StampaQuotidiana ,
Londra
,
6
maggio
1959
-
INGHILTERRA
-
ITALIA
:
2-2
.
NOTE
:
Circa
90.000
spettatori
a
Wembley
,
in
una
giornata
di
sole
.
Terreno
molto
erboso
.
Nella
tribuna
delle
autorità
l
'
ambasciatore
d
'
Italia
a
Londra
,
conte
Zoppi
.
Angoli
6-2
(
2-2
)
per
l
'
Italia
.
Gli
inglesi
,
questi
simpaticoni
,
ci
hanno
gratificato
della
più
totale
indifferenza
in
attesa
del
settimo
incontro
fra
bianchi
ed
azzurri
.
E
il
loro
atteggiamento
era
tanto
più
comico
in
quanto
,
vista
giocare
la
loro
squadra
nazionale
,
non
è
che
se
ne
potessero
dire
incantati
.
Come
sanno
i
nostri
lettori
,
l
'
impressione
prodotta
dalla
squadra
di
Winterbottom
nell
'
ultima
esibizione
di
Highbury
era
stata
men
che
mediocre
.
Appresa
la
formazione
azzurra
,
poco
soddisfacente
a
nostro
parere
,
non
avevamo
mutato
il
giudizio
sugli
inglesi
,
e
anzi
avevamo
riferito
per
buona
la
segreta
speranzella
manifestata
da
Mocchetti
in
un
onorevole
pareggio
.
Gli
inglesi
,
invece
,
seguitarono
a
snobbarci
,
gabellando
l
'
odierna
prova
per
un
«
galoppo
salutare
»
nella
imminenza
del
volo
in
Sud
America
.
E
inoltre
ci
prodigarono
un
inno
nazionale
scaduto
da
tredici
anni
,
quasi
ignorassero
che
l
'
Italia
è
retta
a
repubblica
:
dunque
praticamente
ignorando
l
'
Italia
insieme
con
i
loro
giocatori
...
Così
stando
le
cose
,
il
minimo
era
augurarsi
che
la
boria
e
l
'
albagia
degli
inglesi
venissero
smentite
sul
campo
.
E
questo
precisamente
è
avvenuto
.
L
'
Italia
ha
dominato
il
primo
quarto
d
'
ora
,
senza
riuscire
a
trovare
uno
spiraglio
valido
ma
impegnando
Hopkinson
assai
più
che
non
fosse
impegnato
il
grande
Buffon
.
Poi
partirono
gli
inglesi
e
l
'
imperfetta
copertura
attuata
dai
nostri
terzini
,
incerti
se
seguire
o
meno
le
ali
avversarie
,
molto
arretrate
,
causò
la
prima
stupenda
rete
di
Charlton
.
La
rete
incassata
al
26'
spinse
immediatamente
gli
italiani
al
contrattacco
,
e
questo
favorì
gli
inglesi
,
che
avevano
trovato
schemi
più
validi
per
liberarsi
a
rete
.
Nella
ripresa
,
giova
precisarlo
per
onestà
critica
,
gli
inglesi
perdettero
Flowers
,
fastidiosissimo
per
Gratton
,
che
moriva
fra
lui
e
Haynes
(
come
purtroppo
era
stato
previsto
)
,
e
gli
italiani
arrivarono
di
slancio
al
pareggio
.
Wembley
non
visse
allora
che
degli
incitamenti
prodigati
agli
azzurri
.
Gli
inglesi
parvero
smontati
fino
all
'
abulia
(
in
tribuna
)
,
o
all
'
orgasmo
(
sul
campo
)
.
Zaglio
,
Buffon
e
Bernasconi
compirono
prodezze
in
difesa
:
Mariani
e
Brighenti
ritrovarono
la
palla
-
gol
per
un
successo
certamente
superiore
alle
loro
speranze
e
la
sciuparono
.
Gli
inglesi
tornarono
all
'
attacco
e
appunto
per
questo
si
aprivano
meglio
al
contropiede
.
Non
avevano
avuto
fortuna
perdendo
Flowers
:
non
ne
avevano
avuta
gli
azzurri
mancando
di
segnare
nel
primo
tempo
.
Il
pareggio
dovrebbe
accontentare
tutti
:
fuor
di
ogni
dubbio
,
mancava
al
nostro
orgoglio
così
scioccamente
offeso
dagli
ospiti
.
Sotto
l
'
aspetto
tecnico
,
l
'
incontro
non
è
stato
gran
cosa
:
ha
avuto
spunti
bellissimi
e
pause
di
gioco
meno
apprezzabili
.
Ancorché
Castelletti
fosse
stroncato
dall
'
emozione
,
all
'
inizio
,
fino
a
rischiare
il
deliquio
,
la
difesa
azzurra
ha
confermato
di
saper
reggere
a
qualsiasi
avversario
,
con
Zaglio
a
far
da
regista
come
suole
Liedholm
nel
Milan
.
Se
Buffon
e
Bernasconi
sono
stati
magnifici
,
Zaglío
ha
incantato
tutti
con
finezze
degne
d
'
un
Djalma
Santos
in
gran
forma
.
Segato
si
è
battuto
al
meglio
.
Farraginosa
,
talora
convulsa
la
prestazione
di
Gratton
-
mal
piazzato
-
che
si
è
smarrito
in
vane
e
dissennate
rincorse
.
Più
astuto
(
e
fermo
)
di
lui
,
Galli
ha
reso
il
doppio
in
alcuni
pochi
ma
felicissimi
tocchi
di
rifinitura
.
Meraviglioso
è
stato
l
'
impegno
di
Mariani
e
Brighenti
.
I
due
gagliardi
«
provinciali
»
di
Rocco
,
da
lungo
tempo
in
evidenza
,
hanno
premiato
chi
,
come
noi
,
li
aveva
sempre
stimati
degni
della
maglia
azzurra
.
Da
Mariani
,
stupendo
lottatore
,
avremmo
altresì
gradito
qualche
ritorno
più
arcigno
su
Flowers
.
Petris
ha
sempre
fatto
faville
sospingendo
la
palla
in
corsa
:
è
scaduto
quando
ha
preteso
di
palleggiare
alla
stregua
dei
compagni
:
ha
pure
mancato
due
reti
ma
ha
notevolmente
contribuito
a
frastornare
la
difesa
inglese
.
La
quale
difesa
,
disposta
invariabilmente
a
WM
,
ha
stroncato
i
mediani
nel
farsi
soccorrere
.
Charlton
ha
fatto
faville
,
ma
alla
lunga
Zaglio
l
'
ha
domato
.
Due
interni
meno
modesti
(
Galli
per
la
scarsa
mobilità
,
Gratton
per
la
scarsa
chiarezza
)
avrebbero
ancor
più
raffrenato
i
palleggi
del
trio
centrale
inglese
,
che
Bernasconi
fronteggiava
da
ultimo
,
costringendolo
quasi
sempre
ad
aprire
all
'
estrema
.
Così
impostata
,
la
squadra
inglese
non
promette
squisitezze
in
Sud
America
.
Verosimilmente
saranno
sorbe
:
e
tuttavia
ci
sarà
sempre
qualcuno
,
in
Italia
,
che
per
mera
ignoranza
sarà
indotto
a
tentarne
l
'
imitazione
.
E
ora
la
cronaca
.
L
'
arbitro
Dusch
è
grasso
e
...
casalingo
,
come
vedremo
.
E
anche
energico
.
Suonati
gli
inni
(
mancava
pure
Giovinezza
)
,
Wright
vince
il
campo
e
batte
l
'
Italia
in
favore
di
sole
.
Marcature
come
segue
:
Zaglio
cerca
Charlton
che
però
svaria
a
destra
per
confonderlo
.
Segato
su
Broadbent
,
i
terzini
sulle
ali
(
ma
poi
terranno
stolidamente
la
zona
,
pur
avendo
il
libero
)
.
Gratton
su
Haynes
,
Galli
presso
Clayton
,
Petris
all
'
estrema
su
Howe
,
Mariani
incerto
fra
Flowers
e
Shaw
,
Brighenti
a
ridosso
del
mastino
Wright
,
che
lo
spintona
spesso
e
volentieri
.
Libero
è
Flowers
,
e
se
ne
accorgerà
Buffon
.
Le
ali
inglesi
tornano
,
le
nostre
quasi
mai
.
Anche
Haynes
arretra
fra
i
mediani
.
Si
va
.
Tocchi
di
raccordo
.
Al
6'
,
fallo
di
Howe
:
batte
Petris
dal
limite
sinistro
:
testa
di
Wright
:
riprende
Zaglio
,
elegantissimo
e
da
venti
metri
scatena
il
destro
:
vola
Hopkinson
a
deviare
in
angolo
.
Ritenta
il
tiro
lungo
Zaglio
:
fuori
.
Gioco
discreto
.
Gli
inglesi
subiscono
fino
al
14'
,
allorché
conclude
basso
Holden
su
apertura
di
Charlton
.
Para
benissimo
Buffon
.
Un
istante
dopo
,
Petris
dà
a
Gratton
,
questi
a
Brighenti
che
scatta
e
serve
a
destra
Mariani
:
guizzo
e
tiro
;
Hopkinson
sarebbe
battuto
:
respinge
Howe
.
Applausi
.
Finezze
di
Zaglio
,
che
forse
corre
troppo
...
Esce
Buffon
su
Broadbent
e
sventa
.
Mariani
cerca
la
testa
di
Galli
al
18'
.
La
trova
:
Galli
previene
Hopkinson
,
Shaw
respinge
la
debole
battuta
(
che
sarebbe
uscita
)
.
Holden
in
fuori
gioco
ottiene
un
angolo
:
lo
batte
,
libera
Zaglio
di
testa
,
riprende
fortissimo
Flowers
:
vola
Buffon
a
bloccare
(
grandissimo
)
.
È
il
21'
.
La
sfuriata
italiana
è
finita
senza
reti
.
Gli
inglesi
si
riorganizzano
.
Al
22'
,
su
punizione
,
Charlton
tocca
indietro
a
Flowers
:
altro
proietto
;
Buffon
pare
battuto
:
la
diagonale
esce
a
sinistra
.
Al
25'
Buffon
si
supera
:
una
girandola
del
trio
centrale
inglese
libera
Charlton
,
che
spara
fortissimo
:
Buffon
ci
arriva
ad
alzare
con
il
pugno
.
Al
26'
Brighenti
sbaglia
un
tocco
per
Galli
e
serve
Clayton
:
lancio
a
Broadbent
:
arriva
fuori
tempo
in
tackle
Zaglio
:
Broadbent
serve
Charlton
a
sinistra
:
Bernasconi
viene
scartato
:
parte
il
tiro
,
basso
,
in
diagonale
:
Buffon
è
spacciato
ma
senza
colpa
.
Azzurri
a
capo
basso
.
Brighenti
pianta
Wright
e
scatta
a
rete
:
poco
oltre
il
limite
,
Wright
lo
spintona
da
tergo
e
sbilancia
.
L
'
arbitro
non
vede
.
Lieve
smarrimento
degli
italiani
.
È
il
39'
:
Holden
è
venuto
a
sinistra
e
traversa
lungo
alto
:
pugni
di
Buffon
,
che
cade
:
riprende
Haynes
e
spara
su
Bernasconi
:
Buffon
resta
a
terra
,
essendogli
ruzzolato
addosso
Segato
:
il
rimpallo
serve
stupendamente
Bradley
,
che
da
sinistra
segna
a
porta
vuota
.
Marca
male
,
ci
diciamo
.
E
invece
,
ecco
partire
Mariani
(
su
apertura
di
Brighenti
)
:
grintoso
scatto
e
cross
:
vi
arriva
sopra
solissimo
Petris
a
gamba
sinistra
tesa
:
e
mette
fuori
da
tre
metri
.
È
il
43'
.
Galli
tenta
a
sua
volta
:
tiro
fiacco
,
parato
.
E
al
45'
,
l
'
ultima
jella
:
Galli
apre
a
Petris
:
scatto
gagliardissimo
:
tre
avversari
piantati
:
esce
Hopkinson
:
Petris
gli
spara
addosso
.
Da
uccidere
.
Rilievo
statistico
del
primo
tempo
.
Conclusioni
:
azzurri
14
,
inglesi
13
.
Due
angoli
per
parte
.
Ripresa
.
Gli
inglesi
palleggiano
,
i
nostri
guardano
.
Al
3'
Brighenti
salta
in
duello
acrobatico
con
Flowers
,
che
viene
duramente
inzuccato
al
naso
.
Tre
minuti
di
sospensione
.
Flowers
esce
al
6';
arretra
Haynes
in
mediana
.
Ancora
qualche
istante
di
lassismo
in
tutti
.
Poi
esplodono
gli
italiani
,
inattesissimi
,
ormai
:
Gratton
apre
su
Petris
al
10'
:
Howe
è
fatto
fuori
:
cross
:
al
volo
,
in
corsa
,
di
sinistro
,
Brighenti
spara
a
radere
la
traversa
.
Siamo
tutti
in
piedi
:
allez
!
E
Segato
vince
un
anticipo
su
Broadbent
e
dà
a
Gratton
:
questi
tocca
a
Zaglio
:
ora
il
fuoriclasse
ha
ritrovato
...
Charlton
:
lancia
lungo
e
preciso
a
Brighenti
:
pronto
scatto
con
Clayton
a
ridosso
:
cade
l
'
inglese
,
non
Brighenti
,
che
evita
Shaw
sparando
di
sinistro
nell
'
angolino
.
Stupendo
gol
:
e
meritato
dall
'
autore
.
Charlton
si
secca
con
i
compagni
al
14'
e
tenta
da
solo
sbagliando
il
lungo
tiro
.
Al
16'
apre
a
Bradley
:
cross
:
Buffon
non
coglie
la
respinta
:
mucchio
intorno
a
lui
,
tiri
sbulinati
con
rimpalli
di
Haynes
,
Broadbent
e
Charlton
:
poi
Bernasconi
,
magnifico
,
spara
via
:
arresta
Segato
e
appoggia
a
Galli
:
stupenda
apertura
profonda
a
Mariani
:
imperioso
scatto
e
tiro
in
corsa
,
fra
il
palo
e
Hopkinson
,
folgorato
.
Due
a
due
:
coronarie
in
pericolo
per
tutti
.
Silenzio
glaciale
su
Wembley
.
«
Italia
,
Italia
»
invocano
i
«
nostri
»
.
Adesso
Zaglio
(
che
sta
su
Broadbent
)
offre
numeri
da
sudamericano
in
vena
.
Lui
non
teme
gli
inglesi
.
Al
24'
,
l
'
infarto
possibile
:
Castelletti
arriva
di
lungo
a
Brighenti
:
s
'
incurva
il
leone
e
fa
stramazzare
Wright
come
una
bestia
stracca
:
accorrono
i
terzini
:
Brighenti
apre
a
Mariani
:
perché
non
scende
a
rete
,
perché
?
:
si
illude
di
sparare
da
18
metri
:
e
batterebbe
tuttavia
Hopkinson
,
ma
sfiora
soltanto
la
base
del
palo
.
Qualche
fase
di
melina
a
torto
conclusa
con
lanci
ormai
inutili
ai
nostri
avanti
,
che
hanno
dato
tutto
.
Rilievi
statistici
sul
secondo
tempo
.
Conclusioni
:
Italia
8
,
Inghilterra
11;
4
angoli
a
0
per
l
'
Italia
.
Gli
inglesi
schiumano
rabbia
.
Ah
,
buon
Dio
,
avrei
dato
una
mano
per
un
terzo
gol
!
Adesso
,
che
inno
suoniamo
?
