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LA FUTURA QUARESIMA ( MORASSO MARIO , 1905 )
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Dovevano essere pur felici e giocondi i nostri avi lontani se hanno sentito il bisogno di instituire una stagione obbligatoria di penitenza , di mortificazione , di privazione ! Dovevano essere dotati anzitutto di una invidiabile spensieratezza e dovevano poi essere provveduti di ogni ricchezza in abbondanza e aver sempre la fortuna propizia , se è apparso loro come una necessità quasi sacra l ' astenersi , almeno per un breve periodo dell ' anno , dai consueti piaceri , dalle abituali delizie e il rinunziare durante alcuni giorni al buon umore e alle feste per mettersi volontariamente nelle condizioni dei miseri , degli afflitti , dei bisognosi . La gioia doveva essere l ' ospite assidua delle loro case e l ' ilare serenità delle loro anime se eglino sono giunti fino a sancire , come divino comandamento , l ' obbligo di allontanare per un dato tempo queste loro indivisibili e preziose compagne . Sulle loro mense e nelle loro dispense doveva essere ignota l ' inopia come al loro spirito il cruccio se hanno elevato fino a legge della Chiesa l ' atto del digiuno e dell ' ansia meditabonda durante alcuni giorni prefissi . Oh tavole adorne di ogni vivanda e imbandite per un perenne festino , tavole sempre copiose che soltanto un divino decreto aveva la forza di rendere deserte , oh appetiti sempre saziati di cui soltanto una sacra prescrizione poteva ritardare la sazietà , oh anime sgombre da cure , oh spiriti ridenti spiegati unicamente nella inconsapevole dolcezza di vivere cui soltanto un volere sovrumano poteva imporre temporaneamente una preoccupazione e un affanno ! E noi vantiamo il nostro progresso , i benefici della nostra umanitaria civiltà , noi ci illudiamo di aver accresciuto la felicità e la ricchezza ! Ma quando mai oggi si troverebbe un solo uomo , per quanto folle , che osasse proporre come un obbligo necessario soltanto qualche ora di privazione e di preoccupazione in più di quelle che già dobbiamo sopportare ? O tra noi e i nostri predecessori esiste una diversità materiale e morale così fatta da rendere gli uni opposti e incomprensibili agli altri , oppure l ' istituzione della Quaresima , di una stagione cioè in cui sono rese obbligatorie le condizioni di infelicità e di miseria , dimostra che il nostro progresso non è che una enorme perdita , e che i nostri padri stavano incomparabilmente meglio di noi . I doveri prescritti dalla Quaresima al credente vengono osservati durante tutto l ' anno dall ' uomo moderno in una misura ben più grave e profonda . L ' aver stabilito una Quaresima implica evidentemente che nel restante dell ' anno non era quaresima , ci si trovava cioè in uno stato se non contrario almeno differente da quello quaresimale . A noi invece non verrebbe certo neanche in mente di pensare a qualcosa di simile per la buona ragione che tutto l ' anno è per noi una quaresima . Noi siamo sempre in tetra quaresima . Noi non abbiamo bisogno di sguernire le nostre mense e di diminuire il nostro cibo poiché già esse sono troppo squallide e il cibo è sempre insufficiente ; non abbiamo bisogno di digiunare perché innumerevoli ventri digiunano quotidianamente contro volontà . Noi non dobbiamo certo costringerci volontariamente alla rinunzia poiché ogni istante che passa ci sforza nostro malgrado a rinunziare ai più ardenti desideri nostri ; e niuna legge deve intervenire per piegarci nella polvere e indurci alla mortificazione , perché noi stiamo costantemente curvi e la superbia è un lusso che noi abbiamo definitivamente abolito . E la penitenza e la macerazione meditativa di noi stessi occorre forse che ci siano comandate come esercizi eccezionali ? Ma la penitenza è il nostro abito normale , noi viviamo avvolti di tristezza , in una zona grigia in cui si spuntano come dardi senza impeto le nostre cupidigie , noi non facciamo che pentirci da mattina a sera e per quello che abbiamo compiuto , e per quello che non abbiamo compiuto e pratichiamo tutte le dure discipline della penitenza , costretti come siamo durante tutte le giornate della nostra esistenza a fare ciò che noi non vorremmo e a non fare ciò che a noi piacerebbe . E come si può parlare all ' uomo moderno di accrescere la sua attività interiore , di flettersi ancora maggiormente su se stesso quando egli è corroso dalla più tormentosa osservazione di se medesimo , quando è estenuato dal suo morboso sforzo spirituale o per riandare il passato o per speculare nell ' avvenire ? L ' uomo rumina oggi continuamente , dolorosamente se medesimo , tutte le sue facoltà psichiche sono sempre tese e sveglie e tutte fremono e partecipano al suo minimo atto . L ' uomo non alza più un dito spensieratamente , egli calcola , scruta , ricorda dal passato all ' avvenire , confronta e prevede , analizza fin le più remote radici dell ' essere suo , pesa i più sottili moventi , e il dubbio lo trattiene ancora . Oh non ha certo bisogno di proporsi estranei problemi da meditare o artificiosi casi di coscienza da indagare , o preoccupazioni lontane per affannarsi ; l ' uomo moderno vive in un perpetuo affanno . Non occorre che egli sogni la suprema ed eterna conquista del cielo per esercitare le sue virtù , per adempiere al suo officio umano e per dare una occupazione al suo spirito , poiché la più umile conquista terrena , le sole necessità della esistenza bastano adesso a questo scopo . L ' uomo non ha più un momento di tregua , la sua ansia è da lui indivisibile come la sua ombra , egli è continuamente in preda a ogni sorta di preoccupazioni , stia egli al sommo o all ' infimo non può più concedere un momento di sé a se stesso , al suo piacere , al suo riposo . L ' uomo non sa più né riposarsi né divertirsi ; sia nei riposi , sia nei divertimenti , sia quando giace stremato , sia quando mangia , sia quando cerca e crede di divertirsi , egli porta con sé tutti i suoi fastidi e tutti i suoi affanni e tutta la sua fatica e tutto il suo tedio che gli sono compagni inseparabili , che sono omai penetrati nelle sue ossa , nelle sue carni , nel suo sangue , che gli sono divenuti quasi indispensabili e da cui non può sicuramente allontanarsi anche se talvolta gliene prendesse voglia . Il riposo infatti non è più per l ' uomo un fatto naturale , la soddisfazione spontanea di un bisogno , una funzione istintiva , una condizione normale come lo è per tutti gli esseri viventi che si riposano sempre quando non agiscono nelle loro funzioni organiche del nutrimento e della riproduzione o in quelle della difesa . Per tutti gli animali il riposo è lo stato consuetudinario , è la regola che ha per eccezioni il lavoro del nutrimento e della difesa e il piacere della riproduzione . Per l ' uomo il riposo è divenuto l ' eccezione , è una cura , è una condizione forzata . L ' uomo deve costringersi a riposare e anche quando si costringe non è più capace di riposare bene , talché alla sua ignoranza e inettitudine hanno dovuto supplire i medici , studiando e prescrivendo metodi sani di riposo ; finché , segno caratteristico dei tempi , siamo ora arrivati al punto che , proprio in questi giorni , si è fondata a New York la scuola del sonno , ove si insegna a dormire ! E lo stesso si dica per il divertimento . Nulla vi è di più triste che l ' uomo moderno quando si diverte ; sia esso il macchinista torvamente seduto in una fosca e fetida osteria , sia il miliardario che si annoia in un teatro o in un salone da ballo . Ambedue in quel momento non sono che vuoti involucri corporei , la loro anima è assente , o per meglio dire la loro anima è unicamente occupata di sé e per quanto si forzi neanche si avvede delle cose intorno . Ambedue in quel momento non sono che la figurazione concreta di una dolorosa impossibilità . E come si è fatto per il sonno , così si dovrà fare per il divertimento , bisognerà insegnare all ' uomo a divertirsi , sarà necessario impartirgli una lunga istruzione perché egli impari nuovamente a sorridere . La strana aberrazione sarà per tanto completa ; l ' uomo avrà perduto la nozione dei suoi istinti , non saprà più fare ciò che avrebbe piacere di fare , ciò che corrisponderebbe alla sua stessa natura , mentre farà soltanto ciò che è più contrario alla sua indole , alla sua conformazione organica , alle sue inclinazioni naturali , cioè lavorare e affannarsi ; e quindi allora bisognerà insegnargli a soddisfare i suoi istinti col riposo ed il divertimento . L ' artificio penoso avendo preso il posto delle tendenze naturali , queste diverranno artifici che dovranno essere imposti con l ' educazione . Non la quaresima adunque per l ' uomo moderno , ma le nuove religioni gli imporranno con sacro obbligo e come azione devota , una stagione per il riposo e per il gioco . La quaresima sarà per l ' uomo futuro il carnevale .
IRA E LACRIME A RIBOLLA ( Bianciardi Luciano , 1954 )
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Sono arrivato a Ribolla la mattina del 4 maggio alle undici . Due ore e mezza dopo la esplosione questo triste villaggio di minatori stenta ancora a credere . Per le strade si aggira una folla stordita , che si muove incerta qua e là , muta , senza saper che fare , dove andare . Non è facile capire quel che realmente è successo . Una piccola folla di donne si accalca dinanzi al cancello dell ' infermeria , ne esce un ' auto con a bordo un uomo svenuto , la testa reclinata sui cuscini : ma non è un ferito . Faceva parte delle prime squadre di soccorso , quelle che son calate giù all ' improvviso , senza mezzi di protezione , e dopo mezz ' ora son tornati fuori così , bianchi come cenci . Carabinieri , poliziotti , guardie giurate cercano di trattenere la gente , che man mano cresce e preme : è stata la prima cura della direzione , quella dell ' ordine pubblico . L ' allarme è venuto solo dopo le undici , e fino ad allora negli altri pozzi si è lavorato , come tutti i giorni . E quasi l ' una quando arrivano i respiratori dei vigili del fuoco , e si organizza il soccorso . Dalla lampisteria un altoparlante chiama a raccolta volontari , e la risposta è immediata : anche dalle altre miniere vengono giù con gli autocarri . Sfila , inquadrato , un gruppo di operai di Niccioleta : scenderanno fra poco , mi dice in fretta uno di loro . Ai pozzi si giunge per un viottolo tortuoso e pieno di fango , che a tratti traversa un campo di grano , e poi costeggia i binari dei décauville , i mucchi di detriti di miniera , dominati dalle alte impalcature scure degli ascensori . Questo è il « Raffo » , ad un chilometro in linea d ' aria si vede il « Camorra » . Qui si lavora febbrilmente : vibrano le corde d ' acciaio , ronzando , calano giù legname da armatura , tubi di aerazione , ed uomini . La gente sta a guardare in silenzio , un gruppo di donne , in piedi su di un greppo , attende . Un maresciallo dei carabinieri vuoi far sgombrare , alza la voce , ma nessuno lo ascolta . Lì accanto si vede un gran cartello giallo , ammonisce che è vietato scendere in miniera senza i pantaloni lunghi e la maglietta « almeno con le mezze maniche » . Un giovane ingegnere del Distretto Minerario è venuto su da Grosseto : gli hanno dato una tuta blu , le scarpe grosse da minatore , l ' elmetto di materia plastica , tutta roba nuova , con ancora le pieghe della stiratura sui pantaloni . Così , e con gli occhiali , è goffo e impacciato . C ' è anche il medico della miniera , con un largo mantello impermeabile , di tela cerata , e gli infermieri accanto all ' ambulanza , pronta , con lo sportellone aperto e la barella lì per terra . Quando suona il campanello dell ' arganista il silenzio si fa ancora più grave , perché vuoi dire che arriva la gabbia . La gabbia , affiorando , sferraglia contro le guide di acciaio e si blocca : ne scende un ragazzo , pallido in volto pur sotto la maschera di polvere nera , qualcuno gli si fa incontro , vuoi sapere cosa succede laggiù , ma la guardia della Montecatini lo afferra sotto il braccio e lo trascina , barcollante , dentro la cabina dell ' arganista , e grida : « Via , via ! » . Ma la voce si è già sparsa , arrivano tre corpi . Gli infermieri si avvicinano alla bocca del pozzo brandendo tre coperte di tipo militare . Il medico dà ordini a bassa voce . Appena la gabbia affiora di nuovo si fanno avanti , coprono qualcosa , è un cadavere , e lo trascinano come un sacco sulla barella . Riesco a vedere appena uno scarpone , uno solo . Dicono che al « Raffo » ne han tirati fuori altri quattro . Quando torno in paese si è scatenata l ' onda del terrore , e le donne son scese in strada , così come si trovavano , con quattro stracci addosso : urlano davanti alla saracinesca abbassata del garage , dove trasportano i cadaveri , man mano che li trovano . Due poliziotti , a tratti , alzano quanto basta perché entri un uomo , una barella . Un vecchio cammina avanti e indietro gridando solo una bestemmia , sempre quella . Fa : « Dio - lùpo , diolùpo , diolùpo » . Il lutto sul viso di tutti : amici , incontrandosi , appena si salutano con un