrissi
minutamente
un
ricevimento
in
cui
tutti
gli
invitati
aspettavano
trepidi
lo
scoppio
del
tappo
di
una
bottiglia
di
spumante
,
la
quale
,
invece
,
si
aprì
in
un
imbarazzante
silenzio
.
Purtroppo
i
miei
sospetti
il
corrispondente
del
Paris
Soir
non
scoppiò
in
un
'
allegra
risata
:
al
pari
ai
quella
bottiglia
di
spumante
,
sospirò
.
QUAND
'
È
CHE
L
'
ABITO
SPORTIVO
SI
RENDE
INDISPENSABILE
.
E
così
ho
scoperto
il
segreto
dei
tristi
seguaci
:
i
disgraziati
partecipano
al
Giro
in
pesanti
abiti
sportivi
.
Questa
tenuta
,
composta
di
una
giacca
di
stoffa
alta
un
dito
,
di
pantaloni
corti
fino
al
ginocchio
e
di
grevi
calzettoni
di
lana
,
è
quanto
di
meno
pratico
sia
dato
immaginare
per
viaggi
e
occasioni
sportive
.
L
'
abito
sportivo
com
'
è
noto
è
indispensabile
per
i
direttori
di
scena
cinematografici
.
Tutte
le
volte
che
sono
stato
invitato
a
visitare
un
teatro
di
posa
,
ho
,
trovato
i
direttori
di
scena
in
pantaloni
corti
e
calzettoni
.
Non
ho
ancora
capito
il
nesso
che
lega
la
pellicola
con
quello
che
gli
inglesi
chiamano
kniker
-
boker
,
ma
evidentemente
questo
nesso
esiste
,
visto
che
i
direttori
cinematografici
non
possono
disciplinare
le
masse
delle
«
stelle
»
altro
che
in
abito
sportivo
.
Ma
quando
si
tratta
di
sport
,
questo
abito
è
assolutamente
da
sconsigliare
.
I
tristi
seguaci
in
tenuta
sportiva
soffrono
pene
inenarrabili
.
Sudano
sotto
le
grevi
stoffe
e
i
maglioni
di
lana
;
i
calzettoni
tolgono
loro
la
voglia
di
sorridere
,
i
bottoni
delle
brache
segano
i
loro
polpacci
.
Imprigionati
negli
abiti
sportivi
sotto
la
sferza
del
sole
,
i
disgraziati
invidiano
segretamente
quelli
che
sono
venuti
in
abito
da
passeggio
e
imparano
a
loro
spese
che
l
'
abito
sportivo
è
adatto
solo
nelle
grandi
città
e
nei
salotti
mondani
.
UNA
MIA
PREOCCUPAZIONE
.
Verso
sera
,
Battista
,
che
continua
a
sognare
una
cenetta
in
riva
al
mare
,
ha
lanciato
timidamente
l
'
idea
d
'
una
corsa
fino
a
Ortona
,
che
dista
una
ventina
di
chilometri
da
qui
.
Ma
non
c
'
è
tempo
da
perdere
:
la
partenza
di
domani
è
stata
anticipata
di
un
'
ora
.
Il
«
via
»
sarà
dato
alle
4
e
tre
quarti
.
Quando
ho
saputo
che
si
trattava
delle
quattro
del
mattino
,
e
non
del
pomeriggio
,
sono
andato
a
protestare
.
Ma
ci
volete
morti
?
ho
detto
alla
Giuria
.
E
la
Giuria
:
Abbiamo
anticipato
per
tema
che
,
a
causa
del
maltempo
,
le
montagne
siano
impraticabili
.
Non
voglio
sindacare
.
Evidentemente
la
Giuria
ha
ragione
.
Forse
il
maltempo
può
rendere
impraticabili
le
montagne
soltanto
verso
una
certa
ora
e
,
alle
quattro
del
mattino
,
anche
se
diluvia
,
le
montagne
sono
praticabili
.
Battista
esulta
per
questi
anticipi
nelle
partenze
.
Conoscendo
da
vecchia
data
le
mie
abitudini
,
spera
che
,
al
momento
del
«
via
»
,
io
mi
ritiri
.
Mi
ritiri
,
si
intende
,
in
una
camera
fornita
di
un
buon
letto
.
Intanto
,
io
sono
preoccupato
a
causa
di
Occhiuzzi
Delfo
,
il
futuro
asso
del
pedale
da
me
scoperto
nella
tappa
di
ieri
.
Se
quell
'
asino
non
si
decide
a
diventar
celebre
,
sono
rovinato
,
come
scopritore
di
giovani
promesse
.
Speriamo
bene
.
StampaQuotidiana ,
Roma
,
25
agosto
-
Un
carro
funebre
,
coperto
di
garofani
rossi
,
ha
portato
oggi
la
salma
di
Palmiro
Togliatti
da
piazza
Venezia
alla
basilica
di
San
Giovanni
.
