StampaQuotidiana ,
Il
comunismo
ha
la
sua
prima
radice
in
quel
complesso
di
passioni
,
di
sentimenti
e
d
'
idee
che
cominciarono
ad
affermarsi
nel
secolo
decimottavo
e
si
svilupparono
completamente
nel
decimonono
.
Se
si
parte
infatti
dal
concetto
che
l
'
uomo
nasce
buono
,
e
che
come
affermava
Rousseau
,
la
società
o
meglio
le
istituzioni
sociali
,
l
'
hanno
reso
cattivo
viene
naturale
la
conseguenza
che
,
cambiando
radicalmente
le
istituzioni
accennate
,
gli
uomini
possano
,
anzi
debbano
,
in
breve
tempo
perdere
il
loro
egoismo
e
recuperare
il
loro
naturale
altruismo
.
Se
si
crede
fermamente
che
la
storia
dell
'
umanità
si
può
sintetizzare
assimilandola
ad
una
marcia
continua
dalla
disuguaglianza
verso
l
'
uguaglianza
,
si
deve
ammettere
che
,
quando
in
questa
strada
si
è
fatto
un
certo
cammino
,
si
deve
arrivare
ad
un
punto
nel
quale
diventa
necessaria
la
soppressione
della
proprietà
privata
,
la
quale
rende
impossibile
la
uguaglianza
assoluta
fra
tutti
i
membri
del
consorzio
sociale
.
Oggi
riesce
ancora
assai
difficile
il
precisare
quanto
bene
e
quanto
male
abbia
prodotto
la
diffusione
delle
idee
e
dei
sentimenti
accennati
,
poiché
è
questa
una
indagine
che
solo
fra
un
paio
di
generazioni
si
potrà
fare
con
perfetta
spassionatezza
.
Ad
ogni
modo
sembra
che
il
loro
ciclo
storico
abbia
raggiunto
il
suo
vertice
,
e
che
,
almeno
nell
'
Europa
occidentale
,
esso
accenni
a
discendere
;
come
del
resto
finora
è
avvenuto
a
quasi
tutte
le
forme
mentali
ed
a
quasi
tutte
le
correnti
passionali
che
hanno
contribuito
colla
loro
diffusione
a
modificare
la
storia
del
mondo
ed
a
creare
ed
a
distruggere
le
varie
civiltà
.
La
esperienza
di
quanto
è
avvenuto
ed
avviene
in
Russia
ha
servito
,
e
sempre
più
servirà
,
a
far
dileguare
in
proposito
molte
illusioni
.
Ho
avuto
di
recente
occasione
di
leggere
la
lettera
di
un
operaio
italiano
che
trovasi
in
Russia
per
ragioni
di
lavoro
,
nella
quale
egli
informava
un
suo
amico
che
colà
,
malgrado
il
trionfo
ufficiale
del
Comunismo
,
vedeva
ogni
giorno
persone
che
banchettavano
nelle
trattorie
di
lusso
ed
altre
persone
alla
porta
che
mendicavano
un
tozzo
di
pane
e
che
anche
colà
vi
erano
coloro
che
andavano
in
automobile
e
quelli
che
non
avevano
scarpe
ai
piedi
.
Non
si
può
negare
che
le
trasformazioni
dell
'
economia
sociale
avvenute
durante
il
secolo
decimonono
e
quello
presente
abbiano
anche
esse
contribuito
alla
propagazione
delle
dottrine
comuniste
,
e
basterebbe
in
proposito
ricordare
il
sorgere
della
grande
industria
colle
grandi
agglomerazioni
di
lavoratori
manuali
che
essa
rende
necessarie
.
Ma
se
le
trasformazioni
accennate
hanno
agevolato
il
diffondersi
delle
dottrine
comuniste
esse
hanno
reso
quasi
necessaria
la
nascita
di
quelle
sindacaliste
.
Infatti
nella
seconda
metà
del
secolo
decimonono
e
nei
primi
decenni
del
ventesimo
non
abbiamo
assistito
soltanto
alla
sostituzione
della
grande
industria
alla
piccola
,
colla
relativa
scomparsa
di
una
parte
dell
'
artigianato
,
che
è
stata
sostituita
dagli
operai
salariati
,
ma
la
vita
economica
si
è
trasformata
in
maniera
che
la
soddisfazione
di
molti
bisogni
quotidiani
o
quasi
quotidiani
non
è
affidata
più
a
gruppi
d
'
individui
disorganizzati
,
che
fra
loro
non
avevano
alcun
legame
e
spesso
si
facevano
reciprocamente
la
concorrenza
,
ma
a
determinate
categorie
di
lavoratori
per
necessità
di
cose
perfettamente
organizzati
.
Agli
antichi
compagni
di
mestiere
,
spesso
rivali
fra
di
loro
,
si
è
sostituita
la
«
classe
»
,
che
ha
acquistato
il
monopolio
di
una
data
funzione
e
che
,
mercé
l
'
unità
della
direzione
tecnica
e
la
comunanza
degli
interessi
,
facilmente
può
concepire
l
'
idea
dell
'
unità
nella
direzione
politica
,
una
volta
che
si
è
costituita
in
sindacato
.
Esempio
tipico
di
questa
trasformazione
è
l
'
industria
dei
trasporti
,
nella
quale
alle
antiche
carrozze
postali
ed
ai
carri
si
sono
sostituite
le
grandi
linee
ferroviarie
,
agli
antichi
bastimenti
a
vela
le
grandi
compagnie
di
navigazione
a
vapore
.
Altro
esempio
tipico
si
può
trovare
nelle
industrie
relative
all
'
illuminazione
ed
al
riscaldamento
.
Ai
quali
fino
a
cinquanta
anni
fa
si
provvedeva
mercé
le
candele
,
il
petrolio
ed
il
carbone
che
ognuno
comprava
nello
spaccio
più
vicino
,
mentre
ora
si
provvede
coll
'
illuminazione
elettrica
e
col
gas
che
in
tutte
le
grandi
città
sono
forniti
da
un
'
unica
o
al
massimo
da
due
officine
.
In
sostanza
quindi
nello
spazio
di
un
paio
di
generazioni
è
avvenuto
un
cambiamento
radicale
,
nella
struttura
,
direi
quasi
anatomica
,
del
corpo
sociale
,
in
grado
,
bene
o
male
,
di
provvedere
quasi
interamente
a
se
stessa
mercé
l
'
opera
individuale
delle
cellule
che
la
componevano
,
mentre
oggi
molte
cellule
seguitano
a
lavorare
isolatamente
,
ma
molte
altre
si
sono
coordinate
ed
hanno
formato
degli
organi
speciali
l
'
azione
di
ognuno
dei
quali
è
necessaria
per
il
retto
funzionamento
dell
'
intero
organismo
.
La
parte
in
altre
parole
ha
acquistato
una
individualità
a
sé
,
e
con
ciò
è
sorta
in
essa
la
tentazione
di
contrapporsi
,
e
forse
anche
d
'
imporsi
,
al
tutto
.
E
se
si
vuole
avere
un
'
idea
dei
pericoli
contenuti
in
questa
tentazione
,
basta
pensare
a
quel
che
avverrebbe
in
Inghilterra
se
per
tre
mesi
rimanessero
chiuse
le
miniere
di
carbone
e
fossero
sospese
le
ferrovie
e
la
navigazione
.
Ora
senza
per
nulla
accettare
la
così
detta
dottrina
del
materialismo
storico
,
secondo
la
quale
tutte
le
diverse
forme
di
organizzazione
politica
sarebbero
esclusivamente
la
conseguenza
dei
mutamenti
avvenuti
nell
'
organizzazione
economica
della
società
,
sarebbe
assurdo
il
negare
che
un
cambiamento
così
profondo
e
sostanziale
nella
vita
economica
,
come
duello
che
ho
testé
sommariamente
descritto
,
possa
produrre
delle
importanti
modificazioni
nella
vita
politica
.
Lo
Stato
rappresentativo
moderno
è
nato
in
un
'
epoca
nella
quale
l
'
attuale
specializzazione
di
alcune
delle
più
importanti
funzioni
economiche
non
era
neppure
abbozzata
,
e
perciò
non
poteva
riconoscere
come
entità
politiche
le
classi
addette
a
queste
funzioni
.
Inoltre
esso
non
ha
ammesso
né
poteva
ammettere
alcuna
sovranità
intermedia
tra
lo
Stato
e
gli
individui
perché
già
le
aveva
quasi
tutte
distrutte
,
dopo
lunga
lotta
coi
baroni
e
coi
comuni
,
l
'
antico
Stato
assoluto
,
che
quasi
dappertutto
,
precedette
e
preparò
le
forme
politiche
odierne
.
Senonché
oggi
che
la
specializzazione
economica
ha
prodotto
la
formazione
delle
classi
e
che
gli
individui
appartenenti
ad
ognuna
di
esse
hanno
acquistato
una
innegabile
solidarietà
d
'
interessi
,
ed
anche
,
per
la
comunanza
delle
mansioni
e
della
preparazione
necessaria
ad
esercitarle
,
una
certa
identità
di
forma
mentale
,
è
nata
l
'
aspirazione
a
conferire
loro
un
'
azione
diretta
nella
vita
politica
,
alla
quale
gli
individui
che
le
compongono
dovrebbero
partecipare
non
solo
come
semplici
cittadini
ma
anche
come
membri
della
classe
.
Accanto
perciò
alla
Camera
o
alle
Camere
,
che
rappresentano
i
singoli
individui
o
che
sono
formate
in
modo
da
comprendere
le
migliori
attitudini
politiche
che
abbia
il
paese
,
si
vorrebbe
ora
da
molti
istituirne
un
'
altra
che
fosse
la
rappresentanza
delle
così
dette
competenze
,
ossia
in
altre
parole
delle
organizzazioni
professionali
,
con
facoltà
finora
non
bene
determinate
,
ma
ad
ogni
modo
con
partecipazione
diretta
ai
poteri
sovrani
.
Ed
in
favore
del
progetto
accennato
si
può
dire
che
esso
non
farebbe
che
dare
una
forma
legale
all
'
azione
di
una
forza
sociale
che
già
si
è
affermata
e
che
non
possiamo
distruggere
,
perché
è
impossibile
di
far
rivivere
l
'
organizzazione
economica
della
prima
metà
del
secolo
decimonono
.
Ed
è
perciò
che
molti
credono
che
sia
atto
di
sana
e
previdente
politica
l
'
attirare
i
sindacati
di
classe
nell
'
orbita
costituzionale
ammettendo
i
loro
rappresentanti
speciali
nei
Parlamenti
nei
quali
si
discutono
ed
approvano
le
leggi
,
le
imposte
e
le
pubbliche
spese
.
Ma
il
ragionamento
accennato
sarebbe
esatto
se
le
istituzioni
rappresentative
a
base
individuale
finora
prevalenti
in
tutti
i
paesi
di
civiltà
europea
,
non
avessero
tanta
elasticità
da
rendere
possibile
e
facile
a
tutte
le
nuove
forze
dirigenti
che
si
affermano
in
una
società
di
acquistare
sui
poteri
sovrani
un
'
influenza
adeguata
alla
loro
importanza
.
Sarebbe
assurdo
supporre
che
di
questa
facilità
non
si
siano
valsi
e
non
si
varranno
i
sindacati
di
mestiere
,
che
anche
col
sistema
della
rappresentanza
individuale
possono
moltissimo
influire
nella
elezione
dei
deputati
.
Abbiamo
oggi
in
proposito
il
calzante
esempio
dell
'
Inghilterra
,
dove
il
partito
del
lavoro
,
che
ha
la
sua
base
elettorale
appunto
nei
sindacati
operai
,
col
sistema
della
rappresentanza
individuale
,
sta
per
conquistare
forse
ha
già
conquistato
,
la
direzione
dello
Stato
.
Mentre
d
'
altra
parte
se
gli
inscritti
ai
sindacati
,
oltre
al
partecipare
come
cittadini
alla
formazione
della
rappresentanza
individuale
potessero
mandare
al
Parlamento
i
loro
speciali
rappresentanti
di
classe
si
avrebbe
una
doppia
manifestazione
della
stessa
forza
politica
,
la
quale
perciò
sicuramente
verrebbe
ad
assumere
una
preponderanza
superiore
alla
sua
importanza
numerica
e
diciamolo
pure
alla
sua
importanza
sociale
.
Poiché
mentre
da
un
lato
lo
sciopero
di
una
o
di
parecchie
classi
di
lavoratori
potrebbe
fermare
,
o
seriamente
intralciare
la
vita
economica
del
paese
,
dall
'
altro
l
'
azione
di
una
Camera
che
fosse
la
rappresentanza
dei
sindacati
avrebbe
in
mano
lo
strumento
legale
per
contemporaneamente
fermare
o
almeno
intralciare
la
macchina
dello
Stato
.
Lo
Stato
rappresentativo
moderno
a
base
individuale
non
è
certamente
un
organismo
politico
perfetto
,
né
potrà
durare
in
eterno
immutato
.
