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IL TURCO SPAVENTATO FRA LE SOPRANO ( De Monticelli Roberto , 1958 )
StampaQuotidiana ,
De L ' impresario delle Smirne di Carlo Goldoni , presentato ieri sera al teatro Nuovo dalla compagnia Morelli - Stoppa con la regia di Luchino Visconti , parlammo già ampiamente quest ' estate quando nella stessa , fastosa edizione , lo spettacolo venne messo inscena a Venezia , alla Fenice , per il Festival del Teatro . Già dicemmo che si tratta di una delle opere minori del Goldoni ; scritta dapprima in versi , « per secondare il fanatismo » come dice l ' autore stesso « che allora correva in favore dei martelliani » , fu poi volta in prosa e nella nuova veste inserita dal Goldoni in quella che è da considerarsi l ' edizione definitiva del suo teatro . In questa edizione le tre parti femminili , che erano in dialetto ( veneziano , bolognese e un fiorentino alquanto approssimativo ) vennero tradotte in lingua , rimettendoci di freschezza e comicità . Luchino Visconti , che ha immaginato questo spettacolo come un alto divertimento , sul ritmo di un ' operetta buffa , ha scelto l ' edizione in versi e , dati i suoi intenti , non gli si può dar torto : L ' impresario delle Smirne è la storia di un progetto di compagnia , per opera in musica , andato in fumo . In una Venezia di locande da poco prezzo , tre cantatrici , Lucrezia , la fiorentina , detta l ' Acquacedraia , Tognina , la veneziana , detta Zuecchina , e Annina , la bolognese , detta la Mistocchina , un musico soprano , un tenore , un « cattivo e povero poeta drammatico » , un direttore di teatro e altra « guitteria » del genere , si affannano per farsi scritturare da un mercante turco che , venuto da Smirne ( dalle « Smirne » , si diceva allora , mettendo bizzarramente al plurale il nome della città e ottenendone un certo effettaccio esotico ) , vuol tornarsene fra gli Ottomani con una compagnia d ' opera da lui finanziata e offrire così , di sua borsa , questo trattenimento occidentale ai compatrioti . C ' è un conte Lasca , squattrinato e galante , amico di virtuose e canterini , che gli fa da intermediario , aiutato dal Nibbio , direttore di teatro . Schermaglie , invidiuzze , gelosi rancori delle tre canterine che si contendono il ruolo di prima donna , comica albagia degli altri virtuosi , amorosi bollori del turco che fra tutte quelle donnette dalle scollature generose non sa più dove mettere gli occhi ( e le mani ) e alla fine , pago di quanto ha potuto vedere ( e pizzicare ) e spaventato dai vapori di tante fameliche vanità , fa vela da solo verso il suo tranquillo Oriente . Luchino Visconti ha tenuto il testo tutto un po ' sopra le righe ; e a nostro parere ha fatto bene , ne risulta uno spettacolo carico di capriccio e d ' estri come nelle zone acute d ' una voce di soprano ; ha sottolineato il pittoresco dell ' ambiente , facendo sentire quell ' odore di fame e di cattivo cerone ; della figura del turco , che è la più riuscita della commedia , ha fatto una immagine burlesca ed esotica insieme , proprio sullo stile delle « turqueries » di moda nel Settecento ; e , infine , ha afferrato per i capelli quella quasi invisibile malinconia che si può scovare , col lanternino , fra le righe di quei martelliani ( bruttini , per la verità ) dell ' ultimo atto e l ' ha legata al traliccio dell ' altana , nel cortile della locanda , dove sventola , al soffio che gonfia le vele del turco in fuga ( mentre tutta la compagnia , s ' è radunata coi suoi bagagli , e i cani e le capre e il pappagallo e i canarini ) , un festoncino di biancheria stesa ad asciugare . Quadro bellissimo , sullo sfondo d ' una splendida scena pure dovuta a Visconti . Le musiche composte da Nino Rota , accompagnano , sui finali d ' atto , le cavatine degli attori , il che dà appunto allo spettacolo una vaga aria da opera buffa . L ' interpretazione degli attori non è stata da meno di una regia così divertita : e in primo luogo va citato l ' « exploit » comico di Paolo Stoppa , nella parte del Turco , quella sua lepidezza insieme secca e pastosa , quella sua brusca buffoneria come abbronzata dalle inflessioni levantine ; Rina Morelli , la bolognese , è una figuretta tutta dispetto e ripicco , in quel dialetto affettuoso e stizzito ; ecco poi la pososeria veneta , ironicamente sussiegosa , di Edda Albertini ; la grazia , da pittura senese , di Ilaria Occhini ; gli alteri vocalizzi di due virtuosi maschi Elio Pandolfi , che era il « cantante senza barba » e Corrado Pani ; e l ' efficace collaborazione di tutti gli altri numerosissimi interpreti , da Marcello Giorda a Sergio Fantoni , che hanno contribuito alla riuscita dello spettacolo . Platea gremita e molti applausi .
UNA FASE NUOVA ( Spadolini Giovanni , 1971 )
StampaQuotidiana ,
Un nuovo importante passo è stato compiuto sulla via dell ' integrazione europea . La regia dei colloqui fra Pompidou e Heath a Parigi è apparsa attenta e sapiente : degna della grande tradizione francese . Un po ' di suspense nel corso degli incontri , nessun comunicato ufficiale , la mancanza degli stessi ministri degli esteri al tête - à - tête fra due uomini , un capo di Stato e un capo di governo , che parlavano malissimo l ' uno la lingua dell ' altro . Alla fine una conferenza stampa , abbinata , del presidente francese e del premier inglese : quasi a rinnovare il fastoso scenario gollista ma non più sul piano dell ' « a solo » , non più sullo sfondo della gladiatoria esibizione del generale , impegnato coi giornalisti a comando a « recitare » le risposte prefabbricate a domande non meno prefabbricate . Le dichiarazioni finali di Pompidou e di Heath rispondono a un ragionevole ottimismo , dimostrano che molti angoli sono stati smussati , molti dei grossi problemi pendenti fra le due rive della Manica avviati a soluzione . Soprattutto è stato ottenuto un « disgelo » psicologico di conseguenze e di proporzioni non prevedibili . La rancune del periodo gollista è apparsa superata ; il dialogo è stato ripreso , e non più soltanto sul terreno delle differenziazioni o contrapposizioni tecnico - economiche , agricoltura , zuccheri dei Caraibi , relazioni monetarie , già affrontate e parzialmente rimosse nell ' ultima sessione della comunità europea a Bruxelles . Francia e Inghilterra hanno dimostrato di rendersi conto delle nuove prospettive mondiali , che vedono emergere un terzo grande accanto alla Russia e all ' America , la Cina ; hanno dimostrato di capire che solo la dimensione , prima economica e poi politica , di un ' Europa avviata ad un vincolo federativo è in grado di evitare la totale sommersione del vecchio continente , la sua trasformazione in oggetto passivo di una storia che si svolga al di fuori di ogni sua partecipazione , degradandola a squallido teatro di antiche grandezze . Certo le impennate tedesche sul marco hanno contribuito in modo determinante alla « svolta » di Parigi . C ' è in Francia un crescente sospetto per la politica di Bonn , e non solo per la Ostpolitik , che in generale aveva anticipato dal suo orgoglioso angolo visuale , forse anche per impedire che potesse passare nelle mani della Germania federale . Il vincolo speciale , che De Gaulle aveva creato fra Parigi e Bonn , non è stato capace di sopravvivere alla scomparsa del generale . Il successore dell ' Eliseo , interprete com ' è di un realismo francese pragmatico e un tantino disincantato , simbolo della tradizionale borghesia d ' oltralpe , ha ripreso il filone classico della Francia repubblicana di Delcassé , si è riavvicinato alla Gran Bretagna con uno spirito non troppo lontano dall ' Entente cordiale . Ma il futuro di un ' Europa integrata trascende tali punti di partenza ; il peso della Germania federale è una realtà , dalla quale sarebbe pericoloso ed assurdo prescindere . Si tratta di trovare lungo la strada gli equilibri e i contrappesi necessari a realizzare , con l ' unione economica , quella politica del continente . Pompidou non si è nascosto le difficoltà che ancora si frappongono al raggiungimento di tale obiettivo , gli ostacoli da superare . Quanto a Heath , tornando a Londra , non troverà una situazione di tutto riposo . Il quadro del Parlamento britannico non è dei più rassicuranti . Un ' ala non secondaria dei deputati conservatori , che detengono una maggioranza tutt ' altro che schiacciante alla Camera dei Comuni , è tiepida o addirittura ostile all ' Europa : quasi due terzi dell ' opposizione laborista inclina al vecchio e tenace isolazionismo britannico . Ci vorrà una intesa diretta fra il capo dell ' esecutivo e il capo dell ' opposizione ( la linea europeista di Wilson è ben nota ) per consentire di aggirare in autunno gli scogli parlamentari , che non mancheranno , al suggello e alla sanzione della ritrovata intesa fra Francia e Gran Bretagna . Senonché in questa fase di decisiva transizione molto potrebbero fare anche gli altri paesi della Comunità . A cominciare dall ' Italia : se riuscisse per un momento a mettere in sordina le miserabili beghe sull ' elezione presidenziale ( si è già aperta una polemica tanto poco edificante ) e a guardare oltre le frontiere delle divisioni domestiche e delle competizioni municipali . Anche perché l ' Europa , nell ' attuale quadro di caos e di degradazione nazionale , rimane l ' ultima speranza per noi .
