StampaQuotidiana ,
Ecco
qua
,
tutti
sono
per
la
conciliazione
,
per
la
collaborazione
universale
.
Bisogna
salvare
il
paese
,
e
però
andiamo
tutti
al
governo
.
Chiamiamo
addirittura
tutti
gli
ex
-
presidenti
del
Consiglio
,
dicono
alcuni
che
si
dicono
depositari
del
pensiero
dell
'
on
.
Giolitti
,
facciamo
un
grande
ministero
.
Dall
'
altra
parte
Nitti
anche
lui
invoca
il
grande
comitato
di
salute
pubblica
,
cui
eventualmente
darebbe
i
suoi
lumi
,
sulla
base
di
tutte
quelle
peregrine
scoperte
che
ha
fatte
nel
suo
discorso
.
Ebbene
questa
chiacchiera
è
pessima
.
Non
è
questa
l
'
ora
di
moltiplicare
rappresentanze
di
partiti
e
di
gruppi
,
di
fare
ricognizioni
di
carriere
politiche
,
di
presentare
un
'
adunata
di
bei
nomi
.
Questi
sono
gusti
commemorativi
.
Con
questi
criteri
si
fa
un
museo
di
gessi
,
una
gipsoteca
,
non
mai
un
governo
.
E
tanto
meno
si
fa
un
governo
con
i
numeri
e
con
le
massime
del
discorso
Nitti
,
rifugiato
a
Lauria
.
Il
caso
dell
'
on
.
Nitti
è
,
l
'
abbiamo
dimostrato
,
il
caso
di
chi
pratica
per
essere
generosi
con
la
sua
impudenza
e
con
i
suoi
tentativi
di
ottenere
l
'
oblio
la
retorica
dei
numeri
,
del
pessimismo
,
del
realismo
.
Ed
è
perfettamente
inutile
,
che
,
oltre
i
consensi
del
resto
poco
entusiastici
della
stampa
nittiana
,
altri
giornali
della
equidistanza
e
del
falso
realismo
democratico
elenchino
con
compunta
gravità
le
coincidenze
del
programma
nittiano
con
le
necessità
dell
'
ora
.
Anche
questi
giornali
sanno
,
nei
loro
commenti
,
che
sono
del
resto
la
confessione
più
chiara
della
loro
smidollatura
politica
,
della
retorica
.
Perché
se
l
'
on
.
Nitti
fosse
rimasto
e
fosse
così
rimasto
un
professore
di
volgarizzazione
giornalistica
come
era
il
suo
temperamento
,
si
potrebbe
anche
consentire
,
dopo
una
chiacchierata
come
quella
di
Lauria
,
nel
dire
:
Sì
,
c
'
è
del
buono
.
Ma
l
'
on
.
Nitti
non
è
soltanto
un
predicatore
,
è
stato
purtroppo
uomo
di
governo
,
anzi
capo
di
governo
,
e
capo
di
governo
in
un
'
ora
storica
per
la
Nazione
.
E
allora
bisogna
ricordare
quello
che
ha
fatto
,
quello
che
ha
voluto
l
'
on
.
Nitti
come
uomo
di
governo
,
quello
che
ha
detto
e
ha
fatto
e
ha
voluto
che
si
dicesse
e
si
facesse
dai
suoi
amici
,
dai
suoi
portavoce
,
dalla
sua
stampa
,
dopo
che
fu
rovesciato
dal
governo
.
E
se
tutto
questo
,
come
abbiamo
dimostrato
,
coincide
con
le
cose
sciocche
e
cattive
e
ignoranti
del
suo
discorso
,
con
le
reticenze
del
suo
discorso
;
ed
è
in
aperto
contrasto
con
le
constatazioni
concrete
del
suo
discorso
,
impostegli
dalla
gravità
della
situazione
;
allora
che
cosa
significa
il
voler
consentire
oggi
nella
«
precisione
della
visione
dell
'
on
.
Nitti
»
,
o
nella
volontà
di
«
valorizzare
le
forze
economiche
nazionali
»
o
con
«
le
parole
sulla
situazione
militare
mondiale
e
la
nostra
impreparazione
»
?
Sono
proprio
consensi
di
parole
con
parole
.
Niente
altro
.
Di
cattive
parole
con
cattive
parole
,
poiché
si
consente
retoricamente
con
un
discorso
,
che
è
la
sconfessione
di
un
'
azione
.
E
non
una
sconfessione
maturata
,
seguita
ad
una
rimeditazione
raccolta
,
come
se
ne
potrebbero
ammettere
:
ma
una
sconfessione
audace
,
impunita
,
di
chi
ha
l
'
aria
di
aver
voluto
le
cose
che
invece
non
ha
voluto
e
ha
impedito
che
fossero
.
Ebbene
per
Nitti
o
per
chicchessia
bisogna
farla
finita
con
questa
retorica
alla
rovescia
;
con
questa
retorica
del
realismo
,
che
è
esibita
da
uomini
,
da
gruppi
,
da
giornali
,
che
fino
a
ieri
infuriavano
o
malignavano
oscenamente
contro
il
fascismo
,
contro
i
partiti
nazionali
,
contro
la
«
reazione
»
e
pretendevano
che
,
in
offesa
aperta
di
queste
massime
esigenze
dell
'
ora
,
si
recassero
al
potere
i
socialisti
e
i
loro
complici
,
e
cioè
i
responsabili
della
violenza
interna
,
della
disintegrazione
statale
,
della
dissoluzione
dell
'
esercito
e
della
marina
,
del
maggior
deficit
statale
,
della
paralisi
della
economia
.
Questa
rettorica
dev
'
esser
respinta
,
risolutamente
,
come
la
più
sconcia
sopraffazione
della
verità
.
Respinta
come
un
caso
tipico
di
immoralità
politica
;
respinta
come
metodo
di
azione
politica
,
essendo
il
metodo
della
confusione
parlamentaristica
,
socialdemocratica
,
che
è
il
rovescio
del
metodo
di
sopraffazione
che
si
abbandona
quando
è
fallito
.
Dopo
i
tentativi
collaborazionistici
ora
siamo
a
quelli
confusionistici
:
museo
di
gessi
o
realismo
economico
.
E
tutti
amici
,
tutti
a
studiare
le
cifre
,
tutti
a
voler
portafogli
e
sottoportafogli
per
salvare
l
'
Italia
.
Eh
!
no
!
queste
sono
cose
ridicole
.
Proprio
il
contrario
della
situazione
che
è
seria
.
StampaQuotidiana ,
Nel
numero
14
del
27
ottobre
di
Voce
Operaia
di
Parigi
,
in
testa
alla
4a
colonna
,
della
4a
pagina
,
abbiamo
trovato
il
titolo
che
integralmente
riproduciamo
:
«
Il
partito
comunista
si
purifica
e
si
rafforza
,
cacciando
dalle
sue
file
i
traditori
»
.
Molto
bene
!
Ma
chi
sono
questi
traditori
che
il
partito
comunista
indegnamente
caccia
dalle
sue
file
?
Sono
i
seguenti
:
Luigi
Repossi
,
Onorato
Damen
,
Bruno
Fortichiari
.
Un
minuto
di
sosta
.
Questi
sono
i
nomi
di
quelli
che
una
volta
furono
considerati
capi
,
apostoli
,
profeti
del
comunismo
milanese
e
italiano
.
Erano
tre
«
assi
»
del
leninismo
in
Italia
.
Chi
poteva
dubitare
della
loro
fede
?
Tutte
le
speranze
dell
'
avvenire
e
relativo
sole
convergevano
verso
questi
uomini
,
che
oggi
,
sono
bollati
col
marchio
dei
traditori
.
Ma
si
può
sapere
che
cosa
hanno
fatto
?
Il
giornale
non
lo
dice
chiaramente
.
Sembrano
sospetti
di
«
bordighismo
»
.
«
Avendo
continuato
dice
«
Voce
Operaia
»
a
sostenere
ideologie
in
opposizione
alle
ideologie
comuniste
e
rivoluzionarie
,
essendo
rimasti
sordi
agli
appelli
del
Partito
che
li
invitava
a
cessare
il
lavoro
frazionista
e
di
disgregazione
del
Partito
,
i
tre
suddetti
cittadini
vengono
cacciati
dal
Partito
della
rivoluzione
proletaria
.
Tutti
gli
interventi
del
Comitato
centrale
per
richiamare
costoro
alla
disciplina
per
discutere
con
loro
al
fine
di
convincerli
e
di
evitare
loro
di
cadere
nelle
file
della
controrivoluzione
,
di
diventare
di
fatto
degli
alleati
del
fascismo
,
furono
inutili
o
restarono
senza
risposta
.
Repossi
,
Fortichiari
e
Damen
continuarono
il
loro
lavoro
frazionista
per
disgregare
il
Partito
,
per
demoralizzarlo
e
per
paralizzare
l
'
azione
contro
il
fascismo
.
Essi
sono
giunti
fino
a
diffondere
opinioni
che
la
polizia
fascista
si
sforza
di
mettere
in
circolazione
nel
movimento
comunista
.
Essi
hanno
tentato
di
spezzare
il
Partito
,
essi
si
sono
posti
accanitamente
contro
il
fronte
unico
antifascista
.
L
'
espulsione
di
questi
ultimi
residui
del
bordighismo
rivoluzionario
si
rendeva
inevitabile
.
Essi
hanno
persistito
nel
loro
errore
e
il
Partito
che
aveva
fatto
di
tutto
per
trattenerli
dalla
via
della
controrivoluzione
,
esauriti
tutti
i
tentativi
,
ha
dovuto
cacciarli
.
Numerose
organizzazioni
e
compagni
avevano
chiesto
da
tempo
di
espellere
costoro
dal
Partito
come
traditori
del
comunismo
e
del
proletariato
.
I
compagni
immigrati
,
gli
operai
immigrati
rivoluzionari
,
che
conoscono
quale
è
l
'
azione
controrivoluzionaria
e
antioperaia
dei
pochi
bordighisti
dell
'
emigrazione
,
ridotti
a
balbettare
menzogne
e
calunnie
di
ogni
genere
contro
l
'
Internazionale
comunista
,
il
Partito
e
I
'U.R.S.S.,
incarogniti
in
un
'
attività
che
si
concretezza
esclusivamente
in
tentativi
vani
,
fortunatamente
tendenti
ad
ostacolare
e
ad
impedire
la
marcia
delle
masse
verso
il
comunismo
,
ad
intralciare
il
movimento
di
unità
d
'
azione
proletaria
antifascista
e
le
lotte
rivendicative
dei
lavoratori
plaudiranno
tutti
,
ne
siamo
certi
,
alla
decisione
del
C
.
C
.
del
P
.
C
.
d
'
Italia
che
,
espellendo
dalle
nostre
file
gli
ultimi
residui
del
bordighismo
scissionista
controrivoluzionario
,
ha
difeso
l
'
unità
del
partito
e
del
movimento
rivoluzionario
.
Nessuna
neutralità
dice
il
comunicato
del
C
.
C
.
del
Partito
può
essere
tollerata
di
fronte
ad
una
questione
che
mette
in
discussione
la
esistenza
stessa
del
Partito
del
proletariato
italiano
,
che
è
stato
creato
e
si
è
sviluppato
attraverso
i
sacrifici
di
migliaia
di
compagni
,
dei
quadri
migliori
della
classe
operaia
»
.
