StampaQuotidiana ,
Il
senatore
Croce
scrive
.
Quasi
ogni
giorno
.
Ab
irato
.
Sta
bene
.
Il
Fascismo
lo
obbliga
a
questo
,
ed
è
un
altro
merito
fascista
obbligare
Croce
a
misurarsi
nella
realtà
politica
,
e
permettere
quindi
di
giudicarlo
nella
sua
statura
vera
,
statura
di
uomo
libresco
,
che
nella
realtà
politica
si
mostra
incapace
,
tignoso
,
pettegolo
,
di
nulla
sensibilità
.
Il
senatore
Croce
scrive
sul
Giornale
d
'
Italia
,
che
lo
inalbera
oggi
come
il
più
puro
pensiero
liberale
con
la
tessera
del
Presidente
Gr
.
Uff
.
Borzino
.
E
la
maggior
condanna
di
Croce
.
Poiché
nessuna
ottenebrazione
iraconda
può
togliere
che
lo
stesso
Croce
si
accorga
che
non
si
può
parlare
di
«
pensiero
»
di
«
cultura
»
,
di
«
conoscenza
»
,
di
«
passione
religiosa
»
dalle
colonne
del
Giornale
d
'
Italia
,
che
sono
lo
spaccio
del
più
grossolano
luogo
comune
;
il
senatore
Croce
si
condanna
alla
più
evidente
contraddizione
.
E
anche
questa
gli
sta
bene
.
E
una
conclusione
tipica
del
suo
capitombolo
di
«
studioso
»
nella
realtà
politica
e
giornalistica
,
dove
oramai
gli
tocca
la
compagnia
del
gr
.
uff
.
Borzino
e
del
Giornale
d
'
Italia
.
Il
senatore
Croce
non
vuole
si
parli
di
imperialismo
spirituale
italiano
,
che
,
se
mai
,
può
essere
fatto
spontaneo
di
età
d
'
oro
;
mentre
questa
di
oggi
è
una
pessima
stagione
per
l
'
Italia
.
Per
deplorare
questa
pessima
stagione
(
e
questo
è
il
nocciolo
dell
'
articolo
)
il
senatore
Croce
dice
che
«
ogni
giorno
,
con
le
violenze
,
con
le
parolacce
,
con
gli
sghignazzamenti
,
con
le
parate
e
le
chiassate
,
con
l
'
esaltare
le
prodezze
ciclistiche
e
automobilistiche
e
aeroplanistiche
sulle
opere
del
cuore
,
della
fantasia
e
dell
'
intelletto
...
si
viene
distruggendo
quell
'
ambiente
che
prima
c
'
era
in
Italia
»
.
Si
osserva
.
In
un
'
età
d
'
oro
di
pensiero
e
di
lettere
e
di
arti
,
la
greca
,
poeti
e
filosofi
e
artisti
onorarono
il
valore
fisico
e
Pindaro
cantò
i
vincitori
delle
Olimpiadi
.
Non
è
affatto
vero
che
un
'
impresa
,
come
oggi
quella
di
De
Pinedo
,
non
sia
un
'
opera
di
cuore
,
di
fantasia
,
d
'
intelletto
.
Ci
vuole
l
'
insensibilità
creativa
del
senatore
Croce
,
per
dir
questo
.
Qual
'
era
l
'
ambiente
che
prima
c
'
era
in
Italia
?
Quello
del
senatore
Croce
;
quello
della
cultura
germanizzata
,
priva
di
spirito
italiano
,
di
un
senso
italiano
,
di
una
passione
italiana
,
che
non
fossero
soltanto
un
derivato
di
cultura
.
Ebbene
quell
'
ambiente
dev
'
essere
distrutto
.
Proprio
perché
la
guerra
,
quella
guerra
che
il
senatore
Croce
non
ha
sentita
né
capita
,
quella
guerra
che
ha
disturbato
il
senatore
Croce
,
ha
ricreato
uno
spirito
,
un
senso
,
una
passione
italiani
.
Che
il
senatore
Croce
,
dopo
la
guerra
,
non
capisca
il
Fascismo
,
che
è
poi
la
coscienza
italiana
della
guerra
,
fuori
e
contro
tutte
le
ideologie
liberali
e
democratiche
che
il
Croce
ha
rudemente
condannate
per
congenita
imbecillità
,
e
in
compagnia
delle
quali
ora
battaglia
:
questo
è
riprova
della
bontà
del
Fascismo
.
Il
senatore
Croce
assevera
che
«
l
'
Italia
ora
è
in
una
vera
condizione
di
miseria
:
che
è
da
temere
che
peggiorerà
,
quando
saranno
spariti
gli
uomini
che
avevano
imparato
a
lavorare
nel
campo
intellettuale
e
artistico
negli
anni
ancora
a
noi
più
prossimi
»
.
L
'
Italia
non
è
affatto
in
condizione
di
miseria
,
poiché
è
finalmente
in
una
fase
di
creazione
nazionale
di
opere
,
che
possono
essere
oggetto
d
'
arte
.
E
sono
,
lo
sappia
il
Croce
,
anche
soggetto
d
'
arte
.
Perché
finalmente
con
Mussolini
,
la
politica
è
opera
d
'
arte
,
è
creazione
,
è
cuore
,
fantasia
,
intelletto
.
E
non
decade
da
un
passato
recente
,
che
il
senatore
Croce
sarebbe
tentato
di
autodefinire
il
periodo
di
Croce
,
e
che
comincia
a
lodare
con
rammarico
senile
.
Tanto
più
che
non
è
inutile
ricordare
come
Croce
critico
abbia
tentato
di
annientare
i
valori
artistici
di
questo
recente
passato
(
basti
ricordare
il
Pascoli
)
,
con
una
presunzione
personale
e
un
difetto
di
senso
nazionale
,
quali
,
del
resto
,
si
mostrarono
anche
quando
recentemente
scrisse
di
Dante
in
modo
da
provocare
un
'
acuta
e
ferma
risposta
di
Luigi
Pirandello
,
proprio
su
queste
colonne
.
Insomma
se
Croce
vuole
,
anche
quotidianamente
,
dimostrare
che
la
conclusione
politica
della
sua
vita
libresca
sono
il
liberalismo
borziniano
e
il
«
pensiero
»
del
Giornale
d
'
Italia
,
e
che
però
tra
lui
e
il
Fascismo
c
'
è
aperta
opposizione
,
anzi
,
nella
vita
italiana
,
soluzione
di
continuità
;
è
accettato
.
Il
Fascismo
questo
voleva
.
StampaQuotidiana ,
Scagliare
frecce
contro
i
vari
festival
di
canzoni
che
ogni
anno
vengono
organizzati
in
Italia
,
un
po
'
dappertutto
,
da
Sanremo
a
Velletri
,
da
Venezia
a
La
Spezia
,
è
diventato
facile
tirassegno
.
A
parte
la
natura
polemica
di
tutti
i
concorsi
,
nei
quali
giocano
gusti
contrastanti
,
simpatie
ed
interessi
,
la
canzone
è
materia
talmente
popolare
da
suscitare
passioni
quasi
sportive
.
Si
«
tifa
»
per
Edera
o
per
il
Blu
dipinto
di
blu
come
si
è
«
milanisti
»
o
«
interisti
»
.
Nulla
di
straordinario
,
perciò
,
che
attorno
a
un
festival
s
'
intreccino
pareri
discordi
,
condanne
ed
entusiasmi
,
consensi
e
dissensi
.
Segni
di
vitalità
.
Una
cosa
,
però
,
non
è
stata
ancora
detta
abbastanza
e
con
sufficiente
chiarezza
:
che
,
cioè
,
í
diversi
festival
,
così
come
oggi
sono
fatti
,
pur
ammettendo
le
esigenze
spettacolari
,
vieppiù
accentuate
dalla
Tv
,
sono
festival
di
cantanti
,
di
orchestre
,
perfino
di
scenografi
e
di
registi
,
assai
più
che
di
canzoni
.
Giacché
la
canzone
,
destinata
alla
strada
,
deve
essere
giudicata
per
i
suoi
valori
essenziali
,
per
la
sua
vena
,
per
quella
grazia
popolare
che
deve
sopravvivere
,
tanto
o
poco
,
anche
nelle
voci
più
stonate
.
Presentare
le
canzoni
attraverso
«
arrangiamenti
»
più
o
meno
scaltri
,
con
orchestre
addirittura
sinfoniche
,
cantanti
più
o
meno
abili
,
simpatici
,
avvenenti
,
dalla
voce
più
o
meno
suggestiva
,
significa
snaturare
,
gradualmente
,
il
significato
di
una
rassegna
e
di
un
concorso
.
Partiti
dalla
canzone
,
si
arriva
al
«
ritmo
»
,
al
ballabile
fine
a
se
stesso
;
si
dimentica
che
la
canzone
è
fatta
anche
di
«
parole
»
;
che
è
fatta
per
essere
...
cantata
,
prima
che
adattata
,
ballata
o
,
magari
,
sceneggiata
.
Altrimenti
,
chiama
e
rispondi
.
Come
se
in
un
concorso
di
bellezza
si
,
giudicasse
in
base
alle
toilettes
.
Se
questo
vale
per
tutti
i
festival
in
genere
,
figuriamoci
per
quello
della
canzone
napoletana
:
canzone
,
più
di
ogni
altra
,
nata
dal
popolo
,
fra
la
povertà
delle
cose
e
le
ricchezze
del
cuore
.
Nobile
e
nuda
:
contessa
scalza
delle
canzoni
.
Invece
l
'
altra
sera
,
assistendo
alla
teletrasmissione
del
6°
Festival
napoletano
,
dove
hanno
fatto
irruzione
perfino
i
ritmi
del
Texas
e
del
Tennessee
,
dove
due
orchestre
gareggiavano
in
esibizionismi
tecnici
,
variazioni
,
ibridazioni
,
raucedini
di
tromba
alla
Armstrong
e
«
satinati
»
alla
francese
,
ho
capito
che
Napoli
,
stancatasi
di
Lauro
,
comincia
a
essere
stanca
anche
del
suo
folclore
.
Purtroppo
o
finalmente
?
StampaQuotidiana ,
Di
tanto
in
tanto
,
appare
la
notizia
che
,
in
Italia
,
la
popolazione
è
divenuta
stazionaria
e
qualcuno
se
ne
rallegra
,
perché
non
ha
la
più
vaga
idea
di
quante
conseguenze
negative
porti
per
parecchi
decenni
successivi
il
raggiungimento
di
un
equilibrio
del
genere
.
Non
credo
esistano
demografi
e
statistici
italiani
che
non
auspichino
una
sia
pur
lieve
eccedenza
dei
nati
sui
morti
.
Il
saldo
negativo
tra
le
nascite
e
le
morti
era
limitato
nel
1972
a
poche
province
del
Nord
e
a
due
del
Centro
,
mentre
ora
si
sta
allargando
a
macchia
d
'
olio
.
Le
ultime
cifre
ufficiali
-
non
ancora
pubblicate
in
dettaglio
,
provvisorie
,
ma
attendibili
-
per
i
mesi
dal
gennaio
all
'
ottobre
1980
,
indicano
che
,
ormai
,
nell
'
Italia
Settentrionale
,
l
'
eccedenza
dei
morti
sui
nati
è
cronica
e
che
per
i
primi
dieci
mesi
dell
'
anno
è
stata
di
31.611
unità
,
contro
le
13.634
dei
corrispondenti
mesi
del
1979
.
In
Liguria
,
i
morti
sono
il
doppio
dei
nati
;
in
Piemonte
,
si
riscontra
un
supero
di
9927
morti
sui
nati
che
sono
soltanto
33.101
.
In
Toscana
ed
in
Umbria
le
nascite
sono
largamente
inferiori
alle
morti
,
nelle
Marche
sono
lievemente
superiori
,
mentre
,
nel
Lazio
,
si
sente
nettamente
l
'
influsso
del
Meridione
,
con
una
eccedenza
di
12.584
unità
a
favore
delle
nascite
.
L
'
Italia
Meridionale
e
le
Isole
realizzano
un
saldo
attivo
di
118.041
nati
e
l
'
Italia
intera
di
91.197
.
Forse
non
è
male
ricordare
che
,
nel
1972
,
tale
saldo
,
per
l
'
Italia
,
era
di
375.283
unità
.
Poiché
ci
siamo
trasformati
da
Paese
di
emigrazione
in
Paese
di
immigrazione
ed
abbiamo
,
ormai
,
un
saldo
largamente
attivo
di
immigrati
,
la
popolazione
dell
'
Italia
non
corre
,
per
ora
,
un
pericolo
grave
di
diminuzione
:
i1
Nord
non
produce
figli
,
ma
accoglie
gente
che
viene
o
torna
dall
'
estero
;
il
Sud
,
dal
Lazio
in
giù
,
mette
al
mondo
nuovi
nati
e
,
seppur
ormai
raramente
(
nel
febbraio
,
marzo
,
aprile
e
maggio
1980
)
ha
visto
gli
emigrati
per
l
'
estero
superare
gli
immigrati
.
Le
conseguenze
sono
piuttosto
evidenti
.
I
settentrionali
,
non
prolificando
,
fanno
il
possibile
a
che
l
'
Italia
si
meridionalizzi
,
poi
si
lagnano
che
ciò
avvenga
.
