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Arte contro religione ( Abbagnano Nicola , 1970 )
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A chi abbia anche una scarsa familiarità con l ' arte contemporanea può apparire sorprendente la definizione che György Lukács dà dell ' arte nella sua Estetica ( 1600 pagine ora tradotte presso l ' Editore Einaudi : il solo primo volume dell ' opera che dovrebbe comprenderne altri due ) : l ' arte è il rispecchiamento della realtà . Coloro che visitino qualche galleria o mostra d ' arte contemporanea o siano appena al corrente della varietà di indirizzi , di stili e di gusti che sono proposti , difesi e illustrati da artisti e da critici , si rendono subito conto che « il rispecchiamento della realtà » è ciò di cui l ' arte contemporanea si preoccupa meno , anche quando non lo rifiuta esplicitamente o non lo disprezza come una degradazione dell ' arte . E , d ' altronde , non è quello un altro nome dell ' imitazione ( o mimési ) che già Platone e Aristotele consideravano come la sola funzione dell ' arte e che l ' estetica moderna , da Vico in poi , ha combattuta e respinta ? Lukács ritiene che non solo l ' arte , ma tutta la vita umana , in tutti i suoi aspetti , non fa che rispecchiare la realtà . Solo questa tesi , egli dice , consente di respingere definitivamente l ' idealismo , che considera la realtà come la creazione della coscienza . E solo il rifiuto dell ' idealismo consente di negare alla realtà il carattere sovratemporale o atemporale , cioè « eterno » , e di considerarla come mutamento e divenire , cioè come storia . L ' intera opera di Lukács è stata e rimane diretta soprattutto alla difesa dello storicismo ; cioè di una concezione che vede nel mondo una realtà che si sviluppa e diviene con un ritmo razionale o dialettico e che perciò coincide con lo sviluppo e il divenire della Ragione . Non per nulla egli è stato frequentemente accusato di idealismo da parte dei suoi critici marxisti e non marxisti , nonostante le sue pretese di essere un materialista seguace di Marx e Lenin . Ma , dal suo punto di vista , l ' arte non è rispecchiamento nel senso di essere la copia fotografica della realtà . La realtà è in continuo mutamento per opera del lavoro umano , e della scienza che ne continua e rafforza l ' azione . L ' arte rispecchia a ogni istante questo mutamento , lo simboleggia , quale esso è qui e ora , e ne coglie la radice profonda che sta nella stessa umanità dell ' uomo . Quando Lukács dice che l ' arte rispecchia la realtà , intende per « realtà » il rapporto indissolubile uomo - mondo . Questo rapporto è mediato dal lavoro . Una cosa naturale diventa un oggetto solo in quanto diventa oggetto di lavoro o mezzo di lavoro , sicché solo con il lavoro nasce un autentico rapporto tra l ' uomo e il mondo . Lukács su questo punto non vede alcuna differenza tra Hegel e Marx : afferma che « solo la teoria hegeliano - marxiana dell ' autocreazione dell ' uomo attraverso il proprio lavoro » ha messo in luce il principio che ( secondo le parole di Gordon Childe ) « l ' uomo crea se stesso » . Il rispecchiamento dell ' arte è allora il rispecchiamento di questa autocreazione : e cioè la via , sia pure obliqua , approssimativa e imperfetta , attraverso la quale l ' umanità giunge alla propria autocoscienza . Anche quando l ' arte rappresenta , o si propone di rappresentare , cose o eventi del mondo naturale , pretendendo di esserne la semplice copia fotografica , essa include nel suo prodotto ( sia esso romanzo , poesia o raffigurazione ) un rapporto inscindibile della cosa o dell ' evento con l ' umanità e precisamente con quel momento della storia di essa , cui l ' artista appartiene . « L ' oggetto di questo rispecchiamento - scrive Lukács - deve apparire non soltanto come è in sé , ma anche come momento dell ' interazione fra società e natura , fra le sue cause e le conseguenze nella società . Nella posizione degli oggetti , comprende quindi anche il rapporto umano , la reazione umana agli oggetti stessi . » Non è indispensabile che l ' artista abbia consapevolezza di questo rapporto , che è l ' oggetto autentico della sua arte , giacché anche se lo nega , esso è presente a lui come uomo che vive tra gli altri uomini e nel mondo . Ma se tutta la vita è un rispecchiamento della realtà , in che modo l ' arte si distingue dalle altre forme dell ' attività umana , e per esempio dalla scienza ? Fin dai suoi primordi nel mondo greco , la scienza ha cercato di « disantropomorfizzare » il mondo , cioè di interpretarlo prescindendo da ogni carattere o attività umana . Questo disantropomorfizzare conferisce alla conoscenza scientifica la sua validità oggettiva e ne fa uno strumento indispensabile per l ' esistenza umana nel mondo : ma essa accentua pure il distacco , anzi la frattura , tra il rispecchiamento scientifico e il rispecchiamento estetico . La scienza vede nella natura un oggetto completamente indipendente e staccato dall ' uomo ; l ' arte vede nella natura un oggetto che è in rapporto essenziale con l ' uomo : un rapporto sociale , perché mediato dal lavoro e dalle relazioni tra gli uomini che il lavoro comporta . Perciò l ' oggetto , di cui si occupa l ' arte , non è la natura nella sua universalità né l ' individuo nella sua particolarità : è piuttosto un tipo nel quale il rapporto uomo - natura si specifica in un dato momento della storia . Ma , dall ' altro lato , l ' arte si allea alla scienza contro la religione in quanto entrambe tendono ad eliminare dal mondo il soprannaturale , l ' eterno , il trascendente . La scienza e l ' arte , secondo Lukács , sono gli organi creati dall ' umanità per se stessa , per conquistarsi la realtà , per sottometterla , per trasformarla in un possesso durevole e sempre disponibile del genere umano . Ma la scienza può procedere su questa via solo fino ad un certo punto : si rifiuta di dare una « visione del mondo » , si avvale soprattutto di astratti strumenti o di modelli matematici , e così lascia ancora libero il campo al bisogno religioso . Solo l ' arte può liberare definitivamente l ' uomo da tale bisogno e realizzare la catarsi definitiva . Solo la catarsi estetica rivelerà all ' uomo la sua vera essenza , facendogli vedere che la storia è fatta da lui stesso , e non da una forza trascendente , e dandogli l ' autocoscienza che gli permette di viverla e di parteciparvi in quanto lotta di forze e debolezze umane , di virtù e di vizi umani . Lukács identifica perciò l ' avvenire socialista della società umana con il trionfo dell ' arte . Solo l ' arte porta l ' uomo alla coscienza dei suoi rapporti con gli altri uomini , gli fa scorgere la propria essenza e gli consente di rispondere al vecchio imperativo del « conosci te stesso » . Ma « conoscere se stesso » significa per l ' uomo riconoscersi come l ' unico Soggetto della storia , come la vera e sola divinità che domina e dirige lo sviluppo progressivo della società umana . Come autocoscienza dell ' umanità , l ' arte non solo tende a eliminare il bisogno religioso che fa appello a una Realtà trascendente , sia pure indefinita o indefinibile , ma anche limita e subordina a sé le altre attività umane , il lavoro e la scienza . E perché non l ' economia e la politica ? Questa estetica di Lukács non è un ' analisi dei fenomeni artistici ma un sistema di filosofia che , sulla scia del romanticismo del secolo scorso , scorge nell ' arte il solo strumento adeguato per la conoscenza dell ' Assoluto . Le strutture economiche e sociali , per quanto episodicamente richiamate da Lukács , perdono ogni importanza in questo contesto . Sembra che tutte le speranze dell ' uomo , per uscire dalle strettoie in cui oggi si trova e dai conflitti che lo tormentano , debbano appuntarsi sull ' arte . Ma questa esaltazione dell ' arte , questa specie di delirio idealistico , non è una fuga dalla realtà più che esserne il rispecchiamento ?
StampaQuotidiana ,
Giuseppe Avanzini , cinquantaquattrenne e proprietario dello stabile segnalato col numero diciotto in Piazzale Inzani , se ne stava verso le tredici di ieri accudendo alle proprie faccenduole in cucina quando aveva un improvviso tuffo al cuore . Uno strano rumore si udiva provenir dal piano superiore , e precisamente dalla camera da letto . L ' Avanzini dimentica le cinquantaquattro primavere e in due salti raggiunge il primo piano : spalanca la porta e getta un urlo : « Al ladro , al ladro ! » . Un intruso sta rovistando nel cassettone . Accorre alle grida del vecchio un inquilino : l ' unione fa la forza , la porta vien rinchiusa rapidamente e assicurata con ripetuti giri di corda attorno alla maniglia . Il sorcio è in trappola e l ' Avanzini può andarsene a chieder l ' aiuto dei Regi Carabinieri dell ' Oltretorrente , i quali non avranno che da aprir l ' uscio e agguantare il giovinotto per il bavero . Quando i Militi apron la porta , il topo è fuggito di gabbia : ha spuntato le ali e con un ardito salto ha guadagnata la piazza e la libertà . A ogni modo rimarrà uccel di bosco per poco tempo perché si andrà a costituire spontaneamente poche ore dopo ben sapendo d ' esser stato dall ' Avanzini riconosciuto per il diciannovenne Giuseppe Cantarelli . Il nostro giovane aveva facilmente potuto introdursi nella camera dell ' Avanzini essendo ancora in possesso di una chiave della porta della camera che egli , fino a pochi mesi fa , aveva occupato come inquilino .
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Santiago , 2 giugno 1962 - CILE - ITALIA : 2-0 . Uomini siate e non pecore matte ! È questo il solo commento valido dopo la ripugnante degradazione dello sport cui ho assistito in questa luminosa giornata dell ' autunno cileno . Era un viaggio nato disgraziato sotto moltissimi aspetti , e lo sentivo . Oggi ogni nodo è venuto al pettine , tristemente , e lo sdegno mi impedisce ogni considerazione a favore degli azzurri , colpevoli essi stessi come i cileni , più modesti , e moralmente drogati come già avevo detto . Gli errori erano cominciati in Italia dalla scelta dei tecnici e dalla irresolutezza di Spadacini , che pure aveva sottomano in casa un Viani e un Rocco , e che mancò l ' ottima occasione di togliersi fuori all ' epoca del suo lutto . Si lasciò poi l ' Italia anche discretamente preparati , però qualche uomo buono è rimasto a casa e qualche brocco è stato portato qui . All ' esordio con la Germania si ebbe la sfortuna di trovare un arbitro scozzese che sopportò le brutalità apparentemente oneste dei tedeschi e che riprese le ritorsioni vistose degli italiani , maleducati e poco furbi . La tremenda battaglia ci esaltò per il coraggio agonistico dei nostri , ma anche preparò l ' ambiente per le reazioni dei cileni , già montati da una campagna di stampa a causa di articoli sciagurati contro il Cile . Le disgrazie continuarono quando scioccamente si volle andar contro il destino rifiutando l ' arbitro spagnolo Gardeazabal e pretendendo l ' inglese Aston . Bene : costui aveva danneggiato il Cile in una precedente occasione , e già si era ingraziato il pubblico sopportando i pestaggi contro gli svizzeri . Si ripeteva il pericolo che consentisse le entrate fallose di gioco , ma non le volontarie ritorsioni . E così è stato . I tecnici italiani avevano giustamente valutato come modesta l ' avversaria , ma hanno sbagliato la formazione immettendo un David imbrocchito paurosamente da mesi , e un Mora per giunta capitano ( sarebbe come nominare me presidente della Lega Anti -Fumo...) . L ' incontro si annunciava tuttavia difficile soltanto per la situazione psicologica e l ' arbitraggio . Gli italiani , disposti bene , erano partiti all ' attacco , sicuri , tuttavia si era subito rivelata l ' insufficienza di David nel tenere Leonel Sánchez : ogni entrata un fallo . Il primo decisivo incidente avviene al 4' per un ' entrata di Tumburus su Landa . I giocatori si assembrano , e si vede David alzare le mani su Leonel Sánchez , e Rojas picchiarlo , poi David rispondere , sicché Rojas si butta a terra fingendosi morto e eccitando un parapiglia . L ' arbitro già qui avrebbe dovuto espellere David e Rojas . Riprende il gioco al 7' , e Landa insegue Ferrini , calciandolo al fianco : Ferriní , sciocco , sicuramente drogato oltre il lecito , esplode un calcione volante , che non coglie Landa ma è visto dall ' arbitro . Aston decide l ' espulsione del solo Ferrini , e sorge un nuovo parapiglia , in cui si vede Maschio steso knock - out da un pugno di Leonel Sánchez che gli ha fracassato il setto nasale . Invano gli azzurri invocano l ' intervento dell ' arbitro : se fosse stato spagnolo , bene o male li avrebbe capiti ... Maschio deve rimettersi in piedi , mentre Ferrini esce piangendo : insisto , in anormali condizioni psichiche . Anzi , psicoaminiche . Riprende il gioco dopo un bel pezzo . Maschio deve arretrare a marcar Toro , e incomincia le vendette : soprattutto , stordito , entra vistosamente greve . Il Cile attacca , e ovviamente dei nostri restano in attacco solo Altafini e Menichelli . David seguita ad intervenire da broccone su Sánchez , ma la squadra tiene bene , la difesa si batte , e i cileni sono incapaci di liberare una sola volta un uomo verso il gol . Al contrario , gli italiani sfiorano la rete