Per
fortuna
che
i
tre
nominati
«
traditori
»
non
vivono
in
Russia
,
poiché
se
fossero
cittadini
dello
Stato
di
Lenin
,
l
'
espulsione
per
tradimento
avrebbe
un
fatale
corollario
:
le
pallottole
amministrative
,
ma
per
ciò
non
meno
micidiali
,
di
un
qualsiasi
plotone
di
esecuzione
.
La
vita
,
tutto
sommato
,
è
ancora
più
«
comoda
»
nell
'
Italia
fascista
,
anche
per
i
dormienti
comunisti
,
più
o
meno
traditi
,
più
o
meno
traditori
!
StampaQuotidiana ,
L
'
amico
M
.
,
approfittando
di
due
giornate
festive
,
ha
fatto
una
scappata
fino
a
Grenoble
,
dove
ha
una
figlia
in
collegio
.
Ha
dato
anche
un
'
occhiata
alla
Costa
Azzurra
.
Aveva
immaginato
di
trovare
chissà
che
fermento
:
capannelli
di
cittadini
eccitati
,
aria
di
polemiche
,
vie
di
fatto
fra
i
fautori
di
de
Gaulle
e
í
parlamentaristi
a
oltranza
.
Niente
di
tutto
ciò
:
perlomeno
nel
vecchio
Delfinato
.
In
un
sole
color
limone
,
davanti
ai
loro
eterni
aperitivi
opalescenti
,
tranquilli
signori
,
che
parevano
appena
usciti
da
una
litografia
di
Toulouse
-
Lautrec
o
di
un
disegno
di
Van
Gogh
,
aspettavano
l
'
ora
di
colazione
.
Più
sbadigli
che
parole
.
Nelle
rade
conversazioni
,
le
ricette
di
cucina
e
le
donne
avevano
ancora
il
primo
posto
.
Inutilmente
l
'
amico
M
.
cercò
di
attualizzare
l
'
atmosfera
,
attaccando
discorsi
di
tono
politico
.
I
suoi
interlocutori
occasionali
lo
stavano
ad
ascoltare
con
occhi
vaghi
,
emettevano
interiezioni
di
significato
incerto
,
tornavano
a
chiudersi
nel
loro
torpore
.
Soltanto
un
pensionato
dai
baffi
ritorti
e
dalle
sopracciglia
arruffate
,
disse
,
fra
due
colpi
di
tosse
bronchiale
,
qualcosa
di
preciso
:
«
Le
"
gros
Charles
"
(
vale
a
dire
de
Gaulle
)
è
una
specie
di
"
bomba
al
cobalto
"
.
Quando
si
ha
un
cancro
,
anche
una
probabilità
su
mille
di
guarire
è
preziosa
»
.
«
Non
sarebbe
più
conveniente
un
'
operazione
chirurgica
?
»
,
osservò
M
.
Il
vecchio
pensionato
s
'
inumidì
i
baffi
col
pernod
,
poi
concluse
:
«
Forse
.
Ma
ci
vorrebbe
un
'
anestesia
molto
profonda
.
La
Francia
non
ha
più
il
cuore
di
una
volta
.
Rischierebbe
di
non
svegliarsi
mai
più
»
.
Anche
a
Grenoble
,
ordinaria
amministrazione
:
eccezion
fatta
per
i
baschi
dei
«
tirailleurs
des
Alpes
»
.
Il
caratteristico
copricapo
degli
alpini
francesi
si
è
improvvisamente
dilatato
.
Sta
assumendo
,
giorno
per
giorno
,
forme
bizzarre
,
angoli
d
'
inclinazione
sempre
più
lontani
dal
regolamento
.
Alcuni
militari
,
piccoli
e
tarchiati
come
italiani
,
spariscono
sotto
enormi
padelle
.
Sembrano
funghi
.
Sintomo
grave
.
I
francesi
,
forse
,
lo
ignorano
:
ma
noi
,
memori
di
Salò
,
conosciamo
a
fondo
la
«
bascologia
»
.
Sappiamo
che
il
diametro
dei
baschi
militari
è
inversamente
proporzionale
al
diametro
della
libertà
.
Una
battuta
di
Paola
Borboni
:
«
Le
donne
preferiscono
sentirsi
dar
torto
quando
hanno
ragione
,
piuttosto
che
quando
hanno
veramente
torto
»
.
StampaQuotidiana ,
Di
fronte
alle
voci
di
un
colpo
di
mano
fascista
per
la
conquista
del
potere
,
voci
che
hanno
preso
nuova
consistenza
in
seguito
alla
rapida
conclusione
del
Congresso
di
Napoli
,
crediamo
utile
e
doveroso
esprimere
nettamente
il
nostro
pensiero
.
Al
contrario
di
quanto
hanno
scritto
alcuni
giornali
,
i
quali
hanno
attribuito
l
'
intempestiva
chiusura
dei
lavori
del
Congresso
alla
decisione
di
passare
immediatamente
dalle
parole
ai
fatti
,
noi
crediamo
che
il
vero
movente
dell
'
arresto
improvviso
dei
lavori
del
Congresso
,
sia
stato
invece
il
desiderio
di
sottrarre
alle
tumultuose
discussioni
e
alle
affrettate
decisioni
del
Congresso
le
limitate
richieste
di
Mussolini
,
che
rappresentano
la
base
accettabile
per
una
soluzione
pacifica
della
crisi
.
La
rinunzia
ad
una
discussione
pericolosa
,
nonché
interpretata
così
come
un
proposito
di
guerra
,
testimonia
invece
il
proposito
di
non
creare
ostacoli
a
quella
soluzione
pacifica
,
a
cui
gli
avvenimenti
erano
stati
avvinti
dal
discorso
Mussolini
.
Il
timore
che
il
conflitto
esistente
fra
la
volontà
del
Parlamento
,
la
quale
tende
a
perpetuare
il
dominio
di
una
casta
,
che
ha
esaurito
il
suo
compito
storico
,
e
la
volontà
del
Paese
,
che
pretende
,
con
uomini
nuovi
,
instaurare
i
valori
della
vittoria
,
abbia
a
risolversi
con
un
urto
violento
,
trae
invece
la
sua
ragion
d
'
essere
ed
è
perfettamente
commisurato
alla
capacità
di
resistenza
che
gli
uomini
di
governo
e
quando
diciamo
uomini
di
governo
intendiamo
tutti
i
parlamentari
a
cui
potrebbe
far
capo
la
soluzione
di
una
crisi
ministeriale
potrebbero
opporre
ad
un
mutamento
radicale
e
ad
un
rinnovamento
totale
delle
direttive
di
governo
.
Per
quanto
oggi
non
sia
in
discussione
il
regime
,
né
nel
suo
istituto
immanente
né
nella
sua
struttura
parlamentare
,
ma
soltanto
il
predominio
di
una
classe
e
di
un
indirizzo
di
governo
,
la
situazione
è
nondimeno
estremamente
pericolosa
,
perché
le
forze
nazionali
non
possono
assolutamente
consentire
ad
alcuna
rinunzia
o
transazione
,
che
equivarrebbe
alla
loro
soppressione
e
alla
restaurazione
definitiva
e
rinvigorita
di
un
governo
democratico
-
sociale
,
che
sarebbe
antinazionale
non
soltanto
per
istinto
,
ma
per
necessità
.
La
situazione
è
oggi
tale
che
la
restaurazione
di
un
governo
democratico
-
sociale
necessariamente
antinazionale
non
può
essere
evitata
che
con
la
instaurazione
di
un
governo
decisamente
nazionale
.
Questa
condizione
di
cose
è
oggi
chiara
nella
coscienza
di
ogni
italiano
,
non
obliterata
dal
preconcetto
parlamentaristico
.
Il
Paese
oramai
sa
che
i
governanti
non
difendono
più
,
contro
la
pressione
delle
forze
nazionali
,
le
istituzioni
,
ma
soltanto
la
permanenza
al
potere
delle
loro
persone
e
della
loro
casta
.
Essi
non
difendono
neppure
la
legalità
,
perché
le
ultime
soluzioni
proposte
come
quella
dell
'
on
.
Mussolini
nel
suo
discorso
di
Napoli
non
escono
dal
campo
più
ortodosso
della
costituzionalità
.
Né
l
'
averle
pubblicamente
comunicate
al
Paese
,
prima
d
'
averle
confidate
all
'
orecchio
della
persona
incaricata
a
comporre
il
ministero
,
cambia
aspetto
alle
cose
.
L
'
ostinazione
dei
governanti
e
dei
parlamentari
,
che
appartengono
alla
categoria
degli
uomini
di
governo
,
potrebbe
dunque
costituire
il
solo
e
vero
ostacolo
ad
una
soluzione
pacifica
e
legale
della
crisi
e
all
'
instaurazione
di
un
governo
nazionale
.
Ma
detto
questo
,
noi
dobbiamo
altresì
avvertire
ad
ammonimento
dei
partiti
nazionali
che
si
mostrano
più
impazienti
che
bisogna
assolutamente
guardarsi
dal
pericolo
di
un
'
azione
violenta
intempestiva
e
superflua
.
Anche
la
vittoria
sarebbe
in
questo
caso
amaramente
scontata
non
soltanto
da
tutto
il
Paese
,
ma
anche
e
soprattutto
dalla
parte
vittoriosa
.
Un
moto
violento
,
nelle
attuali
condizioni
della
vita
economica
del
nostro
Paese
,
avrebbe
delle
ripercussioni
formidabili
e
nefaste
;
ad
esso
terrebbe
immancabilmente
dietro
un
ulteriore
crollo
dei
cambi
con
conseguente
larga
svalutazione
della
nostra
moneta
,
già
così
fortemente
svalutata
.
Al
trionfo
della
parte
nazionale
seguirebbe
pertanto
uno
sconvolgimento
della
nostra
vita
economica
,
che
sarebbe
il
secondo
dopo
quello
del
1919-20
,
che
fu
così
propizio
ai
progressi
del
bolscevismo
.
La
vita
economica
purtroppo
non
si
svolge
entro
i
limiti
della
società
nazionale
;
però
se
anche
il
rivolgimento
fosse
stimato
necessario
ed
utile
all
'
interno
del
Paese
,
non
cesserebbe
di
reagire
sinistramente
sulle
condizioni
economiche
della
Nazione
,
attraverso
le
false
interpretazioni
e
le
deformazioni
dell
'
opinione
straniera
.
La
parte
nazionale
verrebbe
quindi
ad
assumere
il
governo
in
condizioni
disastrose
,
e
vedrebbe
quindi
le
sue
difficoltà
moltiplicate
di
fronte
a
quelle
che
dovrebbe
superare
se
il
suo
trionfo
avvenisse
per
le
vie
legali
.
Gli
uomini
che
dirigono
le
forze
nazionali
,
se
hanno
vera
coscienza
dell
'
interesse
di
queste
,
non
possono
non
tenere
presente
la
considerazione
di
questa
condizione
di
cose
,
nello
scegliere
i
mezzi
per
raggiungere
lo
scopo
.
D
'
altra
parte
gli
uomini
di
governo
,
i
quali
alla
loro
volta
debbono
decidere
se
,
nell
'
interesse
dell
'
Italia
,
convenga
resistere
o
collaborare
all
'
avvento
di
un
governo
nazionale
,
darebbero
prova
di
supremo
antipatriottismo
,
se
tentassero
di
ricattare
il
patriottismo
della
parte
nazionale
,
speculando
su
questa
triste
prospettiva
.
StampaQuotidiana ,
«
La
libertà
:
grande
parola
!
»
.
Sì
,
ha
perfettamente
ragione
l
'
on
.
Orlando
:
«
parola
»
,
grande
quanto
si
vuole
,
ma
parola
,
niente
altro
che
parola
.
