StampaQuotidiana ,
Prima
di
intraprendere
la
narrazione
degli
eventi
che
si
svolsero
dal
10
al
15
settembre
,
un
esame
del
colpo
di
Stato
si
impone
.
Bisogna
riconoscere
che
lungamente
,
minuziosamente
preparato
esso
rivelò
una
tecnica
che
può
dirsi
perfetta
.
Se
i
generali
italiani
avessero
operato
con
lo
stesso
spirito
durante
la
guerra
,
questa
sarebbe
stata
trionfalmente
e
rapidamente
vinta
.
Appena
catturato
il
Duce
,
alle
ore
17,30
,
tutte
le
comunicazioni
telefoniche
furono
bloccate
,
salvo
quelle
della
Centrale
Badoglio
che
già
da
qualche
giorno
facevano
capo
agli
uffici
del
Maresciallo
traditore
.
Questo
fatto
non
passa
inosservato
.
Già
alle
19
si
nota
un
aumento
della
eccitazione
in
città
.
Alle
22,30
esce
alla
radio
il
primo
comunicato
e
immediatamente
dopo
gli
altri
.
Come
ad
un
segnale
convenuto
,
scoppiano
le
prime
dimostrazioni
di
popolo
.
La
sorpresa
accresce
la
vivacità
delle
dimostrazioni
stesse
.
Chi
compone
la
massa
dimostrante
?
Interrogativo
,
forse
,
ozioso
.
Non
volendo
chiamarla
"
popolo
"
si
chiamerà
"
folla
"
.
Sono
migliaia
di
persone
che
acclamano
al
re
e
al
Maresciallo
.
I
fascisti
sono
più
di
ogni
altro
sorpresi
.
I
circoli
sono
chiusi
.
Manca
il
tempo
di
presidiarli
.
Il
carattere
antifascista
del
movimento
è
chiaro
immediatamente
sin
dal
primo
annuncio
.
I
fascisti
hanno
l
'
aria
attonita
,
quasi
di
fronte
a
una
rivelazione
improvvisa
.
Si
assiste
a
un
voltafaccia
completo
.
Un
popolo
cambia
in
mezz
'
ora
tutto
il
corso
dei
suoi
pensieri
,
dei
suoi
sentimenti
,
della
sua
storia
.
Ad
accrescere
la
confusione
dei
cervelli
v
'
è
la
forma
e
la
sostanza
dei
comunicati
.
Lasciano
supporre
che
si
tratti
in
fondo
di
una
crisi
costituzionale
,
di
un
normale
passaggio
di
poteri
.
Taluni
fascisti
non
afferrano
nulla
di
nulla
.
L
'
emissione
dei
"
nebbiogeni
"
a
guisa
di
disorientamento
funziona
a
meraviglia
.
La
massa
crede
alla
imminenza
della
"
pace
"
e
la
invoca
e
crede
che
si
andrà
alla
pace
,
visto
che
non
c
'
è
più
Mussolini
a
volere
lui
solo
!
la
prosecuzione
della
guerra
:
alcuni
si
illudono
che
ciò
invece
voglia
dire
una
più
energica
condotta
della
guerra
,
un
governo
fascista
o
quasi
,
senza
il
Duce
.
Non
figurava
il
Maresciallo
Badoglio
fra
gli
iscritti
,
regolarmente
,
al
P.N.F.
?
Questo
potrebbe
il
condizionale
ha
il
suo
valore
spiegare
le
adesioni
immediate
telegrafiche
ed
epistolari
di
molte
personalità
fasciste
al
Maresciallo
.
Se
qualche
incertezza
sul
carattere
del
colpo
di
Stato
poteva
sussistere
nella
serata
del
25
luglio
,
nella
mattina
successiva
ogni
dubbio
doveva
crollare
.
Fu
la
mattina
in
cui
la
"
folla
"
scorrazzò
per
le
strade
inquadrata
e
protetta
dai
carabinieri
gli
esecutori
periferici
del
colpo
di
Stato
devastò
le
sedi
di
tutte
le
organizzazioni
fasciste
,
demolì
tutti
i
simboli
del
Littorio
,
commise
violenze
sulle
persone
,
cancellò
con
una
iconoclastia
feroce
e
stupida
tutto
ciò
che
poteva
ricordare
Mussolini
e
il
Fascismo
.
Mentre
dalle
finestre
volavano
a
migliaia
busti
e
ritratti
di
Mussolini
,
le
vetrine
si
adornavano
di
quelli
di
Vittorio
Savoia
e
di
Pietro
Badoglio
.
Quale
giudizio
dare
di
un
popolo
che
offre
di
sé
tale
spettacolo
al
mondo
,
con
un
cambiamento
così
improvviso
,
e
potrebbe
dirsi
isterico
,
di
stato
d
'
animo
?
Taluni
di
coloro
che
si
affrettarono
a
telegrafare
a
Badoglio
si
giustificano
con
la
incertezza
determinata
dai
primi
comunicati
,
nei
quali
si
dichiarava
che
"
la
guerra
continua
"
,
che
non
ci
dovevano
essere
"
recriminazioni
"
,
e
relativi
accenni
alla
concordia
nazionale
,
nonché
il
carattere
"
militare
"
del
Governo
.
Eppure
,
alcuni
minuti
di
riflessione
sul
tenore
dei
comunicati
avrebbero
dovuto
subito
far
nascere
almeno
il
dubbio
sulla
effettiva
realtà
delle
cose
:
realtà
che
aveva
un
nome
solo
:
"
cattura
del
Duce
e
preparazione
della
capitolazione
"
.
Non
doveva
apparire
"
strano
"
che
l
'
annuncio
delle
dimissioni
non
fosse
stato
accompagnato
da
una
parola
di
apprezzamento
e
di
riconoscimento
dell
'
opera
del
Duce
?
Qui
non
si
allude
alle
solite
lettere
autografe
che
il
re
mandava
ai
generali
in
certe
determinate
occasioni
;
ma
un
uomo
che
aveva
servito
per
ventun
anni
in
pace
e
in
guerra
e
al
quale
era
stata
data
,
dopo
la
conquista
dell
'
Etiopia
,
la
più
alta
decorazione
militare
,
non
meritava
nemmeno
una
parola
,
quella
parola
che
non
si
nega
talora
persino
a
un
mediocre
domestico
?
E
se
nel
comunicato
non
c
'
era
nulla
,
perché
non
veniva
concesso
a
Mussolini
di
rivolgere
un
saluto
alle
truppe
,
di
farsi
in
qualche
modo
sentire
dal
popolo
;
perché
non
si
parlava
minimamente
di
un
passaggio
dei
suoi
poteri
al
nuovo
Capo
del
Governo
?
Perché
questo
improvviso
silenzio
?
Perché
questa
completa
sparizione
?
Circolarono
allora
le
più
fantastiche
voci
e
una
soprattutto
,
diffusa
dagli
ambienti
dinastici
,
secondo
la
quale
Mussolini
era
ospite
del
re
,
in
una
villa
che
non
veniva
specificata
,
e
che
fra
pochi
giorni
calmato
il
fermento
popolare
avrebbe
potuto
di
nuovo
tranquillamente
circolare
.
Quest
'
opera
di
confusione
pienamente
riuscita
era
già
esaurita
nelle
prime
ore
del
mattino
del
26
,
quando
la
plebe
si
abbandonò
agli
eccessi
pazzeschi
che
le
cronache
compiacenti
registrarono
.
Dalla
mattina
del
26
in
poi
nessun
fascista
poteva
nutrire
il
minimo
dubbio
sul
carattere
,
sugli
scopi
,
sulle
intenzioni
del
Governo
Badoglio
;
era
il
Governo
che
si
proponeva
puramente
e
semplicemente
la
distruzione
di
tutto
ciò
che
nelle
idee
,
negli
istituti
,
nelle
cose
era
stato
creato
da
venti
anni
di
Fascismo
.
E
a
questa
bisogna
miserabile
si
prestarono
uomini
che
sino
alle
ore
22
e
29
minuti
del
25
luglio
si
dichiaravano
fascisti
,
sia
pure
di
ore
diverse
;
alcuni
,
anzi
,
delle
prime
ore
!
Intanto
l
'
ordine
era
di
ignorare
Mussolini
.
Silenzio
di
tomba
attorno
a
questo
nome
.
Egli
era
un
morto
di
cui
si
esitava
ad
annunciare
il
decesso
.
Così
cominciò
il
mese
di
agosto
del
1943
,
il
mese
dell
'
infamia
,
del
tradimento
,
della
capitolazione
.
Del
Fascismo
non
fu
rispettato
niente
:
nemmeno
i
morti
!
Gli
esecutori
della
politica
badogliana
e
vi
misero
un
impegno
aguzzinesco
che
pochi
avrebbero
immaginato
furono
ufficiali
e
uomini
di
quell
'
Arma
che
Mussolini
aveva
tinto
elogiato
e
protetto
,
saliti
al
numero
imponente
di
156
mila
entro
il
primo
semestre
del
1943
.
Fu
il
mese
della
"
libertà
"
.
Una
libertà
col
coprifuoco
e
lo
stato
d
'
assedio
;
una
libertà
che
consisteva
soltanto
nella
diffamazione
di
tutto
quanto
era
stato
Fascismo
.
Nessuno
fu
risparmiato
.
Non
vi
fu
gerarca
che
non
avesse
almeno
nascosto
un
lingotto
d
'
oro
e
viveri
di
frodo
nelle
cantine
.
Gli
Inglesi
salutarono
la
caduta
di
Mussolini
come
la
più
grande
vittoria
politica
conseguita
durante
tutta
la
guerra
,
ed
effettuarono
nel
mese
di
agosto
bombardamenti
di
una
violenza
eccezionale
,
allo
scopo
di
"
ammorbidire
"
la
resistenza
morale
del
popolo
e
renderlo
maturo
per
la
resa
,
di
cui
già
si
parlava
.
Il
disordine
materiale
e
morale
aveva
raggiunto
oramai
proporzioni
tali
da
sollevare
qualche
preoccupazione
negli
ambienti
della
dinastia
.
Fra
le
molte
carte
che
i
fuggiaschi
dell'8
settembre
non
riuscirono
a
nascondere
,
come
avevano
progettato
,
nelle
vicinanze
delle
frontiere
svizzere
,
ve
n
'
è
una
indicativa
che
ha
questo
titolo
scritto
autografo
da
Badoglio
.
«
Pro
-
memoria
che
S
.
M
.
il
re
mi
disse
di
avere
compilato
e
che
mi
ha
rimesso
nell
'
udienza
del
16
agosto
1943
.
-
Badoglio
»
.
Ecco
il
testo
integrale
del
pro
-
memoria
:
«
L
'
attuale
Governo
deve
conservare
e
mantenere
in
ogni
sua
manifestazione
il
proprio
carattere
di
"
Governo
militare
"
come
enunciato
nel
programma
del
25
luglio
e
come
chiaramente
risulta
dalla
sua
stessa
composizione
:
Maresciallo
Badoglio
,
Capo
del
Governo
.
Funzionari
esclusivamente
tecnici
tutti
i
ministri
.
Deve
essere
lasciato
ad
un
secondo
tempo
e
ad
una
successiva
formazione
di
Governo
,
l
'
affrontare
i
problemi
politici
in
un
clima
ben
diverso
e
più
tranquillo
per
i
destini
del
Paese
.
«
Bisogna
mantenere
fede
all
'
impegno
enunciato
dal
re
nel
suo
proclama
,
controfirmato
dal
Maresciallo
Badoglio
:
"
Nessuna
recriminazione
sarà
consentita
"
.
«
L
'
eliminazione
,
presa
come
massima
,
di
tutti
gli
ex
-
appartenenti
al
Partito
fascista
da
ogni
attività
pubblica
deve
quindi
recisamente
cessare
.
«
Tutti
gli
Italiani
,
dinanzi
alla
provata
buona
fede
,
devono
avere
lo
stesso
dovere
e
lo
stesso
diritto
di
servire
la
Patria
e
il
re
.
«
La
sola
revisione
delle
singole
posizioni
deve
essere
attentamente
curata
per
allontanare
e
colpire
gli
indegni
e
i
colpevoli
.
«
A
nessun
partito
deve
essere
consentito
,
né
tollerato
,
l
'
organizzarsi
palesemente
e
il
manifestarsi
con
pubblicazioni
e
libelli
,
democrazia
del
lavoro
,
repubblicano
,
ecc
.
Sono
in
circolazione
molti
fogli
la
cui
paternità
è
facilmente
individuabile
e
che
"
le
leggi
vigenti
severamente
colpiscono
"
.
«
Ogni
tolleranza
è
debolezza
,
ogni
debolezza
mancanza
verso
il
Paese
.
«
Le
Commissioni
costituite
in
misura
eccessiva
presso
i
Ministeri
sono
state
sfavorevolmente
accolte
dalla
parte
sana
del
Paese
;
tutti
,
all
'
interno
ed
all
'
esterno
,
possono
essere
indotti
a
credere
che
ogni
ramo
delle
pubbliche
amministrazioni
sia
oramai
inquinato
.
Tutti
possono
attendersi
che
ad
ogni
mutamento
di
Governo
le
leggi
e
le
istituzioni
possano
essere
sconvolte
.
«
Ove
il
sistema
iniziato
perdurasse
,
si
arriverebbe
all
'
assurdo
di
implicitamente
giudicare
e
condannare
l
'
opera
stessa
del
re
.
«
La
massa
onesta
degli
ex
-
appartenenti
alle
organizzazioni
del
Partito
fascista
,
di
colpo
eliminata
da
ogni
attività
senza
specifici
demeriti
,
sarà
facilmente
indotta
a
trasferire
nei
partiti
estremisti
la
propria
tecnica
organizzativa
,
venendo
così
ad
aumentare
le
future
difficoltà
di
ogni
Governo
d
'
ordine
.
«
La
maggioranza
di
essa
,
che
si
vede
abbandonata
dal
re
,
perseguitata
dal
Governo
,
malgiudicata
e
offesa
dall
'
esigua
minoranza
dei
vecchi
partiti
che
per
venti
anni
ha
supinamente
accettato
ogni
posizione
di
ripiego
,
mimetizzando
le
proprie
tendenze
politiche
,
tra
non
molto
ricomparirà
nelle
piazze
in
difesa
della
borghesia
per
affrontare
il
comunismo
,
ma
questa
volta
sarà
decisamente
orientata
a
sinistra
e
contraria
alla
monarchia
.
«
Il
momento
è
difficile
.
Il
Governo
potrà
meno
difficilmente
superarlo
se
gli
Italiani
,
tolta
ogni
preoccupazione
di
sempre
nuove
repressioni
,
visti
e
giudicati
con
un
unico
sia
pur
severo
apprezzamento
,
potranno
riprendere
la
loro
vita
normale
che
per
tutti
gli
onesti
ha
indistintamente
inizio
dal
25
luglio
,
come
il
re
ha
solennemente
promesso
»
.
Qui
finisce
il
regio
memorandum
la
cui
significazione
è
evidente
.
Non
è
noto
che
cosa
abbia
risposto
il
Maresciallo
,
al
quale
la
nota
fu
personalmente
consegnata
.
È
chiaro
che
già
a
metà
dell
'
agosto
infausto
Vittorio
Savoia
cominciava
a
temere
per
il
suo
futuro
.
Egli
aveva
scatenato
la
valanga
ed
ora
visto
l
'
accelerarsi
del
moto
pretendeva
di
moderarla
.
Troppo
tardi
!
Egli
aveva
l
'
aria
di
pentirsi
di
avere
liquidato
un
regime
nelle
file
del
quale
aveva
trovato
dei
sinceri
e
numerosi
difensori
,
ma
ormai
i
dadi
erano
stati
gettati
.
Anche
se
lo
avesse
voluto
Badoglio
non
avrebbe
potuto
liberarsi
dai
partiti
che
lo
avevano
aiutato
nel
colpo
di
Stato
e
dei
quali
egli
era
oramai
prigioniero
e
coi
quali
doveva
perfezionare
la
manovra
sino
alla
capitolazione
del
settembre
.
Il
documento
regio
del
16
agosto
è
un
tentativo
senza
risultato
fatto
per
sganciarsi
dalle
responsabilità
e
non
chiudersi
tutte
le
porte
alle
spalle
:
l
'
accenno
al
risorgere
del
comunismo
è
eloquente
.
Vittorio
Savoia
"
sentiva
"
forse
l
'
approssimarsi
di
qualcosa
o
qualcuno
che
più
tardi
si
sarebbe
esibito
come
Palmiro
Togliatti
?
Credere
che
forze
disfrenate
potessero
rientrare
nell
'
alveo
di
una
qualsiasi
legalità
sotto
un
Governo
di
funzionari
era
una
pietosa
illusione
.
Il
Maresciallo
passò
il
memoriale
agli
"
atti
"
dove
più
tardi
fu
ritrovato
.
Tale
documento
potrebbe
essere
intitolato
:
"
Primo
grido
d
'
allarme
della
dinastia
"
.
StampaQuotidiana ,
«
Chi
sono
i
milanesi
,
Antonio
?
»
«
Io
voglio
chiedere
scusa
,
ma
Mario
Riva
,
buonanima
dove
è
,
disse
che
Milano
fa
due
milioni
di
abitanti
,
ma
sapete
i
milanesi
quanti
sono
?
57
mila
.
E
dove
sono
io
non
so
,
sono
sempre
in
giro
per
turismo
.
»
Poi
Antonio
,
l
'
immigrato
,
dirà
come
tanti
altri
di
essere
«
libero
cittadino
milanese
»
,
senza
sapere
bene
che
cosa
sia
questo
tipo
d
'
uomo
in
cui
si
riconosce
,
nato
dalla
mescolanza
:
nella
fabbrica
dei
nuovi
italiani
,
fra
Milano
e
i
laghi
,
ogni
cosa
rimane
indefinibile
,
provvisoria
,
mutevole
.
Ci
arrivano
,
negli
ultimi
dieci
anni
,
600
mila
persone
,
un
terzo
lombardi
,
un
terzo
meridionali
,
gli
altri
dal
resto
d
'
Italia
.
Solo
due
su
dieci
vengono
da
città
capoluogo
,
la
maggioranza
sono
contadini
poveri
chiamati
dalla
promessa
:
«
Ma
cosa
aspetti
a
muoverti
,
disse
mio
padre
,
c
'
è
Milano
»
.
C
'
è
Milano
,
la
grande
città
della
ricchezza
che
accoglie
tutti
i
poveri
di
ogni
regione
.
Purché
siano
poveri
che
arricchiscono
in
fretta
,
secondo
il
suo
mito
.
Se
no
aria
,
la
buona
aria
del
Seveso
,
del
Lambro
e
dell
'
Olona
,
neanche
una
bollicina
di
ossigeno
,
neanche
un
'
erba
nelle
acque
bruciate
dagli
acidi
;
la
buona
aria
nei
villaggi
-
città
della
fascia
dove
nasce
il
«
libero
cittadino
milanese
»
,
questo
modello
in
fieri
,
che
c
'
è
e
che
non
c
'
è
,
così
composito
.
600
mila
di
regioni
e
di
culture
diverse
,
in
un
crogiolo
dove
i
gruppi
si
mescolano
,
ma
di
rado
si
amalgamano
.
Le
rare
fusioni
nella
carica
confusione
delle
mille
e
mille
aziende
che
si
spostano
verso
la
campagna
;
le
piccole
migrazioni
nella
grande
migrazione
,
gli
operai
cacciati
sempre
più
lontano
dal
centro
amministrativo
,
i
pendolari
,
i
gruppi
mobili
dell
'
edilizia
.
E
l
'
invasione
continua
,
ogni
giorno
centinaia
che
arrivano
,
molti
con
i
treni
del
Sud
,
biglietto
fino
a
Piacenza
,
gli
ultimi
chilometri
evitano
il
controllore
,
per
risparmiare
.
I
contadini
dell
'
Italia
povera
che
arrivano
nel
Milanese
immaginando
una
società
industriale
vagamente
marziana
e
poi
si
trovano
fra
gli
ex
contadini
,
ancora
contadini
nell
'
anima
,
di
un
'
Italia
un
po
'
meno
povera
.
Nella
fascia
il
mito
lombardo
rivela
la
modestia
delle
sue
pur
solide
strutture
,
qui
c
'
è
una
Lombardia
che
difende
i
suoi
privilegi
più
che
la
sua
cultura
.
Dietro
le
difese
lombarde
del
tipo
etnico
quasi
sempre
gli
affari
.
