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StampaQuotidiana ,
Il senatore Croce scrive . Quasi ogni giorno . Ab irato . Sta bene . Il Fascismo lo obbliga a questo , ed è un altro merito fascista obbligare Croce a misurarsi nella realtà politica , e permettere quindi di giudicarlo nella sua statura vera , statura di uomo libresco , che nella realtà politica si mostra incapace , tignoso , pettegolo , di nulla sensibilità . Il senatore Croce scrive sul Giornale d ' Italia , che lo inalbera oggi come il più puro pensiero liberale con la tessera del Presidente Gr . Uff . Borzino . E la maggior condanna di Croce . Poiché nessuna ottenebrazione iraconda può togliere che lo stesso Croce si accorga che non si può parlare di « pensiero » di « cultura » , di « conoscenza » , di « passione religiosa » dalle colonne del Giornale d ' Italia , che sono lo spaccio del più grossolano luogo comune ; il senatore Croce si condanna alla più evidente contraddizione . E anche questa gli sta bene . E una conclusione tipica del suo capitombolo di « studioso » nella realtà politica e giornalistica , dove oramai gli tocca la compagnia del gr . uff . Borzino e del Giornale d ' Italia . Il senatore Croce non vuole si parli di imperialismo spirituale italiano , che , se mai , può essere fatto spontaneo di età d ' oro ; mentre questa di oggi è una pessima stagione per l ' Italia . Per deplorare questa pessima stagione ( e questo è il nocciolo dell ' articolo ) il senatore Croce dice che « ogni giorno , con le violenze , con le parolacce , con gli sghignazzamenti , con le parate e le chiassate , con l ' esaltare le prodezze ciclistiche e automobilistiche e aeroplanistiche sulle opere del cuore , della fantasia e dell ' intelletto ... si viene distruggendo quell ' ambiente che prima c ' era in Italia » . Si osserva . In un ' età d ' oro di pensiero e di lettere e di arti , la greca , poeti e filosofi e artisti onorarono il valore fisico e Pindaro cantò i vincitori delle Olimpiadi . Non è affatto vero che un ' impresa , come oggi quella di De Pinedo , non sia un ' opera di cuore , di fantasia , d ' intelletto . Ci vuole l ' insensibilità creativa del senatore Croce , per dir questo . Qual ' era l ' ambiente che prima c ' era in Italia ? Quello del senatore Croce ; quello della cultura germanizzata , priva di spirito italiano , di un senso italiano , di una passione italiana , che non fossero soltanto un derivato di cultura . Ebbene quell ' ambiente dev ' essere distrutto . Proprio perché la guerra , quella guerra che il senatore Croce non ha sentita né capita , quella guerra che ha disturbato il senatore Croce , ha ricreato uno spirito , un senso , una passione italiani . Che il senatore Croce , dopo la guerra , non capisca il Fascismo , che è poi la coscienza italiana della guerra , fuori e contro tutte le ideologie liberali e democratiche che il Croce ha rudemente condannate per congenita imbecillità , e in compagnia delle quali ora battaglia : questo è riprova della bontà del Fascismo . Il senatore Croce assevera che « l ' Italia ora è in una vera condizione di miseria : che è da temere che peggiorerà , quando saranno spariti gli uomini che avevano imparato a lavorare nel campo intellettuale e artistico negli anni ancora a noi più prossimi » . L ' Italia non è affatto in condizione di miseria , poiché è finalmente in una fase di creazione nazionale di opere , che possono essere oggetto d ' arte . E sono , lo sappia il Croce , anche soggetto d ' arte . Perché finalmente con Mussolini , la politica è opera d ' arte , è creazione , è cuore , fantasia , intelletto . E non decade da un passato recente , che il senatore Croce sarebbe tentato di autodefinire il periodo di Croce , e che comincia a lodare con rammarico senile . Tanto più che non è inutile ricordare come Croce critico abbia tentato di annientare i valori artistici di questo recente passato ( basti ricordare il Pascoli ) , con una presunzione personale e un difetto di senso nazionale , quali , del resto , si mostrarono anche quando recentemente scrisse di Dante in modo da provocare un ' acuta e ferma risposta di Luigi Pirandello , proprio su queste colonne . Insomma se Croce vuole , anche quotidianamente , dimostrare che la conclusione politica della sua vita libresca sono il liberalismo borziniano e il « pensiero » del Giornale d ' Italia , e che però tra lui e il Fascismo c ' è aperta opposizione , anzi , nella vita italiana , soluzione di continuità ; è accettato . Il Fascismo questo voleva .
Purtroppo o finalmente? ( Fusco Gian Carlo , 1958 )
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Scagliare frecce contro i vari festival di canzoni che ogni anno vengono organizzati in Italia , un po ' dappertutto , da Sanremo a Velletri , da Venezia a La Spezia , è diventato facile tirassegno . A parte la natura polemica di tutti i concorsi , nei quali giocano gusti contrastanti , simpatie ed interessi , la canzone è materia talmente popolare da suscitare passioni quasi sportive . Si « tifa » per Edera o per il Blu dipinto di blu come si è « milanisti » o « interisti » . Nulla di straordinario , perciò , che attorno a un festival s ' intreccino pareri discordi , condanne ed entusiasmi , consensi e dissensi . Segni di vitalità . Una cosa , però , non è stata ancora detta abbastanza e con sufficiente chiarezza : che , cioè , í diversi festival , così come oggi sono fatti , pur ammettendo le esigenze spettacolari , vieppiù accentuate dalla Tv , sono festival di cantanti , di orchestre , perfino di scenografi e di registi , assai più che di canzoni . Giacché la canzone , destinata alla strada , deve essere giudicata per i suoi valori essenziali , per la sua vena , per quella grazia popolare che deve sopravvivere , tanto o poco , anche nelle voci più stonate . Presentare le canzoni attraverso « arrangiamenti » più o meno scaltri , con orchestre addirittura sinfoniche , cantanti più o meno abili , simpatici , avvenenti , dalla voce più o meno suggestiva , significa snaturare , gradualmente , il significato di una rassegna e di un concorso . Partiti dalla canzone , si arriva al « ritmo » , al ballabile fine a se stesso ; si dimentica che la canzone è fatta anche di « parole » ; che è fatta per essere ... cantata , prima che adattata , ballata o , magari , sceneggiata . Altrimenti , chiama e rispondi . Come se in un concorso di bellezza si , giudicasse in base alle toilettes . Se questo vale per tutti i festival in genere , figuriamoci per quello della canzone napoletana : canzone , più di ogni altra , nata dal popolo , fra la povertà delle cose e le ricchezze del cuore . Nobile e nuda : contessa scalza delle canzoni . Invece l ' altra sera , assistendo alla teletrasmissione del 6° Festival napoletano , dove hanno fatto irruzione perfino i ritmi del Texas e del Tennessee , dove due orchestre gareggiavano in esibizionismi tecnici , variazioni , ibridazioni , raucedini di tromba alla Armstrong e « satinati » alla francese , ho capito che Napoli , stancatasi di Lauro , comincia a essere stanca anche del suo folclore . Purtroppo o finalmente ?
Diventiamo un paese di anziani ( De Castro Diego , 1981 )
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Di tanto in tanto , appare la notizia che , in Italia , la popolazione è divenuta stazionaria e qualcuno se ne rallegra , perché non ha la più vaga idea di quante conseguenze negative porti per parecchi decenni successivi il raggiungimento di un equilibrio del genere . Non credo esistano demografi e statistici italiani che non auspichino una sia pur lieve eccedenza dei nati sui morti . Il saldo negativo tra le nascite e le morti era limitato nel 1972 a poche province del Nord e a due del Centro , mentre ora si sta allargando a macchia d ' olio . Le ultime cifre ufficiali - non ancora pubblicate in dettaglio , provvisorie , ma attendibili - per i mesi dal gennaio all ' ottobre 1980 , indicano che , ormai , nell ' Italia Settentrionale , l ' eccedenza dei morti sui nati è cronica e che per i primi dieci mesi dell ' anno è stata di 31.611 unità , contro le 13.634 dei corrispondenti mesi del 1979 . In Liguria , i morti sono il doppio dei nati ; in Piemonte , si riscontra un supero di 9927 morti sui nati che sono soltanto 33.101 . In Toscana ed in Umbria le nascite sono largamente inferiori alle morti , nelle Marche sono lievemente superiori , mentre , nel Lazio , si sente nettamente l ' influsso del Meridione , con una eccedenza di 12.584 unità a favore delle nascite . L ' Italia Meridionale e le Isole realizzano un saldo attivo di 118.041 nati e l ' Italia intera di 91.197 . Forse non è male ricordare che , nel 1972 , tale saldo , per l ' Italia , era di 375.283 unità . Poiché ci siamo trasformati da Paese di emigrazione in Paese di immigrazione ed abbiamo , ormai , un saldo largamente attivo di immigrati , la popolazione dell ' Italia non corre , per ora , un pericolo grave di diminuzione : i1 Nord non produce figli , ma accoglie gente che viene o torna dall ' estero ; il Sud , dal Lazio in giù , mette al mondo nuovi nati e , seppur ormai raramente ( nel febbraio , marzo , aprile e maggio 1980 ) ha visto gli emigrati per l ' estero superare gli immigrati . Le conseguenze sono piuttosto evidenti . I settentrionali , non prolificando , fanno il possibile a che l ' Italia si meridionalizzi , poi si lagnano che ciò avvenga . Forse nessuno ricor - da che , attorno al 1950 , Torino aveva già raggiunto il risultato di avere più morti che nati e , se non fossero immigrati veneti e meridionali , essa sarebbe oggi , la metà di quella che è . Stiamo già ospitando , in Italia , più di mezzo milione di stranieri provenienti dal Terzo Mondo o da Paesi più poveri di noi . É troppo noto che , tra pochi anni , il carico degli an - ziani , dei vecchi , dei decrepiti - i novantenni sono cresciuti di sedici volte dall ' inizio del secolo - sarà spaventoso per le forze effettivamente produttive : le nuove leve di lavoro , na - te in Italia , saranno sempre più esigue e la situazione peggiorerà di anno in anno . La Francia e la Germania stanno prendendo provvedimenti di politica demografica per ovviare ad una situazione che è già leggermente peggiore della nostra ; noi stiamo a guardare . Anzi c ' è chi si compiace per le culle vuote . I non demografi non sanno che la « popolazione stazionaria » può esistere soltanto per un periodo brevissimo , perché , quando ci si mette sulla sua strada i morti tendono sempre più a crescere ed i nati sempre più a calare . Ed allora non c ' è che l ' immigrazione . Ma non tutti gli Stati europei che l ' anno sperimentata ne sono rimasti molto soddisfatti .
