StampaQuotidiana ,
Non
si
contano
,
e
son
nominati
,
in
quest
'
ultimo
trentennio
,
gli
studi
intorno
al
Poliziano
;
ma
quelli
dell
'
abate
Vincenzio
Nannucci
continuano
a
dormire
nella
dimenticanza
.
L
'
abate
Vincenzio
Nannucci
non
ha
avuto
fortuna
presso
gli
studiosi
del
Poliziano
.
Il
suo
commento
alle
Stanze
è
del
1812
(
Firenze
,
nella
Stamperia
di
Giuseppe
Magheri
e
figli
)
,
e
la
gloria
se
la
prese
intera
il
Carducci
col
suo
.
«
Il
commento
del
Carducci
rifà
tutta
la
cultura
classica
del
Poliziano
,
e
della
ricerca
delle
fonti
non
ha
che
l
'
apparenza
.
In
realtà
è
un
monumento
di
sapienza
critica
;
a
lettura
finita
si
vede
in
quelle
note
il
terreno
,
nel
testo
il
fiore
che
ne
è
germogliato
.
Il
commento
è
la
ricostruzione
di
quella
lunga
e
squisita
disciplina
classica
che
mantenne
lo
spirito
nativamente
fine
del
Poliziano
in
un
ambiente
congeniale
,
è
l
'
aria
che
respirò
la
sua
fantasia
prima
di
diventare
essa
stessa
creatrice
»
.
Strano
!
Ma
la
massima
parte
di
questo
lavoro
di
esplorazione
si
deve
appunto
al
Nannucci
,
e
di
suo
,
il
Carducci
,
non
vi
aggiunse
veramente
che
assai
poco
.
Classici
greci
e
latini
,
e
poesia
italiana
antica
il
Nannucci
conosceva
per
una
sua
diuturna
esperienza
di
lettore
avvedutissimo
;
e
,
per
esempio
,
il
suo
Manuale
della
Letteratura
del
primo
secolo
della
Lingua
italiana
,
in
tre
volumi
(
Firenze
,
Magheri
,
1837-1839
)
,
«
per
uso
della
studiosa
gioventù
delle
isole
jonie
»
,
ristampato
poi
dal
Barbera
in
due
volumi
(
1856-1858
)
,
è
condotto
con
tale
apertura
di
mente
,
e
lumeggiato
con
un
gusto
sì
nuovo
della
lingua
del
tempo
,
e
del
linguaggio
di
quella
poesia
,
che
filologi
e
studiosi
ancora
vi
ricorrono
con
profitto
.
Diamo
dunque
all
'
abate
Vincenzio
Nannucci
«
del
Collegio
Eugeniano
di
Firenze
»
il
titolo
di
primo
scopritore
moderno
del
Poliziano
,
di
quella
sopra
detta
«
lunga
e
squisita
disciplina
classica
»
;
e
auguriamoci
che
qualche
volonteroso
riesamini
un
giorno
la
sua
opera
tutta
quanta
,
e
le
riconosca
il
giusto
valore
nella
storia
della
cultura
del
primo
trentennio
dell'800
.
E
mettiamo
subito
a
fianco
di
quel
commento
preziosissimo
una
mezza
paginetta
del
Foscolo
,
anch
'
essa
dimenticata
,
e
che
par
discendere
direttamente
,
quasi
come
una
conclusione
,
dalle
illustrazioni
del
Nannucci
.
È
nel
quinto
dei
suoi
Discorsi
sulla
lingua
italiana
,
che
sono
la
più
matura
e
alta
espressione
delle
conquiste
critiche
del
Foscolo
.
«
L
'
unico
poeta
degno
di
meraviglia
»
di
tutto
il
'400
egli
dice
che
fu
il
Poliziano
.
E
dice
che
come
«
gli
spiriti
e
i
modi
della
lingua
latina
de
'
classici
erano
già
stati
trasfusi
nella
prosa
dal
Boccaccio
,
e
da
altri
»
,
così
il
Poliziano
«
fu
il
primo
a
trasfonderli
nella
poesia
,
e
vi
trasfuse
ad
un
tempo
quanta
eleganza
poté
derivare
dal
greco
»
.
Ma
nel
commento
del
Nannucci
c
'
era
qualcos
'
altro
,
perché
il
Foscolo
potesse
meglio
determinare
il
suo
giudizio
;
c
'
erano
le
fonti
dell
'
antica
poesia
italiana
,
alle
quali
pure
il
Poliziano
s
'
abbeverò
.
Noi
,
leggiamone
gli
esempi
,
seguendo
quella
guida
;
e
la
storia
del
formarsi
della
poesia
polizianesca
sarà
fatta
.
Anzi
è
stata
già
fatta
.
Solo
che
si
credeva
d
'
esser
partiti
dal
Carducci
,
e
ci
si
moveva
e
dal
Nannucci
e
dal
Foscolo
.
Ma
,
questa
poesia
del
Poliziano
,
diremo
dunque
che
è
una
poesia
in
margine
alla
poesia
?
O
che
è
una
poesia
«
dell
'
orecchio
»
,
come
il
Leopardi
disse
della
poesia
del
Monti
?
Una
poesia
,
più
che
d
'
un
poeta
,
di
uno
«
squisitissimo
traduttore
»
,
se
«
ruba
ai
latini
o
greci
»
;
se
«
agl
'
italiani
,
come
a
Dante
»
,
di
uno
«
avvedutissimo
e
finissimo
rimodernatore
del
vecchio
stile
e
della
vecchia
lingua
»
?
Vero
sarebbe
,
fino
a
un
certo
segno
,
del
Monti
;
e
ad
ogni
modo
il
Leopardi
scrisse
questo
tenendo
l
'
occhio
alla
grande
poesia
.
Non
è
invece
per
nulla
vero
del
Poliziano
.
Quel
comporre
in
gara
,
ch
'
era
proprio
del
Monti
,
e
per
un
continuo
attrito
,
facile
,
epidermico
,
fu
lontanissimo
dalla
tempra
del
Poliziano
,
il
quale
,
da
una
sì
diversa
e
complessa
mistura
cavò
di
bellissime
dissonanze
;
e
l
'
aiutò
,
in
questo
sottile
lavoro
,
la
sua
natura
di
realista
commosso
,
di
innamorato
della
bellezza
,
di
elegantissimo
rinnovatore
.
Prendiamo
un
verso
solo
di
lui
:
Cresce
l
'
abete
schietto
e
senza
nocchi
.
Un
verso
che
l
'
occhio
,
dopo
letto
,
sempre
rivede
mutato
in
figura
.
Disegno
saldissimo
,
disegno
acuito
all
'
estremo
,
e
pur
come
nuovo
,
accenti
netti
,
una
qualità
vergine
che
resiste
e
resisterà
al
tempo
.
E
prendiamone
un
altro
:
L
'
erbe
e
'
fior
,
l
'
acqua
viva
chiara
e
ghiaccia
.
Qual
altro
poeta
seppe
adoprare
con
un
senso
sì
fresco
tre
aggettivi
in
una
volta
,
con
un
senso
sì
necessario
?
Quell
'
acqua
davvero
scorre
(
viva
)
,
luccica
(
chiara
)
,
ci
tocca
(
ghiaccia
)
.
E
le
parole
paiono
pietra
durissima
;
sebbene
abbiano
vita
e
moto
.
Questo
è
Poliziano
.
E
quante
cose
dipinse
nei
suoi
bellissimi
versi
,
fiori
,
colori
,
la
natura
in
tutti
i
suoi
più
vari
aspetti
,
fino
scene
e
figurazioni
in
apparenza
ricalcate
sulle
più
splendide
forme
delle
arti
figurative
,
quelle
più
splendidamente
severe
,
e
che
invece
furono
viste
direttamente
,
con
un
occhio
che
fruga
,
e
sollecita
in
ciò
che
vede
il
sentimento
dell
'
esistenza
.
Vivono
per
sé
,
le
immagini
e
le
creature
del
Poliziano
,
e
vivono
quasi
sempre
su
uno
sfondo
di
paese
che
,
per
più
verità
,
il
poeta
ha
fermato
con
veloci
tratti
,
perché
intorno
vi
circolasse
l
'
aria
,
vibrasse
un
che
di
magnetico
.
Un
misto
,
insomma
,
di
nuovo
,
intatto
,
e
di
stregato
.
In
quali
altri
versi
di
poeta
antico
è
dato
di
trovare
segni
d
'
un
'
arte
sì
fina
?
Un
qualsiasi
verso
del
Petrarca
:
«
Chiare
,
fresche
e
dolci
acque
»
!
E
solo
in
apparenza
,
per
una
pura
suggestione
verbale
,
voi
vi
ricordate
del
Poliziano
.
È
un
inganno
.
In
quelle
«
chiare
»
«
fresche
»
e
«
dolci
acque
»
Petrarca
vide
,
e
sempre
rivede
,
le
«
belle
membra
»
di
Laura
.
E
voi
stessi
non
potete
scompagnare
quelle
acque
da
quella
vista
.
Hanno
specchiato
quelle
membra
(
chiare
)
,
le
hanno
ravvivate
e
quasi
ringiovanite
(
fresche
)
,
le
hanno
avvolte
come
in
un
divino
abbraccio
(
dolci
)
.
In
quella
memoria
è
la
potenza
e
il
fascino
delle
parole
del
Petrarca
.
Per
il
Petrarca
,
tutta
la
natura
vive
per
la
memoria
di
Laura
,
si
anima
come
toccata
dalla
sua
presenza
,
dice
la
sua
presenza
.
Parmi
d
'
udirla
,
udendo
i
rami
e
l
'
òre
E
le
fronde
e
gli
augei
lagnarsi
e
l
'
acque
Mormorando
fuggir
per
l
'
erba
verde
.
Qui
siamo
nel
regno
fatato
della
musica
.
Tutti
suoni
,
dolci
suoni
,
inesprimibili
suoni
,
a
ricordare
con
indicibile
strazio
quella
voce
di
Laura
;
e
l
'
anima
,
sospesa
,
ora
ode
ora
non
ode
più
.
Poliziano
,
invece
,
volta
per
volta
,
è
come
se
ti
ammaliasse
l
'
occhio
;
e
tu
incantato
a
vedere
,
senza
essere
mai
sazio
.
Nascerà
di
qui
,
poi
,
da
quest
'
offrirti
in
successive
immagini
il
suo
vivacissimo
mondo
,
nascerà
di
qui
la
sua
ottava
,
nella
caratteristica
divisione
in
distici
,
per
tempi
e
modi
diversi
.
Non
è
l
'
ottava
dell
'
Ariosto
,
l
'
armoniosa
ottava
,
che
smorza
in
sé
e
dora
i
suoni
e
le
impressioni
,
obbediente
sempre
a
un
'
idea
nettissima
,
a
un
'
oncia
il
cui
disegno
è
sempre
uno
e
vario
,
un
mutevole
giro
vaghissimamente
chiuso
.
E
non
è
l
'
ottava
del
Tasso
,
franta
,
intarsiata
,
ricca
,
disuguale
,
intimamente
disarmonica
,
con
stanchi
languori
,
che
vorrebbero
,
e
non
riescono
a
conciliare
le
disarmonie
,
a
sciogliere
gli
intarsii
.
È
l
'
ottava
in
forma
di
concertato
.
Piccoli
strumenti
,
ciascuno
col
loro
timbro
nettissimo
,
anzi
un
poco
agro
,
un
sottile
sapore
di
terra
e
d
'
ingegno
.
Si
pensa
a
quelle
zone
felici
,
quand
'
è
cessato
il
tumulto
della
grande
orchestra
.
O
si
pensa
,
e
questo
suggerirebbe
il
modo
particolarissimo
di
leggere
Poliziano
,
e
nel
tempo
stesso
aiuta
a
capire
la
sua
arte
,
si
pensa
a
certe
esecuzioni
sinfoniche
,
dove
il
maestro
badi
a
conservare
la
distinzione
delle
diverse
zone
e
parti
,
fin
nelle
minime
pieghe
e
ombre
,
non
a
fondere
quelle
zone
e
parti
e
a
farne
,
come
dicono
,
uno
strumento
solo
.
Distinguere
e
mantenere
distinte
tutte
le
voci
,
fino
all
'
insoffribile
acuità
;
e
fare
che
il
miracolo
avvenga
per
sé
,
direi
per
magia
,
dentro
di
noi
,
in
un
secondo
tempo
,
in
un
tempo
stregato
.
Perché
,
insomma
,
se
con
l
'
ottava
dell
'
Ariosto
subito
ti
senti
preso
da
un
'
onda
di
suono
accordata
,
e
chiarissimamente
vedi
e
segui
e
godi
il
filo
di
quell
'
onda
;
se
con
l
'
ottava
del
Tasso
,
fatichi
e
ti
perdi
e
ti
ritrovi
,
come
per
sentieri
impervii
;
con
l
'
ottava
del
Poliziano
ti
piace
di
sentire
in
te
quel
variato
complesso
,
di
far
parte
tu
stesso
del
divino
lavoro
,
e
ti
par
quasi
di
avvertire
il
miracolo
nel
momento
che
si
crea
.
Sono
i
vari
accordi
che
si
scontrano
come
fosse
la
prima
volta
.
E
questo
è
veramente
cosa
nuova
nella
storia
della
poesia
.
Dove
dunque
ci
ha
portato
quel
felicissimo
artista
che
è
Angelo
Ambrogini
Poliziano
!
E
volevamo
dire
una
cosa
sola
,
oltre
a
sanare
presso
i
lettori
moderni
l
'
ingiustizia
antica
fatta
all
'
abate
Vincenzio
Nannucci
del
Collegio
Eugeniano
di
Firenze
.
Volevamo
,
alla
reale
commissione
chiamata
a
preparare
i
nuovi
programmi
per
la
nuova
scuola
media
italiana
,
fare
una
proposta
.
Al
secondo
,
al
terzo
anno
del
«
Liceo
classico
»
si
potrà
finalmente
cominciare
a
leggere
,
ma
in
classe
,
con
tutta
l
'
autorità
e
l
'
aiuto
del
maestro
,
le
Rime
del
Poliziano
?
L
'
Orfeo
,
le
rarissime
canzoni
a
ballo
,
i
rispetti
continuati
e
spicciolati
e
,
sopra
tutto
,
le
Stanze
.
Sono
,
queste
Stanze
,
centosettantuna
di
numero
,
milletrecentosessantotto
versi
.
Non
sono
gran
cosa
,
dunque
,
ma
sono
cosa
grande
.
Da
assaporare
e
considerare
con
un
continuo
confronto
dei
poeti
che
il
Poliziano
conobbe
,
studiò
,
e
che
certo
servirono
all
'
incognito
del
suo
linguaggio
.