Otto
anni
fa
a
Cologno
,
Limbiate
,
Cusano
eccetera
si
comperava
con
60
mila
lire
il
terreno
per
la
casetta
,
250
metri
quadri
:
avanti
,
a
contanti
o
a
cambiali
,
qualsiasi
immigrato
.
Adesso
quel
terreno
costa
due
milioni
perciò
attenti
agli
immigrati
e
attentissimi
ai
meridionali
.
Non
perché
bruni
e
ricci
,
ma
perché
i
due
milioni
non
ce
li
hanno
e
difficilmente
li
avranno
.
Il
modello
lombardo
«
Se
verresti
qui
l
'
aria
è
pesante
,
ma
è
bello
vivere
nell
'industria.»
Vengono
e
incontrano
gli
ex
contadini
lombardi
,
brava
gente
,
laboriosa
,
quieta
,
onesta
,
rispettosa
di
Dio
e
dei
padroni
,
ma
non
gli
esseri
supercivili
immaginati
da
lontano
,
da
parlarne
a
«
bocca
grossa
»
.
Le
industrie
sono
apparse
nella
fascia
al
principio
del
secolo
e
l
'
hanno
visibilmente
modificata
fra
le
due
guerre
,
ma
il
costume
è
rimasto
contadino
arcaico
,
per
un
pezzo
:
gli
zoccoli
,
le
calze
nei
giorni
festivi
,
il
risotto
come
un
lusso
,
un
chicco
di
riso
appiccicato
sul
bavero
per
far
capire
che
se
ne
era
mangiato
.
Poi
naturalmente
gli
usi
più
arcaici
scompaiono
ma
le
maniere
sono
sempre
agresti
.
Quando
i
veneti
arrivano
a
Cinisello
,
in
questo
dopoguerra
,
scoprono
che
è
ancora
d
'
uso
pranzare
seduti
sui
gradini
di
casa
,
nella
strada
o
nella
corte
;
la
scodella
fra
le
ginocchia
colma
di
«
pumià
»
,
pane
di
segale
fatto
a
pezzi
nel
brodo
.
E
nel
1956
quasi
tutti
i
villaggi
hanno
sempre
le
strade
acciottolate
e
prive
di
illuminazione
.
Meglio
che
le
valli
nel
Delta
padano
,
meglio
che
l
'
Appennino
,
molto
meglio
che
il
feudo
meridionale
.
Ma
certe
cose
non
ignoriamole
e
non
dimentichiamole
,
per
esempio
queste
:
parecchi
villaggi
lombardi
restavano
fino
a
ieri
,
fino
all
'
arrivo
delle
immobiliari
,
proprietà
esclusiva
di
una
famiglia
,
i
Visconti
,
i
Suardi
,
i
Borromeo
;
in
certi
villaggi
a
sud
si
conserva
intatto
il
sistema
curtense
,
il
contadino
sfruttato
tre
volte
,
dall
'
orticoltore
,
dall
'
affittuario
,
dal
padrone
;
la
provincia
è
relativamente
povera
,
su
274
comuni
,
l
'
anno
scorso
ancora
121
privi
di
refezione
scolastica
,
148
senza
fognatura
,
182
senza
edilizia
sovvenzionata
,
22
mancanti
di
una
qualsiasi
sorveglianza
urbanistica
.
E
ciò
che
la
retorica
milanese
tenacemente
ignora
:
la
discriminazione
etnica
,
che
esiste
in
tutta
la
fascia
,
più
che
non
si
creda
.
È
la
sua
ipocrisia
.
«
Quando
si
arrabbiano
son
capaci
di
tutto
»
,
«
Sono
sporchi
,
non
hanno
voglia
di
lavorare
,
rubano
»
,
«
Se
scherzano
non
si
sa
come
va
a
finire
,
di
loro
non
ci
si
può
fidare
»
.
Le
accuse
che
ancora
si
ascoltano
mentre
tutti
sanno
che
gli
immigrati
,
specie
i
meridionali
,
lavorano
dalle
dodici
alle
quattordici
ore
al
giorno
,
sono
onesti
e
disonesti
come
tutti
gli
altri
delle
loro
condizioni
,
tengono
la
casa
più
pulita
di
molti
altri
,
certo
più
pulita
che
la
tradizionale
cascina
lombarda
.
E
allora
perché
?
Perché
mentire
serve
,
finché
serve
alla
conservazione
dei
grandi
come
dei
piccoli
privilegi
.
Vediamo
in
pratica
.
In
parecchi
comuni
della
fascia
i
dirigenti
locali
degli
enti
assistenziali
escludono
i
figli
degli
immigrati
dall
'
assistenza
«
perché
in
casa
hanno
la
televisione
e
sprecano
»
.
Il
moralismo
che
difende
la
fetta
di
torta
.
Dovunque
le
cooperative
e
i
circoli
rappresentano
altrettante
isole
di
conservazione
,
il
rifugio
delle
élites
operaie
.
Guardate
le
iscrizioni
negli
anni
della
grande
invasione
,
tra
il
1960
e
il
1962
.
Ferme
«
congelate
»
,
come
se
i
soci
si
fossero
chiusi
nel
loro
guscio
.
Iscritti
in
quegli
anni
:
0,2
per
cento
dei
soci
nella
cooperativa
di
Rogoredo
;
1
alla
Conquista
di
Milano
;
1,6
al
circolo
Cairoli
di
Sesto
;
1,7
ancora
a
Sesto
al
circolo
del
Rondò
.
E
comunque
anche
le
cooperative
che
in
quegli
anni
accettarono
parecchi
soci
,
vedi
Niguarda
,
diffidano
degli
immigrati
,
specie
dei
meridionali
che
restano
una
esigua
«
minoranza
»
:
3
su
cento
alla
Conquista
,
5
al
Centro
sociale
di
Cusano
Milanino
,
3
a
Rogoredo
,
8
a
Niguarda
.
E
dappertutto
cautela
,
pregiudizio
,
timori
nei
loro
confronti
.
«
Andavo
a
mangiare
in
una
cooperativa
di
quelli
di
Corsico
,
una
cosa
fatta
fra
di
loro
;
ma
un
giorno
Angelo
il
mio
amico
disse
che
gli
altri
non
volevano
vedere
terroni
.
»
Testimonianze
così
si
trovano
in
ogni
inchiesta
,
quasi
in
ogni
scheda
,
solo
i
comunisti
esitano
a
confessare
i
piccoli
egoismi
della
classe
operaia
,
ci
vuole
il
convegno
sull
'
immigrazione
del
1962
perché
si
osi
dire
«
che
anche
certi
settori
del
partito
stentano
a
capire
i
problemi
degli
immigrati
»
.
I
socialisti
sembrano
meno
inibiti
,
vi
dicono
subito
per
esempio
che
per
molti
anni
i
compagni
di
Pero
non
avevano
neanche
immaginato
che
si
dovessero
cercare
dei
contatti
con
gli
immigrati
impiegati
negli
orti
.
E
sono
i
partiti
degli
immigrati
quelli
che
si
son
mossi
per
primi
,
figuriamoci
gli
altri
.
Due
anni
fa
un
assessore
democristiano
alla
provincia
diceva
ancora
a
una
delegazione
di
immigrate
pugliesi
:
«
Mi
spiace
ma
avete
fatto
uno
sbaglio
,
non
dovevate
abbandonare
le
vostre
case
accoglienti
»
.
Il
neomeridionalismo
Poi
c
'
è
tutta
una
casistica
di
fatti
gravi
dove
l
'
interesse
di
classe
o
se
preferite
lo
sfruttamento
rompe
qualsiasi
copertura
etnica
e
si
mostra
per
ciò
che
è
.
A
Castiglione
Olona
un
medico
settentrionale
si
rifiuta
di
entrare
nella
baracca
di
immigrati
calabresi
«
perché
ci
hanno
sempre
i
pidocchi
»
;
in
un
cantiere
di
Busto
Arsizio
gli
immigrati
sardi
,
bergamaschi
,
bellunesi
pagano
un
posto
letto
in
baracca
15
mila
lire
al
mese
;
in
una
fornace
di
Lecco
si
ferisce
alla
gamba
un
manovale
immigrato
:
lo
portano
di
peso
,
fuori
dal
cancello
,
perché
quelli
della
Croce
Rossa
non
vedano
in
che
stato
sono
le
baracche
e
l
'
infermeria
.
«
A
noi
meridionali
ci
disprezzano
.
»
«
Basta
essere
meridionali
che
uno
sbaglia
poco
poco
e
lo
minacciano
.
Magari
uno
è
milanese
e
sbaglia
e
lo
prendono
subito
per
un
meridionale
.
»
Dicono
così
i
più
giovani
e
indifesi
.
Si
potrebbe
spiegargli
che
il
pregiudizio
etnico
fa
molto
comodo
ai
negozianti
,
agli
artigiani
,
ai
trasportatori
che
pagano
un
garzone
,
un
manovale
,
un
facchino
5
mila
o
6
mila
lire
la
settimana
.
Ma
il
loro
orgoglio
etnico
è
comunque
ferito
,
sorgono
le
inevitabili
reazioni
,
già
si
manifesta
nella
fascia
un
neomeridionalismo
ingenuo
ma
testardo
,
a
volte
irragionevole
che
trova
alimento
nella
lotta
politica
.
Per
cominciare
,
il
rifiuto
di
ogni
modello
meridionalistico
che
appaia
indecoroso
o
corrotto
.
Il
Visconti
di
Rocco
e
i
suoi
fratelli
e
il
Montaldi
di
Milano
Corea
sono
rifiutati
dai
meridionali
della
fascia
come
Pasolini
dagli
immigrati
delle
borgate
.
Poi
l
'
opinione
di
essere
più
che
necessari
(
e
necessari
certamente
lo
sono
)
indispensabili
e
più
che
indispensabili
redentori
e
provvidenziali
.
«
Ci
capita
di
vedere
Milano
.
Se
andiamo
via
noi
è
un
deserto
.
»
«
Io
voglio
dire
una
parola
.
Se
non
ci
siamo
noi
Milano
è
finita
.
»
E
poi
ancora
la
certezza
di
essere
sempre
più
numerosi
,
attivi
,
determinati
,
anche
se
nessuno
di
essi
è
mai
entrato
nella
«
camera
dei
bottoni
»
.
Certo
nei
comuni
della
fascia
otto
persone
su
dieci
che
entrano
in
un
municipio
sono
meridionali
:
quelli
del
luogo
non
hanno
bisogno
o
si
vergognao
a
chiedere
.
Così
i
meridionali
condizionano
le
amministrazioni
e
le
elezioni
.
Il
loro
numero
aumenta
:
rappresentano
nel
1956
il
21
per
cento
dell
'
immigrazione
e
oggi
sono
arrivati
al
35
per
cento
,
più
del
50
nei
villaggi
più
esterni
della
fascia
.
Aumenteranno
ancora
.
Il
pane
e
l
'
eguaglianza
I
villaggi
-
città
della
fascia
(
Sesto
più
di
80
mila
abitanti
)
ostili
e
agri
per
gli
immigrati
,
come
fu
l
'
America
per
gli
uomini
della
conquista
:
stesse
privazioni
,
infamie
,
sofferenze
e
delusioni
;
qui
come
nel
West
una
generazione
allo
sbaraglio
,
che
costruisce
le
sue
case
nella
notte
,
che
rischia
tutto
ciò
che
possiede
.
Ma
chi
pensa
che
qui
possa
uscire
un
nuovo
italiano
sicuro
,
fiducioso
,
orgoglioso
della
propria
epopea
come
l
'
americano
probabilmente
si
sbaglia
.
Nella
conquista
americana
,
nella
formazione
dell
'
americano
si
riconoscono
tre
elementi
decisivi
:
l
'
industria
,
la
democrazia
,
la
frontiera
.
Da
noi
manca
la
frontiera
e
tutto
ciò
che
essa
rappresenta
.
I
contadini
dell
'
Italia
povera
che
giungono
nel
Milanese
trovano
l
'
industria
e
si
iniziano
alla
democrazia
.
Qui
non
saranno
liberi
in
assoluto
,
qui
saranno
alla
resa
dei
conti
,
poco
liberi
,
ma
vengono
da
soggezioni
arcaiche
,
da
sudditanze
intollerabili
.
C
'
è
una
parola
usata
da
tutti
gli
immigrati
della
fascia
siano
lombardi
,
veneti
,
emiliani
,
meridionali
.
È
la
parola
«
confidenza
»
la
parola
magica
che
spiega
come
democrazia
e
industria
siano
legate
,
la
parola
che
sta
per
rispetto
nel
lavoro
,
per
fiducia
reciproca
nel
lavoro
,
per
un
minimo
di
civiltà
nei
rapporti
di
lavoro
:
«
Qui
il
capo
reparto
mi
tratta
con
confidenza
»
.
«
Mi
hanno
assunto
e
mi
hanno
dato
confidenza
.
»
Sotto
questo
aspetto
la
fascia
milanese
è
certamente
meglio
che
i
paesi
di
origine
,
sotto
questo
aspetto
si
può
dire
che
qui
c
'
è
davvero
«
un
'
idea
democratica
in
movimento
»
.
La
casa
,
il
lavoro
,
il
frigorifero
sono
le
grandi
aspirazioni
,
ma
la
conquista
maggiore
,
la
più
esaltante
,
è
la
libertà
fra
eguali
o
ciò
che
le
assomiglia
.
Uscire
in
piazza
,
in
strada
,
incontrare
un
sacco
di
gente
e
in
nessuno
riconoscere
il
padrone
o
i
sorveglianti
del
padrone
.
Tuffarsi
nell
'
anonimato
industriale
e
cittadino
,
sentirsi
fuori
dal
crudele
pettegolezzo
paesano
.
Ma
non
c
'
è
la
frontiera
,
manca
lo
spazio
sconosciuto
e
imprevedibile
che
solo
può
suscitare
le
grandi
speranze
.
Qui
l
'
immigrato
sente
subito
,
a
vista
e
a
naso
,
che
il
posto
è
piccolo
,
che
ognuno
dovrà
accontentarsi
della
sua
piccola
razione
.
Capisce
anche
,
sia
pure
oscuramente
,
che
il
tempo
del
capitalismo
individuale
e
delle
sue
epopee
è
finito
,
qui
nessun
Walt
Whitman
gli
ripete
le
parole
dell
'
indomito
ottimismo
:
«
Non
siamo
passati
attraverso
i
secoli
,
le
caste
,
le
migrazioni
e
la
miseria
per
fermarci
qui
»
.
Invece
fermarsi
è
proprio
il
desiderio
del
nostro
immigrato
:
sistemarsi
,
godere
di
ciò
che
si
è
ottenuto
,
chiamare
i
parenti
a
goderne
.
Con
i
modesti
desideri
dei
meridionali
.
«
Spero
di
diventare
cuoco
.
»
«
Spero
che
mi
passino
saldatore
.
»
Bisogna
interrogare
i
settentrionali
per
trovarne
uno
che
dica
:
«
Voglio
fare
fortuna
»
.
E
poi
,
si
scopre
che
ha
uno
zio
ingegnere
o
una
sorella
con
un
ottimo
impiego
.
Insomma
direi
che
manca
al
pionierismo
della
fascia
la
fiducia
emersoniana
del
successo
legato
al
merito
,
perché
«
ogni
uomo
è
la
sua
stella
»
.
Come
sarà
questo
uomo
nuovo
,
questo
«
libero
cittadino
milanese
»
nessuno
può
dirlo
con
precisione
.
Ma
si
può
già
dire
che
sarà
un
pioniere
rassegnato
.
Operaio
sì
,
ma
con
tutte
le
inibizioni
e
i
pregiudizi
dei
contadini
,
per
parecchi
anni
a
venire
.
Motorizzato
sì
,
ma
escluso
dalla
corrente
vitale
della
cultura
,
per
parecchi
anni
.
Mi
dicono
che
una
inchiesta
svolta
di
recente
fra
il
proletariato
londinese
ha
fatto
giustizia
delle
chiacchiere
più
o
meno
interessate
sulla
classe
unica
dove
borghesi
e
operai
non
si
riconoscono
.
Si
è
capito
che
anche
nella
civilissima
Londra
l
'
operaio
resta
operaio
,
escluso
dalla
maggior
parte
della
vita
culturale
,
pochissimi
libri
,
il
telefono
lo
ha
solo
il
9
per
cento
,
una
vita
sociale
monotona
e
misera
,
poca
corrispondenza
,
pochi
divertimenti
.
E
allora
figuriamoci
da
noi
,
figuriamoci
nella
fascia
.
Se
ne
parlerà
nei
prossimi
articoli
.
Ma
un
'
indicazione
dell
'
inchiesta
può
essere
anticipata
:
usciamo
dai
fumi
del
miracolo
,
guardiamoci
attorno
,
ricordiamoci
che
esistono
gli
«
altri
»
.
StampaQuotidiana ,
Perché
non
si
dovrebbe
vedere
nel
sole
,
se
non
a
costo
di
essere
ritenuti
pazzi
o
poeti
,
un
coro
di
angeli
fiammeggianti
che
annunciano
la
gloria
di
Dio
?
Perché
non
si
dovrebbe
proclamare
l
'
esistenza
di
un
nuovo
cielo
e
di
una
nuova
terra
così
vasti
e
meravigliosi
da
far
apparire
squallida
e
tetra
la
visione
che
del
mondo
ci
dà
la
scienza
?
Perché
astrarre
e
generalizzare
,
meccanizzare
e
calcolare
,
rinunziando
all
'
immaginazione
visionaria
,
al
mistero
,
all
'
avventura
in
un
mondo
di
forme
fantastiche
e
splendenti
,
in
cui
ognuno
si
troverebbe
a
suo
agio
?
In
altri
termini
,
perché
credere
allo
scienziato
invece
che
allo
sciamano
?
Perché
ridurre
il
mondo
a
un
insieme
di
forze
oggettive
ed
impersonali
,
invece
di
scorgere
in
esso
un
luogo
formicolante
di
personalità
potenti
e
invisibili
ma
assai
simili
all
'
uomo
?
Sono
queste
le
domande
che
,
secondo
Roszak
,
stanno
alla
radice
della
controcultura
(
La
nascita
di
una
controcultura
,
ed.
Feltrinelli
,
1971
)
:
cioè
di
un
nuovo
modo
di
vivere
da
cercarsi
in
direzione
opposta
a
quella
in
cui
finora
si
è
mossa
la
civiltà
occidentale
:
un
modo
di
vivere
che
faccia
a
meno
della
scienza
e
della
tecnica
,
eliminando
la
tecnocrazia
e
i
suoi
mali
,
e
coltivi
ed
esalti
nell
'
uomo
il
sentimento
del
sacro
.
La
scienza
sradica
questo
sentimento
e
con
esso
ogni
impegno
morale
,
riducendolo
ad
una
retorica
superficiale
.
Solo
questo
sentimento
può
consentire
all
'
uomo
di
ritornare
alla
natura
e
di
raggiungere
l
'
equilibrio
autentico
dentro
se
stesso
e
con
gli
altri
.
La
controcultura
intende
così
proporre
all
'
uomo
l
'
alternativa
di
una
vita
diversa
,
che
elimini
i
rischi
dell
'
impoverimento
dell
'
uomo
e
del
suo
ambiente
che
scienza
e
tecnica
fanno
incombere
su
di
lui
.
Ma
questa
alternativa
non
è
nuova
ma
antichissima
,
perché
è
quella
di
tutti
i
popoli
primitivi
.
E
in
realtà
la
nostalgia
per
ciò
che
è
primitivo
,
naturale
,
semplice
,
informe
,
non
ridotto
a
un
modello
che
implichi
previsione
,
misura
e
programmazione
,
è
assai
diffusa
nel
mondo
contemporaneo
e
condivisa
da
molti
scienziati
.
Questi
sono
certamente
più
cauti
nella
loro
critica
della
scienza
e
si
guardano
dal
raccomandarne
la
pura
e
semplice
eliminazione
.
Ma
è
significativo
che
in
uno
dei
più
seri
e
togati
periodici
scientifici
americani
,
che
è
l
'
organo
dell
'
Associazione
americana
per
il
progresso
della
scienza
(
Science
,
4
giugno
1971
)
,
un
professore
di
chimica
proponga
una
riforma
della
scienza
proprio
sulla
linea
difesa
dalla
controcultura
:
si
dovrebbe
saldare
,
sul
tronco
della
ricerca
obiettiva
e
razionale
,
l
'
esigenza
di
un
intuizione
sensuale
,
cioè
immediata
,
diretta
,
concreta
delle
cose
,
che
è
quella
difesa
dallo
sciamanesimo
e
dalle
religioni
orientali
.
