StampaQuotidiana ,
Il
Prometeo
,
giornale
dei
leninisti
di
sinistra
da
non
confondersi
con
quelli
di
destra
e
meno
ancora
con
quelli
del
centro
,
nel
suo
numero
dell'11
novembre
in
1a
pagina
4a
colonna
accusa
i
«
centristi
»
di
avere
voluto
festeggiare
l
'
anniversario
della
rivoluzione
russa
,
espellendo
dal
partito
comunista
tre
assi
del
comunismo
e
cioè
Fortichiari
,
Damen
,
Repossi
.
Abbiamo
già
dato
notizia
di
questo
evento
.
Per
dare
un
'
idea
dello
stato
d
'
animo
degli
scrittori
di
Prometeo
basti
dire
che
il
numero
in
questione
reca
a
caratteri
di
scatola
,
in
prima
pagina
,
il
titolo
seguente
:
«
Il
proletariato
spagnuolo
commemora
,
col
suo
sangue
,
l
'
ottobre
rosso
,
mentre
la
Russia
s
'
ingrana
nel
covo
dei
briganti
...
»
.
Il
giornale
,
nel
corsivo
dedicato
alla
espulsione
dei
tre
gentiluomini
di
cui
sopra
,
arriva
a
scrivere
che
i
reazionari
repubblicani
di
Spagna
,
autori
delle
repressioni
di
Oviedo
,
hanno
potuto
farlo
perché
«
esiste
una
garanzia
sicura
ed
infrangibile
;
il
centrismo
è
là
e
getta
,
negl
'
interessi
della
controrivoluzione
,
il
peso
formidabile
di
uno
Stato
che
controlla
il
sesto
del
mondo
.
Ma
le
vittorie
di
oggi
preparano
le
battaglie
di
domani
,
ed
al
fuoco
delle
future
battaglie
rivoluzionarie
il
proletariato
saprà
sbarazzarsi
di
tutti
i
suoi
nemici
,
fra
i
quali
prendono
posto
di
prima
fila
i
centristi
che
devono
persino
cancellare
i
nomi
di
quelli
che
fondarono
il
partito
,
e
che
il
fascismo
ha
potuto
immobilizzare
,
ma
che
non
è
riuscito
a
piegare
ad
accettare
la
politica
centrista
che
ha
condotto
alla
catastrofe
della
rivoluzione
mondiale
»
.
Stalin
,
dittatore
perpetuo
di
tutte
le
Russie
bolsceviche
,
è
dunque
avvertito
.
Stia
in
guardia
.
Ci
sono
dei
comunisti
che
lo
considerano
il
più
ignobile
dei
traditori
e
vogliono
fare
una
rivoluzione
per
sbalzarlo
di
seggio
.
Vero
è
che
tra
il
dire
e
il
fare
c
'
è
di
mezzo
il
mare
e
nel
caso
in
questione
la
G
.
Pe
.
U
.
,
che
non
ha
mai
scherzato
,
come
Trotzki
e
i
trotzkisti
sanno
per
loro
personale
esperienza
.
StampaQuotidiana ,
È
andata
in
scena
questa
sera
,
nel
teatro
all
'
aperto
dei
Giardini
alla
Biennale
,
la
seconda
novità
italiana
del
Festival
Internazionale
del
Teatro
:
La
rosa
di
zolfo
di
Antonio
Aniante
.
Molti
erano
i
motivi
di
curiosità
che
si
intrecciavano
intorno
a
questo
spettacolo
:
innanzitutto
,
l
'
esordio
in
grande
stile
,
nel
teatro
,
in
un
'
occasione
particolare
,
dello
scrittore
siciliano
che
,
sì
,
alla
letteratura
drammatica
si
era
avvicinato
,
negli
anni
dal
'25
al
'30
,
ai
tempi
dello
Sperimentale
di
Bragaglia
;
ma
che
poi
si
era
prevalentemente
dedicato
alla
narrativa
(
anche
La
rosa
di
zolfi
è
tratta
da
un
romanzo
)
.
Inoltre
per
la
prima
volta
,
si
sarebbe
visto
all
'
opera
un
complesso
come
il
Teatro
Stabile
della
città
di
Trieste
col
quale
,
per
la
sua
stessa
posizione
periferica
,
non
è
facile
l
'
incontro
;
nel
caso
,
poi
,
dello
spettacolo
diretto
da
Franco
Enriquez
,
c
'
erano
due
altri
elementi
di
interesse
:
la
partecipazione
di
Domenico
Modugno
,
che
non
solo
recita
,
ma
canta
,
naturalmente
,
e
ha
composto
anche
le
musiche
che
accompagnano
il
testo
,
su
terni
popolari
siciliani
;
e
di
quell
'
attrice
sempre
entusiasta
ed
ardente
che
è
Paola
Borboni
.
Cos
'
è
la
rosa
di
zolfo
?
È
il
simbolo
di
una
Sicilia
remota
,
perduta
nella
memoria
e
per
questo
intrisa
dagli
umori
della
nostalgia
.
Fiore
arido
e
splendido
lo
regala
,
alla
bella
e
svagata
moglie
Rosalia
,
lo
zolfataro
Colao
e
vuol
significare
il
suo
amore
,
infuocato
e
geloso
.
La
virtù
di
Rosalia
è
insidiata
dal
conte
di
Pagnolo
,
il
giovane
padrone
della
zolfara
.
Inevitabile
il
duello
rusticano
,
a
lampi
di
coltello
.
Ucciso
il
rivale
,
Colao
brucia
la
zolfara
e
Rosalia
fugge
,
disperata
ma
anelante
l
'
avventura
,
sulle
montagne
delle
Madonie
.
Qui
,
sentinella
a
una
sorgente
d
'
acqua
,
incontra
il
Carabiniere
,
che
altri
non
è
che
una
diversa
immagine
di
Colao
;
lo
zolfataro
è
rivestito
d
'
una
fiammante
,
un
po
'
fiabesca
divisa
dell
'
Italia
umbertina
;
così
come
,
a
contenderla
al
Carabiniere
,
avvolto
in
un
non
meno
fiabesco
mantello
azzurro
,
con
cappello
a
pan
di
zucchero
e
trombone
,
appare
il
Brigante
,
vale
a
dire
il
Pagnolo
.
Sfuggita
anche
ai
rischi
di
questo
scontro
,
che
si
risolve
,
per
i
due
eterni
rivali
,
in
una
reciproca
beffa
,
Rosalia
,
sempre
seguita
dalla
Pilucchera
,
vecchia
serva
fedele
ed
ex
-
nutrice
,
ripara
nel
basso
porto
di
Palermo
,
decisa
a
darsi
alla
«
vita
»
.
E
qui
,
nuove
incarnazioni
dei
due
uomini
che
se
la
contendono
.
Ecco
,
da
una
parte
,
lo
scaricatore
Colao
,
dall
'
altra
il
capo
-
mafia
Pagnolo
:
la
tratta
delle
bianche
,
l
'
ombra
del
poliziotto
Petrosino
,
la
nave
che
aspetta
nel
porto
;
con
la
stiva
piena
di
fresche
e
giovani
donne
...
ma
non
è
stato
che
un
sogno
,
Rosalia
non
s
'
è
mai
mossa
in
realtà
dalla
casa
dello
zolfataro
,
ecco
che
gli
prepara
la
minestra
della
sera
e
alza
la
pentola
,
piena
di
selvagge
ortiche
,
spezie
e
pan
secco
,
verso
il
cielo
asciutto
,
che
le
mandi
l
'
acqua
.
È
chiaro
il
senso
della
favola
:
fra
i
fuochi
dell
'
amore
e
della
gelosia
,
che
zampillano
dalla
terra
come
la
gialla
lingua
dello
zolfo
,
Rosalia
,
nel
suo
sogno
canicolare
,
va
in
cerca
dell
'
acqua
,
che
è
comprensione
,
civiltà
e
balsamo
sugli
inferni
della
passione
e
della
miseria
.
Tutto
ciò
è
detto
più
che
rappresentato
,
con
molta
eloquenza
(
si
sente
più
il
narratore
,
anzi
il
popolaresco
rapsodo
che
lo
scrittore
di
teatro
)
,
con
uno
stile
oscillante
fra
richiami
dannunziani
e
aperture
liriche
alla
Garcia
Lorca
,
con
canti
presi
all
'
epos
locale
e
lunghi
interventi
descrittivi
del
coro
.
È
insomma
un
'
opera
composita
,
un
'
idillio
a
tre
che
si
ripete
tre
volte
,
generando
forse
una
sorta
di
immobilità
,
una
certa
monotonia
.
Ma
i
punti
di
poesia
autentica
non
mancano
:
diremo
che
sono
sparsi
,
come
improvvisi
granelli
di
fuoco
,
nella
polpa
di
questa
prosa
dal
sapore
noto
.
Franco
Enriquez
ha
montato
uno
spettacolo
movimentato
,
sullo
sfondo
delle
scene
,
forse
eccessivamente
realistiche
,
dovute
a
Nino
Perizi
:
uno
spettacolo
che
,
tuttavia
,
non
ha
toccato
l
'
autentica
vena
dell
'
opera
;
uno
spettacolo
fantasioso
ma
pesante
,
che
ha
preso
le
sue
risorse
più
poetiche
da
un
'
antica
riserva
di
malinconia
e
musica
.
Degli
interpreti
,
il
migliore
è
stato
Modugno
che
ha
recitato
e
cantato
con
una
tristezza
solare
,
antica
;
Enrica
Corti
ha
dato
alla
protagonista
un
ardore
sulfureo
(
ma
il
personaggio
non
richiedeva
anche
umorismo
e
malinconia
?
)
;
troppo
realista
Ottorino
Guerrini
ha
però
dato
estro
e
ironia
alle
varie
figurazioni
del
Pagnolo
:
la
Borboni
ha
caratterizzato
con
tenerezza
sordida
la
figura
della
Pilucchera
.
La
monotonia
dell
'
opera
ha
ingenerato
alla
lunga
una
certa
stanchezza
e
gli
applausi
alla
fine
sono
stati
freddini
,
non
mancando
qualche
contrasto
.
StampaQuotidiana ,
Ancora
una
crisi
.
Si
è
sempre
detto
che
le
crisi
non
dovevano
essere
al
buio
.
Ma
più
al
buio
di
così
?
Si
è
ammesso
che
una
crisi
poteva
essere
al
buio
purché
fosse
«
pilotata
»
.
Ma
c
'
è
il
pilota
?
E
se
c
'
è
,
si
può
sapere
chi
è
?
Dal
1968
,
da
quando
è
cominciata
la
degenerazione
del
nostro
sistema
politico
con
quattro
legislature
interrotte
anzitempo
,
e
una
quinta
,
la
presente
,
sulla
cui
fine
naturale
nessuno
è
disposto
a
giurare
,
anche
i
tempi
dei
governi
si
sono
accorciati
:
quindici
in
dodici
anni
rispetto
ai
venticinque
dei
primi
ventitrè
.
Mi
domando
se
questi
dati
di
fatto
siano
presenti
ai
nostri
governanti
e
perché
,
essendo
impossibile
che
siano
a
loro
ignoti
,
non
ne
tengano
il
minimo
conto
.
La
nostra
classe
politica
ha
inventato
non
la
rivoluzione
permanente
ma
la
crisi
permanente
.
Mai
una
volta
che
i
protagonisti
si
degnino
di
spiegare
ai
loro
elettori
,
di
fronte
ai
quali
sono
o
dovrebbero
essere
responsabili
dei
loro
atti
,
quali
siano
la
ragione
e
la
necessità
di
una
nuova
crisi
che
in
genere
scoppia
improvvisa
come
un
temporale
,
anche
se
se
n
'
è
sentito
talvolta
da
lontano
il
brontolio
.
Si
scopre
un
centro
di
potere
occulto
,
dove
ci
sono
corruttori
,
corrotti
e
corrompibili
?
