StampaQuotidiana ,
Da
diversi
campi
ci
scrivono
chiedendoci
di
precisare
i
motivi
della
posizione
vivacemente
critica
che
abbiamo
assunto
e
mantenuto
,
dopo
la
caduta
di
Mussolini
,
verso
il
maresciallo
Badoglio
,
il
suo
governo
e
la
sua
politica
.
Aderiamo
tanto
più
volentieri
a
questa
richiesta
in
quanto
il
problema
della
politica
del
governo
di
Badoglio
non
è
di
piccola
importanza
,
anzi
,
tocca
alcune
questioni
essenziali
della
vita
politica
italiana
.
È
inutile
nascondersi
la
gravità
della
odierna
situazione
italiana
.
Il
popolo
italiano
si
trova
oggi
di
fronte
a
una
vera
e
propria
catastrofe
nazionale
.
Questo
comprenderanno
agevolmente
quei
prigionieri
di
guerra
,
ufficiali
e
soldati
,
che
nel
corso
del
loro
viaggio
verso
l
'
Unione
Sovietica
hanno
potuto
osservare
,
in
Polonia
e
altrove
,
che
cosa
vuol
dire
per
un
paese
e
per
i
suoi
abitanti
l
'
occupazione
tedesca
.
Quando
i
tedeschi
saranno
cacciati
d
'
Italia
,
là
dove
essi
sono
passati
non
rimarranno
che
rovine
e
lutti
.
Il
suolo
sarà
intriso
di
sangue
;
dappertutto
vi
saranno
le
tracce
del
delitto
;
dappertutto
i
risultati
di
un
'
opera
sistematica
e
perversa
di
devastazione
.
Da
queste
rovine
e
da
questi
lutti
si
leverà
il
più
terribile
degli
atti
di
accusa
contro
le
classi
dirigenti
,
contro
le
istituzioni
e
contro
gli
uomini
responsabili
di
questa
catastrofe
.
Il
popolo
italiano
,
laborioso
,
fecondo
e
forte
,
si
accingerà
ancora
una
volta
a
ricostruire
la
sua
casa
distrutta
,
come
tante
volte
esso
ha
già
fatto
nei
secoli
.
Ma
non
dimenticherà
.
Non
potrà
dimenticare
.
Guai
,
anzi
,
se
dovesse
dimenticare
!
Guai
,
se
dalla
lezione
tremenda
del
fascismo
non
saremo
capaci
di
ricavare
tutti
gli
insegnamenti
che
ne
derivano
:
guai
se
non
avremo
la
forza
di
mandare
sul
banco
degli
accusati
tutti
i
responsabili
,
tutti
i
complici
.
È
l
'
amore
stesso
per
la
nostra
patria
che
ci
obbligherà
a
farlo
:
è
la
necessità
di
sradicare
senza
pietà
un
male
ch
'
è
stato
troppo
grave
e
profondo
perché
possa
guarire
senza
che
si
metta
il
ferro
nella
piaga
.
Ebbene
,
nei
confronti
con
il
fascismo
e
con
la
situazione
tragica
in
cui
si
trovava
l
'
Italia
già
al
tempo
della
caduta
di
Mussolini
,
quale
fu
la
politica
di
Badoglio
?
Fu
un
tentativo
di
compromesso
,
durante
il
quale
l
'
azione
governativa
,
dominata
da
preoccupazioni
reazionarie
,
dalla
paura
stolta
delle
masse
e
della
loro
azione
liberatrice
,
venne
condotta
in
modo
che
contribuì
ad
aggravare
,
e
non
ad
alleviare
,
le
condizioni
della
catastrofe
odierna
.
Oggi
incominciamo
a
ricevere
i
giornali
di
quel
periodo
.
Veniamo
a
conoscere
i
particolari
dei
fatti
.
Siamo
quindi
in
grado
di
giudicare
meglio
di
prima
.
Ebbene
,
ogni
fatto
che
veniamo
a
conoscere
ci
conferma
nelle
nostre
posizioni
.
Il
giorno
preciso
in
cui
Badoglio
decise
di
iniziare
le
trattative
con
gli
alleati
,
non
ha
importanza
decisiva
.
Decisivo
è
il
fatto
che
,
caduto
Mussolini
,
la
minaccia
dell
'
invasione
tedesca
era
evidente
e
imminente
.
Che
cosa
poteva
opporre
l
'
Italia
a
questo
minaccia
?
Due
forze
sole
:
l
'
esercito
e
il
popolo
.
L
'
uno
e
l
'
altro
dovevano
essere
messi
in
grado
di
far
fronte
alla
grande
,
alla
terribile
prova
.
Il
primo
doveva
essere
epurato
di
tutti
i
vecchi
arnesi
del
fascismo
e
della
reazione
,
pronti
a
diventare
gli
agenti
dello
straniero
.
Il
secondo
doveva
essere
messo
in
grado
di
spiegare
tutte
le
sue
energie
e
tutta
la
sua
iniziativa
.
Per
questo
era
urgente
e
vitale
permettergli
di
riorganizzare
rapidamente
le
sue
forze
in
regime
di
libertà
.
Non
venne
fatta
né
la
prima
cosa
,
né
la
seconda
.
Chi
ne
fa
le
spese
,
oggi
,
è
il
popolo
:
è
il
nostro
paese
.
È
con
senso
di
profonda
amarezza
che
oggi
,
leggendo
i
giornali
ispirati
dal
governo
di
Badoglio
,
si
vede
com
'
essi
dirigessero
i
loro
colpi
,
sin
dai
primi
istanti
,
non
contro
i
traditori
della
nazione
,
ma
contro
coloro
che
chiedevano
si
procedesse
contro
di
loro
con
la
più
grande
energia
.
È
con
senso
di
amarezza
profonda
che
si
ricorda
come
la
preoccupazione
essenziale
di
Badoglio
fosse
di
negare
sino
all
'
ultimo
la
libertà
politica
ai
cittadini
,
la
libertà
di
parlare
di
unirsi
,
di
prepararsi
alla
lotta
,
di
armarsi
,
per
essere
pronti
al
combattimento
imminente
contro
i
nemici
del
paese
.
A
Milano
,
nel
momento
dell
'
aggressione
tedesca
,
il
generale
comandante
la
guarnigione
rifiutò
di
armare
il
popolo
delle
«
cinque
giornate
»
,
e
i
pochi
distaccamenti
di
cittadini
armati
che
esistevano
li
allontanò
dalla
città
,
e
quindi
fece
entrare
i
tedeschi
.
Questo
generale
,
traditore
della
patria
,
era
stato
messo
a
quel
posto
solo
perché
aveva
fama
di
reazionario
,
perché
si
sapeva
che
non
avrebbe
ceduto
alle
pressioni
di
massa
antifascista
e
patriottica
,
anzi
,
sarebbe
stato
capace
di
far
sparare
su
di
essa
,
come
,
del
resto
,
gli
era
stato
ordinato
.
Oggi
Milano
è
stata
messa
a
sacco
dai
tedeschi
,
i
cittadini
si
difendono
come
possono
senz
'
armi
,
e
il
traditore
si
è
rifugiato
in
Germania
,
a
Innsbruck
.
Da
che
cosa
fu
dettata
,
questa
politica
esiziale
di
Badoglio
e
del
suo
governo
?
Essa
fu
dettata
dall
'
anima
reazionaria
delle
classi
dirigenti
italiane
,
dalla
loro
paura
organica
del
popolo
e
della
libertà
.
Perisca
l
'
Italia
e
abbiano
via
libera
i
tedeschi
,
ma
fino
all
'
ultimo
sia
esclusa
la
nazione
dall
'
esercizio
dei
suoi
diritti
,
anche
quando
essa
chiede
di
esercitarli
esclusivamente
per
fronteggiare
il
nemico
,
e
schiacciare
i
traditori
.
Così
ragiona
il
reazionario
italiano
e
tale
è
stata
,
in
sostanza
,
la
politica
di
Badoglio
dalla
caduta
di
Mussolini
alla
firma
dell
'
armistizio
.
Nella
grande
tragedia
vissuta
dal
popolo
italiano
negli
ultimi
vent
'
anni
,
questa
politica
appare
come
l
'
ultimo
episodio
,
per
ora
,
di
una
catena
,
ahimè
,
troppo
lunga
di
inganni
,
di
soprusi
,
di
violenze
,
di
arbitri
,
il
cui
risultato
ultimo
è
stato
e
non
poteva
essere
altro
che
l
'
odierna
catastrofe
.
Se
l
'
Italia
vuole
salvarsi
,
se
l
'
Italia
vuole
rinascere
,
se
l
'
Italia
vuole
evitare
nuove
tragedie
e
nuove
catastrofi
,
essa
deve
liquidare
senza
residui
non
solo
il
fascismo
,
ma
tutte
le
manifestazioni
di
quello
spirito
reazionario
,
che
preferisce
la
rovina
della
nazione
allo
scatenamento
salutare
delle
energie
popolari
in
regime
di
libertà
e
per
la
difesa
della
patria
.
Per
questo
è
necessario
,
che
anche
dall
'
esperienza
del
regime
di
Badoglio
si
traggano
tutti
gli
insegnamenti
necessari
.
O
ci
liberiamo
per
sempre
,
attraverso
la
durissima
prova
di
oggi
,
da
ogni
sorta
di
schiavitù
alle
caste
reazionarie
che
hanno
portato
il
nostro
paese
alla
catastrofe
,
oppure
non
riusciremo
mai
a
essere
né
un
popolo
grande
,
né
un
popolo
libero
,
né
un
popolo
felice
.
StampaQuotidiana ,
Venezia
,
17
febbraio
-
I
documenti
che
dimostrano
la
diretta
responsabilità
di
Kesselring
per
l
'
eccidio
delle
Fosse
Ardeatine
e
per
i
delitti
compiuti
in
Italia
dalle
truppe
naziste
,
sono
stati
presentati
oggi
alla
Corte
militare
alleata
dal
pubblico
accusatore
,
il
«
Prosecutor
»
.