Da
questo
punto
di
vista
,
però
,
non
ci
sarebbe
opposizione
fra
le
due
alternative
di
vita
,
tra
i
due
modi
di
conoscere
la
natura
e
di
entrare
in
rapporto
con
essa
.
Si
tratterebbe
di
modi
complementari
che
si
integrano
a
vicenda
:
proprio
come
sono
complementari
,
nella
fisica
contemporanea
,
la
descrizione
dei
fenomeni
in
termini
di
onde
e
quella
in
termini
di
corpuscoli
.
Il
vantaggio
di
questa
complementarità
consisterebbe
nell
'
eliminare
dalla
scienza
un
certo
numero
di
astrazioni
inutili
,
nel
considerare
gli
aspetti
concreti
,
sensibili
o
estetici
delle
cose
,
e
nel
consentire
di
vedere
nella
natura
una
totalità
organica
mediante
un
unico
atto
di
intuizione
.
Poco
o
nulla
,
tuttavia
,
ci
viene
detto
circa
i
mezzi
per
raggiungere
questa
mèta
ambiziosa
,
che
equivarrebbe
a
una
visione
esauriente
e
perfetta
del
mondo
nella
sua
struttura
generale
e
nei
suoi
particolari
minimi
:
ad
una
visione
di
cui
solo
Dio
può
ritenersi
capace
.
Come
professore
di
chimica
,
l
'
autore
in
questione
invita
gli
studenti
a
osservare
i
colori
,
i
sapori
,
la
solidità
,
i
mutamenti
delle
sostanze
che
essi
si
apprestano
a
sottoporre
a
qualche
elaborato
esperimento
:
il
che
è
troppo
poco
per
una
«
visione
sensuale
»
del
mondo
ed
è
del
tutto
inutile
ai
fini
dell
'
esperimento
.
Non
c
'
è
dubbio
che
gli
scienziati
,
imprigionati
come
ora
sono
nella
loro
specializzazione
,
oppressi
dalla
quantità
enorme
e
non
selezionata
di
informazioni
che
piovono
loro
addosso
da
tutte
le
parti
,
e
dalla
coscienza
del
cattivo
uso
che
si
può
fare
delle
loro
scoperte
,
anche
più
meritorie
,
cerchino
una
via
d
'
uscita
da
questa
situazione
di
disagio
e
aspirino
a
una
visione
del
mondo
semplice
e
totale
che
non
sacrifichi
né
la
scienza
né
le
esigenze
emotive
e
morali
dell
'
uomo
.
Ma
è
dubbio
se
lo
sciamanesimo
e
l
'
animismo
,
cioè
la
credenza
che
il
mondo
è
un
insieme
di
esseri
spirituali
in
rapporto
simpatetico
con
l
'
uomo
,
possano
aiutarli
a
uscire
dal
frangente
in
cui
si
trovano
.
Questa
credenza
costituisce
certo
un
'
alternativa
alla
scienza
,
ma
non
può
conciliarsi
con
essa
e
supplire
alle
sue
deficienze
.
Essa
è
il
fondamento
di
un
'
altra
tecnica
,
quella
della
magia
.
Se
la
natura
è
un
complesso
di
forze
spirituali
che
,
mediante
opportuni
incantesimi
,
possono
essere
comandate
,
convinte
o
ingraziate
,
la
scienza
non
serve
a
nulla
.
Che
senso
ha
ingraziarsi
la
gravità
o
convincere
l
'
energia
nucleare
a
non
essere
dannosa
per
l
'
uomo
?
Che
senso
ha
prevedere
,
calcolare
,
misurare
e
progettare
in
un
mondo
costituito
da
spiriti
folletti
,
che
fanno
quello
che
vogliono
e
possono
essere
addomesticati
solo
dalle
arti
subdole
dello
sciamano
?
La
ricerca
scientifica
è
oggettiva
,
cioè
conduce
agli
stessi
risultati
chiunque
sia
in
possesso
della
tecnica
adatta
;
l
'
arte
dello
sciamano
è
un
privilegio
concessogli
dalle
stesse
potenze
misteriose
cui
egli
fa
appello
.
Non
si
possono
imboccare
contemporaneamente
le
due
vie
e
ritenerle
complementari
.
La
scienza
non
può
tutto
né
fa
tutto
:
i
limiti
di
essa
sono
sempre
presenti
a
chi
la
coltiva
sul
serio
.
I
suoi
problemi
si
moltiplicano
con
il
suo
progresso
e
il
suo
prezzo
naturale
e
umano
si
accresce
in
proporzione
.
Voler
saldare
questo
prezzo
col
ricorso
all
'
animismo
e
alla
magia
,
al
sentimento
e
alla
sensibilità
indifferenziata
dei
primitivi
significa
pagare
con
moneta
falsa
.
Può
ben
darsi
che
il
genere
umano
,
in
tutto
o
in
parte
,
scelga
domani
di
lasciarsi
guidare
dallo
sciamanesimo
invece
che
dalla
scienza
.
Ma
la
civiltà
di
cui
lo
sciamanesimo
è
parte
integrante
è
fondata
sulla
caccia
,
sulla
pesca
,
sulla
agricoltura
primitiva
.
Il
ritorno
a
questa
forma
di
vita
segnerebbe
perciò
la
condanna
a
morte
della
maggior
parte
del
genere
umano
,
per
la
mancanza
del
vitto
e
delle
difese
indispensabili
contro
l
'
ostilità
della
natura
.
La
parte
sopravvivente
dovrebbe
cercare
di
mantenere
immutabili
i
costumi
e
le
forme
di
vita
che
ne
garantiscono
la
permanenza
.
Questo
può
certo
accadere
,
come
può
accadere
che
la
civiltà
attuale
soccomba
perché
non
riesce
a
soddisfare
gli
uomini
o
a
salvaguardare
le
risorse
naturali
di
cui
vivono
.
L
'
importante
,
in
ogni
caso
,
è
rendersi
conto
delle
conseguenze
che
la
scelta
in
un
senso
o
in
un
altro
comporta
,
e
non
vivere
nell
'
illusione
che
si
possa
conciliare
il
diavolo
con
l
'
acqua
santa
.
Su
questa
illusione
vive
oggi
la
cosiddetta
avanguardia
della
cultura
contemporanea
.
I
mali
da
essa
denunciati
sono
reali
,
ma
puerili
i
rimedi
proposti
.
Essa
fa
come
l
'
adulto
che
,
disilluso
dalle
difficoltà
della
vita
e
nella
incapacità
di
affrontarle
,
si
rifugia
nel
mondo
delle
fiabe
che
ha
ascoltato
da
bambino
e
che
parlano
di
fate
e
di
maghi
benefici
.
Ma
basta
,
questo
,
per
farlo
ridiventare
bambino
?
StampaQuotidiana ,
Nella
seconda
quindicina
di
agosto
bisognava
ritirate
le
bandiere
dalle
finestre
dove
erano
rimaste
esposte
per
ben
14
giorni
come
si
fosse
trattato
di
celebrare
la
più
trionfale
delle
vittorie
esaurite
le
cantafere
per
la
riconquistata
libertà
visti
i
terribili
bombardamenti
e
l
'
imperversante
disordine
annonario
bisognava
"
distrarre
"
l
'
opinione
pubblica
e
così
cominciarono
le
due
settimane
degli
scandali
.
Si
cominciò
cogli
illeciti
arricchimenti
.
Tutti
i
gerarchi
erano
ladri
.
Tutti
profittatori
.
Non
un
galantuomo
,
nemmeno
a
cercarlo
con
la
famosa
lanterna
del
cinico
Diogene
.
Si
giunse
persino
a
fissare
in
120
miliardi
il
totale
del
denaro
rubato
dai
gerarchi
al
popolo
italiano
.
Con
la
restituzione
di
tale
veramente
astronomica
somma
all
'
erario
si
pensava
di
sanare
il
deficit
del
bilancio
.
Se
tutto
ciò
non
fosse
stato
stampato
,
si
stenterebbe
a
crederlo
.
Le
cantine
e
le
soffitte
delle
case
dei
fascisti
erano
piene
di
ogni
specie
di
viveri
.
Ci
fu
una
delle
più
singolari
psicosi
collettive
:
quella
dei
lingotti
d
'
oro
e
dei
prosciutti
.
Tutto
ciò
era
destinato
ad
eccitare
gli
istinti
più
bassi
delle
folle
.
Una
delle
famiglie
che
la
famosa
Commissione
presieduta
dal
traditore
Casati
prese
particolarmente
di
mira
fu
quella
di
Ciano
.
Era
una
manovra
indiretta
per
arrivare
al
Duce
,
al
quale
,
forse
,
molti
tornavano
a
pensare
,
ma
del
quale
nessuno
osava
più
pronunciare
il
nome
secondo
le
istruzioni
ricevute
dal
censore
badogliano
.
Quando
al
patrimonio
della
famiglia
del
conte
Galeazzo
Ciano
si
parlò
di
miliardi
.
La
lettera
scritta
dal
conte
Ciano
,
in
data
23
agosto
1943
,
indirizzata
al
Maresciallo
Badoglio
,
non
è
un
documento
privato
,
è
un
documento
politico
.
Eccone
il
testo
integrale
:
Roma
,
23
agosto
1943
.
«
Illustre
Maresciallo
,
«
con
grande
amarezza
ho
letto
sul
Corriere
della
Sera
un
articolo
che
oltraggia
la
memoria
di
mio
padre
.
Disdegno
scendere
a
polemiche
con
giornalisti
anonimi
che
raccolgono
del
fango
per
gettarlo
sul
viso
di
un
morto
,
ma
ritengo
invece
mio
dovere
informare
vostra
Eccellenza
,
in
attesa
di
quanto
la
commissione
appurerà
in
merito
,
della
esatta
misura
della
complessiva
eredità
pervenuta
da
mio
padre
a
me
ed
alla
mia
defunta
sorella
.
«
Egli
,
alla
sua
morte
,
disponeva
dei
seguenti
beni
:
«
1
.
-
3/4
della
società
tipografica
editoriale
del
giornale
Il
Telegrafo
di
Livorno
;
«
2
.
-
quattro
edifici
in
Roma
,
del
valore
totale
all
'
epoca
della
morte
,
di
circa
cinque
milioni
;
«
3
.
-
titoli
industriali
così
ripartiti
:
Romana
elettricità
:
azioni
1400;
Terni
:
azioni
500;
Montecatini
;
azioni
2000;
Valdagno
:
azioni
1000;
Navigazione
generale
:
azioni
300;
Ilva
:
azioni
500;
Anic
:
azioni
1000;
Monte
Amiata
:
azioni
1000;
I.M.I.
:
azioni
100;
Consorzio
Credito
Opere
Pubbliche
:
azioni
24;
Buoni
del
Tesoro
:
1
milione
;
contante
:
L
.
355.089;
conto
corrente
postale
:
lire
32.975
.
«
Di
quanto
precede
la
documentazione
è
in
mia
mano
e
naturalmente
rimane
a
piena
disposizione
di
Vostra
Eccellenza
.
«
Sono
sicuro
che
queste
cifre
,
così
lontane
dalle
astronomiche
fantasie
dei
calunniatori
anonimi
,
saranno
dal
sereno
spirito
di
V
.
E
.
valutate
non
quale
il
disonorante
bottino
di
un
approfittatore
,
bensì
come
l
'
equo
frutto
di
una
vita
intensamente
operosa
.
«
Ed
è
per
questo
,
Eccellenza
,
che
io
mi
rivolgo
soltanto
al
Maresciallo
Badoglio
,
perché
siano
tutelati
la
memoria
e
l
'
onore
di
un
soldato
d
'
Italia
.
Galeazzo
Ciano
»
.
Il
discorso
di
Churchill
del
22
settembre
prova
che
già
verso
la
ultima
decade
di
agosto
erano
state
fissate
a
Lisbona
le
clausole
della
resa
a
discrezione
,
almeno
le
principali
.
Fra
di
esse
ve
n
'
era
una
che
contemplava
la
consegna
di
Mussolini
al
nemico
.
Ciò
non
ha
precedenti
nella
storia
umana
!
Nei
giorni
confusi
del
settembre
,
dopo
la
liberazione
del
Gran
Sasso
,
i
giornali
non
pubblicarono
il
testo
stenografico
integrale
del
discorso
di
Churchill
.
Sebbene
in
ritardo
,
vale
la
pena
di
farlo
oggi
,
perché
la
documentazione
risulti
completa
.
Alla
Camera
dei
Comuni
,
il
22
settembre
,
narrando
le
vicende
italiane
,
Churchill
così
parlò
:
«
La
resa
incondizionata
comprende
,
naturalmente
,
ogni
cosa
.
Non
era
soltanto
prevista
in
modo
speciale
la
consegna
,
in
un
secondo
tempo
,
dei
criminali
di
guerra
,
ma
era
stata
stipulata
una
clausola
speciale
per
la
consegna
del
signor
Mussolini
.
Non
è
stato
però
possibile
disporre
per
la
sua
consegna
separata
prima
dell
'
armistizio
e
prima
che
avvenisse
il
nostro
grande
sbarco
,
poiché
ciò
avrebbe
certamente
rivelato
le
intenzioni
del
Governo
italiano
al
nemico
,
il
quale
si
inframmetteva
in
ogni
cosa
e
lo
teneva
perfettamente
in
suo
potere
.
«
La
situazione
dell
'
Italia
era
che
,
quantunque
avesse
avuto
luogo
una
rivoluzione
interna
,
essa
era
ancora
alleata
della
Germania
e
proseguiva
la
causa
comune
insieme
ad
essa
.
Era
una
situazione
molto
difficile
a
mantenere
giorno
per
giorno
,
con
le
pistole
della
"
Gestapo
"
puntate
alle
nuche
di
"
tanti
colli
"
.
«
Avevamo
ogni
motivo
di
credere
che
Mussolini
era
tenuto
sotto
forte
guardia
ed
in
luogo
sicuro
e
certamente
era
molto
nell
'
interesse
del
Governo
Badoglio
di
avere
la
certezza
che
non
fuggisse
.
«
Si
afferma
che
lo
stesso
Mussolini
avrebbe
dichiarato
di
credere
che
sarebbe
stato
consegnato
agli
alleati
.
Questa
certamente
era
l
'
intenzione
e
sarebbe
stata
realizzata
se
non
fossero
intervenute
circostanze
sfortunatamente
fuori
del
nostro
controllo
.
Le
misure
prese
del
Governo
Badoglio
erano
accuratamente
studiate
ed
erano
le
migliori
che
esso
potesse
adottare
per
trattenere
Mussolini
;
però
esso
non
aveva
previsto
una
discesa
di
paracadutisti
di
sì
vasta
portata
come
quella
che
i
Tedeschi
effettuarono
nel
punto
dove
egli
era
confinato
.
Si
noterà
che
essi
gli
avevano
mandato
alcune
opere
di
Nietzsche
e
qualche
opuscolo
per
consolarlo
ed
alleviare
il
suo
confino
.
Indubbiamente
essi
erano
a
perfetta
conoscenza
del
luogo
ove
egli
si
trovava
e
delle
condizioni
in
cui
era
.
E
l
'
impresa
fu
caratterizzala
da
grande
temerarietà
e
condotta
in
grandi
forze
.
«
Essa
dimostra
certamente
che
vi
sono
molte
possibilità
di
questo
genere
nella
guerra
moderna
.
Non
credo
che
vi
sia
stata
negligenza
o
inosservanza
dei
patti
da
parte
del
Governo
Badoglio
,
il
quale
aveva
un
'
ultima
carta
da
giocare
.
«
I
carabinieri
di
guardia
avevano
l
'
ordine
di
uccidere
Mussolini
qualora
vi
fosse
un
qualsiasi
tentativo
di
liberarlo
,
ma
essi
non
fecero
il
loro
dovere
a
causa
delle
preponderanti
forze
tedesche
discese
su
di
loro
dall
'
aria
,
le
quali
li
avrebbero
tenuti
responsabili
della
salute
e
della
incolumità
del
prigioniero
.
E
tanto
basta
!
»
.
Queste
sono
le
parole
trasmesse
dalla
Reuter
alle
ore
19
del
giorno
22
settembre
1943
.
Che
,
come
dice
Churchill
,
il
Maresciallo
Badoglio
avesse
"
accuratamente
"
studiato
le
misure
prese
per
assicurare
la
prigionia
di
Mussolini
e
la
sua
successiva
consegna
al
nemico
,
è
documentato
da
questa
lettera
autografa
dello
stesso
Maresciallo
al
capo
della
Polizia
Senise
:
«
Eccellenza
,
«
questa
mattina
ho
comunicato
al
comandante
generale
dell
'
Arma
dei
RR
.
CC
.
,
S
.
E
.
Cerica
quanto
segue
:
È
responsabile
della
custodia
dell
'
ex
-
Capo
del
Governo
Benito
Mussolini
l
'
ispettore
generale
di
P
.
S
.
Saverio
Pòlito
.
«
Egli
solo
risponde
personalmente
al
Governo
che
il
predetto
Mussolini
non
evada
o
sia
da
chicchessia
sottratto
alla
detenzione
.
«
Il
generale
Pòlito
richiederà
al
Comando
generale
dell
'
Arma
ed
al
capo
della
Polizia
tutto
il
personale
che
gli
occorre
,
specificando
anche
il
nome
di
chi
desidera
.
«
Ogni
sua
richiesta
sarà
accolta
.
L
'
ispettore
Pòlito
mi
terrà
con
frequenza
informato
.
«
Badoglio
»
Roma
,
16
agosto
1943
.
Decisa
la
consegna
del
Duce
agli
Inglesi
e
precisati
i
termini
della
medesima
,
bisognava
creare
lo
scandalo
attorno
a
Mussolini
,
coprirlo
di
ridicolo
,
infamarlo
,
in
modo
che
il
popolo
già
immemore
avesse
trovato
la
consegna
di
lui
al
nemico
come
la
consegna
di
un
uomo
oramai
non
solo
politicamente
,
ma
fisicamente
e
moralmente
finito
.
Improvvisamente
le
cateratte
del
pettegolezzo
furono
spalancate
e
sul
cinque
per
cento
di
verità
furono
affastellate
fantasie
di
ogni
genere
,
che
tuttavia
non
mancavano
di
eccitare
la
curiosità
della
minutaglia
umana
.
Nessuno
era
in
grado
di
scagliare
la
prima
pietra
sull
'
argomento
;
nessuno
dei
grandi
e
piccoli
uomini
nel
passato
,
nessuno
nel
presente
e
meno
di
chiunque
il
Maresciallo
Badoglio
,
ma
il
colpo
era
fatto
.
Bisognava
uccidere
Mussolini
,
prima
col
silenzio
tombale
poi
col
ridicolo
.
L
'
affare
durò
due
giorni
,
ma
sufficienti
.
Non
mancarono
coloro
che
deplorarono
questi
sistemi
e
parlarono
di
"
boomerang
"
:
ciò
significa
illudersi
.
Il
colpo
era
riuscito
.
Si
attribuisce
a
quei
grandi
conoscitori
del
cuore
umano
che
sono
i
gesuiti
,
la
ben
nota
massima
:
"
calunniate
,
calunniate
:
qualche
cosa
resterà
!
"
E
non
v
'
è
dubbio
che
qualche
cosa
è
restata
.
Negli
ultimi
giorni
d
'
agosto
la
"
capitolazione
"
era
nell
'
aria
.
Il
delitto
immane
che
peserà
per
secoli
sulla
storia
della
Patria
stava
per
essere
consumato
;
si
stava
,
cioè
tramutando
il
territorio
italiano
in
una
sanguinosa
arena
di
battaglia
di
eserciti
nemici
.
Solo
un
incosciente
poteva
pensare
che
le
cose
avrebbero
avuto
un
andamento
diverso
.
Solo
un
incosciente
che
avesse
trascurato
la
lettura
dei
notiziari
telefonici
e
telegrafici
che
ogni
mattina
venivano
mandati
a
Roma
dagli
uffici
di
frontiera
e
nei
quali
erano
dettagliatamente
segnalati
i
passaggi
verso
l
'
Italia
di
uomini
e
materiali
tedeschi
.
Questi
bollettini
sono
stati
abbandonati
sui
tavoli
dai
fuggiaschi
dell'8
settembre
.
Sino
dalla
mattina
del
26
luglio
,
dai
passi
del
Brennero
,
di
Tarvisio
,
di
Ventimiglia
,
vengono
annunciati
e
specificati
i
movimenti
delle
divisioni
tedesche
.
Ogni
giorno
sono
centinaia
di
automezzi
,
camion
,
carri
armati
,
reparti
di
truppe
.