al 34' : Menichelli lancia Mora sulla sinistra : ottimo cross , e Altafini sbuca libero sulla destra , incornando da sei - sette metri ma buttando fuori sulla sinistra di Escuti . Sciupata questa palla - gol per noi ! Il gioco è miserrimo per la modestia dei cileni , che ruminano noiose meline senza sbocchi . In tutto il primo tempo il Cile ha fornito sei conclusioni ( tutte fuori , tranne due punizioni comode per Mattrel ) . Al 41' l ' episodio decisivo : David e Leonel Sánchez si disputano la palla sulla bandierina , e David da tergo tenta il tackle , scalciando in verità sul tendine d ' Achille di Leonel Sánchez , il quale infuriato si volta e piazza un gran pugno al volto di David . Questi si butta a terra fingendo il KO , e ora come minimo Aston dovrebbe espellere il cileno . Niente . Entra ancora in campo la polizia e divide i giocatori . Al 45' ( secondo l ' orologio , ma ormai tra una cosa e l ' altra si è persa una decina abbondante di minuti ) David a centro campo urta con un piede alzato da omicida la testa del solito Leonel , e il pubblico s ' inferocisce : allora Aston spedisce via anche David . A questo punto bisognerebbe ritirare la squadra , accentuando l ' insolente idiozia dell ' arbitro . Invece si rigioca in un clima vergognoso : gli italiani si sentono defraudati e picchiano , gli altri rispondono . I cileni , modestissimi , avanzano con la palla finché è chiuso ogni sbocco . L ' arbitro fischia la fine del tempo al 52' , recuperando solo sette minuti di tredici che non si era giocato . Uscendo , Salvadore , accenna a rifilare una testata al segnalinee messicano , colpevole di non aver segnalato all ' arbitro il pugno di Sánchez a David . Al rientro , gli italiani si illudono di poter condurre fino al 90' il risultato bianco , e il solo Altafini resta a centro campo fra Contreras e Raul Sánchez . In difesa tutti gli altri , con Menichelli terzino sinistro e Robotti a destra , con Salvadore libero e Janich su Landa . I cileni melinano sicuri , ma trovano i varchi sbarrati . I nostri continuano ad entrar duri , e già al l ' Mora ( oh degno capitano ) dà un pugno nella schiena a Contreras . Vorrei sprofondare , andarmene , e non illudermi - come invece faccio - che gli azzurri possano condurre in porto il pareggio : fatalmente moriranno , battendosi contro due avversari di troppo . Cadono infatti al 29' , per una punizione determinata dal solito fallo di Maschio su Toro . Questi batte una lunga punizione su Mattrel , che ora ha il sole cadente negli occhi : il portiere bravamente respinge di pugno , ma purtroppo riprende Ramírez , libero , e con un bel colpo di testa infila da una decina di metri l ' angolino sinistro , con Mattrel ancora fuori . Adesso gli italiani si avventano in patetico WM , alla ricerca del pareggio . Purtroppo Mora è sfessato e brocco , Altafini stanco per le inutili corse contro avversari schierati a ricevere le respinte lunghe della nostra difesa . Soltanto gente di classe e in forma avrebbe potuto « alleggerire » palleggiando : ma Maschio era intronato dal pugno , Mora mediocre , Menichelli stanco , Ferrini espulso . Fatalmente dovevano passare ancora gli animosi , arcigni cileni , protetti da arbitro e pubblico . Gli azzurri non andarono oltre una conclusione al 34' , ma Mora pretese di sparare a rete da trenta metri , e buttò ignobilmente fuori . Mattrel compì grandi , avventurose parate su Fouilleux , Sánchez , Toro , ma al 40' costui in discesa leonina esplose da venti metri un destro basso che sorprese tutti . E poi ancora pestaggi . Pecore matte ! Ora sappiamo , dopo la brillante campagna antidoping , perché i nostri giocatori siano tanto isterici . L ' incompetenza tecnica , la mancanza di coraggio e di esperienza dei dirigenti federali hanno condotto a tutto ciò . Dire chi sia stato bravo mi sembra grottesco . Il migliore senza dubbio Mattrel , poi i due bolognesi e Salvadore . Gli altri o nulli o impotenti . Un disastro . Torneremo fra le solite pernacchie . E Spadacini tornerà ai suoi interessi , e Mazza ai suoi interruttori elettrici e ai suoi affarucci da provincia calcistica . E Ferrari riavrà la Nazionale , perché tanto è stipendiato , e poi è abituato alle brutte figure . Pasquale resterà alle sue presidenze , Rizzoli otterrà il mutuo per il villaggio del Milan , e Moratti imporrà il ritorno di Herrera . Il nostro calcio superficiale ha quel che si merita . Soltanto , mi piacerebbe sapere domani la dose delle amine psicotoniche .
L'arte e il caso ( Abbagnano Nicola , 1970 )
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Un bambino galoppa fieramente su un manico di scopa come su di un cavallo : questa è la prima o più lontana radice dell ' arte , secondo Ernst H . Gombrich , uno dei più colti e acuti storici e interpreti contemporanei dell ' arte , un cui volume di saggi è stato ora pubblicato in italiano ( A cavallo di un manico di scopa , Saggi di teoria dell ' arte , ed. Einaudi , 1971 ) . La radice dell ' arte non è ancora l ' arte : il manico di scopa non è ancora un ' immagine artistica , è soltanto un sostituto del cavallo . Ma se il bambino sente il bisogno di aggiungere due occhi , un muso , due orecchie affinché il suo manico di scopa si avvicini alla rappresentazione comune del cavallo , l ' arte comincia a nascere nella sua forma primitiva che è quella appunto dell ' immagine , e non è più un surrogato dell ' oggetto reale , ma qualcosa che lo evoca o lo simboleggia richiamandone i tratti . Nello scegliere e nel segnare questi tratti , l ' artista non è mai l ' occhio innocente che vede il mondo qual è : se fosse tale , sarebbe paralizzato e travolto dal caos di forme e di colori che gli si para dinanzi . Non può allora che assumere come punto di partenza « il vocabolario convenzionale delle forme basilari » , cioè gli schemi o le forme che trova già bell ' e fatti nel mondo comune di percepire e rappresentare le cose e che è proprio del mondo o della civiltà cui appartiene . E così , secondo Gombrich , appena uscita dalla fase del cavalluccio a manico di scopa ( la fase del surrogato ) , l ' arte acquista la libertà di scegliere i tratti da fissare nell ' opera e deve fare appello alla collaborazione di chi la contempla , affinché questi possa evocare , sulla falsariga dei suggerimenti che essa gli dà , l ' immagine concettuale che gli sta davanti . « La macchia che nel dipinto di Manet - dice Gombrich - sta a rappresentare un cavallo , è altrettanto lontana dall ' imitarne la forma esterna quanto lo è il nostro cavalluccio a manico di scopa . Eppure Manet l ' ha congegnata con tanta abilità che essa evoca per noi l ' immagine di un cavallo ; a patto , beninteso , che ci sia la nostra collaborazione . » Il passaggio dal surrogato di un oggetto utilizzabile ( come sarebbe il manico di scopa che fa da cavallo ) ad un ' immagine rappresentativa della realtà veduta o sperimentata ( cioè all ' arte naturalistica ) segna perciò , secondo Gombrich , l ' inizio della libertà dell ' artista . Esso infatti elimina l ' esigenza di incorporare nella sua opera tutti i tratti essenziali dell ' oggetto e fa di essa « un appunto che fissa ciò che l ' artista ha visto o avrebbe potuto vedere » e che lo spettatore , partecipando al gioco , completa con la sua fantasia , aggiungendovi i tratti che l ' oggetto reale possiede . Il che vuol dire che , proprio quando l ' arte si propone di rappresentare la natura o i procedimenti naturali , l ' arte perde la sua passività nei confronti della natura stessa , acquista la libertà di scegliere tra gli infiniti tratti che possono caratterizzare un oggetto e fa appello alla libertà interpretativa dello spettatore . Questa conclusione è solo apparentemente paradossale , perché la psicologia moderna ha mostrato che la percezione degli oggetti naturali non è la registrazione passiva di essi , ma piuttosto una costruzione attiva che utilizza , a seconda dei casi , questo o quel tratto caratteristico ; e che questa costruzione tende a fissarsi in forme convenzionali più o meno accettate da tutti , esattamente come le parole della lingua corrente . Alla psicologia , come alla psicanalisi , allo strutturalismo e alla teoria dell ' informazione , il Gombrich attinge per rispondere in modo non sempre chiaro , ma sempre suggestivo , alle domande cruciali che oggi si pongono sulla natura dell ' arte . È , l ' arte , assoluta libertà creativa ? È l ' espressione del sentimento ? O è invece comunicazione e trasmissione di messaggi ? Alla prima domanda , la risposta è già implicita in quanto si è detto . L ' arte non è , come voleva Schopenhauer , il « puro occhio del mondo » che guarda le cose con perfetta innocenza ; e non è neppure la creazione dal nulla di un mondo nuovo . È , in ogni caso , una costruzione artigianale che attinge dalla natura i suoi materiali , scegliendoli e combinandoli assieme . Ma neppure in questa scelta e combinazione l ' artista è assolutamente libero . Le forme convenzionali che gli oggetti hanno assunto nella percezione comune e nell ' arte del suo tempo lo condizionano , anche se egli tenta di reagire ad esse e di trasformarle . Gombrich cita l ' osservazione di Wòlfflin che tutti i quadri devono di più ad altri quadri che non alla natura ; e per suo conto osserva che anche l ' artista che si strugge dal desiderio di sottrarsi alla convenzionalità rivela , perciò stesso , l ' importanza che la convenzionalità delle forme ha per la sua opera . In secondo luogo , la vecchia definizione romantica dell ' arte come « linguaggio delle emozioni » non rende conto della struttura delle opere d ' arte ; né l ' artista dispone di mezzi infallibili per comunicare le sue emozioni , di un equivalente naturale , quasi mandato da Dio , tra la loro totalità e le forme in cui esse si esprimono . Egli sceglie nella sua tavolozza , fra i colori disponibili , quello che gli sembra che si accosti di più all ' emozione che desidera esprimere ; ma molti degli strumenti tecnici di cui l ' arte si è avvalsa a questo scopo son nati forse per caso e potrebbero essere sostituiti da altri . Così è probabile , ad esempio , che il nero sia interpretato come espressione di tristezza , solo se si sa già che esiste una scelta fra due possibilità di cui una esprime tristezza e l ' altra gioia . L ' esistenza di possibilità diverse , note sia all ' artista che allo spettatore , avvicina l ' opera d ' arte al messaggio di cui parla la teoria dell ' informazione : giacché tali possibilità costituiscono il codice comune all ' artista e allo spettatore . In generale , i messaggi contengono informazioni solo in virtù della loro capacità selettiva : agiscono sulle possibilità alterne che costituiscono il dubbio di chi le riceve . L ' artista può presentare questi messaggi in cifre volutamente imbrogliate fino a renderli inintelligibili e così scuote l ' inerzia delle nostre convenzioni e il torpore delle nostre abitudini . Ma né comunicazione né espressione possono funzionare nel vuoto . « Tanto chi trasmette come chi riceve ha bisogno di essere guidato , nella giusta misura , dice Gombrich , da una schiera di possibilità alterne fra le quali una scelta può diventare espressiva . » O , in altri termini , un artista può infrangere una certa struttura o riformare un certo codice di messaggi solo proponendone altri , seppure in forma approssimata od oscura e suscettibile d ' interpretazioni diverse . Da questa trama concettuale , che regge i saggi di Gombrich , il quale ( è bene notarlo ) non muove da alcuna pregiudiziale contro questa o quella forma dell ' arte contemporanea , emerge una constatazione che Gombrich stesso ha fatto solo di sfuggita : il riconoscimento della funzione del caso nell ' arte . Non è solo la fisica o la biologia , l ' informatica o la teoria dei sistemi , che devono ammettere l ' esistenza del caso : anche la teoria dell ' arte lo esige . Oggi come non mai , l ' arte cerca nuove forme di espressione e di comunicazione , nuove finestre da cui guardare il mondo : procede per tentativi il più delle volte condotti a caso , in tutte le direzioni possibili , cercando di stabilire codici interpretativi più o meno chiari che possano sostituire quelli già esistenti . Come tutti i tentativi , alcuni possono riuscire e altri no : l ' arte si appiglia a tutte le possibilità disponibili e cerca di scoprirne di nuove . Il suo successo non è garantito in anticipo . Giustamente Gombrich si pronunzia contro la credenza nella « marcia inesorabile del progresso » , secondo la quale tutto ciò che è nuovo sarebbe un passo in avanti . Si tratta invece di esplorare e sperimentare , esattamente come si fa nella scienza , anche se il criterio della riuscita non è così preciso come quello che la scienza pretende . Inoltre il successo di un esperimento non sempre coincide con il plauso del pubblico . Ma in ogni caso , per l ' arte come per la teoria dell ' arte , si tratta di trovare possibilità interpretative e espressive che siano realmente tali e ogni opera d ' arte è una specie di test che mette a prova il valore di queste possibilità . Nel mondo del caso , anche l ' arte cerca una qualche struttura o un qualche ordine , che però rimane instabile e non elimina mai del tutto il pericolo dell ' insuccesso e della frustrazione .
