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StampaQuotidiana ,
Ecco qua , tutti sono per la conciliazione , per la collaborazione universale . Bisogna salvare il paese , e però andiamo tutti al governo . Chiamiamo addirittura tutti gli ex - presidenti del Consiglio , dicono alcuni che si dicono depositari del pensiero dell ' on . Giolitti , facciamo un grande ministero . Dall ' altra parte Nitti anche lui invoca il grande comitato di salute pubblica , cui eventualmente darebbe i suoi lumi , sulla base di tutte quelle peregrine scoperte che ha fatte nel suo discorso . Ebbene questa chiacchiera è pessima . Non è questa l ' ora di moltiplicare rappresentanze di partiti e di gruppi , di fare ricognizioni di carriere politiche , di presentare un ' adunata di bei nomi . Questi sono gusti commemorativi . Con questi criteri si fa un museo di gessi , una gipsoteca , non mai un governo . E tanto meno si fa un governo con i numeri e con le massime del discorso Nitti , rifugiato a Lauria . Il caso dell ' on . Nitti è , l ' abbiamo dimostrato , il caso di chi pratica per essere generosi con la sua impudenza e con i suoi tentativi di ottenere l ' oblio la retorica dei numeri , del pessimismo , del realismo . Ed è perfettamente inutile , che , oltre i consensi del resto poco entusiastici della stampa nittiana , altri giornali della equidistanza e del falso realismo democratico elenchino con compunta gravità le coincidenze del programma nittiano con le necessità dell ' ora . Anche questi giornali sanno , nei loro commenti , che sono del resto la confessione più chiara della loro smidollatura politica , della retorica . Perché se l ' on . Nitti fosse rimasto e fosse così rimasto un professore di volgarizzazione giornalistica come era il suo temperamento , si potrebbe anche consentire , dopo una chiacchierata come quella di Lauria , nel dire : Sì , c ' è del buono . Ma l ' on . Nitti non è soltanto un predicatore , è stato purtroppo uomo di governo , anzi capo di governo , e capo di governo in un ' ora storica per la Nazione . E allora bisogna ricordare quello che ha fatto , quello che ha voluto l ' on . Nitti come uomo di governo , quello che ha detto e ha fatto e ha voluto che si dicesse e si facesse dai suoi amici , dai suoi portavoce , dalla sua stampa , dopo che fu rovesciato dal governo . E se tutto questo , come abbiamo dimostrato , coincide con le cose sciocche e cattive e ignoranti del suo discorso , con le reticenze del suo discorso ; ed è in aperto contrasto con le constatazioni concrete del suo discorso , impostegli dalla gravità della situazione ; allora che cosa significa il voler consentire oggi nella « precisione della visione dell ' on . Nitti » , o nella volontà di « valorizzare le forze economiche nazionali » o con « le parole sulla situazione militare mondiale e la nostra impreparazione » ? Sono proprio consensi di parole con parole . Niente altro . Di cattive parole con cattive parole , poiché si consente retoricamente con un discorso , che è la sconfessione di un ' azione . E non una sconfessione maturata , seguita ad una rimeditazione raccolta , come se ne potrebbero ammettere : ma una sconfessione audace , impunita , di chi ha l ' aria di aver voluto le cose che invece non ha voluto e ha impedito che fossero . Ebbene per Nitti o per chicchessia bisogna farla finita con questa retorica alla rovescia ; con questa retorica del realismo , che è esibita da uomini , da gruppi , da giornali , che fino a ieri infuriavano o malignavano oscenamente contro il fascismo , contro i partiti nazionali , contro la « reazione » e pretendevano che , in offesa aperta di queste massime esigenze dell ' ora , si recassero al potere i socialisti e i loro complici , e cioè i responsabili della violenza interna , della disintegrazione statale , della dissoluzione dell ' esercito e della marina , del maggior deficit statale , della paralisi della economia . Questa rettorica dev ' esser respinta , risolutamente , come la più sconcia sopraffazione della verità . Respinta come un caso tipico di immoralità politica ; respinta come metodo di azione politica , essendo il metodo della confusione parlamentaristica , socialdemocratica , che è il rovescio del metodo di sopraffazione che si abbandona quando è fallito . Dopo i tentativi collaborazionistici ora siamo a quelli confusionistici : museo di gessi o realismo economico . E tutti amici , tutti a studiare le cifre , tutti a voler portafogli e sottoportafogli per salvare l ' Italia . Eh ! no ! queste sono cose ridicole . Proprio il contrario della situazione che è seria .
StampaQuotidiana ,
Nel numero 14 del 27 ottobre di Voce Operaia di Parigi , in testa alla 4a colonna , della 4a pagina , abbiamo trovato il titolo che integralmente riproduciamo : « Il partito comunista si purifica e si rafforza , cacciando dalle sue file i traditori » . Molto bene ! Ma chi sono questi traditori che il partito comunista indegnamente caccia dalle sue file ? Sono i seguenti : Luigi Repossi , Onorato Damen , Bruno Fortichiari . Un minuto di sosta . Questi sono i nomi di quelli che una volta furono considerati capi , apostoli , profeti del comunismo milanese e italiano . Erano tre « assi » del leninismo in Italia . Chi poteva dubitare della loro fede ? Tutte le speranze dell ' avvenire e relativo sole convergevano verso questi uomini , che oggi , sono bollati col marchio dei traditori . Ma si può sapere che cosa hanno fatto ? Il giornale non lo dice chiaramente . Sembrano sospetti di « bordighismo » . « Avendo continuato dice « Voce Operaia » a sostenere ideologie in opposizione alle ideologie comuniste e rivoluzionarie , essendo rimasti sordi agli appelli del Partito che li invitava a cessare il lavoro frazionista e di disgregazione del Partito , i tre suddetti cittadini vengono cacciati dal Partito della rivoluzione proletaria . Tutti gli interventi del Comitato centrale per richiamare costoro alla disciplina per discutere con loro al fine di convincerli e di evitare loro di cadere nelle file della controrivoluzione , di diventare di fatto degli alleati del fascismo , furono inutili o restarono senza risposta . Repossi , Fortichiari e Damen continuarono il loro lavoro frazionista per disgregare il Partito , per demoralizzarlo e per paralizzare l ' azione contro il fascismo . Essi sono giunti fino a diffondere opinioni che la polizia fascista si sforza di mettere in circolazione nel movimento comunista . Essi hanno tentato di spezzare il Partito , essi si sono posti accanitamente contro il fronte unico antifascista . L ' espulsione di questi ultimi residui del bordighismo rivoluzionario si rendeva inevitabile . Essi hanno persistito nel loro errore e il Partito che aveva fatto di tutto per trattenerli dalla via della controrivoluzione , esauriti tutti i tentativi , ha dovuto cacciarli . Numerose organizzazioni e compagni avevano chiesto da tempo di espellere costoro dal Partito come traditori del comunismo e del proletariato . I compagni immigrati , gli operai immigrati rivoluzionari , che conoscono quale è l ' azione controrivoluzionaria e antioperaia dei pochi bordighisti dell ' emigrazione , ridotti a balbettare menzogne e calunnie di ogni genere contro l ' Internazionale comunista , il Partito e I 'U.R.S.S., incarogniti in un ' attività che si concretezza esclusivamente in tentativi vani , fortunatamente tendenti ad ostacolare e ad impedire la marcia delle masse verso il comunismo , ad intralciare il movimento di unità d ' azione proletaria antifascista e le lotte rivendicative dei lavoratori plaudiranno tutti , ne siamo certi , alla decisione del C . C . del P . C . d ' Italia che , espellendo dalle nostre file gli ultimi residui del bordighismo scissionista controrivoluzionario , ha difeso l ' unità del partito e del movimento rivoluzionario . Nessuna neutralità dice il comunicato del C . C . del Partito può essere tollerata di fronte ad una questione che mette in discussione la esistenza stessa del Partito del proletariato italiano , che è stato creato e si è sviluppato attraverso i sacrifici di migliaia di compagni , dei quadri migliori della classe operaia » . Per fortuna che i tre nominati « traditori » non vivono in Russia , poiché se fossero cittadini dello Stato di Lenin , l ' espulsione per tradimento avrebbe un fatale corollario : le pallottole amministrative , ma per ciò non meno micidiali , di un qualsiasi plotone di esecuzione . La vita , tutto sommato , è ancora più « comoda » nell ' Italia fascista , anche per i dormienti comunisti , più o meno traditi , più o meno traditori !