Un
governo
di
persone
responsabili
,
un
governo
autorevole
,
sospende
subito
i
ministri
sospettati
,
prende
rapidamente
provvedimenti
per
diminuire
il
danno
e
il
discredito
che
le
istituzioni
democratiche
ricevono
da
una
scoperta
così
scandalosa
,
cerca
di
far
luce
al
più
presto
sull
'
associazione
segreta
contraria
alla
Costituzione
ed
eventualmente
la
scioglie
.
Niente
di
tutto
questo
:
il
governo
si
dimette
,
apre
la
crisi
,
e
quindi
lascia
tutti
i
problemi
non
risolti
per
trovarseli
aggravati
quando
la
crisi
sarà
finita
.
Un
governo
di
persone
responsabili
.
Responsabili
di
fronte
a
chi
?
Responsabili
rispetto
a
che
cosa
?
Si
è
discusso
in
questi
giorni
in
un
convegno
a
cui
io
stesso
ho
partecipato
il
tema
della
responsabilità
politica
,
un
tema
da
affrontare
con
spirito
realistico
e
strumenti
concettuali
adeguati
.
Quando
si
dice
di
una
persona
che
è
responsabile
si
possono
intendere
due
cose
diverse
:
a
)
che
risponde
delle
proprie
azioni
di
fronte
a
qualcuno
che
sta
sopra
di
lui
;
b
)
che
agisce
rendendosi
esatto
conto
delle
conseguenze
delle
proprie
azioni
.
Proviamo
a
verificare
l
'
esattezza
di
questi
due
aspetti
del
problema
considerando
il
termine
contrario
:
irresponsabile
.
Nel
linguaggio
del
diritto
costituzionale
si
dice
che
un
organo
è
irresponsabile
,
quando
essendo
al
vertice
del
sistema
non
ha
nessuno
al
di
sopra
di
sé
cui
rispondere
delle
proprie
azioni
politiche
(
si
tratta
di
una
caratteristica
tradizionale
del
sovrano
che
vale
,
in
base
all
'
art.
90
della
nostra
Costituzione
,
anche
per
il
presidente
della
Repubblica
)
.
Ma
quando
dico
,
ad
esempio
,
che
uno
di
quei
centauri
catafratti
come
un
guerriero
antico
che
corre
all
'
impazzata
in
una
via
della
città
con
la
sua
motocicletta
fragorosa
,
è
un
irresponsabile
,
voglio
dire
non
già
che
non
risponde
della
sua
azione
di
fronte
a
nessuno
,
ma
che
si
comporta
da
scriteriato
,
da
individuo
che
agisce
senza
tener
conto
delle
conseguenze
della
propria
azione
.
La
gente
dice
sempre
più
spesso
che
la
maggior
parte
dei
nostri
uomini
politici
sono
degli
irresponsabili
.
Ma
in
che
senso
lo
dice
?
Nel
senso
che
non
rispondono
di
fronte
a
nessuno
?
o
nel
senso
che
agiscono
senza
preoccuparsi
troppo
dei
malanni
che
la
loro
azione
produce
?
Credo
che
nell
'
opinione
pubblica
prevalga
il
secondo
significato
,
specie
di
fronte
alle
crisi
di
governo
,
che
sono
giustamente
percepite
come
una
malattia
del
sistema
,
onde
l
'
impressione
che
tanto
più
frequenti
le
crisi
tanto
più
grave
il
malato
.
Nel
giudizio
comune
la
crisi
di
governo
è
un
atto
che
richiede
ponderazione
e
prudenza
.
L
'
esperienza
di
questi
anni
dovrebbe
aver
insegnato
che
crisi
di
governo
non
ponderate
e
imprudenti
impediscono
alla
legislatura
di
arrivare
sino
alla
fine
:
una
legislatura
non
sopporta
più
di
cinque
governi
,
in
media
uno
all
'
anno
.
La
presente
è
già
giunta
al
quarto
(
dopo
due
governi
Cossiga
e
uno
Forlani
)
ad
appena
due
anni
dall
'
inizio
con
un
'
accelerazione
senza
precedenti
:
un
governo
ogni
sei
mesi
.
Dal
governo
annuale
al
governo
semestrale
.
A
quando
quello
mensile
?
Mentre
i
governi
si
accorciano
,
le
crisi
si
allungano
.
E
quando
le
crisi
si
allungano
,
le
legislature
si
accorciano
.
Il
presidente
Pertini
,
che
non
è
responsabile
nel
primo
significato
del
termine
ma
ha
un
alto
senso
di
responsabilità
nel
secondo
(
il
che
prova
quanto
i
due
significati
debbano
essere
tenuti
distinti
)
,
ha
più
volte
dichiarato
che
non
intende
sciogliere
ancora
una
volta
il
Parlamento
.
Ha
capito
benissimo
che
la
fine
prematura
della
legislatura
sarebbe
un
colpo
mortale
inferto
al
sistema
democratico
.
Ma
l
'
hanno
capito
coloro
che
sono
responsabili
,
nel
senso
costituzionale
,
del
governo
del
paese
?
Quando
appaiono
sugli
schermi
della
televisione
questi
timonieri
più
bravi
nel
pilotare
le
crisi
che
i
governi
,
appaiono
sereni
,
sicuri
di
sé
,
non
sfiorati
da
dubbi
sulla
rotta
da
seguire
,
come
se
fossero
già
in
vista
del
porto
.
Lo
spettatore
si
domanda
con
un
senso
di
angoscia
:
sono
o
non
sono
coscienti
del
lento
ma
inesorabile
logoramento
del
regime
democratico
provocato
da
queste
crisi
,
sempre
brevi
a
parole
,
sempre
lunghe
nei
fatti
,
tanto
promettenti
quando
si
aprono
quanto
deludenti
quando
si
chiudono
?
Ma
se
fossero
davvero
coscienti
si
comporterebbero
davvero
in
questo
modo
?
Ma
allora
sono
degli
incoscienti
?
A
questa
domanda
si
può
rispondere
soltanto
prendendo
in
considerazione
l
'
altra
faccia
del
problema
e
ponendosi
una
diversa
domanda
:
«
Verso
chi
sono
responsabili
?
»
Viene
la
tentazione
di
rispondere
:
«
Verso
nessuno
»
.
Quando
debbono
cadere
le
teste
,
cadono
generalmente
quelle
degli
altri
.
Tanto
che
a
giudicare
dalle
teste
che
cadono
,
si
dovrebbe
concludere
che
la
nostra
classe
politica
conti
il
maggior
numero
di
cittadini
illibati
e
incorruttibili
.
Eppure
in
un
sistema
democratico
non
dovrebbe
rispondere
,
la
classe
politica
,
agli
elettori
?
Le
elezioni
popolari
non
dovrebbero
servire
a
discriminare
i
buoni
dai
cattivi
reggitori
,
gli
onesti
dai
disonesti
?
Ma
è
proprio
così
?
Purtroppo
non
è
così
.
La
reale
potenza
dei
partiti
sta
nella
capacità
che
essi
hanno
di
controllare
i
loro
controllori
.
I
risultati
elettorali
di
questi
anni
sono
lì
a
dimostrare
che
la
cosiddetta
verifica
periodica
del
consenso
in
cui
consiste
l
'
essenza
della
democrazia
si
svolge
in
modo
da
dare
alla
classe
politica
che
ci
ha
governato
sinora
la
tranquilla
coscienza
che
viene
dall
'
aver
sottoposto
la
propria
azione
al
verdetto
del
popolo
,
e
insieme
la
convinzione
di
aver
ben
meritato
della
salvezza
della
patria
.
Controllando
i
propri
controllori
essa
finisce
per
essere
responsabile
,
sì
,
ma
solo
di
fronte
a
se
stessa
.
In
tal
modo
,
il
sistema
è
,
almeno
sino
ad
ora
,
bloccato
.
Ma
chi
è
in
grado
di
sbloccarlo
?
StampaQuotidiana ,
(
Trieste
,
16
gennaio
1915
)
.
La
notizia
della
terribile
sciagura
abbattutasi
sul
Lazio
e
sull
'
Abruzzo
ha
destato
qui
profondo
sgomento
.
La
popolazione
triestina
,
nonostante
le
gravi
sventure
che
l
'
hanno
duramente
colpita
in
questi
ultimi
tempi
,
ha
avuto
momenti
di
vera
commozione
e
di
pietà
.
Quando
si
diffuse
in
Trieste
la
voce
degli
spaventosi
effetti
del
disastro
,
il
compianto
generale
è
stato
vivissimo
ed
anche
fra
i
più
poveri
,
tra
le
famiglie
stesse
che
hanno
i
loro
cari
al
campo
,
si
è
manifestata
l
'
intenzione
di
contribuire
all
'
opera
di
soccorso
in
pro
dei
colpiti
.
Per
coordinare
nel
miglior
modo
tutte
queste
volontà
,
si
è
pensato
di
costituire
un
comitato
.
Il
male
è
che
le
autorità
austriache
di
Trieste
hanno
fatto
capire
che
in
questi
tempi
di
guerra
non
dovrebbe
uscire
neanche
un
soldo
dai
confini
austriaci
.
Chi
avvicina
la
luogotenenza
,
racconta
che
la
notizia
del
terremoto
fu
accolta
con
soddisfazione
immensa
,
poiché
si
spera
che
impedirà
all
'
Italia
di
intervenire
nella
guerra
.
Anche
a
Vienna
la
notizia
del
terremoto
fu
accolta
con
compiacimento
.
StampaQuotidiana ,
In
primavera
tutti
i
buoni
organetti
vanno
a
Novara
.
Vanno
a
farsi
rinnovare
le
viscere
come
i
grossi
uomini
d
'
affari
vanno
nella
stessa
stagione
a
far
la
cura
delle
acque
.
Il
repertorio
di
dieci
saltellanti
pezzi
,
che
hanno
divertito
la
folla
domenicale
in
maniche
di
camicia
,
i
giocatori
di
bocce
e
gli
innamorati
che
si
tengono
la
mano
sotto
il
pergolato
di
mille
osterie
di
campagna
,
va
cambiato
,
e
dieci
nuove
canzonette
prendono
il
loro
posto
,
segnate
con
dei
chiodini
sul
grosso
cilindro
di
legno
nel
ventre
dello
strumento
.
Nella
cornicetta
circolare
sul
fianco
dell
'
organetto
s
'
infila
un
nuovo
menu
musicale
,
scritto
in
due
inchiostri
,
in
tondo
.
Le
lettere
dei
primi
numeri
e
quelle
degli
ultimi
sono
serrate
,
per
la
mancanza
di
spazio
,
mentre
quelle
di
mezzo
si
stirano
per
tutta
la
riga
.
Il
lavoro
di
rinnovamento
delle
anime
degli
organetti
,
che
occupa
ora
i
tre
mesi
primaverili
,
un
tempo
invece
,
quando
il
pubblico
non
era
così
difficile
,
si
faceva
una
volta
ogni
tanti
anni
.
Sul
cilindro
stavano
piantati
dei
buoni
valzer
,
delle
mazurke
,
delle
polke
che
non
stancavano
mai
.
Ma
oggi
si
vuole
la
canzonetta
di
moda
,
il
nuovo
ballo
,
e
ci
si
annoia
subito
di
tutto
.
È
un
pubblico
eternamente
insoddisfatto
,
sempre
alla
ricerca
di
brividi
nuovi
.
E
,
una
volta
all
'
anno
,
il
repertorio
va
cambiato
interamente
.
In
un
grande
magazzino
,
oltre
i
binari
della
ferrovia
,
a
Novara
,
in
questi
giorni
,
si
lavora
a
tornire
i
cilindri
di
legno
,
a
coprirli
di
carta
bianca
,
a
segnare
le
piccole
tacche
dove
andranno
i
chiodini
,
e
a
piantare
i
chiodi
tutti
di
un
'
altezza
uniforme
.
Il
maestro
è
seduto
davanti
a
una
specie
di
piano
sventrato
che
mostra
la
sua
anima
di
arpa
vestita
di
legno
nero
.
