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Governo degli onesti ( Bobbio Norberto , 1981 )
StampaQuotidiana ,
Da quando è scoppiata la « questione morale » non si parla d ' altro . E giustamente ne ha parlato il presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine d ' anno . Ma non mi pare si siano fatti grandi sforzi per capire di che si tratta . A giudicare dall ' occasione da cui è nata ( lo scandalo del petrolio e l ' affare Pecorelli ) sembra si voglia intendere che gli uomini politici debbono essere persone oneste nel senso comune della parola , persone cioè che non rubano , non mentono , non commettono nessuno di quei reati che sono puniti dal codice penale in quanto giudicate azioni che le persone perbene non dovrebbero compiere . Questa interpretazione è tanto diffusa che il partito comunista ha ritenuto di dover proporre come una svolta nella storia delle nostre istituzioni un governo degli onesti . Che la questione morale debba essere interpretata anche in questo modo , è fuori discussione . Fuori discussione perché ovvio . Non si vede infatti perché chi fa politica debba essere sottratto agli obblighi cui è sottoposto l ' uomo comune . Non esiste una morale pubblica distinta dalla morale privata . Se mai , l ' uomo pubblico dovrebbe essere più scrupoloso nel rispetto degli obblighi morali e di quelli giuridici ( ma questi sono generalmente obblighi morali sanzionati dallo Stato ) per la semplice ragione che le sue infrazioni sono più dannose alla collettività di quelle dell ' uomo comune . Non ignoro che il problema dei rapporti fra politica e morale è molto più intricato , che in politica vale il principio che il fine giustifica i mezzi , che gli Stati non si governano coi pater noster , e via discorrendo . Ma , girata e rigirata da tutte le parti , la famigerata dottrina della ragion di Stato significa soltanto questo : che l ' uomo di Stato si viene a trovare talora in circostanze eccezionali ( si badi « eccezionali » ) a dover prendere decisioni riguardanti il bene comune ( si badi « il bene comune » ) che non possono essere prese se non violando regole della morale corrente . Ciò che giustifica un mezzo moralmente discutibile è soltanto la nobiltà del fine , e la sua eccezionalità . Il che poi non è neppure una condizione particolare dell ' uomo politico perché lo stato di necessità vale come giustificazione anche per l ' uomo comune . Che l ' essenza del problema stia nella nobiltà del fine lo ha detto molto bene Ceronetti in un articolo sulla « Stampa » due settimane fa . Che il fine giustifichi i mezzi non vuol dire che i mezzi siano giustificati da qualsiasi fine . La stessa celebre frase di Machiavelli dice che « i mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno laudati » quando il principe riesce a « vincere » e a « mantenere lo Stato » . Quale sia la nobiltà del fine per cui alcuni dei nostri uomini politici commettono atti disonesti e offendono la morale comune , non è dato capire . C ' è il sospetto che il dilagare della corruzione sia dovuto prevalentemente al bisogno di denaro per sostenere una campagna elettorale o per mantenere in vita una corrente di partito . Non che grandi , alcuni di questi fini sono politicamente tutt ' altro che corretti . Si tratta , sì , di vincere , non una guerra , bensì le elezioni . Si tratta di conservare non lo Stato , bensì il proprio potere personale . La massima che il fine giustifica i mezzi è di per se stessa discutibile . E non solo discutibile ma insostenibile quando il fine che dovrebbe giustificare i mezzi è esso stesso ingiustificabile . Tutto questo , come ho detto , è ovvio , ma non esaurisce il problema . Qualsiasi trattato di morale distingue la morale generale che regola l ' azione di tutti gli uomini , e al cui rispetto quindi tutti sono tenuti , dalle morali speciali cui sono sottoposti gl ' individui in quanto appartengono a una determinata classe o gruppo o categoria o professione . Accanto alla morale comune ci sono le etiche del medico e del sacerdote , del giudice e del commerciante , dell ' insegnante e del giornalista . In ognuna di queste valgono obblighi specifici , e anche specifiche esenzioni di obblighi . Un medico ha l ' obbligo di accorrere alla chiamata di un malato grave anche fuori della sua ora d ' ufficio , ma è esentato dall ' obbligo di dire allo stesso malato la verità sulla gravità della malattia . Ogni professione ha il suo codice morale , che con parola dotta e pretenziosa si chiama « deontologia » . Tra le morali speciali vi è anche la morale dell ' uomo politico . Tanto più poi quando anche la politica è diventata una professione . Per capire la specificità dei diversi codici morali occorre aver di mira la funzione sociale delle diverse Categorie cui si riferiscono . Dalla considerazione che la funzione sociale del medico è quella di provvedere alla guarigione degli infermi nascono tutti quei problemi delicatissimi di etica medica che vanno dall ' eutanasia al prolungamento artificiale di una vita condannata . La funzione sociale dell ' attività politica è quella di perseguire , e possibilmente conseguire , l ' interesse pubblico . Di qua deriva l ' etica specifica di chi si dedica all ' attività politica , il suo codice morale . C ' è una distinzione che corre lungo tutta la storia del pensiero politico , la distinzione fra buon governo e malgoverno , fondata sulla distinzione fra il governante che persegue il bene comune e quello che persegue il bene proprio . L ' etica specifica dell ' uomo pubblico è quella in cui la distinzione fra l ' azione buona e l ' azione cattiva corre parallelamente alla distinzione fra l ' azione volta al bene comune e quella volta al bene individuale . Ne deriva che l ' uomo politico ha oltre ai doveri di tutti anche i doveri che gli spettano in quanto uomo politico . Questi ultimi sono strettamente connessi alla funzione specifica della sua attività . La funzione specifica dell ' attività politica è il buon governo come la funzione specifica del medico è quella di ben curare , quella del giudice di ben giudicare , dell ' insegnante di ben insegnare . No , quando si pone la questione morale con riferimento all ' azione del politico , non si tratta soltanto del governo degli onesti nel senso generico della parola . Si tratta del governo di uomini che antepongano l ' interesse dello Stato al proprio , a quello del proprio partito , della propria corrente , del proprio clan , di uomini che rispettino non solo le regole della morale comune ma anche quelle della propria morale professionale . Uno dei maggiori rimproveri che oggi l ' uomo della strada , l ' uomo della morale comune , muove alla nostra classe politica nel suo insieme è di subordinare l ' interesse pubblico che è il fine specifico della sua azione specifica all ' interesse privato , di approfittare del potere pubblico che deve essere esercitato solo in vista del bene comune per accrescere il proprio potere personale . Una volta si diceva che cattivo governante è colui che mira a soddisfare il bene proprio anziché a provvedere al bene comune . Oggi si dice che il malgoverno consiste nel considerare gli affari di Stato come affari privati . Le parole cambiano ma la sostanza è la stessa . In questo senso , e solo in questo senso , la questione morale è anche una questione politica . Una questione politica che nessun ritocco della Costituzione potrà mai risolvere . Dai buoni costumi possono nascere buone leggi . Ma non bastano le buone leggi a produrre buoni costumi .
I CAVATORI DELLA «BAIA DEL RE» ( BARZINI LUIGI JR. , 1933 )
StampaQuotidiana ,
A Lasa , nell ' Alto Adige , nel silenzio delle foreste di abeti e dei nevai immacolati , dove non ha mai risuonato il trionfale « Pista ! » dello sciatore , vengono dalla Toscana la sabbia della spiaggia di Viareggio e una quarantina di uomini . Uomini e sabbia sono impiegati nelle cave di marmo , le più giovani d ' Italia e le più alte del mondo : tre anni di età e 1700 metri sul mare . La sabbia , silicea , uniforme , arriva a vagonate , per essere portata in cava e colata lentamente nel solco dove passa , ronzando , il filo elicoidale che sega il marmo . Gli uomini , specialisti dei mille mestieri misteriosi dei cavatori , sono giunti tre anni fa per insegnare agli abitanti della vallata i secolari segreti delle Alpi Apuane . Siamo andati a trovare gli uomini . Abitano su per la Valle di Lasa ( una fessura scoscesa tagliata dal torrente sul fianco della montagna ) a qualche chilometro di distanza dal villaggio . Montagna , valle , torrente , villaggio , cave e marmo hanno un nome solo in comune : Lasa . La neve cadeva indecisa e svolazzante quando siamo scesi dal trenino che ci aveva portato da Bolzano . Le montagne erano ovattate di bianco , invisibili . Una vecchia , in scialle , ha accatastato sacchi di posta e pacchi di giornali su uno slittino , ed è partita verso il paese tirandoselo dietro come fanno i ragazzi . Oltre i binari , erano i blocchi di marmo bianco , in disordine , come i rottami di un muraglione ciclopico che fosse crollato . Sopra ognuno la neve aveva deposto un regolare cuscinetto azzurrognolo , che ne arrotondava la sagoma squadrata . Nel silenzio , il picchiettare di uno scalpellino invisibile , e lo sbuffo del treno che si allontanava . A gambe larghe sul marmo era la grue a ponte , disegnata di nero opaco contro il cielo bianco . Gli uffici della società stanno poco lontano , in una palazzina nuovissima . Una locomotiva elettrica attende alla porta . L ' ingegnere Antonio Consiglio , direttore della cava dell ' Acqua Bianca , ci ha fatto salire e siamo partiti nella neve , in piedi dietro il manovratore , sui binari impolverati di bianco , che lasciavamo neri e bagnati dietro a noi . Dopo pochi minuti siamo giunti al piano inclinato . Il piano inclinato è una funicolare , che sale per un chilometro sul fianco della montagna , in una trincea tagliata tra gli abeti immensi . È la funicolare più grande d ' Europa , perché trasporta un carrello con due tronchi di rotaia , sui quali possono stare quattro vagoni della ferrovia marmifera carichi di blocchi . Una specie di ferry - boat da montagna . Guardandola dal basso , si vedevano le grosse rotaie allargate scomparire in alto , verso la cima , perse nella nebbia . Per ordinare al manovratore , nella cabina di controllo , di farci partire , un operaio ha toccato uno dei fili telegrafici lungo il binario con una canna di bambù da cui parte un cordone elettrico . Un modo come un altro di suonare un campanello distante . Il grosso cavo d ' acciaio , che scende dalla montagna come un serpente , con la coda persa nella nebbia , si è stiracchiato e finalmente , con una scossa , siamo partiti lentamente e dolcemente . Diciassette minuti di ascensione . La valle si allontanava da noi , appiattendosi , il paese si velava a poco a poco , e gli abeti , carichi di neve , si inabissavano silenziosamente al nostro fianco . Con una scossa il carrello si è fermato nel suo alveo d ' arrivo , con le sue rotaie allineate a quelle del binario . Un ' altra locomotiva elettrica ci attende . Alcuni minuti di corsa lungo il fianco della montagna deserta , tra gli alberi , nel panorama natalizio . È il quarto mezzo di locomozione della giornata . All ' arrivo , ci sono i toscani . Abitano un baraccone di legname e di muratura , a picco sul torrente , tra gli alberi . Davanti alla loro villa , il torrente si divide in due , attorno a un vecchio masso rotolato chissà da dove , sul quale è cresciuto un albero . Gli uomini hanno costruito un tavolo e una panca di legno bianco , sulla grossa roccia , e hanno innalzato un cartello a lettere rosse : « Lido Polo Nord » . Il Lido è il punto di ritrovo estivo , supponiamo , poiché in questo momento è sepolto sotto la neve . Dalla tavola alla porta del rifugio corre un filo metallico teso . È una piccola funicolare privata , che scavalca il torrente , e serve al trasporto di fiaschi di vino dalla dispensa agli uomini che riposano , pancia al sole , sotto l ' abete contorto . Il rifugio , al quale si arriva su un ponticello di legno , a cui mancano diverse tavole , si chiama la « Tenda rossa » , comunemente . Ormai il nome è usato da tutto il personale , dalla direzione , nei rapporti e negli ordini . Nessuno sorride più . Così i capannoni a valle , in fondo alle rotaie della funicolare , si chiamano la « Baia del Re » . Forse , fra un paio di secoli , i nomi saranno rimasti e