Una
folla
composta
(
trecentomila
persone
dicono
í
servizi
d
'
ordine
,
più
o
meno
un
milione
dicono
ufficiosamente
i
comunisti
)
l
'
ha
accompagnata
per
le
vie
di
Roma
,
o
l
'
ha
attesa
ai
piedi
del
Campidoglio
,
lungo
i
Fori
Imperiali
per
le
strade
dei
grigi
quartieri
umbertini
che
conducono
in
Laterano
.
C
'
era
chi
alzava
il
pugno
chiuso
,
chi
faceva
il
segno
della
croce
,
chi
gridava
«
Viva
Togliatti
»
.
Non
è
stato
soltanto
un
funerale
:
poco
fa
ha
percorso
la
capitale
un
grande
corteo
popolare
che
portava
sì
alla
sepoltura
un
leader
famoso
,
ma
che
nello
stesso
tempo
si
trascinava
dietro
parecchi
anni
di
storia
italiana
.
Dalle
cellule
più
remote
della
Calabria
o
dell
'
Emilia
i
comunisti
hanno
tolto
in
questi
giorni
dalle
pareti
i
ritratti
del
segretario
generale
del
PCI
:
immagini
ingiallite
,
spesso
disegnate
con
ingenuità
,
che
mostrano
il
viso
di
un
capo
idealizzato
,
e
le
hanno
portate
sin
qui
,
con
le
bandiere
rosse
abbrunate
.
Così
oggi
,
seguendo
il
corteo
,
s
'
incontrava
il
Togliatti
di
venti
anni
fa
,
col
volto
ancora
giovane
del
leader
clandestino
che
sbarcò
a
Napoli
per
la
liberazione
,
nel
1944
,
dopo
l
'
esilio
;
il
Togliatti
del
'48
,
gli
anni
caldi
,
quando
Pallante
gli
scaricò
la
pistola
addosso
,
e
tutti
in
Italia
temettero
o
aspettarono
la
rivoluzione
;
il
Togliatti
dopo
il
XX
congresso
,
quando
s
'
iniziò
finalmente
la
critica
allo
stalinismo
;
il
Togliatti
stanco
del
'64
,
che
nel
luglio
pronunciò
a
piazza
San
Giovanni
un
discorso
sulla
crisi
di
governo
e
chiese
l
'
ingresso
dei
comunisti
nella
maggioranza
.
Sono
date
che
coinvolsero
anche
tutti
noi
,
quali
che
fossero
le
nostre
idee
.
Chi
camminava
oggi
dietro
il
suo
feretro
non
poteva
non
ricordare
quei
fatti
:
soprattutto
davanti
alla
basilica
di
San
Giovanni
,
quando
la
bara
è
stata
posata
,
spoglia
,
su
un
catafalco
,
davanti
alla
stessa
folla
che
egli
arringò
tante
volte
-
negli
ultimi
quattordici
anni
-
da
quello
stesso
posto
.
Sono
stati
i
membri
della
segreteria
a
posare
sul
carro
funebre
la
bara
,
davanti
alla
sede
centrale
del
PCI
,
in
via
delle
Botteghe
Oscure
.
Erano
le
16
e
,
lungo
tutto
il
percorso
,
migliaia
di
uomini
e
donne
attendevano
il
passaggio
della
bara
:
erano
arrivati
nella
notte
,
con
pullman
e
treni
speciali
,
e
molti
avevano
trascorso
la
mattina
mangiando
panini
o
riposando
sui
prati
,
lungo
i
Fori
Imperiali
,
all
'
ombra
delle
basiliche
.
Dopo
mezzogiorno
,
tutte
le
porte
delle
chiese
che
sarebbero
state
sfiorate
dal
corteo
erano
state
chiuse
.
Molta
gente
osservava
con
curiosità
i
poliziotti
in
borghese
(
più
di
duemila
per
il
servizio
d
'
ordine
)
che
visitavano
le
fogne
,
salivano
sui
tetti
,
si
appostavano
con
discrezione
nei
portoni
.
La
punta
del
corteo
si
è
mossa
lentamente
,
con
più
di
un
chilometro
di
corone
di
fiori
in
testa
:
i
gladioli
del
presidente
del
Consiglio
Aldo
Moro
,
í
garofani
rossi
del
comitato
centrale
del
PCUS
,
le
cento
rose
dello
scultore
Manzù
,
e
millecinquecento
corone
portate
da
ragazzi
in
maniche
di
camicia
col
fazzoletto
rosso
al
collo
.
Molti
indossavano
magliette
scarlatte
,
le
avevano
comperate
nei
negozi
in
cui
si
«
liquidano
»
vestiti
estivi
,
e
quindi
avevano
disegnato
sul
petto
il
timone
di
una
nave
,
la
scritta
«
Saint
Tropez
»
,
il
coccodrillo
di
moda
sulle
spiagge
.
Le
bandiere
rosse
erano
trentamila
,
e
parecchie
centinaia
di
gonfaloni
arrivati
dai
comuni
amministrati
dai
comunisti
.