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Il mattino del 25 domenica Mussolini si recò , come faceva da quasi 21 anni , all ' ufficio , dove giunse verso le nove . Nelle prime ore del mattino erano state poste in circolazione voci fantastiche sulla seduta del Gran Consiglio , ma l ' aspetto della città inondata dal grande sole estivo sembrava abbastanza tranquillo . Lo Scorza non si fece vivo , ma telefonò per dire che « la notte aveva portato consiglio e che v ' erano delle resipiscenze in giro » . « Troppo tardi ! » rispose Mussolini . Infatti , di lì a poco , giunse la famosa lettera di Cianetti , nella quale egli si pentiva amaramente di aver votato l ' ordine del giorno Grandi del quale non aveva rilevato la gravità , si dimetteva da Ministro delle Corporazioni e chiedeva di essere immediatamente richiamato nella sua qualità di capitano di artiglieria alpina . È questa lettera alla quale Mussolini non diede alcuna risposta che salvò più tardi la vita al suo autore . Grandi sin dalle prime ore del mattino si era reso irreperibile e fu cercato invano . Anche la M.V.S.N. faceva sapere dal Comando che non c ' erano novità . Il generale Galbiati fu invitato a Palazzo Venezia , per le ore 13 . Verso le 11 , il sottosegretario all ' Interno Albini portò al Duce il solito mattinale , contenente le notizie delle ultime ventiquatt ' ore . Di notevole e penoso c ' era il primo grave bombardamento di Bologna . Sbrigato il rapporto , Mussolini domandò ad Albini : « Perché avete votato ieri sera l ' ordine del giorno Grandi ? Voi siete ospite , non membro del Gran Consiglio » . Il piccolo Albini parve imbarazzato dalla domanda , arrossì e si profuse in enfatiche dichiarazioni di questo genere : « Posso avere commesso un errore , ma nessuno può mettere nel minimo dubbio la mia assoluta devozione a voi , devozione che non è di oggi , ma di sempre » . E si allontanò con la sua livida faccia di autentico traditore , che implorerà invano un posto da Badoglio facendo lunghe anticamere e offrendosi per ogni basso servigio . Poco dopo , Mussolini incaricò il suo segretario particolare di telefonare al generale Puntoni per sapere a quale ora del pomeriggio il re sarebbe stato disposto a ricevere il Capo del Governo , aggiungendo che si sarebbe recato all ' incontro in abito civile . Il generale Puntoni rispose che il re avrebbe ricevuto Mussolini a Villa Ada alle ore 17 . Il Segretario del Partito si fece nuovamente vivo con questa comunicazione : « Ecco la lettera che proporrei di inviare ai componenti del Gran Consiglio : Il Duce mi incarica di comunicarti che , avendo convocato il Gran Consiglio secondo quanto dispone la legge 9 dicembre 1928 per consultarlo sull ' attuale situazione politica , ha preso atto dei vari ordini del giorno presentati e delle tue dichiarazioni » . Sembra , da questa comunicazione , che non fu praticamente trasmessa e sarebbe stato inutile farlo , che lo Scorza prevedesse uno sviluppo normale della situazione stessa . Verso le 13 , accompagnato dal sottosegretario Bastianini , giunse a Palazzo Venezia l ' ambasciatore del Giappone , Hidaka , al quale Mussolini fece una relazione sul convegno di Feltre . Il colloquio durò circa un ' ora . Alle 14 il Duce , accompagnato dal generale Galbiati , si recò a visitare il quartiere Tiburtino , che era stato particolarmente devastato dall ' incursione terroristica del 19 luglio . Il Duce venne circondato dalla folla dei sinistrati e acclamato . Alle 15 rientrò a Villa Torlonia . Alle 16,50 giunse a Villa Torlonia il segretario particolare e Mussolini si recò con lui a Villa Ada . Il Duce era assolutamente tranquillo . Egli portò con sé un libro contenente la legge del Gran Consiglio , la lettera del Cianetti e altre carte , dalle quali risultava che l ' ordine del giorno del Gran Consiglio non impegnava nessuno , data la funzione consultiva dell ' organo stesso . Mussolini pensava che il re gli avrebbe ritirato la delega del 10 giugno 1940 , riguardante il comando delle Forze armate , delega che il Duce aveva già da tempo in animo di restituire . Mussolini entrò quindi a Villa Ada con l ' animo assolutamente sgombro da ogni prevenzione , in uno stato che visto a distanza potrebbe chiamarsi di vera e propria ingenuità . Alle 17 in punto l ' auto entrò dai cancelli spalancati della Salaria . C ' era in giro e nell ' interno un rinforzo di carabinieri , ma la cosa non parve eccezionale . Il re , vestito da Maresciallo , era sulla porta della villa . Nell ' interno del vestibolo stazionavano due ufficiali . Entrati nel salotto , il re , in uno stato di anormale agitazione , coi tratti del viso sconvolti , con parole mozze , disse quanto segue : « Caro Duce , le cose non vanno più . L ' Italia è in " tocchi " . L ' Esercito è moralmente a terra . I soldati non vogliono più battersi . Gli alpini cantano una canzone nella quale dicono che non vogliono più fare la guerra per conto di Mussolini » ( il re ripeté in dialetto piemontese i versi della canzone ) . « Il voto del Gran Consiglio è tremendo . Diciannove voti per l ' ordine del giorno Grandi : fra di essi quattro Collari dell ' Annunziata . Voi non vi illudete certamente sullo stato d ' animo degli Italiani nei vostri riguardi . In questo momento voi siete l ' uomo più odiato d ' Italia . Voi non potete contare più su di un solo amico . Uno solo vi è rimasto , io . Per questo vi dico che non dovete avere preoccupazioni per la vostra incolumità personale che farò proteggere . Ho pensato che l ' uomo della situazione è , in questo momento , il Maresciallo Badoglio . Egli comincerà col formare un Ministero di funzionari , per l ' amministrazione e per continuare la guerra . Fra sei mesi vedremo . Tutta Roma è già a conoscenza dell ' ordine del giorno del Gran Consiglio e tutti attendono un cambiamento » . Mussolini rispose : « Voi prendete una decisione di una gravità estrema . La crisi in questo momento significa far credete al popolo che la pace è in vista , dal momento che viene allontanato l ' uomo che ha dichiarato la guerra . Il colpo al morale dell ' Esercito sarà serio . Se i soldati alpini o no non vogliono più fare la guerra per Mussolini non ha importanza , purché siano disposti a farla per voi . La crisi sarà considerata un trionfo del binomio Churchill - Stalin , soprattutto di quest ' ultimo che vede il ritiro di un antagonista da venti anni in lotta contro di lui . Mi rendo conto dell ' odio del popolo . Non ho avuto difficoltà a riconoscerlo stanotte in pieno Gran Consiglio . Non si governa così a lungo e non si impongono tanti sacrifici senza che ciò provochi risentimenti più o meno fugaci e duraturi . Ad ogni modo io auguro buona fortuna all ' uomo che prenderà in mano la situazione » . Erano esattamente le 17 e 20 quando il re accompagnò Mussolini sulla soglia della casa . Era livido e sembrava ancora più piccolo , quasi rattrapito . Strinse la mano a Mussolini e rientrò . Mussolini scese la breve scalinata e avanzò verso la sua automobile . A un tratto un capitano dei carabinieri lo fermò e gli disse testualmente : « S . M . mi incarica di proteggere la vostra persona » . Mussolini fece ancora atto di dirigersi verso la sua macchina , ma il capitano , indicando un ' auto - ambulanza che stazionava vicino , gli disse : « No . Bisogna salire qui » . Mussolini montò sull ' auto - ambulanza e con lui il segretario De Cesare . Insieme col capitano salirono un tenente , tre carabinieri e due agenti in borghese che si misero sullo sportello d ' ingresso , armati con fucili - mitragliatori . Chiuso lo sportello , l ' auto - ambulanza partì a grande velocità . Mussolini pensava sempre che tutto ciò accadesse per proteggere , come aveva detto il re , la sua " incolumità personale " . Dopo una mezz ' ora di corsa , l ' auto - ambulanza si fermò a una caserma di carabinieri . La palazzina aveva le finestre chiuse , ma Mussolini poté vedere che era circondata da sentinelle con baionetta inastata , mentre un ufficiale sedette in permanenza nella stanza attigua . Qui Mussolini restò circa un ' ora e quindi , sempre nell ' auto - ambulanza , fu portato nella caserma allievi - carabinieri . Erano le 19 . Il vice - comandante della Scuola parve emozionato quando lo vide arrivare ed ebbe parole generiche di simpatia . In seguito fu accompagnato nella stanza adibita ad ufficio del comandante la Scuola , colonnello Tabellini , mentre nella stanzetta vicina si mise di guardia un ufficiale . Nelle ore della sera alcuni ufficiali dei carabinieri si recarono a trovare Mussolini . Fra gli altri il Chirico , Bonitatibus , Santillo , coi quali si parlò di cose generiche . Fu detto che si trattava sempre di proteggerlo e che era stato affidato precisamente all ' Arma questo delicatissimo mandato . Mussolini non toccò cibo . Chiesto di uscire , egli fu accompagnato da un ufficiale lungo il corridoio . Mussolini notò allora che ben tre carabinieri montavano di sentinella alla porta dell ' ufficio situato al secondo piano . Fu allora che meditando nella stanza si affacciò per la prima volta alla mente di Mussolini il dubbio : protezione o cattura ? Che si complottasse in taluni ambienti contro la vita del Duce era noto anche alla Polizia . La quale però specialmente sotto la gestione veramente infelice di Chierici affermava trattarsi di tendenze velleitarie , di pratico non essendovi niente . Tutto si riduceva a espressioni di un comprensibile malcontento . Vale la pena di aprire una parentesi per fissare che la nomina del Chierici a capo della Polizia fu particolarmente patrocinata dall ' Albini . Ma Mussolini si chiedeva : quale minaccia alla mia vita può sussistere in una caserma , dove stanno ben duemila allievi - carabinieri ? Come potrebbero i congiurati raggiungermi ? Come potrebbe il " furore popolare " fare altrettanto ? Verso le 23 Mussolini spense il lume , mentre rimase acceso quello della stanza attigua dove vegliava in permanenza un ufficiale che non rispondeva mai allo squillo del telefono . Alle ore una del giorno 26 , il tenente colonnello Chirico entrò nella stanza del Duce e gli disse : « È giunto in questo momento il generale Ferone che reca un messaggio del Maresciallo Badoglio per voi » . Mussolini si alzò ed entrò nella stanza attigua . Egli aveva in Albania conosciuto il generale Ferone , il quale aveva una strana aria di soddisfazione . La lettera del Maresciallo Badoglio , contenuta in una busta verde intestata " Ministero della Guerra " , aveva questo indirizzo , di pugno del Maresciallo : Al Cavaliere Sig . Benito Mussolini » diceva : « Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini . - Il sottoscritto Capo del Governo tiene a far sapere a V . E . che quanto è stato eseguito nei Vostri riguardi è unicamente dovuto al Vostro personale interesse , essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto contro la Vostra Persona . Spiacente di questo , tiene a farVi sapere che è pronto a dare ordini per il Vostro sicuro accompagnamento , con i dovuti riguardi , nella località che vorrete indicare . - Il Capo del Governo : Maresciallo Badoglio » . Questa lettera , di una perfidia unica nella storia , aveva lo scopo di convincere Mussolini che la parola del re circa l ' incolumità personale sarebbe stata rispettata e che la crisi non sarebbe uscita dall ' orbita del Regime , cioè del Fascismo , perché Badoglio aveva dato troppe volte esplicita solenne adesione al Partito , nel quale era regolarmente iscritto insieme con tutti i membri della famiglia , moglie compresa ; aveva ricoperto troppe alte cariche nel Regime ; aveva assolto mandati politico - militari troppo importanti ; aveva accettato troppi onori e quattrini , che tutto era possibile pensare meno l ' ipotesi del tradimento preparato e macchinato da mesi e forse dall ' epoca del suo allontanamento dalla carica di capo di S . M . generale . Aveva anche accettato di servire il Regime nel Consiglio Nazionale delle Ricerche dove , di effettivo , non aveva fatto un bel nulla salvo una apparizione mattutina per leggere i giornali . Dal momento in cui entrò nella caserma degli allievi - carabinieri , Mussolini non ebbe più notizie del mondo . Gli fu detto soltanto che il re aveva fatto un proclama , che un altro ne aveva fatto Badoglio con la dichiarazione sulla continuazione della guerra , che la città era calma e che il popolo riteneva oramai vicina la pace . Dopo avere