Una
lettura
d
'
alto
stile
,
insomma
,
con
lenti
e
sapienti
indugi
,
per
scuola
d
'
umanità
.
Si
leggerà
poi
l
'
Ariosto
,
si
leggerà
il
Tasso
;
e
si
capirà
quanto
questi
poeti
debbano
a
quell
'
unico
poeta
.
Che
significa
,
alla
fine
,
capire
la
poesia
.
Che
,
lo
so
,
si
può
leggere
in
tanti
modi
.
Meglio
se
con
più
sussidi
possibile
,
che
la
cultura
e
gli
studi
seri
possono
offrire
,
a
fortificare
e
ad
arricchire
l
'
animo
e
l
'
ingegno
.
StampaQuotidiana ,
Giuseppe
Zucca
deve
avere
poco
più
o
poco
meno
di
settant
'
anni
.
Fra
prosa
e
poesia
,
ha
scritto
una
ventina
di
volumi
.
Sette
commedie
gli
furono
rappresentate
con
successo
.
Ha
lavorato
come
sceneggiatore
a
circa
200
film
.
Nell
'
altro
dopoguerra
,
ebbe
larga
diffusione
il
suo
Gas
esilaranti
.
Sconcertò
i
lettori
.
Abituati
alle
prose
di
guerra
gravi
,
drammatiche
,
allegoriche
e
mistiche
,
gli
italiani
trovarono
per
la
prima
volta
nelle
pagine
di
Zucca
gli
aspetti
comici
e
grotteschi
del
primo
conflitto
mondiale
.
Fu
un
«
contropelo
»
elegante
e
intelligente
che
non
giovò
alla
popolarità
dell
'
autore
.
In
tutto
il
mondo
,
ma
specialmente
in
Italia
,
in
politica
,
in
arte
e
nella
cultura
,
si
può
giocare
in
molti
modi
,
ma
sempre
rispettando
quelle
intese
generali
,
quelle
tregue
e
quei
«
tabù
»
che
attutiscono
gli
urti
polemici
e
sono
un
po
'
la
«
croce
rossa
»
della
vita
.
Zucca
giocò
senza
regole
in
gioventù
e
continua
a
giocare
come
gli
pare
in
vecchiaia
.
Nel
suo
ultimo
libro
,
Difficile
conversare
coi
raghi
(
Ceschina
)
,
ha
scelto
come
bersaglio
Giosuè
Carducci
,
in
barba
ai
gran
sacerdoti
della
letteratura
ufficiale
.
Con
la
furia
di
Pulcinella
,
quando
distribuisce
una
girandola
di
randellate
nell
'
ultimo
atto
,
Zucca
si
avventa
contro
la
retorica
del
«
cignale
maremmano
»
e
si
diverte
a
smontarla
pezzo
per
pezzo
,
a
disossarla
fino
alle
più
intime
membrane
.
Il
famoso
sonetto
Il
bove
(
T
'
amo
pio
bove
,
eccetera
)
cade
,
verso
per
verso
,
aggettivo
per
aggettivo
,
nell
'
ossario
della
revisione
.
Sentite
come
Zucca
sistema
l
'
ultimo
verso
,
«
il
divino
del
pian
silenzio
verde
»
,
gemma
di
tante
antologie
:
«
Questo
verso
non
è
possibile
.
E
perché
,
direte
?
Perché
,
purtroppo
,
il
ciclo
dei
lavori
agricoli
è
legato
al
corso
delle
stagioni
.
Le
quali
sono
quelle
che
sono
.
E
non
c
'
è
barba
di
poeta
,
nemmeno
la
prepotentissima
barba
del
Carducci
,
che
possa
riuscire
a
modificarlo
.
Ora
,
quando
il
bove
lavora
i
campi
,
il
colore
dei
campi
è
bruno
,
grigio
,
rossastro
:
non
mai
"
verde
"
...
Ahimè
,
signori
,
confessiamolo
.
Frugando
,
così
,
un
po
'
sbadatamente
,
nella
scatola
dei
colori
,
il
nostro
poeta
ha
sbagliato
tubetto
!
»
A
Hollywood
si
sta
preparando
un
film
sulla
vita
della
celebre
«
tromba
»
Red
Nichols
,
pioniere
del
jazz
.
Ne
sarà
protagonista
Danny
Kaye
.
StampaQuotidiana ,
Un
'
adunanza
di
persone
autorevoli
e
competenti
,
tenuta
,
sul
finire
dell
'
anno
scorso
,
in
Amsterdam
,
ha
redatto
un
memoriale
,
che
è
stato
ora
rimesso
ai
governi
della
Svizzera
,
dell
'
Inghilterra
,
degli
Stati
Uniti
,
della
Francia
,
della
Danimarca
,
della
Olanda
,
della
Norvegia
e
della
Svezia
.
In
esso
si
propone
di
convocare
un
congresso
dei
delegati
dei
vari
Stati
,
con
l
'
incarico
di
proporre
il
modo
di
risolvere
l
'
angoscioso
problema
monetario
ed
economico
che
affatica
i
governi
.
Il
memoriale
non
dissimula
i
pericoli
dello
stato
odierno
.
«
La
guerra
ha
imposto
ai
vincitori
come
ai
vinti
il
problema
di
trovare
i
modi
di
fermare
e
di
contrastare
l
'
aumento
continuo
dell
'
emissione
di
cartamoneta
e
dei
debiti
pubblici
,
nonché
l
'
aumento
costante
dei
prezzi
che
di
ciò
è
conseguenza
.
La
riduzione
dei
consumi
eccessivi
,
l
'
aumento
della
produzione
e
delle
imposte
sono
riconosciuti
come
i
più
efficaci
e
forse
i
soli
rimedi
.
Se
non
sono
adoperati
prontamente
,
c
'
è
da
temere
che
il
deprezzamento
del
denaro
séguiti
,
faccia
svanire
i
patrimoni
raccolti
pel
passato
,
ed
estenda
a
poco
a
poco
il
fallimento
e
l
'
anarchia
su
tutta
l
'
Europa
»
.
E
nella
conclusione
si
ripete
:
«
Tali
quesiti
hanno
grave
urgenza
riguardo
al
tempo
.
Ogni
mese
trascorso
farà
più
ponderoso
il
problema
e
meno
facile
la
soluzione
.
Tutte
le
informazioni
disponibili
persuadono
che
giorni
pericolosissimi
per
l
'
Europa
sono
imminenti
e
che
non
c
'
è
tempo
da
perdere
se
si
vogliono
scansare
catastrofi
»
.
Quale
soluzione
propone
il
memoriale
?
Esso
,
con
ragione
,
non
vuole
occuparsi
di
troppi
particolari
,
ma
accenna
solo
a
linee
generali
.
Ciò
viene
fatto
con
prudenza
forse
soverchia
e
che
nuoce
alla
chiarezza
dell
'
espressione
.
Per
la
parte
internazionale
,
si
osserva
che
non
è
vantaggioso
ai
vincitori
di
ridurre
al
fallimento
i
vinti
e
di
torre
loro
il
modo
di
pagare
il
proprio
debito
;
il
quale
discorso
vale
specialmente
per
le
condizioni
imposte
dai
vincitori
alla
Germania
e
all
'
Austria
.
Poscia
,
con
non
poche
circonlocuzioni
,
si
invoca
l
'
aiuto
degli
Stati
Uniti
.
Per
dire
il
vero
non
sono
nominati
,
ma
si
capisce
che
sono
il
principale
di
quei
paesi
«
di
cui
il
bilancio
commerciale
ed
il
cambio
sono
favorevoli
»
,
i
quali
sono
invocati
esplicitamente
.
Circa
la
politica
finanziara
interna
,
si
insiste
sulla
necessità
di
ridurre
le
spese
tanto
da
farle
eguali
alle
entrate
;
si
chiede
che
ogni
paese
accresca
quanto
è
possibile
il
peso
delle
imposte
(
questo
paragrafo
accenna
forse
alla
Francia
,
prima
del
1920
)
;
si
aggiunge
:
«
Solo
mercé
condizioni
economiche
reali
(
questa
dicitura
non
è
chiara
)
gravando
pesantemente
(
sic
)
,
come
è
conveniente
,
su
ciascun
individuo
,
l
'
equilibrio
può
essere
ristabilito
»
.
Infine
si
osserva
che
«
l
'
opera
a
cui
deve
cooperare
l
'
élite
di
ciascun
paese
è
di
ristabilire
l
'
inclinazione
al
lavoro
ed
al
risparmio
,
di
favorire
lo
sforzo
individuale
intenso
,
di
dare
a
ciascuno
la
possibilità
di
godere
ragionevolmente
(
che
vorrà
dire
tale
avverbio
?
)
del
frutto
del
suo
lavoro
(
del
frutto
del
risparmio
si
tace
)
.
Vi
sono
buone
cose
in
questo
manifesto
,
ma
manca
il
rigore
,
la
schiettezza
,
l
'
energia
dell
'
espressione
.
Fatta
tale
restrizione
,
si
può
affermare
,
all
'
ingrosso
,
che
la
via
accennata
è
forse
l
'
unica
che
possa
recare
alla
soluzione
del
problema
economico
.
Disgraziatamente
esso
non
è
solo
.
Vi
si
aggiunge
,
anzi
prevale
,
il
problema
sociologico
,
cioè
sociale
e
politico
;
e
pressoché
inutile
è
il
trovare
la
soluzione
del
primo
,
se
insoluto
rimane
il
secondo
.
Intanto
,
è
probabilmente
il
non
avere
avuto
il
coraggio
di
affrontare
il
problema
sociologico
che
ha
prodotto
le
incertezze
e
le
mende
del
memoriale
.
Bello
,
in
generale
,
è
il
consiglio
di
non
stravincere
,
ma
nello
scendere
ai
particolari
si
viene
a
contrasto
colle
vedute
politiche
.
Predicare
la
moderazione
a
certi
messeri
è
come
l
'
esortare
il
lupo
alla
sobrietà
.
Perciò
il
memoriale
prudentemente
gira
largo
e
non
giunge
al
concreto
.
E
poi
,
giustamente
,
i
vincitori
temono
la
riscossa
dei
vinti
,
e
guardano
paurosi
il
tremendo
uragano
russo
-
asiatico
.
Si
dice
che
abbiano
pace
,
ma
effettivamente
seguita
sotto
altre
forme
la
guerra
.
L
'
aiuto
degli
Stati
Uniti
sarà
certo
efficace
,
ma
essi
,
per
concederlo
vorranno
altro
che
bei
discorsi
.
Che
si
può
offrir
loro
?
Su
ciò
occorre
spiegarsi
,
ma
si
teme
di
fare
ciò
per
non
offendere
l
'
imperialismo
inglese
,
forse
francese
,
certo
il
giapponese
.
Chi
vorrà
negare
che
sarebbe
utilissimo
di
ridurre
le
spese
,
per
condurle
ad
essere
uguali
alle
entrate
?
Sentenze
di
tal
fatta
stanno
bene
sui
boccali
di
Montelupo
.
Nascono
i
guai
quando
,
volgendosi
al
particolare
,
voglionsi
le
riduzioni
da
operare
.
Delle
spese
militari
non
c
'
è
da
ragionare
.
Sarà
grazia
se
non
crescono
,
e
di
molto
,
in
paragone
di
ciò
che
erano
prima
della
guerra
.
E
come
potrebbe
essere
altrimenti
per
gli
Stati
che
pretendono
di
regolare
in
ogni
minuto
particolare
tutta
la
vita
mondiale
?
Tutti
consentono
che
le
spese
per
le
«
riforme
sociali
»
dovranno
crescere
enormemente
.
Si
gradirebbe
di
conoscere
quale
è
in
proposito
l
'
opinione
degli
autori
del
memoriale
,
ma
essi
non
ne
fanno
parola
.
Tacciono
pure
pudicamente
sulle
riduzioni
delle
spese
per
gli
enormi
salari
agli
operai
ed
agli
impiegati
,
per
edificare
case
mantenendo
i
costosissimi
privilegi
dei
signori
muratori
,
per
le
opere
pubbliche
aventi
lo
scopo
di
dare
lavoro
bene
rimunerato
agli
elettori
,
nonché
delle
spese
per
fare
guadagnare
speculatori
e
pescicani
.
È
facile
intendere
quali
difficoltà
provi
l
'
ordinamento
plutocratico
-
demagogico
per
compiere
tali
riduzioni
di
spese
;
ed
ecco
come
si
vede
prevalere
,
in
questo
caso
,
il
problema
sociologico
.
Messe
così
da
parte
le
spese
,
che
di
gran
lunga
sono
maggiori
,
quali
altre
riduzioni
si
possono
operare
?
Poche
e
di
lieve
importanza
.
A
nulla
serve
un
consiglio
se
non
si
ha
il
modo
di
seguirlo
.
Altro
ottimo
,
eccellente
consiglio
è
quello
di
«
ristabilire
l
'
inclinazione
al
lavoro
»
;
ma
è
gravissimo
guaio
il
non
sapere
come
si
potrà
ciò
conseguire
.
Forse
colle
prediche
morali
?
Eh
!
Via
,
lasciamo
stare
tali
discorsi
puerili
.
Fateci
sapere
se
volete
,
o
non
volete
recare
in
pratica
il
precetto
dato
già
da
tanti
secoli
da
san
Paolo
,
cioè
:
«
Chi
non
vuole
lavorare
,
non
mangi
»
.
Se
sì
come
mai
sussidiate
coloro
che
non
trovano
lavoro
perché
richiedono
un
salario
troppo
alto
?
Perché
pagate
le
giornate
di
sciopero
agli
scioperanti
?
Perché
riducete
le
ore
di
lavoro
,
accrescendo
i
salari
?
Se
no
,
sia
pure
che
farete
opera
sommamente
lodevole
,
ma
non
state
a
dirci
che
vi
adoperate
per
fare
crescere
l
'
inclinazione
al
lavoro
.
Volete
che
ogni
uomo
abbia
sicurezza
di
godere
del
frutto
del
suo
lavoro
.
È
sacrosanto
ammonimento
,
e
chi
mai
ardirebbe
contrastarlo
?
Ma
perché
tacete
del
frutto
del
risparmio
?
Credete
che
il
risparmio
non
giovi
alla
produzione
?
Allora
perché
predicate
che
si
debba
ristabilire
l
'
inclinazione
al
risparmio
?
Credete
invece
che
il
risparmio
giovi
alla
produzione
?
Allora
sta
bene
la
prima
parte
del
vostro
discorso
,
ma
non
sta
bene
la
seconda
,
e
converrebbe
dire
non
solo
che
ognuno
dev
'
essere
sicuro
di
godere
il
frutto
del
proprio
risparmio
,
ma
altresì
che
occorre
che
questo
risparmio
sia
adoperato
per
la
produzione
,
e
non
si
sperperi
cogli
imprestiti
dei
governi
.
