Tipi di Ricerca: Ricerca per parole
Trova:
StampaQuotidiana ,
Prima di intraprendere la narrazione degli eventi che si svolsero dal 10 al 15 settembre , un esame del colpo di Stato si impone . Bisogna riconoscere che lungamente , minuziosamente preparato esso rivelò una tecnica che può dirsi perfetta . Se i generali italiani avessero operato con lo stesso spirito durante la guerra , questa sarebbe stata trionfalmente e rapidamente vinta . Appena catturato il Duce , alle ore 17,30 , tutte le comunicazioni telefoniche furono bloccate , salvo quelle della Centrale Badoglio che già da qualche giorno facevano capo agli uffici del Maresciallo traditore . Questo fatto non passa inosservato . Già alle 19 si nota un aumento della eccitazione in città . Alle 22,30 esce alla radio il primo comunicato e immediatamente dopo gli altri . Come ad un segnale convenuto , scoppiano le prime dimostrazioni di popolo . La sorpresa accresce la vivacità delle dimostrazioni stesse . Chi compone la massa dimostrante ? Interrogativo , forse , ozioso . Non volendo chiamarla " popolo " si chiamerà " folla " . Sono migliaia di persone che acclamano al re e al Maresciallo . I fascisti sono più di ogni altro sorpresi . I circoli sono chiusi . Manca il tempo di presidiarli . Il carattere antifascista del movimento è chiaro immediatamente sin dal primo annuncio . I fascisti hanno l ' aria attonita , quasi di fronte a una rivelazione improvvisa . Si assiste a un voltafaccia completo . Un popolo cambia in mezz ' ora tutto il corso dei suoi pensieri , dei suoi sentimenti , della sua storia . Ad accrescere la confusione dei cervelli v ' è la forma e la sostanza dei comunicati . Lasciano supporre che si tratti in fondo di una crisi costituzionale , di un normale passaggio di poteri . Taluni fascisti non afferrano nulla di nulla . L ' emissione dei " nebbiogeni " a guisa di disorientamento funziona a meraviglia . La massa crede alla imminenza della " pace " e la invoca e crede che si andrà alla pace , visto che non c ' è più Mussolini a volere lui solo ! la prosecuzione della guerra : alcuni si illudono che ciò invece voglia dire una più energica condotta della guerra , un governo fascista o quasi , senza il Duce . Non figurava il Maresciallo Badoglio fra gli iscritti , regolarmente , al P.N.F. ? Questo potrebbe il condizionale ha il suo valore spiegare le adesioni immediate telegrafiche ed epistolari di molte personalità fasciste al Maresciallo . Se qualche incertezza sul carattere del colpo di Stato poteva sussistere nella serata del 25 luglio , nella mattina successiva ogni dubbio doveva crollare . Fu la mattina in cui la " folla " scorrazzò per le strade inquadrata e protetta dai carabinieri gli esecutori periferici del colpo di Stato devastò le sedi di tutte le organizzazioni fasciste , demolì tutti i simboli del Littorio , commise violenze sulle persone , cancellò con una iconoclastia feroce e stupida tutto ciò che poteva ricordare Mussolini e il Fascismo . Mentre dalle finestre volavano a migliaia busti e ritratti di Mussolini , le vetrine si adornavano di quelli di Vittorio Savoia e di Pietro Badoglio . Quale giudizio dare di un popolo che offre di sé tale spettacolo al mondo , con un cambiamento così improvviso , e potrebbe dirsi isterico , di stato d ' animo ? Taluni di coloro che si affrettarono a telegrafare a Badoglio si giustificano con la incertezza determinata dai primi comunicati , nei quali si dichiarava che " la guerra continua " , che non ci dovevano essere " recriminazioni " , e relativi accenni alla concordia nazionale , nonché il carattere " militare " del Governo . Eppure , alcuni minuti di riflessione sul tenore dei comunicati avrebbero dovuto subito far nascere almeno il dubbio sulla effettiva realtà delle cose : realtà che aveva un nome solo : " cattura del Duce e preparazione della capitolazione " . Non doveva apparire " strano " che l ' annuncio delle dimissioni non fosse stato accompagnato da una parola di apprezzamento e di riconoscimento dell ' opera del Duce ? Qui non si allude alle solite lettere autografe che il re mandava ai generali in certe determinate occasioni ; ma un uomo che aveva servito per ventun anni in pace e in guerra e al quale era stata data , dopo la conquista dell ' Etiopia , la più alta decorazione militare , non meritava nemmeno una parola , quella parola che non si nega talora persino a un mediocre domestico ? E se nel comunicato non c ' era nulla , perché non veniva concesso a Mussolini di rivolgere un saluto alle truppe , di farsi in qualche modo sentire dal popolo ; perché non si parlava minimamente di un passaggio dei suoi poteri al nuovo Capo del Governo ? Perché questo improvviso silenzio ? Perché questa completa sparizione ? Circolarono allora le più fantastiche voci e una soprattutto , diffusa dagli ambienti dinastici , secondo la quale Mussolini era ospite del re , in una villa che non veniva specificata , e che fra pochi giorni calmato il fermento popolare avrebbe potuto di nuovo tranquillamente circolare . Quest ' opera di confusione pienamente riuscita era già esaurita nelle prime ore del mattino del 26 , quando la plebe si abbandonò agli eccessi pazzeschi che le cronache compiacenti registrarono . Dalla mattina del 26 in poi nessun fascista poteva nutrire il minimo dubbio sul carattere , sugli scopi , sulle intenzioni del Governo Badoglio ; era il Governo che si proponeva puramente e semplicemente la distruzione di tutto ciò che nelle idee , negli istituti , nelle cose era stato creato da venti anni di Fascismo . E a questa bisogna miserabile si prestarono uomini che sino alle ore 22 e 29 minuti del 25 luglio si dichiaravano fascisti , sia pure di ore diverse ; alcuni , anzi , delle prime ore ! Intanto l ' ordine era di ignorare Mussolini . Silenzio di tomba attorno a questo nome . Egli era un morto di cui si esitava ad annunciare il decesso . Così cominciò il mese di agosto del 1943 , il mese dell ' infamia , del tradimento , della capitolazione . Del Fascismo non fu rispettato niente : nemmeno i morti ! Gli esecutori della politica badogliana e vi misero un impegno aguzzinesco che pochi avrebbero immaginato furono ufficiali e uomini di quell ' Arma che Mussolini aveva tinto elogiato e protetto , saliti al numero imponente di 156 mila entro il primo semestre del 1943 . Fu il mese della " libertà " . Una libertà col coprifuoco e lo stato d ' assedio ; una libertà che consisteva soltanto nella diffamazione di tutto quanto era stato Fascismo . Nessuno fu risparmiato . Non vi fu gerarca che non avesse almeno nascosto un lingotto d ' oro e viveri di frodo nelle cantine . Gli Inglesi salutarono la caduta di Mussolini come la più grande vittoria politica conseguita durante tutta la guerra , ed effettuarono nel mese di agosto bombardamenti di una violenza eccezionale , allo scopo di " ammorbidire " la resistenza morale del popolo e renderlo maturo per la resa , di cui già si parlava . Il disordine materiale e morale aveva raggiunto oramai proporzioni tali da sollevare qualche preoccupazione negli ambienti della dinastia . Fra le molte carte che i fuggiaschi dell'8 settembre non riuscirono a nascondere , come avevano progettato , nelle vicinanze delle frontiere svizzere , ve n ' è una indicativa che ha questo titolo scritto autografo da Badoglio . « Pro - memoria che S . M . il re mi disse di avere compilato e che mi ha rimesso nell ' udienza del 16 agosto 1943 . - Badoglio » . Ecco il testo integrale del pro - memoria : « L ' attuale Governo deve conservare e mantenere in ogni sua manifestazione il proprio carattere di " Governo militare " come enunciato nel programma del 25 luglio e come chiaramente risulta dalla sua stessa composizione : Maresciallo Badoglio , Capo del Governo . Funzionari esclusivamente tecnici tutti i ministri . Deve essere lasciato ad un secondo tempo e ad una successiva formazione di Governo , l ' affrontare i problemi politici in un clima ben diverso e più tranquillo per i destini del Paese . « Bisogna mantenere fede all ' impegno enunciato dal re nel suo proclama , controfirmato dal Maresciallo Badoglio : " Nessuna recriminazione sarà consentita " . « L ' eliminazione , presa come massima , di tutti gli ex - appartenenti al Partito fascista da ogni attività pubblica deve quindi recisamente cessare . « Tutti gli Italiani , dinanzi alla provata buona fede , devono avere lo stesso dovere e lo stesso diritto di servire la Patria e il re . « La sola revisione delle singole posizioni deve essere attentamente curata per allontanare e colpire gli indegni e i colpevoli . « A nessun partito deve essere consentito , né tollerato , l ' organizzarsi palesemente e il manifestarsi con pubblicazioni e libelli , democrazia del lavoro , repubblicano , ecc . Sono in circolazione molti fogli la cui paternità è facilmente individuabile e che " le leggi vigenti severamente colpiscono " . « Ogni tolleranza è debolezza , ogni debolezza mancanza verso il Paese . « Le Commissioni costituite in misura eccessiva presso i Ministeri sono state sfavorevolmente accolte dalla parte sana del Paese ; tutti , all ' interno ed all ' esterno , possono essere indotti a credere che ogni ramo delle pubbliche amministrazioni sia oramai inquinato . Tutti possono attendersi che ad ogni mutamento di Governo le leggi e le istituzioni possano essere sconvolte . « Ove il sistema iniziato perdurasse , si arriverebbe all ' assurdo di implicitamente giudicare e condannare l ' opera stessa del re . « La massa onesta degli ex - appartenenti alle organizzazioni del Partito fascista , di colpo eliminata da ogni attività senza specifici demeriti , sarà facilmente indotta a trasferire nei partiti estremisti la propria tecnica organizzativa , venendo così ad aumentare le future difficoltà di ogni Governo d ' ordine . « La maggioranza di essa , che si vede abbandonata dal re , perseguitata dal Governo , malgiudicata e offesa dall ' esigua minoranza dei vecchi partiti che per venti anni ha supinamente accettato ogni posizione di ripiego , mimetizzando le proprie tendenze politiche , tra non molto ricomparirà nelle piazze in difesa della borghesia per affrontare il comunismo , ma questa volta sarà decisamente orientata a sinistra e contraria alla monarchia . « Il momento è difficile . Il Governo potrà meno difficilmente superarlo se gli Italiani , tolta ogni preoccupazione di sempre nuove repressioni , visti e giudicati con un unico sia pur severo apprezzamento , potranno riprendere la loro vita normale che per tutti gli onesti ha indistintamente inizio dal 25 luglio , come il re ha solennemente promesso » . Qui finisce il regio memorandum la cui significazione è evidente . Non è noto che cosa abbia risposto il Maresciallo , al quale la nota fu personalmente consegnata . È chiaro che già a metà dell ' agosto infausto Vittorio Savoia cominciava a temere per il suo futuro . Egli aveva scatenato la valanga ed ora visto l ' accelerarsi del moto pretendeva di moderarla . Troppo tardi ! Egli aveva l ' aria di pentirsi di avere liquidato un regime nelle file del quale aveva trovato dei sinceri e numerosi difensori , ma ormai i dadi erano stati gettati . Anche se lo avesse voluto Badoglio non avrebbe potuto liberarsi dai partiti che lo avevano aiutato nel colpo di Stato e dei quali egli era oramai prigioniero e coi quali doveva perfezionare la manovra sino alla capitolazione del settembre . Il documento regio del 16 agosto è un tentativo senza risultato fatto per sganciarsi dalle responsabilità e non chiudersi tutte le porte alle spalle : l ' accenno al risorgere del comunismo è eloquente . Vittorio Savoia " sentiva " forse l ' approssimarsi di qualcosa o qualcuno che più tardi si sarebbe esibito come Palmiro Togliatti ? Credere che forze disfrenate potessero rientrare nell ' alveo di una qualsiasi legalità sotto un Governo di funzionari era una pietosa illusione . Il Maresciallo passò il memoriale agli " atti " dove più tardi fu ritrovato . Tale documento potrebbe essere intitolato : " Primo grido d ' allarme della dinastia " .