Forse
nessuno
ricor
-
da
che
,
attorno
al
1950
,
Torino
aveva
già
raggiunto
il
risultato
di
avere
più
morti
che
nati
e
,
se
non
fossero
immigrati
veneti
e
meridionali
,
essa
sarebbe
oggi
,
la
metà
di
quella
che
è
.
Stiamo
già
ospitando
,
in
Italia
,
più
di
mezzo
milione
di
stranieri
provenienti
dal
Terzo
Mondo
o
da
Paesi
più
poveri
di
noi
.
É
troppo
noto
che
,
tra
pochi
anni
,
il
carico
degli
an
-
ziani
,
dei
vecchi
,
dei
decrepiti
-
i
novantenni
sono
cresciuti
di
sedici
volte
dall
'
inizio
del
secolo
-
sarà
spaventoso
per
le
forze
effettivamente
produttive
:
le
nuove
leve
di
lavoro
,
na
-
te
in
Italia
,
saranno
sempre
più
esigue
e
la
situazione
peggiorerà
di
anno
in
anno
.
La
Francia
e
la
Germania
stanno
prendendo
provvedimenti
di
politica
demografica
per
ovviare
ad
una
situazione
che
è
già
leggermente
peggiore
della
nostra
;
noi
stiamo
a
guardare
.
Anzi
c
'
è
chi
si
compiace
per
le
culle
vuote
.
I
non
demografi
non
sanno
che
la
«
popolazione
stazionaria
»
può
esistere
soltanto
per
un
periodo
brevissimo
,
perché
,
quando
ci
si
mette
sulla
sua
strada
i
morti
tendono
sempre
più
a
crescere
ed
i
nati
sempre
più
a
calare
.
Ed
allora
non
c
'
è
che
l
'
immigrazione
.
Ma
non
tutti
gli
Stati
europei
che
l
'
anno
sperimentata
ne
sono
rimasti
molto
soddisfatti
.
StampaQuotidiana ,
5
settembre
Due
giorni
prima
che
il
telegrafo
spargesse
la
notizia
che
il
Governo
di
Francia
aveva
deciso
di
lasciare
Parigi
,
per
insediarsi
a
Bordeaux
,
noi
eravamo
giunti
alla
conclusione
che
,
per
il
succedere
degli
avvenimenti
della
guerra
,
la
grande
città
doveva
momentaneamente
cessare
di
essere
la
capitale
della
Francia
,
per
diventare
soltanto
uno
dei
campi
trincerati
del
sistema
difensivo
francese
.
Gli
avvenimenti
ci
hanno
dato
ragione
.
Ma
la
stampa
francese
sostiene
che
Parigi
nulla
ha
perduto
della
sua
importanza
e
resta
sempre
il
centro
attrattivo
della
Francia
;
ed
altri
confermano
che
essa
«
diventerà
l
'
asse
e
il
perno
di
manovra
degli
eserciti
francesi
»
.
È
bene
perciò
mettere
subito
in
chiaro
quale
,
dal
punto
di
vista
militare
,
può
essere
l
'
ufficio
di
Parigi
.
Rimanere
:
il
centro
attrattivo
della
Francia
,
costituire
l
'
asse
e
il
perno
di
manovra
degli
eserciti
francesi
,
no
.
Se
così
fosse
,
i
francesi
starebbero
commettendo
un
errore
,
o
,
per
meglio
dire
,
ripetendo
l
'
errore
che
già
commisero
,
sia
pure
per
necessarie
ragioni
politiche
,
nel
1870
.
Allacciare
intorno
a
Parigi
la
resistenza
francese
significa
spostare
l
'
esercito
verso
le
valli
della
Somme
,
dell
'
Oise
e
dell
'
Aisne
,
che
ora
sono
occupate
dai
tedeschi
,
e
dove
questi
hanno
esercitato
ed
esercitano
il
massimo
sforzo
:
e
la
cosa
non
ha
senso
.
Parigi
si
sosterrà
valorosamente
da
sé
e
col
concorso
di
quell
'
esercito
mobile
che
sarà
messo
tra
i
suoi
forti
,
siamo
d
'
accordo
.
I
francesi
fanno
bene
,
per
tenere
accesa
la
fede
negli
animi
(
che
del
resto
si
mostrano
saldi
e
temprati
,
per
loro
grande
onore
,
alle
varie
fortune
della
guerra
)
,
a
dire
che
la
grande
città
sarà
difesa
come
se
fosse
,
anzi
perché
è
il
cuore
della
Francia
.
Ma
questo
non
ci
deve
impedire
di
considerare
le
cose
serenamente
,
perché
soltanto
così
facendo
non
avremo
sorprese
di
effetti
del
tutto
sproporzionati
,
od
opposti
,
alle
cause
.
Parigi
oramai
non
costituisce
che
la
terza
linea
,
sia
pure
la
più
forte
,
dei
campi
trincerati
che
dalla
frontiera
vanno
verso
il
cuore
della
Francia
.
Non
deve
attirare
a
sé
nessun
esercito
,
se
non
quello
che
volontariamente
vi
è
messo
per
la
manovra
;
non
è
scopo
,
ma
mezzo
:
nell
'
avanzata
dal
nord
,
dopo
la
resistenza
di
Verdun
,
dopo
quella
di
Reims
,
i
tedeschi
incontreranno
quella
della
fortezza
di
Parigi
.
Completa
le
altre
fortezze
e
difende
tutto
il
paese
ad
ovest
della
Senna
,
il
quale
può
continuare
a
fornire
preziosi
rifornimenti
di
uomini
e
di
mezzi
.
Ufficio
semplice
e
magnifico
,
che
fa
approvare
interamente
la
decisione
del
Governo
francese
,
e
,
sopra
tutto
,
induce
a
ricercare
elle
cosa
possa
significare
.
Per
l
'
esercito
francese
significa
riacquistare
la
libertà
d
'
azione
,
ed
esercitare
lo
sforzo
sull
'
obiettivo
e
nel
modo
,
che
gli
sfortunati
avvenimenti
della
prima
parte
della
campagna
hanno
ormai
indicati
come
più
adatti
.
L
'
avanzata
della
destra
tedesca
è
stata
mirabile
non
soltanto
per
il
buon
successo
,
ma
per
la
rapidità
con
la
quale
ha
conseguito
il
buon
successo
.
Non
ci
sono
state
battaglie
distinte
,
non
lunghe
soste
conseguenti
:
non
si
è
vista
nessun
'
altra
manovra
,
se
non
una
larghissima
conversione
a
sinistra
;
con
perno
a
Verdun
:
è
avvenuto
soltanto
l
'
irresistibile
movimento
in
avanti
di
una
valanga
,
che
ha
schiantato
ogni
ostacolo
.
Da
Bruxelles
a
Compiègne
corrono
circa
190
chilometri
:
questi
190
chilometri
sono
stati
percorsi
dalle
avanguardie
tedesche
in
non
più
di
venti
giorni
.
La
media
giornaliera
della
marcia
è
stata
così
di
circa
10
chilometri
:
vale
a
dire
assai
buona
anche
per
truppe
non
combattenti
,
quando
siano
tanto
numerose
e
marcino
per
tanto
tempo
come
le
tedesche
.
Che
cosa
può
aver
permesso
una
avanzata
così
rapida
?
Molto
probabilmente
,
poiché
non
possiamo
assolutamente
ammettere
la
inettitudine
del
Comando
francese
,
una
giusta
valutazione
della
non
grande
forza
di
coesione
e
di
offensiva
francese
.
Il
generale
Joffre
deve
essersi
presto
convinto
che
l
'
esercito
che
egli
comanda
non
era
pari
in
energia
a
quello
avversario
.
In
questo
caso
,
ricondurre
ad
ogni
costo
le
truppe
verso
nord
,
farle
operare
ancora
in
quella
direzione
quando
sforzi
precedenti
si
erano
già
dimostrati
inutili
,
obbligarle
insomma
a
legare
la
loro
sorte
a
quella
di
Parigi
,
non
unica
,
ma
prima
cagione
della
lotta
nel
settore
settentrionale
,
era
lo
stesso
che
costringerle
a
battersi
nelle
peggiori
condizioni
.
L
'
esercito
,
che
non
poteva
vincere
,
aveva
il
dovere
di
sfuggire
almeno
alla
sconfitta
irrimediabile
,
non
ricercando
la
battaglia
decisiva
,
perché
il
suo
compito
oramai
era
quello
di
guadagnare
tempo
.
Perciò
bisognava
liberarlo
dal
pulito
di
attrazione
,
Parigi
,
così
vicino
all
invasore
;
perciò
bisognava
portarlo
ad
appoggiarsi
ad
una
base
naturale
,
la
Francia
centrale
,
verso
cui
era
stato
spinto
dalle
vittorie
tedesche
,
ma
dalla
quale
i
tedeschi
erano
ancora
lontani
.
L
'
esercito
acquistava
così
tutto
il
suo
valore
;
ed
entrava
franco
e
solo
in
giuoco
.
Le
conseguenze
di
questo
nuovo
stato
di
cose
si
debbono
ancora
manifestare
:
ma
possono
essere
buone
.
L
'
esercito
è
stato
respinto
in
alcuni
scontri
,
in
altri
è
stato
battuto
,
in
altri
ha
avuto
qualche
sopravvento
,
nel
complesso
è
ora
obbligato
a
sottostare
all
'
azione
dell
'
avversario
:
ma
,
in
fondo
,
non
è
disorganizzato
.
Ha
ancora
per
sé
la
prima
linea
di
fortificazioni
,
la
grande
cortina
che
va
da
Belfort
ad
Épinal
,
e
da
Toul
a
Verdun
;
poi
la
linea
di
sostegno
,
il
triangolo
difensivo
Langres
,
Digione
,
Besançon
a
sud
,
e
Reims
a
nord
,
se
è
vero
che
sono
già
cadute
La
Fère
e
Laon
;
infine
,
il
campo
trincerato
di
Parigi
.
Se
nessuna
di
queste
linee
di
difesa
esercita
una
particolare
attrazione
sulle
truppe
,
se
il
capo
può
valersi
liberamente
,
senza
imposizioni
politiche
,
di
una
fortezza
piuttosto
che
dell
'
altra
,
se
Parigi
equivale
a
Verdun
,
la
efficacia
dell
'
azione
francese
può
essere
ancora
grande
.
Non
pretendiamo
di
conoscere
il
disegno
del
Comando
francese
.
Ma
l
'
esercito
,
inflesso
robustamente
ad
arco
nel
circuito
delle
sue
fortezze
,
come
in
un
grande
recinto
,
di
fronte
alle
truppe
tedesche
convergenti
;
appoggiato
risolutamente
alle
testate
delle
varie
linee
;
non
abbattuto
moralmente
,
non
disgregato
materialmente
,
può
opporsi
ancora
all
'
avanzata
nemica
.
Può
parare
semplicemente
la
minaccia
proveniente
dal
Belgio
e
dal
Lussemburgo
,
tentando
invece
energicamente
di
rompere
la
muraglia
nemica
in
Lorena
od
in
Alsazia
(
e
questo
pare
il
disegno
migliore
)
;
e
può
eseguire
,
mutale
le
condizioni
,
anche
la
manovra
opposta
,
sebbene
più
disperata
.
Il
suo
giuoco
è
ancora
pieno
e
libero
.
Dalla
Francia
occidentale
,
centrale
e
meridionale
,
se
non
più
dalla
nazione
intera
,
può
ricevere
il
sangue
che
gli
bisogna
.
Ogni
suo
sforzo
è
fatto
nella
giusta
direzione
,
poiché
la
sua
base
di
operazioni
è
alle
spalle
,
non
spostata
tutta
da
un
lato
:
il
movimento
in
avanti
si
svolge
quindi
con
tutta
la
sua
potenza
,
e
l
'
eventuale
ritirata
offre
i
minori
svantaggi
.
Per
l
esercito
tedesco
il
trasporto
della
capitale
da
Parigi
a
Bordeaux
significa
qualche
cosa
di
più
dell
'
improvvisa
mancanza
di
uno
degli
scopi
,
che
sembravano
quasi
raggiunti
.
Significa
la
necessità
di
un
nuovo
sforzo
immediato
,
forse
assai
grave
,
e
che
si
sperava
di
compiere
in
seguito
con
maggiore
facilità
,
dopo
avere
assai
più
rudemente
battuto
gli
avversarii
.
È
indiscutibile
che
la
situazione
delle
truppe
tedesche
in
Francia
è
,
dopo
la
vittoria
del
1
.
settembre
,
assai
buona
.
Mentre
prima
l
'
estrema
destra
tedesca
poteva
sembrare
alquanto
pericolante
,
nel
caso
che
gli
eserciti
del
principe
del
Württemberg
e
del
Kronprinz
di
Germania
,
che
la
legavano
ai
nuclei
centrali
della
Lorena
,
fossero
stati
battuti
,
oggi
,
per
la
vittoriosa
avanzata
di
questi
,
non
sembra
più
temere
tale
minaccia
.
Lievissimo
appare
finora
il
pericolo
,
diciamo
così
,
esterno
,
cioè
prodotto
dall
'
esercito
belga
,
sempre
appoggiato
ad
Anversa
,
e
dall
'
esercito
inglese
,
tanto
se
questo
è
rimasto
tagliato
fuori
dalle
truppe
francesi
,
quanto
se
è
riunito
con
queste
.