La
Germania
sin
da
principio
comprende
che
il
Governo
Badoglio
ha
un
solo
programma
:
arrendersi
e
poi
riprendere
le
armi
contro
l
'
alleato
.
È
vero
che
in
data
28
luglio
il
Maresciallo
Badoglio
ha
la
sfrontatezza
di
mandare
il
telegramma
seguente
al
Führer
,
ma
le
parole
non
ingannano
nessuno
:
«
Führer
,
col
giuramento
nelle
mani
di
S
.
M
.
il
Re
e
Imperatore
,
il
Consiglio
dei
ministri
da
me
presieduto
si
è
oggi
insediato
.
Come
già
dichiarato
nel
mio
proclama
rivolto
agli
Italiani
,
ufficialmente
comunicato
al
vostro
ambasciatore
,
la
guerra
per
noi
continua
nello
spirito
dell
'
alleanza
.
Tanto
tengo
a
confermarvi
,
con
la
preghiera
di
voler
ascoltare
il
generale
Marras
che
verrà
al
vostro
Quartier
Generale
da
me
incaricato
di
una
particolare
missione
per
voi
.
Mi
è
grata
l
'
occasione
,
Führer
,
per
porgervi
la
espressione
dei
miei
cordiali
sentimenti
.
Firmato
:
Badoglio
»
.
Tra
i
sintomi
più
sospetti
vi
fu
la
richiesta
avanzata
al
Comando
supremo
tedesco
di
autorizzare
il
ritiro
di
molte
delle
grandi
unità
italiane
che
erano
dislocate
fuori
dei
confini
della
Patria
.
Si
abbandonavano
territori
conquistati
col
sangue
,
ma
si
volevano
le
divisioni
a
portata
di
mano
per
prendere
alle
spalle
l
'
alleato
,
una
volta
rovesciato
il
fronte
.
Tale
telegramma
a
firma
Guariglia
reca
la
data
del
10
agosto
e
suona
di
un
suono
falso
nel
termini
seguenti
:
«
Alla
R
.
Ambasciata
-
Berlino
.
«
Vogliate
prendere
immediato
contatto
con
Auswärtiges
Amt
e
fare
ad
esso
presente
quanto
segue
:
«
Come
è
stato
detto
nella
riunione
di
Tarvisio
del
6
corrente
,
il
Comando
supremo
italiano
ha
preso
la
decisione
di
richiamare
in
Patria
tutta
la
quarta
armata
dislocata
nel
territorio
della
Francia
metropolitana
e
un
corpo
d
'
armata
su
tre
divisioni
tra
quelle
attualmente
dislocate
nel
territorio
sloveno
-
croato
.
«
Le
ragioni
che
hanno
motivato
la
decisione
attuale
sono
varie
e
sono
già
state
esposte
a
Tarvisio
.
«
In
primo
luogo
il
Comando
supremo
sente
la
necessità
di
rafforzare
la
difesa
del
territorio
metropolitano
.
Sembra
oltre
a
ciò
opportuno
che
nostre
unità
integrino
lo
schieramento
delle
divisioni
germaniche
in
Italia
,
il
cui
compito
appare
limitato
alla
difesa
di
alcune
zone
,
mentre
è
ovvio
da
parte
nostra
si
debba
provvedere
ad
una
difesa
dell
'
intero
territorio
nazionale
:
Motivi
di
carattere
politico
e
morale
esigono
che
la
Nazione
senta
,
come
ebbi
io
stesso
a
dichiarare
esplicitamente
al
signor
Von
Ribbentropp
,
che
la
difesa
del
suo
territorio
non
è
soltanto
affidata
a
truppe
alleate
,
ma
anche
e
soprattutto
ai
soldati
italiani
.
«
Prendete
occasione
da
tali
argomenti
e
anche
da
ogni
altro
che
vi
parrà
più
opportuno
per
far
presente
all
'
Auswärtiges
Amt
la
necessità
di
questa
nostra
decisione
.
«
Ci
rendiamo
conto
che
lo
sgombero
di
tali
forze
importa
problemi
e
questioni
anche
di
carattere
politico
,
come
ebbe
a
dire
lo
stesso
Von
Ribbentrop
,
ma
abbiamo
ferma
fiducia
che
si
potrà
risolvere
il
tutto
nel
modo
più
soddisfacente
per
ambo
le
parti
.
«
I
necessari
contatti
a
questo
scopo
dovranno
essere
quindi
immediatamente
presi
dagli
organi
competenti
interessati
,
politici
e
militari
.
-
GUARIGLIA
»
.
StampaQuotidiana ,
Seicentomila
in
più
,
fra
Milano
e
i
laghi
,
negli
ultimi
dieci
anni
:
il
popolo
degli
immigrati
adoperato
,
più
che
governato
;
tanti
uomini
-
muscolo
prima
che
dei
cittadini
.
Andò
così
e
peggio
anche
nell
'
America
della
conquista
,
ma
non
deve
essere
una
gran
consolazione
per
quelli
a
cui
tocca
,
adesso
.
Da
un
anno
la
Stazione
centrale
di
Milano
non
è
più
il
mercato
all
'
ingrosso
dei
muscoli
,
ma
il
commercio
comincia
sempre
lì
:
le
valigie
di
fibra
e
i
pacchi
davanti
le
cabine
telefoniche
,
dentro
gli
uomini
-
muscolo
appena
arrivati
che
telefonano
alle
pensioni
per
avere
«
alloggio
e
lavoro
»
.
Non
conviene
più
reclutarli
in
stazione
,
le
garanzie
sono
poche
e
i
rischi
tanti
.
Meglio
lasciar
fare
a
quelli
delle
pensioni
,
è
un
lavoro
più
pulito
e
più
tranquillo
.
Cinque
su
dieci
,
gli
immigrati
che
arrivano
a
Milano
fanno
quella
telefonata
a
cui
si
risponde
:
«
Aspetta
,
veniamo
a
prenderti
»
o
«
Stai
bene
attento
,
prendi
il
tram
numero
tale
»
.
E
intanto
che
aspetta
o
viaggia
quelli
delle
pensioni
han
già
telefonato
al
reclutatore
che
ne
è
arrivato
uno
da
Gioia
del
Colle
,
Trani
,
Porto
Tolle
,
Isernia
,
Foligno
,
comunque
uno
da
sfruttare
,
ciascuno
la
sua
parte
.
Nelle
pensioni
ci
sono
stanze
da
sei
,
otto
,
dieci
letti
.
Per
un
letto
si
pagano
dalle
sette
alle
otto
mila
lire
al
mese
,
più
mille
la
settimana
per
farsi
lavare
un
po
'
di
roba
.
In
molte
pensioni
bisogna
uscire
prima
delle
nove
,
le
brandine
chiuse
e
alzate
contro
le
pareti
e
fino
alle
ventuno
la
padrona
no
riapre
la
porta
.
In
una
pensione
di
corso
L
.
(
inchiesta
ILSES
)
un
operaio
con
la
gamba
rotta
passa
un
giorno
sulle
scale
,
la
padrona
non
transige
sul
regolamento
.
La
pensione
come
prima
scuola
dello
sfruttamento
e
lo
sfruttamento
del
prossimo
più
prossimo
come
la
tecnica
più
felice
.
Perciò
la
maggior
parte
degli
affittacamere
(
circa
16
mila
in
città
fra
legali
e
clandestini
)
sono
degli
immigrati
.
In
certi
casi
il
subaffitto
organizzato
può
rendere
300
,
400
mila
lire
al
mese
,
la
Questura
conosce
un
tale
che
è
riuscito
ad
avere
tra
appartamento
e
solaio
,
65
ospiti
.
Ci
sono
quelli
che
hanno
quattro
o
cinque
«
esercizi
»
,
li
affidano
a
uno
degli
inquilini
e
passano
ogni
qundici
giorni
a
ritirare
gli
affitti
.
Nella
città
e
nella
fascia
industriale
i
luoghi
delle
pensioni
si
riconoscono
dal
fiorire
delle
attività
collaterali
:
cinematografi
di
terza
visione
,
trattorie
modestissime
,
latterie
che
vendono
anche
bevande
gasate
ecc.
Le
generazioni
nere
Poi
la
mano
dello
sfruttamento
passa
ai
reclutatori
,
di
solito
immigrati
.
Quel
tale
che
tiene
famiglia
e
quattro
automobili
:
la
Seicento
per
il
lavoro
in
città
,
la
Millecento
per
i
suoi
,
la
Spider
per
portare
a
pranzo
i
signori
dell
'
edilizia
e
il
camioncino
per
trasportare
sui
cantieri
gli
uomini
-
muscolo
,
nei
casi
di
bisogno
urgente
.
Il
reclutatore
,
i
suoi
amici
,
gli
amici
degli
amici
:
la
piccola
mafia
trapiantata
al
Nord
di
cui
,
ogni
tanto
,
si
annuncia
la
fine
,
come
per
la
grande
.
Per
esempio
quando
si
scoprono
,
come
di
recente
,
sei
racket
legati
a
130
imprese
edili
.
Ma
sempre
la
mala
pianta
rispunta
;
in
una
inchiesta
della
federazione
comunista
si
legge
che
solo
quattro
immigrate
su
cento
vengono
assunte
attraverso
i
canali
regolari
e
le
indagini
delle
ACLI
lo
confermano
.
Del
resto
se
ne
ha
la
controprova
nei
luoghi
di
origine
:
l
'
anno
scorso
nove
mila
persone
partono
dalla
provincia
di
Cosenza
all
'
insaputa
degli
uffici
di
lavoro
.
La
piccola
mafia
prospera
,
le
sue
tangenti
non
sono
più
del
cinquanta
per
cento
come
nei
primi
anni
,
ma
sempre
redditizie
.
Sì
,
ogni
tanto
uno
dei
reclutatori
viene
«
pizzicato
»
,
denunciato
,
multato
lire
duemila
per
ogni
lavoratore
«
trattato
»
.
Ma
lui
paga
e
ricomincia
salvo
a
cambiare
aria
per
qualche
tempo
.
Naturalmente
le
serie
,
moderne
,
oneste
aziende
del
Nord
sono
all
'
oscuro
di
tutto
,
c
'
è
sempre
un
appaltatore
o
un
intermediario
per
salvare
la
faccia
.
Ma
anch
'
esse
,
specie
le
medie
e
piccole
,
conoscono
le
maniere
di
incoraggiare
il
miracolo
:
le
ore
di
lavoro
straordinario
fuori
busta
;
le
paghe
arbitrarie
ai
ragazzi
fra
i
quattordici
e
i
quindici
anni
(
non
più
a
scuola
,
non
ancora
impiegati
regolarmente
)
;
il
lavoro
appaltato
a
quantità
,
non
a
tempo
,
a
poveri
diavoli
che
credono
di
fare
un
ottimo
affare
impegnandosi
a
chili
o
a
metri
,
non
a
ore
,
e
poi
scoprono
di
avere
tutti
gli
oneri
degli
artigiani
ma
non
i
vantaggi
.
Per
non
dire
della
«
buona
occasione
»
a
cui
partecipa
l
'
intera
classe
imprenditoriale
del
Nord
,
usando
una
forza
lavoro
che
si
è
formata
,
trasferita
e
sistemata
a
spese
della
collettività
.
Detta
dai
propagandisti
politici
questa
«
buona
occasione
»
si
riduce
a
un
calcolo
elementare
:
«
Negli
ultimi
dieci
anni
gli
Enti
locali
del
Milanese
hanno
speso
circa
1000
miliardi
per
accogliere
gli
immigrati
.
Avendone
recuperato
solo
100
per
il
maggior
introito
fiscale
essi
hanno
fatto
agli
imprenditori
un
regalo
netto
di
900
miliardi
»
.
Non
è
così
,
questa
aritmetica
troppo
semplice
non
sopravvive
al
comizio
,
ma
,
nelle
linee
generali
,
la
«
buona
occasione
»
,
il
favore
,
lo
sfruttamento
,
la
necessità
dello
sviluppo
,
o
come
volete
chiamarla
,
esiste
e
una
visita
alla
fascia
industriale
serve
anche
a
questo
,
dico
a
capire
quanto
il
miracolo
economico
deva
a
questa
manodopera
avuta
per
niente
e
,
per
anni
,
sottopagata
.
Ne
fanno
parte
,
non
dimentichiamolo
,
anche
le
donne
.
Trentotto
su
cento
dicono
le
inchieste
,
non
arrivano
a
una
paga
di
20
o
25
mila
lire
al
mese
.
Che
miracolo
poco
galante
.
È
accaduto
anche
in
America
negli
anni
della
conquista
:
«
Per
tre
generazioni
abbiamo
rimboccato
le
maniche
»
.
Che
può
voler
dire
,
di
là
come
di
qua
dall
'
Atlantico
,
gente
logorata
e
ammazzata
di
lavoro
.
Oggi
i
reclutatori
del
Milanese
faticano
a
collocare
i
lavoratori
che
hanno
più
di
trentacinque
o
quarant
'
anni
.
A
quell
'
età
si
è
vecchi
e
finiti
per
certi
cantieri
edili
.
L
'
uomo
-
muscolo
accettato
solo
se
i
muscoli
sono
in
perfetta
efficienza
.
Gli
altri
come
Michele
,
il
muratore
:
«
Come
mi
vedono
che
zoppico
un
po
'
neanche
mi
provano
dicono
che
non
c
'
è
lavoro
,
sono
dei
mesi
che
giro
.
Eppure
a
casa
ero
muratore
fatto
»
.
Le
«
due
nazioni
»
.
Per
una
,
qui
a
Milano
,
la
settimana
corta
,
la
civiltà
degli
svaghi
,
la
seconda
casa
e
le
altre
belle
novità
di
cui
tutti
parlano
.
Per
l
'
altra
sempre
dodici
e
più
ore
al
giorno
e
settimane
lunghe
per
tipi
che
si
«
danno
da
fare
»
:
il
dopo
-
fabbrica
con
lei
che
taglia
cravatte
,
il
marito
che
lavora
a
una
pressa
nel
sottoscala
e
gli
altri
che
fanno
la
casa
propria
dopo
aver
fatto
quella
altrui
.
Tutti
questi
muratori
impiegati
da
un
'
industria
che
sarà
più
efficiente
della
romana
o
della
napoletana
,
ma
che
conosce
gli
stessi
rapporti
di
lavoro
:
50
o
60
mila
lire
al
mese
finché
si
lavora
e
poi
in
cerca
di
un
altro
cantiere
,
una
carriera
che
ricomincia
ogni
volta
,
poche
possibilità
di
migliorare
,
nessuna
sicurezza
per
la
vecchiaia
e
le
testimonianze
ossessive
di
questo
proletariato
permanente
,
come
il
volo
di
un
calabrone
chiuso
in
una
stanza
che
va
e
va
finché
cade
.
Tutti
questi
ex
contadini
immessi
da
un
giorno
all
'
altro
nel
sistema
del
successo
,
offerti
alle
sue
cinque
tentazioni
,
il
prestigio
,
il
denaro
,
il
potere
,
la
fama
,
la
sicurezza
,
ma
che
capiscono
quasi
subito
di
essere
confinati
ai
margini
e
destinati
alle
cose
peggiori
del
sistema
,
ai
lavori
più
umili
e
monotoni
.
Certo
vi
sono
parecchi
immigrati
che
raggiungono
,
in
fabbrica
e
fuori
,
una
buona
sistemazione
economica
,
qualcuno
anche
l
'
agiatezza
.
Ma
l
'
atteggiamento
generale
di
questi
«
novi
homines
»
rispetto
al
lavoro
manca
di
gioia
:
occupazione
senza
amore
,
fatica
senza
grandi
speranze
.
In
genere
il
lavoro
non
è
amato
.
Cambiano
le
condizioni
del
lavoro
,
ma
i
giovani
continuano
a
usare
le
definizioni
amare
degli
anziani
:
quel
reparto
nella
fabbrica
di
Rescaldina
è
sempre
«
Mauthausen
»
,
quel
magazzino
di
Sesto
è
sempre
«
la
galera
»
,
nei
cantieri
edili
gli
operai
parlano
sempre
di
se
stessi
come
di
oggetti
maltrattati
:
«
Dopo
averci
sbattuto
da
un
posto
all
'
altro
,
vengono
e
ci
tirano
fuori
dalla
baracca
»
.
Il
lavoro
in
una
civiltà
industriale
inedita
quasi
per
tutti
.
Fatta
come
ogni
civiltà
,
di
elementi
contraddittori
,
di
fervori
come
di
frustrazioni
.
Davanti
al
progresso
tecnologico
,
per
esempio
,
l
'
atteggiamento
degli
uomini
nuovi
è
incerto
e
diffidente
:
quasi
sapessero
che
la
tecnica
gli
dà
con
una
mano
,
ma
con
l
'
altra
gli
toglie
.
Gli
operai
interrogati
da
Pizzorno
e
dai
suoi
collaboratori
sul
tema
dell
'
uomo
di
fronte
alle
nuove
macchine
stanno
fra
opinioni
diverse
,
spesso
divergenti
:
sì
,
il
lavoro
è
meno
duro
,
«
ma
ci
vuole
troppa
attenzione
»
.
Sì
,
i
rapporti
gerarchici
sono
meno
sergenteschi
,
la
sorveglianza
meno
carceraria
,
«
seuno
sbaglia
non
vengono
subito
a
sgridarti
,
basta
la
lampadina
azzurra
che
si
accende
»
,
però
c
'
è
meno
amicizia
.
Anni
fa
,
per
esempio
,
le
operaie
potevano
starsene
a
casa
uno
o
due
anni
per
tirar
su
il
figlio
e
poi
tornare
in
fabbrica
:
adesso
chi
esce
dal
giro
fatica
a
rientrarci
,
i
rapporti
personali
contano
meno
.
L
'
Organizzazione
decide
a
freddo
.
È
ancora
l
'
eredità
contadina
,
l
'
insofferenza
all
'
orario
,
il
tentativo
ingenuo
di
ricostruire
nel
mondo
industriale
i
comportamenti
e
i
rapporti
di
quello
campagnolo
.
Tanto
lavoro
per
vivere
una
vita
quasi
incomprensibile
.
Il
popolo
laborioso
e
sradicato
.
La
città
tua
e
non
tua
«
E
tu
Luigi
come
la
vedi
a
Milano
?
»
«
Per
me
Milano
è
bella
,
dico
meglio
bellissima
,
come
la
vedono
i
turisti
.
»
Parecchi
rispondono
così
quasi
per
affermare
una
rottura
totale
,
anche
estetica
,
con
il
passato
.
Eppure
si
capisce
che
l
'
atteggiamento
estetico
della
maggioranza
verso
Milano
e
dintorni
è
di
indifferenza
su
un
fondo
di
pena
,
la
pena
fisica
del
contadino
inurbato
.
Qui
,
nei
dintorni
,
in
ogni
villaggio
-
città
c
'
erano
la
vecchia
e
la
nuova
borgata
.
Ma
dovunque
la
saldatura
è
già
avvenuta
,
il
magma
cementizio
ha
riempito
i
vuoti
e
si
divora
l
'
antico
:
scomparse
le
strade
radiali
da
duomo
a
duomo
;
impraticabili
,
per
il
traffico
,
i
sagrati
;
e
chi
se
non
la
dinamite
potrebbe
riportare
l
'
ordine
nelle
ventisette
coree
?
Tanti
suburbi
ma
nessuna
traccia
di
una
civiltà
suburbana
.
Niente
villaggi
residenziali
per
giovani
coppie
«
prigioniere
della
fraternità
»
;
solo
gli
accampamenti
degli
immigrati
e
le
fabbriche
in
un
mondo
di
sradicati
sospettosi
.
Ora
il
piano
intercomunale
dovrebbe
disegnare
in
questo
caos
una
geometria
razionale
ed
è
ancora
possibile
,
ci
sono
ancora
dei
vuoti
fra
la
fascia
e
la
città
e
fra
i
centri
della
fascia
.
Ma
in
giro
c
'
è
molto
pessimismo
,
pochi
credono
che
il
piano
prevarrà
sugli
egoismi
degli
interessi
privati
.
E
intanto
i
600
mila
che
abitano
la
città
informe
sentono
ogni
tanto
affiorare
la
pena
:
nelle
scuole
i
bambini
disegnano
marine
.
Già
,
brutta
ma
libera
.
Per
le
continue
incertezze
dell
'
immigrato
.
Non
sentirsi
cittadino
di
questa
città
,
assistere
alle
partite
di
calcio
senza
una
vera
passione
campanilistica
,
vivere
come
«
nel
posto
che
bene
o
male
ti
dà
il
pane
»
ma
poi
capire
che
,
tutto
sommato
questa
cosa
immensa
e
confusa
che
chiamano
Milano
,
è
un
luogo
dove
i
rapporti
umani
sono
migliori
che
altrove
.
