Tipi di Ricerca: Ricerca per parole
Trova:
Matematica, automi e libertà dell'uomo ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
Uno studente ritorna dall ' Università , dopo aver seguito il suo primo corso di psicologia , e scandalizza sua zia dicendole che tutte le attività cui ella si dedica - andare in chiesa , far beneficenza , visitare mostre d ' arte ecc. - sono soltanto surrogati o compensi per la sua mancanza di soddisfazioni sessuali . Dopo averci pensato sopra , la zia gli risponde che , sì , essa è d ' accordo sul principio che tutte le attività sono manifestazioni della libido e che non ha obbiezioni contro il sesso ; soltanto , preferisce le manifestazioni della sessualità cui essa si dedica , a quelle che hanno a che fare con gli organi genitali . La zia non si scandalizza più e il nipote rimane senza risposta . L ' episodio insegna che quando a un concetto o a una parola si tolgono i limiti che lo definiscono nei confronti di altri concetti o parole e si dice che « tutto è questo » o « tutto è quello » , concetto o parola perdono ogni significato e non servono a nulla . Quando si dice che tutte le attività umane sono « sessuali » , « religiose » o « politiche » ecc. non si dice nulla , perché i termini relativi hanno perduto il loro significato specifico e possono riacquistarlo soltanto ridistinguendosi dagli altri . Lo stesso vale per la libertà umana . Che tutte le azioni siano libere o che tutte siano determinate da fattori causali , sono due tesi che tolgono alle parole « libertà » e « determinismo » il loro significato specifico e rendono impossibile stabilire , in ogni caso particolare , se un ' azione è libera o no , determinata o no . Eppure , proprio di un criterio utile a questo scopo abbiamo bisogno per decidere se , e in quali limiti , l ' uomo è responsabile delle sue azioni . Sembra che a misura che si estendono le nostre conoscenze biologiche , antropologiche e sociologiche , il determinismo abbia partita vinta e i limiti della responsabilità umana divengano sempre più ristretti . L ' eredità biologica , l ' ambiente , le condizioni sociali e politiche sono spesso ritenuti fattori determinanti della condotta di individui e gruppi , e anche delle forme più aberranti di tale condotta . Siamo sempre più guardinghi nell ' ascrivere ad un uomo la responsabilità di ciò che ha fatto perché siamo sempre più al corrente dei fattori che hanno potuto determinare la sua azione . Ma che cosa ne è , allora , della libertà ? Il problema è affrontato nell ' opera recentissima del filosofo inglese J . R . Lucas ( The Freedom of the Will , Clarendon Press : Oxford University Press , 1970 ) la cui parte più originale è la discussione di ciò che la matematica moderna può dirci pro o contro la libertà umana . Quest ' argomento è solo apparentemente paradossale . Spinoza diceva già nel XVII secolo che tutte le azioni dell ' uomo seguono dalla sua natura con la stessa necessità con la quale un teorema geometrico segue dagli assiomi della geometria . L ' uomo non può essere o agire diversamente , come non può esser diverso un teorema : è egli stesso un teorema nella grande geometria della Natura . Ma la matematica ha cambiato completamente faccia dai tempi di Spinoza : è diventata molto più astratta e formale , perché prescinde da ogni particolare oggetto ( numeri , figure , quantità ) ed è diventata semplicemente la disciplina che deduce rigorosamente le conclusioni dalle premesse implicite negli assiomi o postulati che costituiscono i suoi punti di partenza . Non importa che tali assiomi o postulati siano « veri » in un senso qualsiasi : importante è che il procedimento matematico derivi con rigore tutti i teoremi che sono impliciti in essi . Con rigore significa : senza mai dar luogo ad una contraddizione , cioè a teoremi che sono incompatibili l ' uno con l ' altro . In questa nuova veste , la matematica si è dimostrata fecondissima : nuovi sistemi di calcolo sono stati inventati e perfezionati e sono applicati nei campi più disparati , che vanno dalla fisica all ' organizzazione industriale e alla costruzione dei computers . Ma , da questo punto di vista , l ' unica cosa che conferisce validità a un qualsiasi sistema di calcolo è la sua coerenza intrinseca , la sua assenza di contraddizioni . Il matematico dovrebbe esser sempre sicuro che un certo calcolo , per quanto condotto avanti e sviluppato , non condurrà mai ad una contraddizione ; se vi conducesse , sarebbe da buttar via . Qui appunto s ' incontra l ' ostacolo . Il matematico non potrà mai avere questa sicurezza . Un teorema stabilito da Gödel nel 1931 , che è uscito indenne da tutte le critiche , stabilisce che nessun calcolo è in grado di provare , con i mezzi di cui dispone , che esso è perfettamente coerente , cioè non condurrà mai a contraddizioni . L ' aritmetica , per esempio , non può provare , aritmeticamente , di essere coerente . In certi casi ( come quello dell ' aritmetica ) , la prova della coerenza si può ottenere ricorrendo ad altri tipi di calcolo logico ; ma , a loro volta , questi calcoli sono sottoposti alla stessa limitazione : non possono provare la loro coerenza , cioè la loro legittimità o validità logica . Su questa conclusione fa leva il libro di Lucas per mostrare che non si può considerare l ' uomo come determinato necessariamente dai fattori causali : perché non può essere identificato o paragonato con un qualsiasi sistema di calcolo . Egli sa infatti di essere coerente , può correggere i suoi errori e le sue incoerenze , scegliere le vie che li evitano e decidere in conformità . Ma non potrebbe far questo se fosse ridotto a un puro calcolo logico . Ma c ' è di più . Il teorema di Gödel significa pure ( secondo una certa interpretazione che è accettata da Lucas , ma non da tutti i cibernetici ) che non si possono costruire macchine o automi che rispondano a tutti i problemi . Si possono costruire automi sempre più perfetti e complessi , che fanno assai meglio e più rapidamente dell ' uomo certe operazioni di calcolo . Ma nessuno di questi automi si sottrarrà alla minaccia rappresentata dal teorema di Gödel : di trovarsi , ad un certo punto , privo di risposta di fronte a un problema nuovo , che metta in giuoco la coerenza del calcolo su cui è fondato . Questo vuol dire , secondo Lucas , che l ' uomo non può essere considerato un automa , cioè che la sua condotta e le sue scelte non possono essere preformate o predeterminate come il determinismo suppone . All ' uomo è essenziale la decisione di essere coerente , di disciplinare il suo pensiero , di stabilire una qualche distinzione tra il vero e il falso . Ma poiché nessuna prova può esser addotta di questa sua razionalità irrinunciabile , questa razionalità è solo una professione di fede , una proposizione di « teologia matematica » . Di essa non si può dar prova ; tuttavia , senza di essa , la condotta dell ' uomo sarebbe stolta , perché egli non potrebbe distinguere tra ciò che è vero e degno di esser creduto e ciò che è falso e va rigettato . Certamente , l ' uomo non può rinunciare all ' uso del principio di causalità che collega insieme tutti i fenomeni e gli dà una veduta d ' insieme , semplice e completa , della natura . Ma , dall ' altro lato , non può rinunciare ad agire secondo ragioni di cui egli stesso è il solo arbitro e giudice , al di fuori di ogni calcolo matematico o logico . Per ogni azione effettuata , l ' uomo può dare le sue ragioni ; non gli è possibile invece dare le ragioni di tali ragioni . Perciò Lucas conclude : « Io rispondo per le mie azioni . Io sono libero di scegliere quello che farò . Ma io , e solo io , sono responsabile per la mia scelta » . Il libro di Lucas è un esempio notevole del modo in cui oggi vengono trattati i problemi della filosofia . Apparentemente , tali problemi sono sempre quelli , i cosiddetti « problemi eterni » sui quali l ' uomo si è affaticato sin dagli inizi della sua riflessione . Ma il modo di trattarli oggi è radicalmente diverso . Essi vengono considerati sul fondamento delle acquisizioni scientifiche più recenti e utilizzando tali acquisizioni per prospettarne soluzioni nuove . Lucas ha messo come epigrafe del suo libro un passo di Epicuro : « Era meglio credere ai miti sugli Dei piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici : quelli infatti suggerivano la speranza di placare gli Dei per mezzo degli onori , questo invece ha implacabile necessità » . E questa sembra veramente la conclusione dell ' opera di Lucas : nella quale « l ' implacabile necessità » non è esorcizzata del tutto e la libertà è piuttosto affidata alla « teologia matematica » , cioè a un atto di fede nella razionalità dell ' uomo . Ma così la libertà è ridotta entro i limiti della soggettività umana , dell ' io individuale : sappiamo solo che non è impossibile , non sappiamo ancora cos ' è . Un ' analisi più ravvicinata dovrebbe mostrarcela operante nelle scelte che l ' uomo fa e nelle condizioni oggettive in cui le scelte sono effettuate . Un ' indagine sulla nozione di scelta , sui suoi limiti e sulle possibilità obbiettive che le sono offerte nei vari campi in cui l ' uomo agisce , diventa sempre più urgente , non solo ai fini della scienza e della filosofia , ma anche per mettere l ' uomo di fronte alle sue responsabilità precise .
