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Londra , 6 maggio 1959 - INGHILTERRA - ITALIA : 2-2 . NOTE : Circa 90.000 spettatori a Wembley , in una giornata di sole . Terreno molto erboso . Nella tribuna delle autorità l ' ambasciatore d ' Italia a Londra , conte Zoppi . Angoli 6-2 ( 2-2 ) per l ' Italia . Gli inglesi , questi simpaticoni , ci hanno gratificato della più totale indifferenza in attesa del settimo incontro fra bianchi ed azzurri . E il loro atteggiamento era tanto più comico in quanto , vista giocare la loro squadra nazionale , non è che se ne potessero dire incantati . Come sanno i nostri lettori , l ' impressione prodotta dalla squadra di Winterbottom nell ' ultima esibizione di Highbury era stata men che mediocre . Appresa la formazione azzurra , poco soddisfacente a nostro parere , non avevamo mutato il giudizio sugli inglesi , e anzi avevamo riferito per buona la segreta speranzella manifestata da Mocchetti in un onorevole pareggio . Gli inglesi , invece , seguitarono a snobbarci , gabellando l ' odierna prova per un « galoppo salutare » nella imminenza del volo in Sud America . E inoltre ci prodigarono un inno nazionale scaduto da tredici anni , quasi ignorassero che l ' Italia è retta a repubblica : dunque praticamente ignorando l ' Italia insieme con i loro giocatori ... Così stando le cose , il minimo era augurarsi che la boria e l ' albagia degli inglesi venissero smentite sul campo . E questo precisamente è avvenuto . L ' Italia ha dominato il primo quarto d ' ora , senza riuscire a trovare uno spiraglio valido ma impegnando Hopkinson assai più che non fosse impegnato il grande Buffon . Poi partirono gli inglesi e l ' imperfetta copertura attuata dai nostri terzini , incerti se seguire o meno le ali avversarie , molto arretrate , causò la prima stupenda rete di Charlton . La rete incassata al 26' spinse immediatamente gli italiani al contrattacco , e questo favorì gli inglesi , che avevano trovato schemi più validi per liberarsi a rete . Nella ripresa , giova precisarlo per onestà critica , gli inglesi perdettero Flowers , fastidiosissimo per Gratton , che moriva fra lui e Haynes ( come purtroppo era stato previsto ) , e gli italiani arrivarono di slancio al pareggio . Wembley non visse allora che degli incitamenti prodigati agli azzurri . Gli inglesi parvero smontati fino all ' abulia ( in tribuna ) , o all ' orgasmo ( sul campo ) . Zaglio , Buffon e Bernasconi compirono prodezze in difesa : Mariani e Brighenti ritrovarono la palla - gol per un successo certamente superiore alle loro speranze e la sciuparono . Gli inglesi tornarono all ' attacco e appunto per questo si aprivano meglio al contropiede . Non avevano avuto fortuna perdendo Flowers : non ne avevano avuta gli azzurri mancando di segnare nel primo tempo . Il pareggio dovrebbe accontentare tutti : fuor di ogni dubbio , mancava al nostro orgoglio così scioccamente offeso dagli ospiti . Sotto l ' aspetto tecnico , l ' incontro non è stato gran cosa : ha avuto spunti bellissimi e pause di gioco meno apprezzabili . Ancorché Castelletti fosse stroncato dall ' emozione , all ' inizio , fino a rischiare il deliquio , la difesa azzurra ha confermato di saper reggere a qualsiasi avversario , con Zaglio a far da regista come suole Liedholm nel Milan . Se Buffon e Bernasconi sono stati magnifici , Zaglío ha incantato tutti con finezze degne d ' un Djalma Santos in gran forma . Segato si è battuto al meglio . Farraginosa , talora convulsa la prestazione di Gratton - mal piazzato - che si è smarrito in vane e dissennate rincorse . Più astuto ( e fermo ) di lui , Galli ha reso il doppio in alcuni pochi ma felicissimi tocchi di rifinitura . Meraviglioso è stato l ' impegno di Mariani e Brighenti . I due gagliardi « provinciali » di Rocco , da lungo tempo in evidenza , hanno premiato chi , come noi , li aveva sempre stimati degni della maglia azzurra . Da Mariani , stupendo lottatore , avremmo altresì gradito qualche ritorno più arcigno su Flowers . Petris ha sempre fatto faville sospingendo la palla in corsa : è scaduto quando ha preteso di palleggiare alla stregua dei compagni : ha pure mancato due reti ma ha notevolmente contribuito a frastornare la difesa inglese . La quale difesa , disposta invariabilmente a WM , ha stroncato i mediani nel farsi soccorrere . Charlton ha fatto faville , ma alla lunga Zaglio l ' ha domato . Due interni meno modesti ( Galli per la scarsa mobilità , Gratton per la scarsa chiarezza ) avrebbero ancor più raffrenato i palleggi del trio centrale inglese , che Bernasconi fronteggiava da ultimo , costringendolo quasi sempre ad aprire all ' estrema . Così impostata , la squadra inglese non promette squisitezze in Sud America . Verosimilmente saranno sorbe : e tuttavia ci sarà sempre qualcuno , in Italia , che per mera ignoranza sarà indotto a tentarne l ' imitazione . E ora la cronaca . L ' arbitro Dusch è grasso e ... casalingo , come vedremo . E anche energico . Suonati gli inni ( mancava pure Giovinezza ) , Wright vince il campo e batte l ' Italia in favore di sole . Marcature come segue : Zaglio cerca Charlton che però svaria a destra per confonderlo . Segato su Broadbent , i terzini sulle ali ( ma poi terranno stolidamente la zona , pur avendo il libero ) . Gratton su Haynes , Galli presso Clayton , Petris all ' estrema su Howe , Mariani incerto fra Flowers e Shaw , Brighenti a ridosso del mastino Wright , che lo spintona spesso e volentieri . Libero è Flowers , e se ne accorgerà Buffon . Le ali inglesi tornano , le nostre quasi mai . Anche Haynes arretra fra i mediani . Si va . Tocchi di raccordo . Al 6' , fallo di Howe : batte Petris dal limite sinistro : testa di Wright : riprende Zaglio , elegantissimo e da venti metri scatena il destro : vola Hopkinson a deviare in angolo . Ritenta il tiro lungo Zaglio : fuori . Gioco discreto . Gli inglesi subiscono fino al 14' , allorché conclude basso Holden su apertura di Charlton . Para benissimo Buffon . Un istante dopo , Petris dà a Gratton , questi a Brighenti che scatta e serve a destra Mariani : guizzo e tiro ; Hopkinson sarebbe battuto : respinge Howe . Applausi . Finezze di Zaglio , che forse corre troppo ... Esce Buffon su Broadbent e sventa . Mariani cerca la testa di Galli al 18' . La trova : Galli previene Hopkinson , Shaw respinge la debole battuta ( che sarebbe uscita ) . Holden in fuori gioco ottiene un angolo : lo batte , libera Zaglio di testa , riprende fortissimo Flowers : vola Buffon a bloccare ( grandissimo ) . È il 21' . La sfuriata italiana è finita senza reti . Gli inglesi si riorganizzano . Al 22' , su punizione , Charlton tocca indietro a Flowers : altro proietto ; Buffon pare battuto : la diagonale esce a sinistra . Al 25' Buffon si supera : una girandola del trio centrale inglese libera Charlton , che spara fortissimo : Buffon ci arriva ad alzare con il pugno . Al 26' Brighenti sbaglia un tocco per Galli e serve Clayton : lancio a Broadbent : arriva fuori tempo in tackle Zaglio : Broadbent serve Charlton a sinistra : Bernasconi viene scartato : parte il tiro , basso , in diagonale : Buffon è spacciato ma senza colpa . Azzurri a capo basso . Brighenti pianta Wright e scatta a rete : poco oltre il limite , Wright lo spintona da tergo e sbilancia . L ' arbitro non vede . Lieve smarrimento degli italiani . È il 39' : Holden è venuto a sinistra e traversa lungo alto : pugni di Buffon , che cade : riprende Haynes e spara su Bernasconi : Buffon resta a terra , essendogli ruzzolato addosso Segato : il rimpallo serve stupendamente Bradley , che da sinistra segna a porta vuota . Marca male , ci diciamo . E invece , ecco partire Mariani ( su apertura di Brighenti ) : grintoso scatto e cross : vi arriva sopra solissimo Petris a gamba sinistra tesa : e mette fuori da tre metri . È il 43' . Galli tenta a sua volta : tiro fiacco , parato . E al 45' , l ' ultima jella : Galli apre a Petris : scatto gagliardissimo : tre avversari piantati : esce Hopkinson : Petris gli spara addosso . Da uccidere . Rilievo statistico del primo tempo . Conclusioni : azzurri 14 , inglesi 13 . Due angoli per parte . Ripresa . Gli inglesi palleggiano , i nostri guardano . Al 3' Brighenti salta in duello acrobatico con Flowers , che viene duramente inzuccato al naso . Tre minuti di sospensione . Flowers esce al 6'; arretra Haynes in mediana . Ancora qualche istante di lassismo in tutti . Poi esplodono gli italiani , inattesissimi , ormai : Gratton apre su Petris al 10' : Howe è fatto fuori : cross : al volo , in corsa , di sinistro , Brighenti spara a radere la traversa . Siamo tutti in piedi : allez ! E Segato vince un anticipo su Broadbent e dà a Gratton : questi tocca a Zaglio : ora il fuoriclasse ha ritrovato ... Charlton : lancia lungo e preciso a Brighenti : pronto scatto con Clayton a ridosso : cade l ' inglese , non Brighenti , che evita Shaw sparando di sinistro nell ' angolino . Stupendo gol : e meritato dall ' autore . Charlton si secca con i compagni al 14' e tenta da solo sbagliando il lungo tiro . Al 16' apre a Bradley : cross : Buffon non coglie la respinta : mucchio intorno a lui , tiri sbulinati con rimpalli di Haynes , Broadbent e Charlton : poi Bernasconi , magnifico , spara via : arresta Segato e appoggia a Galli : stupenda apertura profonda a Mariani : imperioso scatto e tiro in corsa , fra il palo e Hopkinson , folgorato . Due a due : coronarie in pericolo per tutti . Silenzio glaciale su Wembley . « Italia , Italia » invocano i « nostri » . Adesso Zaglio ( che sta su Broadbent ) offre numeri da sudamericano in vena . Lui non teme gli inglesi . Al 24' , l ' infarto possibile : Castelletti arriva di lungo a Brighenti : s ' incurva il leone e fa stramazzare Wright come una bestia stracca : accorrono i terzini : Brighenti apre a Mariani : perché non scende a rete , perché ? : si illude di sparare da 18 metri : e batterebbe tuttavia Hopkinson , ma sfiora soltanto la base del palo . Qualche fase di melina a torto conclusa con lanci ormai inutili ai nostri avanti , che hanno dato tutto . Rilievi statistici sul secondo tempo . Conclusioni : Italia 8 , Inghilterra 11; 4 angoli a 0 per l ' Italia . Gli inglesi schiumano rabbia . Ah , buon Dio , avrei dato una mano per un terzo gol ! Adesso , che inno suoniamo ?
