StampaQuotidiana ,
De
L
'
impresario
delle
Smirne
di
Carlo
Goldoni
,
presentato
ieri
sera
al
teatro
Nuovo
dalla
compagnia
Morelli
-
Stoppa
con
la
regia
di
Luchino
Visconti
,
parlammo
già
ampiamente
quest
'
estate
quando
nella
stessa
,
fastosa
edizione
,
lo
spettacolo
venne
messo
inscena
a
Venezia
,
alla
Fenice
,
per
il
Festival
del
Teatro
.
Già
dicemmo
che
si
tratta
di
una
delle
opere
minori
del
Goldoni
;
scritta
dapprima
in
versi
,
«
per
secondare
il
fanatismo
»
come
dice
l
'
autore
stesso
«
che
allora
correva
in
favore
dei
martelliani
»
,
fu
poi
volta
in
prosa
e
nella
nuova
veste
inserita
dal
Goldoni
in
quella
che
è
da
considerarsi
l
'
edizione
definitiva
del
suo
teatro
.
In
questa
edizione
le
tre
parti
femminili
,
che
erano
in
dialetto
(
veneziano
,
bolognese
e
un
fiorentino
alquanto
approssimativo
)
vennero
tradotte
in
lingua
,
rimettendoci
di
freschezza
e
comicità
.
Luchino
Visconti
,
che
ha
immaginato
questo
spettacolo
come
un
alto
divertimento
,
sul
ritmo
di
un
'
operetta
buffa
,
ha
scelto
l
'
edizione
in
versi
e
,
dati
i
suoi
intenti
,
non
gli
si
può
dar
torto
:
L
'
impresario
delle
Smirne
è
la
storia
di
un
progetto
di
compagnia
,
per
opera
in
musica
,
andato
in
fumo
.
In
una
Venezia
di
locande
da
poco
prezzo
,
tre
cantatrici
,
Lucrezia
,
la
fiorentina
,
detta
l
'
Acquacedraia
,
Tognina
,
la
veneziana
,
detta
Zuecchina
,
e
Annina
,
la
bolognese
,
detta
la
Mistocchina
,
un
musico
soprano
,
un
tenore
,
un
«
cattivo
e
povero
poeta
drammatico
»
,
un
direttore
di
teatro
e
altra
«
guitteria
»
del
genere
,
si
affannano
per
farsi
scritturare
da
un
mercante
turco
che
,
venuto
da
Smirne
(
dalle
«
Smirne
»
,
si
diceva
allora
,
mettendo
bizzarramente
al
plurale
il
nome
della
città
e
ottenendone
un
certo
effettaccio
esotico
)
,
vuol
tornarsene
fra
gli
Ottomani
con
una
compagnia
d
'
opera
da
lui
finanziata
e
offrire
così
,
di
sua
borsa
,
questo
trattenimento
occidentale
ai
compatrioti
.
C
'
è
un
conte
Lasca
,
squattrinato
e
galante
,
amico
di
virtuose
e
canterini
,
che
gli
fa
da
intermediario
,
aiutato
dal
Nibbio
,
direttore
di
teatro
.
Schermaglie
,
invidiuzze
,
gelosi
rancori
delle
tre
canterine
che
si
contendono
il
ruolo
di
prima
donna
,
comica
albagia
degli
altri
virtuosi
,
amorosi
bollori
del
turco
che
fra
tutte
quelle
donnette
dalle
scollature
generose
non
sa
più
dove
mettere
gli
occhi
(
e
le
mani
)
e
alla
fine
,
pago
di
quanto
ha
potuto
vedere
(
e
pizzicare
)
e
spaventato
dai
vapori
di
tante
fameliche
vanità
,
fa
vela
da
solo
verso
il
suo
tranquillo
Oriente
.
Luchino
Visconti
ha
tenuto
il
testo
tutto
un
po
'
sopra
le
righe
;
e
a
nostro
parere
ha
fatto
bene
,
ne
risulta
uno
spettacolo
carico
di
capriccio
e
d
'
estri
come
nelle
zone
acute
d
'
una
voce
di
soprano
;
ha
sottolineato
il
pittoresco
dell
'
ambiente
,
facendo
sentire
quell
'
odore
di
fame
e
di
cattivo
cerone
;
della
figura
del
turco
,
che
è
la
più
riuscita
della
commedia
,
ha
fatto
una
immagine
burlesca
ed
esotica
insieme
,
proprio
sullo
stile
delle
«
turqueries
»
di
moda
nel
Settecento
;
e
,
infine
,
ha
afferrato
per
i
capelli
quella
quasi
invisibile
malinconia
che
si
può
scovare
,
col
lanternino
,
fra
le
righe
di
quei
martelliani
(
bruttini
,
per
la
verità
)
dell
'
ultimo
atto
e
l
'
ha
legata
al
traliccio
dell
'
altana
,
nel
cortile
della
locanda
,
dove
sventola
,
al
soffio
che
gonfia
le
vele
del
turco
in
fuga
(
mentre
tutta
la
compagnia
,
s
'
è
radunata
coi
suoi
bagagli
,
e
i
cani
e
le
capre
e
il
pappagallo
e
i
canarini
)
,
un
festoncino
di
biancheria
stesa
ad
asciugare
.
Quadro
bellissimo
,
sullo
sfondo
d
'
una
splendida
scena
pure
dovuta
a
Visconti
.
Le
musiche
composte
da
Nino
Rota
,
accompagnano
,
sui
finali
d
'
atto
,
le
cavatine
degli
attori
,
il
che
dà
appunto
allo
spettacolo
una
vaga
aria
da
opera
buffa
.
L
'
interpretazione
degli
attori
non
è
stata
da
meno
di
una
regia
così
divertita
:
e
in
primo
luogo
va
citato
l
'
«
exploit
»
comico
di
Paolo
Stoppa
,
nella
parte
del
Turco
,
quella
sua
lepidezza
insieme
secca
e
pastosa
,
quella
sua
brusca
buffoneria
come
abbronzata
dalle
inflessioni
levantine
;
Rina
Morelli
,
la
bolognese
,
è
una
figuretta
tutta
dispetto
e
ripicco
,
in
quel
dialetto
affettuoso
e
stizzito
;
ecco
poi
la
pososeria
veneta
,
ironicamente
sussiegosa
,
di
Edda
Albertini
;
la
grazia
,
da
pittura
senese
,
di
Ilaria
Occhini
;
gli
alteri
vocalizzi
di
due
virtuosi
maschi
Elio
Pandolfi
,
che
era
il
«
cantante
senza
barba
»
e
Corrado
Pani
;
e
l
'
efficace
collaborazione
di
tutti
gli
altri
numerosissimi
interpreti
,
da
Marcello
Giorda
a
Sergio
Fantoni
,
che
hanno
contribuito
alla
riuscita
dello
spettacolo
.
Platea
gremita
e
molti
applausi
.
StampaQuotidiana ,
Un
nuovo
importante
passo
è
stato
compiuto
sulla
via
dell
'
integrazione
europea
.
La
regia
dei
colloqui
fra
Pompidou
e
Heath
a
Parigi
è
apparsa
attenta
e
sapiente
:
degna
della
grande
tradizione
francese
.
Un
po
'
di
suspense
nel
corso
degli
incontri
,
nessun
comunicato
ufficiale
,
la
mancanza
degli
stessi
ministri
degli
esteri
al
tête
-
à
-
tête
fra
due
uomini
,
un
capo
di
Stato
e
un
capo
di
governo
,
che
parlavano
malissimo
l
'
uno
la
lingua
dell
'
altro
.
Alla
fine
una
conferenza
stampa
,
abbinata
,
del
presidente
francese
e
del
premier
inglese
:
quasi
a
rinnovare
il
fastoso
scenario
gollista
ma
non
più
sul
piano
dell
'
«
a
solo
»
,
non
più
sullo
sfondo
della
gladiatoria
esibizione
del
generale
,
impegnato
coi
giornalisti
a
comando
a
«
recitare
»
le
risposte
prefabbricate
a
domande
non
meno
prefabbricate
.
Le
dichiarazioni
finali
di
Pompidou
e
di
Heath
rispondono
a
un
ragionevole
ottimismo
,
dimostrano
che
molti
angoli
sono
stati
smussati
,
molti
dei
grossi
problemi
pendenti
fra
le
due
rive
della
Manica
avviati
a
soluzione
.
Soprattutto
è
stato
ottenuto
un
«
disgelo
»
psicologico
di
conseguenze
e
di
proporzioni
non
prevedibili
.
La
rancune
del
periodo
gollista
è
apparsa
superata
;
il
dialogo
è
stato
ripreso
,
e
non
più
soltanto
sul
terreno
delle
differenziazioni
o
contrapposizioni
tecnico
-
economiche
,
agricoltura
,
zuccheri
dei
Caraibi
,
relazioni
monetarie
,
già
affrontate
e
parzialmente
rimosse
nell
'
ultima
sessione
della
comunità
europea
a
Bruxelles
.
Francia
e
Inghilterra
hanno
dimostrato
di
rendersi
conto
delle
nuove
prospettive
mondiali
,
che
vedono
emergere
un
terzo
grande
accanto
alla
Russia
e
all
'
America
,
la
Cina
;
hanno
dimostrato
di
capire
che
solo
la
dimensione
,
prima
economica
e
poi
politica
,
di
un
'
Europa
avviata
ad
un
vincolo
federativo
è
in
grado
di
evitare
la
totale
sommersione
del
vecchio
continente
,
la
sua
trasformazione
in
oggetto
passivo
di
una
storia
che
si
svolga
al
di
fuori
di
ogni
sua
partecipazione
,
degradandola
a
squallido
teatro
di
antiche
grandezze
.
Certo
le
impennate
tedesche
sul
marco
hanno
contribuito
in
modo
determinante
alla
«
svolta
»
di
Parigi
.
C
'
è
in
Francia
un
crescente
sospetto
per
la
politica
di
Bonn
,
e
non
solo
per
la
Ostpolitik
,
che
in
generale
aveva
anticipato
dal
suo
orgoglioso
angolo
visuale
,
forse
anche
per
impedire
che
potesse
passare
nelle
mani
della
Germania
federale
.
Il
vincolo
speciale
,
che
De
Gaulle
aveva
creato
fra
Parigi
e
Bonn
,
non
è
stato
capace
di
sopravvivere
alla
scomparsa
del
generale
.
Il
successore
dell
'
Eliseo
,
interprete
com
'
è
di
un
realismo
francese
pragmatico
e
un
tantino
disincantato
,
simbolo
della
tradizionale
borghesia
d
'
oltralpe
,
ha
ripreso
il
filone
classico
della
Francia
repubblicana
di
Delcassé
,
si
è
riavvicinato
alla
Gran
Bretagna
con
uno
spirito
non
troppo
lontano
dall
'
Entente
cordiale
.
Ma
il
futuro
di
un
'
Europa
integrata
trascende
tali
punti
di
partenza
;
il
peso
della
Germania
federale
è
una
realtà
,
dalla
quale
sarebbe
pericoloso
ed
assurdo
prescindere
.
Si
tratta
di
trovare
lungo
la
strada
gli
equilibri
e
i
contrappesi
necessari
a
realizzare
,
con
l
'
unione
economica
,
quella
politica
del
continente
.
Pompidou
non
si
è
nascosto
le
difficoltà
che
ancora
si
frappongono
al
raggiungimento
di
tale
obiettivo
,
gli
ostacoli
da
superare
.
Quanto
a
Heath
,
tornando
a
Londra
,
non
troverà
una
situazione
di
tutto
riposo
.
Il
quadro
del
Parlamento
britannico
non
è
dei
più
rassicuranti
.
