StampaQuotidiana ,
La
più
sensazionale
rapina
che
mai
la
cronaca
milanese
abbia
registrato
,
è
stata
compiuta
nella
nostra
città
alle
9.23
di
ieri
,
in
via
Osoppo
,
a
porta
Magenta
.
Una
banda
di
gangsters
con
un
organico
complessivo
che
viene
valutato
a
non
meno
di
una
decina
di
persone
,
ha
assaltato
l
'
autofurgone
blindato
della
Banca
Popolare
di
Milano
,
stordendo
a
martellate
il
poliziotto
di
scorta
e
trasbordando
su
un
camioncino
nove
cassette
metalliche
contenenti
danaro
,
titoli
,
assegni
,
valuta
ed
effetti
cambiari
.
L
'
ammontare
del
bottino
è
rimasto
incerto
per
tutto
il
giorno
e
lo
si
conoscerà
soltanto
oggi
con
esattezza
.
Si
è
parlato
dapprima
di
sessanta
,
poi
di
novanta
,
infine
,
di
quarantacinque
milioni
.
In
serata
si
è
saputo
che
il
bottino
dei
banditi
sarebbe
superiore
sicuramente
ai
trenta
milioni
di
lire
e
non
ci
sarebbe
da
meravigliarsi
se
raggiungesse
addirittura
i
settanta
.
Decine
di
milioni
in
contanti
,
insomma
,
oltre
a
centinaia
di
assegni
in
parte
esigibili
.
La
colossale
rapina
è
,
almeno
in
Italia
,
senza
precedenti
,
ma
rivela
due
nettissime
ispirazioni
cinematografiche
.
I
gangsters
,
anzitutto
,
si
erano
dati
una
divisa
-
tuta
blu
e
passamontagna
grigio
-
in
modo
da
sembrare
l
'
uno
uguale
all
'
altro
.
In
secondo
luogo
hanno
usato
un
piccolo
«
parco
macchine
»
di
provenienza
furtiva
(
un
autocarro
,
un
camioncino
e
due
vetture
)
applicando
una
tattica
da
«
battaglia
navale
»
.
L
'
idea
delle
divise
sembra
copiata
pari
pari
da
un
film
(
La
rapina
del
secolo
)
ispirato
a
un
caso
realmente
accaduto
negli
Stati
Uniti
in
una
notte
di
gennaio
del
1950
:
l
'
assalto
alla
Brinks
Armored
Car
Service
di
Boston
,
dove
undici
banditi
in
tuta
predarono
2
milioni
e
700
mila
dollari
,
pari
a
un
miliardo
e
700
milioni
di
lire
.
La
tattica
della
«
battaglia
navale
»
ebbe
,
in
celluloide
(
chi
non
ricorda
il
sardonico
film
britannico
La
signora
omicidi
?
)
una
dimostrazione
perfetta
.
A
parte
tali
ispirazioni
non
v
'
è
dubbio
che
la
banda
la
quale
ha
portato
a
termine
la
clamorosa
impresa
è
composta
da
criminali
di
una
genialità
sconcertante
.
La
polizia
ritiene
che
il
giorno
in
cui
i
banditi
saranno
assicurati
alla
Giustizia
e
uscirà
dall
'
ombra
il
«
cervello
»
della
gang
l
'
opinione
pubblica
avrà
una
grossa
sorpresa
.
Il
furgone
blindato
della
Banca
Popolare
è
una
macchina
di
vecchio
tipo
a
quattro
portiere
,
targato
MI
186271
,
che
con
una
frequenza
di
solito
trisettimanale
compie
trasporti
di
valori
dalla
sede
centrale
dell
'
istituto
,
in
piazza
Meda
2/4
,
alle
trenta
agenzie
cittadine
.
Tutte
le
banche
del
resto
usano
lo
stesso
sistema
di
trasporto
valori
e
tale
sistema
era
parso
,
sino
alle
9.23
di
ieri
mattina
,
di
tutto
riposo
.
La
garanzia
che
nessun
bandito
avrebbe
mai
osato
tendere
un
agguato
al
pronipote
motorizzato
dell
'
antica
«
diligenza
dell
'
oro
»
era
fornita
dal
mitra
di
un
agente
di
polizia
,
distaccato
dal
Commissariato
Duomo
,
con
compiti
di
scorta
a
pagamento
,
e
da
tre
rivoltelle
:
quelle
dello
stesso
poliziotto
e
le
altre
due
dell
'
autista
e
del
commesso
che
costituivano
normalmente
l
'
equipaggio
del
furgone
.
Un
tentato
assalto
avrebbe
provocato
la
reazione
dei
tre
aggrediti
e
nessun
rapinatore
,
per
quanto
audace
,
avrebbe
certamente
osato
affrontare
il
rischio
di
una
«
innaffiata
»
di
piombo
prima
ancora
di
toccare
il
bottino
.
L
'
autofurgone
è
partito
dal
centro
,
ieri
mattina
,
poco
prima
delle
nove
.
Vi
erano
a
bordo
l
'
autista
,
Pierino
Bergonzi
,
di
36
anni
,
da
Rivarolo
,
abitante
in
via
Chiesa
Rossa
33
,
il
commesso
di
prima
classe
Gualtiero
Re
,
di
31
anni
,
abitante
in
viale
Famagosta
2
,
e
l
'
agente
di
PS
Matteo
Tedesco
,
di
27
anni
,
un
giovanotto
aitante
.
La
macchina
non
ha
portiere
a
tergo
,
ma
quattro
portiere
laterali
,
come
s
'
è
detto
:
il
carico
e
lo
scarico
dei
valori
viene
compiuto
attraverso
le
portiere
corrispondenti
al
sedile
posteriore
:
si
abbassa
uno
schienale
di
ferro
e
le
valigie
metalliche
vengono
rimosse
o
deposte
sul
cassone
.
Il
furgone
ha
puntato
dapprima
verso
il
Sempione
e
si
è
arrestato
davanti
all
'
agenzia
numero
14
della
Banca
Popolare
,
in
via
Bodoni
1
,
alla
Cagnola
.
Il
poliziotto
è
sceso
,
col
mitra
spianato
,
e
il
commesso
ha
provveduto
a
trasportare
nell
'
interno
sei
valigie
.
L
'
agente
si
è
guardato
attorno
:
nulla
di
sospetto
.
Terminato
lo
scarico
,
il
Re
ha
rialzato
lo
schienale
,
e
si
è
seduto
al
suo
solito
posto
,
l
'
autista
ha
avviato
nuovamente
il
motore
,
il
poliziotto
gli
si
è
seduto
ancora
accanto
,
mettendosi
il
mitra
tra
le
ginocchia
.
La
vettura
ha
iniziato
così
il
suo
viaggio
verso
porta
Magenta
:
era
diretta
,
con
dieci
valigie
zeppe
di
milioni
,
all
'
agenzia
n
.
28
,
in
via
Rubens
3
.
Per
raggiungere
via
Rubens
l
'
autista
Bergonzi
mutava
sempre
itinerario
,
ma
per
quanto
cambiasse
strada
aveva
dei
punti
obbligati
di
passaggio
,
delle
specie
di
«
forche
caudine
»
:
piazza
Velasquez
,
piazza
Brescia
,
piazza
Ghirlandaio
e
l
'
incrocio
fra
via
Osoppo
e
via
Caccialepori
,
la
quale
conduce
appunto
a
via
Rubens
.
I
gangsters
studiarono
l
'
impresa
per
almeno
un
mese
tallonando
il
furgone
blindato
nei
suoi
diversi
percorsi
(
per
questa
fase
preparatoria
si
pensa
che
si
siano
serviti
di
una
ventina
di
auto
rubate
di
volta
in
volta
)
e
scegliendo
alfine
per
il
loro
agguato
l
'
ultimo
punto
di
passaggio
obbligato
:
il
quadrivio
Osoppo
-
Caccialepori
.
Via
Osoppo
è
una
strada
larga
,
a
doppia
carreggiata
con
un
vasto
spartitraffico
erboso
,
che
corre
da
piazza
Velasquez
a
piazzale
Brescia
,
costeggiata
da
moderni
edifici
di
recente
costruzione
e
percorsa
da
un
modesto
flusso
veicolare
.
Da
piazzale
Brescia
a
via
Caccialepori
,
sul
lato
destro
,
non
vi
sono
stabili
,
ma
solo
un
lungo
muro
costeggiante
la
parrocchia
di
San
Protaso
e
interrotto
a
metà
dalla
palazzina
della
canonica
.
L
'
incrocio
tra
le
due
vie
assomiglia
più
a
una
piazza
che
a
un
quadrivio
:
il
luogo
insomma
era
l
'
ideale
per
l
'
agguato
concepito
,
offriva
molto
spazio
,
ampia
libertà
di
movimenti
,
e
gli
ostacoli
del
traffico
potevano
considerarsi
irrisori
.
C
'
erano
invece
quelli
,
non
trascurabili
,
dei
passanti
,
degli
inquilini
dei
popolosi
stabili
adiacenti
e
soprattutto
dei
proprietari
dei
molti
negozi
circostanti
.
A
tutto
ha
provveduto
il
.
«
cervello
»
dei
gangsters
e
i
criminali
che
hanno
agito
ai
suoi
ordini
hanno
eseguito
i
loro
compiti
con
una
sincronia
e
una
disciplina
degne
di
un
«
commando
»
.
«
La
scena
si
è
svolta
con
una
tale
rapidità
»
ha
poi
narrato
il
salumiere
Alberto
Princetti
,
con
negozio
al
numero
17
di
via
Caccialepori
«
che
la
gente
è
rimasta
più
stupita
che
terrorizzata
:
molto
,
ma
molto
più
in
fretta
di
quelle
rapine
che
si
vedono
al
cinema
.
»
Per
realizzare
la
criminosa
impresa
la
banda
ha
impegnato
quattro
veicoli
,
come
s
'
è
detto
,
una
sorta
di
piccola
flotta
manovrata
strategicamente
su
un
ridottissimo
scacchiere
in
cui
l
'
acqua
era
sostituita
dall
'
asfalto
.
La
fotografia
che
riproduciamo
illustra
nitidamente
le
fasi
dell
'
agguato
.
La
gang
dunque
,
disponeva
di
un
'
«
auto
civetta
»
contrassegnata
nella
foto
col
numero
(
1
)
in
sosta
davanti
alla
canonica
;
di
un
autocarro
vuoto
(
2
)
,
di
un
'
«
auto
ammiraglia
»
(
3
)
,
e
di
un
«
camioncino
»
(
4
)
.
Al
momento
in
cui
il
furgone
blindato
è
sbucato
da
piazzale
Brescia
in
via
Osoppo
,
l
'
autocarro
era
in
sosta
al
quadrivio
nell
'
angolo
opposto
a
quello
in
cui
,
nella
foto
,
figurano
1'«ammiraglia»
(
3
)
e
il
camioncino
(
4
)
della
banda
.
Il
pesante
automezzo
aveva
alla
guida
un
giovanotto
in
tuta
che
si
era
tolto
,
a
un
certo
momento
,
il
passamontagna
ed
aveva
messo
piede
a
terra
,
alle
9.10
.
Lo
descrivono
biondo
,
alto
,
sui
venticinque
anni
,
e
aveva
fame
.
Era
entrato
difatti
nella
latteria
al
numero
23
di
via
Osoppo
e
si
era
rivolto
alla
proprietaria
,
Fosca
Caggiati
.
«
Buon
giorno
,
mi
dà
un
etto
di
formaggio
?
»
«
Gorgonzola
,
svizzero
,
taleggio
?
»
aveva
chiesto
la
donna
.
«
Taleggio
,
un
etto
.
»
Pagate
85
lire
,
il
bandito
era
uscito
,
con
uno
spavaldo
,
tranquillo
sorriso
,
ed
era
entrato
subito
nella
panetteria
accanto
dove
aveva
acquistato
dalla
figlia
del
proprietario
,
Emiliana
Mazza
,
tre
pagnottelle
di
pane
,
addentando
uno
dei
due
sandwiches
.
Quando
il
furgone
della
banda
,
dicevamo
,
ha
cominciato
a
percorrere
la
via
Osoppo
,
l
'
autocarro
si
è
messo
in
moto
avviandosi
molto
lentamente
verso
il
centro
del
crocicchio
.
Contemporaneamente
si
staccava
dal
marciapiede
l
'
«
auto
civetta
»
.
Questa
macchina
color
caffelatte
,
ha
traversato
lo
spartitraffico
,
come
mostra
il
nostro
tratteggio
,
e
si
è
schiantata
contro
il
muro
dello
stabile
numero
7
,
sotto
le
finestre
della
portineria
.
Prima
che
avvenisse
il
cozzo
,
era
balzato
a
terra
,
sull
'
erba
dello
spartitraffico
,
un
giovanotto
anch
'
esso
in
tuta
,
con
la
testa
coperta
dal
passamontagna
.
Aveva
un
mitra
tra
le
mani
e
correva
verso
il
furgone
blindato
.
La
«
barca
d
'
oro
»
della
situazione
proprio
in
quel
momento
veniva
«
artigliata
»
dall
'
autocarro
,
frontalmente
,
con
un
urto
che
in
un
primo
momento
è
parso
all
'
agente
,
all
'
autista
e
al
commesso
soltanto
un
malaugurato
incidente
stradale
.
Si
trattava
,
invece
,
di
un
arrembaggio
vero
e
proprio
.
Il
giovanotto
dei
panini
al
formaggio
è
balzato
a
terra
velocissimo
,
mentre
l
'
autista
del
furgone
gli
imprecava
contro
:
«
Ma
è
questo
il
modo
di
guidare
?
»
.
Il
bandito
aveva
un
martello
stretto
nella
destra
e
con
un
colpo
violentissimo
ha
mandato
in
frantumi
il
cristallo
della
portiera
anteriore
,
accanto
alla
quale
era
seduto
il
poliziotto
.
L
'
agente
Tedesco
ha
tentato
di
impugnare
il
mitra
,
ma
non
vi
è
riuscito
:
una
seconda
martellata
al
capo
l
'
ha
fatto
stramazzare
,
svenuto
e
sanguinante
,
sul
sedile
.
Il
commesso
e
l
'
autista
allora
,
hanno
messo
piede
a
terra
,
sul
lato
opposto
:
«
Su
le
braccia
,
belli
»
ha
detto
una
voce
alle
loro
spalle
.
Era
il
gangster
sceso
pochi
attimi
prima
dall
'
«
autocivetta
»
pilotata
contro
il
muro
.
Da
quell
'
istante
i
banditi
sono
rimasti
padroni
del
campo
.
Il
gangster
che
aveva
guidato
l
'
autocarro
all
'
arrembaggio
ha
strappato
il
mitra
e
la
rivoltella
all
'
agente
,
mentre
dall
'
«
ammiraglia
»
e
dal
camioncino
scendevano
altri
uomini
in
tuta
blu
e
passamontagna
.
La
gente
ne
ha
contati
sette
.
E
tutti
e
sette
hanno
cominciato
a
gridare
,
come
ossessi
,
alla
maniera
dei
desperados
dei
westerns
impegnati
nei
famosi
assalti
alle
«
diligenze
dell
'
oro
»
.
La
portiera
posteriore
,
sul
lato
verso
il
camioncino
accostatosi
intanto
con
facile
manovra
al
furgone
blindato
,
è
stata
spalancata
e
la
spalliera
metallica
del
sedile
abbassata
:
le
cassette
erano
lì
,
a
portata
di
mano
.
Un
bottino
da
capogiro
.
Le
soglie
dei
negozi
,
i
balconi
e
le
finestre
delle
case
hanno
cominciato
a
popolarsi
di
volti
preoccupati
.
«
Che
succede
?
Chi
si
è
scontrato
?
»
L
'
attenzione
di
molta
gente
si
è
subito
rivolta
verso
l
'
«
auto
civetta
»
finita
contro
il
muro
,
ed
era
appunto
quello
che
volevano
i
gangsters
.
L
'
espediente
aveva
funzionato
perfettamente
da
diversivo
.
