StampaQuotidiana ,
Da
quando
è
scoppiata
la
«
questione
morale
»
non
si
parla
d
'
altro
.
E
giustamente
ne
ha
parlato
il
presidente
della
Repubblica
nel
suo
messaggio
di
fine
d
'
anno
.
Ma
non
mi
pare
si
siano
fatti
grandi
sforzi
per
capire
di
che
si
tratta
.
A
giudicare
dall
'
occasione
da
cui
è
nata
(
lo
scandalo
del
petrolio
e
l
'
affare
Pecorelli
)
sembra
si
voglia
intendere
che
gli
uomini
politici
debbono
essere
persone
oneste
nel
senso
comune
della
parola
,
persone
cioè
che
non
rubano
,
non
mentono
,
non
commettono
nessuno
di
quei
reati
che
sono
puniti
dal
codice
penale
in
quanto
giudicate
azioni
che
le
persone
perbene
non
dovrebbero
compiere
.
Questa
interpretazione
è
tanto
diffusa
che
il
partito
comunista
ha
ritenuto
di
dover
proporre
come
una
svolta
nella
storia
delle
nostre
istituzioni
un
governo
degli
onesti
.
Che
la
questione
morale
debba
essere
interpretata
anche
in
questo
modo
,
è
fuori
discussione
.
Fuori
discussione
perché
ovvio
.
Non
si
vede
infatti
perché
chi
fa
politica
debba
essere
sottratto
agli
obblighi
cui
è
sottoposto
l
'
uomo
comune
.
Non
esiste
una
morale
pubblica
distinta
dalla
morale
privata
.
Se
mai
,
l
'
uomo
pubblico
dovrebbe
essere
più
scrupoloso
nel
rispetto
degli
obblighi
morali
e
di
quelli
giuridici
(
ma
questi
sono
generalmente
obblighi
morali
sanzionati
dallo
Stato
)
per
la
semplice
ragione
che
le
sue
infrazioni
sono
più
dannose
alla
collettività
di
quelle
dell
'
uomo
comune
.
Non
ignoro
che
il
problema
dei
rapporti
fra
politica
e
morale
è
molto
più
intricato
,
che
in
politica
vale
il
principio
che
il
fine
giustifica
i
mezzi
,
che
gli
Stati
non
si
governano
coi
pater
noster
,
e
via
discorrendo
.
Ma
,
girata
e
rigirata
da
tutte
le
parti
,
la
famigerata
dottrina
della
ragion
di
Stato
significa
soltanto
questo
:
che
l
'
uomo
di
Stato
si
viene
a
trovare
talora
in
circostanze
eccezionali
(
si
badi
«
eccezionali
»
)
a
dover
prendere
decisioni
riguardanti
il
bene
comune
(
si
badi
«
il
bene
comune
»
)
che
non
possono
essere
prese
se
non
violando
regole
della
morale
corrente
.
Ciò
che
giustifica
un
mezzo
moralmente
discutibile
è
soltanto
la
nobiltà
del
fine
,
e
la
sua
eccezionalità
.
Il
che
poi
non
è
neppure
una
condizione
particolare
dell
'
uomo
politico
perché
lo
stato
di
necessità
vale
come
giustificazione
anche
per
l
'
uomo
comune
.
Che
l
'
essenza
del
problema
stia
nella
nobiltà
del
fine
lo
ha
detto
molto
bene
Ceronetti
in
un
articolo
sulla
«
Stampa
»
due
settimane
fa
.
Che
il
fine
giustifichi
i
mezzi
non
vuol
dire
che
i
mezzi
siano
giustificati
da
qualsiasi
fine
.
La
stessa
celebre
frase
di
Machiavelli
dice
che
«
i
mezzi
saranno
sempre
iudicati
onorevoli
e
da
ciascuno
laudati
»
quando
il
principe
riesce
a
«
vincere
»
e
a
«
mantenere
lo
Stato
»
.
Quale
sia
la
nobiltà
del
fine
per
cui
alcuni
dei
nostri
uomini
politici
commettono
atti
disonesti
e
offendono
la
morale
comune
,
non
è
dato
capire
.
C
'
è
il
sospetto
che
il
dilagare
della
corruzione
sia
dovuto
prevalentemente
al
bisogno
di
denaro
per
sostenere
una
campagna
elettorale
o
per
mantenere
in
vita
una
corrente
di
partito
.
Non
che
grandi
,
alcuni
di
questi
fini
sono
politicamente
tutt
'
altro
che
corretti
.
Si
tratta
,
sì
,
di
vincere
,
non
una
guerra
,
bensì
le
elezioni
.
Si
tratta
di
conservare
non
lo
Stato
,
bensì
il
proprio
potere
personale
.
La
massima
che
il
fine
giustifica
i
mezzi
è
di
per
se
stessa
discutibile
.
E
non
solo
discutibile
ma
insostenibile
quando
il
fine
che
dovrebbe
giustificare
i
mezzi
è
esso
stesso
ingiustificabile
.
Tutto
questo
,
come
ho
detto
,
è
ovvio
,
ma
non
esaurisce
il
problema
.
Qualsiasi
trattato
di
morale
distingue
la
morale
generale
che
regola
l
'
azione
di
tutti
gli
uomini
,
e
al
cui
rispetto
quindi
tutti
sono
tenuti
,
dalle
morali
speciali
cui
sono
sottoposti
gl
'
individui
in
quanto
appartengono
a
una
determinata
classe
o
gruppo
o
categoria
o
professione
.
Accanto
alla
morale
comune
ci
sono
le
etiche
del
medico
e
del
sacerdote
,
del
giudice
e
del
commerciante
,
dell
'
insegnante
e
del
giornalista
.
In
ognuna
di
queste
valgono
obblighi
specifici
,
e
anche
specifiche
esenzioni
di
obblighi
.
Un
medico
ha
l
'
obbligo
di
accorrere
alla
chiamata
di
un
malato
grave
anche
fuori
della
sua
ora
d
'
ufficio
,
ma
è
esentato
dall
'
obbligo
di
dire
allo
stesso
malato
la
verità
sulla
gravità
della
malattia
.
Ogni
professione
ha
il
suo
codice
morale
,
che
con
parola
dotta
e
pretenziosa
si
chiama
«
deontologia
»
.
Tra
le
morali
speciali
vi
è
anche
la
morale
dell
'
uomo
politico
.
Tanto
più
poi
quando
anche
la
politica
è
diventata
una
professione
.
Per
capire
la
specificità
dei
diversi
codici
morali
occorre
aver
di
mira
la
funzione
sociale
delle
diverse
Categorie
cui
si
riferiscono
.
Dalla
considerazione
che
la
funzione
sociale
del
medico
è
quella
di
provvedere
alla
guarigione
degli
infermi
nascono
tutti
quei
problemi
delicatissimi
di
etica
medica
che
vanno
dall
'
eutanasia
al
prolungamento
artificiale
di
una
vita
condannata
.
La
funzione
sociale
dell
'
attività
politica
è
quella
di
perseguire
,
e
possibilmente
conseguire
,
l
'
interesse
pubblico
.
Di
qua
deriva
l
'
etica
specifica
di
chi
si
dedica
all
'
attività
politica
,
il
suo
codice
morale
.
C
'
è
una
distinzione
che
corre
lungo
tutta
la
storia
del
pensiero
politico
,
la
distinzione
fra
buon
governo
e
malgoverno
,
fondata
sulla
distinzione
fra
il
governante
che
persegue
il
bene
comune
e
quello
che
persegue
il
bene
proprio
.
L
'
etica
specifica
dell
'
uomo
pubblico
è
quella
in
cui
la
distinzione
fra
l
'
azione
buona
e
l
'
azione
cattiva
corre
parallelamente
alla
distinzione
fra
l
'
azione
volta
al
bene
comune
e
quella
volta
al
bene
individuale
.
Ne
deriva
che
l
'
uomo
politico
ha
oltre
ai
doveri
di
tutti
anche
i
doveri
che
gli
spettano
in
quanto
uomo
politico
.
Questi
ultimi
sono
strettamente
connessi
alla
funzione
specifica
della
sua
attività
.
La
funzione
specifica
dell
'
attività
politica
è
il
buon
governo
come
la
funzione
specifica
del
medico
è
quella
di
ben
curare
,
quella
del
giudice
di
ben
giudicare
,
dell
'
insegnante
di
ben
insegnare
.
No
,
quando
si
pone
la
questione
morale
con
riferimento
all
'
azione
del
politico
,
non
si
tratta
soltanto
del
governo
degli
onesti
nel
senso
generico
della
parola
.
Si
tratta
del
governo
di
uomini
che
antepongano
l
'
interesse
dello
Stato
al
proprio
,
a
quello
del
proprio
partito
,
della
propria
corrente
,
del
proprio
clan
,
di
uomini
che
rispettino
non
solo
le
regole
della
morale
comune
ma
anche
quelle
della
propria
morale
professionale
.
Uno
dei
maggiori
rimproveri
che
oggi
l
'
uomo
della
strada
,
l
'
uomo
della
morale
comune
,
muove
alla
nostra
classe
politica
nel
suo
insieme
è
di
subordinare
l
'
interesse
pubblico
che
è
il
fine
specifico
della
sua
azione
specifica
all
'
interesse
privato
,
di
approfittare
del
potere
pubblico
che
deve
essere
esercitato
solo
in
vista
del
bene
comune
per
accrescere
il
proprio
potere
personale
.
Una
volta
si
diceva
che
cattivo
governante
è
colui
che
mira
a
soddisfare
il
bene
proprio
anziché
a
provvedere
al
bene
comune
.
Oggi
si
dice
che
il
malgoverno
consiste
nel
considerare
gli
affari
di
Stato
come
affari
privati
.
Le
parole
cambiano
ma
la
sostanza
è
la
stessa
.
In
questo
senso
,
e
solo
in
questo
senso
,
la
questione
morale
è
anche
una
questione
politica
.
Una
questione
politica
che
nessun
ritocco
della
Costituzione
potrà
mai
risolvere
.
Dai
buoni
costumi
possono
nascere
buone
leggi
.
Ma
non
bastano
le
buone
leggi
a
produrre
buoni
costumi
.
StampaQuotidiana ,
A
Lasa
,
nell
'
Alto
Adige
,
nel
silenzio
delle
foreste
di
abeti
e
dei
nevai
immacolati
,
dove
non
ha
mai
risuonato
il
trionfale
«
Pista
!
»
dello
sciatore
,
vengono
dalla
Toscana
la
sabbia
della
spiaggia
di
Viareggio
e
una
quarantina
di
uomini
.
Uomini
e
sabbia
sono
impiegati
nelle
cave
di
marmo
,
le
più
giovani
d
'
Italia
e
le
più
alte
del
mondo
:
tre
anni
di
età
e
1700
metri
sul
mare
.
La
sabbia
,
silicea
,
uniforme
,
arriva
a
vagonate
,
per
essere
portata
in
cava
e
colata
lentamente
nel
solco
dove
passa
,
ronzando
,
il
filo
elicoidale
che
sega
il
marmo
.
Gli
uomini
,
specialisti
dei
mille
mestieri
misteriosi
dei
cavatori
,
sono
giunti
tre
anni
fa
per
insegnare
agli
abitanti
della
vallata
i
secolari
segreti
delle
Alpi
Apuane
.
Siamo
andati
a
trovare
gli
uomini
.
Abitano
su
per
la
Valle
di
Lasa
(
una
fessura
scoscesa
tagliata
dal
torrente
sul
fianco
della
montagna
)
a
qualche
chilometro
di
distanza
dal
villaggio
.
Montagna
,
valle
,
torrente
,
villaggio
,
cave
e
marmo
hanno
un
nome
solo
in
comune
:
Lasa
.
La
neve
cadeva
indecisa
e
svolazzante
quando
siamo
scesi
dal
trenino
che
ci
aveva
portato
da
Bolzano
.
Le
montagne
erano
ovattate
di
bianco
,
invisibili
.
Una
vecchia
,
in
scialle
,
ha
accatastato
sacchi
di
posta
e
pacchi
di
giornali
su
uno
slittino
,
ed
è
partita
verso
il
paese
tirandoselo
dietro
come
fanno
i
ragazzi
.
Oltre
i
binari
,
erano
i
blocchi
di
marmo
bianco
,
in
disordine
,
come
i
rottami
di
un
muraglione
ciclopico
che
fosse
crollato
.
Sopra
ognuno
la
neve
aveva
deposto
un
regolare
cuscinetto
azzurrognolo
,
che
ne
arrotondava
la
sagoma
squadrata
.
Nel
silenzio
,
il
picchiettare
di
uno
scalpellino
invisibile
,
e
lo
sbuffo
del
treno
che
si
allontanava
.
A
gambe
larghe
sul
marmo
era
la
grue
a
ponte
,
disegnata
di
nero
opaco
contro
il
cielo
bianco
.
Gli
uffici
della
società
stanno
poco
lontano
,
in
una
palazzina
nuovissima
.
Una
locomotiva
elettrica
attende
alla
porta
.
L
'
ingegnere
Antonio
Consiglio
,
direttore
della
cava
dell
'
Acqua
Bianca
,
ci
ha
fatto
salire
e
siamo
partiti
nella
neve
,
in
piedi
dietro
il
manovratore
,
sui
binari
impolverati
di
bianco
,
che
lasciavamo
neri
e
bagnati
dietro
a
noi
.
Dopo
pochi
minuti
siamo
giunti
al
piano
inclinato
.
Il
piano
inclinato
è
una
funicolare
,
che
sale
per
un
chilometro
sul
fianco
della
montagna
,
in
una
trincea
tagliata
tra
gli
abeti
immensi
.
È
la
funicolare
più
grande
d
'
Europa
,
perché
trasporta
un
carrello
con
due
tronchi
di
rotaia
,
sui
quali
possono
stare
quattro
vagoni
della
ferrovia
marmifera
carichi
di
blocchi
.
Una
specie
di
ferry
-
boat
da
montagna
.
Guardandola
dal
basso
,
si
vedevano
le
grosse
rotaie
allargate
scomparire
in
alto
,
verso
la
cima
,
perse
nella
nebbia
.
Per
ordinare
al
manovratore
,
nella
cabina
di
controllo
,
di
farci
partire
,
un
operaio
ha
toccato
uno
dei
fili
telegrafici
lungo
il
binario
con
una
canna
di
bambù
da
cui
parte
un
cordone
elettrico
.
Un
modo
come
un
altro
di
suonare
un
campanello
distante
.
Il
grosso
cavo
d
'
acciaio
,
che
scende
dalla
montagna
come
un
serpente
,
con
la
coda
persa
nella
nebbia
,
si
è
stiracchiato
e
finalmente
,
con
una
scossa
,
siamo
partiti
lentamente
e
dolcemente
.
Diciassette
minuti
di
ascensione
.
La
valle
si
allontanava
da
noi
,
appiattendosi
,
il
paese
si
velava
a
poco
a
poco
,
e
gli
abeti
,
carichi
di
neve
,
si
inabissavano
silenziosamente
al
nostro
fianco
.
Con
una
scossa
il
carrello
si
è
fermato
nel
suo
alveo
d
'
arrivo
,
con
le
sue
rotaie
allineate
a
quelle
del
binario
.
Un
'
altra
locomotiva
elettrica
ci
attende
.
Alcuni
minuti
di
corsa
lungo
il
fianco
della
montagna
deserta
,
tra
gli
alberi
,
nel
panorama
natalizio
.
È
il
quarto
mezzo
di
locomozione
della
giornata
.
All
'
arrivo
,
ci
sono
i
toscani
.
Abitano
un
baraccone
di
legname
e
di
muratura
,
a
picco
sul
torrente
,
tra
gli
alberi
.
Davanti
alla
loro
villa
,
il
torrente
si
divide
in
due
,
attorno
a
un
vecchio
masso
rotolato
chissà
da
dove
,
sul
quale
è
cresciuto
un
albero
.
Gli
uomini
hanno
costruito
un
tavolo
e
una
panca
di
legno
bianco
,
sulla
grossa
roccia
,
e
hanno
innalzato
un
cartello
a
lettere
rosse
:
«
Lido
Polo
Nord
»
.
Il
Lido
è
il
punto
di
ritrovo
estivo
,
supponiamo
,
poiché
in
questo
momento
è
sepolto
sotto
la
neve
.
Dalla
tavola
alla
porta
del
rifugio
corre
un
filo
metallico
teso
.
È
una
piccola
funicolare
privata
,
che
scavalca
il
torrente
,
e
serve
al
trasporto
di
fiaschi
di
vino
dalla
dispensa
agli
uomini
che
riposano
,
pancia
al
sole
,
sotto
l
'
abete
contorto
.