SILENZIO ( - , 1934 )
StampaQuotidiana ,
A Collecchio , in una misera soffitta , abitava da molti anni un poveruomo che aveva oramai viste settantacinque primavere . Viveva del poco lavoro che le vecchie braccia gli permettevano , e della carità dei vicini . Poi , silenziosamente , morì . Storia antica come il mondo e dolorosa come tutte le cose del mondo . Il vecchio , Giuseppe Monica , fu visto tre o quattro giorni or sono rincasare , poi non fu più visto . Una coinquilina , l ' altra mattina , passando davanti alla porta della soffitta e non udendo alcun rumore , appressava l ' occhio alla toppa e intravedeva il vecchio immobile , sdraiato su un cumulo di cenci . Presto accorrevano i casigliani , i quali , rinvenuta la chiave che il vecchio era solito lasciare su un davanzale , aprirono la porta , chiusa solo dal cric della serratura . Pietoso spettacolo , si trovarono davanti a un cadavere già in decomposizione . Il medico , giunto assieme ai Regi Carabinieri , riscontrò che il vecchio era stato ucciso da una paralisi cardiaca .
Alla Juventus l'undicesimo scudetto ( Brera Gianni , 1960 )
StampaQuotidiana ,
Torino , 15 maggio 1960 JUVENTUS - MILAN : 3-1 . NOTE : Pomeriggio afoso per via di una incombente cappa di nubi . Terreno ottimamente tenuto . Spettatori 60.000 circa . Nessun incidente . Angoli : Juventus 4 , Milan 3 ( 1-2 ) . Al 90' , Ornar Sivori andò a tre quarti di campo in area juventina , prese la palla e incominciò a dribblare torno torno . Era un dribbling gratuito e insensato , di pura esibizione . Il pubblico si spellò le mani . Poi l ' arbitro Rigato ( in discreta forma ) fischiò la fine e i giocatori del Milan e della Juventus si strinsero la mano , perfino Grillo e Boniperti , che se ne erano dette per i porcelli . Una cancellata venne aperta dalla parte dei popolari . Il pubblico si mise a correre verso i giocatori juventini che lentamente si avviavano al sottopassaggio . Sivori venne agguantato e issato sulle spalle dei più prestanti , che gli decretarono il trionfo . Anche a Boniperti toccò questo onore , ma non a Charles , per una pura questione di chilogrammetri . Alcuni pazzarielli , brandendo bandiere , presero a correre lungo la corda della pista d ' atletica , alla maniera degli americani del sud : il pubblico tornò a spellarsi le mani . I fotografi scalarono le porte e sedettero sulla traversa per riprendere dall ' alto le scene di entusiasmo popolare . La frigida Juventus viveva senza grande partecipazione , anzi , quasi snobbando , la sua apoteosi . Le radioline avevano annunciato che la Fiorentina era stata sconfitta a Marassi dalla Samp . Il campionato era virtualmente finito : evviva ora e sempre la grande Juvèntus ( con la « è » accentata grave ) . La partita dell ' apoteosi fu uno strazio che tutti compresero , anche il pubblico di più facile contentatura . L ' afa conciliava il sonno . La nausea da pallone rendeva nervosi quasi tutti . Fatte poche eccezioni ( Alfieri , Maldini , Liedholm , Charles , Schiaffino , Cervato ) nessuno aveva voglia di correre . Il Milan assunse il forcing e pareva un paralitico in foia . La difesa reggeva ottimamente ai grandi della Juventus ( eccezion fatta per lo sfocato Fontana ) . Occhetta teneva benino Sivori . Liedholm pendolava maestoso sull ' arco dei centottanta gradi . Schiaffino bastava per Boniperti , ancor più sciroccato di lui . Parato il colpo , la difesa milanista si disimpegnava come suole , cioè armoniosamente bene . I guai incominciavano quando la palla giungeva a una delle quattro punte avanzate . Grillo riceveva da fermo , aspettava Emoli e ingaggiava il dribbling : o lo falliva , e allora si metteva le mani sui fianchi , scuotendo il capo , o lo vinceva , e allora aspettava Cervato o chi per lui : poi cercava un compagno , che riceveva pure da fermo e ricominciava la manfrina . Insomma , una lagna da correre in campo con la frusta . Altafini si sbizzarrì una sola volta a staffilare sulla traversa , poi stette a vedere o , che è peggio , si defilò addirittura perché a nessuno saltasse in mente di servirlo e farlo correre . Bean toccò due o tre palle battendo punizioni ( tutte alte ) . Danova fece fumo piroettando sotto i bulloni arcigni di Sarti o di Garzena . Sbagliò una palla - gol sul due a uno . Non vidi altro , fatto da lui . Il povero Schiaffino , andando le due squadre a segatura , era effettivamente in paradiso . Riceveva da fermo , smistava , corricchiava ad aspettare il rilancio ( oh , illuso ! ) , leticava con Boniperti che , decisamente incarognito , gli tirava sgambetti odiosissimi . Ma tutto era moscio e dimesso , talché avresti creduto che le due squadre fossero d ' accordo di non umiliarsi . In tutto il primo tempo , dodici volte concluse la Juventus e sette il Milan , pur avendo tenuto assai più a lungo la palla . Vavassori non dovette parare un sol tiro ( perché Altafini incocciò la traversa dal limite ) . Il bravo Alfieri , invece , se la vide più brutta , ma non di tanto . Respinse un tiro troppo centrato di Nicolè all'8' , non parò un tiro cross di Sivori al 10' , ma lo vide respingere da Maldini sulla linea . Un ' altra palla - gol incornata da Sivori ebbe la fortuna di trovarsi , papale papale , fra le mani . Alla ripresa , Nicolè si liberò una seconda volta , e molto bene , a rete , e Alfieri seppe ancora sventare ( al 3' ) . Schiaffino riprese al volo un comodo pallonetto e consentì a Vavassori di accontentare la platea in un plastico tuffo . Al 10' , Liedholm venne punito per un dubbio fallo su Boniperti e batté la punizione Garzena per Colombo : questi fece triangolo su Charles e toccò di piatto verso rete : due o tre milanisti aggrappolati cercarono di incornare per la respinta : la palla rotolò beffarda su di loro e cadde presso la zampa di Sivori , che toccò sveltamente per l ' uno a zero . Il sospetto di un accordo a non procedere venne rincrudito dall ' immediato pareggio . Sívori stava ancora sotto le tribune a ricevere l ' ovazione , come fanno i toreri dopo aver concesso due banderillas straordinarie : Altafini toccò a Grillo che scattò in avanti : Grillo scartò il solito Emoli e cercò il