I
documenti
formano
quattro
volumi
,
nei
quali
sono
raccolti
tutti
i
bandi
,
le
lettere
,
le
ordinanze
ed
i
messaggi
emanati
da
Kesselring
durante
il
periodo
in
cui
ebbe
il
comando
delle
forze
tedesche
in
Italia
.
Il
Prosecutor
,
nella
sua
requisitoria
,
ha
tenuto
soprattutto
a
mettere
in
rilievo
che
le
responsabilità
degli
eccidi
perpetrati
in
Italia
dai
tedeschi
a
danno
della
popolazione
civile
e
delle
formazioni
partigiane
,
deve
essere
fatta
risalire
a
Kesselring
personalmente
.
La
sua
accusa
ha
fatto
leva
su
un
concetto
basilare
:
l
'
infierire
della
crudeltà
tedesca
si
è
verificato
soltanto
dopo
che
dal
Quartier
Generale
del
feldmaresciallo
erano
stati
emanati
precisi
ordini
a
questo
proposito
.
Il
Prosecutor
ha
parlato
per
due
ore
e
mezza
.
Questa
è
la
ragione
per
cui
il
processo
non
potrà
essere
ripreso
domani
,
ma
solo
nella
mattinata
di
mercoledì
;
in
modo
da
permettere
agli
stenografi
di
trascrivere
il
testo
della
requisitoria
e
consegnarlo
agli
avvocati
difensori
.
Si
calcola
che
la
trascrizione
degli
stenografi
richiederà
un
tempo
non
inferiore
alle
sette
ore
.
Kesselring
è
entrato
nell
'
aula
alle
10
precise
e
si
è
inchinato
alla
Corte
solennemente
.
Aveva
a
fianco
il
suo
interprete
personale
e
faceva
di
tutto
per
non
guardare
dalla
parte
del
pubblico
.
Dopo
breve
discussione
sulle
modalità
della
traduzione
in
tedesco
della
requisitoria
del
Prosecutor
,
questi
ha
avuto
la
parola
.
Una
donna
,
dal
fondo
della
sala
,
ha
gridato
:
«
Assassino
!
»
all
'
indirizzo
del
feldmaresciallo
.
Kesselring
è
rimasto
impassibile
,
con
lo
sguardo
vuoto
fisso
in
avanti
.
Non
si
sono
udite
altre
parole
italiane
per
tutta
la
durata
dell
'
udienza
.
Per
prima
cosa
,
il
Prosecutor
ha
messo
in
rilievo
che
i
capi
d
'
imputazione
di
cui
deve
rispondere
Kesselring
si
riferiscono
soltanto
all
'
eccidio
delle
Fosse
Ardeatine
ed
ai
delitti
commessi
dalle
sue
truppe
tra
il
giugno
e
l
'
agosto
del
1944
.
Alcuni
,
da
questa
affermazione
hanno
dedotto
che
difficilmente
verranno
accolte
tutte
le
denunce
di
cui
è
stato
fatto
oggetto
il
feldmaresciallo
nel
corso
di
questi
ultimi
giorni
.
Si
è
dell
'
opinione
,
infatti
,
che
questi
documenti
,
se
fossero
accolti
,
provocherebbero
la
necessità
di
una
nuova
istruttoria
e
di
conseguenza
nuovo
illimitato
rinvio
del
processo
.
Ciò
sembra
essere
avvalorato
dal
fatto
che
il
Prosecutor
ha
dichiarato
che
non
sarà
accolto
nessun
suggerimento
della
stampa
circa
nuovi
delitti
da
imputare
al
feldmaresciallo
.
Tuttavia
è
difficile
prevedere
quale
sarà
l
'
andamento
della
causa
,
anche
perché
la
Corte
dovrà
regolare
le
sue
imputazioni
in
base
alle
deposizioni
che
raccoglierà
dai
numerosi
interessati
.
Sin
d
'
ora
si
può
dire
soltanto
che
il
processo
durerà
una
ventina
di
giorni
in
luogo
dei
dieci
previsti
.
La
principale
carta
che
giocherà
Laterner
,
difensore
di
Kesselring
,
e
già
avvocato
dei
criminali
di
Norimberga
,
è
quella
della
distinzione
tra
esercito
e
SS
.
Il
Prosecutor
,
nella
sua
requisitoria
,
ha
già
cercato
di
prevenire
questa
manovra
ed
allora
non
è
difficile
affermare
che
questo
sarà
un
punto
cardinale
del
processo
,
un
punto
attorno
al
quale
l
'
accusa
ed
i
difensori
si
daranno
battaglia
violentemente
.
Il
Prosecutor
ha
dichiarato
sin
da
oggi
che
la
responsabilità
di
Kesselring
,
quale
comandante
della
Wehrmacht
in
Italia
,
non
può
essere
in
nessun
modo
scaricata
interamente
sui
comandi
della
polizia
o
delle
SS
.
A
questo
proposito
,
egli
ha
citato
l
'
esempio
dell
'
attentato
di
via
Rasella
a
Roma
.
A
quell
'
epoca
l
'
imputato
era
a
capo
delle
forze
militari
in
Italia
.
Invece
i
servizi
di
sicurezza
erano
agli
ordini
del
generale
Wolf
.
Ora
,
bisogna
tener
presente
i
fatti
:
immediatamente
dopo
l
'
attentato
il
comando
supremo
tedesco
aveva
stabilito
una
rappresaglia
in
proporzione
di
sessanta
italiani
per
ogni
tedesco
ucciso
.
In
seguito
la
rappresaglia
fu
ridotta
alla
proporzione
di
dieci
italiani
per
ogni
tedesco
.
Tuttavia
il
comando
supremo
di
Hitler
aveva
ordinato
di
fucilare
soltanto
quelle
persone
che
erano
già
detenute
a
titolo
di
ostaggio
.
Kesselring
ricevette
personalmente
questo
ordine
,
ma
nel
trasmetterlo
al
capo
dei
servizi
speciali
di
Roma
ordinò
testualmente
di
giustiziare
al
più
presto
dieci
italiani
per
ogni
tedesco
ucciso
.
Di
sua
iniziativa
,
cioè
,
cancellò
dall
'
ordine
questo
lieve
particolare
:
che
dovevano
essere
fucilati
soltanto
gli
ostaggi
già
detenuti
come
tali
.
Kesselring
,
al
massimo
,
avrebbe
potuto
ordinare
la
fucilazione
immediata
di
coloro
che
erano
già
stati
condannati
a
morte
da
tribunali
tedeschi
in
Italia
.
Invece
la
sua
rappresaglia
si
rivolse
contro
persone
innocenti
,
molte
delle
quali
erano
state
arrestate
dopo
l
'
attentato
,
solo
perché
erano
ebrei
o
perché
semplicemente
sospette
.
Il
Prosecutor
ha
parlato
con
calma
,
bevendo
ogni
tanto
qualche
sorso
d
'
acqua
e
sedendosi
spesso
sulla
spalliera
della
sedia
con
una
gamba
penzoloni
.
Il
feldmaresciallo
-
ha
precisato
l
'
accusatore
-
non
ha
tenuto
conto
delle
leggi
internazionali
ed
ogni
volta
che
ha
emanato
una
ordinanza
,
non
ha
mai
voluto
interpellare
il
consulente
legale
che
aveva
a
sua
disposizione
.
Egli
ha
dato
direttamente
ordini
alle
proprie
truppe
di
bruciare
i
villaggi
italiani
e
di
impiccare
i
capi
partigiani
che
venivano
catturati
.
In
seguito
alle
sue
disposizioni
gli
ufficiali
nazisti
in
Italia
hanno
cominciato
a
fucilare
tanto
i
partigiani
quanto
i
civili
italiani
sul
luogo
stesso
in
cui
li
facevano
prigionieri
e
senza
mai
deferirli
a
nessun
tribunale
competente
.
Il
Prosecutor
leggeva
le
date
di
questi
ordini
:
1°
maggio
,
8
maggio
,
3
giugno
,
26
giugno
,
scandendole
una
alla
volta
,
tornando
più
volte
a
caricare
la
voce
su
di
esse
,
quasi
volesse
rievocare
con
la
sua
voce
l
'
esasperante
lunghezza
di
quei
giorni
bollenti
del
popolo
italiano
;
quasi
volesse
dire
che
durante
la
sua
permanenza
in
Italia
Kesselring
non
trascorse
un
sol
giorno
senza
commettere
un
delitto
.
Dopo
che
il
Prosecutor
aveva
smesso
di
parlare
,
il
giudice
gli
ha
sorriso
ed
ha
detto
:
«
Avete
fatto
un
lungo
discorso
»
.
Ma
si
aveva
l
'
impressione
che
si
rivolgesse
a
Kesselring
e
gli
dicesse
:
«
Avete
commesso
un
lungo
delitto
»
.
StampaQuotidiana ,
Oggi
a
Comiso
decine
di
migliaia
di
siciliani
e
con
essi
delegazioni
provenienti
da
ogni
parte
d
'
Italia
e
d
'
Europa
si
danno
appuntamento
per
una
grande
manifestazione
per
la
pace
e
il
disarmo
e
per
chiedere
che
alla
Sicilia
sia
evitato
il
destino
sciagurato
di
essere
trasformata
in
un
avamposto
nello
scontro
atomico
tra
i
due
blocchi
militari
contrapposti
.
La
scelta
dell
'
estremo
lembo
a
sud
della
Sicilia
per
la
costruzione
di
una
grande
base
di
missili
"
Cruise
"
ha
alimentato
una
polemica
sul
reale
bersaglio
degli
ordigni
atomici
che
vi
si
intendono
installare
.
Come
dimenticare
che
,
nei
giorni
immediatamente
successivi
all
'
annuncio
del
governo
italiano
di
costruire
la
base
a
Comiso
,
si
verificava
il
pericoloso
scontro
tra
aerei
americani
e
libici
nel
Golfo
della
Sirte
?