Tutto
ciò
vale
in
teoria
,
ma
,
in
pratica
,
non
può
essere
detto
da
coloro
che
mirano
ad
ottenere
cosa
alcuna
dell
'
ordinamento
plutocratico
-
demagogico
che
ci
regge
.
Non
è
buon
modo
di
procacciarsi
la
benevolenza
di
chicchessia
,
lo
insidiarlo
,
dimostrarvisi
nemico
,
volerne
la
distruzione
.
StampaQuotidiana ,
Si
farà
dunque
un
'
edizione
delle
Stanze
?
La
«
Biblioteca
Nazionale
Le
Monnier
»
annuncia
ora
gli
Scritti
in
volgare
del
Poliziano
a
cura
di
Natalino
Sapegno
,
e
a
un
'
edizione
critica
delle
Stanze
lavora
il
Pernicone
.
I
tempi
sarebbero
maturi
.
Negli
ultimi
dieci
anni
l
'
arte
del
Poliziano
ebbe
interpreti
assai
fini
,
portato
della
novissima
cultura
volta
particolarmente
alla
scoperta
del
linguaggio
poetico
,
e
a
certe
distinzioni
rivelatrici
tra
poesia
e
poesia
della
poesia
.
Il
Poliziano
è
il
rappresentante
tipico
di
questa
poesia
della
poesia
.
Solo
che
il
suo
testo
è
ancora
quello
dato
dal
Carducci
nel
'63
,
vecchio
ormai
.
Il
Carducci
ebbe
il
merito
,
allora
,
di
restaurare
in
buona
parte
la
lezione
giusta
,
contro
le
edizioni
cinquecentesche
,
nobilitate
ma
offese
,
secondo
le
teorie
del
Bembo
.
Compì
il
lavoro
a
mezzo
.
Perché
conobbe
,
sì
,
direttamente
i
due
Codici
riccardiani
2723
e
1576
(
il
primo
assai
importante
,
perché
compilato
vivente
il
Poliziano
)
,
ma
gli
altri
codici
solo
attraverso
le
stampe
su
essi
redatte
,
e
se
ne
fidò
.
Non
fece
la
storia
dei
codici
,
non
ne
accertò
il
valore
,
e
portò
nella
scelta
della
varia
lezione
le
sue
particolarissime
preferenze
.
Il
Carducci
,
spesso
così
giusto
lettore
,
fu
talvolta
non
pacato
lettore
;
e
nella
edizione
del
Poliziano
,
davanti
a
errori
passati
di
codice
in
codice
quasi
per
ozio
della
mente
,
né
ebbe
il
coraggio
di
congetturare
né
ci
lasciò
nel
commento
ombra
di
dubbio
.
Quel
quinto
verso
,
ad
esempio
,
della
stanza
CII
(
«
L
'
altra
al
bel
petto
e
bianchi
omeri
intesa
»
)
,
così
com
'
è
,
non
dà
senso
probabile
.
Altri
l
'
ha
piegato
a
un
'
interpretazione
strana
,
con
un
'
aperta
violazione
della
parola
intesa
(
«
intenta
,
chinata
coi
suoi
bianchi
omeri
»
)
;
io
correggerei
sicuramente
:
«
L
'
altra
al
bel
petto
e
a
'
bianchi
omeri
intesa
»
.
Ma
più
errò
il
Carducci
nelle
preferenze
.
E
finché
non
ci
saranno
altre
prove
,
noi
contrapporremo
le
nostre
preferenze
,
confortate
dall
'
autorità
dei
Codici
riccardiani
.
Nella
stanza
LIV
,
il
verso
secondo
suona
così
in
quei
codici
:
«
E
da
questi
arbor
cade
maggior
l
'
ombra
»
,
che
popola
il
luogo
d
'
alberi
e
ombre
(
«
all
'
ombre
»
,
dice
infatti
il
v
.
7
della
stanza
LII
)
.
Ma
il
Carducci
accetta
l
'
altra
lezione
ricavata
dalle
stampe
,
forse
da
un
errore
di
quelle
stampe
(
«
E
da
quest
'
arbor
ecc
.
»
)
.
Il
principio
della
stanza
XXXIII
chi
non
lo
ricorda
?
«
Ah
quanto
a
mirar
lulio
è
fera
cosa
!
Rompe
ecc
.
»
.
E
il
Carducci
annota
:
«
Veramente
i
due
Codd
.
ricc
.
leggono
romper
la
via
,
non
interrompendo
il
periodo
dopo
l
'
esclamazione
del
primo
verso
.
Ma
la
lezione
delle
stampe
fa
molto
più
viva
ed
efficace
la
descrizione
»
.
Che
non
è
osservazione
esatta
.
La
lezione
delle
stampe
rallenta
invece
la
descrizione
,
toglie
la
giusta
proporzione
delle
parti
,
confonde
e
livella
quelle
parti
.
La
lezione
dei
codici
,
oltre
la
novità
di
quell
'
impetuoso
romper
,
riempie
di
meraviglia
il
secondo
e
il
terzo
verso
,
gli
altri
tre
,
com
'
è
giusto
,
lascia
un
poco
in
ombra
,
per
quella
dizione
stremata
,
come
fosse
un
particolare
aggiunto
alla
pittura
che
ha
il
suo
accento
massimo
su
romper
,
e
non
dura
al
di
là
del
terzo
verso
.
Senza
dire
che
questo
è
un
esempio
di
bellissima
,
infrazione
al
comporre
polizianesco
per
distici
,
a
quell
'
ottava
concertante
che
fu
delizia
,
e
anche
croce
,
del
Poliziano
.
E
prima
di
tutto
fu
delizia
.
Da
questa
specie
di
ottava
,
si
sa
,
il
Poliziano
cavò
tutti
gli
effetti
,
e
vi
lavorò
con
finissimi
artifici
.
Pareva
avvertisse
che
nel
rigore
di
quella
«
divisione
»
stesse
la
sua
salvezza
,
e
che
l
'
asciuttezza
delle
impressioni
,
la
diversità
delle
influenze
non
potessero
trovare
che
in
quella
forma
la
loro
giustificazione
,
il
riscatto
.
Ciascuna
delle
influenze
si
traduceva
in
lui
in
impressione
fortissima
,
e
ciascuna
impressione
traboccava
in
un
distico
o
in
un
verso
solo
.
Dalla
varietà
poi
nasceva
l
'
accozzo
,
concordante
o
discordante
,
ma
sempre
un
accozzo
.
La
sua
natura
ripugnava
agli
sviluppi
,
alla
diffusione
.
Descriveva
per
segni
rapidi
,
per
cenni
,
quasi
per
simboli
.
Nessuna
ricchezza
di
partitura
,
che
pur
qualche
volta
gli
sarebbe
servita
per
fondere
e
sostenere
la
narrazione
,
per
esempio
nella
scena
della
caccia
.
Preferì
un
comporre
per
momenti
,
puntuale
,
vivacissimo
,
anche
se
talvolta
secco
.
Rovesciò
l
'
ordine
delle
similitudini
,
delle
similitudini
classiche
protratte
e
appoggiate
sui
due
pernii
soliti
(
come
....
così
)
;
riassorbì
l
'
una
parte
,
la
seconda
,
e
sempre
dié
risalto
all
'
altra
,
la
prima
,
in
una
sorta
d
'
improvviso
,
come
per
ribadimento
e
chiusa
del
discorso
.
Non
sacrificò
mai
nulla
alla
composizione
,
accettò
il
suo
limite
quasi
per
sfida
.
Ma
nel
suo
limite
si
dimostrò
artista
impareggiabile
.
E
variò
continuamente
l
'
ordine
della
sua
sintassi
,
con
modi
bellissimi
.
«
Feciono
e
'
boschi
allor
dolci
lamenti
,
E
gli
augelletti
a
pianger
cominciorno
»
.
Creata
la
distanza
dei
verbi
,
ecco
crearsi
come
un
doppio
di
spazio
,
ecco
una
maggior
vaghezza
dell
'
armonia
sostenuta
su
quei
termini
distanti
,
particolarmente
addolciti
dal
colore
antico
e
popolaresco
(
il
colore
antico
e
popolaresco
che
salvò
il
Poliziano
dall
'
alessandrinismo
)
.
Come
si
chiama
per
figura
quell
'
allontanare
due
stessi
elementi
sintattici
di
un
periodo
e
avvicinarne
due
altri
?
Si
chiama
«
chiasmo
»
.
Poliziano
adoprò
il
chiasmo
come
base
del
suo
armonizzare
.
«
Or
poi
che
il
sol
sue
rote
in
basso
cala
.
E
da
quest
'
arbor
cade
maggior
l
'
ombra
,
Già
cede
al
grillo
la
stanca
cicala
,
Già
il
rozo
zappator
del
campo
sgombra
ecc
.
»
.
Ecco
altro
effetto
dal
medesimo
artificio
,
fuggire
nella
successione
la
monotonia
,
con
una
perfetta
alternanza
.
Ma
l
'
esempio
più
bello
forse
è
dato
dalla
stanza
XXV
,
che
è
uno
dei
miracoli
del
Poliziano
,
e
su
cui
nulla
ha
potuto
né
l
'
abitudine
della
memoria
né
il
ricordo
scolastico
:
Zefiro
già
di
bei
fioretti
adorno
Avea
de
'
monti
tolta
ogni
pruina
:
Avea
fatto
al
suo
nido
già
ritorno
La
stanca
rondinella
peregrina
:
Risonava
la
selva
intorno
intorno
Soavemente
all
'
ora
mattutina
:
E
la
ingegnosa
pecchia
al
primo
albore
Giva
predando
or
uno
or
altro
fiore
.
Con
un
doppio
chiasmo
che
regola
le
due
parti
dell
'
ottava
,
ciascuna
di
quattro
versi
,
s
'
ottiene
nell
'
una
,
per
quell
'
avvicinare
i
verbi
,
quasi
un
ritmo
di
festa
,
di
festa
che
canta
e
s
'
affretta
,
e
nell
'
altra
s
'
ampliano
,
per
quell
'
allontanarli
,
i
confini
della
scena
,
già
commentati
in
anticipo
dal
suono
di
quell
'
«
intorno
intorno
»
.
Due
diverse
misure
,
per
una
più
perfetta
rispondenza
,
direi
meglio
,
per
una
più
felice
obbedienza
alla
verità
d
'
un
'
impressione
.
E
così
,
ancora
una
volta
,
il
Poliziano
ha
saputo
mantenere
,
preservare
,
la
sua
puntuale
forza
inventiva
;
eccitare
le
parole
in
brevissimo
,
portarle
al
loro
massimo
rendimento
.
Perché
questo
è
il
proprio
dell
'
arte
del
Poliziano
,
bruciare
i
suoi
temi
.
Nella
sua
povertà
,
egli
è
uno
sperperatore
.
Nel
secondo
libro
delle
Stanze
,
decisamente
,
la
poesia
va
mancando
,
ed
è
allora
che
al
poeta
pesa
l
'
angustia
del
suo
comporre
.
Sperimentati
ha
tutti
i
modi
per
salvarsi
dalla
monotonia
,
per
vincere
il
suo
limite
.
L
'
ottava
,
nella
sua
precisa
netta
divisione
,
consumata
in
ogni
minima
parte
,
non
gli
serve
più
,
non
gli
basta
;
e
adopra
altro
stile
.
Non
sa
,
non
intende
,
che
il
difetto
non
è
della
forma
,
che
gli
par
stanca
,
ma
della
poesia
che
gli
si
è
stancata
,
e
cerca
dall
'
esterno
il
rimedio
,
che
non
si
può
mai
.
Ma
tenta
.
(
Così
accadde
,
per
citare
un
poeta
di
felicissimo
istinto
,
all
'
ultimo
Di
Giacomo
,
negli
ultimi
suoi
inquieti
anni
,
quando
barattò
le
ben
chiuse
strofe
delle
Ariette
per
le
più
complesse
combinazioni
metriche
,
e
la
poesia
di
rado
le
allietò
)
.
Troviamo
qui
i
primi
esempi
di
similitudini
sviluppate
secondo
il
gusto
classico
,
spezzature
nel
verso
inusitate
,
infrazioni
nell
'
ordine
strutturale
delle
stanze
.
La
mente
ricorda
ben
altre
riuscite
.
(
«
Quasi
in
un
tratto
vista
amata
e
tolta
ecc
.
»
)
.
Quelle
erano
violenze
per
virtù
di
poesia
,
e
qui
si
applica
l
'
ingegno
;
lì
era
la
forza
del
realista
,
dell
'
osservatore
coraggioso
,
qui
è
l
'
industria
sostituita
all
'
ispirazione
.
Forza
di
realista
,
abbiamo
detto
,
e
prima
abbiamo
accennato
al
colore
antico
popolaresco
della
sua
lingua
.
Sono
i
dati
dello
stile
polizianesco
,
e
bastarono
,
sì
l
'
uno
che
l
'
altro
,
a
salvare
la
sua
poesia
dall
'
alessandrinismo
,
che
occhieggia
appunto
nell
'
ultime
stanze
,
ricche
dei
più
pensati
artifici
,
perfino
nelle
rime
,
nelle
rime
rare
,
nelle
rime
equivoche
,
tutti
vecchi
ricalchi
.
C
'
è
differenza
tra
questo
colore
,
questa
vivacità
da
realista
,
e
il
Petrarca
?
Oh
che
c
'
entra
il
Petrarca
?
È
stato
il
Flora
,
nella
sua
per
tante
parti
bella
Storia
della
lett
.
it
.
,
ad
avanzare
il
dubbio
d
'
una
confusione
.
«
E
non
si
tratta
di
riasserire
col
Foscolo
che
il
Poliziano
gli
spiriti
e
i
modi
della
lingua
latina
dei
classici
,
trasfusi
già
nella
prosa
dal
Boccaccio
,
fu
il
primo
a
trasfondere
nella
poesia
,
aggiungendovi
quanta
eleganza
poté
derivare
dal
greco
....
Perché
gli
spiriti
dei
classici
latini
erano
già
stati
trasfusi
nella
poesia
fin
da
Dante
:
e
il
Petrarca
giunse
a
un
'
eleganza
di
trasfusioni
,
al
cui
confronto
anche
quella
del
Poliziano
,
e
sia
pure
con
l
'
aggiunta
della
greca
eleganza
,
è
poco
men
che
rozzezza
»
.
