StampaPeriodica ,
Dovevano
essere
pur
felici
e
giocondi
i
nostri
avi
lontani
se
hanno
sentito
il
bisogno
di
instituire
una
stagione
obbligatoria
di
penitenza
,
di
mortificazione
,
di
privazione
!
Dovevano
essere
dotati
anzitutto
di
una
invidiabile
spensieratezza
e
dovevano
poi
essere
provveduti
di
ogni
ricchezza
in
abbondanza
e
aver
sempre
la
fortuna
propizia
,
se
è
apparso
loro
come
una
necessità
quasi
sacra
l
'
astenersi
,
almeno
per
un
breve
periodo
dell
'
anno
,
dai
consueti
piaceri
,
dalle
abituali
delizie
e
il
rinunziare
durante
alcuni
giorni
al
buon
umore
e
alle
feste
per
mettersi
volontariamente
nelle
condizioni
dei
miseri
,
degli
afflitti
,
dei
bisognosi
.
La
gioia
doveva
essere
l
'
ospite
assidua
delle
loro
case
e
l
'
ilare
serenità
delle
loro
anime
se
eglino
sono
giunti
fino
a
sancire
,
come
divino
comandamento
,
l
'
obbligo
di
allontanare
per
un
dato
tempo
queste
loro
indivisibili
e
preziose
compagne
.
Sulle
loro
mense
e
nelle
loro
dispense
doveva
essere
ignota
l
'
inopia
come
al
loro
spirito
il
cruccio
se
hanno
elevato
fino
a
legge
della
Chiesa
l
'
atto
del
digiuno
e
dell
'
ansia
meditabonda
durante
alcuni
giorni
prefissi
.
Oh
tavole
adorne
di
ogni
vivanda
e
imbandite
per
un
perenne
festino
,
tavole
sempre
copiose
che
soltanto
un
divino
decreto
aveva
la
forza
di
rendere
deserte
,
oh
appetiti
sempre
saziati
di
cui
soltanto
una
sacra
prescrizione
poteva
ritardare
la
sazietà
,
oh
anime
sgombre
da
cure
,
oh
spiriti
ridenti
spiegati
unicamente
nella
inconsapevole
dolcezza
di
vivere
cui
soltanto
un
volere
sovrumano
poteva
imporre
temporaneamente
una
preoccupazione
e
un
affanno
!
E
noi
vantiamo
il
nostro
progresso
,
i
benefici
della
nostra
umanitaria
civiltà
,
noi
ci
illudiamo
di
aver
accresciuto
la
felicità
e
la
ricchezza
!
Ma
quando
mai
oggi
si
troverebbe
un
solo
uomo
,
per
quanto
folle
,
che
osasse
proporre
come
un
obbligo
necessario
soltanto
qualche
ora
di
privazione
e
di
preoccupazione
in
più
di
quelle
che
già
dobbiamo
sopportare
?
O
tra
noi
e
i
nostri
predecessori
esiste
una
diversità
materiale
e
morale
così
fatta
da
rendere
gli
uni
opposti
e
incomprensibili
agli
altri
,
oppure
l
'
istituzione
della
Quaresima
,
di
una
stagione
cioè
in
cui
sono
rese
obbligatorie
le
condizioni
di
infelicità
e
di
miseria
,
dimostra
che
il
nostro
progresso
non
è
che
una
enorme
perdita
,
e
che
i
nostri
padri
stavano
incomparabilmente
meglio
di
noi
.
I
doveri
prescritti
dalla
Quaresima
al
credente
vengono
osservati
durante
tutto
l
'
anno
dall
'
uomo
moderno
in
una
misura
ben
più
grave
e
profonda
.
L
'
aver
stabilito
una
Quaresima
implica
evidentemente
che
nel
restante
dell
'
anno
non
era
quaresima
,
ci
si
trovava
cioè
in
uno
stato
se
non
contrario
almeno
differente
da
quello
quaresimale
.
A
noi
invece
non
verrebbe
certo
neanche
in
mente
di
pensare
a
qualcosa
di
simile
per
la
buona
ragione
che
tutto
l
'
anno
è
per
noi
una
quaresima
.
Noi
siamo
sempre
in
tetra
quaresima
.
Noi
non
abbiamo
bisogno
di
sguernire
le
nostre
mense
e
di
diminuire
il
nostro
cibo
poiché
già
esse
sono
troppo
squallide
e
il
cibo
è
sempre
insufficiente
;
non
abbiamo
bisogno
di
digiunare
perché
innumerevoli
ventri
digiunano
quotidianamente
contro
volontà
.
Noi
non
dobbiamo
certo
costringerci
volontariamente
alla
rinunzia
poiché
ogni
istante
che
passa
ci
sforza
nostro
malgrado
a
rinunziare
ai
più
ardenti
desideri
nostri
;
e
niuna
legge
deve
intervenire
per
piegarci
nella
polvere
e
indurci
alla
mortificazione
,
perché
noi
stiamo
costantemente
curvi
e
la
superbia
è
un
lusso
che
noi
abbiamo
definitivamente
abolito
.
E
la
penitenza
e
la
macerazione
meditativa
di
noi
stessi
occorre
forse
che
ci
siano
comandate
come
esercizi
eccezionali
?
Ma
la
penitenza
è
il
nostro
abito
normale
,
noi
viviamo
avvolti
di
tristezza
,
in
una
zona
grigia
in
cui
si
spuntano
come
dardi
senza
impeto
le
nostre
cupidigie
,
noi
non
facciamo
che
pentirci
da
mattina
a
sera
e
per
quello
che
abbiamo
compiuto
,
e
per
quello
che
non
abbiamo
compiuto
e
pratichiamo
tutte
le
dure
discipline
della
penitenza
,
costretti
come
siamo
durante
tutte
le
giornate
della
nostra
esistenza
a
fare
ciò
che
noi
non
vorremmo
e
a
non
fare
ciò
che
a
noi
piacerebbe
.
E
come
si
può
parlare
all
'
uomo
moderno
di
accrescere
la
sua
attività
interiore
,
di
flettersi
ancora
maggiormente
su
se
stesso
quando
egli
è
corroso
dalla
più
tormentosa
osservazione
di
se
medesimo
,
quando
è
estenuato
dal
suo
morboso
sforzo
spirituale
o
per
riandare
il
passato
o
per
speculare
nell
'
avvenire
?
L
'
uomo
rumina
oggi
continuamente
,
dolorosamente
se
medesimo
,
tutte
le
sue
facoltà
psichiche
sono
sempre
tese
e
sveglie
e
tutte
fremono
e
partecipano
al
suo
minimo
atto
.
L
'
uomo
non
alza
più
un
dito
spensieratamente
,
egli
calcola
,
scruta
,
ricorda
dal
passato
all
'
avvenire
,
confronta
e
prevede
,
analizza
fin
le
più
remote
radici
dell
'
essere
suo
,
pesa
i
più
sottili
moventi
,
e
il
dubbio
lo
trattiene
ancora
.
Oh
non
ha
certo
bisogno
di
proporsi
estranei
problemi
da
meditare
o
artificiosi
casi
di
coscienza
da
indagare
,
o
preoccupazioni
lontane
per
affannarsi
;
l
'
uomo
moderno
vive
in
un
perpetuo
affanno
.
Non
occorre
che
egli
sogni
la
suprema
ed
eterna
conquista
del
cielo
per
esercitare
le
sue
virtù
,
per
adempiere
al
suo
officio
umano
e
per
dare
una
occupazione
al
suo
spirito
,
poiché
la
più
umile
conquista
terrena
,
le
sole
necessità
della
esistenza
bastano
adesso
a
questo
scopo
.
L
'
uomo
non
ha
più
un
momento
di
tregua
,
la
sua
ansia
è
da
lui
indivisibile
come
la
sua
ombra
,
egli
è
continuamente
in
preda
a
ogni
sorta
di
preoccupazioni
,
stia
egli
al
sommo
o
all
'
infimo
non
può
più
concedere
un
momento
di
sé
a
se
stesso
,
al
suo
piacere
,
al
suo
riposo
.
L
'
uomo
non
sa
più
né
riposarsi
né
divertirsi
;
sia
nei
riposi
,
sia
nei
divertimenti
,
sia
quando
giace
stremato
,
sia
quando
mangia
,
sia
quando
cerca
e
crede
di
divertirsi
,
egli
porta
con
sé
tutti
i
suoi
fastidi
e
tutti
i
suoi
affanni
e
tutta
la
sua
fatica
e
tutto
il
suo
tedio
che
gli
sono
compagni
inseparabili
,
che
sono
omai
penetrati
nelle
sue
ossa
,
nelle
sue
carni
,
nel
suo
sangue
,
che
gli
sono
divenuti
quasi
indispensabili
e
da
cui
non
può
sicuramente
allontanarsi
anche
se
talvolta
gliene
prendesse
voglia
.
Il
riposo
infatti
non
è
più
per
l
'
uomo
un
fatto
naturale
,
la
soddisfazione
spontanea
di
un
bisogno
,
una
funzione
istintiva
,
una
condizione
normale
come
lo
è
per
tutti
gli
esseri
viventi
che
si
riposano
sempre
quando
non
agiscono
nelle
loro
funzioni
organiche
del
nutrimento
e
della
riproduzione
o
in
quelle
della
difesa
.
Per
tutti
gli
animali
il
riposo
è
lo
stato
consuetudinario
,
è
la
regola
che
ha
per
eccezioni
il
lavoro
del
nutrimento
e
della
difesa
e
il
piacere
della
riproduzione
.
Per
l
'
uomo
il
riposo
è
divenuto
l
'
eccezione
,
è
una
cura
,
è
una
condizione
forzata
.
L
'
uomo
deve
costringersi
a
riposare
e
anche
quando
si
costringe
non
è
più
capace
di
riposare
bene
,
talché
alla
sua
ignoranza
e
inettitudine
hanno
dovuto
supplire
i
medici
,
studiando
e
prescrivendo
metodi
sani
di
riposo
;
finché
,
segno
caratteristico
dei
tempi
,
siamo
ora
arrivati
al
punto
che
,
proprio
in
questi
giorni
,
si
è
fondata
a
New
York
la
scuola
del
sonno
,
ove
si
insegna
a
dormire
!
E
lo
stesso
si
dica
per
il
divertimento
.
Nulla
vi
è
di
più
triste
che
l
'
uomo
moderno
quando
si
diverte
;
sia
esso
il
macchinista
torvamente
seduto
in
una
fosca
e
fetida
osteria
,
sia
il
miliardario
che
si
annoia
in
un
teatro
o
in
un
salone
da
ballo
.
Ambedue
in
quel
momento
non
sono
che
vuoti
involucri
corporei
,
la
loro
anima
è
assente
,
o
per
meglio
dire
la
loro
anima
è
unicamente
occupata
di
sé
e
per
quanto
si
forzi
neanche
si
avvede
delle
cose
intorno
.
Ambedue
in
quel
momento
non
sono
che
la
figurazione
concreta
di
una
dolorosa
impossibilità
.
E
come
si
è
fatto
per
il
sonno
,
così
si
dovrà
fare
per
il
divertimento
,
bisognerà
insegnare
all
'
uomo
a
divertirsi
,
sarà
necessario
impartirgli
una
lunga
istruzione
perché
egli
impari
nuovamente
a
sorridere
.
La
strana
aberrazione
sarà
per
tanto
completa
;
l
'
uomo
avrà
perduto
la
nozione
dei
suoi
istinti
,
non
saprà
più
fare
ciò
che
avrebbe
piacere
di
fare
,
ciò
che
corrisponderebbe
alla
sua
stessa
natura
,
mentre
farà
soltanto
ciò
che
è
più
contrario
alla
sua
indole
,
alla
sua
conformazione
organica
,
alle
sue
inclinazioni
naturali
,
cioè
lavorare
e
affannarsi
;
e
quindi
allora
bisognerà
insegnargli
a
soddisfare
i
suoi
istinti
col
riposo
ed
il
divertimento
.
L
'
artificio
penoso
avendo
preso
il
posto
delle
tendenze
naturali
,
queste
diverranno
artifici
che
dovranno
essere
imposti
con
l
'
educazione
.
Non
la
quaresima
adunque
per
l
'
uomo
moderno
,
ma
le
nuove
religioni
gli
imporranno
con
sacro
obbligo
e
come
azione
devota
,
una
stagione
per
il
riposo
e
per
il
gioco
.
La
quaresima
sarà
per
l
'
uomo
futuro
il
carnevale
.
StampaPeriodica ,
Sono
arrivato
a
Ribolla
la
mattina
del
4
maggio
alle
undici
.
Due
ore
e
mezza
dopo
la
esplosione
questo
triste
villaggio
di
minatori
stenta
ancora
a
credere
.
Per
le
strade
si
aggira
una
folla
stordita
,
che
si
muove
incerta
qua
e
là
,
muta
,
senza
saper
che
fare
,
dove
andare
.
Non
è
facile
capire
quel
che
realmente
è
successo
.
Una
piccola
folla
di
donne
si
accalca
dinanzi
al
cancello
dell
'
infermeria
,
ne
esce
un
'
auto
con
a
bordo
un
uomo
svenuto
,
la
testa
reclinata
sui
cuscini
:
ma
non
è
un
ferito
.
Faceva
parte
delle
prime
squadre
di
soccorso
,
quelle
che
son
calate
giù
all
'
improvviso
,
senza
mezzi
di
protezione
,
e
dopo
mezz
'
ora
son
tornati
fuori
così
,
bianchi
come
cenci
.
Carabinieri
,
poliziotti
,
guardie
giurate
cercano
di
trattenere
la
gente
,
che
man
mano
cresce
e
preme
:
è
stata
la
prima
cura
della
direzione
,
quella
dell
'
ordine
pubblico
.
L
'
allarme
è
venuto
solo
dopo
le
undici
,
e
fino
ad
allora
negli
altri
pozzi
si
è
lavorato
,
come
tutti
i
giorni
.
E
quasi
l
'
una
quando
arrivano
i
respiratori
dei
vigili
del
fuoco
,
e
si
organizza
il
soccorso
.
Dalla
lampisteria
un
altoparlante
chiama
a
raccolta
volontari
,
e
la
risposta
è
immediata
:
anche
dalle
altre
miniere
vengono
giù
con
gli
autocarri
.
Sfila
,
inquadrato
,
un
gruppo
di
operai
di
Niccioleta
:
scenderanno
fra
poco
,
mi
dice
in
fretta
uno
di
loro
.
Ai
pozzi
si
giunge
per
un
viottolo
tortuoso
e
pieno
di
fango
,
che
a
tratti
traversa
un
campo
di
grano
,
e
poi
costeggia
i
binari
dei
décauville
,
i
mucchi
di
detriti
di
miniera
,
dominati
dalle
alte
impalcature
scure
degli
ascensori
.
Questo
è
il
«
Raffo
»
,
ad
un
chilometro
in
linea
d
'
aria
si
vede
il
«
Camorra
»
.
Qui
si
lavora
febbrilmente
:
vibrano
le
corde
d
'
acciaio
,
ronzando
,
calano
giù
legname
da
armatura
,
tubi
di
aerazione
,
ed
uomini
.
La
gente
sta
a
guardare
in
silenzio
,
un
gruppo
di
donne
,
in
piedi
su
di
un
greppo
,
attende
.
Un
maresciallo
dei
carabinieri
vuoi
far
sgombrare
,
alza
la
voce
,
ma
nessuno
lo
ascolta
.
Lì
accanto
si
vede
un
gran
cartello
giallo
,
ammonisce
che
è
vietato
scendere
in
miniera
senza
i
pantaloni
lunghi
e
la
maglietta
«
almeno
con
le
mezze
maniche
»
.
Un
giovane
ingegnere
del
Distretto
Minerario
è
venuto
su
da
Grosseto
:
gli
hanno
dato
una
tuta
blu
,
le
scarpe
grosse
da
minatore
,
l
'
elmetto
di
materia
plastica
,
tutta
roba
nuova
,
con
ancora
le
pieghe
della
stiratura
sui
pantaloni
.
Così
,
e
con
gli
occhiali
,
è
goffo
e
impacciato
.
C
'
è
anche
il
medico
della
miniera
,
con
un
largo
mantello
impermeabile
,
di
tela
cerata
,
e
gli
infermieri
accanto
all
'
ambulanza
,
pronta
,
con
lo
sportellone
aperto
e
la
barella
lì
per
terra
.
Quando
suona
il
campanello
dell
'
arganista
il
silenzio
si
fa
ancora
più
grave
,
perché
vuoi
dire
che
arriva
la
gabbia
.
La
gabbia
,
affiorando
,
sferraglia
contro
le
guide
di
acciaio
e
si
blocca
:
ne
scende
un
ragazzo
,
pallido
in
volto
pur
sotto
la
maschera
di
polvere
nera
,
qualcuno
gli
si
fa
incontro
,
vuoi
sapere
cosa
succede
laggiù
,
ma
la
guardia
della
Montecatini
lo
afferra
sotto
il
braccio
e
lo
trascina
,
barcollante
,
dentro
la
cabina
dell
'
arganista
,
e
grida
:
«
Via
,
via
!
»
.
Ma
la
voce
si
è
già
sparsa
,
arrivano
tre
corpi
.
Gli
infermieri
si
avvicinano
alla
bocca
del
pozzo
brandendo
tre
coperte
di
tipo
militare
.
Il
medico
dà
ordini
a
bassa
voce
.
Appena
la
gabbia
affiora
di
nuovo
si
fanno
avanti
,
coprono
qualcosa
,
è
un
cadavere
,
e
lo
trascinano
come
un
sacco
sulla
barella
.
Riesco
a
vedere
appena
uno
scarpone
,
uno
solo
.
Dicono
che
al
«
Raffo
»
ne
han
tirati
fuori
altri
quattro
.
Quando
torno
in
paese
si
è
scatenata
l
'
onda
del
terrore
,
e
le
donne
son
scese
in
strada
,
così
come
si
trovavano
,
con
quattro
stracci
addosso
:
urlano
davanti
alla
saracinesca
abbassata
del
garage
,
dove
trasportano
i
cadaveri
,
man
mano
che
li
trovano
.
Due
poliziotti
,
a
tratti
,
alzano
quanto
basta
perché
entri
un
uomo
,
una
barella
.
Un
vecchio
cammina
avanti
e
indietro
gridando
solo
una
bestemmia
,
sempre
quella
.
Fa
:
«
Dio
-
lùpo
,
diolùpo
,
diolùpo
»
.
Il
lutto
sul
viso
di
tutti
:
amici
,
incontrandosi
,
appena
si
salutano
con
un
cenno
del
capo
.
È
arrivato
il
procuratore
della
Repubblica
,
con
il
giudice
istruttore
.
Gli
operai
più
anziani
gli
si
fanno
incontro
per
raccontare
:
«
L
'
avevamo
detto
tante
volte
,
che
doveva
succedere
,
ed
è
successo
»
.
Un
vecchio
parla
di
tempi
passati
:
«
Ci
s
'
aveva
i
nostri
lavori
belli
comodi
,
freschi
.
Si
stava
tanto
bene
»
.
Vuoi
dire
gli
anni
della
guerra
.
Cominciano
ad
arrivare
i
giornalisti
,
con
le
macchine
fotografiche
:
erano
nella
zona
per
«
Italic
Sky
»
,
le
manovre
di
sbarco
della
NATO
,
ed
hanno
i
rotolini
già
per
metà
impressionati
coi
reattori
,
i
marines
,
i
generali
:
chissà
se
qui
in
paese
troveranno
altra
pellicola
?