E
che
il
presidente
Reagan
dichiarava
,
in
quella
occasione
,
di
aver
voluto
mostrare
i
muscoli
al
colonnello
Gheddafi
?
E
che
,
infine
,
quest
'
ultimo
,
replicando
aspramente
,
chiamava
anche
in
causa
l
'
Italia
proprio
per
la
progettata
base
di
Comiso
?
L
'
assassinio
del
presidente
egiziano
Sadat
ha
portato
ora
nuovi
elementi
di
inquietudine
e
di
destabilizzazione
in
un
'
area
alle
soglie
di
casa
nostra
,
sempre
più
gravata
da
minacce
che
possono
da
un
momento
all
'
altro
precipitare
e
innescare
processi
incontrollabili
.
Sentiamo
così
avvicinarsi
i
rischi
che
dai
focolai
di
guerra
del
Medio
Oriente
si
estendono
al
Mediterraneo
.
Nasce
da
questa
realtà
il
bisogno
di
non
risparmiare
sforzi
e
iniziative
che
,
riducendo
la
tensione
in
quest
'
area
,
contribuiscano
alla
ripresa
di
quei
negoziati
da
cui
dipende
la
causa
della
pace
nel
mondo
.
L
'
Italia
può
e
deve
giocare
un
ruolo
decisivo
perchè
il
Mediterraneo
diventi
nel
suo
complesso
un
mare
di
pace
,
che
aiuti
la
prospettiva
della
distensione
e
nello
stesso
tempo
quella
di
un
nuovo
ordine
internazionale
fondato
sul
progresso
e
l
'
eliminazione
degli
squilibri
tra
nord
e
sud
del
mondo
.
Proprio
in
questa
visione
la
Sicilia
può
assolvere
la
funzione
di
ponte
nel
dialogo
fra
le
nazioni
che
si
affacciano
sul
Mediterraneo
.
Non
si
può
certo
sostenere
che
la
costruzione
della
base
di
Comiso
vada
in
questa
direzione
.
Anzi
trasformerebbe
la
nostra
isola
in
un
polo
di
aggravamento
delle
tensioni
in
questo
mare
e
in
bersaglio
predestinato
nello
scontro
tra
i
blocchi
contrapposti
.
Il
popolo
siciliano
dirà
,
oggi
,
a
Comiso
che
intende
rifiutare
questo
orrendo
destino
.
La
Sicilia
ha
una
storia
millenaria
interessata
di
tragedie
e
di
sofferenze
inaudite
.
Essa
è
stata
più
volte
terra
di
conquista
e
il
suo
popolo
ha
subito
le
oppressioni
più
brutali
,
il
cui
retaggio
si
è
espresso
in
miseria
e
arretratezza
.
La
conquista
dello
Statuto
dell
'
autonomia
,
nel
quadro
della
Costituzione
repubblicana
,
frutto
della
lotta
antifascista
e
della
guerra
di
liberazione
,
aveva
aperto
una
fase
di
progresso
civile
e
democratico
del
popolo
siciliano
.
Questo
sviluppo
,
conquistato
con
grandi
lotte
di
popolo
,
è
ora
in
crisi
.
Negli
ultimi
anni
in
Sicilia
sono
accaduti
dei
fatti
gravissimi
.
Il
potere
mafioso
ha
rialzato
la
testa
e
abbiamo
assistito
ad
una
sequenza
drammatica
di
omicidi
politici
culminati
nell
'
assassinio
del
presidente
della
Regione
Piersanti
Mattarella
.
Da
quel
momento
si
è
accelerato
il
processo
di
degradazione
della
vita
politica
e
delle
stesse
istituzioni
autonomistiche
.
Il
già
insufficiente
apparato
produttivo
dell
'
isola
è
duramente
scosso
dalla
crisi
economica
mentre
lo
Stato
si
dimostra
sempre
più
impotente
di
fronte
alla
violenza
criminale
e
mafiosa
che
ogni
giorno
semina
terrore
e
morte
.
E
come
non
vedere
il
pericolo
che
la
trasformazione
della
Sicilia
in
una
gigantesca
base
di
guerra
spingerebbe
alle
estreme
conseguenze
i
processi
degenerativi
già
così
allarmanti
?
Il
nostro
no
alla
installazione
a
Comiso
della
base
atomica
tende
ad
impedire
un
avvenire
davvero
oscuro
per
il
popolo
siciliano
.
Lo
dico
convinto
che
questo
oggi
sia
un
obiettivo
giusto
e
anche
realistico
.
Il
30
novembre
inizieranno
a
Ginevra
le
trattative
tra
URSS
e
USA
e
al
primo
punto
dell
'
agenda
vi
è
la
questione
degli
euromissili
.
La
conclusione
positiva
della
trattativa
-
a
cui
tutti
devono
lavorare
-
deve
riguardare
la
fissazione
di
un
equilibrio
al
più
basso
livello
possibile
dei
missili
contrapposti
:
gli
SS-20
sovietici
e
i
nuovi
missili
americani
nell
'
Europa
occidentale
.
Questo
livello
di
equilibrio
potrebbe
essere
la
"
soluzione
zero
"
,
cioè
la
non
installazione
dei
Cruise
,
bilanciata
da
misure
di
pari
significato
per
gli
SS-20
.
Ecco
perchè
è
raggiungibile
l
'
obiettivo
di
impedire
la
costruzione
della
base
a
Comiso
.
Chiedere
,
come
noi
facciamo
oggi
,
di
sospendere
l
'
inizio
dei
lavori
della
costruzione
della
base
è
il
modo
più
giusto
ed
efficace
per
il
popolo
siciliano
di
premere
perchè
la
trattativa
di
Ginevra
abbia
uno
sbocco
positivo
.
Quello
di
oggi
,
è
pertanto
,
il
primo
atto
di
una
mobilitazione
che
nei
prossimi
mesi
dovrà
via
via
allargarsi
come
una
grande
fiumana
di
uomini
e
donne
,
di
giovani
e
anziani
di
ogni
ceto
sociale
e
di
ogni
fede
pubblica
e
religiosa
.
Noi
comunisti
vogliamo
essere
soltanto
una
componente
di
questo
grande
movimento
unitario
e
opereremo
,
con
sempre
maggiore
consapevolezza
,
perchè
altre
forze
democratiche
,
superando
incomprensioni
e
strumentalizzazioni
,
scendano
in
campo
per
dare
il
loro
contributo
originale
a
questa
lotta
decisiva
per
l
'
avvenire
del
popolo
siciliano
e
per
la
salvezza
della
pace
nel
mondo
.
StampaQuotidiana ,
La
situazione
d
'
Italia
continua
a
essere
complicata
,
confusa
,
tragica
.
Praticamente
,
l
'
unità
del
paese
non
esiste
.
Una
parte
geme
e
sanguina
sotto
il
regime
brutale
dell
'
occupazione
tedesca
.
Un
'
altra
parte
è
soggetta
all
'
amministrazione
temporanea
delle
autorità
angloamericane
.
Una
terza
è
governata
dai
residui
della
vecchia
amministrazione
governativa
italiana
,
a
capo
della
quale
si
trova
il
maresciallo
Badoglio
.
La
lentezza
e
cautela
con
cui
si
svolgono
le
operazioni
militari
ha
d
'
altra
parte
contribuito
a
far
sparire
quella
zona
intermedia
nella
quale
i
tedeschi
,
scarsi
di
forze
,
non
erano
potuti
arrivare
,
oppure
,
se
arrivati
,
non
si
erano
potuti
consolidare
,
grazie
alla
resistenza
e
alla
lotta
del
popolo
.
Questa
zona
intermedia
,
che
comprendeva
all
'
inizio
la
maggior
parte
dell
'
Italia
centrale
e
una
piccola
parte
di
quella
settentrionale
,
è
probabilmente
oggi
teatro
delle
gesta
sanguinose
degli
ultimi
squadristi
mussoliniani
,
traditori
della
patria
e
strumenti
ignobili
dell
'
invasore
straniero
.
È
evidente
e
non
vi
è
bisogno
di
dimostrarlo
,
che
è
interesse
vitale
della
nazione
italiana
che
questa
situazione
di
smembramento
del
paese
cessi
al
più
presto
.
Quanto
più
essa
durerà
,
tanto
più
gravi
saranno
le
sofferenze
del
popolo
,
tanto
più
profonde
le
conseguenze
di
cui
avrà
a
soffrire
nel
futuro
tutto
il
paese
.
Perciò
il
primo
dovere
di
ogni
italiano
è
oggi
di
prendere
le
armi
e
combattere
affinché
i
tedeschi
siano
al
più
presto
cacciati
per
sempre
dal
suolo
della
patria
.
Perciò
il
primo
dovere
di
tutti
gli
uomini
,
che
dopo
il
crollo
del
regime
fascista
si
sono
assunti
la
responsabilità
del
potere
,
è
di
mettere
tutto
in
opera
affinché
l
'
unità
,
l
'
indipendenza
e
la
libertà
della
patria
vengano
riconquistate
e
restaurate
al
più
presto
.
Ma
che
occorre
fare
per
raggiungere
questi
obiettivi
,
i
quali
riassumono
le
aspirazioni
profonde
e
sincere
di
tutto
il
popolo
?
E
viene
realmente
fatto
da
parte
di
tutti
,
in
questo
periodo
,
tutto
quello
che
è
indispensabile
a
questo
scopo
?
Certo
,
non
è
sempre
facile
,
lontani
e
con
una
informazione
frammentaria
,
dare
su
tutto
un
giudizio
esatto
.
Supponiamo
che
il
popolo
,
in
numerose
località
,
è
sceso
in
campo
contro
l
'
invasore
,
ha
combattuto
con
coraggio
ed
eroismo
,
continua
con
tenacia
la
lotta
.
Sappiamo
che
il
maresciallo
Badoglio
ha
fatto
appello
alla
guerra
di
popolo
contro
i
tedeschi
.
Sappiamo
che
unità
dell
'
esercito
ricostituite
e
in
legame
con
le
organizzazioni
popolari
,
sono
schierate
e
si
battono
sul
fronte
della
resistenza
e
della
riscossa
nazionale
.