Il pioniere rassegnato ( Bocca Giorgio , 1963 )
StampaQuotidiana ,
« Chi sono i milanesi , Antonio ? » « Io voglio chiedere scusa , ma Mario Riva , buonanima dove è , disse che Milano fa due milioni di abitanti , ma sapete i milanesi quanti sono ? 57 mila . E dove sono io non so , sono sempre in giro per turismo . » Poi Antonio , l ' immigrato , dirà come tanti altri di essere « libero cittadino milanese » , senza sapere bene che cosa sia questo tipo d ' uomo in cui si riconosce , nato dalla mescolanza : nella fabbrica dei nuovi italiani , fra Milano e i laghi , ogni cosa rimane indefinibile , provvisoria , mutevole . Ci arrivano , negli ultimi dieci anni , 600 mila persone , un terzo lombardi , un terzo meridionali , gli altri dal resto d ' Italia . Solo due su dieci vengono da città capoluogo , la maggioranza sono contadini poveri chiamati dalla promessa : « Ma cosa aspetti a muoverti , disse mio padre , c ' è Milano » . C ' è Milano , la grande città della ricchezza che accoglie tutti i poveri di ogni regione . Purché siano poveri che arricchiscono in fretta , secondo il suo mito . Se no aria , la buona aria del Seveso , del Lambro e dell ' Olona , neanche una bollicina di ossigeno , neanche un ' erba nelle acque bruciate dagli acidi ; la buona aria nei villaggi - città della fascia dove nasce il « libero cittadino milanese » , questo modello in fieri , che c ' è e che non c ' è , così composito . 600 mila di regioni e di culture diverse , in un crogiolo dove i gruppi si mescolano , ma di rado si amalgamano . Le rare fusioni nella carica confusione delle mille e mille aziende che si spostano verso la campagna ; le piccole migrazioni nella grande migrazione , gli operai cacciati sempre più lontano dal centro amministrativo , i pendolari , i gruppi mobili dell ' edilizia . E l ' invasione continua , ogni giorno centinaia che arrivano , molti con i treni del Sud , biglietto fino a Piacenza , gli ultimi chilometri evitano il controllore , per risparmiare . I contadini dell ' Italia povera che arrivano nel Milanese immaginando una società industriale vagamente marziana e poi si trovano fra gli ex contadini , ancora contadini nell ' anima , di un ' Italia un po ' meno povera . Nella fascia il mito lombardo rivela la modestia delle sue pur solide strutture , qui c ' è una Lombardia che difende i suoi privilegi più che la sua cultura . Dietro le difese lombarde del tipo etnico quasi sempre gli affari . Otto anni fa a Cologno , Limbiate , Cusano eccetera si comperava con 60 mila lire il terreno per la casetta , 250 metri quadri : avanti , a contanti o a cambiali , qualsiasi immigrato . Adesso quel terreno costa due milioni perciò attenti agli immigrati e attentissimi ai meridionali . Non perché bruni e ricci , ma perché i due milioni non ce li hanno e difficilmente li avranno . Il modello lombardo « Se verresti qui l ' aria è pesante , ma è bello vivere nell 'industria.» Vengono e incontrano gli ex contadini lombardi , brava gente , laboriosa , quieta , onesta , rispettosa di Dio e dei padroni , ma non gli esseri supercivili immaginati da lontano , da parlarne a « bocca grossa » . Le industrie sono apparse nella fascia al principio del secolo e l ' hanno visibilmente modificata fra le due guerre , ma il costume è rimasto contadino arcaico , per un pezzo : gli zoccoli , le calze nei giorni festivi , il risotto come un lusso , un chicco di riso appiccicato sul bavero per far capire che se ne era mangiato . Poi naturalmente gli usi più arcaici scompaiono ma le maniere sono sempre agresti . Quando i veneti arrivano a Cinisello , in questo dopoguerra , scoprono che è ancora d ' uso pranzare seduti sui gradini di casa , nella strada o nella corte ; la scodella fra le ginocchia colma di « pumià » , pane di segale fatto a pezzi nel brodo . E nel 1956 quasi tutti i villaggi hanno sempre le strade acciottolate e prive di illuminazione . Meglio che le valli nel Delta padano , meglio che l ' Appennino , molto meglio che il feudo meridionale . Ma certe cose non ignoriamole e non dimentichiamole , per esempio queste : parecchi villaggi lombardi restavano fino a ieri , fino all ' arrivo delle immobiliari , proprietà esclusiva di una famiglia , i Visconti , i Suardi , i Borromeo ; in certi villaggi a sud si conserva intatto il sistema curtense , il contadino sfruttato tre volte , dall ' orticoltore , dall ' affittuario , dal padrone ; la provincia è relativamente povera , su 274 comuni , l ' anno scorso ancora 121 privi di refezione scolastica , 148 senza fognatura , 182 senza edilizia sovvenzionata , 22 mancanti di una qualsiasi sorveglianza urbanistica . E ciò che la retorica milanese tenacemente ignora : la discriminazione etnica , che esiste in tutta la fascia , più che non si creda . È la sua ipocrisia . « Quando si arrabbiano son capaci di tutto » , « Sono sporchi , non hanno voglia di lavorare , rubano » , « Se scherzano non si sa come va a finire , di loro non ci si può fidare » . Le accuse che ancora si ascoltano mentre tutti sanno che gli immigrati , specie i meridionali , lavorano dalle dodici alle quattordici ore al giorno , sono onesti e disonesti come tutti gli altri delle loro condizioni , tengono la casa più pulita di molti altri , certo più pulita che la tradizionale cascina lombarda . E allora perché ? Perché mentire serve , finché serve alla conservazione dei grandi come dei piccoli privilegi . Vediamo in pratica . In parecchi comuni della fascia i dirigenti locali degli enti assistenziali escludono i figli degli immigrati dall ' assistenza « perché in casa hanno la televisione e sprecano » . Il moralismo che difende la fetta di torta . Dovunque le cooperative e i circoli rappresentano altrettante isole di conservazione , il rifugio delle élites operaie . Guardate le iscrizioni negli anni della grande invasione , tra il 1960 e il 1962 . Ferme « congelate » , come se i soci si fossero chiusi nel loro guscio . Iscritti in quegli anni : 0,2 per cento dei soci nella cooperativa di Rogoredo ; 1 alla Conquista di Milano ; 1,6 al circolo Cairoli di Sesto ; 1,7 ancora a Sesto al circolo del Rondò . E comunque anche le cooperative che in quegli anni accettarono parecchi soci , vedi Niguarda , diffidano degli immigrati , specie dei meridionali che restano una esigua « minoranza » : 3 su cento alla Conquista , 5 al Centro sociale di Cusano Milanino , 3 a Rogoredo , 8 a Niguarda . E dappertutto cautela , pregiudizio , timori nei loro confronti . « Andavo a mangiare in una cooperativa di quelli di Corsico , una cosa fatta fra di loro ; ma un giorno Angelo il mio amico disse che gli altri non volevano vedere terroni . » Testimonianze così si trovano in ogni inchiesta , quasi in ogni scheda , solo i comunisti esitano a confessare i piccoli egoismi della classe operaia , ci vuole il convegno sull ' immigrazione del 1962 perché si osi dire « che anche certi settori del partito stentano a capire i problemi degli immigrati » . I socialisti sembrano meno inibiti , vi dicono subito per esempio che per molti anni i compagni di Pero non avevano neanche immaginato che si dovessero cercare dei contatti con gli immigrati impiegati negli orti . E sono i partiti degli immigrati quelli che si son mossi per primi , figuriamoci gli altri . Due anni fa un assessore democristiano alla provincia diceva ancora a una delegazione di immigrate pugliesi : « Mi spiace ma avete fatto uno sbaglio , non dovevate abbandonare le vostre case accoglienti » . Il neomeridionalismo Poi c ' è tutta una casistica di fatti gravi dove l ' interesse di classe o se preferite lo sfruttamento rompe qualsiasi copertura etnica e si mostra per ciò che è . A Castiglione Olona un medico settentrionale si rifiuta di entrare nella baracca di immigrati calabresi « perché ci hanno sempre i pidocchi » ; in un cantiere di Busto Arsizio gli immigrati sardi , bergamaschi , bellunesi pagano un posto letto in baracca 15 mila lire al mese ; in una fornace di Lecco si ferisce alla gamba un manovale immigrato : lo portano di peso , fuori dal cancello , perché quelli della Croce Rossa non vedano in che stato sono le baracche e l ' infermeria . « A noi meridionali ci disprezzano . » « Basta essere meridionali che uno sbaglia poco poco e lo minacciano . Magari uno è milanese e sbaglia e lo prendono subito per un meridionale . » Dicono così i più giovani e indifesi . Si potrebbe spiegargli che il pregiudizio etnico fa molto comodo ai negozianti , agli artigiani , ai trasportatori che pagano un garzone , un manovale , un facchino 5 mila o 6 mila lire la settimana . Ma il loro orgoglio etnico è comunque ferito , sorgono le inevitabili reazioni , già si manifesta nella fascia un neomeridionalismo ingenuo ma testardo , a volte irragionevole che trova alimento nella lotta politica . Per cominciare , il rifiuto di ogni modello meridionalistico che appaia indecoroso o corrotto . Il Visconti di Rocco e i suoi fratelli e il Montaldi di Milano Corea sono rifiutati dai meridionali della fascia come Pasolini dagli immigrati delle borgate . Poi l ' opinione di essere più che necessari ( e necessari certamente lo sono ) indispensabili e più che indispensabili redentori e provvidenziali . « Ci capita di vedere Milano . Se andiamo via noi è un deserto . » « Io voglio dire una parola . Se non ci siamo noi Milano è finita . » E poi ancora la certezza di essere sempre più numerosi , attivi , determinati , anche se nessuno di essi è mai entrato nella « camera dei bottoni » . Certo nei comuni della fascia otto persone su dieci che entrano in un municipio sono meridionali : quelli del luogo non hanno bisogno o si vergognao a chiedere . Così i meridionali condizionano le amministrazioni e le elezioni . Il loro numero aumenta : rappresentano nel 1956 il 21 per cento dell ' immigrazione e oggi sono arrivati al 35 per cento , più del 50 nei villaggi più esterni della fascia . Aumenteranno ancora . Il pane e l ' eguaglianza I villaggi - città della fascia ( Sesto più di 80 mila abitanti ) ostili e agri per gli immigrati , come fu l ' America per gli uomini della conquista : stesse privazioni , infamie , sofferenze e delusioni ; qui come nel West una generazione allo sbaraglio , che costruisce le sue case nella notte , che rischia tutto ciò che possiede . Ma chi pensa che qui possa uscire un nuovo italiano sicuro , fiducioso , orgoglioso della propria epopea come l ' americano probabilmente si sbaglia . Nella conquista americana , nella formazione dell ' americano si riconoscono tre elementi decisivi : l ' industria , la democrazia , la frontiera . Da noi manca la frontiera e tutto ciò che essa rappresenta . I contadini dell ' Italia povera che giungono nel Milanese trovano l ' industria e si iniziano alla democrazia . Qui non saranno liberi in assoluto , qui saranno alla resa dei conti , poco liberi , ma vengono da soggezioni arcaiche , da sudditanze intollerabili . C ' è una parola usata da tutti gli immigrati della fascia siano lombardi , veneti , emiliani , meridionali . È la parola « confidenza » la parola magica che spiega come democrazia e industria siano legate , la parola che sta per rispetto nel lavoro , per fiducia reciproca nel lavoro , per un minimo di civiltà nei rapporti di lavoro : « Qui il capo reparto mi tratta con confidenza » . « Mi hanno assunto e mi hanno dato confidenza . » Sotto questo aspetto la fascia milanese è certamente meglio che i paesi di origine , sotto questo aspetto si può dire che qui c ' è davvero « un ' idea democratica in movimento » . La casa , il lavoro , il frigorifero sono le grandi aspirazioni , ma la conquista maggiore , la più esaltante , è la libertà fra eguali o ciò che le assomiglia . Uscire in piazza , in strada , incontrare un sacco di gente e in nessuno riconoscere il padrone o i sorveglianti del padrone . Tuffarsi nell ' anonimato industriale e cittadino , sentirsi fuori dal crudele pettegolezzo paesano . Ma non c ' è la frontiera , manca lo spazio sconosciuto e imprevedibile che solo può suscitare le grandi speranze . Qui l ' immigrato sente subito , a vista e a naso , che il posto è piccolo , che ognuno dovrà accontentarsi della sua piccola razione . Capisce anche , sia pure oscuramente , che il tempo del capitalismo individuale e delle sue epopee è finito , qui nessun Walt Whitman gli ripete le parole dell ' indomito ottimismo : « Non siamo passati attraverso i secoli , le caste , le migrazioni e la miseria per fermarci qui » . Invece fermarsi è proprio il desiderio del nostro immigrato : sistemarsi , godere di ciò che si è ottenuto , chiamare i parenti a goderne . Con i modesti desideri dei meridionali . « Spero di diventare cuoco . » « Spero che mi passino saldatore . » Bisogna interrogare i settentrionali per trovarne uno che dica : « Voglio fare fortuna » . E poi , si scopre che ha uno zio ingegnere o una sorella con un ottimo impiego . Insomma direi che manca al pionierismo della fascia la fiducia emersoniana del successo legato al merito , perché « ogni uomo è la sua stella » . Come sarà questo uomo nuovo , questo « libero cittadino milanese » nessuno può dirlo con precisione . Ma si può già dire che sarà un pioniere rassegnato . Operaio sì , ma con tutte le inibizioni e i pregiudizi dei contadini , per parecchi anni a venire . Motorizzato sì , ma escluso dalla corrente vitale della cultura , per parecchi anni . Mi dicono che una inchiesta svolta di recente fra il proletariato londinese ha fatto giustizia delle chiacchiere più o meno interessate sulla classe unica dove borghesi e operai non si riconoscono . Si è capito che anche nella civilissima Londra l ' operaio resta operaio , escluso dalla maggior parte della vita culturale , pochissimi libri , il telefono lo ha solo il 9 per cento , una vita sociale monotona e misera , poca corrispondenza , pochi divertimenti . E allora figuriamoci da noi , figuriamoci nella fascia . Se ne parlerà nei prossimi articoli . Ma un ' indicazione dell ' inchiesta può essere anticipata : usciamo dai fumi del miracolo , guardiamoci attorno , ricordiamoci che esistono gli « altri » .