Tale
è
la
libertà
contrapposta
al
Fascismo
,
che
è
fede
,
passione
,
febbre
di
tutto
un
popolo
;
al
Fascismo
,
che
è
movimento
di
volontà
e
presentimento
di
potenza
italiana
.
Anche
i
miti
tramontano
come
gli
dei
e
ciò
che
prima
era
idea
,
sentimento
,
movente
dell
'
anima
,
oggi
è
soltanto
parola
:
non
muove
e
non
commuove
più
.
O
muove
e
commuove
soltanto
cerebralmente
alcuni
raffinati
costruttori
di
sofismi
e
oziosi
discettatori
,
che
si
dilettano
a
sovrapporre
i
loro
sillogismi
alla
dolorante
e
pur
grandiosa
realtà
,
nella
quale
viviamo
.
Ma
le
masse
non
sentono
più
il
fascino
di
quella
parola
,
perché
istintivamente
comprendono
che
quanto
in
essa
vi
era
di
sostanziale
,
di
giusto
e
di
nazionalmente
utile
è
stato
solidamente
assicurato
al
popolo
e
non
corre
più
alcun
pericolo
;
e
quanto
di
superfluo
,
di
stolto
,
di
personalmente
vantaggioso
e
di
nazionalmente
nocivo
,
in
nome
della
stessa
idea
e
con
la
stessa
parola
,
si
vorrebbe
ancora
rivendicare
,
ripugna
alla
rinnovata
coscienza
del
popolo
italiano
.
«
Libertà
»
è
parola
grande
,
da
riempire
la
bocca
,
ma
è
altresì
la
parola
più
equivoca
che
esista
nel
vocabolario
.
Essa
non
ha
contenuto
proprio
,
ma
l
'
acquista
dall
'
idea
o
dal
fatto
a
cui
si
contrappone
.
E
una
parola
che
può
funzionare
contro
ogni
istituto
positivo
:
è
la
parola
della
negazione
.
Anche
contro
Dio
si
può
invocare
e
rivendicare
la
libertà
di
credere
.
Però
è
assurdo
ed
è
sciocco
insorgere
in
nome
della
libertà
per
la
libertà
.
La
parola
non
ha
senso
se
prima
non
si
giudica
il
regime
alla
quale
essa
si
contrappone
e
contro
il
quale
si
vuole
insorgere
.
Ora
quale
funzione
dovrebbe
avere
il
mito
della
libertà
oggi
in
Italia
?
Nessun
'
altra
se
non
quella
di
paralizzare
lo
sforzo
,
a
cui
tendono
il
governo
e
il
Fascismo
,
di
elevare
l
'
Italia
a
potenza
di
prim
'
ordine
.
L
'
unica
finalità
del
Fascismo
è
quella
di
valorizzare
politicamente
ed
economicamente
l
'
Italia
.
Nessun
'
altra
finalità
né
superiore
né
in
concorrenza
con
questa
.
L
'
Italia
rappresenta
l
'
alfa
e
l
'
omega
del
programma
fascista
.
Il
fine
universale
e
il
fine
nazionale
coincidono
nel
Fascismo
,
mentre
non
coincidono
in
tutti
gli
altri
partiti
.
Noi
perciò
respingiamo
il
binomio
Patria
e
libertà
dell
'
on
.
Orlando
.
Patria
e
libertà
non
possono
stare
sullo
stesso
piano
.
L
'
interesse
della
Patria
deve
superare
qualsiasi
altro
interesse
.
Salus
Reipublicae
...
E
poi
se
non
date
alla
libertà
un
valore
di
mezzo
rispetto
al
fine
:
Patria
,
cioè
se
non
mettete
la
Patria
ad
un
piano
superiore
,
voi
finite
per
dare
la
prevalenza
assoluta
all
'
idea
di
libertà
.
Il
diritto
di
negare
la
Patria
è
infatti
compatibilissimo
con
l
'
idea
di
libertà
,
intesa
non
come
mezzo
,
ma
come
fine
.
Il
binomio
dell
'
on
.
Orlando
,
è
dunque
falso
,
perché
moralmente
insostenibile
.
Ma
gli
avversari
non
contestano
,
né
discutono
il
fine
del
Fascismo
,
per
commisurare
ad
esso
i
limiti
,
che
praticamente
devono
essere
imposti
alla
libertà
.
Essi
affermano
«
aprioristicamente
»
che
il
regime
fascista
è
contrario
alla
libertà
.
E
si
capisce
:
quando
della
libertà
si
ha
un
concetto
così
astratto
ed
assoluto
da
anteporlo
praticamente
a
quello
di
Patria
,
qualsiasi
limite
diventa
insopportabile
ed
è
considerato
come
una
totale
soppressione
della
libertà
.
Invece
l
'
unica
e
sostanziale
differenza
che
caratterizza
il
regime
fascista
rispetto
agli
altri
regimi
,
nei
riguardi
del
problema
della
libertà
è
questa
:
che
esso
non
consente
ai
suoi
nemici
la
libertà
di
abbatterlo
o
di
ostacolargli
il
raggiungimento
del
fine
nazionale
,
a
cui
esso
tende
.
Tale
sostanziale
differenza
dipende
dal
carattere
etico
del
regime
fascista
e
dal
carattere
agnostico
dei
regimi
demoliberali
.
Questi
ultimi
non
avevano
alcun
fine
da
difendere
e
però
non
avevano
alcuna
ragione
di
difendere
se
stessi
;
mentre
il
regime
fascista
difendendo
se
stesso
,
sente
di
difendere
un
altissimo
fine
nazionale
.
Il
Fascismo
ha
un
concetto
religioso
della
propria
missione
.
Tale
coscienza
gli
conferisce
dei
diritti
,
che
agli
altri
regimi
non
potevano
spettare
e
ai
quali
nemmeno
essi
aspiravano
.
Come
si
vede
,
volendo
ragionare
di
Fascismo
e
di
libertà
,
ci
si
deve
trasportare
sopra
un
terreno
assai
diverso
da
quello
sul
quale
è
rimasto
l
'
on
.
Orlando
:
sul
terreno
della
realtà
e
della
moralità
e
non
su
quello
dell
'
astrazione
e
dell
'
agnosticismo
.
E
sul
terreno
della
realtà
i
sofismi
e
i
giochi
dialettici
non
attraggono
nessuno
;
le
parole
restano
parole
e
non
hanno
la
virtù
di
commuovere
nemmeno
i
gonzi
.
Decisamente
il
regime
fascista
è
un
regime
duro
,
niente
affatto
propizio
ai
professori
.
Ma
è
il
regime
che
farà
grande
l
'
Italia
.
StampaQuotidiana ,
Qualche
tempo
fa
,
lo
scrittore
Giorgio
Soavi
e
il
critico
Emilio
Tadini
decisero
di
visitare
la
celebre
abbazia
di
Pomposa
.
Partirono
da
Milano
con
l
'
elegante
«
MG
»
bianca
del
Soavi
e
dopo
aver
trascorso
un
'
intera
mattinata
e
buona
parte
del
pomeriggio
a
Pomposa
,
andarono
a
cenare
a
Mesola
.
Se
il
Polesine
,
per
certi
aspetti
,
somiglia
un
poco
al
Far
West
,
Mesola
,
cittadina
sui
diciottomila
abitanti
,
contribuisce
ad
accentuare
tale
somiglianza
.
Qualche
mese
fa
,
alcuni
mesolesi
linciarono
un
ladro
di
biciclette
,
fra
i
calorosi
incitamenti
della
folla
.
Soavi
e
Tadini
lasciarono
la
«
MG
»
nella
piazza
principale
ed
entrarono
nel
miglior
ristorante
del
luogo
.
Ambedue
provavano
la
fastidiosa
sensazione
di
essere
guardati
con
diffidenza
.
Anche
il
padrone
della
trattoria
li
accolse
con
freddezza
.
Mangiarono
.
Alla
frutta
,
arrivò
,
ostentando
indifferenza
,
il
maresciallo
dei
carabinieri
e
si
sedette
al
loro
tavolo
.
«
Buona
sera
,
signori
»
,
cominciò
il
sottufficiale
.
«
Potrei
sapere
da
dove
vengono
e
di
che
si
occupano
?
»
Un
po
'
meravigliati
,
i
due
intellettuali
declinarono
generalità
e
professione
.
«
Così
,
loro
sarebbero
letterati
»
,
fece
il
maresciallo
,
squadrandoli
.
«
E
come
mai
si
trovano
da
queste
parti
?
»
«
Siamo
venuti
a
visitare
Pomposa
»
,
dichiarò
,
imbarazzato
,
Soavi
.
«
Ah
!
Pomposa
!
E
dicano
,
già
che
sono
letterati
,
di
che
secolo
è
l
'
abbazia
?
»
I
due
giovanotti
restarono
a
bocca
aperta
.
Davvero
non
sapevano
che
rispondere
.
«
Già
,
forse
...
Però
...
»
balbettò
Tadini
.
«
Credo
che
nel
1200
...
Forse
un
po
'
prima
...
»
«
Cari
signori
,
non
ci
siamo
»
,
tagliò
brusco
il
maresciallo
.
«
Le
prime
notizie
del
monastero
risalgono
al
IX
secolo
.
La
chiesa
è
anteriore
.
Documenti
,
prego
!
»
I
passaporti
parlavano
chiaro
:
giornalista
e
dottore
in
lettere
.
«
Incredibile
»
,
bisbigliò
,
stupito
,
il
sottufficiale
.
Poi
,
salutando
militarmente
:
«
Scusino
.
Posso
offrire
un
cognac
?
Brinderemo
alla
bellezza
di
Pomposa
.
Mi
era
stata
segnalata
la
presenza
della
loro
bella
macchina
.
Qualcuno
li
aveva
presi
per
ladri
d
'
automobili
.
Questo
paese
è
fatto
così
...
»
Pensando
al
linciaggio
del
ladro
di
biciclette
,
i
due
letterati
rabbrividirono
.
StampaPeriodica ,
Domenica
scorsa
,
dopo
avervi
dimostrato
con
ragioni
chiare
come
la
luce
del
sole
,
che
il
governo
costituzionale
è
da
preferirsi
per
ogni
rispetto
al
governo
assoluto
,
intoppammo
in
quel
famoso
ritornello
che
fa
tanto
scalpore
fra
le
genti
bisognose
,
e
che
consiste
in
questo
:
O
governo
assoluto
o
governo
costituzionale
chi
ha
mangia
e
chi
non
ha
sta
a
vedere
.
La
piccolezza
del
foglio
non
permise
di
rispondere
subito
;
promettemmo
di
farlo
oggi
ed
eccoci
pronti
a
mantenere
la
promessa
.
Ma
amici
cari
bisogna
innanzi
a
tutto
smorzare
il
fuoco
delle
passioni
insidiose
,
e
sbrogliarsi
la
testa
delle
ideacce
prese
a
frullo
e
senza
riflessione
;
e
poi
con
quella
calma
che
si
richiede
per
ragionare
sopra
argomenti
di
grandissima
importanza
,
cercare
in
ogni
modo
di
scuoprire
la
verità
,
ed
accettarla
in
tutte
le
sue
necessarie
conseguenze
.
Se
a
quelli
che
brontolano
contro
il
nuovo
ordine
di
cose
domandate
,
quanti
sono
impoveriti
per
colpa
del
nostro
risorgimento
nazionale
,
senza
rispondervi
in
chiave
soggiungono
:
ma
i
poveri
sono
sempre
poveri
.