A
tarda
sera
arrivano
le
autorità
,
visibilmente
preoccupate
per
la
grossa
grana
.
Arriva
anche
il
ministro
Vigorelli
:
entra
in
direzione
,
fa
dichiarazioni
di
cordoglio
ai
giornalisti
e
conclude
promettendo
«
contribuzioni
straordinarie
e
immediate
varianti
dalle
60
alle
100
mila
lire
.
Naturalmente
ciò
non
incide
per
niente
sul
trattamento
previdenziale
dell
'
INAIL
che
resta
invariato
»
.
Dirige
i
lavori
,
giù
ai
pozzi
,
l
'
ing.
Carli
,
con
il
capo
-
servizio
Marcon
.
Non
si
è
ancora
visto
il
direttore
della
miniera
:
dicono
che
è
ammalato
,
che
è
a
Milano
,
che
è
a
Roma
.
Non
si
è
visto
il
dott.
Riccardi
,
capo
dei
servizi
assistenziali
.
Un
anno
fa
,
al
«
Camorra
»
,
arrestarono
45
operai
che
si
erano
calati
giù
e
non
volevano
uscire
,
per
protesta
contro
un
'
ondata
di
licenziamenti
.
Riccardi
,
allora
,
al
«
Camorra
»
,
diresse
la
polizia
:
volle
che
dal
pozzo
gli
operai
uscissero
ammanettati
,
«
per
dare
l
'
esempio
»
.
A
notte
comincia
a
piovere
,
e
l
'
alba
si
leva
più
livida
e
grigia
su
Ribolla
.
Giù
ai
pozzi
han
lavorato
tutta
la
notte
ed
il
numero
dei
cadaveri
,
nel
garage
,
va
crescendo
ora
per
ora
.
Dopo
l
'
identificazione
li
incassano
e
li
portano
nel
cinema
.
Son
salito
in
galleria
con
Antonio
Palandri
,
segretario
della
Federazione
Minatori
.
Palandri
è
stato
minatore
,
e
qui
lo
conoscono
tutti
.
Per
le
scale
incontriamo
una
donna
,
quando
lo
vede
si
mette
a
piangere
e
lo
abbraccia
:
«
Le
nostre
lotte
,
Tonino
,
le
nostre
lotte
»
.
Di
quassù
si
vede
tutta
la
sala
:
sotto
lo
schermo
han
montato
un
altarino
,
con
due
candele
e
un
crocifisso
,
ai
lati
tutte
bandiere
rosse
.
Sopra
ogni
bara
c
'
è
un
mazzo
di
fiori
,
e
l
'
elmetto
del
minatore
ucciso
:
si
direbbe
un
manipolo
di
soldati
,
e
forse
è
davvero
così
.
Il
dolore
è
più
composto
,
qua
dentro
.
Una
sposa
meridionale
sfoga
la
sua
pena
con
un
lungo
lamento
ritmico
,
nel
quale
ricorda
le
virtù
del
suo
uomo
e
gli
chiede
perdono
di
qualcosa
.
Quanti
modi
di
piangere
a
Ribolla
!
Una
vecchia
maremmana
sta
immobile
,
con
gli
occhi
arrossati
fissi
nel
vuoto
.
E
sopra
,
accanto
a
noi
,
si
addensa
tutta
la
gente
di
Ravi
,
di
Caldana
,
di
Tatti
,
di
Sassofortino
,
di
Roccatederighi
,
di
Roccastrada
,
di
Montemassi
,
questi
scuri
paesi
aggrappati
alla
vetta
dei
colli
circostanti
.
Di
là
ogni
mattina
scendevano
per
il
lavoro
questi
che
son
morti
.
Alla
porta
fan
servizio
d
'
ordine
i
minatori
,
la
polizia
non
c
'
è
più
.
Un
telegramma
del
sindaco
ha
invitato
i
rappresentanti
dei
partiti
politici
,
delle
organizzazioni
sindacali
,
di
vari
enti
,
per
costituire
un
comitato
che
provveda
alle
onoranze
.
Infatti
,
a
sera
,
arrivano
quattro
ragazzi
:
«
Dicci
»
,
dicono
,
«
ACLI
,
CISL
,
PRI
»
.
Il
ragazzo
del
un
giovane
avvocato
,
spiega
che
i
«
saragattiani
»
non
son
venuti
perché
forse
,
a
quell
'
ora
,
in
federazione
non
c
'
era
nessuno
.
Ha
visto
l
'
avviso
del
telegramma
infilato
sotto
la
porta
.
Alle
onoranze
non
parteciperà
la
Montecatini
.
La
società
offre
«
assegni
assistenziali
»
di
500mila
lire
e
di
un
milione
,
«
secondo
i
relativi
carichi
familiari
»
.
Comunica
ai
giornalisti
che
le
spese
dei
funerali
saranno
a
suo
carico
,
«
secondo
una
vecchia
tradizione
»
.
Ma
il
governo
ha
già
comunicato
che
sarà
lo
Stato
a
pagare
queste
spese
.
Intanto
si
cominciano
a
vedere
i
manifesti
listati
a
lutto
:
su
quello
dei
repubblicani
si
legge
:
«
Ancora
una
volta
,
nel
crudo
,
necessario
,
eterno
dialogo
dell
'
Uomo
con
la
Materia
,
gli
oscuri
avamposti
della
insonne
fatica
son
caduti
nel
puro
silenzio
dei
martiri
»
.
La
mattina
dei
funerali
è
comparso
il
sole
.
La
folla
delle
bandiere
,
le
auto
,
i
fiori
,
si
vanno
ammassando
per
le
esequie
.
Riconosco
la
voce
dell
'
altoparlante
che
dirige
ogni
spostamento
.
E
Ivo
Tocco
.
Dice
,
a
un
certo
punto
:
«
I
carabinieri
tengano
sgombro
il
marciapiede
.
Si
presenti
subito
un
commissario
di
Pubblica
Sicurezza
»
.
Ivo
Tocco
è
un
giovane
funzionario
comunista
.
Fa
caldo
,
su
questa
collinetta
di
detriti
della
miniera
:
qua
e
là
il
terreno
fuma
,
perché
le
scorie
di
minerale
,
al
contatto
con
l
'
aria
,
si
incendiano
.
Alle
spalle
,
là
dietro
si
vede
lontanissimo
,
il
pozzo
«
Camorra
»
,
davanti
c
'
è
Montemassi
.
Stamani
,
venendo
su
,
ho
incontrato
Bandinelli
!
Mi
ricordo
che
a
Siena
,
una
volta
,
Bandinelli
parlava
a
una
riunione
in
palazzo
comunale
,
nella
sala
dove
c
'
è
l
'
affresco
di
Simone
Martini
,
quello
famoso
di
Guidoriccio
da
Fogliano
che
si
reca
all
'
assedio
di
Montemassi
.
Mi
chiedo
perché
sto
pensando
a
queste
cose
.
Le
parole
accorate
di
Di
Vittorio
calano
sulla
gran
folla
,
e
mi
pare
giusto
che
sia
un
contadino
pugliese
a
parlare
ai
minatori
maremmani
.
Non
vogliono
far
parlare
Viglianesi
.
Qua
,
per
i
minatori
,
l
'
un
,
è
il
sindacato
della
Montecatini
,
e
la
Montecatini
non
è
ai
funerali
.
Nessuno
,
nemmeno
le
guardie
giurate
,
ha
voluto
portare
le
sue
corone
.
La
direzione
è
presidiata
dai
carabinieri
.
Poi
la
cerimonia
si
scioglie
:
le
bare
partono
con
i
furgoni
,
seguiti
dalle
auto
piene
di
donne
vestite
di
nero
.
La
gente
se
ne
va
,
in
una
grande
confusione
di
grida
,
clacson
,
motori
.
Le
auto
nere
targate
Roma
e
Milano
entrano
nei
cancelli
della
direzione
:
ne
scendono
industriali
,
prelati
,
ministri
,
sindacalisti
liberi
.
Si
torna
alla
normalità
:
partono
i
carabinieri
ed
arriva
la
«
celere
»
.
Mi
trovo
solo
a
girare
per
le
strade
polverose
,
e
non
riesco
a
credere
che
sia
proprio
tutto
finito
e
che
non
ci
sia
niente
da
fare
.
StampaPeriodica ,
Sandro
,
dove
sei
?
E
dove
sei
cara
vecchia
sterlina
ceduta
a
prezzi
stracciati
?
Era
la
fine
di
giugno
del
1975
e
Sandro
Paternostro
mi
disse
:
compralo
.
Un
bellissimo
vassoio
inglese
del
'700
costava
poco
più
di
mezzo
milione
.
Per
me
,
redattore
ordinario
del
telegiornale
,
era
quasi
uno
stipendio
.
Perciò
non
lo
comprai
.
Nonostante
Sandro
,
che
aveva
fama
di
gran
fiuto
per
gli
affari
,
mi
implorasse
di
farlo
.
«
Compralo
e
poi
rivendilo
a
Bulgàri
»
.
Diceva
Bulgàri
,
con
l
'
accento
sbagliato
.
Lo
diceva
mentre
la
sua
vivacissima
bambina
rischiava
di
mandare
in
frantumi
antiche
porcellane
cinesi
esposte
alla
Grosvenor
House
,
mentre
l
'
inflessibile
moglie
tedesca
gli
ordinava
di
fermarsi
per
strada
a
comprare
un
pollo
da
portare
a
cena
e
mentre
la
sterlina
era
al
minimo
storico
sulla
lira
:
millecinquecento
lire
.
I
taxi
neri
portavano
la
scritta
«
For
hire
»
(
a
noleggio
)
,
le
cabine
rosse
del
telefono
facevano
impazzire
gli
stranieri
confusi
tra
scellini
del
vecchio
e
del
nuovo
sistema
di
conto
,
i
commessi
di
Liberty
misuravano
ancora
la
stoffa
a
yard
e
gli
italiani
compravano
tutto
a
prezzi
di
saldo
.
Da
allora
sono
tornato
a
Londra
molte
volte
,
il
mio
reddito
è
sensibilmente
migliorato
,
ma
per
la
prima
volta
nei
giorni
delle
vendite
natalizie
mi
sono
rifiutato
di
comprare
la
mia
amata
carta
da
Smythson
of
Bond
street
:
con
la
sterlina
a
3.200
lire
ogni
tanto
sbagliavo
i
conti
di
uno
zero
.
In
Gran
Bretagna
mi
sono
sentito
sempre
uomo
d
'
Oltremanica
:
stavolta
ero
un
extracomunitario
accattone
.
«
Lo
shopping
?
Meglio
a
Roma
e
a
Milano
»
mi
aveva
avvertito
Antonio
Caprarica
,
corrispondente
della
Rai
da
qui
.
Ma
non
immaginavo
questo
disastro.Ottenuta
al
prezzo
scontatissimo
di
600
mila
lire
per
notte
una
bella
stanza
d
'
albergo
a
Piccadilly
con
l
'
amata
vista
su
Green
Park
e
il
Big
Ben
sullo
sfondo
,
constato
che
la
prima
colazione
costa
60
mila
lire
,
assai
più
che
in
qualunque
albergo
italiano
a
cinque
stelle
.
Prenotando
con
un
modesto
anticipo
,
trovo
sorprendentemente
un
tavolo
al
Connaught
,
nell
'
omonimo
,
delizioso
albergo
di
Mayfair
:
resta
una
delle
migliori
tavole
d
'
Inghilterra
.
Il
servizio
è
efficiente
,
premuroso
,
cortese
e
assai
curato
nelle
forme
:
ma
i
camerieri
si
muovono
con
fretta
eccessiva
.
Sembrerebbero
italiani
,
se
non
fosse
che
gli
italiani
nei
nostri
migliori
ristoranti
,
dal
Pescatore
di
Canneto
sull
'
Oglio
a
Pinchiorri
di
Firenze
,
da
Santin
di
Cassinetta
a
Don
Alfonso
di
Sant
'
Agata
sui
Due
Golfi
,
non
corrono
e
sembrano
educati
alla
corte
d
'Inghilterra.Visto
che
i
piatti
alla
carta
richiedono
non
meno
di
45
minuti
,
chiedo
un
roast
-
beef
(
eccellente
)
al
carrello
.
Il
maître
strapazza
il
suo
assistente
che
non
sa
affettarlo
con
le
cadenze
religiose
richieste
,
mi
serve
un
contorno
di
asparagi
e
poi
dolce
e
caffè
.
Bevo
un
ottimo
Rioja
del
?94
,
vino
rosso
spagnolo
del
Nord
prodotto
al
confine
col
Paese
Basco
:
100
mila
lire
.
Per
capirci
,
un
Chianti
di
medio
calibro
costa
129
mila
lire
,
i
grandi
(
ma
non
grandissimi
)
toscani
e
piemontesi
stanno
intorno
alle
400
mila
.
Il
mio
conto
è
di
320
mila
lire
,
senza
piatto
d
'entrata.Bond
street
è
piena
di
tutte
le
principali
griffe
continentali
e
americane
.
Gli
italiani
la
fanno
da
padroni
ed
è
più
facile
fare
un
confronto
sui
prezzi
degli
stessi
oggetti
qui
e
là
:
a
Londra
costano
talvolta
il
doppio
,
quasi
sempre
il
triplo
che
da
noi
.
A
naso
ho
la
sensazione
che
il
potere
d
'
acquisto
della
sterlina
per
gli
inglesi
equivalga
alle
nostre
2.500
lire
,
con
una
sopravvalutazione
per
noi
del
30
per
cento
.
Amici
italiani
che
vivono
qui
da
molti
anni
con
posizioni
influenti
dicono
di
peggio
:
2.200
lire
,
equivalente
al
cambio
di
dieci
anni
fa
.
Se
un
cartello
dice
:
fate
un
'
offerta
di
2
sterline
,
chiede
di
fatto
5
mila
lire
.
Al
cambio
per
noi
fanno
6.500
.
Se
l
'
ingresso
a
una
mostra
d
'
arte
ci
costa
22
mila
lire
,
agli
inglesi
costa
15
mila
.
Come
in
tutte
le
grandi
città
europee
,
i
taxi
costano
meno
che
a
Roma
e
anche
meno
che
a
Milano
,
che
noi
romani
troviamo
in
questo
campo
(
l
'
unico
)
più
economica
della
capitale
.
Si
parte
da
5
mila
lire
e
con
15
mila
lire
si
fa
una
corsa
che
da
noi
costa
venti
.
Detto
questo
,
Londra
è
sempre
più
europea
(
cosa
che
ai
nostalgici
come
me
dispiace
un
poco
)
,
è
pulitissima
,
curatissima
,
elegante
,
anche
se
un
nostro
diplomatico
mi
parla
in
un
orecchio
di
terribili
e
durevoli
miserie
in
periferia
.
Chi
viene
dalla
Roma
del
Giubileo
,
dove
non
è
stata
fatta
nessuna
grande
opera
pubblica
,
resta
senza
fiato
dinanzi
alla
Great
Court
,
la
meravigliosa
struttura
architettonica
,
inaugurata
all
'
inizio
di
dicembre
dalla
regina
,
che
sposa
antico
e
postmoderno
nel
cuore
del
British
Museum
.
L
'
ingresso
è
libero
,
come
lo
è
nella
straordinaria
Reading
Room
circolare
che
ne
costituisce
il
cuore
.
Essa
raccoglie
decine
di
migliaia
di
volumi
specialistici
:
l
'
accesso
ai
computer
,
ora
gestito
dai
commessi
,
sarà
progressivamente
generalizzato
e
intanto
ciascuno
può
consultare
l
'
indice
generale
cartaceo
.
Ho
aperto
alla
voce
Leonardo
e
mi
son
piovute
addosso
22
pagine
con
l
'
elenco
delle
opere
disponibili
sull
'argomento.Gli
appassionati
di
Impressionismo
troveranno
una
buona
mostra
alla
National
Gallery
.
Ma
visto
che
ci
sono
,
non
trascurino
di
rivedere
,
se
già
la
conoscono
,
la
straordinaria
collezione
del
Rinascimento
italiano
(
anche
qui
l
'
ingresso
è
gratuito
)
.
Troveranno
una
novità
per
noi
dolorosa
:
un
piccolo
Cimabue
acquistato
quest
'
anno
all
'
asta
(
Vittorio
Sgarbi
mi
parla
di
una
ventina
di
miliardi
)
.
Entrambe
le
esposizioni
,
quella
fissa
e
quella
stagionale
,
sono
ordinate
benissimo
.
Un
'
altra
mostra
di
impressionisti
sta
alla
Courtauld
Gallery
,
uno
dei
paradisi
della
Somerset
House
,
bellissimo
palazzo
settecentesco
affacciato
sul
Tamigi
e
riaperto
da
poco
.
Ma
chi
ci
va
non
trascuri
la
splendida
collezione
di
quadri
antichi
di
Samuel
Courtauld
,
il
magnate
che
s
'
innamorò
del
Rinascimento
italiano
visitando
Firenze
esattamente
un
secolo
fa
e
avendo
parecchi
soldi
si
circondò
di
molti
Rubens
e
Bruegel
e
di
tanti
altri
gioielli
.
Chi
ama
l
'
arte
contemporanea
non
manchi
la
Tate
Modern
,
recentissima
filiazione
della
Tate
Gallery
.
Una
colossale
struttura
architettonica
d
'
avanguardia
offre
in
uno
spazio
immenso
il
meglio
del
postmoderno
.
L
'
ingresso
,
fortunatamente
per
noi
italiani
,
è
gratuito
.
Recuperiamo
così
nei
musei
un
briciolo
di
quel
che
abbiamo
speso
in
giro.Gli
esperti
dicono
che
prima
o
poi
la
sterlina
dovrà
dimagrire
e
i
negozianti
londinesi
sono
i
primi
ad
augurarselo
,
visto
che
trattano
la
«
Chelsea
pound
»
,
produttrice
a
Londra
di
prezzi
assai
più
alti
che
nel
resto
del
Regno
Unito
.
All
'
elegante
commessa
di
un
elegante
,
inglesissimo
negozio
ho
detto
:
«
Dite
a
Blair
che
a
questi
prezzi
non
ce
la
facciamo
»
.
Lei
ha
risposto
gelida
:
«
Sono
francese
,
detesto
Blair
,
rimpiango
De
Gaulle
»
.
StampaQuotidiana ,
Erano
le
19
del
giorno
otto
settembre
quando
giunse
la
notizia
della
conclusione
dell
'
armistizio
;
furono
ascoltate
tutte
le
trasmissioni
radiofoniche
.
Da
quel
momento
la
vigilanza
fu
rinforzata
e
una
sentinella
fu
posta
anche
di
notte
davanti
alla
camera
di
Mussolini
.
L
'
ispettore
che
aveva
la
direzione
dei
servizi
di
sorveglianza
appariva
sempre
più
preoccupato
.
La
truppa
aveva
accolto
la
dichiarazione
di
armistizio
senza
eccessivo
entusiasmo
.
Giungevano
le
prime
notizie
da
Roma
sulla
fuga
del
re
,
di
Badoglio
,
sull
'
iniziato
sfacelo
di
tutte
le
Forze
armate
e
dell
'
intera
Nazione
.
Il
cosiddetto
"
telegrafo
del
fante
"
funzionava
senza
interruzione
.
Il
giorno
dieci
alle
ore
20
Mussolini
scese
nella
sala
e
aperse
la
radio
.