Bascologia ( Fusco Gian Carlo , 1958 )
StampaQuotidiana ,
L ' amico M . , approfittando di due giornate festive , ha fatto una scappata fino a Grenoble , dove ha una figlia in collegio . Ha dato anche un ' occhiata alla Costa Azzurra . Aveva immaginato di trovare chissà che fermento : capannelli di cittadini eccitati , aria di polemiche , vie di fatto fra i fautori di de Gaulle e í parlamentaristi a oltranza . Niente di tutto ciò : perlomeno nel vecchio Delfinato . In un sole color limone , davanti ai loro eterni aperitivi opalescenti , tranquilli signori , che parevano appena usciti da una litografia di Toulouse - Lautrec o di un disegno di Van Gogh , aspettavano l ' ora di colazione . Più sbadigli che parole . Nelle rade conversazioni , le ricette di cucina e le donne avevano ancora il primo posto . Inutilmente l ' amico M . cercò di attualizzare l ' atmosfera , attaccando discorsi di tono politico . I suoi interlocutori occasionali lo stavano ad ascoltare con occhi vaghi , emettevano interiezioni di significato incerto , tornavano a chiudersi nel loro torpore . Soltanto un pensionato dai baffi ritorti e dalle sopracciglia arruffate , disse , fra due colpi di tosse bronchiale , qualcosa di preciso : « Le " gros Charles " ( vale a dire de Gaulle ) è una specie di " bomba al cobalto " . Quando si ha un cancro , anche una probabilità su mille di guarire è preziosa » . « Non sarebbe più conveniente un ' operazione chirurgica ? » , osservò M . Il vecchio pensionato s ' inumidì i baffi col pernod , poi concluse : « Forse . Ma ci vorrebbe un ' anestesia molto profonda . La Francia non ha più il cuore di una volta . Rischierebbe di non svegliarsi mai più » . Anche a Grenoble , ordinaria amministrazione : eccezion fatta per i baschi dei « tirailleurs des Alpes » . Il caratteristico copricapo degli alpini francesi si è improvvisamente dilatato . Sta assumendo , giorno per giorno , forme bizzarre , angoli d ' inclinazione sempre più lontani dal regolamento . Alcuni militari , piccoli e tarchiati come italiani , spariscono sotto enormi padelle . Sembrano funghi . Sintomo grave . I francesi , forse , lo ignorano : ma noi , memori di Salò , conosciamo a fondo la « bascologia » . Sappiamo che il diametro dei baschi militari è inversamente proporzionale al diametro della libertà . Una battuta di Paola Borboni : « Le donne preferiscono sentirsi dar torto quando hanno ragione , piuttosto che quando hanno veramente torto » .
ORA DECISIVA ( - , 1922 )
StampaQuotidiana ,
Di fronte alle voci di un colpo di mano fascista per la conquista del potere , voci che hanno preso nuova consistenza in seguito alla rapida conclusione del Congresso di Napoli , crediamo utile e doveroso esprimere nettamente il nostro pensiero . Al contrario di quanto hanno scritto alcuni giornali , i quali hanno attribuito l ' intempestiva chiusura dei lavori del Congresso alla decisione di passare immediatamente dalle parole ai fatti , noi crediamo che il vero movente dell ' arresto improvviso dei lavori del Congresso , sia stato invece il desiderio di sottrarre alle tumultuose discussioni e alle affrettate decisioni del Congresso le limitate richieste di Mussolini , che rappresentano la base accettabile per una soluzione pacifica della crisi . La rinunzia ad una discussione pericolosa , nonché interpretata così come un proposito di guerra , testimonia invece il proposito di non creare ostacoli a quella soluzione pacifica , a cui gli avvenimenti erano stati avvinti dal discorso Mussolini . Il timore che il conflitto esistente fra la volontà del Parlamento , la quale tende a perpetuare il dominio di una casta , che ha esaurito il suo compito storico , e la volontà del Paese , che pretende , con uomini nuovi , instaurare i valori della vittoria , abbia a risolversi con un urto violento , trae invece la sua ragion d ' essere ed è perfettamente commisurato alla capacità di resistenza che gli uomini di governo e quando diciamo uomini di governo intendiamo tutti i parlamentari a cui potrebbe far capo la soluzione di una crisi ministeriale potrebbero opporre ad un mutamento radicale e ad un rinnovamento totale delle direttive di governo . Per quanto oggi non sia in discussione il regime , né nel suo istituto immanente né nella sua struttura parlamentare , ma soltanto il predominio di una classe e di un indirizzo di governo , la situazione è nondimeno estremamente pericolosa , perché le forze nazionali non possono assolutamente consentire ad alcuna rinunzia o transazione , che equivarrebbe alla loro soppressione e alla restaurazione definitiva e rinvigorita di un governo democratico - sociale , che sarebbe antinazionale non soltanto per istinto , ma per necessità . La situazione è oggi tale che la restaurazione di un governo democratico - sociale necessariamente antinazionale non può essere evitata che con la instaurazione di un governo decisamente nazionale . Questa condizione di cose è oggi chiara nella coscienza di ogni italiano , non obliterata dal preconcetto parlamentaristico . Il Paese oramai sa che i governanti non difendono più , contro la pressione delle forze nazionali , le istituzioni , ma soltanto la permanenza al potere delle loro persone e della loro casta . Essi non difendono neppure la legalità , perché le ultime soluzioni proposte come quella dell ' on . Mussolini nel suo discorso di Napoli non escono dal campo più ortodosso della costituzionalità . Né l ' averle pubblicamente comunicate al Paese , prima d ' averle confidate all ' orecchio della persona incaricata a comporre il ministero , cambia aspetto alle cose . L ' ostinazione dei governanti e dei parlamentari , che appartengono alla categoria degli uomini di governo , potrebbe dunque costituire il solo e vero ostacolo ad una soluzione pacifica e legale della crisi e all ' instaurazione di un governo nazionale . Ma detto questo , noi dobbiamo altresì avvertire ad ammonimento dei partiti nazionali che si mostrano più impazienti che bisogna assolutamente guardarsi dal pericolo di un ' azione violenta intempestiva e superflua . Anche la vittoria sarebbe in questo caso amaramente scontata non soltanto da tutto il Paese , ma anche e soprattutto dalla parte vittoriosa . Un moto violento , nelle attuali condizioni della vita economica del nostro Paese , avrebbe delle ripercussioni formidabili e nefaste ; ad esso terrebbe immancabilmente dietro un ulteriore crollo dei cambi con conseguente larga svalutazione della nostra moneta , già così fortemente svalutata . Al trionfo della parte nazionale seguirebbe pertanto uno sconvolgimento della nostra vita economica , che sarebbe il secondo dopo quello del 1919-20 , che fu così propizio ai progressi del bolscevismo . La vita economica purtroppo non si svolge entro i limiti della società nazionale ; però se anche il rivolgimento fosse stimato necessario ed utile all ' interno del Paese , non cesserebbe di reagire sinistramente sulle condizioni economiche della Nazione , attraverso le false interpretazioni e le deformazioni dell ' opinione straniera . La parte nazionale verrebbe quindi ad assumere il governo in condizioni disastrose , e vedrebbe quindi le sue difficoltà moltiplicate di fronte a quelle che dovrebbe superare se il suo trionfo avvenisse per le vie legali . Gli uomini che dirigono le forze nazionali , se hanno vera coscienza dell ' interesse di queste , non possono non tenere presente la considerazione di questa condizione di cose , nello scegliere i mezzi per raggiungere lo scopo . D ' altra parte gli uomini di governo , i quali alla loro volta debbono decidere se , nell ' interesse dell ' Italia , convenga resistere o collaborare all ' avvento di un governo nazionale , darebbero prova di supremo antipatriottismo , se tentassero di ricattare il patriottismo della parte nazionale , speculando su questa triste prospettiva .