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5 settembre Due giorni prima che il telegrafo spargesse la notizia che il Governo di Francia aveva deciso di lasciare Parigi , per insediarsi a Bordeaux , noi eravamo giunti alla conclusione che , per il succedere degli avvenimenti della guerra , la grande città doveva momentaneamente cessare di essere la capitale della Francia , per diventare soltanto uno dei campi trincerati del sistema difensivo francese . Gli avvenimenti ci hanno dato ragione . Ma la stampa francese sostiene che Parigi nulla ha perduto della sua importanza e resta sempre il centro attrattivo della Francia ; ed altri confermano che essa « diventerà l ' asse e il perno di manovra degli eserciti francesi » . È bene perciò mettere subito in chiaro quale , dal punto di vista militare , può essere l ' ufficio di Parigi . Rimanere : il centro attrattivo della Francia , costituire l ' asse e il perno di manovra degli eserciti francesi , no . Se così fosse , i francesi starebbero commettendo un errore , o , per meglio dire , ripetendo l ' errore che già commisero , sia pure per necessarie ragioni politiche , nel 1870 . Allacciare intorno a Parigi la resistenza francese significa spostare l ' esercito verso le valli della Somme , dell ' Oise e dell ' Aisne , che ora sono occupate dai tedeschi , e dove questi hanno esercitato ed esercitano il massimo sforzo : e la cosa non ha senso . Parigi si sosterrà valorosamente da sé e col concorso di quell ' esercito mobile che sarà messo tra i suoi forti , siamo d ' accordo . I francesi fanno bene , per tenere accesa la fede negli animi ( che del resto si mostrano saldi e temprati , per loro grande onore , alle varie fortune della guerra ) , a dire che la grande città sarà difesa come se fosse , anzi perché è il cuore della Francia . Ma questo non ci deve impedire di considerare le cose serenamente , perché soltanto così facendo non avremo sorprese di effetti del tutto sproporzionati , od opposti , alle cause . Parigi oramai non costituisce che la terza linea , sia pure la più forte , dei campi trincerati che dalla frontiera vanno verso il cuore della Francia . Non deve attirare a sé nessun esercito , se non quello che volontariamente vi è messo per la manovra ; non è scopo , ma mezzo : nell ' avanzata dal nord , dopo la resistenza di Verdun , dopo quella di Reims , i tedeschi incontreranno quella della fortezza di Parigi . Completa le altre fortezze e difende tutto il paese ad ovest della Senna , il quale può continuare a fornire preziosi rifornimenti di uomini e di mezzi . Ufficio semplice e magnifico , che fa approvare interamente la decisione del Governo francese , e , sopra tutto , induce a ricercare elle cosa possa significare . Per l ' esercito francese significa riacquistare la libertà d ' azione , ed esercitare lo sforzo sull ' obiettivo e nel modo , che gli sfortunati avvenimenti della prima parte della campagna hanno ormai indicati come più adatti . L ' avanzata della destra tedesca è stata mirabile non soltanto per il buon successo , ma per la rapidità con la quale ha conseguito il buon successo . Non ci sono state battaglie distinte , non lunghe soste conseguenti : non si è vista nessun ' altra manovra , se non una larghissima conversione a sinistra ; con perno a Verdun : è avvenuto soltanto l ' irresistibile movimento in avanti di una valanga , che ha schiantato ogni ostacolo . Da Bruxelles a Compiègne corrono circa 190 chilometri : questi 190 chilometri sono stati percorsi dalle avanguardie tedesche in non più di venti giorni . La media giornaliera della marcia è stata così di circa 10 chilometri : vale a dire assai buona anche per truppe non combattenti , quando siano tanto numerose e marcino per tanto tempo come le tedesche . Che cosa può aver permesso una avanzata così rapida ? Molto probabilmente , poiché non possiamo assolutamente ammettere la inettitudine del Comando francese , una giusta valutazione della non grande forza di coesione e di offensiva francese . Il generale Joffre deve essersi presto convinto che l ' esercito che egli comanda non era pari in energia a quello avversario . In questo caso , ricondurre ad ogni costo le truppe verso nord , farle operare ancora in quella direzione quando sforzi precedenti si erano già dimostrati inutili , obbligarle insomma a legare la loro sorte a quella di Parigi , non unica , ma prima cagione della lotta nel settore settentrionale , era lo stesso che costringerle a battersi nelle peggiori condizioni . L ' esercito , che non poteva vincere , aveva il dovere di sfuggire almeno alla sconfitta irrimediabile , non ricercando la battaglia decisiva , perché il suo compito oramai era quello di guadagnare tempo . Perciò bisognava liberarlo dal pulito di attrazione , Parigi , così vicino all ’ invasore ; perciò bisognava portarlo ad appoggiarsi ad una base naturale , la Francia centrale , verso cui era stato spinto dalle vittorie tedesche , ma dalla quale i tedeschi erano ancora lontani . L ' esercito acquistava così tutto il suo valore ; ed entrava franco e solo in giuoco . Le conseguenze di questo nuovo stato di cose si debbono ancora manifestare : ma possono essere buone . L ' esercito è stato respinto in alcuni scontri , in altri è stato battuto , in altri ha avuto qualche sopravvento , nel complesso è ora obbligato a sottostare all ' azione dell ' avversario : ma , in fondo , non è disorganizzato . Ha ancora per sé la prima linea di fortificazioni , la grande cortina che va da Belfort ad Épinal , e da Toul a Verdun ; poi la linea di sostegno , il triangolo difensivo Langres , Digione , Besançon a sud , e Reims a nord , se è vero che sono già cadute La Fère e Laon ; infine , il campo trincerato di Parigi . Se nessuna di queste linee di difesa esercita una particolare attrazione sulle truppe , se il capo può valersi liberamente , senza imposizioni politiche , di una fortezza piuttosto che dell ' altra , se Parigi equivale a Verdun , la efficacia dell ' azione francese può essere ancora grande . Non pretendiamo di conoscere il disegno del Comando francese . Ma l ' esercito , inflesso robustamente ad arco nel circuito delle sue fortezze , come in un grande recinto , di fronte alle truppe tedesche convergenti ; appoggiato risolutamente alle testate delle varie linee ; non abbattuto moralmente , non disgregato materialmente , può opporsi ancora all ' avanzata nemica . Può parare semplicemente la minaccia proveniente dal Belgio e dal Lussemburgo , tentando invece energicamente di rompere la muraglia nemica in Lorena od in Alsazia ( e questo pare il disegno migliore ) ; e può eseguire , mutale le condizioni , anche la manovra opposta , sebbene più disperata . Il suo giuoco è ancora pieno e libero . Dalla Francia occidentale , centrale e meridionale , se non più dalla nazione intera , può ricevere il sangue che gli bisogna . Ogni suo sforzo è fatto nella giusta direzione , poiché la sua base di operazioni è alle spalle , non spostata tutta da un lato : il movimento in avanti si svolge quindi con tutta la sua potenza , e l ' eventuale ritirata offre i minori svantaggi . Per l ’ esercito tedesco il trasporto della capitale da Parigi a Bordeaux significa qualche cosa di più dell ' improvvisa mancanza di uno degli scopi , che sembravano quasi raggiunti . Significa la necessità di un nuovo sforzo immediato , forse assai grave , e che si sperava di compiere in seguito con maggiore facilità , dopo avere assai più rudemente battuto gli avversarii . È indiscutibile che la situazione delle truppe tedesche in Francia è , dopo la vittoria del 1 . settembre , assai buona . Mentre prima l ' estrema destra tedesca poteva sembrare alquanto pericolante , nel caso che gli eserciti del principe del Württemberg e del Kronprinz di Germania , che la legavano ai nuclei centrali della Lorena , fossero stati battuti , oggi , per la vittoriosa avanzata di questi , non sembra più temere tale minaccia . Lievissimo appare finora il pericolo , diciamo così , esterno , cioè prodotto dall ' esercito belga , sempre appoggiato ad Anversa , e dall ' esercito inglese , tanto se questo è rimasto tagliato fuori dalle truppe francesi , quanto se è riunito con queste . Perché questo pericolo diventi grave , bisogna che nel nord della Francia , e quindi all ' infuori dell ' ala destra tedesca , si siano venute ammassando in questi giorni molte truppe inglesi o francesi che abbiano girato ad ovest Parigi . Soltanto così si può ammettere che si sia costituito un distaccamento poderoso , che possa fare qualche danno di sorpresa ai tedeschi i quali , nell ' avanzare , debbono sempre più assottigliarsi : ma notizia di ciò non è , ancora pervenuta a noi . Ora , la forte destra tedesca ha avuto dall ' inizio della guerra come primo obiettivo quello di girare le difese francesi , e marciare direttamente su Parigi , per colpire la Francia nel cuore . Se i francesi richiedono a Parigi soltanto la resistenza elle essa può opporre da sé , col sussidio di un esercito mobile , i tedeschi non ottengono più l ' effetto morale . Gli obiettivi territoriali , e quindi anche le capitali , valgono tanto , quanta è l ' importanza che loro si dà . Se il popolo di Parigi ha la forza d ' animo di considerarsi uguale al popolo dell ' ultimo villaggio francese , l ' esercito tedesco , pur prendendo la capitale , non ha affatto fiaccato , con Parigi , la Francia . Non solo : ma con la sostituzione dell ' esercito alla capitale nell ' ordine d ' importanza , si impone ai tedeschi una più particolare ricerca dell ' esercito nemico , il quale finora non era stato certamente evitato , ma nemmeno proprio deliberatamente cercato . Essi infatti l ' hanno battuto , quando si è frapposto come ostacolo al conseguimento del loro scopo , Parigi ; ma non sono andati ad attaccarlo dove era ed è ancora certamente con buona parte delle forze , negli sbocchi di Toul e di Belfort e dietro le cortine difensive . La battaglia della Lorena . è stata data per respingere i francesi che si erano avanzati , e minacciavano di spezzare il centro della linea ribaltante in Francia : ma è stata poi seguita subito da una lunga sosta . L ' avanzata in Alsazia è stata tentata due volte , e due volte interrotta . La scomparsa dell ' esca Parigi , che ha permesso ai francesi di raccogliersi fra le loro fortezze , può ora costituire per i tedeschi un problema , che si sarebbe forse sciolto facilmente , quando Parigi avesse continuato ad essere la capitale della Francia . Forse a questa sparizione improvvisa di uno degli scopi della guerra è dovuta quella lieve incertezza che ci è parso notare nella condotta tedesca delle operazioni , finora così netta e decisa . C ' è stato , in questi giorni , un trasporto di truppe e un tentativo di forzamento dello sbocco di Belfort , che è stato interrotto , poiché le truppe sono state ricondotte , pare , verso la Lorena . Perché è stato eseguito ? Per racchiudere l ' esercito francese , diventato ormai l ' obiettivo unico della campagna , in una morsa , da nord e da sud , e separarlo dai centri vitali della nazione , il centro morale a nord , il materiale a sud ? E allora perché non è stato continuato ? Perché , forse , si è fatta di nuovo sentire la minaccia francese contro la Lorena ? Questa sarebbe la riprova dell ' utilità di avere abbandonato Parigi a sé stessa . Ecco le varie questioni che si prospettano al semplice annunzio del trasferimento della capitale , se questo trasferimento è avvenuto pieno , completo , senza nessuna restrizione mentale . Questioni importantissime , perché mostrano altri possibili modi di condurre la guerra nel teatro d ' operazioni occidentale , in attesa che una decisione avvenga in quello orientale .
LA ' FIAMMETTA ' ( DE ROBERTIS GIUSEPPE , 1939 )
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Anzi Elegia di Madonna Fiammetta , come Vincenzo Pernicone ha restituito dai codici nella sua nuova edizione . Nuova non solo per questo . Ché il testo da lui dato supera di gran lunga in esattezza e proprietà e quello del Fanfani , e quello del Gigli , e l ' altro finora più noto e più attendibile del Moutier . Senza dire d ' una primizia di finissimo pregio , di certe « chiose » e di lui Boccaccio , che il Pernicone pubblica per la prima volta , e che aiuteranno il lavoro degli studiosi , se mai ci sarà uno che dalla ricerca delle fonti classiche di questa Fiammetta vorrà finalmente estendere l ' esame a un ' analisi di stile condotta a fondo su sicurissime basi e non su delle semplici impressioni . Ma è una fortuna intanto che un libro sì importante si possa leggere senza più storpiature , ché storpiature d ' ogni genere erano nelle precedenti edizioni , di lingua , d ' ortografia , e perfino d ' interpolazioni . Parve al Moutier , per esempio , che il testo del Boccaccio più ricco fosse , più fosse proprio di lui . E invece la Fiammetta in questo appunto segna la maturità della prosa boccaccesca , che partita dal Filocolo e dall ' Ameto operò in essa un incredibile alleggerimento e isveltimento . Precede di cinque anni soli la composizione o , diciamo meglio , l ' inizio della composizione del Decameron . Lo stesso lavoro di prosa latineggiante , lo stesso studio di esemplari latini , sia prosatori e sopra tutto storici ( Giustino , Valerio Massimo ) , sia poeti ( Virgilio , Ovidio , Seneca , Lucano , Stazio ) ; ma , vorrei dire , un più commosso lavoro , a volte ; oltre quell ' alleggerimento , quell ' isveltimento , specie in certo dialogare con sé , in certi mesti soliloquii . L ' ultima infaticabile prova , avanti di cominciare il Decameron , e fu appunto dopo ch ' ebbe finita la Fiammetta , la condusse nella forma più strenua , traducendo le Deche terza e quarta di Livio , per respirare l ' aria grande del più poetico degli storici ; e s ' era mosso dalle Artes o Summae dictaminis , dalle traduzioni di oratori e di poeti , quasi come , in semplice scolaro di retorica . Su questo tradurre , come aiuto al formarsi dello scrittore , il discorso sarebbe lungo assai . Noi ne abbiamo un esempio bellissimo e novissimo in quello del Leopardi , che voltando in italiano gli idilli di Mosco prima scoprì se stesso e toccò certe eleganze tutte sue , certi modi pianissimi ; e componendo il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi nella sua prosa rapì qualcosa ai classici , anche ai poeti , e ne dedusse leggi alla sua arte . Ecco , abbiamo toccato un punto che fa al caso nostro . Il Foscolo , nel quarto dei suoi Discorsi sulla lingua italiana ( e bisogna , s ' intende , tener presente anche il suo Discorso storico sul testo del Decamerone ) , disse che il Boccaccio « armonizzava la sua prosa , aiutandosi della prosodia de ' poeti latini . Li traduceva , talora letteralmente e , mentre la loro misura suonavagli tuttavia intorno all ' orecchio , inserivali nel suo libro » . Parla del Decameron , e l ' osservazione , esattissima , tornerebbe , e s ' è visto , bene applicata alla Fiammella . I moderni , sulla scoperta di quel dato stilistico , sono andati oltre , e oggi si parla del grande libro boccaccesco come d ' un libro di « poesia o canto » , « ancorché composta di metri che difficilmente si riesca a scomporre e fissare nei paradigmi dei trattati di metrica » ; si parla d ' una « apparente prosa che è poesia » , e che non è per nulla « prosa poetica » ( lo stesso disse tant ' anni fa Serra di Panzini ) . Strano però che il nome del Foscolo non ricorra come dovrebbe nei saggi e negli scritti degli studiosi del Boccaccio . Ché il Foscolo disse altro ancora , e avvertì un dissidio che la decantata poesia ch ' egli vi trovava , e i moderni ritrovano , non valse a nascondere al suo occhio infallibile . Quella « poesia » annidava per lui , dentro di sé , un vizio . Una « facondia a descrivere minutamente e con maravigliosa proprietà ed esattezza ogni cosa » ; certe « arti meretricie dell ' orazione » ; e quel non rifinire , ch ' era proprio della sua natura , di « ricrearti con la sua musica » . Dice sì il Foscolo che il Boccaccio è « scrittore unico forse » , per la « varietà degli umani caratteri » che « porsero occasione all ' autore di applicare ogni colore e ogni studio alla lingua , e farla parlare a principi ed a matrone e a furfanti e a fantesche e a tonsurati ed a vergini » ; ma anche dice che la sua lingua egli la « vezzeggia da innamorato » , e diresti ch ' egli vedesse « in ogni parola una vita che le fosse propria , né bisognosa altrimenti d ' essere animata dall ' intelletto » . Ma è quistione , questa , da non potere esser trattata così brevemente e corrivamente , e basta avervi