La macchina e le scelte dell'uomo ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
Un esercito di scimmie che battessero a caso i tasti di macchine da scrivere riuscirebbe a produrre , in qualche milione di anni , tutti i libri di una grande biblioteca . Un risultato siffatto sarebbe il prodotto del puro caso . Tra le combinazioni innumerevoli di lettere , di sillabe , di parole e di frasi , finirebbero per uscir fuori , a lunga scadenza , quelle che compongono nel loro insieme la Divina Commedia o la Critica della ragion pura , le Odi di Pindaro o i Dialoghi di Galilei . Le scimmie però non sarebbero in grado di riconoscere queste opere né di imparare ad avvalersi , nel corso del loro lavoro , delle combinazioni più promettenti , selezionandole via via , accumulandole e trascurando le altre . Paradosso Questo paradosso , ironicamente proposto da alcuni scienziati contemporanei , è assai meno ragionevole di quello di Swift che nei Viaggi di Gulliver ( 1726 ) racconta che il suo eroe s ' incontra , nel paese di Lagado , con un maestro il quale fa manovrare ai suoi scolari le leve di una macchina , che contiene tutte le parole del Dizionario , così da combinarle in tutti i modi possibili . Quando le combinazioni risultavano significanti , venivano registrate su un quaderno ; e il maestro si riprometteva di ordinarle in maniera da produrre libri filosofici , politici , giuridici , matematici e teologici . Se quel maestro avesse anche addestrato i suoi allievi a non ripetere le combinazioni sbagliate e a selezionare e ordinare opportunamente quelle riuscite , avrebbe dato un buon modello del comportamento intelligente che oggi si ritiene proprio dell ' uomo , degli animali e delle macchine . Il comportamento intelligente è infatti una specie di incontro o di fusione tra il caso e la scelta . Il caso offre l ' occasione per tentativi che , in un primo momento , sono effettuati alla cieca : la scelta restringe l ' ambito di questi tentativi eliminando quelli che non conducono a nulla . Se uno è chiuso in una caverna buia e desidera uscirne , procede a caso in una certa direzione finché urta contro un muro ; cambiando direzione ogni volta che ciò accade , imboccherà alla fine l ' uscita . Ma per far questo deve registrare ( cioè ricordare ) la direzione dei movimenti che lo portano ad urtare contro il muro , eliminandoli via via , e correggere quindi di volta in volta la direzione del suo movimento . Ogni correzione sarà perciò la retroazione ( feedback ) del suo tentativo precedente e restringerà l ' ambito ( cioè il numero delle direzioni ) dei suoi tentativi ulteriori . Questo semplice schema è oggi utilizzato nelle discipline più disparate : dai biologi per spiegare l ' evoluzione degli organismi mediante il loro progressivo adattamento all ' ambiente ; dagli psicologi per spiegare il comportamento psichico degli animali e dell ' uomo ; dagli antropologi per spiegare la formazione e la trasformazione dei modi di vivere dei gruppi umani ; e dai cibernetici per progettare e costruire macchine intelligenti . In generale , ogni congegno elettronico possiede questa capacità : di correggere il suo funzionamento sulla base dei risultati di esso , selezionando e adattando meglio le sue operazioni allo scopo per cui è costruito . I congegni elettronici chiamati calcolatori , automi , elaboratori , cervelli o , con più retorica , macchine pensanti , posseggono a un grado eminente la capacità di autocorrezione , cioè di selezione delle proprie operazioni che è la caratteristica del comportamento intelligente . Le macchine elettroniche di cui oggi disponiamo e che sono adoperate nei più svariati campi dell ' attività umana , seguono , di regola , il compito determinato che il programmatore ha loro imposto . Esse sono semplici « risparmiatori di tempo » nel senso che eseguono un certo compito con rapidità e sicurezza enormemente maggiore di quanto il cervello umano può fare . Ma sono anche allo studio e in progetto macchine che sono state chiamate « amplificatori dell ' intelligenza » perché capaci di modificare il loro programma o , in altri termini , di apprendere e sviluppare una certa « iniziativa » . Così una macchina per giocare a dama ( o qualche altro gioco relativamente semplice ) può imparare a migliorare la strategia del gioco stesso . Se si procedesse abbastanza avanti su questa via , si potrebbero inventare macchine che risolvono i più importanti problemi dell ' uomo , economici o morali , politici o sociali . Non mancano , tra gli scienziati , le speranze più ottimistiche a questo proposito . Ma la macchina , come l ' uomo , si trova di fronte ai limiti che sono inerenti ad ogni situazione che offre alternative e scelte . In primo luogo , né l ' uomo né la macchina potranno mai disporre di informazioni esaurienti e complete , cioè di un sapere infinito che implicherebbe la previsione infallibile del futuro . In secondo luogo , non sempre esistono , per l ' uomo e la macchina , criteri sicuri di valutazione che consentano di riconoscere la importanza di un ' informazione rispetto ad un ' altra e di effettuare quindi la distinzione tra ciò che è essenziale e ciò che non è essenziale per la soluzione di un problema qualsiasi . L ' ignoto È stato osservato che una macchina potrebbe meglio di un giocatore comune prevedere il risultato di una corsa di cavalli tenendo presenti certi fattori , come l ' età e le vittorie precedenti dei cavalli , l ' abilità dei fantini e così via . Ma se dovesse preliminarmente valutare l ' importanza di fattori casuali e imprevedibili , come l ' allergia del cavallo , il malumore del fantino o le innumerevoli frodi che sono talora messe in atto , non riuscirebbe mai a completare il calcolo necessario per predire l ' esito di una corsa . Il cervello umano può far meglio della macchina perché è più vitalmente interessato agli scopi da raggiungere e può , di fronte ad una alternativa imprevista , mollare uno scopo per l ' altro e così salvare l ' essenziale . Non per niente Norbert Wiener , che non ha mai sottovalutato l ' importanza che gli automi hanno ed avranno per l ' uomo , ha sempre messo in guardia contro i pericoli che da essi possono derivare . « Se il processo di retroazione , egli ha scritto , è incorporato in una macchina che non può essere ispezionata finché lo scopo finale non si è raggiunto , le possibilità di una catastrofe aumentano grandemente » . La macchina è fatta per uno scopo e le tecniche che essa adopera sono adatte a raggiungerlo . Ma di fronte a un pericolo sconosciuto o a un fatto imprevisto , la realizzazione di questo scopo può essere perniciosa per l ' uomo . « Le conseguenze negative di errori di previsione , che sono già grandi adesso ( ha scritto ancora Wiener ) , cresceranno enormemente quando dell ' automazione si farà un uso pieno . » La polemica contro le macchine è stata prevalentemente ispirata da veri o presunti privilegi dell ' uomo : la coscienza , l ' intuizione , il sentimento , la genialità inventiva . Questa polemica , anche se tuttora in atto , ha fatto il suo tempo . I limiti della macchina sono , a un livello più alto o più basso ( a seconda dei casi ) , i limiti stessi dell ' uomo . Questi limiti sono costituiti dall ' incompiutezza delle informazioni , dalla difficoltà della loro selezione e organizzazione e dall ' incertezza circa i fini che si devono preferire nelle scelte . La macchina diventa pericolosa per l ' uomo quando lo scopo per cui è costruita si rivolge contro l ' uomo stesso o contro altri scopi che egli deve preferire , come la sua conservazione e la sua integrità . Ma così si comportano pure gli uomini e i gruppi umani tra loro . Lo scopo La polemica contro il conformismo e l ' appiattimento , che sarebbero propri della società contemporanea , ha fatto anch ' essa il suo tempo : non perché questi fenomeni non esistono , ma perché sono bilanciati da vistosi fenomeni opposti . Il genere umano si va sempre più dividendo in gruppi e sottogruppi che professano scopi essenzialmente diversi . La tendenza al benessere , che sembra così diffusa , è minata da critiche radicali , per le quali la cosiddetta « opulenza » è una maledizione divina . Il lavoro è ancora fonte per molti di soddisfazioni e di equilibrio vitale ; ma per altri è una penosa condanna . Il successo , che molti cercano , è per altri l ' avvio a problemi insolubili . L ' efficienza , il merito , le capacità eccezionali di individui e di gruppi sono talvolta ritenuti una minaccia all ' eguaglianza e all ' equilibrio della società umana . C ' è chi vorrebbe il ritorno dell ' uomo alla vita feudale o al primitivismo tribale e chi vorrebbe che la società tecnologica sviluppasse una perfetta gerarchia di compiti e di funzioni . C ' è chi si propone l ' ideale della vita attiva , fatta di lavoro , di ricerche , di scambi di ogni genere , che è stata propria per millenni della società occidentale ; e chi preferisce rivolgersi alla vita contemplativa che prospetta l ' estasi o l ' annullamento finale degli individui nel Tutto . Fra questi scopi , tutti dichiarati assoluti , e in aspro conflitto tra loro , le macchine non possono aiutare l ' uomo ad una scelta qualsiasi . Egli stesso potrebbe trovare un criterio di scelta , o almeno di orientamento , nella loro maggiore o minore capacità di contribuire alla sua sopravvivenza nel mondo . Ma molti dei comportamenti umani smentiscono che egli tenga costantemente presente questo criterio . I suicidi , le fughe , le evasioni di ogni genere , lo scarso impegno nella lotta contro la distruzione del suo ambiente , la sovrappopolazione minacciosa , la preferenza sempre più estesamente accordata a pochi attimi di una felicità artificiale e distruttiva , sono tutti fenomeni che fanno dubitare di un serio impegno del genere umano verso la ricerca , sempre più faticosa e difficile , di una sua pacifica sopravvivenza nel mondo . A questa sopravvivenza , l ' uomo dovrà pensare da sé , attraverso una scelta dei fini e dei mezzi suggeritagli dalla conoscenza precisa dei pericoli immediati e lontani che lo minacciano . Se terrà presente questo scopo finale e non si arrenderà alle seduzioni di sirene mortali , le macchine potranno aiutarlo . Ma in nessun caso potranno addossarsi la responsabilità che spetta a lui solo .
