StampaQuotidiana ,
A
chi
abbia
anche
una
scarsa
familiarità
con
l
'
arte
contemporanea
può
apparire
sorprendente
la
definizione
che
György
Lukács
dà
dell
'
arte
nella
sua
Estetica
(
1600
pagine
ora
tradotte
presso
l
'
Editore
Einaudi
:
il
solo
primo
volume
dell
'
opera
che
dovrebbe
comprenderne
altri
due
)
:
l
'
arte
è
il
rispecchiamento
della
realtà
.
Coloro
che
visitino
qualche
galleria
o
mostra
d
'
arte
contemporanea
o
siano
appena
al
corrente
della
varietà
di
indirizzi
,
di
stili
e
di
gusti
che
sono
proposti
,
difesi
e
illustrati
da
artisti
e
da
critici
,
si
rendono
subito
conto
che
«
il
rispecchiamento
della
realtà
»
è
ciò
di
cui
l
'
arte
contemporanea
si
preoccupa
meno
,
anche
quando
non
lo
rifiuta
esplicitamente
o
non
lo
disprezza
come
una
degradazione
dell
'
arte
.
E
,
d
'
altronde
,
non
è
quello
un
altro
nome
dell
'
imitazione
(
o
mimési
)
che
già
Platone
e
Aristotele
consideravano
come
la
sola
funzione
dell
'
arte
e
che
l
'
estetica
moderna
,
da
Vico
in
poi
,
ha
combattuta
e
respinta
?
Lukács
ritiene
che
non
solo
l
'
arte
,
ma
tutta
la
vita
umana
,
in
tutti
i
suoi
aspetti
,
non
fa
che
rispecchiare
la
realtà
.
Solo
questa
tesi
,
egli
dice
,
consente
di
respingere
definitivamente
l
'
idealismo
,
che
considera
la
realtà
come
la
creazione
della
coscienza
.
E
solo
il
rifiuto
dell
'
idealismo
consente
di
negare
alla
realtà
il
carattere
sovratemporale
o
atemporale
,
cioè
«
eterno
»
,
e
di
considerarla
come
mutamento
e
divenire
,
cioè
come
storia
.
L
'
intera
opera
di
Lukács
è
stata
e
rimane
diretta
soprattutto
alla
difesa
dello
storicismo
;
cioè
di
una
concezione
che
vede
nel
mondo
una
realtà
che
si
sviluppa
e
diviene
con
un
ritmo
razionale
o
dialettico
e
che
perciò
coincide
con
lo
sviluppo
e
il
divenire
della
Ragione
.
Non
per
nulla
egli
è
stato
frequentemente
accusato
di
idealismo
da
parte
dei
suoi
critici
marxisti
e
non
marxisti
,
nonostante
le
sue
pretese
di
essere
un
materialista
seguace
di
Marx
e
Lenin
.
Ma
,
dal
suo
punto
di
vista
,
l
'
arte
non
è
rispecchiamento
nel
senso
di
essere
la
copia
fotografica
della
realtà
.
La
realtà
è
in
continuo
mutamento
per
opera
del
lavoro
umano
,
e
della
scienza
che
ne
continua
e
rafforza
l
'
azione
.
L
'
arte
rispecchia
a
ogni
istante
questo
mutamento
,
lo
simboleggia
,
quale
esso
è
qui
e
ora
,
e
ne
coglie
la
radice
profonda
che
sta
nella
stessa
umanità
dell
'
uomo
.
Quando
Lukács
dice
che
l
'
arte
rispecchia
la
realtà
,
intende
per
«
realtà
»
il
rapporto
indissolubile
uomo
-
mondo
.
Questo
rapporto
è
mediato
dal
lavoro
.
Una
cosa
naturale
diventa
un
oggetto
solo
in
quanto
diventa
oggetto
di
lavoro
o
mezzo
di
lavoro
,
sicché
solo
con
il
lavoro
nasce
un
autentico
rapporto
tra
l
'
uomo
e
il
mondo
.
Lukács
su
questo
punto
non
vede
alcuna
differenza
tra
Hegel
e
Marx
:
afferma
che
«
solo
la
teoria
hegeliano
-
marxiana
dell
'
autocreazione
dell
'
uomo
attraverso
il
proprio
lavoro
»
ha
messo
in
luce
il
principio
che
(
secondo
le
parole
di
Gordon
Childe
)
«
l
'
uomo
crea
se
stesso
»
.
Il
rispecchiamento
dell
'
arte
è
allora
il
rispecchiamento
di
questa
autocreazione
:
e
cioè
la
via
,
sia
pure
obliqua
,
approssimativa
e
imperfetta
,
attraverso
la
quale
l
'
umanità
giunge
alla
propria
autocoscienza
.
Anche
quando
l
'
arte
rappresenta
,
o
si
propone
di
rappresentare
,
cose
o
eventi
del
mondo
naturale
,
pretendendo
di
esserne
la
semplice
copia
fotografica
,
essa
include
nel
suo
prodotto
(
sia
esso
romanzo
,
poesia
o
raffigurazione
)
un
rapporto
inscindibile
della
cosa
o
dell
'
evento
con
l
'
umanità
e
precisamente
con
quel
momento
della
storia
di
essa
,
cui
l
'
artista
appartiene
.
«
L
'
oggetto
di
questo
rispecchiamento
-
scrive
Lukács
-
deve
apparire
non
soltanto
come
è
in
sé
,
ma
anche
come
momento
dell
'
interazione
fra
società
e
natura
,
fra
le
sue
cause
e
le
conseguenze
nella
società
.
Nella
posizione
degli
oggetti
,
comprende
quindi
anche
il
rapporto
umano
,
la
reazione
umana
agli
oggetti
stessi
.
»
Non
è
indispensabile
che
l
'
artista
abbia
consapevolezza
di
questo
rapporto
,
che
è
l
'
oggetto
autentico
della
sua
arte
,
giacché
anche
se
lo
nega
,
esso
è
presente
a
lui
come
uomo
che
vive
tra
gli
altri
uomini
e
nel
mondo
.
Ma
se
tutta
la
vita
è
un
rispecchiamento
della
realtà
,
in
che
modo
l
'
arte
si
distingue
dalle
altre
forme
dell
'
attività
umana
,
e
per
esempio
dalla
scienza
?
Fin
dai
suoi
primordi
nel
mondo
greco
,
la
scienza
ha
cercato
di
«
disantropomorfizzare
»
il
mondo
,
cioè
di
interpretarlo
prescindendo
da
ogni
carattere
o
attività
umana
.
Questo
disantropomorfizzare
conferisce
alla
conoscenza
scientifica
la
sua
validità
oggettiva
e
ne
fa
uno
strumento
indispensabile
per
l
'
esistenza
umana
nel
mondo
:
ma
essa
accentua
pure
il
distacco
,
anzi
la
frattura
,
tra
il
rispecchiamento
scientifico
e
il
rispecchiamento
estetico
.
La
scienza
vede
nella
natura
un
oggetto
completamente
indipendente
e
staccato
dall
'
uomo
;
l
'
arte
vede
nella
natura
un
oggetto
che
è
in
rapporto
essenziale
con
l
'
uomo
:
un
rapporto
sociale
,
perché
mediato
dal
lavoro
e
dalle
relazioni
tra
gli
uomini
che
il
lavoro
comporta
.
Perciò
l
'
oggetto
,
di
cui
si
occupa
l
'
arte
,
non
è
la
natura
nella
sua
universalità
né
l
'
individuo
nella
sua
particolarità
:
è
piuttosto
un
tipo
nel
quale
il
rapporto
uomo
-
natura
si
specifica
in
un
dato
momento
della
storia
.
Ma
,
dall
'
altro
lato
,
l
'
arte
si
allea
alla
scienza
contro
la
religione
in
quanto
entrambe
tendono
ad
eliminare
dal
mondo
il
soprannaturale
,
l
'
eterno
,
il
trascendente
.
La
scienza
e
l
'
arte
,
secondo
Lukács
,
sono
gli
organi
creati
dall
'
umanità
per
se
stessa
,
per
conquistarsi
la
realtà
,
per
sottometterla
,
per
trasformarla
in
un
possesso
durevole
e
sempre
disponibile
del
genere
umano
.
Ma
la
scienza
può
procedere
su
questa
via
solo
fino
ad
un
certo
punto
:
si
rifiuta
di
dare
una
«
visione
del
mondo
»
,
si
avvale
soprattutto
di
astratti
strumenti
o
di
modelli
matematici
,
e
così
lascia
ancora
libero
il
campo
al
bisogno
religioso
.
Solo
l
'
arte
può
liberare
definitivamente
l
'
uomo
da
tale
bisogno
e
realizzare
la
catarsi
definitiva
.
Solo
la
catarsi
estetica
rivelerà
all
'
uomo
la
sua
vera
essenza
,
facendogli
vedere
che
la
storia
è
fatta
da
lui
stesso
,
e
non
da
una
forza
trascendente
,
e
dandogli
l
'
autocoscienza
che
gli
permette
di
viverla
e
di
parteciparvi
in
quanto
lotta
di
forze
e
debolezze
umane
,
di
virtù
e
di
vizi
umani
.
Lukács
identifica
perciò
l
'
avvenire
socialista
della
società
umana
con
il
trionfo
dell
'
arte
.
Solo
l
'
arte
porta
l
'
uomo
alla
coscienza
dei
suoi
rapporti
con
gli
altri
uomini
,
gli
fa
scorgere
la
propria
essenza
e
gli
consente
di
rispondere
al
vecchio
imperativo
del
«
conosci
te
stesso
»
.
Ma
«
conoscere
se
stesso
»
significa
per
l
'
uomo
riconoscersi
come
l
'
unico
Soggetto
della
storia
,
come
la
vera
e
sola
divinità
che
domina
e
dirige
lo
sviluppo
progressivo
della
società
umana
.
Come
autocoscienza
dell
'
umanità
,
l
'
arte
non
solo
tende
a
eliminare
il
bisogno
religioso
che
fa
appello
a
una
Realtà
trascendente
,
sia
pure
indefinita
o
indefinibile
,
ma
anche
limita
e
subordina
a
sé
le
altre
attività
umane
,
il
lavoro
e
la
scienza
.
E
perché
non
l
'
economia
e
la
politica
?
Questa
estetica
di
Lukács
non
è
un
'
analisi
dei
fenomeni
artistici
ma
un
sistema
di
filosofia
che
,
sulla
scia
del
romanticismo
del
secolo
scorso
,
scorge
nell
'
arte
il
solo
strumento
adeguato
per
la
conoscenza
dell
'
Assoluto
.
Le
strutture
economiche
e
sociali
,
per
quanto
episodicamente
richiamate
da
Lukács
,
perdono
ogni
importanza
in
questo
contesto
.
Sembra
che
tutte
le
speranze
dell
'
uomo
,
per
uscire
dalle
strettoie
in
cui
oggi
si
trova
e
dai
conflitti
che
lo
tormentano
,
debbano
appuntarsi
sull
'
arte
.
Ma
questa
esaltazione
dell
'
arte
,
questa
specie
di
delirio
idealistico
,
non
è
una
fuga
dalla
realtà
più
che
esserne
il
rispecchiamento
?
StampaQuotidiana ,
Giuseppe
Avanzini
,
cinquantaquattrenne
e
proprietario
dello
stabile
segnalato
col
numero
diciotto
in
Piazzale
Inzani
,
se
ne
stava
verso
le
tredici
di
ieri
accudendo
alle
proprie
faccenduole
in
cucina
quando
aveva
un
improvviso
tuffo
al
cuore
.
Uno
strano
rumore
si
udiva
provenir
dal
piano
superiore
,
e
precisamente
dalla
camera
da
letto
.
L
'
Avanzini
dimentica
le
cinquantaquattro
primavere
e
in
due
salti
raggiunge
il
primo
piano
:
spalanca
la
porta
e
getta
un
urlo
:
«
Al
ladro
,
al
ladro
!
»
.
Un
intruso
sta
rovistando
nel
cassettone
.
Accorre
alle
grida
del
vecchio
un
inquilino
:
l
'
unione
fa
la
forza
,
la
porta
vien
rinchiusa
rapidamente
e
assicurata
con
ripetuti
giri
di
corda
attorno
alla
maniglia
.
Il
sorcio
è
in
trappola
e
l
'
Avanzini
può
andarsene
a
chieder
l
'
aiuto
dei
Regi
Carabinieri
dell
'
Oltretorrente
,
i
quali
non
avranno
che
da
aprir
l
'
uscio
e
agguantare
il
giovinotto
per
il
bavero
.
Quando
i
Militi
apron
la
porta
,
il
topo
è
fuggito
di
gabbia
:
ha
spuntato
le
ali
e
con
un
ardito
salto
ha
guadagnata
la
piazza
e
la
libertà
.
A
ogni
modo
rimarrà
uccel
di
bosco
per
poco
tempo
perché
si
andrà
a
costituire
spontaneamente
poche
ore
dopo
ben
sapendo
d
'
esser
stato
dall
'
Avanzini
riconosciuto
per
il
diciannovenne
Giuseppe
Cantarelli
.
Il
nostro
giovane
aveva
facilmente
potuto
introdursi
nella
camera
dell
'
Avanzini
essendo
ancora
in
possesso
di
una
chiave
della
porta
della
camera
che
egli
,
fino
a
pochi
mesi
fa
,
aveva
occupato
come
inquilino
.
StampaQuotidiana ,
Santiago
,
2
giugno
1962
-
CILE
-
ITALIA
:
2-0
.
Uomini
siate
e
non
pecore
matte
!
È
questo
il
solo
commento
valido
dopo
la
ripugnante
degradazione
dello
sport
cui
ho
assistito
in
questa
luminosa
giornata
dell
'
autunno
cileno
.
Era
un
viaggio
nato
disgraziato
sotto
moltissimi
aspetti
,
e
lo
sentivo
.
Oggi
ogni
nodo
è
venuto
al
pettine
,
tristemente
,
e
lo
sdegno
mi
impedisce
ogni
considerazione
a
favore
degli
azzurri
,
colpevoli
essi
stessi
come
i
cileni
,
più
modesti
,
e
moralmente
drogati
come
già
avevo
detto
.
Gli
errori
erano
cominciati
in
Italia
dalla
scelta
dei
tecnici
e
dalla
irresolutezza
di
Spadacini
,
che
pure
aveva
sottomano
in
casa
un
Viani
e
un
Rocco
,
e
che
mancò
l
'
ottima
occasione
di
togliersi
fuori
all
'
epoca
del
suo
lutto
.
Si
lasciò
poi
l
'
Italia
anche
discretamente
preparati
,
però
qualche
uomo
buono
è
rimasto
a
casa
e
qualche
brocco
è
stato
portato
qui
.
All
'
esordio
con
la
Germania
si
ebbe
la
sfortuna
di
trovare
un
arbitro
scozzese
che
sopportò
le
brutalità
apparentemente
oneste
dei
tedeschi
e
che
riprese
le
ritorsioni
vistose
degli
italiani
,
maleducati
e
poco
furbi
.
La
tremenda
battaglia
ci
esaltò
per
il
coraggio
agonistico
dei
nostri
,
ma
anche
preparò
l
'
ambiente
per
le
reazioni
dei
cileni
,
già
montati
da
una
campagna
di
stampa
a
causa
di
articoli
sciagurati
contro
il
Cile
.
Le
disgrazie
continuarono
quando
scioccamente
si
volle
andar
contro
il
destino
rifiutando
l
'
arbitro
spagnolo
Gardeazabal
e
pretendendo
l
'
inglese
Aston
.
Bene
:
costui
aveva
danneggiato
il
Cile
in
una
precedente
occasione
,
e
già
si
era
ingraziato
il
pubblico
sopportando
i
pestaggi
contro
gli
svizzeri
.
Si
ripeteva
il
pericolo
che
consentisse
le
entrate
fallose
di
gioco
,
ma
non
le
volontarie
ritorsioni
.
E
così
è
stato
.
I
tecnici
italiani
avevano
giustamente
valutato
come
modesta
l
'
avversaria
,
ma
hanno
sbagliato
la
formazione
immettendo
un
David
imbrocchito
paurosamente
da
mesi
,
e
un
Mora
per
giunta
capitano
(
sarebbe
come
nominare
me
presidente
della
Lega
Anti
-Fumo...)
.
L
'
incontro
si
annunciava
tuttavia
difficile
soltanto
per
la
situazione
psicologica
e
l
'
arbitraggio
.
Gli
italiani
,
disposti
bene
,
erano
partiti
all
'
attacco
,
sicuri
,
tuttavia
si
era
subito
rivelata
l
'
insufficienza
di
David
nel
tenere
Leonel
Sánchez
:
ogni
entrata
un
fallo
.
Il
primo
decisivo
incidente
avviene
al
4'
per
un
'
entrata
di
Tumburus
su
Landa
.
I
giocatori
si
assembrano
,
e
si
vede
David
alzare
le
mani
su
Leonel
Sánchez
,
e
Rojas
picchiarlo
,
poi
David
rispondere
,
sicché
Rojas
si
butta
a
terra
fingendosi
morto
e
eccitando
un
parapiglia
.
L
'
arbitro
già
qui
avrebbe
dovuto
espellere
David
e
Rojas
.
Riprende
il
gioco
al
7'
,
e
Landa
insegue
Ferrini
,
calciandolo
al
fianco
:
Ferriní
,
sciocco
,
sicuramente
drogato
oltre
il
lecito
,
esplode
un
calcione
volante
,
che
non
coglie
Landa
ma
è
visto
dall
'
arbitro
.
Aston
decide
l
'
espulsione
del
solo
Ferrini
,
e
sorge
un
nuovo
parapiglia
,
in
cui
si
vede
Maschio
steso
knock
-
out
da
un
pugno
di
Leonel
Sánchez
che
gli
ha
fracassato
il
setto
nasale
.
Invano
gli
azzurri
invocano
l
'
intervento
dell
'
arbitro
:
se
fosse
stato
spagnolo
,
bene
o
male
li
avrebbe
capiti
...
Maschio
deve
rimettersi
in
piedi
,
mentre
Ferrini
esce
piangendo
:
insisto
,
in
anormali
condizioni
psichiche
.
Anzi
,
psicoaminiche
.
Riprende
il
gioco
dopo
un
bel
pezzo
.
Maschio
deve
arretrare
a
marcar
Toro
,
e
incomincia
le
vendette
:
soprattutto
,
stordito
,
entra
vistosamente
greve
.
Il
Cile
attacca
,
e
ovviamente
dei
nostri
restano
in
attacco
solo
Altafini
e
Menichelli
.
David
seguita
ad
intervenire
da
broccone
su
Sánchez
,
ma
la
squadra
tiene
bene
,
la
difesa
si
batte
,
e
i
cileni
sono
incapaci
di
liberare
una
sola
volta
un
uomo
verso
il
gol
.
Al
contrario
,
gli
italiani
sfiorano
la
rete
al
34'
:
Menichelli
lancia
Mora
sulla
sinistra
:
ottimo
cross
,
e
Altafini
sbuca
libero
sulla
destra
,
incornando
da
sei
-
sette
metri
ma
buttando
fuori
sulla
sinistra
di
Escuti
.
