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StampaQuotidiana ,
Da diversi campi ci scrivono chiedendoci di precisare i motivi della posizione vivacemente critica che abbiamo assunto e mantenuto , dopo la caduta di Mussolini , verso il maresciallo Badoglio , il suo governo e la sua politica . Aderiamo tanto più volentieri a questa richiesta in quanto il problema della politica del governo di Badoglio non è di piccola importanza , anzi , tocca alcune questioni essenziali della vita politica italiana . È inutile nascondersi la gravità della odierna situazione italiana . Il popolo italiano si trova oggi di fronte a una vera e propria catastrofe nazionale . Questo comprenderanno agevolmente quei prigionieri di guerra , ufficiali e soldati , che nel corso del loro viaggio verso l ' Unione Sovietica hanno potuto osservare , in Polonia e altrove , che cosa vuol dire per un paese e per i suoi abitanti l ' occupazione tedesca . Quando i tedeschi saranno cacciati d ' Italia , là dove essi sono passati non rimarranno che rovine e lutti . Il suolo sarà intriso di sangue ; dappertutto vi saranno le tracce del delitto ; dappertutto i risultati di un ' opera sistematica e perversa di devastazione . Da queste rovine e da questi lutti si leverà il più terribile degli atti di accusa contro le classi dirigenti , contro le istituzioni e contro gli uomini responsabili di questa catastrofe . Il popolo italiano , laborioso , fecondo e forte , si accingerà ancora una volta a ricostruire la sua casa distrutta , come tante volte esso ha già fatto nei secoli . Ma non dimenticherà . Non potrà dimenticare . Guai , anzi , se dovesse dimenticare ! Guai , se dalla lezione tremenda del fascismo non saremo capaci di ricavare tutti gli insegnamenti che ne derivano : guai se non avremo la forza di mandare sul banco degli accusati tutti i responsabili , tutti i complici . È l ' amore stesso per la nostra patria che ci obbligherà a farlo : è la necessità di sradicare senza pietà un male ch ' è stato troppo grave e profondo perché possa guarire senza che si metta il ferro nella piaga . Ebbene , nei confronti con il fascismo e con la situazione tragica in cui si trovava l ' Italia già al tempo della caduta di Mussolini , quale fu la politica di Badoglio ? Fu un tentativo di compromesso , durante il quale l ' azione governativa , dominata da preoccupazioni reazionarie , dalla paura stolta delle masse e della loro azione liberatrice , venne condotta in modo che contribuì ad aggravare , e non ad alleviare , le condizioni della catastrofe odierna . Oggi incominciamo a ricevere i giornali di quel periodo . Veniamo a conoscere i particolari dei fatti . Siamo quindi in grado di giudicare meglio di prima . Ebbene , ogni fatto che veniamo a conoscere ci conferma nelle nostre posizioni . Il giorno preciso in cui Badoglio decise di iniziare le trattative con gli alleati , non ha importanza decisiva . Decisivo è il fatto che , caduto Mussolini , la minaccia dell ' invasione tedesca era evidente e imminente . Che cosa poteva opporre l ' Italia a questo minaccia ? Due forze sole : l ' esercito e il popolo . L ' uno e l ' altro dovevano essere messi in grado di far fronte alla grande , alla terribile prova . Il primo doveva essere epurato di tutti i vecchi arnesi del fascismo e della reazione , pronti a diventare gli agenti dello straniero . Il secondo doveva essere messo in grado di spiegare tutte le sue energie e tutta la sua iniziativa . Per questo era urgente e vitale permettergli di riorganizzare rapidamente le sue forze in regime di libertà . Non venne fatta né la prima cosa , né la seconda . Chi ne fa le spese , oggi , è il popolo : è il nostro paese . È con senso di profonda amarezza che oggi , leggendo i giornali ispirati dal governo di Badoglio , si vede com ' essi dirigessero i loro colpi , sin dai primi istanti , non contro i traditori della nazione , ma contro coloro che chiedevano si procedesse contro di loro con la più grande energia . È con senso di amarezza profonda che si ricorda come la preoccupazione essenziale di Badoglio fosse di negare sino all ' ultimo la libertà politica ai cittadini , la libertà di parlare di unirsi , di prepararsi alla lotta , di armarsi , per essere pronti al combattimento imminente contro i nemici del paese . A Milano , nel momento dell ' aggressione tedesca , il generale comandante la guarnigione rifiutò di armare il popolo delle « cinque giornate » , e i pochi distaccamenti di cittadini armati che esistevano li allontanò dalla città , e quindi fece entrare i tedeschi . Questo generale , traditore della patria , era stato messo a quel posto solo perché aveva fama di reazionario , perché si sapeva che non avrebbe ceduto alle pressioni di massa antifascista e patriottica , anzi , sarebbe stato capace di far sparare su di essa , come , del resto , gli era stato ordinato . Oggi Milano è stata messa a sacco dai tedeschi , i cittadini si difendono come possono senz ' armi , e il traditore si è rifugiato in Germania , a Innsbruck . Da che cosa fu dettata , questa politica esiziale di Badoglio e del suo governo ? Essa fu dettata dall ' anima reazionaria delle classi dirigenti italiane , dalla loro paura organica del popolo e della libertà . Perisca l ' Italia e abbiano via libera i tedeschi , ma fino all ' ultimo sia esclusa la nazione dall ' esercizio dei suoi diritti , anche quando essa chiede di esercitarli esclusivamente per fronteggiare il nemico , e schiacciare i traditori . Così ragiona il reazionario italiano e tale è stata , in sostanza , la politica di Badoglio dalla caduta di Mussolini alla firma dell ' armistizio . Nella grande tragedia vissuta dal popolo italiano negli ultimi vent ' anni , questa politica appare come l ' ultimo episodio , per ora , di una catena , ahimè , troppo lunga di inganni , di soprusi , di violenze , di arbitri , il cui risultato ultimo è stato e non poteva essere altro che l ' odierna catastrofe . Se l ' Italia vuole salvarsi , se l ' Italia vuole rinascere , se l ' Italia vuole evitare nuove tragedie e nuove catastrofi , essa deve liquidare senza residui non solo il fascismo , ma tutte le manifestazioni di quello spirito reazionario , che preferisce la rovina della nazione allo scatenamento salutare delle energie popolari in regime di libertà e per la difesa della patria . Per questo è necessario , che anche dall ' esperienza del regime di Badoglio si traggano tutti gli insegnamenti necessari . O ci liberiamo per sempre , attraverso la durissima prova di oggi , da ogni sorta di schiavitù alle caste reazionarie che hanno portato il nostro paese alla catastrofe , oppure non riusciremo mai a essere né un popolo grande , né un popolo libero , né un popolo felice .