Mentre
decine
di
persone
si
affollavano
,
perplesse
,
attorno
alla
macchina
color
caffelatte
(
targata
MI
238428
)
incollata
sotto
le
finestre
dello
stabile
numero
7
,
qualche
altro
dai
riflessi
più
rapidi
si
andava
però
accorgendo
che
il
punto
focale
della
scena
era
situato
più
in
là
,
attorno
al
furgone
e
all
'
autocarro
.
Che
facevano
quei
due
uomini
con
le
braccia
in
alto
?
Che
facevano
quegli
altri
uomini
in
tuta
,
che
urlavano
come
indemoniati
,
trasportando
velocemente
dal
furgone
al
camioncino
quelle
strane
cassette
?
Aldebrando
Camagni
,
proprietario
del
negozio
di
mobili
proprio
all
'
angolo
,
corre
in
strada
.
«
Via
,
dentro
»
gli
grida
uno
dei
gangsters
mostrandogli
la
bocca
del
mitra
.
Esce
anche
il
salumiere
Princetti
.
«
Dentro
anche
tu
»
gli
grida
lo
stesso
bandito
.
L
'
esercente
va
ad
appiattirsi
dietro
il
banco
.
Esce
inoltre
la
fruttivendola
,
Alice
Montagnoni
,
ma
visto
il
mitra
e
i
segni
minacciosi
del
bandito
,
preferisce
barricarsi
in
bottega
.
Pure
Maria
Pozzoli
,
di
65
anni
,
portinaia
al
numero
23
di
via
Caccialepori
,
allarmata
dal
rumore
del
cristallo
andato
in
frantumi
,
si
fa
in
strada
,
incuriosita
.
Sul
marciapiede
c
'
è
una
vecchietta
,
ancora
da
identificare
,
che
strilla
come
un
'
aquila
,
rivolta
verso
i
banditi
.
Ha
capito
perfettamente
che
sotto
i
suoi
occhi
si
sta
svolgendo
una
rapina
e
-
vecchietta
terribile
-
polemizza
con
loro
.
«
Brutta
gente
,
andate
a
lavorare
...
»
«
Via
,
via
,
via
»
urla
la
sentinella
della
banda
,
sempre
spianando
il
mitra
.
Le
cassette
,
intanto
,
trasbordano
.
Enzo
Saino
,
rappresentante
di
commercio
sulla
trentina
,
si
affaccia
al
balcone
del
suo
appartamento
,
all
'
ottavo
piano
dello
stabile
numero
7
di
via
Osoppo
,
chiamato
dalla
moglie
allarmata
.
Vede
la
scena
e
comincia
a
gridare
:
«
Ai
ladri
,
ai
ladri
»
.
Uno
dei
gangsters
si
stacca
allora
dal
gruppo
e
punta
il
mitra
verso
la
canonica
,
cercando
chi
grida
.
Non
si
è
accorto
che
la
voce
viene
dall
'
alto
.
«
Dammi
una
bottiglia
»
chiede
il
Saino
alla
consorte
.
Ma
anche
bombardando
la
banda
con
bottiglie
vecchie
quale
risultato
potrebbe
mai
raggiungere
?
Come
tanti
altri
cittadini
vanno
già
facendo
da
qualche
istante
,
anche
il
rappresentante
di
commercio
corre
allora
al
telefono
e
forma
il
777
.
Gli
rispondono
che
le
macchine
della
Volante
stanno
partendo
in
quell
'
istante
.
Ma
anche
la
rapina
,
in
quell
'
istante
,
si
è
conclusa
;
nove
cassette
sono
già
sul
camioncino
,
la
decima
,
contenente
4
milioni
e
456
mila
lire
,
destinata
all
'
agenzia
di
via
Solari
-
è
stata
invece
inspiegabilmente
dimenticata
.
Un
fischio
sottile
attraversa
l
'
aria
:
portiere
che
sbattono
,
la
gang
batte
in
ritirata
.
Avanti
il
camioncino
,
stivato
di
milioni
,
dietro
l
'
«
ammiraglia
»
carica
di
banditi
in
tuta
blu
.
Il
piccolo
convoglio
imbocca
via
Caccialepori
a
discreta
velocità
:
dall
'
interno
qualcuno
dei
gangsters
saluta
,
ilare
,
i
passanti
.
Cinquecento
metri
più
innanzi
l
'
«
ammiraglia
»
e
il
camioncino
trovano
la
strada
sbarrata
da
un
'
autobotte
a
rimorchio
carica
di
nafta
che
sta
facendo
manovra
per
entrare
nello
stabile
numero
37
.
La
sosta
dura
quindici
secondi
,
non
di
più
.
Forse
anche
un
inconveniente
del
genere
era
stato
preventivato
dal
regista
della
banda
.
Tutta
l
'
impresa
è
durata
due
minuti
.
L
'
allarme
scatena
polizia
e
carabinieri
in
una
caccia
serrata
attraverso
tutta
la
città
,
ma
i
banditi
hanno
un
vantaggio
incolmabile
.
Altri
complici
li
attendono
certo
in
un
posto
tranquillo
,
ogni
dettaglio
dell
'
impresa
è
stato
sicuramente
curato
a
puntino
,
specialmente
quelli
delicatissimi
,
del
«
dopo
rapina
»
.
Il
commissario
dottor
Paolo
Zamparelli
,
dirigente
della
Squadra
mobile
,
a
letto
con
1'«asiatica»
,
accorre
ugualmente
in
via
Osoppo
,
col
vicequestore
dott.
Rosa
,
il
commissario
dott.
Nardone
,
e
i
migliori
agenti
di
via
Fatebenefratelli
e
della
Scientifica
.
Convergono
pure
sul
posto
il
maggiore
Vallosio
,
comandante
il
Gruppo
interno
dei
carabinieri
,
il
capitano
Caroppo
del
Nucleo
investigativo
e
altri
ufficiali
.
Il
Nucleo
radiocomandato
ha
già
emanato
via
radio
l
'
ordine
di
bloccare
le
strade
attorno
a
Milano
.
Si
ascolta
il
primo
racconto
dell
'
aggressione
dall
'
agente
Tedesco
,
medicato
di
una
brutta
contusione
al
capo
.
Non
poteva
fare
di
più
,
l
'
agguato
è
stato
diabolico
.
Mentre
la
notizia
si
diffonde
in
città
e
cominciano
le
giocate
ai
botteghini
del
lotto
di
porta
Magenta
,
gli
uomini
della
Scientifica
si
mettono
al
lavoro
.
Fa
il
suo
esordio
,
per
la
circostanza
,
lo
speciale
«
laboratorio
automontato
»
dei
carabinieri
,
fornito
all
'
Arma
dal
ministero
degli
Interni
l
'
altro
ieri
.
Dal
tetto
del
pullman
gli
operatori
dei
carabinieri
ricostruiscono
cinematograficamente
tutte
le
fasi
della
rapina
.
Sull
'
«
auto
civetta
»
nessuna
impronta
:
gli
esperti
assicurano
che
il
bandito
aveva
guanti
di
cuoio
.
La
vettura
è
stata
rubata
ventiquattr
'
ore
prima
in
via
Colletta
all
'
industriale
Renzo
Cimínaghi
,
residente
in
viale
Marche
91
.
E
l
'
«
autocarro
dell
'
arrembaggio
»
?
Rubato
anch
'
esso
(
è
targato
MI
276896
)
,
venti
ore
prima
,
in
via
Cadore
24
,
al
signor
Aldo
Zambelli
,
proprietario
di
una
ditta
d
'
autotrasporti
.
Qualcuno
fornisce
alla
polizia
anche
i
contrassegni
della
targa
dell
'
«
ammiraglia
»
dei
gangsters
(
MI
316494
)
ma
si
scopre
subito
che
è
falsa
,
corrisponde
a
un
'
autocisterna
.
Nessun
dato
sul
camioncino
.
Alle
21
quattro
delle
cassette
rapinate
sono
rinvenute
,
vuote
,
in
un
punto
di
Lorenteggio
.
Alle
21.30
al
Sempione
,
una
pattuglia
di
agenti
trova
l
'
«
auto
ammiraglia
»
abbandonata
accanto
a
un
marciapiede
.
È
targata
BG
36744
,
ed
è
stata
rubata
a
Bergamo
lunedì
scorso
.
Da
quanti
giorni
la
banda
era
al
lavoro
?
Da
almeno
due
settimane
,
si
accerta
:
don
Antonio
Bossi
,
parroco
di
San
Protaso
,
e
altri
sacerdoti
ricordano
benissimo
di
avere
visto
auto
con
giovanotti
a
bordo
ferme
sempre
allo
stesso
posto
,
al
quadrivio
,
per
più
giorni
,
mattino
e
pomeriggio
.
Decine
di
testi
volontari
,
specialmente
femminili
,
ingolfano
le
prime
ore
di
indagini
:
molti
hanno
visto
ma
pochi
rammentano
ciò
che
maggiormente
preme
alla
polizia
.
C
'
è
anche
chi
,
in
serata
,
offre
in
vendita
per
telefono
,
ai
giornali
,
per
mezzo
milione
,
due
fotografie
scattate
-
si
dice
-
da
una
finestra
durante
la
rapina
.
Ma
,
per
via
della
messa
a
fuoco
sbagliata
nell
'
orgasmo
del
momento
,
non
si
vedrebbero
i
volti
dei
banditi
.
Per
fortuna
c
'
è
chi
ha
potuto
vedere
bene
in
faccia
il
bandito
dei
panini
.
Che
la
sorte
dei
più
geniali
e
pericolosi
gangsters
del
dopoguerra
ambrosiano
stia
per
essere
decisa
da
un
etto
di
formaggio
?
StampaQuotidiana ,
La
monogamia
,
forse
la
più
antica
e
venerabile
istituzione
della
nostra
civiltà
occidentale
(
e
non
solo
di
questa
)
,
è
oggi
minacciata
da
molti
pericoli
e
il
suo
avvenire
appare
incerto
.
Il
numero
dei
divorzi
è
in
crescente
aumento
nei
Paesi
in
cui
il
divorzio
è
ammesso
;
dove
non
è
ammesso
,
è
in
aumento
il
numero
delle
separazioni
legali
o
di
fatto
tra
i
coniugi
.
È
in
crescente
aumento
il
numero
dei
matrimoni
sbagliati
,
che
continuano
per
forza
di
inerzia
e
si
riducono
a
una
forma
di
coabitazione
occasionale
o
forzata
,
in
cui
non
c
'
è
più
traccia
di
solidarietà
o
di
affetto
fra
i
coniugi
.
L
'
opera
dei
consulenti
matrimoniali
,
che
si
moltiplicano
in
tutti
i
Paesi
,
può
certo
contribuire
a
risolvere
problemi
che
insorgono
fra
i
coniugi
,
tanto
più
che
si
rivolgono
ad
essi
i
coniugi
che
ritengono
solubili
i
loro
problemi
;
ma
non
può
ricreare
dal
nulla
un
'
unione
che
più
non
esiste
.
È
infine
in
aumento
il
numero
delle
nascite
irregolari
,
cioè
dei
figli
nati
fuori
del
matrimonio
.
Questi
fenomeni
sono
assunti
solitamente
come
segni
di
crisi
dell
'
istituzione
monogamica
,
perché
tendono
a
diffondersi
con
la
massima
rapidità
in
tutti
i
Paesi
che
sono
usciti
dalla
fase
agricola
o
patriarcale
del
loro
sviluppo
.
Anche
le
nuove
dimensioni
di
libertà
raggiunte
dalle
donne
li
favoriscono
:
perché
,
cessando
il
loro
stato
di
dipendenza
economica
e
sociale
,
le
donne
sono
in
grado
di
assumersi
l
'
iniziativa
della
rottura
.
Ma
ci
sono
altri
sintomi
altrettanto
inquietanti
,
che
non
si
ricavano
dalle
statistiche
,
ma
da
certe
manifestazioni
del
costume
contemporaneo
.
Molti
coniugi
si
concedono
a
vicenda
una
«
vacanza
matrimoniale
»
nella
quale
sono
liberi
d
'
intrattenere
i
rapporti
che
vogliono
con
altre
persone
.
Nella
Svezia
ed
in
America
vanno
diffondendosi
«
matrimoni
di
gruppo
»
nei
quali
individui
e
coppie
vivono
assieme
,
unendo
le
loro
risorse
finanziarie
e
dividendosi
le
spese
,
i
lavori
domestici
e
le
cure
dell
'
allevamento
dei
figli
.
Qualche
volta
,
tutto
si
ferma
qui
;
altre
volte
,
si
ammette
fra
i
membri
della
comune
(
come
si
suole
chiamarla
)
la
più
ampia
libertà
sessuale
o
addirittura
si
sconsiglia
o
si
vieta
la
formazione
di
coppie
fisse
.
Nonostante
il
nome
,
i
membri
della
comune
non
cedono
al
gruppo
le
loro
proprietà
personali
.
Ma
spesso
si
considerano
come
un
'
avanguardia
rivoluzionaria
,
come
gli
antesignani
di
una
nuova
utopia
,
di
una
società
in
cui
non
ci
siano
più
aggressioni
e
guerre
,
poveri
e
ricchi
,
né
lavori
faticosi
o
degradanti
;
e
in
cui
sia
lasciata
ad
ogni
individuo
la
libertà
di
creare
la
propria
vita
e
di
raggiungere
la
felicità
che
desidera
.
Questa
ricerca
di
nuovi
modi
di
vita
e
di
nuove
istituzioni
è
una
caratteristica
del
nostro
tempo
,
che
non
intende
rinunciare
all
'
esperimento
,
all
'
avventura
e
al
rischio
.
Non
si
può
condannarla
in
anticipo
,
né
in
anticipo
garantirne
il
successo
e
fidare
su
di
essa
per
il
progresso
del
genere
umano
:
il
quale
,
d
'
altronde
,
non
può
rinunciare
a
sperimentare
nuove
vie
,
dato
che
vede
continuamente
diminuite
le
sue
prospettive
,
non
solo
di
progresso
,
ma
di
sopravvivenza
.
Tuttavia
,
per
ciò
che
riguarda
la
monogamia
,
non
tutti
i
sintomi
addotti
sembrano
minacciarla
.
Bisogna
,
in
primo
luogo
,
distinguere
fra
la
monogamia
come
istituzione
morale
o
semplicemente
umana
e
l
'
istituto
giuridico
.
L
'
istituzione
morale
è
la
scelta
duratura
,
perché
continuamente
rinnovata
,
di
vivere
insieme
secondo
un
progetto
concordato
e
correggibile
via
via
nei
suoi
dettagli
.
L
'
istituto
giuridico
del
matrimonio
è
un
contratto
che
impegna
i
coniugi
a
certi
obblighi
sanzionati
ed
ha
certi
effetti
legali
e
soprattutto
patrimoniali
.
Tale
contratto
implica
certo
,
fra
le
condizioni
della
sua
validità
,
la
libera
scelta
dei
contraenti
,
ma
limita
questa
scelta
all
'
atto
della
stipula
;
adegua
inoltre
gli
obblighi
e
i
diritti
legali
che
sancisce
a
un
modello
stabilito
dalla
tradizione
e
dal
costume
,
che
è
spesso
in
contrasto
con
le
esigenze
e
i
problemi
sempre
nuovi
della
vita
quotidiana
.
La
crisi
del
matrimonio
come
istituto
giuridico
non
è
perciò
,
necessariamente
,
la
crisi
della
monogamia
.
Un
matrimonio
legalmente
valido
e
che
i
coniugi
hanno
un
interesse
qualsiasi
a
mantenere
tale
,
può
non
avere
nessuno
dei
caratteri
autentici
della
monogamia
.
Questa
,
a
sua
volta
,
può
riscontrarsi
in
unioni
che
non
hanno
alcun
riconoscimento
giuridico
.
Il
ricorso
al
divorzio
,
dall
'
altro
lato
,
non
è
una
sfida
alla
monogamia
,
ma
il
riconoscimento
di
un
'
unione
sbagliata
o
impossibile
a
mantenersi
in
piedi
o
che
potrebbe
essere
resa
sopportabile
solo
da
qualche
forma
più
o
meno
occulta
di
poligamia
.
