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I «CENTRISTI» ( - , 1934 )
StampaQuotidiana ,
Il Prometeo , giornale dei leninisti di sinistra da non confondersi con quelli di destra e meno ancora con quelli del centro , nel suo numero dell'11 novembre in 1a pagina 4a colonna accusa i « centristi » di avere voluto festeggiare l ' anniversario della rivoluzione russa , espellendo dal partito comunista tre assi del comunismo e cioè Fortichiari , Damen , Repossi . Abbiamo già dato notizia di questo evento . Per dare un ' idea dello stato d ' animo degli scrittori di Prometeo basti dire che il numero in questione reca a caratteri di scatola , in prima pagina , il titolo seguente : « Il proletariato spagnuolo commemora , col suo sangue , l ' ottobre rosso , mentre la Russia s ' ingrana nel covo dei briganti ... » . Il giornale , nel corsivo dedicato alla espulsione dei tre gentiluomini di cui sopra , arriva a scrivere che i reazionari repubblicani di Spagna , autori delle repressioni di Oviedo , hanno potuto farlo perché « esiste una garanzia sicura ed infrangibile ; il centrismo è là e getta , negl ' interessi della controrivoluzione , il peso formidabile di uno Stato che controlla il sesto del mondo . Ma le vittorie di oggi preparano le battaglie di domani , ed al fuoco delle future battaglie rivoluzionarie il proletariato saprà sbarazzarsi di tutti i suoi nemici , fra i quali prendono posto di prima fila i centristi che devono persino cancellare i nomi di quelli che fondarono il partito , e che il fascismo ha potuto immobilizzare , ma che non è riuscito a piegare ad accettare la politica centrista che ha condotto alla catastrofe della rivoluzione mondiale » . Stalin , dittatore perpetuo di tutte le Russie bolsceviche , è dunque avvertito . Stia in guardia . Ci sono dei comunisti che lo considerano il più ignobile dei traditori e vogliono fare una rivoluzione per sbalzarlo di seggio . Vero è che tra il dire e il fare c ' è di mezzo il mare e nel caso in questione la G . Pe . U . , che non ha mai scherzato , come Trotzki e i trotzkisti sanno per loro personale esperienza .
StampaQuotidiana ,
È andata in scena questa sera , nel teatro all ' aperto dei Giardini alla Biennale , la seconda novità italiana del Festival Internazionale del Teatro : La rosa di zolfo di Antonio Aniante . Molti erano i motivi di curiosità che si intrecciavano intorno a questo spettacolo : innanzitutto , l ' esordio in grande stile , nel teatro , in un ' occasione particolare , dello scrittore siciliano che , sì , alla letteratura drammatica si era avvicinato , negli anni dal '25 al '30 , ai tempi dello Sperimentale di Bragaglia ; ma che poi si era prevalentemente dedicato alla narrativa ( anche La rosa di zolfi è tratta da un romanzo ) . Inoltre per la prima volta , si sarebbe visto all ' opera un complesso come il Teatro Stabile della città di Trieste col quale , per la sua stessa posizione periferica , non è facile l ' incontro ; nel caso , poi , dello spettacolo diretto da Franco Enriquez , c ' erano due altri elementi di interesse : la partecipazione di Domenico Modugno , che non solo recita , ma canta , naturalmente , e ha composto anche le musiche che accompagnano il testo , su terni popolari siciliani ; e di quell ' attrice sempre entusiasta ed ardente che è Paola Borboni . Cos ' è la rosa di zolfo ? È il simbolo di una Sicilia remota , perduta nella memoria e per questo intrisa dagli umori della nostalgia . Fiore arido e splendido lo regala , alla bella e svagata moglie Rosalia , lo zolfataro Colao e vuol significare il suo amore , infuocato e geloso . La virtù di Rosalia è insidiata dal conte di Pagnolo , il giovane padrone della zolfara . Inevitabile il duello rusticano , a lampi di coltello . Ucciso il rivale , Colao brucia la zolfara e Rosalia fugge , disperata ma anelante l ' avventura , sulle montagne delle Madonie . Qui , sentinella a una sorgente d ' acqua , incontra il Carabiniere , che altri non è che una diversa immagine di Colao ; lo zolfataro è rivestito d ' una fiammante , un po ' fiabesca divisa dell ' Italia umbertina ; così come , a contenderla al Carabiniere , avvolto in un non meno fiabesco mantello azzurro , con cappello a pan di zucchero e trombone , appare il Brigante , vale a dire il Pagnolo . Sfuggita anche ai rischi di questo scontro , che si risolve , per i due eterni rivali , in una reciproca beffa , Rosalia , sempre seguita dalla Pilucchera , vecchia serva fedele ed ex - nutrice , ripara nel basso porto di Palermo , decisa a darsi alla « vita » . E qui , nuove incarnazioni dei due uomini che se la contendono . Ecco , da una parte , lo scaricatore Colao , dall ' altra il capo - mafia Pagnolo : la tratta delle bianche , l ' ombra del poliziotto Petrosino , la nave che aspetta nel porto ; con la stiva piena di fresche e giovani donne ... ma non è stato che un sogno , Rosalia non s ' è mai mossa in realtà dalla casa dello zolfataro , ecco che gli prepara la minestra della sera e alza la pentola , piena di selvagge ortiche , spezie e pan secco , verso il cielo asciutto , che le mandi l ' acqua . È chiaro il senso della favola : fra i fuochi dell ' amore e della gelosia , che zampillano dalla terra come la gialla lingua dello zolfo , Rosalia , nel suo sogno canicolare , va in cerca dell ' acqua , che è comprensione , civiltà e balsamo sugli inferni della passione e della miseria . Tutto ciò è detto più che rappresentato , con molta eloquenza ( si sente più il narratore , anzi il popolaresco rapsodo che lo scrittore di teatro ) , con uno stile oscillante fra richiami dannunziani e aperture liriche alla Garcia Lorca , con canti presi all ' epos locale e lunghi interventi descrittivi del coro . È insomma un ' opera composita , un ' idillio a tre che si ripete tre volte , generando forse una sorta di immobilità , una certa monotonia . Ma i punti di poesia autentica non mancano : diremo che sono sparsi , come improvvisi granelli di fuoco , nella polpa di questa prosa dal sapore noto . Franco Enriquez ha montato uno spettacolo movimentato , sullo sfondo delle scene , forse eccessivamente realistiche , dovute a Nino Perizi : uno spettacolo che , tuttavia , non ha toccato l ' autentica vena dell ' opera ; uno spettacolo fantasioso ma pesante , che ha preso le sue risorse più poetiche da un ' antica riserva di malinconia e musica . Degli interpreti , il migliore è stato Modugno che ha recitato e cantato con una tristezza solare , antica ; Enrica Corti ha dato alla protagonista un ardore sulfureo ( ma il personaggio non richiedeva anche umorismo e malinconia ? ) ; troppo realista Ottorino Guerrini ha però dato estro e ironia alle varie figurazioni del Pagnolo : la Borboni ha caratterizzato con tenerezza sordida la figura della Pilucchera . La monotonia dell ' opera ha ingenerato alla lunga una certa stanchezza e gli applausi alla fine sono stati freddini , non mancando qualche contrasto .