CAPITALE E LAVORO ( - , 1862 )
StampaPeriodica ,
Vi è un uomo che possiede molte ricchezze : egli ha una cassa guernita di molta moneta , egli ha palazzi e case , ville e fattorie . Molte famiglie campano su quello di lui , sia lavorando la terra sia nell ’ impiego delle sue amministrazioni di città e di campagna . Dai suoi fondi egli ricava in abbondanza vino , olio , lane , seta , bestiami e legname d ’ ogni sorta . La natura arricchì i suoi terreni di marmi e di minerali , e i porti vicini veggono caricare sulle navi straniere i suoi prodotti . Quest ’ uomo si chiama il capitale . Vi è un altro uomo che ha nelle mani molti milioni di danaro : egli possiede diverse banche in diverse città e spesso succede che se lo Stato ha bisogno di prestiti trova in questo millionario l ’ aiuto necessario del pronto contante : non è solo lo Stato che a lui ricorre : perché molti negozianti e intraprenditori trovano per mezzo suo l ’ aiuto a montare dei grandi commerci e delle grosse fabbriche . Voi vedete quei magazzini forniti di grandi masse di mercanzie , raccolte d ’ ogni parte per il consumo dell ’ interno e dell ’ estero : il denaro che comprò quelle mercanzie viene dalle mani del millionario . Voi entrate con meraviglia dentro quella officina dove una macchina fissa mette in moto tante altre macchine per lavorare , e dove tanti uomini sono occupati ognuno al suo lavoro : il costo di quelle macchine sale a millioni : e sapete che il millionario prestò il suo denaro all ’ intraprenditore di quella fabbricazione . Anche quest ’ uomo è un capitale . Evvi un terzo uomo che possiede niente altro che un bellissimo ingegno coltivato fin da fanciullo negli studi : e con lui ve n ’ è un altro che possiede ancor meno : due braccia e l ’ esercizio d ’ un mestiere . Il primo di questi due è capace di guidare un ’ impresa , di creare una macchina , di dirigere una lavorazione : il secondo lavora ed è esatto , diligente ed operoso : questi due uomini sono il lavoro . Ponetemi questi quattro uomini isolati : saranno essi quattro forze senza moto , quattro vite senza destino . Il mio ricco da per sé non potrebbe giungere dopo tanta fatica a coltivare il più piccolo de ’ suoi poderi : i suoi terreni ben presto s ’ impaluderebbero e sarebbero coperti di bronchi e di spine : dei suoi palazzi non saprebbe che farne e ben presto cadrebbero in ruina per effetto dell ’ abbandono . Il mio millionario sarebbe il più povero uomo della terra : senza esser capace di provvedere con le sue mani al più piccolo de ’ suoi bisogni , egli avrebbe una grande massa di argento e d ’ oro che gli varrebbe quanto un monte di cenere . Gli avverrebbe come all ’ avaro della favola che si vide imbandire davanti ( allora che aveva più appetito ) pane e cibi d ’ oro , e disperato sarebbe ben presto perito di fame , se non avesse dismesso l ’ antica avarizia , e si fosse persuaso che tanto il denaro vale quanto si spende ad utile comune . L ’ uomo poi che ha un bell ’ ingegno , ridotto solo , è un disperato che sogna di belle cose e non ne può ridurre ad effetto pur una . Egli avrebbe in mente di procurare lavoro al suo compagno l ’ operaio e alle migliaia di questi , ma il denaro gli manca per apportare tanto utile al suo paese . L ’ ingegno suo rimane allora come un diamante nascoso nel fango e che tu non puoi distinguere dagli altri ciottoli del terreno . L ’ operaio ridotto solo , anco lui è un vagabondo , è un pezzente che si sente struggere di noia e che vede morire di fame la sua famiglia : indarno offre e domanda lavoro , perché nessuno ha bisogno di lui . Varrà meglio per tutti che queste quattro forze la ricchezza e il denaro , l ’ intelligenza e il lavoro se ne vadano associati per vivere l ’ una per l ’ altra e l ’ uno con l ’ altro . La ricchezza fu acquistata per via di risparmi e di lavoro : il capitale ancora del millionario fu accumulato per via di risparmi e fu quell ’ istinto di previdenza che distingue le creature ragionevoli che spinse l ’ uomo accorto ed attivo a porre insieme il resultato de ’ suoi guadagni . La terra è il primo capitale , e l ’ uomo la coltiva e da essa ricava tante ricchezze che fanno la potenza degli Stati e la fortuna dell ’ individui . Una generazione le raccoglie per trasmetterle all ’ altra generazione : così vive la società : via via ogni età valendosi delle ricchezze e dei risparmi dell ’ età antecedente . Guai a una generazione prodiga : ella non solo rovina se stessa , ma compromette ancora l ’ avvenire delle generazioni future come appunto succedé nelle famiglie . Guai a una generazione oziosa : essa campa alle spalle delle generazioni passate , e prende delle anticipazioni sul lavoro e sui guadagni delle generazioni future : come fa il tristo uomo che avendo una rendita o la sciupa o non la fa progredire . La similitudine torna a capello , perché la società è la famiglia universale . Il capitale dunque è un avanzo che si è fatto sui lavori antecedenti per potere dar vita ai lavori futuri : e se la terra è come il fondo di tutti i capitali , perché da lei si ricava ogni materia del lavoro umano l ’ istinto di previdenza spinge gli uomini come diceva a creare oggi dei grandi riserbi per i bisogni e per le opere del domani . Un ’ altra volta vedremo come il capitale non può essere il lavoro e viceversa .
DA 'PENSIERI E FRAMMENTI' ( BOINE GIOVANNI , 1917 )
StampaPeriodica ,
A tagliare gli ormeggi il vento via ti soffia : Però non si sa dove . Sia per dove sia ! il vento mi strappi via della disperazione ! Però a scrutarmi nell ' oscurità che gemere che smarrimento ! Però a cercarmi nella pietà stringo le mani in contorcimento non so che Iddio scongiuri per esaudimento nella improvvisa ingenuità . Non v ' era luce nell ' opacità ! Curvai le sbarre di questa prigione : verso la liberazione l ' anima ruppe con voracità . Ma porto fu il nulla ! Ormai non ho più nulla da via buttare son nudo fino all ' anima non son che un ' anima tutto son fatto di tristezze amare e di sgomento . Senza meta , e per disperazione reggo contro me in ribellione ma il nulla fa spavento . ( Signore questo rotto corpo , non mi porta ormai non mi conforta pei chiari occhi la sanità del mondo . Qui giaccio qui lento mi disfaccio gemebondo . Oltre del corpo cercai Signore , ansioso le tue porte : sprofondo spento nel disfacimento della morte ) . Con nocche di sangue in cima alla scalea scuoto in angoscia le porte di bronzo : sono un perduto nell ' eternità . Mi abbranco naufrago alla disperazione ; tutto son teso nell ' invocazione ; - di qui qui qui all ' eternità ! - Così lento andando la tristezza m ' è così deserta ! Oh come pesa , oh come chiude questo mantello nero ! Giù tra gli scogli il mare appena fiata , fa gluglù è una bestia che dorme . Finché dal profondo nero orizzonte qua e là veggo le quiete stelle , così lontane e fuor di cruccio ! Proprio ; è un altro mondo ! che subito mi fermo e d ' ogni pena mi stabarro smemorato . A guardarlo questo vago latte delle nebulose che dolcezza ! Così vago che ti stempra , così lieve che non hai più corpo . Qui , a guardare , null ' altro è più che il pacifico stupore . Perché , che cosa dire ? Sono segni senza paragone ; sono al cuore segni d ' un profondo senza nome . Non c ' è che sprofondare .