faranno parte incolore della geografia del posto . Qualcuno si informerà di quale Re si tratti e di quale Tenda senza trovar risposta , e un dotto locale scriverà una breve monografia per dimostrare , al contrario di quanto sostengono altri studiosi professori , che il Re in questione era Beovulfo il Rosso , e non Agilulfo Ottavo . Sulla porta del rifugio è un vecchio Cristo in croce , di stagno , trovato da uno dei toscani in una baita più in alto . Dentro s ' indovinano , nella penombra , delle figure d ' uomini attorno a una stufa accesa . Le pareti sono annerite dal fumo . Attorno al muro sono appesi pentole di rame , collane di agli , fiaschi . Gli uomini schizzano in piedi , timidi e silenziosi , all ' arrivo del superiore e del forestiero . Sono tutti giovanotti . « Chi fa da mangiare qui ? » La domanda rompe il silenzio sorridente e cerimonioso . « Tutti noi » risponde uno , dopo una pausa , scrollando le spalle , come se avesse trovato l ' interrogazione un po ' stupida . Il silenzio si ristabilisce , solenne . Diamo un ' occhiata , nella stanza vicina , alla fila delle brande militari allineate come un piccolo dormitorio . Altri dormono di sopra . Una baracca di retrovia , durante la guerra , doveva essere così . Gli uomini guardano fare , rispettosi , e tacciono . « Come va la vita nella Tenda Rossa ? » La domanda ha un finto tono cordiale . « Bene . Un c ' è male . » La risposta che si attendeva . Usciamo . Il direttore spiega che l ' uomo che ha risposto è un po ' il caporione , perché è stato a Fiume con D ' Annunzio , e il mondo l ' ha girato più degli altri . Sono quasi tutti filai , o filisti ( la parola non è stata ancora acchiappata nella rete di un glottologo e appuntata nelle pagine di un dizionario con un ' etichetta sotto ) , cioè manovratori dei fili elicoidali che segano il marmo . Altri sono minatori , maestri nell ' arte misteriosa di dosare esplosivi , che in una cava è difficilissima , per il numero di cose diverse che deve fare la polvere : staccare un masso , senza romperlo , o aprire una galleria , senza incrinare la montagna . Il quinto mezzo di locomozione della giornata ci attende . È una teleferica , costruita per il trasporto del marmo , che ci farà passare la fenditura sopra il torrente . Ci sediamo nel vagoncino su una tavola che due operai hanno agganciato al bordo . È la panca delle grandi occasioni , spiega l ' ingegnere , per i visitatori che vengono dal lontano mondo delle città . I cavi sopra di noi si tendono e rimaniamo sospesi e ballonzolanti nel vuoto candido . Si sale lentamente , con un movimento ovattato , come un aeroplano silenzioso au ralenti . Attraversiamo la nebbia da cui spuntano sotto di noi le guglie degli abeti incrostate di ghiaccio . Passiamo rasente a una parete di roccia a picco , con festoni di ghiaccioli azzurrognoli . Allungando una mano si potrebbe spaccarne uno . Il viaggio aereo dura pochi minuti . Il vagone si ferma , e scende ronzando lungo i fili fino a toccare per terra . Saltiamo sulla neve , all ' entrata della cava . Siamo a un ' altezza da rifugio , da alpinisti , da pipa , da corda , da guida e da borraccia di grappa . Qui , invece , si lavora . La cava è un ' immensa caverna , che si ficca nella montagna , da cui esce in un rombo confuso il suono di motori , di martelli pneumatici , di ruote . Si sente , nel ventre del monte , il boato di una mina , seguito subito da altri , come un tiro di artiglieria comandato da un ufficiale impetuoso . Sul fondo della caverna lavorano gli uomini , nella penombra , attorno ai massi di marmo bianco , informe , impolverato . Un blocco è legato a un cavo d ' acciaio teso da un argano lontano , e sta per rovesciarsi in avanti . Un altro è formicolante di operai che lo tagliano a pezzi più piccoli . Le pareti sono perpendicolari , altissime , lisce , con le forme dei blocchi che sono stati staccati . Rasente al soffitto , a una trentina di metri sopra di noi , corre un ballatoio di tavole sconnesse . Conduce ai locali dei compressori elettrici , che sono scavati nella roccia , in alto . Di fianco alla caverna c ' è una fenditura , larga un metro e mezzo , alta una quindicina di metri , che si ficca nel ventre della montagna . Le pareti sono un taglio solo , di marmo . Nel fondo , alla luce di un riflettore elettrico , inginocchiato su un mucchio di rottami biancastri , un operaio tormenta la roccia con un martello pneumatico che sparacchia sollevando degli sbuffi di polvere candida . L ' uomo ha il viso infarinato , quando si alza ; la polvere gli ha asciugato i capelli e gli ha disegnato le rughe . Sta scavando una galleria ad angolo retto con il corridoio dal quale siamo entrati , spiega l ' ingegnere , per far passare il filo elicoidale , ed isolare un masso di 10.000 tonnellate . Il lavoro è incominciato nell ' agosto del 1931 , quando si è tagliato il grande corridoio . Il marmo è stato isolato , a forma di cuneo . Poi una carica di polvere nera , dietro , ha fatto scivolare il monolito di 1500 metri cubi fin nel centro della galleria , dove è stato tagliato a pezzetti uniformi , caricato sulla teleferica , e portato alla ferrovia . Le battaglie contro la montagna sono lente . Si lavora per la produzione futura , si stabiliscono piani che verranno portati a termine dai nostri nipoti . L ' operaio continua il lavoro che dura da due anni . Il corridoio crescerà , fino a chiudere il masso da ogni parte . Poi un ' altra carica di polvere nera farà scivolare un blocco di 10.000 metri cubi fin nel centro della galleria , dove gli uomini gli si getteranno addosso , per sminuzzarlo in tanti piccoli blocchi regolari . La cava ha l ' aspetto di una miniera , con queste gallerie oscure che si addentrano nel ventre del monte , queste luci che illuminano le figure degli uomini al lavoro . Due operai , in piedi su un masso addossato alla parete , ficcano nell ' interstizio tra il blocco e la montagna dei cunei di metallo , e vi battono la mazza pesante , insieme , dandosi la voce . Dondolano il martello tra le gambe aperte , lo rialzano sopra una spalla , e , abbandonandosi con tutto il corpo , lo abbattono di schianto sulla testa del cuneo , che entra di qualche centimetro . Da tutte le parti è un rimbombare di martellate , di voci . Sulle nostre teste passano i fili metallici , che ronzano . In una galleria lontana esplodono ancora mine , con un boato che scuote l ' aria e che fa vibrare la stoffa dei pantaloni contro la gamba , sventolati da una raffica di vento lievissima e secca . Giriamo per i budelli oscuri . Arriviamo in ampii saloni , dalle pareti sbocconcellate dalle mine , o segate , lisce e perpendicolari , dal filo . C ' è un lieve odore di acetilene , di polvere da sparo , nell ' aria . La bocca si asciuga , respirando la polvere bianca , impalpabile . Le ombre degli operai , proiettate dalle lampade , s ' ingigantiscono contro le immani muraglie , ripetendo , con esasperazione grottesca , il piccolo gesto dell ' uomo . Carrelli carichi di detriti escono spinti a braccia dai lavoratori imbiancati . Passa un vecchietto che tiene appeso all ' indice un pacchetto avvolto di carta nera , come si porta una scatola di dolciumi . È l ' esplosivo . Dovrebbe , secondo il regolamento , passare gridando : « Io porto la dinamite ! Io porto la dinamite ! » e al suo passare gli operai si dovrebbero gettare dietro un riparo , nascondersi in una trincea , buttarsi in un buco . Non succede niente . L ' uomo passa , in silenzio . Gli altri continuano a lavorare . È un peccato . Troviamo la via dell ' uscita , per oscuri corridoi , per scalette improvvisate di tronchi di abete , per ballatoi di tavole sfilacciate dai chiodi delle scarpe . L ' imbocco della galleria è un immenso arco di luce pallida . Contro il nero delle baracche che ingombrano l ' apertura , si vede la neve bianca che cade . Ha ripreso a nevicare forte .
LA STRADA DI BECKETT FINISCE IN UN ABISSO ( De Monticelli Roberto , 1958 )
StampaQuotidiana ,
Con Fin de partie di Samuel Beckett , rappresentato questa sera al Ridotto da Roger Blin ( che fu il primo interprete di En attendant Godot ) , siamo sull ' altro versante di questo allucinato teatro francese , scritto da romeni ( Ionesco ) , da russi ( Adamov ) e da irlandesi ( Beckett , appunto ) : siamo sul versante che guarda verso la notte , non c ' è che il buio da questa parte , il buio nel vuoto . Quattro personaggi in una stanza grigia , assolutamente nuda , circolare : due piccole finestre , una orientata verso la terra , l ' altra verso il mare ; l ' unico quadro appeso alla parete è stato rovesciato , mostra il dorso della tela ; al centro , paralizzato su una poltrona , avvolto in un vecchio drappo , Hamm : cieco , con occhiali neri sugli occhi bianchi e vuoti ; accanto a lui , in piedi , stancamente docile ai suoi comandi e ai suoi richiami , vibrati nell ' aria come frustate , a colpi di fischietto , Clov , che è figlio di Hamm e insieme il suo schiavo , condizionato da lui e a lui unito da un invisibile cordone ombelicale ; ridotti a tronconi umani , chiusi entro bidoni per la spazzatura , ai cui bordi si afferrano con le mani come agli orli d ' un pozzo , Nagg e Nell , i due « maledetti progenitori » di Hamm . Fuori da questa stanza è 1'«altro inferno » , il deserto ; ma il deserto dove tutto è già stato consumato e bruciato , poiché , alle domande di Hamm , Clov , lo schiavo - figlio , risponde « non c ' è più natura » , e se l ' altro , con apparente banalità , gli chiede che ora è , egli ribatte : « Non esiste più tempo » . Hamm , è stato detto , deriva il suo nome dalla parola inglese hammer , martello , ed è la continuazione del personaggio di Pozzo in En attendant Godot : è il padrone , il cosiddetto padrone dell ' universo , l ' Uomo . È il martello che batte sui tre chiodi rappresentati dagli altri tre personaggi , i cui nomi sono variazioni linguistiche della parola « chiodo » , e li conficca sempre più nel niente della vita e della morte . Cosa accade ? Non può accadere nulla , evidentemente . Nel dramma precedente di Samuel Beckett c ' era , unico baleno di speranza , l ' attesa dell ' invisibile Godot . Questo Godot che non arriva mai è diventato quasi un simbolo nell ' angoscia del mondo contemporaneo , in cui gli uomini si avviano rapidamente a prendere i connotati indefiniti , fatti di sabbia sporca , di questi personaggi , di Hamm , di Clov , dei due tronconi agonizzanti nei secchi di lamiera . Qui , invece , non c ' è nessuna attesa , la partita è chiusa e mentre i due vecchi muoiono , sgranocchiando l ' ultimo biscotto , nei bidoni il cui coperchio è stato riabbassato per sempre , Clov se ne va , ha visto qualcosa che si muove fuori , nel deserto , non sa se uomo , donna o bestia ; ma che importanza ha ? Tanto , fuori di lì , è la morte ; come la morte è dentro , fra quei muri grigi , dove rimane soltanto Hamm , ad aspettare la fine , mettendosi , sulla faccia senza sguardo , sudario miserabile , un fazzoletto macchiato di sangue . Comodità della tragedia , direbbe Jean Anouilh , che se ne intende ; nella tragedia tutto è previsto e accade al punto giusto . Non ci sono attese . Non ci sono speranze . Non c ' è che da urlare , al momento opportuno , quando la trappola si chiude . È appunto ciò che fa la forza di questo dramma , dove non si grida per la verità , ma si soffoca entro un triste e beffardo sentore di tomba . È veramente il « teatro nero » dei nostri giorni ; agghiacciante ma efficacissimo . C ' è da chiedersi soltanto ; e poi ? La strada di Beckett , a differenza di quella di Ionesco , sembra qui interrompersi per dar luogo a una parete verticale , oltre non c ' è che l ' abisso . È da notare come Roger Blin , interprete e regista ( fu allievo di Antonin Artaud ) e i suoi bravissimi attori , Jean Martin , Alice Reicher , Georges Adet , abbiano , per un ' ora e mezzo di tensione fortissima , portato su , a spirale , l ' immobile , filosofica drammaticità del testo , facendone balenare alcuni aspetti grotteschi , di ironia sepolcrale , di macabra comicità . Acte sans paroles , pure di Beckett , che si è rappresentato insieme a Fin de partie , è una pantomima su musica di John Beckett , cugino dello scrittore . Interpretata dal mimo inglese Deryk Mendel , è la storia degli inutili tentativi che l ' uomo compie per ottenere il diritto alla propria presenza in un mondo che gli si nega . Anche il ramo d ' albero cui vorrebbe impiccarsi , diventa improvvisamente pieghevole , cede .