Il
rifugio
,
al
quale
si
arriva
su
un
ponticello
di
legno
,
a
cui
mancano
diverse
tavole
,
si
chiama
la
«
Tenda
rossa
»
,
comunemente
.
Ormai
il
nome
è
usato
da
tutto
il
personale
,
dalla
direzione
,
nei
rapporti
e
negli
ordini
.
Nessuno
sorride
più
.
Così
i
capannoni
a
valle
,
in
fondo
alle
rotaie
della
funicolare
,
si
chiamano
la
«
Baia
del
Re
»
.
Forse
,
fra
un
paio
di
secoli
,
i
nomi
saranno
rimasti
e
faranno
parte
incolore
della
geografia
del
posto
.
Qualcuno
si
informerà
di
quale
Re
si
tratti
e
di
quale
Tenda
senza
trovar
risposta
,
e
un
dotto
locale
scriverà
una
breve
monografia
per
dimostrare
,
al
contrario
di
quanto
sostengono
altri
studiosi
professori
,
che
il
Re
in
questione
era
Beovulfo
il
Rosso
,
e
non
Agilulfo
Ottavo
.
Sulla
porta
del
rifugio
è
un
vecchio
Cristo
in
croce
,
di
stagno
,
trovato
da
uno
dei
toscani
in
una
baita
più
in
alto
.
Dentro
s
'
indovinano
,
nella
penombra
,
delle
figure
d
'
uomini
attorno
a
una
stufa
accesa
.
Le
pareti
sono
annerite
dal
fumo
.
Attorno
al
muro
sono
appesi
pentole
di
rame
,
collane
di
agli
,
fiaschi
.
Gli
uomini
schizzano
in
piedi
,
timidi
e
silenziosi
,
all
'
arrivo
del
superiore
e
del
forestiero
.
Sono
tutti
giovanotti
.
«
Chi
fa
da
mangiare
qui
?
»
La
domanda
rompe
il
silenzio
sorridente
e
cerimonioso
.
«
Tutti
noi
»
risponde
uno
,
dopo
una
pausa
,
scrollando
le
spalle
,
come
se
avesse
trovato
l
'
interrogazione
un
po
'
stupida
.
Il
silenzio
si
ristabilisce
,
solenne
.
Diamo
un
'
occhiata
,
nella
stanza
vicina
,
alla
fila
delle
brande
militari
allineate
come
un
piccolo
dormitorio
.
Altri
dormono
di
sopra
.
Una
baracca
di
retrovia
,
durante
la
guerra
,
doveva
essere
così
.
Gli
uomini
guardano
fare
,
rispettosi
,
e
tacciono
.
«
Come
va
la
vita
nella
Tenda
Rossa
?
»
La
domanda
ha
un
finto
tono
cordiale
.
«
Bene
.
Un
c
'
è
male
.
»
La
risposta
che
si
attendeva
.
Usciamo
.
Il
direttore
spiega
che
l
'
uomo
che
ha
risposto
è
un
po
'
il
caporione
,
perché
è
stato
a
Fiume
con
D
'
Annunzio
,
e
il
mondo
l
'
ha
girato
più
degli
altri
.
Sono
quasi
tutti
filai
,
o
filisti
(
la
parola
non
è
stata
ancora
acchiappata
nella
rete
di
un
glottologo
e
appuntata
nelle
pagine
di
un
dizionario
con
un
'
etichetta
sotto
)
,
cioè
manovratori
dei
fili
elicoidali
che
segano
il
marmo
.
Altri
sono
minatori
,
maestri
nell
'
arte
misteriosa
di
dosare
esplosivi
,
che
in
una
cava
è
difficilissima
,
per
il
numero
di
cose
diverse
che
deve
fare
la
polvere
:
staccare
un
masso
,
senza
romperlo
,
o
aprire
una
galleria
,
senza
incrinare
la
montagna
.
Il
quinto
mezzo
di
locomozione
della
giornata
ci
attende
.
È
una
teleferica
,
costruita
per
il
trasporto
del
marmo
,
che
ci
farà
passare
la
fenditura
sopra
il
torrente
.
Ci
sediamo
nel
vagoncino
su
una
tavola
che
due
operai
hanno
agganciato
al
bordo
.
È
la
panca
delle
grandi
occasioni
,
spiega
l
'
ingegnere
,
per
i
visitatori
che
vengono
dal
lontano
mondo
delle
città
.
I
cavi
sopra
di
noi
si
tendono
e
rimaniamo
sospesi
e
ballonzolanti
nel
vuoto
candido
.
Si
sale
lentamente
,
con
un
movimento
ovattato
,
come
un
aeroplano
silenzioso
au
ralenti
.
Attraversiamo
la
nebbia
da
cui
spuntano
sotto
di
noi
le
guglie
degli
abeti
incrostate
di
ghiaccio
.
Passiamo
rasente
a
una
parete
di
roccia
a
picco
,
con
festoni
di
ghiaccioli
azzurrognoli
.
Allungando
una
mano
si
potrebbe
spaccarne
uno
.
Il
viaggio
aereo
dura
pochi
minuti
.
Il
vagone
si
ferma
,
e
scende
ronzando
lungo
i
fili
fino
a
toccare
per
terra
.
Saltiamo
sulla
neve
,
all
'
entrata
della
cava
.
Siamo
a
un
'
altezza
da
rifugio
,
da
alpinisti
,
da
pipa
,
da
corda
,
da
guida
e
da
borraccia
di
grappa
.
Qui
,
invece
,
si
lavora
.
La
cava
è
un
'
immensa
caverna
,
che
si
ficca
nella
montagna
,
da
cui
esce
in
un
rombo
confuso
il
suono
di
motori
,
di
martelli
pneumatici
,
di
ruote
.
Si
sente
,
nel
ventre
del
monte
,
il
boato
di
una
mina
,
seguito
subito
da
altri
,
come
un
tiro
di
artiglieria
comandato
da
un
ufficiale
impetuoso
.
Sul
fondo
della
caverna
lavorano
gli
uomini
,
nella
penombra
,
attorno
ai
massi
di
marmo
bianco
,
informe
,
impolverato
.
Un
blocco
è
legato
a
un
cavo
d
'
acciaio
teso
da
un
argano
lontano
,
e
sta
per
rovesciarsi
in
avanti
.
Un
altro
è
formicolante
di
operai
che
lo
tagliano
a
pezzi
più
piccoli
.
Le
pareti
sono
perpendicolari
,
altissime
,
lisce
,
con
le
forme
dei
blocchi
che
sono
stati
staccati
.
Rasente
al
soffitto
,
a
una
trentina
di
metri
sopra
di
noi
,
corre
un
ballatoio
di
tavole
sconnesse
.
Conduce
ai
locali
dei
compressori
elettrici
,
che
sono
scavati
nella
roccia
,
in
alto
.
Di
fianco
alla
caverna
c
'
è
una
fenditura
,
larga
un
metro
e
mezzo
,
alta
una
quindicina
di
metri
,
che
si
ficca
nel
ventre
della
montagna
.
Le
pareti
sono
un
taglio
solo
,
di
marmo
.
Nel
fondo
,
alla
luce
di
un
riflettore
elettrico
,
inginocchiato
su
un
mucchio
di
rottami
biancastri
,
un
operaio
tormenta
la
roccia
con
un
martello
pneumatico
che
sparacchia
sollevando
degli
sbuffi
di
polvere
candida
.
L
'
uomo
ha
il
viso
infarinato
,
quando
si
alza
;
la
polvere
gli
ha
asciugato
i
capelli
e
gli
ha
disegnato
le
rughe
.
Sta
scavando
una
galleria
ad
angolo
retto
con
il
corridoio
dal
quale
siamo
entrati
,
spiega
l
'
ingegnere
,
per
far
passare
il
filo
elicoidale
,
ed
isolare
un
masso
di
10.000
tonnellate
.
Il
lavoro
è
incominciato
nell
'
agosto
del
1931
,
quando
si
è
tagliato
il
grande
corridoio
.
Il
marmo
è
stato
isolato
,
a
forma
di
cuneo
.
Poi
una
carica
di
polvere
nera
,
dietro
,
ha
fatto
scivolare
il
monolito
di
1500
metri
cubi
fin
nel
centro
della
galleria
,
dove
è
stato
tagliato
a
pezzetti
uniformi
,
caricato
sulla
teleferica
,
e
portato
alla
ferrovia
.
Le
battaglie
contro
la
montagna
sono
lente
.
Si
lavora
per
la
produzione
futura
,
si
stabiliscono
piani
che
verranno
portati
a
termine
dai
nostri
nipoti
.
L
'
operaio
continua
il
lavoro
che
dura
da
due
anni
.
Il
corridoio
crescerà
,
fino
a
chiudere
il
masso
da
ogni
parte
.
Poi
un
'
altra
carica
di
polvere
nera
farà
scivolare
un
blocco
di
10.000
metri
cubi
fin
nel
centro
della
galleria
,
dove
gli
uomini
gli
si
getteranno
addosso
,
per
sminuzzarlo
in
tanti
piccoli
blocchi
regolari
.
La
cava
ha
l
'
aspetto
di
una
miniera
,
con
queste
gallerie
oscure
che
si
addentrano
nel
ventre
del
monte
,
queste
luci
che
illuminano
le
figure
degli
uomini
al
lavoro
.
Due
operai
,
in
piedi
su
un
masso
addossato
alla
parete
,
ficcano
nell
'
interstizio
tra
il
blocco
e
la
montagna
dei
cunei
di
metallo
,
e
vi
battono
la
mazza
pesante
,
insieme
,
dandosi
la
voce
.
Dondolano
il
martello
tra
le
gambe
aperte
,
lo
rialzano
sopra
una
spalla
,
e
,
abbandonandosi
con
tutto
il
corpo
,
lo
abbattono
di
schianto
sulla
testa
del
cuneo
,
che
entra
di
qualche
centimetro
.
Da
tutte
le
parti
è
un
rimbombare
di
martellate
,
di
voci
.
Sulle
nostre
teste
passano
i
fili
metallici
,
che
ronzano
.
In
una
galleria
lontana
esplodono
ancora
mine
,
con
un
boato
che
scuote
l
'
aria
e
che
fa
vibrare
la
stoffa
dei
pantaloni
contro
la
gamba
,
sventolati
da
una
raffica
di
vento
lievissima
e
secca
.
Giriamo
per
i
budelli
oscuri
.
Arriviamo
in
ampii
saloni
,
dalle
pareti
sbocconcellate
dalle
mine
,
o
segate
,
lisce
e
perpendicolari
,
dal
filo
.
C
'
è
un
lieve
odore
di
acetilene
,
di
polvere
da
sparo
,
nell
'
aria
.
La
bocca
si
asciuga
,
respirando
la
polvere
bianca
,
impalpabile
.
Le
ombre
degli
operai
,
proiettate
dalle
lampade
,
s
'
ingigantiscono
contro
le
immani
muraglie
,
ripetendo
,
con
esasperazione
grottesca
,
il
piccolo
gesto
dell
'
uomo
.
Carrelli
carichi
di
detriti
escono
spinti
a
braccia
dai
lavoratori
imbiancati
.
Passa
un
vecchietto
che
tiene
appeso
all
'
indice
un
pacchetto
avvolto
di
carta
nera
,
come
si
porta
una
scatola
di
dolciumi
.
È
l
'
esplosivo
.
Dovrebbe
,
secondo
il
regolamento
,
passare
gridando
:
«
Io
porto
la
dinamite
!
Io
porto
la
dinamite
!
»
e
al
suo
passare
gli
operai
si
dovrebbero
gettare
dietro
un
riparo
,
nascondersi
in
una
trincea
,
buttarsi
in
un
buco
.
Non
succede
niente
.
L
'
uomo
passa
,
in
silenzio
.
Gli
altri
continuano
a
lavorare
.
È
un
peccato
.
Troviamo
la
via
dell
'
uscita
,
per
oscuri
corridoi
,
per
scalette
improvvisate
di
tronchi
di
abete
,
per
ballatoi
di
tavole
sfilacciate
dai
chiodi
delle
scarpe
.
L
'
imbocco
della
galleria
è
un
immenso
arco
di
luce
pallida
.
Contro
il
nero
delle
baracche
che
ingombrano
l
'
apertura
,
si
vede
la
neve
bianca
che
cade
.
Ha
ripreso
a
nevicare
forte
.
StampaQuotidiana ,
Con
Fin
de
partie
di
Samuel
Beckett
,
rappresentato
questa
sera
al
Ridotto
da
Roger
Blin
(
che
fu
il
primo
interprete
di
En
attendant
Godot
)
,
siamo
sull
'
altro
versante
di
questo
allucinato
teatro
francese
,
scritto
da
romeni
(
Ionesco
)
,
da
russi
(
Adamov
)
e
da
irlandesi
(
Beckett
,
appunto
)
:
siamo
sul
versante
che
guarda
verso
la
notte
,
non
c
'
è
che
il
buio
da
questa
parte
,
il
buio
nel
vuoto
.
Quattro
personaggi
in
una
stanza
grigia
,
assolutamente
nuda
,
circolare
:
due
piccole
finestre
,
una
orientata
verso
la
terra
,
l
'
altra
verso
il
mare
;
l
'
unico
quadro
appeso
alla
parete
è
stato
rovesciato
,
mostra
il
dorso
della
tela
;
al
centro
,
paralizzato
su
una
poltrona
,
avvolto
in
un
vecchio
drappo
,
Hamm
:
cieco
,
con
occhiali
neri
sugli
occhi
bianchi
e
vuoti
;
accanto
a
lui
,
in
piedi
,
stancamente
docile
ai
suoi
comandi
e
ai
suoi
richiami
,
vibrati
nell
'
aria
come
frustate
,
a
colpi
di
fischietto
,
Clov
,
che
è
figlio
di
Hamm
e
insieme
il
suo
schiavo
,
condizionato
da
lui
e
a
lui
unito
da
un
invisibile
cordone
ombelicale
;
ridotti
a
tronconi
umani
,
chiusi
entro
bidoni
per
la
spazzatura
,
ai
cui
bordi
si
afferrano
con
le
mani
come
agli
orli
d
'
un
pozzo
,
Nagg
e
Nell
,
i
due
«
maledetti
progenitori
»
di
Hamm
.
Fuori
da
questa
stanza
è
1'«altro
inferno
»
,
il
deserto
;
ma
il
deserto
dove
tutto
è
già
stato
consumato
e
bruciato
,
poiché
,
alle
domande
di
Hamm
,
Clov
,
lo
schiavo
-
figlio
,
risponde
«
non
c
'
è
più
natura
»
,
e
se
l
'
altro
,
con
apparente
banalità
,
gli
chiede
che
ora
è
,
egli
ribatte
:
«
Non
esiste
più
tempo
»
.
Hamm
,
è
stato
detto
,
deriva
il
suo
nome
dalla
parola
inglese
hammer
,
martello
,
ed
è
la
continuazione
del
personaggio
di
Pozzo
in
En
attendant
Godot
:
è
il
padrone
,
il
cosiddetto
padrone
dell
'
universo
,
l
'
Uomo
.
È
il
martello
che
batte
sui
tre
chiodi
rappresentati
dagli
altri
tre
personaggi
,
i
cui
nomi
sono
variazioni
linguistiche
della
parola
«
chiodo
»
,
e
li
conficca
sempre
più
nel
niente
della
vita
e
della
morte
.
Cosa
accade
?
Non
può
accadere
nulla
,
evidentemente
.
Nel
dramma
precedente
di
Samuel
Beckett
c
'
era
,
unico
baleno
di
speranza
,
l
'
attesa
dell
'
invisibile
Godot
.
Questo
Godot
che
non
arriva
mai
è
diventato
quasi
un
simbolo
nell
'
angoscia
del
mondo
contemporaneo
,
in
cui
gli
uomini
si
avviano
rapidamente
a
prendere
i
connotati
indefiniti
,
fatti
di
sabbia
sporca
,
di
questi
personaggi
,
di
Hamm
,
di
Clov
,
dei
due
tronconi
agonizzanti
nei
secchi
di
lamiera
.
Qui
,
invece
,
non
c
'
è
nessuna
attesa
,
la
partita
è
chiusa
e
mentre
i
due
vecchi
muoiono
,
sgranocchiando
l
'
ultimo
biscotto
,
nei
bidoni
il
cui
coperchio
è
stato
riabbassato
per
sempre
,
Clov
se
ne
va
,
ha
visto
qualcosa
che
si
muove
fuori
,
nel
deserto
,
non
sa
se
uomo
,
donna
o
bestia
;
ma
che
importanza
ha
?
Tanto
,
fuori
di
lì
,
è
la
morte
;
come
la
morte
è
dentro
,
fra
quei
muri
grigi
,
dove
rimane
soltanto
Hamm
,
ad
aspettare
la
fine
,
mettendosi
,
sulla
faccia
senza
sguardo
,
sudario
miserabile
,
un
fazzoletto
macchiato
di
sangue
.