Sciupata
questa
palla
-
gol
per
noi
!
Il
gioco
è
miserrimo
per
la
modestia
dei
cileni
,
che
ruminano
noiose
meline
senza
sbocchi
.
In
tutto
il
primo
tempo
il
Cile
ha
fornito
sei
conclusioni
(
tutte
fuori
,
tranne
due
punizioni
comode
per
Mattrel
)
.
Al
41'
l
'
episodio
decisivo
:
David
e
Leonel
Sánchez
si
disputano
la
palla
sulla
bandierina
,
e
David
da
tergo
tenta
il
tackle
,
scalciando
in
verità
sul
tendine
d
'
Achille
di
Leonel
Sánchez
,
il
quale
infuriato
si
volta
e
piazza
un
gran
pugno
al
volto
di
David
.
Questi
si
butta
a
terra
fingendo
il
KO
,
e
ora
come
minimo
Aston
dovrebbe
espellere
il
cileno
.
Niente
.
Entra
ancora
in
campo
la
polizia
e
divide
i
giocatori
.
Al
45'
(
secondo
l
'
orologio
,
ma
ormai
tra
una
cosa
e
l
'
altra
si
è
persa
una
decina
abbondante
di
minuti
)
David
a
centro
campo
urta
con
un
piede
alzato
da
omicida
la
testa
del
solito
Leonel
,
e
il
pubblico
s
'
inferocisce
:
allora
Aston
spedisce
via
anche
David
.
A
questo
punto
bisognerebbe
ritirare
la
squadra
,
accentuando
l
'
insolente
idiozia
dell
'
arbitro
.
Invece
si
rigioca
in
un
clima
vergognoso
:
gli
italiani
si
sentono
defraudati
e
picchiano
,
gli
altri
rispondono
.
I
cileni
,
modestissimi
,
avanzano
con
la
palla
finché
è
chiuso
ogni
sbocco
.
L
'
arbitro
fischia
la
fine
del
tempo
al
52'
,
recuperando
solo
sette
minuti
di
tredici
che
non
si
era
giocato
.
Uscendo
,
Salvadore
,
accenna
a
rifilare
una
testata
al
segnalinee
messicano
,
colpevole
di
non
aver
segnalato
all
'
arbitro
il
pugno
di
Sánchez
a
David
.
Al
rientro
,
gli
italiani
si
illudono
di
poter
condurre
fino
al
90'
il
risultato
bianco
,
e
il
solo
Altafini
resta
a
centro
campo
fra
Contreras
e
Raul
Sánchez
.
In
difesa
tutti
gli
altri
,
con
Menichelli
terzino
sinistro
e
Robotti
a
destra
,
con
Salvadore
libero
e
Janich
su
Landa
.
I
cileni
melinano
sicuri
,
ma
trovano
i
varchi
sbarrati
.
I
nostri
continuano
ad
entrar
duri
,
e
già
al
l
'
Mora
(
oh
degno
capitano
)
dà
un
pugno
nella
schiena
a
Contreras
.
Vorrei
sprofondare
,
andarmene
,
e
non
illudermi
-
come
invece
faccio
-
che
gli
azzurri
possano
condurre
in
porto
il
pareggio
:
fatalmente
moriranno
,
battendosi
contro
due
avversari
di
troppo
.
Cadono
infatti
al
29'
,
per
una
punizione
determinata
dal
solito
fallo
di
Maschio
su
Toro
.
Questi
batte
una
lunga
punizione
su
Mattrel
,
che
ora
ha
il
sole
cadente
negli
occhi
:
il
portiere
bravamente
respinge
di
pugno
,
ma
purtroppo
riprende
Ramírez
,
libero
,
e
con
un
bel
colpo
di
testa
infila
da
una
decina
di
metri
l
'
angolino
sinistro
,
con
Mattrel
ancora
fuori
.
Adesso
gli
italiani
si
avventano
in
patetico
WM
,
alla
ricerca
del
pareggio
.
Purtroppo
Mora
è
sfessato
e
brocco
,
Altafini
stanco
per
le
inutili
corse
contro
avversari
schierati
a
ricevere
le
respinte
lunghe
della
nostra
difesa
.
Soltanto
gente
di
classe
e
in
forma
avrebbe
potuto
«
alleggerire
»
palleggiando
:
ma
Maschio
era
intronato
dal
pugno
,
Mora
mediocre
,
Menichelli
stanco
,
Ferrini
espulso
.
Fatalmente
dovevano
passare
ancora
gli
animosi
,
arcigni
cileni
,
protetti
da
arbitro
e
pubblico
.
Gli
azzurri
non
andarono
oltre
una
conclusione
al
34'
,
ma
Mora
pretese
di
sparare
a
rete
da
trenta
metri
,
e
buttò
ignobilmente
fuori
.
Mattrel
compì
grandi
,
avventurose
parate
su
Fouilleux
,
Sánchez
,
Toro
,
ma
al
40'
costui
in
discesa
leonina
esplose
da
venti
metri
un
destro
basso
che
sorprese
tutti
.
E
poi
ancora
pestaggi
.
Pecore
matte
!
Ora
sappiamo
,
dopo
la
brillante
campagna
antidoping
,
perché
i
nostri
giocatori
siano
tanto
isterici
.
L
'
incompetenza
tecnica
,
la
mancanza
di
coraggio
e
di
esperienza
dei
dirigenti
federali
hanno
condotto
a
tutto
ciò
.
Dire
chi
sia
stato
bravo
mi
sembra
grottesco
.
Il
migliore
senza
dubbio
Mattrel
,
poi
i
due
bolognesi
e
Salvadore
.
Gli
altri
o
nulli
o
impotenti
.
Un
disastro
.
Torneremo
fra
le
solite
pernacchie
.
E
Spadacini
tornerà
ai
suoi
interessi
,
e
Mazza
ai
suoi
interruttori
elettrici
e
ai
suoi
affarucci
da
provincia
calcistica
.
E
Ferrari
riavrà
la
Nazionale
,
perché
tanto
è
stipendiato
,
e
poi
è
abituato
alle
brutte
figure
.
Pasquale
resterà
alle
sue
presidenze
,
Rizzoli
otterrà
il
mutuo
per
il
villaggio
del
Milan
,
e
Moratti
imporrà
il
ritorno
di
Herrera
.
Il
nostro
calcio
superficiale
ha
quel
che
si
merita
.
Soltanto
,
mi
piacerebbe
sapere
domani
la
dose
delle
amine
psicotoniche
.
StampaQuotidiana ,
Un
bambino
galoppa
fieramente
su
un
manico
di
scopa
come
su
di
un
cavallo
:
questa
è
la
prima
o
più
lontana
radice
dell
'
arte
,
secondo
Ernst
H
.
Gombrich
,
uno
dei
più
colti
e
acuti
storici
e
interpreti
contemporanei
dell
'
arte
,
un
cui
volume
di
saggi
è
stato
ora
pubblicato
in
italiano
(
A
cavallo
di
un
manico
di
scopa
,
Saggi
di
teoria
dell
'
arte
,
ed.
Einaudi
,
1971
)
.
La
radice
dell
'
arte
non
è
ancora
l
'
arte
:
il
manico
di
scopa
non
è
ancora
un
'
immagine
artistica
,
è
soltanto
un
sostituto
del
cavallo
.
Ma
se
il
bambino
sente
il
bisogno
di
aggiungere
due
occhi
,
un
muso
,
due
orecchie
affinché
il
suo
manico
di
scopa
si
avvicini
alla
rappresentazione
comune
del
cavallo
,
l
'
arte
comincia
a
nascere
nella
sua
forma
primitiva
che
è
quella
appunto
dell
'
immagine
,
e
non
è
più
un
surrogato
dell
'
oggetto
reale
,
ma
qualcosa
che
lo
evoca
o
lo
simboleggia
richiamandone
i
tratti
.
Nello
scegliere
e
nel
segnare
questi
tratti
,
l
'
artista
non
è
mai
l
'
occhio
innocente
che
vede
il
mondo
qual
è
:
se
fosse
tale
,
sarebbe
paralizzato
e
travolto
dal
caos
di
forme
e
di
colori
che
gli
si
para
dinanzi
.
Non
può
allora
che
assumere
come
punto
di
partenza
«
il
vocabolario
convenzionale
delle
forme
basilari
»
,
cioè
gli
schemi
o
le
forme
che
trova
già
bell
'
e
fatti
nel
mondo
comune
di
percepire
e
rappresentare
le
cose
e
che
è
proprio
del
mondo
o
della
civiltà
cui
appartiene
.
E
così
,
secondo
Gombrich
,
appena
uscita
dalla
fase
del
cavalluccio
a
manico
di
scopa
(
la
fase
del
surrogato
)
,
l
'
arte
acquista
la
libertà
di
scegliere
i
tratti
da
fissare
nell
'
opera
e
deve
fare
appello
alla
collaborazione
di
chi
la
contempla
,
affinché
questi
possa
evocare
,
sulla
falsariga
dei
suggerimenti
che
essa
gli
dà
,
l
'
immagine
concettuale
che
gli
sta
davanti
.
«
La
macchia
che
nel
dipinto
di
Manet
-
dice
Gombrich
-
sta
a
rappresentare
un
cavallo
,
è
altrettanto
lontana
dall
'
imitarne
la
forma
esterna
quanto
lo
è
il
nostro
cavalluccio
a
manico
di
scopa
.
Eppure
Manet
l
'
ha
congegnata
con
tanta
abilità
che
essa
evoca
per
noi
l
'
immagine
di
un
cavallo
;
a
patto
,
beninteso
,
che
ci
sia
la
nostra
collaborazione
.
»
Il
passaggio
dal
surrogato
di
un
oggetto
utilizzabile
(
come
sarebbe
il
manico
di
scopa
che
fa
da
cavallo
)
ad
un
'
immagine
rappresentativa
della
realtà
veduta
o
sperimentata
(
cioè
all
'
arte
naturalistica
)
segna
perciò
,
secondo
Gombrich
,
l
'
inizio
della
libertà
dell
'
artista
.
Esso
infatti
elimina
l
'
esigenza
di
incorporare
nella
sua
opera
tutti
i
tratti
essenziali
dell
'
oggetto
e
fa
di
essa
«
un
appunto
che
fissa
ciò
che
l
'
artista
ha
visto
o
avrebbe
potuto
vedere
»
e
che
lo
spettatore
,
partecipando
al
gioco
,
completa
con
la
sua
fantasia
,
aggiungendovi
i
tratti
che
l
'
oggetto
reale
possiede
.
Il
che
vuol
dire
che
,
proprio
quando
l
'
arte
si
propone
di
rappresentare
la
natura
o
i
procedimenti
naturali
,
l
'
arte
perde
la
sua
passività
nei
confronti
della
natura
stessa
,
acquista
la
libertà
di
scegliere
tra
gli
infiniti
tratti
che
possono
caratterizzare
un
oggetto
e
fa
appello
alla
libertà
interpretativa
dello
spettatore
.
Questa
conclusione
è
solo
apparentemente
paradossale
,
perché
la
psicologia
moderna
ha
mostrato
che
la
percezione
degli
oggetti
naturali
non
è
la
registrazione
passiva
di
essi
,
ma
piuttosto
una
costruzione
attiva
che
utilizza
,
a
seconda
dei
casi
,
questo
o
quel
tratto
caratteristico
;
e
che
questa
costruzione
tende
a
fissarsi
in
forme
convenzionali
più
o
meno
accettate
da
tutti
,
esattamente
come
le
parole
della
lingua
corrente
.
Alla
psicologia
,
come
alla
psicanalisi
,
allo
strutturalismo
e
alla
teoria
dell
'
informazione
,
il
Gombrich
attinge
per
rispondere
in
modo
non
sempre
chiaro
,
ma
sempre
suggestivo
,
alle
domande
cruciali
che
oggi
si
pongono
sulla
natura
dell
'
arte
.
È
,
l
'
arte
,
assoluta
libertà
creativa
?
È
l
'
espressione
del
sentimento
?
O
è
invece
comunicazione
e
trasmissione
di
messaggi
?
Alla
prima
domanda
,
la
risposta
è
già
implicita
in
quanto
si
è
detto
.
L
'
arte
non
è
,
come
voleva
Schopenhauer
,
il
«
puro
occhio
del
mondo
»
che
guarda
le
cose
con
perfetta
innocenza
;
e
non
è
neppure
la
creazione
dal
nulla
di
un
mondo
nuovo
.
È
,
in
ogni
caso
,
una
costruzione
artigianale
che
attinge
dalla
natura
i
suoi
materiali
,
scegliendoli
e
combinandoli
assieme
.
Ma
neppure
in
questa
scelta
e
combinazione
l
'
artista
è
assolutamente
libero
.
Le
forme
convenzionali
che
gli
oggetti
hanno
assunto
nella
percezione
comune
e
nell
'
arte
del
suo
tempo
lo
condizionano
,
anche
se
egli
tenta
di
reagire
ad
esse
e
di
trasformarle
.
Gombrich
cita
l
'
osservazione
di
Wòlfflin
che
tutti
i
quadri
devono
di
più
ad
altri
quadri
che
non
alla
natura
;
e
per
suo
conto
osserva
che
anche
l
'
artista
che
si
strugge
dal
desiderio
di
sottrarsi
alla
convenzionalità
rivela
,
perciò
stesso
,
l
'
importanza
che
la
convenzionalità
delle
forme
ha
per
la
sua
opera
.
In
secondo
luogo
,
la
vecchia
definizione
romantica
dell
'
arte
come
«
linguaggio
delle
emozioni
»
non
rende
conto
della
struttura
delle
opere
d
'
arte
;
né
l
'
artista
dispone
di
mezzi
infallibili
per
comunicare
le
sue
emozioni
,
di
un
equivalente
naturale
,
quasi
mandato
da
Dio
,
tra
la
loro
totalità
e
le
forme
in
cui
esse
si
esprimono
.
Egli
sceglie
nella
sua
tavolozza
,
fra
i
colori
disponibili
,
quello
che
gli
sembra
che
si
accosti
di
più
all
'
emozione
che
desidera
esprimere
;
ma
molti
degli
strumenti
tecnici
di
cui
l
'
arte
si
è
avvalsa
a
questo
scopo
son
nati
forse
per
caso
e
potrebbero
essere
sostituiti
da
altri
.
Così
è
probabile
,
ad
esempio
,
che
il
nero
sia
interpretato
come
espressione
di
tristezza
,
solo
se
si
sa
già
che
esiste
una
scelta
fra
due
possibilità
di
cui
una
esprime
tristezza
e
l
'
altra
gioia
.
L
'
esistenza
di
possibilità
diverse
,
note
sia
all
'
artista
che
allo
spettatore
,
avvicina
l
'
opera
d
'
arte
al
messaggio
di
cui
parla
la
teoria
dell
'
informazione
:
giacché
tali
possibilità
costituiscono
il
codice
comune
all
'
artista
e
allo
spettatore
.
In
generale
,
i
messaggi
contengono
informazioni
solo
in
virtù
della
loro
capacità
selettiva
:
agiscono
sulle
possibilità
alterne
che
costituiscono
il
dubbio
di
chi
le
riceve
.
L
'
artista
può
presentare
questi
messaggi
in
cifre
volutamente
imbrogliate
fino
a
renderli
inintelligibili
e
così
scuote
l
'
inerzia
delle
nostre
convenzioni
e
il
torpore
delle
nostre
abitudini
.
Ma
né
comunicazione
né
espressione
possono
funzionare
nel
vuoto
.
«
Tanto
chi
trasmette
come
chi
riceve
ha
bisogno
di
essere
guidato
,
nella
giusta
misura
,
dice
Gombrich
,
da
una
schiera
di
possibilità
alterne
fra
le
quali
una
scelta
può
diventare
espressiva
.
»
O
,
in
altri
termini
,
un
artista
può
infrangere
una
certa
struttura
o
riformare
un
certo
codice
di
messaggi
solo
proponendone
altri
,
seppure
in
forma
approssimata
od
oscura
e
suscettibile
d
'
interpretazioni
diverse
.
Da
questa
trama
concettuale
,
che
regge
i
saggi
di
Gombrich
,
il
quale
(
è
bene
notarlo
)
non
muove
da
alcuna
pregiudiziale
contro
questa
o
quella
forma
dell
'
arte
contemporanea
,
emerge
una
constatazione
che
Gombrich
stesso
ha
fatto
solo
di
sfuggita
:
il
riconoscimento
della
funzione
del
caso
nell
'
arte
.
Non
è
solo
la
fisica
o
la
biologia
,
l
'
informatica
o
la
teoria
dei
sistemi
,
che
devono
ammettere
l
'
esistenza
del
caso
:
anche
la
teoria
dell
'
arte
lo
esige
.
Oggi
come
non
mai
,
l
'
arte
cerca
nuove
forme
di
espressione
e
di
comunicazione
,
nuove
finestre
da
cui
guardare
il
mondo
:
procede
per
tentativi
il
più
delle
volte
condotti
a
caso
,
in
tutte
le
direzioni
possibili
,
cercando
di
stabilire
codici
interpretativi
più
o
meno
chiari
che
possano
sostituire
quelli
già
esistenti
.
Come
tutti
i
tentativi
,
alcuni
possono
riuscire
e
altri
no
:
l
'
arte
si
appiglia
a
tutte
le
possibilità
disponibili
e
cerca
di
scoprirne
di
nuove
.
Il
suo
successo
non
è
garantito
in
anticipo
.
Giustamente
Gombrich
si
pronunzia
contro
la
credenza
nella
«
marcia
inesorabile
del
progresso
»
,
secondo
la
quale
tutto
ciò
che
è
nuovo
sarebbe
un
passo
in
avanti
.
Si
tratta
invece
di
esplorare
e
sperimentare
,
esattamente
come
si
fa
nella
scienza
,
anche
se
il
criterio
della
riuscita
non
è
così
preciso
come
quello
che
la
scienza
pretende
.
Inoltre
il
successo
di
un
esperimento
non
sempre
coincide
con
il
plauso
del
pubblico
.
Ma
in
ogni
caso
,
per
l
'
arte
come
per
la
teoria
dell
'
arte
,
si
tratta
di
trovare
possibilità
interpretative
e
espressive
che
siano
realmente
tali
e
ogni
opera
d
'
arte
è
una
specie
di
test
che
mette
a
prova
il
valore
di
queste
possibilità
.
Nel
mondo
del
caso
,
anche
l
'
arte
cerca
una
qualche
struttura
o
un
qualche
ordine
,
che
però
rimane
instabile
e
non
elimina
mai
del
tutto
il
pericolo
dell
'
insuccesso
e
della
frustrazione
.
StampaQuotidiana ,
Il
mattino
del
25
domenica
Mussolini
si
recò
,
come
faceva
da
quasi
21
anni
,
all
'
ufficio
,
dove
giunse
verso
le
nove
.
Nelle
prime
ore
del
mattino
erano
state
poste
in
circolazione
voci
fantastiche
sulla
seduta
del
Gran
Consiglio
,
ma
l
'
aspetto
della
città
inondata
dal
grande
sole
estivo
sembrava
abbastanza
tranquillo
.