Chi
divorzia
intende
spesso
infatti
ricrearsi
una
famiglia
,
trovare
in
una
nuova
unione
l
'
affetto
e
la
solidarietà
che
gli
sono
mancati
nell
'
altra
.
Per
quanto
possa
apparire
paradossale
,
il
divorzio
è
più
spesso
un
omaggio
alla
monogamia
,
che
un
rifiuto
di
essa
:
costituisce
,
per
chi
vi
ricorre
,
la
possibilità
di
una
scelta
nuova
e
più
promettente
sotto
l
'
aspetto
della
comprensione
,
dell
'
assistenza
e
dell
'
amore
,
cioè
di
un
'
unione
effettivamente
monogamica
.
Quanto
ai
gruppi
e
alle
«
comuni
»
,
se
si
prescinde
dal
loro
carattere
politico
e
neoutopistico
,
del
quale
non
si
riesce
a
scorgere
il
fondamento
reale
,
essi
appaiono
piuttosto
come
forme
di
protesta
contro
i
modelli
morali
e
giuridici
tradizionali
o
tentativi
di
gruppi
o
persone
di
uscire
dalla
solitudine
e
di
ritrovarsi
in
un
ambiente
accogliente
e
solidale
.
Ma
le
forze
che
minano
tali
gruppi
sono
il
disaccordo
nella
divisione
dei
compiti
,
le
gelosie
,
l
'
indifferenza
reciproca
o
l
'
accordo
più
stretto
che
si
stabilisce
fra
coppie
dei
loro
membri
.
Il
gruppo
non
ha
molti
vantaggi
sul
matrimonio
:
ne
moltiplica
solo
le
difficoltà
in
proporzione
al
numero
dei
componenti
.
La
monogamia
è
l
'
aspirazione
nascosta
di
uomini
e
donne
,
ma
è
difficile
da
realizzarsi
.
La
scelta
continua
,
che
essa
implica
,
del
proprio
compagno
e
del
comune
progetto
di
vita
esige
che
si
punti
sull
'
essenziale
e
che
si
superino
con
intelligenza
e
comprensione
reciproca
i
problemi
,
le
difficoltà
e
i
conflitti
che
sono
inevitabili
nella
vita
quotidiana
.
Essa
può
essere
realizzata
da
persone
,
di
qualsiasi
età
,
che
abbiano
raggiunto
un
grado
di
maturità
sufficiente
,
cioè
una
personalità
stabile
o
equilibrata
che
non
sia
più
soggetta
a
oscillazioni
e
mutamenti
radicali
.
È
difficile
infatti
continuare
a
convivere
in
accordo
sostanziale
con
una
persona
che
si
ritrova
accanto
a
sé
mutata
nei
suoi
tratti
caratteristici
e
che
è
diventata
estranea
rispetto
a
quella
che
era
apparsa
al
primo
incontro
.
In
questo
caso
,
com
'
è
ovvio
,
la
scelta
non
è
ripetibile
.
La
durata
di
un
'
unione
monogamica
dipende
,
più
che
dalle
circostanze
esterne
,
che
inevitabilmente
mutano
con
l
'
età
e
con
le
circostanze
ambientali
,
dalla
volontà
costante
di
conservarsi
l
'
affetto
,
la
fiducia
e
la
solidarietà
del
proprio
compagno
,
dimostrandogli
affetto
,
fiducia
e
solidarietà
in
ogni
occasione
.
In
un
mondo
scisso
da
conflitti
di
ogni
genere
,
e
in
cui
le
stesse
aspirazioni
umanitarie
più
nobili
sono
spesso
fomiti
di
lotte
violente
,
l
'
amore
monogamico
è
(
con
l
'
amicizia
autentica
,
che
è
altrettanto
rara
)
la
sola
via
per
uscire
dall
'
indifferenza
e
dall
'
anonimato
della
massa
amorfa
e
raggiungere
la
serenità
e
la
gioia
di
vivere
.
Speriamo
che
gli
uomini
non
trascurino
questa
via
e
traggano
,
dai
loro
stessi
insuccessi
,
gl
'
insegnamenti
per
imboccarla
e
percorrerla
.
StampaPeriodica ,
La
religione
non
è
nata
da
fatti
,
né
la
sua
forma
essenziale
esterna
è
l
effetto
di
una
complicazione
d
eventi
,
o
il
risultato
del
concerto
de
pensieri
degli
uomini
;
essa
è
il
parto
della
mente
di
Dio
,
e
da
Lui
l
organizzazione
del
suo
eterno
regime
fu
esclusivamente
costituita
.
In
nulla
dipende
da
fatti
umani
il
suo
prestigio
.
Che
ci
venite
dunque
a
dire
che
il
cattolicismo
unica
vera
religione
,
che
è
il
cristianesimo
nella
sua
purezza
sia
per
essere
oscurato
da
fatti
de
suoi
ministri
,
e
che
fra
breve
il
protestantesimo
s
impossesserà
d
Italia
?
Nel
secolo
XIX
queste
puerili
asserzioni
,
questi
panici
timori
,
questa
confusione
di
ciò
che
è
divino
con
quello
che
è
umano
?
Che
importa
al
cattolicismo
che
Italia
le
sia
fedele
;
come
qual
male
ridonda
alla
divinità
che
l
uomo
si
perda
?
L
uno
si
estende
al
di
là
dell
Europa
,
l
altra
è
glorificata
nella
sua
giustizia
.
Ma
di
grazia
chi
è
questo
clero
reazionario
che
tanto
avversa
alla
causa
italiana
?
Non
è
certamento
quello
che
imbrandì
le
armi
e
la
sostenne
col
sangue
;
non
è
l
episcopato
in
gran
parte
della
Sicilia
;
non
sono
i
vescovi
delle
Puglie
che
spedirono
indirizzi
a
Vittorio
Emanuele
,
o
scrissero
lettere
pastorali
per
inculcare
la
libertà
e
l
unione
italiana
a
loro
sudditi
;
non
è
il
vescovo
di
Striano
che
tanto
si
è
distinto
a
seguire
il
movimento
dell
Italia
meridionale
;
non
sono
i
vescovi
dell
alta
Italia
i
quali
già
governano
i
fedeli
,
stando
il
libero
regime
del
Re
Galantuomo
.
Si
riduce
dunque
tutta
la
colpa
a
quelli
i
quali
sono
passivi
,
cioè
che
non
hanno
presa
parte
alcuna
nell
azione
.
Eppure
quanto
c
illudiamo
!
Essi
sono
i
più
utili
alla
causa
italiana
.
Dico
primamente
sono
passivi
.
Sì
tali
sono
.
Signori
miei
,
via
le
dicerie
e
le
immaginazioni
.
Un
governo
libero
e
forte
è
un
governo
sapiente
che
non
si
fa
accalappiare
dagli
allarmi
di
chi
cerca
suscitare
tumulti
perché
non
è
contento
del
governo
.
Oh
quanti
sono
i
mascherati
!
I
fatti
dove
sono
?
Noi
non
crediamo
alle
ciarle
,
poca
fede
deve
prestarsi
a
qualche
penna
venduta
allo
straniero
:
dove
sono
i
processi
,
dove
sono
le
condanne
,
dove
è
la
flagranza
,
dov
è
la
congiura
scoperta
la
quale
abbia
a
capo
(
non
già
quattro
o
cinque
preti
ignoranti
,
qualche
monaco
indegno
di
portare
l
abito
religioso
e
qualche
altro
,
che
si
è
dimenticato
della
sua
divina
missione
)
ma
che
abbia
a
capo
almeno
la
decima
parte
de
vescovi
e
del
clero
,
per
dirsi
che
il
clero
avversa
il
progresso
sociale
?
Ma
noi
vi
dicevamo
:
essi
sono
utili
alla
causa
italiana
.
Signori
miei
giornalisti
,
invece
di
destare
sdegni
senza
scopo
animate
piuttosto
il
popolo
italiano
ad
attendere
a
suoi
veri
interessi
,
a
procurare
il
proprio
bene
,
la
prosperità
del
paese
...
oh
quanto
meglio
adempirebbero
essi
alla
loro
missione
;
e
si
toglierebbero
mille
ostacoli
.
O
la
nostra
causa
è
giusta
o
è
ingiusta
:
se
è
giusta
a
che
vi
serve
l
azione
di
tutto
il
clero
?
il
coagire
tutto
il
clero
a
concorrervi
con
l
azione
sarebbe
un
volere
a
forza
un
appoggio
dal
sacerdozio
,
quasi
che
noi
Italiani
non
l
avessimo
nella
nostra
causa
medesima
;
fate
supporre
che
noi
dubitiamo
della
giustizia
de
nostri
sforzi
e
andiamo
mendicando
titoli
e
colori
dal
clero
;
come
in
alcuni
passati
governi
la
scuola
febroniana
attuata
nel
sistema
amministrativo
del
culto
prendeva
ipocritamente
le
sembianze
di
zelo
per
la
Chiesa
e
pel
cattolicismo
.
E
non
vedete
che
la
passività
del
clero
,
la
sua
inerzia
è
una
tacita
espressione
che
dichiara
che
non
prende
azione
contraria
,
poiché
non
entra
nel
punto
dommatico
,
o
morale
,
quanto
avviene
nelle
trasformazioni
sociali
nel
solo
punto
di
vista
governativo
?
Se
fosse
altrimenti
avrebbe
ben
fatta
sentire
la
sua
energica
parola
;
avrebbe
con
pari
zelo
e
coraggio
esposto
il
petto
alle
spade
,
il
capo
alla
mannaia
.
E
se
vedete
che
noi
pure
infimi
nel
cattolicesimo
alziamo
la
voce
contro
i
fogli
anticattolici
,
contro
i
libri
perversi
,
contro
i
seducenti
sofisti
;
lo
è
perché
amiamo
che
la
causa
italiana
non
venga
ad
essere
disonorata
da
essi
.
Signori
miei
,
non
tocchiamo
il
cattolicismo
,
altrimenti
Iddio
ci
spezzerà
le
spade
.
Voi
ci
parlate
delle
azioni
della
corte
romana
.
Ma
se
voi
stessi
separate
re
da
papa
,
come
ora
volete
confondere
papa
con
re
?
Che
chiede
il
Papa
?
La
sua
indipendenza
.
La
indipendenza
del
Pontefice
è
necessaria
non
solo
a
tutt
i
cattolici
,
ma
principalmente
all
Italia
.
Un
potere
che
sia
giudice
de
sovrani
e
de
sudditi
è
il
più
grande
perno
della
transazione
democratica
,
che
è
la
Costituzione
.
Vorremmo
che
pacata
la
mente
de
nostri
lettori
vi
riflettesse
.
Voltaire
stesso
la
credeva
necessaria
a
tutta
l
umanità
.
Nel
Medioevo
l
autorità
del
Papa
salvò
l
Italia
,
e
salvò
l
Europa
dalla
tirannia
degl
imperatori
.
Eccovi
un
nemico
de
papi
e
del
cattolicismo
che
ne
fa
testimonianza
.
L
interesse
del
genere
umano
egli
dice
esige
un
freno
che
trattenga
certi
principi
e
che
ponga
al
sicuro
la
vita
del
popolo
:
questo
della
religione
avrebbe
potuto
per
effetto
di
un
generale
consentimento
essere
in
mano
de
papi
.
Quei
primi
pontefici
prendendo
parte
nelle
temporali
dispute
per
acchetarle
,
avvertendo
i
popoli
ed
i
re
de
loro
doveri
,
riprendendo
i
loro
delitti
,
riserbando
le
scomuniche
per
i
grandi
attentati
,
avrebbero
dovuto
essere
riguardati
come
imagini
di
Dio
sulla
terra
.
Niun
nuovo
principe
osava
dirsi
sovrano
,
né
poteva
essere
riconosciuto
dagli
altri
principi
senza
la
permissione
del
Papa
.
Ecco
il
fondamento
della
storia
del
Medioevo
.
Italiani
,
il
vessillo
del
cattolicismo
è
la
bandiera
della
vera
libertà
:
la
croce
;
stringetevi
intorno
a
questa
e
vostre
saranno
le
vittorie
.
L
episcopato
vi
benedirà
,
e
registrerà
i
vostri
nomi
come
de
più
cari
suoi
figli
,
se
correndo
alla
difesa
della
libertà
nazionale
con
uno
sguardo
cruccioso
caccerete
lungi
da
voi
i
seducenti
vostri
nemici
,
gl
inverecondi
apostati
della
religione
degli
avi
nostri
.
Iddio
benedirà
i
vostri
sentimenti
patriottici
se
sono
secondo
gli
ordini
di
sua
Provvidenza
.
StampaPeriodica ,
Di
primavera
-
in
un
treno
campagnuolo
-
al
tramonto
.
Sabato
.
È
l
'
ora
in
cui
gli
ultimi
operai
rientrano
dalla
città
alle
lor
case
sparse
pe
'
cascinali
.
Sono
ora
i
ritardatari
:
i
vecchi
,
gli
alcoolizzati
,
gli
scemi
.
Il
grosso
degli
operai
-
i
validi
-
rincasarono
già
.
Nel
mio
compartimento
io
son
rimasto
solo
;
e
mi
diverto
a
trar
fumo
da
una
sigaretta
.
Sale
un
operaio
.
È
vecchio
-
ed
ha
l
'
aspetto
imbecille
.
Dev
'
esser
di
quelli
che
vivono
tra
la
calce
;
perché
tutta
la
sua
persona
,
l
'
abito
la
faccia
i
capelli
le
mani
,
sono
macchiati
e
inaspriti
dalla
calce
seccata
.
Veramente
,
su
'
suoi
capelli
,
non
si
sa
dire
qual
sia
bianco
di
calce
e
quale
di
canizie
:
è
tutto
bianco
indelebile
e
antico
.
È
molto
vecchio
?
-
Chissà
.
La
sua
faccia
nasconde
l
'
età
dentro
le
rughe
e
i
solchi
:
somiglia
una
povera
terra
magra
,
nuda
se
non
di
poveri
sterpi
(
le
sopracciglia
e
i
baffi
sembrano
stipe
)
-
e
ricca
soltanto
di
spaccature
e
buche
.
Perfino
il
cuoio
delle
scarpe
-
enormi
e
riquadre
-
è
straziato
e
aggrinzito
dalla
materia
erodente
;
ed
è
del
resto
molto
simile
al
cuoio
delle
sue
mani
e
del
volto
.
I
suoi
occhi
sono
grossi
;
e
girano
lo
sguardo
così
lentamente
,
che
a
momenti
sembrano
spenti
.
Pure
l
'
espressione
totale
del
viso
non
è
triste
;
è
piuttosto
di
un
'
ebetudine
tranquilla
che
sia
in
aspettativa
di
qualche
giocondità
.
Sul
banco
egli
ha
deposto
un
fagotto
,
ch
'
è
fatto
della
sua
giacca
con
ravvoltivi
i
suoi
ferri
;
e
più
vicino
a
sé
,
un
grosso
pane
di
frumento
,
bianco
,
ravvolto
in
carta
,
sul
quale
ha
pur
cura
di
stendere
ancora
una
sua
larga
pezzuola
.
Forse
è
quello
il
dono
domenicale
che
egli
porta
a
'
suoi
-
e
lo
protegge
così
come
un
tesoro
.
Quando
il
treno
riparte
il
vecchio
conta
una
manciata
di
monete
.
Quasi
tutte
di
rame
:
e
forse
è
il
prezzo
della
sua
fatica
di
sei
dì
.
Scerne
le
poche
lire
,
poi
le
conta
sulle
dita
:
e
pare
del
suo
conto
soddisfatto
;
perché
riponendo
il
poco
gruzzolo
in
tasca
,
mette
un
sospiro
che
par
di
sollievo
.
Dopo
di
che
,
s
'
abbandona
sulla
spalliera
di
legno
,
rovescio
il
capo
,
gli
occhi
e
la
bocca
socchiusi
,
come
aspettando
il
sonno
;
in
un
rilassamento
totale
dei
muscoli
e
della
volontà
-
come
se
costretti
per
sei
giorni
consecutivi
,
gli
si
allentino
insieme
improvvisamente
.
Ma
l
'
abbandono
è
breve
.