Veramente
chi
riasserì
col
Foscolo
ecc
.
ecc
.
aveva
aggiunto
ben
altre
determinazioni
,
e
parlò
di
influenze
della
poesia
italiana
fino
al
Petrarca
,
parlò
della
poesia
antica
popolaresca
(
c
'
è
un
colorito
popolaresco
in
Petrarca
?
)
.
Sopra
tutto
insisté
sul
termine
«
trasfusione
»
,
che
è
del
Foscolo
,
ed
è
una
delle
sue
più
felici
invenzioni
,
da
applicare
,
approfondendola
,
a
quella
variazione
della
poesia
che
è
la
poesia
della
poesia
,
e
solo
a
quella
.
Del
Petrarca
,
il
Foscolo
,
per
fuggir
la
confusione
,
disse
ben
altro
.
«
Come
egli
dalle
reminiscenze
del
dialetto
materno
e
da
quanti
n
'
udì
,
e
da
rimatori
provenzali
,
siciliani
e
italiani
stillasse
,
per
così
dire
,
una
quintessenza
di
lingua
poetica
,
è
uno
di
que
'
misteri
ecc
.
ecc
.
»
.
Nel
Poliziano
,
nessuna
reminiscenza
,
intanto
,
di
rimatori
provenzali
,
e
neppur
l
'
ombra
di
quella
che
il
Foscolo
,
arcanamente
,
chiama
«
quintessenza
»
.
Niente
di
arcano
è
nel
lavoro
del
Poliziano
:
si
notano
,
si
toccano
con
mano
,
e
le
influenze
e
le
sue
reazioni
,
quel
che
riceve
e
quel
che
dà
.
Nel
Petrarca
,
come
in
ogni
poeta
assolutamente
grande
,
è
la
riemersione
originaria
d
'
una
lingua
poetica
.
Foscolo
dice
«
uno
di
que
'
misteri
che
si
sogliono
attribuire
al
genio
»
.
Che
non
sono
parole
da
spendere
per
il
Poliziano
,
ingegno
sopra
tutto
elegante
.
Di
quali
suoi
propri
colori
vestisse
,
dico
vestisse
,
la
poesia
,
s
'
è
mostrato
,
e
non
era
difficile
.
StampaQuotidiana ,
Quando
seguivo
il
Giro
di
Francia
nell
'
automobile
di
Emilio
Colombo
-
si
tratta
di
una
ventina
di
anni
or
sono
-
,
nella
raffica
della
corsa
,
con
le
pupille
fisse
,
«
incollato
»
alle
gomme
dei
corridori
,
il
mio
buon
amico
Emilio
non
aveva
occhio
per
nemmeno
un
metro
del
paesaggio
o
delle
cose
che
sfilavano
ad
andatura
furiosa
ai
lati
della
strada
in
senso
inverso
a
quello
della
gara
.
Lui
sedeva
nel
sedile
anteriore
,
a
fianco
dell
'
autista
:
io
in
quello
posteriore
,
incastrato
fra
le
valigie
.
Per
varie
ore
il
mio
«
seguendo
»
non
si
riduceva
ad
altro
che
ad
una
fatica
indemoniata
per
non
essere
sbalzato
fuori
dalla
macchina
galoppante
,
e
per
non
lasciar
schizzar
fuori
le
valigie
.
Ad
un
certo
punto
gli
toccavo
la
spalla
,
lui
si
voltava
pensando
:
"
Vergavi
ne
avrà
una
delle
sue
...
"
;
lo
svegliavo
dal
grande
sogno
sportivo
in
cui
viveva
giorno
e
notte
da
quando
era
nato
;
ma
gentilmente
cercava
di
dimostrarmi
di
essere
pronto
a
interessarsi
a
quanto
stavo
per
dirgli
.
Nel
rombo
della
corsa
e
nel
tunnel
di
clamori
della
Folla
,
gli
gridavo
nell
'
orecchio
:
«
Emilio
!
Hai
visto
,
a
destra
,
la
Cattedrale
di
Reims
?
»
.
Oppure
:
«
Emilio
!
Hai
visto
,
a
sinistra
,
l
'
Arena
romana
di
Nîmes
?
»
.
Uomo
leale
,
mi
confessava
candidamente
di
non
essersi
accorto
né
della
Cattedrale
né
dell
'
Arena
.
Cosa
c
'
entra
Emilio
Colombo
con
Sofia
Scicolone
,
e
cioè
con
Sofia
Loren
,
con
la
diciottenne
ragazza
napoletana
cui
va
,
con
un
certo
furore
,
il
mio
ricordo
di
«
giudice
di
bellezza
»
in
una
lontana
stagione
di
Salsomaggiore
?
Colombo
,
l
'
amico
dei
«
giganti
della
strada
»
,
non
c
'
era
,
a
Salsomaggiore
;
ma
c
'
ero
io
,
considerato
espertissimo
di
ogni
cosa
bella
che
possiamo
incontrare
per
le
vie
del
mondo
,
sia
essa
una
cattedrale
gotica
o
una
bella
ragazza
.
C
'
ero
io
perché
,
come
Emilio
Colombo
non
si
accorgeva
di
passare
davanti
a
Notre
-
Dame
o
davanti
al
Campanile
di
Pisa
,
non
mi
accorsi
di
Sofia
Scicolone
.
Richiamato
a
fare
un
po
'
di
attenzione
dal
telegramma
di
un
vecchio
amico
,
alzai
gli
occhi
verso
di
lei
,
le
parlai
,
la
misurai
e
la
scrutai
attentamente
con
lo
sguardo
,
la
fissai
negli
occhi
,
vidi
-
bisogna
dirlo
?
-
le
sue
gambe
,
guardai
la
sua
bocca
,
chiacchierai
una
mezz
'
ora
con
lei
,
seduto
su
uno
sgabello
del
bar
del
grande
Albergo
,
conclusi
l
'
incontro
con
questa
melanconica
e
frettolosa
considerazione
:
«
Ecco
un
'
altra
povera
ragazza
che
si
illude
...
»
.
Povero
Paride
,
fu
la
cantonata
più
grossa
della
tua
carriera
.
Per
fortuna
,
non
ero
il
solo
a
dir
di
no
,
sotto
il
velo
del
giudizio
segreto
,
sulla
futura
Sofia
Loren
.
Disse
di
no
anche
un
altro
mio
amico
,
un
super
-
esperto
in
fatto
di
«
selezione
»
di
belle
donne
:
quasi
quasi
,
come
dicono
alla
TV
,
un
«
tecnico
»
,
e
altri
dissero
di
no
,
finché
il
produttore
cinematografico
Mambretti
,
un
milanese
,
propose
una
soluzione
,
per
non
mandar
via
troppo
amareggiata
la
ragazza
napoletana
.
Coniò
un
titolo
di
«
Miss
Eleganza
»
e
propose
di
assegnarlo
-
quarta
in
graduatoria
-
alla
dolente
e
forse
segretamente
irritata
«
piccola
Sofia
»
.
La
signorina
Scicolone
ebbe
-
mi
sembra
-
in
dono
un
abito
da
sera
bianco
,
e
con
quello
subito
sfilò
quarta
sulla
passerella
di
Salsomaggiore
.
Se
a
qualcuno
capitano
sott
'
occhio
le
fotografie
di
quei
giorni
,
«
esumate
»
da
Dino
Villani
nel
suo
libro
sulla
storia
delle
Miss
Italia
edito
dalla
Domus
,
osserverà
che
Sofia
non
sorride
mai
:
che
ha
un
'
espressione
assente
,
e
in
qualche
fotografia
dura
e
contratta
.
Insomma
,
come
dicono
a
Milano
,
aveva
un
gran
«
magone
»
.
Ed
oggi
-
mi
ha
detto
un
amico
-
chi
disse
«
no
»
Si
trova
nella
situazione
in
cui
si
trovarono
i
maestri
al
Conservatorio
di
Milano
quando
,
con
in
testa
il
maestro
Rolla
,
dissero
«
no
»
a
Verdi
che
chiedeva
di
essere
ammesso
al
Conservatorio
,
e
,
a
titolo
di
consolazione
,
gli
consigliarono
di
studiare
ancora
:
privatamente
indicandogli
bonariamente
i
due
insegnanti
,
il
Negri
e
il
Lavigna
.
Una
mezza
offerta
di
tipo
«
verdiano
»
,
e
cioè
di
andare
a
scuola
,
di
studiare
da
«
privatista
»
,
fu
per
la
verità
data
anche
alla
signorina
Scicolone
,
tanto
per
darle
,
prima
ancora
che
fosse
assegnato
il
giudizio
finale
,
un
«
contentino
»
.
Ma
fu
un
suggerimento
dato
a
mezza
voce
,
quasi
perché
si
temeva
che
,
«
odorando
la
bocciatura
»
,
la
bella
ragazza
cominciasse
a
lagrimare
.
Ma
la
futura
Sofia
Loren
non
pianse
:
divenne
altera
,
sicura
di
sé
,
e
-
lo
dico
arrossendo
-
quasi
sprezzante
.
Si
capiva
che
si
tratteneva
solo
per
rispetto
dei
capelli
grigi
dei
due
giudici
che
le
stavano
di
fronte
,
dei
quali
è
più
che
legittimo
immaginare
che
essa
,
da
brava
napoletana
,
li
giudicasse
due
«
fessi
»
.
[
fatti
le
hanno
dato
ragione
.
Né
io
né
il
grande
«
tecnico
»
che
condivideva
la
mia
opinione
ci
rendemmo
conto
di
aver
davanti
una
ragazza
capace
,
diventando
donna
,
di
incantare
il
mondo
.
Sofia
Scicolone
finì
il
suo
bitter
,
e
rimase
,
su
di
noi
,
nella
sua
precisa
impressione
:
«
due
fessi
»
.
Ci
salutò
con
un
sorriso
smagliante
,
in
cui
palpitava
più
che
una
mondana
cordialità
,
una
specie
di
sfida
.
Io
e
il
«
tecnico
»
sorridemmo
:
e
poi
finimmo
,
fra
di
noi
,
a
sghignazzare
.
Credo
che
l
'
ascensore
del
Grand
Hotel
tremi
ancora
per
il
nostro
ridere
convulso
,
per
il
nostro
ridere
spietato
.
Paride
I
e
Paride
II
dormirono
quella
notte
come
le
altre
notti
in
un
sonno
tranquillissimo
.
Il
nostro
giudizio
non
era
stato
incrinato
dal
minimo
dubbio
.
Il
«
tecnico
»
era
-
bisogna
dirlo
-
Remigio
Paone
,
che
pilotava
non
so
quanti
spettacoli
di
prosa
,
di
rivista
,
di
danza
;
che
partiva
ogni
settimana
per
Parigi
o
per
Londra
per
scegliere
,
con
occhio
infallibile
,
la
bellissima
fra
le
belle
;
che
era
allora
,
in
un
certo
senso
,
il
Re
delle
Bluebell
e
che
veniva
ricevuto
con
profondissimi
inchini
,
fra
spari
di
champagne
,
quando
si
presentava
al
teatro
del
Lido
di
Parigi
per
passare
in
rivista
le
«
ragazze
»
da
arruolare
per
gli
spettacoli
del
Nuovo
,
del
Lirico
,
del
Sistina
.
Era
il
caro
nostro
Remigio
,
fanatico
del
teatro
e
della
bellezza
che
è
uno
dei
suoi
pilastri
.
Credo
che
,
a
sette
anni
di
distanza
,
Remigio
non
abbia
finito
di
mordersi
le
mani
per
quella
«
topica
»
e
che
ormai
,
a
furia
di
morsi
,
le
abbia
scarnificate
e
sanguinanti
fino
all
'
osso
.
Topica
aggravata
dal
fatto
di
dover
ripensare
che
,
lui
napoletano
,
aveva
detto
di
no
ad
una
compaesana
.
Salsomaggiore
di
settembre
non
era
forse
la
località
più
adatta
per
accogliere
le
aspiranti
reginette
.
È
una
città
alberghiera
di
carattere
piuttosto
solenne
:
tutto
parla
di
cure
importantissime
e
miracolose
,
di
medici
illustri
,
di
inalazioni
,
di
irrigazioni
e
di
fanghi
che
restituiscono
la
giovinezza
.
La
«
clinica
»
è
elegantemente
mascherata
,
nessuno
parla
con
brutalità
di
ginecologia
o
di
affezioni
bronchiali
croniche
o
di
laringi
ostinatamente
arrossate
:
ma
l
'
aria
della
clinica
c
'
è
:
è
molto
difficile
«
curarsi
in
letizia
»
senza
vedersi
attorno
,
ogni
tanto
,
un
viso
imbronciato
.
Quando
passeggiavano
per
i
viali
di
Salsomaggiore
,
le
bellissime
scattanti
e
fulgide
diciottenni
erano
guardate
con
una
punta
di
gelosia
dalle
cinquantenni
sedute
ai
tavolini
delle
gelaterie
,
o
dagli
squadroni
delle
anziane
che
marciavano
verso
le
Terme
Berzieri
con
il
fogliettino
delle
mutue
.
Gli
svaghi
che
rimanessero
al
di
fuori
dalla
cornice
termale
o
curativa
erano
pochi
.
Il
tiro
al
piccione
-
a
meno
che
non
si
tratti
del
piccione
matrimoniale
-
non
ha
interesse
per
delle
ragazze
di
diciotto
anni
.
Pochissime
furono
quelle
che
visitarono
le
sale
dove
era
esposta
la
famosa
collezione
storica
del
professor
Lombardi
,
con
i
ritratti
di
Maria
Luisa
moglie
di
Napoleone
:
che
fu
forse
una
bella
donna
di
fattezze
austere
,
ma
che
,
in
fatto
di
concorso
di
bellezza
,
avrebbe
dovuto
essere
sostituita
,
se
mai
,
dalla
Paolina
di
Antonio
Canova
,
davanti
alla
quale
,
probabilmente
,
la
maggioranza
delle
miss
si
sarebbe
sentita
invasa
dalla
tremarella
.
Lo
scopritore
di
Sofia
Loren
-
quello
che
aveva
mandato
il
telegramma
di
segnalazione
e
di
raccomandazione
ai
due
amici
di
cui
sapeva
la
presenza
in
giuria
-
fu
un
uomo
che
ormai
da
molti
anni
si
vantava
solamente
di
essere
un
ottimo
pescatore
dilettante
.
Aveva
un
bellissimo
nome
,
discendeva
da
una
intelligentissima
famiglia
milanese
:
era
un
Ricordi
,
discendente
cioè
da
una
famiglia
di
scopritori
di
geni
musicali
.
Aveva
molto
viaggiato
,
aveva
condotto
una
vita
molto
elegante
.
È
probabile
che
Sofia
Loren
si
rammenti
appena
del
gentile
vecchio
signore
Alfredo
Ricordi
che
,
galantemente
e
paternamente
,
la
raccomandò
agli
amici
milanesi
Vergani
e
Paone
.
