StampaQuotidiana ,
Uno
studente
ritorna
dall
'
Università
,
dopo
aver
seguito
il
suo
primo
corso
di
psicologia
,
e
scandalizza
sua
zia
dicendole
che
tutte
le
attività
cui
ella
si
dedica
-
andare
in
chiesa
,
far
beneficenza
,
visitare
mostre
d
'
arte
ecc.
-
sono
soltanto
surrogati
o
compensi
per
la
sua
mancanza
di
soddisfazioni
sessuali
.
Dopo
averci
pensato
sopra
,
la
zia
gli
risponde
che
,
sì
,
essa
è
d
'
accordo
sul
principio
che
tutte
le
attività
sono
manifestazioni
della
libido
e
che
non
ha
obbiezioni
contro
il
sesso
;
soltanto
,
preferisce
le
manifestazioni
della
sessualità
cui
essa
si
dedica
,
a
quelle
che
hanno
a
che
fare
con
gli
organi
genitali
.
La
zia
non
si
scandalizza
più
e
il
nipote
rimane
senza
risposta
.
L
'
episodio
insegna
che
quando
a
un
concetto
o
a
una
parola
si
tolgono
i
limiti
che
lo
definiscono
nei
confronti
di
altri
concetti
o
parole
e
si
dice
che
«
tutto
è
questo
»
o
«
tutto
è
quello
»
,
concetto
o
parola
perdono
ogni
significato
e
non
servono
a
nulla
.
Quando
si
dice
che
tutte
le
attività
umane
sono
«
sessuali
»
,
«
religiose
»
o
«
politiche
»
ecc.
non
si
dice
nulla
,
perché
i
termini
relativi
hanno
perduto
il
loro
significato
specifico
e
possono
riacquistarlo
soltanto
ridistinguendosi
dagli
altri
.
Lo
stesso
vale
per
la
libertà
umana
.
Che
tutte
le
azioni
siano
libere
o
che
tutte
siano
determinate
da
fattori
causali
,
sono
due
tesi
che
tolgono
alle
parole
«
libertà
»
e
«
determinismo
»
il
loro
significato
specifico
e
rendono
impossibile
stabilire
,
in
ogni
caso
particolare
,
se
un
'
azione
è
libera
o
no
,
determinata
o
no
.
Eppure
,
proprio
di
un
criterio
utile
a
questo
scopo
abbiamo
bisogno
per
decidere
se
,
e
in
quali
limiti
,
l
'
uomo
è
responsabile
delle
sue
azioni
.
Sembra
che
a
misura
che
si
estendono
le
nostre
conoscenze
biologiche
,
antropologiche
e
sociologiche
,
il
determinismo
abbia
partita
vinta
e
i
limiti
della
responsabilità
umana
divengano
sempre
più
ristretti
.
L
'
eredità
biologica
,
l
'
ambiente
,
le
condizioni
sociali
e
politiche
sono
spesso
ritenuti
fattori
determinanti
della
condotta
di
individui
e
gruppi
,
e
anche
delle
forme
più
aberranti
di
tale
condotta
.
Siamo
sempre
più
guardinghi
nell
'
ascrivere
ad
un
uomo
la
responsabilità
di
ciò
che
ha
fatto
perché
siamo
sempre
più
al
corrente
dei
fattori
che
hanno
potuto
determinare
la
sua
azione
.
Ma
che
cosa
ne
è
,
allora
,
della
libertà
?
Il
problema
è
affrontato
nell
'
opera
recentissima
del
filosofo
inglese
J
.
R
.
Lucas
(
The
Freedom
of
the
Will
,
Clarendon
Press
:
Oxford
University
Press
,
1970
)
la
cui
parte
più
originale
è
la
discussione
di
ciò
che
la
matematica
moderna
può
dirci
pro
o
contro
la
libertà
umana
.
Quest
'
argomento
è
solo
apparentemente
paradossale
.
Spinoza
diceva
già
nel
XVII
secolo
che
tutte
le
azioni
dell
'
uomo
seguono
dalla
sua
natura
con
la
stessa
necessità
con
la
quale
un
teorema
geometrico
segue
dagli
assiomi
della
geometria
.
L
'
uomo
non
può
essere
o
agire
diversamente
,
come
non
può
esser
diverso
un
teorema
:
è
egli
stesso
un
teorema
nella
grande
geometria
della
Natura
.
Ma
la
matematica
ha
cambiato
completamente
faccia
dai
tempi
di
Spinoza
:
è
diventata
molto
più
astratta
e
formale
,
perché
prescinde
da
ogni
particolare
oggetto
(
numeri
,
figure
,
quantità
)
ed
è
diventata
semplicemente
la
disciplina
che
deduce
rigorosamente
le
conclusioni
dalle
premesse
implicite
negli
assiomi
o
postulati
che
costituiscono
i
suoi
punti
di
partenza
.
Non
importa
che
tali
assiomi
o
postulati
siano
«
veri
»
in
un
senso
qualsiasi
:
importante
è
che
il
procedimento
matematico
derivi
con
rigore
tutti
i
teoremi
che
sono
impliciti
in
essi
.
Con
rigore
significa
:
senza
mai
dar
luogo
ad
una
contraddizione
,
cioè
a
teoremi
che
sono
incompatibili
l
'
uno
con
l
'
altro
.
In
questa
nuova
veste
,
la
matematica
si
è
dimostrata
fecondissima
:
nuovi
sistemi
di
calcolo
sono
stati
inventati
e
perfezionati
e
sono
applicati
nei
campi
più
disparati
,
che
vanno
dalla
fisica
all
'
organizzazione
industriale
e
alla
costruzione
dei
computers
.
Ma
,
da
questo
punto
di
vista
,
l
'
unica
cosa
che
conferisce
validità
a
un
qualsiasi
sistema
di
calcolo
è
la
sua
coerenza
intrinseca
,
la
sua
assenza
di
contraddizioni
.
Il
matematico
dovrebbe
esser
sempre
sicuro
che
un
certo
calcolo
,
per
quanto
condotto
avanti
e
sviluppato
,
non
condurrà
mai
ad
una
contraddizione
;
se
vi
conducesse
,
sarebbe
da
buttar
via
.
Qui
appunto
s
'
incontra
l
'
ostacolo
.
Il
matematico
non
potrà
mai
avere
questa
sicurezza
.
Un
teorema
stabilito
da
Gödel
nel
1931
,
che
è
uscito
indenne
da
tutte
le
critiche
,
stabilisce
che
nessun
calcolo
è
in
grado
di
provare
,
con
i
mezzi
di
cui
dispone
,
che
esso
è
perfettamente
coerente
,
cioè
non
condurrà
mai
a
contraddizioni
.
L
'
aritmetica
,
per
esempio
,
non
può
provare
,
aritmeticamente
,
di
essere
coerente
.
In
certi
casi
(
come
quello
dell
'
aritmetica
)
,
la
prova
della
coerenza
si
può
ottenere
ricorrendo
ad
altri
tipi
di
calcolo
logico
;
ma
,
a
loro
volta
,
questi
calcoli
sono
sottoposti
alla
stessa
limitazione
:
non
possono
provare
la
loro
coerenza
,
cioè
la
loro
legittimità
o
validità
logica
.
Su
questa
conclusione
fa
leva
il
libro
di
Lucas
per
mostrare
che
non
si
può
considerare
l
'
uomo
come
determinato
necessariamente
dai
fattori
causali
:
perché
non
può
essere
identificato
o
paragonato
con
un
qualsiasi
sistema
di
calcolo
.
Egli
sa
infatti
di
essere
coerente
,
può
correggere
i
suoi
errori
e
le
sue
incoerenze
,
scegliere
le
vie
che
li
evitano
e
decidere
in
conformità
.
Ma
non
potrebbe
far
questo
se
fosse
ridotto
a
un
puro
calcolo
logico
.
Ma
c
'
è
di
più
.
Il
teorema
di
Gödel
significa
pure
(
secondo
una
certa
interpretazione
che
è
accettata
da
Lucas
,
ma
non
da
tutti
i
cibernetici
)
che
non
si
possono
costruire
macchine
o
automi
che
rispondano
a
tutti
i
problemi
.
Si
possono
costruire
automi
sempre
più
perfetti
e
complessi
,
che
fanno
assai
meglio
e
più
rapidamente
dell
'
uomo
certe
operazioni
di
calcolo
.
Ma
nessuno
di
questi
automi
si
sottrarrà
alla
minaccia
rappresentata
dal
teorema
di
Gödel
:
di
trovarsi
,
ad
un
certo
punto
,
privo
di
risposta
di
fronte
a
un
problema
nuovo
,
che
metta
in
giuoco
la
coerenza
del
calcolo
su
cui
è
fondato
.
Questo
vuol
dire
,
secondo
Lucas
,
che
l
'
uomo
non
può
essere
considerato
un
automa
,
cioè
che
la
sua
condotta
e
le
sue
scelte
non
possono
essere
preformate
o
predeterminate
come
il
determinismo
suppone
.
All
'
uomo
è
essenziale
la
decisione
di
essere
coerente
,
di
disciplinare
il
suo
pensiero
,
di
stabilire
una
qualche
distinzione
tra
il
vero
e
il
falso
.
Ma
poiché
nessuna
prova
può
esser
addotta
di
questa
sua
razionalità
irrinunciabile
,
questa
razionalità
è
solo
una
professione
di
fede
,
una
proposizione
di
«
teologia
matematica
»
.
Di
essa
non
si
può
dar
prova
;
tuttavia
,
senza
di
essa
,
la
condotta
dell
'
uomo
sarebbe
stolta
,
perché
egli
non
potrebbe
distinguere
tra
ciò
che
è
vero
e
degno
di
esser
creduto
e
ciò
che
è
falso
e
va
rigettato
.
Certamente
,
l
'
uomo
non
può
rinunciare
all
'
uso
del
principio
di
causalità
che
collega
insieme
tutti
i
fenomeni
e
gli
dà
una
veduta
d
'
insieme
,
semplice
e
completa
,
della
natura
.
Ma
,
dall
'
altro
lato
,
non
può
rinunciare
ad
agire
secondo
ragioni
di
cui
egli
stesso
è
il
solo
arbitro
e
giudice
,
al
di
fuori
di
ogni
calcolo
matematico
o
logico
.