Assassino! ( Giglio Tommaso , 1947 )
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Venezia , 17 febbraio - I documenti che dimostrano la diretta responsabilità di Kesselring per l ' eccidio delle Fosse Ardeatine e per i delitti compiuti in Italia dalle truppe naziste , sono stati presentati oggi alla Corte militare alleata dal pubblico accusatore , il « Prosecutor » . I documenti formano quattro volumi , nei quali sono raccolti tutti i bandi , le lettere , le ordinanze ed i messaggi emanati da Kesselring durante il periodo in cui ebbe il comando delle forze tedesche in Italia . Il Prosecutor , nella sua requisitoria , ha tenuto soprattutto a mettere in rilievo che le responsabilità degli eccidi perpetrati in Italia dai tedeschi a danno della popolazione civile e delle formazioni partigiane , deve essere fatta risalire a Kesselring personalmente . La sua accusa ha fatto leva su un concetto basilare : l ' infierire della crudeltà tedesca si è verificato soltanto dopo che dal Quartier Generale del feldmaresciallo erano stati emanati precisi ordini a questo proposito . Il Prosecutor ha parlato per due ore e mezza . Questa è la ragione per cui il processo non potrà essere ripreso domani , ma solo nella mattinata di mercoledì ; in modo da permettere agli stenografi di trascrivere il testo della requisitoria e consegnarlo agli avvocati difensori . Si calcola che la trascrizione degli stenografi richiederà un tempo non inferiore alle sette ore . Kesselring è entrato nell ' aula alle 10 precise e si è inchinato alla Corte solennemente . Aveva a fianco il suo interprete personale e faceva di tutto per non guardare dalla parte del pubblico . Dopo breve discussione sulle modalità della traduzione in tedesco della requisitoria del Prosecutor , questi ha avuto la parola . Una donna , dal fondo della sala , ha gridato : « Assassino ! » all ' indirizzo del feldmaresciallo . Kesselring è rimasto impassibile , con lo sguardo vuoto fisso in avanti . Non si sono udite altre parole italiane per tutta la durata dell ' udienza . Per prima cosa , il Prosecutor ha messo in rilievo che i capi d ' imputazione di cui deve rispondere Kesselring si riferiscono soltanto all ' eccidio delle Fosse Ardeatine ed ai delitti commessi dalle sue truppe tra il giugno e l ' agosto del 1944 . Alcuni , da questa affermazione hanno dedotto che difficilmente verranno accolte tutte le denunce di cui è stato fatto oggetto il feldmaresciallo nel corso di questi ultimi giorni . Si è dell ' opinione , infatti , che questi documenti , se fossero accolti , provocherebbero la necessità di una nuova istruttoria e di conseguenza nuovo illimitato rinvio del processo . Ciò sembra essere avvalorato dal fatto che il Prosecutor ha dichiarato che non sarà accolto nessun suggerimento della stampa circa nuovi delitti da imputare al feldmaresciallo . Tuttavia è difficile prevedere quale sarà l ' andamento della causa , anche perché la Corte dovrà regolare le sue imputazioni in base alle deposizioni che raccoglierà dai numerosi interessati . Sin d ' ora si può dire soltanto che il processo durerà una ventina di giorni in luogo dei dieci previsti . La principale carta che giocherà Laterner , difensore di Kesselring , e già avvocato dei criminali di Norimberga , è quella della distinzione tra esercito e SS . Il Prosecutor , nella sua requisitoria , ha già cercato di prevenire questa manovra ed allora non è difficile affermare che questo sarà un punto cardinale del processo , un punto attorno al quale l ' accusa ed i difensori si daranno battaglia violentemente . Il Prosecutor ha dichiarato sin da oggi che la responsabilità di Kesselring , quale comandante della Wehrmacht in Italia , non può essere in nessun modo scaricata interamente sui comandi della polizia o delle SS . A questo proposito , egli ha citato l ' esempio dell ' attentato di via Rasella a Roma . A quell ' epoca l ' imputato era a capo delle forze militari in Italia . Invece i servizi di sicurezza erano agli ordini del generale Wolf . Ora , bisogna tener presente i fatti : immediatamente dopo l ' attentato il comando supremo tedesco aveva stabilito una rappresaglia in proporzione di sessanta italiani per ogni tedesco ucciso . In seguito la rappresaglia fu ridotta alla proporzione di dieci italiani per ogni tedesco . Tuttavia il comando supremo di Hitler aveva ordinato di fucilare soltanto quelle persone che erano già detenute a titolo di ostaggio . Kesselring ricevette personalmente questo ordine , ma nel trasmetterlo al capo dei servizi speciali di Roma ordinò testualmente di giustiziare al più presto dieci italiani per ogni tedesco ucciso . Di sua iniziativa , cioè , cancellò dall ' ordine questo lieve particolare : che dovevano essere fucilati soltanto gli ostaggi già detenuti come tali . Kesselring , al massimo , avrebbe potuto ordinare la fucilazione immediata di coloro che erano già stati condannati a morte da tribunali tedeschi in Italia . Invece la sua rappresaglia si rivolse contro persone innocenti , molte delle quali erano state arrestate dopo l ' attentato , solo perché erano ebrei o perché semplicemente sospette . Il Prosecutor ha parlato con calma , bevendo ogni tanto qualche sorso d ' acqua e sedendosi spesso sulla spalliera della sedia con una gamba penzoloni . Il feldmaresciallo - ha precisato l ' accusatore - non ha tenuto conto delle leggi internazionali ed ogni volta che ha emanato una ordinanza , non ha mai voluto interpellare il consulente legale che aveva a sua disposizione . Egli ha dato direttamente ordini alle proprie truppe di bruciare i villaggi italiani e di impiccare i capi partigiani che venivano catturati . In seguito alle sue disposizioni gli ufficiali nazisti in Italia hanno cominciato a fucilare tanto i partigiani quanto i civili italiani sul luogo stesso in cui li facevano prigionieri e senza mai deferirli a nessun tribunale competente . Il Prosecutor leggeva le date di questi ordini : 1° maggio , 8 maggio , 3 giugno , 26 giugno , scandendole una alla volta , tornando più volte a caricare la voce su di esse , quasi volesse rievocare con la sua voce l ' esasperante lunghezza di quei giorni bollenti del popolo italiano ; quasi volesse dire che durante la sua permanenza in Italia Kesselring non trascorse un sol giorno senza commettere un delitto . Dopo che il Prosecutor aveva smesso di parlare , il giudice gli ha sorriso ed ha detto : « Avete fatto un lungo discorso » . Ma si aveva l ' impressione che si rivolgesse a Kesselring e gli dicesse : « Avete commesso un lungo delitto » .