Chieda
,
Sofia
,
e
probabilmente
le
verrà
spiegato
che
fu
un
Ricordi
l
'
uomo
che
per
il
primo
fece
credito
a
Verdi
.
Alfredo
Ricordi
,
rimasto
vedovo
,
aveva
trovato
la
sola
consolazione
al
suo
dolore
nella
vita
di
mare
e
nella
pesca
;
vestiva
con
un
paio
di
pantaloni
da
marinaio
e
con
una
maglietta
da
ostricaro
.
A
Portofino
o
a
Cannes
non
parlava
d
'
altro
che
di
cefali
,
di
branzini
,
di
ombrine
,
di
pesci
-
cappone
,
di
sardine
,
di
triglie
,
di
polipi
e
di
murene
.
Era
,
bisogna
dirlo
,
un
caro
attaccabottoni
per
via
di
quella
sua
esclusiva
frenesia
per
la
pesca
.
Cercava
inutilmente
compagni
che
sfidassero
con
lui
le
notti
di
burrasca
o
che
lo
aiutassero
a
tirar
su
la
«
sciabica
»
.
Non
mangiava
il
suo
pesce
:
lo
regalava
alle
belle
signore
un
po
'
anziane
che
gli
ricordavano
il
suo
passato
di
viveur
.
Seduto
nella
spiaggetta
di
Paraggi
ad
accomodare
le
sue
reti
,
se
vedeva
passare
una
bella
ragazza
diceva
:
«
Guarda
che
bella
tinca
!
Che
appetitoso
merluzzetto
!
È
fragrante
come
una
sogliola
!
»
.
Sofia
Loren
-
me
lo
sono
chiesto
sempre
-
si
ricorderà
del
caro
vecchio
un
po
'
picchiatello
che
spedì
da
Alassio
-
dove
,
non
potendo
più
affrontare
il
mare
per
l
'
artrite
,
viveva
in
un
appartamentino
con
le
finestre
aperte
a
tutti
i
venti
del
Tirreno
-
il
telegramma
che
ci
raccomandava
la
sua
«
scoperta
»
?
Noi
leggemmo
quel
nome
:
Scicolone
.
E
pensammo
:
"
Quel
caro
matto
di
Alfredo
Ricordi
dove
avrà
pescato
una
ragazza
con
un
nome
così
strano
?
"
.
Le
ragazze
erano
già
sfilate
un
paio
di
volte
davanti
a
noi
.
Né
Paone
né
io
ci
ricordavamo
di
una
Scicolone
.
Con
il
vecchio
Ricordi
bisognava
però
essere
gentili
.
Non
buttammo
il
telegramma
nel
cestino
;
mi
spiace
non
averlo
conservato
:
nel
cestino
di
Salsomaggiore
finì
la
sera
dell
'
ultimo
esame
,
prima
che
prendessimo
la
macchina
per
Milano
.
Avevamo
cercato
questa
Sofia
,
questa
Scicolone
,
nel
gregge
delle
ragazze
che
,
aspettando
i
turni
di
chiamata
,
prendevano
al
bar
una
tazza
di
caffè
o
una
pastiglia
di
aspirina
.
Il
settembre
era
torrido
,
le
finestre
chiuse
per
tener
lontani
i
curiosi
;
le
ragazze
stavano
tutto
il
giorno
in
costume
da
bagno
,
o
coperte
da
un
accappatoio
,
a
parlare
con
le
madri
o
con
le
amiche
;
portavano
al
lato
sinistro
del
costume
da
bagno
un
distintivo
con
il
numero
di
iscrizione
.
Questo
numero
permise
a
me
e
a
Paone
di
riconoscere
la
raccomandata
di
Alfredo
Ricordi
,
vecchio
pescatore
malato
di
artrite
.
Sofia
si
era
accorta
della
nostra
manovra
,
dei
nostri
esami
da
lontano
,
del
nostro
bisbigliare
,
delle
occhiate
radenti
di
Paone
,
delle
mie
occhiate
furtive
dietro
agli
occhiali
.
Era
bella
?
Non
ci
parve
.
Prima
di
tutto
ci
sembrava
appartenesse
a
quello
che
i
nostri
padri
,
amici
delle
bellezze
floride
,
chiamavano
il
genere
«
pertica
»
.
Troppo
alta
,
troppo
magra
,
troppo
poco
donna
,
troppo
adolescente
ancora
,
male
impastata
;
e
soprattutto
«
troppo
bocca
»
.
Era
proprio
sulla
bocca
-
oggi
è
una
delle
più
famose
del
mondo
-
che
alle
nostre
occhiate
di
lontano
cascava
l
'
asino
.
Quale
poteva
essere
il
destino
di
quella
«
spilungona
»
?
Tutt
'
al
più
,
con
un
po
'
di
fortuna
,
quello
di
mannequin
.
Toccò
a
me
avvicinarmi
alla
ragazza
dallo
strano
nome
.
Lo
feci
solo
per
rendere
una
cortesia
ad
Alfredo
Ricordi
.
Le
dissi
del
telegramma
,
le
offrii
di
avvicinarsi
al
banco
del
bar
per
prendere
un
aperitivo
.
Si
alzò
,
venne
avanti
,
sedette
su
uno
dei
suoi
alti
sgabelli
:
le
presentai
Paone
e
le
spiegai
che
si
trattava
di
un
celebre
impresario
teatrale
.
Sorrise
:
ma
era
evidente
che
non
l
'
aveva
mai
sentito
nominare
.
Parlava
con
un
accento
napoletano
degno
dei
dialoghi
più
stringenti
di
Peppino
De
Filippo
.
Cosa
aveva
di
bello
?
Non
glielo
dissi
:
aveva
delle
gambe
bellissime
,
ma
il
mio
elogio
non
poteva
soffermarsi
su
questi
particolari
anatomici
.
Non
sapevo
fingere
né
entusiasmo
né
esprimere
una
qualunque
promessa
.
Ma
probabilmente
mi
sarei
salvato
davanti
al
giudizio
della
posterità
proprio
per
via
di
quelle
gambe
.
Domandai
:
«
Le
piacerebbe
di
far
del
teatro
dialettale
?
Penso
che
Paone
potrebbe
presentarla
a
De
Filippo
o
a
Taranto
...
»
.
La
ragazza
taceva
.
Io
guardai
ancora
quelle
gambe
;
dissi
:
«
Le
piacerebbe
di
far
della
rivista
?
Sa
cantare
?
Sa
ballare
?
Anche
se
non
lo
sa
non
importa
.
In
tre
mesi
,
Paone
potrebbe
farla
istruire
da
una
brava
maestra
...
Non
ti
pare
,
Remigio
,
che
si
potrebbe
cavarne
fuori
una
bella
subrettina
?
Se
dovessi
dire
,
in
passerella
la
vedo
...
la
vedrei
subito
...
»
.
Remigio
non
aveva
l
'
aria
molto
convinta
,
ma
,
per
non
contraddirmi
,
fece
un
gesto
di
assenso
.
«
Creda
»
continuai
,
«
sarebbe
un
primo
passo
...
Con
Macario
,
per
esempio
,
o
con
la
Osiris
,
una
piccola
scrittura
si
potrebbe
pescarla
...
»
La
ragazza
ci
guardava
senza
più
sorridere
.
Si
asciugò
con
il
mignolo
una
goccia
di
aperitivo
che
le
era
caduta
,
dal
bicchiere
,
su
una
gamba
e
si
pulì
il
dito
come
una
bambina
,
passandolo
sulla
bocca
.
Rispose
semplicemente
:
«
Teatro
?
No
...
Rivista
?
No
...
O
cinema
o
niente
...
»
.
Farfugliammo
qualche
parola
di
risposta
,
tanto
per
essere
gentili
.
Lei
ripeté
:
«
O
cinema
o
niente
»
.
Ci
strinse
la
mano
,
ci
salutò
,
si
allontanò
sulle
lunghissime
gambe
,
sparì
verso
l
'
atrio
degli
ascensori
.
La
saletta
del
bar
era
deserta
.
Remigio
ed
io
sbottammo
a
ridere
,
sempre
più
fragorosamente
.
«
Hai
capito
che
presunzione
?
Cinema
?
Ma
in
questo
albergo
non
ci
sono
specchi
nelle
camere
?
Cinema
!
!
!
Con
quella
bocca
!
!
!
»
E
il
nostro
riso
si
faceva
addirittura
tonante
.
Non
ho
più
visto
Sofia
Loren
.
Ma
,
guardando
le
sue
vecchie
fotografie
di
quei
giorni
,
conosco
il
perché
di
quel
loro
tono
di
dispetto
e
di
malcelato
corruccio
.
Non
so
darle
torto
se
,
con
ogni
probabilità
,
non
ha
mai
perdonato
né
a
me
né
a
Remigio
Paone
.
StampaQuotidiana ,
Prima
di
procedere
innanzi
nell
'
esame
del
Manifesto
,
giova
fermarci
un
poco
su
una
considerazione
d
'
indole
generale
.
Due
sono
i
problemi
che
si
debbono
risolvere
,
cioè
uno
dell
'
equilibrio
economico
del
Paese
,
l
'
altro
dell
'
equilibrio
finanziario
del
Governo
o
dello
Stato
.
Non
sono
indipendenti
,
ma
neppure
da
confondersi
.
Il
bilancio
economico
del
Paese
prevale
di
solito
sul
bilancio
finanziario
dello
Stato
.
Spesso
,
nei
tempi
di
prosperità
crescente
,
il
primo
ha
un
avanzo
,
che
vale
per
togliere
il
disavanzo
temporaneo
del
secondo
;
nei
tempi
di
prosperità
decrescente
,
i
provvedimenti
per
togliere
quest
'
eventuale
disavanzo
,
o
anche
solo
mantenere
l
'
equilibrio
,
sono
resi
vani
dal
persistere
del
disavanzo
economico
.
In
ciò
sta
la
spiegazione
di
molti
fenomeni
.
Si
è
osservato
che
le
rivoluzioni
seguono
facilmente
non
tanto
quando
le
condizioni
delle
popolazioni
sono
disgraziate
,
quanto
allorché
sono
discrete
;
allora
un
accidentale
peggioramento
delle
condizioni
economiche
è
molto
più
avvertito
che
nei
tempi
di
miseria
.
Fra
i
molti
fatti
che
precedono
la
caduta
del
Governo
,
c
'
è
quello
del
disordine
della
finanza
e
dell
'
ostinazione
a
mantenere
spese
che
fanno
impossibile
l
'
equilibrio
.
Esempio
classico
è
quello
della
grande
rivoluzione
francese
;
ci
è
ignoto
se
i
nostri
Governi
ce
ne
daranno
un
altro
.
Nei
tempi
di
prosperità
crescente
,
poco
danno
reca
al
Governo
un
bilancio
in
disavanzo
;
esso
ha
pronto
e
facile
il
rimedio
,
affidandosi
alla
virtù
medicatrice
della
Natura
;
ma
,
se
,
invece
,
la
prosperità
è
decrescente
,
non
valgono
molto
,
per
trarlo
in
salvo
,
i
migliori
e
più
sani
suoi
provvedimenti
;
esso
cade
,
pagando
non
poche
volte
il
fio
di
colpe
non
sue
.
Ma
poiché
,
nei
tempi
presenti
,
i
periodi
di
prosperità
decrescente
sogliono
essere
di
non
lunga
durata
,
il
problema
da
risolvere
,
per
sapere
se
un
Governo
si
manterrà
o
no
,
sta
nel
conoscere
se
potrà
superare
le
difficoltà
di
quei
pochi
anni
di
crisi
;
quindi
i
suoi
provvedimenti
debbonsi
giudicare
,
non
tanto
per
l
'
intrinseco
valore
economico
,
quanto
per
gli
effetti
estrinseci
che
possono
avere
sui
sentimenti
e
sugli
interessi
,
poiché
preme
solo
di
campare
dal
burrascoso
mare
e
di
giungere
alla
riva
,
ove
una
crescente
prosperità
sanerà
ogni
danno
di
provvedimenti
intrinsecamente
dannosi
.
Per
altro
,
il
valore
intrinseco
non
è
da
trascurarsi
interamente
,
poiché
se
il
danno
è
grande
,
può
il
Governo
essere
sommerso
prima
di
toccar
terra
.
Non
è
quindi
inutile
anche
sotto
l
'
aspetto
estrinseco
,
la
critica
che
andiamo
facendo
sotto
l
'
aspetto
intrinseco
,
ma
era
necessario
di
separare
gli
aspetti
,
confusi
nel
Manifesto
,
e
di
avvertire
che
non
miriamo
direttamente
all
'
aspetto
estrinseco
.
Di
esso
molto
ci
sarebbe
da
dire
,
ma
non
è
qui
il
luogo
.
Gli
uomini
pratici
conoscono
,
alla
meglio
,
le
relazioni
di
fatti
alle
quali
abbiamo
ora
dato
forma
teorica
;
e
ciò
si
osserva
generalmente
pei
fenomeni
della
sociologia
.
Quando
questi
uomini
confondono
i
due
aspetti
può
essere
in
parte
per
ignoranza
,
ma
spesso
è
altresì
per
deliberato
volere
,
affine
di
dare
forza
ai
provvedimenti
che
valgono
estrinsecamente
,
facendo
credere
che
valgono
pure
intrinsecamente
.
Analogamente
opera
la
fede
quando
vuol
dare
fondamento
sperimentale
a
ciò
che
è
fuori
dell
'
esperienza
.
Proseguiamo
ora
l
'
esame
dei
particolari
del
Manifesto
.
Il
N
.
4
Si
legge
così
nel
«
Resto
del
Carlino
»
dell'11
marzo
:
«
È
indispensabile
prendere
senza
indugio
delle
misure
per
assicurare
la
riduzione
dei
crediti
e
della
circolazione
»
.
Il
testo
trasmesso
ai
giornali
francesi
dice
:
«
Il
est
essentiel
de
prendre
sans
tarder
des
mesures
pour
assurer
la
défluctuation
[
alias
:
déflation
]
des
crédits
et
de
la
circulation
»
.
Il
manifesto
deve
essere
stato
scritto
in
un
gergo
franco
-
inglese
.
Nel
vocabolario
francese
manca
il
termine
défluctuation
o
déflation
;
deve
voler
dire
il
contrario
del
termine
inglese
«
inflation
»
(
gonfiamento
)
,
quindi
varrebbe
:
«
sgonfiamento
»
.
Che
sono
poi
questi
crediti
i
quali
debbono
essere
ridotti
?
Per
solito
,
il
difetto
di
precisione
dei
vocaboli
corrisponde
ad
una
mancanza
di
precisione
delle
idee
.