cenno del capo . È arrivato il procuratore della Repubblica , con il giudice istruttore . Gli operai più anziani gli si fanno incontro per raccontare : « L ' avevamo detto tante volte , che doveva succedere , ed è successo » . Un vecchio parla di tempi passati : « Ci s ' aveva i nostri lavori belli comodi , freschi . Si stava tanto bene » . Vuoi dire gli anni della guerra . Cominciano ad arrivare i giornalisti , con le macchine fotografiche : erano nella zona per « Italic Sky » , le manovre di sbarco della NATO , ed hanno i rotolini già per metà impressionati coi reattori , i marines , i generali : chissà se qui in paese troveranno altra pellicola ? A tarda sera arrivano le autorità , visibilmente preoccupate per la grossa grana . Arriva anche il ministro Vigorelli : entra in direzione , fa dichiarazioni di cordoglio ai giornalisti e conclude promettendo « contribuzioni straordinarie e immediate varianti dalle 60 alle 100 mila lire . Naturalmente ciò non incide per niente sul trattamento previdenziale dell ' INAIL che resta invariato » . Dirige i lavori , giù ai pozzi , l ' ing. Carli , con il capo - servizio Marcon . Non si è ancora visto il direttore della miniera : dicono che è ammalato , che è a Milano , che è a Roma . Non si è visto il dott. Riccardi , capo dei servizi assistenziali . Un anno fa , al « Camorra » , arrestarono 45 operai che si erano calati giù e non volevano uscire , per protesta contro un ' ondata di licenziamenti . Riccardi , allora , al « Camorra » , diresse la polizia : volle che dal pozzo gli operai uscissero ammanettati , « per dare l ' esempio » . A notte comincia a piovere , e l ' alba si leva più livida e grigia su Ribolla . Giù ai pozzi han lavorato tutta la notte ed il numero dei cadaveri , nel garage , va crescendo ora per ora . Dopo l ' identificazione li incassano e li portano nel cinema . Son salito in galleria con Antonio Palandri , segretario della Federazione Minatori . Palandri è stato minatore , e qui lo conoscono tutti . Per le scale incontriamo una donna , quando lo vede si mette a piangere e lo abbraccia : « Le nostre lotte , Tonino , le nostre lotte » . Di quassù si vede tutta la sala : sotto lo schermo han montato un altarino , con due candele e un crocifisso , ai lati tutte bandiere rosse . Sopra ogni bara c ' è un mazzo di fiori , e l ' elmetto del minatore ucciso : si direbbe un manipolo di soldati , e forse è davvero così . Il dolore è più composto , qua dentro . Una sposa meridionale sfoga la sua pena con un lungo lamento ritmico , nel quale ricorda le virtù del suo uomo e gli chiede perdono di qualcosa . Quanti modi di piangere a Ribolla ! Una vecchia maremmana sta immobile , con gli occhi arrossati fissi nel vuoto . E sopra , accanto a noi , si addensa tutta la gente di Ravi , di Caldana , di Tatti , di Sassofortino , di Roccatederighi , di Roccastrada , di Montemassi , questi scuri paesi aggrappati alla vetta dei colli circostanti . Di là ogni mattina scendevano per il lavoro questi che son morti . Alla porta fan servizio d ' ordine i minatori , la polizia non c ' è più . Un telegramma del sindaco ha invitato i rappresentanti dei partiti politici , delle organizzazioni sindacali , di vari enti , per costituire un comitato che provveda alle onoranze . Infatti , a sera , arrivano quattro ragazzi : « Dicci » , dicono , « ACLI , CISL , PRI » . Il ragazzo del un giovane avvocato , spiega che i « saragattiani » non son venuti perché forse , a quell ' ora , in federazione non c ' era nessuno . Ha visto l ' avviso del telegramma infilato sotto la porta . Alle onoranze non parteciperà la Montecatini . La società offre « assegni assistenziali » di 500mila lire e di un milione , « secondo i relativi carichi familiari » . Comunica ai giornalisti che le spese dei funerali saranno a suo carico , « secondo una vecchia tradizione » . Ma il governo ha già comunicato che sarà lo Stato a pagare queste spese . Intanto si cominciano a vedere i manifesti listati a lutto : su quello dei repubblicani si legge : « Ancora una volta , nel crudo , necessario , eterno dialogo dell ' Uomo con la Materia , gli oscuri avamposti della insonne fatica son caduti nel puro silenzio dei martiri » . La mattina dei funerali è comparso il sole . La folla delle bandiere , le auto , i fiori , si vanno ammassando per le esequie . Riconosco la voce dell ' altoparlante che dirige ogni spostamento . E Ivo Tocco . Dice , a un certo punto : « I carabinieri tengano sgombro il marciapiede . Si presenti subito un commissario di Pubblica Sicurezza » . Ivo Tocco è un giovane funzionario comunista . Fa caldo , su questa collinetta di detriti della miniera : qua e là il terreno fuma , perché le scorie di minerale , al contatto con l ' aria , si incendiano . Alle spalle , là dietro si vede lontanissimo , il pozzo « Camorra » , davanti c ' è Montemassi . Stamani , venendo su , ho incontrato Bandinelli ! Mi ricordo che a Siena , una volta , Bandinelli parlava a una riunione in palazzo comunale , nella sala dove c ' è l ' affresco di Simone Martini , quello famoso di Guidoriccio da Fogliano che si reca all ' assedio di Montemassi . Mi chiedo perché sto pensando a queste cose . Le parole accorate di Di Vittorio calano sulla gran folla , e mi pare giusto che sia un contadino pugliese a parlare ai minatori maremmani . Non vogliono far parlare Viglianesi . Qua , per i minatori , l ' un , è il sindacato della Montecatini , e la Montecatini non è ai funerali . Nessuno , nemmeno le guardie giurate , ha voluto portare le sue corone . La direzione è presidiata dai carabinieri . Poi la cerimonia si scioglie : le bare partono con i furgoni , seguiti dalle auto piene di donne vestite di nero . La gente se ne va , in una grande confusione di grida , clacson , motori . Le auto nere targate Roma e Milano entrano nei cancelli della direzione : ne scendono industriali , prelati , ministri , sindacalisti liberi . Si torna alla normalità : partono i carabinieri ed arriva la « celere » . Mi trovo solo a girare per le strade polverose , e non riesco a credere che sia proprio tutto finito e che non ci sia niente da fare .
Londra, ma quanto mi costi ( Vespa Bruno , 2000 )
StampaPeriodica ,
Sandro , dove sei ? E dove sei cara vecchia sterlina ceduta a prezzi stracciati ? Era la fine di giugno del 1975 e Sandro Paternostro mi disse : compralo . Un bellissimo vassoio inglese del '700 costava poco più di mezzo milione . Per me , redattore ordinario del telegiornale , era quasi uno stipendio . Perciò non lo comprai . Nonostante Sandro , che aveva fama di gran fiuto per gli affari , mi implorasse di farlo . « Compralo e poi rivendilo a Bulgàri » . Diceva Bulgàri , con l ' accento sbagliato . Lo diceva mentre la sua vivacissima bambina rischiava di mandare in frantumi antiche porcellane cinesi esposte alla Grosvenor House , mentre l ' inflessibile moglie tedesca gli ordinava di fermarsi per strada a comprare un pollo da portare a cena e mentre la sterlina era al minimo storico sulla lira : millecinquecento lire . I taxi neri portavano la scritta « For hire » ( a noleggio ) , le cabine rosse del telefono facevano impazzire gli stranieri confusi tra scellini del vecchio e del nuovo sistema di conto , i commessi di Liberty misuravano ancora la stoffa a yard e gli italiani compravano tutto a prezzi di saldo . Da allora sono tornato a Londra molte volte , il mio reddito è sensibilmente migliorato , ma per la prima volta nei giorni delle vendite natalizie mi sono rifiutato di comprare la mia amata carta da Smythson of Bond street : con la sterlina a 3.200 lire ogni tanto sbagliavo i conti di uno zero . In Gran Bretagna mi sono sentito sempre uomo d ' Oltremanica : stavolta ero un extracomunitario accattone . « Lo shopping ? Meglio a Roma e a Milano » mi aveva avvertito Antonio Caprarica , corrispondente della Rai da qui . Ma non immaginavo questo disastro.Ottenuta al prezzo scontatissimo di 600 mila lire per notte una bella stanza d ' albergo a Piccadilly con l ' amata vista su Green Park e il Big Ben sullo sfondo , constato che la prima colazione costa 60 mila lire , assai più che in qualunque albergo italiano a cinque stelle . Prenotando con un modesto anticipo , trovo sorprendentemente un tavolo al Connaught , nell ' omonimo , delizioso albergo di Mayfair : resta una delle migliori tavole d ' Inghilterra . Il servizio è efficiente , premuroso , cortese e assai curato nelle forme : ma i camerieri si muovono con fretta eccessiva . Sembrerebbero italiani , se non fosse che gli italiani nei nostri migliori ristoranti , dal Pescatore di Canneto sull ' Oglio a Pinchiorri di Firenze , da Santin di Cassinetta a Don Alfonso di Sant ' Agata sui Due Golfi , non corrono e sembrano educati alla corte d 'Inghilterra.Visto che i piatti alla carta richiedono non meno di 45 minuti , chiedo un roast - beef ( eccellente ) al carrello . Il maître strapazza il suo assistente che non sa affettarlo con le cadenze religiose richieste , mi serve un contorno di asparagi e poi dolce e caffè . Bevo un ottimo Rioja del ?94 , vino rosso spagnolo del Nord prodotto al confine col Paese Basco : 100 mila lire . Per capirci , un Chianti di medio calibro costa 129 mila lire , i grandi ( ma non grandissimi ) toscani e piemontesi stanno intorno alle 400 mila . Il mio conto è di 320 mila lire , senza piatto d 'entrata.Bond street è piena di tutte le principali griffe continentali e americane . Gli italiani la fanno da padroni ed è più facile fare un confronto sui prezzi degli stessi oggetti qui e là : a Londra costano talvolta il doppio , quasi sempre il triplo che da noi . A naso ho la sensazione che il potere d ' acquisto della sterlina per gli inglesi equivalga alle nostre 2.500 lire , con una sopravvalutazione per noi del 30 per cento . Amici italiani che vivono qui da molti anni con posizioni influenti dicono di peggio : 2.200 lire , equivalente al cambio di dieci anni fa . Se un cartello dice : fate un ' offerta di 2 sterline , chiede di fatto 5 mila lire . Al cambio per noi fanno 6.500 . Se l ' ingresso a una mostra d ' arte ci costa 22 mila lire , agli inglesi costa 15 mila . Come in tutte le grandi città europee , i taxi costano meno che a Roma e anche meno che a Milano , che noi romani troviamo in questo campo ( l ' unico ) più economica della capitale . Si parte da 5 mila lire e con 15 mila lire si fa una corsa che da noi costa venti . Detto questo , Londra è sempre più europea ( cosa che ai nostalgici come me dispiace un poco ) , è pulitissima , curatissima , elegante , anche se un nostro diplomatico mi parla in un orecchio di terribili e durevoli miserie in periferia . Chi viene dalla Roma del Giubileo , dove non è stata fatta nessuna grande opera pubblica , resta senza fiato dinanzi alla Great Court , la meravigliosa struttura architettonica , inaugurata all ' inizio di dicembre dalla regina , che sposa antico e postmoderno nel cuore del British Museum . L ' ingresso è libero , come lo è nella straordinaria Reading Room circolare che ne costituisce il cuore . Essa raccoglie decine di migliaia di volumi specialistici : l ' accesso ai computer , ora gestito dai commessi , sarà progressivamente generalizzato e intanto ciascuno può consultare l ' indice generale cartaceo . Ho aperto alla voce Leonardo e mi son piovute addosso 22 pagine con l ' elenco delle opere disponibili sull 'argomento.Gli appassionati di Impressionismo troveranno una buona mostra alla National Gallery . Ma visto che ci sono , non trascurino di rivedere , se già la conoscono , la straordinaria collezione del Rinascimento italiano ( anche qui l ' ingresso è gratuito ) . Troveranno una novità per noi dolorosa : un piccolo Cimabue acquistato quest ' anno all ' asta ( Vittorio Sgarbi mi parla di una ventina di miliardi ) . Entrambe le esposizioni , quella fissa e quella stagionale , sono ordinate benissimo . Un ' altra mostra di impressionisti sta alla Courtauld Gallery , uno dei paradisi della Somerset House , bellissimo palazzo settecentesco affacciato sul Tamigi e riaperto da poco . Ma chi ci va non trascuri la splendida collezione di quadri antichi di Samuel Courtauld , il magnate che s ' innamorò del Rinascimento italiano visitando Firenze esattamente un secolo fa e avendo parecchi soldi si circondò di molti Rubens e Bruegel e di tanti altri gioielli . Chi ama l ' arte contemporanea non manchi la Tate Modern , recentissima filiazione della Tate Gallery . Una colossale struttura architettonica d ' avanguardia offre in uno spazio immenso il meglio del postmoderno . L ' ingresso , fortunatamente per noi italiani , è gratuito . Recuperiamo così nei musei un briciolo di quel che abbiamo speso in giro.Gli esperti dicono che prima o poi la sterlina dovrà dimagrire e i negozianti londinesi sono i primi ad augurarselo , visto che trattano la « Chelsea pound » , produttrice a Londra di prezzi assai più alti che nel resto del Regno Unito . All ' elegante commessa di un elegante , inglesissimo negozio ho detto : « Dite a Blair che a questi prezzi non ce la facciamo » . Lei ha risposto gelida : « Sono francese , detesto Blair , rimpiango De Gaulle » .