Bella
scoperta
!
O
che
s
aspettavano
dalla
Italia
unita
e
libera
,
poderi
,
ville
e
carrozze
per
tutti
?
Che
forse
la
libertà
civile
,
la
uguaglianza
davanti
alla
legge
,
la
indipendenza
dallo
straniero
doveva
portare
per
naturale
conseguenza
,
che
i
disperati
avessero
in
un
attimo
a
cambiare
di
stato
a
scapito
de
ricchi
?
Badate
bene
,
è
calcolo
fatto
,
e
che
ognuno
può
ripetere
;
se
di
tutti
i
beni
nazionali
si
facessero
tante
parti
quante
sono
le
persone
,
non
toccherebbero
che
poche
diecine
di
lire
per
ciascheduna
:
che
è
quanto
a
dire
che
in
pochi
giorni
si
farebbe
il
paese
de
disperati
.
O
il
Non
desiderare
la
roba
degli
altri
e
il
Non
rubare
che
sono
due
dei
dieci
comandamenti
di
Dio
,
si
avrebbero
a
mettere
sotto
i
piedi
?
Se
l
artigiano
tribolato
pretendesse
mettere
le
granfie
su
risparmiucci
,
che
l
operaio
assegnato
ha
dentro
il
suo
canterale
o
alla
Cassa
di
risparmio
,
se
lo
straccione
volesse
rimpannucciarsi
cogli
abiti
e
le
mobilie
dell
artigiano
,
o
non
vi
levereste
come
tanti
luciferi
,
per
difendere
i
frutti
de
vostri
sudori
?
O
allora
perché
quello
che
non
sta
bene
per
Tizio
,
si
ha
da
credere
giusto
per
Sempronio
?
I
poveri
ci
sono
sempre
stati
,
e
sempre
ci
saranno
,
finché
nasceranno
nel
mondo
de
minchioni
e
de
furbi
,
degli
sciuponi
e
dei
ribattini
,
e
s
incontreranno
de
fortunati
e
degli
sventurati
.
Bisogna
dunque
essere
proprio
zucconi
per
credere
di
buona
fede
,
che
Vittorio
Emmanuele
fra
le
altre
molte
belle
cose
,
e
ne
ha
fatte
tante
veh
!
,
avesse
a
fare
ancora
quella
di
farci
tutti
arricchire
.
Ma
non
ci
sono
lavori
,
i
viveri
sono
tutti
cari
,
insistono
coloro
che
per
mettere
su
si
attaccherebbero
a
muri
scialbati
...
Questo
è
un
altro
saliceto
nel
quale
non
vogliamo
entrare
oggi
,
perché
ci
devierebbe
troppo
dal
nostro
argomento
:
avremo
tempo
di
tornarci
sopra
.
Peraltro
chi
vorrà
essere
sincero
e
ripensare
a
tempi
passati
,
troverà
di
certo
che
sotto
i
governacci
de
principucci
intedescati
,
spesso
spesso
le
miserie
e
gli
affanni
sono
stati
anche
maggiori
,
e
di
che
tinta
!
Né
ci
vorranno
le
scale
di
seta
per
far
vedere
che
sotto
i
governi
giusti
e
ragionevoli
come
quello
di
Vittorio
,
assai
meglio
che
sotto
quelli
capricciosi
e
malcreati
de
Leopoldi
,
Franceschi
e
simili
,
si
possono
trovare
de
buoni
compensi
per
rendere
meno
funeste
coteste
crisi
,
che
di
tanto
in
tanto
sorgono
naturalmente
ad
angustiare
il
genere
umano
.
Noi
intanto
vogliamo
fare
intendere
,
a
chi
vuol
capire
,
che
il
governo
presente
a
mille
doppi
si
presti
meglio
di
quelli
passati
,
a
soccorrere
coloro
che
col
senno
,
colle
buone
intenzioni
,
coll
opera
assidua
,
e
coi
risparmi
si
propongono
da
galantuomini
di
dare
un
calcio
alla
miseria
.
Date
retta
!
dove
credete
che
abbiano
ad
andar
meglio
le
cose
,
o
in
una
famiglia
nella
quale
è
entrata
la
discordia
e
fratelli
,
figli
,
cugini
e
nipoti
si
siano
divisi
e
abbiano
aperte
parecchie
casuccie
o
in
un
altra
dove
tutti
lavorano
di
buona
voglia
,
e
d
amore
e
d
accordo
mettono
a
profitto
comune
,
quel
che
ricavano
dalle
loro
fatiche
?
Il
paragone
torna
a
capello
tra
l
Italia
di
prima
,
ridotta
a
brani
e
immiserita
dagli
odi
fomentati
a
bello
studio
fra
paese
e
paese
,
e
quella
di
ora
unita
,
potente
,
e
che
cerca
di
potere
un
giorno
godersi
in
pace
,
que
tanti
beni
che
la
natura
le
ha
prodigati
.
Senza
stare
a
dire
che
una
volta
viaggiando
il
mondo
col
nome
di
toscani
,
parmigiani
,
modenesi
,
lombardi
ed
anche
napoletani
eravamo
considerati
come
spazzatura
e
da
ora
in
avanti
con
quello
d
Italiani
saremo
riveriti
e
rispettati
da
tutti
e
per
tutto
:
ci
piace
piuttosto
rammentare
alcuni
de
molti
vantaggi
,
che
ogni
classe
di
popolo
si
può
ripromettere
da
questa
nostra
fortunata
trasformazione
.
Ai
tempi
dei
governi
assoluti
,
le
truppe
italiane
,
oltre
ad
essere
esclusivamente
destinate
a
fare
le
parti
degli
aguzzini
e
peggio
,
non
offrivano
,
pe
poveri
in
specie
,
veruna
speranza
di
lusinghevoli
promozioni
;
ora
invece
il
nostro
esercito
oltre
a
fare
con
ragione
insuperbire
chi
ne
porta
la
divisa
,
mantiene
aperta
una
splendida
carriera
per
i
giovani
,
che
privi
di
fortuna
hanno
voglia
di
vedere
la
via
di
Dio
.
Il
commercio
,
le
manifatture
,
la
marineria
,
e
segnatamente
le
industrie
agricole
,
da
cui
tanti
benefizi
può
sperare
la
nostra
feracissima
Italia
,
non
potevano
in
alcuna
guisa
prosperare
sotto
la
funesta
dominazione
dei
nostri
oppressori
.
Con
tutti
i
balzelli
doganali
,
che
fra
Stato
e
Stato
,
fra
città
e
città
costringevano
a
pagare
più
e
più
volte
il
dazio
sugli
oggetti
che
si
mettevano
in
giro
,
non
poteva
mai
il
negoziante
slanciarsi
nelle
grandiose
imprese
,
né
il
ricco
volgersi
alle
manifatture
,
né
il
possidente
darsi
cura
di
moltiplicare
e
migliorare
i
prodotti
del
suo
paese
.
Le
nostre
navi
non
solcavano
i
mari
con
egual
profitto
di
quelle
di
altre
nazioni
,
perché
le
loro
bandiere
erano
poco
rispettate
,
e
nulla
e
da
nessuno
temute
.
C
era
ancora
di
peggio
:
le
associazioni
di
qualunque
genere
elleno
fossero
,
riuscivano
pruni
negli
occhi
de
principi
che
avevano
presa
a
sfruttare
l
Italia
;
e
al
giorno
d
oggi
senza
i
capitali
riuniti
per
il
concorso
di
molti
,
non
si
fa
più
nulla
che
possa
resistere
alla
concorrenza
degli
stranieri
,
e
aver
vita
prosperosa
,
tanto
per
quelli
che
offrono
il
denaro
,
come
per
gli
altri
che
debbono
prestare
la
mano
d
opera
.
Ora
all
incontro
pensate
a
quello
che
diverrà
l
Italia
,
quando
avrà
preso
piede
in
quella
via
in
cui
il
nostro
glorioso
Re
l
ha
indirizzata
.
Con
millequattrocento
e
più
miglia
di
coste
,
le
centinaia
di
affamati
pescatori
e
barcaruoli
,
si
convertiranno
in
migliaia
e
migliaia
di
arditi
marinari
,
che
traversando
per
tutti
i
lati
l
Oceano
,
daranno
sfogo
a
quel
di
più
che
avranno
in
casa
,
e
vi
porteranno
quello
di
cui
abbiamo
bisogno
.
E
ognuno
è
al
caso
d
intendere
quali
immensi
vantaggi
,
direttamente
od
indirettamente
dovranno
derivarne
per
tutti
gli
Italiani
.
L
uomo
d
industria
e
l
agricoltore
siciliano
,
napoletano
,
romagnolo
,
toscano
,
parmigiano
,
modenese
,
lombardo
e
veneto
,
che
invece
di
essere
costretto
a
spacciare
le
produzioni
dentro
gli
angusti
confini
d
un
piccolo
Stato
,
potrà
metterle
in
commercio
liberamente
per
quanto
è
lunga
e
larga
l
Italia
,
si
darà
ogni
cura
per
migliorarle
e
moltiplicarle
,
e
così
potrà
aumentare
le
mercedi
ed
il
numero
degli
operanti
.
L
uomo
facoltoso
accorgendosi
che
in
una
grande
nazione
è
da
melensi
,
l
appiattare
tutto
il
proprio
denaro
nelle
banche
,
od
impiegarlo
in
sole
scritture
fruttifere
,
ne
destinerà
una
parte
ad
imprese
d
industria
,
e
con
ciò
crescerà
lavoro
agli
artigiani
.
Aspettate
poi
che
gl
Italiani
di
tutte
le
provincie
cominciano
a
conoscersi
,
intendersi
e
stimarsi
reciprocamente
,
e
che
com
è
ben
naturale
lo
spirito
di
associazione
incominci
ad
insinuarsi
negli
animi
,
e
vedrete
allora
le
più
gigantesche
lavorerie
d
ogni
specie
effettuate
;
e
non
rimanere
a
spasso
altro
che
i
veri
impotenti
,
i
bighelloni
ed
i
malfattori
.
E
se
vogliamo
essere
sinceri
bisogna
convenire
,
che
non
c
è
stato
mai
esempio
,
in
questa
povera
Italia
,
che
si
pensi
al
popolo
,
come
ci
si
pensa
in
questo
momento
.
Governo
,
municipi
e
filantropi
si
occupano
indefessamente
di
avvantaggiarne
in
ogni
guisa
la
istruzione
;
e
con
essa
intendete
bene
che
un
tozzo
di
pane
non
può
mancare
.
Dovunque
le
antiche
opere
di
beneficenza
intendonsi
migliorare
e
delle
nuove
crearne
.
Per
esempio
in
Napoli
si
è
formata
una
società
,
per
fabbricare
delle
case
comode
e
sane
per
la
povera
gente
e
il
nostro
buon
Re
ne
ha
accettato
il
protettorato
ed
il
Principe
ereditario
la
presidenza
.
A
Bologna
si
sta
maturando
un
grandioso
disegno
per
una
gran
fabbrica
da
servire
per
bagni
,
lavanderia
e
ginnastica
,
che
se
avrà
effetto
,
come
tutto
lo
fa
sperare
,
riuscirà
utile
fisicamente
,
moralmente
ed
economicamente
a
tutte
le
classi
di
persone
.
Qui
in
Siena
bocia
bocia
è
riuscito
finalmente
di
vedere
in
buone
mani
l
ospedale
.
Io
vi
potrei
e
vorrei
citare
molti
altri
fatti
consimili
;
ma
al
solito
il
padron
Socini
mi
tira
la
giubba
,
perché
vuole
che
lasci
discorrere
ancora
gli
altri
collaboratori
.