StampaQuotidiana ,
Un
esercito
di
scimmie
che
battessero
a
caso
i
tasti
di
macchine
da
scrivere
riuscirebbe
a
produrre
,
in
qualche
milione
di
anni
,
tutti
i
libri
di
una
grande
biblioteca
.
Un
risultato
siffatto
sarebbe
il
prodotto
del
puro
caso
.
Tra
le
combinazioni
innumerevoli
di
lettere
,
di
sillabe
,
di
parole
e
di
frasi
,
finirebbero
per
uscir
fuori
,
a
lunga
scadenza
,
quelle
che
compongono
nel
loro
insieme
la
Divina
Commedia
o
la
Critica
della
ragion
pura
,
le
Odi
di
Pindaro
o
i
Dialoghi
di
Galilei
.
Le
scimmie
però
non
sarebbero
in
grado
di
riconoscere
queste
opere
né
di
imparare
ad
avvalersi
,
nel
corso
del
loro
lavoro
,
delle
combinazioni
più
promettenti
,
selezionandole
via
via
,
accumulandole
e
trascurando
le
altre
.
Paradosso
Questo
paradosso
,
ironicamente
proposto
da
alcuni
scienziati
contemporanei
,
è
assai
meno
ragionevole
di
quello
di
Swift
che
nei
Viaggi
di
Gulliver
(
1726
)
racconta
che
il
suo
eroe
s
'
incontra
,
nel
paese
di
Lagado
,
con
un
maestro
il
quale
fa
manovrare
ai
suoi
scolari
le
leve
di
una
macchina
,
che
contiene
tutte
le
parole
del
Dizionario
,
così
da
combinarle
in
tutti
i
modi
possibili
.
Quando
le
combinazioni
risultavano
significanti
,
venivano
registrate
su
un
quaderno
;
e
il
maestro
si
riprometteva
di
ordinarle
in
maniera
da
produrre
libri
filosofici
,
politici
,
giuridici
,
matematici
e
teologici
.
Se
quel
maestro
avesse
anche
addestrato
i
suoi
allievi
a
non
ripetere
le
combinazioni
sbagliate
e
a
selezionare
e
ordinare
opportunamente
quelle
riuscite
,
avrebbe
dato
un
buon
modello
del
comportamento
intelligente
che
oggi
si
ritiene
proprio
dell
'
uomo
,
degli
animali
e
delle
macchine
.
Il
comportamento
intelligente
è
infatti
una
specie
di
incontro
o
di
fusione
tra
il
caso
e
la
scelta
.
Il
caso
offre
l
'
occasione
per
tentativi
che
,
in
un
primo
momento
,
sono
effettuati
alla
cieca
:
la
scelta
restringe
l
'
ambito
di
questi
tentativi
eliminando
quelli
che
non
conducono
a
nulla
.
Se
uno
è
chiuso
in
una
caverna
buia
e
desidera
uscirne
,
procede
a
caso
in
una
certa
direzione
finché
urta
contro
un
muro
;
cambiando
direzione
ogni
volta
che
ciò
accade
,
imboccherà
alla
fine
l
'
uscita
.
Ma
per
far
questo
deve
registrare
(
cioè
ricordare
)
la
direzione
dei
movimenti
che
lo
portano
ad
urtare
contro
il
muro
,
eliminandoli
via
via
,
e
correggere
quindi
di
volta
in
volta
la
direzione
del
suo
movimento
.
Ogni
correzione
sarà
perciò
la
retroazione
(
feedback
)
del
suo
tentativo
precedente
e
restringerà
l
'
ambito
(
cioè
il
numero
delle
direzioni
)
dei
suoi
tentativi
ulteriori
.
Questo
semplice
schema
è
oggi
utilizzato
nelle
discipline
più
disparate
:
dai
biologi
per
spiegare
l
'
evoluzione
degli
organismi
mediante
il
loro
progressivo
adattamento
all
'
ambiente
;
dagli
psicologi
per
spiegare
il
comportamento
psichico
degli
animali
e
dell
'
uomo
;
dagli
antropologi
per
spiegare
la
formazione
e
la
trasformazione
dei
modi
di
vivere
dei
gruppi
umani
;
e
dai
cibernetici
per
progettare
e
costruire
macchine
intelligenti
.
In
generale
,
ogni
congegno
elettronico
possiede
questa
capacità
:
di
correggere
il
suo
funzionamento
sulla
base
dei
risultati
di
esso
,
selezionando
e
adattando
meglio
le
sue
operazioni
allo
scopo
per
cui
è
costruito
.
I
congegni
elettronici
chiamati
calcolatori
,
automi
,
elaboratori
,
cervelli
o
,
con
più
retorica
,
macchine
pensanti
,
posseggono
a
un
grado
eminente
la
capacità
di
autocorrezione
,
cioè
di
selezione
delle
proprie
operazioni
che
è
la
caratteristica
del
comportamento
intelligente
.
Le
macchine
elettroniche
di
cui
oggi
disponiamo
e
che
sono
adoperate
nei
più
svariati
campi
dell
'
attività
umana
,
seguono
,
di
regola
,
il
compito
determinato
che
il
programmatore
ha
loro
imposto
.
Esse
sono
semplici
«
risparmiatori
di
tempo
»
nel
senso
che
eseguono
un
certo
compito
con
rapidità
e
sicurezza
enormemente
maggiore
di
quanto
il
cervello
umano
può
fare
.
Ma
sono
anche
allo
studio
e
in
progetto
macchine
che
sono
state
chiamate
«
amplificatori
dell
'
intelligenza
»
perché
capaci
di
modificare
il
loro
programma
o
,
in
altri
termini
,
di
apprendere
e
sviluppare
una
certa
«
iniziativa
»
.
Così
una
macchina
per
giocare
a
dama
(
o
qualche
altro
gioco
relativamente
semplice
)
può
imparare
a
migliorare
la
strategia
del
gioco
stesso
.
Se
si
procedesse
abbastanza
avanti
su
questa
via
,
si
potrebbero
inventare
macchine
che
risolvono
i
più
importanti
problemi
dell
'
uomo
,
economici
o
morali
,
politici
o
sociali
.
Non
mancano
,
tra
gli
scienziati
,
le
speranze
più
ottimistiche
a
questo
proposito
.
Ma
la
macchina
,
come
l
'
uomo
,
si
trova
di
fronte
ai
limiti
che
sono
inerenti
ad
ogni
situazione
che
offre
alternative
e
scelte
.
In
primo
luogo
,
né
l
'
uomo
né
la
macchina
potranno
mai
disporre
di
informazioni
esaurienti
e
complete
,
cioè
di
un
sapere
infinito
che
implicherebbe
la
previsione
infallibile
del
futuro
.
In
secondo
luogo
,
non
sempre
esistono
,
per
l
'
uomo
e
la
macchina
,
criteri
sicuri
di
valutazione
che
consentano
di
riconoscere
la
importanza
di
un
'
informazione
rispetto
ad
un
'
altra
e
di
effettuare
quindi
la
distinzione
tra
ciò
che
è
essenziale
e
ciò
che
non
è
essenziale
per
la
soluzione
di
un
problema
qualsiasi
.
L
'
ignoto
È
stato
osservato
che
una
macchina
potrebbe
meglio
di
un
giocatore
comune
prevedere
il
risultato
di
una
corsa
di
cavalli
tenendo
presenti
certi
fattori
,
come
l
'
età
e
le
vittorie
precedenti
dei
cavalli
,
l
'
abilità
dei
fantini
e
così
via
.
Ma
se
dovesse
preliminarmente
valutare
l
'
importanza
di
fattori
casuali
e
imprevedibili
,
come
l
'
allergia
del
cavallo
,
il
malumore
del
fantino
o
le
innumerevoli
frodi
che
sono
talora
messe
in
atto
,
non
riuscirebbe
mai
a
completare
il
calcolo
necessario
per
predire
l
'
esito
di
una
corsa
.
Il
cervello
umano
può
far
meglio
della
macchina
perché
è
più
vitalmente
interessato
agli
scopi
da
raggiungere
e
può
,
di
fronte
ad
una
alternativa
imprevista
,
mollare
uno
scopo
per
l
'
altro
e
così
salvare
l
'
essenziale
.
Non
per
niente
Norbert
Wiener
,
che
non
ha
mai
sottovalutato
l
'
importanza
che
gli
automi
hanno
ed
avranno
per
l
'
uomo
,
ha
sempre
messo
in
guardia
contro
i
pericoli
che
da
essi
possono
derivare
.
«
Se
il
processo
di
retroazione
,
egli
ha
scritto
,
è
incorporato
in
una
macchina
che
non
può
essere
ispezionata
finché
lo
scopo
finale
non
si
è
raggiunto
,
le
possibilità
di
una
catastrofe
aumentano
grandemente
»
.
La
macchina
è
fatta
per
uno
scopo
e
le
tecniche
che
essa
adopera
sono
adatte
a
raggiungerlo
.
Ma
di
fronte
a
un
pericolo
sconosciuto
o
a
un
fatto
imprevisto
,
la
realizzazione
di
questo
scopo
può
essere
perniciosa
per
l
'
uomo
.
«
Le
conseguenze
negative
di
errori
di
previsione
,
che
sono
già
grandi
adesso
(
ha
scritto
ancora
Wiener
)
,
cresceranno
enormemente
quando
dell
'
automazione
si
farà
un
uso
pieno
.
»
La
polemica
contro
le
macchine
è
stata
prevalentemente
ispirata
da
veri
o
presunti
privilegi
dell
'
uomo
:
la
coscienza
,
l
'
intuizione
,
il
sentimento
,
la
genialità
inventiva
.
Questa
polemica
,
anche
se
tuttora
in
atto
,
ha
fatto
il
suo
tempo
.
I
limiti
della
macchina
sono
,
a
un
livello
più
alto
o
più
basso
(
a
seconda
dei
casi
)
,
i
limiti
stessi
dell
'
uomo
.
Questi
limiti
sono
costituiti
dall
'
incompiutezza
delle
informazioni
,
dalla
difficoltà
della
loro
selezione
e
organizzazione
e
dall
'
incertezza
circa
i
fini
che
si
devono
preferire
nelle
scelte
.
La
macchina
diventa
pericolosa
per
l
'
uomo
quando
lo
scopo
per
cui
è
costruita
si
rivolge
contro
l
'
uomo
stesso
o
contro
altri
scopi
che
egli
deve
preferire
,
come
la
sua
conservazione
e
la
sua
integrità
.
Ma
così
si
comportano
pure
gli
uomini
e
i
gruppi
umani
tra
loro
.
Lo
scopo
La
polemica
contro
il
conformismo
e
l
'
appiattimento
,
che
sarebbero
propri
della
società
contemporanea
,
ha
fatto
anch
'
essa
il
suo
tempo
:
non
perché
questi
fenomeni
non
esistono
,
ma
perché
sono
bilanciati
da
vistosi
fenomeni
opposti
.
Il
genere
umano
si
va
sempre
più
dividendo
in
gruppi
e
sottogruppi
che
professano
scopi
essenzialmente
diversi
.
La
tendenza
al
benessere
,
che
sembra
così
diffusa
,
è
minata
da
critiche
radicali
,
per
le
quali
la
cosiddetta
«
opulenza
»
è
una
maledizione
divina
.
Il
lavoro
è
ancora
fonte
per
molti
di
soddisfazioni
e
di
equilibrio
vitale
;
ma
per
altri
è
una
penosa
condanna
.
Il
successo
,
che
molti
cercano
,
è
per
altri
l
'
avvio
a
problemi
insolubili
.
L
'
efficienza
,
il
merito
,
le
capacità
eccezionali
di
individui
e
di
gruppi
sono
talvolta
ritenuti
una
minaccia
all
'
eguaglianza
e
all
'
equilibrio
della
società
umana
.
C
'
è
chi
vorrebbe
il
ritorno
dell
'
uomo
alla
vita
feudale
o
al
primitivismo
tribale
e
chi
vorrebbe
che
la
società
tecnologica
sviluppasse
una
perfetta
gerarchia
di
compiti
e
di
funzioni
.
C
'
è
chi
si
propone
l
'
ideale
della
vita
attiva
,
fatta
di
lavoro
,
di
ricerche
,
di
scambi
di
ogni
genere
,
che
è
stata
propria
per
millenni
della
società
occidentale
;
e
chi
preferisce
rivolgersi
alla
vita
contemplativa
che
prospetta
l
'
estasi
o
l
'
annullamento
finale
degli
individui
nel
Tutto
.
Fra
questi
scopi
,
tutti
dichiarati
assoluti
,
e
in
aspro
conflitto
tra
loro
,
le
macchine
non
possono
aiutare
l
'
uomo
ad
una
scelta
qualsiasi
.
Egli
stesso
potrebbe
trovare
un
criterio
di
scelta
,
o
almeno
di
orientamento
,
nella
loro
maggiore
o
minore
capacità
di
contribuire
alla
sua
sopravvivenza
nel
mondo
.
Ma
molti
dei
comportamenti
umani
smentiscono
che
egli
tenga
costantemente
presente
questo
criterio
.
I
suicidi
,
le
fughe
,
le
evasioni
di
ogni
genere
,
lo
scarso
impegno
nella
lotta
contro
la
distruzione
del
suo
ambiente
,
la
sovrappopolazione
minacciosa
,
la
preferenza
sempre
più
estesamente
accordata
a
pochi
attimi
di
una
felicità
artificiale
e
distruttiva
,
sono
tutti
fenomeni
che
fanno
dubitare
di
un
serio
impegno
del
genere
umano
verso
la
ricerca
,
sempre
più
faticosa
e
difficile
,
di
una
sua
pacifica
sopravvivenza
nel
mondo
.
A
questa
sopravvivenza
,
l
'
uomo
dovrà
pensare
da
sé
,
attraverso
una
scelta
dei
fini
e
dei
mezzi
suggeritagli
dalla
conoscenza
precisa
dei
pericoli
immediati
e
lontani
che
lo
minacciano
.
Se
terrà
presente
questo
scopo
finale
e
non
si
arrenderà
alle
seduzioni
di
sirene
mortali
,
le
macchine
potranno
aiutarlo
.
Ma
in
nessun
caso
potranno
addossarsi
la
responsabilità
che
spetta
a
lui
solo
.
StampaPeriodica ,
La
civilizzazione
del
popolo
è
la
conseguenza
di
sua
istruzione
.
Sinora
il
popolo
è
stato
manodotto
con
l
esempio
e
con
l
entusiasmo
,
oggi
è
chiamato
a
concorrere
al
grande
edifizio
della
restaurazione
italiana
col
senno
e
col
braccio
.
Guai
se
sarà
soverchiato
da
una
casta
,
o
sperperato
dalla
influenza
molteplice
degli
utopisti
.
Popolo
napoletano
,
è
tuo
retaggio
il
discernimento
.
La
Grecia
civilizzatrice
di
Europa
che
diede
leggi
a
popoli
liberi
,
per
mantenersi
in
libertà
,
spediva
qui
i
suoi
figli
;
essi
furono
gli
avi
tuoi
.
Il
sangue
greco
si
confuse
col
sangue
latino
;
la
Magna
Grecia
col
Lazio
addivenne
una
sola
famiglia
di
eroi
e
di
sapienti
.
Tu
puoi
vantare
anzi
di
ogni
altra
parte
d
Italia
più
grandi
uomini
,
e
in
numero
maggiore
,
e
sino
nell
ultima
classe
ricordi
un
uomo
,
che
fé
tremare
lo
straniero
,
e
con
la
parola
reggere
da
sovrano
la
moltitudine
sollevata
nel
pieno
del
suo
furore
.
Gli
aurei
secoli
di
Napoli
ritorneranno
se
con
efficacia
il
saggio
governo
attuerà
il
progetto
della
istruzione
,
e
il
popolo
corrisponderà
.