Tutto
questo
è
vero
,
ed
è
segno
della
incipiente
rinascita
del
nostro
paese
;
ma
basta
tutto
questo
,
oppure
esiste
una
questione
fondamentale
,
che
deve
essere
posta
e
che
deve
essere
risolta
,
e
la
quale
costituisce
come
una
premessa
alla
soluzione
sollecita
e
giusta
di
tutti
gli
altri
problemi
a
cui
è
legato
e
da
cui
dipende
il
fatto
che
veramente
e
rapidamente
l
'
Italia
,
lottando
per
uscire
dall
'
abisso
in
cui
l
'
ha
gettata
il
fascismo
,
rinasca
a
nuova
vita
?
Senza
dubbio
,
una
simile
questione
fondamentale
esiste
:
è
assurdo
negarlo
;
è
assurdo
chiudere
gli
occhi
per
non
vederlo
.
Essa
si
riassume
nella
necessità
di
una
politica
italiana
democratica
,
come
linea
di
condotta
obbligatoria
per
tutti
coloro
i
quali
assumono
oggi
una
qualsiasi
responsabilità
davanti
al
popolo
italiano
e
,
in
nome
d
'
Italia
,
davanti
all
'
opinione
pubblica
internazionale
.
Tutto
il
mondo
civile
è
oggi
in
lotta
per
abbattere
i
regimi
di
tirannide
fascista
e
il
loro
campione
e
baluardo
principale
:
la
Germania
imperialista
e
hitleriana
.
Tutti
i
popoli
amanti
della
libertà
sono
in
piedi
e
combattono
per
instaurare
,
sulle
rovine
dei
barbari
regimi
di
tirannide
o
d
'
occupazione
,
un
mondo
nuovo
,
fondato
sui
princìpi
della
democrazia
,
della
libertà
di
tutti
i
popoli
,
della
indipendenza
di
tutte
le
nazioni
.
Se
l
'
Italia
vuole
risorgere
a
nuova
vita
,
se
l
'
Italia
vuole
aprirsi
nuovamente
la
strada
dell
'
unità
,
dell
'
indipendenza
,
della
dignità
nazionale
,
essa
non
può
rimanere
su
una
posizione
che
in
qualsiasi
modo
contrasti
con
questi
princìpi
;
essa
,
cioè
,
deve
seguire
la
via
di
una
politica
democratica
coerente
,
di
una
politica
che
liquidi
completamente
la
vergogna
fascista
,
tanto
all
'
interno
quanto
nei
rapporti
internazionali
.
Ci
si
è
posti
per
questa
via
e
si
è
progredito
per
essa
,
dal
momento
che
Mussolini
e
il
suo
regime
sono
stati
travolti
?
Purtroppo
,
non
si
può
rispondere
affermativamente
.
Vi
è
stato
,
prima
,
un
mese
e
mezzo
di
esitazioni
e
di
intrighi
non
chiari
.
In
questo
mese
e
mezzo
la
classe
operaia
,
più
decisa
e
meglio
organizzata
di
tutti
gli
altri
gruppi
sociali
,
era
riuscita
a
strappare
delle
conquiste
democratiche
serie
.
La
politica
governativa
,
però
,
rimase
nella
sua
essenza
reazionaria
ostile
alla
restaurazione
di
tutte
le
libertà
popolari
,
esitante
di
fronte
al
compito
della
liquidazione
conseguente
di
tutto
il
fascismo
.
Poi
sopravvenne
la
catastrofe
dell
'
invasione
tedesca
;
ma
ancora
oggi
,
a
un
mese
dall
'
armistizio
,
il
popolo
italiano
e
il
mondo
intiero
non
sanno
se
quello
che
si
chiama
il
governo
italiano
è
veramente
un
governo
democratico
,
oppure
è
soltanto
un
gruppo
di
uomini
i
quali
cercano
di
salvare
quanto
più
possono
di
quello
che
invece
deve
essere
distrutto
.
Che
cosa
pensano
questi
uomini
della
criminale
politica
internazionale
di
rapina
del
fascismo
,
che
ha
seminato
di
rovine
non
solo
l
'
Italia
,
ma
paesi
e
popoli
che
all
'
Italia
non
avevano
fatto
nulla
di
male
?
Come
si
fa
ad
avere
fiducia
in
chi
,
a
questo
proposito
,
tace
ed
evita
ogni
atto
chiarificatore
?
Come
si
fa
ad
aver
fiducia
in
chi
rinvia
e
non
si
sa
perché
la
restituzione
del
popolo
in
quei
diritti
il
cui
esercizio
non
può
essere
che
di
aiuto
a
uscire
dalla
dura
situazione
attuale
?
In
chi
esita
a
liquidare
senza
residui
metodi
di
governo
e
uomini
che
sono
stati
gli
autori
della
rovina
del
paese
che
hanno
suscitato
contro
l
'
Italia
la
diffidenza
e
l
'
ostilità
del
mondo
intiero
?
Non
vogliamo
parlare
,
per
ora
,
del
domani
,
dei
problemi
della
ricostituzione
di
un
'
Italia
democratica
e
civile
,
che
a
suo
tempo
si
porranno
e
dovranno
essere
risolti
.
Quello
che
ci
interessa
è
il
presente
;
è
,
lo
ripetiamo
,
la
rapidità
con
cui
si
fa
uscire
l
'
Italia
dalla
gravissima
situazione
in
cui
si
trova
oggi
.
Questa
rapidità
dipende
,
prima
di
tutto
,
dal
fatto
che
il
paese
cambi
seriamente
strada
,
che
esso
cessi
di
essere
un
paese
fascista
,
o
un
paese
semifascista
,
o
un
paese
che
ha
paura
di
liberarsi
dal
fascismo
sia
nell
'
interno
che
nei
rapporti
internazionali
,
e
diventi
un
paese
il
quale
riprenda
a
vivere
,
senza
impacci
e
senza
riserve
,
secondo
le
norme
di
una
civiltà
democratica
.
Una
politica
italiana
democratica
,
chiara
e
senza
equivoci
tanto
all
'
interno
che
nei
rapporti
internazionali
,
è
oggi
necessaria
e
indispensabile
per
la
salvezza
della
nazione
.
StampaQuotidiana ,
Il
grande
airone
ha
chiuso
le
ali
.
Quante
volte
Fausto
Coppi
evocò
in
noi
l
'
immagine
di
un
grande
airone
lanciato
in
volo
con
il
battere
delle
lunghe
ali
e
sfiorare
valli
e
monti
,
spiagge
e
nevai
?
Fortissimo
e
fragile
al
tempo
stesso
,
qualche
volta
la
stanchezza
o
la
sfortuna
lo
abbattevano
e
lo
facevano
crollare
a
terra
,
sul
ciglio
di
una
strada
o
sull
'
erba
del
prato
di
un
velodromo
;
la
sua
figura
sembrava
spezzarsi
in
una
strana
geometria
,
come
quella
di
un
pantografo
,
e
una
volta
di
più
suscitava
l
'
immagine
di
un
airone
ferito
.
Altre
volte
,
era
l
'
immagine
di
una
tragica
conclusione
di
caccia
.
Quante
volte
,
di
lui
affranto
per
la
stanchezza
sull
'
erba
,
a
pochi
metri
da
un
traguardo
,
sentimmo
dire
:
«
Sembra
un
cervo
moribondo
!
»
.
L
'
occhio
galleggiava
immobile
,
con
la
pupilla
arrovesciata
al
limite
della
palpebra
:
le
guance
erano
scavate
,
le
labbra
anelanti
per
l
'
amara
fatica
:
le
lunghe
braccia
,
le
lunghe
gambe
come
buttate
là
,
senza
più
armonia
,
scompostamente
,
in
una
stanchezza
mortale
.
La
fragilità
fu
la
compagna
sinistra
di
quest
'
uomo
che
per
tanti
anni
sembrò
un
ragazzo
,
il
ragazzo
più
forte
di
tutti
,
sostenuto
da
una
energia
quasi
magica
,
una
forza
da
racconto
delle
fate
.
Il
trittico
su
cui
poggiava
il
misterioso
«
sistema
»
delle
sue
capacità
fisiche
-
cuore
,
polmoni
,
muscoli
-
nascondeva
,
quasi
invisibile
,
un
punto
di
estrema
vulnerabilità
.
Questa
era
la
vulnerabilità
dei
ragazzi
.
Coppi
era
rimasto
tale
:
sembrava
si
fosse
fermato
al
gradino
dei
sedici
anni
:
ossa
troppo
leggere
-
dicevano
:
«
uno
scheletro
di
canna
...
»
-
nervi
troppo
scoperti
,
un
ingenuo
palpitare
dei
sentimenti
,
un
difficile
equilibrio
fra
l
'
animo
del
ragazzotto
di
campagna
ch
'
egli
era
stato
e
l
'
uomo
che
la
vita
l
'
aveva
costretto
a
diventare
.
Un
abulico
che
poteva
scatenare
fulminei
scatti
di
lampeggiante
volontà
:
un
uomo
rimasto
per
tutta
la
vita
stranamente
melanconico
;
favorito
dalla
natura
,
perseguitato
-
bisogna
dirlo
anche
se
toccò
le
soglie
della
più
alta
fortuna
-
perseguitato
,
ripeto
,
dalla
sorte
.
Ora
che
le
ali
del
«
campionissimo
»
si
sono
chiuse
,
non
si
può
non
ricordare
quante
volte
la
sua
carriera
e
la
sua
vita
stessa
corsero
il
rischio
di
essere
spezzate
da
quello
che
si
chiama
abitualmente
un
«
banale
incidente
»
:
una
caduta
come
un
ragazzo
ne
fa
a
centinaia
,
cavandosela
con
una
sbucciatura
ad
un
gomito
o
ad
un
ginocchio
.