Il
caso
volle
che
captasse
la
stazione
radio
-
trasmittente
di
Berlino
,
e
Mussolini
udì
chiaramente
questa
notizia
datata
da
Algeri
e
che
diceva
:
«
Il
Quartier
generale
alleato
annuncia
ufficialmente
che
fra
le
condizioni
dell
'
armistizio
è
contemplata
la
consegna
di
Mussolini
agli
alleati
»
.
Si
accese
una
discussione
.
Uno
degli
astanti
disse
:
«
Una
notizia
del
genere
è
già
stata
data
,
ma
poi
Londra
l
'
ha
successivamente
smentita
»
.
Mussolini
era
invece
convinto
che
la
notizia
corrispondesse
a
verità
.
Egli
era
deciso
a
non
consegnarsi
"
vivo
"
agli
Inglesi
e
soprattutto
agli
Americani
.
Il
comandante
dei
carabinieri
,
che
era
stato
prigioniero
degli
Inglesi
in
Egitto
e
pareva
che
profondamente
li
odiasse
,
disse
al
Duce
:
«
Un
'
ora
prima
che
ciò
accada
sarete
avvertito
e
potrete
fuggire
:
ve
lo
giuro
sulla
testa
del
mio
unico
figliuolo
»
.
Queste
parole
,
pronunciate
con
accento
sincero
e
accompagnate
da
lacrime
,
esprimevano
il
sentimento
dell
'
uomo
,
ma
chi
garantiva
che
fattori
dell
'
ultimo
minuto
non
sarebbero
intervenuti
?
C
'
erano
fra
i
guardiani
molti
giovani
che
non
nascondevano
la
loro
simpatia
per
Mussolini
,
ma
ve
n
'
erano
quattro
o
cinque
,
dallo
sguardo
sfuggente
e
torbido
,
che
avevano
l
'
aspetto
interno
ed
esterno
dei
sicari
.
Il
giorno
undici
settembre
tutte
le
notizie
e
le
voci
che
giungevano
da
Roma
indicavano
che
la
confusione
era
al
colmo
,
mentre
procedeva
l
'
occupazione
di
tutto
il
territorio
da
parte
delle
truppe
tedesche
.
Nella
mattinata
,
i
comandanti
del
distaccamento
del
Gran
Sasso
scesero
all
'
Aquila
,
dove
ebbero
una
lunga
conferenza
col
locale
Prefetto
e
non
meno
lunghe
comunicazioni
telefoniche
col
capo
della
Polizia
,
rimasto
ancora
al
Viminale
.
Circa
le
condizioni
dell
'
armistizio
,
nulla
di
preciso
:
ma
la
capitolazione
imposta
era
stata
accettata
.
Molte
versioni
furono
date
sullo
svolgersi
degli
avvenimenti
nei
giorni
7
e
8
settembre
.
La
più
attendibile
è
la
seguente
.
È
il
rapporto
di
uno
che
ha
visto
e
vissuto
.
Eccolo
:
«
Il
giorno
7
settembre
nel
tardo
pomeriggio
il
generale
americano
Taylor
,
giovane
e
aitante
,
accompagnato
da
un
vecchio
colonnello
pure
americano
,
giungeva
a
palazzo
Caprara
,
dentro
un
'
autoambulanza
,
provenendo
da
Gaeta
,
ove
era
stato
sbarcato
da
un
monitore
italiano
.
«
Lo
riceve
il
mio
informatore
che
già
sapeva
di
questa
visita
e
ne
avverte
prima
il
gen
.
Roatta
,
che
dichiara
di
non
voler
parlare
con
il
suddetto
generale
,
poi
il
generale
Rossi
,
sottocapo
di
S
.
M
.
generale
,
che
pure
si
rifiuta
(
solito
giuoco
delle
responsabilità
...
)
,
infine
lo
riceve
il
generale
Carboni
,
che
richiede
al
suo
capo
di
S
.
M
.
la
carta
con
la
dislocazione
delle
forze
italiane
e
tedesche
nella
zona
di
Roma
.
«
Il
generale
americano
si
mostra
vivamente
irritato
dall
'
attesa
cui
è
costretto
prima
di
essere
ricevuto
dal
generale
Carboni
»
.
«
Il
colloquio
si
prolunga
per
oltre
tre
ore
.
Pare
che
Carboni
facesse
presente
chiaramente
che
le
FF
.
AA
.
italiane
avrebbero
potuto
tenere
fronte
a
quelle
tedesche
nella
zona
di
Roma
non
più
di
cinque
ore
.
Il
generale
Taylor
ribatte
invece
che
il
generale
Castellano
,
firmando
l
'
armistizio
il
3
settembre
,
aveva
fatto
apparire
la
piena
efficienza
delle
FF
.
AA
.
italiane
contro
quelle
tedesche
,
affermando
che
con
il
concorso
anglo
-
americano
per
quanto
riguardava
la
zona
di
Roma
ed
anche
senza
di
questo
,
sia
a
Roma
come
in
alta
Italia
i
Tedeschi
sarebbero
stati
battuti
nettamente
,
o
quanto
meno
messi
in
gravi
difficoltà
,
tanto
da
considerare
la
situazione
italiana
risolta
ai
fini
della
guerra
degli
"
alleati
"
.
«
In
base
a
ciò
,
temendo
Eisenhower
che
gli
Italiani
potessero
ancora
cambiare
opinione
e
costituire
,
come
infatti
avrebbero
costituito
,
ancora
un
validissimo
aiuto
per
i
Germanici
,
pretese
la
immediata
firma
il
3
settembre
,
cui
Castellano
aderì
,
dati
i
poteri
di
cui
era
dotato
.
«
Taylor
si
convince
dell
'
esposizione
del
generale
Carboni
e
dopo
un
pranzo
,
che
sembra
sia
stato
molto
lauto
secondo
le
tradizioni
delle
mense
dello
S
.
M
.
da
me
sperimentate
,
si
recano
insieme
da
Badoglio
nella
sua
abitazione
ove
si
svolge
un
lungo
colloquio
durato
fino
alle
tre
della
notte
.
«
Badoglio
incarica
il
generale
Taylor
di
fare
chiaramente
presenti
le
difficoltà
in
cui
le
FF
.
AA
.
italiane
si
sarebbero
trovate
con
un
annuncio
prematuro
dell
'
armistizio
e
rimangono
d
'
accordo
che
prima
del
16
settembre
nessuna
azione
in
tal
senso
doveva
essere
fatta
.
«
Non
si
sa
per
quale
ragione
il
generale
americano
e
il
suo
aiutante
non
siano
partiti
prima
delle
ore
16
dell'8
settembre
,
in
un
aereo
speciale
della
R
.
Aeronautica
(
il
mio
informatore
fornì
loro
gli
abiti
borghesi
per
recarsi
all
'
aeroporto
)
.
«
L
'
annuncio
dell
'
armistizio
sorprese
il
generale
americano
mentre
era
in
viaggio
.
«
Perché
allora
il
generale
Eisenhower
aveva
a
lui
commesso
questa
missione
?
«
Dopo
l
'
annuncio
dell
'
armistizio
da
parte
,
italiana
alle
ore
20
viene
comunicato
alle
truppe
lo
stato
di
emergenza
.
«
Il
gen
.
Roatta
dentro
una
autoblinda
del
R
.
E
.
col
suo
aiutante
ten
.
col
.
Fenazzi
si
rifugia
a
palazzo
Caprara
ove
,
a
notte
inoltrata
,
lo
raggiungono
i
principali
esponenti
dello
S
.
M
.
«
Alle
4
del
mattino
viene
dato
ordine
dal
generale
Carboni
,
uscito
pallido
da
un
colloquio
con
Badoglio
,
che
si
trovava
al
Ministero
della
Guerra
,
che
il
corpo
d
'
armata
motocorazzato
doveva
sganciarsi
e
ripiegare
su
Tivoli
.
«
Il
suo
capo
di
S
.
M
.
gli
fa
presente
l
'
impossibilità
di
eseguire
tale
ordine
senza
compromettere
le
sorti
delle
unità
già
in
parte
impegnate
o
a
contatto
coi
Tedeschi
.
«
Carboni
risponde
che
a
Tivoli
si
trovava
il
re
e
tale
argomento
convince
tutti
.
L
'
ordine
scritto
viene
firmato
dal
generale
De
Stefanis
,
unico
rimasto
,
alle
ore
5-6
del
mattino
.
Carboni
scompare
fino
alla
sera
del
9
.
Le
truppe
si
trovano
in
una
tragica
alternativa
di
ordini
e
contrordini
.
Calvi
assume
il
comando
del
Corpo
d
'
Armata
e
conferma
l
'
ordine
,
che
viene
eseguito
.
«
La
sera
del
9
si
ripresenta
Carboni
che
è
del
parere
di
trattare
coi
Tedeschi
.
Inizio
delle
trattative
e
intervento
Caviglia
.
Rottura
delle
trattative
durante
il
mattino
del
10
.
Carboni
decide
di
combattere
.
Nuovo
intervento
Calvi
.
Carboni
scompare
.
«
Le
truppe
si
sbandano
.
Altri
generali
fuggono
e
si
travestono
.
«
Alle
ore
17
dell'8
settembre
il
generale
De
Stefanis
riceveva
una
telefonata
dal
Gabinetto
di
Badoglio
che
gli
comunicava
di
recarsi
subito
al
Quirinale
in
sostituzione
del
generale
Roatta
che
si
trovava
impegnato
presso
il
Maresciallo
Kesselring
in
colloquio
di
normale
carattere
operativo
.
«
Il
generale
De
Stefanis
telefonava
al
Quirinale
per
accertarsi
di
tale
invito
sembrandogli
strana
questa
chiamata
urgente
al
palazzo
del
re
e
gli
veniva
confermata
.
«
Alle
17,30
giungeva
al
Quirinale
ed
apprendeva
che
era
stato
convocato
un
segretissimo
Consiglio
della
Corona
.
«
Quasi
improvvisamente
si
trovò
quindi
in
una
sala
in
presenza
del
re
.
Erano
con
lui
convocati
:
Badoglio
,
Acquarone
,
Ambrosio
,
Sorice
,
Sandalli
,
De
Courten
,
Guariglia
.
Sembra
esclusa
la
presenza
del
generale
Carboni
.
«
Badoglio
prende
la
parola
e
informa
che
data
la
situazione
disperata
,
il
re
li
aveva
convocati
per
avere
il
loro
parere
.
«
Alle
meraviglia
che
si
manifestava
sui
volti
dei
presenti
,
Ambrosio
informava
che
dal
3
settembre
era
stato
firmato
un
armistizio
con
gli
Anglo
-
Americani
,
armistizio
del
quale
leggeva
le
clausole
,
e
che
gli
Anglo
-
Americani
avevano
dato
improvviso
annuncio
di
esso
contrariamente
alle
previsioni
.
«
Tanto
per
opportuna
conoscenza
ai
capi
di
S
.
M
.
dell
'
Esercito
,
Marina
,
Aeronautica
.
Guariglia
protesta
per
non
essere
stato
informato
della
avvenuta
firma
.
De
Stefanis
fa
ogni
riserva
,
data
l
'
assenza
di
Roatta
,
che
egli
prega
di
attendere
,
ma
esprime
personalmente
parere
contrario
.
Acquarone
insiste
per
l
'
accettazione
immediata
dell
'
armistizio
.
«
Badoglio
è
in
stato
di
depressione
nervosa
.
I
più
esprimono
parere
contrario
.
«
Badoglio
sembra
che
abbia
esclamato
:
"
Allora
io
devo
cadere
"
.
«
Alle
18,15
circa
giunge
un
radio
di
Eisenhower
concepito
in
termini
di
ultimatum
di
due
ore
.
«
Di
fronte
a
questo
ultimatum
,
il
panico
e
l
'
incertezza
prendono
l
'
animo
di
tutti
i
presenti
.
«
Sembra
che
di
fronte
a
una
nuova
richiesta
Eisenhower
abbia
comunicato
che
garanzie
per
il
futuro
sarebbero
state
date
con
la
più
larga
comprensione
delle
condizioni
nelle
quali
si
erano
venuti
a
trovare
l
'
Italia
e
il
suo
Governo
.
«
Alle
19
il
re
si
alza
in
piedi
e
comunica
che
egli
decide
di
accettare
l
'
armistizio
e
invita
a
redigere
l
'
annuncio
italiano
di
esso
,
che
doveva
essere
radiodiffuso
alle
ore
20
,
ora
nella
quale
scadeva
l
'
ultimatum
anglo
-
americano
.
«
De
Stefanis
si
oppone
all
'
ultima
parte
di
tale
annuncio
,
cioè
quella
riguardante
"
da
qualunque
Potenza
provengano
le
ostilità
,
ecc
.
"
.
«
La
sua
tesi
è
infine
accolta
dallo
stesso
re
e
viene
deciso
che
tale
ultima
parte
venga
tolta
dall
'
annuncio
.
Alle
19,30
il
Consiglio
si
scioglie
.
«
Alle
ore
21
,
De
Stefanis
,
alla
sua
mensa
di
Monterotondo
,
presenti
i
generali
Mariotti
,
Utili
Surdi
e
Parone
,
esprime
la
sua
meraviglia
e
il
suo
disappunto
per
l
'
aggiunta
della
frase
riguardante
le
ostilità
con
la
Germania
e
che
il
re
aveva
deciso
con
il
Consiglio
di
togliere
.
«
Sembra
che
Badoglio
avesse
all
'
ultimo
momento
di
sua
iniziativa
messo
la
frase
nell
'
annuncio
stesso
.
«
Fino
alle
ore
24
,
De
Stefanis
e
gli
altri
ufficiali
dello
S
.
M
.
rimangono
a
Monterotondo
.
«
Nel
frattempo
,
ad
una
richiesta
germanica
di
evacuare
la
Sardegna
con
la
consegna
dei
pezzi
da
88
contraerei
tedeschi
in
dotazione
ai
nostri
reparti
,
effettuata
a
mezzo
del
nostro
Comando
dell
'
isola
,
De
Stefanis
rispondeva
di
aderire
e
di
lasciar
imbarcare
i
Tedeschi
senza
alcun
disturbo
.
«
Dopo
,
tutti
si
trasferiscono
a
Roma
al
palazzo
Baracchini
e
Caprara
.
«
Alle
ore
6.30
del
9
settembre
De
Stefanis
e
Mariotti
:
partono
per
l
'
Abruzzo
.
A
Carsoli
,
punto
di
riunione
,
trovano
l
'
ordine
di
Ambrosio
di
proseguire
per
Chieti
.
De
Stefanis
prosegue
per
Avezzano
dove
ha
la
famiglia
,
sopraggiunta
in
auto
da
Mantova
,
e
da
ivi
accompagnato
dal
ten
.
col
.
di
S
.
M
.
Guido
Perone
,
alle
ore
15,30
,
per
Chieti
,
dicendo
che
alla
sera
avrebbe
fatto
ritorno
.
«
Alle
18
è
a
Chieti
ove
Ambrosio
presiede
un
rapporto
dello
S
.
M
.
Sono
presenti
i
generali
Roatta
,
Mariotti
,
Utili
,
Armellini
,
Salazar
e
altri
(
ten
.
gen
.
Braida
e
capitano
Barone
a
Roma
attualmente
)
.
«
Alle
ore
21,30
dopo
la
mensa
del
presidio
e
dopo
che
Roatta
ha
impartito
ordini
al
generale
Olmi
,
comandante
di
una
divisione
di
assumere
il
comando
della
piazza
di
Chieti
,
se
ne
partono
tutti
in
gran
fretta
e
in
gran
mistero
(
fari
spenti
,
macchine
a
brevi
distanze
per
non
perdere
la
strada
,
destinazione
ignota
)
.
«
Alla
mezzanotte
la
colonna
delle
macchine
giunge
a
Ortona
a
Mare
.
Alcune
ore
dopo
giungono
poche
auto
dalle
quali
discendono
il
re
,
la
regina
e
il
principe
Umberto
con
un
esiguo
seguito
.
«
La
regina
è
disfatta
e
prende
continuamente
delle
gocce
.
Il
principe
rimane
isolato
e
in
disparte
,
scosso
da
una
forte
tosse
.
«
Il
re
conferisce
con
Ambrosio
.
Sono
pure
presenti
Sandalli
e
De
Courten
.
Poco
dopo
attracca
un
rimorchiatore
.
Al
largo
attende
una
pirocorvetta
.
Nella
notte
fonda
il
carico
dei
fuggitivi
è
compiuto
.
La
nave
è
il
Gleno
.
Ai
carabinieri
di
scorta
vengono
distribuite
lire
cinquantamila
.
Alcuni
ufficiali
superiori
,
tra
i
quali
il
generale
Cener
della
Direzione
Superiore
Trasporti
,
rimangono
a
terra
»
.
Questo
è
il
racconto
di
un
testimonio
oculare
.
Si
può
aggiungere
che
la
famiglia
reale
si
era
nascosta
nel
Ministero
della
Guerra
da
dove
si
affrettò
a
partire
non
appena
venne
la
notizia
che
i
carri
armati
germanici
stavano
per
sboccare
in
Piazza
Venezia
.
La
fuga
fu
precipitosa
e
molte
carte
e
documenti
rimasero
sui
tavoli
o
negli
scaffali
.
Le
casse
contenenti
denaro
furono
però
regolarmente
vuotate
.
Con
questa
vera
e
propria
diserzione
verso
il
nemico
,
caso
unico
e
senza
precedenti
,
la
monarchia
dei
Savoia
,
nata
dopo
il
Trattato
di
Utrecht
del
1713
da
una
combinazione
diplomatica
delle
grandi
Potenze
,
che
prima
le
diedero
la
Sicilia
e
poi
in
cambio
la
Sardegna
,
si
avviava
a
una
disonorante
fine
.
Non
diverso
da
quello
del
popolo
italiano
sarà
il
giudizio
della
storia
.
StampaQuotidiana ,
«
Se
aveste
cinque
milioni
che
ne
fareste
?
»
Su
430
interrogati
in
un
villaggio
-
città
del
Milanese
,
372
dicono
subito
la
casa
,
prima
la
casa
poi
il
negozio
,
l
'
automobile
,
il
deposito
in
banca
.
È
«
la
febbre
del
mattone
»
,
qui
altissima
.
Se
in
dieci
anni
,
dal
1951
al
1961
,
l
'
attività
edilizia
dell
'
Italia
settentrionale
sale
da
100
a
170
,
qui
l
'
indice
supera
quota
340
.
Una
casa
per
gli
ex
contadini
locali
e
immigrati
cui
la
rivoluzione
industriale
ha
tolto
«
la
paura
di
esporsi
»
sostituendola
con
paure
più
grandi
.
Cittadini
di
una
età
di
transizione
,
eccoli
presi
dal
panico
dell
'
incerto
e
del
provvisorio
,
dall
'
ansia
di
trovare
qualcosa
di
sicuro
e
di
stabile
.
Se
prima
la
loro
vita
era
basata
sul
binomio
terra
-
sicurezza
,
ora
è
la
casa
-
sicurezza
che
cercano
.
Magari
una
sicurezza
illusoria
,
pagata
a
durissimo
prezzo
:
debiti
per
tutta
la
vita
,
un
castello
di
cambiali
che
sta
in
piedi
a
patto
che
non
ci
si
ammali
mai
,
che
si
abbia
sempre
lavoro
.