Tutt
'
intorno
nel
magazzino
sono
cadaveri
di
strumenti
scoperchiati
,
odore
di
colla
,
e
legname
nuovo
,
bianco
,
di
quel
biancore
indecente
da
nudità
cittadina
.
Il
musicista
suona
velocissimo
una
sinfonia
silenziosa
con
un
dito
solo
toccando
uno
dopo
l
'
altro
i
molti
martelli
di
legno
bianco
.
Con
la
mano
sinistra
gira
lentamente
una
manovella
,
e
s
'
interrompe
ogni
tanto
per
dare
un
'
occhiata
alla
musica
e
per
aggiustarsi
gli
occhiali
sul
naso
.
Ogni
martello
abbassato
segna
una
tacca
sulla
carta
del
cilindro
.
La
distanza
tra
nota
e
nota
viene
dosata
con
dei
mezzi
giri
alla
manovella
che
fa
muovere
il
cilindro
.
Un
operaio
nella
camera
vicina
sta
piantando
le
puntine
;
dove
la
musica
vuole
un
trillo
,
sono
una
vicino
all
'
altra
come
una
serie
di
punti
di
sospensione
...
La
musica
per
organetto
viene
adattata
,
prima
di
essere
trascritta
con
i
chiodi
.
Le
possibilità
dello
strumento
sono
infinite
,
poiché
si
possono
suonare
quante
note
si
vogliono
contemporaneamente
.
Alcune
case
editrici
pubblicano
addirittura
la
partitura
pronta
per
essere
composta
sul
cilindro
di
legno
.
Per
altri
ballabili
,
gli
adattamenti
li
fanno
i
maestri
specializzati
,
all
'
impiego
delle
case
produttrici
di
Novara
,
sapienti
nel
cavare
effetti
dai
tamburelli
,
dalle
nacchere
e
dalla
mandola
introdotte
negli
strumenti
migliori
.
Il
periodo
primaverile
è
forse
quello
che
tiene
più
occupate
le
ditte
di
piani
automatici
a
cilindro
(
è
il
loro
nome
tecnico
:
chi
li
chiama
organetti
dimostra
una
indifferente
ignoranza
dell
'
uso
esatto
delle
parole
)
.
Perché
l
'
industria
si
trova
immobilizzata
da
diverso
tempo
e
sostiene
una
battaglia
disperata
contro
dei
nemici
fortissimi
:
il
grammofono
e
la
radio
.
Il
lavoro
si
è
ridotto
a
qualche
riparazione
e
al
rinnovamento
dei
repertori
.
Strumenti
nuovi
non
se
ne
fanno
quasi
più
.
Abbiamo
condotto
una
piccola
inchiesta
tra
i
maggiori
produttori
per
chiarire
il
loro
punto
di
vista
di
fronte
alla
formidabile
lotta
che
ha
per
campo
tutte
le
trattorie
con
giardinetto
,
le
«
balere
»
pubbliche
,
i
caffè
,
le
osterie
e
perfino
la
pubblica
strada
,
dove
il
girovago
che
vagava
con
un
pianino
montato
su
un
carro
va
ora
con
un
grammofono
a
valigetta
,
una
sedia
da
pittore
e
quattro
dischi
afoni
.
Il
primo
fabbricante
l
'
abbiamo
trovato
in
una
casetta
nascosta
tra
le
muraglie
anonime
di
magazzini
di
legname
.
Ci
ha
mostrato
,
nel
suo
laboratorio
,
alcuni
piani
nei
diversi
stadi
di
maturazione
,
piani
di
quelli
veri
,
da
suonarsi
con
dieci
dita
.
Si
è
dedicato
a
questa
produzione
ha
spiegato
come
ripiego
,
per
tentare
una
strada
nuova
,
poiché
capiva
che
non
andava
più
avanti
nel
vecchio
articolo
.
Poi
ci
ha
mostrato
il
magazzino
,
pieno
di
piani
a
cilindro
polverosi
,
che
nessuno
vuole
più
.
Pianini
neri
,
con
sul
davanti
una
bella
veduta
di
montagne
,
abeti
e
cascatella
d
'
acqua
in
litografia
.
Piani
grossi
,
con
tamburello
,
triangolo
,
mandola
e
nacchere
,
istoriati
dalle
evoluzioni
rigidamente
simmetriche
di
liane
liberty
.
Lavorano
in
due
:
lui
e
un
suo
lungo
figliolone
,
le
cui
gambe
sembrano
cresciute
subitamente
come
quelle
di
un
treppiede
di
macchina
fotografica
.
«
Le
ragioni
per
cui
l
'
industria
decade
sono
due
:
il
gusto
del
pubblico
,
che
va
cambiando
troppo
rapidamente
perché
gli
si
possa
tener
dietro
,
e
i
diritti
d
'
autore
da
pagare
,
che
,
essendo
rimasti
fissi
,
sono
diventati
fuori
proporzione
al
prezzo
dello
strumento
,
calato
in
questi
anni
.
Immagini
che
in
un
anno
l
'
affittuario
di
un
piano
automatico
paga
di
diritti
più
del
costo
dello
strumento
.
È
troppo
.
»
Il
secondo
fabbricante
ci
ha
aperto
la
porta
tirando
una
funicella
dalla
cantina
e
ci
ha
chiesto
attraverso
un
buco
nel
pavimento
che
cosa
desideravamo
.
È
salito
per
illustrarci
alcuni
strumenti
che
teneva
di
sopra
,
e
un
grande
«
gioco
del
calcio
brevettato
»
,
che
ha
mandato
alla
Fiera
di
Milano
.
I
ventidue
piccoli
pupazzetti
che
rappresentano
i
giocatori
hanno
una
gamba
mobile
e
i
calci
si
dirigono
tirando
delle
maniglie
.
Il
campo
è
fatto
in
modo
che
la
palla
va
sempre
a
finire
davanti
allo
scarpone
di
un
giocatore
.
Abbiamo
fatto
una
partita
col
proprietario
,
disputatissima
.
Questo
è
uno
dei
suoi
tentativi
per
impiegare
l
'
ingegnosità
appresa
nel
fabbricare
piani
automatici
in
qualcosa
che
sia
più
vicino
al
pubblico
di
oggi
.
Ma
egli
crede
fermamente
in
una
ripresa
della
sua
arte
.
Appena
potrà
,
si
metterà
a
studiare
uno
strumento
moderno
.
«
Magari
mettendoci
un
sassofono
suonato
da
un
mantice
»
spiega
con
entusiasmo
.
«
Il
periodo
più
fortunato
,
per
me
,
»
ha
ricordato
«
è
stato
subito
dopo
la
guerra
.
Gli
strumenti
andavano
a
ruba
.
Ma
nel
1925
abbiamo
cominciato
a
sentirci
vicini
alla
fine
.
Oggi
non
si
fa
quasi
più
nulla
.
Per
facilitare
il
rinnovamento
dei
repertori
ho
studiato
un
tipo
di
piano
intercambiabile
fatto
in
modo
che
qualsiasi
cilindro
della
mia
ditta
vi
si
possa
incastrare
e
suonare
.
Una
volta
era
necessario
spedire
il
piano
completo
alla
fabbrica
per
far
incidere
nuove
musiche
.
Oggi
basta
inviare
il
cilindro
.
Li
abbiamo
costruiti
anche
un
poco
più
leggeri
,
ma
pesano
sempre
più
di
una
ventina
di
chili
.
In
confronto
al
disco
del
grammofono
,
è
enorme
.
»
«
I
suoi
ultimi
lavori
?
»
«
Sto
facendo
un
piano
grosso
per
Siracusa
.
Stile
Settecento
,
con
intagli
e
dorature
.
Dentro
avrà
tutto
quello
che
c
'
è
di
più
moderno
.
»
L
'
intervista
è
stata
interrotta
dall
'
arrivo
di
un
girovago
baffuto
,
il
quale
si
è
presentato
sulla
porta
con
la
frusta
in
mano
per
spiegare
che
il
suo
piano
non
andava
.
Lo
strumento
era
fuori
,
sul
carretto
,
a
cui
era
attaccato
un
cavalluccio
melanconico
dalle
gambe
storte
.
Si
erano
rallentate
le
corde
della
mandola
e
non
aveva
potuto
far
niente
il
giorno
prima
a
Legnano
.
Sfortuna
.
C
'
erano
altri
sei
girovaghi
arrivati
per
la
fiera
ed
hanno
guadagnato
tutti
abbastanza
bene
.
Lui
era
stato
obbligato
ad
andarsene
.
Sorridente
,
il
suonatore
(
che
veniva
da
Frosinone
,
come
quasi
tutti
i
proprietari
di
piani
automatici
peripatetici
)
ci
ha
mostrato
il
suo
strumento
.
Di
legno
lucido
,
nuovo
,
portava
davanti
,
al
posto
del
panorama
alpestre
,
una
vetrinetta
con
una
scena
di
campo
di
football
e
due
giocatori
di
legno
che
muovevano
una
gamba
lanciandosi
a
suon
di
musica
una
palla
di
gomma
infissa
su
un
filo
di
ferro
che
dondolava
come
un
pendolo
rovesciato
.
Il
figlio
del
girovago
,
Michele
,
un
bambinetto
dagli
occhi
azzurri
e
la
pancetta
spinta
in
avanti
,
guardava
silenzioso
i
due
pupazzi
,
con
ammirazione
.
La
terza
visita
è
stata
dedicata
alla
più
antica
delle
fabbriche
e
alla
più
famosa
.
Il
nome
del
proprietario
si
leggeva
scritto
tra
enormi
viole
del
pensiero
e
margherite
sulla
tela
che
nascondeva
la
schiena
di
piani
automatici
in
ogni
parte
del
mondo
.
La
grande
casa
,
che
l
'
industria
,
nel
suo
periodo
d
'
oro
,
occupava
completamente
,
è
stata
costruita
dal
defunto
proprietario
.
Stile
medioevale
di
terracotta
,
tra
La
partita
a
scacchi
e
il
Trovatore
,
con
piccole
torri
a
poivrière
,
che
sboccano
dagli
angoli
.
Nei
fregi
,
la
lira
e
la
tromba
s
'
intrecciano
con
le
foglie
di
palma
e
i
rotoli
di
musica
.
Delle
grandi
donne
sono
affrescate
lungo
il
muro
,
con
in
mano
compassi
,
mappamondi
,
pennelli
,
tavolozze
,
rotoli
di
carta
e
lire
.
Potrebbero
essere
le
nove
muse
se
non
fossero
soltanto
cinque
.
Saranno
cinque
muse
scelte
.
L
'
attività
si
è
ridotta
a
un
grande
stanzone
al
primo
piano
.
Là
dove
una
volta
lavoravano
quaranta
operai
non
ci
sono
,
più
che
i
tre
soci
proprietari
:
un
giovanotto
,
che
dirige
l
'
azienda
,
il
più
vecchio
operaio
che
ha
lavorato
per
trentotto
anni
allo
stesso
posto
,
e
un
altro
veterano
.
Lo
stanzone
ha
la
volta
bassa
,
nera
di
fumo
.
In
fondo
,
un
camino
annerito
,
con
un
pentolino
di
colla
fredda
.
Accatastate
contro
il
muro
,
una
decina
di
imposte
da
finestra
,
nuove
,
non
ancora
verniciate
.
Il
più
vecchio
,
con
un
ciuffo
di
capelli
grigi
e
un
paio
d
'
occhiali
a
stanghetta
d
'
acciaio
,
ci
racconta
i
fasti
della
ditta
.
StampaQuotidiana ,
L
'
estro
del
poeta
di
Eugene
O
'
Neill
,
presentato
ieri
sera
all
'
Odeon
dalla
compagnia
Ricci
-
Magni
,
con
la
regia
di
Virginio
Puecher
,
non
è
l
'
ultima
opera
del
drammaturgo
americano
.
L
'
ultimo
suo
testo
è
quella
Luna
per
i
bastardi
che
venne
presentata
in
Italia
nella
scorsa
stagione
;
se
ne
ebbe
un
'
edizione
a
Milano
,
al
Convegno
,
e
una
,
americana
,
a
Spoleto
,
per
il
Festival
dei
due
Mondi
.
