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La più sensazionale rapina che mai la cronaca milanese abbia registrato , è stata compiuta nella nostra città alle 9.23 di ieri , in via Osoppo , a porta Magenta . Una banda di gangsters con un organico complessivo che viene valutato a non meno di una decina di persone , ha assaltato l ' autofurgone blindato della Banca Popolare di Milano , stordendo a martellate il poliziotto di scorta e trasbordando su un camioncino nove cassette metalliche contenenti danaro , titoli , assegni , valuta ed effetti cambiari . L ' ammontare del bottino è rimasto incerto per tutto il giorno e lo si conoscerà soltanto oggi con esattezza . Si è parlato dapprima di sessanta , poi di novanta , infine , di quarantacinque milioni . In serata si è saputo che il bottino dei banditi sarebbe superiore sicuramente ai trenta milioni di lire e non ci sarebbe da meravigliarsi se raggiungesse addirittura i settanta . Decine di milioni in contanti , insomma , oltre a centinaia di assegni in parte esigibili . La colossale rapina è , almeno in Italia , senza precedenti , ma rivela due nettissime ispirazioni cinematografiche . I gangsters , anzitutto , si erano dati una divisa - tuta blu e passamontagna grigio - in modo da sembrare l ' uno uguale all ' altro . In secondo luogo hanno usato un piccolo « parco macchine » di provenienza furtiva ( un autocarro , un camioncino e due vetture ) applicando una tattica da « battaglia navale » . L ' idea delle divise sembra copiata pari pari da un film ( La rapina del secolo ) ispirato a un caso realmente accaduto negli Stati Uniti in una notte di gennaio del 1950 : l ' assalto alla Brinks Armored Car Service di Boston , dove undici banditi in tuta predarono 2 milioni e 700 mila dollari , pari a un miliardo e 700 milioni di lire . La tattica della « battaglia navale » ebbe , in celluloide ( chi non ricorda il sardonico film britannico La signora omicidi ? ) una dimostrazione perfetta . A parte tali ispirazioni non v ' è dubbio che la banda la quale ha portato a termine la clamorosa impresa è composta da criminali di una genialità sconcertante . La polizia ritiene che il giorno in cui i banditi saranno assicurati alla Giustizia e uscirà dall ' ombra il « cervello » della gang l ' opinione pubblica avrà una grossa sorpresa . Il furgone blindato della Banca Popolare è una macchina di vecchio tipo a quattro portiere , targato MI 186271 , che con una frequenza di solito trisettimanale compie trasporti di valori dalla sede centrale dell ' istituto , in piazza Meda 2/4 , alle trenta agenzie cittadine . Tutte le banche del resto usano lo stesso sistema di trasporto valori e tale sistema era parso , sino alle 9.23 di ieri mattina , di tutto riposo . La garanzia che nessun bandito avrebbe mai osato tendere un agguato al pronipote motorizzato dell ' antica « diligenza dell ' oro » era fornita dal mitra di un agente di polizia , distaccato dal Commissariato Duomo , con compiti di scorta a pagamento , e da tre rivoltelle : quelle dello stesso poliziotto e le altre due dell ' autista e del commesso che costituivano normalmente l ' equipaggio del furgone . Un tentato assalto avrebbe provocato la reazione dei tre aggrediti e nessun rapinatore , per quanto audace , avrebbe certamente osato affrontare il rischio di una « innaffiata » di piombo prima ancora di toccare il bottino . L ' autofurgone è partito dal centro , ieri mattina , poco prima delle nove . Vi erano a bordo l ' autista , Pierino Bergonzi , di 36 anni , da Rivarolo , abitante in via Chiesa Rossa 33 , il commesso di prima classe Gualtiero Re , di 31 anni , abitante in viale Famagosta 2 , e l ' agente di PS Matteo Tedesco , di 27 anni , un giovanotto aitante . La macchina non ha portiere a tergo , ma quattro portiere laterali , come s ' è detto : il carico e lo scarico dei valori viene compiuto attraverso le portiere corrispondenti al sedile posteriore : si abbassa uno schienale di ferro e le valigie metalliche vengono rimosse o deposte sul cassone . Il furgone ha puntato dapprima verso il Sempione e si è arrestato davanti all ' agenzia numero 14 della Banca Popolare , in via Bodoni 1 , alla Cagnola . Il poliziotto è sceso , col mitra spianato , e il commesso ha provveduto a trasportare nell ' interno sei valigie . L ' agente si è guardato attorno : nulla di sospetto . Terminato lo scarico , il Re ha rialzato lo schienale , e si è seduto al suo solito posto , l ' autista ha avviato nuovamente il motore , il poliziotto gli si è seduto ancora accanto , mettendosi il mitra tra le ginocchia . La vettura ha iniziato così il suo viaggio verso porta Magenta : era diretta , con dieci valigie zeppe di milioni , all ' agenzia n . 28 , in via Rubens 3 . Per raggiungere via Rubens l ' autista Bergonzi mutava sempre itinerario , ma per quanto cambiasse strada aveva dei punti obbligati di passaggio , delle specie di « forche caudine » : piazza Velasquez , piazza Brescia , piazza Ghirlandaio e l ' incrocio fra via Osoppo e via Caccialepori , la quale conduce appunto a via Rubens . I gangsters studiarono l ' impresa per almeno un mese tallonando il furgone blindato nei suoi diversi percorsi ( per questa fase preparatoria si pensa che si siano serviti di una ventina di auto rubate di volta in volta ) e scegliendo alfine per il loro agguato l ' ultimo punto di passaggio obbligato : il quadrivio Osoppo - Caccialepori . Via Osoppo è una strada larga , a doppia carreggiata con un vasto spartitraffico erboso , che corre da piazza Velasquez a piazzale Brescia , costeggiata da moderni edifici di recente costruzione e percorsa da un modesto flusso veicolare . Da piazzale Brescia a via Caccialepori , sul lato destro , non vi sono stabili , ma solo un lungo muro costeggiante la parrocchia di San Protaso e interrotto a metà dalla palazzina della canonica . L ' incrocio tra le due vie assomiglia più a una piazza che a un quadrivio : il luogo insomma era l ' ideale per l ' agguato concepito , offriva molto spazio , ampia libertà di movimenti , e gli ostacoli del traffico potevano considerarsi irrisori . C ' erano invece quelli , non trascurabili , dei passanti , degli inquilini dei popolosi stabili adiacenti e soprattutto dei proprietari dei molti negozi circostanti . A tutto ha provveduto il . « cervello » dei gangsters e i criminali che hanno agito ai suoi ordini hanno eseguito i loro compiti con una sincronia e una disciplina degne di un « commando » . « La scena si è svolta con una tale rapidità » ha poi narrato il salumiere Alberto Princetti , con negozio al numero 17 di via Caccialepori « che la gente è rimasta più stupita che terrorizzata : molto , ma molto più in fretta di quelle rapine che si vedono al cinema . » Per realizzare la criminosa impresa la banda ha impegnato quattro veicoli , come s ' è detto , una sorta di piccola flotta manovrata strategicamente su un ridottissimo scacchiere in cui l ' acqua era sostituita dall ' asfalto . La fotografia che riproduciamo illustra nitidamente le fasi dell ' agguato . La gang dunque , disponeva di un ' « auto civetta » contrassegnata nella foto col numero ( 1 ) in sosta davanti alla canonica ; di un autocarro vuoto ( 2 ) , di un ' « auto ammiraglia » ( 3 ) , e di un « camioncino » ( 4 ) . Al momento in cui il furgone blindato è sbucato da piazzale Brescia in via Osoppo , l ' autocarro era in sosta al quadrivio nell ' angolo opposto a quello in cui , nella foto , figurano 1'«ammiraglia» ( 3 ) e il camioncino ( 4 ) della banda . Il pesante automezzo aveva alla guida un giovanotto in tuta che si era tolto , a un certo momento , il passamontagna ed aveva messo piede a terra , alle 9.10 . Lo descrivono biondo , alto , sui venticinque anni , e aveva fame . Era entrato difatti nella latteria al numero 23 di via Osoppo e si era rivolto alla proprietaria , Fosca Caggiati . « Buon giorno , mi dà un etto di formaggio ? » « Gorgonzola , svizzero , taleggio ? » aveva chiesto la donna . « Taleggio , un etto . » Pagate 85 lire , il bandito era uscito , con uno spavaldo , tranquillo sorriso , ed era entrato subito nella panetteria accanto dove aveva acquistato dalla figlia del proprietario , Emiliana Mazza , tre pagnottelle di pane , addentando uno dei due sandwiches . Quando il furgone della banda , dicevamo , ha cominciato a percorrere la via Osoppo , l ' autocarro si è messo in moto avviandosi molto lentamente verso il centro del crocicchio . Contemporaneamente si staccava dal marciapiede l ' « auto civetta » . Questa macchina color caffelatte , ha traversato lo spartitraffico , come mostra il nostro tratteggio , e si è schiantata contro il muro dello stabile numero 7 , sotto le finestre della portineria . Prima che avvenisse il cozzo , era balzato a terra , sull ' erba dello spartitraffico , un giovanotto anch ' esso in tuta , con la testa coperta dal passamontagna . Aveva un mitra tra le mani e correva verso il furgone blindato . La « barca d ' oro » della situazione proprio in quel momento veniva « artigliata » dall ' autocarro , frontalmente , con un urto che in un primo momento è parso all ' agente , all ' autista e al commesso soltanto un malaugurato incidente stradale . Si trattava , invece , di un arrembaggio vero e proprio . Il giovanotto dei panini al formaggio è balzato a terra velocissimo , mentre l ' autista del furgone gli imprecava contro : « Ma è questo il modo di guidare ? » . Il bandito aveva un martello stretto nella destra e con un colpo violentissimo ha mandato in frantumi il cristallo della portiera anteriore , accanto alla quale era seduto il poliziotto . L ' agente Tedesco ha tentato di impugnare il mitra , ma non vi è riuscito : una seconda martellata al capo l ' ha fatto stramazzare , svenuto e sanguinante , sul sedile . Il commesso e l ' autista allora , hanno messo piede a terra , sul lato opposto : « Su le braccia , belli » ha detto una voce alle loro spalle . Era il gangster sceso pochi attimi prima dall ' « autocivetta » pilotata contro il muro . Da quell ' istante i banditi sono rimasti padroni del campo . Il gangster che aveva guidato l ' autocarro all ' arrembaggio ha strappato il mitra e la rivoltella all ' agente , mentre dall ' « ammiraglia » e dal camioncino scendevano altri uomini in tuta blu e passamontagna . La gente ne ha contati sette . E tutti e sette hanno cominciato a gridare , come ossessi , alla maniera dei desperados dei westerns impegnati nei famosi assalti alle « diligenze dell ' oro » . La portiera posteriore , sul lato verso il camioncino accostatosi intanto con facile manovra al furgone blindato , è stata spalancata e la spalliera metallica del sedile abbassata : le cassette erano lì , a portata di mano . Un bottino da capogiro . Le soglie dei negozi , i balconi e le finestre delle case hanno cominciato a popolarsi di volti preoccupati . « Che succede ? Chi si è scontrato ? » L ' attenzione di molta gente si è subito rivolta verso l ' « auto civetta » finita contro il muro , ed era appunto quello che volevano i gangsters . L ' espediente aveva funzionato perfettamente da diversivo . Mentre decine di persone si affollavano , perplesse , attorno alla macchina color caffelatte ( targata MI 238428 ) incollata sotto le finestre dello stabile numero 7 , qualche altro dai riflessi più rapidi si andava però accorgendo che il punto focale della scena era situato più in là , attorno al furgone e all ' autocarro . Che facevano quei due uomini con le braccia in alto ? Che facevano quegli altri uomini in tuta , che urlavano come indemoniati , trasportando velocemente dal furgone al camioncino quelle strane cassette ? Aldebrando Camagni , proprietario del negozio di mobili proprio all ' angolo , corre in strada . « Via , dentro » gli grida uno dei gangsters mostrandogli la bocca del mitra . Esce anche il salumiere Princetti . « Dentro anche tu » gli grida lo stesso bandito . L ' esercente va ad appiattirsi dietro il banco . Esce inoltre la fruttivendola , Alice Montagnoni , ma visto il mitra e i segni minacciosi del bandito , preferisce barricarsi in bottega . Pure Maria Pozzoli , di 65 anni , portinaia al numero 23 di via Caccialepori , allarmata dal rumore del cristallo andato in frantumi , si fa in strada , incuriosita . Sul marciapiede c ' è una vecchietta , ancora da identificare , che strilla come un ' aquila , rivolta verso i banditi . Ha capito perfettamente che sotto i suoi occhi si sta svolgendo una rapina e - vecchietta terribile - polemizza con loro . « Brutta gente , andate a lavorare ... » « Via , via , via » urla la sentinella della banda , sempre spianando il mitra . Le cassette , intanto , trasbordano . Enzo Saino , rappresentante