Quasi
una
scommessa
contro
tutto
e
tutti
.
Una
casa
,
non
un
alloggio
.
Non
dolce
e
accogliente
come
la
home
anglosassone
(
odore
di
torta
di
mele
e
nostalgia
)
,
ma
amica
e
necessaria
,
fuori
di
lei
il
pulviscolo
sociale
,
la
disintegrazione
.
Possibilmente
«
di
tipo
svizzero
»
,
che
poi
risulta
una
mescolanza
di
tetti
sghembi
,
di
terrazzini
meridionali
,
di
tenui
colori
veneti
.
La
casa
unifamiliare
,
sempre
più
difficile
ora
che
il
prezzo
dei
terreni
sale
alle
stelle
imponendo
i
condominii
a
molti
alloggi
.
Eppure
i
nuovi
arrivati
insistono
,
chiedono
aiuti
impossibili
,
si
indebitano
in
maniera
impossibile
,
vanno
a
lamentarsi
dai
sindaci
.
Quello
di
Cinisello
gli
dice
:
«
Ma
andiamo
,
siate
ragionevoli
,
perché
volete
una
casa
per
ogni
famiglia
?
Dovete
associarvi
,
non
avete
i
mezzi
,
il
comune
non
può
aiutarvi
»
.
I
più
tacciono
delusi
,
alcuni
danno
la
risposta
dei
bambini
:
«
Perché
di
sì
»
.
Il
collettivismo
forzato
della
fascia
industriale
,
il
gomito
a
gomito
urbano
è
pervaso
da
questo
desiderio
di
isolamento
familiare
.
E
dal
ripudio
di
ogni
solidarietà
del
tipo
contadino
.
L
'
istituto
delle
case
popolari
osserva
che
dovunque
gli
inquilini
aggiungono
«
chiusure
,
tramezze
divisorie
,
separazioni
»
.
E
si
sente
dire
:
«
Non
mi
piace
che
gli
altri
vedano
quel
che
abbiamo
nel
piatto
»
.
«
Ognuno
la
pensa
a
modo
suo
,
la
gente
adesso
non
è
come
una
volta
.
»
L
'
indice
«
conflittuale
»
come
lo
chiamano
i
sociologi
sale
nelle
vecchie
abitazioni
a
corte
,
le
cascine
trasformate
o
i
palazzi
decaduti
come
la
corte
degli
Arduino
,
a
Sesto
,
un
tempo
sede
comitale
,
poi
convento
,
filanda
,
caserma
e
ora
alloggio
di
immigrati
.
E
si
capisce
che
la
gente
delle
corti
litighi
,
si
guasti
:
finita
la
collaborazione
economica
della
comunità
contadina
,
finite
le
parentele
e
le
amicizie
che
nascevano
da
quella
collaborazione
,
gli
abitanti
della
corte
si
guardano
con
fastidio
e
sospetto
.
Sono
tipi
arrivati
da
regioni
e
da
culture
diversi
,
immessi
repentinamente
in
un
mondo
nuovo
diverso
.
Hanno
bisogno
di
qualcosa
che
li
difenda
dalla
disintegrazione
:
una
casa
loro
.
La
doppia
convenienza
Alla
prova
delle
migrazioni
la
famiglia
contadina
,
organica
,
a
più
generazioni
reagisce
in
modo
estremo
,
spezzandosi
o
rinsaldandosi
:
familiari
che
si
tengono
uniti
come
in
una
cordata
o
che
bruciano
anche
le
memorie
.
«
Queste
cose
o
le
fai
in
famiglia
o
non
le
fai
»
dice
l
'
immigrato
della
famiglia
«
in
cordata
»
che
si
costruisce
la
casa
nella
notte
.
«
A
sentire
la
famiglia
non
ci
saremmo
mai
mossi
»
dicono
gli
altri
,
anche
le
giovani
coppie
che
si
presentano
ai
parroci
per
raccontargli
come
sono
fuggiti
dal
Sud
e
dai
suoi
matrimoni
di
convenienza
.
Nella
regola
,
però
,
sono
i
matrimoni
convenienti
alla
civiltà
contadina
che
affrontano
il
brusco
mutamento
di
temperatura
sociale
uscendone
spezzati
o
rafforzati
come
da
una
tempra
.
Di
quelli
spezzati
,
a
volte
polverizzati
,
lui
e
lei
chi
sa
dove
,
restano
gli
«
orfani
dell
'
emigrazione
»
,
abbastanza
numerosi
negli
istituti
del
Milanese
.
Per
gli
altri
c
'
è
un
periodo
di
transizione
in
cui
muore
il
primo
matrimonio
,
della
convivenza
industriale
.
«
La
famiglia
»
dice
il
sociologo
Diena
«
è
,
nella
fascia
,
in
una
fase
polemica
.
Non
più
la
famiglia
allargata
,
ma
non
ancora
la
famiglia
nucleare
.
»
La
polemica
sembra
inevitabile
appena
la
famiglia
è
,
bene
o
male
,
sistemata
,
compiuto
il
trasferimento
a
catena
o
«
a
ciliegia
»
,
costruita
la
casa
,
l
'
unità
di
produzione
trasformata
in
una
unità
di
consumo
.
Allora
i
figli
cominciano
a
guardare
i
genitori
con
occhi
«
milanesi
»
,
dentro
noia
,
superiorità
e
un
po
'
di
affetto
,
mescolati
.
Sono
tempi
difficili
per
i
genitori
:
nel
nuovo
mondo
la
loro
autorità
è
scomparsa
o
tende
a
scomparire
,
come
nella
famiglia
americana
,
ma
il
cameratismo
che
dovrebbe
sostituirla
qui
non
si
vede
ancora
,
fra
anziani
e
giovani
non
c
'
è
convivenza
,
l
'
attaccamento
alle
tradizioni
contadine
degli
anziani
non
consente
dialoghi
amichevoli
.
Brutta
faccenda
,
per
gli
anziani
,
il
rapido
progresso
tecnologico
:
riescono
a
malapena
a
resistergli
,
se
riescono
,
comunque
non
hanno
più
niente
da
insegnare
ai
figli
.
Intanto
costoro
han
capito
che
il
lavoro
lo
trovano
più
facilmente
loro
che
gli
anziani
e
misurano
l
'
insufficienza
dei
padri
e
delle
madri
a
risolvere
i
problemi
economici
e
sociali
.
Anche
da
questo
nasce
il
desiderio
di
andarsene
,
di
mettere
su
casa
per
conto
proprio
:
spesso
i
giovani
cercano
nella
futura
moglie
o
nel
futuro
marito
proprio
ciò
che
manca
al
padre
o
alla
madre
,
che
è
un
'
altra
chiave
per
spiegare
la
«
febbre
del
mattone
»
,
la
ricerca
affannosa
della
casa
unifamiliare
,
questa
ultima
difesa
degli
anziani
contro
la
duplice
batosta
dei
cinquant
'
anni
quando
retrocedono
dal
salario
alla
pensione
e
gli
manca
l
'
aiuto
dei
figli
che
sposano
.
«
La
casa
l
'
abbiamo
fatta
pensando
all
'
avvenire
dei
figli
?
»
«
La
casa
ce
l
'
hai
,
cosa
cerchi
?
»
«
Non
pensateci
,
la
alzeremo
di
un
piano
.
»
È
l
'
ultima
ratio
,
l
'
ultimo
patetico
ricatto
:
«
Qui
almeno
i
figli
ve
li
guarderemo
noi
»
.
La
nuova
donna
Non
è
poi
mica
vero
che
la
donna
sia
soltanto
mobile
«
qual
piuma
»
,
almeno
non
lo
è
per
la
donna
nuova
che
si
forma
nella
fascia
,
un
misterioso
miscuglio
di
progresso
e
di
conservazione
,
di
stabilità
e
di
riformismo
,
ora
pungolo
ora
remora
nella
grande
avventura
del
trapianto
familiare
.
Più
ricettiva
dell
'
uomo
alle
mode
,
più
interessata
dell
'
uomo
,
naturalmente
,
alla
parità
fra
i
sessi
.
Ma
al
tempo
stesso
più
legata
alle
virtù
contadine
del
risparmio
,
del
sacrificio
,
della
pazienza
,
capace
di
chiusure
e
di
sacrifici
di
fronte
ai
quali
l
'
uomo
già
esita
:
«
Se
vivevamo
laggiù
con
20
mila
al
mese
vivremo
anche
qui
.
Con
il
resto
si
fa
la
casa
»
.
«
Di
che
ti
lamenti
?
Come
abitavamo
laggiù
abitiamo
qui
finché
conviene
.
»
Certi
osservatori
superficiali
del
mercato
credono
che
spetti
alle
donne
l
'
aumento
di
tutti
i
consumi
.
È
più
esatto
dire
,
nella
fascia
,
che
la
donna
decide
soprattutto
i
consumi
che
servono
la
famiglia
e
la
sua
difesa
,
anche
gli
strumenti
di
svago
:
«
Che
vuole
,
il
televisore
ho
dovuto
comperarlo
,
se
no
chi
le
teneva
in
casa
le
figlie
?
»
.
La
difesa
della
famiglia
anche
ricreando
,
come
si
può
,
le
occasioni
degli
svaghi
comuni
e
sorvegliati
:
certe
sale
doppio
cinematografiche
a
Cinisello
,
Desio
eccetera
si
trasformano
,
il
sabato
sera
,
in
club
regionali
dove
i
paesani
chiacchierano
,
ridono
e
negli
intervalli
consumano
il
cibo
portato
da
casa
.
Nell
'
interno
della
famiglia
,
si
diceva
,
l
'
azione
della
donna
è
molteplice
e
,
per
certi
aspetti
,
contraddittoria
.
I
pregiudizi
,
l
'
educazione
sentimentale
,
il
fardello
di
una
tradizione
antica
,
un
certo
calcolo
autoritaristico
la
legano
alla
famiglia
tradizionale
;
ma
intanto
non
perde
occasione
per
sottrarsi
alla
autorità
dispotica
dell
'
uomo
e
per
rivendicare
quella
parità
che
conduce
inevitabilmente
alla
famiglia
ristretta
.
Alcune
il
diritto
alla
parità
se
lo
sono
guadagnate
sul
campo
,
guidando
l
'
emigrazione
:
lei
che
viene
su
da
uno
zio
,
da
un
fratello
,
con
i
figli
per
dar
tempo
a
lui
di
vendere
la
casa
o
il
campo
.
Lei
che
trova
la
casa
e
il
lavoro
per
lui
,
che
gli
fa
da
guida
nel
nuovo
mondo
,
che
contribuisce
,
lavorando
essa
pure
,
al
mantenimento
della
famiglia
.
Allora
in
casa
ci
si
rende
conto
,
poco
a
poco
,
che
sono
finiti
i
lavori
collettivi
dei
contadini
e
dei
pescatori
,
che
la
famiglia
non
ha
più
introiti
propri
,
ma
una
somma
di
introiti
.
Gradualmente
si
fa
strada
il
concetto
che
il
guadagno
della
moglie
,
della
figlia
,
della
sorella
non
è
automaticamente
e
totalmente
un
guadagno
della
famiglia
.
Pian
piano
si
arriva
al
concetto
della
donna
che
dà
alla
famiglia
la
sua
quota
come
l
'
uomo
:
«
Ho
detto
a
mio
padre
che
ero
stufa
di
dare
tutto
in
casa
,
gli
ho
detto
di
fissarmi
la
mia
parte
,
lui
mi
ha
dato
uno
schiaffo
,
ma
adesso
si
è
abituato
»
.
E
si
diffonde
l
'
abitudine
delle
donne
a
farsi
intestare
beni
immobili
,
ad
avere
un
patrimonio
proprio
,
a
dividere
la
vita
sociale
del
marito
.
Avere
un
figlio
senza
essere
sposate
è
sempre
una
brutta
faccenda
,
ma
non
è
più
un
dramma
.
Qui
il
figlio
puoi
tenerlo
e
nessuno
trova
da
ridire
se
sei
in
grado
di
mantenerlo
.
Perché
qui
l
'
importante
è
questo
,
di
avere
sempre
una
copertura
economica
.
Le
donne
lo
capiscono
prima
degli
uomini
,
è
merito
loro
il
controllo
delle
nascite
,
quasi
automatico
di
fronte
alle
necessità
del
nuovo
mondo
:
«
Questo
e
poi
basta
»
.
Le
donne
fan
presto
a
capire
cosa
costa
allevare
un
figlio
nei
giorni
duri
e
caotici
della
rivoluzione
industriale
.
Su
cento
bimbi
di
immigrati
nel
Milanese
una
quarantina
vengono
affidati
ad
amici
o
parenti
,
una
decina
lasciati
nei
paesi
di
origine
,
venti
affidati
agli
asili
e
gli
ultimi
venti
,
anche
se
potrà
sembrare
incredibile
,
lasciati
senza
alcuna
custodia
.
Così
la
voglia
di
figliare
passa
:
se
la
media
delle
famiglie
in
arrivo
è
di
circa
quattro
figli
quella
delle
famiglie
costituite
qui
scende
a
due
.
La
civiltà
consumistica
ed
edonistica
non
ama
le
famiglie
troppo
numerose
.
O
almeno
non
le
ama
finché
non
sono
ricche
abbastanza
per
concedersi
quel
lusso
.
E
ci
vuole
tempo
,
parecchio
tempo
,
prima
che
gli
assetati
di
nuovi
piaceri
riscoprano
che
il
piacere
dei
figli
è
il
meno
illusorio
.
I
consumi
inesistenti
I
consumi
sono
aumentati
e
aumentano
,
in
tutta
la
fascia
.
Sicché
volendo
si
possono
applicare
anche
qui
i
teoremi
americani
del
consumo
concupiscente
e
simbolico
.
Solo
che
non
bisogna
perdere
il
senso
delle
proporzioni
:
siamo
ancora
,
nel
migliore
dei
casi
,
a
un
consumo
di
massa
continuativo
limitato
a
35
,
40
persone
su
100
,
le
altre
65
,
60
,
appena
al
livello
della
sussistenza
,
neanche
una
lira
dopo
quelle
necessarie
al
cibo
,
all
'
alloggio
e
a
un
vestito
.
E
la
preparazione
culturale
di
quelli
che
acquistano
è
talmente
bassa
che
bisogna
rivedere
e
adattare
i
sistemi
di
vendita
.
Per
esempio
quello
della
cornucopia
straripante
,
dell
'
abbondanza
a
portata
di
mano
,
tipica
dei
supermarket
sembra
peccare
,
a
volte
,
per
eccesso
di
fiducia
economica
e
culturale
.
A
Sesto
,
a
Monza
,
a
Legnano
,
i
direttori
dei
grandi
magazzini
osservano
sia
i
clienti
che
«
comprano
tutto
e
poi
si
arrabbiano
»
(
l
'
insufficienza
economica
dopo
il
raptus
consumistico
)
sia
quelli
«
tutti
stupiti
quando
devono
restituire
una
parte
degli
acquisti
perché
non
ce
la
fanno
a
pagare
»
(
Insufficienza
economica
,
ma
anche
analfabetismo
,
incapacità
di
leggere
i
prezzi
.
)
In
tutta
la
fascia
la
razionalità
dei
self
service
deve
fare
i
conti
con
l
'
ignoranza
del
pubblico
:
inutile
dividere
le
taglie
degli
abiti
secondo
il
colore
degli
attaccapanni
,
il
rosso
taglia
grande
,
il
giallo
taglia
media
,
il
verde
piccolo
,
se
poi
i
clienti
non
sanno
leggere
il
cartello
con
le
indicazioni
.
Ed
è
frutto
dell
'
ignoranza
,
più
che
della
povertà
,
l
'
equivoco
che
sta
alla
base
dei
numerosi
furti
:
servirsi
da
soli
eguale
a
mancanza
di
controlli
.
Poi
finisce
che
le
ragazze
vengono
trovate
con
addosso
il
costume
da
bagno
indossato
sotto
i
vestiti
,
nel
camerino
di
prova
;
e
gli
uomini
con
le
matite
,
gli
accenditori
,
i
portamonete
e
le
altre
cose
piccole
nelle
tasche
.
Ecco
un
altro
modo
di
definire
le
due
avventure
:
nel
West
della
conquista
,
furti
di
mandrie
e
di
cassette
d
'
oro
,
qui
furti
da
supermercato
.
Il
Milanese
è
molto
più
civile
del
West
:
perciò
vi
si
ruba
speculando
,
nei
limiti
del
codice
.
StampaQuotidiana ,
Dirò
quello
che
ho
visto
e
sentito
in
un
solo
giorno
.
Ho
visto
cadere
la
granata
che
ha
ucciso
un
bambino
di
12
anni
nel
bagno
della
sua
casa
.
Ho
visto
un
uomo
grande
e
grosso
caricare
i
corpi
dei
morti
e
dei
feriti
su
un
'
auto
,
sul
lungofiume
e
poi
entrare
in
un
bar
,
pieno
di
sangue
,
e
mettersi
a
piangere
.
Ho
sentito
le
bombe
cadere
dappertutto
sulla
città
,
al
Ponte
Latino
,
intorno
alla
Presidenza
,
sulla
città
Nuova
.
Ho
ascoltato
le
istruzioni
per
il
nuovo
soggiorno
.
Tenere
un
rubinetto
spalancato
,
per
svegliarsi
di
colpo
se
arrivasse
l
'
acqua
-
non
è
arrivata
da
più
di
un
mese
.
Dormire
nel
corridoio
interno
.
Raccogliere
l
'
acqua
piovana
con
un
tubo
derivato
dalla
grondaia
(
per
fortuna
,
ci
sono
dei
temporali
pomeridiani
)
.
Risparmiare
le
candele
:
ora
costano
il
doppio
.
Non
uscire
di
casa
,
se
non
è
necessario
:
nessun
punto
della
città
è
più
risparmiato
dai
bombardamenti
.
Di
fatto
,
il
bombardamento
indiscriminato
di
Sarajevo
è
cominciato
.
Soprattutto
,
stare
alla
larga
dai
luoghi
frequentati
dai
bambini
,
gli
asili
,
i
cortili
dei
giochi
,
l
'
ansa
del
fiume
a
Bentbasa
:
è
lì
che
bombardano
di
più
.
Usare
l
'
acqua
piovana
per
lavare
i
vestiti
.
Con
l
'
acqua
risciacquata
,
lavare
quel
che
si
può
del
gabinetto
e
della
casa
.
Pregare
Dio
quando
si
va
,
di
notte
,
alle
fontane
,
a
caricare
l
'
acqua
.
Ricordarsi
che
non
è
potabile
,
benché
tutti
la
bevano
.
Pensare
col
cuore
stretto
a
quelle
povere
persone
di
Srebrenica
.
Raccogliere
cartoni
,
schegge
di
legno
,
stoffa
vecchia
per
fare
un
po
'
di
fuoco
in
casa
:
per
il
caffè
,
almeno
,
o
per
il
latte
ai
bambini
piccoli
.
Imparare
a
distinguere
,
anche
se
è
sempre
più
difficile
,
il
fragore
dei
tuoni
da
quello
delle
bombe
e
da
quello
degli
aerei
della
NATO
.
Ricordarsi
della
vita
di
prima
per
provare
a
resistere
alla
pazzia
.
Continuare
a
dirsi
,
senza
rallentare
il
passo
:
«
Come
sta
?
»
.
«
Bene
,
grazie
,
e
lei
come
sta
?