E
non
ci
fosse
stato
altro
che
quel
miracolo
della
Esposizione
Italiana
,
che
fa
rimanere
attoniti
tutti
i
visitatori
,
fino
al
punto
da
convertire
non
pochi
codini
;
non
ci
fosse
stato
altro
dico
,
che
la
Esposizione
Italiana
,
basterebbe
da
sola
per
far
palpitare
di
giubbilo
e
di
speranza
,
ogni
cuore
sensibile
e
devoto
alle
glorie
nazionali
.
Lascerò
che
altri
vi
dica
quanto
mai
bene
dovremo
ricavarne
tutti
d
accordo
e
che
vi
faccia
capaci
come
la
Toscanina
de
lorenesi
,
non
avrebbe
potuto
concepirne
,
e
molto
meno
sopportarne
la
spesa
,
che
si
calcola
potrà
salire
a
due
milioni
di
lire
:
io
mi
restringerò
a
farvi
riflettere
che
anche
in
questa
circostanza
,
si
è
cercato
da
ognuno
di
rammentarsi
del
popolo
.
Infatti
il
signor
Vincenzo
Cambi
proponeva
ai
capi
d
arte
,
di
soccorrer
con
denari
i
propri
sottoposti
,
perché
potessero
godere
di
quel
magnifico
ed
istruttivo
spettacolo
;
l
amministrazione
della
via
ferrata
riduceva
a
metà
il
prezzo
de
posti
di
trasporto
per
gli
operai
;
ed
il
Municipio
deliberava
d
inviarvi
a
proprie
spese
otto
artigiani
della
nostra
città
.
Non
ci
mangiamo
dunque
il
grano
in
erba
:
lasciamo
ai
tristi
il
pensiero
che
la
nostra
Italia
,
ridotta
a
Stato
libero
,
sia
un
terreno
da
sfruttare
;
il
popolano
onesto
deve
scacciare
con
orrore
il
pensiero
,
che
l
uomo
sano
e
robusto
abbia
a
vivere
in
panciolle
senza
lavoro
.
Chiunque
accresce
le
difficoltà
,
che
ci
rimangono
da
superare
,
con
querele
sediziose
,
e
con
pretensioni
sciocche
ed
avvilitive
,
è
traditore
della
patria
.
È
giusto
che
i
ricchi
e
gli
scienziati
si
diano
ogni
cura
per
migliorare
le
condizioni
dei
bisognosi
,
ma
dall
altro
canto
è
preciso
dovere
di
questi
di
contribuire
colla
volontà
di
ben
fare
,
a
che
l
opera
degli
amici
del
popolo
,
possa
conseguire
i
suoi
desiderati
e
possibili
frutti
.
Gridiamo
dunque
tutti
concordi
e
fiduciosi
Viva
Vittorio
Emmanuele
,
Viva
l
Italia
unita
,
Viva
il
Governo
Costituzionale
.
StampaPeriodica ,
Sbarbaro
,
Pianissimo
,
ed
.
Libreria
della
Voce
,
1914
.
Quand
'
uno
vuol
dire
disperazione
disillusa
,
vuol
dire
angoscia
,
dolore
,
spirituale
buio
,
dice
:
"
pessimismo
leopardiano
"
.
Ora
io
sono
arrivato
,
vivendo
,
a
far
dentro
di
me
una
tal
quale
distinzione
tra
la
disperazione
,
la
reale
,
la
corporale
angoscia
senza
più
sogno
ed
il
pessimismo
parlato
,
teorico
.
Del
resto
è
chiaro
.
Mi
son
detto
:
tra
il
divertimento
spiritoso
in
cui
mi
titilla
nervosa
,
francese
,
voltairiana
la
prosa
di
Schopenhauer
,
proprio
dove
mi
dice
le
cose
più
amare
e
più
ciniche
,
cose
lucreziane
-
disperate
da
"
Ecclesiaste
"
,
tra
la
sua
prosa
e
le
sue
idee
c
'
è
un
salto
.
Così
in
Leopardi
l
'
amaro
e
lo
sconforto
sono
in
tal
modo
fasciati
,
intenerati
,
pitturati
di
idillica
bellezza
che
in
sostanza
li
ingolli
senza
accorgetene
;
ed
è
più
facile
che
tu
pianga
melanconico
e
dolce
che
non
tu
stringa
i
pugni
scuro
e
corrughi
la
fronte
e
le
labbra
.
Cioè
,
in
altri
termini
,
il
dolore
è
qui
,
nella
più
parte
dei
"
Canti
"
un
'
imagine
,
un
ricordo
più
che
una
ferita
aperta
.
Ora
ognun
sa
che
nel
ricordo
,
nella
fantasia
anche
i
dolori
son
dolci
.
-
Direbbe
infine
un
hegeliano
che
la
mediatezza
della
creazione
artistica
ha
superato
qui
la
immediatezza
del
dolore
bruto
.
A
voler
dire
le
cose
proprio
come
stanno
,
già
lo
si
sa
ch
'
io
sono
un
eretico
,
adde
per
altro
che
mica
sempre
è
il
realmente
artistico
che
ti
solleva
e
ti
libera
in
Leopardi
.
Ma
viceversa
,
sebbene
spesso
si
parli
della
sua
greca
semplicità
,
gli
è
l
'
artificio
dell
'
espressione
e
l
'
antiquato
-
accademico
del
fraseggiare
che
ti
raffredda
difficile
.
Perdi
il
senso
d
'
un
dolore
vivo
,
della
ferita
sanguinante
pel
troppo
riflesso
del
dire
.
Ci
son
poesie
che
ti
tocca
rimasticar
due
e
tre
volte
prima
di
averne
afferrato
il
senso
letterale
minuto
:
ed
anche
nella
più
fusa
ed
immediata
"
Il
canto
alla
luna
del
pastore
errante
"
c
'
è
per
lo
meno
una
strofe
quella
del
vecchierel
petrarchesco
ch
'
io
toglierei
di
peso
come
inutilmente
rettorica
.
Ma
dico
in
conclusione
che
nella
poesia
del
Leopardi
,
questo
prepotente
bisogno
espressivo
il
quale
cercando
spesso
la
più
sincera
bellezza
,
inceppa
talora
,
tanto
è
riflesso
,
nella
letteratura
,
testimonia
di
un
'
abbondante
vitalità
,
di
qualcosa
come
uno
sgorgo
di
cicatrizzante
linfa
che
è
in
contrasto
coll
'
essenziale
dolore
con
l
'
aridità
disillusa
la
quale
,
netta
e
ragionativa
,
è
affermata
qua
e
là
.
Perciò
il
dolore
e
la
disperazione
sono
nel
pensiero
del
Leopardi
preso
in
astratto
,
sono
più
in
queste
grigie
pause
di
amari
filosofemi
verseggiati
(
e
in
canti
come
quelli
di
Aspasia
dove
il
fantasma
quasi
scompare
e
resta
il
crudo
sillogizzare
)
che
non
nel
pensiero
fatto
poesia
,
divenuto
imagine
viva
.
Anche
per
questi
"
Canti
"
che
paiono
il
pessimismo
incarnato
si
direbbe
che
dove
la
poesia
compare
,
scompare
il
dolore
;
che
il
dolore
è
la
china
della
morte
e
la
poesia
il
risorgere
alla
vita
;
che
la
poesia
,
e
anche
la
leopardiana
,
è
in
certo
modo
sempre
canto
di
gioia
:
di
guarigione
,
di
"
risorgimento
"
,
di
vittoria
sul
dolore
.
Ora
ecco
qui
una
poesia
,
questa
dello
Sbarbaro
,
la
quale
ci
appare
il
meno
possibile
canto
di
gioia
e
di
vita
,
la
quale
non
intoppa
mai
ricercando
la
bellezza
,
nel
falso
,
nell
'
abbondevole
della
rettorica
.
Poesia
della
plumbea
disperazione
,
succinto
velo
,
scarna
espressione
di
un
irrimediabile
sconforto
.
Leopardi
l
'
ho
ricordato
perché
leggendo
lo
Sbarbaro
,
non
so
che
di
Canti
vien
per
echi
in
mente
;
le
cose
meno
lavorate
,
le
"
Ricordanze
"
per
es
.
col
loro
endecasillabo
sordo
ed
il
loro
sordo
dolore
.
Questa
sordità
,
questa
funebre
cenere
,
questo
che
di
muto
e
di
disadorno
è
passato
dal
Leopardi
nello
Sbarbaro
.
Ma
,
sotto
,
l
'
anima
è
diversa
:
lo
Sbarbaro
non
piange
i
sogni
svaniti
;
-
lo
svanire
dei
sogni
,
la
fata
morgana
,
il
desiderio
insoddisfatto
,
il
farsi
forte
contro
la
realtà
dura
,
il
gemere
per
le
tristezze
di
codesta
realtà
,
ed
infine
il
logicizzarla
,
l
'
affermazione
quasi
filosofica
che
così
è
,
che
purtroppo
dev
'
esser
così
,
sono
i
motivi
della
poesia
leopardiana
.
Qui
all
'
incontro
v
'
è
uno
che
dice
immediatamente
una
sua
interiore
arida
solitudine
:
un
terribile
buio
e
vuoto
che
sente
intorno
a
sé
,
fra
sé
e
gli
altri
;
un
suo
dolore
fisso
che
l
'
assorbe
,
che
lo
gela
,
che
lo
rattrappisce
in
sé
(
occhi
di
serpe
a
incantarlo
)
quasi
come
una
malia
.
Qui
v
'
è
uno
che
finisce
,
disperato
,
per
compiacersi
di
questo
suo
destino
;
quasi
finisce
per
volerne
l
'
esasperazione
come
chi
sepolto
in
prigione
,
sdegnoso
della
vita
,
batta
,
a
finirla
,
il
capo
nel
muro
.
Ora
diresti
che
il
canto
del
Leopardi
sia
più
umanamente
vasto
,
più
universale
.
E
qui
certo
non
si
logicizza
,
non
si
ricerca
la
ragione
e
il
perché
del
dolore
,
né
si
affermano
filosofemi
:
qui
v
'
è
uno
che
dice
pianamente
:
io
soffro
così
,
il
mio
dolore
è
questo
.
A
guardare
gli
uomini
che
vivono
"
provo
un
disagio
simile
a
chi
vede
-
inseguire
farfalle
lungo
l
'
orlo
-
d
'
un
precipizio
...
"
.
"
Un
cieco
mi
par
d
'
essere
,
seduto
-
sopra
la
sponda
d
'
un
immenso
fiume
.
-
Scorrono
sotto
l
'
acque
vorticose
"
-
"
io
cammino
fra
gli
uomini
guardando
-
curioso
di
lor
ma
come
estraneo
.
-
Ed
alcuno
non
ho
nelle
cui
mani
-
metter
le
mani
con
fiducia
piena
"
.
Una
notte
il
poeta
per
le
vuote
vie
sente
d
'
un
tratto
la
sua
aridità
di
macchina
senz
'
anima
;
"
A
queste
vie
simmetriche
deserte
-
a
queste
case
mute
sono
simile
-
una
macchina
io
stesso
che
obbedisce
,
-
come
il
carro
e
la
strada
NECESSARIO
"
.
E
tutto
ciò
,
sì
,
non
ha
riflesse
pretese
d
'
universale
,
ma
certo
è
;
è
spesso
vero
e
così
terribilmente
,
che
ciascuno
di
noi
dentro
di
sé
lo
confessa
vissuto
.