Lo
Scorza
non
si
fece
vivo
,
ma
telefonò
per
dire
che
«
la
notte
aveva
portato
consiglio
e
che
v
'
erano
delle
resipiscenze
in
giro
»
.
«
Troppo
tardi
!
»
rispose
Mussolini
.
Infatti
,
di
lì
a
poco
,
giunse
la
famosa
lettera
di
Cianetti
,
nella
quale
egli
si
pentiva
amaramente
di
aver
votato
l
'
ordine
del
giorno
Grandi
del
quale
non
aveva
rilevato
la
gravità
,
si
dimetteva
da
Ministro
delle
Corporazioni
e
chiedeva
di
essere
immediatamente
richiamato
nella
sua
qualità
di
capitano
di
artiglieria
alpina
.
È
questa
lettera
alla
quale
Mussolini
non
diede
alcuna
risposta
che
salvò
più
tardi
la
vita
al
suo
autore
.
Grandi
sin
dalle
prime
ore
del
mattino
si
era
reso
irreperibile
e
fu
cercato
invano
.
Anche
la
M.V.S.N.
faceva
sapere
dal
Comando
che
non
c
'
erano
novità
.
Il
generale
Galbiati
fu
invitato
a
Palazzo
Venezia
,
per
le
ore
13
.
Verso
le
11
,
il
sottosegretario
all
'
Interno
Albini
portò
al
Duce
il
solito
mattinale
,
contenente
le
notizie
delle
ultime
ventiquatt
'
ore
.
Di
notevole
e
penoso
c
'
era
il
primo
grave
bombardamento
di
Bologna
.
Sbrigato
il
rapporto
,
Mussolini
domandò
ad
Albini
:
«
Perché
avete
votato
ieri
sera
l
'
ordine
del
giorno
Grandi
?
Voi
siete
ospite
,
non
membro
del
Gran
Consiglio
»
.
Il
piccolo
Albini
parve
imbarazzato
dalla
domanda
,
arrossì
e
si
profuse
in
enfatiche
dichiarazioni
di
questo
genere
:
«
Posso
avere
commesso
un
errore
,
ma
nessuno
può
mettere
nel
minimo
dubbio
la
mia
assoluta
devozione
a
voi
,
devozione
che
non
è
di
oggi
,
ma
di
sempre
»
.
E
si
allontanò
con
la
sua
livida
faccia
di
autentico
traditore
,
che
implorerà
invano
un
posto
da
Badoglio
facendo
lunghe
anticamere
e
offrendosi
per
ogni
basso
servigio
.
Poco
dopo
,
Mussolini
incaricò
il
suo
segretario
particolare
di
telefonare
al
generale
Puntoni
per
sapere
a
quale
ora
del
pomeriggio
il
re
sarebbe
stato
disposto
a
ricevere
il
Capo
del
Governo
,
aggiungendo
che
si
sarebbe
recato
all
'
incontro
in
abito
civile
.
Il
generale
Puntoni
rispose
che
il
re
avrebbe
ricevuto
Mussolini
a
Villa
Ada
alle
ore
17
.
Il
Segretario
del
Partito
si
fece
nuovamente
vivo
con
questa
comunicazione
:
«
Ecco
la
lettera
che
proporrei
di
inviare
ai
componenti
del
Gran
Consiglio
:
Il
Duce
mi
incarica
di
comunicarti
che
,
avendo
convocato
il
Gran
Consiglio
secondo
quanto
dispone
la
legge
9
dicembre
1928
per
consultarlo
sull
'
attuale
situazione
politica
,
ha
preso
atto
dei
vari
ordini
del
giorno
presentati
e
delle
tue
dichiarazioni
»
.
Sembra
,
da
questa
comunicazione
,
che
non
fu
praticamente
trasmessa
e
sarebbe
stato
inutile
farlo
,
che
lo
Scorza
prevedesse
uno
sviluppo
normale
della
situazione
stessa
.
Verso
le
13
,
accompagnato
dal
sottosegretario
Bastianini
,
giunse
a
Palazzo
Venezia
l
'
ambasciatore
del
Giappone
,
Hidaka
,
al
quale
Mussolini
fece
una
relazione
sul
convegno
di
Feltre
.
Il
colloquio
durò
circa
un
'
ora
.
Alle
14
il
Duce
,
accompagnato
dal
generale
Galbiati
,
si
recò
a
visitare
il
quartiere
Tiburtino
,
che
era
stato
particolarmente
devastato
dall
'
incursione
terroristica
del
19
luglio
.
Il
Duce
venne
circondato
dalla
folla
dei
sinistrati
e
acclamato
.
Alle
15
rientrò
a
Villa
Torlonia
.
Alle
16,50
giunse
a
Villa
Torlonia
il
segretario
particolare
e
Mussolini
si
recò
con
lui
a
Villa
Ada
.
Il
Duce
era
assolutamente
tranquillo
.
Egli
portò
con
sé
un
libro
contenente
la
legge
del
Gran
Consiglio
,
la
lettera
del
Cianetti
e
altre
carte
,
dalle
quali
risultava
che
l
'
ordine
del
giorno
del
Gran
Consiglio
non
impegnava
nessuno
,
data
la
funzione
consultiva
dell
'
organo
stesso
.
Mussolini
pensava
che
il
re
gli
avrebbe
ritirato
la
delega
del
10
giugno
1940
,
riguardante
il
comando
delle
Forze
armate
,
delega
che
il
Duce
aveva
già
da
tempo
in
animo
di
restituire
.
Mussolini
entrò
quindi
a
Villa
Ada
con
l
'
animo
assolutamente
sgombro
da
ogni
prevenzione
,
in
uno
stato
che
visto
a
distanza
potrebbe
chiamarsi
di
vera
e
propria
ingenuità
.
Alle
17
in
punto
l
'
auto
entrò
dai
cancelli
spalancati
della
Salaria
.
C
'
era
in
giro
e
nell
'
interno
un
rinforzo
di
carabinieri
,
ma
la
cosa
non
parve
eccezionale
.
Il
re
,
vestito
da
Maresciallo
,
era
sulla
porta
della
villa
.
Nell
'
interno
del
vestibolo
stazionavano
due
ufficiali
.
Entrati
nel
salotto
,
il
re
,
in
uno
stato
di
anormale
agitazione
,
coi
tratti
del
viso
sconvolti
,
con
parole
mozze
,
disse
quanto
segue
:
«
Caro
Duce
,
le
cose
non
vanno
più
.
L
'
Italia
è
in
"
tocchi
"
.
L
'
Esercito
è
moralmente
a
terra
.
I
soldati
non
vogliono
più
battersi
.
Gli
alpini
cantano
una
canzone
nella
quale
dicono
che
non
vogliono
più
fare
la
guerra
per
conto
di
Mussolini
»
(
il
re
ripeté
in
dialetto
piemontese
i
versi
della
canzone
)
.
«
Il
voto
del
Gran
Consiglio
è
tremendo
.
Diciannove
voti
per
l
'
ordine
del
giorno
Grandi
:
fra
di
essi
quattro
Collari
dell
'
Annunziata
.
Voi
non
vi
illudete
certamente
sullo
stato
d
'
animo
degli
Italiani
nei
vostri
riguardi
.
In
questo
momento
voi
siete
l
'
uomo
più
odiato
d
'
Italia
.
Voi
non
potete
contare
più
su
di
un
solo
amico
.
Uno
solo
vi
è
rimasto
,
io
.
Per
questo
vi
dico
che
non
dovete
avere
preoccupazioni
per
la
vostra
incolumità
personale
che
farò
proteggere
.
Ho
pensato
che
l
'
uomo
della
situazione
è
,
in
questo
momento
,
il
Maresciallo
Badoglio
.
Egli
comincerà
col
formare
un
Ministero
di
funzionari
,
per
l
'
amministrazione
e
per
continuare
la
guerra
.
Fra
sei
mesi
vedremo
.
Tutta
Roma
è
già
a
conoscenza
dell
'
ordine
del
giorno
del
Gran
Consiglio
e
tutti
attendono
un
cambiamento
»
.
Mussolini
rispose
:
«
Voi
prendete
una
decisione
di
una
gravità
estrema
.
La
crisi
in
questo
momento
significa
far
credete
al
popolo
che
la
pace
è
in
vista
,
dal
momento
che
viene
allontanato
l
'
uomo
che
ha
dichiarato
la
guerra
.
Il
colpo
al
morale
dell
'
Esercito
sarà
serio
.
Se
i
soldati
alpini
o
no
non
vogliono
più
fare
la
guerra
per
Mussolini
non
ha
importanza
,
purché
siano
disposti
a
farla
per
voi
.
La
crisi
sarà
considerata
un
trionfo
del
binomio
Churchill
-
Stalin
,
soprattutto
di
quest
'
ultimo
che
vede
il
ritiro
di
un
antagonista
da
venti
anni
in
lotta
contro
di
lui
.
Mi
rendo
conto
dell
'
odio
del
popolo
.
Non
ho
avuto
difficoltà
a
riconoscerlo
stanotte
in
pieno
Gran
Consiglio
.
Non
si
governa
così
a
lungo
e
non
si
impongono
tanti
sacrifici
senza
che
ciò
provochi
risentimenti
più
o
meno
fugaci
e
duraturi
.
Ad
ogni
modo
io
auguro
buona
fortuna
all
'
uomo
che
prenderà
in
mano
la
situazione
»
.
Erano
esattamente
le
17
e
20
quando
il
re
accompagnò
Mussolini
sulla
soglia
della
casa
.
Era
livido
e
sembrava
ancora
più
piccolo
,
quasi
rattrapito
.
Strinse
la
mano
a
Mussolini
e
rientrò
.
Mussolini
scese
la
breve
scalinata
e
avanzò
verso
la
sua
automobile
.
A
un
tratto
un
capitano
dei
carabinieri
lo
fermò
e
gli
disse
testualmente
:
«
S
.
M
.
mi
incarica
di
proteggere
la
vostra
persona
»
.
Mussolini
fece
ancora
atto
di
dirigersi
verso
la
sua
macchina
,
ma
il
capitano
,
indicando
un
'
auto
-
ambulanza
che
stazionava
vicino
,
gli
disse
:
«
No
.
Bisogna
salire
qui
»
.
Mussolini
montò
sull
'
auto
-
ambulanza
e
con
lui
il
segretario
De
Cesare
.
Insieme
col
capitano
salirono
un
tenente
,
tre
carabinieri
e
due
agenti
in
borghese
che
si
misero
sullo
sportello
d
'
ingresso
,
armati
con
fucili
-
mitragliatori
.
Chiuso
lo
sportello
,
l
'
auto
-
ambulanza
partì
a
grande
velocità
.
Mussolini
pensava
sempre
che
tutto
ciò
accadesse
per
proteggere
,
come
aveva
detto
il
re
,
la
sua
"
incolumità
personale
"
.
Dopo
una
mezz
'
ora
di
corsa
,
l
'
auto
-
ambulanza
si
fermò
a
una
caserma
di
carabinieri
.
La
palazzina
aveva
le
finestre
chiuse
,
ma
Mussolini
poté
vedere
che
era
circondata
da
sentinelle
con
baionetta
inastata
,
mentre
un
ufficiale
sedette
in
permanenza
nella
stanza
attigua
.
Qui
Mussolini
restò
circa
un
'
ora
e
quindi
,
sempre
nell
'
auto
-
ambulanza
,
fu
portato
nella
caserma
allievi
-
carabinieri
.
Erano
le
19
.
Il
vice
-
comandante
della
Scuola
parve
emozionato
quando
lo
vide
arrivare
ed
ebbe
parole
generiche
di
simpatia
.
In
seguito
fu
accompagnato
nella
stanza
adibita
ad
ufficio
del
comandante
la
Scuola
,
colonnello
Tabellini
,
mentre
nella
stanzetta
vicina
si
mise
di
guardia
un
ufficiale
.
Nelle
ore
della
sera
alcuni
ufficiali
dei
carabinieri
si
recarono
a
trovare
Mussolini
.
Fra
gli
altri
il
Chirico
,
Bonitatibus
,
Santillo
,
coi
quali
si
parlò
di
cose
generiche
.
Fu
detto
che
si
trattava
sempre
di
proteggerlo
e
che
era
stato
affidato
precisamente
all
'
Arma
questo
delicatissimo
mandato
.
Mussolini
non
toccò
cibo
.
Chiesto
di
uscire
,
egli
fu
accompagnato
da
un
ufficiale
lungo
il
corridoio
.
Mussolini
notò
allora
che
ben
tre
carabinieri
montavano
di
sentinella
alla
porta
dell
'
ufficio
situato
al
secondo
piano
.
Fu
allora
che
meditando
nella
stanza
si
affacciò
per
la
prima
volta
alla
mente
di
Mussolini
il
dubbio
:
protezione
o
cattura
?
Che
si
complottasse
in
taluni
ambienti
contro
la
vita
del
Duce
era
noto
anche
alla
Polizia
.
La
quale
però
specialmente
sotto
la
gestione
veramente
infelice
di
Chierici
affermava
trattarsi
di
tendenze
velleitarie
,
di
pratico
non
essendovi
niente
.
Tutto
si
riduceva
a
espressioni
di
un
comprensibile
malcontento
.
Vale
la
pena
di
aprire
una
parentesi
per
fissare
che
la
nomina
del
Chierici
a
capo
della
Polizia
fu
particolarmente
patrocinata
dall
'
Albini
.
Ma
Mussolini
si
chiedeva
:
quale
minaccia
alla
mia
vita
può
sussistere
in
una
caserma
,
dove
stanno
ben
duemila
allievi
-
carabinieri
?
Come
potrebbero
i
congiurati
raggiungermi
?
Come
potrebbe
il
"
furore
popolare
"
fare
altrettanto
?
Verso
le
23
Mussolini
spense
il
lume
,
mentre
rimase
acceso
quello
della
stanza
attigua
dove
vegliava
in
permanenza
un
ufficiale
che
non
rispondeva
mai
allo
squillo
del
telefono
.
Alle
ore
una
del
giorno
26
,
il
tenente
colonnello
Chirico
entrò
nella
stanza
del
Duce
e
gli
disse
:
«
È
giunto
in
questo
momento
il
generale
Ferone
che
reca
un
messaggio
del
Maresciallo
Badoglio
per
voi
»
.
Mussolini
si
alzò
ed
entrò
nella
stanza
attigua
.
Egli
aveva
in
Albania
conosciuto
il
generale
Ferone
,
il
quale
aveva
una
strana
aria
di
soddisfazione
.
La
lettera
del
Maresciallo
Badoglio
,
contenuta
in
una
busta
verde
intestata
"
Ministero
della
Guerra
"
,
aveva
questo
indirizzo
,
di
pugno
del
Maresciallo
:
Al
Cavaliere
Sig
.
Benito
Mussolini
»
diceva
:
«
Eccellenza
il
Cavaliere
Benito
Mussolini
.
-
Il
sottoscritto
Capo
del
Governo
tiene
a
far
sapere
a
V
.
E
.
che
quanto
è
stato
eseguito
nei
Vostri
riguardi
è
unicamente
dovuto
al
Vostro
personale
interesse
,
essendo
giunte
da
più
parti
precise
segnalazioni
di
un
serio
complotto
contro
la
Vostra
Persona
.
Spiacente
di
questo
,
tiene
a
farVi
sapere
che
è
pronto
a
dare
ordini
per
il
Vostro
sicuro
accompagnamento
,
con
i
dovuti
riguardi
,
nella
località
che
vorrete
indicare
.
-
Il
Capo
del
Governo
:
Maresciallo
Badoglio
»
.
Questa
lettera
,
di
una
perfidia
unica
nella
storia
,
aveva
lo
scopo
di
convincere
Mussolini
che
la
parola
del
re
circa
l
'
incolumità
personale
sarebbe
stata
rispettata
e
che
la
crisi
non
sarebbe
uscita
dall
'
orbita
del
Regime
,
cioè
del
Fascismo
,
perché
Badoglio
aveva
dato
troppe
volte
esplicita
solenne
adesione
al
Partito
,
nel
quale
era
regolarmente
iscritto
insieme
con
tutti
i
membri
della
famiglia
,
moglie
compresa
;
aveva
ricoperto
troppe
alte
cariche
nel
Regime
;
aveva
assolto
mandati
politico
-
militari
troppo
importanti
;
aveva
accettato
troppi
onori
e
quattrini
,
che
tutto
era
possibile
pensare
meno
l
'
ipotesi
del
tradimento
preparato
e
macchinato
da
mesi
e
forse
dall
'
epoca
del
suo
allontanamento
dalla
carica
di
capo
di
S
.
M
.
generale
.
Aveva
anche
accettato
di
servire
il
Regime
nel
Consiglio
Nazionale
delle
Ricerche
dove
,
di
effettivo
,
non
aveva
fatto
un
bel
nulla
salvo
una
apparizione
mattutina
per
leggere
i
giornali
.
Dal
momento
in
cui
entrò
nella
caserma
degli
allievi
-
carabinieri
,
Mussolini
non
ebbe
più
notizie
del
mondo
.
Gli
fu
detto
soltanto
che
il
re
aveva
fatto
un
proclama
,
che
un
altro
ne
aveva
fatto
Badoglio
con
la
dichiarazione
sulla
continuazione
della
guerra
,
che
la
città
era
calma
e
che
il
popolo
riteneva
oramai
vicina
la
pace
.
Dopo
avere
letto
la
missiva
di
Badoglio
,
Mussolini
dettò
al
generale
Ferone
,
che
li
scrisse
di
sua
mano
sopra
un
foglio
di
carta
,
i
seguenti
punti
:
«
26
luglio
1943
-
ore
una
.
«
1°
-
Desidero
ringraziare
il
Maresciallo
d
'
Italia
Badoglio
per
le
attenzioni
che
ha
voluto
riservare
alla
mia
persona
.
«
2°
-
Unica
residenza
di
cui
posso
disporre
è
la
Rocca
delle
Caminate
dove
sono
disposto
a
trasferirmi
in
qualsiasi
momento
.
«
3°
-
Desidero
assicurare
il
Maresciallo
Badoglio
,
anche
in
ricordo
del
lavoro
in
comune
svolto
in
altri
tempi
,
che
da
parte
mia
non
solo
non
gli
verranno
create
difficoltà
di
sorta
,
ma
sarà
data
ogni
possibile
collaborazione
.
«
4°
-
Sono
contento
della
decisione
presa
di
continuare
la
guerra
cogli
alleati
,
così
come
l
'
onore
e
gli
interessi
della
Patria
in
questo
momento
esigono
,
e
faccio
voti
che
il
successo
coroni
il
grave
compito
al
quale
il
Maresciallo
Badoglio
si
accinge
per
ordine
e
in
nome
di
S
.
M
.
il
re
,
del
quale
durante
21
anni
sono
stato
leale
servitore
e
tale
rimango
.
Viva
l
'
Italia
!
»
.
Questa
è
la
sola
e
indiretta
missiva
mandata
al
Badoglio
.