Ma
finora
non
ci
sono
state
organizzazioni
politiche
perfette
ed
immutabili
e
qualcheduna
che
per
un
momento
si
è
creduta
tale
ha
ricevuto
dalla
storia
una
rude
smentita
.
Però
ce
ne
sono
state
di
quelle
che
trasformandosi
hanno
reso
possibile
un
tipo
più
avanzato
di
civiltà
e
ce
ne
sono
state
delle
altre
che
dissolvendosi
hanno
reso
inevitabile
l
'
adozione
di
un
tipo
di
civiltà
molto
inferiore
a
quello
già
raggiunto
:
come
per
esempio
avvenne
dopo
la
caduta
dell
'
impero
romano
.
Or
la
sapienza
degli
uomini
di
Stato
dovrebbe
secondare
le
trasformazioni
inevitabili
evitando
ad
ogni
costo
le
crisi
violente
,
ossia
le
dissoluzioni
degli
organismi
politici
:
dovrebbe
saper
trovare
la
via
che
conduce
in
alto
,
scansando
quella
che
porta
in
basso
.
Pregio
grandissimo
del
regime
rappresentativo
è
stato
quello
di
affidare
la
direzione
della
macchina
politica
a
coloro
che
si
consideravano
legalmente
come
gli
interpreti
delle
aspirazioni
e
degli
interessi
della
collettività
.
Sarebbe
assai
difficile
che
lo
Stato
potesse
conservare
integro
questo
carattere
e
potesse
continuare
ad
esercitare
un
'
azione
coordinatrice
di
tutte
le
attività
sociali
se
una
parte
dei
poteri
fosse
attribuita
ai
rappresentanti
delle
singole
classi
.
Ed
è
perciò
che
io
per
lo
meno
vorrei
che
l
'
Italia
non
fosse
la
prima
nazione
che
facesse
l
'
esperimento
di
ammettere
come
tali
,
i
rappresentanti
dei
sindacati
di
qualunque
genere
nel
Parlamento
.
StampaQuotidiana ,
Gino
Cervi
è
tornato
a
cingere
la
gran
pancia
di
Falstaff
come
nel
1939
quando
,
della
stessa
commedia
shakespeariana
,
diede
una
non
dimenticata
interpretazione
con
la
compagnia
dell
'
Eliseo
(
la
Morelli
,
la
Pagani
,
Stoppa
;
fu
un
fatto
teatrale
che
tutti
ricordano
)
e
la
regia
di
Pietro
Sharoff
,
come
oggi
.
Gino
Cervi
ha
,
per
il
personaggio
di
Falstaff
,
un
'
inclinazione
,
diremmo
,
eroicomica
,
come
per
il
personaggio
di
Cirano
(
stabilite
,
fra
il
primo
e
il
secondo
,
le
necessarie
proporzioni
,
s
'
intende
)
.
Ma
è
un
'
inclinazione
eroicomica
di
natura
borghese
;
mi
pare
proprio
che
,
anche
sotto
la
pancia
di
Falstaff
,
come
sotto
il
giustacuore
di
Cirano
,
il
Cervi
rimanga
quel
borghese
solido
e
dimesso
,
attivista
e
bonario
che
è
nei
personaggi
in
panni
moderni
,
non
dà
mai
nei
toni
del
tenore
o
del
baritono
e
si
porta
sempre
sulle
spalle
o
,
come
ieri
sera
,
nella
pancia
posticcia
,
il
suo
bravo
carico
di
concreta
malinconia
.
La
malinconia
di
Falstaff
,
e
lo
si
sente
nelle
ultime
battute
,
è
quella
del
grassone
beffato
e
velleitario
,
scorbacchiato
e
senile
;
e
ciò
che
appunto
l
'
interprete
sottolinea
in
modo
preciso
,
senza
per
questo
mandarla
al
tragico
.
E
ci
piace
assai
più
quest
'
ombra
,
che
è
nelle
sue
parole
,
di
tutta
l
'
alta
buffoneria
che
viene
prima
,
il
pancione
nella
cesta
della
biancheria
,
il
grosso
stolto
nel
parco
di
Windsor
,
con
in
testa
le
corna
di
cervo
e
ai
reni
i
pungoli
dei
beffeggiatori
travestiti
da
folletti
e
fate
del
bosco
,
il
deluso
amatore
costretto
a
camuffarsi
da
donna
senza
per
questo
riuscire
a
evitare
le
bastonate
del
marito
geloso
.
Ora
non
vi
intratterrò
sulle
Allegre
comari
di
Windsor
grande
commedia
sanguigna
e
ambigua
(
quelle
comari
,
quelle
borghesi
di
Windsor
,
che
si
prendono
gioco
di
Falstaff
perché
come
mogli
sono
oneste
,
sì
,
ma
il
diavolo
in
corpo
ce
l
'
hanno
lo
stesso
,
sarebbe
bello
da
vedere
se
,
a
insidiare
le
loro
virtù
fosse
non
già
il
ridicolo
grassone
ma
il
bel
Fanton
,
giovane
signore
)
;
non
vi
intratterrò
su
un
testo
reso
popolare
fra
l
'
altro
dalla
musica
di
Verdi
,
su
un
testo
che
,
a
stare
alla
tradizione
,
Shakespeare
scrisse
in
quindici
giorni
per
ubbidire
a
un
ordine
della
regina
Elisabetta
.
Detto
che
forse
,
come
personaggio
,
Sir
John
Falstaff
,
gentiluomo
pingue
,
squattrinato
e
spaccone
,
è
più
realizzato
nella
prima
e
nella
seconda
parte
dell
'
Enrico
IV
,
quando
,
in
chiave
di
burla
,
il
poeta
lo
mette
persino
a
sedere
,
per
qualche
minuto
,
sul
trono
d
'
Inghilterra
,
bisogna
aggiungere
che
qui
c
'
è
,
però
,
intorno
a
lui
,
la
commedia
,
la
descrizione
beffarda
delle
due
comari
e
di
quella
signora
Quickly
,
trafficona
e
pronuba
,
mezzana
e
complice
,
e
di
quel
Franco
Ford
che
è
proprio
un
«
cocu
»
mancato
,
e
di
quella
buffa
società
provinciale
;
c
'
è
insomma
la
grande
commedia
tratta
,
nell
'
articolazione
della
sua
vicenda
,
dalla
novellistica
italiana
,
dalle
Notti
dello
Straparola
;
Shakespeare
era
nei
suoi
anni
migliori
,
gli
anni
dell
'
Amleto
e
del
Giulio
Cesare
.
Parliamo
ora
dello
spettacolo
.
I
confronti
sono
sempre
odiosi
,
come
si
sa
,
ma
in
questo
caso
è
dovere
del
critico
minimamente
aggiornato
sui
più
recenti
fatti
teatrali
italiani
,
stabilire
un
parallelo
,
per
esempio
,
fra
questa
regia
di
Sharoff
e
quella
,
firmata
da
Luigi
Squarzina
,
al
Teatro
Stabile
di
Genova
,
di
un
'
altra
commedia
shakespeariana
,
quella
Misura
per
misura
che
non
era
mai
stata
rappresentata
in
Italia
e
che
l
'
anno
scorso
il
pubblico
genovese
e
quello
romano
poterono
conoscere
.
Sì
,
Misura
per
misura
è
un
'
opera
più
macchinosa
e
complessa
e
anche
meno
logorata
dalle
interpretazioni
e
si
presta
forse
di
più
alle
escogitazioni
registiche
,
alle
invenzioni
e
alle
fantasie
di
un
estro
spettacolare
;
ma
chi
per
avventura
abbia
assistito
a
tutt
'
e
due
le
realizzazioni
,
non
potrà
non
aver
constatato
quanto
lo
spettacolo
di
Genova
fosse
più
approfondito
e
preciso
,
come
rivelasse
la
ricerca
di
uno
stile
e
di
un
significato
che
andasse
al
di
là
dell
'
interesse
melodrammatico
della
trama
,
al
nocciolo
di
quello
Shakespeare
che
,
appunto
in
Misura
per
misura
,
nel
punto
più
alto
della
commedia
,
parla
della
«
stella
che
apre
gli
ovili
»
,
al
mattino
.
Nello
spettacolo
cui
abbiamo
assistito
ieri
sera
,
con
bei
costumi
e
buone
scene
(
ma
non
tutte
,
due
o
tre
non
ci
sono
piaciute
)
dovute
a
John
More
e
a
Veniero
Colasanti
,
c
'
è
qualcosa
di
approssimativo
,
di
non
ben
fuso
,
qualcosa
che
sa
un
poco
di
«
routine
»
vecchio
stile
;
restano
intatti
,
naturalmente
,
colore
e
buffoneria
.
Ciò
va
detto
,
per
scrupolo
di
verità
,
senza
togliere
una
briciola
del
suo
merito
a
un
'
interpretazione
,
come
quella
di
Cervi
,
che
non
potrebbe
essere
più
festante
e
fastosa
,
sempre
restando
ben
raccolta
,
come
una
polpa
,
intorno
a
quel
nocciolo
d
'
umanità
di
cui
si
diceva
all
'
inizio
;
accanto
a
lui
,
nelle
parti
delle
due
comari
,
un
'
Olga
Villi
irridente
e
ammiccante
e
una
Anna
Miserocchi
sostenuta
e
cauta
,
come
portata
per
forza
alla
beffa
dal
gioco
della
commedia
;
la
signora
Quickly
di
Vittorina
Benvenuti
,
pur
efficace
,
la
si
sarebbe
voluta
più
argutamente
caratterizzata
;
pastosamente
comico
Glauco
Mauri
,
veramente
a
suo
agio
nel
personaggio
di
Ford
;
degli
altri
,
sono
da
ricordare
Adriana
Vianello
,
amorosetta
un
poco
acerba
,
Ennio
Balbo
,
Tullio
Valli
,
Raoul
Grassilli
,
Armando
Bandini
,
pittoresco
ma
un
po
'
troppo
caricato
,
Gianfranco
Ombuen
,
Alfredo
Censi
e
Renato
Mori
.
Adattamenti
musicali
di
Gian
Luca
Tocchi
e
Bruno
Nicolai
,
una
bella
coreografia
finale
e
molti
applausi
.
StampaQuotidiana ,
Uno
dei
temi
maggiormente
discussi
in
questi
ultimi
anni
fra
studiosi
che
s
'
interrogano
sullo
stato
attuale
della
democrazia
,
è
il
neocorporativismo
.
Il
tema
è
stato
dibattuto
,
a
dire
il
vero
,
più
fuori
d
'
Italia
che
nel
nostro
paese
,
ma
da
due
o
tre
anni
anche
da
noi
il
dibattito
è
cominciato
e
procede
a
ritmo
sempre
più
accelerato
.
Dopo
la
raccolta
di
saggi
,
La
società
neocorporativa
,
a
cura
di
M
.
Maraffi
,
uscita
nel
1981
presso
Il
Mulino
di
Bologna
,
sono
apparse
a
brevissima
distanza
di
tempo
,
presso
lo
stesso
editore
,
altre
due
raccolte
di
articoli
(
in
gran
parte
stranieri
)
sull
'
argomento
,
L
'
organizzazione
degli
interessi
dell
'
Europa
occidentali
(
1983
)
e
La
politica
degli
interessi
nei
paesi
industrializzati
(
1984
)
nonché
il
libro
,
ben
documentato
e
ben
ragionato
,
di
L
.
Bordogna
e
G
.
Provasi
,
Politica
,
economia
i
rappresentanza
degli
interessi
,
che
reca
un
sottotitolo
già
di
per
se
stesso
significativo
:
Uno
studio
sulle
recenti
difficoltà
delle
democrazie
occidentali
.
Ai
lettori
che
non
sono
al
corrente
del
dibattito
fra
gli
addetti
ai
lavori
e
hanno
invece
reminiscenze
storiche
in
cui
il
termine
«
corporativismo
»
è
legato
alla
dottrina
fascista
oppure
hanno
nell
'
orecchio
il
gergo
giornalistico
e
corrente
in
cui
per
società
corporativa
s
'
intende
una
società
frammentata
in
tanti
piccoli
gruppi
che
tendono
a
far
prevalere
i
loro
interessi
particolaristici
sugli
interessi
generali
,
occorre
rivolgere
due
avvertimenti
:
a
)
quando
oggi
si
parla
di
neocorporativismo
,
ci
si
riferisce
a
un
assetto
che
si
è
venuto
formando
in
società
democratiche
,
anzi
in
alcune
delle
democrazie
europee
più
avanzate
,
come
la
Svezia
,
tanto
che
è
diventata
ormai
abituale
la
distinzione
fra
corporativismo
statale
o
fascista
e
corporativismo
sociale
o
democratico
;
b
)
il
neocorporativismo
non
ha
niente
a
che
vedere
con
il
fenomeno
spesso
lamentato
,
specie
in
Italia
,
della
disgregazione
del
tessuto
sociale
in
tanti
gruppi
e
gruppuscoli
rivali
,
le
cui
rivendicazioni
indisciplinate
e
quindi
imprevedibili
rendono
sempre
più
difficile
il
governo
della
società
globale
.
