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PARLAMENTO E SINDACALISMO ( MOSCA GAETANO , 1924 )
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Il comunismo ha la sua prima radice in quel complesso di passioni , di sentimenti e d ' idee che cominciarono ad affermarsi nel secolo decimottavo e si svilupparono completamente nel decimonono . Se si parte infatti dal concetto che l ' uomo nasce buono , e che come affermava Rousseau , la società o meglio le istituzioni sociali , l ' hanno reso cattivo viene naturale la conseguenza che , cambiando radicalmente le istituzioni accennate , gli uomini possano , anzi debbano , in breve tempo perdere il loro egoismo e recuperare il loro naturale altruismo . Se si crede fermamente che la storia dell ' umanità si può sintetizzare assimilandola ad una marcia continua dalla disuguaglianza verso l ' uguaglianza , si deve ammettere che , quando in questa strada si è fatto un certo cammino , si deve arrivare ad un punto nel quale diventa necessaria la soppressione della proprietà privata , la quale rende impossibile la uguaglianza assoluta fra tutti i membri del consorzio sociale . Oggi riesce ancora assai difficile il precisare quanto bene e quanto male abbia prodotto la diffusione delle idee e dei sentimenti accennati , poiché è questa una indagine che solo fra un paio di generazioni si potrà fare con perfetta spassionatezza . Ad ogni modo sembra che il loro ciclo storico abbia raggiunto il suo vertice , e che , almeno nell ' Europa occidentale , esso accenni a discendere ; come del resto finora è avvenuto a quasi tutte le forme mentali ed a quasi tutte le correnti passionali che hanno contribuito colla loro diffusione a modificare la storia del mondo ed a creare ed a distruggere le varie civiltà . La esperienza di quanto è avvenuto ed avviene in Russia ha servito , e sempre più servirà , a far dileguare in proposito molte illusioni . Ho avuto di recente occasione di leggere la lettera di un operaio italiano che trovasi in Russia per ragioni di lavoro , nella quale egli informava un suo amico che colà , malgrado il trionfo ufficiale del Comunismo , vedeva ogni giorno persone che banchettavano nelle trattorie di lusso ed altre persone alla porta che mendicavano un tozzo di pane e che anche colà vi erano coloro che andavano in automobile e quelli che non avevano scarpe ai piedi . Non si può negare che le trasformazioni dell ' economia sociale avvenute durante il secolo decimonono e quello presente abbiano anche esse contribuito alla propagazione delle dottrine comuniste , e basterebbe in proposito ricordare il sorgere della grande industria colle grandi agglomerazioni di lavoratori manuali che essa rende necessarie . Ma se le trasformazioni accennate hanno agevolato il diffondersi delle dottrine comuniste esse hanno reso quasi necessaria la nascita di quelle sindacaliste . Infatti nella seconda metà del secolo decimonono e nei primi decenni del ventesimo non abbiamo assistito soltanto alla sostituzione della grande industria alla piccola , colla relativa scomparsa di una parte dell ' artigianato , che è stata sostituita dagli operai salariati , ma la vita economica si è trasformata in maniera che la soddisfazione di molti bisogni quotidiani o quasi quotidiani non è affidata più a gruppi d ' individui disorganizzati , che fra loro non avevano alcun legame e spesso si facevano reciprocamente la concorrenza , ma a determinate categorie di lavoratori per necessità di cose perfettamente organizzati . Agli antichi compagni di mestiere , spesso rivali fra di loro , si è sostituita la « classe » , che ha acquistato il monopolio di una data funzione e che , mercé l ' unità della direzione tecnica e la comunanza degli interessi , facilmente può concepire l ' idea dell ' unità nella direzione politica , una volta che si è costituita in sindacato . Esempio tipico di questa trasformazione è l ' industria dei trasporti , nella quale alle antiche carrozze postali ed ai carri si sono sostituite le grandi linee ferroviarie , agli antichi bastimenti a vela le grandi compagnie di navigazione a vapore . Altro esempio tipico si può trovare nelle industrie relative all ' illuminazione ed al riscaldamento . Ai quali fino a cinquanta anni fa si provvedeva mercé le candele , il petrolio ed il carbone che ognuno comprava nello spaccio più vicino , mentre ora si provvede coll ' illuminazione elettrica e col gas che in tutte le grandi città sono forniti da un ' unica o al massimo da due officine . In sostanza quindi nello spazio di un paio di generazioni è avvenuto un cambiamento radicale , nella struttura , direi quasi anatomica , del corpo sociale , in grado , bene o male , di provvedere quasi interamente a se stessa mercé l ' opera individuale delle cellule che la componevano , mentre oggi molte cellule seguitano a lavorare isolatamente , ma molte altre si sono coordinate ed hanno formato degli organi speciali l ' azione di ognuno dei quali è necessaria per il retto funzionamento dell ' intero organismo . La parte in altre parole ha acquistato una individualità a sé , e con ciò è sorta in essa la tentazione di contrapporsi , e forse anche d ' imporsi , al tutto . E se si vuole avere un ' idea dei pericoli contenuti in questa tentazione , basta pensare a quel che avverrebbe in Inghilterra se per tre mesi rimanessero chiuse le miniere di carbone e fossero sospese le ferrovie e la navigazione . Ora senza per nulla accettare la così detta dottrina del materialismo storico , secondo la quale tutte le diverse forme di organizzazione politica sarebbero esclusivamente la conseguenza dei mutamenti avvenuti nell ' organizzazione economica della società , sarebbe assurdo il negare che un cambiamento così profondo e sostanziale nella vita economica , come duello che ho testé sommariamente descritto , possa produrre delle importanti modificazioni nella vita politica . Lo Stato rappresentativo moderno è nato in un ' epoca nella quale l ' attuale specializzazione di alcune delle più importanti funzioni economiche non era neppure abbozzata , e perciò non poteva riconoscere come entità politiche le classi addette a queste funzioni . Inoltre esso non ha ammesso né poteva ammettere alcuna sovranità intermedia tra lo Stato e gli individui perché già le aveva quasi tutte distrutte , dopo lunga lotta coi baroni e coi comuni , l ' antico Stato assoluto , che quasi dappertutto , precedette e preparò le forme politiche odierne . Senonché oggi che la specializzazione economica ha prodotto la formazione delle classi e che gli individui appartenenti ad ognuna di esse hanno acquistato una innegabile solidarietà d ' interessi , ed anche , per la comunanza delle mansioni e della preparazione necessaria ad esercitarle , una certa identità di forma mentale , è nata l ' aspirazione a conferire loro un ' azione diretta nella vita politica , alla quale gli individui che le compongono dovrebbero partecipare non solo come semplici cittadini ma anche come membri della classe . Accanto perciò alla Camera o alle Camere , che rappresentano i singoli individui o che sono formate in modo da comprendere le migliori attitudini politiche che abbia il paese , si vorrebbe ora da molti istituirne un ' altra che fosse la rappresentanza delle così dette competenze , ossia in altre parole delle organizzazioni professionali , con facoltà finora non bene determinate , ma ad ogni modo con partecipazione diretta ai poteri sovrani . Ed in favore del progetto accennato si può dire che esso non farebbe che dare una forma legale all ' azione di una forza sociale che già si è affermata e che non possiamo distruggere , perché è impossibile di far rivivere l ' organizzazione economica della prima metà del secolo decimonono . Ed è perciò che molti credono che sia atto di sana e previdente politica l ' attirare i sindacati di classe nell ' orbita costituzionale ammettendo i loro rappresentanti speciali nei Parlamenti nei quali si discutono ed approvano le leggi , le imposte e le pubbliche spese . Ma il ragionamento accennato sarebbe esatto se le istituzioni rappresentative a base individuale finora prevalenti in tutti i paesi di civiltà europea , non avessero tanta elasticità da rendere possibile e facile a tutte le nuove forze dirigenti che si affermano in una società di acquistare sui poteri sovrani un ' influenza adeguata alla loro importanza . Sarebbe assurdo supporre che di questa facilità non si siano valsi e non si varranno i sindacati di mestiere , che anche col sistema della rappresentanza individuale possono moltissimo influire nella elezione dei deputati . Abbiamo oggi in proposito il calzante esempio dell ' Inghilterra , dove il partito del lavoro , che ha la sua base elettorale appunto nei sindacati operai , col sistema della rappresentanza individuale , sta per conquistare forse ha già conquistato , la direzione dello Stato . Mentre d ' altra parte se gli inscritti ai sindacati , oltre al partecipare come cittadini alla formazione della rappresentanza individuale potessero mandare al Parlamento i loro speciali rappresentanti di classe si avrebbe una doppia manifestazione della stessa forza politica , la quale perciò sicuramente verrebbe ad assumere una preponderanza superiore alla sua importanza numerica e diciamolo pure alla sua importanza sociale . Poiché mentre da un lato lo sciopero di una o di parecchie classi di lavoratori potrebbe fermare , o seriamente intralciare la vita economica del paese , dall ' altro l ' azione di una Camera che fosse la rappresentanza dei sindacati avrebbe in mano lo strumento legale per contemporaneamente fermare o almeno intralciare la macchina dello Stato . Lo Stato rappresentativo moderno a base individuale non è certamente un organismo politico perfetto , né potrà durare in eterno immutato . Ma finora non ci sono state organizzazioni politiche perfette ed immutabili e qualcheduna che per un momento si è creduta tale ha ricevuto dalla storia una rude smentita . Però ce ne sono state di quelle che trasformandosi hanno reso possibile un tipo più avanzato di civiltà e ce ne sono state delle altre che dissolvendosi hanno reso inevitabile l ' adozione di un tipo di civiltà molto inferiore a quello già raggiunto : come per esempio avvenne dopo la caduta dell ' impero romano . Or la sapienza degli uomini di Stato dovrebbe secondare le trasformazioni inevitabili evitando ad ogni costo le crisi violente , ossia le dissoluzioni degli organismi politici : dovrebbe saper trovare la via che conduce in alto , scansando quella che porta in basso . Pregio grandissimo del regime rappresentativo è stato quello di affidare la direzione della macchina politica a coloro che si consideravano legalmente come gli interpreti delle aspirazioni e degli interessi della collettività . Sarebbe assai difficile che lo Stato potesse conservare integro questo carattere e potesse continuare ad esercitare un ' azione coordinatrice di tutte le attività sociali se una parte dei poteri fosse attribuita ai rappresentanti delle singole classi . Ed è perciò che io per lo meno vorrei che l ' Italia non fosse la prima nazione che facesse l ' esperimento di ammettere come tali , i rappresentanti dei sindacati di qualunque genere nel Parlamento .