Mussolini
non
ha
mai
mandato
parola
alcuna
o
cenno
al
re
.
Con
questa
risposta
,
che
Badoglio
non
osò
mai
rendere
di
pubblica
ragione
limitandosi
a
farne
dare
nei
suoi
ambienti
una
mutilata
versione
orale
,
Mussolini
mostrava
di
credere
in
buona
fede
che
Badoglio
,
pur
modificando
il
Governo
,
non
avrebbe
cambiato
la
politica
generale
dominata
dalla
guerra
.
Partito
il
generale
Ferone
,
Mussolini
si
ritirò
e
vegliò
sino
alle
prime
ore
del
mattino
.
Durante
tutta
la
giornata
del
lunedì
continuò
quella
che
potrebbe
chiamarsi
la
commedia
della
"
residenza
privata
"
.
Più
volte
durante
la
giornata
vennero
a
dire
che
la
residenza
della
Rocca
era
ottima
dal
punto
di
vista
della
"
incolumità
personale
"
di
Mussolini
;
che
il
generale
dei
carabinieri
di
Bologna
vi
aveva
già
fatto
un
sopraluogo
e
confermava
che
come
"
sicurezza
"
la
Rocca
si
prestava
benissimo
e
che
si
attendeva
una
parola
definitiva
per
stabilire
le
modalità
della
partenza
,
magari
in
volo
.
Così
trascorse
tutta
la
giornata
,
senza
altre
notizie
.
Si
disse
soltanto
che
a
Villa
Torlonia
tutto
era
calmo
,
ed
era
falso
.
Alla
sera
,
il
maggiore
Bonitatibus
preparò
,
sempre
nella
stanza
del
colonnello
Tabellini
,
il
letto
da
campo
.
Anche
per
tutta
la
mattinata
di
martedì
27
continuò
la
commedia
della
"
imminente
partenza
"
che
non
avveniva
mai
.
C
'
era
però
,
in
giro
,
un
'
accentuata
vigilanza
.
Alle
19
entrarono
nel
cortile
della
caserma
in
fondo
alla
quale
sul
muro
si
leggevano
a
grandi
lettere
i
famosi
verbi
"
credere
,
obbedire
,
combattere
"
un
plotone
di
carabinieri
e
uno
di
metropolitani
che
si
piazzarono
vicino
a
un
gruppo
di
autocarri
.
Verso
le
20
giunsero
alcune
vetture
automobili
con
un
gruppo
di
ufficiali
.
A
un
certo
punto
un
ufficiale
,
portatosi
nel
mezzo
del
cortile
,
gridò
agli
allievi
i
quali
affollavano
le
ringhiere
attratti
dall
'
arrivo
insolito
di
tante
macchine
:
«
Tutti
nelle
camerate
!
Chiudere
le
finestre
!
»
.
La
sera
era
già
calata
,
quando
un
ufficiale
entrò
nella
stanza
e
disse
a
Mussolini
:
È
venuto
l
'
ordine
di
partire
!
Mussolini
discese
accompagnato
da
un
gruppo
di
ufficiali
dai
quali
,
giunto
al
pianterreno
,
si
accomiatò
,
e
mentre
stava
per
salire
nella
macchina
un
generale
si
presentò
con
queste
parole
:
Generale
di
brigata
Pòlito
,
capo
della
Polizia
militare
del
Comando
Supremo
!
Mussolini
non
domandò
nulla
,
convinto
che
la
meta
del
viaggio
notturno
fosse
la
Rocca
delle
Caminate
.
Le
tendine
erano
abbassate
,
ma
non
i
vetri
;
da
uno
spiraglio
,
Mussolini
si
avvide
che
la
macchina
passava
davanti
all
'
ospedale
di
Santo
Spirito
.
Non
si
andava
dunque
verso
la
Flaminia
,
ma
verso
l
'
Appia
.
Agli
innumerevoli
posti
di
blocco
i
carabinieri
,
avvertiti
dalle
staffette
,
si
limitavano
a
far
rallentare
un
poco
la
corsa
della
macchina
.
Giunto
all
'
imbocco
della
grande
strada
per
Albano
,
Mussolini
domandò
:
Dove
andiamo
?
Verso
il
sud
.
Non
alla
Rocca
?
È
venuto
un
altro
ordine
.
Ma
voi
chi
siete
?
Io
ho
conosciuto
in
altri
tempi
un
ispettore
di
P
.
S
.
che
si
chiamava
Pòlito
.
Sono
io
.
-
Come
siete
diventato
generale
?
Per
equiparazione
di
grado
.
L
'
ispettore
di
P
.
S
.
Pòlito
era
ben
noto
a
Mussolini
.
Egli
aveva
effettuato
,
durante
gli
anni
del
Regime
,
alcune
brillanti
operazioni
come
la
cattura
di
Cesare
Rossi
a
Campione
e
la
liquidazione
della
banda
Pintor
in
Sardegna
.
Il
Pòlito
durante
il
viaggio
narrò
molti
interessanti
e
anche
inediti
particolari
sulle
due
operazioni
.
Dopo
Cisterna
la
macchina
rallentò
la
sua
corsa
.
I
discorsi
cessarono
.
Il
Pòlito
,
che
aveva
continuamente
fumato
,
abbassò
il
vetro
e
chiamò
il
colonnello
dei
carabinieri
Pelaghi
per
sapere
dove
erano
.
Vicino
a
Gaeta
,
rispose
.
È
Gaeta
la
mia
nuova
residenza
?
chiese
Mussolini
.
Forse
dove
fu
relegato
Mazzini
?
Troppo
onore
.
Non
è
ancora
stabilito
!
ribatté
Pòlito
.
Giunti
a
Gaeta
deserta
un
uomo
si
fece
incontro
agitando
una
lampadina
.
La
vettura
si
fermò
e
un
ufficiale
di
Marina
disse
:
Al
molo
Ciano
!
Ivi
attendeva
l
'
ammiraglio
Maugeri
che
accompagnò
Mussolini
alla
corvetta
Persefone
.
Di
lì
a
poco
levò
le
ancore
.
Già
albeggiava
.
Mussolini
scese
nella
cabina
insieme
con
gli
ufficiali
che
lo
scortavano
.
In
vista
dell
'
isola
di
Ventotene
,
a
giorno
fatto
,
la
corvetta
si
fermò
,
l
'
ispettore
Pòlito
scese
per
vedere
se
l
'
isola
fosse
conveniente
per
ospitare
Mussolini
.
Di
lì
a
poco
tornò
e
lo
escluse
.
Nell
'
isola
c
'
era
un
presidio
germanico
.
La
corvetta
proseguì
allora
per
l
'
isola
di
Ponza
,
dove
,
entrata
nella
rada
,
gettò
le
ancore
alle
ore
13
del
giorno
28
luglio
.
Pòlito
venne
verso
Mussolini
e
indicandogli
una
casa
verdastra
,
semi
-
nascosta
da
grandi
pescherecci
in
disarmo
,
disse
:
«
Quello
è
il
vostro
domicilio
temporaneo
!
»
.
Intanto
non
si
sa
per
quale
fenomeno
tutte
le
finestre
e
i
balconi
si
erano
gremiti
di
uomini
e
donne
armati
di
binoccoli
che
seguivano
la
barca
che
si
dirigeva
verso
terra
.
In
un
baleno
tutta
l
'
isola
conobbe
l
'
arrivo
.
Verso
sera
,
alcune
persone
del
luogo
vennero
a
salutare
Mussolini
.
I
pescatori
di
Terracina
gli
mandarono
un
dono
.
In
genere
non
c
'
era
nell
'
atteggiamento
degli
isolani
niente
che
ricordasse
il
"
furore
popolare
"
,
ma
poi
con
l
'
arrivo
di
altri
agenti
la
vigilanza
fu
rinforzata
ed
ogni
contatto
col
mondo
esterno
precluso
.
A
Ponza
,
Mussolini
si
rese
conto
della
miserabile
congiura
che
lo
avevano
eliminato
e
si
persuase
che
tutto
ciò
avrebbe
condotto
alla
capitolazione
e
alla
sua
consegna
al
nemico
.
Le
giornate
di
Ponza
erano
lunghe
.
Nuovi
ufficiali
vennero
:
il
tenente
colonnello
Meoli
e
il
sottotenente
Elio
di
Lorenzo
,
nonché
il
maresciallo
Antichi
.
Il
presidio
,
data
anche
la
presenza
di
confinati
italiani
e
di
internati
balcanici
,
fu
rinforzato
.
Fu
concesso
a
Mussolini
di
prendere
due
bagni
in
posizione
approntata
e
ben
vigilata
.
Niente
giornali
.
Un
solo
telegramma
di
Gòring
,
eloquente
.
Mussolini
trascorse
le
giornate
di
Ponza
in
perfetta
solitudine
,
traducendo
in
tedesco
le
Odi
barbare
di
Carducci
e
leggendo
la
Vita
di
Gesù
di
Giuseppe
Ricciotti
,
che
poi
lasciò
in
dono
al
parroco
dell
'
isola
.
Ponza
non
può
essere
certamente
paragonata
a
Ischia
e
meno
ancora
a
Capri
.
Tuttavia
ha
una
sua
rusticana
bellezza
e
,
anche
dal
punto
di
vista
della
prigionia
,
una
storia
.
Uno
che
se
ne
intende
fece
sapere
a
Mussolini
che
sin
dall
'
antichità
vi
erano
stati
relegati
illustri
personaggi
come
Agrippina
,
la
madre
di
Nerone
,
Giulia
,
la
figlia
di
Augusto
,
e
,
per
compenso
,
una
santa
come
Flavia
Domitilla
e
anche
,
nel
538
,
un
papa
,
San
Silvestro
Martire
.
Poi
,
saltando
a
piè
pari
alcuni
secoli
,
i
moderni
come
Torrigiani
,
Gran
Maestro
della
Massoneria
,
il
generale
Bencivenga
,
l
'
ing
.
Bordiga
e
finalmente
ultimo
della
serie
e
modernissimo
il
Ras
Imerù
con
un
immancabile
Degiac
abissino
!
StampaQuotidiana ,
Roma
,
7
giugno
1964
-
BOLOGNA
-
INTER
:
2-0
.
NOTE
:
Pomeriggio
di
sole
,
assai
caldo
.
Un
lieve
ponentino
dall
'
orario
di
inizio
.
Spettatori
51.000
paganti
.
97.000.000
di
lire
.
Terreno
ottimamente
inerbato
.
Nessun
incidente
,
se
si
eccettua
qualche
pestone
a
Suarez
e
Jair
.
Disposizioni
delle
squadre
:
Picchi
e
Janich
liberi
.
L
'
ala
sinistra
Capra
occupa
la
zona
del
terzino
sinistro
.
Fogli
segue
Corso
,
che
non
lo
segue
.
Tagnin
su
Bulgarelli
e
Burgnich
su
Haller
.
Suarez
senza
avversari
diretti
.
Furlanis
su
Mazzola
.
Angoli
:
Inter
7
,
Bologna
4
(p.t
.
1-3
)
.
Antidoping
per
Facchetti
,
Tagnin
,
Corso
,
Pavinato
,
Tumburus
e
Capra
.
Il
Bologna
ha
battuto
l
'
Inter
e
si
consacra
campione
d
'
Italia
1964
.
L
'
Inter
ha
subìto
dal
Bologna
lo
stesso
modulo
tattico
inflitto
al
Real
Madrid
sul
terreno
del
Prater
.
Davvero
,
possiamo
sportivamente
compiacerci
che
per
conquistare
il
titolo
italiano
il
Bologna
abbia
dovuto
superare
,
e
con
pieno
merito
,
la
squadra
campione
d
'
Europa
!
Il
Bologna
aveva
disputato
un
ottimo
campionato
fino
al
momento
della
condanna
per
doping
.
Poi
ha
arrancato
parecchio
,
avendo
attenuanti
soprattutto
psicologiche
.
Riottenuti
i
punti
della
condanna
di
prima
istanza
,
il
Bologna
si
è
ritrovato
alla
pari
dell
'
Inter
e
lo
spareggio
si
è
reso
inevitabile
.
La
scelta
di
Roma
era
quasi
ovvia
,
a
dispetto
del
caldo
mediterraneo
.
Ma
il
prolungamento
della
stagione
agonistica
è
stato
fatale
all
'
Inter
.
Si
sono
visti
i
suoi
resti
,
all
'
Olimpico
:
una
sorta
di
labile
ectoplasma
di
quella
che
era
stata
la
squadra
più
grintosa
e
gagliarda
del
campionato
.
Il
Bologna
,
per
contro
,
ha
finalmente
impostato
la
partita
per
vincere
.
Nessuna
concessione
alle
fole
estetiche
già
tanto
deplorate
(
e
scontate
)
l
'
anno
scorso
.
Praticamente
l
'
Inter
ha
insegnato
la
lezione
vincendo
al
Prater
e
il
Bologna
l
'
ha
applicata
con
energica
,
direi
spietata
,
determinazione
.
L
'
Inter
ha
largamente
dominato
il
centrocampo
ed
ha
scontato
in
attacco
la
nullaggine
e
lo
scadimento
psicofisico
delle
sue
punte
.
Il
profilo
tecnico
-
tattico
dell
'
Inter
è
troppo
noto
perché
ci
si
debba
tornare
sopra
;
fino
all
'
altezza
dei
centrocampisti
è
di
valore
mondiale
:
poi
scade
moltissimo
.
Milani
non
è
abbastanza
agile
per
reggere
al
gioco
stretto
,
guizzato
in
triangolo
;
Mazzola
è
vuoto
al
punto
che
sembra
si
regga
a
stento
;
Jair
è
malconcio
e
non
ha
alcuna
intelligenza
di
gioco
.
Il
Bologna
ha
favorito
il
lento
forcing
dell
'
Inter
non
prestandosi
mai
a
sguarnire
l
'
area
.
Su
quell
'
arcigno
bastione
aspettavano
imperterriti
Janich
,
Tumburus
,
Pavinato
e
Capra
.
E
a
loro
si
aggiungeva
Furlanis
,
che
Mazzola
non
aveva
l
'
accortezza
(
né
il
dinamismo
sufficiente
)
di
portare
lontano
.
In
centrocampo
,
senza
compiti
difensivi
(
finalmente
)
,
Fogli
ha
giganteggiato
proiettandosi
ogni
volta
in
arrembanti
incursioni
.
Bulgarelli
e
Haller
stavano
sulla
sua
linea
e
soltanto
Haller
si
consentiva
qualche
attesa
un
po
'
più
in
avanti
.
Lo
stesso
Perani
arretrava
in
appoggio
,
ora
a
destra
,
ora
a
sinistra
.
E
sulle
estreme
si
spingevano
talvolta
anche
Capra
e
Furlanis
.
Si
è
veduto
spesso
Nielsen
sola
punta
avanzata
del
Bologna
.
Ma
la
difesa
di
Negri
non
si
è
mai
scomposta
.
La
disposizione
tattica
della
squadra
doveva
considerarsi
perfetta
.
E
non
stupisce
affatto
che
,
pur
dominando
l
'
Inter
...
fino
alle
soglie
dell
'
area
,
con
fasi
di
disimpegno
e
di
palleggio
ad
alto
livello
stilistico
,
non
stupisce
che
sia
stato
proprio
il
Bologna
a
creare
le
migliori
occasioni
sottomisura
!
È
nella
dialettica
stessa
del
contropiede
questa
apparente
contraddizione
logica
.
Chi
attacca
e
si
squilibra
,
per
eccessiva
lentezza
o
per
povertà
di
schemi
,
alla
lunga
subisce
le
incursioni
degli
avversari
più
dotati
di
spunto
e
di
inventiva
.
Il
Bologna
ha
assottigliato
al
massimo
il
suo
gioco
di
offesa
.
Ma
sulle
misere
sei
conclusioni
del
primo
tempo
,
ben
tre
avrebbero
potuto
fruttare
il
gol
.
Sarti
ha
dovuto
rischiare
la
vita
(
e
la
reputazione
)
per
sventare
un
tiro
di
Nielsen
al
23'
.
Dal
canto
suo
il
formidabile
danese
aveva
sbagliato
al
16'
,
quando
era
ormai
solo
davanti
a
Sarti
,
e
aveva
grossolanamente
mancato
il
tempo
,
così
da
ciccare
,
su
un
invitantissimo
traversone
basso
di
Bulgarelli
al
37'
.
L
'
Inter
,
dal
canto
suo
,
non
ha
impegnato
una
sola
volta
seriamente
Negri
.
Nessun
interista
è
mai
riuscito
a
liberarsi
davanti
a
lui
.
Le
conclusioni
,
dice
il
taccuino
,
sono
otto
,
ma
un
sol
tiro
discreto
è
stato
effettuato
da
Milani
,
ed
è
finito
fuori
.
Il
numero
,
davvero
irrisorio
,
delle
conclusioni
,
dice
quanto
sia
stato
moscio
di
ritmo
e
povero
di
coraggio
il
gioco
del
primo
tempo
.
Alla
ripresa
,
nulla
è
cambiato
,
se
non
in
peggio
.
L
'
Inter
si
è
ancora
più
squilibrata
in
avanti
ogni
volta
fermandosi
,
impotente
,
sul
poderoso
bastione
sorretto
da
Janich
.
Il
solo
tiro
serio
l
'
ha
effettuato
Facchetti
da
lontano
,
e
Negri
l
'
ha
prudentemente
alzato
di
sberla
sopra
la
traversa
.
Al
17'
(
nefastus
numerus
!
)
Suarez
ha
aperto
una
palla
-
gol
a
Milani
sulla
sinistra
,
ed
il
vecchio
bisonte
l
'
ha
ignobilmente
buttata
fuori
.
Pochi
istanti
prima
,
il
mio
magnifico
Fogli
aveva
chiarito
le
proprie
intenzioni
impegnando
Sarti
con
un
tiro
lungo
,
basso
e
carogna
,
diretto
all
'
angolino
.
Chi
avrebbe
dovuto
seguire
Fogli
,
il
fievole
Corso
,
assisteva
con
gli
stinchi
molli
sopra
le
ignobili
calzette
a
cacaiola
.
Se
la
difesa
del
Bologna
ha
badato
a
non
perdere
la
partita
,
Fogli
senza
dubbio
alcuno
l
'
ha
vinta
,
riempiendo
di
legittima
soddisfazione
chi
tempesta
da
mesi
il
buon
Fabbri
perché
si
decida
a
considerarlo
il
miglior
centrocampista
italiano
...
Tenuto
più
avanti
,
Fogli
ha
anche
sfoggiato
il
tiro
,
di
cui
lo
si
giudicava
a
torto
incapace
,
come
è
vero
che
cantare
e
portare
la
croce
non
è
possibile
.
Fogli
ha
segnato
su
tocco
di
punizione
e
il
suo
tiro
-
basso
e
angolato
-
è
stato
per
giunta
deviato
da
Facchetti
(
come
giuro
di
non
aver
visto
)
.
Poi
,
ha
offerto
palloni
strepitosi
a
Nielsen
,
che
finalmente
ha
infilato
Sarti
al
39'
.