Traducendo
nel
nostro
idioma
e
procurando
di
fare
precisa
la
raccomandazione
del
Manifesto
,
pare
che
significhi
:
«
È
indispensabile
provvedere
senza
indugio
per
ridurre
i
debiti
dei
Governi
e
la
circolazione
di
cartamoneta
o
di
altra
carta
»
.
Riguardo
al
Governo
,
tali
provvedimenti
paiono
dover
essere
,
in
generale
,
favorevoli
,
sia
perché
possono
ridurre
,
sia
pure
per
poco
,
il
disavanzo
,
sia
perché
lo
scemare
i
debiti
è
buona
preparazione
al
poterne
contrarre
di
nuovi
,
e
il
diminuire
la
circolazione
cartacea
concede
di
nuovamente
accrescerla
quando
farà
comodo
.
Riguardo
all
'
economia
,
l
'
essere
utile
o
non
essere
utile
questo
trasferimento
di
ricchezza
dipende
principalmente
,
nelle
presenti
congiunture
,
dall
'
effetto
che
può
avere
sulla
produzione
;
il
che
meglio
vedremo
esaminando
i
modi
esposti
nel
Manifesto
,
i
quali
sono
i
seguenti
:
«
a
)
Equilibrando
le
spese
normali
dei
Governi
e
i
loro
introiti
»
.
Si
può
,
per
ciò
conseguire
,
ridurre
le
spese
,
o
crescere
le
entrate
.
Se
si
riducono
le
spese
inutili
per
la
produzione
,
che
sono
quasi
tutte
quelle
che
cagionano
il
disavanzo
,
l
'
effetto
sarà
certamente
utile
per
la
produzione
;
sarà
invece
di
danno
se
si
crescono
le
entrate
,
poiché
è
certo
che
,
parte
almeno
,
dei
denari
così
raccolti
,
saranno
tolti
alla
produzione
.
Pare
che
il
Manifesto
preferisca
questa
seconda
via
,
poiché
prosegue
così
:
«
b
)
Stabilendo
quelle
imposte
supplementari
che
saranno
necessarie
per
raggiungere
risultati
rapidi
e
tangibili
»
;
«
c
)
Consolidando
il
debito
fluttuante
a
breve
scadenza
sotto
la
forma
di
sottoscrizioni
prelevate
sul
risparmio
»
.
Qui
l
'
utilità
pel
Governo
è
risolutamente
opposta
all
'
utilità
per
l
'
economia
del
paese
,
almeno
in
quanto
ad
effetti
diretti
.
Se
i
debiti
a
breve
scadenza
non
sono
rinnovati
,
il
governo
è
nel
bivio
o
di
fallire
,
o
di
dovere
ridurre
le
spese
che
gli
acquistano
benevolenza
,
cioè
i
vari
sussidi
,
pensioni
,
largizioni
ai
plutocrati
,
ecc
.
In
ogni
modo
,
corre
pericolo
di
cadere
.
Rimane
da
conoscere
gli
effetti
economici
di
tale
caduta
per
sapere
quali
saranno
gli
effetti
indiretti
dei
provvedimenti
aventi
lo
scopo
di
evitarla
.
Ma
in
quanto
ad
effetti
diretti
,
le
somme
prelevate
sul
risparmio
saranno
almeno
in
parte
tolte
ai
fattori
della
produzione
,
e
quindi
deprimeranno
questa
.
Quando
si
dice
ai
risparmiatori
che
il
recare
i
loro
denari
al
governo
,
sottoscrivendo
imprestiti
od
in
altri
modi
,
è
un
donarli
alla
patria
,
si
confondono
governo
e
patria
;
la
qual
cosa
,
in
alcuni
casi
,
si
accosta
alla
realtà
,
in
altri
se
ne
discosta
,
poiché
,
infine
,
i
vari
governi
passano
e
la
patria
rimane
.
«
d
)
Limitando
immediatamente
e
riducendo
progressivamente
la
circolazione
fiduciaria
»
.
Gli
autori
del
Manifesto
non
hanno
capito
,
o
fingono
di
non
capire
,
che
,
per
l
'
economia
del
paese
,
preme
non
tanto
la
quantità
di
carta
in
circolazione
,
quanto
l
'
uso
che
si
è
fatto
,
o
che
si
fa
,
dei
beni
economici
procacciati
dalla
sua
emissione
;
ma
di
ciò
qui
più
non
ragiono
,
poiché
assai
ne
scrissi
in
altri
articoli
precedenti
;
siami
solo
concesso
il
dare
lode
agli
autori
del
Manifesto
per
non
avere
cavato
fuori
«
la
riserva
aurea
che
serve
di
garanzia
ai
biglietti
»
.
Infinite
sono
le
esperienze
che
dimostrano
che
poco
vale
tale
riserva
,
per
mantenere
il
valore
dei
biglietti
,
se
non
si
adopera
per
barattarli
.
Léon
Say
lasciò
scritto
che
«
l
'
oro
che
non
si
può
esportare
non
ha
maggiore
effetto
sulla
circolazione
di
quello
di
un
ammasso
d
'
oro
,
che
non
si
scava
,
a
mille
metri
sotto
la
superficie
del
suolo
»
.
Questo
teorema
elementare
è
fondamentale
nella
scienza
economica
,
all
'
incirca
come
il
teorema
del
quadrato
dell
'
ipotenusa
nella
geometria
euclidea
.
Il
rimanente
del
Manifesto
mira
,
con
parlare
per
dir
vero
alquanto
avvolgente
,
a
tre
scopi
:
cioè
a
provvedere
materie
prime
ai
paesi
che
ne
sono
privi
per
le
loro
industrie
nulla
si
dice
dell
'
Italia
e
del
combustibile
di
cui
ha
bisogno
,
a
restaurare
le
regioni
devastate
,
principalmente
della
Francia
,
e
a
fissare
,
entro
brevi
termini
,
la
somma
ancora
ignota
che
deve
pagare
la
Germania
.
Tutti
tre
questi
scopi
sono
lodevoli
e
possono
essere
utili
per
l
'
economia
dei
paesi
e
dei
governi
,
con
alcune
restrizioni
pel
terzo
che
può
a
loro
recare
impacci
,
mostrando
vane
le
speranze
di
larghi
compensi
che
hanno
fatto
concepire
alle
loro
popolazioni
.
Rimane
da
trovare
modo
di
raggiungere
gli
scopi
,
e
su
ciò
poca
luce
dà
il
Manifesto
.
Esso
pare
principalmente
affidarsi
agli
imprestiti
.
Per
essere
efficaci
,
questi
dovrebbero
essere
contratti
nei
paesi
non
troppo
colpiti
dalla
guerra
,
e
quindi
principalmente
negli
Stati
Uniti
.
La
menoma
promessa
loro
varrebbe
più
delle
insistenti
richieste
dei
futuri
debitori
.
È
vero
che
questi
offrono
,
come
garanzia
,
i
erediti
che
hanno
,
o
che
avranno
sulle
vinte
nazioni
.
Ma
che
valori
hanno
tali
crediti
,
e
quindi
la
garanzia
?
La
risposta
non
è
facile
.
Ci
siamo
intrattenuti
un
poco
a
lungo
sul
Manifesto
,
non
per
la
sua
importanza
intrinseca
,
ma
perché
ci
dava
occasione
di
chiarire
alcune
relazioni
fra
concetti
usuali
e
l
'
esperienza
.
In
conclusione
,
esso
poco
o
niente
ci
reca
di
nuovo
,
stempera
,
in
molte
parole
,
concetti
evidenti
nei
quali
tutti
consentono
,
e
mediante
i
quali
si
tenta
talvolta
di
ricoprire
gravi
errori
:
fa
proposte
che
non
si
sa
come
recare
nel
concreto
,
e
di
cui
ben
scarsa
è
l
'
efficacia
.
Non
pare
neppure
essere
stato
molto
utile
per
tenere
a
bada
le
popolazioni
,
poiché
pochi
vi
hanno
posto
mente
,
ed
è
passato
quasi
inosservato
.
StampaQuotidiana ,
Sarebbe
dunque
maturo
un
«
caso
Leonardo
»
,
come
s
'
ebbe
tant
'
anni
fa
,
coll
'
apparire
delle
Carte
napoletane
,
e
tra
le
Carte
napoletane
degli
Appunti
e
ricordi
e
dei
frammenti
di
idilli
,
un
«
caso
Leopardi
»
?
Quello
fortemente
interessò
i
frammentisti
;
e
una
teoria
estetica
,
ridotta
alla
propria
causa
,
parve
porgere
aiuto
a
una
scrittura
rapida
e
estrosa
,
e
illudere
che
veramente
fosse
il
portato
ultimo
della
poesia
.
Il
gusto
del
non
finito
,
la
vaghezza
dell
'
espressione
incompiuta
,
un
quasi
alone
di
sogno
fecero
e
aiutarono
il
resto
.
E
chi
scrisse
,
e
scrive
ancora
,
appunti
;
e
chi
descrisse
e
chi
dipinse
.
Meglio
fu
per
chi
dipinse
,
cioè
trasfigurò
,
sia
pure
in
brevissimo
,
e
in
una
semplice
impressione
.
Ora
Leonardo
,
con
le
sue
illuminazioni
,
le
sue
folgorazioni
,
le
sue
visioni
,
proporrebbe
da
una
parte
antiche
prove
della
poesia
ermetica
,
dall
'
altra
creerebbe
,
e
l
'
ha
dichiarato
perentoriamente
e
con
brusca
chiarezza
Marinetti
,
l
'
antecedente
primo
e
glorioso
della
poesia
futurista
.
Marinetti
giorni
sono
proclamava
:
che
Leonardo
«
è
stato
il
grandissimo
futurista
(
senza
chiusure
stagne
e
con
la
massima
elasticità
espansiva
)
del
suo
tempo
ossessionato
dal
bisogno
quotidiano
d
'
inventare
profondità
psicologiche
di
pitture
macchine
aeree
fortezze
canali
carri
di
assalto
belletti
per
restaurare
il
viso
delle
donne
ecc
.
»
;
che
Leonardo
«
predisse
e
invocò
l
'
attuale
nostra
simultaneità
parolibera
»
;
che
Leonardo
«
è
l
'
avo
meraviglioso
dei
giovanissimi
ventenni
o
venticinquenni
poeti
futuristi
Buccafusca
Pattarozzi
Pennone
Veronesi
Averini
Ganzaroli
Forlin
»
ecc
.
ecc
.
ecc
.
Noi
,
dal
canto
nostro
,
che
cosa
avremmo
da
opporre
?
Una
cosa
sola
,
un
'
osservazione
quanto
mai
modesta
.
Che
,
sì
,
Leonardo
potrebbe
per
tanti
aspetti
e
apparenze
far
pensare
ai
futuristi
.
Solo
che
c
'
è
in
lui
,
oltre
l
'
inquietissima
e
demonica
inventiva
,
una
strapotenza
d
'
ingegno
e
d
'
esperienza
che
proprio
dà
valore
a
quelle
sue
invenzioni
,
e
dà
,
direi
,
una
qualità
rapinosa
.
In
Leonardo
,
noi
troviamo
,
sì
,
frantumi
e
scaglie
;
ma
hanno
una
loro
forza
drammatica
,
portano
i
segni
d
'
una
fatica
.
Nei
futuristi
non
portano
nessun
segno
;
sono
frantumi
e
scaglie
di
nulla
.
E
facciamo
credito
ai
venti
e
venticinque
anni
dei
Buccafusca
Pattarozzi
Pennone
Veronesi
,
che
sono
sempre
una
bella
età
.
Dove
ci
ha
dunque
tirati
Leonardo
,
questo
Leonardo
omo
sanza
lettere
che
Giuseppina
Fumagalli
ha
apprestato
con
sommo
amore
ai
lettori
moderni
!
Nessuna
industria
,
veramente
,
le
è
mancata
,
per
ordinare
questo
libro
,
e
dividerlo
e
suddividerlo
e
annotarlo
.
Se
nelle
note
non
ci
fosse
,
a
volte
,
troppa
industria
,
troppa
sottigliezza
,
non
ci
fossero
certe
estetizzanti
quisquilie
.
Un
esempio
basterà
,
e
dove
a
pagina
settanta
si
cita
a
gloria
la
famosa
interrogazione
alla
luna
:
«
La
luna
densa
e
grave
,
densa
e
grave
come
sta
,
la
luna
?
»
.
Non
so
per
quale
mai
richiamo
la
Fumagalli
ricorda
il
Leopardi
.
Ma
sentite
che
sfumanti
squisitezze
.
«
Incisi
lenti
e
bassi
,
intonati
su
due
sole
vocali
:
e
,
a
,
e
l
'
u
di
luna
echeggiante
al
principio
e
alla
fine
come
nota
lunga
di
flauto
cadente
in
deserta
immensità
»
.
Dice
proprio
così
.
E
dice
che
per
la
«
postura
stessa
delle
parole
»
,
quella
notazione
,
fa
pensare
al
Leopardi
;
io
immagino
al
principio
del
Canto
notturno
.
E
basterà
la
«
postura
delle
parole
»
a
convalidare
l
'
avvicinamento
?
Il
Leopardi
domanda
«
che
fa
»
la
luna
(
«
Che
fai
tu
,
luna
,
in
ciel
?
»
)
;
quale
,
cioè
,
è
lo
scopo
,
la
ragione
ultima
,
della
sua
esistenza
;
a
che
fine
sta
lassù
.
Leonardo
domanda
«
come
sta
»
,
come
sta
sospesa
nello
spazio
,
così
«
densa
e
grave
»
.
È
una
diversa
meraviglia
,
che
dà
diverso
tono
.
Io
insinuerei
,
e
si
prenda
cum
grano
salis
,
un
altro
raffronto
.
Con
gli
un
poco
freddi
,
un
poco
volontari
esperimenti
dei
più
giovani
liricisti
d
'
oggi
.
E
per
aiutare
il
raffronto
trascriverei
così
:
La
luna
densa
e
grave
densa
e
grave
come
sta
la
luna
?
Versi
senza
musica
,
o
con
una
loro
musica
raggelata
,
che
lascia
un
segno
spaziale
,
più
che
non
ne
lasci
uno
nella
memoria
,
a
scaldarsi
,
per
rifiorire
tutte
le
volte
,
com
'
è
della
poesia
grande
,
o
di
quella
particolare
poesia
grande
che
io
chiamerei
poesia
segreta
.
E
siamo
sulla
via
,
partiti
,
come
s
'
è
visto
,
da
un
motivo
polemico
.
E
s
'
intende
che
avremo
lasciato
per
istrada
i
futuristi
.