StampaQuotidiana ,
Erano le 19 del giorno otto settembre quando giunse la notizia della conclusione dell ' armistizio ; furono ascoltate tutte le trasmissioni radiofoniche . Da quel momento la vigilanza fu rinforzata e una sentinella fu posta anche di notte davanti alla camera di Mussolini . L ' ispettore che aveva la direzione dei servizi di sorveglianza appariva sempre più preoccupato . La truppa aveva accolto la dichiarazione di armistizio senza eccessivo entusiasmo . Giungevano le prime notizie da Roma sulla fuga del re , di Badoglio , sull ' iniziato sfacelo di tutte le Forze armate e dell ' intera Nazione . Il cosiddetto " telegrafo del fante " funzionava senza interruzione . Il giorno dieci alle ore 20 Mussolini scese nella sala e aperse la radio . Il caso volle che captasse la stazione radio - trasmittente di Berlino , e Mussolini udì chiaramente questa notizia datata da Algeri e che diceva : « Il Quartier generale alleato annuncia ufficialmente che fra le condizioni dell ' armistizio è contemplata la consegna di Mussolini agli alleati » . Si accese una discussione . Uno degli astanti disse : « Una notizia del genere è già stata data , ma poi Londra l ' ha successivamente smentita » . Mussolini era invece convinto che la notizia corrispondesse a verità . Egli era deciso a non consegnarsi " vivo " agli Inglesi e soprattutto agli Americani . Il comandante dei carabinieri , che era stato prigioniero degli Inglesi in Egitto e pareva che profondamente li odiasse , disse al Duce : « Un ' ora prima che ciò accada sarete avvertito e potrete fuggire : ve lo giuro sulla testa del mio unico figliuolo » . Queste parole , pronunciate con accento sincero e accompagnate da lacrime , esprimevano il sentimento dell ' uomo , ma chi garantiva che fattori dell ' ultimo minuto non sarebbero intervenuti ? C ' erano fra i guardiani molti giovani che non nascondevano la loro simpatia per Mussolini , ma ve n ' erano quattro o cinque , dallo sguardo sfuggente e torbido , che avevano l ' aspetto interno ed esterno dei sicari . Il giorno undici settembre tutte le notizie e le voci che giungevano da Roma indicavano che la confusione era al colmo , mentre procedeva l ' occupazione di tutto il territorio da parte delle truppe tedesche . Nella mattinata , i comandanti del distaccamento del Gran Sasso scesero all ' Aquila , dove ebbero una lunga conferenza col locale Prefetto e non meno lunghe comunicazioni telefoniche col capo della Polizia , rimasto ancora al Viminale . Circa le condizioni dell ' armistizio , nulla di preciso : ma la capitolazione imposta era stata accettata . Molte versioni furono date sullo svolgersi degli avvenimenti nei giorni 7 e 8 settembre . La più attendibile è la seguente . È il rapporto di uno che ha visto e vissuto . Eccolo : « Il giorno 7 settembre nel tardo pomeriggio il generale americano Taylor , giovane e aitante , accompagnato da un vecchio colonnello pure americano , giungeva a palazzo Caprara , dentro un ' autoambulanza , provenendo da Gaeta , ove era stato sbarcato da un monitore italiano . « Lo riceve il mio informatore che già sapeva di questa visita e ne avverte prima il gen . Roatta , che dichiara di non voler parlare con il suddetto generale , poi il generale Rossi , sottocapo di S . M . generale , che pure si rifiuta ( solito giuoco delle responsabilità ... ) , infine lo riceve il generale Carboni , che richiede al suo capo di S . M . la carta con la dislocazione delle forze italiane e tedesche nella zona di Roma . « Il generale americano si mostra vivamente irritato dall ' attesa cui è costretto prima di essere ricevuto dal generale Carboni » . « Il colloquio si prolunga per oltre tre ore . Pare che Carboni facesse presente chiaramente che le FF . AA . italiane avrebbero potuto tenere fronte a quelle tedesche nella zona di Roma non più di cinque ore . Il generale Taylor ribatte invece che il generale Castellano , firmando l ' armistizio il 3 settembre , aveva fatto apparire la piena efficienza delle FF . AA . italiane contro quelle tedesche , affermando che con il concorso anglo - americano per quanto riguardava la zona di Roma ed anche senza di questo , sia a Roma come in alta Italia i Tedeschi sarebbero stati battuti nettamente , o quanto meno messi in gravi difficoltà , tanto da considerare la situazione italiana risolta ai fini della guerra degli " alleati " . « In base a ciò , temendo Eisenhower che gli Italiani potessero ancora cambiare opinione e costituire , come infatti avrebbero costituito , ancora un validissimo aiuto per i Germanici , pretese la immediata firma il 3 settembre , cui Castellano aderì , dati i poteri di cui era dotato . « Taylor si convince dell ' esposizione del generale Carboni e dopo un pranzo , che sembra sia stato molto lauto secondo le tradizioni delle mense dello S . M . da me sperimentate , si recano insieme da Badoglio nella sua abitazione ove si svolge un lungo colloquio durato fino alle tre della notte . « Badoglio incarica il generale Taylor di fare chiaramente presenti le difficoltà in cui le FF . AA . italiane si sarebbero trovate con un annuncio prematuro dell ' armistizio e rimangono d ' accordo che prima del 16 settembre nessuna azione in tal senso doveva essere fatta . « Non si sa per quale ragione il generale americano e il suo aiutante non siano partiti prima delle ore 16 dell'8 settembre , in un aereo speciale della R . Aeronautica ( il mio informatore fornì loro gli abiti borghesi per recarsi all ' aeroporto ) . « L ' annuncio dell ' armistizio sorprese il generale americano mentre era in viaggio . « Perché allora il generale Eisenhower aveva a lui commesso questa missione ? « Dopo l ' annuncio dell ' armistizio da parte , italiana alle ore 20 viene comunicato alle truppe lo stato di emergenza . « Il gen . Roatta dentro una autoblinda del R . E . col suo aiutante ten . col . Fenazzi si rifugia a palazzo Caprara ove , a notte inoltrata , lo raggiungono i principali esponenti dello S . M . « Alle 4 del mattino viene dato ordine dal generale Carboni , uscito pallido da un colloquio con Badoglio , che si trovava al Ministero della Guerra , che il corpo d ' armata motocorazzato doveva sganciarsi e ripiegare su Tivoli . « Il suo capo di S . M . gli fa presente l ' impossibilità di eseguire tale ordine senza compromettere le sorti delle unità già in parte impegnate o a contatto coi Tedeschi . « Carboni risponde che a Tivoli si trovava il re e tale argomento convince tutti . L ' ordine scritto viene firmato dal generale De Stefanis , unico rimasto , alle ore 5-6 del mattino . Carboni scompare fino alla sera del 9 . Le truppe si trovano in una tragica alternativa di ordini e contrordini . Calvi assume il comando del Corpo d ' Armata e conferma l ' ordine , che viene eseguito . « La sera del 9 si ripresenta Carboni che è del parere di trattare coi Tedeschi . Inizio delle trattative e intervento Caviglia . Rottura delle trattative durante il mattino del 10 . Carboni decide di combattere . Nuovo intervento Calvi . Carboni scompare . « Le truppe si sbandano . Altri generali fuggono e si travestono . « Alle ore 17 dell'8 settembre il generale De Stefanis riceveva una telefonata dal Gabinetto di Badoglio che gli comunicava di recarsi subito al Quirinale in sostituzione del generale Roatta che si trovava impegnato presso il Maresciallo Kesselring in colloquio di normale carattere operativo . « Il generale De Stefanis telefonava al Quirinale per accertarsi di tale invito sembrandogli strana questa chiamata urgente al palazzo del re e gli veniva confermata . « Alle 17,30 giungeva al Quirinale ed apprendeva che era stato convocato un segretissimo Consiglio della Corona . « Quasi improvvisamente si trovò quindi in una sala in presenza del re . Erano con lui convocati : Badoglio , Acquarone , Ambrosio , Sorice , Sandalli , De Courten , Guariglia . Sembra esclusa la presenza del generale Carboni . « Badoglio prende la parola e informa che data la situazione disperata , il re li aveva convocati per avere il loro parere . « Alle meraviglia che si manifestava sui volti dei presenti , Ambrosio informava che dal 3 settembre era stato firmato un armistizio con gli Anglo - Americani , armistizio del quale leggeva le clausole , e che gli Anglo - Americani avevano dato improvviso annuncio di esso contrariamente alle previsioni . « Tanto per opportuna conoscenza ai capi di S . M . dell ' Esercito , Marina , Aeronautica . Guariglia protesta per non essere stato informato della avvenuta firma . De Stefanis fa ogni riserva , data l ' assenza di Roatta , che egli prega di attendere , ma esprime personalmente parere contrario . Acquarone insiste per l ' accettazione immediata dell ' armistizio . « Badoglio è in stato di depressione nervosa . I più esprimono parere contrario . « Badoglio sembra che abbia esclamato : " Allora io devo cadere " . « Alle 18,15 circa giunge un radio di Eisenhower concepito in termini di ultimatum di due ore . « Di fronte a questo ultimatum , il panico e l ' incertezza prendono l ' animo di tutti i presenti . « Sembra che di fronte a una nuova richiesta Eisenhower abbia comunicato che garanzie per il futuro sarebbero state date con la più larga comprensione delle condizioni nelle quali si erano venuti a trovare l ' Italia e il suo Governo . « Alle 19 il re si alza in piedi e comunica che egli decide di accettare l ' armistizio e invita a redigere l ' annuncio italiano di esso , che doveva essere radiodiffuso alle ore 20 , ora nella quale scadeva l ' ultimatum anglo - americano . « De Stefanis si oppone all ' ultima parte di tale annuncio , cioè quella riguardante " da qualunque Potenza provengano le ostilità , ecc . " . « La sua tesi è infine accolta dallo stesso re e viene deciso che tale ultima parte venga tolta dall ' annuncio . Alle 19,30 il Consiglio si scioglie . « Alle ore 21 , De Stefanis , alla sua mensa di Monterotondo , presenti i generali Mariotti , Utili Surdi e Parone , esprime la sua meraviglia e il suo disappunto per l ' aggiunta della frase riguardante le ostilità con la Germania e che il re aveva deciso con il Consiglio di togliere . « Sembra che Badoglio avesse all ' ultimo momento di sua iniziativa messo la frase nell ' annuncio stesso . « Fino alle ore 24 , De Stefanis e gli altri ufficiali dello S . M . rimangono a Monterotondo . « Nel frattempo , ad una richiesta germanica di evacuare la Sardegna con la consegna dei pezzi da 88 contraerei tedeschi in dotazione ai nostri reparti , effettuata a mezzo del nostro Comando dell ' isola , De Stefanis rispondeva di aderire e di lasciar imbarcare i Tedeschi senza alcun disturbo . « Dopo , tutti si trasferiscono a Roma al palazzo Baracchini e Caprara . « Alle ore 6.30 del 9 settembre De Stefanis e Mariotti : partono per l ' Abruzzo . A Carsoli , punto di riunione , trovano l ' ordine di Ambrosio di proseguire per Chieti . De Stefanis prosegue per Avezzano dove ha la famiglia , sopraggiunta in auto da Mantova , e da ivi accompagnato dal ten . col . di S . M . Guido Perone , alle ore 15,30 , per Chieti , dicendo che alla sera avrebbe fatto ritorno . « Alle 18 è a Chieti ove Ambrosio presiede un rapporto dello S . M . Sono presenti i generali Roatta , Mariotti , Utili , Armellini , Salazar e altri ( ten . gen . Braida e capitano Barone a Roma attualmente ) . « Alle ore 21,30 dopo la mensa del presidio e dopo che Roatta ha impartito ordini al generale Olmi , comandante di una divisione di assumere il comando della piazza di Chieti , se ne partono tutti in gran fretta e in gran mistero ( fari spenti , macchine a brevi distanze per non perdere la strada , destinazione ignota ) . « Alla mezzanotte la colonna delle macchine giunge a Ortona a Mare . Alcune ore dopo giungono poche auto dalle quali discendono il re , la regina e il principe Umberto con un esiguo seguito . « La regina è disfatta e prende continuamente delle gocce . Il principe rimane isolato e in disparte , scosso da una forte tosse . « Il re conferisce con Ambrosio . Sono pure presenti Sandalli e De Courten . Poco dopo attracca un rimorchiatore . Al largo attende una pirocorvetta . Nella notte fonda il carico dei fuggitivi è compiuto . La nave è il Gleno . Ai carabinieri di scorta vengono distribuite lire cinquantamila . Alcuni ufficiali superiori , tra i quali il generale Cener della Direzione Superiore Trasporti , rimangono a terra » . Questo è il racconto di un testimonio oculare . Si può aggiungere che la famiglia reale si era nascosta nel Ministero della Guerra da dove si affrettò a partire non appena venne la notizia che i carri armati germanici stavano per sboccare in Piazza Venezia . La fuga fu precipitosa e molte carte e documenti rimasero sui tavoli o negli scaffali . Le casse contenenti denaro furono però regolarmente vuotate . Con questa vera e propria diserzione verso il nemico , caso unico e senza precedenti , la monarchia dei Savoia , nata dopo il Trattato di Utrecht del 1713 da una combinazione diplomatica delle grandi Potenze , che prima le diedero la Sicilia e poi in cambio la Sardegna , si avviava a una disonorante fine . Non diverso da quello del popolo italiano sarà il giudizio della storia .