La nostalgia dell'infanzia ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
Perché non si dovrebbe vedere nel sole , se non a costo di essere ritenuti pazzi o poeti , un coro di angeli fiammeggianti che annunciano la gloria di Dio ? Perché non si dovrebbe proclamare l ' esistenza di un nuovo cielo e di una nuova terra così vasti e meravigliosi da far apparire squallida e tetra la visione che del mondo ci dà la scienza ? Perché astrarre e generalizzare , meccanizzare e calcolare , rinunziando all ' immaginazione visionaria , al mistero , all ' avventura in un mondo di forme fantastiche e splendenti , in cui ognuno si troverebbe a suo agio ? In altri termini , perché credere allo scienziato invece che allo sciamano ? Perché ridurre il mondo a un insieme di forze oggettive ed impersonali , invece di scorgere in esso un luogo formicolante di personalità potenti e invisibili ma assai simili all ' uomo ? Sono queste le domande che , secondo Roszak , stanno alla radice della controcultura ( La nascita di una controcultura , ed. Feltrinelli , 1971 ) : cioè di un nuovo modo di vivere da cercarsi in direzione opposta a quella in cui finora si è mossa la civiltà occidentale : un modo di vivere che faccia a meno della scienza e della tecnica , eliminando la tecnocrazia e i suoi mali , e coltivi ed esalti nell ' uomo il sentimento del sacro . La scienza sradica questo sentimento e con esso ogni impegno morale , riducendolo ad una retorica superficiale . Solo questo sentimento può consentire all ' uomo di ritornare alla natura e di raggiungere l ' equilibrio autentico dentro se stesso e con gli altri . La controcultura intende così proporre all ' uomo l ' alternativa di una vita diversa , che elimini i rischi dell ' impoverimento dell ' uomo e del suo ambiente che scienza e tecnica fanno incombere su di lui . Ma questa alternativa non è nuova ma antichissima , perché è quella di tutti i popoli primitivi . E in realtà la nostalgia per ciò che è primitivo , naturale , semplice , informe , non ridotto a un modello che implichi previsione , misura e programmazione , è assai diffusa nel mondo contemporaneo e condivisa da molti scienziati . Questi sono certamente più cauti nella loro critica della scienza e si guardano dal raccomandarne la pura e semplice eliminazione . Ma è significativo che in uno dei più seri e togati periodici scientifici americani , che è l ' organo dell ' Associazione americana per il progresso della scienza ( Science , 4 giugno 1971 ) , un professore di chimica proponga una riforma della scienza proprio sulla linea difesa dalla controcultura : si dovrebbe saldare , sul tronco della ricerca obiettiva e razionale , l ' esigenza di un intuizione sensuale , cioè immediata , diretta , concreta delle cose , che è quella difesa dallo sciamanesimo e dalle religioni orientali . Da questo punto di vista , però , non ci sarebbe opposizione fra le due alternative di vita , tra i due modi di conoscere la natura e di entrare in rapporto con essa . Si tratterebbe di modi complementari che si integrano a vicenda : proprio come sono complementari , nella fisica contemporanea , la descrizione dei fenomeni in termini di onde e quella in termini di corpuscoli . Il vantaggio di questa complementarità consisterebbe nell ' eliminare dalla scienza un certo numero di astrazioni inutili , nel considerare gli aspetti concreti , sensibili o estetici delle cose , e nel consentire di vedere nella natura una totalità organica mediante un unico atto di intuizione . Poco o nulla , tuttavia , ci viene detto circa i mezzi per raggiungere questa mèta ambiziosa , che equivarrebbe a una visione esauriente e perfetta del mondo nella sua struttura generale e nei suoi particolari minimi : ad una visione di cui solo Dio può ritenersi capace . Come professore di chimica , l ' autore in questione invita gli studenti a osservare i colori , i sapori , la solidità , i mutamenti delle sostanze che essi si apprestano a sottoporre a qualche elaborato esperimento : il che è troppo poco per una « visione sensuale » del mondo ed è del tutto inutile ai fini dell ' esperimento . Non c ' è dubbio che gli scienziati , imprigionati come ora sono nella loro specializzazione , oppressi dalla quantità enorme e non selezionata di informazioni che piovono loro addosso da tutte le parti , e dalla coscienza del cattivo uso che si può fare delle loro scoperte , anche più meritorie , cerchino una via d ' uscita da questa situazione di disagio e aspirino a una visione del mondo semplice e totale che non sacrifichi né la scienza né le esigenze emotive e morali dell ' uomo . Ma è dubbio se lo sciamanesimo e l ' animismo , cioè la credenza che il mondo è un insieme di esseri spirituali in rapporto simpatetico con l ' uomo , possano aiutarli a uscire dal frangente in cui si trovano . Questa credenza costituisce certo un ' alternativa alla scienza , ma non può conciliarsi con essa e supplire alle sue deficienze . Essa è il fondamento di un ' altra tecnica , quella della magia . Se la natura è un complesso di forze spirituali che , mediante opportuni incantesimi , possono essere comandate , convinte o ingraziate , la scienza non serve a nulla . Che senso ha ingraziarsi la gravità o convincere l ' energia nucleare a non essere dannosa per l ' uomo ? Che senso ha prevedere , calcolare , misurare e progettare in un mondo costituito da spiriti folletti , che fanno quello che vogliono e possono essere addomesticati solo dalle arti subdole dello sciamano ? La ricerca scientifica è oggettiva , cioè conduce agli stessi risultati chiunque sia in possesso della tecnica adatta ; l ' arte dello sciamano è un privilegio concessogli dalle stesse potenze misteriose cui egli fa appello . Non si possono imboccare contemporaneamente le due vie e ritenerle complementari . La scienza non può tutto né fa tutto : i limiti di essa sono sempre presenti a chi la coltiva sul serio . I suoi problemi si moltiplicano con il suo progresso e il suo prezzo naturale e umano si accresce in proporzione . Voler saldare questo prezzo col ricorso all ' animismo e alla magia , al sentimento e alla sensibilità indifferenziata dei primitivi significa pagare con moneta falsa . Può ben darsi che il genere umano , in tutto o in parte , scelga domani di lasciarsi guidare dallo sciamanesimo invece che dalla scienza . Ma la civiltà di cui lo sciamanesimo è parte integrante è fondata sulla caccia , sulla pesca , sulla agricoltura primitiva . Il ritorno a questa forma di vita segnerebbe perciò la condanna a morte della maggior parte del genere umano , per la mancanza del vitto e delle difese indispensabili contro l ' ostilità della natura . La parte sopravvivente dovrebbe cercare di mantenere immutabili i costumi e le forme di vita che ne garantiscono la permanenza . Questo può certo accadere , come può accadere che la civiltà attuale soccomba perché non riesce a soddisfare gli uomini o a salvaguardare le risorse naturali di cui vivono . L ' importante , in ogni caso , è rendersi conto delle conseguenze che la scelta in un senso o in un altro comporta , e non vivere nell ' illusione che si possa conciliare il diavolo con l ' acqua santa . Su questa illusione vive oggi la cosiddetta avanguardia della cultura contemporanea . I mali da essa denunciati sono reali , ma puerili i rimedi proposti . Essa fa come l ' adulto che , disilluso dalle difficoltà della vita e nella incapacità di affrontarle , si rifugia nel mondo delle fiabe che ha ascoltato da bambino e che parlano di fate e di maghi benefici . Ma basta , questo , per farlo ridiventare bambino ?
StampaQuotidiana ,
Nella seconda quindicina di agosto bisognava ritirate le bandiere dalle finestre dove erano rimaste esposte per ben 14 giorni come si fosse trattato di celebrare la più trionfale delle vittorie esaurite le cantafere per la riconquistata libertà visti i terribili bombardamenti e l ' imperversante disordine annonario bisognava " distrarre " l ' opinione pubblica e così cominciarono le due settimane degli scandali . Si cominciò cogli illeciti arricchimenti . Tutti i gerarchi erano ladri . Tutti profittatori . Non un galantuomo , nemmeno a cercarlo con la famosa lanterna del cinico Diogene . Si giunse persino a fissare in 120 miliardi il totale del denaro rubato dai gerarchi al popolo italiano . Con la restituzione di tale veramente astronomica somma all ' erario si pensava di sanare il deficit del bilancio . Se tutto ciò non fosse stato stampato , si stenterebbe a crederlo . Le cantine e le soffitte delle case dei fascisti erano piene di ogni specie di viveri . Ci fu una delle più singolari psicosi collettive : quella dei lingotti d ' oro e dei prosciutti . Tutto ciò era destinato ad eccitare gli istinti più bassi delle folle . Una delle famiglie che la famosa Commissione presieduta dal traditore Casati prese particolarmente di mira fu quella di Ciano . Era una manovra indiretta per arrivare al Duce , al quale , forse , molti tornavano a pensare , ma del quale nessuno osava più pronunciare il nome secondo le istruzioni ricevute dal censore badogliano . Quando al patrimonio della famiglia del conte Galeazzo Ciano si parlò di miliardi . La lettera scritta dal conte Ciano , in data 23 agosto 1943 , indirizzata al Maresciallo Badoglio , non è un documento privato , è un documento politico . Eccone il testo integrale : Roma , 23 agosto 1943 . « Illustre Maresciallo , « con grande amarezza ho letto sul Corriere della Sera un articolo che oltraggia la memoria di mio padre . Disdegno scendere a polemiche con giornalisti anonimi che raccolgono del fango per gettarlo sul viso di un morto , ma ritengo invece mio dovere informare vostra Eccellenza , in attesa di quanto la commissione appurerà in merito , della esatta misura della complessiva eredità pervenuta da mio padre a me ed alla mia defunta sorella . « Egli , alla sua morte , disponeva dei seguenti beni : « 1 . - 3/4 della società tipografica editoriale del giornale Il Telegrafo di Livorno ; « 2 . - quattro edifici in Roma , del valore totale all ' epoca della morte , di circa cinque milioni ; « 3 . - titoli industriali così ripartiti : Romana elettricità : azioni 1400; Terni : azioni 500; Montecatini ; azioni 2000; Valdagno : azioni 1000; Navigazione generale : azioni 300; Ilva : azioni 500; Anic : azioni 1000; Monte Amiata : azioni 1000; I.M.I. : azioni 100; Consorzio Credito Opere Pubbliche : azioni 24; Buoni del Tesoro : 1 milione ; contante : L . 355.089; conto corrente postale : lire 32.975 . « Di quanto precede la documentazione è in mia mano e naturalmente rimane a piena disposizione di Vostra Eccellenza . « Sono sicuro che queste cifre , così lontane dalle astronomiche fantasie dei calunniatori anonimi , saranno dal sereno spirito di V . E . valutate non quale il disonorante bottino di un approfittatore , bensì come l ' equo frutto di una vita intensamente operosa . « Ed è per questo , Eccellenza , che io mi rivolgo soltanto al Maresciallo Badoglio , perché siano tutelati la memoria e l ' onore di un soldato d ' Italia . Galeazzo Ciano » . Il discorso di Churchill del 22 settembre prova che già verso la ultima decade di agosto erano state fissate a Lisbona le clausole della resa a discrezione , almeno le principali . Fra di esse ve n ' era una che contemplava la consegna di Mussolini al nemico . Ciò non ha precedenti nella storia umana ! Nei giorni confusi del settembre , dopo la liberazione del Gran Sasso , i giornali non pubblicarono il testo stenografico integrale del discorso di Churchill . Sebbene in ritardo , vale la pena di farlo oggi , perché la documentazione risulti completa . Alla Camera dei Comuni , il 22 settembre , narrando le vicende italiane , Churchill così parlò : « La resa incondizionata comprende , naturalmente , ogni cosa . Non era soltanto prevista in modo speciale la consegna , in un secondo tempo , dei criminali di guerra , ma era stata stipulata una clausola speciale per la consegna del signor Mussolini . Non è stato però possibile disporre per la sua consegna separata prima dell ' armistizio e prima che avvenisse il nostro grande sbarco , poiché ciò avrebbe certamente rivelato le intenzioni del Governo italiano al nemico , il quale si inframmetteva in ogni cosa e lo teneva perfettamente in suo potere . « La situazione dell ' Italia era che , quantunque avesse avuto luogo una rivoluzione interna , essa era ancora alleata della Germania e proseguiva la causa comune insieme ad essa . Era una situazione molto difficile a mantenere giorno per giorno , con le pistole della " Gestapo " puntate alle nuche di " tanti colli " . « Avevamo ogni motivo di credere che Mussolini era tenuto sotto forte guardia ed in luogo sicuro e certamente era molto nell ' interesse del Governo Badoglio di avere la certezza che non fuggisse . « Si afferma che lo stesso Mussolini avrebbe dichiarato di credere che sarebbe stato consegnato agli alleati . Questa certamente era l ' intenzione e sarebbe stata realizzata se non fossero intervenute circostanze sfortunatamente fuori del nostro controllo . Le misure prese del Governo Badoglio erano accuratamente studiate ed erano le migliori che esso potesse adottare per trattenere Mussolini ; però esso non aveva previsto una discesa di paracadutisti di sì vasta portata come quella che i Tedeschi effettuarono nel punto dove egli era confinato . Si noterà che essi gli avevano mandato alcune opere di Nietzsche e qualche opuscolo per consolarlo ed alleviare il suo confino . Indubbiamente essi erano a perfetta conoscenza del luogo ove egli si trovava e delle condizioni in cui era . E l ' impresa fu caratterizzala da grande temerarietà e condotta in grandi forze . « Essa dimostra certamente che vi sono molte possibilità di questo genere nella guerra moderna . Non credo che vi sia stata negligenza o inosservanza dei patti da parte del Governo Badoglio , il quale aveva un ' ultima carta da giocare . « I carabinieri di guardia avevano l ' ordine di uccidere Mussolini qualora vi fosse un qualsiasi tentativo di liberarlo , ma essi non fecero il loro dovere a causa delle preponderanti forze tedesche discese su di loro dall ' aria , le quali li avrebbero tenuti responsabili della salute e della incolumità del prigioniero . E tanto basta ! » . Queste sono le parole trasmesse dalla Reuter alle ore 19 del giorno 22 settembre 1943 . Che , come dice Churchill , il Maresciallo Badoglio avesse " accuratamente " studiato le misure prese per assicurare la prigionia di Mussolini e la sua successiva consegna al nemico , è documentato da questa lettera autografa dello stesso Maresciallo al capo della Polizia Senise : « Eccellenza , « questa mattina ho comunicato al comandante generale dell ' Arma dei RR . CC . , S . E . Cerica quanto segue : È responsabile della custodia dell ' ex - Capo del Governo Benito Mussolini l ' ispettore generale di P . S . Saverio Pòlito . « Egli solo risponde personalmente al Governo che il predetto Mussolini non evada o sia da chicchessia sottratto alla detenzione . « Il generale Pòlito richiederà al Comando generale dell ' Arma ed al capo della Polizia tutto il personale che gli occorre , specificando anche il nome di chi desidera . « Ogni sua richiesta sarà accolta . L ' ispettore Pòlito mi terrà con frequenza informato . « Badoglio » Roma , 16 agosto 1943 . Decisa la consegna del Duce agli Inglesi e precisati i termini della medesima , bisognava creare lo scandalo attorno a Mussolini , coprirlo di ridicolo , infamarlo , in modo che il popolo già immemore avesse trovato la consegna di lui al nemico come la consegna di un uomo oramai non solo politicamente , ma fisicamente e moralmente finito . Improvvisamente le cateratte del pettegolezzo furono spalancate e sul cinque per cento di verità furono affastellate fantasie di ogni genere , che tuttavia non mancavano di eccitare la curiosità della minutaglia umana . Nessuno era in grado di scagliare la prima pietra sull ' argomento ; nessuno dei grandi e piccoli uomini nel passato , nessuno nel presente e meno di chiunque il Maresciallo Badoglio , ma il colpo era fatto . Bisognava uccidere Mussolini , prima col silenzio tombale poi col ridicolo . L ' affare durò due giorni , ma sufficienti . Non mancarono coloro che deplorarono questi sistemi e parlarono di " boomerang " : ciò significa illudersi . Il colpo era riuscito . Si attribuisce a quei grandi conoscitori del cuore umano che sono i gesuiti , la ben nota massima : " calunniate , calunniate : qualche cosa resterà ! " E non v ' è dubbio che qualche cosa è restata . Negli ultimi giorni d ' agosto la " capitolazione " era nell ' aria . Il delitto immane che peserà per secoli sulla storia della Patria stava per essere consumato ; si stava , cioè tramutando il territorio italiano in una sanguinosa arena di battaglia di eserciti nemici . Solo un incosciente poteva pensare che le cose avrebbero avuto un andamento diverso . Solo un incosciente che avesse trascurato la lettura dei notiziari telefonici e telegrafici che ogni mattina venivano mandati a Roma dagli uffici di frontiera e nei quali erano dettagliatamente segnalati i passaggi verso l ' Italia di uomini e materiali tedeschi . Questi bollettini sono stati abbandonati sui tavoli dai fuggiaschi dell'8 settembre . Sino dalla mattina del 26 luglio , dai passi del Brennero , di Tarvisio , di Ventimiglia , vengono annunciati e specificati i movimenti delle divisioni tedesche . Ogni giorno sono centinaia di automezzi , camion , carri armati , reparti di truppe . La Germania sin da principio comprende che il Governo Badoglio ha un solo programma : arrendersi e poi riprendere le armi contro l ' alleato . È vero che in data 28 luglio il Maresciallo Badoglio ha la sfrontatezza di mandare il telegramma seguente al Führer , ma le parole non ingannano nessuno : « Führer , col giuramento nelle mani di S . M . il Re e Imperatore , il Consiglio dei ministri da me presieduto si è oggi insediato . Come già dichiarato nel mio proclama rivolto agli Italiani , ufficialmente comunicato al vostro ambasciatore , la guerra per noi continua nello spirito dell ' alleanza . Tanto tengo a confermarvi , con la preghiera di voler ascoltare il generale Marras che verrà al vostro Quartier Generale da me incaricato di una particolare missione per voi . Mi è grata l ' occasione , Führer , per porgervi la espressione dei miei cordiali sentimenti . Firmato : Badoglio » . Tra i sintomi più sospetti vi fu la richiesta avanzata al Comando supremo tedesco di autorizzare il ritiro di molte delle grandi unità italiane che erano dislocate fuori dei confini della Patria . Si abbandonavano territori conquistati col sangue , ma si volevano le divisioni a portata di mano per prendere alle spalle l ' alleato , una volta rovesciato il fronte . Tale telegramma a firma Guariglia reca la data del 10 agosto e suona di un suono falso nel termini seguenti : « Alla R . Ambasciata - Berlino . « Vogliate prendere immediato contatto con Auswärtiges Amt e fare ad esso presente quanto segue : « Come è stato detto nella riunione di Tarvisio del 6 corrente , il Comando supremo italiano ha preso la decisione di richiamare in Patria tutta la quarta armata dislocata nel territorio della Francia metropolitana e un corpo d ' armata su tre divisioni tra quelle attualmente dislocate nel territorio sloveno - croato . « Le ragioni che hanno motivato la decisione attuale sono varie e sono già state esposte a Tarvisio . « In primo luogo il Comando supremo sente la necessità di rafforzare la difesa del territorio metropolitano . Sembra oltre a ciò opportuno che nostre unità integrino lo schieramento delle divisioni germaniche in Italia , il cui compito appare limitato alla difesa di alcune zone , mentre è ovvio da parte nostra si debba provvedere ad una difesa dell ' intero territorio nazionale : Motivi di carattere politico e morale esigono che la Nazione senta , come ebbi io stesso a dichiarare esplicitamente al signor Von Ribbentropp , che la difesa del suo territorio non è soltanto affidata a truppe alleate , ma anche e soprattutto ai soldati italiani . « Prendete occasione da tali argomenti e anche da ogni altro che vi parrà più opportuno per far presente all ' Auswärtiges Amt la necessità di questa nostra decisione . « Ci rendiamo conto che lo sgombero di tali forze importa problemi e questioni anche di carattere politico , come ebbe a dire lo stesso Von Ribbentrop , ma abbiamo ferma fiducia che si potrà risolvere il tutto nel modo più soddisfacente per ambo le parti . « I necessari contatti a questo scopo dovranno essere quindi immediatamente presi dagli organi competenti interessati , politici e militari . - GUARIGLIA » .