Scaglie
,
frantumi
,
ho
detto
,
di
un
ingegno
grandissimo
.
Vorrei
dire
di
più
.
Che
di
quelle
scaglie
,
di
quei
frantumi
,
sì
fortemente
collocati
sulla
pagina
bianca
,
a
pigliare
sempre
più
campo
,
noi
possiamo
rifare
la
storia
,
la
drammatica
formazione
,
possiamo
misurare
ciò
che
costano
.
Quando
Leonardo
dice
:
«
L
'
oro
,
vero
figliol
del
sole
»
,
non
fa
,
in
realtà
,
che
risolvere
in
un
lampo
il
suo
sforzo
di
capire
.
E
così
,
quando
dice
:
«
Negromanzia
,
stendardo
over
bandiera
volante
mossa
dal
vento
»
.
E
più
assai
,
quando
dice
:
«
Apare
tingere
il
suo
camino
colla
similitudine
del
suo
colore
»
,
a
cui
abbiamo
tolto
la
prima
riga
dilucidativa
per
servircene
come
d
'
un
titolo
,
ogni
corpo
che
con
velocità
si
move
....
E
avrà
,
in
questo
caso
,
prima
visto
l
'
immagine
folgorante
che
scoperto
una
verità
.
Solo
rarissime
volte
non
bisognerà
nessuna
dimostrazione
,
come
quando
improvvisamente
dice
:
«
Venne
Ercole
ad
aprire
il
mare
nel
Ponente
»
;
sebbene
la
dimostrazione
sia
sottintesa
e
non
paia
,
e
colorisca
e
sostanzi
quella
nozione
geografica
assunta
in
forma
di
mito
.
E
di
meno
assai
abbisognerà
questa
immagine
:
«
Movesi
l
'
aria
come
fiume
e
tira
con
seco
li
nuvoli
»
,
con
quella
facilità
delle
parole
a
specchiare
la
cosa
subito
vista
;
e
vi
aggiungerà
una
dolce
musicalissima
inclinazione
.
Anche
la
materia
verbale
nasce
in
Leonardo
da
una
lunga
fatica
.
Sempre
per
cercare
la
massima
aderenza
con
la
massima
brevità
,
ed
eccitare
l
'
inventiva
.
Pagine
intere
son
piene
di
mucchi
di
parole
,
di
elencazioni
interminabili
che
nella
sua
mente
dovevano
essere
tanti
nuclei
vivi
di
dove
aspettava
di
sprigionarsi
il
suo
parlar
metaforico
.
Così
,
ad
esempio
,
le
definizioni
e
i
vocaboli
sulla
materia
delle
acque
;
e
così
dove
studia
e
determina
le
diverse
qualità
delle
acque
(
«
consumamento
,
percussione
,
ruinamento
,
urtazioni
,
confregazioni
,
ondazioni
,
rigamenti
,
bollimenti
,
ricascamenti
,
ritardamenti
»
,
«
salutifera
,
dannosa
,
solutiva
,
stilla
,
sulfurea
,
salsa
,
sanguigna
,
malinconica
,
frematica
,
collerica
,
rossa
,
gialla
,
verde
,
nera
,
azzurra
,
untuosa
,
grassa
,
magra
»
)
.
Qualcosa
di
simile
si
troverà
più
tardi
nello
Zibaldone
leopardiano
,
e
dico
specialmente
in
quei
lunghi
e
sudati
spogli
linguistici
,
fatti
per
scaltrire
la
penna
,
o
dati
in
consegna
alla
memoria
,
perché
ne
fiorisse
all
'
occasione
un
segno
buono
.
Così
,
anche
,
si
legge
in
margine
ai
più
faticati
Canti
.
Questo
è
il
punto
più
alto
dell
'
arte
e
della
scrittura
di
Leonardo
.
Il
più
difficile
punto
.
Ma
vi
sono
notazioni
,
intuizioni
,
d
'
una
felicità
più
quieta
,
quasi
per
nulla
scontata
.
Sono
le
notazioni
,
le
intuizioni
che
non
vanno
oltre
il
particolare
,
pianamente
risolte
,
di
una
facile
grazia
,
fermate
in
poche
parole
attente
,
come
fossero
un
ricalco
.
«
Rugose
e
globulente
,
come
son
le
more
»
.
«
Quest
'
onde
si
fanno
per
ogni
linia
,
a
similitudine
della
spoglia
de
la
pina
»
.
«
Quelli
che
son
morti
vecchi
hanno
la
pelle
di
color
di
legnio
o
di
castagnia
secca
»
.
(
«
E
tale
tonica
di
vene
fa
nell
'
omo
come
nelli
pomeranci
,
alli
quali
tanto
più
ingrossa
la
scorza
e
diminuisce
la
midolla
quanto
più
si
fanno
vecchi
»
.
O
dove
descrive
gli
alberi
vecchi
,
dove
distingue
le
varie
nature
di
verde
,
e
in
certe
parti
delle
Lettere
sul
gigante
,
e
altrove
.
Una
propagazione
di
questa
forza
d
'
osservazione
puntuale
,
netta
,
sottile
,
un
potenziamento
di
questa
sensibile
facoltà
di
vedere
si
troverà
in
certi
studi
,
studi
di
pittore
che
lasciano
nella
pagina
assai
più
che
una
nota
di
colore
.
Sono
quasi
tutti
raccolti
in
quella
parte
del
libro
che
s
'
intitola
Le
visioni
,
e
più
precisamente
tra
le
«
visioni
naturalistiche
»
.
Ecco
le
verdure
nella
nebbia
;
gli
edilizi
della
città
e
gli
alberi
della
campagna
,
quando
l
'
aria
è
più
grossa
;
il
fioccar
della
neve
,
quand
'
è
più
bianca
e
quand
'
è
più
scura
;
e
l
'
azzurro
che
hanno
i
paesi
,
quando
il
sole
è
a
mezzodì
;
e
l
'
aria
e
il
cielo
e
il
color
delle
cose
,
quando
il
sole
è
in
occidente
;
e
i
prati
con
«
minima
,
anzi
quasi
insensibil
ombra
»
,
dove
l
'
erbe
sono
a
minute
e
sottili
di
foglie
»
;
e
tutto
,
sempre
,
con
«
terminate
ombre
e
lumi
»
.
Ma
la
vista
va
oltre
,
osserva
più
campo
,
cerca
,
vede
,
misura
.
«
Le
cose
vedute
da
lontano
sono
sproporzionate
,
e
questo
nasce
perché
la
parte
più
chiara
manda
all
'
occhio
il
suo
simulacro
con
più
vigoroso
raggio
che
non
fa
la
parte
sua
oscura
»
.
Su
quest
'
osservazione
,
ecco
l
'
improvviso
lampo
:
«
Ed
io
vidi
una
donna
vestita
di
nero
con
panno
bianco
in
testa
,
che
si
mostrava
due
tanti
maggiore
che
la
grossezza
delle
spalle
,
le
quali
erano
vestite
di
nero
»
.
Ma
,
seguente
ad
altra
ricerca
,
ecco
il
dato
realistico
a
dirittura
trasfigurato
,
con
un
movimento
,
uno
sbattimento
che
vien
dall
'
anima
:
«
Pon
mente
per
le
strade
,
sul
far
della
sera
,
i
volti
d
'
omini
e
donne
quando
è
cattivo
tempo
:
quanta
grazia
e
dolcezza
si
vede
in
loro
»
.
Per
altra
via
,
è
un
ricongiungersi
a
quello
che
s
'
è
detto
il
punto
più
alto
di
Leonardo
.
E
non
sono
che
pochi
esempi
di
ciò
che
si
vuoi
dimostrare
.
Tutto
Leonardo
è
in
questa
fatica
di
vedere
oltre
l
'
apparenza
,
o
dar
senso
,
un
vergine
senso
,
alle
apparenze
.
Alle
cose
più
labili
,
luci
,
ombre
,
colori
;
e
alle
cose
più
imprendibili
,
i
fenomeni
della
vita
universa
.
E
anche
nella
sua
fatica
c
'
è
la
luce
e
l
'
ombra
.
Dove
l
'
occhio
vede
e
direi
inventa
(
egli
parla
a
un
certo
luogo
del
disegno
come
invenzione
,
che
«
non
solo
ricerca
le
opere
di
natura
,
ma
infinite
più
che
quelle
che
fa
natura
»
)
;
e
dove
scruta
e
penetra
e
s
'
affanna
e
qualche
volta
si
perde
.
Questa
è
la
fascinosa
lettura
di
Leonardo
.
Egli
è
lo
scrittore
più
difficile
e
insieme
più
facile
.
Se
lo
leggi
intero
,
hai
il
premio
ch
'
egli
stesso
si
meritò
,
scrivendo
e
studiando
;
e
quasi
avverti
dove
si
stacca
a
volo
,
e
con
lui
voli
.
Se
lo
frammenti
troppo
,
lo
frantumi
,
ciò
che
è
vivo
smuore
,
e
non
gli
circola
più
l
'
aria
intorno
.
Giuseppina
Fumagalli
ha
fatto
bene
a
non
frammentarlo
e
frantumarlo
più
di
tanto
;
per
aiutar
la
voglia
del
lettore
,
e
quasi
condurlo
per
mano
agli
impennamenti
.
E
ha
fatto
bene
a
scegliere
altre
pagine
per
disteso
,
quasi
a
dare
la
controprova
della
grandezza
di
Leonardo
,
così
come
noi
crediamo
d
'
averla
spiegata
.
Sono
le
pagine
dove
lo
scrittore
sul
filo
d
'
un
ragionamento
,
in
forma
d
'
argomentazione
,
monta
coi
suoi
lunghi
periodi
,
mai
sazio
di
arricchirli
.
E
non
è
ricchezza
vera
,
ma
lusso
,
facile
lusso
.
O
è
un
esempio
di
prosa
eloquente
,
con
i
saputi
effetti
della
prosa
eloquente
.
Certo
non
è
il
Leonardo
che
noi
amiamo
,
il
Leonardo
poeta
,
il
Leonardo
segreto
.
La
via
per
cercarlo
c
'
è
.
Ma
è
una
via
che
ognuno
bisogna
ripercorra
per
suo
conto
,
da
sé
.
Giuseppina
Fumagalli
dice
ora
che
sta
preparando
una
scelta
di
questa
sua
scelta
,
una
specie
di
antologia
perversa
,
e
che
l
'
intitolerà
I
canti
di
Leonardo
.
È
un
'
idea
che
trent
'
anni
fa
avrebbe
incontrato
favore
.
Oggi
mi
par
tardi
.
Liberare
quelli
ch
'
ella
chiama
«
canti
»
,
è
fatica
vana
;
vuoi
dire
toglier
loro
qualcosa
;
ché
molto
rimarrà
imprigionato
nella
loro
matrice
.
Si
speculerà
allora
,
e
quanto
!
,
sui
frammenti
;
si
tradirà
il
senso
di
quei
frammenti
.
E
si
dimenticherà
ciò
che
in
Leonardo
è
più
bello
,
il
suo
sforzo
di
creare
.
Che
è
il
suo
canto
inespresso
,
il
suo
canto
per
tutto
imminente
.
StampaQuotidiana ,
Una
giovane
donna
milanese
,
chiamiamola
Rossana
,
mi
raccontava
ieri
la
sua
teoria
.
Potrebbe
servire
da
spunto
a
uno
di
quei
film
fra
la
cronaca
e
la
favola
che
piacciono
a
Zavattini
.
Potrebbe
intitolarsi
Vacanze
italiane
,
oppure
Rossana
,
giorni
quindici
.
Ecco
com
'
è
andata
.
Rossana
,
fra
i
venticinque
e
i
trenta
,
pallida
e
sottile
,
orfana
di
padre
fin
dall
'
adolescenza
,
deve
aiutare
il
fratello
meccanico
a
mantenere
la
madre
,
una
sorella
maggiore
di
poca
salute
e
una
vecchia
zia
.
Il
fratello
,
d
'
altra
parte
,
è
sposato
con
due
figli
.
Bisogna
darsi
da
fare
.
Rossana
fu
,
per
circa
tre
anni
,
commessa
in
un
magazzino
di
biancheria
che
a
un
certo
punto
affondò
in
un
mare
di
tratte
sofferenti
.
Restò
disoccupata
.
L
'
anno
scorso
,
in
attesa
di
trovarsi
un
altro
impiego
,
cercò
di
arrabattarsi
.
Si
lasciò
convincere
,
fra
l
'
altro
,
a
collaborare
con
una
portinaia
della
sua
strada
in
un
piccolo
contrabbando
di
sigarette
.
Fu
pescata
con
un
chilo
di
«
svizzere
»
.
Verbale
,
denuncia
,
processo
.
Multa
e
quindici
giorni
di
reclusione
.
Niente
condizionale
.
Nel
frattempo
,
esattamente
due
giorni
prima
di
presentarsi
in
giudizio
,
aveva
trovato
un
impiego
piuttosto
conveniente
:
tanto
più
che
,
contrariamente
al
solito
,
il
datore
di
lavoro
non
aveva
indagato
sui
precedenti
penali
o
i
carichi
pendenti
della
nuova
dipendente
.
Se
il
giudice
avesse
concesso
la
condizionale
,
tutto
sarebbe
andato
per
il
meglio
.
Invece
,
ecco
lo
spettro
di
quei
quindici
giorni
da
passare
,
prima
o
poi
,
a
San
Vittore
.
Come
giustificare
due
settimane
d
'
assenza
dal
lavoro
?
«
Per
fortuna
siamo
di
giugno
»
,
dice
Rossana
,
torcendo
il
fazzoletto
,
«
e
il
principale
,
ch
'
è
tanto
una
brava
persona
,
mi
ha
già
detto
che
in
agosto
mi
darà
regolarmente
le
ferie
.
Farò
in
modo
di
barcamenarmi
,
di
temporeggiare
,
con
l
'
aiuto
dell
'
avvocato
,
e
la
prigione
la
farò
durante
le
ferie
»
.
Quanto
all
'
avvocato
,
giovane
d
'
anni
e
di
professione
,
è
perplesso
.
È
incerto
se
inoltrare
domanda
di
grazia
.
Per
una
pena
tanto
lieve
,
è
quasi
certo
di
ottenerla
;
ma
se
per
caso
ciò
non
avvenisse
,
considerata
la
lentezza
del
giro
burocratico
,
la
sua
cliente
si
troverebbe
a
dover
scontare
la
prigione
verso
ottobre
,
senza
possibilità
di
giustificarsi
con
la
ditta
.
Tutto
sommato
,
per
non
correre
rischi
,
meglio
sfruttare
le
ferie
.
«
Più
al
fresco
di
così
!
»
dice
Rossana
,
sorridendo
debolmente
.