Questo e poi basta ( Bocca Giorgio , 1963 )
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« Se aveste cinque milioni che ne fareste ? » Su 430 interrogati in un villaggio - città del Milanese , 372 dicono subito la casa , prima la casa poi il negozio , l ' automobile , il deposito in banca . È « la febbre del mattone » , qui altissima . Se in dieci anni , dal 1951 al 1961 , l ' attività edilizia dell ' Italia settentrionale sale da 100 a 170 , qui l ' indice supera quota 340 . Una casa per gli ex contadini locali e immigrati cui la rivoluzione industriale ha tolto « la paura di esporsi » sostituendola con paure più grandi . Cittadini di una età di transizione , eccoli presi dal panico dell ' incerto e del provvisorio , dall ' ansia di trovare qualcosa di sicuro e di stabile . Se prima la loro vita era basata sul binomio terra - sicurezza , ora è la casa - sicurezza che cercano . Magari una sicurezza illusoria , pagata a durissimo prezzo : debiti per tutta la vita , un castello di cambiali che sta in piedi a patto che non ci si ammali mai , che si abbia sempre lavoro . Quasi una scommessa contro tutto e tutti . Una casa , non un alloggio . Non dolce e accogliente come la home anglosassone ( odore di torta di mele e nostalgia ) , ma amica e necessaria , fuori di lei il pulviscolo sociale , la disintegrazione . Possibilmente « di tipo svizzero » , che poi risulta una mescolanza di tetti sghembi , di terrazzini meridionali , di tenui colori veneti . La casa unifamiliare , sempre più difficile ora che il prezzo dei terreni sale alle stelle imponendo i condominii a molti alloggi . Eppure i nuovi arrivati insistono , chiedono aiuti impossibili , si indebitano in maniera impossibile , vanno a lamentarsi dai sindaci . Quello di Cinisello gli dice : « Ma andiamo , siate ragionevoli , perché volete una casa per ogni famiglia ? Dovete associarvi , non avete i mezzi , il comune non può aiutarvi » . I più tacciono delusi , alcuni danno la risposta dei bambini : « Perché di sì » . Il collettivismo forzato della fascia industriale , il gomito a gomito urbano è pervaso da questo desiderio di isolamento familiare . E dal ripudio di ogni solidarietà del tipo contadino . L ' istituto delle case popolari osserva che dovunque gli inquilini aggiungono « chiusure , tramezze divisorie , separazioni » . E si sente dire : « Non mi piace che gli altri vedano quel che abbiamo nel piatto » . « Ognuno la pensa a modo suo , la gente adesso non è come una volta . » L ' indice « conflittuale » come lo chiamano i sociologi sale nelle vecchie abitazioni a corte , le cascine trasformate o i palazzi decaduti come la corte degli Arduino , a Sesto , un tempo sede comitale , poi convento , filanda , caserma e ora alloggio di immigrati . E si capisce che la gente delle corti litighi , si guasti : finita la collaborazione economica della comunità contadina , finite le parentele e le amicizie che nascevano da quella collaborazione , gli abitanti della corte si guardano con fastidio e sospetto . Sono tipi arrivati da regioni e da culture diversi , immessi repentinamente in un mondo nuovo diverso . Hanno bisogno di qualcosa che li difenda dalla disintegrazione : una casa loro . La doppia convenienza Alla prova delle migrazioni la famiglia contadina , organica , a più generazioni reagisce in modo estremo , spezzandosi o rinsaldandosi : familiari che si tengono uniti come in una cordata o che bruciano anche le memorie . « Queste cose o le fai in famiglia o non le fai » dice l ' immigrato della famiglia « in cordata » che si costruisce la casa nella notte . « A sentire la famiglia non ci saremmo mai mossi » dicono gli altri , anche le giovani coppie che si presentano ai parroci per raccontargli come sono fuggiti dal Sud e dai suoi matrimoni di convenienza . Nella regola , però , sono i matrimoni convenienti alla civiltà contadina che affrontano il brusco mutamento di temperatura sociale uscendone spezzati o rafforzati come da una tempra . Di quelli spezzati , a volte polverizzati , lui e lei chi sa dove , restano gli « orfani dell ' emigrazione » , abbastanza numerosi negli istituti del Milanese . Per gli altri c ' è un periodo di transizione in cui muore il primo matrimonio , della convivenza industriale . « La famiglia » dice il sociologo Diena « è , nella fascia , in una fase polemica . Non più la famiglia allargata , ma non ancora la famiglia nucleare . » La polemica sembra inevitabile appena la famiglia è , bene o male , sistemata , compiuto il trasferimento a catena o « a ciliegia » , costruita la casa , l ' unità di produzione trasformata in una unità di consumo . Allora i figli cominciano a guardare i genitori con occhi « milanesi » , dentro noia , superiorità e un po ' di affetto , mescolati . Sono tempi difficili per i genitori : nel nuovo mondo la loro autorità è scomparsa o tende a scomparire , come nella famiglia americana , ma il cameratismo che dovrebbe sostituirla qui non si vede ancora , fra anziani e giovani non c ' è convivenza , l ' attaccamento alle tradizioni contadine degli anziani non consente dialoghi amichevoli . Brutta faccenda , per gli anziani , il rapido progresso tecnologico : riescono a malapena a resistergli , se riescono , comunque non hanno più niente da insegnare ai figli . Intanto costoro han capito che il lavoro lo trovano più facilmente loro che gli anziani e misurano l ' insufficienza dei padri e delle madri a risolvere i problemi economici e sociali . Anche da questo nasce il desiderio di andarsene , di mettere su casa per conto proprio : spesso i giovani cercano nella futura moglie o nel futuro marito proprio ciò che manca al padre o alla madre , che è un ' altra chiave per spiegare la « febbre del mattone » , la ricerca affannosa della casa unifamiliare , questa ultima difesa degli anziani contro la duplice batosta dei cinquant ' anni quando retrocedono dal salario alla pensione e gli manca l ' aiuto dei figli che sposano . « La casa l ' abbiamo fatta pensando all ' avvenire dei figli ? » « La casa ce l ' hai , cosa cerchi ? » « Non pensateci , la alzeremo di un piano . » È l ' ultima ratio , l ' ultimo patetico ricatto : « Qui almeno i figli ve li guarderemo noi » . La nuova donna Non è poi mica vero che la donna sia soltanto mobile « qual piuma » , almeno non lo è per la donna nuova che si forma nella fascia , un misterioso miscuglio di progresso e di conservazione , di stabilità e di riformismo , ora pungolo ora remora nella grande avventura del trapianto familiare . Più ricettiva dell ' uomo alle mode , più interessata dell ' uomo , naturalmente , alla parità fra i sessi . Ma al tempo stesso più legata alle virtù contadine del risparmio , del sacrificio , della pazienza , capace di chiusure e di sacrifici di fronte ai quali l ' uomo già esita : « Se vivevamo laggiù con 20 mila al mese vivremo anche qui . Con il resto si fa la casa » . « Di che ti lamenti ? Come abitavamo laggiù abitiamo qui finché conviene . » Certi osservatori superficiali del mercato credono che spetti alle donne l ' aumento di tutti i consumi . È più esatto dire , nella fascia , che la donna decide soprattutto i consumi che servono la famiglia e la sua difesa , anche gli strumenti di svago : « Che vuole , il televisore ho dovuto comperarlo , se no chi le teneva in casa le figlie ? » . La difesa della famiglia anche ricreando , come si può , le occasioni degli svaghi comuni e sorvegliati : certe sale doppio cinematografiche a Cinisello , Desio eccetera si trasformano , il sabato sera , in club regionali dove i paesani chiacchierano , ridono e negli intervalli consumano il cibo portato da casa . Nell ' interno della famiglia , si diceva , l ' azione della donna è molteplice e , per certi aspetti , contraddittoria . I pregiudizi , l ' educazione sentimentale , il fardello di una tradizione antica , un certo calcolo autoritaristico la legano alla famiglia tradizionale ; ma intanto non perde occasione per sottrarsi alla autorità dispotica dell ' uomo e per rivendicare quella parità che conduce inevitabilmente alla famiglia ristretta . Alcune il diritto alla parità se lo sono guadagnate sul campo , guidando l ' emigrazione : lei che viene su da uno zio , da un fratello , con i figli per dar tempo a lui di vendere la casa o il campo . Lei che trova la casa e il lavoro per lui , che gli fa da guida nel nuovo mondo , che contribuisce , lavorando essa pure , al mantenimento della famiglia . Allora in casa ci si rende conto , poco a poco , che sono finiti i lavori collettivi dei contadini e dei pescatori , che la famiglia non ha più introiti propri , ma una somma di introiti . Gradualmente si fa strada il concetto che il guadagno della moglie , della figlia , della sorella non è automaticamente e totalmente un guadagno della famiglia . Pian piano si arriva al concetto della donna che dà alla famiglia la sua quota come l ' uomo : « Ho detto a mio padre che ero stufa di dare tutto in casa , gli ho detto di fissarmi la mia parte , lui mi ha dato uno schiaffo , ma adesso si è abituato » . E si diffonde l ' abitudine delle donne a farsi intestare beni immobili , ad avere un patrimonio proprio , a dividere la vita sociale del marito . Avere un figlio senza essere sposate è sempre una brutta faccenda , ma non è più un dramma . Qui il figlio puoi tenerlo e nessuno trova da ridire se sei in grado di mantenerlo . Perché qui l ' importante è questo , di avere sempre una copertura economica . Le donne lo capiscono prima degli uomini , è merito loro il controllo delle nascite , quasi automatico di fronte alle necessità del nuovo mondo : « Questo e poi basta » . Le donne fan presto a capire cosa costa allevare un figlio nei giorni duri e caotici della rivoluzione industriale . Su cento bimbi di immigrati nel Milanese una quarantina vengono affidati ad amici o parenti , una decina lasciati nei paesi di origine , venti affidati agli asili e gli ultimi venti , anche se potrà sembrare incredibile , lasciati senza alcuna custodia . Così la voglia di figliare passa : se la media delle famiglie in arrivo è di circa quattro figli quella delle famiglie costituite qui scende a due . La civiltà consumistica ed edonistica non ama le famiglie troppo numerose . O almeno non le ama finché non sono ricche abbastanza per concedersi quel lusso . E ci vuole tempo , parecchio tempo , prima che gli assetati di nuovi piaceri riscoprano che il piacere dei figli è il meno illusorio . I consumi inesistenti I consumi sono aumentati e aumentano , in tutta la fascia . Sicché volendo si possono applicare anche qui i teoremi americani del consumo concupiscente e simbolico . Solo che non bisogna perdere il senso delle proporzioni : siamo ancora , nel migliore dei casi , a un consumo di massa continuativo limitato a 35 , 40 persone su 100 , le altre 65 , 60 , appena al livello della sussistenza , neanche una lira dopo quelle necessarie al cibo , all ' alloggio e a un vestito . E la preparazione culturale di quelli che acquistano è talmente bassa che bisogna rivedere e adattare i sistemi di vendita . Per esempio quello della cornucopia straripante , dell ' abbondanza a portata di mano , tipica dei supermarket sembra peccare , a volte , per eccesso di fiducia economica e culturale . A Sesto , a Monza , a Legnano , i direttori dei grandi magazzini osservano sia i clienti che « comprano tutto e poi si arrabbiano » ( l ' insufficienza economica dopo il raptus consumistico ) sia quelli « tutti stupiti quando devono restituire una parte degli acquisti perché non ce la fanno a pagare » ( Insufficienza economica , ma anche analfabetismo , incapacità di leggere i prezzi . ) In tutta la fascia la razionalità dei self service deve fare i conti con l ' ignoranza del pubblico : inutile dividere le taglie degli abiti secondo il colore degli attaccapanni , il rosso taglia grande , il giallo taglia media , il verde piccolo , se poi i clienti non sanno leggere il cartello con le indicazioni . Ed è frutto dell ' ignoranza , più che della povertà , l ' equivoco che sta alla base dei numerosi furti : servirsi da soli eguale a mancanza di controlli . Poi finisce che le ragazze vengono trovate con addosso il costume da bagno indossato sotto i vestiti , nel camerino di prova ; e gli uomini con le matite , gli accenditori , i portamonete e le altre cose piccole nelle tasche . Ecco un altro modo di definire le due avventure : nel West della conquista , furti di mandrie e di cassette d ' oro , qui furti da supermercato . Il Milanese è molto più civile del West : perciò vi si ruba speculando , nei limiti del codice .