Comodità
della
tragedia
,
direbbe
Jean
Anouilh
,
che
se
ne
intende
;
nella
tragedia
tutto
è
previsto
e
accade
al
punto
giusto
.
Non
ci
sono
attese
.
Non
ci
sono
speranze
.
Non
c
'
è
che
da
urlare
,
al
momento
opportuno
,
quando
la
trappola
si
chiude
.
È
appunto
ciò
che
fa
la
forza
di
questo
dramma
,
dove
non
si
grida
per
la
verità
,
ma
si
soffoca
entro
un
triste
e
beffardo
sentore
di
tomba
.
È
veramente
il
«
teatro
nero
»
dei
nostri
giorni
;
agghiacciante
ma
efficacissimo
.
C
'
è
da
chiedersi
soltanto
;
e
poi
?
La
strada
di
Beckett
,
a
differenza
di
quella
di
Ionesco
,
sembra
qui
interrompersi
per
dar
luogo
a
una
parete
verticale
,
oltre
non
c
'
è
che
l
'
abisso
.
È
da
notare
come
Roger
Blin
,
interprete
e
regista
(
fu
allievo
di
Antonin
Artaud
)
e
i
suoi
bravissimi
attori
,
Jean
Martin
,
Alice
Reicher
,
Georges
Adet
,
abbiano
,
per
un
'
ora
e
mezzo
di
tensione
fortissima
,
portato
su
,
a
spirale
,
l
'
immobile
,
filosofica
drammaticità
del
testo
,
facendone
balenare
alcuni
aspetti
grotteschi
,
di
ironia
sepolcrale
,
di
macabra
comicità
.
Acte
sans
paroles
,
pure
di
Beckett
,
che
si
è
rappresentato
insieme
a
Fin
de
partie
,
è
una
pantomima
su
musica
di
John
Beckett
,
cugino
dello
scrittore
.
Interpretata
dal
mimo
inglese
Deryk
Mendel
,
è
la
storia
degli
inutili
tentativi
che
l
'
uomo
compie
per
ottenere
il
diritto
alla
propria
presenza
in
un
mondo
che
gli
si
nega
.
Anche
il
ramo
d
'
albero
cui
vorrebbe
impiccarsi
,
diventa
improvvisamente
pieghevole
,
cede
.
StampaQuotidiana ,
In
un
articolo
di
alcuni
mesi
orsono
(
Il
potere
invisibile
,
«
La
Stampa
»
,
23
novembre
1980
)
avevo
definito
la
democrazia
il
governo
del
potere
visibile
,
e
avevo
constatato
amaramente
che
nel
nostro
paese
il
potere
invisibile
non
solo
non
era
stato
debellato
ma
aveva
continuato
a
prosperare
e
a
dilatarsi
in
tutte
le
direzioni
.
Scrivevo
:
«
Non
si
capisce
nulla
del
nostro
sistema
di
potere
se
non
si
è
disposti
ad
ammettere
che
al
di
sotto
del
governo
visibile
c
'
è
un
governo
che
agisce
nella
penombra
(
il
cosiddetto
"
sottogoverno
"
)
e
ancora
più
in
fondo
un
governo
che
agisce
nella
più
assoluta
oscurità
e
che
potrebbe
essere
chiamato
"
criptogoverno
"
»
.
Vi
è
sempre
stato
e
sempre
vi
sarà
un
potere
invisibile
contro
lo
Stato
,
che
comprende
le
associazioni
a
delinquere
,
la
mafia
,
le
associazioni
sovversive
,
i
gruppi
di
cospiratori
,
di
terroristi
(
la
sigla
della
famigerata
Oas
significava
Organisation
d
'
armée
secrète
)
.
Vi
è
sempre
stato
,
e
purtroppo
sembra
che
non
se
ne
possa
fare
a
meno
,
un
potere
invisibile
dentro
lo
Stato
,
che
comprende
i
servizi
segreti
per
la
sicurezza
interna
ed
esterna
dello
Stato
,
l
'
organizzazione
dello
spionaggio
e
del
controspionaggio
.
Ciò
che
in
un
regime
democratico
è
assolutamente
inammissibile
è
l
'
esistenza
di
un
potere
invisibile
che
agisce
accanto
a
quello
dello
Stato
,
insieme
dentro
e
contro
,
sotto
certi
aspetti
concorrente
,
sotto
altri
connivente
,
che
si
vale
del
segreto
non
proprio
per
abbatterlo
ma
neppure
per
servirlo
.
Se
ne
vale
principalmente
per
aggirare
o
addirittura
violare
impunemente
le
leggi
,
oppure
per
ottenere
favori
straordinari
o
illeciti
.
Un
potere
che
compie
atti
politicamente
rilevanti
senza
avere
alcuna
responsabilità
politica
,
anzi
cercando
di
sottrarsi
attraverso
la
segretezza
anche
alle
normali
responsabilità
civili
,
amministrative
e
penali
.
Tralascio
di
discutere
il
problema
dal
punto
di
vista
morale
,
anche
se
non
sono
il
solo
a
essere
disgustato
del
malcostume
imperversante
e
ho
provato
quasi
vergogna
nel
leggere
tutti
quei
nomi
di
persone
altolocate
unite
non
si
sa
da
che
cosa
,
se
non
da
un
desiderio
smodato
di
potere
,
da
ambizioni
spropositate
,
o
soltanto
da
fatue
vanità
.
Non
dubito
che
il
trarre
vantaggi
personali
di
carriera
,
di
potere
e
di
ricchezza
da
un
'
affiliazione
segreta
sia
moralmente
riprovevole
,
e
che
dia
un
ben
miserabile
spettacolo
di
sé
un
paese
in
cui
un
così
gran
numero
di
personaggi
appartenenti
alla
classe
dirigente
,
alla
classe
«
eletta
»
,
come
si
diceva
una
volta
(
e
come
oggi
non
si
potrebbe
più
dire
)
,
entra
a
far
parte
di
associazioni
che
si
nascondono
per
nascondere
.
Non
discuto
la
questione
morale
perché
non
ce
n
'
è
bisogno
.
Mi
fermo
alla
questione
politica
che
basta
da
sola
a
permettere
di
esprimere
un
giudizio
severo
nei
riguardi
di
un
'
associazione
il
cui
unico
scopo
reale
,
al
di
fuori
degli
scopi
dichiarati
,
è
di
esercitare
un
potere
occulto
:
dico
«
unico
»
almeno
sino
a
che
qualcuno
,
meglio
se
è
membro
dell
'
associazione
stessa
,
me
ne
saprà
indicare
un
altro
.
Anch
'
io
,
come
Vittorio
Gorresio
,
sarei
contento
di
capire
per
quali
ragioni
personaggi
già
potenti
per
ricchezza
o
per
condizione
sociale
(
non
mi
risulta
che
nella
famosa
lista
vi
siano
operai
,
modesti
impiegati
,
la
solita
gente
che
tira
la
carretta
)
sentano
il
bisogno
di
associarsi
con
uomini
di
malaffare
o
politicamente
sospetti
.
Abbiamo
forse
dimenticato
che
«
repubblica
»
viene
da
«
res
publica
»
,
e
che
«
res
publica
»
significa
cosa
pubblica
,
nel
duplice
senso
di
governo
del
pubblico
e
di
governo
in
pubblico
?
Governo
del
pubblico
significa
governo
del
popolo
,
e
non
di
uno
o
di
pochi
;
governo
in
pubblico
significa
che
gli
atti
del
potere
,
o
vengono
esercitati
direttamente
davanti
al
popolo
,
oppure
vengono
in
varie
forme
fatti
conoscere
ai
naturali
destinatari
e
non
diventano
ufficialmente
validi
sino
a
che
non
hanno
ricevuto
la
dovuta
pubblicità
.
Vi
sono
due
tipi
ideali
di
forme
di
governo
,
opposte
l
'
una
all
'
altra
:
democrazia
e
autocrazia
.
La
democrazia
avanza
e
l
'
autocrazia
retrocede
via
via
che
il
potere
diventa
sempre
più
visibile
e
gli
arcana
imperii
,
i
segreti
di
Stato
,
da
regola
diventano
eccezione
,
un
'
eccezione
accolta
in
ambiti
sempre
più
ristretti
e
tassativamente
stabiliti
.
All
'
inizio
del
Cinquecento
Francesco
Guicciardini
poteva
scrivere
tranquillamente
senza
suscitare
scandalo
:
«
E
'
incredibile
quanto
giovi
a
chi
ha
amministrazione
che
le
cose
sue
siano
segrete
»
.
Ma
alla
fine
del
Settecento
Michele
Natale
(
il
vescovo
di
Vico
giustiziato
a
Napoli
il
20
agosto
1799
)
scriverà
nel
Catechismo
repubblicano
:
«
Vi
è
niente
di
segreto
nel
governo
democratico
?
Tutte
le
operazioni
dei
governanti
devono
essere
note
al
Popolo
Sovrano
»
.
Non
esiste
democrazia
senza
opinione
pubblica
,
senza
la
formazione
di
un
pubblico
che
pretende
di
avere
diritto
a
essere
informato
delle
decisioni
che
vengono
prese
nell
'
interesse
collettivo
e
di
esprimere
su
di
esse
la
propria
libera
critica
.
Qualsiasi
forma
di
potere
occulto
,
rendendo
vano
questo
diritto
,
distrugge
uno
dei
pilastri
su
cui
si
regge
il
governo
democratico
.
Del
resto
chi
promuove
forme
di
potere
occulto
e
chi
vi
aderisce
vuole
proprio
questo
:
sottrarre
le
proprie
azioni
al
controllo
democratico
,
non
sottostare
agli
obblighi
che
una
qualsiasi
costituzione
democratica
impone
a
chi
detiene
il
potere
di
prendere
decisioni
vincolanti
per
tutti
i
cittadini
,
se
mai
,
al
contrario
,
controllare
lo
Stato
senza
essere
a
sua
volta
controllato
.
Nello
Stato
dispotico
il
sovrano
vede
senza
essere
visto
.
L
'
ideale
di
ogni
forma
di
potere
occulto
è
che
il
sovrano
,
che
nella
democrazia
è
il
popolo
,
agendo
alla
luce
del
sole
,
possa
essere
visto
e
non
veda
.
Fra
i
vari
malanni
della
nostra
democrazia
l
'
estensione
sempre
più
ampia
di
zone
di
potere
occulto
non
è
dei
meno
gravi
.
Ma
sarebbe
ancora
più
grave
se
la
zona
che
è
stata
ora
scoperta
fosse
di
nuovo
ricoperta
.
Già
gli
amici
e
gli
amici
degli
amici
si
apprestano
a
«
fare
quadrato
»
non
per
difendere
le
istituzioni
democratiche
ma
per
difendere
il
proprio
partito
,
il
proprio
gruppo
,
il
proprio
clan
.
L
'
unico
modo
per
difendere
le
istituzioni
democratiche
è
quello
di
fare
quadrato
intorno
a
coloro
che
non
hanno
mai
avuto
la
tentazione
di
sprofondare
nel
sottosuolo
per
non
farsi
riconoscere
.
Sono
molti
per
fortuna
.
Ma
debbono
avere
coraggio
e
agire
di
conseguenza
.
Nessuno
vuole
,
intendiamoci
,
che
non
si
facciano
le
debite
distinzioni
:
che
non
si
distinguano
i
colpevoli
dagli
innocenti
,
gli
scaltri
dagli
sprovveduti
,
coloro
che
hanno
ordito
la
ragnatela
da
coloro
che
vi
sono
caduti
.
Personalmente
io
ho
persino
qualche
dubbio
circa
la
precipitazione
con
cui
la
lista
è
stata
pubblicata
.
Ma
sia
chiaro
:
distinguere
,
non
estinguere
.
StampaPeriodica ,
Ecco
il
bel
regalo
che
ci
fanno
i
tiranni
di
Roma
:
i
più
iniqui
e
scellerati
uomini
che
si
conoscano
,
i
briganti
;
ecco
i
bei
difensori
di
Bombino
e
del
governo
de
preti
:
gli
avanzi
delle
galere
,
gli
assassini
,
i
nemici
dell
uomo
.
Già
gente
poco
di
buono
non
può
far
razza
che
con
brutti
soggetti
;
e
quando
una
causa
è
affidata
a
questa
canaglia
dite
pure
che
è
bell
e
ita
e
che
non
c
è
medico
che
la
guarisca
né
benedizione
che
la
salvi
.
Vi
pare
questa
una
bella
carità
,
per
sfogar
la
rabbia
contro
i
liberali
,
armare
quella
razzumaglia
perché
ammazzi
donne
,
fanciulli
,
vecchi
;
bruci
e
devasti
le
campagne
e
le
case
senza
riguardo
e
senza
misericordia
?
Ecco
qui
,
non
sentiamo
dire
che
stragi
,
che
spedizioni
di
briganti
,
e
tutto
si
prepara
e
si
ordina
a
Roma
,
e
tutto
si
paga
col
danaro
dei
minchioni
raccolto
dai
preti
colla
scusa
delle
offerte
al
Papa
per
il
trionfo
della
religione
.
Che
i
briganti
sono
tanti
missionari
che
vanno
a
predicare
il
Vangelo
che
si
dicono
i
campioni
della
Chiesa
?
Oh
!
è
una
bella
missione
quella
di
ammazzare
il
prossimo
suo
come
si
scannano
le
bestie
:
degna
proprio
di
esser
lodata
e
favorita
da
quelli
che
si
chiamano
ministri
di
Dio
.
E
poi
,
vedete
la
contradizione
,
a
far
trionfare
la
religione
di
Cristo
ci
si
mandano
dei
luterani
,
dei
calvinisti
,
e
degli
eretici
,
insomma
i
nemici
di
nostra
religione
.
Serva
questo
di
esempio
.
Sappiamo
tutti
quanto
soffrono
dall
Imperatore
della
Russia
i
poveri
Polacchi
,
che
pure
sono
cattolici
,
e
quanti
sono
trucidati
perfino
nelle
chiese
,
eppure
il
Papa
prima
di
sostenere
le
parti
dei
Polacchi
,
come
padre
di
tutti
i
cristiani
,
si
è
messo
d
accordo
coll
Imperatore
Alessandro
e
gli
ha
concesso
quanto
ha
voluto
;
ha
permesso
che
il
Vescovo
di
Varsavia
,
quell
ottimo
sacerdote
e
quel
buon
cittadino
fosse
,
per
grazia
speciale
,
condannato
a
un
anno
di
carcere
in
una
fortezza
,
e
che
tanti
e
tanti
altri
patriottici
sacerdoti
fossero
incatenati
,
senza
procurarne
la
liberazione
,
senza
maledire
all
ingiusto
e
tirannico
sovrano
,
per
timore
che
questi
non
si
faccia
amico
all
Italia
,
e
non
riconosca
il
nostro
Regno
;
mentre
scomunica
il
nostro
Re
,
e
tutti
i
liberali
i
quali
non
hanno
neppure
torto
un
capello
a
questa
buona
lana
di
preti
che
generalmente
abbiamo
noi
.
Ma
non
lo
intenderebbe
un
negro
che
uscisse
ora
da
una
foresta
e
che
non
avesse
conosciuto
mai
gli
uomini
,
che
qui
non
si
tratta
che
di
ingiusta
persecuzione
,
e
che
tutt
altro
si
vuole
che
il
trionfo
della
religione
quando
per
un
interesse
terreno
è
la
prima
a
sacrificarsi
?
Ecco
qui
:
là
per
conservarsi
un
amico
scismatico
,
un
tiranno
,
permette
si
uccidano
e
si
maltrattino
i
cristiani
,
qua
per
l
amicizia
di
un
altro
tirannello
che
ha
perduto
il
trono
e
per
sfogo
di
rabbia
contro
chi
è
stato
eletto
dai
sudditi
a
suo
legittimo
principe
,
e
che
egli
dice
avergli
usurpato
le
Romagne
,
le
Marche
e
l
Umbria
manda
i
briganti
ad
ammazzare
gl
innocenti
cristiani
.
Ma
non
si
contentano
di
questo
i
preti
:
le
tentano
e
le
fanno
di
tutte
.
Se
in
una
famiglia
v
è
un
giovanotto
che
è
chiamato
dal
dovere
di
cittadino
a
difendere
la
patria
,
lo
istigano
a
non
presentarsi
e
piuttosto
gli
forniscono
i
danari
perché
vada
a
servizio
dell
Austria
.