centravanti ormai lanciato : balzò Cervato sul primo tocco di dribbling ma fece rimpallo : in quella , usciva di porta anche Vavassori : Mazzola si trovò fra i piedi il più comodo dei palloni : non poté esimersi dal toccare in rete . Era trascorso quasi un minuto , fra abbracci , ovazioni e tocco di avvio . Poi , fu di nuovo gnàgnera oscena . Al 21' batté una punizione Sivori per Charles e la vinse di testa Cecco Zagatti : sulla respinta , arrivò allupato Garzena e incocciò un destraccio da svellere le braccia a qualsiasi portiere : la palla schizzò dallo spigolo inferiore della traversa e tornò largamente alle spalle di Garzena ! Si sderenava intanto Charles a caricare , simile a un ariete : Maldini lo fermava di agilità . Liedholm eseguiva dignitosi passaggi in avanti ma l ' attacco del Milan era da fustigare . Mazzola rifiutava ostentatamente la palla . Grillo si metteva le mani sui fianchi dopo il solito dribbling perduto . Le ali , un pianto . Né bastava Schiaffino , gamba saggia . Così ebbe ancora Sivori la palla buona sottomisura e la rovesciò in rete di prepotenza . L ' azione era stata animosamente condotta da Charles a destra : sul suo cross , aveva trepestato Stacchini al centro senza cavarne più di un rachitico spioventino verso porta : ma su quello saltò il demoniaco Sivori e fu il due a uno ( al 30' ) . Qui , il Milan ebbe un breve sussulto , come un somaro stracco e legnato . Una punizione di Grillo venne incornata da Cervato quando già Vavassori stava fuori dai pali : sul rimpallo arrivò il melenso Danova e sorvolò la traversa ( 35' ) . Al 36' , un traversone di Emoli venne svirgolato da Maldini verso sinistra , fu Stacchini a trattenere la palla , che sarebbe andata in angolo ; Stacchini si mise a fare il gigione non riuscendo a spiazzare Fontana per il cross : così saltellava fintando da destra a sinistra : poi finalmente vide Boniperti sul limite e la gente si accorse allora che Stacchini tutto sarà fuorché un micco : la sua palla trovò infatti Boniperti , che la aggiustò con la sinistra e , dirigendosi verso destra , la incocciò di collo , sorprendendo Alfieri alla sua sinistra . Vi fu ancora una stramazzata di Charles lanciato oltre il proprio limite dinamico e magari anche cianchettato da Maldini in furibondo gomito a gomito . Rigato non volle vedere falli di sorta e lasciò che lo strazio finisse . « Juve ! Juve ! » invocavano sgolandosi i sessantamila . E incominciò il rodeo delle bandiere .
La divinità e il caso ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
È proprio vero che il mondo in cui viviamo è il prodotto del semplice caso ? Dobbiamo proprio credere alla scienza che , dopo aver espulso ogni ordine necessario dalla fisica , tende ora a espungerlo anche dalla biologia che , mostrandoci la complessità e la perfezione degli organismi viventi , sembrava testimoniare la presenza di un disegno finalistico , di un programma diretto alla conservazione e all ' arricchimento della vita dell ' universo ? Non dobbiamo piuttosto ricorrere a considerazioni di metafisica e tecnologia che ci consentano di intravedere nel mondo quell ' ordine , quella finalità , quel disegno che la scienza rifiuta ? Queste e molte altre domande mi sono state rivolte a proposito di un articolo pubblicato su queste colonne il 29 novembre 1970 dal titolo . « Dunque l ' universo non è programmato » , articolo che prendeva lo spunto dal libro del biologo francese Jacques Monod Il caso e la necessità ora apparso anche nell ' edizione italiana . Una delle lettere giuntemi è un vero e proprio saggio di trentadue pagine di Valentino Azzolini . Ma ora un articolo di Gustavo Bontadini apparso su L ' educatore italiano del 15 marzo sottopone quel mio articolo a una critica tanto acuta e stringente quanto rispettosa e cordiale . Rispondendo a questa critica , risponderò , almeno parzialmente , anche alle altre critiche che mi sono state rivolte . Innanzitutto , non sembra che la filosofia possa allegramente infischiarsi della scienza ; in realtà non l ' ha mai fatto . La scienza non risolve certo tutti i problemi dell ' uomo , ma offre i dati di fatto indispensabili per affrontarli con qualche probabilità di successo . Ciò che vale nella vita di ogni giorno , vale in filosofia : se mi dispongo a fare una spesa , devo prima farmi i conti in tasca , cioè ricorrere all ' aritmetica . Potrò scegliere le spese da fare ma , senza quel conto , mi troverò nei pasticci . Così la filosofia : può elaborare concetti e dottrine , avanzare ipotesi più o meno convincenti , ma non prescindere dai risultati della scienza se non vuole avventurarsi in fantasie inconcludenti e parlare di cose che , rigorosamente parlando , non esistono . La scienza può mutare i suoi risultati , come giustamente osserva Bontadini ; ma anche la filosofia muta le sue dottrine e i filosofi che Bontadini cita , Teilhard de Chardin e Bonhoeffer , ci offrono dottrine diverse da quelle di Sant ' Agostino e di San Tommaso , pur ispirandosi alla stessa tradizione religiosa . La scienza oggi si avvale del caso per elaborare le sue ipotesi esplicative e i suoi calcoli . Bontadini dice che questo significa « la nostra ignoranza del profondo determinismo della natura , del suo programma universale » piuttosto che « l ' esistenza - la verità - dell ' indeterminazione , della casualità » . Ma come si possono elaborare dottrine e prospettive , effettuare scelte e orientarsi , in filosofia o nella vita , sulla base di ciò che ignoriamo ? Anche una debole lanterna val meglio del buio per procedere su un sentiero sconosciuto . Ma Bontadini non si mantiene coerente a questa riduzione del caso all ' ignoranza . Egli aggiunge subito che « nessuno può vietare a Dio di giocare ai dadi » : e se è così , il caso non è la nostra ignoranza , ma la natura stessa del mondo , voluta e stabilita da Dio . E proprio su questo punto Bontadini fa leva per la sua difesa della metafisica teologica tradizionale : « Quella conseguenza - se il mondo fosse creato da Dio allora dovrebbe essere " ordinato " nel senso che sappiamo - non sussiste : Dio può creare il mondo come gli pare e piace , nessuno