È
trascorsa
un
'
ora
prima
che
il
feretro
arrivasse
al
centro
dei
Fori
Imperiali
;
un
ragazzo
appeso
a
un
albero
è
caduto
a
terra
svenuto
,
un
vecchio
emiliano
ha
chiesto
un
po
'
d
'
acqua
ma
non
ha
fatto
a
tempo
a
portare
il
bicchiere
alla
bocca
perché
è
crollato
per
un
colpo
di
sole
.
Anche
l
'
onorevole
Luciano
Barca
non
ha
retto
alla
fatica
e
al
caldo
e
ha
perso
i
sensi
.
A
piedi
dietro
il
feretro
,
c
'
erano
Nilde
Jotti
e
la
figlia
adottiva
Marisa
,
vestite
di
nero
,
col
viso
semicoperto
da
un
velo
.
Le
tenevano
per
braccio
il
professor
Mario
Spallone
,
medico
di
Togliatti
,
e
la
moglie
.
La
segreteria
del
PCI
seguiva
al
completo
,
a
qualche
metro
di
distanza
:
Giancarlo
Pajetta
stentava
a
camminare
per
via
di
un
incidente
capitatogli
di
recente
in
Bulgaria
,
e
si
appoggiava
agli
onorevoli
Novella
e
Alicata
.
Con
loro
vi
era
Giuliano
Gramsci
,
figlio
del
martire
antifascista
,
arrivato
poco
prima
dall
'
Unione
Sovietica
:
un
volto
ieratico
.
Dal
finestrino
di
un
'
automobile
,
che
avanzava
lenta
dietro
i
dirigenti
del
PCI
,
una
faccia
che
sbalordiva
per
la
sua
somiglianza
col
leader
comunista
:
era
il
figlio
Aldo
,
in
un
abito
a
doppio
petto
blu
,
e
al
suo
fianco
c
'
era
la
madre
,
Rita
Montagnana
.
Gli
altri
familiari
di
Togliatti
-
il
fratello
Eugenio
e
la
sorella
Maria
Cristina
-
avevano
percorso
a
piedi
il
primo
tratto
,
poi
anch
'
essi
erano
saliti
in
macchina
.
Dopo
avere
salutato
il
feretro
,
la
folla
cercava
di
riconoscere
gli
uomini
politici
:
e
molti
indicavano
Luigi
Longo
(
«
Ecco
il
nuovo
capo
»
dicevano
)
,
Pietro
Nenni
,
che
con
lo
sguardo
fisso
davanti
a
sé
,
camminava
alla
testa
delle
delegazioni
dei
partiti
(
più
tardi
,
a
piazza
San
Giovanni
,
si
è
allontanato
prima
della
fine
della
cerimonia
)
.
Leonida
Breznev
,
il
«
numero
due
»
del
Partito
comunista
sovietico
,
guidava
invece
i
rappresentanti
dei
partiti
comunisti
stranieri
,
tutti
vestiti
di
scuro
,
con
cravatta
color
carbone
.
Breznev
lo
si
distingueva
facilmente
per
via
del
nastrino
rosso
dell
'
ordine
di
Lenin
all
'
occhiello
.
Sui
tetti
,
agli
angoli
delle
strade
erano
state
piazzate
numerose
macchine
da
presa
;
anche
un
elicottero
sorvolava
a
bassa
quota
il
corteo
,
per
permettere
a
un
operatore
di
riprendere
la
folla
nei
particolari
.
E
ad
ogni
macchina
c
'
era
un
regista
noto
:
Zurlini
,
Maselli
,
De
Santis
,
Lizzani
e
Petri
.
Essi
monteranno
al
più
presto
un
documentario
,
realizzato
dal
Partito
comunista
,
sui
funerali
di
Palmiro
Togliatti
.
Tra
gli
intellettuali
spesso
sparsi
tra
i
redattori
dell
'
«
Unità
»
o
di
«
Rinascita
»
,
vi
erano
Carlo
Bernari
,
Carlo
Levi
,
Renato
Guttuso
,
Luchino
Visconti
,
il
poeta
spagnolo
Rafael
Alberti
,
Cesare
Zavattiní
,
lo
scultore
Marino
Mazzacurati
.
Erano
le
18
e
10
quando
il
feretro
è
arrivato
a
piazza
San
Giovanni
:
sullo
splendido
sagrato
della
basilica
attendevano
almeno
centomila
uomini
e
donne
.
Nella
ressa
,
Dolores
Ibarruri
,
la
«
Pasionaria
»
,
è
stata
inghiottita
dalla
folla
ed
è
svenuta
.
Le
hanno
versato
acqua
sul
viso
,
e
quando
si
è
ripresa
ha
chiesto
scusa
per
la
sua
«
imperdonabile
debolezza
»
.
Un
altoparlante
ha
annunciato
che
la
bara
era
stata
posata
sul
catafalco
,
e
la
piazza
si
è
fatta
silenziosa
.