Incitano
i
soldati
a
disertare
procurando
loro
modo
,
vesti
,
danaro
,
suggerendo
la
via
perché
abbandonino
il
loro
posto
con
più
facilità
;
e
spesso
accade
che
questi
poveri
disgraziati
siano
arrestati
e
subiscano
gravi
punizioni
per
gli
inganni
di
loro
.
Quanti
dei
disertori
e
dei
refrattari
non
che
degli
stessi
briganti
,
arrestati
,
non
hanno
confessato
di
essere
stati
rovinati
e
ingannati
dai
preti
;
e
quanti
non
hanno
maledetto
a
questi
vili
insinuatori
,
e
perfidi
ministri
dell
Austria
.
Quel
famoso
brigante
Josè
Bories
prima
di
esser
fucilato
che
non
disse
contro
i
preti
?
E
quanti
e
quanti
altri
mai
saranno
morti
col
pentimento
di
aver
dato
retta
a
chi
li
spinge
sul
precipizio
.
Eppure
gli
esempi
non
bastano
,
e
da
per
tutto
di
quando
in
quando
si
ripetono
i
medesimi
fatti
:
da
per
tutto
vi
sono
dei
mostri
d
ignoranza
e
maligni
insinuatori
che
aiutano
e
tengono
di
mano
a
dette
diserzioni
.
Ma
bisognerebbe
che
la
pena
fosse
raddoppiata
per
chi
n
è
cagione
;
bisognerebbe
dar
qualche
bell
esempio
.
I
fatti
non
mancano
,
e
non
mancano
le
prove
,
non
ci
manca
altro
che
metter
mano
alle
punizioni
,
e
Dio
voglia
sia
presto
perché
cessino
una
volta
questi
maneggi
e
questi
rigori
.
Se
io
non
avessi
conosciuto
i
pregiudizi
di
molte
donnicciuole
e
specialmente
di
quelle
che
bazzicano
troppo
conventi
e
sagrestie
,
e
si
lasciano
portar
pel
naso
dalle
sottane
bigie
e
nere
,
avrei
dubitato
a
credere
quel
che
adesso
vi
voglio
riportare
e
che
ho
letto
in
un
giornale
napoletano
.
Con
me
certo
dubiteranno
quelli
che
ridono
sulle
matte
superstizioni
degli
ignoranti
ma
scommetto
che
non
parrà
più
strano
se
pongano
mente
al
dominio
che
i
preti
hanno
avuto
sempre
nell
ex
-
Regno
di
Napoli
sotto
i
Borboni
,
e
all
ignoranze
e
alla
superstizione
che
a
loro
profitto
preti
e
frati
vogliono
diffondere
per
ingannare
la
povera
gente
e
ingrassarsi
a
loro
spese
.
Il
fatto
che
io
vi
voglio
far
conoscere
è
intitolato
il
porco
di
S
.
Antonio
nelle
provincie
meridionali
:
sentite
ora
come
viene
raccontato
da
un
giornale
di
quei
luoghi
.
Non
so
se
sappiate
che
cosa
è
non
solo
in
Salerno
,
ma
in
quasi
tutti
i
paesi
del
napoletano
,
il
Porco
di
Sant
Antonio
.
Esso
è
una
creatura
privilegiata
,
accarezzata
,
lavata
con
acqua
fresca
,
se
fa
caldo
,
coperta
di
lana
,
se
fa
freddo
,
col
diritto
di
entrare
in
tutte
le
botteghe
dei
fornai
,
fruttivendoli
,
bottegai
,
ecc
.
ecc
.
,
e
servirsi
o
farsi
servire
gratis
di
un
buon
boccone
,
a
seconda
della
sua
ingordigia
,
ed
anche
di
mordere
se
uno
si
rifiuta
.
Guai
poi
,
se
passando
per
la
strada
,
qualcuno
lo
calpesta
o
lo
bistratta
!
Cento
furie
pettegole
e
bigotte
saltano
su
,
con
ragazzi
pezzenti
,
e
se
loro
non
impone
,
o
da
esse
non
si
sottragga
,
lo
fanno
a
pezzi
,
o
quanto
meno
lo
trattano
da
eretico
e
da
scomunicato
per
aver
toccato
con
poco
rispetto
quella
creatura
benedetta
,
che
dopo
morte
è
già
votata
alla
canonizzazione
.
Figuratevi
un
porco
a
cui
furono
tagliate
le
orecchie
a
guisa
di
un
bulldog
e
la
coda
netta
netta
,
ingrassato
a
dismisura
dalle
pagnotte
,
da
carote
,
pomi
,
ecc
.
,
ecc
.
,
che
gli
offrono
i
fedeli
,
e
che
giorno
e
notte
,
senza
domicilio
alcuno
,
va
girovagando
per
la
città
.
Figuratevi
una
bigotta
che
gli
passa
vicino
,
rispettosamente
lo
tocca
sullo
schifoso
groppone
colla
destra
e
quindi
bacia
ancor
più
rispettosamente
la
parte
che
toccò
il
venerato
maiale
,
susseguendo
l
atto
con
un
compunto
segno
di
croce
.
Non
mi
creda
chi
non
vuol
credere
,
ma
ciò
che
io
dico
è
scrupolosamente
storico
.
Ebbene
,
questo
maiale
è
dei
Frati
di
Sant
Antonio
;
e
corre
voce
che
se
qualcuno
lo
rubasse
,
la
sua
casa
sarebbe
infallantemente
arsa
dal
fuoco
del
cielo
,
ed
è
talmente
questa
cosa
creduta
,
che
fra
tanti
ladri
non
si
diede
mai
l
esempio
di
un
simile
atto
che
una
volta
sola
,
e
quella
volta
il
ladro
ebbe
arsa
la
casa
e
tutti
i
suoi
averi
:
così
la
tradizione
.
I
frati
lo
rinnovano
tutti
gli
anni
,
e
quando
dal
pubblico
è
ben
pasciuto
e
grasso
,
dopo
averlo
coperto
di
nastri
,
lo
portano
,
ossia
lo
conducono
in
processione
in
uno
alla
statua
del
suo
Santo
protettore
,
terminata
la
quale
bellamente
si
uccide
,
mentre
le
pinzocchere
recitano
il
rosario
e
seguitano
così
la
formazione
della
benedetta
salciccia
.
Il
giorno
dopo
si
distribuiscono
a
pezzetti
le
scarnate
ossa
al
popolo
credenzone
,
che
le
appende
sopra
il
letto
,
per
tenersi
lontani
da
cattivi
sogni
,
in
un
coi
corni
,
il
ferro
da
cavallo
,
e
l
ulivo
benedetto
,
tutti
famosi
preservativi
contro
la
iettatura
,
ecc
.
,
ecc
.
Né
si
creda
che
solo
il
basso
popolo
abbia
fede
in
ciò
;
ma
quando
dico
popolo
,
intendo
tutti
,
signori
,
dame
e
damine
;
meno
noi
che
ci
ridiamo
dei
pregiudizi
loro
.
StampaPeriodica ,
Aveva
sedici
anni
,
voleva
fare
della
poesia
.
Solo
al
mondo
,
per
vivere
,
accettò
un
impiego
presso
un
avvocato
;
stipendio
:
quindici
lire
al
mese
.
Andava
la
mattina
dalle
nove
a
mezzogiorno
e
il
pomeriggio
dalle
due
alle
sei
,
ore
che
passavano
nella
trascrizione
monotona
di
documenti
e
citazioni
e
nel
ricevere
in
anticamera
ladri
e
furfanti
che
venivano
a
chiedere
il
patrocinio
penale
del
suo
padrone
.
Il
quale
era
l
'
opposto
della
poesia
;
uomo
di
cuore
così
alla
grossa
,
ma
rude
,
secco
,
dolciastro
nel
buon
umore
e
violento
nella
collera
.
Paolino
ogni
metà
di
mese
gli
chiedeva
un
anticipo
sul
mensile
,
cogliendolo
naturalmente
in
un
'
ora
buona
.
L
'
avvocato
,
senza
guardarlo
in
viso
,
afferrava
il
portafoglio
:
-
Un
anticipo
?
Cinque
lire
?
Ma
sicuro
,
subito
;
io
faccio
tutte
le
possibili
facilitazioni
...
E
snocciolava
lo
scudo
.
Intanto
il
ragazzo
studiava
nei
ritagli
di
tempo
,
e
molto
,
aspettando
con
sicurezza
la
fioritura
della
propria
anima
.
Era
ancora
tutto
primitivo
;
il
sentimento
resisteva
all
'
arte
in
lotte
disperate
.
Soffriva
la
prigionia
dell
'
ufficio
,
amava
i
colori
l
'
acqua
,
la
luce
,
le
piante
e
doveva
contemplare
quattro
sedie
,
un
tavolino
,
la
macchina
da
scrivere
.
A
volte
sentendosi
sperduto
urlava
il
proprio
nome
:
-
Io
,
Paolo
Brunati
,
eccomi
qui
.
In
aprile
,
ornò
la
scrivania
con
un
ramicello
fiorito
che
il
principale
regolarmente
cestinava
alla
sua
entrata
e
che
Paolo
riportava
sempre
con
soave
ostentazione
.
La
sera
,
prima
di
intanarsi
nella
soffitta
,
si
immergeva
con
voluttà
nella
mestizia
del
vespro
,
tra
i
profumi
della
primavera
,
commosso
fino
al
pianto
.
Ma
la
prigionia
pesava
ogni
giorno
di
più
.
Maggio
lo
rese
furioso
,
giugno
lo
spronò
al
riscatto
.
-
Piantare
l
'
impiego
!
-
Accarezzò
l
'
idea
;
la
portò
nell
'
anima
,
permise
che
invigorisse
da
sola
;
l
'
aurora
,
il
tramonto
,
la
notte
,
lo
trovavano
sempre
più
forte
.
Lui
sempre
più
bella
.
Dunque
?
-
Gli
chiedevano
le
piante
-
vuoi
vederci
fiorire
ora
per
ora
?
E
le
nuvole
:
-
Vuoi
venire
con
noi
?
E
le
stesse
:
-
Vuoi
salire
,
salire
,
salire
?
Paolino
rispose
di
sì
la
sera
del
30
luglio
.
Aveva
trovato
anche
un
magnifico
pretesto
perché
l
'
animo
la
vincesse
sul
corpo
.
Lui
non
possedeva
neppure
un
ritratto
della
mamma
;
bisognava
girare
il
mondo
e
conquistarlo
.
Meta
sublime
al
pellegrinaggio
di
un
adolescente
.
Poteva
bene
il
corpo
digrignare
i
denti
,
ma
l
'
anima
era
felice
.
Da
chi
avrebbe
avuto
il
ritratto
?
Da
una
vecchissima
prozia
materna
rimasta
sola
dopo
la
morte
dell
'
unica
sorella
e
che
abitava
un
villaggio
alpestre
,
sperduto
nel
Biellese
.
Il
trentuno
di
luglio
Paolo
Brunati
presentava
ufficialmente
le
sue
dimissioni
.
L
'
avvocato
allibì
:
-
Ma
dove
intende
di
andare
?
-
In
campagna
.
-
Lei
?
-
Sì
;
ho
dei
risparmi
.
-
Va
bene
:
se
va
a
star
meglio
,
sia
pure
:
ecco
il
mensile
intero
,
non
calcolo
l
'
anticipo
che
le
ho
già
dato
.
Io
faccio
sempre
tutte
le
facilitazioni
...
La
mattina
dopo
con
un
pacco
assai
leggero
d
'
indumenti
era
alla
stazione
.
Per
economia
...
prese
il
biglietto
solo
fino
a
tre
quarti
di
strada
,
si
godette
la
piattaforma
di
terza
classe
,
giacché
il
treno
brutto
o
bello
gli
rappresentava
non
altro
che
il
mezzo
dell
'
esecuzione
del
suo
sogno
.
In
quell
'
adolescente
c
'
era
la
tempra
di
chi
,
con
lo
spirito
,
arriva
dove
vuole
.
Scese
ad
una
stazione
secondaria
,
sperduta
in
un
mare
di
verde
e
d
'
oro
e
si
avviò
col
pacco
,
guardingo
a
non
premere
col
piede
né
un
ciuffo
d
'
erba
,
né
una
spiga
di
grano
alle
radici
.
Care
creature
vegetali
!
E
che
aria
fine
,
che
luccichio
tremulo
intorno
!
Di
fronte
le
montagne
materne
con
delle
cuffie
nevose
sulle
creste
,
si
avvicinavano
.
Vedeva
,
netti
,
i
fianchi
,
le
spaccature
,
le
frane
,
i
nastri
argentei
dei
corsi
d
'
acqua
,
le
selve
rampicanti
.
Ripassò
,
di
ritorno
,
il
treno
.
Non
lo
interessava
più
.
Ora
era
la
terra
,
il
piccolo
sentiero
,
che
lo
conduceva
al
ritratto
della
madre
.
Ecco
,
ecco
il
paesello
sopra
un
picco
che
pareva
continuare
l
'
assalto
al
cielo
grazie
ad
uno
slanciato
e
aguzzo
campanile
,
il
più
alto
dei
dintorni
.
Paolo
saliva
una
di
quelle
strade
di
montagna
che
sono
vere
scale
,
scavate
nella
roccia
,
dai
gradini
irregolari
e
larghi
.
Saliva
col
cuore
in
tumulto
.
Quale
la
casa
della
vecchietta
?
Un
prete
annoso
e
rubizzo
gli
rese
il
grato
servigio
di
accompagnarlo
fino
alla
soglia
,
placidamente
.
Il
cuore
di
Paolo
balzava
,
irrompeva
.
Il
buon
prete
voleva
sapere
chi
fosse
.
-
Un
pronipote
.
-
Davvero
!
Chi
sa
che
piacere
per
l
'
avola
!
Chi
sa
che
piacere
!
-
Si
fermò
presso
una
porticina
e
,
a
testa
alta
,
chiamò
:
Sora
Felicita
!
una
visita
!
-
poi
si
piantò
ad
aspettare
anche
lui
,
con
le
mani
nelle
tasche
e
il
cappello
un
po
'
di
traverso
.
Paolo
intimidito
avrebbe
pagato
il
resto
del
suo
peculio
per
congedarlo
.
-
Grazie
,
reverendo
.
Grazie
,
non
occore
altro
.
-
Ma
sì
,
il
reverendo
era
avido
del
loro
incontro
e
volle
assistervi
.
Ne
capitavano
così
pochi
di
spettacoli
lassù
.
Un
passo
affrettato
di
vecchia
;
un
colpo
di
tosse
;
la
porta
si
aprì
.
Che
cosa
piccolina
anche
sua
zia
!
Come
lui
.
Si
abbracciarono
,
stupiti
,
come
due
secoli
,
uno
in
sul
finire
,
l
'
altro
sul
nascere
.
Si
guardarono
con
un
vago
dubbio
inconfessato
sulla
loro
identità
personale
.
Ella
non
si
dava
pace
come
lui
risuscitasse
soltanto
allora
.
Paolo
non
si
dava
pace
di
non
averla
cercata
prima
.
E
il
buon
reverendo
soddisfatto
riprese
la
sua
strada
e
sorrideva
come
tutto
fosse
accaduto
a
lui
.
Essi
entrarono
.
Sulle
pareti
non
c
'
era
il
ritratto
della
mamma
.
Cominciò
uno
scambio
di
notizie
che
non
finiva
più
.
-
Tu
,
tu
Paolino
!
Sei
proprio
tu
?
-
E
un
pianto
.
-
Sì
eccomi
qui
,
proprio
io
.
-
E
cosa
fai
tu
solo
nel
mondo
?
-
Un
altro
pianto
.
-
Studio
.
-
E
chi
ti
fa
studiare
?
-
Lavoro
,
guadagno
e
studio
da
me
.
-
Miracolo
!
Miracolo
!
-
Qui
due
lacrimette
di
meraviglia
.
Poi
la
vecchietta
,
quasi
ottantenne
,
ripresa
dall
'
egoismo
incosciente
dell
'
età
che
precipita
verso
la
tomba
,
parlò
di
sé
.
-
Io
invece
,
sono
alla
fine
...
ho
perduto
tutto
il
mio
denaro
sulle
banche
,
vivo
male
...
Non
posso
darti
nulla
,
Paolino
...
Paolino
,
fu
tanto
uomo
da
rassicurarla
che
non
voleva
...
nulla
...
Infatti
,
guardando
la
prozia
,
ebbe
una
sensazione
di
infinita
pena
:
piccola
,
stecchita
,
avvolta
in
vesti
antiche
e
stinte
;
gli
occhi
respinti
nell
'
orbita
verso
il
buio
,
le
mani
spolpate
un
po
'
tremanti
.
Appena
la
si
poteva
scorgere
in
quella
poltrona
.
Paolo
dopo
la
pietà
per
la
zia
sentì
un
'
improvvisa
nostalgia
del
sole
.