di commercio sulla trentina , si affaccia al balcone del suo appartamento , all ' ottavo piano dello stabile numero 7 di via Osoppo , chiamato dalla moglie allarmata . Vede la scena e comincia a gridare : « Ai ladri , ai ladri » . Uno dei gangsters si stacca allora dal gruppo e punta il mitra verso la canonica , cercando chi grida . Non si è accorto che la voce viene dall ' alto . « Dammi una bottiglia » chiede il Saino alla consorte . Ma anche bombardando la banda con bottiglie vecchie quale risultato potrebbe mai raggiungere ? Come tanti altri cittadini vanno già facendo da qualche istante , anche il rappresentante di commercio corre allora al telefono e forma il 777 . Gli rispondono che le macchine della Volante stanno partendo in quell ' istante . Ma anche la rapina , in quell ' istante , si è conclusa ; nove cassette sono già sul camioncino , la decima , contenente 4 milioni e 456 mila lire , destinata all ' agenzia di via Solari - è stata invece inspiegabilmente dimenticata . Un fischio sottile attraversa l ' aria : portiere che sbattono , la gang batte in ritirata . Avanti il camioncino , stivato di milioni , dietro l ' « ammiraglia » carica di banditi in tuta blu . Il piccolo convoglio imbocca via Caccialepori a discreta velocità : dall ' interno qualcuno dei gangsters saluta , ilare , i passanti . Cinquecento metri più innanzi l ' « ammiraglia » e il camioncino trovano la strada sbarrata da un ' autobotte a rimorchio carica di nafta che sta facendo manovra per entrare nello stabile numero 37 . La sosta dura quindici secondi , non di più . Forse anche un inconveniente del genere era stato preventivato dal regista della banda . Tutta l ' impresa è durata due minuti . L ' allarme scatena polizia e carabinieri in una caccia serrata attraverso tutta la città , ma i banditi hanno un vantaggio incolmabile . Altri complici li attendono certo in un posto tranquillo , ogni dettaglio dell ' impresa è stato sicuramente curato a puntino , specialmente quelli delicatissimi , del « dopo rapina » . Il commissario dottor Paolo Zamparelli , dirigente della Squadra mobile , a letto con 1'«asiatica» , accorre ugualmente in via Osoppo , col vicequestore dott. Rosa , il commissario dott. Nardone , e i migliori agenti di via Fatebenefratelli e della Scientifica . Convergono pure sul posto il maggiore Vallosio , comandante il Gruppo interno dei carabinieri , il capitano Caroppo del Nucleo investigativo e altri ufficiali . Il Nucleo radiocomandato ha già emanato via radio l ' ordine di bloccare le strade attorno a Milano . Si ascolta il primo racconto dell ' aggressione dall ' agente Tedesco , medicato di una brutta contusione al capo . Non poteva fare di più , l ' agguato è stato diabolico . Mentre la notizia si diffonde in città e cominciano le giocate ai botteghini del lotto di porta Magenta , gli uomini della Scientifica si mettono al lavoro . Fa il suo esordio , per la circostanza , lo speciale « laboratorio automontato » dei carabinieri , fornito all ' Arma dal ministero degli Interni l ' altro ieri . Dal tetto del pullman gli operatori dei carabinieri ricostruiscono cinematograficamente tutte le fasi della rapina . Sull ' « auto civetta » nessuna impronta : gli esperti assicurano che il bandito aveva guanti di cuoio . La vettura è stata rubata ventiquattr ' ore prima in via Colletta all ' industriale Renzo Cimínaghi , residente in viale Marche 91 . E l ' « autocarro dell ' arrembaggio » ? Rubato anch ' esso ( è targato MI 276896 ) , venti ore prima , in via Cadore 24 , al signor Aldo Zambelli , proprietario di una ditta d ' autotrasporti . Qualcuno fornisce alla polizia anche i contrassegni della targa dell ' « ammiraglia » dei gangsters ( MI 316494 ) ma si scopre subito che è falsa , corrisponde a un ' autocisterna . Nessun dato sul camioncino . Alle 21 quattro delle cassette rapinate sono rinvenute , vuote , in un punto di Lorenteggio . Alle 21.30 al Sempione , una pattuglia di agenti trova l ' « auto ammiraglia » abbandonata accanto a un marciapiede . È targata BG 36744 , ed è stata rubata a Bergamo lunedì scorso . Da quanti giorni la banda era al lavoro ? Da almeno due settimane , si accerta : don Antonio Bossi , parroco di San Protaso , e altri sacerdoti ricordano benissimo di avere visto auto con giovanotti a bordo ferme sempre allo stesso posto , al quadrivio , per più giorni , mattino e pomeriggio . Decine di testi volontari , specialmente femminili , ingolfano le prime ore di indagini : molti hanno visto ma pochi rammentano ciò che maggiormente preme alla polizia . C ' è anche chi , in serata , offre in vendita per telefono , ai giornali , per mezzo milione , due fotografie scattate - si dice - da una finestra durante la rapina . Ma , per via della messa a fuoco sbagliata nell ' orgasmo del momento , non si vedrebbero i volti dei banditi . Per fortuna c ' è chi ha potuto vedere bene in faccia il bandito dei panini . Che la sorte dei più geniali e pericolosi gangsters del dopoguerra ambrosiano stia per essere decisa da un etto di formaggio ?
Monogamia in crisi? ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
La monogamia , forse la più antica e venerabile istituzione della nostra civiltà occidentale ( e non solo di questa ) , è oggi minacciata da molti pericoli e il suo avvenire appare incerto . Il numero dei divorzi è in crescente aumento nei Paesi in cui il divorzio è ammesso ; dove non è ammesso , è in aumento il numero delle separazioni legali o di fatto tra i coniugi . È in crescente aumento il numero dei matrimoni sbagliati , che continuano per forza di inerzia e si riducono a una forma di coabitazione occasionale o forzata , in cui non c ' è più traccia di solidarietà o di affetto fra i coniugi . L ' opera dei consulenti matrimoniali , che si moltiplicano in tutti i Paesi , può certo contribuire a risolvere problemi che insorgono fra i coniugi , tanto più che si rivolgono ad essi i coniugi che ritengono solubili i loro problemi ; ma non può ricreare dal nulla un ' unione che più non esiste . È infine in aumento il numero delle nascite irregolari , cioè dei figli nati fuori del matrimonio . Questi fenomeni sono assunti solitamente come segni di crisi dell ' istituzione monogamica , perché tendono a diffondersi con la massima rapidità in tutti i Paesi che sono usciti dalla fase agricola o patriarcale del loro sviluppo . Anche le nuove dimensioni di libertà raggiunte dalle donne li favoriscono : perché , cessando il loro stato di dipendenza economica e sociale , le donne sono in grado di assumersi l ' iniziativa della rottura . Ma ci sono altri sintomi altrettanto inquietanti , che non si ricavano dalle statistiche , ma da certe manifestazioni del costume contemporaneo . Molti coniugi si concedono a vicenda una « vacanza matrimoniale » nella quale sono liberi d ' intrattenere i rapporti che vogliono con altre persone . Nella Svezia ed in America vanno diffondendosi « matrimoni di gruppo » nei quali individui e coppie vivono assieme , unendo le loro risorse finanziarie e dividendosi le spese , i lavori domestici e le cure dell ' allevamento dei figli . Qualche volta , tutto si ferma qui ; altre volte , si ammette fra i membri della comune ( come si suole chiamarla ) la più ampia libertà sessuale o addirittura si sconsiglia o si vieta la formazione di coppie fisse . Nonostante il nome , i membri della comune non cedono al gruppo le loro proprietà personali . Ma spesso si considerano come un ' avanguardia rivoluzionaria , come gli antesignani di una nuova utopia , di una società in cui non ci siano più aggressioni e guerre , poveri e ricchi , né lavori faticosi o degradanti ; e in cui sia lasciata ad ogni individuo la libertà di creare la propria vita e di raggiungere la felicità che desidera . Questa ricerca di nuovi modi di vita e di nuove istituzioni è una caratteristica del nostro tempo , che non intende rinunciare all ' esperimento , all ' avventura e al rischio . Non si può condannarla in anticipo , né in anticipo garantirne il successo e fidare su di essa per il progresso del genere umano : il quale , d ' altronde , non può rinunciare a sperimentare nuove vie , dato che vede continuamente diminuite le sue prospettive , non solo di progresso , ma di sopravvivenza . Tuttavia , per ciò che riguarda la monogamia , non tutti i sintomi addotti sembrano minacciarla . Bisogna , in primo luogo , distinguere fra la monogamia come istituzione morale o semplicemente umana e l ' istituto giuridico . L ' istituzione morale è la scelta duratura , perché continuamente rinnovata , di vivere insieme secondo un progetto concordato e correggibile via via nei suoi dettagli . L ' istituto giuridico del matrimonio è un contratto che impegna i coniugi a certi obblighi sanzionati ed ha certi effetti legali e soprattutto patrimoniali . Tale contratto implica certo , fra le condizioni della sua validità , la libera scelta dei contraenti , ma limita questa scelta all ' atto della stipula ; adegua inoltre gli obblighi e i diritti legali che sancisce a un modello stabilito dalla tradizione e dal costume , che è spesso in contrasto con le esigenze e i problemi sempre nuovi della vita quotidiana . La crisi del matrimonio come istituto giuridico non è perciò , necessariamente , la crisi della monogamia . Un matrimonio legalmente valido e che i coniugi hanno un interesse qualsiasi a mantenere tale , può non avere nessuno dei caratteri autentici della monogamia . Questa , a sua volta , può riscontrarsi in unioni che non hanno alcun riconoscimento giuridico . Il ricorso al divorzio , dall ' altro lato , non è una sfida alla monogamia , ma il riconoscimento di un ' unione sbagliata o impossibile a mantenersi in piedi o che potrebbe essere resa sopportabile solo da qualche forma più o meno occulta di poligamia . Chi divorzia intende spesso infatti ricrearsi una famiglia , trovare in una nuova unione l ' affetto e la solidarietà che gli sono mancati nell ' altra . Per quanto possa apparire paradossale , il divorzio è più spesso un omaggio alla monogamia , che un rifiuto di essa : costituisce , per chi vi ricorre , la possibilità di una scelta nuova e più promettente sotto l ' aspetto della comprensione , dell ' assistenza e dell ' amore , cioè di un ' unione effettivamente monogamica . Quanto ai gruppi e alle « comuni » , se si prescinde dal loro carattere politico e neoutopistico , del quale non si riesce a scorgere il fondamento reale , essi appaiono piuttosto come forme di protesta contro i modelli morali e giuridici tradizionali o tentativi di gruppi o persone di uscire dalla solitudine e di ritrovarsi in un ambiente accogliente e solidale . Ma le forze che minano tali gruppi sono il disaccordo nella divisione dei compiti , le gelosie , l ' indifferenza reciproca o l ' accordo più stretto che si stabilisce fra coppie dei loro membri . Il gruppo non ha molti vantaggi sul matrimonio : ne moltiplica solo le difficoltà in proporzione al numero dei componenti . La monogamia è l ' aspirazione nascosta di uomini e donne , ma è difficile da realizzarsi . La scelta continua , che essa implica , del proprio compagno e del comune progetto di vita esige che si punti sull ' essenziale e che si superino con intelligenza e comprensione reciproca i problemi , le difficoltà e i conflitti che sono inevitabili nella vita quotidiana . Essa può essere realizzata da persone , di qualsiasi età , che abbiano raggiunto un grado di maturità sufficiente , cioè una personalità stabile o equilibrata che non sia più soggetta a oscillazioni e mutamenti radicali . È difficile infatti continuare a convivere in accordo sostanziale con una persona che si ritrova accanto a sé mutata nei suoi tratti caratteristici e che è diventata estranea rispetto a quella che era apparsa al primo incontro . In questo caso , com ' è ovvio , la scelta non è ripetibile . La durata di un ' unione monogamica dipende , più che dalle circostanze esterne , che inevitabilmente mutano con l ' età e con le circostanze ambientali , dalla volontà costante di conservarsi l ' affetto , la fiducia e la solidarietà del proprio compagno , dimostrandogli affetto , fiducia e solidarietà in ogni occasione . In un mondo scisso da conflitti di ogni genere , e in cui le stesse aspirazioni umanitarie più nobili sono spesso fomiti di lotte violente , l ' amore monogamico è ( con l ' amicizia autentica , che è altrettanto rara ) la sola via per uscire dall ' indifferenza e dall ' anonimato della massa amorfa e raggiungere la serenità e la gioia di vivere . Speriamo che gli uomini non trascurino questa via e traggano , dai loro stessi insuccessi , gl ' insegnamenti per imboccarla e percorrerla .