Perché
questo
pericolo
diventi
grave
,
bisogna
che
nel
nord
della
Francia
,
e
quindi
all
'
infuori
dell
'
ala
destra
tedesca
,
si
siano
venute
ammassando
in
questi
giorni
molte
truppe
inglesi
o
francesi
che
abbiano
girato
ad
ovest
Parigi
.
Soltanto
così
si
può
ammettere
che
si
sia
costituito
un
distaccamento
poderoso
,
che
possa
fare
qualche
danno
di
sorpresa
ai
tedeschi
i
quali
,
nell
'
avanzare
,
debbono
sempre
più
assottigliarsi
:
ma
notizia
di
ciò
non
è
,
ancora
pervenuta
a
noi
.
Ora
,
la
forte
destra
tedesca
ha
avuto
dall
'
inizio
della
guerra
come
primo
obiettivo
quello
di
girare
le
difese
francesi
,
e
marciare
direttamente
su
Parigi
,
per
colpire
la
Francia
nel
cuore
.
Se
i
francesi
richiedono
a
Parigi
soltanto
la
resistenza
elle
essa
può
opporre
da
sé
,
col
sussidio
di
un
esercito
mobile
,
i
tedeschi
non
ottengono
più
l
'
effetto
morale
.
Gli
obiettivi
territoriali
,
e
quindi
anche
le
capitali
,
valgono
tanto
,
quanta
è
l
'
importanza
che
loro
si
dà
.
Se
il
popolo
di
Parigi
ha
la
forza
d
'
animo
di
considerarsi
uguale
al
popolo
dell
'
ultimo
villaggio
francese
,
l
'
esercito
tedesco
,
pur
prendendo
la
capitale
,
non
ha
affatto
fiaccato
,
con
Parigi
,
la
Francia
.
Non
solo
:
ma
con
la
sostituzione
dell
'
esercito
alla
capitale
nell
'
ordine
d
'
importanza
,
si
impone
ai
tedeschi
una
più
particolare
ricerca
dell
'
esercito
nemico
,
il
quale
finora
non
era
stato
certamente
evitato
,
ma
nemmeno
proprio
deliberatamente
cercato
.
Essi
infatti
l
'
hanno
battuto
,
quando
si
è
frapposto
come
ostacolo
al
conseguimento
del
loro
scopo
,
Parigi
;
ma
non
sono
andati
ad
attaccarlo
dove
era
ed
è
ancora
certamente
con
buona
parte
delle
forze
,
negli
sbocchi
di
Toul
e
di
Belfort
e
dietro
le
cortine
difensive
.
La
battaglia
della
Lorena
.
è
stata
data
per
respingere
i
francesi
che
si
erano
avanzati
,
e
minacciavano
di
spezzare
il
centro
della
linea
ribaltante
in
Francia
:
ma
è
stata
poi
seguita
subito
da
una
lunga
sosta
.
L
'
avanzata
in
Alsazia
è
stata
tentata
due
volte
,
e
due
volte
interrotta
.
La
scomparsa
dell
'
esca
Parigi
,
che
ha
permesso
ai
francesi
di
raccogliersi
fra
le
loro
fortezze
,
può
ora
costituire
per
i
tedeschi
un
problema
,
che
si
sarebbe
forse
sciolto
facilmente
,
quando
Parigi
avesse
continuato
ad
essere
la
capitale
della
Francia
.
Forse
a
questa
sparizione
improvvisa
di
uno
degli
scopi
della
guerra
è
dovuta
quella
lieve
incertezza
che
ci
è
parso
notare
nella
condotta
tedesca
delle
operazioni
,
finora
così
netta
e
decisa
.
C
'
è
stato
,
in
questi
giorni
,
un
trasporto
di
truppe
e
un
tentativo
di
forzamento
dello
sbocco
di
Belfort
,
che
è
stato
interrotto
,
poiché
le
truppe
sono
state
ricondotte
,
pare
,
verso
la
Lorena
.
Perché
è
stato
eseguito
?
Per
racchiudere
l
'
esercito
francese
,
diventato
ormai
l
'
obiettivo
unico
della
campagna
,
in
una
morsa
,
da
nord
e
da
sud
,
e
separarlo
dai
centri
vitali
della
nazione
,
il
centro
morale
a
nord
,
il
materiale
a
sud
?
E
allora
perché
non
è
stato
continuato
?
Perché
,
forse
,
si
è
fatta
di
nuovo
sentire
la
minaccia
francese
contro
la
Lorena
?
Questa
sarebbe
la
riprova
dell
'
utilità
di
avere
abbandonato
Parigi
a
sé
stessa
.
Ecco
le
varie
questioni
che
si
prospettano
al
semplice
annunzio
del
trasferimento
della
capitale
,
se
questo
trasferimento
è
avvenuto
pieno
,
completo
,
senza
nessuna
restrizione
mentale
.
Questioni
importantissime
,
perché
mostrano
altri
possibili
modi
di
condurre
la
guerra
nel
teatro
d
'
operazioni
occidentale
,
in
attesa
che
una
decisione
avvenga
in
quello
orientale
.
StampaQuotidiana ,
Anzi
Elegia
di
Madonna
Fiammetta
,
come
Vincenzo
Pernicone
ha
restituito
dai
codici
nella
sua
nuova
edizione
.
Nuova
non
solo
per
questo
.
Ché
il
testo
da
lui
dato
supera
di
gran
lunga
in
esattezza
e
proprietà
e
quello
del
Fanfani
,
e
quello
del
Gigli
,
e
l
'
altro
finora
più
noto
e
più
attendibile
del
Moutier
.
Senza
dire
d
'
una
primizia
di
finissimo
pregio
,
di
certe
«
chiose
»
e
di
lui
Boccaccio
,
che
il
Pernicone
pubblica
per
la
prima
volta
,
e
che
aiuteranno
il
lavoro
degli
studiosi
,
se
mai
ci
sarà
uno
che
dalla
ricerca
delle
fonti
classiche
di
questa
Fiammetta
vorrà
finalmente
estendere
l
'
esame
a
un
'
analisi
di
stile
condotta
a
fondo
su
sicurissime
basi
e
non
su
delle
semplici
impressioni
.
Ma
è
una
fortuna
intanto
che
un
libro
sì
importante
si
possa
leggere
senza
più
storpiature
,
ché
storpiature
d
'
ogni
genere
erano
nelle
precedenti
edizioni
,
di
lingua
,
d
'
ortografia
,
e
perfino
d
'
interpolazioni
.
Parve
al
Moutier
,
per
esempio
,
che
il
testo
del
Boccaccio
più
ricco
fosse
,
più
fosse
proprio
di
lui
.
E
invece
la
Fiammetta
in
questo
appunto
segna
la
maturità
della
prosa
boccaccesca
,
che
partita
dal
Filocolo
e
dall
'
Ameto
operò
in
essa
un
incredibile
alleggerimento
e
isveltimento
.
Precede
di
cinque
anni
soli
la
composizione
o
,
diciamo
meglio
,
l
'
inizio
della
composizione
del
Decameron
.
Lo
stesso
lavoro
di
prosa
latineggiante
,
lo
stesso
studio
di
esemplari
latini
,
sia
prosatori
e
sopra
tutto
storici
(
Giustino
,
Valerio
Massimo
)
,
sia
poeti
(
Virgilio
,
Ovidio
,
Seneca
,
Lucano
,
Stazio
)
;
ma
,
vorrei
dire
,
un
più
commosso
lavoro
,
a
volte
;
oltre
quell
'
alleggerimento
,
quell
'
isveltimento
,
specie
in
certo
dialogare
con
sé
,
in
certi
mesti
soliloquii
.
L
'
ultima
infaticabile
prova
,
avanti
di
cominciare
il
Decameron
,
e
fu
appunto
dopo
ch
'
ebbe
finita
la
Fiammetta
,
la
condusse
nella
forma
più
strenua
,
traducendo
le
Deche
terza
e
quarta
di
Livio
,
per
respirare
l
'
aria
grande
del
più
poetico
degli
storici
;
e
s
'
era
mosso
dalle
Artes
o
Summae
dictaminis
,
dalle
traduzioni
di
oratori
e
di
poeti
,
quasi
come
,
in
semplice
scolaro
di
retorica
.
Su
questo
tradurre
,
come
aiuto
al
formarsi
dello
scrittore
,
il
discorso
sarebbe
lungo
assai
.
Noi
ne
abbiamo
un
esempio
bellissimo
e
novissimo
in
quello
del
Leopardi
,
che
voltando
in
italiano
gli
idilli
di
Mosco
prima
scoprì
se
stesso
e
toccò
certe
eleganze
tutte
sue
,
certi
modi
pianissimi
;
e
componendo
il
Saggio
sopra
gli
errori
popolari
degli
antichi
nella
sua
prosa
rapì
qualcosa
ai
classici
,
anche
ai
poeti
,
e
ne
dedusse
leggi
alla
sua
arte
.
Ecco
,
abbiamo
toccato
un
punto
che
fa
al
caso
nostro
.
Il
Foscolo
,
nel
quarto
dei
suoi
Discorsi
sulla
lingua
italiana
(
e
bisogna
,
s
'
intende
,
tener
presente
anche
il
suo
Discorso
storico
sul
testo
del
Decamerone
)
,
disse
che
il
Boccaccio
«
armonizzava
la
sua
prosa
,
aiutandosi
della
prosodia
de
'
poeti
latini
.
Li
traduceva
,
talora
letteralmente
e
,
mentre
la
loro
misura
suonavagli
tuttavia
intorno
all
'
orecchio
,
inserivali
nel
suo
libro
»
.
Parla
del
Decameron
,
e
l
'
osservazione
,
esattissima
,
tornerebbe
,
e
s
'
è
visto
,
bene
applicata
alla
Fiammella
.
I
moderni
,
sulla
scoperta
di
quel
dato
stilistico
,
sono
andati
oltre
,
e
oggi
si
parla
del
grande
libro
boccaccesco
come
d
'
un
libro
di
«
poesia
o
canto
»
,
«
ancorché
composta
di
metri
che
difficilmente
si
riesca
a
scomporre
e
fissare
nei
paradigmi
dei
trattati
di
metrica
»
;
si
parla
d
'
una
«
apparente
prosa
che
è
poesia
»
,
e
che
non
è
per
nulla
«
prosa
poetica
»
(
lo
stesso
disse
tant
'
anni
fa
Serra
di
Panzini
)
.
Strano
però
che
il
nome
del
Foscolo
non
ricorra
come
dovrebbe
nei
saggi
e
negli
scritti
degli
studiosi
del
Boccaccio
.
Ché
il
Foscolo
disse
altro
ancora
,
e
avvertì
un
dissidio
che
la
decantata
poesia
ch
'
egli
vi
trovava
,
e
i
moderni
ritrovano
,
non
valse
a
nascondere
al
suo
occhio
infallibile
.
Quella
«
poesia
»
annidava
per
lui
,
dentro
di
sé
,
un
vizio
.
Una
«
facondia
a
descrivere
minutamente
e
con
maravigliosa
proprietà
ed
esattezza
ogni
cosa
»
;
certe
«
arti
meretricie
dell
'
orazione
»
;
e
quel
non
rifinire
,
ch
'
era
proprio
della
sua
natura
,
di
«
ricrearti
con
la
sua
musica
»
.
Dice
sì
il
Foscolo
che
il
Boccaccio
è
«
scrittore
unico
forse
»
,
per
la
«
varietà
degli
umani
caratteri
»
che
«
porsero
occasione
all
'
autore
di
applicare
ogni
colore
e
ogni
studio
alla
lingua
,
e
farla
parlare
a
principi
ed
a
matrone
e
a
furfanti
e
a
fantesche
e
a
tonsurati
ed
a
vergini
»
;
ma
anche
dice
che
la
sua
lingua
egli
la
«
vezzeggia
da
innamorato
»
,
e
diresti
ch
'
egli
vedesse
«
in
ogni
parola
una
vita
che
le
fosse
propria
,
né
bisognosa
altrimenti
d
'
essere
animata
dall
'
intelletto
»
.
Ma
è
quistione
,
questa
,
da
non
potere
esser
trattata
così
brevemente
e
corrivamente
,
e
basta
avervi
accennato
per
dimostrare
ancor
fondati
i
nostri
dubbi
,
che
sono
poi
dubbi
antichi
,
che
cioè
i
moderni
studiosi
,
contenti
a
quella
novità
speciosa
(
«
poesia
o
canto
»
,
«
apparente
prosa
che
è
poesia
»
)
,
siano
passati
troppo
disinvoltamente
sopra
a
quei
vizi
che
il
Foscolo
denuncia
;
e
per
passarvi
sopra
,
quasi
fingano
d
'
ignorare
le
dure
difficoltà
da
lui
proposte
.
Può
una
formula
sanare
quelle
difficoltà
?
Diciamo
allora
che
quella
«
poesia
»
,
quell
'
«
apparente
prosa
che
è
poesia
»
,
spesso
sente
più
l
'
«
arte
»
che
la
«
natura
»
,
come
sempre
il
Foscolo
asserisce
,
e
che
è
un
«
lavoro
raffinatissimo
d
'
arte
»
,
per
sé
indipendente
,
e
non
nato
in
un
«
conflato
di
fatti
,
ragioni
,
immagini
e
affetti
»
.