UNA CLASSICA TRAGEDIA MODERNA ( De Monticelli Roberto , 1958 )
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Gino Cervi è tornato a cingere la gran pancia di Falstaff come nel 1939 quando , della stessa commedia shakespeariana , diede una non dimenticata interpretazione con la compagnia dell ' Eliseo ( la Morelli , la Pagani , Stoppa ; fu un fatto teatrale che tutti ricordano ) e la regia di Pietro Sharoff , come oggi . Gino Cervi ha , per il personaggio di Falstaff , un ' inclinazione , diremmo , eroicomica , come per il personaggio di Cirano ( stabilite , fra il primo e il secondo , le necessarie proporzioni , s ' intende ) . Ma è un ' inclinazione eroicomica di natura borghese ; mi pare proprio che , anche sotto la pancia di Falstaff , come sotto il giustacuore di Cirano , il Cervi rimanga quel borghese solido e dimesso , attivista e bonario che è nei personaggi in panni moderni , non dà mai nei toni del tenore o del baritono e si porta sempre sulle spalle o , come ieri sera , nella pancia posticcia , il suo bravo carico di concreta malinconia . La malinconia di Falstaff , e lo si sente nelle ultime battute , è quella del grassone beffato e velleitario , scorbacchiato e senile ; e ciò che appunto l ' interprete sottolinea in modo preciso , senza per questo mandarla al tragico . E ci piace assai più quest ' ombra , che è nelle sue parole , di tutta l ' alta buffoneria che viene prima , il pancione nella cesta della biancheria , il grosso stolto nel parco di Windsor , con in testa le corna di cervo e ai reni i pungoli dei beffeggiatori travestiti da folletti e fate del bosco , il deluso amatore costretto a camuffarsi da donna senza per questo riuscire a evitare le bastonate del marito geloso . Ora non vi intratterrò sulle Allegre comari di Windsor grande commedia sanguigna e ambigua ( quelle comari , quelle borghesi di Windsor , che si prendono gioco di Falstaff perché come mogli sono oneste , sì , ma il diavolo in corpo ce l ' hanno lo stesso , sarebbe bello da vedere se , a insidiare le loro virtù fosse non già il ridicolo grassone ma il bel Fanton , giovane signore ) ; non vi intratterrò su un testo reso popolare fra l ' altro dalla musica di Verdi , su un testo che , a stare alla tradizione , Shakespeare scrisse in quindici giorni per ubbidire a un ordine della regina Elisabetta . Detto che forse , come personaggio , Sir John Falstaff , gentiluomo pingue , squattrinato e spaccone , è più realizzato nella prima e nella seconda parte dell ' Enrico IV , quando , in chiave di burla , il poeta lo mette persino a sedere , per qualche minuto , sul trono d ' Inghilterra , bisogna aggiungere che qui c ' è , però , intorno a lui , la commedia , la descrizione beffarda delle due comari e di quella signora Quickly , trafficona e pronuba , mezzana e complice , e di quel Franco Ford che è proprio un « cocu » mancato , e di quella buffa società provinciale ; c ' è insomma la grande commedia tratta , nell ' articolazione della sua vicenda , dalla novellistica italiana , dalle Notti dello Straparola ; Shakespeare era nei suoi anni migliori , gli anni dell ' Amleto e del Giulio Cesare . Parliamo ora dello spettacolo . I confronti sono sempre odiosi , come si sa , ma in questo caso è dovere del critico minimamente aggiornato sui più recenti fatti teatrali italiani , stabilire un parallelo , per esempio , fra questa regia di Sharoff e quella , firmata da Luigi Squarzina , al Teatro Stabile di Genova , di un ' altra commedia shakespeariana , quella Misura per misura che non era mai stata rappresentata in Italia e che l ' anno scorso il pubblico genovese e quello romano poterono conoscere . Sì , Misura per misura è un ' opera più macchinosa e complessa e anche meno logorata dalle interpretazioni e si presta forse di più alle escogitazioni registiche , alle invenzioni e alle fantasie di un estro spettacolare ; ma chi per avventura abbia assistito a tutt ' e due le realizzazioni , non potrà non aver constatato quanto lo spettacolo di Genova fosse più approfondito e preciso , come rivelasse la ricerca di uno stile e di un significato che andasse al di là dell ' interesse melodrammatico della trama , al nocciolo di quello Shakespeare che , appunto in Misura per misura , nel punto più alto della commedia , parla della « stella che apre gli ovili » , al mattino . Nello spettacolo cui abbiamo assistito ieri sera , con bei costumi e buone scene ( ma non tutte , due o tre non ci sono piaciute ) dovute a John More e a Veniero Colasanti , c ' è qualcosa di approssimativo , di non ben fuso , qualcosa che sa un poco di « routine » vecchio stile ; restano intatti , naturalmente , colore e buffoneria . Ciò va detto , per scrupolo di verità , senza togliere una briciola del suo merito a un ' interpretazione , come quella di Cervi , che non potrebbe essere più festante e fastosa , sempre restando ben raccolta , come una polpa , intorno a quel nocciolo d ' umanità di cui si diceva all ' inizio ; accanto a lui , nelle parti delle due comari , un ' Olga Villi irridente e ammiccante e una Anna Miserocchi sostenuta e cauta , come portata per forza alla beffa dal gioco della commedia ; la signora Quickly di Vittorina Benvenuti , pur efficace , la si sarebbe voluta più argutamente caratterizzata ; pastosamente comico Glauco Mauri , veramente a suo agio nel personaggio di Ford ; degli altri , sono da ricordare Adriana Vianello , amorosetta un poco acerba , Ennio Balbo , Tullio Valli , Raoul Grassilli , Armando Bandini , pittoresco ma un po ' troppo caricato , Gianfranco Ombuen , Alfredo Censi e Renato Mori . Adattamenti musicali di Gian Luca Tocchi e Bruno Nicolai , una bella coreografia finale e molti applausi .