PAROLA! ( - , 1925 )
StampaQuotidiana ,
« La libertà : grande parola ! » . Sì , ha perfettamente ragione l ' on . Orlando : « parola » , grande quanto si vuole , ma parola , niente altro che parola . Tale è la libertà contrapposta al Fascismo , che è fede , passione , febbre di tutto un popolo ; al Fascismo , che è movimento di volontà e presentimento di potenza italiana . Anche i miti tramontano come gli dei e ciò che prima era idea , sentimento , movente dell ' anima , oggi è soltanto parola : non muove e non commuove più . O muove e commuove soltanto cerebralmente alcuni raffinati costruttori di sofismi e oziosi discettatori , che si dilettano a sovrapporre i loro sillogismi alla dolorante e pur grandiosa realtà , nella quale viviamo . Ma le masse non sentono più il fascino di quella parola , perché istintivamente comprendono che quanto in essa vi era di sostanziale , di giusto e di nazionalmente utile è stato solidamente assicurato al popolo e non corre più alcun pericolo ; e quanto di superfluo , di stolto , di personalmente vantaggioso e di nazionalmente nocivo , in nome della stessa idea e con la stessa parola , si vorrebbe ancora rivendicare , ripugna alla rinnovata coscienza del popolo italiano . « Libertà » è parola grande , da riempire la bocca , ma è altresì la parola più equivoca che esista nel vocabolario . Essa non ha contenuto proprio , ma l ' acquista dall ' idea o dal fatto a cui si contrappone . E una parola che può funzionare contro ogni istituto positivo : è la parola della negazione . Anche contro Dio si può invocare e rivendicare la libertà di credere . Però è assurdo ed è sciocco insorgere in nome della libertà per la libertà . La parola non ha senso se prima non si giudica il regime alla quale essa si contrappone e contro il quale si vuole insorgere . Ora quale funzione dovrebbe avere il mito della libertà oggi in Italia ? Nessun ' altra se non quella di paralizzare lo sforzo , a cui tendono il governo e il Fascismo , di elevare l ' Italia a potenza di prim ' ordine . L ' unica finalità del Fascismo è quella di valorizzare politicamente ed economicamente l ' Italia . Nessun ' altra finalità né superiore né in concorrenza con questa . L ' Italia rappresenta l ' alfa e l ' omega del programma fascista . Il fine universale e il fine nazionale coincidono nel Fascismo , mentre non coincidono in tutti gli altri partiti . Noi perciò respingiamo il binomio Patria e libertà dell ' on . Orlando . Patria e libertà non possono stare sullo stesso piano . L ' interesse della Patria deve superare qualsiasi altro interesse . Salus Reipublicae ... E poi se non date alla libertà un valore di mezzo rispetto al fine : Patria , cioè se non mettete la Patria ad un piano superiore , voi finite per dare la prevalenza assoluta all ' idea di libertà . Il diritto di negare la Patria è infatti compatibilissimo con l ' idea di libertà , intesa non come mezzo , ma come fine . Il binomio dell ' on . Orlando , è dunque falso , perché moralmente insostenibile . Ma gli avversari non contestano , né discutono il fine del Fascismo , per commisurare ad esso i limiti , che praticamente devono essere imposti alla libertà . Essi affermano « aprioristicamente » che il regime fascista è contrario alla libertà . E si capisce : quando della libertà si ha un concetto così astratto ed assoluto da anteporlo praticamente a quello di Patria , qualsiasi limite diventa insopportabile ed è considerato come una totale soppressione della libertà . Invece l ' unica e sostanziale differenza che caratterizza il regime fascista rispetto agli altri regimi , nei riguardi del problema della libertà è questa : che esso non consente ai suoi nemici la libertà di abbatterlo o di ostacolargli il raggiungimento del fine nazionale , a cui esso tende . Tale sostanziale differenza dipende dal carattere etico del regime fascista e dal carattere agnostico dei regimi demoliberali . Questi ultimi non avevano alcun fine da difendere e però non avevano alcuna ragione di difendere se stessi ; mentre il regime fascista difendendo se stesso , sente di difendere un altissimo fine nazionale . Il Fascismo ha un concetto religioso della propria missione . Tale coscienza gli conferisce dei diritti , che agli altri regimi non potevano spettare e ai quali nemmeno essi aspiravano . Come si vede , volendo ragionare di Fascismo e di libertà , ci si deve trasportare sopra un terreno assai diverso da quello sul quale è rimasto l ' on . Orlando : sul terreno della realtà e della moralità e non su quello dell ' astrazione e dell ' agnosticismo . E sul terreno della realtà i sofismi e i giochi dialettici non attraggono nessuno ; le parole restano parole e non hanno la virtù di commuovere nemmeno i gonzi . Decisamente il regime fascista è un regime duro , niente affatto propizio ai professori . Ma è il regime che farà grande l ' Italia .
I letterati e il maresciallo ( Fusco Gian Carlo , 1958 )
StampaQuotidiana ,
Qualche tempo fa , lo scrittore Giorgio Soavi e il critico Emilio Tadini decisero di visitare la celebre abbazia di Pomposa . Partirono da Milano con l ' elegante « MG » bianca del Soavi e dopo aver trascorso un ' intera mattinata e buona parte del pomeriggio a Pomposa , andarono a cenare a Mesola . Se il Polesine , per certi aspetti , somiglia un poco al Far West , Mesola , cittadina sui diciottomila abitanti , contribuisce ad accentuare tale somiglianza . Qualche mese fa , alcuni mesolesi linciarono un ladro di biciclette , fra i calorosi incitamenti della folla . Soavi e Tadini lasciarono la « MG » nella piazza principale ed entrarono nel miglior ristorante del luogo . Ambedue provavano la fastidiosa sensazione di essere guardati con diffidenza . Anche il padrone della trattoria li accolse con freddezza . Mangiarono . Alla frutta , arrivò , ostentando indifferenza , il maresciallo dei carabinieri e si sedette al loro tavolo . « Buona sera , signori » , cominciò il sottufficiale . « Potrei sapere da dove vengono e di che si occupano ? » Un po ' meravigliati , i due intellettuali declinarono generalità e professione . « Così , loro sarebbero letterati » , fece il maresciallo , squadrandoli . « E come mai si trovano da queste parti ? » « Siamo venuti a visitare Pomposa » , dichiarò , imbarazzato , Soavi . « Ah ! Pomposa ! E dicano , già che sono letterati , di che secolo è l ' abbazia ? » I due giovanotti restarono a bocca aperta . Davvero non sapevano che rispondere . « Già , forse ... Però ... » balbettò Tadini . « Credo che nel 1200 ... Forse un po ' prima ... » « Cari signori , non ci siamo » , tagliò brusco il maresciallo . « Le prime notizie del monastero risalgono al IX secolo . La chiesa è anteriore . Documenti , prego ! » I passaporti parlavano chiaro : giornalista e dottore in lettere . « Incredibile » , bisbigliò , stupito , il sottufficiale . Poi , salutando militarmente : « Scusino . Posso offrire un cognac ? Brinderemo alla bellezza di Pomposa . Mi era stata segnalata la presenza della loro bella macchina . Qualcuno li aveva presi per ladri d ' automobili . Questo paese è fatto così ... » Pensando al linciaggio del ladro di biciclette , i due letterati rabbrividirono .