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Oggi a Comiso decine di migliaia di siciliani e con essi delegazioni provenienti da ogni parte d ' Italia e d ' Europa si danno appuntamento per una grande manifestazione per la pace e il disarmo e per chiedere che alla Sicilia sia evitato il destino sciagurato di essere trasformata in un avamposto nello scontro atomico tra i due blocchi militari contrapposti . La scelta dell ' estremo lembo a sud della Sicilia per la costruzione di una grande base di missili " Cruise " ha alimentato una polemica sul reale bersaglio degli ordigni atomici che vi si intendono installare . Come dimenticare che , nei giorni immediatamente successivi all ' annuncio del governo italiano di costruire la base a Comiso , si verificava il pericoloso scontro tra aerei americani e libici nel Golfo della Sirte ? E che il presidente Reagan dichiarava , in quella occasione , di aver voluto mostrare i muscoli al colonnello Gheddafi ? E che , infine , quest ' ultimo , replicando aspramente , chiamava anche in causa l ' Italia proprio per la progettata base di Comiso ? L ' assassinio del presidente egiziano Sadat ha portato ora nuovi elementi di inquietudine e di destabilizzazione in un ' area alle soglie di casa nostra , sempre più gravata da minacce che possono da un momento all ' altro precipitare e innescare processi incontrollabili . Sentiamo così avvicinarsi i rischi che dai focolai di guerra del Medio Oriente si estendono al Mediterraneo . Nasce da questa realtà il bisogno di non risparmiare sforzi e iniziative che , riducendo la tensione in quest ' area , contribuiscano alla ripresa di quei negoziati da cui dipende la causa della pace nel mondo . L ' Italia può e deve giocare un ruolo decisivo perchè il Mediterraneo diventi nel suo complesso un mare di pace , che aiuti la prospettiva della distensione e nello stesso tempo quella di un nuovo ordine internazionale fondato sul progresso e l ' eliminazione degli squilibri tra nord e sud del mondo . Proprio in questa visione la Sicilia può assolvere la funzione di ponte nel dialogo fra le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo . Non si può certo sostenere che la costruzione della base di Comiso vada in questa direzione . Anzi trasformerebbe la nostra isola in un polo di aggravamento delle tensioni in questo mare e in bersaglio predestinato nello scontro tra i blocchi contrapposti . Il popolo siciliano dirà , oggi , a Comiso che intende rifiutare questo orrendo destino . La Sicilia ha una storia millenaria interessata di tragedie e di sofferenze inaudite . Essa è stata più volte terra di conquista e il suo popolo ha subito le oppressioni più brutali , il cui retaggio si è espresso in miseria e arretratezza . La conquista dello Statuto dell ' autonomia , nel quadro della Costituzione repubblicana , frutto della lotta antifascista e della guerra di liberazione , aveva aperto una fase di progresso civile e democratico del popolo siciliano . Questo sviluppo , conquistato con grandi lotte di popolo , è ora in crisi . Negli ultimi anni in Sicilia sono accaduti dei fatti gravissimi . Il potere mafioso ha rialzato la testa e abbiamo assistito ad una sequenza drammatica di omicidi politici culminati nell ' assassinio del presidente della Regione Piersanti Mattarella . Da quel momento si è accelerato il processo di degradazione della vita politica e delle stesse istituzioni autonomistiche . Il già insufficiente apparato produttivo dell ' isola è duramente scosso dalla crisi economica mentre lo Stato si dimostra sempre più impotente di fronte alla violenza criminale e mafiosa che ogni giorno semina terrore e morte . E come non vedere il pericolo che la trasformazione della Sicilia in una gigantesca base di guerra spingerebbe alle estreme conseguenze i processi degenerativi già così allarmanti ? Il nostro no alla installazione a Comiso della base atomica tende ad impedire un avvenire davvero oscuro per il popolo siciliano . Lo dico convinto che questo oggi sia un obiettivo giusto e anche realistico . Il 30 novembre inizieranno a Ginevra le trattative tra URSS e USA e al primo punto dell ' agenda vi è la questione degli euromissili . La conclusione positiva della trattativa - a cui tutti devono lavorare - deve riguardare la fissazione di un equilibrio al più basso livello possibile dei missili contrapposti : gli SS-20 sovietici e i nuovi missili americani nell ' Europa occidentale . Questo livello di equilibrio potrebbe essere la " soluzione zero " , cioè la non installazione dei Cruise , bilanciata da misure di pari significato per gli SS-20 . Ecco perchè è raggiungibile l ' obiettivo di impedire la costruzione della base a Comiso . Chiedere , come noi facciamo oggi , di sospendere l ' inizio dei lavori della costruzione della base è il modo più giusto ed efficace per il popolo siciliano di premere perchè la trattativa di Ginevra abbia uno sbocco positivo . Quello di oggi , è pertanto , il primo atto di una mobilitazione che nei prossimi mesi dovrà via via allargarsi come una grande fiumana di uomini e donne , di giovani e anziani di ogni ceto sociale e di ogni fede pubblica e religiosa . Noi comunisti vogliamo essere soltanto una componente di questo grande movimento unitario e opereremo , con sempre maggiore consapevolezza , perchè altre forze democratiche , superando incomprensioni e strumentalizzazioni , scendano in campo per dare il loro contributo originale a questa lotta decisiva per l ' avvenire del popolo siciliano e per la salvezza della pace nel mondo .
StampaQuotidiana ,
La situazione d ' Italia continua a essere complicata , confusa , tragica . Praticamente , l ' unità del paese non esiste . Una parte geme e sanguina sotto il regime brutale dell ' occupazione tedesca . Un ' altra parte è soggetta all ' amministrazione temporanea delle autorità angloamericane . Una terza è governata dai residui della vecchia amministrazione governativa italiana , a capo della quale si trova il maresciallo Badoglio . La lentezza e cautela con cui si svolgono le operazioni militari ha d ' altra parte contribuito a far sparire quella zona intermedia nella quale i tedeschi , scarsi di forze , non erano potuti arrivare , oppure , se arrivati , non si erano potuti consolidare , grazie alla resistenza e alla lotta del popolo . Questa zona intermedia , che comprendeva all ' inizio la maggior parte dell ' Italia centrale e una piccola parte di quella settentrionale , è probabilmente oggi teatro delle gesta sanguinose degli ultimi squadristi mussoliniani , traditori della patria e strumenti ignobili dell ' invasore straniero . È evidente e non vi è bisogno di dimostrarlo , che è interesse vitale della nazione italiana che questa situazione di smembramento del paese cessi al più presto . Quanto più essa durerà , tanto più gravi saranno le sofferenze del popolo , tanto più profonde le conseguenze di cui avrà a soffrire nel futuro tutto il paese . Perciò il primo dovere di ogni italiano è oggi di prendere le armi