ProsaGiuridica ,
Il Duce della Repubblica Sociale Italiana Visto il decreto 7 giugno 1937-XV , n . 1128 , con cui venne istituito presso il Ministero dell ' Interno l ' ufficio centrale demografico ; Visto il decreto 5 settembre 1938-XVI , n . 1531 , con cui l ' ufficio centrale demografico viene trasformato in Direzione Generale per la demografia e la razza ; Visto il decreto - legge 5 settembre 1938-XVII , n . 1539 , convertito in legge con legge 5 gennaio 1939-XVII , n . 26 , con cui venne istituito presso il ministero dell ' Interno il Consiglio Superiore per la demografia e la razza ; Visto il decreto - legge 9 febbraio 1939-XVII , n . 126 , con cui venne istituito l ' Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare ; Visto il teso unico delle leggi sulla protezione ed assistenza della maternità ed infanzia , approvato con decreto 24 dicembre 1934-XII , n . 2316; Vista la legge 13 luglio 1939-XVII , n . 1024 , relativa al tribunale della razza ; Visto il decreto 16 aprile 1944-XXII , n . 136 , concernente la direzione della demografia e la razza , creando a tal fine un organismo autonomo ; D ' intesa con i Ministri dell ' Interno , della Giustizia , delle Finanze e della Cultura Popolare ; Sentito il Consiglio dei Ministri ; Decreta : Art . 1 . È istituito l ' Ispettorato Generale per la razza , posto alle dirette dipendenze del duce Capo del Governo . Ad esso è preposto un Ispettore Generale nominato con Decreto del duce Capo del Governo . Art . 2 . Tutte le attribuzioni concernenti la razza attualmente devoluta alla direzione generale demografia e razza del Ministero dell ' Interno e all ' ufficio Studi e Propaganda sulla razza del Ministero della Cultura Popolare sono trasferite all ' Ispettorato generale per la razza . Art . 3 . Il personale di ruolo dei Ministeri dell ' Interno e della Cultura popolare che ricopre posti , rispettivamente , alla Direzione generale demografia e razza e all ' ufficio Studi e propaganda della Razza del Ministero della Cultura Popolare può essere comandato presso l ' Ispettorato Generale razza . Il personale avventizio alle dipendenze degli uffici di cui al precedente comma può essere trasferito in tutto o in parte all ' Ispettorato Generale per la razza . Art . 4 . La commissione della razza prevista dalla legge 13 luglio 1939-XVII , n . 1024 ha sede presso l ' Ispettorato Generale per la razza . Art . 5 . Il Consiglio superiore per la demografia e la razza presso il Ministero dell ' Interno è soppresso . Art . 6 . Presso l ' Ispettorato Generale per la razza esercita funzioni consultive e di collegamento un rappresentante per ciascuno dei Ministeri dell ' Interno , della Giustizia , delle Finanze e della Cultura Popolare , designato dalla rispettiva amministrazione . Art . 7 . Rimangono ferme le attribuzioni del Ministero delle Finanze relative all ' Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare istituito con decreto - legge 9 febbraio 1939-XVII , n . 126 . Art . 8 . L ' Ispettore Generale può assistere alle riunioni del Consiglio dei Ministri quando vi si trattino argomenti interessanti la razza . Art . 9 . Con decreto del Ministro delle Finanze sarà provveduto alle variazioni di bilancio occorrenti per l ' attuazione del presente decreto . Art . 10 . Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale d ' Italia e , munito del sigillo dello Stato , verrà inserto nella raccolta ufficiali delle leggi e dei decreti . Dal Quartier Generale , addì 18 aprile 1944-XXII . Mussolini Pellegrini , Pisenti , Mezzasoma V . Il Guardasigilli : Pisenti
MIRACOLO A MILANO ( Palazzeschi Aldo , 1951 )
StampaPeriodica ,
Se Vittorio De Sica si fosse limitato a darci , con questi giullari del tempo nostro , il senso poetico della povertà , l ' intima gioia che è nel povero , la sua superiorità davanti al ricco , e invece di mostrarcelo così incerto e sottomesso ce lo avesse mostrato sicuro e fiero di sé , fiero di quella libertà di spirito che forma la sua conquista e che per la sua stessa condizione al ricco viene negata , e fiero di quella fantasia che lo porterà a cavalcioni di un manico di granata a volare in cielo , Miracolo a Milano sarebbe senz ' altro un capolavoro , un messaggio , assolverebbe senza volerlo un compito sociale . Dove trapela , attraverso la caricatura , un presupposto sociale , il film perde quota , immiserisce , perché tace la poesia . E proprio lo spirito borghese ad inquinarlo . La caricatura è bella quando è fine a se stessa come nella scena dei dottori che contano le pulsazioni al letto della moribonda . Il film si muove con un primo bamboleggiamento di sapore deamicisiano finché Totò , questo « clown » della bontà e volontario della miseria , non uscirà dall ' orfanotrofio per entrare nel consorzio umano dove riunirà i mendicanti coi quali costruirà una città fatta di assi tarlate , rami d ' albero e latte mangiate dalla ruggine , e per la quale riuscirà a scovare anche una statua da porsi sulla piazza centrale ; colonia felice che con scoppi di gioia verrà inaugurata e percorsa da un capo all ' altro , e non appena un temporale l ' avrà sconvolta tutti si daranno senza indugio a ricostruirla : qui è la forza . Per tutto il primo tempo le scene incalzano una più bella dell ' altra . Nella seconda parte , allorché prende il sopravvento l ' elemento surrealistico , e questo film con grande soddisfazione surrealista possiamo classificare , via via decade . Sui prodigi della colomba si insiste troppo e al finale soltanto Totò con Edvige fra lo stupore di tutti dovrebbero volare in cielo , essi che hanno avuto fede nella bontà . La regia di Vittorio De Síca è di prim ' ordine e dal punto di vista strettamente cinematografico , per due buoni terzi il film riesce a mantenere un ritmo degno di incondizionata ammirazione . Secondo me manca quel raggio che alla fine ce lo faccia vedere nella sua interezza , uscendo lo si pensa ancora nei particolari di cui è straricco . Le masse sono manovrate magistralmente , il regista è nella sua piena maturità . Anche dell ' efficacia e spontaneità degli attori dobbiamo rendere a lui il principale merito , e aggiungeremo a questo proposito : quando si prendono attori occasionali sarebbe meglio lo fossero tutti , dal primo all ' ultimo , quei rari di professione che vi si mescolano sono proprio quelli che fanno brutta figura .