IL CLERO ITALIANO ( - , 1861 )
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La religione non è nata da ’ fatti , né la sua forma essenziale esterna è l ’ effetto di una complicazione d ’ eventi , o il risultato del concerto de ’ pensieri degli uomini ; essa è il parto della mente di Dio , e da Lui l ’ organizzazione del suo eterno regime fu esclusivamente costituita . In nulla dipende da ’ fatti umani il suo prestigio . Che ci venite dunque a dire che il cattolicismo unica vera religione , che è il cristianesimo nella sua purezza sia per essere oscurato da ’ fatti de ’ suoi ministri , e che fra breve il protestantesimo s ’ impossesserà d ’ Italia ? Nel secolo XIX queste puerili asserzioni , questi panici timori , questa confusione di ciò che è divino con quello che è umano ? Che importa al cattolicismo che Italia le sia fedele ; come qual male ridonda alla divinità che l ’ uomo si perda ? L ’ uno si estende al di là dell ’ Europa , l ’ altra è glorificata nella sua giustizia . Ma di grazia chi è questo clero reazionario che tanto avversa alla causa italiana ? Non è certamento quello che imbrandì le armi e la sostenne col sangue ; non è l ’ episcopato in gran parte della Sicilia ; non sono i vescovi delle Puglie che spedirono indirizzi a Vittorio Emanuele , o scrissero lettere pastorali per inculcare la libertà e l ’ unione italiana a ’ loro sudditi ; non è il vescovo di Striano che tanto si è distinto a seguire il movimento dell ’ Italia meridionale ; non sono i vescovi dell ’ alta Italia i quali già governano i fedeli , stando il libero regime del Re Galantuomo . Si riduce dunque tutta la colpa a quelli i quali sono passivi , cioè che non hanno presa parte alcuna nell ’ azione . Eppure quanto c ’ illudiamo ! Essi sono i più utili alla causa italiana . Dico primamente sono passivi . Sì tali sono . Signori miei , via le dicerie e le immaginazioni . Un governo libero e forte è un governo sapiente che non si fa accalappiare dagli allarmi di chi cerca suscitare tumulti perché non è contento del governo . Oh quanti sono i mascherati ! I fatti dove sono ? Noi non crediamo alle ciarle , poca fede deve prestarsi a qualche penna venduta allo straniero : dove sono i processi , dove sono le condanne , dove è la flagranza , dov ’ è la congiura scoperta la quale abbia a capo ( non già quattro o cinque preti ignoranti , qualche monaco indegno di portare l ’ abito religioso e qualche altro , che si è dimenticato della sua divina missione ) ma che abbia a capo almeno la decima parte de ’ vescovi e del clero , per dirsi che il clero avversa il progresso sociale ? Ma noi vi dicevamo : essi sono utili alla causa italiana . Signori miei giornalisti , invece di destare sdegni senza scopo animate piuttosto il popolo italiano ad attendere a ’ suoi veri interessi , a procurare il proprio bene , la prosperità del paese ... oh quanto meglio adempirebbero essi alla loro missione ; e si toglierebbero mille ostacoli . O la nostra causa è giusta o è ingiusta : se è giusta a che vi serve l ’ azione di tutto il clero ? il coagire tutto il clero a concorrervi con l ’ azione sarebbe un volere a forza un appoggio dal sacerdozio , quasi che noi Italiani non l ’ avessimo nella nostra causa medesima ; fate supporre che noi dubitiamo della giustizia de ’ nostri sforzi e andiamo mendicando titoli e colori dal clero ; come in alcuni passati governi la scuola febroniana attuata nel sistema amministrativo del culto prendeva ipocritamente le sembianze di zelo per la Chiesa e pel cattolicismo . E non vedete che la passività del clero , la sua inerzia è una tacita espressione che dichiara che non prende azione contraria , poiché non entra nel punto dommatico , o morale , quanto avviene nelle trasformazioni sociali nel solo punto di vista governativo ? Se fosse altrimenti avrebbe ben fatta sentire la sua energica parola ; avrebbe con pari zelo e coraggio esposto il petto alle spade , il capo alla mannaia . E se vedete che noi pure infimi nel cattolicesimo alziamo la voce contro i fogli anticattolici , contro i libri perversi , contro i seducenti sofisti ; lo è perché amiamo che la causa italiana non venga ad essere disonorata da essi . Signori miei , non tocchiamo il cattolicismo , altrimenti Iddio ci spezzerà le spade . Voi ci parlate delle azioni della corte romana . Ma se voi stessi separate re da papa , come ora volete confondere papa con re ? Che chiede il Papa ? La sua indipendenza . La indipendenza del Pontefice è necessaria non solo a tutt ’ i cattolici , ma principalmente all ’ Italia . Un potere che sia giudice de ’ sovrani e de ’ sudditi è il più grande perno della transazione democratica , che è la Costituzione . Vorremmo che pacata la mente de ’ nostri lettori vi riflettesse . Voltaire stesso la credeva necessaria a tutta l ’ umanità . Nel Medioevo l ’ autorità del Papa salvò l ’ Italia , e salvò l ’ Europa dalla tirannia degl ’ imperatori . Eccovi un nemico de ’ papi e del cattolicismo che ne fa testimonianza . “ L ’ interesse del genere umano ” egli dice “ esige un freno che trattenga certi principi e che ponga al sicuro la vita del popolo : questo della religione avrebbe potuto per effetto di un generale consentimento essere in mano de ’ papi . Quei primi pontefici prendendo parte nelle temporali dispute per acchetarle , avvertendo i popoli ed i re de ’ loro doveri , riprendendo i loro delitti , riserbando le scomuniche per i grandi attentati , avrebbero dovuto essere riguardati come imagini di Dio sulla terra . Niun nuovo principe osava dirsi sovrano , né poteva essere riconosciuto dagli altri principi senza la permissione del Papa . ” Ecco il fondamento della storia del Medioevo . Italiani , il vessillo del cattolicismo è la bandiera della vera libertà : la croce ; stringetevi intorno a questa e vostre saranno le vittorie . L ’ episcopato vi benedirà , e registrerà i vostri nomi come de ’ più cari suoi figli , se correndo alla difesa della libertà nazionale con uno sguardo cruccioso caccerete lungi da voi i seducenti vostri nemici , gl ’ inverecondi apostati della religione degli avi nostri . Iddio benedirà i vostri sentimenti patriottici se sono secondo gli ordini di sua Provvidenza .