può vietargli di " giocare ai dadi " ( per ciò che riguarda la storia della natura e senza che venga meno la Sua Provvidenza ) » . Sta veramente qui il punto cruciale . Quale significato possono avere l ' esistenza e la provvidenza di Dio in un mondo dominato dal caso ? Quale indizio , segno o prova , questo mondo può offrire di esse ? Non si tratta di « vietare » a Dio di giocare ai dadi : si tratta di vedere come in un giuoco di dadi si può scorgere la presenza di Dio o l ' azione della sua provvidenza . Qui comincia veramente il problema filosofico . E mi sembra paradossale dover ricordare a Bontadini , cultore emerito della metafisica tradizionale , che tutte le prove da essa fornite dell ' esistenza di Dio e soprattutto quelle passate attraverso il vaglio di S . Tommaso , sono fondate sull ' ordine e sulla finalità del mondo , sulla necessità della catena causale , sulla gerarchia perfetta e sulla connessione necessaria degli esseri dell ' universo . Se il mondo è un giuoco di dadi , queste prove vanno a gambe all ' aria . Non ce n ' è una che regga , dal punto di vista in cui Bontadini si mette . Che valore può essere allora riconosciuto a quella metafisica tradizionale che Bontadini intende difendere ? Si possono certo tentare altre vie . Si può , per esempio , tentare di scorgere , nell ' infinitamente vario e complesso gioco di dadi che è il mondo , una mano maestra che , alla lunga o alla lontana , come quella di un grande giocatore professionista , riesca a dirigere il gioco e a indirizzarlo ai suoi fini . Questi tentativi non sono stati fatti finora . Bontadini potrebbe intraprenderne qualcuno perché ne ha la capacità ; e , quando l ' avrà elaborato , potremo discuterlo . Ma per ora siamo lasciati a mani vuote . Affermare che Dio può avere creato tanto un mondo deterministicamente o casualmente ordinato quanto un mondo indeterministico , significa semplicemente togliere ogni significato all ' esistenza di Dio . Che cosa è Dio , allora ? Non l ' essere necessario , non la causa prima , non il primo motore , non l ' essere perfettissimo , non l ' onnipotente : perché tutto ciò che egli fa è solo il risultato di una gettata di dadi . Forse questi dadi sono truccati ; ma bisogna averne una prova o almeno darne un indizio . E si ritorna da capo al problema del caso . Non si tratta perciò di una scelta fra la scienza e la metafisica e neppure fra ateismo e teismo . Si tratta di elaborare dottrine filosofiche , che non si risolvano in una negazione dei fatti meglio accertati e delle ipotesi più probabili . Sarebbe certo assai consolante per l ' uomo credere di vivere in un mondo amichevole , che si prenda cura di lui e gli garantisca la sopravvivenza e il successo . Ma la metafisica tradizionale si è rivelata incapace di dare un fondamento a questa credenza ; e molti teologi e spiriti religiosi ne hanno preso atto . Giacché , quanto alla fede , essa è certamente fuori questione e continua ad offrirsi all ' opzione degli uomini . Basta non dimenticare che la fede si può perdere come si può acquistare . D ' altronde , se non è vietato a Dio di giocare ai dadi , perché dovrebbe essere vietato all ' uomo ?
StampaQuotidiana ,
Nel Salone del Circolo Interessi Industriali e Commerciali ha avuto luogo ieri un convegno per la costituzione dei fasci regionali fra gruppi di interventisti . Al Convegno parlarono l ' avv . Enzo Ferrari , il capitano degli arditi Vecchi e diversi altri . Il prof . Mussolini illustrò i capisaldi su cui dovrebbe svolgersi l ' azione dei fasci e cioè : valorizzazione della guerra e di chi la guerra ha combattuto , dimostrare che l ' imperialismo , di cui si fa colpa agli italiani , è l ' imperialismo voluto da tutti i popoli non escluso il Belgio ed il Portogallo , e perciò opposizione agli imperialismi esteri a danno del nostro paese ed opposizione ad un imperialismo italiano contro le altre nazioni ; infine accettare la battaglia elettorale sul « fatto » di guerra e quindi opporsi a tutti quei partiti e candidati che la guerra hanno avversata . Le proposte di Mussolini , dopo che ebbero parlato numerosi oratori , vennero approvate . Al Convegno erano rappresentate diverse città d ' Italia .
ERRORI FATALI ( - , 1934 )
StampaQuotidiana ,
Uno dei residui fogli dell ' emigrazione anti - fascista la quale si trova in condizioni sempre più disperate anche in Francia confessa in un articolo di fondo i propri errori . E vi aggiunge , a rincalzo , una nota di Herzen , che calza a pennello con la situazione economica e morale dei fuorusciti italiani . Il foglio di cui parliamo è Giustizia e Libertà che nel suo ultimo numero del 16 novembre , 1a pagina , 1a colonna , in questa maniera netta , straccia i veli coi quali per tanti anni si è tentato di nascondere la realtà . « Affinché non si dica che rimaniamo nel vago , specificheremo qualcuno degli errori più fatali in cui cadono gli esiliati : presentare il fascismo come in procinto di cadere da un momento all ' altro ; esagerare l ' importanza dei movimenti esistenti ; impiegare un tono roboante e minaccioso ; esagerare nelle critiche di dettaglio e nello scandalismo , anziché attaccare nelle fondamenta e guardare l ' insieme ; condurre le requisitorie su motivi prevalentemente sentimentali o sulle violenze del passato ; assumere verso coloro che stanno in paese il tono di una aristocrazia antifascista ; aver l ' aria di difendere la cosiddetta democrazia pre - fascista o le pseudo - democrazie esistenti ; negare che alcunché si sia fatto di utile sotto il regime ; contestare a Mussolini ogni qualità ; oppure , con esagerazione opposta , risolvere il fascismo in Mussolini ; non insistere abbastanza sull ' elemento positivo dell ' antifascismo . La lista potrebbe allungarsi » . Ma noi , ad esempio , crediamo che sia abbastanza lunga e completa . È una grande sassaiola in tutte le piccionaie dei fuorusciti , ivi compresa quella del foglio in questione . Si tratta , dunque , di « errori fatali » . Ma se sono come sono « fatali » non c ' è più nulla da fare per l ' antifascismo fuoruscito . Della qual cosa tutti sono più che convinti da un pezzo .