StampaQuotidiana ,
Una
trentina
d
'
anni
fa
era
di
moda
il
mostrarsi
timorosi
del
«
pericolo
giallo
»
.
Si
diceva
che
la
Cina
ed
il
Giappone
stavano
per
muovere
alla
conquista
economica
e
forse
anche
militare
dell
'
Europa
e
di
altre
regioni
.
Si
notavano
in
innumerevoli
scritti
,
la
strabocchevole
popolazione
gialla
,
la
sua
sobrietà
,
che
le
assicurava
bassi
prezzi
di
produzione
economica
,
il
senso
politico
,
manifestatosi
nel
Giappone
,
il
risveglio
della
Cina
,
destantesi
dai
sonni
secolari
.
Poscia
,
poco
alla
volta
,
queste
apprensioni
si
quetarono
,
cedettero
ad
altre
;
si
discorse
molto
meno
dei
pericoli
che
possono
venire
dalle
popolazioni
gialle
,
sebbene
la
minaccia
di
turbate
relazioni
sussistesse
tra
il
Giappone
e
gli
Stati
Uniti
,
e
la
guerra
Russo
-
Giapponese
avesse
dimostrato
la
potenza
militare
del
Giappone
.
Il
pericolo
russo
ha
fasi
come
la
luna
:
ora
appare
,
poi
si
dilegua
,
quindi
riappare
.
Napoleone
I
,
a
Sant
'
Elena
,
stimava
che
,
entro
un
decennio
,
l
'
Europa
avrebbe
potuto
essere
«
cosacca
»
.
Il
massimo
splendore
del
potere
russo
si
ha
sotto
Alessandro
I
,
con
la
Santa
Alleanza
;
ma
poi
,
ad
un
tratto
,
la
guerra
di
Crimea
fece
palese
quanta
poca
forza
reale
ci
fosse
nel
gigante
,
e
ciò
fu
confermato
dalla
successiva
guerra
russo
-
turca
e
dal
Congresso
di
Berlino
,
nuovamente
poi
dalla
guerra
col
Giappone
ed
infine
con
la
rivoluzione
presente
.
Ma
ecco
che
rinnova
la
luna
,
rinasce
il
timore
,
minacciosa
appare
la
potenza
dei
bolscevichi
,
eredi
e
fra
non
molto
forse
emuli
degli
czaristi
.
Si
osserva
che
,
economicamente
,
l
'
Europa
non
può
campare
senza
la
Russia
e
che
,
militarmente
,
l
'
alleanza
russo
-
tedesca
è
un
grave
pericolo
per
la
civiltà
occidentale
.
In
tutto
ciò
vi
è
una
parte
di
vero
ed
una
parte
che
va
oltre
al
vero
.
La
prima
si
riferisce
principalmente
ad
un
lontano
futuro
,
la
seconda
ad
uno
prossimo
.
Non
ci
può
essere
dubbio
che
il
risveglio
dell
'
Oriente
,
non
solo
nel
Giappone
e
nella
Cina
,
ma
anche
nell
'
India
e
fra
i
popoli
dell
'
Islam
,
sia
per
diventare
,
alla
lunga
,
un
fattore
importante
dell
'
equilibrio
degli
Stati
del
globo
e
non
si
scorge
forza
umana
che
possa
fermare
questo
fatale
andare
.
Egualmente
è
molto
probabile
che
la
Germania
e
la
Russia
finiranno
coll
'
intendersi
,
sia
pure
in
seguito
a
varie
e
fortunose
vicende
,
perché
troppo
potenti
sono
i
comuni
interessi
di
questi
due
popoli
,
che
,
congiunti
,
sono
veramente
formidabili
.
E
qui
giova
ripetere
che
fatti
accidentali
potranno
bensì
contrastare
tale
opera
,
ma
che
non
prevarranno
contro
le
forze
permanenti
.
Per
avvenimenti
più
prossimi
,
o
almeno
non
tanto
lontani
,
e
sono
quelli
che
più
premono
in
politica
,
nascono
invece
molti
dubbi
ed
appare
assai
più
facile
il
contrastarli
.
Può
giovare
oggi
ad
alcuni
uomini
di
Stato
,
per
ragioni
di
politica
interna
,
di
magnificare
la
potenza
russa
ed
il
sussidio
che
può
trarre
dalla
forza
germanica
,
ma
,
nella
realtà
,
appare
non
essere
tanto
grande
,
almeno
per
parecchi
anni
,
ed
il
pericolo
è
lieve
,
eccetto
che
,
alla
Russia
ed
alla
Germania
,
si
congiunga
uno
dei
grandi
Stati
dell
'
occidente
.
Quindi
lo
essere
,
o
il
non
essere
questi
uniti
appare
,
per
ora
,
come
uno
dei
maggiori
fattori
dei
prossimi
eventi
.
Qui
nasce
il
quesito
:
è
più
probabile
l
'
accordo
,
o
il
disaccordo
?
Risolverlo
in
modo
sicuro
o
almeno
probabilissimo
non
si
può
,
ma
ci
sono
motivi
che
fanno
inclinare
a
credere
al
disaccordo
.
Da
prima
,
innumerevoli
esempi
storici
,
dai
tempi
antichi
sino
ai
moderni
,
tra
i
quali
l
'
esempio
non
lontano
della
Santa
Alleanza
,
poi
ragioni
intrinseche
che
mostrano
come
sia
già
profondamente
scossa
l
'
unione
degli
alleati
della
gran
guerra
.
Questi
procacciano
in
ogni
modo
di
ricoprire
i
nascenti
dissensi
con
proteste
di
amorevole
concordia
,
e
così
maggiormente
forse
dimostrano
il
contrasto
tra
le
parole
ed
i
fatti
.
Inoltre
non
è
da
trascurarsi
la
circostanza
che
i
principi
banditi
dai
bolscevichi
sono
ben
altrimenti
popolari
che
i
principi
della
Santa
Alleanza
,
e
che
possono
operare
non
poco
per
impedire
un
'
azione
comune
delle
potenze
occidentali
contro
il
bolscevismo
.
Qui
occorre
distinguere
la
forma
dei
principi
dalla
loro
applicazione
.
In
tutte
le
religioni
,
altro
è
il
dire
,
altro
il
fare
.
Il
dire
opera
sui
fedeli
,
il
fare
scansa
le
difficoltà
pratiche
del
recare
nel
concreto
mistiche
credenze
,
e
se
,
nel
medioevo
,
popoli
devotissimi
al
Vangelo
operavano
contrariamente
ai
suoi
ammaestramenti
,
facile
è
lo
intendere
come
ci
possano
essere
ora
fedeli
del
verbo
comunista
i
quali
nella
pratica
,
usano
del
capitalismo
.
Per
ciò
,
chi
giudicasse
solo
secondo
la
forma
potrebbe
stimare
vana
la
contesa
suscitata
dai
governi
che
rifiutano
di
trattare
con
i
bolscevichi
se
questi
prima
non
riconoscono
il
«
principio
della
proprietà
privata
»
:
non
ritirano
così
vogliono
gli
Stati
Uniti
il
memorandum
presentato
alla
Conferenza
di
Genova
.
Ma
,
guardando
alla
sostanza
,
si
vede
che
possono
i
bolscevichi
mantenere
i
dogmi
loro
,
di
cui
si
giovano
per
certi
fini
,
ed
operare
in
modo
diverso
,
mirando
ad
altri
fini
;
ed
è
in
tale
opera
che
sta
la
sostanza
,
la
quale
deve
premere
a
chi
contratta
con
loro
.
Per
esempio
,
riconoscere
la
proprietà
privata
di
una
miniera
,
oppure
dichiararla
proprietà
comunista
e
concederne
l
'
usufrutto
per
un
secolo
,
od
anche
meno
,
non
è
cosa
molto
diversa
,
e
non
mette
conto
di
litigare
per
tanto
poco
.
Chi
fosse
vago
di
ben
conoscere
le
sottigliezze
che
in
tale
argomento
si
possono
adoperare
ha
da
leggere
le
controversie
dei
Francescani
,
sostituenti
l
'
uso
alla
proprietà
.
Aggiungasi
che
i
governi
i
quali
ora
chiedono
alla
Russia
di
accogliere
il
«
principio
della
proprietà
privata
»
,
molto
poco
rispettarono
,
o
rispettano
,
quando
a
loro
faceva
,
o
fa
comodo
,
questo
bel
principio
.
In
realtà
,
meglio
che
di
differenze
fondamentali
,
si
tratta
del
più
o
del
meno
,
e
di
certe
forme
sostituite
a
certe
altre
,
talvolta
di
semplici
distinzioni
verbali
.
Se
cerchiamo
la
sostanza
nel
rifiuto
della
Russia
,
dobbiamo
pure
cercarla
nelle
domande
ad
essa
mosse
,
ed
allora
vedremo
che
è
importante
.
Un
discorso
recente
del
sig
.
Hoover
segretario
di
Stato
degli
Stati
Uniti
,
ce
la
palesa
chiaramente
.
Egli
principia
col
notare
che
la
«
ricostruzione
»
della
Russia
deve
principalmente
essere
opera
della
Russia
stessa
,
ed
aggiunge
che
il
Governo
degli
Stati
Uniti
,
ha
fissato
già
da
tempo
che
«
nessun
serio
miglioramento
può
avvenire
sinché
sussistono
le
presenti
condizioni
di
impoverimento
.
Altra
speranza
non
v
'
ha
,
pel
popolo
russo
,
se
non
nella
produzione
della
Russia
,
ed
è
assurdo
il
credere
che
potrà
risorgere
il
commercio
sinché
le
fondamenta
economiche
della
produzione
non
saranno
saldamente
ristabilite
.
Ma
la
produzione
ha
per
condizioni
essenziali
la
sicurezza
della
vita
,
il
riconoscimento
di
solide
garanzie
della
proprietà
privata
,
il
rispetto
dei
contratti
,
e
i
diritti
del
libero
lavoro
»
.
Si
direbbe
meglio
che
per
la
produzione
di
un
paese
non
basta
di
avere
ricchezze
naturali
,
uomini
,
ed
anche
capitali
,
ma
che
occorre
inoltre
avere
ordinamenti
sociali
ed
economici
tali
da
rendere
efficace
l
'
opera
di
questi
elementi
.
Si
diano
i
nomi
che
si
vuole
a
questi
ordinamenti
,
ma
la
sostanza
è
quella
appunto
che
sta
sotto
i
termini
adoperati
dal
sig
.
Hoover
.
Se
il
bolscevismo
dura
finirà
col
trasformarsi
in
questo
senso
,
ma
ciò
non
avverrà
senza
varie
vicende
,
senza
gravi
contrasti
tra
la
resistenza
di
fanatici
credenti
e
la
spinta
di
migliori
politici
.
Al
volere
dovrà
il
governo
bolscevico
essere
in
grado
di
aggiungere
il
potere
,
e
non
sarà
tanto
facile
.
Se
riesce
nell
'
intento
,
ci
sarà
certamente
un
beneficio
economico
non
solo
per
la
Russia
,
bensì
anche
per
i
vari
Stati
che
stanno
in
relazione
con
essa
.
D
'
altra
parte
,
grande
sarà
allora
il
pericolo
del
dominio
di
una
nazione
risorta
economicamente
,
militarmente
,
politicamente
.
Artefici
ne
saranno
stati
in
parte
coloro
stessi
che
ne
soffriranno
.
Di
fatti
analoghi
ha
dovizia
la
storia
.
Ma
tutto
ciò
spetta
ad
un
lontano
avvenire
;
oggi
il
pericolo
russo
è
molto
minore
di
quanto
parecchi
credono
,
o
mostrano
di
credere
;
maggiore
pensiero
deve
dare
,
in
non
pochi
Stati
,
il
pericolo
interno
.
Questo
nasce
principalmente
dalla
incompiuta
trasformazione
della
democrazia
,
che
non
ha
ancora
trovato
un
nuovo
assetto
da
sostituire
a
quello
già
vigoroso
nel
secolo
scorso
,
ed
ora
in
crescente
decadenza
.
StampaQuotidiana ,
Nell
'
ultimo
numero
ottobre
della
bella
rivista
città
di
Milano
c
'
è
un
diagramma
importante
perché
documenta
lo
sviluppo
poderoso
della
città
nonché
il
miglioramento
delle
abitazioni
per
gli
uomini
.
Riferiamo
i
dati
in
cifre
arrotondate
.
Nel
1910
i
locali
costruiti
furono
19
mila
,
che
discesero
a
17
mila
nel
1911
,
a
circa
12
mila
nel
1912
,
a
10
mila
nel
1913
,
a
7
mila
nel
1914
.
Siamo
alla
guerra
.
L
'
attività
costruttrice
sosta
.
Sono
appena
1500
i
locali
costruiti
nel
1915
che
si
riducono
a
500
nel
1916
,
a
8
nel
1917
,
a
zero
nel
1918
.
Stasi
assoluta
.
Fame
di
case
.
Affitti
esorbitanti
.
Ma
dopo
la
Vittoria
,
nel
1919
,
si
nota
una
modesta
ripresa
della
attività
edilizia
:
2
mila
locali
circa
.
I
tempi
sono
torbidi
.
Tuttavia
nel
1920
siamo
già
a
6
mila
locali
di
nuova
costruzione
,
che
diventano
circa
9
mila
nel
1921
e
8
mila
nel
1922
.
Anno
1923
,
primo
della
Rivoluzione
:
balzo
innanzi
con
14
mila
locali
.
Con
la
fine
delle
bardature
di
guerra
i
locali
salgono
a
35
mila
nel
1924
,
a
30
mila
nel
1925
.
Discendono
a
21
mila
nel
1926
e
a
16
mila
nel
1927
.
Ma
nel
1928
nuova
punta
con
36
mila
locali
.
Nel
1929
si
tocca
il
record
con
50
mila
locali
costruiti
che
ridiscendono
a
31
mila
nel
1930
,
a
22
mila
nel
1931
,
a
19
mila
nel
1932
.
L
'
anno
scorso
1933
segna
una
nuova
ripresa
con
26
mila
locali
:
quest
'
anno
1934
se
ne
prevedono
40
mila
.
Tirando
,
grosso
modo
,
le
somme
si
ha
l
'
imponente
totale
di
400
mila
locali
nuovi
costruiti
fra
il
1910
e
il
1934
,
di
cui
350
mila
negli
anni
del
Fascismo
.
Si
può
anche
calcolare
che
almeno
mezzo
milione
di
milanesi
abitino
in
case
moderne
.
Si
è
fatto
molto
,
ma
molto
ancora
resta
da
fare
,
per
dare
a
tutti
la
casa
decorosa
e
sana
,
come
vuole
il
Regime
.