Nel labirinto dell'anti-Stato ( Bobbio Norberto , 1981 )
StampaQuotidiana ,
In un articolo di alcuni mesi orsono ( Il potere invisibile , « La Stampa » , 23 novembre 1980 ) avevo definito la democrazia il governo del potere visibile , e avevo constatato amaramente che nel nostro paese il potere invisibile non solo non era stato debellato ma aveva continuato a prosperare e a dilatarsi in tutte le direzioni . Scrivevo : « Non si capisce nulla del nostro sistema di potere se non si è disposti ad ammettere che al di sotto del governo visibile c ' è un governo che agisce nella penombra ( il cosiddetto " sottogoverno " ) e ancora più in fondo un governo che agisce nella più assoluta oscurità e che potrebbe essere chiamato " criptogoverno " » . Vi è sempre stato e sempre vi sarà un potere invisibile contro lo Stato , che comprende le associazioni a delinquere , la mafia , le associazioni sovversive , i gruppi di cospiratori , di terroristi ( la sigla della famigerata Oas significava Organisation d ' armée secrète ) . Vi è sempre stato , e purtroppo sembra che non se ne possa fare a meno , un potere invisibile dentro lo Stato , che comprende i servizi segreti per la sicurezza interna ed esterna dello Stato , l ' organizzazione dello spionaggio e del controspionaggio . Ciò che in un regime democratico è assolutamente inammissibile è l ' esistenza di un potere invisibile che agisce accanto a quello dello Stato , insieme dentro e contro , sotto certi aspetti concorrente , sotto altri connivente , che si vale del segreto non proprio per abbatterlo ma neppure per servirlo . Se ne vale principalmente per aggirare o addirittura violare impunemente le leggi , oppure per ottenere favori straordinari o illeciti . Un potere che compie atti politicamente rilevanti senza avere alcuna responsabilità politica , anzi cercando di sottrarsi attraverso la segretezza anche alle normali responsabilità civili , amministrative e penali . Tralascio di discutere il problema dal punto di vista morale , anche se non sono il solo a essere disgustato del malcostume imperversante e ho provato quasi vergogna nel leggere tutti quei nomi di persone altolocate unite non si sa da che cosa , se non da un desiderio smodato di potere , da ambizioni spropositate , o soltanto da fatue vanità . Non dubito che il trarre vantaggi personali di carriera , di potere e di ricchezza da un ' affiliazione segreta sia moralmente riprovevole , e che dia un ben miserabile spettacolo di sé un paese in cui un così gran numero di personaggi appartenenti alla classe dirigente , alla classe « eletta » , come si diceva una volta ( e come oggi non si potrebbe più dire ) , entra a far parte di associazioni che si nascondono per nascondere . Non discuto la questione morale perché non ce n ' è bisogno . Mi fermo alla questione politica che basta da sola a permettere di esprimere un giudizio severo nei riguardi di un ' associazione il cui unico scopo reale , al di fuori degli scopi dichiarati , è di esercitare un potere occulto : dico « unico » almeno sino a che qualcuno , meglio se è membro dell ' associazione stessa , me ne saprà indicare un altro . Anch ' io , come Vittorio Gorresio , sarei contento di capire per quali ragioni personaggi già potenti per ricchezza o per condizione sociale ( non mi risulta che nella famosa lista vi siano operai , modesti impiegati , la solita gente che tira la carretta ) sentano il bisogno di associarsi con uomini di malaffare o politicamente sospetti . Abbiamo forse dimenticato che « repubblica » viene da « res publica » , e che « res publica » significa cosa pubblica , nel duplice senso di governo del pubblico e di governo in pubblico ? Governo del pubblico significa governo del popolo , e non di uno o di pochi ; governo in pubblico significa che gli atti del potere , o vengono esercitati direttamente davanti al popolo , oppure vengono in varie forme fatti conoscere ai naturali destinatari e non diventano ufficialmente validi sino a che non hanno ricevuto la dovuta pubblicità . Vi sono due tipi ideali di forme di governo , opposte l ' una all ' altra : democrazia e autocrazia . La democrazia avanza e l ' autocrazia retrocede via via che il potere diventa sempre più visibile e gli arcana imperii , i segreti di Stato , da regola diventano eccezione , un ' eccezione accolta in ambiti sempre più ristretti e tassativamente stabiliti . All ' inizio del Cinquecento Francesco Guicciardini poteva scrivere tranquillamente senza suscitare scandalo : « E ' incredibile quanto giovi a chi ha amministrazione che le cose sue siano segrete » . Ma alla fine del Settecento Michele Natale ( il vescovo di Vico giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799 ) scriverà nel Catechismo repubblicano : « Vi è niente di segreto nel governo democratico ? Tutte le operazioni dei governanti devono essere note al Popolo Sovrano » . Non esiste democrazia senza opinione pubblica , senza la formazione di un pubblico che pretende di avere diritto a essere informato delle decisioni che vengono prese nell ' interesse collettivo e di esprimere su di esse la propria libera critica . Qualsiasi forma di potere occulto , rendendo vano questo diritto , distrugge uno dei pilastri su cui si regge il governo democratico . Del resto chi promuove forme di potere occulto e chi vi aderisce vuole proprio questo : sottrarre le proprie azioni al controllo democratico , non sottostare agli obblighi che una qualsiasi costituzione democratica impone a chi detiene il potere di prendere decisioni vincolanti per tutti i cittadini , se mai , al contrario , controllare lo Stato senza essere a sua volta controllato . Nello Stato dispotico il sovrano vede senza essere visto . L ' ideale di ogni forma di potere occulto è che il sovrano , che nella democrazia è il popolo , agendo alla luce del sole , possa essere visto e non veda . Fra i vari malanni della nostra democrazia l ' estensione sempre più ampia di zone di potere occulto non è dei meno gravi . Ma sarebbe ancora più grave se la zona che è stata ora scoperta fosse di nuovo ricoperta . Già gli amici e gli amici degli amici si apprestano a « fare quadrato » non per difendere le istituzioni democratiche ma per difendere il proprio partito , il proprio gruppo , il proprio clan . L ' unico modo per difendere le istituzioni democratiche è quello di fare quadrato intorno a coloro che non hanno mai avuto la tentazione di sprofondare nel sottosuolo per non farsi riconoscere . Sono molti per fortuna . Ma debbono avere coraggio e agire di conseguenza . Nessuno vuole , intendiamoci , che non si facciano le debite distinzioni : che non si distinguano i colpevoli dagli innocenti , gli scaltri dagli sprovveduti , coloro che hanno ordito la ragnatela da coloro che vi sono caduti . Personalmente io ho persino qualche dubbio circa la precipitazione con cui la lista è stata pubblicata . Ma sia chiaro : distinguere , non estinguere .
I BRIGANTI E I PRETI ( - , 1862 )
StampaPeriodica ,
Ecco il bel regalo che ci fanno i tiranni di Roma : i più iniqui e scellerati uomini che si conoscano , i briganti ; ecco i bei difensori di Bombino e del governo de ’ preti : gli avanzi delle galere , gli assassini , i nemici dell ’ uomo . Già gente poco di buono non può far razza che con brutti soggetti ; e quando una causa è affidata a questa canaglia dite pure che è bell ’ e ita e che non c ’ è medico che la guarisca né benedizione che la salvi . Vi pare questa una bella carità , per sfogar la rabbia contro i liberali , armare quella razzumaglia perché ammazzi donne , fanciulli , vecchi ; bruci e devasti le campagne e le case senza riguardo e senza misericordia ? Ecco qui , non sentiamo dire che stragi , che spedizioni di briganti , e tutto si prepara e si ordina a Roma , e tutto si paga col danaro dei minchioni raccolto dai preti colla scusa delle offerte al Papa per il trionfo della religione . Che i briganti sono tanti missionari che vanno a predicare il Vangelo che si dicono i campioni della Chiesa ? Oh ! è una bella missione quella di ammazzare il prossimo suo come si scannano le bestie : degna proprio di esser lodata e favorita da quelli che si chiamano ministri di Dio . E poi , vedete la contradizione , a far trionfare la religione di Cristo ci si mandano dei luterani , dei calvinisti , e degli eretici , insomma i nemici di nostra religione . Serva questo di esempio . Sappiamo tutti quanto soffrono dall ’ Imperatore della Russia i poveri Polacchi , che pure sono cattolici , e quanti sono trucidati perfino nelle chiese , eppure il Papa prima di sostenere le parti dei Polacchi , come padre di tutti i cristiani , si è messo d ’ accordo coll ’ Imperatore Alessandro e gli ha concesso quanto ha voluto ; ha permesso che il Vescovo di Varsavia , quell ’ ottimo sacerdote e quel buon cittadino fosse , per grazia speciale , condannato a un anno di carcere in una fortezza , e che tanti e tanti altri patriottici sacerdoti fossero incatenati , senza procurarne la liberazione , senza maledire all ’ ingiusto e tirannico sovrano , per timore che questi non si faccia amico all ’ Italia , e non riconosca il nostro Regno ; mentre scomunica il nostro Re , e tutti i liberali i quali non hanno neppure torto un capello a questa buona lana di preti che generalmente abbiamo noi . Ma non lo intenderebbe un negro che uscisse ora da una foresta e che non avesse conosciuto mai gli uomini , che qui non si tratta che di ingiusta persecuzione , e che tutt ’ altro si vuole che il trionfo della religione quando per un interesse terreno è la prima a sacrificarsi ? Ecco qui : là per conservarsi un amico scismatico , un tiranno , permette si uccidano e si maltrattino i cristiani , qua per l ’ amicizia di un altro tirannello che ha perduto il trono e per sfogo di rabbia contro chi è stato eletto dai sudditi a suo legittimo principe , e che egli dice avergli usurpato le Romagne , le Marche e l ’ Umbria manda i briganti ad ammazzare gl ’ innocenti cristiani . Ma non si contentano di questo i preti : le tentano e le fanno di tutte . Se in una famiglia v ’ è un giovanotto che è chiamato dal dovere di cittadino a difendere la patria , lo istigano a non presentarsi e piuttosto gli forniscono i danari perché vada a servizio dell ’ Austria . Incitano i soldati a disertare procurando loro modo , vesti , danaro , suggerendo la via perché abbandonino il loro posto con più facilità ; e spesso accade che questi poveri disgraziati siano arrestati e subiscano gravi punizioni per gli inganni di loro . Quanti dei disertori e dei refrattari non che degli stessi briganti , arrestati , non hanno confessato di essere stati rovinati e ingannati dai preti ; e quanti non hanno maledetto a questi vili