Ora
quando
nell
'
anima
s
'
è
,
come
avviene
,
disseccato
il
miele
della
vita
,
s
'
è
consumato
chissà
come
,
il
glutine
che
ci
amalgama
alle
cose
ed
agli
uomini
,
allora
rimane
nel
fondo
buio
,
nell
'
aridità
della
interiore
solitudine
l
'
agra
feccia
del
soffrire
.
Sei
allora
come
una
macerata
bocca
che
non
abbia
gusto
più
che
per
l
'
aceto
ed
il
tossico
.
La
realtà
non
è
più
che
d
'
aceto
e
di
tossico
e
per
contro
alla
cecità
di
coloro
che
cantano
osanna
e
maciullano
bestialmente
contenti
il
loro
tozzo
di
vita
,
tu
stai
febbricitante
con
ciò
che
soffre
,
tu
infine
t
'
esalti
eroico
per
la
tua
stessa
morte
,
tu
,
come
perduto
,
sei
per
la
ribellione
,
per
ciò
che
nella
disperazione
è
nudo
.
E
questi
versi
allora
l
'
intendi
senza
commento
;
"
Mi
cresce
dentro
l
'
ansia
del
morire
-
senza
avere
il
godibile
goduto
-
senza
avere
il
soffribile
sofferto
.
-
La
volontà
mi
prende
di
gettare
-
come
un
ingombro
inutile
il
mio
nome
.
-
Con
per
compagna
la
Perdizione
-
a
cuor
leggero
andarmene
pel
mondo
"
.
Anche
questa
è
di
quelle
poesie
fuor
della
storia
,
fuor
della
tradizione
,
che
a
capirla
basta
il
cuore
e
l
'
aver
vissuto
.
Non
ci
sono
ragioni
letterarie
che
la
spieghino
e
nessuna
"
confessione
di
un
figlio
del
secolo
"
me
la
può
dedurre
.
Rolla
imprecava
a
Voltaire
che
gli
aveva
tolta
la
fede
,
e
De
Musset
credeva
che
Waterloo
gli
avesse
strappato
le
ragioni
d
'
ogni
entusiastica
attività
.
Questi
sono
gli
ironici
giochetti
della
raison
raisonnante
la
quale
si
para
di
cause
e
d
'
effetti
.
Ma
io
penso
,
semmai
,
che
ci
sono
delle
cause
le
quali
non
mutano
,
e
che
ci
sono
atteggiamenti
dell
'
anima
umana
sui
quali
la
storia
non
può
.
Sono
colpito
in
questi
frammenti
dello
Sbarbaro
dalla
secchezza
,
dalla
immediata
personalità
,
dalla
scarna
semplicità
del
suo
dire
:
mi
par
d
'
essere
innanzi
ad
una
di
quelle
poesie
su
cui
i
letterati
non
sanno
né
possono
dissertare
a
lungo
,
ma
di
cui
si
ricordano
gli
uomini
nella
vita
loro
per
i
millenni
.
ProsaGiuridica ,
Il
Ministro
dell
'
Interno
Visto
il
Decreto
8
ottobre
1943-XXII
,
del
Duce
del
fascismo
,
Capo
della
Repubblica
Sociale
Italiana
,
sulla
sfera
di
competenza
e
funzionamento
degli
organi
del
Governo
,
pubblicato
nella
Gazzetta
Ufficiale
d
'
Italia
del
22
ottobre
1943-XXII
,
n
.
247;
Visto
il
R.D.
5
settembre
1938
-
N
.
1531
,
relativo
alla
istituzione
presso
il
Ministero
dell
'
Interno
della
Direzione
generale
per
la
Demografia
e
la
Razza
;
Visto
il
R.D.L.
5
settembre
1938-XVI
,
n
.
1539
,
convertito
nella
legge
5
gennaio
1939-XVII
,
n
.
26;
Visto
il
R.D.L.
17
novembre
1938
-
N
.
1728
,
convertito
nella
legge
5
gennaio
1939-XVII
,
N
.
274;
Visto
il
R.D.L.
3
giugno
1937-XV
,
N
.
805
,
convertito
nella
legge
30
dicembre
1938
,
n
.
2529;
Visto
il
R.D.
24
dicembre
1934-XIII
,
N
.
2316;
Visto
il
R.D.L.
5
settembre
1938-XVI
,
N
.
2008
,
convertito
nella
legge
22
Maggio
1939-XVII
,
N
.
961;
Vista
la
legge
22
Maggio
1939-XVII
,
n
.
961;
Decreta
:
Art
.
1
.
La
Direzione
Generale
della
Demografia
e
la
Razza
presso
il
Ministero
dell
'
Interno
è
trasformata
in
Direzione
Generale
per
la
Demografia
.
Alla
detta
Direzione
Generale
è
preposto
un
Prefetto
.
Art
.
2
.
Alla
Direzione
Generale
per
la
Demografia
sono
devolute
tutte
indistintamente
le
attribuzioni
ed
i
provvedimenti
in
materia
di
Demografia
-
ivi
comprese
le
attribuzioni
del
Ministero
dell
'
Interno
previste
dalle
leggi
relative
all
'
istituzione
e
funzionamento
dell
'
Unione
Nazionale
Fascista
fra
le
Famiglie
Numerose
e
dell
'
Opera
Nazionale
per
la
Protezione
della
Maternità
ed
Infanzia
,
nonché
quelle
in
materia
di
Cittadinanza
e
di
matrimoni
con
stranieri
.
Art
.
3
.
Il
Consiglio
Superiore
per
la
Demografia
e
la
Razza
viene
trasformato
in
Consiglio
Superiore
per
la
Demografia
,
chiamato
a
dare
pareri
sulle
questioni
di
carattere
generale
interessanti
la
Demografia
.
Ne
fanno
parte
:
-
Il
Direttore
generale
per
la
Demografia
;
-
Il
Presidente
dell
'
Istituto
Centrale
di
Statistica
;
-
Il
Direttore
Generale
della
Sanità
Pubblica
;
-
Il
Presidente
dell
'
Opera
Nazionale
per
la
Maternità
ed
Infanzia
;
-
Il
Presidente
dell
'
Unione
Fascista
fra
le
Famiglie
Numerose
;
-
Un
rappresentante
del
Partito
Fascista
Repubblicano
,
designato
dal
Segretario
del
P.F.R.
;
-
Un
rappresentante
per
ciascuno
dei
Ministri
degli
Affari
Esteri
,
della
Giustizia
,
delle
Finanze
,
dell
'
Educazione
Nazionale
,
dell
'
Economia
Corporativa
,
della
Cultura
Popolare
e
dell
'
Africa
Italiana
,
designato
dalle
rispettive
Amministrazioni
;
-
Un
rappresentante
dell
'
Ispettorato
della
Razza
.
Potranno
essere
chiamati
,
con
provvedimento
del
Ministro
dell
'
Interno
,
a
far
parte
del
Consiglio
Superiore
per
la
Demografia
,
persone
particolarmente
versate
nei
problemi
della
Demografia
.
Le
funzioni
di
Segretario
del
Consiglio
sono
esercitate
da
un
funzionario
della
Direzione
Generale
per
la
Demografia
di
grado
non
inferiore
al
VII
°
.
Art
.
4
.
Il
presente
Decreto
,
che
sarà
sottoposto
a
ratifica
del
Consiglio
dei
Ministri
,
entrerà
in
vigore
,
previa
registrazione
alla
Corte
dei
Conti
,
il
giorno
stesso
della
pubblicazione
nella
Gazzetta
ufficiale
d
'
Italia
e
,
munito
del
sigillo
dello
Stato
,
sarà
inserto
nella
raccolta
Ufficiale
delle
Leggi
e
dei
Decreti
.
Dal
Quartier
Generale
,
16
aprile
1944-XII
Il
Ministro
dell
'
Interno
:
Buffarini
V
.
Il
Guardasigilli
:
Pisenti
StampaPeriodica ,
Il
lettore
scuserà
la
disorganicità
di
queste
brevi
note
.
Non
hanno
alcuna
pretesa
di
completezza
:
vogliono
sollevare
dei
problemi
,
più
che
risolverli
.
Sono
state
scritte
nella
speranza
che
si
possa
aprire
una
discussione
su
alcuni
temi
che
interessano
tutto
il
movimento
operaio
.
Manca
una
letteratura
che
rifletta
la
realtà
viva
del
proletariato
industriale
.
Per
letteratura
non
intendo
evidentemente
la
narrativa
in
senso
stretto
quanto
piuttosto
quella
più
ampia
produzione
scritta
che
va
dall
'
inchiesta
al
saggio
,
dal
romanzo
ambientato
in
una
società
industriale
a
qualsiasi
altra
espressione
creativa
che
faccia
centro
sull
'
umanità
operaia
,
dalla
raccolta
sistematica
di
quanto
il
proletariato
spontaneamente
produce
a
quanto
,
spinto
dalla
cultura
che
ad
esso
è
legata
,
può
produrre
sulla
propria
condizione
.
Una
tale
produzione
si
fa
letteratura
poiché
«
narra
»
la
società
,
animando
il
tessuto
sociale
,
cogliendolo
in
tutta
la
sua
mobile
complessità
piuttosto
che
riprodurlo
come
una
cosa
senza
vita
,
frutto
di
una
visione
meccanica
dei
rapporti
sociali
.
Una
letteratura
.
intesa
in
questo
senso
,
si
è
sviluppata
partendo
dalle
zone
più
arretrate
della
nostra
società
,
dal
proletariato
e
dal
sottoproletariato
contadino
meridionale
.
Ma
qui
si
è
fermata
,
senza
trovare
in
se
stessa
la
forza
di
salire
alla
visione
unitaria
della
società
nazionale
.
Il
motivo
di
questa
intrinseca
limitatezza
va
ricercato
,
a
mio
avviso
,
nella
matrice
ideologica
della
letteratura
sociologica
meridionalista
.
Sono
appunto
le
sue
origini
che
oggi
ne
ostacolano
una
ulteriore
espansione
ed
anzi
la
spingono
verso
un
processo
involutivo
.
Ad
essa
comunque
restano
legati
alcuni
fondamentali
momenti
dello
sviluppo
culturale
degli
anni
del
dopoguerra
.
L
'
aspetto
più
promettente
del
nostro
panorama
culturale
,
ossia
la
maturità
del
suo
impegno
sociale
,
è
passato
anche
per
l
'
accostarsi
di
alcuni
settori
della
cultura
democratica
ai
problemi
del
mondo
contadino
meridionale
.
Questo
incontro
ha
visto
molti
uomini
di
cultura
di
formazione
democratica
fare
propri
i
problemi
della
miseria
e
dell
'
arretratezza
meridionale
.
In
termini
dialettici
essi
hanno
dato
una
soluzione
concreta
ai
rapporti
tra
una
cultura
consapevole
della
propria
responsabilità
sociale
e
la
società
in
cui
vive
ed
opera
.
Oggi
le
conclusioni
raggiunte
ci
lasciano
insoddisfatti
;
nondimeno
sono
ricche
di
insegnamenti
positivi
che
,
lungi
dall
'
essere
rifiutati
,
vanno
invece
studiati
e
fatti
propri
dal
movimento
operaio
.
I
limiti
«
democratico
-
borghesi
»
Alla
radice
di
tutti
i
limiti
della
letteratura
sociologica
meridionalista
vi
è
una
concezione
democratico
-
borghese
dei
problemi
sociali
.
L
'
accostamento
alle
plebi
meridionali
nasce
da
un
impulso
morale
ed
in
esso
si
esaurisce
.