StampaPeriodica ,
La civilizzazione del popolo è la conseguenza di sua istruzione . Sinora il popolo è stato manodotto con l ’ esempio e con l ’ entusiasmo , oggi è chiamato a concorrere al grande edifizio della restaurazione italiana col senno e col braccio . Guai se sarà soverchiato da una casta , o sperperato dalla influenza molteplice degli utopisti . Popolo napoletano , è tuo retaggio il discernimento . La Grecia civilizzatrice di Europa che diede leggi a ’ popoli liberi , per mantenersi in libertà , spediva qui i suoi figli ; essi furono gli avi tuoi . Il sangue greco si confuse col sangue latino ; la Magna Grecia col Lazio addivenne una sola famiglia di eroi e di sapienti . Tu puoi vantare anzi di ogni altra parte d ’ Italia più grandi uomini , e in numero maggiore , e sino nell ’ ultima classe ricordi un uomo , che fé tremare lo straniero , e con la parola reggere da sovrano la moltitudine sollevata nel pieno del suo furore . Gli aurei secoli di Napoli ritorneranno se con efficacia il saggio governo attuerà il progetto della istruzione , e il popolo corrisponderà . Cessi la servile imitazione nelle arti , il genio d ’ inventare è il carattere esclusivamente del popolo italiano ; giovani , istruitevi e sarete padri di nuove invenzioni . La natura è indefinitivamente modificabile , sono inesauribili i suoi tesori , li scuopre l ’ istruzione . Che dirà lo straniero ? L ’ Italia sa imbrandire solamente la spada per distruggere , non sa edificare su i frantumi aborriti ed abbellirsi ? Alle guerre succede spesso l ’ ignoranza , da questa prende motivo il dispotismo per dominare ; l ’ Arabo guerriero e capo di religione brutale vietava a ’ suoi seguaci l ’ istruirsi per corroborare la sua autocrazia . E che ? sul terreno della libertà combatterete per un concetto del quale ignorate la natura ? I giovani che compongono l ’ eletto ceto della Guardia Nazionale garanzia del popolo e del re se trascureranno la scienza delle leggi , e d ’ istruirsi fin dove si estende il reciproco dritto del popolo e dell ’ imperante saranno ciechi strumenti egualmente della giustizia e della ingiustizia . Fin da oggi la patria dimanda alla gioventù : che farai un giorno per me ? Quale storia aggiungerai a quelle , onde la mia grandezza rifulge ? Giovani andate a raccogliere nelle scuole le gemme ed inghirlandate la fronte della nostra madre l ’ Italia . È vero : spetta al governo incoraggiare le scienze e le arti ; ma deve concorrervi ancora l ’ opera de ’ cittadini agiati . Un governo è senza dubbio eccellente allorché progredisce l ’ economia sociale del paese . Noi non siamo parteggiani di alcun sistema , solo facciamo riflettere che i due primi produttori , e principali obbietti dell ’ economia sono agricoltura ed arti . Il commercio suppone la fecondità ; perché si abbia la prima e si realizzi la seconda conviene si attivi l ’ emulazione dell ’ una , la perfezione delle altre . L ’ esposizioni annuali delle più importanti produzioni agricole ed artistiche sono commendabili , le onorificenze sono una spinta efficace , ma non conseguono oggi il fine completamente . La classe degli agricoltori è la classe più povera e più disprezzata , quantunque ella sia la prima produttrice . Manca il denaro a chi volesse industriarsi a migliorare il suo fondo . Il governo pensi soccorrerli anticipandogliene le spese da rivalersene dalle derrate ; formandosi a tale oggetto un monte in ciascuno de ’ comuni a benefizio del colono più industrioso . Vi sono degli artigiani che potrebbero avvanzarsi nel loro mestiere ; ma la loro opera è disprezzata perché manca di quell ’ apparecchio e di quei finimenti , che trovansi ne ’ lavori de ’ forestieri . I cittadini capitalisti invece d ’ impiegare ad usura il loro denaro con discapito notabilissimo della società , se sono amanti del lustro della loro patria aiutino gli artigiani , si formi una società ausiliatrice di essi , ed orni le nostre abitazioni il lavoro dell ’ Italiano , ci vesta l ’ industriosa mano del connazionale . Il frutto della terra esuberante , la materia grezza che supera , esca da ’ nostri porti , e vi entri quella che a noi manca , e sarà più il denaro che entrerà nella penisola , che quello che uscirà ; poiché di derrate abbondiamo più dello straniero : ed un tempo le nostre manifatture saranno ricercate dalla Francia ed invidiate dalla Gran Brettagna : all ’ uopo proporremo di tratto in tratto al diletto popolo taluni progetti economici . Se all ’ egoismo desolatore succederà la filantropia vera non finta , pratica non teorica , ne ’ fatti non già ne ’ detti , Italia si dimenticherà delle lacrime della sua vedovanza e giubilerà al riaprirsi a ’ figli suoi un ’ era di prosperità e di grandezza .
StampaPeriodica ,
Si torna a discutere sulla consistenza per non dire sulla esistenza della lingua italiana ! Era tempo ! Da qualche anno la formidabile questione era stata lasciata in disparte , non era più stata dibattuta . Non si poteva certo confidare che la pace avesse quetato le instancabili ire delle fazioni avverse , piuttosto c ' era da temere in qualche cataclisma , quasi era più credibile che la lingua italiana fosse davvero per iscomparire . Fortunatamente ecco che ad avvertirci della sua prosperosa vitalità la disputa tanto pratica ed opportuna si è novamente accesa , ed oggi si incomincia a dissertare con una freschezza e una abbondanza spontanea di argomentazioni , fra l ' attenta meraviglia degli ascoltatori , come se non se ne fosse mai trattato , come se si fosse proposto il più inaudito problema sul misterioso avvenire . Ora si apre un bel periodo di nudrite discussioni , in confronto delle quali impallidirà il ricordo delle dense orazioni che reciprocamente si lanciavano quelli eroici dottori della scolastica contrastanti intorno alla gerarchia degli angeli . Nel mondo germoglia bensì qualche cosa di nuovo , c ' è pur qualche novità presso di noi che vorrebbe richiedere il nostro pensiero e la nostra opera ; taluni quesiti anche fastidiosi cercano di occupare la nostra perspicacia , ma tutto ciò sta per passare in seconda linea , un ' ansia ben più urgente ci scuote senza tregua , noi dobbiamo sapere se vi è o no una lingua italiana , e se vi è dobbiamo sapere che cosa è e come sta . Mentre l ' Europa si dilaniava con guerre atroci e non si sapeva neanche con qualche approssimazione se la durata della propria vita avrebbe toccato il domani , bisognava a qualunque costo , assolutamente , acquistare la certezza se il tale ordine di cherubini era o no superiore al tale altro di serafini . Oggi in cui noi ci troviamo in uno dei supremi momenti della storia , in cui stiamo sulla vetta di un valico millenario di civiltà , in cui sotto altre forme sta per riapparire , mediante le macchine , una condizione straordinaria di vita sociale , verificatasi con la schiavitù soltanto una volta nel lungo cammino umano , oggi infine in cui sta per deliberarsi l ' impero del mondo noi siamo presi da una irresistibile urgenza , quella di accertarci se abbiamo o no una favella , se quelle che ci escono di bocca sono parole di un idioma o rauchi suoni di uno strano e innominabile gergo . Noi dobbiamo essere ben sicuri del fatto nostro , della nostra situazione e delle nostre rendite se ci è dato di concederci il lusso di tali esclusive preoccupazioni . Ma non per niente Roma , che è stata la culla della più interminabile stirpe di verbosi grammatici , che vanta accanto al Corpus juris , la mole degli scritti grammaticali su cui si eleva il greve edificio di Prisciano , non per niente Roma è divenuta , se non il centro , la capitale d ' Italia . La questione sull ' esistenza della lingua italiana oltre che la questione princeps di tutta la nostra letteratura , è stata e pare che continui ad essere il più chiaro sintomo della vitalità del nostro idioma la manifestazione più caratteristica della nostra attività letteraria . Quasi si potrebbe affermare che la lingua italiana è sorta per dar luogo alla questione sulla sua esistenza , questione la quale ha assunto un interesse maggiore del suo oggetto , talché come si è continuato a disputare dell ' esistenza di un idioma italico quando questo c ' era , se ne continuerà ancora a discutere quando non ci sarà più . Si è cominciato a porre in dubbio che la lingua italiana esistesse fino da quando essa trionfalmente si affermò nella vita col più imperituro monumento , col massimo capolavoro mondiale la Divina Commedia , e colui istesso che la aveva tratta dal gorgo dell ' anima collettiva e la aveva di un tratto spiegata limpida e perfetta e di universale potenza , come dopo secoli di elaborazione , colui istesso che la aveva in un sol libro inventata completa e magnifica , fu altresì il primo a iniziarne la discussione . Accanto alla Divina Commedia non si deve dimenticare il De vulgari eloquentia . E da allora il dubbio più non disparve , la contesa più non si estinse , e tanto più le voci si levarono alte e tanto più il dibattito fu vivace in quanto la lingua così affermata e negata dava prova più luminosa della sua vita energica e feconda . Ad ogni generazione letteraria la contesa rinasce , ad ogni nuovo scrittore si sente il bisogno di chiedere se la lingua che viene adoperata è o no italiana . Così si è fatto da Dante fino a Carducci e a D ' Annunzio attraverso il Petrarca , l ' Ariosto , il Marino , l ' Alfieri , il Manzoni , così si fa oggi in cui , mancando una qualche nuova grandiosa affermazione individuale , si ha nel miglioramento generale dell ' eloquio una attestazione collettiva di italianità . Ben si può ritenere che la maggior parte delle opere scritte in italiano trattano se l ' italiano esista o no , e dopo sette secoli di duello verbale , dopo sette secoli di parlatura e di scrittura italiane , la questione non si è inoltrata d ' una linea verso il suo risolvimento , siamo ancora come al primo giorno e oggi la si sta ripresentando tal quale . Già ne abbiamo avuto il preannuncio in due lavori differenti per indole e qualità dei rispettivi autori , ma concordi nel significato . Appartiene il primo a un giovane scrittore , un narratore arguto , uno spirito delicato e profondo , una coscienza retta e nitida in cui le cose e le idee si rispecchiano con intatta purezza , Alfredo Panzini , ed è il Dizionario moderno ; appartiene il secondo a uno scrittore non più giovane , un espositore facile e schietto , un rappresentatore abile ed evidentissimo , Edmondo De Amicis , ed è l ' Idioma gentile . Il Panzini premette al suo Dizionario ciò che il De Amicis svolge nel suo Idioma , l ' uno sfiora in poche righe ciò che l ' altro studia in un capitolo , ambedue rimettono in discussione i capi saldi della lingua , i punti più notevoli intorno a cui anche in passato si era aggirata la famosa controversia : opposizione della lingua ai dialetti - sua attitudine alla rappresentazione della vita - lingua scritta e lingua parlata - intromissione di parole nuove straniere - stato presente della lingua - sua attitudine ad evolversi . Ambedue ricercano ciò che si può dire e non si può dire , e perché si può o non si può , ambedue riprendono gli eleganti dibattimenti dei puristi , ambedue s ' intrattengono sull ' uso e sul non uso , sulla sanzione popolare e sulla lingua preziosa , ambedue cercano di difendere e di celebrare e persino di far conoscere la vera lingua italiana , la bella lingua della patria , come se già presentissero gli attacchi degli avversari . Da qui al ristabilirsi della disputa in tutta la sua pienezza non vi è che un passo . E il passo si compirà . Come già vi è chi asserisce che non esiste una letteratura nazionale , come testé tra l ' Ojetti e il Bracco si è discusso intorno all ' esistenza di un teatro nazionale , domani nelle ricerche e nelle critiche che si faranno circa i due libri sopranominati si dirà dagli uni che noi non abbiamo una lingua nazionale e dagli altri che non l ' abbiamo mai avuta più di adesso splendida e sonora . Io stesso , che pur mi domando quasi irosamente , che cosa sia infine questa serie di parole che ci esce dalla bocca e dalla penna e che non si può ragionevolmente attribuire al turco , al cinese , all ' ottentotto , io stesso , malgrado le mie intenzioni in contrario , sono portato invincibilmente a discutere su questo rompicapo , a aprire anzi il fuoco della discussione . Ma io non voglio imporre alcun apprezzamento decisivo né infliggere alcuna esumazione storica di precedenti . Io mi limiterò a una osservazione particolare che è di solito trascurata . Si è già in passato accennato alla perniciosa antitesi verificantesi presso di noi tra lingua scritta e lingua parlata in causa dei dialetti , del poco onore in cui è tenuto un bel parlare e della tendenza delle classi signorili a usare una lingua straniera . Ma di questa antitesi che è il fondamento e il movente di tutta la questione non è stata calcolata tutta la portata . Manca a noi e in genere a tutti i popoli moderni la serenità contemplativa dei Greci antichi in cospetto e sotto le spire delle passioni , manca a noi il dominio estetico delle passioni e perciò ci manca la grande arte tragica , la quale consiste essenzialmente nella rappresentazione estetica e quindi impassibile del più veemente furore . Era proprio il gesto più delirante , l ' agonia convulsa del guerriero ferito , lo schianto della madre orbata del figlio , che il Greco voleva vedere espresso nell ' atteggiamento più nobile e armonioso ; era l ' impeto delle più terribili furie del sentimento che il Greco voleva ascoltare rivelato nel discorso più illustre e perfetto , col massimo decoro verbale . La lingua artistica , la lingua letteraria era per il Greco dei tempi di Sofocle la lingua più fervida di vita , la lingua della passione . Per noi è l ' opposto ; il linguaggio letterario ci disturba e ci contraria nella espressione della passione ; nei momenti tragici quanto più il discorso è incoerente e rozzo e la parola si riadduce all ' urlo primordiale tanto più ci piacciono . Da qui l ' opposizione fra lingua scritta e parlata , poiché gli scrittori anche nelle scene di passione serbano una certa dignità di linguaggio a cui nella azione diretta l ' uomo rinuncia e da cui repugna . Ma altrove , in Inghilterra e in Francia , tale opposizione è meno sentita per l ' identità fondamentale delle due forme di espressione letteraria e parlata , di cui l ' una è soltanto più raffinata dell ' altra ; presso di noi invece diventa antitesi irrimediabile , diventa differenza irreducibile , poiché le due forme di espressione si traducono in due lingue differenti : lingua scritta o italiano , lingua parlata o dialetto . L ' inglese e il francese per quanto avverta che la scena di passione ascoltata in teatro o letta in un romanzo ha una struttura verbale diversa da quella della istessa scena nella vita reale , non ne è urtato ; si tratta in fondo della stessa lingua e le differenze non sono che di grado ; l ' ascoltatore o il lettore italiano invece si trova di fronte a un parlare che non è il suo , che non è quello che egli adopera nella vita vera , e perciò è portato a ritenere che la lingua scritta o letteraria non sia la sua lingua , non sia una lingua naturale , ma un artificio , una convenzione che si può modificare ad arbitrio , che si può respingere od accettare . Su questo strano , ma inevitabile concetto che noi abbiamo del nostro idioma , lasciate lavorare i retori ! Non si stancheranno più , e ancora il meno che possano fare si è di negare la lingua di cui si valgono per la loro negazione .