e combattere affinché i tedeschi siano al più presto cacciati per sempre dal suolo della patria . Perciò il primo dovere di tutti gli uomini , che dopo il crollo del regime fascista si sono assunti la responsabilità del potere , è di mettere tutto in opera affinché l ' unità , l ' indipendenza e la libertà della patria vengano riconquistate e restaurate al più presto . Ma che occorre fare per raggiungere questi obiettivi , i quali riassumono le aspirazioni profonde e sincere di tutto il popolo ? E viene realmente fatto da parte di tutti , in questo periodo , tutto quello che è indispensabile a questo scopo ? Certo , non è sempre facile , lontani e con una informazione frammentaria , dare su tutto un giudizio esatto . Supponiamo che il popolo , in numerose località , è sceso in campo contro l ' invasore , ha combattuto con coraggio ed eroismo , continua con tenacia la lotta . Sappiamo che il maresciallo Badoglio ha fatto appello alla guerra di popolo contro i tedeschi . Sappiamo che unità dell ' esercito ricostituite e in legame con le organizzazioni popolari , sono schierate e si battono sul fronte della resistenza e della riscossa nazionale . Tutto questo è vero , ed è segno della incipiente rinascita del nostro paese ; ma basta tutto questo , oppure esiste una questione fondamentale , che deve essere posta e che deve essere risolta , e la quale costituisce come una premessa alla soluzione sollecita e giusta di tutti gli altri problemi a cui è legato e da cui dipende il fatto che veramente e rapidamente l ' Italia , lottando per uscire dall ' abisso in cui l ' ha gettata il fascismo , rinasca a nuova vita ? Senza dubbio , una simile questione fondamentale esiste : è assurdo negarlo ; è assurdo chiudere gli occhi per non vederlo . Essa si riassume nella necessità di una politica italiana democratica , come linea di condotta obbligatoria per tutti coloro i quali assumono oggi una qualsiasi responsabilità davanti al popolo italiano e , in nome d ' Italia , davanti all ' opinione pubblica internazionale . Tutto il mondo civile è oggi in lotta per abbattere i regimi di tirannide fascista e il loro campione e baluardo principale : la Germania imperialista e hitleriana . Tutti i popoli amanti della libertà sono in piedi e combattono per instaurare , sulle rovine dei barbari regimi di tirannide o d ' occupazione , un mondo nuovo , fondato sui princìpi della democrazia , della libertà di tutti i popoli , della indipendenza di tutte le nazioni . Se l ' Italia vuole risorgere a nuova vita , se l ' Italia vuole aprirsi nuovamente la strada dell ' unità , dell ' indipendenza , della dignità nazionale , essa non può rimanere su una posizione che in qualsiasi modo contrasti con questi princìpi ; essa , cioè , deve seguire la via di una politica democratica coerente , di una politica che liquidi completamente la vergogna fascista , tanto all ' interno quanto nei rapporti internazionali . Ci si è posti per questa via e si è progredito per essa , dal momento che Mussolini e il suo regime sono stati travolti ? Purtroppo , non si può rispondere affermativamente . Vi è stato , prima , un mese e mezzo di esitazioni e di intrighi non chiari . In questo mese e mezzo la classe operaia , più decisa e meglio organizzata di tutti gli altri gruppi sociali , era riuscita a strappare delle conquiste democratiche serie . La politica governativa , però , rimase nella sua essenza reazionaria ostile alla restaurazione di tutte le libertà popolari , esitante di fronte al compito della liquidazione conseguente di tutto il fascismo . Poi sopravvenne la catastrofe dell ' invasione tedesca ; ma ancora oggi , a un mese dall ' armistizio , il popolo italiano e il mondo intiero non sanno se quello che si chiama il governo italiano è veramente un governo democratico , oppure è soltanto un gruppo di uomini i quali cercano di salvare quanto più possono di quello che invece deve essere distrutto . Che cosa pensano questi uomini della criminale politica internazionale di rapina del fascismo , che ha seminato di rovine non solo l ' Italia , ma paesi e popoli che all ' Italia non avevano fatto nulla di male ? Come si fa ad avere fiducia in chi , a questo proposito , tace ed evita ogni atto chiarificatore ? Come si fa ad aver fiducia in chi rinvia e non si sa perché la restituzione del popolo in quei diritti il cui esercizio non può essere che di aiuto a uscire dalla dura situazione attuale ? In chi esita a liquidare senza residui metodi di governo e uomini che sono stati gli autori della rovina del paese che hanno suscitato contro l ' Italia la diffidenza e l ' ostilità del mondo intiero ? Non vogliamo parlare , per ora , del domani , dei problemi della ricostituzione di un ' Italia democratica e civile , che a suo tempo si porranno e dovranno essere risolti . Quello che ci interessa è il presente ; è , lo ripetiamo , la rapidità con cui si fa uscire l ' Italia dalla gravissima situazione in cui si trova oggi . Questa rapidità dipende , prima di tutto , dal fatto che il paese cambi seriamente strada , che esso cessi di essere un paese fascista , o un paese semifascista , o un paese che ha paura di liberarsi dal fascismo sia nell ' interno che nei rapporti internazionali , e diventi un paese il quale riprenda a vivere , senza impacci e senza riserve , secondo le norme di una civiltà democratica . Una politica italiana democratica , chiara e senza equivoci tanto all ' interno che nei rapporti internazionali , è oggi necessaria e indispensabile per la salvezza della nazione .
Il grande airone ha chiuso le ali ( Vergani Orio , 1960 )
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Il grande airone ha chiuso le ali . Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l ' immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali e sfiorare valli e monti , spiagge e nevai ? Fortissimo e fragile al tempo stesso , qualche volta la stanchezza o la sfortuna lo abbattevano e lo facevano crollare a terra , sul ciglio di una strada o sull ' erba del prato di un velodromo ; la sua figura sembrava spezzarsi in una strana geometria , come quella di un pantografo , e una volta di più suscitava l ' immagine di un airone ferito . Altre volte , era l ' immagine di una tragica conclusione di caccia . Quante volte , di lui affranto per la stanchezza sull ' erba , a pochi metri da un traguardo , sentimmo dire : « Sembra un cervo moribondo ! » . L ' occhio galleggiava immobile , con la pupilla arrovesciata al limite della palpebra : le guance erano scavate , le labbra anelanti per l ' amara fatica : le lunghe braccia , le lunghe gambe come buttate là , senza più armonia , scompostamente , in una stanchezza mortale . La fragilità fu la compagna sinistra di quest ' uomo che per tanti anni sembrò un ragazzo , il ragazzo più forte di tutti , sostenuto da una energia quasi magica , una forza da racconto delle fate . Il trittico su cui poggiava il misterioso « sistema » delle sue capacità fisiche - cuore , polmoni , muscoli - nascondeva , quasi invisibile , un punto di estrema vulnerabilità . Questa era la vulnerabilità dei ragazzi . Coppi era rimasto tale : sembrava si fosse fermato al gradino dei sedici anni : ossa troppo leggere - dicevano : « uno scheletro di canna ... » - nervi troppo scoperti , un ingenuo palpitare dei sentimenti , un difficile equilibrio fra l ' animo del ragazzotto di campagna ch ' egli era stato e l ' uomo che la vita l ' aveva costretto a diventare . Un abulico che poteva scatenare fulminei scatti di lampeggiante volontà : un uomo rimasto per tutta la vita stranamente melanconico ; favorito dalla natura , perseguitato - bisogna dirlo anche se toccò le soglie della più alta fortuna - perseguitato , ripeto , dalla sorte . Ora che le ali del « campionissimo » si sono chiuse , non si può non ricordare quante volte la sua carriera e la sua vita stessa corsero il rischio di essere spezzate da quello che si chiama abitualmente un « banale incidente » : una caduta come un ragazzo ne fa a centinaia , cavandosela con una sbucciatura ad un gomito o ad un ginocchio . Non mai nella forsennata vertigine della corsa , quando la ruota della bicicletta va saettando a disegnare il filo sospeso fra la vita e la morte sul ciglio di un burrone : ma a metà di una pedalata senza storia , a passo di carovana , a passo di trasferta . Anche oggi , è un piccolo , misterioso , atroce e imponderabile intervento del fato - dicono l ' insidia invincibile di un « virus » tropicale , o la funesta chimica organica di una per ora inesplicabile intossicazione - quello che colloca l ' angosciosa parola della fine al romanzo della sua vita . Ricordate ? Non meno rapido fu il « banale incidente » che , una decina di anni or sono , fece morire , dopo due o tre ore di agonia , suo fratello Serse . I due fratelli in « bianco - celeste » avevano finito di correre sulle strade sferzate dalla pioggia il Giro del Piemonte . La gara si era conclusa sull ' anello di cemento del velodromo torinese . Tra la folla che si assiepava sul viale di periferia e all ' uscita della pista , Fausto aveva cercato un rifugio - troppi applausi , troppi abbracci , troppo clamore - sull ' automobile della casa . Serse , che poteva passare tra la folla inosservato , aveva preferito risalire in bicicletta , per andarsene all ' albergo al piccolo passo . Non pioveva più , l ' asfalto si asciugava . Bastò un piccolo scarto della ruota . Serse cadde , toccò appena con la tempia sul cordone di un marciapiede . Non sentì che un piccolo colpo : le dita non trovarono nemmeno una goccia di sangue . Rimontò in sella , fece senza altri pensieri il percorso sul lungo viale che portava all ' albergo : salì alla sua camera senza attendere l ' ascensore , si spogliò della maglia fangosa , andò subito alla doccia , si coricò sul letto in attesa del massaggio . Quando il masseur girò la maniglia della porta la stanza era al buio : Serse pareva addormentato . Invece , era già in agonia . La stessa cosa , senza nemmeno la spiegazione di una piccola caduta , è avvenuta adesso , nel doloroso Capodanno di Novi Ligure , al ritorno da una tournée sulle strade equatoriali del Centro - Africa , piccole corse da kermesse alternate con le quattro schioppettate di qualche partita di caccia grossa . Fausto è andato a ritrovare Serse . La loro mamma piange due figli : Serse l ' oscuro , Fausto il lampeggiante . E nella stessa corsia d ' ospedale piangono due donne , diversamente e tragicamente uscite dalla sua storia d ' uomo , in quel romanzo d ' amore che fece tanto e così triste clamore e che ebbe anch ' esso - ci sembra di poterlo dire ora - la sigla del destino di un ragazzo inquieto condannato dalla stessa fragilità dei suoi nervi agli errori di coloro la cui adolescenza non sa concludersi . Inutile dire che l ' atleta appartenne alla ristrettissima schiera dei « fenomeni » , come Paavo Nurmi , come Carpentier , come Ladoumègue , come Zatopek . Egli - nella lunga stagione che enumerò i nomi deí Ganna , dei Girardengo , dei Binda , dei Guerra , dei Bartali , tanto per nominare solamente gli italiani - fu veramente « l ' atleta del secolo » . In altre sedi agonistiche - penso alla Spagna , e agli uragani di entusiasmo delle Plazas de Toros - i suoi « gemelli » potevano essere i grandi espada come Juan Belmonte . Sua mamma è forse la sola che lo ricorda ragazzino , ai tempi della sua prima bicicletta , la vecchia bicicletta di suo padre contadino . Quale sarebbe stato il suo avvenire ? Quale il mestiere a cui si sarebbe avviato ? Viver sempre tra le siepi , le stalle , le nebbie della piatta campagna ? Allora , Tortona sembrò la « metropoli » dove il ragazzino Fausto avrebbe potuto trovare il sentiero di una nuova vita . Era un ragazzo gentile , timido , riservato . Sembrò una fortuna ch ' egli trovasse un « posto » come garzoncello di salumeria : portava i pacchetti a domicilio , imparava la manovra dell ' affettatrice automatica , abituava l ' occhio a misurare l ' etto e mezzo o i due etti di formaggio . Sono molte donne di Tortona che lo ricordano quando , ventitré , venticinque anni fa , con il grembiule bianco avvolto alla cintola , Fausto arrivava di gran carriera sulla rugginosa bicicletta di suo padre , e suonava un colpetto timido di campanello ... È la storia umile , quasi crepuscolare , di un ragazzetto di campagna che portava ogni tanto a sua madre il gruzzolo delle piccole mance . La sua prima vittoria , a vent ' anni , sull ' Abetone , quando « scavalcò » sotto alla pioggia di una tappa del Giro d ' Italia il « solitario delle Dolomiti » , e suo caposquadra Gino Barrali ? Una ragazzata , un atto di quasi fanciullesca indisciplina ... L ' airone di Castellania aveva aperto all ' improvviso le ali in confronto al « gallo cedrone » di Ponte a Ema . Lo ricordo mentre andava su - pareva che addirittura corresse fischiettando - su per le svolte delle salite , sulla strada sparsa degli « aghi » degli abeti , sferzata dal taglio gelido della pioggia . La gente ai lati della strada si accucciava sotto gli ombrelli , cercando di leggere il « numero » stampato sul telaio , cercava nel giornale il nome che corrispondeva a quel numero ... Coppi ; un ignoto ... Fausto , nome ancora più ignoto ... Fausto vinse sempre senza mai sorridere , quasi non credendo mai totalmente in se stesso . Sembrava sempre soprapensiero : come stranamente e fissamente in ascolto di una qualche voce interna che gli andasse mormorando dentro una incomprensibile parola . Quella parola segreta non era : «Fortuna...» . La « guigne » , vecchia parola dei tempi lontanissimi delle antiche corse su strada , ha spezzato il filo della sua vita fragilissima , come un piccolo soffio di vento spezza il filo di una tela di ragno coperta di brina , là , sulle siepi invernali del suo paese di campagna . Restano una mamma desolata : e due donne diversamente ma egualmente infelici : una bambina che non lo vedeva da anni , un fanciulletto che , come lui , si chiama Fausto . Desolata mattina del due gennaio ...