UN UOMO CON LA PIPA ( BERNASCONI UGO , 1914 )
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Di primavera - in un treno campagnuolo - al tramonto . Sabato . È l ' ora in cui gli ultimi operai rientrano dalla città alle lor case sparse pe ' cascinali . Sono ora i ritardatari : i vecchi , gli alcoolizzati , gli scemi . Il grosso degli operai - i validi - rincasarono già . Nel mio compartimento io son rimasto solo ; e mi diverto a trar fumo da una sigaretta . Sale un operaio . È vecchio - ed ha l ' aspetto imbecille . Dev ' esser di quelli che vivono tra la calce ; perché tutta la sua persona , l ' abito la faccia i capelli le mani , sono macchiati e inaspriti dalla calce seccata . Veramente , su ' suoi capelli , non si sa dire qual sia bianco di calce e quale di canizie : è tutto bianco indelebile e antico . È molto vecchio ? - Chissà . La sua faccia nasconde l ' età dentro le rughe e i solchi : somiglia una povera terra magra , nuda se non di poveri sterpi ( le sopracciglia e i baffi sembrano stipe ) - e ricca soltanto di spaccature e buche . Perfino il cuoio delle scarpe - enormi e riquadre - è straziato e aggrinzito dalla materia erodente ; ed è del resto molto simile al cuoio delle sue mani e del volto . I suoi occhi sono grossi ; e girano lo sguardo così lentamente , che a momenti sembrano spenti . Pure l ' espressione totale del viso non è triste ; è piuttosto di un ' ebetudine tranquilla che sia in aspettativa di qualche giocondità . Sul banco egli ha deposto un fagotto , ch ' è fatto della sua giacca con ravvoltivi i suoi ferri ; e più vicino a sé , un grosso pane di frumento , bianco , ravvolto in carta , sul quale ha pur cura di stendere ancora una sua larga pezzuola . Forse è quello il dono domenicale che egli porta a ' suoi - e lo protegge così come un tesoro . Quando il treno riparte il vecchio conta una manciata di monete . Quasi tutte di rame : e forse è il prezzo della sua fatica di sei dì . Scerne le poche lire , poi le conta sulle dita : e pare del suo conto soddisfatto ; perché riponendo il poco gruzzolo in tasca , mette un sospiro che par di sollievo . Dopo di che , s ' abbandona sulla spalliera di legno , rovescio il capo , gli occhi e la bocca socchiusi , come aspettando il sonno ; in un rilassamento totale dei muscoli e della volontà - come se costretti per sei giorni consecutivi , gli si allentino insieme improvvisamente . Ma l ' abbandono è breve . Raddrizza tosto la schiena ( il suo volto si schiude ) e cacciatasi una mano tra la camicia e il petto , ne trae una rozza pipa di legno abbruciacchiata - un cartoccetto di tabacco - e carica la sua pipa sospirando . Forse è quella la giocondità che il suo viso attendeva . Ma quando l ' ha presa tra le labbra e vuol accenderla , ecco s ' accorge che la pipa è ingombra . Pazientemente la rivuota , la rivolge : poi soffiando aspirando battendo , invano s ' adopra a liberarla . Si fruga nelle tasche : snoda il fagotto ; cerca tra i ferri ; ne cava un lungo chiodo puntuto , e con quello , già un po ' stizzoso , gratta e rispazza il macero fornello della sua pipa . Prova di nuovo - ma la pipa è ingombra . È evidentemente contrariato . Si guarda intorno , come per cercare un aiuto un consiglio un ' ispirazione . Il suo sguardo s ' arresta sul fumo ch ' io getto di bocca copioso : poi su me ; e pare ch ' egli abbia formulata in sulle labbra una domanda da rivolgermi - ma non osa . Forse è l ' aspetto decente del mio vestire che paralizza tutto il suo ardire . Finalmente si risolve : - " El gavaria no , sciôr una paja de sigar ? " - dice , dimostrandomi col gesto della mano verso la sua pipa il desiderio che le sue parole non sanno esprimere intero . Io mi palpo le tasche : - No . Tentenna egli il capo . Un momento ristà meditabondo : guarda di traverso dentro il nero fornello della sua pipa , come dentro un abisso che gli nasconda agguati : la batte ancora , sulle ginocchia , sulla mano , sul banco - inutilmente . Scorge al suolo un fuscello e si china a raccôrlo ( pare quando si risolleva che il fuscello pesi enormemente al suo braccio che sia indolorito ) - e si riaccinge con quello . Il volto è intento , la mano trema ... Ma il fuscello introdotto nella cannula si spezza , ed egli non può più ritrarnelo . " Gesuddiu ! " Ma sbollitagli appena la bestemmia , già si rinverde la sua lena industre . Straccia dal foglio che ravvolge il suo pane un piccolo lembo di carta ( piccolo , come per tema di scovrir troppo il tesoro ) e lo rivolve penosamente fra le dita - aspre e grosse dita inette alla materia lieve - a fabbricarne un ' asticina . Riesce alfine , e si riprova . L ' asticciuola entra : ma al minimo sforzo cede , ed egli è costretto a gettarla . Brontola ancora bestemmie , gli occhi nell ' alto . Ma ancora la sua voglia si rimpunta . Si rifruga per tutte le sue tasche : ne trae uno zolfanello : l ' appunta : si riprova con quello : gli si spezza ; non può . Adesso l ' uomo appare proprio costernato . Batte ancora la pipa in sul palmo - questa volta , pare assai più per dispetto che speranza . Poi ristà immoto , con l ' avversaria pipa in sulla mano , fitto lo sguardo su , stretta la fronte come per una straordinaria intensione d ' ingegno . Certo dentro di lui qualche cosa s ' inerpica e s ' imbizza ... Ma ecco si rispiana la sua fonte ; si riscuote ; ha trovato . Lesto cava di tra i suoi ferri un coltellaccio incurvo : l ' apre ; n ' esamina il filo ; considera il legno della panca su cui siede ; e pare si accinga a scheggiarla in sullo spigolo . Già la mano all ' atto ; - ma ristà . Par quasi che un ' altra - invisibile mano ma più forte - l ' abbia ghermito e lo ritenga . Sente egli la gravità dell ' atto ch ' è per compiere ? - un ' azione di quelle proibite , per cui ci sono i carabinieri i giudici gli avvocati il carcere e la multa ; qualche cosa come un delitto contro la proprietà ... Guarda a me di sottecchi , forse per convincersi se spio , forse per leggere nel mio volto , nel mio contegno , un incitamento in un senso o nell ' altro : correr dietro al suo lungo desiderio , o ascoltare il monito sopraggiunto ? - Io continuo a fumare , impassibile . L ' uomo ha scrollato un pochettino una spalla . Si direbbe che lo scrupolo gli pesasse materialmente in su quella , ed egli l ' abbia ributtato così . Ora infatti è spedito alla sua voglia : con un colpo secco stacca tra le sue ginocchia un lungo stecco di legno ( sùbito si rinserran le ginocchia ad occultar sulla panca la ferita ) - ed ecco intorno alla sottil scheggia staccata già s ' industria col ferro ; l ' aguzza , l ' assottiglia , l ' arrotonda . Prova . Ancora un poco in punta , un pochetto al mezzo ... Mette nel suo lavoro maggiore studio e maggiore attenzione che se costruisse l ' arco di un ponte . È fatto . Riprova . Lo stecco è rigido e esatto : sforza , passa , trascorre , due e tre volte . Accosta ancora la pipa alle labbra ; soffia ... Libera , libera ! ... Sbuffa adesso l ' uomo come se tenesse in petto , adunata nella lunga contensione chissà qual forza di troppo - ed anche si batte un buon pugno sulla coscia come suggello alla vittoria ghermita . Riprende il cartoccio del tabacco e si ricarica la sua pipa con la pacata sicurezza dell ' uomo che avendo definitivamente sterminato ogni resistenza nemica , si vede ormai dinanzi la via libera e piana alla sua gioia . Uno zolfanello in pronto - e attende ad accenderlo che il treno sosti . Forse è quello l ' ultimo fuoco che gli rimane e non vuole rischiarlo . Il treno sosta - riparte . Una fanciulla è salita nel compartimento ; e s ' è seduta fronte a fronte del vecchio , presso lo sportello , lo sguardo fuori , come tenendosi presta a fuggir fuori ancora . È giovanetta ed elegante , e bella molto . Come capitata là dentro ? - Sembra esiliata in quel riparto squallido . Quasi sdegnosa dell ' istess ' aria che le circola intorno , si tiene tutta raccolta in un ampio mantello bigio - funereo nel bel lume d ' aprile siccome i cieli del novembre lontano - e le pendono in basso sovra i piccoli piedi , le gonne soffici nere . Nera la mano che s ' adunca sul petto . Nero il cappello che le ombreggia la fronte . Ma albeggia sotto , di un pallore trasparente di miele , il viso piccolo elittico , concluso in due cortine di capelli ramei : vivono gli occhi lontani in aloni d ' ombra alabastrina . Ma le sgorga sotto il mento , fuor della clausura del mantello cinereo - quasi fosse il zampillo di qualche antica profondissima incontenibile gioia - roseo e leggero il nodo di una cravatta di tulle , come un vapore di nuvole aurorali . Il vento che irrue per la finestrella la investe circonfondendole il viso nel nimbo dei capelli agitati e del velo chiaro . Guarda ella china all ' urto villano , verso l ' occidua luce - una nemica ruga in sulla fronte . Il vecchio ha acceso la sua pipa - e trae ora il primo denso sbuffo di fumo ; quando il suo sguardo si arresta sulla nuova venuta che gli sta di fronte . La guata ritraendosi un poco , come dinanzi a improvviso nemico ; e gli esce intanto da un angolo della bocca uno zampilletto malsicuro di fumo : dall ' angolo della bocca che è il più lontano da colei che i suoi occhi scandagliano . Colei tosse . L ' uomo si riscuote . Come se il piccolo urto dell ' altrui tossire , meccanicamente , per occulti tramiti , si propagasse alla sua stessa persona - l ' uomo si toglie la sua pipa di bocca . Allunga una mano a toccar nel ginocchio l ' assorta . Quella trasale . L ' uomo tace - ma indica con la mano la sua pipa fumante . " Le fa male ? " - pare che voglia chiedere . Quella sorride , e accenna " no " col capo . Ma il suo sorriso è più triste della ruga che le incide la fronte ; e sùbito rifugge il suo sguardo al di fuori . E ancora tosse ; e sempre il vento la batte . L ' uomo , con la pipa in mano , sembra inebetito . Guarda la fanciulla , la sua pipa , me . ( Io ho finito allora di fumare e ho gettato il mozzico ) . Infine col pollice , lentamente - senza che il suo viso partecipi a quel che la mano fa - copre il focolare della pipa ; lo preme ; lo soffoca . Un estremo fumarello vien su pulverulento . Egli lo sta a guardare : poi , rivolta d ' ogni lato la sua pipa , se la ripone in seno . Scaracchia ora forte l ' uomo , come a divellere da ' suoi tessuti più intimi qualcosa di molto avvinto ; e si riabbandona contro la spalliera ; rovescio il capo , occhi e bocca socchiusi , come aspettando il sonno . Pendono e vanno alle scosse del treno , tra le ginocchia aperte , le mani gravi . L ' esiliata a un fischiar del treno , ha tese le gambe levando i piedi in un brivido . Quasi viene a toccare co ' suoi piccoli piedi insieme attorti le mani dell ' uomo pandenti . Sono di così piccola e fragiletta mole , che entrambi capirebbero annidati in una di quelle mani . Se la mano stringesse , s ' infrangerebbero entrambi .