Un
'
ala
non
secondaria
dei
deputati
conservatori
,
che
detengono
una
maggioranza
tutt
'
altro
che
schiacciante
alla
Camera
dei
Comuni
,
è
tiepida
o
addirittura
ostile
all
'
Europa
:
quasi
due
terzi
dell
'
opposizione
laborista
inclina
al
vecchio
e
tenace
isolazionismo
britannico
.
Ci
vorrà
una
intesa
diretta
fra
il
capo
dell
'
esecutivo
e
il
capo
dell
'
opposizione
(
la
linea
europeista
di
Wilson
è
ben
nota
)
per
consentire
di
aggirare
in
autunno
gli
scogli
parlamentari
,
che
non
mancheranno
,
al
suggello
e
alla
sanzione
della
ritrovata
intesa
fra
Francia
e
Gran
Bretagna
.
Senonché
in
questa
fase
di
decisiva
transizione
molto
potrebbero
fare
anche
gli
altri
paesi
della
Comunità
.
A
cominciare
dall
'
Italia
:
se
riuscisse
per
un
momento
a
mettere
in
sordina
le
miserabili
beghe
sull
'
elezione
presidenziale
(
si
è
già
aperta
una
polemica
tanto
poco
edificante
)
e
a
guardare
oltre
le
frontiere
delle
divisioni
domestiche
e
delle
competizioni
municipali
.
Anche
perché
l
'
Europa
,
nell
'
attuale
quadro
di
caos
e
di
degradazione
nazionale
,
rimane
l
'
ultima
speranza
per
noi
.
StampaPeriodica ,
Vi
è
un
uomo
che
possiede
molte
ricchezze
:
egli
ha
una
cassa
guernita
di
molta
moneta
,
egli
ha
palazzi
e
case
,
ville
e
fattorie
.
Molte
famiglie
campano
su
quello
di
lui
,
sia
lavorando
la
terra
sia
nell
impiego
delle
sue
amministrazioni
di
città
e
di
campagna
.
Dai
suoi
fondi
egli
ricava
in
abbondanza
vino
,
olio
,
lane
,
seta
,
bestiami
e
legname
d
ogni
sorta
.
La
natura
arricchì
i
suoi
terreni
di
marmi
e
di
minerali
,
e
i
porti
vicini
veggono
caricare
sulle
navi
straniere
i
suoi
prodotti
.
Quest
uomo
si
chiama
il
capitale
.
Vi
è
un
altro
uomo
che
ha
nelle
mani
molti
milioni
di
danaro
:
egli
possiede
diverse
banche
in
diverse
città
e
spesso
succede
che
se
lo
Stato
ha
bisogno
di
prestiti
trova
in
questo
millionario
l
aiuto
necessario
del
pronto
contante
:
non
è
solo
lo
Stato
che
a
lui
ricorre
:
perché
molti
negozianti
e
intraprenditori
trovano
per
mezzo
suo
l
aiuto
a
montare
dei
grandi
commerci
e
delle
grosse
fabbriche
.
Voi
vedete
quei
magazzini
forniti
di
grandi
masse
di
mercanzie
,
raccolte
d
ogni
parte
per
il
consumo
dell
interno
e
dell
estero
:
il
denaro
che
comprò
quelle
mercanzie
viene
dalle
mani
del
millionario
.
Voi
entrate
con
meraviglia
dentro
quella
officina
dove
una
macchina
fissa
mette
in
moto
tante
altre
macchine
per
lavorare
,
e
dove
tanti
uomini
sono
occupati
ognuno
al
suo
lavoro
:
il
costo
di
quelle
macchine
sale
a
millioni
:
e
sapete
che
il
millionario
prestò
il
suo
denaro
all
intraprenditore
di
quella
fabbricazione
.
Anche
quest
uomo
è
un
capitale
.
Evvi
un
terzo
uomo
che
possiede
niente
altro
che
un
bellissimo
ingegno
coltivato
fin
da
fanciullo
negli
studi
:
e
con
lui
ve
n
è
un
altro
che
possiede
ancor
meno
:
due
braccia
e
l
esercizio
d
un
mestiere
.
Il
primo
di
questi
due
è
capace
di
guidare
un
impresa
,
di
creare
una
macchina
,
di
dirigere
una
lavorazione
:
il
secondo
lavora
ed
è
esatto
,
diligente
ed
operoso
:
questi
due
uomini
sono
il
lavoro
.
Ponetemi
questi
quattro
uomini
isolati
:
saranno
essi
quattro
forze
senza
moto
,
quattro
vite
senza
destino
.
Il
mio
ricco
da
per
sé
non
potrebbe
giungere
dopo
tanta
fatica
a
coltivare
il
più
piccolo
de
suoi
poderi
:
i
suoi
terreni
ben
presto
s
impaluderebbero
e
sarebbero
coperti
di
bronchi
e
di
spine
:
dei
suoi
palazzi
non
saprebbe
che
farne
e
ben
presto
cadrebbero
in
ruina
per
effetto
dell
abbandono
.
Il
mio
millionario
sarebbe
il
più
povero
uomo
della
terra
:
senza
esser
capace
di
provvedere
con
le
sue
mani
al
più
piccolo
de
suoi
bisogni
,
egli
avrebbe
una
grande
massa
di
argento
e
d
oro
che
gli
varrebbe
quanto
un
monte
di
cenere
.
Gli
avverrebbe
come
all
avaro
della
favola
che
si
vide
imbandire
davanti
(
allora
che
aveva
più
appetito
)
pane
e
cibi
d
oro
,
e
disperato
sarebbe
ben
presto
perito
di
fame
,
se
non
avesse
dismesso
l
antica
avarizia
,
e
si
fosse
persuaso
che
tanto
il
denaro
vale
quanto
si
spende
ad
utile
comune
.
L
uomo
poi
che
ha
un
bell
ingegno
,
ridotto
solo
,
è
un
disperato
che
sogna
di
belle
cose
e
non
ne
può
ridurre
ad
effetto
pur
una
.
Egli
avrebbe
in
mente
di
procurare
lavoro
al
suo
compagno
l
operaio
e
alle
migliaia
di
questi
,
ma
il
denaro
gli
manca
per
apportare
tanto
utile
al
suo
paese
.
L
ingegno
suo
rimane
allora
come
un
diamante
nascoso
nel
fango
e
che
tu
non
puoi
distinguere
dagli
altri
ciottoli
del
terreno
.
L
operaio
ridotto
solo
,
anco
lui
è
un
vagabondo
,
è
un
pezzente
che
si
sente
struggere
di
noia
e
che
vede
morire
di
fame
la
sua
famiglia
:
indarno
offre
e
domanda
lavoro
,
perché
nessuno
ha
bisogno
di
lui
.
Varrà
meglio
per
tutti
che
queste
quattro
forze
la
ricchezza
e
il
denaro
,
l
intelligenza
e
il
lavoro
se
ne
vadano
associati
per
vivere
l
una
per
l
altra
e
l
uno
con
l
altro
.
La
ricchezza
fu
acquistata
per
via
di
risparmi
e
di
lavoro
:
il
capitale
ancora
del
millionario
fu
accumulato
per
via
di
risparmi
e
fu
quell
istinto
di
previdenza
che
distingue
le
creature
ragionevoli
che
spinse
l
uomo
accorto
ed
attivo
a
porre
insieme
il
resultato
de
suoi
guadagni
.
La
terra
è
il
primo
capitale
,
e
l
uomo
la
coltiva
e
da
essa
ricava
tante
ricchezze
che
fanno
la
potenza
degli
Stati
e
la
fortuna
dell
individui
.
Una
generazione
le
raccoglie
per
trasmetterle
all
altra
generazione
:
così
vive
la
società
:
via
via
ogni
età
valendosi
delle
ricchezze
e
dei
risparmi
dell
età
antecedente
.
Guai
a
una
generazione
prodiga
:
ella
non
solo
rovina
se
stessa
,
ma
compromette
ancora
l
avvenire
delle
generazioni
future
come
appunto
succedé
nelle
famiglie
.
Guai
a
una
generazione
oziosa
:
essa
campa
alle
spalle
delle
generazioni
passate
,
e
prende
delle
anticipazioni
sul
lavoro
e
sui
guadagni
delle
generazioni
future
:
come
fa
il
tristo
uomo
che
avendo
una
rendita
o
la
sciupa
o
non
la
fa
progredire
.
La
similitudine
torna
a
capello
,
perché
la
società
è
la
famiglia
universale
.
Il
capitale
dunque
è
un
avanzo
che
si
è
fatto
sui
lavori
antecedenti
per
potere
dar
vita
ai
lavori
futuri
:
e
se
la
terra
è
come
il
fondo
di
tutti
i
capitali
,
perché
da
lei
si
ricava
ogni
materia
del
lavoro
umano
l
istinto
di
previdenza
spinge
gli
uomini
come
diceva
a
creare
oggi
dei
grandi
riserbi
per
i
bisogni
e
per
le
opere
del
domani
.
Un
altra
volta
vedremo
come
il
capitale
non
può
essere
il
lavoro
e
viceversa
.
StampaPeriodica ,
A
tagliare
gli
ormeggi
il
vento
via
ti
soffia
:
Però
non
si
sa
dove
.
Sia
per
dove
sia
!
il
vento
mi
strappi
via
della
disperazione
!
Però
a
scrutarmi
nell
'
oscurità
che
gemere
che
smarrimento
!
Però
a
cercarmi
nella
pietà
stringo
le
mani
in
contorcimento
non
so
che
Iddio
scongiuri
per
esaudimento
nella
improvvisa
ingenuità
.
Non
v
'
era
luce
nell
'
opacità
!
Curvai
le
sbarre
di
questa
prigione
:
verso
la
liberazione
l
'
anima
ruppe
con
voracità
.
Ma
porto
fu
il
nulla
!
Ormai
non
ho
più
nulla
da
via
buttare
son
nudo
fino
all
'
anima
non
son
che
un
'
anima
tutto
son
fatto
di
tristezze
amare
e
di
sgomento
.
Senza
meta
,
e
per
disperazione
reggo
contro
me
in
ribellione
ma
il
nulla
fa
spavento
.
(
Signore
questo
rotto
corpo
,
non
mi
porta
ormai
non
mi
conforta
pei
chiari
occhi
la
sanità
del
mondo
.
Qui
giaccio
qui
lento
mi
disfaccio
gemebondo
.
Oltre
del
corpo
cercai
Signore
,
ansioso
le
tue
porte
:
sprofondo
spento
nel
disfacimento
della
morte
)
.
Con
nocche
di
sangue
in
cima
alla
scalea
scuoto
in
angoscia
le
porte
di
bronzo
:
sono
un
perduto
nell
'
eternità
.
Mi
abbranco
naufrago
alla
disperazione
;
tutto
son
teso
nell
'
invocazione
;
-
di
qui
qui
qui
all
'
eternità
!
-
Così
lento
andando
la
tristezza
m
'
è
così
deserta
!
Oh
come
pesa
,
oh
come
chiude
questo
mantello
nero
!
Giù
tra
gli
scogli
il
mare
appena
fiata
,
fa
gluglù
è
una
bestia
che
dorme
.
Finché
dal
profondo
nero
orizzonte
qua
e
là
veggo
le
quiete
stelle
,
così
lontane
e
fuor
di
cruccio
!
Proprio
;
è
un
altro
mondo
!
che
subito
mi
fermo
e
d
'
ogni
pena
mi
stabarro
smemorato
.
A
guardarlo
questo
vago
latte
delle
nebulose
che
dolcezza
!
Così
vago
che
ti
stempra
,
così
lieve
che
non
hai
più
corpo
.
Qui
,
a
guardare
,
null
'
altro
è
più
che
il
pacifico
stupore
.
Perché
,
che
cosa
dire
?
Sono
segni
senza
paragone
;
sono
al
cuore
segni
d
'
un
profondo
senza
nome
.