La crisi è permanente ( Bobbio Norberto , 1981 )
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Ancora una crisi . Si è sempre detto che le crisi non dovevano essere al buio . Ma più al buio di così ? Si è ammesso che una crisi poteva essere al buio purché fosse « pilotata » . Ma c ' è il pilota ? E se c ' è , si può sapere chi è ? Dal 1968 , da quando è cominciata la degenerazione del nostro sistema politico con quattro legislature interrotte anzitempo , e una quinta , la presente , sulla cui fine naturale nessuno è disposto a giurare , anche i tempi dei governi si sono accorciati : quindici in dodici anni rispetto ai venticinque dei primi ventitrè . Mi domando se questi dati di fatto siano presenti ai nostri governanti e perché , essendo impossibile che siano a loro ignoti , non ne tengano il minimo conto . La nostra classe politica ha inventato non la rivoluzione permanente ma la crisi permanente . Mai una volta che i protagonisti si degnino di spiegare ai loro elettori , di fronte ai quali sono o dovrebbero essere responsabili dei loro atti , quali siano la ragione e la necessità di una nuova crisi che in genere scoppia improvvisa come un temporale , anche se se n ' è sentito talvolta da lontano il brontolio . Si scopre un centro di potere occulto , dove ci sono corruttori , corrotti e corrompibili ? Un governo di persone responsabili , un governo autorevole , sospende subito i ministri sospettati , prende rapidamente provvedimenti per diminuire il danno e il discredito che le istituzioni democratiche ricevono da una scoperta così scandalosa , cerca di far luce al più presto sull ' associazione segreta contraria alla Costituzione ed eventualmente la scioglie . Niente di tutto questo : il governo si dimette , apre la crisi , e quindi lascia tutti i problemi non risolti per trovarseli aggravati quando la crisi sarà finita . Un governo di persone responsabili . Responsabili di fronte a chi ? Responsabili rispetto a che cosa ? Si è discusso in questi giorni in un convegno a cui io stesso ho partecipato il tema della responsabilità politica , un tema da affrontare con spirito realistico e strumenti concettuali adeguati . Quando si dice di una persona che è responsabile si possono intendere due cose diverse : a ) che risponde delle proprie azioni di fronte a qualcuno che sta sopra di lui ; b ) che agisce rendendosi esatto conto delle conseguenze delle proprie azioni . Proviamo a verificare l ' esattezza di questi due aspetti del problema considerando il termine contrario : irresponsabile . Nel linguaggio del diritto costituzionale si dice che un organo è irresponsabile , quando essendo al vertice del sistema non ha nessuno al di sopra di sé cui rispondere delle proprie azioni politiche ( si tratta di una caratteristica tradizionale del sovrano che vale , in base all ' art. 90 della nostra Costituzione , anche per il presidente della Repubblica ) . Ma quando dico , ad esempio , che uno di quei centauri catafratti come un guerriero antico che corre all ' impazzata in una via della città con la sua motocicletta fragorosa , è un irresponsabile , voglio dire non già che non risponde della sua azione di fronte a nessuno , ma che si comporta da scriteriato , da individuo che agisce senza tener conto delle conseguenze della propria azione . La gente dice sempre più spesso che la maggior parte dei nostri uomini politici sono degli irresponsabili . Ma in che senso lo dice ? Nel senso che non rispondono di fronte a nessuno ? o nel senso che agiscono senza preoccuparsi troppo dei malanni che la loro azione produce ? Credo che nell ' opinione pubblica prevalga il secondo significato , specie di fronte alle crisi di governo , che sono giustamente percepite come una malattia del sistema , onde l ' impressione che tanto più frequenti le crisi tanto più grave il malato . Nel giudizio comune la crisi di governo è un atto che richiede ponderazione e prudenza . L ' esperienza di questi anni dovrebbe aver insegnato che crisi di governo non ponderate e imprudenti impediscono alla legislatura di arrivare sino alla fine : una legislatura non sopporta più di cinque governi , in media uno all ' anno . La presente è già giunta al quarto ( dopo due governi Cossiga e uno Forlani ) ad appena due anni dall ' inizio con un ' accelerazione senza precedenti : un governo ogni sei mesi . Dal governo annuale al governo semestrale . A quando quello mensile ? Mentre i governi si accorciano , le crisi si allungano . E quando le crisi si allungano , le legislature si accorciano . Il presidente Pertini , che non è responsabile nel primo significato del termine ma ha un alto senso di responsabilità nel secondo ( il che prova quanto i due significati debbano essere tenuti distinti ) , ha più volte dichiarato che non intende sciogliere ancora una volta il Parlamento . Ha capito benissimo che la fine prematura della legislatura sarebbe un colpo mortale inferto al sistema democratico . Ma l ' hanno capito coloro che sono responsabili , nel senso costituzionale , del governo del paese ? Quando appaiono sugli schermi della televisione questi timonieri più bravi nel pilotare le crisi che i governi , appaiono sereni , sicuri di sé , non sfiorati da dubbi sulla rotta da seguire , come se fossero già in vista del porto . Lo spettatore si domanda con un senso di angoscia : sono o non sono coscienti del lento ma inesorabile logoramento del regime democratico provocato da queste crisi , sempre brevi a parole , sempre lunghe nei fatti , tanto promettenti quando si aprono quanto deludenti quando si chiudono ? Ma se fossero davvero coscienti si comporterebbero davvero in questo modo ? Ma allora sono degli incoscienti ? A questa domanda si può rispondere soltanto prendendo in considerazione l ' altra faccia del problema e ponendosi una diversa domanda : « Verso chi sono responsabili ? » Viene la tentazione di rispondere : « Verso nessuno » . Quando debbono cadere le teste , cadono generalmente quelle degli altri . Tanto che a giudicare dalle teste che cadono , si dovrebbe concludere che la nostra classe politica conti il maggior numero di cittadini illibati e incorruttibili . Eppure in un sistema democratico non dovrebbe rispondere , la classe politica , agli elettori ? Le elezioni popolari non dovrebbero servire a discriminare i buoni dai cattivi reggitori , gli onesti dai disonesti ? Ma è proprio così ? Purtroppo non è così . La reale potenza dei partiti sta nella capacità che essi hanno di controllare i loro controllori . I risultati elettorali di questi anni sono lì a dimostrare che la cosiddetta verifica periodica del consenso in cui consiste l ' essenza della democrazia si svolge in modo da dare alla classe politica che ci ha governato sinora la tranquilla coscienza che viene dall ' aver sottoposto la propria azione al verdetto del popolo , e insieme la convinzione di aver ben meritato della salvezza della patria . Controllando i propri controllori essa finisce per essere responsabile , sì , ma solo di fronte a se stessa . In tal modo , il sistema è , almeno sino ad ora , bloccato . Ma chi è in grado di sbloccarlo ?
StampaQuotidiana ,
( Trieste , 16 gennaio 1915 ) . La notizia della terribile sciagura abbattutasi sul Lazio e sull ' Abruzzo ha destato qui profondo sgomento . La popolazione triestina , nonostante le gravi sventure che l ' hanno duramente colpita in questi ultimi tempi , ha avuto momenti di vera commozione e di pietà . Quando si diffuse in Trieste la voce degli spaventosi effetti del disastro , il compianto generale è stato vivissimo ed anche fra i più poveri , tra le famiglie stesse che hanno i loro cari al campo , si è manifestata l ' intenzione di contribuire all ' opera di soccorso in pro dei colpiti . Per coordinare nel miglior modo tutte queste volontà , si è pensato di costituire un comitato . Il male è che le autorità austriache di Trieste hanno fatto capire che in questi tempi di guerra non dovrebbe uscire neanche un soldo dai confini austriaci . Chi avvicina la luogotenenza , racconta che la notizia del terremoto fu accolta con soddisfazione immensa , poiché si spera che impedirà all ' Italia di intervenire nella guerra . Anche a Vienna la notizia del terremoto fu accolta con compiacimento .