LA PAURA DEL COMUNISMO ( ERCOLI , 1943 )
StampaQuotidiana ,
Fra le numerose dichiarazioni fatte negli ultimi tempi dal maresciallo Badoglio circa la situazione del nostro paese , ve ne sono molte le quali non possono che essere approvate da ogni buon italiano ; ve ne è una , però , contro la quale non si può non levare una fiera ed energica voce di protesta . Parlando ad un corrispondente dell ' Associated Press , Badoglio avrebbe detto che , siccome dopo ogni guerra sorge il pericolo del comunismo , gli alleati hanno il dovere di dare un aiuto per impedire la diffusione del comunismo in Italia . « Gli italiani continua l ' intervista sono semplici e individualisti . La proprietà è divisa in modo razionale , e v ' è una grande quantità di piccoli agricoltori . Manca dunque una base pel comunismo . Il popolo può vivere , se necessario , contentandosi di poco . A Napoli esso viveva di legumi e di frutta . Spero che gli alleati daranno al popolo italiano il minimo per vivere . Questo salverà dal comunismo . » Lascio da parte che il capo di un governo , anche se provvisorio e gravato della eredità terribile lasciata dal fascismo , dovrebbe parlare del suo popolo e del suo paese in termini più dignitosi . Mi interessa per ora l ' altra questione . Che cosa è questo « pericolo del comunismo » che in questa intervista viene agitato come uno spauracchio ? I comunisti hanno dichiarato apertamente , per bocca dei loro rappresentanti più autorevoli , che il problema della conquista della dittatura proletaria o del governo di un solo partito non si pone . Essi hanno aggiunto , in modo che non lascia sussistere nessun dubbio , che i compiti che si pongono oggi sono prima di tutto e in linea pregiudiziale quello di cacciare dall ' Italia i tedeschi per salvare l ' unità e l ' indipendenza del paese , di schiacciare senza pietà i traditori fascisti , di distruggere le radici di quel regime fascista che ha portato l ' Italia alla rovina , e di creare un ' Italia veramente democratica , nella quale il popolo italiano sia libero di decidere da sé delle proprie sorti . I comunisti affermano che per raggiungere questi obiettivi in cui si compendia la rinascita del nostro paese a una vita civile tutte le forze politiche e sociali sane della nazione si devono unire in un fronte unico nazionale , base potente dello sforzo di guerra che deve fare l ' Italia in questo momento e garanzia della nostra vittoria . Per di più , si sa che i comunisti , fedeli al principio per cui ogni loro parola deve trovar la sanzione pratica nella loro azione , si battono nelle prime file del popolo , contro i tedeschi , alla testa dei gruppi di partigiani , nella unità di volontari . Molti di loro hanno già sacrificato la vita per la causa del paese , così come nei vent ' anni della dittatura fascista sacrificarono la vita e la libertà per la causa dell ' antifascismo . Che cosa vi è che permette , in questa posizione e in questa chiara ed energica linea d ' azione dei comunisti , di qualificarli come un pericolo per il paese ? Che cosa è che permette di presentare come un pericolo e di chiedere persino l ' aiuto di potenze straniere per combattere contro un potente movimento , che ha profonde radici nel popolo , la cui bandiera è quella dell ' unità della nazione , della guerra del popolo contro i tedeschi , della distruzione totale del fascismo e della libertà ? È evidente che alle avventate dichiarazioni di Badoglio bisogna cercare altre ragioni . La ragione , purtroppo , sta in un vizio profondo che mina le classi dirigenti tradizionali italiane , e che nel corso di tutta la storia del nostro paese , è stato sempre alla base delle più grandi sciagure che si sono abbattute sopra di noi . Il comunismo è considerato un pericolo perché esso è un movimento organizzato di lavoratori , di masse popolari , di operai , di intellettuali , di contadini , che rivendicano la partecipazione alla vita politica del paese e vogliono che le sue sorti siano nelle mani della nazione intiera , e non di ristretti gruppi di privilegiati . Prendete a esaminare la storia d ' Italia , anche solo da quando s ' è iniziato il Risorgimento fino ad ora , e voi trovate che questa paura reazionaria , la quale si riduce poi , in sostanza , alla difesa ostinata dei privilegi sociali e politici di una minoranza , è la nota dominante della politica delle classi dirigenti tradizionali . Queste classi dirigenti sono riuscite , sì , a fare l ' unità del paese ; ma tutta la loro preoccupazione è stata quella di evitare che la formazione dello Stato unitario coincidesse con un vero risveglio e con l ' avvento alla vita politica del popolo intiero . Quando poi il popolo fu risvegliato dalla guerra e chiese venissero riconosciuti i suoi diritti e distrutti i privilegi delle caste reazionarie , allora si ricorse al fascismo per respingerlo indietro . Spettava al fascismo , come s ' è visto , portare il paese alla catastrofe , a una situazione , cioè , in cui la stessa esistenza d ' Italia come Stato unitario è di nuovo in giuoco , e lo straniero di nuovo calpesta il suolo della patria . In sostanza , si può dire che gli stessi gruppi dirigenti che fecero l ' Italia sono quelli che l ' hanno portata alla rovina e alla distruzione , e ciò che li ha guidati in questa opera è stato precisamente quello spirito reazionario che parla per bocca di Badoglio quand ' egli evoca lo spettro del comunismo . Il vero pericolo per l ' Italia non è in uno sviluppo ampio del movimento comunista , perché tale sviluppo non potrà che contribuire al progresso economico , politico e sociale di tutto il paese . Il vero pericolo è che la lezione del fascismo , per quanto terribile , non sia stata sufficiente , e che vi sia ancora qualcuno che voglia artificialmente privare la nazione ed il popolo di quella libertà , di quelle possibilità di organizzazione , di movimento e di progresso da cui dipende il suo avvenire . Per il popolo , però , la lezione del fascismo non è passata invano , e chiunque voglia far risorgere sotto qualsiasi pretesto e qualsiasi egida , la vecchia Italia retrograda e reazionaria , l ' Italia dell ' oppressione delle masse e del trionfo dei più arretrati privilegi , l ' Italia dalle cui viscere doveva uscire il regime vergognoso delle camicie nere , è sicuro di incontrare una risposta adeguata .