Per
ogni
azione
effettuata
,
l
'
uomo
può
dare
le
sue
ragioni
;
non
gli
è
possibile
invece
dare
le
ragioni
di
tali
ragioni
.
Perciò
Lucas
conclude
:
«
Io
rispondo
per
le
mie
azioni
.
Io
sono
libero
di
scegliere
quello
che
farò
.
Ma
io
,
e
solo
io
,
sono
responsabile
per
la
mia
scelta
»
.
Il
libro
di
Lucas
è
un
esempio
notevole
del
modo
in
cui
oggi
vengono
trattati
i
problemi
della
filosofia
.
Apparentemente
,
tali
problemi
sono
sempre
quelli
,
i
cosiddetti
«
problemi
eterni
»
sui
quali
l
'
uomo
si
è
affaticato
sin
dagli
inizi
della
sua
riflessione
.
Ma
il
modo
di
trattarli
oggi
è
radicalmente
diverso
.
Essi
vengono
considerati
sul
fondamento
delle
acquisizioni
scientifiche
più
recenti
e
utilizzando
tali
acquisizioni
per
prospettarne
soluzioni
nuove
.
Lucas
ha
messo
come
epigrafe
del
suo
libro
un
passo
di
Epicuro
:
«
Era
meglio
credere
ai
miti
sugli
Dei
piuttosto
che
essere
schiavi
del
destino
dei
fisici
:
quelli
infatti
suggerivano
la
speranza
di
placare
gli
Dei
per
mezzo
degli
onori
,
questo
invece
ha
implacabile
necessità
»
.
E
questa
sembra
veramente
la
conclusione
dell
'
opera
di
Lucas
:
nella
quale
«
l
'
implacabile
necessità
»
non
è
esorcizzata
del
tutto
e
la
libertà
è
piuttosto
affidata
alla
«
teologia
matematica
»
,
cioè
a
un
atto
di
fede
nella
razionalità
dell
'
uomo
.
Ma
così
la
libertà
è
ridotta
entro
i
limiti
della
soggettività
umana
,
dell
'
io
individuale
:
sappiamo
solo
che
non
è
impossibile
,
non
sappiamo
ancora
cos
'
è
.
Un
'
analisi
più
ravvicinata
dovrebbe
mostrarcela
operante
nelle
scelte
che
l
'
uomo
fa
e
nelle
condizioni
oggettive
in
cui
le
scelte
sono
effettuate
.
Un
'
indagine
sulla
nozione
di
scelta
,
sui
suoi
limiti
e
sulle
possibilità
obbiettive
che
le
sono
offerte
nei
vari
campi
in
cui
l
'
uomo
agisce
,
diventa
sempre
più
urgente
,
non
solo
ai
fini
della
scienza
e
della
filosofia
,
ma
anche
per
mettere
l
'
uomo
di
fronte
alle
sue
responsabilità
precise
.
StampaQuotidiana ,
A
Collecchio
,
in
una
misera
soffitta
,
abitava
da
molti
anni
un
poveruomo
che
aveva
oramai
viste
settantacinque
primavere
.
Viveva
del
poco
lavoro
che
le
vecchie
braccia
gli
permettevano
,
e
della
carità
dei
vicini
.
Poi
,
silenziosamente
,
morì
.
Storia
antica
come
il
mondo
e
dolorosa
come
tutte
le
cose
del
mondo
.
Il
vecchio
,
Giuseppe
Monica
,
fu
visto
tre
o
quattro
giorni
or
sono
rincasare
,
poi
non
fu
più
visto
.
Una
coinquilina
,
l
'
altra
mattina
,
passando
davanti
alla
porta
della
soffitta
e
non
udendo
alcun
rumore
,
appressava
l
'
occhio
alla
toppa
e
intravedeva
il
vecchio
immobile
,
sdraiato
su
un
cumulo
di
cenci
.
Presto
accorrevano
i
casigliani
,
i
quali
,
rinvenuta
la
chiave
che
il
vecchio
era
solito
lasciare
su
un
davanzale
,
aprirono
la
porta
,
chiusa
solo
dal
cric
della
serratura
.
Pietoso
spettacolo
,
si
trovarono
davanti
a
un
cadavere
già
in
decomposizione
.
Il
medico
,
giunto
assieme
ai
Regi
Carabinieri
,
riscontrò
che
il
vecchio
era
stato
ucciso
da
una
paralisi
cardiaca
.
StampaQuotidiana ,
Torino
,
15
maggio
1960
JUVENTUS
-
MILAN
:
3-1
.
NOTE
:
Pomeriggio
afoso
per
via
di
una
incombente
cappa
di
nubi
.
Terreno
ottimamente
tenuto
.
Spettatori
60.000
circa
.
Nessun
incidente
.
Angoli
:
Juventus
4
,
Milan
3
(
1-2
)
.
Al
90'
,
Ornar
Sivori
andò
a
tre
quarti
di
campo
in
area
juventina
,
prese
la
palla
e
incominciò
a
dribblare
torno
torno
.
Era
un
dribbling
gratuito
e
insensato
,
di
pura
esibizione
.
Il
pubblico
si
spellò
le
mani
.
Poi
l
'
arbitro
Rigato
(
in
discreta
forma
)
fischiò
la
fine
e
i
giocatori
del
Milan
e
della
Juventus
si
strinsero
la
mano
,
perfino
Grillo
e
Boniperti
,
che
se
ne
erano
dette
per
i
porcelli
.
Una
cancellata
venne
aperta
dalla
parte
dei
popolari
.
Il
pubblico
si
mise
a
correre
verso
i
giocatori
juventini
che
lentamente
si
avviavano
al
sottopassaggio
.
Sivori
venne
agguantato
e
issato
sulle
spalle
dei
più
prestanti
,
che
gli
decretarono
il
trionfo
.
Anche
a
Boniperti
toccò
questo
onore
,
ma
non
a
Charles
,
per
una
pura
questione
di
chilogrammetri
.
Alcuni
pazzarielli
,
brandendo
bandiere
,
presero
a
correre
lungo
la
corda
della
pista
d
'
atletica
,
alla
maniera
degli
americani
del
sud
:
il
pubblico
tornò
a
spellarsi
le
mani
.
I
fotografi
scalarono
le
porte
e
sedettero
sulla
traversa
per
riprendere
dall
'
alto
le
scene
di
entusiasmo
popolare
.
La
frigida
Juventus
viveva
senza
grande
partecipazione
,
anzi
,
quasi
snobbando
,
la
sua
apoteosi
.
Le
radioline
avevano
annunciato
che
la
Fiorentina
era
stata
sconfitta
a
Marassi
dalla
Samp
.
Il
campionato
era
virtualmente
finito
:
evviva
ora
e
sempre
la
grande
Juvèntus
(
con
la
«
è
»
accentata
grave
)
.
La
partita
dell
'
apoteosi
fu
uno
strazio
che
tutti
compresero
,
anche
il
pubblico
di
più
facile
contentatura
.
L
'
afa
conciliava
il
sonno
.
La
nausea
da
pallone
rendeva
nervosi
quasi
tutti
.
Fatte
poche
eccezioni
(
Alfieri
,
Maldini
,
Liedholm
,
Charles
,
Schiaffino
,
Cervato
)
nessuno
aveva
voglia
di
correre
.
Il
Milan
assunse
il
forcing
e
pareva
un
paralitico
in
foia
.
La
difesa
reggeva
ottimamente
ai
grandi
della
Juventus
(
eccezion
fatta
per
lo
sfocato
Fontana
)
.
Occhetta
teneva
benino
Sivori
.
Liedholm
pendolava
maestoso
sull
'
arco
dei
centottanta
gradi
.
Schiaffino
bastava
per
Boniperti
,
ancor
più
sciroccato
di
lui
.
Parato
il
colpo
,
la
difesa
milanista
si
disimpegnava
come
suole
,
cioè
armoniosamente
bene
.
I
guai
incominciavano
quando
la
palla
giungeva
a
una
delle
quattro
punte
avanzate
.
Grillo
riceveva
da
fermo
,
aspettava
Emoli
e
ingaggiava
il
dribbling
:
o
lo
falliva
,
e
allora
si
metteva
le
mani
sui
fianchi
,
scuotendo
il
capo
,
o
lo
vinceva
,
e
allora
aspettava
Cervato
o
chi
per
lui
:
poi
cercava
un
compagno
,
che
riceveva
pure
da
fermo
e
ricominciava
la
manfrina
.
Insomma
,
una
lagna
da
correre
in
campo
con
la
frusta
.
Altafini
si
sbizzarrì
una
sola
volta
a
staffilare
sulla
traversa
,
poi
stette
a
vedere
o
,
che
è
peggio
,
si
defilò
addirittura
perché
a
nessuno
saltasse
in
mente
di
servirlo
e
farlo
correre
.
Bean
toccò
due
o
tre
palle
battendo
punizioni
(
tutte
alte
)
.
Danova
fece
fumo
piroettando
sotto
i
bulloni
arcigni
di
Sarti
o
di
Garzena
.
Sbagliò
una
palla
-
gol
sul
due
a
uno
.
Non
vidi
altro
,
fatto
da
lui
.
Il
povero
Schiaffino
,
andando
le
due
squadre
a
segatura
,
era
effettivamente
in
paradiso
.
Riceveva
da
fermo
,
smistava
,
corricchiava
ad
aspettare
il
rilancio
(
oh
,
illuso
!
)
,
leticava
con
Boniperti
che
,
decisamente
incarognito
,
gli
tirava
sgambetti
odiosissimi
.
Ma
tutto
era
moscio
e
dimesso
,
talché
avresti
creduto
che
le
due
squadre
fossero
d
'
accordo
di
non
umiliarsi
.
In
tutto
il
primo
tempo
,
dodici
volte
concluse
la
Juventus
e
sette
il
Milan
,
pur
avendo
tenuto
assai
più
a
lungo
la
palla
.
Vavassori
non
dovette
parare
un
sol
tiro
(
perché
Altafini
incocciò
la
traversa
dal
limite
)
.
Il
bravo
Alfieri
,
invece
,
se
la
vide
più
brutta
,
ma
non
di
tanto
.