StampaPeriodica ,
PECHINO - Il presente dizionarietto intende offrire al lettore alcune informazioni su Pechino , dove ho vissuto una settimana in piena libertà di movimento mentre si svolgeva il nono congresso del Partito Comunista Cinese . Gli strumenti di conoscenza a disposizione di uno straniero in Cina sono l ' ideologia marxista - leninista del presidente Mao Tse Tung , i propri occhi e la propria ragione . Pure tenendo molto conto del primo ho scelto tuttavia gli altri due . Le voci si riferiscono esclusivamente a Pechino ma in molti casi , non specifici , si possono riferire all ' intero paese . Atmosfera Quell ' aria che corre intorno e dentro a luogo , persona o società e ne rivela il sentimento . Pechino in tempi normali è uniformemente grigio cinese , di un polline color cenere che forma e formula la realtà , l ' essenza e la sublime sua eleganza . All ' interno del colore cenere sono sospesi pochissimi colori tenui , il verdino di foglie molto piccole e piumose che fuma da certi alberelli grigi allineati , il giallo arancio cenere del sole , il giallo cenere della polvere che il vento un po ' sonoro trasporta dai deserti del Gobi . Solitario colore intenso e gloriosamente artificiale è il rosso lacca a cui si possono paragonare soltanto certi smalti per unghie lunghe e puntute . In questi giorni di nono congresso del Partito Comunista Cinese totalitarie superfici di rosso astratto coprono vasti e fragili vuoti color cenere creando nello spazio geometrie ed equilibri che la nostra società e la nostra cultura hanno abbandonato e dimenticato da molti secoli . All ' interno delle immobili aree e prospettive rosso e cenere si muovono le bandiere rosse e le mani che producono decorazioni fatte con carte colorate da applicare su vetri di finestre , su camion , su filobus , su biciclette ; si formano lentamente enormi ideogrammi dipinti a mano con smalto rosso su superfici gialle di carta , incollate una accanto all ' altra su muri grigi lunghissimi , si formano ancora altri spazi rossi e cenere e su questi spazi , massimi e minimi , si applica il numero infinito dei ritratti di Mao Tse Tung e la grafia del suo pensiero . Il risultato è una città intera ricreata , rifatta artificialmente , una espressione collettiva di artigianato popolare cioè , la più autentica e totale opera di pop art finora apparsa . È parte dell ' opera il popolo di Pechino e i suoi movimenti e sorrisi estatici erranti nelle strade , alcune guance da bambola di pezza su cui si posano i rossi della grande scena . L ' opera ideologico - pop durerà quanto il congresso , poi si dissolverà e resterà nella fantasia , nell ' aria . Abitanti Ho già espresso in altre occasioni la mia ammirazione umana ma anche estetica ( se mi si lascia usare questo termine in tempi duri di stupida e prepotente obbedienza nomenclatoria ) per il popolo cinese , in questi giorni ne ho avuto conferma e sono costretto a ripetermi . Il popolo cinese emana il grande fascino di chi è senza peccato , cioè di chi è senza volgarità . Ognuno cerchi dove e come crede le ragioni dell ' assenza di volgarità . Chi nella rarefazione e nell ' antichità della cultura cinese , chi nell ' ideologia di Mao Tse Tung , chi nei casi della natura . Personalmente " non approfondisco " perché non mi va di " approfondire " né di " politicizzare " ciò che salta semplicemente all ' occhio . Cioè che la grande leggerezza interiore , il peso specifico spirituale e umano , chiuso dentro vestiti poveri e rattoppati , in scarpette di pezza e di velluto nero , è di tutti , di tutto il popolo cinese : privilegio collettivo così alto che fa sentire gli occidentali , ad eccezione dei contadini , dei poveri e di qualche rarità , pesanti , meschini , e " culoni " . Dispiace dirlo . Spesso , in fotografie o immagini televisive che li mostrano presi dal comportamento politico i cinesi possono apparire violenti fanatici e anche brutti . Bisogna diffidare di queste immagini perché la macchina fotografica e la cinepresa ( nella loro fretta e obbedienza industriali ) sono poco adatte a carpire il fascino del popolo cinese che esige un rapporto ottico diretto , senza mediazioni meccaniche ( non umane cioè ) che dia modo e tempo di scoprire i dettagli . Si vedrà che in pieno comportamento politico ( che , se isolato dai " tempi " irreali delle cineprese può apparire violento , fanatico , brutto , così come lo vuol far apparire l ' occhio di chi lo riprende ) molto spesso qualcuno del piccolo o grande gruppo si mette a ridere , provocando allegria generale ; come se un rapidissimo , infantile e un po ' pazzo estro comico li avesse presi tutti . Basta questo per correggere la sensazione precedente . I cinesi sono più bizzarri di quanto si pensa , proprio per quella leggerezza interna che crea disponibilità e immaginazione anche intorno alle cose più schematiche e prevedibili . Dunque diffidare dalle riproduzioni meccaniche , che sono i nostri testi sacri : il popolo cinese è così umano naturale e non alienato ( dalla macchina , voglio dire ) che la fotografia , cioè amputazione della realtà , che si presta molto bene a nature o società stereotipe , raramente può essere considerata documento . Un tratto comune agli abitanti di Pechino in questi giorni è l ' allegria , o per meglio dire una certa giocosità festosa che si nota anche nelle " sagre " delle nostre campagne . Pechino è affollatissima a tutte le ore del giorno , cioè dall ' alba al tramonto , come fosse domenica . Nei parchi pubblici ho visto molti capannelli formati da giocatori di carte , carte da poker . Altri capannelli si formano intorno ai ginnasti improvvisati o a qualche novantenne campione di ginnastica tradizionale che può stare in flessione su un piede per mezz ' ora . Vorrei insistere sull ' elemento gioco , mai disgiunto dall ' eleganza . Dobbiamo sempre imparare , abbiamo molto da imparare . Tecnica e tecnologia dovrebbero , a un certo momento , passare in secondo piano rispetto alle non - tecniche della vita e cioè alla " forma " di vivere . Artigianato Se l ' arte è inutile , nella Cina attuale ( come nella Cina del passato ) non c ' è e non c ' è mai stata arte , ma soltanto artigianato . Tuttavia la perfezione a cui giunge il senso artigianale dei cinesi è quasi inutile , dunque quasi arte . Ho modo , in questi giorni , di rendermi conto personalmente di come lavora un artigiano cinese , anzi di come lavorano centinaia di piccoli artigiani cinesi . I pannelli di compensato su cui viene applicata l ' imitazione ( perfetta ) della scrittura di Mao sono prodotti perfetti . Molto spesso si vedono pannelli o scritte che riproducono lo stesso slogan , lo stesso pensiero di Mao , uno accanto all ' altro . La differenza c ' è : sta nella qualità , nell ' estro , nella fantasia della scrittura . È una gara ( estetica , assolutamente estetica ) nel produrre ed esibire , dovunque si può , dai muri agli alberelli , un oggetto , il cui contenuto è sempre lo stesso ( auguri al nono congresso , un pensiero di Mao ) ma la cui forma cambia sempre . Le tabelle alle fermate dei filobus sono coperte da fogli di carta dove un ignoto calligrafo dà prova della sua bravura . Così sui vetri dei taxi , o sulle pompe di benzina ; o sulle pance dei cavalli , se non si trova altro spazio . Ho visto pittori con la loro tavolozza , issati su una scala di fronte a un pannello alto circa quattro metri . Copiano la riproduzione di un ritratto di Mao giovane , sullo sfondo di un paesaggio montagnoso di Cina . È un ritratto famoso che è servito a questo slogan : « Un esempio della grande rivoluzione culturale nella pittura ad olio ... » . Copiano con la precisione e la minuzia dei copisti di Palazzo Pitti : ma non copiano un capolavoro unico , bensì una riproduzione in serie già stampata a milioni e milioni di copie , di un ritratto già notissimo . Ho visto anche copisti e artigiani dilettanti : un conducente di taxi , dentro il suo taxi , e un cameriere notturno dell ' albergo passano la notte a fabbricare un manifesto personale incollando molti pezzetti di carta , ritratti di Mao ritagliati da riviste , ideogrammi ritagliati da fogli d ' oro , cespuglietti di fiori fatti con carta crêpe . La letteratura , a giudicare dalle librerie , è per così dire sintetizzata nell ' opera di Mao e ancor più sintetizzata nel libretto delle citazioni . Cinema e teatri sono chiusi e si danno spettacoli soltanto in occasione delle grandi feste nazionali . La televisione esiste soltanto negli alberghi e negli uffici , o nelle