SEMPRE POVERI? ( - , 1861 )
StampaPeriodica ,
Domenica scorsa , dopo avervi dimostrato con ragioni chiare come la luce del sole , che il governo costituzionale è da preferirsi per ogni rispetto al governo assoluto , intoppammo in quel famoso ritornello che fa tanto scalpore fra le genti bisognose , e che consiste in questo : O governo assoluto o governo costituzionale chi ha mangia e chi non ha sta a vedere . La piccolezza del foglio non permise di rispondere subito ; promettemmo di farlo oggi ed eccoci pronti a mantenere la promessa . Ma amici cari bisogna innanzi a tutto smorzare il fuoco delle passioni insidiose , e sbrogliarsi la testa delle ideacce prese a frullo e senza riflessione ; e poi con quella calma che si richiede per ragionare sopra argomenti di grandissima importanza , cercare in ogni modo di scuoprire la verità , ed accettarla in tutte le sue necessarie conseguenze . Se a quelli che brontolano contro il nuovo ordine di cose domandate , quanti sono impoveriti per colpa del nostro risorgimento nazionale , senza rispondervi in chiave soggiungono : “ ma i poveri sono sempre poveri . ” Bella scoperta ! O che s ’ aspettavano dalla Italia unita e libera , poderi , ville e carrozze per tutti ? Che forse la libertà civile , la uguaglianza davanti alla legge , la indipendenza dallo straniero doveva portare per naturale conseguenza , che i disperati avessero in un attimo a cambiare di stato a scapito de ’ ricchi ? Badate bene , è calcolo fatto , e che ognuno può ripetere ; se di tutti i beni nazionali si facessero tante parti quante sono le persone , non toccherebbero che poche diecine di lire per ciascheduna : che è quanto a dire che in pochi giorni si farebbe il paese de ’ disperati . O il “ Non desiderare la roba degli altri ” e il “ Non rubare ” che sono due dei dieci comandamenti di Dio , si avrebbero a mettere sotto i piedi ? Se l ’ artigiano tribolato pretendesse mettere le granfie su ’ risparmiucci , che l ’ operaio assegnato ha dentro il suo canterale o alla Cassa di risparmio , se lo straccione volesse rimpannucciarsi cogli abiti e le mobilie dell ’ artigiano , o non vi levereste come tanti luciferi , per difendere i frutti de ’ vostri sudori ? O allora perché quello che non sta bene per Tizio , si ha da credere giusto per Sempronio ? I poveri ci sono sempre stati , e sempre ci saranno , finché nasceranno nel mondo de ’ minchioni e de ’ furbi , degli sciuponi e dei ribattini , e s ’ incontreranno de ’ fortunati e degli sventurati . Bisogna dunque essere proprio zucconi per credere di buona fede , che Vittorio Emmanuele fra le altre molte belle cose , e ne ha fatte tante veh ! , avesse a fare ancora quella di farci tutti arricchire . Ma non ci sono lavori , i viveri sono tutti cari , insistono coloro che per mettere su si attaccherebbero a ’ muri scialbati ... Questo è un altro saliceto nel quale non vogliamo entrare oggi , perché ci devierebbe troppo dal nostro argomento : avremo tempo di tornarci sopra . Peraltro chi vorrà essere sincero e ripensare a ’ tempi passati , troverà di certo che sotto i governacci de ’ principucci intedescati , spesso spesso le miserie e gli affanni sono stati anche maggiori , e di che tinta ! Né ci vorranno le scale di seta per far vedere che sotto i governi giusti e ragionevoli come quello di Vittorio , assai meglio che sotto quelli capricciosi e malcreati de ’ Leopoldi , Franceschi e simili , si possono trovare de ’ buoni compensi per rendere meno funeste coteste crisi , che di tanto in tanto sorgono naturalmente ad angustiare il genere umano . Noi intanto vogliamo fare intendere , a chi vuol capire , che il governo presente a mille doppi si presti meglio di quelli passati , a soccorrere coloro che col senno , colle buone intenzioni , coll ’ opera assidua , e coi risparmi si propongono da galantuomini di dare un calcio alla miseria . Date retta ! dove credete che abbiano ad andar meglio le cose , o in una famiglia nella quale è entrata la discordia e fratelli , figli , cugini e nipoti si siano divisi e abbiano aperte parecchie casuccie o in un ’ altra dove tutti lavorano di buona voglia , e d ’ amore e d ’ accordo mettono a profitto comune , quel che ricavano dalle loro fatiche ? Il paragone torna a capello tra l ’ Italia di prima , ridotta a brani e immiserita dagli odi fomentati a bello studio fra paese e paese , e quella di ora unita , potente , e che cerca di potere un giorno godersi in pace , que ’ tanti beni che la natura le ha prodigati . Senza stare a dire che una volta viaggiando il mondo col nome di toscani , parmigiani , modenesi , lombardi ed anche napoletani eravamo considerati come spazzatura e da ora in avanti con quello d ’ Italiani saremo riveriti e rispettati da tutti e per tutto : ci piace piuttosto rammentare alcuni de ’ molti vantaggi , che ogni classe di popolo si può ripromettere da questa nostra fortunata trasformazione . Ai tempi dei governi assoluti , le truppe italiane , oltre ad essere esclusivamente destinate a fare le parti degli aguzzini e peggio , non offrivano , pe ’ poveri in specie , veruna speranza di lusinghevoli promozioni ; ora invece il nostro esercito oltre a fare con ragione insuperbire chi ne porta la divisa , mantiene aperta una splendida carriera per i giovani , che privi di fortuna hanno voglia di vedere la via di Dio . Il commercio , le manifatture , la marineria , e segnatamente le industrie agricole , da cui tanti benefizi può sperare la nostra feracissima Italia , non potevano in alcuna guisa prosperare sotto la funesta dominazione dei nostri oppressori . Con tutti i balzelli doganali , che fra Stato e Stato , fra città e città costringevano a pagare più e più volte il dazio sugli oggetti che si mettevano in giro , non poteva mai il negoziante slanciarsi nelle grandiose imprese , né il ricco volgersi alle manifatture , né il possidente darsi cura di moltiplicare e migliorare i prodotti del suo paese . Le nostre navi non solcavano i mari con egual profitto di quelle di altre nazioni , perché le loro bandiere erano poco rispettate , e nulla e da nessuno temute . C ’ era ancora di peggio : le associazioni di qualunque genere elleno fossero , riuscivano pruni negli occhi de ’ principi che avevano presa a sfruttare l ’ Italia ; e al giorno d ’ oggi senza i capitali riuniti per il concorso di molti , non si fa più nulla che possa resistere alla concorrenza degli stranieri , e aver vita prosperosa , tanto per quelli che offrono il denaro , come per gli altri che debbono prestare la mano d ’ opera . Ora all ’ incontro pensate a quello che diverrà l ’ Italia , quando avrà preso piede in quella via in cui il nostro glorioso Re l ’ ha indirizzata . Con millequattrocento e più miglia di coste , le centinaia di affamati pescatori e barcaruoli , si convertiranno in migliaia e migliaia di arditi marinari , che traversando per tutti i lati l ’ Oceano , daranno sfogo a quel di più che avranno in casa , e vi porteranno quello di cui abbiamo bisogno . E ognuno è al caso d ’ intendere quali immensi vantaggi , direttamente od indirettamente dovranno derivarne per tutti gli Italiani . L ’ uomo d ’ industria e l ’ agricoltore siciliano , napoletano , romagnolo , toscano , parmigiano , modenese , lombardo e veneto , che invece di essere costretto a spacciare le produzioni dentro gli angusti confini d ’ un piccolo Stato , potrà metterle in commercio liberamente per quanto è lunga e larga l ’ Italia , si darà ogni cura per migliorarle e moltiplicarle , e così potrà aumentare le mercedi ed il numero degli operanti . L ’ uomo facoltoso accorgendosi che in una grande nazione è da melensi , l ’ appiattare tutto il proprio denaro nelle banche , od impiegarlo in sole scritture fruttifere , ne destinerà una parte ad imprese d ’ industria , e con ciò crescerà lavoro agli artigiani . Aspettate poi che gl ’ Italiani di tutte le provincie cominciano a conoscersi , intendersi e stimarsi reciprocamente , e che com ’ è ben naturale lo spirito di associazione incominci ad insinuarsi negli animi , e vedrete allora le più gigantesche lavorerie d ’ ogni specie effettuate ; e non rimanere a spasso altro che i veri impotenti , i bighelloni ed i malfattori . E se vogliamo essere sinceri bisogna convenire , che non c ’ è stato mai esempio , in questa povera Italia , che si pensi al popolo , come ci si pensa in questo momento . Governo , municipi e filantropi si occupano indefessamente di avvantaggiarne in ogni guisa la istruzione ; e con essa intendete bene che un tozzo di pane non può mancare . Dovunque le antiche opere di beneficenza intendonsi migliorare e delle nuove crearne . Per esempio in Napoli si è formata una società , per fabbricare delle case comode e sane per la povera gente e il nostro buon Re ne ha accettato il protettorato ed il Principe ereditario la presidenza . A Bologna si sta maturando un grandioso disegno per una gran fabbrica da servire per bagni , lavanderia e ginnastica , che se avrà effetto , come tutto lo fa sperare , riuscirà utile fisicamente , moralmente ed economicamente a tutte le classi di persone . Qui in Siena bocia bocia è riuscito finalmente di vedere in buone mani l ’ ospedale . Io vi potrei e vorrei citare molti altri fatti consimili ; ma al solito il padron Socini mi tira la giubba , perché vuole che lasci discorrere ancora gli altri collaboratori . E non ci fosse stato altro che quel miracolo della Esposizione Italiana , che fa rimanere attoniti tutti i visitatori , fino al punto da convertire non pochi codini ; non ci fosse stato altro dico , che la Esposizione Italiana , basterebbe da sola per far palpitare di giubbilo e di speranza , ogni cuore sensibile e devoto alle glorie nazionali . Lascerò che altri vi dica quanto mai bene dovremo ricavarne tutti d ’ accordo e che vi faccia capaci come la Toscanina de ’ lorenesi , non avrebbe potuto concepirne , e molto meno sopportarne la spesa , che si calcola potrà salire a due milioni di lire : io mi restringerò a farvi riflettere che anche in questa circostanza , si è cercato da ognuno di rammentarsi del popolo . Infatti il signor Vincenzo Cambi proponeva ai capi d ’ arte , di soccorrer con denari i propri sottoposti , perché potessero godere di quel magnifico ed istruttivo spettacolo ; l ’ amministrazione della via ferrata riduceva a metà il prezzo de ’ posti di trasporto per gli operai ; ed il Municipio deliberava d ’ inviarvi a proprie spese otto artigiani della nostra città . Non ci mangiamo dunque il grano in erba : lasciamo ai tristi il pensiero che la nostra Italia , ridotta a Stato libero , sia un terreno da sfruttare ; il popolano onesto deve scacciare con orrore il pensiero , che l ’ uomo sano e robusto abbia a vivere in panciolle senza lavoro . Chiunque accresce le difficoltà , che ci rimangono da superare , con querele sediziose , e con pretensioni sciocche ed avvilitive , è traditore della patria . È giusto che i ricchi e gli scienziati si diano ogni cura per migliorare le condizioni dei bisognosi , ma dall ’ altro canto è preciso dovere di questi di contribuire colla volontà di ben fare , a che l ’ opera degli amici del popolo , possa conseguire i suoi desiderati e possibili frutti . Gridiamo dunque tutti concordi e fiduciosi Viva Vittorio Emmanuele , Viva l ’ Italia unita , Viva il Governo Costituzionale .