Sotto le bombe col cuore stretto ( Sofri Adriano Lombardo Radice Lucio , 1995 )
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Dirò quello che ho visto e sentito in un solo giorno . Ho visto cadere la granata che ha ucciso un bambino di 12 anni nel bagno della sua casa . Ho visto un uomo grande e grosso caricare i corpi dei morti e dei feriti su un ' auto , sul lungofiume e poi entrare in un bar , pieno di sangue , e mettersi a piangere . Ho sentito le bombe cadere dappertutto sulla città , al Ponte Latino , intorno alla Presidenza , sulla città Nuova . Ho ascoltato le istruzioni per il nuovo soggiorno . Tenere un rubinetto spalancato , per svegliarsi di colpo se arrivasse l ' acqua - non è arrivata da più di un mese . Dormire nel corridoio interno . Raccogliere l ' acqua piovana con un tubo derivato dalla grondaia ( per fortuna , ci sono dei temporali pomeridiani ) . Risparmiare le candele : ora costano il doppio . Non uscire di casa , se non è necessario : nessun punto della città è più risparmiato dai bombardamenti . Di fatto , il bombardamento indiscriminato di Sarajevo è cominciato . Soprattutto , stare alla larga dai luoghi frequentati dai bambini , gli asili , i cortili dei giochi , l ' ansa del fiume a Bentbasa : è lì che bombardano di più . Usare l ' acqua piovana per lavare i vestiti . Con l ' acqua risciacquata , lavare quel che si può del gabinetto e della casa . Pregare Dio quando si va , di notte , alle fontane , a caricare l ' acqua . Ricordarsi che non è potabile , benché tutti la bevano . Pensare col cuore stretto a quelle povere persone di Srebrenica . Raccogliere cartoni , schegge di legno , stoffa vecchia per fare un po ' di fuoco in casa : per il caffè , almeno , o per il latte ai bambini piccoli . Imparare a distinguere , anche se è sempre più difficile , il fragore dei tuoni da quello delle bombe e da quello degli aerei della NATO . Ricordarsi della vita di prima per provare a resistere alla pazzia . Continuare a dirsi , senza rallentare il passo : « Come sta ? » . « Bene , grazie , e lei come sta ? » ; e senza scrutare in ogni passante che si incrocia il proprio imminente compagno di morte . Procurarsi della verdura per le vitamine , e perché si può mangiare cruda . Non mangiare verdura cruda senza lavarla bene , perché le malattie intestinali dilagano . Del resto , dove procurarsi l ' acqua , e dove la verdura ? Inoltre , anche gli infarti dilagano . Non si potrà dire più , a Sarajevo : « di morte naturale » . Sebbene stiano al chiuso più che possono e per strada corrano , e si siano fatte esperte di guerra ai civili , le persone di Sarajevo sono braccate dalla morte . Alle nove c ' è il coprifuoco . Quando è sceso il buio completo , la conversazione nella casa si è fatta rada . Uno mi ha detto : « Dovevi aspettare ancora un po ' a venire , dovevi aspettare venerdì » . Venerdì a Londra si riuniscono . Poi nessuno ha più parlato . Si sentiva solo il frastuono delle granate , e un pianto di bambino . Le persone stanno zitte , e immaginano una sera d ' estate in cui sia venuta la pace , e si ritrovino vive , piene di allegria , calma e affetto . Dura da tanto tempo che questo pensiero è diventato raro e doloroso . Rende deboli . I bambini dai quattro anni in giù , a Sarajevo non sanno che possa esistere una sera senza bombe , e forse è meglio che non lo sappiano . Stamattina ho visto anche Mirza . La prima volta era un bambino , ora è quindicenne ed è alto un metro e 97 . Gli avevo detto di imparare a giocare a basket , che gli avrebbe potuto servire per trovare un posto all ' estero . Ha montato un tabellone in un piccolo scantinato , passa ore ad allenarsi da solo : ma ormai è alto quasi fino al soffitto . Avrà dei problemi , con un campo regolamentare . Avranno tutti dei problemi . Venerdì a Londra si discuterà se passare al ricorso internazionale alla forza o permettere ai bosniaci di armarsi . Fino a qualche tempo fa era un ' alternativa : ora non lo è più . Ora è indispensabile decidere ambedue le cose . Non si deciderà né l ' una né l ' altra , vero ? Il governo italiano è stato il più svelto a farlo intendere . Forse si deciderà di aprire la « strada blu » per Sarajevo ? O è troppo , anche questa misura di polizia stradale ? Ecco come sono arrivato io , martedì . L ' unica via , il sentiero sterrato del monte Igman , era chiusa . I militari bosniaci hanno lasciato passare la nostra auto , perché avevamo caricato delle borse frigorifere con l ' occorrente per operazioni urgenti all ' ospedale di Sarajevo . Abbiamo risalito l ' Igman , io , Zlatko Dizdarevic , e Edo Smajc , in una solitudine irreale . L ' Igman era un bellissimo monte fiorito , se non per le troppe cime di abete mutilate dai proiettili . Quando ci siamo avventurati nella discesa , negli ultimi chilometri da fare allo scoperto sotto il tiro dei carri armati e dell ' artiglieria serba , l ' auto , troppo pesante , ha sbattuto sul fondo sconnesso e ha rotto la leva del cambio . Avevamo un ' utilitaria : chi viene a Sarajevo a sue spese , e anzi a portare denaro , non può permettersi le auto blindate . Ci hanno tirato addosso con la mitragliatrice , centinaia di colpi , a raffiche così fitte che la strada davanti a noi ribolliva come di una grandinata . Edo ha buttato l ' auto a precipizio , senza marce , saltando sulle pietre e sui tornanti , fino al riparo in fondo dove siamo arrivati con un rottame , e i soldati bosniaci non sapevano se ridere o piangere . Edo ne ha tratto una conferma al fatalismo locale : come Dio vuole . Un ' ora più tardi , dopo il tunnel , siamo arrivati al check - point di Dobrinja mentre portavano via un morto e i feriti di una granata appena caduta . Questo ho visto e sentito . Mentre scrivo , non sono passate 24 ore dal mio arrivo . Magari questo racconto servisse a inquadrare meglio la questione della « strada blu » . Comunque , di qui a venerdì c ' è ancora tanto tempo . Un po ' mi vergogno di una penna che descriva questo senza che , un minuto dopo , gli aerei del mondo libero si alzino in volo . Ma in realtà l ' hanno fatto , sono qui sulla nostra testa , ne sento il rombo - o è il tuono ? o il mortaio ? - . No , è il loro , è il rumore del sorvolo d ' ordinanza , in cerchi sempre più stretti , come quelli degli uccelli da carogna sulla città che muore .
ECLISSI O TRAMONTO? ( - , 1944 )
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Gli artefici del tradimento e in primo luogo il re capobanda , i suoi generali e i suoi consiglieri fuggiaschi ad Ortona si resero conto anche vagamente di quel che facevano ? Furono coscienti criminali o criminali incoscienti o le due cose insieme ? Eppure le conseguenze erano prevedibili con matematica esattezza . Era facile prevedere che al magico suono della parola " armistizio " tutte le Forze armate si sarebbero polverizzate ; che i Tedeschi si sarebbero premuniti disarmandole sino all ' ultima cartuccia ; che l ' Italia , divisa oramai in due parti , sarebbe stata un campo di battaglia , che l ' avrebbe convertita in una " terra bruciata " ; che l ' inganno tramato contro l ' alleato e il successivo tradimento avrebbero pesato , come peseranno , per un imprevedibile periodo di tempo , sull ' avvenire dell ' Italia ; che d ' ora innanzi sarebbe stata considerata come una universale verità l ' identità stabilita fra " Italiano " e " traditore " ; che la confusione e l ' umiliazione degli spiriti sarebbero state enormi . Diradata la immensa nube di polvere sollevata dal precipitare di tutta l ' impalcatura statale , vuotati col saccheggio , prima delle truppe , poi della plebe , i magazzini militari , fu possibile notare due cristallizzazioni di quel che rimaneva della coscienza nazionale : la prima consisteva nel considerare liquidata la monarchia . Un re che fugge verso il nemico ; un re caso unico nella storia che consegna volontariamente allo straniero al sud nemico , al nord alleato tutto il territorio nazionale , è un uomo che si condanna da sé al vituperio delle generazioni presenti e future . Seconda constatazione : i magazzini militari erano pieni . Montagne di equipaggiamenti di ogni genere e cataste di armi , in gran parte moderne , che non erano state distribuite alle truppe . In data 22 aprile 1943 , tre mesi appena prima della crisi , l ' ingegnere Agostino Rocca , amministratore delegato dell ' " Ansaldo " , mandava questo rapporto al Duce : « Duce , ritengo opportuno darvi qualche notizia circa la produzione di artiglierie dell ' Ansaldo . Nei primi trentun mesi di guerra ( luglio 1940-gennaio 1943 ) le nostre officine hanno prodotto 5049 complessi di artiglieria . Nei primi trentun mesi della guerra passata ( giugno 1915-gennaio 1917 ) la vecchia e gloriosa Giovanni Ansaldo ne produsse 3699 . « Dal diagramma allegato si rileva che per fare i 5049 cannoni abbiamo impiegato 15 milioni di ore lavorative , mentre nella guerra passata , 3699 ne richiesero 6 milioni . « Dallo stesso specchio si rileva che le artiglierie odierne , con alte velocità iniziali , e quindi con sforzi più elevati , richiedono lavoro assai maggiore che non le artiglierie della guerra passata , e ciò malgrado il progresso verificatosi nelle macchine e negli utensili . Dal diagramma allegato D si rileva che all ' inizio della guerra del 1940 la potenzialità produttiva era più elevata che nel giugno 1915 , perché le predisposizioni adottate nel 1939-1940 furono ispirate da più larga visione di quelle del 1914-1915 . In questo come in tutti gli altri settori l ' industria italiana , grazie alle previsioni autarchiche e corporative del regime , si è trovata nel 1940 in uno stato di preparazione assai superiore a quella del 1915 . Dallo stesso diagramma si rileva che la produzione ha raggiunto il suo massimo nel 1941 ed è lievemente declinata nel 1942 , mentre la potenzialità degli impianti consentirebbe una produzione circa doppia di quella effettuata nel 1941 . « Tutto ciò dimostra che i programmi di potenziamento da voi approvati nel 1939-1940 e attuati dalle aziende dell 'I.R.I . consentivano di fare largamente fronte ai bisogni delle Forze Armate » . Dunque : un solo stabilimento aveva prodotto cinquemila bocche da fuoco ! La caduta è stata di quelle che gli Spagnoli chiamano " verticali " . Il raffronto fra quel che era l ' Italia nel 1940 e l ' odierna , così com ' è stata ridotta dalla resa a discrezione , che un popolo degno di questo nome non avrebbe mai salutato con esplosioni di giubilo come quelle che avvennero dopo l'8 settembre e delle quali una eco abbastanza forte giunse anche al Rifugio del Gran Sasso , il raffronto , dicevamo , è veramente angoscioso . Allora l ' Italia era un Impero , oggi non è nemmeno uno Stato . La sua bandiera sventolava da Tripoli a Mogadiscio , da Bastia a Rodi , a Tirana ; oggi è dovunque ammainata . Nel territorio metropolitano sventolano bandiere nemiche . Gli Italiani erano ad Addis Abeba , oggi gli Africani bivaccano a Roma . Qualsiasi italiano di qualsiasi età , categoria , vecchio , giovane , uomo , donna , operaio , contadino , intellettuale si ponga la domanda : valeva la pena di arrendersi e di infamarsi nei secoli per giungere a questo risultato ? Se invece di firmare la capitolazione la guerra fosse continuata , l ' Italia si troverebbe in una situazione peggiore di quella nella quale si trova dall'8 settembre in poi ? Oltre alla catastrofe " morale " non v ' è italiano che non risenta su di sé le conseguenze fatali di quella decisione . Non v ' è famiglia italiana che non sia stata travolta nel turbine , mentre le famiglie dei trecentomila Caduti si domandano se il sacrificio del loro sangue sia stato vano . A furia di ripetere la parola " tradimento " si corre il rischio di perderne il significato , di dubitare dell ' esistenza stessa del fatto . Ma , piantare un pugnale nella schiena all ' alleato col quale sino al bollettino di guerra del giorno precedente si è combattuto insieme , non è il più nero , il più classico dei tradimenti ? E davanti ai dubbi dell ' alleato , davanti alle sue legittime richieste , mentire sino all ' ultimo , mentire anche quando le emittenti nemiche già diramavano l ' annuncio della capitolazione , non è il più nero e il più classico degli inganni ? Vi è un punto bruciante sul quale è necessario fermare l ' attenzione degli Italiani : la responsabilità del tradimento dinanzi al mondo . Se la responsabilità specifica del tradimento , nel nostro Paese , può essere determinata e fatta ricadere su taluni individui e categorie , la vergogna del tradimento ricade sulla totalità degli Italiani . Per gli stranieri è l ' Italia che ha tradito , l ' Italia come dato storico , geografico , politico , morale . Il clima dove il tradimento ha potuto perpetrarsi è italiano . Tutti hanno in maggiore o minore misura contribuito a creare questo clima , ivi compresi milioni e milioni di assidui ascoltatori di radio - Londra , i quali sono responsabili di avere determinato in sé e negli altri lo stato odierno di incosciente abulia . Anche la storia ha il suo dare e avere : il suo attivo e passivo . È giusto che ogni italiano sia orgoglioso di appartenere alla terra dove sorsero uomini come Cesare , Dante , Leonardo , Napoleone : un raggio di quegli astri si riverbera su ogni italiano : ma lo stesso accade per la vergogna e il disonore ; un elemento si rifrange su tutti e su ognuno di noi . Per cancellare l ' onta , per ristabilire l ' equilibrio , non v ' è che la prova delle prove : quella del sangue . Solo attraverso questa prova si potrà rispondere ad un altro non meno angoscioso interrogativo : siamo di fronte ad un eclissi o a un tramonto ? Nella storia di tutte le Nazioni ci sono periodi simili a quelli che l ' Italia attualmente traversa . Qualche cosa del genere dovette accadere e accadde in Russia dopo la pace di Brest - Litowsk . Il caos nel quale sorse il leninismo durò praticamente sei anni . Quanto è accaduto di poi dimostra che si trattava di un eclissi , non di un tramonto . Eclissi fu quello della Prussia dopo Jena , battaglia nella quale i Tedeschi si batterono come sempre eroicamente e perdettero , falciato dalla morte , quello che fu chiamato il " fiore dell ' esercito di Prussia " e lo stesso comandante in capo , duca . di Brunswick . Gli intellettuali italiani di oggi tengono un atteggiamento non diverso da quello di Johannes von Muller , il Tacito tedesco . Lo stesso Hegel salutò in Napoleone l ' anima del mondo , allorché il vincitore traversò Jena . I vessilliferi dell ' illuminismo berlinese si profusero in saluti al " liberatore " . Non ci fu allora un principe Doria Pamphili , berlinese , sotto la specie del conte Von der Schulemburg - Kehnert ? Ma fu un eclissi . La coscienza nazionale prussiana ebbe un risveglio potente e rapido . Le grandi tradizioni fridericiane erano soltanto sopite . Uomini come Stein , Gneisenau , Schaarnhorst furono i campioni della