Non
c
'
è
che
sprofondare
.
ProsaGiuridica ,
Il
Duce
della
Repubblica
Sociale
Italiana
Visto
il
decreto
7
giugno
1937-XV
,
n
.
1128
,
con
cui
venne
istituito
presso
il
Ministero
dell
'
Interno
l
'
ufficio
centrale
demografico
;
Visto
il
decreto
5
settembre
1938-XVI
,
n
.
1531
,
con
cui
l
'
ufficio
centrale
demografico
viene
trasformato
in
Direzione
Generale
per
la
demografia
e
la
razza
;
Visto
il
decreto
-
legge
5
settembre
1938-XVII
,
n
.
1539
,
convertito
in
legge
con
legge
5
gennaio
1939-XVII
,
n
.
26
,
con
cui
venne
istituito
presso
il
ministero
dell
'
Interno
il
Consiglio
Superiore
per
la
demografia
e
la
razza
;
Visto
il
decreto
-
legge
9
febbraio
1939-XVII
,
n
.
126
,
con
cui
venne
istituito
l
'
Ente
di
Gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
;
Visto
il
teso
unico
delle
leggi
sulla
protezione
ed
assistenza
della
maternità
ed
infanzia
,
approvato
con
decreto
24
dicembre
1934-XII
,
n
.
2316;
Vista
la
legge
13
luglio
1939-XVII
,
n
.
1024
,
relativa
al
tribunale
della
razza
;
Visto
il
decreto
16
aprile
1944-XXII
,
n
.
136
,
concernente
la
direzione
della
demografia
e
la
razza
,
creando
a
tal
fine
un
organismo
autonomo
;
D
'
intesa
con
i
Ministri
dell
'
Interno
,
della
Giustizia
,
delle
Finanze
e
della
Cultura
Popolare
;
Sentito
il
Consiglio
dei
Ministri
;
Decreta
:
Art
.
1
.
È
istituito
l
'
Ispettorato
Generale
per
la
razza
,
posto
alle
dirette
dipendenze
del
duce
Capo
del
Governo
.
Ad
esso
è
preposto
un
Ispettore
Generale
nominato
con
Decreto
del
duce
Capo
del
Governo
.
Art
.
2
.
Tutte
le
attribuzioni
concernenti
la
razza
attualmente
devoluta
alla
direzione
generale
demografia
e
razza
del
Ministero
dell
'
Interno
e
all
'
ufficio
Studi
e
Propaganda
sulla
razza
del
Ministero
della
Cultura
Popolare
sono
trasferite
all
'
Ispettorato
generale
per
la
razza
.
Art
.
3
.
Il
personale
di
ruolo
dei
Ministeri
dell
'
Interno
e
della
Cultura
popolare
che
ricopre
posti
,
rispettivamente
,
alla
Direzione
generale
demografia
e
razza
e
all
'
ufficio
Studi
e
propaganda
della
Razza
del
Ministero
della
Cultura
Popolare
può
essere
comandato
presso
l
'
Ispettorato
Generale
razza
.
Il
personale
avventizio
alle
dipendenze
degli
uffici
di
cui
al
precedente
comma
può
essere
trasferito
in
tutto
o
in
parte
all
'
Ispettorato
Generale
per
la
razza
.
Art
.
4
.
La
commissione
della
razza
prevista
dalla
legge
13
luglio
1939-XVII
,
n
.
1024
ha
sede
presso
l
'
Ispettorato
Generale
per
la
razza
.
Art
.
5
.
Il
Consiglio
superiore
per
la
demografia
e
la
razza
presso
il
Ministero
dell
'
Interno
è
soppresso
.
Art
.
6
.
Presso
l
'
Ispettorato
Generale
per
la
razza
esercita
funzioni
consultive
e
di
collegamento
un
rappresentante
per
ciascuno
dei
Ministeri
dell
'
Interno
,
della
Giustizia
,
delle
Finanze
e
della
Cultura
Popolare
,
designato
dalla
rispettiva
amministrazione
.
Art
.
7
.
Rimangono
ferme
le
attribuzioni
del
Ministero
delle
Finanze
relative
all
'
Ente
di
Gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
istituito
con
decreto
-
legge
9
febbraio
1939-XVII
,
n
.
126
.
Art
.
8
.
L
'
Ispettore
Generale
può
assistere
alle
riunioni
del
Consiglio
dei
Ministri
quando
vi
si
trattino
argomenti
interessanti
la
razza
.
Art
.
9
.
Con
decreto
del
Ministro
delle
Finanze
sarà
provveduto
alle
variazioni
di
bilancio
occorrenti
per
l
'
attuazione
del
presente
decreto
.
Art
.
10
.
Il
presente
decreto
entra
in
vigore
il
giorno
successivo
a
quello
della
sua
pubblicazione
nella
Gazzetta
Ufficiale
d
'
Italia
e
,
munito
del
sigillo
dello
Stato
,
verrà
inserto
nella
raccolta
ufficiali
delle
leggi
e
dei
decreti
.
Dal
Quartier
Generale
,
addì
18
aprile
1944-XXII
.
Mussolini
Pellegrini
,
Pisenti
,
Mezzasoma
V
.
Il
Guardasigilli
:
Pisenti
StampaPeriodica ,
Se
Vittorio
De
Sica
si
fosse
limitato
a
darci
,
con
questi
giullari
del
tempo
nostro
,
il
senso
poetico
della
povertà
,
l
'
intima
gioia
che
è
nel
povero
,
la
sua
superiorità
davanti
al
ricco
,
e
invece
di
mostrarcelo
così
incerto
e
sottomesso
ce
lo
avesse
mostrato
sicuro
e
fiero
di
sé
,
fiero
di
quella
libertà
di
spirito
che
forma
la
sua
conquista
e
che
per
la
sua
stessa
condizione
al
ricco
viene
negata
,
e
fiero
di
quella
fantasia
che
lo
porterà
a
cavalcioni
di
un
manico
di
granata
a
volare
in
cielo
,
Miracolo
a
Milano
sarebbe
senz
'
altro
un
capolavoro
,
un
messaggio
,
assolverebbe
senza
volerlo
un
compito
sociale
.
Dove
trapela
,
attraverso
la
caricatura
,
un
presupposto
sociale
,
il
film
perde
quota
,
immiserisce
,
perché
tace
la
poesia
.
E
proprio
lo
spirito
borghese
ad
inquinarlo
.
La
caricatura
è
bella
quando
è
fine
a
se
stessa
come
nella
scena
dei
dottori
che
contano
le
pulsazioni
al
letto
della
moribonda
.
Il
film
si
muove
con
un
primo
bamboleggiamento
di
sapore
deamicisiano
finché
Totò
,
questo
«
clown
»
della
bontà
e
volontario
della
miseria
,
non
uscirà
dall
'
orfanotrofio
per
entrare
nel
consorzio
umano
dove
riunirà
i
mendicanti
coi
quali
costruirà
una
città
fatta
di
assi
tarlate
,
rami
d
'
albero
e
latte
mangiate
dalla
ruggine
,
e
per
la
quale
riuscirà
a
scovare
anche
una
statua
da
porsi
sulla
piazza
centrale
;
colonia
felice
che
con
scoppi
di
gioia
verrà
inaugurata
e
percorsa
da
un
capo
all
'
altro
,
e
non
appena
un
temporale
l
'
avrà
sconvolta
tutti
si
daranno
senza
indugio
a
ricostruirla
:
qui
è
la
forza
.
Per
tutto
il
primo
tempo
le
scene
incalzano
una
più
bella
dell
'
altra
.
Nella
seconda
parte
,
allorché
prende
il
sopravvento
l
'
elemento
surrealistico
,
e
questo
film
con
grande
soddisfazione
surrealista
possiamo
classificare
,
via
via
decade
.
Sui
prodigi
della
colomba
si
insiste
troppo
e
al
finale
soltanto
Totò
con
Edvige
fra
lo
stupore
di
tutti
dovrebbero
volare
in
cielo
,
essi
che
hanno
avuto
fede
nella
bontà
.
La
regia
di
Vittorio
De
Síca
è
di
prim
'
ordine
e
dal
punto
di
vista
strettamente
cinematografico
,
per
due
buoni
terzi
il
film
riesce
a
mantenere
un
ritmo
degno
di
incondizionata
ammirazione
.
Secondo
me
manca
quel
raggio
che
alla
fine
ce
lo
faccia
vedere
nella
sua
interezza
,
uscendo
lo
si
pensa
ancora
nei
particolari
di
cui
è
straricco
.
Le
masse
sono
manovrate
magistralmente
,
il
regista
è
nella
sua
piena
maturità
.
Anche
dell
'
efficacia
e
spontaneità
degli
attori
dobbiamo
rendere
a
lui
il
principale
merito
,
e
aggiungeremo
a
questo
proposito
:
quando
si
prendono
attori
occasionali
sarebbe
meglio
lo
fossero
tutti
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
quei
rari
di
professione
che
vi
si
mescolano
sono
proprio
quelli
che
fanno
brutta
figura
.
StampaPeriodica ,
PECHINO
-
Il
presente
dizionarietto
intende
offrire
al
lettore
alcune
informazioni
su
Pechino
,
dove
ho
vissuto
una
settimana
in
piena
libertà
di
movimento
mentre
si
svolgeva
il
nono
congresso
del
Partito
Comunista
Cinese
.
Gli
strumenti
di
conoscenza
a
disposizione
di
uno
straniero
in
Cina
sono
l
'
ideologia
marxista
-
leninista
del
presidente
Mao
Tse
Tung
,
i
propri
occhi
e
la
propria
ragione
.
Pure
tenendo
molto
conto
del
primo
ho
scelto
tuttavia
gli
altri
due
.
Le
voci
si
riferiscono
esclusivamente
a
Pechino
ma
in
molti
casi
,
non
specifici
,
si
possono
riferire
all
'
intero
paese
.
Atmosfera
Quell
'
aria
che
corre
intorno
e
dentro
a
luogo
,
persona
o
società
e
ne
rivela
il
sentimento
.
Pechino
in
tempi
normali
è
uniformemente
grigio
cinese
,
di
un
polline
color
cenere
che
forma
e
formula
la
realtà
,
l
'
essenza
e
la
sublime
sua
eleganza
.
All
'
interno
del
colore
cenere
sono
sospesi
pochissimi
colori
tenui
,
il
verdino
di
foglie
molto
piccole
e
piumose
che
fuma
da
certi
alberelli
grigi
allineati
,
il
giallo
arancio
cenere
del
sole
,
il
giallo
cenere
della
polvere
che
il
vento
un
po
'
sonoro
trasporta
dai
deserti
del
Gobi
.
Solitario
colore
intenso
e
gloriosamente
artificiale
è
il
rosso
lacca
a
cui
si
possono
paragonare
soltanto
certi
smalti
per
unghie
lunghe
e
puntute
.
In
questi
giorni
di
nono
congresso
del
Partito
Comunista
Cinese
totalitarie
superfici
di
rosso
astratto
coprono
vasti
e
fragili
vuoti
color
cenere
creando
nello
spazio
geometrie
ed
equilibri
che
la
nostra
società
e
la
nostra
cultura
hanno
abbandonato
e
dimenticato
da
molti
secoli
.
All
'
interno
delle
immobili
aree
e
prospettive
rosso
e
cenere
si
muovono
le
bandiere
rosse
e
le
mani
che
producono
decorazioni
fatte
con
carte
colorate
da
applicare
su
vetri
di
finestre
,
su
camion
,
su
filobus
,
su
biciclette
;
si
formano
lentamente
enormi
ideogrammi
dipinti
a
mano
con
smalto
rosso
su
superfici
gialle
di
carta
,
incollate
una
accanto
all
'
altra
su
muri
grigi
lunghissimi
,
si
formano
ancora
altri
spazi
rossi
e
cenere
e
su
questi
spazi
,
massimi
e
minimi
,
si
applica
il
numero
infinito
dei
ritratti
di
Mao
Tse
Tung
e
la
grafia
del
suo
pensiero
.