Questa Inter incanta ( Brera Gianni , 1961 )
StampaQuotidiana ,
Milano , 27 agosto 1961 - INTER - ATALANTA : 6-0 . NOTE : Pomeriggio soleggiato e afoso . Circa 55.000 spettatori . Campo buono . Nessun incidente , se si esclude un tentato omicidio ( reversibile in tentato suicidio ) di Hitchens ai danni di Cometti nel finale . Angoli : Inter 10 , Atalanta 3 ( 7-2 ) . L ' Inter ha esordito in campionato sacrificando la mite Atalanta alle sue ambizioni mattatorie . Ha vinto per 6-0; avrebbe potuto vincere per almeno il doppio . Non ha maramaldeggiato e ha fatto benissimo . Ancor meglio avrebbe fatto se avesse dato maggiore essenzialità alle puntate dell ' attacco palleggiando un poco più a centro campo e rischiando un poco meno sottomisura . Ha concluso la bellezza di 27 volte nel primo tempo ( con 7 angoli ) e di 21 volte nel secondo ( con 3 angoli ) . Il grande protagonista della giornata è stato Luisito Suarez . Ispirato da lui , il tandem centrale di attacco ha fatto cose a dir poco strabilianti . Mai neppure pensato che Bettini possedesse tanta potenza di tiro e - soprattutto - così spiccato senso della rifinitura a pro dei compagni ! È proprio vero , allora , che la provincia finisce per soffocare anche i più bravi ? Quanto a Hitchens , difetti ne ha millanta : ma possiede la dote fondamentale del centravanti : segna fior di gol : è grande in acrobazia ( vulgo a incornare ) e potentissimo nel battere di destro . Suarez ha subìto per un quarto d ' ora le puntigliose attenzioni di Maschio , che ha offerto uno squisito recital della sua arte all ' attonito pubblico milanese . Maschio è figlio di un pavese delle colline ( Montesegale ) e di una milanese della Bassa ( Castano Primo ) . Vedendolo agitarsi con la bacchetta del maestro abbiamo pensato a Toscanini proditoriamente indotto a dirigere la banda d ' Affori . Chiaro che , dopo qualche sciabolata a chieder note armoniose , sarebbe zompato urlando dal podio ... Maschio si è semplicemente ritirato in un angolino della ribalta e ha fornito i suoi numeri di controllo , dribbling , tocco e tiro . Buffon gli ha parato a stento - però da campione - una legnatona lunga e beffarda . Era il 10' : nessun atalantino era mai riuscito a concludere un ' azione . Nessun atalantino , dopo quella prodezza , ha mai più infastidito Buffon . Maschio ha trotterellato altero e distante nella sua zona di interno - regista . Suarez ha torneato come e quando ha voluto in lungo e in largo . Ha fatto segnare ed è perfino venuto a noia per segnare a sua volta . Ha concluso sette volte nel primo tempo e ben undici nel secondo . Ha colpito un palo e segnato il suo bravo gol : ma avrebbe voluto insistere e forse ha fatto male . Non è un goleador : è un grande interno - regista che farebbe assai bene a non sprecarsi in bullerie . Il campionato è lungo ( ahi quanto ! ) e l ' Inter lo può vincere se proprio lui , Suarez , non si spreca . È bellissimo poter criticare una squadra che segna mezza dozzina di gol facendo accademia l ' intero secondo tempo . È una soddisfazione rara . Vorremmo proprio ci toccasse ogni anno . E forse è già questo l ' anno buono ... Sissignore , Helenio Herrera . Pensi a una scappellata d ' un Suo avo : le penne di struzzo ( o di gallastrone ? ) ripuliscono il terreno davanti ai Suoi piedi augusti . Per venti minuti ho avuto una gran paura di dover ghignare sulla riesumazione del WM . All ' Atalanta venivano offerti spazi grandiosi . Ma l ' offerta era piena di risaputo sarcasmo . Quelle tre punte della banda d ' Affori non mettevano insieme un arpeggio neppure per sbaglio . Guarneri toreava il bufalino Nova con la disinvolta leggiadria di un Ordoñez o di un Dominguin . Picchi , senza strafare , controllava pulitamente Magistrelli . Masiero ha incornato a sua volta da toro per i primi istanti . Poi addirittura ha fatto pases da vero artista della plaza . Ha toccato con misura ; è andato perfino a battere in gol . Intorno a Maschio , sbacchettante olimpico nella sua metà campo , Herrera ha messo Luisito Suarez e Pallino Zaglio . Costui , propriamente , teneva la propria zona di mediano in linea con Bolchi ( il quale controllava Christensen , rozzo ma non inutile acquisto danese ) . Era libero come un uccello : e poiché il suo debole è il tackle , non certo il tocco o l ' invenzione costruttiva , la mole di gioco interista sopraffaceva nettamente la difesa atalantina . Hitchens e Bettini si alternavano in temi arrembanti . Corso e Mereghetti caracollavano in appoggio . Il portentoso Cornetti , ciabattino di Romano , ha strappato lunghi e convinti applausi finché gli interisti non lo hanno cercato sul lato mancino . Da quella parte , lesina spuntata , Cornetti non fa che buchi oltre la misura . Ha provveduto Corso , con un gran balzo felino , a tagliare la prima palla in diagonale ( 22' : su tocco delizioso di Suarez alle spalle di Rota ) . Cometti era squilibrato a destra . Poi ha volato Hitchens a incornare un magnifico traversoncino di Mereghetti . Poi è esploso Bettini : e ancora Hitchens . Dopo mezz ' ora , la partita era chiusa . Pubblico lusingato , non certo in delirio . Capivan tutti che l ' Atalanta era candida e povera , che proprio non teneva , e che per giunta Maschio faceva un recital unicamente pro domo sua . Fra certi musici , Toscanini non vale : meglio uno che ci dia dentro alla brava come gli altri , che se qualche nota stona , tanto peggio per chi l ' ascolta . L ' Atalanta è squadra simpaticissima : le mancano , purtroppo , le tre punte avanzate . Il resto è da buona , onesta figura in campionato . Che abbia resistito 22' a questa Inter è già grandioso . E che non abbia segnato con Maschio è miracolo vero ( di Buffon ) . Alla ripresa , calcio se n ' è visto ancora , ma di pura accademia . Gli atalantini non hanno più lottato . A turno gli interisti cercavano Cometti . E sulla sua sinistra passavano . Si fa presto a dire , 48 conclusioni in una partita , più dieci angoli , per una sola squadra ! Herrera ha richiamato Mereghetti a tenere il centro campo , Luisito Suarez ha galleggiato davanti a lui : ogni palla se la chiamava con un bercio imperioso : acà ( o come si dice ) . Molte occasioni hanno sciupato tutti ( massime Corso ) . Bettini ha compiuto un dribbling aereo da lasciarci di stucco . Hitchens ha tentato di uccidere il coraggioso Cornetti con una legnata di destro che non avrebbe mai dovuto vibrare . In compenso , Rota l ' ha messo a terra in area , quando già Bettini l ' aveva liberato deviando a lui un tocco sublime di Suarez . Era stata quella una delle più splendide fasi di gioco . L ' arbitro ha lasciato correre . Però la spietata furia di Hitchens non ci è piaciuta . Sarebbe bastato un tocco leggero ... Niente : ha sparato fortissimo di destro , e Cornetti - suicida - s ' è gettato a pararlo sul nascere : che sicuramente andava a 150 orari . L ' ha colto sul costato sinistro : uno schianto . E Dio sa come abbia potuto reggersi per altri due minuti ! Alla fine , comprensibili peana . Trombe sonorissime . Campane trillanti . Perfino