ProsaGiuridica ,
Il Duce della Repubblica Sociale Italiana e Capo del Governo Visto il Decreto 18 aprile 1944-XXII , n . 171 , riguardante la istituzione dell ' Ispettorato Generale per la Razza ; Sentito il Consiglio dei Ministri ; D ' intesa con i Ministri dell ' Interno , delle Finanze , della Giustizia e della Cultura Popolare ; Decreta : Art . 1 . L ' Ispettorato Generale per la Razza ha il seguente ordinamento : 1 ) una Direzione Generale da cui dipendono l ' Ufficio degli Affari Generali e del personale , l ' Ufficio Legislativo , applicazione leggi razziali e statistica , l ' Ufficio studi , l ' Ufficio propaganda e stampa , l ' Ufficio ragioneria , l ' Ufficio cassa e l ' Ufficio economato ; 2 ) Gabinetto e Segreteria particolare . Art . 2 . Ai servizi dell ' Ispettorato si provvede con personale di ruolo nonché con personale distaccato e collocato fuori ruolo da altre Amministrazioni dello Stato nei limiti previsti per ciascun gruppo e grado dell ' unita tabella . All ' assunzione di personale è provveduto su proposta dell ' Ispettorato Generale per la Razza con decreto del Duce d ' intesa con il Ministro per le Finanze , mentre per il distacco o il collocamento fuori ruolo di personale di altre Amministrazioni sarà provveduto su proposta dell ' Ispettorato Generale per la Razza , con decreto del Duce d ' intesa con i Ministri Interessati . Art . 3 . Per le immissioni nel ruolo di gruppo A è richiesta la laurea conseguita in una Università o in un istituto superiore . Per le immissioni nel ruolo di Gruppo B è richiesto il diploma di scuola media superiore . Per le immissioni nel ruolo di gruppo C è richiesto il diploma di scuola media inferiore . Per i subalterni è richiesta la licenza elementare . Art . 4 . L ' Ispettore Generale per la Razza attua le proprie finalità alla periferia , a mezzo delle Prefetture . Art . 5 . Alle spese relative all ' impianto e al funzionamento dell ' Ispettorato Generale per la Razza si provvede con i fondi stanziati in apposito capitolo , compreso nel bilancio di previsione della spesa del Ministero delle Finanze , alla rubrica " Presidenza del Consiglio dei Ministri " . Il Ministro delle Finanze è autorizzato ad introdurre , con propri decreti , le variazioni di bilancio occorrenti per la attuazione del presente Decreto . Art . 6 . Il presente Decreto ha vigore dal giorno della istituzione dell ' Ispettorato Generale per la Razza , sarà pubblicato nella " Gazzetta ufficiale " e , munito del sigillo dello Stato , sarà inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti . Quartier Generale , addì 28 febbraio 1945-XXIII . Mussolini Il Ministro per l ' Interno : Zerbino Il Ministro per le Finanze : Pellegrini Il Ministro per la Giustizia : Pisenti Il Ministro per la Cultura Popolare : Mezzasoma V . Il Guardasigilli : Pisenti Tabella 2 Funzionari di gruppo A e di grado non inferiore al V 3 Funzionari di gruppo A e di grado non superiore al VI 4 Funzionari di gruppo A e di grado VII 3 Funzionari di gruppo A e di grado VIII 3 Funzionari di gruppo A e di grado IX 3 Funzionari di gruppo A e di grado X e XI 12 Funzionari di gruppo B 15 impiegati di gruppo C 6 impiegati subalterni
LANA E SILENZIO ( Bianciardi Luciano , 1954 )
StampaPeriodica ,
Valdagno , aprile - Il palazzotto dei conti di Valdagno è una moderna costruzione massiccia di pietra biancastra , con due avancorpi che sporgono e fan pensare a torri d ' angolo rimaste incomplete , ed una decorazione di falsi merli . Grandi alberi verdi chiudono la corte silenziosa , dove si intravedono due grossi cani che si disputano un osso ed a tratti la divisa di tela coloniale di una guardia giurata . Gira tutto intorno un alto muro , rotto a tratti da cancelli chiusi . Il castello si leva sulla cima di una breve collinetta , che domina il grigio complesso degli stabilimenti , e la cittadina , distesa sulle rive dell ' Agno , un torrentaccio sassoso che percorre tutta la vallata , per gettarsi da sinistra nel Bacchiglione . Valdagno deve il suo nome alla posizione centrale in questa lunga vallata verde , chiusa in fondo alla mole grigia del Pasubio . Sulla destra c ' è il paese vecchio , sulla sinistra la cittadina nuova , tutta lucida , pulita ed anonima . Si chiama Valdagno Nuova : qui sorgono i grossi edifici che capitano le istituzioni sociali di Marzotto , le scuole , tutte intestate a V.E. Marzotto ( fa eccezione il Liceo Classico , che , grazie alle celebrazioni di un centenario , ha avuto in sorte il nome del Trissino ) , lo stadio dei fiori , la tenuta « Favorita » , la grande piazza chiusa in fondo dal cinema Rivoli , di cui scintilla al sole l ' immensa facciata di maiolica verde . Un vento freddo che vien giù dalle piccole Dolomiti infila le strade ed il lungofiume , deserti . I locali pubblici sono vuoti : il vasto salone del circolo ENAL è pieno di tavoli e di poltroncine nichelate , disposte in bell ' ordine geometrico , ma non c ' è nessuno a sedere . Due operai in un angolo , giocano silenziosamente a carte . Di sopra c ' è la palestra e la piscina coperta , da qualche tempo chiusa , e forse per sempre . Un giovane negoziante mi spiega che nessuno la frequenta mai , che con gli incassi non recuperavano nemmeno un decimo delle spese per riscaldare l ' acqua , e perciò han deciso di chiuderla . Anche lo spazio delle bocce è deserto . B mezzogiorno di domenica , ed a Valdagno nuova non si vede nessuno . Da qualsiasi parte il visitatore giunga a Valdagno , non mancherà di scontrarsi con l ' onda circolare del mito dei Marzotto : i loro stabilimenti , le loro previdenze sociali , l ' impresa agricola di Portogruaro , la squadra di calcio in serie D , le rendite immense . La scuderia di macchine da corsa , il premio letterario , gli alberghi Jolly , i saponi di bellezza , l ' alta dichiarazione di redditi , il figlio più giovane che danza con la Pampanini . L ' onda del mito qualche volta ci arriva anche riflessa , ed ecco infatti cosa scrive su di un numero di Le Monde ( 4 novembre '53 ) Marcel Chaminade : « Tutto è chiaro e pulito , immacolato , come un giocattolo nuovo appena tirato fuori dalla scatola . Un giocattolo nuovo , appunto , che non diverte nessuno . Questa cittadina lucida , anonima e triste ci sembra di conoscerla già , di averla letta da qualche parte : ecco , pare una cittadina sovietica , conce la descriverebbe un " liberale di sinistra " . La fortuna di Marzotto cominciò più di cento anni or sono , nel 1838 , quando il fondatore , nonno ed omonimo dell ' attuale conte di Valdagno , mise su una piccola fabbrica di 12 operai , con un capitale di 2.000 lire ; a quel tempo Valdagno era un paesino di 3.000 abitanti . Quarant ' anni dopo la popolazione era raddoppiata , e gli operai erano saliti a 400 . Tre anni più tardi , nel 1879 , un altro stabilimento fu aperto nella frazione di Maglio , ed al principio del secolo l ' industria di Marzotto aveva già una consistenza notevole , con 1.700 operai , che salivano a 3.000 nel 1920 ed a 6.000 nel 1931 , quando si aprirono altri stabilimenti a Manerbio , Brugherio , Mortara . Finalmente , all ' inizio della seconda guerra mondiale , si aprivano anche le fabbriche di Brebbio e di Pisa . Oggi , Valdagno , con le vicine frazioni , è una cittadina di quasi trentamila abitanti , che lavorano tutti , direttamente o no , per i Marzotto . Gli stabilimenti producono diciassette chilometri di tessuti al giorno , impiegando oltre 7000 operai e 500 impiegati . Gli operai sono quasi tutti di recente origine contadina ; molti conservano una loro piccola proprietà al paese di provenienza , Cornedo , Castelgamberto , Trissino , Brogliano , Recoaro : quasi duemilacinquecento in tutto , che ogni giorno vengono al lavoro con il treno di Marzotto , o con gli autobus di Marzotto . Agli inizi del '52 la direzione mise in programma il licenziamento di 1500 operai : impianti più moderni consentivano la stessa produzione con 6.000 operai . I licenziamenti non si fecero , ma in cambio oggi metà del personale lavora ad orario ridotto , 4 o 6 ore : sono i reparti di filatura , cardatura , pettinatura , mentre i tessitori lavorano a pieno regime , anzi , hanno turni quotidiani di nove ore . Il lavoro dei tessitori è pagato in ragione di 46,70 lire per ora , oltre la contingenza , purché sia raggiunta la norma giornaliera di 30mila battiti : sopra la norma si retribuisce il cottimo , sotto la norma si applicano multe . In complesso , lavorando a ritmo di cottimo , l ' operaio qualificato Lorenzo Griffani mi dice che raggiungeva , con moglie ed un figlio a carico , le 45.000 lire mensili . Il giovane Carpanini , che fa i il magazziniere , e che è stato campione veneto dei pesi piuma , mi mostra il foglio paga : mamma e sorella a carico , il totale è di 35.929 lire . Si tratta insomma dei minimi contrattuali . Diversa è la situazione degli impiegati , che si staccano nettamente dagli operai per una sorta di partecipazione agli utili , per mezzo di un premio mensile di produzione . Un impiegato amministrativo , diti categoria , riceve ogni mese circa 60mila lire , oltre al premio che si aggira sulle 15mila . Man mano che si sale nella scala gerarchica dell ' apparato burocratico , che è massiccio , e forse sproporzionato ( 500 impiegati , oltre a 200 guardie giurate ) crescono anche gli stipendi , in misura geometrica , e di conseguenza cresce anche il tono della vita e del costume . Gli impiegati di grado più alto ed i dirigenti di azienda hanno le loro villette , dai nomi esotici ( « Candia » , « Capri » , « Marocco » ) possiedono una macchina , frequentano locali riservati , si cimentano , ogni domenica , nel tiro a volo , in cima al monte Miravalle . Agli operai sono riservate le istituzioni sociali e ricreative , il maggior vanto sociale dei Marzotto . Alcune sono a Valdagno , come la maternità , l ' asilo nido , l ' orfanotrofio , la poliambulanza , la casa di riposo , il ricreatorio femminile , il circolo operaio , la scuola di musica , solfeggio , canto e giardinaggio ; altre sono in montagna , come la colonia alpina « Dolomiti » , od al mare come il villaggio di Fesolo . Grande posto si è fatto alle istituzioni