Raddrizza
tosto
la
schiena
(
il
suo
volto
si
schiude
)
e
cacciatasi
una
mano
tra
la
camicia
e
il
petto
,
ne
trae
una
rozza
pipa
di
legno
abbruciacchiata
-
un
cartoccetto
di
tabacco
-
e
carica
la
sua
pipa
sospirando
.
Forse
è
quella
la
giocondità
che
il
suo
viso
attendeva
.
Ma
quando
l
'
ha
presa
tra
le
labbra
e
vuol
accenderla
,
ecco
s
'
accorge
che
la
pipa
è
ingombra
.
Pazientemente
la
rivuota
,
la
rivolge
:
poi
soffiando
aspirando
battendo
,
invano
s
'
adopra
a
liberarla
.
Si
fruga
nelle
tasche
:
snoda
il
fagotto
;
cerca
tra
i
ferri
;
ne
cava
un
lungo
chiodo
puntuto
,
e
con
quello
,
già
un
po
'
stizzoso
,
gratta
e
rispazza
il
macero
fornello
della
sua
pipa
.
Prova
di
nuovo
-
ma
la
pipa
è
ingombra
.
È
evidentemente
contrariato
.
Si
guarda
intorno
,
come
per
cercare
un
aiuto
un
consiglio
un
'
ispirazione
.
Il
suo
sguardo
s
'
arresta
sul
fumo
ch
'
io
getto
di
bocca
copioso
:
poi
su
me
;
e
pare
ch
'
egli
abbia
formulata
in
sulle
labbra
una
domanda
da
rivolgermi
-
ma
non
osa
.
Forse
è
l
'
aspetto
decente
del
mio
vestire
che
paralizza
tutto
il
suo
ardire
.
Finalmente
si
risolve
:
-
"
El
gavaria
no
,
sciôr
una
paja
de
sigar
?
"
-
dice
,
dimostrandomi
col
gesto
della
mano
verso
la
sua
pipa
il
desiderio
che
le
sue
parole
non
sanno
esprimere
intero
.
Io
mi
palpo
le
tasche
:
-
No
.
Tentenna
egli
il
capo
.
Un
momento
ristà
meditabondo
:
guarda
di
traverso
dentro
il
nero
fornello
della
sua
pipa
,
come
dentro
un
abisso
che
gli
nasconda
agguati
:
la
batte
ancora
,
sulle
ginocchia
,
sulla
mano
,
sul
banco
-
inutilmente
.
Scorge
al
suolo
un
fuscello
e
si
china
a
raccôrlo
(
pare
quando
si
risolleva
che
il
fuscello
pesi
enormemente
al
suo
braccio
che
sia
indolorito
)
-
e
si
riaccinge
con
quello
.
Il
volto
è
intento
,
la
mano
trema
...
Ma
il
fuscello
introdotto
nella
cannula
si
spezza
,
ed
egli
non
può
più
ritrarnelo
.
"
Gesuddiu
!
"
Ma
sbollitagli
appena
la
bestemmia
,
già
si
rinverde
la
sua
lena
industre
.
Straccia
dal
foglio
che
ravvolge
il
suo
pane
un
piccolo
lembo
di
carta
(
piccolo
,
come
per
tema
di
scovrir
troppo
il
tesoro
)
e
lo
rivolve
penosamente
fra
le
dita
-
aspre
e
grosse
dita
inette
alla
materia
lieve
-
a
fabbricarne
un
'
asticina
.
Riesce
alfine
,
e
si
riprova
.
L
'
asticciuola
entra
:
ma
al
minimo
sforzo
cede
,
ed
egli
è
costretto
a
gettarla
.
Brontola
ancora
bestemmie
,
gli
occhi
nell
'
alto
.
Ma
ancora
la
sua
voglia
si
rimpunta
.
Si
rifruga
per
tutte
le
sue
tasche
:
ne
trae
uno
zolfanello
:
l
'
appunta
:
si
riprova
con
quello
:
gli
si
spezza
;
non
può
.
Adesso
l
'
uomo
appare
proprio
costernato
.
Batte
ancora
la
pipa
in
sul
palmo
-
questa
volta
,
pare
assai
più
per
dispetto
che
speranza
.
Poi
ristà
immoto
,
con
l
'
avversaria
pipa
in
sulla
mano
,
fitto
lo
sguardo
su
,
stretta
la
fronte
come
per
una
straordinaria
intensione
d
'
ingegno
.
Certo
dentro
di
lui
qualche
cosa
s
'
inerpica
e
s
'
imbizza
...
Ma
ecco
si
rispiana
la
sua
fonte
;
si
riscuote
;
ha
trovato
.
Lesto
cava
di
tra
i
suoi
ferri
un
coltellaccio
incurvo
:
l
'
apre
;
n
'
esamina
il
filo
;
considera
il
legno
della
panca
su
cui
siede
;
e
pare
si
accinga
a
scheggiarla
in
sullo
spigolo
.
Già
la
mano
all
'
atto
;
-
ma
ristà
.
Par
quasi
che
un
'
altra
-
invisibile
mano
ma
più
forte
-
l
'
abbia
ghermito
e
lo
ritenga
.
Sente
egli
la
gravità
dell
'
atto
ch
'
è
per
compiere
?
-
un
'
azione
di
quelle
proibite
,
per
cui
ci
sono
i
carabinieri
i
giudici
gli
avvocati
il
carcere
e
la
multa
;
qualche
cosa
come
un
delitto
contro
la
proprietà
...
Guarda
a
me
di
sottecchi
,
forse
per
convincersi
se
spio
,
forse
per
leggere
nel
mio
volto
,
nel
mio
contegno
,
un
incitamento
in
un
senso
o
nell
'
altro
:
correr
dietro
al
suo
lungo
desiderio
,
o
ascoltare
il
monito
sopraggiunto
?
-
Io
continuo
a
fumare
,
impassibile
.
L
'
uomo
ha
scrollato
un
pochettino
una
spalla
.
Si
direbbe
che
lo
scrupolo
gli
pesasse
materialmente
in
su
quella
,
ed
egli
l
'
abbia
ributtato
così
.
Ora
infatti
è
spedito
alla
sua
voglia
:
con
un
colpo
secco
stacca
tra
le
sue
ginocchia
un
lungo
stecco
di
legno
(
sùbito
si
rinserran
le
ginocchia
ad
occultar
sulla
panca
la
ferita
)
-
ed
ecco
intorno
alla
sottil
scheggia
staccata
già
s
'
industria
col
ferro
;
l
'
aguzza
,
l
'
assottiglia
,
l
'
arrotonda
.
Prova
.
Ancora
un
poco
in
punta
,
un
pochetto
al
mezzo
...
Mette
nel
suo
lavoro
maggiore
studio
e
maggiore
attenzione
che
se
costruisse
l
'
arco
di
un
ponte
.
È
fatto
.
Riprova
.
Lo
stecco
è
rigido
e
esatto
:
sforza
,
passa
,
trascorre
,
due
e
tre
volte
.
Accosta
ancora
la
pipa
alle
labbra
;
soffia
...
Libera
,
libera
!
...
Sbuffa
adesso
l
'
uomo
come
se
tenesse
in
petto
,
adunata
nella
lunga
contensione
chissà
qual
forza
di
troppo
-
ed
anche
si
batte
un
buon
pugno
sulla
coscia
come
suggello
alla
vittoria
ghermita
.
Riprende
il
cartoccio
del
tabacco
e
si
ricarica
la
sua
pipa
con
la
pacata
sicurezza
dell
'
uomo
che
avendo
definitivamente
sterminato
ogni
resistenza
nemica
,
si
vede
ormai
dinanzi
la
via
libera
e
piana
alla
sua
gioia
.
Uno
zolfanello
in
pronto
-
e
attende
ad
accenderlo
che
il
treno
sosti
.
Forse
è
quello
l
'
ultimo
fuoco
che
gli
rimane
e
non
vuole
rischiarlo
.
Il
treno
sosta
-
riparte
.
Una
fanciulla
è
salita
nel
compartimento
;
e
s
'
è
seduta
fronte
a
fronte
del
vecchio
,
presso
lo
sportello
,
lo
sguardo
fuori
,
come
tenendosi
presta
a
fuggir
fuori
ancora
.
È
giovanetta
ed
elegante
,
e
bella
molto
.
Come
capitata
là
dentro
?
-
Sembra
esiliata
in
quel
riparto
squallido
.
Quasi
sdegnosa
dell
'
istess
'
aria
che
le
circola
intorno
,
si
tiene
tutta
raccolta
in
un
ampio
mantello
bigio
-
funereo
nel
bel
lume
d
'
aprile
siccome
i
cieli
del
novembre
lontano
-
e
le
pendono
in
basso
sovra
i
piccoli
piedi
,
le
gonne
soffici
nere
.
Nera
la
mano
che
s
'
adunca
sul
petto
.
Nero
il
cappello
che
le
ombreggia
la
fronte
.
Ma
albeggia
sotto
,
di
un
pallore
trasparente
di
miele
,
il
viso
piccolo
elittico
,
concluso
in
due
cortine
di
capelli
ramei
:
vivono
gli
occhi
lontani
in
aloni
d
'
ombra
alabastrina
.
Ma
le
sgorga
sotto
il
mento
,
fuor
della
clausura
del
mantello
cinereo
-
quasi
fosse
il
zampillo
di
qualche
antica
profondissima
incontenibile
gioia
-
roseo
e
leggero
il
nodo
di
una
cravatta
di
tulle
,
come
un
vapore
di
nuvole
aurorali
.
Il
vento
che
irrue
per
la
finestrella
la
investe
circonfondendole
il
viso
nel
nimbo
dei
capelli
agitati
e
del
velo
chiaro
.
Guarda
ella
china
all
'
urto
villano
,
verso
l
'
occidua
luce
-
una
nemica
ruga
in
sulla
fronte
.
Il
vecchio
ha
acceso
la
sua
pipa
-
e
trae
ora
il
primo
denso
sbuffo
di
fumo
;
quando
il
suo
sguardo
si
arresta
sulla
nuova
venuta
che
gli
sta
di
fronte
.
La
guata
ritraendosi
un
poco
,
come
dinanzi
a
improvviso
nemico
;
e
gli
esce
intanto
da
un
angolo
della
bocca
uno
zampilletto
malsicuro
di
fumo
:
dall
'
angolo
della
bocca
che
è
il
più
lontano
da
colei
che
i
suoi
occhi
scandagliano
.
Colei
tosse
.
L
'
uomo
si
riscuote
.
Come
se
il
piccolo
urto
dell
'
altrui
tossire
,
meccanicamente
,
per
occulti
tramiti
,
si
propagasse
alla
sua
stessa
persona
-
l
'
uomo
si
toglie
la
sua
pipa
di
bocca
.
Allunga
una
mano
a
toccar
nel
ginocchio
l
'
assorta
.
Quella
trasale
.
L
'
uomo
tace
-
ma
indica
con
la
mano
la
sua
pipa
fumante
.
"
Le
fa
male
?
"
-
pare
che
voglia
chiedere
.
Quella
sorride
,
e
accenna
"
no
"
col
capo
.
Ma
il
suo
sorriso
è
più
triste
della
ruga
che
le
incide
la
fronte
;
e
sùbito
rifugge
il
suo
sguardo
al
di
fuori
.
E
ancora
tosse
;
e
sempre
il
vento
la
batte
.
L
'
uomo
,
con
la
pipa
in
mano
,
sembra
inebetito
.
Guarda
la
fanciulla
,
la
sua
pipa
,
me
.
(
Io
ho
finito
allora
di
fumare
e
ho
gettato
il
mozzico
)
.
Infine
col
pollice
,
lentamente
-
senza
che
il
suo
viso
partecipi
a
quel
che
la
mano
fa
-
copre
il
focolare
della
pipa
;
lo
preme
;
lo
soffoca
.
Un
estremo
fumarello
vien
su
pulverulento
.
Egli
lo
sta
a
guardare
:
poi
,
rivolta
d
'
ogni
lato
la
sua
pipa
,
se
la
ripone
in
seno
.
Scaracchia
ora
forte
l
'
uomo
,
come
a
divellere
da
'
suoi
tessuti
più
intimi
qualcosa
di
molto
avvinto
;
e
si
riabbandona
contro
la
spalliera
;
rovescio
il
capo
,
occhi
e
bocca
socchiusi
,
come
aspettando
il
sonno
.
Pendono
e
vanno
alle
scosse
del
treno
,
tra
le
ginocchia
aperte
,
le
mani
gravi
.
L
'
esiliata
a
un
fischiar
del
treno
,
ha
tese
le
gambe
levando
i
piedi
in
un
brivido
.
Quasi
viene
a
toccare
co
'
suoi
piccoli
piedi
insieme
attorti
le
mani
dell
'
uomo
pandenti
.
Sono
di
così
piccola
e
fragiletta
mole
,
che
entrambi
capirebbero
annidati
in
una
di
quelle
mani
.
Se
la
mano
stringesse
,
s
'
infrangerebbero
entrambi
.
ProsaGiuridica ,
Il
Ministro
dell
'
Interno
Visto
l
'
art
.
11
del
decreto
legge
9
febbraio
1939
,
n
.
126
convertito
nella
legge
2
giugno
1939
,
n
.
739
,
sul
trattamento
dei
beni
ebraici
;
Visto
il
decreto
27
marzo
1939
,
n
.
665
,
che
ha
approvato
lo
Statuto
dell
'
Ente
di
Gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
;
Vista
la
legge
19
dicembre
1940
,
n
.
1994
,
riguardante
modifiche
alla
legge
di
guerra
in
materia
di
beni
appartenenti
a
sudditi
nemici
;
Visto
il
decreto
legislativo
in
data
4
gennaio
1944
,
n
.
2
,
contenente
modifiche
alle
disposizione
riguardanti
i
beni
e
le
aziende
ebraiche
di
cui
al
predetto
decreto
legge
9
febbraio
1939
,
n
.
126;
Visto
l
'
art
.
17
della
legge
16
giugno
1939
,
n
.
942
,
riguardante
la
requisizione
dei
beni
espropriati
dalle
esattorie
e
rimasti
invenduti
al
secondo
incanto
;
Visto
il
decreto
legislativo
del
Duce
31
marzo
1944-XXII
,
n
.
109
,
che
approva
lo
Statuto
e
il
regolamento
dell
'
Ente
;
Visto
il
decreto
ministeriale
15
settembre
1944
,
n
.
685
,
relativo
all
'
adeguamento
del
trattamento
tributario
per
i
beni
gestiti
dall
'
Ente
;
Ritenuta
la
necessità
di
modificare
lo
statuto
dell
'
Ente
per
disporre
l
'
istituzione
del
posto
di
Direttore
Generale
onde
meglio
assicurare
il
funzionamento
dell
'
Ente
;
Visto
il
decreto
legislativo
del
Duce
8
ottobre
1943-XXII
e
18
gennaio
1944-XXII
,
N
;
41
,
relativi
alla
sfera
di
competenza
ed
al
funzionamento
degli
organi
di
Governo
;
Decreta
:
Art
.
1
.
Lo
Statuto
dell
'
Ente
di
Gestione
e
Liquidazione
Immobiliare
in
seno
al
decreto
legislativo
del
Duce
31
marzo
1944-XXII
,
n
.
109
,
è
sostituito
da
quello
annesso
al
presente
provvedimento
,
composto
di
numero
18
articoli
.
Il
presente
decreto
entra
in
vigore
nel
giorno
successivo
a
quello
della
sua
pubblicazione
nella
Gazzetta
Ufficiale
d
'
Italia
e
sarà
previa
registrazione
alla
Corte
dei
Conti
ratificato
dal
Consiglio
dei
Ministri
ed
inserto
,
munito
del
sigillo
dello
Stato
,
nella
Raccolta
ufficiale
delle
leggi
e
dei
decreti
.
Posta
Civile
316
,
addì
30
dicembre
1944-XXIII
.
Il
Ministro
:
Pellegrini
V
.
Il
Guardasigilli
:
Pisenti
Statuto
dell
'
Ente
di
gestione
e
liquidazione
immobiliare
[
]
Art
.
7
.
Il
Consiglio
di
Amministrazione
ha
tutti
i
poteri
per
il
funzionamento
dell
'
Ente
.