accennato per dimostrare ancor fondati i nostri dubbi , che sono poi dubbi antichi , che cioè i moderni studiosi , contenti a quella novità speciosa ( « poesia o canto » , « apparente prosa che è poesia » ) , siano passati troppo disinvoltamente sopra a quei vizi che il Foscolo denuncia ; e per passarvi sopra , quasi fingano d ' ignorare le dure difficoltà da lui proposte . Può una formula sanare quelle difficoltà ? Diciamo allora che quella « poesia » , quell ' « apparente prosa che è poesia » , spesso sente più l ' « arte » che la « natura » , come sempre il Foscolo asserisce , e che è un « lavoro raffinatissimo d ' arte » , per sé indipendente , e non nato in un « conflato di fatti , ragioni , immagini e affetti » . L ' interesse , forse , che alla prosa boccaccesca , alla sua complicata ricchezza , han posto sempre , e più , ultimamente , e grammatici e stilisti e storici della lingua , ha fatto scambiare per ragioni poetiche quelle che sono , sovente , ragioni retoriche ; e di qui tutti i danni . Diceva ancora il Foscolo , del Machiavelli , che nella sua prosa il « significato d ' ogni vocabolo par che partecipi della profondità della sua mente » . Profonda o no , questa partecipazione , e dunque questa necessità , questa viva essenzialità , per il Boccaccio è più poca assai . Che se poi si consideri l ' « ardente , diritta , evidente velocità » dell ' altra prosa , nata contemporaneamente a quella del Boccaccio , senza « artifici di sintassi » moltiplicantisi « per via di traduzioni e imitazioni libere dal latino » , ma tanto più schietta , come fu la prosa della corrente popolare , governata « da quella grammatica » che è « la vera e perpetua » e che « in ogni lingua vien suggerita dalla natura » ; se si consideri tutto questo , appariranno più manifesti e quell ' iniziale distacco e le conseguenti fatali aberrazioni . Ma si voleva parlare della Fiammella . Del valore di questo libro , quanto a scoperta del linguaggio nell ' arte del Boccaccio , s ' è detto : lo studio comparativo con le fonti classiche s ' aspetta che aiuti a dire di più . Ma il libro ha , per sé , un suo caratteristico valore di tono o di toni . È un romanzo amoroso narrato in prima persona , un romanzo tutto interno , lentissimo . Si direbbe , e non è altro , la variazione d ' un tema solo , fiorito a volte di modi labili , quasi un parlar dell ' anima ; e a volte arricchentesi di contrasti , curiosamente legati , a posta cercati . « Deh , or non è questa mirabile cosa , o donne , che ciò ch ' io veggio mi sia materia di doglia , né mi possa rallegrare cosa alcuna ? Deh , quale anima è in inferno con tanta pena , che , queste cose veggendo , non dovesse sentire allegrezza ? » . Con una tal giustificazione è facile al Boccaccio , al Boccaccio naturalmente prezioso , « alessandrino » come piaceva dire al Parodi , ricco , intralciato , dar splendida prova di sé , di quella sua « facondia a descrivere minutamente e con maravigliosa proprietà ed esattezza » , avanti di darne una assai più splendida nel libro del Decameron . Feste , giostre , luoghi ameni , con bei colori , begli arnesi e vesti , belle pitture ; e non so che languore che senti nel periodo un poco rilassato . Ma in quel progredire della narrazione quanto mai lenta , tra conforti e sconforti e disperazioni della donna amante , una semplicità , a volte , monda , con parola sofferta e quasi nuda , un parlar dimesso e , vorrei dire , un altro Boccaccio . « Ogni uomo si rallegra e fa festa , e io sola piango » . Allora certe intonazioni quasi di canto ( « come le preste ali di Progne , qualora vola più forte , battono i bianchi lati » ) , un ' aggettivazione nettissima ( « mansueto nel viso , biondissimo e pulito » ) , la novità d ' una parola saputa spiegare ( « l ' aere esultante per le voci del popolo circustante » ) , la forza risuscitata d ' un verbo per una sapiente collocazione ( « O bellezza , dubbioso bene de ' mortali , dono di picciolo tempo , la quale più tosto vieni e pàrtiti .... » ) , un che di arcano , perfino , nel rendere la passione , che sa di Vita nova , con la stessa apprensione d ' anima ( « io già tutta come novella fronda agitata dal vento tremava » ) . E ci sono versi scopertissimi , con altri da scoprire ( « Deh , vieni , vieni , ché ' l cor ti chiama : non lasciar perire la mia giovinezza presta a ' tuoi piaceri » ) ; traduzioni dov ' è qualcosa di più che la semplice misura del verso , e c ' è sì Ovidio , e lo cita egli stesso esattissimamente ( « O Sonno , piacevolissima quiete di tutte le cose e degli animi vera pace » ) , ma c ' è , anche , una progressione tutta sua , così ben condotta e sostenuta ( « O domatore de ' mali ... O languido fratello della dura morte .... O porto di vita .... O dolcissimo Sonno » ) . Anche quando il discorso un poco s ' intralcia , un fermento di piacevol alito solleva e fa men fitta la sintassi . Pare che , parlando così , pianissimo , svegli dal di dentro una segretezza nuova ; e questo è proprio un dar la mano all ' altra prosa di gusto popolare , per niente latineggiante , né poeticheggiante , né lavorata , né studiata ; se mai , libera e ardita , e tutta « candidezza e soavità » , come il Leopardi appunto diceva , e ch ' egli sentiva così vicina , e aveva ragione , alla lingua greca . Quel sempre variare lo stesso tema avrà dato al Boccaccio , spesso , monotonia e lentezza ; ma gli diede , anche , una nuova ricchezza , una ricchezza per estenuazione . Del Boccaccio fastoso nel descriver minuto , quanti esempi , e di che forza , noi troveremo nel suo gran libro ! Ma di quest ' altro , più apparentemente povero e più parlante , assai meno ne troveremo , e non , forse , di più valore . Ché mancherà la fatica a dare quel fiore , quella labile parvenza ; mancherà la necessità di sempre rifarsi da capo , come per ricontare ex - novo , che aiuta un poco a inventare .
Delicatezza olandese ( Fusco Gian Carlo , 1958 )
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Il soprano Eugenia Ratti è tornata giorni or sono dall ' Olanda , dove ha cantato con grande successo di pubblico e di critica . Nonostante ciò , la brava artista non parla volentieri del suo soggiorno a L ' Aja . Dopo tanti mazzi di fiori e tanti applausi , proprio due giorni prima di partire , le è capitato qualcosa di abbastanza triste . Per sdebitarsi in qualche modo delle calorose accoglienze e delle cortesie ricevute , la Ratti propose ai dirigenti dell ' Opera e alle autorità cittadine un concerto benefico . « Potete devolvere il ricavato » , disse il soprano , « alla Croce Rossa o a qualche orfanotrofio . » « Grazie » , le risposero , « ma non è possibile . Nel nostro Paese lo Stato provvede direttamente a sostenere istituti del genere » . « Va bene » , fece la Ratti . « Ma potremmo versare la somma all ' Associazione protettrice degli animali o a qualche organizzazione assistenziale privata ... » « Nulla da fare » , fu ancora la risposta . « Non esistono in Olanda enti benefici , pubblici o privati , cui largamente non provvedano lo Stato o la nostra beneamata regina » . Il soprano non si arrese . Restò un momento soprappensiero , poi trovò la soluzione . « Allora , facciamo così . Io do egualmente il concerto e voi destinate l ' incasso a un ' iniziativa qualsiasi , come vi pare e piace , di qualsiasi genere » . Questa volta tutti i volti , attorno alla cantante , s ' illuminarono . « Magnifica idea ! » esclamò l ' intendente dell ' Opera . « Sapete come adopereremo i vostri soldi ? Li aggiungeremo al fondo che da qualche mese stiamo mettendo da parte per scritturare la Callas l ' anno venturo . È tanto che desideriamo sentirla , ma vuole tanto di quel danaro ! » La Ratti , inutile dirlo , dissimulò a fatica il risentimento . Ma provate a immaginare cosa sarebbe successo se un caso simile fosse capitato alla Callas ! L ' altro giorno , a Roma , in un negozio di via Sistina , Martine Carol si è equipaggiata per la spiaggia . Tre pagliaccetti : uno di seta verde con merletti bianchi , uno di satin giallo con pizzi crudi , uno interamente di pizzo rosa . Un francese , residente negli Stati Uniti , ha monopolizzato tutta la produzione del vino per la Messa . « Ho notato che i cattolici sono in aumento » , ha dichiarato . « Spero di diventare miliardario ben meritando dalla fede » .