»
;
e
senza
scrutare
in
ogni
passante
che
si
incrocia
il
proprio
imminente
compagno
di
morte
.
Procurarsi
della
verdura
per
le
vitamine
,
e
perché
si
può
mangiare
cruda
.
Non
mangiare
verdura
cruda
senza
lavarla
bene
,
perché
le
malattie
intestinali
dilagano
.
Del
resto
,
dove
procurarsi
l
'
acqua
,
e
dove
la
verdura
?
Inoltre
,
anche
gli
infarti
dilagano
.
Non
si
potrà
dire
più
,
a
Sarajevo
:
«
di
morte
naturale
»
.
Sebbene
stiano
al
chiuso
più
che
possono
e
per
strada
corrano
,
e
si
siano
fatte
esperte
di
guerra
ai
civili
,
le
persone
di
Sarajevo
sono
braccate
dalla
morte
.
Alle
nove
c
'
è
il
coprifuoco
.
Quando
è
sceso
il
buio
completo
,
la
conversazione
nella
casa
si
è
fatta
rada
.
Uno
mi
ha
detto
:
«
Dovevi
aspettare
ancora
un
po
'
a
venire
,
dovevi
aspettare
venerdì
»
.
Venerdì
a
Londra
si
riuniscono
.
Poi
nessuno
ha
più
parlato
.
Si
sentiva
solo
il
frastuono
delle
granate
,
e
un
pianto
di
bambino
.
Le
persone
stanno
zitte
,
e
immaginano
una
sera
d
'
estate
in
cui
sia
venuta
la
pace
,
e
si
ritrovino
vive
,
piene
di
allegria
,
calma
e
affetto
.
Dura
da
tanto
tempo
che
questo
pensiero
è
diventato
raro
e
doloroso
.
Rende
deboli
.
I
bambini
dai
quattro
anni
in
giù
,
a
Sarajevo
non
sanno
che
possa
esistere
una
sera
senza
bombe
,
e
forse
è
meglio
che
non
lo
sappiano
.
Stamattina
ho
visto
anche
Mirza
.
La
prima
volta
era
un
bambino
,
ora
è
quindicenne
ed
è
alto
un
metro
e
97
.
Gli
avevo
detto
di
imparare
a
giocare
a
basket
,
che
gli
avrebbe
potuto
servire
per
trovare
un
posto
all
'
estero
.
Ha
montato
un
tabellone
in
un
piccolo
scantinato
,
passa
ore
ad
allenarsi
da
solo
:
ma
ormai
è
alto
quasi
fino
al
soffitto
.
Avrà
dei
problemi
,
con
un
campo
regolamentare
.
Avranno
tutti
dei
problemi
.
Venerdì
a
Londra
si
discuterà
se
passare
al
ricorso
internazionale
alla
forza
o
permettere
ai
bosniaci
di
armarsi
.
Fino
a
qualche
tempo
fa
era
un
'
alternativa
:
ora
non
lo
è
più
.
Ora
è
indispensabile
decidere
ambedue
le
cose
.
Non
si
deciderà
né
l
'
una
né
l
'
altra
,
vero
?
Il
governo
italiano
è
stato
il
più
svelto
a
farlo
intendere
.
Forse
si
deciderà
di
aprire
la
«
strada
blu
»
per
Sarajevo
?
O
è
troppo
,
anche
questa
misura
di
polizia
stradale
?
Ecco
come
sono
arrivato
io
,
martedì
.
L
'
unica
via
,
il
sentiero
sterrato
del
monte
Igman
,
era
chiusa
.
I
militari
bosniaci
hanno
lasciato
passare
la
nostra
auto
,
perché
avevamo
caricato
delle
borse
frigorifere
con
l
'
occorrente
per
operazioni
urgenti
all
'
ospedale
di
Sarajevo
.
Abbiamo
risalito
l
'
Igman
,
io
,
Zlatko
Dizdarevic
,
e
Edo
Smajc
,
in
una
solitudine
irreale
.
L
'
Igman
era
un
bellissimo
monte
fiorito
,
se
non
per
le
troppe
cime
di
abete
mutilate
dai
proiettili
.
Quando
ci
siamo
avventurati
nella
discesa
,
negli
ultimi
chilometri
da
fare
allo
scoperto
sotto
il
tiro
dei
carri
armati
e
dell
'
artiglieria
serba
,
l
'
auto
,
troppo
pesante
,
ha
sbattuto
sul
fondo
sconnesso
e
ha
rotto
la
leva
del
cambio
.
Avevamo
un
'
utilitaria
:
chi
viene
a
Sarajevo
a
sue
spese
,
e
anzi
a
portare
denaro
,
non
può
permettersi
le
auto
blindate
.
Ci
hanno
tirato
addosso
con
la
mitragliatrice
,
centinaia
di
colpi
,
a
raffiche
così
fitte
che
la
strada
davanti
a
noi
ribolliva
come
di
una
grandinata
.
Edo
ha
buttato
l
'
auto
a
precipizio
,
senza
marce
,
saltando
sulle
pietre
e
sui
tornanti
,
fino
al
riparo
in
fondo
dove
siamo
arrivati
con
un
rottame
,
e
i
soldati
bosniaci
non
sapevano
se
ridere
o
piangere
.
Edo
ne
ha
tratto
una
conferma
al
fatalismo
locale
:
come
Dio
vuole
.
Un
'
ora
più
tardi
,
dopo
il
tunnel
,
siamo
arrivati
al
check
-
point
di
Dobrinja
mentre
portavano
via
un
morto
e
i
feriti
di
una
granata
appena
caduta
.
Questo
ho
visto
e
sentito
.
Mentre
scrivo
,
non
sono
passate
24
ore
dal
mio
arrivo
.
Magari
questo
racconto
servisse
a
inquadrare
meglio
la
questione
della
«
strada
blu
»
.
Comunque
,
di
qui
a
venerdì
c
'
è
ancora
tanto
tempo
.
Un
po
'
mi
vergogno
di
una
penna
che
descriva
questo
senza
che
,
un
minuto
dopo
,
gli
aerei
del
mondo
libero
si
alzino
in
volo
.
Ma
in
realtà
l
'
hanno
fatto
,
sono
qui
sulla
nostra
testa
,
ne
sento
il
rombo
-
o
è
il
tuono
?
o
il
mortaio
?
-
.
No
,
è
il
loro
,
è
il
rumore
del
sorvolo
d
'
ordinanza
,
in
cerchi
sempre
più
stretti
,
come
quelli
degli
uccelli
da
carogna
sulla
città
che
muore
.
StampaQuotidiana ,
Gli
artefici
del
tradimento
e
in
primo
luogo
il
re
capobanda
,
i
suoi
generali
e
i
suoi
consiglieri
fuggiaschi
ad
Ortona
si
resero
conto
anche
vagamente
di
quel
che
facevano
?
Furono
coscienti
criminali
o
criminali
incoscienti
o
le
due
cose
insieme
?
Eppure
le
conseguenze
erano
prevedibili
con
matematica
esattezza
.
Era
facile
prevedere
che
al
magico
suono
della
parola
"
armistizio
"
tutte
le
Forze
armate
si
sarebbero
polverizzate
;
che
i
Tedeschi
si
sarebbero
premuniti
disarmandole
sino
all
'
ultima
cartuccia
;
che
l
'
Italia
,
divisa
oramai
in
due
parti
,
sarebbe
stata
un
campo
di
battaglia
,
che
l
'
avrebbe
convertita
in
una
"
terra
bruciata
"
;
che
l
'
inganno
tramato
contro
l
'
alleato
e
il
successivo
tradimento
avrebbero
pesato
,
come
peseranno
,
per
un
imprevedibile
periodo
di
tempo
,
sull
'
avvenire
dell
'
Italia
;
che
d
'
ora
innanzi
sarebbe
stata
considerata
come
una
universale
verità
l
'
identità
stabilita
fra
"
Italiano
"
e
"
traditore
"
;
che
la
confusione
e
l
'
umiliazione
degli
spiriti
sarebbero
state
enormi
.
Diradata
la
immensa
nube
di
polvere
sollevata
dal
precipitare
di
tutta
l
'
impalcatura
statale
,
vuotati
col
saccheggio
,
prima
delle
truppe
,
poi
della
plebe
,
i
magazzini
militari
,
fu
possibile
notare
due
cristallizzazioni
di
quel
che
rimaneva
della
coscienza
nazionale
:
la
prima
consisteva
nel
considerare
liquidata
la
monarchia
.
Un
re
che
fugge
verso
il
nemico
;
un
re
caso
unico
nella
storia
che
consegna
volontariamente
allo
straniero
al
sud
nemico
,
al
nord
alleato
tutto
il
territorio
nazionale
,
è
un
uomo
che
si
condanna
da
sé
al
vituperio
delle
generazioni
presenti
e
future
.
Seconda
constatazione
:
i
magazzini
militari
erano
pieni
.
Montagne
di
equipaggiamenti
di
ogni
genere
e
cataste
di
armi
,
in
gran
parte
moderne
,
che
non
erano
state
distribuite
alle
truppe
.
In
data
22
aprile
1943
,
tre
mesi
appena
prima
della
crisi
,
l
'
ingegnere
Agostino
Rocca
,
amministratore
delegato
dell
'
"
Ansaldo
"
,
mandava
questo
rapporto
al
Duce
:
«
Duce
,
ritengo
opportuno
darvi
qualche
notizia
circa
la
produzione
di
artiglierie
dell
'
Ansaldo
.
Nei
primi
trentun
mesi
di
guerra
(
luglio
1940-gennaio
1943
)
le
nostre
officine
hanno
prodotto
5049
complessi
di
artiglieria
.
Nei
primi
trentun
mesi
della
guerra
passata
(
giugno
1915-gennaio
1917
)
la
vecchia
e
gloriosa
Giovanni
Ansaldo
ne
produsse
3699
.
«
Dal
diagramma
allegato
si
rileva
che
per
fare
i
5049
cannoni
abbiamo
impiegato
15
milioni
di
ore
lavorative
,
mentre
nella
guerra
passata
,
3699
ne
richiesero
6
milioni
.
«
Dallo
stesso
specchio
si
rileva
che
le
artiglierie
odierne
,
con
alte
velocità
iniziali
,
e
quindi
con
sforzi
più
elevati
,
richiedono
lavoro
assai
maggiore
che
non
le
artiglierie
della
guerra
passata
,
e
ciò
malgrado
il
progresso
verificatosi
nelle
macchine
e
negli
utensili
.
Dal
diagramma
allegato
D
si
rileva
che
all
'
inizio
della
guerra
del
1940
la
potenzialità
produttiva
era
più
elevata
che
nel
giugno
1915
,
perché
le
predisposizioni
adottate
nel
1939-1940
furono
ispirate
da
più
larga
visione
di
quelle
del
1914-1915
.
In
questo
come
in
tutti
gli
altri
settori
l
'
industria
italiana
,
grazie
alle
previsioni
autarchiche
e
corporative
del
regime
,
si
è
trovata
nel
1940
in
uno
stato
di
preparazione
assai
superiore
a
quella
del
1915
.
Dallo
stesso
diagramma
si
rileva
che
la
produzione
ha
raggiunto
il
suo
massimo
nel
1941
ed
è
lievemente
declinata
nel
1942
,
mentre
la
potenzialità
degli
impianti
consentirebbe
una
produzione
circa
doppia
di
quella
effettuata
nel
1941
.
«
Tutto
ciò
dimostra
che
i
programmi
di
potenziamento
da
voi
approvati
nel
1939-1940
e
attuati
dalle
aziende
dell
'I.R.I
.
consentivano
di
fare
largamente
fronte
ai
bisogni
delle
Forze
Armate
»
.
Dunque
:
un
solo
stabilimento
aveva
prodotto
cinquemila
bocche
da
fuoco
!
La
caduta
è
stata
di
quelle
che
gli
Spagnoli
chiamano
"
verticali
"
.
Il
raffronto
fra
quel
che
era
l
'
Italia
nel
1940
e
l
'
odierna
,
così
com
'
è
stata
ridotta
dalla
resa
a
discrezione
,
che
un
popolo
degno
di
questo
nome
non
avrebbe
mai
salutato
con
esplosioni
di
giubilo
come
quelle
che
avvennero
dopo
l'8
settembre
e
delle
quali
una
eco
abbastanza
forte
giunse
anche
al
Rifugio
del
Gran
Sasso
,
il
raffronto
,
dicevamo
,
è
veramente
angoscioso
.
Allora
l
'
Italia
era
un
Impero
,
oggi
non
è
nemmeno
uno
Stato
.
La
sua
bandiera
sventolava
da
Tripoli
a
Mogadiscio
,
da
Bastia
a
Rodi
,
a
Tirana
;
oggi
è
dovunque
ammainata
.
Nel
territorio
metropolitano
sventolano
bandiere
nemiche
.
Gli
Italiani
erano
ad
Addis
Abeba
,
oggi
gli
Africani
bivaccano
a
Roma
.
Qualsiasi
italiano
di
qualsiasi
età
,
categoria
,
vecchio
,
giovane
,
uomo
,
donna
,
operaio
,
contadino
,
intellettuale
si
ponga
la
domanda
:
valeva
la
pena
di
arrendersi
e
di
infamarsi
nei
secoli
per
giungere
a
questo
risultato
?
Se
invece
di
firmare
la
capitolazione
la
guerra
fosse
continuata
,
l
'
Italia
si
troverebbe
in
una
situazione
peggiore
di
quella
nella
quale
si
trova
dall'8
settembre
in
poi
?
Oltre
alla
catastrofe
"
morale
"
non
v
'
è
italiano
che
non
risenta
su
di
sé
le
conseguenze
fatali
di
quella
decisione
.
Non
v
'
è
famiglia
italiana
che
non
sia
stata
travolta
nel
turbine
,
mentre
le
famiglie
dei
trecentomila
Caduti
si
domandano
se
il
sacrificio
del
loro
sangue
sia
stato
vano
.
A
furia
di
ripetere
la
parola
"
tradimento
"
si
corre
il
rischio
di
perderne
il
significato
,
di
dubitare
dell
'
esistenza
stessa
del
fatto
.
Ma
,
piantare
un
pugnale
nella
schiena
all
'
alleato
col
quale
sino
al
bollettino
di
guerra
del
giorno
precedente
si
è
combattuto
insieme
,
non
è
il
più
nero
,
il
più
classico
dei
tradimenti
?
E
davanti
ai
dubbi
dell
'
alleato
,
davanti
alle
sue
legittime
richieste
,
mentire
sino
all
'
ultimo
,
mentire
anche
quando
le
emittenti
nemiche
già
diramavano
l
'
annuncio
della
capitolazione
,
non
è
il
più
nero
e
il
più
classico
degli
inganni
?
Vi
è
un
punto
bruciante
sul
quale
è
necessario
fermare
l
'
attenzione
degli
Italiani
:
la
responsabilità
del
tradimento
dinanzi
al
mondo
.
Se
la
responsabilità
specifica
del
tradimento
,
nel
nostro
Paese
,
può
essere
determinata
e
fatta
ricadere
su
taluni
individui
e
categorie
,
la
vergogna
del
tradimento
ricade
sulla
totalità
degli
Italiani
.
Per
gli
stranieri
è
l
'
Italia
che
ha
tradito
,
l
'
Italia
come
dato
storico
,
geografico
,
politico
,
morale
.
Il
clima
dove
il
tradimento
ha
potuto
perpetrarsi
è
italiano
.
Tutti
hanno
in
maggiore
o
minore
misura
contribuito
a
creare
questo
clima
,
ivi
compresi
milioni
e
milioni
di
assidui
ascoltatori
di
radio
-
Londra
,
i
quali
sono
responsabili
di
avere
determinato
in
sé
e
negli
altri
lo
stato
odierno
di
incosciente
abulia
.
Anche
la
storia
ha
il
suo
dare
e
avere
:
il
suo
attivo
e
passivo
.
È
giusto
che
ogni
italiano
sia
orgoglioso
di
appartenere
alla
terra
dove
sorsero
uomini
come
Cesare
,
Dante
,
Leonardo
,
Napoleone
:
un
raggio
di
quegli
astri
si
riverbera
su
ogni
italiano
:
ma
lo
stesso
accade
per
la
vergogna
e
il
disonore
;
un
elemento
si
rifrange
su
tutti
e
su
ognuno
di
noi
.
Per
cancellare
l
'
onta
,
per
ristabilire
l
'
equilibrio
,
non
v
'
è
che
la
prova
delle
prove
:
quella
del
sangue
.
Solo
attraverso
questa
prova
si
potrà
rispondere
ad
un
altro
non
meno
angoscioso
interrogativo
:
siamo
di
fronte
ad
un
eclissi
o
a
un
tramonto
?
Nella
storia
di
tutte
le
Nazioni
ci
sono
periodi
simili
a
quelli
che
l
'
Italia
attualmente
traversa
.
Qualche
cosa
del
genere
dovette
accadere
e
accadde
in
Russia
dopo
la
pace
di
Brest
-
Litowsk
.
Il
caos
nel
quale
sorse
il
leninismo
durò
praticamente
sei
anni
.
Quanto
è
accaduto
di
poi
dimostra
che
si
trattava
di
un
eclissi
,
non
di
un
tramonto
.
Eclissi
fu
quello
della
Prussia
dopo
Jena
,
battaglia
nella
quale
i
Tedeschi
si
batterono
come
sempre
eroicamente
e
perdettero
,
falciato
dalla
morte
,
quello
che
fu
chiamato
il
"
fiore
dell
'
esercito
di
Prussia
"
e
lo
stesso
comandante
in
capo
,
duca
.
di
Brunswick
.
Gli
intellettuali
italiani
di
oggi
tengono
un
atteggiamento
non
diverso
da
quello
di
Johannes
von
Muller
,
il
Tacito
tedesco
.
Lo
stesso
Hegel
salutò
in
Napoleone
l
'
anima
del
mondo
,
allorché
il
vincitore
traversò
Jena
.
I
vessilliferi
dell
'
illuminismo
berlinese
si
profusero
in
saluti
al
"
liberatore
"
.
Non
ci
fu
allora
un
principe
Doria
Pamphili
,
berlinese
,
sotto
la
specie
del
conte
Von
der
Schulemburg
-
Kehnert
?
Ma
fu
un
eclissi
.
La
coscienza
nazionale
prussiana
ebbe
un
risveglio
potente
e
rapido
.
Le
grandi
tradizioni
fridericiane
erano
soltanto
sopite
.
Uomini
come
Stein
,
Gneisenau
,
Schaarnhorst
furono
i
campioni
della
ripresa
.
E
soprattutto
il
filosofo
Fichte
coi
suoi
discorsi
alla
nazione
tedesca
.
Bisogna
rileggerli
.
È
una
lettura
corroborante
anche
per
gli
Italiani
del
1944
.
Udite
come
parla
dei
Romani
questo
grande
fra
i
filosofi
della
Germania
:
«
Che
cosa
animò
i
nobili
romani
(
le
cui
idee
e
il
cui
modo
di
pensare
vivono
ancora
e
respirano
fra
noi
attraverso
i
loro
monumenti
)
,
che
cosa
li
animò
a
tante
fatiche
e
sacrifici
,
a
tante
sofferenze
durate
per
la
Patria
?
Essi
stessi
ce
lo
dicono
chiaramente
.
La
speranza
sicura
nella
eternità
della
loro
Roma
,
la
certezza
che
in
questa
eternità
essi
stessi
vivrebbero
eterni
attraverso
i
tempi
.