Forse
era
anche
appetito
.
La
vecchietta
si
levò
,
alla
fine
dei
lamenti
,
sorrise
,
fece
un
gesto
con
le
mani
come
a
scacciare
i
fantasmi
del
dolore
,
e
si
occupò
del
pranzo
.
Ma
sul
più
buono
del
lavoro
,
mentre
Paolo
la
seguiva
qua
e
là
per
la
cucina
stretta
,
sempre
con
sulle
labbra
una
domanda
intorno
al
ritratto
di
mamma
,
ella
s
'
interruppe
.
-
Sai
,
non
posso
darti
dei
quattrini
,
ma
ci
ho
una
cosa
per
te
,
una
cosa
...
-
Una
fotografia
della
mamma
!
-
Anche
quella
,
se
non
l
'
hai
,
...
Ma
ho
un
'
altra
cosa
.
-
Dammela
,
zia
!
-
disse
Paolo
giungendo
le
mani
.
-
Te
la
dò
,
vieni
con
me
.
-
Subito
!
La
vecchia
posò
una
forchetta
,
andò
al
canterano
del
settecento
,
aprì
il
primo
cassetto
colmo
di
reliquie
di
tutte
le
forme
...
-
Eccolo
...
Era
un
ritratto
del
1880
,
scolorito
ma
non
alterato
.
Paolo
guardò
e
lo
baciò
silenziosamente
,
senza
ascoltare
i
commenti
tremuli
della
zia
le
cui
lacrime
gocciolavano
pel
cassetto
aperto
.
-
Sei
contento
?
Paolo
era
corso
alla
finestra
a
guardare
la
fotografia
.
Com
'
era
bella
sua
madre
!
Un
aspetto
dolce
di
creatura
destinata
al
sacrificio
:
i
capelli
spartiti
sulla
fronte
in
due
onde
dolcissime
che
scendevano
a
un
rapido
contatto
con
l
'
arco
delle
sopracciglia
.
Gli
occhi
mesti
,
aperti
al
sogno
guardavano
il
dolore
;
la
bocca
senza
sorriso
ma
non
triste
.
La
testa
leggermente
inclinata
.
Una
margherita
tra
i
capelli
,
a
destra
.
La
zia
,
non
si
ricordava
più
dove
aveva
posata
la
forchetta
;
la
cercò
,
corse
al
fornello
,
scostò
dalla
brace
una
padellina
,
dove
sfrigolava
del
burro
,
poi
tornò
al
cassettone
chiamando
Paolino
.
-
C
'
è
anche
questo
...
-
Un
altro
ritratto
?
-
No
...
-
fece
la
zia
aprendo
la
bocca
sdentata
ad
un
sorriso
ovale
di
stupore
,
un
sorriso
particolare
di
alcuni
vecchi
.
-
È
l
'
oro
di
mamma
tua
...
che
io
ti
regalo
:
ecco
l
'
anello
nuziale
,
i
pendenti
,
gli
orecchini
...
Sono
tuoi
,
Paolino
:
Dio
ti
manda
in
tempo
;
se
non
venivi
chissà
!
...
Conservalo
,
sai
...
E
tornò
al
burro
sfrigolante
che
aspettava
un
rosso
pomodoro
per
diventare
sugo
appetitoso
.
Il
ragazzo
non
osava
appropriarsi
di
tanta
ricchezza
,
di
tanto
ben
di
Dio
.
-
L
'
oro
,
l
'
oro
!
Paolo
non
aveva
mai
pensato
all
'
oro
che
in
sogno
,
come
alle
stelle
,
alla
luna
...
Dopo
il
pranzo
minuscolo
,
un
po
'
troppo
minuscolo
,
uscirono
a
braccetto
.
La
zia
presentò
a
tutti
il
pronipote
,
così
giovane
che
si
guadagnava
già
da
vivere
;
visitarono
il
parroco
,
andarono
al
cimitero
,
a
due
passi
da
casa
per
rendere
omaggio
all
'
altra
zia
.
Le
ore
della
sera
furono
terribili
.
La
vecchietta
,
forse
per
abitudine
di
tutte
le
sere
,
rannicchiatasi
nell
'
angolo
della
finestra
che
rispondeva
quasi
sul
cimitero
,
si
immerse
nel
ricordo
della
sorella
,
nominandola
di
quando
in
quando
.
Non
parlarono
più
.
Imbruniva
;
le
croci
ingrandivano
come
ombre
.
Anche
la
zia
pareva
un
'
ombra
lamentosa
.
Paolo
intuì
che
la
poveretta
aveva
paura
della
morte
.
L
'
Avemaria
suonò
come
un
monito
lungo
accasciato
:
pareva
la
voce
di
quella
desolazione
.
Venne
dal
di
fuori
con
un
profumo
di
campagna
il
tremito
dei
grilli
,
legato
serrato
,
dolce
e
doloroso
...
La
giornata
finì
con
un
reciproco
addio
,
fra
prozia
e
pronipote
,
un
addio
a
fior
di
labbro
,
che
pareva
dovere
essere
l
'
ultimo
per
l
'
eternità
.
A
l
'
alba
,
col
solito
pacco
di
indumenti
assicurato
ad
uno
spago
rosso
,
Paolo
trottava
verso
le
montagne
.
Possedeva
ancora
sette
lire
e
centesimi
;
un
tesoro
.
Via
via
,
che
procedeva
,
qualcosa
di
brutto
si
staccava
da
lui
,
la
sua
anima
raggiava
come
un
cristallo
ripulito
.
Il
torrente
,
vecchio
poeta
della
valle
,
lo
affascinò
tanto
che
dovette
rallentare
il
passo
.
Lasciò
il
sentiero
,
di
pietra
in
pietra
,
saltando
raggiunse
il
centro
dell
'
alveo
irto
di
massi
.
Sedette
per
fare
uno
spuntino
di
pane
e
frutta
.
L
'
acqua
azzurrognola
urtava
nei
graniti
spruzzando
,
si
frangeva
squillando
;
formava
cascatelle
,
rigagnoli
,
laghetti
.
Tacque
a
mezzodì
lo
strepito
delle
fabbriche
;
la
valle
si
rivelò
nella
pace
.
Paolo
volle
rivedere
l
'
oro
della
mamma
alla
luce
del
sole
.
Da
quanto
tempo
non
brillava
così
?
Lo
pose
sopra
un
masso
,
si
scostò
per
guardarlo
da
lontano
,
come
splendesse
.
Intanto
parlava
con
la
madre
,
a
voce
bassa
;
a
poco
a
poco
molte
immagini
lo
assalirono
fiammeggiandogli
nel
cervello
,
accompagnate
da
spunti
di
versi
.
Parole
melodiose
gli
accarezzavano
le
labbra
;
lottò
per
ordinarle
;
altre
sopraggiungevano
,
poi
un
verso
intero
limpido
,
un
secondo
,
un
terzo
.
Allora
sorse
con
la
furia
del
conquistatore
che
deve
ormai
avanzare
senza
paura
,
tornò
sul
sentiero
,
prese
un
passo
rapido
,
gli
occhi
lucenti
mobilissimi
.
La
prima
lirica
,
intera
,
gli
sgorgava
dall
'
anima
.
Cantò
le
prime
strofe
con
pause
tra
l
'
una
e
l
'
altra
;
talvolta
una
parola
pareva
materialmente
staccarsi
e
cadere
.
Egli
si
irrigidiva
finché
l
'
avesse
sostituita
.
Dopo
un
'
ora
mise
il
già
fatto
a
prova
di
voce
.
-
Sì
,
così
va
bene
.
È
chiaro
,
bello
,
commovente
:
Avanti
!
-
Era
un
canto
alla
madre
.
Da
più
ore
le
fabbriche
avevano
ripreso
lo
strepito
dei
telai
,
accompagnato
dall
'
urlo
ininterrotto
del
torrente
sempre
più
furibondo
quanto
più
Paolo
lo
risaliva
verso
la
foce
.
Era
giunto
a
Rosazza
la
gemma
dei
paesi
alpini
,
nascosta
come
un
giardino
di
fate
entro
una
gola
melanconica
di
monti
.
Paolo
sostò
al
ponte
sul
Cervo
per
vivere
il
sogno
di
un
altro
miracolo
:
la
sera
che
calava
dalle
vette
mentre
in
cielo
morivano
rose
ad
ogni
minuto
e
occhieggiavano
le
stelle
.
Languido
nella
profondità
dell
'
azzurro
un
quarto
di
luna
.
Quando
si
accorse
di
esistere
Paolo
mormorò
a
sé
stesso
:
-
Eccomi
qui
col
ritratto
della
mamma
,
con
l
'
oro
della
mamma
e
una
poesia
per
la
mamma
:
la
prima
,
quasi
finita
.
Trovò
alloggio
facilmente
,
con
poca
spesa
.
Lo
condussero
in
una
camera
sepolta
nel
buio
.
Ebbe
paura
.
-
Se
mi
rubassero
l
'
oro
?
-
Il
ritratto
e
la
poesia
più
che
mai
,
erano
al
sicuro
,
ma
l
'
anello
e
i
pendenti
no
.
Guardò
dalla
finestra
.
La
valle
era
tenebrosa
sotto
uno
stellato
fitto
,
vedeva
un
fianco
di
monte
vicinissimo
,
sparso
di
macigni
frananti
.
Pareva
un
ossario
di
giganti
,
sconsacrato
.
Al
lume
della
candela
nascose
la
giacchetta
con
l
'
oro
sotto
il
guanciale
,
poi
come
ciò
non
gli
bastasse
elevò
presso
la
porta
una
barricata
di
sedie
,
sormontata
dalla
brocca
dell
'
acqua
:
così
i
ladri
,
venendo
si
farebbero
sentire
,
lo
sveglierebbero
...
Proprio
sul
punto
che
credeva
di
addormentarsi
ecco
l
'
ispirazione
fresca
,
viva
,
incalzante
,
dettargli
la
chiusa
della
lirica
materna
.
A
poco
a
poco
tra
spasimi
intellettuali
e
sospiri
e
fissità
di
occhi
nel
buio
portò
alla
fine
la
bella
fatica
.
Ma
allo
svegliarsi
credette
d
'
impazzire
.
Cercò
,
cercò
si
martellò
la
testa
di
pugni
,
stupidito
da
una
realtà
agghiacciante
;
cercò
e
non
trovava
più
nulla
.
Eppure
era
ben
desto
.
-
Possibile
!
Un
furto
di
quel
genere
non
lo
poteva
concepire
.
La
giacchetta
con
l
'
oro
erano
al
loro
posto
.
Ma
c
'
erano
veramente
?
Tale
e
quali
?
Non
cambiati
con
malizia
?
Sì
,
ci
erano
.
E
poi
chi
poteva
immaginare
in
lui
un
possessore
d
'
oro
?
Ah
povero
Paolino
!
Gli
avevano
rubato
una
buona
parte
della
poesia
,
proprio
le
cose
più
belle
che
non
gli
riusciva
di
richiamare
alla
mente
.
Gli
mancavano
il
secondo
verso
della
prima
quartina
,
il
terzo
della
seconda
e
tutta
la
chiusa
commovente
.
Altri
pugni
sulla
testa
ed
altre
prove
per
ricordare
.
Niente
valeva
.
A
certi
punti
la
memoria
,
tac
,
si
fermava
come
un
orologio
.
Entrò
un
raggio
di
luce
a
far
brillare
l
'
oro
della
mamma
ancora
scoperto
.
A
quei
barbagli
la
vena
poetica
,
sorda
ai
pugni
,
pensò
bene
di
mostrarsi
più
docile
.
Un
verso
tornò
sano
e
salvo
;
un
ritmo
oscillò
qualche
secondo
,
poi
un
altro
;
con
essi
le
parole
ripresero
il
loro
posto
con
la
brava
rima
che
sbocciata
al
sommo
come
un
fiore
.
Paolo
,
quasi
placato
,
poiché
non
gli
mancavano
che
due
versi
secondari
,
trasse
un
sospiro
di
liberazione
come
il
ladro
fosse
venuto
di
persona
a
restituirgli
il
bottino
chiedendo
perdono
del
furto
perpetrato
a
tradimento
.
Quando
scese
a
pagare
lo
scotto
nel
vedere
una
collana
d
'
oro
falso
al
collo
della
montanara
che
l
'
aveva
ospitato
trovò
per
incanto
i
due
versi
riluttanti
!
Finalmente
!
"
Com
'
è
bizzarra
la
poesia
!
"
notò
tra
sé
e
sé
mentre
ripigliava
la
via
del
ritorno
.
Così
ordinava
il
suo
bilancio
che
gridava
aiuto
al
cospetto
di
Dio
.
Tre
lire
in
tasca
e
settanta
kilometri
di
strada
da
percorrere
a
piedi
fino
a
Torino
;
due
giorni
di
pellegrinaggio
.
Era
una
bellezza
.
Avviatosi
,
costeggiò
il
torrente
,
giunse
a
Biella
verso
il
mezzogiorno
,
poi
infilò
lo
stradone
provinciale
diritto
come
una
saetta
,
polveroso
sotto
il
sole
canicolare
.
L
'
ebbrezza
del
meriggio
lo
manteneva
in
uno
stato
canoro
eccitandolo
a
esprimere
melodie
interiori
.
La
poesia
gli
tornò
alle
labbra
più
volte
,
ne
uscì
più
volte
volando
nella
luce
;
ma
non
gli
sfuggiva
più
ormai
:
i
versi
dopo
un
volo
nell
'
aria
a
una
a
uno
,
come
rondinelle
,
tornavano
al
nido
che
era
il
suo
cuore
.
Dopo
tutto
,
quella
prima
fatica
d
'
arte
,
coronata
di
successo
valeva
bene
un
impiego
da
quindici
lire
al
mese
.
Oh
se
lo
valeva
!
A
peggio
andare
ne
troverebbe
un
altro
.
Si
volse
a
salutare
le
montagne
velate
dall
'
intero
dardeggio
del
sole
,
salutò
il
Cervo
,
il
vecchio
poeta
della
valle
,
mandò
da
lontano
un
bacio
al
paese
della
zia
.
Povera
vecchia
!
Non
saprebbe
mai
mai
che
lo
scopo
unico
della
sua
visita
non
era
stato
che
il
riscatto
della
fotografia
della
mamma
.
Verso
sera
la
ripensò
e
la
rivide
con
gli
occhi
della
mente
rannicchiata
alla
finestra
,
triste
,
sotto
l
'
incubo
della
morte
quasi
presente
.
Paolo
camminò
per
ore
ed
ore
.
Venne
mezzodì
,
venne
la
sera
.
Il
giorno
dopo
all
'
alba
snellito
da
un
breve
riposo
in
una
casa
campestre
dove
aveva
gustato
il
ricovero
del
vero
pellegrino
marciava
ancora
verso
la
città
natale
.
Tutto
bene
:
leggero
di
stomaco
e
di
borsa
.
La
lirica
che
ripeteva
di
quando
in
quando
gli
dava
l
'
impressione
di
un
dolce
saporito
,
inebriandolo
con
l
'
orgoglio
dell
'
artefice
soddisfatto
.
Al
tornare
della
notte
l
'
apparire
di
due
gendarmi
,
a
cavallo
proprio
davanti
a
lui
,
quasi
vicini
,
lo
fece
tremare
a
verga
.
Se
lo
interrogassero
?
Se
lo
frugassero
?
Quell
'
oro
...
E
perché
non
avrebbero
interrogato
un
vagabondo
,
di
notte
,
in
una
strada
provinciale
?
Quando
i
gendarmi
lo
sfiorarono
disse
:
-
Buona
sera
.
-
Buona
sera
-
risposero
due
voci
.
E
i
grilli
cantavano
cantavano
nella
dolce
notte
d
'
agosto
.
ProsaGiuridica ,
Il
Ministro
delle
Finanze
Visti
gli
articoli
16
e
17
dello
Statuto
e
regolamento
dell
'
Ente
di
Gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
,
approvato
con
Decreto
legislativo
in
data
31
marzo
1944-XXII
,
n
.
109;
Ritenuta
la
necessità
urgente
ed
assoluta
in
relazione
all
'
attuale
situazione
di
consentire
un
adeguato
trattamento
tributario
a
favore
di
tutti
i
beni
del
predetto
Ente
,
tanto
se
da
esso
gestiti
,
quanto
se
attribuitigli
in
proprietà
Visto
l
'
art
.
2
-
terzo
comma
-
del
citato
decreto
legislativo
;
Decreta
:
Art
.
1
.
Il
3°
comma
dell
'
art
.
16
dello
Statuto
dell
'
Ente
di
gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
,
approvato
con
Decreto
legislativo
del
Duce
31
marzo
1944-XXII
,
n
.