Cessi
la
servile
imitazione
nelle
arti
,
il
genio
d
inventare
è
il
carattere
esclusivamente
del
popolo
italiano
;
giovani
,
istruitevi
e
sarete
padri
di
nuove
invenzioni
.
La
natura
è
indefinitivamente
modificabile
,
sono
inesauribili
i
suoi
tesori
,
li
scuopre
l
istruzione
.
Che
dirà
lo
straniero
?
L
Italia
sa
imbrandire
solamente
la
spada
per
distruggere
,
non
sa
edificare
su
i
frantumi
aborriti
ed
abbellirsi
?
Alle
guerre
succede
spesso
l
ignoranza
,
da
questa
prende
motivo
il
dispotismo
per
dominare
;
l
Arabo
guerriero
e
capo
di
religione
brutale
vietava
a
suoi
seguaci
l
istruirsi
per
corroborare
la
sua
autocrazia
.
E
che
?
sul
terreno
della
libertà
combatterete
per
un
concetto
del
quale
ignorate
la
natura
?
I
giovani
che
compongono
l
eletto
ceto
della
Guardia
Nazionale
garanzia
del
popolo
e
del
re
se
trascureranno
la
scienza
delle
leggi
,
e
d
istruirsi
fin
dove
si
estende
il
reciproco
dritto
del
popolo
e
dell
imperante
saranno
ciechi
strumenti
egualmente
della
giustizia
e
della
ingiustizia
.
Fin
da
oggi
la
patria
dimanda
alla
gioventù
:
che
farai
un
giorno
per
me
?
Quale
storia
aggiungerai
a
quelle
,
onde
la
mia
grandezza
rifulge
?
Giovani
andate
a
raccogliere
nelle
scuole
le
gemme
ed
inghirlandate
la
fronte
della
nostra
madre
l
Italia
.
È
vero
:
spetta
al
governo
incoraggiare
le
scienze
e
le
arti
;
ma
deve
concorrervi
ancora
l
opera
de
cittadini
agiati
.
Un
governo
è
senza
dubbio
eccellente
allorché
progredisce
l
economia
sociale
del
paese
.
Noi
non
siamo
parteggiani
di
alcun
sistema
,
solo
facciamo
riflettere
che
i
due
primi
produttori
,
e
principali
obbietti
dell
economia
sono
agricoltura
ed
arti
.
Il
commercio
suppone
la
fecondità
;
perché
si
abbia
la
prima
e
si
realizzi
la
seconda
conviene
si
attivi
l
emulazione
dell
una
,
la
perfezione
delle
altre
.
L
esposizioni
annuali
delle
più
importanti
produzioni
agricole
ed
artistiche
sono
commendabili
,
le
onorificenze
sono
una
spinta
efficace
,
ma
non
conseguono
oggi
il
fine
completamente
.
La
classe
degli
agricoltori
è
la
classe
più
povera
e
più
disprezzata
,
quantunque
ella
sia
la
prima
produttrice
.
Manca
il
denaro
a
chi
volesse
industriarsi
a
migliorare
il
suo
fondo
.
Il
governo
pensi
soccorrerli
anticipandogliene
le
spese
da
rivalersene
dalle
derrate
;
formandosi
a
tale
oggetto
un
monte
in
ciascuno
de
comuni
a
benefizio
del
colono
più
industrioso
.
Vi
sono
degli
artigiani
che
potrebbero
avvanzarsi
nel
loro
mestiere
;
ma
la
loro
opera
è
disprezzata
perché
manca
di
quell
apparecchio
e
di
quei
finimenti
,
che
trovansi
ne
lavori
de
forestieri
.
I
cittadini
capitalisti
invece
d
impiegare
ad
usura
il
loro
denaro
con
discapito
notabilissimo
della
società
,
se
sono
amanti
del
lustro
della
loro
patria
aiutino
gli
artigiani
,
si
formi
una
società
ausiliatrice
di
essi
,
ed
orni
le
nostre
abitazioni
il
lavoro
dell
Italiano
,
ci
vesta
l
industriosa
mano
del
connazionale
.
Il
frutto
della
terra
esuberante
,
la
materia
grezza
che
supera
,
esca
da
nostri
porti
,
e
vi
entri
quella
che
a
noi
manca
,
e
sarà
più
il
denaro
che
entrerà
nella
penisola
,
che
quello
che
uscirà
;
poiché
di
derrate
abbondiamo
più
dello
straniero
:
ed
un
tempo
le
nostre
manifatture
saranno
ricercate
dalla
Francia
ed
invidiate
dalla
Gran
Brettagna
:
all
uopo
proporremo
di
tratto
in
tratto
al
diletto
popolo
taluni
progetti
economici
.
Se
all
egoismo
desolatore
succederà
la
filantropia
vera
non
finta
,
pratica
non
teorica
,
ne
fatti
non
già
ne
detti
,
Italia
si
dimenticherà
delle
lacrime
della
sua
vedovanza
e
giubilerà
al
riaprirsi
a
figli
suoi
un
era
di
prosperità
e
di
grandezza
.
StampaPeriodica ,
Si
torna
a
discutere
sulla
consistenza
per
non
dire
sulla
esistenza
della
lingua
italiana
!
Era
tempo
!
Da
qualche
anno
la
formidabile
questione
era
stata
lasciata
in
disparte
,
non
era
più
stata
dibattuta
.
Non
si
poteva
certo
confidare
che
la
pace
avesse
quetato
le
instancabili
ire
delle
fazioni
avverse
,
piuttosto
c
'
era
da
temere
in
qualche
cataclisma
,
quasi
era
più
credibile
che
la
lingua
italiana
fosse
davvero
per
iscomparire
.
Fortunatamente
ecco
che
ad
avvertirci
della
sua
prosperosa
vitalità
la
disputa
tanto
pratica
ed
opportuna
si
è
novamente
accesa
,
ed
oggi
si
incomincia
a
dissertare
con
una
freschezza
e
una
abbondanza
spontanea
di
argomentazioni
,
fra
l
'
attenta
meraviglia
degli
ascoltatori
,
come
se
non
se
ne
fosse
mai
trattato
,
come
se
si
fosse
proposto
il
più
inaudito
problema
sul
misterioso
avvenire
.
Ora
si
apre
un
bel
periodo
di
nudrite
discussioni
,
in
confronto
delle
quali
impallidirà
il
ricordo
delle
dense
orazioni
che
reciprocamente
si
lanciavano
quelli
eroici
dottori
della
scolastica
contrastanti
intorno
alla
gerarchia
degli
angeli
.
Nel
mondo
germoglia
bensì
qualche
cosa
di
nuovo
,
c
'
è
pur
qualche
novità
presso
di
noi
che
vorrebbe
richiedere
il
nostro
pensiero
e
la
nostra
opera
;
taluni
quesiti
anche
fastidiosi
cercano
di
occupare
la
nostra
perspicacia
,
ma
tutto
ciò
sta
per
passare
in
seconda
linea
,
un
'
ansia
ben
più
urgente
ci
scuote
senza
tregua
,
noi
dobbiamo
sapere
se
vi
è
o
no
una
lingua
italiana
,
e
se
vi
è
dobbiamo
sapere
che
cosa
è
e
come
sta
.
Mentre
l
'
Europa
si
dilaniava
con
guerre
atroci
e
non
si
sapeva
neanche
con
qualche
approssimazione
se
la
durata
della
propria
vita
avrebbe
toccato
il
domani
,
bisognava
a
qualunque
costo
,
assolutamente
,
acquistare
la
certezza
se
il
tale
ordine
di
cherubini
era
o
no
superiore
al
tale
altro
di
serafini
.
Oggi
in
cui
noi
ci
troviamo
in
uno
dei
supremi
momenti
della
storia
,
in
cui
stiamo
sulla
vetta
di
un
valico
millenario
di
civiltà
,
in
cui
sotto
altre
forme
sta
per
riapparire
,
mediante
le
macchine
,
una
condizione
straordinaria
di
vita
sociale
,
verificatasi
con
la
schiavitù
soltanto
una
volta
nel
lungo
cammino
umano
,
oggi
infine
in
cui
sta
per
deliberarsi
l
'
impero
del
mondo
noi
siamo
presi
da
una
irresistibile
urgenza
,
quella
di
accertarci
se
abbiamo
o
no
una
favella
,
se
quelle
che
ci
escono
di
bocca
sono
parole
di
un
idioma
o
rauchi
suoni
di
uno
strano
e
innominabile
gergo
.
Noi
dobbiamo
essere
ben
sicuri
del
fatto
nostro
,
della
nostra
situazione
e
delle
nostre
rendite
se
ci
è
dato
di
concederci
il
lusso
di
tali
esclusive
preoccupazioni
.
Ma
non
per
niente
Roma
,
che
è
stata
la
culla
della
più
interminabile
stirpe
di
verbosi
grammatici
,
che
vanta
accanto
al
Corpus
juris
,
la
mole
degli
scritti
grammaticali
su
cui
si
eleva
il
greve
edificio
di
Prisciano
,
non
per
niente
Roma
è
divenuta
,
se
non
il
centro
,
la
capitale
d
'
Italia
.
La
questione
sull
'
esistenza
della
lingua
italiana
oltre
che
la
questione
princeps
di
tutta
la
nostra
letteratura
,
è
stata
e
pare
che
continui
ad
essere
il
più
chiaro
sintomo
della
vitalità
del
nostro
idioma
la
manifestazione
più
caratteristica
della
nostra
attività
letteraria
.
Quasi
si
potrebbe
affermare
che
la
lingua
italiana
è
sorta
per
dar
luogo
alla
questione
sulla
sua
esistenza
,
questione
la
quale
ha
assunto
un
interesse
maggiore
del
suo
oggetto
,
talché
come
si
è
continuato
a
disputare
dell
'
esistenza
di
un
idioma
italico
quando
questo
c
'
era
,
se
ne
continuerà
ancora
a
discutere
quando
non
ci
sarà
più
.
Si
è
cominciato
a
porre
in
dubbio
che
la
lingua
italiana
esistesse
fino
da
quando
essa
trionfalmente
si
affermò
nella
vita
col
più
imperituro
monumento
,
col
massimo
capolavoro
mondiale
la
Divina
Commedia
,
e
colui
istesso
che
la
aveva
tratta
dal
gorgo
dell
'
anima
collettiva
e
la
aveva
di
un
tratto
spiegata
limpida
e
perfetta
e
di
universale
potenza
,
come
dopo
secoli
di
elaborazione
,
colui
istesso
che
la
aveva
in
un
sol
libro
inventata
completa
e
magnifica
,
fu
altresì
il
primo
a
iniziarne
la
discussione
.
Accanto
alla
Divina
Commedia
non
si
deve
dimenticare
il
De
vulgari
eloquentia
.
E
da
allora
il
dubbio
più
non
disparve
,
la
contesa
più
non
si
estinse
,
e
tanto
più
le
voci
si
levarono
alte
e
tanto
più
il
dibattito
fu
vivace
in
quanto
la
lingua
così
affermata
e
negata
dava
prova
più
luminosa
della
sua
vita
energica
e
feconda
.
Ad
ogni
generazione
letteraria
la
contesa
rinasce
,
ad
ogni
nuovo
scrittore
si
sente
il
bisogno
di
chiedere
se
la
lingua
che
viene
adoperata
è
o
no
italiana
.
Così
si
è
fatto
da
Dante
fino
a
Carducci
e
a
D
'
Annunzio
attraverso
il
Petrarca
,
l
'
Ariosto
,
il
Marino
,
l
'
Alfieri
,
il
Manzoni
,
così
si
fa
oggi
in
cui
,
mancando
una
qualche
nuova
grandiosa
affermazione
individuale
,
si
ha
nel
miglioramento
generale
dell
'
eloquio
una
attestazione
collettiva
di
italianità
.
Ben
si
può
ritenere
che
la
maggior
parte
delle
opere
scritte
in
italiano
trattano
se
l
'
italiano
esista
o
no
,
e
dopo
sette
secoli
di
duello
verbale
,
dopo
sette
secoli
di
parlatura
e
di
scrittura
italiane
,
la
questione
non
si
è
inoltrata
d
'
una
linea
verso
il
suo
risolvimento
,
siamo
ancora
come
al
primo
giorno
e
oggi
la
si
sta
ripresentando
tal
quale
.
Già
ne
abbiamo
avuto
il
preannuncio
in
due
lavori
differenti
per
indole
e
qualità
dei
rispettivi
autori
,
ma
concordi
nel
significato
.
Appartiene
il
primo
a
un
giovane
scrittore
,
un
narratore
arguto
,
uno
spirito
delicato
e
profondo
,
una
coscienza
retta
e
nitida
in
cui
le
cose
e
le
idee
si
rispecchiano
con
intatta
purezza
,
Alfredo
Panzini
,
ed
è
il
Dizionario
moderno
;
appartiene
il
secondo
a
uno
scrittore
non
più
giovane
,
un
espositore
facile
e
schietto
,
un
rappresentatore
abile
ed
evidentissimo
,
Edmondo
De
Amicis
,
ed
è
l
'
Idioma
gentile
.
Il
Panzini
premette
al
suo
Dizionario
ciò
che
il
De
Amicis
svolge
nel
suo
Idioma
,
l
'
uno
sfiora
in
poche
righe
ciò
che
l
'
altro
studia
in
un
capitolo
,
ambedue
rimettono
in
discussione
i
capi
saldi
della
lingua
,
i
punti
più
notevoli
intorno
a
cui
anche
in
passato
si
era
aggirata
la
famosa
controversia
:
opposizione
della
lingua
ai
dialetti
-
sua
attitudine
alla
rappresentazione
della
vita
-
lingua
scritta
e
lingua
parlata
-
intromissione
di
parole
nuove
straniere
-
stato
presente
della
lingua
-
sua
attitudine
ad
evolversi
.
Ambedue
ricercano
ciò
che
si
può
dire
e
non
si
può
dire
,
e
perché
si
può
o
non
si
può
,
ambedue
riprendono
gli
eleganti
dibattimenti
dei
puristi
,
ambedue
s
'
intrattengono
sull
'
uso
e
sul
non
uso
,
sulla
sanzione
popolare
e
sulla
lingua
preziosa
,
ambedue
cercano
di
difendere
e
di
celebrare
e
persino
di
far
conoscere
la
vera
lingua
italiana
,
la
bella
lingua
della
patria
,
come
se
già
presentissero
gli
attacchi
degli
avversari
.
Da
qui
al
ristabilirsi
della
disputa
in
tutta
la
sua
pienezza
non
vi
è
che
un
passo
.
E
il
passo
si
compirà
.
Come
già
vi
è
chi
asserisce
che
non
esiste
una
letteratura
nazionale
,
come
testé
tra
l
'
Ojetti
e
il
Bracco
si
è
discusso
intorno
all
'
esistenza
di
un
teatro
nazionale
,
domani
nelle
ricerche
e
nelle
critiche
che
si
faranno
circa
i
due
libri
sopranominati
si
dirà
dagli
uni
che
noi
non
abbiamo
una
lingua
nazionale
e
dagli
altri
che
non
l
'
abbiamo
mai
avuta
più
di
adesso
splendida
e
sonora
.
Io
stesso
,
che
pur
mi
domando
quasi
irosamente
,
che
cosa
sia
infine
questa
serie
di
parole
che
ci
esce
dalla
bocca
e
dalla
penna
e
che
non
si
può
ragionevolmente
attribuire
al
turco
,
al
cinese
,
all
'
ottentotto
,
io
stesso
,
malgrado
le
mie
intenzioni
in
contrario
,
sono
portato
invincibilmente
a
discutere
su
questo
rompicapo
,
a
aprire
anzi
il
fuoco
della
discussione
.