Anzi
,
in
un
certo
senso
,
è
proprio
l
'
opposto
:
si
chiama
oggi
assetto
neocorporativo
quello
in
cui
si
è
formata
la
massima
concentrazione
delle
organizzazioni
degli
interessi
(
volgarmente
i
sindacati
)
e
queste
organizzazioni
prendono
decisioni
collettive
di
grande
rilievo
per
tutta
la
società
attraverso
i
loro
rappresentanti
al
vertice
insieme
con
organi
del
governo
.
Per
capire
la
ragione
di
questa
terminologia
che
può
apparire
ad
alcuni
fuorviante
,
bisogna
rendersi
conto
che
per
«
corporativismo
»
in
generale
nel
linguaggio
tecnico
ormai
consolidato
s
'
intendono
principalmente
due
cose
:
a
)
una
dottrina
che
propugna
la
collaborazione
delle
due
grandi
classi
antagonistiche
dei
datori
di
lavoro
e
dei
lavoratori
,
anziché
il
conflitto
permanente
risolto
di
volta
in
volta
con
aggiustamenti
non
solo
dei
contenuti
ma
anche
delle
regole
di
gioco
,
oppure
la
sopraffazione
di
una
classe
sull
'
altra
;
b
)
uno
strumento
istituzionale
fondamentale
,
consistente
nella
sostituzione
della
rappresentanza
immediata
degli
interessi
particolari
in
contrasto
,
detta
anche
rappresentanza
corporativa
,
alla
rappresentanza
politica
,
propria
della
democrazia
rappresentativa
,
in
cui
l
'
eletto
,
non
vincolato
al
mandato
dei
suoi
elettori
,
deve
provvedere
esclusivamente
agli
interessi
generali
.
Varie
sono
le
ragioni
per
cui
in
Italia
il
dibattito
sul
neocorporativismo
ha
stentato
a
farsi
strada
.
Anzitutto
,
vi
è
una
questione
di
principio
:
la
dottrina
liberale
democratica
italiana
ha
costantemente
rifiutato
di
riconoscere
la
legittimità
di
una
rappresentanza
degli
interessi
accanto
a
quella
politica
,
e
ne
è
prova
la
nostra
Costituzione
che
l
'
ha
relegata
in
un
istituto
secondario
,
il
Consiglio
nazionale
dell
'
economia
e
del
lavoro
,
che
ha
potere
unicamente
consultivo
,
e
che
,
oltretutto
,
è
nato
morto
,
e
non
appena
risuscitato
,
è
subito
rimorto
.
In
secondo
luogo
sono
da
prendere
in
considerazione
le
condizioni
stesse
in
cui
si
è
svolto
in
questi
anni
in
Italia
il
conflitto
sociale
,
ben
di
verso
,
almeno
sino
ad
ora
,
da
quello
dei
paesi
in
cui
si
è
venuto
assestando
a
poco
a
poco
nel
dopoguerra
un
sistema
neocorporativo
.
Questo
esiste
soltanto
nei
paesi
in
cui
vi
è
stato
un
forte
partito
socialdemocratico
,
tanto
forte
da
essere
diventato
per
periodi
più
o
meno
lunghi
partito
di
governo
,
il
partito
che
è
stato
chiamato
del
«
compromesso
»
,
ovvero
dell
'
accettazione
temporanea
del
sistema
capitalistico
corretto
da
politiche
redistributive
.
In
Italia
il
più
forte
partito
della
classe
operaia
non
è
e
non
vuole
essere
un
partito
socialdemocratico
e
nulla
vi
è
di
più
estraneo
alla
sua
«
filosofia
»
e
a
quella
dei
maggiori
sindacati
,
anche
di
quelli
di
matrice
non
comunista
,
che
l
'
idea
del
compromesso
sociale
,
da
non
confondersi
con
il
compromesso
politico
,
che
invece
è
parte
integrante
della
strategia
del
partito
comunista
(
ma
la
differenza
fra
i
due
tipi
di
compromesso
richiederebbe
un
lungo
discorso
che
rimando
ad
altra
occasione
)
.
Dal
punto
di
vista
del
sistema
politico
nel
suo
complesso
,
l
'
assetto
neocorporativo
rappresenta
uno
spostamento
del
luogo
classico
delle
decisioni
collettive
,
che
in
un
sistema
parlamentare
risiede
nel
Parlamento
e
nel
governo
,
mentre
nell
'
assetto
neocorporativo
la
decisione
è
presa
al
di
fuori
del
parlamento
e
del
governo
,
che
rappresenta
,
nella
più
favorevole
delle
ipotesi
,
solo
una
delle
due
parti
in
conflitto
.
Di
questi
due
sistemi
decisionali
,
il
primo
è
completamente
istituzionalizzato
,
l
'
altro
è
un
sistema
ancora
debolmente
o
non
affatto
istituzionalizzato
che
,
emerso
a
poco
a
poco
dalla
società
civile
,
costituisce
uno
dei
fenomeni
più
appariscenti
della
«
trasformazione
»
della
democrazia
tuttora
in
corso
.
A
un
fenomeno
di
questo
genere
non
può
non
far
pensare
il
contrasto
che
si
è
avuto
qualche
mese
fa
in
Italia
fra
governo
e
opposizione
rispetto
al
modo
di
prendere
la
decisione
sul
costo
del
lavoro
.
Si
è
trattato
infatti
di
un
contrasto
fra
due
procedure
alternative
per
la
formazione
delle
decisioni
collettive
:
mediante
accordo
fra
le
parti
in
cui
lo
Stato
entra
soltanto
come
mediatore
,
oppure
attraverso
la
formazione
della
maggioranza
nella
sede
propria
della
rappresentanza
politica
.
Si
potrebbe
parlare
addirittura
di
una
vera
e
propria
forma
di
«
doppio
Stato
»
,
non
nel
senso
del
contrasto
fra
Stato
normativo
e
Stato
discrezionale
,
analizzato
a
suo
tempo
da
Ernst
Fraenkel
,
ma
nel
senso
del
contrasto
fra
due
procedure
di
decisione
,
che
si
escludono
a
vicenda
,
pur
essendo
entrambe
compatibili
,
sui
principi
fondamentali
della
democrazia
,
secondo
la
quale
una
decisione
collettiva
deve
essere
legittimata
in
ultima
istanza
dal
consenso
diretto
o
indiretto
degli
interessati
.
StampaQuotidiana ,
La
prima
origine
della
importanza
assunta
dai
sindacati
professionali
si
deve
ricercare
nello
sviluppo
della
grande
industria
,
che
,
rendendo
necessaria
la
riunione
di
un
gran
numero
di
lavoratori
nella
stessa
fabbrica
,
ha
reso
loro
più
facile
di
associarsi
per
la
tutela
dei
comuni
interessi
.
Ma
,
oltre
a
questo
fattore
,
ve
n
'
è
un
altro
sul
quale
non
è
superfluo
di
richiamare
ancora
una
volta
l
'
attenzione
del
pubblico
e
dei
governanti
.
Questo
fattore
consiste
,
come
ho
già
fin
dal
1907
accennato
nelle
colonne
del
«
Corriere
»
,
in
quella
trasformazione
che
,
sopra
tutto
nelle
regioni
dove
prevale
la
civiltà
europea
,
hanno
subito
le
economie
nazionali
e
private
in
seguito
alla
larga
applicazione
delle
scoperte
per
le
quali
sarà
sempre
segnalato
nella
storia
il
secolo
decimonono
.
Per
citare
alcuni
esempi
,
è
certo
che
l
'
adozione
del
gas
per
l
'
illuminazione
e
le
cucine
del
vapore
per
le
ferrovie
e
le
navi
,
della
luce
elettrica
per
l
'
illuminazione
e
della
forza
elettrica
per
i
trams
,
ha
profondamente
modificato
,
sopra
tutto
nelle
grandi
città
il
nostro
tenore
di
vita
creando
nuovi
bisogni
,
sviluppando
quelli
vecchi
e
cambiando
radicalmente
i
mezzi
con
i
quali
soddisfiamo
i
nuovi
ed
i
vecchi
.
Fino
ad
un
secolo
fa
chi
doveva
viaggiare
,
quando
non
voleva
servirsi
delle
regie
poste
di
cavalli
,
lo
poteva
fare
con
una
carrozza
propria
o
con
quella
che
affittava
presso
uno
dei
tanti
intrapenditori
di
trasporti
,
ed
i
viaggi
brevi
la
povera
gente
li
faceva
a
piedi
o
pigiata
in
scomodissimi
carri
.
Oggi
i
ricchi
vanno
in
prima
classe
,
i
poveri
in
terza
,
ma
tutti
fanno
uso
della
ferrovia
,
senza
la
quale
riuscirebbe
impossibile
l
'
approvvigionamento
di
quasi
tutti
i
grandi
centri
della
popolosa
Europa
occidentale
.
Quaranta
o
cinquanta
anni
addietro
ognuno
comprava
dal
bottegaio
più
vicino
l
'
olio
od
il
petrolio
per
l
'
illuminazione
ed
il
carbone
per
cuocere
le
vivande
,
oggi
quasi
dappertutto
sono
rare
le
case
nelle
quali
non
vi
sia
l
'
impianto
per
la
luce
elettrica
ed
è
molto
diffuso
per
le
cucine
l
'
uso
del
gas
.
Nello
stesso
tempo
lo
sviluppo
preso
dalle
grandi
città
ha
reso
indispensabile
l
'
uso
del
tram
elettrico
e
la
navigazione
a
vapore
ha
sostituito
quasi
intieramente
l
'
antico
bastimento
a
vela
ed
ha
fatto
sì
che
un
numero
relativamente
piccolo
di
grandi
compagnie
di
navigazione
abbia
concentrato
in
sé
quasi
tutta
l
'
industria
dei
trasporti
marittimi
tanto
per
quel
che
riguarda
i
viaggiatori
che
per
le
merci
.
Ora
tutto
ciò
non
è
avvenuto
senza
che
una
profonda
modificazione
si
sia
introdotta
nel
meccanismo
degli
scambi
tanto
di
derrate
che
di
servizi
.
All
'
antica
forma
di
scambio
,
che
lasciava
all
'
individuo
che
cercava
la
merce
od
il
servizio
la
libera
scelta
dell
'
individuo
coattivo
fra
tutti
gli
individui
,
che
hanno
bisogno
di
quel
dato
servizio
o
di
quella
data
merce
,
e
la
classe
,
organizzata
od
organizzabile
,
che
sola
li
può
offrire
.
E
ciò
fa
sì
che
ogni
classe
di
lavoratori
che
ha
il
monopolio
di
un
servizio
necessario
o
di
una
merce
indispensabile
,
come
sarebbe
ad
esempio
il
carbon
fossile
,
può
,
incrociando
semplicemente
le
braccia
,
mettere
la
società
intiera
in
grandissimo
imbarazzo
.
Infatti
si
sa
da
tutti
che
,
nelle
grandi
città
d
'
Europa
e
d
'
America
,
la
vita
diventerebbe
molto
difficile
se
per
un
mese
soltanto
le
ferrovie
,
i
tram
e
le
officine
del
gas
e
della
luce
elettrica
cessassero
di
funzionare
e
si
sa
pure
che
qualche
grande
nazione
,
come
ad
esempio
la
potentissima
Inghilterra
,
non
potrebbe
materialmente
più
vivere
se
per
tre
o
quattro
mesi
s
'
interrompessero
le
linee
di
navigazione
che
la
congiungono
col
resto
del
mondo
o
se
si
chiudessero
le
sue
miniere
di
carbone
.
Non
può
destar
maraviglia
che
le
varie
classi
di
lavoratori
,
le
quali
hanno
il
monopolio
uno
dei
servizi
accennati
o
della
produzione
di
una
delle
derrate
indispensabili
,
abbiano
compreso
quanto
sia
potente
l
'
arma
che
hanno
nelle
mani
;
ed
abbiamo
visto
testé
in
Inghilterra
una
di
queste
classi
spalleggiata
da
altre
,
costringere
il
Governo
a
concedere
notevoli
vantaggi
pecuniarii
ai
propri
membri
con
grave
sacrificio
della
pubblica
finanza
.
Avendo
in
mano
mezzi
d
'
influenza
sociale
così
efficaci
come
quelli
che
ho
accennate
,
è
quasi
naturale
che
i
sindacati
tentino
di
servirsene
per
fare
pressione
sui
pubblici
poteri
.
Siamo
quindi
davanti
ad
uno
stato
di
cose
che
non
è
più
lecito
d
'
ignorare
o
trascurare
ed
è
anzi
necessario
che
non
solo
i
governanti
,
ma
anche
tutti
coloro
che
s
'
interessano
all
'
avvenire
del
proprio
paese
,
si
rendano
perfettamente
conto
della
gravità
della
quistione
,
perché
l
'
impreparazione
od
una
preparazione
incompleta
potrebbe
condurci
a
qualche
passo
falso
al
quale
poi
sarebbe
molto
difficile
di
rimediare
.