Il
risultato
è
una
città
intera
ricreata
,
rifatta
artificialmente
,
una
espressione
collettiva
di
artigianato
popolare
cioè
,
la
più
autentica
e
totale
opera
di
pop
art
finora
apparsa
.
È
parte
dell
'
opera
il
popolo
di
Pechino
e
i
suoi
movimenti
e
sorrisi
estatici
erranti
nelle
strade
,
alcune
guance
da
bambola
di
pezza
su
cui
si
posano
i
rossi
della
grande
scena
.
L
'
opera
ideologico
-
pop
durerà
quanto
il
congresso
,
poi
si
dissolverà
e
resterà
nella
fantasia
,
nell
'
aria
.
Abitanti
Ho
già
espresso
in
altre
occasioni
la
mia
ammirazione
umana
ma
anche
estetica
(
se
mi
si
lascia
usare
questo
termine
in
tempi
duri
di
stupida
e
prepotente
obbedienza
nomenclatoria
)
per
il
popolo
cinese
,
in
questi
giorni
ne
ho
avuto
conferma
e
sono
costretto
a
ripetermi
.
Il
popolo
cinese
emana
il
grande
fascino
di
chi
è
senza
peccato
,
cioè
di
chi
è
senza
volgarità
.
Ognuno
cerchi
dove
e
come
crede
le
ragioni
dell
'
assenza
di
volgarità
.
Chi
nella
rarefazione
e
nell
'
antichità
della
cultura
cinese
,
chi
nell
'
ideologia
di
Mao
Tse
Tung
,
chi
nei
casi
della
natura
.
Personalmente
"
non
approfondisco
"
perché
non
mi
va
di
"
approfondire
"
né
di
"
politicizzare
"
ciò
che
salta
semplicemente
all
'
occhio
.
Cioè
che
la
grande
leggerezza
interiore
,
il
peso
specifico
spirituale
e
umano
,
chiuso
dentro
vestiti
poveri
e
rattoppati
,
in
scarpette
di
pezza
e
di
velluto
nero
,
è
di
tutti
,
di
tutto
il
popolo
cinese
:
privilegio
collettivo
così
alto
che
fa
sentire
gli
occidentali
,
ad
eccezione
dei
contadini
,
dei
poveri
e
di
qualche
rarità
,
pesanti
,
meschini
,
e
"
culoni
"
.
Dispiace
dirlo
.
Spesso
,
in
fotografie
o
immagini
televisive
che
li
mostrano
presi
dal
comportamento
politico
i
cinesi
possono
apparire
violenti
fanatici
e
anche
brutti
.
Bisogna
diffidare
di
queste
immagini
perché
la
macchina
fotografica
e
la
cinepresa
(
nella
loro
fretta
e
obbedienza
industriali
)
sono
poco
adatte
a
carpire
il
fascino
del
popolo
cinese
che
esige
un
rapporto
ottico
diretto
,
senza
mediazioni
meccaniche
(
non
umane
cioè
)
che
dia
modo
e
tempo
di
scoprire
i
dettagli
.
Si
vedrà
che
in
pieno
comportamento
politico
(
che
,
se
isolato
dai
"
tempi
"
irreali
delle
cineprese
può
apparire
violento
,
fanatico
,
brutto
,
così
come
lo
vuol
far
apparire
l
'
occhio
di
chi
lo
riprende
)
molto
spesso
qualcuno
del
piccolo
o
grande
gruppo
si
mette
a
ridere
,
provocando
allegria
generale
;
come
se
un
rapidissimo
,
infantile
e
un
po
'
pazzo
estro
comico
li
avesse
presi
tutti
.
Basta
questo
per
correggere
la
sensazione
precedente
.
I
cinesi
sono
più
bizzarri
di
quanto
si
pensa
,
proprio
per
quella
leggerezza
interna
che
crea
disponibilità
e
immaginazione
anche
intorno
alle
cose
più
schematiche
e
prevedibili
.
Dunque
diffidare
dalle
riproduzioni
meccaniche
,
che
sono
i
nostri
testi
sacri
:
il
popolo
cinese
è
così
umano
naturale
e
non
alienato
(
dalla
macchina
,
voglio
dire
)
che
la
fotografia
,
cioè
amputazione
della
realtà
,
che
si
presta
molto
bene
a
nature
o
società
stereotipe
,
raramente
può
essere
considerata
documento
.
Un
tratto
comune
agli
abitanti
di
Pechino
in
questi
giorni
è
l
'
allegria
,
o
per
meglio
dire
una
certa
giocosità
festosa
che
si
nota
anche
nelle
"
sagre
"
delle
nostre
campagne
.
Pechino
è
affollatissima
a
tutte
le
ore
del
giorno
,
cioè
dall
'
alba
al
tramonto
,
come
fosse
domenica
.
Nei
parchi
pubblici
ho
visto
molti
capannelli
formati
da
giocatori
di
carte
,
carte
da
poker
.
Altri
capannelli
si
formano
intorno
ai
ginnasti
improvvisati
o
a
qualche
novantenne
campione
di
ginnastica
tradizionale
che
può
stare
in
flessione
su
un
piede
per
mezz
'
ora
.
Vorrei
insistere
sull
'
elemento
gioco
,
mai
disgiunto
dall
'
eleganza
.
Dobbiamo
sempre
imparare
,
abbiamo
molto
da
imparare
.
Tecnica
e
tecnologia
dovrebbero
,
a
un
certo
momento
,
passare
in
secondo
piano
rispetto
alle
non
-
tecniche
della
vita
e
cioè
alla
"
forma
"
di
vivere
.
Artigianato
Se
l
'
arte
è
inutile
,
nella
Cina
attuale
(
come
nella
Cina
del
passato
)
non
c
'
è
e
non
c
'
è
mai
stata
arte
,
ma
soltanto
artigianato
.
Tuttavia
la
perfezione
a
cui
giunge
il
senso
artigianale
dei
cinesi
è
quasi
inutile
,
dunque
quasi
arte
.
Ho
modo
,
in
questi
giorni
,
di
rendermi
conto
personalmente
di
come
lavora
un
artigiano
cinese
,
anzi
di
come
lavorano
centinaia
di
piccoli
artigiani
cinesi
.
I
pannelli
di
compensato
su
cui
viene
applicata
l
'
imitazione
(
perfetta
)
della
scrittura
di
Mao
sono
prodotti
perfetti
.
Molto
spesso
si
vedono
pannelli
o
scritte
che
riproducono
lo
stesso
slogan
,
lo
stesso
pensiero
di
Mao
,
uno
accanto
all
'
altro
.
La
differenza
c
'
è
:
sta
nella
qualità
,
nell
'
estro
,
nella
fantasia
della
scrittura
.
È
una
gara
(
estetica
,
assolutamente
estetica
)
nel
produrre
ed
esibire
,
dovunque
si
può
,
dai
muri
agli
alberelli
,
un
oggetto
,
il
cui
contenuto
è
sempre
lo
stesso
(
auguri
al
nono
congresso
,
un
pensiero
di
Mao
)
ma
la
cui
forma
cambia
sempre
.
Le
tabelle
alle
fermate
dei
filobus
sono
coperte
da
fogli
di
carta
dove
un
ignoto
calligrafo
dà
prova
della
sua
bravura
.
Così
sui
vetri
dei
taxi
,
o
sulle
pompe
di
benzina
;
o
sulle
pance
dei
cavalli
,
se
non
si
trova
altro
spazio
.
Ho
visto
pittori
con
la
loro
tavolozza
,
issati
su
una
scala
di
fronte
a
un
pannello
alto
circa
quattro
metri
.
Copiano
la
riproduzione
di
un
ritratto
di
Mao
giovane
,
sullo
sfondo
di
un
paesaggio
montagnoso
di
Cina
.
È
un
ritratto
famoso
che
è
servito
a
questo
slogan
:
«
Un
esempio
della
grande
rivoluzione
culturale
nella
pittura
ad
olio
...
»
.
Copiano
con
la
precisione
e
la
minuzia
dei
copisti
di
Palazzo
Pitti
:
ma
non
copiano
un
capolavoro
unico
,
bensì
una
riproduzione
in
serie
già
stampata
a
milioni
e
milioni
di
copie
,
di
un
ritratto
già
notissimo
.
Ho
visto
anche
copisti
e
artigiani
dilettanti
:
un
conducente
di
taxi
,
dentro
il
suo
taxi
,
e
un
cameriere
notturno
dell
'
albergo
passano
la
notte
a
fabbricare
un
manifesto
personale
incollando
molti
pezzetti
di
carta
,
ritratti
di
Mao
ritagliati
da
riviste
,
ideogrammi
ritagliati
da
fogli
d
'
oro
,
cespuglietti
di
fiori
fatti
con
carta
crêpe
.
La
letteratura
,
a
giudicare
dalle
librerie
,
è
per
così
dire
sintetizzata
nell
'
opera
di
Mao
e
ancor
più
sintetizzata
nel
libretto
delle
citazioni
.
Cinema
e
teatri
sono
chiusi
e
si
danno
spettacoli
soltanto
in
occasione
delle
grandi
feste
nazionali
.
La
televisione
esiste
soltanto
negli
alberghi
e
negli
uffici
,
o
nelle
sedi
di
lavoro
;
nelle
case
non
c
'
è
.
Conclusione
:
l
'
arte
o
artigianato
in
Cina
è
espressione
individuale
di
massa
.
Individuale
perché
ognuno
produce
direttamente
e
a
mano
la
sua
espressione
,
di
massa
perché
l
'
opera
non
può
non
essere
vista
nel
suo
insieme
,
come
ad
esempio
l
'
intera
città
di
Pechino
in
questi
giorni
di
congresso
.
Autocritica
«
Controllare
regolarmente
il
nostro
lavoro
e
sviluppare
in
questo
processo
uno
stile
democratico
,
non
temere
la
critica
né
l
'
autocritica
e
applicare
le
buone
massime
popolari
:
"
l
'
acqua
corrente
non
imputridisce
mai
e
il
cardine
della
porta
non
è
mai
mangiato
dai
tarli
"
.
"
Dì
tutto
quello
che
sai
e
dillo
senza
riserve
"
.
"
Non
biasimare
chi
parla
ma
prendi
le
sue
parole
come
ammonimento
"
.
"
Se
hai
commesso
errori
correggili
;
se
non
ne
hai
commessi
sta
in
guardia
"
»
.
(
Mao
Tse
Tung
:
Sul
governo
di
coalizione
,
24
aprile
1945
,
Opere
Scelte
,
vol.
III
)
.
Questo
brano
viene
riportato
anche
nel
libretto
delle
citazioni
e
così
,
a
livello
di
proverbi
,
si
esercitano
in
pratica
critica
e
autocritica
.
Ho
assistito
a
questo
esercizio
alcune
volte
.
Darò
un
esempio
;
finita
di
servire
la
cena
,
nella
sala
del
ristorante
d
'
albergo
(
sono
le
otto
di
sera
)
i
camerieri
,
maschi
e
femmine
,
si
dispongono
nel
centro
della
sala
su
due
file
,
rivolti
verso
il
grande
ritratto
del
presidente
Mao
incorniciato
di
fiori
e
festoni
di
carta
colorata
e
posto
su
un
piedestallo
.
Si
cominciano
a
leggere
,
a
turno
,
o
in
coro
,
alcuni
brani
delle
citazioni
.
Subito
dopo
,
il
Libretto
Rosso
nella
mano
destra
e
il
braccio
destro
alzato
in
direzione
dell
'
immagine
del
presidente
,
una
donna
intona
una
breve
canzone
(
di
solito
auguri
di
lunga
vita
,
o
auguri
al
nono
congresso
del
partito
)
.