L'uomo muscolo ( Bocca Giorgio , 1963 )
StampaQuotidiana ,
Seicentomila in più , fra Milano e i laghi , negli ultimi dieci anni : il popolo degli immigrati adoperato , più che governato ; tanti uomini - muscolo prima che dei cittadini . Andò così e peggio anche nell ' America della conquista , ma non deve essere una gran consolazione per quelli a cui tocca , adesso . Da un anno la Stazione centrale di Milano non è più il mercato all ' ingrosso dei muscoli , ma il commercio comincia sempre lì : le valigie di fibra e i pacchi davanti le cabine telefoniche , dentro gli uomini - muscolo appena arrivati che telefonano alle pensioni per avere « alloggio e lavoro » . Non conviene più reclutarli in stazione , le garanzie sono poche e i rischi tanti . Meglio lasciar fare a quelli delle pensioni , è un lavoro più pulito e più tranquillo . Cinque su dieci , gli immigrati che arrivano a Milano fanno quella telefonata a cui si risponde : « Aspetta , veniamo a prenderti » o « Stai bene attento , prendi il tram numero tale » . E intanto che aspetta o viaggia quelli delle pensioni han già telefonato al reclutatore che ne è arrivato uno da Gioia del Colle , Trani , Porto Tolle , Isernia , Foligno , comunque uno da sfruttare , ciascuno la sua parte . Nelle pensioni ci sono stanze da sei , otto , dieci letti . Per un letto si pagano dalle sette alle otto mila lire al mese , più mille la settimana per farsi lavare un po ' di roba . In molte pensioni bisogna uscire prima delle nove , le brandine chiuse e alzate contro le pareti e fino alle ventuno la padrona no riapre la porta . In una pensione di corso L . ( inchiesta ILSES ) un operaio con la gamba rotta passa un giorno sulle scale , la padrona non transige sul regolamento . La pensione come prima scuola dello sfruttamento e lo sfruttamento del prossimo più prossimo come la tecnica più felice . Perciò la maggior parte degli affittacamere ( circa 16 mila in città fra legali e clandestini ) sono degli immigrati . In certi casi il subaffitto organizzato può rendere 300 , 400 mila lire al mese , la Questura conosce un tale che è riuscito ad avere tra appartamento e solaio , 65 ospiti . Ci sono quelli che hanno quattro o cinque « esercizi » , li affidano a uno degli inquilini e passano ogni qundici giorni a ritirare gli affitti . Nella città e nella fascia industriale i luoghi delle pensioni si riconoscono dal fiorire delle attività collaterali : cinematografi di terza visione , trattorie modestissime , latterie che vendono anche bevande gasate ecc. Le generazioni nere Poi la mano dello sfruttamento passa ai reclutatori , di solito immigrati . Quel tale che tiene famiglia e quattro automobili : la Seicento per il lavoro in città , la Millecento per i suoi , la Spider per portare a pranzo i signori dell ' edilizia e il camioncino per trasportare sui cantieri gli uomini - muscolo , nei casi di bisogno urgente . Il reclutatore , i suoi amici , gli amici degli amici : la piccola mafia trapiantata al Nord di cui , ogni tanto , si annuncia la fine , come per la grande . Per esempio quando si scoprono , come di recente , sei racket legati a 130 imprese edili . Ma sempre la mala pianta rispunta ; in una inchiesta della federazione comunista si legge che solo quattro immigrate su cento vengono assunte attraverso i canali regolari e le indagini delle ACLI lo confermano . Del resto se ne ha la controprova nei luoghi di origine : l ' anno scorso nove mila persone partono dalla provincia di Cosenza all ' insaputa degli uffici di lavoro . La piccola mafia prospera , le sue tangenti non sono più del cinquanta per cento come nei primi anni , ma sempre redditizie . Sì , ogni tanto uno dei reclutatori viene « pizzicato » , denunciato , multato lire duemila per ogni lavoratore « trattato » . Ma lui paga e ricomincia salvo a cambiare aria per qualche tempo . Naturalmente le serie , moderne , oneste aziende del Nord sono all ' oscuro di tutto , c ' è sempre un appaltatore o un intermediario per salvare la faccia . Ma anch ' esse , specie le medie e piccole , conoscono le maniere di incoraggiare il miracolo : le ore di lavoro straordinario fuori busta ; le paghe arbitrarie ai ragazzi fra i quattordici e i quindici anni ( non più a scuola , non ancora impiegati regolarmente ) ; il lavoro appaltato a quantità , non a tempo , a poveri diavoli che credono di fare un ottimo affare impegnandosi a chili o a metri , non a ore , e poi scoprono di avere tutti gli oneri degli artigiani ma non i vantaggi . Per non dire della « buona occasione » a cui partecipa l ' intera classe imprenditoriale del Nord , usando una forza lavoro che si è formata , trasferita e sistemata a spese della collettività . Detta dai propagandisti politici questa « buona occasione » si riduce a un calcolo elementare : « Negli ultimi dieci anni gli Enti locali del Milanese hanno speso circa 1000 miliardi per accogliere gli immigrati . Avendone recuperato solo 100 per il maggior introito fiscale essi hanno fatto agli imprenditori un regalo netto di 900 miliardi » . Non è così , questa aritmetica troppo semplice non sopravvive al comizio , ma , nelle linee generali , la « buona occasione » , il favore , lo sfruttamento , la necessità dello sviluppo , o come volete chiamarla , esiste e una visita alla fascia industriale serve anche a questo , dico a capire quanto il miracolo economico deva a questa manodopera avuta per niente e , per anni , sottopagata . Ne fanno parte , non dimentichiamolo , anche le donne . Trentotto su cento dicono le inchieste , non arrivano a una paga di 20 o 25 mila lire al mese . Che miracolo poco galante . È accaduto anche in America negli anni della conquista : « Per tre generazioni abbiamo rimboccato le maniche » . Che può voler dire , di là come di qua dall ' Atlantico , gente logorata e ammazzata di lavoro . Oggi i reclutatori del Milanese faticano a collocare i lavoratori che hanno più di trentacinque o quarant ' anni . A quell ' età si è vecchi e finiti per certi cantieri edili . L ' uomo - muscolo accettato solo se i muscoli sono in perfetta efficienza . Gli altri come Michele , il muratore : « Come mi vedono che zoppico un po ' neanche mi provano dicono che non c ' è lavoro , sono dei mesi che giro . Eppure a casa ero muratore fatto » . Le « due nazioni » . Per una , qui a Milano , la settimana corta , la civiltà degli svaghi , la seconda casa e le altre belle novità di cui tutti parlano . Per l ' altra sempre dodici e più ore al giorno e settimane lunghe per tipi che si « danno da fare » : il dopo - fabbrica con lei che taglia cravatte , il marito che lavora a una pressa nel sottoscala e gli altri che fanno la casa propria dopo aver fatto quella altrui . Tutti questi muratori impiegati da un ' industria che sarà più efficiente della romana o della napoletana , ma che conosce gli stessi rapporti di lavoro : 50 o 60 mila lire al mese finché si lavora e poi in cerca di un altro cantiere , una carriera che ricomincia ogni volta , poche possibilità di migliorare , nessuna sicurezza per la vecchiaia e le testimonianze ossessive di questo proletariato permanente , come il volo di un calabrone chiuso in una stanza che va e va finché cade . Tutti questi ex contadini immessi da un giorno all ' altro nel sistema del successo , offerti alle sue cinque tentazioni , il prestigio , il denaro , il potere , la fama , la sicurezza , ma che capiscono quasi subito di essere confinati ai margini e destinati alle cose peggiori del sistema , ai lavori più umili e monotoni . Certo vi sono parecchi immigrati che raggiungono , in fabbrica e fuori , una buona sistemazione economica , qualcuno anche l ' agiatezza . Ma l ' atteggiamento generale di questi « novi homines » rispetto al lavoro manca di gioia : occupazione senza amore , fatica senza grandi speranze . In genere il lavoro non è amato . Cambiano le condizioni del lavoro , ma i giovani continuano a usare le definizioni amare degli anziani : quel reparto nella fabbrica di Rescaldina è sempre « Mauthausen » , quel magazzino di Sesto è sempre « la galera » , nei cantieri edili gli operai parlano sempre di se stessi come di oggetti maltrattati : « Dopo averci sbattuto da un posto all ' altro , vengono e ci tirano fuori dalla baracca » . Il lavoro in una civiltà industriale inedita quasi per tutti . Fatta come ogni civiltà , di elementi contraddittori , di fervori come di frustrazioni . Davanti al progresso tecnologico , per esempio , l ' atteggiamento degli uomini nuovi è incerto e diffidente : quasi sapessero che la tecnica gli dà con una mano , ma con l ' altra gli toglie . Gli operai interrogati da Pizzorno e dai suoi collaboratori sul tema dell ' uomo di fronte alle nuove macchine stanno fra opinioni diverse , spesso divergenti : sì , il lavoro è meno duro , « ma ci vuole troppa attenzione » . Sì , i rapporti gerarchici sono meno sergenteschi , la sorveglianza meno carceraria , « seuno sbaglia non vengono subito a sgridarti , basta la lampadina azzurra che si accende » , però c ' è meno amicizia . Anni fa , per esempio , le operaie potevano starsene a casa uno o due anni per tirar su il figlio e poi tornare in fabbrica : adesso chi esce dal giro fatica a rientrarci , i rapporti personali contano meno . L ' Organizzazione decide a freddo . È ancora l ' eredità contadina , l ' insofferenza all ' orario , il tentativo ingenuo di ricostruire nel mondo industriale i comportamenti e i rapporti di quello campagnolo . Tanto lavoro per vivere una vita quasi incomprensibile . Il popolo laborioso e sradicato . La città tua e non tua « E tu Luigi come la vedi a Milano ? » « Per me Milano è bella , dico meglio bellissima , come la vedono i turisti . » Parecchi rispondono così quasi per affermare una rottura totale , anche estetica , con il passato . Eppure si capisce che l ' atteggiamento estetico della maggioranza verso Milano e dintorni è di indifferenza su un fondo di pena , la pena fisica del contadino inurbato . Qui , nei dintorni , in ogni villaggio - città c ' erano la vecchia e la nuova borgata . Ma dovunque la saldatura è già avvenuta , il magma cementizio ha riempito i vuoti e si divora l ' antico : scomparse le strade radiali da duomo a duomo ; impraticabili , per il traffico , i sagrati ; e chi se non la dinamite potrebbe riportare l ' ordine nelle ventisette coree ? Tanti suburbi ma nessuna traccia di una civiltà suburbana . Niente villaggi residenziali per giovani coppie « prigioniere della fraternità » ; solo gli accampamenti degli immigrati e le fabbriche in un mondo di sradicati sospettosi . Ora il piano intercomunale dovrebbe disegnare in questo caos una geometria razionale ed è ancora possibile , ci sono ancora dei vuoti fra la fascia e la città e fra i centri della fascia . Ma in giro c ' è molto pessimismo , pochi credono che il piano prevarrà sugli egoismi degli interessi privati . E intanto i 600 mila che abitano la città informe sentono ogni tanto affiorare la pena : nelle scuole i bambini disegnano marine . Già , brutta ma libera . Per le continue incertezze dell ' immigrato . Non sentirsi cittadino di questa città , assistere alle partite di calcio senza una vera passione campanilistica , vivere come « nel posto che bene o male ti dà il pane » ma poi capire che , tutto sommato questa cosa immensa e confusa che chiamano Milano , è un luogo dove i rapporti umani sono migliori che altrove . « Qui vai dove ti pare e nessuno ti dice niente . A Messina ogni cosa che facevo subito trovavano a ridire » . « Milano mi piace perché la giri a testa alta » . « Io dico questo , se uno si fa la fidanzata in Sicilia deve portarsi dietro a mangiare anche suo padre , la madre , i fratelli e le sorelle . Qui a Milano si va con la ragazza e si prende un caffè » . La Milano dei ricchi li ignora ? La Milano della borghesia mercantile gli è straniera ? Può darsi , ma poi scoprono che c ' è un ' altra Milano popolare e no che ricorda le sue origini , che ha voglia di eguaglianza , che può darti una mano quando meno te lo aspetti : « Uscii dalla stazione e non sapevo cosa fare . Si avvicinò un signore e mi chiese se stavo male . No , era soltanto che camminavo piano e non riuscivo ad ambientarmi . Mi diede l ' indirizzo di una pensione e mi accompagnò al tram » . « Ero disperato , raccontavo al barista che non trovavo casa e una vecchia che era lì a sentire dice che , se mi accontento posso stare in casa sua che c ' è suo marito pensionato con 22 mila lire al mese . Mi hanno tenuto per quattro mesi e non hanno voluto una lira » . Sradicati , incerti , sottoposti alla doccia scozzese di una città così diversa , membri di una società di cui non vedono il corpo , sempre esitanti fra l ' assimilazione e l ' ortodossia règionale : vestirsi alla milanese , ma poi pretendere tenacemente il pane grosso alla siciliana o quello lavorato alla mantovana : vantare l ' anzianità , « io sono qui da sei anni e quello lì neanche da tre mesi e parla » ma sentirsi stranieri al luogo , restare finché si può legati al paese ( a San Donato su 12500 abitanti ancora quattro mila che conservano le residenze nei paesi di origine ) . Ma nessun mitico « grande ritorno » , la coscienza che laggiù non si può tornare : « E chi ci può stare laggiù » . « Vado là bascio per nu poco d ' olio , ma torno subito , chi ci può stare » . La nostalgia che durerà per tutta la vita sotto la decisione , certa in quasi tutti dopo uno o due anni , di non tornare . Così oggi per qualche generazione ancora . Un uomo nuovo pieno di cose antiche , ma sotto un aspetto almeno integralmente nuovo e inedito in Italia . Per la prima volta in Italia una società di cittadini indifferenti come lo sono dovunque i cittadini delle megalopoli . I cittadini delle città che non sono più città ma galassie urbane . Fra non molto Milano si estenderà per quaranta chilometri , avrà quattro o cinque milioni di abitanti . Come si fa ad amarli i giganti ?