letto la missiva di Badoglio , Mussolini dettò al generale Ferone , che li scrisse di sua mano sopra un foglio di carta , i seguenti punti : « 26 luglio 1943 - ore una . « 1° - Desidero ringraziare il Maresciallo d ' Italia Badoglio per le attenzioni che ha voluto riservare alla mia persona . « 2° - Unica residenza di cui posso disporre è la Rocca delle Caminate dove sono disposto a trasferirmi in qualsiasi momento . « 3° - Desidero assicurare il Maresciallo Badoglio , anche in ricordo del lavoro in comune svolto in altri tempi , che da parte mia non solo non gli verranno create difficoltà di sorta , ma sarà data ogni possibile collaborazione . « 4° - Sono contento della decisione presa di continuare la guerra cogli alleati , così come l ' onore e gli interessi della Patria in questo momento esigono , e faccio voti che il successo coroni il grave compito al quale il Maresciallo Badoglio si accinge per ordine e in nome di S . M . il re , del quale durante 21 anni sono stato leale servitore e tale rimango . Viva l ' Italia ! » . Questa è la sola e indiretta missiva mandata al Badoglio . Mussolini non ha mai mandato parola alcuna o cenno al re . Con questa risposta , che Badoglio non osò mai rendere di pubblica ragione limitandosi a farne dare nei suoi ambienti una mutilata versione orale , Mussolini mostrava di credere in buona fede che Badoglio , pur modificando il Governo , non avrebbe cambiato la politica generale dominata dalla guerra . Partito il generale Ferone , Mussolini si ritirò e vegliò sino alle prime ore del mattino . Durante tutta la giornata del lunedì continuò quella che potrebbe chiamarsi la commedia della " residenza privata " . Più volte durante la giornata vennero a dire che la residenza della Rocca era ottima dal punto di vista della " incolumità personale " di Mussolini ; che il generale dei carabinieri di Bologna vi aveva già fatto un sopraluogo e confermava che come " sicurezza " la Rocca si prestava benissimo e che si attendeva una parola definitiva per stabilire le modalità della partenza , magari in volo . Così trascorse tutta la giornata , senza altre notizie . Si disse soltanto che a Villa Torlonia tutto era calmo , ed era falso . Alla sera , il maggiore Bonitatibus preparò , sempre nella stanza del colonnello Tabellini , il letto da campo . Anche per tutta la mattinata di martedì 27 continuò la commedia della " imminente partenza " che non avveniva mai . C ' era però , in giro , un ' accentuata vigilanza . Alle 19 entrarono nel cortile della caserma in fondo alla quale sul muro si leggevano a grandi lettere i famosi verbi " credere , obbedire , combattere " un plotone di carabinieri e uno di metropolitani che si piazzarono vicino a un gruppo di autocarri . Verso le 20 giunsero alcune vetture automobili con un gruppo di ufficiali . A un certo punto un ufficiale , portatosi nel mezzo del cortile , gridò agli allievi i quali affollavano le ringhiere attratti dall ' arrivo insolito di tante macchine : « Tutti nelle camerate ! Chiudere le finestre ! » . La sera era già calata , quando un ufficiale entrò nella stanza e disse a Mussolini : È venuto l ' ordine di partire ! Mussolini discese accompagnato da un gruppo di ufficiali dai quali , giunto al pianterreno , si accomiatò , e mentre stava per salire nella macchina un generale si presentò con queste parole : Generale di brigata Pòlito , capo della Polizia militare del Comando Supremo ! Mussolini non domandò nulla , convinto che la meta del viaggio notturno fosse la Rocca delle Caminate . Le tendine erano abbassate , ma non i vetri ; da uno spiraglio , Mussolini si avvide che la macchina passava davanti all ' ospedale di Santo Spirito . Non si andava dunque verso la Flaminia , ma verso l ' Appia . Agli innumerevoli posti di blocco i carabinieri , avvertiti dalle staffette , si limitavano a far rallentare un poco la corsa della macchina . Giunto all ' imbocco della grande strada per Albano , Mussolini domandò : Dove andiamo ? Verso il sud . Non alla Rocca ? È venuto un altro ordine . Ma voi chi siete ? Io ho conosciuto in altri tempi un ispettore di P . S . che si chiamava Pòlito . Sono io . - Come siete diventato generale ? Per equiparazione di grado . L ' ispettore di P . S . Pòlito era ben noto a Mussolini . Egli aveva effettuato , durante gli anni del Regime , alcune brillanti operazioni come la cattura di Cesare Rossi a Campione e la liquidazione della banda Pintor in Sardegna . Il Pòlito durante il viaggio narrò molti interessanti e anche inediti particolari sulle due operazioni . Dopo Cisterna la macchina rallentò la sua corsa . I discorsi cessarono . Il Pòlito , che aveva continuamente fumato , abbassò il vetro e chiamò il colonnello dei carabinieri Pelaghi per sapere dove erano . Vicino a Gaeta , rispose . È Gaeta la mia nuova residenza ? chiese Mussolini . Forse dove fu relegato Mazzini ? Troppo onore . Non è ancora stabilito ! ribatté Pòlito . Giunti a Gaeta deserta un uomo si fece incontro agitando una lampadina . La vettura si fermò e un ufficiale di Marina disse : Al molo Ciano ! Ivi attendeva l ' ammiraglio Maugeri che accompagnò Mussolini alla corvetta Persefone . Di lì a poco levò le ancore . Già albeggiava . Mussolini scese nella cabina insieme con gli ufficiali che lo scortavano . In vista dell ' isola di Ventotene , a giorno fatto , la corvetta si fermò , l ' ispettore Pòlito scese per vedere se l ' isola fosse conveniente per ospitare Mussolini . Di lì a poco tornò e lo escluse . Nell ' isola c ' era un presidio germanico . La corvetta proseguì allora per l ' isola di Ponza , dove , entrata nella rada , gettò le ancore alle ore 13 del giorno 28 luglio . Pòlito venne verso Mussolini e indicandogli una casa verdastra , semi - nascosta da grandi pescherecci in disarmo , disse : « Quello è il vostro domicilio temporaneo ! » . Intanto non si sa per quale fenomeno tutte le finestre e i balconi si erano gremiti di uomini e donne armati di binoccoli che seguivano la barca che si dirigeva verso terra . In un baleno tutta l ' isola conobbe l ' arrivo . Verso sera , alcune persone del luogo vennero a salutare Mussolini . I pescatori di Terracina gli mandarono un dono . In genere non c ' era nell ' atteggiamento degli isolani niente che ricordasse il " furore popolare " , ma poi con l ' arrivo di altri agenti la vigilanza fu rinforzata ed ogni contatto col mondo esterno precluso . A Ponza , Mussolini si rese conto della miserabile congiura che lo avevano eliminato e si persuase che tutto ciò avrebbe condotto alla capitolazione e alla sua consegna al nemico . Le giornate di Ponza erano lunghe . Nuovi ufficiali vennero : il tenente colonnello Meoli e il sottotenente Elio di Lorenzo , nonché il maresciallo Antichi . Il presidio , data anche la presenza di confinati italiani e di internati balcanici , fu rinforzato . Fu concesso a Mussolini di prendere due bagni in posizione approntata e ben vigilata . Niente giornali . Un solo telegramma di Gòring , eloquente . Mussolini trascorse le giornate di Ponza in perfetta solitudine , traducendo in tedesco le Odi barbare di Carducci e leggendo la Vita di Gesù di Giuseppe Ricciotti , che poi lasciò in dono al parroco dell ' isola . Ponza non può essere certamente paragonata a Ischia e meno ancora a Capri . Tuttavia ha una sua rusticana bellezza e , anche dal punto di vista della prigionia , una storia . Uno che se ne intende fece sapere a Mussolini che sin dall ' antichità vi erano stati relegati illustri personaggi come Agrippina , la madre di Nerone , Giulia , la figlia di Augusto , e , per compenso , una santa come Flavia Domitilla e anche , nel 538 , un papa , San Silvestro Martire . Poi , saltando a piè pari alcuni secoli , i moderni come Torrigiani , Gran Maestro della Massoneria , il generale Bencivenga , l ' ing . Bordiga e finalmente ultimo della serie e modernissimo il Ras Imerù con un immancabile Degiac abissino !
Un grande Bologna ( Brera Gianni , 1964 )
StampaQuotidiana ,
Roma , 7 giugno 1964 - BOLOGNA - INTER : 2-0 . NOTE : Pomeriggio di sole , assai caldo . Un lieve ponentino dall ' orario di inizio . Spettatori 51.000 paganti . 97.000.000 di lire . Terreno ottimamente inerbato . Nessun incidente , se si eccettua qualche pestone a Suarez e Jair . Disposizioni delle squadre : Picchi e Janich liberi . L ' ala sinistra Capra occupa la zona del terzino sinistro . Fogli segue Corso , che non lo segue . Tagnin su Bulgarelli e Burgnich su Haller . Suarez senza avversari diretti . Furlanis su Mazzola . Angoli : Inter 7 , Bologna 4 (p.t . 1-3 ) . Antidoping per Facchetti , Tagnin , Corso , Pavinato , Tumburus e Capra . Il Bologna ha battuto l ' Inter e si consacra campione d ' Italia 1964 . L ' Inter ha subìto dal Bologna lo stesso modulo tattico inflitto al Real Madrid sul terreno del Prater . Davvero , possiamo sportivamente compiacerci che per conquistare il titolo italiano il Bologna abbia dovuto superare , e con pieno merito , la squadra campione d ' Europa ! Il Bologna aveva disputato un ottimo campionato fino al momento della condanna per doping . Poi ha arrancato parecchio , avendo attenuanti soprattutto psicologiche . Riottenuti i punti della condanna di prima istanza , il Bologna si è ritrovato alla pari dell ' Inter e lo spareggio si è reso inevitabile . La scelta di Roma era quasi ovvia , a dispetto del caldo mediterraneo . Ma il prolungamento della stagione agonistica è stato fatale all ' Inter . Si sono visti i suoi resti , all ' Olimpico : una sorta di labile ectoplasma di quella che era stata la squadra più grintosa e gagliarda del campionato . Il Bologna , per contro , ha finalmente impostato la partita per vincere . Nessuna concessione alle fole estetiche già tanto deplorate ( e scontate ) l ' anno scorso . Praticamente l ' Inter ha insegnato la lezione vincendo al Prater e il Bologna l ' ha applicata con energica , direi spietata , determinazione . L ' Inter ha largamente dominato il centrocampo ed ha scontato in attacco la nullaggine e lo scadimento psicofisico delle sue punte . Il profilo tecnico - tattico dell ' Inter è troppo noto perché ci si debba tornare sopra ; fino all ' altezza dei centrocampisti è di valore mondiale : poi scade moltissimo . Milani non è abbastanza agile per reggere al gioco stretto , guizzato in triangolo ; Mazzola è vuoto al punto che sembra si regga a stento ; Jair è malconcio e non ha alcuna intelligenza di gioco . Il Bologna ha favorito il lento forcing dell ' Inter non prestandosi mai a sguarnire l ' area . Su quell ' arcigno bastione aspettavano imperterriti Janich , Tumburus , Pavinato e Capra . E a loro si aggiungeva Furlanis , che Mazzola non aveva l ' accortezza ( né il dinamismo sufficiente ) di portare lontano . In centrocampo , senza compiti difensivi ( finalmente ) , Fogli ha giganteggiato proiettandosi ogni volta in arrembanti incursioni . Bulgarelli e Haller stavano sulla sua linea e soltanto Haller si consentiva qualche attesa un po ' più in avanti . Lo stesso Perani arretrava in appoggio , ora a destra , ora a sinistra . E sulle estreme si spingevano talvolta anche Capra e Furlanis . Si è veduto spesso Nielsen sola punta avanzata del Bologna . Ma la difesa di Negri non si è mai scomposta . La disposizione tattica della squadra doveva considerarsi perfetta . E non stupisce affatto che , pur dominando l ' Inter ... fino alle soglie dell ' area , con fasi di disimpegno e di palleggio ad alto livello stilistico , non stupisce che sia stato proprio il Bologna a creare le migliori occasioni sottomisura ! È nella dialettica stessa del contropiede questa apparente contraddizione logica . Chi attacca e si squilibra , per eccessiva lentezza o per povertà di schemi , alla lunga subisce le incursioni degli avversari più dotati di spunto e di inventiva . Il Bologna ha assottigliato al massimo il suo gioco di offesa . Ma sulle misere sei conclusioni del primo tempo , ben tre avrebbero potuto fruttare il gol . Sarti ha dovuto rischiare la vita ( e la reputazione ) per sventare un tiro di Nielsen al 23' . Dal canto suo il formidabile danese aveva sbagliato al 16' , quando era ormai solo davanti a Sarti , e aveva grossolanamente mancato il tempo , così da ciccare , su un invitantissimo traversone basso di Bulgarelli al 37' . L ' Inter , dal canto suo , non ha impegnato una sola volta seriamente Negri . Nessun interista è mai riuscito a liberarsi davanti a lui . Le conclusioni , dice