Or
i
problemi
che
oggi
presenta
la
grave
e
complessa
questione
relativa
alla
condotta
che
lo
Stato
,
nei
paesi
retti
col
sistema
rappresentativo
dovrebbe
tenere
rispetto
ai
sindacati
dei
lavoratori
,
possono
ridursi
a
quattro
:
Il
primo
concerne
il
riconoscimento
ufficiale
dei
sindacati
,
concedendo
loro
la
personalità
giuridica
.
Il
secondo
è
quello
relativo
alla
unità
od
alla
molteplicità
dei
sindacati
fra
i
lavoratori
addetti
ad
un
determinato
servizio
o
alla
produzione
di
una
determinata
derrata
.
Il
terzo
riguarda
l
'
obbligatorietà
della
inscrizione
ad
un
sindacato
di
tutti
i
lavoratori
che
esercitano
la
stessa
professione
o
lo
stesso
mestiere
.
Ed
il
quarto
finalmente
,
consiste
nell
'
esame
della
convenienza
o
no
di
concedere
ai
rappresentanti
speciali
dei
sindacati
di
entrare
nelle
assemblee
che
esercitano
il
potere
legislativo
.
Ognuno
di
questi
problemi
è
così
vasto
e
complesso
che
potrebbe
essere
svolto
in
un
articolo
a
parte
;
mi
limiterò
quindi
ad
accennare
i
criteri
fondamentali
,
seguendo
e
sviluppando
i
quali
si
potrebbe
arrivare
ad
una
soddisfacente
soluzione
.
Ed
in
primo
luogo
crederci
necessario
,
od
almeno
opportuno
,
di
concedere
il
riconoscimento
legale
e
la
personalità
giuridica
a
tutti
quei
sindacati
che
la
chiedessero
,
preferibilmente
subordinando
la
concessione
alla
dimostrazione
di
possedere
un
certo
patrimonio
investito
sia
in
immobili
che
in
titoli
di
Stato
o
in
depositi
presso
le
Casse
di
risparmio
.
In
questo
modo
si
accrescerebbe
il
senso
della
responsabilità
nei
dirigenti
dei
sindacati
e
la
prudenza
nei
loro
seguaci
,
e
si
avrebbe
una
seria
garanzia
nei
casi
di
inadempimento
di
uno
di
quei
contratti
collettivi
di
lavoro
che
ora
cominciano
a
diventare
frequenti
.
In
secondo
luogo
non
troverei
nessuna
ragione
per
ostacolare
o
non
riconoscere
la
molteplicità
dei
sindacati
fra
gli
esercenti
della
stessa
professione
o
del
medesimo
mestiere
.
Si
obbietterà
che
in
questo
modo
si
avranno
,
come
si
sono
avuti
,
dei
sindacati
di
partito
,
composti
cioè
da
coloro
che
seguono
un
dato
indirizzo
politico
.
Ma
bisogna
riflettere
che
è
impossibile
di
escludere
la
politica
dal
movimento
sindacale
perché
esso
necessariamente
mirerà
sempre
a
far
pressione
sulla
società
,
e
quindi
sullo
Stato
che
ne
rappresenta
e
tutela
gli
interessi
,
per
aumentare
i
benefizi
delle
classi
sindacate
.
Date
queste
condizioni
,
è
preferibile
che
la
pressione
sia
possibilmente
suddivisa
,
anziché
affidata
ad
un
solo
organismo
.
Tanto
più
che
alle
volte
gli
interessi
e
le
vedute
proprie
di
un
dato
partito
possono
temperare
la
soverchia
vivacità
degli
interessi
professionali
.
Non
ammetterei
poi
in
niun
modo
e
con
nessun
temperamento
una
riforma
che
,
abolendo
una
delle
migliori
conquiste
della
Rivoluzione
francese
,
cioè
la
libertà
di
lavoro
,
imponesse
il
sindacato
obbligatorio
;
ossia
rendesse
necessaria
l
'
inscrizione
in
una
associazione
sindacale
per
potere
esercitare
un
dato
mestiere
.
Lo
Stato
mancherebbe
ad
uno
dei
suoi
precisi
doveri
,
che
consiste
nel
tutelare
l
'
individuo
contro
ogni
forma
di
coazione
privata
,
se
permettesse
che
la
sussistenza
di
un
uomo
o
di
una
famiglia
restasse
in
balia
dei
dirigenti
di
un
'
associazione
la
quale
potrebbe
ammettere
o
non
ammettere
nel
proprio
seno
i
postulanti
,
e
potrebbe
espellere
tutti
coloro
che
riputasse
per
una
ragione
qualsiasi
indesiderabili
condannandoli
a
non
potere
più
fare
uso
delle
proprie
braccia
e
della
propria
capacità
.
Se
ciò
avvenisse
sarebbe
il
principio
dello
sfacelo
delle
istituzioni
politiche
e
sociali
presenti
.
Poiché
il
monopolio
dei
sindacati
non
avrebbe
più
alcun
freno
ed
i
loro
capi
,
sicuri
ormai
della
ferrea
disciplina
dei
seguaci
,
potrebbero
trattare
da
pari
a
pari
coi
rappresentanti
dello
Stato
come
i
baroni
del
Medio
Evo
trattavano
con
i
Re
.
Né
meno
grave
si
presenta
l
'
ultima
questione
,
ossia
quella
relativa
alla
rappresentanza
politica
dei
sindacati
.
Se
i
membri
di
essi
ne
fossero
oggi
privi
si
potrebbe
affermare
che
è
cattiva
politica
il
negare
ad
una
nuova
forza
sociale
ogni
partecipazione
ai
poteri
sovrani
,
ma
,
dove
si
è
già
adottato
il
suffragio
universale
,
gli
ascritti
ai
sindacati
sono
già
elettori
,
e
se
votano
compatti
,
come
è
presumibile
,
essi
,
anche
con
la
rappresentanza
individuale
ora
in
vigore
,
possono
potentemente
influire
sull
'
assemblea
elettiva
;
giacché
non
vi
è
candidato
né
partito
politico
che
non
sentano
l
'
influenza
di
un
gruppo
elettorale
numeroso
e
disciplinato
e
perciò
capace
di
fare
traboccare
la
bilancia
in
loro
favore
.
Accoppiando
la
rappresentanza
di
classe
a
quella
individuale
nelle
assemblee
legislative
si
darebbe
da
un
lato
un
'
arma
efficacisSima
ai
sindacati
,
poiché
i
loro
rappresentanti
avrebbero
il
mandato
imperativo
di
tutelare
gli
interessi
sindacali
,
senza
assicurare
l
'
indipendenza
degli
elementi
scelti
col
vecchio
sistema
individuale
,
che
dovrebbero
avere
la
missione
di
tutelare
quelli
della
collettività
.
Ed
è
perciò
che
se
si
vorrà
in
Italia
dare
ad
ogni
costo
una
rappresentanza
politica
ai
sindacati
sarebbe
meno
male
l
'
aggregare
questa
rappresentanza
al
Senato
,
avendo
cura
che
essa
non
ne
formi
la
maggioranza
,
anziché
alla
Camera
elettiva
.
I
senatori
infatti
sono
nominati
a
vita
e
non
hanno
quindi
da
temere
per
la
loro
rielezione
.
È
stato
di
recente
pubblicato
un
libro
del
professore
Gaspare
Ambrosini
sui
sindacati
,
i
consigli
tecnici
ed
i
Parlamentari
politici
.
Sarebbe
opportuno
che
esso
fosse
letto
e
meditato
nel
momento
attuale
.
In
sostanza
l
'
Ambrosini
fa
uno
studio
sulle
costituzioni
più
recenti
e
dimostra
che
finora
in
nessun
paese
i
sindacati
hanno
potuto
ottenere
una
partecipazione
legale
ai
poteri
sovrani
.
In
Germania
la
nuova
costituzione
stabilisce
la
formazione
di
un
consiglio
economico
,
formato
dai
rappresentanti
dei
sindacati
dei
padroni
e
degli
operai
,
ma
esso
ha
solo
funzioni
consultive
ed
inoltre
ha
facoltà
di
proporre
al
Reichstag
disegni
di
legge
solo
sulle
quistioni
riguardanti
la
legislazione
del
lavoro
.
Nella
stessa
Russia
bolscevica
i
Soviet
non
sono
nominati
dai
sindacati
ma
dalle
altre
categorie
di
lavoratori
,
che
sono
le
sole
che
colà
sono
riguardate
come
tali
,
cioè
gli
operai
della
città
,
i
contadini
ed
i
soldati
.
Ma
l
'
Ambrosini
si
affretta
ad
aggiungere
che
praticamente
i
Soviet
sono
un
'
emanazione
del
partito
comunista
,
che
è
la
sola
organizzazione
politica
la
quale
effettivamente
governi
nell
'
antico
impero
degli
Czar
.
Nel
1919
i
sindacati
russi
avevano
richiesto
di
essere
riconosciuti
come
organi
economici
dello
Stato
,
ma
Lenin
allora
cercò
di
rimandare
ogni
decisione
e
nel
marzo
del
1921
fece
approvare
dal
decimo
congresso
del
partito
comunista
una
mozione
in
base
alla
quale
si
stabiliva
che
sarebbe
stato
un
errore
politico
la
trasformazione
rapida
dei
sindacati
in
organi
dello
Stato
e
che
essi
per
ora
dovevano
limitarsi
ad
essere
scuole
di
comunismo
.
Se
ora
per
ciò
in
Italia
si
concederà
la
partecipazione
dei
rappresentanti
dei
sindacati
allo
assemblee
politiche
,
il
nostro
paese
sarebbe
il
primo
ad
attuare
una
riforma
capace
di
cambiare
profondamente
l
'
organizzazione
dei
pubblici
poteri
e
della
quale
gravi
potrebbero
essere
le
conseguenze
in
un
non
lontano
avvenire
.
E
ciò
da
una
parte
potrebbe
essere
un
onore
,
ma
potrebbe
anche
costituire
un
grave
pericolo
.
Io
credo
infatti
che
se
i
sindacati
riuscissero
ad
assumere
il
potere
legislativo
,
o
ad
esercitare
una
pressione
abbastanza
forte
sopra
di
esso
,
gli
interessi
delle
singole
classi
prevarrebbero
su
quelli
della
collettività
e
si
avrebbe
in
sostanza
la
rivolta
delle
membra
contro
lo
stomaco
e
soprattutto
contro
il
cervello
.
La
plebe
di
Roma
antica
dié
prova
di
un
gran
senno
politico
quando
comprese
il
significato
dell
'
apologo
di
Menenio
Agrippa
;
ne
avrebbero
altrettanto
i
nostri
sindacati
operai
?
È
lecito
dubitarne
finché
la
mentalità
odierna
delle
nostre
classi
lavoratrici
non
sarà
modificata
,
finché
i
loro
intelletti
non
saranno
«
realmente
»
sgombrati
da
una
dottrina
che
è
stata
ormai
da
più
di
mezzo
secolo
ad
essi
inculcata
;
secondo
la
quale
la
produzione
economica
sarebbe
dovuta
all
'
opera
«
esclusiva
»
di
coloro
che
corrono
a
crearla
col
loro
lavoro
manuale
.
StampaQuotidiana ,
Esiste
,
da
lunedì
scorso
,
sul
palcoscenico
d
'
un
teatro
d
'
Italia
,
un
misterioso
dramma
,
che
si
è
presentato
senza
clamore
,
senza
alone
mondano
intorno
,
senza
cicaleccio
snobistico
,
senza
brusio
di
scandalo
,
senza
che
nessuno
citasse
Proust
o
Pierre
Choderlos
De
Laclos
(
che
in
genere
non
c
'
entrano
per
niente
e
in
questo
caso
poi
meno
che
mai
,
ma
sono
nomi
grati
al
palato
dei
letterati
che
frequentano
,
fingendo
di
snobbarle
,
le
sale
di
spettacolo
)
.
Esiste
questo
dramma
,
nella
sua
realizzazione
scenica
,
da
lunedì
scorso
e
noi
siamo
ben
lieti
che
questo
accada
:
è
un
dramma
,
intendiamoci
,
non
perfetto
,
che
può
dare
persino
la
sensazione
di
qualcosa
di
non
finito
,
d
'
oscuro
,
di
chiuso
nella
notte
d
'
una
fatica
creativa
ancora
non
placata
.
È
La
Giustizia
di
Giuseppe
Dessì
,
che
si
rappresenta
in
questi
giorni
al
Teatro
Stabile
di
Torino
,
con
la
regia
di
Giacomo
Colli
,
primo
testo
drammatico
di
un
narratore
che
al
teatro
non
s
'
era
avvicinato
mai
e
che
lo
ha
fatto
ora
,
non
per
vanità
o
per
desiderio
di
facile
fama
,
ma
proprio
perché
la
natura
dei
fatti
che
s
'
era
accinto
a
narrare
lo
ha
irresistibilmente
portato
verso
una
ribalta
.