L
'
interesse
,
forse
,
che
alla
prosa
boccaccesca
,
alla
sua
complicata
ricchezza
,
han
posto
sempre
,
e
più
,
ultimamente
,
e
grammatici
e
stilisti
e
storici
della
lingua
,
ha
fatto
scambiare
per
ragioni
poetiche
quelle
che
sono
,
sovente
,
ragioni
retoriche
;
e
di
qui
tutti
i
danni
.
Diceva
ancora
il
Foscolo
,
del
Machiavelli
,
che
nella
sua
prosa
il
«
significato
d
'
ogni
vocabolo
par
che
partecipi
della
profondità
della
sua
mente
»
.
Profonda
o
no
,
questa
partecipazione
,
e
dunque
questa
necessità
,
questa
viva
essenzialità
,
per
il
Boccaccio
è
più
poca
assai
.
Che
se
poi
si
consideri
l
'
«
ardente
,
diritta
,
evidente
velocità
»
dell
'
altra
prosa
,
nata
contemporaneamente
a
quella
del
Boccaccio
,
senza
«
artifici
di
sintassi
»
moltiplicantisi
«
per
via
di
traduzioni
e
imitazioni
libere
dal
latino
»
,
ma
tanto
più
schietta
,
come
fu
la
prosa
della
corrente
popolare
,
governata
«
da
quella
grammatica
»
che
è
«
la
vera
e
perpetua
»
e
che
«
in
ogni
lingua
vien
suggerita
dalla
natura
»
;
se
si
consideri
tutto
questo
,
appariranno
più
manifesti
e
quell
'
iniziale
distacco
e
le
conseguenti
fatali
aberrazioni
.
Ma
si
voleva
parlare
della
Fiammella
.
Del
valore
di
questo
libro
,
quanto
a
scoperta
del
linguaggio
nell
'
arte
del
Boccaccio
,
s
'
è
detto
:
lo
studio
comparativo
con
le
fonti
classiche
s
'
aspetta
che
aiuti
a
dire
di
più
.
Ma
il
libro
ha
,
per
sé
,
un
suo
caratteristico
valore
di
tono
o
di
toni
.
È
un
romanzo
amoroso
narrato
in
prima
persona
,
un
romanzo
tutto
interno
,
lentissimo
.
Si
direbbe
,
e
non
è
altro
,
la
variazione
d
'
un
tema
solo
,
fiorito
a
volte
di
modi
labili
,
quasi
un
parlar
dell
'
anima
;
e
a
volte
arricchentesi
di
contrasti
,
curiosamente
legati
,
a
posta
cercati
.
«
Deh
,
or
non
è
questa
mirabile
cosa
,
o
donne
,
che
ciò
ch
'
io
veggio
mi
sia
materia
di
doglia
,
né
mi
possa
rallegrare
cosa
alcuna
?
Deh
,
quale
anima
è
in
inferno
con
tanta
pena
,
che
,
queste
cose
veggendo
,
non
dovesse
sentire
allegrezza
?
»
.
Con
una
tal
giustificazione
è
facile
al
Boccaccio
,
al
Boccaccio
naturalmente
prezioso
,
«
alessandrino
»
come
piaceva
dire
al
Parodi
,
ricco
,
intralciato
,
dar
splendida
prova
di
sé
,
di
quella
sua
«
facondia
a
descrivere
minutamente
e
con
maravigliosa
proprietà
ed
esattezza
»
,
avanti
di
darne
una
assai
più
splendida
nel
libro
del
Decameron
.
Feste
,
giostre
,
luoghi
ameni
,
con
bei
colori
,
begli
arnesi
e
vesti
,
belle
pitture
;
e
non
so
che
languore
che
senti
nel
periodo
un
poco
rilassato
.
Ma
in
quel
progredire
della
narrazione
quanto
mai
lenta
,
tra
conforti
e
sconforti
e
disperazioni
della
donna
amante
,
una
semplicità
,
a
volte
,
monda
,
con
parola
sofferta
e
quasi
nuda
,
un
parlar
dimesso
e
,
vorrei
dire
,
un
altro
Boccaccio
.
«
Ogni
uomo
si
rallegra
e
fa
festa
,
e
io
sola
piango
»
.
Allora
certe
intonazioni
quasi
di
canto
(
«
come
le
preste
ali
di
Progne
,
qualora
vola
più
forte
,
battono
i
bianchi
lati
»
)
,
un
'
aggettivazione
nettissima
(
«
mansueto
nel
viso
,
biondissimo
e
pulito
»
)
,
la
novità
d
'
una
parola
saputa
spiegare
(
«
l
'
aere
esultante
per
le
voci
del
popolo
circustante
»
)
,
la
forza
risuscitata
d
'
un
verbo
per
una
sapiente
collocazione
(
«
O
bellezza
,
dubbioso
bene
de
'
mortali
,
dono
di
picciolo
tempo
,
la
quale
più
tosto
vieni
e
pàrtiti
....
»
)
,
un
che
di
arcano
,
perfino
,
nel
rendere
la
passione
,
che
sa
di
Vita
nova
,
con
la
stessa
apprensione
d
'
anima
(
«
io
già
tutta
come
novella
fronda
agitata
dal
vento
tremava
»
)
.
E
ci
sono
versi
scopertissimi
,
con
altri
da
scoprire
(
«
Deh
,
vieni
,
vieni
,
ché
'
l
cor
ti
chiama
:
non
lasciar
perire
la
mia
giovinezza
presta
a
'
tuoi
piaceri
»
)
;
traduzioni
dov
'
è
qualcosa
di
più
che
la
semplice
misura
del
verso
,
e
c
'
è
sì
Ovidio
,
e
lo
cita
egli
stesso
esattissimamente
(
«
O
Sonno
,
piacevolissima
quiete
di
tutte
le
cose
e
degli
animi
vera
pace
»
)
,
ma
c
'
è
,
anche
,
una
progressione
tutta
sua
,
così
ben
condotta
e
sostenuta
(
«
O
domatore
de
'
mali
...
O
languido
fratello
della
dura
morte
....
O
porto
di
vita
....
O
dolcissimo
Sonno
»
)
.
Anche
quando
il
discorso
un
poco
s
'
intralcia
,
un
fermento
di
piacevol
alito
solleva
e
fa
men
fitta
la
sintassi
.
Pare
che
,
parlando
così
,
pianissimo
,
svegli
dal
di
dentro
una
segretezza
nuova
;
e
questo
è
proprio
un
dar
la
mano
all
'
altra
prosa
di
gusto
popolare
,
per
niente
latineggiante
,
né
poeticheggiante
,
né
lavorata
,
né
studiata
;
se
mai
,
libera
e
ardita
,
e
tutta
«
candidezza
e
soavità
»
,
come
il
Leopardi
appunto
diceva
,
e
ch
'
egli
sentiva
così
vicina
,
e
aveva
ragione
,
alla
lingua
greca
.
Quel
sempre
variare
lo
stesso
tema
avrà
dato
al
Boccaccio
,
spesso
,
monotonia
e
lentezza
;
ma
gli
diede
,
anche
,
una
nuova
ricchezza
,
una
ricchezza
per
estenuazione
.
Del
Boccaccio
fastoso
nel
descriver
minuto
,
quanti
esempi
,
e
di
che
forza
,
noi
troveremo
nel
suo
gran
libro
!
Ma
di
quest
'
altro
,
più
apparentemente
povero
e
più
parlante
,
assai
meno
ne
troveremo
,
e
non
,
forse
,
di
più
valore
.
Ché
mancherà
la
fatica
a
dare
quel
fiore
,
quella
labile
parvenza
;
mancherà
la
necessità
di
sempre
rifarsi
da
capo
,
come
per
ricontare
ex
-
novo
,
che
aiuta
un
poco
a
inventare
.
StampaQuotidiana ,
Il
soprano
Eugenia
Ratti
è
tornata
giorni
or
sono
dall
'
Olanda
,
dove
ha
cantato
con
grande
successo
di
pubblico
e
di
critica
.
Nonostante
ciò
,
la
brava
artista
non
parla
volentieri
del
suo
soggiorno
a
L
'
Aja
.
Dopo
tanti
mazzi
di
fiori
e
tanti
applausi
,
proprio
due
giorni
prima
di
partire
,
le
è
capitato
qualcosa
di
abbastanza
triste
.
Per
sdebitarsi
in
qualche
modo
delle
calorose
accoglienze
e
delle
cortesie
ricevute
,
la
Ratti
propose
ai
dirigenti
dell
'
Opera
e
alle
autorità
cittadine
un
concerto
benefico
.
«
Potete
devolvere
il
ricavato
»
,
disse
il
soprano
,
«
alla
Croce
Rossa
o
a
qualche
orfanotrofio
.
»
«
Grazie
»
,
le
risposero
,
«
ma
non
è
possibile
.
Nel
nostro
Paese
lo
Stato
provvede
direttamente
a
sostenere
istituti
del
genere
»
.
«
Va
bene
»
,
fece
la
Ratti
.
«
Ma
potremmo
versare
la
somma
all
'
Associazione
protettrice
degli
animali
o
a
qualche
organizzazione
assistenziale
privata
...
»
«
Nulla
da
fare
»
,
fu
ancora
la
risposta
.
«
Non
esistono
in
Olanda
enti
benefici
,
pubblici
o
privati
,
cui
largamente
non
provvedano
lo
Stato
o
la
nostra
beneamata
regina
»
.
Il
soprano
non
si
arrese
.
Restò
un
momento
soprappensiero
,
poi
trovò
la
soluzione
.
«
Allora
,
facciamo
così
.
Io
do
egualmente
il
concerto
e
voi
destinate
l
'
incasso
a
un
'
iniziativa
qualsiasi
,
come
vi
pare
e
piace
,
di
qualsiasi
genere
»
.
Questa
volta
tutti
i
volti
,
attorno
alla
cantante
,
s
'
illuminarono
.
«
Magnifica
idea
!
»
esclamò
l
'
intendente
dell
'
Opera
.
«
Sapete
come
adopereremo
i
vostri
soldi
?
Li
aggiungeremo
al
fondo
che
da
qualche
mese
stiamo
mettendo
da
parte
per
scritturare
la
Callas
l
'
anno
venturo
.
È
tanto
che
desideriamo
sentirla
,
ma
vuole
tanto
di
quel
danaro
!
»
La
Ratti
,
inutile
dirlo
,
dissimulò
a
fatica
il
risentimento
.
Ma
provate
a
immaginare
cosa
sarebbe
successo
se
un
caso
simile
fosse
capitato
alla
Callas
!
L
'
altro
giorno
,
a
Roma
,
in
un
negozio
di
via
Sistina
,
Martine
Carol
si
è
equipaggiata
per
la
spiaggia
.
Tre
pagliaccetti
:
uno
di
seta
verde
con
merletti
bianchi
,
uno
di
satin
giallo
con
pizzi
crudi
,
uno
interamente
di
pizzo
rosa
.
Un
francese
,
residente
negli
Stati
Uniti
,
ha
monopolizzato
tutta
la
produzione
del
vino
per
la
Messa
.
«
Ho
notato
che
i
cattolici
sono
in
aumento
»
,
ha
dichiarato
.
«
Spero
di
diventare
miliardario
ben
meritando
dalla
fede
»
.
StampaQuotidiana ,
Lungamente
aspettato
,
desiderato
,
dopo
lunga
gestazione
,
fatta
penosa
dalla
necessità
di
accordare
volontà
discordi
,
è
venuto
alla
luce
il
Manifesto
economico
del
Consiglio
Supremo
.
È
un
documento
strano
;
non
vi
mancano
giuste
osservazioni
,
buoni
consigli
,
ma
fanno
interamente
difetto
conseguenze
che
pure
appaiono
subito
patenti
e
necessarie
.
La
ragione
è
che
il
Consiglio
deve
legare
l
'
asino
dove
vuole
il
padrone
,
e
che
questi
permette
bensì
vaniloqui
oratori
,
ma
non
consente
pratici
provvedimenti
,
ad
esso
non
perfettamente
graditi
.
Il
Manifesto
principia
coll
'
osservare
che
i
prezzi
alti
sono
conseguenza
delle
guerre
.
Su
ciò
nessuno
contende
.
Seguita
con
altra
verità
,
pure
evidente
,
cioè
che
«
i
governi
debbono
accogliere
provvedimenti
atti
a
persuadere
le
popolazioni
che
,
mediante
l
'
aumento
della
produzione
,
possono
risolvere
il
problema
del
caro
vivere
.
I
governi
debbono
facilitare
lo
scambio
dei
prodotti
»
.
(
Cito
il
testo
come
è
stato
trasmesso
dal
telegrafo
)
.
Ma
bravo
!
come
va
,
per
altro
,
che
sinora
i
provvedimenti
dei
governi
sono
statici
e
seguitano
ad
essere
volti
proprio
ad
uno
scopo
opposto
?
Li
ignora
il
Consiglio
,
o
ne
dà
diverso
giudizio
?
Vogliamo
rammentarne
alcuni
?
Per
accrescere
la
produzione
,
si
scemano
le
ore
di
lavoro
,
s
'
impone
per
accordi
internazionali
,
per
leggi
,
tale
riduzione
.