Esso
delibera
un
apposito
regolamento
interno
da
approvarsi
dal
Ministro
per
le
Finanze
,
per
stabilire
le
norme
di
assunzione
e
di
stato
giuridico
ed
il
trattamento
economico
,
a
qualsiasi
titolo
,
di
attività
e
di
quiescenza
del
personale
.
Designa
al
Ministro
per
le
Finanze
,
per
la
nomina
,
il
Direttore
Generale
dell
'
Ente
e
ne
fissa
la
retribuzione
.
Il
Consiglio
di
Amministrazione
è
convocato
dal
Presidente
il
quale
ne
da
tempestivo
avviso
ai
Consiglieri
ed
ai
Sindaci
effettivi
.
Il
Direttore
Generale
assiste
alle
riunioni
del
Consiglio
di
Amministrazione
con
voto
consultivo
ed
è
tenuto
ad
esprimere
in
ogni
deliberazione
il
proprio
parere
che
deve
essere
trascritto
nel
relativo
verbale
.
Per
la
validità
delle
deliberazioni
occorre
l
'
intervento
di
almeno
5
componenti
.
Le
deliberazioni
sono
prese
a
maggioranza
assoluta
di
voti
:
in
caso
di
parità
prevale
il
voto
del
Presidente
.
Art
.
8
.
Il
Consiglio
di
Amministrazione
nomina
nel
suo
seno
la
Giunta
esecutiva
,
determinandone
le
attribuzioni
e
i
poteri
.
La
Giunta
è
composta
di
cinque
membri
fra
i
quali
il
Presidente
.
Il
Direttore
Generale
assiste
alle
riunioni
della
Giunta
con
voto
consultivo
ed
è
tenuto
ad
esprimere
in
ogni
deliberazione
il
proprio
parere
che
deve
essere
trascritto
nel
relativo
verbale
.
Funge
da
Segretario
della
Giunta
esecutiva
il
segretario
del
Consiglio
di
Amministrazione
.
La
Giunta
esecutiva
è
convocata
dal
Presidente
,
il
quale
dà
tempestivo
avviso
ai
membri
ed
ai
sindaci
effettivi
.
Per
la
validità
delle
sue
deliberazioni
occorre
la
presenza
di
almeno
tre
membri
compreso
fra
essi
il
Presidente
e
,
in
caso
di
assenza
o
legittimo
impedimento
,
il
Vice
Presidente
.
Le
deliberazioni
sono
prese
a
maggioranza
assoluta
di
voti
.
Art
.
9
.
La
Giunta
esecutiva
delibera
sulle
operazioni
per
le
quali
sia
stata
delegata
dal
Consiglio
di
amministrazione
e
dentro
i
limiti
della
delegazione
stessa
.
Non
possono
essere
delegate
alla
Giunta
le
deliberazioni
:
a
)
sulla
formazione
del
bilancio
;
b
)
sul
conferimento
di
deleghe
alle
mansioni
dell
'
Ente
quando
le
deleghe
non
sono
limitate
a
singole
gestioni
,
specificatamente
indicate
,
di
determinati
beni
o
aziende
,
ma
si
riferiscono
,
invece
,
a
mansioni
che
vengono
genericamente
affidate
ad
un
delegato
per
intere
circoscrizioni
territoriali
.
Le
deliberazioni
della
Giunta
sono
comunicate
al
Consiglio
nella
prima
seduta
successiva
.
[
]
Art
.
14
.
Il
Direttore
Generale
che
dura
in
carica
tre
anni
e
può
essere
anche
riconfermato
,
regge
gli
uffici
dell
'
Ente
e
ne
ha
la
responsabilità
verso
il
Presidente
.
Esercita
pertanto
tutti
i
necessari
controlli
e
propone
al
Presidente
i
provvedimenti
da
adottare
nei
confronti
del
personale
e
dell
'
andamento
del
servizio
.
[
]
[n.d.r
.
gli
articoli
del
precedente
regolamento
dal
n.14
al
17
restano
invariati
ma
vengono
rinumerati
da
15
a
18
]
Il
Ministro
per
le
Finanze
:
Pellegrini
StampaPeriodica ,
«
Guardi
,
diceva
un
minatore
muovendo
in
giro
la
mano
tesa
,
tutto
quello
che
lei
vede
è
della
Montecatini
.
Non
si
può
sbagliare
.
»
La
Montecatini
,
qua
a
Niccioleta
,
possiede
le
case
,
le
strade
,
gli
spacci
aziendali
,
i
mezzi
di
trasporto
,
le
sedi
dei
partiti
politici
,
il
terreno
circostante
.
Della
Montecatini
sono
i
grossi
casamenti
gialli
,
sparsi
in
disordine
per
le
pendici
di
questi
colli
scabri
,
collegati
appena
da
un
sentiero
scosceso
,
con
larghi
improvvisi
sterrati
nudi
;
il
palazzotto
del
dopolavoro
,
una
costruzione
pseudo
-
razionale
,
di
taglio
littorio
,
stile
900
,
come
si
diceva
nel
ventennio
;
e
la
chiesa
,
un
altro
scatolone
con
una
specie
di
pronao
rettangolare
,
che
fa
pensare
ad
una
palestra
di
boxe
.
Son
della
Montecatini
le
grigie
e
scialbe
casette
degli
impiegati
,
e
la
mediocre
villa
della
contadina
,
ed
i
più
vecchi
amano
ancora
,
dopo
la
miniera
,
coltivare
un
pezzetto
di
terra
,
per
cavarne
ortaggi
,
od
allevarvi
un
coniglio
,
un
paio
di
galline
.
Molti
operai
non
abitano
qui
,
ma
nei
villaggi
vicini
,
a
Prata
,
a
Monterotondo
,
o
vengono
addirittura
da
Massa
Marittima
:
tutti
su
automezzi
della
Montecatini
;
prima
della
guerra
venivano
in
bicicletta
,
e
non
pochi
a
piedi
,
dieci
chilometri
di
strada
e
dopo
il
lavoro
.
Al
paese
alcuni
conservano
un
orto
,
una
vigna
,
a
cui
si
dedicano
nelle
ore
libere
dal
lavoro
,
e
persino
nei
giorni
di
sciopero
.
La
sovrapposizione
delle
due
economie
,
e
la
progressiva
scomparsa
di
quella
più
antica
,
l
'
agricola
,
sotto
il
peso
della
moderna
,
la
mineraria
,
qui
è
palese
:
qui
sta
accadendo
quel
che
in
Inghilterra
si
verificò
alla
fine
del
Settecento
,
ed
il
processo
è
ancora
in
corso
.
L
'
agricoltura
di
collina
scompare
a
poco
a
poco
,
poiché
la
miniera
ne
ha
assorbito
la
mano
d
'
opera
,
ed
i
giovani
non
seguono
più
l
'
esempio
degli
anziani
.
A
Niccioleta
abitano
circa
millecinquccento
persone
,
fra
operai
e
familiari
,
ma
ci
sono
anche
gli
scapoli
,
giù
ai
«
camerotti
»
,
specie
di
casermette
basse
ed
allungate
,
divise
in
tante
stanze
quadrate
ciascuna
delle
quali
ospita
sei
o
sette
operai
,
con
le
brande
e
gli
armadietti
metallici
.
L
'
aria
di
caserma
è
evidente
anche
all
'
interno
:
accenti
meridionali
,
cartoline
e
ritratti
appiccicati
al
muro
,
la
Madonna
di
Loreto
,
il
golfo
di
Napoli
,
la
fidanzata
,
Togliatti
,
il
calendario
dell
'
ANPI
,
Una
diva
americana
.
Sopra
gli
armadietti
c
'
è
sempre
una
cassetta
di
legno
,
col
lucchetto
:
è
l
'
unica
proprietà
privata
degli
operai
,
il
resto
,
brande
,
armadietti
,
ed
i
camerotti
stessi
,
è
della
Montecatini
.
La
sensazione
insomma
è
che
la
Montecatini
qui
non
sia
soltanto
proprietaria
assoluta
di
ogni
cosa
,
ma
goda
di
una
sorta
di
diritto
di
extraterritorialità
,
che
governi
,
insomma
,
con
leggi
,
costumi
,
e
riti
suoi
propri
.
Può
accadere
,
per
esempio
,
che
il
forestiero
si
senta
chiedere
i
documenti
,
non
appena
scende
di
macchina
ed
entra
in
un
bar
per
prendere
il
caffè
.
«
Lei
,
permetta
,
quale
attività
svolge
?
Può
dimenticarla
?
Su
che
cosa
intende
scrivere
?
Quale
è
il
suo
giornale
?
»
Sono
domande
che
un
brigadiere
dei
carabinieri
,
a
Niccioleta
,
rivolge
con
estrema
naturalezza
.
La
Montecatini
,
qui
,
nei
suoi
locali
,
ha
una
stazione
dei
carabinieri
,
ha
le
guardie
di
pubblica
sicurezza
,
ed
ha
anche
tuia
sua
milizia
privata
,
di
guardie
giurate
,
con
una
loro
divisa
nera
,
che
fan
servizio
dentro
la
miniera
,
intorno
alla
miniera
,
in
paese
.
La
strada
che
conduce
ai
pozzi
è
sbarrata
ad
un
tratto
da
una
traversa
bianca
e
nera
;
accanto
c
'
è
una
garitta
,
con
dentro
la
guardia
per
controllare
chi
entra
e
chi
esce
.
Non
si
passa
di
là
senza
il
permesso
del
direttore
:
alla
fine
dei
turni
suona
la
sirena
ed
i
minatori
escono
alla
spicciolata
oltre
la
barriera
.
Son
diversi
dal
cliché
usuale
che
del
minatore
ciascuno
di
noi
,
anche
inconsapevolmente
,
si
porta
in
testa
,
il
cliché
del
minatore
grande
e
membruto
,
come
lo
si
vede
nei
manifesti
di
propaganda
.
La
cronaca
recente
,
fra
l
'
altro
,
si
è
occupata
del
caso
del
giovane
Milo
Malagoli
,
un
ragazzo
alto
oltre
due
metri
e
grosso
in
proporzione
,
il
«
gigante
di
Niccioleta
»
,
come
è
stato
definito
.
Ma
in
realtà
nessun
minatore
somiglia
al
Malagoli
.
Quasi
tutti
di
statura
inferiore
alla
media
(
le
grandi
stature
,
oltre
tutto
,
sono
antieconomiche
nei
lavori
del
sottosuolo
)
son
uomini
pallidi
e
curvi
,
dal
passo
pesante
e
stanco
:
vestiti
senza
uniformità
,
portano
spesso
in
testa
un
elmetto
di
materia
plastica
,
foggiato
come
quello
d
'
acciaio
dei
soldati
inglesi
.
Al
vecchio
tascapane
si
va
sostituendo
la
«
panierina
»
,
una
cassetta
di
zinco
,
con
una
tracolla
di
tela
,
che
serve
per
portare
il
pasto
.
Fino
ad
un
paio
di
anni
or
sono
era
caratteristico
,
in
mano
agli
operai
alla
fine
dei
turni
,
il
«
tròppolo
»
,
cioè
un
pezzo
di
legno
,
frammento
delle
armature
di
galleria
,
che
la
società
concedeva
ogni
giorno
a
ciascun
dipendente
:
doveva
servire
per
gli
usi
domestici
,
per
il
riscaldamento
o
la
cucina
.
Ora
prelevare
il
«
tròppolo
»
è
proibito
,
e
le
guardie
giurate
qualche
volta
ispezionano
persino
i
tascapane
e
le
panierine
,
perché
dalla
miniera
non
deve
uscire
niente
.
E
non
deve
entrare
nulla
che
non
sia
mano
d
'
opera
e
materiale
di
lavoro
.
Subito
dopo
la
fine
della
guerra
era
relativamente
facile
accedere
ai
piazzali
,
alla
laveria
,
alle
officine
,
persino
alla
grande
galleria
di
accesso
al
pozzo
maggiore
.
Ricordo
che
fu
sufficiente
la
parola
di
un
operaio
,
e
l
'
approvazione
di
un
sorvegliante
.
Oggi
non
c
'
è
da
sperarlo
:
il
direttore
dirà
che
occorre
il
permesso
della
direzione
centrale
,
e
farà
anche
intendere
,
in
tutta
confidenza
,
che
è
inutile
chiederlo
.
Bisogna
contentarsi
di
raggiungere
il
ciglio
della
collina
:
di
fronte
,
oltre
la
vallata
,
sul
fianco
ripido
del
colle
contrapposto
,
si
addossa
tutto
l
'
apparato
della
laveria
.
In
alto
i
rompitori
che
frantumano
il
minerale
,
più
giù
tutta
la
serie
dei
canali
e
dei
traballatori
.
La
pirite
è
un
bisolfuro
di
ferro
,
che
cristallizza
in
dodecaedri
,
di
color
giallo
lucido
;
nel
passato
veniva
usata
solo
per
costruire
acciarini
,
ma
oggi
,
con
il
processo
delle
camere
di
piombo
,
fornisce
l
'
acido
solforico
,
elemento
fondamentale
per
fabbricare
,
fra
l
'
altro
,
esplosivi
e
concimi
chimici
.
La
miniera
di
Niccioleta
,
sul
versante
meridionale
delle
Colline
Metallifere
(
una
vasta
zona
montuosa
al
confine
fra
le
province
di
Siena
,
Pisa
e
Grosseto
)
,
è
solo
una
delle
cinque
che
lavorano
nella
zona
:
le
altre
sono
a
Boccheggiano
,
Gerfalco
,
Ravi
,
Gavorrano
e
recenti
sondaggi
,
anche
superficiali
,
han
dimostrato
che
la
pirite
si
trova
un
po
'
dappertutto
,
sì
che
non
è
azzardato
ritenere
che
le
cinque
miniere
lavorino
su
di
un
unico
enorme
giacimento
,
di
capacità
pressoché
inesauribile
.
Del
resto
la
pirite
si
estrae
anche
all
'
isola
del
Giglio
,
ed
al
non
lontano
promontorio
dell
'
Argentario
si
è
localizzato
un
giacimento
che
potrebbe
dare
non
meno
di
dieci
milioni
di
tonnellate
.
Allo
stato
attuale
delle
cose
il
giacimento
maremmano
produce
oltre
l
'
ottanta
per
cento
della
pirite
italiana
,
che
è
quasi
completamente
nelle
mani
della
Montecatini
.
La
miniera
di
Niccioleta
produce
quasi
un
terzo
esatto
della
pirite
maremmana
.
Nel
1953
la
produzione
è
stata
di
436.969,90
tonnellate
.
Ciò
equivale
,
al
netto
,
a
un
prodotto
di
circa
250mila
tonnellate
«
mercantili
»
,
commerciabili
.
Non
è
difficile
calcolare
i
costi
di
produzione
.
Le
maestranze
impiegate
raggiungono
il
numero
di
1.441
dipendenti
.
Ecco
le
loro
tabelle
salariali
:
Donne
:
16-18
anni
,
lire
573;
18-20
anni
,
650,80;
terza
categoria
,
755,80;
seconda
categoria
,
803,50;
prima
categoria
,
847,20
.
Uomini
:
16-18
anni
,
lire
681,80;
18-20
anni
,
866,50;
manovali
adulti
,
928,80;
operai
comuni
,
995,20;
operai
qualificati
,
1.055,50;
operai
specializzati
,
1.184,10
.
A
queste
somme
va
aggiunta
un
'
indennità
di
caro
-
pane
variabile
da
20
a
60
lire
giornaliere
,
proporzionalmente
alle
condizioni
di
lavoro
,
ed
una
indennità
di
sottosuolo
(
che
spetta
solo
agli
interni
)
di
92
lire
.
Non
si
è
potuto
appurare
quale
sia
lo
stipendio
degli
impiegati
;
ma
un
calcolo
generale
piuttosto
largo
,
e
ammesso
come
verosimile
dalla
società
,
ci
fa
ritenere
che
il
costo
complessivo
(
retribuzioni
ed
oneri
sociali
)
sia
,
per
ogni
dipendente
,
di
2.200
lire
per
giornata
lavorativa
.
Fa
,
in
tutto
,
un
onere
mensile
di
79.255.000lire
,
ed
annuo
di
951.060.000lire
.