«
Qui
vai
dove
ti
pare
e
nessuno
ti
dice
niente
.
A
Messina
ogni
cosa
che
facevo
subito
trovavano
a
ridire
»
.
«
Milano
mi
piace
perché
la
giri
a
testa
alta
»
.
«
Io
dico
questo
,
se
uno
si
fa
la
fidanzata
in
Sicilia
deve
portarsi
dietro
a
mangiare
anche
suo
padre
,
la
madre
,
i
fratelli
e
le
sorelle
.
Qui
a
Milano
si
va
con
la
ragazza
e
si
prende
un
caffè
»
.
La
Milano
dei
ricchi
li
ignora
?
La
Milano
della
borghesia
mercantile
gli
è
straniera
?
Può
darsi
,
ma
poi
scoprono
che
c
'
è
un
'
altra
Milano
popolare
e
no
che
ricorda
le
sue
origini
,
che
ha
voglia
di
eguaglianza
,
che
può
darti
una
mano
quando
meno
te
lo
aspetti
:
«
Uscii
dalla
stazione
e
non
sapevo
cosa
fare
.
Si
avvicinò
un
signore
e
mi
chiese
se
stavo
male
.
No
,
era
soltanto
che
camminavo
piano
e
non
riuscivo
ad
ambientarmi
.
Mi
diede
l
'
indirizzo
di
una
pensione
e
mi
accompagnò
al
tram
»
.
«
Ero
disperato
,
raccontavo
al
barista
che
non
trovavo
casa
e
una
vecchia
che
era
lì
a
sentire
dice
che
,
se
mi
accontento
posso
stare
in
casa
sua
che
c
'
è
suo
marito
pensionato
con
22
mila
lire
al
mese
.
Mi
hanno
tenuto
per
quattro
mesi
e
non
hanno
voluto
una
lira
»
.
Sradicati
,
incerti
,
sottoposti
alla
doccia
scozzese
di
una
città
così
diversa
,
membri
di
una
società
di
cui
non
vedono
il
corpo
,
sempre
esitanti
fra
l
'
assimilazione
e
l
'
ortodossia
règionale
:
vestirsi
alla
milanese
,
ma
poi
pretendere
tenacemente
il
pane
grosso
alla
siciliana
o
quello
lavorato
alla
mantovana
:
vantare
l
'
anzianità
,
«
io
sono
qui
da
sei
anni
e
quello
lì
neanche
da
tre
mesi
e
parla
»
ma
sentirsi
stranieri
al
luogo
,
restare
finché
si
può
legati
al
paese
(
a
San
Donato
su
12500
abitanti
ancora
quattro
mila
che
conservano
le
residenze
nei
paesi
di
origine
)
.
Ma
nessun
mitico
«
grande
ritorno
»
,
la
coscienza
che
laggiù
non
si
può
tornare
:
«
E
chi
ci
può
stare
laggiù
»
.
«
Vado
là
bascio
per
nu
poco
d
'
olio
,
ma
torno
subito
,
chi
ci
può
stare
»
.
La
nostalgia
che
durerà
per
tutta
la
vita
sotto
la
decisione
,
certa
in
quasi
tutti
dopo
uno
o
due
anni
,
di
non
tornare
.
Così
oggi
per
qualche
generazione
ancora
.
Un
uomo
nuovo
pieno
di
cose
antiche
,
ma
sotto
un
aspetto
almeno
integralmente
nuovo
e
inedito
in
Italia
.
Per
la
prima
volta
in
Italia
una
società
di
cittadini
indifferenti
come
lo
sono
dovunque
i
cittadini
delle
megalopoli
.
I
cittadini
delle
città
che
non
sono
più
città
ma
galassie
urbane
.
Fra
non
molto
Milano
si
estenderà
per
quaranta
chilometri
,
avrà
quattro
o
cinque
milioni
di
abitanti
.
Come
si
fa
ad
amarli
i
giganti
?
StampaQuotidiana ,
Non
è
ancora
spenta
l
'
eco
del
processo
di
Leningrado
,
e
della
successiva
commutazione
delle
pene
capitali
sotto
la
pressione
dell
'
opinione
mondiale
,
che
già
si
annunciano
nuovi
processi
di
ebrei
in
Russia
,
nuovi
atti
militanti
di
antisemitismo
di
stile
staliniano
.
Non
sono
ancora
cessate
le
polemiche
sul
verdetto
di
Burgos
,
verdetto
corretto
in
extremis
da
Franco
sotto
il
peso
dei
richiami
internazionali
e
delle
divisioni
interne
,
che
già
si
eseguono
in
tutta
la
Spagna
nuovi
arresti
di
pistoleros
al
servicio
de
la
subversión
,
nuovi
giri
di
vite
contro
un
'
opposizione
variegata
e
composita
che
va
dai
malinconici
e
patetici
carlisti
ai
gruppi
operai
delle
città
industriali
o
alla
tenace
minoranza
basca
,
una
specie
di
Alto
Adige
della
penisola
iberica
.
È
la
logica
immutabile
di
tutte
le
dittature
,
non
importa
se
di
sinistra
o
di
destra
.
L
'
atto
di
clemenza
di
Mosca
o
di
Madrid
non
cambia
in
nulla
la
sostanza
di
regimi
che
non
possono
consentire
le
libertà
personali
nel
senso
occidentale
,
che
non
riconoscono
le
garanzie
degli
imputati
,
che
ignorano
la
pubblicità
dei
dibattimenti
,
che
non
concepiscono
la
magistratura
svincolata
da
un
potere
politico
onnipotente
e
assoluto
,
capriccioso
e
indiscutibile
,
nella
pena
come
nella
clemenza
,
nell
'
arbitrio
come
nella
grazia
.
Le
due
commutazioni
hanno
dimostrato
che
oggi
non
si
riesce
più
impunemente
ad
uccidere
una
singola
vita
umana
.
Si
possono
ancora
compiere
genocidi
,
si
possono
operare
ancora
massacri
di
massa
,
dall
'
Asia
all
'
Africa
;
ma
difficilmente
si
riesce
a
consumare
-
sotto
la
maschera
della
giustizia
di
Stato
-
un
assassinio
individuale
.
Senza
che
si
scatenino
nel
mondo
forze
di
reazione
o
di
protesta
tali
da
assumere
un
valore
politico
anche
determinante
,
pur
nella
mancanza
assoluta
di
mezzi
coercitivi
o
coattivi
.
Ma
gli
stessi
casi
della
Russia
e
della
Spagna
,
casi
che
si
sono
influenzati
e
condizionati
a
vicenda
,
provano
pure
un
'
altra
realtà
:
e
cioè
che
gli
accorgimenti
della
ragion
di
Stato
internazionale
o
interna
,
sufficienti
a
portare
ad
alleviamenti
delle
pene
o
a
correzioni
di
precedenti
sentenze
,
non
coincidono
minimamente
con
evoluzioni
normalizzatrici
o
liberali
dei
regimi
dispotici
,
i
quali
restano
tali
al
di
là
delle
scarse
e
tormentate
concessioni
che
possono
esser
loro
strappate
.
Basta
leggere
i
giornali
sovietici
a
proposito
del
caso
di
Leningrado
.
Ne
hanno
parlato
solo
dopo
che
tutto
il
mondo
era
a
conoscenza
della
sentenza
.
Hanno
ignorato
il
dibattimento
,
ma
hanno
poi
gonfiato
ad
arte
la
revisione
del
verdetto
.
Hanno
insistito
sull
'
esistenza
del
reato
per
il
solo
fatto
che
era
stato
concepito
ma
non
attuato
:
spiegandoci
che
l
'
articolo
15
del
codice
penale
sovietico
-
e
questo
dice
tutto
!
-
stabilisce
che
un
crimine
tentato
od
ideato
viene
punito
come
se
fosse
stato
effettivamente
commesso
.
E
i
giornali
amici
dell
'
Unione
Sovietica
in
Italia
hanno
il
coraggio
di
mettere
in
luce
,
nei
titoli
dedicati
all
'
avvenimento
,
l
'
«
equità
»
di
una
sentenza
che
commina
in
ogni
caso
,
anche
dopo
la
correzione
,
quindici
anni
di
lavori
forzati
per
due
cittadini
sovietici
che
avevano
ufficialmente
chiesto
di
espatriare
e
di
raggiungere
il
loro
focolare
nazionale
,
Israele
:
diritto
teoricamente
riconosciuto
nella
Costituzione
dell
'
Urss
ma
calpestato
e
smentito
nella
realtà
di
una
pratica
discriminatrice
e
violatrice
delle
garanzie
fondamentali
della
comunità
ebraica
,
dalla
lotta
ai
grandi
dissidenti
israeliti
al
processo
dei
medici
.
Né
c
'
è
da
meravigliarsi
.
Chi
vive
nell
'
ambito
di
un
regime
totalitario
trova
«
straordinario
»
ciò
che
negli
Stati
di
diritto
,
negli
Stati
a
democrazia
garantita
,
è
considerato
appena
«
ordinario
»
.
Il
fascismo
si
vantava
di
lasciar
scrivere
Croce
ed
avocava
a
suo
merito
quello
che
era
un
elementare
dovere
,
il
non
bruciare
,
o
il
non
far
bruciare
dalle
squadre
,
i
fascicoli
della
«
Critica
»
;
così
il
comunismo
sovietico
si
vanta
di
non
aver
arrestato
Solgenitsin
solo
per
essere
stato
insignito
del
Premio
Nobel
-
che
non
ha
potuto
comunque
ritirare
a
Stoccolma
-
o
il
franchismo
spagnolo
contrappone
la
forzata
clemenza
di
oggi
all
'
atroce
esecuzione
di
Grimau
,
appena
sette
anni
fa
.
La
verità
è
che
nessuna
democrazia
è
concepibile
se
tutti
i
diritti
umani
non
vengono
egualmente
riconosciuti
e
garantiti
:
attraverso
ordinamenti
precisi
,
validi
verso
chiunque
,
e
non
illusorie
od
effimere
concessioni
dall
'
alto
,
sempre
revocabili
.
Saragat
,
che
di
libertà
s
'
intende
per
aver
conosciuto
le
vie
dell
'
esilio
contro
la
repressione
totalitaria
,
ha
giustamente
ricordato
nel
messaggio
di
Capodanno
che
«
tutti
noi
siamo
rattristati
e
sgomenti
per
quanto
avviene
nei
paesi
in
cui
le
libertà
politiche
e
la
giustizia
sociale
sono
calpestate
»
.
Allusione
diretta
alla
Polonia
;
ma
indiretta
alla
Russia
e
alla
Spagna
e
a
tutti
i
paesi
dove
non
sono
consacrati
i
diritti
dei
cittadini
,
e
quindi
neppure
quelli
dei
lavoratori
.
Perché
è
inutile
perdersi
in
sofismi
ingannatori
;
non
esiste
democrazia
sostanziale
,
cioè
economica
,
cioè
eguaglianza
dei
punti
di
partenza
,
cioè
correzione
delle
sperequazioni
o
degli
squilibri
sociali
,
dove
non
c
'
è
democrazia
formale
,
cioè
Stato
di
diritto
,
cioè
assicurazione
e
tutela
delle
libertà
di
stampa
,
di
riunione
,
di
associazione
,
di
sciopero
,
e
separazione
dei
poteri
esecutivo
e
legislativo
e
giudiziario
,
sotto
il
controllo
dei
liberi
Parlamenti
,
non
Soviet
alla
russa
o
Camere
corporative
alla
spagnola
.
I
fautori
degli
«
equilibri
più
avanzati
»
in
Italia
,
che
sono
poi
equilibri
più
reazionari
,
dovrebbero
dirci
quale
progresso
sociale
possa
essere
realizzato
alleandosi
con
partiti
che
non
hanno
ancora
riconosciuto
,
nella
realtà
degli
Stati
da
loro
presi
a
modello
,
né
il
pluralismo
sociale
né
la
regola
della
dialettica
parlamentare
estesa
sino
alla
rivincita
dei
soccombenti
di
oggi
.
Quale
regime
comunista
ha
mai
consentito
ad
un
'
opposizione
organizzata
di
prenderne
il
posto
?
Neppure
l
'
eccezione
italiana
,
sotto
un
'
eventuale
protezione
del
Vaticano
,
potrebbe
essere
un
'
eccezione
.
Si
guardi
alla
Polonia
,
che
in
materia
di
cattolicesimo
non
ha
niente
da
imparare
dall
'
Italia
.
Venticinque
anni
di
regime
comunista
polacco
hanno
portato
al
paradosso
di
trasformare
la
Chiesa
di
Varsavia
,
una
delle
più
intransigenti
e
conservatrici
d
'
Europa
,
nella
propugnatrice
delle
libertà
politiche
e
delle
conquiste
sociali
.
L
'
appello
dei
vescovi
polacchi
a
Gierek
dovrebbe
diventare
un
testo
di
lettura
obbligatorio
per
tutti
i
fautori
della
Repubblica
conciliare
.
StampaQuotidiana ,
Nella
sua
esposizione
al
Gran
Consiglio
,
Mussolini
dichiarò
che
,
a
proposito
di
guerre
sentite
o
non
sentite
,
non
voleva
disturbare
le
"
grandi
ombre
"
,
non
voleva
cioè
risalire
nel
corso
del
XIX
secolo
a
esaminare
quali
guerre
furono
più
o
meno
sentite
,
nel
ciclo
del
Risorgimento
.
Ecco
la
parte
del
suo
discorso
,
che
fu
allora
condensata
in
poche
parole
.
Mussolini
cominciò
col
ricordare
la
guerra
del
1915-1918
,
dichiarata
in
un
'
atmosfera
di
vera
e
propria
guerra
civile
,
con
una
lotta
senza
quartiere
fra
neutralisti
e
interventisti
.
Guerra
civile
che
continuò
sino
a
Caporetto
;
ebbe
una
tregua
nei
dieci
mesi
della
riscossa
sul
Piave
e
ricominciò
immediatamente
dopo
,
appena
firmata
la
falsa
pace
di
Versaglia
.
"
Sentita
"
la
guerra
del
1915-1918
?
Fu
detta
la
guerra
dei
"
milanesi
"
e
nei
"
reggimenti
"
molti
dovevano
celare
la
loro
qualità
di
cittadini
della
metropoli
lombarda
,
per
non
incorrere
nelle
ire
e
negli
insulti
dei
compagni
.
Parlino
i
superstiti
volontari
se
ne
esistono
come
è
da
augurarsi
ancora
!
I
"
volontari
"
furono
vessati
in
ogni
modo
.
Sei
volontario
?
si
diceva
.
Dimostra
dunque
la
tua
"
volontà
"
!
Nemmeno
gli
irredenti
,
che
,
entusiasti
,
erano
venuti
ad
arruolarsi
nelle
file
italiane
,
trovarono
un
ambiente
che
fosse
in
qualche
modo
fraterno
.
Uomini
come
Battisti
e
Sauro
conobbero
amarezze
,
che
solo
il
loro
sconfinato
amore
per
l
'
Italia
riusciva
a
placare
.
Gruppi
di
volontari
balzarono
dalle
trincee
nell
'
ottobre
del
1915
,
in
un
impeto
d
'
eroismo
,
nel
quale
entrava
anche
un
elemento
di
ripulsa
e
di
esasperazione
per
l
'
ambiente
ostile
,
refrattario
,
nel
quale
essi
erano
entrati
.
L
'
Esercito
regio
non
ha
mai
avuto
simpatia
alcuna
per
i
volontari
.
L
'
Esercito
era
considerato
come
il
demanio
della
dinastia
.
Il
suo
compito
era
quello
preminente
di
difendere
le
istituzioni
e
anche
quello
di
fare
la
guerra
,
nel
qual
caso
ciò
non
era
considerato
dalla
maggior
parte
degli
ufficiali
come
il
coronamento
desiderato
e
glorioso
di
una
missione
,
ma
come
un
molesto
infortunio
che
ognuno
avrebbe
voluto
evitare
.
Già
nell
'
ottobre
del
1915
il
fiore
del
volontarismo
italiano
da
Corridoni
a
Deffenu
era
stato
falciato
nelle
trincee
delle
prime
quote
carsiche
,
oltre
Isonzo
.
Probabilmente
non
vi
erano
più
volontari
nell
'
Esercito
italiano
,
quando
dopo
il
martirio
di
Battisti
,
in
data
14
agosto
1916
,
il
generale
Cadorna
si
decise
a
diramare
una
circolare
stampata
di
due
pagine
,
nella
quale
veniva
raccomandato
che
i
"
volontari
"
non
fossero
oggetto
di
derisione
,
ma
fossero
rispettati
dagli
ufficiali
e
dai
soldati
.
La
guerra
del
1915-1918
non
fu
"
sentita
"
dall
'
aristocrazia
,
né
dai
circoli
di
Corte
;
meno
ancora
dal
clero
e
dai
ceti
politicanti
.
Fu
con
una
violenta
agitazione
di
masse
,
fu
col
famoso
manifesto
"
O
guerra
o
Repubblica
"
scritto
da
Mussolini
seduta
stante
dopo
una
riunione
tenutasi
in
via
Palermo
fra
i
capi
dell
'
interventismo
milanese
,
fu
con
le
gigantesche
dimostrazioni
dannunziane
di
Roma
che
i
"
trecento
"
deputati
del
"
parecchio
"
giolittiano
si
nascosero
nel
fondo
dei
loro
collegi
e
si
ebbe
una
"
maltusiana
"
dichiarazione
di
guerra
.
È
legge
storica
che
quando
in
una
Nazione
si
determinano
due
correnti
una
delle
quali
vuole
la
guerra
e
l
'
altra
la
pace
,
quest
'
ultima
resti
sempre
regolarmente
battuta
,
anche
se
,
come
sempre
accade
,
rappresenti
da
un
punto
di
vista
numerico
la
maggioranza
.
Le
ragioni
sono
evidenti
.
Coloro
che
si
chiamano
"
interventisti
"
sono
giovani
,
ardenti
,
essi
costituiscono
la
minoranza
dinamica
,
di
fronte
alla
staticità
della
massa
.
Furono
forse
"
sentite
"
dal
popolo
le
guerre
del
Risorgimento
?
La
storia
del
Risorgimento
deve
essere
ancora
fatta
;
bisogna
creare
una
sintesi
fra
la
storia
così
come
è
stata
manipolata
dai
monarchici
,
i
quali
ipotecarono
il
Risorgimento
,
e
la
versione
dei
repubblicani
.
Bisognerà
stabilire
quale
fu
l
'
apporto
del
popolo
e
quale
quello
della
Monarchia
;
che
cosa
diede
la
rivoluzione
e
quel
che
diede
la
diplomazia
.
Nelle
oleografie
che
colpirono
la
nostra
infanzia
vi
è
quella
un
giorno
diffusissima
rappresentante
i
quattro
fattori
del
Risorgimento
:
Vittorio
Emanuele
,
coi
pantaloni
eccessivamente
lunghi
dai
quali
spuntano
in
fondo
gli
speroni
,
e
i
grandi
baffi
che
davano
al
suo
volto
un
aspetto
di
rurale
inurbato
;
Cavour
,
con
gli
occhiali
che
ne
nascondono
diplomaticamente
lo
sguardo
,
mentre
il
volto
incorniciato
dalla
barba
corta
lo
fa
rassomigliare
un
poco
a
un
vecchio
signore
distante
:
questi
due
rappresentano
la
dinastia
e
la
diplomazia
;
Garibaldi
,
prorompente
di
forza
e
di
umanità
;
il
venturiero
generoso
di
ogni
grande
avventura
,
innamorato
dell
'
Italia
con
un
amore
che
ha
il
fuoco
delle
sue
Camicie
rosse
;
ingenuo
e
"
strepitoso
"
,
come
egli
stesso
si
chiama
con
un
aggettivo
originale
e
non
retorico
,
vero
campione
della
vecchia
razza
ligure
-
italiana
;
e
quarto
,
infine
,
Mazzini
,
della
stessa
razza
,
nato
sullo
stesso
mare
,
assorto
,
concentrato
,
durissimo
,
fanatico
,
di
una
sublime
ortodossia
repubblicana
,
anche
se
per
lungo
tempo
inattuale
.
Si
deve
a
questi
ultimi
se
le
guerre
del
Risorgimento
furono
possibili
,
anche
se
non
furono
"
sentite
"
.
L
'
opinione
pubblica
,
allora
,
non
aveva
gli
strumenti
di
cui
oggi
dispone
:
bisogna
quindi
ricordare
quale
fu
l
'
atteggiamento
delle
Camere
subalpine
di
fronte
alle
guerre
che
nel
ventennio
1848-1870
portarono
i
Savoia
a
Roma
.