DA 'PLAUSI E BOTTE' ( BOINE GIOVANNI , 1914 )
StampaPeriodica ,
Sbarbaro , Pianissimo , ed . Libreria della Voce , 1914 . Quand ' uno vuol dire disperazione disillusa , vuol dire angoscia , dolore , spirituale buio , dice : " pessimismo leopardiano " . Ora io sono arrivato , vivendo , a far dentro di me una tal quale distinzione tra la disperazione , la reale , la corporale angoscia senza più sogno ed il pessimismo parlato , teorico . Del resto è chiaro . Mi son detto : tra il divertimento spiritoso in cui mi titilla nervosa , francese , voltairiana la prosa di Schopenhauer , proprio dove mi dice le cose più amare e più ciniche , cose lucreziane - disperate da " Ecclesiaste " , tra la sua prosa e le sue idee c ' è un salto . Così in Leopardi l ' amaro e lo sconforto sono in tal modo fasciati , intenerati , pitturati di idillica bellezza che in sostanza li ingolli senza accorgetene ; ed è più facile che tu pianga melanconico e dolce che non tu stringa i pugni scuro e corrughi la fronte e le labbra . Cioè , in altri termini , il dolore è qui , nella più parte dei " Canti " un ' imagine , un ricordo più che una ferita aperta . Ora ognun sa che nel ricordo , nella fantasia anche i dolori son dolci . - Direbbe infine un hegeliano che la mediatezza della creazione artistica ha superato qui la immediatezza del dolore bruto . A voler dire le cose proprio come stanno , già lo si sa ch ' io sono un eretico , adde per altro che mica sempre è il realmente artistico che ti solleva e ti libera in Leopardi . Ma viceversa , sebbene spesso si parli della sua greca semplicità , gli è l ' artificio dell ' espressione e l ' antiquato - accademico del fraseggiare che ti raffredda difficile . Perdi il senso d ' un dolore vivo , della ferita sanguinante pel troppo riflesso del dire . Ci son poesie che ti tocca rimasticar due e tre volte prima di averne afferrato il senso letterale minuto : ed anche nella più fusa ed immediata " Il canto alla luna del pastore errante " c ' è per lo meno una strofe quella del vecchierel petrarchesco ch ' io toglierei di peso come inutilmente rettorica . Ma dico in conclusione che nella poesia del Leopardi , questo prepotente bisogno espressivo il quale cercando spesso la più sincera bellezza , inceppa talora , tanto è riflesso , nella letteratura , testimonia di un ' abbondante vitalità , di qualcosa come uno sgorgo di cicatrizzante linfa che è in contrasto coll ' essenziale dolore con l ' aridità disillusa la quale , netta e ragionativa , è affermata qua e là . Perciò il dolore e la disperazione sono nel pensiero del Leopardi preso in astratto , sono più in queste grigie pause di amari filosofemi verseggiati ( e in canti come quelli di Aspasia dove il fantasma quasi scompare e resta il crudo sillogizzare ) che non nel pensiero fatto poesia , divenuto imagine viva . Anche per questi " Canti " che paiono il pessimismo incarnato si direbbe che dove la poesia compare , scompare il dolore ; che il dolore è la china della morte e la poesia il risorgere alla vita ; che la poesia , e anche la leopardiana , è in certo modo sempre canto di gioia : di guarigione , di " risorgimento " , di vittoria sul dolore . Ora ecco qui una poesia , questa dello Sbarbaro , la quale ci appare il meno possibile canto di gioia e di vita , la quale non intoppa mai ricercando la bellezza , nel falso , nell ' abbondevole della rettorica . Poesia della plumbea disperazione , succinto velo , scarna espressione di un irrimediabile sconforto . Leopardi l ' ho ricordato perché leggendo lo Sbarbaro , non so che di Canti vien per echi in mente ; le cose meno lavorate , le " Ricordanze " per es . col loro endecasillabo sordo ed il loro sordo dolore . Questa sordità , questa funebre cenere , questo che di muto e di disadorno è passato dal Leopardi nello Sbarbaro . Ma , sotto , l ' anima è diversa : lo Sbarbaro non piange i sogni svaniti ; - lo svanire dei sogni , la fata morgana , il desiderio insoddisfatto , il farsi forte contro la realtà dura , il gemere per le tristezze di codesta realtà , ed infine il logicizzarla , l ' affermazione quasi filosofica che così è , che purtroppo dev ' esser così , sono i motivi della poesia leopardiana . Qui all ' incontro v ' è uno che dice immediatamente una sua interiore arida solitudine : un terribile buio e vuoto che sente intorno a sé , fra sé e gli altri ; un suo dolore fisso che l ' assorbe , che lo gela , che lo rattrappisce in sé ( occhi di serpe a incantarlo ) quasi come una malia . Qui v ' è uno che finisce , disperato , per compiacersi di questo suo destino ; quasi finisce per volerne l ' esasperazione come chi sepolto in prigione , sdegnoso della vita , batta , a finirla , il capo nel muro . Ora diresti che il canto del Leopardi sia più umanamente vasto , più universale . E qui certo non si logicizza , non si ricerca la ragione e il perché del dolore , né si affermano filosofemi : qui v ' è uno che dice pianamente : io soffro così , il mio dolore è questo . A guardare gli uomini che vivono " provo un disagio simile a chi vede - inseguire farfalle lungo l ' orlo - d ' un precipizio ... " . " Un cieco mi par d ' essere , seduto - sopra la sponda d ' un immenso fiume . - Scorrono sotto l ' acque vorticose " - " io cammino fra gli uomini guardando - curioso di lor ma come estraneo . - Ed alcuno non ho nelle cui mani - metter le mani con fiducia piena " . Una notte il poeta per le vuote vie sente d ' un tratto la sua aridità di macchina senz ' anima ; " A queste vie simmetriche deserte - a queste case mute sono simile - una macchina io stesso che obbedisce , - come il carro e la strada NECESSARIO " . E tutto ciò , sì , non ha riflesse pretese d ' universale , ma certo è ; è spesso vero e così terribilmente , che ciascuno di noi dentro di sé lo confessa vissuto . Ora quando nell ' anima s ' è , come avviene , disseccato il miele della vita , s ' è consumato chissà come , il glutine che ci amalgama alle cose ed agli uomini , allora rimane nel fondo buio , nell ' aridità della interiore solitudine l ' agra feccia del soffrire . Sei allora come una macerata bocca che non abbia gusto più che per l ' aceto ed il tossico . La realtà non è più che d ' aceto e di tossico e per contro alla cecità di coloro che cantano osanna e maciullano bestialmente contenti il loro tozzo di vita , tu stai febbricitante con ciò che soffre , tu infine t ' esalti eroico per la tua stessa morte , tu , come perduto , sei per la ribellione , per ciò che nella disperazione è nudo . E questi versi allora l ' intendi senza commento ; " Mi cresce dentro l ' ansia del morire - senza avere il godibile goduto - senza avere il soffribile sofferto . - La volontà mi prende di gettare - come un ingombro inutile il mio nome . - Con per compagna la Perdizione - a cuor leggero andarmene pel mondo " . Anche questa è di quelle poesie fuor della storia , fuor della tradizione , che a capirla basta il cuore e l ' aver vissuto . Non ci sono ragioni letterarie che la spieghino e nessuna " confessione di un figlio del secolo " me la può dedurre . Rolla imprecava a Voltaire che gli aveva tolta la fede , e De Musset credeva che Waterloo gli avesse strappato le ragioni d ' ogni entusiastica attività . Questi sono gli ironici giochetti della raison raisonnante la quale si para di cause e d ' effetti . Ma io penso , semmai , che ci sono delle cause le quali non mutano , e che ci sono atteggiamenti dell ' anima umana sui quali la storia non può . Sono colpito in questi frammenti dello Sbarbaro dalla secchezza , dalla immediata personalità , dalla scarna semplicità del suo dire : mi par d ' essere innanzi ad una di quelle poesie su cui i letterati non sanno né possono dissertare a lungo , ma di cui si ricordano gli uomini nella vita loro per i millenni .