Gli
altri
costi
,
eccedenti
la
mano
d
'
opera
,
non
sono
,
naturalmente
,
resi
noti
,
ma
si
possono
valutare
in
non
più
del
35
per
cento
dei
costi
totali
,
che
salgono
così
a
1.463.169.228
lire
.
Il
calcolo
si
fa
più
difficile
quando
si
tratti
di
mettere
a
confronto
i
costi
di
produzione
con
il
ricavato
.
La
Montecatini
dichiara
ufficialmente
che
la
pirite
si
vende
a
7
000
lire
la
tonnellata
;
su
questa
base
si
deduce
un
ricavo
annuo
di
1.712.921
lire
dalla
sola
miniera
di
Niccioleta
;
ciò
che
dà
un
profitto
che
si
aggira
sul
quarto
di
miliardo
.
Ma
il
fatto
è
che
la
Montecatini
non
vende
la
pirite
,
ma
la
utilizza
nei
suoi
stessi
stabilimenti
,
sì
che
il
vero
profitto
si
realizza
solo
alla
fine
del
ciclo
di
produzione
,
nella
vendita
dei
concimi
chimici
.
Il
prezzo
serve
solo
per
battere
l
'
eventuale
concorrenza
di
altri
produttori
di
pirite
:
è
il
caso
della
miniera
del
Giglio
,
che
la
Montecatini
ha
assorbito
con
quel
sistema
;
e
la
Marchi
di
Ravi
,
come
la
STIMA
di
Gerfalco
(
che
possiedono
,
del
resto
,
le
miniere
più
piccole
)
reggono
solo
finché
e
come
la
Montecatini
vuole
.
Che
il
profitto
si
realizzi
solo
alla
fine
del
ciclo
produttivo
è
confermato
dall
'
alto
prezzo
dei
concimi
chimici
(
fino
a
22mila
lire
il
quintale
)
e
,
di
conseguenza
,
dallo
scarso
uso
che
ne
fa
l
'
agricoltura
italiana
:
16
milioni
di
quintali
annui
contro
una
media
europea
di
almeno
50
.
Il
profitto
della
Montecatini
,
a
Niccioleta
,
non
dovrebbe
essere
in
realtà
inferiore
al
triplo
di
quello
qui
calcolato
sui
dati
ufficiali
,
ed
in
tutta
la
Maremma
dovrebbe
aggirarsi
sui
2
miliardi
annui
.
La
miniera
,
in
Maremma
,
ha
preso
dall
'
agricoltura
la
mano
d
'
opera
,
e
sull
'
agricoltura
preme
per
realizzare
i
suoi
profitti
.
Sui
minatori
e
sul
loro
modo
di
vita
c
'
è
un
altro
pregiudizio
,
assai
diffuso
nel
ceto
piccolo
borghese
paesano
e
cittadino
:
lo
abbiamo
sentito
ripetere
,
anche
in
buona
fede
,
da
oratori
di
vari
partiti
,
durante
l
'
ultima
campagna
elettorale
.
I
minatori
sarebbero
dei
privilegiati
,
rispetto
alle
altre
categorie
di
lavoratori
maremmani
:
«
Hanno
persino
la
radio
,
la
cucina
economica
e
la
"
Lambretta
"
:
Dunque
(
e
questa
è
la
conclusione
politica
che
se
ne
trae
)
perché
si
lamentano
,
perché
si
agitano
?
»
.
Ora
,
è
indubbio
che
,
rispetto
all
'
anteguerra
,
e
con
la
potente
spinta
che
seguì
la
liberazione
,
i
minatori
realizzarono
grandi
progressi
:
si
rivalutarono
i
salari
,
e
si
ebbero
,
come
si
hanno
oggi
,
punte
che
si
avvicinano
alle
70-75mila
lire
mensili
.
Va
tenuto
presente
,
però
,
che
tali
limiti
massimi
sono
accessibili
ad
un
esiguo
drappello
di
cottimisti
,
che
tiran
fuori
dal
monte
quantità
di
pirite
superiori
alla
norma
:
un
lavoro
arduo
ed
estenuante
.
I
salari
fondamentali
,
che
son
poi
quelli
della
maggioranza
,
parlano
chiaro
:
il
privilegio
non
c
'
è
.
C
'
è
invece
il
rischio
,
ed
il
peso
di
un
lavoro
professionalmente
assai
pericoloso
.
Gli
incidenti
non
mancano
in
nessuna
miniera
,
e
nel
caso
della
pirite
è
presente
un
altro
pericolo
,
quello
della
silicosi
,
che
attacca
immancabilmente
tutti
gli
operai
interni
.
La
perforazione
delle
pareti
di
«
piastra
»
,
cioè
degli
scisti
permici
che
separano
i
filoni
di
pirite
,
provoca
un
sottile
e
denso
pulviscolo
che
,
respirato
,
attacca
meccanicamente
i
polmoni
(
lei
minatori
,
provocando
irritazione
e
traumi
:
conseguenza
collaterale
,
la
tubercolosi
.
La
capacità
respiratoria
ne
risulta
diminuita
(
una
percentuale
ciel
35
per
cento
dà
diritto
alla
pensione
)
.
L
'
uso
della
maschera
può
attenuarne
gli
effetti
,
ma
non
può
impedire
il
passaggio
dei
granelli
silicei
di
più
minute
proporzioni
,
uno
o
due
micron
,
che
son
poi
i
più
pericolosi
.
Una
statistica
del
settembre
1953
ci
dà
,
fra
i
tbc
del
Sanatorio
di
Grosseto
,
una
percentuale
di
minatori
variante
dal
18
al
25
per
cento
.
Si
può
dire
,
semmai
,
che
in
Maremma
il
minatore
è
l
'
operaio
più
moderno
(
e
la
sua
retribuzione
è
quindi
superiore
a
quella
dell
'
operaio
tradizionale
,
il
bracciante
)
più
evoluto
e
più
combattivo
.
Staccato
a
forza
dall
'
agricoltura
,
abbandona
necessariamente
la
tipica
mentalità
del
contadino
toscano
,
che
ancora
permane
,
in
qualche
misura
,
fra
gli
operai
più
anziani
,
e
trascina
con
sé
nella
lotta
anche
alcuni
gruppi
di
tecnici
.
Ecco
una
ultima
serie
di
cifre
.
Si
tratta
dei
risultati
nella
elezione
della
commissione
interna
(
sempre
nel
1953
)
:
su
1168
voti
validi
degli
operai
,
887
(
con
7
seggi
in
commissione
)
sono
andati
alla
CGIL
,
284
alla
UIL
(
2
seggi
)
;
su
49
voti
validi
dei
tecnici
,
34
alla
CGIL
,
e
15
alla
UIL
;
su
17
voti
validi
degli
impiegati
amministratori
,
17
alla
UIL
(
la
CGIL
non
ha
presentato
la
lista
)
.
Ed
è
anche
ovvio
che
un
mutamento
nel
modo
di
vita
si
sta
in
effetti
realizzando
:
se
i
più
anziani
non
conoscono
altra
«
cultura
»
che
non
sia
il
bicchiere
di
vino
all
'
osteria
e
la
partita
a
briscola
,
i
giovani
cercano
di
allargare
il
proprio
interesse
umano
e
sociale
.
La
tanto
deprecata
«
lambretta
»
,
che
agli
occhi
dei
piccoli
borghesi
rappresenta
lo
scandalo
maggiore
,
è
in
fondo
una
innocente
evasione
dalla
bettola
,
dall
'
abbruttimento
(
anch
'
esso
scandaloso
,
per
la
gente
per
bene
)
.
Ma
dove
c
'
è
maggior
coesione
,
e
dove
son
possibili
rapporti
umani
con
i
ceti
più
evoluti
,
ecco
sorgere
biblioteche
,
circoli
del
cinema
,
iniziative
di
carattere
culturale
.
La
Montecatini
se
n
'
è
accorta
,
e
dal
canto
suo
organizza
i
suoi
circoli
,
peraltro
riservati
a
dirigenti
ed
a
impiegati
.
A
Massa
Marittima
,
una
antica
cittadina
piena
di
tesori
d
'
arte
medievale
,
e
che
oggi
è
in
certo
senso
la
capitale
della
Maremma
mineraria
,
gli
operai
hanno
realizzato
concreti
e
solidi
rapporti
di
alleanza
con
certi
gruppi
di
intellettuali
.
Il
loro
circolo
ha
un
'
attiva
e
ben
fornita
bibliotechina
,
e
gestisce
anche
il
maggior
cinema
cittadino
.
Spesso
organizzano
conferenze
,
letture
,
dibattiti
culturali
.
Il
responsabile
del
circolo
,
che
è
un
giovane
universitario
,
mi
mostra
orgoglioso
le
statistiche
delle
letture
:
in
testa
è
Vasco
Pratolini
,
che
lo
scorso
anno
venne
quassù
di
persona
,
per
parlare
del
suo
lavoro
.
Ora
che
è
uscito
il
film
di
Lizzani
sulle
Cronache
di
poveri
amanti
,
il
circolo
minatori
intende
farne
una
presentazione
di
gala
,
invitando
il
regista
e
gli
attori
.
Dopo
tutto
,
chissà
che
a
qualcuno
non
venga
in
mente
di
girare
un
film
proprio
in
quest
'
ambiente
?
StampaPeriodica ,
Già
quando
cominciai
i
miei
studi
sulla
pittura
veneta
tra
Quattro
e
Cinquecento
,
che
vuol
dire
,
come
vedremo
,
tutto
,
cioè
l
'
essenza
della
pittura
,
già
allora
,
quasi
trent
'
anni
fa
,
una
mostra
come
quella
di
Palazzo
Grassi
,
Il
Rinascimento
a
Venezia
e
la
pittura
del
Nord
ai
tempi
di
Bellini
,
Dürer
e
Tiziano
,
sarebbe
sembrata
impossibile
,
e
persino
impensabile
.
Resta
,
è
vero
,
il
tabù
di
Giorgione
(
non
è
esposto
alcun
dipinto
,
ma
soltanto
un
disegno
del
grande
pittore
,
i
cui
capolavori
sono
pure
a
portata
di
mano
,
all
'
Accademia
di
Venezia
)
;
ma
per
il
resto
è
presente
tutto
,
il
'
tout
Venise
'
e
non
con
testimonianze
marginali
ma
con
i
capolavori
più
emozionanti
.
Qualunque
storico
dell
'
arte
avrebbe
voluto
mettere
insieme
tanti
capolavori
,
più
per
realizzare
un
sogno
che
per
dimostrare
una
tesi
,
ma
nessuno
avrebbe
potuto
immaginare
che
,
una
volta
messi
uno
vicino
all
'
altro
,
i
dipinti
avrebbero
raccontato
una
storia
così
sorprendente
.
Nessuna
storia
scritta
,
nessun
catalogo
possono
restituire
l
'
emozione
di
alcuni
accostamenti
,
di
alcune
sequenze
che
dimostrano
in
modo
inconfutabile
ciò
che
si
era
soltanto
intuito
o
immaginato
.
Un
tripudio
di
delicatissime
tavole
,
dopo
il
primo
assaggio
di
un
maestoso
trittico
di
Giovanni
di
Alemagna
e
Antonio
Vivarini
,
ci
accoglie
nella
seconda
(
in
reatà
prima
)
intensissima
sala
:
solo
ritratti
,
da
Petrus
Christus
,
a
Hans
Memling
,
a
Giovanni
Bellini
,
a
Lorenzo
Lotto
,
attraverso
Antonello
da
Messina
.
Sono
personaggi
,
uomini
veri
,
ricchi
mercanti
,
giovani
innamorati
,
fino
al
romantico
Vescovo
De
'
Rossi
del
Lotto
.
In
questa
stanza
si
comprende
,
come
mai
prima
,
il
tanto
conclamato
rapporto
tra
fiamminghi
e
veneziani
,
tra
Nord
Europa
e
Nord
Italia
.
Due
'
anime
belle
'
del
Nord
-
est
che
dialogano
e
s
'
intrecciano
attraverso
la
mediazione
di
un
meridionale
,
di
un
raffinatissimo
'
terrone
'
siciliano
:
Antonello
da
Messina
.
Come
in
una
dissolvenza
fotografica
,
i
tratti
del
giovane
uomo
di
Petrus
Christus
si
confondono
con
quelli
del
Bernardo
De
'
Rossi
di
Lorenzo
Lotto
:
carnagioni
levigate
,
umori
malinconici
,
ma
soprattutto
una
profonda
verità
,
prima
interiore
che
esteriore
.
Questi
ritratti
sembrano
definire
uno
spirito
europeo
,
una
nuova
dimensione
dell
'
uomo
,
che
domina
il
mondo
con
intelligenza
e
determinazione
.
Ecco
,
dunque
,
l
'
uomo
europeo
.
A
Venezia
identifichiamo
i
limiti
del
suo
orizzonte
,
tra
intelligenza
e
furbizia
:
quello
disegnato
nello
sguardo
obliquo
e
nelle
sopracciglia
volte
all
'
insù
dell
'
Uomo
di
Antonello
.
Superata
la
barriera
di
questi
sguardi
intrecciati
,
ritroviamo
un
altro
incastro
perfetto
(
fino
all
'
errore
di
attribuire
a
un
anonimo
padovano
il
dipinto
di
un
fiammingo
in
Italia
)
nella
serie
di
Crocefissioni
di
un
seguace
di
Van
Eyck
,
di
Bellini
e
di
Antonello
da
Messina
,
tutte
composte
secondo
un
medesimo
schema
e
le
medesime
proporzioni
.
I
rapporti
tra
le
figure
della
sacra
rappresentazione
e
il
paesaggio
sono
perfettamente
bilanciati
,
fino
alla
suprema
armonia
geometrica
,
una
'
armonia
mundi
'
,
del
capolavoro
di
Antonello
nel
museo
di
Anversa
dove
,
nonostante
l
'
imminenza
della
passione
,
la
natura
sembra
prevalere
sulla
storia
.
Proprio
come
ancora
oggi
si
avverte
scendendo
in
Sicilia
,
dove
l
'
energia
della
natura
prevale
sul
destino
degli
uomini
(
si
leggano
le
pagine
bellissime
del
Gattopardo
)
.
Ancora
diversa
è
la
scelta
di
Bellini
nella
Crocefissione
,
proveniente
da
Prato
,
dove
la
natura
e
il
paesaggio
,
pur
forti
e
rigogliosi
,
sono
segnati
da
una
traccia
profonda
del
passaggio
dell
'
uomo
:
lapidi
,
iscrizioni
,
architetture
documentano
una
storia
da
cui
dipende
la
Crocefissione
di
Cristo
,
ineluttabilmente
.
Abbiamo
così
indicato
alcune
varianti
psicologiche
di
uno
stesso
impianto
compositivo
.
Un
altro
aspetto
sorprendente
della
mostra
è
l
'
intuizione
delle
diverse
grandezze
di
Antonello
e
di
Bellini
.
I
capolavori
del
primo
sono
monadi
,
universi
compiuti
e
incomunicanti
fino
a
quel
teorema
,
sintesi
di
spazio
italiano
e
di
ambiente
fiammingo
,
che
è
il
San
Girolamo
nello
studio
proveniente
dalla
National
Gallery
di
Londra
(
dal
cui
prototipo
derivano
alcune
scene
d
'
interno
di
Carpaccio
,
come
nella
Nascita
della
Vergine
)
.
I
capolavori
di
Bellini
hanno
una
continuità
ideale
,
un
respiro
lungo
che
determinano
una
vertigine
,
uno
schiacciamento
del
tempo
.
È
emozionante
trovarsi
nello
spazio
delimitato
da
due
opere
di
Giovanni
Bellini
eseguite
a
cinquant
'
anni
di
distanza
:
la
giovanile
Trasfigurazione
del
Correr
,
in
una
natura
mantegnesca
,
prontamente
ammorbidita
,
e
la
Pietà
dell
'
Accademia
,
come
un
drammaticissimo
Vesperbild
in
un
coltivatissimo
giardino
chiuso
dalla
veduta
di
città
.