Ma
che
sia
proprio
vero
che
meno
si
lavora
e
più
si
produce
?
Se
le
cose
stanno
così
,
perché
il
Consiglio
non
ci
dimostra
questa
splendida
verità
,
invece
di
sprecare
tempo
a
narrarci
cose
che
tutti
sanno
?
E
perché
non
svela
l
'
errore
enorme
del
governo
della
Germania
,
che
,
per
produrre
maggiore
quantità
di
carbone
,
ottiene
dal
patriottismo
dei
minatori
che
lavorino
ore
supplementari
?
E
come
mai
spiega
che
la
giornata
di
otto
ore
ha
fatto
aumentare
in
tutte
le
imprese
e
negli
uffici
governativi
il
numero
dei
lavoratori
?
Avrebbe
dovuto
rimanere
eguale
,
se
non
scemava
la
produzione
,
scemando
le
ore
di
lavoro
.
Per
la
produzione
,
oltre
al
lavoro
,
occorre
ciò
che
,
con
vocabolo
poco
preciso
ma
che
fa
comodo
,
si
dice
«
capitale
»
.
Può
essere
privato
,
o
pubblico
in
un
reggimento
socialista
,
ma
ci
vuole
sempre
.
Per
trasportare
le
merci
sulle
ferrovie
,
ci
vogliono
locomotive
,
siano
queste
di
privati
,
di
governi
socialisti
,
di
Soviet
,
o
di
chi
si
voglia
.
C
'
è
chi
crede
che
locomotive
e
carri
possano
essere
sostituiti
da
cartelle
del
debito
pubblico
.
C
'
è
chi
suppone
che
,
facendo
svolazzare
questo
o
quei
biglietti
di
Stato
o
di
banca
intorno
ad
un
campo
,
si
accresca
la
produzione
del
grano
,
meglio
che
con
arature
profonde
e
con
largo
uso
di
concimi
?
Chi
ha
tale
opinione
non
vede
certo
nel
Manifesto
la
contraddizione
,
che
invece
appare
stridente
per
chi
la
pensa
diversamente
.
Volete
accrescere
la
produzione
e
vi
adoperate
con
ogni
vostro
potere
per
sostituire
carta
agli
oggetti
materiali
che
servono
alla
produzione
.
Ma
forse
c
'
è
chi
crede
un
'
altra
panzana
,
cioè
che
tutta
quella
carta
rappresenti
solo
godimenti
a
cui
rinunziano
i
«
ricchi
»
.
Accidenti
!
Che
pancia
devono
avere
costoro
se
masticavano
tutti
quei
miliardi
che
,
con
grande
compiacenza
,
i
governi
dicono
di
ricavare
dai
loro
imprestiti
!
Il
lettore
vorrà
scusarci
se
non
discutiamo
seriamente
simili
ipotesi
.
«
I
mezzi
di
trasporto
sono
disorganizzati
»
dice
,
e
dice
bene
,
il
Consiglio
.
Dunque
la
conseguenza
sarebbe
che
bisogna
riordinarli
ma
come
volete
che
ciò
segua
se
scema
il
lavoro
,
scema
il
capitale
,
che
per
essi
si
adoperano
,
e
crescono
solo
gli
scioperi
e
le
paghe
?
Ma
non
basta
l
'
enorme
salasso
che
,
ai
capitali
volti
alla
produzione
,
fanno
i
governi
,
cogli
imprestiti
e
le
emissioni
di
carta
moneta
,
altro
grandissimo
ne
fanno
colle
imposte
.
Anche
qui
chiederemo
:
credete
voi
che
tutto
il
maggior
prodotto
delle
imposte
sia
tolto
esclusivamente
alle
spese
di
lusso
,
o
anche
,
se
vi
piace
,
ai
consumi
in
genere
,
e
che
nessuna
parte
,
piccola
o
grande
,
sia
tolta
alla
produzione
?
Se
sì
,
tiriamo
avanti
;
coi
ciechi
non
si
discorre
dei
colori
;
se
no
,
perché
proclamate
la
necessità
di
accrescere
la
produzione
,
e
ad
un
tempo
favorite
ciò
che
la
fa
scemare
?
Non
basta
ancora
.
Quel
tanto
che
rimane
ai
contribuenti
dovrebbe
,
per
accrescere
la
produzione
,
essere
adoperato
per
questa
;
ma
per
fare
ciò
occorre
che
chi
si
volge
per
tal
via
abbia
,
se
non
sicurezza
,
almeno
speranza
di
non
essere
spogliata
del
suo
.
Come
può
averla
se
,
come
dice
ottimamente
il
Consiglio
:
«
la
pace
non
è
ancora
stabilita
,
le
rivalità
e
le
antipatie
dominano
ancora
le
nazioni
europee
»
?
Perché
solo
europee
?
E
,
aggiungiamo
noi
,
la
pace
interna
è
anche
maggiormente
scossa
della
pace
internazionale
.
Chi
oggi
impianta
uno
stabilimento
industriale
non
sa
se
domani
non
gli
verrà
tolto
,
illegalmente
,
da
qualche
soviet
,
o
con
forma
poco
diversa
e
con
effetto
identico
,
requisito
legalmente
dal
governo
,
che
non
sa
trovare
altro
modo
di
mantenere
l
'
ordine
.
Chi
oggi
compra
un
bove
,
pei
suoi
possessi
,
non
sa
se
domani
non
lo
vedrà
morire
di
fame
,
per
la
prepotenza
di
scioperanti
;
chi
oggi
prepara
la
coltura
di
una
risaia
non
sa
che
ne
sarà
del
riso
che
spunterà
,
e
neppure
se
si
potrà
raccogliere
;
chi
ha
ulivi
non
sa
a
quali
«
prezzi
d
'
imperio
»
venderà
l
'
olio
,
e
perciò
ci
furono
possidenti
che
preferirono
tagliare
gli
ulivi
e
venderli
,
il
che
almeno
si
dice
non
è
il
miglior
modo
di
accrescere
la
produzione
dell
'
olio
;
chi
avesse
la
disgraziata
idea
di
edificare
una
casa
non
sa
a
quel
prezzo
sarà
costretto
di
darla
in
affitto
;
a
lui
basti
di
pagare
profumatamente
muratori
e
materiali
da
costruzione
,
al
rimanente
ci
pensa
l
'
umanitario
governo
;
e
veramente
non
pare
questo
il
miglior
modo
di
avere
abbondanza
di
alloggi
;
è
vero
che
il
governo
ne
promette
,
ma
come
li
edificherà
?
Con
denari
tolti
,
almeno
in
parte
,
ad
altre
produzioni
.
Fare
e
disfare
è
tutto
un
lavorare
,
ma
non
accresce
la
quantità
dei
prodotti
.
Dopo
ciò
,
qual
meraviglia
se
taluno
,
invece
di
fare
simili
impieghi
di
capitali
,
si
gode
,
se
imprevidente
,
i
quattrini
che
gli
rimangono
,
dedotte
le
imposte
progressive
ed
altre
o
si
studia
,
se
previdente
,
di
porre
al
sicuro
ciò
che
può
,
spingendosi
sino
a
comperare
diamanti
e
perle
,
che
sono
gemme
preziosissime
,
ma
proprio
inutili
per
la
produzione
.
Certo
,
queste
sono
male
opere
:
dimostrano
ciò
a
chiare
note
gli
economisti
ufficiali
;
ma
che
volete
?
L
'
uomo
somiglia
a
quello
strano
animale
,
reputato
molto
cattivo
,
perché
,
percosso
,
si
difendeva
.
C
'
è
ancora
dell
'
altro
.
Dice
il
Consiglio
,
e
sono
parole
d
'
oro
:
«
I
governi
debbono
facilitare
lo
scambio
dei
prodotti
»
.
Ah
!
sì
?
Ed
è
perciò
che
nel
maggior
numero
dei
paesi
in
nome
dei
quali
parla
il
Consiglio
,
sono
infinite
le
restrizioni
,
le
proibizioni
agli
scambi
dei
prodotti
.
È
proibito
di
importare
questo
prodotto
,
perché
è
di
lusso
;
proibito
di
esportare
quest
'
altro
,
perché
è
necessario
;
allora
che
rimane
da
scambiare
?
Questo
è
un
volere
e
un
disvolere
ad
un
tempo
.
Interpretando
molto
largamente
il
vocabolo
prodotti
,
rimarrebbero
lavoro
e
capitali
.
Ma
anche
ad
essi
hanno
provveduto
i
governi
.
Chi
si
prova
a
chiedere
un
passaporto
per
l
'
estero
può
conoscere
quanto
sia
facile
lo
scambio
degli
uomini
tra
i
vari
paesi
,
chi
si
prova
ad
esportare
o
ad
importare
«
capitali
»
conosce
un
nuovo
genere
di
delitti
.
Saranno
giustificati
per
scopi
fiscali
,
ma
non
venite
fuori
colle
bubbole
che
facilitano
lo
scambio
dei
prodotti
.
Notiamo
intanto
,
di
sfuggita
,
che
se
Inghilterra
e
Francia
non
avessero
,
prima
della
guerra
,
esportato
all
'
estero
enormi
capitali
,
non
avrebbero
potuto
fare
facilmente
,
come
hanno
fatto
,
le
spese
per
la
guerra
.
E
se
,
fra
qualche
anno
,
avranno
nuove
guerre
,
ben
potranno
chiosare
questa
verità
.
Deh
!
Avesse
potuto
l
'
Italia
esportare
all
'
estero
grandi
capitali
,
prima
della
guerra
,
non
avrebbe
ora
una
moneta
tanto
deprezzata
!
Il
Consiglio
ben
vede
lo
stato
presente
di
incertezza
,
di
mancanza
di
sicurezza
,
ma
non
ardisce
dire
una
parola
schietta
e
forte
;
mena
il
can
per
l
'
aia
,
dice
e
disdice
ed
appare
oltremodo
impacciato
.
Si
cadrebbe
in
errore
assegnando
l
'
origine
dei
mali
presenti
all
'
ignoranza
,
all
'
imperizia
,
al
mal
volere
dei
governi
.
Essi
fanno
ciò
che
possono
e
spesso
per
il
meglio
,
essendo
dati
i
sentimenti
e
gli
interessi
della
popolazione
.
C
'
è
del
vero
nell
'
asserzione
dei
socialisti
che
la
borghesia
si
dimostra
incapace
di
risolvere
i
problemi
presenti
;
occorre
per
altro
sostituire
,
al
termine
:
borghesia
,
quello
più
generico
di
classe
governante
,
ed
aggiungere
che
l
'
opera
di
questa
è
pure
in
parte
determinata
dai
sentimenti
e
dagli
interessi
dei
governati
,
o
per
dir
meglio
di
quella
parte
di
essi
che
ha
maggior
forza
.
Difficoltà
analoghe
alle
presenti
sarebbero
dunque
incontrate
,
sia
pure
con
diversa
intensità
,
da
ogni
genere
di
governi
,
sinché
non
si
modificano
sentimenti
ed
interessi
.
L
intensità
sarebbe
minore
se
si
potessero
togliere
alcune
contraddizioni
,
le
quali
fanno
che
lo
stato
presente
paia
volto
ad
accogliere
non
il
meglio
ma
il
peggio
di
vari
ordinamenti
.
Se
non
si
vuole
la
libertà
dei
commerci
e
delle
industrie
,
se
si
vuole
abolire
la
proprietà
privata
,
sia
pure
così
.
Non
è
oppugnabile
che
ci
possono
essere
altri
generi
di
economia
.
Si
provi
quella
del
socialismo
classico
,
affidando
tutti
i
mezzi
di
produzione
al
governo
,
si
provino
i
Soviet
,
si
provi
il
sindacalismo
,
si
provi
ciò
che
si
vuole
,
ma
che
almeno
non
sia
campato
per
aria
,
e
non
sia
uno
stato
di
disordine
che
giunge
all
'
assurdo
,
di
cui
è
sintomo
non
trascurabile
le
migliaia
di
decreti
,
o
di
grida
,
fra
cui
quelli
,
minuziosi
sino
al
ridicolo
,
che
regolano
il
consumo
dei
pasticcini
,
degli
asparagi
col
parmigiano
,
o
che
fissano
a
dieci
il
numero
delle
vivande
che
,
al
cuoco
di
una
trattoria
,
è
lecito
di
preparare
in
un
giorno
.
Un
tale
reggimento
pare
proprio
escogitato
per
conseguire
un
minimo
di
prosperità
economica
.
Eppure
il
Consiglio
spera
ancora
di
poterlo
trarre
in
salvo
,
e
propone
per
ciò
vari
rimedi
.
Li
esamineremo
nel
prossimo
articolo
.
StampaQuotidiana ,
Il
Bembo
aveva
ragione
:
che
il
Boccaccio
,
«
come
che
in
verso
altresì
molte
cose
componesse
,
nondimeno
assai
apertamente
si
conosce
che
solamente
nacque
alla
prosa
»
.
O
,
per
meglio
dire
,
di
quanto
arricchì
la
sua
prosa
,
d
'
altrettanto
smorzò
e
impoverì
la
poesia
.
E
proprio
cominciò
a
comporre
in
prosa
,
riportando
su
un
piano
tanto
più
alto
una
vicenda
popolaresca
,
con
suoi
caratteri
ben
netti
.