L
'
estro
del
poeta
è
l
'
unico
dramma
,
di
un
ciclo
di
nove
dedicato
alla
storia
di
una
famiglia
americana
di
origine
irlandese
,
che
O
'
Neill
abbia
salvato
dalla
distruzione
dei
suoi
manoscritti
incompiuti
,
prima
di
morire
.
È
di
pochi
giorni
fa
la
sua
presentazione
a
Broadway
.
Diciamo
subito
che
è
un
'
opera
riuscita
,
non
soltanto
per
ciò
che
vuol
significare
nella
complessa
tematica
di
O
'
Neill
e
di
quel
grugno
autobiografico
,
in
quel
groviglio
di
storie
di
famiglia
che
caratterizza
la
sua
produzione
degli
ultimi
anni
;
ma
soprattutto
per
la
felice
rappresentazione
del
personaggio
protagonista
,
di
quel
Cornelius
Melody
,
che
sembra
vivere
autonomo
,
staccato
dal
dramma
,
tanto
è
prepotente
e
vivo
come
creazione
.
Chi
è
Cornelius
Melody
?
È
il
figlio
di
un
bettoliere
irlandese
,
arricchitosi
a
furia
di
strozzinaggio
e
ruberie
;
nato
in
un
castello
,
proprio
come
il
rampollo
di
un
aristocratico
,
Cornelius
Melody
diventa
,
nell
'
Inghilterra
che
si
batte
contro
Napoleone
,
un
brillante
ufficiale
dei
dragoni
di
Wellington
.
La
battaglia
di
Talavera
in
Spagna
,
eroismi
,
duelli
,
sbronze
e
amori
.
Ma
il
dramma
ci
presenta
l
'
ex
-
ufficiale
dei
dragoni
di
sua
Maestà
quando
,
andato
completamente
in
malora
,
invecchiato
e
intristito
nell
'
alcool
,
è
ridotto
a
gestire
,
con
la
moglie
e
la
figlia
,
una
miserabile
locanda
nei
pressi
di
Boston
.
Della
nuova
società
,
che
sta
sorgendo
,
mercantile
e
attivista
,
il
relitto
di
Talavera
è
,
naturalmente
,
un
escluso
.
Lo
irrita
persino
la
presenza
della
moglie
,
che
non
è
altro
che
una
contadina
irlandese
,
ex
-
bella
ragazza
,
succuba
e
innamoratissima
di
lui
;
la
figlia
,
poi
,
è
tutta
ribellione
e
protesta
contro
quel
padre
ubriacone
e
gigione
,
che
declama
Byron
contemplandosi
malinconicamente
negli
specchi
tarlati
della
locanda
,
non
paga
i
fornitori
per
mantenere
,
simbolo
del
suo
passato
splendore
,
una
cavalla
purosangue
,
in
sella
alla
quale
si
pavoneggia
fra
i
sogghigni
della
zotica
gente
dei
dintorni
:
quel
padre
che
poi
,
quando
cade
l
'
anniversario
della
famosa
battaglia
di
Talavera
,
tira
fuori
da
un
baule
la
fiammante
divisa
rossa
dei
dragoni
di
Wellington
,
l
'
indossa
e
offre
da
bere
a
tutti
gli
scrocconi
del
villaggio
.
Il
dramma
,
lungo
e
complesso
-
nell
'
edizione
di
ieri
sera
è
stato
abbondantemente
tagliato
-
rappresenta
il
brusco
risveglio
alla
realtà
di
Cornelius
Melody
,
la
sua
rinuncia
a
quell
'
illusoria
immagine
di
sé
.
Perché
,
innamoratasi
la
figlia
di
un
giovane
,
ospite
della
locanda
,
figlio
ribelle
(
e
toccato
anche
lui
dall
'
«
estro
del
poeta
»
)
di
un
riccone
di
Boston
,
egli
fa
ignominiosamente
scacciare
un
inviato
di
costui
,
che
voleva
costringerlo
ad
accettare
una
somma
perché
la
ragazza
rinunciasse
a
qualsiasi
pretesa
sul
giovanotto
:
e
caracolla
poi
a
sfidare
a
duello
il
riccone
,
riuscendo
solo
ad
azzuffarsi
coi
suoi
domestici
e
a
farsi
bastonare
dalla
polizia
.
È
allora
che
capisce
:
pesto
e
sanguinante
,
simile
a
un
grande
«
clown
»
nella
fiammante
uniforme
dei
dragoni
,
scende
nella
stalla
e
con
un
colpo
di
pistola
uccide
la
cavalla
,
segno
araldico
,
ben
si
potrebbe
dire
,
del
suo
passato
,
immagine
di
una
stagione
irripetibile
.
Il
gesto
equivale
a
un
suicidio
,
così
l
'
eroe
di
Talavera
si
è
ucciso
,
resta
l
'
oste
ubriacone
e
volgare
che
parla
con
forte
accento
dialettale
e
tracanna
whisky
con
gli
scrocconi
del
paese
.
Alla
figlia
,
intanto
,
è
riuscito
di
conquistarsi
il
suo
ragazzo
,
ma
ora
s
'
accorge
che
quell
'
immagine
byroniana
del
padre
e
i
ricordi
del
passato
,
tutto
ciò
che
insomma
è
stato
fino
a
quel
momento
oggetto
del
suo
odio
,
faceva
anche
parte
del
suo
orgoglio
;
e
in
ciò
sta
il
risvolto
psicologico
più
interessante
di
questo
personaggio
,
che
ha
una
sua
carica
singolare
.
In
ciò
sta
anche
,
a
nostro
parere
,
il
significato
ultimo
del
dramma
:
il
declinare
,
in
un
'
aria
di
tramonto
,
di
certi
valori
,
il
brutale
assorbimento
,
in
una
società
nuova
,
nell
'
America
del
primo
Ottocento
,
di
una
società
di
immigrati
ancora
raffinatamente
europei
,
con
le
loro
illusioni
,
gli
effimeri
pennacchi
,
gli
estri
poetici
e
le
cavalle
purosangue
.
Il
dramma
è
,
come
spesso
in
O
'
Neill
,
assai
più
verboso
di
quanto
occorrerebbe
;
pieno
di
compiacenze
,
anche
l
'
autore
si
guarda
spesso
allo
specchio
,
come
l
'
ex
-
ufficiale
dei
dragoni
.
Ma
c
'
è
quel
personaggio
centrale
che
da
solo
vale
tutta
l
'
opera
;
c
'
è
la
precisa
costruzione
di
tutti
gli
altri
personaggi
,
in
primo
luogo
la
figlia
e
la
moglie
del
protagonista
;
c
'
è
un
romanticismo
acceso
,
una
passionalità
veemente
,
che
rompe
talvolta
gli
argini
della
misura
,
ma
O
'
Neill
è
così
,
si
sa
.
A
non
contare
,
poi
,
l
'
aspra
,
efficace
teatralità
,
da
vecchio
lupo
di
palcoscenico
,
che
fa
da
cemento
,
pur
fra
tanto
fiume
di
parole
,
ai
quattro
lunghi
atti
.
La
regia
di
Virginio
Puecher
non
ci
è
parsa
proprio
felice
,
tutta
puntata
su
una
specie
di
dinamismo
drammatico
,
un
alto
effettismo
vocale
,
degli
attori
.
Perché
?
Che
bisogno
c
'
era
?
Questo
non
è
un
dramma
realistico
,
questo
è
un
dramma
di
apparenze
e
di
ricordi
.
E
se
mai
proprio
un
dramma
di
atmosfera
,
perché
i
fatti
sono
pochissimi
.
Quanto
ai
singoli
attori
,
Renzo
Ricci
ha
preso
il
personaggio
dal
di
fuori
,
facendone
un
grande
virtuoso
della
modulazione
verbale
e
riuscendo
a
trovare
i
toni
autentici
del
dramma
solo
nel
terzo
atto
,
dove
è
stato
così
dolorosamente
semplice
.
Di
una
verità
ed
umanità
esemplari
ci
è
parsa
,
nell
'
interpretazione
di
Lina
Volonghi
,
la
,
figura
della
moglie
;
Bianca
Toccafondi
,
che
era
la
figlia
,
ha
,
pur
con
qualche
grido
di
troppo
,
vittoriosamente
superato
la
prova
di
un
personaggio
acre
e
tenero
nello
stesso
tempo
.
Eva
Magni
ha
detto
con
aristocratica
malinconia
le
parole
di
un
personaggio
di
sfondo
,
ma
utile
alla
comprensione
dell
'
atmosfera
del
dramma
.
Bene
il
Pisu
,
Ermanno
Roveri
e
gli
altri
,
sebbene
tutti
un
po
'
troppo
agitati
,
o
troppo
macchiettistici
.
Ottima
la
scena
di
Luciano
Damiani
.
Pubblico
folto
,
applausi
alla
fine
di
tutti
gli
atti
,
con
qualche
lieve
zittio
dopo
l
'
ultimo
.
StampaQuotidiana ,
La
frequenza
con
cui
ricorre
nel
linguaggio
politico
quotidiano
l
'
espressione
«
patto
sociale
»
merita
qualche
riflessione
.
L
'
idea
che
lo
Stato
sia
derivato
da
un
patto
degl
'
individui
che
lo
compongono
e
lo
hanno
istituito
per
rendere
possibile
una
convivenza
stabile
e
pacifica
risale
agli
antichi
,
ed
è
diventata
dominante
nell
'
età
moderna
attraverso
le
dottrine
cosiddette
«
contrattualistiche
»
.
Ma
queste
dottrine
,
da
Hobbes
a
Kant
,
hanno
concepito
il
«
contratto
sociale
»
come
una
specie
di
«
fiat
»
divino
,
un
atto
di
creazione
e
di
fondazione
,
che
si
esaurisce
nel
momento
stesso
in
cui
nasce
la
sua
creatura
,
lo
Stato
.
Una
volta
costituito
,
lo
Stato
si
erge
al
di
sopra
degli
individui
che
gli
hanno
dato
vita
con
il
loro
accordo
,
e
la
sua
volontà
si
esprime
d
'
ora
innanzi
in
forma
di
legge
,
cioè
di
comando
al
di
sopra
delle
parti
.
Come
modo
di
prendere
decisioni
comuni
,
il
contratto
viene
degradato
a
istituto
del
diritto
privato
,
di
un
diritto
che
,
usciti
gl
'
individui
dallo
stato
di
natura
,
riceve
legittimità
ed
efficacia
dal
riconoscimento
dello
Stato
.
Tutt
'
al
più
,
se
lo
Stato
nato
da
quell
'
accordo
è
uno
Stato
democratico
,
uno
Stato
il
cui
fondamento
di
legittimità
risiede
nel
consenso
,
il
contratto
iniziale
deve
essere
periodicamente
rinnovato
attraverso
libere
elezioni
dell
'
organo
o
degli
organi
principali
cui
è
attribuito
il
potere
di
prendere
decisioni
vincolanti
per
tutta
la
collettività
.
In
questo
modello
ideale
i
soggetti
principali
del
rapporto
politico
sono
,
da
un
lato
,
gl
'
individui
singoli
che
decidono
di
istituire
lo
Stato
,
dall
'
altro
il
sovrano
che
secondo
le
diverse
interpretazioni
del
contratto
sociale
è
,
o
egli
stesso
una
delle
parti
contraenti
,
oppure
un
terzo
a
favore
del
quale
il
contratto
viene
stipulato
dagli
individui
desiderosi
di
uscire
dallo
stato
di
natura
.
Non
c
'
è
posto
in
questo
modello
per
i
corpi
intermedi
,
i
gruppi
sociali
,
le
corporazioni
,
insomma
per
le
società
particolari
,
che
stanno
in
mezzo
fra
i
singoli
e
la
società
globale
(
la
società
politica
o
civile
,
della
tradizione
)
.
O
per
lo
meno
esse
non
svolgono
la
parte
del
protagonista
nella
formazione
dello
Stato
.