È NATO IL TOPOLINO ( PARETO VILFREDO , 1920 )
StampaQuotidiana ,
Lungamente aspettato , desiderato , dopo lunga gestazione , fatta penosa dalla necessità di accordare volontà discordi , è venuto alla luce il Manifesto economico del Consiglio Supremo . È un documento strano ; non vi mancano giuste osservazioni , buoni consigli , ma fanno interamente difetto conseguenze che pure appaiono subito patenti e necessarie . La ragione è che il Consiglio deve legare l ' asino dove vuole il padrone , e che questi permette bensì vaniloqui oratori , ma non consente pratici provvedimenti , ad esso non perfettamente graditi . Il Manifesto principia coll ' osservare che i prezzi alti sono conseguenza delle guerre . Su ciò nessuno contende . Seguita con altra verità , pure evidente , cioè che « i governi debbono accogliere provvedimenti atti a persuadere le popolazioni che , mediante l ' aumento della produzione , possono risolvere il problema del caro vivere . I governi debbono facilitare lo scambio dei prodotti » . ( Cito il testo come è stato trasmesso dal telegrafo ) . Ma bravo ! come va , per altro , che sinora i provvedimenti dei governi sono statici e seguitano ad essere volti proprio ad uno scopo opposto ? Li ignora il Consiglio , o ne dà diverso giudizio ? Vogliamo rammentarne alcuni ? Per accrescere la produzione , si scemano le ore di lavoro , s ' impone per accordi internazionali , per leggi , tale riduzione . Ma che sia proprio vero che meno si lavora e più si produce ? Se le cose stanno così , perché il Consiglio non ci dimostra questa splendida verità , invece di sprecare tempo a narrarci cose che tutti sanno ? E perché non svela l ' errore enorme del governo della Germania , che , per produrre maggiore quantità di carbone , ottiene dal patriottismo dei minatori che lavorino ore supplementari ? E come mai spiega che la giornata di otto ore ha fatto aumentare in tutte le imprese e negli uffici governativi il numero dei lavoratori ? Avrebbe dovuto rimanere eguale , se non scemava la produzione , scemando le ore di lavoro . Per la produzione , oltre al lavoro , occorre ciò che , con vocabolo poco preciso ma che fa comodo , si dice « capitale » . Può essere privato , o pubblico in un reggimento socialista , ma ci vuole sempre . Per trasportare le merci sulle ferrovie , ci vogliono locomotive , siano queste di privati , di governi socialisti , di Soviet , o di chi si voglia . C ' è chi crede che locomotive e carri possano essere sostituiti da cartelle del debito pubblico . C ' è chi suppone che , facendo svolazzare questo o quei biglietti di Stato o di banca intorno ad un campo , si accresca la produzione del grano , meglio che con arature profonde e con largo uso di concimi ? Chi ha tale opinione non vede certo nel Manifesto la contraddizione , che invece appare stridente per chi la pensa diversamente . Volete accrescere la produzione e vi adoperate con ogni vostro potere per sostituire carta agli oggetti materiali che servono alla produzione . Ma forse c ' è chi crede un ' altra panzana , cioè che tutta quella carta rappresenti solo godimenti a cui rinunziano i « ricchi » . Accidenti ! Che pancia devono avere costoro se masticavano tutti quei miliardi che , con grande compiacenza , i governi dicono di ricavare dai loro imprestiti ! Il lettore vorrà scusarci se non discutiamo seriamente simili ipotesi . « I mezzi di trasporto sono disorganizzati » dice , e dice bene , il Consiglio . Dunque la conseguenza sarebbe che bisogna riordinarli ma come volete che ciò segua se scema il lavoro , scema il capitale , che per essi si adoperano , e crescono solo gli scioperi e le paghe ? Ma non basta l ' enorme salasso che , ai capitali volti alla produzione , fanno i governi , cogli imprestiti e le emissioni di carta moneta , altro grandissimo ne fanno colle imposte . Anche qui chiederemo : credete voi che tutto il maggior prodotto delle imposte sia tolto esclusivamente alle spese di lusso , o anche , se vi piace , ai consumi in genere , e che nessuna parte , piccola o grande , sia tolta alla produzione ? Se sì , tiriamo avanti ; coi ciechi non si discorre dei colori ; se no , perché proclamate la necessità di accrescere la produzione , e ad un tempo favorite ciò che la fa scemare ? Non basta ancora . Quel tanto che rimane ai contribuenti dovrebbe , per accrescere la produzione , essere adoperato per questa ; ma per fare ciò occorre che chi si volge per tal via abbia , se non sicurezza , almeno speranza di non essere spogliata del suo . Come può averla se , come dice ottimamente il Consiglio : « la pace non è ancora stabilita , le rivalità e le antipatie dominano ancora le nazioni europee » ? Perché solo europee ? E , aggiungiamo noi , la pace interna è anche maggiormente scossa della pace internazionale . Chi oggi impianta uno stabilimento industriale non sa se domani non gli verrà tolto , illegalmente , da qualche soviet , o con forma poco diversa e con effetto identico , requisito legalmente dal governo , che non sa trovare altro modo di mantenere l ' ordine . Chi oggi compra un bove , pei suoi possessi , non sa se domani non lo vedrà morire di fame , per la prepotenza di scioperanti ; chi oggi prepara la coltura di una risaia non sa che ne sarà del riso che spunterà , e neppure se si potrà raccogliere ; chi ha ulivi non sa a quali « prezzi d ' imperio » venderà l ' olio , e perciò ci furono possidenti che preferirono tagliare gli ulivi e venderli , il che almeno si dice non è il miglior modo di accrescere la produzione dell ' olio ; chi avesse la disgraziata idea di edificare una casa non sa a quel prezzo sarà costretto di darla in affitto ; a lui basti di pagare profumatamente muratori e materiali da costruzione , al rimanente ci pensa l ' umanitario governo ; e veramente non pare questo il miglior modo di avere abbondanza di alloggi ; è vero che il governo ne promette , ma come li edificherà ? Con denari tolti , almeno in parte , ad altre produzioni . Fare e disfare è tutto un lavorare , ma non accresce la quantità dei prodotti . Dopo ciò , qual meraviglia se taluno , invece di fare simili impieghi di capitali , si gode , se imprevidente , i quattrini che gli rimangono , dedotte le imposte progressive ed altre o si studia , se previdente , di porre al sicuro ciò che può , spingendosi sino a comperare diamanti e perle , che sono gemme preziosissime , ma proprio inutili per la produzione . Certo , queste sono male opere : dimostrano ciò a chiare note gli economisti ufficiali ; ma che volete ? L ' uomo somiglia a quello strano animale , reputato molto cattivo , perché , percosso , si difendeva . C ' è ancora dell ' altro . Dice il Consiglio , e sono parole d ' oro : « I governi debbono facilitare lo scambio dei prodotti » . Ah ! sì ? Ed è perciò che nel maggior numero dei paesi in nome dei quali parla il Consiglio , sono infinite le restrizioni , le proibizioni agli scambi dei prodotti . È proibito di importare questo prodotto , perché è di lusso ; proibito di esportare quest ' altro , perché è necessario ; allora che rimane da scambiare ? Questo è un volere e un disvolere ad un tempo . Interpretando molto largamente il vocabolo prodotti , rimarrebbero lavoro e capitali . Ma anche ad essi hanno provveduto i governi . Chi si prova a chiedere un passaporto per l ' estero può conoscere quanto sia facile lo scambio degli uomini tra i vari paesi , chi si prova ad esportare o ad importare « capitali » conosce un nuovo genere di delitti . Saranno giustificati per scopi fiscali , ma non venite fuori colle bubbole che facilitano lo scambio dei prodotti . Notiamo intanto , di sfuggita , che se Inghilterra e Francia non avessero , prima della guerra , esportato all ' estero enormi capitali , non avrebbero potuto fare facilmente , come hanno fatto , le spese per la guerra . E se , fra qualche anno , avranno nuove guerre , ben potranno chiosare questa verità . Deh ! Avesse potuto l ' Italia esportare all ' estero grandi capitali , prima della guerra , non avrebbe ora una moneta tanto deprezzata ! Il Consiglio ben vede lo stato presente di incertezza , di mancanza di sicurezza , ma non ardisce dire una parola schietta e forte ; mena il can per l ' aia , dice e disdice ed appare oltremodo impacciato . Si cadrebbe in errore assegnando l ' origine dei mali presenti all ' ignoranza , all ' imperizia , al mal volere dei governi . Essi fanno ciò che possono e spesso per il meglio , essendo dati i sentimenti e gli interessi della popolazione . C ' è del vero nell ' asserzione dei socialisti che la borghesia si dimostra incapace di risolvere i problemi presenti ; occorre per altro sostituire , al termine : borghesia , quello più generico di classe governante , ed aggiungere che l ' opera di questa è pure in parte determinata dai sentimenti e dagli interessi dei governati , o per dir meglio di quella parte di essi che ha maggior forza . Difficoltà analoghe alle presenti sarebbero dunque incontrate , sia pure con diversa intensità , da ogni genere di governi , sinché non si modificano sentimenti ed interessi . L ’ intensità sarebbe minore se si potessero togliere alcune contraddizioni , le quali fanno che lo stato presente paia volto ad accogliere non il meglio ma il peggio di vari ordinamenti . Se non si vuole la libertà dei commerci e delle industrie , se si vuole abolire la proprietà privata , sia pure così . Non è oppugnabile che ci possono essere altri generi di economia . Si provi quella del socialismo classico , affidando tutti i mezzi di produzione al governo , si provino i Soviet , si provi il sindacalismo , si provi ciò che si vuole , ma che almeno non sia campato per aria , e non sia uno stato di disordine che giunge all ' assurdo , di cui è sintomo non trascurabile le migliaia di decreti , o di grida , fra cui quelli , minuziosi sino al ridicolo , che regolano il consumo dei pasticcini , degli asparagi col parmigiano , o che fissano a dieci il numero delle vivande che , al cuoco di una trattoria , è lecito di preparare in un giorno . Un tale reggimento pare proprio escogitato per conseguire un minimo di prosperità economica . Eppure il Consiglio spera ancora di poterlo trarre in salvo , e propone per ciò vari rimedi . Li esamineremo nel prossimo articolo .