E
questa
speranza
,
in
quanto
era
fondata
e
aveva
la
forma
in
cui
essi
avrebbero
dovuto
concepirla
se
avessero
preso
conoscenza
di
sé
,
non
li
ha
delusi
.
Ciò
che
era
veramente
eterno
,
nella
loro
eterna
Roma
,
vive
anche
oggi
,
(
ed
essi
così
continuano
a
vivere
fra
noi
)
e
vivrà
fino
alla
consumazione
dei
secoli
»
.
È
necessario
quale
conseguenza
della
tremenda
espiazione
di
oggi
che
il
sentimento
dei
Romani
diventi
il
dato
della
coscienza
degli
Italiani
e
cioè
che
l
'
Italia
non
può
morire
.
Gli
Italiani
devono
rivolgersi
le
domande
che
Fichte
stesso
in
una
delle
sue
lezioni
poneva
al
mondo
tedesco
:
«
Bisogna
mettersi
d
'
accordo
-
egli
diceva
intorno
alle
seguenti
domande
:
1°
)
se
sia
vero
o
no
che
esiste
una
Nazione
tedesca
e
se
la
possibilità
per
essa
di
perdurare
nella
sua
essenza
propria
e
indipendente
sia
minacciata
;
2°
)
se
meriti
o
no
di
essere
conservata
;
3°
)
se
ci
sia
un
mezzo
sicuro
ed
efficace
per
conservarla
e
quale
esso
sia
»
.
La
Prussia
rispose
a
queste
domande
con
le
divisioni
di
Blücher
a
Waterloo
.
Per
quanto
riguarda
l
'
Italia
,
si
può
rispondere
che
una
Nazione
italiana
esiste
ed
esisterà
,
che
merita
di
essere
conservata
e
che
per
questo
è
necessario
che
dei
due
fattori
che
oggi
pesano
sulla
coscienza
:
la
disfatta
e
il
disprezzo
,
sia
annullato
il
più
grave
,
l
'
ultimo
,
nell
'
unico
mezzo
possibile
e
insostituibile
:
tornando
a
combattere
coll
'
alleato
o
,
meglio
detto
,
cogli
alleati
.
Issando
ancora
e
sempre
la
vecchia
bandiera
della
Rivoluzione
fascista
,
che
è
la
bandiera
per
la
quale
e
contro
la
quale
il
mondo
si
è
schierato
in
due
campi
opposti
.
La
guerra
iniziatasi
per
non
avere
ottenuto
un
"
corridoio
"
tedesco
nel
"
corridoio
"
polacco
è
già
finita
;
quella
che
si
fa
oggi
è
una
vera
e
propria
guerra
di
religione
che
sta
trasformando
Stati
,
popoli
,
continenti
.
In
una
specie
di
diario
che
Mussolini
ha
scritto
alla
Maddalena
e
che
un
giorno
potrà
vedere
la
luce
,
sta
scritto
:
«
Nessuna
meraviglia
che
il
popolo
abbatta
gli
idoli
ch
'
esso
stesso
ha
creato
.
È
forse
l
'
unico
mezzo
da
applicare
per
ricondurli
nelle
proporzioni
della
comune
umanità
»
.
E
più
oltre
:
«
Fra
qualche
tempo
,
il
Fascismo
tornerà
a
brillare
all
'
orizzonte
.
Primo
,
in
conseguenza
delle
persecuzioni
di
cui
i
"
liberali
"
lo
faranno
oggetto
,
dimostrando
che
la
libertà
è
quella
che
ognuno
riserva
per
sé
e
nega
agli
altri
;
secondo
,
per
una
nostalgia
dei
"
tempi
felici
"
che
a
poco
a
poco
tornerà
a
rodere
l
'
animo
degli
Italiani
.
Di
ciò
soffriranno
in
modo
particolare
tutti
i
combattenti
delle
guerre
europee
e
specie
africane
.
Il
"
male
d
'
Africa
"
farà
strage
.
«
Quando
Napoleone
chiuse
il
suo
ciclo
,
commettendo
la
grande
ingenuità
di
contare
sulla
cavalleria
dei
Britanni
,
i
vent
'
anni
della
sua
epopea
furono
rinnegati
e
maledetti
.
Gran
parte
dei
Francesi
di
allora
e
taluni
anche
oggi
lo
condannarono
come
un
uomo
nefasto
che
per
tentare
di
realizzare
i
suoi
smisurati
sogni
di
dominazione
aveva
condotto
al
massacro
milioni
di
Francesi
.
La
sua
opera
anche
nel
campo
politico
fu
misconosciuta
.
L
'
impero
stesso
fu
ritenuto
un
paradosso
anacronistico
nella
storia
di
Francia
.
Gli
anni
passarono
.
L
'
ala
del
tempo
si
distese
sui
lutti
e
sulle
passioni
.
La
Francia
ha
vissuto
e
dal
1840
vive
ancora
nel
solco
luminoso
della
tradizione
napoleonica
.
I
venti
anni
napoleonici
,
più
che
un
dato
della
storia
,
sono
un
dato
oramai
indissociabile
della
coscienza
nazionale
francese
.
Forse
accadrà
in
Italia
qualche
cosa
del
genere
.
Il
decennio
che
va
dalla
Conciliazione
alla
fine
della
guerra
di
Spagna
il
decennio
che
sollevò
di
colpo
l
'
Italia
al
livello
dei
grandi
imperi
il
decennio
fascista
,
durante
il
quale
fu
permesso
a
tutti
gli
uomini
del
nostro
sangue
disseminati
in
ogni
terra
di
tenere
alta
la
fronte
e
di
proclamarsi
senza
arrossire
"
Italiani
"
,
di
questo
decennio
si
esalteranno
le
generazioni
nella
seconda
metà
di
questo
secolo
;
anche
se
oggi
nella
durezza
dei
tempi
tentano
,
invano
,
di
cancellarlo
»
.
E
altrove
,
sempre
nel
diario
della
Maddalena
:
«
Per
redimersi
bisogna
soffrire
.
Bisogna
che
i
milioni
e
milioni
di
Italiani
di
oggi
e
di
domani
vedano
,
sentano
nelle
loro
carni
e
nella
loro
anima
che
cosa
significa
la
disfatta
e
il
disonore
,
che
cosa
vuol
dire
perdere
l
'
indipendenza
,
che
cosa
vuol
dire
da
soggetto
diventare
oggetto
della
politica
altrui
,
che
cosa
vuol
dire
essere
completamente
disarmati
;
bisogna
bere
nell
'
amaro
calice
fino
alla
feccia
.
Solo
toccando
il
fondo
si
può
risalire
verso
le
stelle
.
Solo
l
'
esasperazione
di
essere
troppo
umiliati
darà
agli
Italiani
la
forza
della
riscossa
»
.
StampaQuotidiana ,
Roma
,
28
novembre
,
notte
-
Attraverso
le
serratissime
maglie
del
segreto
istruttorio
è
trapelato
oggi
,
a
Roma
(
ed
è
stato
confermato
ufficiosamente
in
serata
)
,
uno
degli
elementi
-
e
ne
devono
esistere
molti
altri
,
si
suppone
-
che
alimentano
la
tranquilla
sicurezza
della
magistratura
e
della
polizia
sulla
responsabilità
di
Raoul
Ghiani
per
l
'
assassinio
di
Maria
Martirano
.
Questo
«
asso
nella
manica
»
delle
autorità
inquirenti
è
una
giovane
donna
,
sicura
di
sé
e
della
sua
buona
memoria
.
Spieghiamo
perché
la
polizia
attribuisca
tanto
rilievo
a
quel
che
il
personaggio
cardine
del
«
giallo
»
di
via
Monaci
ha
rivelato
e
potrà
ancora
dire
.
Questo
personaggio
ha
visto
l
'
uccisore
di
Maria
Martirano
,
la
sera
del
l0
settembre
,
a
non
più
di
un
metro
di
distanza
:
e
ha
riconosciuto
,
in
una
fotografia
,
Raoul
Ghiani
.
Da
più
parti
si
accennò
,
ieri
,
alle
affermazioni
di
un
meccanico
,
Benito
Sensoli
,
il
quale
si
trovava
in
un
'
automobile
,
a
una
trentina
di
metri
dal
portone
della
Martirano
,
e
scorse
,
la
sera
del
delitto
,
un
'
auto
grigia
che
aveva
sostato
proprio
in
quel
punto
.
Dalla
macchina
scese
un
uomo
che
si
diresse
verso
l
'
edificio
in
cui
alloggiava
la
vittima
del
crimine
.
La
deposizione
del
Sensoli
è
,
non
diciamo
contraddetta
,
ma
rettificata
da
quella
della
teste
cui
accennavamo
:
anche
essa
scorse
l
'
auto
grigia
,
e
notò
la
discesa
di
quel
passeggero
,
che
tuttavia
proseguì
e
si
dissolse
nell
'
ombra
:
e
l
'
abbaglio
del
meccanico
è
spiegato
perfettamente
dalla
posizione
in
cui
egli
si
trovava
.
Ma
la
«
testimone
-
pilota
»
dell
'
istruttoria
passò
davanti
al
portone
,
alle
23.30
circa
,
proprio
mentre
vi
entrava
un
giovanotto
:
i
due
si
trovarono
pressoché
gomito
a
gomito
.
Il
giovanotto
era
giunto
fin
là
a
piedi
.
Si
trattava
di
Raoul
Ghiani
?
La
giovane
-
una
domestica
di
prepotente
avvenenza
,
con
i
capelli
a
coda
di
cavallo
,
a
servizio
presso
una
coinquilina
della
povera
signora
Martirano
-
è
stata
già
interpellata
dalla
polizia
subito
dopo
il
delitto
ed
ha
dato
,
del
passante
,
una
descrizione
che
non
si
discosta
da
quella
dell
'
arrestato
;
ha
poi
ravvisato
il
passante
,
ripetiamo
,
nella
fotografia
dell
'
incriminato
.
Un
confronto
,
quando
il
Ghiani
sarà
stato
trasferito
a
Roma
,
offrirà
alla
testimone
e
alla
polizia
una
ulteriore
conferma
(
o
una
smentita
)
a
questi
riconoscimenti
.
È
chiaro
,
per
chiunque
abbia
buon
senso
,
che
riconoscimenti
di
questo
genere
offrirebbero
ben
scarso
appoggio
alle
tesi
accusatorie
se
non
si
aggiungessero
ad
altri
,
meno
labili
indizi
.
Si
ha
comunque
una
riprova
del
metodo
al
quale
si
attengono
i
giudici
e
i
funzionari
della
«
mobile
»
risoluti
a
tenere
in
serbo
a
lungo
le
loro
carte
migliori
.
Il
fatto
nuovo
di
oggi
-
alludiamo
all
'
entrata
in
scena
della
«
testimone
-
pilota
»
-
spazza
via
anche
le
ovvie
perplessità
che
erano
state
suscitate
dalle
dichiarazioni
di
Benito
Sensoli
.
È
mai
possibile
,
ci
si
domandava
,
che
il
Ghiani
,
ove
si
accetti
la
sua
missione
di
«
sicario
»
,
si
provvedesse
a
Roma
di
un
'
automobile
privata
coinvolgendo
altri
individui
,
ossia
,
nel
futuro
,
altrettanti
possibili
testi
l
'
accusa
,
in
un
'
impresa
che
richiedeva
,
come
requisito
essenziale
,
la
segretezza
?
Era
forse
stretto
dal
tempo
,
il
«
sicario
»
?
Niente
affatto
.
Se
davvero
aveva
usato
l
'
aereo
che
giunge
a
Roma
alle
21
,
doveva
trovarsi
in
centro
non
più
tardi
delle
22
,
e
poteva
tranquillamente
arrivare
in
via
Monaci
col
cavallo
di
san
Francesco
.
E
quanto
al
ritorno
alla
stazione
Termini
-
o
alle
stazione
Tiburtina
se
si
fosse
servito
della
Freccia
del
Sud
-
gli
sarebbe
stato
sempre
più
agevole
e
semplice
sbrigarsi
a
piedi
,
o
con
un
tassì
preso
in
un
posteggio
non
immediatamente
adiacente
,
piuttosto
che
doversi
disfare
di
una
macchina
altrui
.
Aggiungeremo
una
considerazione
che
è
ovvia
:
un
'
automobile
-
e
pare
che
il
guidatore
di
quella
indicata
dal
meccanico
si
fosse
oltretutto
abbandonato
a
frenetici
colpi
di
acceleratore
-
desta
sempre
maggiore
attenzione
e
curiosità
,
a
sera
inoltrata
,
e
in
una
via
tranquilla
,
di
un
pedone
che
striscia
lungo
i
muri
.
Ma
,
osserverà
più
d
'
uno
,
le
testimonianze
,
i
riconoscimenti
,
lasciano
adito
a
dubbi
,
a
perplessità
,
approfondiscono
,
piuttosto
che
colmarlo
,
il
solco
che
divide
le
schiere
-
automaticamente
generate
da
ogni
«
caso
»
criminale
indiziario
-
degli
innocentisti
e
dei
colpevolisti
.
Si
preferirebbe
la
certezza
scientifica
:
ad
esempio
un
responso
inequivocabile
dell
'
esame
delle
impronte
digitali
.
E
già
ieri
le
notizie
,
che
in
queste
vicende
sensazionali
precedono
talvolta
gli
avvenimenti
,
avevano
riferito
dell
'
invio
a
Roma
delle
impronte
prese
al
Ghiani
,
subito
sottoposte
ai
controlli
del
capo
dell
'
Istituto
superiore
di
polizia
scientifica
,
dott.
Marrocco
.
In
realtà
il
rilievo
delle
impronte
è
stato
eseguito
solo
oggi
,
e
il
loro
vaglio
comincerà
al
più
presto
domani
.
Ma
si
ha
la
sensazione
che
le
autorità
non
facciano
molto
affidamento
sul
valore
di
questa
traccia
.
Un
paio
di
guanti
,
o
più
semplicemente
la
scarsa
chiarezza
delle
impronte
rinvenute
nell
'
alloggio
dell
'
uccisa
,
bastano
per
svuotare
di
ogni
importanza
questo
indizio
.
La
polizia
dedica
invece
molto
impegno
alla
demolizione
dell
'
alibi
di
Raoul
Ghiani
:
e
,
per
questo
,
fruga
senza
requie
nei
documenti
di
quel
volo
Milano
-
Roma
-
il
volo
AZ
412
dell
'
Alitalia
,
per
l
'
esattezza
-
che
avrebbe
consentito
al
«
sicario
»
di
poter
eseguire
,
entro
i
tempi
fissati
,
il
suo
mostruoso
piano
.
Il
direttore
generale
della
compagnia
aerea
ha
stamane
richiamato
,
dall
'
archivio
,
le
liste
dei
passeggeri
non
solo
di
quel
giorno
ma
anche
dei
giorni
precedenti
,
e
ogni
altro
incartamento
che
potesse
riuscire
utile
.
Il
fascicolo
è
stato
consegnato
alle
autorità
.
Il
«
signor
Rossi
»
sarebbe
giunto
alla
Malpensa
,
quella
sera
,
all
'
ultimo
istante
,
trafelatissimo
:
il
che
riesce
perfettamente
spiegabile
se
si
identifica
il
Ghiani
nel
signor
Rossi
,
perché
non
è
facile
compiere
in
un
'
ora
-
e
in
uno
dei
periodi
di
punta
del
traffico
milanese
-
il
percorso
dalla
città
alla
Malpensa
.
Sull
'
apparecchio
presero
posto
29
viaggiatori
,
5
dei
quali
,
stranieri
,
giungevano
da
Barcellona
.
È
possibile
che
la
hostess
Irina
Vitali
riesca
a
ravvisare
oggi
,
in
Raoul
Ghiani
,
il
frettoloso
e
ritardatario
signor
Rossi
?
L
'
interrogativo
avrà
una
risposta
quando
la
Vitali
sarà
convocata
-
e
pare
che
questo
non
sia
ancora
avvenuto
-
dal
giudice
istruttore
.
La
Vitali
,
nata
24
anni
or
sono
a
Val
d
'
Isarco
,
nell
'
Alto
Adige
,
non
è
più
in
servizio
sulle
linee
dell
'
Alitalia
.
Ha
lasciato
la
società
,
per
ragioni
personali
,
fin
dalla
metà
di
ottobre
:
e
ha
anche
abbandonato
il
suo
alloggio
romano
,
in
via
Prenestina
62
.
La
ragazza
,
che
nella
capitale
era
fidanzata
con
un
medico
,
il
dott.
Maurizio
Monteleone
,
abitante
in
viale
Parioli
19
,
si
è
trasferita
nei
giorni
scorsi
a
Innsbruck
insieme
al
padre
,
impiegato
delle
Ferrovie
,
che
fa
parte
della
delegazione
delle
Ferrovie
nella
città
austriaca
.
Sono
trascorsi
più
di
due
mesi
dall
'
epoca
del
delitto
.
Irina
Vitali
avrà
conservato
qualche
reminiscenza
,
anche
vaga
,
del
precipitoso
arrivo
di
quel
giovane
passeggero
senza
bagaglio
-
la
circostanza
è
stata
accertata
documentalmente
-
per
il
quale
fu
riaccostata
all
'
aereo
,
già
pronto
a
muoversi
,
la
scaletta
che
era
stata
allontanata
?
Solo
il
confronto
diretto
tra
la
hostess
e
l
'
accusato
risolverà
il
dubbio
.
La
calma
con
la
quale
la
magistratura
procede
a
questo
accertamento
è
d
'
altronde
una
ennesima
conferma
dell
'
esistenza
di
parecchi
indizi
meno
aleatori
.
Giovanni
Fenaroli
,
protagonista
torbido
di
questa
storia
che
rasenta
-
per
la
complicazione
dei
suoi
truci
congegni
-
i
limiti
dell
'
incredibile
,
ha
trascorso
la
giornata
,
a
Regina
Coeli
,
in
assoluta
solitudine
e
in
illusoria
calma
.
Di
buon
mattino
ha
chiesto
due
pacchetti
di
sigarette
-
fuma
parecchio
-
e
ha
divorato
di
buon
appetito
un
cappuccino
con
due
panini
:
proprio
una
colazione
da
professionista
che
rompe
il
digiuno
nel
tragitto
da
casa
all
'
ufficio
.
Ha
poi
consumato
docilmente
,
a
mezzogiorno
,
il
rancio
comune
.
Forse
temeva
-
e
sperava
insieme
-
di
essere
interrogato
:
ma
nessuno
ha
chiesto
di
lui
.
Questa
tranquillità
è
di
cattivo
augurio
.
Gli
ultimi
due
giorni
,
prima
che
lo
arrestassero
,
Giovanni
Fenaroli
veniva
convocato
dal
giudice
istruttore
Modigliani
,
e
poi
lasciato
ad
aspettare
e
a
macerarsi
senza
essere
ricevuto
.
È
corsa
voce
che
un
magistrato
avesse
interrogato
il
rag
.
Egidio
Sacchi
,
le
cui
ammissioni
hanno
posto
la
polizia
sulle
tracce
di
Raoul
Ghiani
,
ma
si
crede
che
anche
il
factotum
della
Fenarolimpresa
non
sia
stato
disturbato
.
La
moglie
del
Sacchi
-
che
ha
un
bimbo
in
tenera
età
-
ha
chiesto
di
poter
parlare
col
marito
:
non
le
è
stato
concesso
,
ed
è
facile
dedurre
,
da
ciò
,
che
anche
la
posizione
di
Egidio
Sacchi
non
è
stata
del
tutto
chiarita
.