ProsaGiuridica ,
Il Ministro dell ' Interno Visto il Decreto 8 ottobre 1943-XXII , del Duce del fascismo , Capo della Repubblica Sociale Italiana , sulla sfera di competenza e funzionamento degli organi del Governo , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale d ' Italia del 22 ottobre 1943-XXII , n . 247; Visto il R.D. 5 settembre 1938 - N . 1531 , relativo alla istituzione presso il Ministero dell ' Interno della Direzione generale per la Demografia e la Razza ; Visto il R.D.L. 5 settembre 1938-XVI , n . 1539 , convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII , n . 26; Visto il R.D.L. 17 novembre 1938 - N . 1728 , convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII , N . 274; Visto il R.D.L. 3 giugno 1937-XV , N . 805 , convertito nella legge 30 dicembre 1938 , n . 2529; Visto il R.D. 24 dicembre 1934-XIII , N . 2316; Visto il R.D.L. 5 settembre 1938-XVI , N . 2008 , convertito nella legge 22 Maggio 1939-XVII , N . 961; Vista la legge 22 Maggio 1939-XVII , n . 961; Decreta : Art . 1 . La Direzione Generale della Demografia e la Razza presso il Ministero dell ' Interno è trasformata in Direzione Generale per la Demografia . Alla detta Direzione Generale è preposto un Prefetto . Art . 2 . Alla Direzione Generale per la Demografia sono devolute tutte indistintamente le attribuzioni ed i provvedimenti in materia di Demografia - ivi comprese le attribuzioni del Ministero dell ' Interno previste dalle leggi relative all ' istituzione e funzionamento dell ' Unione Nazionale Fascista fra le Famiglie Numerose e dell ' Opera Nazionale per la Protezione della Maternità ed Infanzia , nonché quelle in materia di Cittadinanza e di matrimoni con stranieri . Art . 3 . Il Consiglio Superiore per la Demografia e la Razza viene trasformato in Consiglio Superiore per la Demografia , chiamato a dare pareri sulle questioni di carattere generale interessanti la Demografia . Ne fanno parte : - Il Direttore generale per la Demografia ; - Il Presidente dell ' Istituto Centrale di Statistica ; - Il Direttore Generale della Sanità Pubblica ; - Il Presidente dell ' Opera Nazionale per la Maternità ed Infanzia ; - Il Presidente dell ' Unione Fascista fra le Famiglie Numerose ; - Un rappresentante del Partito Fascista Repubblicano , designato dal Segretario del P.F.R. ; - Un rappresentante per ciascuno dei Ministri degli Affari Esteri , della Giustizia , delle Finanze , dell ' Educazione Nazionale , dell ' Economia Corporativa , della Cultura Popolare e dell ' Africa Italiana , designato dalle rispettive Amministrazioni ; - Un rappresentante dell ' Ispettorato della Razza . Potranno essere chiamati , con provvedimento del Ministro dell ' Interno , a far parte del Consiglio Superiore per la Demografia , persone particolarmente versate nei problemi della Demografia . Le funzioni di Segretario del Consiglio sono esercitate da un funzionario della Direzione Generale per la Demografia di grado non inferiore al VII ° . Art . 4 . Il presente Decreto , che sarà sottoposto a ratifica del Consiglio dei Ministri , entrerà in vigore , previa registrazione alla Corte dei Conti , il giorno stesso della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale d ' Italia e , munito del sigillo dello Stato , sarà inserto nella raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti . Dal Quartier Generale , 16 aprile 1944-XII Il Ministro dell ' Interno : Buffarini V . Il Guardasigilli : Pisenti
La letteratura meridionalistica ( Carocci Giovanni , 1958 )
StampaPeriodica ,
Il lettore scuserà la disorganicità di queste brevi note . Non hanno alcuna pretesa di completezza : vogliono sollevare dei problemi , più che risolverli . Sono state scritte nella speranza che si possa aprire una discussione su alcuni temi che interessano tutto il movimento operaio . Manca una letteratura che rifletta la realtà viva del proletariato industriale . Per letteratura non intendo evidentemente la narrativa in senso stretto quanto piuttosto quella più ampia produzione scritta che va dall ' inchiesta al saggio , dal romanzo ambientato in una società industriale a qualsiasi altra espressione creativa che faccia centro sull ' umanità operaia , dalla raccolta sistematica di quanto il proletariato spontaneamente produce a quanto , spinto dalla cultura che ad esso è legata , può produrre sulla propria condizione . Una tale produzione si fa letteratura poiché « narra » la società , animando il tessuto sociale , cogliendolo in tutta la sua mobile complessità piuttosto che riprodurlo come una cosa senza vita , frutto di una visione meccanica dei rapporti sociali . Una letteratura . intesa in questo senso , si è sviluppata partendo dalle zone più arretrate della nostra società , dal proletariato e dal sottoproletariato contadino meridionale . Ma qui si è fermata , senza trovare in se stessa la forza di salire alla visione unitaria della società nazionale . Il motivo di questa intrinseca limitatezza va ricercato , a mio avviso , nella matrice ideologica della letteratura sociologica meridionalista . Sono appunto le sue origini che oggi ne ostacolano una ulteriore espansione ed anzi la spingono verso un processo involutivo . Ad essa comunque restano legati alcuni fondamentali momenti dello sviluppo culturale degli anni del dopoguerra . L ' aspetto più promettente del nostro panorama culturale , ossia la maturità del suo impegno sociale , è passato anche per l ' accostarsi di alcuni settori della cultura democratica ai problemi del mondo contadino meridionale . Questo incontro ha visto molti uomini di cultura di formazione democratica fare propri i problemi della miseria e dell ' arretratezza meridionale . In termini dialettici essi hanno dato una soluzione concreta ai rapporti tra una cultura consapevole della propria responsabilità sociale e la società in cui vive ed opera . Oggi le conclusioni raggiunte ci lasciano insoddisfatti ; nondimeno sono ricche di insegnamenti positivi che , lungi dall ' essere rifiutati , vanno invece studiati e fatti propri dal movimento operaio . I limiti « democratico - borghesi » Alla radice di tutti i limiti della letteratura sociologica meridionalista vi è una concezione democratico - borghese dei problemi sociali . L ' accostamento alle plebi meridionali nasce da un impulso morale ed in esso si esaurisce . La concezione rivoluzionaria della società è del tutto assente : ciò che offende , ciò che muove è l ' inconciliabilità tra una determinata condizione di arretratezza , terribile come una condanna , e lo Stato borghese modernamente inteso . Infine la ricerca delle cause di tanta arretratezza , e delle sue soluzioni , anziché nelle strutture del paese e nella lotta di classe , si esaurisce ( nei casi in cui di questa analisi si senta il bisogno e non ci si limiti ad una visione immobile , fatalista della miseria meridionale ) nell ' indicazione di forze implicite nel mondo meridionale ovvero di forze che agiscono soltanto nella sovrastruttura del paese . Una visione marxista della società parte dalla ricerca delle cause strutturali , delle radici economiche , storiche , politiche della situazione concreta , e cerca nella lotta di classe le forze di ogni trasformazione sociale . Appunto una visione marxista rintracciando nella struttura della società italiana e nella politica delle sue classi dirigenti i motivi di fondo dell ' arretratezza meridionale , e vedendo nella lotta di classe le forze per la sua rottura , avrebbe immesso la letteratura sociologica meridionalistica in un orizzonte più ampio , l ' avrebbe liberata da quanto ha oggi di chiuso , di limitato e talvolta di provinciale . L ' assenza di rigore Tutta la letteratura meridionalista ha un impronta sociologica , ma nel suo interno si è venuta formando una produzione sociologica vera e propria , una scuola addirittura . Deficienza palese di questa corrente , suo grave limite , è l ' assenza di rigore metodologico . , la mancanza di sufficiente spirito sistematico e critico , un modo improvvisato , talvolta ingenuo , di affrontare la realtà sociale . Ciò che le manca è lo a spirito scientifico A , ed alla radice di queste deficienze troviamo nuovamente la matrice ideologica democratico - borghese . Contenuto scientifico della produzione sociologica significa infatti aderenza alla struttura della vita sociale . Il problema del come darsi un maggior rigore non si risolve , come molti credono , assorbendo semplicemente le tecniche della sociologia tradizionale . La tecnica , la metodologia di per se stessa , non qualificano nulla . È lo spirito con cui ci si avvicina alla realtà , l ' angolo visuale da cui si parte . l ' ideologia insomma , che hanno una sostanza scientifica o meno . Una stessa tecnica . intesa nel più moderno dei modi . può condurre a risultati opposti , a sistemare un mondo fondato sulla ragione e sulla materia , come un altro metafisico ed irrazionale . Non si tratta però , si badi bene , di svalutare la metodologia di lavoro , si tratta invece di utilizzarla per ciò che essa realmente è : uno strumento nelle mani dello scienziato . Un fatto vivo nella cultura La letteratura sociologica meridionalista di questo dopoguerra nasce dall ' incontro tra la miseria del Sud ed alcuni settori della nostra cultura democratica i quali sentivano l ' urgenza di concretare il proprio impegno sociale . Ebbene l ' occasione ed i motivi di questo incontro hanno avuto grande importanza nello sviluppo della sociologia meridionalista . Ad essi si devono tutti i suoi tratti distintivi , quegli elementi che ne fanno una esperienza originale e culturalmente produttiva . Innanzitutto la produzione sociologica , questa poveretta tirata sempre in ballo e sempre ridotta da scienza a tecnica , da elemento vivo ad arida disquisizione su di una realtà sociale sterilizzata , nell ' incontro con questi intellettuali , ansiosi di impegnare le proprie energie , si nutre di una autentica problematica ideologica che ne amplia l ' Orizzonte e la trasforma in uno dei fatti più vivi della nostra cultura di questo dopoguerra . In secondo luogo proprio perché in essa molti intellettuali vedevano realizzato il proprio legame con la società , ha acquistato un carattere impegnato che le dà una impronta assolutamente originale . Lo studioso non si accosta alla realtà solo per interpretarla : la rappresentazione sottintende un fine politico , ossia la trasformazione delle società stesse . Vi è un altro aspetto della sociologia meridionalista che va sottolineato . L ' apporto della esperienza narrativa è stato rilevante ed ha lasciato evidenti tracce . Le vediamo principalmente in alcune tecniche che la sociologia meridionalista ha in parte acquistato , in parte raffinato sul modulo letterario : la biografia , l ' intervista , la descrizione ambientale etc. Ma ci sembra che il contributo della narrativa si condensi soprattutto in un particolare atteggiamento dinanzi alla realtà ; va visto cioè nella tendenza a a narrare » la società , a tradurla in immagine viva , in qualcosa di palpitante , a darle un volto ed una espressione morale . Il sociologo cioè , proprio perché non è più un tecnico ma un intellettuale , proprio perché non si propone di registrare la realtà ma di trasformarla , non è più agnostico ma porta nello studio tutta la propria carica ideologica e morale che tenta di trasferire ai gruppi sociali che influenza . Le suggestioni del mondo primitivo Le stesse origini ideologiche che hanno spinto determinati intellettuali verso la sociologia ( e introdotto un limite nel loro orizzonte ) , hanno contribuito ad orientarli verso il mondo contadino arretrato . Una formazione ideologica democratico - borghese , sensibile soprattutto alle lacune dello Stato borghese moderne , era evidentemente portata , nella nostra società , ad orientarsi verso il mondo arretrato dove la miseria è miseria , la fame è fame , l ' ignoranza e l ' abbandono si manifestano nelle loro forme più crude e sconcertanti . Qui i problemi sono più scoperti , le responsabilità più evidenti , non occorre scavare gli uni e le altre nelle pieghe di una società complessa e contraddittoria . Anche un altro motivo va messo in rilievo quando ci si chiede perché questi sociologhi improvvisati si sono diretti verso il mondo contadino : la origine letteraria di gran parte di essi . Nella società arretrata infatti , nei suoi uomini , si celavano delle suggestioni che li hanno sedotti con quanto di primordiale , di immediato , di intensamente tragico recavano in sé . In sostanza è l ' assenza di una visione marxista dei fatti sociali a far ritenere a molti intellettuali che nelle società arretrate vi sia una carica drammatica che le società evolute , quelle di tipo industriale , non hanno . Questa carica drammatica , dicono molti , deriva dalla elementarietà dei problemi , dalla loro asprezza , dal fatto che l ' uomo non è ancora stato plasmato da più complessi rapporti sociali , dal costante rapporto con i fatti della natura . Questa convinzione che vi sia nel mondo contadino arretrato una carica drammatica la quale invece manca nella società industriale , è profondamente radicata tra molti intellettuali . Direttamente o per via indiretta essa alimenta una concezione piccolo borghese , anonima e noiosa del mondo operaio . Le forme dei contrasti sociali In realtà ci troviamo di fronte ad una visione borghese dei fatti sociali . La vita di una società infatti , quanto vi è in essa di drammatico , di tragico talvolta , scaturisce dalla struttura produttiva e dai contrasti sociali che partono dai rapporti con la produzione . I contrasti sono l ' anima , la forza motrice della società , avvengano sul terreno dei rapporti di produzione o su quello del potere politico , nella struttura o nella sovrastruttura o nell ' una e l ' altra in diverse combinazioni . Questo è il nucleo drammatico che colpisce e stimola lo spirito creativo nel suo studio della società ; è da questi contrasti , talora sopiti ma tuttavia presenti ed operanti , talora laceranti , è da questi contrasti connaturati alla vita sociale che scaturisce quanto di drammatico , di tragico , vi è nel destino dell ' uomo . La società , la vita sociale , è sempre un fatto drammatico , si manifesti questa tensione nell ' esasperazione della fame , dell ' ignoranza , dell ' abbandono o si trasferisca invece , nelle società più evolute , ad un livello che corrisponde non più , per così dire . alle esigenze fisiologiche bensì a quelle sociali . Nei paesi arretrati i contrasti sono radicali e si manifestano nelle strutture . In queste aree il permanere di determinate condizioni strutturali , dovute ai rapporti di classe esistenti , garantisce ai gruppi dominanti la permanente inferiorità delle classi subordinate ed il perpetuarsi dei propri privilegi . La lotta di classe , che costituisce il motore del progresso civile , avviene al livello delle strutture ed in termini rivoluzionari . Solo il rovesciamento dei rapporti di produzione esistenti consente lo sviluppo economico ed il progresso civile di quei paesi . Massima è dunque , proprio nella struttura , la tensione rivoluzionaria „ anche se talora ciò non appare chiaramente perché ancora assenti le forze capaci di darle contenuto politico e veste ideologica . Via via che le società si evolvono i contrasti , così appariscenti nei paesi arretrati . vanno a celarsi sin nelle pieghe più nascoste . La loro caratteristica è di non operare più prevalentemente al livello delle strutture economiche e dei rapporti di produzione . ma di trasferirsi anche al livello delle sovrastrutture . In alcuni paesi può addirittura apparire che i contrasti si siano prevalentemente trasferiti su questo terreno . Tutto ciò corrisponde , si diceva , ai