ripresa . E soprattutto il filosofo Fichte coi suoi discorsi alla nazione tedesca . Bisogna rileggerli . È una lettura corroborante anche per gli Italiani del 1944 . Udite come parla dei Romani questo grande fra i filosofi della Germania : « Che cosa animò i nobili romani ( le cui idee e il cui modo di pensare vivono ancora e respirano fra noi attraverso i loro monumenti ) , che cosa li animò a tante fatiche e sacrifici , a tante sofferenze durate per la Patria ? Essi stessi ce lo dicono chiaramente . La speranza sicura nella eternità della loro Roma , la certezza che in questa eternità essi stessi vivrebbero eterni attraverso i tempi . E questa speranza , in quanto era fondata e aveva la forma in cui essi avrebbero dovuto concepirla se avessero preso conoscenza di sé , non li ha delusi . Ciò che era veramente eterno , nella loro eterna Roma , vive anche oggi , ( ed essi così continuano a vivere fra noi ) e vivrà fino alla consumazione dei secoli » . È necessario quale conseguenza della tremenda espiazione di oggi che il sentimento dei Romani diventi il dato della coscienza degli Italiani e cioè che l ' Italia non può morire . Gli Italiani devono rivolgersi le domande che Fichte stesso in una delle sue lezioni poneva al mondo tedesco : « Bisogna mettersi d ' accordo - egli diceva intorno alle seguenti domande : 1° ) se sia vero o no che esiste una Nazione tedesca e se la possibilità per essa di perdurare nella sua essenza propria e indipendente sia minacciata ; 2° ) se meriti o no di essere conservata ; 3° ) se ci sia un mezzo sicuro ed efficace per conservarla e quale esso sia » . La Prussia rispose a queste domande con le divisioni di Blücher a Waterloo . Per quanto riguarda l ' Italia , si può rispondere che una Nazione italiana esiste ed esisterà , che merita di essere conservata e che per questo è necessario che dei due fattori che oggi pesano sulla coscienza : la disfatta e il disprezzo , sia annullato il più grave , l ' ultimo , nell ' unico mezzo possibile e insostituibile : tornando a combattere coll ' alleato o , meglio detto , cogli alleati . Issando ancora e sempre la vecchia bandiera della Rivoluzione fascista , che è la bandiera per la quale e contro la quale il mondo si è schierato in due campi opposti . La guerra iniziatasi per non avere ottenuto un " corridoio " tedesco nel " corridoio " polacco è già finita ; quella che si fa oggi è una vera e propria guerra di religione che sta trasformando Stati , popoli , continenti . In una specie di diario che Mussolini ha scritto alla Maddalena e che un giorno potrà vedere la luce , sta scritto : « Nessuna meraviglia che il popolo abbatta gli idoli ch ' esso stesso ha creato . È forse l ' unico mezzo da applicare per ricondurli nelle proporzioni della comune umanità » . E più oltre : « Fra qualche tempo , il Fascismo tornerà a brillare all ' orizzonte . Primo , in conseguenza delle persecuzioni di cui i " liberali " lo faranno oggetto , dimostrando che la libertà è quella che ognuno riserva per sé e nega agli altri ; secondo , per una nostalgia dei " tempi felici " che a poco a poco tornerà a rodere l ' animo degli Italiani . Di ciò soffriranno in modo particolare tutti i combattenti delle guerre europee e specie africane . Il " male d ' Africa " farà strage . « Quando Napoleone chiuse il suo ciclo , commettendo la grande ingenuità di contare sulla cavalleria dei Britanni , i vent ' anni della sua epopea furono rinnegati e maledetti . Gran parte dei Francesi di allora e taluni anche oggi lo condannarono come un uomo nefasto che per tentare di realizzare i suoi smisurati sogni di dominazione aveva condotto al massacro milioni di Francesi . La sua opera anche nel campo politico fu misconosciuta . L ' impero stesso fu ritenuto un paradosso anacronistico nella storia di Francia . Gli anni passarono . L ' ala del tempo si distese sui lutti e sulle passioni . La Francia ha vissuto e dal 1840 vive ancora nel solco luminoso della tradizione napoleonica . I venti anni napoleonici , più che un dato della storia , sono un dato oramai indissociabile della coscienza nazionale francese . Forse accadrà in Italia qualche cosa del genere . Il decennio che va dalla Conciliazione alla fine della guerra di Spagna il decennio che sollevò di colpo l ' Italia al livello dei grandi imperi il decennio fascista , durante il quale fu permesso a tutti gli uomini del nostro sangue disseminati in ogni terra di tenere alta la fronte e di proclamarsi senza arrossire " Italiani " , di questo decennio si esalteranno le generazioni nella seconda metà di questo secolo ; anche se oggi nella durezza dei tempi tentano , invano , di cancellarlo » . E altrove , sempre nel diario della Maddalena : « Per redimersi bisogna soffrire . Bisogna che i milioni e milioni di Italiani di oggi e di domani vedano , sentano nelle loro carni e nella loro anima che cosa significa la disfatta e il disonore , che cosa vuol dire perdere l ' indipendenza , che cosa vuol dire da soggetto diventare oggetto della politica altrui , che cosa vuol dire essere completamente disarmati ; bisogna bere nell ' amaro calice fino alla feccia . Solo toccando il fondo si può risalire verso le stelle . Solo l ' esasperazione di essere troppo umiliati darà agli Italiani la forza della riscossa » .
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Roma , 28 novembre , notte - Attraverso le serratissime maglie del segreto istruttorio è trapelato oggi , a Roma ( ed è stato confermato ufficiosamente in serata ) , uno degli elementi - e ne devono esistere molti altri , si suppone - che alimentano la tranquilla sicurezza della magistratura e della polizia sulla responsabilità di Raoul Ghiani per l ' assassinio di Maria Martirano . Questo « asso nella manica » delle autorità inquirenti è una giovane donna , sicura di sé e della sua buona memoria . Spieghiamo perché la polizia attribuisca tanto rilievo a quel che il personaggio cardine del « giallo » di via Monaci ha rivelato e potrà ancora dire . Questo personaggio ha visto l ' uccisore di Maria Martirano , la sera del l0 settembre , a non più di un metro di distanza : e ha riconosciuto , in una fotografia , Raoul Ghiani . Da più parti si accennò , ieri , alle affermazioni di un meccanico , Benito Sensoli , il quale si trovava in un ' automobile , a una trentina di metri dal portone della Martirano , e scorse , la sera del delitto , un ' auto grigia che aveva sostato proprio in quel punto . Dalla macchina scese un uomo che si diresse verso l ' edificio in cui alloggiava la vittima del crimine . La deposizione del Sensoli è , non diciamo contraddetta , ma rettificata da quella della teste cui accennavamo : anche essa scorse l ' auto grigia , e notò la discesa di quel passeggero , che tuttavia proseguì e si dissolse nell ' ombra : e l ' abbaglio del meccanico è spiegato perfettamente dalla posizione in cui egli si trovava . Ma la « testimone - pilota » dell ' istruttoria passò davanti al portone , alle 23.30 circa , proprio mentre vi entrava un giovanotto : i due si trovarono pressoché gomito a gomito . Il giovanotto era giunto fin là a piedi . Si trattava di Raoul Ghiani ? La giovane - una domestica di prepotente avvenenza , con i capelli a coda di cavallo , a servizio presso una coinquilina della povera signora Martirano - è stata già interpellata dalla polizia subito dopo il delitto ed ha dato , del passante , una descrizione che non si discosta da quella dell ' arrestato ; ha poi ravvisato il passante , ripetiamo , nella fotografia dell ' incriminato . Un confronto , quando il Ghiani sarà stato trasferito a Roma , offrirà alla testimone e alla polizia una ulteriore conferma ( o una smentita ) a questi riconoscimenti . È chiaro , per chiunque abbia buon senso , che riconoscimenti di questo genere offrirebbero ben scarso appoggio alle tesi accusatorie se non si aggiungessero ad altri , meno labili indizi . Si ha comunque una riprova del metodo al quale si attengono i giudici e i funzionari della « mobile » risoluti a tenere in serbo a lungo le loro carte migliori . Il fatto nuovo di oggi - alludiamo all ' entrata in scena della « testimone - pilota » - spazza via anche le ovvie perplessità che erano state suscitate dalle dichiarazioni di Benito Sensoli . È mai possibile , ci si domandava , che il Ghiani , ove si accetti la sua missione di « sicario » , si provvedesse a Roma di un ' automobile privata coinvolgendo altri individui , ossia , nel futuro , altrettanti possibili testi l ' accusa , in un ' impresa che richiedeva , come requisito essenziale , la segretezza ? Era forse stretto dal tempo , il « sicario » ? Niente affatto . Se davvero aveva usato l ' aereo che giunge a Roma alle 21 , doveva trovarsi in centro non più tardi delle 22 , e poteva tranquillamente arrivare in via Monaci col cavallo di san Francesco . E quanto al ritorno alla stazione Termini - o alle stazione Tiburtina se si fosse servito della Freccia del Sud - gli sarebbe stato sempre più agevole e semplice sbrigarsi a piedi , o con un tassì preso in un posteggio non immediatamente adiacente , piuttosto che doversi disfare di una macchina altrui . Aggiungeremo una considerazione che è ovvia : un ' automobile - e pare che il guidatore di quella indicata dal meccanico si fosse oltretutto abbandonato a frenetici colpi di acceleratore - desta sempre maggiore attenzione e curiosità , a sera inoltrata , e in una via tranquilla , di un pedone che striscia lungo i muri . Ma , osserverà più d ' uno , le testimonianze , i riconoscimenti , lasciano adito a dubbi , a perplessità , approfondiscono , piuttosto che colmarlo , il solco che divide le schiere - automaticamente generate da ogni « caso » criminale indiziario - degli innocentisti e dei colpevolisti . Si preferirebbe la certezza scientifica : ad esempio un responso inequivocabile dell ' esame delle impronte digitali . E già ieri le notizie , che in queste vicende sensazionali precedono talvolta gli avvenimenti , avevano riferito dell ' invio a Roma delle impronte prese al Ghiani , subito sottoposte ai controlli del capo dell ' Istituto superiore di polizia scientifica , dott. Marrocco . In realtà il rilievo delle impronte è stato eseguito solo oggi , e il loro vaglio comincerà al più presto domani . Ma si ha la sensazione che le autorità non facciano molto affidamento sul valore di questa traccia . Un paio di guanti , o più semplicemente la scarsa chiarezza delle impronte rinvenute nell ' alloggio dell ' uccisa , bastano per svuotare di ogni importanza questo indizio . La polizia dedica invece molto impegno alla demolizione dell ' alibi di Raoul Ghiani : e , per questo , fruga senza requie nei documenti di quel volo Milano - Roma - il volo AZ 412 dell ' Alitalia , per l ' esattezza - che avrebbe consentito al « sicario » di poter eseguire , entro i tempi fissati , il suo mostruoso piano . Il direttore generale della compagnia aerea ha stamane richiamato , dall ' archivio , le liste dei passeggeri non solo di quel giorno ma anche dei giorni precedenti , e ogni altro incartamento che potesse riuscire utile . Il fascicolo è stato consegnato alle autorità . Il « signor Rossi » sarebbe giunto alla Malpensa , quella sera , all ' ultimo istante , trafelatissimo : il che riesce perfettamente spiegabile se si identifica il Ghiani nel signor Rossi , perché non è facile compiere in un ' ora - e in uno dei periodi di punta del traffico milanese - il percorso dalla città alla Malpensa . Sull ' apparecchio presero posto 29 viaggiatori , 5 dei quali , stranieri , giungevano da Barcellona . È possibile che la hostess Irina Vitali riesca a ravvisare oggi , in Raoul Ghiani , il frettoloso e ritardatario signor Rossi ? L ' interrogativo avrà una risposta quando la Vitali sarà convocata - e pare che questo non sia ancora avvenuto - dal giudice istruttore . La Vitali , nata 24 anni or sono a Val d ' Isarco , nell ' Alto Adige , non è più in servizio sulle linee dell ' Alitalia . Ha lasciato la società , per ragioni personali , fin dalla metà di ottobre : e ha anche abbandonato il suo alloggio romano , in via Prenestina 62 . La ragazza , che nella capitale era fidanzata con un medico , il dott. Maurizio Monteleone , abitante in viale Parioli 19 , si è trasferita nei giorni scorsi a Innsbruck insieme al padre , impiegato delle Ferrovie , che fa parte della delegazione delle Ferrovie nella città austriaca . Sono trascorsi più di due mesi dall ' epoca del delitto . Irina Vitali avrà conservato qualche reminiscenza , anche vaga , del precipitoso arrivo di quel giovane passeggero senza bagaglio - la circostanza è stata accertata documentalmente - per il quale fu riaccostata all ' aereo , già pronto a muoversi , la scaletta che era stata allontanata ? Solo il confronto diretto tra la hostess e l ' accusato risolverà il dubbio . La calma con la quale la magistratura procede a questo accertamento è d ' altronde una ennesima conferma dell ' esistenza di parecchi indizi meno aleatori . Giovanni Fenaroli , protagonista torbido di questa storia che rasenta - per la complicazione dei suoi truci congegni - i limiti dell ' incredibile , ha trascorso la giornata , a Regina Coeli , in assoluta solitudine e in illusoria calma . Di buon mattino ha chiesto due pacchetti di sigarette - fuma parecchio - e ha divorato di buon appetito un cappuccino con due panini : proprio una colazione da professionista che rompe il digiuno nel tragitto da casa all ' ufficio . Ha poi consumato docilmente , a mezzogiorno , il rancio comune . Forse temeva - e sperava insieme - di essere interrogato : ma nessuno ha chiesto di lui . Questa tranquillità è di cattivo augurio . Gli ultimi due giorni , prima che lo arrestassero , Giovanni Fenaroli veniva convocato dal giudice istruttore Modigliani , e poi lasciato ad aspettare e a macerarsi senza essere ricevuto . È corsa voce che un magistrato avesse interrogato il rag . Egidio Sacchi , le cui ammissioni hanno posto la polizia sulle tracce di Raoul Ghiani , ma si crede che anche il factotum della Fenarolimpresa non sia stato disturbato . La moglie del Sacchi - che ha un bimbo in tenera età - ha chiesto di poter parlare col marito : non le è stato concesso , ed è facile dedurre , da ciò , che anche la posizione di Egidio Sacchi non è stata del tutto chiarita . È pertanto evidente che , nella capitale , ogni indagine è praticamente paralizzata in attesa che i magistrati e i funzionari della mobile « distaccati » a Milano esauriscano la prima fase dell ' inchiesta . Quando Raoul Ghiani sarà trasferito a Roma - per affrontare la difficilissima prova dei confronti con Giovanni Fenaroli e con Egidio Sacchi - le autorità avranno ormai messo a punto tutti gli ingranaggi dell ' istruttoria : i confronti potranno sfociare nel crollo di uno dei due presunti colpevoli , o in altri dinieghi : e a questa alternativa corrisponde l ' altra : fra un processo senza ombre e un processo indiziario .