109
,
pubblicato
nella
Gazzetta
Ufficiale
numero
81
del
6
aprile
1944-XXII
,
è
modificato
come
appresso
:
«
Le
imposte
di
registro
per
gli
atti
di
alienazione
dei
beni
attribuiti
in
proprietà
o
in
gestione
all
'
Ente
di
Gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
sono
ridotte
come
segue
:
a
)
all
'
aliquota
fissa
dell'1,50%
fino
al
valore
di
L
.
5.000;
b
)
all
'
aliquota
del
10%
oltre
il
valore
di
L
.
5.000
La
imposta
di
trascrizione
,
i
diritti
catastali
e
gli
onorari
notarili
di
alienazione
dei
beni
attribuiti
in
proprietà
o
in
gestione
all
'
Ente
di
Gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
sono
ridotti
alla
metà
dell
'
ordinario
ammontare
quando
non
trovino
applicazione
disposizioni
più
favorevoli
.
»
Art
.
2
.
Le
disposizioni
del
presente
decreto
si
applicano
anche
agli
atti
in
forma
pubblica
ed
alle
scritture
private
rispettivamente
stipulate
o
registrate
dopo
il
5
aprile
1944-XII
.
Il
presente
decreto
che
sarà
pubblicato
nella
Gazzetta
Ufficiale
d
'
Italia
,
previa
registrazione
alla
Corte
dei
Conti
,
verrà
inserto
,
munito
del
sigillo
dello
Stato
,
nella
Raccolta
Ufficiale
delle
Leggi
e
dei
Decreti
ed
entrerà
in
vigore
,
salvo
il
disposto
dell
'
art
.
1
,
il
giorno
successivo
a
quello
della
sua
pubblicazione
.
Dalla
Sede
del
Governo
,
addì
15
settembre
1944-XXII
Il
Ministro
delle
Finanze
:
Pellegrino
StampaPeriodica ,
Si
dice
che
il
mondo
della
fabbrica
,
il
mondo
meccanico
della
produzione
industriale
sia
grigio
,
amorfo
,
tendenzialmente
piccolo
borghese
.
Ebbene
non
ha
nulla
di
tragico
la
decadenza
di
un
operaio
specializzato
che
dopo
aver
trascorso
la
propria
vita
nelle
officine
,
al
contatto
della
macchina
.
tra
i
compagni
di
lavoro
,
colpito
da
un
padrone
che
spezza
d
'
un
colpo
tutti
questi
legami
che
facevano
parte
della
sua
vita
,
e
che
lo
perseguita
dall
'
alto
nella
città
,
come
una
divinità
vendicativa
ed
onnipossente
,
termina
a
scaricare
la
notte
casse
di
verdura
ai
mercati
generali
?
Poche
ore
di
lavoro
,
saltuarie
,
alcune
migliaia
di
lire
al
mese
,
il
sussidio
di
disoccupazione
finché
dura
e
un
po
'
di
ortaggi
infilati
in
tasca
.
O
non
ha
nulla
di
drammatico
la
lotta
dell
'
immigrato
,
ex
bracciante
e
salariato
di
una
campagna
miserabile
,
il
quale
si
aggrappa
alla
città
ostile
dove
si
snodano
le
catene
di
montaggio
e
la
notte
il
cielo
si
illumina
del
bagliore
delle
colate
?
Questo
contadino
sradicato
che
lotta
muto
,
ostinato
,
per
occuparsi
,
per
farsi
avanti
,
per
unirsi
alla
famiglia
e
finalmente
per
scomparire
anch
'
esso
nella
grande
città
,
per
confondersi
tra
la
massa
dei
vecchi
operai
.
Come
non
è
drammatico
l
'
eroismo
silenzioso
dell
'
operaio
cosciente
il
quale
,
giorno
dopo
giorno
,
ignorato
dalla
società
civile
,
indifeso
,
talvolta
solo
,
sfida
la
prepotenza
del
padrone
rivendicando
i
propri
diritti
di
cittadino
e
di
operaio
?
Non
è
sconcertante
che
in
officina
si
debba
tacere
,
tacere
e
chinare
la
testa
,
sentirsi
divisi
,
sentirsi
in
due
parti
,
una
dignitosa
e
civile
che
va
nascosta
,
e
l
'
altra
bassa
,
meschina
,
egoista
,
la
sola
da
manifestare
in
fabbrica
se
si
vuol
vivere
una
vita
che
almeno
materialmente
sia
tranquilla
.
È
la
tragedia
della
classe
operaia
che
sa
di
avere
dei
diritti
perché
produce
,
che
vede
una
classe
dirigente
corrotta
e
sa
di
essere
sana
e
forte
,
che
vuole
esprimersi
,
partecipare
alla
vita
civile
del
paese
,
ed
invece
si
vede
ignorata
,
esclusa
,
perennemente
ricacciata
alla
periferia
!
La
coscienza
dei
diritti
Nell
'
esaminare
la
condizione
operaia
non
è
sufficiente
limitarsi
alle
condizioni
materiali
d
'
esistenza
ma
è
necessario
studiare
accanto
a
queste
come
venga
soddisfatto
quel
complesso
di
necessità
di
ordine
sociale
che
,
nel
caso
di
una
società
evoluta
,
sono
divenute
vitali
ed
incomprimibili
per
l
'
individuo
.
In
modo
particolare
occorre
verificare
come
la
società
assorbe
l
'
individuo
(
il
gruppo
,
la
classe
)
e
lo
fa
partecipe
del
proprio
processo
evolutivo
.
Occorre
verificare
se
soddisfa
o
meno
la
tensione
dell
'
individuo
a
non
essere
subordinato
ma
attivo
,
la
sua
necessità
di
manifestarsi
economicamente
,
politicamente
,
socialmente
,
secondo
tutto
l
'
arco
di
diritti
che
il
progresso
civile
gli
riconosce
.
Quando
esigenze
di
espressione
sono
compresse
,
quando
classi
o
gruppi
sociali
vedono
negato
il
proprio
diritto
storico
ad
essere
partecipi
,
sotto
ogni
aspetto
,
del
progresso
civile
,
quando
vi
è
una
contraddizione
tra
i
diritti
che
lo
sviluppo
economico
dà
ai
produttori
,
ed
i
rapporti
produttivi
e
di
classe
che
comprimono
l
'
esercizio
reale
di
questi
diritti
,
allora
vi
è
nella
società
un
malessere
profondo
,
una
carica
drammatica
che
bisogna
denunciare
.
Ciò
che
oggi
rende
particolarmente
drammatica
la
condizione
operaia
nel
nostro
paese
è
appunto
la
contraddizione
tra
la
maturità
sociale
e
politica
dei
lavoratori
,
tra
la
consapevolezza
dei
loro
diritti
di
produttori
,
ed
i
rapporti
di
produzione
esistenti
che
consentono
agli
imprenditori
di
imporre
l
'
alienazione
globale
di
chi
lavora
.
Si
trovi
al
confine
della
fame
o
abbia
invece
raggiunto
un
tenore
di
vita
che
Io
liberi
dall
'
assillo
della
miseria
(
come
avviene
nei
settori
di
capitalismo
più
sviluppato
,
soprattutto
in
quelli
monopolistici
)
,
l
'
operaio
non
ha
scelta
:
se
vuol
cedere
la
propria
forza
lavoro
deve
cedere
contemporaneamente
,
durante
le
ore
di
officina
,
l
'
esercizio
concreto
dei
propri
diritti
,
deve
rinunciare
alla
propria
personalità
umana
.
I
rapporti
di
classe
L
'
alienazione
globale
è
il
portato
di
determinati
rapporti
di
classe
.
Proprio
per
questa
sua
natura
essa
,
diramandosi
dalla
fabbrica
e
dal
processo
produttivo
,
si
trasferisce
nel
paese
dove
mira
a
consolidare
i
rapporti
di
classe
esistenti
nelle
officine
.
Appunto
l
'
ampiezza
dell
'
alienazione
operaia
denuncia
l
'
arretratezza
della
struttura
economica
e
sociale
del
paese
e
dimostra
ancora
una
volta
come
sia
impossibile
paragonare
la
condizione
operaia
italiana
con
quella
degli
altri
paesi
industriali
dell
'
occidente
.
Essa
va
dalle
forme
più
evidenti
in
atto
nelle
piccole
industrie
(
anche
se
spesso
,
malgrado
le
condizioni
di
vita
siano
intollerabili
.
,
minore
è
il
senso
dell
'
oppressione
)
a
quelle
più
complesse
di
pressione
economica
,
disciplinare
ed
ideologica
dei
grandi
gruppi
industriali
,
soprattutto
monopolistici
,
dove
nondimeno
l
'
assenza
di
ampie
prospettive
di
mercato
e
la
mancanza
di
un
moderno
spirito
imprenditoriale
,
la
grettezza
tradizionale
della
nostra
borghesia
industriale
,
danno
a
questa
pressione
un
inconfondibile
carattere
di
rozzezza
,
di
brutalità
,
talvolta
di
aperto
terrorismo
.
Funzione
dell
'
alienazione
globale
è
quella
di
imporre
un
più
completo
sfruttamento
del
lavoro
.
È
evidente
infatti
che
tutta
la
bardatura
di
diritti
che
accompagnano
l
'
operaio
costituisce
una
remora
ad
un
suo
più
completo
sfruttamento
.
Pertanto
,
quando
i
rapporti
di
classe
lo
consentono
,
l
'
imprenditore
annulla
questi
diritti
e
subordina
totalmente
l
'
operaio
.
Ma
da
un
altro
angolo
visuale
,
assai
istruttivo
,
può
essere
vista
l
'
alienazione
globale
.
Essa
cioè
esprime
il
livello
al
quale
si
forma
,
nel
nostro
paese
,
l
'
equilibrio
sociale
.
Negli
altri
paesi
occidentali
,
grazie
al
diverso
grado
di
sviluppo
del
sistema
capitalista
e
alla
maggiore
forza
della
classe
operaia
,
la
lotta
di
classe
conduce
ad
un
equilibrio
che
consente
un
minore
sfruttamento
del
lavoro
,
che
impone
il
riconoscimento
effettivo
dei
diritti
dei
produttori
e
,
ora
più
ora
meno
,
libera
la
classe
operaia
dalla
sua
condizione
subalterna
e
la
immette
nel
moto
del
progresso
civile
.
In
Italia
invece
,
grazie
appunto
alla
sua
arretratezza
strutturale
,
l
'
imprenditore
impone
all
'
operaio
la
sua
alienazione
globale
,
lo
spoglia
dei
suoi
diritti
e
lo
elimina
dal
moto
della
storia
,
e
questa
pratica
si
dirama
dalla
fabbrica
nel
paese
chiamandosi
discriminazioni
,
illegalità
,
violenza
della
coscienza
individuale
,
arresto
e
decadenza
della
vita
democratica
,
subordinazione
dei
produttori
e
,
se
badiamo
alla
sostanza
senza
lasciarci
incantare
dalle
apparenze
,
vera
e
propria
violenza
di
classe
.
Presenza
della
fabbrica
Non
si
comprende
il
mondo
dell
'
operaio
se
prima
non
si
afferra
,
in
tutta
la
sua
grande
portata
,
il
significato
della
fabbrica
per
chi
vi
lavora
.
La
società
operaia
,
la
mentalità
,
il
carattere
,
l
'
umanità
dell
'
operaio
,
risentono
in
tutto
la
presenza
della
fabbrica
.
Le
lotte
operaie
,
sindacali
o
politiche
,
tutte
le
sfumature
ideologiche
che
si
sviluppano
con
tanto
vigore
tra
gli
operai
,
il
legame
tra
il
proletariato
industriale
ed
i
partiti
di
classe
sono
fatti
astratti
,
cose
senza
vita
,
se
al
loro
fondo
non
si
sa
vedere
l
'
esperienza
di
fabbrica
.
In
sostanza
la
fabbrica
è
per
l
'
operaio
il
centro
naturale
in
cui
si
articolano
larga
parte
delle
espressioni
della
sua
personalità
,
si
manifestino
nel
lavoro
,
nella
solidarietà
nella
lotta
.
La
parte
sociale
della
sua
personalità
,
quella
che
si
manifesta
nei
rapporti
sociali
,
si
realizza
di
giorno
in
giorno
nelle
mille
esperienze
che
compongono
la
vita
di
lavoro
.
L
'
operaio
riceve
costantemente
qualcosa
dalla
vita
di
fabbrica
,
sia
nei
suoi
rapporti
con
i
compagni
di
lavoro
,
sia
nel
suo
legame
col
processo
produttivo
e
col
padrone
,
e
ad
essa
dà
costantemente
parte
di
se
stesso
.
Ecco
allora
perché
l
'
operaio
prova
un
così
vivo
dolore
quando
questi
legami
,
sviluppatisi
a
lungo
,
vengono
bruscamente
interrotti
.
E
non
si
tratta
soltanto
di
dolore
;
è
sbalordimento
,
mortificazione
e
poi
rimpianto
del
passato
.
Nella
sua
storia
di
individuo
questo
è
un
momento
di
grande
drammaticità
:
l
'
involucro
sociale
della
sua
personalità
è
scardinato
,
ad
un
tratto
è
crollato
qualcosa
nella
sua
vita
,
la
sua
continuità
si
è
dolorosamente
interrotta
.
Un
legame
profondo
La
fabbrica
è
l
'
ambiente
naturale
dell
'
operaio
.
Già
la
sua
società
lo
ha
predisposto
prima
ancora
che
entri
in
officina
.
Nella
società
operaia
si
avverte
dovunque
la
presenza
della
fabbrica
.
Essa
,
oltre
ad
essere
concretamente
visibile
ed
a
manifestarsi
in
qualcosa
di
indefinibile
ma
concreto
nell
'
atmosfera
cittadina
,
è
nei
pensieri
,
nelle
aspettative
,
nelle
preoccupazioni
di
tutti
.
Fuori
dalla
fabbrica
,
in
altre
attività
,
chi
è
stato
operaio
è
il
più
delle
volte
uno
spostato
,
un
solitario
,
un
infelice
.
L
'
officina
è
nel
sangue
dell
'
operaio
nei
suoi
aspetti
creativi
come
in
quelli
oppressivi
.
Essa
è
un
fatto
immenso
nella
sua
vita
,
toglietela
e
ne
farete
un
infelice
,
lo
dimezzerete
.
Egli
accetta
la
fabbrica
,
ne
ha
bisogno
ed
in
essa
trova
modo
di
esprimersi
.
Può
fare
ciò
perché
istintivamente
dà
un
giudizio
storico
:
egli
sente
che
quanto
vi
è
nella
vita
di
fabbrica
di
opprimente
,
di
umiliante
,
non
è
nella
natura
del
moderno
processo
di
produzione
,
ma
costituisce
il
portato
di
determinati
rapporti
di
classe
,
di
una
certa
situazione
sociale
.
Egli
scinde
quanto
è
la
conseguenza
logica
,
accettabile
della
moderna
organizzazione
del
lavoro
,
da
quanto
invece
è
frutto
dell
'
uomo
.
Ecco
perché
non
odia
la
fabbrica
,
perché
non
ne
ha
orrore
ma
necessità
:
gli
schiavi
non
amano
la
propria
prigione
.
Fortemente
drammatico
è
il
legame
tra
l
'
operaio
militante
e
la
sua
fabbrica
.
Dati
i
rapporti
di
classe
esistenti
nel
paese
,
l
'
imprenditore
impone
l
'
alienazione
globale
dei
lavoratori
.
Doppiamente
dura
è
la
vita
d
'
officina
per
chi
ha
coscienza
di
classe
:
non
solo
deve
condurre
,
all
'
interno
del
processo
produttivo
,
la
sua
lotta
naturale
contro
il
sistema
capitalista
,
ma
vede
negati
tutti
i
propri
diritti
,
di
cui
ha
consapevolezza
e
necessità
,
vede
colpito
in
fabbrica
ciò
che
è
legale
nel
paese
,
vede
violentemente
compresso
lo
slancio
a
manifestare
le
proprie
esigenze
.
Dura
,
esasperante
è
la
vita
dell
'
operaio
cosciente
:
eppure
il
grande
desiderio
del
licenziato
per
rappresaglia
,
del
perseguitato
dal
padrone
,
è
quello
di
rientrare
nella
fabbrica
da
cui
è
stato
estromesso
.
Tornare
nella
fabbrica
non
significa
solo
riprendere
la
lotta
,
come
molti
sostengono
cedendo
alla
retorica
,
ma
significa
,
più
modestamente
,
riannodare
le
fila
di
una
vita
in
cui
la
lotta
di
classe
ha
un
significato
profondo
,
riprenderla
là
dove
il
padrone
la
ha
bruscamente
,
dolorosamente
spezzata
.