UNA LOGICA IMMUTABILE' ( Spadolini Giovanni , 1971 )
StampaQuotidiana ,
Non è ancora spenta l ' eco del processo di Leningrado , e della successiva commutazione delle pene capitali sotto la pressione dell ' opinione mondiale , che già si annunciano nuovi processi di ebrei in Russia , nuovi atti militanti di antisemitismo di stile staliniano . Non sono ancora cessate le polemiche sul verdetto di Burgos , verdetto corretto in extremis da Franco sotto il peso dei richiami internazionali e delle divisioni interne , che già si eseguono in tutta la Spagna nuovi arresti di pistoleros al servicio de la subversión , nuovi giri di vite contro un ' opposizione variegata e composita che va dai malinconici e patetici carlisti ai gruppi operai delle città industriali o alla tenace minoranza basca , una specie di Alto Adige della penisola iberica . È la logica immutabile di tutte le dittature , non importa se di sinistra o di destra . L ' atto di clemenza di Mosca o di Madrid non cambia in nulla la sostanza di regimi che non possono consentire le libertà personali nel senso occidentale , che non riconoscono le garanzie degli imputati , che ignorano la pubblicità dei dibattimenti , che non concepiscono la magistratura svincolata da un potere politico onnipotente e assoluto , capriccioso e indiscutibile , nella pena come nella clemenza , nell ' arbitrio come nella grazia . Le due commutazioni hanno dimostrato che oggi non si riesce più impunemente ad uccidere una singola vita umana . Si possono ancora compiere genocidi , si possono operare ancora massacri di massa , dall ' Asia all ' Africa ; ma difficilmente si riesce a consumare - sotto la maschera della giustizia di Stato - un assassinio individuale . Senza che si scatenino nel mondo forze di reazione o di protesta tali da assumere un valore politico anche determinante , pur nella mancanza assoluta di mezzi coercitivi o coattivi . Ma gli stessi casi della Russia e della Spagna , casi che si sono influenzati e condizionati a vicenda , provano pure un ' altra realtà : e cioè che gli accorgimenti della ragion di Stato internazionale o interna , sufficienti a portare ad alleviamenti delle pene o a correzioni di precedenti sentenze , non coincidono minimamente con evoluzioni normalizzatrici o liberali dei regimi dispotici , i quali restano tali al di là delle scarse e tormentate concessioni che possono esser loro strappate . Basta leggere i giornali sovietici a proposito del caso di Leningrado . Ne hanno parlato solo dopo che tutto il mondo era a conoscenza della sentenza . Hanno ignorato il dibattimento , ma hanno poi gonfiato ad arte la revisione del verdetto . Hanno insistito sull ' esistenza del reato per il solo fatto che era stato concepito ma non attuato : spiegandoci che l ' articolo 15 del codice penale sovietico - e questo dice tutto ! - stabilisce che un crimine tentato od ideato viene punito come se fosse stato effettivamente commesso . E i giornali amici dell ' Unione Sovietica in Italia hanno il coraggio di mettere in luce , nei titoli dedicati all ' avvenimento , l ' « equità » di una sentenza che commina in ogni caso , anche dopo la correzione , quindici anni di lavori forzati per due cittadini sovietici che avevano ufficialmente chiesto di espatriare e di raggiungere il loro focolare nazionale , Israele : diritto teoricamente riconosciuto nella Costituzione dell ' Urss ma calpestato e smentito nella realtà di una pratica discriminatrice e violatrice delle garanzie fondamentali della comunità ebraica , dalla lotta ai grandi dissidenti israeliti al processo dei medici . Né c ' è da meravigliarsi . Chi vive nell ' ambito di un regime totalitario trova « straordinario » ciò che negli Stati di diritto , negli Stati a democrazia garantita , è considerato appena « ordinario » . Il fascismo si vantava di lasciar scrivere Croce ed avocava a suo merito quello che era un elementare dovere , il non bruciare , o il non far bruciare dalle squadre , i fascicoli della « Critica » ; così il comunismo sovietico si vanta di non aver arrestato Solgenitsin solo per essere stato insignito del Premio Nobel - che non ha potuto comunque ritirare a Stoccolma - o il franchismo spagnolo contrappone la forzata clemenza di oggi all ' atroce esecuzione di Grimau , appena sette anni fa . La verità è che nessuna democrazia è concepibile se tutti i diritti umani non vengono egualmente riconosciuti e garantiti : attraverso ordinamenti precisi , validi verso chiunque , e non illusorie od effimere concessioni dall ' alto , sempre revocabili . Saragat , che di libertà s ' intende per aver conosciuto le vie dell ' esilio contro la repressione totalitaria , ha giustamente ricordato nel messaggio di Capodanno che « tutti noi siamo rattristati e sgomenti per quanto avviene nei paesi in cui le libertà politiche e la giustizia sociale sono calpestate » . Allusione diretta alla Polonia ; ma indiretta alla Russia e alla Spagna e a tutti i paesi dove non sono consacrati i diritti dei cittadini , e quindi neppure quelli dei lavoratori . Perché è inutile perdersi in sofismi ingannatori ; non esiste democrazia sostanziale , cioè economica , cioè eguaglianza dei punti di partenza , cioè correzione delle sperequazioni o degli squilibri sociali , dove non c ' è democrazia formale , cioè Stato di diritto , cioè assicurazione e tutela delle libertà di stampa , di riunione , di associazione , di sciopero , e separazione dei poteri esecutivo e legislativo e giudiziario , sotto il controllo dei liberi Parlamenti , non Soviet alla russa o Camere corporative alla spagnola . I fautori degli « equilibri più avanzati » in Italia , che sono poi equilibri più reazionari , dovrebbero dirci quale progresso sociale possa essere realizzato alleandosi con partiti che non hanno ancora riconosciuto , nella realtà degli Stati da loro presi a modello , né il pluralismo sociale né la regola della dialettica parlamentare estesa sino alla rivincita dei soccombenti di oggi . Quale regime comunista ha mai consentito ad un ' opposizione organizzata di prenderne il posto ? Neppure l ' eccezione italiana , sotto un ' eventuale protezione del Vaticano , potrebbe essere un ' eccezione . Si guardi alla Polonia , che in materia di cattolicesimo non ha niente da imparare dall ' Italia . Venticinque anni di regime comunista polacco hanno portato al paradosso di trasformare la Chiesa di Varsavia , una delle più intransigenti e conservatrici d ' Europa , nella propugnatrice delle libertà politiche e delle conquiste sociali . L ' appello dei vescovi polacchi a Gierek dovrebbe diventare un testo di lettura obbligatorio per tutti i fautori della Repubblica conciliare .
StampaQuotidiana ,
Nella sua esposizione al Gran Consiglio , Mussolini dichiarò che , a proposito di guerre sentite o non sentite , non voleva disturbare le " grandi ombre " , non voleva cioè risalire nel corso del XIX secolo a esaminare quali guerre furono più o meno sentite , nel ciclo del Risorgimento . Ecco la parte del suo discorso , che fu allora condensata in poche parole . Mussolini cominciò col ricordare la guerra del 1915-1918 , dichiarata in un ' atmosfera di vera e propria guerra civile , con una lotta senza quartiere fra neutralisti e interventisti . Guerra civile che continuò sino a Caporetto ; ebbe una tregua nei dieci mesi della riscossa sul Piave e ricominciò immediatamente dopo , appena firmata la falsa pace di Versaglia . " Sentita " la guerra del 1915-1918 ? Fu detta la guerra dei " milanesi " e nei " reggimenti " molti dovevano celare la loro qualità di cittadini della metropoli lombarda , per non incorrere nelle ire e negli insulti dei compagni . Parlino i superstiti volontari se ne esistono come è da augurarsi ancora ! I " volontari " furono vessati in ogni modo . Sei volontario ? si diceva . Dimostra dunque la tua " volontà " ! Nemmeno gli irredenti , che , entusiasti , erano venuti ad arruolarsi nelle file italiane , trovarono un ambiente che fosse in qualche modo fraterno . Uomini come Battisti e Sauro conobbero amarezze , che solo il loro sconfinato amore per l ' Italia riusciva a placare . Gruppi di volontari balzarono dalle trincee nell ' ottobre del 1915 , in un impeto d ' eroismo , nel quale entrava anche un elemento di ripulsa e di esasperazione per l ' ambiente ostile , refrattario , nel quale essi erano entrati . L ' Esercito regio non ha mai avuto simpatia alcuna per i volontari . L ' Esercito era considerato come il demanio della dinastia . Il suo compito era quello preminente di difendere le istituzioni e anche quello di fare la guerra , nel qual caso ciò non era considerato dalla maggior parte degli ufficiali come il coronamento desiderato e glorioso di una missione , ma come un molesto infortunio che ognuno avrebbe voluto evitare . Già nell ' ottobre del 1915 il fiore del volontarismo italiano da Corridoni a Deffenu era stato falciato nelle trincee delle prime quote carsiche , oltre Isonzo . Probabilmente non vi erano più volontari nell ' Esercito italiano , quando dopo il martirio di Battisti , in data 14 agosto 1916 , il generale Cadorna si decise a diramare una circolare stampata di due pagine , nella quale veniva raccomandato che i " volontari " non fossero oggetto di derisione , ma fossero rispettati dagli ufficiali e dai soldati . La guerra del 1915-1918 non fu " sentita " dall ' aristocrazia , né dai circoli di Corte ; meno ancora dal clero e dai ceti politicanti . Fu con una violenta agitazione di masse , fu col famoso manifesto " O guerra o Repubblica " scritto da Mussolini seduta stante dopo una riunione tenutasi in via Palermo fra i capi dell ' interventismo milanese , fu con le gigantesche dimostrazioni dannunziane di Roma che i " trecento " deputati del " parecchio " giolittiano si nascosero nel fondo dei loro collegi e si ebbe una " maltusiana " dichiarazione di guerra . È legge storica che quando in una Nazione si determinano due correnti una delle quali vuole la guerra e l ' altra la pace , quest ' ultima resti sempre regolarmente battuta , anche se , come sempre accade , rappresenti da un punto di vista numerico la maggioranza . Le ragioni sono evidenti . Coloro che si chiamano " interventisti " sono giovani , ardenti , essi costituiscono la minoranza dinamica , di fronte alla staticità della massa . Furono forse " sentite " dal popolo le guerre del Risorgimento ? La storia del Risorgimento deve essere ancora fatta ; bisogna creare una sintesi fra la storia così come è stata manipolata dai monarchici , i quali ipotecarono il Risorgimento , e la versione dei repubblicani . Bisognerà stabilire quale fu l ' apporto del popolo e quale quello della Monarchia ; che cosa diede la rivoluzione e quel che diede la diplomazia . Nelle oleografie che colpirono la nostra infanzia vi è quella un giorno diffusissima rappresentante i quattro fattori del Risorgimento : Vittorio Emanuele , coi pantaloni eccessivamente lunghi dai quali spuntano in fondo gli speroni , e i grandi baffi che davano al suo volto un aspetto di rurale inurbato ; Cavour , con gli occhiali che ne nascondono diplomaticamente lo sguardo , mentre il volto incorniciato dalla barba corta lo fa rassomigliare un poco a un vecchio signore distante : questi due rappresentano la dinastia e la diplomazia ; Garibaldi , prorompente di forza e di umanità ; il venturiero generoso di ogni grande avventura , innamorato dell ' Italia con un amore che ha il fuoco delle sue Camicie rosse ; ingenuo e " strepitoso " , come egli stesso si chiama con un aggettivo originale e non retorico , vero campione della vecchia razza ligure - italiana ; e quarto , infine , Mazzini , della stessa razza , nato sullo stesso mare , assorto , concentrato , durissimo , fanatico , di una sublime ortodossia repubblicana , anche se per lungo tempo inattuale . Si deve a questi ultimi se le guerre del Risorgimento furono possibili , anche se non furono " sentite " . L ' opinione pubblica , allora , non aveva gli strumenti di cui oggi dispone : bisogna quindi ricordare quale fu l ' atteggiamento delle Camere subalpine di fronte alle guerre che nel ventennio 1848-1870 portarono i Savoia a Roma . La guerra del 1848 appare abbastanza " sentita " . Non mancano , anche agli inizi , critiche e riserve da parte di alcuni deputati e in particolar modo del Brofferio che già il 29 maggio , in sede di discussione sull ' indirizzo di risposta al discorso della Corona , tocca il tasto , sempre penoso in Italia , della condotta della guerra da parte dei generali . In una successiva seduta gli onorevoli Moffa di Lisio e Grossi continuano le loro critiche , le quali diventano , naturalmente " vivacissime " non appena le operazioni militari prendono un corso poco brillante . In queste critiche ancora e sempre viene denunciata l ' inettitudine dei generali , la qual cosa imbarazza assai Cesare Balbo , Presidente del Consiglio . L ' agitazione aumenta sino al punto da determinare in piena guerra , e in una fase difficile della medesima , una crisi del Governo . Il nuovo Ministero , presieduto da Casati , proclama , nella seduta del 27 luglio , che " la guerra continua " , come Badoglio il 26 luglio , ma oramai si marcia verso l ' armistizio che viene considerato un " tradimento " . Brofferio grida : « Se voi persisterete in una pace funesta , noi vi ripeteremo cannoni e non protocolli e sarà a voi che i rappresentanti del popolo dichiareranno la guerra , incessante , ostinata , instancabile » . Il Casati non regge ed entra in scena Gioberti , il quale a sua volta non può dominare le scatenate passioni e scioglie la Camera . In nove mesi , tre Ministeri ! Vincenzo Gioberti sta al timone soltanto un paio di mesi . La guerra riprende , nel marzo del 1849 , in un ambiente completamente negativo , e dura poco più di una settimana . Carlo Alberto abdica , dando un esempio che il suo futuro nipote , in circostanze infinitamente più gravi , si è finora guardato dall ' imitare ! Ancora meno " sentita " fu la guerra di Crimea o meglio l ' intervento del Piemonte nella