sportive : la palestra , la squadra ciclistica , quella di hockey a rotelle , quella di pallacanestro , il circolo alpinistico , i campi di tennis , la sezione di scherma , il gruppo pugilistico , le due piscine per il nuoto ed i tuffi , le bocce ed il ping - pong . In complesso circa 400 giovani sono interessati a questa attività sportiva . Stranamente limitata è invece la piccola e disorganica biblioteca del CRAL : 4.100 volumi , in gran parte di inferiore od infima narrativa : una recente deliberazione consiliare l ' ha tolta al circolo operaio , per costituire il primo nucleo della Biblioteca Comunale , che si chiamerà , naturalmente , «V.E . Marzotto » . Tutto il complesso di attività sociali e ricreative ha avuto , nel '49-'50 , un bilancio di circa 120 milioni , coperti per due terzi dai rimborsi degli operai , per un terzo dalla direzione . Ogni operaio ha diritto ad un appartamento di quattro o cinque stanze , per cui paga 60.000 lire annue : il licenziamento provoca automaticamente , a distanza di quattro mesi , la rescissione del contratto d ' affitto . Su che cosa si fonda , in definitiva , il mito dei Marzotto , perché tale , ormai , lo possiamo considerare ? Marzotto ha potuto creare la sua industria , con i suoi metodi , in questa lontana valle del vicentino , quasi ai confini con il Trentino ; i suoi esperimenti in altre parti d ' Italia , per esempio in Toscana , hanno dato , e non poteva essere diversamente , risultati negativi . Ha potuto far questo in una provincia italiana storicamente assuefatta alla scarsa autonomia , ed alla soggezione , fosse quella dei Longobardi , dei Da Romano , di Padova , di Venezia , degli Asburgo . L ' infanzia della Controriforma , ed in generale del clero cattolico , si è fatta e si fa sentire in maniera determinante . Le crociate antiblasfeme che ancor oggi si organizzano con successo nel vicentino , sarebbero incomprensibili in altre parti d ' Italia . I cartelli che propongono di sostituire la bestemmia con espressioni foneticamente simili , ma innocue ( Orcocane , Sallustio , Sacripante ) farebbero ridere altrove : qui le prendon sul serio , pro o contro , quasi tutti . E Marzotto non a caso ha affidato a preti e monache la direzione dei suoi istituti sociali . A Valdagno si contano otto parrocchie , ciascuna con almeno tre sacerdoti . l ; arcipretura è una carica assai ambita , anche perché due ex arcipreti sono diventati vescovi a Reggio Emilia ed a Pordenone . La popolazione , come si è detto , è tutta di formazione contadina : ancor oggi si dice , fra gli operai , « andare a far opera » per significare « recarsi in fabbrica » : un ' espressione tolta di peso dal gergo della campagna . « Servo » e « serva » per « operaio « è di uso comune ; e per nulla offensivo . Non c ' è un tono di rimpianto in questa frase , che leggiamo in una pubblicazione ufficiale commemorativa : « L ' arte della lana aveva ottenuto dalla chiesa che i preti raccomandassero dall ' altare il lavoro bel fatto - pena - in caso contrario - un ' ammonizione , una seconda ammonizione e poi addirittura la scomunica , oltre a una multa da portare in chiesa , specialmente se s ' era commesso il reato di annaspare la matassa con più di un filo » . La corporazione della lana appunto : si tende , licenziando un operaio , a sostituirgli un altro membro della sua stessa famiglia , meglio se dell ' altro sesso : la percentuale delle donne supera già largamente la metà , e tende a crescere . Le donne , oltre che economicamente più utili , sono anche più facili a governare ; gli uomini è meglio che restino legati alla terra , a coltivare il poderetto . In seno alla corporazione si tende a creare la casta chiusa : in questo senso vogliono avere le alte retribuzioni degli impiegati , ed i risultati finora raggiunti , cioè l ' isolamento rispetto agli operai , ne sono una conferma . Nell ' interno della categoria si mira a diffondere uno spirito particolare . La direzione ha redatto una sorta di vademecum dell ' impiegata modello , con una serie di consigli , seguiti da un quiz sul quale l ' impiegata può controllare il suo grado di perfezione , e cercare di elevarlo : « Se non ti senti di farlo non elogiare il tuo superiore , perché noi qui non ti si dice di essere ipocrita ; ma se ricorderai che gli elogi schietti fanno sempre piacere a tutti , non lascerai occasione favorevole per parlare bene di lui » . E più avanti : « Se devi rispondere al telefono ricordati che in quel momento tu sei la voce della ditta e quindi devi dare ad essa la massima musicalità » . La norma che riguarda il parlare al telefono è seguita da un ' altra , che raccomanda il silenzio : « Una buona norma per vivere tranquilla è tacere . Taci sui tuoi dispiaceri personali , sui pettegolezzi d ' ufficio e non di ufficio . TACI PRINCIPALMENTE sui segreti del tuo lavoro . Se vieni a conoscenza di qualche notizia o di qualche rapporto confidenziale non divulgarlo . Questa è una buona norma per far carriera e per farsi benvolere » . L ' opuscolo è dedicato « a tutte le impiegate d ' Italia » che desiderano « far carriera e guadagnare » . È l ' unica vera forma di cultura che Marzotto riesca ad elaborare . Del premio letterario che è una manifestazione grossolana , mastoide e culturalmente insignificante , anche se ben dotata di milioni , gli operai non hanno avuto tempo e modo di occuparsi . Ricordano appena che quella sera , sulla piazza principale , c ' erano molte macchine in più e che a notte alta arrivò Alida Valli . Mettere Marzotto sulla stessa linea di Olivetti o di Pellizzari sarebbe un grave errore d ' impostazione . Sugli operai si agisce fomentando un facile campanilismo . Le imprese sociali son quasi tutte ristrette alla valle dell ' Agro , e son tutte di chiaro intento propagandistico : la squadra di calcio che gioca in serie il è ciò che entusiasma i tifosi valdagnesi , e si realizzano infatti incassi da grande città . Quando c ' è la partita con la squadra di Vicenza , comperata di recente dalle lane Rossi , un ' industria concorrente , alla normale onda di tifo della provincia contro il capoluogo si accavallano motivi di rivalità industriale . La fortuna politica di uno dei Marzotto , recentemente eletto alla Camera , si fonda anche su questo : « Se Marzotto non vince , porta via gli stabilimenti » . La campagna fu condotta in maniera che è rimasta proverbiale , a base di fiaschi di vino , pacchetti di sigarette , e democratiche manate sulle spalle . Tutto il resto è magnificenza , che sta fra il fasto di una corte rinascimentale e gli hobbies di un industriale americaneggiante ; chi ritiene che , con la candidatura del figlio Vittorio , il vecchio conte abbia voluto crearsi una piattaforma per sostenere la sua politica industriale , probabilmente sbaglia . Marzotto , che riceve normalmente in casa sua onorevoli , ministri , alti prelati , e persino il presidente della Repubblica , ha ben altre maniglie a portata di mano . La realtà è che il conte ha aspirato invano , per anni , durante e dopo il fascismo , al laticlavio : non ottenendolo , la presenza alla Camera di uno dei figli lo compensa in qualche modo della sua assenza fra i padri coscritti . Anche le prodezze automobilistiche di Giannino , che han scandalizzato la ben pensante borghesia vicentina , a conti fatti sono una forma di magnificenza che si traduce in mito , ed in tanta efficace pubblicità . Un giovane intellettuale di Valdagno , che è consigliere comunale di parte socialdemocratica , mi dice che i bilanci del comune son sempre in sospeso perché non si sa quanto pagherà il maggior contribuente : il conte infatti non riceve , come tutti i cittadini , la normale cartella delle imposte , compilata dall ' ufficio . Lui stesso stabilisce quanto darà ; ed ogni anno aggiunge , munificamente , un regalo extra , per far la scuola nuova , od illuminare una strada . La lotta politica a Valdagno è scialba , ed in pratica i partiti politici , eccettuato quello comunista , che è un gruppo piuttosto piccolo , ma abbastanza attivo , non esistono . La Democrazia cristiana ha il suo punto di forza nell ' azione delle parrocchie : ottenne più di 10mila voti nel '45 , ma il 7 giugno se li vide dimezzare dalla concorrenza dei liberali , e cioè da Marzotto , la cui presenza nella campagna elettorale determinò anche lo sfasciamento dei socialdemocratici , che puntarono nelle amministrative del '51 e avevano avuto più di 3.000 suffragi , e si son ridotti a prenderne 162 . I 5.370 voti di Marzotto sono chiaramente voti padronali ; il Blocco Nazionale , infatti , non ottenne , il 18 aprile , più di 200 voti . I partiti di sinistra hanno ottenuto circa duemila voti , quattrocento in più rispetto al 18 aprile . Ed ecco la situazione sindacale . Nelle ultime elezioni , per la Commissione Interna , si sono avuti 5.605 votanti ( altissimo perciò il numero degli astenuti ) e 4.989 voti validi ( 260 schede nulle e 356 bianche ) . La CISL ha raccolto 2205 voti ; 1941 sono andati alla FIOT ( aderente alla CGIL ) : 343 ad una lista indipendente , chiaramente sostenuta dalla direzione ; per la prima volta , e solo nella sezione elettorale di Valdagno , ha fatto capolino la lista fascista della CISNAL , ottenendo 305 voti . I seggi in Commissione Interna sono così divisi : 10 alla CISL , 9 alla CGIL , 2 agli indipendenti ed 1 alla CISNAL . La lista indipendente , come era da prevedersi , ha avuto largo successo ( quasi la maggioranza ) fra gli impiegati . I poteri della Commissione Interna , come sta accadendo in quasi tutte le industrie italiane , si van restringendo : uno dei membri della vecchia CI , l ' operaio specializzato Lorenzo Griffani , è stato sospeso di recente per aver attaccato la direzione sudi un foglio di partito . Aspetta il licenziamento . Manca qualsiasi forma di direzione operaia nelle istituzioni sociali e ricreative ; al Circolo ENAL non elegge un comitato direttivo sin dal 1945 ed a conti fatti è questa la ragione per cui gli operai non si divertono con il giocattolo n uovo di papà Marzotto . A mano a mano che diventano maggiorenni , decidono di scegliere da sé i loro divertimenti e tutta la loro vita .