PELLEGRINAGGIO ANNUALE DEGLI ORGANETTI ( BARZINI LUIGI JR. , 1933 )
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In primavera tutti i buoni organetti vanno a Novara . Vanno a farsi rinnovare le viscere come i grossi uomini d ' affari vanno nella stessa stagione a far la cura delle acque . Il repertorio di dieci saltellanti pezzi , che hanno divertito la folla domenicale in maniche di camicia , i giocatori di bocce e gli innamorati che si tengono la mano sotto il pergolato di mille osterie di campagna , va cambiato , e dieci nuove canzonette prendono il loro posto , segnate con dei chiodini sul grosso cilindro di legno nel ventre dello strumento . Nella cornicetta circolare sul fianco dell ' organetto s ' infila un nuovo menu musicale , scritto in due inchiostri , in tondo . Le lettere dei primi numeri e quelle degli ultimi sono serrate , per la mancanza di spazio , mentre quelle di mezzo si stirano per tutta la riga . Il lavoro di rinnovamento delle anime degli organetti , che occupa ora i tre mesi primaverili , un tempo invece , quando il pubblico non era così difficile , si faceva una volta ogni tanti anni . Sul cilindro stavano piantati dei buoni valzer , delle mazurke , delle polke che non stancavano mai . Ma oggi si vuole la canzonetta di moda , il nuovo ballo , e ci si annoia subito di tutto . È un pubblico eternamente insoddisfatto , sempre alla ricerca di brividi nuovi . E , una volta all ' anno , il repertorio va cambiato interamente . In un grande magazzino , oltre i binari della ferrovia , a Novara , in questi giorni , si lavora a tornire i cilindri di legno , a coprirli di carta bianca , a segnare le piccole tacche dove andranno i chiodini , e a piantare i chiodi tutti di un ' altezza uniforme . Il maestro è seduto davanti a una specie di piano sventrato che mostra la sua anima di arpa vestita di legno nero . Tutt ' intorno nel magazzino sono cadaveri di strumenti scoperchiati , odore di colla , e legname nuovo , bianco , di quel biancore indecente da nudità cittadina . Il musicista suona velocissimo una sinfonia silenziosa con un dito solo toccando uno dopo l ' altro i molti martelli di legno bianco . Con la mano sinistra gira lentamente una manovella , e s ' interrompe ogni tanto per dare un ' occhiata alla musica e per aggiustarsi gli occhiali sul naso . Ogni martello abbassato segna una tacca sulla carta del cilindro . La distanza tra nota e nota viene dosata con dei mezzi giri alla manovella che fa muovere il cilindro . Un operaio nella camera vicina sta piantando le puntine ; dove la musica vuole un trillo , sono una vicino all ' altra come una serie di punti di sospensione ... La musica per organetto viene adattata , prima di essere trascritta con i chiodi . Le possibilità dello strumento sono infinite , poiché si possono suonare quante note si vogliono contemporaneamente . Alcune case editrici pubblicano addirittura la partitura pronta per essere composta sul cilindro di legno . Per altri ballabili , gli adattamenti li fanno i maestri specializzati , all ' impiego delle case produttrici di Novara , sapienti nel cavare effetti dai tamburelli , dalle nacchere e dalla mandola introdotte negli strumenti migliori . Il periodo primaverile è forse quello che tiene più occupate le ditte di piani automatici a cilindro ( è il loro nome tecnico : chi li chiama organetti dimostra una indifferente ignoranza dell ' uso esatto delle parole ) . Perché l ' industria si trova immobilizzata da diverso tempo e sostiene una battaglia disperata contro dei nemici fortissimi : il grammofono e la radio . Il lavoro si è ridotto a qualche riparazione e al rinnovamento dei repertori . Strumenti nuovi non se ne fanno quasi più . Abbiamo condotto una piccola inchiesta tra i maggiori produttori per chiarire il loro punto di vista di fronte alla formidabile lotta che ha per campo tutte le trattorie con giardinetto , le « balere » pubbliche , i caffè , le osterie e perfino la pubblica strada , dove il girovago che vagava con un pianino montato su un carro va ora con un grammofono a valigetta , una sedia da pittore e quattro dischi afoni . Il primo fabbricante l ' abbiamo trovato in una casetta nascosta tra le muraglie anonime di magazzini di legname . Ci ha mostrato , nel suo laboratorio , alcuni piani nei diversi stadi di maturazione , piani di quelli veri , da suonarsi con dieci dita . Si è dedicato a questa produzione ha spiegato come ripiego , per tentare una strada nuova , poiché capiva che non andava più avanti nel vecchio articolo . Poi ci ha mostrato il magazzino , pieno di piani a cilindro polverosi , che nessuno vuole più . Pianini neri , con sul davanti una bella veduta di montagne , abeti e cascatella d ' acqua in litografia . Piani grossi , con tamburello , triangolo , mandola e nacchere , istoriati dalle evoluzioni rigidamente simmetriche di liane liberty . Lavorano in due : lui e un suo lungo figliolone , le cui gambe sembrano cresciute subitamente come quelle di un treppiede di macchina fotografica . « Le ragioni per cui l ' industria decade sono due : il gusto del pubblico , che va cambiando troppo rapidamente perché gli si possa tener dietro , e i diritti d ' autore da pagare , che , essendo rimasti fissi , sono diventati fuori proporzione al prezzo dello strumento , calato in questi anni . Immagini che in un anno l ' affittuario di un piano automatico paga di diritti più del costo dello strumento . È troppo . » Il secondo fabbricante ci ha aperto la porta tirando una funicella dalla cantina e ci ha chiesto attraverso un buco nel pavimento che cosa desideravamo . È salito per illustrarci alcuni strumenti che teneva di sopra , e un grande « gioco del calcio brevettato » , che ha mandato alla Fiera di Milano . I ventidue piccoli pupazzetti che rappresentano i giocatori hanno una gamba mobile e i calci si dirigono tirando delle maniglie . Il campo è fatto in modo che la palla va sempre a finire davanti allo scarpone di un giocatore . Abbiamo fatto una partita col proprietario , disputatissima . Questo è uno dei suoi tentativi per impiegare l ' ingegnosità appresa nel fabbricare piani automatici in qualcosa che sia più vicino al pubblico di oggi . Ma egli crede fermamente in una ripresa della sua arte . Appena potrà , si metterà a studiare uno strumento moderno . « Magari mettendoci un sassofono suonato da un mantice » spiega con entusiasmo . « Il periodo più fortunato , per me , » ha ricordato « è stato subito dopo la guerra . Gli strumenti andavano a ruba . Ma nel 1925 abbiamo cominciato a sentirci vicini alla fine . Oggi non si fa quasi più nulla . Per facilitare il rinnovamento dei repertori ho studiato un tipo di piano intercambiabile fatto in modo che qualsiasi cilindro della mia ditta vi si possa incastrare e suonare . Una volta era necessario spedire il piano completo alla fabbrica per far incidere nuove musiche . Oggi basta inviare il cilindro . Li abbiamo costruiti anche un poco più leggeri , ma pesano sempre più di una ventina di chili . In confronto al disco del grammofono , è enorme . » « I suoi ultimi lavori ? » « Sto facendo un piano grosso per Siracusa . Stile Settecento , con intagli e dorature . Dentro avrà tutto quello che c ' è di più moderno . » L ' intervista è stata interrotta dall ' arrivo di un girovago baffuto , il quale si è presentato sulla porta con la frusta in mano per spiegare che il suo piano non andava . Lo strumento era fuori , sul carretto , a cui era attaccato un cavalluccio melanconico dalle gambe storte . Si erano rallentate le corde della mandola e non aveva potuto far niente il giorno prima a Legnano . Sfortuna . C ' erano altri sei girovaghi arrivati per la fiera ed hanno guadagnato tutti abbastanza bene . Lui era stato obbligato ad andarsene . Sorridente , il suonatore ( che veniva da Frosinone , come quasi tutti i proprietari di piani automatici peripatetici ) ci ha mostrato il suo strumento . Di legno lucido , nuovo , portava davanti , al posto del panorama alpestre , una vetrinetta con una scena di campo di football e due giocatori di legno che muovevano una gamba lanciandosi a suon di musica una palla di gomma infissa su un filo di ferro che dondolava come un pendolo rovesciato . Il figlio del girovago , Michele , un bambinetto dagli occhi azzurri e la pancetta spinta in avanti , guardava silenzioso i due pupazzi , con ammirazione . La terza visita è stata dedicata alla più antica delle fabbriche e alla più famosa . Il nome del proprietario si leggeva scritto tra enormi viole del pensiero e margherite sulla tela che nascondeva la schiena di piani automatici in ogni parte del mondo . La grande casa , che l ' industria , nel suo periodo d ' oro , occupava completamente , è stata costruita dal defunto proprietario . Stile medioevale di terracotta , tra La partita a scacchi e il Trovatore , con piccole torri a poivrière , che sboccano dagli angoli . Nei fregi , la lira e la tromba s ' intrecciano con le foglie di palma e i rotoli di musica . Delle grandi donne sono affrescate lungo il muro , con in mano compassi , mappamondi , pennelli , tavolozze , rotoli di carta e lire . Potrebbero essere le nove muse se non fossero soltanto cinque . Saranno cinque muse scelte . L ' attività si è ridotta a un grande stanzone al primo piano . Là dove una volta lavoravano quaranta operai non ci sono , più che i tre soci proprietari : un giovanotto , che dirige l ' azienda , il più vecchio operaio che ha lavorato per trentotto anni allo stesso posto , e un altro veterano . Lo stanzone ha la volta bassa , nera di fumo . In fondo , un camino annerito , con un pentolino di colla fredda . Accatastate contro il muro , una decina di imposte da finestra , nuove , non ancora verniciate . Il più vecchio , con un ciuffo di capelli grigi e un paio d ' occhiali a stanghetta d ' acciaio , ci racconta i fasti della ditta .