Il
centro
delle
lotte
Malgrado
il
clima
oppressivo
della
fabbrica
,
così
profondo
è
il
suo
legame
con
essa
,
così
forte
il
suo
senso
storico
,
che
non
ho
mai
sentito
un
operaio
,
per
quanto
perseguitato
dal
padrone
,
proporsi
di
abbandonare
il
mondo
della
fabbrica
come
cercasse
di
liberarsi
da
una
condizione
per
sua
natura
oppressiva
ed
immutabile
.
Il
lavoro
non
è
una
schiavitù
.
Esso
conferisce
dignità
alla
vita
.
,
inserisce
l
'
individuo
nella
società
,
ne
fa
un
produttore
.
Ma
vi
è
di
più
:
il
lavoro
è
anche
un
modo
di
esprimersi
,
di
trovare
cioè
una
risposta
alla
propria
esistenza
dando
forma
concreta
a
tutto
ciò
che
vi
è
in
noi
di
buono
e
di
utile
.
Colpisce
l
'
attaccamento
dell
'
operaio
specializzato
al
proprio
lavoro
.
Questo
attaccamento
non
è
soltanto
la
caratteristica
di
una
élite
operaia
,
ma
,
se
è
vero
che
qui
ha
la
sua
manifestazione
più
appariscente
,
è
comune
a
tutti
coloro
che
lavorano
e
vedono
la
materializzazione
della
propria
attività
e
della
propria
tensione
interiore
.
Ignoro
se
in
altre
classi
si
verifichi
un
legame
altrettanto
profondo
col
lavoro
,
nato
dal
trovarvi
sia
la
propria
dignità
sociale
,
sia
l
'
espressione
della
propria
interiorità
,
un
attaccamento
insomma
che
abbia
un
significato
morale
altrettanto
intenso
.
Da
che
cosa
deriva
la
«
passione
»
dell
'
operaio
per
il
proprio
lavoro
?
(
Si
badi
bene
:
non
intendo
dire
che
tutti
gli
operai
provino
questa
passione
,
nemmeno
che
la
loro
media
provi
comunemente
un
sentimento
così
forte
;
intendo
invece
dire
che
nutre
questa
«
passione
»
una
élite
che
però
è
determinante
per
comprendere
il
«
carattere
»
della
classe
operaia
)
.
Credo
essa
vada
attribuita
al
sentimento
di
essere
una
classe
nuova
in
una
struttura
economica
che
va
rapidamente
trasformandosi
e
facendo
delle
attività
industriali
il
fattore
decisivo
del
progresso
civile
.
L
'
operaio
si
sente
al
centro
delle
trasformazioni
che
vanno
così
sensibilmente
accelerando
lo
sviluppo
della
società
;
quanto
vi
è
di
più
moderno
nella
tecnica
,
e
di
più
importante
negli
esperimenti
sociali
,
passa
attraverso
di
lui
.
D
'
altro
canto
risente
anche
dei
benefici
materiali
che
derivano
dalla
sua
posizione
.
Ma
se
la
classe
operaia
sente
di
trovarsi
,
per
così
dire
,
nel
centro
motore
del
progresso
civile
,
essa
sa
anche
che
è
in
questo
settore
del
processo
produttivo
che
si
decidono
,
nella
loro
sostanza
,
i
rapporti
di
produzione
,
che
le
lotte
sociali
condotte
sul
suo
terreno
sono
appunto
quelle
decisive
per
l
'
orientamento
della
società
e
per
i
rapporti
di
forza
tra
le
classi
.
In
altre
parole
la
classe
operaia
sa
,
più
o
meno
consapevolmente
,
di
trovarsi
ad
un
tempo
nel
centro
strutturale
del
progresso
civile
ed
in
quello
decisivo
per
la
lotta
di
classe
.
Faccia
a
faccia
con
la
borghesia
industriale
,
essa
pone
la
propria
candidatura
a
classe
dirigente
nel
cuore
del
progresso
economico
e
civile
.
Si
tratta
come
si
vede
di
sentimenti
vaghi
,
assai
generici
così
formulati
,
ma
sono
sentimenti
per
così
dire
«
storici
»
,
decisivi
nell
'
atteggiamento
e
nelle
lotte
di
una
classe
.
Essi
non
hanno
nulla
di
astratto
e
,
pur
essendo
il
più
delle
volte
inconsci
,
pur
traducendosi
in
un
modo
di
agire
che
non
sa
darsi
una
spiegazione
ideologica
,
si
alimentano
ininterrottamente
nel
concreto
del
processo
produttivo
,
nel
fulcro
dei
rapporti
di
classe
e
della
struttura
della
società
moderna
.
Grande
importanza
,
non
adeguatamente
valutata
,
hanno
nell
'
atteggiamento
dell
'
operaio
dinanzi
alla
società
,
e
nella
maturazione
di
questi
incerti
ma
concreti
sentimenti
della
propria
funzione
,
le
ideologie
che
operano
nel
mondo
operaio
.
In
genere
chi
vede
il
mondo
operaio
come
una
società
amorfa
,
tendenzialmente
piccolo
borghese
,
con
la
vocazione
della
casetta
,
del
frigidaire
,
della
televisione
,
è
condotto
ad
un
secondo
errore
.
Proprio
perché
mosso
da
una
concezione
superficiale
dei
fatti
sociali
,
egli
concepisce
la
società
operaia
come
qualcosa
di
livellato
,
di
appiattito
,
di
analogo
alla
produzione
in
serie
.
Egli
perde
insomma
il
senso
della
tridimensionalità
nei
fatti
sociali
.
I
livelli
diversi
di
consapevolezza
Ebbene
la
struttura
della
società
operaia
si
presenta
assai
complessa
,
sia
dal
punto
di
vista
della
anatomia
sociale
,
sia
da
quello
della
fisiologia
sociale
.
Vi
sono
in
essa
diversissimi
livelli
di
condizione
economica
,
di
educazione
,
di
consapevolezza
ideologica
.
Al
suo
interno
agiscono
organismi
che
la
improntano
profondamente
come
il
sindacato
,
il
partito
di
classe
,
la
rete
cooperativa
etc.
Nella
società
industriale
agiscono
fenomeni
come
l
'
immigrazione
dalle
campagne
,
la
politica
riformistica
dei
gruppi
monopolistici
,
l
'
offensiva
ideologica
e
politica
dello
schieramento
industriale
,
i
riflessi
sociali
della
introduzione
di
nuove
tecniche
produttive
etc
.
,
fenomeni
che
incidono
profondamente
sulla
struttura
di
questa
società
e
sugli
individui
che
ne
fanno
parte
.
E
tutto
ciò
va
visto
non
per
schermi
,
non
staticamente
,
bensì
nel
suo
sviluppo
dinamico
,
nei
rapporti
concreti
,
nei
reciproci
influssi
tra
fatti
di
struttura
e
di
sovrastruttura
.
Di
grande
interesse
per
una
sociologia
legata
al
movimento
operaio
sarebbe
lo
studio
del
settore
operaio
che
è
legato
alle
istanze
di
classe
,
analisi
descrittiva
che
,
nutrendosi
di
lieviti
storici
ed
ideologici
,
miri
a
fissare
la
vita
reale
di
questa
zona
della
società
.
Ad
esempio
non
si
dà
rilievo
al
fatto
che
all
'
interno
del
movimento
di
classe
esistono
diversi
livelli
di
consapevolezza
politica
ed
ideologica
,
e
che
a
questi
diversi
gradi
di
consapevolezza
corrispondono
diverse
funzioni
nel
corpo
sociale
preso
in
esame
.
Si
va
così
dall
'
operaio
la
cui
fedeltà
al
movimento
di
classe
è
data
dall
'
odio
cieco
,
insopprimibile
per
il
padrone
,
a
quello
che
è
invece
consapevole
della
propria
funzione
di
classe
,
dall
'
operaio
che
oppone
al
padrone
soltanto
la
propria
ostinata
resistenza
a
quello
che
,
sul
luogo
di
lavoro
,
sa
trasformare
una
resistenza
in
una
politica
.
Ebbene
è
evidente
che
a
questi
diversi
gradi
di
maturità
ideologica
corrispondono
influssi
diversi
(
spesso
valorizzati
o
compressi
dalla
politica
generale
del
movimento
operaio
)
sulla
struttura
del
movimento
di
classe
e
,
di
riflesso
,
sulla
società
operaia
.
È
di
grande
importanza
politica
afferrare
la
complessità
degli
strati
sociali
sui
quali
hanno
presa
le
nostre
organizzazioni
,
studiare
i
rapporti
tra
i
vari
gradi
di
consapevolezza
ideologica
,
anche
in
relazione
alla
prospettiva
politica
del
movimento
,
stabilirne
i
reciproci
influssi
ed
il
loro
peso
sul
complesso
del
movimento
di
classe
.
Il
contrasto
di
generazioni
Nel
corso
di
una
mia
inchiesta
condotta
prevalentemente
tra
gli
operai
coscienti
del
complesso
Fiat
,
ho
constatato
una
mancata
diversità
nella
concezione
del
mondo
tra
vecchi
e
giovani
operai
.
E
dicendo
vecchi
intendo
le
generazioni
che
hanno
vissuto
gli
anni
del
primo
dopoguerra
,
mentre
per
giovani
intendo
coloro
che
si
sono
formati
nella
guerra
partigiana
e
negli
anni
di
questo
dopoguerra
.
Questa
marcata
differenza
,
che
ha
una
radice
profonda
nell
'
individuo
e
si
manifesta
nella
personalità
,
più
ancora
che
nell
'
ideologia
,
corrisponde
a
due
fasi
ben
distinte
della
storia
del
movimento
operaio
.
Sono
stati
questi
periodi
distinti
,
ai
quali
si
accompagnava
anche
una
diversa
società
operaia
,
ad
esercitare
una
influenza
formativa
determinante
su
chi
li
ha
vissuti
.
Nel
loro
corso
infatti
il
movimento
operaio
ha
avuto
una
natura
diversa
,
una
diversa
prospettiva
politica
ed
un
diverso
sentimento
di
se
stesso
.
E
nel
caso
di
chi
è
legato
alle
lotte
della
classe
operaia
va
osservato
che
il
loro
influsso
è
determinante
nella
storia
del
suo
sviluppo
individuale
.
Paradossalmente
,
in
contrasto
con
tutto
quanto
dice
il
buon
senso
comune
,
i
vecchi
operai
hanno
un
istinto
,
un
temperamento
rivoluzionario
che
invece
i
giovani
hanno
in
parte
perduto
.
Predomina
in
essi
l
'
istinto
di
classe
sulla
consapevolezza
politica
,
lo
spirito
libertario
sul
senso
del
reale
,
la
passione
sul
raziocinio
.
Sono
più
avventurosi
,
più
sensibili
all
'
immaginazione
,
più
intransigenti
e
fiduciosi
,
più
giovanili
.
,
se
vogliamo
.
dei
giovani
.
Sono
il
frutto
di
un
socialismo
che
era
più
rozzo
ma
più
legato
alle
masse
,
di
un
socialismo
che
lottava
con
generosità
per
un
mondo
radicalmente
diverso
,
fatto
di
realtà
come
di
miti
,
di
un
socialismo
che
ancora
non
conosceva
la
fatica
e
l
'
amarezza
della
ragion
di
stato
.
Con
la
loro
presenza
attiva
nel
movimento
operaio
essi
costituiscono
un
perenne
richiamo
ai
motivi
primi
,
più
elementari
,
più
generosi
del
socialismo
.
Se
spesso
costituiscono
un
fattore
di
resistenza
ad
una
impostazione
più
moderna
e
cosciente
delle
lotte
operaie
,
non
dimentichiamo
mai
che
il
loro
istinto
di
classe
,
la
loro
intransigenza
rivoluzionaria
,
la
generosità
e
lo
slancio
con
cui
combattono
per
le
organizzazioni
di
classe
,
sono
un
patrimonio
prezioso
di
spirito
rivoluzionario
ed
una
garanzia
contro
ogni
forma
di
degenerazione
piccolo
borghese
del
socialismo
.
Formatisi
negli
anni
della
liberazione
e
delle
lotte
di
questo
dopoguerra
,
i
giovani
sono
il
prodotto
di
una
nuova
situazione
storica
,
di
una
società
più
vicina
alla
prosa
,
se
vogliano
.
là
dove
l
'
altra
risentiva
del
pathos
della
poesia
.
Essi
sono
,
il
frutto
dello
stalinismo
se
per
questo
s
'
intende
il
socialismo
che
si
consolida
là
dove
ha
conquistato
il
potere
,
la
divisione
del
mondo
in
blocchi
,
la
subordinazione
della
volontà
rivoluzionaria
alle
esigenze
della
ragion
di
stato
.
Ma
sono
anche
il
frutto
di
un
socialismo
che
si
è
fatto
più
adulto
,
che
ha
acquistato
una
superiore
consapevolezza
politica
,
che
si
è
configurato
come
nuova
classe
dirigente
ed
è
in
grado
di
porre
.
nel
nostro
paese
,
una
reale
alternativa
in
quanto
tale
.
Il
senso
di
concretezza
Si
incontrano
tra
di
loro
caratteri
individuali
e
sfumature
ideologiche
assai
diverse
e
spesso
contrastanti
.
C
'
è
chi
dà
alla
lotta
di
classe
una
impostazione
radicale
e
chi
invece
una
impostazione
riformista
:
è
soprattutto
attorno
a
queste
due
prospettive
politiche
(
alle
quali
corrispondono
temperamenti
e
caratteri
individuali
diversi
)
che
si
sviluppano
i
contrasti
.
Ma
l
'
unità
che
li
diversifica
dalle
passate
generazioni
c
'
è
ed
è
sostanziale
.
Direi
che
in
essi
si
è
compiuto
il
passaggio
dalla
aspirazione
ad
un
mondo
diverso
,
alla
trasformazione
concreta
di
questa
società
,
anche
se
vista
in
chiavi
diverse
.
In
questo
essi
segnano
il
passaggio
dall
'
era
dei
partiti
d
'
avanguardia
a
quella
dei
partiti
di
massa
,
e
alle
maggiori
responsabilità
che
queste
organizzazioni
affidano
,
proprio
perché
si
costituiscono
in
potere
nel
potere
,
ai
propri
militanti
.
I
giovani
dunque
hanno
sostituito
alla
improvvisazione
la
disciplina
,
alla
generica
volontà
rivoluzionaria
la
conoscenza
dei
termini
concreti
in
cui
si
attua
la
rivoluzione
.
Lo
studio
e
la
conoscenza
dei
problemi
politici
e
tecnici
sono
visti
come
la
condizione
per
incidere
e
per
trasformare
questa
società
.
Senso
della
realtà
,
conoscenza
dei
problemi
produttivi
,
capacità
tecniche
,
qualità
tattiche
e
strategiche
,
rifiuto
di
ogni
velleitarismo
rivoluzionario
sono
elementi
comuni
a
tutti
.
In
sostanza
essi
si
costituiscono
in
classe
dirigente
già
nella
società
borghese
e
,
nei
limiti
del
proprio
potere
,
esercitano
queste
qualità
,
piuttosto
che
essere
classe
dirigente
esclusivamente
nei
termini
della
propria
tensione
rivoluzionaria
ed
attendere
all
'
esercizio
della
propria
responsabilità
soltanto
dopo
il
salto
qualitativo
compiuto
con
la
conquista
del
potere
.
Si
ritiene
comunemente
che
la
tradizione
sia
un
fenomeno
rilevante
e
caratteristico
del
mondo
contadino
.
La
forza
della
tradizione
nel
mondo
contadino
è
giustamente
messa
in
rapporto
con
la
struttura
di
questa
società
,
ed
il
fenomeno
è
visto
sia
come
strumento
di
coesione
e
di
stabilità
sociale
,
sia
come
strumento
educativo
.
La
tradizione
,
intesa
come
travaso
di
valori
e
di
cognizioni
dall
'
ambiente
al
singolo
,
rappresenta
il
tipo
di
educazione
caratteristico
della
società
contadina
arretrata
.
Nelle
sue
manifestazioni
,
che
talora
divengono
vere
e
proprie
tecniche
,
il
singolo
viene
plasmato
ideologicamente
,
riceve
regole
di
condotta
,
princìpi
morali
,
cognizioni
.
Valore
della
tradizione
La
tradizione
si
presenta
dunque
come
tipica
manifestazione
di
una
società
caratterizzata
dalla
coesione
,
dalla
lentezza
del
proprio
sviluppo
se
non
dalla
immobilità
,
dall
'
assenza
di
bruschi
salti
qualitativi
e
di
lacerazioni
.
Del
tutto
diversa
,
opposta
addirittura
,
la
società
industriale
:
diversa
la
sua
struttura
,
diverse
le
forme
del
suo
sviluppo
,
diverso
il
suo
ideale
umano
,
diverse
le
finalità
e
gli
strumenti
educativi
.