La California non è l'Italia ( Vespa Bruno , 2000 )
StampaPeriodica ,
« Spiega perché la California non è l ' Italia » mi dice Carlo Rossella , mutuando il titolo di un libro di Franco Tatò . « Ma resto soltanto tre giorni ... » . « Scegli qualche tema che ti colpisce e scrivi una specie di diario » insiste . E mi fa sentire , si passi il paragone immodesto , come Montanelli quando nel'52 il Corriere lo mandò a raccontare New York . Gaetano Afeltra , allora redattore capo e anima del giornale , aveva fatto il suo viaggio più lungo da Amalfi a Milano . « Eppure » scrisse Montanelli « eccomi al Waldorf Astoria ad aspettare che Gaetanino mi chiami da Milano per sapere da che parte devo cominciare per render chiara l ' America , la mia America , ai lettori » . Il problema è che allora l ' America , a cominciare da Afeltra , non la conosceva nessuno . Adesso la California la conoscono in molti . Il tentativo , dunque , è pericoloso . Comunque , proviamo . Le città . Los Angeles è fatta a misura d ' auto . Sarà un caso , ma il pomeriggio in cui sono andato a spasso in centro , diciamo così , i pedoni erano scomparsi . Sbucano dai garage sotterranei , entrano in uffici e negozi e arrivederci . La via Monte Napoleone di Beverly Hills si chiama Rodeo drive , è piena di raffinate luci natalizie e di negozi di balocchi per grandi : vestiti , orologi , oggetti più diversi con una sola cosa in comune : il lusso sfrenato . Le grandi griffe italiane dominano il quartiere . Se sapete quanto costa una borsa in Italia , entrate a domandare : vi chiederanno il triplo . Accidenti all ' euro , qui siamo poveri in canna . Chiedo a un amico come mai qui non esiste il problema del parcheggio . « Vengono a fare spese con l ' autista » risponde . Se a Los Angeles si va dal pienone delle autostrade urbane al deserto dei quartieri chic , San Francisco è tutt ' altra storia . A Chinatown trovate più cinesi che a Pechino , a North Beach siete in Italia . Il vecchio Caffè Trieste è un ' istituzione , il sabato si suona e si canta , una signora sta scrivendo un libro sulla storia vissuta tra questi tavoli . Alla chiesa di San Pietro e Paolo dicono messa in italiano e in cinese . Ho incontrato due sposi che salivano sulla carrozzella bianca . Per i parenti c ' era una limousine bianca lunga quanto un bus . L ' ambiente . A Beverly Hills e a Bel Air , dove vivono gli attori più ricchi di Hollywood , lavorano 20 mila giardinieri e si vede . Per chilometri incontri solo siepi bellissime e piante d ' ogni specie che segnano il confine tra una invisibile villa e l ' altra . Se dimentichi di comprare il pane , devi provvedere con l ' elicottero . Le spiagge di Malibu e di Santa Monica in questa stagione sono incantevoli : nelle ore più calde si può prendere il sole in costume . Anche se nei giorni feriali non c ' è quasi nessuno , la vigilanza è strettissima . Sulla sabbia non trovi un pezzo di carta o una cicca nemmeno se bandisci un concorso internazionale . Ogni trenta metri c ' è un bidone per i rifiuti . Per chi sporca la multa è di mille dollari , 2 milioni e 300 mila lire . Noi siamo più poveri . Ma se multassero di mezzo milione chi getta una busta di plastica in mare o un cartoccio sulla sabbia , l ' Italia diventerebbe un altro paese . Le donne . Sono stato alla festa per i quarant ' anni di attività di Valentino . Mi ha detto Flavio Briatore , che accompagnava la bellissima Naomi : « Celebriamo un mito . Reggere quarant ' anni in quest ' ambiente è straordinario » . Valentino qui è a casa sua più che a Roma . Come Pavarotti . Venerato da donne bellissime , si gode un successo costruito abito dopo abito . Non sono pratico di dive e di modelle , fino a Claudia Schiffer arrivo da solo , poi chiedo a qualche Virgilio di condurmi per mano in questo mondo fatato . Quella è Anjelica Huston , quello schianto è Charlize Theron , ma sì , la donna - Martini . Bellissima Ivonne Sciò come Jennifer Beals ( Flashdance ) ed Elisabeth Hurley . Bella la Herzigova , ma lì giochiamo in casa . Giudizio complessivo : alte come giraffe , splendide , sederi e tette perfetti . Ma tutte uguali , meglio le italiane . Musei . Il nuovo Getty Center di Los Angeles lascia senza fiato . Mai visto niente di più bello e funzionale . Non si paga il biglietto , come nei nostri musei siciliani , e questo non sta bene perché l ' arte costa e non si regala . ( Perché nella romana San Luigi dei Francesi non si recinge un settore di preghiera e non si chiede un biglietto per vedere e mantenere gli straordinari Caravaggio ? ) . Ma il vecchio Getty e i suoi eredi hanno voluto donare questo splendore agli Stati Uniti e a caval donato ... Non ci sono impianti di allarme visibili , la vigilanza è strettissima , ma discreta e cortese . I custodi sono assai meno colti dei nostri : a Brera o al Poldi Pezzoli possono farsi scoperte magnifiche . Negli Usa si investe molto in cultura perché il fisco è generoso . Premia i Paul Getty , ma rende integralmente detraibili anche le centomila lire della tessera di socio del Moma a New York . In Italia , dove l ' arte potrebbe mantenerci tutti da signori , il fisco è miope . Per usare un eufemismo .
StampaQuotidiana ,
L ' autorità politica di Milano ha creduto di dover proibire il comizio pro Fiume e Dalmazia italiana ch ' era stato annunciato per ieri sera alla Scala . Sui motivi particolari di questo provvedimento il lettore troverà notizie in altra parte del giornale . Ciò che conta è il motivo generale . Si temeva che la manifestazione non potesse svolgersi pacatamente , che le diverse opinioni dell ' una e dell ' altra parte del pubblico venissero a cozzi veementi , a disordinate esplosioni . In altri termini si temeva una ripetizione , forse ancora peggiorata , delle brutalità cui assistemmo con incoercibile disgusto la sera di sabato , quando la violenza dei partitanti riuscì a prevalere sulla onesta attenzione degli imparziali e a sovvertire le tradizioni di civile educazione di cui Milano si vanta . Un uomo immacolato che aveva dato tutta la sua vita a nobili idee e il suo sangue alla patria , un autorevole rappresentante del popolo che fino a pochi giorni innanzi era stato ministro , desiderava , com ' era suo diritto e suo dovere , spiegare davanti a un ' accolta di cittadini , in quella che usava chiamare la capitale morale d ' Italia , le cause del suo dissenso dal Governo e le sue concezioni della guerra e della pace e i modi in cui egli credeva necessario garantire al popolo reduce di trincea una pace che non fosse una tregua buona soltanto a prender fiato per ricominciare l ' eccidio . Alla cittadinanza che con incomparabile fervore aveva applaudito Wilson egli intendeva dire che non è lecito wilsoneggiare nelle parole salvo ad esasperare i più ciechi odi di razza e metter su le cataste pei nuovi incendi . Con patente premeditazione alcuni iracondi conculcarono , infierendo contro un uomo la cui superiorità rende ancora più imperdonabile l ' oltraggio , la libertà di parola : proibirono a Leonida Bissolati di dire le sue verità e i suoi errori , sicuri certo di domarlo con l ' insulto e col fischio che con le ragioni e i fatti . Non si commettono simili sopraffazioni senza esporsi alle conseguenze ; non si provoca senza suscitare reazione . Una parte della cittadinanza non intendeva , evidentemente , che rimanesse senza risposta la violenza fatta a Bissolati e che si falsasse la volontà di Milano comparando il pacifico e plaudente contegno che si sperava dal pubblico per la sera di martedì con la gazzarra che s ' era voluta inscenare tre sere innanzi e interpretando il contrasto come una prova plebiscitaria dell ' annessionismo integrale dei milanesi . Spieghiamo senza giustificare . Deploriamo profondamente che per timore di questa rappresaglia popolare sia stata vietata la parola , iersera , anche ad uomini a cui nessun milanese può aver pensato senza entusiastico consenso o senza accorato rispetto . Doveva parlare un oratore di Fiume . E non v ' è milanese , non v ' è italiano che non giudichi superiore ad ogni discussione l ' irredentismo fiumano . Dovevano parlare un oratore di Traù e uno di Spalato , ed esporre , certamente , la tesi della completa annessione dalmatica : tesi che non è la nostra , ma che rispettiamo perché dissimile dal Patto di Londra ove la Dalmazia è stroncata in due ed è abbandonato senza alcuna protezione tutto ciò che è italiano a Traù , a Spalato , a Ragusa , a Cattaro corrisponde almeno a un concetto organico e coerente ; tesi che rispettiamo vieppiù quando i suoi fautori vengono con commosso spirito di patria da quelle terre a noi per farci udire il loro grido di dolore . Qualunque debba essere il confine territoriale , quei nostri fratelli ci son sacri . Qualunque sia la volontà nazionale della Dalmazia , v ' è però , fuori d ' ogni contestazione , una italianità dalmatica , vi è una piccola , ma preziosa minoranza di dalmati italiani . Se può esser revocato in dubbio il loro diritto di chiedere che venga con - giunta all ' Italia una terra ove in immensa maggioranza vive un popolo di altra razza e di altra volontà che chiede di governarsi da sé , è certo però il loro diritto di chiedere che l ' Italia li tuteli , che non li abbandoni senza garanzie , che siano corretti in loro favore i trattati ufficiali . Che questi italiani di Fiume e di Dalmazia non abbiano potuto dire a Milano la loro sofferenza e la loro speranza è cosa profondamente triste ed iniqua . Il loro diritto alla parola , non può essere stato travolto da un ' animosità , che sarebbe stolta ed infame , verso i nostri fratelli dalmatici , ma dal turbine delle nefaste passioni politiche che i loro troppo zelanti amici vanno scatenando . E forse la loro esperienza non sarà stata invano . Forse essi potranno , con l ' autorità che viene dalla lontananza e dal dolore , persuadere i loro amici a più civili costumi politici , dimostrar loro il danno che viene alla causa nazionale ed alla dalmatica dal tentativo di trasformare Roma e Milano in due Zagabrie ; di abbassare il nostro paese al livello di quella Jugoslavia ove anche ieri un ministro negava perfino il diritto italiano su Trieste . Della grave iattura che minaccia al paese l ' imperversare di queste fazioni noi siamo , non da oggi , consapevoli . E non ci rassegniamo a credere che il frastuono debba a lungo sopprimere ogni volontà di meditazione , sopra tutto in una materia , come questa , atta come nessun ' altra a venir discussa alla luce calma dei dati , delle date , della geografia , della storia , del senno politico , e che gl ' ispiratori della parte avversa possano non presentire il peso delle responsabilità cui vanno incontro affocando una propaganda senza misura che falsifica i fatti , allucina le convinzioni , e confonde l ' indiscutibile rivendicazione di Fiume con le rivendicazioni di Spalato e di Traù che non solo tutti sanno escluse dal Patto di Londra , ma che nessuno può affermare siano oggi prese in pratica considerazione dal Governo o possano essere al Governo imposte con qualche probabilità di attuazione . È in errore chi crede che il disfattismo sia finito con la vittoria . Consapevole o inconsapevole , lavora praticamente a un fine disfattista chi fa ciò che è necessario e sufficiente perché nel giorno della pace questo popolo , che s ' è gloriosamente battuto e ha superbamente vinto e che ne avrà come compenso l ' unità nazionale , in - comparabili confini e prestigio internazionale ovunque e in ogni modo a dismisura accresciuto , sia piombato nella morbosa sensazione della disfatta . Chi convince il popolo italiano della necessità , della possibilità , della giustizia di un programma annessionistico di cui la realtà dei fatti e la situazione internazionale non ci garantiscono la realizzazione , lavora a defraudarlo della coscienza di aver vinto , la quale , di tutti i frutti della vittoria , è il più prezioso e il più fecondo . , I giusti e gli onesti di ogni partito dovrebbero , non meno che gli uomini di governo , sentire l ' imminenza e la serietà di questo pericolo , nel quale sono inclusi ed impliciti molti altri . Per conto nostro , continueremo imperturbati la nostra strada , sdegnosi di una falsa e momentanea popolarità della quale non esaminammo gli auspici quando ci dichiarammo antigermanici prima della Marna e quando non barcollammo dopo Caporetto . L ' Italia che chiedeva Trento e Trieste , che ancora tre mesi fa ripeteva questi due nomi come le parole di un ideale supremo compensatore di ogni sacrificio , sembrerebbe oggi , a prestar fede a certi gridi , non aver quasi attribuito pregio di difficoltà e di gloria a queste conquiste ed essersi battuta per le Alpi Dinariche e aver considerato come pace transattiva e parecchista quella che realizzasse il sogno secolare dei suoi giusti confini . Non ci lasceremo stordire da questo tumulto . Condannando , da qualunque parte vengano , l ' intolleranza e il disordine , vogliamo perseverare nel nostro costume di chiedere e ricambiare rispetto per le opinioni liberamente e ragionevolmente professate , di non scompagnare la fermezza nel pensare dalla temperanza e dalla civile moderazione nell ' esprimere il nostro pensiero . Su questi tristi fatti di cronaca vorremmo stendere l ' oblio . Ci chiama un còmpito più alto e più proficuo : il còmpito di documentare con le ragioni e coi fatti che ancora è necessario esporre il programma di pace che noi crediamo utile e giusto per l ' Italia .
TEOREMA E COROLLARIO ( MICHELACCIO , 1934 )
StampaQuotidiana ,
C ' è un teorema di geometria piana il quale dimostra come due parallele , anche prolungate all ' infinito , non si incontrino mai . Ricordo che il mio professore , per imprimerci meglio il concetto della curiosa vicenda , diceva sempre : « Figuriamoci che su una rotaia del tram cammini Tizio e sull ' altra Caio : potranno i due incontrarsi anche camminando cento anni ? » . E ricordo che noi tutti , sempre , rispondevamo in coro : « Nossignore ! » . Quindi , forse entusiasmati dalla matematica ma vibrante dimostrazione , chiedevamo in massa d ' andare al camerino . C ' è dunque un teorema che , da secoli , tiranneggia incontrastato sulle parallele . Esiste ed è perfettamente inutile inquietarsi se Tizio e Caio , camminando su due strade parallele , non riescono a incontrarsi . È una cosa inevitabile , necessaria . Matematica . Matematica , però , fino a quando lungo le dette strade parallele non camminino – anziché Tizio e Caio – Tizio e Caia : in questo caso , infatti , la regola crolla con sinistro fragore . Perché l ' amore è più forte anche della matematica . Un esempio ? Subito : ma , prego , che non succeda poi , alla fine della dimostrazione , quel che accadeva col mio professore di matematica . nell ' un dei quali procede Tizio e nel secondo Caia , io affermo che senza che ci sia bisogno dell ' intervento di un ' altra strada intersecante le due prime a un bel momento Tizio e Caia si incontrano . Impossibile dire il rituale « vedere per credere » perché quando Tizio si incontra con Caia non li può vedere nessuno . Per essere più precisi diremo : « Non li poteva vedere nessuno » : infatti la vicenda appartiene già al passato . Uscendo alfine dalla metafora per entrare nell ' argomento e per dare alla dimostrazione matematica sapore più piccante , diremo che qualche settimana fa giunse a una stimabilissima signora abitante nelle adiacenze di Porta Farini un misterioso bigliettino senza firma nel quale si diceva come « allora tale di ogni sera fisse possibile vedere uscire il signor Tale ( il marito della signora ) da una certa porta del borgo » che noi chiamammo « breve e diritto » . Il bigliettino parlava inoltre di una piacente sartina così e così della quale certamente la signora avrebbe fatto volentieri conoscenza , come , sembra , assai volentieri « aveva da parecchio tempo fatto conoscenza il marito » . Inutile dire che la signora , la sera dopo , all ' ora denunciata , era appostata nel borgo : ma inutilmente attese . Dalla porticina non uscì anima viva . Ripeté la sera dopo e per parecchie altre sere seguenti la manovra : neanche un ' ombra di marito . Convinta oramai trattarsi d ' un cattivo scherzo , la signora mise il cuore in pace quando ... Quando una bella mattina ecco un nuovo biglietto in cui si diceva tutto quanto era detto nel primo con la semplice variante che invece della porta numero tale del borgo da noi detto « breve e diritto » si trattava della porta numero talaltro del borgo da noi chiamato « parallelo » . Cosa importante : il mittente era diverso . Inutile dire che la signora tornò alla carica e si appostò ripetutamente nelle ombre del borgo « parallelo » . Ma non cavò un ragno dal buco . Dalla porticina non uscì nessuno . Anche questa volta la signora aveva deciso oramai di mettere il cuore in pace , quando ... Quando , eccole un nuovo bigliettino del primo ignoto mittente : poi dopo due giorni eccole un altro del secondo mittente . E l ' uno le consigliava di far la guardia nel borgo « breve e diritto » , e l ' altro di appostarsi nel borgo « parallelo » . Cominciò così una vita di guai , d ' inferno per la brava signora che aveva il cuore diviso fra la gelosia e l ' affetto e il corpo diviso fra due borghi . Finalmente nel suo cervello si accese , come nei cartoni di Topolino , una lampadina : « Idea ! » . Fu così che intervenne la madre della signora , ovvero la suocera del « presunto traditore fantasma » . E una sera , forse l ' altra sera , verso le 22 , davanti alla porta famosa del borgo « breve e diritto » ci si piantò in bella vista la suocera , e celata nelle ombre del borgo « parallelo » , davanti all ' altra non meno famosa porticina , ci si piazzò la consorte . E fu così che , a un bel momento , dopo un ' ora di attesa paziente , nel borgo « parallelo » si udì un urlo felino ; poi altre urla che fecero accorrere la vecchia signora appostata nel borgo vicino e tant ' altra gente che non vi dico . L ' azione era riuscita . Vista sbarrata l ' uscita sul borgo « breve e diritto » ( la suocera s ' era messa in piena luce ) , il galante marito e la sartina così e così avevano tentata una sortita dalla porta che dà sul borgo « parallelo » , non immaginando come , nell ' ombra , si celasse l ' insidia . Così , finì un amore . Mentre rinunciamo a raccontare la semplice cerimonia che , davanti a una ragguardevole folla , si svolse nel borgo « parallelo » , rinunciamo pure a spiegare come mai da sola la signora non fosse mai riuscita a pescare il colombo e la colombella . Tanto si capisce benissimo lo capì alla fine anche la signora – che la cameretta aveva due porte d ' accesso : una dal borgo breve e diritto vigilato da una torre snella , l ' altra dal borgo parallelo che si stacca pigramente dall ' ombra di un antico tempio per passare in rivista poche case . Due porticine che permettevano a Tizio e Caia , procedenti ogni sera per due strade parallele , di sfuggire alla legge inflessibile di un arcigno teorema e all ' occhio infallibile della malsana curiosità della gente . Come volevasi dimostrare .