diversi gradi di sviluppo della società civile . Ebbene , proprio perché l ' individuo è frutto della società , anche le sue necessità vitali variano a seconda dell ' ambiente che lo ha condizionato . In una società più evoluta l ' individuo dispiega la propria vita su di un arco assai più ampio : magari , più complesse , ma tuttavia sempre vitali sono le sue esigenze . Il suo contrasto con la società ( come quello del suo gruppo e della sua classe ) non avviene più soltanto o prevalentemente sul terreno delle esigenze elementari di vita ma su quello più composito in cui si fondono necessità materiali , sociali e spirituali . La condizione operaia in Italia Chi nega un reale contenuto drammatico alle società evolute compie generalmente un secondo errore quando paragona la condizione operaia in Italia con quella degli altri paesi occidentali . È questo un errore assai frequente e mi sembra il frutto , di una visione falsa della struttura economica su cui si sviluppa e vive la società operaia , dall ' altra di un errore di metodo per cui si considera un ambiente sociale separandolo dal contesto generale da cui , lo si voglia o no , è condizionato . In realtà il settore industriale è contraddistinto da profondi squilibri che si ripercuotono e improntano di sé il tessuto sociale che esso nutre . Frutto di una politica di classe contraria agli interessi collettivi , questi squilibri tendono ad aggravarsi e riproducono all ' interno del settore industriale una situazione in cui si intrecciano aree depresse ed aree sviluppate . Ma sulla condizione operaia grava anche , sia sotto il profilo economico sia sotto quello politico e sociale , il peso negativo della persistente arretratezza di larga parte del paese . Ecco allora che la classe operaia italiana si trova in una condizione particolare . Gli squilibri strutturali esistenti nel paese e quelli presenti nella stessa area industriale , le danno dei compiti ed una vocazione rivoluzionaria del tutto originali rispetto a quelli impliciti negli altri paesi occidentali . Non esistono paralleli sociali scientificamente validi quando milioni di disoccupati e di sottoccupati gravano sul mercato del lavoro , quando lo sviluppo industriale , e più generalmente produttivo , si compie sotto la spinta e sotto la direzione dei gruppi monopolistici aggravando gli squilibri esistenti , quando le discriminazioni sono il solo , il vero sistema che regola i rapporti tra lavoratore e datore di lavoro , quando nelle fabbriche regna la sopraffazione ed i lavoratori vengono quotidianamente umiliati , quando gli operai non possiedono né validi organismi sindacali né una legislazione del lavoro che li tuteli in modo adeguato . Inesistenza di una « letteratura operaia » Il settore più avanzato della cultura democratico - borghese si è avvicinato alla società che le era più vicina ed ha saputo penetrarla ed esprimerla . Oggi , pur con tutte le riserve che abbiamo avanzato , possediamo un ' immagine viva del mondo arretrato meridionale . Manca invece del tutto , in questo dopoguerra , una letteratura , e soprattutto una sociologia capaci di interpretare la realtà sociale dal punto di vista marxista . Manca in primo luogo un ' immagine viva , attuale , del proletariato industriale visto non solo nella sua struttura ma anche nella sua tensione morale . Alla relativa forza politica del movimento operaio , e soprattutto alla sua profonda penetrazione nel tessuto sociale del paese , non corrisponde , sul piano culturale , una interpretazione altrettanto ricca di quella che è la struttura della società nazionale . Lo stesso termine « classe operaia » nasconde una realtà vivente ma senza volto , una realtà con la quale si è perduto un contatto diretto e che ci resta distorta , mummificata spesso , per essere divenuta un mito anziché l ' oggetto di meditazione e di studio . In sostanza la cultura legata alle istanze di classe ha dimostrato di intendere in modo meccanico il proprio legame col movimento operaio e con la società nazionale , ed ha finito per trovarsi a rimorchio delle esperienze concrete che i partiti e le organizzazioni di classe conducono quotidianamente nel paese I motivi di fondo I motivi di fondo della debolezza della cultura marxista vanno ricercati non solo nella sua formazione ma anche nelle prospettive politiche della lotta del movimento operaio e della funzione che , in questa lotta , esso ha assegnato alla cultura . Per quanto concerne la formazione della cultura marxista va rilevata l ' origine idealista di molti intellettuali ed il peso della tradizione accademica . Entrambi questi elementi costituivano una forte remora ad una visione spregiudicata e diretta della società . Al contrario tutto spingeva alla disquisizione astratta , all ' ideologismo , allo studio pedantesco e filologico dei sacri testi piuttosto che all ' esame diretto della realtà in cui si muove il movimento operaio . Nella stessa direzione premeva la subordinazione del movimento operaio italiano alla strategia del blocco socialista e la prospettiva della presa violenta del potere in occasione di una crisi di carattere internazionale . Accettata la prospettiva della rottura violenta , e preso lo Stato sovietico come modello di edificazione socialista , il solo problema che si pone è quello della conquista rivoluzionaria dello Stato sotto la guida del partito operaio . Tutto diviene strumentale , anche la cultura la cui funzione non è più di studiare la realtà ma di servire da bandiera . Non ponendosi il problema della conquista progressiva di un maggior potere nelle strutture dello Stato borghese , non esiste né un problema di partecipazione e di educazione delle masse , né il problema dello studio della situazione concreta in cui il movimento operaio opera . al fine di indicargli come trasformare la realtà . Il rapporto tra il partito e le masse popolari si svolge a senso unico , dall ' alto verso il basso ; proprio come si svolge il rapporto tra il partito e la cultura vicina al movimento operaio . Il travaglio del movimento operaio iniziato col XX Congresso ha messo in nuova luce tendenze già operanti , ed ha dato tutt ' altra prospettiva di lotta ai partiti ed alle organizzazioni di classe . Via pacifica al socialismo , pur in una situazione strutturale che si presenta rivoluzionaria , significa appunto conquista progressiva di un maggior potere nell ' ambito di una società che è borghese . Postulato di questa lotta è la partecipazione delle masse , la loro costante mobilitazione , in direzione dei temi di struttura , la loro continua educazione alla gestione delle aree di potere che progressivamente conquistano . Ciò significa prospettiva della conquista popolare dello stato borghese dal suo interno e nello stesso tempo educazione all ' esercizio concreto della democrazia diretta . Il rapporto col paese e con le masse popolari diviene adesso reciproco : l ' adesione continua alla realtà del paese ed alla spinta delle masse , e nello stesso tempo il loro orientamento verso i temi di fondo capaci di creare un ' alternativa rivoluzionaria al potere borghese , sono due aspetti inscindibili di una stessa politica . È in questo quadro che la cultura marxista deve sapere sviluppare un rapporto funzionale , veramente politico , col movimento operaio . Suo compito , suo compito politico è saper analizzare la realtà vivente in cui opera il movimento di classe . Se è vero che l ' attuale prospettiva politica richiede una costante adesione alla realtà del paese , allora la funzione della cultura marxista è divenuta fondamentale ed insostituibile . Non comprendere il significato politico della autonomia della ricerca , riproporre in termini meccanici e subordinati il rapporto tra la cultura marxista ed il movimento operaio , significa oggi divenire dei conservatori , ostacolare la lotta per lo Stato socialista .