La
concezione
rivoluzionaria
della
società
è
del
tutto
assente
:
ciò
che
offende
,
ciò
che
muove
è
l
'
inconciliabilità
tra
una
determinata
condizione
di
arretratezza
,
terribile
come
una
condanna
,
e
lo
Stato
borghese
modernamente
inteso
.
Infine
la
ricerca
delle
cause
di
tanta
arretratezza
,
e
delle
sue
soluzioni
,
anziché
nelle
strutture
del
paese
e
nella
lotta
di
classe
,
si
esaurisce
(
nei
casi
in
cui
di
questa
analisi
si
senta
il
bisogno
e
non
ci
si
limiti
ad
una
visione
immobile
,
fatalista
della
miseria
meridionale
)
nell
'
indicazione
di
forze
implicite
nel
mondo
meridionale
ovvero
di
forze
che
agiscono
soltanto
nella
sovrastruttura
del
paese
.
Una
visione
marxista
della
società
parte
dalla
ricerca
delle
cause
strutturali
,
delle
radici
economiche
,
storiche
,
politiche
della
situazione
concreta
,
e
cerca
nella
lotta
di
classe
le
forze
di
ogni
trasformazione
sociale
.
Appunto
una
visione
marxista
rintracciando
nella
struttura
della
società
italiana
e
nella
politica
delle
sue
classi
dirigenti
i
motivi
di
fondo
dell
'
arretratezza
meridionale
,
e
vedendo
nella
lotta
di
classe
le
forze
per
la
sua
rottura
,
avrebbe
immesso
la
letteratura
sociologica
meridionalistica
in
un
orizzonte
più
ampio
,
l
'
avrebbe
liberata
da
quanto
ha
oggi
di
chiuso
,
di
limitato
e
talvolta
di
provinciale
.
L
'
assenza
di
rigore
Tutta
la
letteratura
meridionalista
ha
un
impronta
sociologica
,
ma
nel
suo
interno
si
è
venuta
formando
una
produzione
sociologica
vera
e
propria
,
una
scuola
addirittura
.
Deficienza
palese
di
questa
corrente
,
suo
grave
limite
,
è
l
'
assenza
di
rigore
metodologico
.
,
la
mancanza
di
sufficiente
spirito
sistematico
e
critico
,
un
modo
improvvisato
,
talvolta
ingenuo
,
di
affrontare
la
realtà
sociale
.
Ciò
che
le
manca
è
lo
a
spirito
scientifico
A
,
ed
alla
radice
di
queste
deficienze
troviamo
nuovamente
la
matrice
ideologica
democratico
-
borghese
.
Contenuto
scientifico
della
produzione
sociologica
significa
infatti
aderenza
alla
struttura
della
vita
sociale
.
Il
problema
del
come
darsi
un
maggior
rigore
non
si
risolve
,
come
molti
credono
,
assorbendo
semplicemente
le
tecniche
della
sociologia
tradizionale
.
La
tecnica
,
la
metodologia
di
per
se
stessa
,
non
qualificano
nulla
.
È
lo
spirito
con
cui
ci
si
avvicina
alla
realtà
,
l
'
angolo
visuale
da
cui
si
parte
.
l
'
ideologia
insomma
,
che
hanno
una
sostanza
scientifica
o
meno
.
Una
stessa
tecnica
.
intesa
nel
più
moderno
dei
modi
.
può
condurre
a
risultati
opposti
,
a
sistemare
un
mondo
fondato
sulla
ragione
e
sulla
materia
,
come
un
altro
metafisico
ed
irrazionale
.
Non
si
tratta
però
,
si
badi
bene
,
di
svalutare
la
metodologia
di
lavoro
,
si
tratta
invece
di
utilizzarla
per
ciò
che
essa
realmente
è
:
uno
strumento
nelle
mani
dello
scienziato
.
Un
fatto
vivo
nella
cultura
La
letteratura
sociologica
meridionalista
di
questo
dopoguerra
nasce
dall
'
incontro
tra
la
miseria
del
Sud
ed
alcuni
settori
della
nostra
cultura
democratica
i
quali
sentivano
l
'
urgenza
di
concretare
il
proprio
impegno
sociale
.
Ebbene
l
'
occasione
ed
i
motivi
di
questo
incontro
hanno
avuto
grande
importanza
nello
sviluppo
della
sociologia
meridionalista
.
Ad
essi
si
devono
tutti
i
suoi
tratti
distintivi
,
quegli
elementi
che
ne
fanno
una
esperienza
originale
e
culturalmente
produttiva
.
Innanzitutto
la
produzione
sociologica
,
questa
poveretta
tirata
sempre
in
ballo
e
sempre
ridotta
da
scienza
a
tecnica
,
da
elemento
vivo
ad
arida
disquisizione
su
di
una
realtà
sociale
sterilizzata
,
nell
'
incontro
con
questi
intellettuali
,
ansiosi
di
impegnare
le
proprie
energie
,
si
nutre
di
una
autentica
problematica
ideologica
che
ne
amplia
l
'
Orizzonte
e
la
trasforma
in
uno
dei
fatti
più
vivi
della
nostra
cultura
di
questo
dopoguerra
.
In
secondo
luogo
proprio
perché
in
essa
molti
intellettuali
vedevano
realizzato
il
proprio
legame
con
la
società
,
ha
acquistato
un
carattere
impegnato
che
le
dà
una
impronta
assolutamente
originale
.
Lo
studioso
non
si
accosta
alla
realtà
solo
per
interpretarla
:
la
rappresentazione
sottintende
un
fine
politico
,
ossia
la
trasformazione
delle
società
stesse
.
Vi
è
un
altro
aspetto
della
sociologia
meridionalista
che
va
sottolineato
.
L
'
apporto
della
esperienza
narrativa
è
stato
rilevante
ed
ha
lasciato
evidenti
tracce
.
Le
vediamo
principalmente
in
alcune
tecniche
che
la
sociologia
meridionalista
ha
in
parte
acquistato
,
in
parte
raffinato
sul
modulo
letterario
:
la
biografia
,
l
'
intervista
,
la
descrizione
ambientale
etc.
Ma
ci
sembra
che
il
contributo
della
narrativa
si
condensi
soprattutto
in
un
particolare
atteggiamento
dinanzi
alla
realtà
;
va
visto
cioè
nella
tendenza
a
a
narrare
»
la
società
,
a
tradurla
in
immagine
viva
,
in
qualcosa
di
palpitante
,
a
darle
un
volto
ed
una
espressione
morale
.
Il
sociologo
cioè
,
proprio
perché
non
è
più
un
tecnico
ma
un
intellettuale
,
proprio
perché
non
si
propone
di
registrare
la
realtà
ma
di
trasformarla
,
non
è
più
agnostico
ma
porta
nello
studio
tutta
la
propria
carica
ideologica
e
morale
che
tenta
di
trasferire
ai
gruppi
sociali
che
influenza
.
Le
suggestioni
del
mondo
primitivo
Le
stesse
origini
ideologiche
che
hanno
spinto
determinati
intellettuali
verso
la
sociologia
(
e
introdotto
un
limite
nel
loro
orizzonte
)
,
hanno
contribuito
ad
orientarli
verso
il
mondo
contadino
arretrato
.
Una
formazione
ideologica
democratico
-
borghese
,
sensibile
soprattutto
alle
lacune
dello
Stato
borghese
moderne
,
era
evidentemente
portata
,
nella
nostra
società
,
ad
orientarsi
verso
il
mondo
arretrato
dove
la
miseria
è
miseria
,
la
fame
è
fame
,
l
'
ignoranza
e
l
'
abbandono
si
manifestano
nelle
loro
forme
più
crude
e
sconcertanti
.
Qui
i
problemi
sono
più
scoperti
,
le
responsabilità
più
evidenti
,
non
occorre
scavare
gli
uni
e
le
altre
nelle
pieghe
di
una
società
complessa
e
contraddittoria
.
Anche
un
altro
motivo
va
messo
in
rilievo
quando
ci
si
chiede
perché
questi
sociologhi
improvvisati
si
sono
diretti
verso
il
mondo
contadino
:
la
origine
letteraria
di
gran
parte
di
essi
.
Nella
società
arretrata
infatti
,
nei
suoi
uomini
,
si
celavano
delle
suggestioni
che
li
hanno
sedotti
con
quanto
di
primordiale
,
di
immediato
,
di
intensamente
tragico
recavano
in
sé
.
In
sostanza
è
l
'
assenza
di
una
visione
marxista
dei
fatti
sociali
a
far
ritenere
a
molti
intellettuali
che
nelle
società
arretrate
vi
sia
una
carica
drammatica
che
le
società
evolute
,
quelle
di
tipo
industriale
,
non
hanno
.
Questa
carica
drammatica
,
dicono
molti
,
deriva
dalla
elementarietà
dei
problemi
,
dalla
loro
asprezza
,
dal
fatto
che
l
'
uomo
non
è
ancora
stato
plasmato
da
più
complessi
rapporti
sociali
,
dal
costante
rapporto
con
i
fatti
della
natura
.
Questa
convinzione
che
vi
sia
nel
mondo
contadino
arretrato
una
carica
drammatica
la
quale
invece
manca
nella
società
industriale
,
è
profondamente
radicata
tra
molti
intellettuali
.
Direttamente
o
per
via
indiretta
essa
alimenta
una
concezione
piccolo
borghese
,
anonima
e
noiosa
del
mondo
operaio
.
Le
forme
dei
contrasti
sociali
In
realtà
ci
troviamo
di
fronte
ad
una
visione
borghese
dei
fatti
sociali
.
La
vita
di
una
società
infatti
,
quanto
vi
è
in
essa
di
drammatico
,
di
tragico
talvolta
,
scaturisce
dalla
struttura
produttiva
e
dai
contrasti
sociali
che
partono
dai
rapporti
con
la
produzione
.
I
contrasti
sono
l
'
anima
,
la
forza
motrice
della
società
,
avvengano
sul
terreno
dei
rapporti
di
produzione
o
su
quello
del
potere
politico
,
nella
struttura
o
nella
sovrastruttura
o
nell
'
una
e
l
'
altra
in
diverse
combinazioni
.
Questo
è
il
nucleo
drammatico
che
colpisce
e
stimola
lo
spirito
creativo
nel
suo
studio
della
società
;
è
da
questi
contrasti
,
talora
sopiti
ma
tuttavia
presenti
ed
operanti
,
talora
laceranti
,
è
da
questi
contrasti
connaturati
alla
vita
sociale
che
scaturisce
quanto
di
drammatico
,
di
tragico
,
vi
è
nel
destino
dell
'
uomo
.
La
società
,
la
vita
sociale
,
è
sempre
un
fatto
drammatico
,
si
manifesti
questa
tensione
nell
'
esasperazione
della
fame
,
dell
'
ignoranza
,
dell
'
abbandono
o
si
trasferisca
invece
,
nelle
società
più
evolute
,
ad
un
livello
che
corrisponde
non
più
,
per
così
dire
.
alle
esigenze
fisiologiche
bensì
a
quelle
sociali
.
Nei
paesi
arretrati
i
contrasti
sono
radicali
e
si
manifestano
nelle
strutture
.
In
queste
aree
il
permanere
di
determinate
condizioni
strutturali
,
dovute
ai
rapporti
di
classe
esistenti
,
garantisce
ai
gruppi
dominanti
la
permanente
inferiorità
delle
classi
subordinate
ed
il
perpetuarsi
dei
propri
privilegi
.