Battuta
alla
mezz
'
ora
,
l
'
Inter
ha
tentato
invano
di
stringere
i
tempi
.
La
seconda
fondata
di
Nielsen
l
'
ha
definitivamente
seduta
.
È
anzi
da
rilevare
che
Nielsen
e
Haller
avrebbero
potuto
segnare
altre
due
reti
.
E
che
non
l
'
abbiano
fatto
è
solo
giusto
...
sotto
l
'
aspetto
sentimentale
.
In
effetti
questi
spareggi
,
quando
la
bilancia
si
decide
a
pendere
,
finiscono
quasi
sempre
in
Waterloo
clamorose
.
L
'
Inter
non
l
'
avrebbe
meritata
una
punizione
più
dura
.
Il
punteggio
deve
considerarsi
equo
come
la
vittoria
del
Bologna
.
Né
staremo
a
disperarci
per
la
temuta
inevitabile
dissoluzione
psicofisica
dell
'
Inter
.
È
già
straordinario
che
sia
giunta
a
tanto
.
Non
me
l
'
invento
ora
per
consolarmi
.
Il
campionato
italiano
è
terribile
:
la
Coppa
dei
Campioni
è
un
'
aggiunta
che
soltanto
una
grande
e
completa
squadra
potrebbe
sostenere
.
Del
resto
,
basti
ricordare
le
magre
della
Juventus
del
quinquennio
in
Coppa
Europa
per
spiegarsi
tutto
:
e
non
è
che
quella
splendida
squadra
avesse
tante
e
così
temibili
avversarie
come
l
'
Inter
di
oggi
.
Aveva
la
graziosa
,
incostante
,
Inter
di
Meazza
e
il
Bologna
,
che
giustappunto
la
lasciava
andare
per
poi
rifarsi
in
coppa
.
L
'
Inter
è
campione
d
'
Europa
e
questo
può
bastare
al
nostro
orgoglio
.
Il
Bologna
l
'
ha
superato
di
un
'
incollatura
,
e
anche
questo
lusinga
l
'
amor
proprio
del
critico
,
forse
unico
nel
pronosticarlo
vincitore
alla
vigilia
della
stagione
agonistica
.
Dirò
,
anzi
,
che
il
Bologna
non
avrebbe
avuto
nemmeno
bisogno
dello
spareggio
se
avesse
condotto
certe
partite
con
la
fredda
determinazione
tattica
di
oggi
.
A
pensarci
,
è
questa
la
primissima
volta
che
Bernardini
si
compiace
di
ricorrere
a
così
drastiche
contromisure
tattiche
.
Non
c
'
è
che
dire
:
il
vecchio
testone
è
stato
bravo
e
Fogli
deve
considerarsi
il
suo
maggior
profeta
,
con
quel
meraviglioso
puntero
che
è
Nielsen
.
Sulla
stagione
del
Bologna
e
sul
suo
profilo
tecnico
-
tattico
bisognerà
tornare
,
ovviamente
.
Già
da
ora
sembra
doveroso
ammettere
che
la
sua
difesa
è
straordinariamente
forte
e
decisa
,
che
Janich
è
inferiore
a
Picchi
per
stile
ed
eleganza
,
ma
forse
lo
supera
per
potenza
e
capacità
di
stacco
.
Tumburus
ha
avuto
gioco
facile
con
Milani
.
Furlanis
ancora
più
facile
con
Mazzola
.
Pavinato
ha
subito
atterrito
Jair
degradandolo
a
grottesco
piagnone
.
Capra
infine
è
stato
accorto
nel
tenere
la
zona
e
nel
lanciarsi
,
di
quando
in
quando
,
sull
'
estrema
.
Esaurito
l
'
esame
-
pur
molto
veloce
-
della
difesa
,
ancora
e
sempre
torna
in
mente
il
risolutivo
apporto
di
Fogli
,
la
cui
presenza
in
centrocampo
ha
persino
giustificato
certi
velleitari
triangoli
fra
Bulgarelli
,
spompato
assai
,
e
Haller
,
che
ha
avuto
spunti
rari
,
ma
grandiosi
,
impegnando
allo
stremo
l
'
intelligente
e
ruvido
Burgnich
.
Perani
e
Fogli
hanno
rilanciato
più
che
non
sapessero
i
due
finti
interni
.
E
Nielsen
,
finalmente
servito
a
tempo
,
è
stato
un
castigo
di
Dio
.
L
'
Inter
,
voglio
dire
i
suoi
resti
,
ha
giocato
un
ottimo
calcio
fino
al
momento
della
rifinitura
.
Ma
il
suo
lento
forcing
consentiva
ogni
fattivo
recupero
ai
bolognesi
e
,
per
contro
,
metteva
in
serio
imbarazzo
la
difesa
,
fin
troppo
sconnessa
e
svisata
per
le
marcature
,
non
molto
convincenti
a
loro
volta
.
Picchi
ha
compiuto
strabilianti
prodezze
in
tackle
,
negli
anticipi
e
nei
disimpegni
:
alla
lunga
,
era
fatale
che
ci
lasciasse
le
penne
.
E
non
meglio
di
lui
stava
Guarneri
che
in
troppo
spazio
doveva
vedersela
con
Nielsen
.
Quanto
a
Facchetti
,
vagava
dietro
a
Perani
.
E
Burgnich
dietro
ad
Haller
e
Tagnin
dietro
a
Bulgarelli
.
Tutti
quanti
erano
troppo
sbilanciati
in
avanti
.
E
non
valeva
l
'
estro
costruttivo
di
Suarez
(
un
ottimo
incontro
il
suo
)
ad
evitare
un
'
eccessiva
,
pericolosa
rarefazione
davanti
a
Sarti
.
Nella
cervellotica
disposizione
della
difesa
,
anche
Sarti
ha
scontato
le
sue
.
Due
o
tre
volte
si
è
salvato
per
miracolo
:
un
paio
di
volte
ha
sbagliato
grosso
:
tre
o
quattro
è
stato
graziato
dall
'
eccessiva
irruenza
degli
avversari
all
'
ultima
battuta
.
Né
si
deve
dimenticare
il
rimbombante
spigolo
di
Haller
sull'1-0
.
Insomma
,
avrebbe
anche
potuto
andar
peggio
.
E
per
quanto
sia
umano
il
nostro
disappunto
,
dobbiamo
sportivamente
toglierci
il
cappello
ai
nuovi
campioni
d
'
Italia
.
L
'
anno
prossimo
,
Inter
e
Bologna
,
faranno
sicuramente
in
Coppa
d
'
Europa
come
e
meglio
di
quanto
abbiano
saputo
il
Milan
e
l
'
Inter
:
e
daranno
nuovo
prestigio
a
quello
che
da
tempo
può
considerarsi
il
campionato
più
tecnico
e
difficile
del
mondo
.
Ora
la
cronaca
.
Sole
estivo
;
la
relativa
frescura
del
ponentino
.
Entrano
lente
le
squadre
,
come
riluttanti
all
'
ultima
fatica
.
Vince
il
campo
il
Bologna
;
batterà
l
'
Inter
contro
sole
.
Un
minuto
di
silenzio
per
ricordare
Dall
'
Ara
,
povero
caro
vecchio
.
Si
va
.
Bulgarelli
sgambetta
subito
Suarez
.
Ammonito
.
Suarez
si
avventa
in
area
,
Janich
lo
spiana
(
3'
)
.
L
'
Inter
domina
al
trotto
.
Ricorda
il
Real
del
Prater
.
E
il
Bologna
...
ricorda
l
'
Inter
.
Tutte
le
marcature
sono
esatte
.
L
'
Inter
arriva
al
bastione
dell
'
area
e
si
ferma
.
Il
primo
portiere
a
toccar
palla
è
Sarti
,
su
lancio
di
Pavinato
;
all
'
11'
Suarez
deve
fermare
a
scivolo
Capra
,
in
fuga
sulla
destra
.
Il
Bologna
si
annienta
da
sé
(
pare
non
esista
:
invece
si
limita
)
.
Ma
l
'
attacco
dell
'
Inter
è
nullo
.
E
il
contropiede
del
Bologna
schiatta
al
16';
Fogli
lancia
Nielsen
,
Guarneri
scivola
,
Nielsen
arresta
male
e
spara
fuori
di
destro
.
Capito
il
gioco
.
Per
l
'
Inter
marca
male
.
E
per
giunta
non
gioca
mai
sulle
estreme
.
Si
infogna
al
centro
,
dove
la
difesa
bolognese
è
più
munita
.
Fallo
di
Picchi
su
Haller
,
al
18'
:
due
calci
in
area
:
Perani
ad
Haller
:
destro
che
sarebbe
facile
per
Sarti
se
Suarez
non
svirgolasse
sopra
la
traversa
:
brividi
per
il
possibile
autogol
.
Furlanis
pianta
Mazzola
,
scende
e
serve
Nielsen
:
debole
sinistro
parato
(
21'
)
.
Guarneri
tunnelleggia
Haller
e
dà
a
Mazzola
:
destro
dal
limite
,
che
Janich
devia
:
para
facilmente
Negri
.
Al
23'
,
nuovo
schema
del
Bologna
:
Tumburus
,
ala
sinistra
,
crossa
per
Perani
:
tocco
a
Nielsen
:
scatto
a
rete
:
esce
Sarti
e
di
piede
sventa
il
tiro
in
angolo
.
Mi
ripeto
che
per
l
'
Inter
marca
male
.
«
Gioca
come
con
la
Lazio
»
dice
un
collega
.
Sinistro
di
Jair
al
26'
parato
facile
.
Facchetti
a
Suarez
(
30'
)
:
scende
Suarez
e
Milani
si
spreca
in
triangolo
.
Ahimè
,
Suarez
,
come
Picchi
,
è
grande
,
ma
al
32'
un
suo
lancio
a
Milani
,
ala
sinistra
,
è
sprecato
.
Gioco
noioso
.
L
'
Inter
rumina
calcetto
piacevole
,
ma
sterile
anche
.
Le
punte
,
zero
.
Al
37'
,
invece
,
Haller
fa
triangolo
con
Bulgarelli
,
che
da
destra
traversa
un
'
ottima
palla
-
gol
:
vi
balza
sopra
Nielsen
e
la
cicca
,
diavolo
d
'
un
uomo
:
palla
a
Perani
,
salva
Facchetti
,
molto
bravo
e
sicuro
.
38'
:
il
solo
vero
tiro
dell
'
Inter
:
cross
di
Suarez
a
Tagnin
,
a
Milani
:
destro
basso
da
venti
metri
:
fuori
.
Un
fallo
su
Milani
in
fuga
da
sinistra
:
punizione
di
Suarez
:
destruccio
alla
paesana
.
Ma
che
fanno
avanti
,
tutti
questi
bravi
testoni
?
Un
'
incursione
di
Perani
fallita
.
Un
destraccio
di
Milani
,
facile
.
Finisce
il
tempo
.
Impressioni
penosette
.
Tre
palle
-
gol
costruite
sotto
Sarti
,
nessuna
sotto
Negri
,
benché
apparentemente
l
'
Inter
abbia
dominato
il
campo
.
Ripresa
.
Al
via
,
Suarez
libera
Mazzola
che
tarda
a
concludere
:
il
suo
crossetto
non
serve
alcuno
.
Altro
stupendo
lancio
di
Suarez
per
Jair
:
ennesimo
fallo
a
gamba
tesa
dei
difensori
bolognesi
(
questa
volta
,
Janich
)
:
angolo
:
prende
Facchetti
il
rimpallo
,
avanza
e
fionda
il
sinistro
da
trenta
metri
:
Negri
sberla
sul
fondo
.
Tutto
il
Bologna
arroccato
:
Nielsen
al
centro
,
solo
.
All'8'
,
sprazzo
di
Mazzola
(
da
Milani
)
:
secco
cross
:
Janich
,
di
testa
,
in
angolo
.
Ancora
Janich
di
testa
,
sulla
battuta
:
riprende
Mazzola
:
Milani
manca
la
girata
:
riceve
Negri
sul
rimbalzo
,
e
molte
grazie
.
Veder
giocare
l
'
Inter
sembra
che
faccia
melina
su
un
già
cospicuo
vantaggio
.
Al
14'
,
Tagnin
«
palla
-
molla
»
serve
Janich
che
incorna
a
Bulgarelli
:
a
Fogli
,
che
avanza
lanciato
,
e
spara
un
gran
destro
basso
.
Sarti
devia
a
stento
dall
'
angolino
:
avanza
sulla
palla
Nielsen
,
a
destra
:
Sarti
,
grandioso
,
gli
blocca
il
tiro
sul
nascere
.
Al
15'
altro
brivido
:
Corso
guarda
Fogli
avanzare
.
Lancio
a
Furlanis
,
ala
destra
:
tarda
Picchi
all
'
incontro
:
cross
per
Nielsen
:
difficoltoso
dribbling
aereo
sotto
gli
occhi
di
Sarti
e
Guarneri
:
palla
fuori
da
un
passo
!
Al
17'
la
sola
ed
ultima
occasione
dell
'
Inter
:
Corso
a
Suarez
:
mischia
,
apertura
geniale
a
sinistra
:
Milani
è
solo
:
ingobbisce
e
spara
fuori
.
Negri
protesta
per
il
fuori
gioco
non
visto
da
Lo
Bello
.
Ammonito
Fogli
per
proteste
.
La
gente
dice
che
Lo
Bello
è
filo
-
interista
.
Non
lo
sono
neppure
gli
attaccanti
dell
'
Inter
!
Ogni
tocco
in
avanti
è
perduto
!
Sembra
sfinito
il
Bologna
(
ironia
)
:
i
falli
sono
molti
davanti
a
Negri
:
ma
una
punizione
di
Corso
al
25'
non
lo
inquieta
.
Il
Bologna
reagisce
a
puntate
improvvise
.
Un
cross
di
Bulgarelli
,
al
26'
,
trova
Nielsen
squilibrato
,
e
poi
Perani
,
che
Facchetti
contiene
.
Di
nuovo
Perani
scatta
al
27'
e
quand
'
è
in
area
Facchetti
lo
spiana
d
'
ancata
:
«
Rigore
!
»
strillano
tutti
.
Lo
Bello
lascia
correre
.
Fra
poco
potremo
dire
che
ha
fatto
bene
.
Un
cross
di
Furlanis
a
destra
:
Sarti
manca
la
presa
in
tuffo
,
Nielsen
cade
,
Perani
non
batte
in
tempo
:
Facchetti
allontana
.
Riprende
Haller
,
commette
fallo
Picchi
.
Punizione
da
venti
metri
.
Barriera
.
Bulgarelli
tocca
a
Fogli
:
destro
basso
deciso
:
dice
che
Facchetti
ci
mette
la
punta
a
peggiorare
le
cose
:
vedo
Sarti
tuffarsi
in
ritardo
(
essendo
coperto
)
:
gol
.
I
milanesi
zitti
,
i
bolognesi
festanti
(
e
non
loro
soli
)
.
È
fatta
ormai
.
Ed
era
fatale
,
aggiungo
.
L
'
Inter
,
sballate
le
marcature
,
non
ha
attaccanti
capaci
di
tenere
un
istante
la
palla
.
Non
si
può
non
perdere
,
se
per
giunta
ci
si
sbilancia
in
avanti
.
A131'
,
Corso
perde
la
palla
e
Nielsen
come
un
alce
va
via
seminando
Burgnich
e
Guarneri
:
in
area
,
scavezzandosi
,
riesce
a
fermarlo
Picchi
(
angolo
)
.
Dopo
la
battuta
dalla
bandierina
,
palla
ad
Haller
sulla
sinistra
:
gran
tiro
sullo
spigolo
dell
'
incrocio
(
e
fuori
)
.
Uno
spunto
di
Mazzola
in
dribbling
:
quando
pianta
i
due
che
lo
cianchettano
,
Lo
Bello
ferma
,
fischia
la
punizione
e
Corso
sciupa
(
còppet
)
.
Al
36'
,
palla
-
gol
da
Fogli
a
Nielsen
:
sinistro
alto
.
Ma
dopo
2'30
"
,
Fogli
si
ripete
e
questa
volta
Nielsen
non
sbaglia
:
il
suo
sinistro
è
secco
e
preciso
:
Sarti
fuori
causa
.
I
bolognesi
si
abbracciano
festanti
:
gli
interisti
scuotono
il
capo
e
si
seccano
.
È
finita
.
L
'
ultimo
tiro
lo
sbaglia
Suarez
.
Portano
Bernardini
in
campo
e
lo
issano
sulle
spalle
i
bolognesi
.
La
festa
incomincia
.
E
noi
a
casa
.
StampaQuotidiana ,
Si
crede
comunemente
che
la
stregoneria
sia
un
insieme
di
credenze
superstiziose
,
proprie
di
società
primitive
o
(
come
si
diceva
)
di
«
popolazioni
selvagge
»
;
e
si
potrebbe
credere
che
,
nel
nostro
tipo
di
civiltà
,
sia
un
ricordo
del
passato
,
oggetto
solo
di
interesse
storico
o
di
curiosità
svagata
.
Gli
ultimi
processi
alle
streghe
furono
infatti
celebrati
in
Europa
prima
della
Rivoluzione
francese
(
circa
due
secoli
fa
)
;
e
sebbene
il
maccartismo
,
per
la
sua
persecuzione
indiscriminata
contro
tutti
i
sospetti
di
comunismo
,
sia
stato
chiamato
«
la
caccia
alle
streghe
»
e
come
tale
rappresentato
dal
commediografo
Arthur
Miller
(
The
Crucible
,
1952
)
,
l
'
espressione
si
intese
in
senso
metaforico
o
approssimato
.
Infatti
in
un
'
epoca
come
la
nostra
,
dominata
dal
razionalismo
scientifico
e
tecnologico
e
in
cui
autentici
prodigi
sono
realizzati
da
macchine
perfezionate
e
da
procedimenti
ingegnosi
di
cui
si
conosce
esattamente
la
logica
e
il
funzionamento
,
sembra
assurdo
che
si
continui
a
credere
a
influenze
o
poteri
occulti
,
di
cui
certi
uomini
o
donne
siano
dotati
e
che
siano
capaci
di
infliggere
agli
altri
danni
immeritati
.
Ma
gli
antropologi
moderni
,
a
differenza
degli
antichi
viaggiatori
,
che
si
limitavano
a
descrivere
i
costumi
dei
popoli
visitati
e
a
scandalizzarsi
quando
li
trovavano
diversi
dai
loro
,
cercano
di
capire
la
funzione
che
credenze
e
istituzioni
esercitano
nella
società
in
cui
vigono
,
di
scorgerle
nella
struttura
complessiva
di
tali
società
e
determinare
il
bisogno
a
cui
rispondono
o
il
fine
che
,
più
o
meno
palesemente
,
tendono
a
raggiungere
.
Così
hanno
fatto
per
la
stregoneria
che
,
a
partire
da
un
'
opera
classica
di
EvansPritchard
(
1937
)
,
è
stata
sottoposta
,
sulla
base
di
una
documentazione
sempre
più
larga
,
ad
analisi
e
a
considerazioni
teoriche
le
quali
dimostrano
che
le
sue
radici
affondano
più
che
in
un
certo
tipo
di
cultura
o
di
società
,
nella
stessa
realtà
umana
.