Il doppio Stato ( Bobbio Norberto , 1984 )
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Uno dei temi maggiormente discussi in questi ultimi anni fra studiosi che s ' interrogano sullo stato attuale della democrazia , è il neocorporativismo . Il tema è stato dibattuto , a dire il vero , più fuori d ' Italia che nel nostro paese , ma da due o tre anni anche da noi il dibattito è cominciato e procede a ritmo sempre più accelerato . Dopo la raccolta di saggi , La società neocorporativa , a cura di M . Maraffi , uscita nel 1981 presso Il Mulino di Bologna , sono apparse a brevissima distanza di tempo , presso lo stesso editore , altre due raccolte di articoli ( in gran parte stranieri ) sull ' argomento , L ' organizzazione degli interessi dell ' Europa occidentali ( 1983 ) e La politica degli interessi nei paesi industrializzati ( 1984 ) nonché il libro , ben documentato e ben ragionato , di L . Bordogna e G . Provasi , Politica , economia i rappresentanza degli interessi , che reca un sottotitolo già di per se stesso significativo : Uno studio sulle recenti difficoltà delle democrazie occidentali . Ai lettori che non sono al corrente del dibattito fra gli addetti ai lavori e hanno invece reminiscenze storiche in cui il termine « corporativismo » è legato alla dottrina fascista oppure hanno nell ' orecchio il gergo giornalistico e corrente in cui per società corporativa s ' intende una società frammentata in tanti piccoli gruppi che tendono a far prevalere i loro interessi particolaristici sugli interessi generali , occorre rivolgere due avvertimenti : a ) quando oggi si parla di neocorporativismo , ci si riferisce a un assetto che si è venuto formando in società democratiche , anzi in alcune delle democrazie europee più avanzate , come la Svezia , tanto che è diventata ormai abituale la distinzione fra corporativismo statale o fascista e corporativismo sociale o democratico ; b ) il neocorporativismo non ha niente a che vedere con il fenomeno spesso lamentato , specie in Italia , della disgregazione del tessuto sociale in tanti gruppi e gruppuscoli rivali , le cui rivendicazioni indisciplinate e quindi imprevedibili rendono sempre più difficile il governo della società globale . Anzi , in un certo senso , è proprio l ' opposto : si chiama oggi assetto neocorporativo quello in cui si è formata la massima concentrazione delle organizzazioni degli interessi ( volgarmente i sindacati ) e queste organizzazioni prendono decisioni collettive di grande rilievo per tutta la società attraverso i loro rappresentanti al vertice insieme con organi del governo . Per capire la ragione di questa terminologia che può apparire ad alcuni fuorviante , bisogna rendersi conto che per « corporativismo » in generale nel linguaggio tecnico ormai consolidato s ' intendono principalmente due cose : a ) una dottrina che propugna la collaborazione delle due grandi classi antagonistiche dei datori di lavoro e dei lavoratori , anziché il conflitto permanente risolto di volta in volta con aggiustamenti non solo dei contenuti ma anche delle regole di gioco , oppure la sopraffazione di una classe sull ' altra ; b ) uno strumento istituzionale fondamentale , consistente nella sostituzione della rappresentanza immediata degli interessi particolari in contrasto , detta anche rappresentanza corporativa , alla rappresentanza politica , propria della democrazia rappresentativa , in cui l ' eletto , non vincolato al mandato dei suoi elettori , deve provvedere esclusivamente agli interessi generali . Varie sono le ragioni per cui in Italia il dibattito sul neocorporativismo ha stentato a farsi strada . Anzitutto , vi è una questione di principio : la dottrina liberale democratica italiana ha costantemente rifiutato di riconoscere la legittimità di una rappresentanza degli interessi accanto a quella politica , e ne è prova la nostra Costituzione che l ' ha relegata in un istituto secondario , il Consiglio nazionale dell ' economia e del lavoro , che ha potere unicamente consultivo , e che , oltretutto , è nato morto , e non appena risuscitato , è subito rimorto . In secondo luogo sono da prendere in considerazione le condizioni stesse in cui si è svolto in questi anni in Italia il conflitto sociale , ben di verso , almeno sino ad ora , da quello dei paesi in cui si è venuto assestando a poco a poco nel dopoguerra un sistema neocorporativo . Questo esiste soltanto nei paesi in cui vi è stato un forte partito socialdemocratico , tanto forte da essere diventato per periodi più o meno lunghi partito di governo , il partito che è stato chiamato del « compromesso » , ovvero dell ' accettazione temporanea del sistema capitalistico corretto da politiche redistributive . In Italia il più forte partito della classe operaia non è e non vuole essere un partito socialdemocratico e nulla vi è di più estraneo alla sua « filosofia » e a quella dei maggiori sindacati , anche di quelli di matrice non comunista , che l ' idea del compromesso sociale , da non confondersi con il compromesso politico , che invece è parte integrante della strategia del partito comunista ( ma la differenza fra i due tipi di compromesso richiederebbe un lungo discorso che rimando ad altra occasione ) . Dal punto di vista del sistema politico nel suo complesso , l ' assetto neocorporativo rappresenta uno spostamento del luogo classico delle decisioni collettive , che in un sistema parlamentare risiede nel Parlamento e nel governo , mentre nell ' assetto neocorporativo la decisione è presa al di fuori del parlamento e del governo , che rappresenta , nella più favorevole delle ipotesi , solo una delle due parti in conflitto . Di questi due sistemi decisionali , il primo è completamente istituzionalizzato , l ' altro è un sistema ancora debolmente o non affatto istituzionalizzato che , emerso a poco a poco dalla società civile , costituisce uno dei fenomeni più appariscenti della « trasformazione » della democrazia tuttora in corso . A un fenomeno di questo genere non può non far pensare il contrasto che si è avuto qualche mese fa in Italia fra governo e opposizione rispetto al modo di prendere la decisione sul costo del lavoro . Si è trattato infatti di un contrasto fra due procedure alternative per la formazione delle decisioni collettive : mediante accordo fra le parti in cui lo Stato entra soltanto come mediatore , oppure attraverso la formazione della maggioranza nella sede propria della rappresentanza politica . Si potrebbe parlare addirittura di una vera e propria forma di « doppio Stato » , non nel senso del contrasto fra Stato normativo e Stato discrezionale , analizzato a suo tempo da Ernst Fraenkel , ma nel senso del contrasto fra due procedure di decisione , che si escludono a vicenda , pur essendo entrambe compatibili , sui principi fondamentali della democrazia , secondo la quale una decisione collettiva deve essere legittimata in ultima istanza dal consenso diretto o indiretto degli interessati .
LO STATO E I SINDACATI PROFESSIONALI ( MOSCA GAETANO , 1925 )
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La prima origine della importanza assunta dai sindacati professionali si deve ricercare nello sviluppo della grande industria , che , rendendo necessaria la riunione di un gran numero di lavoratori nella stessa fabbrica , ha reso loro più facile di associarsi per la tutela dei comuni interessi . Ma , oltre a questo fattore , ve n ' è un altro sul quale non è superfluo di richiamare ancora una volta l ' attenzione del pubblico e dei governanti . Questo fattore consiste , come ho già fin dal 1907 accennato nelle colonne del « Corriere » , in quella trasformazione che , sopra tutto nelle regioni dove prevale la civiltà europea , hanno subito le economie nazionali e private in seguito alla larga applicazione delle scoperte per le quali sarà sempre segnalato nella storia il secolo decimonono . Per citare alcuni esempi , è certo che l ' adozione del gas per l ' illuminazione e le cucine del vapore per le ferrovie e le navi , della luce elettrica per l ' illuminazione e della forza elettrica per i trams , ha profondamente modificato , sopra tutto nelle grandi città il nostro tenore di vita creando nuovi bisogni , sviluppando quelli vecchi e cambiando radicalmente i mezzi con i quali soddisfiamo i nuovi ed i vecchi . Fino ad un secolo fa chi doveva viaggiare , quando non voleva servirsi delle regie poste di cavalli , lo poteva fare con una carrozza propria o con quella che affittava presso uno dei tanti intrapenditori di trasporti , ed i viaggi brevi la povera gente li faceva a piedi o pigiata in scomodissimi carri . Oggi i ricchi vanno in prima classe , i poveri in terza , ma tutti fanno uso della ferrovia , senza la quale riuscirebbe impossibile l ' approvvigionamento di quasi tutti i grandi centri della popolosa Europa occidentale . Quaranta o cinquanta anni addietro ognuno comprava dal bottegaio più vicino l ' olio od il petrolio per l ' illuminazione ed il carbone per cuocere le vivande , oggi quasi dappertutto sono rare le case nelle quali non vi sia l ' impianto per la luce elettrica ed è molto diffuso per le cucine l ' uso del gas . Nello stesso tempo lo sviluppo preso dalle grandi città ha reso indispensabile l ' uso del tram elettrico e la navigazione a vapore ha sostituito quasi intieramente l ' antico bastimento a vela ed ha fatto sì che un numero relativamente piccolo di grandi compagnie di navigazione abbia concentrato in sé quasi tutta l ' industria dei trasporti marittimi tanto per quel che riguarda i viaggiatori che per le merci . Ora tutto ciò non è avvenuto senza che una profonda modificazione si sia introdotta nel meccanismo degli scambi tanto di derrate che di servizi . All ' antica forma di scambio , che lasciava all ' individuo che cercava la merce od il servizio la libera scelta dell ' individuo coattivo fra tutti gli individui , che hanno bisogno di quel dato servizio o di quella data merce , e la classe , organizzata od organizzabile , che sola li può offrire . E ciò