Respinse
un
tiro
troppo
centrato
di
Nicolè
all'8'
,
non
parò
un
tiro
cross
di
Sivori
al
10'
,
ma
lo
vide
respingere
da
Maldini
sulla
linea
.
Un
'
altra
palla
-
gol
incornata
da
Sivori
ebbe
la
fortuna
di
trovarsi
,
papale
papale
,
fra
le
mani
.
Alla
ripresa
,
Nicolè
si
liberò
una
seconda
volta
,
e
molto
bene
,
a
rete
,
e
Alfieri
seppe
ancora
sventare
(
al
3'
)
.
Schiaffino
riprese
al
volo
un
comodo
pallonetto
e
consentì
a
Vavassori
di
accontentare
la
platea
in
un
plastico
tuffo
.
Al
10'
,
Liedholm
venne
punito
per
un
dubbio
fallo
su
Boniperti
e
batté
la
punizione
Garzena
per
Colombo
:
questi
fece
triangolo
su
Charles
e
toccò
di
piatto
verso
rete
:
due
o
tre
milanisti
aggrappolati
cercarono
di
incornare
per
la
respinta
:
la
palla
rotolò
beffarda
su
di
loro
e
cadde
presso
la
zampa
di
Sivori
,
che
toccò
sveltamente
per
l
'
uno
a
zero
.
Il
sospetto
di
un
accordo
a
non
procedere
venne
rincrudito
dall
'
immediato
pareggio
.
Sívori
stava
ancora
sotto
le
tribune
a
ricevere
l
'
ovazione
,
come
fanno
i
toreri
dopo
aver
concesso
due
banderillas
straordinarie
:
Altafini
toccò
a
Grillo
che
scattò
in
avanti
:
Grillo
scartò
il
solito
Emoli
e
cercò
il
centravanti
ormai
lanciato
:
balzò
Cervato
sul
primo
tocco
di
dribbling
ma
fece
rimpallo
:
in
quella
,
usciva
di
porta
anche
Vavassori
:
Mazzola
si
trovò
fra
i
piedi
il
più
comodo
dei
palloni
:
non
poté
esimersi
dal
toccare
in
rete
.
Era
trascorso
quasi
un
minuto
,
fra
abbracci
,
ovazioni
e
tocco
di
avvio
.
Poi
,
fu
di
nuovo
gnàgnera
oscena
.
Al
21'
batté
una
punizione
Sivori
per
Charles
e
la
vinse
di
testa
Cecco
Zagatti
:
sulla
respinta
,
arrivò
allupato
Garzena
e
incocciò
un
destraccio
da
svellere
le
braccia
a
qualsiasi
portiere
:
la
palla
schizzò
dallo
spigolo
inferiore
della
traversa
e
tornò
largamente
alle
spalle
di
Garzena
!
Si
sderenava
intanto
Charles
a
caricare
,
simile
a
un
ariete
:
Maldini
lo
fermava
di
agilità
.
Liedholm
eseguiva
dignitosi
passaggi
in
avanti
ma
l
'
attacco
del
Milan
era
da
fustigare
.
Mazzola
rifiutava
ostentatamente
la
palla
.
Grillo
si
metteva
le
mani
sui
fianchi
dopo
il
solito
dribbling
perduto
.
Le
ali
,
un
pianto
.
Né
bastava
Schiaffino
,
gamba
saggia
.
Così
ebbe
ancora
Sivori
la
palla
buona
sottomisura
e
la
rovesciò
in
rete
di
prepotenza
.
L
'
azione
era
stata
animosamente
condotta
da
Charles
a
destra
:
sul
suo
cross
,
aveva
trepestato
Stacchini
al
centro
senza
cavarne
più
di
un
rachitico
spioventino
verso
porta
:
ma
su
quello
saltò
il
demoniaco
Sivori
e
fu
il
due
a
uno
(
al
30'
)
.
Qui
,
il
Milan
ebbe
un
breve
sussulto
,
come
un
somaro
stracco
e
legnato
.
Una
punizione
di
Grillo
venne
incornata
da
Cervato
quando
già
Vavassori
stava
fuori
dai
pali
:
sul
rimpallo
arrivò
il
melenso
Danova
e
sorvolò
la
traversa
(
35'
)
.
Al
36'
,
un
traversone
di
Emoli
venne
svirgolato
da
Maldini
verso
sinistra
,
fu
Stacchini
a
trattenere
la
palla
,
che
sarebbe
andata
in
angolo
;
Stacchini
si
mise
a
fare
il
gigione
non
riuscendo
a
spiazzare
Fontana
per
il
cross
:
così
saltellava
fintando
da
destra
a
sinistra
:
poi
finalmente
vide
Boniperti
sul
limite
e
la
gente
si
accorse
allora
che
Stacchini
tutto
sarà
fuorché
un
micco
:
la
sua
palla
trovò
infatti
Boniperti
,
che
la
aggiustò
con
la
sinistra
e
,
dirigendosi
verso
destra
,
la
incocciò
di
collo
,
sorprendendo
Alfieri
alla
sua
sinistra
.
Vi
fu
ancora
una
stramazzata
di
Charles
lanciato
oltre
il
proprio
limite
dinamico
e
magari
anche
cianchettato
da
Maldini
in
furibondo
gomito
a
gomito
.
Rigato
non
volle
vedere
falli
di
sorta
e
lasciò
che
lo
strazio
finisse
.
«
Juve
!
Juve
!
»
invocavano
sgolandosi
i
sessantamila
.
E
incominciò
il
rodeo
delle
bandiere
.
StampaQuotidiana ,
È
proprio
vero
che
il
mondo
in
cui
viviamo
è
il
prodotto
del
semplice
caso
?
Dobbiamo
proprio
credere
alla
scienza
che
,
dopo
aver
espulso
ogni
ordine
necessario
dalla
fisica
,
tende
ora
a
espungerlo
anche
dalla
biologia
che
,
mostrandoci
la
complessità
e
la
perfezione
degli
organismi
viventi
,
sembrava
testimoniare
la
presenza
di
un
disegno
finalistico
,
di
un
programma
diretto
alla
conservazione
e
all
'
arricchimento
della
vita
dell
'
universo
?
Non
dobbiamo
piuttosto
ricorrere
a
considerazioni
di
metafisica
e
tecnologia
che
ci
consentano
di
intravedere
nel
mondo
quell
'
ordine
,
quella
finalità
,
quel
disegno
che
la
scienza
rifiuta
?
Queste
e
molte
altre
domande
mi
sono
state
rivolte
a
proposito
di
un
articolo
pubblicato
su
queste
colonne
il
29
novembre
1970
dal
titolo
.
«
Dunque
l
'
universo
non
è
programmato
»
,
articolo
che
prendeva
lo
spunto
dal
libro
del
biologo
francese
Jacques
Monod
Il
caso
e
la
necessità
ora
apparso
anche
nell
'
edizione
italiana
.
Una
delle
lettere
giuntemi
è
un
vero
e
proprio
saggio
di
trentadue
pagine
di
Valentino
Azzolini
.
Ma
ora
un
articolo
di
Gustavo
Bontadini
apparso
su
L
'
educatore
italiano
del
15
marzo
sottopone
quel
mio
articolo
a
una
critica
tanto
acuta
e
stringente
quanto
rispettosa
e
cordiale
.
Rispondendo
a
questa
critica
,
risponderò
,
almeno
parzialmente
,
anche
alle
altre
critiche
che
mi
sono
state
rivolte
.
Innanzitutto
,
non
sembra
che
la
filosofia
possa
allegramente
infischiarsi
della
scienza
;
in
realtà
non
l
'
ha
mai
fatto
.
La
scienza
non
risolve
certo
tutti
i
problemi
dell
'
uomo
,
ma
offre
i
dati
di
fatto
indispensabili
per
affrontarli
con
qualche
probabilità
di
successo
.
Ciò
che
vale
nella
vita
di
ogni
giorno
,
vale
in
filosofia
:
se
mi
dispongo
a
fare
una
spesa
,
devo
prima
farmi
i
conti
in
tasca
,
cioè
ricorrere
all
'
aritmetica
.
Potrò
scegliere
le
spese
da
fare
ma
,
senza
quel
conto
,
mi
troverò
nei
pasticci
.
Così
la
filosofia
:
può
elaborare
concetti
e
dottrine
,
avanzare
ipotesi
più
o
meno
convincenti
,
ma
non
prescindere
dai
risultati
della
scienza
se
non
vuole
avventurarsi
in
fantasie
inconcludenti
e
parlare
di
cose
che
,
rigorosamente
parlando
,
non
esistono
.
La
scienza
può
mutare
i
suoi
risultati
,
come
giustamente
osserva
Bontadini
;
ma
anche
la
filosofia
muta
le
sue
dottrine
e
i
filosofi
che
Bontadini
cita
,
Teilhard
de
Chardin
e
Bonhoeffer
,
ci
offrono
dottrine
diverse
da
quelle
di
Sant
'
Agostino
e
di
San
Tommaso
,
pur
ispirandosi
alla
stessa
tradizione
religiosa
.
La
scienza
oggi
si
avvale
del
caso
per
elaborare
le
sue
ipotesi
esplicative
e
i
suoi
calcoli
.
Bontadini
dice
che
questo
significa
«
la
nostra
ignoranza
del
profondo
determinismo
della
natura
,
del
suo
programma
universale
»
piuttosto
che
«
l
'
esistenza
-
la
verità
-
dell
'
indeterminazione
,
della
casualità
»
.
Ma
come
si
possono
elaborare
dottrine
e
prospettive
,
effettuare
scelte
e
orientarsi
,
in
filosofia
o
nella
vita
,
sulla
base
di
ciò
che
ignoriamo
?
Anche
una
debole
lanterna
val
meglio
del
buio
per
procedere
su
un
sentiero
sconosciuto
.
Ma
Bontadini
non
si
mantiene
coerente
a
questa
riduzione
del
caso
all
'
ignoranza
.
Egli
aggiunge
subito
che
«
nessuno
può
vietare
a
Dio
di
giocare
ai
dadi
»
:
e
se
è
così
,
il
caso
non
è
la
nostra
ignoranza
,
ma
la
natura
stessa
del
mondo
,
voluta
e
stabilita
da
Dio
.