UCCIDE IL SUO PASSATO IL DRAGONE BETTOLIERE ( De Monticelli Roberto , 1958 )
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L ' estro del poeta di Eugene O ' Neill , presentato ieri sera all ' Odeon dalla compagnia Ricci - Magni , con la regia di Virginio Puecher , non è l ' ultima opera del drammaturgo americano . L ' ultimo suo testo è quella Luna per i bastardi che venne presentata in Italia nella scorsa stagione ; se ne ebbe un ' edizione a Milano , al Convegno , e una , americana , a Spoleto , per il Festival dei due Mondi . L ' estro del poeta è l ' unico dramma , di un ciclo di nove dedicato alla storia di una famiglia americana di origine irlandese , che O ' Neill abbia salvato dalla distruzione dei suoi manoscritti incompiuti , prima di morire . È di pochi giorni fa la sua presentazione a Broadway . Diciamo subito che è un ' opera riuscita , non soltanto per ciò che vuol significare nella complessa tematica di O ' Neill e di quel grugno autobiografico , in quel groviglio di storie di famiglia che caratterizza la sua produzione degli ultimi anni ; ma soprattutto per la felice rappresentazione del personaggio protagonista , di quel Cornelius Melody , che sembra vivere autonomo , staccato dal dramma , tanto è prepotente e vivo come creazione . Chi è Cornelius Melody ? È il figlio di un bettoliere irlandese , arricchitosi a furia di strozzinaggio e ruberie ; nato in un castello , proprio come il rampollo di un aristocratico , Cornelius Melody diventa , nell ' Inghilterra che si batte contro Napoleone , un brillante ufficiale dei dragoni di Wellington . La battaglia di Talavera in Spagna , eroismi , duelli , sbronze e amori . Ma il dramma ci presenta l ' ex - ufficiale dei dragoni di sua Maestà quando , andato completamente in malora , invecchiato e intristito nell ' alcool , è ridotto a gestire , con la moglie e la figlia , una miserabile locanda nei pressi di Boston . Della nuova società , che sta sorgendo , mercantile e attivista , il relitto di Talavera è , naturalmente , un escluso . Lo irrita persino la presenza della moglie , che non è altro che una contadina irlandese , ex - bella ragazza , succuba e innamoratissima di lui ; la figlia , poi , è tutta ribellione e protesta contro quel padre ubriacone e gigione , che declama Byron contemplandosi malinconicamente negli specchi tarlati della locanda , non paga i fornitori per mantenere , simbolo del suo passato splendore , una cavalla purosangue , in sella alla quale si pavoneggia fra i sogghigni della zotica gente dei dintorni : quel padre che poi , quando cade l ' anniversario della famosa battaglia di Talavera , tira fuori da un baule la fiammante divisa rossa dei dragoni di Wellington , l ' indossa e offre da bere a tutti gli scrocconi del villaggio . Il dramma , lungo e complesso - nell ' edizione di ieri sera è stato abbondantemente tagliato - rappresenta il brusco risveglio alla realtà di Cornelius Melody , la sua rinuncia a quell ' illusoria immagine di sé . Perché , innamoratasi la figlia di un giovane , ospite della locanda , figlio ribelle ( e toccato anche lui dall ' « estro del poeta » ) di un riccone di Boston , egli fa ignominiosamente scacciare un inviato di costui , che voleva costringerlo ad accettare una somma perché la ragazza rinunciasse a qualsiasi pretesa sul giovanotto : e caracolla poi a sfidare a duello il riccone , riuscendo solo ad azzuffarsi coi suoi domestici e a farsi bastonare dalla polizia . È allora che capisce : pesto e sanguinante , simile a un grande « clown » nella fiammante uniforme dei dragoni , scende nella stalla e con un colpo di pistola uccide la cavalla , segno araldico , ben si potrebbe dire , del suo passato , immagine di una stagione irripetibile . Il gesto equivale a un suicidio , così l ' eroe di Talavera si è ucciso , resta l ' oste ubriacone e volgare che parla con forte accento dialettale e tracanna whisky con gli scrocconi del paese . Alla figlia , intanto , è riuscito di conquistarsi il suo ragazzo , ma ora s ' accorge che quell ' immagine byroniana del padre e i ricordi del passato , tutto ciò che insomma è stato fino a quel momento oggetto del suo odio , faceva anche parte del suo orgoglio ; e in ciò sta il risvolto psicologico più interessante di questo personaggio , che ha una sua carica singolare . In ciò sta anche , a nostro parere , il significato ultimo del dramma : il declinare , in un ' aria di tramonto , di certi valori , il brutale assorbimento , in una società nuova , nell ' America del primo Ottocento , di una società di immigrati ancora raffinatamente europei , con le loro illusioni , gli effimeri pennacchi , gli estri poetici e le cavalle purosangue . Il dramma è , come spesso in O ' Neill , assai più verboso di quanto occorrerebbe ; pieno di compiacenze , anche l ' autore si guarda spesso allo specchio , come l ' ex - ufficiale dei dragoni . Ma c ' è quel personaggio centrale che da solo vale tutta l ' opera ; c ' è la precisa costruzione di tutti gli altri personaggi , in primo luogo la figlia e la moglie del protagonista ; c ' è un romanticismo acceso , una passionalità veemente , che rompe talvolta gli argini della misura , ma O ' Neill è così , si sa . A non contare , poi , l ' aspra , efficace teatralità , da vecchio lupo di palcoscenico , che fa da cemento , pur fra tanto fiume di parole , ai quattro lunghi atti . La regia di Virginio Puecher non ci è parsa proprio felice , tutta puntata su una specie di dinamismo drammatico , un alto effettismo vocale , degli attori . Perché ? Che bisogno c ' era ? Questo non è un dramma realistico , questo è un dramma di apparenze e di ricordi . E se mai proprio un dramma di atmosfera , perché i fatti sono pochissimi . Quanto ai singoli attori , Renzo Ricci ha preso il personaggio dal di fuori , facendone un grande virtuoso della modulazione verbale e riuscendo a trovare i toni autentici del dramma solo nel terzo atto , dove è stato così dolorosamente semplice . Di una verità ed umanità esemplari ci è parsa , nell ' interpretazione di Lina Volonghi , la , figura della moglie ; Bianca Toccafondi , che era la figlia , ha , pur con qualche grido di troppo , vittoriosamente superato la prova di un personaggio acre e tenero nello stesso tempo . Eva Magni ha detto con aristocratica malinconia le parole di un personaggio di sfondo , ma utile alla comprensione dell ' atmosfera del dramma . Bene il Pisu , Ermanno Roveri e gli altri , sebbene tutti un po ' troppo agitati , o troppo macchiettistici . Ottima la scena di Luciano Damiani . Pubblico folto , applausi alla fine di tutti gli atti , con qualche lieve zittio dopo l ' ultimo .