Parlo
del
Filocolo
,
trascrizione
piuttosto
infarcita
d
'
un
tema
e
d
'
una
storia
come
quella
di
Florio
e
Biancofiore
:
l
'
opera
«
giovanile
»
del
Boccaccio
,
che
,
secondo
il
Battaglia
,
rappresenterebbe
«
il
momento
romantico
di
uno
scrittore
che
col
volgere
degli
anni
avrebbe
educato
la
sua
grande
arte
al
più
schietto
realismo
»
.
Ma
,
dire
«
romantico
»
è
dir
troppo
;
e
contentiamoci
di
battere
l
'
accento
sulla
più
semplice
definizione
«
giovanile
»
;
e
spieghiamoci
così
quel
che
di
intemperante
e
di
folto
passò
tra
le
fila
di
quella
vicenda
romanzesca
,
e
che
furono
specialmente
ricordi
di
letture
,
e
di
poetiche
letture
;
tutto
,
insomma
,
un
mondo
classico
mescolato
confusamente
a
personali
esperienze
,
personali
affetti
,
e
avvisi
del
tempo
nuovo
.
Tra
il
Filocolo
e
l
'
Ameto
passarono
all
'
incirca
dieci
anni
;
e
ne
passeranno
poco
meno
dal
principio
della
composizione
del
Decamerone
,
e
un
poco
più
dal
suo
compimento
.
La
Fiammetta
è
un
'
eccezione
:
l
'
ultima
opera
di
prosa
,
e
si
può
dire
l
'
unica
,
avanti
il
Decamerone
,
dove
il
Boccaccio
parve
,
in
una
volta
,
cantare
e
licenziare
le
memorie
della
sua
vita
.
L
'
Ameto
,
dunque
,
sta
in
mezzo
,
e
anche
idealmente
occupa
il
giusto
mezzo
e
,
composto
com
'
è
di
prosa
e
di
verso
,
ripropone
più
sensibilmente
il
confronto
tra
prosa
e
poesia
boccaccesca
(
noi
non
accenneremo
neppure
alla
storia
di
queste
opere
miste
,
né
a
Boezio
né
a
Marziano
Capella
né
ad
Alano
da
Lilla
né
a
Dante
)
.
E
prendiamo
un
dato
solo
di
stile
.
Si
sa
quanto
il
Boccaccio
studiasse
e
imitasse
Dante
,
e
proprio
il
Dante
della
Commedia
.
Così
nel
Filocolo
,
così
nell
'
Ameto
.
Ma
non
già
,
nell
'
Ameto
,
per
sostenere
il
verso
;
sibbene
per
alzare
ancora
più
il
tono
della
prosa
,
di
quell
'
«
apparente
prosa
che
è
poesia
»
.
E
per
converso
,
in
prosa
,
egli
non
avrebbe
mai
toccato
modi
siffatti
(
«
Con
queste
bianche
e
rosse
come
foco
Ti
serbo
gelse
,
mandorle
e
susine
,
Fravole
e
bozzacchioni
in
questo
loco
,
Belle
peruzze
e
fichi
senza
fine
;
E
di
tortole
ho
preso
una
nidiata
,
Le
più
belle
del
mondo
,
piccoline
,
Colle
quai
tu
potrai
lunga
fiata
Prender
sollazzo
;
e
ho
due
leprettini
,
Pur
testé
tolti
alla
madre
piagata
ecc
.
»
)
;
e
per
l
'
appunto
in
terzine
stemperate
,
avvilite
direi
,
dove
c
'
è
già
un
sentore
di
ottava
,
dell
'
ottava
enumerativa
boccaccesca
,
e
poi
dell
'
altra
concertante
del
Poliziano
.
Proprio
quando
,
nella
prosa
dell
'
Ameto
,
tentava
un
maggior
arricchimento
e
un
periodare
più
complesso
.
E
l
'
aggettivo
il
peso
morto
della
prosa
boccaccesca
,
il
segno
della
sua
stanchezza
.
L
'
aggettivo
con
valore
attributivo
quasi
sempre
preposto
al
nome
,
e
che
nei
poeti
,
specie
nei
poeti
elegiaci
e
melici
,
forma
quel
finissimo
«
legato
»
,
(
diciamolo
un
'
altra
volta
con
un
termine
musicale
)
che
è
l
'
elemento
base
del
loro
melodizzare
,
l
'
affettuoso
connettivo
del
canto
;
dove
l
'
una
nota
par
tenuta
per
colorare
di
sé
l
'
altra
,
dar
senso
all
'
altra
,
mentre
questa
la
sostanzia
e
quasi
si
scioglie
in
essa
.
Proprio
su
questo
massimo
di
durata
,
su
questa
unità
armonica
,
s
'
appoggia
e
si
rinnova
di
tempo
in
tempo
,
e
direi
si
slancia
,
il
discorso
poetico
(
«
Quel
vago
impallidir
,
che
'
l
dolce
riso
D
'
un
'
amorosa
nebbia
ricoperse
»
.
«
Se
dell
'
eterne
idee
L
'
una
sei
tu
,
cui
di
sensibil
forma
Sdegni
l
'
eterno
senno
esser
vestita
,
O
fra
caduche
spoglie
Provar
gli
affanni
di
funerea
vita
»
)
;
e
vi
s
'
accorda
l
'
altro
elemento
,
con
l
'
aggettivo
posposto
al
nome
,
che
è
lo
«
staccato
»
(
e
anche
questa
volta
ricorreremo
alla
musica
)
,
e
serve
come
chiaroscuro
,
più
e
men
forte
,
sopra
tutto
nelle
riprese
,
nelle
chiuse
,
e
vive
unicamente
del
suo
contrario
(
«
e
fia
compagna
D
'
ogni
mio
vago
immaginar
,
di
tutti
I
miei
teneri
sensi
,
i
tristi
e
cari
-
Moti
del
cor
la
rimembranza
acerba
»
)
.
Nella
prosa
è
il
caso
inverso
,
quanto
più
il
gusto
della
prosa
progredisce
e
s
'
affina
.
Ed
è
lo
«
staccato
»
a
dare
il
colore
,
l
'
accento
,
la
forte
scansione
;
mentre
,
in
momenti
rari
,
in
toni
un
poco
più
alti
,
anch
'
essa
«
lega
»
col
finissimo
artificio
che
s
'
è
detto
.
Sarà
dunque
nel
Boccaccio
,
questo
continuo
«
legare
»
,
la
riprova
più
valida
di
quella
sua
«
apparente
prosa
che
è
poesia
»
?
Ma
si
osserverà
:
Boccaccio
tolse
quest
'
uso
dal
latino
.
Che
,
in
verità
,
non
distrugge
il
dato
stilistico
,
né
il
suo
particolare
valore
.
E
poi
sta
il
fatto
che
il
Boccaccio
,
specie
sul
principio
,
se
ne
appropriò
in
un
suo
periodare
monotono
,
per
successioni
,
per
addizioni
,
solo
più
tardi
arrivato
a
una
maggior
finezza
di
sintassi
.
Si
pensi
al
Novellino
,
alla
varietà
del
suo
parlare
,
per
cenni
,
alla
scrittura
magra
,
con
sensibili
contrasti
e
,
nell
'
uso
dell
'
aggettivo
,
appunto
,
con
inattese
libertà
.
Qui
davvero
non
si
compone
per
serie
,
ma
in
un
modo
tutto
inventivo
,
anche
se
corto
.
E
cessato
quell
'
inventare
,
il
discorso
svolta
e
varia
.
Disse
il
Foscolo
che
il
Boccaccio
vedeva
«
in
ogni
parola
una
vita
che
fosse
propria
,
né
bisognosa
altrimenti
d
'
essere
animata
dall
'
intelletto
»
.
E
badate
,
la
vena
di
certi
scrittori
spesso
consiste
non
di
parole
soltanto
,
ma
di
intere
frasi
e
cadenze
,
con
una
vita
loro
propria
,
né
bisognose
altrimenti
d
'
essere
animate
dall
'
intelletto
;
consiste
,
volevo
dire
,
in
una
sorta
di
elegantissimo
ozio
.
Come
nei
melodisti
a
oltranza
.
E
in
prosa
come
in
verso
solo
allora
si
tocca
la
perfezione
,
quando
l
'
inventare
e
l
'
ambito
compositivo
s
'
aiutano
e
si
condizionano
,
senza
squilibri
.
Il
Boccaccio
,
intanto
,
nell
'
Ameto
,
corresse
e
variò
certa
dovizia
aggettivale
,
studiò
più
accorte
collocazioni
(
«
e
le
rocche
fortissime
»
)
;
e
,
tirato
dal
suo
vivace
istinto
di
realista
,
sostituì
,
al
comporre
secondo
regole
e
cadenze
e
,
direi
,
secondo
un
ideale
ritmo
,
invenzioni
più
frequenti
,
vere
spezzature
o
discordanze
nel
suo
tessuto
prosastico
.
Ma
che
cosa
è
quest
'
Ameto
?
E
,
o
vuole
essere
,
la
rappresentazione
del
rinnovamento
dello
spirito
umano
per
mezzo
dell
'
amore
;
la
storia
di
Ameto
cacciatore
«
vagabondo
giovane
»
,
che
di
rozzo
e
selvaggio
,
ingentilito
dall
'
amore
,
e
aiutato
dalle
sette
virtù
,
s
'
innalza
alla
contemplazione
delle
verità
supreme
.
Questa
,
in
vero
,
è
la
macchina
del
libro
,
che
dà
la
spinta
al
libro
;
e
che
s
'
adatta
poi
,
via
facendo
,
alla
statura
e
al
gusto
dell
'
autore
.
Parrebbe
di
assistere
a
una
drammatica
«
riduzione
»
(
non
però
sofferta
,
s
'
intende
,
ma
che
non
cessa
d
'
esser
tale
)
d
'
un
'
alta
idea
,
viva
ancora
ai
tempi
del
Boccaccio
,
più
,
forse
,
come
ricordo
che
come
forza
attiva
,
e
che
nella
mente
del
Boccaccio
trova
un
suo
limite
,
e
,
per
questo
,
si
fa
a
suo
modo
vivente
.
Già
,
che
fosse
un
motivo
fortemente
sentito
,
lo
avvertì
fin
dal
principio
.
Vedi
Ameto
,
«
d
'
ogni
parte
carico
della
presa
preda
»
«
intorniato
da
'
cani
tornando
a
'
suoi
luoghi
»
«
vicino
a
quella
parte
ove
il
Mugnone
muore
con
le
sue
onde
»
,
fermarsi
ad
ascoltare
una
«
graziosa
voce
»
«
in
mai
più
non
udita
canzone
»
;
e
«
verso
quella
parte
,
ove
il
canto
estimava
,
porse
,
piegando
la
testa
sopra
la
manca
spalla
,
l
'
orecchio
ritto
»
(
ma
questa
punteggiatura
troppo
secondo
logica
,
troppo
minuta
,
per
il
sinuoso
periodare
boccaccesco
!
)
.
S
'
accosta
,
dunque
,
Ameto
,
e
vede
giovinette
,
«
alcuna
mostrando
nelle
basse
acque
i
bianchi
piedi
»
,
e
che
con
lento
passo
«
vagando
s
'
andavano
»
.
La
meraviglia
di
Ameto
vale
assai
più
delle
cose
che
descrive
,
rimane
come
un
vapore
sospeso
,
una
luce
primaverile
;
ché
le
cose
sono
sempre
le
stesse
,
e
un
poco
monotone
;
e
le
sette
virtù
,
anch
'
esse
troppo
uguali
,
Mopsa
,
Emilia
,
Adiona
,
Acrimonia
,
Agapes
,
Fiammetta
,
Lia
;
vere
donne
,
e
troppo
donne
.
E
Ameto
,
«
con
occhio
ladro
»
,
a
riguardare
«
l
'
aperte
bellezze
di
tutte
quante
»
.
Appunto
quest
'
occhio
di
Ameto
è
la
novità
del
libro
,
il
miracolo
che
trasforma
il
vario
nell
'
uno
;
e
la
pagina
ne
risulta
piena
d
'
infinite
sorprese
.
«
Con
fervente
disio
cercava
d
'
essere
Afron
o
di
mutarsi
in
Ibrida
o
divenire
Dioneo
o
parere
Apaten
o
Apiros
o
Caleone
»
.
E
il
circostante
mondo
di
natura
,
per
nulla
distinto
,
anzi
da
ogni
parte
mescolantesi
come
cosa
vivente
,
pieno
di
sensi
anch
'
esso
;
e
i
colori
presi
da
ogni
dove
,
dalla
realtà
e
dal
mondo
classico
e
dal
mito
.
Non
a
caso
,
nell
'
Ameto
,
spiccano
con
forte
rilievo
,
e
quasi
s
'
accordano
in
un
superiore
impegno
,
due
grandi
parti
:
una
minutissima
descrizione
d
'
un
orto
,
la
più
ricca
e
architettata
di
tutto
il
libro
;
e
una
storia
d
'
amore
,
quella
di
Agapes
,
che
altra
non
ne
scrisse
mai
,
avanti
il
Decamerone
,
con
penna
sì
ardita
,
e
con
la
sua
allegra
lascivia
.