insinuatori , e perfidi ministri dell ’ Austria . Quel famoso brigante Josè Bories prima di esser fucilato che non disse contro i preti ? E quanti e quanti altri mai saranno morti col pentimento di aver dato retta a chi li spinge sul precipizio . Eppure gli esempi non bastano , e da per tutto di quando in quando si ripetono i medesimi fatti : da per tutto vi sono dei mostri d ’ ignoranza e maligni insinuatori che aiutano e tengono di mano a dette diserzioni . Ma bisognerebbe che la pena fosse raddoppiata per chi n ’ è cagione ; bisognerebbe dar qualche bell ’ esempio . I fatti non mancano , e non mancano le prove , non ci manca altro che metter mano alle punizioni , e Dio voglia sia presto perché cessino una volta questi maneggi e questi rigori . Se io non avessi conosciuto i pregiudizi di molte donnicciuole e specialmente di quelle che bazzicano troppo conventi e sagrestie , e si lasciano portar pel naso dalle sottane bigie e nere , avrei dubitato a credere quel che adesso vi voglio riportare e che ho letto in un giornale napoletano . Con me certo dubiteranno quelli che ridono sulle matte superstizioni degli ignoranti ma scommetto che non parrà più strano se pongano mente al dominio che i preti hanno avuto sempre nell ’ ex - Regno di Napoli sotto i Borboni , e all ’ ignoranze e alla superstizione che a loro profitto preti e frati vogliono diffondere per ingannare la povera gente e ingrassarsi a loro spese . Il fatto che io vi voglio far conoscere è intitolato il porco di S . Antonio nelle provincie meridionali : sentite ora come viene raccontato da un giornale di quei luoghi . “ Non so se sappiate che cosa è non solo in Salerno , ma in quasi tutti i paesi del napoletano , il Porco di Sant ’ Antonio . Esso è una creatura privilegiata , accarezzata , lavata con acqua fresca , se fa caldo , coperta di lana , se fa freddo , col diritto di entrare in tutte le botteghe dei fornai , fruttivendoli , bottegai , ecc . ecc . , e servirsi o farsi servire gratis di un buon boccone , a seconda della sua ingordigia , ed anche di mordere se uno si rifiuta . Guai poi , se passando per la strada , qualcuno lo calpesta o lo bistratta ! Cento furie pettegole e bigotte saltano su , con ragazzi pezzenti , e se loro non impone , o da esse non si sottragga , lo fanno a pezzi , o quanto meno lo trattano da eretico e da scomunicato per aver toccato con poco rispetto quella creatura benedetta , che dopo morte è già votata alla canonizzazione . Figuratevi un porco a cui furono tagliate le orecchie a guisa di un bulldog e la coda netta netta , ingrassato a dismisura dalle pagnotte , da carote , pomi , ecc . , ecc . , che gli offrono i fedeli , e che giorno e notte , senza domicilio alcuno , va girovagando per la città . Figuratevi una bigotta che gli passa vicino , rispettosamente lo tocca sullo schifoso groppone colla destra e quindi bacia ancor più rispettosamente la parte che toccò il venerato maiale , susseguendo l ’ atto con un compunto segno di croce . Non mi creda chi non vuol credere , ma ciò che io dico è scrupolosamente storico . Ebbene , questo maiale è dei Frati di Sant ’ Antonio ; e corre voce che se qualcuno lo rubasse , la sua casa sarebbe infallantemente arsa dal fuoco del cielo , ed è talmente questa cosa creduta , che fra tanti ladri non si diede mai l ’ esempio di un simile atto che una volta sola , e quella volta il ladro ebbe arsa la casa e tutti i suoi averi : così la tradizione . I frati lo rinnovano tutti gli anni , e quando dal pubblico è ben pasciuto e grasso , dopo averlo coperto di nastri , lo portano , ossia lo conducono in processione in uno alla statua del suo Santo protettore , terminata la quale bellamente si uccide , mentre le pinzocchere recitano il rosario e seguitano così la formazione della benedetta salciccia . Il giorno dopo si distribuiscono a pezzetti le scarnate ossa al popolo credenzone , che le appende sopra il letto , per tenersi lontani da cattivi sogni , in un coi corni , il ferro da cavallo , e l ’ ulivo benedetto , tutti famosi preservativi contro la iettatura , ecc . , ecc . Né si creda che solo il basso popolo abbia fede in ciò ; ma quando dico popolo , intendo tutti , signori , dame e damine ; meno noi che ci ridiamo dei pregiudizi loro . ”
L'ORO DELLA MAMMA ( GIANELLI GIULIO , 1914 )
StampaPeriodica ,
Aveva sedici anni , voleva fare della poesia . Solo al mondo , per vivere , accettò un impiego presso un avvocato ; stipendio : quindici lire al mese . Andava la mattina dalle nove a mezzogiorno e il pomeriggio dalle due alle sei , ore che passavano nella trascrizione monotona di documenti e citazioni e nel ricevere in anticamera ladri e furfanti che venivano a chiedere il patrocinio penale del suo padrone . Il quale era l ' opposto della poesia ; uomo di cuore così alla grossa , ma rude , secco , dolciastro nel buon umore e violento nella collera . Paolino ogni metà di mese gli chiedeva un anticipo sul mensile , cogliendolo naturalmente in un ' ora buona . L ' avvocato , senza guardarlo in viso , afferrava il portafoglio : - Un anticipo ? Cinque lire ? Ma sicuro , subito ; io faccio tutte le possibili facilitazioni ... E snocciolava lo scudo . Intanto il ragazzo studiava nei ritagli di tempo , e molto , aspettando con sicurezza la fioritura della propria anima . Era ancora tutto primitivo ; il sentimento resisteva all ' arte in lotte disperate . Soffriva la prigionia dell ' ufficio , amava i colori l ' acqua , la luce , le piante e doveva contemplare quattro sedie , un tavolino , la macchina da scrivere . A volte sentendosi sperduto urlava il proprio nome : - Io , Paolo Brunati , eccomi qui . In aprile , ornò la scrivania con un ramicello fiorito che il principale regolarmente cestinava alla sua entrata e che Paolo riportava sempre con soave ostentazione . La sera , prima di intanarsi nella soffitta , si immergeva con voluttà nella mestizia del vespro , tra i profumi della primavera , commosso fino al pianto . Ma la prigionia pesava ogni giorno di più . Maggio lo rese furioso , giugno lo spronò al riscatto . - Piantare l ' impiego ! - Accarezzò l ' idea ; la portò nell ' anima , permise che invigorisse da sola ; l ' aurora , il tramonto , la notte , lo trovavano sempre più forte . Lui sempre più bella . Dunque ? - Gli chiedevano le piante - vuoi vederci fiorire ora per ora ? E le nuvole : - Vuoi venire con noi ? E le stesse : - Vuoi salire , salire , salire ? Paolino rispose di sì la sera del 30 luglio . Aveva trovato anche un magnifico pretesto perché l ' animo la vincesse sul corpo . Lui non possedeva neppure un ritratto della mamma ; bisognava girare il mondo e conquistarlo . Meta sublime al pellegrinaggio di un adolescente . Poteva bene il corpo digrignare i denti , ma l ' anima era felice . Da chi avrebbe avuto il ritratto ? Da una vecchissima prozia materna rimasta sola dopo la morte dell ' unica sorella e che abitava un villaggio alpestre , sperduto nel Biellese . Il trentuno di luglio Paolo Brunati presentava ufficialmente le sue dimissioni . L ' avvocato allibì : - Ma dove intende di andare ? - In campagna . - Lei ? - Sì ; ho dei risparmi . - Va bene : se va a star meglio , sia pure : ecco il mensile intero , non calcolo l ' anticipo che le ho già dato . Io faccio sempre tutte le facilitazioni ... La mattina dopo con un pacco assai leggero d ' indumenti era alla stazione . Per economia ... prese il biglietto solo fino a tre quarti di strada , si godette la piattaforma di terza classe , giacché il treno brutto o bello gli rappresentava non altro che il mezzo dell ' esecuzione del suo sogno . In quell ' adolescente c ' era la tempra di chi , con lo spirito , arriva dove vuole . Scese ad una stazione secondaria , sperduta in un mare di verde e d ' oro e si avviò col pacco , guardingo a non premere col piede né un ciuffo d ' erba , né una spiga di grano alle radici . Care creature vegetali ! E che aria fine , che luccichio tremulo intorno ! Di fronte le montagne materne con delle cuffie nevose sulle creste , si avvicinavano . Vedeva , netti , i fianchi , le spaccature , le frane , i nastri argentei dei corsi d ' acqua , le selve rampicanti . Ripassò , di ritorno , il treno . Non lo interessava più . Ora era la terra , il piccolo sentiero , che lo conduceva al ritratto della madre . Ecco , ecco il paesello sopra un picco che pareva continuare l ' assalto al cielo grazie ad uno slanciato e aguzzo campanile , il più alto dei dintorni . Paolo saliva una di quelle strade di montagna che sono vere scale , scavate nella roccia , dai gradini irregolari e larghi . Saliva col cuore in tumulto . Quale la casa della vecchietta ? Un prete annoso e rubizzo gli rese il grato servigio di accompagnarlo fino alla soglia , placidamente . Il cuore di Paolo balzava , irrompeva . Il buon prete voleva sapere chi fosse . - Un pronipote . - Davvero ! Chi sa che piacere per l ' avola ! Chi sa che piacere ! - Si fermò presso una porticina e , a testa alta , chiamò : Sora Felicita ! una visita ! - poi si piantò ad aspettare anche lui , con le mani nelle tasche e il cappello un po ' di traverso . Paolo intimidito avrebbe pagato il resto del suo peculio per congedarlo . - Grazie , reverendo . Grazie , non occore altro . - Ma sì , il reverendo era avido del loro incontro e volle assistervi . Ne capitavano così pochi di spettacoli lassù . Un passo affrettato di vecchia ; un colpo di tosse ; la porta si aprì . Che cosa piccolina anche sua zia ! Come lui . Si abbracciarono , stupiti , come due secoli , uno in sul finire , l ' altro sul nascere . Si guardarono con un vago dubbio inconfessato sulla loro identità personale . Ella non si dava pace come lui risuscitasse soltanto allora . Paolo non si dava pace di non averla cercata prima . E il buon reverendo soddisfatto riprese la sua strada e sorrideva come tutto fosse accaduto a lui . Essi entrarono . Sulle pareti non c ' era il ritratto della mamma . Cominciò uno scambio di notizie che non finiva più . - Tu , tu Paolino ! Sei proprio tu ? - E un pianto . - Sì eccomi qui , proprio io . - E cosa fai tu solo nel mondo ? - Un altro pianto . - Studio . - E chi ti fa studiare ? - Lavoro , guadagno e studio da me . - Miracolo ! Miracolo ! - Qui due lacrimette di meraviglia . Poi la vecchietta , quasi ottantenne , ripresa dall ' egoismo incosciente dell ' età che precipita verso la tomba , parlò di sé . - Io invece , sono alla fine ... ho perduto tutto il mio denaro sulle banche , vivo male ... Non posso darti nulla , Paolino ... Paolino , fu tanto uomo da rassicurarla che non voleva ... nulla ... Infatti , guardando la prozia , ebbe una sensazione di infinita pena : piccola , stecchita , avvolta in vesti antiche e stinte ; gli occhi respinti