fa sì che ogni classe di lavoratori che ha il monopolio di un servizio necessario o di una merce indispensabile , come sarebbe ad esempio il carbon fossile , può , incrociando semplicemente le braccia , mettere la società intiera in grandissimo imbarazzo . Infatti si sa da tutti che , nelle grandi città d ' Europa e d ' America , la vita diventerebbe molto difficile se per un mese soltanto le ferrovie , i tram e le officine del gas e della luce elettrica cessassero di funzionare e si sa pure che qualche grande nazione , come ad esempio la potentissima Inghilterra , non potrebbe materialmente più vivere se per tre o quattro mesi s ' interrompessero le linee di navigazione che la congiungono col resto del mondo o se si chiudessero le sue miniere di carbone . Non può destar maraviglia che le varie classi di lavoratori , le quali hanno il monopolio uno dei servizi accennati o della produzione di una delle derrate indispensabili , abbiano compreso quanto sia potente l ' arma che hanno nelle mani ; ed abbiamo visto testé in Inghilterra una di queste classi spalleggiata da altre , costringere il Governo a concedere notevoli vantaggi pecuniarii ai propri membri con grave sacrificio della pubblica finanza . Avendo in mano mezzi d ' influenza sociale così efficaci come quelli che ho accennate , è quasi naturale che i sindacati tentino di servirsene per fare pressione sui pubblici poteri . Siamo quindi davanti ad uno stato di cose che non è più lecito d ' ignorare o trascurare ed è anzi necessario che non solo i governanti , ma anche tutti coloro che s ' interessano all ' avvenire del proprio paese , si rendano perfettamente conto della gravità della quistione , perché l ' impreparazione od una preparazione incompleta potrebbe condurci a qualche passo falso al quale poi sarebbe molto difficile di rimediare . Or i problemi che oggi presenta la grave e complessa questione relativa alla condotta che lo Stato , nei paesi retti col sistema rappresentativo dovrebbe tenere rispetto ai sindacati dei lavoratori , possono ridursi a quattro : Il primo concerne il riconoscimento ufficiale dei sindacati , concedendo loro la personalità giuridica . Il secondo è quello relativo alla unità od alla molteplicità dei sindacati fra i lavoratori addetti ad un determinato servizio o alla produzione di una determinata derrata . Il terzo riguarda l ' obbligatorietà della inscrizione ad un sindacato di tutti i lavoratori che esercitano la stessa professione o lo stesso mestiere . Ed il quarto finalmente , consiste nell ' esame della convenienza o no di concedere ai rappresentanti speciali dei sindacati di entrare nelle assemblee che esercitano il potere legislativo . Ognuno di questi problemi è così vasto e complesso che potrebbe essere svolto in un articolo a parte ; mi limiterò quindi ad accennare i criteri fondamentali , seguendo e sviluppando i quali si potrebbe arrivare ad una soddisfacente soluzione . Ed in primo luogo crederci necessario , od almeno opportuno , di concedere il riconoscimento legale e la personalità giuridica a tutti quei sindacati che la chiedessero , preferibilmente subordinando la concessione alla dimostrazione di possedere un certo patrimonio investito sia in immobili che in titoli di Stato o in depositi presso le Casse di risparmio . In questo modo si accrescerebbe il senso della responsabilità nei dirigenti dei sindacati e la prudenza nei loro seguaci , e si avrebbe una seria garanzia nei casi di inadempimento di uno di quei contratti collettivi di lavoro che ora cominciano a diventare frequenti . In secondo luogo non troverei nessuna ragione per ostacolare o non riconoscere la molteplicità dei sindacati fra gli esercenti della stessa professione o del medesimo mestiere . Si obbietterà che in questo modo si avranno , come si sono avuti , dei sindacati di partito , composti cioè da coloro che seguono un dato indirizzo politico . Ma bisogna riflettere che è impossibile di escludere la politica dal movimento sindacale perché esso necessariamente mirerà sempre a far pressione sulla società , e quindi sullo Stato che ne rappresenta e tutela gli interessi , per aumentare i benefizi delle classi sindacate . Date queste condizioni , è preferibile che la pressione sia possibilmente suddivisa , anziché affidata ad un solo organismo . Tanto più che alle volte gli interessi e le vedute proprie di un dato partito possono temperare la soverchia vivacità degli interessi professionali . Non ammetterei poi in niun modo e con nessun temperamento una riforma che , abolendo una delle migliori conquiste della Rivoluzione francese , cioè la libertà di lavoro , imponesse il sindacato obbligatorio ; ossia rendesse necessaria l ' inscrizione in una associazione sindacale per potere esercitare un dato mestiere . Lo Stato mancherebbe ad uno dei suoi precisi doveri , che consiste nel tutelare l ' individuo contro ogni forma di coazione privata , se permettesse che la sussistenza di un uomo o di una famiglia restasse in balia dei dirigenti di un ' associazione la quale potrebbe ammettere o non ammettere nel proprio seno i postulanti , e potrebbe espellere tutti coloro che riputasse per una ragione qualsiasi indesiderabili condannandoli a non potere più fare uso delle proprie braccia e della propria capacità . Se ciò avvenisse sarebbe il principio dello sfacelo delle istituzioni politiche e sociali presenti . Poiché il monopolio dei sindacati non avrebbe più alcun freno ed i loro capi , sicuri ormai della ferrea disciplina dei seguaci , potrebbero trattare da pari a pari coi rappresentanti dello Stato come i baroni del Medio Evo trattavano con i Re . Né meno grave si presenta l ' ultima questione , ossia quella relativa alla rappresentanza politica dei sindacati . Se i membri di essi ne fossero oggi privi si potrebbe affermare che è cattiva politica il negare ad una nuova forza sociale ogni partecipazione ai poteri sovrani , ma , dove si è già adottato il suffragio universale , gli ascritti ai sindacati sono già elettori , e se votano compatti , come è presumibile , essi , anche con la rappresentanza individuale ora in vigore , possono potentemente influire sull ' assemblea elettiva ; giacché non vi è candidato né partito politico che non sentano l ' influenza di un gruppo elettorale numeroso e disciplinato e perciò capace di fare traboccare la bilancia in loro favore . Accoppiando la rappresentanza di classe a quella individuale nelle assemblee legislative si darebbe da un lato un ' arma efficacisSima ai sindacati , poiché i loro rappresentanti avrebbero il mandato imperativo di tutelare gli interessi sindacali , senza assicurare l ' indipendenza degli elementi scelti col vecchio sistema individuale , che dovrebbero avere la missione di tutelare quelli della collettività . Ed è perciò che se si vorrà in Italia dare ad ogni costo una rappresentanza politica ai sindacati sarebbe meno male l ' aggregare questa rappresentanza al Senato , avendo cura che essa non ne formi la maggioranza , anziché alla Camera elettiva . I senatori infatti sono nominati a vita e non hanno quindi da temere per la loro rielezione . È stato di recente pubblicato un libro del professore Gaspare Ambrosini sui sindacati , i consigli tecnici ed i Parlamentari politici . Sarebbe opportuno che esso fosse letto e meditato nel momento attuale . In sostanza l ' Ambrosini fa uno studio sulle costituzioni più recenti e dimostra che finora in nessun paese i sindacati hanno potuto ottenere una partecipazione legale ai poteri sovrani . In Germania la nuova costituzione stabilisce la formazione di un consiglio economico , formato dai rappresentanti dei sindacati dei padroni e degli operai , ma esso ha solo funzioni consultive ed inoltre ha facoltà di proporre al Reichstag disegni di legge solo sulle quistioni riguardanti la legislazione del lavoro . Nella stessa Russia bolscevica i Soviet non sono nominati dai sindacati ma dalle altre categorie di lavoratori , che sono le sole che colà sono riguardate come tali , cioè gli operai della città , i contadini ed i soldati . Ma l ' Ambrosini si affretta ad aggiungere che praticamente i Soviet sono un ' emanazione del partito comunista , che è la sola organizzazione politica la quale effettivamente governi nell ' antico impero degli Czar . Nel 1919 i sindacati russi avevano richiesto di essere riconosciuti come organi economici dello Stato , ma Lenin allora cercò di rimandare ogni decisione e nel marzo del 1921 fece approvare dal decimo congresso del partito comunista una mozione in base alla quale si stabiliva che sarebbe stato un errore politico la trasformazione rapida dei sindacati in organi dello Stato e che essi per ora dovevano limitarsi ad essere scuole di comunismo . Se ora per ciò in Italia si concederà la partecipazione dei rappresentanti dei sindacati allo assemblee politiche , il nostro paese sarebbe il primo ad attuare una riforma capace di cambiare profondamente l ' organizzazione dei pubblici poteri e della quale gravi potrebbero essere le conseguenze in un non lontano avvenire . E ciò da una parte potrebbe essere un onore , ma potrebbe anche costituire un grave pericolo . Io credo infatti che se i sindacati riuscissero ad assumere il potere legislativo , o ad esercitare una pressione abbastanza forte sopra di esso , gli interessi delle singole classi prevarrebbero su quelli della collettività e si avrebbe in sostanza la rivolta delle membra contro lo stomaco e soprattutto contro il cervello . La plebe di Roma antica dié prova di un gran senno politico quando comprese il significato dell ' apologo di Menenio Agrippa ; ne avrebbero altrettanto i nostri sindacati operai ? È lecito dubitarne finché la mentalità odierna delle nostre classi lavoratrici non sarà modificata , finché i loro intelletti non saranno « realmente » sgombrati da una dottrina che è stata ormai da più di mezzo secolo ad essi inculcata ; secondo la quale la produzione economica sarebbe dovuta all ' opera « esclusiva » di coloro che corrono a crearla col loro lavoro manuale .