La
Giustizia
,
è
lo
stesso
Dessì
che
lo
scrive
,
stava
lentamente
nascendo
come
lungo
racconto
.
Ma
quei
personaggi
,
quella
gente
d
'
un
paese
del
centro
della
Sardegna
,
presi
nel
vortice
d
'
una
inchiesta
giudiziaria
che
scava
faticosamente
nel
passato
,
alla
ricerca
del
responsabile
d
'
un
delitto
consumato
quindici
anni
prima
,
non
sopportavano
d
'
essere
chiusi
entro
certi
schemi
narrativi
,
volevano
a
tutti
i
costi
parlare
,
muoversi
,
agire
.
«
Infatti
ciò
che
mi
piaceva
,
nel
mio
racconto
o
romanzo
che
fosse
,
era
il
dialogo
.
Là
,
nel
dialogo
,
il
tono
era
giusto
»
.
Genesi
dell
'
opera
che
all
'
occhio
dello
spettatore
si
fa
chiara
solo
che
egli
pensi
come
i
fatti
rappresentati
siano
tolti
di
peso
dai
rapporti
di
un
giudice
istruttore
;
e
che
corrispondono
,
nella
loro
apparenza
esteriore
,
a
fatti
realmente
accaduti
.
In
un
paese
primitivo
,
fra
i
monti
della
Gallura
,
una
ragazza
,
una
piccola
serva
di
diciassette
anni
,
ha
un
giorno
una
visione
terrificante
:
vede
,
in
un
boschetto
dietro
le
case
,
col
volto
squarciato
e
coperto
di
sangue
,
la
vecchia
madre
delle
sue
padrone
,
due
tetre
sorelle
invecchiate
nel
silenzio
,
nel
sospetto
e
in
una
squallida
avarizia
da
poveri
;
la
vecchia
della
visione
,
in
quella
sua
agonia
,
pronuncia
dei
nomi
,
che
sembrano
altrettante
accuse
.
Il
delitto
è
accaduto
,
in
realtà
,
ma
quindici
anni
prima
.
Una
lunga
indagine
era
stata
condotta
dal
maresciallo
dei
carabinieri
allora
di
stanza
nel
paese
;
e
un
grosso
fascicolo
istruttorio
s
'
era
di
giorno
in
giorno
gonfiato
sul
tavolo
di
un
giudice
.
Un
uomo
del
paese
,
vicino
di
casa
delle
due
sorelle
,
era
stato
accusato
dell
'
assassinio
,
aveva
subito
dieci
mesi
di
carcere
preventivo
,
poi
era
stato
prosciolto
.
E
la
macchia
del
delitto
impunito
,
era
restata
sulla
comunità
.
La
visione
della
ragazza
(
che
può
sembrare
frutto
di
isteria
ma
in
realtà
non
lo
è
,
come
si
vedrà
poi
nello
sviluppo
del
dramma
)
rimette
tutto
in
discussione
,
l
'
indagine
e
l
'
istruttoria
sul
vecchio
crimine
vengono
riprese
dal
nuovo
maresciallo
e
da
un
altro
giudice
.
Ecco
:
non
accade
molto
di
più
e
trattandosi
,
poi
,
nella
sua
costruzione
esteriore
,
d
'
un
dramma
di
«
suspense
»
,
non
è
bene
rivelare
gli
scioglimenti
dei
fatti
ai
lettori
che
possono
domani
diventare
spettatori
.
Ma
ciò
che
conta
,
qui
,
è
la
rappresentazione
corale
di
quella
società
primitiva
;
è
,
per
quanto
concerne
l
'
indagine
nelle
coscienze
,
il
,
senso
che
ne
scaturisce
,
di
colpe
antichissime
,
di
torti
remoti
e
reciproci
,
mai
perdonati
né
risarciti
;
è
l
'
immagine
della
solitudine
umana
,
dell
'
incomprensione
,
dell
'
innocenza
tradita
sulla
terra
indifferente
,
nel
paesaggio
nemico
:
il
sacrificio
di
Abele
(
ma
un
Abele
non
scevro
di
colpe
)
che
si
ripete
in
un
mondo
restato
alle
lontananze
mitiche
del
Vecchio
Testamento
.
(
Ed
è
Italia
di
oggi
)
.
Tutto
ciò
è
ottenuto
con
una
semplicità
di
linguaggio
che
prende
dalla
cronaca
,
dalla
grande
inchiesta
oggettiva
,
il
suo
passo
perento
rio
,
perché
condizionato
dai
fatti
.
E
con
tutto
ciò
,
nonostante
questa
chiarezza
,
insieme
fredda
e
accalorata
,
proprio
da
requisitoria
di
giudice
istruttore
,
l
'
opera
resta
misteriosa
,
serrata
in
un
grumo
d
'
ombra
,
un
segno
simbolico
sul
muro
d
'
una
catacomba
;
che
è
,
mi
pare
,
la
prova
della
sua
qualità
.
Aggiungi
a
questi
dati
positivi
uno
spettacolo
,
rigoroso
,
austero
,
non
ancora
perfetto
in
certe
parti
accessorie
,
ma
significativo
nella
sua
aderenza
al
testo
;
aggiungi
quella
scena
di
Michele
Scandella
,
un
miracolo
di
prospettive
poetiche
(
oltre
che
un
miracolo
tecnico
,
dato
il
minuscolo
palcoscenico
del
Gobetti
,
sul
quale
riescono
a
muoversi
più
di
una
trentina
di
personaggi
)
;
e
l
'
interpretazione
sobria
,
patita
,
piena
di
umiltà
e
di
malinconia
,
di
Gianni
Santuccio
;
la
potente
figurazione
ieratica
di
Paola
Borboni
;
la
caratterizzazione
di
Gina
Sammarco
;
il
prodigarsi
di
tutti
gli
altri
,
da
Mario
Bardella
a
Giulio
Oppi
.
Insomma
,
un
risultato
.
Ora
,
si
pensi
che
il
dramma
di
Dessì
fu
pubblicato
su
«
Botteghe
Oscure
»
nel
1948;
e
che
ci
ha
messo
dieci
anni
per
arrivare
a
una
ribalta
.
Altro
che
far
polemiche
sui
giornali
;
se
dipendesse
da
noi
,
manderemmo
i
pezzi
grossi
del
teatro
italiano
,
gli
alti
papaveri
impresariali
,
in
viaggio
d
'
istruzione
per
l
'
Italia
,
paese
che
hanno
dimostrato
,
ad
usura
,
di
non
conoscere
.
StampaQuotidiana ,
La
conclusione
dell
'
articolo
precedente
,
in
cui
parlo
di
un
«
doppio
Stato
»
a
proposito
dello
Stato
neocorporativo
,
è
manifestamente
forzata
.
Nella
realtà
,
e
senza
forzature
,
un
doppio
Stato
esiste
davvero
in
Italia
,
ma
non
è
quello
neocorporativo
:
è
lo
Stato
che
deriva
dalla
sopravvivenza
e
dalla
robusta
consistenza
di
un
potere
invisibile
accanto
a
quello
visibile
.
Alcuni
anni
or
sono
uno
studioso
americano
in
un
libro
tradotto
anche
in
italiano
,
I
confini
della
legittimazione
(
De
Donato
,
Roma
)
,
per
sottolineare
l
'
estensione
del
potere
occulto
negli
Stati
Uniti
negli
anni
di
Nixon
,
ha
usato
l
'
espressione
«
the
duali
State
»
che
corrisponde
esattamente
al
nostro
«
doppio
Stato
»
.
Dei
due
presunti
Stati
di
una
società
neocorporativa
dicevo
che
erano
entrambi
compatibili
coi
principi
fondamentali
della
democrazia
.
La
stessa
cosa
non
vale
quando
dei
due
Stati
l
'
uno
è
lo
Stato
visibile
,
l
'
altro
quello
invisibile
.
Lo
Stato
invisibile
è
l
'
antitesi
radicale
della
democrazia
.
Si
può
definire
la
democrazia
(
ed
è
stata
di
fatto
definita
)
nei
modi
più
diversi
.
Ma
non
vi
è
definizione
in
cui
possa
mancare
l
'
elemento
caratterizzante
della
visibilità
o
della
trasparenza
del
potere
.
Governo
democratico
è
quello
che
svolge
la
propria
attività
in
pubblico
,
sotto
gli
occhi
di
tutti
.
E
deve
svolgere
la
propria
attività
sotto
gli
occhi
di
tutti
perché
ogni
cittadino
ha
il
diritto
di
essere
posto
in
grado
di
formarsi
una
libera
opinione
sulle
decisioni
che
vengono
prese
in
suo
nome
.
Altrimenti
,
per
quale
ragione
dovrebbe
essere
chiamato
a
recarsi
periodicamente
alle
urne
,
e
su
quali
basi
potrebbe
esprimere
il
proprio
voto
di
approvazione
e
di
condanna
?
Che
il
potere
tenda
a
mettersi
la
maschera
per
non
farsi
riconoscere
e
per
poter
svolgere
la
propria
azione
lontano
da
sguardi
indiscreti
,
è
una
vecchia
storia
.
Questa
vecchia
storia
ha
anche
un
celebre
nome
che
al
solo
pronunciarlo
mette
i
brividi
nella
schiena
:
arcana
imperii
.
Nella
sua
analisi
magistrale
del
potere
Elias
Canetti
ha
scritto
:
«
Il
segreto
sta
nel
nucleo
più
interno
del
potere
»
(
Massa
e
potere
,
Adelphi
,
Milano
1981
)
.
I
padri
fondatori
della
democrazia
pretesero
di
dar
vita
a
una
forma
di
governo
che
non
avesse
più
maschera
,
in
cui
gli
arcani
del
dominio
fossero
definitivamente
aboliti
e
questo
«
nucleo
interno
»
distrutto
.
Molte
sono
le
promesse
non
mantenute
della
democrazia
reale
rispetto
alla
democrazia
ideale
.
E
la
graduale
sostituzione
della
rappresentanza
degl
'
interessi
alla
rappresentanza
politica
di
cui
mi
sono
occupato
nell
'
articolo
precedente
è
una
di
queste
.
Ma
rientra
,
insieme
con
altre
,
nel
capitolo
generale
delle
cosiddette
«
trasformazioni
»
della
democrazia
.
Il
potere
occulto
,
no
.
Non
trasforma
la
democrazia
,
la
perverte
.
Non
la
colpisce
più
o
meno
gravemente
in
uno
dei
suoi
organi
vitali
,
la
uccide
.
Di
tutte
le
promesse
non
mantenute
,
è
quella
che
maggiormente
ne
offende
lo
spirito
,
ne
devia
il
corso
naturale
,
ne
vanifica
lo
scopo
.
Grazie
ai
risultati
ormai
noti
della
Commissione
parlamentare
d
'
inchiesta
presieduta
dall
'
on.
Tina
Anselmi
,
ai
numerosi
documenti
resi
pubblici
,
alle
dichiarazioni
di
parlamentari
e
di
personaggi
variamente
autorevoli
,
alle
inchieste
giornalistiche
,
sappiamo
ormai
sulla
loggia
segreta
di
Licio
Gelli
molto
di
più
di
quello
che
si
venne
a
sapere
in
seguito
alle
perquisizioni
nella
villa
di
Arezzo
e
nell
'
ufficio
di
Castiglion
Fibocchi
del
marzo
1981
.
Ma
prima
di
allora
io
stesso
avevo
cominciato
a
parlare
,
se
pure
con
una
espressione
che
era
apparsa
eccessiva
,
di
«
criptogoverno
»
(
in
un
articolo
sulla
«
Stampa
»
del
23
novembre
1980
)
.
Ho
ora
sott
'
occhio
la
voluminosa
e
documentata
relazione
di
minoranza
dell
'
on.
Massimo
Teodori
,
del
partito
radicale
,
sulla
medesima
inchiesta
.
La
tesi
principale
ivi
sostenuta
,
secondo
cui
la
loggia
P2
sarebbe
stata
parte
integrante
del
sistema
dei
partiti
e
pertanto
debba
essere
considerata
come
un
effetto
diretto
della
degenerazione
partitocratica
della
democrazia
italiana
,
dalla
quale
sarebbe
derivata
una
vera
e
propria
dislocazione
del
potere
fuori
dalle
sedi
costituzionalmente
riconosciute
,
si
può
anche
discutere
e
non
accettare
integralmente
.
Ma
è
da
ritenere
fuori
discussione
che
la
loggia
P2
,
come
rileva
giustamente
Teodori
,
abbia
esercitato
in
alcuni
momenti
della
nostra
vita
nazionale
una
influenza
ben
più
ampia
,
profonda
,
determinante
,
che
una
semplice
lobby
e
abbia
costituito
,
per
l
'
appartenenza
degli
affiliati
alle
più
alte
gerarchie
dello
Stato
e
ai
più
elevati
strati
della
società
,
alti
funzionari
,
diplomatici
,
generali
,
giornalisti
,
e
quel
che
è
ancora
più
scandaloso
,
uomini
politici
di
quella
che
si
chiama
-
oh
,
ironia
dei
nomi
!