Due
artisti
,
due
stili
,
due
sentimenti
della
natura
in
un
solo
uomo
che
ha
raffinato
la
sua
visione
del
mondo
senza
limitarla
,
accogliendo
gli
stimoli
dei
nouveaux
philosophes
sulla
scena
veneziana
da
Giorgione
a
Dürer
,
a
Lotto
,
a
Tiziano
.
Naturale
che
in
questo
fertilissimo
clima
possano
muoversi
tra
leggenda
e
mistero
,
tra
storia
e
natura
,
le
Cortigiane
del
Carpaccio
nel
loro
ritrovato
ambiente
:
una
terrazza
in
laguna
sul
cui
sfondo
si
agitano
gli
attori
di
una
caccia
in
valle
.
Altro
miracolo
impensabile
negli
anni
Settanta
,
quando
il
dogma
dell
'
inamovibilità
delle
tavole
aveva
quasi
un
risvolto
ideologico
.
Adesso
da
Malibu
arriva
un
quadro
,
anche
illegalmente
esportato
.
E
come
non
ci
sono
dogane
,
controlli
e
rivendicazioni
,
tanto
meno
ci
sono
ragioni
tecniche
che
ostacolino
il
ricongiungimento
di
due
parti
(
e
anche
di
due
quarti
)
di
una
stessa
tavola
.
Insieme
con
il
fiore
che
li
riunisce
esse
appaiono
indiscutibilmente
nate
dalla
stessa
mente
e
dalla
stessa
idea
dello
spazio
,
che
fu
già
indicata
e
anticipata
con
diverso
spirito
dal
grande
Giovanni
Bellini
nella
Allegoria
degli
Uffizi
(
quella
che
io
considero
una
'
ricreazione
'
di
Santi
e
Madonne
dopo
la
posa
per
una
Sacra
Conversazione
)
.
Addirittura
,
visibili
anche
dietro
,
le
due
tavole
ricongiunte
sono
unite
pure
da
un
sottile
filo
concettuale
:
in
una
,
quella
di
Malibu
,
un
'
trompe
-
l
'
oeil
'
con
nastri
e
cerelacche
;
nell
'
altra
,
cerelacche
e
nastri
veri
applicati
nel
tempo
.
La
mostra
cresce
ancora
nell
'
offerta
di
emozioni
,
avviandoci
nella
zona
calda
,
dominata
da
una
sequenza
di
capolavori
(
Mantegna
,
Cima
da
Conegliano
,
ancora
Bellini
,
ancora
Lorenzo
Lotto
)
,
Albrecht
Dürer
presente
con
due
opere
capitali
,
rigorosamente
su
tavola
,
l
'
uno
del
primo
,
l
'
altro
del
secondo
viaggio
italiano
:
la
Madonna
con
il
Bambino
tornita
nelle
forme
come
una
scultura
,
in
particolare
nel
bambino
,
quasi
d
'
alabastro
,
smagliante
nei
colori
,
illuminata
nel
fondo
da
una
luce
già
elettrica
.
Il
dipinto
era
il
gioiello
più
prezioso
(
e
più
difeso
)
della
collezione
di
Luigi
Magnani
,
un
quadro
mitico
scoperto
in
un
convento
di
clausura
di
Bagnacavallo
.
Degno
di
Raffaello
e
di
originalissima
composizione
è
il
Cristo
fra
i
dottori
dello
stesso
Dürer
,
risolto
nell
'
idea
di
una
ruota
di
personaggi
caricaturali
e
deformi
intorno
a
un
nodo
di
mani
,
motivo
originalissimo
e
senza
precedenti
.
A
partire
da
questa
opera
,
molto
verrà
dal
più
eretico
dei
pittori
veneziani
:
Lorenzo
Lotto
,
di
cui
è
pur
presente
un
capolavoro
giovanile
nato
più
nello
spirito
di
Dürer
che
in
quello
di
Giorgione
e
Bellini
:
Allegoria
della
virtù
e
del
vizio
.
E
siamo
sempre
agli
inizi
del
Cinquecento
.
Altri
capolavori
si
affollano
nelle
sale
per
documentare
altri
cent
'
anni
di
pittura
tra
Venezia
e
il
Nord
Europa
:
Tiziano
,
Bassano
,
Veronese
,
Tintoretto
.
Ma
forse
il
più
commovente
,
sintesi
perfetta
di
cultura
veneziana
e
civiltà
olandese
,
è
la
Venere
tenera
e
infantile
di
Lambert
Sustris
,
che
non
teme
il
confronto
con
un
analogo
Tiziano
.
E
se
Sustris
può
apparire
più
desiderabile
di
Tiziano
,
possiamo
essere
certi
che
questa
mostra
è
perfettamente
riuscita
.
StampaQuotidiana ,
Milano
,
19
maggio
.
A
Milano
,
in
casa
del
signor
Giovanni
Treccani
,
davanti
alla
Bibbia
di
Borso
d
'
Este
.
I
due
volumi
della
Bibbia
sono
giunti
ieri
da
Parigi
,
vigilati
da
due
cerberi
,
uno
membruto
villoso
flemmatico
e
romanesco
,
Colasanti
,
direttore
generale
delle
Belle
Arti
;
l
'
altro
,
magro
irrequieto
esclamativo
e
napoletano
,
de
Marinis
.
Diamo
,
per
quel
che
ci
costa
,
a
ognuno
il
suo
:
se
il
Treccani
è
l
'
Amerigo
Vespucci
,
il
de
Marinis
è
il
Cristoforo
Colombo
del
rutilante
eldorado
chiuso
dentro
queste
fodere
di
panno
verde
,
dentro
queste
copertine
di
marocchino
rosso
.
E
adesso
,
varcato
l
'
oceano
tempestoso
dei
sì
e
dei
no
,
il
de
Marinis
è
felice
di
guidarci
tra
le
divinità
,
gli
angeli
,
gli
uomini
,
le
piante
,
i
fiori
,
le
nuvole
,
i
fiumi
,
i
prati
,
i
pianeti
,
i
palagi
,
gli
animali
di
questo
mondo
di
sogno
,
pagina
per
pagina
:
milleduecento
e
tante
pagine
.
Mi
ricordo
questo
entusiasta
,
poco
più
d
'
un
mese
fa
,
quando
entrò
a
tarda
sera
nel
mio
studio
,
correndo
.
Piccolo
com
'
è
,
e
sempre
sulla
punta
dei
piedi
,
pareva
che
avesse
le
ali
.
Era
sceso
dal
treno
di
Parigi
poche
ore
prima
:
la
Bibbia
di
Borso
che
l
'
imperatore
Carlo
s
'
era
fuggendo
portata
in
Isvizzera
come
nel
1859
il
duca
di
Modena
se
l
'
era
fuggendo
portata
a
Vienna
e
che
nessuno
più
riusciva
a
scovare
,
egli
l
'
aveva
veduta
a
Parigi
nelle
mani
del
signor
tal
de
'
tali
.
Bisognava
riportarla
in
Italia
,
bisognava
che
finisse
di
far
da
viatico
ai
principi
in
fuga
:
bastava
un
niente
,
tre
o
quattro
milioni
.
Io
che
,
per
quanto
mi
sforzi
di
seguire
la
moda
,
ho
ancora
il
torto
di
dubitar
dei
miracoli
,
lo
guardavo
preoccupato
e
insistevo
a
dirgli
:
Segga
,
mi
faccia
il
piacere
,
segga
.
Un
pazzo
seduto
è
meno
pericoloso
che
in
piedi
.
Vor
dì
che
voi
portate
li
rigistri
De
le
spese
,
l
'
esatta
relazione
,
Ché
ve
farò
parlà
co
'
li
ministri
.
E
lo
spedii
col
primo
treno
al
ministro
dell
'
Istruzione
che
sapevo
gentile
e
,
in
queste
faccende
,
liberale
.
Ed
ecco
:
il
miracolo
s
'
è
avverato
,
la
Bibbia
è
in
Italia
.
«
Ho
il
piacere
di
annunciarle
che
la
Bibbia
di
Borso
d
'
Este
è
assicurata
all
'Italia.»
Questo
semplice
telegramma
Giovanni
Treccani
mandò
il
3
maggio
da
Parigi
a
Benito
Mussolini
:
gli
costava
,
come
è
noto
,
più
di
duecentocinquantamila
lire
a
parola
.
Adesso
,
prima
della
gran
Bibbia
,
guardo
lui
.
Lombardamente
posato
e
imperturbabile
,
giovane
ancora
,
biondo
e
sorridente
,
il
naso
piccolo
e
mobile
,
le
palpebre
gravi
ed
esangui
sugli
occhi
azzurri
,
egli
ha
già
imparato
a
maneggiare
il
suo
codice
con
la
delicatezza
del
vecchio
bibliofilo
,
la
quale
sfiora
e
non
tocca
ed
è
paragonabile
solo
alla
delicatezza
delle
donne
quando
s
'
aggiustano
sulla
pettinatura
una
ciocca
che
sfugge
.
L
'
ha
veduto
ancora
poco
il
suo
tesoro
,
ma
lo
conosce
già
molto
bene
,
dall
'
a
alla
zeta
,
e
ne
gradua
con
buon
gusto
le
tante
bellezze
e
finezze
.
Purtroppo
il
metodo
da
lui
scelto
per
uno
studio
rapido
e
pratico
dell
'
arte
della
miniatura
non
é
da
tutti
.
E
il
vecchio
proverbio
qui
è
rovesciato
:
metti
da
parte
e
poi
impara
l
'
arte
.
Vede
:
io
volevo
lasciare
ai
miei
figlioli
un
nome
che
valesse
per
qualcosa
di
nobile
e
di
durevole
.
Non
sono
un
artista
io
,
non
sono
uno
scrittore
.
Ho
cercato
:
ho
trovato
.
È
stata
una
fortuna
per
me
.
Parla
senza
enfasi
,
parla
sottovoce
in
quest
'
alacre
città
dove
anche
nei
salotti
americanamente
si
grida
.
E
convince
e
conquista
sùbito
,
almeno
gli
artisti
e
gli
scrittori
stupefatti
di
sentirsi
invidiati
.
Dalle
pareti
della
sala
che
oggi
ospita
la
Bibbia
,
pendono
quadri
di
Tranquillo
Cremona
,
di
Daniele
Eanzoni
,
di
Mosè
Bianchi
,
di
Filippo
Carcano
:
sembrano
i
nobili
deputati
dai
moderni
pittori
lombardi
ad
accogliere
onorevolmente
i
signori
Taddeo
Crivelli
,
Franco
Russi
,
Marco
dell
'
Avogaro
e
gli
altri
pittori
della
Bibbia
ferrarese
.
Ma
ecco
s
'
apre
la
Bibbia
,
e
tutto
il
resto
scompare
.
Quel
che
prima
fa
stupire
,
è
trovarla
così
intatta
.
Ad
aprire
certe
pagine
,
a
vedere
i
fondi
d
'
oro
senza
un
'
incrinatura
,
i
fondi
d
'
oltremare
senza
una
ruga
,
sembra
d
'
aprirle
noi
per
la
prima
volta
dopo
messer
Borso
.
Non
c
'
è
che
gl
'
illetterati
per
conservare
bene
i
libri
.
Francesco
Giuseppe
d
'
Austria
o
Francesco
di
Modena
,
senza
risalir
più
lontano
,
dovevano
spendere
il
loro
tempo
in
ben
altre
,
oh
gravissime
,
occupazioni
;
e
la
Bibbia
la
lasciavano
dormire
collocata
nel
suo
forziere
,
vergine
e
immacolata
,
diciamo
pure
,
per
noi
.
Questo
stupore
è
moltiplicato
dalla
minutezza
e
fragilità
di
tanta
arte
e
splendore
.
Sarebbe
come
ritrovare
vivi
un
fiore
o
una
farfalla
di
cinque
secoli
fa
.
Il
prodigio
della
sopravvivenza
si
aggiungerebbe
al
prodigio
della
sua
piccolezza
e
bellezza
nativa
,
tanto
da
lasciarti
sulle
prime
senza
respiro
.
Hanno
voluto
,
è
vero
,
questi
pittori
maestri
dare
ad
ogni
pagina
una
sua
bilicata
architettura
,
farne
uno
stabile
monumento
:
in
alto
un
frontone
con
la
sua
lapide
,
ai
lati
due
fioriti
pilastri
con
statue
e
medaglioni
,
nel
mezzo
tra
i
due
spazii
scritti
,
come
tra
due
finestre
,
una
colonnina
o
un
festone
,
in
basso
un
'
alta
base
e
così
salda
che
le
storie
e
i
paesi
in
essa
dipinte
vi
sono
divisi
,
scena
per
scena
,
da
classiche
colonne
,
nude
o
scannellate
,
di
bronzo
o
di
marmo
,
capaci
di
reggere
davvero
da
sole
una
fabbrica
tanto
eccelsa
ed
ariosa
,
se
al
signor
Duca
fosse
venuto
il
ghiribizzo
di
costruirsela
in
pietra
.
Ma
dentro
questi
vani
e
nicchie
e
finestre
,
appoggiati
a
questi
larghi
pilastri
,
i
pittori
si
sentono
finalmente
a
loro
agio
come
e
meglio
che
a
casa
loro
:
e
allora
si
divertono
a
raccontare
favole
in
libertà
e
ad
immaginare
leggiadrie
come
in
un
decamerone
sull
'
erba
.
Oggi
nella
scorsa
non
so
seguire
che
questi
svaghi
e
capricci
:
cervi
alla
fonte
timidi
e
stupiti
a
vedersi
sul
capo
quei
tanti
rami
,
levrieri
assaettati
,
candide
aquile
e
verdi
girifalchi
araldici
ed
accigliati
come
tiranni
in
trono
,
aironi
in
volo
dentro
un
fuso
d
'
azzurro
come
se
un
lembo
di
cielo
si
fosse
avvolto
intorno
al
loro
corpo
lanciato
,
colombe
e
tortore
,
quaglie
e
pernici
accovacciate
dentro
una
rosa
come
nel
loro
vero
nido
,
elefanti
e
camelli
e
scimmie
e
leopardi
e
orsi
e
struzzi
,
tratti
o
cavalcati
con
guinzagli
e
redini
di
porpora
da
pargoli
bianchi
e
paffuti
.
E
poi
farfalle
e
farfalle
.
Ve
ne
saranno
di
cento
specie
,
azzurre
,
viola
,
nere
,
gialle
,
bianche
,
ferme
e
vaganti
,
così
naturali
e
vive
che
sembra
proprio
si
vengano
adesso
a
posare
su
queste
aiole
di
fiori
per
goderne
e
nutrirsene
.
Alla
fine
,
la
farfalla
ti
resta
nella
memoria
come
l
'
emblema
di
Taddeo
Crivelli
e
di
Franco
Russi
:
preciso
.
Alla
fine
....
Sono
tre
ore
che
sfogliamo
e
guardiamo
e
cerchiamo
aggettivi
.
S
'
è
stanchi
e
si
sta
per
diventare
ciechi
,
col
cervello
vuoto
:
il
povero
cervello
che
alle
prime
pagine
s
'
illudeva
di
confrontare
,
di
giudicare
,
di
ricordare
.
Quest
'
angelo
con
la
fronte
tonda
,
con
le
palpebre
a
campana
col
nasino
a
martello
,
con
la
bocca
gonfia
,
non
par
di
Cosmé
Tura
?
Questa
dama
con
la
fronte
rasa
e
i
capelli
dietro
a
turbante
,
con
un
collo
più
lungo
del
volto
,
con
una
veste
a
strascico
tutta
perle
smeraldi
e
oro
,
questo
smilzo
cavaliere
con
un
gran
cappello
aguzzo
come
una
prora
,
non
paiono
di
Pisanello
?
Questi
cavalli
tondi
sotto
una
selva
di
lance
non
sono
di
Paolo
Uccello
?
Si
dura
poco
in
questi
raffronti
.
Ci
si
sente
soffocati
come
sotto
una
pioggia
di
fiori
sempre
più
folta
e
pesante
.
E
non
s
'
osa
dir
basta
,
e
non
si
vuole
dir
basta
.