il gracchiare concitato di un radiomegafono . Tutto bene . Herrera ha promesso adeguamenti tattici per ogni partita . La prima l ' ha azzeccata con il wM difensivo e con l ' M all ' attacco . Domenica prossima , a Roma , sarà bene che Zaglio rimanga libero ... alle spalle di Guarneri e di Bolchi , e che Mereghetti si prenda cura dell ' interno che toccherebbe a Suarez . Questi , ad ogni modo , sono anticipi eccessivi . Ogni tattica è buona quando si vince : specialmente se si vince anche alla fine . Il solo pericolo è questo : che l ' Inter palleggi troppo sottomisura , sottoponendo i centrocampisti a recuperi pericolosi . La cronaca secca . Grandi parate di Cometti su Bettini e Mereghetti . Fra le due , stupefacenti , il volo di Buffon a fermare il lungo proietto di Maschio dopo un assolo . Al 22' : lancio di Picchi a Corso : avanzata : Suarez chiama il triangolo : tocco in avanti per Corso : Rota tagliato fuori : balzo di Corso a gamba tesa sulla palla : diagonale assassino sulla sinistra di Cometti . Al 28' , Roncoli segue Bettini sulla sinistra ( Colombo , sfuocato , è ora su Mereghetti , ala d ' appoggio ) . Fallo vistoso e goffo di Roncoli . Dall ' estrema sinistra lo batte Suarez cercando Hitchens : traiettoria troppo alta : arriva a Mereghetti : costui , dribblando a ritroso , libera elegantemente il sinistro per un traversoncino stupendo : Hitchens ingobbisce e zompa ad ariete : Cometti afferra nuvole : il crapottone giallo di Hitchens non è polenta : pota , Comett ! : bisognava arrivarci prima col pugno : è il 2-0 . Al 31' , Suarez gioca Pizzi con un ' apertura profonda : Pizzi non intercetta : fulmineo irrompe Bettini : un destro da svellere i pali : 3-0 . Al 43' , Mereghetti cade sul tackle avversario e sopravviene Zaglio : cerca Bettini in area : Bettini di piatto mette all ' indietro ( idea deliziosa ) per l ' accorrente ciclonico Hitchens : destro basso diagonale mancino ( per Cometti ) : carambola in rete dalla base del palo . Non lo parerebbe il diavolo . Intervallo . Gino Patroni dice che il Tunisi ha acquistato Asdrubale , però non segna di testa . Ripresa : notata un ' elegante finta di Zaglio per Guarneri . Accademia . Ma Christensen azzoppa il Maciste e poi gli tende la mano . Maciste , bonazzo , accetta . Si ripete poco dopo e Maciste rifiuta . Corretti sì , ma non ipocriti . Gol sbagliati ( uno anche da Maschio , dopo arrembanti dribbling : arriva a Buffon che non ne ha più in pancia e allora gli nasce un tiruccio rachitico ) . Al 22' Suarez colpisce il palo ( alla sinistra di Cometti ) : al 23' lo sfiora soltanto ( alla sinistra di Cometti ) e segna il 5-0 . Al 28' , visto Hitchens sventare in area un ' incursione di Nova ( a cornate ) . Al 33' Suarez si degna di servire Corso : pallonetto squisito per Bettini : al volo , diagonale in rete ( alla sinistra di Cometti ) . Meritate ovazioni . Poi il rigore di Rota : il tentato omicidio di Hitchens , furia gialla . Maschio procura a Magistrelli il pallone per il gol della bandiera . Magistrelli ne cava una stecca . E allora fischia anche Di Tonno . A casa .
Superman assente ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
L ' organismo vivente è programmato come un calcolatore elettronico . Come un calcolatore , esso ha una memoria costituita dai messaggi ereditari che gli vengono trasmessi , attraverso i geni , dai suoi genitori ; e , come il calcolatore , è costituito da un progetto cioè da un piano che regola fino ai minimi particolari la sua formazione . Per queste analogie , la teoria dell ' informazione trova eguale applicazione nella cibernetica e nella biologia . Ma esistono anche differenze sostanziali tra il programma cibernetico e il programma genetico . Il primo si può modificare a volontà , perché l ' informazione registrata su nastro magnetico si aggiunge o si cancella a seconda dei risultati ottenuti ; il secondo invece , iscritto com ' è nella struttura stessa della cellula , non può essere modificato dall ' esperienza e resta quindi immutato nel succedersi delle generazioni . Le istruzioni della macchina non regolano la sua struttura fisica e i pezzi che la compongono ; quelle dell ' organismo invece regolano la produzione degli stessi organi incaricati dell ' esecuzione del programma . Anche se fosse possibile costruire una macchina capace di riprodursi , essa darebbe luogo soltanto a copie esatte di se stessa e dopo qualche generazione degenererebbe verso il disordine statistico . L ' essere vivente , invece , non è mai la copia dei genitori quali sono al momento della procreazione : è un essere nuovo , che ripercorre nell ' intero ciclo la vita dei genitori . Il programma genetico , inoltre , non è mai assolutamente rigido : spesso impone soltanto limiti all ' azione dell ' ambiente sull ' organismo o dà a quest ' ultimo il potere di reagire in un certo modo all ' ambiente . Nell ' ampliarsi di questi limiti , nella loro maggiore elasticità si può scorgere la direzione verso cui muove l ' evoluzione , nonostante i suoi errori , i suoi vicoli ciechi e il suo procedere a caso . Tale almeno è l ' opinione di François Jacob ( La logica del vivente , ed. Einaudi ) che ebbe nel 1965 il Premio Nobel insieme con Jacques Monod , l ' autore di Il caso e la necessità pubblicato quasi contemporaneamente a questo libro . L ' evoluzione , secondo Jacob , è caratterizzata dalla sua « apertura » , dalla sua tendenza a rendere più elastica l ' esecuzione del programma genetico , che permette all ' organismo di sviluppare i suoi rapporti con l ' ambiente e di estendere il suo raggio d ' azione . Questo è proprio ciò che è avvenuto , al grado massimo , nell ' uomo e ha reso possibile la costruzione di quel mondo della cultura che è un nuovo livello di vita ed è capace di reagire sulla stessa evoluzione biologica : « Di tutti gli organismi viventi , scrive Jacob , è l ' uomo quello che possiede il programma genetico più aperto ed elastico . Ma dove si arresta l ' elasticità ? In quale misura il comportamento umano è prescritto dai geni ? A quali restrizioni ereditarie è sottoposto lo spirito umano ? » . Queste domande sono lasciate da Jacob senza risposta perché , allo stato attuale degli studi , non possono averne . Non si conoscono , in altri termini , con esattezza i gradi di libertà che il codice genetico consente all ' uomo : non si ha quindi un criterio sicuro per discernere , tra le possibilità diverse che la sua vita culturale gli fa intravedere , quelle che la sua organizzazione biologica gli consente di realizzare e quelle che esclude . Ma un punto , tuttavia , è chiaro per Jacob come per Monod . Lo sviluppo culturale ha annullato o estremamente limitato la funzione della selezione naturale nella trasformazione dell ' uomo . Monod ha insistito sulle conseguenze disastrose che ha nella nostra società la soppressione della selezione naturale che favoriva , nelle età precedenti , la sopravvivenza del più adatto . E , come rimedio , ha proposto la « selezione delle idee » cioè la eliminazione di tutte le credenze e le