UN DRAMMA AUTENTICO «LA GIUSTIZIA» DI DESSÌ ( De Monticelli Roberto , 1959 )
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Esiste , da lunedì scorso , sul palcoscenico d ' un teatro d ' Italia , un misterioso dramma , che si è presentato senza clamore , senza alone mondano intorno , senza cicaleccio snobistico , senza brusio di scandalo , senza che nessuno citasse Proust o Pierre Choderlos De Laclos ( che in genere non c ' entrano per niente e in questo caso poi meno che mai , ma sono nomi grati al palato dei letterati che frequentano , fingendo di snobbarle , le sale di spettacolo ) . Esiste questo dramma , nella sua realizzazione scenica , da lunedì scorso e noi siamo ben lieti che questo accada : è un dramma , intendiamoci , non perfetto , che può dare persino la sensazione di qualcosa di non finito , d ' oscuro , di chiuso nella notte d ' una fatica creativa ancora non placata . È La Giustizia di Giuseppe Dessì , che si rappresenta in questi giorni al Teatro Stabile di Torino , con la regia di Giacomo Colli , primo testo drammatico di un narratore che al teatro non s ' era avvicinato mai e che lo ha fatto ora , non per vanità o per desiderio di facile fama , ma proprio perché la natura dei fatti che s ' era accinto a narrare lo ha irresistibilmente portato verso una ribalta . La Giustizia , è lo stesso Dessì che lo scrive , stava lentamente nascendo come lungo racconto . Ma quei personaggi , quella gente d ' un paese del centro della Sardegna , presi nel vortice d ' una inchiesta giudiziaria che scava faticosamente nel passato , alla ricerca del responsabile d ' un delitto consumato quindici anni prima , non sopportavano d ' essere chiusi entro certi schemi narrativi , volevano a tutti i costi parlare , muoversi , agire . « Infatti ciò che mi piaceva , nel mio racconto o romanzo che fosse , era il dialogo . Là , nel dialogo , il tono era giusto » . Genesi dell ' opera che all ' occhio dello spettatore si fa chiara solo che egli pensi come i fatti rappresentati siano tolti di peso dai rapporti di un giudice istruttore ; e che corrispondono , nella loro apparenza esteriore , a fatti realmente accaduti . In un paese primitivo , fra i monti della Gallura , una ragazza , una piccola serva di diciassette anni , ha un giorno una visione terrificante : vede , in un boschetto dietro le case , col volto squarciato e coperto di sangue , la vecchia madre delle sue padrone , due tetre sorelle invecchiate nel silenzio , nel sospetto e in una squallida avarizia da poveri ; la vecchia della visione , in quella sua agonia , pronuncia dei nomi , che sembrano altrettante accuse . Il delitto è accaduto , in realtà , ma quindici anni prima . Una lunga indagine era stata condotta dal maresciallo dei carabinieri allora di stanza nel paese ; e un grosso fascicolo istruttorio s ' era di giorno in giorno gonfiato sul tavolo di un giudice . Un uomo del paese , vicino di casa delle due sorelle , era stato accusato dell ' assassinio , aveva subito dieci mesi di carcere preventivo , poi era stato prosciolto . E la macchia del delitto impunito , era restata sulla comunità . La visione della ragazza ( che può sembrare frutto di isteria ma in realtà non lo è , come si vedrà poi nello sviluppo del dramma ) rimette tutto in discussione , l ' indagine e l ' istruttoria sul vecchio crimine vengono riprese dal nuovo maresciallo e da un altro giudice . Ecco : non accade molto di più e trattandosi , poi , nella sua costruzione esteriore , d ' un dramma di « suspense » , non è bene rivelare gli scioglimenti dei fatti ai lettori che possono domani diventare spettatori . Ma ciò che conta , qui , è la rappresentazione corale di quella società primitiva ; è , per quanto concerne l ' indagine nelle coscienze , il , senso che ne scaturisce , di colpe antichissime , di torti remoti e reciproci , mai perdonati né risarciti ; è l ' immagine della solitudine umana , dell ' incomprensione , dell ' innocenza tradita sulla terra indifferente , nel paesaggio nemico : il sacrificio di Abele ( ma un Abele non scevro di colpe ) che si ripete in un mondo restato alle lontananze mitiche del Vecchio Testamento . ( Ed è Italia di oggi ) . Tutto ciò è ottenuto con una semplicità di linguaggio che prende dalla cronaca , dalla grande inchiesta oggettiva , il suo passo perento rio , perché condizionato dai fatti . E con tutto ciò , nonostante questa chiarezza , insieme fredda e accalorata , proprio da requisitoria di giudice istruttore , l ' opera resta misteriosa , serrata in un grumo d ' ombra , un segno simbolico sul muro d ' una catacomba ; che è , mi pare , la prova della sua qualità . Aggiungi a questi dati positivi uno spettacolo , rigoroso , austero , non ancora perfetto in certe parti accessorie , ma significativo nella sua aderenza al testo ; aggiungi quella scena di Michele Scandella , un miracolo di prospettive poetiche ( oltre che un miracolo tecnico , dato il minuscolo palcoscenico del Gobetti , sul quale riescono a muoversi più di una trentina di personaggi ) ; e l ' interpretazione sobria , patita , piena di umiltà e di malinconia , di Gianni Santuccio ; la potente figurazione ieratica di Paola Borboni ; la caratterizzazione di Gina Sammarco ; il prodigarsi di tutti gli altri , da Mario Bardella a Giulio Oppi . Insomma , un risultato . Ora , si pensi che il dramma di Dessì fu pubblicato su « Botteghe Oscure » nel 1948; e che ci ha messo dieci anni per arrivare a una ribalta . Altro che far polemiche sui giornali ; se dipendesse da noi , manderemmo i pezzi grossi del teatro italiano , gli alti papaveri impresariali , in viaggio d ' istruzione per l ' Italia , paese che hanno dimostrato , ad usura , di non conoscere .
Il potere in maschera ( Bobbio Norberto , 1984 )
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La conclusione dell ' articolo precedente , in cui parlo di un « doppio Stato » a proposito dello Stato neocorporativo , è manifestamente forzata . Nella realtà , e senza forzature , un doppio Stato esiste davvero in Italia , ma non è quello neocorporativo : è lo Stato che deriva dalla sopravvivenza e dalla robusta consistenza di un potere invisibile accanto a quello visibile . Alcuni anni or sono uno studioso americano in un libro tradotto anche in italiano , I confini della legittimazione ( De Donato , Roma ) , per sottolineare l ' estensione del potere occulto negli Stati Uniti negli anni di Nixon , ha usato l ' espressione « the duali State » che corrisponde esattamente al nostro « doppio Stato » . Dei due presunti Stati di una società neocorporativa dicevo che erano entrambi compatibili coi principi fondamentali della democrazia . La stessa cosa non vale quando dei due Stati l ' uno è lo Stato visibile , l ' altro quello invisibile . Lo Stato invisibile è l ' antitesi radicale della democrazia . Si può definire la democrazia ( ed è stata di fatto definita ) nei modi più diversi . Ma non vi è definizione in cui possa mancare l ' elemento caratterizzante della visibilità o della trasparenza del potere . Governo democratico è quello che svolge la propria attività in pubblico , sotto gli occhi di tutti . E deve svolgere la propria attività sotto gli occhi di tutti perché ogni cittadino ha il diritto di essere posto in grado di formarsi una libera opinione sulle decisioni che vengono prese in suo nome . Altrimenti , per quale ragione dovrebbe essere chiamato a recarsi periodicamente alle urne , e su quali basi potrebbe esprimere il proprio voto di approvazione e di condanna ? Che il potere tenda a mettersi la maschera per non farsi riconoscere e per poter svolgere la propria azione lontano da sguardi indiscreti , è una vecchia storia . Questa vecchia storia ha anche un celebre nome che al solo pronunciarlo mette i brividi nella schiena : arcana imperii . Nella sua analisi magistrale del potere Elias Canetti ha scritto : « Il segreto sta nel nucleo più interno del potere » ( Massa e potere , Adelphi , Milano 1981 ) . I padri fondatori della democrazia pretesero di dar vita a una forma di governo che non avesse più maschera , in cui gli arcani del dominio fossero definitivamente aboliti e questo « nucleo interno » distrutto . Molte sono le promesse non mantenute della democrazia reale rispetto alla democrazia ideale . E la graduale sostituzione della rappresentanza degl ' interessi alla rappresentanza politica di cui mi sono occupato nell ' articolo precedente è una di queste . Ma rientra , insieme con altre , nel capitolo generale delle cosiddette « trasformazioni » della democrazia . Il potere occulto , no . Non trasforma la democrazia , la perverte . Non la colpisce più o meno gravemente in uno dei suoi organi vitali , la uccide . Di tutte le promesse non mantenute , è quella che maggiormente ne offende lo spirito , ne devia il corso naturale , ne vanifica lo scopo . Grazie ai risultati ormai noti della Commissione parlamentare d ' inchiesta presieduta dall ' on. Tina Anselmi , ai numerosi documenti resi pubblici , alle dichiarazioni di parlamentari e di personaggi variamente autorevoli , alle inchieste giornalistiche , sappiamo ormai sulla loggia segreta di Licio Gelli molto di più di quello che si venne a sapere in seguito alle perquisizioni nella villa di Arezzo e nell ' ufficio di Castiglion Fibocchi del marzo 1981 . Ma prima di allora io stesso avevo cominciato a parlare , se pure con una espressione che era apparsa eccessiva , di « criptogoverno » ( in un articolo sulla « Stampa » del 23 novembre 1980 ) . Ho ora sott ' occhio la voluminosa e documentata relazione di minoranza dell ' on. Massimo Teodori , del partito radicale , sulla medesima inchiesta . La tesi principale ivi sostenuta , secondo cui la loggia P2 sarebbe stata parte integrante del sistema dei partiti e pertanto debba essere considerata come un effetto diretto della degenerazione partitocratica della democrazia italiana , dalla quale sarebbe derivata una vera e propria dislocazione del potere fuori dalle sedi costituzionalmente riconosciute , si può anche discutere e non accettare integralmente . Ma è da ritenere fuori discussione che la loggia P2 , come rileva giustamente Teodori , abbia esercitato in alcuni momenti della nostra vita nazionale una influenza ben più ampia , profonda , determinante , che una semplice lobby e abbia costituito , per l ' appartenenza degli affiliati alle più alte gerarchie dello Stato e ai più elevati strati della società , alti funzionari , diplomatici , generali , giornalisti , e quel che è ancora più scandaloso , uomini politici di quella che si chiama - oh , ironia dei nomi ! - l ' area democratica del nostro sistema politico , una compiuta organizzazione di potere occulto presso , dietro , sotto ( o sopra ? ) lo Stato . Indipendentemente dalle conseguenze direttamente politiche , che forse non sono da sopravvalutare , la formazione di una simile rete di potere sotterraneo è di per se stessa una vergogna nazionale dalla quale dobbiamo redimerci per poter diventare pienamente credibili come soggetti di un regime democratico nel consesso internazionale . Senza pregiudizi , s ' intende , verso le persone , giacché non tutte sono egualmente responsabili , ma anche senza indulgenze . Non possiamo però fingere di non accorgerci che sin d ' ora ciò che è emerso dalla documentazione è una prova avvilente della mediocrità intellettuale e morale di una parte non piccola della nostra classe dirigente . Le rivelazioni sulla vita di Gelli sono tali da farci restare allibiti ( e inorriditi ) alla scoperta che la maggior parte di coloro che sono entrati volontariamente nella sua cerchia per sottomettersi alla protezione di un uomo che non aveva altro scopo che quello di estendere il proprio potere con qualsiasi mezzo , rendendo in cambio della protezione servigi presuntivamente illeciti per la loro stessa segretezza , siano personaggi quasi tutti di altissimo rango , e nessuno di essi abbia avuto in anni di commerci sospetti con il fondatore della loggia un moto di ribellione , e abbia compiuto un atto di resipiscenza . Sono considerato uno che vede sempre nero , un pessimista cronico . Eppure confesso che non avrei mai immaginato che la vita italiana fosse stata inquinata sino a questo punto , sino al punto in cui non sai se più indignarti della bassa qualità dell ' intrigo o del grande numero delle persone che vi hanno preso parte , per la spudoratezza di chi ha guidato il gioco o per la insensibilità di coloro che l ' hanno accettato , e dei quali molti vengono chiamati nella retorica di rito delle cerimonie ufficiali « servitori dello Stato » . La realtà ha superato questa volta la più catastrofica delle immaginazioni . Lo Stato democratico deve essere ripristinato nella sua integrità . Il potere occulto deve essere snidato ovunque si annidi , inflessibilmente . Non ci possono essere due Stati . Lo Stato italiano è uno solo , quello della Costituzione repubblicana . Al di fuori non c ' è che l ' antistato che deve essere abbattuto cominciando dal tetto ed arrivando , se mai sarà possibile , alle fondamenta .