Irresistibile il Campionissimo! ( Camoriano Attilio , 1953 )
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Lugano , 30 . - Un ' altra bella impresa , un ' altra grande impresa . Ecco , di nuovo , la bandiera bianco rosso e verde in festa che si alza nel cielo pallido di Lugano . È , di nuovo , uno spavaldo campione in maglia azzurra che strappa di forza il nastro della « grande corsa dell ' arcobaleno » : è Coppi . Coppi si è lanciato . Coppi , perciò , ha vinto . La forza dell ' uomo , l ' orgoglio del campione non si discutono . Oggi , Coppi ha dato a tutto il mondo delle due ruote una lezione . L la lezione semplice , bella della classe . Coppi era il grande favorito . Coppi era l ' uomo da battere . Ma sulla « giostra » di Lugano , si pensava ( si credeva ... ) che Coppi non avrebbe potuto fare , tutto intero , il suo giuoco . Uomini come Kubler , come Bobet , come Wagtmans , uomini - cioè - più in confidenza con le corse che fanno anello e , più che altro , camminano sul piano . Avrebbero potuto , si pensava ( si credeva ... ) , tenere la ruota di Coppi e poi , magari , staccarlo sul guizzo dello sprint . Si aspettava Coppi . Si sperava di vederlo lanciato . Giri e giri , stanchi , tranquilli ; giri e giri con una serie quasi continua di scatti , di rincorse , di fughe . E Coppi non si vedeva ... però , davanti a Coppi camminava , libero , franco , furbo , Gismondi . Ogni tanto , Gismondi girava la testa , si capiva che il ragazzo sapeva che , da un momento all ' altro , Coppi avrebbe lasciato la compagnia . Stancava l ' attesa ; davanti con Gismondi , camminava Wagtmans e camminava Derijcke . L ' uno e l ' altro potevano ( si pensava ... ) fare il grosso colpo , di sorpresa . All ' improvviso l ' attesa notizia . Sulla « giostra » spiccava alto un numero : 13 . Era il numero del giro e lo speaker annunciò : « Sulla rampa della Crespera , Coppi ha staccato tutti » . Un urlo , applausi di festa ed evviva di gioia . Ma , più tardi , lo speaker ancora annunciò che Derijcke aveva raggiunto Coppi . Derijcke è un ragazzo in gamba , forte , veloce . Passava il tempo , passavano i giri : Derijcke correva dietro a Coppi con facilità , e non si stancava . E siccome Derijcke è ancora veloce , si pensò : " Sta ' a vedere che Derijcke tiene la ruota di Coppi e poi vince allo sprint ... " . Ma il campione Coppi allontanò presto il pericolo , lo allontanò prima ancora del suono della campana . Coppi - ancora lassù , sulla rampa della Crespera ... - staccò di forza Derijcke . All ' annuncio ( era l ' annuncio della vittoria , del trionfo ) la folla ancora gridò . Finalmente dopo ventuno anni , una maglia azzurra correva sola sul traguardo della « corsa dell ' arcobaleno » . Più nessuna ombra , più nessun dubbio . L ' orologio , sempre più sicuro , sempre più deciso , batteva il tempo del trionfo di Coppi . Derijcke , sempre più , si staccava . E gli altri ? Già , gli altri : dov ' erano ? Lontani , Kubler e Bobet ; lontano Wagtmans , lontano Ockers , lontano Gaul . E Schaer già si era dato battuto , come Magni e Petrucci , come Astrua . Ma non è stasera giorno di parole amare , della corsa di Magni , di Petrucci , di Astrua si parlerà dopo . Oggi è il gran giorno di Coppi , l ' uomo , il campione che ha fatto un mucchio di tutto il campo , un mucchio di uomini , che ha poi stretto nel suo pugno , un mucchio di uomini dei quali - persino - si è fatto giuoco . Un Coppi di eccezione , un Coppi come quello che era in corsa , in questa gara , a Copenaghen nel 1949 , come quello che , nel « Giro del '49» , da Cuneo a Pinerolo valicò montagne solo in fuga per sette ore , e poi sul traguardo gridò a se stesso : « Sono pazzo , sono pazzo » . E non si dica che la giostra di Lugano è dura , impossibile . Coppi ha vinto perché - con la forza di oggi , la volontà di oggi , la decisione di oggi - dappertutto , oggi , Coppi avrebbe imposto la sua ruota . Perciò ecco il vecchio ritornello : « Se Coppi vuole ... » . Via , purtroppo , qualche volta Coppi non vuole . Una grande corsa , una grande impresa che non dà spazio ( non può dare spazio ) alla corsa degli altri . E le tattiche e le strade sul piano , in montagna , in discesa , che cosa servono , se Coppi cammina come oggi ? Non valgono le strade e non valgono le tattiche ; se Coppi cammina come oggi , vince , domina , trionfa . Sì , bravo Derijcke ; sì , bravo Ockers . Ma bravo , soprattutto , a Gismondi . Il ragazzo si è lanciato per fare da punta di appoggio alla grande galoppata del campione , del suo capitano ; d ' accordo . Comunque Gismondi , nella corsa , ha fatto la bella parte dell ' uomo che si piazza in una corsa dov ' era il sale e il pepe di Coppi , una corsa che Coppi infine ha ridotto ad un giuoco . Un giuoco che egli solo conosce , un giuoco nel quale soltanto lui si diverte . Un giuoco nel quale ( pur essendo bravi ... ) invano hanno tentato di mischiarsi Kubler e Bobet , Wagtmans e Gaul , Geminiani ed Ernzer . Coppi , tutto Coppi . Il giuoco - il giuoco azzurro - è così fatto . E , con la forza , la buona volontà , a fare più bello il giorno di festa , ecco - ripeto - la buona piazza di Gismondi e , anche , le belle corse di De Filippis e Fornara . Più quello che questo , bravo : De Filippis infatti , nel finale , è venuto fuori per dire chiaro e tondo che , anche lui , un giorno , nel mondo delle due ruote , sarà campione .
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Non so se gli assassini delle Brigate rosse considerino loro compagno Marco Pannella . Probabilmente no , lo disprezzano come disprezzano tutti i " riformisti " , tutti i " borghesi " , lo utilizzano cinicamente come un " utile idiota " . Invece , Marco Pannella , si sta comportando nei fatti come un fedele compagno degli assassini . Nelle tragiche quarantotto ore dell ' ultimatum brigatista , il concetto centrale delle interminabili concioni non - stop del leader radicale alla sua radio è stato quello che il giudice D ' Urso è condannato a morte non dalle Br ma dai giornali e dai giornalisti che si rifiutano di pubblicare i comunicati dei " proletari " prigionieri delle carceri di Trani e di Palmi . Ora , questo è esattamente ciò che i boia delle Br vogliono . Sono essi che , nel loro ordinamento " giuridico " praticano il processo senza accuse , senza prove , senza difensori , senza appelli , sono essi , che hanno reintrodotto quella pena di morte , che la Repubblica italiana si gloria di aver eliminato con il fascismo ; su di loro , e soltanto su di loro , ricade la responsabilità delle esecuzioni capitali da loro , e soltanto da loro decretate . Ebbene , questa elementare verità di fatto deve essere rovesciata propagandisticamente : non i " tribunali dell ' arbitrio e i loro boia " , ma coloro che non ne riconoscono l ' autorità avrebbero sulla coscienza le condanne e le esecuzioni delle Br . Di questo rovesciamento propagandistico si incarica il compagno - loro , non nostro - Marco Pannella , colla sua rozza sofistica , il suo gusto per la volgarità violenta , i suoi patologici complessi di superiorità . " Alla gogna Eugenio Scalari " , blatera il compagno dei terroristi , " è Scalfari , sono i giornalisti gli assassini ! " E così , i veri , gli unici e soli assassini restano coperti e in definitiva giustificati . Tutto viene stravolto . Sarebbe umanitario non chi si rivolge alle Br perché comunque , non uccidano , come fece Paolo VI nel suo scritto umanamente più alto e bello , quello rivolto agli " uomini delle Brigate rosse " , ma chi scarica la responsabilità di un assassinio su chi non cede alle richieste degli assassini , ben sapendo che se lo facesse , la strage continuerebbe , e anzi l ' ondata di morte verrebbe esaltata . Io sono tra coloro che ritengono del tutto vano un appello umanitario agli " uomini delle Brigate " rosse , che attraverso un processo di disfacimento vero e proprio del pensiero e della personalità , sono ormai al di fuori della logica e dai sentimenti umani . Ma comprendo benissimo che altri credano invece giusto fare alle Br un appello umanitario . Il fatto è però che un appello , per chiamarsi umanitario , non può che cominciare colle parole : Comunque non uccidete ! Nel caso particolare del giudice D ' Urso , un sincero umanitario , poteva anche ( io non sono d ' accordo , ma poteva ) proseguire facendo presente che molte delle richieste delle Br erano state soddisfatte . Una posizione sbagliata , ma non spregevole . Non spregevole come tutte le parole e i gesti di Marco Pannella e dei suoi più fedeli - non dico , non voglio dire dei radicali in genere - nella vicenda D ' Urso . A costoro non è bastato aver reso possibile la diffusione dei comunicati dei Collettivi di lotta di Palmi e di Trani , che tutta Italia conosce nei loro concetti essenziali , che sono pubblici ormai anche se non da tutti pubblicati . Potevano fermarsi qui e ricordarsi che mentre i giornalisti da loro messi sotto accusa non hanno ammazzato nessuno , questi comunicati esaltano come " tempestiva e precisa rappresaglia " un ' altra atroce condanna a morte , quella del generale Enrico Galvaligi : e preannunciano nuove ribellioni dentro le carceri , nuovo terrore fuori . Lo dicono loro , che comunque andranno avanti sulla loro via di morte ! Mancava loro un compagno . Lo hanno trovato . È giusto che Marco Pannella sia protetto dalla immunità parlamentare , non invoco davvero processi penali e condanne contro di lui . Possiamo però e dobbiamo colpirlo con una condanna non cruenta ma non perciò meno dura : la condanna morale alla esclusione dal dialogo con chi ha davvero sensi di umanità .