sedi di lavoro ; nelle case non c ' è . Conclusione : l ' arte o artigianato in Cina è espressione individuale di massa . Individuale perché ognuno produce direttamente e a mano la sua espressione , di massa perché l ' opera non può non essere vista nel suo insieme , come ad esempio l ' intera città di Pechino in questi giorni di congresso . Autocritica « … Controllare regolarmente il nostro lavoro e sviluppare in questo processo uno stile democratico , non temere la critica né l ' autocritica e applicare le buone massime popolari : " l ' acqua corrente non imputridisce mai e il cardine della porta non è mai mangiato dai tarli " . " Dì tutto quello che sai e dillo senza riserve " . " Non biasimare chi parla ma prendi le sue parole come ammonimento " . " Se hai commesso errori correggili ; se non ne hai commessi sta in guardia " » . ( Mao Tse Tung : Sul governo di coalizione , 24 aprile 1945 , Opere Scelte , vol. III ) . Questo brano viene riportato anche nel libretto delle citazioni e così , a livello di proverbi , si esercitano in pratica critica e autocritica . Ho assistito a questo esercizio alcune volte . Darò un esempio ; finita di servire la cena , nella sala del ristorante d ' albergo ( sono le otto di sera ) i camerieri , maschi e femmine , si dispongono nel centro della sala su due file , rivolti verso il grande ritratto del presidente Mao incorniciato di fiori e festoni di carta colorata e posto su un piedestallo . Si cominciano a leggere , a turno , o in coro , alcuni brani delle citazioni . Subito dopo , il Libretto Rosso nella mano destra e il braccio destro alzato in direzione dell ' immagine del presidente , una donna intona una breve canzone ( di solito auguri di lunga vita , o auguri al nono congresso del partito ) . Il canto può essere accompagnato da una breve danza , con piccoli salti , una piroetta , risatine e grande divertimento generale . Ancora qualche citazione , qualche canto e balletto . Spesso accade che chi intona la canzone non è intonato e questo fa ridere moltissimo tutti . Pausa per ridere , ripresa della canzone . Questi esercizi ( preparatori ) durano una diecina di minuti . Poi camerieri e cameriere si siedono intorno a un tavolo col Libretto Rosso aperto davanti a sé e riprendono la lettura . A questo punto qualcuno del gruppo fa l ' esame del lavoro collettivo della giornata , cioè il lavoro per l ' andamento di tutto l ' albergo , e l ' esame del ruolo svolto da ognuno . Da qui comincia la critica e anche l ' autocritica tra i componenti del gruppo . Questa avviene tra scherzi e risatine . Forse gli errori commessi sono comici o non sono molto gravi . Sia gli errori che il lavoro svolto e il programma di lavoro del giorno seguente vengono per così dire messi a confronto col brano di citazione del presidente Mao che li può riguardare . Per quella sera non ci sono state punizioni , ma ci possono essere . Uno dei direttori dell ' albergo che tre anni fa , all ' epoca del mio primo viaggio in Cina , era il maggiore responsabile , ora è retrocesso alle pulizie e al facchinaggio per abuso di potere . Lo vedo in questa sua nuova umile condizione di rieducando , per nulla turbato . Anzi , con mia grande sorpresa , canta . Politica e ideologia ( nell ' albergo ) sono nelle mani di due guardie rosse , camerieri come gli altri , che però , ho notato , lavorano più degli altri : sono due ragazzi , uno spilungone che lavora freneticamente alla lucidatura degli ottoni e un altro addetto alla pulizia delle camere . Con il primo , che parla un po ' di inglese , discutiamo spesso mentre lui sta appeso fuori dalla finestra a pulire i vetri : devo accettare queste regole perché dice che non ha tempo . Mi spiega che sono avvenute critiche molto severe durante la rivoluzione culturale . La severità massima consiste nello svergognamento pubblico . Ho avuto varie testimonianze di osservatori stranieri che mi hanno parlato di molti casi di suicidio : l ' animo cinese non regge alla vergogna e al disonore pubblico , giusto o ingiusto che sia . L ' onore ha ancora molta importanza in Cina . Bellezza Voce che richiederebbe molto spazio : il senso della bellezza nei cinesi comprende molte cose , e infinite sfumature delle molte cose . Il razionalismo della struttura del pensiero cinese sfugge l ' assoluto e si indirizza piuttosto al relativo , al particolare , in una parola ai dettagli . Rasenta l ' assoluto soltanto in un caso , nel caso della calligrafia , che è la grande vocazione estetica dei cinesi . Si rivolge ai dettagli perché un minuscolo dettaglio non perfetto può sciupare la bellezza di una intera opera . Esempio : un sublime vecchietto impiegato in un negozio di Stato in qualità di commesso e di intenditore , quasi si rifiutava di vendermi un cofanetto di cuoio laccato : primo perché non trovava una serratura di proporzioni secondo lui equivalenti alla proporzione del cofanetto poi perché , una volta trovata la serratura , la chiave di questa , una specie di grimaldello di ottone mancava di un certo prolungamento , bello ma non necessario . La chiave funzionava ma non era perfetta in rapporto al tutto , cioè all ' apparizione dell ' intero cofanetto in rapporto con i suoi dettagli . Le proporzioni di milioni di ideogrammi , minuscoli e giganteschi , che coprono in questi giorni Pechino , obbediscono a questo concetto . Ma a questo concetto obbediscono molte altre forme d ' essere , di apparire e di comportarsi . Comportamento Gli abitanti di Pechino hanno appuntato sul petto il distintivo di Mao . Sono rari quelli che ne hanno soltanto uno , nella media ne hanno tre , moltissimi ne hanno cinque o sei , uno diverso dall ' altro e il loro povero vestito brilla di questa sola ricchezza , rossa , dorata e lucente . È importante sapere che si comprano , non vengono regalati , né imposti . I distintivi sono di misure diverse , il diametro degli ultimi usciti è superiore a quello dei precedenti e gli ultimissimi hanno un diametro di circa dieci centimetri . Sono di porcellana bianca con Mao giovane a figura intera . Gli abitanti di Pechino portano sempre con sé il Libretto Rosso delle citazioni , consumato dall ' assidua lettura , spesso si fermano per la strada e ne leggono qualche brano , a voce alta o tra sé e sé . I bambini escono dalle scuole col Libretto Rosso in mano e carichi di enormi distintivi . Dovunque si formano gruppi di passanti che leggono insieme le citazioni del presidente Mao . Piccoli cortei di scolari con la bandiera in testa e il Libretto Rosso in mano marciano per le strade citando il pensiero di Mao . Quando non leggono il pensiero di Mao si riuniscono per inneggiare al nono congresso del partito . Questo è il comportamento degli abitanti di Pechino : in ogni luogo , anche da soli , anche non visti . Comportamento politico , o più semplicemente , comportamento , cioè apparenza , quello che si vede . Molti in Occidente si chiedono : fino a che punto l ' apparenza coincide con la sostanza ? Cioè , in altre parole , fino a che punto il comportamento coincide con l ' ideologia ? O , più grossolanamente , ci credono o fanno finta di crederci ? Personalmente credo al comportamento , a tutti i comportamenti che vedo perché , veri o falsi , rappresentano un fatto reale : in Cina ( ma dovunque ) un insieme di comportamenti politici crea una realtà politica di massa . Il cuore degli uomini è oscuro ma il loro comportamento è chiaro , per cui si può dire che ogni uomo si conosce non attraverso il suo cuore , che nessuno vede , ma attraverso il suo comportamento che ognuno può vedere . Conclusione : il comportamento politico di molti filoni di individui cinesi messi insieme è la politica cinese . Congresso All ' imbrunire si accendono le luci all ' interno del grande Palazzo dei Congressi dall ' architettura titanica e severa . Hanno inizio i lavori . Sia di giorno che di notte all ' esterno del palazzo non c ' è anima viva e l ' interno stesso si direbbe deserto : ai piedi delle scale che portano ai grandi portoni sbarrati non ci sono automobili , bandiere , soldati . Nessuno . Solo ai lati delle porte , seminvisibili , stanno due piccole sentinelle dell ' esercito popolare tutt ' altro che marziali . All ' interno del palazzo si svolgono i lavori del nono congresso del partito comunista cinese . Dopo l ' imbrunire la piazza Tien An Men è deserta , percorsa dal vento e dallo spazio . Il Palazzo dei Congressi sfuma piano piano nell ' ombra . Non un solo delegato è giunto né giunge più . Passeggio solo intorno alla piana immensa