Il
canto
può
essere
accompagnato
da
una
breve
danza
,
con
piccoli
salti
,
una
piroetta
,
risatine
e
grande
divertimento
generale
.
Ancora
qualche
citazione
,
qualche
canto
e
balletto
.
Spesso
accade
che
chi
intona
la
canzone
non
è
intonato
e
questo
fa
ridere
moltissimo
tutti
.
Pausa
per
ridere
,
ripresa
della
canzone
.
Questi
esercizi
(
preparatori
)
durano
una
diecina
di
minuti
.
Poi
camerieri
e
cameriere
si
siedono
intorno
a
un
tavolo
col
Libretto
Rosso
aperto
davanti
a
sé
e
riprendono
la
lettura
.
A
questo
punto
qualcuno
del
gruppo
fa
l
'
esame
del
lavoro
collettivo
della
giornata
,
cioè
il
lavoro
per
l
'
andamento
di
tutto
l
'
albergo
,
e
l
'
esame
del
ruolo
svolto
da
ognuno
.
Da
qui
comincia
la
critica
e
anche
l
'
autocritica
tra
i
componenti
del
gruppo
.
Questa
avviene
tra
scherzi
e
risatine
.
Forse
gli
errori
commessi
sono
comici
o
non
sono
molto
gravi
.
Sia
gli
errori
che
il
lavoro
svolto
e
il
programma
di
lavoro
del
giorno
seguente
vengono
per
così
dire
messi
a
confronto
col
brano
di
citazione
del
presidente
Mao
che
li
può
riguardare
.
Per
quella
sera
non
ci
sono
state
punizioni
,
ma
ci
possono
essere
.
Uno
dei
direttori
dell
'
albergo
che
tre
anni
fa
,
all
'
epoca
del
mio
primo
viaggio
in
Cina
,
era
il
maggiore
responsabile
,
ora
è
retrocesso
alle
pulizie
e
al
facchinaggio
per
abuso
di
potere
.
Lo
vedo
in
questa
sua
nuova
umile
condizione
di
rieducando
,
per
nulla
turbato
.
Anzi
,
con
mia
grande
sorpresa
,
canta
.
Politica
e
ideologia
(
nell
'
albergo
)
sono
nelle
mani
di
due
guardie
rosse
,
camerieri
come
gli
altri
,
che
però
,
ho
notato
,
lavorano
più
degli
altri
:
sono
due
ragazzi
,
uno
spilungone
che
lavora
freneticamente
alla
lucidatura
degli
ottoni
e
un
altro
addetto
alla
pulizia
delle
camere
.
Con
il
primo
,
che
parla
un
po
'
di
inglese
,
discutiamo
spesso
mentre
lui
sta
appeso
fuori
dalla
finestra
a
pulire
i
vetri
:
devo
accettare
queste
regole
perché
dice
che
non
ha
tempo
.
Mi
spiega
che
sono
avvenute
critiche
molto
severe
durante
la
rivoluzione
culturale
.
La
severità
massima
consiste
nello
svergognamento
pubblico
.
Ho
avuto
varie
testimonianze
di
osservatori
stranieri
che
mi
hanno
parlato
di
molti
casi
di
suicidio
:
l
'
animo
cinese
non
regge
alla
vergogna
e
al
disonore
pubblico
,
giusto
o
ingiusto
che
sia
.
L
'
onore
ha
ancora
molta
importanza
in
Cina
.
Bellezza
Voce
che
richiederebbe
molto
spazio
:
il
senso
della
bellezza
nei
cinesi
comprende
molte
cose
,
e
infinite
sfumature
delle
molte
cose
.
Il
razionalismo
della
struttura
del
pensiero
cinese
sfugge
l
'
assoluto
e
si
indirizza
piuttosto
al
relativo
,
al
particolare
,
in
una
parola
ai
dettagli
.
Rasenta
l
'
assoluto
soltanto
in
un
caso
,
nel
caso
della
calligrafia
,
che
è
la
grande
vocazione
estetica
dei
cinesi
.
Si
rivolge
ai
dettagli
perché
un
minuscolo
dettaglio
non
perfetto
può
sciupare
la
bellezza
di
una
intera
opera
.
Esempio
:
un
sublime
vecchietto
impiegato
in
un
negozio
di
Stato
in
qualità
di
commesso
e
di
intenditore
,
quasi
si
rifiutava
di
vendermi
un
cofanetto
di
cuoio
laccato
:
primo
perché
non
trovava
una
serratura
di
proporzioni
secondo
lui
equivalenti
alla
proporzione
del
cofanetto
poi
perché
,
una
volta
trovata
la
serratura
,
la
chiave
di
questa
,
una
specie
di
grimaldello
di
ottone
mancava
di
un
certo
prolungamento
,
bello
ma
non
necessario
.
La
chiave
funzionava
ma
non
era
perfetta
in
rapporto
al
tutto
,
cioè
all
'
apparizione
dell
'
intero
cofanetto
in
rapporto
con
i
suoi
dettagli
.
Le
proporzioni
di
milioni
di
ideogrammi
,
minuscoli
e
giganteschi
,
che
coprono
in
questi
giorni
Pechino
,
obbediscono
a
questo
concetto
.
Ma
a
questo
concetto
obbediscono
molte
altre
forme
d
'
essere
,
di
apparire
e
di
comportarsi
.
Comportamento
Gli
abitanti
di
Pechino
hanno
appuntato
sul
petto
il
distintivo
di
Mao
.
Sono
rari
quelli
che
ne
hanno
soltanto
uno
,
nella
media
ne
hanno
tre
,
moltissimi
ne
hanno
cinque
o
sei
,
uno
diverso
dall
'
altro
e
il
loro
povero
vestito
brilla
di
questa
sola
ricchezza
,
rossa
,
dorata
e
lucente
.
È
importante
sapere
che
si
comprano
,
non
vengono
regalati
,
né
imposti
.
I
distintivi
sono
di
misure
diverse
,
il
diametro
degli
ultimi
usciti
è
superiore
a
quello
dei
precedenti
e
gli
ultimissimi
hanno
un
diametro
di
circa
dieci
centimetri
.
Sono
di
porcellana
bianca
con
Mao
giovane
a
figura
intera
.
Gli
abitanti
di
Pechino
portano
sempre
con
sé
il
Libretto
Rosso
delle
citazioni
,
consumato
dall
'
assidua
lettura
,
spesso
si
fermano
per
la
strada
e
ne
leggono
qualche
brano
,
a
voce
alta
o
tra
sé
e
sé
.
I
bambini
escono
dalle
scuole
col
Libretto
Rosso
in
mano
e
carichi
di
enormi
distintivi
.
Dovunque
si
formano
gruppi
di
passanti
che
leggono
insieme
le
citazioni
del
presidente
Mao
.
Piccoli
cortei
di
scolari
con
la
bandiera
in
testa
e
il
Libretto
Rosso
in
mano
marciano
per
le
strade
citando
il
pensiero
di
Mao
.
Quando
non
leggono
il
pensiero
di
Mao
si
riuniscono
per
inneggiare
al
nono
congresso
del
partito
.
Questo
è
il
comportamento
degli
abitanti
di
Pechino
:
in
ogni
luogo
,
anche
da
soli
,
anche
non
visti
.
Comportamento
politico
,
o
più
semplicemente
,
comportamento
,
cioè
apparenza
,
quello
che
si
vede
.
Molti
in
Occidente
si
chiedono
:
fino
a
che
punto
l
'
apparenza
coincide
con
la
sostanza
?
Cioè
,
in
altre
parole
,
fino
a
che
punto
il
comportamento
coincide
con
l
'
ideologia
?
O
,
più
grossolanamente
,
ci
credono
o
fanno
finta
di
crederci
?
Personalmente
credo
al
comportamento
,
a
tutti
i
comportamenti
che
vedo
perché
,
veri
o
falsi
,
rappresentano
un
fatto
reale
:
in
Cina
(
ma
dovunque
)
un
insieme
di
comportamenti
politici
crea
una
realtà
politica
di
massa
.
Il
cuore
degli
uomini
è
oscuro
ma
il
loro
comportamento
è
chiaro
,
per
cui
si
può
dire
che
ogni
uomo
si
conosce
non
attraverso
il
suo
cuore
,
che
nessuno
vede
,
ma
attraverso
il
suo
comportamento
che
ognuno
può
vedere
.
Conclusione
:
il
comportamento
politico
di
molti
filoni
di
individui
cinesi
messi
insieme
è
la
politica
cinese
.
Congresso
All
'
imbrunire
si
accendono
le
luci
all
'
interno
del
grande
Palazzo
dei
Congressi
dall
'
architettura
titanica
e
severa
.
Hanno
inizio
i
lavori
.
Sia
di
giorno
che
di
notte
all
'
esterno
del
palazzo
non
c
'
è
anima
viva
e
l
'
interno
stesso
si
direbbe
deserto
:
ai
piedi
delle
scale
che
portano
ai
grandi
portoni
sbarrati
non
ci
sono
automobili
,
bandiere
,
soldati
.
Nessuno
.
Solo
ai
lati
delle
porte
,
seminvisibili
,
stanno
due
piccole
sentinelle
dell
'
esercito
popolare
tutt
'
altro
che
marziali
.
All
'
interno
del
palazzo
si
svolgono
i
lavori
del
nono
congresso
del
partito
comunista
cinese
.
Dopo
l
'
imbrunire
la
piazza
Tien
An
Men
è
deserta
,
percorsa
dal
vento
e
dallo
spazio
.
Il
Palazzo
dei
Congressi
sfuma
piano
piano
nell
'
ombra
.
Non
un
solo
delegato
è
giunto
né
giunge
più
.
Passeggio
solo
intorno
alla
piana
immensa
e
guardo
la
Luna
che
mi
sembra
più
bella
,
più
piccola
e
più
irraggiungibile
che
in
Europa
e
,
spiego
a
me
stesso
,
come
un
bambino
,
che
la
Luna
mi
sembra
più
piccola
perché
mi
sono
allontanato
di
molti
chilometri
dai
luoghi
dove
mi
sembrava
più
grossa
.
Così
passeggiando
arriva
quasi
mezzanotte
.
A
quell
'
ora
le
luci
all
'
interno
del
Palazzo
dei
Congressi
si
spengono
.
Aspetto
.
Nessun
delegato
esce
e
si
fa
notte
.
I
delegati
al
congresso
sono
1512
.
Da
che
parte
entrano
e
da
che
parte
escono
,
dal
momento
che
non
ne
ho
visto
uno
?
Il
giorno
dopo
mi
parlano
di
un
sottopassaggio
che
collega
il
Palazzo
dei
Congressi
alle
zone
residenziali
nella
Città
Proibita
le
cui
mura
sono
di
là
della
strada
.
Ma
nelle
ore
in
cui
vidi
le
luci
prima
accendersi
e
poi
spegnersi
,
non
lo
sapevo
.
Avrei
preferito
continuare
a
non
saperlo
e
ora
provo
insofferenza
e
noia
fisica
per
l
'
uomo
piatto
che
me
l
'
ha
rivelato
.
Sono
quasi
certo
che
un
cinese
non
me
l
'
avrebbe
mai
detto
.
Cultura
Si
esercita
attraverso
lo
studio
del
pensiero
del
presidente
Mao
Tse
Tung
e
attraverso
la
critica
e
l
'
autocritica
.
Nel
suo
scritto
Da
dove
provengono
le
idee
giuste
?