Ma
io
non
voglio
imporre
alcun
apprezzamento
decisivo
né
infliggere
alcuna
esumazione
storica
di
precedenti
.
Io
mi
limiterò
a
una
osservazione
particolare
che
è
di
solito
trascurata
.
Si
è
già
in
passato
accennato
alla
perniciosa
antitesi
verificantesi
presso
di
noi
tra
lingua
scritta
e
lingua
parlata
in
causa
dei
dialetti
,
del
poco
onore
in
cui
è
tenuto
un
bel
parlare
e
della
tendenza
delle
classi
signorili
a
usare
una
lingua
straniera
.
Ma
di
questa
antitesi
che
è
il
fondamento
e
il
movente
di
tutta
la
questione
non
è
stata
calcolata
tutta
la
portata
.
Manca
a
noi
e
in
genere
a
tutti
i
popoli
moderni
la
serenità
contemplativa
dei
Greci
antichi
in
cospetto
e
sotto
le
spire
delle
passioni
,
manca
a
noi
il
dominio
estetico
delle
passioni
e
perciò
ci
manca
la
grande
arte
tragica
,
la
quale
consiste
essenzialmente
nella
rappresentazione
estetica
e
quindi
impassibile
del
più
veemente
furore
.
Era
proprio
il
gesto
più
delirante
,
l
'
agonia
convulsa
del
guerriero
ferito
,
lo
schianto
della
madre
orbata
del
figlio
,
che
il
Greco
voleva
vedere
espresso
nell
'
atteggiamento
più
nobile
e
armonioso
;
era
l
'
impeto
delle
più
terribili
furie
del
sentimento
che
il
Greco
voleva
ascoltare
rivelato
nel
discorso
più
illustre
e
perfetto
,
col
massimo
decoro
verbale
.
La
lingua
artistica
,
la
lingua
letteraria
era
per
il
Greco
dei
tempi
di
Sofocle
la
lingua
più
fervida
di
vita
,
la
lingua
della
passione
.
Per
noi
è
l
'
opposto
;
il
linguaggio
letterario
ci
disturba
e
ci
contraria
nella
espressione
della
passione
;
nei
momenti
tragici
quanto
più
il
discorso
è
incoerente
e
rozzo
e
la
parola
si
riadduce
all
'
urlo
primordiale
tanto
più
ci
piacciono
.
Da
qui
l
'
opposizione
fra
lingua
scritta
e
parlata
,
poiché
gli
scrittori
anche
nelle
scene
di
passione
serbano
una
certa
dignità
di
linguaggio
a
cui
nella
azione
diretta
l
'
uomo
rinuncia
e
da
cui
repugna
.
Ma
altrove
,
in
Inghilterra
e
in
Francia
,
tale
opposizione
è
meno
sentita
per
l
'
identità
fondamentale
delle
due
forme
di
espressione
letteraria
e
parlata
,
di
cui
l
'
una
è
soltanto
più
raffinata
dell
'
altra
;
presso
di
noi
invece
diventa
antitesi
irrimediabile
,
diventa
differenza
irreducibile
,
poiché
le
due
forme
di
espressione
si
traducono
in
due
lingue
differenti
:
lingua
scritta
o
italiano
,
lingua
parlata
o
dialetto
.
L
'
inglese
e
il
francese
per
quanto
avverta
che
la
scena
di
passione
ascoltata
in
teatro
o
letta
in
un
romanzo
ha
una
struttura
verbale
diversa
da
quella
della
istessa
scena
nella
vita
reale
,
non
ne
è
urtato
;
si
tratta
in
fondo
della
stessa
lingua
e
le
differenze
non
sono
che
di
grado
;
l
'
ascoltatore
o
il
lettore
italiano
invece
si
trova
di
fronte
a
un
parlare
che
non
è
il
suo
,
che
non
è
quello
che
egli
adopera
nella
vita
vera
,
e
perciò
è
portato
a
ritenere
che
la
lingua
scritta
o
letteraria
non
sia
la
sua
lingua
,
non
sia
una
lingua
naturale
,
ma
un
artificio
,
una
convenzione
che
si
può
modificare
ad
arbitrio
,
che
si
può
respingere
od
accettare
.
Su
questo
strano
,
ma
inevitabile
concetto
che
noi
abbiamo
del
nostro
idioma
,
lasciate
lavorare
i
retori
!
Non
si
stancheranno
più
,
e
ancora
il
meno
che
possano
fare
si
è
di
negare
la
lingua
di
cui
si
valgono
per
la
loro
negazione
.
ProsaGiuridica ,
Il
Duce
della
Repubblica
Sociale
Italiana
e
Capo
del
Governo
Visto
il
Decreto
18
aprile
1944-XXII
,
n
.
171
,
riguardante
la
istituzione
dell
'
Ispettorato
Generale
per
la
Razza
;
Sentito
il
Consiglio
dei
Ministri
;
D
'
intesa
con
i
Ministri
dell
'
Interno
,
delle
Finanze
,
della
Giustizia
e
della
Cultura
Popolare
;
Decreta
:
Art
.
1
.
L
'
Ispettorato
Generale
per
la
Razza
ha
il
seguente
ordinamento
:
1
)
una
Direzione
Generale
da
cui
dipendono
l
'
Ufficio
degli
Affari
Generali
e
del
personale
,
l
'
Ufficio
Legislativo
,
applicazione
leggi
razziali
e
statistica
,
l
'
Ufficio
studi
,
l
'
Ufficio
propaganda
e
stampa
,
l
'
Ufficio
ragioneria
,
l
'
Ufficio
cassa
e
l
'
Ufficio
economato
;
2
)
Gabinetto
e
Segreteria
particolare
.
Art
.
2
.
Ai
servizi
dell
'
Ispettorato
si
provvede
con
personale
di
ruolo
nonché
con
personale
distaccato
e
collocato
fuori
ruolo
da
altre
Amministrazioni
dello
Stato
nei
limiti
previsti
per
ciascun
gruppo
e
grado
dell
'
unita
tabella
.
All
'
assunzione
di
personale
è
provveduto
su
proposta
dell
'
Ispettorato
Generale
per
la
Razza
con
decreto
del
Duce
d
'
intesa
con
il
Ministro
per
le
Finanze
,
mentre
per
il
distacco
o
il
collocamento
fuori
ruolo
di
personale
di
altre
Amministrazioni
sarà
provveduto
su
proposta
dell
'
Ispettorato
Generale
per
la
Razza
,
con
decreto
del
Duce
d
'
intesa
con
i
Ministri
Interessati
.
Art
.
3
.
Per
le
immissioni
nel
ruolo
di
gruppo
A
è
richiesta
la
laurea
conseguita
in
una
Università
o
in
un
istituto
superiore
.
Per
le
immissioni
nel
ruolo
di
Gruppo
B
è
richiesto
il
diploma
di
scuola
media
superiore
.
Per
le
immissioni
nel
ruolo
di
gruppo
C
è
richiesto
il
diploma
di
scuola
media
inferiore
.
Per
i
subalterni
è
richiesta
la
licenza
elementare
.
Art
.
4
.
L
'
Ispettore
Generale
per
la
Razza
attua
le
proprie
finalità
alla
periferia
,
a
mezzo
delle
Prefetture
.
Art
.
5
.
Alle
spese
relative
all
'
impianto
e
al
funzionamento
dell
'
Ispettorato
Generale
per
la
Razza
si
provvede
con
i
fondi
stanziati
in
apposito
capitolo
,
compreso
nel
bilancio
di
previsione
della
spesa
del
Ministero
delle
Finanze
,
alla
rubrica
"
Presidenza
del
Consiglio
dei
Ministri
"
.
Il
Ministro
delle
Finanze
è
autorizzato
ad
introdurre
,
con
propri
decreti
,
le
variazioni
di
bilancio
occorrenti
per
la
attuazione
del
presente
Decreto
.
Art
.
6
.
Il
presente
Decreto
ha
vigore
dal
giorno
della
istituzione
dell
'
Ispettorato
Generale
per
la
Razza
,
sarà
pubblicato
nella
"
Gazzetta
ufficiale
"
e
,
munito
del
sigillo
dello
Stato
,
sarà
inserto
nella
Raccolta
ufficiale
delle
leggi
e
dei
decreti
.
Quartier
Generale
,
addì
28
febbraio
1945-XXIII
.
Mussolini
Il
Ministro
per
l
'
Interno
:
Zerbino
Il
Ministro
per
le
Finanze
:
Pellegrini
Il
Ministro
per
la
Giustizia
:
Pisenti
Il
Ministro
per
la
Cultura
Popolare
:
Mezzasoma
V
.
Il
Guardasigilli
:
Pisenti
Tabella
2
Funzionari
di
gruppo
A
e
di
grado
non
inferiore
al
V
3
Funzionari
di
gruppo
A
e
di
grado
non
superiore
al
VI
4
Funzionari
di
gruppo
A
e
di
grado
VII
3
Funzionari
di
gruppo
A
e
di
grado
VIII
3
Funzionari
di
gruppo
A
e
di
grado
IX
3
Funzionari
di
gruppo
A
e
di
grado
X
e
XI
12
Funzionari
di
gruppo
B
15
impiegati
di
gruppo
C
6
impiegati
subalterni
StampaPeriodica ,
Valdagno
,
aprile
-
Il
palazzotto
dei
conti
di
Valdagno
è
una
moderna
costruzione
massiccia
di
pietra
biancastra
,
con
due
avancorpi
che
sporgono
e
fan
pensare
a
torri
d
'
angolo
rimaste
incomplete
,
ed
una
decorazione
di
falsi
merli
.
Grandi
alberi
verdi
chiudono
la
corte
silenziosa
,
dove
si
intravedono
due
grossi
cani
che
si
disputano
un
osso
ed
a
tratti
la
divisa
di
tela
coloniale
di
una
guardia
giurata
.
Gira
tutto
intorno
un
alto
muro
,
rotto
a
tratti
da
cancelli
chiusi
.
Il
castello
si
leva
sulla
cima
di
una
breve
collinetta
,
che
domina
il
grigio
complesso
degli
stabilimenti
,
e
la
cittadina
,
distesa
sulle
rive
dell
'
Agno
,
un
torrentaccio
sassoso
che
percorre
tutta
la
vallata
,
per
gettarsi
da
sinistra
nel
Bacchiglione
.
Valdagno
deve
il
suo
nome
alla
posizione
centrale
in
questa
lunga
vallata
verde
,
chiusa
in
fondo
alla
mole
grigia
del
Pasubio
.
Sulla
destra
c
'
è
il
paese
vecchio
,
sulla
sinistra
la
cittadina
nuova
,
tutta
lucida
,
pulita
ed
anonima
.
Si
chiama
Valdagno
Nuova
:
qui
sorgono
i
grossi
edifici
che
capitano
le
istituzioni
sociali
di
Marzotto
,
le
scuole
,
tutte
intestate
a
V.E.
Marzotto
(
fa
eccezione
il
Liceo
Classico
,
che
,
grazie
alle
celebrazioni
di
un
centenario
,
ha
avuto
in
sorte
il
nome
del
Trissino
)
,
lo
stadio
dei
fiori
,
la
tenuta
«
Favorita
»
,
la
grande
piazza
chiusa
in
fondo
dal
cinema
Rivoli
,
di
cui
scintilla
al
sole
l
'
immensa
facciata
di
maiolica
verde
.
Un
vento
freddo
che
vien
giù
dalle
piccole
Dolomiti
infila
le
strade
ed
il
lungofiume
,
deserti
.
I
locali
pubblici
sono
vuoti
:
il
vasto
salone
del
circolo
ENAL
è
pieno
di
tavoli
e
di
poltroncine
nichelate
,
disposte
in
bell
'
ordine
geometrico
,
ma
non
c
'
è
nessuno
a
sedere
.
Due
operai
in
un
angolo
,
giocano
silenziosamente
a
carte
.
Di
sopra
c
'
è
la
palestra
e
la
piscina
coperta
,
da
qualche
tempo
chiusa
,
e
forse
per
sempre
.
Un
giovane
negoziante
mi
spiega
che
nessuno
la
frequenta
mai
,
che
con
gli
incassi
non
recuperavano
nemmeno
un
decimo
delle
spese
per
riscaldare
l
'
acqua
,
e
perciò
han
deciso
di
chiuderla
.
Anche
lo
spazio
delle
bocce
è
deserto
.
B
mezzogiorno
di
domenica
,
ed
a
Valdagno
nuova
non
si
vede
nessuno
.
Da
qualsiasi
parte
il
visitatore
giunga
a
Valdagno
,
non
mancherà
di
scontrarsi
con
l
'
onda
circolare
del
mito
dei
Marzotto
:
i
loro
stabilimenti
,
le
loro
previdenze
sociali
,
l
'
impresa
agricola
di
Portogruaro
,
la
squadra
di
calcio
in
serie
D
,
le
rendite
immense
.
La
scuderia
di
macchine
da
corsa
,
il
premio
letterario
,
gli
alberghi
Jolly
,
i
saponi
di
bellezza
,
l
'
alta
dichiarazione
di
redditi
,
il
figlio
più
giovane
che
danza
con
la
Pampanini
.
L
'
onda
del
mito
qualche
volta
ci
arriva
anche
riflessa
,
ed
ecco
infatti
cosa
scrive
su
di
un
numero
di
Le
Monde
(
4
novembre
'53
)
Marcel
Chaminade
:
«
Tutto
è
chiaro
e
pulito
,
immacolato
,
come
un
giocattolo
nuovo
appena
tirato
fuori
dalla
scatola
.
Un
giocattolo
nuovo
,
appunto
,
che
non
diverte
nessuno
.
Questa
cittadina
lucida
,
anonima
e
triste
ci
sembra
di
conoscerla
già
,
di
averla
letta
da
qualche
parte
:
ecco
,
pare
una
cittadina
sovietica
,
conce
la
descriverebbe
un
"
liberale
di
sinistra
"
.
La
fortuna
di
Marzotto
cominciò
più
di
cento
anni
or
sono
,
nel
1838
,
quando
il
fondatore
,
nonno
ed
omonimo
dell
'
attuale
conte
di
Valdagno
,
mise
su
una
piccola
fabbrica
di
12
operai
,
con
un
capitale
di
2.000
lire
;
a
quel
tempo
Valdagno
era
un
paesino
di
3.000
abitanti
.
Quarant
'
anni
dopo
la
popolazione
era
raddoppiata
,
e
gli
operai
erano
saliti
a
400
.
Tre
anni
più
tardi
,
nel
1879
,
un
altro
stabilimento
fu
aperto
nella
frazione
di
Maglio
,
ed
al
principio
del
secolo
l
'
industria
di
Marzotto
aveva
già
una
consistenza
notevole
,
con
1.700
operai
,
che
salivano
a
3.000
nel
1920
ed
a
6.000
nel
1931
,
quando
si
aprirono
altri
stabilimenti
a
Manerbio
,
Brugherio
,
Mortara
.
Finalmente
,
all
'
inizio
della
seconda
guerra
mondiale
,
si
aprivano
anche
le
fabbriche
di
Brebbio
e
di
Pisa
.
Oggi
,
Valdagno
,
con
le
vicine
frazioni
,
è
una
cittadina
di
quasi
trentamila
abitanti
,
che
lavorano
tutti
,
direttamente
o
no
,
per
i
Marzotto
.
Gli
stabilimenti
producono
diciassette
chilometri
di
tessuti
al
giorno
,
impiegando
oltre
7000
operai
e
500
impiegati
.