ProsaGiuridica ,
Il Ministro dell ' Interno Visto l ' art . 11 del decreto legge 9 febbraio 1939 , n . 126 convertito nella legge 2 giugno 1939 , n . 739 , sul trattamento dei beni ebraici ; Visto il decreto 27 marzo 1939 , n . 665 , che ha approvato lo Statuto dell ' Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare ; Vista la legge 19 dicembre 1940 , n . 1994 , riguardante modifiche alla legge di guerra in materia di beni appartenenti a sudditi nemici ; Visto il decreto legislativo in data 4 gennaio 1944 , n . 2 , contenente modifiche alle disposizione riguardanti i beni e le aziende ebraiche di cui al predetto decreto legge 9 febbraio 1939 , n . 126; Visto l ' art . 17 della legge 16 giugno 1939 , n . 942 , riguardante la requisizione dei beni espropriati dalle esattorie e rimasti invenduti al secondo incanto ; Visto il decreto legislativo del Duce 31 marzo 1944-XXII , n . 109 , che approva lo Statuto e il regolamento dell ' Ente ; Visto il decreto ministeriale 15 settembre 1944 , n . 685 , relativo all ' adeguamento del trattamento tributario per i beni gestiti dall ' Ente ; Ritenuta la necessità di modificare lo statuto dell ' Ente per disporre l ' istituzione del posto di Direttore Generale onde meglio assicurare il funzionamento dell ' Ente ; Visto il decreto legislativo del Duce 8 ottobre 1943-XXII e 18 gennaio 1944-XXII , N ; 41 , relativi alla sfera di competenza ed al funzionamento degli organi di Governo ; Decreta : Art . 1 . Lo Statuto dell ' Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare in seno al decreto legislativo del Duce 31 marzo 1944-XXII , n . 109 , è sostituito da quello annesso al presente provvedimento , composto di numero 18 articoli . Il presente decreto entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale d ' Italia e sarà previa registrazione alla Corte dei Conti ratificato dal Consiglio dei Ministri ed inserto , munito del sigillo dello Stato , nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti . Posta Civile 316 , addì 30 dicembre 1944-XXIII . Il Ministro : Pellegrini V . Il Guardasigilli : Pisenti – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Statuto dell ' Ente di gestione e liquidazione immobiliare [ … ] Art . 7 . Il Consiglio di Amministrazione ha tutti i poteri per il funzionamento dell ' Ente . Esso delibera un apposito regolamento interno da approvarsi dal Ministro per le Finanze , per stabilire le norme di assunzione e di stato giuridico ed il trattamento economico , a qualsiasi titolo , di attività e di quiescenza del personale . Designa al Ministro per le Finanze , per la nomina , il Direttore Generale dell ' Ente e ne fissa la retribuzione . Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente il quale ne da tempestivo avviso ai Consiglieri ed ai Sindaci effettivi . Il Direttore Generale assiste alle riunioni del Consiglio di Amministrazione con voto consultivo ed è tenuto ad esprimere in ogni deliberazione il proprio parere che deve essere trascritto nel relativo verbale . Per la validità delle deliberazioni occorre l ' intervento di almeno 5 componenti . Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti : in caso di parità prevale il voto del Presidente . Art . 8 . Il Consiglio di Amministrazione nomina nel suo seno la Giunta esecutiva , determinandone le attribuzioni e i poteri . La Giunta è composta di cinque membri fra i quali il Presidente . Il Direttore Generale assiste alle riunioni della Giunta con voto consultivo ed è tenuto ad esprimere in ogni deliberazione il proprio parere che deve essere trascritto nel relativo verbale . Funge da Segretario della Giunta esecutiva il segretario del Consiglio di Amministrazione . La Giunta esecutiva è convocata dal Presidente , il quale dà tempestivo avviso ai membri ed ai sindaci effettivi . Per la validità delle sue deliberazioni occorre la presenza di almeno tre membri compreso fra essi il Presidente e , in caso di assenza o legittimo impedimento , il Vice Presidente . Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti . Art . 9 . La Giunta esecutiva delibera sulle operazioni per le quali sia stata delegata dal Consiglio di amministrazione e dentro i limiti della delegazione stessa . Non possono essere delegate alla Giunta le deliberazioni : a ) sulla formazione del bilancio ; b ) sul conferimento di deleghe alle mansioni dell ' Ente quando le deleghe non sono limitate a singole gestioni , specificatamente indicate , di determinati beni o aziende , ma si riferiscono , invece , a mansioni che vengono genericamente affidate ad un delegato per intere circoscrizioni territoriali . Le deliberazioni della Giunta sono comunicate al Consiglio nella prima seduta successiva . [ … ] Art . 14 . Il Direttore Generale che dura in carica tre anni e può essere anche riconfermato , regge gli uffici dell ' Ente e ne ha la responsabilità verso il Presidente . Esercita pertanto tutti i necessari controlli e propone al Presidente i provvedimenti da adottare nei confronti del personale e dell ' andamento del servizio . [ … ] [n.d.r . gli articoli del precedente regolamento dal n.14 al 17 restano invariati ma vengono rinumerati da 15 a 18 ] Il Ministro per le Finanze : Pellegrini
LA LAMBRETTA DEI MINATORI ( Bianciardi Luciano , 1954 )
StampaPeriodica ,
« Guardi , diceva un minatore muovendo in giro la mano tesa , tutto quello che lei vede è della Montecatini . Non si può sbagliare . » La Montecatini , qua a Niccioleta , possiede le case , le strade , gli spacci aziendali , i mezzi di trasporto , le sedi dei partiti politici , il terreno circostante . Della Montecatini sono i grossi casamenti gialli , sparsi in disordine per le pendici di questi colli scabri , collegati appena da un sentiero scosceso , con larghi improvvisi sterrati nudi ; il palazzotto del dopolavoro , una costruzione pseudo - razionale , di taglio littorio , stile 900 , come si diceva nel ventennio ; e la chiesa , un altro scatolone con una specie di pronao rettangolare , che fa pensare ad una palestra di boxe . Son della Montecatini le grigie e scialbe casette degli impiegati , e la mediocre villa della contadina , ed i più vecchi amano ancora , dopo la miniera , coltivare un pezzetto di terra , per cavarne ortaggi , od allevarvi un coniglio , un paio di galline . Molti operai non abitano qui , ma nei villaggi vicini , a Prata , a Monterotondo , o vengono addirittura da Massa Marittima : tutti su automezzi della Montecatini ; prima della guerra venivano in bicicletta , e non pochi a piedi , dieci chilometri di strada e dopo il lavoro . Al paese alcuni conservano un orto , una vigna , a cui si dedicano nelle ore libere dal lavoro , e persino nei giorni di sciopero . La sovrapposizione delle due economie , e la progressiva scomparsa di quella più antica , l ' agricola , sotto il peso della moderna , la mineraria , qui è palese : qui sta accadendo quel che in Inghilterra si verificò alla fine del Settecento , ed il processo è ancora in corso . L ' agricoltura di collina scompare a poco a poco , poiché la miniera ne ha assorbito la mano d ' opera , ed i giovani non seguono più l ' esempio degli anziani . A Niccioleta abitano circa millecinquccento persone , fra operai e familiari , ma ci sono anche gli scapoli , giù ai « camerotti » , specie di casermette basse ed allungate , divise in tante stanze quadrate ciascuna delle quali ospita sei o sette operai , con le brande e gli armadietti metallici . L ' aria di caserma è evidente anche all ' interno : accenti meridionali , cartoline e ritratti appiccicati al muro , la Madonna di Loreto , il golfo di Napoli , la fidanzata , Togliatti , il calendario dell ' ANPI , Una diva americana . Sopra gli armadietti c ' è sempre una cassetta di legno , col lucchetto : è l ' unica proprietà privata degli operai , il resto , brande , armadietti , ed i camerotti stessi , è della Montecatini . La sensazione insomma è che la Montecatini qui non sia soltanto proprietaria assoluta di ogni cosa , ma goda di una sorta di diritto di extraterritorialità , che governi , insomma , con leggi , costumi , e riti suoi propri . Può accadere , per esempio , che il forestiero si senta chiedere i documenti , non appena scende di macchina ed entra in un bar per prendere il caffè . « Lei , permetta , quale attività svolge ? Può dimenticarla ? Su che cosa intende scrivere ? Quale è il suo giornale ? » Sono domande che un brigadiere dei carabinieri , a Niccioleta , rivolge con estrema naturalezza . La Montecatini , qui , nei suoi locali , ha una stazione dei carabinieri , ha le guardie di pubblica sicurezza , ed ha anche tuia sua milizia privata , di guardie giurate , con una loro divisa nera , che fan servizio dentro la miniera , intorno alla miniera , in paese . La strada che conduce ai pozzi è sbarrata ad un tratto da una traversa bianca e nera ; accanto c ' è una garitta , con dentro la guardia per controllare chi entra e chi esce . Non si passa di là senza il permesso del direttore : alla fine dei turni suona la sirena ed i minatori escono alla spicciolata oltre la barriera . Son diversi dal cliché usuale che del minatore ciascuno di noi , anche inconsapevolmente , si porta in testa , il cliché del minatore grande e membruto , come lo si vede nei manifesti di propaganda . La cronaca recente , fra l ' altro , si è occupata del caso del giovane Milo Malagoli , un ragazzo alto oltre due metri e grosso in proporzione , il « gigante di Niccioleta » , come è stato definito . Ma in realtà nessun minatore somiglia al Malagoli . Quasi tutti di statura inferiore alla media ( le grandi stature , oltre tutto , sono antieconomiche nei lavori del sottosuolo ) son uomini pallidi e curvi , dal passo pesante e stanco : vestiti senza uniformità , portano spesso in testa un elmetto di materia plastica , foggiato come quello d ' acciaio dei soldati inglesi . Al vecchio tascapane si va sostituendo la « panierina » , una cassetta di zinco , con una tracolla di tela , che serve per portare il pasto . Fino ad un paio di anni or sono era caratteristico , in mano agli operai alla fine dei turni , il « tròppolo » , cioè un pezzo di legno , frammento delle armature di galleria , che la società concedeva ogni giorno a ciascun dipendente : doveva servire per gli usi domestici , per il riscaldamento o la cucina . Ora prelevare il « tròppolo » è proibito , e le guardie giurate qualche volta ispezionano persino i tascapane e le panierine , perché dalla miniera non deve uscire niente . E non deve entrare nulla che non sia mano d ' opera e materiale di lavoro . Subito dopo la fine della guerra era relativamente facile accedere ai piazzali , alla laveria , alle officine , persino alla grande galleria di accesso al pozzo maggiore . Ricordo che fu sufficiente la parola di un operaio , e l ' approvazione di un sorvegliante . Oggi non c ' è da sperarlo : il direttore dirà che occorre il permesso della direzione centrale , e farà anche intendere , in tutta confidenza , che è inutile chiederlo . Bisogna contentarsi di raggiungere il ciglio della collina : di fronte , oltre la vallata , sul fianco ripido del colle contrapposto , si addossa tutto l ' apparato della laveria . In alto i rompitori che frantumano il minerale , più giù tutta la serie dei canali e dei traballatori . La pirite è un bisolfuro di ferro , che cristallizza in dodecaedri , di color giallo lucido ; nel passato veniva usata solo per costruire acciarini , ma oggi , con il processo delle camere di piombo , fornisce l ' acido solforico , elemento fondamentale per fabbricare , fra l ' altro , esplosivi e concimi chimici . La miniera di Niccioleta , sul versante meridionale delle Colline Metallifere ( una vasta zona montuosa al confine fra le province di Siena , Pisa e Grosseto ) , è solo una delle cinque che lavorano nella zona : le altre sono a Boccheggiano , Gerfalco , Ravi , Gavorrano e recenti sondaggi , anche superficiali , han dimostrato che la pirite si trova un po ' dappertutto , sì che non è azzardato ritenere che le cinque miniere lavorino su di un unico enorme giacimento , di capacità pressoché inesauribile . Del resto la pirite si estrae anche all ' isola del Giglio , ed al non lontano promontorio dell ' Argentario si è localizzato un giacimento che potrebbe dare non meno di dieci milioni di tonnellate . Allo stato attuale delle cose il giacimento maremmano produce oltre l ' ottanta per cento della pirite italiana , che è quasi completamente nelle mani della Montecatini . La miniera di Niccioleta produce quasi un terzo esatto della pirite maremmana . Nel 1953 la produzione è stata di 436.969,90 tonnellate . Ciò equivale , al netto , a un prodotto di circa 250mila tonnellate « mercantili » , commerciabili . Non è difficile calcolare i costi di produzione . Le maestranze impiegate raggiungono il numero di 1.441 dipendenti . Ecco le loro tabelle salariali : Donne : 16-18 anni , lire 573; 18-20 anni , 650,80; terza categoria , 755,80; seconda categoria , 803,50; prima categoria , 847,20 . Uomini : 16-18 anni , lire 681,80; 18-20 anni , 866,50; manovali adulti , 928,80; operai comuni , 995,20; operai qualificati , 1.055,50; operai specializzati , 1.184,10 . A queste somme va aggiunta un ' indennità di caro - pane variabile da 20 a 60 lire giornaliere , proporzionalmente alle condizioni di lavoro , ed una indennità di sottosuolo ( che spetta solo agli interni ) di 92 lire . Non si è potuto appurare quale sia lo stipendio degli impiegati ; ma un calcolo generale piuttosto largo , e ammesso come verosimile dalla società , ci fa ritenere che il costo complessivo ( retribuzioni ed oneri sociali ) sia , per ogni dipendente , di 2.200 lire per giornata lavorativa . Fa , in tutto , un onere mensile di 79.255.000lire , ed annuo di 951.060.000lire . Gli altri costi , eccedenti la mano d ' opera , non sono , naturalmente , resi noti , ma si possono valutare in non più del 35 per cento dei costi totali , che salgono così a 1.463.169.228 lire . Il calcolo si fa più difficile quando si tratti di mettere a confronto i costi di produzione con il ricavato . La Montecatini dichiara