Governi deboli ( Bobbio Norberto , 1981 )
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La frequenza con cui ricorre nel linguaggio politico quotidiano l ' espressione « patto sociale » merita qualche riflessione . L ' idea che lo Stato sia derivato da un patto degl ' individui che lo compongono e lo hanno istituito per rendere possibile una convivenza stabile e pacifica risale agli antichi , ed è diventata dominante nell ' età moderna attraverso le dottrine cosiddette « contrattualistiche » . Ma queste dottrine , da Hobbes a Kant , hanno concepito il « contratto sociale » come una specie di « fiat » divino , un atto di creazione e di fondazione , che si esaurisce nel momento stesso in cui nasce la sua creatura , lo Stato . Una volta costituito , lo Stato si erge al di sopra degli individui che gli hanno dato vita con il loro accordo , e la sua volontà si esprime d ' ora innanzi in forma di legge , cioè di comando al di sopra delle parti . Come modo di prendere decisioni comuni , il contratto viene degradato a istituto del diritto privato , di un diritto che , usciti gl ' individui dallo stato di natura , riceve legittimità ed efficacia dal riconoscimento dello Stato . Tutt ' al più , se lo Stato nato da quell ' accordo è uno Stato democratico , uno Stato il cui fondamento di legittimità risiede nel consenso , il contratto iniziale deve essere periodicamente rinnovato attraverso libere elezioni dell ' organo o degli organi principali cui è attribuito il potere di prendere decisioni vincolanti per tutta la collettività . In questo modello ideale i soggetti principali del rapporto politico sono , da un lato , gl ' individui singoli che decidono di istituire lo Stato , dall ' altro il sovrano che secondo le diverse interpretazioni del contratto sociale è , o egli stesso una delle parti contraenti , oppure un terzo a favore del quale il contratto viene stipulato dagli individui desiderosi di uscire dallo stato di natura . Non c ' è posto in questo modello per i corpi intermedi , i gruppi sociali , le corporazioni , insomma per le società particolari , che stanno in mezzo fra i singoli e la società globale ( la società politica o civile , della tradizione ) . O per lo meno esse non svolgono la parte del protagonista nella formazione dello Stato . Stanno dentro allo Stato , come del resto gl ' individui dopo che lo Stato è istituito , ma , a differenza degli individui , non hanno contribuito a formarlo , né sono chiamati a dare a esso una periodica legittimazione . Quando oggi si parla di « patto sociale » , ci si riferisce invece a una forma di rapporto politico in cui i protagonisti sono proprio quei corpi intermedi di cui la dottrina tradizionale del contratto sociale aveva ritenuto di potere non tener conto . Che cosa è successo ? È toccata anche al modello astratto del contratto sociale la sorte di tutti i modelli astratti : la realtà il più delle volte li ignora e procede per conto suo . Ciò che caratterizza le moderne società industriali e democratiche sono la molteplicità , la varietà , l ' influenza , delle società particolari in permanente conflitto fra di loro . Non a caso vengono chiamate con una connotazione ormai ricorrente « pluralistiche » , o « poliarchiche » . Che vuol dire : a più centri di potere . Le forze sociali ( intendi i sindacati ) e le forze politiche ( intendi i partiti ) , che appaiono continuamente sulla scena politica come gli attori principali , non sono né gl ' individui né lo Stato nel suo complesso , i due protagonisti del rapporto politico secondo il modello tradizionale . Sono le società particolari che la dottrina tradizionale aveva espunto dal proprio modello . Recentemente è uscito in traduzione italiana ( con introduzione di Angelo Scivoletto ) un libro ben noto agli studiosi , Poliarchia , di Robert Dahl ( Franco Angeli editore , Milano 1980 ) . Secondo Dahl , la caratteristica saliente delle poliarchie è , oltre l ' estensione della partecipazione popolare , la presenza di una forte competitività . Ma questa caratteristica non sarebbe completa se non si aggiungesse che i soggetti attivi , rilevanti , determinanti , della competizione , non sono gl ' individui . Sono enti collettivi : o grandi gruppi organizzati , come i sindacati e i partiti , oppure grandi organizzazioni , come le imprese ( non importa se private , pubbliche o semipubbliche ) . Più che una società non egemonica , come la definisce Dahl , la nostra società poliarchica è contrassegnata dall ' esistenza di più gruppi tendenzialmente egemoni in concorrenza fra loro . Partendo dalla concezione monistica dello Stato , che ha accompagnato la formazione dello Stato moderno , costruito idealmente come antitesi alla società medievale , si è spesso manifestata una tendenza a considerare lo Stato unitario come modello ideale anche per la società internazionale . Se pure con una certa forzatura , mi pare si possa dire che nella realtà è avvenuto il processo inverso . Lo Stato poliarchico contemporaneo assomiglia sempre più alla società internazionale , disarticolato com ' è in tanti potentati quasi sovrani , la cui competizione trova soluzioni provvisorie ( tregue , non paci ) attraverso laboriosi e spesso lunghi negoziati , che finiscono in accordi , come sono i contratti collettivi fra le forze sociali , o le coalizioni fra le forze politiche ( si badi , « coalizione » è un termine proprio del diritto internazionale ) , sottoposti , gli uni e le altre , alla clausola di validità a parità di condizioni ( che corrisponde al « rebus sic stantibus » dei trattati internazionali ) . Da questa constatazione discendono alcune conseguenze destinate a mutare l ' immagine ideale dello Stato moderno . Ne indico tre . Come possiamo osservare ogni giorno , in una situazione di forte competitività fra gruppi potenti , il governo o agisce egli stesso come parte in causa , oppure svolge la propria azione come mediatore delle parti in conflitto e alla fine come garante ( spesso impotente ) dell ' accordo intervenuto . In nessuno dei due casi la sua azione rispecchia l ' immagine tramandata per secoli del potere statale come potere sovrano . In contrasto col mito del governo forte si va formulando l ' ipotesi del governo debole , la cui debolezza non è patologica ma fisiologica . Il principio della supremazia della legge richiede in una società democratica il rispetto della regola della maggioranza , espediente tecnico indispensabile dove coloro che debbono prendere una decisione sono molti , in una situazione in cui , se fosse richiesta l ' unanimità , la decisione sarebbe praticamente impossibile . Al contrario , la soluzione di un conflitto mediante accordo rappresenta una decisione presa all ' unanimità , in quanto è valida solo se è accettata da entrambe le parti . Come tale , è possibile soltanto là dove i contraenti sono due o poco più . Ma là dove i contraenti sono due o poco più , è segno che i singoli individui sono esautorati , non contano nulla ( gli unici individui che entrano in scena sono i leaders dei gruppi ) . Infine , una società poliarchica è una società a equilibrio instabile , che deve essere continuamente ricomposto , senza che vi siano regole generali , accettate da tutti , per questa ricomposizione . Si consideri la facilità con cui si fanno e disfanno le coalizioni di governo ( lo stesso si può dire dei contratti collettivi ) . Nella teoria politica classica , il tema dell ' equilibrio si riferiva al rapporto interno fra i tre poteri dello Stato , dei quali nessuno dovrebbe prevaricare sugli altri due . Oggi il problema dell ' equilibrio di cui si deve preoccupare una teoria politica all ' altezza dei tempi è quello delle parti sociali . Ma si tratta di un equilibrio per cui non sono state fissate regole costituzionali e vale come unico principio equilibratore il diritto del più forte .
IL SUCCESSO, SCOPO DELLA VITA ( LUIGI BARZINI JR. , 1938 )
StampaQuotidiana ,
Successo , Successo , Successo , la parola ti guardava da ogni parte negli Stati Uniti d ' America . « Come raggiunsi il Successo » , articoli autobiografici nelle riviste . Libri sulla tecnica del Successo . Gente arrivata veniva intervistata quotidianamente : « Qual è il segreto del vostro Successo ? » . Il Successo era la meta di ognuno , qualunque Successo , anche la Fama che veniva per essere restati appollaiati su l ' asta di una bandiera , in cima a un tetto per quindici giorni . Nessuno aveva mai confessato di aver avuto semplicemente fortuna , come si dice nei Paesi latini . La fortuna non piace agli americani . Scoraggia dal lavorare indefessamente , dal rinunciare alle gioie della vita , il pensare che piccoli particolari fortuiti , al di fuori del proprio controllo , possono fare e disfare la vita degli uomini . Mentre simili potenti ausilii al raggiungimento della ricchezza e della fama venivano perfezionati negli Stati Uniti , si dovettero inventare anche metodi altrettanto potenti per combattere la noia dilagante . Ogni genere di sport venne rinnovato , fornito di regole , di abiti speciali da indossare , circoli in cui giocarlo e di una Tecnica scientifica . L ' antica abitudine di bere vino o liquori , di sentirsi le interiora farsi tenere e l ' anima rilucente di felicità , si trasformò nella Partita di Cocktails , in cui l ' assorbimento degli alcolici era rapidissimo , ridotto all ' Efficienza di una martellata sul capo . L ' Amore si mutò in rapide e insipide avventure . L ' Arte si fece altamente commerciabile . Vendite , incassi erano i soli criteri estetici , non tanto perché gli artisti fossero smodatamente ansiosi di arricchire , quanto perché dall ' approvazione del pubblico , misurata in dollari , sapevano se la loro missione sociale di caccia - noia era riuscita . Vite grigie avevano sete di Colore . Avventure romanzesche , Emozioni , Poesia , e di tutto ciò si abbeveravano indirettamente al cinema , nei libri , o nelle crociere , che divennero di moda a quel tempo , visite a Paesi ignoti così rapide che permettevano di immaginarsi d ' aver visto chissà quali meraviglie . Ogni cosa si fece elementare , rapidissima , facilmente assimilabile . L ' ottimismo più irragionevole colorava tutto . Tutti i sistemi per combattere la noia attraversarono l ' Atlantico , assieme ai metodi perfezionati per asservire ogni minuto della propria giornata all ' unico scopo di riuscire negli affari . Gli « americani d ' Europa » , i giovani dalla fortuna recente , adottarono meticolosamente i giochi , le bevande , gli amori rapidi , le danze , il cinema . La vita andava colorandosi lentamente di idee americane . Si cominciava a sentir dire che la felicità