ideologie che contrastano con l ' obbiettività e la serenità della conoscenza scientifica e minano i valori su cui essa si fonda . Jacob invece rimane estraneo a questo umanesimo scientifico . Da un lato , infatti , è meno dogmatico di Monod nel riconoscere carattere definitivo allo stato attuale della scienza . « Oggi , egli dice , viviamo in un mondo di messaggi , di codici , di informazione . Quale ulteriore analisi scomporrà domani gli oggetti della nostra conoscenza per ricomporli in una nuova dimensione ? Quale nuova bambolina russa ne emergerà ? » . Sono le ultime parole del suo libro . Dall ' altro lato , Jacob dà più credito a quella che oggi si chiama l ' « ingegneria genetica » . Ritiene possibile che un giorno si potrà intervenire sulla costruzione del programma genetico per correggere certi difetti e inserire alcune aggiunte : che si riuscirà forse anche a produrre , a volontà e nel numero di esemplari desiderato , la copia esatta di ogni individuo : un uomo politico , un artista , una reginetta di bellezza , un atleta . Monod respinge nelle chimere fantascientifiche queste alternative . « Si potranno , egli dice , trovare palliativi per certe tare genetiche , ma solo per l ' individuo colpito , non per la sua discendenza . La genetica molecolare moderna non solo non ci offre alcun mezzo per agire sul patrimonio ereditario e arricchirlo di caratteri nuovi , per creare un superuomo genetico , ma ci rivela la vanità di questa speranza : la scala microscopica del genoma vieta per il momento e forse per sempre tali manipolazioni . » Questi opposti punti di vista di due scienziati , che condividono la stessa impostazione generale della biologia e lavorano nello stesso campo , riflettono il contrasto di opinioni che si è venuto determinando nel mondo moderno intorno al futuro della scienza e della tecnologia in generale . Gli ottimisti ritengono che alla scienza è affidato il futuro dell ' uomo perché essa sarà capace di migliorare la qualità della vita e di consolidare la dignità dell ' uomo . I pessimisti prevedono per l ' uomo e per il suo ambiente le conseguenze più disastrose dal rafforzamento e dall ' ampliamento dei mezzi tecnici della scienza . Il pubblico grosso sembra inclinare al pessimismo : il numero degli astrologi , dei maghi , di coloro che difendono contro la scienza le vecchie concezioni animistiche e antropomorfiche dell ' universo , è in crescente aumento . L ' oscillazione , dalla quale l ' umanità è sempre stata tentata , fra il tutto e il nulla , trova in questi atteggiamenti la sua espressione più critica . O la scienza è tutto , cioè è capace di risolvere tutti i problemi presenti e futuri dell ' uomo ; o non serve a nulla ed è meglio ritornare alle antiche credenze . Questa alternativa è puerile e pericolosa . La scienza , certo , non è tutta la vita dell ' uomo , la sua forma attuale non è quella definitiva e , molto probabilmente ( se è vera la lezione del passato ) una forma definitiva non l ' avrà mai . Ma , dall ' altro lato , la rinunzia alla scienza porrebbe l ' uomo completamente allo scoperto di fronte ai pericoli che lo minacciano da ogni parte . Quel certo grado di conoscenza obbiettiva , che l ' uomo ha saputo conquistare attraverso una lunga vicenda di pericoli e di lotte è ancora lo strumento migliore di cui dispone per la sua sopravvivenza . Occorre solo che continui a coltivarlo , che non lo ritenga perfetto e che soprattutto impari a servirsene nei modi che sono più conformi al suo benessere e alla sua dignità . E , per quest ' ultimo scopo , la « saggezza » , di cui gli antichi parlavano , è certamente essenziale : una saggezza che ignori il tutto ed il nulla , che sia fatta di modestia e costanza , e soprattutto riconosca i limiti e gli autentici bisogni dell ' uomo .
METODO ( - , 1934 )
StampaQuotidiana ,
Antonio Comelli , cinquantenne da Palanzano , entrò l ' altro giorno in cucina e si sentì profondamente seccato . Sua sorella Teresa , d ' anni quaranta , stava acerbamente rampognandogli la giovane figlia di cui ci sfugge il nome . Il sistema di insegnare il verbo a suon di nerbo è cattivo sotto tutti i riguardi . Coi giovani la maniera forte non va : da essi si può ottener molto di più con la dolcezza , perché se una paziente spiegazione persuade , una bastonata , o peggio , una certa quantità di parolacce , non fanno che irritare . Lo sdegno di Antonio Comelli era dunque ragionato e i Regi Carabinieri di Palanzano si sarebbero guardati bene dall ' intervenire nella vicenda familiare se il nostro uomo non avesse fatto in modo di far entrare in ballo l ' articolo 582 CPC . Antonio , infatti , forse per far comprendere quanto egli disapprovasse certi violenti sistemi di educazione , prendeva a calci e a bastonate la disgraziata sorella Teresa , producendole lesioni guaribili in non meno di dodici giorni . Per questo , saputa la cosa , i Regi Carabinieri provvedevano a mettere al sicuro il Comelli , il quale avrebbe , a suo favore , la scusante dell ' eccessivo amore paterno , se non avesse , a suo sfavore , l ' aggravante di una condanna a dieci mesi di reclusione comminatagli il 16 dicembre 1931 per maltrattamenti in famiglia .
Il Milan si impone alla Juve ( Brera Gianni , 1961 )
StampaQuotidiana ,
Milano , 12 novembre 1961 - MILAN ; JUVENTUS : 5-1 . NOTE : Circa 60.000 spettatori . Crampi a Rivera dal 30' al 35' del secondo tempo . Due squadre amministrate in modo piuttosto strano hanno opposto ieri a San Siro le loro glorie antiche e i loro acciacchi presenti . Pioveva a scrosci e tirava un gran vento dall ' est , che porta sempre la pioggia in Val Padana . Umori tetri in Rocco , al quale era stato negato Rosa a vantaggio di un glorioso rudere già mollato dal Brasile e poi dal Boca . Qualcuno lasciava intendere che , se il Milan avesse perduto , Rocco se ne sarebbe andato spontaneamente , offeso com ' era per non essere stato interpellato nell ' ultimo acquisto , e nemmeno nel penultimo , se è vero che da un mesetto Gipo Viani lo andava sfruculiando perché appoggiasse l ' assunzione di Ghiggia ... Rocco improvvisava l ' ennesimo attacco con questo solo vantaggio : di non aver più Greaves fra i piedi . E rilanciava Salvadore con l ' amatissima maglia numero 5 . Dal canto suo , Parola lamentava l ' assenza di Sivori e di Mora , le contusioni di Charles e di Rosa . Ciononostante , aveva dichiarato alla vigilia che avrebbe fatto il WM e , cosa per non dir altro assai strana , l ' ha fatto davvero , lasciando orfano Bercellino solo soletto su Altafini . Vero che Leoncini manteneva la zona , abbandonata da Dino arretrante su Rosa , ma stare in zona senz ' avversari non significa proteggere il centromediano , significa esser male guidati dalla panchina . Infilato due volte in 7' , e risparmiato tre altre volte in 18' ( da Altafini ) , Parola ha deciso di riconoscere il proprio errore al 28'; ha mandato Bercellino sul pari - classe Barison ed ha spostato Garzena in centro . Né questo basta . Nella ripresa , quando la Juventus ha iniziato il forcing , su