ufficialmente che la pirite si vende a 7 000 lire la tonnellata ; su questa base si deduce un ricavo annuo di 1.712.921 lire dalla sola miniera di Niccioleta ; ciò che dà un profitto che si aggira sul quarto di miliardo . Ma il fatto è che la Montecatini non vende la pirite , ma la utilizza nei suoi stessi stabilimenti , sì che il vero profitto si realizza solo alla fine del ciclo di produzione , nella vendita dei concimi chimici . Il prezzo serve solo per battere l ' eventuale concorrenza di altri produttori di pirite : è il caso della miniera del Giglio , che la Montecatini ha assorbito con quel sistema ; e la Marchi di Ravi , come la STIMA di Gerfalco ( che possiedono , del resto , le miniere più piccole ) reggono solo finché e come la Montecatini vuole . Che il profitto si realizzi solo alla fine del ciclo produttivo è confermato dall ' alto prezzo dei concimi chimici ( fino a 22mila lire il quintale ) e , di conseguenza , dallo scarso uso che ne fa l ' agricoltura italiana : 16 milioni di quintali annui contro una media europea di almeno 50 . Il profitto della Montecatini , a Niccioleta , non dovrebbe essere in realtà inferiore al triplo di quello qui calcolato sui dati ufficiali , ed in tutta la Maremma dovrebbe aggirarsi sui 2 miliardi annui . La miniera , in Maremma , ha preso dall ' agricoltura la mano d ' opera , e sull ' agricoltura preme per realizzare i suoi profitti . Sui minatori e sul loro modo di vita c ' è un altro pregiudizio , assai diffuso nel ceto piccolo borghese paesano e cittadino : lo abbiamo sentito ripetere , anche in buona fede , da oratori di vari partiti , durante l ' ultima campagna elettorale . I minatori sarebbero dei privilegiati , rispetto alle altre categorie di lavoratori maremmani : « Hanno persino la radio , la cucina economica e la " Lambretta " : Dunque ( e questa è la conclusione politica che se ne trae ) perché si lamentano , perché si agitano ? » . Ora , è indubbio che , rispetto all ' anteguerra , e con la potente spinta che seguì la liberazione , i minatori realizzarono grandi progressi : si rivalutarono i salari , e si ebbero , come si hanno oggi , punte che si avvicinano alle 70-75mila lire mensili . Va tenuto presente , però , che tali limiti massimi sono accessibili ad un esiguo drappello di cottimisti , che tiran fuori dal monte quantità di pirite superiori alla norma : un lavoro arduo ed estenuante . I salari fondamentali , che son poi quelli della maggioranza , parlano chiaro : il privilegio non c ' è . C ' è invece il rischio , ed il peso di un lavoro professionalmente assai pericoloso . Gli incidenti non mancano in nessuna miniera , e nel caso della pirite è presente un altro pericolo , quello della silicosi , che attacca immancabilmente tutti gli operai interni . La perforazione delle pareti di « piastra » , cioè degli scisti permici che separano i filoni di pirite , provoca un sottile e denso pulviscolo che , respirato , attacca meccanicamente i polmoni ( lei minatori , provocando irritazione e traumi : conseguenza collaterale , la tubercolosi . La capacità respiratoria ne risulta diminuita ( una percentuale ciel 35 per cento dà diritto alla pensione ) . L ' uso della maschera può attenuarne gli effetti , ma non può impedire il passaggio dei granelli silicei di più minute proporzioni , uno o due micron , che son poi i più pericolosi . Una statistica del settembre 1953 ci dà , fra i tbc del Sanatorio di Grosseto , una percentuale di minatori variante dal 18 al 25 per cento . Si può dire , semmai , che in Maremma il minatore è l ' operaio più moderno ( e la sua retribuzione è quindi superiore a quella dell ' operaio tradizionale , il bracciante ) più evoluto e più combattivo . Staccato a forza dall ' agricoltura , abbandona necessariamente la tipica mentalità del contadino toscano , che ancora permane , in qualche misura , fra gli operai più anziani , e trascina con sé nella lotta anche alcuni gruppi di tecnici . Ecco una ultima serie di cifre . Si tratta dei risultati nella elezione della commissione interna ( sempre nel 1953 ) : su 1168 voti validi degli operai , 887 ( con 7 seggi in commissione ) sono andati alla CGIL , 284 alla UIL ( 2 seggi ) ; su 49 voti validi dei tecnici , 34 alla CGIL , e 15 alla UIL ; su 17 voti validi degli impiegati amministratori , 17 alla UIL ( la CGIL non ha presentato la lista ) . Ed è anche ovvio che un mutamento nel modo di vita si sta in effetti realizzando : se i più anziani non conoscono altra « cultura » che non sia il bicchiere di vino all ' osteria e la partita a briscola , i giovani cercano di allargare il proprio interesse umano e sociale . La tanto deprecata « lambretta » , che agli occhi dei piccoli borghesi rappresenta lo scandalo maggiore , è in fondo una innocente evasione dalla bettola , dall ' abbruttimento ( anch ' esso scandaloso , per la gente per bene ) . Ma dove c ' è maggior coesione , e dove son possibili rapporti umani con i ceti più evoluti , ecco sorgere biblioteche , circoli del cinema , iniziative di carattere culturale . La Montecatini se n ' è accorta , e dal canto suo organizza i suoi circoli , peraltro riservati a dirigenti ed a impiegati . A Massa Marittima , una antica cittadina piena di tesori d ' arte medievale , e che oggi è in certo senso la capitale della Maremma mineraria , gli operai hanno realizzato concreti e solidi rapporti di alleanza con certi gruppi di intellettuali . Il loro circolo ha un ' attiva e ben fornita bibliotechina , e gestisce anche il maggior cinema cittadino . Spesso organizzano conferenze , letture , dibattiti culturali . Il responsabile del circolo , che è un giovane universitario , mi mostra orgoglioso le statistiche delle letture : in testa è Vasco Pratolini , che lo scorso anno venne quassù di persona , per parlare del suo lavoro . Ora che è uscito il film di Lizzani sulle Cronache di poveri amanti , il circolo minatori intende farne una presentazione di gala , invitando il regista e gli attori . Dopo tutto , chissà che a qualcuno non venga in mente di girare un film proprio in quest ' ambiente ?
Lezione di pittura a Venezia ( Sgarbi Vittorio , 1999 )
StampaPeriodica ,
Già quando cominciai i miei studi sulla pittura veneta tra Quattro e Cinquecento , che vuol dire , come vedremo , tutto , cioè l ' essenza della pittura , già allora , quasi trent ' anni fa , una mostra come quella di Palazzo Grassi , Il Rinascimento a Venezia e la pittura del Nord ai tempi di Bellini , Dürer e Tiziano , sarebbe sembrata impossibile , e persino impensabile . Resta , è vero , il tabù di Giorgione ( non è esposto alcun dipinto , ma soltanto un disegno del grande pittore , i cui capolavori sono pure a portata di mano , all ' Accademia di Venezia ) ; ma per il resto è presente tutto , il ' tout Venise ' e non con testimonianze marginali ma con i capolavori più emozionanti . Qualunque storico dell ' arte avrebbe voluto mettere insieme tanti capolavori , più per realizzare un sogno che per dimostrare una tesi , ma nessuno avrebbe potuto immaginare che , una volta messi uno vicino all ' altro , i dipinti avrebbero raccontato una storia così sorprendente . Nessuna storia scritta , nessun catalogo possono restituire l ' emozione di alcuni accostamenti , di alcune sequenze che dimostrano in modo inconfutabile ciò che si era soltanto intuito o immaginato . Un tripudio di delicatissime tavole , dopo il primo assaggio di un maestoso trittico di Giovanni di Alemagna e Antonio Vivarini , ci accoglie nella seconda ( in reatà prima ) intensissima sala : solo ritratti , da Petrus Christus , a Hans Memling , a Giovanni Bellini , a Lorenzo Lotto , attraverso Antonello da Messina . Sono personaggi , uomini veri , ricchi mercanti , giovani innamorati , fino al romantico Vescovo De ' Rossi del Lotto . In questa stanza si comprende , come mai prima , il tanto conclamato rapporto tra fiamminghi e veneziani , tra Nord Europa e Nord Italia . Due ' anime belle ' del Nord - est che dialogano e s ' intrecciano attraverso la mediazione di un meridionale , di un raffinatissimo ' terrone ' siciliano : Antonello da Messina . Come in una dissolvenza fotografica , i tratti del giovane uomo di Petrus Christus si confondono con quelli del Bernardo De ' Rossi di Lorenzo Lotto : carnagioni levigate , umori malinconici , ma soprattutto una profonda verità , prima interiore che esteriore . Questi ritratti sembrano definire uno spirito europeo , una nuova dimensione dell ' uomo , che domina il mondo con intelligenza e determinazione . Ecco , dunque , l ' uomo europeo . A Venezia identifichiamo i limiti del suo orizzonte , tra intelligenza e furbizia : quello disegnato nello sguardo obliquo e nelle sopracciglia volte all ' insù dell ' Uomo di Antonello . Superata la barriera di questi sguardi intrecciati , ritroviamo un altro incastro perfetto ( fino all ' errore di attribuire a un anonimo padovano il dipinto di un fiammingo in Italia ) nella serie di Crocefissioni di un seguace di Van Eyck , di Bellini e di Antonello da Messina , tutte composte secondo un medesimo schema e le medesime proporzioni . I rapporti tra le figure della sacra rappresentazione e il paesaggio sono perfettamente bilanciati , fino alla suprema armonia geometrica , una ' armonia mundi ' , del capolavoro di Antonello nel museo di Anversa dove , nonostante l ' imminenza della passione , la natura sembra prevalere sulla storia . Proprio come ancora oggi si avverte scendendo in Sicilia , dove l ' energia della natura prevale sul destino degli uomini ( si leggano le pagine bellissime del Gattopardo ) . Ancora diversa è la scelta di Bellini nella Crocefissione , proveniente da Prato , dove la natura e il paesaggio , pur forti e rigogliosi , sono segnati da una traccia profonda del passaggio dell ' uomo : lapidi , iscrizioni , architetture documentano una storia da cui dipende la Crocefissione di Cristo , ineluttabilmente . Abbiamo così indicato alcune varianti psicologiche di uno stesso impianto compositivo . Un altro aspetto sorprendente della mostra è l ' intuizione delle diverse grandezze di Antonello e di Bellini . I capolavori del primo sono monadi , universi compiuti e incomunicanti fino a quel teorema , sintesi di spazio italiano e di ambiente fiammingo , che è il San Girolamo nello studio proveniente dalla National Gallery di Londra ( dal cui prototipo derivano alcune scene d ' interno di Carpaccio , come nella Nascita della Vergine ) . I capolavori di Bellini hanno una continuità ideale , un respiro lungo che determinano una vertigine , uno schiacciamento del tempo . È emozionante trovarsi nello spazio delimitato da due opere di Giovanni Bellini eseguite a cinquant ' anni di distanza : la giovanile Trasfigurazione del Correr , in una natura mantegnesca , prontamente ammorbidita , e la Pietà dell ' Accademia , come un drammaticissimo Vesperbild in un coltivatissimo giardino chiuso dalla veduta di città . Due artisti , due stili , due sentimenti della natura in un solo uomo che ha raffinato la sua visione del mondo senza limitarla , accogliendo gli stimoli dei nouveaux philosophes sulla scena veneziana da Giorgione a Dürer , a Lotto , a Tiziano . Naturale che in questo fertilissimo clima possano muoversi tra leggenda e mistero , tra storia e natura , le Cortigiane del Carpaccio nel loro ritrovato ambiente : una terrazza in laguna sul cui sfondo si agitano gli attori di una caccia in valle . Altro miracolo impensabile negli anni Settanta , quando il dogma dell ' inamovibilità delle tavole aveva quasi un risvolto ideologico . Adesso da Malibu arriva un quadro , anche illegalmente esportato . E come non ci sono dogane , controlli e rivendicazioni , tanto meno ci sono ragioni tecniche che ostacolino il ricongiungimento di due parti ( e anche di due quarti ) di una stessa tavola . Insieme con il fiore che li riunisce esse appaiono indiscutibilmente nate dalla stessa mente e dalla stessa idea dello spazio , che fu già indicata e anticipata con diverso spirito dal grande Giovanni Bellini nella Allegoria degli Uffizi ( quella che io considero una ' ricreazione ' di Santi e Madonne dopo la posa per una Sacra Conversazione ) . Addirittura , visibili anche dietro , le due tavole ricongiunte sono unite pure da un sottile filo concettuale : in una , quella di Malibu , un ' trompe - l ' oeil ' con nastri e cerelacche ; nell ' altra , cerelacche e nastri veri applicati nel tempo . La mostra cresce ancora nell ' offerta di emozioni , avviandoci nella zona calda , dominata da una sequenza di capolavori ( Mantegna , Cima da Conegliano , ancora Bellini , ancora Lorenzo Lotto ) , Albrecht Dürer presente con due opere capitali , rigorosamente su tavola , l ' uno del primo , l ' altro del secondo viaggio italiano : la Madonna con il Bambino tornita nelle forme come una scultura , in particolare nel bambino , quasi d ' alabastro , smagliante nei colori , illuminata nel fondo da una luce già elettrica . Il dipinto era il gioiello più prezioso ( e più difeso ) della collezione di Luigi Magnani , un quadro mitico scoperto in un convento di clausura di Bagnacavallo . Degno di Raffaello e di originalissima composizione è il Cristo fra i dottori dello stesso Dürer , risolto nell ' idea di una ruota di personaggi caricaturali e deformi intorno a un nodo di mani , motivo originalissimo e senza precedenti . A partire da questa opera , molto verrà dal più eretico dei pittori veneziani : Lorenzo Lotto , di cui è pur presente un capolavoro giovanile nato più nello spirito di Dürer che in quello di Giorgione e Bellini : Allegoria della virtù e del vizio . E siamo sempre agli inizi del Cinquecento . Altri capolavori si affollano nelle sale per documentare altri cent ' anni di pittura tra Venezia e il Nord Europa : Tiziano , Bassano , Veronese , Tintoretto . Ma forse il più commovente , sintesi perfetta di cultura veneziana e civiltà olandese , è la Venere tenera e infantile di Lambert Sustris , che non teme il confronto con un analogo Tiziano . E se Sustris può apparire più desiderabile di Tiziano , possiamo essere certi che questa mostra è perfettamente riuscita .