La
guerra
del
1848
appare
abbastanza
"
sentita
"
.
Non
mancano
,
anche
agli
inizi
,
critiche
e
riserve
da
parte
di
alcuni
deputati
e
in
particolar
modo
del
Brofferio
che
già
il
29
maggio
,
in
sede
di
discussione
sull
'
indirizzo
di
risposta
al
discorso
della
Corona
,
tocca
il
tasto
,
sempre
penoso
in
Italia
,
della
condotta
della
guerra
da
parte
dei
generali
.
In
una
successiva
seduta
gli
onorevoli
Moffa
di
Lisio
e
Grossi
continuano
le
loro
critiche
,
le
quali
diventano
,
naturalmente
"
vivacissime
"
non
appena
le
operazioni
militari
prendono
un
corso
poco
brillante
.
In
queste
critiche
ancora
e
sempre
viene
denunciata
l
'
inettitudine
dei
generali
,
la
qual
cosa
imbarazza
assai
Cesare
Balbo
,
Presidente
del
Consiglio
.
L
'
agitazione
aumenta
sino
al
punto
da
determinare
in
piena
guerra
,
e
in
una
fase
difficile
della
medesima
,
una
crisi
del
Governo
.
Il
nuovo
Ministero
,
presieduto
da
Casati
,
proclama
,
nella
seduta
del
27
luglio
,
che
"
la
guerra
continua
"
,
come
Badoglio
il
26
luglio
,
ma
oramai
si
marcia
verso
l
'
armistizio
che
viene
considerato
un
"
tradimento
"
.
Brofferio
grida
:
«
Se
voi
persisterete
in
una
pace
funesta
,
noi
vi
ripeteremo
cannoni
e
non
protocolli
e
sarà
a
voi
che
i
rappresentanti
del
popolo
dichiareranno
la
guerra
,
incessante
,
ostinata
,
instancabile
»
.
Il
Casati
non
regge
ed
entra
in
scena
Gioberti
,
il
quale
a
sua
volta
non
può
dominare
le
scatenate
passioni
e
scioglie
la
Camera
.
In
nove
mesi
,
tre
Ministeri
!
Vincenzo
Gioberti
sta
al
timone
soltanto
un
paio
di
mesi
.
La
guerra
riprende
,
nel
marzo
del
1849
,
in
un
ambiente
completamente
negativo
,
e
dura
poco
più
di
una
settimana
.
Carlo
Alberto
abdica
,
dando
un
esempio
che
il
suo
futuro
nipote
,
in
circostanze
infinitamente
più
gravi
,
si
è
finora
guardato
dall
'
imitare
!
Ancora
meno
"
sentita
"
fu
la
guerra
di
Crimea
o
meglio
l
'
intervento
del
Piemonte
nella
guerra
scoppiata
fra
la
Russia
e
la
Turchia
.
L
'
approvazione
del
Trattato
di
alleanza
fra
il
Piemonte
e
le
grandi
Potenze
(
Francia
,
Inghilterra
)
vero
capolavoro
,
questo
,
della
politica
di
Cavour
fu
portata
alla
Camera
il
3
febbraio
del
1855
e
incontrò
vivacissime
opposizioni
,
tanto
a
destra
quanto
a
sinistra
.
Il
Brofferio
,
fra
l
'
altro
,
accusò
il
Cavour
di
non
avere
un
preciso
indirizzo
politico
e
di
non
avere
"
rispetto
delle
convenzioni
e
della
moralità
costituzionale
"
e
affermava
l
'
assoluta
inutilità
e
anche
l
'
inopportunità
del
Trattato
.
L
'
alleanza
con
la
Turchia
offende
il
Piemonte
e
disonora
l
'
Italia
.
Abbiamo
sfidato
ogni
specie
di
privazioni
,
ci
siamo
sottoposti
a
odiosissime
tasse
,
abbiamo
affrontato
la
bancarotta
dello
Stato
nella
speranza
di
potere
,
quando
che
fosse
,
ritornare
in
campo
col
grido
"
fuori
lo
straniero
"
.
E
poi
?
Tutto
questo
abbiamo
fatto
per
consumare
i
nostri
milioni
e
i
nostri
soldati
nella
Crimea
a
beneficio
dei
nemici
d
'
Italia
»
.
E
concludeva
:
«
Se
voi
consentite
questo
trattato
,
la
prostrazione
del
Piemonte
e
la
rovina
dell
'
Italia
saranno
un
fatto
compiuto
»
.
Lo
stesso
fratello
di
Cavour
,
onorevole
Gustavo
,
votò
contro
.
Fu
in
questa
occasione
che
Cavour
pronunciò
uno
dei
suoi
migliori
discorsi
.
Il
trattato
fu
approvato
,
ma
60
deputati
votarono
contro
,
e
101
a
favore
.
Anche
la
guerra
del
1859
sollevò
forti
opposizioni
.
Cavour
pose
praticamente
in
vacanza
la
Camera
e
alla
vigilia
chiese
i
pieni
poteri
che
gli
furono
accordati
con
110
voti
contro
23
.
Tutti
ricordano
la
terribile
indignazione
,
la
vera
ondata
di
furore
che
si
sollevò
in
ogni
parte
d
'
Italia
all
'
annuncio
del
"
tradimento
"
perpetrato
a
Villafranca
da
Napoleone
III
.
Le
polemiche
furono
di
una
violenza
eccezionale
:
eppure
il
"
tradimento
"
di
Napoleone
non
aveva
il
volume
e
il
carattere
di
quello
consumato
dal
Savoia
1'8
settembre
del
1943
!
Ed
era
comunque
un
Sovrano
straniero
!
Ma
gli
Italiani
non
perdonarono
mai
a
Napoleone
,
la
cui
statua
rimase
per
decenni
e
decenni
nel
cortile
del
Senato
a
Milano
,
abbandonata
come
un
rudere
senza
valore
!
Dal
punto
di
vista
materiale
la
prigionia
di
Mussolini
non
fu
affatto
dura
,
salvo
alla
Maddalena
,
date
la
naturale
povertà
dell
'
isola
e
le
generali
difficoltà
.
Anche
il
trattamento
da
parte
degli
ufficiali
e
dei
militi
fu
sempre
molto
riguardoso
.
Ma
dai
primi
di
settembre
le
"
facilità
"
aumentarono
.
Egli
consumava
sempre
solo
i
suoi
pasti
,
ma
alla
sera
poteva
ascoltare
la
radio
,
ricevere
qualche
giornale
e
giocare
a
carte
coi
funzionari
di
guardia
.
Tutto
ciò
cominciava
ad
essere
sospetto
.
Questo
trattamento
migliore
non
ricordava
quello
che
si
riserva
ai
condannati
alla
pena
capitale
?
Le
voci
che
giungevano
dall
'
Aquila
erano
sempre
più
confuse
.
I
"
bollettini
"
di
guerra
denunciavano
chiaro
che
oramai
si
trattava
di
una
guerra
-
simulacro
.
Il
primo
settembre
il
Papa
pronunciò
un
discorso
che
fu
ascoltato
anche
da
Mussolini
:
il
tono
accesamente
pacifista
di
quella
orazione
radiodiffusa
in
quella
data
faceva
parte
della
preparazione
spirituale
all
'
evento
che
ormai
era
giunto
a
conclusione
.
All
'
Albergo
-
rifugio
tutto
procedeva
tranquillamente
.
Il
prigioniero
usciva
dall
'
edificio
soltanto
nelle
prime
ore
pomeridiane
e
non
si
allontanava
che
di
poche
decine
di
metri
,
sempre
accompagnato
da
un
sottufficiale
.
Una
mattina
furono
postate
delle
mitragliatrici
ai
lati
della
porta
d
'
ingresso
.
Un
'
altra
mattina
fu
eseguita
una
esercitazione
con
mitragliatrici
pesanti
sulle
alture
vicine
.
Il
Gran
Sasso
,
dal
punto
di
vista
"
estetico
"
,
è
veramente
affascinante
.
Non
si
può
facilmente
dimenticare
il
profilo
scabro
di
questo
monte
che
nel
cuore
d
'
Italia
raggiunge
quasi
i
tremila
metri
.
La
roccia
è
nuda
,
ma
ai
piedi
della
cima
più
alta
si
distende
un
grande
pianoro
in
direzione
sud
-
est
,
il
Campo
Imperatore
,
lungo
almeno
venti
chilometri
,
con
dolce
declivio
,
luogo
ideale
per
gli
sport
della
neve
.
Ai
primi
di
settembre
,
su
questo
e
sui
limitrofi
pianori
,
pascolavano
numerosi
greggi
saliti
in
primavera
dall
'
Agro
romano
e
che
ormai
lentamente
si
spostavano
,
preparandosi
,
a
ritornarvi
.
Talvolta
i
proprietari
dei
greggi
facevano
delle
apparizioni
a
cavallo
e
poi
se
ne
andavano
lungo
i
crinali
della
montagna
stagliandosi
all
'
orizzonte
come
figure
di
un
'
altra
età
.
C
'
è
un
indefinibile
nelle
cose
,
nell
'
aria
,
nella
gente
di
Abruzzo
che
afferra
il
cuore
.
Un
giorno
un
pastore
si
avvicinò
a
Mussolini
e
molto
a
bassa
voce
gli
disse
:
«
Eccellenza
,
i
Tedeschi
sono
già
alle
porte
di
Roma
.
Se
il
Governo
non
è
fuggito
poco
ci
manca
.
Noi
della
campagna
siamo
rimasti
tutti
fascisti
.
Nei
paesi
nessuno
ci
ha
disturbato
.
Hanno
soltanto
chiuso
i
circoli
.
Sempre
si
parlava
di
voi
.
Si
è
detto
che
eravate
fuggito
in
Spagna
,
che
vi
avevano
ucciso
,
che
eravate
morto
durante
un
'
operazione
in
un
ospedale
di
Roma
,
che
vi
avevano
fucilato
al
forte
Boccea
.
Io
credo
che
i
Tedeschi
,
quando
avranno
saputo
dove
siete
,
vengano
a
liberarvi
.
Adesso
porto
giù
le
mie
pecore
e
glielo
dirò
io
dove
siete
.
Ora
si
fa
presto
:
le
pecore
fanno
il
viaggio
in
treno
.
Quando
dirò
a
mia
moglie
che
vi
ho
visto
,
dirà
che
sono
impazzito
.
Ora
viene
il
maresciallo
;
a
buon
vederci
!
»
.
StampaQuotidiana ,
«
E
ballare
ti
piace
,
Michele
?
»
«
Per
dire
la
cosa
giusta
nessuno
di
noi
sapeva
.
Così
passiamo
in
piazza
Duomo
vediamo
la
scritta
ed
entriamo
.
Professor
Puccio
,
novemila
lire
per
venti
lezioni
di
mezz
'ora.»
Michele
l
'
immigrato
,
mangia
pane
e
«
bologna
»
,
dorme
su
una
branda
nel
corridoio
di
una
pensione
,
non
compera
giornali
,
va
al
cinema
due
volte
l
'
anno
,
«
l
'
ultima
fu
all
'
Aurora
,
80
lire
,
quaranta
per
film
»
,
ma
per
il
ballo
deve
spendere
se
no
chi
lo
tira
fuori
dai
ghetti
paesani
e
regionali
?
Il
ballo
vero
,
con
le
luci
al
neon
e
il
jazz
,
che
vogliono
i
giovani
della
fascia
industriale
.
Lo
hanno
capito
persino
i
conservatori
delle
cooperative
e
dei
circoli
popolari
,
chi
li
studia
nota
:
«
Attività
culturale
scarsa
,
sporadica
,
nulla
»
;
ma
sempre
:
«
Curano
molto
il
ballo
,
ci
tengono
al
ballo
»
.
E
fanno
bene
,
forse
il
ballo
,
da
noi
,
non
ha
mai
avuto
una
funzione
così
importante
.
Non
lo
spettacolo
rituale
della
civiltà
contadina
e
neppure
il
surrogato
erotico
che
piacque
fra
le
due
guerre
,
ma
qualcosa
che
è
promozione
e
profilassi
sociale
,
l
'
occasione
,
per
l
'
immigrato
,
di
sentirsi
eguale
agli
altri
,
«
non
fanno
differenza
se
sai
ballare
»
in
una
società
che
già
si
adatta
alla
parità
dei
sessi
,
«
adesso
è
cambiato
,
magari
son
le
ragazze
che
invitano
chi
balla
bene
»
.
«
Il
ballo
lo
curano
molto
»
:
chi
per
guadagnare
soldi
e
chi
per
guadagnare
voti
.
E
fanno
bene
,
il
ballo
è
una
cosa
molto
importante
per
il
giovane
che
nasce
dalla
mescolanza
,
diciamo
che
lo
aiuta
a
nascere
,
come
il
catalizzatore
delle
sue
reazioni
sociali
:
il
ballo
e
l
'
amore
,
il
ballo
e
le
canzoni
,
il
ballo
e
i
vestiti
.
L
'
amore
viene
dopo
Un
ballo
privo
di
erotismo
o
quasi
,
come
introduzione
a
un
amore
privo
di
passione
o
quasi
.
Che
conosce
rapporti
relativamente
facili
e
frequenti
secondo
la
regola
americana
di
Kinsey
«
più
sesso
nei
ceti
popolari
che
nelle
élites
»
;
che
si
libera
progressivamente
dalle
inibizioni
paesane
per
diventare
un
fatto
comune
e
naturale
come
lo
sono
il
mangiare
e
il
camminare
.
Ma
proprio
per
questo
o
anche
per
questo
un
amore
meno
problematico
,
meno
rituale
,
meno
mitologico
,
meno
poetico
e
,
diciamo
pure
,
meno
importante
.
Spesso
un
amore
epidermico
che
sceglie
per
suo
simbolo
i
baci
,
anzi
i
baci
quantitativi
delle
canzoni
:
«
Dammi
i
tuoi
baci
,
dammi
i
tuoi
baci
amor
,
per
tutta
la
vita
e
un
giorno
ancor
»
.
«
Con
24
mila
baci
»
.
«
Un
milione
di
baci
»
.
Questo
amore
che
non
ha
più
segreti
,
neppure
per
le
ragazze
venute
dal
meridione
e
subito
istruite
nelle
fabbriche
,
questi
luoghi
di
una
educazione
sessuale
magari
priva
di
rigore
scientifico
,
ma
rapida
e
inevitabile
.
In
tutte
le
fabbriche
le
operaie
anziane
e
sposate
che
ammaestrano
le
giovani
e
nubili
,
volenti
o
nolenti
,
con
una
sincerità
a
volte
così
brutale
che
sembra
rispondere
a
un
istinto
sadico
.
E
magari
è
così
,
ma
la
faccenda
è
antica
,
queste
iniziazioni
fra
operaie
rappresentano
il
trasferimento
,
nel
mondo
industriale
,
di
ciò
che
un
tempo
era
affidato
ai
riti
e
alle
farse
agresti
,
o
alle
storie
e
alle
favole
.
Un
amore
subordinato
ai
grandi
valori
della
nuova
società
operaia
,
meno
importante
del
lavoro
,
della
sicurezza
,
dell
'
uguaglianza
.
Ed
è
questa
la
chiave
giusta
del
gallismo
che
si
manifesta
nella
fascia
;
stateci
attenti
e
capirete
che
l
'
ossessione
erotica
si
accompagna
all
'
affermazione
sociale
e
che
l
'
equivoco
sociale
è
spesso
più
determinante
che
la
carica
vitalistica
:
«
Per
me
la
ragazza
che
andava
in
giro
da
sola
era
poco
seria
perciò
le
dicevo
cose
per
la
strada
»
.
«
Al
mio
paese
non
si
usa
fermare
le
ragazze
per
strada
.
Magari
se
provi
ti
costa
caro
.
Allora
qui
,
essendo
libero
cittadino
,
avevo
voglia
di
fermarle
tutte
»
.
Questo
povero
amore
maltrattato
dalle
migrazioni
e
dalle
privazioni
;
tirato
giù
dal
suo
piedestallo
magico
o
romantico
,
retrocesso
nella
scala
dei
valori
:
«
Di
fidanzarmi
non
ho
tempo
»
;
«
Ad
avere
la
ragazza
fissa
ci
penserò
quando
avrò
la
casa
»
;
«
Con
quella
stop
,
domenica
si
è
fatta
portare
a
casa
in
taxi
,
600
lire
che
io
ci
mangio
cinque
volte
alla
mensa
»
.
E
si
ha
la
impressione
che
l
'
amore
,
fra
i
giovani
della
fascia
industriale
,
conti
meno
che
l
'
amicizia
,
che
essi
sentano
più
il
bisogno
di
integrarsi
in
una
compagnia
numerosa
che
di
isolarsi
nella
coppia
.
Molte
canzoni
raccolgono
questa
sete
di
amicizia
che
è
anche
solidarietà
di
generazione
e
patriottismo
di
gruppo
.
Certe
canzoni
«
forse
mi
vogliono
bene
perché
,
hanno
la
mia
stessa
età
,
hanno
giocato
per
strada
con
me
,
quelli
di
porta
Romana
»
sembrano
addirittura
copiate
da
una
scheda
di
inchiesta
«
sono
legato
agli
amici
,
andiamo
da
Pietro
in
via
Lomazzo
,
siamo
della
stessa
età
»
.
È
sempre
stato
così
,
i
giovani
con
i
giovani
,
da
che
mondo
è
mondo
,
ma
ora
per
una
necessità
più
consapevole
:
i
giovani
di
un
anno
zero
,
di
un
'
esperienza
sconosciuta
ai
genitori
contadini
;
la
prima
generazione
cresciuta
nella
grande
città
e
vicino
alle
fabbriche
,
questi
ragazzi
che
credono
di
portare
in
sé
e
solo
in
sé
la
scienza
del
nuovo
mondo
.
Per
esempio
di
un
mondo
dove
l
'
amicizia
può
contare
più
dell
'
amore
,
in
tutte
le
testimonianze
degli
immigrati
gli
interventi
liberatori
e
risolutori
dell
'
amicizia
:
«
Ero
appena
arrivato
non
sapevo
dove
battere
la
testa
,
passo
davanti
il
supermarket
di
viale
Monterosa
e
riconosco
Gaetano
.
Lui
parla
con
il
direttore
e
subito
mi
prendono
»
.
«
Ora
faccio
venire
su
il
mio
amico
.
Finché
non
lavora
può
tenerci
in
ordine
la
casa
.
»
«
Ora
aggiungo
un
letto
e
chiamo
un
amico
che
sta
in
pensione
»
.
E
,
ovviamente
,
anche
l
'
amicizia
come
segno
di
una
affermazione
sociale
:
lo
devono
sapere
in
paese
che
uno
può
già
provvedere
a
un
amico
.
I
giochi
dei
vecchi
Bisogno
di
amicizia
,
di
comunicazione
in
una
società
urbana
e
industriale
che
logora
i
sodalizi
e
spinge
alla
solitudine
.
Gli
ex
contadini
immessi
repentinamente
in
questo
campo
di
forze
contraddittorie
dove
tutti
son
sempre
insieme
e
tutti
son
sempre
soli
.
Fuori
dalle
sale
da
ballo
e
dai
bar
,
la
vita
associativa
tradizionale
declina
.
Le
cooperative
e
i
circoli
popolari
della
fascia
industriale
sono
nella
crisi
tipica
di
una
società
in
rapida
transizione
.
I
giovani
non
capiscono
più
gli
anziani
,
hanno
dei
gusti
diversi
.
Se
ai
primi
piacciono
le
bocce
e
la
scopa
ai
secondi
,
invece
,
il
biliardino
e
il
juke
-
box
.
Ma
gli
anziani
hanno
il
potere
,
se
il
suono
del
juke
-
box
disturba
le
loro
partite
se
ne
liberano
.
Allora
i
giovani
si
annoiano
e
se
ne
vanno
.
Sessanta
su
cento
i
soci
hanno
più
di
quarantacinque
anni
,
il
declino
delle
associazioni
è
inevitabile
.
Cambiano
i
gusti
.
Il
vino
piace
di
meno
e
«
non
lega
più
»
.
Al
punto
che
le
ACLI
hanno
fondato
a
San
Giuseppe
una
«
società
della
tazza
»
,
ogni
socio
la
sua
,
ma
per
berci
la
birra
,
chi
lo
avrebbe
detto
nella
terra
dove
i
circoli
vinicoli
erano
la
struttura
fondamentale
del
socialismo
.