L' ' AMETO ' ( DE ROBERTIS GIUSEPPE , 1941 )
StampaQuotidiana ,
Il Bembo aveva ragione : che il Boccaccio , « come che in verso altresì molte cose componesse , nondimeno assai apertamente si conosce che solamente nacque alla prosa » . O , per meglio dire , di quanto arricchì la sua prosa , d ' altrettanto smorzò e impoverì la poesia . E proprio cominciò a comporre in prosa , riportando su un piano tanto più alto una vicenda popolaresca , con suoi caratteri ben netti . Parlo del Filocolo , trascrizione piuttosto infarcita d ' un tema e d ' una storia come quella di Florio e Biancofiore : l ' opera « giovanile » del Boccaccio , che , secondo il Battaglia , rappresenterebbe « il momento romantico di uno scrittore che col volgere degli anni avrebbe educato la sua grande arte al più schietto realismo » . Ma , dire « romantico » è dir troppo ; e contentiamoci di battere l ' accento sulla più semplice definizione « giovanile » ; e spieghiamoci così quel che di intemperante e di folto passò tra le fila di quella vicenda romanzesca , e che furono specialmente ricordi di letture , e di poetiche letture ; tutto , insomma , un mondo classico mescolato confusamente a personali esperienze , personali affetti , e avvisi del tempo nuovo . Tra il Filocolo e l ' Ameto passarono all ' incirca dieci anni ; e ne passeranno poco meno dal principio della composizione del Decamerone , e un poco più dal suo compimento . La Fiammetta è un ' eccezione : l ' ultima opera di prosa , e si può dire l ' unica , avanti il Decamerone , dove il Boccaccio parve , in una volta , cantare e licenziare le memorie della sua vita . L ' Ameto , dunque , sta in mezzo , e anche idealmente occupa il giusto mezzo e , composto com ' è di prosa e di verso , ripropone più sensibilmente il confronto tra prosa e poesia boccaccesca ( noi non accenneremo neppure alla storia di queste opere miste , né a Boezio né a Marziano Capella né ad Alano da Lilla né a Dante ) . E prendiamo un dato solo di stile . Si sa quanto il Boccaccio studiasse e imitasse Dante , e proprio il Dante della Commedia . Così nel Filocolo , così nell ' Ameto . Ma non già , nell ' Ameto , per sostenere il verso ; sibbene per alzare ancora più il tono della prosa , di quell ' « apparente prosa che è poesia » . E per converso , in prosa , egli non avrebbe mai toccato modi siffatti ( « Con queste bianche e rosse come foco Ti serbo gelse , mandorle e susine , Fravole e bozzacchioni in questo loco , Belle peruzze e fichi senza fine ; E di tortole ho preso una nidiata , Le più belle del mondo , piccoline , Colle quai tu potrai lunga fiata Prender sollazzo ; e ho due leprettini , Pur testé tolti alla madre piagata ecc . » ) ; e per l ' appunto in terzine stemperate , avvilite direi , dove c ' è già un sentore di ottava , dell ' ottava enumerativa boccaccesca , e poi dell ' altra concertante del Poliziano . Proprio quando , nella prosa dell ' Ameto , tentava un maggior arricchimento e un periodare più complesso . E l ' aggettivo il peso morto della prosa boccaccesca , il segno della sua stanchezza . L ' aggettivo con valore attributivo quasi sempre preposto al nome , e che nei poeti , specie nei poeti elegiaci e melici , forma quel finissimo « legato » , ( diciamolo un ' altra volta con un termine musicale ) che è l ' elemento base del loro melodizzare , l ' affettuoso connettivo del canto ; dove l ' una nota par tenuta per colorare di sé l ' altra , dar senso all ' altra , mentre questa la sostanzia e quasi si scioglie in essa . Proprio su questo massimo di durata , su questa unità armonica , s ' appoggia e si rinnova di tempo in tempo , e direi si slancia , il discorso poetico ( « Quel vago impallidir , che ' l dolce riso D ' un ' amorosa nebbia ricoperse » . « Se dell ' eterne idee L ' una sei tu , cui di sensibil forma Sdegni l ' eterno senno esser vestita , O fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita » ) ; e vi s ' accorda l ' altro elemento , con l ' aggettivo posposto al nome , che è lo « staccato » ( e anche questa volta ricorreremo alla musica ) , e serve come chiaroscuro , più e men forte , sopra tutto nelle riprese , nelle chiuse , e vive unicamente del suo contrario ( « e fia compagna D ' ogni mio vago immaginar , di tutti I miei teneri sensi , i tristi e cari - Moti del cor la rimembranza acerba » ) . Nella prosa è il caso inverso , quanto più il gusto della prosa progredisce e s ' affina . Ed è lo « staccato » a dare il colore , l ' accento , la forte scansione ; mentre , in momenti rari , in toni un poco più alti , anch ' essa « lega » col finissimo artificio che s ' è detto . Sarà dunque nel Boccaccio , questo continuo « legare » , la riprova più valida di quella sua « apparente prosa che è poesia » ? Ma si osserverà : Boccaccio tolse quest ' uso dal latino . Che , in verità , non distrugge il dato stilistico , né il suo particolare valore . E poi sta il fatto che il Boccaccio , specie sul principio , se ne appropriò in un suo periodare monotono , per successioni , per addizioni , solo più tardi arrivato a una maggior finezza di sintassi . Si pensi al Novellino , alla varietà del suo parlare , per cenni , alla scrittura magra , con sensibili contrasti e , nell ' uso dell ' aggettivo , appunto , con inattese libertà . Qui davvero non si compone per serie , ma in un modo tutto inventivo , anche se corto . E cessato quell ' inventare , il discorso svolta e varia . Disse il Foscolo che il Boccaccio vedeva « in ogni parola una vita che fosse propria , né bisognosa altrimenti d ' essere animata dall ' intelletto » . E badate , la vena di certi scrittori spesso consiste non di parole soltanto , ma di intere frasi e cadenze , con una vita loro propria , né bisognose altrimenti d ' essere animate dall ' intelletto ; consiste , volevo dire , in una sorta di elegantissimo ozio . Come nei melodisti a oltranza . E in prosa come in verso solo allora si tocca la perfezione , quando l ' inventare e l ' ambito compositivo s ' aiutano e si condizionano , senza squilibri . Il Boccaccio , intanto , nell ' Ameto , corresse e variò certa dovizia aggettivale , studiò più accorte collocazioni ( « e le rocche fortissime » ) ; e , tirato dal suo vivace istinto di realista , sostituì , al comporre secondo regole e cadenze e , direi , secondo un ideale ritmo , invenzioni più frequenti , vere spezzature o discordanze nel suo tessuto prosastico . Ma che cosa è quest ' Ameto ? E , o vuole essere , la rappresentazione del rinnovamento dello spirito umano per mezzo dell ' amore ; la storia di Ameto cacciatore « vagabondo giovane » , che di rozzo e selvaggio , ingentilito dall ' amore , e aiutato dalle sette virtù , s ' innalza alla contemplazione delle verità supreme . Questa , in vero , è la macchina del libro , che dà la spinta al libro ; e che s ' adatta poi , via facendo , alla statura e al gusto dell ' autore . Parrebbe di assistere a una drammatica « riduzione » ( non però sofferta , s ' intende , ma che non cessa d ' esser tale ) d ' un ' alta idea , viva ancora ai tempi del Boccaccio , più , forse , come ricordo che come forza attiva , e che nella mente del Boccaccio trova un suo limite , e , per questo , si fa a suo modo vivente . Già , che fosse un motivo fortemente sentito , lo avvertì fin dal principio . Vedi Ameto , « d ' ogni parte carico della presa preda » « intorniato da ' cani tornando a ' suoi luoghi » « vicino a quella parte ove il Mugnone muore con le sue onde » , fermarsi ad ascoltare una « graziosa voce » « in mai più non udita canzone » ; e « verso quella parte , ove il canto estimava , porse , piegando la testa sopra la manca spalla , l ' orecchio ritto » ( ma questa punteggiatura troppo secondo logica , troppo minuta , per il sinuoso periodare boccaccesco ! ) . S ' accosta , dunque , Ameto , e vede giovinette , « alcuna mostrando nelle basse acque i bianchi piedi » , e che con lento passo « vagando s ' andavano » . La meraviglia di Ameto vale assai più delle cose che descrive , rimane come un vapore sospeso , una luce primaverile ; ché le cose sono sempre le stesse , e un poco monotone ; e le sette virtù , anch ' esse troppo uguali , Mopsa , Emilia , Adiona , Acrimonia , Agapes , Fiammetta , Lia ; vere donne , e troppo donne . E Ameto , « con occhio ladro » , a riguardare « l ' aperte bellezze di tutte quante » . Appunto quest ' occhio di Ameto è la novità del libro , il miracolo che trasforma il vario nell ' uno ; e la pagina ne risulta piena d ' infinite sorprese . « Con fervente disio cercava d ' essere Afron o di mutarsi in Ibrida o divenire Dioneo o parere Apaten o Apiros o Caleone » . E il circostante mondo di natura , per nulla distinto , anzi da ogni parte mescolantesi come cosa vivente , pieno di sensi anch ' esso ; e i colori presi da ogni dove , dalla realtà e dal mondo classico e dal mito . Non a caso , nell ' Ameto , spiccano con forte rilievo , e quasi s ' accordano in un superiore impegno , due grandi parti : una minutissima descrizione d ' un orto , la più ricca e architettata di tutto il libro ; e una storia d ' amore , quella di Agapes , che altra non ne scrisse mai , avanti il Decamerone , con penna sì ardita , e con la sua allegra lascivia . Per questo vasto accordo , quest ' armonia e , vorrei dire , amorosa prospettiva , l ' Ameto è il precedente immediato del mondo polizianesco e , in sé , segna un punto assai importante nella resurrezione rinascimentale . Era destino che lo fissasse prima il Boccaccio . Spiace , nella pur buona edizione che Nicola Bruscoli ha curato dell ' Ameto per l ' editore Laterza , trovare una dichiarazione come questa : « L ' autore si ripromette di tornare in seguito sui Manoscritti dell ' Ameto , aggiungendo altri dati quali sarà possibile ricavare dall ' esplorazione di nuovo materiale , oggi sotto speciale custodia a causa dello stato di guerra » . E chi obbligava mai il Bruscoli a pubblicare con una tal precipitazione ? Ma vorrei dire un ' altra cosa ancora , ché l ' ho appena accennata avanti . Sul sistema della punteggiatura adottato per questa prosa del Boccaccio , come sempre tendente , con una leggera enfasi , alla poesia . Questa interpunzione , così spiccatamente logica , non pare al Bruscoli che debba frastornare un poco il lettore , impedirgli il gusto di risentire in sé quella musica che è del periodare boccaccesco ? Eppure il Leopardi , nelle Operette morali , ci aveva lasciato un esempio splendido di come si possa con la interpunzione aiutare la lettura , dividendo secondo pause , non secondo sintassi , o secondo una più interna sintassi . Mi si potrebbe rispondere col nome del Manzoni . Ma già la prosa del Manzoni è ben altra da quella del Boccaccio , e non è poi detto che il Manzoni , qualche volta non peccasse in minuziosità , per iscrupolo di non riuscire mai abbastanza chiaro , affabile . E un ' ultima osservazione , sull ' uso della dieresi . Quest ' uso , assai intemperante , non ha portato fortuna , e s ' è visto , ad altro editore del Boccaccio . Davvero che un verso come questo « stanti all ' ombra d ' un fiorito alloro » , aveva bisogno della dieresi su « fiorito » ( così : « fïorito » ) , di quest ' errore smaccato , di questa strascicatura , per essere un verso ? Ma basterebbe dividere « stanti » da « all ' ombra » , con un effetto bellissimo di iato , e l ' endecasillabo , proprio lì , si slargherebbe , si distenderebbe ; e s ' avrebbe proprio dipinta la contentezza di stare all ' ombra , quieti , che è un piacere . Se questa è invenzione nostra , del nostro strafare , chiediamo venia .