Per
questo
vasto
accordo
,
quest
'
armonia
e
,
vorrei
dire
,
amorosa
prospettiva
,
l
'
Ameto
è
il
precedente
immediato
del
mondo
polizianesco
e
,
in
sé
,
segna
un
punto
assai
importante
nella
resurrezione
rinascimentale
.
Era
destino
che
lo
fissasse
prima
il
Boccaccio
.
Spiace
,
nella
pur
buona
edizione
che
Nicola
Bruscoli
ha
curato
dell
'
Ameto
per
l
'
editore
Laterza
,
trovare
una
dichiarazione
come
questa
:
«
L
'
autore
si
ripromette
di
tornare
in
seguito
sui
Manoscritti
dell
'
Ameto
,
aggiungendo
altri
dati
quali
sarà
possibile
ricavare
dall
'
esplorazione
di
nuovo
materiale
,
oggi
sotto
speciale
custodia
a
causa
dello
stato
di
guerra
»
.
E
chi
obbligava
mai
il
Bruscoli
a
pubblicare
con
una
tal
precipitazione
?
Ma
vorrei
dire
un
'
altra
cosa
ancora
,
ché
l
'
ho
appena
accennata
avanti
.
Sul
sistema
della
punteggiatura
adottato
per
questa
prosa
del
Boccaccio
,
come
sempre
tendente
,
con
una
leggera
enfasi
,
alla
poesia
.
Questa
interpunzione
,
così
spiccatamente
logica
,
non
pare
al
Bruscoli
che
debba
frastornare
un
poco
il
lettore
,
impedirgli
il
gusto
di
risentire
in
sé
quella
musica
che
è
del
periodare
boccaccesco
?
Eppure
il
Leopardi
,
nelle
Operette
morali
,
ci
aveva
lasciato
un
esempio
splendido
di
come
si
possa
con
la
interpunzione
aiutare
la
lettura
,
dividendo
secondo
pause
,
non
secondo
sintassi
,
o
secondo
una
più
interna
sintassi
.
Mi
si
potrebbe
rispondere
col
nome
del
Manzoni
.
Ma
già
la
prosa
del
Manzoni
è
ben
altra
da
quella
del
Boccaccio
,
e
non
è
poi
detto
che
il
Manzoni
,
qualche
volta
non
peccasse
in
minuziosità
,
per
iscrupolo
di
non
riuscire
mai
abbastanza
chiaro
,
affabile
.
E
un
'
ultima
osservazione
,
sull
'
uso
della
dieresi
.
Quest
'
uso
,
assai
intemperante
,
non
ha
portato
fortuna
,
e
s
'
è
visto
,
ad
altro
editore
del
Boccaccio
.
Davvero
che
un
verso
come
questo
«
stanti
all
'
ombra
d
'
un
fiorito
alloro
»
,
aveva
bisogno
della
dieresi
su
«
fiorito
»
(
così
:
«
fïorito
»
)
,
di
quest
'
errore
smaccato
,
di
questa
strascicatura
,
per
essere
un
verso
?
Ma
basterebbe
dividere
«
stanti
»
da
«
all
'
ombra
»
,
con
un
effetto
bellissimo
di
iato
,
e
l
'
endecasillabo
,
proprio
lì
,
si
slargherebbe
,
si
distenderebbe
;
e
s
'
avrebbe
proprio
dipinta
la
contentezza
di
stare
all
'
ombra
,
quieti
,
che
è
un
piacere
.
Se
questa
è
invenzione
nostra
,
del
nostro
strafare
,
chiediamo
venia
.
StampaQuotidiana ,
La
cinquantatreenne
signora
Chan
,
cittadina
di
Hong
-
Kong
,
si
è
decisa
ad
andare
in
tribunale
.
Ha
pazientato
un
quarto
di
secolo
.
Finché
ha
potuto
,
ha
lavorato
per
vivere
.
Ma
ora
,
tormentata
dall
'
artrite
e
da
una
miopia
galoppante
,
vuole
che
il
marito
sposato
25
anni
fa
,
e
che
non
ha
mai
visto
neppure
una
volta
,
le
passi
gli
alimenti
prescritti
dalla
legge
cinese
.
Il
marito
,
mercante
sessantenne
,
placito
e
occhialuto
,
si
è
fatto
finalmente
vivo
.
È
arrivato
da
una
lontana
provincia
e
per
la
prima
volta
ha
incontrato
,
davanti
ai
giudici
,
la
donna
sposata
per
procura
nel
1933
,
quando
faceva
il
marinaio
sui
mercantili
.
I
due
coniugi
sono
arrivati
alle
nozze
d
'
argento
senza
conoscersi
.
Anche
per
i
cinesi
,
che
difficilmente
si
meravigliano
di
qualcosa
,
il
caso
è
piuttosto
singolare
.
Ma
non
basta
.
La
signora
Chan
racconta
qualcosa
di
ancora
più
straordinario
.
«
Come
vuole
la
nostra
tradizione
contadina
,
il
posto
dello
sposo
lontano
durante
la
cerimonia
nuziale
fu
preso
da
un
grosso
gallo
.
Il
volatile
rappresentava
in
tutto
e
per
tutto
lo
sposo
assente
.
Un
testimone
lo
teneva
fra
le
braccia
,
al
mio
fianco
,
e
il
sacerdote
gli
rivolse
le
domande
e
i
predicozzi
di
rito
proprio
come
se
si
fosse
trattato
di
un
uomo
.
I
miei
suoceri
erano
cinesi
di
vecchio
stampo
.
Il
loro
rispetto
per
la
tradizione
non
si
fermò
lì
.
Vollero
che
trascorressi
la
prima
notte
di
matrimonio
assieme
al
gallo
.
Era
un
grosso
gallo
,
inquieto
e
rissoso
,
cui
non
garbava
starsene
legato
per
una
zampa
sul
giaciglio
.
Mi
sbatteva
le
ali
sul
viso
e
ogni
tanto
mi
beccava
il
naso
o
le
dita
dei
piedi
.
Un
vero
inferno
.
Credevo
che
dopo
la
prima
notte
il
gallo
tornasse
alle
sue
galline
.
Sbagliavo
.
I
miei
suoceri
dissero
che
allontanare
il
gallo
avrebbe
portato
sfortuna
al
figlio
marinaio
.
Mi
costrinsero
a
dormire
col
gallo
ancora
per
mesi
,
per
anni
:
finché
mio
marito
,
che
intanto
non
dava
segno
di
vita
,
non
fosse
tornato
.
Così
,
ho
passato
col
gallo
tutte
le
mie
notti
per
otto
anni
.
Anzi
coi
galli
:
perché
morto
uno
ne
veniva
un
altro
.
Galli
nervosi
e
inquieti
per
la
mancanza
di
galline
,
che
mi
beccavano
rabbiosamente
e
spesso
mi
svegliavano
nel
cuore
della
notte
con
terribili
"
chicchirichì
"
.
Poi
i
miei
suoceri
,
a
breve
distanza
di
tempo
,
morirono
.
Mi
trovai
sola
.
Senza
neppure
più
il
gallo
.
Credo
giusto
che
mio
marito
mi
aiuti
,
finalmente
»
.
La
figlia
del
re
del
Marocco
,
principessa
Aicha
,
ha
approvato
ufficialmente
il
gesto
delle
donne
algerine
che
hanno
bruciato
il
velo
.
StampaQuotidiana ,
6
settembre
.
Gli
avvenimenti
del
teatro
di
operazioni
franco
-
tedesco
si
succedono
con
tanta
rapidità
,
e
sono
così
imprevisti
,
che
non
si
ha
quasi
più
nemmeno
il
tempo
di
comprenderli
bene
e
di
coordinarli
con
quelli
del
teatro
austro
-
tedesco
-
russo
.
Ieri
si
annunciava
che
le
due
fortezze
di
La
Fère
e
di
Laon
,
le
quali
dovevano
costituire
con
Reims
la
seconda
linea
di
difesa
francese
,
erano
cadute
senza
combattere
in
potere
dei
tedeschi
.
Oggi
,
anche
Reims
è
presa
da
questi
ultimi
,
con
la
stessa
facilità
.
Le
più
disparate
supposizioni
possono
sorgere
da
questi
fatti
.
Le
tre
fortezze
erano
dunque
impreparate
alla
resistenza
?
O
l
'
esercito
ha
rinunciato
a
difenderle
,
perché
non
è
in
grado
di
fare
una
.
utile
difesa
?
Si
deve
ammettere
piuttosto
che
la
reddizione
della
linea
La
Fère
,
Laon
,
Reims
sia
conseguenza
di
un
ponderato
disegno
?
Ma
quale
disegno
può
essere
questo
,
che
lascia
aprire
ai
tedeschi
una
così
larga
breccia
fra
le
cortine
difensive
della
frontiera
e
il
campo
trincerato
di
Parigi
?
Oramai
,
e
crediamo
già
d
'
aver
sufficientemente
dimostrato
ciò
,
l
'
esercito
tedesco
è
saldamente
congiunto
,
nella
sua
avanzata
da
nord
,
con
le
truppe
che
guerniscono
la
Lorena
fra
le
piazze
di
Metz
e
di
Strasburgo
:
e
si
sta
abbattendo
col
grosso
sui
francesi
,
e
li
va
stringendo
in
una
formidabile
tenaglia
.
Ammettiamo
pure
che
l
'
abbandono
di
tutta
la
seconda
linea
di
difesa
francese
sia
un
invito
insidioso
all
'
esercito
tedesco
di
entrare
nella
via
senza
uscita
segnata
ad
est
dalle
cortine
difensive
,
a
sud
dal
triangolo
Langres
,
Digione
,
Besanzone
,
ad
ovest
da
Parigi
.
Il
concetto
può
parere
brillante
,
ma
l
'
attuazione
è
pericolosa
.
Come
potranno
difendersi
le
truppe
francesi
,
che
fanno
attualmente
fronte
ad
oriente
,
.
e
appena
resistono
alla
pressione
delle
truppe
tedesche
della
Lorena
,
se
vengono
attaccate
anche
alle
spalle
?
Non
cederanno
sotto
la
doppia
pressione
avversaria
?
E
allora
,
che
valore
avranno
le
fortezze
di
Belfort
,
di
Épinal
,
di
Toul
e
di
Verdun
,
lasciate
a
sé
stesse
?
Pare
ormai
che
l
'
esercito
tedesco
non
si
preoccupi
più
di
Parigi
,
diventata
semplice
campo
trincerato
francese
;
e
con
la
stessa
risoluzione
con
cui
prima
avanzava
ad
ovest
,
ora
scenda
in
gran
parie
a
sud
,
alla
ricerca
dell
'
esercito
francese
,
che
è
diventato
l
'
obiettivo
principale
della
guerra
.
Veramente
,
sembra
oggi
,
per
un
momento
,
fermarsi
e
riprendere
fiato
:
ma
questo
arresto
dipende
dalla
risoluzione
di
raccogliersi
prima
di
fare
lo
sforzo
,
o
dalla
previsione
di
un
pericolo
?
Si
sente
minacciato
,
forse
,
dalla
riunione
e
dalla
marcia
in
.
avanti
di
grossi
corpi
di
truppe
alleate
,
preparartisi
all
'
insaputa
di
tutti
in
una
regione
della
Francia
settentrionale
,
fra
Rouen
e
Parigi
,
per
esempio
?
Questo
fatto
può
essere
meno
inverosimile
di
quanto
possa
a
prima
vista
sembrare
.
E
Parigi
resisterà
invece
molto
a
quelle
truppe
tedesche
che
certamente
l
'
investiranno
?
Non
sarà
staio
esageralo
anche
il
valore
delle
difese
della
capitale
come
era
esagerato
quello
delle
fortezze
cadute
tanto
facilmente
?
Non
erano
stati
i
francesi
stessi
a
magnificare
la
solidità
e
la
potenza
delle
loro
fortificazioni
?
La
notizia
che
i
tedeschi
,
a
quanto
pare
,
hanno
tolto
o
stanno
togliendo
cinque
o
sei
corpi
d
'
esercito
dal
teatro
d
'
operazioni
occidentale
,
per
volgerli
contro
i
russi
,
aggiunge
una
prova
di
più
della
debolezza
che
pare
manifestare
l
'
intera
azione
militare
francese
.
Il
Comando
tedesco
è
certamente
in
grado
di
conoscere
quale
può
essere
ancora
la
forza
attiva
dell
'
avversario
:
e
se
distoglie
tanta
truppa
dalla
sua
fronte
di
battaglia
,
sostituendola
con
formazioni
di
seconda
linea
,
vuol
dire
che
non
teme
più
molto
.
Ma
allora
la
resistenza
che
la
Francia
potrà
opporre
all
'
avversario
sarà
dunque
tale
da
non
dar
tempo
alle
nazioni
alleate
di
intervenire
a
ristabilire
le
sorti
della
guerra
?
Prima
di
rispondere
a
questa
domanda
bisognerà
conoscere
ancora
molti
dati
,
che
per
ora
non
ci
sono
affatto
noti
.
La
domanda
è
appunto
dettata
dalla
difficile
coordinazione
degli
effetti
,
che
si
rivelano
improvvisamente
,
con
le
cause
,
che
non
si
conoscono
abbastanza
.