guerra scoppiata fra la Russia e la Turchia . L ' approvazione del Trattato di alleanza fra il Piemonte e le grandi Potenze ( Francia , Inghilterra ) vero capolavoro , questo , della politica di Cavour fu portata alla Camera il 3 febbraio del 1855 e incontrò vivacissime opposizioni , tanto a destra quanto a sinistra . Il Brofferio , fra l ' altro , accusò il Cavour di non avere un preciso indirizzo politico e di non avere " rispetto delle convenzioni e della moralità costituzionale " e affermava l ' assoluta inutilità e anche l ' inopportunità del Trattato . L ' alleanza con la Turchia offende il Piemonte e disonora l ' Italia . Abbiamo sfidato ogni specie di privazioni , ci siamo sottoposti a odiosissime tasse , abbiamo affrontato la bancarotta dello Stato nella speranza di potere , quando che fosse , ritornare in campo col grido " fuori lo straniero " . E poi ? Tutto questo abbiamo fatto per consumare i nostri milioni e i nostri soldati nella Crimea a beneficio dei nemici d ' Italia » . E concludeva : « Se voi consentite questo trattato , la prostrazione del Piemonte e la rovina dell ' Italia saranno un fatto compiuto » . Lo stesso fratello di Cavour , onorevole Gustavo , votò contro . Fu in questa occasione che Cavour pronunciò uno dei suoi migliori discorsi . Il trattato fu approvato , ma 60 deputati votarono contro , e 101 a favore . Anche la guerra del 1859 sollevò forti opposizioni . Cavour pose praticamente in vacanza la Camera e alla vigilia chiese i pieni poteri che gli furono accordati con 110 voti contro 23 . Tutti ricordano la terribile indignazione , la vera ondata di furore che si sollevò in ogni parte d ' Italia all ' annuncio del " tradimento " perpetrato a Villafranca da Napoleone III . Le polemiche furono di una violenza eccezionale : eppure il " tradimento " di Napoleone non aveva il volume e il carattere di quello consumato dal Savoia 1'8 settembre del 1943 ! Ed era comunque un Sovrano straniero ! Ma gli Italiani non perdonarono mai a Napoleone , la cui statua rimase per decenni e decenni nel cortile del Senato a Milano , abbandonata come un rudere senza valore ! Dal punto di vista materiale la prigionia di Mussolini non fu affatto dura , salvo alla Maddalena , date la naturale povertà dell ' isola e le generali difficoltà . Anche il trattamento da parte degli ufficiali e dei militi fu sempre molto riguardoso . Ma dai primi di settembre le " facilità " aumentarono . Egli consumava sempre solo i suoi pasti , ma alla sera poteva ascoltare la radio , ricevere qualche giornale e giocare a carte coi funzionari di guardia . Tutto ciò cominciava ad essere sospetto . Questo trattamento migliore non ricordava quello che si riserva ai condannati alla pena capitale ? Le voci che giungevano dall ' Aquila erano sempre più confuse . I " bollettini " di guerra denunciavano chiaro che oramai si trattava di una guerra - simulacro . Il primo settembre il Papa pronunciò un discorso che fu ascoltato anche da Mussolini : il tono accesamente pacifista di quella orazione radiodiffusa in quella data faceva parte della preparazione spirituale all ' evento che ormai era giunto a conclusione . All ' Albergo - rifugio tutto procedeva tranquillamente . Il prigioniero usciva dall ' edificio soltanto nelle prime ore pomeridiane e non si allontanava che di poche decine di metri , sempre accompagnato da un sottufficiale . Una mattina furono postate delle mitragliatrici ai lati della porta d ' ingresso . Un ' altra mattina fu eseguita una esercitazione con mitragliatrici pesanti sulle alture vicine . Il Gran Sasso , dal punto di vista " estetico " , è veramente affascinante . Non si può facilmente dimenticare il profilo scabro di questo monte che nel cuore d ' Italia raggiunge quasi i tremila metri . La roccia è nuda , ma ai piedi della cima più alta si distende un grande pianoro in direzione sud - est , il Campo Imperatore , lungo almeno venti chilometri , con dolce declivio , luogo ideale per gli sport della neve . Ai primi di settembre , su questo e sui limitrofi pianori , pascolavano numerosi greggi saliti in primavera dall ' Agro romano e che ormai lentamente si spostavano , preparandosi , a ritornarvi . Talvolta i proprietari dei greggi facevano delle apparizioni a cavallo e poi se ne andavano lungo i crinali della montagna stagliandosi all ' orizzonte come figure di un ' altra età . C ' è un indefinibile nelle cose , nell ' aria , nella gente di Abruzzo che afferra il cuore . Un giorno un pastore si avvicinò a Mussolini e molto a bassa voce gli disse : « Eccellenza , i Tedeschi sono già alle porte di Roma . Se il Governo non è fuggito poco ci manca . Noi della campagna siamo rimasti tutti fascisti . Nei paesi nessuno ci ha disturbato . Hanno soltanto chiuso i circoli . Sempre si parlava di voi . Si è detto che eravate fuggito in Spagna , che vi avevano ucciso , che eravate morto durante un ' operazione in un ospedale di Roma , che vi avevano fucilato al forte Boccea . Io credo che i Tedeschi , quando avranno saputo dove siete , vengano a liberarvi . Adesso porto giù le mie pecore e glielo dirò io dove siete . Ora si fa presto : le pecore fanno il viaggio in treno . Quando dirò a mia moglie che vi ho visto , dirà che sono impazzito . Ora viene il maresciallo ; a buon vederci ! » .
Prima il ballo ( Bocca Giorgio , 1963 )
StampaQuotidiana ,
« E ballare ti piace , Michele ? » « Per dire la cosa giusta nessuno di noi sapeva . Così passiamo in piazza Duomo vediamo la scritta ed entriamo . Professor Puccio , novemila lire per venti lezioni di mezz 'ora.» Michele l ' immigrato , mangia pane e « bologna » , dorme su una branda nel corridoio di una pensione , non compera giornali , va al cinema due volte l ' anno , « l ' ultima fu all ' Aurora , 80 lire , quaranta per film » , ma per il ballo deve spendere se no chi lo tira fuori dai ghetti paesani e regionali ? Il ballo vero , con le luci al neon e il jazz , che vogliono i giovani della fascia industriale . Lo hanno capito persino i conservatori delle cooperative e dei circoli popolari , chi li studia nota : « Attività culturale scarsa , sporadica , nulla » ; ma sempre : « Curano molto il ballo , ci tengono al ballo » . E fanno bene , forse il ballo , da noi , non ha mai avuto una funzione così importante . Non lo spettacolo rituale della civiltà contadina e neppure il surrogato erotico che piacque fra le due guerre , ma qualcosa che è promozione e profilassi sociale , l ' occasione , per l ' immigrato , di sentirsi eguale agli altri , « non fanno differenza se sai ballare » in una società che già si adatta alla parità dei sessi , « adesso è cambiato , magari son le ragazze che invitano chi balla bene » . « Il ballo lo curano molto » : chi per guadagnare soldi e chi per guadagnare voti . E fanno bene , il ballo è una cosa molto importante per il giovane che nasce dalla mescolanza , diciamo che lo aiuta a nascere , come il catalizzatore delle sue reazioni sociali : il ballo e l ' amore , il ballo e le canzoni , il ballo e i vestiti . L ' amore viene dopo Un ballo privo di erotismo o quasi , come introduzione a un amore privo di passione o quasi . Che conosce rapporti relativamente facili e frequenti secondo la regola americana di Kinsey « più sesso nei ceti popolari che nelle élites » ; che si libera progressivamente dalle inibizioni paesane per diventare un fatto comune e naturale come lo sono il mangiare e il camminare . Ma proprio per questo o anche per questo un amore meno problematico , meno rituale , meno mitologico , meno poetico e , diciamo pure , meno importante . Spesso un amore epidermico che sceglie per suo simbolo i baci , anzi i baci quantitativi delle canzoni : « Dammi i tuoi baci , dammi i tuoi baci amor , per tutta la vita e un giorno ancor » . « Con 24 mila baci » . « Un milione di baci » . Questo amore che non ha più segreti , neppure per le ragazze venute dal meridione e subito istruite nelle fabbriche , questi luoghi di una educazione sessuale magari priva di rigore scientifico , ma rapida e inevitabile . In tutte le fabbriche le operaie anziane e sposate che ammaestrano le giovani e nubili , volenti o nolenti , con una sincerità a volte così brutale che sembra rispondere a un istinto sadico . E magari è così , ma la faccenda è antica , queste iniziazioni fra operaie rappresentano il trasferimento , nel mondo industriale , di ciò che un tempo era affidato ai riti e alle farse agresti , o alle storie e alle favole . Un amore subordinato ai grandi valori della nuova società operaia , meno importante del lavoro , della sicurezza , dell ' uguaglianza . Ed è questa la chiave giusta del gallismo che si manifesta nella fascia ; stateci attenti e capirete che l ' ossessione erotica si accompagna all ' affermazione sociale e che l ' equivoco sociale è spesso più determinante che la carica vitalistica : « Per me la ragazza che andava in giro da sola era poco seria perciò le dicevo cose per la strada » . « Al mio paese non si usa fermare le ragazze per strada . Magari se provi ti costa caro . Allora qui , essendo libero cittadino , avevo voglia di fermarle tutte » . Questo povero amore maltrattato dalle migrazioni e dalle privazioni ; tirato giù dal suo piedestallo magico o romantico , retrocesso nella scala dei valori : « Di fidanzarmi non ho tempo » ; « Ad avere la ragazza fissa ci penserò quando avrò la casa » ; « Con quella stop , domenica si è fatta portare a casa in taxi , 600 lire che io ci mangio cinque volte alla mensa » . E si ha la impressione che l ' amore , fra i giovani della fascia industriale , conti meno che l ' amicizia , che essi sentano più il bisogno di integrarsi in una compagnia numerosa che di isolarsi nella coppia . Molte canzoni raccolgono questa sete di amicizia che è anche solidarietà di generazione e patriottismo di gruppo . Certe canzoni « forse mi vogliono bene perché , hanno la mia stessa età , hanno giocato per strada con me , quelli di porta Romana » sembrano addirittura copiate da una scheda di inchiesta « sono legato agli amici , andiamo da Pietro in via Lomazzo , siamo della stessa età » . È sempre stato così , i giovani con i giovani , da che mondo è mondo , ma ora per una necessità più consapevole : i giovani di un anno zero , di un ' esperienza sconosciuta ai genitori contadini ; la prima generazione cresciuta nella grande città e vicino alle fabbriche , questi ragazzi che credono di portare in sé e solo in sé la scienza del nuovo mondo . Per esempio di un mondo dove l ' amicizia può contare più dell ' amore , in tutte le testimonianze degli immigrati gli interventi liberatori e risolutori dell ' amicizia : « Ero appena arrivato non sapevo dove battere la testa , passo davanti il supermarket di viale Monterosa e riconosco Gaetano . Lui parla con il direttore e subito mi prendono » . « Ora faccio venire su il mio amico . Finché non lavora può tenerci in ordine la casa . » « Ora aggiungo un letto e chiamo un amico che sta in pensione » . E , ovviamente , anche l ' amicizia come segno di una affermazione sociale : lo devono sapere in paese che uno può già provvedere a un amico . I giochi dei vecchi Bisogno di amicizia , di comunicazione in una società urbana e industriale che logora i sodalizi e spinge alla solitudine . Gli ex contadini immessi repentinamente in questo campo di forze contraddittorie dove tutti son sempre insieme e tutti son sempre soli . Fuori dalle sale da ballo e dai bar , la vita associativa tradizionale declina . Le cooperative e i circoli popolari della fascia industriale sono nella crisi tipica di una società in rapida transizione . I giovani non capiscono più gli anziani , hanno dei gusti diversi . Se ai primi piacciono le bocce e la scopa ai secondi , invece , il biliardino e il juke - box . Ma gli anziani hanno il potere , se il suono del juke - box disturba le loro partite se ne liberano . Allora i giovani si annoiano e se ne vanno . Sessanta su cento i soci hanno più di quarantacinque anni , il declino delle associazioni è inevitabile . Cambiano i gusti . Il vino piace di meno e « non lega più » . Al punto che le ACLI hanno fondato a San Giuseppe una « società della tazza » , ogni socio la sua , ma per berci la birra , chi lo avrebbe detto nella terra dove i circoli vinicoli erano la struttura fondamentale del socialismo . Così decadono anche i riti del vino , la liturgia per la fabbricazione del vino : i soci che andavano a comperare le uve , soci che le pigliavano , il primo bicchiere assaggiato dal socio più anziano . Meno vino , meno osterie . Le osterie dove si beveva il vino e si discuteva di politica chiuse una dopo l ' altra e sostituite dai bar dove si ascolta la musica e si bevono i liquori . Per gli immigrati l ' acquisto dei liquori ha anche un significato di miglioramento sociale , chi si fa un piccolo bar in casa si sente molto arrivato e molto settentrionale , anche nelle feste conviviali , fra paesani , i liquori e i vermuth sostituiscono spesso il vino . Non ci sono più le epiche ciucche collettive delle serate festive , ma sale il numero di alcolizzati , il professor Virginio Porta ha notato , fra gli immigrati , più casi di ebbrezza acuta e di delirium tremens . Meno vino , meno bocce : la bocciofila di Cascina Olona ha chiuso ; sui campi di Metanopoli cresce l ' erba ; qualche anno fa , la domenica , si faceva la coda per giocare a bocce sui campi di Bolgiano adesso ce n ' è sempre uno libero ; gli esperti calcolano che un campo su tre è scomparso negli ultimi cinque anni . E nessuno piangerebbe sul declino degli svaghi paesani se esistesse l ' attrezzatura per gli svaghi urbani , ma l ' attrezzatura non c ' è , a Milano e nella fascia il verde sportivo è inesistente , ogni corsa ciclistica ripete lo spettacolo comico di quei tali con bandiere che si sbracciano per aprire un varco ai pedalanti in mezzo alle colonne dei motorizzati . E nella metropoli il verde pubblico è ridotto a 1,7 metri quadrati per abitante , che è roba da ridere , anzi da piangere di fronte ai 100 metri di Stoccolma e agli 80 di