E
proprio
su
questo
punto
Bontadini
fa
leva
per
la
sua
difesa
della
metafisica
teologica
tradizionale
:
«
Quella
conseguenza
-
se
il
mondo
fosse
creato
da
Dio
allora
dovrebbe
essere
"
ordinato
"
nel
senso
che
sappiamo
-
non
sussiste
:
Dio
può
creare
il
mondo
come
gli
pare
e
piace
,
nessuno
può
vietargli
di
"
giocare
ai
dadi
"
(
per
ciò
che
riguarda
la
storia
della
natura
e
senza
che
venga
meno
la
Sua
Provvidenza
)
»
.
Sta
veramente
qui
il
punto
cruciale
.
Quale
significato
possono
avere
l
'
esistenza
e
la
provvidenza
di
Dio
in
un
mondo
dominato
dal
caso
?
Quale
indizio
,
segno
o
prova
,
questo
mondo
può
offrire
di
esse
?
Non
si
tratta
di
«
vietare
»
a
Dio
di
giocare
ai
dadi
:
si
tratta
di
vedere
come
in
un
giuoco
di
dadi
si
può
scorgere
la
presenza
di
Dio
o
l
'
azione
della
sua
provvidenza
.
Qui
comincia
veramente
il
problema
filosofico
.
E
mi
sembra
paradossale
dover
ricordare
a
Bontadini
,
cultore
emerito
della
metafisica
tradizionale
,
che
tutte
le
prove
da
essa
fornite
dell
'
esistenza
di
Dio
e
soprattutto
quelle
passate
attraverso
il
vaglio
di
S
.
Tommaso
,
sono
fondate
sull
'
ordine
e
sulla
finalità
del
mondo
,
sulla
necessità
della
catena
causale
,
sulla
gerarchia
perfetta
e
sulla
connessione
necessaria
degli
esseri
dell
'
universo
.
Se
il
mondo
è
un
giuoco
di
dadi
,
queste
prove
vanno
a
gambe
all
'
aria
.
Non
ce
n
'
è
una
che
regga
,
dal
punto
di
vista
in
cui
Bontadini
si
mette
.
Che
valore
può
essere
allora
riconosciuto
a
quella
metafisica
tradizionale
che
Bontadini
intende
difendere
?
Si
possono
certo
tentare
altre
vie
.
Si
può
,
per
esempio
,
tentare
di
scorgere
,
nell
'
infinitamente
vario
e
complesso
gioco
di
dadi
che
è
il
mondo
,
una
mano
maestra
che
,
alla
lunga
o
alla
lontana
,
come
quella
di
un
grande
giocatore
professionista
,
riesca
a
dirigere
il
gioco
e
a
indirizzarlo
ai
suoi
fini
.
Questi
tentativi
non
sono
stati
fatti
finora
.
Bontadini
potrebbe
intraprenderne
qualcuno
perché
ne
ha
la
capacità
;
e
,
quando
l
'
avrà
elaborato
,
potremo
discuterlo
.
Ma
per
ora
siamo
lasciati
a
mani
vuote
.
Affermare
che
Dio
può
avere
creato
tanto
un
mondo
deterministicamente
o
casualmente
ordinato
quanto
un
mondo
indeterministico
,
significa
semplicemente
togliere
ogni
significato
all
'
esistenza
di
Dio
.
Che
cosa
è
Dio
,
allora
?
Non
l
'
essere
necessario
,
non
la
causa
prima
,
non
il
primo
motore
,
non
l
'
essere
perfettissimo
,
non
l
'
onnipotente
:
perché
tutto
ciò
che
egli
fa
è
solo
il
risultato
di
una
gettata
di
dadi
.
Forse
questi
dadi
sono
truccati
;
ma
bisogna
averne
una
prova
o
almeno
darne
un
indizio
.
E
si
ritorna
da
capo
al
problema
del
caso
.
Non
si
tratta
perciò
di
una
scelta
fra
la
scienza
e
la
metafisica
e
neppure
fra
ateismo
e
teismo
.
Si
tratta
di
elaborare
dottrine
filosofiche
,
che
non
si
risolvano
in
una
negazione
dei
fatti
meglio
accertati
e
delle
ipotesi
più
probabili
.
Sarebbe
certo
assai
consolante
per
l
'
uomo
credere
di
vivere
in
un
mondo
amichevole
,
che
si
prenda
cura
di
lui
e
gli
garantisca
la
sopravvivenza
e
il
successo
.
Ma
la
metafisica
tradizionale
si
è
rivelata
incapace
di
dare
un
fondamento
a
questa
credenza
;
e
molti
teologi
e
spiriti
religiosi
ne
hanno
preso
atto
.
Giacché
,
quanto
alla
fede
,
essa
è
certamente
fuori
questione
e
continua
ad
offrirsi
all
'
opzione
degli
uomini
.
Basta
non
dimenticare
che
la
fede
si
può
perdere
come
si
può
acquistare
.
D
'
altronde
,
se
non
è
vietato
a
Dio
di
giocare
ai
dadi
,
perché
dovrebbe
essere
vietato
all
'
uomo
?
StampaQuotidiana ,
Nel
Salone
del
Circolo
Interessi
Industriali
e
Commerciali
ha
avuto
luogo
ieri
un
convegno
per
la
costituzione
dei
fasci
regionali
fra
gruppi
di
interventisti
.
Al
Convegno
parlarono
l
'
avv
.
Enzo
Ferrari
,
il
capitano
degli
arditi
Vecchi
e
diversi
altri
.
Il
prof
.
Mussolini
illustrò
i
capisaldi
su
cui
dovrebbe
svolgersi
l
'
azione
dei
fasci
e
cioè
:
valorizzazione
della
guerra
e
di
chi
la
guerra
ha
combattuto
,
dimostrare
che
l
'
imperialismo
,
di
cui
si
fa
colpa
agli
italiani
,
è
l
'
imperialismo
voluto
da
tutti
i
popoli
non
escluso
il
Belgio
ed
il
Portogallo
,
e
perciò
opposizione
agli
imperialismi
esteri
a
danno
del
nostro
paese
ed
opposizione
ad
un
imperialismo
italiano
contro
le
altre
nazioni
;
infine
accettare
la
battaglia
elettorale
sul
«
fatto
»
di
guerra
e
quindi
opporsi
a
tutti
quei
partiti
e
candidati
che
la
guerra
hanno
avversata
.
Le
proposte
di
Mussolini
,
dopo
che
ebbero
parlato
numerosi
oratori
,
vennero
approvate
.
Al
Convegno
erano
rappresentate
diverse
città
d
'
Italia
.
StampaQuotidiana ,
Uno
dei
residui
fogli
dell
'
emigrazione
anti
-
fascista
la
quale
si
trova
in
condizioni
sempre
più
disperate
anche
in
Francia
confessa
in
un
articolo
di
fondo
i
propri
errori
.
E
vi
aggiunge
,
a
rincalzo
,
una
nota
di
Herzen
,
che
calza
a
pennello
con
la
situazione
economica
e
morale
dei
fuorusciti
italiani
.
Il
foglio
di
cui
parliamo
è
Giustizia
e
Libertà
che
nel
suo
ultimo
numero
del
16
novembre
,
1a
pagina
,
1a
colonna
,
in
questa
maniera
netta
,
straccia
i
veli
coi
quali
per
tanti
anni
si
è
tentato
di
nascondere
la
realtà
.
«
Affinché
non
si
dica
che
rimaniamo
nel
vago
,
specificheremo
qualcuno
degli
errori
più
fatali
in
cui
cadono
gli
esiliati
:
presentare
il
fascismo
come
in
procinto
di
cadere
da
un
momento
all
'
altro
;
esagerare
l
'
importanza
dei
movimenti
esistenti
;
impiegare
un
tono
roboante
e
minaccioso
;
esagerare
nelle
critiche
di
dettaglio
e
nello
scandalismo
,
anziché
attaccare
nelle
fondamenta
e
guardare
l
'
insieme
;
condurre
le
requisitorie
su
motivi
prevalentemente
sentimentali
o
sulle
violenze
del
passato
;
assumere
verso
coloro
che
stanno
in
paese
il
tono
di
una
aristocrazia
antifascista
;
aver
l
'
aria
di
difendere
la
cosiddetta
democrazia
pre
-
fascista
o
le
pseudo
-
democrazie
esistenti
;
negare
che
alcunché
si
sia
fatto
di
utile
sotto
il
regime
;
contestare
a
Mussolini
ogni
qualità
;
oppure
,
con
esagerazione
opposta
,
risolvere
il
fascismo
in
Mussolini
;
non
insistere
abbastanza
sull
'
elemento
positivo
dell
'
antifascismo
.
La
lista
potrebbe
allungarsi
»
.
Ma
noi
,
ad
esempio
,
crediamo
che
sia
abbastanza
lunga
e
completa
.
È
una
grande
sassaiola
in
tutte
le
piccionaie
dei
fuorusciti
,
ivi
compresa
quella
del
foglio
in
questione
.
Si
tratta
,
dunque
,
di
«
errori
fatali
»
.
Ma
se
sono
come
sono
«
fatali
»
non
c
'
è
più
nulla
da
fare
per
l
'
antifascismo
fuoruscito
.
Della
qual
cosa
tutti
sono
più
che
convinti
da
un
pezzo
.
StampaQuotidiana ,
Milano
,
27
agosto
1961
-
INTER
-
ATALANTA
:
6-0
.
NOTE
:
Pomeriggio
soleggiato
e
afoso
.
Circa
55.000
spettatori
.
Campo
buono
.
Nessun
incidente
,
se
si
esclude
un
tentato
omicidio
(
reversibile
in
tentato
suicidio
)
di
Hitchens
ai
danni
di
Cometti
nel
finale
.
Angoli
:
Inter
10
,
Atalanta
3
(
7-2
)
.
L
'
Inter
ha
esordito
in
campionato
sacrificando
la
mite
Atalanta
alle
sue
ambizioni
mattatorie
.
Ha
vinto
per
6-0;
avrebbe
potuto
vincere
per
almeno
il
doppio
.
Non
ha
maramaldeggiato
e
ha
fatto
benissimo
.