SE FOSSE VIVO PIO LA TORRE ( Vasile Vincenzo , 1999 )
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Pio La Torre , il dirigente comunista che legò a Comiso non solo gli ultimi anni della sua vita ma forse anche la sua sorte per mano mafiosa , sarebbe certo contento : in questa cittadina siciliana dove quasi vent ' anni fa si decise di dispiegare con le batterie di centododici missili Cruise un formidabile apparato bellico per combattere l ' ultimo capitolo della " guerra fredda " , saranno ospitati cinquemila profughi kosovari . La base militare in disuso , da emblema di guerra si trasforma in un ' icona di solidarietà , ora che la guerra da " fredda " è diventata calda e guerreggiata . Il mondo è cambiato , come fosse passato un secolo , da quel dicembre 1981 , quando un portavoce della Nato a Bruxelles inaugurò la vicenda di Comiso con una gaffe di quelle che rivelano la distanza siderale tra gente e stanze dei bottoni : " I missili ? Non preoccupatevi : li installeremo in un ' area desertica della Sicilia " . La contrada sulle carte militari , è vero , si chiama " Deserto " . Ma è un nome antico , conseguenza di un ' epoca lontana , quando il sud est della Sicilia era una brulla pietraia calcinata dal sole . Deserto ? Il paesaggio parla di fatica secolare e di lavoro : i muri a secco messi su , pietra su pietra , limitano come una ragnatela i confini di una campagna resa fertile dall ' uomo , strappata pezzo a pezzo alla desolazione . C ' era nell'81 a Comiso uno sconosciuto e colto professore che curava la biblioteca del Municipio . Raccolse e stampò i negativi di un fotografo locale e allestì una mostra con tutte le facce ( e le braccia ) dei contadini che s ' erano sudata con le lotte e il lavoro un ' agricoltura sviluppata : la vera e propria industria verde dei cinque , sei raccolti annuali dei primaticci coltivati in serra . Il professore si chiamava Gesualdo Bufalino . Aveva alcuni splendidi racconti nel cassetto . Al Comune il sindaco , Giacomo Cagnes , era uno di quelli che nel 1944 avevano proclamato una " Repubblica " anarchica e socialista , soffocata nel sangue . In zona - a Comiso e nella città accanto , Vittoria - le percentuali elettorali della sinistra toccavano e superavano quelle dell ' Emilia Romagna . Su questa gente dal Dna controcorrente in una Sicilia dominata dalla mafia , dove spadroneggiavano Lima , gli esattori Salvo , Ciancimino , s ' abbatté come un fulmine la notizia degli euromissili . Che furono dislocati a Comiso , non si capì mai bene se contro la " minaccia " dell ' Est comunista ( dopo il dispiegamento degli SS-20 sovietici del Patto di Varsavia ) o contro quella del Sud del mondo . E se Comiso non è un deserto , sicuramente si trova a Sud del Sud , nello zoccolo sudorientale dell ' isola , che sulla carta geografica è a Meridione rispetto alla Tripoli di Gheddafi . Comunque sia andata - qualsiasi fossero i veri piani degli strateghi di una guerra che per fortuna non venne mai combattuta - la bandierina della Nato fu piantata lì , in mezzo alle serre della contrada che aveva il nome ingannatore di " Deserto " . Accettata dal governo Spadolini , edificata dal governo Craxi , la base degli euromissili , poi presa in carico direttamente dagli americani , sorse sul luogo dove durante il secondo conflitto mondiale era stato costruito un aeroporto militare , il " Magliocco " . E questo scalo aveva già precorso il suo destino altalenante tra pace e guerra essendo già stato brevemente riconvertito negli anni Sessanta a supporto del lavoro dei contadini di Vittoria e Comiso , che imbarcavano sugli aerei i loro prodotti risparmiando in tempo e denaro sui trasporti . Durò poco . Chiuso nei primi anni Settanta , mai più riaperto , senza dar ascolto a richieste e proteste dei contadini , il " Magliocco " era stato abbandonato come un relitto in mezzo alla campagna . La sera dell ' annuncio di Bruxelles , andando a Comiso per cercare il posto della futura " base " fu persino difficile trovare la strada , ormai priva di segnalazioni . Il cartello dell ' " Alt , zona militare " arrugginito e illeggibile , un cancello sfondato , le due " piste " coltivate a carciofi , le auto delle coppiette . Attorno a Comiso , sull ' " affare Comiso " , Pio La Torre , tornato proprio in quelle settimane a dirigere il partito siciliano , volle pervicacemente , ostinatamente , lanciare una grande campagna che sfociò nella raccolta di un milione di firme contro la realizzazione della " base " militare . Una campagna controcorrente , perché considerazioni di realpolitik avrebbero forse consigliato ( e molti nello stesso Pci di allora lo fecero ) di evitare accuse - che pure ci furono - di appiattimento " pacifista " di fronte alla necessità di costruire un contrappeso alla minaccia del " deterrente " missilistico sovietico . Una campagna difficile , perché la propaganda dei corrispondenti locali dell ' Italia del Caf ( ricordate il trio Craxi - Andreotti - Forlani ? ) puntava brutalmente sui " benefici " che mille appartamenti , settemila posti letto , i lavori edili e gli appalti avrebbero apportato alla zona . Una campagna travolgente con le suore , i preti , i sindacalisti , i militanti di sinistra e migliaia di giovani impegnati in una miriade di appelli e petizioni . Nel breve volgere di un anno crebbe una " generazione politica " che rifiutava - in anticipo sui tempi - la logica dei Muri e delle contrapposte " deterrenze " a colpi di missili . Per Pio tutto " si teneva " . La memoria storica dell ' ex animatore della prima Commissione antimafia , dell ' ex sindacalista del primo dopoguerra in Sicilia , parlava del pericolo immanente di una miscela esplosiva che la base comisana avrebbe potuto innescare . Chi andò a Comiso in quei giorni gli portò le notizie , allora pressoché inedite , di insediamenti e investimenti di mafia avvenuti in silenzio in quel lato della Sicilia ritenuto immune dalla malapianta . " I Salvo con centinaia di ettari ad Acate , a pochi chilometri da Comiso ? I Greco di casa a Vittoria , con soldi e prestanome ? Finirà come negli anni Quaranta , con le spie e la mafia a braccetto , le stragi di Portella , le minacce ai lavoratori . Stiamo rivoltando il mondo come un calzino e ce la faranno pagare " , prevedeva La Torre . Comiso , anche Comiso , colonia di mafia ? L ' incredibile stava avvenendo , e la campagna promossa da La Torre sottoponeva agli occhi di un ' opinione pubblica nazionale sviata dall ' epoca rovente del terrorismo , una minaccia ben più grave , perché connaturata nella peggiore storia d ' Italia : l ' intreccio della mafia con una " destra " minacciosa ed eversiva . Pio e Rosario - Rosario Di Salvo , che diffidiamo gli archivi a registrare come " l ' autista " di La Torre - li hanno ammazzati una mattina che ricordiamo calda e soffocante , ma forse non c ' era il sole ed erano le lacrime a strangolare il respiro . Stavano andando all ' aeroporto di Punta Raisi a prendere il sindaco di Bologna , lo storico Renato Zangheri , che Pio aveva invitato perché parlasse il primo maggio a Portella delle Ginestre e riannodasse i fili di un discorso nazionale della sinistra su un tema di riscatto nazionale . Ai funerali , funerali di popolo , il partito di La Torre sbagliò tutto quello che si poteva sbagliare affiancando sul palco a Enrico Berlinguer un paio di personaggi - emblema di tutto ciò che La Torre aveva combattuto . Volarono monetine e si pianse anche di rabbia . Sull ' ordine pubblico vigilava confuso tra la folla , il neo prefetto di Palermo , il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa . Falcone indagò , non credeva all ' inizio a questa " pista " complessa e complessiva . Poi lasciò nel suo computer un testamento di indagini da fare , sabotate e bloccate dai suoi " capi " , in cui figurava proprio l ' intrico del delitto La Torre , assieme alle indagini sulla " Gladio " siciliana e sugli appalti governati dal sistema politico - mafioso . Quel testamento sparì , Falcone venne fatto a pezzi . Comiso era divenuta operativa il 30 giugno 1983 : su duecento ettari si costruirono una cittadella autosufficiente , il centro comando , mille appartamenti per i militari , i supermercati , le chiese , i centri sociali , gli impianti sportivi , l ' aria condizionata . Quando Falcone morì la base già non serviva più , era stata smantellata . Il sette aprile scorso il governo aveva accolto la richiesta di riconvertirla in un grande centro di ricerca universitaria , un campus , una cittadella della pace . E ancora ieri questa scelta strategica , voluta dai sindaci e dalle popolazioni , è stata confermata , dopo l ' accoglienza - si spera provvisoria - dei profughi kosovari . Le vittime della guerra dei Balcani non saranno sbattuti in un " deserto " . Ma troveranno ospitalità in una di quelle comunità che Elio Vittorini , che era di queste parti , chiamava " le città del mondo " , monadi con le finestre aperte come occhi sul pianeta . A sud del sud , sull ' altalena incessante di guerra e pace .