È
pertanto
evidente
che
,
nella
capitale
,
ogni
indagine
è
praticamente
paralizzata
in
attesa
che
i
magistrati
e
i
funzionari
della
mobile
«
distaccati
»
a
Milano
esauriscano
la
prima
fase
dell
'
inchiesta
.
Quando
Raoul
Ghiani
sarà
trasferito
a
Roma
-
per
affrontare
la
difficilissima
prova
dei
confronti
con
Giovanni
Fenaroli
e
con
Egidio
Sacchi
-
le
autorità
avranno
ormai
messo
a
punto
tutti
gli
ingranaggi
dell
'
istruttoria
:
i
confronti
potranno
sfociare
nel
crollo
di
uno
dei
due
presunti
colpevoli
,
o
in
altri
dinieghi
:
e
a
questa
alternativa
corrisponde
l
'
altra
:
fra
un
processo
senza
ombre
e
un
processo
indiziario
.
StampaQuotidiana ,
Pio
La
Torre
,
il
dirigente
comunista
che
legò
a
Comiso
non
solo
gli
ultimi
anni
della
sua
vita
ma
forse
anche
la
sua
sorte
per
mano
mafiosa
,
sarebbe
certo
contento
:
in
questa
cittadina
siciliana
dove
quasi
vent
'
anni
fa
si
decise
di
dispiegare
con
le
batterie
di
centododici
missili
Cruise
un
formidabile
apparato
bellico
per
combattere
l
'
ultimo
capitolo
della
"
guerra
fredda
"
,
saranno
ospitati
cinquemila
profughi
kosovari
.
La
base
militare
in
disuso
,
da
emblema
di
guerra
si
trasforma
in
un
'
icona
di
solidarietà
,
ora
che
la
guerra
da
"
fredda
"
è
diventata
calda
e
guerreggiata
.
Il
mondo
è
cambiato
,
come
fosse
passato
un
secolo
,
da
quel
dicembre
1981
,
quando
un
portavoce
della
Nato
a
Bruxelles
inaugurò
la
vicenda
di
Comiso
con
una
gaffe
di
quelle
che
rivelano
la
distanza
siderale
tra
gente
e
stanze
dei
bottoni
:
"
I
missili
?
Non
preoccupatevi
:
li
installeremo
in
un
'
area
desertica
della
Sicilia
"
.
La
contrada
sulle
carte
militari
,
è
vero
,
si
chiama
"
Deserto
"
.
Ma
è
un
nome
antico
,
conseguenza
di
un
'
epoca
lontana
,
quando
il
sud
est
della
Sicilia
era
una
brulla
pietraia
calcinata
dal
sole
.
Deserto
?
Il
paesaggio
parla
di
fatica
secolare
e
di
lavoro
:
i
muri
a
secco
messi
su
,
pietra
su
pietra
,
limitano
come
una
ragnatela
i
confini
di
una
campagna
resa
fertile
dall
'
uomo
,
strappata
pezzo
a
pezzo
alla
desolazione
.
C
'
era
nell'81
a
Comiso
uno
sconosciuto
e
colto
professore
che
curava
la
biblioteca
del
Municipio
.
Raccolse
e
stampò
i
negativi
di
un
fotografo
locale
e
allestì
una
mostra
con
tutte
le
facce
(
e
le
braccia
)
dei
contadini
che
s
'
erano
sudata
con
le
lotte
e
il
lavoro
un
'
agricoltura
sviluppata
:
la
vera
e
propria
industria
verde
dei
cinque
,
sei
raccolti
annuali
dei
primaticci
coltivati
in
serra
.
Il
professore
si
chiamava
Gesualdo
Bufalino
.
Aveva
alcuni
splendidi
racconti
nel
cassetto
.
Al
Comune
il
sindaco
,
Giacomo
Cagnes
,
era
uno
di
quelli
che
nel
1944
avevano
proclamato
una
"
Repubblica
"
anarchica
e
socialista
,
soffocata
nel
sangue
.
In
zona
-
a
Comiso
e
nella
città
accanto
,
Vittoria
-
le
percentuali
elettorali
della
sinistra
toccavano
e
superavano
quelle
dell
'
Emilia
Romagna
.
Su
questa
gente
dal
Dna
controcorrente
in
una
Sicilia
dominata
dalla
mafia
,
dove
spadroneggiavano
Lima
,
gli
esattori
Salvo
,
Ciancimino
,
s
'
abbatté
come
un
fulmine
la
notizia
degli
euromissili
.
Che
furono
dislocati
a
Comiso
,
non
si
capì
mai
bene
se
contro
la
"
minaccia
"
dell
'
Est
comunista
(
dopo
il
dispiegamento
degli
SS-20
sovietici
del
Patto
di
Varsavia
)
o
contro
quella
del
Sud
del
mondo
.
E
se
Comiso
non
è
un
deserto
,
sicuramente
si
trova
a
Sud
del
Sud
,
nello
zoccolo
sudorientale
dell
'
isola
,
che
sulla
carta
geografica
è
a
Meridione
rispetto
alla
Tripoli
di
Gheddafi
.
Comunque
sia
andata
-
qualsiasi
fossero
i
veri
piani
degli
strateghi
di
una
guerra
che
per
fortuna
non
venne
mai
combattuta
-
la
bandierina
della
Nato
fu
piantata
lì
,
in
mezzo
alle
serre
della
contrada
che
aveva
il
nome
ingannatore
di
"
Deserto
"
.
Accettata
dal
governo
Spadolini
,
edificata
dal
governo
Craxi
,
la
base
degli
euromissili
,
poi
presa
in
carico
direttamente
dagli
americani
,
sorse
sul
luogo
dove
durante
il
secondo
conflitto
mondiale
era
stato
costruito
un
aeroporto
militare
,
il
"
Magliocco
"
.
E
questo
scalo
aveva
già
precorso
il
suo
destino
altalenante
tra
pace
e
guerra
essendo
già
stato
brevemente
riconvertito
negli
anni
Sessanta
a
supporto
del
lavoro
dei
contadini
di
Vittoria
e
Comiso
,
che
imbarcavano
sugli
aerei
i
loro
prodotti
risparmiando
in
tempo
e
denaro
sui
trasporti
.
Durò
poco
.
Chiuso
nei
primi
anni
Settanta
,
mai
più
riaperto
,
senza
dar
ascolto
a
richieste
e
proteste
dei
contadini
,
il
"
Magliocco
"
era
stato
abbandonato
come
un
relitto
in
mezzo
alla
campagna
.
La
sera
dell
'
annuncio
di
Bruxelles
,
andando
a
Comiso
per
cercare
il
posto
della
futura
"
base
"
fu
persino
difficile
trovare
la
strada
,
ormai
priva
di
segnalazioni
.
Il
cartello
dell
'
"
Alt
,
zona
militare
"
arrugginito
e
illeggibile
,
un
cancello
sfondato
,
le
due
"
piste
"
coltivate
a
carciofi
,
le
auto
delle
coppiette
.
Attorno
a
Comiso
,
sull
'
"
affare
Comiso
"
,
Pio
La
Torre
,
tornato
proprio
in
quelle
settimane
a
dirigere
il
partito
siciliano
,
volle
pervicacemente
,
ostinatamente
,
lanciare
una
grande
campagna
che
sfociò
nella
raccolta
di
un
milione
di
firme
contro
la
realizzazione
della
"
base
"
militare
.
Una
campagna
controcorrente
,
perché
considerazioni
di
realpolitik
avrebbero
forse
consigliato
(
e
molti
nello
stesso
Pci
di
allora
lo
fecero
)
di
evitare
accuse
-
che
pure
ci
furono
-
di
appiattimento
"
pacifista
"
di
fronte
alla
necessità
di
costruire
un
contrappeso
alla
minaccia
del
"
deterrente
"
missilistico
sovietico
.
Una
campagna
difficile
,
perché
la
propaganda
dei
corrispondenti
locali
dell
'
Italia
del
Caf
(
ricordate
il
trio
Craxi
-
Andreotti
-
Forlani
?
)
puntava
brutalmente
sui
"
benefici
"
che
mille
appartamenti
,
settemila
posti
letto
,
i
lavori
edili
e
gli
appalti
avrebbero
apportato
alla
zona
.
Una
campagna
travolgente
con
le
suore
,
i
preti
,
i
sindacalisti
,
i
militanti
di
sinistra
e
migliaia
di
giovani
impegnati
in
una
miriade
di
appelli
e
petizioni
.
Nel
breve
volgere
di
un
anno
crebbe
una
"
generazione
politica
"
che
rifiutava
-
in
anticipo
sui
tempi
-
la
logica
dei
Muri
e
delle
contrapposte
"
deterrenze
"
a
colpi
di
missili
.
Per
Pio
tutto
"
si
teneva
"
.
La
memoria
storica
dell
'
ex
animatore
della
prima
Commissione
antimafia
,
dell
'
ex
sindacalista
del
primo
dopoguerra
in
Sicilia
,
parlava
del
pericolo
immanente
di
una
miscela
esplosiva
che
la
base
comisana
avrebbe
potuto
innescare
.
Chi
andò
a
Comiso
in
quei
giorni
gli
portò
le
notizie
,
allora
pressoché
inedite
,
di
insediamenti
e
investimenti
di
mafia
avvenuti
in
silenzio
in
quel
lato
della
Sicilia
ritenuto
immune
dalla
malapianta
.
"
I
Salvo
con
centinaia
di
ettari
ad
Acate
,
a
pochi
chilometri
da
Comiso
?
I
Greco
di
casa
a
Vittoria
,
con
soldi
e
prestanome
?
Finirà
come
negli
anni
Quaranta
,
con
le
spie
e
la
mafia
a
braccetto
,
le
stragi
di
Portella
,
le
minacce
ai
lavoratori
.
Stiamo
rivoltando
il
mondo
come
un
calzino
e
ce
la
faranno
pagare
"
,
prevedeva
La
Torre
.
Comiso
,
anche
Comiso
,
colonia
di
mafia
?
L
'
incredibile
stava
avvenendo
,
e
la
campagna
promossa
da
La
Torre
sottoponeva
agli
occhi
di
un
'
opinione
pubblica
nazionale
sviata
dall
'
epoca
rovente
del
terrorismo
,
una
minaccia
ben
più
grave
,
perché
connaturata
nella
peggiore
storia
d
'
Italia
:
l
'
intreccio
della
mafia
con
una
"
destra
"
minacciosa
ed
eversiva
.
Pio
e
Rosario
-
Rosario
Di
Salvo
,
che
diffidiamo
gli
archivi
a
registrare
come
"
l
'
autista
"
di
La
Torre
-
li
hanno
ammazzati
una
mattina
che
ricordiamo
calda
e
soffocante
,
ma
forse
non
c
'
era
il
sole
ed
erano
le
lacrime
a
strangolare
il
respiro
.
Stavano
andando
all
'
aeroporto
di
Punta
Raisi
a
prendere
il
sindaco
di
Bologna
,
lo
storico
Renato
Zangheri
,
che
Pio
aveva
invitato
perché
parlasse
il
primo
maggio
a
Portella
delle
Ginestre
e
riannodasse
i
fili
di
un
discorso
nazionale
della
sinistra
su
un
tema
di
riscatto
nazionale
.
Ai
funerali
,
funerali
di
popolo
,
il
partito
di
La
Torre
sbagliò
tutto
quello
che
si
poteva
sbagliare
affiancando
sul
palco
a
Enrico
Berlinguer
un
paio
di
personaggi
-
emblema
di
tutto
ciò
che
La
Torre
aveva
combattuto
.
Volarono
monetine
e
si
pianse
anche
di
rabbia
.
Sull
'
ordine
pubblico
vigilava
confuso
tra
la
folla
,
il
neo
prefetto
di
Palermo
,
il
generale
Carlo
Alberto
Dalla
Chiesa
.
Falcone
indagò
,
non
credeva
all
'
inizio
a
questa
"
pista
"
complessa
e
complessiva
.
Poi
lasciò
nel
suo
computer
un
testamento
di
indagini
da
fare
,
sabotate
e
bloccate
dai
suoi
"
capi
"
,
in
cui
figurava
proprio
l
'
intrico
del
delitto
La
Torre
,
assieme
alle
indagini
sulla
"
Gladio
"
siciliana
e
sugli
appalti
governati
dal
sistema
politico
-
mafioso
.
Quel
testamento
sparì
,
Falcone
venne
fatto
a
pezzi
.
Comiso
era
divenuta
operativa
il
30
giugno
1983
:
su
duecento
ettari
si
costruirono
una
cittadella
autosufficiente
,
il
centro
comando
,
mille
appartamenti
per
i
militari
,
i
supermercati
,
le
chiese
,
i
centri
sociali
,
gli
impianti
sportivi
,
l
'
aria
condizionata
.
Quando
Falcone
morì
la
base
già
non
serviva
più
,
era
stata
smantellata
.
Il
sette
aprile
scorso
il
governo
aveva
accolto
la
richiesta
di
riconvertirla
in
un
grande
centro
di
ricerca
universitaria
,
un
campus
,
una
cittadella
della
pace
.
E
ancora
ieri
questa
scelta
strategica
,
voluta
dai
sindaci
e
dalle
popolazioni
,
è
stata
confermata
,
dopo
l
'
accoglienza
-
si
spera
provvisoria
-
dei
profughi
kosovari
.
Le
vittime
della
guerra
dei
Balcani
non
saranno
sbattuti
in
un
"
deserto
"
.
Ma
troveranno
ospitalità
in
una
di
quelle
comunità
che
Elio
Vittorini
,
che
era
di
queste
parti
,
chiamava
"
le
città
del
mondo
"
,
monadi
con
le
finestre
aperte
come
occhi
sul
pianeta
.
A
sud
del
sud
,
sull
'
altalena
incessante
di
guerra
e
pace
.
StampaQuotidiana ,
Nella
storia
di
tutti
i
tempi
e
di
tutti
i
popoli
vi
è
la
narrazione
di
fughe
e
di
liberazioni
drammatiche
,
romantiche
,
talora
rocambolesche
:
ma
quella
di
Mussolini
appare
anche
oggi
,
a
distanza
di
tempo
,
come
la
più
audace
,
la
più
romantica
e
al
tempo
stesso
la
più
"
moderna
"
,
dal
punto
di
vista
dei
mezzi
e
dello
stile
.
Veramente
,
essa
è
già
leggendaria
.
Mussolini
non
aveva
mai
nutrito
speranze
di
liberazione
da
parte
degli
Italiani
,
anche
fascisti
.
Che
qualcuno
ci
pensasse
è
sicuro
;
che
qua
e
là
si
siano
anche
imbastiti
piani
nei
gruppi
di
fascisti
tra
i
più
animosi
è
fuori
di
dubbio
;
ma
niente
andò
oltre
la
semplice
fase
del
progetto
:
d
'
altra
parte
,
i
gruppi
o
gli
individui
capaci
di
tentare
la
realizzazione
di
un
piano
erano
strettamente
sorvegliati
e
non
avevano
i
mezzi
necessari
per
effettuarlo
.
Sin
dal
principio
Mussolini
sentiva
che
il
Führer
avrebbe
tutto
tentato
pur
di
liberarlo
.
L
'
ambasciatore
Von
Mackensen
quasi
subito
andò
dal
re
per
avere
il
permesso
,
secondo
il
desiderio
del
Führer
,
di
visitare
Mussolini
,
ma
la
richiesta
fu
respinta
con
questa
nota
:
«
S
.
M
.
il
re
ha
fatto
presente
al
Maresciallo
Badoglio
il
desiderio
del
Führer
.
Nel
riconfermare
l
'
ottimo
stato
di
salute
di
S
.
E
.
Mussolini
e
il
suo
pieno
gradimento
per
il
trattamento
usatogli
,
il
Maresciallo
Badoglio
è
spiacente
di
non
poter
aderire
alla
richiesta
visita
,
e
ciò
nello
stesso
personale
interesse
di
S
.
E
.
Mussolini
.
È
però
pronto
a
fargli
subito
pervenire
quella
lettera
che
S
.
E
.
l
'
Ambasciatore
ritenesse
di
inviargli
e
di
riportarne
risposta
,
29
luglio
1943
»
.
Il
Capo
di
Gabinetto
del
Ministero
degli
Esteri
si
recò
dall
'
Ambasciatore
tedesco
e
ne
riferì
poi
al
Maresciallo
Badoglio
.
Data
la
situazione
di
un
Governo
italiano
che
"
fingeva
"
di
essere
alleato
e
di
voler
"
continuare
"
la
guerra
,
il
Governo
di
Berlino
non
poteva
con
"
passi
"
formali
,
quale
poteva
essere
la
richiesta
di
una
immediata
liberazione
,
compromettere
i
rapporti
fra
i
due
Governi
,
provocare
in
anticipo
una
crisi
nei
rapporti
medesimi
.
È
chiaro
che
Berlino
dubitava
degli
sviluppi
e
degli
obiettivi
della
politica
di
Badoglio
.
Ma
le
relazioni
diplomatiche
impedivano
di
rendere
il
dubbio
operante
,
prima
che
una
determinata
situazione
si
verificasse
.
Il
29
luglio
nessuno
si
ricordò
di
Mussolini
.
Ci
fu
una
eccezione
:
il
Maresciallo
del
Reich
Ermanno
Göring
telegrafava
al
Duce
nei
seguenti
termini
(
il
telegramma
fu
portato
a
Ponza
da
un
ufficiale
dei
carabinieri
)
:
«
Duce
,
mia
moglie
e
io
vi
mandiamo
in
questo
giorno
i
nostri
più
fervidi
auguri
.
Se
le
circostanze
mi
hanno
impedito
di
venire
a
Roma
come
mi
proponevo
,
per
offrirvi
,
insieme
coi
miei
voti
augurali
,
un
busto
di
Federico
il
Grande
,
più
cordiali
ancora
sono
i
sentimenti
della
mia
piena
solidarietà
e
fraterna
amicizia
che
vi
esprimo
in
questo
giorno
.
La
vostra
opera
di
uomo
di
Stato
rimane
nella
storia
dei
nostri
due
popoli
,
i
quali
sono
destinati
a
marciare
verso
un
comune
destino
.
Desidero
dirvi
che
i
nostri
pensieri
vi
seguono
costantemente
.
Voglio
ringraziarvi
per
l
'
ospitalità
gentile
che
mi
offriste
altra
volta
e
mi
proclamo
ancora
una
volta
,
con
incrollabile
fede
,
vostro
Göring
»
.
Anche
alla
Maddalena
Mussolini
notò
qualche
movimento
di
Germanici
:
essi
avevano
una
base
sul
lato
opposto
del
tratto
di
mare
,
a
Palau
.
Effettivamente
i
Tedeschi
avevano
ideato
un
piano
,
che
consisteva
nell
'
approdare
con
un
sottomarino
finto
inglese
,
con
equipaggi
dotati
di
uniformi
inglesi
che
avrebbero
prelevato
e
liberato
Mussolini
.
Il
piano
stava
per
essere
tentato
,
quando
Mussolini
fu
traslocato
al
Gran
Sasso
.
Il
sabato
sera
,
11
settembre
,
una
strana
atmosfera
di
incertezza
e
di
attesa
regnava
al
Gran
Sasso
.