Ancor
meglio
avrebbe
fatto
se
avesse
dato
maggiore
essenzialità
alle
puntate
dell
'
attacco
palleggiando
un
poco
più
a
centro
campo
e
rischiando
un
poco
meno
sottomisura
.
Ha
concluso
la
bellezza
di
27
volte
nel
primo
tempo
(
con
7
angoli
)
e
di
21
volte
nel
secondo
(
con
3
angoli
)
.
Il
grande
protagonista
della
giornata
è
stato
Luisito
Suarez
.
Ispirato
da
lui
,
il
tandem
centrale
di
attacco
ha
fatto
cose
a
dir
poco
strabilianti
.
Mai
neppure
pensato
che
Bettini
possedesse
tanta
potenza
di
tiro
e
-
soprattutto
-
così
spiccato
senso
della
rifinitura
a
pro
dei
compagni
!
È
proprio
vero
,
allora
,
che
la
provincia
finisce
per
soffocare
anche
i
più
bravi
?
Quanto
a
Hitchens
,
difetti
ne
ha
millanta
:
ma
possiede
la
dote
fondamentale
del
centravanti
:
segna
fior
di
gol
:
è
grande
in
acrobazia
(
vulgo
a
incornare
)
e
potentissimo
nel
battere
di
destro
.
Suarez
ha
subìto
per
un
quarto
d
'
ora
le
puntigliose
attenzioni
di
Maschio
,
che
ha
offerto
uno
squisito
recital
della
sua
arte
all
'
attonito
pubblico
milanese
.
Maschio
è
figlio
di
un
pavese
delle
colline
(
Montesegale
)
e
di
una
milanese
della
Bassa
(
Castano
Primo
)
.
Vedendolo
agitarsi
con
la
bacchetta
del
maestro
abbiamo
pensato
a
Toscanini
proditoriamente
indotto
a
dirigere
la
banda
d
'
Affori
.
Chiaro
che
,
dopo
qualche
sciabolata
a
chieder
note
armoniose
,
sarebbe
zompato
urlando
dal
podio
...
Maschio
si
è
semplicemente
ritirato
in
un
angolino
della
ribalta
e
ha
fornito
i
suoi
numeri
di
controllo
,
dribbling
,
tocco
e
tiro
.
Buffon
gli
ha
parato
a
stento
-
però
da
campione
-
una
legnatona
lunga
e
beffarda
.
Era
il
10'
:
nessun
atalantino
era
mai
riuscito
a
concludere
un
'
azione
.
Nessun
atalantino
,
dopo
quella
prodezza
,
ha
mai
più
infastidito
Buffon
.
Maschio
ha
trotterellato
altero
e
distante
nella
sua
zona
di
interno
-
regista
.
Suarez
ha
torneato
come
e
quando
ha
voluto
in
lungo
e
in
largo
.
Ha
fatto
segnare
ed
è
perfino
venuto
a
noia
per
segnare
a
sua
volta
.
Ha
concluso
sette
volte
nel
primo
tempo
e
ben
undici
nel
secondo
.
Ha
colpito
un
palo
e
segnato
il
suo
bravo
gol
:
ma
avrebbe
voluto
insistere
e
forse
ha
fatto
male
.
Non
è
un
goleador
:
è
un
grande
interno
-
regista
che
farebbe
assai
bene
a
non
sprecarsi
in
bullerie
.
Il
campionato
è
lungo
(
ahi
quanto
!
)
e
l
'
Inter
lo
può
vincere
se
proprio
lui
,
Suarez
,
non
si
spreca
.
È
bellissimo
poter
criticare
una
squadra
che
segna
mezza
dozzina
di
gol
facendo
accademia
l
'
intero
secondo
tempo
.
È
una
soddisfazione
rara
.
Vorremmo
proprio
ci
toccasse
ogni
anno
.
E
forse
è
già
questo
l
'
anno
buono
...
Sissignore
,
Helenio
Herrera
.
Pensi
a
una
scappellata
d
'
un
Suo
avo
:
le
penne
di
struzzo
(
o
di
gallastrone
?
)
ripuliscono
il
terreno
davanti
ai
Suoi
piedi
augusti
.
Per
venti
minuti
ho
avuto
una
gran
paura
di
dover
ghignare
sulla
riesumazione
del
WM
.
All
'
Atalanta
venivano
offerti
spazi
grandiosi
.
Ma
l
'
offerta
era
piena
di
risaputo
sarcasmo
.
Quelle
tre
punte
della
banda
d
'
Affori
non
mettevano
insieme
un
arpeggio
neppure
per
sbaglio
.
Guarneri
toreava
il
bufalino
Nova
con
la
disinvolta
leggiadria
di
un
Ordoñez
o
di
un
Dominguin
.
Picchi
,
senza
strafare
,
controllava
pulitamente
Magistrelli
.
Masiero
ha
incornato
a
sua
volta
da
toro
per
i
primi
istanti
.
Poi
addirittura
ha
fatto
pases
da
vero
artista
della
plaza
.
Ha
toccato
con
misura
;
è
andato
perfino
a
battere
in
gol
.
Intorno
a
Maschio
,
sbacchettante
olimpico
nella
sua
metà
campo
,
Herrera
ha
messo
Luisito
Suarez
e
Pallino
Zaglio
.
Costui
,
propriamente
,
teneva
la
propria
zona
di
mediano
in
linea
con
Bolchi
(
il
quale
controllava
Christensen
,
rozzo
ma
non
inutile
acquisto
danese
)
.
Era
libero
come
un
uccello
:
e
poiché
il
suo
debole
è
il
tackle
,
non
certo
il
tocco
o
l
'
invenzione
costruttiva
,
la
mole
di
gioco
interista
sopraffaceva
nettamente
la
difesa
atalantina
.
Hitchens
e
Bettini
si
alternavano
in
temi
arrembanti
.
Corso
e
Mereghetti
caracollavano
in
appoggio
.
Il
portentoso
Cornetti
,
ciabattino
di
Romano
,
ha
strappato
lunghi
e
convinti
applausi
finché
gli
interisti
non
lo
hanno
cercato
sul
lato
mancino
.
Da
quella
parte
,
lesina
spuntata
,
Cornetti
non
fa
che
buchi
oltre
la
misura
.
Ha
provveduto
Corso
,
con
un
gran
balzo
felino
,
a
tagliare
la
prima
palla
in
diagonale
(
22'
:
su
tocco
delizioso
di
Suarez
alle
spalle
di
Rota
)
.
Cometti
era
squilibrato
a
destra
.
Poi
ha
volato
Hitchens
a
incornare
un
magnifico
traversoncino
di
Mereghetti
.
Poi
è
esploso
Bettini
:
e
ancora
Hitchens
.
Dopo
mezz
'
ora
,
la
partita
era
chiusa
.
Pubblico
lusingato
,
non
certo
in
delirio
.
Capivan
tutti
che
l
'
Atalanta
era
candida
e
povera
,
che
proprio
non
teneva
,
e
che
per
giunta
Maschio
faceva
un
recital
unicamente
pro
domo
sua
.
Fra
certi
musici
,
Toscanini
non
vale
:
meglio
uno
che
ci
dia
dentro
alla
brava
come
gli
altri
,
che
se
qualche
nota
stona
,
tanto
peggio
per
chi
l
'
ascolta
.
L
'
Atalanta
è
squadra
simpaticissima
:
le
mancano
,
purtroppo
,
le
tre
punte
avanzate
.
Il
resto
è
da
buona
,
onesta
figura
in
campionato
.
Che
abbia
resistito
22'
a
questa
Inter
è
già
grandioso
.
E
che
non
abbia
segnato
con
Maschio
è
miracolo
vero
(
di
Buffon
)
.
Alla
ripresa
,
calcio
se
n
'
è
visto
ancora
,
ma
di
pura
accademia
.
Gli
atalantini
non
hanno
più
lottato
.
A
turno
gli
interisti
cercavano
Cometti
.
E
sulla
sua
sinistra
passavano
.
Si
fa
presto
a
dire
,
48
conclusioni
in
una
partita
,
più
dieci
angoli
,
per
una
sola
squadra
!
Herrera
ha
richiamato
Mereghetti
a
tenere
il
centro
campo
,
Luisito
Suarez
ha
galleggiato
davanti
a
lui
:
ogni
palla
se
la
chiamava
con
un
bercio
imperioso
:
acà
(
o
come
si
dice
)
.
Molte
occasioni
hanno
sciupato
tutti
(
massime
Corso
)
.
Bettini
ha
compiuto
un
dribbling
aereo
da
lasciarci
di
stucco
.
Hitchens
ha
tentato
di
uccidere
il
coraggioso
Cornetti
con
una
legnata
di
destro
che
non
avrebbe
mai
dovuto
vibrare
.
In
compenso
,
Rota
l
'
ha
messo
a
terra
in
area
,
quando
già
Bettini
l
'
aveva
liberato
deviando
a
lui
un
tocco
sublime
di
Suarez
.
Era
stata
quella
una
delle
più
splendide
fasi
di
gioco
.
L
'
arbitro
ha
lasciato
correre
.
Però
la
spietata
furia
di
Hitchens
non
ci
è
piaciuta
.
Sarebbe
bastato
un
tocco
leggero
...
Niente
:
ha
sparato
fortissimo
di
destro
,
e
Cornetti
-
suicida
-
s
'
è
gettato
a
pararlo
sul
nascere
:
che
sicuramente
andava
a
150
orari
.
L
'
ha
colto
sul
costato
sinistro
:
uno
schianto
.
E
Dio
sa
come
abbia
potuto
reggersi
per
altri
due
minuti
!
Alla
fine
,
comprensibili
peana
.
Trombe
sonorissime
.
Campane
trillanti
.
Perfino
il
gracchiare
concitato
di
un
radiomegafono
.
Tutto
bene
.
Herrera
ha
promesso
adeguamenti
tattici
per
ogni
partita
.
La
prima
l
'
ha
azzeccata
con
il
wM
difensivo
e
con
l
'
M
all
'
attacco
.
Domenica
prossima
,
a
Roma
,
sarà
bene
che
Zaglio
rimanga
libero
...
alle
spalle
di
Guarneri
e
di
Bolchi
,
e
che
Mereghetti
si
prenda
cura
dell
'
interno
che
toccherebbe
a
Suarez
.