Non
mai
nella
forsennata
vertigine
della
corsa
,
quando
la
ruota
della
bicicletta
va
saettando
a
disegnare
il
filo
sospeso
fra
la
vita
e
la
morte
sul
ciglio
di
un
burrone
:
ma
a
metà
di
una
pedalata
senza
storia
,
a
passo
di
carovana
,
a
passo
di
trasferta
.
Anche
oggi
,
è
un
piccolo
,
misterioso
,
atroce
e
imponderabile
intervento
del
fato
-
dicono
l
'
insidia
invincibile
di
un
«
virus
»
tropicale
,
o
la
funesta
chimica
organica
di
una
per
ora
inesplicabile
intossicazione
-
quello
che
colloca
l
'
angosciosa
parola
della
fine
al
romanzo
della
sua
vita
.
Ricordate
?
Non
meno
rapido
fu
il
«
banale
incidente
»
che
,
una
decina
di
anni
or
sono
,
fece
morire
,
dopo
due
o
tre
ore
di
agonia
,
suo
fratello
Serse
.
I
due
fratelli
in
«
bianco
-
celeste
»
avevano
finito
di
correre
sulle
strade
sferzate
dalla
pioggia
il
Giro
del
Piemonte
.
La
gara
si
era
conclusa
sull
'
anello
di
cemento
del
velodromo
torinese
.
Tra
la
folla
che
si
assiepava
sul
viale
di
periferia
e
all
'
uscita
della
pista
,
Fausto
aveva
cercato
un
rifugio
-
troppi
applausi
,
troppi
abbracci
,
troppo
clamore
-
sull
'
automobile
della
casa
.
Serse
,
che
poteva
passare
tra
la
folla
inosservato
,
aveva
preferito
risalire
in
bicicletta
,
per
andarsene
all
'
albergo
al
piccolo
passo
.
Non
pioveva
più
,
l
'
asfalto
si
asciugava
.
Bastò
un
piccolo
scarto
della
ruota
.
Serse
cadde
,
toccò
appena
con
la
tempia
sul
cordone
di
un
marciapiede
.
Non
sentì
che
un
piccolo
colpo
:
le
dita
non
trovarono
nemmeno
una
goccia
di
sangue
.
Rimontò
in
sella
,
fece
senza
altri
pensieri
il
percorso
sul
lungo
viale
che
portava
all
'
albergo
:
salì
alla
sua
camera
senza
attendere
l
'
ascensore
,
si
spogliò
della
maglia
fangosa
,
andò
subito
alla
doccia
,
si
coricò
sul
letto
in
attesa
del
massaggio
.
Quando
il
masseur
girò
la
maniglia
della
porta
la
stanza
era
al
buio
:
Serse
pareva
addormentato
.
Invece
,
era
già
in
agonia
.
La
stessa
cosa
,
senza
nemmeno
la
spiegazione
di
una
piccola
caduta
,
è
avvenuta
adesso
,
nel
doloroso
Capodanno
di
Novi
Ligure
,
al
ritorno
da
una
tournée
sulle
strade
equatoriali
del
Centro
-
Africa
,
piccole
corse
da
kermesse
alternate
con
le
quattro
schioppettate
di
qualche
partita
di
caccia
grossa
.
Fausto
è
andato
a
ritrovare
Serse
.
La
loro
mamma
piange
due
figli
:
Serse
l
'
oscuro
,
Fausto
il
lampeggiante
.
E
nella
stessa
corsia
d
'
ospedale
piangono
due
donne
,
diversamente
e
tragicamente
uscite
dalla
sua
storia
d
'
uomo
,
in
quel
romanzo
d
'
amore
che
fece
tanto
e
così
triste
clamore
e
che
ebbe
anch
'
esso
-
ci
sembra
di
poterlo
dire
ora
-
la
sigla
del
destino
di
un
ragazzo
inquieto
condannato
dalla
stessa
fragilità
dei
suoi
nervi
agli
errori
di
coloro
la
cui
adolescenza
non
sa
concludersi
.
Inutile
dire
che
l
'
atleta
appartenne
alla
ristrettissima
schiera
dei
«
fenomeni
»
,
come
Paavo
Nurmi
,
come
Carpentier
,
come
Ladoumègue
,
come
Zatopek
.
Egli
-
nella
lunga
stagione
che
enumerò
i
nomi
deí
Ganna
,
dei
Girardengo
,
dei
Binda
,
dei
Guerra
,
dei
Bartali
,
tanto
per
nominare
solamente
gli
italiani
-
fu
veramente
«
l
'
atleta
del
secolo
»
.
In
altre
sedi
agonistiche
-
penso
alla
Spagna
,
e
agli
uragani
di
entusiasmo
delle
Plazas
de
Toros
-
i
suoi
«
gemelli
»
potevano
essere
i
grandi
espada
come
Juan
Belmonte
.
Sua
mamma
è
forse
la
sola
che
lo
ricorda
ragazzino
,
ai
tempi
della
sua
prima
bicicletta
,
la
vecchia
bicicletta
di
suo
padre
contadino
.
Quale
sarebbe
stato
il
suo
avvenire
?
Quale
il
mestiere
a
cui
si
sarebbe
avviato
?
Viver
sempre
tra
le
siepi
,
le
stalle
,
le
nebbie
della
piatta
campagna
?
Allora
,
Tortona
sembrò
la
«
metropoli
»
dove
il
ragazzino
Fausto
avrebbe
potuto
trovare
il
sentiero
di
una
nuova
vita
.
Era
un
ragazzo
gentile
,
timido
,
riservato
.
Sembrò
una
fortuna
ch
'
egli
trovasse
un
«
posto
»
come
garzoncello
di
salumeria
:
portava
i
pacchetti
a
domicilio
,
imparava
la
manovra
dell
'
affettatrice
automatica
,
abituava
l
'
occhio
a
misurare
l
'
etto
e
mezzo
o
i
due
etti
di
formaggio
.
Sono
molte
donne
di
Tortona
che
lo
ricordano
quando
,
ventitré
,
venticinque
anni
fa
,
con
il
grembiule
bianco
avvolto
alla
cintola
,
Fausto
arrivava
di
gran
carriera
sulla
rugginosa
bicicletta
di
suo
padre
,
e
suonava
un
colpetto
timido
di
campanello
...
È
la
storia
umile
,
quasi
crepuscolare
,
di
un
ragazzetto
di
campagna
che
portava
ogni
tanto
a
sua
madre
il
gruzzolo
delle
piccole
mance
.
La
sua
prima
vittoria
,
a
vent
'
anni
,
sull
'
Abetone
,
quando
«
scavalcò
»
sotto
alla
pioggia
di
una
tappa
del
Giro
d
'
Italia
il
«
solitario
delle
Dolomiti
»
,
e
suo
caposquadra
Gino
Barrali
?
Una
ragazzata
,
un
atto
di
quasi
fanciullesca
indisciplina
...
L
'
airone
di
Castellania
aveva
aperto
all
'
improvviso
le
ali
in
confronto
al
«
gallo
cedrone
»
di
Ponte
a
Ema
.
Lo
ricordo
mentre
andava
su
-
pareva
che
addirittura
corresse
fischiettando
-
su
per
le
svolte
delle
salite
,
sulla
strada
sparsa
degli
«
aghi
»
degli
abeti
,
sferzata
dal
taglio
gelido
della
pioggia
.
La
gente
ai
lati
della
strada
si
accucciava
sotto
gli
ombrelli
,
cercando
di
leggere
il
«
numero
»
stampato
sul
telaio
,
cercava
nel
giornale
il
nome
che
corrispondeva
a
quel
numero
...
Coppi
;
un
ignoto
...
Fausto
,
nome
ancora
più
ignoto
...
Fausto
vinse
sempre
senza
mai
sorridere
,
quasi
non
credendo
mai
totalmente
in
se
stesso
.
Sembrava
sempre
soprapensiero
:
come
stranamente
e
fissamente
in
ascolto
di
una
qualche
voce
interna
che
gli
andasse
mormorando
dentro
una
incomprensibile
parola
.
Quella
parola
segreta
non
era
:
«Fortuna...»
.
La
«
guigne
»
,
vecchia
parola
dei
tempi
lontanissimi
delle
antiche
corse
su
strada
,
ha
spezzato
il
filo
della
sua
vita
fragilissima
,
come
un
piccolo
soffio
di
vento
spezza
il
filo
di
una
tela
di
ragno
coperta
di
brina
,
là
,
sulle
siepi
invernali
del
suo
paese
di
campagna
.
Restano
una
mamma
desolata
:
e
due
donne
diversamente
ma
egualmente
infelici
:
una
bambina
che
non
lo
vedeva
da
anni
,
un
fanciulletto
che
,
come
lui
,
si
chiama
Fausto
.
Desolata
mattina
del
due
gennaio
...
StampaQuotidiana ,
Fra
le
numerose
dichiarazioni
fatte
negli
ultimi
tempi
dal
maresciallo
Badoglio
circa
la
situazione
del
nostro
paese
,
ve
ne
sono
molte
le
quali
non
possono
che
essere
approvate
da
ogni
buon
italiano
;
ve
ne
è
una
,
però
,
contro
la
quale
non
si
può
non
levare
una
fiera
ed
energica
voce
di
protesta
.
Parlando
ad
un
corrispondente
dell
'
Associated
Press
,
Badoglio
avrebbe
detto
che
,
siccome
dopo
ogni
guerra
sorge
il
pericolo
del
comunismo
,
gli
alleati
hanno
il
dovere
di
dare
un
aiuto
per
impedire
la
diffusione
del
comunismo
in
Italia
.
«
Gli
italiani
continua
l
'
intervista
sono
semplici
e
individualisti
.
La
proprietà
è
divisa
in
modo
razionale
,
e
v
'
è
una
grande
quantità
di
piccoli
agricoltori
.
Manca
dunque
una
base
pel
comunismo
.
Il
popolo
può
vivere
,
se
necessario
,
contentandosi
di
poco
.
A
Napoli
esso
viveva
di
legumi
e
di
frutta
.
Spero
che
gli
alleati
daranno
al
popolo
italiano
il
minimo
per
vivere
.