La
lotta
di
classe
,
che
costituisce
il
motore
del
progresso
civile
,
avviene
al
livello
delle
strutture
ed
in
termini
rivoluzionari
.
Solo
il
rovesciamento
dei
rapporti
di
produzione
esistenti
consente
lo
sviluppo
economico
ed
il
progresso
civile
di
quei
paesi
.
Massima
è
dunque
,
proprio
nella
struttura
,
la
tensione
rivoluzionaria
anche
se
talora
ciò
non
appare
chiaramente
perché
ancora
assenti
le
forze
capaci
di
darle
contenuto
politico
e
veste
ideologica
.
Via
via
che
le
società
si
evolvono
i
contrasti
,
così
appariscenti
nei
paesi
arretrati
.
vanno
a
celarsi
sin
nelle
pieghe
più
nascoste
.
La
loro
caratteristica
è
di
non
operare
più
prevalentemente
al
livello
delle
strutture
economiche
e
dei
rapporti
di
produzione
.
ma
di
trasferirsi
anche
al
livello
delle
sovrastrutture
.
In
alcuni
paesi
può
addirittura
apparire
che
i
contrasti
si
siano
prevalentemente
trasferiti
su
questo
terreno
.
Tutto
ciò
corrisponde
,
si
diceva
,
ai
diversi
gradi
di
sviluppo
della
società
civile
.
Ebbene
,
proprio
perché
l
'
individuo
è
frutto
della
società
,
anche
le
sue
necessità
vitali
variano
a
seconda
dell
'
ambiente
che
lo
ha
condizionato
.
In
una
società
più
evoluta
l
'
individuo
dispiega
la
propria
vita
su
di
un
arco
assai
più
ampio
:
magari
,
più
complesse
,
ma
tuttavia
sempre
vitali
sono
le
sue
esigenze
.
Il
suo
contrasto
con
la
società
(
come
quello
del
suo
gruppo
e
della
sua
classe
)
non
avviene
più
soltanto
o
prevalentemente
sul
terreno
delle
esigenze
elementari
di
vita
ma
su
quello
più
composito
in
cui
si
fondono
necessità
materiali
,
sociali
e
spirituali
.
La
condizione
operaia
in
Italia
Chi
nega
un
reale
contenuto
drammatico
alle
società
evolute
compie
generalmente
un
secondo
errore
quando
paragona
la
condizione
operaia
in
Italia
con
quella
degli
altri
paesi
occidentali
.
È
questo
un
errore
assai
frequente
e
mi
sembra
il
frutto
,
di
una
visione
falsa
della
struttura
economica
su
cui
si
sviluppa
e
vive
la
società
operaia
,
dall
'
altra
di
un
errore
di
metodo
per
cui
si
considera
un
ambiente
sociale
separandolo
dal
contesto
generale
da
cui
,
lo
si
voglia
o
no
,
è
condizionato
.
In
realtà
il
settore
industriale
è
contraddistinto
da
profondi
squilibri
che
si
ripercuotono
e
improntano
di
sé
il
tessuto
sociale
che
esso
nutre
.
Frutto
di
una
politica
di
classe
contraria
agli
interessi
collettivi
,
questi
squilibri
tendono
ad
aggravarsi
e
riproducono
all
'
interno
del
settore
industriale
una
situazione
in
cui
si
intrecciano
aree
depresse
ed
aree
sviluppate
.
Ma
sulla
condizione
operaia
grava
anche
,
sia
sotto
il
profilo
economico
sia
sotto
quello
politico
e
sociale
,
il
peso
negativo
della
persistente
arretratezza
di
larga
parte
del
paese
.
Ecco
allora
che
la
classe
operaia
italiana
si
trova
in
una
condizione
particolare
.
Gli
squilibri
strutturali
esistenti
nel
paese
e
quelli
presenti
nella
stessa
area
industriale
,
le
danno
dei
compiti
ed
una
vocazione
rivoluzionaria
del
tutto
originali
rispetto
a
quelli
impliciti
negli
altri
paesi
occidentali
.
Non
esistono
paralleli
sociali
scientificamente
validi
quando
milioni
di
disoccupati
e
di
sottoccupati
gravano
sul
mercato
del
lavoro
,
quando
lo
sviluppo
industriale
,
e
più
generalmente
produttivo
,
si
compie
sotto
la
spinta
e
sotto
la
direzione
dei
gruppi
monopolistici
aggravando
gli
squilibri
esistenti
,
quando
le
discriminazioni
sono
il
solo
,
il
vero
sistema
che
regola
i
rapporti
tra
lavoratore
e
datore
di
lavoro
,
quando
nelle
fabbriche
regna
la
sopraffazione
ed
i
lavoratori
vengono
quotidianamente
umiliati
,
quando
gli
operai
non
possiedono
né
validi
organismi
sindacali
né
una
legislazione
del
lavoro
che
li
tuteli
in
modo
adeguato
.
Inesistenza
di
una
«
letteratura
operaia
»
Il
settore
più
avanzato
della
cultura
democratico
-
borghese
si
è
avvicinato
alla
società
che
le
era
più
vicina
ed
ha
saputo
penetrarla
ed
esprimerla
.
Oggi
,
pur
con
tutte
le
riserve
che
abbiamo
avanzato
,
possediamo
un
'
immagine
viva
del
mondo
arretrato
meridionale
.
Manca
invece
del
tutto
,
in
questo
dopoguerra
,
una
letteratura
,
e
soprattutto
una
sociologia
capaci
di
interpretare
la
realtà
sociale
dal
punto
di
vista
marxista
.
Manca
in
primo
luogo
un
'
immagine
viva
,
attuale
,
del
proletariato
industriale
visto
non
solo
nella
sua
struttura
ma
anche
nella
sua
tensione
morale
.
Alla
relativa
forza
politica
del
movimento
operaio
,
e
soprattutto
alla
sua
profonda
penetrazione
nel
tessuto
sociale
del
paese
,
non
corrisponde
,
sul
piano
culturale
,
una
interpretazione
altrettanto
ricca
di
quella
che
è
la
struttura
della
società
nazionale
.
Lo
stesso
termine
«
classe
operaia
»
nasconde
una
realtà
vivente
ma
senza
volto
,
una
realtà
con
la
quale
si
è
perduto
un
contatto
diretto
e
che
ci
resta
distorta
,
mummificata
spesso
,
per
essere
divenuta
un
mito
anziché
l
'
oggetto
di
meditazione
e
di
studio
.
In
sostanza
la
cultura
legata
alle
istanze
di
classe
ha
dimostrato
di
intendere
in
modo
meccanico
il
proprio
legame
col
movimento
operaio
e
con
la
società
nazionale
,
ed
ha
finito
per
trovarsi
a
rimorchio
delle
esperienze
concrete
che
i
partiti
e
le
organizzazioni
di
classe
conducono
quotidianamente
nel
paese
I
motivi
di
fondo
I
motivi
di
fondo
della
debolezza
della
cultura
marxista
vanno
ricercati
non
solo
nella
sua
formazione
ma
anche
nelle
prospettive
politiche
della
lotta
del
movimento
operaio
e
della
funzione
che
,
in
questa
lotta
,
esso
ha
assegnato
alla
cultura
.
Per
quanto
concerne
la
formazione
della
cultura
marxista
va
rilevata
l
'
origine
idealista
di
molti
intellettuali
ed
il
peso
della
tradizione
accademica
.
Entrambi
questi
elementi
costituivano
una
forte
remora
ad
una
visione
spregiudicata
e
diretta
della
società
.
Al
contrario
tutto
spingeva
alla
disquisizione
astratta
,
all
'
ideologismo
,
allo
studio
pedantesco
e
filologico
dei
sacri
testi
piuttosto
che
all
'
esame
diretto
della
realtà
in
cui
si
muove
il
movimento
operaio
.
Nella
stessa
direzione
premeva
la
subordinazione
del
movimento
operaio
italiano
alla
strategia
del
blocco
socialista
e
la
prospettiva
della
presa
violenta
del
potere
in
occasione
di
una
crisi
di
carattere
internazionale
.
Accettata
la
prospettiva
della
rottura
violenta
,
e
preso
lo
Stato
sovietico
come
modello
di
edificazione
socialista
,
il
solo
problema
che
si
pone
è
quello
della
conquista
rivoluzionaria
dello
Stato
sotto
la
guida
del
partito
operaio
.
Tutto
diviene
strumentale
,
anche
la
cultura
la
cui
funzione
non
è
più
di
studiare
la
realtà
ma
di
servire
da
bandiera
.
Non
ponendosi
il
problema
della
conquista
progressiva
di
un
maggior
potere
nelle
strutture
dello
Stato
borghese
,
non
esiste
né
un
problema
di
partecipazione
e
di
educazione
delle
masse
,
né
il
problema
dello
studio
della
situazione
concreta
in
cui
il
movimento
operaio
opera
.
al
fine
di
indicargli
come
trasformare
la
realtà
.
Il
rapporto
tra
il
partito
e
le
masse
popolari
si
svolge
a
senso
unico
,
dall
'
alto
verso
il
basso
;
proprio
come
si
svolge
il
rapporto
tra
il
partito
e
la
cultura
vicina
al
movimento
operaio
.
Il
travaglio
del
movimento
operaio
iniziato
col
XX
Congresso
ha
messo
in
nuova
luce
tendenze
già
operanti
,
ed
ha
dato
tutt
'
altra
prospettiva
di
lotta
ai
partiti
ed
alle
organizzazioni
di
classe
.
Via
pacifica
al
socialismo
,
pur
in
una
situazione
strutturale
che
si
presenta
rivoluzionaria
,
significa
appunto
conquista
progressiva
di
un
maggior
potere
nell
'
ambito
di
una
società
che
è
borghese
.
Postulato
di
questa
lotta
è
la
partecipazione
delle
masse
,
la
loro
costante
mobilitazione
,
in
direzione
dei
temi
di
struttura
,
la
loro
continua
educazione
alla
gestione
delle
aree
di
potere
che
progressivamente
conquistano
.
Ciò
significa
prospettiva
della
conquista
popolare
dello
stato
borghese
dal
suo
interno
e
nello
stesso
tempo
educazione
all
'
esercizio
concreto
della
democrazia
diretta
.
Il
rapporto
col
paese
e
con
le
masse
popolari
diviene
adesso
reciproco
:
l
'
adesione
continua
alla
realtà
del
paese
ed
alla
spinta
delle
masse
,
e
nello
stesso
tempo
il
loro
orientamento
verso
i
temi
di
fondo
capaci
di
creare
un
'
alternativa
rivoluzionaria
al
potere
borghese
,
sono
due
aspetti
inscindibili
di
una
stessa
politica
.
È
in
questo
quadro
che
la
cultura
marxista
deve
sapere
sviluppare
un
rapporto
funzionale
,
veramente
politico
,
col
movimento
operaio
.
Suo
compito
,
suo
compito
politico
è
saper
analizzare
la
realtà
vivente
in
cui
opera
il
movimento
di
classe
.
Se
è
vero
che
l
'
attuale
prospettiva
politica
richiede
una
costante
adesione
alla
realtà
del
paese
,
allora
la
funzione
della
cultura
marxista
è
divenuta
fondamentale
ed
insostituibile
.
Non
comprendere
il
significato
politico
della
autonomia
della
ricerca
,
riproporre
in
termini
meccanici
e
subordinati
il
rapporto
tra
la
cultura
marxista
ed
il
movimento
operaio
,
significa
oggi
divenire
dei
conservatori
,
ostacolare
la
lotta
per
lo
Stato
socialista
.