-
l
'
area
democratica
del
nostro
sistema
politico
,
una
compiuta
organizzazione
di
potere
occulto
presso
,
dietro
,
sotto
(
o
sopra
?
)
lo
Stato
.
Indipendentemente
dalle
conseguenze
direttamente
politiche
,
che
forse
non
sono
da
sopravvalutare
,
la
formazione
di
una
simile
rete
di
potere
sotterraneo
è
di
per
se
stessa
una
vergogna
nazionale
dalla
quale
dobbiamo
redimerci
per
poter
diventare
pienamente
credibili
come
soggetti
di
un
regime
democratico
nel
consesso
internazionale
.
Senza
pregiudizi
,
s
'
intende
,
verso
le
persone
,
giacché
non
tutte
sono
egualmente
responsabili
,
ma
anche
senza
indulgenze
.
Non
possiamo
però
fingere
di
non
accorgerci
che
sin
d
'
ora
ciò
che
è
emerso
dalla
documentazione
è
una
prova
avvilente
della
mediocrità
intellettuale
e
morale
di
una
parte
non
piccola
della
nostra
classe
dirigente
.
Le
rivelazioni
sulla
vita
di
Gelli
sono
tali
da
farci
restare
allibiti
(
e
inorriditi
)
alla
scoperta
che
la
maggior
parte
di
coloro
che
sono
entrati
volontariamente
nella
sua
cerchia
per
sottomettersi
alla
protezione
di
un
uomo
che
non
aveva
altro
scopo
che
quello
di
estendere
il
proprio
potere
con
qualsiasi
mezzo
,
rendendo
in
cambio
della
protezione
servigi
presuntivamente
illeciti
per
la
loro
stessa
segretezza
,
siano
personaggi
quasi
tutti
di
altissimo
rango
,
e
nessuno
di
essi
abbia
avuto
in
anni
di
commerci
sospetti
con
il
fondatore
della
loggia
un
moto
di
ribellione
,
e
abbia
compiuto
un
atto
di
resipiscenza
.
Sono
considerato
uno
che
vede
sempre
nero
,
un
pessimista
cronico
.
Eppure
confesso
che
non
avrei
mai
immaginato
che
la
vita
italiana
fosse
stata
inquinata
sino
a
questo
punto
,
sino
al
punto
in
cui
non
sai
se
più
indignarti
della
bassa
qualità
dell
'
intrigo
o
del
grande
numero
delle
persone
che
vi
hanno
preso
parte
,
per
la
spudoratezza
di
chi
ha
guidato
il
gioco
o
per
la
insensibilità
di
coloro
che
l
'
hanno
accettato
,
e
dei
quali
molti
vengono
chiamati
nella
retorica
di
rito
delle
cerimonie
ufficiali
«
servitori
dello
Stato
»
.
La
realtà
ha
superato
questa
volta
la
più
catastrofica
delle
immaginazioni
.
Lo
Stato
democratico
deve
essere
ripristinato
nella
sua
integrità
.
Il
potere
occulto
deve
essere
snidato
ovunque
si
annidi
,
inflessibilmente
.
Non
ci
possono
essere
due
Stati
.
Lo
Stato
italiano
è
uno
solo
,
quello
della
Costituzione
repubblicana
.
Al
di
fuori
non
c
'
è
che
l
'
antistato
che
deve
essere
abbattuto
cominciando
dal
tetto
ed
arrivando
,
se
mai
sarà
possibile
,
alle
fondamenta
.
StampaQuotidiana ,
L
'
Imperatore
,
applaudito
dalla
folla
che
gremiva
la
piazza
antistante
allo
sbarcadero
,
montò
in
vettura
e
con
lo
stesso
ordine
degli
altri
giorni
il
corteo
si
diresse
per
via
Molo
,
piazza
Ucciardone
,
via
Enrico
Albanese
,
via
Libertà
,
piazza
Castelnuovo
,
via
Esposizione
,
via
Lolli
e
piazza
Olivuzza
,
donde
entrò
nella
villa
Florio
.
L
'
imperatore
aveva
fatto
avvertire
fin
da
stamane
Donna
Franca
Florio
che
alle
14
1/2
si
sarebbe
recato
da
lei
,
e
questa
con
il
comm
.
Ignazio
,
il
cav
.
Vincenzo
ed
il
conte
di
San
Martino
,
attendeva
nella
casina
medievale
che
sorge
nel
centro
della
deliziosa
villa
.
L
'
imperatore
,
baciata
la
mano
a
Donna
Franca
,
le
porse
il
braccio
ed
entrò
nel
salone
ove
era
preparata
una
table
a
thè
.
Preso
un
bicchiere
di
champagne
,
S.M.
dando
sempre
il
braccio
a
Donna
Franca
,
tornò
nella
villa
di
cui
fece
il
giro
,
esprimendo
la
sua
ammirazione
per
l
'
artistica
disposizione
dei
viali
e
delle
piante
.
L
'
imperatore
,
che
era
informato
dei
recenti
asprissimi
dolori
di
cui
la
buona
signora
ed
il
comm
.
Ignazio
sono
stati
provati
per
la
morte
di
due
loro
figliuoli
,
ebbe
calde
parole
di
conforto
e
disse
come
Egli
,
che
ha
cuore
di
padre
,
comprendesse
il
loro
cordoglio
.
Parlando
poi
dei
suoi
figliuoli
,
ricordò
la
più
piccola
delle
sue
bambine
,
la
quale
,
sapendo
di
essere
la
prediletta
,
osa
financo
recarsi
da
lui
mentre
Egli
parla
con
qualche
ministro
.
Alle
ore
15
l
'
imperatore
prese
commiato
,
ricordando
a
Donna
Franca
che
alle
17
l
'
attendeva
a
bordo
dello
Hohenzollern
,
e
ringraziandola
nuovamente
del
magnifico
mazzo
di
orchidee
che
ella
gli
aveva
offerto
.
Presso
l
'
ingresso
del
palazzo
si
era
raccolta
una
grande
folla
che
salutò
il
Sovrano
con
un
lungo
applauso
.
StampaQuotidiana ,
I
telegrafo
ci
ha
informati
che
il
27
agosto
il
maresciallo
Lyautey
s
'
imbarcava
a
Casablanca
per
la
Francia
e
che
,
fra
poco
sarebbe
tornato
nel
Marrocco
.
Può
darsi
che
ciò
avvenga
,
perché
non
è
facile
trovare
un
uomo
che
,
come
Lyautey
,
conosca
il
Marrocco
e
sopra
tutto
i
marocchini
,
ma
può
anche
darsi
che
la
sua
partenza
sia
definitiva
,
perché
in
Francia
molti
sono
oggi
coloro
che
criticano
l
'
opera
dell
'
uomo
che
era
riuscito
nella
difficilissima
sorpresa
di
conquistare
un
paese
musulmano
,
assi
più
ricco
e
popoloso
di
quanto
fosse
l
'
Algeria
nel
1830
,
in
un
tempo
assai
più
breve
e
con
uno
sforzo
di
molto
inferiore
a
quello
che
per
sottomettere
completamente
l
'
Algeria
era
stato
necessario
.
Difatti
dopo
che
i
francesi
si
furono
impadroniti
di
Algeri
nel
1830
,
Costantina
la
città
principale
dell
'
Algeria
orientale
,
dopo
un
vano
tentativo
terminato
con
un
quasi
disastro
,
era
stata
presa
solo
nel
1837
,
e
nell
'
Algeria
centrale
ed
occidentale
,
negli
attuali
dipartimenti
di
Algeri
e
di
Orano
,
Abd
-
el
-
Kader
,
il
vero
predecessore
di
Ab
-
el
-
Krim
,
avea
tenuto
testa
agli
invasori
fino
al
1947
.
Fino
al
1853
la
gran
Kabilia
,
paese
montagnoso
posto
nel
cuore
dell
'
Algeria
,
restava
completamente
indipendente
,
e
solo
dopo
repressa
l
'
insurrezione
del
1870
gli
altipiani
dell
'
interno
e
la
zona
predesertica
,
che
stendesi
a
mezzogiorno
di
essi
,
venivano
ridotti
sotto
l
'
effettiva
dominazione
francese
.
Sicché
non
è
esagerato
l
'
affermare
che
la
Francia
ha
dovuto
impiegare
mezzo
secolo
per
conquistare
l
'
Algeria
.
Nel
Marrocco
invece
,
dopo
il
primo
sbarco
avvenuto
a
Casablanca
nel
1907
e
l
'
entrata
dei
francesi
a
Fez
,
chiamati
dallo
stesso
sultano
,
nel
1911
,
seguita
a
pochi
mesi
di
distanza
dall
'
occupazione
di
Marrakesch
,
non
vi
erano
state
né
insurrezioni
di
grande
importanza
né
grosse
guerre
.
Proclamato
il
protettorato
francese
i
paesi
soliti
a
subire
il
governo
del
Sultano
,
cioè
,
oltre
alle
città
,
quelli
della
bassa
vallata
del
Sebù
e
gli
altri
più
importanti
che
costituiscono
la
grande
pianura
,
posta
fra
il
gruppo
montagnoso
del
grande
Atlante
e
l
'
Oceano
,
aveano
quasi
senza
resistenza
subito
le
volontà
che
il
governatore
generale
francese
trasmetteva
loro
per
mezzo
del
sultano
protetto
.
Restavano
indipendenti
soltanto
i
paesi
nei
quali
l
'
autorità
del
sultano
non
si
era
mai
effettivamente
esercitata
.
Cioè
la
regione
predesertica
posta
a
mezzogiorno
di
Marrakesch
e
i
due
grandi
sistemi
montuosi
,
quello
del
grande
Atlante
,
le
cui
cime
tra
Fez
e
Marrakesch
superano
i
quattromila
metri
sul
livello
del
mare
e
quello
del
Riff
,
ossia
della
catena
che
,
staccandosi
dallo
stretto
di
Gibilterra
,
si
prolunga
parallela
al
Mediterraneo
per
circa
duecento
chilometri
con
un
'
altezza
che
tocca
quasi
tremila
metri
.
Nella
zona
predesertica
,
quando
i
francesi
entrarono
a
Fez
,
si
agitava
El
-
Hiba
figlio
del
marabutto
Ma
-
el
-
Ainin
,
che
aveva
fondato
una
nuova
confraternita
religiosa
.
I
suoi
seguaci
,
che
per
un
momento
avevano
minacciato
Marrakesch
,
erano
stati
facilmente
battuti
e
respinti
nel
deserto
grazie
all
'
appoggio
dei
grandi
Kaid
,
cioè
di
quattro
o
cinque
grossi
feudatari
che
avevano
ed
hanno
tutto
l
'
interesse
di
restare
attaccati
alla
Francia
,
che
garantisce
i
loro
possedimenti
e
lascia
loro
una
quasi
completa
autonomia
.
Nel
grande
nodo
montuoso
posto
fra
Marrakesch
e
Fez
,
Lyautey
aveva
cinto
le
tribù
indipendenti
con
una
catena
di
posti
fortificati
che
ogni
anno
si
andava
lentamente
restringendo
,
avendo
cura
però
di
attaccare
volta
per
volta
una
sola
tribù
.
Nel
Riff
i
posti
fortificati
francesi
venivano
posti
là
dove
si
doveva
fissare
il
confine
tra
la
Francia
e
la
Spagna
ed
a
questa
era
lasciato
il
difficilissimo
compito
di
sottomettere
le
indomabili
tribù
riffane
.
Sarebbe
puerile
negare
che
Lyautey
non
abbia
compreso
benissimo
la
situazione
politica
e
le
condizioni
sociali
del
Marocco
.
Egli
perciò
sapeva
perfettamente
che
ciò
che
in
Europa
oggi
appellasi
la
quistione
sociale
,
l
'
eterna
rivalità
fra
proprietari
e
proletari
,
ricchi
e
poveri
nei
paesi
maomettani
prende
spesso
l
'
aspetto
di
una
riforma
religiosa
o
quanto
meno
di
un
risveglio
del
fanatismo
religioso
,
e
sapeva
pure
che
questa
lotta
,
nel
Marocco
specialmente
,
si
è
sempre
esplicata
mercé
un
cambiamento
delle
dinastie
regnanti
e
delle
classi
dirigenti
,
cambiamento
che
le
tribù
povere
e
guerriere
della
regione
predesertica
e
delle
montagne
hanno
imposto
a
quelle
più
pacifiche
e
relativamente
agiate
delle
città
e
della
pianura
.
Dal
deserto
erano
venuti
nell
'
undicesimo
secolo
gli
Almoravidi
di
Jusef
-
ben
-
Taschfin
che
aveva
sottomesso
il
Marocco
,
la
Spagna
musulmana
e
parte
dell
'
Algeria
e
dal
nodo
montuario
del
grande
Atlante
erano
discesi
nel
secolo
successivo
gli
Almoadi
,
che
,
con
a
capo
Abd
-
el
-
Mumen
,
si
erano
dappertutto
sostituiti
agli
Almoravidi
ed
avevano
inoltre
tolto
Tunisi
e
Mehedia
ai
siciliani
che
già
l
'
occupavano
.