e guardo la Luna che mi sembra più bella , più piccola e più irraggiungibile che in Europa e , spiego a me stesso , come un bambino , che la Luna mi sembra più piccola perché mi sono allontanato di molti chilometri dai luoghi dove mi sembrava più grossa . Così passeggiando arriva quasi mezzanotte . A quell ' ora le luci all ' interno del Palazzo dei Congressi si spengono . Aspetto . Nessun delegato esce e si fa notte . I delegati al congresso sono 1512 . Da che parte entrano e da che parte escono , dal momento che non ne ho visto uno ? Il giorno dopo mi parlano di un sottopassaggio che collega il Palazzo dei Congressi alle zone residenziali nella Città Proibita le cui mura sono di là della strada . Ma nelle ore in cui vidi le luci prima accendersi e poi spegnersi , non lo sapevo . Avrei preferito continuare a non saperlo e ora provo insofferenza e noia fisica per l ' uomo piatto che me l ' ha rivelato . Sono quasi certo che un cinese non me l ' avrebbe mai detto . Cultura Si esercita attraverso lo studio del pensiero del presidente Mao Tse Tung e attraverso la critica e l ' autocritica . Nel suo scritto Da dove provengono le idee giuste ? Mao Tse Tung ha criticato i settori delle letteratura e dell ' arte sotto il controllo di Liu Shao Chi , in quanto ancora dominati dai " morti " , ha criticato il ministero della cultura dicendo che « se si rifiuta di cambiare gli si dovrebbe dare il nome nuovo di ministero degli imperatori , dei re , dei generali e dei primi ministri , il ministero dei dotti e delle beltà o il ministero degli stranieri morti » . Ha detto inoltre , in altra occasione : « L ' uomo ha arterie e vene che , per mezzo del cuore , permettono la circolazione del sangue ; l ' uomo respira attraverso i polmoni espirando anidride carbonica ed aspirando ossigeno fresco ; questo significa espellere ciò che è alterato e assorbire il nuovo . Nella stessa maniera un partito proletario deve espellere ciò che è alterato e assorbire il nuovo per essere pieno di dinamismo . Senza espulsione dei rifiuti e assorbimento del sangue nuovo non potrebbe essere dinamico » . Ho riferito queste due citazioni di Mao Tse Tung , già ricordate da Lin Piao al nono congresso nel contesto della voce " cultura " perché esse riassumono , a mio parere con grande esattezza , il panorama della cultura oggi in Cina . Esso mostra , con la rivoluzione culturale , il processo di eliminazione della vecchia cultura da parte della nuova cultura . Cos ' è la cultura vecchia e cos ' è la cultura nuova ? La cultura vecchia è tutto ciò che esisteva in Cina e ancora esiste nel mondo prima dell ' azione ( rivoluzione della cultura precedente chiamata cultura di classe ) . La cultura nuova è appunto la dinamica di distruzione della vecchia cultura e la costruzione della nuova secondo il pensiero di Mao . L ' immenso successo del Libretto Rosso tra i giovani è la prova - fenomeno del successo della teoria . La tabula rasa attira , ha sempre attirato nella storia dell ' uomo . Da tutto ciò dovrebbe sorgere l ' uomo nuovo . A Pechino l ' università è chiusa , dentro vivono gli studenti delle diverse facoltà che studiano l ' applicazione del pensiero di Mao nello studio . I musei sono chiusi , il palazzo imperiale chiuso . Le scuole elementari sono aperte e vi si studia il pensiero di Mao da applicare allo studio delle altre materie . Dolciumi In tutti i negozi di alimentari e nei grandi magazzini si vendono moltissime qualità di dolciumi . I reparti sono sempre molto affollati . Tutti mangiano dolciumi con attenzione e lentezza . Si vedono uomini maturi , soldati , ficcare la mano dentro il sacchettino di dolciumi appena comprato , tirare fuori un dolcetto , guardarlo bene e poi sgranocchiarlo . Fotografie Sì vendono moltissime fotografie di Mao Tse - tung in bianco e nero , a colori e in vari formati . C ' è la serie della sua vita , dalla gioventù ai nostri giorni . Ci sono altre fotografie di Mao Tse - tung con Lin Piao . Poi altre di Mao Tse - tung , Lin Piao e Ciu En - lai . Ho osservato attentamente queste ultime . Sono state scattate in luoghi diversi ma conservano le stesse attitudini e le stesse distanze : in primo piano Mao Tse - tung , un passettino indietro Lin Piao , due passi indietro Ciu En - lai . Questa è la distanza che separa sempre le tre figure , in qualunque luogo , attitudine o movimento essi si trovino ad essere . Grazie In cinese si dice scié - scié , con l ' accento sulla e , e si pronuncia in modo infantile , come certi suoni di neonati , talvolta accompagnato da un piccolo inchino . Non sempre . Riflettere a lungo e provare e riprovare tra sé la grazia e la bizzarria di questo vocabolo . Guardie rosse Attualmente avviate , nella grande massa , al lavoro nelle campagne ; alcune hanno assunto ruoli di responsabilità produttiva e politica nelle città . Poche in giro per Pechino . Sono di solito inquadrate in drappelli di una ventina e marciano al ritmo di slogan e citazioni dall ' alba al tramonto . Spesso si fermano e leggono brani del pensiero di Mao in coro . Alcuni drappelli hanno il mazziere in testa , un ragazzino che rotea il bastone con immenso orgoglio , come fanno gli inglesi e gli americani . Non credo sia abitudine e tradizione cinese . Sono ragazzi e ragazze vestiti molto poveramente , con fascia rossa al braccio , molti distintivi , una sportina di plastica in mano . Ho chiesto a chi stava con me di parlare un po ' con loro ma mi ha detto che preferiscono non essere disturbati nel loro lavoro . Che lavoro ? Politico , ideologico . Sono drappelli sparsi , isolati , marciano tutto il giorno , un po ' vaganti , a caso , anche in lunghissime vie semideserte della periferia . Non ridono , non sorridono . Si vedono qua e là . I passanti non li notano . Fanno chilometri ..
LA FORTUNA DELL'AMINTA ( DE ROBERTIS GIUSEPPE , 1942 )
StampaQuotidiana ,
La storia della fortuna dell ' Aminta è , s ' intende , la storia delle scoperte e degli errori del lavoro e del pensiero critico intorno all ' Aminta , storia del gusto in senso alto ; e noi la faremo , più specialmente , per gli ultimi cinquant ' anni . Da quando il Carducci , con i suoi tre famosi saggi ( I ° L ' « Aminta » e la vecchia poesia pastorale ; 2° Precedenti dell ' « Aminta » ; 3° Storia dell ' « Aminta » ) , tutto cercò , a tutto badò , tranne che all ' arte dell ' Aminta , alla sua formazione , anzi alla sua elaborazione , fino agli ultimi studi , volti a considerare l ' Aminta in sé , nel suo valore poetico , ma scissa quasi sempre dalla sua vera ragione e condizione . E non parliamo dei tradimenti operati dalla critica ( se così deve chiamarsi ) psicologica e romanticheggiante che , al solito , contagiò l ' esame di quella « favola » , in tutto risolta e liberata , con la sovrapposizione della biografia del Tasso . L ' arte del Tasso fu , per quella cosiddetta critica , un pretesto per raccontare , complicandole , le vicende della sua vita , e vederne il riflesso , per l ' appunto , in una delle sue opere che ne restò impeccabilmente immune . I critici estetici , più nel vero , non fecero che sviluppare , ma spesso astrattamente , più con sottigliezza che su una fidata lettura , un giudizio del De Sanctis , sia che vi si accordassero sia che se ne scostassero ; un giudizio preparato e lavorato nel capitolo , sul Tasso , della sua Storia della Letteratura italiana , e che ribalena nel principio del capitolo sul Marino . « Questo mondo lirico , che nella Gerusalemme si trova mescolato con altri elementi , apparisce in tutta la sua purezza idillica ed elegiaca nell ' Aminta . Ivi il Tasso incontra il vero mondo del suo spirito e lo conduce a grande perfezione » . Il De Sanctis scoperse questo mondo , « mescolato con altri elementi » , nella Gerusalemme . Un cenno fuggevole al Rinaldo , un insufficiente cenno alle Rime ( « Delle sue rime sopravvive qualche sonetto e qualche canzone , effusione di anima tenera e idillica . Invano vi cerco i vestigi di qualche seria passione . Repertorio vecchio di concetti e di forme , con i soliti raffinamenti » , e seguitando : « I sentimenti umani sono petrificati nell ' astrazione di mille personificazioni .... e nel gelo di dottrine platoniche e di forme petrarchesche » ) , rendono chiaro che a intendere la formazione dell ' Aminta , il farsi del suo linguaggio , era al tutto fuori strada ; e gli mancava il gusto per queste esplorazioni . Ma dopo ? Il Carducci perseguì , secondo il suo costume , la storia ( storia invero tutta esterna ) della particolare forma ( o genere ) di quella « favola pastorale , o più largamente boschereccia e campestre » , non s ' interessò al determinarsi della più personale forma e espressione : e del resto mostrava di apprezzare poco le Rime , e di conoscerle ancora meno : e gli sfuggì il problema . L ' edizione delle Rime del Solerti , se pure incompiuta e imperfetta , ma ragguardevole , non decise gli studiosi a considerarle altro che fuggevolmente . Il Sainati ne cavò una sorta di commentario perpetuo , ricco di osservazioni e notizie puntuali , e basta . Ma il suo esame né lui né altri poi lo approfondirono . Le Rime del Tasso rimasero un libro non letto ; o letto e frainteso , come nel caso del Donadoni , critico per eccellenza impigliato in compromessi psicologistici , impigliato nelle difficoltà di non saper risolvere i rapporti tra biografia e poesia , poetica e poesia . E non è a dire che quanti si misero a cercarle in seguito fossero trattenuti dalle imperfezioni del lavoro del Solerti , dal suo apparato critico difettoso , che non arriva a fare storia , perché non chiarisce i tempi e i passaggi delle varie lezioni , e insomma i tempi del linguaggio poetico delle Rime ( storia che noi aspettiamo da un giovane a ciò preparato , il Caretti , il quale darà per la « Crusca » la novissima edizione delle Rime ) : la loro attenzione non degnava simili squisitezze . La ragione è invece un ' altra . Quei distratti lettori , per dirla semplicemente , non s ' accorsero , non sospettarono che da quelle Rime fosse nata l ' Aminta ; e che nasce proprio di lì il suo esprimersi fuso corrente , la sua metrica , la sua musica , anzi ne è essa , sotto questo triplice aspetto , la conclusione e l ' arricchimento . Mettiamoci pure l ' influenza di quei tanti poeti latini e cinquecentisti che scrissero favole pastorali , o boscherecce e campestri , e idilli e egloghe ; e mettiamoci , ancora più , gli elegiaci latini , come vide il Foscolo . Se di qui viene un particolare tono e impasto , e un ' inventività melica ( ben altro , dunque , che lo studio d ' una forma e d ' un genere ) , il farsi e graduarsi di quel tono o impasto , di quella inventività melica , è da ricercare appunto nelle Rime del Tasso che precedono l ' Aminta ( ben altro , dunque , che « portento » , come parve al Carducci ) . Ma bisogna distinguere tra rime e rime . Io direi che l ' avvio alla felicità espressiva dell ' Aminta , nei suoi momenti più alti , è da ricercare nei madrigali , nello stile madrigalesco ; la durata della favola , nella somma delle rime nei più diversi timbri . Il Tasso , come tutti i lirici del '500 , pagò prima il suo tributo al bembismo , specie nei sonetti , in quei sonetti di una tecnica sempre un poco « scostata » , che ora riflette come in un indifferente specchio l ' autobiografismo irrisolto e l ' aggrava , ora raggela la ineguale lirica occasionale . Per questa via non s ' arriva al parlato dell ' Aminta , né s ' arriva alle risoluzioni ariose di quel parlato , né , tanto meno , s ' arriva agl ' intermedii e ai cori . Ma i madrigali sono il superamento del bembismo ( crisi per saturazione ) , sebbene di pura tecnica , e perciò stesso affinamento non superamento , e sostituiscono al rallentato dei sonetti un leggerissimo fugato , con un gioco di esili ritmi e un contrappunto labile ( riscattano però anche il dato biografico in fantasia , consumano e riconsumano quel dato biografico ) . Ora , certe parti dell ' Aminta , stando tra questi due opposti modi ( o dizioni ) , e rappresentandone il potente accordo , sostengono la recitazione dei sonetti con un accento più caldo e sciolto , il fugato dei madrigali con un respiro poetico . Così il sofferto si cela dietro le figure e i miti , quasi con un vivo colore di perla ; la tecnica , né tesa né sottesa , ha una sua rozzezza limpida e elegante . Fu detto che l ' Aminta è tutto un madrigale ; io direi che è il presentimento della favolosa e felice opera in musica settecentesca e , come in essa , la stessa sensualità è felice , e la malinconia è felice , tutto ombra felice . Ma c ' è un ' altra qualità intrinseca che l ' avvicina alla nominata opera in musica ( e si pensi alla musica più che alle parole ) : quello sciogliersi del recitativo e del parlato in canto , quel salire gradatamente di tono fino al canto . Già il recitativo , il parlato , porta sempre nell ' Aminta un ' aria di canto , non è mai prosastico ; ed è quella motivazione del recitativo a colorire il canto , direi ad appassionarlo . Uno stile madrigalesco , ma nutrito , inebriato . Il De Sanctis disse che l ' interesse dell ' Aminta « è tutto nella narrazione , sviluppata liricamente » . Avvicinate i due termini , narrazione , lirica , e dite piuttosto che , più che narrare e rinarrare , nell ' Aminta si modula e rimodula , con una dolce sazietà . Di atto in atto , certi temi sono riproposti con una sempre maggiore affettuosità d ' intonazione , si riprovano in tutta la loro capacità emotiva . Cosicché se le parti narrative generano ognuna modi più liberi e sciolti , nella stessa logica degli atti , e della favola intera , accadono queste fortunate risollevazioni . A posta forse il Tasso cominciò l ' Aminta con un « prologo » , e la compì con un « epilogo » , come in due direzioni distanti e congiunte , due segni , due simboli ; quello in tutti endecasillabi , questo in strofe liriche . E secondo la stessa logica finì gli atti con i cori e gli intermedii , cioè con strofe liriche . Questi cori , questi intermedii , e più le parti liriche portate in cima dal parlato , sono il fiore della poesia tassesca . Nascono insieme da ispirazione e da un mestiere stragrande . Varrebbe la pena farne la storia . Una , tutta presente , toccante , e vi abbiamo accennato parlando di quello stile madrigalesco motivato dal recitativo , un ' altra , più lontana , più lunga , e bisognerebbe , per illustrarla , risalire alle Rime e alla loro formazione lentissima . Per far questo , s ' aspetta che il Caretti ci abbia dato il suo studio delle lezioni varianti .
C'È SOLO VISCONTI SUL PONTE DI MILLER ( De Monticelli Roberto , 1958 )
StampaQuotidiana ,
Mettiamola subito in soldoni : che furbo , questo Arthur Miller . Magari senza neanche sospettarlo , che volpone . Ecco che in Uno sguardo dal ponte , spettacolo a gran successo della compagnia Morelli - Stoppa con la regia di Luchino Visconti , egli ci presenta un dramma verità , quasi rusticano nei personaggi , non privo , persino di folclore ; un dramma a grossi effetti , abile , serrato , teso , secondo i più collaudati moduli del grosso mestiere di Broadway e della tecnica di Hollywood ; e fra l ' uno e l ' altro spigolo d ' una situazione scabrosa e teatralissima , insinua motivi alieni , di tragico moralismo , di , preoccupata socialità e di psicanalisi . Poteva mancare , la psicanalisi ? Non poteva mancare . Tali inserti amplificatori Miller li inette in bocca a una specie di personaggio - coro , l ' italo - americano avvocato Alfieri che commenta la vicenda e a un certo punto vi interviene ; e ne fa la materia d ' una prefazione , a questo e a un altro dramma in un atto , Ricordo di due lunedì , recentemente raccolti in volume : una prefazione in cui si parla di « mito greco » , di « fato » , di « mistero » , ma con una sorta di patetica perplessità , che sa lontano un miglio di assimilazioni culturali non differenziate , proprio da autodidatta ; e che , dunque , non esce dal generico . Perché , siamo giusti , cos ' è Uno sguardo dal ponte se non un grosso fatto di cronaca , magistralmente raccontato ? È inutile che l ' autore , tramite il personaggio - coro , cerchi di iniettarvi significati più ampi : il personaggio - coro qui , appartiene alla categoria stilistica delle « voci fuori campo » del cinema , non esce da quelle funzioni , esclusivamente pratiche , di logica narrativa . Per dirla dura dura , ecco qua : non si può fare il Brecht quando non lo si è . La storia di Eddie Carbone , scaricatore italiano del porto di Nuova York , immigrato siciliano che vive nel quartiere di Brooklyn con la moglie e una nipote , della quale è oscuramente innamorato , va benissimo , indifferentemente , per una cronaca in rotocalco ( « Un fatto che vi farà piangere » ) e per un ruvido dramma verista come questo . Eddie Carbone accoglie in casa due compaesani , due cugini della moglie , appena arrivati dalla Sicilia , due immigrati clandestini ; così facendo , li sottrae al controllo dell ' ufficio Emigrazione ed essi possono lavorare indisturbati nel porto , con lui . Ma il più