il taccuino , sono otto , ma un sol tiro discreto è stato effettuato da Milani , ed è finito fuori . Il numero , davvero irrisorio , delle conclusioni , dice quanto sia stato moscio di ritmo e povero di coraggio il gioco del primo tempo . Alla ripresa , nulla è cambiato , se non in peggio . L ' Inter si è ancora più squilibrata in avanti ogni volta fermandosi , impotente , sul poderoso bastione sorretto da Janich . Il solo tiro serio l ' ha effettuato Facchetti da lontano , e Negri l ' ha prudentemente alzato di sberla sopra la traversa . Al 17' ( nefastus numerus ! ) Suarez ha aperto una palla - gol a Milani sulla sinistra , ed il vecchio bisonte l ' ha ignobilmente buttata fuori . Pochi istanti prima , il mio magnifico Fogli aveva chiarito le proprie intenzioni impegnando Sarti con un tiro lungo , basso e carogna , diretto all ' angolino . Chi avrebbe dovuto seguire Fogli , il fievole Corso , assisteva con gli stinchi molli sopra le ignobili calzette a cacaiola . Se la difesa del Bologna ha badato a non perdere la partita , Fogli senza dubbio alcuno l ' ha vinta , riempiendo di legittima soddisfazione chi tempesta da mesi il buon Fabbri perché si decida a considerarlo il miglior centrocampista italiano ... Tenuto più avanti , Fogli ha anche sfoggiato il tiro , di cui lo si giudicava a torto incapace , come è vero che cantare e portare la croce non è possibile . Fogli ha segnato su tocco di punizione e il suo tiro - basso e angolato - è stato per giunta deviato da Facchetti ( come giuro di non aver visto ) . Poi , ha offerto palloni strepitosi a Nielsen , che finalmente ha infilato Sarti al 39' . Battuta alla mezz ' ora , l ' Inter ha tentato invano di stringere i tempi . La seconda fondata di Nielsen l ' ha definitivamente seduta . È anzi da rilevare che Nielsen e Haller avrebbero potuto segnare altre due reti . E che non l ' abbiano fatto è solo giusto ... sotto l ' aspetto sentimentale . In effetti questi spareggi , quando la bilancia si decide a pendere , finiscono quasi sempre in Waterloo clamorose . L ' Inter non l ' avrebbe meritata una punizione più dura . Il punteggio deve considerarsi equo come la vittoria del Bologna . Né staremo a disperarci per la temuta inevitabile dissoluzione psicofisica dell ' Inter . È già straordinario che sia giunta a tanto . Non me l ' invento ora per consolarmi . Il campionato italiano è terribile : la Coppa dei Campioni è un ' aggiunta che soltanto una grande e completa squadra potrebbe sostenere . Del resto , basti ricordare le magre della Juventus del quinquennio in Coppa Europa per spiegarsi tutto : e non è che quella splendida squadra avesse tante e così temibili avversarie come l ' Inter di oggi . Aveva la graziosa , incostante , Inter di Meazza e il Bologna , che giustappunto la lasciava andare per poi rifarsi in coppa . L ' Inter è campione d ' Europa e questo può bastare al nostro orgoglio . Il Bologna l ' ha superato di un ' incollatura , e anche questo lusinga l ' amor proprio del critico , forse unico nel pronosticarlo vincitore alla vigilia della stagione agonistica . Dirò , anzi , che il Bologna non avrebbe avuto nemmeno bisogno dello spareggio se avesse condotto certe partite con la fredda determinazione tattica di oggi . A pensarci , è questa la primissima volta che Bernardini si compiace di ricorrere a così drastiche contromisure tattiche . Non c ' è che dire : il vecchio testone è stato bravo e Fogli deve considerarsi il suo maggior profeta , con quel meraviglioso puntero che è Nielsen . Sulla stagione del Bologna e sul suo profilo tecnico - tattico bisognerà tornare , ovviamente . Già da ora sembra doveroso ammettere che la sua difesa è straordinariamente forte e decisa , che Janich è inferiore a Picchi per stile ed eleganza , ma forse lo supera per potenza e capacità di stacco . Tumburus ha avuto gioco facile con Milani . Furlanis ancora più facile con Mazzola . Pavinato ha subito atterrito Jair degradandolo a grottesco piagnone . Capra infine è stato accorto nel tenere la zona e nel lanciarsi , di quando in quando , sull ' estrema . Esaurito l ' esame - pur molto veloce - della difesa , ancora e sempre torna in mente il risolutivo apporto di Fogli , la cui presenza in centrocampo ha persino giustificato certi velleitari triangoli fra Bulgarelli , spompato assai , e Haller , che ha avuto spunti rari , ma grandiosi , impegnando allo stremo l ' intelligente e ruvido Burgnich . Perani e Fogli hanno rilanciato più che non sapessero i due finti interni . E Nielsen , finalmente servito a tempo , è stato un castigo di Dio . L ' Inter , voglio dire i suoi resti , ha giocato un ottimo calcio fino al momento della rifinitura . Ma il suo lento forcing consentiva ogni fattivo recupero ai bolognesi e , per contro , metteva in serio imbarazzo la difesa , fin troppo sconnessa e svisata per le marcature , non molto convincenti a loro volta . Picchi ha compiuto strabilianti prodezze in tackle , negli anticipi e nei disimpegni : alla lunga , era fatale che ci lasciasse le penne . E non meglio di lui stava Guarneri che in troppo spazio doveva vedersela con Nielsen . Quanto a Facchetti , vagava dietro a Perani . E Burgnich dietro ad Haller e Tagnin dietro a Bulgarelli . Tutti quanti erano troppo sbilanciati in avanti . E non valeva l ' estro costruttivo di Suarez ( un ottimo incontro il suo ) ad evitare un ' eccessiva , pericolosa rarefazione davanti a Sarti . Nella cervellotica disposizione della difesa , anche Sarti ha scontato le sue . Due o tre volte si è salvato per miracolo : un paio di volte ha sbagliato grosso : tre o quattro è stato graziato dall ' eccessiva irruenza degli avversari all ' ultima battuta . Né si deve dimenticare il rimbombante spigolo di Haller sull'1-0 . Insomma , avrebbe anche potuto andar peggio . E per quanto sia umano il nostro disappunto , dobbiamo sportivamente toglierci il cappello ai nuovi campioni d ' Italia . L ' anno prossimo , Inter e Bologna , faranno sicuramente in Coppa d ' Europa come e meglio di quanto abbiano saputo il Milan e l ' Inter : e daranno nuovo prestigio a quello che da tempo può considerarsi il campionato più tecnico e difficile del mondo . Ora la cronaca . Sole estivo ; la relativa frescura del ponentino . Entrano lente le squadre , come riluttanti all ' ultima fatica . Vince il campo il Bologna ; batterà l ' Inter contro sole . Un minuto di silenzio per ricordare Dall ' Ara , povero caro vecchio . Si va . Bulgarelli sgambetta subito Suarez . Ammonito . Suarez si avventa in area , Janich lo spiana ( 3' ) . L ' Inter domina al trotto . Ricorda il Real del Prater . E il Bologna ... ricorda l ' Inter . Tutte le marcature sono esatte . L ' Inter arriva al bastione dell ' area e si ferma . Il primo portiere a toccar palla è Sarti , su lancio di Pavinato ; all ' 11' Suarez deve fermare a scivolo Capra , in fuga sulla destra . Il Bologna si annienta da sé ( pare non esista : invece si limita ) . Ma l ' attacco dell ' Inter è nullo . E il contropiede del Bologna schiatta al 16'; Fogli lancia Nielsen , Guarneri scivola , Nielsen arresta male e spara fuori di destro . Capito il gioco . Per l ' Inter marca male . E per giunta non gioca mai sulle estreme . Si infogna al centro , dove la difesa bolognese è più munita . Fallo di Picchi su Haller , al 18' : due calci in area : Perani ad Haller : destro che sarebbe facile per Sarti se Suarez non svirgolasse sopra la traversa : brividi per il possibile autogol . Furlanis pianta Mazzola , scende e serve Nielsen : debole sinistro parato ( 21' ) . Guarneri tunnelleggia Haller e dà a Mazzola : destro dal limite , che Janich devia : para facilmente Negri . Al 23' , nuovo schema del Bologna : Tumburus , ala sinistra , crossa per Perani : tocco a Nielsen : scatto a rete : esce Sarti e di piede sventa il tiro in angolo . Mi ripeto che per l ' Inter marca male . « Gioca come con la Lazio » dice un collega . Sinistro di Jair al 26' parato facile . Facchetti a Suarez ( 30' ) : scende Suarez e Milani si spreca in triangolo . Ahimè , Suarez , come Picchi , è grande , ma al 32' un suo lancio a Milani , ala sinistra , è sprecato . Gioco noioso . L ' Inter rumina calcetto piacevole , ma sterile anche . Le punte , zero . Al 37' , invece , Haller fa triangolo con Bulgarelli , che da destra traversa un ' ottima palla - gol : vi balza sopra Nielsen e la cicca , diavolo d ' un uomo : palla a Perani , salva Facchetti , molto bravo e sicuro . 38' : il solo vero tiro dell ' Inter : cross di Suarez a Tagnin , a Milani : destro basso da venti metri : fuori . Un fallo su Milani in fuga da sinistra : punizione di Suarez : destruccio alla paesana . Ma che fanno avanti , tutti questi bravi testoni ? Un ' incursione di Perani fallita . Un destraccio di Milani , facile . Finisce il tempo . Impressioni penosette . Tre palle - gol costruite sotto Sarti , nessuna sotto Negri , benché apparentemente l ' Inter abbia dominato il campo . Ripresa . Al via , Suarez libera Mazzola che tarda a concludere : il suo crossetto non serve alcuno . Altro stupendo lancio di Suarez per Jair : ennesimo fallo a gamba tesa dei difensori bolognesi ( questa volta , Janich ) : angolo : prende Facchetti il rimpallo , avanza e fionda il sinistro da trenta metri : Negri sberla sul fondo . Tutto il Bologna arroccato : Nielsen al centro , solo . All'8' , sprazzo di Mazzola ( da Milani ) : secco cross : Janich , di testa , in angolo . Ancora Janich di testa , sulla battuta : riprende Mazzola : Milani manca la girata : riceve Negri sul rimbalzo , e molte grazie . Veder giocare l ' Inter sembra che faccia melina su un già cospicuo vantaggio . Al 14' , Tagnin « palla - molla » serve Janich che incorna a Bulgarelli : a Fogli , che avanza lanciato , e spara un gran destro basso . Sarti devia a stento dall ' angolino : avanza sulla palla Nielsen , a destra : Sarti , grandioso , gli blocca il tiro sul nascere . Al 15' altro brivido : Corso guarda Fogli avanzare . Lancio a Furlanis , ala destra : tarda Picchi all ' incontro : cross per Nielsen : difficoltoso dribbling aereo sotto gli occhi di Sarti e Guarneri : palla fuori da un passo ! Al 17' la sola ed ultima occasione dell ' Inter : Corso a Suarez : mischia , apertura geniale a sinistra : Milani è solo : ingobbisce e spara fuori . Negri protesta per il fuori gioco non visto da Lo Bello . Ammonito Fogli per proteste . La gente dice che Lo Bello è filo - interista . Non lo sono neppure gli attaccanti dell ' Inter ! Ogni tocco in avanti è perduto ! Sembra sfinito il Bologna ( ironia ) : i falli sono molti davanti a Negri : ma una punizione di Corso al 25' non lo inquieta . Il Bologna reagisce a puntate improvvise . Un cross di Bulgarelli , al 26' , trova Nielsen squilibrato , e poi Perani , che Facchetti contiene . Di nuovo Perani scatta al 27' e quand ' è in area Facchetti lo spiana d ' ancata : « Rigore ! » strillano tutti . Lo Bello lascia correre . Fra poco potremo dire che ha fatto bene . Un cross di Furlanis a destra : Sarti manca la presa in tuffo , Nielsen cade , Perani non batte in tempo : Facchetti allontana . Riprende Haller , commette fallo Picchi . Punizione da venti metri . Barriera . Bulgarelli tocca a Fogli : destro basso deciso : dice che Facchetti ci mette la punta a peggiorare le cose : vedo Sarti tuffarsi in ritardo ( essendo coperto ) : gol . I milanesi zitti , i bolognesi festanti ( e non loro soli ) . È fatta ormai . Ed era fatale , aggiungo . L ' Inter , sballate le marcature , non ha attaccanti capaci di tenere un istante la palla . Non si può non perdere , se per giunta ci si sbilancia in avanti . A131' , Corso perde la palla e Nielsen come un alce va via seminando Burgnich e Guarneri : in area , scavezzandosi , riesce a fermarlo Picchi ( angolo ) . Dopo la battuta dalla bandierina , palla ad Haller sulla sinistra : gran tiro sullo spigolo dell ' incrocio ( e fuori ) . Uno spunto di Mazzola in dribbling : quando pianta i due che lo cianchettano , Lo Bello ferma , fischia la punizione e Corso sciupa ( còppet ) . Al 36' , palla - gol da Fogli a Nielsen : sinistro alto . Ma dopo 2'30 " , Fogli si ripete e questa volta Nielsen non sbaglia : il suo sinistro è secco e preciso : Sarti fuori causa . I bolognesi si abbracciano festanti : gli interisti scuotono il capo e si seccano . È finita . L ' ultimo tiro lo sbaglia Suarez . Portano Bernardini in campo e lo issano sulle spalle i bolognesi . La festa incomincia . E noi a casa .