Così
decadono
anche
i
riti
del
vino
,
la
liturgia
per
la
fabbricazione
del
vino
:
i
soci
che
andavano
a
comperare
le
uve
,
soci
che
le
pigliavano
,
il
primo
bicchiere
assaggiato
dal
socio
più
anziano
.
Meno
vino
,
meno
osterie
.
Le
osterie
dove
si
beveva
il
vino
e
si
discuteva
di
politica
chiuse
una
dopo
l
'
altra
e
sostituite
dai
bar
dove
si
ascolta
la
musica
e
si
bevono
i
liquori
.
Per
gli
immigrati
l
'
acquisto
dei
liquori
ha
anche
un
significato
di
miglioramento
sociale
,
chi
si
fa
un
piccolo
bar
in
casa
si
sente
molto
arrivato
e
molto
settentrionale
,
anche
nelle
feste
conviviali
,
fra
paesani
,
i
liquori
e
i
vermuth
sostituiscono
spesso
il
vino
.
Non
ci
sono
più
le
epiche
ciucche
collettive
delle
serate
festive
,
ma
sale
il
numero
di
alcolizzati
,
il
professor
Virginio
Porta
ha
notato
,
fra
gli
immigrati
,
più
casi
di
ebbrezza
acuta
e
di
delirium
tremens
.
Meno
vino
,
meno
bocce
:
la
bocciofila
di
Cascina
Olona
ha
chiuso
;
sui
campi
di
Metanopoli
cresce
l
'
erba
;
qualche
anno
fa
,
la
domenica
,
si
faceva
la
coda
per
giocare
a
bocce
sui
campi
di
Bolgiano
adesso
ce
n
'
è
sempre
uno
libero
;
gli
esperti
calcolano
che
un
campo
su
tre
è
scomparso
negli
ultimi
cinque
anni
.
E
nessuno
piangerebbe
sul
declino
degli
svaghi
paesani
se
esistesse
l
'
attrezzatura
per
gli
svaghi
urbani
,
ma
l
'
attrezzatura
non
c
'
è
,
a
Milano
e
nella
fascia
il
verde
sportivo
è
inesistente
,
ogni
corsa
ciclistica
ripete
lo
spettacolo
comico
di
quei
tali
con
bandiere
che
si
sbracciano
per
aprire
un
varco
ai
pedalanti
in
mezzo
alle
colonne
dei
motorizzati
.
E
nella
metropoli
il
verde
pubblico
è
ridotto
a
1,7
metri
quadrati
per
abitante
,
che
è
roba
da
ridere
,
anzi
da
piangere
di
fronte
ai
100
metri
di
Stoccolma
e
agli
80
di
Londra
.
Bisogno
di
amicizie
,
di
comunicazione
in
una
società
consumistica
che
invita
e
spesso
obbliga
ai
consumi
e
ai
piaceri
individuali
.
La
cooperativa
di
Corsico
si
prova
ad
organizzare
delle
gite
turistiche
,
ma
la
cosa
non
funziona
,
i
soci
preferiscono
viaggiare
per
conto
loro
in
macchina
o
in
motoretta
.
Salvo
il
ballo
,
piacciono
gli
svaghi
individuali
,
procurati
con
lo
strumento
di
proprietà
individuale
,
macchina
,
transistor
,
televisore
.
E
anche
negli
svaghi
collettivi
l
'
impressione
di
essere
sempre
in
qualche
modo
isolato
dietro
una
sostanza
vitrea
e
translucida
,
sia
schermo
o
video
o
parabrezza
.
Secondo
la
legge
del
consumatore
passivo
che
non
fabbrica
il
suo
svago
e
non
vi
partecipa
,
ma
vi
assiste
.
Tutto
cambia
tutto
si
scambia
Si
dice
che
la
Padania
in
genere
e
il
Milanese
in
particolare
debbano
gratitudine
agli
immigrati
specie
meridionali
per
lo
scampato
pericolo
della
«
svizzerizzazione
»
il
benessere
al
prezzo
di
una
noia
compatta
.
Si
dice
poi
che
l
'
immigrazione
ha
dato
al
settentrione
una
«
profondità
emozionale
»
,
una
capacità
di
stupore
,
di
gioia
,
di
commozione
prima
sconosciuta
,
certo
una
voglia
di
vivere
,
di
godere
,
di
provare
mai
così
evidente
.
In
tutta
la
fascia
è
come
se
la
temperatura
sociale
fosse
salita
di
parecchi
gradi
,
le
notti
sono
più
vive
,
più
illuminate
,
uscire
di
sera
è
l
'
affermazione
di
un
buon
diritto
:
«
Si
è
liberi
alla
sera
quando
uno
può
dire
alla
moglie
:
domani
vado
a
lavorare
e
questo
è
sicuro
»
.
E
c
'
è
anche
un
gusto
nuovo
per
il
colore
,
per
il
vistoso
,
gli
immigrati
infiocchettano
e
ornano
le
loro
motorette
,
mettono
sul
manubrio
un
mazzo
di
roselline
di
plastica
,
poi
specchietti
,
bandierine
,
pennacchi
.
Alcuni
abbelliscono
anche
la
bicicletta
,
questa
macchina
che
molti
scoprono
al
Nord
;
gli
esperti
riconoscono
subito
l
'
immigrato
che
ha
appena
imparato
e
pedala
rigido
rigido
,
si
sa
sempre
tutto
sull
'
Italia
povera
,
ma
mai
abbastanza
,
chi
ci
pensava
più
alla
bicicletta
come
a
una
macchina
da
scoprire
?
Quindi
tutte
le
osmosi
,
i
compromessi
,
gli
adattamenti
di
una
società
nuova
,
composita
,
in
rapida
trasformazione
.
I
meridionali
si
adattano
ad
alcune
usanze
dei
milanesi
,
fanno
il
matrimonio
come
da
queste
parti
,
visita
alla
casa
degli
sposi
,
cerimonia
in
municipio
(
pochissimi
)
o
in
una
chiesa
(
la
maggioranza
)
,
grande
mangiata
e
spesso
il
«
ribattino
»
che
una
volta
poteva
durare
anche
tre
giorni
di
altre
mangiate
e
bevute
,
adesso
al
massimo
,
una
sera
.
Ma
i
settentrionali
rinunciano
gradualmente
alle
loro
feste
maschili
e
marziali
,
sempre
meno
coscritti
in
giro
per
i
paesi
della
fascia
e
neanche
uno
meridionale
perché
«
in
bassa
Italia
è
un
funerale
quando
si
va
a
soldato
»
e
chi
può
dargli
torto
.
A
loro
volta
i
meridionali
lasciano
cadere
il
gusto
per
i
fuochi
artificiali
,
il
municipio
di
Cinisello
si
accorge
che
ogni
anno
lo
spettacolo
piace
meno
anche
se
è
ogni
anno
più
ricco
.
A
Cologno
è
da
parecchio
che
non
chiedono
i
botti
,
la
mattina
del
primo
maggio
.
E
tutti
assieme
,
nella
scia
del
progresso
trasferiscono
le
feste
battesimali
dalle
case
alle
cliniche
,
si
liberano
il
più
presto
possibile
dei
morti
e
del
lutto
,
vestono
tutti
eguali
.
La
sociologia
,
che
consiste
nell
'
applicare
paro
paro
il
modello
americano
a
qualsiasi
paese
del
mondo
,
può
anche
dire
che
«
i
giovani
della
fascia
industriale
adottano
subito
i
blue
jeans
e
i
giacconi
di
cuoio
»
.
Sono
storie
che
piacciono
,
hanno
un
sapore
letterario
,
solo
che
non
sono
vere
.
Gli
immigrati
della
fascia
non
vestono
all
'
americana
,
vestono
come
possono
nel
giorno
del
lavoro
e
alla
maniera
della
borghesia
cittadina
nei
giorni
festivi
,
i
vestiti
grigi
o
scuri
,
la
camicia
bianca
e
la
cravatta
,
da
gente
rispettabile
.
Ogni
tanto
ne
arriva
qualcuno
con
i
pantaloni
bianchi
e
le
scarpe
bianco
e
nero
che
sono
segno
di
guapperia
,
ma
dopo
pochi
giorni
si
allineano
,
al
massimo
tengono
le
basette
.
Le
donne
fanno
anche
più
presto
,
subito
si
rifanno
la
bocca
,
poi
via
lo
scialle
(
appena
due
o
tre
che
abitano
alla
Certosa
)
e
finalmente
si
fanno
l
'
abito
buono
da
cittadina
,
scoprendo
senza
aver
letto
Emerson
che
«
la
coscienza
di
essere
ben
vestito
dà
una
tranquillità
interna
che
neppure
la
religione
sa
dare
»
.
No
,
in
fatto
di
abiti
,
il
paragone
fra
Nuova
York
e
il
Milanese
,
fra
i
giovani
del
Bronx
e
quelli
di
Paderno
Dugnano
proprio
non
regge
.
Gli
immigrati
non
vestono
alla
americana
per
la
semplice
ragione
che
il
Milanese
non
è
l
'
America
.
Laggiù
una
moda
maschile
aggressiva
,
rude
,
violenta
può
forse
adattarsi
a
dei
giovani
a
cui
si
predica
dal
mattino
alla
sera
:
«
Fa
il
tuo
cammino
,
battiti
,
conquista
,
diventa
un
successo
»
.
Ma
qui
anche
l
'
abito
deve
adattarsi
a
un
giovane
a
cui
la
vita
dice
:
«
Sii
prudente
,
cerca
di
farti
accettare
,
diventa
come
gli
altri
»
.
Un
'
America
da
poveri
Certo
per
molti
aspetti
l
'
immigrazione
nella
fascia
ricorda
l
'
America
della
conquista
,
salvo
,
come
si
è
detto
,
la
frontiera
e
ciò
che
rappresenta
.
Ma
è
una
mancanza
decisiva
.
Nella
conquista
i
pionieri
americani
cercavano
la
ricchezza
e
,
con
la
ricchezza
,
prima
il
confort
,
poi
la
pulizia
poi
la
novità
.
I
nostri
umili
pionieri
vogliono
prima
il
lavoro
,
poi
la
sicurezza
,
poi
l
'
uguaglianza
e
appena
ora
i
giovani
arrivano
al
confort
.
Tutti
assieme
poi
sono
ancora
lontani
dalle
sottoarti
del
successo
,
non
frequentano
le
scuole
di
personalità
e
non
leggono
Come
diventare
un
dirigente
.
Anche
perché
leggono
niente
.
StampaQuotidiana ,
Perché
debbo
esser
morale
?
Perché
debbo
obbedire
a
regole
e
leggi
,
adattarmi
ad
una
disciplina
,
impormi
limiti
e
rinunzie
,
reprimere
i
miei
istinti
,
rinunziare
a
fare
quel
che
mi
piace
e
quando
mi
piace
?
Queste
domande
non
sono
puramente
teoriche
e
non
sono
oggi
poste
solo
da
filosofi
intenti
a
trovare
un
«
fondamento
»
della
morale
.
Sono
diffuse
tra
un
gran
numero
di
persone
di
tutte
le
età
e
condizioni
e
specialmente
tra
le
giovani
generazioni
in
dissenso
con
la
morale
tradizionale
.
Ma
esse
non
mettono
in
crisi
solo
la
morale
tradizionale
cioè
il
codice
delle
norme
morali
riconosciute
e
la
tavola
dei
valori
fondata
su
tale
codice
.
La
crisi
esiste
,
certamente
,
ed
investe
non
solo
il
costume
,
ma
la
legislazione
,
la
politica
,
la
religione
,
l
'
arte
e
gli
spettacoli
.
In
tutti
questi
campi
,
non
c
'
è
norma
,
per
quanto
riconosciuta
e
sacralizzata
da
una
lunga
tradizione
,
che
non
sia
posta
in
dubbio
o
negata
.
E
anche
nel
seno
di
istituzioni
secolari
che
si
ispirano
a
una
rivelazione
originaria
,
che
avrebbe
dovuto
stabilire
una
volta
per
sempre
la
tavola
dei
valori
morali
,
i
dissensi
si
accentuano
circa
l
'
interpretazione
di
tali
valori
e
si
va
in
cerca
di
aggiornamenti
o
modifiche
.
Ma
questo
è
solo
l
'
aspetto
superficiale
della
crisi
,
che
è
più
profonda
:
perché
in
essa
,
e
nella
confusione
babelica
che
ne
deriva
,
non
si
affaccia
neppure
da
lontano
lo
schema
di
un
nuovo
codice
di
norme
,
di
una
nuova
tavola
dei
valori
che
dovrebbero
prendere
il
posto
dei
vecchi
;
e
neanche
nella
forma
di
quella
«
inversione
di
tutti
i
valori
»
che
era
stata
preconizzata
da
Nietzsche
.
In
altri
termini
,
non
si
mette
in
dubbio
questa
o
quella
morale
ma
la
morale
;
non
si
combattono
certi
valori
in
nome
di
altri
,
ma
i
valori
come
tali
;
si
mette
in
dubbio
se
ci
siano
o
debbano
esserci
norme
,
che
comunque
regolino
o
disciplinino
la
condotta
degli
individui
e
dei
gruppi
,
e
valori
relativamente
stabili
che
consentano
di
giudicare
tale
condotta
.
Così
i
confini
tra
il
bene
e
il
male
,
tra
il
lecito
e
l
'
illecito
,
tendono
a
sfumare
nel
nulla
;
e
ogni
condotta
può
essere
giustificata
o
non
giustificata
,
perché
in
realtà
la
cosa
è
indifferente
.
Le
ragioni
che
si
adducono
a
giustificarla
in
un
certo
caso
valgono
solo
come
pretesti
che
possono
essere
negati
,
o
addirittura
rovesciati
,
in
un
caso
analogo
,
con
la
massima
disinvoltura
.
La
morale
non
esiste
più
,
se
non
esiste
il
problema
della
morale
.
In
questa
situazione
,
i
tentativi
dei
filosofi
di
trovare
un
«
fondamento
»
o
una
«
giustificazione
»
della
morale
rischiano
di
rimanere
inoperanti
.
Che
la
morale
sia
fondata
su
un
sentimento
innato
di
benevolenza
o
di
simpatia
dell
'
uomo
verso
gli
altri
uomini
,
su
un
istintivo
amore
di
tutto
il
genere
umano
,
sembra
cosa
smentita
dai
fatti
:
i
quali
mostrano
ogni
giorno
,
con
le
violenze
e
le
lotte
che
travagliano
l
'
umanità
,
come
poco
affidamento
si
possa
fare
su
impulsi
e
sentimenti
benefici
.
Che
la
morale
sia
fondata
sulla
ragione
che
prescrive
all
'
uomo
,
come
Kant
riteneva
,
i
suoi
doveri
con
il
suo
comando
assoluto
,
è
tesi
che
urta
contro
il
carattere
incerto
,
debole
e
problematico
della
ragione
umana
;
la
quale
troppo
spesso
si
presta
compiacentemente
a
tutti
gli
abusi
.
Che
la
morale
sia
diretta
a
promuovere
la
felicità
di
ciascuno
e
di
tutti
,
come
sostenevano
e
sostengono
gli
utilitaristi
,
è
tesi
che
lascia
il
tempo
che
trova
.
Ciò
che
per
uno
è
«
felicità
»
non
lo
è
per
l
'
altro
;
e
perché
non
dovrei
costruire
la
mia
felicità
sull
'
infelicità
altrui
,
se
questo
è
il
modo
più
facile
per
realizzarla
?
Comunque
si
giri
e
si
rigiri
,
l
'
ostacolo
maggiore
che
si
oppone
alla
posizione
del
problema
morale
(
qualunque
poi
ne
sia
la
soluzione
)
-
cioè
la
sua
considerazione
seria
e
impegnativa
da
parte
di
ognuno
-
è
la
pretesa
dell
'
individuo
di
costituire
da
solo
l
'
intero
mondo
,
di
negare
,
a
tutti
gli
effetti
pratici
,
la
realtà
degli
altri
individui
,
vicini
o
lontani
,
coi
quali
convive
,
di
considerarli
ombre
o
apparenze
all
'
interno
del
proprio
mondo
.
Si
tratta
di
una
pretesa
metafisica
anche
se
non
è
espressa
in
teoria
,
ma
solo
praticamente
messa
in
atto
,
ma
di
una
metafisica
puerile
e
fantastica
,
che
è
smentita
dalle
più
ordinarie
esperienze
della
vita
di
ogni
giorno
.
Nessun
essere
umano
può
venire
alla
luce
,
sopravvivere
e
crescere
se
non
fra
gli
altri
e
con
gli
altri
.
Nessuno
può
cominciare
ad
esercitare
la
sua
intelligenza
senza
il
linguaggio
,
che
è
il
patrimonio
comune
delgruppo
cui
appartiene
.
Ogni
tipo
di
lavoro
,
di
attività
e
di
divertimento
suppone
scambi
e
collaborazione
tra
individui
o
gruppi
di
individui
che
,
quali
che
siano
i
loro
rapporti
,
contano
sempre
,
in
una
certa
misura
,
gli
uni
sugli
altri
.
Quel
che
si
chiama
la
«
personalità
»
di
un
individuo
,
cioè
il
suo
carattere
,
le
sue
costanti
di
azione
,
il
suo
equilibrio
interno
,
è
condizionata
dai
suoi
rapporti
con
gli
altri
e
dal
modo
in
cui
reagisce
a
tali
rapporti
;
che
,
se
fossero
tolti
,
ridurrebbero
a
nulla
la
personalità
stessa
.
In
questi
stessi
rapporti
,
si
radicano
successi
e
insuccessi
,
frustrazioni
e
godimenti
.
La
cosiddetta
«
incomunicabilità
»
,
di
cui
tanto
soffre
l
'
uomo
moderno
,
è
il
risvolto
negativo
della
connessione
sostanziale
che
lega
gli
uomini
tra
loro
.
Quando
l
'
uomo
non
può
riconoscere
,
in
una
massa
anonima
,
informe
e
vociante
,
il
volto
dei
suoi
simili
o
non
può
o
non
sa
scorgere
,
dietro
la
maschera
del
suo
vicino
,
l
'
umanità
di
cui
ha
bisogno
,
si
sente
defraudato
e
solo
;
e
lo
è
.
Ma
da
queste
elementari
esperienze
il
problema
morale
emerge
soltanto
quando
si
comincia
a
capire
che
i
rapporti
umani
,
per
essere
conservati
e
rafforzati
,
anziché
indeboliti
e
distrutti
,
devono
essere
disciplinati
da
norme
;
e
che
ogni
norma
adatta
a
disciplinarli
deve
valere
per
me
come
per
gli
altri
e
reciprocamente
.
Nei
più
semplici
giochi
dell
'
infanzia
come
nelle
più
complesse
attività
umane
,
la
presenza
di
norme
impegnative
è
indispensabile
.
Chi
non
le
rispetta
è
«
fuori
gioco
»
:
non
può
pretendere
che
gli
altri
le
rispettino
nei
suoi
confronti
.
L
'
umanità
ha
finora
cercato
e
tuttora
cerca
le
norme
della
sua
convivenza
per
tentativi
;
e
fondatori
di
religioni
,
profeti
,
moralisti
e
politici
le
hanno
codificate
,
rinnovandole
,
sacralizzandole
o
giustificandole
.
Ma
l
'
indifferenza
per
la
morale
è
oggi
il
risultato
del
disprezzo
e
della
diffidenza
verso
le
norme
in
generale
:
soprattutto
quando
la
norma
colpisce
un
qualsiasi
interesse
o
desiderio
dell
'
individuo
,
che
allora
recalcitra
e
reclama
l
'
eccezione
.
E
disprezzo
e
diffidenza
nascono
,
ancora
una
volta
,
dalla
credenza
che
l
'
individuo
(
o
il
gruppo
con
cui
l
'
individuo
si
identifica
)
sia
l
'
intero
mondo
e
che
gli
altri
non
esistano
o
esistano
solo
per
esso
.
Il
bene
viene
allora
tacitamente
identificato
con
il
desiderio
dell
'
individuo
e
il
male
con
ciò
che
gli
si
oppone
.
La
vita
morale
,
e
la
società
civile
su
cui
essa
si
fonda
,
può
nascere
solo
quando
questo
pregiudizio
è
superato
e
l
'
individuo
riesce
a
considerarsi
uno
dei
molti
,
soggetto
alla
stessa
norma
che
vale
per
gli
altri
.
Una
lunga
tradizione
filosofica
,
che
è
stata
spesso
accusata
di
pessimismo
o
peggio
,
ha
insegnato
che
le
norme
nascono
e
vengono
accettate
,
rendendo
possibile
la
convivenza
civile
,
quando
l
'
individuo
si
accorge
che
,
senza
di
esse
,
la
sua
sicurezza
,
la
sua
vita
e
la
sopravvivenza
della
sua
specie
sarebbero
a
lungo
andare
impossibili
.