Londra . Bisogno di amicizie , di comunicazione in una società consumistica che invita e spesso obbliga ai consumi e ai piaceri individuali . La cooperativa di Corsico si prova ad organizzare delle gite turistiche , ma la cosa non funziona , i soci preferiscono viaggiare per conto loro in macchina o in motoretta . Salvo il ballo , piacciono gli svaghi individuali , procurati con lo strumento di proprietà individuale , macchina , transistor , televisore . E anche negli svaghi collettivi l ' impressione di essere sempre in qualche modo isolato dietro una sostanza vitrea e translucida , sia schermo o video o parabrezza . Secondo la legge del consumatore passivo che non fabbrica il suo svago e non vi partecipa , ma vi assiste . Tutto cambia tutto si scambia Si dice che la Padania in genere e il Milanese in particolare debbano gratitudine agli immigrati specie meridionali per lo scampato pericolo della « svizzerizzazione » il benessere al prezzo di una noia compatta . Si dice poi che l ' immigrazione ha dato al settentrione una « profondità emozionale » , una capacità di stupore , di gioia , di commozione prima sconosciuta , certo una voglia di vivere , di godere , di provare mai così evidente . In tutta la fascia è come se la temperatura sociale fosse salita di parecchi gradi , le notti sono più vive , più illuminate , uscire di sera è l ' affermazione di un buon diritto : « Si è liberi alla sera quando uno può dire alla moglie : domani vado a lavorare e questo è sicuro » . E c ' è anche un gusto nuovo per il colore , per il vistoso , gli immigrati infiocchettano e ornano le loro motorette , mettono sul manubrio un mazzo di roselline di plastica , poi specchietti , bandierine , pennacchi . Alcuni abbelliscono anche la bicicletta , questa macchina che molti scoprono al Nord ; gli esperti riconoscono subito l ' immigrato che ha appena imparato e pedala rigido rigido , si sa sempre tutto sull ' Italia povera , ma mai abbastanza , chi ci pensava più alla bicicletta come a una macchina da scoprire ? Quindi tutte le osmosi , i compromessi , gli adattamenti di una società nuova , composita , in rapida trasformazione . I meridionali si adattano ad alcune usanze dei milanesi , fanno il matrimonio come da queste parti , visita alla casa degli sposi , cerimonia in municipio ( pochissimi ) o in una chiesa ( la maggioranza ) , grande mangiata e spesso il « ribattino » che una volta poteva durare anche tre giorni di altre mangiate e bevute , adesso al massimo , una sera . Ma i settentrionali rinunciano gradualmente alle loro feste maschili e marziali , sempre meno coscritti in giro per i paesi della fascia e neanche uno meridionale perché « in bassa Italia è un funerale quando si va a soldato » e chi può dargli torto . A loro volta i meridionali lasciano cadere il gusto per i fuochi artificiali , il municipio di Cinisello si accorge che ogni anno lo spettacolo piace meno anche se è ogni anno più ricco . A Cologno è da parecchio che non chiedono i botti , la mattina del primo maggio . E tutti assieme , nella scia del progresso trasferiscono le feste battesimali dalle case alle cliniche , si liberano il più presto possibile dei morti e del lutto , vestono tutti eguali . La sociologia , che consiste nell ' applicare paro paro il modello americano a qualsiasi paese del mondo , può anche dire che « i giovani della fascia industriale adottano subito i blue jeans e i giacconi di cuoio » . Sono storie che piacciono , hanno un sapore letterario , solo che non sono vere . Gli immigrati della fascia non vestono all ' americana , vestono come possono nel giorno del lavoro e alla maniera della borghesia cittadina nei giorni festivi , i vestiti grigi o scuri , la camicia bianca e la cravatta , da gente rispettabile . Ogni tanto ne arriva qualcuno con i pantaloni bianchi e le scarpe bianco e nero che sono segno di guapperia , ma dopo pochi giorni si allineano , al massimo tengono le basette . Le donne fanno anche più presto , subito si rifanno la bocca , poi via lo scialle ( appena due o tre che abitano alla Certosa ) e finalmente si fanno l ' abito buono da cittadina , scoprendo senza aver letto Emerson che « la coscienza di essere ben vestito dà una tranquillità interna che neppure la religione sa dare » . No , in fatto di abiti , il paragone fra Nuova York e il Milanese , fra i giovani del Bronx e quelli di Paderno Dugnano proprio non regge . Gli immigrati non vestono alla americana per la semplice ragione che il Milanese non è l ' America . Laggiù una moda maschile aggressiva , rude , violenta può forse adattarsi a dei giovani a cui si predica dal mattino alla sera : « Fa il tuo cammino , battiti , conquista , diventa un successo » . Ma qui anche l ' abito deve adattarsi a un giovane a cui la vita dice : « Sii prudente , cerca di farti accettare , diventa come gli altri » . Un ' America da poveri Certo per molti aspetti l ' immigrazione nella fascia ricorda l ' America della conquista , salvo , come si è detto , la frontiera e ciò che rappresenta . Ma è una mancanza decisiva . Nella conquista i pionieri americani cercavano la ricchezza e , con la ricchezza , prima il confort , poi la pulizia poi la novità . I nostri umili pionieri vogliono prima il lavoro , poi la sicurezza , poi l ' uguaglianza e appena ora i giovani arrivano al confort . Tutti assieme poi sono ancora lontani dalle sottoarti del successo , non frequentano le scuole di personalità e non leggono Come diventare un dirigente . Anche perché leggono niente .
Perché debbo esser morale? ( Abbagnano Nicola , 1970 )
StampaQuotidiana ,
Perché debbo esser morale ? Perché debbo obbedire a regole e leggi , adattarmi ad una disciplina , impormi limiti e rinunzie , reprimere i miei istinti , rinunziare a fare quel che mi piace e quando mi piace ? Queste domande non sono puramente teoriche e non sono oggi poste solo da filosofi intenti a trovare un « fondamento » della morale . Sono diffuse tra un gran numero di persone di tutte le età e condizioni e specialmente tra le giovani generazioni in dissenso con la morale tradizionale . Ma esse non mettono in crisi solo la morale tradizionale cioè il codice delle norme morali riconosciute e la tavola dei valori fondata su tale codice . La crisi esiste , certamente , ed investe non solo il costume , ma la legislazione , la politica , la religione , l ' arte e gli spettacoli . In tutti questi campi , non c ' è norma , per quanto riconosciuta e sacralizzata da una lunga tradizione , che non sia posta in dubbio o negata . E anche nel seno di istituzioni secolari che si ispirano a una rivelazione originaria , che avrebbe dovuto stabilire una volta per sempre la tavola dei valori morali , i dissensi si accentuano circa l ' interpretazione di tali valori e si va in cerca di aggiornamenti o modifiche . Ma questo è solo l ' aspetto superficiale della crisi , che è più profonda : perché in essa , e nella confusione babelica che ne deriva , non si affaccia neppure da lontano lo schema di un nuovo codice di norme , di una nuova tavola dei valori che dovrebbero prendere il posto dei vecchi ; e neanche nella forma di quella « inversione di tutti i valori » che era stata preconizzata da Nietzsche . In altri termini , non si mette in dubbio questa o quella morale ma la morale ; non si combattono certi valori in nome di altri , ma i valori come tali ; si mette in dubbio se ci siano o debbano esserci norme , che comunque regolino o disciplinino la condotta degli individui e dei gruppi , e valori relativamente stabili che consentano di giudicare tale condotta . Così i confini tra il bene e il male , tra il lecito e l ' illecito , tendono a sfumare nel nulla ; e ogni condotta può essere giustificata o non giustificata , perché in realtà la cosa è indifferente . Le ragioni che si adducono a giustificarla in un certo caso valgono solo come pretesti che possono essere negati , o addirittura rovesciati , in un caso analogo , con la massima disinvoltura . La morale non esiste più , se non esiste il problema della morale . In questa situazione , i tentativi dei filosofi di trovare un « fondamento » o una « giustificazione » della morale rischiano di rimanere inoperanti . Che la morale sia fondata su un sentimento innato di benevolenza o di simpatia dell ' uomo verso gli altri uomini , su un istintivo amore di tutto il genere umano , sembra cosa smentita dai fatti : i quali mostrano ogni giorno , con le violenze e le lotte che travagliano l ' umanità , come poco affidamento si possa fare su impulsi e sentimenti benefici . Che la morale sia fondata sulla ragione che prescrive all ' uomo , come Kant riteneva , i suoi doveri con il suo comando assoluto , è tesi che urta contro il carattere incerto , debole e problematico della ragione umana ; la quale troppo spesso si presta compiacentemente a tutti gli abusi . Che la morale sia diretta a promuovere la felicità di ciascuno e di tutti , come sostenevano e sostengono gli utilitaristi , è tesi che lascia il tempo che trova . Ciò che per uno è « felicità » non lo è per l ' altro ; e perché non dovrei costruire la mia felicità sull ' infelicità altrui , se questo è il modo più facile per realizzarla ? Comunque si giri e si rigiri , l ' ostacolo maggiore che si oppone alla posizione del problema morale ( qualunque poi ne sia la soluzione ) - cioè la sua considerazione seria e impegnativa da parte di ognuno - è la pretesa dell ' individuo di costituire da solo l ' intero mondo , di negare , a tutti gli effetti pratici , la realtà degli altri individui , vicini o lontani , coi quali convive , di considerarli ombre o apparenze all ' interno del proprio mondo . Si tratta di una pretesa metafisica anche se non è espressa in teoria , ma solo praticamente messa in atto , ma di una metafisica puerile e fantastica , che è smentita dalle più ordinarie esperienze della vita di ogni giorno . Nessun essere umano può venire alla luce , sopravvivere e crescere se non fra gli altri e con gli altri . Nessuno può cominciare ad esercitare la sua intelligenza senza il linguaggio , che è il patrimonio comune delgruppo cui appartiene . Ogni tipo di lavoro , di attività e di divertimento suppone scambi e collaborazione tra individui o gruppi di individui che , quali che siano i loro rapporti , contano sempre , in una certa misura , gli uni sugli altri . Quel che si chiama la « personalità » di un individuo , cioè il suo carattere , le sue costanti di azione , il suo equilibrio interno , è condizionata dai suoi rapporti con gli altri e dal modo in cui reagisce a tali rapporti ; che , se fossero tolti , ridurrebbero a nulla la personalità stessa . In questi stessi rapporti , si radicano successi e insuccessi , frustrazioni e godimenti . La cosiddetta « incomunicabilità » , di cui tanto soffre l ' uomo moderno , è il risvolto negativo della connessione sostanziale che lega gli uomini tra loro . Quando l ' uomo non può riconoscere , in una massa anonima , informe e vociante , il volto dei suoi simili o non può o non sa scorgere , dietro la maschera del suo vicino , l ' umanità di cui ha bisogno , si sente defraudato e solo ; e lo è . Ma da queste elementari esperienze il problema morale emerge soltanto quando si comincia a capire che i rapporti umani , per essere conservati e rafforzati , anziché indeboliti e distrutti , devono essere disciplinati da norme ; e che ogni norma adatta a disciplinarli deve valere per me come per gli altri e reciprocamente . Nei più semplici giochi dell ' infanzia come nelle più complesse attività umane , la presenza di norme impegnative è indispensabile . Chi non le rispetta è « fuori gioco » : non può pretendere che gli altri le rispettino nei suoi confronti . L ' umanità ha finora cercato e tuttora cerca le norme della sua convivenza per tentativi ; e fondatori di religioni , profeti , moralisti e politici le hanno codificate , rinnovandole , sacralizzandole o giustificandole . Ma l ' indifferenza per la morale è oggi il risultato del disprezzo e della diffidenza verso le norme in generale : soprattutto quando la norma colpisce un qualsiasi interesse o desiderio dell ' individuo , che allora recalcitra e reclama l ' eccezione . E disprezzo e diffidenza nascono , ancora una volta , dalla credenza che l ' individuo ( o il gruppo con cui l ' individuo si identifica ) sia l ' intero mondo e che gli altri non esistano o esistano solo per esso . Il bene viene allora tacitamente identificato con il desiderio dell ' individuo e il male con ciò che gli si oppone . La vita morale , e la società civile su cui essa si fonda , può nascere solo quando questo pregiudizio è superato e l ' individuo riesce a considerarsi uno dei molti , soggetto alla stessa norma che vale per gli altri . Una lunga tradizione filosofica , che è stata spesso accusata di pessimismo o peggio , ha insegnato che le norme nascono e vengono accettate , rendendo possibile la convivenza civile , quando l ' individuo si accorge che , senza di esse , la sua sicurezza , la sua vita e la sopravvivenza della sua specie sarebbero a lungo andare impossibili . Platone diceva che anche una banda di briganti deve reggersi in base a norme , se vuole fare qualcosa . Hobbes e Vico parlavano di uomini - lupi o di uomini - bestioni , che vengono a patti tra loro e stabiliscono norme solo per sottrarsi al pericolo della distruzione reciproca . E difatti chi si ritiene un angelo o l ' incarnazione del bene non ha bisogno di norme che lo disciplinino . Sotto l ' apparente pessimismo della società moderna , si nasconde un operante ottimismo : basta abbandonare gli uomini a se stessi perché ognuno cerchi e realizzi il bene . Ma questo ottimismo incomincia a dare oggi i suoi frutti velenosi . Briganti , lupi e bestioni , che siano abbastanza intelligenti e previdenti , possono trovare il modo di convivere , formulando o accettando norme opportune . Ma candidi agnelli imprevidenti o pretesi angeli stupidi sono certamente votati all ' incomprensione reciproca , all ' intolleranza e alla distruzione finale .