StampaQuotidiana ,
Nella storia di tutti i tempi e di tutti i popoli vi è la narrazione di fughe e di liberazioni drammatiche , romantiche , talora rocambolesche : ma quella di Mussolini appare anche oggi , a distanza di tempo , come la più audace , la più romantica e al tempo stesso la più " moderna " , dal punto di vista dei mezzi e dello stile . Veramente , essa è già leggendaria . Mussolini non aveva mai nutrito speranze di liberazione da parte degli Italiani , anche fascisti . Che qualcuno ci pensasse è sicuro ; che qua e là si siano anche imbastiti piani nei gruppi di fascisti tra i più animosi è fuori di dubbio ; ma niente andò oltre la semplice fase del progetto : d ' altra parte , i gruppi o gli individui capaci di tentare la realizzazione di un piano erano strettamente sorvegliati e non avevano i mezzi necessari per effettuarlo . Sin dal principio Mussolini sentiva che il Führer avrebbe tutto tentato pur di liberarlo . L ' ambasciatore Von Mackensen quasi subito andò dal re per avere il permesso , secondo il desiderio del Führer , di visitare Mussolini , ma la richiesta fu respinta con questa nota : « S . M . il re ha fatto presente al Maresciallo Badoglio il desiderio del Führer . Nel riconfermare l ' ottimo stato di salute di S . E . Mussolini e il suo pieno gradimento per il trattamento usatogli , il Maresciallo Badoglio è spiacente di non poter aderire alla richiesta visita , e ciò nello stesso personale interesse di S . E . Mussolini . È però pronto a fargli subito pervenire quella lettera che S . E . l ' Ambasciatore ritenesse di inviargli e di riportarne risposta , 29 luglio 1943 » . Il Capo di Gabinetto del Ministero degli Esteri si recò dall ' Ambasciatore tedesco e ne riferì poi al Maresciallo Badoglio . Data la situazione di un Governo italiano che " fingeva " di essere alleato e di voler " continuare " la guerra , il Governo di Berlino non poteva con " passi " formali , quale poteva essere la richiesta di una immediata liberazione , compromettere i rapporti fra i due Governi , provocare in anticipo una crisi nei rapporti medesimi . È chiaro che Berlino dubitava degli sviluppi e degli obiettivi della politica di Badoglio . Ma le relazioni diplomatiche impedivano di rendere il dubbio operante , prima che una determinata situazione si verificasse . Il 29 luglio nessuno si ricordò di Mussolini . Ci fu una eccezione : il Maresciallo del Reich Ermanno Göring telegrafava al Duce nei seguenti termini ( il telegramma fu portato a Ponza da un ufficiale dei carabinieri ) : « Duce , mia moglie e io vi mandiamo in questo giorno i nostri più fervidi auguri . Se le circostanze mi hanno impedito di venire a Roma come mi proponevo , per offrirvi , insieme coi miei voti augurali , un busto di Federico il Grande , più cordiali ancora sono i sentimenti della mia piena solidarietà e fraterna amicizia che vi esprimo in questo giorno . La vostra opera di uomo di Stato rimane nella storia dei nostri due popoli , i quali sono destinati a marciare verso un comune destino . Desidero dirvi che i nostri pensieri vi seguono costantemente . Voglio ringraziarvi per l ' ospitalità gentile che mi offriste altra volta e mi proclamo ancora una volta , con incrollabile fede , vostro Göring » . Anche alla Maddalena Mussolini notò qualche movimento di Germanici : essi avevano una base sul lato opposto del tratto di mare , a Palau . Effettivamente i Tedeschi avevano ideato un piano , che consisteva nell ' approdare con un sottomarino finto inglese , con equipaggi dotati di uniformi inglesi che avrebbero prelevato e liberato Mussolini . Il piano stava per essere tentato , quando Mussolini fu traslocato al Gran Sasso . Il sabato sera , 11 settembre , una strana atmosfera di incertezza e di attesa regnava al Gran Sasso . Oramai era noto che il Governo era fuggito , insieme col re , del quale veniva annunciata l ' abdicazione . I capi che avevano la sorveglianza di Mussolini sembravano imbarazzati , come davanti all ' obbligo di dare esecuzione a un compito particolarmente ingrato . Nella notte dall'11 al 12 , verso le 2 , Mussolini si alzò e scrisse una lettera al tenente , nella quale lo avvertiva che gli Inglesi non lo avrebbero mai preso vivo . Il tenente Faiola , dopo avere portato via dalla stanza del Duce tutto ciò che rimaneva di metallico e di tagliente e in particolar modo le lame dei rasoi , gli ripeté : « Fatto prigioniero a Tobruk , dove fui gravemente ferito , testimone delle crudeltà britanniche sugli Italiani , io non consegnerò mai un Italiano agli Inglesi » . E tornò a piangere . Il resto della notte trascorse tranquillamente . Nelle prime ore del mastino del 12 una fitta nuvolaglia biancastra copriva le cime del Gran Sasso , ma fu tuttavia possibile avvertire il passaggio di alcuni velivoli . Mussolini sentiva che la giornata sarebbe stata decisiva per la sua sorte . Verso mezzogiorno il sole stracciò le nubi e tutto il cielo apparve luminoso nella chiarità settembrina . Erano esattamente le 14 , e Mussolini stava con le braccia incrociate seduto davanti alla finestra aperta , quando un aliante si posò a cento metri di distanza dall ' edificio . Ne uscirono quattro o cinque uomini in kaki i quali postarono rapidamente due mitragliatrici e poi avanzarono . Dopo pochi secondi altri alianti atterrarono nelle immediate vicinanze e gli uomini ripeterono la stessa manovra . Altri uomini scesero da altri alianti . Mussolini non pensò minimamente che si trattasse di Inglesi . Per prelevarlo e condurlo a Salerno non avevano bisogno di ricorrere a così rischiosa impresa . Fu dato l ' allarme . Tutti i carabinieri , gli agenti si precipitarono con le armi in pugno fuori dal portone del rifugio , schierandosi contro gli assalitori . Nel frattempo il ten . Faiola irruppe nella stanza del Duce intimandogli : Chiudete la finestra e non muovetevi ! Mussolini rimase invece alla finestra e vide che un altro più folto gruppo di Tedeschi occupata la funivia . era salito e dal piazzale di arrivo marciava compatto e deciso verso l ' albergo . Alla testa di questo gruppo era Skorzeni . I carabinieri avevano già le armi in posizione di sparo , quando Mussolini scorse nel gruppo Skorzeni un ufficiale italiano , che poi giunto più vicino riconobbe per il generale Soleti del corpo dei metropolitani . Allora Mussolini gridò , nel silenzio che stava per precedere di pochi secondi il fuoco : Che fate ? Non vedete ? C ' è un generale italiano . Non sparate ! Tutto è in ordine ! Alla vista del generale italiano che veniva avanti col gruppo tedesco le armi si abbassarono . Le cose erano andate così . Il generale Soleti fu prelevato al mattino dal reparto Skorzeni , e non gli fu detto nulla circa il motivo e gli scopi . Gli fu tolta la pistola e partì per l ' ignota destinazione . Quando nel momento dell ' irruzione intuì di che si trattava ne fu lieto . Si dichiarò felice di avere contribuito alla liberazione di Mussolini e di avere , forse , con la sua presenza , evitato un sanguinoso conflitto . Disse a Mussolini che non era consigliabile tornare immediatamente a Roma , dove c ' era una " atmosfera di guerra civile " , diede qualche notizia sulla fuga del Governo e del re ; venne ringraziato dal capitano Skorzeni e poiché il Soleti chiese che gli fosse riconsegnata la pistola , il suo desiderio fu accolto , così come l ' altro di seguire Mussolini , dovunque fosse andato . In tutta questa rapidissima successione di fatti , il Gueli non ebbe alcuna parte . Si fece vedere solo all ' epilogo . Gli uomini di Skorzeni , dopo essersi impadroniti delle mitragliatrici che erano state posate ai lati della porta d ' ingresso del rifugio , salirono in gruppo nella stanza del Duce . Skorzeni , sudante e commosso , si mise sull ' attenti e disse : « Il Führer , che dopo la vostra cattura ha pensato per notti e notti al modo di liberarvi , mi ha dato questo incarico . Io ho seguito con infinite difficoltà giorno per giorno le vostre vicende e le vostre peregrinazioni . Oggi ho la grande gioia , liberandovi , di aver assolto nel modo migliore il compito che mi fu assegnato » . Il Duce rispose : « Ero convinto sin dal principio che il Führer mi avrebbe dato questa prova della sua amicizia . Lo ringrazio e con lui ringrazio voi , capitano Skorzeni , e i vostri camerati che hanno con voi osato » . Il colloquio si portò quindi su altri argomenti , mentre si raccoglievano le carte e le cose di Mussolini . Al pianterreno carabinieri e agenti fraternizzavano coi Germanici , alcuni dei quali erano rimasti non gravemente feriti nell ' atterraggio . Alle 15 tutto era pronto per la partenza . All ' uscita , Mussolini salutò con effusione i camerati del gruppo Skorzeni e tutti insieme - Italiani compresi si recarono in un sottostante breve pianoro dove un apparecchio " Cicogna " attendeva . Il capitano che lo pilotava si presentò ; giovanissimo : Gerlach , un asso . Prima di salire sull ' apparecchio , Mussolini si voltò a salutare il gruppo dei suoi sorveglianti : sembravano attoniti . Molti sinceramente commossi . Taluni anche con le lacrime agli occhi . Lo spazio dal quale il " Cicogna " doveva partire era veramente esiguo . Allora fu arretrato per guadagnare qualche metro . Al termine del pianoro vi era un salto abbastanza profondo . Il pilota prese posto sull ' apparecchio ; dietro lui Skorzeni e quindi Mussolini . Erano le ore 15 . Il " Cicogna " si mise in moto . Rullò un poco . Percorse rapidamente lo spazio sassoso e giunto a un metro dal burrone , con uno strappo violento del timone , spiccò il volo . Ancora qualche grido . Braccia che si agitavano . E poi il silenzio dell ' alta atmosfera . Dopo pochi minuti sorvolammo L ' Aquila e , trascorsa un ' ora , il " Cicogna " planava tranquillamente all ' aeroporto di Pratica di Mare . Quivi un grande trimotore era già pronto , Mussolini vi salì . Il volo aveva per mèta Vienna , dove si giunse a notte avanzata . Qualcuno attendeva all ' aeroporto . Di lì al " Continentale " per una notte . All ' indomani , verso mezzogiorno , nuovo volo sino a Monaco di Baviera . Il mattino dopo al Quartier generale del Führer l ' accoglienza fu semplicemente fraterna . La liberazione di Mussolini ad opera di " arditi " tedeschi suscitò in Germania un ' ondata di grande entusiasmo . Si può dire che l ' evento fu festeggiato in ogni casa . La radio preparò , con ripetute emissioni , gli ascoltatori a una notizia straordinaria e non si ebbe delusione alcuna , quando la notizia , verso le 22 , fu conosciuta . Tutti la considerarono come un avvenimento eccezionale . Furono mandati a Mussolini centinaia di telegrammi , lettere , poesie , da ogni parte del Reich . Non ebbe l ' evento una ripercussione analoga in Italia . Erano quelli i giorni del caos , della distruzione , del saccheggio , della degradazione . La notizia fu quindi accolta come una ingrata sorpresa , con fastidio e con rancore . E si cominciò col negarla : si diffuse la voce che si trattava di una commedia , che Mussolini era già morto , consegnato agli Inglesi , che il discorso di Monaco era stato pronunciato da un sosia . Questa voce continuò a circolare anche molti mesi dopo , elemento indicativo di un desiderio . Sebbene centinaia di persone abbiano visto Mussolini , tale voce non è del tutto scomparsa . Bisogna spiegarsi la persistenza di questo fenomeno , che non è dovuto semplicemente alle notizie delle emittenti nemiche sulla salute sempre pericolante di Mussolini , sugli attentati in continuazione contro di lui , sulle fughe in Germania compiute o preannunciate . Bisogna spiegarsi altrimenti il fenomeno e riferirsi a certi dati della rudimentale psicologia di una parte del popolo italiano , più " talentosa " forse che " intelligente " . Mussolini è , da un certo punto di vista , un uomo " duro a morire " . Egli è stato infatti molte volte ai margini della vita . All ' ospedale di Ronchi , nel marzo del 1917 , col corpo crivellato di schegge , doveva morire , o nella migliore delle ipotesi , essere amputato della gamba destra . Non accadde niente di ciò . Dopo la guerra , al ritorno dal Congresso dei Fasci tenutosi a Firenze nel 1920 , un formidabile cozzo , che frantumò le sbarre di un passaggio a livello nei pressi di Faenza , non provocò che un leggero stordimento , poiché la " blindatura " cranica di Mussolini aveva brillantemente " neutralizzato " il colpo . La caduta dell ' aeroplano sul campo di Arcore fu una esperienza di estremo interesse . Mussolini constatò allora che la velocità della caduta dell ' apparecchio era stata uguale alla velocità di ideazione del pensiero pensato in queste parole : si cade ! Precipitare di piombo da un ' altezza di 50 metri , sia pure con un robusto scassone quale il non dimenticabile " Aviati " , non è uno scherzo . Il rombo dell ' urto contro il suolo fu sonoro assai , né meno stridulo lo scricchiolio delle ali e della carlinga . Fu un accorrere da ogni parte del campo . L ' istruttore pilota quell ' entusiasta e simpatico veterano del volo che è Cesare Redaelli era leggermente ferito ; quanto a Mussolini , si trattava di una semplice ammaccatura al ginocchio . Nella testa tipo " panzer " una leggera scalfittura fra naso e fronte . Abbastanza emozionante fu il volo da Ostia a Salerno , nel giorno del famoso , e per un certo tempo inedito , discorso di Eboli , nel giugno 1935 . Era un tempo ciclonico . Poco prima dell ' arrivo un fulmine scoppiò sull ' aeroplano bruciando gli aggeggi della radio . Non capita bisogna riconoscerlo ad ogni comune mortale di essere folgorato a 3000 metri sul livello del mare , rimanendo incolume . Non parliamo dei molti duelli i quali , anche quando l ' arma di combattimento era la spada triangolare , non uscivano dal tipo degli " scherzi innocenti " . Forse meno innocenti , ma incredibilmente noiosi , gli attentati degli anni 1925-1926 . Un paio di bombe e una serie di revolverate femminili e maschili , indigene e britanniche , oltre a qualche altro tentativo rimasto nell ' ombra dell ' incognito . Normale amministrazione . Passiamo ora dal regno , come dire ? " traumatico " a quello costituzionale , ovverosia organico . Da venti anni oramai , e precisamente dal 15 febbraio 1925 , Mussolini è " dotato " di una gentile ulcera duodenale , la cui storia minuziosa e dettagliata è insieme con altre ben 70 mila storie di malati negli archivi del prof . Frugoni . Vederla attraverso le lastre , effettuate la prima volta dall ' esperto e integerrimo ora scomparso Aristide Busi , preside della Facoltà di medicina di Roma , fu motivo di una spiegabilissima e molto intima soddisfazione . Da quanto esposto si può evincere che Mussolini può essere considerato , almeno sin qui , un uomo " duro a morire " . E come si spiega allora che la vaga indifferenziabile opinione pubblica lo ha considerato morto ? Ci sono , se così può dirsi , diverse incarnazioni di Mussolini . Anche dal punto di vista politico egli è un " duro a morire " . Nel 1914 , espulso dal partito socialista italiano nella memorabile assemblea del Teatro del " Popolo " , tutti o quasi i tesserati lo considerarono un uomo finito , schiacciato da un plebiscito provocato tra le file dell ' armento , cui si aggiunse al solito una " questione morale " . Dopo pochi mesi il socialismo neutralista veniva sbaragliato sulle pubbliche piazze . Conclusa la guerra , l ' Italia dovette subire l ' ondata bolscevica . Nelle elezioni del 1919 , nelle quali Mussolini ebbe l ' onore di avere a compagno di lista Arturo Toscanini , il quale perciò è un fascista della prima ora , egli riportò 4000 voti di fronte ai milioni di voti degli avversari . Il rosso imperversava trionfante e minaccioso . Nell ' ebbrezza della vittoria fu simulato un funerale di Mussolini , e una bara che lo conteneva in effigie passò , con il relativo corteo vociante , davanti alla sua abitazione di Foro Buonaparte 38 , ultimo piano . Da quella bara rispuntò il Mussolini degli anni 1921-1922 . Come nel novembre del 1919 qualche cosa del genere fu tentato nel luglio del 1943 . Questa doveva essere la volta buona , la definitiva . Poi la morte politica e quella fisica avrebbero proceduto di conserva con una ben calcolata simultaneità . Colui che nei domini dell ' imperscrutabile regge i destini mutevoli degli umani ha deciso altrimenti . Vi è un Mussolini che contiene , quello di ieri come quello di ieri conteneva quello di oggi , e questo Mussolini , pur avendo la sua dimora non più a Palazzo Venezia ma alla Villa delle Orsoline , si è messo sotto le stanghe , al lavoro , con la volontà di sempre , e quindi , o falange non tebana di Tommasi increduli , se lavora deve essere , per lo meno , vivo . Talete il filosofo greco ringraziava gli dei di averlo fatto nascere uomo e non bestia ; maschio e non femmina , greco e non barbaro . Mussolini ringrazia gli dei di avergli risparmiato la farsa di un assordante processo a Madison Square di Nuova York , al che avrebbe preferito di gran lunga una regolare impiccagione nella Torre di Londra , e di avergli consentito , insieme coi migliori Italiani , di vivere il quinto atto del terribile dramma che tormenta la Patria .