Questo
salverà
dal
comunismo
.
»
Lascio
da
parte
che
il
capo
di
un
governo
,
anche
se
provvisorio
e
gravato
della
eredità
terribile
lasciata
dal
fascismo
,
dovrebbe
parlare
del
suo
popolo
e
del
suo
paese
in
termini
più
dignitosi
.
Mi
interessa
per
ora
l
'
altra
questione
.
Che
cosa
è
questo
«
pericolo
del
comunismo
»
che
in
questa
intervista
viene
agitato
come
uno
spauracchio
?
I
comunisti
hanno
dichiarato
apertamente
,
per
bocca
dei
loro
rappresentanti
più
autorevoli
,
che
il
problema
della
conquista
della
dittatura
proletaria
o
del
governo
di
un
solo
partito
non
si
pone
.
Essi
hanno
aggiunto
,
in
modo
che
non
lascia
sussistere
nessun
dubbio
,
che
i
compiti
che
si
pongono
oggi
sono
prima
di
tutto
e
in
linea
pregiudiziale
quello
di
cacciare
dall
'
Italia
i
tedeschi
per
salvare
l
'
unità
e
l
'
indipendenza
del
paese
,
di
schiacciare
senza
pietà
i
traditori
fascisti
,
di
distruggere
le
radici
di
quel
regime
fascista
che
ha
portato
l
'
Italia
alla
rovina
,
e
di
creare
un
'
Italia
veramente
democratica
,
nella
quale
il
popolo
italiano
sia
libero
di
decidere
da
sé
delle
proprie
sorti
.
I
comunisti
affermano
che
per
raggiungere
questi
obiettivi
in
cui
si
compendia
la
rinascita
del
nostro
paese
a
una
vita
civile
tutte
le
forze
politiche
e
sociali
sane
della
nazione
si
devono
unire
in
un
fronte
unico
nazionale
,
base
potente
dello
sforzo
di
guerra
che
deve
fare
l
'
Italia
in
questo
momento
e
garanzia
della
nostra
vittoria
.
Per
di
più
,
si
sa
che
i
comunisti
,
fedeli
al
principio
per
cui
ogni
loro
parola
deve
trovar
la
sanzione
pratica
nella
loro
azione
,
si
battono
nelle
prime
file
del
popolo
,
contro
i
tedeschi
,
alla
testa
dei
gruppi
di
partigiani
,
nella
unità
di
volontari
.
Molti
di
loro
hanno
già
sacrificato
la
vita
per
la
causa
del
paese
,
così
come
nei
vent
'
anni
della
dittatura
fascista
sacrificarono
la
vita
e
la
libertà
per
la
causa
dell
'
antifascismo
.
Che
cosa
vi
è
che
permette
,
in
questa
posizione
e
in
questa
chiara
ed
energica
linea
d
'
azione
dei
comunisti
,
di
qualificarli
come
un
pericolo
per
il
paese
?
Che
cosa
è
che
permette
di
presentare
come
un
pericolo
e
di
chiedere
persino
l
'
aiuto
di
potenze
straniere
per
combattere
contro
un
potente
movimento
,
che
ha
profonde
radici
nel
popolo
,
la
cui
bandiera
è
quella
dell
'
unità
della
nazione
,
della
guerra
del
popolo
contro
i
tedeschi
,
della
distruzione
totale
del
fascismo
e
della
libertà
?
È
evidente
che
alle
avventate
dichiarazioni
di
Badoglio
bisogna
cercare
altre
ragioni
.
La
ragione
,
purtroppo
,
sta
in
un
vizio
profondo
che
mina
le
classi
dirigenti
tradizionali
italiane
,
e
che
nel
corso
di
tutta
la
storia
del
nostro
paese
,
è
stato
sempre
alla
base
delle
più
grandi
sciagure
che
si
sono
abbattute
sopra
di
noi
.
Il
comunismo
è
considerato
un
pericolo
perché
esso
è
un
movimento
organizzato
di
lavoratori
,
di
masse
popolari
,
di
operai
,
di
intellettuali
,
di
contadini
,
che
rivendicano
la
partecipazione
alla
vita
politica
del
paese
e
vogliono
che
le
sue
sorti
siano
nelle
mani
della
nazione
intiera
,
e
non
di
ristretti
gruppi
di
privilegiati
.
Prendete
a
esaminare
la
storia
d
'
Italia
,
anche
solo
da
quando
s
'
è
iniziato
il
Risorgimento
fino
ad
ora
,
e
voi
trovate
che
questa
paura
reazionaria
,
la
quale
si
riduce
poi
,
in
sostanza
,
alla
difesa
ostinata
dei
privilegi
sociali
e
politici
di
una
minoranza
,
è
la
nota
dominante
della
politica
delle
classi
dirigenti
tradizionali
.
Queste
classi
dirigenti
sono
riuscite
,
sì
,
a
fare
l
'
unità
del
paese
;
ma
tutta
la
loro
preoccupazione
è
stata
quella
di
evitare
che
la
formazione
dello
Stato
unitario
coincidesse
con
un
vero
risveglio
e
con
l
'
avvento
alla
vita
politica
del
popolo
intiero
.
Quando
poi
il
popolo
fu
risvegliato
dalla
guerra
e
chiese
venissero
riconosciuti
i
suoi
diritti
e
distrutti
i
privilegi
delle
caste
reazionarie
,
allora
si
ricorse
al
fascismo
per
respingerlo
indietro
.
Spettava
al
fascismo
,
come
s
'
è
visto
,
portare
il
paese
alla
catastrofe
,
a
una
situazione
,
cioè
,
in
cui
la
stessa
esistenza
d
'
Italia
come
Stato
unitario
è
di
nuovo
in
giuoco
,
e
lo
straniero
di
nuovo
calpesta
il
suolo
della
patria
.
In
sostanza
,
si
può
dire
che
gli
stessi
gruppi
dirigenti
che
fecero
l
'
Italia
sono
quelli
che
l
'
hanno
portata
alla
rovina
e
alla
distruzione
,
e
ciò
che
li
ha
guidati
in
questa
opera
è
stato
precisamente
quello
spirito
reazionario
che
parla
per
bocca
di
Badoglio
quand
'
egli
evoca
lo
spettro
del
comunismo
.
Il
vero
pericolo
per
l
'
Italia
non
è
in
uno
sviluppo
ampio
del
movimento
comunista
,
perché
tale
sviluppo
non
potrà
che
contribuire
al
progresso
economico
,
politico
e
sociale
di
tutto
il
paese
.
Il
vero
pericolo
è
che
la
lezione
del
fascismo
,
per
quanto
terribile
,
non
sia
stata
sufficiente
,
e
che
vi
sia
ancora
qualcuno
che
voglia
artificialmente
privare
la
nazione
ed
il
popolo
di
quella
libertà
,
di
quelle
possibilità
di
organizzazione
,
di
movimento
e
di
progresso
da
cui
dipende
il
suo
avvenire
.
Per
il
popolo
,
però
,
la
lezione
del
fascismo
non
è
passata
invano
,
e
chiunque
voglia
far
risorgere
sotto
qualsiasi
pretesto
e
qualsiasi
egida
,
la
vecchia
Italia
retrograda
e
reazionaria
,
l
'
Italia
dell
'
oppressione
delle
masse
e
del
trionfo
dei
più
arretrati
privilegi
,
l
'
Italia
dalle
cui
viscere
doveva
uscire
il
regime
vergognoso
delle
camicie
nere
,
è
sicuro
di
incontrare
una
risposta
adeguata
.
StampaQuotidiana ,
Lugano
,
30
.
-
Un
'
altra
bella
impresa
,
un
'
altra
grande
impresa
.
Ecco
,
di
nuovo
,
la
bandiera
bianco
rosso
e
verde
in
festa
che
si
alza
nel
cielo
pallido
di
Lugano
.
È
,
di
nuovo
,
uno
spavaldo
campione
in
maglia
azzurra
che
strappa
di
forza
il
nastro
della
«
grande
corsa
dell
'
arcobaleno
»
:
è
Coppi
.
Coppi
si
è
lanciato
.
Coppi
,
perciò
,
ha
vinto
.
La
forza
dell
'
uomo
,
l
'
orgoglio
del
campione
non
si
discutono
.
Oggi
,
Coppi
ha
dato
a
tutto
il
mondo
delle
due
ruote
una
lezione
.
L
la
lezione
semplice
,
bella
della
classe
.
Coppi
era
il
grande
favorito
.
Coppi
era
l
'
uomo
da
battere
.
Ma
sulla
«
giostra
»
di
Lugano
,
si
pensava
(
si
credeva
...
)
che
Coppi
non
avrebbe
potuto
fare
,
tutto
intero
,
il
suo
giuoco
.
Uomini
come
Kubler
,
come
Bobet
,
come
Wagtmans
,
uomini
-
cioè
-
più
in
confidenza
con
le
corse
che
fanno
anello
e
,
più
che
altro
,
camminano
sul
piano
.
Avrebbero
potuto
,
si
pensava
(
si
credeva
...
)
,
tenere
la
ruota
di
Coppi
e
poi
,
magari
,
staccarlo
sul
guizzo
dello
sprint
.
Si
aspettava
Coppi
.
Si
sperava
di
vederlo
lanciato
.
Giri
e
giri
,
stanchi
,
tranquilli
;
giri
e
giri
con
una
serie
quasi
continua
di
scatti
,
di
rincorse
,
di
fughe
.
E
Coppi
non
si
vedeva
...
però
,
davanti
a
Coppi
camminava
,
libero
,
franco
,
furbo
,
Gismondi
.
Ogni
tanto
,
Gismondi
girava
la
testa
,
si
capiva
che
il
ragazzo
sapeva
che
,
da
un
momento
all
'
altro
,
Coppi
avrebbe
lasciato
la
compagnia
.
Stancava
l
'
attesa
;
davanti
con
Gismondi
,
camminava
Wagtmans
e
camminava
Derijcke
.