In
primo
luogo
,
si
distingue
oggi
la
stregoneria
dalla
magia
,
che
è
un
'
arte
e
una
scienza
presunta
,
la
quale
si
può
insegnare
o
imparare
e
ha
quindi
i
suoi
«
dottori
»
.
La
stregoneria
invece
consiste
in
un
naturale
potere
malefico
,
innato
in
certe
persone
,
di
danneggiare
gli
altri
in
modo
misteriosamente
segreto
.
Per
via
di
questa
segretezza
,
lo
stregone
o
la
strega
opera
di
notte
,
cioè
al
buio
;
e
sempre
per
malizia
o
dispetto
più
che
per
sete
di
guadagno
.
Commette
atti
che
vanno
contro
tutti
i
canoni
stabiliti
nel
gruppo
umano
in
cui
vive
:
incesto
,
bestialità
,
antropofagia
,
violazione
di
tombe
.
Preferisce
andar
nudo
e
deporre
i
suoi
escrementi
nel
luogo
dove
abita
.
Questi
e
altri
particolari
pittoreschi
si
raccontano
sulle
streghe
nei
paesi
in
cui
ci
credono
.
Questi
paesi
sono
ancora
molti
in
Africa
,
in
Oceania
e
in
America
.
Molti
Stati
africani
modernizzati
hanno
tolto
la
stregoneria
dal
novero
dei
reati
legalmente
perseguibili
;
ma
la
credenza
persiste
.
Quali
ne
sono
i
fondamenti
?
In
primo
luogo
,
l
'
esistenza
del
male
nel
mondo
;
infatti
in
un
mondo
perfettamente
ordinato
o
sorretto
da
un
'
unica
forza
benefica
,
la
stregoneria
non
troverebbe
posto
.
In
secondo
luogo
,
l
'
attribuzione
dell
'
origine
del
male
al
potere
occulto
di
alcune
persone
.
Quest
'
attribuzione
è
l
'
aspetto
più
importante
della
stregoneria
perché
consente
di
esercitare
la
sua
funzione
fondamentale
,
che
è
quella
di
salvare
l
'
ordine
morale
in
cui
si
crede
e
in
generale
il
sistema
di
istituzioni
,
di
tecniche
e
di
credenze
in
cui
esso
consiste
.
Se
qualcosa
va
male
nel
mondo
,
la
causa
del
male
non
risiede
nell
'
ordine
riconosciuto
,
ma
nell
'
influenza
occulta
di
individui
sospetti
.
Se
uno
ha
coltivato
il
suo
campo
nel
modo
tradizionale
e
non
ha
ottenuto
il
raccolto
sperato
,
può
,
attribuendo
la
causa
di
questo
evento
a
un
potere
malefico
,
esimersi
dal
sottoporre
a
critiche
e
a
revisioni
il
suo
metodo
di
coltivazione
.
Se
una
malattia
non
risponde
a
un
determinato
trattamento
,
la
colpa
sarà
del
malocchio
o
del
maleficio
lanciato
da
qualcuno
,
non
dell
'
insufficienza
del
trattamento
stesso
.
Così
ogni
fallimento
o
insuccesso
non
metterà
in
crisi
il
sistema
delle
tecniche
e
dei
valori
riconosciuti
:
quindi
,
la
delusione
,
l
'
odio
e
l
'
ostilità
per
i
danni
subiti
troveranno
,
nella
stregoneria
,
un
canale
di
sfogo
che
lascerà
intatta
la
struttura
d
'
insieme
del
gruppo
sociale
.
Allo
stesso
modo
,
chi
si
è
visto
abbandonare
dalla
moglie
che
è
fuggita
con
un
altro
dirà
:
«
Quell
'
individuo
l
'
ha
stregata
»
piuttosto
che
riconoscere
la
sua
incapacità
di
conservarsi
l
'
affetto
della
moglie
e
il
suo
fallimento
di
marito
.
Da
un
punto
di
vista
più
generale
e
filosofico
,
si
può
dire
che
il
ricorso
alla
stregoneria
in
una
forma
o
nell
'
altra
è
proprio
di
tutti
i
modi
di
vita
che
non
conoscono
alternative
e
non
offrono
scelte
;
che
costituiscono
totalità
chiuse
,
di
cui
nessuna
parte
o
elemento
può
essere
mutata
o
corretta
senza
far
crollare
tutto
l
'
insieme
;
e
che
perciò
sono
portati
a
sacralizzare
le
credenze
su
cui
si
fondano
e
a
considerare
con
angoscia
e
terrore
ogni
comportamento
che
costituisca
per
esse
una
potenziale
minaccia
.
Se
tutto
questo
è
vero
(
e
non
c
'
è
ragione
di
dubitarne
)
,
l
'
interesse
crescente
per
la
stregoneria
nel
mondo
moderno
,
la
reviviscenza
,
sia
pure
sporadica
,
di
pratiche
e
culti
diabolici
,
non
sono
il
segno
di
una
trasformazione
radicale
della
nostra
società
e
della
sua
fine
imminente
,
ma
piuttosto
quello
di
un
irrigidimento
delle
sue
strutture
tradizionali
:
cioè
un
canale
di
sfogo
dello
spirito
di
ostilità
o
di
aggressione
che
la
travaglia
,
o
,
in
parole
povere
,
una
scusa
per
mantenerla
immutata
.
Ma
è
dubbio
che
nella
nostra
società
stia
rinascendo
la
credenza
nella
stregoneria
o
ci
siano
le
condizioni
per
una
tale
rinascita
.
Nelle
società
primitive
è
questa
credenza
che
conta
,
perché
è
essa
ad
esercitare
la
funzione
di
raccolta
e
di
sfogo
delle
ostilità
interurbane
e
quindi
della
conservazione
della
struttura
totale
.
Ciò
che
la
cronaca
odierna
documenta
è
,
invece
,
una
imitazione
reale
delle
azioni
presunte
della
stregoneria
:
omicidi
gratuiti
,
attentati
,
orge
sessuali
,
violenze
senza
scopo
.
«
Imitazione
reale
»
la
chiamo
,
perché
perseguita
non
per
via
di
misteriosi
poteri
,
ma
con
mezzi
reali
,
adatti
allo
scopo
.
Ciò
che
quindi
veramente
rimane
della
stregoneria
nel
mondo
moderno
è
una
negazione
totale
che
si
oppone
ad
una
affermazione
altrettanto
totale
.
La
stregoneria
rappresenta
infatti
,
nelle
società
in
cui
è
stata
ed
è
un
'
istituzione
vivente
,
la
negazione
totale
di
tutto
il
sistema
dei
valori
su
cui
tali
società
si
fondano
;
e
provoca
pertanto
la
riaffermazione
e
la
conservazione
di
tale
sistema
.
Affermazione
e
negazione
totali
sono
le
due
facce
indivisibili
di
una
stessa
realtà
:
si
richiamano
e
si
condizionano
a
vicenda
.
Nel
loro
insieme
,
costituiscono
un
ostacolo
pressoché
insormontabile
a
ogni
novità
o
sviluppo
autentico
,
perché
escludono
la
ricerca
di
nuove
soluzioni
dei
problemi
umani
,
delle
possibilità
reali
che
una
situazione
presenta
di
essere
mutata
o
corretta
,
delle
alternative
nuove
che
si
prospettano
e
di
una
scelta
autonoma
e
razionale
fra
tali
alternative
.
Sono
pochi
(
seppure
ci
sono
)
quelli
che
credono
oggi
a
misteriosi
poteri
,
a
maligne
influenze
segrete
,
esercitate
da
individui
determinati
.
assai
improbabile
che
si
tornino
ad
accendere
nelle
piazze
roghi
destinati
a
bruciare
streghe
e
stregoni
.
Eppure
,
la
struttura
concettuale
della
stregoneria
e
la
funzione
da
essa
esercitata
permangono
ancora
in
molti
aspetti
e
in
molte
parti
della
società
contemporanea
.
Quando
si
condannano
come
«
traditori
»
tutti
coloro
che
si
allontanano
da
un
'
ideologia
politica
,
quando
si
reprimono
con
la
forza
i
dissensi
e
le
critiche
degli
intellettuali
o
i
pacifici
sviluppi
sociali
di
certi
paesi
o
di
certi
ceti
,
si
fa
ancora
ricorso
alla
stregoneria
.
E
quando
,
dall
'
altro
lato
,
si
condanna
in
blocco
una
società
che
,
almeno
in
certi
limiti
,
è
permissiva
o
tollerante
e
si
crede
di
poter
distruggere
senza
edificare
colla
semplice
ostentazione
della
violenza
o
di
comportamenti
che
si
crede
incutano
scandalo
o
terrore
,
si
fa
ancora
della
stregoneria
,
imitandone
talora
anche
i
riti
.
Ciò
che
in
un
caso
e
nell
'
altro
veramente
si
distrugge
non
è
l
'
ordine
stabilito
o
il
pericolo
che
incombe
su
di
esso
,
ma
la
possibilità
di
mutamenti
ordinati
,
di
sviluppi
consapevoli
e
razionali
verso
ordini
o
forme
di
vita
più
promettenti
.
E
ciò
da
cui
si
evade
non
è
la
realtà
insoddisfacente
dell
'
oggi
,
che
così
continua
a
rafforzarsi
e
a
incombere
,
ma
la
ricerca
di
alternative
reali
e
la
scelta
intelligente
fra
esse
:
ricerca
e
scelta
che
costituiscono
il
solo
privilegio
dell
'
uomo
e
l
'
impronta
della
sua
dignità
.
StampaQuotidiana ,
Era
l
'
una
di
notte
del
7
agosto
,
quando
il
maresciallo
Antichi
si
precipitò
nella
stanza
di
Mussolini
,
gridando
:
Pericolo
immediato
!
Bisogna
partire
!
Veramente
,
sin
dalle
prime
ore
della
notte
erano
state
notate
quasi
ininterrotte
segnalazioni
luminose
sulla
collina
antistante
,
per
cui
si
poteva
pensare
che
qualche
cosa
di
nuovo
fosse
nell
'
aria
.
Mussolini
raccolse
le
sue
poche
cose
e
,
accompagnato
dalla
scorta
armata
,
si
diresse
sulla
spiaggia
,
dove
un
grosso
barcone
attendeva
.
La
sagoma
di
una
nave
da
guerra
si
stagliava
in
fondo
verso
l
'
entrata
della
rada
.
Mussolini
salì
a
bordo
e
vi
trovò
nuovamente
l
'
ammiraglio
Maugeri
come
sulla
Persefone
.
Discese
,
come
al
solito
,
nella
cabina
dell
'
ammiraglio
,
seguito
da
Meoli
,
Di
Lorenzo
e
Antichi
.
Il
bastimento
era
il
Pantera
,
già
francese
.
Verso
l
'
alba
le
ancore
furono
levate
.
L
'
equipaggio
era
tutto
in
coperta
.
Quelli
che
non
erano
di
guardia
dormivano
.
Verso
le
otto
si
levò
un
mare
molto
grosso
,
ma
il
Pantera
lo
teneva
benissimo
.
Ci
furono
anche
due
allarmi
per
passaggio
di
aerei
nemici
,
ma
senza
conseguenze
.
Il
Duce
scambiò
qualche
parola
con
il
comandante
in
seconda
,
un
ufficiale
della
Spezia
,
dal
quale
apprese
che
Badoglio
aveva
sciolto
il
Partito
.
Solo
dopo
quattro
ore
di
navigazione
Mussolini
seppe
che
meta
del
viaggio
era
La
Maddalena
.
Di
lì
a
poco
cominciaro
a
profilarsi
nella
foschia
le
linee
della
Sardegna
.
Verso
le
ore
14
Mussolini
sbarcò
e
fu
consegnato
all
'
ammiraglio
Bruno
Brivonesi
,
comandante
la
base
marittima
.
Questo
ammiraglio
sposato
a
una
inglese
aveva
subito
un
procedimento
per
la
distruzione
di
un
intero
convoglio
di
ben
sette
navi
mercantili
,
più
tre
unità
da
guerra
:
convoglio
importantissimo
,
scortato
da
ben
dodici
unità
da
guerra
,
fra
cui
due
"
diecimila
"
,
e
affondato
al
completo
da
quattro
incrociatori
leggeri
inglesi
con
pochi
minuti
di
fuoco
,
senza
subire
la
minima
perdita
.
L
'
inchiesta
condotta
dalle
autorità
della
Marina
con
evidente
negligenza
non
portò
che
a
sanzioni
di
carattere
interno
contro
questo
ammiraglio
,
direttamente
responsabile
della
perdita
di
dieci
navi
e
di
parecchie
centinaia
di
uomini
.
Gli
fu
tolto
il
comando
e
,
dopo
qualche
tempo
,
assegnato
a
un
comando
territoriale
alla
Maddalena
.
L
'
incontro
fra
Mussolini
e
lui
non
poteva
essere
e
non
fu
molto
cordiale
.
La
casa
destinata
a
Mussolini
era
situata
fuori
del
paese
,
su
un
'
altura
circondata
da
un
parco
abbastanza
folto
di
pini
.
Villa
costruita
da
un
inglese
,
tale
Webber
,
il
quale
,
caso
strano
!
fra
tutte
le
località
del
mondo
dove
avrebbe
potuto
stabilirsi
,
aveva
scelto
proprio
l
'
isola
più
arida
e
solitaria
fra
tutte
quelle
che
circondano
al
nord
la
Sardegna
.
Intelligence
Service
?
Forse
.
Il
soggiorno
alla
Maddalena
fu
abbastanza
lungo
e
la
solitudine
ancora
più
rigorosa
.
Nessun
civile
era
nell
'
isola
già
sfollata
dopo
il
bombardamento
del
maggio
,
che
aveva
provocato
danni
ingentissimi
alla
base
e
l
'
affondamento
di
due
unità
di
medio
tonnellaggio
.
Bombardamento
misterioso
,
con
precisa
conoscenza
degli
obiettivi
.
Si
vedevano
ancora
i
relitti
delle
grandi
navi
affondate
.
Dal
balcone
della
casa
lo
sguardo
spaziava
oltre
la
rada
verso
i
monti
della
Gallura
,
glabri
e
puntuti
,
che
ricordano
un
poco
le
Dolomiti
.
Fu
concesso
a
Mussolini
di
scrivere
.
Pare
abbia
fatto
delle
annotazioni
quotidiane
di
carattere
filosofico
,
letterario
,
politico
,
ma
questa
specie
di
diario
non
lo
si
è
più
trovato
.
Alla
Maddalena
fu
rinforzata
la
vigilanza
.
Ben
cento
uomini
fra
carabinieri
e
agenti
vigilavano
notte
e
giorno
la
casa
Webber
,
casa
dalla
quale
Mussolini
uscì
una
volta
sola
per
una
breve
passeggiata
per
il
bosco
,
accompagnato
dal
maresciallo
.
Le
giornate
caldissime
trascorrevano
monotone
,
senza
la
minima
notizia
dal
mondo
esterno
.
Solo
verso
il
20
agosto
fu
concesso
al
prigioniero
di
ricevere
dall
'
ufficio
della
base
il
bollettino
di
guerra
.
La
relegazione
era
quasi
assoluta
ma
non
sembrava
ancora
sufficiente
al
generale
di
corpo
d
'
armata
Antonio
Basso
,
comandante
delle
Forze
armate
in
Sardegna
,
il
quale
in
data
11
agosto
così
scriveva
al
ministro
segretario
di
Stato
generale
Sorice
:
«
Ho
appreso
la
recente
dimora
alla
Maddalena
di
un
alto
personaggio
residente
in
una
villa
prospiciente
la
rada
.
Faccio
presente
che
in
quelle
acque
esistono
numerosi
mezzi
navali
alleati
(
e
pochissimi
nostri
)
adibiti
al
traffico
marittimo
con
la
Corsica
ed
alla
difesa
della
base
logistica
alleata
di
Palau
»
.
«
Questa
situazione
può
non
far
escludere
la
possibilità
di
inconvenienti
.
«
Reputerei
più
conveniente
che
il
personaggio
fosse
trasferito
altrove
e
,
ove
forzatamente
debba
permanere
nelle
isole
,
in
uno
dei
paesi
montani
interni
della
Sardegna
dove
la
sorveglianza
potrebbe
essere
più
assoluta
e
rigorosa
»
.
A
margine
di
questo
foglio
,
scritta
con
lapis
rosso
,
si
legge
la
seguente
annotazione
:
"
bella
scoperta
.
B
.
"
.
Unica
sorpresa
,
il
dono
del
Führer
,
una
mirabile
edizione
completa
delle
opere
di
Nietzsche
in
24
volumi
con
una
dedica
autografa
.
Una
vera
meraviglia
dell
'
editoria
tedesca
.
Il
dono
era
accompagnato
da
una
lettera
del
Maresciallo
Kesselring
che
diceva
:
«
Duce
,
per
incarico
del
Führer
vi
rimetto
,
mediante
la
benevola
intercessione
di
S
.
E
.
il
Maresciallo
d
'
Italia
Badoglio
,
il
regalo
del
Führer
per
il
vostro
compleanno
.
«
Il
Führer
si
stimerà
felice
se
questa
grande
opera
della
letteratura
tedesca
vi
recherà
,
Duce
,
un
po
'
di
gioia
e
se
voi
vorrete
considerarla
come
espressione
del
personale
attaccamento
del
Führer
.
«
Aggiungo
i
miei
personali
ossequi
.
-
Feldmaresciallo
Kesselring
.
Quartier
generale
,
7
agosto
1943
»
.
Mussolini
ebbe
il
tempo
di
leggere
i
primi
quattro
volumi
,
contenenti
le
poesie
giovanili
di
Nietzsche
bellissime
e
i
primi
lavori
di
filologia
sulle
lingue
latina
e
greca
che
il
pensatore
tedesco
possedeva
al
pari
della
sua
materna
.
Un
'
altra
sorpresa
fu
una
sera
verso
le
20
l
'
apparizione
improvvisa
di
un
apparecchio
tedesco
dalla
Corsica
,
il
quale
volò
bassissimo
sulla
casa
,
forse
a
cinquanta
metri
,
tanto
che
Mussolini
poté
vedere
il
volto
del
pilota
e
fargli
un
cenno
di
saluto
.
Mussolini
pensò
che
questo
volo
avrebbe
provocato
la
partenza
dalla
Maddalena
.
Infatti
,
la
sera
del
27
agosto
,
il
capitano
Faiola
,
che
dal
10
aveva
sostituito
il
Meoli
,
annunciò
:
Domattina
si
parte
!
Un
apparecchio
della
Croce
Rossa
era
,
da
qualche
ora
,
ormeggiato
nella
rada
,
quasi
di
fronte
alla
casa
Webber
.
Alle
ore
quattro
del
giorno
28
Mussolini
fu
svegliato
,
e
discese
verso
il
porto
.