Chicchirichì ( Fusco Gian Carlo , 1958 )
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La cinquantatreenne signora Chan , cittadina di Hong - Kong , si è decisa ad andare in tribunale . Ha pazientato un quarto di secolo . Finché ha potuto , ha lavorato per vivere . Ma ora , tormentata dall ' artrite e da una miopia galoppante , vuole che il marito sposato 25 anni fa , e che non ha mai visto neppure una volta , le passi gli alimenti prescritti dalla legge cinese . Il marito , mercante sessantenne , placito e occhialuto , si è fatto finalmente vivo . È arrivato da una lontana provincia e per la prima volta ha incontrato , davanti ai giudici , la donna sposata per procura nel 1933 , quando faceva il marinaio sui mercantili . I due coniugi sono arrivati alle nozze d ' argento senza conoscersi . Anche per i cinesi , che difficilmente si meravigliano di qualcosa , il caso è piuttosto singolare . Ma non basta . La signora Chan racconta qualcosa di ancora più straordinario . « Come vuole la nostra tradizione contadina , il posto dello sposo lontano durante la cerimonia nuziale fu preso da un grosso gallo . Il volatile rappresentava in tutto e per tutto lo sposo assente . Un testimone lo teneva fra le braccia , al mio fianco , e il sacerdote gli rivolse le domande e i predicozzi di rito proprio come se si fosse trattato di un uomo . I miei suoceri erano cinesi di vecchio stampo . Il loro rispetto per la tradizione non si fermò lì . Vollero che trascorressi la prima notte di matrimonio assieme al gallo . Era un grosso gallo , inquieto e rissoso , cui non garbava starsene legato per una zampa sul giaciglio . Mi sbatteva le ali sul viso e ogni tanto mi beccava il naso o le dita dei piedi . Un vero inferno . Credevo che dopo la prima notte il gallo tornasse alle sue galline . Sbagliavo . I miei suoceri dissero che allontanare il gallo avrebbe portato sfortuna al figlio marinaio . Mi costrinsero a dormire col gallo ancora per mesi , per anni : finché mio marito , che intanto non dava segno di vita , non fosse tornato . Così , ho passato col gallo tutte le mie notti per otto anni . Anzi coi galli : perché morto uno ne veniva un altro . Galli nervosi e inquieti per la mancanza di galline , che mi beccavano rabbiosamente e spesso mi svegliavano nel cuore della notte con terribili " chicchirichì " . Poi i miei suoceri , a breve distanza di tempo , morirono . Mi trovai sola . Senza neppure più il gallo . Credo giusto che mio marito mi aiuti , finalmente » . La figlia del re del Marocco , principessa Aicha , ha approvato ufficialmente il gesto delle donne algerine che hanno bruciato il velo .
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6 settembre . Gli avvenimenti del teatro di operazioni franco - tedesco si succedono con tanta rapidità , e sono così imprevisti , che non si ha quasi più nemmeno il tempo di comprenderli bene e di coordinarli con quelli del teatro austro - tedesco - russo . Ieri si annunciava che le due fortezze di La Fère e di Laon , le quali dovevano costituire con Reims la seconda linea di difesa francese , erano cadute senza combattere in potere dei tedeschi . Oggi , anche Reims è presa da questi ultimi , con la stessa facilità . Le più disparate supposizioni possono sorgere da questi fatti . Le tre fortezze erano dunque impreparate alla resistenza ? O l ' esercito ha rinunciato a difenderle , perché non è in grado di fare una . utile difesa ? Si deve ammettere piuttosto che la reddizione della linea La Fère , Laon , Reims sia conseguenza di un ponderato disegno ? Ma quale disegno può essere questo , che lascia aprire ai tedeschi una così larga breccia fra le cortine difensive della frontiera e il campo trincerato di Parigi ? Oramai , e crediamo già d ' aver sufficientemente dimostrato ciò , l ' esercito tedesco è saldamente congiunto , nella sua avanzata da nord , con le truppe che guerniscono la Lorena fra le piazze di Metz e di Strasburgo : e si sta abbattendo col grosso sui francesi , e li va stringendo in una formidabile tenaglia . Ammettiamo pure che l ' abbandono di tutta la seconda linea di difesa francese sia un invito insidioso all ' esercito tedesco di entrare nella via senza uscita segnata ad est dalle cortine difensive , a sud dal triangolo Langres , Digione , Besanzone , ad ovest da Parigi . Il concetto può parere brillante , ma l ' attuazione è pericolosa . Come potranno difendersi le truppe francesi , che fanno attualmente fronte ad oriente , . e appena resistono alla pressione delle truppe tedesche della Lorena , se vengono attaccate anche alle spalle ? Non cederanno sotto la doppia pressione avversaria ? E allora , che valore avranno le fortezze di Belfort , di Épinal , di Toul e di Verdun , lasciate a sé stesse ? Pare ormai che l ' esercito tedesco non si preoccupi più di Parigi , diventata semplice campo trincerato francese ; e con la stessa risoluzione con cui prima avanzava ad ovest , ora scenda in gran parie a sud , alla ricerca dell ' esercito francese , che è diventato l ' obiettivo principale della guerra . Veramente , sembra oggi , per un momento , fermarsi e riprendere fiato : ma questo arresto dipende dalla risoluzione di raccogliersi prima di fare lo sforzo , o dalla previsione di un pericolo ? Si sente minacciato , forse , dalla riunione e dalla marcia in . avanti di grossi corpi di truppe alleate , preparartisi all ' insaputa di tutti in una regione della Francia settentrionale , fra Rouen e Parigi , per esempio ? Questo fatto può essere meno inverosimile di quanto possa a prima vista sembrare . E Parigi resisterà invece molto a quelle truppe tedesche che certamente l ' investiranno ? Non sarà staio esageralo anche il valore delle difese della capitale come era esagerato quello delle fortezze cadute tanto facilmente ? Non erano stati i francesi stessi a magnificare la solidità e la potenza delle loro fortificazioni ? La notizia che i tedeschi , a quanto pare , hanno tolto o stanno togliendo cinque o sei corpi d ' esercito dal teatro d ' operazioni occidentale , per volgerli contro i russi , aggiunge una prova di più della debolezza che pare manifestare l ' intera azione militare francese . Il Comando tedesco è certamente in grado di conoscere quale può essere ancora la forza attiva dell ' avversario : e se distoglie tanta truppa dalla sua fronte di battaglia , sostituendola con formazioni di seconda linea , vuol dire che non teme più molto . Ma allora la resistenza che la Francia potrà opporre all ' avversario sarà dunque tale da non dar tempo alle nazioni alleate di intervenire a ristabilire le sorti della guerra ? Prima di rispondere a questa domanda bisognerà conoscere ancora molti dati , che per ora non ci sono affatto noti . La domanda è appunto dettata dalla difficile coordinazione degli effetti , che si rivelano improvvisamente , con le cause , che non si conoscono abbastanza . Indubbiamente questa specie di paralisi in cui è cascata la Francia e anche l ' Inghilterra ( perché bisogna pure ammettere che l ' Inghilterra , finora , non è entrata quasi nemmeno nella lotta ) , sorprende alquanto : e fa rivolgere con maggiore attenzione lo sguardo a quanto avviene nel teatro della guerra orientale , come se si sperasse che gli avvenimenti di laggiù portassero un po ' più di luce , e dessero la spiegazione di quelli franco - tedeschi . Ecco , a grandi tratti , ciò che accade fra Russia , Germania ed Austria . Una sconfitta russa a nord , ben netta , fra Ortelsburg e Gingelburg ; una sconfitta austriaca a sud , non così grave ancora , non così decisa . ma riportata da tutto l ' esercito austriaco : questo è il bilancio delle operazioni nel teatro orientale della guerra . Diciamo subito che , se la buona fortuna russa a sud aumenta , la sconfitta austriaca diventa gravissima , tutto l ' esercito austriaco essendo coinvolto nel disastro . La sconfitta russa di Ortelsburg è la conseguenza della azzardata avanzata dei russi verso nord , per tagliar fuori le truppe tedesche , battute in un ' azione frontale alla estrema frontiera orientale prussiana a Gumbinnen . Allettati forse da questo buon successo , i russi hanno voluto ingrandirlo : e senza molto preoccuparsi del fatto