Gli
operai
sono
quasi
tutti
di
recente
origine
contadina
;
molti
conservano
una
loro
piccola
proprietà
al
paese
di
provenienza
,
Cornedo
,
Castelgamberto
,
Trissino
,
Brogliano
,
Recoaro
:
quasi
duemilacinquecento
in
tutto
,
che
ogni
giorno
vengono
al
lavoro
con
il
treno
di
Marzotto
,
o
con
gli
autobus
di
Marzotto
.
Agli
inizi
del
'52
la
direzione
mise
in
programma
il
licenziamento
di
1500
operai
:
impianti
più
moderni
consentivano
la
stessa
produzione
con
6.000
operai
.
I
licenziamenti
non
si
fecero
,
ma
in
cambio
oggi
metà
del
personale
lavora
ad
orario
ridotto
,
4
o
6
ore
:
sono
i
reparti
di
filatura
,
cardatura
,
pettinatura
,
mentre
i
tessitori
lavorano
a
pieno
regime
,
anzi
,
hanno
turni
quotidiani
di
nove
ore
.
Il
lavoro
dei
tessitori
è
pagato
in
ragione
di
46,70
lire
per
ora
,
oltre
la
contingenza
,
purché
sia
raggiunta
la
norma
giornaliera
di
30mila
battiti
:
sopra
la
norma
si
retribuisce
il
cottimo
,
sotto
la
norma
si
applicano
multe
.
In
complesso
,
lavorando
a
ritmo
di
cottimo
,
l
'
operaio
qualificato
Lorenzo
Griffani
mi
dice
che
raggiungeva
,
con
moglie
ed
un
figlio
a
carico
,
le
45.000
lire
mensili
.
Il
giovane
Carpanini
,
che
fa
i
il
magazziniere
,
e
che
è
stato
campione
veneto
dei
pesi
piuma
,
mi
mostra
il
foglio
paga
:
mamma
e
sorella
a
carico
,
il
totale
è
di
35.929
lire
.
Si
tratta
insomma
dei
minimi
contrattuali
.
Diversa
è
la
situazione
degli
impiegati
,
che
si
staccano
nettamente
dagli
operai
per
una
sorta
di
partecipazione
agli
utili
,
per
mezzo
di
un
premio
mensile
di
produzione
.
Un
impiegato
amministrativo
,
diti
categoria
,
riceve
ogni
mese
circa
60mila
lire
,
oltre
al
premio
che
si
aggira
sulle
15mila
.
Man
mano
che
si
sale
nella
scala
gerarchica
dell
'
apparato
burocratico
,
che
è
massiccio
,
e
forse
sproporzionato
(
500
impiegati
,
oltre
a
200
guardie
giurate
)
crescono
anche
gli
stipendi
,
in
misura
geometrica
,
e
di
conseguenza
cresce
anche
il
tono
della
vita
e
del
costume
.
Gli
impiegati
di
grado
più
alto
ed
i
dirigenti
di
azienda
hanno
le
loro
villette
,
dai
nomi
esotici
(
«
Candia
»
,
«
Capri
»
,
«
Marocco
»
)
possiedono
una
macchina
,
frequentano
locali
riservati
,
si
cimentano
,
ogni
domenica
,
nel
tiro
a
volo
,
in
cima
al
monte
Miravalle
.
Agli
operai
sono
riservate
le
istituzioni
sociali
e
ricreative
,
il
maggior
vanto
sociale
dei
Marzotto
.
Alcune
sono
a
Valdagno
,
come
la
maternità
,
l
'
asilo
nido
,
l
'
orfanotrofio
,
la
poliambulanza
,
la
casa
di
riposo
,
il
ricreatorio
femminile
,
il
circolo
operaio
,
la
scuola
di
musica
,
solfeggio
,
canto
e
giardinaggio
;
altre
sono
in
montagna
,
come
la
colonia
alpina
«
Dolomiti
»
,
od
al
mare
come
il
villaggio
di
Fesolo
.
Grande
posto
si
è
fatto
alle
istituzioni
sportive
:
la
palestra
,
la
squadra
ciclistica
,
quella
di
hockey
a
rotelle
,
quella
di
pallacanestro
,
il
circolo
alpinistico
,
i
campi
di
tennis
,
la
sezione
di
scherma
,
il
gruppo
pugilistico
,
le
due
piscine
per
il
nuoto
ed
i
tuffi
,
le
bocce
ed
il
ping
-
pong
.
In
complesso
circa
400
giovani
sono
interessati
a
questa
attività
sportiva
.
Stranamente
limitata
è
invece
la
piccola
e
disorganica
biblioteca
del
CRAL
:
4.100
volumi
,
in
gran
parte
di
inferiore
od
infima
narrativa
:
una
recente
deliberazione
consiliare
l
'
ha
tolta
al
circolo
operaio
,
per
costituire
il
primo
nucleo
della
Biblioteca
Comunale
,
che
si
chiamerà
,
naturalmente
,
«V.E
.
Marzotto
»
.
Tutto
il
complesso
di
attività
sociali
e
ricreative
ha
avuto
,
nel
'49-'50
,
un
bilancio
di
circa
120
milioni
,
coperti
per
due
terzi
dai
rimborsi
degli
operai
,
per
un
terzo
dalla
direzione
.
Ogni
operaio
ha
diritto
ad
un
appartamento
di
quattro
o
cinque
stanze
,
per
cui
paga
60.000
lire
annue
:
il
licenziamento
provoca
automaticamente
,
a
distanza
di
quattro
mesi
,
la
rescissione
del
contratto
d
'
affitto
.
Su
che
cosa
si
fonda
,
in
definitiva
,
il
mito
dei
Marzotto
,
perché
tale
,
ormai
,
lo
possiamo
considerare
?
Marzotto
ha
potuto
creare
la
sua
industria
,
con
i
suoi
metodi
,
in
questa
lontana
valle
del
vicentino
,
quasi
ai
confini
con
il
Trentino
;
i
suoi
esperimenti
in
altre
parti
d
'
Italia
,
per
esempio
in
Toscana
,
hanno
dato
,
e
non
poteva
essere
diversamente
,
risultati
negativi
.
Ha
potuto
far
questo
in
una
provincia
italiana
storicamente
assuefatta
alla
scarsa
autonomia
,
ed
alla
soggezione
,
fosse
quella
dei
Longobardi
,
dei
Da
Romano
,
di
Padova
,
di
Venezia
,
degli
Asburgo
.
L
'
infanzia
della
Controriforma
,
ed
in
generale
del
clero
cattolico
,
si
è
fatta
e
si
fa
sentire
in
maniera
determinante
.
Le
crociate
antiblasfeme
che
ancor
oggi
si
organizzano
con
successo
nel
vicentino
,
sarebbero
incomprensibili
in
altre
parti
d
'
Italia
.
I
cartelli
che
propongono
di
sostituire
la
bestemmia
con
espressioni
foneticamente
simili
,
ma
innocue
(
Orcocane
,
Sallustio
,
Sacripante
)
farebbero
ridere
altrove
:
qui
le
prendon
sul
serio
,
pro
o
contro
,
quasi
tutti
.
E
Marzotto
non
a
caso
ha
affidato
a
preti
e
monache
la
direzione
dei
suoi
istituti
sociali
.
A
Valdagno
si
contano
otto
parrocchie
,
ciascuna
con
almeno
tre
sacerdoti
.
l
;
arcipretura
è
una
carica
assai
ambita
,
anche
perché
due
ex
arcipreti
sono
diventati
vescovi
a
Reggio
Emilia
ed
a
Pordenone
.
La
popolazione
,
come
si
è
detto
,
è
tutta
di
formazione
contadina
:
ancor
oggi
si
dice
,
fra
gli
operai
,
«
andare
a
far
opera
»
per
significare
«
recarsi
in
fabbrica
»
:
un
'
espressione
tolta
di
peso
dal
gergo
della
campagna
.
«
Servo
»
e
«
serva
»
per
«
operaio
«
è
di
uso
comune
;
e
per
nulla
offensivo
.
Non
c
'
è
un
tono
di
rimpianto
in
questa
frase
,
che
leggiamo
in
una
pubblicazione
ufficiale
commemorativa
:
«
L
'
arte
della
lana
aveva
ottenuto
dalla
chiesa
che
i
preti
raccomandassero
dall
'
altare
il
lavoro
bel
fatto
-
pena
-
in
caso
contrario
-
un
'
ammonizione
,
una
seconda
ammonizione
e
poi
addirittura
la
scomunica
,
oltre
a
una
multa
da
portare
in
chiesa
,
specialmente
se
s
'
era
commesso
il
reato
di
annaspare
la
matassa
con
più
di
un
filo
»
.
La
corporazione
della
lana
appunto
:
si
tende
,
licenziando
un
operaio
,
a
sostituirgli
un
altro
membro
della
sua
stessa
famiglia
,
meglio
se
dell
'
altro
sesso
:
la
percentuale
delle
donne
supera
già
largamente
la
metà
,
e
tende
a
crescere
.
Le
donne
,
oltre
che
economicamente
più
utili
,
sono
anche
più
facili
a
governare
;
gli
uomini
è
meglio
che
restino
legati
alla
terra
,
a
coltivare
il
poderetto
.
In
seno
alla
corporazione
si
tende
a
creare
la
casta
chiusa
:
in
questo
senso
vogliono
avere
le
alte
retribuzioni
degli
impiegati
,
ed
i
risultati
finora
raggiunti
,
cioè
l
'
isolamento
rispetto
agli
operai
,
ne
sono
una
conferma
.
Nell
'
interno
della
categoria
si
mira
a
diffondere
uno
spirito
particolare
.
La
direzione
ha
redatto
una
sorta
di
vademecum
dell
'
impiegata
modello
,
con
una
serie
di
consigli
,
seguiti
da
un
quiz
sul
quale
l
'
impiegata
può
controllare
il
suo
grado
di
perfezione
,
e
cercare
di
elevarlo
:
«
Se
non
ti
senti
di
farlo
non
elogiare
il
tuo
superiore
,
perché
noi
qui
non
ti
si
dice
di
essere
ipocrita
;
ma
se
ricorderai
che
gli
elogi
schietti
fanno
sempre
piacere
a
tutti
,
non
lascerai
occasione
favorevole
per
parlare
bene
di
lui
»
.
E
più
avanti
:
«
Se
devi
rispondere
al
telefono
ricordati
che
in
quel
momento
tu
sei
la
voce
della
ditta
e
quindi
devi
dare
ad
essa
la
massima
musicalità
»
.
La
norma
che
riguarda
il
parlare
al
telefono
è
seguita
da
un
'
altra
,
che
raccomanda
il
silenzio
:
«
Una
buona
norma
per
vivere
tranquilla
è
tacere
.
Taci
sui
tuoi
dispiaceri
personali
,
sui
pettegolezzi
d
'
ufficio
e
non
di
ufficio
.
TACI
PRINCIPALMENTE
sui
segreti
del
tuo
lavoro
.
Se
vieni
a
conoscenza
di
qualche
notizia
o
di
qualche
rapporto
confidenziale
non
divulgarlo
.
Questa
è
una
buona
norma
per
far
carriera
e
per
farsi
benvolere
»
.
L
'
opuscolo
è
dedicato
«
a
tutte
le
impiegate
d
'
Italia
»
che
desiderano
«
far
carriera
e
guadagnare
»
.
È
l
'
unica
vera
forma
di
cultura
che
Marzotto
riesca
ad
elaborare
.
Del
premio
letterario
che
è
una
manifestazione
grossolana
,
mastoide
e
culturalmente
insignificante
,
anche
se
ben
dotata
di
milioni
,
gli
operai
non
hanno
avuto
tempo
e
modo
di
occuparsi
.
Ricordano
appena
che
quella
sera
,
sulla
piazza
principale
,
c
'
erano
molte
macchine
in
più
e
che
a
notte
alta
arrivò
Alida
Valli
.
Mettere
Marzotto
sulla
stessa
linea
di
Olivetti
o
di
Pellizzari
sarebbe
un
grave
errore
d
'
impostazione
.
Sugli
operai
si
agisce
fomentando
un
facile
campanilismo
.
Le
imprese
sociali
son
quasi
tutte
ristrette
alla
valle
dell
'
Agro
,
e
son
tutte
di
chiaro
intento
propagandistico
:
la
squadra
di
calcio
che
gioca
in
serie
il
è
ciò
che
entusiasma
i
tifosi
valdagnesi
,
e
si
realizzano
infatti
incassi
da
grande
città
.
Quando
c
'
è
la
partita
con
la
squadra
di
Vicenza
,
comperata
di
recente
dalle
lane
Rossi
,
un
'
industria
concorrente
,
alla
normale
onda
di
tifo
della
provincia
contro
il
capoluogo
si
accavallano
motivi
di
rivalità
industriale
.
La
fortuna
politica
di
uno
dei
Marzotto
,
recentemente
eletto
alla
Camera
,
si
fonda
anche
su
questo
:
«
Se
Marzotto
non
vince
,
porta
via
gli
stabilimenti
»
.
La
campagna
fu
condotta
in
maniera
che
è
rimasta
proverbiale
,
a
base
di
fiaschi
di
vino
,
pacchetti
di
sigarette
,
e
democratiche
manate
sulle
spalle
.
Tutto
il
resto
è
magnificenza
,
che
sta
fra
il
fasto
di
una
corte
rinascimentale
e
gli
hobbies
di
un
industriale
americaneggiante
;
chi
ritiene
che
,
con
la
candidatura
del
figlio
Vittorio
,
il
vecchio
conte
abbia
voluto
crearsi
una
piattaforma
per
sostenere
la
sua
politica
industriale
,
probabilmente
sbaglia
.
Marzotto
,
che
riceve
normalmente
in
casa
sua
onorevoli
,
ministri
,
alti
prelati
,
e
persino
il
presidente
della
Repubblica
,
ha
ben
altre
maniglie
a
portata
di
mano
.
La
realtà
è
che
il
conte
ha
aspirato
invano
,
per
anni
,
durante
e
dopo
il
fascismo
,
al
laticlavio
:
non
ottenendolo
,
la
presenza
alla
Camera
di
uno
dei
figli
lo
compensa
in
qualche
modo
della
sua
assenza
fra
i
padri
coscritti
.
Anche
le
prodezze
automobilistiche
di
Giannino
,
che
han
scandalizzato
la
ben
pensante
borghesia
vicentina
,
a
conti
fatti
sono
una
forma
di
magnificenza
che
si
traduce
in
mito
,
ed
in
tanta
efficace
pubblicità
.
Un
giovane
intellettuale
di
Valdagno
,
che
è
consigliere
comunale
di
parte
socialdemocratica
,
mi
dice
che
i
bilanci
del
comune
son
sempre
in
sospeso
perché
non
si
sa
quanto
pagherà
il
maggior
contribuente
:
il
conte
infatti
non
riceve
,
come
tutti
i
cittadini
,
la
normale
cartella
delle
imposte
,
compilata
dall
'
ufficio
.
Lui
stesso
stabilisce
quanto
darà
;
ed
ogni
anno
aggiunge
,
munificamente
,
un
regalo
extra
,
per
far
la
scuola
nuova
,
od
illuminare
una
strada
.
La
lotta
politica
a
Valdagno
è
scialba
,
ed
in
pratica
i
partiti
politici
,
eccettuato
quello
comunista
,
che
è
un
gruppo
piuttosto
piccolo
,
ma
abbastanza
attivo
,
non
esistono
.
La
Democrazia
cristiana
ha
il
suo
punto
di
forza
nell
'
azione
delle
parrocchie
:
ottenne
più
di
10mila
voti
nel
'45
,
ma
il
7
giugno
se
li
vide
dimezzare
dalla
concorrenza
dei
liberali
,
e
cioè
da
Marzotto
,
la
cui
presenza
nella
campagna
elettorale
determinò
anche
lo
sfasciamento
dei
socialdemocratici
,
che
puntarono
nelle
amministrative
del
'51
e
avevano
avuto
più
di
3.000
suffragi
,
e
si
son
ridotti
a
prenderne
162
.