nell ' orbita verso il buio , le mani spolpate un po ' tremanti . Appena la si poteva scorgere in quella poltrona . Paolo dopo la pietà per la zia sentì un ' improvvisa nostalgia del sole . Forse era anche appetito . La vecchietta si levò , alla fine dei lamenti , sorrise , fece un gesto con le mani come a scacciare i fantasmi del dolore , e si occupò del pranzo . Ma sul più buono del lavoro , mentre Paolo la seguiva qua e là per la cucina stretta , sempre con sulle labbra una domanda intorno al ritratto di mamma , ella s ' interruppe . - Sai , non posso darti dei quattrini , ma ci ho una cosa per te , una cosa ... - Una fotografia della mamma ! - Anche quella , se non l ' hai , ... Ma ho un ' altra cosa . - Dammela , zia ! - disse Paolo giungendo le mani . - Te la dò , vieni con me . - Subito ! La vecchia posò una forchetta , andò al canterano del settecento , aprì il primo cassetto colmo di reliquie di tutte le forme ... - Eccolo ... Era un ritratto del 1880 , scolorito ma non alterato . Paolo guardò e lo baciò silenziosamente , senza ascoltare i commenti tremuli della zia le cui lacrime gocciolavano pel cassetto aperto . - Sei contento ? Paolo era corso alla finestra a guardare la fotografia . Com ' era bella sua madre ! Un aspetto dolce di creatura destinata al sacrificio : i capelli spartiti sulla fronte in due onde dolcissime che scendevano a un rapido contatto con l ' arco delle sopracciglia . Gli occhi mesti , aperti al sogno guardavano il dolore ; la bocca senza sorriso ma non triste . La testa leggermente inclinata . Una margherita tra i capelli , a destra . La zia , non si ricordava più dove aveva posata la forchetta ; la cercò , corse al fornello , scostò dalla brace una padellina , dove sfrigolava del burro , poi tornò al cassettone chiamando Paolino . - C ' è anche questo ... - Un altro ritratto ? - No ... - fece la zia aprendo la bocca sdentata ad un sorriso ovale di stupore , un sorriso particolare di alcuni vecchi . - È l ' oro di mamma tua ... che io ti regalo : ecco l ' anello nuziale , i pendenti , gli orecchini ... Sono tuoi , Paolino : Dio ti manda in tempo ; se non venivi chissà ! ... Conservalo , sai ... E tornò al burro sfrigolante che aspettava un rosso pomodoro per diventare sugo appetitoso . Il ragazzo non osava appropriarsi di tanta ricchezza , di tanto ben di Dio . - L ' oro , l ' oro ! Paolo non aveva mai pensato all ' oro che in sogno , come alle stelle , alla luna ... Dopo il pranzo minuscolo , un po ' troppo minuscolo , uscirono a braccetto . La zia presentò a tutti il pronipote , così giovane che si guadagnava già da vivere ; visitarono il parroco , andarono al cimitero , a due passi da casa per rendere omaggio all ' altra zia . Le ore della sera furono terribili . La vecchietta , forse per abitudine di tutte le sere , rannicchiatasi nell ' angolo della finestra che rispondeva quasi sul cimitero , si immerse nel ricordo della sorella , nominandola di quando in quando . Non parlarono più . Imbruniva ; le croci ingrandivano come ombre . Anche la zia pareva un ' ombra lamentosa . Paolo intuì che la poveretta aveva paura della morte . L ' Avemaria suonò come un monito lungo accasciato : pareva la voce di quella desolazione . Venne dal di fuori con un profumo di campagna il tremito dei grilli , legato serrato , dolce e doloroso ... La giornata finì con un reciproco addio , fra prozia e pronipote , un addio a fior di labbro , che pareva dovere essere l ' ultimo per l ' eternità . A l ' alba , col solito pacco di indumenti assicurato ad uno spago rosso , Paolo trottava verso le montagne . Possedeva ancora sette lire e centesimi ; un tesoro . Via via , che procedeva , qualcosa di brutto si staccava da lui , la sua anima raggiava come un cristallo ripulito . Il torrente , vecchio poeta della valle , lo affascinò tanto che dovette rallentare il passo . Lasciò il sentiero , di pietra in pietra , saltando raggiunse il centro dell ' alveo irto di massi . Sedette per fare uno spuntino di pane e frutta . L ' acqua azzurrognola urtava nei graniti spruzzando , si frangeva squillando ; formava cascatelle , rigagnoli , laghetti . Tacque a mezzodì lo strepito delle fabbriche ; la valle si rivelò nella pace . Paolo volle rivedere l ' oro della mamma alla luce del sole . Da quanto tempo non brillava così ? Lo pose sopra un masso , si scostò per guardarlo da lontano , come splendesse . Intanto parlava con la madre , a voce bassa ; a poco a poco molte immagini lo assalirono fiammeggiandogli nel cervello , accompagnate da spunti di versi . Parole melodiose gli accarezzavano le labbra ; lottò per ordinarle ; altre sopraggiungevano , poi un verso intero limpido , un secondo , un terzo . Allora sorse con la furia del conquistatore che deve ormai avanzare senza paura , tornò sul sentiero , prese un passo rapido , gli occhi lucenti mobilissimi . La prima lirica , intera , gli sgorgava dall ' anima . Cantò le prime strofe con pause tra l ' una e l ' altra ; talvolta una parola pareva materialmente staccarsi e cadere . Egli si irrigidiva finché l ' avesse sostituita . Dopo un ' ora mise il già fatto a prova di voce . - Sì , così va bene . È chiaro , bello , commovente : Avanti ! - Era un canto alla madre . Da più ore le fabbriche avevano ripreso lo strepito dei telai , accompagnato dall ' urlo ininterrotto del torrente sempre più furibondo quanto più Paolo lo risaliva verso la foce . Era giunto a Rosazza la gemma dei paesi alpini , nascosta come un giardino di fate entro una gola melanconica di monti . Paolo sostò al ponte sul Cervo per vivere il sogno di un altro miracolo : la sera che calava dalle vette mentre in cielo morivano rose ad ogni minuto e occhieggiavano le stelle . Languido nella profondità dell ' azzurro un quarto di luna . Quando si accorse di esistere Paolo mormorò a sé stesso : - Eccomi qui col ritratto della mamma , con l ' oro della mamma e una poesia per la mamma : la prima , quasi finita . Trovò alloggio facilmente , con poca spesa . Lo condussero in una camera sepolta nel buio . Ebbe paura . - Se mi rubassero l ' oro ? - Il ritratto e la poesia più che mai , erano al sicuro , ma l ' anello e i pendenti no . Guardò dalla finestra . La valle era tenebrosa sotto uno stellato fitto , vedeva un fianco di monte vicinissimo , sparso di macigni frananti . Pareva un ossario di giganti , sconsacrato . Al lume della candela nascose la giacchetta con l ' oro sotto il guanciale , poi come ciò non gli bastasse elevò presso la porta una barricata di sedie , sormontata dalla brocca dell ' acqua : così i ladri , venendo si farebbero sentire , lo sveglierebbero ... Proprio sul punto che credeva di addormentarsi ecco l ' ispirazione fresca , viva , incalzante , dettargli la chiusa della lirica materna . A poco a poco tra spasimi intellettuali e sospiri e fissità di occhi nel buio portò alla fine la bella fatica . Ma allo svegliarsi credette d ' impazzire . Cercò , cercò si martellò la testa di pugni , stupidito da una realtà agghiacciante ; cercò e non trovava più nulla . Eppure era ben desto . - Possibile ! Un furto di quel genere non lo poteva concepire . La giacchetta con l ' oro erano al loro posto . Ma c ' erano veramente ? Tale e quali ? Non cambiati con malizia ? Sì , ci erano . E poi chi poteva immaginare in lui un possessore d ' oro ? Ah povero Paolino ! Gli avevano rubato una buona parte della poesia , proprio le cose più belle che non gli riusciva di richiamare alla mente . Gli mancavano il secondo verso della prima quartina , il terzo della seconda e tutta la chiusa commovente . Altri pugni sulla testa ed altre prove per ricordare . Niente valeva . A certi punti la memoria , tac , si fermava come un orologio . Entrò un raggio di luce a far brillare l ' oro della mamma ancora scoperto . A quei barbagli la vena poetica , sorda ai pugni , pensò bene di mostrarsi più docile . Un verso tornò sano e salvo ; un ritmo oscillò qualche secondo , poi un altro ; con essi le parole ripresero il loro posto con la brava rima che sbocciata al sommo come un fiore . Paolo , quasi placato , poiché non gli mancavano che due versi secondari , trasse un sospiro di liberazione come il ladro fosse venuto di persona a restituirgli il bottino chiedendo perdono del furto perpetrato a tradimento . Quando scese a pagare lo scotto nel vedere una collana d ' oro falso al collo della montanara che l ' aveva ospitato trovò per incanto i due versi riluttanti ! Finalmente ! " Com ' è bizzarra la poesia ! " notò tra sé e sé mentre ripigliava la via del ritorno . Così ordinava il suo bilancio che gridava aiuto al cospetto di Dio . Tre lire in tasca e settanta kilometri di strada da percorrere a piedi fino a Torino ; due giorni di pellegrinaggio . Era una bellezza . Avviatosi , costeggiò il torrente , giunse a Biella verso il mezzogiorno , poi infilò lo stradone provinciale diritto come una saetta , polveroso sotto il sole canicolare . L ' ebbrezza del meriggio lo manteneva in uno stato canoro eccitandolo a esprimere melodie interiori . La poesia gli tornò alle labbra più volte , ne uscì più volte volando nella luce ; ma non gli sfuggiva più ormai : i versi dopo un volo nell ' aria a una a uno , come rondinelle , tornavano al nido che era il suo cuore . Dopo tutto , quella prima fatica d ' arte , coronata di successo valeva bene un impiego da quindici lire al mese . Oh se lo valeva ! A peggio andare ne troverebbe un altro . Si volse a salutare le montagne velate dall ' intero dardeggio del sole , salutò il Cervo , il vecchio poeta della valle , mandò da lontano un bacio al paese della zia . Povera vecchia ! Non saprebbe mai mai che lo scopo unico della sua visita non era stato che il riscatto della fotografia della mamma . Verso sera la ripensò e la rivide con gli occhi della mente rannicchiata alla finestra , triste , sotto l ' incubo della morte quasi presente . Paolo camminò per ore ed ore . Venne mezzodì , venne la sera . Il giorno dopo all ' alba snellito da un breve riposo in una casa campestre dove aveva gustato il ricovero del vero pellegrino marciava ancora verso la città natale . Tutto bene : leggero di stomaco e di borsa . La lirica che ripeteva di quando in quando gli dava l ' impressione di un dolce saporito , inebriandolo con l ' orgoglio dell ' artefice soddisfatto . Al tornare della notte l ' apparire di due gendarmi , a cavallo proprio davanti a lui , quasi vicini , lo fece tremare a verga . Se lo interrogassero ? Se lo frugassero ? Quell ' oro ... E perché non avrebbero interrogato un vagabondo , di notte , in una strada provinciale ? Quando i gendarmi lo sfiorarono disse : - Buona sera . - Buona sera - risposero due voci . E i grilli cantavano cantavano nella dolce notte d ' agosto .