Indubbiamente
questa
specie
di
paralisi
in
cui
è
cascata
la
Francia
e
anche
l
'
Inghilterra
(
perché
bisogna
pure
ammettere
che
l
'
Inghilterra
,
finora
,
non
è
entrata
quasi
nemmeno
nella
lotta
)
,
sorprende
alquanto
:
e
fa
rivolgere
con
maggiore
attenzione
lo
sguardo
a
quanto
avviene
nel
teatro
della
guerra
orientale
,
come
se
si
sperasse
che
gli
avvenimenti
di
laggiù
portassero
un
po
'
più
di
luce
,
e
dessero
la
spiegazione
di
quelli
franco
-
tedeschi
.
Ecco
,
a
grandi
tratti
,
ciò
che
accade
fra
Russia
,
Germania
ed
Austria
.
Una
sconfitta
russa
a
nord
,
ben
netta
,
fra
Ortelsburg
e
Gingelburg
;
una
sconfitta
austriaca
a
sud
,
non
così
grave
ancora
,
non
così
decisa
.
ma
riportata
da
tutto
l
'
esercito
austriaco
:
questo
è
il
bilancio
delle
operazioni
nel
teatro
orientale
della
guerra
.
Diciamo
subito
che
,
se
la
buona
fortuna
russa
a
sud
aumenta
,
la
sconfitta
austriaca
diventa
gravissima
,
tutto
l
'
esercito
austriaco
essendo
coinvolto
nel
disastro
.
La
sconfitta
russa
di
Ortelsburg
è
la
conseguenza
della
azzardata
avanzata
dei
russi
verso
nord
,
per
tagliar
fuori
le
truppe
tedesche
,
battute
in
un
'
azione
frontale
alla
estrema
frontiera
orientale
prussiana
a
Gumbinnen
.
Allettati
forse
da
questo
buon
successo
,
i
russi
hanno
voluto
ingrandirlo
:
e
senza
molto
preoccuparsi
del
fatto
che
la
marcia
in
avanti
non
solo
li
allontanava
dall
'
esercito
principale
della
Galizia
(
col
quale
non
hanno
mai
dimostrato
d
'
avere
grande
accordo
)
ma
sopra
tutto
li
esponeva
ad
essere
attaccati
da
truppe
fresche
e
numerose
.
provenienti
dalla
linea
della
Vistola
e
dalle
fortezze
di
Graudenz
e
di
Thorn
,
hanno
puntato
risolutamente
verso
la
giuntura
delle
truppe
tedesche
intatte
e
di
quelle
battute
,
costituita
a
un
dipresso
dalla
regione
dei
laghi
Masuriani
.
Ma
il
terreno
in
cui
l
'
esercito
russo
si
è
così
messo
,
è
terreno
difficilissimo
,
rotto
da
fiumi
,
laghi
e
boschi
,
che
rendono
i
tratti
percorribili
quasi
simili
a
istmi
di
terra
o
a
giganteschi
argini
,
dove
le
truppe
possono
facilmente
entrare
,
ma
non
possono
poi
manovrare
in
nessun
modo
,
perché
lo
spazio
manca
.
Chi
si
impiglia
in
un
suolo
così
fatto
,
ed
è
attaccato
contemporaneamente
sulla
testa
,
sul
fianco
e
in
coda
,
non
può
,
quasi
certamente
,
resistere
;
poiché
non
può
combattere
che
con
pochissime
truppe
,
le
prime
o
le
ultime
,
mentre
tutte
le
altre
sono
schiacciate
fra
quelle
,
e
sono
destinate
ad
aspettare
soltanto
l
'
esito
della
battaglia
.
I
grandi
generali
,
quando
si
sono
trovati
interiori
di
forze
agli
avversarii
,
e
hanno
potuto
,
hanno
cercato
di
attrarre
il
nemico
in
luoghi
come
questi
dei
laghi
Masuriani
:
la
battaglia
d
'
Arcole
è
uno
degli
esempii
più
belli
del
genere
.
Sono
battaglie
che
molto
rendono
,
quando
riescono
,
e
poco
pericolo
portano
alle
proprie
truppe
,
perché
costituiscono
,
in
fondo
,
trappole
tese
a
un
nemico
che
,
se
ci
cade
dentro
,
non
si
può
difendere
.
Il
modo
col
quale
si
svolgono
spiega
il
numero
relativamente
grande
dei
prigionieri
fatti
dai
tedeschi
,
che
è
andato
poi
di
mano
in
mano
aumentando
dopo
il
primo
giorno
:
poiché
soltanto
alla
fine
della
raccolta
i
tedeschi
hanno
potuto
valutare
le
prese
compiute
.
La
battaglia
di
Ortelsburg
ha
dato
ai
tedeschi
la
possibilità
di
trattenere
l
'
invasore
,
e
di
chiamare
nuovi
rinforzi
per
una
eventuale
prossima
ripresa
delle
operazioni
,
sicché
ha
portato
una
relativa
tranquillità
nella
Germania
settentrionale
e
nella
capitale
.
Ma
è
stata
combattuta
in
uno
scacchiere
secondario
,
dalla
parte
minore
degli
eserciti
avversarii
,
e
non
ha
che
una
efficacia
locale
.
Assai
maggiore
importanza
riveste
la
battaglia
della
Galizia
.
Essa
ripete
il
suo
valore
dalla
decisione
dei
russi
di
andare
alla
ricerca
dell
'
esercito
austriaco
per
batterlo
,
disdegnando
per
il
momento
qualunque
altro
obiettivo
territoriale
.
Questo
concetto
semplice
,
sicuro
ed
elegante
era
giusto
ed
attuabile
,
poiché
era
sostenuto
dalla
grande
superiorità
numerica
che
i
russi
avevano
sugli
avversarli
.
Se
riusciva
,
veniva
a
togliere
di
mezzo
il
nemico
più
pericoloso
dei
russi
nel
primo
periodo
della
campagna
.
Gli
austriaci
hanno
accettato
la
lotta
,
schierandosi
con
tutte
le
forze
contro
la
maggior
parte
delle
forze
russe
.
Hanno
soltanto
giudicato
più
conveniente
attendere
l
'
avversario
,
anziché
andarlo
;
a
cercare
.
Forse
,
hanno
creduto
che
la
marcia
in
avanti
avrebbe
stancato
e
disorganizzato
i
russi
,
che
sono
stimati
,
in
generale
,
migliori
soldati
da
posizione
che
da
attacco
;
forse
hanno
riconosciuto
subito
la
superiorità
numerica
russa
,
ed
hanno
cercato
di
compensarla
con
la
fortificazione
di
regioni
,
dalle
quali
,
a
tempo
opportuno
,
avrebbero
poi
iniziato
la
controffesa
.
Le
loro
artiglierie
,
e
specialmente
gli
ottimi
mortai
da
305
,
avrebbero
così
avuto
buon
giuoco
per
l
'
azione
.
La
lotta
decisiva
,
con
metodi
diversi
,
fu
così
impegnata
.
Le
notizie
che
si
hanno
finora
della
battaglia
,
dicono
che
la
sinistra
austriaca
ha
riportato
reali
vantaggi
sulla
destra
russa
,
ma
non
tali
da
obbligare
questa
a
retrocedere
interamente
,
e
da
porre
in
pericolo
le
truppe
rimanenti
:
pare
anzi
che
,
in
questi
giorni
,
una
nuova
avanzata
russa
avvenga
nei
luoghi
già
conquistati
dagli
austriaci
.
Ma
il
centro
e
la
sinistra
russa
hanno
,
sempre
a
quanto
si
sa
,
conseguiti
grandissimi
vantaggi
sul
centro
e
sulla
destra
nemica
,
che
è
stata
costretta
ad
abbandonare
le
posizioni
sulle
quali
si
era
trincerata
,
per
occuparne
altre
retrostanti
.
Sicché
,
mentre
la
Polonia
russa
non
è
gravemente
minacciata
dagli
austriaci
,
tutta
la
Galizia
meridionale
austriaca
è
invasa
dai
russi
,
i
quali
si
rivolgono
ora
,
a
quanto
dicono
,
verso
nord
per
finire
di
battere
i
nemici
già
disgregati
,
e
verso
ovest
per
tagliar
loro
la
ritirata
,
scendendo
,
se
è
possibile
,
nell
'
Ungheria
.
Quest
'
ultimo
movimento
può
sembrare
ancora
prematuro
.
Prima
di
traboccare
in
Ungheria
,
l
'
esercito
russo
deve
passare
i
Carpazi
,
i
quali
,
meno
che
nel
tratto
centrale
dei
Beschidi
,
sono
abbastanza
difficili
,
e
che
scarse
truppe
possono
difendere
a
lungo
contro
forze
assai
superiori
.
Ma
ogni
giorno
che
passa
migliora
la
condizione
dell
'
esercito
russo
e
peggiora
quella
austriaca
;
perché
quello
può
continuare
a
far
giungere
sul
campo
della
lotta
nuovi
soldati
,
mentre
l
'
avversario
ha
già
compiuto
,
o
quasi
,
lo
sforzo
massimo
.
Ora
,
quando
in
guerra
,
dopo
aver
fatto
tutto
ciò
che
si
è
potuto
ed
avere
tutto
sperato
,
non
si
è
ottenuta
la
vittoria
,
assai
difficilmente
gli
animi
continuano
a
serbarsi
impavidi
per
l
'
avvenire
.
Il
terribile
effetto
di
dissoluzione
può
manifestarsi
inoltre
assai
più
violentemente
nell
'
esercito
austriaco
che
in
altri
eserciti
.
Per
il
nodo
con
cui
esso
è
formato
,
le
truppe
che
si
sono
finora
valorosamente
battute
,
sotto
l
'
impressione
del
disastro
,
possono
disorganizzarsi
,
ed
agire
sotto
l
'
impero
di
nuove
idee
,
finora
represse
o
non
nate
.
Di
fronte
a
queste
cattive
condizioni
austriache
,
stanno
le
ottime
condizioni
dei
russi
.
Chi
sa
,
intanto
,
quale
efficacia
possa
esercitare
l
'
azione
russa
,
oramai
vittoriosa
,
sui
romeni
ancora
indecisi
?
I
grandi
eserciti
russi
avanzanti
presso
la
frontiera
romena
,
fra
popolazioni
romene
,
non
risveglieranno
quei
ricordi
e
quei
sentimenti
di
simpatia
,
che
la
Romania
può
ancora
avere
,
come
ricordo
di
un
altra
grande
guerra
combattuta
insieme
,
quella
del
1877-78
?
Potrebbe
darsi
che
la
speranza
di
trascinare
con
sé
questo
paese
,
sia
stata
appunto
uno
dei
motivi
della
distensione
della
sinistra
russa
verso
sud
.
Chi
sa
,
sopra
tutto
,
quale
effetto
possa
produrre
sull
'
esercito
serbo
l
'
apparire
di
truppe
russe
sui
Carpazi
,
sia
pure
non
subito
,
sia
pure
dopo
molte
fatiche
?
I
serbi
,
finora
,
non
hanno
potuto
uscire
dal
proprio
paese
ed
entrare
in
Austria
,
nonostante
alcuni
buoni
successi
,
che
sembrano
autentici
,
sulle
corrispondenti
forze
avversarie
;
e
si
sono
limitati
soltanto
a
ricacciare
gli
invasori
al
di
là
della
frontiera
.
Ma
non
potrebbero
,
per
l
'
avanzata
di
un
esercito
amico
,
sentirsi
rinforzati
moralmente
,
e
spinti
ad
uscire
dalla
cerchia
delle
loro
montagne
,
per
cooperare
all
'
azione
con
i
fratelli
slavi
nelle
pianure
dell
'
Ungheria
?
Comprendiamo
che
questi
grandi
effetti
dell
'
azione
russa
sarebbero
tutt
'
altro
che
immediati
:
ma
si
possono
già
prospettare
,
perché
sono
probabili
conseguenze
di
questa
battaglia
che
due
nazioni
,
anziché
due
eserciti
,
stanno
combattendo
così
disperatamente
;
e
le
conseguenze
di
fatti
così
gravi
non
si
possono
riparare
,
se
non
sono
già
state
previste
e
studiate
da
tempo
.
La
Germania
continua
ad
avanzare
abbastanza
rapidamente
nel
teatro
d
'
operazioni
occidentale
:
la
Russia
ha
in
questi
ultimi
giorni
abbastanza
avanzato
in
quello
orientale
.
I
buoni
successi
tedeschi
producono
effetti
rapidi
,
i
russi
effetti
più
lenti
.
I
primi
si
manifestano
su
una
nazione
omogenea
,
i
secondi
si
produrranno
,
se
avverranno
,
su
una
nazione
di
diverse
razze
.
Ma
la
moltitudine
sopra
tutto
,
il
numero
degli
uomini
combattenti
,
in
una
guerra
senza
fine
come
questa
,
avrà
l
'
importanza
maggiore
:
e
la
moltitudine
combattente
è
della
Russia
,
la
quale
ha
inondato
l
'
Europa
di
soldati
,
con
la
prodigalità
di
un
impero
di
centosettanta
milioni
di
uomini
.
Sicché
la
condizione
della
Germania
,
nonostante
tutti
gli
sforzi
,
è
sempre
la
stessa
:
buona
,
considerata
rispetto
all
'
avversario
francese
,
piena
di
dubbi
e
di
incognite
,
considerata
rispetto
al
complesso
della
guerra
.