dipende dal progresso meccanico , come le istallazioni idrauliche , che tutti gli uomini devono tentare di raggiungere la Ricchezza e che devono sempre considerare lo stato nel quale si trovano come un periodo transitorio , e che le statistiche sono sacre . Nacque lo snobismo in Europa . Si invidiarono i vicini per infinite ragioni , perché si pulivano i denti , perché conoscevano molte lingue straniere , perché indossavano abiti eleganti , per aver visitato Paesi lontani , perché erano più ricchi . L ' Alto Livello di Vita divenne parola d ' ordine anche in Europa . Le Nazioni impararono nuove ragioni per amarsi o disprezzarsi . Si ammirò il consumo per abitante di prodotti manifatturati , per esempio , più della produzione letteraria di un popolo . Le statistiche del movimento dei carri - merci presero il posto delle arti figurative . Il fatto che il porto di Venezia aveva lo stesso traffico annuale del porto di Baton Rouge , Louisiana , sembrò per la prima volta significativo , e molte persone tentarono di mettere per questo le due città allo stesso livello . Le Nazioni cominciarono a vantarsi della lunghezza delle proprie ferrovie , della pulizia e modernità dei propri gabinetti , dell ' introito medio dei cittadini , della potenza delle loro navi da guerra . Povere Nazioni , ricche solo di arte , di intelligenza , di tradizioni , vennero disprezzate , maltrattate alle Conferenze internazionali , derise o considerate con benevolenza umiliante . Il Livello di Vita divenne il simbolo della civiltà contemporanea . I turisti americani venivano a migliaia in Europa tutti gli anni , visitavano le regioni più pittoresche , inorridendo davanti ai molti esempi del basso livello di vita . Non si fermavano a pensare che i maccheroni in una casetta napoletana erano più saporiti dei piatti in un grande albergo , che l ' arte si capiva e si apprezzava meglio in un villaggio della Toscana che nella villa di un nuovo ricco , o che la disciplina di famiglia era meglio compresa in una fattoria andalusa che in un appartamento di Nuova York . Gli americani erano scandalizzati dai ritardi dei treni greci , dall ' incapacità dei meccanici spagnoli e dal modo casuale con cui si facevano affari in Francia . Ammiravano l ' Arte , la vita , la gioia del Vecchio Mondo . Cercavano in Europa un sollievo per la noia e il grigiore delle loro occupazioni inumane e meccaniche . Tuttavia non riuscivano a collegare l ' apparente inefficienza dell ' Europa alle buone maniere , alla vita riposante , piena , gustosa che vi si viveva . Quando finalmente capirono , cinque o sei anni fa , e si misero confusamente a cercare un ' esistenza meno dura nel Messico , a Tahiti , in Cina , alle Baleari , a Capri , sulla Costa Azzurra , era troppo tardi . L ' America aveva ucciso il mondo all ' antica prima ancora di avere capito che cosa fosse , lo amò agonizzante . La stessa brutale rivoluzione avvenne nel campo delle relazioni internazionali . Grosse Nazioni ricche , imbevute dello spirito dell ' Epoca , insegnarono al mondo la politica materialista , aggressiva , la politica del Successo e della proprietà . Nei primi trent ' anni di questo secolo , e negli ultimi trent ' anni del secolo scorso , vennero impartite lezioni di Efficienza negli Affari Esteri dagli Stati Uniti , dall ' Inghilterra e dalla Francia . Si ricordi soltanto l ' occupazione di Tunisi , la guerra boera , il fulmineo riconoscimento dell ' indipendenza della Repubblica di Panama . Automaticamente le Nazioni dell ' Era dei Nuovi Ricchi si allinearono in ordine di ricchezza e potenza . Nazioni che possedevano poche navi da guerra , nessun campo di petrolio , dovevano servire ed aspettare . I problemi dei poveri erano seccature . Le loro necessità , noiosi particolari che complicavano le Conferenze internazionali . Ogni tanto si buttava qualche pezzo di deserto ai malcontenti per farli tacere . I trattati firmati nei primi anni del secolo , e più specialmente i trattati dopo la Guerra Mondiale , santificarono la classificazione dei diversi Stati secondo le statistiche del consumo di carne bovina e suina per persona . Nazioni ricche continuarono , in questo modo , ininterrottamente ad arricchire , le Nazioni povere diventavano ogni giorno più povere . Quando si divisero i possessi coloniali della Germania e della Turchia , dopo la vittoria alleata , l ' Inghilterra ricevette il 68 per cento , la Francia il 28 per cento , l ' Italia il 2 per cento . L ' Italia , secondo la logica dell ' Era Nuova , non poteva desiderare materie prime , Colonie , ricchezza , per la sola ragione che non ne aveva già . Esattamente come , in una società capitalista senza freni , il ricco continua ad arricchire , mentre il povero diventa sempre più povero , così nell ' epoca del dopoguerra le Nazioni meno favorite trovarono che le difficoltà politiche ed economiche della vita crescevano ogni anno . La colpa degli Stati Uniti di questo stato di cose è grave e sarà giudicata severamente dagli storici . Gli Stati Uniti abbandonarono una politica di Imperialismo militare dopo la guerra contro la Spagna . Le piccole guerricciole combattute nelle repubbliche del Centro America ( occupazioni del Nicaragua , sbarchi a San Domingo ) convinsero i banchieri americani che le conquiste armate non erano commercialmente convenienti . Era inutile pacificare , governare , organizzare interi Paesi , quando si poteva vendere ai popoli tutto ciò di cui avevano bisogno e prestare capitali ai governi . Si risparmiavano tempo , denaro , vite umane . L ' America si dedicò quindi a una cieca forma di aggressività commerciale che rischiò di rovinare il mondo . Gli Stati Uniti richiedevano il pagamento dei debiti di guerra , il che era giusto . Gli Stati Uniti invadevano i mercati del dopoguerra coi loro prodotti . Ed anche questo era giusto . Milioni di dollari - oro partivano annualmente dall ' Europa verso l ' America , per pagare debiti e prodotti manifatturati . Ma come potevano procurarsi dollari - oro , gli europei , senza dei quali non si sarebbero potuti fare i pagamenti ? Ne avevano bisogno di molti ogni dodici mesi . Da dove potevano venire ? Da due sorgenti possibili : la vendita di prodotti europei in America e l ' invio di dollari da parte di emigranti che risiedevano e lavoravano in America . Tutti e due i modi erano severamente proibiti per legge . La legge d ' Immigrazione del 1922 limitava gli arrivi dalle Nazioni più povere a poche migliaia di braccianti l ' anno , i cui risparmi non potevano pesare sulla bilancia commerciale . Le tariffe doganali passate dal Partito Repubblicano resero l ' esportazione di prodotti europei in America quasi impossibile . Si continuava a spedire oro in verghe , in mancanza di dollari , per pagar debiti e quei prodotti che si era forzati di importare . L ' oro veniva immagazzinato nella Federal Reserve Bank . Si arrivò a non trovar più posto dove metterlo . Ogni piroscafo in arrivo ne scaricava casse . Finalmente il Governo Federale prese una decisione all ' americana : fecero un buco per terra e vi seppellirono l ' oro . Gli Stati Uniti spinsero il mondo sull ' orlo del fallimento , provocarono dissesti di intere Nazioni , per l ' amore dell ' oro , per accumularlo in America . Quando l ' ebbero accumulato , lo seppellirono . Avevano capito che non serviva . Le Nazioni povere ebbero la vita dura per molti anni . Non ricevevano materie prime per la ragione che , non avendone già , non ne avevano palesemente bisogno . Dovevano comprare ciò di cui mancavano con una valuta che non possedevano e che non potevano procurarsi . Il Livello di Vita tendeva ad abbassarsi di anno in anno . Man mano che il loro Livello di Vita si abbassava , il rispetto delle Nazioni più ricche per loro diminuiva . Man mano che diminuiva il prestigio , diminuivano le rendite . Ogni cinque o sei anni scoppiava un uragano a Wall Street , la crisi paralizzava l ' industria americana , e gli affari andavano male per tutti . Il mondo doveva digiunare e aspettare , perché gli americani non sapevano far funzionare la loro baracca . Era un mondo incredibile , inesplicabile . Ogni Nazione tentò di trovare la propria via di uscita , nello stile che le era più tradizionale . Fu abbandonato da quasi tutti l ' internazionalismo , ideale caro soltanto alle Nazioni ricche , le quali non vedevano perché non dovessero diventare sempre più ricche . L ' incubo della vita all ' americana all ' interno e nel campo internazionale imponeva urgenti riforme tanto della legislazione sociale quanto dello schieramento delle potenze . L ' Inghilterra si dedicò all ' assistenza dei lavoratori . La Francia tentò il Fronte popolare dapprima , poi la Democrazia alla Daladier . La Spagna venne travolta nella guerra civile . L ' Italia abbandonò la Democrazia , la più dispendiosa e inetta forma di Governo per un Paese mediterraneo , e sotto la guida di Benito Mussolini , l ' uomo che aveva formato il pensiero dell ' epoca nuova , ricercò una nuova giustizia sociale . La Germania marciò dietro le insegne della Croce uncinata . Ogni Nazione sentiva le stesse necessità . Anzitutto , sicurezza interna , difendersi dalle oscillazioni di lontani mercati che buttavano centinaia di migliaia di lavoratori sul lastrico , da un giorno all ' altro , senza ragione apparente . Poi , materie prime protette dalla rivalità di altre Potenze . Mercati sicuri dalle fluttuazioni di valute esterne . Si scoprì che la Ricchezza non aveva senso , come non aveva senso il pazzesco accumular di lingotti da seppellirsi negli Stati Uniti . Ha senso che gli uomini mangino , lavorino , credano , si sentano sicuri . Nazioni che non avevano voluto abbracciare gli ideali americani di Efficienza finalmente si armarono , si fecero efficienti per difesa . Avevano sufficientemente subìto i capricci di Nazioni armate di oro e cannoni . Adottarono una disciplina , che non avevano conosciuto prima , tentando di rompere con la forza il tragico circolo vizioso che le impoveriva ogni giorno . Gli americani oggi protestano vigorosamente . Son questi , si domandano eminenti pensatori d ' oltre Atlantico , gli ideali per cui l ' Umanità ha tanto lottato e sofferto , la Ricchezza , la Potenza , le Materie Prime , il Successo , l ' Efficienza ? Forse questi non sono i massimi ideali della Civiltà umana , ma è nel nome di questi ideali che le Nazioni Nuove Ricche tentarono di soffocare ogni vita spirituale nelle Nazioni povere . Le Nazioni povere si stanno oggi difendendo usando le stesse armi . Gli americani sono gli ultimi che dovrebbero lamentarsi . Il gioco che si sta giocando nel mondo l ' hanno inventato loro .