Volendo
conservare
la
pace
nel
Marocco
la
politica
francese
non
poteva
perciò
essere
che
nettamente
conservatrice
e
tale
fu
quella
costantemente
seguita
dal
maresciallo
Lyautey
.
Egli
conservò
quindi
anzitutto
la
vecchia
dinastia
,
conservo
antichi
grandi
Kaid
del
sud
,
lasciando
ad
essi
la
autonomia
quasi
completa
della
quale
godevano
,
conservò
,
quanto
poté
dell
'
antica
burocrazia
marocchina
,
cercò
chi
attirare
a
sé
tutti
i
musulmani
e
gli
ebrei
danarosi
,
incoraggiando
l
'
associazione
dei
loro
capitali
con
quelli
degli
speculatori
europei
,
nello
stesso
tempo
costruì
strade
,
ferrovie
e
porti
,
fece
sorgere
quasi
d
'
incanto
la
nuova
città
di
Casablanca
,
procacciò
nuova
ricchezza
ai
ricchi
e
lavora
ben
rimunerato
alle
plebi
,
in
poche
parole
costituì
tutta
una
rete
di
interessi
materiali
a
difesa
della
nuova
dominazione
francese
.
Il
risultato
più
ammirevole
della
politica
di
Lyautey
si
vide
nel
1914
quando
scoppiò
la
grande
guerra
europea
.
Si
sa
che
allora
il
Governo
francese
ordinò
al
governatore
generale
di
mandare
in
Francia
una
parte
delle
sue
forze
e
di
far
ripiegare
le
altre
in
alcuni
punti
fortificati
della
costa
;
ciò
si
stimava
necessario
perché
i
destini
della
Francia
si
sarebbero
decisi
sulla
sua
frontiera
orientale
e
non
nel
Marocco
,
che
,
a
tempo
ed
a
luogo
,
si
poteva
riconquistare
.
Lyautey
non
obbedì
che
a
metà
:
mandò
in
Francia
una
trentina
di
battaglioni
ed
alcune
batterie
;
ma
,
invece
di
ritirarsi
sulla
costa
,
ordinò
che
le
avanguardie
francesi
restassero
dove
erano
,
non
abbandonò
un
palmo
di
terreno
,
e
le
truppe
che
mandò
le
tolse
appunto
dalla
costa
e
dalle
retrovie
.
Militarmente
il
provvedimento
era
arrischiato
e
forse
anche
censurabile
;
politicamente
si
dimostrò
geniale
,
perché
il
governatore
generale
francese
sapeva
bene
che
tutto
il
territorio
abbandonato
sarebbe
subito
insorto
,
e
che
le
colonne
in
ritirata
sarebbero
state
aspramente
taglieggiate
e
forse
anche
distrutte
;
essendo
costume
dei
marocchini
,
montanari
e
pianigiani
,
ricchi
e
poveri
,
di
mettersi
sempre
dalla
parte
del
più
forte
e
di
giudicare
sempre
come
più
debole
colui
che
si
ritira
,
e
ritirandosi
li
priva
della
sua
protezione
.
In
seguito
ricevette
un
rinforzo
di
battaglioni
senegalesi
e
di
territoriali
francesi
;
ma
,
in
ricambio
,
organizzò
e
spedì
in
Francia
numerosi
battaglioni
marocchini
,
sicché
poté
conservare
il
Marocco
senza
indebolire
le
risorse
della
Francia
in
Europa
.
Me
l
'
opera
di
Lyautey
aveva
necessariamente
due
punti
deboli
che
,
presto
o
tardi
,
si
dovevano
manifestare
.
Il
primo
era
ed
è
che
essa
si
appoggiava
quasi
esclusivamente
sugli
interessi
materiali
,
che
non
si
possono
mai
contentare
tutti
e
dei
quali
l
'
appoggio
viene
meno
ogni
volta
che
l
'
interesse
vacilla
.
Egli
infatti
ha
potuto
far
sì
che
le
classi
agiate
del
Marocco
ed
anche
le
plebi
delle
città
trovassero
il
loro
tornaconto
nella
dominazione
francese
,
ma
non
ha
potuto
mutare
i
loro
sentimenti
,
non
ha
potuto
,
come
si
dice
,
conquistare
le
anime
.
Il
loro
modo
di
pensare
e
di
sentire
è
necessariamente
rimasto
musulmano
,
e
si
sa
che
un
buon
musulmano
potrà
servire
e
sfruttare
l
'
infedele
,
se
ciò
ritrae
un
materiale
vantaggio
,
ma
in
fondo
all
'
anima
lo
odierà
e
lo
disprezzerà
sempre
.
Ed
il
secondo
era
il
Riff
,
dove
la
Spagna
venne
meno
al
suo
compito
,
non
riuscendo
a
conquistare
il
paese
che
le
era
stato
assegnato
,
per
una
serie
di
ragioni
,
ma
sopra
tutto
perché
nel
Riff
si
manifestò
un
uomo
superiore
per
intelligenza
e
forza
di
volontà
,
Abd
-
el
-
Krim
.
Il
quale
,
come
Abd
-
el
-
Kader
aveva
saputo
riunire
in
un
unico
fascio
tutte
le
tribù
di
metà
dell
'
Algeria
,
è
riuscito
a
coordinare
sotto
la
direzione
le
forze
di
tutte
le
tribù
riffane
,
avendo
per
giunta
sul
suo
predecessore
il
vantaggio
di
conoscere
le
debolezze
dei
popoli
di
civiltà
europea
,
delle
quali
le
maggiori
sarebbero
le
rivalità
fra
le
varie
potenze
e
l
'
ostacolo
che
ormai
in
quasi
tutte
le
nazioni
europee
trovano
le
guerre
coloniali
nell
'
azione
dei
partiti
ultra
democratici
.
Non
si
può
né
affermare
né
negare
in
modo
assoluto
che
la
Francia
e
che
sopra
tutto
il
maresciallo
Lyautey
abbiano
visto
di
buon
occhio
i
ripetuti
successi
di
Abd
-
el
-
Krim
contro
gli
spagnoli
.
Pare
certo
ad
ogni
modo
che
non
abbiano
fatto
nulla
di
efficace
per
impedirli
e
che
quindi
non
abbiano
intraveduto
il
pericolo
che
corrono
tutte
le
potenze
europee
che
hanno
sudditi
musulmani
quando
in
un
paese
musulmano
,
e
sopra
tutto
in
un
paese
confinante
con
una
propria
colonia
,
sorge
un
uomo
che
dimostra
di
saper
vincere
gli
invasori
cristiani
e
che
può
quindi
rappresentare
la
parte
di
colui
che
i
seguaci
dell
'
Islam
chiamano
l
'
«
uomo
dell
'
ora
»
;
l
'
uomo
cioè
predestinato
da
Dio
,
che
,
rinnovando
le
gesta
di
Saladino
,
dovrà
un
giorno
o
l
'
altro
liberare
tutto
il
Dar
-
el
-
Islam
,
cioè
il
paese
abitato
dai
seguaci
del
Corano
,
dall
'
impuro
dominio
dei
miscredenti
.
Ed
è
perciò
che
oggi
in
tutti
i
paesi
musulmani
si
seguono
con
ansietà
mal
dissimulata
le
gesta
di
Abd
-
el
Krim
e
che
,
fino
a
quando
una
sconfitta
definitiva
ed
irreparabile
non
avrà
distrutto
interamente
il
suo
prestigio
,
egli
potrà
sempre
spingere
alla
rivolta
le
tribù
berbere
della
montagna
ed
anche
della
pianura
marocchina
e
che
potrà
sempre
attirarsi
le
simpatie
perfino
degli
abitanti
delle
città
del
Marocco
,
i
quali
molto
avrebbero
da
temere
da
lui
e
sopra
tutto
dai
suoi
.
È
cosa
difficile
la
politica
coloniale
nei
paesi
di
antica
civiltà
maomettana
che
un
solo
errore
di
omissione
è
bastato
per
mettere
in
pericolo
nel
Marocco
i
risultati
di
quasi
un
ventennio
di
un
'
azione
politica
accortissima
sussidiata
da
un
'
azione
militare
misurata
,
prudente
ed
efficace
.
Oggi
certamente
il
distruggere
la
potenza
di
Abd
-
el
-
Krim
non
è
impresa
superiore
alle
forze
della
Francia
,
ma
sarebbe
un
'
illusione
il
credere
che
a
ciò
possano
bastare
una
campagna
di
pochi
mesi
e
pochi
combattimenti
fortunati
;
occorreranno
invece
del
tempo
,
della
costanza
e
sopra
tutto
l
'
impiego
di
un
esercizio
coloniale
molto
numeroso
e
bene
organizzato
.
Ma
non
perciò
può
dirsi
che
l
'
opera
del
maresciallo
Lyautey
sia
stata
annullata
e
che
tutto
sia
oggi
nel
Marocco
da
rifare
.
Ho
già
accennato
che
si
dovette
quasi
esclusivamente
alla
sua
intuizione
geniale
se
,
durante
la
grande
guerra
europea
,
la
Francia
ebbe
,
mercé
il
suo
nuovo
possedimento
africano
piuttosto
un
aumento
che
una
diminuzione
delle
forze
combattenti
in
Europa
.
Aggiungerò
ora
che
si
deve
principalmente
alla
politica
del
vecchio
maresciallo
se
la
crisi
attuale
,
che
forse
un
giorno
o
l
'
altro
inevitabile
,
è
stata
tanto
ritardata
.
Ciò
che
ha
fatto
sì
che
essa
sia
scoppiata
quando
la
dominazione
francese
aveva
messo
già
salde
radici
nel
Marocco
e
si
erano
potuti
costruire
i
porti
,
le
ferrovie
e
le
strade
che
sono
gli
strumenti
principali
mercé
i
quali
potrà
essere
superata
.
StampaQuotidiana ,
Se
questi
tre
atti
di
Vitaliano
Brancati
fossero
stati
rappresentati
nel
1932
o
giù
di
lì
,
cioè
quando
apparvero
sul
«
Convegno
»
di
Enzo
Ferrieri
,
si
sarebbero
forse
accese
discussioni
sulle
interessanti
prospettive
che
il
teatro
degli
scrittori
giovani
andava
aprendo
nel
logoro
panorama
della
scena
nazionale
.
Ma
,
in
Italia
,
le
cose
che
devono
accadere
,
ecco
qua
,
accadono
sempre
con
un
minimo
di
venticinque
anni
di
ritardo
.
Ed
ecco
che
la
riesumazione
di
questo
dramma
giovanile
dello
scrittore
scomparso
,
intitolato
Il
viaggiatore
dello
sleeping
n
.
7
era
forse
Dio
?
appare
oggi
destituito
di
quasi
tutti
quei
motivi
di
interesse
che
avrebbe
avuto
una
volta
.
Perché
?
Ma
perché
risulta
tutto
tremendamente
legato
a
quel
tempo
allusivo
,
a
quella
stagione
in
cui
,
anche
una
virgola
,
messa
in
un
certo
modo
,
assumeva
un
valore
spropositato
,
una
eco
che
probabilmente
era
soltanto
nelle
intenzioni
,
se
non
nei
desideri
,
di
chi
leggeva
.
Così
,
la
storia
di
questo
vecchio
signore
siciliano
,
malato
di
cuore
,
che
sul
vagone
-
letto
Siracusa
-
Roma
(
si
reca
nella
capitale
per
sottoporsi
alle
visite
di
importanti
specialisti
)
incontra
uno
sconosciuto
che
,
per
burla
,
gli
si
spaccia
per
cardiologo
e
,
facendo
finta
di
visitarlo
,
lo
rassicura
sullo
stato
della
sua
salute
,
tanto
da
ridargli
fiducia
e
speranza
nella
vita
;
questa
storia
scopre
troppo
presto
la
corda
del
suo
simbolismo
.
Chi
è
lo
sconosciuto
viaggiatore
dello
«
sleeping
»
?
Per
il
vecchio
uomo
malato
è
un
'
incarnazione
di
Dio
,
una
proiezione
,
in
forma
umana
,
della
sua
immagine
,
un
modo
escogitato
per
mandargli
,
da
una
regione
misteriosa
,
un
messaggio
che
lo
aiuti
a
vivere
.
Accanto
a
questa
storia
,
poi
,
se
ne
sviluppa
un
'
altra
:
quella
della
figlia
dell
'
anziano
uomo
,
bella
e
perversa
,
che
dice
di
no
a
un
suo
patetico
innamorato
e
se
ne
scappa
con
un
giovanotto
sufficientemente
imbecille
e
prestante
,
oltre
che
sbrigativo
e
di
pochi
scrupoli
.