Oramai
era
noto
che
il
Governo
era
fuggito
,
insieme
col
re
,
del
quale
veniva
annunciata
l
'
abdicazione
.
I
capi
che
avevano
la
sorveglianza
di
Mussolini
sembravano
imbarazzati
,
come
davanti
all
'
obbligo
di
dare
esecuzione
a
un
compito
particolarmente
ingrato
.
Nella
notte
dall'11
al
12
,
verso
le
2
,
Mussolini
si
alzò
e
scrisse
una
lettera
al
tenente
,
nella
quale
lo
avvertiva
che
gli
Inglesi
non
lo
avrebbero
mai
preso
vivo
.
Il
tenente
Faiola
,
dopo
avere
portato
via
dalla
stanza
del
Duce
tutto
ciò
che
rimaneva
di
metallico
e
di
tagliente
e
in
particolar
modo
le
lame
dei
rasoi
,
gli
ripeté
:
«
Fatto
prigioniero
a
Tobruk
,
dove
fui
gravemente
ferito
,
testimone
delle
crudeltà
britanniche
sugli
Italiani
,
io
non
consegnerò
mai
un
Italiano
agli
Inglesi
»
.
E
tornò
a
piangere
.
Il
resto
della
notte
trascorse
tranquillamente
.
Nelle
prime
ore
del
mastino
del
12
una
fitta
nuvolaglia
biancastra
copriva
le
cime
del
Gran
Sasso
,
ma
fu
tuttavia
possibile
avvertire
il
passaggio
di
alcuni
velivoli
.
Mussolini
sentiva
che
la
giornata
sarebbe
stata
decisiva
per
la
sua
sorte
.
Verso
mezzogiorno
il
sole
stracciò
le
nubi
e
tutto
il
cielo
apparve
luminoso
nella
chiarità
settembrina
.
Erano
esattamente
le
14
,
e
Mussolini
stava
con
le
braccia
incrociate
seduto
davanti
alla
finestra
aperta
,
quando
un
aliante
si
posò
a
cento
metri
di
distanza
dall
'
edificio
.
Ne
uscirono
quattro
o
cinque
uomini
in
kaki
i
quali
postarono
rapidamente
due
mitragliatrici
e
poi
avanzarono
.
Dopo
pochi
secondi
altri
alianti
atterrarono
nelle
immediate
vicinanze
e
gli
uomini
ripeterono
la
stessa
manovra
.
Altri
uomini
scesero
da
altri
alianti
.
Mussolini
non
pensò
minimamente
che
si
trattasse
di
Inglesi
.
Per
prelevarlo
e
condurlo
a
Salerno
non
avevano
bisogno
di
ricorrere
a
così
rischiosa
impresa
.
Fu
dato
l
'
allarme
.
Tutti
i
carabinieri
,
gli
agenti
si
precipitarono
con
le
armi
in
pugno
fuori
dal
portone
del
rifugio
,
schierandosi
contro
gli
assalitori
.
Nel
frattempo
il
ten
.
Faiola
irruppe
nella
stanza
del
Duce
intimandogli
:
Chiudete
la
finestra
e
non
muovetevi
!
Mussolini
rimase
invece
alla
finestra
e
vide
che
un
altro
più
folto
gruppo
di
Tedeschi
occupata
la
funivia
.
era
salito
e
dal
piazzale
di
arrivo
marciava
compatto
e
deciso
verso
l
'
albergo
.
Alla
testa
di
questo
gruppo
era
Skorzeni
.
I
carabinieri
avevano
già
le
armi
in
posizione
di
sparo
,
quando
Mussolini
scorse
nel
gruppo
Skorzeni
un
ufficiale
italiano
,
che
poi
giunto
più
vicino
riconobbe
per
il
generale
Soleti
del
corpo
dei
metropolitani
.
Allora
Mussolini
gridò
,
nel
silenzio
che
stava
per
precedere
di
pochi
secondi
il
fuoco
:
Che
fate
?
Non
vedete
?
C
'
è
un
generale
italiano
.
Non
sparate
!
Tutto
è
in
ordine
!
Alla
vista
del
generale
italiano
che
veniva
avanti
col
gruppo
tedesco
le
armi
si
abbassarono
.
Le
cose
erano
andate
così
.
Il
generale
Soleti
fu
prelevato
al
mattino
dal
reparto
Skorzeni
,
e
non
gli
fu
detto
nulla
circa
il
motivo
e
gli
scopi
.
Gli
fu
tolta
la
pistola
e
partì
per
l
'
ignota
destinazione
.
Quando
nel
momento
dell
'
irruzione
intuì
di
che
si
trattava
ne
fu
lieto
.
Si
dichiarò
felice
di
avere
contribuito
alla
liberazione
di
Mussolini
e
di
avere
,
forse
,
con
la
sua
presenza
,
evitato
un
sanguinoso
conflitto
.
Disse
a
Mussolini
che
non
era
consigliabile
tornare
immediatamente
a
Roma
,
dove
c
'
era
una
"
atmosfera
di
guerra
civile
"
,
diede
qualche
notizia
sulla
fuga
del
Governo
e
del
re
;
venne
ringraziato
dal
capitano
Skorzeni
e
poiché
il
Soleti
chiese
che
gli
fosse
riconsegnata
la
pistola
,
il
suo
desiderio
fu
accolto
,
così
come
l
'
altro
di
seguire
Mussolini
,
dovunque
fosse
andato
.
In
tutta
questa
rapidissima
successione
di
fatti
,
il
Gueli
non
ebbe
alcuna
parte
.
Si
fece
vedere
solo
all
'
epilogo
.
Gli
uomini
di
Skorzeni
,
dopo
essersi
impadroniti
delle
mitragliatrici
che
erano
state
posate
ai
lati
della
porta
d
'
ingresso
del
rifugio
,
salirono
in
gruppo
nella
stanza
del
Duce
.
Skorzeni
,
sudante
e
commosso
,
si
mise
sull
'
attenti
e
disse
:
«
Il
Führer
,
che
dopo
la
vostra
cattura
ha
pensato
per
notti
e
notti
al
modo
di
liberarvi
,
mi
ha
dato
questo
incarico
.
Io
ho
seguito
con
infinite
difficoltà
giorno
per
giorno
le
vostre
vicende
e
le
vostre
peregrinazioni
.
Oggi
ho
la
grande
gioia
,
liberandovi
,
di
aver
assolto
nel
modo
migliore
il
compito
che
mi
fu
assegnato
»
.
Il
Duce
rispose
:
«
Ero
convinto
sin
dal
principio
che
il
Führer
mi
avrebbe
dato
questa
prova
della
sua
amicizia
.
Lo
ringrazio
e
con
lui
ringrazio
voi
,
capitano
Skorzeni
,
e
i
vostri
camerati
che
hanno
con
voi
osato
»
.
Il
colloquio
si
portò
quindi
su
altri
argomenti
,
mentre
si
raccoglievano
le
carte
e
le
cose
di
Mussolini
.
Al
pianterreno
carabinieri
e
agenti
fraternizzavano
coi
Germanici
,
alcuni
dei
quali
erano
rimasti
non
gravemente
feriti
nell
'
atterraggio
.
Alle
15
tutto
era
pronto
per
la
partenza
.
All
'
uscita
,
Mussolini
salutò
con
effusione
i
camerati
del
gruppo
Skorzeni
e
tutti
insieme
-
Italiani
compresi
si
recarono
in
un
sottostante
breve
pianoro
dove
un
apparecchio
"
Cicogna
"
attendeva
.
Il
capitano
che
lo
pilotava
si
presentò
;
giovanissimo
:
Gerlach
,
un
asso
.
Prima
di
salire
sull
'
apparecchio
,
Mussolini
si
voltò
a
salutare
il
gruppo
dei
suoi
sorveglianti
:
sembravano
attoniti
.
Molti
sinceramente
commossi
.
Taluni
anche
con
le
lacrime
agli
occhi
.
Lo
spazio
dal
quale
il
"
Cicogna
"
doveva
partire
era
veramente
esiguo
.
Allora
fu
arretrato
per
guadagnare
qualche
metro
.
Al
termine
del
pianoro
vi
era
un
salto
abbastanza
profondo
.
Il
pilota
prese
posto
sull
'
apparecchio
;
dietro
lui
Skorzeni
e
quindi
Mussolini
.
Erano
le
ore
15
.
Il
"
Cicogna
"
si
mise
in
moto
.
Rullò
un
poco
.
Percorse
rapidamente
lo
spazio
sassoso
e
giunto
a
un
metro
dal
burrone
,
con
uno
strappo
violento
del
timone
,
spiccò
il
volo
.
Ancora
qualche
grido
.
Braccia
che
si
agitavano
.
E
poi
il
silenzio
dell
'
alta
atmosfera
.
Dopo
pochi
minuti
sorvolammo
L
'
Aquila
e
,
trascorsa
un
'
ora
,
il
"
Cicogna
"
planava
tranquillamente
all
'
aeroporto
di
Pratica
di
Mare
.
Quivi
un
grande
trimotore
era
già
pronto
,
Mussolini
vi
salì
.
Il
volo
aveva
per
mèta
Vienna
,
dove
si
giunse
a
notte
avanzata
.
Qualcuno
attendeva
all
'
aeroporto
.
Di
lì
al
"
Continentale
"
per
una
notte
.
All
'
indomani
,
verso
mezzogiorno
,
nuovo
volo
sino
a
Monaco
di
Baviera
.
Il
mattino
dopo
al
Quartier
generale
del
Führer
l
'
accoglienza
fu
semplicemente
fraterna
.
La
liberazione
di
Mussolini
ad
opera
di
"
arditi
"
tedeschi
suscitò
in
Germania
un
'
ondata
di
grande
entusiasmo
.
Si
può
dire
che
l
'
evento
fu
festeggiato
in
ogni
casa
.
La
radio
preparò
,
con
ripetute
emissioni
,
gli
ascoltatori
a
una
notizia
straordinaria
e
non
si
ebbe
delusione
alcuna
,
quando
la
notizia
,
verso
le
22
,
fu
conosciuta
.
Tutti
la
considerarono
come
un
avvenimento
eccezionale
.
Furono
mandati
a
Mussolini
centinaia
di
telegrammi
,
lettere
,
poesie
,
da
ogni
parte
del
Reich
.
Non
ebbe
l
'
evento
una
ripercussione
analoga
in
Italia
.
Erano
quelli
i
giorni
del
caos
,
della
distruzione
,
del
saccheggio
,
della
degradazione
.
La
notizia
fu
quindi
accolta
come
una
ingrata
sorpresa
,
con
fastidio
e
con
rancore
.
E
si
cominciò
col
negarla
:
si
diffuse
la
voce
che
si
trattava
di
una
commedia
,
che
Mussolini
era
già
morto
,
consegnato
agli
Inglesi
,
che
il
discorso
di
Monaco
era
stato
pronunciato
da
un
sosia
.
Questa
voce
continuò
a
circolare
anche
molti
mesi
dopo
,
elemento
indicativo
di
un
desiderio
.
Sebbene
centinaia
di
persone
abbiano
visto
Mussolini
,
tale
voce
non
è
del
tutto
scomparsa
.
Bisogna
spiegarsi
la
persistenza
di
questo
fenomeno
,
che
non
è
dovuto
semplicemente
alle
notizie
delle
emittenti
nemiche
sulla
salute
sempre
pericolante
di
Mussolini
,
sugli
attentati
in
continuazione
contro
di
lui
,
sulle
fughe
in
Germania
compiute
o
preannunciate
.
Bisogna
spiegarsi
altrimenti
il
fenomeno
e
riferirsi
a
certi
dati
della
rudimentale
psicologia
di
una
parte
del
popolo
italiano
,
più
"
talentosa
"
forse
che
"
intelligente
"
.
Mussolini
è
,
da
un
certo
punto
di
vista
,
un
uomo
"
duro
a
morire
"
.
Egli
è
stato
infatti
molte
volte
ai
margini
della
vita
.
All
'
ospedale
di
Ronchi
,
nel
marzo
del
1917
,
col
corpo
crivellato
di
schegge
,
doveva
morire
,
o
nella
migliore
delle
ipotesi
,
essere
amputato
della
gamba
destra
.
Non
accadde
niente
di
ciò
.
Dopo
la
guerra
,
al
ritorno
dal
Congresso
dei
Fasci
tenutosi
a
Firenze
nel
1920
,
un
formidabile
cozzo
,
che
frantumò
le
sbarre
di
un
passaggio
a
livello
nei
pressi
di
Faenza
,
non
provocò
che
un
leggero
stordimento
,
poiché
la
"
blindatura
"
cranica
di
Mussolini
aveva
brillantemente
"
neutralizzato
"
il
colpo
.
La
caduta
dell
'
aeroplano
sul
campo
di
Arcore
fu
una
esperienza
di
estremo
interesse
.
Mussolini
constatò
allora
che
la
velocità
della
caduta
dell
'
apparecchio
era
stata
uguale
alla
velocità
di
ideazione
del
pensiero
pensato
in
queste
parole
:
si
cade
!
Precipitare
di
piombo
da
un
'
altezza
di
50
metri
,
sia
pure
con
un
robusto
scassone
quale
il
non
dimenticabile
"
Aviati
"
,
non
è
uno
scherzo
.
Il
rombo
dell
'
urto
contro
il
suolo
fu
sonoro
assai
,
né
meno
stridulo
lo
scricchiolio
delle
ali
e
della
carlinga
.
Fu
un
accorrere
da
ogni
parte
del
campo
.
L
'
istruttore
pilota
quell
'
entusiasta
e
simpatico
veterano
del
volo
che
è
Cesare
Redaelli
era
leggermente
ferito
;
quanto
a
Mussolini
,
si
trattava
di
una
semplice
ammaccatura
al
ginocchio
.
Nella
testa
tipo
"
panzer
"
una
leggera
scalfittura
fra
naso
e
fronte
.
Abbastanza
emozionante
fu
il
volo
da
Ostia
a
Salerno
,
nel
giorno
del
famoso
,
e
per
un
certo
tempo
inedito
,
discorso
di
Eboli
,
nel
giugno
1935
.
Era
un
tempo
ciclonico
.
Poco
prima
dell
'
arrivo
un
fulmine
scoppiò
sull
'
aeroplano
bruciando
gli
aggeggi
della
radio
.
Non
capita
bisogna
riconoscerlo
ad
ogni
comune
mortale
di
essere
folgorato
a
3000
metri
sul
livello
del
mare
,
rimanendo
incolume
.
Non
parliamo
dei
molti
duelli
i
quali
,
anche
quando
l
'
arma
di
combattimento
era
la
spada
triangolare
,
non
uscivano
dal
tipo
degli
"
scherzi
innocenti
"
.
Forse
meno
innocenti
,
ma
incredibilmente
noiosi
,
gli
attentati
degli
anni
1925-1926
.
Un
paio
di
bombe
e
una
serie
di
revolverate
femminili
e
maschili
,
indigene
e
britanniche
,
oltre
a
qualche
altro
tentativo
rimasto
nell
'
ombra
dell
'
incognito
.
Normale
amministrazione
.
Passiamo
ora
dal
regno
,
come
dire
?
"
traumatico
"
a
quello
costituzionale
,
ovverosia
organico
.
Da
venti
anni
oramai
,
e
precisamente
dal
15
febbraio
1925
,
Mussolini
è
"
dotato
"
di
una
gentile
ulcera
duodenale
,
la
cui
storia
minuziosa
e
dettagliata
è
insieme
con
altre
ben
70
mila
storie
di
malati
negli
archivi
del
prof
.
Frugoni
.
Vederla
attraverso
le
lastre
,
effettuate
la
prima
volta
dall
'
esperto
e
integerrimo
ora
scomparso
Aristide
Busi
,
preside
della
Facoltà
di
medicina
di
Roma
,
fu
motivo
di
una
spiegabilissima
e
molto
intima
soddisfazione
.
Da
quanto
esposto
si
può
evincere
che
Mussolini
può
essere
considerato
,
almeno
sin
qui
,
un
uomo
"
duro
a
morire
"
.
E
come
si
spiega
allora
che
la
vaga
indifferenziabile
opinione
pubblica
lo
ha
considerato
morto
?
Ci
sono
,
se
così
può
dirsi
,
diverse
incarnazioni
di
Mussolini
.
Anche
dal
punto
di
vista
politico
egli
è
un
"
duro
a
morire
"
.
Nel
1914
,
espulso
dal
partito
socialista
italiano
nella
memorabile
assemblea
del
Teatro
del
"
Popolo
"
,
tutti
o
quasi
i
tesserati
lo
considerarono
un
uomo
finito
,
schiacciato
da
un
plebiscito
provocato
tra
le
file
dell
'
armento
,
cui
si
aggiunse
al
solito
una
"
questione
morale
"
.
Dopo
pochi
mesi
il
socialismo
neutralista
veniva
sbaragliato
sulle
pubbliche
piazze
.
Conclusa
la
guerra
,
l
'
Italia
dovette
subire
l
'
ondata
bolscevica
.
Nelle
elezioni
del
1919
,
nelle
quali
Mussolini
ebbe
l
'
onore
di
avere
a
compagno
di
lista
Arturo
Toscanini
,
il
quale
perciò
è
un
fascista
della
prima
ora
,
egli
riportò
4000
voti
di
fronte
ai
milioni
di
voti
degli
avversari
.
Il
rosso
imperversava
trionfante
e
minaccioso
.
Nell
'
ebbrezza
della
vittoria
fu
simulato
un
funerale
di
Mussolini
,
e
una
bara
che
lo
conteneva
in
effigie
passò
,
con
il
relativo
corteo
vociante
,
davanti
alla
sua
abitazione
di
Foro
Buonaparte
38
,
ultimo
piano
.
Da
quella
bara
rispuntò
il
Mussolini
degli
anni
1921-1922
.
Come
nel
novembre
del
1919
qualche
cosa
del
genere
fu
tentato
nel
luglio
del
1943
.
Questa
doveva
essere
la
volta
buona
,
la
definitiva
.
Poi
la
morte
politica
e
quella
fisica
avrebbero
proceduto
di
conserva
con
una
ben
calcolata
simultaneità
.
Colui
che
nei
domini
dell
'
imperscrutabile
regge
i
destini
mutevoli
degli
umani
ha
deciso
altrimenti
.
Vi
è
un
Mussolini
che
contiene
,
quello
di
ieri
come
quello
di
ieri
conteneva
quello
di
oggi
,
e
questo
Mussolini
,
pur
avendo
la
sua
dimora
non
più
a
Palazzo
Venezia
ma
alla
Villa
delle
Orsoline
,
si
è
messo
sotto
le
stanghe
,
al
lavoro
,
con
la
volontà
di
sempre
,
e
quindi
,
o
falange
non
tebana
di
Tommasi
increduli
,
se
lavora
deve
essere
,
per
lo
meno
,
vivo
.
Talete
il
filosofo
greco
ringraziava
gli
dei
di
averlo
fatto
nascere
uomo
e
non
bestia
;
maschio
e
non
femmina
,
greco
e
non
barbaro
.
Mussolini
ringrazia
gli
dei
di
avergli
risparmiato
la
farsa
di
un
assordante
processo
a
Madison
Square
di
Nuova
York
,
al
che
avrebbe
preferito
di
gran
lunga
una
regolare
impiccagione
nella
Torre
di
Londra
,
e
di
avergli
consentito
,
insieme
coi
migliori
Italiani
,
di
vivere
il
quinto
atto
del
terribile
dramma
che
tormenta
la
Patria
.