Mao
Tse
Tung
ha
criticato
i
settori
delle
letteratura
e
dell
'
arte
sotto
il
controllo
di
Liu
Shao
Chi
,
in
quanto
ancora
dominati
dai
"
morti
"
,
ha
criticato
il
ministero
della
cultura
dicendo
che
«
se
si
rifiuta
di
cambiare
gli
si
dovrebbe
dare
il
nome
nuovo
di
ministero
degli
imperatori
,
dei
re
,
dei
generali
e
dei
primi
ministri
,
il
ministero
dei
dotti
e
delle
beltà
o
il
ministero
degli
stranieri
morti
»
.
Ha
detto
inoltre
,
in
altra
occasione
:
«
L
'
uomo
ha
arterie
e
vene
che
,
per
mezzo
del
cuore
,
permettono
la
circolazione
del
sangue
;
l
'
uomo
respira
attraverso
i
polmoni
espirando
anidride
carbonica
ed
aspirando
ossigeno
fresco
;
questo
significa
espellere
ciò
che
è
alterato
e
assorbire
il
nuovo
.
Nella
stessa
maniera
un
partito
proletario
deve
espellere
ciò
che
è
alterato
e
assorbire
il
nuovo
per
essere
pieno
di
dinamismo
.
Senza
espulsione
dei
rifiuti
e
assorbimento
del
sangue
nuovo
non
potrebbe
essere
dinamico
»
.
Ho
riferito
queste
due
citazioni
di
Mao
Tse
Tung
,
già
ricordate
da
Lin
Piao
al
nono
congresso
nel
contesto
della
voce
"
cultura
"
perché
esse
riassumono
,
a
mio
parere
con
grande
esattezza
,
il
panorama
della
cultura
oggi
in
Cina
.
Esso
mostra
,
con
la
rivoluzione
culturale
,
il
processo
di
eliminazione
della
vecchia
cultura
da
parte
della
nuova
cultura
.
Cos
'
è
la
cultura
vecchia
e
cos
'
è
la
cultura
nuova
?
La
cultura
vecchia
è
tutto
ciò
che
esisteva
in
Cina
e
ancora
esiste
nel
mondo
prima
dell
'
azione
(
rivoluzione
della
cultura
precedente
chiamata
cultura
di
classe
)
.
La
cultura
nuova
è
appunto
la
dinamica
di
distruzione
della
vecchia
cultura
e
la
costruzione
della
nuova
secondo
il
pensiero
di
Mao
.
L
'
immenso
successo
del
Libretto
Rosso
tra
i
giovani
è
la
prova
-
fenomeno
del
successo
della
teoria
.
La
tabula
rasa
attira
,
ha
sempre
attirato
nella
storia
dell
'
uomo
.
Da
tutto
ciò
dovrebbe
sorgere
l
'
uomo
nuovo
.
A
Pechino
l
'
università
è
chiusa
,
dentro
vivono
gli
studenti
delle
diverse
facoltà
che
studiano
l
'
applicazione
del
pensiero
di
Mao
nello
studio
.
I
musei
sono
chiusi
,
il
palazzo
imperiale
chiuso
.
Le
scuole
elementari
sono
aperte
e
vi
si
studia
il
pensiero
di
Mao
da
applicare
allo
studio
delle
altre
materie
.
Dolciumi
In
tutti
i
negozi
di
alimentari
e
nei
grandi
magazzini
si
vendono
moltissime
qualità
di
dolciumi
.
I
reparti
sono
sempre
molto
affollati
.
Tutti
mangiano
dolciumi
con
attenzione
e
lentezza
.
Si
vedono
uomini
maturi
,
soldati
,
ficcare
la
mano
dentro
il
sacchettino
di
dolciumi
appena
comprato
,
tirare
fuori
un
dolcetto
,
guardarlo
bene
e
poi
sgranocchiarlo
.
Fotografie
Sì
vendono
moltissime
fotografie
di
Mao
Tse
-
tung
in
bianco
e
nero
,
a
colori
e
in
vari
formati
.
C
'
è
la
serie
della
sua
vita
,
dalla
gioventù
ai
nostri
giorni
.
Ci
sono
altre
fotografie
di
Mao
Tse
-
tung
con
Lin
Piao
.
Poi
altre
di
Mao
Tse
-
tung
,
Lin
Piao
e
Ciu
En
-
lai
.
Ho
osservato
attentamente
queste
ultime
.
Sono
state
scattate
in
luoghi
diversi
ma
conservano
le
stesse
attitudini
e
le
stesse
distanze
:
in
primo
piano
Mao
Tse
-
tung
,
un
passettino
indietro
Lin
Piao
,
due
passi
indietro
Ciu
En
-
lai
.
Questa
è
la
distanza
che
separa
sempre
le
tre
figure
,
in
qualunque
luogo
,
attitudine
o
movimento
essi
si
trovino
ad
essere
.
Grazie
In
cinese
si
dice
scié
-
scié
,
con
l
'
accento
sulla
e
,
e
si
pronuncia
in
modo
infantile
,
come
certi
suoni
di
neonati
,
talvolta
accompagnato
da
un
piccolo
inchino
.
Non
sempre
.
Riflettere
a
lungo
e
provare
e
riprovare
tra
sé
la
grazia
e
la
bizzarria
di
questo
vocabolo
.
Guardie
rosse
Attualmente
avviate
,
nella
grande
massa
,
al
lavoro
nelle
campagne
;
alcune
hanno
assunto
ruoli
di
responsabilità
produttiva
e
politica
nelle
città
.
Poche
in
giro
per
Pechino
.
Sono
di
solito
inquadrate
in
drappelli
di
una
ventina
e
marciano
al
ritmo
di
slogan
e
citazioni
dall
'
alba
al
tramonto
.
Spesso
si
fermano
e
leggono
brani
del
pensiero
di
Mao
in
coro
.
Alcuni
drappelli
hanno
il
mazziere
in
testa
,
un
ragazzino
che
rotea
il
bastone
con
immenso
orgoglio
,
come
fanno
gli
inglesi
e
gli
americani
.
Non
credo
sia
abitudine
e
tradizione
cinese
.
Sono
ragazzi
e
ragazze
vestiti
molto
poveramente
,
con
fascia
rossa
al
braccio
,
molti
distintivi
,
una
sportina
di
plastica
in
mano
.
Ho
chiesto
a
chi
stava
con
me
di
parlare
un
po
'
con
loro
ma
mi
ha
detto
che
preferiscono
non
essere
disturbati
nel
loro
lavoro
.
Che
lavoro
?
Politico
,
ideologico
.
Sono
drappelli
sparsi
,
isolati
,
marciano
tutto
il
giorno
,
un
po
'
vaganti
,
a
caso
,
anche
in
lunghissime
vie
semideserte
della
periferia
.
Non
ridono
,
non
sorridono
.
Si
vedono
qua
e
là
.
I
passanti
non
li
notano
.
Fanno
chilometri
..
StampaQuotidiana ,
La
storia
della
fortuna
dell
'
Aminta
è
,
s
'
intende
,
la
storia
delle
scoperte
e
degli
errori
del
lavoro
e
del
pensiero
critico
intorno
all
'
Aminta
,
storia
del
gusto
in
senso
alto
;
e
noi
la
faremo
,
più
specialmente
,
per
gli
ultimi
cinquant
'
anni
.
Da
quando
il
Carducci
,
con
i
suoi
tre
famosi
saggi
(
I
°
L
'
«
Aminta
»
e
la
vecchia
poesia
pastorale
;
2°
Precedenti
dell
'
«
Aminta
»
;
3°
Storia
dell
'
«
Aminta
»
)
,
tutto
cercò
,
a
tutto
badò
,
tranne
che
all
'
arte
dell
'
Aminta
,
alla
sua
formazione
,
anzi
alla
sua
elaborazione
,
fino
agli
ultimi
studi
,
volti
a
considerare
l
'
Aminta
in
sé
,
nel
suo
valore
poetico
,
ma
scissa
quasi
sempre
dalla
sua
vera
ragione
e
condizione
.
E
non
parliamo
dei
tradimenti
operati
dalla
critica
(
se
così
deve
chiamarsi
)
psicologica
e
romanticheggiante
che
,
al
solito
,
contagiò
l
'
esame
di
quella
«
favola
»
,
in
tutto
risolta
e
liberata
,
con
la
sovrapposizione
della
biografia
del
Tasso
.
L
'
arte
del
Tasso
fu
,
per
quella
cosiddetta
critica
,
un
pretesto
per
raccontare
,
complicandole
,
le
vicende
della
sua
vita
,
e
vederne
il
riflesso
,
per
l
'
appunto
,
in
una
delle
sue
opere
che
ne
restò
impeccabilmente
immune
.
I
critici
estetici
,
più
nel
vero
,
non
fecero
che
sviluppare
,
ma
spesso
astrattamente
,
più
con
sottigliezza
che
su
una
fidata
lettura
,
un
giudizio
del
De
Sanctis
,
sia
che
vi
si
accordassero
sia
che
se
ne
scostassero
;
un
giudizio
preparato
e
lavorato
nel
capitolo
,
sul
Tasso
,
della
sua
Storia
della
Letteratura
italiana
,
e
che
ribalena
nel
principio
del
capitolo
sul
Marino
.
«
Questo
mondo
lirico
,
che
nella
Gerusalemme
si
trova
mescolato
con
altri
elementi
,
apparisce
in
tutta
la
sua
purezza
idillica
ed
elegiaca
nell
'
Aminta
.
Ivi
il
Tasso
incontra
il
vero
mondo
del
suo
spirito
e
lo
conduce
a
grande
perfezione
»
.
Il
De
Sanctis
scoperse
questo
mondo
,
«
mescolato
con
altri
elementi
»
,
nella
Gerusalemme
.
Un
cenno
fuggevole
al
Rinaldo
,
un
insufficiente
cenno
alle
Rime
(
«
Delle
sue
rime
sopravvive
qualche
sonetto
e
qualche
canzone
,
effusione
di
anima
tenera
e
idillica
.
Invano
vi
cerco
i
vestigi
di
qualche
seria
passione
.
Repertorio
vecchio
di
concetti
e
di
forme
,
con
i
soliti
raffinamenti
»
,
e
seguitando
:
«
I
sentimenti
umani
sono
petrificati
nell
'
astrazione
di
mille
personificazioni
....
e
nel
gelo
di
dottrine
platoniche
e
di
forme
petrarchesche
»
)
,
rendono
chiaro
che
a
intendere
la
formazione
dell
'
Aminta
,
il
farsi
del
suo
linguaggio
,
era
al
tutto
fuori
strada
;
e
gli
mancava
il
gusto
per
queste
esplorazioni
.
Ma
dopo
?
Il
Carducci
perseguì
,
secondo
il
suo
costume
,
la
storia
(
storia
invero
tutta
esterna
)
della
particolare
forma
(
o
genere
)
di
quella
«
favola
pastorale
,
o
più
largamente
boschereccia
e
campestre
»
,
non
s
'
interessò
al
determinarsi
della
più
personale
forma
e
espressione
:
e
del
resto
mostrava
di
apprezzare
poco
le
Rime
,
e
di
conoscerle
ancora
meno
:
e
gli
sfuggì
il
problema
.
L
'
edizione
delle
Rime
del
Solerti
,
se
pure
incompiuta
e
imperfetta
,
ma
ragguardevole
,
non
decise
gli
studiosi
a
considerarle
altro
che
fuggevolmente
.
Il
Sainati
ne
cavò
una
sorta
di
commentario
perpetuo
,
ricco
di
osservazioni
e
notizie
puntuali
,
e
basta
.
Ma
il
suo
esame
né
lui
né
altri
poi
lo
approfondirono
.
Le
Rime
del
Tasso
rimasero
un
libro
non
letto
;
o
letto
e
frainteso
,
come
nel
caso
del
Donadoni
,
critico
per
eccellenza
impigliato
in
compromessi
psicologistici
,
impigliato
nelle
difficoltà
di
non
saper
risolvere
i
rapporti
tra
biografia
e
poesia
,
poetica
e
poesia
.