Questi
,
ad
ogni
modo
,
sono
anticipi
eccessivi
.
Ogni
tattica
è
buona
quando
si
vince
:
specialmente
se
si
vince
anche
alla
fine
.
Il
solo
pericolo
è
questo
:
che
l
'
Inter
palleggi
troppo
sottomisura
,
sottoponendo
i
centrocampisti
a
recuperi
pericolosi
.
La
cronaca
secca
.
Grandi
parate
di
Cometti
su
Bettini
e
Mereghetti
.
Fra
le
due
,
stupefacenti
,
il
volo
di
Buffon
a
fermare
il
lungo
proietto
di
Maschio
dopo
un
assolo
.
Al
22'
:
lancio
di
Picchi
a
Corso
:
avanzata
:
Suarez
chiama
il
triangolo
:
tocco
in
avanti
per
Corso
:
Rota
tagliato
fuori
:
balzo
di
Corso
a
gamba
tesa
sulla
palla
:
diagonale
assassino
sulla
sinistra
di
Cometti
.
Al
28'
,
Roncoli
segue
Bettini
sulla
sinistra
(
Colombo
,
sfuocato
,
è
ora
su
Mereghetti
,
ala
d
'
appoggio
)
.
Fallo
vistoso
e
goffo
di
Roncoli
.
Dall
'
estrema
sinistra
lo
batte
Suarez
cercando
Hitchens
:
traiettoria
troppo
alta
:
arriva
a
Mereghetti
:
costui
,
dribblando
a
ritroso
,
libera
elegantemente
il
sinistro
per
un
traversoncino
stupendo
:
Hitchens
ingobbisce
e
zompa
ad
ariete
:
Cometti
afferra
nuvole
:
il
crapottone
giallo
di
Hitchens
non
è
polenta
:
pota
,
Comett
!
:
bisognava
arrivarci
prima
col
pugno
:
è
il
2-0
.
Al
31'
,
Suarez
gioca
Pizzi
con
un
'
apertura
profonda
:
Pizzi
non
intercetta
:
fulmineo
irrompe
Bettini
:
un
destro
da
svellere
i
pali
:
3-0
.
Al
43'
,
Mereghetti
cade
sul
tackle
avversario
e
sopravviene
Zaglio
:
cerca
Bettini
in
area
:
Bettini
di
piatto
mette
all
'
indietro
(
idea
deliziosa
)
per
l
'
accorrente
ciclonico
Hitchens
:
destro
basso
diagonale
mancino
(
per
Cometti
)
:
carambola
in
rete
dalla
base
del
palo
.
Non
lo
parerebbe
il
diavolo
.
Intervallo
.
Gino
Patroni
dice
che
il
Tunisi
ha
acquistato
Asdrubale
,
però
non
segna
di
testa
.
Ripresa
:
notata
un
'
elegante
finta
di
Zaglio
per
Guarneri
.
Accademia
.
Ma
Christensen
azzoppa
il
Maciste
e
poi
gli
tende
la
mano
.
Maciste
,
bonazzo
,
accetta
.
Si
ripete
poco
dopo
e
Maciste
rifiuta
.
Corretti
sì
,
ma
non
ipocriti
.
Gol
sbagliati
(
uno
anche
da
Maschio
,
dopo
arrembanti
dribbling
:
arriva
a
Buffon
che
non
ne
ha
più
in
pancia
e
allora
gli
nasce
un
tiruccio
rachitico
)
.
Al
22'
Suarez
colpisce
il
palo
(
alla
sinistra
di
Cometti
)
:
al
23'
lo
sfiora
soltanto
(
alla
sinistra
di
Cometti
)
e
segna
il
5-0
.
Al
28'
,
visto
Hitchens
sventare
in
area
un
'
incursione
di
Nova
(
a
cornate
)
.
Al
33'
Suarez
si
degna
di
servire
Corso
:
pallonetto
squisito
per
Bettini
:
al
volo
,
diagonale
in
rete
(
alla
sinistra
di
Cometti
)
.
Meritate
ovazioni
.
Poi
il
rigore
di
Rota
:
il
tentato
omicidio
di
Hitchens
,
furia
gialla
.
Maschio
procura
a
Magistrelli
il
pallone
per
il
gol
della
bandiera
.
Magistrelli
ne
cava
una
stecca
.
E
allora
fischia
anche
Di
Tonno
.
A
casa
.
StampaQuotidiana ,
L
'
organismo
vivente
è
programmato
come
un
calcolatore
elettronico
.
Come
un
calcolatore
,
esso
ha
una
memoria
costituita
dai
messaggi
ereditari
che
gli
vengono
trasmessi
,
attraverso
i
geni
,
dai
suoi
genitori
;
e
,
come
il
calcolatore
,
è
costituito
da
un
progetto
cioè
da
un
piano
che
regola
fino
ai
minimi
particolari
la
sua
formazione
.
Per
queste
analogie
,
la
teoria
dell
'
informazione
trova
eguale
applicazione
nella
cibernetica
e
nella
biologia
.
Ma
esistono
anche
differenze
sostanziali
tra
il
programma
cibernetico
e
il
programma
genetico
.
Il
primo
si
può
modificare
a
volontà
,
perché
l
'
informazione
registrata
su
nastro
magnetico
si
aggiunge
o
si
cancella
a
seconda
dei
risultati
ottenuti
;
il
secondo
invece
,
iscritto
com
'
è
nella
struttura
stessa
della
cellula
,
non
può
essere
modificato
dall
'
esperienza
e
resta
quindi
immutato
nel
succedersi
delle
generazioni
.
Le
istruzioni
della
macchina
non
regolano
la
sua
struttura
fisica
e
i
pezzi
che
la
compongono
;
quelle
dell
'
organismo
invece
regolano
la
produzione
degli
stessi
organi
incaricati
dell
'
esecuzione
del
programma
.
Anche
se
fosse
possibile
costruire
una
macchina
capace
di
riprodursi
,
essa
darebbe
luogo
soltanto
a
copie
esatte
di
se
stessa
e
dopo
qualche
generazione
degenererebbe
verso
il
disordine
statistico
.
L
'
essere
vivente
,
invece
,
non
è
mai
la
copia
dei
genitori
quali
sono
al
momento
della
procreazione
:
è
un
essere
nuovo
,
che
ripercorre
nell
'
intero
ciclo
la
vita
dei
genitori
.
Il
programma
genetico
,
inoltre
,
non
è
mai
assolutamente
rigido
:
spesso
impone
soltanto
limiti
all
'
azione
dell
'
ambiente
sull
'
organismo
o
dà
a
quest
'
ultimo
il
potere
di
reagire
in
un
certo
modo
all
'
ambiente
.
Nell
'
ampliarsi
di
questi
limiti
,
nella
loro
maggiore
elasticità
si
può
scorgere
la
direzione
verso
cui
muove
l
'
evoluzione
,
nonostante
i
suoi
errori
,
i
suoi
vicoli
ciechi
e
il
suo
procedere
a
caso
.
Tale
almeno
è
l
'
opinione
di
François
Jacob
(
La
logica
del
vivente
,
ed.
Einaudi
)
che
ebbe
nel
1965
il
Premio
Nobel
insieme
con
Jacques
Monod
,
l
'
autore
di
Il
caso
e
la
necessità
pubblicato
quasi
contemporaneamente
a
questo
libro
.
L
'
evoluzione
,
secondo
Jacob
,
è
caratterizzata
dalla
sua
«
apertura
»
,
dalla
sua
tendenza
a
rendere
più
elastica
l
'
esecuzione
del
programma
genetico
,
che
permette
all
'
organismo
di
sviluppare
i
suoi
rapporti
con
l
'
ambiente
e
di
estendere
il
suo
raggio
d
'
azione
.
Questo
è
proprio
ciò
che
è
avvenuto
,
al
grado
massimo
,
nell
'
uomo
e
ha
reso
possibile
la
costruzione
di
quel
mondo
della
cultura
che
è
un
nuovo
livello
di
vita
ed
è
capace
di
reagire
sulla
stessa
evoluzione
biologica
:
«
Di
tutti
gli
organismi
viventi
,
scrive
Jacob
,
è
l
'
uomo
quello
che
possiede
il
programma
genetico
più
aperto
ed
elastico
.
Ma
dove
si
arresta
l
'
elasticità
?
In
quale
misura
il
comportamento
umano
è
prescritto
dai
geni
?
A
quali
restrizioni
ereditarie
è
sottoposto
lo
spirito
umano
?
»
.
Queste
domande
sono
lasciate
da
Jacob
senza
risposta
perché
,
allo
stato
attuale
degli
studi
,
non
possono
averne
.
Non
si
conoscono
,
in
altri
termini
,
con
esattezza
i
gradi
di
libertà
che
il
codice
genetico
consente
all
'
uomo
:
non
si
ha
quindi
un
criterio
sicuro
per
discernere
,
tra
le
possibilità
diverse
che
la
sua
vita
culturale
gli
fa
intravedere
,
quelle
che
la
sua
organizzazione
biologica
gli
consente
di
realizzare
e
quelle
che
esclude
.
Ma
un
punto
,
tuttavia
,
è
chiaro
per
Jacob
come
per
Monod
.
Lo
sviluppo
culturale
ha
annullato
o
estremamente
limitato
la
funzione
della
selezione
naturale
nella
trasformazione
dell
'
uomo
.
Monod
ha
insistito
sulle
conseguenze
disastrose
che
ha
nella
nostra
società
la
soppressione
della
selezione
naturale
che
favoriva
,
nelle
età
precedenti
,
la
sopravvivenza
del
più
adatto
.
E
,
come
rimedio
,
ha
proposto
la
«
selezione
delle
idee
»
cioè
la
eliminazione
di
tutte
le
credenze
e
le
ideologie
che
contrastano
con
l
'
obbiettività
e
la
serenità
della
conoscenza
scientifica
e
minano
i
valori
su
cui
essa
si
fonda
.
Jacob
invece
rimane
estraneo
a
questo
umanesimo
scientifico
.
Da
un
lato
,
infatti
,
è
meno
dogmatico
di
Monod
nel
riconoscere
carattere
definitivo
allo
stato
attuale
della
scienza
.
«
Oggi
,
egli
dice
,
viviamo
in
un
mondo
di
messaggi
,
di
codici
,
di
informazione
.