Tra stregonerie vecchi e nuove ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
Si crede comunemente che la stregoneria sia un insieme di credenze superstiziose , proprie di società primitive o ( come si diceva ) di « popolazioni selvagge » ; e si potrebbe credere che , nel nostro tipo di civiltà , sia un ricordo del passato , oggetto solo di interesse storico o di curiosità svagata . Gli ultimi processi alle streghe furono infatti celebrati in Europa prima della Rivoluzione francese ( circa due secoli fa ) ; e sebbene il maccartismo , per la sua persecuzione indiscriminata contro tutti i sospetti di comunismo , sia stato chiamato « la caccia alle streghe » e come tale rappresentato dal commediografo Arthur Miller ( The Crucible , 1952 ) , l ' espressione si intese in senso metaforico o approssimato . Infatti in un ' epoca come la nostra , dominata dal razionalismo scientifico e tecnologico e in cui autentici prodigi sono realizzati da macchine perfezionate e da procedimenti ingegnosi di cui si conosce esattamente la logica e il funzionamento , sembra assurdo che si continui a credere a influenze o poteri occulti , di cui certi uomini o donne siano dotati e che siano capaci di infliggere agli altri danni immeritati . Ma gli antropologi moderni , a differenza degli antichi viaggiatori , che si limitavano a descrivere i costumi dei popoli visitati e a scandalizzarsi quando li trovavano diversi dai loro , cercano di capire la funzione che credenze e istituzioni esercitano nella società in cui vigono , di scorgerle nella struttura complessiva di tali società e determinare il bisogno a cui rispondono o il fine che , più o meno palesemente , tendono a raggiungere . Così hanno fatto per la stregoneria che , a partire da un ' opera classica di EvansPritchard ( 1937 ) , è stata sottoposta , sulla base di una documentazione sempre più larga , ad analisi e a considerazioni teoriche le quali dimostrano che le sue radici affondano più che in un certo tipo di cultura o di società , nella stessa realtà umana . In primo luogo , si distingue oggi la stregoneria dalla magia , che è un ' arte e una scienza presunta , la quale si può insegnare o imparare e ha quindi i suoi « dottori » . La stregoneria invece consiste in un naturale potere malefico , innato in certe persone , di danneggiare gli altri in modo misteriosamente segreto . Per via di questa segretezza , lo stregone o la strega opera di notte , cioè al buio ; e sempre per malizia o dispetto più che per sete di guadagno . Commette atti che vanno contro tutti i canoni stabiliti nel gruppo umano in cui vive : incesto , bestialità , antropofagia , violazione di tombe . Preferisce andar nudo e deporre i suoi escrementi nel luogo dove abita . Questi e altri particolari pittoreschi si raccontano sulle streghe nei paesi in cui ci credono . Questi paesi sono ancora molti in Africa , in Oceania e in America . Molti Stati africani modernizzati hanno tolto la stregoneria dal novero dei reati legalmente perseguibili ; ma la credenza persiste . Quali ne sono i fondamenti ? In primo luogo , l ' esistenza del male nel mondo ; infatti in un mondo perfettamente ordinato o sorretto da un ' unica forza benefica , la stregoneria non troverebbe posto . In secondo luogo , l ' attribuzione dell ' origine del male al potere occulto di alcune persone . Quest ' attribuzione è l ' aspetto più importante della stregoneria perché consente di esercitare la sua funzione fondamentale , che è quella di salvare l ' ordine morale in cui si crede e in generale il sistema di istituzioni , di tecniche e di credenze in cui esso consiste . Se qualcosa va male nel mondo , la causa del male non risiede nell ' ordine riconosciuto , ma nell ' influenza occulta di individui sospetti . Se uno ha coltivato il suo campo nel modo tradizionale e non ha ottenuto il raccolto sperato , può , attribuendo la causa di questo evento a un potere malefico , esimersi dal sottoporre a critiche e a revisioni il suo metodo di coltivazione . Se una malattia non risponde a un determinato trattamento , la colpa sarà del malocchio o del maleficio lanciato da qualcuno , non dell ' insufficienza del trattamento stesso . Così ogni fallimento o insuccesso non metterà in crisi il sistema delle tecniche e dei valori riconosciuti : quindi , la delusione , l ' odio e l ' ostilità per i danni subiti troveranno , nella stregoneria , un canale di sfogo che lascerà intatta la struttura d ' insieme del gruppo sociale . Allo stesso modo , chi si è visto abbandonare dalla moglie che è fuggita con un altro dirà : « Quell ' individuo l ' ha stregata » piuttosto che riconoscere la sua incapacità di conservarsi l ' affetto della moglie e il suo fallimento di marito . Da un punto di vista più generale e filosofico , si può dire che il ricorso alla stregoneria in una forma o nell ' altra è proprio di tutti i modi di vita che non conoscono alternative e non offrono scelte ; che costituiscono totalità chiuse , di cui nessuna parte o elemento può essere mutata o corretta senza far crollare tutto l ' insieme ; e che perciò sono portati a sacralizzare le credenze su cui si fondano e a considerare con angoscia e terrore ogni comportamento che costituisca per esse una potenziale minaccia . Se tutto questo è vero ( e non c ' è ragione di dubitarne ) , l ' interesse crescente per la stregoneria nel mondo moderno , la reviviscenza , sia pure sporadica , di pratiche e culti diabolici , non sono il segno di una trasformazione radicale della nostra società e della sua fine imminente , ma piuttosto quello di un irrigidimento delle sue strutture tradizionali : cioè un canale di sfogo dello spirito di ostilità o di aggressione che la travaglia , o , in parole povere , una scusa per mantenerla immutata . Ma è dubbio che nella nostra società stia rinascendo la credenza nella stregoneria o ci siano le condizioni per una tale rinascita . Nelle società primitive è questa credenza che conta , perché è essa ad esercitare la funzione di raccolta e di sfogo delle ostilità interurbane e quindi della conservazione della struttura totale . Ciò che la cronaca odierna documenta è , invece , una imitazione reale delle azioni presunte della stregoneria : omicidi gratuiti , attentati , orge sessuali , violenze senza scopo . « Imitazione reale » la chiamo , perché perseguita non per via di misteriosi poteri , ma con mezzi reali , adatti allo scopo . Ciò che quindi veramente rimane della stregoneria nel mondo moderno è una negazione totale che si oppone ad una affermazione altrettanto totale . La stregoneria rappresenta infatti , nelle società in cui è stata ed è un ' istituzione vivente , la negazione totale di tutto il sistema dei valori su cui tali società si fondano ; e provoca pertanto la riaffermazione e la conservazione di tale sistema . Affermazione e negazione totali sono le due facce indivisibili di una stessa realtà : si richiamano e si condizionano a vicenda . Nel loro insieme , costituiscono un ostacolo pressoché insormontabile a ogni novità o sviluppo autentico , perché escludono la ricerca di nuove soluzioni dei problemi umani , delle possibilità reali che una situazione presenta di essere mutata o corretta , delle alternative nuove che si prospettano e di una scelta autonoma e razionale fra tali alternative . Sono pochi ( seppure ci sono ) quelli che credono oggi a misteriosi poteri , a maligne influenze segrete , esercitate da individui determinati . assai improbabile che si tornino ad accendere nelle piazze roghi destinati a bruciare streghe e stregoni . Eppure , la struttura concettuale della stregoneria e la funzione da essa esercitata permangono ancora in molti aspetti e in molte parti della società contemporanea . Quando si condannano come « traditori » tutti coloro che si allontanano da un ' ideologia politica , quando si reprimono con la forza i dissensi e le critiche degli intellettuali o i pacifici sviluppi sociali di certi paesi o di certi ceti , si fa ancora ricorso alla stregoneria . E quando , dall ' altro lato , si condanna in blocco una società che , almeno in certi limiti , è permissiva o tollerante e si crede di poter distruggere senza edificare colla semplice ostentazione della violenza o di comportamenti che si crede incutano scandalo o terrore , si fa ancora della stregoneria , imitandone talora anche i riti . Ciò che in un caso e nell ' altro veramente si distrugge non è l ' ordine stabilito o il pericolo che incombe su di esso , ma la possibilità di mutamenti ordinati , di sviluppi consapevoli e razionali verso ordini o forme di vita più promettenti . E ciò da cui si evade non è la realtà insoddisfacente dell ' oggi , che così continua a rafforzarsi e a incombere , ma la ricerca di alternative reali e la scelta intelligente fra esse : ricerca e scelta che costituiscono il solo privilegio dell ' uomo e l ' impronta della sua dignità .
StampaQuotidiana ,
Era l ' una di notte del 7 agosto , quando il maresciallo Antichi si precipitò nella stanza di Mussolini , gridando : Pericolo immediato ! Bisogna partire ! Veramente , sin dalle prime ore della notte erano state notate quasi ininterrotte segnalazioni luminose sulla collina antistante , per cui si poteva pensare che qualche cosa di nuovo fosse nell ' aria . Mussolini raccolse le sue poche cose e , accompagnato dalla scorta armata , si diresse sulla spiaggia , dove un grosso barcone attendeva . La sagoma di una nave da guerra si stagliava in fondo verso l ' entrata della rada . Mussolini salì a bordo e vi trovò nuovamente l ' ammiraglio Maugeri come sulla Persefone . Discese , come al solito , nella cabina dell ' ammiraglio , seguito da Meoli , Di Lorenzo e Antichi . Il bastimento era il Pantera , già francese . Verso l ' alba le ancore furono levate . L ' equipaggio era tutto in coperta . Quelli che non erano di guardia dormivano . Verso le otto si levò un mare molto grosso , ma il Pantera lo teneva benissimo . Ci furono anche due allarmi per passaggio di aerei nemici , ma senza conseguenze . Il Duce scambiò qualche parola con il comandante in seconda , un ufficiale della Spezia , dal quale apprese che Badoglio aveva sciolto il Partito . Solo dopo quattro ore di navigazione Mussolini seppe che meta del viaggio era La Maddalena . Di lì a poco cominciaro a profilarsi nella foschia le linee della Sardegna . Verso le ore 14 Mussolini sbarcò e fu consegnato all ' ammiraglio Bruno Brivonesi , comandante la base marittima . Questo ammiraglio sposato a una inglese aveva subito un procedimento per la distruzione di un intero convoglio di ben sette navi mercantili , più tre unità da guerra : convoglio importantissimo , scortato da ben dodici unità da guerra , fra cui due " diecimila " , e affondato al completo da quattro incrociatori leggeri inglesi con pochi minuti di fuoco , senza subire la minima perdita . L ' inchiesta condotta dalle autorità della Marina con evidente negligenza non portò che a sanzioni di carattere interno contro questo ammiraglio , direttamente responsabile della perdita di dieci navi e di parecchie centinaia di uomini . Gli fu tolto il comando e , dopo qualche tempo , assegnato a un comando territoriale alla Maddalena . L ' incontro fra Mussolini e lui non poteva essere e non fu molto cordiale . La casa destinata a Mussolini era situata fuori del paese , su un ' altura circondata da un parco abbastanza folto di pini . Villa costruita da un inglese , tale Webber , il quale , caso strano ! fra tutte le località del mondo dove avrebbe potuto stabilirsi , aveva scelto proprio l ' isola più arida e solitaria fra tutte quelle che circondano al nord la Sardegna . Intelligence Service ? Forse . Il soggiorno alla Maddalena fu abbastanza lungo e la solitudine ancora più rigorosa . Nessun civile era nell ' isola già sfollata dopo il bombardamento del maggio , che aveva provocato danni ingentissimi alla base e l ' affondamento di due unità di medio tonnellaggio . Bombardamento misterioso , con precisa conoscenza degli obiettivi . Si vedevano ancora i relitti delle grandi navi affondate . Dal balcone della casa lo sguardo spaziava oltre la rada verso i monti della Gallura , glabri e puntuti , che ricordano un poco le Dolomiti . Fu concesso a Mussolini di scrivere . Pare abbia fatto delle annotazioni quotidiane di carattere filosofico , letterario , politico , ma questa specie di diario non lo si è più trovato . Alla Maddalena fu rinforzata la vigilanza . Ben cento uomini fra carabinieri e agenti vigilavano notte e giorno la casa Webber , casa dalla quale Mussolini uscì una volta sola per una breve passeggiata per il bosco , accompagnato dal maresciallo . Le giornate caldissime trascorrevano monotone , senza la minima notizia dal mondo esterno . Solo verso il 20 agosto fu concesso al prigioniero di ricevere dall ' ufficio della base il bollettino di guerra . La relegazione era quasi assoluta ma non sembrava ancora sufficiente al generale di corpo d ' armata Antonio Basso , comandante delle Forze armate in Sardegna , il quale in data 11 agosto così scriveva al ministro segretario di Stato generale Sorice : « Ho appreso la recente dimora alla Maddalena di un alto personaggio residente in una villa prospiciente la rada . Faccio presente che in quelle acque esistono numerosi mezzi navali alleati ( e pochissimi nostri ) adibiti al traffico marittimo con la Corsica ed alla difesa della base logistica alleata di Palau » . « Questa situazione può non far escludere la possibilità di inconvenienti . « Reputerei più conveniente che il personaggio fosse trasferito altrove e , ove forzatamente debba permanere nelle isole , in uno dei paesi montani interni della Sardegna dove la sorveglianza potrebbe essere più assoluta e rigorosa » . A margine di questo foglio , scritta con lapis rosso , si legge la seguente annotazione : " bella scoperta . B . " . Unica sorpresa , il dono del Führer , una mirabile edizione completa delle opere di Nietzsche in 24 volumi con una dedica autografa . Una vera meraviglia dell ' editoria tedesca . Il dono era accompagnato da una lettera del Maresciallo Kesselring che diceva : « Duce , per incarico del Führer vi rimetto , mediante la benevola intercessione di S . E . il Maresciallo d ' Italia Badoglio , il regalo del Führer per il vostro compleanno . « Il Führer si stimerà felice se questa grande opera della letteratura tedesca vi recherà , Duce , un po ' di gioia e se voi vorrete considerarla come espressione del personale attaccamento del Führer . « Aggiungo i miei personali ossequi . - Feldmaresciallo Kesselring . Quartier generale , 7 agosto 1943 » . Mussolini ebbe il tempo di leggere i primi quattro volumi , contenenti le poesie giovanili di Nietzsche bellissime e i primi lavori di filologia sulle lingue latina e greca che il pensatore tedesco possedeva al pari della sua materna . Un ' altra sorpresa fu una sera verso le 20 l ' apparizione improvvisa di un apparecchio tedesco dalla Corsica , il quale volò bassissimo sulla casa , forse a cinquanta metri , tanto che Mussolini poté vedere il volto del pilota e fargli un cenno di saluto . Mussolini pensò che questo volo avrebbe provocato la partenza dalla Maddalena . Infatti , la sera del 27 agosto , il capitano Faiola , che dal 10 aveva sostituito il Meoli , annunciò : Domattina si parte ! Un apparecchio della Croce Rossa era , da qualche ora , ormeggiato nella rada , quasi di fronte alla casa Webber . Alle ore quattro del giorno 28 Mussolini fu svegliato , e discese verso il porto . Salì sull ' apparecchio , che decollò abbastanza faticosamente perché era sovraccarico ed ebbe bisogno di molto spazio primo di sollevarsi dall ' acqua . Dopo un ' ora e mezzo l ' apparecchio ammarava a Vigna di Valle sul Lago di Bracciano . Ivi attendevano un maggiore dei carabinieri e l ' ispettore di P . S . Gueli , nonché la solita auto - ambulanza , la quale , per la Cassia , si diresse verso