Altafini è stato lasciato Leoncini e Garzena è rimasto libero . Che aspettate a far un tecnico del vostro figliolo meno bravo in latino o in matematica ? Io comunque non sono della parrocchia juventina e segnalo queste stranezze per dovere critico , non solo , ma anche per limitare i peana al Milan . Che cosa vale , in effetti , questa squadra pur mo ' nata dai maneggi di mercato e dalle convinzioni tattiche di Rocco ? Le mancano due ali serie e un regista capace anche di correre . In tutto il resto , quando non gigioneggia , soddisfa quasi appieno . Dino Sani sa giocare a calcio . Non è uomo di marcatura , bensì di posizione : e aver posizione da centrocampisti significa esser grandi . Tocca molto bene ; lancia benissimo . Ha esordito sotto l ' acquivento , al freddo , dunque in ambiente per lui ostile . Il suo esordio va considerato positivo . Deve soltanto fissare qualche schema con Altafini e Barison . Nella ripresa ha avuto buon senso ... nel contenersi . Il maggior dinamismo di Rosa lo umiliava . Lui andava al passo . Ma i palloni rimediati spigolando li ha quasi tutti sistemati bene . Ghiggia è il vecchio castrone che sappiamo . Quando si sarà rassegnato all ' essenziale , senza intraprendere goffi dribbling fondati sullo scatto ( che non ha più ) , il Milan avrà in lui un ottimo rifinitore . È intelligente , il marrano , sa quel che ci vuole . In linea con Rivera e avanti a Dino Sani , può costituire un magnifico reparto di lancio e di appoggio per Barison e Altafini , a patto che questi due crapottoni di gran possa si muovano per tempo a dettare il passaggio . In contropiede sono temibili sempre e sparano a rete come pochi , sanno giocare alto ... Altafini ha esploso quattro tiri - gol . Avrebbe dovuto segnare sei o sette volte . Come dire di un goleador così felice e fortunato che ha soddisfatto a metà ? In effetti , non è stato un fenomeno . Ma ha segnato quattro gol , buon Dio . Giocasse sempre così male , e nel Milan e in maglia azzurra ! Importante è però che abbia capito di dover tirare sempre , vicino o lontano che sia . Lo stesso Barison , cercato in profondità , ha soddisfatto . Dimenticato , è riapparso per sbagliare un gol e farne fare un altro : che più ? Se il Milan potesse contare su un Dino più sicuro di costruire per qualcuno e sul portentoso Rivera che abbiamo veduto oggi , nessuno potrebbe escludere un suo ritorno alla ribalta dei protagonisti . Rivera ha compiuto in scioltezza le prodezze che Rosa ha compiuto ringhiando . Questa è la differenza fra i due , che sono stati i migliori in campo . Altafini stava spesso a guardare Rivera con l ' aria allocchita : fosse scattato a tempo , quale altro diluvio ! Il terreno era tale che non bisognava illudersi di compiere squisitezze sul tocco o sul dribbling . Il solo che l ' ha capito bene è stato l ' ottimo David , e ha fatto male Ghiggia a non servirlo quando scattava sull ' ala ( se ne ricordi ) . La difesa del Milan ha preteso troppo dalla propria abilità di palleggio . Spesso la palla restava in area e gli spaventi sono stati molti . Lo stesso Trap ha mancato respinte che s ' imponevano e Radice ancor più di lui . Buono è stato il ritorno di Salvadore . Onesta la prestazione di Maldini sull ' ala . Liberalato ha gigioneggiato ( da allocco ) come i compagni sulle rimesse : fra i pali , un signor portiere . Che il terreno fosse nemico delle difese dimostrano queste cifre : il Milan ha concluso 20 volte ( con 3 angoli ) nel primo tempo e 13 ( con due angoli ) nel secondo . La Juventus 10 volte nel primo e 18 nel secondo . Il Milan ha marcato Charles con Trap e Nicolè ( centravanti autentico ) con Radice . Sani avrebbe dovuto marcare Rosa . Delle marcature juventine si è detto . Aggiungo che Rivera veniva marcato da Emoli , non meno smarrito dei compagni , ma corretto . Già al 2' , passa il Milan . Leoncini perde la palla su Ghiggia : due dribbling : Altafini non si muove : mentre inveisco a lui , Ghiggia lo serve : e Altafini prima ancora che gli arrivi addosso Bercellino esplode il destro basso da 15 metri : gol . A15' , Rosa si libera indietro su Bercellino : controllo errato : palla ad Altafini che , libero , tenta la finezza di piatto destro e sorvola la traversa . Bercellino lo serve meglio al 7' : sentite : Salvadore a Dino , ad Altafini a Rivera che sbaglia il passaggio e dà sul piede di Bercellino : nuovo controllo errato : Altafini è di nuovo solo e non sbaglia . Comunque colpita , questa palla diventa un proietto imprendibile per i portieri . Al 12' , Barison pianta Garzena lanciando se stesso : crossa basso , forte , bene : arriva Altafini e da tre metri manca la deviazione . Sciagurato ! Al 18' , Rivera imita al tiro il Trap : Anzolin non arresta : Altafini manca il rimpallo . Scalogna e mancanza di agilità . Piove . Ma il gioco è onesto . Applausi per Dino che , in dribbling , si libera di tutti per toccare a Liberalato . Forcing della Juve . Al 28' , Altafini crossa per Barison al centro : clamoroso buco . Povrazz . Al 37' , fallo di Ghiggia su Leoncini al limite sinistro : batte Rosa di collo destro e splendidamente segna uccellando Liberalato . Sul 2-1 , tutto ritorna in gioco . La Juventus si ammucchia davanti a Liberalato . Altafini libera Barison che , tardo , telefona il tiro ad Anzolin ( 45' ) . Legnata di Ghiggia fuori di un ' unghia al fischio del 45' . Ripresa . Catenaccio juventino ( sic ! ) : e forcing . S ' impapera per la presunzione di far palleggio la difesa milanista al 6' : Rossano da destra crossa e Charles incorna fuori a sinistra la palla - gol . Non è tutto . Al 7' Emoli scende e crossa alto dall ' estrema : Liberalato smanaccia alla men peggio verso Rossano e cade : lo juventino batte verso la porta e Liberalato , a terra , può bloccare . In un minuto , mancato due volte il pareggio . Grigia per il Milan ; Dino assiste alle rabbiose folate dí Rosa . Questo annoto e , ironia , proprio al 17' Sarti commette mani su un lancio di David . Apre la punizione lo stesso David a Ghiggia che , evitato l ' arbitro , traversa basso . Area deserta : il traversone arriva a tre metri dal palo di destra : qui piomba Rivera e spacca in rete . Pesci , dalle parti di Anzolin . Ora è fatta . Al 23' , Salvadore caracolla fuori area in dribbling e dà a Dino , e questi lancia stupendamente Altafini : esce a vuoto Anzolin ma Altafini non vuol battere troppo da destra e allora si accentra in dribbling e Anzolin , già steso , gli ghermisce la palla . Al 31' , Altafini viene liberato da Rivera ma ... preferisce appoggiare a Barison : legnatona : palla - gol alle stelle . Al 32' , un gaudioso miracolo . Il Trap dribbla e dà a Barison in centro : costui vince un dribbling di finta ( sissignori ) e libera Altafini sulla sinistra : proietto basso , Anzolin beffato . E non passa un minuto che David fionda avanti a fil di pozzanghera : Garzena sballa l ' entrata su Altafini , e anche Anzolin sballa l ' uscita : Altafini , birbone , accompagna la palla in rete . Cinque . « Che , sei ammattito ? » domanda Sivori ad Altafini . Forse .