Stanno
dentro
allo
Stato
,
come
del
resto
gl
'
individui
dopo
che
lo
Stato
è
istituito
,
ma
,
a
differenza
degli
individui
,
non
hanno
contribuito
a
formarlo
,
né
sono
chiamati
a
dare
a
esso
una
periodica
legittimazione
.
Quando
oggi
si
parla
di
«
patto
sociale
»
,
ci
si
riferisce
invece
a
una
forma
di
rapporto
politico
in
cui
i
protagonisti
sono
proprio
quei
corpi
intermedi
di
cui
la
dottrina
tradizionale
del
contratto
sociale
aveva
ritenuto
di
potere
non
tener
conto
.
Che
cosa
è
successo
?
È
toccata
anche
al
modello
astratto
del
contratto
sociale
la
sorte
di
tutti
i
modelli
astratti
:
la
realtà
il
più
delle
volte
li
ignora
e
procede
per
conto
suo
.
Ciò
che
caratterizza
le
moderne
società
industriali
e
democratiche
sono
la
molteplicità
,
la
varietà
,
l
'
influenza
,
delle
società
particolari
in
permanente
conflitto
fra
di
loro
.
Non
a
caso
vengono
chiamate
con
una
connotazione
ormai
ricorrente
«
pluralistiche
»
,
o
«
poliarchiche
»
.
Che
vuol
dire
:
a
più
centri
di
potere
.
Le
forze
sociali
(
intendi
i
sindacati
)
e
le
forze
politiche
(
intendi
i
partiti
)
,
che
appaiono
continuamente
sulla
scena
politica
come
gli
attori
principali
,
non
sono
né
gl
'
individui
né
lo
Stato
nel
suo
complesso
,
i
due
protagonisti
del
rapporto
politico
secondo
il
modello
tradizionale
.
Sono
le
società
particolari
che
la
dottrina
tradizionale
aveva
espunto
dal
proprio
modello
.
Recentemente
è
uscito
in
traduzione
italiana
(
con
introduzione
di
Angelo
Scivoletto
)
un
libro
ben
noto
agli
studiosi
,
Poliarchia
,
di
Robert
Dahl
(
Franco
Angeli
editore
,
Milano
1980
)
.
Secondo
Dahl
,
la
caratteristica
saliente
delle
poliarchie
è
,
oltre
l
'
estensione
della
partecipazione
popolare
,
la
presenza
di
una
forte
competitività
.
Ma
questa
caratteristica
non
sarebbe
completa
se
non
si
aggiungesse
che
i
soggetti
attivi
,
rilevanti
,
determinanti
,
della
competizione
,
non
sono
gl
'
individui
.
Sono
enti
collettivi
:
o
grandi
gruppi
organizzati
,
come
i
sindacati
e
i
partiti
,
oppure
grandi
organizzazioni
,
come
le
imprese
(
non
importa
se
private
,
pubbliche
o
semipubbliche
)
.
Più
che
una
società
non
egemonica
,
come
la
definisce
Dahl
,
la
nostra
società
poliarchica
è
contrassegnata
dall
'
esistenza
di
più
gruppi
tendenzialmente
egemoni
in
concorrenza
fra
loro
.
Partendo
dalla
concezione
monistica
dello
Stato
,
che
ha
accompagnato
la
formazione
dello
Stato
moderno
,
costruito
idealmente
come
antitesi
alla
società
medievale
,
si
è
spesso
manifestata
una
tendenza
a
considerare
lo
Stato
unitario
come
modello
ideale
anche
per
la
società
internazionale
.
Se
pure
con
una
certa
forzatura
,
mi
pare
si
possa
dire
che
nella
realtà
è
avvenuto
il
processo
inverso
.
Lo
Stato
poliarchico
contemporaneo
assomiglia
sempre
più
alla
società
internazionale
,
disarticolato
com
'
è
in
tanti
potentati
quasi
sovrani
,
la
cui
competizione
trova
soluzioni
provvisorie
(
tregue
,
non
paci
)
attraverso
laboriosi
e
spesso
lunghi
negoziati
,
che
finiscono
in
accordi
,
come
sono
i
contratti
collettivi
fra
le
forze
sociali
,
o
le
coalizioni
fra
le
forze
politiche
(
si
badi
,
«
coalizione
»
è
un
termine
proprio
del
diritto
internazionale
)
,
sottoposti
,
gli
uni
e
le
altre
,
alla
clausola
di
validità
a
parità
di
condizioni
(
che
corrisponde
al
«
rebus
sic
stantibus
»
dei
trattati
internazionali
)
.
Da
questa
constatazione
discendono
alcune
conseguenze
destinate
a
mutare
l
'
immagine
ideale
dello
Stato
moderno
.
Ne
indico
tre
.
Come
possiamo
osservare
ogni
giorno
,
in
una
situazione
di
forte
competitività
fra
gruppi
potenti
,
il
governo
o
agisce
egli
stesso
come
parte
in
causa
,
oppure
svolge
la
propria
azione
come
mediatore
delle
parti
in
conflitto
e
alla
fine
come
garante
(
spesso
impotente
)
dell
'
accordo
intervenuto
.
In
nessuno
dei
due
casi
la
sua
azione
rispecchia
l
'
immagine
tramandata
per
secoli
del
potere
statale
come
potere
sovrano
.
In
contrasto
col
mito
del
governo
forte
si
va
formulando
l
'
ipotesi
del
governo
debole
,
la
cui
debolezza
non
è
patologica
ma
fisiologica
.
Il
principio
della
supremazia
della
legge
richiede
in
una
società
democratica
il
rispetto
della
regola
della
maggioranza
,
espediente
tecnico
indispensabile
dove
coloro
che
debbono
prendere
una
decisione
sono
molti
,
in
una
situazione
in
cui
,
se
fosse
richiesta
l
'
unanimità
,
la
decisione
sarebbe
praticamente
impossibile
.
Al
contrario
,
la
soluzione
di
un
conflitto
mediante
accordo
rappresenta
una
decisione
presa
all
'
unanimità
,
in
quanto
è
valida
solo
se
è
accettata
da
entrambe
le
parti
.
Come
tale
,
è
possibile
soltanto
là
dove
i
contraenti
sono
due
o
poco
più
.
Ma
là
dove
i
contraenti
sono
due
o
poco
più
,
è
segno
che
i
singoli
individui
sono
esautorati
,
non
contano
nulla
(
gli
unici
individui
che
entrano
in
scena
sono
i
leaders
dei
gruppi
)
.
Infine
,
una
società
poliarchica
è
una
società
a
equilibrio
instabile
,
che
deve
essere
continuamente
ricomposto
,
senza
che
vi
siano
regole
generali
,
accettate
da
tutti
,
per
questa
ricomposizione
.
Si
consideri
la
facilità
con
cui
si
fanno
e
disfanno
le
coalizioni
di
governo
(
lo
stesso
si
può
dire
dei
contratti
collettivi
)
.
Nella
teoria
politica
classica
,
il
tema
dell
'
equilibrio
si
riferiva
al
rapporto
interno
fra
i
tre
poteri
dello
Stato
,
dei
quali
nessuno
dovrebbe
prevaricare
sugli
altri
due
.
Oggi
il
problema
dell
'
equilibrio
di
cui
si
deve
preoccupare
una
teoria
politica
all
'
altezza
dei
tempi
è
quello
delle
parti
sociali
.
Ma
si
tratta
di
un
equilibrio
per
cui
non
sono
state
fissate
regole
costituzionali
e
vale
come
unico
principio
equilibratore
il
diritto
del
più
forte
.
StampaQuotidiana ,
Successo
,
Successo
,
Successo
,
la
parola
ti
guardava
da
ogni
parte
negli
Stati
Uniti
d
'
America
.
«
Come
raggiunsi
il
Successo
»
,
articoli
autobiografici
nelle
riviste
.
Libri
sulla
tecnica
del
Successo
.
Gente
arrivata
veniva
intervistata
quotidianamente
:
«
Qual
è
il
segreto
del
vostro
Successo
?
»
.
Il
Successo
era
la
meta
di
ognuno
,
qualunque
Successo
,
anche
la
Fama
che
veniva
per
essere
restati
appollaiati
su
l
'
asta
di
una
bandiera
,
in
cima
a
un
tetto
per
quindici
giorni
.
Nessuno
aveva
mai
confessato
di
aver
avuto
semplicemente
fortuna
,
come
si
dice
nei
Paesi
latini
.
La
fortuna
non
piace
agli
americani
.
Scoraggia
dal
lavorare
indefessamente
,
dal
rinunciare
alle
gioie
della
vita
,
il
pensare
che
piccoli
particolari
fortuiti
,
al
di
fuori
del
proprio
controllo
,
possono
fare
e
disfare
la
vita
degli
uomini
.
Mentre
simili
potenti
ausilii
al
raggiungimento
della
ricchezza
e
della
fama
venivano
perfezionati
negli
Stati
Uniti
,
si
dovettero
inventare
anche
metodi
altrettanto
potenti
per
combattere
la
noia
dilagante
.
Ogni
genere
di
sport
venne
rinnovato
,
fornito
di
regole
,
di
abiti
speciali
da
indossare
,
circoli
in
cui
giocarlo
e
di
una
Tecnica
scientifica
.
L
'
antica
abitudine
di
bere
vino
o
liquori
,
di
sentirsi
le
interiora
farsi
tenere
e
l
'
anima
rilucente
di
felicità
,
si
trasformò
nella
Partita
di
Cocktails
,
in
cui
l
'
assorbimento
degli
alcolici
era
rapidissimo
,
ridotto
all
'
Efficienza
di
una
martellata
sul
capo
.
L
'
Amore
si
mutò
in
rapide
e
insipide
avventure
.
L
'
Arte
si
fece
altamente
commerciabile
.
Vendite
,
incassi
erano
i
soli
criteri
estetici
,
non
tanto
perché
gli
artisti
fossero
smodatamente
ansiosi
di
arricchire
,
quanto
perché
dall
'
approvazione
del
pubblico
,
misurata
in
dollari
,
sapevano
se
la
loro
missione
sociale
di
caccia
-
noia
era
riuscita
.
Vite
grigie
avevano
sete
di
Colore
.
Avventure
romanzesche
,
Emozioni
,
Poesia
,
e
di
tutto
ciò
si
abbeveravano
indirettamente
al
cinema
,
nei
libri
,
o
nelle
crociere
,
che
divennero
di
moda
a
quel
tempo
,
visite
a
Paesi
ignoti
così
rapide
che
permettevano
di
immaginarsi
d
'
aver
visto
chissà
quali
meraviglie
.
Ogni
cosa
si
fece
elementare
,
rapidissima
,
facilmente
assimilabile
.
L
'
ottimismo
più
irragionevole
colorava
tutto
.
Tutti
i
sistemi
per
combattere
la
noia
attraversarono
l
'
Atlantico
,
assieme
ai
metodi
perfezionati
per
asservire
ogni
minuto
della
propria
giornata
all
'
unico
scopo
di
riuscire
negli
affari
.
Gli
«
americani
d
'
Europa
»
,
i
giovani
dalla
fortuna
recente
,
adottarono
meticolosamente
i
giochi
,
le
bevande
,
gli
amori
rapidi
,
le
danze
,
il
cinema
.
La
vita
andava
colorandosi
lentamente
di
idee
americane
.
Si
cominciava
a
sentir
dire
che
la
felicità
dipende
dal
progresso
meccanico
,
come
le
istallazioni
idrauliche
,
che
tutti
gli
uomini
devono
tentare
di
raggiungere
la
Ricchezza
e
che
devono
sempre
considerare
lo
stato
nel
quale
si
trovano
come
un
periodo
transitorio
,
e
che
le
statistiche
sono
sacre
.
Nacque
lo
snobismo
in
Europa
.
Si
invidiarono
i
vicini
per
infinite
ragioni
,
perché
si
pulivano
i
denti
,
perché
conoscevano
molte
lingue
straniere
,
perché
indossavano
abiti
eleganti
,
per
aver
visitato
Paesi
lontani
,
perché
erano
più
ricchi
.