LA BIBBIA DI BORSO. ( OJETTI UGO , 1923 )
StampaQuotidiana ,
Milano , 19 maggio . A Milano , in casa del signor Giovanni Treccani , davanti alla Bibbia di Borso d ' Este . I due volumi della Bibbia sono giunti ieri da Parigi , vigilati da due cerberi , uno membruto villoso flemmatico e romanesco , Colasanti , direttore generale delle Belle Arti ; l ' altro , magro irrequieto esclamativo e napoletano , de Marinis . Diamo , per quel che ci costa , a ognuno il suo : se il Treccani è l ' Amerigo Vespucci , il de Marinis è il Cristoforo Colombo del rutilante eldorado chiuso dentro queste fodere di panno verde , dentro queste copertine di marocchino rosso . E adesso , varcato l ' oceano tempestoso dei sì e dei no , il de Marinis è felice di guidarci tra le divinità , gli angeli , gli uomini , le piante , i fiori , le nuvole , i fiumi , i prati , i pianeti , i palagi , gli animali di questo mondo di sogno , pagina per pagina : milleduecento e tante pagine . Mi ricordo questo entusiasta , poco più d ' un mese fa , quando entrò a tarda sera nel mio studio , correndo . Piccolo com ' è , e sempre sulla punta dei piedi , pareva che avesse le ali . Era sceso dal treno di Parigi poche ore prima : la Bibbia di Borso che l ' imperatore Carlo s ' era fuggendo portata in Isvizzera come nel 1859 il duca di Modena se l ' era fuggendo portata a Vienna e che nessuno più riusciva a scovare , egli l ' aveva veduta a Parigi nelle mani del signor tal de ' tali . Bisognava riportarla in Italia , bisognava che finisse di far da viatico ai principi in fuga : bastava un niente , tre o quattro milioni . Io che , per quanto mi sforzi di seguire la moda , ho ancora il torto di dubitar dei miracoli , lo guardavo preoccupato e insistevo a dirgli : Segga , mi faccia il piacere , segga . Un pazzo seduto è meno pericoloso che in piedi . Vor dì che voi portate li rigistri De le spese , l ' esatta relazione , Ché ve farò parlà co ' li ministri . E lo spedii col primo treno al ministro dell ' Istruzione che sapevo gentile e , in queste faccende , liberale . Ed ecco : il miracolo s ' è avverato , la Bibbia è in Italia . « Ho il piacere di annunciarle che la Bibbia di Borso d ' Este è assicurata all 'Italia.» Questo semplice telegramma Giovanni Treccani mandò il 3 maggio da Parigi a Benito Mussolini : gli costava , come è noto , più di duecentocinquantamila lire a parola . Adesso , prima della gran Bibbia , guardo lui . Lombardamente posato e imperturbabile , giovane ancora , biondo e sorridente , il naso piccolo e mobile , le palpebre gravi ed esangui sugli occhi azzurri , egli ha già imparato a maneggiare il suo codice con la delicatezza del vecchio bibliofilo , la quale sfiora e non tocca ed è paragonabile solo alla delicatezza delle donne quando s ' aggiustano sulla pettinatura una ciocca che sfugge . L ' ha veduto ancora poco il suo tesoro , ma lo conosce già molto bene , dall ' a alla zeta , e ne gradua con buon gusto le tante bellezze e finezze . Purtroppo il metodo da lui scelto per uno studio rapido e pratico dell ' arte della miniatura non é da tutti . E il vecchio proverbio qui è rovesciato : metti da parte e poi impara l ' arte . Vede : io volevo lasciare ai miei figlioli un nome che valesse per qualcosa di nobile e di durevole . Non sono un artista io , non sono uno scrittore . Ho cercato : ho trovato . È stata una fortuna per me . Parla senza enfasi , parla sottovoce in quest ' alacre città dove anche nei salotti americanamente si grida . E convince e conquista sùbito , almeno gli artisti e gli scrittori stupefatti di sentirsi invidiati . Dalle pareti della sala che oggi ospita la Bibbia , pendono quadri di Tranquillo Cremona , di Daniele Eanzoni , di Mosè Bianchi , di Filippo Carcano : sembrano i nobili deputati dai moderni pittori lombardi ad accogliere onorevolmente i signori Taddeo Crivelli , Franco Russi , Marco dell ' Avogaro e gli altri pittori della Bibbia ferrarese . Ma ecco s ' apre la Bibbia , e tutto il resto scompare . Quel che prima fa stupire , è trovarla così intatta . Ad aprire certe pagine , a vedere i fondi d ' oro senza un ' incrinatura , i fondi d ' oltremare senza una ruga , sembra d ' aprirle noi per la prima volta dopo messer Borso . Non c ' è che gl ' illetterati per conservare bene i libri . Francesco Giuseppe d ' Austria o Francesco di Modena , senza risalir più lontano , dovevano spendere il loro tempo in ben altre , oh gravissime , occupazioni ; e la Bibbia la lasciavano dormire collocata nel suo forziere , vergine e immacolata , diciamo pure , per noi . Questo stupore è moltiplicato dalla minutezza e fragilità di tanta arte e splendore . Sarebbe come ritrovare vivi un fiore o una farfalla di cinque secoli fa . Il prodigio della sopravvivenza si aggiungerebbe al prodigio della sua piccolezza e bellezza nativa , tanto da lasciarti sulle prime senza respiro . Hanno voluto , è vero , questi pittori maestri dare ad ogni pagina una sua bilicata architettura , farne uno stabile monumento : in alto un frontone con la sua lapide , ai lati due fioriti pilastri con statue e medaglioni , nel mezzo tra i due spazii scritti , come tra due finestre , una colonnina o un festone , in basso un ' alta base e così salda che le storie e i paesi in essa dipinte vi sono divisi , scena per scena , da classiche colonne , nude o scannellate , di bronzo o di marmo , capaci di reggere davvero da sole una fabbrica tanto eccelsa ed ariosa , se al signor Duca fosse venuto il ghiribizzo di costruirsela in pietra . Ma dentro questi vani e nicchie e finestre , appoggiati a questi larghi pilastri , i pittori si sentono finalmente a loro agio come e meglio che a casa loro : e allora si divertono a raccontare favole in libertà e ad immaginare leggiadrie come in un decamerone sull ' erba . Oggi nella scorsa non so seguire che questi svaghi e capricci : cervi alla fonte timidi e stupiti a vedersi sul capo quei tanti rami , levrieri assaettati , candide aquile e verdi girifalchi araldici ed accigliati come tiranni in trono , aironi in volo dentro un fuso d ' azzurro come se un lembo di cielo si fosse avvolto intorno al loro corpo lanciato , colombe e tortore , quaglie e pernici accovacciate dentro una rosa come nel loro vero nido , elefanti e camelli e scimmie e leopardi e orsi e struzzi , tratti o cavalcati con guinzagli e redini di porpora da pargoli bianchi e paffuti . E poi farfalle e farfalle . Ve ne saranno di cento specie , azzurre , viola , nere , gialle , bianche , ferme e vaganti , così naturali e vive che sembra proprio si vengano adesso a posare su queste aiole di fiori per goderne e nutrirsene . Alla fine , la farfalla ti resta nella memoria come l ' emblema di Taddeo Crivelli e di Franco Russi : preciso . Alla fine .... Sono tre ore che sfogliamo e guardiamo e cerchiamo aggettivi . S ' è stanchi e si sta per diventare ciechi , col cervello vuoto : il povero cervello che alle prime pagine s ' illudeva di confrontare , di giudicare , di ricordare . Quest ' angelo con la fronte tonda , con le palpebre a campana col nasino a martello , con la bocca gonfia , non par di Cosmé Tura ? Questa dama con la fronte rasa e i capelli dietro a turbante , con un collo più lungo del volto , con una veste a strascico tutta perle smeraldi e oro , questo smilzo cavaliere con un gran cappello aguzzo come una prora , non paiono di Pisanello ? Questi cavalli tondi sotto una selva di lance non sono di Paolo Uccello ? Si dura poco in questi raffronti . Ci si sente soffocati come sotto una pioggia di fiori sempre più folta e pesante . E non s ' osa dir basta , e non si vuole dir basta . Le si prepara una vita difficile , diciamo al signor Treccani per svagarci dai milioni dell ' arte con un centesimo di realtà : Quanta gente le ha dato consigli e le ha chiesto soccorsi dopo il suo ritorno da Parigi ? Il signor Treccani che è di poche parole , sorride , esce , torna con un fascio di lettere . Leggiamo due righe della prima : « Io vengo a proporle un ' impresa che renderà gloriosi e ricchissimi me e lei : il prosciugamento del mar Caspio e la fine dei terremoti » . E una riga della seconda : « Io sono stata sedotta da un uomo . » Perché questa Bibbia di Borso si guarda e non si legge ? Vorrei consigliare al suo munifico possessore , se i mille visitatori gli lasciano cinque minuti di respiro , di leggersi almeno un versetto nel Libro dell ' Ecclesiaste : « Dove sono molti beni , sono anche molti mangiatori di essi ; e che pro ne trae il padrone di essi , salvo la vista degli occhi ? » Ma i poeti esagerano .