StampaQuotidiana ,
Castelgandolfo , 8 ottobre , notte - Un secondo collasso , arrivato dopo quarantotto ore precise da quello che due giorni fa aveva messo in trepida angoscia il mondo cristiano , ha capovolto repentinamente una situazione che pareva avviata alle più fondate speranze , ed il successivo manifestarsi di complicazioni di carattere bronco - polmonare ha chiuso , nelle prime ore del pomeriggio , ogni strada a un possibile ricupero della crisi di carattere circolatorio che ha colpito Pio XII . Uscendo a mezzogiorno dal palazzo di Castelgandolfo , la signora Rossignani , sorella del Pontefice , che aveva appena sostato al letto dell ' infermo , aveva confermato le notizie di un lieve miglioramento che i medici avevano appena riscontrato . La signora si trattenne a colazione in casa di amici e lì la raggiunse alle 15 una successiva comunicazione la quale confermava le notizie già date , aggiungendo che il lieve aumento della temperatura verificatosi in seguito era interpretato come un segno che l ' organismo reagiva sempre più efficacemente al male . Alle 16 la signora Rossignani , che si disponeva a rientrare a Roma , credette bene di mettersi in comunicazione telefonica con gli altri congiunti che stavano presso l ' infermo , e subito dopo fu vista rientrare precipitosamente al palazzo dal quale non è più uscita , come non ne è uscito oggi nessuno dei quattro medici che hanno prestato le loro cure a Pio XII e che ora attendono rassegnati il compiersi dell ' evento nella camera d ' angolo al terzo piano , nella quale non si ode che il respiro affannato del morente . In quella stessa camera , seduto sul letto nell ' atteggiamento sereno di un convalescente , il Papa aveva conversato ieri sera , con la solita vivacità di tratto , con alcuni degli intimi , ed aveva ribadito la sua speranza di poter tornare quanto prima al suo solito lavoro . E poche ore prima , mentre il sole non era ancora calato all ' orizzonte , aveva pregato i suoi assistenti di concedergli un intermezzo musicale , ed aveva ascoltato con il trasporto dell ' appassionato la prima sinfonia di Beethoven incisa su dischi , ed aveva seguito l ' onda dei suoni facendo con la destra il segno di chi batte il tempo . A detta dei più , la giornata di ieri non poteva concludersi meglio per l ' augusto degente . Superato nel modo più brillante l ' incubo delle conseguenze che poteva tirarsi dietro 1'ictus cerebrale di lunedì mattina , nessuno faceva più caso al disturbo del singhiozzo , che pure si era manifestato a tratti anche nel pomeriggio di ieri . I medici però non riuscivano a nascondere del tutto un ' ombra di riserbo , pareva che avessero la mente fissa ad una circostanza inattesa ; c ' era nei loro discorsi , pur improntati ad aperto ottimismo , un sottinteso inquietante che non aveva niente a che fare con il pericolo che nessuno si nascondeva di una seconda crisi di carattere circolatorio . Non tutti avevano interpretato allo stesso modo il lungo sonno meridiano di Pio XII , e tanto meno l ' abbondante sudore che l ' aveva accompagnato . Ma il dato più serio che nascondeva il loro riserbo era un altro . I rilievi fatti subito dopo il risveglio avevano segnalato una aritmia cardiaca inattesa , dato che il Papa aveva sempre disposto di un cuore in condizioni eccellenti . « Un cuore da giovanotto » come aveva detto qualche anno fa Gasbarrini visitando per la prima volta il Pontefice . Era stato inoltre riscontrato un vistoso , repentino mutamento della pressione del paziente , il che poteva significare proprio una predisposizione dell ' organismo a nuovi assalti del male che ne aveva messo improvvisamente a repentaglio la vita . E nessuno si nascondeva che un secondo collasso non avrebbe potuto avere che conseguenze fatali . È proprio questa eventualità che si è verificata stamane , allo scadere esatto delle quarantotto ore dal primo insulto . Il Papa aveva passato una notte buona , dormendo anche per lunghi tratti , vegliato dalla stanza accanto , che rimaneva con la porta aperta , dall ' archiatra Galeazzi Lisi , dal dott. Corelli , e a turno da una delle tre suore addette all ' appartamento privato . E stamane egli aveva visto le prime luci del nuovo giorno in ottime condizioni di spirito , ed i medici non avevano riscontrato niente che potesse contraddire alle loro speranze nella prima visita che gli avevano praticata . È stato più tardi , esattamente alle 8.30 , quando il paziente si levò a sedere sul letto per prestarsi ad un intervento di importanza molto secondaria , che sopraggiunse repentino il secondo collasso . Accasciatosi supino sul letto senza conoscenza , Pio XII non ha più ripreso i sensi da quel momento , nonostante che i sanitari presenti gli abbiano prestato immediatamente tutte le cure del caso . La prostrazione delle forze , conseguenza della prima crisi , ha impedito che i farmaci , ai quali l ' organismo aveva tanto efficacemente reagito lunedì mattina , potessero avere questa volta l ' esito desiderato . Da quel momento in poi la vicenda che si è svolta nella stanza d ' angolo del vecchio palazzo di Castelgandolfo è stata quella di una lotta disperata contro il male , confortata solo da qualche temporaneo barlume di speranza , e quindi dell ' impietrito dolore di familiari , prelati e medici davanti all ' uomo vestito di bianco anche sul letto di morte , sia pure in modo diverso dal solito , e per il quale non c ' è più speranza . Il letto sul quale giace il Papa è ancora quello di ottone che fece collocare in questa camera il suo predecessore . È disposto in modo da avere a destra le due finestre che guardano dalla parte di Roma e di fronte quella che prospetta invece verso il mare . Dietro la spalliera del letto è applicata al muro una specie di arazzo . E sopra è appeso il quadro di una Madonna cinquecentesca di buona scuola . Figurano ai lati due cassettoni , che non hanno nessun pregio particolare , e nell ' ambiente , molto luminoso ma non vasto , si trova sempre un radiogrammofono . Pio XII non è in corna ; ancora a mezzanotte il suo respiro era regolare anche se ansimante , e , non aveva niente a che fare con il rantolo dei morenti . È per questo che solo la ultima comunicazione parla di agonia . L ' infermo ha gli occhi chiusi , ed i più sono convinti ch ' egli non sia in condizioni da rendersi conto di quanto avviene attorno a lui , ma nessuno può dire con certezza che egli abbia perduta del tutto la conoscenza . È stato sempre così dopo ch ' è sopravvenuto l ' ultimo collasso . Padre Leiber , che è uno dei due segretari addetti alla biblioteca personale , e che in questi ultimi tempi ha assolto anche i compiti di confessore del Papa essendo malato il confessore titolare padre Bea , celebrava stamane la Messa nella cappella che sta accanto alla camera da letto quando sopravvenne la seconda crisi . In precedenza Pio XII aveva detto al suo fedele collaboratore che , non potendo celebrare lui la Messa , era almeno confortato dall ' idea di poter ricevere la Comunione , come aveva fatto nei giorniprecedenti . Ma quando padre Leiber fu in grado di poter soddisfare quel desiderio , non c ' era più la possibilità fisica che l ' infermo potesse ricevere le sacre specie ed il gesuita , con le lacrime agli occhi , si limitò ad impartire al Pontefice la benedizione . Pochissime sono state le persone ammesse nella stanza del malato in questi tre drammatici giorni . Hanno fatto sempre eccezione i prelati di palazzo , mons . Canori di Vignale e mons . Nasalli Rocca , i familiari del Pontefice , tra i quali i nipoti Pacelli sono stati i più assidui , e naturalmente le suore , che fanno di continuo la spola fra la camera dell ' infermo e i locali del piano sottostante dove sono allogati i servizi . Affrante da un ' assistenza che dura ininterrottamente da diversi giorni , le suore piangono quando recano alle labbra del morente il Crocefisso o ne umettano le labbra riarse ; anche qualcuno dei familiari piange , i più pregano , una radio lontana del palazzo reca nella stanza del morente un ' eco delle musiche sacre che la stazione vaticana da stamane intercala ininterrottamente ai bollettini dei medici trasmessi in tutte le lingue . Anche i cardinali presentatisi lunedì alle prime notizie del collasso avevano dovuto sostare nella sala del Concistoro , ch ' è l ' ultima grande aula dell ' appartamento nobile di Castelgandolfo , ed a mettere le loro firme sul registro esposto . Solo il cardinale decano , Tisserant , aveva potuto affacciarsi lunedì per un breve momento nella stanza e l ' aveva fatto levando la destra nell ' atto della benedizione . Oggi nel pomeriggio , quando fu chiaro che il Papa si andava spegnendo e che la sua sorte era segnata senza possibilità di umano rimedio , la severa consegna è stata un poco attenuata e nella stanza sono state ammesse altre persone , fra le quali i cardinali Tisserant , il quale si è poi trattenuto a Castelgandolfo fino a tarda ora , Aloisi - Masella , Fumasoni - Biondi e Valeri . A quell ' ora due Guardie nobili , con la spada sguainata , si collocarono di fazione in un locale attiguo alla camera del morente . In precedenza , vedendo entrare i militi alla spicciolata ed in abito civile dal portone del palazzo , chi è pratico del costume vaticano aveva già capito tutto , anche se per caso non fosse stato al corrente di nulla . Vuole infatti la tradizione che , quando il Papa si trova agli estremi , la Guardia nobile vegli il morente e ne custodisca poi senza interruzione la spoglia fino al momento della tumulazione . Pio XII è il primo nella serie dei Papi a chiudere la sua vita a Castelgandolfo , e la chiude sotto la particolare protezione della Vergine , dopo che il caso ha voluto che a questo intento sia stata dedicata domenica l ' ultima funzione religiosa di carattere pubblico alla quale egli ha preso parte . È stata questa la cosiddetta Supplica alla Vergine di Pompei , che è stata trasmessa anche per radio , ed è stata trasmessa per radio proprio dal palazzo di Castelgandolfo . È avvenuto così che Pio XII , particolarmente devoto alla Vergine , si sia trovato a invocare dalla Regina del cielo la buona morte proprio alla vigilia del suo trapasso terreno , che questo fosse l ' ultimo atto della sua spirituale paternità del mondo cristiano , e che a quell ' atto si trovassero a partecipare indirettamente , sia pure senza saperlo , milioni di fedeli . Poiché la sorte ha voluto che Pio XII chiudesse la sua vita a Castelgandolfo , è già stabilito che la piccola località dei Castelli romani abbia una parte notevole e del tutto insolita nel cerimoniale che accompagna il decesso di un Pontefice . Non solo il riconoscimento ufficiale della morte verrà fatto sul posto , ma nel palazzo della villa papale si farà anche la prima esposizione della salma , che avveniva di regola nella Cappella Sistina . Rivestito degli abiti corali , cioè con rocchetto , mozzetta e stola , il corpo del Pontefice sarà collocato su un catafalco nel salone degli Svizzeri e là avverranno le visite di rito anche dei membri della Corte , del corpo diplomatico e della prelatura romana . La traslazione a Roma avrà carattere privato , ma il piccolo corteo del quale faranno parte tutti i cardinali non si dirigerà a San Pietro ma a San Giovanni al Laterano , alla basilica cioè che è la cattedrale del Vescovo di Roma , ed anche questo fatto rappresenterà una innovazione piuttosto vistosa rispetto al passato . Dalla basilica lateranense muoverà poi , a piedi , con la partecipazione di tutte le autorità e di tutto il clero romano , il solenne funerale che , attraversando Roma , come ai tempi in cui i Papi morivano al Quirinale , scorterà la salma a San Pietro , dove avrà luogo l ' esposizione solenne come vuole la tradizione . Però anche in questo caso , la tradizione non sarà rispettata che in parte , in quanto l ' esposizione della salma non avverrà nella cappella del Sacramento ma nella « confessione » , cioè al centro della crociera .