Le
si
prepara
una
vita
difficile
,
diciamo
al
signor
Treccani
per
svagarci
dai
milioni
dell
'
arte
con
un
centesimo
di
realtà
:
Quanta
gente
le
ha
dato
consigli
e
le
ha
chiesto
soccorsi
dopo
il
suo
ritorno
da
Parigi
?
Il
signor
Treccani
che
è
di
poche
parole
,
sorride
,
esce
,
torna
con
un
fascio
di
lettere
.
Leggiamo
due
righe
della
prima
:
«
Io
vengo
a
proporle
un
'
impresa
che
renderà
gloriosi
e
ricchissimi
me
e
lei
:
il
prosciugamento
del
mar
Caspio
e
la
fine
dei
terremoti
»
.
E
una
riga
della
seconda
:
«
Io
sono
stata
sedotta
da
un
uomo
.
»
Perché
questa
Bibbia
di
Borso
si
guarda
e
non
si
legge
?
Vorrei
consigliare
al
suo
munifico
possessore
,
se
i
mille
visitatori
gli
lasciano
cinque
minuti
di
respiro
,
di
leggersi
almeno
un
versetto
nel
Libro
dell
'
Ecclesiaste
:
«
Dove
sono
molti
beni
,
sono
anche
molti
mangiatori
di
essi
;
e
che
pro
ne
trae
il
padrone
di
essi
,
salvo
la
vista
degli
occhi
?
»
Ma
i
poeti
esagerano
.
StampaQuotidiana ,
Meno
male
,
bisogna
dire
che
l
'
essere
venuti
a
Bologna
per
assistere
al
pallido
congresso
internazionale
dei
critici
conclusosi
oggi
,
ci
ha
offerto
l
'
occasione
di
ascoltare
stasera
al
Teatro
Comunale
,
in
sede
di
Festival
della
prosa
,
una
singolare
commedia
italiana
,
Il
benessere
,
di
Franco
Brusati
e
Fabio
Mauri
,
rappresentata
con
la
regia
di
Luigi
Squarzina
dal
complesso
del
«
Teatro
d
'
arte
italiano
»
.
È
una
commedia
singolare
che
,
e
per
come
è
condotta
e
per
quello
che
vuol
dire
,
esce
con
un
giovanile
colpo
di
reni
dal
cerchio
ristretto
del
conformismo
teatrale
più
aggiornato
,
cioè
del
neorealismo
,
dal
teatro
-
cronaca
,
dalla
più
o
meno
larvata
intenzione
dei
temi
e
delle
tecniche
brechtiane
.
Vi
si
rappresentano
,
per
due
atti
,
il
gioco
cinico
,
l
'
ambiguità
festevole
e
,
sotto
sotto
,
disperata
,
d
'
una
coppia
di
coniugi
che
si
concedono
una
reciproca
libertà
d
'
esperienze
amorose
.
Ma
qualcosa
li
unisce
e
non
è
soltanto
la
complicità
nel
peccato
,
piuttosto
una
specie
d
'
amore
sudicio
e
intenso
,
un
legame
sordido
e
,
alla
sua
maniera
,
puro
.
Tutto
ciò
è
raccontato
per
due
atti
in
una
serie
di
scene
sotto
la
cui
effettiva
,
intelligente
comicità
,
sotto
una
spregiudicatezza
persino
urtante
,
per
ciò
che
vi
è
in
essa
di
allusivo
e
di
ironico
,
si
comincia
tuttavia
ad
avvertire
lo
scorrere
di
una
sotterranea
freschezza
;
è
chiaro
che
l
'
alba
di
una
morale
disperata
sorgerà
alla
fine
su
un
così
desolato
paesaggio
umano
.
È
il
trapasso
che
avviene
al
terzo
atto
quando
,
separati
,
i
due
coniugi
esperimentano
l
'
inferno
della
solitudine
in
un
mondo
ormai
diventato
incomprensibile
,
risonante
di
avvertimenti
arcani
.
Il
finale
,
con
la
donna
che
si
fa
ammazzare
da
un
cameriere
idiota
,
una
specie
di
bruto
che
inconsapevolmente
diventa
giustiziere
,
è
alquanto
truculento
,
fa
pensare
a
certi
sadismi
del
teatro
espressionista
tedesco
;
ma
intanto
,
ciò
che
agli
autori
premeva
di
esprimere
,
la
scoperta
della
coscienza
da
parte
di
due
condannati
alla
cecità
morale
,
viene
lividamente
a
galla
,
come
il
relitto
di
un
naufragio
.
Perché
bisogna
dire
che
questi
due
giovani
possiedono
una
dote
importante
:
la
possibilità
di
far
scaturire
da
un
vero
umorismo
,
tipo
Osborne
,
il
lampo
dell
'
insoddisfazione
morale
.
Insomma
,
ci
pare
che
,
già
annunciata
da
diverse
avvisaglie
,
da
testi
per
esempio
come
D
'
amore
si
muore
,
cominci
in
Italia
un
teatro
degli
«
arrabbiati
»
.
Ben
venga
,
anche
con
tutti
i
difetti
e
le
intemperanze
di
una
commedia
come
questa
.
I
tre
atti
sono
stati
assai
bene
recitati
da
una
Laura
Adani
scatenata
in
un
genere
di
comicità
che
le
riesce
perfettamente
:
la
buffoneria
cinica
,
ammiccante
e
a
suo
modo
romantica
;
da
Vittorio
Sanipoli
,
che
ha
descritto
con
vivezza
un
tipo
di
libertino
perplesso
,
ombroso
,
in
conclusione
disperato
;
da
Franco
Parenti
,
efficacissimo
in
una
parodia
dell
'
innocenza
patetica
e
stupida
.
Notevole
il
successo
.
Questo
è
dunque
l
'
anno
delle
commedie
italiane
;
il
primo
di
una
serie
,
forse
.
C
'
è
un
'
ondata
che
arriva
,
attenzione
.
StampaQuotidiana ,
Un
ritorno
al
romanticismo
sembra
annunziato
da
alcuni
sintomi
che
emergono
fra
gli
umori
mutevoli
della
società
contemporanea
.
Tra
questi
sintomi
si
annovera
il
successo
enorme
,
e
imprevisto
,
che
sta
ottenendo
in
America
(
e
otterrà
probabilmente
negli
altri
Paesi
)
un
breve
romanzo
,
Love
Story
di
Erich
Segal
,
e
il
film
che
ne
è
stato
tratto
.
È
la
storia
dell
'
amore
coniugale
di
due
giovani
moralmente
sani
e
maturi
,
che
non
scindono
l
'
amore
dal
sesso
e
il
sesso
dall
'
amore
,
storia
che
termina
tragicamente
perché
la
giovane
moglie
muore
di
cancro
.
Nel
magma
caotico
di
erotismo
,
pornografia
,
violenza
contestataria
o
anticontestataria
e
delinquenza
,
che
costituisce
il
contenuto
prevalente
della
narrativa
e
del
cinema
e
sembra
il
pascolo
obbligato
di
ogni
persona
ben
pensante
,
il
successo
di
una
storia
come
questa
può
veramente
apparire
un
fenomeno
da
baraccone
.
Dunque
,
gli
uomini
non
si
sono
dimenticati
del
«
sentimento
»
?
Possono
ancora
commuoversi
e
versare
lacrime
per
la
storia
patetica
e
semplice
di
un
matrimonio
d
'
amore
riuscito
,
destinato
a
durare
,
e
interrotto
soltanto
da
una
cieca
fatalità
?
Il
romanticismo
non
è
finito
,
se
il
sentimentalismo
può
prendersi
ancora
tali
rivincite
.
E
se
non
è
finito
,
potrà
forse
porre
un
argine
alla
promiscuità
sessuale
,
alla
violenza
indiscriminata
,
alla
ricerca
stravagante
di
piaceri
proibiti
,
al
desiderio
dei
facili
guadagni
.
Potrà
dare
nuova
forza
a
valori
che
si
ritenevano
morti
o
moribondi
:
alla
moralità
della
vita
,
al
matrimonio
,
al
lavoro
,
al
rispetto
della
persona
umana
e
soprattutto
della
donna
.
Ben
venga
dunque
un
nuovo
romanticismo
,
se
metterà
un
po
'
d
'
ordine
ed
equilibrio
nel
caos
delle
tensioni
e
delle
inquietudini
della
vita
moderna
.
Prescindendo
dalla
sproporzione
che
c
'
è
tra
tali
speranze
e
il
fenomeno
che
le
fa
nascere
,
non
si
può
fare
a
meno
di
riconoscere
,
se
si
tengono
presenti
tensioni
e
inquietudini
,
che
nel
romanticismo
noi
siamo
,
almeno
per
ora
,
immersi
fino
al
collo
.
Giacché
il
romanticismo
non
è
solo
il
riconoscimento
del
valore
del
sentimento
:
è
la
fede
che
il
sentimento
è
tutto
e
la
ragione
è
nulla
;
o
,
viceversa
,
che
la
ragione
è
tutto
e
il
sentimento
nulla
.
Lo
spirito
romantico
è
caratterizzato
dalla
brama
e
dalla
smania
dell
'
Infinito
e
del
Tutto
e
dall
'
insofferenza
e
dal
disprezzo
per
quel
che
è
condizionato
,
finito
,
limitato
e
imperfetto
.
Lo
spirito
romantico
esige
che
l
'
uomo
raggiunga
l
'
onnipotenza
e
la
felicità
dell
'
Assoluto
,
che
si
identifichi
con
Dio
.
Dice
Hòlderlin
,
che
è
il
più
significativo
poeta
del
romanticismo
:
«
Essere
uno
col
tutto
,
questa
è
la
vita
degli
Dei
e
il
cielo
dell
'
uomo
!
Essere
uno
con
tutto
ciò
che
vive
,
tornare
,
in
un
beato
divino
oblio
di
sé
,
nel
tutto
della
natura
,
questo
è
il
vertice
dei
pensieri
e
delle
gioie
,
questa
è
la
sacra
vetta
del
Monte
,
la
sede
dell
'
eterna
quiete
»
.
Che
questa
sacra
vetta
si
raggiunga
mediante
il
sentimento
o
la
ragione
,
nel
sogno
o
nella
realtà
,
attraverso
la
fede
religiosa
o
l
'
uso
della
droga
,
sono
differenze
che
non
importano
molto
.
Importante
è
la
mèta
,
cioè
l
'
infinito
della
potenza
e
della
gioia
,
e
questa
mèta
,
secondo
i
romantici
,
è
accessibile
all
'
uomo
.
Un
altro
tipico
scrittore
romantico
,
Novalis
,
che
morì
tisico
a
ventinove
anni
,
scriveva
:
«
Agli
uomini
nessuna
cosa
è
impossibile
:
quello
che
io
voglio
,
lo
posso
»
.
Quest
'
eredità
romantica
si
può
vedere
in
azione
in
molti
fenomeni
macroscopici
del
nostro
tempo
.
La
tendenza
a
prescindere
dalle
strettoie
della
realtà
,
a
considerare
«
infinito
»
se
stesso
,
a
chiudersi
in
sé
e
a
dimenticare
gli
altri
,
è
una
tentazione
cui
pochi
si
sottraggono
.
Si
vuole
tutto
e
subito
,
senza
sapere
che
cosa
sia
questo
tutto
e
come
e
a
quale
costo
si
può
ottenere
.
Al
rispetto
dell
'
individualità
si
sostituisce
il
culto
dell
'
individuo
,
considerato
come
la
realtà
unica
e
,
come
diceva
Novalis
,
onnipotente
.
E
al
culto
dell
'
individuo
si
accompagna
spesso
,
come
avvenne
nel
romanticismo
ottocentesco
,
il
culto
orgiastico
degli
eroi
,
siano
essi
personalità
politiche
o
gli
idoli
sportivi
o
canori
del
momento
.
La
rivoluzione
,
che
promette
tutto
senza
specificare
nulla
,
sembra
preferibile
alle
riforme
che
fanno
i
conti
con
la
realtà
ed
esigono
lavoro
e
rinunce
per
la
loro
attuazione
.
L
'
utopia
amorfa
e
sognante
,
che
prospetta
la
felicità
a
breve
scadenza
,
ha
più
fascino
dell
'
azione
politica
accorta
e
lungimirante
che
si
fonda
su
precisi
progetti
.
Ogni
progetto
fondato
su
dati
attendibili
e
su
linee
di
tendenza
controllabili
suscita
diffidenze
e
opposizioni
,
mentre
ogni
vaga
aspirazione
a
uno
stato
futuro
di
perfezione
suscita
approvazione
ed
entusiasmo
.
Si
sferrano
calci
al
vicino
,
si
rimane
indifferenti
alla
sua
distruzione
,
ma
si
crede
nell
'
amore
universale
tra
gli
uomini
.
Si
infinitizza
la
scienza
,
considerandola
come
una
forza
onnipotente
capace
di
assicurare
da
sola
l
'
avvenire
e
la
felicità
del
genere
umano
.
Nel
campo
stesso
della
religione
,
si
tende
a
sostituire
all
'
infinità
trascendente
di
Dio
l
'
infinità
immanente
dell
'
uomo
.
E
nello
stordimento
orgiastico
,
che
si
cerca
con
tutti
i
mezzi
,
si
obbedisce
ancora
una
volta
al
detto
di
Hòlderlin
:
«
Un
dio
è
l
'
uomo
quando
sogna
,
un
mendicante
quando
pensa
»
.
C
'
è
la
scienza
,
certo
,
e
c
'
è
buona
parte
della
filosofia
contemporanea
che
hanno
vòlto
le
spalle
allo
spirito
romantico
o
sono
meno
soggette
alle
sue
tentazioni
.
La
scienza
autentica
,
almeno
,
cioè
quella
che
non
indulge
ai
sogni
avveniristici
dei
dilettanti
,
sa
che
da
ogni
problema
risolto
ne
nascono
altri
,
più
difficili
,
da
risolvere
ancora
;
che
il
controllo
che
l
'
uomo
esercita
o
potrà
esercitare
sulla
natura
non
sarà
mai
completo
e
totale
e
che
questo
controllo
stesso
rischia
d
'
impoverire
e
di
distruggere
le
risorse
che
la
natura
offre
all
'
uomo
.
La
biologia
mostra
sempre
meglio
la
subordinazione
della
vita
all
'
imprevedibilità
del
caso
,
l
'
economia
mostra
i
costi
di
denaro
,
di
lavoro
e
di
rinunce
che
ogni
progresso
o
trasformazione
sociale
comporta
.
La
filosofia
,
quando
non
diventa
profezia
o
evasione
,
mette
in
luce
la
limitazione
delle
scelte
che
si
offrono
all
'
uomo
in
ogni
condizione
in
cui
si
trovi
e
il
pericolo
che
una
scelta
sbagliata
gli
diminuisca
o
tolga
la
libertà
di
scelta
.
L
'
ottimismo
romantico
per
cui
l
'
uomo
,
almeno
potenzialmente
,
sa
già
tutto
,
può
tutto
e
ha
tutto
,
trova
dure
smentite
nel
sapere
positivo
di
cui
disponiamo
.
Ma
,
dall
'
altro
lato
,
un
pessimismo
consigliere
di
inerzia
o
di
attesa
passiva
sarebbe
altrettanto
romantico
.
Antiromantico
,
o
non
romantico
,
è
chi
non
ignora
i
limiti
umani
,
ma
non
perciò
si
sente
impotente
;
chi
conosce
le
difficoltà
e
studia
i
mezzi
migliori
per
affrontarle
;
chi
è
disposto
a
subire
la
sofferenza
e
la
lotta
,
senza
darsi
per
vinto
.
Per
lo
stato
d
'
incertezza
e
di
pericolo
in
cui
si
trova
oggi
il
genere
umano
,
i
romantici
sono
ancora
troppi
e
gli
antiromantici
troppo
pochi
.
Ma
se
un
insegnamento
si
può
trarre
dal
romanzo
di
Segal
,
esso
è
antiromantico
.
Un
amore
felice
,
sia
pure
espresso
nella
forma
della
retorica
scurrile
che
è
oggi
di
moda
,
distrutto
in
qualche
mese
da
un
male
ineluttabile
:
che
può
insegnare
questa
storia
?
Che
il
paradiso
è
lontano
.