L
'
Alto
Livello
di
Vita
divenne
parola
d
'
ordine
anche
in
Europa
.
Le
Nazioni
impararono
nuove
ragioni
per
amarsi
o
disprezzarsi
.
Si
ammirò
il
consumo
per
abitante
di
prodotti
manifatturati
,
per
esempio
,
più
della
produzione
letteraria
di
un
popolo
.
Le
statistiche
del
movimento
dei
carri
-
merci
presero
il
posto
delle
arti
figurative
.
Il
fatto
che
il
porto
di
Venezia
aveva
lo
stesso
traffico
annuale
del
porto
di
Baton
Rouge
,
Louisiana
,
sembrò
per
la
prima
volta
significativo
,
e
molte
persone
tentarono
di
mettere
per
questo
le
due
città
allo
stesso
livello
.
Le
Nazioni
cominciarono
a
vantarsi
della
lunghezza
delle
proprie
ferrovie
,
della
pulizia
e
modernità
dei
propri
gabinetti
,
dell
'
introito
medio
dei
cittadini
,
della
potenza
delle
loro
navi
da
guerra
.
Povere
Nazioni
,
ricche
solo
di
arte
,
di
intelligenza
,
di
tradizioni
,
vennero
disprezzate
,
maltrattate
alle
Conferenze
internazionali
,
derise
o
considerate
con
benevolenza
umiliante
.
Il
Livello
di
Vita
divenne
il
simbolo
della
civiltà
contemporanea
.
I
turisti
americani
venivano
a
migliaia
in
Europa
tutti
gli
anni
,
visitavano
le
regioni
più
pittoresche
,
inorridendo
davanti
ai
molti
esempi
del
basso
livello
di
vita
.
Non
si
fermavano
a
pensare
che
i
maccheroni
in
una
casetta
napoletana
erano
più
saporiti
dei
piatti
in
un
grande
albergo
,
che
l
'
arte
si
capiva
e
si
apprezzava
meglio
in
un
villaggio
della
Toscana
che
nella
villa
di
un
nuovo
ricco
,
o
che
la
disciplina
di
famiglia
era
meglio
compresa
in
una
fattoria
andalusa
che
in
un
appartamento
di
Nuova
York
.
Gli
americani
erano
scandalizzati
dai
ritardi
dei
treni
greci
,
dall
'
incapacità
dei
meccanici
spagnoli
e
dal
modo
casuale
con
cui
si
facevano
affari
in
Francia
.
Ammiravano
l
'
Arte
,
la
vita
,
la
gioia
del
Vecchio
Mondo
.
Cercavano
in
Europa
un
sollievo
per
la
noia
e
il
grigiore
delle
loro
occupazioni
inumane
e
meccaniche
.
Tuttavia
non
riuscivano
a
collegare
l
'
apparente
inefficienza
dell
'
Europa
alle
buone
maniere
,
alla
vita
riposante
,
piena
,
gustosa
che
vi
si
viveva
.
Quando
finalmente
capirono
,
cinque
o
sei
anni
fa
,
e
si
misero
confusamente
a
cercare
un
'
esistenza
meno
dura
nel
Messico
,
a
Tahiti
,
in
Cina
,
alle
Baleari
,
a
Capri
,
sulla
Costa
Azzurra
,
era
troppo
tardi
.
L
'
America
aveva
ucciso
il
mondo
all
'
antica
prima
ancora
di
avere
capito
che
cosa
fosse
,
lo
amò
agonizzante
.
La
stessa
brutale
rivoluzione
avvenne
nel
campo
delle
relazioni
internazionali
.
Grosse
Nazioni
ricche
,
imbevute
dello
spirito
dell
'
Epoca
,
insegnarono
al
mondo
la
politica
materialista
,
aggressiva
,
la
politica
del
Successo
e
della
proprietà
.
Nei
primi
trent
'
anni
di
questo
secolo
,
e
negli
ultimi
trent
'
anni
del
secolo
scorso
,
vennero
impartite
lezioni
di
Efficienza
negli
Affari
Esteri
dagli
Stati
Uniti
,
dall
'
Inghilterra
e
dalla
Francia
.
Si
ricordi
soltanto
l
'
occupazione
di
Tunisi
,
la
guerra
boera
,
il
fulmineo
riconoscimento
dell
'
indipendenza
della
Repubblica
di
Panama
.
Automaticamente
le
Nazioni
dell
'
Era
dei
Nuovi
Ricchi
si
allinearono
in
ordine
di
ricchezza
e
potenza
.
Nazioni
che
possedevano
poche
navi
da
guerra
,
nessun
campo
di
petrolio
,
dovevano
servire
ed
aspettare
.
I
problemi
dei
poveri
erano
seccature
.
Le
loro
necessità
,
noiosi
particolari
che
complicavano
le
Conferenze
internazionali
.
Ogni
tanto
si
buttava
qualche
pezzo
di
deserto
ai
malcontenti
per
farli
tacere
.
I
trattati
firmati
nei
primi
anni
del
secolo
,
e
più
specialmente
i
trattati
dopo
la
Guerra
Mondiale
,
santificarono
la
classificazione
dei
diversi
Stati
secondo
le
statistiche
del
consumo
di
carne
bovina
e
suina
per
persona
.
Nazioni
ricche
continuarono
,
in
questo
modo
,
ininterrottamente
ad
arricchire
,
le
Nazioni
povere
diventavano
ogni
giorno
più
povere
.
Quando
si
divisero
i
possessi
coloniali
della
Germania
e
della
Turchia
,
dopo
la
vittoria
alleata
,
l
'
Inghilterra
ricevette
il
68
per
cento
,
la
Francia
il
28
per
cento
,
l
'
Italia
il
2
per
cento
.
L
'
Italia
,
secondo
la
logica
dell
'
Era
Nuova
,
non
poteva
desiderare
materie
prime
,
Colonie
,
ricchezza
,
per
la
sola
ragione
che
non
ne
aveva
già
.
Esattamente
come
,
in
una
società
capitalista
senza
freni
,
il
ricco
continua
ad
arricchire
,
mentre
il
povero
diventa
sempre
più
povero
,
così
nell
'
epoca
del
dopoguerra
le
Nazioni
meno
favorite
trovarono
che
le
difficoltà
politiche
ed
economiche
della
vita
crescevano
ogni
anno
.
La
colpa
degli
Stati
Uniti
di
questo
stato
di
cose
è
grave
e
sarà
giudicata
severamente
dagli
storici
.
Gli
Stati
Uniti
abbandonarono
una
politica
di
Imperialismo
militare
dopo
la
guerra
contro
la
Spagna
.
Le
piccole
guerricciole
combattute
nelle
repubbliche
del
Centro
America
(
occupazioni
del
Nicaragua
,
sbarchi
a
San
Domingo
)
convinsero
i
banchieri
americani
che
le
conquiste
armate
non
erano
commercialmente
convenienti
.
Era
inutile
pacificare
,
governare
,
organizzare
interi
Paesi
,
quando
si
poteva
vendere
ai
popoli
tutto
ciò
di
cui
avevano
bisogno
e
prestare
capitali
ai
governi
.
Si
risparmiavano
tempo
,
denaro
,
vite
umane
.
L
'
America
si
dedicò
quindi
a
una
cieca
forma
di
aggressività
commerciale
che
rischiò
di
rovinare
il
mondo
.
Gli
Stati
Uniti
richiedevano
il
pagamento
dei
debiti
di
guerra
,
il
che
era
giusto
.
Gli
Stati
Uniti
invadevano
i
mercati
del
dopoguerra
coi
loro
prodotti
.
Ed
anche
questo
era
giusto
.
Milioni
di
dollari
-
oro
partivano
annualmente
dall
'
Europa
verso
l
'
America
,
per
pagare
debiti
e
prodotti
manifatturati
.
Ma
come
potevano
procurarsi
dollari
-
oro
,
gli
europei
,
senza
dei
quali
non
si
sarebbero
potuti
fare
i
pagamenti
?
Ne
avevano
bisogno
di
molti
ogni
dodici
mesi
.
Da
dove
potevano
venire
?
Da
due
sorgenti
possibili
:
la
vendita
di
prodotti
europei
in
America
e
l
'
invio
di
dollari
da
parte
di
emigranti
che
risiedevano
e
lavoravano
in
America
.
Tutti
e
due
i
modi
erano
severamente
proibiti
per
legge
.
La
legge
d
'
Immigrazione
del
1922
limitava
gli
arrivi
dalle
Nazioni
più
povere
a
poche
migliaia
di
braccianti
l
'
anno
,
i
cui
risparmi
non
potevano
pesare
sulla
bilancia
commerciale
.
Le
tariffe
doganali
passate
dal
Partito
Repubblicano
resero
l
'
esportazione
di
prodotti
europei
in
America
quasi
impossibile
.
Si
continuava
a
spedire
oro
in
verghe
,
in
mancanza
di
dollari
,
per
pagar
debiti
e
quei
prodotti
che
si
era
forzati
di
importare
.
L
'
oro
veniva
immagazzinato
nella
Federal
Reserve
Bank
.
Si
arrivò
a
non
trovar
più
posto
dove
metterlo
.
Ogni
piroscafo
in
arrivo
ne
scaricava
casse
.
Finalmente
il
Governo
Federale
prese
una
decisione
all
'
americana
:
fecero
un
buco
per
terra
e
vi
seppellirono
l
'
oro
.
Gli
Stati
Uniti
spinsero
il
mondo
sull
'
orlo
del
fallimento
,
provocarono
dissesti
di
intere
Nazioni
,
per
l
'
amore
dell
'
oro
,
per
accumularlo
in
America
.
Quando
l
'
ebbero
accumulato
,
lo
seppellirono
.
Avevano
capito
che
non
serviva
.
Le
Nazioni
povere
ebbero
la
vita
dura
per
molti
anni
.
Non
ricevevano
materie
prime
per
la
ragione
che
,
non
avendone
già
,
non
ne
avevano
palesemente
bisogno
.
Dovevano
comprare
ciò
di
cui
mancavano
con
una
valuta
che
non
possedevano
e
che
non
potevano
procurarsi
.
Il
Livello
di
Vita
tendeva
ad
abbassarsi
di
anno
in
anno
.
Man
mano
che
il
loro
Livello
di
Vita
si
abbassava
,
il
rispetto
delle
Nazioni
più
ricche
per
loro
diminuiva
.
Man
mano
che
diminuiva
il
prestigio
,
diminuivano
le
rendite
.
Ogni
cinque
o
sei
anni
scoppiava
un
uragano
a
Wall
Street
,
la
crisi
paralizzava
l
'
industria
americana
,
e
gli
affari
andavano
male
per
tutti
.
Il
mondo
doveva
digiunare
e
aspettare
,
perché
gli
americani
non
sapevano
far
funzionare
la
loro
baracca
.
Era
un
mondo
incredibile
,
inesplicabile
.
Ogni
Nazione
tentò
di
trovare
la
propria
via
di
uscita
,
nello
stile
che
le
era
più
tradizionale
.
Fu
abbandonato
da
quasi
tutti
l
'
internazionalismo
,
ideale
caro
soltanto
alle
Nazioni
ricche
,
le
quali
non
vedevano
perché
non
dovessero
diventare
sempre
più
ricche
.
L
'
incubo
della
vita
all
'
americana
all
'
interno
e
nel
campo
internazionale
imponeva
urgenti
riforme
tanto
della
legislazione
sociale
quanto
dello
schieramento
delle
potenze
.
L
'
Inghilterra
si
dedicò
all
'
assistenza
dei
lavoratori
.
La
Francia
tentò
il
Fronte
popolare
dapprima
,
poi
la
Democrazia
alla
Daladier
.
La
Spagna
venne
travolta
nella
guerra
civile
.
L
'
Italia
abbandonò
la
Democrazia
,
la
più
dispendiosa
e
inetta
forma
di
Governo
per
un
Paese
mediterraneo
,
e
sotto
la
guida
di
Benito
Mussolini
,
l
'
uomo
che
aveva
formato
il
pensiero
dell
'
epoca
nuova
,
ricercò
una
nuova
giustizia
sociale
.