Il
tutto
accade
nella
«
hall
»
di
un
albergo
di
Roma
,
una
Roma
molto
1930
,
in
cui
circola
l
'
aria
dei
primi
racconti
di
Moravia
e
balena
,
a
tratti
un
po
'
di
realismo
magico
alla
Bontempelli
.
Il
vecchio
signore
muore
,
come
viene
la
sua
ora
,
senza
sapere
che
nel
frattempo
in
una
stanza
di
quello
stesso
albergo
,
dunque
a
pochi
passi
da
lui
,
si
trova
lo
sconosciuto
del
vagone
-
letto
,
l
'
uomo
che
egli
aveva
inutilmente
cercato
,
in
tutto
quel
tempo
,
e
al
quale
aveva
attribuito
una
così
misteriosa
funzione
.
Tocca
a
questo
personaggio
di
concludere
la
commedia
;
è
un
uomo
assolutamente
comune
,
che
viaggia
per
affari
(
quando
l
'
abbiamo
conosciuto
,
sul
vagone
-
letto
,
ci
è
stato
presentato
come
commerciante
d
'
arance
)
ma
,
non
appena
gli
viene
raccontata
la
singolare
storia
,
egli
la
inquadra
nei
suoi
termini
,
diciamo
filosofici
:
tutto
è
inspiegabile
,
egli
dice
,
tutto
è
mistero
.
Ma
accade
talvolta
che
la
nostra
volontà
coincida
con
quella
di
Dio
.
È
allora
l
'
atto
che
compiamo
e
l
'
inconsapevole
bene
che
ne
deriva
non
ci
appartengono
più
,
diventano
un
«
avvenimento
del
mondo
»
.
Eccoci
dunque
davanti
a
un
Brancati
che
fa
del
patetico
e
lirico
panteismo
ed
è
immerso
per
di
più
in
una
atmosfera
vagamente
crepuscolare
,
con
un
valzer
sullo
sfondo
e
un
monotono
scroscio
di
pioggia
sui
vecchi
tetti
di
Roma
.
Si
sentono
in
questi
tre
atti
un
'
infinità
di
influssi
,
da
Pirandello
al
singhiozzante
Fausto
Maria
Martini
.
È
un
'
opera
ancora
incerta
,
confusa
,
con
qualche
grazia
,
esclusivamente
letteraria
,
nel
dialogo
(
e
nelle
lunghe
didascalie
)
;
con
due
personaggi
persino
un
tantino
ridicoli
,
nella
loro
sentimentale
convenzione
:
quello
della
ragazza
perversa
e
quello
dell
'
innamorato
ardente
e
umiliato
.
Sono
insomma
tre
atti
legati
a
quegli
anni
irrecuperabili
,
a
una
provincia
letteraria
definita
e
remota
.
Perché
,
dunque
,
riesumarli
?
Non
si
è
reso
un
buon
servizio
a
Vitaliano
Brancati
,
del
quale
ci
interessano
altre
cose
,
in
teatro
e
in
narrativa
.
E
poi
,
per
presentarli
così
,
tanto
valeva
lasciar
dormire
questi
tre
atti
fra
le
pagine
della
vecchia
rivista
che
li
pubblicò
nel
lontano
1932
.
Legata
com
'
è
al
suo
tempo
,
una
commedia
del
genere
andava
messa
in
scena
preoccupandosi
di
dare
soprattutto
l
'
aroma
e
il
colore
di
quegli
anni
.
Niente
.
E
quanto
all
'
interpretazione
,
salvo
Raffaele
Giangrande
,
che
è
riuscito
a
dare
plausibilità
al
personaggio
del
protagonista
,
salvo
qualche
anziano
attore
come
Pier
Paolo
Porta
,
per
il
resto
,
nebbia
.
Il
teatro
,
uno
studioso
come
Enzo
Ferrieri
dovrebbe
saperlo
,
non
si
può
fare
coi
ragazzi
.
Quando
poi
,
come
nel
caso
del
«
Convegno
»
,
non
è
un
teatro
di
esperimento
e
di
ricerca
,
ma
si
parte
con
Steinbeck
e
Montherlant
e
si
arriva
a
una
«
novità
»
italiana
che
ha
ventisette
anni
sulle
spalle
.
L
'
esito
della
serata
è
stato
buono
,
numerosi
gli
applausi
.
StampaQuotidiana ,
Per
giudicare
della
bontà
di
una
causa
,
nulla
è
meglio
che
vagliare
la
maggiore
o
minore
forza
degli
argomenti
che
entrambe
le
parti
impiegano
per
difenderla
e
dei
controargomenti
di
cui
si
servono
per
combattere
gli
argomenti
dell
'
avversario
.
Sgombero
subito
il
campo
da
un
falso
argomento
addotto
ripetutamente
dai
fautori
del
«
sí
»
:
l
'
appello
al
principio
«
la
legge
è
eguale
per
tutti
»
.
Che
la
legge
debba
essere
eguale
per
tutti
non
significa
affatto
che
tutti
debbano
essere
trattati
in
modo
eguale
.
Sarebbe
un
'
insensatezza
.
L
'
unico
significato
certo
attribuibile
alla
massima
,
che
si
vede
scritta
sui
frontoni
di
tutti
i
tribunali
,
è
che
la
legge
,
qualsiasi
legge
,
deve
essere
applicata
imparzialmente
a
tutti
,
ricchi
e
poveri
,
nobili
e
plebei
.
Ciò
che
la
cosiddetta
«
regola
di
giustizia
»
richiede
è
che
siano
trattati
egualmente
gli
eguali
e
disegualmente
i
diseguali
.
Sono
forse
i
giudici
eguali
agli
altri
cittadini
rispetto
all
'
estensione
della
responsabilità
civile
?
Anche
i
fautori
del
«
sí
»
riconoscono
che
non
lo
sono
:
qualunque
sia
l
'
esito
del
voto
,
la
responsabilità
dei
giudici
sarà
ad
ogni
modo
diversa
da
quella
dei
singoli
cittadini
.
Nell
'
attuale
disputa
la
massima
non
c
'
entra
assolutamente
nulla
.
L
'
invocarla
come
una
buona
ragione
per
indurre
a
votare
«
sí
»
è
uno
sproposito
.
Atteniamoci
dunque
agli
argomenti
razionali
,
vale
a
dire
alle
ragioni
pro
o
contro
,
addotte
sulla
base
di
giudizi
di
fatto
controllabili
,
sia
rispetto
alle
premesse
sia
rispetto
alle
conseguenze
.
Nonostante
il
profluvio
di
parole
che
si
è
rovesciato
in
questi
giorni
sui
giornali
,
questi
argomenti
sono
sempre
gli
stessi
.
Chi
vada
a
leggere
ciò
che
si
scrisse
nella
primavera
del
1986
quando
ebbe
inizio
la
campagna
per
la
raccolta
delle
firme
,
si
renderà
conto
facilmente
di
quel
che
sto
dicendo
,
anche
se
possono
essere
cambiati
alcuni
interlocutori
,
e
identici
interlocutori
possono
oggi
sostenere
tesi
diverse
da
quelle
di
ieri
.
A
ragion
veduta
si
può
dire
che
gli
argomenti
addotti
da
una
parte
e
dall
'
altra
ruotano
intorno
a
due
temi
fondamentali
:
i
)
se
il
quesito
posto
sia
conforme
allo
scopo
,
che
sarebbe
per
i
promotori
una
giustizia
più
giusta
;
2
)
ammesso
che
il
quesito
sia
conforme
allo
scopo
,
se
a
sua
volta
sia
conforme
allo
scopo
lo
strumento
adottato
per
risolverlo
,
il
referendum
.
I
fautori
del
«
no
»
sostengono
che
ci
troviamo
di
fronte
a
un
caso
davvero
singolare
di
un
metodo
sbagliato
usato
per
risolvere
una
questione
mal
posta
.
Sul
primo
punto
alle
persone
di
buon
senso
è
parso
sin
dall
'
inizio
incomprensibile
perché
dal
gran
mazzo
di
problemi
insoluti
relativi
alla
giustizia
si
sia
estratto
il
problema
della
responsabilità
civile
.
Tanto
più
che
due
dei
proponenti
facevano
parte
del
governo
,
e
di
governi
che
non
erano
mai
stati
troppo
zelanti
nel
cercare
di
risolvere
gli
altri
problemi
.
Sinora
i
fautori
del
«
sí
»
non
hanno
fatto
nulla
per
aiutarci
a
capire
.
Attribuire
la
responsabilità
dei
malanni
della
giustizia
ai
giudici
,
sarebbe
come
far
ricadere
i
malanni
della
scuola
sui
professori
,
della
sanità
sui
medici
e
,
perché
no
?
,
tutti
i
guai
del
paese
soltanto
sulla
classe
politica
.
Che
sia
utile
ridiscutere
il
problema
della
responsabilità
civile
dei
giudici
,
non
è
ancora
un
buon
argomento
per
considerarlo
il
problema
principale
,
da
risolvere
prima
di
tutti
gli
altri
.
Si
capisce
come
sia
potuto
nascere
il
sospetto
che
la
funzione
del
referendum
fosse
unicamente
quella
di
dare
una
lezione
ai
giudici
troppo
inframettenti
.
Non
è
il
caso
di
fare
il
processo
alle
intenzioni
.
Ma
siamo
proprio
sicuri
che
non
gli
attribuiscano
questa
funzione
la
maggior
parte
dei
cittadini
che
voteranno
«
sí
»
?
Giorni
fa
un
tassista
,
che
si
accalorava
parlandomi
di
una
lite
scoppiata
tra
gruppi
rivali
di
conduttori
,
mi
disse
che
il
Tar
aveva
dato
loro
ragione
ma
gli
altri
erano
ricorsi
al
Consiglio
di
Stato
.
Però
,
aggiunse
,
siccome
la
sentenza
sarà
emanata
dopo
il
referendum
,
«
se
ci
danno
torto
gliela
faremo
pagare
»
.
Un
cittadino
,
non
sprovveduto
,
riteneva
dunque
in
buona
fede
che
dopo
la
«
valanga
»
dei
«
sí
»
,
chi
ha
torto
potrà
d
'
ora
innanzi
procedere
non
per
far
rivedere
la
sentenza
ma
per
punire
il
giudice
.
Rinunciamo
pure
a
fare
il
processo
alle
intenzioni
dei
promotori
.
Ma
non
siamo
del
tutto
tranquilli
sulle
intenzioni
dei
bravi
cittadini
che
risponderanno
all
'
appello
del
«
sí
»
.
Se
ne
rendono
conto
coloro
che
hanno
variamente
contribuito
a
costruire
questa
macchina
di
guerra
contro
la
magistratura
italiana
?
E
rendendosene
conto
,
che
cosa
rispondono
?
Quanto
al
secondo
punto
,
l
'
idoneità
del
referendum
come
strumento
,
l
'
argomento
contrario
è
fortissimo
.
All
'
argomento
secondo
cui
il
problema
della
responsabilità
civile
del
giudice
non
può
essere
risolto
con
un
«
sí
»
e
con
un
«
no
»
,
non
può
essere
data
nessuna
risposta
convincente
,
tanto
è
vero
che
neppure
i
fautori
del
«
sí
»
cercano
di
darla
.
Dopo
l
'
abrogazione
tutti
sanno
che
bisognerà
ricominciare
da
capo
.
Il
solo
argomento
addotto
dai
promotori
è
stato
che
lo
scopo
del
referendum
non
era
quello
di
decidere
ciò
che
un
referendum
non
può
decidere
ma
quello
di
«
stimolare
»
il
legislatore
a
decidere
.
Che
il
nostro
Parlamento
abbia
bisogno
di
stimoli
per
agire
,
come
un
individuo
in
stato
di
depressione
permanente
,
è
desolante
.
Ma
lasciamo
andare
.
Ora
che
lo
stimolo
sembra
abbia
prodotto
il
suo
effetto
,
e
più
o
meno
tutti
,
compresa
la
maggior
parte
dei
magistrati
,
sono
d
'
accordo
sulla
riforma
,
tanto
che
nella
passata
legislatura
pareva
che
il
«
vuoto
»
stesse
per
essere
colmato
prima
che
si
formasse
,
che
necessità
c
'
è
che
la
stimolazione
continui
?
Anche
a
questa
domanda
non
sono
riuscito
a
trovare
che
risposte
vaghe
,
forse
sarebbe
meglio
dire
nessuna
risposta
.
Il
referendum
da
strumento
diventa
fine
a
se
stesso
.
Il
referendum
per
il
referendum
.
Ovvero
:
perché
il
referendum
?
Perché
sì
.
Concludendo
:
chi
ritiene
non
sia
stata
sufficientemente
giustificata
la
scelta
del
quesito
,
dovrebbe
rispondere
«
no
»
.
Chi
invece
ritiene
non
sia
stata
sufficientemente
giustificata
la
scelta
del
mezzo
per
risolverlo
dovrebbe
non
andare
a
votare
.
Chi
ritiene
che
non
siano
state
sufficientemente
giustificate
entrambe
può
scegliere
di
votare
«
no
»
o
di
non
votare
.