Va
rilevato
come
la
tradizione
permanga
,
anche
se
come
fenomeno
secondario
,
nei
gruppi
sociali
che
compongono
le
società
evolute
.
Essa
si
presenta
ancora
come
un
fattore
di
coesione
e
di
unità
del
gruppo
,
e
come
uno
strumento
che
consente
di
travasare
nel
singolo
l
'
ideologia
del
gruppo
di
cui
fa
parte
.
Questo
aspetto
della
tradizione
,
intesa
come
educazione
ideologica
del
singolo
da
parte
del
gruppo
,
di
travaso
di
elementi
emotivi
,
sentimentali
(
oltre
che
strettamente
ideologici
)
dal
gruppo
al
singolo
,
è
rilevante
anche
tra
i
settori
più
avanzati
del
movimento
operaio
,
e
va
studiata
proprio
sotto
l
'
aspetto
della
conservazione
di
determinati
valori
,
sentimentali
ed
ideologici
.
In
parte
,
forse
,
può
essere
messa
in
relazione
con
le
origini
di
contadini
inurbati
degli
attuali
operai
.
Un
patrimonio
comune
Così
la
storia
del
movimento
operaio
,
soprattutto
la
storia
«
fatta
»
,
quella
della
città
,
del
quartiere
e
della
fabbrica
addirittura
,
divengono
elementi
vivi
,
di
un
comune
modo
di
sentire
e
vedere
le
cose
,
tappe
di
una
comune
origine
,
qualcosa
di
profondamente
formativo
e
di
nient
'
affatto
libresco
.
Essa
ha
come
centri
diffusori
le
organizzazioni
politiche
e
sindacali
degli
operai
,
ed
il
nucleo
familiare
,
e
passa
,
arricchendosi
e
trasformandosi
,
da
compagno
a
compagno
,
da
gruppo
a
gruppo
,
da
generazione
a
generazione
.
Nei
suoi
termini
più
ampi
si
tramanda
di
generazione
in
generazione
,
spesso
fondendo
esperienze
di
campagna
ed
esperienze
di
città
,
assai
sovente
nella
stessa
famiglia
(
accade
continuamente
di
scoprire
nello
stesso
nucleo
familiare
una
attiva
tradizione
di
lotta
di
classe
)
,
e
diviene
un
fattore
coesivo
di
grande
importanza
,
sotto
tutti
gli
aspetti
:
emotivi
e
ideologici
.
In
moltissimi
casi
è
per
questa
via
che
l
'
operaio
impara
di
avere
delle
radici
,
una
«
storia
»
alle
proprie
spalle
e
sempre
per
questa
via
amplia
la
propria
esperienza
personale
in
quella
del
gruppo
;
ed
infine
è
ancora
per
questa
via
che
riceve
cognizioni
le
quali
,
per
quanto
grossolane
,
restano
tra
gli
elementi
più
vivi
e
formativi
della
sua
cultura
.
Alcuni
temi
di
studio
Innumerevoli
temi
attraggono
chi
studia
il
mondo
operaio
,
ma
compito
di
chi
si
accinge
a
questa
analisi
è
separare
i
motivi
di
fondo
da
quelli
secondari
.
Non
solo
,
ma
chi
è
sensibile
alle
prospettive
di
lotta
del
movimento
operaio
avrà
sempre
la
sensibilità
di
individuare
,
nel
groviglio
dei
problemi
,
quelli
che
presentano
un
motivo
d
'
interesse
immediato
,
anche
se
non
contingente
.
Una
indagine
sulla
condizione
operaia
,
come
del
resto
qualsiasi
indagine
sociologica
,
deve
procedere
su
due
binari
che
appaiono
paralleli
ma
in
realtà
,
quando
il
lavoro
è
proficuo
,
si
sovrappongono
:
si
tratta
cioè
di
studiare
la
struttura
e
la
vita
della
società
operaia
e
contemporaneamente
di
portare
alla
luce
,
secondo
criteri
obbiettivi
,
le
forze
morali
,
le
aspirazioni
politiche
e
sociali
che
agiscono
al
suo
interno
.
Come
non
bisogna
mai
separare
la
descrizione
della
società
dalle
forze
che
la
compongono
,
così
è
necessario
accompagnare
sempre
la
società
con
l
'
uomo
che
ne
è
il
centro
.
Tra
i
temi
di
studio
per
una
sociologia
operaia
,
oltre
a
quelli
evidentissimi
di
base
(
quali
la
struttura
dell
'
economia
,
le
condizioni
sociali
,
politiche
,
sindacali
ecc.
del
lavoro
,
la
distribuzione
dei
redditi
,
la
disoccupazione
,
e
via
di
seguito
)
ne
suggerirei
altri
che
vengono
posti
in
primo
piano
dall
'
attuale
fase
di
sviluppo
del
capitalismo
italiano
,
ed
altri
ancora
connessi
prevalentemente
allo
studio
di
quello
che
è
l
'
«
Uomo
»
operaio
.
Così
,
rispetto
a
Torino
,
sono
temi
di
grande
interesse
,
oltre
a
quelli
ovvi
relativi
all
'
effetto
delle
trasformazioni
tecnologiche
e
politiche
del
grande
monopolio
sulla
composizione
della
maestranza
e
sulle
lotte
sindacali
,
il
nesso
tra
sviluppo
del
monopolio
cd
arca
economica
subordinata
,
l
'
esame
dei
rapporti
tra
immigrazione
e
politica
monopolistica
sia
all
'
interno
del
complesso
Fiat
sia
in
relazione
alla
sua
politica
verso
l
'
area
economica
subordinata
.
Infine
lo
studio
della
più
intima
natura
del
riformismo
aziendale
,
vista
soprattutto
come
indice
della
mentalità
sociale
e
politica
della
classe
dirigente
monopolistica
e
delle
sue
componenti
ideologiche
(
da
questo
punto
di
vista
si
rivelerebbe
di
estrema
utilità
lo
studio
del
«
linguaggio
»
dl
monopolio
,
nelle
sue
pubblicazioni
e
nei
suoi
rapporti
con
le
maestranze
e
con
il
pubblico
)
e
nei
suoi
riflessi
sulla
personalità
dei
lavoratori
.
Temi
affascinanti
sono
quelli
connessi
al
rapporto
tra
ambiente
operaio
e
personalità
ed
ideologia
dell
'
operaio
cosciente
,
soprattutto
in
relazione
all
'
influsso
formativo
delle
principali
lotte
politiche
e
sociali
del
nostro
secolo
,
delle
prospettive
e
dell
'
ideologia
dei
partiti
e
delle
organizzazioni
di
classe
.
L
'
operaio
,
come
ogni
altra
classe
subordinata
,
ha
un
profondo
bisogno
di
esprimersi
,
quasi
per
una
inconsapevole
volontà
di
entrare
,
anche
per
questa
via
,
a
far
parte
della
storia
.
Così
la
biografia
resa
scientifica
e
l
'
intervista
condotta
con
rigore
possono
divenire
strumenti
fondamentali
di
conoscenza
,
soprattutto
perché
consentono
di
osservare
dal
basso
la
fisiologia
della
società
operaia
e
permettono
di
afferrare
l
'
elemento
umano
osservandone
lo
sviluppo
nella
società
in
cui
vive
.
Necessità
di
una
sociologia
marxista
Lo
sviluppo
di
una
sociologia
marxista
sarebbe
un
momento
culturale
e
politico
di
grande
importanza
sia
per
la
formazione
di
una
cultura
marxista
,
che
abbia
stabilito
dialetticamente
il
proprio
legame
con
il
movimento
operaio
,
sia
perché
la
via
pacifica
(
o
italiana
)
al
socialismo
sarà
una
vaga
formula
fintantoché
i
partiti
operai
non
conosceranno
a
fondo
la
realtà
della
società
nazionale
.
Si
giungerà
ad
una
produzione
valida
a
condizione
di
liberarsi
da
ogni
sociologismo
,
dando
a
questa
produzione
impronta
ideologica
ed
autentico
respiro
culturale
.
Condizione
di
ogni
sociologia
marxista
è
lo
spirito
scientifico
con
cui
si
affronta
la
realtà
,
spirito
scientifico
che
,
anziché
escludere
,
presuppone
l
'
impronta
ideologica
.
Si
tratta
di
configurare
la
condizione
operaia
nei
suoi
aspetti
strutturali
ed
in
quelli
sociali
(
in
altre
parole
nella
sua
anatomia
e
nella
sua
fisiologia
)
,
come
nella
sua
tensione
morale
.
Sono
due
facce
della
stessa
realtà
,
l
'
intendimento
dell
'
una
presuppone
la
conoscenza
dell
'
altra
.
Proprio
perché
della
società
si
vuol
cogliere
il
fondo
,
l
'
anima
per
così
dire
,
occorre
lavorare
in
profondità
.
Operare
in
estensione
,
secondo
criteri
prevalentemente
quantitativi
e
pedantescamente
sociologici
,
conduce
ad
un
ritratto
del
tutto
superficiale
,
ad
un
ritratto
in
cui
manca
proprio
ciò
che
ci
interessa
,
ciò
che
imprime
tutto
di
sé
:
il
carattere
.
StampaPeriodica ,
La
bomba
lanciata
a
Belfast
contro
un
corteo
di
bambine
cattoliche
che
,
nei
giorni
di
riapertura
dell
'
anno
scolastico
,
si
recavano
alla
Holy
Cross
Primary
School
situata
nell
'
infuocato
quartiere
di
Ardoyne
,
è
stata
un
'
imboscata
protestante
certamente
inaudita
quanto
orrenda
.
Mai
,
nella
guerra
civile
che
da
trent
'
anni
continua
a
insanguinare
l
'
Irlanda
del
Nord
,
era
accaduto
che
fanciulli
innocenti
venissero
presi
a
bersaglio
dai
bombaroli
dell
'
una
o
dell
'
altra
fazione
.
Le
analogie
che
vengono
a
mente
esulano
dai
confini
dell
'
Europa
occidentale
:
Little
Rock
,
Bosnia
,
Kosovo
,
Algeria
,
Nigeria
,
Sudan
,
Indonesia
.
Però
,
in
questi
giorni
cruciali
,
il
paragone
che
forse
colpisce
più
l
'
occhio
e
l
'
immaginazione
è
quello
fra
l
'
Irlanda
del
Nord
e
la
Palestina
.
Non
v
'
è
dubbio
che
il
lancio
della
granata
contro
lo
scolaresche
cattoliche
dell
'
Ulster
sia
stato
,
di
per
sé
,
un
gesto
assolutamente
indegno
di
una
società
civile
europea
.
Ma
in
un
certo
senso
ancora
più
inquietante
,
più
emblematica
,
perché
volutamente
intonata
al
clima
d
'
intolleranza
confessionale
generalizzata
che
va
espandendosi
nel
mondo
,
è
stata
la
fitta
sassaiola
che
,
prima
della
bomba
,
i
protestanti
avevano
fatto
piovere
sulle
giovani
alunne
della
Holy
Cross
School.Tale
prima
eccezionale
intifada
anticattolica
non
è
stata
che
un
'
intenzionale
citazione
della
seconda
intifada
mediorientale
:
quella
rilanciata
dai
palestinesi
contro
gli
ebrei
per
motivi
religiosi
un
anno
fa
,
quando
Ariel
Sharon
,
non
ancora
primo
ministro
,
decise
di
compiere
una
passeggiata
attraverso
la
Spianata
delle
Moschee
di
Gerusalemme
.
Da
quel
momento
,
attizzata
da
un
evidente
atto
di
provocazione
religiosa
,
la
lotta
per
la
liberazione
della
Palestina
perdeva
i
suoi
connotati
tradizionalmente
laici
e
assumeva
,
anch
'
essa
,
caratteristiche
religiose
e
fondamentaliste
sempre
più
accentuate
e
indiscriminate
.
Scendevano
in
campo
,
scavalcando
l
'
indebolita
Autorità
palestinese
di
Yasser
Arafat
,
i
fanatici
della
guerra
santa
,
della
Jihad
islamista
,
i
kamikaze
di
Hamas
e
i
guerriglieri
dell
'
Hezbollah
libanese
.
Dai
sassi
si
passava
alle
bombe
,
alle
autobombe
,
agli
uomini
bomba
che
s
'
immolano
nelle
discoteche
,
nelle
pizzerie
e
nei
centri
israeliani
con
la
certezza
di
rinascere
seduta
stante
nei
paradisi
di
Allah
.
Ciò
che
più
impressiona
di
questa
nuova
epidemia
terroristica
è
la
sua
omologazione
nelle
tecniche
e
nei
gesti
simbolici
,
i
sassi
nell
'
Ulster
come
in
Cisgiordania
,
omologazione
pericolosa
che
sembra
scavalcare
i
confini
tra
mondi
culturalmente
diversi
:
non
a
caso
uno
studioso
della
London
school
of
economics
ha
potuto
azzardare
lo
slogan
«
Irlanda
del
Nord
fotocopia
della
Palestina
»
.
Da
un
altro
lato
impressiona
la
virulenza
con
cui
l
'
odio
religioso
,
dilagando
sempre
più
in
primo
piano
,
sembra
prevalere
e
diventare
un
po
'
dovunque
la
fase
suprema
dell
'
astio
etnico
,
il
quale
spesso
poggia
su
basi
surrettizie
o
immaginarie
.
Si
ricorda
distrattamente
che
arabi
ed
ebrei
sono
semiti
,
ma
si
sottolinea
con
più
forza
che
gli
uni
sono
musulmani
e
gli
altri
giudei
.
Si
guardano
le
drammatiche
immagini
di
Belfast
e
si
vedono
bimbe
cattoliche
terrorizzate
che
hanno
gli
stessi
capelli
biondi
o
rossi
delle
bimbe
protestanti
:
più
del
cromosoma
le
distingue
il
marchio
della
religione
.
C
'
è
infine
l
'
aspetto
,
non
meno
preoccupante
,
dell
'
integralismo
religioso
globalizzato
.
Più
le
differenze
confessionali
si
fanno
ampie
e
globali
,
contrapponendo
per
esempio
nel
suo
insieme
l
'
intero
mondo
islamico
a
quello
cristiano
e
giudaico
,
tanto
più
l
'
intolleranza
politicizzata
di
una
parte
tende
a
prevalere
senza
reciprocità
sulla
tolleranza
legale
e
morale
dell
'
altra
.
L
'
Europa
difatti
tollera
l
'
invasione
delle
sue
coste
meridionali
da
parte
di
nomadi
masse
islamiche
,
lascia
che
Parigi
e
Milano
diventino
centri
islamici
mondiali
;
ma
cosa
avverrebbe
se
folle
di
europei
senza
lavoro
invadessero
le
coste
libiche
o
algerine
,
o
se
tentassimo
di
erigere
una
basilica
cristiana
nei
deserti
dell
'
Arabia
Saudita
?
Perfino
alla
conferenza
delle
Nazioni
Unite
di
Durban
abbiamo
visto
trionfare
l
'
intollerante
fondamentalismo
terzomondista
,
fomentato
da
stati
teocratici
che
,
con
l
'
appoggio
di
governi
dispotici
come
quello
castrista
,
sono
riusciti
a
imporre
l
'
equazione
ingiuriosa
del
sionismo
parificato
al
razzismo
.
Le
delegazioni
americana
,
canadese
,
australiana
e
israeliana
hanno
abbandonato
la
conferenza
.
Le
delegazioni
europee
sono
rimaste
.
La
cultura
della
resa
e
del
rimorso
ha
paralizzato
una
volta
di
più
gli
europei
che
,
pur
lapidandosi
a
Belfast
,
rinunciano
poi
a
difendersi
concordi
dall
'
aggressore
esterno
.
StampaQuotidiana ,
Il
direttore
dell
'
Avanti
,
Benito
Mussolini
,
ha
chiesto
la
convocazione
della
direzione
del
partito
socialista
per
discutere
su
questo
ordine
del
giorno
:
Atteggiamento
dell
'
Avanti
!
e
situazione
nazionale
.
La
richiesta
del
prof
.
Mussolini
,
contrariamente
a
quanto
è
stato
affermato
,
è
precedente
alle
polemiche
di
questi
giorni
circa
il
pensiero
intimo
del
direttore
dell
'
Avanti
!
su
una
eventuale
guerra
dell
'
Italia
contro
l
'
Austria
.
La
direzione
del
partito
socialista
si
riunirà
oggi
e
domani
domenica
a
Bologna
.
Alcuni
credono
che
il
prof
.
Mussolini
abbia
richiesto
la
convocazione
della
direzione
del
partito
per
le
accuse
che
gli
sono
state
recentemente
rivolte
.