Roma , ma giunta alla circonvallazione deviò a sinistra e si diresse verso la Flaminia , imboccata la quale , dopo il ponte di ferro sul Tevere , apparve chiaro che si andava verso la Sabina . Strada ben nota al Duce da quando aveva " scoperto " il Terminillo , divenuto poi la " Montagna di Roma " . Superate Rieti e Città Ducale , nei pressi dell ' Aquila il viaggio fu interrotto da un allarme aereo . Tutti scesero dall ' auto - ambulanza . Una squadriglia di apparecchi nemici volava tanto alta che appena si distingueva . Ma quel che accadeva durante l ' allarme dava la netta impressione che l ' Esercito si avviasse al disfacimento . Gruppi di soldati , scamiciati , fuggivano da ogni parte , gridando , imitati dalla folla . Gli ufficiali facevano altrettanto . Spettacolo pietoso . Cessato l ' allarme la vettura riprese la corsa , ma poco dopo l ' Aquila si fermò per lieve avaria al motore . Abbassati i finestrini dell ' auto - ambulanza , un uomo si avvicinò al Duce e gli disse : « Io sono un fascista di Bologna . Hanno cancellato tutto . Però non dura . Il nuovo Governo ha disgustato , perché non ha dato la pace » . Attraversato il paese di Assergi , il corteo giunse alla stazione di partenza della funicolare del Gran Sasso . Una villetta accolse Mussolini e i suoi guardiani : capitano Faiola e ispettore di P . S . Gueli venuto da Trieste . Fu disposto un servizio di guardia ancora più rigoroso . Si concesse a Mussolini la lettura della Gazzetta Ufficiale compresi gli arretrati . Un giorno Mussolini domandò al Gueli : Avete un ' idea del motivo per il quale io sono qui ? L ' ispettore Gueli rispose : Voi siete considerato un detenuto comune . - E il vostro compito qual è ? Sempre uguale : vigilare perché non siate tentato di allontanarvi e soprattutto perché nessuno tenti di liberarvi o di farvi del male . Nei pochi giorni trascorsi alla " Villetta " , così si chiamava la casa , non accadde nulla di speciale . Mussolini poteva ascoltare la radio . Giornali non ne arrivavano ; libri nemmeno . Nel piazzale era stata piantata una stazione radio - trasmittente e ricevente . Un mattino un funzionario di P . S . si avvicinò e disse al Duce : Le locomotive che entrano dal Brennero portano il vostro ritratto . I vagoni sono pieni di scritte col vostro nome . Si prepara qualche cosa di grosso . A Roma la confusione è al colmo . Non vi è da stupirsi se i ministri se ne andranno ognuno per proprio conto senza preavviso . Circolano voci drammatiche sull ' atteggiamento dei Tedeschi nel caso di un tradimento di Badoglio . Un ' altra mattina , un agente dell ' Ispettorato di Trieste che portava a spasso i sei cani - lupo trovò modo di avvicinarsi a Mussolini e gli disse : Duce : io sono un fascista della Marca trevigiana . Sapete che cosa hanno fatto ieri a Roma ? Hanno ucciso Muti . Sono stati i carabinieri . Bisogna prepararsi a vendicarlo . E si allontanò . È in questo modo che Mussolini conobbe il feroce assassinio di Muti . La notizia gli fu poi confermata dal Gueli . Passarono alcuni giorni e poi le tende furono trasportate ultima tappa del viaggio ! all ' albergo Rifugio del Gran Sasso , a 2112 metri d ' altezza : la più alta prigione del mondo , disse un giorno Mussolini ai suoi guardiani . Vi si arriva con una filovia , che supera un dislivello di mille metri con due arcate . Funivia e albergo , tutto costruito durante il ventennio fascista . Al Gran Sasso aveva termine il primo mese di prigionia : il tragico agosto del 1943 .
Facchetti in 5' liquida la Juve ( Brera Gianni , 1966 )
StampaQuotidiana ,
Milano , 8 maggio 1966 - INTER - JUVENTUS : 3-1 . NOTE : Pomeriggio soleggiato e ventilato da ovest ; qualche bellissima nube navigante alta nel cielo azzurro . Circa 80.000 spettatori , di cui 62.742 paganti 118.238.100 lire . Terreno bene inerbato nonostante l ' usura continua . Al 13' di gioco , Jaír viene contrastato da Castano e , cadendo , si contunde la coscia destra : rimane a terra finché non lo portano fuori a braccia : come vorrebbe andarsene agli spogliatoi , Helenio Herrera lo costringe ( saggiamente ) a rimanere in campo fino al gol di Suarez : allora il medico lo accompagna agli spogliatoi , da cui rientra - zoppo e dolorante - dopo l ' intervallo . Pestoni a Traspedini , Suarez e Burgnich . Ammoniti Suarez e Cinesinho . Presente in tribuna il CT Edmondo Fabbri . Controllo antidoping per i numeri 1-2-8 . Due miracolose apparizioni in area di Giacinto Facchetti hanno liquidato la Juventus nei cinque minuti intercorsi dal 9' al 14' . La Juventus aveva strizzato le coronarie di molti al 3' di gioco , liberando clamorosamente a rete Leoncini , il cui tiro deludente era stato parato da Sarti . Sollevata dall ' incubo , l ' Inter ha tenuto testa con gagliardo disordine all ' avversaria . Al 13' ha perduto Jair e dall ' inizio non ha mai avuto per intero le altre due punte . La sorte l ' ha compensata al 27' facendo uscire a vuoto Anzolin su un rimbalzo : Suarez ha segnato il 3-0 e sicuramente il largo insperato punteggio ha confuso le idee ai campioni . La Juventus si è accanita in forcing con la dignità della squadra di grande rango . L ' Inter , come annichilita , ha visibilmente rifiutato il gioco . Meline oziose , talora goffe e antipatiche sono state intraprese davanti a Sarti . Pareva stesse finendo l ' incontro e non già il primo tempo . Dopo il tocco di Suarez a rete , l ' Inter non ha più concluso una volta in 17' . Merito indiscusso della Juventus , e colpa relativa dell ' Inter , se si considera - obiettivamente - che Jair era impossibilitato a muover passo , e Mazzola e Domenghini erano afflitti da scandalosa nullaggine . Dei campioni si battevano con impeto Suarez e Bedin in centro campo , Guarneri e Burgnich in difesa . Gli altri , per esser fuori dalle direttrici del gioco , stavano tutti sotto il loro standard , chi per la citata nullaggine , chi per l ' intrinseca pochezza degli avversari diretti . La Juventus ha subìto la sua sorte quasi senza isterismi . Si è battuta bene , però in condizioni tattiche ormai disastrose , perché l ' Inter badava a buttar via . Premendo sempre in avanti , la Juventus non ha più liberato un uomo dopo Leoncini : l ' area interista era intasata : le conclusioni dovevano esser tentate da lontano . Sarti ha parato a stento una sola rovesciata di Mazzia ( 29' ) . Gli altri tiri erano fuori o facili da neutralizzare . Alla ripresa è rientrato Jair ed è stato all ' ala immobile ma non controllato , così da poter ricevere un ' insolita quantità di passaggi e di appoggi . Il povero Jair è stato stoico ; ma senza dubbio tonti erano i compagni che gli chiedevano triangolo . La fisionomia tecnico - tattica del gioco non è mutata . Il centrocampo dell ' Inter non esercitava filtri di sorta : la Juventus riconquistava la palla alle disastrose punte avversarie e impostava l ' attacco . La difesa di Sarti respingeva alla men peggio : quando riusciva a disimpegnare su Bedin o Suarez , allora nasceva l ' attacco alla Juventus , ma senza sbocchi possibili . Il tiro più temibile dell ' Inter è stato sferrato da Guarneri al 23' . La Juventus invece ha bombardato Sarti , autore di alcune parate importanti ( su Leoncini e Traspedini ) ed ha segnato per un ' incornata di Mazzia al 29' . Forte del vantaggio , l ' Inter non ha creduto mai di rischiare e ha fatto benissimo . Solo Facchetti ha costruito una palla gol al 40' per Domenghini , che ha battuto con sorprendente calma e precisione per sorvolare Anzolin e infilare l ' angolo alto : sulla linea si è trovato il diligente Mazzia che , staccando con bella scelta di tempo , ha potuto incornare via . In tutti i 45' , l ' Inter ha concluso 6 misere volte e la Juventus 12 . Oltre alla palla - gol costruita da Del Sol per Mazzia , va ricordato il passaggio di Traspedini a Menichelli , che l ' ha ciccata due volte a breve distanza da Sarti . L ' Inter ha avuto assai deboli spunti di gioco nel monotono forcing della Juventus . Gli esteti diranno peste . Il risultato parla per l ' Inter e per i suoi che l ' hanno conquistato e difeso . Essendo nulle le tre punte , che altro avrebbero potuto i difensori , e Corso ( molto bravo in appoggio difensivo ) , e i soli due capaci di correre : Suarez e Bedin ? I dirigenti della Juventus hanno commentato la scoppola affermando che l ' Inter non è grande . Scoperta a dir vero sensazionale . Non solo l ' Inter di oggi non è grande , ma ha tutto il diritto di non esserlo , dopo quanto ha combinato in quattro anni : basta a noi tapini che concluda anche questo campionato come lo scorso , pur lamentando lacune che soltanto una generosa campagna acquisti potrà colmare ... Basta infine che ieri siano stati segnati tre gol alla Juventus e uno solo all ' Inter , visibilmente stremata e priva di concentrazione in almeno cinque uomini su undici . Ben due dei tre gol interisti sono stati inventati da Facchetti con l ' aiuto di Corso ( prima il cross ; poi la battuta di punizione ) . Facchetti ha infilato il primo con il sinistro , battendo violentemente a mezzo volo ; ha toccato il secondo in rete di piatto destro . Avesse portato la maglia numero nove , avrebbe fatto appieno il suo dovere di centravanti . A volerlo in quella posizione - o quasi - è stato Heriberto Herrera , che ha mandato Mazzia all ' ala destra e poi l ' ha ritratto in appoggio . Helenio Herrera non suole cambiare le marcature per nessun motivo al mondo . La felice sorte ha voluto che , seguendo il suo avversario diretto , Giacinto Facchetti sia stato in condizione di scattare e concludere due volte da quel grande centravanti che potrebbe essere e che invano invochiamo dal giorno in cui si è ritirato Milani . L ' esibizione sbagliata di Bologna aveva rischiato di compromettere seriamente la condizione psicofisica di Facchetti : ma proprio in quella circostanza ha dato prova di meritare il primo posto mondiale assoluto assegnatogli in questi giorni da una rivista specializzata inglese . Non solo è tornato disciplinatamente al suo posto , ma ha creduto ancora in se stesso e nelle proprie doti quando íl momento agonistico l ' ha indotto ad avanzare . Fatto mortificante per chiunque abbia occhi e cuore di sportivo , dopo il secondo dei due clamorosi gol segnati , quasi nessun compagno ha avuto il coraggio di riconoscersi in debito e in torto , accorrendo almeno a ringraziare Facchetti . C ' è un po ' di marcio sicuramente anche fuori di Danimarca . Al diavolo comunque i malevoli e gli invidiosi . La realtà è questa e tutti l ' hanno veduta . Ma se nessuno ammette che Facchetti possa almeno sostituire il vecchio Milani , che diceva Tecoppa nostro ? Còppet : o coppèves , che è il giusto plurale . La Juventus non si meritava certo quei tre knock - down così avvilenti , ma le considerazioni sentimentali non valgono . L ' Inter ha rischiato fin troppo avventandosi in modo sovente sbolinato e illogico ( Bedin e Suarez che impostano e rientrano furiosamente in azione da punte ) . Benché ignorato dopo le due prodezze , Facchetti non appartiene ai marziani , bensì all ' Inter , che questa vittoria ha voluto e poi ha difeso con saggio realismo . Il gran premere della Juventus ha pure confermato che le mancano uomini capaci di sfondare . Effettivamente , dopo tanto agitarsi , una squadra ha diritto che qualcuno segni , in attacco . Heriberto verrà criticato per la mossa di Mazzia ala : altre volte giovò a impattare un ' Inter ben più minacciosa e forte di questa : ma il calcio è un mistero agonistico e non vale stupirsi di nulla . Fin quando ha giocato per vincere , la Juventus ha esibito schemi assai più razionali di quelli interisti . Quel Leoncini lanciato a grandi falcate in area e puntualmente cercato dalla destra non è un caso fortuito ; così Traspedini quando si apposta per i traversoni di Cines . Sbilanciata in avanti nell ' ansia di recuperare , la Juventus ha mostrato qualche cordone ruvido in difesa , però non si può farle colpa . Troppo incerto , al contrario , il portiere . Il centro campo , presidiatissimo , ha rifornito le punte con ammirevole impegno . Del Sol si è battuto allo stremo con Suarez , giungendo a leticare per colpa di quel caratterino che è il suo più celebre connazionale . Cines ha dato l ' anima . Il frenetico Bedin aveva troppi impegni per dedicarsi a lui solo ; più accorto Corso nel secondo tempo . Il modulo applicato da Heriberto contemplava due punte : Meníchellí a destra ( con Burgnich ) , Traspedini a sinistra ( con Guarneri ) . Nel settore centrale si smarcavano a turno Leoncini , gli interni e lo stesso Gori , che seguiva Corso . Le punte interiste erano marcate con Salvadore ( su Domenghini ) , Bercellino ( su Mazzola ) e Leoncini ( su Jair finché non l ' ha sballato Castano ) . In centro campo gli altri , con Del Sol e Suarez spesso lontani l ' uno dall ' altro , e Mazzia beceramente arretrato per risucchiare Facchetti e farne - ah jattura - il giustiziere . Benché sembri paradossale , Mazzia è stato davvero un protagonista : lui ha deciso il risultato in ogni senso : togliendo Facchetti dall ' umiliante angolino del terzino d ' ala , segnando un bellissimo gol di testa e sventandone uno - già fatto - a Domenghini . Nel secondo tempo , Facchetti ha tenuto Leoncini , che stava avanzato , e non ha seguito Mazzia che avrebbe voluto attirarlo ... davanti ad Anzolin . Poche note di cronaca , adesso . Batte l ' Inter contro vento e contro sole . Al 3' Del Sol raggiunge Leoncini con un lungo spiovente : Traspedini ha portato al largo Guarneri e Picchi , goffissimo in scarpe non sue , si corica al momento del tackle : Leoncini lo salta e s ' inciampa ( provate voi , sotto quella scarica di adrenalina ) : intanto esce Sarti e ha un attimo di sgomento , poi si corica a sua volta su un tocchetto sciapo di Leoncini solo solissimo ! È la miglior fase di calcio di tutto l ' incontro : ma Leoncini la sciupa a quel modo ( e la sventa Sarti , bisogna anche dire ) . Forcing interista con follie podistiche di Suarez e Bedin ( come non esistessero le punte e forse non esistono davvero ) . Appena scoccato 1'8' , tre accaniti dribbling di rimpallo portano Mazzola a traversare troppo lungo dalla destra . Palla che ristagna a sinistra : cross di Corso : fra molte gambe , quelle armoniose e possenti di Facchetti , strepitoso sinistro angolato , basso , imparabile : gol per l ' Inter : è il 9' . Forcing della Juve senza sbocchi . Spunto di Jair che si accentra al 13' . Castano lo spiana lui mentre serve Mazzola , che viene a sua volta spianato da Bercellino . Punizione dal limite . La batte Corso a sorpresa , sulla destra di Anzolin che non trattiene . La falcata marziana di Facchetti propizia anche lo scatto , un piatto destro a rete : 2-0 : è il 14' . Troppa grazia ! Ammonito Cines per un tackle galeotto su Suarez , che fa lazzi da morituro . Un sinistrone di Salvadore parato . Forcing juventino , paesano ribattere dell ' Inter . Però al 27' Suarez apre lungo su Jair , zoppo e traballante . Jair arresta e Suarez , scatenato , viene a prendersi la palla , avanza a destra , si accentra , crossa : il suo cross viene alzato da Bercellino a ritroso : sul rimbalzo entrano Leoncini e Anzolin , che ne resta comicamente superato : alle sue spalle , demoniaco fasso - tuto - mi , ancora Suarez . Riceve il dono e , giunto al fin della licenza , tocca in rete per il 3-0 . Di tutto il resto , per un proposito o per l ' altro , ho già detto : così del gol di Mazzia e della sola cosa buona combinata da Domenghini al 40' , dopo un falloso dribbling di Facchetti ai danni di Salvadore : destro a pallonetto , ma lungo per sorvolare Anzolin in uscita : stacco di Mazzia che incorna e si allocchisce , ma così evita un beffardo e sicuramente ingiusto 4-1 . Come sempre succede fra interisti e juventini , le tribune si vuotano in un gran baccagliare dei meno soddisfatti , che questa volta non sono gli interisti .