I
5.370
voti
di
Marzotto
sono
chiaramente
voti
padronali
;
il
Blocco
Nazionale
,
infatti
,
non
ottenne
,
il
18
aprile
,
più
di
200
voti
.
I
partiti
di
sinistra
hanno
ottenuto
circa
duemila
voti
,
quattrocento
in
più
rispetto
al
18
aprile
.
Ed
ecco
la
situazione
sindacale
.
Nelle
ultime
elezioni
,
per
la
Commissione
Interna
,
si
sono
avuti
5.605
votanti
(
altissimo
perciò
il
numero
degli
astenuti
)
e
4.989
voti
validi
(
260
schede
nulle
e
356
bianche
)
.
La
CISL
ha
raccolto
2205
voti
;
1941
sono
andati
alla
FIOT
(
aderente
alla
CGIL
)
:
343
ad
una
lista
indipendente
,
chiaramente
sostenuta
dalla
direzione
;
per
la
prima
volta
,
e
solo
nella
sezione
elettorale
di
Valdagno
,
ha
fatto
capolino
la
lista
fascista
della
CISNAL
,
ottenendo
305
voti
.
I
seggi
in
Commissione
Interna
sono
così
divisi
:
10
alla
CISL
,
9
alla
CGIL
,
2
agli
indipendenti
ed
1
alla
CISNAL
.
La
lista
indipendente
,
come
era
da
prevedersi
,
ha
avuto
largo
successo
(
quasi
la
maggioranza
)
fra
gli
impiegati
.
I
poteri
della
Commissione
Interna
,
come
sta
accadendo
in
quasi
tutte
le
industrie
italiane
,
si
van
restringendo
:
uno
dei
membri
della
vecchia
CI
,
l
'
operaio
specializzato
Lorenzo
Griffani
,
è
stato
sospeso
di
recente
per
aver
attaccato
la
direzione
sudi
un
foglio
di
partito
.
Aspetta
il
licenziamento
.
Manca
qualsiasi
forma
di
direzione
operaia
nelle
istituzioni
sociali
e
ricreative
;
al
Circolo
ENAL
non
elegge
un
comitato
direttivo
sin
dal
1945
ed
a
conti
fatti
è
questa
la
ragione
per
cui
gli
operai
non
si
divertono
con
il
giocattolo
n
uovo
di
papà
Marzotto
.
A
mano
a
mano
che
diventano
maggiorenni
,
decidono
di
scegliere
da
sé
i
loro
divertimenti
e
tutta
la
loro
vita
.
StampaPeriodica ,
«
Spiega
perché
la
California
non
è
l
'
Italia
»
mi
dice
Carlo
Rossella
,
mutuando
il
titolo
di
un
libro
di
Franco
Tatò
.
«
Ma
resto
soltanto
tre
giorni
...
»
.
«
Scegli
qualche
tema
che
ti
colpisce
e
scrivi
una
specie
di
diario
»
insiste
.
E
mi
fa
sentire
,
si
passi
il
paragone
immodesto
,
come
Montanelli
quando
nel'52
il
Corriere
lo
mandò
a
raccontare
New
York
.
Gaetano
Afeltra
,
allora
redattore
capo
e
anima
del
giornale
,
aveva
fatto
il
suo
viaggio
più
lungo
da
Amalfi
a
Milano
.
«
Eppure
»
scrisse
Montanelli
«
eccomi
al
Waldorf
Astoria
ad
aspettare
che
Gaetanino
mi
chiami
da
Milano
per
sapere
da
che
parte
devo
cominciare
per
render
chiara
l
'
America
,
la
mia
America
,
ai
lettori
»
.
Il
problema
è
che
allora
l
'
America
,
a
cominciare
da
Afeltra
,
non
la
conosceva
nessuno
.
Adesso
la
California
la
conoscono
in
molti
.
Il
tentativo
,
dunque
,
è
pericoloso
.
Comunque
,
proviamo
.
Le
città
.
Los
Angeles
è
fatta
a
misura
d
'
auto
.
Sarà
un
caso
,
ma
il
pomeriggio
in
cui
sono
andato
a
spasso
in
centro
,
diciamo
così
,
i
pedoni
erano
scomparsi
.
Sbucano
dai
garage
sotterranei
,
entrano
in
uffici
e
negozi
e
arrivederci
.
La
via
Monte
Napoleone
di
Beverly
Hills
si
chiama
Rodeo
drive
,
è
piena
di
raffinate
luci
natalizie
e
di
negozi
di
balocchi
per
grandi
:
vestiti
,
orologi
,
oggetti
più
diversi
con
una
sola
cosa
in
comune
:
il
lusso
sfrenato
.
Le
grandi
griffe
italiane
dominano
il
quartiere
.
Se
sapete
quanto
costa
una
borsa
in
Italia
,
entrate
a
domandare
:
vi
chiederanno
il
triplo
.
Accidenti
all
'
euro
,
qui
siamo
poveri
in
canna
.
Chiedo
a
un
amico
come
mai
qui
non
esiste
il
problema
del
parcheggio
.
«
Vengono
a
fare
spese
con
l
'
autista
»
risponde
.
Se
a
Los
Angeles
si
va
dal
pienone
delle
autostrade
urbane
al
deserto
dei
quartieri
chic
,
San
Francisco
è
tutt
'
altra
storia
.
A
Chinatown
trovate
più
cinesi
che
a
Pechino
,
a
North
Beach
siete
in
Italia
.
Il
vecchio
Caffè
Trieste
è
un
'
istituzione
,
il
sabato
si
suona
e
si
canta
,
una
signora
sta
scrivendo
un
libro
sulla
storia
vissuta
tra
questi
tavoli
.
Alla
chiesa
di
San
Pietro
e
Paolo
dicono
messa
in
italiano
e
in
cinese
.
Ho
incontrato
due
sposi
che
salivano
sulla
carrozzella
bianca
.
Per
i
parenti
c
'
era
una
limousine
bianca
lunga
quanto
un
bus
.
L
'
ambiente
.
A
Beverly
Hills
e
a
Bel
Air
,
dove
vivono
gli
attori
più
ricchi
di
Hollywood
,
lavorano
20
mila
giardinieri
e
si
vede
.
Per
chilometri
incontri
solo
siepi
bellissime
e
piante
d
'
ogni
specie
che
segnano
il
confine
tra
una
invisibile
villa
e
l
'
altra
.
Se
dimentichi
di
comprare
il
pane
,
devi
provvedere
con
l
'
elicottero
.
Le
spiagge
di
Malibu
e
di
Santa
Monica
in
questa
stagione
sono
incantevoli
:
nelle
ore
più
calde
si
può
prendere
il
sole
in
costume
.
Anche
se
nei
giorni
feriali
non
c
'
è
quasi
nessuno
,
la
vigilanza
è
strettissima
.
Sulla
sabbia
non
trovi
un
pezzo
di
carta
o
una
cicca
nemmeno
se
bandisci
un
concorso
internazionale
.
Ogni
trenta
metri
c
'
è
un
bidone
per
i
rifiuti
.
Per
chi
sporca
la
multa
è
di
mille
dollari
,
2
milioni
e
300
mila
lire
.
Noi
siamo
più
poveri
.
Ma
se
multassero
di
mezzo
milione
chi
getta
una
busta
di
plastica
in
mare
o
un
cartoccio
sulla
sabbia
,
l
'
Italia
diventerebbe
un
altro
paese
.
Le
donne
.
Sono
stato
alla
festa
per
i
quarant
'
anni
di
attività
di
Valentino
.
Mi
ha
detto
Flavio
Briatore
,
che
accompagnava
la
bellissima
Naomi
:
«
Celebriamo
un
mito
.
Reggere
quarant
'
anni
in
quest
'
ambiente
è
straordinario
»
.
Valentino
qui
è
a
casa
sua
più
che
a
Roma
.
Come
Pavarotti
.
Venerato
da
donne
bellissime
,
si
gode
un
successo
costruito
abito
dopo
abito
.
Non
sono
pratico
di
dive
e
di
modelle
,
fino
a
Claudia
Schiffer
arrivo
da
solo
,
poi
chiedo
a
qualche
Virgilio
di
condurmi
per
mano
in
questo
mondo
fatato
.
Quella
è
Anjelica
Huston
,
quello
schianto
è
Charlize
Theron
,
ma
sì
,
la
donna
-
Martini
.
Bellissima
Ivonne
Sciò
come
Jennifer
Beals
(
Flashdance
)
ed
Elisabeth
Hurley
.
Bella
la
Herzigova
,
ma
lì
giochiamo
in
casa
.
Giudizio
complessivo
:
alte
come
giraffe
,
splendide
,
sederi
e
tette
perfetti
.
Ma
tutte
uguali
,
meglio
le
italiane
.
Musei
.
Il
nuovo
Getty
Center
di
Los
Angeles
lascia
senza
fiato
.
Mai
visto
niente
di
più
bello
e
funzionale
.
Non
si
paga
il
biglietto
,
come
nei
nostri
musei
siciliani
,
e
questo
non
sta
bene
perché
l
'
arte
costa
e
non
si
regala
.
(
Perché
nella
romana
San
Luigi
dei
Francesi
non
si
recinge
un
settore
di
preghiera
e
non
si
chiede
un
biglietto
per
vedere
e
mantenere
gli
straordinari
Caravaggio
?
)
.
Ma
il
vecchio
Getty
e
i
suoi
eredi
hanno
voluto
donare
questo
splendore
agli
Stati
Uniti
e
a
caval
donato
...
Non
ci
sono
impianti
di
allarme
visibili
,
la
vigilanza
è
strettissima
,
ma
discreta
e
cortese
.
I
custodi
sono
assai
meno
colti
dei
nostri
:
a
Brera
o
al
Poldi
Pezzoli
possono
farsi
scoperte
magnifiche
.
Negli
Usa
si
investe
molto
in
cultura
perché
il
fisco
è
generoso
.
Premia
i
Paul
Getty
,
ma
rende
integralmente
detraibili
anche
le
centomila
lire
della
tessera
di
socio
del
Moma
a
New
York
.
In
Italia
,
dove
l
'
arte
potrebbe
mantenerci
tutti
da
signori
,
il
fisco
è
miope
.
Per
usare
un
eufemismo
.
StampaQuotidiana ,
L
'
autorità
politica
di
Milano
ha
creduto
di
dover
proibire
il
comizio
pro
Fiume
e
Dalmazia
italiana
ch
'
era
stato
annunciato
per
ieri
sera
alla
Scala
.
Sui
motivi
particolari
di
questo
provvedimento
il
lettore
troverà
notizie
in
altra
parte
del
giornale
.
Ciò
che
conta
è
il
motivo
generale
.
Si
temeva
che
la
manifestazione
non
potesse
svolgersi
pacatamente
,
che
le
diverse
opinioni
dell
'
una
e
dell
'
altra
parte
del
pubblico
venissero
a
cozzi
veementi
,
a
disordinate
esplosioni
.
In
altri
termini
si
temeva
una
ripetizione
,
forse
ancora
peggiorata
,
delle
brutalità
cui
assistemmo
con
incoercibile
disgusto
la
sera
di
sabato
,
quando
la
violenza
dei
partitanti
riuscì
a
prevalere
sulla
onesta
attenzione
degli
imparziali
e
a
sovvertire
le
tradizioni
di
civile
educazione
di
cui
Milano
si
vanta
.
Un
uomo
immacolato
che
aveva
dato
tutta
la
sua
vita
a
nobili
idee
e
il
suo
sangue
alla
patria
,
un
autorevole
rappresentante
del
popolo
che
fino
a
pochi
giorni
innanzi
era
stato
ministro
,
desiderava
,
com
'
era
suo
diritto
e
suo
dovere
,
spiegare
davanti
a
un
'
accolta
di
cittadini
,
in
quella
che
usava
chiamare
la
capitale
morale
d
'
Italia
,
le
cause
del
suo
dissenso
dal
Governo
e
le
sue
concezioni
della
guerra
e
della
pace
e
i
modi
in
cui
egli
credeva
necessario
garantire
al
popolo
reduce
di
trincea
una
pace
che
non
fosse
una
tregua
buona
soltanto
a
prender
fiato
per
ricominciare
l
'
eccidio
.
Alla
cittadinanza
che
con
incomparabile
fervore
aveva
applaudito
Wilson
egli
intendeva
dire
che
non
è
lecito
wilsoneggiare
nelle
parole
salvo
ad
esasperare
i
più
ciechi
odi
di
razza
e
metter
su
le
cataste
pei
nuovi
incendi
.
Con
patente
premeditazione
alcuni
iracondi
conculcarono
,
infierendo
contro
un
uomo
la
cui
superiorità
rende
ancora
più
imperdonabile
l
'
oltraggio
,
la
libertà
di
parola
:
proibirono
a
Leonida
Bissolati
di
dire
le
sue
verità
e
i
suoi
errori
,
sicuri
certo
di
domarlo
con
l
'
insulto
e
col
fischio
che
con
le
ragioni
e
i
fatti
.
Non
si
commettono
simili
sopraffazioni
senza
esporsi
alle
conseguenze
;
non
si
provoca
senza
suscitare
reazione
.
Una
parte
della
cittadinanza
non
intendeva
,
evidentemente
,
che
rimanesse
senza
risposta
la
violenza
fatta
a
Bissolati
e
che
si
falsasse
la
volontà
di
Milano
comparando
il
pacifico
e
plaudente
contegno
che
si
sperava
dal
pubblico
per
la
sera
di
martedì
con
la
gazzarra
che
s
'
era
voluta
inscenare
tre
sere
innanzi
e
interpretando
il
contrasto
come
una
prova
plebiscitaria
dell
'
annessionismo
integrale
dei
milanesi
.
Spieghiamo
senza
giustificare
.
Deploriamo
profondamente
che
per
timore
di
questa
rappresaglia
popolare
sia
stata
vietata
la
parola
,
iersera
,
anche
ad
uomini
a
cui
nessun
milanese
può
aver
pensato
senza
entusiastico
consenso
o
senza
accorato
rispetto
.
Doveva
parlare
un
oratore
di
Fiume
.
E
non
v
'
è
milanese
,
non
v
'
è
italiano
che
non
giudichi
superiore
ad
ogni
discussione
l
'
irredentismo
fiumano
.
Dovevano
parlare
un
oratore
di
Traù
e
uno
di
Spalato
,
ed
esporre
,
certamente
,
la
tesi
della
completa
annessione
dalmatica
:
tesi
che
non
è
la
nostra
,
ma
che
rispettiamo
perché
dissimile
dal
Patto
di
Londra
ove
la
Dalmazia
è
stroncata
in
due
ed
è
abbandonato
senza
alcuna
protezione
tutto
ciò
che
è
italiano
a
Traù
,
a
Spalato
,
a
Ragusa
,
a
Cattaro
corrisponde
almeno
a
un
concetto
organico
e
coerente
;
tesi
che
rispettiamo
vieppiù
quando
i
suoi
fautori
vengono
con
commosso
spirito
di
patria
da
quelle
terre
a
noi
per
farci
udire
il
loro
grido
di
dolore
.
Qualunque
debba
essere
il
confine
territoriale
,
quei
nostri
fratelli
ci
son
sacri
.
Qualunque
sia
la
volontà
nazionale
della
Dalmazia
,
v
'
è
però
,
fuori
d
'
ogni
contestazione
,
una
italianità
dalmatica
,
vi
è
una
piccola
,
ma
preziosa
minoranza
di
dalmati
italiani
.