ProsaGiuridica ,
Il Ministro delle Finanze Visti gli articoli 16 e 17 dello Statuto e regolamento dell ' Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare , approvato con Decreto legislativo in data 31 marzo 1944-XXII , n . 109; Ritenuta la necessità urgente ed assoluta in relazione all ' attuale situazione di consentire un adeguato trattamento tributario a favore di tutti i beni del predetto Ente , tanto se da esso gestiti , quanto se attribuitigli in proprietà Visto l ' art . 2 - terzo comma - del citato decreto legislativo ; Decreta : Art . 1 . Il 3° comma dell ' art . 16 dello Statuto dell ' Ente di gestione e Liquidazione Immobiliare , approvato con Decreto legislativo del Duce 31 marzo 1944-XXII , n . 109 , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 81 del 6 aprile 1944-XXII , è modificato come appresso : « Le imposte di registro per gli atti di alienazione dei beni attribuiti in proprietà o in gestione all ' Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare sono ridotte come segue : a ) all ' aliquota fissa dell'1,50% fino al valore di L . 5.000; b ) all ' aliquota del 10% oltre il valore di L . 5.000 La imposta di trascrizione , i diritti catastali e gli onorari notarili di alienazione dei beni attribuiti in proprietà o in gestione all ' Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare sono ridotti alla metà dell ' ordinario ammontare quando non trovino applicazione disposizioni più favorevoli . » Art . 2 . Le disposizioni del presente decreto si applicano anche agli atti in forma pubblica ed alle scritture private rispettivamente stipulate o registrate dopo il 5 aprile 1944-XII . Il presente decreto che sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale d ' Italia , previa registrazione alla Corte dei Conti , verrà inserto , munito del sigillo dello Stato , nella Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti ed entrerà in vigore , salvo il disposto dell ' art . 1 , il giorno successivo a quello della sua pubblicazione . Dalla Sede del Governo , addì 15 settembre 1944-XXII Il Ministro delle Finanze : Pellegrino
La fabbrica e l'operaio ( Carocci Giovanni , 1958 )
StampaPeriodica ,
Si dice che il mondo della fabbrica , il mondo meccanico della produzione industriale sia grigio , amorfo , tendenzialmente piccolo borghese . Ebbene non ha nulla di tragico la decadenza di un operaio specializzato che dopo aver trascorso la propria vita nelle officine , al contatto della macchina . tra i compagni di lavoro , colpito da un padrone che spezza d ' un colpo tutti questi legami che facevano parte della sua vita , e che lo perseguita dall ' alto nella città , come una divinità vendicativa ed onnipossente , termina a scaricare la notte casse di verdura ai mercati generali ? Poche ore di lavoro , saltuarie , alcune migliaia di lire al mese , il sussidio di disoccupazione finché dura e un po ' di ortaggi infilati in tasca . O non ha nulla di drammatico la lotta dell ' immigrato , ex bracciante e salariato di una campagna miserabile , il quale si aggrappa alla città ostile dove si snodano le catene di montaggio e la notte il cielo si illumina del bagliore delle colate ? Questo contadino sradicato che lotta muto , ostinato , per occuparsi , per farsi avanti , per unirsi alla famiglia e finalmente per scomparire anch ' esso nella grande città , per confondersi tra la massa dei vecchi operai . Come non è drammatico l ' eroismo silenzioso dell ' operaio cosciente il quale , giorno dopo giorno , ignorato dalla società civile , indifeso , talvolta solo , sfida la prepotenza del padrone rivendicando i propri diritti di cittadino e di operaio ? Non è sconcertante che in officina si debba tacere , tacere e chinare la testa , sentirsi divisi , sentirsi in due parti , una dignitosa e civile che va nascosta , e l ' altra bassa , meschina , egoista , la sola da manifestare in fabbrica se si vuol vivere una vita che almeno materialmente sia tranquilla . È la tragedia della classe operaia che sa di avere dei diritti perché produce , che vede una classe dirigente corrotta e sa di essere sana e forte , che vuole esprimersi , partecipare alla vita civile del paese , ed invece si vede ignorata , esclusa , perennemente ricacciata alla periferia ! La coscienza dei diritti Nell ' esaminare la condizione operaia non è sufficiente limitarsi alle condizioni materiali d ' esistenza ma è necessario studiare accanto a queste come venga soddisfatto quel complesso di necessità di ordine sociale che , nel caso di una società evoluta , sono divenute vitali ed incomprimibili per l ' individuo . In modo particolare occorre verificare come la società assorbe l ' individuo ( il gruppo , la classe ) e lo fa partecipe del proprio processo evolutivo . Occorre verificare se soddisfa o meno la tensione dell ' individuo a non essere subordinato ma attivo , la sua necessità di manifestarsi economicamente , politicamente , socialmente , secondo tutto l ' arco di diritti che il progresso civile gli riconosce . Quando esigenze di espressione sono compresse , quando classi o gruppi sociali vedono negato il proprio diritto storico ad essere partecipi , sotto ogni aspetto , del progresso civile , quando vi è una contraddizione tra i diritti che lo sviluppo economico dà ai produttori , ed i rapporti produttivi e di classe che comprimono l ' esercizio reale di questi diritti , allora vi è nella società un malessere profondo , una carica drammatica che bisogna denunciare . Ciò che oggi rende particolarmente drammatica la condizione operaia nel nostro paese è appunto la contraddizione tra la maturità sociale e politica dei lavoratori , tra la consapevolezza dei loro diritti di produttori , ed i rapporti di produzione esistenti che consentono agli imprenditori di imporre l ' alienazione globale di chi lavora . Si trovi al confine della fame o abbia invece raggiunto un tenore di vita che Io liberi dall ' assillo della miseria ( come avviene nei settori di capitalismo più sviluppato , soprattutto in quelli monopolistici ) , l ' operaio non ha scelta : se vuol cedere la propria forza lavoro deve cedere contemporaneamente , durante le ore di officina , l ' esercizio concreto dei propri diritti , deve rinunciare alla propria personalità umana . I rapporti di classe L ' alienazione globale è il portato di determinati rapporti di classe . Proprio per questa sua natura essa , diramandosi dalla fabbrica e dal processo produttivo , si trasferisce nel paese dove mira a consolidare i rapporti di classe esistenti nelle officine . Appunto l ' ampiezza dell ' alienazione operaia denuncia l ' arretratezza della struttura economica e sociale del paese e dimostra ancora una volta come sia impossibile paragonare la condizione operaia italiana con quella degli altri paesi industriali dell ' occidente . Essa va dalle forme più evidenti in atto nelle piccole industrie ( anche se spesso , malgrado le condizioni di vita siano intollerabili . , minore è il senso dell ' oppressione ) a quelle più complesse di pressione economica , disciplinare ed ideologica dei grandi gruppi industriali , soprattutto monopolistici , dove nondimeno l ' assenza di ampie prospettive di mercato e la mancanza di un moderno spirito imprenditoriale , la grettezza tradizionale della nostra borghesia industriale , danno a questa pressione un inconfondibile carattere di rozzezza , di brutalità , talvolta di aperto terrorismo . Funzione dell ' alienazione globale è quella di imporre un più completo sfruttamento del lavoro . È evidente infatti che tutta la bardatura di diritti che accompagnano l ' operaio costituisce una remora ad un suo più completo sfruttamento . Pertanto , quando i rapporti di classe lo consentono , l ' imprenditore annulla questi diritti e subordina totalmente l ' operaio . Ma da un altro angolo visuale , assai istruttivo , può essere vista l ' alienazione globale . Essa cioè esprime il livello al quale si forma , nel nostro paese , l ' equilibrio sociale . Negli altri paesi occidentali , grazie al diverso grado di sviluppo del sistema capitalista e alla maggiore forza della classe operaia , la lotta di classe conduce ad un equilibrio che consente un minore sfruttamento del lavoro , che impone il riconoscimento effettivo dei diritti dei produttori e , ora più ora meno , libera la classe operaia dalla sua condizione subalterna e la immette nel moto del progresso civile . In Italia invece , grazie appunto alla sua arretratezza strutturale , l ' imprenditore impone all ' operaio la sua alienazione globale , lo spoglia dei suoi diritti e lo elimina dal moto della storia , e questa pratica si dirama dalla fabbrica nel paese chiamandosi discriminazioni , illegalità , violenza della coscienza individuale , arresto e decadenza della vita democratica , subordinazione dei produttori e , se badiamo alla sostanza senza lasciarci incantare dalle apparenze , vera e propria violenza di classe . Presenza della fabbrica Non si comprende il mondo dell ' operaio se prima non si afferra , in tutta la sua grande portata , il significato della fabbrica per chi vi lavora . La società operaia , la mentalità , il carattere , l ' umanità dell ' operaio , risentono in tutto la presenza della fabbrica . Le lotte operaie , sindacali o politiche , tutte le sfumature ideologiche che si sviluppano con tanto vigore tra gli operai , il legame tra il proletariato industriale ed i partiti di classe sono fatti astratti , cose senza vita , se al loro fondo non si sa vedere l ' esperienza di fabbrica . In sostanza la fabbrica è per l ' operaio il centro naturale in cui si articolano larga parte delle espressioni della sua personalità , si manifestino nel lavoro , nella solidarietà nella lotta . La parte sociale della sua personalità , quella che si manifesta nei rapporti sociali , si realizza di giorno in giorno nelle mille esperienze che compongono la vita di lavoro . L ' operaio riceve costantemente qualcosa dalla vita di fabbrica , sia nei suoi rapporti con i compagni di lavoro , sia nel suo legame col processo produttivo e col padrone , e ad essa dà costantemente parte di se stesso . Ecco allora perché l ' operaio prova un così vivo dolore quando questi legami , sviluppatisi a lungo , vengono bruscamente interrotti . E non si tratta soltanto di dolore ; è sbalordimento , mortificazione e poi rimpianto del passato . Nella sua storia di individuo questo è un momento di grande drammaticità : l ' involucro sociale della sua personalità è scardinato , ad un tratto è crollato qualcosa nella sua vita , la sua continuità si è dolorosamente interrotta . Un legame profondo La fabbrica è l ' ambiente naturale dell ' operaio . Già la sua società lo ha predisposto prima ancora che entri in officina . Nella società operaia si avverte dovunque la presenza della fabbrica . Essa , oltre ad essere concretamente visibile ed a manifestarsi in qualcosa di indefinibile ma concreto nell ' atmosfera cittadina , è nei pensieri , nelle aspettative , nelle preoccupazioni di tutti . Fuori dalla fabbrica , in altre attività , chi è stato operaio è il più delle volte uno spostato , un solitario , un infelice . L ' officina è nel sangue dell ' operaio nei suoi aspetti creativi come in quelli oppressivi . Essa è un fatto immenso nella sua vita , toglietela e ne farete un infelice , lo dimezzerete . Egli accetta la fabbrica , ne ha bisogno ed in essa trova modo di esprimersi . Può fare ciò perché istintivamente dà un giudizio storico : egli sente che quanto vi è nella vita di fabbrica di opprimente , di umiliante , non è nella natura del moderno processo di produzione , ma costituisce il portato di determinati rapporti di classe , di una certa situazione sociale . Egli scinde quanto è la conseguenza logica , accettabile della moderna organizzazione del lavoro , da quanto invece è frutto dell ' uomo . Ecco perché non odia la fabbrica , perché non ne ha orrore ma necessità : gli schiavi non amano la propria prigione . Fortemente drammatico è il legame tra l ' operaio militante e la sua fabbrica . Dati i rapporti di classe esistenti nel paese , l ' imprenditore impone l ' alienazione globale dei lavoratori . Doppiamente dura è la vita d ' officina per chi ha coscienza di classe : non solo deve condurre , all ' interno del processo produttivo , la sua lotta naturale contro il sistema capitalista , ma vede negati tutti i propri diritti , di cui ha consapevolezza e necessità , vede colpito in fabbrica ciò che è legale nel paese , vede violentemente compresso lo slancio a manifestare le proprie esigenze . Dura , esasperante è la vita dell ' operaio cosciente : eppure il grande desiderio del licenziato per rappresaglia , del perseguitato dal padrone , è quello di