Mefistofele e Faust ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
La traduzione che Franco Fortini ci presenta del Faust di Goethe ( con testo a fronte , Mondadori , 1970 ) ha lo scopo dichiarato di riuscire utile al lettore : di aiutarlo a portare avanti un suo lavoro di approfondimento e di riflessione . E bisogna dire che questo scopo l ' ha raggiunto perché , fra tutte le versioni italiane , essa è quella che meno sacrifica il testo di Goethe al gusto letterario del traduttore o al suo personale lirismo . La tragedia di Goethe non è , come tutti sanno , un organismo compatto . Se la prima parte ( pubblicata nel 1808 ) ha un ordine e uno sviluppo unitario , la seconda parte , cui Goethe lavorò negli anni successivi e fu pubblicata postuma ( 1832 ) , è sconcertante per la varietà dei suoi motivi , per l ' eterogeneità del materiale adoperato , per l ' andirivieni continuo di personaggi sempre nuovi , reali e fittizi , tolti dalla storia , dalla mitologia , dalla magia o inventati da Goethe , ognuno dei quali porta la sua voce o presenta un tema che difficilmente lascia scorgere la continuità sinfonica dell ' insieme . Ma forse proprio per questo , la seconda parte è per il lettore moderno la più appassionante , quella che costituisce per lui la sfida maggiore e l ' invito più pressante a riflettere . Non si potrebbe oggi condividere il parere di Croce che il secondo Faust sia una specie di libretto d ' opera o il gioco d ' immaginazione di un vecchio artista , che mette a partito la sua sapienza mondana e la sua cultura , rimanendo al di fuori del gioco in una sua serenità imperturbabile . Certamente , né il primo né il secondo Faust sono « tragedia » . Alla fine del primo , una voce dal cielo annuncia la salvezza di Margherita e il secondo si conclude con la salvezza di Faust . Nonostante peccati ed errori , la parte immortale dell ' uomo si salva e la sfida fra Dio e il Diavolo viene , com ' era prevedibile , vinta da Dio . Ma l ' interesse dell ' opera non è in questa conclusione felice . Nel contesto del panteismo di Goethe , che alla fine gli Angeli ribadiscono proclamando : « Chi si affatica sempre a tendere più oltre , noi possiamo redimerlo » , la redenzione dell ' uomo è già implicita nella sua brama dell ' Infinito . Faust è appunto la personificazione di questa brama che con Schopenhauer si potrebbe chiamare volontà di vita . Ha raggiunto il culmine del sapere , ma questo non lo soddisfa : vuol conoscere il mondo , non più attraverso le parole dei libri , ma con l ' esperienza diretta e goderne tutti i piaceri e gli splendori possibili . L ' Infinito cui tende non è nel pensiero ma nell ' azione , non è nella contemplazione ma nel sentimento : cioè nel rapporto immediato , e vissuto nella forma più intensa , con il mondo e con gli uomini . A Faust non importa che le esperienze cui va incontro siano illusorie o reali , buone o cattive , e si concludano nella gloria o nel disastro . Non intende scegliere fra esperienza e esperienza , vuol essere il Microcosmo che abbraccia in sé il Macrocosmo . Per accontentare la sua brama , non può quindi che rivolgersi a Mefistofele , che non è il Principio del male , ma lo Stratega cinico e potente che gli offre i mezzi per realizzarla ma nello stesso tempo gliene dimostra i limiti , le illusioni e la vanità . Ma proprio perché Faust è tale , il suo destino non poteva concludersi nella prima parte del poema di Goethe . Muovendosi , con l ' aiuto di Mefistofele , tra taverne e tregende , fra giardini e caverne , di giorno e di notte , Faust non fa , in questa parte dell ' opera , che alimentare e sfogare la sua passione d ' amore . L ' amore della natura e l ' amore della donna ( la quale è parte della natura e ne compendia la bellezza ) dominano questa prima fase del suo destino . Il sentimento ( Ge f iihl ) è tutto , in questa fase : Faust lo identifica con Dio , quando Margherita gli chiede se è credente . Ma conclusasi , con la morte tragica di Margherita , la sua prima esperienza del mondo , Faust rinasce con nuovo spirito , con la brama di altre esperienze . Come infatti potrebbe bastargli , per essere il Microcosmo , una sola esperienza di amore e di morte ? Faust ora vuole il potere . « Dovranno compiersi cose mirabili » , dice ad un certo punto ; « mi sento forte per imprese temerarie » . E alla domanda di Mefistofele : « Vuoi allora la gloria ? » , risponde : « Voglio avere dominio , possesso . L ' azione è tutto , la gloria è nulla » . É questo lo spirito che domina il secondo Faust . Esso si apre nel palazzo imperiale con Faust al servizio del potere ed egli stesso diventato strumento e volontà di potenza . Con l ' aiuto di Mefistofele , Faust riempie le casse dell ' Imperatore con la carta moneta garantita dai tesori sepolti ; e appare come un Re , nelle vesti di Pluto , il Dio della ricchezza , Illusione e realtà si mescolano , come in tutta l ' opera , anche in questa ricerca di un potere senza limiti . Dalla visione delle Madri , simboli goethiani delle origini delle cose , Faust attinge « nuova forza per la grande impresa » . Creature magiche , mitiche e mitologiche , antichi filosofi e personaggi famosi possono rivivere davanti ai suoi occhi per magia della fiala in cui è racchiuso il ridicolo Homunculus creato da Wagner . L ' amore di Faust è ora Elena , ma è un amore diverso da quello per Margherita : è volontà di potenza : « Conferma il mio potere , le dice Faust , dividendolo con te sul regno tuo illimitato e in una sola persona tu abbia chi ti venera e serve e difende » . Ma da ultimo la volontà di potenza di Faust si rivolge al dominio della natura . È contro le forze e gli elementi naturali che egli vuole combattere la sua ultima battaglia , respingendo le frontiere del mare e diventando il padrone delle terre emerse . Qui appare in piena luce il contrasto tra il primo e il secondo Faust . « Chi vuole comandare - dice Faust - ha da trovare nel comando la sua gioia . » Il potere è fine a se stesso , non uno strumento per procurarsi il godimento . Con l ' aiuto dei demoni di Mefistofele , Faust riesce a far vincere l ' Imperatore contro il suo rivale e ne ottiene in compenso il feudo delle terre emerse . Perfino il piccolo lembo di terra dove vive felice un ' anziana coppia ( Filemone e Bauci ) gli dà fastidio . « Quei pochi alberi non miei , il dominio del mondo mi guastano . » E dà ordine a Mefistofele di scacciarla . Solo alle soglie della morte Faust si accorge che il potere può vincere la Penuria , il Debito , la Miseria , ma non la Cura , cioè la preoccupazione angosciosa , che finisce per accecarlo . Si affretta al suo ultimo grandioso progetto di bonificare una palude dove gli uomini possano vivere liberi e felici ; ma la morte lo coglie proprio nell ' attimo in cui vagheggia questo progetto . Non c ' è dubbio che , nella storia di Faust , Goethe abbia voluto rappresentare il destino dell ' uomo . La volontà di vita e la volontà di potenza , dalle quali Faust è dominato nella prima e nella seconda parte dell ' opera , sono anche oggi assunte , talora mescolate o contrapposte o designate con altri nomi , come le radici o le molle di ogni attività umana . Ma nell ' opera di Goethe , Faust non potrebbe far nulla senza Mefistofele . Mefistofele non è solo lo strumento indispensabile che gli consente di realizzare le sue volontà , ma è anche colui che gli ricorda continuamente i suoi limiti umani , il disordine e l ' incoerenza dei suoi appetiti , il carattere illusorio delle sue realizzazioni ; e , pur aiutandolo , commenta , con ironico cinismo , l ' intera condotta di Faust . Fin dall ' inizio , a Faust che « vuole tutto » ricorda che il Tutto è solo per un Dio . Poi difende la ragione e la scienza , « poteri supremi dell ' uomo » . Rimprovera a Faust di gonfiarsi sino a credersi una divinità per avvoltolarsi nel godimento ; ammonisce i giovani che non si può pensare nulla che non sia stato già pensato . E appare a Faust come « l ' antitesi , l ' amarezza e lo scherno di quello di cui l ' uomo ha bisogno » . Mefistofele vede la vanità del mondo e vorrebbe essere lui stesso « il vuoto eterno » : la morte di Faust è anche la sua sconfitta finale . Non c ' è Mefistofele senza Faust , come non c ' è Faust senza Mefistofele . Il destino dell ' uomo non può identificarsi solo con quello di Faust : è piuttosto rappresentato dal binomio Faust - Mefistofele . Proprio perché è « l ' antitesi , l ' amarezza e lo scherno di ciò di cui l ' uomo ha bisogno » Mefistofele fa parte dell ' uomo . La magia , di cui egli è il depositario , non crea che illusioni o fantasmi che si annunziano o si svelano tali e portano alla tragedia finale .. Certo Faust , o almeno la sua « parte immortale » , si salva per l ' intervento di intermediari potenti , ma soprattutto perché ha incarnato l ' aspirazione dell ' uomo all ' Infinito . Ma questa aspirazione sarebbe rimasta lettera morta e si sarebbe consumata vanamente nello studio professorale di Faust , senza il cinico razionalismo e le subdole arti di Mefistofele . Queste arti non stanno sempre e tutte dalla parte del male : la seconda metà dell ' uomo è intrisa di male e di bene , come quella di Faust ; e non per nulla riceve la sua investitura dall ' alto . Mefistofele , il diavolo che è con l ' uomo o nell ' uomo , non è , dopotutto , un cattivo diavolo . Riflettendo ora sul poema di Goethe , possiamo renderci conto che nell ' uomo c ' è , o può esserci , un diavolo più maligno .