Se
può
esser
revocato
in
dubbio
il
loro
diritto
di
chiedere
che
venga
con
-
giunta
all
'
Italia
una
terra
ove
in
immensa
maggioranza
vive
un
popolo
di
altra
razza
e
di
altra
volontà
che
chiede
di
governarsi
da
sé
,
è
certo
però
il
loro
diritto
di
chiedere
che
l
'
Italia
li
tuteli
,
che
non
li
abbandoni
senza
garanzie
,
che
siano
corretti
in
loro
favore
i
trattati
ufficiali
.
Che
questi
italiani
di
Fiume
e
di
Dalmazia
non
abbiano
potuto
dire
a
Milano
la
loro
sofferenza
e
la
loro
speranza
è
cosa
profondamente
triste
ed
iniqua
.
Il
loro
diritto
alla
parola
,
non
può
essere
stato
travolto
da
un
'
animosità
,
che
sarebbe
stolta
ed
infame
,
verso
i
nostri
fratelli
dalmatici
,
ma
dal
turbine
delle
nefaste
passioni
politiche
che
i
loro
troppo
zelanti
amici
vanno
scatenando
.
E
forse
la
loro
esperienza
non
sarà
stata
invano
.
Forse
essi
potranno
,
con
l
'
autorità
che
viene
dalla
lontananza
e
dal
dolore
,
persuadere
i
loro
amici
a
più
civili
costumi
politici
,
dimostrar
loro
il
danno
che
viene
alla
causa
nazionale
ed
alla
dalmatica
dal
tentativo
di
trasformare
Roma
e
Milano
in
due
Zagabrie
;
di
abbassare
il
nostro
paese
al
livello
di
quella
Jugoslavia
ove
anche
ieri
un
ministro
negava
perfino
il
diritto
italiano
su
Trieste
.
Della
grave
iattura
che
minaccia
al
paese
l
'
imperversare
di
queste
fazioni
noi
siamo
,
non
da
oggi
,
consapevoli
.
E
non
ci
rassegniamo
a
credere
che
il
frastuono
debba
a
lungo
sopprimere
ogni
volontà
di
meditazione
,
sopra
tutto
in
una
materia
,
come
questa
,
atta
come
nessun
'
altra
a
venir
discussa
alla
luce
calma
dei
dati
,
delle
date
,
della
geografia
,
della
storia
,
del
senno
politico
,
e
che
gl
'
ispiratori
della
parte
avversa
possano
non
presentire
il
peso
delle
responsabilità
cui
vanno
incontro
affocando
una
propaganda
senza
misura
che
falsifica
i
fatti
,
allucina
le
convinzioni
,
e
confonde
l
'
indiscutibile
rivendicazione
di
Fiume
con
le
rivendicazioni
di
Spalato
e
di
Traù
che
non
solo
tutti
sanno
escluse
dal
Patto
di
Londra
,
ma
che
nessuno
può
affermare
siano
oggi
prese
in
pratica
considerazione
dal
Governo
o
possano
essere
al
Governo
imposte
con
qualche
probabilità
di
attuazione
.
È
in
errore
chi
crede
che
il
disfattismo
sia
finito
con
la
vittoria
.
Consapevole
o
inconsapevole
,
lavora
praticamente
a
un
fine
disfattista
chi
fa
ciò
che
è
necessario
e
sufficiente
perché
nel
giorno
della
pace
questo
popolo
,
che
s
'
è
gloriosamente
battuto
e
ha
superbamente
vinto
e
che
ne
avrà
come
compenso
l
'
unità
nazionale
,
in
-
comparabili
confini
e
prestigio
internazionale
ovunque
e
in
ogni
modo
a
dismisura
accresciuto
,
sia
piombato
nella
morbosa
sensazione
della
disfatta
.
Chi
convince
il
popolo
italiano
della
necessità
,
della
possibilità
,
della
giustizia
di
un
programma
annessionistico
di
cui
la
realtà
dei
fatti
e
la
situazione
internazionale
non
ci
garantiscono
la
realizzazione
,
lavora
a
defraudarlo
della
coscienza
di
aver
vinto
,
la
quale
,
di
tutti
i
frutti
della
vittoria
,
è
il
più
prezioso
e
il
più
fecondo
.
,
I
giusti
e
gli
onesti
di
ogni
partito
dovrebbero
,
non
meno
che
gli
uomini
di
governo
,
sentire
l
'
imminenza
e
la
serietà
di
questo
pericolo
,
nel
quale
sono
inclusi
ed
impliciti
molti
altri
.
Per
conto
nostro
,
continueremo
imperturbati
la
nostra
strada
,
sdegnosi
di
una
falsa
e
momentanea
popolarità
della
quale
non
esaminammo
gli
auspici
quando
ci
dichiarammo
antigermanici
prima
della
Marna
e
quando
non
barcollammo
dopo
Caporetto
.
L
'
Italia
che
chiedeva
Trento
e
Trieste
,
che
ancora
tre
mesi
fa
ripeteva
questi
due
nomi
come
le
parole
di
un
ideale
supremo
compensatore
di
ogni
sacrificio
,
sembrerebbe
oggi
,
a
prestar
fede
a
certi
gridi
,
non
aver
quasi
attribuito
pregio
di
difficoltà
e
di
gloria
a
queste
conquiste
ed
essersi
battuta
per
le
Alpi
Dinariche
e
aver
considerato
come
pace
transattiva
e
parecchista
quella
che
realizzasse
il
sogno
secolare
dei
suoi
giusti
confini
.
Non
ci
lasceremo
stordire
da
questo
tumulto
.
Condannando
,
da
qualunque
parte
vengano
,
l
'
intolleranza
e
il
disordine
,
vogliamo
perseverare
nel
nostro
costume
di
chiedere
e
ricambiare
rispetto
per
le
opinioni
liberamente
e
ragionevolmente
professate
,
di
non
scompagnare
la
fermezza
nel
pensare
dalla
temperanza
e
dalla
civile
moderazione
nell
'
esprimere
il
nostro
pensiero
.
Su
questi
tristi
fatti
di
cronaca
vorremmo
stendere
l
'
oblio
.
Ci
chiama
un
còmpito
più
alto
e
più
proficuo
:
il
còmpito
di
documentare
con
le
ragioni
e
coi
fatti
che
ancora
è
necessario
esporre
il
programma
di
pace
che
noi
crediamo
utile
e
giusto
per
l
'
Italia
.
StampaQuotidiana ,
C
'
è
un
teorema
di
geometria
piana
il
quale
dimostra
come
due
parallele
,
anche
prolungate
all
'
infinito
,
non
si
incontrino
mai
.
Ricordo
che
il
mio
professore
,
per
imprimerci
meglio
il
concetto
della
curiosa
vicenda
,
diceva
sempre
:
«
Figuriamoci
che
su
una
rotaia
del
tram
cammini
Tizio
e
sull
'
altra
Caio
:
potranno
i
due
incontrarsi
anche
camminando
cento
anni
?
»
.
E
ricordo
che
noi
tutti
,
sempre
,
rispondevamo
in
coro
:
«
Nossignore
!
»
.
Quindi
,
forse
entusiasmati
dalla
matematica
ma
vibrante
dimostrazione
,
chiedevamo
in
massa
d
'
andare
al
camerino
.
C
'
è
dunque
un
teorema
che
,
da
secoli
,
tiranneggia
incontrastato
sulle
parallele
.
Esiste
ed
è
perfettamente
inutile
inquietarsi
se
Tizio
e
Caio
,
camminando
su
due
strade
parallele
,
non
riescono
a
incontrarsi
.
È
una
cosa
inevitabile
,
necessaria
.
Matematica
.
Matematica
,
però
,
fino
a
quando
lungo
le
dette
strade
parallele
non
camminino
anziché
Tizio
e
Caio
Tizio
e
Caia
:
in
questo
caso
,
infatti
,
la
regola
crolla
con
sinistro
fragore
.
Perché
l
'
amore
è
più
forte
anche
della
matematica
.
Un
esempio
?
Subito
:
ma
,
prego
,
che
non
succeda
poi
,
alla
fine
della
dimostrazione
,
quel
che
accadeva
col
mio
professore
di
matematica
.
nell
'
un
dei
quali
procede
Tizio
e
nel
secondo
Caia
,
io
affermo
che
senza
che
ci
sia
bisogno
dell
'
intervento
di
un
'
altra
strada
intersecante
le
due
prime
a
un
bel
momento
Tizio
e
Caia
si
incontrano
.
Impossibile
dire
il
rituale
«
vedere
per
credere
»
perché
quando
Tizio
si
incontra
con
Caia
non
li
può
vedere
nessuno
.
Per
essere
più
precisi
diremo
:
«
Non
li
poteva
vedere
nessuno
»
:
infatti
la
vicenda
appartiene
già
al
passato
.
Uscendo
alfine
dalla
metafora
per
entrare
nell
'
argomento
e
per
dare
alla
dimostrazione
matematica
sapore
più
piccante
,
diremo
che
qualche
settimana
fa
giunse
a
una
stimabilissima
signora
abitante
nelle
adiacenze
di
Porta
Farini
un
misterioso
bigliettino
senza
firma
nel
quale
si
diceva
come
«
allora
tale
di
ogni
sera
fisse
possibile
vedere
uscire
il
signor
Tale
(
il
marito
della
signora
)
da
una
certa
porta
del
borgo
»
che
noi
chiamammo
«
breve
e
diritto
»
.
Il
bigliettino
parlava
inoltre
di
una
piacente
sartina
così
e
così
della
quale
certamente
la
signora
avrebbe
fatto
volentieri
conoscenza
,
come
,
sembra
,
assai
volentieri
«
aveva
da
parecchio
tempo
fatto
conoscenza
il
marito
»
.
Inutile
dire
che
la
signora
,
la
sera
dopo
,
all
'
ora
denunciata
,
era
appostata
nel
borgo
:
ma
inutilmente
attese
.
Dalla
porticina
non
uscì
anima
viva
.
Ripeté
la
sera
dopo
e
per
parecchie
altre
sere
seguenti
la
manovra
:
neanche
un
'
ombra
di
marito
.
Convinta
oramai
trattarsi
d
'
un
cattivo
scherzo
,
la
signora
mise
il
cuore
in
pace
quando
...
Quando
una
bella
mattina
ecco
un
nuovo
biglietto
in
cui
si
diceva
tutto
quanto
era
detto
nel
primo
con
la
semplice
variante
che
invece
della
porta
numero
tale
del
borgo
da
noi
detto
«
breve
e
diritto
»
si
trattava
della
porta
numero
talaltro
del
borgo
da
noi
chiamato
«
parallelo
»
.
Cosa
importante
:
il
mittente
era
diverso
.
Inutile
dire
che
la
signora
tornò
alla
carica
e
si
appostò
ripetutamente
nelle
ombre
del
borgo
«
parallelo
»
.
Ma
non
cavò
un
ragno
dal
buco
.
Dalla
porticina
non
uscì
nessuno
.
Anche
questa
volta
la
signora
aveva
deciso
oramai
di
mettere
il
cuore
in
pace
,
quando
...
Quando
,
eccole
un
nuovo
bigliettino
del
primo
ignoto
mittente
:
poi
dopo
due
giorni
eccole
un
altro
del
secondo
mittente
.
E
l
'
uno
le
consigliava
di
far
la
guardia
nel
borgo
«
breve
e
diritto
»
,
e
l
'
altro
di
appostarsi
nel
borgo
«
parallelo
»
.
Cominciò
così
una
vita
di
guai
,
d
'
inferno
per
la
brava
signora
che
aveva
il
cuore
diviso
fra
la
gelosia
e
l
'
affetto
e
il
corpo
diviso
fra
due
borghi
.
Finalmente
nel
suo
cervello
si
accese
,
come
nei
cartoni
di
Topolino
,
una
lampadina
:
«
Idea
!
»
.
Fu
così
che
intervenne
la
madre
della
signora
,
ovvero
la
suocera
del
«
presunto
traditore
fantasma
»
.
E
una
sera
,
forse
l
'
altra
sera
,
verso
le
22
,
davanti
alla
porta
famosa
del
borgo
«
breve
e
diritto
»
ci
si
piantò
in
bella
vista
la
suocera
,
e
celata
nelle
ombre
del
borgo
«
parallelo
»
,
davanti
all
'
altra
non
meno
famosa
porticina
,
ci
si
piazzò
la
consorte
.
E
fu
così
che
,
a
un
bel
momento
,
dopo
un
'
ora
di
attesa
paziente
,
nel
borgo
«
parallelo
»
si
udì
un
urlo
felino
;
poi
altre
urla
che
fecero
accorrere
la
vecchia
signora
appostata
nel
borgo
vicino
e
tant
'
altra
gente
che
non
vi
dico
.
L
'
azione
era
riuscita
.
Vista
sbarrata
l
'
uscita
sul
borgo
«
breve
e
diritto
»
(
la
suocera
s
'
era
messa
in
piena
luce
)
,
il
galante
marito
e
la
sartina
così
e
così
avevano
tentata
una
sortita
dalla
porta
che
dà
sul
borgo
«
parallelo
»
,
non
immaginando
come
,
nell
'
ombra
,
si
celasse
l
'
insidia
.
Così
,
finì
un
amore
.
Mentre
rinunciamo
a
raccontare
la
semplice
cerimonia
che
,
davanti
a
una
ragguardevole
folla
,
si
svolse
nel
borgo
«
parallelo
»
,
rinunciamo
pure
a
spiegare
come
mai
da
sola
la
signora
non
fosse
mai
riuscita
a
pescare
il
colombo
e
la
colombella
.
Tanto
si
capisce
benissimo
lo
capì
alla
fine
anche
la
signora
che
la
cameretta
aveva
due
porte
d
'
accesso
:
una
dal
borgo
breve
e
diritto
vigilato
da
una
torre
snella
,
l
'
altra
dal
borgo
parallelo
che
si
stacca
pigramente
dall
'
ombra
di
un
antico
tempio
per
passare
in
rivista
poche
case
.
Due
porticine
che
permettevano
a
Tizio
e
Caia
,
procedenti
ogni
sera
per
due
strade
parallele
,
di
sfuggire
alla
legge
inflessibile
di
un
arcigno
teorema
e
all
'
occhio
infallibile
della
malsana
curiosità
della
gente
.
Come
volevasi
dimostrare
.
StampaQuotidiana ,
Castelgandolfo
,
8
ottobre
,
notte
-
Un
secondo
collasso
,
arrivato
dopo
quarantotto
ore
precise
da
quello
che
due
giorni
fa
aveva
messo
in
trepida
angoscia
il
mondo
cristiano
,
ha
capovolto
repentinamente
una
situazione
che
pareva
avviata
alle
più
fondate
speranze
,
ed
il
successivo
manifestarsi
di
complicazioni
di
carattere
bronco
-
polmonare
ha
chiuso
,
nelle
prime
ore
del
pomeriggio
,
ogni
strada
a
un
possibile
ricupero
della
crisi
di
carattere
circolatorio
che
ha
colpito
Pio
XII
.
Uscendo
a
mezzogiorno
dal
palazzo
di
Castelgandolfo
,
la
signora
Rossignani
,
sorella
del
Pontefice
,
che
aveva
appena
sostato
al
letto
dell
'
infermo
,
aveva
confermato
le
notizie
di
un
lieve
miglioramento
che
i
medici
avevano
appena
riscontrato
.
La
signora
si
trattenne
a
colazione
in
casa
di
amici
e
lì
la
raggiunse
alle
15
una
successiva
comunicazione
la
quale
confermava
le
notizie
già
date
,
aggiungendo
che
il
lieve
aumento
della
temperatura
verificatosi
in
seguito
era
interpretato
come
un
segno
che
l
'
organismo
reagiva
sempre
più
efficacemente
al
male
.