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L ' Imperatore , applaudito dalla folla che gremiva la piazza antistante allo sbarcadero , montò in vettura e con lo stesso ordine degli altri giorni il corteo si diresse per via Molo , piazza Ucciardone , via Enrico Albanese , via Libertà , piazza Castelnuovo , via Esposizione , via Lolli e piazza Olivuzza , donde entrò nella villa Florio . L ' imperatore aveva fatto avvertire fin da stamane Donna Franca Florio che alle 14 1/2 si sarebbe recato da lei , e questa con il comm . Ignazio , il cav . Vincenzo ed il conte di San Martino , attendeva nella casina medievale che sorge nel centro della deliziosa villa . L ' imperatore , baciata la mano a Donna Franca , le porse il braccio ed entrò nel salone ove era preparata una table a thè . Preso un bicchiere di champagne , S.M. dando sempre il braccio a Donna Franca , tornò nella villa di cui fece il giro , esprimendo la sua ammirazione per l ' artistica disposizione dei viali e delle piante . L ' imperatore , che era informato dei recenti asprissimi dolori di cui la buona signora ed il comm . Ignazio sono stati provati per la morte di due loro figliuoli , ebbe calde parole di conforto e disse come Egli , che ha cuore di padre , comprendesse il loro cordoglio . Parlando poi dei suoi figliuoli , ricordò la più piccola delle sue bambine , la quale , sapendo di essere la prediletta , osa financo recarsi da lui mentre Egli parla con qualche ministro . Alle ore 15 l ' imperatore prese commiato , ricordando a Donna Franca che alle 17 l ' attendeva a bordo dello Hohenzollern , e ringraziandola nuovamente del magnifico mazzo di orchidee che ella gli aveva offerto . Presso l ' ingresso del palazzo si era raccolta una grande folla che salutò il Sovrano con un lungo applauso .
L'OPERA DEL MARESCIALLO LYAUTEY ( MOSCA GAETANO , 1925 )
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I telegrafo ci ha informati che il 27 agosto il maresciallo Lyautey s ' imbarcava a Casablanca per la Francia e che , fra poco sarebbe tornato nel Marrocco . Può darsi che ciò avvenga , perché non è facile trovare un uomo che , come Lyautey , conosca il Marrocco e sopra tutto i marocchini , ma può anche darsi che la sua partenza sia definitiva , perché in Francia molti sono oggi coloro che criticano l ' opera dell ' uomo che era riuscito nella difficilissima sorpresa di conquistare un paese musulmano , assi più ricco e popoloso di quanto fosse l ' Algeria nel 1830 , in un tempo assai più breve e con uno sforzo di molto inferiore a quello che per sottomettere completamente l ' Algeria era stato necessario . Difatti dopo che i francesi si furono impadroniti di Algeri nel 1830 , Costantina la città principale dell ' Algeria orientale , dopo un vano tentativo terminato con un quasi disastro , era stata presa solo nel 1837 , e nell ' Algeria centrale ed occidentale , negli attuali dipartimenti di Algeri e di Orano , Abd - el - Kader , il vero predecessore di Ab - el - Krim , avea tenuto testa agli invasori fino al 1947 . Fino al 1853 la gran Kabilia , paese montagnoso posto nel cuore dell ' Algeria , restava completamente indipendente , e solo dopo repressa l ' insurrezione del 1870 gli altipiani dell ' interno e la zona predesertica , che stendesi a mezzogiorno di essi , venivano ridotti sotto l ' effettiva dominazione francese . Sicché non è esagerato l ' affermare che la Francia ha dovuto impiegare mezzo secolo per conquistare l ' Algeria . Nel Marrocco invece , dopo il primo sbarco avvenuto a Casablanca nel 1907 e l ' entrata dei francesi a Fez , chiamati dallo stesso sultano , nel 1911 , seguita a pochi mesi di distanza dall ' occupazione di Marrakesch , non vi erano state né insurrezioni di grande importanza né grosse guerre . Proclamato il protettorato francese i paesi soliti a subire il governo del Sultano , cioè , oltre alle città , quelli della bassa vallata del Sebù e gli altri più importanti che costituiscono la grande pianura , posta fra il gruppo montagnoso del grande Atlante e l ' Oceano , aveano quasi senza resistenza subito le volontà che il governatore generale francese trasmetteva loro per mezzo del sultano protetto . Restavano indipendenti soltanto i paesi nei quali l ' autorità del sultano non si era mai effettivamente esercitata . Cioè la regione predesertica posta a mezzogiorno di Marrakesch e i due grandi sistemi montuosi , quello del grande Atlante , le cui cime tra Fez e Marrakesch superano i quattromila metri sul livello del mare e quello del Riff , ossia della catena che , staccandosi dallo stretto di Gibilterra , si prolunga parallela al Mediterraneo per circa duecento chilometri con un ' altezza che tocca quasi tremila metri . Nella zona predesertica , quando i francesi entrarono a Fez , si agitava El - Hiba figlio del marabutto Ma - el - Ainin , che aveva fondato una nuova confraternita religiosa . I suoi seguaci , che per un momento avevano minacciato Marrakesch , erano stati facilmente battuti e respinti nel deserto grazie all ' appoggio dei grandi Kaid , cioè di quattro o cinque grossi feudatari che avevano ed hanno tutto l ' interesse di restare attaccati alla Francia , che garantisce i loro possedimenti e lascia loro una quasi completa autonomia . Nel grande nodo montuoso posto fra Marrakesch e Fez , Lyautey aveva cinto le tribù indipendenti con una catena di posti fortificati che ogni anno si andava lentamente restringendo , avendo cura però di attaccare volta per volta una sola tribù . Nel Riff i posti fortificati francesi venivano posti là dove si doveva fissare il confine tra la Francia e la Spagna ed a questa era lasciato il difficilissimo compito di sottomettere le indomabili tribù riffane . Sarebbe puerile negare che Lyautey non abbia compreso benissimo la situazione politica e le condizioni sociali del Marocco . Egli perciò sapeva perfettamente che ciò che in Europa oggi appellasi la quistione sociale , l ' eterna rivalità fra proprietari e proletari , ricchi e poveri nei paesi maomettani prende spesso l ' aspetto di una riforma religiosa o quanto meno di un risveglio del fanatismo religioso , e sapeva pure che questa lotta , nel Marocco specialmente , si è sempre esplicata mercé un cambiamento delle dinastie regnanti e delle classi dirigenti , cambiamento che le tribù povere e guerriere della regione predesertica e delle montagne hanno imposto a quelle più pacifiche e relativamente agiate delle città e della pianura . Dal deserto erano venuti nell ' undicesimo secolo gli Almoravidi di Jusef - ben - Taschfin che aveva sottomesso il Marocco , la Spagna musulmana e parte dell ' Algeria e dal nodo montuario del grande Atlante erano discesi nel secolo successivo gli Almoadi , che , con a capo Abd - el - Mumen , si erano dappertutto sostituiti agli Almoravidi ed avevano inoltre tolto Tunisi e Mehedia ai siciliani che già l ' occupavano . Volendo