giovane dei due , Rodolfo , che è scapolo ed è un bel ragazzo biondo , melodico e discretamente fine , si innamora della ragazza , Caterina , e ne è riamato . Eddie spasima d ' una gelosia della quale non capisce la vera natura ; tenta di tutto per separare i due , a un certo punto insinua persino che il ragazzo non sia normale . Poi , quando vede che non c ' è più niente da fare , si decide a compiere l ' azione indegna : denuncia la presenza dei due immigrati clandestini alle autorità . Rodolfo e Marco vengono dunque arrestati , ma mentre il primo sposando Caterina regolerà la propria posizione e potrà tranquillamente restarsene negli Stati Uniti , il secondo , che ha in Sicilia moglie e figli , dovrà essere rimpatriato . Prima però si vendica , uccidendo con una coltellata , al culmine d ' una specie di duello rusticano , nella stretta strada di Brooklyn , fra una cerchia di spettatori , uomini e donne , neri , ammutoliti e oscuramente solidali , il delatore . Tutto ciò non va assolutamente al di là di quelli che sono i limiti naturali di un siffatto aneddoto drammatico . C ' è efficacia , linguaggio preciso , il personaggio di Eddie ha una sua scontrosa evidenza teatrale ; ma non altro . Nulla autorizza a parlare di « tragedia sociale » , di « fato » , di « mito greco » . E a voler proprio guardar le bucce , altro che trovare significati ; dovremmo aggiungere che questo mondo di immigrati dell ' Italia del Sud nei quartieri popolari di Nuova York è visto in modo assai convenzionale , i personaggi sono appena segnati , d ' una elementarità che , lungi dall ' essere tragica , rischia di parere banale . I motivi poi di richiamo ai famosi processi delle streghe , all ' intolleranza e alla discriminazione del maccartismo di cui anche Miller è stato vittima , bisogna proprio andarli a tirare per i capelli , per portarli in campo . Ma Luchino Visconti ha colto un ' altra volta l ' occasione Miller per creare un grande spettacolo ; ed è ciò che giustifica la scelta del testo e ne spiega il successo di pubblico . Nella scena ideata da Mario Garbuglia , realistica e insieme allusiva , che evoca in anodo suggestivo ( peccato che , qui a Milano , la prospettiva sia stata un po ' sacrificata dall ' angustia del boccascena ) l ' ambiente di Brooklyn e del porto , i personaggi si muovono con una assai plausibile naturalezza espressiva . Paolo Stoppa è un Eddie Carbone perfetto , così drammaticamente caratterizzato , brusco e angosciato . Rina Morelli dà alla moglie di Eddie quella dolorosa dolcezza che fece un personaggio indimenticabile della moglie di Willy Loman , il commesso viaggiatore . Sergio Fantoni e Corrado Pani sono seccamente efficaci nelle parti dei due immigrati clandestini e , con Stoppa , danno al fosco dramma una coloritura meridionale ( questa sì , che sa d ' antico fato ) , con quella parlata alla siciliana , che è una trovata registica . Ilaria Occhini è semplice e fresca . E poi c ' è lo sfondo , le lamentazioni finali , gli effetti luce , la colonna sonora ; il personaggio - coro : l ' abile Marcello Giorda . Una scorpacciata : ma d ' alta cucina teatrale .
StampaQuotidiana ,
Nessun conforto maggiore , nessun maggior premio a questo nostro giornale , il quale vive di immutabile passione italiana , che quello di potersi riconoscere interprete del vecchio Piemonte in tutte le grandi ore della Patria . Né mai ci parve di intendere che cosa dovette essere per i primi scrittori della Gazzetta del Popolo l ' ardente partecipazione al prodigio del Risorgimento , come quando nel 1915 , nel 1917 , nel 1918 , il calunniato e sobillato Piemonte vibrò ed operò , nella speranza , nell ' angoscia , nella gioia nella fede sempre con l ' animo stesso che in queste pagine vibrava . E più tardi , quando , in tempi di diffusa viltà , Gabriele d ' Annunzio confidato il suo luminoso programma al nostro giornale ed a Benito Mussolini andò a Fiume e salvò il confine orientale , l ' entusiastica solidarietà della Gazzetta del Popolo con il Poeta mosse , fra la gente subalpina , la più profonda passione . Ora poi i fatti stanno dicendo ed il popolo sta entusiasticamente proclamando come fossimo nel vero quando , dovendosi ridecidere il destino d ' Italia salutammo in Mussolini la decisione felice ; in Mussolini capo ed arbitro : non in coloro che farneticavano di servirsi di lui , in sott ' ordine , per contrabbandare la vecchia rovina . E se allora , come già contro la guerra e contro la vittoria cominciarono ad insinuarsi dagli spodestati i dubbi , le malignazioni , le sommesse profezie di rivincita e di vendetta , Torino espresse il suo cuore a Mussolini nel memorabile ottobre , e dette al risanamento tutte le sue formidabili energie . Se infine , dopo Matteotti , in mezzo alla frenetica sobillazione dell ' odio , toccò nuovamente alla Gazzetta del Popolo l ' arduo onore di riaffermare più necessaria e più insospettabile che mai la gigantesca opera del Capo , ecco che nuovamente il popolo piemontese in questi giorni riprende quel nostro linguaggio , rammenta gli inganni contro cui lo mettemmo in guardia , festeggia l ' accertato avvento di un ordine migliore , si compiace di aver dato tutta la sua attività , la sua serietà , la sua rettitudine alla generale riscossa nazionale . Come la vittoria fu conquistata due volte , così due volte volle il destino che l ' Italia avesse la certezza di essere salvata da Mussolini : nel 1922 e nel 1924 . È di ciò , sopratutto , che le manifestazioni di questi giorni dànno atto al Presidente . Non scriviamo apologie . Elenchiamo fatti e stati d ' animo . Di leggende inique sul Piemonte , molte ne sono cadute ed altre ne cadono . Ora si vede con quanta superficialità là dove non era ostinato calcolo si volesse prospettare un Piemonte ad immagine e somiglianza di alcune mediocrità politiche incapaci di contatto , nelle ore insigni , con l ' anima nazionale . Rimane verissimo che il Piemonte non è un popolo di rètori . Niente retorica , dunque , nelle accoglienze di Asti e dei colli monferrini all ' uomo che si adegua alle ragioni vitali del Paese , in anni asperrimi . Niente retorica , oggi , nel fervore dell ' aurea Vercelli , che pure negli anni rossi custodi e celebrò il valore perpetuandolo contro le aberrazioni antinazionali nei superstiti ed incorrotti artefici della Vittoria . Niente retorica , oggi , a Casale Monferrato memore dell ' eccidio dei tamburini sardi e dell ' attentato all ' on . Devecchi ; niente retorica nel plebiscito mussoliniano ; così come non era retorica quella dei credenti nella vittoria anche se gli esegeti della abilità politica - corruttrice e patteggiatrice , all ' interno ed all ' estero irridevano al « mito di Trieste » . Liberi da ogni altro impegno che non sia quello di servire il popolo italiano ; convinti di militare , militando per Mussolini , per la Patria ; immuni da ogni e qualsiasi pretesa di infallibilità , siamo fieri di sentirci dire oggi da voci innumerevoli e da fatti eloquentissimi che non ci siamo sbagliati . Unico nostro orgoglio è che il destino continui a commettere a queste pagine il privilegio di precorrere e di condividere i più decisivi atteggiamenti popolari a servizio della grande Patria . Così oggi riteniamo di dover portare ogni nostra modesta fatica alla realizzazione di quella compiuta e feconda armonia tra Stato nazionale e sindacalismo operaio , che non chiede abdicazioni e generalizzazioni politiche , ed è la conditio sine qua non per l ' ascesa del lavoro . . In vista di tale realizzazione a cui tende indubbiamente l ' animo dell ' onorevole Mussolini il possibile contributo del Piemonte è da considerare con la più grande attenzione e con cordiale fiducia . Terremo a nostro altissimo onore non meno che quando si trattò di protendersi totalmente verso la vittoria e verso la riscossa nazionale quanto ci sarà possibile fare a servizio di questo sforzo esemplare di civiltà , di giustizia e di pace . Le officine del Piemonte contengono imponenti energie che meritano dallo Stato ogni considerazione ed ogni simpatia . Il fenomeno sindacale è fenomeno di primo piano nel tempo nostro . E sarà per l ' Italia un glorioso primato quello che il Governo di Mussolini fa diventare possibile e forse ineluttabile . Il ciclo del risanamento , della coordinazione e della pacificazione continua , e non s ' arresta . « L ' Italia di tutti gli italiani » , che gli accaniti suoi avversari riducevano ad un grido d ' odio e di impotenza . Mussolini la crea , la plasma , e la avvia per il mondo .