L
'
uno
e
l
'
altro
potevano
(
si
pensava
...
)
fare
il
grosso
colpo
,
di
sorpresa
.
All
'
improvviso
l
'
attesa
notizia
.
Sulla
«
giostra
»
spiccava
alto
un
numero
:
13
.
Era
il
numero
del
giro
e
lo
speaker
annunciò
:
«
Sulla
rampa
della
Crespera
,
Coppi
ha
staccato
tutti
»
.
Un
urlo
,
applausi
di
festa
ed
evviva
di
gioia
.
Ma
,
più
tardi
,
lo
speaker
ancora
annunciò
che
Derijcke
aveva
raggiunto
Coppi
.
Derijcke
è
un
ragazzo
in
gamba
,
forte
,
veloce
.
Passava
il
tempo
,
passavano
i
giri
:
Derijcke
correva
dietro
a
Coppi
con
facilità
,
e
non
si
stancava
.
E
siccome
Derijcke
è
ancora
veloce
,
si
pensò
:
"
Sta
'
a
vedere
che
Derijcke
tiene
la
ruota
di
Coppi
e
poi
vince
allo
sprint
...
"
.
Ma
il
campione
Coppi
allontanò
presto
il
pericolo
,
lo
allontanò
prima
ancora
del
suono
della
campana
.
Coppi
-
ancora
lassù
,
sulla
rampa
della
Crespera
...
-
staccò
di
forza
Derijcke
.
All
'
annuncio
(
era
l
'
annuncio
della
vittoria
,
del
trionfo
)
la
folla
ancora
gridò
.
Finalmente
dopo
ventuno
anni
,
una
maglia
azzurra
correva
sola
sul
traguardo
della
«
corsa
dell
'
arcobaleno
»
.
Più
nessuna
ombra
,
più
nessun
dubbio
.
L
'
orologio
,
sempre
più
sicuro
,
sempre
più
deciso
,
batteva
il
tempo
del
trionfo
di
Coppi
.
Derijcke
,
sempre
più
,
si
staccava
.
E
gli
altri
?
Già
,
gli
altri
:
dov
'
erano
?
Lontani
,
Kubler
e
Bobet
;
lontano
Wagtmans
,
lontano
Ockers
,
lontano
Gaul
.
E
Schaer
già
si
era
dato
battuto
,
come
Magni
e
Petrucci
,
come
Astrua
.
Ma
non
è
stasera
giorno
di
parole
amare
,
della
corsa
di
Magni
,
di
Petrucci
,
di
Astrua
si
parlerà
dopo
.
Oggi
è
il
gran
giorno
di
Coppi
,
l
'
uomo
,
il
campione
che
ha
fatto
un
mucchio
di
tutto
il
campo
,
un
mucchio
di
uomini
,
che
ha
poi
stretto
nel
suo
pugno
,
un
mucchio
di
uomini
dei
quali
-
persino
-
si
è
fatto
giuoco
.
Un
Coppi
di
eccezione
,
un
Coppi
come
quello
che
era
in
corsa
,
in
questa
gara
,
a
Copenaghen
nel
1949
,
come
quello
che
,
nel
«
Giro
del
'49»
,
da
Cuneo
a
Pinerolo
valicò
montagne
solo
in
fuga
per
sette
ore
,
e
poi
sul
traguardo
gridò
a
se
stesso
:
«
Sono
pazzo
,
sono
pazzo
»
.
E
non
si
dica
che
la
giostra
di
Lugano
è
dura
,
impossibile
.
Coppi
ha
vinto
perché
-
con
la
forza
di
oggi
,
la
volontà
di
oggi
,
la
decisione
di
oggi
-
dappertutto
,
oggi
,
Coppi
avrebbe
imposto
la
sua
ruota
.
Perciò
ecco
il
vecchio
ritornello
:
«
Se
Coppi
vuole
...
»
.
Via
,
purtroppo
,
qualche
volta
Coppi
non
vuole
.
Una
grande
corsa
,
una
grande
impresa
che
non
dà
spazio
(
non
può
dare
spazio
)
alla
corsa
degli
altri
.
E
le
tattiche
e
le
strade
sul
piano
,
in
montagna
,
in
discesa
,
che
cosa
servono
,
se
Coppi
cammina
come
oggi
?
Non
valgono
le
strade
e
non
valgono
le
tattiche
;
se
Coppi
cammina
come
oggi
,
vince
,
domina
,
trionfa
.
Sì
,
bravo
Derijcke
;
sì
,
bravo
Ockers
.
Ma
bravo
,
soprattutto
,
a
Gismondi
.
Il
ragazzo
si
è
lanciato
per
fare
da
punta
di
appoggio
alla
grande
galoppata
del
campione
,
del
suo
capitano
;
d
'
accordo
.
Comunque
Gismondi
,
nella
corsa
,
ha
fatto
la
bella
parte
dell
'
uomo
che
si
piazza
in
una
corsa
dov
'
era
il
sale
e
il
pepe
di
Coppi
,
una
corsa
che
Coppi
infine
ha
ridotto
ad
un
giuoco
.
Un
giuoco
che
egli
solo
conosce
,
un
giuoco
nel
quale
soltanto
lui
si
diverte
.
Un
giuoco
nel
quale
(
pur
essendo
bravi
...
)
invano
hanno
tentato
di
mischiarsi
Kubler
e
Bobet
,
Wagtmans
e
Gaul
,
Geminiani
ed
Ernzer
.
Coppi
,
tutto
Coppi
.
Il
giuoco
-
il
giuoco
azzurro
-
è
così
fatto
.
E
,
con
la
forza
,
la
buona
volontà
,
a
fare
più
bello
il
giorno
di
festa
,
ecco
-
ripeto
-
la
buona
piazza
di
Gismondi
e
,
anche
,
le
belle
corse
di
De
Filippis
e
Fornara
.
Più
quello
che
questo
,
bravo
:
De
Filippis
infatti
,
nel
finale
,
è
venuto
fuori
per
dire
chiaro
e
tondo
che
,
anche
lui
,
un
giorno
,
nel
mondo
delle
due
ruote
,
sarà
campione
.
StampaQuotidiana ,
Non
so
se
gli
assassini
delle
Brigate
rosse
considerino
loro
compagno
Marco
Pannella
.
Probabilmente
no
,
lo
disprezzano
come
disprezzano
tutti
i
"
riformisti
"
,
tutti
i
"
borghesi
"
,
lo
utilizzano
cinicamente
come
un
"
utile
idiota
"
.
Invece
,
Marco
Pannella
,
si
sta
comportando
nei
fatti
come
un
fedele
compagno
degli
assassini
.
Nelle
tragiche
quarantotto
ore
dell
'
ultimatum
brigatista
,
il
concetto
centrale
delle
interminabili
concioni
non
-
stop
del
leader
radicale
alla
sua
radio
è
stato
quello
che
il
giudice
D
'
Urso
è
condannato
a
morte
non
dalle
Br
ma
dai
giornali
e
dai
giornalisti
che
si
rifiutano
di
pubblicare
i
comunicati
dei
"
proletari
"
prigionieri
delle
carceri
di
Trani
e
di
Palmi
.
Ora
,
questo
è
esattamente
ciò
che
i
boia
delle
Br
vogliono
.
Sono
essi
che
,
nel
loro
ordinamento
"
giuridico
"
praticano
il
processo
senza
accuse
,
senza
prove
,
senza
difensori
,
senza
appelli
,
sono
essi
,
che
hanno
reintrodotto
quella
pena
di
morte
,
che
la
Repubblica
italiana
si
gloria
di
aver
eliminato
con
il
fascismo
;
su
di
loro
,
e
soltanto
su
di
loro
,
ricade
la
responsabilità
delle
esecuzioni
capitali
da
loro
,
e
soltanto
da
loro
decretate
.
Ebbene
,
questa
elementare
verità
di
fatto
deve
essere
rovesciata
propagandisticamente
:
non
i
"
tribunali
dell
'
arbitrio
e
i
loro
boia
"
,
ma
coloro
che
non
ne
riconoscono
l
'
autorità
avrebbero
sulla
coscienza
le
condanne
e
le
esecuzioni
delle
Br
.
Di
questo
rovesciamento
propagandistico
si
incarica
il
compagno
-
loro
,
non
nostro
-
Marco
Pannella
,
colla
sua
rozza
sofistica
,
il
suo
gusto
per
la
volgarità
violenta
,
i
suoi
patologici
complessi
di
superiorità
.
"
Alla
gogna
Eugenio
Scalari
"
,
blatera
il
compagno
dei
terroristi
,
"
è
Scalfari
,
sono
i
giornalisti
gli
assassini
!
"
E
così
,
i
veri
,
gli
unici
e
soli
assassini
restano
coperti
e
in
definitiva
giustificati
.
Tutto
viene
stravolto
.
Sarebbe
umanitario
non
chi
si
rivolge
alle
Br
perché
comunque
,
non
uccidano
,
come
fece
Paolo
VI
nel
suo
scritto
umanamente
più
alto
e
bello
,
quello
rivolto
agli
"
uomini
delle
Brigate
rosse
"
,
ma
chi
scarica
la
responsabilità
di
un
assassinio
su
chi
non
cede
alle
richieste
degli
assassini
,
ben
sapendo
che
se
lo
facesse
,
la
strage
continuerebbe
,
e
anzi
l
'
ondata
di
morte
verrebbe
esaltata
.
Io
sono
tra
coloro
che
ritengono
del
tutto
vano
un
appello
umanitario
agli
"
uomini
delle
Brigate
"
rosse
,
che
attraverso
un
processo
di
disfacimento
vero
e
proprio
del
pensiero
e
della
personalità
,
sono
ormai
al
di
fuori
della
logica
e
dai
sentimenti
umani
.
Ma
comprendo
benissimo
che
altri
credano
invece
giusto
fare
alle
Br
un
appello
umanitario
.
Il
fatto
è
però
che
un
appello
,
per
chiamarsi
umanitario
,
non
può
che
cominciare
colle
parole
:
Comunque
non
uccidete
!