PROGRAMMA ( GIGLI OTTAVIO , 1862 )
StampaPeriodica ,
Ma non parmi abbia coraggio chi si sforza di non vedere il proprio male , bensì chi vede , il guarda ; e ci proveda ; né ha poi amore , o almeno amore virile , chi illude l ’ infermo , e lo ninna quasi fanciullo , ma colui che gli palesa le infermità , quali ei le vede , studiandole sinceramente , attentamente ... C . Balbo Molto si è fatto per dare a questa Italia libertà , indipendenza ; ma non possiamo dire che fra tante meraviglie di valore militare e di senno civile , noi siamo giunti al compimento de ’ nostri desideri , e il magnanimo re nostro Vittorio Emanuele ben rispondeva il primo dell ’ anno alla deputazione della Camera de ’ deputati : “ Signori , voi molto avete fatto , ma resta molto da fare . ” Resta , dirà taluno , che l ’ esercito debba esser potente ed in punto di guerra , che le leggi uniformi e omogenee fortifichino l ’ interno ordinamento , che il commercio , e l ’ industrie si accrescano , la finanza trovi modo di non ricorrere a prestiti , e si valga delle nazionali ricchezze , vi sia la concordia delle parti per essere rispettati e temuti . Ma v ’ è pure un ’ altra necessità , ricorderemo noi , alla quale non si pensa come si dovrebbe , ed è il perno di tutta questa mole a cui si vuol dare un moto che è la vita della nazione . Essa consiste nell ’ intelligenze illuminate , e nei cuori educati a virtù . Noi abbiamo detestato e rotto il passato col disfare le dinastie nemiche della nazionalità , ci siamo stretti intorno al trono di un Re Galantuomo ; il sentimento del vero e del giusto ci ha condotto a questo , ci ha fatto essere Italiani ; alla parola l ’ Italia deve essere una nazione ; ma i mali che ci vennero dalle cadute signorie sono come per incanto finiti col proclamarci nazione ? Non ci illudiamo : al male che è nelle generazioni corrotte non si rimedia se non studiandolo nelle cause , e mettendo ogni cura la più efficace perché sieno tolte . Non bisogna che fra noi ripetiamo : tutto è fatto , andiamo avanti così ; ma bisogna fare ed aprire , se occorre , colle nostre stesse mani le piaghe che devono esser sanate . Duole certo di dover palesare cose che toccano l ’ amor proprio di una nazione , come a dire , che in Italia vi è molta ignoranza nel popolo minuto ; ma è una verità ch ’ è innanzi a tutti colle testimonianze statistiche , e ciascuno può vedere come la nostra educazione ed istruzione si trovi in proporzioni d ’ assai al di sotto con gli altri popoli civili . Ma per noi questa vergogna non è nostra , e non siam noi che ne dobbiamo arrossire , ma sì quelli che nell ’ imbestiare la specie umana credettero di aver trovato il mezzo di dominare sicuri ed onnipotenti . Se adunque abbiamo la certezza che le classi più numerose e più infime sieno in tale stato di dover essere rendute ai benefici della morale e dell ’ istruzione che , come diceva il Romagnosi , son loro dovuti per diritto naturale ; se la plebe è la parte più sacra della nazione perché è la più degna insieme e la più misera , potremo noi in questo rinnovamento italiano rimanere inoperosi e non rivolgere tutte le nostre cure a sì alto fine ? Né le cure divise de ’ governi , de ’ privati e del clero bastano a mettere vita e ordine a questo concetto di redenzione intellettuale e morale , ed eccone le prove . Niuna parte d ’ Italia ebbe come in Toscana , uomini più egregi per virtù di animo e per senno illuminato e operoso : questi mali che noi lamentiamo , essi videro , e cercarono alleviare : pensarono di propagare con i giornali i sani principi pedagogici , i racconti morali , le virtù cittadine , le scuole di ogni maniera ; mostrarono la necessità delle scuole normali , e fecer note tutte le istituzioni di istruzione educativa d ’ oltre monte e d ’ Italia , ed essi promossero , fondarono asili , scuole serali , di mutuo soccorso , e Casse di risparmio . In Piemonte si gareggiò d ’ uguale virtù . Giornali più popolari sminuzzarono al popolo il pane dell ’ intelletto e i dettami della sana morale . I nomi dei direttori e collaboratori dei giornali La Guida dell ’ Educatore , Le Letture popolari , e le Letture di famiglia rimarranno con fama e riconoscenza postuma ; nel Lombardo Veneto ove lo stesso governo come nel Piemonte non avversava , ma favoriva l ’ istruzione elementare , molti uomini eminenti in carità ed in lettere diedero prova d ’ infaticabile volontà a fare il bene e divulgarlo , e così avvenne nelle province romane : non parliamo del Regno di Napoli e dei Ducati perché ivi l ’ ignoranza era tenuta come dogma di governo . Ma tanto senno , tante civili virtù , tanta carità operatrice che valse al finale compimento di questo nazionale beneficio ? In Piemonte quando erano quattro milioni , dall ’ illustre Aporti fu dimostrato che non presa la proporzione di una sesta parte della popolazione ( che tale sarebbe rappresentata dai fanciulli dai due ai sette anni ) , ma la ventesima , ve ne sarebbero stati 200 mila da educare : e di questi quanti se n ’ educavano ? appena 13.956 ! Ed è da notare che il Piemonte per le istituzioni degli asili e delle scuole d ’ infanzia , era innanzi alle altre parti d ’ Italia : da ciò argomentate lo stato del nostro povero popolo , come le statistiche parziali delle altre provincie cel dimostrano . Venuti ora i tempi in cui molti di questi benemeriti hanno in mano la educazione , e l ’ istruzione pubblica delle loro province , promossero utili leggi , fondarono scuole normali , ma l ’ opera si renderà sempre inefficace se tutti i buoni , se tutti quelli che vogliono fare di questa Italia una nazione , che resti eterna , non si collegano insieme in una volontà , in una azione di far possibile questa rigenerazione d ’ animi ed intelletti : e si persuadano , che è pur carità verso il prossimo , come vuole il nostro divino Maestro , il quale dice , l ’ amore che dobbiamo portarci l ’ uno l ’ altro non ha da consistere in sole parole , né fermarsi nella sola lingua , ma deve essere un amore anche di fatti . Le scuole comunali , gli asili infantili , le scuole serali domenicali sono adunque tutti mezzi atti a risolvere il gran problema , ma devono essere riuniti , e mossi da un ’ azione promotrice e direttiva , che non può essere se non nella maggioranza de ’ cittadini , che nel fare il bene non si propone le sole città , i borghi popolosi , ma le campagne , e ovunque siano uomini da rendere alla patria utili cittadini e cristiani . Così , per l ’ azione collettiva d ’ un gran popolo , pensava l ’ illustre ministro inglese Russell , il quale nel pubblico Parlamento asseriva che i sussidi del governo verso l ’ educazione pubblica potevano accrescersi , ma non si dovesse dipartire menomamente dal principio fondamentale dell ’ azione volontaria dei cittadini ; ché da questa sorgente aveva fiducia di vedere nel futuro scaturire l ’ educazione del popolo . Non per scimiottare estere nazioni noi rechiamo l ’ esempio inglese , ma perché è il più adatto a confortarci a fare pel popolo , e riuscire bene , come avviene in Inghilterra . Noi non porremo qui la quistione se meglio sia la istruzione lasciata libera , o obbligatoria , che ancora non è risoluta fra le nazioni civili , e gli uomini più illuminati . Diremo soltanto che quelle nazioni erano nazioni quando si proponevano e discutevano leggi per sì alto intendimento ; ma che noi siamo per esserlo e a tal fine il modo più sicuro e onnipotente è l ’ educazione del popolo : ricorderemo che l ’ Italia , la quale si è fatta libera in grandissima parte , per il senno , la costanza , la prudenza e il valore del popolo , deve essa stessa provvedere a questo suo diritto , che si è fatto una necessità politica . Bisogna adunque concludere che se una società nazionale raccogliesse le sparte forze , si giovasse di tutti i soccorsi , e da proprietari in campagna cavasse danaro o case , dai contadini , che è possibile , retribuzioni in natura o in denaro , e così dagli artigiani capi di bottega , dalle comuni , che troverebbero largo compenso nel render più sano , morale , istruito il suo popolo , si desse qualche soccorso ; se finalmente ad ogni onesto cittadino fosse permesso di concorrervi , sia pure con un franco all ’ anno , chi dubita che noi non avremmo lo stesso fine glorioso delle società inglesi ? Chi dubita che il Parlamento nostro non la soccorresse con generosità come fece la inglese ? Nei tempi del dispotismo il riunirsi per qualsiasi proposta onorevole e utile alla patria adombrava , era pericolo e spesso costava carcere , esilio ; ed ora essendo liberi , perché non iniziamo questa santa associazione ? Ma intanto per riunire cotali forze , condurle diremo quasi armate in legioni combattenti contro l ’ ignoranza e ’ l vizio , bisognava inalzare un ’ insegna che ci avesse riuniti , che ci avesse fatti conoscere , e direi quasi contare . Questa è il giornale che proponiamo il quale s ’ intitola : Letture Serali pel Popolo . Il minimo prezzo , d ’ esempio unico , che costerà ( per quattro fogli di otto pagine a stampa con incisioni ) poco più di venti centesimi al mese , e le utili materie adatte all ’ intelligenza del popolo , lo faranno entrare in tutte le casipole , in tutte le botteghe , in tutti i focolari de ’ contadini . Ma in questo primo suo apparire ha bisogno che tutti coloro , che si sentono accesi del bene del suo simile procaccino il maggior numero possibile di lettori o di benefattori che si propongano di divulgarlo . E i comuni stessi che hanno cominciato a farsi diffonditori delle scuole serali , potrebbero incoraggiare queste letture prendendone un numero di esemplari , i quali , con i racconti morali ed altre letture educative servirebbero nelle scuole di serale lettura . Noi rivolgeremo spesso le nostre cure ai contadini , che son parte sì eletta di noi stessi ; ma siccome crediamo che l ’ educazione debba precedere l ’ istruzione o almeno andar di pari passo con essa , così il nostro giornale , che si propone di correggere i mali abiti dell ’ animo , potrà essere per tutto quel popolo che vive nella medesima ignoranza e ne ’ costumi corrotto . L ’ istruzione elementare vi si troverà graduata , per quanto può esserlo in un giornale , in guisa da tornare utile a tutti . Gli scrittori non vogliono andar nominati per dotti , ma stimati utili per scelta di materie , per chiarezza di stile e proprietà di lingua idonea allo scopo che si sono proposti . E conoscendone le difficoltà , taluna volta si varranno di scritti d ’ illustri Italiani , che destinati a fruttificare nelle generazioni crescenti , rimangono o ignoranti o in mano di pochi . Noi non accoglieremo nel nostro giornale né polemiche , né garrula e vana letteratura . Ci studieremo di togliere al popolo i suoi pregiudizi , faremo noti gli esempi di virtù cittadine , le istituzioni di beneficenza e di pubblica carità , ridesteremo i sentimenti che più onorano l ’ umana natura , mostreremo come l ’ amore del prossimo , della patria , dell ’ ordine e del lavoro rendano tranquilla e cara la vita . Queste letture avranno due rubriche nuove nei giornali popolari in Italia , e di cui crediamo utile mostrare l ’ opportunità e l ’ importanza . Per la parte morale si è usato spesso far dei racconti che trattando di qualche virtù domestica o pubblica da contrapporsi ai vizi , spesso si dialogavano con nomi presi a caso ; ma se in vece si ponesse da noi sotto le moralità alcun fatto vero accaduto ai nostri grandi capitani , scrittori , politici , popolani , non si avrebbe il doppio scopo di mettere negli animi le stesse massime con esempi veri ? non si potrebbe così via via venir raccontando la storia politica , artistica e letteraria della nostra patria ? Se per esempio sotto la rubrica La virtù infelice mettiamo Dante che cerca asilo e pane alla corte di Cangrande ; se sotto Memoria e riconoscenza si racconterà la visita del Boccaccio alla figlia di Dante monaca in Ravenna ; se sotto la rubrica Le ricompense delle corti agli scrittori , Torquato Tasso a Sant ’ Onofrio ; e così : Amate la verità innanzi la vita , Galileo e l ’ Inquisizione ; Il patibolo e la Patria , Mario Pagano ; Modestia e valore , Garibaldi ; con questi argomenti noi non metteremo amore e riverenza alla patria , al sapere , alla sventura ? Per la parte storica , che è maestra della vita , porremo sotto gli occhi i monumenti disegnati che visibilmente la raccontano , e che oggi al povero popolo che vi si aggira intorno nulla insegnano ; mentre sarebbero scaturigine di considerazioni opportune mettendo sotto gli occhi le nostre divisioni , le guerricciuole pestifere , donde le miserie e la schiavitù nostra passata : e così per contrapposto le grandi virtù antiche e moderne dei nostri liberi popoli . Daremo conto dei libri utili con una bibliografia , e in fine in una cronaca settimanale ragioneremo delle cose più importanti che sono in essa avvenute , traendone quella utilità di politica pratica , che può servire a dirigere l ’ opinione verso i nostri due precipui scopi , che sono la libertà e l ’ indipendenza . Né caldeggeremo più l ’ una che l ’ altra opinione , ma il vero e l ’ onesto , che sono le sole faville che devono tenere accesi gli animi del nostro popolo . Ecco lo scopo che si propone questo giornale , il quale crediamo si raccomandi ad ogni uomo onesto che sia nato in quest ’ Italia , e voglia vederla padrona di se stessa e felice . Né potremo giammai prometterci tanto bene , finché non sappiamo che l ’ educazione e l ’ istruzione non sia divenuta generale , e per esse conformi le forti e sante convinzioni che danno la tenacità de ’ generosi propositi e l ’ affetto e la riverenza verso la patria .