conservare la pace nel Marocco la politica francese non poteva perciò essere che nettamente conservatrice e tale fu quella costantemente seguita dal maresciallo Lyautey . Egli conservò quindi anzitutto la vecchia dinastia , conservo antichi grandi Kaid del sud , lasciando ad essi la autonomia quasi completa della quale godevano , conservò , quanto poté dell ' antica burocrazia marocchina , cercò chi attirare a sé tutti i musulmani e gli ebrei danarosi , incoraggiando l ' associazione dei loro capitali con quelli degli speculatori europei , nello stesso tempo costruì strade , ferrovie e porti , fece sorgere quasi d ' incanto la nuova città di Casablanca , procacciò nuova ricchezza ai ricchi e lavora ben rimunerato alle plebi , in poche parole costituì tutta una rete di interessi materiali a difesa della nuova dominazione francese . Il risultato più ammirevole della politica di Lyautey si vide nel 1914 quando scoppiò la grande guerra europea . Si sa che allora il Governo francese ordinò al governatore generale di mandare in Francia una parte delle sue forze e di far ripiegare le altre in alcuni punti fortificati della costa ; ciò si stimava necessario perché i destini della Francia si sarebbero decisi sulla sua frontiera orientale e non nel Marocco , che , a tempo ed a luogo , si poteva riconquistare . Lyautey non obbedì che a metà : mandò in Francia una trentina di battaglioni ed alcune batterie ; ma , invece di ritirarsi sulla costa , ordinò che le avanguardie francesi restassero dove erano , non abbandonò un palmo di terreno , e le truppe che mandò le tolse appunto dalla costa e dalle retrovie . Militarmente il provvedimento era arrischiato e forse anche censurabile ; politicamente si dimostrò geniale , perché il governatore generale francese sapeva bene che tutto il territorio abbandonato sarebbe subito insorto , e che le colonne in ritirata sarebbero state aspramente taglieggiate e forse anche distrutte ; essendo costume dei marocchini , montanari e pianigiani , ricchi e poveri , di mettersi sempre dalla parte del più forte e di giudicare sempre come più debole colui che si ritira , e ritirandosi li priva della sua protezione . In seguito ricevette un rinforzo di battaglioni senegalesi e di territoriali francesi ; ma , in ricambio , organizzò e spedì in Francia numerosi battaglioni marocchini , sicché poté conservare il Marocco senza indebolire le risorse della Francia in Europa . Me l ' opera di Lyautey aveva necessariamente due punti deboli che , presto o tardi , si dovevano manifestare . Il primo era ed è che essa si appoggiava quasi esclusivamente sugli interessi materiali , che non si possono mai contentare tutti e dei quali l ' appoggio viene meno ogni volta che l ' interesse vacilla . Egli infatti ha potuto far sì che le classi agiate del Marocco ed anche le plebi delle città trovassero il loro tornaconto nella dominazione francese , ma non ha potuto mutare i loro sentimenti , non ha potuto , come si dice , conquistare le anime . Il loro modo di pensare e di sentire è necessariamente rimasto musulmano , e si sa che un buon musulmano potrà servire e sfruttare l ' infedele , se ciò ritrae un materiale vantaggio , ma in fondo all ' anima lo odierà e lo disprezzerà sempre . Ed il secondo era il Riff , dove la Spagna venne meno al suo compito , non riuscendo a conquistare il paese che le era stato assegnato , per una serie di ragioni , ma sopra tutto perché nel Riff si manifestò un uomo superiore per intelligenza e forza di volontà , Abd - el - Krim . Il quale , come Abd - el - Kader aveva saputo riunire in un unico fascio tutte le tribù di metà dell ' Algeria , è riuscito a coordinare sotto la direzione le forze di tutte le tribù riffane , avendo per giunta sul suo predecessore il vantaggio di conoscere le debolezze dei popoli di civiltà europea , delle quali le maggiori sarebbero le rivalità fra le varie potenze e l ' ostacolo che ormai in quasi tutte le nazioni europee trovano le guerre coloniali nell ' azione dei partiti ultra democratici . Non si può né affermare né negare in modo assoluto che la Francia e che sopra tutto il maresciallo Lyautey abbiano visto di buon occhio i ripetuti successi di Abd - el - Krim contro gli spagnoli . Pare certo ad ogni modo che non abbiano fatto nulla di efficace per impedirli e che quindi non abbiano intraveduto il pericolo che corrono tutte le potenze europee che hanno sudditi musulmani quando in un paese musulmano , e sopra tutto in un paese confinante con una propria colonia , sorge un uomo che dimostra di saper vincere gli invasori cristiani e che può quindi rappresentare la parte di colui che i seguaci dell ' Islam chiamano l ' « uomo dell ' ora » ; l ' uomo cioè predestinato da Dio , che , rinnovando le gesta di Saladino , dovrà un giorno o l ' altro liberare tutto il Dar - el - Islam , cioè il paese abitato dai seguaci del Corano , dall ' impuro dominio dei miscredenti . Ed è perciò che oggi in tutti i paesi musulmani si seguono con ansietà mal dissimulata le gesta di Abd - el Krim e che , fino a quando una sconfitta definitiva ed irreparabile non avrà distrutto interamente il suo prestigio , egli potrà sempre spingere alla rivolta le tribù berbere della montagna ed anche della pianura marocchina e che potrà sempre attirarsi le simpatie perfino degli abitanti delle città del Marocco , i quali molto avrebbero da temere da lui e sopra tutto dai suoi . È cosa difficile la politica coloniale nei paesi di antica civiltà maomettana che un solo errore di omissione è bastato per mettere in pericolo nel Marocco i risultati di quasi un ventennio di un ' azione politica accortissima sussidiata da un ' azione militare misurata , prudente ed efficace . Oggi certamente il distruggere la potenza di Abd - el - Krim non è impresa superiore alle forze della Francia , ma sarebbe un ' illusione il credere che a ciò possano bastare una campagna di pochi mesi e pochi combattimenti fortunati ; occorreranno invece del tempo , della costanza e sopra tutto l ' impiego di un esercizio coloniale molto numeroso e bene organizzato . Ma non perciò può dirsi che l ' opera del maresciallo Lyautey sia stata annullata e che tutto sia oggi nel Marocco da rifare . Ho già accennato che si dovette quasi esclusivamente alla sua intuizione geniale se , durante la grande guerra europea , la Francia ebbe , mercé il suo nuovo possedimento africano piuttosto un aumento che una diminuzione delle forze combattenti in Europa . Aggiungerò ora che si deve principalmente alla politica del vecchio maresciallo se la crisi attuale , che forse un giorno o l ' altro inevitabile , è stata tanto ritardata . Ciò che ha fatto sì che essa sia scoppiata quando la dominazione francese aveva messo già salde radici nel Marocco e si erano potuti costruire i porti , le ferrovie e le strade che sono gli strumenti principali mercé i quali potrà essere superata .