Quale
ulteriore
analisi
scomporrà
domani
gli
oggetti
della
nostra
conoscenza
per
ricomporli
in
una
nuova
dimensione
?
Quale
nuova
bambolina
russa
ne
emergerà
?
»
.
Sono
le
ultime
parole
del
suo
libro
.
Dall
'
altro
lato
,
Jacob
dà
più
credito
a
quella
che
oggi
si
chiama
l
'
«
ingegneria
genetica
»
.
Ritiene
possibile
che
un
giorno
si
potrà
intervenire
sulla
costruzione
del
programma
genetico
per
correggere
certi
difetti
e
inserire
alcune
aggiunte
:
che
si
riuscirà
forse
anche
a
produrre
,
a
volontà
e
nel
numero
di
esemplari
desiderato
,
la
copia
esatta
di
ogni
individuo
:
un
uomo
politico
,
un
artista
,
una
reginetta
di
bellezza
,
un
atleta
.
Monod
respinge
nelle
chimere
fantascientifiche
queste
alternative
.
«
Si
potranno
,
egli
dice
,
trovare
palliativi
per
certe
tare
genetiche
,
ma
solo
per
l
'
individuo
colpito
,
non
per
la
sua
discendenza
.
La
genetica
molecolare
moderna
non
solo
non
ci
offre
alcun
mezzo
per
agire
sul
patrimonio
ereditario
e
arricchirlo
di
caratteri
nuovi
,
per
creare
un
superuomo
genetico
,
ma
ci
rivela
la
vanità
di
questa
speranza
:
la
scala
microscopica
del
genoma
vieta
per
il
momento
e
forse
per
sempre
tali
manipolazioni
.
»
Questi
opposti
punti
di
vista
di
due
scienziati
,
che
condividono
la
stessa
impostazione
generale
della
biologia
e
lavorano
nello
stesso
campo
,
riflettono
il
contrasto
di
opinioni
che
si
è
venuto
determinando
nel
mondo
moderno
intorno
al
futuro
della
scienza
e
della
tecnologia
in
generale
.
Gli
ottimisti
ritengono
che
alla
scienza
è
affidato
il
futuro
dell
'
uomo
perché
essa
sarà
capace
di
migliorare
la
qualità
della
vita
e
di
consolidare
la
dignità
dell
'
uomo
.
I
pessimisti
prevedono
per
l
'
uomo
e
per
il
suo
ambiente
le
conseguenze
più
disastrose
dal
rafforzamento
e
dall
'
ampliamento
dei
mezzi
tecnici
della
scienza
.
Il
pubblico
grosso
sembra
inclinare
al
pessimismo
:
il
numero
degli
astrologi
,
dei
maghi
,
di
coloro
che
difendono
contro
la
scienza
le
vecchie
concezioni
animistiche
e
antropomorfiche
dell
'
universo
,
è
in
crescente
aumento
.
L
'
oscillazione
,
dalla
quale
l
'
umanità
è
sempre
stata
tentata
,
fra
il
tutto
e
il
nulla
,
trova
in
questi
atteggiamenti
la
sua
espressione
più
critica
.
O
la
scienza
è
tutto
,
cioè
è
capace
di
risolvere
tutti
i
problemi
presenti
e
futuri
dell
'
uomo
;
o
non
serve
a
nulla
ed
è
meglio
ritornare
alle
antiche
credenze
.
Questa
alternativa
è
puerile
e
pericolosa
.
La
scienza
,
certo
,
non
è
tutta
la
vita
dell
'
uomo
,
la
sua
forma
attuale
non
è
quella
definitiva
e
,
molto
probabilmente
(
se
è
vera
la
lezione
del
passato
)
una
forma
definitiva
non
l
'
avrà
mai
.
Ma
,
dall
'
altro
lato
,
la
rinunzia
alla
scienza
porrebbe
l
'
uomo
completamente
allo
scoperto
di
fronte
ai
pericoli
che
lo
minacciano
da
ogni
parte
.
Quel
certo
grado
di
conoscenza
obbiettiva
,
che
l
'
uomo
ha
saputo
conquistare
attraverso
una
lunga
vicenda
di
pericoli
e
di
lotte
è
ancora
lo
strumento
migliore
di
cui
dispone
per
la
sua
sopravvivenza
.
Occorre
solo
che
continui
a
coltivarlo
,
che
non
lo
ritenga
perfetto
e
che
soprattutto
impari
a
servirsene
nei
modi
che
sono
più
conformi
al
suo
benessere
e
alla
sua
dignità
.
E
,
per
quest
'
ultimo
scopo
,
la
«
saggezza
»
,
di
cui
gli
antichi
parlavano
,
è
certamente
essenziale
:
una
saggezza
che
ignori
il
tutto
ed
il
nulla
,
che
sia
fatta
di
modestia
e
costanza
,
e
soprattutto
riconosca
i
limiti
e
gli
autentici
bisogni
dell
'
uomo
.
StampaQuotidiana ,
Antonio
Comelli
,
cinquantenne
da
Palanzano
,
entrò
l
'
altro
giorno
in
cucina
e
si
sentì
profondamente
seccato
.
Sua
sorella
Teresa
,
d
'
anni
quaranta
,
stava
acerbamente
rampognandogli
la
giovane
figlia
di
cui
ci
sfugge
il
nome
.
Il
sistema
di
insegnare
il
verbo
a
suon
di
nerbo
è
cattivo
sotto
tutti
i
riguardi
.
Coi
giovani
la
maniera
forte
non
va
:
da
essi
si
può
ottener
molto
di
più
con
la
dolcezza
,
perché
se
una
paziente
spiegazione
persuade
,
una
bastonata
,
o
peggio
,
una
certa
quantità
di
parolacce
,
non
fanno
che
irritare
.
Lo
sdegno
di
Antonio
Comelli
era
dunque
ragionato
e
i
Regi
Carabinieri
di
Palanzano
si
sarebbero
guardati
bene
dall
'
intervenire
nella
vicenda
familiare
se
il
nostro
uomo
non
avesse
fatto
in
modo
di
far
entrare
in
ballo
l
'
articolo
582
CPC
.
Antonio
,
infatti
,
forse
per
far
comprendere
quanto
egli
disapprovasse
certi
violenti
sistemi
di
educazione
,
prendeva
a
calci
e
a
bastonate
la
disgraziata
sorella
Teresa
,
producendole
lesioni
guaribili
in
non
meno
di
dodici
giorni
.
Per
questo
,
saputa
la
cosa
,
i
Regi
Carabinieri
provvedevano
a
mettere
al
sicuro
il
Comelli
,
il
quale
avrebbe
,
a
suo
favore
,
la
scusante
dell
'
eccessivo
amore
paterno
,
se
non
avesse
,
a
suo
sfavore
,
l
'
aggravante
di
una
condanna
a
dieci
mesi
di
reclusione
comminatagli
il
16
dicembre
1931
per
maltrattamenti
in
famiglia
.
StampaQuotidiana ,
Milano
,
12
novembre
1961
-
MILAN
;
JUVENTUS
:
5-1
.
NOTE
:
Circa
60.000
spettatori
.
Crampi
a
Rivera
dal
30'
al
35'
del
secondo
tempo
.
Due
squadre
amministrate
in
modo
piuttosto
strano
hanno
opposto
ieri
a
San
Siro
le
loro
glorie
antiche
e
i
loro
acciacchi
presenti
.
Pioveva
a
scrosci
e
tirava
un
gran
vento
dall
'
est
,
che
porta
sempre
la
pioggia
in
Val
Padana
.
Umori
tetri
in
Rocco
,
al
quale
era
stato
negato
Rosa
a
vantaggio
di
un
glorioso
rudere
già
mollato
dal
Brasile
e
poi
dal
Boca
.
Qualcuno
lasciava
intendere
che
,
se
il
Milan
avesse
perduto
,
Rocco
se
ne
sarebbe
andato
spontaneamente
,
offeso
com
'
era
per
non
essere
stato
interpellato
nell
'
ultimo
acquisto
,
e
nemmeno
nel
penultimo
,
se
è
vero
che
da
un
mesetto
Gipo
Viani
lo
andava
sfruculiando
perché
appoggiasse
l
'
assunzione
di
Ghiggia
...
Rocco
improvvisava
l
'
ennesimo
attacco
con
questo
solo
vantaggio
:
di
non
aver
più
Greaves
fra
i
piedi
.
E
rilanciava
Salvadore
con
l
'
amatissima
maglia
numero
5
.
Dal
canto
suo
,
Parola
lamentava
l
'
assenza
di
Sivori
e
di
Mora
,
le
contusioni
di
Charles
e
di
Rosa
.
Ciononostante
,
aveva
dichiarato
alla
vigilia
che
avrebbe
fatto
il
WM
e
,
cosa
per
non
dir
altro
assai
strana
,
l
'
ha
fatto
davvero
,
lasciando
orfano
Bercellino
solo
soletto
su
Altafini
.
Vero
che
Leoncini
manteneva
la
zona
,
abbandonata
da
Dino
arretrante
su
Rosa
,
ma
stare
in
zona
senz
'
avversari
non
significa
proteggere
il
centromediano
,
significa
esser
male
guidati
dalla
panchina
.
Infilato
due
volte
in
7'
,
e
risparmiato
tre
altre
volte
in
18'
(
da
Altafini
)
,
Parola
ha
deciso
di
riconoscere
il
proprio
errore
al
28';
ha
mandato
Bercellino
sul
pari
-
classe
Barison
ed
ha
spostato
Garzena
in
centro
.
Né
questo
basta
.
Nella
ripresa
,
quando
la
Juventus
ha
iniziato
il
forcing
,
su
Altafini
è
stato
lasciato
Leoncini
e
Garzena
è
rimasto
libero
.
Che
aspettate
a
far
un
tecnico
del
vostro
figliolo
meno
bravo
in
latino
o
in
matematica
?
Io
comunque
non
sono
della
parrocchia
juventina
e
segnalo
queste
stranezze
per
dovere
critico
,
non
solo
,
ma
anche
per
limitare
i
peana
al
Milan
.
Che
cosa
vale
,
in
effetti
,
questa
squadra
pur
mo
'
nata
dai
maneggi
di
mercato
e
dalle
convinzioni
tattiche
di
Rocco
?