rientrare nella fabbrica da cui è stato estromesso . Tornare nella fabbrica non significa solo riprendere la lotta , come molti sostengono cedendo alla retorica , ma significa , più modestamente , riannodare le fila di una vita in cui la lotta di classe ha un significato profondo , riprenderla là dove il padrone la ha bruscamente , dolorosamente spezzata . Il centro delle lotte Malgrado il clima oppressivo della fabbrica , così profondo è il suo legame con essa , così forte il suo senso storico , che non ho mai sentito un operaio , per quanto perseguitato dal padrone , proporsi di abbandonare il mondo della fabbrica come cercasse di liberarsi da una condizione per sua natura oppressiva ed immutabile . Il lavoro non è una schiavitù . Esso conferisce dignità alla vita . , inserisce l ' individuo nella società , ne fa un produttore . Ma vi è di più : il lavoro è anche un modo di esprimersi , di trovare cioè una risposta alla propria esistenza dando forma concreta a tutto ciò che vi è in noi di buono e di utile . Colpisce l ' attaccamento dell ' operaio specializzato al proprio lavoro . Questo attaccamento non è soltanto la caratteristica di una élite operaia , ma , se è vero che qui ha la sua manifestazione più appariscente , è comune a tutti coloro che lavorano e vedono la materializzazione della propria attività e della propria tensione interiore . Ignoro se in altre classi si verifichi un legame altrettanto profondo col lavoro , nato dal trovarvi sia la propria dignità sociale , sia l ' espressione della propria interiorità , un attaccamento insomma che abbia un significato morale altrettanto intenso . Da che cosa deriva la « passione » dell ' operaio per il proprio lavoro ? ( Si badi bene : non intendo dire che tutti gli operai provino questa passione , nemmeno che la loro media provi comunemente un sentimento così forte ; intendo invece dire che nutre questa « passione » una élite che però è determinante per comprendere il « carattere » della classe operaia ) . Credo essa vada attribuita al sentimento di essere una classe nuova in una struttura economica che va rapidamente trasformandosi e facendo delle attività industriali il fattore decisivo del progresso civile . L ' operaio si sente al centro delle trasformazioni che vanno così sensibilmente accelerando lo sviluppo della società ; quanto vi è di più moderno nella tecnica , e di più importante negli esperimenti sociali , passa attraverso di lui . D ' altro canto risente anche dei benefici materiali che derivano dalla sua posizione . Ma se la classe operaia sente di trovarsi , per così dire , nel centro motore del progresso civile , essa sa anche che è in questo settore del processo produttivo che si decidono , nella loro sostanza , i rapporti di produzione , che le lotte sociali condotte sul suo terreno sono appunto quelle decisive per l ' orientamento della società e per i rapporti di forza tra le classi . In altre parole la classe operaia sa , più o meno consapevolmente , di trovarsi ad un tempo nel centro strutturale del progresso civile ed in quello decisivo per la lotta di classe . Faccia a faccia con la borghesia industriale , essa pone la propria candidatura a classe dirigente nel cuore del progresso economico e civile . Si tratta come si vede di sentimenti vaghi , assai generici così formulati , ma sono sentimenti per così dire « storici » , decisivi nell ' atteggiamento e nelle lotte di una classe . Essi non hanno nulla di astratto e , pur essendo il più delle volte inconsci , pur traducendosi in un modo di agire che non sa darsi una spiegazione ideologica , si alimentano ininterrottamente nel concreto del processo produttivo , nel fulcro dei rapporti di classe e della struttura della società moderna . Grande importanza , non adeguatamente valutata , hanno nell ' atteggiamento dell ' operaio dinanzi alla società , e nella maturazione di questi incerti ma concreti sentimenti della propria funzione , le ideologie che operano nel mondo operaio . In genere chi vede il mondo operaio come una società amorfa , tendenzialmente piccolo borghese , con la vocazione della casetta , del frigidaire , della televisione , è condotto ad un secondo errore . Proprio perché mosso da una concezione superficiale dei fatti sociali , egli concepisce la società operaia come qualcosa di livellato , di appiattito , di analogo alla produzione in serie . Egli perde insomma il senso della tridimensionalità nei fatti sociali . I livelli diversi di consapevolezza Ebbene la struttura della società operaia si presenta assai complessa , sia dal punto di vista della anatomia sociale , sia da quello della fisiologia sociale . Vi sono in essa diversissimi livelli di condizione economica , di educazione , di consapevolezza ideologica . Al suo interno agiscono organismi che la improntano profondamente come il sindacato , il partito di classe , la rete cooperativa etc. Nella società industriale agiscono fenomeni come l ' immigrazione dalle campagne , la politica riformistica dei gruppi monopolistici , l ' offensiva ideologica e politica dello schieramento industriale , i riflessi sociali della introduzione di nuove tecniche produttive etc . , fenomeni che incidono profondamente sulla struttura di questa società e sugli individui che ne fanno parte . E tutto ciò va visto non per schermi , non staticamente , bensì nel suo sviluppo dinamico , nei rapporti concreti , nei reciproci influssi tra fatti di struttura e di sovrastruttura . Di grande interesse per una sociologia legata al movimento operaio sarebbe lo studio del settore operaio che è legato alle istanze di classe , analisi descrittiva che , nutrendosi di lieviti storici ed ideologici , miri a fissare la vita reale di questa zona della società . Ad esempio non si dà rilievo al fatto che all ' interno del movimento di classe esistono diversi livelli di consapevolezza politica ed ideologica , e che a questi diversi gradi di consapevolezza corrispondono diverse funzioni nel corpo sociale preso in esame . Si va così dall ' operaio la cui fedeltà al movimento di classe è data dall ' odio cieco , insopprimibile per il padrone , a quello che è invece consapevole della propria funzione di classe , dall ' operaio che oppone al padrone soltanto la propria ostinata resistenza a quello che , sul luogo di lavoro , sa trasformare una resistenza in una politica . Ebbene è evidente che a questi diversi gradi di maturità ideologica corrispondono influssi diversi ( spesso valorizzati o compressi dalla politica generale del movimento operaio ) sulla struttura del movimento di classe e , di riflesso , sulla società operaia . È di grande importanza politica afferrare la complessità degli strati sociali sui quali hanno presa le nostre organizzazioni , studiare i rapporti tra i vari gradi di consapevolezza ideologica , anche in relazione alla prospettiva politica del movimento , stabilirne i reciproci influssi ed il loro peso sul complesso del movimento di classe . Il contrasto di generazioni Nel corso di una mia inchiesta condotta prevalentemente tra gli operai coscienti del complesso Fiat , ho constatato una mancata diversità nella concezione del mondo tra vecchi e giovani operai . E dicendo vecchi intendo le generazioni che hanno vissuto gli anni del primo dopoguerra , mentre per giovani intendo coloro che si sono formati nella guerra partigiana e negli anni di questo dopoguerra . Questa marcata differenza , che ha una radice profonda nell ' individuo e si manifesta nella personalità , più ancora che nell ' ideologia , corrisponde a due fasi ben distinte della storia del movimento operaio . Sono stati questi periodi distinti , ai quali si accompagnava anche una diversa società operaia , ad esercitare una influenza formativa determinante su chi li ha vissuti . Nel loro corso infatti il movimento operaio ha avuto una natura diversa , una diversa prospettiva politica ed un diverso sentimento di se stesso . E nel caso di chi è legato alle lotte della classe operaia va osservato che il loro influsso è determinante nella storia del suo sviluppo individuale . Paradossalmente , in contrasto con tutto quanto dice il buon senso comune , i vecchi operai hanno un istinto , un temperamento rivoluzionario che invece i giovani hanno in parte perduto . Predomina in essi l ' istinto di classe sulla consapevolezza politica , lo spirito libertario sul senso del reale , la passione sul raziocinio . Sono più avventurosi , più sensibili all ' immaginazione , più intransigenti e fiduciosi , più giovanili . , se vogliamo . dei giovani . Sono il frutto di un socialismo che era più rozzo ma più legato alle masse , di un socialismo che lottava con generosità per un mondo radicalmente diverso , fatto di realtà come di miti , di un socialismo che ancora non conosceva la fatica e l ' amarezza della ragion di stato . Con la loro presenza attiva nel movimento operaio essi costituiscono un perenne richiamo ai motivi primi , più elementari , più generosi del socialismo . Se spesso costituiscono un fattore di resistenza ad una impostazione più moderna e cosciente delle lotte operaie , non dimentichiamo mai che il loro istinto di classe , la loro intransigenza rivoluzionaria , la generosità e lo slancio con cui combattono per le organizzazioni di classe , sono un patrimonio prezioso di spirito rivoluzionario ed una garanzia contro ogni forma di degenerazione piccolo borghese del socialismo . Formatisi negli anni della liberazione e delle lotte di questo dopoguerra , i giovani sono il prodotto di una nuova situazione storica , di una società più vicina alla prosa , se vogliano . là dove l ' altra risentiva del pathos della poesia . Essi sono , il frutto dello stalinismo se per questo s ' intende il socialismo che si consolida là dove ha conquistato il potere , la divisione del mondo in blocchi , la subordinazione della volontà rivoluzionaria alle esigenze della ragion di stato . Ma sono anche il frutto di un socialismo che si è fatto più adulto , che ha acquistato una superiore consapevolezza politica , che si è configurato come nuova classe dirigente ed è in grado di porre . nel nostro paese , una reale alternativa in quanto tale . Il senso di concretezza Si incontrano tra di loro caratteri individuali e sfumature ideologiche assai diverse e spesso contrastanti . C ' è chi dà alla lotta di classe una impostazione radicale e chi invece una impostazione riformista : è soprattutto attorno a queste due prospettive politiche ( alle quali corrispondono temperamenti e caratteri individuali diversi ) che si sviluppano i contrasti . Ma l ' unità che li diversifica dalle passate generazioni c ' è ed è sostanziale . Direi che in essi si è compiuto il passaggio dalla aspirazione ad un mondo diverso , alla trasformazione concreta di questa società , anche se vista in chiavi diverse . In questo essi segnano il passaggio dall ' era dei partiti d ' avanguardia a quella dei partiti di massa , e alle maggiori responsabilità che queste organizzazioni affidano , proprio perché si costituiscono in potere nel potere , ai propri militanti . I giovani dunque hanno sostituito alla improvvisazione la disciplina , alla generica volontà rivoluzionaria la conoscenza dei termini concreti in cui si attua la rivoluzione . Lo studio e la conoscenza dei problemi politici e tecnici sono visti come la condizione per incidere e per trasformare questa società . Senso della realtà , conoscenza dei problemi produttivi , capacità tecniche , qualità tattiche e strategiche , rifiuto di ogni velleitarismo rivoluzionario sono elementi comuni a tutti . In sostanza essi si costituiscono in classe dirigente già nella società borghese e , nei limiti del proprio potere , esercitano queste qualità , piuttosto che essere classe dirigente esclusivamente nei termini della propria tensione rivoluzionaria ed attendere all ' esercizio della propria responsabilità soltanto dopo il salto qualitativo compiuto con la conquista del potere . Si ritiene comunemente che la tradizione sia un fenomeno rilevante e caratteristico del mondo contadino . La forza della tradizione nel mondo contadino è giustamente messa in rapporto con la struttura di questa società , ed il fenomeno è visto sia come strumento di coesione e di stabilità sociale , sia come strumento educativo . La tradizione , intesa come travaso di valori e di cognizioni dall ' ambiente al singolo , rappresenta il tipo di educazione caratteristico della società contadina arretrata . Nelle sue manifestazioni , che talora divengono vere e proprie tecniche , il singolo viene plasmato ideologicamente , riceve regole di condotta , princìpi morali , cognizioni . Valore della tradizione La tradizione si presenta dunque come tipica