UNA CLASSICA TRAGEDIA MODERNA ( De Monticelli Roberto , 1958 )
StampaQuotidiana ,
Requiem per una monaca , riduzione di Albert Camus dal romanzo di Faulkner , è l ' esempio più autentico che si possa dare oggi d ' una tragedia moderna ; affermazione dovuta allo stesso Camus , in una breve presentazione scritta allo spettacolo da lui messo in scena a Parigi , con Catherine Sellers e Michel Auclair e le scene di Léonor Fini , spettacolo che tenne il cartellone per oltre due anni . Camus cita anzi un giudizio di André Malraux , a proposito di Santuario , il romanzo di cui Requiem per una monaca costituisce il seguito : Malraux diceva che Faulkner aveva introdotto il romanzo poliziesco nella tragedia antica . È vero . Ma non si potrebbe anche dire che , per esempio , Edipo e Amleto hanno , a loro volta , una progressività e persino una tecnica da romanzo poliziesco ? Requiem per una monaca fu scritta da Faulkner in forma dialogata , intercalate ai tre capitoli che rappresentano i tre atti della tragedia lunghe parti descrittive , evocanti la storia e il destino della città di Jefferson , nella contea Yoknapatawpha , nome immaginario dato dallo scrittore ai luoghi nei quali sono di solito ambientate le sue storie . Vi si riprende la vicenda di Temple Drake , la ragazza di Santuario , la studentessa che , rapita dal « gangster » Popeye , era stata da questi chiusa in una casa di tolleranza di Memphis . Tutto ciò non era accaduto a caso , Temple si era lasciata catturare da Popeye , dopo che la sua fuga dal collegio col giovane Gowan Stevens era miseramente finita in un incidente di macchina , provocato dall ' ubriachezza del giovane che all ' alcool - tipica risorsa , nel puritano mondo anglosassone , per liberarsi dai complessi - aveva chiesto il coraggio necessario a impadronirsi della donna desiderata . Questo è l ' atroce antefatto di Requiem per una monaca : la volontaria abiezione di Temple , prigioniera di un anormale impotente che la concede , sotto i propri occhi , a un suo complice ; salvo poi a sopprimere costui quando tenta di rendere « indipendente » la tresca con la ragazza ; il ritorno di Temple alla vita normale , moglie di Gowan Stevens , che l ' ha sposata per una sorta di riparazione , ma che non può dimenticare quanto è accaduto e che , chiuso nella torre del suo orgoglio , metterà in dubbio anche che il figlio , nato dopo il matrimonio , sia veramente suo . La parte « teatrale » , le « pagine dialogate » del romanzo , che ne costituiscono il nocciolo essenziale , si aprono nel tribunale di Jefferson - l ' edificio che , con la prigione , diede l ' avvio al nascere della città , fatto chiaramente simbolico - al momento in cui viene pronunciata la sentenza contro Nancy Mannigoe , che l ' ascolta impassibile , ringraziando anzi Dio . Nancy Mannigoe è l ' antica prostituta negra che divise con Temple i torbidi giorni nella casa di Memphis . Temple , una volta sposatasi , l ' ha poi accolta in casa come cameriera ; in realtà per avere , nel deserto bianco creatole intorno dall ' orgoglio ferito del marito , dalla sua impossibilità a perdonare e dimenticare , « qualcuno con cui parlare » , un essere umano fornito di un uguale , miserabile patrimonio di oscure memorie ; che per Nancy , poi , non rappresentano nemmeno il male , costituiscono se mai l ' unica realtà offertale dalla vita . Nancy ha ucciso , ha strangolato con le sue mani la figlia più piccola di Temple , una bambina di sei mesi ; ha compiuto il gesto orribile per impedire a Temple di fuggire con un suo amante ricattatore , fratello di colui che la aveva avuta , complice Popeye , nella casa di Memphis . In quell ' inferno di « gelata » rispettabilità che è il « ménage » con Gowan Stevens , il losco giovanotto la fa almeno vibrare come donna ; e poi la sua è un ' antica , pervicace vocazione al male : in questo senso anche lei , come Nancy , è una « monaca » ; monaca del peccato , un crisma la segna . Nancy ha tentato tutto , per trattenerla , le ha persino rubato i gioielli e il denaro che l ' amante ricattatore esigeva ; non le è restato , alla fine , che ricorrere all ' infanticidio . In questo gesto sta la chiave di volta della tragedia . Perché Nancy ha ucciso ? Su questo interrogativo è basata la grande indagine morale che Gawin Stevens , lo zio di Gowan , avvocato difensore di Nancy - ma in realtà immagine sensibile della coscienza di questi personaggi - conduce lentamente , accompagnando Temple , nottetempo , dal Governatore dello Stato , non già a chiedere la grazia per Nancy ( che non potrà essere concessa ) , ma a rivelare le pieghe oscure di una vicenda così atroce , a vuotare il sacco dei propri rimorsi . Nancy ha ucciso , ma è lei , Temple , che si sente responsabile . Senonché , a poco a poco , capisce che il delitto di Nancy era l ' unico modo per spezzare la catena della colpa , l ' orrendo cordone ombelicale che la unisce ' al bordello di Memphis , e ritrovare la pace accanto al marito distrutto . Quanto a Nancy , crede , lei ; crede nel fratello delle prostitute e dei ladri , nell ' amico degli assassini : in Colui , insomma , che è stato ucciso con loro . Era necessario raccontare con una certa minuzia , contrariamente alle nostre abitudini , la vicenda immaginata dal grande americano , per dare un ' idea della potente originalità di questa tragedia che arriva , alla fine , a conclusioni cristiane , sulla misura dei grandi romanzi di Dostoevskij e di Tolstoi . Camus , che affermò « d ' essersi completamente cancellato davanti a Faulkner » , ha dato al romanzo dialogato una chiara , rigorosa , quasi classica dimensione teatrale , senza , si può dire , aggiungere nulla , spostando soltanto alcune parti , chiarendo alcuni punti che alla ribalta non potevano essere lasciati nell ' indeterminatezza suggestiva della pagina scritta . Certo , la chiarezza formale , dialettica , in cui lo scrittore francese cala l ' oscura , sconvolgente tragedia , può non poco limitarla ; e riduce infatti le proporzioni di ciò che nel romanzo ha la forza ciclica di un evento della storia umana . Ma a Camus bisogna essere grati , per aver costretto l ' espressione teatrale a far da tramite , sì da portarla a un pubblico più vasto , a questa allucinante ricerca dei significati che nella nostra vita possono assumere la sofferenza e il peccato . Lo spettacolo , realizzato da Orazio Costa , - il Costa dei Dialoghi delle Carmelitane - è di un ' intensità drammatica e di un rigore stilistico che non hanno nulla da invidiare a quello realizzato a Parigi dallo stesso Camus ; in certi punti , anzi , se ne stacca nettamente , per certe trovate registiche , per un ' aria di fondo , evocata dalle musiche di Roman Vlad , che vuole evidentemente alludere a certe pagine descrittive del romanzo , al plasma d ' oscura prosa che scopre fra i tre grandi capitoli - atti . Anna Proclemer è una Temple di violenta forza drammatica , che giunge alla consapevolezza di quanto è accaduto intorno a lei e dentro di lei attraverso una specie di stupore disperato . Non ha dunque bisogno di piangere ; e non piange , infatti , se non in qualche breve istante . Insomma , è riuscita a dar maschera teatrale a un dolore secco , di pietra . Giorgio Albertazzi , diventato biondo per l ' occasione , dà alla figura umiliata e dolorante del marito un ' angoscia nervosa , un orgoglio pallido e amaro . Edda Albertini era la negra assassina ; è un personaggio immobile , rudimentale , fatto di parole al confine dell ' espressione ; un personaggio , dunque , difficilissimo , che l ' attrice ha reso con una intensa semplicità , un ' emozione rattenuta , solo prorompente alla fine . Da segnalare , infine , l ' umanissimo avvocato Stevens di Filippo Scelzo . Le scene di Piero Zuffi , molto semplici ma funzionali e suggestive , specialmente quella della prigione . Testo o spettacolo , una serata di forte teatro . Lietissimo il successo .