Alle
16
la
signora
Rossignani
,
che
si
disponeva
a
rientrare
a
Roma
,
credette
bene
di
mettersi
in
comunicazione
telefonica
con
gli
altri
congiunti
che
stavano
presso
l
'
infermo
,
e
subito
dopo
fu
vista
rientrare
precipitosamente
al
palazzo
dal
quale
non
è
più
uscita
,
come
non
ne
è
uscito
oggi
nessuno
dei
quattro
medici
che
hanno
prestato
le
loro
cure
a
Pio
XII
e
che
ora
attendono
rassegnati
il
compiersi
dell
'
evento
nella
camera
d
'
angolo
al
terzo
piano
,
nella
quale
non
si
ode
che
il
respiro
affannato
del
morente
.
In
quella
stessa
camera
,
seduto
sul
letto
nell
'
atteggiamento
sereno
di
un
convalescente
,
il
Papa
aveva
conversato
ieri
sera
,
con
la
solita
vivacità
di
tratto
,
con
alcuni
degli
intimi
,
ed
aveva
ribadito
la
sua
speranza
di
poter
tornare
quanto
prima
al
suo
solito
lavoro
.
E
poche
ore
prima
,
mentre
il
sole
non
era
ancora
calato
all
'
orizzonte
,
aveva
pregato
i
suoi
assistenti
di
concedergli
un
intermezzo
musicale
,
ed
aveva
ascoltato
con
il
trasporto
dell
'
appassionato
la
prima
sinfonia
di
Beethoven
incisa
su
dischi
,
ed
aveva
seguito
l
'
onda
dei
suoni
facendo
con
la
destra
il
segno
di
chi
batte
il
tempo
.
A
detta
dei
più
,
la
giornata
di
ieri
non
poteva
concludersi
meglio
per
l
'
augusto
degente
.
Superato
nel
modo
più
brillante
l
'
incubo
delle
conseguenze
che
poteva
tirarsi
dietro
1'ictus
cerebrale
di
lunedì
mattina
,
nessuno
faceva
più
caso
al
disturbo
del
singhiozzo
,
che
pure
si
era
manifestato
a
tratti
anche
nel
pomeriggio
di
ieri
.
I
medici
però
non
riuscivano
a
nascondere
del
tutto
un
'
ombra
di
riserbo
,
pareva
che
avessero
la
mente
fissa
ad
una
circostanza
inattesa
;
c
'
era
nei
loro
discorsi
,
pur
improntati
ad
aperto
ottimismo
,
un
sottinteso
inquietante
che
non
aveva
niente
a
che
fare
con
il
pericolo
che
nessuno
si
nascondeva
di
una
seconda
crisi
di
carattere
circolatorio
.
Non
tutti
avevano
interpretato
allo
stesso
modo
il
lungo
sonno
meridiano
di
Pio
XII
,
e
tanto
meno
l
'
abbondante
sudore
che
l
'
aveva
accompagnato
.
Ma
il
dato
più
serio
che
nascondeva
il
loro
riserbo
era
un
altro
.
I
rilievi
fatti
subito
dopo
il
risveglio
avevano
segnalato
una
aritmia
cardiaca
inattesa
,
dato
che
il
Papa
aveva
sempre
disposto
di
un
cuore
in
condizioni
eccellenti
.
«
Un
cuore
da
giovanotto
»
come
aveva
detto
qualche
anno
fa
Gasbarrini
visitando
per
la
prima
volta
il
Pontefice
.
Era
stato
inoltre
riscontrato
un
vistoso
,
repentino
mutamento
della
pressione
del
paziente
,
il
che
poteva
significare
proprio
una
predisposizione
dell
'
organismo
a
nuovi
assalti
del
male
che
ne
aveva
messo
improvvisamente
a
repentaglio
la
vita
.
E
nessuno
si
nascondeva
che
un
secondo
collasso
non
avrebbe
potuto
avere
che
conseguenze
fatali
.
È
proprio
questa
eventualità
che
si
è
verificata
stamane
,
allo
scadere
esatto
delle
quarantotto
ore
dal
primo
insulto
.
Il
Papa
aveva
passato
una
notte
buona
,
dormendo
anche
per
lunghi
tratti
,
vegliato
dalla
stanza
accanto
,
che
rimaneva
con
la
porta
aperta
,
dall
'
archiatra
Galeazzi
Lisi
,
dal
dott.
Corelli
,
e
a
turno
da
una
delle
tre
suore
addette
all
'
appartamento
privato
.
E
stamane
egli
aveva
visto
le
prime
luci
del
nuovo
giorno
in
ottime
condizioni
di
spirito
,
ed
i
medici
non
avevano
riscontrato
niente
che
potesse
contraddire
alle
loro
speranze
nella
prima
visita
che
gli
avevano
praticata
.
È
stato
più
tardi
,
esattamente
alle
8.30
,
quando
il
paziente
si
levò
a
sedere
sul
letto
per
prestarsi
ad
un
intervento
di
importanza
molto
secondaria
,
che
sopraggiunse
repentino
il
secondo
collasso
.
Accasciatosi
supino
sul
letto
senza
conoscenza
,
Pio
XII
non
ha
più
ripreso
i
sensi
da
quel
momento
,
nonostante
che
i
sanitari
presenti
gli
abbiano
prestato
immediatamente
tutte
le
cure
del
caso
.
La
prostrazione
delle
forze
,
conseguenza
della
prima
crisi
,
ha
impedito
che
i
farmaci
,
ai
quali
l
'
organismo
aveva
tanto
efficacemente
reagito
lunedì
mattina
,
potessero
avere
questa
volta
l
'
esito
desiderato
.
Da
quel
momento
in
poi
la
vicenda
che
si
è
svolta
nella
stanza
d
'
angolo
del
vecchio
palazzo
di
Castelgandolfo
è
stata
quella
di
una
lotta
disperata
contro
il
male
,
confortata
solo
da
qualche
temporaneo
barlume
di
speranza
,
e
quindi
dell
'
impietrito
dolore
di
familiari
,
prelati
e
medici
davanti
all
'
uomo
vestito
di
bianco
anche
sul
letto
di
morte
,
sia
pure
in
modo
diverso
dal
solito
,
e
per
il
quale
non
c
'
è
più
speranza
.
Il
letto
sul
quale
giace
il
Papa
è
ancora
quello
di
ottone
che
fece
collocare
in
questa
camera
il
suo
predecessore
.
È
disposto
in
modo
da
avere
a
destra
le
due
finestre
che
guardano
dalla
parte
di
Roma
e
di
fronte
quella
che
prospetta
invece
verso
il
mare
.
Dietro
la
spalliera
del
letto
è
applicata
al
muro
una
specie
di
arazzo
.
E
sopra
è
appeso
il
quadro
di
una
Madonna
cinquecentesca
di
buona
scuola
.
Figurano
ai
lati
due
cassettoni
,
che
non
hanno
nessun
pregio
particolare
,
e
nell
'
ambiente
,
molto
luminoso
ma
non
vasto
,
si
trova
sempre
un
radiogrammofono
.
Pio
XII
non
è
in
corna
;
ancora
a
mezzanotte
il
suo
respiro
era
regolare
anche
se
ansimante
,
e
,
non
aveva
niente
a
che
fare
con
il
rantolo
dei
morenti
.
È
per
questo
che
solo
la
ultima
comunicazione
parla
di
agonia
.
L
'
infermo
ha
gli
occhi
chiusi
,
ed
i
più
sono
convinti
ch
'
egli
non
sia
in
condizioni
da
rendersi
conto
di
quanto
avviene
attorno
a
lui
,
ma
nessuno
può
dire
con
certezza
che
egli
abbia
perduta
del
tutto
la
conoscenza
.
È
stato
sempre
così
dopo
ch
'
è
sopravvenuto
l
'
ultimo
collasso
.
Padre
Leiber
,
che
è
uno
dei
due
segretari
addetti
alla
biblioteca
personale
,
e
che
in
questi
ultimi
tempi
ha
assolto
anche
i
compiti
di
confessore
del
Papa
essendo
malato
il
confessore
titolare
padre
Bea
,
celebrava
stamane
la
Messa
nella
cappella
che
sta
accanto
alla
camera
da
letto
quando
sopravvenne
la
seconda
crisi
.
In
precedenza
Pio
XII
aveva
detto
al
suo
fedele
collaboratore
che
,
non
potendo
celebrare
lui
la
Messa
,
era
almeno
confortato
dall
'
idea
di
poter
ricevere
la
Comunione
,
come
aveva
fatto
nei
giorniprecedenti
.
Ma
quando
padre
Leiber
fu
in
grado
di
poter
soddisfare
quel
desiderio
,
non
c
'
era
più
la
possibilità
fisica
che
l
'
infermo
potesse
ricevere
le
sacre
specie
ed
il
gesuita
,
con
le
lacrime
agli
occhi
,
si
limitò
ad
impartire
al
Pontefice
la
benedizione
.
Pochissime
sono
state
le
persone
ammesse
nella
stanza
del
malato
in
questi
tre
drammatici
giorni
.
Hanno
fatto
sempre
eccezione
i
prelati
di
palazzo
,
mons
.
Canori
di
Vignale
e
mons
.
Nasalli
Rocca
,
i
familiari
del
Pontefice
,
tra
i
quali
i
nipoti
Pacelli
sono
stati
i
più
assidui
,
e
naturalmente
le
suore
,
che
fanno
di
continuo
la
spola
fra
la
camera
dell
'
infermo
e
i
locali
del
piano
sottostante
dove
sono
allogati
i
servizi
.
Affrante
da
un
'
assistenza
che
dura
ininterrottamente
da
diversi
giorni
,
le
suore
piangono
quando
recano
alle
labbra
del
morente
il
Crocefisso
o
ne
umettano
le
labbra
riarse
;
anche
qualcuno
dei
familiari
piange
,
i
più
pregano
,
una
radio
lontana
del
palazzo
reca
nella
stanza
del
morente
un
'
eco
delle
musiche
sacre
che
la
stazione
vaticana
da
stamane
intercala
ininterrottamente
ai
bollettini
dei
medici
trasmessi
in
tutte
le
lingue
.
Anche
i
cardinali
presentatisi
lunedì
alle
prime
notizie
del
collasso
avevano
dovuto
sostare
nella
sala
del
Concistoro
,
ch
'
è
l
'
ultima
grande
aula
dell
'
appartamento
nobile
di
Castelgandolfo
,
ed
a
mettere
le
loro
firme
sul
registro
esposto
.
Solo
il
cardinale
decano
,
Tisserant
,
aveva
potuto
affacciarsi
lunedì
per
un
breve
momento
nella
stanza
e
l
'
aveva
fatto
levando
la
destra
nell
'
atto
della
benedizione
.
Oggi
nel
pomeriggio
,
quando
fu
chiaro
che
il
Papa
si
andava
spegnendo
e
che
la
sua
sorte
era
segnata
senza
possibilità
di
umano
rimedio
,
la
severa
consegna
è
stata
un
poco
attenuata
e
nella
stanza
sono
state
ammesse
altre
persone
,
fra
le
quali
i
cardinali
Tisserant
,
il
quale
si
è
poi
trattenuto
a
Castelgandolfo
fino
a
tarda
ora
,
Aloisi
-
Masella
,
Fumasoni
-
Biondi
e
Valeri
.
A
quell
'
ora
due
Guardie
nobili
,
con
la
spada
sguainata
,
si
collocarono
di
fazione
in
un
locale
attiguo
alla
camera
del
morente
.
In
precedenza
,
vedendo
entrare
i
militi
alla
spicciolata
ed
in
abito
civile
dal
portone
del
palazzo
,
chi
è
pratico
del
costume
vaticano
aveva
già
capito
tutto
,
anche
se
per
caso
non
fosse
stato
al
corrente
di
nulla
.
Vuole
infatti
la
tradizione
che
,
quando
il
Papa
si
trova
agli
estremi
,
la
Guardia
nobile
vegli
il
morente
e
ne
custodisca
poi
senza
interruzione
la
spoglia
fino
al
momento
della
tumulazione
.
Pio
XII
è
il
primo
nella
serie
dei
Papi
a
chiudere
la
sua
vita
a
Castelgandolfo
,
e
la
chiude
sotto
la
particolare
protezione
della
Vergine
,
dopo
che
il
caso
ha
voluto
che
a
questo
intento
sia
stata
dedicata
domenica
l
'
ultima
funzione
religiosa
di
carattere
pubblico
alla
quale
egli
ha
preso
parte
.
È
stata
questa
la
cosiddetta
Supplica
alla
Vergine
di
Pompei
,
che
è
stata
trasmessa
anche
per
radio
,
ed
è
stata
trasmessa
per
radio
proprio
dal
palazzo
di
Castelgandolfo
.
È
avvenuto
così
che
Pio
XII
,
particolarmente
devoto
alla
Vergine
,
si
sia
trovato
a
invocare
dalla
Regina
del
cielo
la
buona
morte
proprio
alla
vigilia
del
suo
trapasso
terreno
,
che
questo
fosse
l
'
ultimo
atto
della
sua
spirituale
paternità
del
mondo
cristiano
,
e
che
a
quell
'
atto
si
trovassero
a
partecipare
indirettamente
,
sia
pure
senza
saperlo
,
milioni
di
fedeli
.
Poiché
la
sorte
ha
voluto
che
Pio
XII
chiudesse
la
sua
vita
a
Castelgandolfo
,
è
già
stabilito
che
la
piccola
località
dei
Castelli
romani
abbia
una
parte
notevole
e
del
tutto
insolita
nel
cerimoniale
che
accompagna
il
decesso
di
un
Pontefice
.
Non
solo
il
riconoscimento
ufficiale
della
morte
verrà
fatto
sul
posto
,
ma
nel
palazzo
della
villa
papale
si
farà
anche
la
prima
esposizione
della
salma
,
che
avveniva
di
regola
nella
Cappella
Sistina
.
Rivestito
degli
abiti
corali
,
cioè
con
rocchetto
,
mozzetta
e
stola
,
il
corpo
del
Pontefice
sarà
collocato
su
un
catafalco
nel
salone
degli
Svizzeri
e
là
avverranno
le
visite
di
rito
anche
dei
membri
della
Corte
,
del
corpo
diplomatico
e
della
prelatura
romana
.
La
traslazione
a
Roma
avrà
carattere
privato
,
ma
il
piccolo
corteo
del
quale
faranno
parte
tutti
i
cardinali
non
si
dirigerà
a
San
Pietro
ma
a
San
Giovanni
al
Laterano
,
alla
basilica
cioè
che
è
la
cattedrale
del
Vescovo
di
Roma
,
ed
anche
questo
fatto
rappresenterà
una
innovazione
piuttosto
vistosa
rispetto
al
passato
.
Dalla
basilica
lateranense
muoverà
poi
,
a
piedi
,
con
la
partecipazione
di
tutte
le
autorità
e
di
tutto
il
clero
romano
,
il
solenne
funerale
che
,
attraversando
Roma
,
come
ai
tempi
in
cui
i
Papi
morivano
al
Quirinale
,
scorterà
la
salma
a
San
Pietro
,
dove
avrà
luogo
l
'
esposizione
solenne
come
vuole
la
tradizione
.
Però
anche
in
questo
caso
,
la
tradizione
non
sarà
rispettata
che
in
parte
,
in
quanto
l
'
esposizione
della
salma
non
avverrà
nella
cappella
del
Sacramento
ma
nella
«
confessione
»
,
cioè
al
centro
della
crociera
.