Nel
caso
particolare
del
giudice
D
'
Urso
,
un
sincero
umanitario
,
poteva
anche
(
io
non
sono
d
'
accordo
,
ma
poteva
)
proseguire
facendo
presente
che
molte
delle
richieste
delle
Br
erano
state
soddisfatte
.
Una
posizione
sbagliata
,
ma
non
spregevole
.
Non
spregevole
come
tutte
le
parole
e
i
gesti
di
Marco
Pannella
e
dei
suoi
più
fedeli
-
non
dico
,
non
voglio
dire
dei
radicali
in
genere
-
nella
vicenda
D
'
Urso
.
A
costoro
non
è
bastato
aver
reso
possibile
la
diffusione
dei
comunicati
dei
Collettivi
di
lotta
di
Palmi
e
di
Trani
,
che
tutta
Italia
conosce
nei
loro
concetti
essenziali
,
che
sono
pubblici
ormai
anche
se
non
da
tutti
pubblicati
.
Potevano
fermarsi
qui
e
ricordarsi
che
mentre
i
giornalisti
da
loro
messi
sotto
accusa
non
hanno
ammazzato
nessuno
,
questi
comunicati
esaltano
come
"
tempestiva
e
precisa
rappresaglia
"
un
'
altra
atroce
condanna
a
morte
,
quella
del
generale
Enrico
Galvaligi
:
e
preannunciano
nuove
ribellioni
dentro
le
carceri
,
nuovo
terrore
fuori
.
Lo
dicono
loro
,
che
comunque
andranno
avanti
sulla
loro
via
di
morte
!
Mancava
loro
un
compagno
.
Lo
hanno
trovato
.
È
giusto
che
Marco
Pannella
sia
protetto
dalla
immunità
parlamentare
,
non
invoco
davvero
processi
penali
e
condanne
contro
di
lui
.
Possiamo
però
e
dobbiamo
colpirlo
con
una
condanna
non
cruenta
ma
non
perciò
meno
dura
:
la
condanna
morale
alla
esclusione
dal
dialogo
con
chi
ha
davvero
sensi
di
umanità
.
StampaQuotidiana ,
È
tempo
di
puntare
i
piedi
a
terra
!
Le
intenzioni
degli
avversari
appaiono
ogni
ora
più
evidenti
.
Non
è
il
processo
agli
autori
e
agli
ispiratori
dell
'
uccisione
di
Matteotti
quel
che
si
vuoi
fare
,
ma
bensì
il
processo
al
Fascismo
e
al
Governo
Fascista
.
Ciò
non
sarà
consentito
...
Chi
osa
parlare
con
tanta
burbanza
acida
e
con
arroganza
calunniosa
del
Fascismo
,
del
Governo
,
del
Presidente
?
E
.
quella
mala
gente
dell
'
opposizione
che
mostra
di
tenere
in
maggior
conto
una
inutile
e
pericolosa
campagna
diffamatoria
che
non
una
"
détente
"
di
reali
e
salutari
vantaggi
per
il
Paese
.
Mussolini
,
il
Fascismo
,
il
Governo
Fascista
sono
preparati
alle
più
incrollabili
decisioni
.
Vaste
illusioni
cullano
ancora
,
evidentemente
,
i
nostri
avversari
.
Noi
siamo
dei
forti
:
possiamo
sopportare
agevolmente
le
crisi
più
serie
;
uno
o
dieci
dei
nostri
uomini
maggiori
possono
cadere
sotto
le
colpe
più
gravi
e
il
Fascismo
non
sosta
per
questo
la
sua
marcia
;
altri
uomini
coprono
i
posti
lasciati
vuoti
.
Il
Fascismo
ha
abbandonato
tanti
deboli
e
tanti
indegni
lungo
la
sua
strada
che
non
si
sgomenta
se
qualcuno
dei
ritenuti
migliori
salta
.
Non
ci
si
arresta
;
non
ci
si
sbigottisce
.
Non
fa
nulla
.
Si
va
avanti
con
ritmo
più
forte
.
Non
ci
si
volta
neppure
indietro
.
Un
grande
partito
e
un
partito
come
il
nostro
in
un
grande
paese
come
l
'
Italia
non
può
e
non
deve
conoscere
patèmi
da
donnicciuole
.
Le
opposizioni
badino
ai
mali
passi
!
È
tempo
di
puntare
i
piedi
!
Indietro
gli
sciacalli
!
StampaQuotidiana ,
Dal
Viet
Nam
libero
,
8
.
-
La
bandiera
con
la
stella
d
'
oro
in
campo
rosso
della
Repubblica
democratica
del
Viet
Nam
sventola
da
ieri
sera
sul
posto
di
comando
del
generale
De
Castries
.
Dien
Bien
Fu
è
caduta
dopo
una
notte
e
un
giorno
di
combattimento
.
L
'
attacco
delle
truppe
popolari
alle
posizioni
che
rimanevano
ai
francesi
nel
settore
centrale
nel
campo
trincerato
è
cominciato
la
notte
di
ieri
l
'
altro
.
Alle
17
di
ieri
il
posto
di
comando
aveva
alzato
bandiera
bianca
e
il
comandante
era
stato
preso
prigioniero
.
Alle
19
i
duemila
soldati
colonialisti
che
ancora
restavano
nei
fortilizi
di
Hong
Cum
,
a
sud
della
conca
tentavano
la
sortita
,
ma
venivano
rapidamente
annientati
,
e
alle
22
,
con
l
'
espugnazione
di
Hong
Cum
,
il
fuoco
cessava
per
sempre
nella
conca
interamente
liberata
.
Il
bollettino
emanato
alle
otto
di
stamane
per
annunciare
la
vittoria
al
Quartiere
generale
del
generale
Giap
la
definisce
«
un
punto
culminante
nella
storia
della
Resistenza
del
Viet
Nam
»
e
elogia
l
'
eroismo
delle
forze
popolari
che
in
quest
'
ultima
fase
della
battaglia
hanno
luminosamente
confermato
le
doti
dimostrate
nelle
fasi
precedenti
.
Dando
un
primo
computo
incompleto
delle
perdite
che
i
francesi
hanno
subìto
dall
'
inizio
della
battaglia
del
13
marzo
,
il
bollettino
le
calcola
a
diciassette
battaglioni
fra
cui
sette
battaglioni
di
paracadutisti
,
tre
battaglioni
di
artiglieria
,
parecchie
unità
motorizzate
e
del
genio
.
Gli
aerei
distrutti
sia
dalla
contraerea
,
sia
dall
'
artiglieria
,
ascendono
in
totale
a
cinquantasette
.
Si
è
così
suggellata
per
i
franco
-
americani
una
disfatta
che
era
già
scontata
da
quando
l
'
Esercito
vietnamita
,
superando
le
durissime
difficoltà
logistiche
,
aveva
stretto
d
'
assedio
Dien
Bien
Fu
.
Una
volta
ridotto
il
perimetro
delle
difese
nemiche
al
solo
settore
centrale
e
conquistato
l
'
aeroporto
,
il
Comando
popolare
era
in
grado
,
appena
lo
avesse
voluto
,
di
espugnare
tutto
quel
che
rimaneva
del
campo
trincerato
.
Se
ha
atteso
finora
è
stato
per
la
sua
costante
preoccupazione
di
evitare
inutili
sacrifici
delle
sue
truppe
,
e
di
conseguire
la
vittoria
al
minor
prezzo
possibile
.
Né
a
salvare
De
Castries
sono
valsi
i
bombardieri
,
i
caccia
e
i
trasporti
americani
,
dei
quali
il
generale
Giap
,
nella
intervista
concessami
l'8
aprile
aveva
dichiarato
,
con
giudizio
di
cui
è
apparsa
chiara
l
'
assoluta
giustezza
,
che
non
avrebbero
potuto
essere
fattore
decisivo
della
battaglia
.
La
Francia
poteva
vedersi
risparmiata
l
'
estrema
sconfitta
a
Dien
Bien
Fu
se
avesse
voluto
accogliere
l
'
offerta
di
negoziati
fatta
fino
dal
novembre
dal
presidente
Ho
Chi
Min
e
non
avesse
invece
,
ancora
in
questi
ultimi
giorni
,
cedendo
alle
pressioni
americane
,
ritardato
l
'
apertura
delle
trattative
con
la
Repubblica
democratica
del
Viet
Nam
.
Laniel
e
Bidault
con
le
loro
manovre
dilatorie
sono
responsabili
delle
gravi
perdite
sofferte
dalle
truppe
francesi
nelle
ultime
ventiquattro
ore
di
combattimenti
.
La
perdita
più
massiccia
che
i
franco
-
americani
siano
riusciti
a
infliggere
al
popolo
vietnamita
con
il
prolungamento
della
battaglia
è
stata
la
carneficina
di
650
abitanti
del
villaggio
di
Long
Nhai
,
tra
il
settore
centrale
e
Hong
Cum
,
perpetrata
il
10
aprile
da
squadroni
di
bombardieri
B-34
.
I121
novembre
dell
'
anno
scorso
,
quando
i
paracadutisti
francesi
erano
stati
lanciati
a
occupare
Dien
Bien
Fu
,
il
comandante
del
fronte
settentrionale
del
Viet
Nam
,
generale
Cogny
,
aveva
baldanzosamente
dichiarato
ad
Hanoi
che
l
'
operazione
era
«
destinata
a
sloggiare
il
Viet
Min
da
quella
regione
»
.
Il
risultato
è
stato
per
gli
invasori
assai
peggio
che
il
contrario
:
un
colpo
mortale
al
prestigio
del
governo
francese
e
ai
suoi
generali
,
un
nuovo
colpo
per
il
Dipartimento
di
Stato
e
il
Pentagono
,
una
bruciante
lezione
,
da
cui
gli
uni
e
gli
altri
dovrebbero
imparare
che
è
venuta
l
'
ora
di
riconoscere
nella
pace
i
diritti
del
popolo
del
Viet
Nam
.