Platone
diceva
che
anche
una
banda
di
briganti
deve
reggersi
in
base
a
norme
,
se
vuole
fare
qualcosa
.
Hobbes
e
Vico
parlavano
di
uomini
-
lupi
o
di
uomini
-
bestioni
,
che
vengono
a
patti
tra
loro
e
stabiliscono
norme
solo
per
sottrarsi
al
pericolo
della
distruzione
reciproca
.
E
difatti
chi
si
ritiene
un
angelo
o
l
'
incarnazione
del
bene
non
ha
bisogno
di
norme
che
lo
disciplinino
.
Sotto
l
'
apparente
pessimismo
della
società
moderna
,
si
nasconde
un
operante
ottimismo
:
basta
abbandonare
gli
uomini
a
se
stessi
perché
ognuno
cerchi
e
realizzi
il
bene
.
Ma
questo
ottimismo
incomincia
a
dare
oggi
i
suoi
frutti
velenosi
.
Briganti
,
lupi
e
bestioni
,
che
siano
abbastanza
intelligenti
e
previdenti
,
possono
trovare
il
modo
di
convivere
,
formulando
o
accettando
norme
opportune
.
Ma
candidi
agnelli
imprevidenti
o
pretesi
angeli
stupidi
sono
certamente
votati
all
'
incomprensione
reciproca
,
all
'
intolleranza
e
alla
distruzione
finale
.
StampaPeriodica ,
Ma
non
parmi
abbia
coraggio
chi
si
sforza
di
non
vedere
il
proprio
male
,
bensì
chi
vede
,
il
guarda
;
e
ci
proveda
;
né
ha
poi
amore
,
o
almeno
amore
virile
,
chi
illude
l
infermo
,
e
lo
ninna
quasi
fanciullo
,
ma
colui
che
gli
palesa
le
infermità
,
quali
ei
le
vede
,
studiandole
sinceramente
,
attentamente
...
C
.
Balbo
Molto
si
è
fatto
per
dare
a
questa
Italia
libertà
,
indipendenza
;
ma
non
possiamo
dire
che
fra
tante
meraviglie
di
valore
militare
e
di
senno
civile
,
noi
siamo
giunti
al
compimento
de
nostri
desideri
,
e
il
magnanimo
re
nostro
Vittorio
Emanuele
ben
rispondeva
il
primo
dell
anno
alla
deputazione
della
Camera
de
deputati
:
Signori
,
voi
molto
avete
fatto
,
ma
resta
molto
da
fare
.
Resta
,
dirà
taluno
,
che
l
esercito
debba
esser
potente
ed
in
punto
di
guerra
,
che
le
leggi
uniformi
e
omogenee
fortifichino
l
interno
ordinamento
,
che
il
commercio
,
e
l
industrie
si
accrescano
,
la
finanza
trovi
modo
di
non
ricorrere
a
prestiti
,
e
si
valga
delle
nazionali
ricchezze
,
vi
sia
la
concordia
delle
parti
per
essere
rispettati
e
temuti
.
Ma
v
è
pure
un
altra
necessità
,
ricorderemo
noi
,
alla
quale
non
si
pensa
come
si
dovrebbe
,
ed
è
il
perno
di
tutta
questa
mole
a
cui
si
vuol
dare
un
moto
che
è
la
vita
della
nazione
.
Essa
consiste
nell
intelligenze
illuminate
,
e
nei
cuori
educati
a
virtù
.
Noi
abbiamo
detestato
e
rotto
il
passato
col
disfare
le
dinastie
nemiche
della
nazionalità
,
ci
siamo
stretti
intorno
al
trono
di
un
Re
Galantuomo
;
il
sentimento
del
vero
e
del
giusto
ci
ha
condotto
a
questo
,
ci
ha
fatto
essere
Italiani
;
alla
parola
l
Italia
deve
essere
una
nazione
;
ma
i
mali
che
ci
vennero
dalle
cadute
signorie
sono
come
per
incanto
finiti
col
proclamarci
nazione
?
Non
ci
illudiamo
:
al
male
che
è
nelle
generazioni
corrotte
non
si
rimedia
se
non
studiandolo
nelle
cause
,
e
mettendo
ogni
cura
la
più
efficace
perché
sieno
tolte
.
Non
bisogna
che
fra
noi
ripetiamo
:
tutto
è
fatto
,
andiamo
avanti
così
;
ma
bisogna
fare
ed
aprire
,
se
occorre
,
colle
nostre
stesse
mani
le
piaghe
che
devono
esser
sanate
.
Duole
certo
di
dover
palesare
cose
che
toccano
l
amor
proprio
di
una
nazione
,
come
a
dire
,
che
in
Italia
vi
è
molta
ignoranza
nel
popolo
minuto
;
ma
è
una
verità
ch
è
innanzi
a
tutti
colle
testimonianze
statistiche
,
e
ciascuno
può
vedere
come
la
nostra
educazione
ed
istruzione
si
trovi
in
proporzioni
d
assai
al
di
sotto
con
gli
altri
popoli
civili
.
Ma
per
noi
questa
vergogna
non
è
nostra
,
e
non
siam
noi
che
ne
dobbiamo
arrossire
,
ma
sì
quelli
che
nell
imbestiare
la
specie
umana
credettero
di
aver
trovato
il
mezzo
di
dominare
sicuri
ed
onnipotenti
.
Se
adunque
abbiamo
la
certezza
che
le
classi
più
numerose
e
più
infime
sieno
in
tale
stato
di
dover
essere
rendute
ai
benefici
della
morale
e
dell
istruzione
che
,
come
diceva
il
Romagnosi
,
son
loro
dovuti
per
diritto
naturale
;
se
la
plebe
è
la
parte
più
sacra
della
nazione
perché
è
la
più
degna
insieme
e
la
più
misera
,
potremo
noi
in
questo
rinnovamento
italiano
rimanere
inoperosi
e
non
rivolgere
tutte
le
nostre
cure
a
sì
alto
fine
?
Né
le
cure
divise
de
governi
,
de
privati
e
del
clero
bastano
a
mettere
vita
e
ordine
a
questo
concetto
di
redenzione
intellettuale
e
morale
,
ed
eccone
le
prove
.
Niuna
parte
d
Italia
ebbe
come
in
Toscana
,
uomini
più
egregi
per
virtù
di
animo
e
per
senno
illuminato
e
operoso
:
questi
mali
che
noi
lamentiamo
,
essi
videro
,
e
cercarono
alleviare
:
pensarono
di
propagare
con
i
giornali
i
sani
principi
pedagogici
,
i
racconti
morali
,
le
virtù
cittadine
,
le
scuole
di
ogni
maniera
;
mostrarono
la
necessità
delle
scuole
normali
,
e
fecer
note
tutte
le
istituzioni
di
istruzione
educativa
d
oltre
monte
e
d
Italia
,
ed
essi
promossero
,
fondarono
asili
,
scuole
serali
,
di
mutuo
soccorso
,
e
Casse
di
risparmio
.
In
Piemonte
si
gareggiò
d
uguale
virtù
.
Giornali
più
popolari
sminuzzarono
al
popolo
il
pane
dell
intelletto
e
i
dettami
della
sana
morale
.
I
nomi
dei
direttori
e
collaboratori
dei
giornali
La
Guida
dell
Educatore
,
Le
Letture
popolari
,
e
le
Letture
di
famiglia
rimarranno
con
fama
e
riconoscenza
postuma
;
nel
Lombardo
Veneto
ove
lo
stesso
governo
come
nel
Piemonte
non
avversava
,
ma
favoriva
l
istruzione
elementare
,
molti
uomini
eminenti
in
carità
ed
in
lettere
diedero
prova
d
infaticabile
volontà
a
fare
il
bene
e
divulgarlo
,
e
così
avvenne
nelle
province
romane
:
non
parliamo
del
Regno
di
Napoli
e
dei
Ducati
perché
ivi
l
ignoranza
era
tenuta
come
dogma
di
governo
.
Ma
tanto
senno
,
tante
civili
virtù
,
tanta
carità
operatrice
che
valse
al
finale
compimento
di
questo
nazionale
beneficio
?
In
Piemonte
quando
erano
quattro
milioni
,
dall
illustre
Aporti
fu
dimostrato
che
non
presa
la
proporzione
di
una
sesta
parte
della
popolazione
(
che
tale
sarebbe
rappresentata
dai
fanciulli
dai
due
ai
sette
anni
)
,
ma
la
ventesima
,
ve
ne
sarebbero
stati
200
mila
da
educare
:
e
di
questi
quanti
se
n
educavano
?
appena
13.956
!
Ed
è
da
notare
che
il
Piemonte
per
le
istituzioni
degli
asili
e
delle
scuole
d
infanzia
,
era
innanzi
alle
altre
parti
d
Italia
:
da
ciò
argomentate
lo
stato
del
nostro
povero
popolo
,
come
le
statistiche
parziali
delle
altre
provincie
cel
dimostrano
.
Venuti
ora
i
tempi
in
cui
molti
di
questi
benemeriti
hanno
in
mano
la
educazione
,
e
l
istruzione
pubblica
delle
loro
province
,
promossero
utili
leggi
,
fondarono
scuole
normali
,
ma
l
opera
si
renderà
sempre
inefficace
se
tutti
i
buoni
,
se
tutti
quelli
che
vogliono
fare
di
questa
Italia
una
nazione
,
che
resti
eterna
,
non
si
collegano
insieme
in
una
volontà
,
in
una
azione
di
far
possibile
questa
rigenerazione
d
animi
ed
intelletti
:
e
si
persuadano
,
che
è
pur
carità
verso
il
prossimo
,
come
vuole
il
nostro
divino
Maestro
,
il
quale
dice
,
l
amore
che
dobbiamo
portarci
l
uno
l
altro
non
ha
da
consistere
in
sole
parole
,
né
fermarsi
nella
sola
lingua
,
ma
deve
essere
un
amore
anche
di
fatti
.
Le
scuole
comunali
,
gli
asili
infantili
,
le
scuole
serali
domenicali
sono
adunque
tutti
mezzi
atti
a
risolvere
il
gran
problema
,
ma
devono
essere
riuniti
,
e
mossi
da
un
azione
promotrice
e
direttiva
,
che
non
può
essere
se
non
nella
maggioranza
de
cittadini
,
che
nel
fare
il
bene
non
si
propone
le
sole
città
,
i
borghi
popolosi
,
ma
le
campagne
,
e
ovunque
siano
uomini
da
rendere
alla
patria
utili
cittadini
e
cristiani
.
Così
,
per
l
azione
collettiva
d
un
gran
popolo
,
pensava
l
illustre
ministro
inglese
Russell
,
il
quale
nel
pubblico
Parlamento
asseriva
che
i
sussidi
del
governo
verso
l
educazione
pubblica
potevano
accrescersi
,
ma
non
si
dovesse
dipartire
menomamente
dal
principio
fondamentale
dell
azione
volontaria
dei
cittadini
;
ché
da
questa
sorgente
aveva
fiducia
di
vedere
nel
futuro
scaturire
l
educazione
del
popolo
.
Non
per
scimiottare
estere
nazioni
noi
rechiamo
l
esempio
inglese
,
ma
perché
è
il
più
adatto
a
confortarci
a
fare
pel
popolo
,
e
riuscire
bene
,
come
avviene
in
Inghilterra
.
Noi
non
porremo
qui
la
quistione
se
meglio
sia
la
istruzione
lasciata
libera
,
o
obbligatoria
,
che
ancora
non
è
risoluta
fra
le
nazioni
civili
,
e
gli
uomini
più
illuminati
.
Diremo
soltanto
che
quelle
nazioni
erano
nazioni
quando
si
proponevano
e
discutevano
leggi
per
sì
alto
intendimento
;
ma
che
noi
siamo
per
esserlo
e
a
tal
fine
il
modo
più
sicuro
e
onnipotente
è
l
educazione
del
popolo
:
ricorderemo
che
l
Italia
,
la
quale
si
è
fatta
libera
in
grandissima
parte
,
per
il
senno
,
la
costanza
,
la
prudenza
e
il
valore
del
popolo
,
deve
essa
stessa
provvedere
a
questo
suo
diritto
,
che
si
è
fatto
una
necessità
politica
.
Bisogna
adunque
concludere
che
se
una
società
nazionale
raccogliesse
le
sparte
forze
,
si
giovasse
di
tutti
i
soccorsi
,
e
da
proprietari
in
campagna
cavasse
danaro
o
case
,
dai
contadini
,
che
è
possibile
,
retribuzioni
in
natura
o
in
denaro
,
e
così
dagli
artigiani
capi
di
bottega
,
dalle
comuni
,
che
troverebbero
largo
compenso
nel
render
più
sano
,
morale
,
istruito
il
suo
popolo
,
si
desse
qualche
soccorso
;
se
finalmente
ad
ogni
onesto
cittadino
fosse
permesso
di
concorrervi
,
sia
pure
con
un
franco
all
anno
,
chi
dubita
che
noi
non
avremmo
lo
stesso
fine
glorioso
delle
società
inglesi
?
Chi
dubita
che
il
Parlamento
nostro
non
la
soccorresse
con
generosità
come
fece
la
inglese
?
Nei
tempi
del
dispotismo
il
riunirsi
per
qualsiasi
proposta
onorevole
e
utile
alla
patria
adombrava
,
era
pericolo
e
spesso
costava
carcere
,
esilio
;
ed
ora
essendo
liberi
,
perché
non
iniziamo
questa
santa
associazione
?
Ma
intanto
per
riunire
cotali
forze
,
condurle
diremo
quasi
armate
in
legioni
combattenti
contro
l
ignoranza
e
l
vizio
,
bisognava
inalzare
un
insegna
che
ci
avesse
riuniti
,
che
ci
avesse
fatti
conoscere
,
e
direi
quasi
contare
.
Questa
è
il
giornale
che
proponiamo
il
quale
s
intitola
:
Letture
Serali
pel
Popolo
.
Il
minimo
prezzo
,
d
esempio
unico
,
che
costerà
(
per
quattro
fogli
di
otto
pagine
a
stampa
con
incisioni
)
poco
più
di
venti
centesimi
al
mese
,
e
le
utili
materie
adatte
all
intelligenza
del
popolo
,
lo
faranno
entrare
in
tutte
le
casipole
,
in
tutte
le
botteghe
,
in
tutti
i
focolari
de
contadini
.
Ma
in
questo
primo
suo
apparire
ha
bisogno
che
tutti
coloro
,
che
si
sentono
accesi
del
bene
del
suo
simile
procaccino
il
maggior
numero
possibile
di
lettori
o
di
benefattori
che
si
propongano
di
divulgarlo
.
E
i
comuni
stessi
che
hanno
cominciato
a
farsi
diffonditori
delle
scuole
serali
,
potrebbero
incoraggiare
queste
letture
prendendone
un
numero
di
esemplari
,
i
quali
,
con
i
racconti
morali
ed
altre
letture
educative
servirebbero
nelle
scuole
di
serale
lettura
.
Noi
rivolgeremo
spesso
le
nostre
cure
ai
contadini
,
che
son
parte
sì
eletta
di
noi
stessi
;
ma
siccome
crediamo
che
l
educazione
debba
precedere
l
istruzione
o
almeno
andar
di
pari
passo
con
essa
,
così
il
nostro
giornale
,
che
si
propone
di
correggere
i
mali
abiti
dell
animo
,
potrà
essere
per
tutto
quel
popolo
che
vive
nella
medesima
ignoranza
e
ne
costumi
corrotto
.
L
istruzione
elementare
vi
si
troverà
graduata
,
per
quanto
può
esserlo
in
un
giornale
,
in
guisa
da
tornare
utile
a
tutti
.
Gli
scrittori
non
vogliono
andar
nominati
per
dotti
,
ma
stimati
utili
per
scelta
di
materie
,
per
chiarezza
di
stile
e
proprietà
di
lingua
idonea
allo
scopo
che
si
sono
proposti
.
E
conoscendone
le
difficoltà
,
taluna
volta
si
varranno
di
scritti
d
illustri
Italiani
,
che
destinati
a
fruttificare
nelle
generazioni
crescenti
,
rimangono
o
ignoranti
o
in
mano
di
pochi
.
Noi
non
accoglieremo
nel
nostro
giornale
né
polemiche
,
né
garrula
e
vana
letteratura
.
Ci
studieremo
di
togliere
al
popolo
i
suoi
pregiudizi
,
faremo
noti
gli
esempi
di
virtù
cittadine
,
le
istituzioni
di
beneficenza
e
di
pubblica
carità
,
ridesteremo
i
sentimenti
che
più
onorano
l
umana
natura
,
mostreremo
come
l
amore
del
prossimo
,
della
patria
,
dell
ordine
e
del
lavoro
rendano
tranquilla
e
cara
la
vita
.
Queste
letture
avranno
due
rubriche
nuove
nei
giornali
popolari
in
Italia
,
e
di
cui
crediamo
utile
mostrare
l
opportunità
e
l
importanza
.
Per
la
parte
morale
si
è
usato
spesso
far
dei
racconti
che
trattando
di
qualche
virtù
domestica
o
pubblica
da
contrapporsi
ai
vizi
,
spesso
si
dialogavano
con
nomi
presi
a
caso
;
ma
se
in
vece
si
ponesse
da
noi
sotto
le
moralità
alcun
fatto
vero
accaduto
ai
nostri
grandi
capitani
,
scrittori
,
politici
,
popolani
,
non
si
avrebbe
il
doppio
scopo
di
mettere
negli
animi
le
stesse
massime
con
esempi
veri
?
non
si
potrebbe
così
via
via
venir
raccontando
la
storia
politica
,
artistica
e
letteraria
della
nostra
patria
?
Se
per
esempio
sotto
la
rubrica
La
virtù
infelice
mettiamo
Dante
che
cerca
asilo
e
pane
alla
corte
di
Cangrande
;
se
sotto
Memoria
e
riconoscenza
si
racconterà
la
visita
del
Boccaccio
alla
figlia
di
Dante
monaca
in
Ravenna
;
se
sotto
la
rubrica
Le
ricompense
delle
corti
agli
scrittori
,
Torquato
Tasso
a
Sant
Onofrio
;
e
così
:
Amate
la
verità
innanzi
la
vita
,
Galileo
e
l
Inquisizione
;
Il
patibolo
e
la
Patria
,
Mario
Pagano
;
Modestia
e
valore
,
Garibaldi
;
con
questi
argomenti
noi
non
metteremo
amore
e
riverenza
alla
patria
,
al
sapere
,
alla
sventura
?
Per
la
parte
storica
,
che
è
maestra
della
vita
,
porremo
sotto
gli
occhi
i
monumenti
disegnati
che
visibilmente
la
raccontano
,
e
che
oggi
al
povero
popolo
che
vi
si
aggira
intorno
nulla
insegnano
;
mentre
sarebbero
scaturigine
di
considerazioni
opportune
mettendo
sotto
gli
occhi
le
nostre
divisioni
,
le
guerricciuole
pestifere
,
donde
le
miserie
e
la
schiavitù
nostra
passata
:
e
così
per
contrapposto
le
grandi
virtù
antiche
e
moderne
dei
nostri
liberi
popoli
.
Daremo
conto
dei
libri
utili
con
una
bibliografia
,
e
in
fine
in
una
cronaca
settimanale
ragioneremo
delle
cose
più
importanti
che
sono
in
essa
avvenute
,
traendone
quella
utilità
di
politica
pratica
,
che
può
servire
a
dirigere
l
opinione
verso
i
nostri
due
precipui
scopi
,
che
sono
la
libertà
e
l
indipendenza
.
Né
caldeggeremo
più
l
una
che
l
altra
opinione
,
ma
il
vero
e
l
onesto
,
che
sono
le
sole
faville
che
devono
tenere
accesi
gli
animi
del
nostro
popolo
.
Ecco
lo
scopo
che
si
propone
questo
giornale
,
il
quale
crediamo
si
raccomandi
ad
ogni
uomo
onesto
che
sia
nato
in
quest
Italia
,
e
voglia
vederla
padrona
di
se
stessa
e
felice
.
Né
potremo
giammai
prometterci
tanto
bene
,
finché
non
sappiamo
che
l
educazione
e
l
istruzione
non
sia
divenuta
generale
,
e
per
esse
conformi
le
forti
e
sante
convinzioni
che
danno
la
tenacità
de
generosi
propositi
e
l
affetto
e
la
riverenza
verso
la
patria
.