manifestazione di una società caratterizzata dalla coesione , dalla lentezza del proprio sviluppo se non dalla immobilità , dall ' assenza di bruschi salti qualitativi e di lacerazioni . Del tutto diversa , opposta addirittura , la società industriale : diversa la sua struttura , diverse le forme del suo sviluppo , diverso il suo ideale umano , diverse le finalità e gli strumenti educativi . Va rilevato come la tradizione permanga , anche se come fenomeno secondario , nei gruppi sociali che compongono le società evolute . Essa si presenta ancora come un fattore di coesione e di unità del gruppo , e come uno strumento che consente di travasare nel singolo l ' ideologia del gruppo di cui fa parte . Questo aspetto della tradizione , intesa come educazione ideologica del singolo da parte del gruppo , di travaso di elementi emotivi , sentimentali ( oltre che strettamente ideologici ) dal gruppo al singolo , è rilevante anche tra i settori più avanzati del movimento operaio , e va studiata proprio sotto l ' aspetto della conservazione di determinati valori , sentimentali ed ideologici . In parte , forse , può essere messa in relazione con le origini di contadini inurbati degli attuali operai . Un patrimonio comune Così la storia del movimento operaio , soprattutto la storia « fatta » , quella della città , del quartiere e della fabbrica addirittura , divengono elementi vivi , di un comune modo di sentire e vedere le cose , tappe di una comune origine , qualcosa di profondamente formativo e di nient ' affatto libresco . Essa ha come centri diffusori le organizzazioni politiche e sindacali degli operai , ed il nucleo familiare , e passa , arricchendosi e trasformandosi , da compagno a compagno , da gruppo a gruppo , da generazione a generazione . Nei suoi termini più ampi si tramanda di generazione in generazione , spesso fondendo esperienze di campagna ed esperienze di città , assai sovente nella stessa famiglia ( accade continuamente di scoprire nello stesso nucleo familiare una attiva tradizione di lotta di classe ) , e diviene un fattore coesivo di grande importanza , sotto tutti gli aspetti : emotivi e ideologici . In moltissimi casi è per questa via che l ' operaio impara di avere delle radici , una « storia » alle proprie spalle e sempre per questa via amplia la propria esperienza personale in quella del gruppo ; ed infine è ancora per questa via che riceve cognizioni le quali , per quanto grossolane , restano tra gli elementi più vivi e formativi della sua cultura . Alcuni temi di studio Innumerevoli temi attraggono chi studia il mondo operaio , ma compito di chi si accinge a questa analisi è separare i motivi di fondo da quelli secondari . Non solo , ma chi è sensibile alle prospettive di lotta del movimento operaio avrà sempre la sensibilità di individuare , nel groviglio dei problemi , quelli che presentano un motivo d ' interesse immediato , anche se non contingente . Una indagine sulla condizione operaia , come del resto qualsiasi indagine sociologica , deve procedere su due binari che appaiono paralleli ma in realtà , quando il lavoro è proficuo , si sovrappongono : si tratta cioè di studiare la struttura e la vita della società operaia e contemporaneamente di portare alla luce , secondo criteri obbiettivi , le forze morali , le aspirazioni politiche e sociali che agiscono al suo interno . Come non bisogna mai separare la descrizione della società dalle forze che la compongono , così è necessario accompagnare sempre la società con l ' uomo che ne è il centro . Tra i temi di studio per una sociologia operaia , oltre a quelli evidentissimi di base ( quali la struttura dell ' economia , le condizioni sociali , politiche , sindacali ecc. del lavoro , la distribuzione dei redditi , la disoccupazione , e via di seguito ) ne suggerirei altri che vengono posti in primo piano dall ' attuale fase di sviluppo del capitalismo italiano , ed altri ancora connessi prevalentemente allo studio di quello che è l ' « Uomo » operaio . Così , rispetto a Torino , sono temi di grande interesse , oltre a quelli ovvi relativi all ' effetto delle trasformazioni tecnologiche e politiche del grande monopolio sulla composizione della maestranza e sulle lotte sindacali , il nesso tra sviluppo del monopolio cd arca economica subordinata , l ' esame dei rapporti tra immigrazione e politica monopolistica sia all ' interno del complesso Fiat sia in relazione alla sua politica verso l ' area economica subordinata . Infine lo studio della più intima natura del riformismo aziendale , vista soprattutto come indice della mentalità sociale e politica della classe dirigente monopolistica e delle sue componenti ideologiche ( da questo punto di vista si rivelerebbe di estrema utilità lo studio del « linguaggio » dl monopolio , nelle sue pubblicazioni e nei suoi rapporti con le maestranze e con il pubblico ) e nei suoi riflessi sulla personalità dei lavoratori . Temi affascinanti sono quelli connessi al rapporto tra ambiente operaio e personalità ed ideologia dell ' operaio cosciente , soprattutto in relazione all ' influsso formativo delle principali lotte politiche e sociali del nostro secolo , delle prospettive e dell ' ideologia dei partiti e delle organizzazioni di classe . L ' operaio , come ogni altra classe subordinata , ha un profondo bisogno di esprimersi , quasi per una inconsapevole volontà di entrare , anche per questa via , a far parte della storia . Così la biografia resa scientifica e l ' intervista condotta con rigore possono divenire strumenti fondamentali di conoscenza , soprattutto perché consentono di osservare dal basso la fisiologia della società operaia e permettono di afferrare l ' elemento umano osservandone lo sviluppo nella società in cui vive . Necessità di una sociologia marxista Lo sviluppo di una sociologia marxista sarebbe un momento culturale e politico di grande importanza sia per la formazione di una cultura marxista , che abbia stabilito dialetticamente il proprio legame con il movimento operaio , sia perché la via pacifica ( o italiana ) al socialismo sarà una vaga formula fintantoché i partiti operai non conosceranno a fondo la realtà della società nazionale . Si giungerà ad una produzione valida a condizione di liberarsi da ogni sociologismo , dando a questa produzione impronta ideologica ed autentico respiro culturale . Condizione di ogni sociologia marxista è lo spirito scientifico con cui si affronta la realtà , spirito scientifico che , anziché escludere , presuppone l ' impronta ideologica . Si tratta di configurare la condizione operaia nei suoi aspetti strutturali ed in quelli sociali ( in altre parole nella sua anatomia e nella sua fisiologia ) , come nella sua tensione morale . Sono due facce della stessa realtà , l ' intendimento dell ' una presuppone la conoscenza dell ' altra . Proprio perché della società si vuol cogliere il fondo , l ' anima per così dire , occorre lavorare in profondità . Operare in estensione , secondo criteri prevalentemente quantitativi e pedantescamente sociologici , conduce ad un ritratto del tutto superficiale , ad un ritratto in cui manca proprio ciò che ci interessa , ciò che imprime tutto di sé : il carattere .
Dall'odio etnico alle guerre sante ( Bettiza Enz , 2001 )
StampaPeriodica ,
La bomba lanciata a Belfast contro un corteo di bambine cattoliche che , nei giorni di riapertura dell ' anno scolastico , si recavano alla Holy Cross Primary School situata nell ' infuocato quartiere di Ardoyne , è stata un ' imboscata protestante certamente inaudita quanto orrenda . Mai , nella guerra civile che da trent ' anni continua a insanguinare l ' Irlanda del Nord , era accaduto che fanciulli innocenti venissero presi a bersaglio dai bombaroli dell ' una o dell ' altra fazione . Le analogie che vengono a mente esulano dai confini dell ' Europa occidentale : Little Rock , Bosnia , Kosovo , Algeria , Nigeria , Sudan , Indonesia . Però , in questi giorni cruciali , il paragone che forse colpisce più l ' occhio e l ' immaginazione è quello fra l ' Irlanda del Nord e la Palestina . Non v ' è dubbio che il lancio della granata contro lo scolaresche cattoliche dell ' Ulster sia stato , di per sé , un gesto assolutamente indegno di una società civile europea . Ma in un certo senso ancora più inquietante , più emblematica , perché volutamente intonata al clima d ' intolleranza confessionale generalizzata che va espandendosi nel mondo , è stata la fitta sassaiola che , prima della bomba , i protestanti avevano fatto piovere sulle giovani alunne della Holy Cross School.Tale prima eccezionale intifada anticattolica non è stata che un ' intenzionale citazione della seconda intifada mediorientale : quella rilanciata dai palestinesi contro gli ebrei per motivi religiosi un anno fa , quando Ariel Sharon , non ancora primo ministro , decise di compiere una passeggiata attraverso la Spianata delle Moschee di Gerusalemme . Da quel momento , attizzata da un evidente atto di provocazione religiosa , la lotta per la liberazione della Palestina perdeva i suoi connotati tradizionalmente laici e assumeva , anch ' essa , caratteristiche religiose e fondamentaliste sempre più accentuate e indiscriminate . Scendevano in campo , scavalcando l ' indebolita Autorità palestinese di Yasser Arafat , i fanatici della guerra santa , della Jihad islamista , i kamikaze di Hamas e i guerriglieri dell ' Hezbollah libanese . Dai sassi si passava alle bombe , alle autobombe , agli uomini bomba che s ' immolano nelle discoteche , nelle pizzerie e nei centri israeliani con la certezza di rinascere seduta stante nei paradisi di Allah . Ciò che più impressiona di questa nuova epidemia terroristica è la sua omologazione nelle tecniche e nei gesti simbolici , i sassi nell ' Ulster come in Cisgiordania , omologazione pericolosa che sembra scavalcare i confini tra mondi culturalmente diversi : non a caso uno studioso della London school of economics ha potuto azzardare lo slogan « Irlanda del Nord fotocopia della Palestina » . Da un altro lato impressiona la virulenza con cui l ' odio religioso , dilagando sempre più in primo piano , sembra prevalere e diventare un po ' dovunque la fase suprema dell ' astio etnico , il quale spesso poggia su basi surrettizie o immaginarie . Si ricorda distrattamente che arabi ed ebrei sono semiti , ma si sottolinea con più forza che gli uni sono musulmani e gli altri giudei . Si guardano le drammatiche immagini di Belfast e si vedono bimbe cattoliche terrorizzate che hanno gli stessi capelli biondi o rossi delle bimbe protestanti : più del cromosoma le distingue il marchio della religione . C ' è infine l ' aspetto , non meno preoccupante , dell ' integralismo religioso globalizzato . Più le differenze confessionali si fanno ampie e globali , contrapponendo per esempio nel suo insieme l ' intero mondo islamico a quello cristiano e giudaico , tanto più l ' intolleranza politicizzata di una parte tende a prevalere senza reciprocità sulla tolleranza legale e morale dell ' altra . L ' Europa difatti tollera l ' invasione delle sue coste meridionali da parte di nomadi masse islamiche , lascia che Parigi e Milano diventino centri islamici mondiali ; ma cosa avverrebbe se folle di europei senza lavoro invadessero le coste libiche o algerine , o se tentassimo di erigere una basilica cristiana nei deserti dell ' Arabia Saudita ? Perfino alla conferenza delle Nazioni Unite di Durban abbiamo visto trionfare l ' intollerante fondamentalismo terzomondista , fomentato da stati teocratici che , con l ' appoggio di governi dispotici come quello castrista , sono riusciti a imporre l ' equazione ingiuriosa del sionismo parificato al razzismo . Le delegazioni americana , canadese , australiana e israeliana hanno abbandonato la conferenza . Le delegazioni europee sono rimaste . La cultura della resa e del rimorso ha paralizzato una volta di più gli europei che , pur lapidandosi a Belfast , rinunciano poi a difendersi concordi dall ' aggressore esterno .
StampaQuotidiana ,
Il direttore dell ' Avanti , Benito Mussolini , ha chiesto la convocazione della direzione del partito socialista per discutere su questo ordine del giorno : Atteggiamento dell ' Avanti ! e situazione nazionale . La richiesta del prof . Mussolini , contrariamente a quanto è stato affermato , è precedente alle polemiche di questi giorni circa il pensiero intimo del direttore dell ' Avanti ! su una eventuale guerra dell ' Italia contro l ' Austria . La direzione del partito socialista si riunirà oggi e domani domenica a Bologna . Alcuni credono che il prof . Mussolini abbia richiesto la convocazione della direzione del partito per le accuse che gli sono state recentemente rivolte .