ARRIVANO I NOSTRI «ARRABBIATI» ( De Monticelli Roberto , 1959 )
StampaQuotidiana ,
Meno male , bisogna dire che l ' essere venuti a Bologna per assistere al pallido congresso internazionale dei critici conclusosi oggi , ci ha offerto l ' occasione di ascoltare stasera al Teatro Comunale , in sede di Festival della prosa , una singolare commedia italiana , Il benessere , di Franco Brusati e Fabio Mauri , rappresentata con la regia di Luigi Squarzina dal complesso del « Teatro d ' arte italiano » . È una commedia singolare che , e per come è condotta e per quello che vuol dire , esce con un giovanile colpo di reni dal cerchio ristretto del conformismo teatrale più aggiornato , cioè del neorealismo , dal teatro - cronaca , dalla più o meno larvata intenzione dei temi e delle tecniche brechtiane . Vi si rappresentano , per due atti , il gioco cinico , l ' ambiguità festevole e , sotto sotto , disperata , d ' una coppia di coniugi che si concedono una reciproca libertà d ' esperienze amorose . Ma qualcosa li unisce e non è soltanto la complicità nel peccato , piuttosto una specie d ' amore sudicio e intenso , un legame sordido e , alla sua maniera , puro . Tutto ciò è raccontato per due atti in una serie di scene sotto la cui effettiva , intelligente comicità , sotto una spregiudicatezza persino urtante , per ciò che vi è in essa di allusivo e di ironico , si comincia tuttavia ad avvertire lo scorrere di una sotterranea freschezza ; è chiaro che l ' alba di una morale disperata sorgerà alla fine su un così desolato paesaggio umano . È il trapasso che avviene al terzo atto quando , separati , i due coniugi esperimentano l ' inferno della solitudine in un mondo ormai diventato incomprensibile , risonante di avvertimenti arcani . Il finale , con la donna che si fa ammazzare da un cameriere idiota , una specie di bruto che inconsapevolmente diventa giustiziere , è alquanto truculento , fa pensare a certi sadismi del teatro espressionista tedesco ; ma intanto , ciò che agli autori premeva di esprimere , la scoperta della coscienza da parte di due condannati alla cecità morale , viene lividamente a galla , come il relitto di un naufragio . Perché bisogna dire che questi due giovani possiedono una dote importante : la possibilità di far scaturire da un vero umorismo , tipo Osborne , il lampo dell ' insoddisfazione morale . Insomma , ci pare che , già annunciata da diverse avvisaglie , da testi per esempio come D ' amore si muore , cominci in Italia un teatro degli « arrabbiati » . Ben venga , anche con tutti i difetti e le intemperanze di una commedia come questa . I tre atti sono stati assai bene recitati da una Laura Adani scatenata in un genere di comicità che le riesce perfettamente : la buffoneria cinica , ammiccante e a suo modo romantica ; da Vittorio Sanipoli , che ha descritto con vivezza un tipo di libertino perplesso , ombroso , in conclusione disperato ; da Franco Parenti , efficacissimo in una parodia dell ' innocenza patetica e stupida . Notevole il successo . Questo è dunque l ' anno delle commedie italiane ; il primo di una serie , forse . C ' è un ' ondata che arriva , attenzione .
In pieno romanticismo ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
Un ritorno al romanticismo sembra annunziato da alcuni sintomi che emergono fra gli umori mutevoli della società contemporanea . Tra questi sintomi si annovera il successo enorme , e imprevisto , che sta ottenendo in America ( e otterrà probabilmente negli altri Paesi ) un breve romanzo , Love Story di Erich Segal , e il film che ne è stato tratto . È la storia dell ' amore coniugale di due giovani moralmente sani e maturi , che non scindono l ' amore dal sesso e il sesso dall ' amore , storia che termina tragicamente perché la giovane moglie muore di cancro . Nel magma caotico di erotismo , pornografia , violenza contestataria o anticontestataria e delinquenza , che costituisce il contenuto prevalente della narrativa e del cinema e sembra il pascolo obbligato di ogni persona ben pensante , il successo di una storia come questa può veramente apparire un fenomeno da baraccone . Dunque , gli uomini non si sono dimenticati del « sentimento » ? Possono ancora commuoversi e versare lacrime per la storia patetica e semplice di un matrimonio d ' amore riuscito , destinato a durare , e interrotto soltanto da una cieca fatalità ? Il romanticismo non è finito , se il sentimentalismo può prendersi ancora tali rivincite . E se non è finito , potrà forse porre un argine alla promiscuità sessuale , alla violenza indiscriminata , alla ricerca stravagante di piaceri proibiti , al desiderio dei facili guadagni . Potrà dare nuova forza a valori che si ritenevano morti o moribondi : alla moralità della vita , al matrimonio , al lavoro , al rispetto della persona umana e soprattutto della donna . Ben venga dunque un nuovo romanticismo , se metterà un po ' d ' ordine ed equilibrio nel caos delle tensioni e delle inquietudini della vita moderna . Prescindendo dalla sproporzione che c ' è tra tali speranze e il fenomeno che le fa nascere , non si può fare a meno di riconoscere , se si tengono presenti tensioni e inquietudini , che nel romanticismo noi siamo , almeno per ora , immersi fino al collo . Giacché il romanticismo non è solo il riconoscimento del valore del sentimento : è la fede che il sentimento è tutto e la ragione è nulla ; o , viceversa , che la ragione è tutto e il sentimento nulla . Lo spirito romantico è caratterizzato dalla brama e dalla smania dell ' Infinito e del Tutto e dall ' insofferenza e dal disprezzo per quel che è condizionato , finito , limitato e imperfetto . Lo spirito romantico esige che l ' uomo raggiunga l ' onnipotenza e la felicità dell ' Assoluto , che si identifichi con Dio . Dice Hòlderlin , che è il più significativo poeta del romanticismo : « Essere uno col tutto , questa è la vita degli Dei e il cielo dell ' uomo ! Essere uno con tutto ciò che vive , tornare , in un beato divino oblio di sé , nel tutto della natura , questo è il vertice dei pensieri e delle gioie , questa è la sacra vetta del Monte , la sede dell ' eterna quiete » . Che questa sacra vetta si raggiunga mediante il sentimento o la ragione , nel sogno o nella realtà , attraverso la fede religiosa o l ' uso della droga , sono differenze che non importano molto . Importante è la mèta , cioè l ' infinito della potenza e della gioia , e questa mèta , secondo i romantici , è accessibile all ' uomo . Un altro tipico scrittore romantico , Novalis , che morì tisico a ventinove anni , scriveva : « Agli uomini nessuna cosa è impossibile : quello che io voglio , lo posso » . Quest ' eredità romantica si può vedere in azione in molti fenomeni macroscopici del nostro tempo . La tendenza a prescindere dalle strettoie della realtà , a considerare « infinito » se stesso , a chiudersi in sé e a dimenticare gli altri , è una tentazione cui pochi si sottraggono . Si vuole tutto e subito , senza sapere che cosa sia questo tutto e come e a quale costo si può ottenere . Al rispetto dell ' individualità si sostituisce il culto dell ' individuo , considerato come la realtà unica e , come diceva Novalis , onnipotente . E al culto dell ' individuo si accompagna spesso , come avvenne nel romanticismo ottocentesco , il culto orgiastico degli eroi , siano essi personalità politiche o gli idoli sportivi o canori del momento . La rivoluzione , che promette tutto senza specificare nulla , sembra preferibile alle riforme che fanno i conti con la realtà ed esigono lavoro e rinunce per la loro attuazione . L ' utopia amorfa e sognante , che prospetta la felicità a breve scadenza , ha più fascino dell ' azione politica accorta e lungimirante che si fonda su precisi progetti . Ogni progetto fondato su dati attendibili e su linee di tendenza controllabili suscita diffidenze e opposizioni , mentre ogni vaga aspirazione a uno stato futuro di perfezione suscita approvazione ed entusiasmo . Si sferrano calci al vicino , si rimane indifferenti alla sua distruzione , ma si crede nell ' amore universale tra gli uomini . Si infinitizza la scienza , considerandola come una forza onnipotente capace di assicurare da sola l ' avvenire e la felicità del genere umano . Nel campo stesso della religione , si tende a sostituire all ' infinità trascendente di Dio l ' infinità immanente dell ' uomo . E nello stordimento orgiastico , che si cerca con tutti i mezzi , si obbedisce ancora una volta al detto di Hòlderlin : « Un dio è l ' uomo quando sogna , un mendicante quando pensa » . C ' è la scienza , certo , e c ' è buona parte della filosofia contemporanea che hanno vòlto le spalle allo spirito romantico o sono meno soggette alle sue tentazioni . La scienza autentica , almeno , cioè quella che non indulge ai sogni avveniristici dei dilettanti , sa che da ogni problema risolto ne nascono altri , più difficili , da risolvere ancora ; che il controllo che l ' uomo esercita o potrà esercitare sulla natura non sarà mai completo e totale e che questo controllo stesso rischia d ' impoverire e di distruggere le risorse che la natura offre all ' uomo . La biologia mostra sempre meglio la subordinazione della vita all ' imprevedibilità del caso , l ' economia mostra i costi di denaro , di lavoro e di rinunce che ogni progresso o trasformazione sociale comporta . La filosofia , quando non diventa profezia o evasione , mette in luce la limitazione delle scelte che si offrono all ' uomo in ogni condizione in cui si trovi e il pericolo che una scelta sbagliata gli diminuisca o tolga la libertà di scelta . L ' ottimismo romantico per cui l ' uomo , almeno potenzialmente , sa già tutto , può tutto e ha tutto , trova dure smentite nel sapere positivo di cui disponiamo . Ma , dall ' altro lato , un pessimismo consigliere di inerzia o di attesa passiva sarebbe altrettanto romantico . Antiromantico , o non romantico , è chi non ignora i limiti umani , ma non perciò si sente impotente ; chi conosce le difficoltà e studia i mezzi migliori per affrontarle ; chi è disposto a subire la sofferenza e la lotta , senza darsi per vinto . Per lo stato d ' incertezza e di pericolo in cui si trova oggi il genere umano , i romantici sono ancora troppi e gli antiromantici troppo pochi . Ma se un insegnamento si può trarre dal romanzo di Segal , esso è antiromantico . Un amore felice , sia pure espresso nella forma della retorica scurrile che è oggi di moda , distrutto in qualche mese da un male ineluttabile : che può insegnare questa storia ? Che il paradiso è lontano .