HA VENTISETTE ANNI LA NOVITÀ DI BRANCATI ( De Monticelli Roberto , 1959 )
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Se questi tre atti di Vitaliano Brancati fossero stati rappresentati nel 1932 o giù di lì , cioè quando apparvero sul « Convegno » di Enzo Ferrieri , si sarebbero forse accese discussioni sulle interessanti prospettive che il teatro degli scrittori giovani andava aprendo nel logoro panorama della scena nazionale . Ma , in Italia , le cose che devono accadere , ecco qua , accadono sempre con un minimo di venticinque anni di ritardo . Ed ecco che la riesumazione di questo dramma giovanile dello scrittore scomparso , intitolato Il viaggiatore dello sleeping n . 7 era forse Dio ? appare oggi destituito di quasi tutti quei motivi di interesse che avrebbe avuto una volta . Perché ? Ma perché risulta tutto tremendamente legato a quel tempo allusivo , a quella stagione in cui , anche una virgola , messa in un certo modo , assumeva un valore spropositato , una eco che probabilmente era soltanto nelle intenzioni , se non nei desideri , di chi leggeva . Così , la storia di questo vecchio signore siciliano , malato di cuore , che sul vagone - letto Siracusa - Roma ( si reca nella capitale per sottoporsi alle visite di importanti specialisti ) incontra uno sconosciuto che , per burla , gli si spaccia per cardiologo e , facendo finta di visitarlo , lo rassicura sullo stato della sua salute , tanto da ridargli fiducia e speranza nella vita ; questa storia scopre troppo presto la corda del suo simbolismo . Chi è lo sconosciuto viaggiatore dello « sleeping » ? Per il vecchio uomo malato è un ' incarnazione di Dio , una proiezione , in forma umana , della sua immagine , un modo escogitato per mandargli , da una regione misteriosa , un messaggio che lo aiuti a vivere . Accanto a questa storia , poi , se ne sviluppa un ' altra : quella della figlia dell ' anziano uomo , bella e perversa , che dice di no a un suo patetico innamorato e se ne scappa con un giovanotto sufficientemente imbecille e prestante , oltre che sbrigativo e di pochi scrupoli . Il tutto accade nella « hall » di un albergo di Roma , una Roma molto 1930 , in cui circola l ' aria dei primi racconti di Moravia e balena , a tratti un po ' di realismo magico alla Bontempelli . Il vecchio signore muore , come viene la sua ora , senza sapere che nel frattempo in una stanza di quello stesso albergo , dunque a pochi passi da lui , si trova lo sconosciuto del vagone - letto , l ' uomo che egli aveva inutilmente cercato , in tutto quel tempo , e al quale aveva attribuito una così misteriosa funzione . Tocca a questo personaggio di concludere la commedia ; è un uomo assolutamente comune , che viaggia per affari ( quando l ' abbiamo conosciuto , sul vagone - letto , ci è stato presentato come commerciante d ' arance ) ma , non appena gli viene raccontata la singolare storia , egli la inquadra nei suoi termini , diciamo filosofici : tutto è inspiegabile , egli dice , tutto è mistero . Ma accade talvolta che la nostra volontà coincida con quella di Dio . È allora l ' atto che compiamo e l ' inconsapevole bene che ne deriva non ci appartengono più , diventano un « avvenimento del mondo » . Eccoci dunque davanti a un Brancati che fa del patetico e lirico panteismo ed è immerso per di più in una atmosfera vagamente crepuscolare , con un valzer sullo sfondo e un monotono scroscio di pioggia sui vecchi tetti di Roma . Si sentono in questi tre atti un ' infinità di influssi , da Pirandello al singhiozzante Fausto Maria Martini . È un ' opera ancora incerta , confusa , con qualche grazia , esclusivamente letteraria , nel dialogo ( e nelle lunghe didascalie ) ; con due personaggi persino un tantino ridicoli , nella loro sentimentale convenzione : quello della ragazza perversa e quello dell ' innamorato ardente e umiliato . Sono insomma tre atti legati a quegli anni irrecuperabili , a una provincia letteraria definita e remota . Perché , dunque , riesumarli ? Non si è reso un buon servizio a Vitaliano Brancati , del quale ci interessano altre cose , in teatro e in narrativa . E poi , per presentarli così , tanto valeva lasciar dormire questi tre atti fra le pagine della vecchia rivista che li pubblicò nel lontano 1932 . Legata com ' è al suo tempo , una commedia del genere andava messa in scena preoccupandosi di dare soprattutto l ' aroma e il colore di quegli anni . Niente . E quanto all ' interpretazione , salvo Raffaele Giangrande , che è riuscito a dare plausibilità al personaggio del protagonista , salvo qualche anziano attore come Pier Paolo Porta , per il resto , nebbia . Il teatro , uno studioso come Enzo Ferrieri dovrebbe saperlo , non si può fare coi ragazzi . Quando poi , come nel caso del « Convegno » , non è un teatro di esperimento e di ricerca , ma si parte con Steinbeck e Montherlant e si arriva a una « novità » italiana che ha ventisette anni sulle spalle . L ' esito della serata è stato buono , numerosi gli applausi .
Perché mai il referendum? ( Bobbio Norberto , 198 )
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Per giudicare della bontà di una causa , nulla è meglio che vagliare la maggiore o minore forza degli argomenti che entrambe le parti impiegano per difenderla e dei controargomenti di cui si servono per combattere gli argomenti dell ' avversario . Sgombero subito il campo da un falso argomento addotto ripetutamente dai fautori del « sí » : l ' appello al principio « la legge è eguale per tutti » . Che la legge debba essere eguale per tutti non significa affatto che tutti debbano essere trattati in modo eguale . Sarebbe un ' insensatezza . L ' unico significato certo attribuibile alla massima , che si vede scritta sui frontoni di tutti i tribunali , è che la legge , qualsiasi legge , deve essere applicata imparzialmente a tutti , ricchi e poveri , nobili e plebei . Ciò che la cosiddetta « regola di giustizia » richiede è che siano trattati egualmente gli eguali e disegualmente i diseguali . Sono forse i giudici eguali agli altri cittadini rispetto all ' estensione della responsabilità civile ? Anche i fautori del « sí » riconoscono che non lo sono : qualunque sia l ' esito del voto , la responsabilità dei giudici sarà ad ogni modo diversa da quella dei singoli cittadini . Nell ' attuale disputa la massima non c ' entra assolutamente nulla . L ' invocarla come una buona ragione per indurre a votare « sí » è uno sproposito . Atteniamoci dunque agli argomenti razionali , vale a dire alle ragioni pro o contro , addotte sulla base di giudizi di fatto controllabili , sia rispetto alle premesse sia rispetto alle conseguenze . Nonostante il profluvio di parole che si è rovesciato in questi giorni sui giornali , questi argomenti sono sempre gli stessi . Chi vada a leggere ciò che si scrisse nella primavera del 1986 quando ebbe inizio la campagna per la raccolta delle firme , si renderà conto facilmente di quel che sto dicendo , anche se possono essere cambiati alcuni interlocutori , e identici interlocutori possono oggi sostenere tesi diverse da quelle di ieri . A ragion veduta si può dire che gli argomenti addotti da una parte e dall ' altra ruotano intorno a due temi fondamentali : i ) se il quesito posto sia conforme allo scopo , che sarebbe per i promotori una giustizia più giusta ; 2 ) ammesso che il quesito sia conforme allo scopo , se a sua volta sia conforme allo scopo lo strumento adottato per risolverlo , il referendum . I fautori del « no » sostengono che ci troviamo di fronte a un caso davvero singolare di un metodo sbagliato usato per risolvere una questione mal posta . Sul primo punto alle persone di buon senso è parso sin dall ' inizio incomprensibile perché dal gran mazzo di problemi insoluti relativi alla giustizia si sia estratto il problema della responsabilità civile . Tanto più che due dei proponenti facevano parte del governo , e di governi che non erano mai stati troppo zelanti nel cercare di risolvere gli altri problemi . Sinora i fautori del « sí » non hanno fatto nulla per aiutarci a capire . Attribuire la responsabilità dei malanni della giustizia ai giudici , sarebbe come far ricadere i malanni della scuola sui professori , della sanità sui medici e , perché no ? , tutti i guai del paese soltanto sulla classe politica . Che sia utile ridiscutere il problema della responsabilità civile dei giudici , non è ancora un buon argomento per considerarlo il problema principale , da risolvere prima di tutti gli altri . Si capisce come sia potuto nascere il sospetto che la funzione del referendum fosse unicamente quella di dare una lezione ai giudici troppo inframettenti . Non è il caso di fare il processo alle intenzioni . Ma siamo proprio sicuri che non gli attribuiscano questa funzione la maggior parte dei cittadini che voteranno « sí » ? Giorni fa un tassista , che si accalorava parlandomi di una lite scoppiata tra gruppi rivali di conduttori , mi disse che il Tar aveva dato loro ragione ma gli altri erano ricorsi al Consiglio di Stato . Però , aggiunse , siccome la sentenza sarà emanata dopo il referendum , « se ci danno torto gliela faremo pagare » . Un cittadino , non sprovveduto , riteneva dunque in buona fede che dopo la « valanga » dei « sí » , chi ha torto potrà d ' ora innanzi procedere non per far rivedere la sentenza ma per punire il giudice . Rinunciamo pure a fare il processo alle intenzioni dei promotori . Ma non siamo del tutto tranquilli sulle intenzioni dei bravi cittadini che risponderanno all ' appello del « sí » . Se ne rendono conto coloro che hanno variamente contribuito a costruire questa macchina di guerra contro la magistratura italiana ? E rendendosene conto , che cosa rispondono ? Quanto al secondo punto , l ' idoneità del referendum come strumento , l ' argomento contrario è fortissimo . All ' argomento secondo cui il problema della responsabilità civile del giudice non può essere risolto con un « sí » e con un « no » , non può essere data nessuna risposta convincente , tanto è vero che neppure i fautori del « sí » cercano di darla . Dopo l ' abrogazione tutti sanno che bisognerà ricominciare da capo . Il solo argomento addotto dai promotori è stato che lo scopo del referendum non era quello di decidere ciò che un referendum non può decidere ma quello di « stimolare » il legislatore a decidere . Che il nostro Parlamento abbia bisogno di stimoli per agire , come un individuo in stato di depressione permanente , è desolante . Ma lasciamo andare . Ora che lo stimolo sembra abbia prodotto il suo effetto , e più o meno tutti , compresa la maggior parte dei magistrati , sono d ' accordo sulla riforma , tanto che nella passata legislatura pareva che il « vuoto » stesse per essere colmato prima che si formasse , che necessità c ' è che la stimolazione continui ? Anche a questa domanda non sono riuscito a trovare che risposte vaghe , forse sarebbe meglio dire nessuna risposta . Il referendum da strumento diventa fine a se stesso . Il referendum per il referendum . Ovvero : perché il referendum ? Perché sì . Concludendo : chi ritiene non sia stata sufficientemente giustificata la scelta del quesito , dovrebbe rispondere « no » . Chi invece ritiene non sia stata sufficientemente giustificata la scelta del mezzo per risolverlo dovrebbe non andare a votare . Chi ritiene che non siano state sufficientemente giustificate entrambe può scegliere di votare « no » o di non votare .