che la marcia in avanti non solo li allontanava dall ' esercito principale della Galizia ( col quale non hanno mai dimostrato d ' avere grande accordo ) ma sopra tutto li esponeva ad essere attaccati da truppe fresche e numerose . provenienti dalla linea della Vistola e dalle fortezze di Graudenz e di Thorn , hanno puntato risolutamente verso la giuntura delle truppe tedesche intatte e di quelle battute , costituita a un dipresso dalla regione dei laghi Masuriani . Ma il terreno in cui l ' esercito russo si è così messo , è terreno difficilissimo , rotto da fiumi , laghi e boschi , che rendono i tratti percorribili quasi simili a istmi di terra o a giganteschi argini , dove le truppe possono facilmente entrare , ma non possono poi manovrare in nessun modo , perché lo spazio manca . Chi si impiglia in un suolo così fatto , ed è attaccato contemporaneamente sulla testa , sul fianco e in coda , non può , quasi certamente , resistere ; poiché non può combattere che con pochissime truppe , le prime o le ultime , mentre tutte le altre sono schiacciate fra quelle , e sono destinate ad aspettare soltanto l ' esito della battaglia . I grandi generali , quando si sono trovati interiori di forze agli avversarii , e hanno potuto , hanno cercato di attrarre il nemico in luoghi come questi dei laghi Masuriani : la battaglia d ' Arcole è uno degli esempii più belli del genere . Sono battaglie che molto rendono , quando riescono , e poco pericolo portano alle proprie truppe , perché costituiscono , in fondo , trappole tese a un nemico che , se ci cade dentro , non si può difendere . Il modo col quale si svolgono spiega il numero relativamente grande dei prigionieri fatti dai tedeschi , che è andato poi di mano in mano aumentando dopo il primo giorno : poiché soltanto alla fine della raccolta i tedeschi hanno potuto valutare le prese compiute . La battaglia di Ortelsburg ha dato ai tedeschi la possibilità di trattenere l ' invasore , e di chiamare nuovi rinforzi per una eventuale prossima ripresa delle operazioni , sicché ha portato una relativa tranquillità nella Germania settentrionale e nella capitale . Ma è stata combattuta in uno scacchiere secondario , dalla parte minore degli eserciti avversarii , e non ha che una efficacia locale . Assai maggiore importanza riveste la battaglia della Galizia . Essa ripete il suo valore dalla decisione dei russi di andare alla ricerca dell ' esercito austriaco per batterlo , disdegnando per il momento qualunque altro obiettivo territoriale . Questo concetto semplice , sicuro ed elegante era giusto ed attuabile , poiché era sostenuto dalla grande superiorità numerica che i russi avevano sugli avversarli . Se riusciva , veniva a togliere di mezzo il nemico più pericoloso dei russi nel primo periodo della campagna . Gli austriaci hanno accettato la lotta , schierandosi con tutte le forze contro la maggior parte delle forze russe . Hanno soltanto giudicato più conveniente attendere l ' avversario , anziché andarlo ; a cercare . Forse , hanno creduto che la marcia in avanti avrebbe stancato e disorganizzato i russi , che sono stimati , in generale , migliori soldati da posizione che da attacco ; forse hanno riconosciuto subito la superiorità numerica russa , ed hanno cercato di compensarla con la fortificazione di regioni , dalle quali , a tempo opportuno , avrebbero poi iniziato la controffesa . Le loro artiglierie , e specialmente gli ottimi mortai da 305 , avrebbero così avuto buon giuoco per l ' azione . La lotta decisiva , con metodi diversi , fu così impegnata . Le notizie che si hanno finora della battaglia , dicono che la sinistra austriaca ha riportato reali vantaggi sulla destra russa , ma non tali da obbligare questa a retrocedere interamente , e da porre in pericolo le truppe rimanenti : pare anzi che , in questi giorni , una nuova avanzata russa avvenga nei luoghi già conquistati dagli austriaci . Ma il centro e la sinistra russa hanno , sempre a quanto si sa , conseguiti grandissimi vantaggi sul centro e sulla destra nemica , che è stata costretta ad abbandonare le posizioni sulle quali si era trincerata , per occuparne altre retrostanti . Sicché , mentre la Polonia russa non è gravemente minacciata dagli austriaci , tutta la Galizia meridionale austriaca è invasa dai russi , i quali si rivolgono ora , a quanto dicono , verso nord per finire di battere i nemici già disgregati , e verso ovest per tagliar loro la ritirata , scendendo , se è possibile , nell ' Ungheria . Quest ' ultimo movimento può sembrare ancora prematuro . Prima di traboccare in Ungheria , l ' esercito russo deve passare i Carpazi , i quali , meno che nel tratto centrale dei Beschidi , sono abbastanza difficili , e che scarse truppe possono difendere a lungo contro forze assai superiori . Ma ogni giorno che passa migliora la condizione dell ' esercito russo e peggiora quella austriaca ; perché quello può continuare a far giungere sul campo della lotta nuovi soldati , mentre l ' avversario ha già compiuto , o quasi , lo sforzo massimo . Ora , quando in guerra , dopo aver fatto tutto ciò che si è potuto ed avere tutto sperato , non si è ottenuta la vittoria , assai difficilmente gli animi continuano a serbarsi impavidi per l ' avvenire . Il terribile effetto di dissoluzione può manifestarsi inoltre assai più violentemente nell ' esercito austriaco che in altri eserciti . Per il nodo con cui esso è formato , le truppe che si sono finora valorosamente battute , sotto l ' impressione del disastro , possono disorganizzarsi , ed agire sotto l ' impero di nuove idee , finora represse o non nate . Di fronte a queste cattive condizioni austriache , stanno le ottime condizioni dei russi . Chi sa , intanto , quale efficacia possa esercitare l ' azione russa , oramai vittoriosa , sui romeni ancora indecisi ? I grandi eserciti russi avanzanti presso la frontiera romena , fra popolazioni romene , non risveglieranno quei ricordi e quei sentimenti di simpatia , che la Romania può ancora avere , come ricordo di un ’ altra grande guerra combattuta insieme , quella del 1877-78 ? Potrebbe darsi che la speranza di trascinare con sé questo paese , sia stata appunto uno dei motivi della distensione della sinistra russa verso sud . Chi sa , sopra tutto , quale effetto possa produrre sull ' esercito serbo l ' apparire di truppe russe sui Carpazi , sia pure non subito , sia pure dopo molte fatiche ? I serbi , finora , non hanno potuto uscire dal proprio paese ed entrare in Austria , nonostante alcuni buoni successi , che sembrano autentici , sulle corrispondenti forze avversarie ; e si sono limitati soltanto a ricacciare gli invasori al di là della frontiera . Ma non potrebbero , per l ' avanzata di un esercito amico , sentirsi rinforzati moralmente , e spinti ad uscire dalla cerchia delle loro montagne , per cooperare all ' azione con i fratelli slavi nelle pianure dell ' Ungheria ? Comprendiamo che questi grandi effetti dell ' azione russa sarebbero tutt ' altro che immediati : ma si possono già prospettare , perché sono probabili conseguenze di questa battaglia che due nazioni , anziché due eserciti , stanno combattendo così disperatamente ; e le conseguenze di fatti così gravi non si possono riparare , se non sono già state previste e studiate da tempo . La Germania continua ad avanzare abbastanza rapidamente nel teatro d ' operazioni occidentale : la Russia ha in questi ultimi giorni abbastanza avanzato in quello orientale . I buoni successi tedeschi producono effetti rapidi , i russi effetti più lenti . I primi si manifestano su una nazione omogenea , i secondi si produrranno , se avverranno , su una nazione di diverse razze . Ma la moltitudine sopra tutto , il numero degli uomini combattenti , in una guerra senza fine come questa , avrà l ' importanza maggiore : e la moltitudine combattente è della Russia , la quale ha inondato l ' Europa di soldati , con la prodigalità di un impero di centosettanta milioni di uomini . Sicché la condizione della Germania , nonostante tutti gli sforzi , è sempre la stessa : buona , considerata rispetto all ' avversario francese , piena di dubbi e di incognite , considerata rispetto al complesso della guerra .