Non è decisionismo ( Bobbio Norberto , 1984 )
StampaQuotidiana ,
Ci sono parole che il linguaggio comune cede al linguaggio dotto , e viceversa vi sono parole che il linguaggio dotto cede al linguaggio comune . Questo secondo tipo di prestito sta avvenendo in questi giorni per la parola « decisionismo » . Ma la cessione è avvenuta con la totale perdita del significato originario . Ho l ' impressione che coloro che parlano di decisionismo a proposito della decisione del governo di far approvare al Parlamento il decreto sulla scala mobile non se ne siano accorti , e quindi stiano dando al termine un significato completamente diverso da quello in uso nel linguaggio dotto . Un significato che non può non ingenerare confusione e intorbidare le acque già abbastanza limacciose del dibattito politico . Come tutti gli « ismi » , « decisionismo » designa non un fatto , non un comportamento , né una serie di fatti o di comportamenti , ma una teoria . Si tratta della teoria giuridica dello scrittore di destra , Cari Schmitt , nota da tempo agli addetti ai lavori , riscoperta in questi ultimi anni , e rimessa in circolazione , non si sa bene con quale intenzione , da alcuni giuristi e scrittori politici di sinistra , sempre in polemica con la teoria meramente formale della democrazia ( l ' unica , a mio parere , sensata e accettabile ) , anche a prezzo di andare a braccetto con la vecchia ( e nuova ma non rinnovata ) destra reazionaria . Secondo Schmitt , le norme giuridiche non sono , come hanno sempre sostenuto i fautori dello Stato di diritto , ovvero dello Stato in cui il potere politico è sottoposto al diritto , il prodotto di un potere autorizzato a creare diritto secondo le norme di una costituzione che stabilisce chi ha il potere di emanare norme giuridiche e con quali procedure , ma sono ( o dovrebbero essere ) il prodotto di una pura decisione del potere in quanto tale . Insomma , il decisionismo è una teoria del diritto che si contrappone a un ' altra teoria del diritto , il cosiddetto normativismo , e vi si contrappone perché sostiene il primato della politica sul diritto , mentre i fautori dello Stato di diritto e della democrazia come insieme di regole del gioco per la formazione della volontà politica , sostengono al contrario il primato del diritto sulla politica . Ora ciò che sta avvenendo in Italia non ha niente a che vedere con la disputa dottrinale degli anni della repubblica di Weimar tra fautori dello Stato democratico e fautori dello Stato autocratico . Ciò di cui si sta discutendo oggi in Italia è se una certa decisione possa o debba essere presa in seguito all ' accordo tra le parti o in seguito a una deliberazione del Parlamento . Il decisionismo come teoria secondo la quale il diritto è in ultima istanza sempre il prodotto di un potere di fatto non c ' entra nulla . Tanto la decisione presa in seguito a un accordo tra parti autorizzate dalla Costituzione a decidere quanto la decisione presa da un organo collegiale autorizzato dalla stessa Costituzione a prendere decisioni vincolanti per tutta la collettività , com ' è il Parlamento , sono decisioni regolate dal diritto . Naturalmente si può discutere quale delle due procedure , quella che prevede che la decisione sia presa in seguito ad accordo tra le parti interessate oppure quella che attribuisce il diritto di decidere a un organo che può prendere la decisione in base alla regola della maggioranza , sia più opportuna o addirittura , in una determinata situazione e in una data materia , più legittima o più conforme alla Costituzione . Ma una tale discussione non riguarda affatto la disputa dottrinale per cui è nata in altri tempi la teoria del decisionismo . Con ciò non si vuole negare che ci siano differenze tra le due procedure . Ma si tratta di differenze che sono totalmente al di là della disputa tra normativisti e decisionisti . La prima differenza è molto semplice : quando una decisione viene presa in seguito a un accordo tra le parti , è ovvio che la decisione debba essere presa all ' unanimità . Se una delle due parti non accetta l ' accordo , la decisione è impossibile ; se la decisione è presa , è segno che il consenso è stato dato da tutte e due le parti , ed essendo solo due i soggetti della decisione la decisione è unanime . Quando una decisione è presa invece da un organo collegiale composto da una pluralità di persone , basta di solito , affinché una decisione venga considerata valida , la maggioranza . La regola della maggioranza è la regola democratica per eccellenza non già perché sia antidemocratica la regola dell ' unanimità , ma perché la regola dell ' unanimità è applicabile soltanto in pochi casi , tra cui quello in cui i soggetti chiamati a prendere una decisione siano due , oppure il gruppo formato da più individui sia tanto omogeneo che si possa prevedere una identità di interessi o di opinioni fra i suoi membri . In qualsiasi altro caso la regola o non è applicabile perché paralizza la possibilità stessa di arrivare a una decisione , oppure è ingiusta perché attribuisce a un solo membro del gruppo il diritto di veto . Una seconda differenza è meno ovvia e per questo meriterebbe ben altra riflessione . Il regime parlamentare è nato con la netta contrapposizione tra rappresentanza politica e rappresentanza degl ' interessi . Per rappresentanza politica distinta dalla rappresentanza degl ' interessi si è sempre intesa la rappresentanza degl ' interessi generali contrapposta alla rappresentanza d ' interessi particolari . Proprio per distinguere queste due forme di rappresentanza e per affermare la supremazia della prima sulla seconda è stato introdotto in tutte le costituzioni democratiche dalla Costituzione francese del 1791 in poi il divieto di mandato imperativo ovvero l ' obbligo imposto ai rappresentanti una volta eletti di difendere interessi non corporativi . Che questo principio oggi . sia continuamente violato , è una realtà che io stesso ho già rilevato più volte . Ma resta il fatto che la rappresentanza parlamentare è pur sempre meno particolaristica , nonostante forti tendenze in contrario , che la rappresentanza di grandi gruppi organizzati come le associazioni operaie e padronali che si accordano , quando riescono ad accordarsi , unicamente allo scopo di regolare i loro reciproci rapporti . Non c ' è dubbio che una decisione presa in base alla procedura dell ' accordo fra le parti sia una rivincita della rappresentanza degl ' interessi su quella politica . Se diventasse la procedura maestra per prendere decisioni collettive , sarebbe , anzi , la fine della rappresentanza politica , e segnerebbe la sconfitta di una delle battaglie secolari di ogni governo democratico . La decisione per accordo tra grandi organizzazioni in naturale conflitto tra loro , la cosiddetta « concertazione » , è un aspetto , forse l ' aspetto saliente , di quella nuova forma di Stato che viene chiamato , a torto o a ragione , Stato neocorporativo , e in cui alcuni osservatori sono indotti a vedere una delle ragioni principali di quella « trasformazione » della democrazia cui non si può non guardare con una certa preoccupazione . Se per decisionismo s ' intende un po ' rozzamente una svolta nello sviluppo della democrazia , non è detto che questa non si trovi proprio nella prevalenza della rappresentanza degl ' interessi sulla rappresentanza politica , prevalenza di cui può essere considerata una manifestazione la tendenza neocorporativa assai più che la riconduzione del flusso delle decisioni necessarie a governare nell ' alveo dei rapporti tra governo e Parlamento .