Salì
sull
'
apparecchio
,
che
decollò
abbastanza
faticosamente
perché
era
sovraccarico
ed
ebbe
bisogno
di
molto
spazio
primo
di
sollevarsi
dall
'
acqua
.
Dopo
un
'
ora
e
mezzo
l
'
apparecchio
ammarava
a
Vigna
di
Valle
sul
Lago
di
Bracciano
.
Ivi
attendevano
un
maggiore
dei
carabinieri
e
l
'
ispettore
di
P
.
S
.
Gueli
,
nonché
la
solita
auto
-
ambulanza
,
la
quale
,
per
la
Cassia
,
si
diresse
verso
Roma
,
ma
giunta
alla
circonvallazione
deviò
a
sinistra
e
si
diresse
verso
la
Flaminia
,
imboccata
la
quale
,
dopo
il
ponte
di
ferro
sul
Tevere
,
apparve
chiaro
che
si
andava
verso
la
Sabina
.
Strada
ben
nota
al
Duce
da
quando
aveva
"
scoperto
"
il
Terminillo
,
divenuto
poi
la
"
Montagna
di
Roma
"
.
Superate
Rieti
e
Città
Ducale
,
nei
pressi
dell
'
Aquila
il
viaggio
fu
interrotto
da
un
allarme
aereo
.
Tutti
scesero
dall
'
auto
-
ambulanza
.
Una
squadriglia
di
apparecchi
nemici
volava
tanto
alta
che
appena
si
distingueva
.
Ma
quel
che
accadeva
durante
l
'
allarme
dava
la
netta
impressione
che
l
'
Esercito
si
avviasse
al
disfacimento
.
Gruppi
di
soldati
,
scamiciati
,
fuggivano
da
ogni
parte
,
gridando
,
imitati
dalla
folla
.
Gli
ufficiali
facevano
altrettanto
.
Spettacolo
pietoso
.
Cessato
l
'
allarme
la
vettura
riprese
la
corsa
,
ma
poco
dopo
l
'
Aquila
si
fermò
per
lieve
avaria
al
motore
.
Abbassati
i
finestrini
dell
'
auto
-
ambulanza
,
un
uomo
si
avvicinò
al
Duce
e
gli
disse
:
«
Io
sono
un
fascista
di
Bologna
.
Hanno
cancellato
tutto
.
Però
non
dura
.
Il
nuovo
Governo
ha
disgustato
,
perché
non
ha
dato
la
pace
»
.
Attraversato
il
paese
di
Assergi
,
il
corteo
giunse
alla
stazione
di
partenza
della
funicolare
del
Gran
Sasso
.
Una
villetta
accolse
Mussolini
e
i
suoi
guardiani
:
capitano
Faiola
e
ispettore
di
P
.
S
.
Gueli
venuto
da
Trieste
.
Fu
disposto
un
servizio
di
guardia
ancora
più
rigoroso
.
Si
concesse
a
Mussolini
la
lettura
della
Gazzetta
Ufficiale
compresi
gli
arretrati
.
Un
giorno
Mussolini
domandò
al
Gueli
:
Avete
un
'
idea
del
motivo
per
il
quale
io
sono
qui
?
L
'
ispettore
Gueli
rispose
:
Voi
siete
considerato
un
detenuto
comune
.
-
E
il
vostro
compito
qual
è
?
Sempre
uguale
:
vigilare
perché
non
siate
tentato
di
allontanarvi
e
soprattutto
perché
nessuno
tenti
di
liberarvi
o
di
farvi
del
male
.
Nei
pochi
giorni
trascorsi
alla
"
Villetta
"
,
così
si
chiamava
la
casa
,
non
accadde
nulla
di
speciale
.
Mussolini
poteva
ascoltare
la
radio
.
Giornali
non
ne
arrivavano
;
libri
nemmeno
.
Nel
piazzale
era
stata
piantata
una
stazione
radio
-
trasmittente
e
ricevente
.
Un
mattino
un
funzionario
di
P
.
S
.
si
avvicinò
e
disse
al
Duce
:
Le
locomotive
che
entrano
dal
Brennero
portano
il
vostro
ritratto
.
I
vagoni
sono
pieni
di
scritte
col
vostro
nome
.
Si
prepara
qualche
cosa
di
grosso
.
A
Roma
la
confusione
è
al
colmo
.
Non
vi
è
da
stupirsi
se
i
ministri
se
ne
andranno
ognuno
per
proprio
conto
senza
preavviso
.
Circolano
voci
drammatiche
sull
'
atteggiamento
dei
Tedeschi
nel
caso
di
un
tradimento
di
Badoglio
.
Un
'
altra
mattina
,
un
agente
dell
'
Ispettorato
di
Trieste
che
portava
a
spasso
i
sei
cani
-
lupo
trovò
modo
di
avvicinarsi
a
Mussolini
e
gli
disse
:
Duce
:
io
sono
un
fascista
della
Marca
trevigiana
.
Sapete
che
cosa
hanno
fatto
ieri
a
Roma
?
Hanno
ucciso
Muti
.
Sono
stati
i
carabinieri
.
Bisogna
prepararsi
a
vendicarlo
.
E
si
allontanò
.
È
in
questo
modo
che
Mussolini
conobbe
il
feroce
assassinio
di
Muti
.
La
notizia
gli
fu
poi
confermata
dal
Gueli
.
Passarono
alcuni
giorni
e
poi
le
tende
furono
trasportate
ultima
tappa
del
viaggio
!
all
'
albergo
Rifugio
del
Gran
Sasso
,
a
2112
metri
d
'
altezza
:
la
più
alta
prigione
del
mondo
,
disse
un
giorno
Mussolini
ai
suoi
guardiani
.
Vi
si
arriva
con
una
filovia
,
che
supera
un
dislivello
di
mille
metri
con
due
arcate
.
Funivia
e
albergo
,
tutto
costruito
durante
il
ventennio
fascista
.
Al
Gran
Sasso
aveva
termine
il
primo
mese
di
prigionia
:
il
tragico
agosto
del
1943
.
StampaQuotidiana ,
Milano
,
8
maggio
1966
-
INTER
-
JUVENTUS
:
3-1
.
NOTE
:
Pomeriggio
soleggiato
e
ventilato
da
ovest
;
qualche
bellissima
nube
navigante
alta
nel
cielo
azzurro
.
Circa
80.000
spettatori
,
di
cui
62.742
paganti
118.238.100
lire
.
Terreno
bene
inerbato
nonostante
l
'
usura
continua
.
Al
13'
di
gioco
,
Jaír
viene
contrastato
da
Castano
e
,
cadendo
,
si
contunde
la
coscia
destra
:
rimane
a
terra
finché
non
lo
portano
fuori
a
braccia
:
come
vorrebbe
andarsene
agli
spogliatoi
,
Helenio
Herrera
lo
costringe
(
saggiamente
)
a
rimanere
in
campo
fino
al
gol
di
Suarez
:
allora
il
medico
lo
accompagna
agli
spogliatoi
,
da
cui
rientra
-
zoppo
e
dolorante
-
dopo
l
'
intervallo
.
Pestoni
a
Traspedini
,
Suarez
e
Burgnich
.
Ammoniti
Suarez
e
Cinesinho
.
Presente
in
tribuna
il
CT
Edmondo
Fabbri
.
Controllo
antidoping
per
i
numeri
1-2-8
.
Due
miracolose
apparizioni
in
area
di
Giacinto
Facchetti
hanno
liquidato
la
Juventus
nei
cinque
minuti
intercorsi
dal
9'
al
14'
.
La
Juventus
aveva
strizzato
le
coronarie
di
molti
al
3'
di
gioco
,
liberando
clamorosamente
a
rete
Leoncini
,
il
cui
tiro
deludente
era
stato
parato
da
Sarti
.
Sollevata
dall
'
incubo
,
l
'
Inter
ha
tenuto
testa
con
gagliardo
disordine
all
'
avversaria
.
Al
13'
ha
perduto
Jair
e
dall
'
inizio
non
ha
mai
avuto
per
intero
le
altre
due
punte
.
La
sorte
l
'
ha
compensata
al
27'
facendo
uscire
a
vuoto
Anzolin
su
un
rimbalzo
:
Suarez
ha
segnato
il
3-0
e
sicuramente
il
largo
insperato
punteggio
ha
confuso
le
idee
ai
campioni
.
La
Juventus
si
è
accanita
in
forcing
con
la
dignità
della
squadra
di
grande
rango
.
L
'
Inter
,
come
annichilita
,
ha
visibilmente
rifiutato
il
gioco
.
Meline
oziose
,
talora
goffe
e
antipatiche
sono
state
intraprese
davanti
a
Sarti
.
Pareva
stesse
finendo
l
'
incontro
e
non
già
il
primo
tempo
.
Dopo
il
tocco
di
Suarez
a
rete
,
l
'
Inter
non
ha
più
concluso
una
volta
in
17'
.
Merito
indiscusso
della
Juventus
,
e
colpa
relativa
dell
'
Inter
,
se
si
considera
-
obiettivamente
-
che
Jair
era
impossibilitato
a
muover
passo
,
e
Mazzola
e
Domenghini
erano
afflitti
da
scandalosa
nullaggine
.
Dei
campioni
si
battevano
con
impeto
Suarez
e
Bedin
in
centro
campo
,
Guarneri
e
Burgnich
in
difesa
.
Gli
altri
,
per
esser
fuori
dalle
direttrici
del
gioco
,
stavano
tutti
sotto
il
loro
standard
,
chi
per
la
citata
nullaggine
,
chi
per
l
'
intrinseca
pochezza
degli
avversari
diretti
.
La
Juventus
ha
subìto
la
sua
sorte
quasi
senza
isterismi
.
Si
è
battuta
bene
,
però
in
condizioni
tattiche
ormai
disastrose
,
perché
l
'
Inter
badava
a
buttar
via
.
Premendo
sempre
in
avanti
,
la
Juventus
non
ha
più
liberato
un
uomo
dopo
Leoncini
:
l
'
area
interista
era
intasata
:
le
conclusioni
dovevano
esser
tentate
da
lontano
.
Sarti
ha
parato
a
stento
una
sola
rovesciata
di
Mazzia
(
29'
)
.
Gli
altri
tiri
erano
fuori
o
facili
da
neutralizzare
.
Alla
ripresa
è
rientrato
Jair
ed
è
stato
all
'
ala
immobile
ma
non
controllato
,
così
da
poter
ricevere
un
'
insolita
quantità
di
passaggi
e
di
appoggi
.
Il
povero
Jair
è
stato
stoico
;
ma
senza
dubbio
tonti
erano
i
compagni
che
gli
chiedevano
triangolo
.
La
fisionomia
tecnico
-
tattica
del
gioco
non
è
mutata
.
Il
centrocampo
dell
'
Inter
non
esercitava
filtri
di
sorta
:
la
Juventus
riconquistava
la
palla
alle
disastrose
punte
avversarie
e
impostava
l
'
attacco
.
La
difesa
di
Sarti
respingeva
alla
men
peggio
:
quando
riusciva
a
disimpegnare
su
Bedin
o
Suarez
,
allora
nasceva
l
'
attacco
alla
Juventus
,
ma
senza
sbocchi
possibili
.
Il
tiro
più
temibile
dell
'
Inter
è
stato
sferrato
da
Guarneri
al
23'
.
La
Juventus
invece
ha
bombardato
Sarti
,
autore
di
alcune
parate
importanti
(
su
Leoncini
e
Traspedini
)
ed
ha
segnato
per
un
'
incornata
di
Mazzia
al
29'
.
Forte
del
vantaggio
,
l
'
Inter
non
ha
creduto
mai
di
rischiare
e
ha
fatto
benissimo
.
Solo
Facchetti
ha
costruito
una
palla
gol
al
40'
per
Domenghini
,
che
ha
battuto
con
sorprendente
calma
e
precisione
per
sorvolare
Anzolin
e
infilare
l
'
angolo
alto
:
sulla
linea
si
è
trovato
il
diligente
Mazzia
che
,
staccando
con
bella
scelta
di
tempo
,
ha
potuto
incornare
via
.
In
tutti
i
45'
,
l
'
Inter
ha
concluso
6
misere
volte
e
la
Juventus
12
.
Oltre
alla
palla
-
gol
costruita
da
Del
Sol
per
Mazzia
,
va
ricordato
il
passaggio
di
Traspedini
a
Menichelli
,
che
l
'
ha
ciccata
due
volte
a
breve
distanza
da
Sarti
.
L
'
Inter
ha
avuto
assai
deboli
spunti
di
gioco
nel
monotono
forcing
della
Juventus
.
Gli
esteti
diranno
peste
.
Il
risultato
parla
per
l
'
Inter
e
per
i
suoi
che
l
'
hanno
conquistato
e
difeso
.
Essendo
nulle
le
tre
punte
,
che
altro
avrebbero
potuto
i
difensori
,
e
Corso
(
molto
bravo
in
appoggio
difensivo
)
,
e
i
soli
due
capaci
di
correre
:
Suarez
e
Bedin
?
I
dirigenti
della
Juventus
hanno
commentato
la
scoppola
affermando
che
l
'
Inter
non
è
grande
.
Scoperta
a
dir
vero
sensazionale
.
Non
solo
l
'
Inter
di
oggi
non
è
grande
,
ma
ha
tutto
il
diritto
di
non
esserlo
,
dopo
quanto
ha
combinato
in
quattro
anni
:
basta
a
noi
tapini
che
concluda
anche
questo
campionato
come
lo
scorso
,
pur
lamentando
lacune
che
soltanto
una
generosa
campagna
acquisti
potrà
colmare
...
Basta
infine
che
ieri
siano
stati
segnati
tre
gol
alla
Juventus
e
uno
solo
all
'
Inter
,
visibilmente
stremata
e
priva
di
concentrazione
in
almeno
cinque
uomini
su
undici
.
Ben
due
dei
tre
gol
interisti
sono
stati
inventati
da
Facchetti
con
l
'
aiuto
di
Corso
(
prima
il
cross
;
poi
la
battuta
di
punizione
)
.
Facchetti
ha
infilato
il
primo
con
il
sinistro
,
battendo
violentemente
a
mezzo
volo
;
ha
toccato
il
secondo
in
rete
di
piatto
destro
.
Avesse
portato
la
maglia
numero
nove
,
avrebbe
fatto
appieno
il
suo
dovere
di
centravanti
.
A
volerlo
in
quella
posizione
-
o
quasi
-
è
stato
Heriberto
Herrera
,
che
ha
mandato
Mazzia
all
'
ala
destra
e
poi
l
'
ha
ritratto
in
appoggio
.
Helenio
Herrera
non
suole
cambiare
le
marcature
per
nessun
motivo
al
mondo
.
La
felice
sorte
ha
voluto
che
,
seguendo
il
suo
avversario
diretto
,
Giacinto
Facchetti
sia
stato
in
condizione
di
scattare
e
concludere
due
volte
da
quel
grande
centravanti
che
potrebbe
essere
e
che
invano
invochiamo
dal
giorno
in
cui
si
è
ritirato
Milani
.
L
'
esibizione
sbagliata
di
Bologna
aveva
rischiato
di
compromettere
seriamente
la
condizione
psicofisica
di
Facchetti
:
ma
proprio
in
quella
circostanza
ha
dato
prova
di
meritare
il
primo
posto
mondiale
assoluto
assegnatogli
in
questi
giorni
da
una
rivista
specializzata
inglese
.
Non
solo
è
tornato
disciplinatamente
al
suo
posto
,
ma
ha
creduto
ancora
in
se
stesso
e
nelle
proprie
doti
quando
íl
momento
agonistico
l
'
ha
indotto
ad
avanzare
.
Fatto
mortificante
per
chiunque
abbia
occhi
e
cuore
di
sportivo
,
dopo
il
secondo
dei
due
clamorosi
gol
segnati
,
quasi
nessun
compagno
ha
avuto
il
coraggio
di
riconoscersi
in
debito
e
in
torto
,
accorrendo
almeno
a
ringraziare
Facchetti
.
C
'
è
un
po
'
di
marcio
sicuramente
anche
fuori
di
Danimarca
.
Al
diavolo
comunque
i
malevoli
e
gli
invidiosi
.
La
realtà
è
questa
e
tutti
l
'
hanno
veduta
.
Ma
se
nessuno
ammette
che
Facchetti
possa
almeno
sostituire
il
vecchio
Milani
,
che
diceva
Tecoppa
nostro
?
Còppet
:
o
coppèves
,
che
è
il
giusto
plurale
.
La
Juventus
non
si
meritava
certo
quei
tre
knock
-
down
così
avvilenti
,
ma
le
considerazioni
sentimentali
non
valgono
.
L
'
Inter
ha
rischiato
fin
troppo
avventandosi
in
modo
sovente
sbolinato
e
illogico
(
Bedin
e
Suarez
che
impostano
e
rientrano
furiosamente
in
azione
da
punte
)
.
Benché
ignorato
dopo
le
due
prodezze
,
Facchetti
non
appartiene
ai
marziani
,
bensì
all
'
Inter
,
che
questa
vittoria
ha
voluto
e
poi
ha
difeso
con
saggio
realismo
.
Il
gran
premere
della
Juventus
ha
pure
confermato
che
le
mancano
uomini
capaci
di
sfondare
.
Effettivamente
,
dopo
tanto
agitarsi
,
una
squadra
ha
diritto
che
qualcuno
segni
,
in
attacco
.
Heriberto
verrà
criticato
per
la
mossa
di
Mazzia
ala
:
altre
volte
giovò
a
impattare
un
'
Inter
ben
più
minacciosa
e
forte
di
questa
:
ma
il
calcio
è
un
mistero
agonistico
e
non
vale
stupirsi
di
nulla
.
Fin
quando
ha
giocato
per
vincere
,
la
Juventus
ha
esibito
schemi
assai
più
razionali
di
quelli
interisti
.
Quel
Leoncini
lanciato
a
grandi
falcate
in
area
e
puntualmente
cercato
dalla
destra
non
è
un
caso
fortuito
;
così
Traspedini
quando
si
apposta
per
i
traversoni
di
Cines
.
Sbilanciata
in
avanti
nell
'
ansia
di
recuperare
,
la
Juventus
ha
mostrato
qualche
cordone
ruvido
in
difesa
,
però
non
si
può
farle
colpa
.
Troppo
incerto
,
al
contrario
,
il
portiere
.
Il
centro
campo
,
presidiatissimo
,
ha
rifornito
le
punte
con
ammirevole
impegno
.
Del
Sol
si
è
battuto
allo
stremo
con
Suarez
,
giungendo
a
leticare
per
colpa
di
quel
caratterino
che
è
il
suo
più
celebre
connazionale
.
Cines
ha
dato
l
'
anima
.
Il
frenetico
Bedin
aveva
troppi
impegni
per
dedicarsi
a
lui
solo
;
più
accorto
Corso
nel
secondo
tempo
.
Il
modulo
applicato
da
Heriberto
contemplava
due
punte
:
Meníchellí
a
destra
(
con
Burgnich
)
,
Traspedini
a
sinistra
(
con
Guarneri
)
.