La
Germania
marciò
dietro
le
insegne
della
Croce
uncinata
.
Ogni
Nazione
sentiva
le
stesse
necessità
.
Anzitutto
,
sicurezza
interna
,
difendersi
dalle
oscillazioni
di
lontani
mercati
che
buttavano
centinaia
di
migliaia
di
lavoratori
sul
lastrico
,
da
un
giorno
all
'
altro
,
senza
ragione
apparente
.
Poi
,
materie
prime
protette
dalla
rivalità
di
altre
Potenze
.
Mercati
sicuri
dalle
fluttuazioni
di
valute
esterne
.
Si
scoprì
che
la
Ricchezza
non
aveva
senso
,
come
non
aveva
senso
il
pazzesco
accumular
di
lingotti
da
seppellirsi
negli
Stati
Uniti
.
Ha
senso
che
gli
uomini
mangino
,
lavorino
,
credano
,
si
sentano
sicuri
.
Nazioni
che
non
avevano
voluto
abbracciare
gli
ideali
americani
di
Efficienza
finalmente
si
armarono
,
si
fecero
efficienti
per
difesa
.
Avevano
sufficientemente
subìto
i
capricci
di
Nazioni
armate
di
oro
e
cannoni
.
Adottarono
una
disciplina
,
che
non
avevano
conosciuto
prima
,
tentando
di
rompere
con
la
forza
il
tragico
circolo
vizioso
che
le
impoveriva
ogni
giorno
.
Gli
americani
oggi
protestano
vigorosamente
.
Son
questi
,
si
domandano
eminenti
pensatori
d
'
oltre
Atlantico
,
gli
ideali
per
cui
l
'
Umanità
ha
tanto
lottato
e
sofferto
,
la
Ricchezza
,
la
Potenza
,
le
Materie
Prime
,
il
Successo
,
l
'
Efficienza
?
Forse
questi
non
sono
i
massimi
ideali
della
Civiltà
umana
,
ma
è
nel
nome
di
questi
ideali
che
le
Nazioni
Nuove
Ricche
tentarono
di
soffocare
ogni
vita
spirituale
nelle
Nazioni
povere
.
Le
Nazioni
povere
si
stanno
oggi
difendendo
usando
le
stesse
armi
.
Gli
americani
sono
gli
ultimi
che
dovrebbero
lamentarsi
.
Il
gioco
che
si
sta
giocando
nel
mondo
l
'
hanno
inventato
loro
.
StampaQuotidiana ,
Requiem
per
una
monaca
,
riduzione
di
Albert
Camus
dal
romanzo
di
Faulkner
,
è
l
'
esempio
più
autentico
che
si
possa
dare
oggi
d
'
una
tragedia
moderna
;
affermazione
dovuta
allo
stesso
Camus
,
in
una
breve
presentazione
scritta
allo
spettacolo
da
lui
messo
in
scena
a
Parigi
,
con
Catherine
Sellers
e
Michel
Auclair
e
le
scene
di
Léonor
Fini
,
spettacolo
che
tenne
il
cartellone
per
oltre
due
anni
.
Camus
cita
anzi
un
giudizio
di
André
Malraux
,
a
proposito
di
Santuario
,
il
romanzo
di
cui
Requiem
per
una
monaca
costituisce
il
seguito
:
Malraux
diceva
che
Faulkner
aveva
introdotto
il
romanzo
poliziesco
nella
tragedia
antica
.
È
vero
.
Ma
non
si
potrebbe
anche
dire
che
,
per
esempio
,
Edipo
e
Amleto
hanno
,
a
loro
volta
,
una
progressività
e
persino
una
tecnica
da
romanzo
poliziesco
?
Requiem
per
una
monaca
fu
scritta
da
Faulkner
in
forma
dialogata
,
intercalate
ai
tre
capitoli
che
rappresentano
i
tre
atti
della
tragedia
lunghe
parti
descrittive
,
evocanti
la
storia
e
il
destino
della
città
di
Jefferson
,
nella
contea
Yoknapatawpha
,
nome
immaginario
dato
dallo
scrittore
ai
luoghi
nei
quali
sono
di
solito
ambientate
le
sue
storie
.
Vi
si
riprende
la
vicenda
di
Temple
Drake
,
la
ragazza
di
Santuario
,
la
studentessa
che
,
rapita
dal
«
gangster
»
Popeye
,
era
stata
da
questi
chiusa
in
una
casa
di
tolleranza
di
Memphis
.
Tutto
ciò
non
era
accaduto
a
caso
,
Temple
si
era
lasciata
catturare
da
Popeye
,
dopo
che
la
sua
fuga
dal
collegio
col
giovane
Gowan
Stevens
era
miseramente
finita
in
un
incidente
di
macchina
,
provocato
dall
'
ubriachezza
del
giovane
che
all
'
alcool
-
tipica
risorsa
,
nel
puritano
mondo
anglosassone
,
per
liberarsi
dai
complessi
-
aveva
chiesto
il
coraggio
necessario
a
impadronirsi
della
donna
desiderata
.
Questo
è
l
'
atroce
antefatto
di
Requiem
per
una
monaca
:
la
volontaria
abiezione
di
Temple
,
prigioniera
di
un
anormale
impotente
che
la
concede
,
sotto
i
propri
occhi
,
a
un
suo
complice
;
salvo
poi
a
sopprimere
costui
quando
tenta
di
rendere
«
indipendente
»
la
tresca
con
la
ragazza
;
il
ritorno
di
Temple
alla
vita
normale
,
moglie
di
Gowan
Stevens
,
che
l
'
ha
sposata
per
una
sorta
di
riparazione
,
ma
che
non
può
dimenticare
quanto
è
accaduto
e
che
,
chiuso
nella
torre
del
suo
orgoglio
,
metterà
in
dubbio
anche
che
il
figlio
,
nato
dopo
il
matrimonio
,
sia
veramente
suo
.
La
parte
«
teatrale
»
,
le
«
pagine
dialogate
»
del
romanzo
,
che
ne
costituiscono
il
nocciolo
essenziale
,
si
aprono
nel
tribunale
di
Jefferson
-
l
'
edificio
che
,
con
la
prigione
,
diede
l
'
avvio
al
nascere
della
città
,
fatto
chiaramente
simbolico
-
al
momento
in
cui
viene
pronunciata
la
sentenza
contro
Nancy
Mannigoe
,
che
l
'
ascolta
impassibile
,
ringraziando
anzi
Dio
.
Nancy
Mannigoe
è
l
'
antica
prostituta
negra
che
divise
con
Temple
i
torbidi
giorni
nella
casa
di
Memphis
.
Temple
,
una
volta
sposatasi
,
l
'
ha
poi
accolta
in
casa
come
cameriera
;
in
realtà
per
avere
,
nel
deserto
bianco
creatole
intorno
dall
'
orgoglio
ferito
del
marito
,
dalla
sua
impossibilità
a
perdonare
e
dimenticare
,
«
qualcuno
con
cui
parlare
»
,
un
essere
umano
fornito
di
un
uguale
,
miserabile
patrimonio
di
oscure
memorie
;
che
per
Nancy
,
poi
,
non
rappresentano
nemmeno
il
male
,
costituiscono
se
mai
l
'
unica
realtà
offertale
dalla
vita
.
Nancy
ha
ucciso
,
ha
strangolato
con
le
sue
mani
la
figlia
più
piccola
di
Temple
,
una
bambina
di
sei
mesi
;
ha
compiuto
il
gesto
orribile
per
impedire
a
Temple
di
fuggire
con
un
suo
amante
ricattatore
,
fratello
di
colui
che
la
aveva
avuta
,
complice
Popeye
,
nella
casa
di
Memphis
.
In
quell
'
inferno
di
«
gelata
»
rispettabilità
che
è
il
«
ménage
»
con
Gowan
Stevens
,
il
losco
giovanotto
la
fa
almeno
vibrare
come
donna
;
e
poi
la
sua
è
un
'
antica
,
pervicace
vocazione
al
male
:
in
questo
senso
anche
lei
,
come
Nancy
,
è
una
«
monaca
»
;
monaca
del
peccato
,
un
crisma
la
segna
.
Nancy
ha
tentato
tutto
,
per
trattenerla
,
le
ha
persino
rubato
i
gioielli
e
il
denaro
che
l
'
amante
ricattatore
esigeva
;
non
le
è
restato
,
alla
fine
,
che
ricorrere
all
'
infanticidio
.
In
questo
gesto
sta
la
chiave
di
volta
della
tragedia
.
Perché
Nancy
ha
ucciso
?
Su
questo
interrogativo
è
basata
la
grande
indagine
morale
che
Gawin
Stevens
,
lo
zio
di
Gowan
,
avvocato
difensore
di
Nancy
-
ma
in
realtà
immagine
sensibile
della
coscienza
di
questi
personaggi
-
conduce
lentamente
,
accompagnando
Temple
,
nottetempo
,
dal
Governatore
dello
Stato
,
non
già
a
chiedere
la
grazia
per
Nancy
(
che
non
potrà
essere
concessa
)
,
ma
a
rivelare
le
pieghe
oscure
di
una
vicenda
così
atroce
,
a
vuotare
il
sacco
dei
propri
rimorsi
.
Nancy
ha
ucciso
,
ma
è
lei
,
Temple
,
che
si
sente
responsabile
.
Senonché
,
a
poco
a
poco
,
capisce
che
il
delitto
di
Nancy
era
l
'
unico
modo
per
spezzare
la
catena
della
colpa
,
l
'
orrendo
cordone
ombelicale
che
la
unisce
'
al
bordello
di
Memphis
,
e
ritrovare
la
pace
accanto
al
marito
distrutto
.
Quanto
a
Nancy
,
crede
,
lei
;
crede
nel
fratello
delle
prostitute
e
dei
ladri
,
nell
'
amico
degli
assassini
:
in
Colui
,
insomma
,
che
è
stato
ucciso
con
loro
.
Era
necessario
raccontare
con
una
certa
minuzia
,
contrariamente
alle
nostre
abitudini
,
la
vicenda
immaginata
dal
grande
americano
,
per
dare
un
'
idea
della
potente
originalità
di
questa
tragedia
che
arriva
,
alla
fine
,
a
conclusioni
cristiane
,
sulla
misura
dei
grandi
romanzi
di
Dostoevskij
e
di
Tolstoi
.
Camus
,
che
affermò
«
d
'
essersi
completamente
cancellato
davanti
a
Faulkner
»
,
ha
dato
al
romanzo
dialogato
una
chiara
,
rigorosa
,
quasi
classica
dimensione
teatrale
,
senza
,
si
può
dire
,
aggiungere
nulla
,
spostando
soltanto
alcune
parti
,
chiarendo
alcuni
punti
che
alla
ribalta
non
potevano
essere
lasciati
nell
'
indeterminatezza
suggestiva
della
pagina
scritta
.
Certo
,
la
chiarezza
formale
,
dialettica
,
in
cui
lo
scrittore
francese
cala
l
'
oscura
,
sconvolgente
tragedia
,
può
non
poco
limitarla
;
e
riduce
infatti
le
proporzioni
di
ciò
che
nel
romanzo
ha
la
forza
ciclica
di
un
evento
della
storia
umana
.
Ma
a
Camus
bisogna
essere
grati
,
per
aver
costretto
l
'
espressione
teatrale
a
far
da
tramite
,
sì
da
portarla
a
un
pubblico
più
vasto
,
a
questa
allucinante
ricerca
dei
significati
che
nella
nostra
vita
possono
assumere
la
sofferenza
e
il
peccato
.
Lo
spettacolo
,
realizzato
da
Orazio
Costa
,
-
il
Costa
dei
Dialoghi
delle
Carmelitane
-
è
di
un
'
intensità
drammatica
e
di
un
rigore
stilistico
che
non
hanno
nulla
da
invidiare
a
quello
realizzato
a
Parigi
dallo
stesso
Camus
;
in
certi
punti
,
anzi
,
se
ne
stacca
nettamente
,
per
certe
trovate
registiche
,
per
un
'
aria
di
fondo
,
evocata
dalle
musiche
di
Roman
Vlad
,
che
vuole
evidentemente
alludere
a
certe
pagine
descrittive
del
romanzo
,
al
plasma
d
'
oscura
prosa
che
scopre
fra
i
tre
grandi
capitoli
-
atti
.