Le
mancano
due
ali
serie
e
un
regista
capace
anche
di
correre
.
In
tutto
il
resto
,
quando
non
gigioneggia
,
soddisfa
quasi
appieno
.
Dino
Sani
sa
giocare
a
calcio
.
Non
è
uomo
di
marcatura
,
bensì
di
posizione
:
e
aver
posizione
da
centrocampisti
significa
esser
grandi
.
Tocca
molto
bene
;
lancia
benissimo
.
Ha
esordito
sotto
l
'
acquivento
,
al
freddo
,
dunque
in
ambiente
per
lui
ostile
.
Il
suo
esordio
va
considerato
positivo
.
Deve
soltanto
fissare
qualche
schema
con
Altafini
e
Barison
.
Nella
ripresa
ha
avuto
buon
senso
...
nel
contenersi
.
Il
maggior
dinamismo
di
Rosa
lo
umiliava
.
Lui
andava
al
passo
.
Ma
i
palloni
rimediati
spigolando
li
ha
quasi
tutti
sistemati
bene
.
Ghiggia
è
il
vecchio
castrone
che
sappiamo
.
Quando
si
sarà
rassegnato
all
'
essenziale
,
senza
intraprendere
goffi
dribbling
fondati
sullo
scatto
(
che
non
ha
più
)
,
il
Milan
avrà
in
lui
un
ottimo
rifinitore
.
È
intelligente
,
il
marrano
,
sa
quel
che
ci
vuole
.
In
linea
con
Rivera
e
avanti
a
Dino
Sani
,
può
costituire
un
magnifico
reparto
di
lancio
e
di
appoggio
per
Barison
e
Altafini
,
a
patto
che
questi
due
crapottoni
di
gran
possa
si
muovano
per
tempo
a
dettare
il
passaggio
.
In
contropiede
sono
temibili
sempre
e
sparano
a
rete
come
pochi
,
sanno
giocare
alto
...
Altafini
ha
esploso
quattro
tiri
-
gol
.
Avrebbe
dovuto
segnare
sei
o
sette
volte
.
Come
dire
di
un
goleador
così
felice
e
fortunato
che
ha
soddisfatto
a
metà
?
In
effetti
,
non
è
stato
un
fenomeno
.
Ma
ha
segnato
quattro
gol
,
buon
Dio
.
Giocasse
sempre
così
male
,
e
nel
Milan
e
in
maglia
azzurra
!
Importante
è
però
che
abbia
capito
di
dover
tirare
sempre
,
vicino
o
lontano
che
sia
.
Lo
stesso
Barison
,
cercato
in
profondità
,
ha
soddisfatto
.
Dimenticato
,
è
riapparso
per
sbagliare
un
gol
e
farne
fare
un
altro
:
che
più
?
Se
il
Milan
potesse
contare
su
un
Dino
più
sicuro
di
costruire
per
qualcuno
e
sul
portentoso
Rivera
che
abbiamo
veduto
oggi
,
nessuno
potrebbe
escludere
un
suo
ritorno
alla
ribalta
dei
protagonisti
.
Rivera
ha
compiuto
in
scioltezza
le
prodezze
che
Rosa
ha
compiuto
ringhiando
.
Questa
è
la
differenza
fra
i
due
,
che
sono
stati
i
migliori
in
campo
.
Altafini
stava
spesso
a
guardare
Rivera
con
l
'
aria
allocchita
:
fosse
scattato
a
tempo
,
quale
altro
diluvio
!
Il
terreno
era
tale
che
non
bisognava
illudersi
di
compiere
squisitezze
sul
tocco
o
sul
dribbling
.
Il
solo
che
l
'
ha
capito
bene
è
stato
l
'
ottimo
David
,
e
ha
fatto
male
Ghiggia
a
non
servirlo
quando
scattava
sull
'
ala
(
se
ne
ricordi
)
.
La
difesa
del
Milan
ha
preteso
troppo
dalla
propria
abilità
di
palleggio
.
Spesso
la
palla
restava
in
area
e
gli
spaventi
sono
stati
molti
.
Lo
stesso
Trap
ha
mancato
respinte
che
s
'
imponevano
e
Radice
ancor
più
di
lui
.
Buono
è
stato
il
ritorno
di
Salvadore
.
Onesta
la
prestazione
di
Maldini
sull
'
ala
.
Liberalato
ha
gigioneggiato
(
da
allocco
)
come
i
compagni
sulle
rimesse
:
fra
i
pali
,
un
signor
portiere
.
Che
il
terreno
fosse
nemico
delle
difese
dimostrano
queste
cifre
:
il
Milan
ha
concluso
20
volte
(
con
3
angoli
)
nel
primo
tempo
e
13
(
con
due
angoli
)
nel
secondo
.
La
Juventus
10
volte
nel
primo
e
18
nel
secondo
.
Il
Milan
ha
marcato
Charles
con
Trap
e
Nicolè
(
centravanti
autentico
)
con
Radice
.
Sani
avrebbe
dovuto
marcare
Rosa
.
Delle
marcature
juventine
si
è
detto
.
Aggiungo
che
Rivera
veniva
marcato
da
Emoli
,
non
meno
smarrito
dei
compagni
,
ma
corretto
.
Già
al
2'
,
passa
il
Milan
.
Leoncini
perde
la
palla
su
Ghiggia
:
due
dribbling
:
Altafini
non
si
muove
:
mentre
inveisco
a
lui
,
Ghiggia
lo
serve
:
e
Altafini
prima
ancora
che
gli
arrivi
addosso
Bercellino
esplode
il
destro
basso
da
15
metri
:
gol
.
A15'
,
Rosa
si
libera
indietro
su
Bercellino
:
controllo
errato
:
palla
ad
Altafini
che
,
libero
,
tenta
la
finezza
di
piatto
destro
e
sorvola
la
traversa
.
Bercellino
lo
serve
meglio
al
7'
:
sentite
:
Salvadore
a
Dino
,
ad
Altafini
a
Rivera
che
sbaglia
il
passaggio
e
dà
sul
piede
di
Bercellino
:
nuovo
controllo
errato
:
Altafini
è
di
nuovo
solo
e
non
sbaglia
.
Comunque
colpita
,
questa
palla
diventa
un
proietto
imprendibile
per
i
portieri
.
Al
12'
,
Barison
pianta
Garzena
lanciando
se
stesso
:
crossa
basso
,
forte
,
bene
:
arriva
Altafini
e
da
tre
metri
manca
la
deviazione
.
Sciagurato
!
Al
18'
,
Rivera
imita
al
tiro
il
Trap
:
Anzolin
non
arresta
:
Altafini
manca
il
rimpallo
.
Scalogna
e
mancanza
di
agilità
.
Piove
.
Ma
il
gioco
è
onesto
.
Applausi
per
Dino
che
,
in
dribbling
,
si
libera
di
tutti
per
toccare
a
Liberalato
.
Forcing
della
Juve
.
Al
28'
,
Altafini
crossa
per
Barison
al
centro
:
clamoroso
buco
.
Povrazz
.
Al
37'
,
fallo
di
Ghiggia
su
Leoncini
al
limite
sinistro
:
batte
Rosa
di
collo
destro
e
splendidamente
segna
uccellando
Liberalato
.
Sul
2-1
,
tutto
ritorna
in
gioco
.
La
Juventus
si
ammucchia
davanti
a
Liberalato
.
Altafini
libera
Barison
che
,
tardo
,
telefona
il
tiro
ad
Anzolin
(
45'
)
.
Legnata
di
Ghiggia
fuori
di
un
'
unghia
al
fischio
del
45'
.
Ripresa
.
Catenaccio
juventino
(
sic
!
)
:
e
forcing
.
S
'
impapera
per
la
presunzione
di
far
palleggio
la
difesa
milanista
al
6'
:
Rossano
da
destra
crossa
e
Charles
incorna
fuori
a
sinistra
la
palla
-
gol
.
Non
è
tutto
.
Al
7'
Emoli
scende
e
crossa
alto
dall
'
estrema
:
Liberalato
smanaccia
alla
men
peggio
verso
Rossano
e
cade
:
lo
juventino
batte
verso
la
porta
e
Liberalato
,
a
terra
,
può
bloccare
.
In
un
minuto
,
mancato
due
volte
il
pareggio
.
Grigia
per
il
Milan
;
Dino
assiste
alle
rabbiose
folate
dí
Rosa
.
Questo
annoto
e
,
ironia
,
proprio
al
17'
Sarti
commette
mani
su
un
lancio
di
David
.
Apre
la
punizione
lo
stesso
David
a
Ghiggia
che
,
evitato
l
'
arbitro
,
traversa
basso
.
Area
deserta
:
il
traversone
arriva
a
tre
metri
dal
palo
di
destra
:
qui
piomba
Rivera
e
spacca
in
rete
.
Pesci
,
dalle
parti
di
Anzolin
.
Ora
è
fatta
.
Al
23'
,
Salvadore
caracolla
fuori
area
in
dribbling
e
dà
a
Dino
,
e
questi
lancia
stupendamente
Altafini
:
esce
a
vuoto
Anzolin
ma
Altafini
non
vuol
battere
troppo
da
destra
e
allora
si
accentra
in
dribbling
e
Anzolin
,
già
steso
,
gli
ghermisce
la
palla
.
Al
31'
,
Altafini
viene
liberato
da
Rivera
ma
...
preferisce
appoggiare
a
Barison
:
legnatona
:
palla
-
gol
alle
stelle
.
Al
32'
,
un
gaudioso
miracolo
.
Il
Trap
dribbla
e
dà
a
Barison
in
centro
:
costui
vince
un
dribbling
di
finta
(
sissignori
)
e
libera
Altafini
sulla
sinistra
:
proietto
basso
,
Anzolin
beffato
.
E
non
passa
un
minuto
che
David
fionda
avanti
a
fil
di
pozzanghera
:
Garzena
sballa
l
'
entrata
su
Altafini
,
e
anche
Anzolin
sballa
l
'
uscita
:
Altafini
,
birbone
,
accompagna
la
palla
in
rete
.
Cinque
.
«
Che
,
sei
ammattito
?
»
domanda
Sivori
ad
Altafini
.
Forse
.