E
non
è
a
dire
che
quanti
si
misero
a
cercarle
in
seguito
fossero
trattenuti
dalle
imperfezioni
del
lavoro
del
Solerti
,
dal
suo
apparato
critico
difettoso
,
che
non
arriva
a
fare
storia
,
perché
non
chiarisce
i
tempi
e
i
passaggi
delle
varie
lezioni
,
e
insomma
i
tempi
del
linguaggio
poetico
delle
Rime
(
storia
che
noi
aspettiamo
da
un
giovane
a
ciò
preparato
,
il
Caretti
,
il
quale
darà
per
la
«
Crusca
»
la
novissima
edizione
delle
Rime
)
:
la
loro
attenzione
non
degnava
simili
squisitezze
.
La
ragione
è
invece
un
'
altra
.
Quei
distratti
lettori
,
per
dirla
semplicemente
,
non
s
'
accorsero
,
non
sospettarono
che
da
quelle
Rime
fosse
nata
l
'
Aminta
;
e
che
nasce
proprio
di
lì
il
suo
esprimersi
fuso
corrente
,
la
sua
metrica
,
la
sua
musica
,
anzi
ne
è
essa
,
sotto
questo
triplice
aspetto
,
la
conclusione
e
l
'
arricchimento
.
Mettiamoci
pure
l
'
influenza
di
quei
tanti
poeti
latini
e
cinquecentisti
che
scrissero
favole
pastorali
,
o
boscherecce
e
campestri
,
e
idilli
e
egloghe
;
e
mettiamoci
,
ancora
più
,
gli
elegiaci
latini
,
come
vide
il
Foscolo
.
Se
di
qui
viene
un
particolare
tono
e
impasto
,
e
un
'
inventività
melica
(
ben
altro
,
dunque
,
che
lo
studio
d
'
una
forma
e
d
'
un
genere
)
,
il
farsi
e
graduarsi
di
quel
tono
o
impasto
,
di
quella
inventività
melica
,
è
da
ricercare
appunto
nelle
Rime
del
Tasso
che
precedono
l
'
Aminta
(
ben
altro
,
dunque
,
che
«
portento
»
,
come
parve
al
Carducci
)
.
Ma
bisogna
distinguere
tra
rime
e
rime
.
Io
direi
che
l
'
avvio
alla
felicità
espressiva
dell
'
Aminta
,
nei
suoi
momenti
più
alti
,
è
da
ricercare
nei
madrigali
,
nello
stile
madrigalesco
;
la
durata
della
favola
,
nella
somma
delle
rime
nei
più
diversi
timbri
.
Il
Tasso
,
come
tutti
i
lirici
del
'500
,
pagò
prima
il
suo
tributo
al
bembismo
,
specie
nei
sonetti
,
in
quei
sonetti
di
una
tecnica
sempre
un
poco
«
scostata
»
,
che
ora
riflette
come
in
un
indifferente
specchio
l
'
autobiografismo
irrisolto
e
l
'
aggrava
,
ora
raggela
la
ineguale
lirica
occasionale
.
Per
questa
via
non
s
'
arriva
al
parlato
dell
'
Aminta
,
né
s
'
arriva
alle
risoluzioni
ariose
di
quel
parlato
,
né
,
tanto
meno
,
s
'
arriva
agl
'
intermedii
e
ai
cori
.
Ma
i
madrigali
sono
il
superamento
del
bembismo
(
crisi
per
saturazione
)
,
sebbene
di
pura
tecnica
,
e
perciò
stesso
affinamento
non
superamento
,
e
sostituiscono
al
rallentato
dei
sonetti
un
leggerissimo
fugato
,
con
un
gioco
di
esili
ritmi
e
un
contrappunto
labile
(
riscattano
però
anche
il
dato
biografico
in
fantasia
,
consumano
e
riconsumano
quel
dato
biografico
)
.
Ora
,
certe
parti
dell
'
Aminta
,
stando
tra
questi
due
opposti
modi
(
o
dizioni
)
,
e
rappresentandone
il
potente
accordo
,
sostengono
la
recitazione
dei
sonetti
con
un
accento
più
caldo
e
sciolto
,
il
fugato
dei
madrigali
con
un
respiro
poetico
.
Così
il
sofferto
si
cela
dietro
le
figure
e
i
miti
,
quasi
con
un
vivo
colore
di
perla
;
la
tecnica
,
né
tesa
né
sottesa
,
ha
una
sua
rozzezza
limpida
e
elegante
.
Fu
detto
che
l
'
Aminta
è
tutto
un
madrigale
;
io
direi
che
è
il
presentimento
della
favolosa
e
felice
opera
in
musica
settecentesca
e
,
come
in
essa
,
la
stessa
sensualità
è
felice
,
e
la
malinconia
è
felice
,
tutto
ombra
felice
.
Ma
c
'
è
un
'
altra
qualità
intrinseca
che
l
'
avvicina
alla
nominata
opera
in
musica
(
e
si
pensi
alla
musica
più
che
alle
parole
)
:
quello
sciogliersi
del
recitativo
e
del
parlato
in
canto
,
quel
salire
gradatamente
di
tono
fino
al
canto
.
Già
il
recitativo
,
il
parlato
,
porta
sempre
nell
'
Aminta
un
'
aria
di
canto
,
non
è
mai
prosastico
;
ed
è
quella
motivazione
del
recitativo
a
colorire
il
canto
,
direi
ad
appassionarlo
.
Uno
stile
madrigalesco
,
ma
nutrito
,
inebriato
.
Il
De
Sanctis
disse
che
l
'
interesse
dell
'
Aminta
«
è
tutto
nella
narrazione
,
sviluppata
liricamente
»
.
Avvicinate
i
due
termini
,
narrazione
,
lirica
,
e
dite
piuttosto
che
,
più
che
narrare
e
rinarrare
,
nell
'
Aminta
si
modula
e
rimodula
,
con
una
dolce
sazietà
.
Di
atto
in
atto
,
certi
temi
sono
riproposti
con
una
sempre
maggiore
affettuosità
d
'
intonazione
,
si
riprovano
in
tutta
la
loro
capacità
emotiva
.
Cosicché
se
le
parti
narrative
generano
ognuna
modi
più
liberi
e
sciolti
,
nella
stessa
logica
degli
atti
,
e
della
favola
intera
,
accadono
queste
fortunate
risollevazioni
.
A
posta
forse
il
Tasso
cominciò
l
'
Aminta
con
un
«
prologo
»
,
e
la
compì
con
un
«
epilogo
»
,
come
in
due
direzioni
distanti
e
congiunte
,
due
segni
,
due
simboli
;
quello
in
tutti
endecasillabi
,
questo
in
strofe
liriche
.
E
secondo
la
stessa
logica
finì
gli
atti
con
i
cori
e
gli
intermedii
,
cioè
con
strofe
liriche
.
Questi
cori
,
questi
intermedii
,
e
più
le
parti
liriche
portate
in
cima
dal
parlato
,
sono
il
fiore
della
poesia
tassesca
.
Nascono
insieme
da
ispirazione
e
da
un
mestiere
stragrande
.
Varrebbe
la
pena
farne
la
storia
.
Una
,
tutta
presente
,
toccante
,
e
vi
abbiamo
accennato
parlando
di
quello
stile
madrigalesco
motivato
dal
recitativo
,
un
'
altra
,
più
lontana
,
più
lunga
,
e
bisognerebbe
,
per
illustrarla
,
risalire
alle
Rime
e
alla
loro
formazione
lentissima
.
Per
far
questo
,
s
'
aspetta
che
il
Caretti
ci
abbia
dato
il
suo
studio
delle
lezioni
varianti
.
StampaQuotidiana ,
Mettiamola
subito
in
soldoni
:
che
furbo
,
questo
Arthur
Miller
.
Magari
senza
neanche
sospettarlo
,
che
volpone
.
Ecco
che
in
Uno
sguardo
dal
ponte
,
spettacolo
a
gran
successo
della
compagnia
Morelli
-
Stoppa
con
la
regia
di
Luchino
Visconti
,
egli
ci
presenta
un
dramma
verità
,
quasi
rusticano
nei
personaggi
,
non
privo
,
persino
di
folclore
;
un
dramma
a
grossi
effetti
,
abile
,
serrato
,
teso
,
secondo
i
più
collaudati
moduli
del
grosso
mestiere
di
Broadway
e
della
tecnica
di
Hollywood
;
e
fra
l
'
uno
e
l
'
altro
spigolo
d
'
una
situazione
scabrosa
e
teatralissima
,
insinua
motivi
alieni
,
di
tragico
moralismo
,
di
,
preoccupata
socialità
e
di
psicanalisi
.
Poteva
mancare
,
la
psicanalisi
?
Non
poteva
mancare
.
Tali
inserti
amplificatori
Miller
li
inette
in
bocca
a
una
specie
di
personaggio
-
coro
,
l
'
italo
-
americano
avvocato
Alfieri
che
commenta
la
vicenda
e
a
un
certo
punto
vi
interviene
;
e
ne
fa
la
materia
d
'
una
prefazione
,
a
questo
e
a
un
altro
dramma
in
un
atto
,
Ricordo
di
due
lunedì
,
recentemente
raccolti
in
volume
:
una
prefazione
in
cui
si
parla
di
«
mito
greco
»
,
di
«
fato
»
,
di
«
mistero
»
,
ma
con
una
sorta
di
patetica
perplessità
,
che
sa
lontano
un
miglio
di
assimilazioni
culturali
non
differenziate
,
proprio
da
autodidatta
;
e
che
,
dunque
,
non
esce
dal
generico
.
Perché
,
siamo
giusti
,
cos
'
è
Uno
sguardo
dal
ponte
se
non
un
grosso
fatto
di
cronaca
,
magistralmente
raccontato
?
È
inutile
che
l
'
autore
,
tramite
il
personaggio
-
coro
,
cerchi
di
iniettarvi
significati
più
ampi
:
il
personaggio
-
coro
qui
,
appartiene
alla
categoria
stilistica
delle
«
voci
fuori
campo
»
del
cinema
,
non
esce
da
quelle
funzioni
,
esclusivamente
pratiche
,
di
logica
narrativa
.
Per
dirla
dura
dura
,
ecco
qua
:
non
si
può
fare
il
Brecht
quando
non
lo
si
è
.
La
storia
di
Eddie
Carbone
,
scaricatore
italiano
del
porto
di
Nuova
York
,
immigrato
siciliano
che
vive
nel
quartiere
di
Brooklyn
con
la
moglie
e
una
nipote
,
della
quale
è
oscuramente
innamorato
,
va
benissimo
,
indifferentemente
,
per
una
cronaca
in
rotocalco
(
«
Un
fatto
che
vi
farà
piangere
»
)
e
per
un
ruvido
dramma
verista
come
questo
.
Eddie
Carbone
accoglie
in
casa
due
compaesani
,
due
cugini
della
moglie
,
appena
arrivati
dalla
Sicilia
,
due
immigrati
clandestini
;
così
facendo
,
li
sottrae
al
controllo
dell
'
ufficio
Emigrazione
ed
essi
possono
lavorare
indisturbati
nel
porto
,
con
lui
.
Ma
il
più
giovane
dei
due
,
Rodolfo
,
che
è
scapolo
ed
è
un
bel
ragazzo
biondo
,
melodico
e
discretamente
fine
,
si
innamora
della
ragazza
,
Caterina
,
e
ne
è
riamato
.
Eddie
spasima
d
'
una
gelosia
della
quale
non
capisce
la
vera
natura
;
tenta
di
tutto
per
separare
i
due
,
a
un
certo
punto
insinua
persino
che
il
ragazzo
non
sia
normale
.