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È tempo di puntare i piedi a terra ! Le intenzioni degli avversari appaiono ogni ora più evidenti . Non è il processo agli autori e agli ispiratori dell ' uccisione di Matteotti quel che si vuoi fare , ma bensì il processo al Fascismo e al Governo Fascista . Ciò non sarà consentito ... Chi osa parlare con tanta burbanza acida e con arroganza calunniosa del Fascismo , del Governo , del Presidente ? E . quella mala gente dell ' opposizione che mostra di tenere in maggior conto una inutile e pericolosa campagna diffamatoria che non una " détente " di reali e salutari vantaggi per il Paese . Mussolini , il Fascismo , il Governo Fascista sono preparati alle più incrollabili decisioni . Vaste illusioni cullano ancora , evidentemente , i nostri avversari . Noi siamo dei forti : possiamo sopportare agevolmente le crisi più serie ; uno o dieci dei nostri uomini maggiori possono cadere sotto le colpe più gravi e il Fascismo non sosta per questo la sua marcia ; altri uomini coprono i posti lasciati vuoti . Il Fascismo ha abbandonato tanti deboli e tanti indegni lungo la sua strada che non si sgomenta se qualcuno dei ritenuti migliori salta . Non ci si arresta ; non ci si sbigottisce . Non fa nulla . Si va avanti con ritmo più forte . Non ci si volta neppure indietro . Un grande partito e un partito come il nostro in un grande paese come l ' Italia non può e non deve conoscere patèmi da donnicciuole . Le opposizioni badino ai mali passi ! È tempo di puntare i piedi ! Indietro gli sciacalli !
De Castries prigioniero del gen. Giap ( Calamandrei Franco Calamandrei , 1954 )
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Dal Viet Nam libero , 8 . - La bandiera con la stella d ' oro in campo rosso della Repubblica democratica del Viet Nam sventola da ieri sera sul posto di comando del generale De Castries . Dien Bien Fu è caduta dopo una notte e un giorno di combattimento . L ' attacco delle truppe popolari alle posizioni che rimanevano ai francesi nel settore centrale nel campo trincerato è cominciato la notte di ieri l ' altro . Alle 17 di ieri il posto di comando aveva alzato bandiera bianca e il comandante era stato preso prigioniero . Alle 19 i duemila soldati colonialisti che ancora restavano nei fortilizi di Hong Cum , a sud della conca tentavano la sortita , ma venivano rapidamente annientati , e alle 22 , con l ' espugnazione di Hong Cum , il fuoco cessava per sempre nella conca interamente liberata . Il bollettino emanato alle otto di stamane per annunciare la vittoria al Quartiere generale del generale Giap la definisce « un punto culminante nella storia della Resistenza del Viet Nam » e elogia l ' eroismo delle forze popolari che in quest ' ultima fase della battaglia hanno luminosamente confermato le doti dimostrate nelle fasi precedenti . Dando un primo computo incompleto delle perdite che i francesi hanno subìto dall ' inizio della battaglia del 13 marzo , il bollettino le calcola a diciassette battaglioni fra cui sette battaglioni di paracadutisti , tre battaglioni di artiglieria , parecchie unità motorizzate e del genio . Gli aerei distrutti sia dalla contraerea , sia dall ' artiglieria , ascendono in totale a cinquantasette . Si è così suggellata per i franco - americani una disfatta che era già scontata da quando l ' Esercito vietnamita , superando le durissime difficoltà logistiche , aveva stretto d ' assedio Dien Bien Fu . Una volta ridotto il perimetro delle difese nemiche al solo settore centrale e conquistato l ' aeroporto , il Comando popolare era in grado , appena lo avesse voluto , di espugnare tutto quel che rimaneva del campo trincerato . Se ha atteso finora è stato per la sua costante preoccupazione di evitare inutili sacrifici delle sue truppe , e di conseguire la vittoria al minor prezzo possibile . Né a salvare De Castries sono valsi i bombardieri , i caccia e i trasporti americani , dei quali il generale Giap , nella intervista concessami l'8 aprile aveva dichiarato , con giudizio di cui è apparsa chiara l ' assoluta giustezza , che non avrebbero potuto essere fattore decisivo della battaglia . La Francia poteva vedersi risparmiata l ' estrema sconfitta a Dien Bien Fu se avesse voluto accogliere l ' offerta di negoziati fatta fino dal novembre dal presidente Ho Chi Min e non avesse invece , ancora in questi ultimi giorni , cedendo alle pressioni americane , ritardato l ' apertura delle trattative con la Repubblica democratica del Viet Nam . Laniel e Bidault con le loro manovre dilatorie sono responsabili delle gravi perdite sofferte dalle truppe francesi nelle ultime ventiquattro ore di combattimenti . La perdita più massiccia che i franco - americani siano riusciti a infliggere al popolo vietnamita con il prolungamento della battaglia è stata la carneficina di 650 abitanti del villaggio di Long Nhai , tra il settore centrale e Hong Cum , perpetrata il 10 aprile da squadroni di bombardieri B-34 . I121 novembre dell ' anno scorso , quando i paracadutisti francesi erano stati lanciati a occupare Dien Bien Fu , il comandante del fronte settentrionale del Viet Nam , generale Cogny , aveva baldanzosamente dichiarato ad Hanoi che l ' operazione era « destinata a sloggiare il Viet Min da quella regione » . Il risultato è stato per gli invasori assai peggio che il contrario : un colpo mortale al prestigio del governo francese e ai suoi generali , un nuovo colpo per il Dipartimento di Stato e il Pentagono , una bruciante lezione , da cui gli uni e gli altri dovrebbero imparare che è venuta l ' ora di riconoscere nella pace i diritti del popolo del Viet Nam .