Nel
settore
centrale
si
smarcavano
a
turno
Leoncini
,
gli
interni
e
lo
stesso
Gori
,
che
seguiva
Corso
.
Le
punte
interiste
erano
marcate
con
Salvadore
(
su
Domenghini
)
,
Bercellino
(
su
Mazzola
)
e
Leoncini
(
su
Jair
finché
non
l
'
ha
sballato
Castano
)
.
In
centro
campo
gli
altri
,
con
Del
Sol
e
Suarez
spesso
lontani
l
'
uno
dall
'
altro
,
e
Mazzia
beceramente
arretrato
per
risucchiare
Facchetti
e
farne
-
ah
jattura
-
il
giustiziere
.
Benché
sembri
paradossale
,
Mazzia
è
stato
davvero
un
protagonista
:
lui
ha
deciso
il
risultato
in
ogni
senso
:
togliendo
Facchetti
dall
'
umiliante
angolino
del
terzino
d
'
ala
,
segnando
un
bellissimo
gol
di
testa
e
sventandone
uno
-
già
fatto
-
a
Domenghini
.
Nel
secondo
tempo
,
Facchetti
ha
tenuto
Leoncini
,
che
stava
avanzato
,
e
non
ha
seguito
Mazzia
che
avrebbe
voluto
attirarlo
...
davanti
ad
Anzolin
.
Poche
note
di
cronaca
,
adesso
.
Batte
l
'
Inter
contro
vento
e
contro
sole
.
Al
3'
Del
Sol
raggiunge
Leoncini
con
un
lungo
spiovente
:
Traspedini
ha
portato
al
largo
Guarneri
e
Picchi
,
goffissimo
in
scarpe
non
sue
,
si
corica
al
momento
del
tackle
:
Leoncini
lo
salta
e
s
'
inciampa
(
provate
voi
,
sotto
quella
scarica
di
adrenalina
)
:
intanto
esce
Sarti
e
ha
un
attimo
di
sgomento
,
poi
si
corica
a
sua
volta
su
un
tocchetto
sciapo
di
Leoncini
solo
solissimo
!
È
la
miglior
fase
di
calcio
di
tutto
l
'
incontro
:
ma
Leoncini
la
sciupa
a
quel
modo
(
e
la
sventa
Sarti
,
bisogna
anche
dire
)
.
Forcing
interista
con
follie
podistiche
di
Suarez
e
Bedin
(
come
non
esistessero
le
punte
e
forse
non
esistono
davvero
)
.
Appena
scoccato
1'8'
,
tre
accaniti
dribbling
di
rimpallo
portano
Mazzola
a
traversare
troppo
lungo
dalla
destra
.
Palla
che
ristagna
a
sinistra
:
cross
di
Corso
:
fra
molte
gambe
,
quelle
armoniose
e
possenti
di
Facchetti
,
strepitoso
sinistro
angolato
,
basso
,
imparabile
:
gol
per
l
'
Inter
:
è
il
9'
.
Forcing
della
Juve
senza
sbocchi
.
Spunto
di
Jair
che
si
accentra
al
13'
.
Castano
lo
spiana
lui
mentre
serve
Mazzola
,
che
viene
a
sua
volta
spianato
da
Bercellino
.
Punizione
dal
limite
.
La
batte
Corso
a
sorpresa
,
sulla
destra
di
Anzolin
che
non
trattiene
.
La
falcata
marziana
di
Facchetti
propizia
anche
lo
scatto
,
un
piatto
destro
a
rete
:
2-0
:
è
il
14'
.
Troppa
grazia
!
Ammonito
Cines
per
un
tackle
galeotto
su
Suarez
,
che
fa
lazzi
da
morituro
.
Un
sinistrone
di
Salvadore
parato
.
Forcing
juventino
,
paesano
ribattere
dell
'
Inter
.
Però
al
27'
Suarez
apre
lungo
su
Jair
,
zoppo
e
traballante
.
Jair
arresta
e
Suarez
,
scatenato
,
viene
a
prendersi
la
palla
,
avanza
a
destra
,
si
accentra
,
crossa
:
il
suo
cross
viene
alzato
da
Bercellino
a
ritroso
:
sul
rimbalzo
entrano
Leoncini
e
Anzolin
,
che
ne
resta
comicamente
superato
:
alle
sue
spalle
,
demoniaco
fasso
-
tuto
-
mi
,
ancora
Suarez
.
Riceve
il
dono
e
,
giunto
al
fin
della
licenza
,
tocca
in
rete
per
il
3-0
.
Di
tutto
il
resto
,
per
un
proposito
o
per
l
'
altro
,
ho
già
detto
:
così
del
gol
di
Mazzia
e
della
sola
cosa
buona
combinata
da
Domenghini
al
40'
,
dopo
un
falloso
dribbling
di
Facchetti
ai
danni
di
Salvadore
:
destro
a
pallonetto
,
ma
lungo
per
sorvolare
Anzolin
in
uscita
:
stacco
di
Mazzia
che
incorna
e
si
allocchisce
,
ma
così
evita
un
beffardo
e
sicuramente
ingiusto
4-1
.
Come
sempre
succede
fra
interisti
e
juventini
,
le
tribune
si
vuotano
in
un
gran
baccagliare
dei
meno
soddisfatti
,
che
questa
volta
non
sono
gli
interisti
.
StampaQuotidiana ,
La
traduzione
che
Franco
Fortini
ci
presenta
del
Faust
di
Goethe
(
con
testo
a
fronte
,
Mondadori
,
1970
)
ha
lo
scopo
dichiarato
di
riuscire
utile
al
lettore
:
di
aiutarlo
a
portare
avanti
un
suo
lavoro
di
approfondimento
e
di
riflessione
.
E
bisogna
dire
che
questo
scopo
l
'
ha
raggiunto
perché
,
fra
tutte
le
versioni
italiane
,
essa
è
quella
che
meno
sacrifica
il
testo
di
Goethe
al
gusto
letterario
del
traduttore
o
al
suo
personale
lirismo
.
La
tragedia
di
Goethe
non
è
,
come
tutti
sanno
,
un
organismo
compatto
.
Se
la
prima
parte
(
pubblicata
nel
1808
)
ha
un
ordine
e
uno
sviluppo
unitario
,
la
seconda
parte
,
cui
Goethe
lavorò
negli
anni
successivi
e
fu
pubblicata
postuma
(
1832
)
,
è
sconcertante
per
la
varietà
dei
suoi
motivi
,
per
l
'
eterogeneità
del
materiale
adoperato
,
per
l
'
andirivieni
continuo
di
personaggi
sempre
nuovi
,
reali
e
fittizi
,
tolti
dalla
storia
,
dalla
mitologia
,
dalla
magia
o
inventati
da
Goethe
,
ognuno
dei
quali
porta
la
sua
voce
o
presenta
un
tema
che
difficilmente
lascia
scorgere
la
continuità
sinfonica
dell
'
insieme
.
Ma
forse
proprio
per
questo
,
la
seconda
parte
è
per
il
lettore
moderno
la
più
appassionante
,
quella
che
costituisce
per
lui
la
sfida
maggiore
e
l
'
invito
più
pressante
a
riflettere
.
Non
si
potrebbe
oggi
condividere
il
parere
di
Croce
che
il
secondo
Faust
sia
una
specie
di
libretto
d
'
opera
o
il
gioco
d
'
immaginazione
di
un
vecchio
artista
,
che
mette
a
partito
la
sua
sapienza
mondana
e
la
sua
cultura
,
rimanendo
al
di
fuori
del
gioco
in
una
sua
serenità
imperturbabile
.
Certamente
,
né
il
primo
né
il
secondo
Faust
sono
«
tragedia
»
.
Alla
fine
del
primo
,
una
voce
dal
cielo
annuncia
la
salvezza
di
Margherita
e
il
secondo
si
conclude
con
la
salvezza
di
Faust
.
Nonostante
peccati
ed
errori
,
la
parte
immortale
dell
'
uomo
si
salva
e
la
sfida
fra
Dio
e
il
Diavolo
viene
,
com
'
era
prevedibile
,
vinta
da
Dio
.
Ma
l
'
interesse
dell
'
opera
non
è
in
questa
conclusione
felice
.
Nel
contesto
del
panteismo
di
Goethe
,
che
alla
fine
gli
Angeli
ribadiscono
proclamando
:
«
Chi
si
affatica
sempre
a
tendere
più
oltre
,
noi
possiamo
redimerlo
»
,
la
redenzione
dell
'
uomo
è
già
implicita
nella
sua
brama
dell
'
Infinito
.
Faust
è
appunto
la
personificazione
di
questa
brama
che
con
Schopenhauer
si
potrebbe
chiamare
volontà
di
vita
.
Ha
raggiunto
il
culmine
del
sapere
,
ma
questo
non
lo
soddisfa
:
vuol
conoscere
il
mondo
,
non
più
attraverso
le
parole
dei
libri
,
ma
con
l
'
esperienza
diretta
e
goderne
tutti
i
piaceri
e
gli
splendori
possibili
.
L
'
Infinito
cui
tende
non
è
nel
pensiero
ma
nell
'
azione
,
non
è
nella
contemplazione
ma
nel
sentimento
:
cioè
nel
rapporto
immediato
,
e
vissuto
nella
forma
più
intensa
,
con
il
mondo
e
con
gli
uomini
.
A
Faust
non
importa
che
le
esperienze
cui
va
incontro
siano
illusorie
o
reali
,
buone
o
cattive
,
e
si
concludano
nella
gloria
o
nel
disastro
.
Non
intende
scegliere
fra
esperienza
e
esperienza
,
vuol
essere
il
Microcosmo
che
abbraccia
in
sé
il
Macrocosmo
.
Per
accontentare
la
sua
brama
,
non
può
quindi
che
rivolgersi
a
Mefistofele
,
che
non
è
il
Principio
del
male
,
ma
lo
Stratega
cinico
e
potente
che
gli
offre
i
mezzi
per
realizzarla
ma
nello
stesso
tempo
gliene
dimostra
i
limiti
,
le
illusioni
e
la
vanità
.
Ma
proprio
perché
Faust
è
tale
,
il
suo
destino
non
poteva
concludersi
nella
prima
parte
del
poema
di
Goethe
.
Muovendosi
,
con
l
'
aiuto
di
Mefistofele
,
tra
taverne
e
tregende
,
fra
giardini
e
caverne
,
di
giorno
e
di
notte
,
Faust
non
fa
,
in
questa
parte
dell
'
opera
,
che
alimentare
e
sfogare
la
sua
passione
d
'
amore
.
L
'
amore
della
natura
e
l
'
amore
della
donna
(
la
quale
è
parte
della
natura
e
ne
compendia
la
bellezza
)
dominano
questa
prima
fase
del
suo
destino
.
Il
sentimento
(
Ge
f
iihl
)
è
tutto
,
in
questa
fase
:
Faust
lo
identifica
con
Dio
,
quando
Margherita
gli
chiede
se
è
credente
.
Ma
conclusasi
,
con
la
morte
tragica
di
Margherita
,
la
sua
prima
esperienza
del
mondo
,
Faust
rinasce
con
nuovo
spirito
,
con
la
brama
di
altre
esperienze
.
Come
infatti
potrebbe
bastargli
,
per
essere
il
Microcosmo
,
una
sola
esperienza
di
amore
e
di
morte
?
Faust
ora
vuole
il
potere
.
«
Dovranno
compiersi
cose
mirabili
»
,
dice
ad
un
certo
punto
;
«
mi
sento
forte
per
imprese
temerarie
»
.
E
alla
domanda
di
Mefistofele
:
«
Vuoi
allora
la
gloria
?
»
,
risponde
:
«
Voglio
avere
dominio
,
possesso
.
L
'
azione
è
tutto
,
la
gloria
è
nulla
»
.
É
questo
lo
spirito
che
domina
il
secondo
Faust
.
Esso
si
apre
nel
palazzo
imperiale
con
Faust
al
servizio
del
potere
ed
egli
stesso
diventato
strumento
e
volontà
di
potenza
.
Con
l
'
aiuto
di
Mefistofele
,
Faust
riempie
le
casse
dell
'
Imperatore
con
la
carta
moneta
garantita
dai
tesori
sepolti
;
e
appare
come
un
Re
,
nelle
vesti
di
Pluto
,
il
Dio
della
ricchezza
,
Illusione
e
realtà
si
mescolano
,
come
in
tutta
l
'
opera
,
anche
in
questa
ricerca
di
un
potere
senza
limiti
.
Dalla
visione
delle
Madri
,
simboli
goethiani
delle
origini
delle
cose
,
Faust
attinge
«
nuova
forza
per
la
grande
impresa
»
.
Creature
magiche
,
mitiche
e
mitologiche
,
antichi
filosofi
e
personaggi
famosi
possono
rivivere
davanti
ai
suoi
occhi
per
magia
della
fiala
in
cui
è
racchiuso
il
ridicolo
Homunculus
creato
da
Wagner
.
L
'
amore
di
Faust
è
ora
Elena
,
ma
è
un
amore
diverso
da
quello
per
Margherita
:
è
volontà
di
potenza
:
«
Conferma
il
mio
potere
,
le
dice
Faust
,
dividendolo
con
te
sul
regno
tuo
illimitato
e
in
una
sola
persona
tu
abbia
chi
ti
venera
e
serve
e
difende
»
.
Ma
da
ultimo
la
volontà
di
potenza
di
Faust
si
rivolge
al
dominio
della
natura
.
È
contro
le
forze
e
gli
elementi
naturali
che
egli
vuole
combattere
la
sua
ultima
battaglia
,
respingendo
le
frontiere
del
mare
e
diventando
il
padrone
delle
terre
emerse
.
Qui
appare
in
piena
luce
il
contrasto
tra
il
primo
e
il
secondo
Faust
.
«
Chi
vuole
comandare
-
dice
Faust
-
ha
da
trovare
nel
comando
la
sua
gioia
.
»
Il
potere
è
fine
a
se
stesso
,
non
uno
strumento
per
procurarsi
il
godimento
.
Con
l
'
aiuto
dei
demoni
di
Mefistofele
,
Faust
riesce
a
far
vincere
l
'
Imperatore
contro
il
suo
rivale
e
ne
ottiene
in
compenso
il
feudo
delle
terre
emerse
.
Perfino
il
piccolo
lembo
di
terra
dove
vive
felice
un
'
anziana
coppia
(
Filemone
e
Bauci
)
gli
dà
fastidio
.
«
Quei
pochi
alberi
non
miei
,
il
dominio
del
mondo
mi
guastano
.
»
E
dà
ordine
a
Mefistofele
di
scacciarla
.
Solo
alle
soglie
della
morte
Faust
si
accorge
che
il
potere
può
vincere
la
Penuria
,
il
Debito
,
la
Miseria
,
ma
non
la
Cura
,
cioè
la
preoccupazione
angosciosa
,
che
finisce
per
accecarlo
.
Si
affretta
al
suo
ultimo
grandioso
progetto
di
bonificare
una
palude
dove
gli
uomini
possano
vivere
liberi
e
felici
;
ma
la
morte
lo
coglie
proprio
nell
'
attimo
in
cui
vagheggia
questo
progetto
.
Non
c
'
è
dubbio
che
,
nella
storia
di
Faust
,
Goethe
abbia
voluto
rappresentare
il
destino
dell
'
uomo
.
La
volontà
di
vita
e
la
volontà
di
potenza
,
dalle
quali
Faust
è
dominato
nella
prima
e
nella
seconda
parte
dell
'
opera
,
sono
anche
oggi
assunte
,
talora
mescolate
o
contrapposte
o
designate
con
altri
nomi
,
come
le
radici
o
le
molle
di
ogni
attività
umana
.
Ma
nell
'
opera
di
Goethe
,
Faust
non
potrebbe
far
nulla
senza
Mefistofele
.
Mefistofele
non
è
solo
lo
strumento
indispensabile
che
gli
consente
di
realizzare
le
sue
volontà
,
ma
è
anche
colui
che
gli
ricorda
continuamente
i
suoi
limiti
umani
,
il
disordine
e
l
'
incoerenza
dei
suoi
appetiti
,
il
carattere
illusorio
delle
sue
realizzazioni
;
e
,
pur
aiutandolo
,
commenta
,
con
ironico
cinismo
,
l
'
intera
condotta
di
Faust
.
Fin
dall
'
inizio
,
a
Faust
che
«
vuole
tutto
»
ricorda
che
il
Tutto
è
solo
per
un
Dio
.
Poi
difende
la
ragione
e
la
scienza
,
«
poteri
supremi
dell
'
uomo
»
.
Rimprovera
a
Faust
di
gonfiarsi
sino
a
credersi
una
divinità
per
avvoltolarsi
nel
godimento
;
ammonisce
i
giovani
che
non
si
può
pensare
nulla
che
non
sia
stato
già
pensato
.
E
appare
a
Faust
come
«
l
'
antitesi
,
l
'
amarezza
e
lo
scherno
di
quello
di
cui
l
'
uomo
ha
bisogno
»
.
Mefistofele
vede
la
vanità
del
mondo
e
vorrebbe
essere
lui
stesso
«
il
vuoto
eterno
»
:
la
morte
di
Faust
è
anche
la
sua
sconfitta
finale
.
Non
c
'
è
Mefistofele
senza
Faust
,
come
non
c
'
è
Faust
senza
Mefistofele
.
Il
destino
dell
'
uomo
non
può
identificarsi
solo
con
quello
di
Faust
:
è
piuttosto
rappresentato
dal
binomio
Faust
-
Mefistofele
.
Proprio
perché
è
«
l
'
antitesi
,
l
'
amarezza
e
lo
scherno
di
ciò
di
cui
l
'
uomo
ha
bisogno
»
Mefistofele
fa
parte
dell
'
uomo
.
La
magia
,
di
cui
egli
è
il
depositario
,
non
crea
che
illusioni
o
fantasmi
che
si
annunziano
o
si
svelano
tali
e
portano
alla
tragedia
finale
..
Certo
Faust
,
o
almeno
la
sua
«
parte
immortale
»
,
si
salva
per
l
'
intervento
di
intermediari
potenti
,
ma
soprattutto
perché
ha
incarnato
l
'
aspirazione
dell
'
uomo
all
'
Infinito
.
Ma
questa
aspirazione
sarebbe
rimasta
lettera
morta
e
si
sarebbe
consumata
vanamente
nello
studio
professorale
di
Faust
,
senza
il
cinico
razionalismo
e
le
subdole
arti
di
Mefistofele
.
Queste
arti
non
stanno
sempre
e
tutte
dalla
parte
del
male
:
la
seconda
metà
dell
'
uomo
è
intrisa
di
male
e
di
bene
,
come
quella
di
Faust
;
e
non
per
nulla
riceve
la
sua
investitura
dall
'
alto
.
Mefistofele
,
il
diavolo
che
è
con
l
'
uomo
o
nell
'
uomo
,
non
è
,
dopotutto
,
un
cattivo
diavolo
.
Riflettendo
ora
sul
poema
di
Goethe
,
possiamo
renderci
conto
che
nell
'
uomo
c
'
è
,
o
può
esserci
,
un
diavolo
più
maligno
.