Poi
,
quando
vede
che
non
c
'
è
più
niente
da
fare
,
si
decide
a
compiere
l
'
azione
indegna
:
denuncia
la
presenza
dei
due
immigrati
clandestini
alle
autorità
.
Rodolfo
e
Marco
vengono
dunque
arrestati
,
ma
mentre
il
primo
sposando
Caterina
regolerà
la
propria
posizione
e
potrà
tranquillamente
restarsene
negli
Stati
Uniti
,
il
secondo
,
che
ha
in
Sicilia
moglie
e
figli
,
dovrà
essere
rimpatriato
.
Prima
però
si
vendica
,
uccidendo
con
una
coltellata
,
al
culmine
d
'
una
specie
di
duello
rusticano
,
nella
stretta
strada
di
Brooklyn
,
fra
una
cerchia
di
spettatori
,
uomini
e
donne
,
neri
,
ammutoliti
e
oscuramente
solidali
,
il
delatore
.
Tutto
ciò
non
va
assolutamente
al
di
là
di
quelli
che
sono
i
limiti
naturali
di
un
siffatto
aneddoto
drammatico
.
C
'
è
efficacia
,
linguaggio
preciso
,
il
personaggio
di
Eddie
ha
una
sua
scontrosa
evidenza
teatrale
;
ma
non
altro
.
Nulla
autorizza
a
parlare
di
«
tragedia
sociale
»
,
di
«
fato
»
,
di
«
mito
greco
»
.
E
a
voler
proprio
guardar
le
bucce
,
altro
che
trovare
significati
;
dovremmo
aggiungere
che
questo
mondo
di
immigrati
dell
'
Italia
del
Sud
nei
quartieri
popolari
di
Nuova
York
è
visto
in
modo
assai
convenzionale
,
i
personaggi
sono
appena
segnati
,
d
'
una
elementarità
che
,
lungi
dall
'
essere
tragica
,
rischia
di
parere
banale
.
I
motivi
poi
di
richiamo
ai
famosi
processi
delle
streghe
,
all
'
intolleranza
e
alla
discriminazione
del
maccartismo
di
cui
anche
Miller
è
stato
vittima
,
bisogna
proprio
andarli
a
tirare
per
i
capelli
,
per
portarli
in
campo
.
Ma
Luchino
Visconti
ha
colto
un
'
altra
volta
l
'
occasione
Miller
per
creare
un
grande
spettacolo
;
ed
è
ciò
che
giustifica
la
scelta
del
testo
e
ne
spiega
il
successo
di
pubblico
.
Nella
scena
ideata
da
Mario
Garbuglia
,
realistica
e
insieme
allusiva
,
che
evoca
in
anodo
suggestivo
(
peccato
che
,
qui
a
Milano
,
la
prospettiva
sia
stata
un
po
'
sacrificata
dall
'
angustia
del
boccascena
)
l
'
ambiente
di
Brooklyn
e
del
porto
,
i
personaggi
si
muovono
con
una
assai
plausibile
naturalezza
espressiva
.
Paolo
Stoppa
è
un
Eddie
Carbone
perfetto
,
così
drammaticamente
caratterizzato
,
brusco
e
angosciato
.
Rina
Morelli
dà
alla
moglie
di
Eddie
quella
dolorosa
dolcezza
che
fece
un
personaggio
indimenticabile
della
moglie
di
Willy
Loman
,
il
commesso
viaggiatore
.
Sergio
Fantoni
e
Corrado
Pani
sono
seccamente
efficaci
nelle
parti
dei
due
immigrati
clandestini
e
,
con
Stoppa
,
danno
al
fosco
dramma
una
coloritura
meridionale
(
questa
sì
,
che
sa
d
'
antico
fato
)
,
con
quella
parlata
alla
siciliana
,
che
è
una
trovata
registica
.
Ilaria
Occhini
è
semplice
e
fresca
.
E
poi
c
'
è
lo
sfondo
,
le
lamentazioni
finali
,
gli
effetti
luce
,
la
colonna
sonora
;
il
personaggio
-
coro
:
l
'
abile
Marcello
Giorda
.
Una
scorpacciata
:
ma
d
'
alta
cucina
teatrale
.
StampaQuotidiana ,
Nessun
conforto
maggiore
,
nessun
maggior
premio
a
questo
nostro
giornale
,
il
quale
vive
di
immutabile
passione
italiana
,
che
quello
di
potersi
riconoscere
interprete
del
vecchio
Piemonte
in
tutte
le
grandi
ore
della
Patria
.
Né
mai
ci
parve
di
intendere
che
cosa
dovette
essere
per
i
primi
scrittori
della
Gazzetta
del
Popolo
l
'
ardente
partecipazione
al
prodigio
del
Risorgimento
,
come
quando
nel
1915
,
nel
1917
,
nel
1918
,
il
calunniato
e
sobillato
Piemonte
vibrò
ed
operò
,
nella
speranza
,
nell
'
angoscia
,
nella
gioia
nella
fede
sempre
con
l
'
animo
stesso
che
in
queste
pagine
vibrava
.
E
più
tardi
,
quando
,
in
tempi
di
diffusa
viltà
,
Gabriele
d
'
Annunzio
confidato
il
suo
luminoso
programma
al
nostro
giornale
ed
a
Benito
Mussolini
andò
a
Fiume
e
salvò
il
confine
orientale
,
l
'
entusiastica
solidarietà
della
Gazzetta
del
Popolo
con
il
Poeta
mosse
,
fra
la
gente
subalpina
,
la
più
profonda
passione
.
Ora
poi
i
fatti
stanno
dicendo
ed
il
popolo
sta
entusiasticamente
proclamando
come
fossimo
nel
vero
quando
,
dovendosi
ridecidere
il
destino
d
'
Italia
salutammo
in
Mussolini
la
decisione
felice
;
in
Mussolini
capo
ed
arbitro
:
non
in
coloro
che
farneticavano
di
servirsi
di
lui
,
in
sott
'
ordine
,
per
contrabbandare
la
vecchia
rovina
.
E
se
allora
,
come
già
contro
la
guerra
e
contro
la
vittoria
cominciarono
ad
insinuarsi
dagli
spodestati
i
dubbi
,
le
malignazioni
,
le
sommesse
profezie
di
rivincita
e
di
vendetta
,
Torino
espresse
il
suo
cuore
a
Mussolini
nel
memorabile
ottobre
,
e
dette
al
risanamento
tutte
le
sue
formidabili
energie
.
Se
infine
,
dopo
Matteotti
,
in
mezzo
alla
frenetica
sobillazione
dell
'
odio
,
toccò
nuovamente
alla
Gazzetta
del
Popolo
l
'
arduo
onore
di
riaffermare
più
necessaria
e
più
insospettabile
che
mai
la
gigantesca
opera
del
Capo
,
ecco
che
nuovamente
il
popolo
piemontese
in
questi
giorni
riprende
quel
nostro
linguaggio
,
rammenta
gli
inganni
contro
cui
lo
mettemmo
in
guardia
,
festeggia
l
'
accertato
avvento
di
un
ordine
migliore
,
si
compiace
di
aver
dato
tutta
la
sua
attività
,
la
sua
serietà
,
la
sua
rettitudine
alla
generale
riscossa
nazionale
.
Come
la
vittoria
fu
conquistata
due
volte
,
così
due
volte
volle
il
destino
che
l
'
Italia
avesse
la
certezza
di
essere
salvata
da
Mussolini
:
nel
1922
e
nel
1924
.
È
di
ciò
,
sopratutto
,
che
le
manifestazioni
di
questi
giorni
dànno
atto
al
Presidente
.
Non
scriviamo
apologie
.
Elenchiamo
fatti
e
stati
d
'
animo
.
Di
leggende
inique
sul
Piemonte
,
molte
ne
sono
cadute
ed
altre
ne
cadono
.
Ora
si
vede
con
quanta
superficialità
là
dove
non
era
ostinato
calcolo
si
volesse
prospettare
un
Piemonte
ad
immagine
e
somiglianza
di
alcune
mediocrità
politiche
incapaci
di
contatto
,
nelle
ore
insigni
,
con
l
'
anima
nazionale
.
Rimane
verissimo
che
il
Piemonte
non
è
un
popolo
di
rètori
.
Niente
retorica
,
dunque
,
nelle
accoglienze
di
Asti
e
dei
colli
monferrini
all
'
uomo
che
si
adegua
alle
ragioni
vitali
del
Paese
,
in
anni
asperrimi
.
Niente
retorica
,
oggi
,
nel
fervore
dell
'
aurea
Vercelli
,
che
pure
negli
anni
rossi
custodi
e
celebrò
il
valore
perpetuandolo
contro
le
aberrazioni
antinazionali
nei
superstiti
ed
incorrotti
artefici
della
Vittoria
.
Niente
retorica
,
oggi
,
a
Casale
Monferrato
memore
dell
'
eccidio
dei
tamburini
sardi
e
dell
'
attentato
all
'
on
.
Devecchi
;
niente
retorica
nel
plebiscito
mussoliniano
;
così
come
non
era
retorica
quella
dei
credenti
nella
vittoria
anche
se
gli
esegeti
della
abilità
politica
-
corruttrice
e
patteggiatrice
,
all
'
interno
ed
all
'
estero
irridevano
al
«
mito
di
Trieste
»
.
Liberi
da
ogni
altro
impegno
che
non
sia
quello
di
servire
il
popolo
italiano
;
convinti
di
militare
,
militando
per
Mussolini
,
per
la
Patria
;
immuni
da
ogni
e
qualsiasi
pretesa
di
infallibilità
,
siamo
fieri
di
sentirci
dire
oggi
da
voci
innumerevoli
e
da
fatti
eloquentissimi
che
non
ci
siamo
sbagliati
.
Unico
nostro
orgoglio
è
che
il
destino
continui
a
commettere
a
queste
pagine
il
privilegio
di
precorrere
e
di
condividere
i
più
decisivi
atteggiamenti
popolari
a
servizio
della
grande
Patria
.
Così
oggi
riteniamo
di
dover
portare
ogni
nostra
modesta
fatica
alla
realizzazione
di
quella
compiuta
e
feconda
armonia
tra
Stato
nazionale
e
sindacalismo
operaio
,
che
non
chiede
abdicazioni
e
generalizzazioni
politiche
,
ed
è
la
conditio
sine
qua
non
per
l
'
ascesa
del
lavoro
.
.
In
vista
di
tale
realizzazione
a
cui
tende
indubbiamente
l
'
animo
dell
'
onorevole
Mussolini
il
possibile
contributo
del
Piemonte
è
da
considerare
con
la
più
grande
attenzione
e
con
cordiale
fiducia
.
Terremo
a
nostro
altissimo
onore
non
meno
che
quando
si
trattò
di
protendersi
totalmente
verso
la
vittoria
e
verso
la
riscossa
nazionale
quanto
ci
sarà
possibile
fare
a
servizio
di
questo
sforzo
esemplare
di
civiltà
,
di
giustizia
e
di
pace
.
Le
officine
del
Piemonte
contengono
imponenti
energie
che
meritano
dallo
Stato
ogni
considerazione
ed
ogni
simpatia
.
Il
fenomeno
sindacale
è
fenomeno
di
primo
piano
nel
tempo
nostro
.
E
sarà
per
l
'
Italia
un
glorioso
primato
quello
che
il
Governo
di
Mussolini
fa
diventare
possibile
e
forse
ineluttabile
.
Il
ciclo
del
risanamento
,
della
coordinazione
e
della
pacificazione
continua
,
e
non
s
'
arresta
.
«
L
'
Italia
di
tutti
gli
italiani
»
,
che
gli
accaniti
suoi
avversari
riducevano
ad
un
grido
d
'
odio
e
di
impotenza
.
Mussolini
la
crea
,
la
plasma
,
e
la
avvia
per
il
mondo
.