Anna
Proclemer
è
una
Temple
di
violenta
forza
drammatica
,
che
giunge
alla
consapevolezza
di
quanto
è
accaduto
intorno
a
lei
e
dentro
di
lei
attraverso
una
specie
di
stupore
disperato
.
Non
ha
dunque
bisogno
di
piangere
;
e
non
piange
,
infatti
,
se
non
in
qualche
breve
istante
.
Insomma
,
è
riuscita
a
dar
maschera
teatrale
a
un
dolore
secco
,
di
pietra
.
Giorgio
Albertazzi
,
diventato
biondo
per
l
'
occasione
,
dà
alla
figura
umiliata
e
dolorante
del
marito
un
'
angoscia
nervosa
,
un
orgoglio
pallido
e
amaro
.
Edda
Albertini
era
la
negra
assassina
;
è
un
personaggio
immobile
,
rudimentale
,
fatto
di
parole
al
confine
dell
'
espressione
;
un
personaggio
,
dunque
,
difficilissimo
,
che
l
'
attrice
ha
reso
con
una
intensa
semplicità
,
un
'
emozione
rattenuta
,
solo
prorompente
alla
fine
.
Da
segnalare
,
infine
,
l
'
umanissimo
avvocato
Stevens
di
Filippo
Scelzo
.
Le
scene
di
Piero
Zuffi
,
molto
semplici
ma
funzionali
e
suggestive
,
specialmente
quella
della
prigione
.
Testo
o
spettacolo
,
una
serata
di
forte
teatro
.
Lietissimo
il
successo
.
StampaQuotidiana ,
Ci
sono
parole
che
il
linguaggio
comune
cede
al
linguaggio
dotto
,
e
viceversa
vi
sono
parole
che
il
linguaggio
dotto
cede
al
linguaggio
comune
.
Questo
secondo
tipo
di
prestito
sta
avvenendo
in
questi
giorni
per
la
parola
«
decisionismo
»
.
Ma
la
cessione
è
avvenuta
con
la
totale
perdita
del
significato
originario
.
Ho
l
'
impressione
che
coloro
che
parlano
di
decisionismo
a
proposito
della
decisione
del
governo
di
far
approvare
al
Parlamento
il
decreto
sulla
scala
mobile
non
se
ne
siano
accorti
,
e
quindi
stiano
dando
al
termine
un
significato
completamente
diverso
da
quello
in
uso
nel
linguaggio
dotto
.
Un
significato
che
non
può
non
ingenerare
confusione
e
intorbidare
le
acque
già
abbastanza
limacciose
del
dibattito
politico
.
Come
tutti
gli
«
ismi
»
,
«
decisionismo
»
designa
non
un
fatto
,
non
un
comportamento
,
né
una
serie
di
fatti
o
di
comportamenti
,
ma
una
teoria
.
Si
tratta
della
teoria
giuridica
dello
scrittore
di
destra
,
Cari
Schmitt
,
nota
da
tempo
agli
addetti
ai
lavori
,
riscoperta
in
questi
ultimi
anni
,
e
rimessa
in
circolazione
,
non
si
sa
bene
con
quale
intenzione
,
da
alcuni
giuristi
e
scrittori
politici
di
sinistra
,
sempre
in
polemica
con
la
teoria
meramente
formale
della
democrazia
(
l
'
unica
,
a
mio
parere
,
sensata
e
accettabile
)
,
anche
a
prezzo
di
andare
a
braccetto
con
la
vecchia
(
e
nuova
ma
non
rinnovata
)
destra
reazionaria
.
Secondo
Schmitt
,
le
norme
giuridiche
non
sono
,
come
hanno
sempre
sostenuto
i
fautori
dello
Stato
di
diritto
,
ovvero
dello
Stato
in
cui
il
potere
politico
è
sottoposto
al
diritto
,
il
prodotto
di
un
potere
autorizzato
a
creare
diritto
secondo
le
norme
di
una
costituzione
che
stabilisce
chi
ha
il
potere
di
emanare
norme
giuridiche
e
con
quali
procedure
,
ma
sono
(
o
dovrebbero
essere
)
il
prodotto
di
una
pura
decisione
del
potere
in
quanto
tale
.
Insomma
,
il
decisionismo
è
una
teoria
del
diritto
che
si
contrappone
a
un
'
altra
teoria
del
diritto
,
il
cosiddetto
normativismo
,
e
vi
si
contrappone
perché
sostiene
il
primato
della
politica
sul
diritto
,
mentre
i
fautori
dello
Stato
di
diritto
e
della
democrazia
come
insieme
di
regole
del
gioco
per
la
formazione
della
volontà
politica
,
sostengono
al
contrario
il
primato
del
diritto
sulla
politica
.
Ora
ciò
che
sta
avvenendo
in
Italia
non
ha
niente
a
che
vedere
con
la
disputa
dottrinale
degli
anni
della
repubblica
di
Weimar
tra
fautori
dello
Stato
democratico
e
fautori
dello
Stato
autocratico
.
Ciò
di
cui
si
sta
discutendo
oggi
in
Italia
è
se
una
certa
decisione
possa
o
debba
essere
presa
in
seguito
all
'
accordo
tra
le
parti
o
in
seguito
a
una
deliberazione
del
Parlamento
.
Il
decisionismo
come
teoria
secondo
la
quale
il
diritto
è
in
ultima
istanza
sempre
il
prodotto
di
un
potere
di
fatto
non
c
'
entra
nulla
.
Tanto
la
decisione
presa
in
seguito
a
un
accordo
tra
parti
autorizzate
dalla
Costituzione
a
decidere
quanto
la
decisione
presa
da
un
organo
collegiale
autorizzato
dalla
stessa
Costituzione
a
prendere
decisioni
vincolanti
per
tutta
la
collettività
,
com
'
è
il
Parlamento
,
sono
decisioni
regolate
dal
diritto
.
Naturalmente
si
può
discutere
quale
delle
due
procedure
,
quella
che
prevede
che
la
decisione
sia
presa
in
seguito
ad
accordo
tra
le
parti
interessate
oppure
quella
che
attribuisce
il
diritto
di
decidere
a
un
organo
che
può
prendere
la
decisione
in
base
alla
regola
della
maggioranza
,
sia
più
opportuna
o
addirittura
,
in
una
determinata
situazione
e
in
una
data
materia
,
più
legittima
o
più
conforme
alla
Costituzione
.
Ma
una
tale
discussione
non
riguarda
affatto
la
disputa
dottrinale
per
cui
è
nata
in
altri
tempi
la
teoria
del
decisionismo
.
Con
ciò
non
si
vuole
negare
che
ci
siano
differenze
tra
le
due
procedure
.
Ma
si
tratta
di
differenze
che
sono
totalmente
al
di
là
della
disputa
tra
normativisti
e
decisionisti
.
La
prima
differenza
è
molto
semplice
:
quando
una
decisione
viene
presa
in
seguito
a
un
accordo
tra
le
parti
,
è
ovvio
che
la
decisione
debba
essere
presa
all
'
unanimità
.
Se
una
delle
due
parti
non
accetta
l
'
accordo
,
la
decisione
è
impossibile
;
se
la
decisione
è
presa
,
è
segno
che
il
consenso
è
stato
dato
da
tutte
e
due
le
parti
,
ed
essendo
solo
due
i
soggetti
della
decisione
la
decisione
è
unanime
.
Quando
una
decisione
è
presa
invece
da
un
organo
collegiale
composto
da
una
pluralità
di
persone
,
basta
di
solito
,
affinché
una
decisione
venga
considerata
valida
,
la
maggioranza
.
La
regola
della
maggioranza
è
la
regola
democratica
per
eccellenza
non
già
perché
sia
antidemocratica
la
regola
dell
'
unanimità
,
ma
perché
la
regola
dell
'
unanimità
è
applicabile
soltanto
in
pochi
casi
,
tra
cui
quello
in
cui
i
soggetti
chiamati
a
prendere
una
decisione
siano
due
,
oppure
il
gruppo
formato
da
più
individui
sia
tanto
omogeneo
che
si
possa
prevedere
una
identità
di
interessi
o
di
opinioni
fra
i
suoi
membri
.
In
qualsiasi
altro
caso
la
regola
o
non
è
applicabile
perché
paralizza
la
possibilità
stessa
di
arrivare
a
una
decisione
,
oppure
è
ingiusta
perché
attribuisce
a
un
solo
membro
del
gruppo
il
diritto
di
veto
.
Una
seconda
differenza
è
meno
ovvia
e
per
questo
meriterebbe
ben
altra
riflessione
.
Il
regime
parlamentare
è
nato
con
la
netta
contrapposizione
tra
rappresentanza
politica
e
rappresentanza
degl
'
interessi
.
Per
rappresentanza
politica
distinta
dalla
rappresentanza
degl
'
interessi
si
è
sempre
intesa
la
rappresentanza
degl
'
interessi
generali
contrapposta
alla
rappresentanza
d
'
interessi
particolari
.
Proprio
per
distinguere
queste
due
forme
di
rappresentanza
e
per
affermare
la
supremazia
della
prima
sulla
seconda
è
stato
introdotto
in
tutte
le
costituzioni
democratiche
dalla
Costituzione
francese
del
1791
in
poi
il
divieto
di
mandato
imperativo
ovvero
l
'
obbligo
imposto
ai
rappresentanti
una
volta
eletti
di
difendere
interessi
non
corporativi
.
Che
questo
principio
oggi
.
sia
continuamente
violato
,
è
una
realtà
che
io
stesso
ho
già
rilevato
più
volte
.
Ma
resta
il
fatto
che
la
rappresentanza
parlamentare
è
pur
sempre
meno
particolaristica
,
nonostante
forti
tendenze
in
contrario
,
che
la
rappresentanza
di
grandi
gruppi
organizzati
come
le
associazioni
operaie
e
padronali
che
si
accordano
,
quando
riescono
ad
accordarsi
,
unicamente
allo
scopo
di
regolare
i
loro
reciproci
rapporti
.
Non
c
'
è
dubbio
che
una
decisione
presa
in
base
alla
procedura
dell
'
accordo
fra
le
parti
sia
una
rivincita
della
rappresentanza
degl
'
interessi
su
quella
politica
.
Se
diventasse
la
procedura
maestra
per
prendere
decisioni
collettive
,
sarebbe
,
anzi
,
la
fine
della
rappresentanza
politica
,
e
segnerebbe
la
sconfitta
di
una
delle
battaglie
secolari
di
ogni
governo
democratico
.
La
decisione
per
accordo
tra
grandi
organizzazioni
in
naturale
conflitto
tra
loro
,
la
cosiddetta
«
concertazione
»
,
è
un
aspetto
,
forse
l
'
aspetto
saliente
,
di
quella
nuova
forma
di
Stato
che
viene
chiamato
,
a
torto
o
a
ragione
,
Stato
neocorporativo
,
e
in
cui
alcuni
osservatori
sono
indotti
a
vedere
una
delle
ragioni
principali
di
quella
«
trasformazione
»
della
democrazia
cui
non
si
può
non
guardare
con
una
certa
preoccupazione
.
Se
per
decisionismo
s
'
intende
un
po
'
rozzamente
una
svolta
nello
sviluppo
della
democrazia
,
non
è
detto
che
questa
non
si
trovi
proprio
nella
prevalenza
della
rappresentanza
degl
'
interessi
sulla
rappresentanza
politica
,
prevalenza
di
cui
può
essere
considerata
una
manifestazione
la
tendenza
neocorporativa
assai
più
che
la
riconduzione
del
flusso
delle
decisioni
necessarie
a
governare
nell
'
alveo
dei
rapporti
tra
governo
e
Parlamento
.